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REGIONE

AUTONOMA MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE


ALIMENTARI E FORESTALI
DELLA SARDEGNA

UNIONE EUROPEA

Schede tecniche di apicultura


Reg. CE n. 1234/2007 annualità 2012/2013

Azioni volte a migliorare le condizioni della produzione e della


commercializzazione dei prodotti dell'apicoltura - sotto Azione A3
Azione di comunicazione

Laore Sardegna - Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura


Dipartimento per le produzioni zootecniche - via Caprera n. 8, Cagliari
www.sardegnaagricoltura.it
Comunità Ministero delle
Europea Politiche Agricole, REGIONE
Alimentari AUTONOMA
e Forestali DELLA SARDEGNA

Schede tecniche di apicultura


A cura di Marco Piu

Marco Piu - testi, foto, illustrazioni e coordinamento generale


Antonio Cossu - fotografie, grafica e prestampa, testi
Massimo Licini - fotografie e testi
Gavino Carta - fotografie
Collaboratori: Sebastiano Muzzu, Rita Murgia, Andrea Carcangiu
Ha collaborato gratuitamente per l’impaginazione: Francesca Menozzi

Laore Sardegna - Servizio Produzioni Zootecniche


Reg. CE N°1234/2007 annualità 2012/2013
Azioni volte a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura - sotto Azione A3
Azione di comunicazione
Schede tecniche di apicultura
Comunità Ministero delle
Europea Politiche Agricole, REGIONE
Alimentari AUTONOMA
e Forestali DELLA SARDEGNA

Presentazione
Questo manuale, strutturato secondo la tipologia delle schede mobili illustrate, è stato concepito nell’intento
di fornire agli apicultori un agile strumento tecnico di consultazione.
Ciascuna scheda, frutto dell’esperienza dei tecnici apistici dell’Agenzia LAORE Sardegna, cerca di analizzare,
in modo monografico, ma sintetico, aspetti specifici e singole operazioni che gli apicultori svolgono comu-
nemente nei propri apiari, descrivendone le più appropriate modalità di esecuzione.
Realizzato dalla stessa agenzia in attuazione dei differenti Programmi Apistici Regionali che, in applicazione
del Reg. CE n° 797/2004 - Azioni dirette a migliorare le condizioni della produzione e della commercializza-
zione dei prodotti dell’apicoltura, si sono succeduti a partire dal 2007, viene nell’edizione del 2013 aggior-
nato ed integrato.
Alle schede si accompagna un glossario, ove vengono riportati i necessari approfondimenti per tutti coloro
che ritengono non sufficienti le informazioni riportate nelle singole schede.
Un’ultima precisazione: si è preferito avvalersi, del termine di apicultura, anche se oramai desueto, con l’in-
tenzione di evidenziare come l’allevamento delle api sia un arte (antica) e non una comune pratica agro-
nomica.
Schede tecniche di apicultura
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Indice
1 L’arnia - la Dadant-Blatt da nomadismo 35 La produzione di regine - i favi per il traslarvo ed il laboratorio
2 Il montaggio dei fogli cerei 36 La produzione di regine - il traslarvo
3 L’apiario - la scelta della postazione 37 La produzione di regine - dal traslarvo alla cella reale matura
4 L’apiario - la disposizione degli alveari 38 La produzione di regine - la fecondazione e le stazioni di fecondazione
5 Le caste e la colonia - gli stadi preimaginali 39 La produzione di regine - i nuclei di fecondazione - i baby nuclei
6 Le caste e la colonia colonia - gli stadi imaginali 40 La produzione di regine - i nuclei di fecondazione - prendisciame e simili
7 I segnali dell’alveare - l’osservazione del nido e della colonia 41 La nosemiasi - eziologia, sintomatologia e diffusione
8 I segnali dell’alveare - l’osservazione esterna dell’alveare 42 La peste americana - eziologia, sintomatologia e diffusione
9 L’affumicatore - il caricamento ed il suo corretto utilizzo 43 La peste europea - eziologia, sintomatologia e diffusione
10 L’alimentazione delle api - la nutrizione zuccherina 44 La varroatosi - il ciclo della Varroa destructor
11 L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiGo 45 La varroatosi - il monitoraggio
12 L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiHerb e del Vita Feed Gold 46 La varroatosi - i trattamenti a base di timolo
13 Il glomere - la sua importanza ai fini dello sviluppo invernale 47 La varroatosi - i trattamenti con l’Apiguard
14 Il controllo dell’alveare - l’invernamento e lo sviluppo invernale 48 La varroatosi - i trattamenti con l’Apistan
15 Il controllo dell’alveare - l’aggiunta dei fogli cerei 49 La varroatosi - i trattamenti con l’acido lattico
16 Il rinforzo dell’alveare - il trasferimento di favi e di api adulte 50 La varroatosi - i trattamenti con l’acido ossalico sublimato
17 L’aggiunta dei melari 51 La varroatosi - i trattamenti con l’acido ossalico in soluzione
18 La sciamatura - le cause predisponenti 52 Il blocco della covata - l’impiego delle gabbiette comuni e cinesi
19 La sciamatura - la prevenzione 53 Il blocco della covata - l’impiego delle gabbiette Var control e Scalvini
20 La sciamatura - la divisione dell’alveare 54 La Varroa destructor - tipologia ed efficacia dei trattamenti
21 La sciamatura - l’inarniamento dello sciame 55 La Senotainia tricuspis
22 La sciamatura - lo sviluppo dello sciame 56 La tarma della cera - Achroia grisella e Galleria mellonella
23 La sciamatura - il contesto della colonia sciamata 57 La cura della colonia - il trattamento dell’orfanità
24 La sciamatura - la manipolazione della famiglia di origine 58 Sostituzione della regina - l’inserimento con l’uso della gabbietta classica
25 La sciamatura - la sostituzione precoce della regina 59 Sostituzione della regina - l’inserimento con l’uso della gabbietta da favo
26 La sciamatura artificiale - i presupposti per la produzione di un buon nucleo 60 Sostituzione della regina - l’inserimento con la tecnica del nucleo
27 La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col metodo classico 61 La marcatura della regina
28 La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col doppio melario 62 Principi di genetica - i fuchi diploidi
29 I pacchi d’api - le tecniche di produzione 63 L’etichettatura - la normativa per i prodotti dell’alveare
30 I pacchi d’api - le tecniche di utilizzo 64 Glossario
31 La produzione di regine - il metodo semi intensivo 70 Bibliografia
32 La produzione di regine - il metodo intensivo e l’allestimento dello starter
33 La produzione di regine - la preparazione e l’uso dei cupolini
34 La produzione di regine - la preparazione al traslarvo e l’innesto delle larve
Schede tecniche di apicultura
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L’arnia
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la Dadant-Blatt da nomadismo
Fra api e allevatore si è instaurata, sin da tempo remoto, una sorta di simbiosi: l’uomo sottrae alla
L’arnia razionale, al contrario
colonia parte del suo raccolto ed in cambio le fornisce cure, preoccupandosi del suo benessere e
fornendo alle api una “dimora” adeguata.
2 di quella villica, permette trasferimenti
Le arnie, attualmente in uso, si distinguono profondamente da quelle impiegate nel passato. più facili (alla ricerca di fonti nettarifere
Queste ultime, non rispondendo a canoni di razionalità, vengono oggi chiamate arnie villiche o abbondanti), il controllo completo
bugni, al fine di distinguerle da quelle di più recente impiego: le arnie razionali. dello stato della famiglia e, soprattutto,
Storicamente possiamo distinguere due tipi di arnie villiche: di adeguare gli spazi interni alle reali
• a tronco cavo verticale (fra le quali è possibile annoverare il classico bugno sardo di sughero); esigenze della colonia. Infatti, nelle
• a tronco cavo orizzontale (com’era, ed ancora è, l’arnia villica siciliana, realizzata con stecche di arnie razionali è possibile aggiungere
ferula). o sottrarre favi in base alla forza della
Tutte le arnie rustiche, pur trasportabili secondo diversi accorgimenti, sono comunque caratteriz- colonia e quindi al numero di api che la
zate dall’immobilità dei favi. compongono.
Questa caratteristica è il motivo per il quale operazioni assai semplici nelle arnie razionali (come, ad
esempio, l’estrazione del miele), nel passato comportavano la distruzione della gran parte dei favi
se non l’apicidio, cioè l’annientamento dell’intera famiglia d’api.
L’introduzione in Italia dell’arnia razionale, in modo particolare in alcune regioni, è piuttosto recen-
te. Ad esempio, in Sardegna, l’allevamento rustico rappresentava, fino agli inizi del 1980, circa il Nelle arnie razionali i favi sono
90 % dell’allevamento apistico. Solamente l’introduzione della Varroa destructor e la conseguente 3 costruiti dalle api all’interno di particolari
necessità di poter eseguire un controllo approfondito dei favi (e quindi dello stato sanitario della “cornici mobili” comunemente chiamate
colonia) sono state le ragioni fondamentali che hanno portato alla pressoché totale scomparsa
“telai” o “telaini”. Questi possono essere
delle arnie villiche.
L’arnia razionale utilizzata oggi, pur nelle differenti tipologie, deriva dal modello creato in America facilmente estratti dall’arnia, rendendo
nel 1851 dal reverendo Lorenzo Lorraine Langstroth. così possibile, da parte dell’apicultore il
Questo modello, successivamente modificato nel 1859 prima da Charles Dadant e quindi da Blatt, controllo dei favi in essi contenuti.
si diffuse in America a partire del 1861.
Nel nostro Paese, dal modello Dadant-Blatt, nel 1932 venne standardizzata l’arnia italiana, meglio
conosciuta come Italica-Carlini, tuttora utilizzata. Inizialmente commercializzata come arnia di tipo
stanziale, con il nido, a pianta quadrata, contenente 12 telaini e realizzata con il fondo mobile in
modo tale che i favi potessero essere disposti sia longitudinalmente all’ingresso (a favo freddo), sia
trasversalmente (a favo caldo), viene oggi costruita esclusivamente come arnia da nomadismo a
10 telaini, disposti solo a favo freddo, la sola impiegata nella moderna apicultura.

Nel bugno di sughero, Per fare in modo che le api


1 al pari di tutte le altre tipologie di arnie 4 costruiscano i loro favi esattamente
villiche, la famiglia costruisce natural- all’interno dei telai, l’apicultore provvede
mente i propri favi, saldandoli sia al tetto a saldarvi un foglio cereo che reca
che alle pareti. Tali favi, che contengono stampate le impronte delle cellette. Le api
miele, covata o polline, possono essere provvedono a completare la costruzione
estratti solo staccandoli dalle pareti dei favi, edificando, su entrambi i lati del
del bugno, con l’impossibilità, però, di foglio cereo, le loro cellette. In questo
riposizionarli. Per questo motivo, nelle modo è anche possibile far costruire
arnie villiche è impossibile effettuare alle api celle con dimensioni adatte ad
anche le più banali operazioni apistiche accogliere la sola covata femminile.
quali per esempio il controllo sanitario.
Schede tecniche di apicultura L’arnia - la Dadant-Blatt da nomadismo

Particolare importanza assume Per meglio garantire la corretta


5 la distanza che vi deve essere fra telaio 8 distanza tra i telaini è possibile fissare
e telaio (e quindi tra i favi) e fra l’ultimo nell’arnia degli appositi distanziatori
telaio e la parete dell’arnia. Occorre di lamierino zincato. I distanziatori
considerare che le api edificano i loro per il nido consentono di accogliere
favi, facendo in modo da lasciare un 10 telaini, mentre quelli specifici per il
passaggio delle dimensioni di 7-9 melario sono realizzati per un numero
millimetri. In presenza di dimensioni inferiore di favi, generalmente 8 o 9.
inferiori, esse tendono ad isolare o Questo per fare in modo che i favi da
chiudere questi spazi con ponti di cera melario possano risultare più profondi e,
o con propoli. Pertanto occorre garan- quindi, più facilmente disopercolabili in
tire la distanza di circa 14-18 millimetri fase di smielatura.
fra i favi e di 7-9 millimetri fra favo e
parete dell’arnia.

La camera inferiore dell’arnia Il melario è il corpo che si sovrappone


6 è deputata ad accogliere favi di covata 9 al nido. Ospita i favi deputati alla raccolta
ed è pertanto comunemente chiamata del miele; tali favi non dovrebbero mai
nido. Le sue dimensioni in lunghezza essere interessati dalla ovideposizione della
(antero - posteriori) sono fisse essendo regina. Affinché i favi non cedano sotto il
legate alla lunghezza dei telaini. peso del miele maturo, i telaini da melario
Al contrario, la larghezza è in funzione hanno un’altezza di poco superiore alla
del numero di telaini da nido che deve metà dei telaini da nido. Pur stabilita da
accogliere. L’ arnia più diffusa è quella una convenzione internazionale, tale
impiegabile anche per il nomadismo: altezza è piuttosto variabile. Pertanto
essa contiene 10 telaini, ed è larga 385 qualora si acquistino melari (Vedi
millimetri. glossario) da differenti case costruttrici
occorre verificare la compatibilità delle loro
dimensioni con i telaini utilizzati.

Le arnie di ultima generazione, La soffitta, detta anche coprifavo,


7 dispongono di un fondo in rete metallica 10 chiude superiormente l’arnia. In essa
che, fornendo comunque un supporto può essere realizzato un foro circolare,
alle api, permette il passaggio delle varroe, utile per l’iserimento del nutritore a
cadute accidentalmente o a seguito di tazza. Questo foro viene generalmente
trattamenti terapici. Nel caso, queste chiuso da un apposito disco a quattro
ultime possono essere raccolte e contate posizioni: tutta apertura, tutta chiusura,
mediante l’uso di specifici vassoi, da aerazione, escludiregina. L’arnia è
posizionare al di sotto della rete stessa. chiusa dal tetto, realizzato in legno e
Il fondo in rete offre inoltre il vantaggio di generalmente rivestito di lamierino
una migliore aerazione dell’arnia. zincato.

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Il montaggio dei fogli cerei


e Forestali DELLA SARDEGNA

L’inserimento dei fogli cerei nei telaini è una delle operazione alle quali, spesso, i principianti dedica-
no meno attenzione. Occorre invece considerare che un foglio cereo non fissato correttamente dà
origine a favi mal costruiti e fragili, inidonei ad accogliere sia il polline ed il miele, sia la covata.

Per l’inserimento del foglio cereo Esistono altri tipi di armature:


1 nel telaino si utilizza del sottile filo di ferro,
4 a fili orizzontali, a fili obliqui o di tipo misto.
stagnato o di acciaio inox, del diametro Per l’armatura a fili orizzontali, occorre
di circa 0,5 millimetri. Qualora si utilizzi disporre di telaini scanalati superiormente,
l’armatura di tipo verticale a 6 fili, per un in modo da potervi inserire il bordo lungo
telaino da nido occorrono circa 3 gram- superiore del foglio cereo. Questo evita
mi di filo, mentre per un telaino da mela- che, una volta inserito nell’alveare, il foglio
rio ne occorrono circa 2,2. Considerando cereo possa ripiegarsi a libro per tutta la
l’impiego di rocchetti da 1 chilo, ciascun sua lunghezza, andando ad appoggiarsi
rocchetto è sufficiente per armare rispetti- ad uno dei due favi limitrofi. In questo caso
vamente 330 telaini da nido o 450 da mela- le api salderebbero la nuova costruzione al
rio (vedi glossario: armatura dei telaini). favo, rendendone impossibile l’estrazione.

I fogli cerei sono di due tipi. L’armatura di tipo misto è indicata


2 Il foglio cereo laminato, ottenuto impri- 5 ove si debbano smelare spesso i favi
mendo a freddo le impronte delle cellette da nido. L’inserimento dei fogli cerei
su una lamina di cera, si manipola facil- con l’uso del trasformatore, costituisce
mente, ma non è molto gradito alle api. però un problema. Infatti il numero
Al contrario, il foglio cereo fuso è assai notevole di ponti elettrici che si possono
fragile, ma, in virtù della sua elevata poro- venire a creare, rende spesso necessario
sità, viene lavorato facilmente. Operando inserire singolarmente piccoli tratti di filo.
a temperature inferiori ai 18°C, è racco- Occorre comunque considerare che i
mandabile scaldare la confezione dei fogli telaini preforati, normalmente reperibili
fusi prima del loro uso. Ciò favorisce la in commercio, sono predisposti per
loro manipolazione. l’armatura a 6 fili in verticale.

L’armatura comunemente utilizzata Una volta steso il filo, il capo libero


3 per il fissaggio del foglio cereo nel 6 viene fissato al telaio con tre o quattro
telaino è quella a 6 fili verticali. La giri attorno a un chiodino, preferibilmen-
distanza fra ciascuno dei 2 fili esterni e te a testa larga. Fatto questo, il filo viene
la faccia interna del montante del telai tirato (non eccessivamente) in modo
non deve superare i 25 millimetri. I 4 fili uniforme, affinchè sia bene steso. Infine,
interni devono essere posti alla stessa prima di tagliarlo, viene assicurato
distanza: 63-66 millimetri. Tale misura all’altra estremità con un secondo
si ricava dividendo per 5 la distanza chiodino.
compresa fra i due fili estremi. Per il
corretto inserimento del foglio cereo, i fili
devono trovarsi sullo stesso piano.
Schede tecniche di apicultura Il montaggio dei fogli cerei

Prima di inserire il foglio cereo, Per fissare il foglio cereo,


7 si ondula leggermente il filo utilizzando 10 il filo viene riscaldato mediante l’uso
lo zigrinatore. Si accostano sul filo le di trasformatori elettrici da 12 o 24 V.
due testine dentate e, operando una Il passaggio della corrente provoca il
leggera pressione, si scorre lo zigrinatore lento riscaldamento, del filo inglobando-
lungo tutto il filo. L’ondulazione ottenuta lo nel foglio in pochi secondi. Cessato
determina una maggiore tensione il flusso di corrente, la cera solidifica e
del filo e una maggiore superficie di si salda perfettamente al filo. L’uso di
contatto con la cera, consolidando la una batteria d’auto è assolutamente
tenuta del foglio. Si limitano così i rischi sconsigliato poichè l’elevato amperag-
di cedimento dei favi soprattutto quando gio provoca un rapido ed eccessivo
questi sono molto carichi di miele. riscaldamento del filo impedendone
una omogenea penetrazione nel foglio.

Per l’inserimento del foglio, il telaino Per un risultato ottimale è


8 deve essere poggiato su un piano che 11 preferibile fissare uno spinotto elettrico
permetta di verificare che non sia svirgo- al telaino, tenendo l’altro in mano. Avere
lato e che i suoi lati siano a 90°. Se una mano libera permette all’operatore
questo è svirgolato, il favo non viene di fare pressione sulle parti del foglio
costruito regolarmente con il rischio che cereo che non risultano perfettamente
le api lo saldino al favo attiguo o non appoggiate sul filo. Questo consente un
ne completino la costruzione. Qualora i perfetto fissaggio del filo al foglio.
lati del telaino non siano a 90°, avviene A lavoro finito, il filo deve risultare
che lo stesso venga a trovarsi a meno annegato nella cera, per tutta la sua
di 7 millimetri dalla parete dell’arnia. In lunghezza.
questo caso succede facilmente che le
api propolizzino il passaggio, rendendo
complicata l’estrazione del telaino stesso.

Il foglio viene adagiato sui fili, Se non si opera correttamente,


9 facendo attenzione che sia perfettamente 12 spesso le operaie operaie rosicchiano la
centrato. è preferibile che la distanza fra il cera intorno al filo rendendo inutilizza-
foglio e il lato interno del telaino sia infe- bile il favo costruito. Tale fenomeno
riore ai 5 millimetri. In questo modo le api è più evidente qualora si impieghino
saldano il favo ai lati del telaio, conferen- fogli del peso inferiore ai 100 grammi.
dogli maggiore solidità. Ciò evita anche Per questo motivo è indispensabile
che, in fase di sciamatura, le api possano acquistare fogli con peso compreso tra i
costruire celle reali sui lati del favo. Per 100 e i 110 grammi. Infine, se il filo non
evitare la costruzione di celle reali nelle è ben saldato, ma le api completano
parte sottostante del favo, taluni apicultori ugualmente la costruzione del favo, la
accostano il foglio alla traversa inferiore. regina evita comunque di deporre nelle
cellette ove il filo fuoriesce dal fondo.

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L’apiario
la scelta della postazione
Sul frontalino è possibile aggiungere
È noto che le bottinatrici possono compiere voli anche molto lunghi, fino a raggiungere la
distanza di 3 chilometri. È però chiaro che un tragitto di tale lunghezza, per una raccolta di pochi
2 dei segni (anch’essi trascritti con colori
milligrammi di nettare, avrebbe un bilancio energetico scarsamente positivo. Al contrario, poten- vivaci) in modo da offrire un altro
do disporre di una fonte alimentare più vicina, per l’ape sarebbe possibile, nella stessa unità di segno di orientamento alle bottinatrici.
tempo, compiere più voli, arrivando a raccogliere più nettare con lo stesso dispendio di energia. Nelle stazioni di fecondazione le
Per questo motivo, l’analisi floristica del territorio ove impiantare un apiario è di vitale importanza, arnie vengono pitturate anche con
soprattutto nel caso di aziende stanziali. In questo caso occorre che le fioriture siano abbondanti più colori e con più segni, per evitare
e ben distribuite in tutte le stagioni dell’anno. Lo stesso avviene per la raccolta dell’acqua e del che le regine possano rientrare in un
propoli (vedi glossario). altro alveare. In questo caso, infatti,
La prima è indispensabile per diluire il miele e liquefare quello cristallizzato, per regolare la tempe-
ratura dell’alveare e per l’allevamento della covata; il secondo per chiudere le aperture dell’alveare verrebbero subito soppresse.
in funzione delle esigenze di termoregolazione, per la disinfezione delle cellette e per imbalsamare
gli animali che, uccisi dalle api all’interno dell’alveare, non possono essere allontanati.
Nella scelta della localizzazione dell’apiario, è necessario valutare la presenza e la distanza di altri
apiari presenti nella stessa zona. Devono essere considerati sia quelli stanziali, sia quelli nomadi.
Questi ultimi, anche se solo per brevi periodi all’anno, possono comunque interferire in modo
negativo sulla produzione. Le arnie devono essere rialzate da
Nel caso di zone con forti declivi, è buona norma posizionare gli alveari verso i fondi valle, in modo
tale che l’ape possa compiere i viaggi di ritorno (a pieno carico) in discesa. In queste situazioni
3 terra di circa 20 centimetri. Il passaggio
occorre però valutare possibili fenomeni di inversione termica notturna, fenomeni che possono dell’ aria evita il ristagno dell’umidità ed il
dare origine a gelate. Indipendentemente dalle situazioni orografiche generali, si deve valutare conse-guente precoce degrado del fondo
attentamente il microclima della zona scelta. È sempre bene evitare situazioni ove siano frequenti in legno. Come basamenti possono essere
le inversioni termiche notturne e le zone dove spesso si ha la formazione di nebbie. usati sia dei pali prefabbricati di cemento
Considerata la propensione delle api a bottinare sostanze zuccherine, è necessario evitare di armato, sia leggere putrelle di ferro poggia-
dislocare gli apiari nelle vicinanze di industrie o laboratori artigianali che lavorino queste sostanze te su blocchetti. La distanza tra di esse non
(zuccherifici, torronifici, cantine vinicole, ecc.). Devono essere sempre rispettate le disposizioni legi- deve superare i 35-40 centimetri, al fine
slative vigenti (vedi glossario), sia generali che locali: leggi regionali, ordinanze, ecc. di ben supportare le arnie. È importante
Infine, sebbene la ricerca non abbia ancora fornito risultati concordi circa l’azione che i campi
elettromagnetici possono avere nei confronti delle api, sia per quanto attiene il loro orientamento che le arnie siano a livello, poichè la
che la loro vitalità, appare opportuno evitare di posizionare gli alveari in prossimità di elettrodotti diffusione del fondo in rete permette
e grossi impianti di telecomunicazione. l’allontanamento dell’umidità in eccesso.

Le arnie devono essere colorate Occorre evitare le zone ventose.


1 in modo da rendere l’apiario il più 4 Sia perché è sufficiente un vento con
vivace possibile. Questo fa sì che sia la velocità oraria di 25-30 chilometri per
regina (al rientro dal volo di fecondazio- dimezzare l’attività di un alveare, sia per i
ne), sia le bottinatrici possano ritrovare problemi legati alla sua azione distruttiva.
facilmente il proprio alveare, senza In caso di vento eccessivo, gli apicultori
possibilità di errore, limitando al sono obbligati ad assicurare le arnie
massimo la deriva (vedi glossario). al terreno con mezzi che spesso ne
I colori devono essere quelli riconosciuti ostacolano il loro controllo. Occorre
dalle api: il bianco, il giallo, il verde e infine considerare l’azione negativa che
l’azzurro in tutte le loro tonalità. Le api, il vento ha sulla secrezione nettarifera
invece, non distinguono il rosso. delle differenti specie vegetali.
Schede tecniche di apicultura L’apiario - la scelta della postazione

La presenza di alberi non è indicata. Occorre evitare le aree umide.


5 Infatti le colonie allevate all’ombra, soprattutto 9 Un livello elevato di umidità non permette
durante la stagione invernale, stentano: hanno alle api di mantenere una buona tempera-
maggiori problemi di termoregolazione e l’om- tura all’interno dell’arnia. Inoltre, l’umidità
bra inibisce il volo delle bottinatrici. Anche il lavo- favorisce lo sviluppo di muffe e di patologie
ro dell’apicultore viene ostacolato: è più difficile ad essa legate: la covata calcificata e pietrifi-
osservare le api e distinguere la covata. Per ciò cata (vedi glossario: micosi). Si devono per-
è bene evitare le aree intensamente boscate. tanto evitare zone con ristagni idrici o vicine
Occorre anche considerare il fastidio che spesso a corsi d’acqua. Questo valutando anche
possono procurare le basse alberature. l’eventualità di possibili alluvioni.

Gli alveari devono essere esposti L’apiario deve essere facilmente


6 verso il quadrante compreso fra l’est ed il sud. 10 accessibile. Le colonie devono essere visitate
s

Questo orientamento facilita l’insolazione tutto l’anno e con qualunque tempo. Anche
del predellino di volo, favorendo il precoce la movimentazione del materiale apistico
riscaldamento della colonia e, pertanto, l’attività nonché quella dei melari (sia vuoti che pieni),
delle bottinatrici. Tanto prima la parte anteriore richiede che i mezzi di trasporto possano
N

delll’arnia viene raggiunta dal sole, tanto prima raggiungere facilmente le postazioni.
le api riprendono la loro attività.

Nel caso che le arnie siano collocate Occorre evitare le aree inquinate
7 su superfici in pendenza, è indispensabile 11 e quelle ove si fa largo impiego di fitofarmaci.
che l’orientamento di questi declivi sia a sud. Questo evita il possibile inquinamento
Questa situazione favorisce il riscaldamento del miele con metalli pesanti e molecole
della superficie terrestre, intervenendo estranee, ma soprattutto scongiura il rischio
positivamente sul microclima degli alveari. di mortalità delle api che, nelle aree agricole
intensive, è un fatto tuttaltro che sporadico.

La dotazione di acqua in recipienti Le forti vibrazioni infastidiscono le api.


8 dislocati fra gli alveari assume un’importanza 12 Esse, spesso, reagiscono in modo aggressivo.
vitale, quando le api non possono disporre Per questo è meglio evitare zone ove
di fonti naturali. Non è necessario che vengono eseguite frequenti lavorazioni del
l’acqua sia fresca e pura, poiché spesso le api terreno. È bene che l’apicultore, o l’operatore
manifestano preferenza proprio per l’acqua agricolo, qualora dovesse compiere
stagnante, più ricca di sali minerali. lavorazioni meccaniche in prossimità
dell’alveare, prenda le dovute precauzioni
indossando mezzi di protezione.

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L’apiario
la disposizione degli alveari
Con il termine di apiario o di postazione, si suole indicare l’insieme degli alveari disposti l’uno accan- In questa situazione le api
to all’altro. La scelta di come disporli sul campo varia in funzione di fattori assai differenti. 2 tendono ad assottigliare il favo troppo
Innanzitutto occorre considerare se l’allevamento deve essere di tipo stanziale o se esso deve vicino al fianco e ad ingrossare quello
prevedere la transumanza, al fine di sfruttare un numero maggiore di fioriture. In questo caso sul lato opposto. Spesso avviene che,
occorre ancora valutare il livello di meccanizzazione che si intende adottare. Infatti il caricamento nello spazio che si viene a creare fra il
e lo scaricamento degli alveari può essere manuale o, come avviene per i grossi allevamenti la fianco ed il favo limitrofo, le api riescano
movimentazione delle colonie può essere parzialmente o interamente meccanizzata.
Ovviamente questa seconda ipotesi tende a privilegiare la facilità di trasporto piuttosto che quella a costruire un favo supplementare,
relativa alla visita delle famiglie. rendendo complicata l’estrazione
In postazioni stanziali, le scelte sono dettate in primo luogo dalla morfologia del terreno e dallo del telaino e, quindi, il controllo della
spazio disponibile. colonia.
Ove le arnie siano disposte su più file, queste devono essere possibilmente distanziate di almeno
3 metri e mezzo o 4, in modo tale che l’operatore, intento nei controlli, non sia di ostacolo al volo
delle api che si sollevano dagli alveari situati nella fila posta immediatamente dietro evitando così
che queste possano innervosirsi e divenire aggressive.
Disegno 2- Posizionamento isolato
Anche sulla fila, ove possibile, le arnie dovrebbero mantenere una distanza tale da permettere
all’operatore di posare agevolmente fra di esse i telaini estratti durante il controllo o di effettuare
comodamente una divisione della colonia per far fronte ad un principio di andata a sciame. Una La disposizione migliore per le api
maggiore distanza fra le arnie offre anche altri vantaggi: limitare la deriva (vedi glossario) fra gli 3 è quella che prevede il posizionamento
alveari ed indirizzare la regina al ritorno dal suo volo di fecondazione. Infatti, mentre le api botti- isolato degli alveari. Questa configurazio-
natrici, quantunque non appartenenti alla colonia, vengono comunque bene accolte, le regine, ARNIA
A2
ARNIA
A4
ARNIA
A6
ARNIA
A8 ne si ottiene collocando le arnie a
qualora, al loro ritorno, sbaglino alveare, vengono immediatamente eliminate. circa 2 metri l’una dall’altra sulla fila
Ove le postazioni siano formate da un gran numero di alveari, è indispensabile conservare (o, e distanziando le file di 3-3,5 metri.
eventualmente inserire) elementi del paesaggio che servano da orientamento.
Al contrario, qualora l’azienda pratichi una intensa attività di nomadismo con un elevato grado
3,0 - 3,5
metri
In questo modo si ottengono due
di meccanizzazione, gli alveari vengono posizionati uno accanto all’altro su pallet, non tenendo vantaggi: si previene la deriva e si
conto delle difficoltà operative che possono derivare da questa disposizione: ad esempio, l’aggiun- ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA permette all’apicultore di operare
ta dei melari i quali, vengono a trovarsi l’uno attaccato all’altro. A1 A3 A5 A7 agevolmente, anche nel caso si
In Controllo alveare:
queste situazioni, aggiunta fogli
la disposizione cerei - degli
sul campo Fig 6alveari è determinata prioritariamente dalla impieghino dei mezzi meccanici.
necessità di mobilità fra i pallet da parte dei mezzi meccanici impiegati per il carico e lo scarico 1,0 metri
degli alveari.
DISLOCAZIONE DEGLI ALVEARI

Disegno 3- Su fila unica

Le arnie devono essere sistemate L’allineamento su fila unica,


1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 perfettamente in piano rispetto al 4 ove le condizioni lo rendano possibile, è
proprio asse trasversale. Una forte quello prevalentemente preferito. Infatti
inclinazione farebbe sì che i telaini non è possibile svolgere tutte le operazioni
siano perfettamente paralleli alle pareti senza interferire con il volo delle api.
dell’arnia. Di conseguenza verrebbe Ovviamente è possibile, in funzione
compromessa la giusta distanza fra i favi ARNIA
A1
ARNIA
A2
ARNIA
A3
ARNIA
A4
ARNIA
A5
ARNIA
A6
ARNIA
A7
ARNIA
A8
dei supporti disponibili, posizionare
laterali e le pareti dell’arnia. gli alveari in gruppi da 3 a 5 unità,
distanziando opportunamente un
supporto dall’altro.
Schede tecniche di apicultura L’apiario - la disposizione degli alveari Disegno 7 - A girandola

Ove lo sviluppo in larghezza La configurazione a girandola


5 delle parcelle non lo permetta, gli alveari 9 offre gli stessi vantaggi descritti per la sistema-
ARNIA
A1
ARNIA
A2
ARNIA
A3
ARNIA
A4
ARNIA
A5
ARNIA
A6
ARNIA
A7
ARNIA
A8
vengono disposti su più file parallele. Questa zione a quadrilatero. Tuttavia, anche in questo
sistemazione non è certamente ottimale, non
ARNIA
A1 ARNIA
ARNIA
B1 ARNIA caso alcuni alveari si trovano con l’uscita di
A2 B2
essendo in grado di limitare il fenomeno della volo orientata a nord o ad ovest e, quindi, in
3,5 - 4,0 metri deriva. Inoltre questa disposizione richiede una 7 metri posizione ombreggiata. Formata da gruppi
distanza fra le file non inferiore ai 3,5 metri al ARNIA ARNIA
di soli quattro alveari, limita, ancora meglio
ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA fine di rendere agevole il controllo degli alveari. A3 ARNIA
A4
B3 ARNIA
B4 della disposizione a quadrilatero, la deriva.
B1 B2 B3 B4 B5 B6 B7 B8 Per questo motivo questa sistemazione è la
1 metro
più impiegata nelle stazioni di fecondazione.

La collocazione a ranghi successivi La disposizione su pallet (o pedane)


6 permette di disporre le arnie su più file, 10 in linea è quella più comunemente utilizzata
ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA
creando però degli spazi fra gruppi di alveari dagli apicultori che praticano il nomadismo
A1 A2 A3 A4 A5 A6 disposti sulla stessa fila. In questa situazione movimentando gli alveari attraverso bracci
viene limitato il disturbo generato dall’apicul- elevatori estensibili, montati sullo stesso
tore sugli alveari posti immediatamente dietro. mezzo di trasporto. Il numero di alveari è
Questi spazi possono anche essere impiegati funzionale alla larghezza dell’autocarro, e
ARNIA
B1
ARNIA
B2
ARNIA
B3
per il collocamento di altri alveari, nel caso di posso variare da quattro a cinque.
divisioni per la prevenzione della sciamatura.

La sistemazione a quadrilatero Nella disposizione su pallet a girandola,


ARNIA
A1
ARNIA
A2 7 permette un buon orientamento delle api, di
ARNIA
A 1 ARNIA
A2
11 gli alveari vengano sistemati su pedane di
contrastare la deriva ed adeguati spazi opera- ARNIA forma quadrata. In questo caso la distribuzio-
A 3 ARNIA
ARNIA
D1
ARNIA
B1 tivi per l’apicultore. Per contro, alcuni alveari A4 ne in campo può essere ricondotta a quella
soffrono un’esposizione non ottimale, trovan- omonima vista in precedenza, con la sola
ARNIA ARNIA dosi orientati a nord o ad ovest. Per questo ARNIA ARNIA differenza che, in questo caso, gli alveari
D2 B 2
motivo è un modello di disposizione che può B 1 ARNIA
B2
C 1 ARNIA
C2 sono uno ridossato all’altro. Questo, come
ARNIA ARNIA essere impiegato in areali pianeggianti, carat- ARNIA ARNIA per tutte le altre sistemazioni su pallet, rende
B 3 ARNIA C 3 ARNIA
C1 C2 terizzati da clima caldo e secco. È assai adatta B4 C4 complicato sia il controllo delle colonie, sia la
per le stazioni di fecondazione. Su pallets contrapposti sovrapposizione dei melari.

La disposizione a semicerchio Per la sistemazione su pallet contrapposti


8 viene impiegata molto in parcelle con buon
ARNIA ARNIA
A1 A2 12 vengono utilizzate pedane di forma rettan-
ARNIA ARNIA ARNIA
A3 A4 B3 sviluppo in larghezza. Permette un discreto golare, sulle quali trovano spazio 4 alveari. La
ARNIA ARNIA
orientamento delle colonie ed una ottimale A3 A4 dislocazione sul campo è simile a quella vista
ARNIA ARNIA ARNIA operatività dell’allevatore che si trova a con- per la disposizione a girandola. Al contrario
A2 A5 B2
trollare gli alveari senza interferire con il volo ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA della precedente, secondo questa disposizio-
ARNIA ARNIA ARNIA delle api. Si può optare verso questa soluzio- B1 B2 C1 C2 ne, gli alveari vengono orientati non su tutti
A1 A6 B1 ne quando è possibile orientare i semicerchi ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA
e quattro i punti cardinali, ma secondo l’asse
verso sud. B3 B4 C3 C4 est-ovest.
6,5 - 7,0 metri

Reg. CE N°1234/2007 annualità 2012/2013


Azioni volte a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura - sotto Azione A3
Azione di comunicazione
Schede tecniche di apicultura
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e Forestali DELLA SARDEGNA

Le caste e la colonia
gli stadi preimaginali
L’uovo che dà origine ad un
La società delle api è composta da individui di sesso femminile, le api operaie e l’ape regina,
e di sesso maschile, i fuchi. Fra gli individui di sesso femminile, solamente l’ape regina è
2 fuco, viene ordinariamente deposto in
feconda, mentre le api operaie sono sterili. celle esagonali di circa il 30% più larghe
Nella società delle api, la determinazione del sesso avviene per partenogenesi aploide arre- di quelle da operaia (vedi glossario:
notoca: uova non fecondate danno origine a fuchi; uova fecondate ad api operaie ed api Fogli cerei). In queste celle, la regina
regine. Solo in casi particolari, da uova fecondate possono originarsi maschi diploidi (vedi può inserire l’addome facilmente senza
scheda: Principi di genetica - i fuchi diploidi). Le loro larve, non appena fuoriuscite dall’uo- doverlo contrarre al momento della
vo, vengono comunque individuate come anomale dalle api operaie e, quindi, eliminate. deposizione. Si evita così l’espulsione
Nelle schede relative alle caste, non si intende approfondire in modo specifico la com-
posizione della colonia, ma fornire utili elementi pratici per il riconoscimento dei diversi dalla spermateca di uno spermatozoo.
individui e delle loro differenti fasi di vita preimaginale e di adulto. In particolare vengono Nelle celle esagonali più grandi, si
illustrati i differenti cicli di vita e gli elementi da cui questi possono essere influenzati. possono trovare quindi uova non
Normalmente in alveare sono presenti solamente cellette esagonali, che costituiscono i fecondate, dalle quali nascono fuchi.
favi. Solo eccezionalmente le api provvedono ad allevare api regine in particolari cellette,
realizzate appositamente. Queste cellette, una volta sfarfallata la regina, vengono in tutto
o in parte, demolite.
Occorre saper distinguere le celle reali costruite per la sciamatura, da quelle edificate per
Le uova di api regine, sono deposte
porre rimedio ad uno stato di orfanità.
Eliminando queste ultime infatti si destina la colonia alla estinzione certa.
3 in particolari cellette che, inizialmente,
È opinione oramai diffusa che nelle celle reali l’uovo non venga deposto direttamente hanno la forma di una coppa rovesciata
dall’ape regina (infatti, non dovendo contrarre l’addome, depositerebbe un uovo non o di una cupola: per questo motivo
fecondato e quindi maschile), ma venga portato dalle stesse api operaie. vengono normalmente indicate col
Al contrario, in condizioni di orfanità, le celle reali vengono realizzate intorno ad una lar- termine di cupolino. Questo tipo di
vetta con età inferiore ai 3 giorni, direttamente sulla superfice dei favi. cella (del diametro di 8,0 millimetri)
Gli stadi preimaginali (o larvali) di qualunque individuo componente una famiglia di api viene realizzato dalle operaie solamente
hanno inizio da un uovo. Non è possibile distinguere un uovo femminile da uno maschile.
Alcune indicazioni possono essere assunte sulla base del tipo di celletta ove l’uovo viene quando la colonia avverte l’esigenza di
deposto. sciamare e quindi la necessità di allevare
È indispensabile che l’apicultore abbia un’adeguata conoscenza dei diversi stadi preimagi- nuove api regine.
nali e che sappia cogliere i segnali che la colonia manifesta. Sono questi elementi infatti che
possono fornirgli utili indicazioni sullo stato di salute della colonia stessa.

Le uova di api operaie vengono A volte è possibile individuare


1 deposte in cellette esagonali con 4 più uova deposte sui lati delle celle.
apotema pari a 2,6 - 2,7 millimetri. Questo tipo di deposizione è opera
Tale dimensione obbliga la regina, nel di api operaie che, in condizioni di
momento della deposizione, a contrarre orfanità oramai avanzata, riacquistano
l’addome con la conseguente espulsio- la capacità di ovideporre, uova
ne di uno spermatozoo che andrà ovviamente maschili (vedi glossario:
a fecondare l’uovo. Pertanto, nelle Fucaiola - ape operaia). Non è possibile
cellette esagonali di minori dimensioni, distinguere la covata di un’ape regina
si potranno trovare normalmente uova fucaiola (vedi glossario: Fucaiola - ape
fecondate, dalle quali nasceranno api regina) da una covata femminile
operaie. regolare.
Schede tecniche di apicultura Le caste e la colonia - gli stadi preimaginali

Un caso particolare si verifica La quinta ed ultima muta avviene


5 qualora una giovane regina, appena 8 dopo l’opercolatura. In questa fase la
fecondata, non abbia abbondante larva si dispone lungo l’asse maggiore
spazio. Essa tende a deporre più di un della celletta. Successivamente avviene la
uovo per cella, ma sempre sul fondo.
In questa situazione sono le api operaie
che provvedono ad eliminare le uova
& trasformazione in pupa. In questa fase è
possibile distinguere bene le celle di ape
operaia (&), con opercolo convesso e
in eccesso, lasciandone solamente una poco pronunciato, da quelle di fuco (%),
per cella. con opercolo pressoché semisferico.
La comparsa di sola covata maschile è
segno inequivocabile di sopravvenuta
orfanità o di presenza di un’ape regina
% sterile e quindi fucaiola.

L’uovo appena deposto, si presenta Nel caso di un’ape operaia,


6 longitudinalmente all’asse della celletta, 9 lo sfarfallamento avviene dopo 12 giorni
come un chiodo in una parete. Appena dall’opercolatura della cella e perciò dopo
poche ore dopo, nelle cellette esagonali, 21 giorni dalla deposizione dell’uovo.
tende però, per effetto della gravità, ad Il ciclo del fuco dura mediamente 3 giorni
adagiarsi sul fondo. Nelle celle reali, al in più. Gli adulti fuoriescono dalle cellette
contrario, poiché l’uovo pende al pari di dopo averne rosicchiato completamente
un lampadario, non cambia posizione l’opercolo.
fino alla nascita della larvetta. Questo
stadio dura circa tre giorni per entrambi
i sessi.

Dall’uovo fuoriesce una larvetta La celletta ove si compie il ciclo


7 che, nel giro di sei giorni, compie 4 10 preimaginale di un’ape regina cresce
mute raggiungendo lo stadio di larva al crescere delle dimensioni della larva.
di quinta età. Dapprima la larvetta, Al momento dell’opercolatura la cella
immersa in un cuscino di gelatina reale, assume la forma di una ghianda, più o
è pressochè invisibile. È comunque meno allungata. Un’ottima cella reale
ben distinguibile già poche ore dopo la deve essere dritta e ben lavorata per
nascita, arrivando ad occupare l’intera l’intera superficie, riportando in rilievo
celletta al momento dell’opercolatura. gli esagoni tipici dei favi. La fase di
Questo avviene mediamente dopo nove celletta opercolata dura, nel caso della
giorni dalla deposizione. Un tempo di regina, appena 7-8 giorni. La regina,
poco inferiore nel caso dell’ape regina, sfarfallando, apre la celletta al pari di
di poco superiore nel caso del fuco. una barattolo di pelati.

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Le caste e la colonia
gli stadi imaginali
Gli adulti che compongono un alveare sono normalmente suddivisi in 3 caste: l’ape regina, i fuchi I fuchi compongono la casta
e le api operaie. É indispensabile, per l’operatore apistico, possedere una corretta ed approfondita 3 maschile. Morfologicamente assai
conoscenza dell’organizzazione della colonia nonché dei compiti di ciascuna delle tre caste. È
altrettanto importante, al fine di operare in maniera rapida, ma corretta, saper individuare i diffe- caratteristici, non sono sempre presenti in
renti stadi biologici e fisiologici dei singoli individui. alveare, considerato che la loro vita dura
Un apicultore deve essere in grado di distinguere, ad esempio, un’ape regina vergine da una dalla primavera all’autunno. Raramente, e
feconda o saper catturare da un alveare, secondo le necessità, gruppi di api nutrici, ceraiole o bot- solo nelle regioni a clima più mite, hanno
tinatrici. È fondamentale considerare come gli stadi fisiologici delle api appartenenti alle differenti la possibilità di svernare. Raggiungono
caste, (ad esempio, la lunghezza della loro vita), siano funzione della stagione o dei carichi di lavo- la maturità sessuale circa dopo 30-40
ro: produttivi, nel caso delle operaie o riproduttivi, nel caso di una regina. Api operaie più longeve, giorni dallo sfarfallamento. Muoiono
sono in grado di garantire raccolti abbondanti. Esse, infatti, trascorrono le loro prime tre settimane una volta fecondata la regina. Il loro sta-
di vita in alveare e solo dopo questo periodo fuoriescono alla ricerca di cibo. Se la loro vita durasse dio preimaginale dura 24 giorni (vedi
solo sei settimane, vi sarebbe una bottinatrice per ogni ape di casa. Se durasse nove settimane, per
glossario: Fuco).
ogni ape di casa si potrebbero contare 2 bottinatrici. Infine si consideri che, mentre l’ape regina ed
il fuco hanno un unico compito, l’ape operaia svolge mansioni diverse.

La regina sfarfalla 16-17 giorni L’ape operaia fuoriesce dalla cella,


1 dopo la deposizione dell’uovo. Da questo
4 rosicchiandone con le mandibole l’oper-
momento, passa circa una settimana colo, trascorsi circa 21 giorni dalla depo-
in alveare, prima di raggiungere la sizione dell’uovo. Non appena sfarfallata,
maturità sessuale. La regina vergine ha la necessità di fare asciugare all’aria
non occupa una posizione precisa sui il proprio tegumento. Durante i primi
favi e, con un addome non ancora 2-3 giorni di vita, si dedica alla pulizia ed
sviluppato, in colonie ben popolate può alla disinfezione delle celle liberate dalla
essere individuata solo dall’occhio di un covata, celle che devono essere rese
apicultore esperto. idonee ad accogliere o nuova covata o
riserve alimentari. In questa fase non è in
funzione alcuna ghiandola.

Una volta fecondata, la regina La rosura degli opercoli si deposita


2 muta morfologicamente, mostrando 5 sul fondo dell’arnia o sui fondi antivar-
un accrescimento del proprio addome, roa, formando caratteristiche strisce in
dovuto all’ingrossamento della sperma- coincidenza degli spazi tra i favi. Il loro
teca (vedi glossario). Poco mobile, può numero e la loro lunghezza fornisce
essere individuata facilmente sui favi ove informazioni sullo sviluppo della covata.
siano presenti uova appena deposte. Ogni striscia è formata dalla rosura
La sua capacità di ovideposizione non proveniente dalle facce di due favi
supera i 5 anni. I ritmi di deposizione attigui. Ad esempio se sono presenti solo
sono assai vari dipendendo dagli due strisce, la covata interessa tre telaini,
andamenti climatici e dai flussi di estendendosi sulle due facce di un favo
nettare. e su una sola faccia dei due favi vicini.
Schede tecniche di apicultura Le caste e la colonia - gli stadi imaginali

Dopo 3 giorni dallo sfarfallamento, A 3 settimane dallo sfarfallamento,


6 nell’ape operaia si sviluppano le ghian- 9 con l’entrata in funzione della ghiando-
dole ipofaringee e mandibolari (vedi la velenifera, l’operaia acquista la
glossario), ubicate nel capo e deputate capacità di difesa ed è pertanto idonea
alla produzione della gelatina reale. ad abbandonare l’alveare. Diviene
In questa fase essa ha il compito di una bottinatrice, in grado di andare a
nutrire sia le larve appena nate, sia la procacciare per la propria colonia le
regina. Volendo disporre di api operaie diverse sostanze alimentari (nettare,
nutrici, l’allevatore deve cercare un favo melata e polline), l’acqua e la propoli.
con covata di età inferiore ai tre giorni: le
api di copertura sono rappresentate per
la quasi totalità da api operaie di questo
tipo.

Intorno al decimo giorno di vita, Durante la stagione fredda,


7 le ghiandole del capo regrediscono 10 con il verificarsi del blocco della covata, la
mentre si sviluppano le ghiandole ceripa- colonia si compone esclusivamente di api
re (vedi glossario), situate nell’addome. In bottinatrici con il compito di far trascorrere
questa fase l’operaia riveste la funzione di alla colonia la stagione fredda. In questa
ape costruttrice o muratrice, dedicandosi situazione, alcune operaie, secondo le
all’edificazione dei favi. Durante la costru- necessità, riacquistano la funzionalità di
zione, le api si aggrappano le une alle alcune ghiandole. È infatti indispensabile
altre, formando complesse impalcature. che nella colonia sia sempre garantita la
Volendo disporre di api cereaiole, l’alleva- presenza di api capaci di alimentare la
tore può reperirle su un foglio cereo in regina e la nuova covata (le nutrici) o di
costruzione. Queste operaie, ove non sovrintendere alla manutenzione dei favi
sia necessaria la loro opera, lavorano alla (le costruttrici).
maturazione del miele.

La vera e propria fase di ape di volo Diversamente da quello che si crede,


8 viene preceduta da una fase intermedia 11 ciò che debilita l’ape operaia e, di con-
durante la quale l’ape sosta sui predellini seguenza ne accorcia la vita, non è
dell’arnia. La funzione di ventilatrice tanto l’attività di raccolta delle provviste,
viene raggiunta intorno al diciottesimo quanto l’allevamento della covata. Le api
giorno di età, quando entra in funzione operaie hanno vita più breve nella sta-
la ghiandola di Nasonoff. L’ape ventilatri- gione produttiva, perché gli abbondanti
ce si pone sul predellino di ingresso flussi di nettare stimolano l’ovideposizio-
dell’arnia e, scoprendo la ghiandola e ne della regina, aggravando il lavoro
ventilando fortemente le ali, diffonde il delle nutrici. Una famiglia rimasta orfana
caratteristico odore della propria colonia. all’inizio della primavera sopravvive
Segnala così alle compagne in volo la fino alla stagione estiva, così come le
giusta posizione dell’alveare. api svernanti sopravvivono all’ inverno,
dovendo accudire poca covata.

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I segnali dell’alveare
e Forestali DELLA SARDEGNA

l’osservazione del nido e della colonia


I segnali che l’alveare manda sono molteplici. Purtroppo, non sempre l’apicultore è in grado di Le prime api che sfarfallano
recepirli ed interpretarli.
3 sono quelle che hanno compiuto il
L’osservazione della covata, ad esempio, può fornire utili indicazioni sullo stato della colonia e proprio ciclo nelle cellette centrali. Nel
sulle sue reali capacità produttive. Non sempre, infatti, è sufficiente soffermarsi solamente sulla sua caso la regina abbia una forte capacità
estensione, poiché valori come compattezza e disposizione della covata (intesa come rapporto fra di ovideposizione, o in alveari con scarso
la covata aperta e quella opercolata) sono in grado di segnalare stati fisiologici o problemi genetici spazio per la covata, la deposizione
dell’alveare. Come riportato nella scheda sulla prevenzione della sciamatura, qualora i favi del nido, riprende non appena le operaie hanno
normalmente destinati alla covata, siano stati utilizzati per la deposizione delle provviste, significa ripulito le cellette dai residui larvali. Questa
che la colonia potrebbe, o sta già predisponendosi per la sciamatura. situazione fa sì che la regina non avendo
Così come un forte sbilanciamento fra covata aperta e chiusa, a favore di quest’ultima, rappresenta altro spazio per deporre, si porti sui favi
un ulteriore segnale di carenza di spazio per l’ovideposizione della regina. ove la covata sta appena sfarfallando.
Nell’ovideposizione, la regina segue un ordine naturale: quando questo ordine si manifesta alterato
occorre capirne i motivi per intervenire in modo adeguato.

Una buona covata si presenta La covata assume due configurazioni.


1 compatta e regolarmente deposta. La re- 4 La prima configurazione è caratterizzata
gina inizia l’ovideposizione dal centro dei da una prima zona centrale occupata
favi, proseguendo verso l’esterno con un da uova; una seconda fascia più esterna
andamento a spirale. Passati pochi giorni concentrica costituita da cellette vuote
dall’ovideposizione, il centro del favo si che vengono ripulite e disinfettate dalle
presenta occupato dagli stadi preimaginali api appena sfarfallate; una terza fascia
più “anziani”. Verso la periferia, si possono costituita da covata opercolata sfarfal-
osservare gli stadi preimaginali più lante o prossima allo sfarfallamento.
“giovani”. Le prime opercolature e quindi
i primi sfarfallamenti si hanno nelle celle
centrali e poi in quelle periferiche.

Il favo occupato da covata opercolata Una seconda configurazione,


2 deve presentarsi con opercoli asciutti 5 è osservabile, trascorso circa un mese dalla
e leggermente convessi. La copertura ripresa dell’ovideposizione. In questa fase,
deve essere la più compatta possibile, caratterizzata dall’incremento della forza
sempre considerando che una mortalità dell’alveare, prima ancora che sfarfalli la
preimaginale è del tutto fisiologica. È però covata, la regina ripassa sui favi deponendo
importante che le cellette aperte (ove è le uova nella zona esterna. Per questo
morta la larva o la pupa) si presentino motivo è possibile riscontrare al centro del
vuote e perfettamente ripulite. favo solamente covata opercolata, mentre
la covata aperta relegata nella fascia più
periferica è costituita da sole uova o larvette
di prima età.
Schede tecniche di apicultura I segnali dell’alveare - l’osservazione del nido e della colonia

Una covata poco compatta, In una colonia che ha sciamato


6 in assenza di stati patologici conclamati, 9 si registra un periodo di assenza di covata.
è un sintomo inequivocabile di elevata Tale periodo inizia qualche giorno prima
consanguineità (vedi glossario). In que- che fuoriesca lo sciame primario e termina
sto caso la regina depone uova fecon- con la fecondazione della nuova regina.
date che, pur dovendo dare origine a Questa fase ha una durata variabile,
operaie, al contrario generano fuchi dipendendo dalla quantità di sciami
diploidi (vedi scheda: Principi di geneti- secondari prodotti dalla colonia.
ca - i fuchi diploidi). Queste larvette, non In questo lasso di tempo la famiglia importa
appena fuoriuscite dall’uovo, vengono quantità notevoli di miele che venendo
riconosciute ed eliminate dalle operaie depositato preferibilmente nel nido, ne
nutrici. Quest’azione conferisce alla intasa i favi.
covata un aspetto lacunoso.

La consanguineità viene misurata La vicina ripresa della covata


7 sulla base del rapporto fra le cellette 10 si manifesta attraverso l’attività di
vuote (e quindi di larve allontanate svuotamento delle celle centrali dei favi,
24 % DI CELLE perché di fuchi diploidi), rispetto a celle che vengono così preparate dalle
VUOTE quelle opercolate. Misurato su una operaie per l’accoglimento della nuova
unità di superficie nota (1 decimetro covata. Questa configurazione del favo
quadrato), se inferiore al 5% è dovuto a indica con certezza la presenza di una
mortalità naturale. Qualora il rapporto regina, anche se spesso non si riesce ad
superi il 5%, sempre in assenza di individuarla. Infatti una regina giovane
stati patologici conclamati, la scarsa ha ancora l’addome non perfettamente
compattezza è da attribuirsi ad un livello sviluppato e pertanto assai più piccolo di
elevato di consanguineità. Essa è massi- quello di una regina in attività riproduttiva.
ma quando il rapporto è pari al 50%.

Una covata assai disordinata, La certezza della fecondazione


8 ove coesistono cellette con uova e 11 della regina e del suo regolare rientro
larvette di età diversa, è sintomo di una in alveare si ha solamente quando è
covata di api operaie fucaiole. Occorre possibile individuare nei favi la covata
osservare la deposizione delle uova: fresca: uova e, dopo tre giorni, larvette.
infatti il corto addome delle operaie fa sì Infatti la regina potrebbe cadere vittima
che esse, non riuscendo a raggiungere di predatori (ragni ed uccelli insettivori)
il fondo della celletta, rilascino l’uovo durante il suo unico volo all’esterno
direttamente sulle pareti. La certezza dell’alveare, lasciando la sua colonia
dell’orfanità si ha al momento dell’oper- irrimediabilmente orfana.
colatura delle celle che, a fuco, presen-
tano un opercolo pressoché semisferico.

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I segnali dell’alveare
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l’osservazione esterna dell’alveare


Al pari dell’analisi dello stato della covata (sia della sua disposizione nei favi che del suo stato di Al fine di mantenere una temperatura
salute), l’osservazione esterna dell’alveare è di vitale importanza nella pratica apistica. L’alveare, oltre 3 adeguata all’interno dell’alveare, le
che esplorato al suo interno, deve essere prima valutato dall’apicultore dall’esterno, considerato api, durante il periodo invernale (ma
che dal comportamento delle operaie bottinatrici è possibile desumere una notevole quantità non solo), regolano gli scambi di aria
di informazioni. Tali informazioni, se colte nella maniera corretta, mettono l’allevatore in grado di con l’esterno aprendo o chiudendo le
operare per tempo ed al meglio, favorendo il benessere della colonia ed il suo corretto sviluppo in
aperture con la propoli. Una corretta
vista dell’attività produttiva.
gestione dovrebbe portare l’apicoltore
Ovviamente le osservazioni esterne non sono mai esaustive, ma rappresentano comunque
un’importante componente nella valutazione complessiva dell’attività della famiglia. Il comporta- ad invernare le colonie con non meno
mento delle api va comunque considerato e soppesato sulla base della forza dell’alveare. Anche di otto favi coperti di api. In questa
per questo motivo è importante che le colonie vengano invernate su almeno otto favi coperti di situazione le colonie non chiudono
api e che le schede sulle quali l’apicultore riporta i risultati delle visite siano compilate regolarmente. mai la porticina, se non in caso di gravi
Solo avendo una reale conoscenza della forza della colonia è possibile valutarne il comportamento contrazioni dovute a morie di api adulte.
dall’esterno.

Alcune patologie apistiche Anche la propolizzazione della rete


1 sono facilmente diagnosticabili con 4 antivarroa può rappresentare un
la semplice osservazione della zona chiaro sintomo della contrazione della
prospiciente l’uscita dell’arnia. In modo forza della colonia, anche se meno
particolare, quando la covata è colpita significativo rispetto alla propolizzazione
dalla covata calcificata o dalla covata della porticina. La chiusura dei fondi in
pietrificata (vedi glossario), le api rete delle arnie non è però facilmente
tendono a ripulire i favi allontanando verificabile, se non in occasione di
le pupe morte abbandonandole controlli più accurati.
frettolosamente sul predellino di volo
dell’arnia.

Ove si riscontri questa situazione Un altro sintomo della contrazione


2 occorre procedere al controllo 5 della colonia è fornito dal volo delle api.
dell’alveare. Spesso, infatti, le patologie In una colonia forte, il volo interessa tutto
della covata calcificata o di quella il fronte dell’arnia. Anche con temperature
pietrificata sono legate alla scarsa di poco superiori ai 10°C, le poche api
capacità della colonia di controllare la che escono si distribuiscono in modo
temperatura interna e, quindi, il tasso di omogeneo sull’intero predellino.
umidità. In queste condizioni, determinate
da contrazioni della forza della colonia,
si sviluppano muffe che interessano
anche i favi e le riserve polliniche in essi
contenute.
Schede tecniche di apicultura I segnali dell’alveare - l’osservazione esterna dell’alveare

Qualora si osservi che le api fuoriescono Una eccessiva presenza di api


6 da un unico lato, significa che la famiglia occupa 10 sui predellini può avere diversi significati in
solo una piccola porzione del volume interno. funzione della stagione, ma soprattutto in
Nel caso di colonie invernate regolarmente su funzione delle modalità con la quale questa
almeno otto favi, occorre quanto prima verificar- presenza si manifesta. In primavera, l’osserva-
ne la reale consistenza. Infatti è assai probabile zione di gruppi compatti di api all’esterno
che la colonia si sia fortemente contratta in con- dell’arnia, può essere interpretata con
seguenza di stati patologici o di scarsa longevità l’intenzione della colonia a sciamare. Queste
delle api. Spesso questo segnale è accompagna- formazioni di api, per lo più assai tranquille,
to dalla parziale propolizzazione della porticina. prendono comunemente il nome di “barbe”.

Anche l’osservazione dei nutritori Al contrario, la presenza di lotte


7 è in grado di fornire utili indicazioni, non solo 11 fra le api operaie, testimonia una fase di sac-
sulla consistenza della colonia, ma anche sulla cheggio, più o meno grave (vedi glossario).
vivacità delle api e sulla loro attitudine genetica Qualora sottovalutato, il saccheggio può
al lavoro di bottinamento. La velocità con cui estendersi a più alveari, fino ad interessare
le api consumano la soluzione zuccherina l’intera postazione. Il risultato può anche esse-
è, infatti, strettamente correlata alla capacità re la perdita dell’intero apiario in una sola
produttiva dell’alveare: alveari poco produttivi giornata. Il saccheggio, soprattutto se latente,
tendono a disertare i nutritori. si manifesta anche con la presenza abbon-
dante di api morte in prossimità dell’arnia.

Nutritori disdegnati dalle api, In occasione dei trattamenti antivarroa


8 soprattutto quando la popolazione della 12 con prodotti a base di timolo (APIGUARD , ®

colonia è numerosa, è, spesso, anche un API LIFE VAR ) si assiste facilmente ad una
®

chiarissimo sintomo di presenza di stati fuoriuscita delle api, spesso massiccia. Questo
patologici più o meno conclamati o di disorientamento può portare anche a violen-
stati di orfanità. In queste situazioni è bene ti fenomeni di saccheggio, stimolato oltremo-
procedere ad un controllo accurato della do proprio dall’odore del timolo. Questo
famiglia. odore, forte e persistente, maschera, infatti,
quello tipico di ciascuna colonia, portando
ad un disorientamento delle stesse api.

Un’eccessiva aggressività, manifestata Anche l’osservazione dei fondi


9 da colonie generalmente calme e tranquille, è 13 antivarroa è in grado di dare importanti indi-
anch’esso un indizio di uno stato patologico cazioni sulla consistenza ed il benessere della
più o meno avanzato o della mancanza della colonia. Le api aprono le celle opercolate,
regina. Pertanto, anche in questa circostanza, rosicchiandone gli opercoli. Pertanto, la pre-
è meglio effettuare quanto prima un’ispezio- senza di estesi residui è un chiaro indicatore
ne del nido al fine di verificare lo stato della della buona consistenza della famiglia. Inoltre
covata e la presenza dell’ape regina. il tipo di opercolo (di celletta a covata o di
celletta a miele), ci permette di quantificare i
consumi delle riserve alimentari.

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L’affumicatore
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il caricamento ed il suo corretto utilizzo


L’affumicatore è uno strumento indispensabile per l’apicultore. All’apertura dell’arnia, salvo che in La protezione è anche corredata
rare occasioni, le api operaie tendono a riversarsi in massa all’esterno, spesso con fare aggressivo. 3 da un gancio che permette di appendere
L’uso del fumo tende a calmarle, agendo principalmente in due modi. In presenza del fumo, le api, l’affumicatore ai bordi dell’arnia quando
ipotizzando il pericolo imminente di un incendio, si riversano sui favi per rimpinzarsi di miele, pronte
si controlla la colonia. Questo fa sì che
ad abbandonare l’arnia, distogliendo così la loro attenzione dall’operatore. Inoltre, con l’addome
sul nido si possa stendere un velo di
rigonfio di miele, incontrano maggiori difficoltà ad estrarre il loro pungiglione, divenendo meno
aggressive. Per questo motivo è essenziale che l’operatore impari ad utilizzare l’affumicatore ed fumo che, discendendo fra i favi, tende a
il fumo nel migliore dei modi affinché eviti di rimanerne privo nel mezzo della visita in apiario. Si mantenere calme le api.
consideri ancora che l’uso del fumo deve essere rivolto principalmente al nido ed evitato nei melari,
soprattutto in presenza di favi non ancora opercolati, considerata la capacità del miele di assorbire
gli odori. Esistono in commercio differenti tipologie di affumicatore, da quello classico a mantice a
quelli motorizzati. Nella scelta è bene rivolgersi ad affumicatori leggeri e con capienza adeguata,
per evitare di doverli ricaricare con eccessiva frequenza. Anche coloro che hanno pochi alveari,
dovrebbe indirizzare la loro scelta su modelli di medie o, meglio, di grandi dimensioni.

L’affumicatore è composto Un buon affumicatore deve essere


1 da due parti fondamentali: il mantice, 4 leggero, ma robusto e, soprattutto, deve
che serve a spingere l’aria, e quindi essere dotato di un buon mantice in
l’ossigeno, nella camera di combustione grado di ben indirizzare l’aria entro la
(detta anche caldaia) e la caldaia, caldaia e, quindi, fra i favi. Nel contem-
ove vengono sistemate le sostanze po, il mantice, fungendo anche da
che devono bruciare, senza tuttavia presa, deve essere comodamente
produrre fiamma. La caldaia porta impugnabile e facilmente comprimibile,
incernierato alla sua sommità una per evitare di affaticare l’operatore
sorta di cappuccio, che ne consente durante l’apertura delle arnie per il
l’apertura per il suo caricamento, ed un controllo delle colonie.
becco, per meglio indirizzare il fumo.

Nella parte inferiore della caldaia L’affumicatore deve essere sempre


2 è alloggiata una piastra traforata che 5 ripulito, soprattutto in prossimità del
permette all’aria, ricca di ossigeno, di becco superiore ove si depositano i
meglio espandersi, attraversando in residui della combustione, e svuotato
modo completo i materiali da bruciare. dalla cenere che si deposita sul fondo
L’affumicatore può essere anche della caldaia. Per fare questo si deve
dotato di una griglia protettiva contro estrarre la piastra forata.
le scottature, bloccata intorno alla
caldaia. Questa, infatti, contenendo
il combustibile, tende a surriscaldarsi,
divenendo così pericolosa.
Schede tecniche di apicultura L’affumicatore - il caricamento e il suo corretto utilizzo

Quando la piastra forata L’affumicatore può essere acceso con


6 viene riposizionata, occorre fare attenzione 10 un piccolo cannello o, semplicemente, usan-
a che uno dei tre piedini che la sostengono do un comune accendino. Nel primo caso
non sia posizionato davanti al foro di ingresso si incendia il combustibile che deve essere
della caldaia. Questa eventualità, ostacolando subito infilato nella caldaia affinché possa
l’ingresso dell’aria spinta dal mantice nella spegnersi la fiamma. Nel caso si impieghino
caldaia stessa, impedirebbe il corretto cilindretti di cartone o di tela, la base accesa
funzionamento dell’affumicatore. deve essere collocata inferiormente, a contat-
to con il fondo dell’affumicatore, in modo che
la combustione proceda dal basso verso l’alto.

I combustibili normalmente impiegati Nel caso si utilizzi l’accendino,


7 per la produzione del fumo sono i più svariati. 11 occorre dapprima incendiare un pezzetto di
Spesso l’apicultore tende a bruciare ciò di cui carta di giornale direttamente nella caldaia.
dispone più facilmente: cartone, stracci di fibre Sulla fiamma viva si fa quindi incendiare il
naturali, sterco essiccato, pezzi di corteccia o di combustibile disponibile: cilindri di cartone
ferula secca, foglie secche, ecc. Esistono anche o di tela, aghi di pino, ecc. Non appena il
preparazioni specifiche che vengono commer- combustibile ha preso fuoco, questo deve
cializzate con l’assicurazione di essere più essere infilato nella caldaia.
efficaci, rispetto ai prodotti elencati, nel calmare
le api. Non tutti i combustibili si equivalgono.

Qualora si utilizzino pezzi di cartone Nel caso si impieghino aghi di pino,


8 ondulato o stracci di tela, questi devono esse- 12 una volta che hanno preso fuoco, occorre
re arrotolati stretti, in cilindretti che occupino aggiungerne altri, provvedendo a costiparli
l’intero spazio della caldaia. Pertanto il diame- leggermente al fine di spegnere la fiamma
tro di questi cilindri deve essere pari a quello viva. Essi bruceranno producendo un ottimo
della caldaia e l’altezza di poco inferiore, in fumo denso e pesante.
modo tale da non ostacolare la chiusura del
capuccio. Si badi bene che l’ondulatura del
cartone deve essere posta nel senso dell’altez-
za onde favorire il passaggio dell’aria.

Un ottimo combustibile sono le foglie L’affumicatore deve essere impiegato


9 secche di conifere (aghi di pino, di abete 13 evitando di affumicare in modo eccessivo
o larice) che forniscono un fumo denso e le api. Occorre indirizzare bene il fumo fra
pesante. Inoltre il loro caricamento è assai i telaini, producendo poche soffiate per
facile ed il loro rabbocco può essere fatto di volta. L’impiego del fumo nei melari deve
continuo, senza dover attendere l’esaurimento essere limitato il più possibile, soprattutto
delle cariche precedenti. Al contrario, foglie in presenza di favi non ancora opercolati. Il
di altre specie, come ad esempio quelle di miele, come già detto, tende ad assorbire gli
eucalipto, producono un fumo che irrita le api, odori ed il fumo gli conferirebbe un grave
rendendole più aggressive. difetto, rendendolo non commerciabile.

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L’alimentazione delle api


la nutrizione zuccherina
La nutrizione di tutti gli esseri viventi, dagli invertebrati all’uomo, si basa sull’assunzione di Gli sciroppi di zucchero sono indicati
sostanze indispensabili per il metabolismo e le funzioni vitali quotidiane. Tali sostanze sono 2 sia per l’alimentazione stimolante che
riconducibili a tre categorie fondamentali: zuccheri o idrati di carbonio, grassi o lipidi, proteine. per quella di soccorso. La concentrazio-
A queste tre categorie di alimenti, si aggiungono altri composti organici, quali le vitamine, ed ne zuccherina può essere del 50% qua-
inorganici, quali gli elementi minerali necessari al regolare svolgimento delle funzioni vitali. lora la somministrazione avvenga
L’alimentazione di una colonia di api può essere prevista secondo la tipologia classica: durante la stagione fredda, mentre
•di soccorso o di sostegno, quando viene fatta per porre rimedio a crisi alimentari dovute durante la primavera è preferibile
all’esaurimento delle scorte o alla carenza di risorse esterne;
•stimolante, quando viene somministrata per simulare un flusso di nettare al fine di accrescere portarla al 70%, per evitare prevedibili
il ritmo di ovideposizione della regina. fermentazioni. L’alimentazione di soste-
Gli zuccheri forniscono la quota parte di energia prontamente utilizzabile, necessaria al funzio- gno alla costruzione dei fogli cerei vie-
namento dei muscoli ed al metabolismo in generale. In carenza di zuccheri, l’organismo utilizza ne fatta utilizzando sempre soluzioni
dapprima le sostanze grasse di deposito e, solo in ultima analisi, le sostanze proteiche. STAGIONE INVERNALE STAGIONI CALDE zuccherine con concentrazioni elevate
Gli zuccheri, rappresentano la fonte principale per la costituzione dei tessuti adiposi e, nel caso pari a 2-3 chili per litro di acqua
dell’ape, la fonte primaria per la produzione della cera. Per questo motivo, laddove la famiglia
si trova nelle condizioni di dover costruire un gran numero di favi, è necessario intervenire
attraverso somministrazioni di rilevanti quantità di zucchero. Durante la nutrizione stimolante,
Ciascuna unità semplice di zucchero prende il nome di monosaccaride. Tra i più comuni 3 è preferibile somministrare piccole, ma
è possibile annoverare i principali costituenti del miele, il glucosio ed il fruttosio. Entrambi frequenti, dosi di sciroppo, impiegando
appartenenti al gruppo degli esosi, costituiti da un anello formato da 6 atomi di carbonio. un nutritore a tazza o un nutritore
In un monosaccaride, il numero di atomi di carbonio può andare da un minimo di 3 ad un esterno. Per l’ acquisto è pertanto
massimo di 7. Dall’unione di due monosaccaridi si forma un disaccaride. Fra di essi il più noto preferibile orientarsi verso nutritori di
è certamente il saccarosio, il più comune zucchero alimentare, formato da una molecola di
glucosio ed una di fruttosio. Il saccarosio è il disaccaride più comunemente presente nel miele. piccole dimensioni. Considerato che
Dall’unione da 3 a 10 molecole di monosaccaridi si ottengono gli oligosaccaridi, mentre i poli- il loro impiego avviene all’esterno, la
saccaridi sono costituiti da 11 a diverse centinaia di molecole di monosaccaridi. plastica utilizzata per la loro fabbricazione
Qualunque essere vivente può produrre energia solamente a partire dal fruttosio. Per questo deve essere di tipo morbido, al fine di
motivo tutte le altre molecole di zucchero, dagli altri monosaccaridi ai polisaccaridi, devono evitare rotture dovute all’irrigidimento
essere trasformati in fruttosio prima del loro impiego. della stessa col freddo.
Ovviamente il numero di reazioni (e quindi il lavoro che deve compiere l’organismo) è tanto
maggiore tanto più è complesso lo zucchero di partenza.

L’aggiunta di favi con scorte alimentari Per l’alimentazione di soccorso


1 trova impiego nella nutrizione di soccor- 4 si impiegano quantità elevate di scirop-
so. In questa situazione, i favi (contenenti po utilizzando preferibilmente nutritori a
sia miele che polline) debbono essere tasca. Tale tipologia di nutrizione assume
collocati nell’arnia in modo tale che fondamentale importanza quando
essi siano facilmente raggiungibili occorre sollecitare la costruzione dei favi
dalla colonia. Se posizionati all’esterno come nel caso dello sviluppo degli scia-
dell’area di formazione del glomere (vedi mi naturali o artificiali (nuclei e pacchi
glossario), possono infatti essere del d’api). Poter disporre di abbondanti
tutto irraggiungibili dalle api, incapaci, quantità di zuccheri (dal cui metaboli-
col freddo, di allontanersi dal glomere smo si ottiene la cera) porta la colonia a
stesso. costruire i favi meglio e più rapidamente.
Schede tecniche di apicultura L’alimentazione delle api - la nutrizione zuccherina

Un particolare tipo di nutritore Per la preparazione di grosse


5 è quello che può essere collocato 8 quantità di sciroppo, qualora la realtà
all’esterno dell’arnia, direttamente al suo aziendale lo renda economicamente
ingresso. Questo modello di nutritore conveniente, possono essere utilizzati
si mostra assai pratico poiché, pur specifici miscelatori dal costo comunque
portando l’alimento a contatto diretto elevato. È anche possibile sfruttare il
delle api, per il suo caricamento non normale smelatore motorizzato già
è necessario nè scoperchiare l’arnia presente in azienda. In ogni caso per
(come il caso dei nutritori a tasca) nè evitare notevoli sforzi del motore,
sollevare il tetto (come per i nutritori a lo zucchero deve essere aggiunto
tazza). nell’acqua gradatamente.

È comunque facile realizzare Per l’alimentazione si può utilizzare


6 nutritori esterni, partendo da materiali 9 anche il candito di zucchero e miele.
facilmente reperibili. Si possono utilizzare Questo si prepara miscelando, se possibile
o i comuni vasi per miele da incastrare attraverso l’impiego di un’impastatrice,
in particolari supporti di legno e zucchero a velo e miele nelle proporzioni
lamierino zincato o canalette elettriche di 3 a 1. Il miele deve essere di provenien-
in abbinamento a bottigliette di acqua za certa, onde evitare la diffusione di
da mezzo litro. Oltre al notevole patologie apistiche quali le pesti e le
risparmio economico, questo tipo parapesti, il nosema e le virosi. L’eventuale
di nutritori offrono il vantaggio della pastorizzazione del miele permette di
praticità, considerato che il dosaggio eliminare gli agenti della peste europea
della quantità di soluzione può essere e le virosi, ma non il Paenibacillus larvae,
fatto direttamente in laboratorio. agente della peste americana.

Al fine di facilitare la solubilità Il candito può essere preparato


7 dello zucchero, per la preparazione 10 anche con solo zucchero, miscelando
dello sciroppo è preferibile utilizzare a caldo 1 parte di acqua con circa
acqua calda alla temperatura di 4-5 parti di zucchero. Una volta che
50-60°C. Una volta pronta, la soluzione la soluzione si raffredda, vengono
deve apparire limpida. Nel caso, una aggiunte altre 5-6 parti di zucchero a
volta raffreddatasi, per rendere la velo. La soluzione, sovrassatura, può
soluzione più gradita alle api, è possibile essere impastata a mano o utilizzando
aggiungere del succo di limone. un’impastatrice. A completo raffredda-
mento, l’impasto deve avere una
consistenza solida, quasi plastica, e non
presentare essudazioni di acqua.

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L’alimentazione delle api


SARDEGNA

l’impiego dell’ApiGo
Periodo di impiego dell’APIGO- Fig 1

Parlare di integratori alimentari, ove si tratti di alimentazione umana o nel campo dell’alimentazione
L’uso è consigliato durante i mesi
zootecnica, è un fatto oramai consueto. Infatti è generalmente assodato come in nessun alimento siano 1 invernali di gennaio e febbraio,
contenuti tutti gli elementi nutritivi che compongono una dieta equilibrata. Per questo motivo, da tempo
sono stati immessi sul mercato, diretti principalmente all’alimentazione umana o a quella dei cosiddetti in occasione della ripresa della
“animali da reddito” (ruminanti, equini, suini, volatili, ecc.) e “da compagnia” (cani, gatti, ecc.), specifiche ovideposizione, ed in autunno prima
preparazioni alimentari destinate ad integrare le comuni diete. Generalmente sono forme predosate, dell’invernamento. È comunque bene
composte da vitamine, sali minerali ed altre sostanze con effetto nutritivo o fisiologico.
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
effettuare questo tipo di integrazione
Ancora più di recente, si è soliti sentire menzionare gli alimenti probiotici. Con questo termine ci si inten- alimentare ogni qualvolta la famiglia è
de riferire a tutti gli alimenti contenenti microrganismi in grado, una volta ingeriti vivi, di esercitare azioni PERIODO DI NON SOMMINISTRAZIONE sottoposta a stress ambientali e sanitari.
benefiche per l’organismo ricevente. PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE CONSIGLIATA
A differenza di quanto successo per la nutrizionistica umana e per quella di tutti i gli animali che costitui-
PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE IN CASO DI
scono la base produttiva della zootecnia classica, in campo apistico l’alimentazione delle api ha, da sem- STRESS AMBIENTALI O ALIMENTARI
pre, considerato come unico alimento la nutrizione zuccherina, lasciando al caso l’eventuale copertura
di possibili deficit alimentari.
Recenti ricerche hanno però dimostrato come, al pari dei vertebrati, anche l’alimentazione degli inver-
tebrati, e quindi delle api, sia influenzata dalla presenza di specifici componenti. In modo particolare si è
potuto osservare come anche questi esseri viventi possono trarre beneficio dalla presenza, nel loro appa- Il prodotto viene commercializzato
rato digerente, di microrganismi simbionti. Questi, colonizzando il loro intestino, sono in grado di giocare 2 dalla CHEMICALS LAIF srl in confezioni
un ruolo chiave nella fisiologia del loro organismo e, quindi, del loro stato di benessere. In particolare si da 10 bustine monodose contenenti
è potuto accertare il loro ruolo determinante nei processi digestivi di molteplici composti organici, nella
ciascuna 20 grammi di prodotto.
produzione di numerosi feromoni, nella sintesi vitaminica, nella scomposizione di alimenti altrimenti non
degradabili dalle api, ecc. Ciascuna bustina è sufficiente per il
In particolare, anche nell’intestino dell’Apis mellifera prolifera una larga schiera di lieviti e batteri simbionti, trattamento di 20 colonie.
Gram-positivi e Gram-negativi, organismi, indispensabili per un corretto metabolismo. Alcune ricerche
hanno individuato nel digerente, sia degli adulti sia delle larve di diversa età, la presenza di lactobacilli.
Le funzioni benefiche che queste forme cellulari sono in grado di espletare nei confronti dell’organismo
ospite (uomo o animale), sono assai note da tempo e riguardano:
• Il controllo della proliferazione di altri microrganismi potenzialmente patogeni;
• Il miglioramento dei processi digestivi e dell’assimilazione degli elementi nutritivi;
• L’azione antibatterica svolta attraverso la produzione di sostanze con proprietà antibatteriche
(vedi glossario: batteriocine);
• La stimolazione del sistema immunitario.
Ulteriori studi sull’attività di alcune specie appartenenti al genere Lactobacillus e di altri simbionti normal- Per l’impiego occorre miscelare
mente presenti nell’intestino delle api, in qualunque stadio di sviluppo sia imaginale che preimaginale, 3 il contenuto di ciascuna bustina in 1
hanno potuto accertare come questi microrganismi siano in grado di inibire in vitro lo sviluppo di alcuni litro di acqua. Questa operazione è
patogeni, in essi compresi il Paenibacillus larvae, agente della Peste Americana. piuttosto semplice. Pur non prevedendo
Da questi studi è stato sviluppato un prodotto capace di innalzare significativamente la percentuale di l’uso di acqua distillata, è comunque
“batteri utili” presenti nel digerente delle api. In commercio con il nome di ApiGo, questo preparato indispensabile utilizzare acqua potabile.
rappresenta un connubio fra integratore alimentare e alimento probiotico. Composto da zuccheri, mal- La sospensione deve essere conservata al
todestrine e lieviti, è assolutamente privo di composti antibiotici.
fresco ed utilizzata entro le 12 ore.
Attraverso la sua azione, l’ApiGo è in grado di contrastare significativamente la comparsa della Peste
Americana e la sua diffusione. In misura minore, agisce anche come curativo.
Nel caso di presenza conclamata di peste americana, la corretta prassi igienico sanitaria che l’apicultore
deve seguire è certamente quella dell’eliminazione della colonia infetta. L’impiego di questo preparato
infatti stimola una maggiore difesa verso l’insorgenza della malattia, in conseguenza di una migliore
composizione della microflora intestinale.
Schede tecniche di apicultura L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiGo

La sospensione ottenuta Per questo motivo, la misurazione


4 deve essere sgocciolata fra i favi, 7 della quantità di sospensione da
somministrandone 50 millilitri per distribuire sui favi richiede una minore
alveare. Questa operazione deve essere precisione. È quindi sufficiente utilizzare
ripetuta per almeno 3 volte, a cadenza uno spruzzino graduato per avere la
settimanale. Il quantitativo da impiegare sufficiente certezza di aver distribuito il
è indipendente dalla forza della colonia. giusto quantitativo di preparazione.

Periodo di impiego dell’APIGO- Fig 8

Il prodotto può essere anche Si tenga anche presente


5 spruzzato sulle api e sui favi, secondo QUANTITÀ DI SOLUZIONE DA DISTRIBUIRE
SECONDO LA MODALITÀ
8 che i quantitativi da distribuire sui favi (200
la metodologia descritta per il controllo QUANTITÀ DI SOLUZIONE DA DISTRIBUIRE SECONDO LA MODALITÀ millilitri complessivi per alveare) variano in
della tarma della cera, con irrorazioni funzione del numero di favi coperti dalle
a base di Bacillus turingensis, o del 1) A)
Distribuzione della
DISTRIBUZIONE soluzione
DELLA di ApiGO
SOLUZIONE per sgocciolamento
DI ApiGO sulle apiSULLE API
PER SGOCCIOLAMENTO api. Nel caso di alveari con 10 favi occorre
controllo della varroatosi, con l’uso Numero telaini popolati dalle api distribuirne 20 millilitri su ciascuno (10 per
dell’acido ossalico nebulizzato. 1
1 2
2 3
3 4
4 5
5 6
6 7
7 8
8 9
9 10
10 ciascun lato); nel caso di 8 favi, la quantità
Quantità
Quantità di
di soluzione
soluzione sgocciolata
sgocciolata sulle
sulle api
api (in
(in centimetri
centimetri cubici
cubici o millilitri)
5 10 15 20 25 30 35 40
o millilitri)
45 50
per favo sale a 25 millilitri (12-13 per
5 10 15 20 25 30 35 40 45 50
ciascun lato).
2) B)
Distribuzione della soluzione di ApiGO per nebulizzazione sui favi
DISTRIBUZIONE DELLA SOLUZIONE DI ApiGO PER NEBULIZZAZIONE SUI FAVI
Numero telaini popolati dalle api
Numero telaini popolati dalle api
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Quantità di soluzione nebulizzata sui favi (in centimetri cubici o millilitri)
Quantità di soluzione nebulizzata sui favi (in centimetri cubici o millilitri)
20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
20 40 60 80 100 120 140 160 180 200

La distribuzione per nebulizzazione, È necessario bagnare


6 nel caso dell’ApiGo, richiede però 9 uniformemente tutte le api,
l’impiego di volumi maggiori rispetto considerando che lievi sovradosaggi
all’utilizzo per sgocciolamento: in non sono pericolosi. È anche
questo caso si consiglia di preparare importante irrorare le api presenti sulle
la sospensione in 4 litri d’acqua, pareti dell’arnia.
spruzzando ogni alveare con 200
millilitri di preparato.

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L’alimentazione delle api


l’impiego dell’ApiHerb e del Vita Feed Gold
Come già ricordato nella scheda relativa all’ApiGo, nessun alimento è in grado di apportare tutti gli PERIODO DI IMPIEGO DELL’APIHERB L’uso di questi integratori alimentari
elementi nutritivi di cui necessita un essere vivente. Purtroppo la ricerca sulla nutrizione zootecnica
poco si è soffermata sulle esigenze alimentari degli invertebrati, e quindi anche delle api, nella certez-
E DEL VITA FEED GOLD 1 è particolarmente consigliato durante i
za che queste ultime possano reperire nell’ambiente tutti gli elementi nutritivi di cui hanno bisogno. mesi mesi primaverili di marzo e aprile. È
Questa convinzione, però, non sempre corrisponde al vero. opportuno ripetere la somministrazione
Si pensi, ad esempio, al periodo invernale, quando le api, affrontando condizioni climatiche avverse anche in autunno prima
e non potendo andare a procurarsi nettare e polline freschi direttamente sui campi, sono obbligate Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
dell’invernamento. È comunque bene
ad alimentarsi o attraverso le proprie scorte immagazzinate nei favi o attraverso i succedanei che effettuare questo tipo di integrazione
l’apicoltore mette loro a disposizione. Se la nutrizione a base di soluzioni zuccherine (più o meno
integrate con concentrati proteici) non rappresenta certamente un alimento completo, altrettanto, PERIODO DI NON SOMMINISTRAZIONE alimentare ogni qualvolta la famiglia è
spesso, può essere affermato anche per quel che riguarda le scorte presenti nei favi. Infatti, il miele sottoposta a stress ambientali e sanitari.
PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE CONSIGLIATO
ed in particolare il polline possono andare incontro ad un deterioramento precoce dal punto di
vista nutritivo, considerato che le colonie di api, specie se sottoposte a lunghi periodi di inattività o PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE IN CASO DI STRESS
AMBIENTALI O SANITARI
a stress climatici, possono non essere in grado di garantire condizioni ambientali ottimali per la loro
conservazione.
Inoltre, in natura la vita delle api si svolge con modalità differenti rispetto a quanto non accada nell’al-
levamento razionale. In questa situazione le colonie sono costrette, loro malgrado, a condizioni di
vita che ne limitano in maniera spesso determinante i loro naturali comportamenti. Solo per fare un Il primo, l’Api Herb,
altro esempio banale, qualora allevate o, meglio, governate dall’uomo, alle api è limitata la sciamatu- 2 è stato messo a punto e commercializ-
ra. Questa pratica permette loro di ricostituire una colonia ex novo, in un luogo ove la carica batteri- zato dalla Chemicals Laif. È composto
ca patogena è certamente inferiore se non del tutto assente. Se l’arnia fornita dall’uomo rappresenta
per l’ape un ricovero eccellente, essa non lo è, nella pratica comune, sotto l’aspetto sanitario. Infatti il da essenze vegetali essiccate e da
suo utilizzo viene spesso prolungato per anni mentre anche il ricambio continuo, ma graduale, dei vitamine. Viene venduto in bustine
favi non garantisce lo stesso “vuoto sanitario” assicurato dalla sciamatura. predosate con 40 grammi di estratto
Occorre insomma che l’allevatore impari a mettere in essere alcune pratiche di buona e corretta con- secco da somministrare alle api una
duzione apistica, tali da assicurare il controllo sanitario del proprio allevamento. Proseguendo nell’e- volta disciolto in mezzo litro di soluzione
sempio, il ricambio annuale della totalità dei favi unito alla sostituzione periodica dell’arnia con una zuccherina.
perfettamente ripulita e sterilizzata, permette sicuramente di limitare la carica di patogeni presente in
apiario. In questa logica rientra l’impiego degli integratori alimentari, il cui uso regolare contribuisce
al ripristino delle condizioni di salubrità delle api adulte, nella certezza che api correttamente alimen-
tate, e quindi più forti e più sane, possono meglio far fronte all’insorgere di determinate patologie. Di
recente ne sono stati messi in commercio alcuni, la cui funzione è quella di arricchire, equilibrandola,
la dieta della colonia di api durante la stagione sfavorevole. In questa sede si fa riferimento a due pre-
parati, con funzioni simili: l’Api Herb ed il Vita Feed Gold. In modo particolare, questi due integratori
si sono mostrati efficaci nei confronti della Nosemiasi (vedi glossario), sia nell’inibirne l’insorgenza, sia Per l’impiego occorre miscelare
nell’azione di contrasto della patologia in atto. Per il controllo di questa patologia, purtroppo assai 3 il contenuto di ciascuna bustina in
diffusa negli allevamenti apistici di tutto il mondo, sino al luglio del 2000 veniva consigliato l’impiego mezzo litro di soluzione zuccherina al
di un antibiotico specifico, la fumagillina, ottenuta dalla fermentazione di una muffa, l’Aspergillus 50%. Questa operazione è piuttosto
fumigatus. A partire da questa data, però, un Decreto del Direttore generale del Dipartimento semplice. Pur non prevedendo l’uso
degli Alimenti, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria, non ne ha più consentito il suo utilizzo in
apicultura. Tutto ciò, considerato anche che questo antibiotico, dato il suo scarso utilizzo anche in di acqua distillata, è comunque
campo umano, è stato inserito, con decisione della Commissione europea del 4 febbraio 2002, fra i indispensabile utilizzare acqua potabile.
cosiddetti farmaci orfani, i farmaci che, pur efficaci nel trattamento di alcune malattie, non vengono
prodotti o immessi sul mercato a causa della domanda insufficiente a coprire i costi di produzione e
commercializzazione. L’impiego costante dell’Api Herb o del Vita Feed Gold, nell’alimentazione delle
api, come hanno avuto modo di dimostrare numerosi lavori realizzati nell’ultimo decennio su tutto il
territorio nazionale, permette di mantenere in equilibrio l’apparato digerente dell’ape, limitando for-
temente lo sviluppo sia del Nosema apis sia dal Nosema ceranae, entrambi agenti della Nosemiasi.
Schede tecniche di apicultura L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiHerb e del Vita Feed Gold

La sospensione ottenuta La sospensione così ottenuta


4 deve essere sgocciolata direttamente 7 deve essere sgocciolata direttamente
sulle api, negli spazi fra i favi. La dose sulle api, negli spazi fra i favi. La dose
consigliata e pari a 50 millilitri per consigliata e pari a 100 millilitri per
alveare. Pertanto ciascuna singola alveare. Pertanto dal flacone da 250
bustina è sufficiente per trattare 10 millilitri è possibile ricavare 25 dosi, 100
colonie. Questa operazione deve essere da quello da litro.
ripetuta per almeno 3 volte, a cadenza Il trattamento deve essere ripetuto
settimanale. Il quantitativo da impiegare per 3 o 5 volte, a cadenza di due
è indipendente dalla forza della colonia. giorni. Il quantitativo da impiegare è
Per il trattamento completo di 10 colonie 00 – ApiHerb fig. 08 / B indipendente dalla forza della colonia.
occorrono complessivamente 3 bustine
di preparato.

Il secondo, il Vita Feed Gold, QUANTITÀ DI VITA FEED GOLD DA DISTRIBUIRE


Il flacone da 250 millilitri
5 è prodotto dalla Vita Europe. Costituito
SECONDO LA MODALITÀ
8 è sufficiente per il trattamento di 5 (5
1 litro 1) Flacone da 0,250 litri
fondamentalmente da estratti della trattamenti per colonia) o 8,33 alveari
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 2,500 litri
Beta vulgaris, varietà altissima, viene (3 trattamenti per colonia); il flacone
n. 3 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione
commercializzato in flaconi da 250 millilitri Totale alveari trattati 8,33
da un litro garantisce il trattamento di
(0,250 litri) o da un litro. Anch’esso deve n. 5 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione 20-33,3 alveari. Questo significa che a
essere diluito in soluzione zuccherina al Totale alveari trattati 5 ciascun alveare vengono somministrati
250 ml momento del suo impiego. 10 millilitri di Vita Feed Gold per 3 (30
2) Flacone da 1,000 litri millilitri di preparato puro pari a 300
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 10,000 litri millilitri di soluzione complessivamente)
n. 3 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione o 5 giorni (50 millilitri di preparato
00 – ApiHerb fig. 06 / B
Totale alveari trattati 33,33
puro pari a 500 millilitri di soluzione
n. 5 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione
Totale alveari trattati 20
complessivamente).

Per l’impiego occorre miscelare L’utilizzo regolare di questi preparati,


MODALITÀ DI DILUIZIONE DEL VITA FEED GOLD 6 100 millilitri (0,10 litri) in 900 millilitri di INCREMENTO DELLA COVATA DOPO INCREMENTO DEGLI ADULTI DOPO
9 considarata la loro azione generale di
soluzione zuccherina al 50%. Da un 12 GG DAL TRATTAMENTO 12 GG DAL TRATTAMENTO
integratori alimentari prima ancora che
flacone da 250 millilitri, unito a 2,250 25% 12% quella di contrasto alla Nosemiasi, favo-
1) Flacone da 0,250 litri litri di soluzione zuccherina al 50%, è risce uno sviluppo migliore delle colonie
0% 0%
Soluzione zuccherina al 50% 2,250 litri possibile ottenere complessivamente due di api. Queste, infatti, appaiono general-
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 2,500 litri litri e mezzo litri di preparato; da quello da mente più popolose e più attive rispetto
un litro, 10 litri di soluzione. DECREMENTO DELLA COVATA DOPO
12 GG DAL TRATTAMENTO
DECREMENTO DEGLI ADULTI DOPO
12 GG DAL TRATTAMENTO a quelle non sottoposte a trattamento.
2) Flacone da 1,000 litri Alcune ricerche quantificano in primave-
Soluzione zuccherina al 50% 9,000 litri
-7%
ra un incremento della covata (fino al
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 10,000 litri
-52%
-68% 25% in più) e degli adulti (12%). In au-
-17%
tunno un più moderato decremento
1) GRUPPO ALVEARI TRATTATI della covata (15% in più) e degli adulti
2) TESTIMONE
(10%).

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Azioni volte a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura - sotto Azione A3
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Il glomere
e Forestali DELLA SARDEGNA

la sua importanza ai fini dello sviluppo invernale


Numerosi studi hanno dimostrato come la temperatura sia determinante nell’influenzare l’attività La forza della colonia,
dell’ape e, quindi, della colonia. Raramente l’azione di bottinamento dell’ape si svolge con tempe- 1 commisurata col numero di individui
rature inferiori ai 10°C o superiori ai 37°C. Solo la colonia, nel suo insieme, ha la capacità di regolare
la temperatura interna dell’alveare, facendo sì che la vita, al suo interno, prosegua pressoché in Miele
N° alveari Miele prodotto adulti, assume importanza fondamen-
N° api prodotto da tale sotto l’aspetto dei risultati produttivi.
modo costante. rispetto a una rispetto a una
della ciascuna
Sin dalla metà del XIX secolo, Lorenz Lorraine Langstroth, il padre dell’apicultura moderna, ebbe colonia di colonia di Lo stesso quantitativo di api che costitui-
colonia colonia
modo di constatare come famiglie popolose, disponendo di acqua e di adeguate provviste ali- 80.000 api 80.000 api sce una colonia può essere diviso in
(Kg)
mentari, quali miele e polline, facilmente raggiungibili, fossero perfettamente in grado di superare i due o più famiglie. Ad esempio, qualora
freddi più intensi (fino a temperature di -45°C) come le estati più torride, sopportando temperature 20.000 8 -14 4,0 32 - 56
fino a 50°C. 80.000 operaie siano suddivise in 4
Appare opportuno ricordare che la colonia di api deve essere considerata come il vero organismo 40.000 25 - 40 2,0 50 - 80 colonie di 20.000 api ciascuna, i risultati
vivente poiché i singoli individui non sono in grado di sopravvivere singolarmente: regina, fuchi 60.000 50 - 70 1,3 66 - 93 produttivi di miele sarebbero pari a
e operaie sono infatti da considerarsi alla stregua di cellule di un organismo vivente, ciascuna circa la metà (dal 30 al 70%)..
con una propria specializzazione. È il loro continuo ricambio che garantisce la vita della famiglia 80.000 80 - 100 1,0 80 - 100
e l’apicultore deve pertanto occuparsi delle condizioni e delle necessità dell’intero alveare, non di
ciascun individuo.
Al termine della stagione produttiva, l’alveare deve essere formato da un congruo numero di
operaie, capaci di superare il periodo invernale. L’analisi delle condizioni della colonia è la sintesi Allorché la temperatura esterna
di differenti situazioni, non sempre codificabili. Prendendone in considerazione solo alcune, è O
2 scende al di sotto dei 10°C, le api operaie
possibile fare alcune riflessioni.
O
O
C O
F
si stringono insieme, formando il glome-
Le famiglie molto popolose consumano maggiori quantità di polline e miele che deve essere pre- 50 120

sente nei favi al termine della stagione produttiva; questo comporta una sottrazione di spazio per
40 100
re. In questa situazione ciascun individuo
30 80

la covata che, pertanto, risulta meno estesa in relazione al numero di api svernanti. 20 60 meno di 10°C attiva, all’altezza del proprio torace, un
Nelle famiglie meno popolose, in proporzione, è maggiore il numero di api che viene destinato 10
0
40
processo metabolico, che lo porta a di-
20 FORMAZIONE DEL
all’allevamento della covata; per contro sono molto poche le operaie che possono dedicarsi alla 10
0 ventare una sorta di minuscola stufa. La
raccolta del nettare. 20 GLOMERE
30
20
temperatura del torace si eleva fino a
La longevità di un’operaia è legata alla sua attività di allevamento della covata e, quindi, alla pro- 40
40

raggiungere valori oscillanti fra i 26 ed i


duzione di pappa reale. In genere viene rapportata all’attività di bottinamento, ma questo non 50 60

è corretto. Aumentando il flusso nettarifero, aumenta l’attività di bottinamento della colonia e, 35,5°C. Per questa operazione l’ape deve
contestualmente, la produzione di uova della regina. L’osservazione più banale è, di conseguen- assumere del miele che deve poter repe-
za, quella che sia l’attività di raccolta la causa dell’accorciamento della vita dell’operaia, mentre la rire nell’immediata vicinanza del glomere.
causa vera è rappresentata dall’attività di allevamento della covata, covata che cresce al crescere 00 – il glomere fig. 03

del flusso di nettare.


Le probabilità che un alveare rimanga orfano nel periodo invernale crescono in modo direttamen-
te esponenziale rispetto all’età della regina. È minimo con regine di 1 anno (10% circa) mentre Il glomere non è una sfera
diviene massimo con regine di 4 anni (pressoché il 100%). 3 compatta. Le api operaie si concentrano
Perché una colonia di api possa produrre miele, essa deve essere posta in grado di sfruttare un fra i favi e le celle vuote formando una
eventuale flusso di nettare presente in un determinato momento nell’ambiente nel quale essa sorta di conchiglia che racchiude uno
vive. Le condizioni nelle quali l’alveare viene invernato sono determinanti affinché questo accada. spazio interno vuoto a disposizione della
In pratica, le colonie devono essere invernate in assenza di stati patologici, con api giovani e vitali,
non stremate da elevati carichi di varroe, con adeguate scorte alimentari (soprattutto di polline, colonia. Tanto maggiore è il numero
difficilmente somministrabile artificialmente), con regine giovani (possibilmente dell’anno), vitali e di delle api operaie, tanto più grande è
buona genetica. Solo in presenza di queste condizioni nell’alveare si può garantire il totale ricam- la sfera che esse riescono a costituire
bio delle api nate nel periodo preinvernamento con quelle nate a seguito della ripresa della covata e perciò lo spazio a disposizione per le
della nuova stagione. Le perdite invernali sono dovute sostanzialmente a crisi di fame e carenza di attività dell’alveare.
polline, orfanità, scarsa vitalità delle api e presenza di malattie. Spesso gli apicultori, anche professio-
nisti, non quantificano tali perdite o comunque non conferiscono ad esse una corretta valutazione
economica, causa la straordinaria capacità di ripresa degl alveari.
Schede tecniche di apicultura Il glomere - la sua importanza ai fini dello sviluppo invernale

Le api che formano il glomere Affinché una colonia non subisca


4 assumono il miele dai favi e, avviando 7 una contrazione invernale, il numero
il processo metabolico descritto in di api che nascono durante il periodo
precedenza, tendono ad elevare
Il glomere, assimilabile ad una sfera, di svernamento deve essere almeno
notevolmente la temperatura sia della risponde alla relazione geometrica: pari a quelle che, nello stesso periodo,
parete del glomere stesso, sia della sua muoiono. Questi due valori sono legati
parte interna. È stato osservato come, fra loro da un semplice rapporto mate-
con temperature di circa -26°C, già a 2,5
superficie della sfera: 4 πr2 matico: la quantità di api che vanno
centimetri dello spessore della parete del a costituire la parete del glomere (più
glomere la temperatura si porti a valori di volume della sfera: 4/3 πr3 anziane) deve essere almeno uguale
circa - 8°C. alla covata in allevamento. Pertanto, ci
deve essere un corretto rapporto fra la
superficie del glomere e il suo volume.

00 – il glomere fig. 08

È indispensabile che le api possano, È possibile fare alcune considerazioni:


5 nel momento in cui costituiscono il 8 supponendo che ogni centimetro qua-
glomere, reperire il miele al suo interno drato (cm2) di parete del glomere sia for-
poiché quello che si viene a trovare in mato da 10 api che si stratificano le une
favi lontani è per loro irraggiungibile. sulle altre e considerando che per ogni
Infatti, non appena un’ape abbandona il Il volume è pari a 0,5 cm3 ape allo stadio larvale sono necessari
glomere, non potendo più godere della (conteggiando sia il volume della celletta,
copertura termica che esso le garantisce, sia lo spazio fra i favi) circa 0,5 centimetri
va incontro a morte pressoché certa. cubici (cm3), occorre che le api formino
Pertanto, nel caso di una formazione di un glomere con un volume (in cm3) 5
glomere prolungata, la colonia, pur ricca volte superiore alla superficie (in cm2).
di scorte lontano dal glomere, mostra un In tale situazione il glomere occupa un
elevato tasso di mortalità. volume con raggio di circa 15 centimetri
e, pertanto, interessa 7-8 favi.

La grandezza del glomere varia Nel caso di temperature invernali


6 principalmente in funzione di due 9 più alte, che richiedono glomeri con
parametri: il numero delle api operaie che pareti meno spesse, sono meno le api
compongono la colonia e la temperatura chiamate a costituirlo. Seguendo l’esem-
esterna, considerando che, con l’abbassarsi pio precedente, qualora siano solo 6, il
delle temperature è maggiore lo spessore rapporto fra volume è superficie è pari
del glomere e quindi il numero di api a 3. In questo caso il volume del glome-
che lo compone. Per questo motivo, è re deve avere un raggio non inferiore ai
prevedibile che esso tenda ad occupare 10 centimetri, garantendo la copertura
uno spazio sempre maggiore col progre- termica a 6 favi. Pertanto, nei casi in cui
dire della stagione invernale, sia perché le non si registrino temperature significa-
temperature sono via via più miti, sia per il tivamente inferiori agli 0°C, è raccoman-
GENNAIO FEBBRAIO FINE FEBBRAIO
crescere dei componenti la colonia di api. dabile che le colonie vengano invernate
con almeno 6 favi ben coperti di api.

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Il controllo dell’alveare Viluppo invernale - Fig 3

l’invernamento e lo sviluppo invernale


Con assoluta certezza è possibile affermare che le possibilità produttive di una colonia di api Completata la riunificazione,
sono strettamente correlate alle capacità di governo dell’allevatore. Primaria importanza assume 3 le colonie devono risultare ben popolate,
lo sviluppo dell’alveare nel periodo invernale, periodo che intercorre dal momento dell’inverna- R R C C C C R R R0 R0 con tutti i favi coperti di api. Si tenga pre
mento a quello della posa del primo melario. Spesso un errore, seppure banale, può compro-
mettere in modo significativo il valore delle produzioni altrimenti ottenibili. sente che la covata non può eccedere i limi-
Le modalità di governo dell’apiario variano secondo la professionalità dell’apicultore. ti imposti dal glomere (vedi scheda: Il glome-
Ad esempio, il poter disporre di un seppur modesto allevamento di regine assume rilevanza re). Oltre a ciò, è indispensabile che le api
notevole sulle sue scelte. Infatti, l’allevatore che può contare sulla disponibilità precoce di celle R SCORTE FRUIBILI
C COVATA
più esterne siano in grado di raggiungere
reali, non mostrerà alcuna esitazione nel riunire le sue colonie più deboli al momento dell’inver- R0 SCORTE NON FRUIBILI i favi di scorta, non potendo, per nutrirsi,
namento. Così facendo egli deve obbligatoriamente sopprimere alcune regine, che, ovviamen- allontanarsi dal glomere stesso. Un alveare
te, devono essere rinnovate al termine della stagione fredda. munito di favi di scorta, ma posizionati
Altrettanto non è possibile possa verificarsi qualora l’apicultore non possegga altrettanta profes- troppo lontani dalle api in glomere, è
sionalità: egli tende a mantenere costante il numero dei propri alveari, facendoli spesso svernare destinato comunque a morire di fame.
in condizioni di sviluppo non idonee e tali da ritardare la loro ripresa produttiva.

Sul finire della stagione produttiva Al momento dell’invernamento,


1 gli alveari devono essere predisposti per 4 che nelle regioni a clima mediterraneo
trascorrere al meglio la stagione fredda. si attua entro la prima decade di dicem-
La quantità di api presente in ogni alveare bre, occorre effettuare un trattamento
all’inizio dell’inverno deve essere tale da contro la varroatosi: in questa fase
garantire la formazione di glomeri di volu- può essere impiegato l’acido ossalico.
me adeguato per proteggere al meglio Lo stesso trattamento deve essere
una buona quantità di covata, conside- ripetuto 25-30 giorni dopo. Questo
rando che i primi due cicli sono quelli de- primo trattamento è indispensabile
putati alla sostituzione delle api svernanti. per proteggere l’ultimo ciclo di covata
Viluppo invernale - Fig 2 Pertanto è bene che gli alveari siano com- che dà origine alle operaie destinate a
posti da non meno di 7-8 favi ben coperti trascorrere il lungo periodo invernale.
di api.

Gli alveari deboli devono essere riuniti Sessanta giorni prima della prevista
C2 C2 R2 R2
2 fra loro, sopprimendo le regine che 5 ripresa del flusso di nettare, è opportuno
R1 C1 C1 C1 C1 R1 non hanno mostrato caratteristiche procedere ad una stimolazione dell’ ovide-
interessanti. I favi di covata provenienti posizione della regina, realizzando una
FAMIGLIA RICEVENTE dalla colonia nella quale è stata uccisa nutrizione stimolante, con l’impiego di
R1 SCORTE ALIMENTARI
C1 COVATA
la regina devono essere semplicemente soluzioni zuccherine al 50%: un chilogram-
inseriti in un altro alveare, suddividendoli mo di zucchero per litro di acqua.
FAMIGLIA ORFANIZZATA
R2 SCORTE ALIMENTARI
ai lati della covata della famiglia ricevente. La soluzione deve essere somministrata
C2 COVATA Occorre fare attenzione che in ogni utilizzando preferibilmente nutritori a tazza
colonia, fra le scorte alimentari, sia da soffitta o nutritori esterni da applicare
presente in quantità abbondante anche all’ingresso.
il polline.
Schede tecniche di apicultura Il controllo dell’alveare - l’invernamento e lo sviluppo invernale

In questa fase, la nutrizione non Trascorsi circa trenta giorni


6 deve essere abbondante. È sufficiente 9 dall’ultimo trattamento per il controllo
una somministrazione media giornaliera della varroatosi, occorre procedere ad
di 0,1 litri, da protrarre per 10 giorni un monitoraggio della consistenza delle
fino ad un totale distribuito di un litro. popolazioni dell’acaro. La valutazione
La soluzione può essere somministrata può essere fatta secondo le modalità
ogni due o tre giorni. Interessando descritte nella scheda specifica. È oppor-
tutte le famiglie, ha lo scopo di favorire tuno che il monitoraggio venga realiz-
la ripresa contemporanea della covata zato tutti gli anni, secondo le medesime
in ciascuna di esse. Inoltre fornisce utili modalità. Il dato ottenuto, (valutato
indicazioni sia sull’attitudine produttiva come media fra gli alveari) rapportato
della colonia sia sulle sue condizioni a quello degli anni precedenti, fornisce
sanitarie. una preziosa ‘indicazione sull’efficacia
del programma di lotta alla parassitosi.

Le colonie che consumano la I primi due cicli di covata hanno lo


7 soluzione rapidamente ed in modo 10 scopo di rinnovare la popolazione
completo, senza alcuna moria nel dell’alveare: le nuove api, nate nei primi
nutritore, non debbono destare 40 giorni dalla ripresa della covata,
alcuna preoccupazione. Anzi, devono essere sufficienti a reintegrare la
occorre considerare che la vitalità quota di api svernanti oramai giunte al
nell’assunzione della nutrizione è termine del loro ciclo di vita. In assenza
strettamente correlata con l’attitudine di stati patologici, una contrazione
genetica all’attività di bottinamento. della forza dell’alveare è dovuta ad una
scarsa longevità delle api operaie, scarsa
longevità che, non può che ripercuotersi
sulle capacità produttive dell’alveare.

Lo stesso non si può affermare Una maggiore longevità delle operaie,


8 per quelle colonie che non manifestano 11 a parità di numero di api nate, conferisce
grande interesse per la nutrizione o le cui alla colonia una forza maggiore e,
operaie, peggio ancora, affogano nella soprattutto, una maggiore presenza di
soluzione. Queste sono le colonie che, api bottinatrici. Infatti tale funzione viene
con maggiori probabilità non daranno raggiunta dalle api al ventesimo giorno
grandi soddisfazioni. È inoltre opportuno di vita. Qualora un’operaia viva 40 gior-
che l’apicultore proceda ad un loro ni, in alveare sono presenti una bottina-
controllo approfondito per verificarne lo trice per ogni ape di casa; se, al contra-
stato di salute. La moria per annegamen- rio, essa vive per 60 giorni, la colonia può
to è, infatti, sintomo di api indebolite. contare su due bottinatrici per ciascuna
ape di casa. Al controllo queste colonie si
mostrano molto forti e con le api pronte
alla costruzione di nuovi favi.

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Il controllo dell’alveare
l’aggiunta dei fogli cerei
Trascorsi 40 giorni dalla ripresa della covata, la colonia deve iniziare a svilupparsi in termini nume- Occorre verificare il regolare flusso
rici. Infatti i primi due cicli di covata sono quelli che generano le operaie che vanno a sostituire le 3 di nettare ché in questo periodo potrebbe
api che trascorrono l’inverno.
non essere sufficiente per garantire una
In presenza di un glomare sufficientemente esteso, se le api sono sono scarsamente longeve,
durante il primo periodo invernale, nella colonia, muoiono più api di quelle che sfarfallano: questa buona e corretta costruzione dei favi. Nel
condizione porta ad una contrazione della popolazione tanto più grave quanto minore è la lon- caso il flusso di nettare non sia abbondante
gevità delle operaie. Queste colonie devono essere obbligatoriamente escluse da un eventuale o nel caso siano previste giornate poco
piano di selezione, qualora la scarsa longevità non sia determinata da condizioni ambientali, ma sia adatte all’attività di bottinamento, occorre
correlata al patrimonio genetico. Nel caso vi sia una equivalenza fra api svernanti morte e nuove fare ricorso ad una nutrizione di soccorso.
nascite, dopo questo lasso di tempo la colonia presenta lo stesso grado di sviluppo che aveva al È bene ricordare che la scelta dei fogli cerei
momento dell’invernamento. Più rara è la situazione in cui una colonia mostra un incremento dei deve ricadere su quelli di peso compreso
suoi componenti sin nei primi 40 giorni dalla ripresa della covata. fra 100 e 110 grammi, i soli che offrono le
Nel momento in cui la colonia entra in questa fase, l’apicultore deve porre particolare attenzione migliori garanzie di buona costruzione.
nell’assecondarne al meglio lo sviluppo. Ogni suo errore, infatti, rischia di avere gravi ripercussioni
sotto il profilo produttivo.

La famiglia, trascorsi 40 giorni Nelle situazioni di scarso flusso


1 dalla ripresa della covata, dovrebbe 4 di nettare, infatti, le api ceraiole non
presentarsi in forte espansione. Sollevato vengono a trovarsi nelle migliori
il coprifavo le api devono essere presen- condizioni per produrre cera. Pertanto
ti su tutti gli spazi disponibili fra i favi. per la costruzione dei fogli cerei esse
Considerato che il controllo deve fanno spesso ricorso a cera già deposta,
essere effettuato in una giornata di frequente la stessa che compone il
calda, e quindi di volo intenso, la forza foglio cereo. In questa situazione il foglio
dell’alveare deve essere giudicata viene rosicchiato in prossimità del filo.
tenendo conto delle api intente al lavoro Quando questo si verifica il favo deve
di bottinamento. La famiglia, in pratica, è essere eliminato al più presto.
più forte di quello che appare.

Qualora sia stata invernata con il nido Solo in presenza di un intenso flusso
2 incompleto, l’aggiunta del primo 5 di nettare o, in alternativa, di una ricca
foglio cereo non comporta problemi. nutrizione di soccorso, le api costruiscono
L’apicultore può decidere se inserirne in modo regolare i loro favi. Per questo
uno solo o due contemporaneamente, motivo, nel momento dell’aggiunta dei
in relazione al grado di sviluppo della fogli cerei, occorre intervenire con la
colonia. In ogni caso, i fogli cerei devono somministrazione di adeguati quantitativi
essere posizionati ai lati della covata, fra di soluzione zuccherina al 66%: 2
questa ed il primo favo con scorte. Nel chilogrammi di zucchero per litro di
caso si aggiungano due fogli cerei, essi acqua. Questo nella considerazione che la
devono essere posti uno per lato. cera altro non è che un metabolita della
zucchero.
Schede tecniche di apicultura Il controllo dell’alveare - l’aggiunta dei fogli cerei

Se la colonia è stata invernata su 10 favi Non appena il foglio cereo viene


6 il posizionamento dei fogli cerei può 10 costruito dalle api, occorre spostarlo
comportare qualche problema, in particolare centralmente, ove l’eventuale formazione
quando la colonia si presenta assai popolata. del glomere presenta la massima sezione.
In questa situazione l’aggiunta dei fogli cerei Possibilmente questo nuovo favo dovrebbe
si può realizzare solamente a condizione essere collocato al lato del favo ove si trova
che dal nido vengano asportati un numero la regina. Potendo così disporre di un favo
corrispondente di favi. nuovo, ottimo per accogliere covata, essa si
sposta quanto prima per deporvi.

Si procede estraendo uno dei favi Un favo ben costruito deve essere
7 laterali, quello che appare meno popolato o 11 prontamente interessato dalla ovideposizione
più semplice da estrarre. Per facilitare questa della regina. Infatti sono le esuvie larvali che,
operazione e per evitare di uccidere molte api per abbandonate nelle cellette dalle api sfarfallate,
sfregamento, può essere necessario accostare il garantiscono il rafforzamento del favo. Solo in
penultimo favo (quello in posizione 9) a quello in questa condizione il favo da nido è in grado
posizione 8, posizionandolo anche appena sopra di assolvere al meglio alle sue funzioni, poten-
l’orecchietta del distanziatore. Possono essere do accogliere sia la covata che le scorte,
estratti uno o due favi, in funzione dello sviluppo senza rischio di cedimenti anche alle elevate
della popolazione o dell’entità delle scorte. temperature tipiche della stagione estiva.

I favi asportati possono trovare spazio Qualora il favo venga dimenticato


8 in un doppio melario (vedi glossario) 12 ai lati della covata, esso, nella pluralità dei
posizionato o sullo stesso alveare o su una casi, viene sfruttato solo in piccola parte per
una delle famiglie più forti. In esso vengono la ovideposizione. Molto più frequentemente
raggruppati favi provenienti da più alveari. le api lo impiegano per il deposito
Prima di essere trasferiti in questo corpo i favi delle scorte alimentari, miele e polline,
devono essere scrollati leggermente affinché sottraendolo alla sua destinazione principale:
si sollevino in volo le bottinatrici e rimangano l’accoglimento della covata.
aggrappate le sole le api di casa.

Ricavato lo spazio necessario, Questi sono favi che, purtroppo,


9 al pari di quanto detto in precedenza, si 13 devono essere allontanati quanto prima.
inseriscono uno o due fogli cerei ai lati della Infatti, la mancanza dell’azione di rinforzo
covata. Occorre infatti considerare che, qua- garantito dalle esuvie pupali lasciate dalla
lora il foglio cereo non venga immediata- covata porta alla deformazione delle celle
mente costruito, esso viene difficilmente o, peggio, al crollo dell’intera costruzione
saltato dall’ape regina durante i suoi sposta- sotto il peso delle scorte di miele e polline
menti da un favo all’atro; in tal caso, questa non appena si registra un incremento delle
rischia di restare relegata nella porzione di temperature.
nido delimitata dal foglio cereo.

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Il rinforzo dell’alveare
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il trasferimento di favi e di api adulte


Le colonie di api, durante i mesi invernali, si sviluppano naturalmente in modo non omoge- La carenza di polline
neo, raggiungendo l’epoca della messa dei melari in tempi differenti. Per di più possono, in 2 può essere ovviata spostando favi da
particolari periodi della loro vita, mostrare stati di indebolimento determinati da motivazioni
evidenti o, come spesso capita, non giustificati da eventi esterni. Per contro, per l’apicultore è una colonia ad un’ altra. Prima del tra-
importante avere apiari con colonie dallo sviluppo il più omogeneo possibile. Durante i mesi sferimento, occorre scrollare leggermen-
invernali, una contrazione eccessiva della colonia (in misura maggiore di un favo coperto di te il favo affinché le api bottinatrici lo
api) registrato in assenza di stati patologici, è sintomatico di una scarsa longevità delle api abbandonino. Infatti, una o due scrolla-
operaie. In pratica, le api svernanti muoiono ancor prima di essere sostituite dalle nuove nasci- te, fanno sì che le api di volo si allonta-
te, portando ad uno spopolamento evidente dell’alveare. È questa una caratteristica genetica nino, lasciando sul favo le sole api di ca-
e, in quanto tale, modificabile solo attraverso un’azione costante di selezione. sa, incapaci di prendere il volo. Queste
È importante per l’apicultore comprendere le cause che hanno determinato l’indebolimento api, molto giovani e meno aggressive,
della colonia. Se queste derivano da stati patologici irrisolti, è determinante, prima di compiere consentono un ulteriore rafforzamento
qualunque operazione, curare la colonia oppure in ultima analisi valutare l’eventualità della
sua soppressione. Eventualmente una volta risolto il problema, è possibile riunire la colonia della colonia ove il favo viene inserito.
con un’altra.
Le tecniche impiegate in apicultura per livellare la forza delle famiglie sono svariate.
Non tutte, però, si mostrano idonee rispetto all’obiettivo; diversi autori descrivono una serie Per il rafforzamento di colonie
di operazioni che, se effettuate in periodi non consoni, possono addirittura dimostrarsi con- 3 deboli si sconsiglia di trasferire favi con
troproducenti. covata aperta. Infatti le colonie deboli
Per ottenere colonie più omogenee possibile, si può fare ricorso ad interventi che prevedono
non sono in grado di accudire covata
la riduzione del numero di alveari allevati o il trasferimento di api (con diverso stadio di svilup-
po) da alveari forti ad alveari deboli. di questo tipo che deve essere nutrita e
Gli interventi del primo tipo si esplicano nella riunificazione di due o più alveari deboli o di protetta. La covata giovane, inserita in
una colonia debole con una orfana. famiglie deboli, è esposta agli eventuali
Nel secondo caso è possibile trasferire: cali di temperatura che portano a for-
• favi di scorte; mazioni di glomeri tanto più compatti
• favi e api; quanto minori sono le temperature
• api adulte di casa (e pertanto incapaci al volo); esterne. In tali condizioni la covata ester-
• api bottinatrici. na al glomere va incontro a morte certa.
Il trasferimento dei favi come delle api adulte può avvenire senza l’impiego di farina o altre
sostanze. Eventualmente, può essere d’aiuto un po’ di fumo.

Spesso, durante l’inverno, è possibile Il trasferimento di covata aperta,


1 riscontrare una carenza di scorte di 4 composta da larve di età inferiore ai tre
polline, alimento essenziale per le api giorni, si rende necessario ove colonie
adulte e la covata. Rappresentando la forti si ritrovino orfane e non siano
frazione proteica dell’alimentazione, in grado di allevare celle reali. In tali
esso viene consumato tal quale dalle circostanze è possibile (anche se spesso
api adulte o dalle larve di età superiore non conveniente) inserire un favo di
ai tre giorni. Il polline fornisce inoltre le covata aperta affinché sia possibile alle-
proteine necessarie affinchè le api nutrici vare la nuova regina. Quando viene
possano produrre la pappa reale, unico inserito, il favo può essere privato o no
alimento per le larve fino al terzo giorno delle api di copertura, le quali sono ov-
di età e per la regina. viamente, per la quasi totalità api nutrici.
Schede tecniche di apicultura Il rinforzo dell’alveare - il trasferimento di favi e di api adulte

Per rinforzare famiglie deboli Il trasferimento delle api nutrici


5 è preferibile utilizzare favi con sola 8 si realizza prelevando un favo con cova-
covata nascente. Questa covata sfarfalla ta aperta. Dopo una leggera scrollatura
in uno o due giorni e pertanto i rischi di che induce il volo delle bottinatrici, le
una sua mortalità sono inferiori, anche api di copertura (tutte api di casa) pos-
se non nulli. Prima di fare questa opera- sono essere trasferite all’interno dell’al-
zione è opportuno sincerarsi sulle tem- veare debole, scuotendo o spazzolando
perature minime, sopratutto notturne e il favo. Queste api giovani restano nella
previste per i giorni successivi all’opera- colonia ricevente, fino a diventare botti-
zione. Qualora si prevedano tempera- natrici. Nel caso, in apiario, si siano già
ture inferiori ai 10°C, che comportano inseriti i fogli cerei, il trasferimento delle
reali rischi di formazioni di glomere, è ceraiole si realizza prelevando questi
preferibile rimandare l’intervento. telaini dalle colonie donatrici e scrollan-
doli più facilmente nell’alveare ricevente.

Per rinforzare le colonie deboli, È possibile rinforzare una colonia


6 è certamente da preferire l’impiego del- 9 debole attraverso il trasferimento delle bot-
le api adulte, le uniche capaci di fronteg- tinatrici provenienti da un alveare forte.
giare improvvisi ritorni di freddo. In più, Questo intervento si realizza invertendo la
con un numero maggiore di adulti, è posizione fra l’alveare donatore e quello
possibile, per la colonia, formare glo- ricevente. Questa operazione, inducendo
meri con diametri maggiori e, quindi, le bottinatrici a scambiarsi fra i due alveari,
proteggere una maggiore superficie di determina lo spopolamrento dell’alveare
covata. Affinchè l’intervento abbia suc- donatore ed il rafforzamento di quello
cesso, non è possibile trasferire api botti- debole. È però questo un intervento
natrici, presenti principalmente sui favi assai rischioso poiché lo spopolamento
di miele o di covata opercolata, poiché dell’alveare donatore non può essere
queste farebbero ritorno alla famiglia di graduato e, qualora eccessivo, può avere
origine non appena fuori dall’alveare. conseguenze difficilmente prevedibili.

Le uniche api che è possibile utilizzare Se si dispone di più postazioni,


7 sono quelle di casa le quali, non ancora 10 il rinforzo di un alveare debole può av-
in grado di volare, non hanno alcuna venire attraverso il trasferimento di favi
possibilità di ritornare all’alveare di con covata opercolata (meglio se pros-
provenienza. Occorre pertanto trasferire sima allo sfarfallamento) con abbondanti
o api nutrici (produttrici di gelatina reale, api di copertura. Questo materiale può
con età dai 3 ai 10 giorni) o api ceraiole comodamente essere raccolto in un’ar-
(produttrici di cera, con età dai 10 ai 18 nietta prendisciame ed essere trasferito
giorni). È possibile trovare le api nutrici in postazioni lontane non meno di 4-5
sui favi con covata aperta e larvette di chilometri. In questo modo anche le
età inferiore ai tre giorni mentre le api bottinatrici non sono più in grado di fare
ceraiole vanno a colonizzare i fogli cerei ritorno al ceppo di partenza, finendo per
appena inseriti. rimanere nella colonia ricevente.

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L’aggiunta dei melari


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La sovrapposizione dei melari assume, nell’apicultura razionale, una valenza determinante.


Molte indicazioni riportate nella manualistica apistica non trovano adeguate risposte nella
Nel momento in cui il nido si trova
pratica, dimostrandosi, il più delle volte non appropriate alle finalità imposte dall’apicultura
professionistica: buone produzioni con impieghi limitati di ore lavoro.
2 composto da almeno 7-8 favi di covata,
La maggior parte degli autori di manuali di apicultura consigliano l’inserimento dei melari nel inserendo l’ultimo foglio cereo è neces-
momento in cui tutto lo spazio nel nido è stato occupato e le api iniziano ad allungare le celle sario sovrapporre contemporaneamen-
dei favi da nido. Ebbene, se così si operasse, soprattutto in ambito mediterraneo, l’aggiunta te il melario. Se l’apicultore non dispone
dei melari avverrebbe quando le colonie si sono già predisposte per la sciamatura. di favi, il melario può essere composto
Prima di affrontare i casi particolari, occorre fare una breve premessa. Il miele, nel momento da soli fogli cerei. In questo caso le api
in cui viene deposto nella celletta di un favo, registra un livello di umidità pari al 35-50%. iniziano la costruzione a partire dai telai-
Pertanto, affinché le api possano produrre un chilogrammo di miele maturo (che, con umidi-
ni centrali, per passare solo in seguito
tà non superiore al 18%, occupa un volume di circa 0,7 litri) devono poter contare su un volu-
me di immagazzinamento che varia, rispettivamente da 0,86 (con umidità del 35%) a 1,15 a quelli laterali. Pertanto, qualche
litri (con umidità del 50%). Ciò significa che le api, per la produzione di miele, debbono poter giorno dopo l’inserimento è necessario
disporre di un volume maggiore di circa 1,2-1,6 volte il volume che occupa il miele maturo. spostare centralmente i telaini periferici.
Qualora il melario venga sovrapposto ad un nido completo, nel quale le api già allungano
le cellette dei favi, è certo che circa un 1/3 dello spazio, naturalmente a disposizione della
covata è invece occupato dal miele. Se a questo si somma il volume del polline, anch’esso Disponendo di favi da melario
immagazzinato nei favi del nido, si comprende facilmente come sia possibile che la famiglia 3 costruiti, l’allevatore deve disporre i
si stia già predisponendo alla sciamatura, avendo, la regina, appena la metà del nido come
spazio a disposizione per la covata. melari inserendo i telaini con i fogli cerei
Un discorso analogo occorre fare relativamente al momento in cui debba essere inserito un in posizione centrale e i telai con i favi
melario aggiuntivo. È opinione diffusa fra gli apicultori che gli altri melari possano essere inse- costruiti in posizione laterale. In questo
riti non prima che il precedente venga opercolato. Per quanto detto in precedenza, appare modo si dà immediato spazio alle api
del tutto ovvio come le api si trovino nella condizione di dover utilizzare i favi del nido per per la deposizione del miele immaturo
immagazzinare miele immaturo in attesa che raggiunga valori in acqua inferiori al 18%. mentre le ceraiole possono iniziare la
Tutto questo porta, come già detto, a compromettere la capacità di ovideposizione della regi- costruzione dei fogli centrali. La succes-
na, con il conseguente rallentamento dell’espansione della colonia se non con la decisione sione consigliata è: 2-3 favi costruiti in
della stessa di sciamare per recuperare spazio vitale.
un lato; 3-5 fogli cerei centrali; 2-3 favi
Da qui è facile comprendere come la corretta aggiunta dei melari sia pratica essenziale per
ottenere produzioni abbondanti. costruiti nel lato opposto.

In una forte colonia svernante, La disposizione indicata


1 si rende necessario, con largo anticipo, 4 in precedenza porta con sé due
fare spazio alla covata, allontanando i favi vantaggi. Non si rende necessario lo
da nido carichi di miele. Questi possono spostamento dei favi dal centro ai lati
essere sistemati in un doppio melario poiché tutti i favi arrivano a contenere
(vedi glossario) posizionato su alcuni miele maturo nello stesso momento ed
alveari scelti tra i più popolosi. è possibile evitare di interporre la lastra
Al posto dei favi a miele, nei nidi si escludiregina (vedi glossario) fra il nido
inseriscono fogli cerei. Questi, posti ed i melari, vero ostacolo per la pronta
ai lati della covata, vanno spostati più colonizzazione del melario.
centralmente una volta che le api ne
abbiano ultimata la costruzione.
Schede tecniche di apicultura L’aggiunta dei melari

Riempito il primo melario Quando il flusso di nettare


5 per il 50 -70%, occorre aggiungerne un 8 si sta esaurendo, alla sommità dell’arnia
secondo. Questo, deve essere inserito si può ancora inserire un melario costrui-
preferibilmente fra il nido ed il primo to. In questo modo l’apicultore ha
melario e, per le ragioni già ricordate, l’immediata percezione dell’andamento
deve essere predisposto con telai nella del flusso di nettare senza dover spostare
successione indicata per il primo melario. l’intera pila dei melari. Se l’ultimo melario
resta vuoto, significa che il flusso volge
al termine. In caso contrario, questo
melario può essere trasferito appena
sopra il nido. Seguendo la stessa logica,
l’allevatore può valutare la possibilità di
inserire un ulteriore melario alla sommità
dell’arnia.

Il secondo melario potrebbe essere Man mano che i favi dei melari
6 inserito anche superiormente, ma questa 9 vengono opercolati, questi possono essere
posizione, in una situazione di intensa at- prelevati utilizzando diversi sistemi, a partire
tività di importazione, potrebbe rendere dall’impiego di una semplice spazzola, per
difficoltosa l’attività delle api, costrette ad arrivare all’ uso dei più costosi soffiatori.
attraversare un melario ormai pieno e L’utilizzo dell’affumicatore è certamente
opercolato, prima di accedere alla “zona da limitare poichè il miele potrebbe
di lavoro”. L’unico vantaggio in questa assumere il difetto di sapore di fumo. Se
situazione è la quasi certezza che nel l’apiario viene visitato spesso, è consigliabile
secondo melario la regina non andrà a prelevare i melari per gruppi mediante
deporre uova. con lo stesso criterio l’impiego degli apiscampo (vedi glossario).
occorre aggiungere i melari successivi
sempre quando l’ultimo è stato riempito
per metà.

Se l’apicultore opera Nel caso di sciami naturali,


7 in modo corretto, la deposizione di 10 di nuclei o pacchi d’api, il melario deve
uova nei favi del melario è un evento essere posizionato anche prima che
assai raro. Al fine di evitare che la regina il nido sia stato completato. Ciò evita
deponga nel melario, dal nido si devo- che le api utilizzino i favi del nido per
no prelevare tutti i favi che, per motivi riporvi le provviste in eccesso. Per questo
diversi, non sono idonei ad ospitare motivo, in queste situazioni, è preferibile
covata femminile: i favi deformati e impiegare melari con favi già costruiti.
quelli con miele. In particolare i favi ap- Contemporaneamente occorre
pena costruiti che interessati dalla depo- proseguire nel completare il nido con
sizione di miele, sono a grave rischio di l’aggiunta graduale di fogli cerei.
crollo. Il nido dovrebbe preferibilmente
contenere un solo favo con polline.

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La sciamatura
le cause predisponenti
Il fenomeno della sciamatura deve essere contrastato dall’apicultore, sebbene tutte le tecni- La carenza di spazio è motivo
che di cui egli può disporre non possono essere considerate certamente risolutive. È quindi 3 di forte congestionamento per l’intero
importante conoscere a fondo tutti gli aspetti, spesso interdipendenti fra loro, che predi- alveare. Pertanto, se l’apicultore non
spongono la colonia alla sciamatura affinché questo fenomeno possa essere ostacolato il più provvede per tempo (o sottraendo
efficacemente possibile. La cognizione certa, da parte dell’allevatore, delle cause che portano favi dal nido ed inserendo fogli cerei o
le colonie alla sciamatura, permette, se non di eliminare del tutto il fenomeno, di limitarlo a aggiungendo i melari), le api tendono a
pochi alveari o a far si che questo avvenga in un periodo più favorevole, durante la stagione ripristinare le proprie migliori condizioni
produttiva. Infatti, per poter contrastare la sciamatura attraverso la tecnica della sostituzione di vita con la costituzione di nuove
della regina con una dell’anno, occorre che la colonia manifesti la propria volontà di sciamare colonie attraverso la sciamatura.
non prima del mese di aprile. Generalmente è questo il periodo nel quale, si può disporre di
nuove regine giovani e feconde.
Fra gli elementi che inducono la colonia alla sciamatura si citano i più significativi.

L’età della regina è un elemento L’elevato flusso di nettare,


1 fondamentale poiché la quantità di 4 o più in generale l’abbondanza di
feromone reale (la cui funzione è quella risorse alimentari, stimola la colonia alla
di mantenere unita la colonia) che essa sciamatura. Un’abbondante fioritura
è in grado di secernere, è strettamente funge infatti sia da fattore primario che
legata alla sua età: invecchiando da fattore complementare, in quanto
anche di pochi mesi la quantità di predispone la famiglia ad altre situazioni
feromone prodotto si riduce in modo di disagio: (riduzione degli spazi a
assai significativo. Per tale motivo è disposizione, maggiore congestione,
importante essere certi dell’età di ogni incremento della covata, ecc.).
singola ape regina presente in apiario.

Se da un lato è stato osservato Un’elevata capacità di ovideposizione


2 che la regina depone preferibilmente 5 della regina necessita di uno spazio su-
nei favi vecchi, dall’altro questi, con il periore a quello ordinariamente presen-
loro carico di esuvie larvali lasciate nelle te nel nido. Occorre sempre garantire la
cellette dalle api operaie ad ogni ciclo presenza di favi vuoti a disposizione per
preimaginale, sono poco idonei ad la regina, asportando dall’alveare favi di
accogliere ancora covata. Per questo covata che possono essere trasferiti in
motivo molte cellette restano inutilizzate. doppi melari o impiegati per la costitu-
Inoltre, i favi vecchi rappresentano un zione di nuove colonie. La presenza di
fertile terreno per lo sviluppo di agenti covata opercolata superiore al 55-60%, è
patogeni, per cui occorre sostituirli indice di scarso spazio per la deposizione
periodicamente. di uova e quindi di difficoltà per la regina.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura - le cause predisponenti

Occorre limitare la covata a fuco, La componente genetica


6 sostituendo tutti i favi che possono 9 è un fattore fondamentale, determinan-
accoglierla, soprattutto quelli deformati. do la predisposizione della famiglia alla
Infatti, raramente, le colonie si sciamatura. Può verificarsi, infatti, il
predispongono alla sciamatura senza caso estremo di colonie che si
prima aver allevato un buon numero predispongono per la sciamatura
di maschi. Con la loro presenza, essi molto presto, quando il nido è
elevano notevolmente il livello di ancora incompleto. In questi alveari,
congestionamento dell’alveare, mentre, è generalmente possibile rinvenire un
con il loro appetito, limitano la quantità numero elevato di celle reali, spesso
di feromone reale a disposizione per le disposte sulle facce dei favi ed anche sui
api operaie (vedi glossario: Fuco). telaini da melario.

La scarsa circolazione d’aria viene Per l’apicultore


7 percepita dalla colonia attraverso 10 è certamente importante saper ricono-
l’incremento della temperatura interna, scere quando le operaie costruiscono
unitamente all’accrescimento del celle reali perché si predispongono alla
livello di anidride carbonica. Basilare sciamatura o per fare fronte ad una
importanza, in questa situazione, improvvisa morte della loro regina. Le
assume l’impiego delle arnie con celle di sciamatura vengono costruite,
il fondo in rete (private del vassoio nella quasi totalità generalità dei casi,
contavarroe) e l’aggiunta tempestiva nella periferia dei favi. Queste, inoltre,
dei melari. vengono occupate da un uovo.

I favi da nido Qualora le api si trovino costrette


8 molto spesso e particolarmente nelle 11 a fare fronte ad un caso di orfanità,
regioni a clima temperato, alla ripresa le cellette reali vengono, al contrario;
della covata, si presentano occupati edificate attorno alle larvette designate
da miele e polline, accumulati dalle api dalle stesse api operaie a diventare api
in autunno e non consumati durante regine. Per ciò le poche celle prodotte si
la stagione fredda. Questi favi non trovano esclusivamente sulla faccia dei
devono essere lasciati nei nidi poiché favi e contengono covata allo stadio di
sottrarrebbero spazio alla covata, ma larva di età inferiore ai 3 giorni e non è
devono essere allontanati e sostituiti con possibile individuare cellette reali con
favi vuoti o, meglio, fogli cerei. uova, né tanto meno favi con covata
allo stadio di uovo.

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La sciamatura
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la prevenzione
Esaminati gli elementi che portano la colonia a sciamare, differenti sono le azioni susseguenti che l’apicul-
tore deve porre in essere al fine di prevenirla o, per lo meno, affinché essa avvenga il più tardi possibile.

Negli ambienti a clima mite, La tempestiva introduzione


1 l’allontanamento dei favi vecchi o
4 di uno o più fogli cerei assume assoluta
deformati (vedi glossario) pone alcuni rilevanza. In questo modo le api ceraiole,
problemi, considerato che il consumo assai numerose alla ripresa della covata,
invernale di miele è assai scarso. possono svolgere la loro funzione.
Occorre allontanarli comunque dal Poichè per produrre la cera, le api altro
nido: o smelandoli o inserendoli non fanno che trasformare lo zucchero,
provvisoriamente in doppi melari (vedi la costruzione di fogli cerei provvede a
glossario) in attesa di una loro smelatura tamponare un’elevata importazione di
collettiva. nettare nell’alveare. I fogli cerei devono
essere inseriti a completamento del nido
o in sostituzione dei favi allontanati.

Nei nidi non devono essere presenti, L’impiego delle trappole per polline
2 comunque, favi colmi di riserve alimen- 5 è indispensabile per contrastarne,
tari (polline o miele) poiché sottraggono l’elevata importazione. Nelle regioni
spazio prezioso per la ovideposizione a clima temperato, questo tipo di
della regina. Al pari dei favi vecchi o de- produzione risulta pertanto obbligata
formati, da eliminare, questi telai devono e dettata soprattutto da esigenze di
essere allontanati: possono trovare tecnica apistica. Ove non si optasse
impiego nella formazione di sciami per l’introduzione delle trappole, i favi
artificiali o smelati e, quindi, riutilizzati. occupati dal polline devono essere
Anch’essi, provvisoriamente possono comunque allontanati.
essere trasferiti in un doppio melario.

Può rendersi necessario asportare La scarsità di spazio per il raccolto,


3 anche favi di covata, preferibilmente 6 predispone la famiglia alla sciamatura. Infat-
opercolata e prossima allo sfarfallamento. ti, il nettare portato dalle api bottinatrici,
Anche in questo caso, questi favi possono contiene dal 20 al 40% circa di sostanza
essere utilizzati o nella formazione di secca. In alveare le api di casa, non appena
nuclei o inseriti nei doppi melari richiamati assunto il nettare, al fine di provvedere alla
in precedenza. Una volta sfarfallata sua ulteriore disidratazione, lo rigurgitano
la covata, questi favi potranno essere dalla loro borsa melaria, facendolo scorrere
riposizionati nei nidi (della stessa o di più volte lungo la ligula estroflessa come
altre famiglie) o lasciati nei doppi melari e fosse un canale. Tale operazione, della
impiegati per la raccolta di miele. durata di 15 -20 minuti, si svolge in modo
continuo e assai rapido.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura - la prevenzione

Il miele viene deposto nei favi Quando la colonia è al massimo dello


7 quando la percentuale di sostanza secca rag- 11 sviluppo ed il flusso di nettare raggiunge
giunge il 50-60% circa. Nelle celle subisce livelli elevati, è buona norma asportare
un’ ulteriore concentrazione. Affinché maturi la porticina metallica che limita l’ingresso
occorrono da 1 a 3-4 giorni, mentre il volume dell’alveare, anche se spesso questo
del miele decade dal 50 al 70% circa. Quindi, accorgimento non è sufficiente a garantire
per ogni litro di miele prodotto, le api debbono una buona ventilazione interna.
disporre di un volume quasi doppio e pertanto In questa situazione sarebbe preferibile
il secondo melario deve essere posato non utilizzare arnie con i fondi di rete metallica.
appena il primo è stato riempito per metà.

È buona norma che i primi melari È possibile limitare il congestionamento


8 contengano una quota parte di favi ed 12 della colonia anche attraverso la
una di fogli cerei. Questi ultimi (da 3 a 5) realizzazione di aperture supplementari.
debbono essere posizionati al centro del Molti apicultori praticano delle aperture nei
melario, mentre i favi dovranno essere melari con il duplice scopo di aumentare la
posizionati ai lati. In questo modo si dà circolazione dell’aria in questi spazi e di far
spazio per la deposizione del miele, mentre si che il traffico pertinente la produzione di
le ceraiole presenti potranno dedicarsi al miele si svolga lontano dai nidi e quindi dalla
completamento dei fogli cerei. covata.

La presenza di soli fogli cerei, Le tecniche di conduzione in apicultura


9 inseriti al centro dei melari, ha anche 13 intensiva, prevedono la sostituzione artificiale
l’indiscutibile vantaggio di ostacolare delle regina (vedi glossario), preferibilmente
l’ovideposizione da parte dell’ape regina nei ogni anno. Questa pratica è l’accorgimento
favi del melario. Questo rende praticamente migliore al fine di prevenire la sciamatura.
inutile l’impiego dell’escludiregina, dispositivo Infatti solo un’ape regina molto giovane
che, ostacolando il passaggio anche per le è in grado di garantire una produzione di
operaie, rappresenta esso stesso un elemento feromone reale adeguata a raggiungere
predisponente alla sciamatura. anche la periferia della colonia.

L’eccessivo ricorso alla nutrizione È indispensabile selezionare api regine


10 stimolante, soprattutto se protratta nel tempo, 14 in grado di elaborare quantità di feromone
porta ad un congestionamento della famiglia. reale tali da impedire l’avvio della fase di
È buona norma interromperla almeno 20 sciamatura anche in presenza di un gran
giorni prima dell’inizio del raccolto. Si tenga numero di api operaie. La selezione va
comunque presente che, nei climi temperati fatta secondo schemi di tipo massale o,
(ove il consumo invernale delle riserve è meglio, seguendo modelli più vicini al test di
minimo), tale pratica è determinante solo nel progenie.
primo periodo della ripresa della covata.

Reg. CE N°1234/2007 annualità 2012/2013


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Schede tecniche di apicultura
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Alimentari AUTONOMA

La sciamatura
e Forestali DELLA SARDEGNA

la divisione dell’alveare
Quando non si può più contrastare la sciamatura, si ricorre o al taglio delle celle reali o allo smem-
bramento della famiglia. La divisione della colonia è finalizzata alla formazione di due o più sciami.

La presenza di numerose celle reali, L’ape regina, quando sfarfalla,


1 costruite sia sui favi del nido sia, spesso, 4 apre la propria celletta tagliandone
del melario, (cellette sia ancora allo stadio la parte inferiore, quasi utilizzasse
di cupolino occupato o da un uovo o un apriscatole. Per questo motivo la
da abbondante pappa reale e da una celletta appare come recisa di netto
larvetta o giunte allo stadio di cella e, spesso, con l’estremità inferiore
opercolata), denota la manifesta volontà ancora attaccata attraverso un piccolo
della famiglia di sciamare. L’evoluzione peduncolo.
della cella reale da cupolino a cella
matura, testimonia l’approssimarsi del
momento della sciamatura.

L’alveare prossimo alla sciamatura Al contrario, qualora le api operaie


2 si presenta spesso con un gran numero 5 decidano di eliminare le future regine
di api bottinatrici che stazionano presso ancora allo stadio preimaginale, lo fanno
l’uscita dell’arnia. Dagli apicultori questa rosicchiando lateralmente le cellette
particolare situazione viene definita per poter sopprimere le pupe di regina
con il termine gergale “fanno la barba”. con una puntura del loro pungiglione.
Questo fenomeno, anche se in modo Per questo motivo la presenza di celle
più contenuto, si manifesta anche nei reali integre verso la base, ma aperte
periodi più caldi, al calare dei flussi di lateralmente, significa che le operaie
nettare. hanno eliminato il surplus di celle reali
e che la sciamatura è in fase avanzata,
essendo già sfarfallate le prime regine.

Quando si controlla un alveare Ove le cellette mostrino


3 in procinto di sciamare, è utile poter 6 entrambi i segni (apertura inferiore
raccogliere informazioni circa la regolare e parziale demolizione di un
presenza della vecchia regina o di lato), la conclusione che deve trarne
giovani regine vergini. Ovviamente, ove l’apicultore è quella di una regolare
si individuassero queste ultime e non nascita della regina e dell’inizio dello
fosse possibile trovare la vecchia regina, smantellamento della cella da parte
la conclusione che si può trarre e che la delle api operaie. Anche in questo caso
sciamatura sia già avvenuta. la sciamatura è giunta ad uno stadio
molto avanzato.
Controllo alveare: aggiunta fogli cerei - Fig 11

La sciamatura - la divisione
DIVISIONE PRESCIAMATURA – Fig. 7
Schede tecniche di apicultura

Scartata l’ipotesi di contrastare la Nelle arnie B1 e B2 si inseriscono


7 11
R C C C FC FC N

arnia sciamatura attraverso la pratica del taglio delle alcuni favi di covata mista, unitamente ad un
C celle reali (vedi glossario), l’unica possibilità che favo di scorte. Ad essi si aggiungono alcuni
resta all’apicultore, al fine di evitare ulteriori fogli cerei. Possibilmente verranno spazzolate
ARNIA problemi (un incremento del lavoro per la anche alcune api di casa provenienti da altre
A
cattura dello sciame nonché la sistemazione R
C
SCORTE ALIMENTARI
COVATA colonie. In questi due alveari farà ritorno una
dell’alveare dal quale è fuoriuscito quest’ulti- FC
N
FOGLIO CEREO
NUTRITORE
quota parte di bottinatrici, attirata dal colore
FILA 1
mo), è di effettuare una sciamatura artificiale, Controllo alveare: aggiunta fogli cerei - Fig 12
dell’arnia, il medesimo del ceppo originario.
DIVISIONE PRESCIAMATURA – Fig. 8 assecondando la famiglia rispetto a come ALVEARI B1 e B2
questa si sarebbe comportata naturalmente.

Per prima cosa occorre spostare, Nell’arnia C, vengono inseriti


8 12
R C C C FC FC N

arnia di circa 1-1,5 metri (in avanti o indietro), favi di covata (opercolata e non), unitamente
C
l’alveare in procinto di sciamare (indicato con a telaini con scorte. Anche questo sciame
FILA 1 la lettera A), in modo tale che le api operaie può essere rinforzato con api di casa o con
siano sufficientemente disorientate, avendo favi di covata sfarfallante provenienti da altre
R SCORTE ALIMENTARI
perduto il riferimento circa la posizione, C COVATA colonie, in considerazione del fatto che, di
ARNIA
ma mantenendo quello relativo al colore FC
N
FOGLIO CEREO
NUTRITORE
norma, è l’alveare che tende a spopolarsi
A dell’arnia e, come vedremo di seguito, quello maggiormente. In questo alveare faranno
FILA 2 DIVISIONE PRESCIAMATURA – Fig. 9 relativo alla presenza della vecchia regina. ALVEARE C ritorno le bottinatrici che usano orientarsi
con riferimento alla posizione.

Nella postazione precedentemente Volendo, oltre alla produzione


ARNIA
B1
ARNIA
arnia
C
ARNIA
B2
9 occupata dall’alveare A, devono essere posi- 13 dello sciame primario (arnia A contenente la
C
zionate due o tre arnie, in rapporto al numero famiglia con la regina originaria) è possibile
FILA 1 di colonie che si intende ottenere. In relazione dare origine a due soli sciami artificiali. In
a questo numero si selezionano i colori delle questo caso gli alveari (indicati con C1 e C2)
arnie da posizionare. Ove si intendano forma- devono essere di colore differente (mante-
ARNIA
re tre sciami, oltre il ceppo di partenza A, è nendo il riferimento della posizione) e
A preferibile usare due arnie del colore dell’al- devono essere collocati più ravvicinati.
FILA 2 veare A (arnie B1 e B2), ed una di altro colore
(C).

Nell’alveare A viene lasciata Agli alveari prodotti (B1, B2 e C),


10 14
R C C C FC FC N
R C FC FC FC FC FC FC FC N

la vecchia regina (eventualmente sul proprio occorre inserire una cella reale prossima
favo di covata) ed il nido viene completato allo sfarfallamento, possibilmente da ceppo
con fogli cerei o, se disponibili, con favi idonei selezionato. È infatti preferibile non impiegare
R SCORTE ALIMENTARI
ad accogliere covata. Una buona parte delle le celle di sciamatura presenti sui favi (celle
R SCORTE ALIMENTARI
REGINA VECCHIA C COVATA bottinatrici farà ritorno presso quest’alveare, CELLA REALE DA
CEPPO SELEZIONATO C COVATA che invece andranno eliminate), poiché le
FC
N
FOGLIO CEREO
NUTRITORE richiamata sia dal colore dell’arnia, sia dalla FC
N
FOGLIO CEREO
NUTRITORE
api regine che nascerebbero, sarebbero
presenza della loro regina. In pratica questa probabili portatrici del carattere genetico di
ALVEARE A
famiglia viene costituita come fosse lo sciame ALVEARI B1, B2 e C “famiglia con propensione alla sciamatura”.
primario.

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La sciamatura
l’inarniamento dello sciame
Quando una colonia si predispone per la sciamatura, i sintomi sono assolutamente chiari ed
inequivocabili. Oltre alla sempre più “massiccia” presenza di celle reali (prima semplici abbozzi, poi
cupolini e celle opercolate) congiuntamente ad una minore presenza di covata aperta, un occhio
esperto ed esercitato può facilmente rilevare un “dimagrimento” assai significativo dell’ape regina. L’arnia deputata ad accogliere lo
Questo evento è dovuto al fatto che, avvicinandosi il momento nel quale lo sciame dovrà abban-
3 sciame deve essere preparata con cura,
donare l’alveare di origine, le api operaie nutrici limitano l’alimentazione della loro regina, la quale pulita e disinfettata, in modo particolare
reagisce riducendo in modo significativo, se non interrompendo totalmente, la propria capacità contro la peste americana. La disinfezio-
di ovideposizione. ne si realizza mediante un accurato
Anche le api operaie, avvertendo l’approssimarsi del momento della sciamatura, rallentano o inter- lavaggio in soluzione bollente di acqua e
rompono del tutto la loro attività di bottinamento, assiepandosi sempre più numerose sul predelli- soda (nel rapporto di 20 a 1) e successivo
no dell’arnia per dare origine a quella che viene comunemente definita barba. passaggio con la fiamma azzurra di un
La perdita di uno sciame rappresenta, in modo particolare per i piccoli produttori, un grave danno. comune saldatore a gas. Il lavaggio può
Per questo motivo, qualora le api vadano a raggrupparsi in posti difficilmente accessibili, per la realizzarsi tramite immersione o semplice
loro cattura vengono escogitate le tecniche più svariate (vedi glossario). Occorre ricordare che spugnatura.
nell’apicoltura professionale, si tenta di limitare la sciamatura in modi diversi, soprattutto attraverso Controllo alveare: aggiunta fogli cerei - Fig 4

la produzione di nuclei e di pacchi di api.

Giunto il momento, Al momento dell’inarniamento


1 generalmente durante le ore centrali
F FAVO VUOTO
FC FOGLIO CEREO 4 di grossi sciami, può essere utile lasciare li-
della giornata, lo sciame abbandona F FC FC FC FC F F FC FC FC bera una parte del nido (nei lati o al cen-
la famiglia d’origine e si leva in volo. La tro), evitando di posizionare tutti i telaini,
partenza in massa delle api è preceduta come riportato nella fig. 5. La creazione
da un ronzio caratteristico, ronzio di questo spazio facilita il riversamento
che le api, quasi fosse un segnale di dello sciame. Ai lati estremi dell’alveare è
comunicazione interno, continuano a bene inserire due buoni favi che hanno
produrre anche durante il volo. già ospitato covata, ove le api possano
deporre il nettare in eccesso. Una
volta inarniato lo sciame, è necessario
Controllo alveare: aggiunta fogli cerei - Fig 5
2 MODI DI DISPORRE I TELAINI IN CASO DI GROSSI SCIAMI

completare il nido con tutti i telaini.

Qualora si tratti di uno sciame Nel caso si disponga di favi costruiti,


2 primario (guidato da una vecchia regina, F FC FC FC F F FC FC FC F
5 è preferibile inserirne uno o due posizio-
già fecondata e dunque poco agile) nati centralmente, in modo che l’ape
esso generalmente, tende a posarsi su F FAVO VUOTO
FC FOGLIO CEREO
regina (specie se già fecondata) possa
un supporto in prossimità dell’alveare di disporre per tempo di celle pronte
partenza. A differenza di quanto succede ad accogliere la covata. Questo offre
con uno sciame secondario (condotto due vantaggi: permette di dare spazio
da una regina vergine, non fecondata e alla regina per ovideporre e facilita il
quindi assai più leggera) che, solitamen- controllo della sua presenza. Infatti la
te, si raccoglie in posti più distanti. regina può essere rinvenuta su questi
DISPOSIZIONE DEFINITIVA DEI TELAINI
favi già poche ore dopo l’inarniamento.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura - l’inarniamento dello sciame

Se lo sciame si riunisce in un posto accessibile Come attrattivo per gli sciami è possibile
6 (ad esempio su un rametto situato vicino a 10 utilizzare o del succo di limone spalmato
terra), è facile collocare l’arnia preparata come all’interno dell’arnia o anche della semplice
detto in precedenza, subito al di sotto. In questo rosura di favo prodotta dalla comune tarma
modo, scrollando il ramo, è possibile far cadere della cera. È anzi opportuno posizionare
lo sciame nell’arnia. Eventualmente, l’operazione nell’apiario delle arnie preparate con soli
risulta ulteriormente facilitata se il ramo viene fogli cerei e, nel fondo, distribuita un po’ di
tagliato e portato proprio in prossimità della questa rosura. In questo modo è possibile
parte superiore dell’arnia. recuperare sciami che altrimenti sarebbero
andati persi.

Qualora lo sciame si posi sul terreno Lo sciame inarniato deve essere


7 o all’interno di un cespuglio a portamento pro- 11 sottoposto immediatamente ad un tratta-
strato, l’inarniamento risulta più complicato e lo mento contro la varroatosi. Il principio attivo
sciame può essere inarniato facendolo entrare che deve essere impiegato in questo fran-
dalla porticina. Disponendo di favi costruiti, questi gente deve essere caratterizzato da un’azio-
si possono avvicinare allo sciame in modo che ne di tipo immediato e non prolungato nel
le api li colonizzino naturalmente. Una volta tempo. È possibile usare, dell’ Api-Bioxal®
coperti dalle api, questi favi possono essere inseriti (a base di acido ossalico) sgocciolato o altri
nell’arnia. Sono le stesse api, una volta all’interno presidi sanitari come il Perizin® o l’Apitol®
della nuova dimora, a richiamare le compagne. (vedi glossario).

Quando lo sciame va a posarsi Lo sciame inizia presto la costruzione


8 in un posto difficilmente accessibile, la sua 12 dei fogli cerei, che può essere accelerata for-
cattura può risultare assai complicata se non nendo una abbondante nutrizione di soc-
impossibile. Ad esempio il suo recupero da corso (vedi glossario), anche in presenza di
un ramo posto a parecchi metri da terra un flusso di nettare. La nutrizione, permette
comporta frequenti insuccessi. alle api di procurarsi la materia prima per la
produzione della cera, senza dover bottinare
all’esterno. Lo sciroppo (2 chili di zucchero in
1 litro di acqua) si somministra preferibilmen-
te con nutritori a tasca.

Per evitare che le api costruiscano favi L’aggiunta del primo melario
9 naturali, devono essere colmati gli spazi vuoti 13 assume un’ importanza fondamentale.
del nido. In presenza di un piccolo sciame si Inserito prima che il nido sia completato, de-
provvede ad avvicinare i telaini e ad inserire ve essere composto interamente da favi co-
di seguito altri fogli cerei e semmai, di lato, struiti. La sua funzione è quella di accogliere
alcuni nutritori a tasca. Dopo 2 o 3 giorni, si il nettare in eccesso che, in nessun modo,
provvede ad asportare i telaini in esubero ed deve essere stoccato nei favi da nido appena
i nutritori. Se si è inarniato un grosso sciame si costruiti. Questi favi non rafforzati dalle esu-
completa il nido con fogli cerei. vie larvali crollerebbero al primo innalzarsi
delle temperature.

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La sciamatura
lo sviluppo dello sciame
Una volta inarniato, lo sciame deve essere allevato con l’obiettivo principale di inserirlo quanto
Nello sciame primario,
prima nel ciclo produttivo. Perché questo sia possibile, occorre individuare per tempo quali sono
gli ostacoli principali che ne limitano lo sviluppo, affinché questi possano essere eliminati o quan-
1 FV FV FC FC FC FC FC FC 10 1 dotato di una regina già fecondata,
tomeno resi meno importanti. Gli elementi di ostacolo possono essere di diverso tipo: alcuni sono, l’ovideposizione inizia molto presto;
per così dire, di tipo naturale e cioè connaturati alla tipologia dello sciame raccolto; altri sono legati generalmente non appena le api
all’ambiente nel quale si opera, all’andamento climatico ed ad altre cause verso le quali l’allevatore costruiscono i primi favi. Per questo
non può intervenire in modo diretto. Com’è noto, gli sciami che è possibile raccogliere sono ricon- motivo è utile inserire in alveare
ducibili a due tipologie fondamentali: primari e secondari (vedi glossario: sciamatura).
Gli sciami primari sono formati da un gran numero di api bottinatrici e, di norma, sono guidati alcuni telaini con favi vuoti, affinché
dalla vecchia regina, già fecondata all’inizio della sua carriera riproduttiva. Solo nel raro caso in cui la regina anticipi quanto prima la
la regina vecchia muoia fra l’avvio dell’allevamento delle celle reali e la formazione dello sciame, deposizione di uova. I telaini possono
lo sciame primario contiene una regina vergine. Questo caso, certamente atipico, porta lo sciame essere fogli cerei appena costruiti,
ad avere un comportamento a metà strada fra i due canonici e, pertanto, il suo comportamento prelevati da altre colonie dell’apiario.
viene analizzato in seguito.
Lo sciame primario, considerate le sue caratteristiche fondamentali, tende a colonizzare un con-
siderevole numero fogli cerei. Non appena possibile, la regina si porta sui favi ed inizia a deporvi.
Considerato il gran numero di api e la presenza di una regina feconda, la gestione di questi sciami
è assai facile. Essi vanno semplicemente assistiti nella loro opera di costruzione, tenendo presente La costruzione dei fogli cerei
che per ogni foglio cereo che le api lavorano sono necessari da 700 a 1.000 grammi di zucchero; 1 FV FV FC FC FC FC FC FC N 2 viene accelerata fornendo un’abbondan-
tale quantitativo le api lo possono importare con il nettare bottinato o, meglio, può essere diretta-
mente fornito loro dall’apicultore. La nutrizione diviene assolutamente indispensabile soprattutto te nutrizione di soccorso (vedi glossario),
qualora le condizioni climatiche impediscono la raccolta di nettare; in questa situazione le api anche in presenza di un flusso di nettare.
possono addiritura morire di fame. In questo modo le api portano a termine
Altro fattore limitante per lo sviluppo della covata è la carenza di polline. Considerato infatti che la la costruzione dei favi presto e meglio,
regina può iniziare la deposizione praticamente subito dopo l’inarniamento, la necessità di disporre non costrette al lavoro di bottinatura e
di adeguate scorte di proteine diviene una reale necessità. potendo lavorare anche di notte quando
Un approccio diverso meritano gli sciami secondari. Questi sono costituiti da uno scarso numero
di bottinatrici e contengono una regina vergine (inizialmente anche più di una), regina che deve Sviluppo sciame - Fig 3
la raccolta di nettare viene meno. Lo
ancora effettuare il suo volo di fecondazione. Questo porta sia ad un ritardo nella comparsa della sciroppo (2-3 chili di zucchero per litro
covata, sia alla possibilità, non remota, che la colonia rimanga orfana qualora la regina muoia in di acqua) deve essere somministrato
occasione della fecondazione. L’esiguo numero di api comporta un rallentamento notevole, rispet- preferibilmente con nutritori a tasca.
to allo sciame primario sia nella costruzione dei favi, sia nello sviluppo della covata, che le api non
estendono al di fuori di un probabile glomere.
Per quanto considerato, la regina, che inizia a deporre dopo una settimana dall’insediamento
dello sciame, pur potendo deporre un numero maggiore di uova, deve limitare la sua azione È importante inserire anche un favo
in conseguenza della scarsa presenza di favi e di api. In questa condizione, le prime nascite, che P FV FV FC FC FC FC FC FC N 3 con polline, indispensabile nella dieta
vanno a sostituire le api che costituivano lo sciame e che, dopo un mese circa, iniziano a morire, delle larve in allevamento. La sua caren-
permettono appena il semplice ricambio generazionale delle api. za rallenta lo svilluppo della covata che
Pertanto, se lasciato a se stesso, lo sviluppo della colonia si manifesta a partire dal secondo ciclo SCIAME PRIMARIO
di covata, se non addiritura dal terzo, quando le nuove nascite non solo sostituiscono le api che P POLLINE deve essere alimentata con notevoli
muoiono, ma si vanno a sommare alle api della colonia. FV FAVO VUOTO quantità di proteine, rappresentate ini-
FC FOGLIO CEREO
Una considerazione a parte merita lo sciame che, pur primario e quindi costituito da un gran zialmente dalla pappa reale (della quale
N NUTRITORE
numero di api, dispone di una regine vergine. In questo tipo di sciame il numero di api, certamen- il polline è il “precursore”) e, successiva-
te notevole, non costituisce un fattore limitante per il suo sviluppo; per questo motivo esso deve mente, dallo stesso polline. Se non è
essere trattato come uno sciame primario. L’aspetto fondamentale che occorre tenere presente è disponibile in alveare, le api sono costret-
però la possibilità che esso possa restare orfano qualora la regina cada preda durante il suo volo di
fecondazione o che essa divenga fucaiola nel caso di un periodo di maltempo prolungato durante te a bottinarlo all’esterno, spendendo
il periodo utile per la fecondazione. inutile energia per la sua raccolta.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura - lo sviluppo dello sciame

L’uso del candito deve essere evitato. Le poche api dello sciame secondario
4 Infatti, l’apparato boccale delle api, di tipo lam- 8 non sono in grado di costruire un elevato
bente-succhiante, permette all’ape di assumere numero di favi, date le poche ceraiole
gli alimenti solo attraverso l’aspirazione. Il can- presenti. Pertanto, la regina, che inizia a
dito per essere succhiato deve essere preventi- deporre dopo una settimana dall’inarnia-
vamente diluito dall’ape, operazione che mento dello sciame, pur avendo una elevata
richiede un adeguato quantitativo di acqua potenzialità di deposizione, è costretta a
che deve essere bottinata all’esterno. Per ques- Sviluppo sciame - Fig 9

limitare la sua azione riproduttiva a causa


to, la somministrazione di zucchero col candito della scarsa presenza di celle e di api.
Sviluppo sciame - Fig 5
non preclude all’ape l’attivita di bottinamento.

L’inserimento del melario assume Se si vuole ottenere uno sviluppo


5 9
P CN CN FC FC N

un’importanza fondamentale. Occorre immediato dello sciame secondario, in modo


sovrapporlo ancora prima del completamento tale che possa andare immediatamente
del nido. Esso deve essere composto intera- in produzione, è indispensabile inserire
SCIAME SECONDARIO
mente da favi già costruiti, in modo tale che P POLLINE nella colonia, anche prima che si fecondi la
le api possano immagazzinare il nettare in CN COVATA NASCENTE regina, un paio di favi di covata nascente. In
FC FOGLIO CEREO
eccesso senza che vengano interessati I favi N NUTRITORE questa situazione è indispensabile ritardare
del nido, appena costruiti. Questi favi, non il trattamento contro la Varroa destructor,
rafforzati dalle esuvie larvali, crollerebbero al trattamento che deve essere eseguito non
Sviluppo sciame - Fig 6
primo innalzarsi delle temperature. appena la covata aggiunta è sfarfallata.

È indispensabile frapporre, In questo modo si ottiene che


6
P CN CN FC FC FC FC FC N

fra nido e melario, una lastra escludiregina. 10 non appena la covata nasce, la regina può
In sua assenza, la regina sarebbe indotta, disporre di favi idonei alla ovideposizione,
quasi certamente, a salire sul melario fat-to questo le permette di poter iniziare
per deporvi uova, in attesa che le api SCIAME SECONDARIO immediatamente la sua attività. Inoltre, le
costruiscano i favi del nido. Ponendo la lastra P POLLINE
CN FAVO VUOTO
numerose migliaia di api nate da questi
questo fatto viene scongiurato ed in più FC FOGLIO CEREO favi, divenendo nutrici dopo pochi giorni
le api ceraiole sono indotte ad affrettare la N NUTRITORE
e potendo quindi alimentare un maggior
costruzione dei favi da mettere a disposizione numero di larvette, imprimono una forte
della loro regina. accelerazione allo sviluppo della famiglia.

Lo sciame secondario, al contrario Nel caso che, nonostante il clima


7 di quello primario, è generalmente formato 11 favorevole ai voli di fecondazione, dopo una
da poche api, e questo ne limita fortemente settimana non si riscontri la presenza di una
lo sviluppo. Occorre sottolineare che le api COLONIA DEBOLE SCIAME INARNIATO
regina feconda, si deve valutare l’ipotesi di
che lo compongono sono bottinatrici, le riunire lo sciame ad una colonia debole, ma
quali hanno ancora un breve arco di tempo dotata di una regina operosa.
da vivere. In questa situazione, il primo ciclo Per questo, quando si posiziona lo sciame
di covata, che non può eccedere il volume nelle batterie dell’apiario, è sempre preferibi-
di un probabile glomere, ha il solo scopo di le inserirlo a fianco di una colonia debole,
sostituire, con api giovani, quelle del glomere. affinché possa essere facilmente riunito.

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La sciamatura
il contesto della colonia sciamata
Il fenomeno della sciamatura, nell’attività dell’alveare di partenza, provoca profonde ripercussioni Al momento dell’uscita
che, inevitabilmente, si riflettono sulle sue potenzialità produttive. Occorre che l’allevatore operi su 2 dello sciame le api che lo comporranno
queste colonie in modo tale da reinserirle quanto prima nel normale ciclo di produzione. si riversano sui favi ingurgitando la
Si potrebbe affermare che l’unico aspetto positivo della sciamatura sia la suddivisione della colonia, maggiore quantità di miele possibile.
unitamente alla nascita di una nuova regina nell’alveare “madre”. Ma questa è certamente una Questo miele è necessario per poter
cosa marginale rispetto ai problemi che essa pone. costruire i favi del loro nuovo alveare.
È bene ricordare che il fine dell’apicultore non è allevare api, ma produrre con finalità economiche, Così facendo liberano, anche se in
sempre nel suo interesse ma, sopratutto nell’interesse delle api. Queste ultime, solo se correttamen- parte, i favi del nido dal miele che essi
te allevate, possono estrinsecare pienamente il loro potenziale produttivo. contenevano.
Al fine di meglio comprendere le problematiche che si manifestano in un alveare che ha sciama-
to, occorre procedere ad alcune considerazioni su ciò che tale fenomeno comporta in natura.
Quando l’attività apistica era basata sull’allevamento rustico, le azioni dell’apicultore tendevano ad
assecondare, se non a sfruttare, il comportamento stesso che le api avevano naturalmente.
In particolare, la fase della raccolta del miele era soggetta a regole assai precise. Gli alveari venivano
soppesati e solamente quelli pesanti, e quindi carichi di miele, venivano smelati. Per poter estrarre
il miele da favi edificati dalle api in modo assolutamente naturale, all’interno di contenitori messi Una volta fuoriuscito lo sciame,
loro a disposizione, l’allevatore si trovava obbligato a ricorrere all’apicidio. Secondo l’impiego di 3 la colonia, per quanto ridotta nelle sue
differenti sistemi, le api venivano allontanate o, più frequentemente, travasate in altri contenitori dimensioni, prosegue il proprio lavoro.
vuoti, che venivano successivamente ricollocati in apiario nella stessa posizione. Ovviamente le api, È vero che l’azione di bottinamento
in assenza di scorte alimentari e di flussi di nettare significativi, erano condannate a morire di fame
si riduce, essendosi ridotto il numero
nel giro di pochi giorni.
delle bottinatrici, ma è altrettanto vero
Secondo questo sistema venivano smelati gli alveari che avevano sciamato durante l’anno, mentre
venivano risparmiati quelli che si erano formati durante la stessa stagione, provenienti dalla cattura che anche i consumi si riducono, non
degli sciami. In pratica, l’apicultore pareva animato da un comportamento contrario al suo interes- essendo presente in alveare, in questo
se: decretava la soppressione delle famiglie dotate di giovane regina dell’anno, mentre salvava la momento, nessun tipo di covata da
totalità delle colonie formate da sciami e, quindi, con regina vecchia di almeno un anno. alimentare.
Questo comportamento aveva però una spiegazione assai logica: solo gli alveari che avevano
sciamato avevano buone quantità di miele, a differenza degli altri che, al contrario, avevano nei CONTESTO COLONIA SCIAMATA - Fig 4

favi grandi quantità di covata.

Nella colonia che si appresta Prima che nell’alveare sciamato


1 a sciamare, la regina rallenta la sua 4 compaia una nuova regina feconda,
attività di ovideposizione già parecchi devono trascorrere non meno di
giorni prima dell’evento, interrompen- INTERRUZIONE DELLA COVATA DA PARTE DELLA VECCHIA REGINA
due settimane. Qualora vi sia stata
dola del tutto in prossimità del suo 3-4° GIORNO: FUORIUSCITA DELLO SCIAME un’abbondante produzione di sciami
abbandono dell’alveare. Questo fatto secondari (vedi glossario: sciamatura),
comporta che nelle celle liberate dalla 4° GIORNO: SFARFALLAMENTO NUOVE REGINE
tale arco di tempo può essere ancora
covata, e non più di interesse della 15° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE REGINA maggiore, arrivando fino anche ad un
regina, le operaie riversino le scorte mese.
(principalmente di miele) importate ASSENZA COVATA FRESCA UOVA
COVATA
COVATA CHIUSA
senza sosta dalle bottinatrici. APERTA
Schede tecniche di apicultura La sciamatura - il contesto della colonia sciamata

In questo lasso di tempo, La situazione che si presenta


5 nell’alveare le api bottinatrici tendono 8 agli occhi dell’allevatore è quella di una
a ripristinare le scorte di miele. Questo, parziale liberazione dei favi da nido.
per comodità della colonia, viene stivato Questi appaiono ripuliti dal miele nella
principalmente nei favi da nido, per parte centrale, mentre rimane notevole
quanto l’apicultore previdente provveda lo sviluppo di una corona di miele
a lasciare il melario a disposizione della opercolato tutt’intorno a queste cellette
famiglia. vuote. Questa configurazione testimonia
la presenza della nuova regina, anche
se a volte, non è possibile accertarne
visivamente la sua presenza.

In ambiente mediterraneo, Per questo motivo la regina,


6 o comunque in tutte le situazioni nelle 9 per quanto in possesso di notevoli
quali il flusso di nettare si presenta capacità riproduttive, non può disporre
cospicuo, le api arrivano ad intasare che di un limitato spazio per la covata.
di nettare tutti i favi del nido. Questo La conseguenza di questa situazione
nettare matura velocemente e, pertanto, è quella di una incapacità del rinnovo
le operaie provvedono all’opercolatura della popolazione dell’alveare sciamato,
dei favi. in considerazione della scarsità di uova
deposte dalla nuova regina.

Quando la ripresa della covata Per tanto, gli alveari sciamati,


7 è prossima, le operaie provvedono 10 qualora lasciati all’autogoverno, si
a liberare, per quanto possibile, i favi ritrovano, al termine della stagione
del nido. Mentre viene loro semplice produttiva, poveri di api, con un
traslocare nel melario il miele stivato nido carico di miele e con i melari
nelle celle non ancora opercolate, praticamente vuoti. È perciò indispensa-
altrettanto non avviene per quello bile, affinché questi possano essere
stipato nelle celle già chiuse. Di reinseriti nel ciclo produttivo, che
conseguenza queste cellette vengono l’allevatore dedichi loro alcune
sottratte alla loro funzione principale attenzioni.
che è quella di accogliere la covata.

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La sciamatura
la manipolazione della famiglia di origine
La colonia che ha sciamato, spesso presenta il nido intasato di miele. Infatti, in questa situazione, Nel caso la regina venga valutata
nell’alveare si registra un blocco di covata, della durata di almeno 3 settimane durante il quale 2 positivamente, occorre procedere allo
tutta la covata ha il tempo di sfarfallare. In questa situazione le operaie, nonostante la presenza del sgombero dal nido di tutti i favi ancora
melario, trovano assai più comodo riversare il nettare nelle cellette dei favi da nido, man mano che ricolmi di miele, poiché essi rappresenta-
queste vengono liberate. In prossimità della ripresa dell’ovideposizione da parte della nuova regina, no un ostacolo per la ripresa della
le operaie tendono a sgomberare i nidi dal miele. Generalmente, però, lo spazio che esse riescono
a liberare non è sufficiente per la crescita di una quantità di covata tale da far registrare un pronto covata. È possibile trasferirne una parte
recupero della colonia sciamata. Questo comportamento è fondamentalmente determinato dal adeguata in un doppio melario (vedi
fatto che il miele opercolato difficilmente viene traslocato. Occorre però considerare anche che in glossario) e sostituirli con dei fogli cerei.
un alveare indebolito per l’abbandono di una grossa parte delle api, la deposizione delle uova viene In questo modo l’alveare riacquista
estesa dalla regina non oltre la possibilità di controllo di un eventuale formazione del glomere. E la configurazione ideale: la covata
poiché nella stagione primaverile, a fronte di gradevoli temperature diurne, quelle notturne scen- nel corpo inferiore e le scorte a miele
dono di frequente al di sotto dei 10°C, soglia sotto la quale la colonia dà inizio alla formazione del immagazzinate nella parte superiore.
glomere, qualora il gradiente delle temperature giornaliere faccia registrare forti escursioni fra quelle
diurne e quelle notturne, con temperature a volte prossime agli 0°C, il glomere, formato da poche
api, è in grado di garantire solo la copertura di un ristretto volume di covata. Questa condizione è,
per l’alveare, assai delicata, poiché le azioni che può porre in essere l’apicultore possono procurare Se la colonia sciamata può contare
danni che ostacolano ulteriormente la ripresa della colonia. Occorre innanzitutto valutare attenta- RA RA RA RA
3 su un numero sufficiente di api, tali da
mente la quantità di api rimaste al termine della fase di sciamatura, quantità che, in modo particolare garantire una buona copertura della
negli ambienti mediterranei, è funzione del numero di sciami prodotti da ciascuna colonia. Se la R FV C C FV R

divisione ha portato alla formazione di un solo sciame primario, la manipolazione della colonia da covata, la sua manipolazione comporta
parte dell’allevatore comporta rischi limitati. Al contrario, se il periodo della sciamatura è stato lungo il solo riordino del nido. L’inserimento
e la produzione di sciami secondari copiosa, al suo termine, nell’alveare sarà possibile contare solo di fogli cerei, infatti, consegue essenzial-
poche api: in questo frangente occorre che l’apicultore presti particolare attenzione alla manipo- mente due vantaggi: da un lato le api li
lazione dell’alveare, valutando opportunamente il rischio di ogni suo intervento.Tutto questo nella R
RA
SCORTE ALIMENTARI
SCORTE DA ASPORTARE
costruiscono in fretta e bene per garanti-
considerazione che la fase della sciamatura si concluda comunque positivamente, con la nascita di C COVATA re alla loro regina nuovi spazi; dall’altro,
una nuova regina, con la sua regolare fecondazione e la ricomparsa in alveare di una covata com- FV FAVO VUOTO
per la loro costruzione, le api consuma-
patta. Non di rado, l’alveare resta orfano o la nuova regina non si dimostra all’altezza della vecchia, no del miele con il conseguente
mostrando aspetti della covata affetta da gradi diversi di consanguineità (vedi glossario). Ciascuna svuotamento dei favi lasciati nel nido.
circostanza deve essere attentamente valutata affinché l’allevatore possa porvi rimedio prima che la
situazione porti all’esclusione della colonia dal ciclo produttivo se non alla sua naturale estinzione.

La prima operazione
1 che è indispensabile compiere in una 4
Con il prelievo di pochi favi a miele
presenti nel nido (e lasciando in posizio-
colonia che ha subito la sciamatura è R RA C C C C RA RA RA R
ne solo quelli con polline) la colonia vie-
verificare l’avvenuta sostituzione della
ne presto reinserita nel ciclo produttivo.
regina, unitamente alla qualità della sua
Ovviamente in questo doppio melario
covata. Se questa appare compatta, si
possono confluire anche favi prove-
può procedere alla riorganizzazione
nienti da altre colonie il cui nido si
della colonia con l’obiettivo di reinserirla R SCORTE ALIMENTARI presenta intasato dal miele. Così come
in produzione. Altrimenti occorre RA SCORTE DA ASPORTARE
è possibile che i favi sottratti alla colonia
valutare se sia preferibile riunirla ad C COVATA
FV FAVO VUOTO sciamata possono essere trasferiti in
un’altra, eliminando purtroppo la nuova
doppi melari già posizionati sopra altri
regina.
alveari.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura - la manipolazione della famiglia di origine

Qualora la colonia risulti povera di api, Qualora si valuti che la regina


5 occorre provvedere al suo ripopolamento 9 presenti un grado anche basso di consan-
al pari delle situazioni descritte nella scheda guineità, si deve provvedere alla sua elimina-
relativa al rafforzamento delle colonie. In que- zione. Uccisa la regina si procede alla riunifi-
sta circostanza è assai rischioso inserire favi di cazione di questa colonia con un’altra. Essa
covata giovane o appena opercolata, poiché può essere trasferita in un doppio melario
le operaie presenti potrebbero non essere da posizionare sopra la colonia ricevente.
sufficienti a proteggerla dai ritorni di freddo Fra le due, è preferibile interporre, almeno
sempre frequenti nella stagione primaverile. temporaneamente, una lastra escludiregina.

Se le previsioni del tempo lo permettono, Qualora la colonia resti orfana


6 garantendo buone temperature notturne non 10 o, peggio, in essa compaia una fucaiola,
inferiori ai 15-20°C, è possibile inserire alcuni è necessario procedere quanto prima
favi di covata nascente. Questi favi, nel giro al suo smembramento. La soluzione più
di 24 ore, vengono liberati e ripuliti dalle api, appropriata è quella di riunificarla attraverso
fornendo una discreta quantità di api di casa lo spazzolamento di tutte le api, considerato
e ottime celle per l’ovideposizione della nuova che esse sono tutte api di volo, ad esclusione
regina. L’aggiunta di questi favi deve essere delle operaie fucaiole.
preferibilmente graduata nei giorni.

Il rafforzamento della colonia sciamata La colonia sciamata e rimasta orfana


7 può avvenire anche spazzolando in essa delle 11 viene spostata di qualche metro in avanti
api di casa: nutrici o ceraiole. Le prime possono rispetto alla sua posizione. Successivamente
essere prelevate da favi di covata con larvette devono essere spazzolati completamente
di età inferiore ai 3 giorni, accudite da operaie tutti i favi, in modo tale che tutte le operaie
nutrici; le seconde da fogli cerei in costruzione. siano costrette a prendere il volo. Facendo
Ovviamente occorre prelevare queste api da ritorno in postazione e non trovando più il
colonie stabili e non da sciami appena inarniati, loro alveare, le api si distribuiscono fra quelli
le cui nutrici e ceraiole sono comunque api più vicini ai loro riferimenti di luogo o di
di volo. colore.

MP MP MP MV MV MV MP MP MP
Nelle colonie che hanno sciamato, I favi spazzolati, con poche api
8 non è necessario asportare il melario, a patto 12 di copertura, possono essere distribuiti fra
che non ne abbiano più di uno. Eventualmente le colonie che ne possono avere bisogno:
è necessario ricomporne la disposizione dei favi nuclei in espansione, sciami inarniati o
trasferendo quelli di miele maturo in melari su prodotti artificialmente, ecc. Eventualmente,
colonie in produzione. Questi vengono sostituiti liberati dalle fucaiole, possono essere inseriti,
MP FAVO MELARIO CON MIELE
con favi vuoti, posizionandoli ai lati del melario. come descritto in precedenza, in doppi
MV FAVO MELARIO VUOTO I favi già con miele trovano invece spazio nella melari ed avviati così alla produzione di
parte centrale. È meglio, vista la presenza di fogli miele.
cerei nel nido, inserire una lastra escludiregina.

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La sciamatura
la sostituzione precoce della regina
La sciamatura può essere prevenuta anche e soprattutto attraverso alcune metodiche di governo
Per soddisfare l’esigenza
degli alveari. Durante la sciamatura, la regina vecchia abbandona la propria colonia per andare 3 delle api ceraiole, presenti in gran
a costituirne una nuova. Questo evento, in apicultura intensiva, non può essere lasciato al libero
arbitrio delle stesse api, poiché deve essere l’apicultore a gestirlo, facendo in modo che avvenga, numero in questa fase dello sviluppo
artificialmente, il più precocemente possibile. della colonia, almeno il primo melario
Utilizzando i primi nuclei prodotti in azienda, è possibile effettuare la sostituzione delle regine aggiunto deve contenere da 3 a 5 fogli
durante la stessa stagione produttiva, molto anticipatamente rispetto all’inizio della fase di sciama- cerei, posizionati al centro. La successione
tura o, al più, al suo inizio. Questo metodo, nella sostanza, non fa altro che simulare una vera e da rispettare deve essere pertanto: 2-3
propria precoce sciamatura della colonia. Sostituendo la propria vecchia regina con una appena favi già costruiti ad un lato, 3-5 fogli cerei,
fecondata, senza alcuna soluzione di continuità della ovideposizione, la famiglia tende a controlla- 2-3 favi già costruiti nel lato opposto.
re in modo significativo la propria propensione alla sciamatura. Viene pertanto limitato il rischio di
divisioni indesiderate degli alveari durante la produzione, fase in cui la presenza dei melari ostacola
notevolmente il controllo dei nidi. L’impiego di questo metodo è raccomandabile negli allevamenti
in ambienti con clima tipicamente mediterraneo, ove il fenomeno della sciamatura non è sempre
arginabile con la semplice asportazione delle celle reali.

All’uscita della stagione invernale, Non appena la stagione


1 periodo che, secondo la latitudine, 4 lo permette, occorre avviare la
l’altitudine o il microclima della zona produzione di regine finalizzata
di allevamento può avere date alla costituzione di piccoli nuclei.
significativamente differenti, l’alveare In questo caso è importante che,
deve manifestare un buon grado di per la fecondazione della regina,
sviluppo. In genere la covata deve vengano impiegate le comuni arniette
essere estesa su non meno di 8 favi, prendisciame.
considerato che almeno uno dei due di
sponda deve contenere scorte alimentari
(polline e miele).

In questa situazione è bene La produzione di questi nuclei


2 che alla famiglia venga dato per tempo 5 si può realizzare adottando alcune delle
il melario affinché sia scongiurata diverse tecniche descritte in altrettante
l’eventualità che le api, in presenza di un schede di questo manuale: o secondo la
significativo flusso di nettare, utilizzino tecnica classica o secondo la tecnica del
i favi del nido per depositarvi miele e doppio melario. Quest’ultima permette
polline. In questa situazione, infatti, si di agevolare le operazioni di formazione
avrebbe una riduzione dello spazio a dei nuclei e, nel contempo, di attuare
disposizione della regina con l’avvio un efficace controllo delle popolazioni
prematuro dell’andata a sciame. di varroa. L’uso del doppio melario offre
inoltre l’indubbio vantaggio di poter
espandere la covata al di là del solo nido.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura - la sostituzione precoce della regina

Non appena avvenuta la La successione che si ottiene,


6 fecondazione della regina, si attende 9 una volta avvenuto il trasferimento, è la
FN FN FN
che la covata si estenda su 3 favi. seguente: 2-3 favi preesistenti, 1 foglio
Questo momento può essere raggiunto R C C FC FC C C cereo, 3 favi di covata con la giovane
più velocemente fornendo al nucleo, regina appena fecondata, 1 foglio cereo,
e quindi alla regina appena fecondata, 2-3 favi preesistenti.
dei fogli cerei in avanzato stato di
costruzione o dei favi appena costruiti,
prelevati da altre colonie. Questi telaini R SCORTE ALIMENTARI
possono essere trasferiti con le stesse api C COVATA
di copertura, ancora ceraiole e perciò FC
FN
FOGLIO CEREO
FAVO NUCLEO
inadatte al volo.

Questi nuclei, con regina dell’anno, Al termine dell’operazione,


7 possono essere trasferiti negli alveari 10 occorre affumicare lievemente la colonia,
già in produzione, ma a rischio di al fine di disorientare le api di casa e quelle
R C C 4 5 6 7 8 C C
sciamatura, considerato che la loro appena inserite, affinché venga facilitata la
regina ha alle spalle almeno un anno di loro unione. Questa può essere agevolata
attività. A queste colonie devono essere anche cospargendo le api con della farina.
sottratti 5 favi (in genere 1 di scorte e
4 di covata opercolata), l’ape regina e
R SCORTE ALIMENTARI
tutte le api di copertura.
C COVATA
4-8 SPAZIO VUOTO

Lo spazio reso libero dal prelievo La coesione della colonia,


8 di questi 5 favi deve essere immediata- 11 e quindi l’accettazione della nuova
mente colmato con il trasferimento dei regina, viene favorita dalla necessità di
R C C FC 5 6 7 FC C C 3 favi di covata provenienti dal nucleo costruire i due fogli cerei inseriti. Questi
di fecondazione. Questi favi devono formano inizialmente dei provvidenziali
essere trasferiti con tutte le api di diaframmi di separazione fra le due
copertura, compresa l’ape regina. Ai lati famiglie. Una volta pronti, la regina
estremi devono essere posizionati due si trasferisce su di essi, suggellando la
telaini con foglio cereo, uno per lato. sua presa di possesso del comando
R SCORTE ALIMENTARI
C COVATA
dell’alveare.
FC FOGLIO CEREO
5-7 SPAZIO VUOTO

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La sciamatura artificiale 23_LA SCELTA DELLE API PER LA RIMONTA Fig. 3

i presupposti per la costituzione di un buon nucleo


A differenza di quanto avviene di solito, è necessario che l’apicultore consideri il fatto che anche Consideriamo un pacco d’api
le api hanno un’età. Infatti nonostante le api non manifestino evidenti segni di invecchiamento,
NASCITA: APE DOMESTICA 3 del peso di circa 1,5 chilogrammi e,
3° GIORNO: APE NUTRICE
compiono anch’esse un naturale ciclo biologico che le porta a nascere, invecchiare e morire. Nelle quindi, costituito da circa 10.000 api.
diverse fasi di vita, occupano spazi determinati o sui favi o nella colonia. Appena nata, l’ape operaia 10° GIORNO: APE CERAIOLA
Ipotizzando che esso sia costituito da
ripulisce le cellette nelle quali essa e le sue compagne hanno trascorso il periodo larvale. Qualche 18° GIORNO: APE GUARDIANA
sole api bottinatrici, è possibile stimare
giorno dopo e fino all’età di 10 giorni circa, essa diventa nutrice e, pertanto, la si ritrova sui favi con 21° GIORNO: APE BOTTINATRICE in circa 30 giorni la lunghezza della vita
larve di età inferiore ai 3 giorni. Successivamente, con l’attivazione delle ghiandole ceripare, l’opera- 81° GIORNO: MORTE media che alle api resta da vivere. Infatti,
ia assume il ruolo di ceraiola ed è quindi possibile ritrovarla sui fogli cerei in costruzione. Terminato
questo periodo, in qualità di ape ventilatrice, svolge la sua funzione all’esterno dell’alveare. Questa alcune saranno api appena divenute api
fase, della durata di pochi giorni, si prolunga in quella di bottinatrice, che l’ape assolve fino alla sua APE DI CASA APE BOTTINATRICE di volo (e quindi con circa 60 giorni di
morte. Pertanto è facile reperire, secondo le necessità, api nutrici, ceraiole o bottinatrici. Le prime vita ancora da trascorrere), altre saranno
più giovani in quanto api di casa, potranno essere spostate nei nuclei, sicuri che lì resteranno. Al 23_LA SCELTA DELLE API PER LA RIMONTA Fig. 4 api prossime alla morte.
contrario, per le bottinatrici non è possibile stabilirne l’età, e qualora trasferite in un nucleo, tendono VITA DELL’APE ADULTA
a riportarsi nella colonia di origine. Per questo è indispensabile spostare il nucleo formato, in un’altra
postazione, distante quanto basta a fare perdere alle api qualunque riferimento.

La compravendita di colonie In questa situazione, l’ape regina


1 di api si basa su nuclei composti da 5 4 inizia l’attività di ovideposizione non ap-
favi, 2 di scorte e 3 di covata, o di pacchi FORMAZIONE DEL PACCO D’API E TRASFERIMENTO ALL’ACQUIRENTE
pena le api hanno costruito il primo fo-
d’api, contenenti circa 1,5 chilogrammi 3- 4° GIORNO: INARNIAMENTO ED INIZIO COSTRUZIONE FAVI glio cereo. Pertanto, i primi sfarfallamenti
di api ed una regina dell’anno, appena si hanno circa quattro settimane dopo
7° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE
fecondata. Il loro valore è pressoché la costituzione del pacco d’api. Questo
standard, ma non altrettanto avviene 28° GIORNO: PRIME NASCITE termine può essere ridotto di alcuni
per la qualità delle api che li costituisce. giorni qualora l’apicultore previdente
FORMAZIONE,
INARNIAMENTO, COVATA APERTA COVATA CHIUSA abbia fatto costruire precedentemente
COSTRUZIONE FAVI i fogli cerei da inserire nello sciame
da altre colonie in allevamento. In
TEMPI DI SVILUPPO DI UN PACCO D’API questo caso la regina può iniziare
immediatamente la deposizione di uova.
23_LA SCELTA DELLE API PER LA RIMONTA Fig. 5

Il valore commerciale dei nuclei, Al momento dei primi sfarfallamenti,


2 così come quello dei pacchi d’api, 5 delle 10.000 api inarniate ne saranno
dovrebbe, al contrario, essere rimaste circa il 53%: poco più di 5.000.
strettamente legato alla qualità delle Esse sono tutte bottinatrici, anche se la
api e, soprattutto, al periodo di vita VITA
API API DOPO SITUAZIONE DELLA
loro attività di bottinamento è assai ridot-
che ancora esse debbono trascorrere. MEDIA ta a causa della richiesta di lavoro all’inter-
ALL’INARNIAMENTO 28 GIORNI COLONIA
DELLE API
Tuttavia, questo parametro non sembra N. N. AL 28° GIORNO no della colonia, sia per la costruzione dei
GG
rivestire, né per il venditore né per CIRCA 3,5 FAVI
favi, sia per l’allevamento della covata. In
30 10.000 5.333
l’acquirente, alcun interesse. COPERTI DI API questa fase il nucleo deve essere pertanto
nutrito abbondantemente, (con partico-
PACCO D’API FORMATO DA SOLE API BOTTINATRICI lare attenzione al polline), sia per favorire
la costruzione dei favi che per l’alimenta-
zione delle larve e delle stesse api.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura artificiale - i presupposti per la costituzione di un buon nucleo

Prima che le nuove nate Affinché un nucleo di api garantisca


6 divengano bottinatrici devono trascorrere altri 10 buoni risultati, occorre che: 1) sia dotato di
20 giorni, periodo nel quale verranno a manca- una regina dell’anno, appena fecondata e
re, approssimativamente, altre 3.350 bottinatrici. di buona genealogia; 2) siano scongiurati
Pertanto, in tutto questo lasso di tempo, 45 gior- fenomeni di consanguineità (vedi glossario);
ni circa, la colonia originatasi da un pacco d’api 3) al momento della ripresa della ovideposizio-
deve essere opportunamente accudita e control- ne siano presenti un numero sufficiente di favi
lata. Ma, soprattutto, deve essere stimolata nella vuoti; 4) sia costituito da api giovani, ancora
presenti al momento delle prime nascite.
23_LA SCELTA DELLE API PER LA RIMONTA Fig. 7
costruzione dei favi, costruzione che si mostra
vivace solo dopo circa 30 giorni dall’inarniamento.

Qualora nel pacco siano presenti È bene che siano resi standard
7 anche api di casa, la vita media si allunga a circa 11 sia i tempi necessari per la sua costituzione,
40 giorni, ma la situazione si presenta comun- sia quelli per il suo sviluppo. Perché tutto sia
VITA MEDIA API API DOPO que simile a quella precedente. Dopo 23 giorni più facile, la produzione di nuclei artificiali
SITUAZIONE DELLA COLONIA
DELLE API ALL’INARNIAMENTO 28 GIORNI
AL 28° GIORNO dalla costituzione del pacco, le api si riducono destinati alla commercializzazione deve
GG N. N.
di circa il 30%, arrivando a coprire poco più di 4 essere affiancata da un allevamento di
40 10.000 6.500 POCO PIÙ DI 4 FAVI COPERTI DI API favi. Anche in questo caso, data la scarsa attività regine dedicato.
di bottinamento, deve essere posta particolare
PACCO D’API FORMATO DA API DI CASA E DA BOTTINATRICI attenzione all’alimentazione, soprattutto per la Controllo alveare: aggiunta fogli cerei - Fig 12

frazione proteica (scorte di polline).


23_LA SCELTA DELLE API PER LA RIMONTA Fig. 8

R R CN CN CN CN CN R R R
Nel caso il pacco sia costituito da sole Per operare facilmente, occorre isolare,
8 api di casa, al momento dello sfarfallamento 12 almeno alcuni giorni prima, tutti i favi neces-
delle prime operaie, tutte le 10.000 api del R SCORTE ALIMENTARI
sari, sia di scorte (misti di miele e polline), sia
VITA API API DOPO SITUAZIONE DELLA COLONIA pacco sono ancora vive. In questo caso, CN COVATA NASCENTE
di covata, in appositi doppi melari separati
DELLE API
GG.
ALL’INARNIAMENTO
N.
28 GIORNI
N.
AL
28° GIORNO
tutte le api sfarfallate si sommano a quelle dai nidi con l’escludiregina. La covata deve
provenienti dal pacco che, nel contempo, sfarfallare uno o due giorni dopo la costitu-
23_LA SCELTA DELLE API PER LA RIMONTA Fig. 9
80/60 10.000 10.000
ALMENO 6 FAVI BEN COPERTI
DI API
sono divenute bottinatrici. La colonia acquista ESCLUDIREGINA
zione del nucleo. Si tenga presente che un
immediatamente forza e un giusto equilibrio, bel favo interamente occupato da covata
PACCO D’API FORMATO DA SOLE API DI CASA mostrando, a differenza dei casi precedenti, contiene circa 8-9.000 operaie, api che han-
un pronto sviluppo. Controllo alveare: aggiunta fogli cerei - Fig 13
no davanti a loro tutta la vita.

FC FC FC FC FC FC FC FC FC FC
Nel caso di uno sciame artificiale Infine, i fogli cerei destinati ai nuclei,
FORMAZIONE DEL NUCLEO E ALLEVAMENTO NATURALE DELLA REGINA

11-14° GIORNO: SFARFALLAMENTO DELLA REGINA


9 è possibile fare considerazioni analoghe. 13 il giorno prima del loro utilizzo, possono essere
Qualora la formazione del nucleo preveda FC FOGLIO CEREO
inseriti anch’essi in doppi melari, separati dai
25-30° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE
l’allevamento della regina a partire da una nidi con lastre escludiregina. Questi, prelevati
46-51° GIORNO: PRIME NASCITE larva di un favo inserito nello stesso nucleo, coperti di api cereaiole ed inseriti nei nuclei,
devono passare circa 4 settimane prima della concorrono ad un ulteriore loro rafforzamen-
FORMAZIONE FECONDAZIONE COVATA COVATA
DEL NUCLEO DELLA REGINA APERTA CHIUSA ovideposizione: pertanto la prima covata ESCLUDIREGINA
to. Nel caso, è raccomandabile inserire più
sfarfalla non prima di circa 7 settimane dalla fogli cerei del necessario, impiegandoli come
sua preparazione. “trappole” per poter disporre di un buon
TEMPI DI SVILUPPO DI UNO SCIAME ARTIFICIALE
numero di api di casa da trasferire nei nuclei.

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La sciamatura artificiale
la produzione di sciami col metodo classico
La sciamatura artificiale è la pratica apistica attraverso la quale l’apicultore provvede a scomporre le pro- I favi devono essere ben coperti
prie famiglie col fine di ottenerne di nuove. Le motivazioni che spingono al ricorso alla sciamatura artifi- 2 di api affinché la covata sia protetta da
ciale sono le più disparate: allargare la propria base produttiva con l’aumento delle colonie, contrastare ritorni di freddo. È importante che que-
la sciamatura naturale, contrastare l’incremento della popolazione di Varroa destructor diluendola su sta sia prossima allo sfarfallamento, in
un numero maggiore di colonie (e quindi di covata), produrre genetica da immettere sul mercato, ecc.
modo tale che sia esposta a rischi di mor-
Altrettanto disparati sono i sistemi a cui gli apicultori ricorrono: la divisione di una famiglia in due o più
sciami, la creazione di uno sciame facendo ricorso a favi ed api provenienti da più alveari, ecc. Non talità da freddo solo per pochi giorni, me-
potendo approfondire ogni singola operazione, in questa sede si intende fornire agli apicultori alcune glio se per poche ore. Inoltre l’inserimen-
linee guida fondamentali per meglio operare. Viene poi lasciata alla successiva pratica dei singoli, ed alla to di un favo di covata nascente fornisce
loro relativa necessità di produrre nuove famiglie, l’elaborazione di una tecnica individuale, che tenga al nucleo una spinta determinante: si
meglio conto degli obiettivi generali che si intende perseguire. consideri che la covata presente sui due
In coincidenza con la produzione degli sciami artificiali è importante che l’operatore valuti attentamente lati di un favo è in grado, una volta nata,
i ceppi genetici impiegati per la produzione delle regine. Nel caso che si impieghino api regine già di ben presidiare almeno 3 favi da nido.
fecondate, queste devono essere acquistate da apicultori di provata esperienza, iscritti all’Albo naziona-
le, e devono provenire da ceppi genetici che si sono dimostrati adatti alle condizioni ambientali nelle
quali le nuove colonie si trovano ad operare.
Nel caso che le regine vengano prodotte in proprio, è altrettanto importante che l’allevatore avvii un’a- Al nucleo possono essere aggiunte
zione selettiva riguardo i ceppi genetici da riprodurre. Anche la sola selezione massale è in grado, pur in 3 anche api adulte. Se trasportato in
tempi piuttosto lunghi, di generare effetti positivi. Meglio, ovviamente, il caso in cui sia possibile avviare zone distante dall’apiario di formazione,
un programma di selezione basato sul test di progenie, considerata la scarsa ereditabilità dei caratteri
produttivi, legati strettamente alle condizioni ambientali. le api inserite possono essere anche
Per questo motivo è opportuno che a monte della produzione di sciami artificiali, l’apicultore, anche bottinatrici. Infatti trasferite lontano tanto
non professionista, provveda ad avviare la produzione di celle reali, in numero adeguato alle proprie da perdere i riferimenti di volo, essere
esigenze. Anche nel caso si decida di lasciare allo sciame la possibilità di allevare una propria regina, è finiscono per riconoscere solo quelli del
indispensabile che questa provenga da materiale genetico selezionato. Per fare questo occorre sempre nuovo apiario. In questo modo il nucleo
inserire nel nucleo un favo con uova, favo che deve provenire da una colonia la cui positività delle carat- conserva la consistenza conferitagli
teristiche della regina prese in considerazione (produttività, comportamento, controllo delle patologie, al momento della formazione. Come
ecc.),SCIAMATURA ARTIFICIALE
sia stata accertata. Come più volte - Fig 1
affermato, per fare questo l’apicultore ha a disposizione due per i favi, le api possono provenire da
possibilità: valutare semplicemente le performance dell’alveare fornitore di uova nelle annate precedenti alveari diversi, potendo convivere senza
(selezione massale) o, meglio, accertarne anche la trasmissibilità dei caratteri alla discendenza (test di
problemi di sorta.
progenie).

I nuclei artificiali debbono avere Nel caso che i nuclei vengano


R C FC N 5 6 1 una consistenza standard, sia che in essi 4 posizionati nell’ambito dello stesso apiario
venga inserita una regina già fecondata di formazione (evento, ove possibile, da
che una cella reale. Debbono essere co- evitare), occorre spazzolare in essi un ade-
stituiti possibilmente da un favo di scorte, guato quantitativo di api di casa (nutrici
sia di polline che di miele, un favo di cova- e/o ceraiole). Infatti le api di copertura dei
R SCORTE ALIMENTARI
ta nascente ed un foglio cereo. A chiusu- favi di scorta e dei favi di covata opercola-
CN COVATA NASCENTE ra deve essere collocato un nutritore a ta sono per lo più bottinatrici; le quali una
FC FOGLIO CEREO tasca, con mezzo litro di soluzione zuc- volta in volo, fanno rientro nell’alveare di
N NUTRITORE cherina al 70% (2 parti di zucchero per origine. Le nutrici possono essere reperite
una di acqua). I favi possono provenire da sui favi con covata di età inferiore ai 3
un solo alveare o da più alveari. giorni; le ceraiole sui fogli cerei.

COMPOSIZIONE DEL NUCLEO


SCIAMATURA ARTIFICIALE - Fig 9

Schede tecniche di apicultura La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col metodo classico

R CA CA CA CA R
La scelta dell’arnietta che deve ospitare In quest’ultimo caso è anche
5 lo sciame artificiale deve essere fatta con atten- 9 possibile costituire preliminarmente dei
zione. Soprattutto quando si trasferisce il nucleo nuclei deputati appositamente all’allevamen-
in un secondo apiario, è opportuno che l’arniet- to di celle reali. Essi devono essere più forti:
ta disponga di distanziatori anche sul fondo, per uno o due favi di scorta e 3-4 favi con uova
evitare l’oscillazione dei favi (non propolizzati), e larvette appena nate, unitamente a molte
oscillazione che provocherebbe lo schiaccia- api di casa (nutrici e ceraiole). Passati circa
SCIAMATURA ARTIFICIALE - Fig
R SCORTE 10
ALIMENTARI
mento di molte api. Le arniette devono essere CA COVATA APERTA 10 giorni, questi favi, con celle reali naturali
anche dotate di presa d’aria inferiore e, oramai mature, possono essere smembrati
eventualmente, sul coperchio. per costituire altrettanti nuclei.

R CR CN FC N 6
Se si intende fornire una regina feconda, Ai nuclei formati successivamente
6 questa deve essere inserita subito appresso la 10 nella maniera consueta (un favo di scorta,
costituzione del nucleo, ben prima che questo uno di covata nascente, un foglio cereo ed il
avverta l’orfanità. Le tecniche di inserimento nutritore a tasca), deve essere inserito uno dei
sono quelle descritte nella scheda specifica. In favi con le celle mature. È necessario elimina-
questa condizione la covata riprende appena R SCORTE ALIMENTARI re le celle in eccesso, risparmiando quella che
CR COVATA CON CELLA REALE
le operaie hanno liberato la loro regina, pochi CN COVATA NASCENTE appare essere la meglio conformata. È anche
giorni dopo la costituzione del nucleo. I rischi FC FOGLIO CEREO possibile ritagliarne qualcuna (senza rovinare
N NUTRITORE A TASCA
di orfanità sono legati all apossibilità che le in modo irreparabile il favo), che può essere
operaie rifiutino la nuova regina. impiegata secondo come descritto al punto 7.

Se si intende fornire una cella reale, Il nucleo deve essere trattato


7 è fondamentale che le api abbiano il tempo 11 per il controllo della Varroa destructor. Nel
di percepire l’orfanità (24 ore), pena il rifiuto caso sia stata introdotta una regina feconda,
della cella. In questo caso, sono maggiori i il trattamento deve essere fatto al controllo
tempi della ripresa della covata che ricompa- di verifica dell’accettazione della regina: circa
re qualche giorno dopo la fecondazione: circa sette giorni dopo la sua introduzione. Negli
2 settimane dopo la formazione del nucleo. altri casi il tempo a disposizione è maggiore ed
Ovviamente sono maggiori anche i rischi di il nucleo può ricevere anche due trattamenti
orfanità poiché la regina potrebbe essere successivi: uno pochi giorni dopo la sua
predata durante il volo di fecondazione. costituzione, l’altro alla ripresa della covata.

Nel caso non si disponga né di regine COSTITUZIONE NUCLEO CON SOLA COVATA NASCENTE ED INSERIMENTO REGINA FECONDATA
È anche possibile asportare il favo
8 feconde né di celle reali mature (cioè NESSUNA
5° G. INIZIO DEPOSIZIONE REGINA
7° G. CONTROLLO ALVEARE E TRATTAMENTO ANTIVARROA

COVATA
18° G. ASPORTAZIONE 1° FAVO DI COVATA OPERCOLATA 12 (una volta opercolato) dove la regina ha de-
UOVA COVATA CHIUSA

prossime allo sfarfallamento), deve essere COVATA APERTA


posto le sue prime uova. Questa covata ospi-
aggiunto anche un favo di uova o covata ta la quasi totalità della varroa superstite ai
COSTITUZIONE NUCLEO CON SOLA COVATA NASCENTE
2° G. INSERIMENTO CELLA A REGINA
3° G. SFARFALLAMENTO REGINA

di poche ore, affinché sia lo stesso sciame 14° G. INIZIO DEPOSIZIONE REGINA
16° G. CONTROLLO ALVEARE E TRATTAMENTO ANTIVARROA
29° G. ASPORTAZIONE 1° FAVO DI COVATA OPERCOLATA
trattamenti. Il favo può essere impiegato per
a provvedere all’allevamento della propria NESSUNA
COVATA
UOVA
COVATA
APERTA
COVATA CHIUSA la produzione di altri nuclei. In questo modo
regina. In questo caso i tempi della ripresa COSTITUZIONE NUCLEO CON FAVO A UOVA E LARVETTE DI 1^ ETÀ
si leva all’ acaro la facoltà di riprodursi ulterior-
11° G. SFARFALLAMENTO REGINA
della covata si allungano notevolmente (fino 22° G. INIZIO DEPOSIZIONE REGINA
24° G. CONTROLLO ALVEARE E TRATTAMENTO ANTIVARROA
mente, oltre alla possibilità di esporlo ad un nuovo
a 4 settimane) così come i rischi di orfanità. trattamento. Il favo può essere precedentemen-
37° G. ASPORTAZIONE 1° FAVO CON COVATA OPERCOLATA
NESSUNA COVATA
UOVA COVATA CHIUSA
COVATA APERTA

te identificato con una puntina colorata.

Reg. CE N°1234/2007 annualità 2012/2013


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La sciamatura artificiale SCIAMI DOPPIO MELARIO - Fig 1

la produzione di sciami col doppio melario


La diffusione della Varroa destructor ha determinato profonde modifiche nella pratica apistica. All’inizio dell’annata produttiva,
Oramai è assolutamente accertato che effettuare solo due trattamenti all’anno, ove sia presente l’aplo- R R CA CA CA CA CA CA R R 1 al termine della stagione invernale,
tipo (vedi glossario) di Varroa destructor più pericoloso -quello classificato come coreano o tedesco o non appena la colonia ha completato
russo- non sia risolutivo ai fini del controllo delle popolazioni del parassita. Infatti, un calendario di lotta il nido, l’alveare deve essere
basato su un trattamento estivo, in presenza di covata, ed uno invernale, realizzato in assenza di cova-
ta, determina, seppure ciclicamente, perdite rilevanti. Occorre pertanto porre in essere ulteriori sistemi opportunamente manipolato.
di controllo della varroatosi che siano compatibili con la produzione e che siano economicamente Dapprima si portano superiormente,
sostenibili. La tecnica di lotta primaverile svolta attraverso l’asportazione di covata maschile, impiegata in un doppio melario (vedi glossario),
da molti quale integrazione alla lotta chimica, basa i propri presupposti sulla constatazione che nei R SCORTE ALIMENTARI la quasi totalità dei favi interessati da
nostri ambienti la sola lotta chimica non sia sufficiente a garantire un efficace controllo dell’infestazione. CA COVATA APERTA scorte; solo successivamente quelli
La strategia di lotta alla varroatosi proposta in questa scheda, oramai sperimentata e collaudata, si basa di covata disopercolata, ivi compresa
sulle indicazioni ottenute dalle osservazioni in campo nonché su alcune considerazioni di carattere SCIAMI DOPPIO MELARIO - Fig 2

generale: quella frammista alla covata opercolata.


COMPOSIZIONE DEL DOPPIO MELARIO
• i ritmi dei cicli riproduttivi dell’acaro sono costanti e sincroni ai cicli di covata dell’ape, ma sono indi-
pendenti dal numero di uova deposte dalla regina (o da più regine contemporaneamente);
• l’esistenza di apporti esterni di acari, non legati al ciclo riproduttivo delle famiglie componenti l’apia
rio, che hanno come veicolo preferenziale i fuchi che affollano gli alveari orfani;
• la necessità di integrare gli interventi chimici con la lotta biologica, legando però il prelievo dei favi Nel nido vengono lasciati i favi
di covata opercolata all’allontanamento del maggior numero di acari per telaino; R CO CO CO FC FC FC FC FC N 2 interessati dalla sola covata opercolata,
• la scarsa affidabilità, unitamente ai costi elevati, della lotta biologica condotta mediante la soppres- mentre lo spazio restante viene
sione di covata maschile; occupato con fogli cerei di tipo fuso.
• il caratteristico comportamento della varroa nel caso di blocco di covata, che fa sì che la quasi
totalità degli acari si riversi sulle larve appena queste ricompaiono nell’alveare (prima e seconda Il nido viene completato da un nutritore
età) e non poco prima dell’opercolatura delle celle (larve di quinta età). a tasca posizionato al lato opposto a
Operativamente la tecnica di lotta adottata si articola in quattro fasi fondamentali: R SCORTE ALIMENTARI quello dei favi di covata.
• confinamento della covata disopercolata nella parte superiore dell’alveare; CO COVATA OPERCOLATA
FC FOGLIO CEREO
• allontanamento della stessa una volta opercolata; N NUTRITORE A TASCA
• formazione di nuclei;
• intervento di lotta chimica e/o biomeccanica.
Vale inoltre la pena evidenziare che la formazione di nuclei, tendenti ad aumentare il numero delle COMPOSIZIONE DEL NIDO
famiglie allevate, è pratica corrente tra gli apicultori professionisti che ricorrono a questo metodo per
controllare la sciamatura. Le famiglie così ottenute, vengono utilizzate per tutta la stagione di raccolta
per poi essere riunite in previsione delle fioriture autunnali, in particolar modo del corbezzolo. La prati-
ca adottata, pertanto, non comporta né un aggravio di manodopera né tanto meno un incremento
dei capitali di scorta. Adottando questa tecnica, si realizza il controllo dell’infestazione e, nel contempo, La regina viene trattenuta nel nido
è possibile ottenere interessanti risultati produttivi. Si consideri che la produzione vendibile può essere 3 interponendo una lastra escludi regina
data anche da materiale genetico come i nuclei di api. Questo nella considerazione che la loro produ- fra i due corpi dell’arnia. Così preparato,
zione comporta un minore immobilizzo di capitali rispetto a quella delle altre produzioni. l’alveare viene lasciato per una decina
Un’ultima annotazione di carattere scientifico: la famiglia di api è definita dagli entomologi come un
superorganismo, perché presenta molteplici comportamenti assimilabili alle proprietà fisiologiche di di giorni, dando così il tempo a tutta
organi e tessuti. Ebbene, si può ritenere che nel campo apistico lo stesso concetto possa essere esteso la covata opercolata, rimasta nel nido,
all’intero apiario, nel quale l’entità alveare perde il proprio significato. Tutte le colonie concorrono a di sfarfallare ed a quella disopercolata,
costituire l’unità di produzione, un’entità dinamica formata da individui che possono essere trasferiti da nei telai posti nel doppio melario, di
una famiglia all’altra in funzione delle esigenze produttive. è perciò all’apiario, e non ai singoli alveari opercolare.
o a gruppi di essi, che deve essere riferita qualsiasi valutazione inerente lo stato sanitario e le misure di
lotta attuate. A tal proposito, l’unico parametro capace di misurare l’efficacia degli interventi adottati è
il livello produttivo raggiunto.
Schede tecniche di apicultura La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col doppio melario

In questo lasso di tempo Trascorsi circa 15 giorni


4 si verifica una migrazione degli 7 dalla formazione del nucleo ed avvenuta
acari verso l’alto, dove si trovano le la fecondazione della regina, nell’alveare
uniche larve parassitizzabili. In queste non sarà più presente covata opercola-
condizioni, la covata presente nel ta, ma solamente uova. È così possibile
doppio melario, oramai completamente intervenire con un trattamento chimico
opercolata, contiene circa il 75-80% a base di acido ossalico, somministrato o
delle varroe presenti nell’alveare. per sgocciolamento o, preferibilmente,
per nebulizzazione (vedi scheda: La
varroatosi - i trattamenti con l’acido
ossalico in soluzione).
SCIAMATURA ARTIFICIALE – Figg 5 E 9

I favi situati nel doppio melario È anche opportuno allontanare


5 vengono a questo punto prelevati 8 il primo telaino di covata opercolata,
R C FC N 5 6
R SCORTE ALIMENTARI insieme alle api di copertura (circa eliminando così la quasi totalità della
CN COVATA NASCENTE il 50% del totale) ed utilizzati per la popolazione di varroa che si era riversata
FC FOGLIO CEREO
N NUTRITORE
formazione di nuclei. In essi devono sulle prime larve comparse dopo il blocco
essere innestate celle reali prossime allo di covata. Operando in questo modo si
sfarfallamento. In questo modo viene procede ad un risanamento pressoché
NB: IL FAVO CON SCORTE ALIMENTARI
allontanato dall’alveare circa l’85-90% totale della colonia che al termine della
PROVIENE DA ALTRE FAMIGLIE delle varroe: il 75-80% imprigionate manipolazione contiene livelli di varroa
nella covata opercolata e circa la metà bassissimi.
di quelle presenti sugli adulti. SCIAMATURA ARTIFICIALE – Figg 5 E 9

COMPOSIZIONE DEL NUCLEO

Le celle reali devono essere inserite I favi prelevati possono essere


6 nel nucleo trascorse 24 ore dalla sua R C FC N 5 6
9 impiegati per l’ulteriore formazione
formazione. È questo un lasso di tempo di nuclei prodotti come descritto in
sufficiente affinché la piccola colonia precedenza. In questo modo la popola-
avverta lo stato di orfanità ed accetti zione di acari non ha la possibilità di
naturalmente la cella reale. La regina seguire l’andamento crescente della
deve poter sfarfallare nel nucleo nelle popolazione di api, in quanto relegata
ventiquattro ore successive. Le celle in situazione di continuo blocco di
R SCORTE ALIMENTARI
reali, possibilmente, devono provenire CN COVATA NASCENTE
covata. Pertanto, mentre si registra
da un allevamento predisposto FC FOGLIO CEREO una notevole crescita dell’apiario, il
appositamente. N NUTRITORE numero di acari rimane costante nella
sua globalità, il che corrisponde ad una
COMPOSIZIONE DEL NUCLEO consistente calo del rapporto acaro-api.

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I pacchi d’api
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le tecniche di produzione
In Italia, come in buona parte del resto del mondo, la vendita di colonie di api è sempre avvenuta
Per l’inserimento delle api
sotto forma di piccole famiglie definite nuclei. Al contrario, negli Stati Uniti, la loro commercializza- 3 nelle cassette, viene impiegato un
zione non contempla l’impiego di alcun favo come supporto, ma le api vengono vendute in parti-
particolare tipo di imbuto. La parte
colari gabbie alla stregua di uno sciame nudo. Questo tipo di confezione, conosciuto come pacco
basale è opportunamente conformata
d’api, è stato successivamente adottato in altre nazioni anglofone (Australia e Nuova Zelanda) e
per poggiare sulla cassetta ed inserirsi
solo recentemente è entrato nell’uso corrente dell’apicultura italiana, grazie sopratutto all’econo-
perfettamente nel foro del pacchetto. La
micità e alla maggiore sicurezza sanitaria del materiale prodotto. Le api sono vendute a peso, in
parte superiore dell’imbuto si presenta
cassette che generalmente ne contengono circa un chilogrammo, potendo arrivare a contenerne
grande abbastanza da permettere lo
sino a un massimo di tre. Si consideri che un chilogrammo di api operaie è formato da circa 7-8
scuotimento, al suo interno, sia dei favi
mila individui. I pacchi d’api vengono commercializzati secondo due tipologie fondamentali: con
da nido, sia dell’intero coprifavo. In tale
regina giovane e feconda o con sole api operaie. Quest’ultima tipologia viene utilizzata per ripopo-
modo le api possano essere facilmente
lare alveari o da apicultori che preferiscono introdurre una propria regina. In quest’ultimo caso è
incanalate all’interno della cassetta.
preferibile che il pacco d’api contenga un dispensatore di feromone reale, condizione questa che
migliora significativamente la successiva accettazione di una regina.

L’alimentazione delle api


1
La produzione dei pacchi d’api 4 viene garantita da un chilo di sciroppo.
avviene in apposite cassette chiamate
Per la sua distribuzione può essere utiliz-
gergalmente “pacchetti”, realizzate in
zato un normale barattolo di vetro o di
legno multistrato o masonite. I due
metallo del tutto simile a quello per le
lati maggiori sono costituiti da rete
conserve. Un’intelaiatura interna trattie-
metallica a maglia fitta. Questa,
ne il barattolo in posizione e fa in modo
impedendo la fuoriuscita delle api,
che esso sia perfettamente allineato alla
favorisce, nel contempo, l’areazione
sagoma della cassetta, impedendone
e dà all’apicultore, nei mesi caldi, la
la chiusura. Il foro della cassetta deve
possibilità di bagnare le api durante il
essere perfettamente dimensionato al
trasporto.
diametro del barattolo utilizzato.

Nella parte superiore è presente Prima dell’inserimento all’interno


2 un foro che viene utilizzato per 5 del pacchetto, al contenitore devono
l’ingresso e l’uscita delle api nonché essere praticati due fori minuscoli (ad
per l’inserimento di un contenitore esempio con un punteruolo) sufficienti
per la nutrizione costituita da sciroppo a non far sgocciolare la soluzione, ma
zuccherino. tali da permettere alle api di poterla
suggere secondo le loro necessità. Il
barattolo viene inserito rovesciato nel
foro superiore della cassetta, con la
parte forata rivolta verso il basso. Ovvia-
mente i fori non devono poggiare sulla
traversa che sostiene il barattolo.
Schede tecniche di apicultura I pacchi d’api - le tecniche di produzione

Occorre poter disporre di una bilancia, I telai da nido, uno alla volta,
6 indispensabile per poter verificare il peso delle 10 possono così essere scossi all’interno
api al netto della cassetta. Le api devono essere dell’imbuto. È fondamentale reinserire
pesate prima dell’inserimento del barattolo con i favi all’interno del nido, nel medesimo
lo sciroppo e, nel caso, la loro quantità deve ordine di partenza, in modo che la famiglia
essere ragguagliata al peso desiderato. non subisca un ulteriore quanto inutile
rimescolamento. Anche in questo secondo
caso, da una colonia forte è possibile
prelevare fino a 4,5 chilogrammi di api.

Un primo metodo, di sicuro il più agevole, Il pacco d’api deve essere completato
7 prevede che in primavera, o in estate dopo 11 inserendo o una regina fecondata chiusa
il raccolto sull’eucalipto, si portino via i melari in una gabbietta o, qualora le api debbano
inserendo sul nido un’ escludiregina. In questo essere impiegate per rafforzare colonie
caso l’arnia deve essere chiusa con un copri- deboli, una capsula contenente feromone
favo a sponda alta collocato rovesciato. Le api mandibolare della regina (Bee Boost).
scacciate dai melari si riversano in gran nume- Una capsula è sufficiente a mantenere
ro sul coprifavo, nello spazio libero tra questo e l’aggregazione delle operaie per un periodo
il nido. di circa 30 giorni.

Le api possono essere prelevate, La cassetta deve essere ben chiusa


8 dopo mezz’ora senza dover verificare la 12 mediante un coperchio di masonite, fissato
presenza della regina posto l’uso dell’escludi con delle graffe. Al contrario, nel caso i
regina. Da una colonia popolosa è possibile pacchetti non debbano affrontare un lungo
operare fìno a 3 o 4 prelievi. Si immette del viaggio, ma essere immediatamente utilizzati,
fumo all’interno dell’alveare; dopo 15-20 può essere sufficiente chiudere le cassette
minuti è possibile prelevare i coprifavi con con del semplice cartone avvolto attorno al
aggrappate api per 1 chilogrammo o poco di barattolo e inserire nella scanalatura del foro
più. Alcuni apicoltori preferiscono effettuare il una spugnetta, utile per fornire una piccola
prelievo il giorno dopo la smelatura. scorta d’acqua alle api durante il trasporto.

Durante il trasporto, i pacchi d’api


9
Un secondo metodo, più laborioso,
prevede lo scuotimento delle api
13 devono essere tenuti ben distanziati fra loro,
direttamente dai telai da nido. Prima di per permettere il passaggio dell’aria tra l’uno
procedere occorre individuare il favo con la e l’altro e per consentire di bagnare le api
regina che deve essere momentaneamente durante il viaggio onde evitare un pericoloso
isolato in un’arnietta prendisciame. aumento di temperatura. Le cassette vanno
inoltre sistemate in un unico strato su una
pedana di legno che ne impedisca lo
scivolamento.

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I pacchi d’api
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le tecniche di utilizzo
Il pacco d’api è un modo di commercializzare le api, solo di recente adottato dal nostro
Dapprima occorre predisporre
Paese, pur costituendo una tipologia oramai consolidata in altre nazioni, soprattutto nei paesi 1 le arnie affinché possano accogliere
anglofoni.
Il commercio dei pacchi d’api assume molteplici caratteristiche positive, quali la rapidità della le api. Se l’inserimento viene fatto
sua formazione e l’economicità rispetto al nucleo artificiale tradizionale. Deve però la sua in arniette da cinque o sei telaini (le
fortuna e la sua diffusione alla maggiore sicurezza sanitaria del materiale commercializzato; il classiche per nucleo artificiale) si procede
fatto di essere composto esclusivamente da api adulte, concorre a limitare in modo significa- inserendo da un lato un nutritore a
tivo la propagazione delle malattie tipiche della covata. Questo, anche in considerazione del tasca riempito di sciroppo e, dalla parte
periodo di “quarantena” ed al tipo di trattamento al quale sono sottoposte le api durante il opposta, un favo contenente per metà
viaggio: una vera e propria cura della fame (vedi glossario). scorte di miele e polline e per metà celle
Le api viaggiano in particolari cassette (gergalmente chiamate pacchetti) realizzate in masoni- che possano accogliere covata. Nello
te o multistrato e con le due facce lunghe costituite da fitta rete metallica. Le api formano una spazio centrale vanno inseriti telaini con
sorta di sciame nudo e questo permette all’apicultore (o il venditore o l’acquirente) di poter fogli cerei.
effettuare un trattamento esaustivo contro la Varroa destructor, prima dell’utilizzo definitivo
del pacco d’api.
Nel normale rapporto commerciale, le cassette contengono comunemente circa 1 o 1,5
L’ingresso dell’arnia ricevente
chilogrammi di api, raramente di più. Un quantitativo di api operaie pari a un chilo e mezzo 2 deve essere chiuso, in modo che le api,
è sufficiente per ricoprire circa 5 telai da nido.
I pacchi d’api, come già detto nella scheda relativa alla loro formazione, possono essere com- non appena fuoriuscite dal pacchetto,
mercializzati sia con regina, sia senza. In quest’ultima condizione, nel pacco d’api può essere non possano disperdersi. Nel caso non
inserito il feromone reale, con l’obiettivo di tenere aggregate le api. si possa tornare ad aprire l’ arnia nelle
Se lo “sciame” viene impiegato per rinforzare famiglie già attive, la presenza del feromone successive 48 ore, si può chiuderne l’in-
reale non è indispensabile. Al contrario, qualora si debba inserire successivamente una regina gresso con del nastrocarta da carrozziere
già feconda, l’impiego del feromone è tassativo, favorendo in modo significativo l’accettazio- inciso con una taglierina. Le api bucan-
ne della regina. dolo riescono a liberarsi. In questo lasso
Ovviamente, qualora nel pacco d’api sia stata già inserita la gabbietta con la regina, l’impiego di tempo, la famiglia inizia la costruzione
di feromone reale sintetico non riveste importanza. dei favi e liberato la regina che, tempo
Nella consuetudine del mercato italiano, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, qualche giorno, inizia la deposizione.
anche quando fornite con i pacchi d’api, le regine viaggiano separatamente nelle gabbiette
di tipologia nicot, le comuni gabbiette in materiale plastico. Le regine vengono inserite sfrut-
tando le stesse gabbiette utilizzate per la spedizione.
Tre sono i modi per inserire
Appena ricevute, è assolutamente necessario fare in modo che le api contenute nei pacchi 3 la regina: la gabbietta può essere sospe-
possano riprendersi dallo stress del viaggio. Occorre far sostare le cassette, in una zona in
ombra e ben ventilata, per un paio d’ore, provvedendo a bagnare la rete esterna con acqua sa fra i telaini facendo uso di filo plastifi-
fresca e potabile. cato o dello stesso filo impiegato per
Esistono diverse tecniche per trasferire le api nelle arnie. In questa sede ne vengono descritte l’inserimento dei fogli cerei; poggiata
due: una prima prevede l’impiego delle arniette prendisciame a 6-7 favi; una seconda, l’utiliz- direttamente sui telaini del nido o sul
zo delle normali arnie a 10 favi. Molti accorgimenti sono comuni ad entrambi i processi, che fondo dell’arnia; inserita in un favo. Oc-
differiscono sostanzialmente per il posizionamento dei pacchetti. Dapprima viene descritto corre prestare attenzione e ricordarsi di
il metodo che prevede il trasferimento delle api nelle arniette; successivamente quello nelle rimuovere la chiusura della gabbietta
arnie a 10 favi, precisando unicamente le differenze che questo sistema comporta. prima di inserirla nell’arnia (vedi scheda:
La sostituzione della regina - l’inserimen-
to con l’uso della gabbietta classica.
Schede tecniche di apicultura I pacchi api - le tecniche di utilizzo

Così predisposta, l’arnia è pronta Nel caso il travaso avvenga in arnie


4 ad accogliere le api. Con la massima 7 da 10 favi, il procedimento contempla
attenzione si apre il pacchetto, piccole differenze. In questo caso il pac-
liberando il pannello di chiusura dai co d’api può essere collocato diretta-
ganci o dalle graffette. Sollevata la mente all’interno dell’arnia. Questa deve
cassettina di qualche centimetro, si contenere un nutritore a tasca riempito
batte leggermente sull’arnia in modo di sciroppo, uno o due favi che abbiano
tale che le api precipitino sul fondo. anche una buona quantità di scorte e
Quindi, con un rapido movimento si due o tre telaini con foglio cereo, per
capovolge il pacchetto, posizionandolo completare lo spazio interno. Il nutritore
in modo che chiuda completamente la deve essere interposto fra i favi ed il
parte posteriore dell’arnia. pacco d’api. La gabbietta con la regina
deve essere collocata come nel caso
precedente.

A questo punto si posiziona Per l’allestimento della postazione,


5 anteriormente il coprifavo in modo tale 8 è molto importante curare la disposizione
che chiuda perfettamente l’arnietta. delle arnie nelle quali vengono inseriti
Si evita così la fuoriuscita delle api i pacchi d’api. Esse non devono essere
impedendone la loro dispersione nel disposte allineate e vicine, ma opportuna-
territorio e la deriva verso gli alveari mente distanziate e collocate in modo che
vicini. Poichè il coprifavo sporge verso gli ingressi siano resi facilmente riconosci-
la parte anteriore del nido, occorre, ove bili attraverso colori e figure diverse.
presente, rimuovere preventivamente Molto importante è anche la presenza di
gli angolari. punti di riferimento, quali cespugli e alberi,
indispensabili per favorire l’orientamento
delle bottinatrici ed evitare il fenomeno
della deriva.

Dopo 48 ore è possibile prelevare Per circa tre settimane


6 il pacchetto ormai vuoto, provvedendo 9 dall’inserimento delle api, è necessario
a chiudere correttamente il coprifavo. effettuare dei controlli periodici, al
La prima visita di controllo deve fine di verificare il buon andamento
avvenire una settimana dopo il travaso. della colonia neo costituita. Anche in
In questa occasione è consigliabile presenza di un buon flusso di nettare
rabboccare il nutritore a tasca con è buona norma provvedere alla sua
un altro litro e mezzo di sciroppo. nutrizione, preferibilmente fino al
Occorre anche sincerarsi dell’avvenuta completamento del nido.
liberazione della regina e dell’inizio della
ovideposizione.

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La produzione di regine
il metodo semi intensivo REGINE METODO SEMINTENSIVO - Fig 2

L’allevamento per la produzione delle api regine ha oramai raggiunto un elevatissimo grado Lo svantaggio dell’impiego di due
di specializzazione. Pur essendo effettuato secondo modalità rispondenti a linee guida comuni, 2 melari sovrapposti è dovuto al fatto che
vengono però impiegate tecniche che differiscono in funzione delle condizioni ambientali nelle la somma delle loro altezze è comples-
quali si opera. Tali tecniche subiscono ulteriori aggiustamenti da parte dei singoli apicultori che sivamente maggiore di qualche centi-
tendono ad adattarle alle loro specifiche esigenze di produzione ed organizzazione, intervenendo

mm 310
mm 310
metro rispetto a quella necessaria per
su dettagli non sempre trascurabili.
L’universo in questione risulta dunque rappresentato da molteplici metodologie di allevamento ospitare correttamente un telaino da
nonché caratterizzato da una estrema variabilità fra le stesse. È comunque possibile individuare nido: 33 o più centimetri contro i 31

mm 30/50
mm 10
delle “procedure tipo”, alle quali ricondurre la maggior parte delle metodiche comunemente centimetri di un telaino da nido. In
applicate. questa situazione, generalmente, le
Per lo più i metodi differiscono in relazione al livello di specializzazione al quale l’allevatore intende api tendono a costruire numerosi favi-
riferirsi per organizzare la propria attività. Questo soprattutto in rapporto alle attrezzature che egli ALTEZZE DOPPIO MELARIO ALTEZZE DOPPIO MELARIO
RICAVATO DALL’UNIONE DI
ponte fra i telai presenti nel nido e quelli
COSTRUITO APPOSITAMENTE
intende acquistare o realizzare appositamente. Ovviamente, in un allevamento finalizzato all’esclu- DUE MELARI posizionati nella camera di allevamento.
siva produzione di api regine destinate alla vendita, è possibile riscontrare una propensione ad
investimenti specifici maggiore di quanto non si verifichi nel caso di allevamenti meno intensivi se
non addirittura promiscui. Negli allevamenti semintensivi la produzione di regine è finalizzata alla
realizzazione di pacchi d’api e nuclei; nei secondi, quelli promiscui, è limitata al solo uso interno. La camera di allevamento deve
Nel sistema semintensivo si usano abitualmente le stesse attrezzature (arnie, melari, escludiregine, 3 essere separata dal resto della colonia con
ecc.) che normalmente vengono impiegate per altre funzioni ed in altri periodi dell’anno. Al massi- l’interposizione di una lastra escludiregina.
mo è possibile prevedere per esse delle piccole modifiche che non ne alterino comunque la possi-
bilità di impiego originale. Ad esempio, l’allevatore di api regine non professionistico, pur dovendo Essa deve consentire l’uscita della api diret-
affrontare piccoli disagi produttivi, eviterà di dotarsi di attrezzature speciali, quali specifiche camere tamente dal doppio melario. In alternativa
di allevamento, destinate ad accogliere telaini da nido. Egli impiegherà, in alternativa, due melari uno o entrambi i melari devono essere dota-
sovrapposti, pur nella consapevolezza che la somma delle loro altezze è di qualche centimetro ti di un’uscita indipendente. È opportuno
superiore a quella che necessita per ospitare correttamente i telai da nido. Al massimo, per meglio ridurre la comunicazione fra il nido ed il
operare, è possibile che debba privare dei distanziatori alcuni melari o, eventualmente, sostituire rifinitore, lasciando un passaggio di appena
quelli da 9 favi con distanziatori da 10. 5-7 centimetri. Ciò si realizza restringendo la
Le schede interessate alla descrizione delle differenti metodiche per la produzione di regine si superficie della lastra escludiregina con del
completano le une con le altre. Per fare un esempio, le tecniche relative ai traslarvi sono impiegate cartone e nastro adesivo per pacchi.
sia in allevamenti intensivi che semintensivi e promiscui. Altrettanto avviene per le pratiche inerenti
la costituzione dei nuclei di fecondazione ed il prelievo delle regine per la vendita o la spedizione.

L’allevamento delle api regine Il melario superiore deve essere privo


1 viene predisposto in una zona 4 di distanziatori, poiché in esso devono
dell’alveare opportunamente essere sistemati 10 favi. Eventualmente
orfanizzata (abitualmente chiamata il distanziatore da 9 favi, normalmente
camera di allevamento), assai simile al impiegato nei melari, può essere sosti-
rifinitore impiegato nel sistema verticale tuito con uno da nido, a 10 spazi. Ove
di tipo professionistico. Allo scopo si non fosse possibile, si può lasciare il di-
predispone un doppio melario sul nido stanziatore da 9 favi; in questa situazio-
di una colonia forte. ne, però, le api generalmente allungano
le celle da covata. I favi, così ispessiti,
trovano difficile ricollocazione nel nido
in una loro successiva riutilizzazione.
REGINE METODO SEMINTENSIVO - Fig 5

Schede tecniche di apicultura La produzione di regine - il metodo semi intensivo

Nel doppio melario si dispongono Dopo 24 ore dall’allestimento


P CN PS CA P P CA PS CN P
5 4 favi con polline, 2 favi con covata 8 della camera di allevamento e
nascente, 2 favi con covata aperta e dall’inserimento dei portastecche, i
P POLLINE due telaini portastecche, secondo la cupolini a regina vengono prelevati
CN COVATA NASCENTE
CA COVATA APERTA disposizione seguente: 1) polline, per essere opportunamente preparati
PS PORTASTECCHE 2) covata nascente, 3) telaino per il traslarvo. Essi devono essere
portastecche, 4) covata aperta, accorciati al fine di facilitare l’inserimento
5) polline, 6) polline, 7) covata aperta, delle larvette. È possibile rifilarli con un
ESCLUDIREGINA
8) telaino portastecche, 9) covata coltellino affilato e scaldato alla fiamma.
CON FINESTRA nascente, 10) polline. In ciascun telaino
DI USCITA portastecche vengono inserite due
REGINE METODO SEMINTENSIVO – Fig 6 E DICO 6 stecche con 14/20 celle ciascuna.
Pertanto in ogni camera di allevamento
trovano spazio circa 56/80 cupolini.

P CN PS CA P CA PS CN P
Nel caso di melario con distanziatore Una volta effettuati i traslarvi,
6 da 9, si inseriscono solamente 3 favi con 9 i telaini portastecche, con le larve di
polline, omettendo il posizionamento di prima età inserite nei cupolini, vengono
P POLLINE
CN COVATA NASCENTE uno dei due al centro della camera di ricollocati nelle camere di allevamento,
CA COVATA APERTA allevamento. nella medesima posizione dalle quali
PS PORTASTECCHE
erano stati prelevati. Occorre considerare
che, in questo momento, il ciclo
preimaginale delle larve è giunto al quarto
ESCLUDIREGINA giorno: tre trascorsi come stadio di uovo
CON FINESTRA ed uno come larva di prima età.
DI USCITA

È importante che il portastecche Per attirare quante più operaie


7 sia dotato di un piccolo nutritore a tasca 10 possibile verso le stecche coi cupolini
collocato superiormente. Infatti, sin dal innestati, durante la fase di cella
suo primo inserimento è buona norma aperta (e quindi, dall’inserimento dei
attrarre sui cupolini reali il maggior portastecche, per un periodo di cinque
numero di api di casa, soprattutto giorni) è preferibile proseguire la
nutrici e ceraiole. Le prime per nutrire nutrizione in modo abbondante con
al meglio le larvette, le seconde per soluzione zuccherina concentrata, nella
attendere la costruzione delle celle. proporzione di 1 parte di acqua e 2 di
In questo modo è possibile aumentare zucchero.
significativamente l’accettazione delle
larve inserite.

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il metodo intensivo e l’allestimento dello starter REGINE METODO INTENSIVO - Fig. 3

L’allevamento professionistico per la produzione di api regine prevede la realizzazione di apiari dedicati In una classica arnia DB da 10 favi,
a questa funzione, nonché investimenti in attrezzature e materiali di allevamento specifici per questi 3 privata dei distanziatori, vengono sistema-
impieghi. Il numero di regine che è possibile ottenere per singolo ciclo produttivo è notevole (parec- P PS P PS P PS P PS P PS P P PS P PS P P PS P PS P ti 6 favi di polline e 5 portastecche, dello
chie decine) e pertanto la produzione annuale può raggiungere assai facilmente le diverse migliaia. spessore di soli 15 millimetri, forniti di nu-
Ciò presuppone un’organizzazione aziendale che preveda la possibilità di produrre api regine non tritore a tasca. In ciascuno di essi vengono
soltanto per la tradizionale quota di rimonta aziendale o per la formazione di nuclei artificiali e di pacchi inserite due stecche portacupolini con
d’api, ma anche la vendita diretta di regine selezionate. circa 15 celle reali ciascuna, per un totale
Il metodo di seguito descritto è quello principalmente adottato in Italia da allevamenti specializzati. di circa 30 cupolini. Nel caso di arnie
Tuttavia può trovare facile applicazione anche in piccoli allevamenti, nei quali la vendita di nuclei di api munite di distanziatori, il rapporto favi-telai
su 5 favi o di pacchi d’api concorre stabilmente alla creazione del reddito aziendale. Infatti, a fronte di porta-stecche può essere 6 a polline per
investimenti specifici, spesso onerosi, il metodo intensivo garantisce migliori risultati nell’accettazione STARTER COMPOSTO DA STARTER COMPOSTO DA
4 portastecche ovvero 5 a 5. Nello starter
• 5 PORTASTECCHE -PS- • 4 PORTASTECCHE -PS-
delle larve e, quindi, un risparmio nell’impiego della manodopera. • 6 FAVI CON POLLINE -P- • 6 FAVI CON POLLINE -P- così preparato, i traslarvi possono essere
L’allevamento intensivo prevede l’innesto delle celle reali in famiglie comunemente indicate come eseguiti dopo appena 12 ore.
starter.
Il giorno seguente i portastecche
1
Per starter si intende una famiglia 4 contenenti le larvette accettate e tutte
orfana, preparata appositamente per la
le api di copertura, possono essere
prima accettazione di larve destinate a
prelevati e trasferiti in altri alveari,
divenire regine. Per la sua preparazione
chiamati rifinitori. Questi ultimi, pur
si utilizzano famiglie forti e con molte api
rispondendo a canoni comuni, possono
giovani. Da queste vengono prelevati
avere configurazioni differenti nel
tutti i favi di covata, sia giovane che
caso di allevamenti in orizzontale o in
opercolata, relativamente coperti di api,
verticale. In ogni rifinitore trovano spazio
nonché la stessa ape regina.
due telaini portastecche, per complessivi
60 cupolini reali.
REGINE METODO INTENSIVO - Fig. 2

I favi con covata e le api di Nell’allevamento in orizzontale


2 copertura, nonché la regina, possono E ESCLUDIREGINA
5 il rifinitore, preparato il giorno
trovare posto in un doppio melario chiu- C
PS
COVATA
PORTASTECCHE
precedente l’immissione dei cupolini a
so inferiormente da una rete e superior- P POLLINE
E C PS C P C PS C E
regina provenienti dallo starter, deve
mente da un coprifavo. Così segregate, contenere:
le api vengono trasferite in un posto 2 favi di covata nascente ai lati;
all’ombra (non umido) e riparato. In 2 favi di covata aperta;
questo caso, è opportuno sistemare 1 o 2 favi di polline al centro.
fra i favi un nutritore a tasca, colmo di I telaini portastecche trovano posto fra
acqua, al fine di facilitare il controllo della il telaino di covata nascente e quello di
COMPOSIZIONE DEL DOPPIO MELARIO CON I FAVI ASPORTATI temperatura da parte della famiglia (vedi FAMIGLIA CON REGINA RIFINITORE FAMIGLIA CON REGINA covata fresca, secondo la successione
glossario Starter - Preparazione). in figura.
Schede tecniche di apicultura La produzione di regine - il metodo intensivo e l’allestimento dello starter

Nel sistema in verticale, il rifinitore, In questo caso si affumica


6 posto superiormente al nido, è costituito 10 abbondantemente la parte superiore, tanto
da corpo realizzato appositamente. La sua da far scendere la maggior parte delle api
struttura è riconducibile a quella di un doppio nella camera inferiore. Quindi si preleva
melario, ma con un’altezza leggermente la parte superiore (contenente la covata,
inferiore, rapportata a quella di un telaino da poche api e la regina) e ci si comporta come
nido: 31 centimetri contro i complessivi 33 o descritto in precedenza. Occorre controllare
più centimetri normalmente raggiunti da due il nido con i favi di polline per sincerarsi che
melari sovrapposti. questi siano ancora colmi. Nel caso non lo
fossero, si sostituiscono con altri favi di scorta.

Il rifinitore deve essere dotato In un allevamento intensivo, è meglio


7 di un’uscita di volo indipendente e separato 11 sfruttare lo starter più a lungo. Una volta pre-
dal nido sottostante mediante una lastra levata la prima batteria composta da 150 celle,
escludiregina. È opportuno ridurre la STARTER CON 4 STARTER CON 3
se ne introduce una seconda, composta da
comunicazione fra il nido ed il rifinitore PORTASTECCHE PORTASTECCHE
circa 120 cupolini suddivisi su 4 portastecche.
lasciando una passaggio di appena 5-7 Il giorno dopo, prelevate queste 120 celle, se
centimetri. Ciò si realizza restringendo la ne introducono altre 90 (su 3 portastecche) e
superficie della lastra escludiregina con del quindi, in successione, 60 su 2 portastecche e
REGINE METODO INTENSIVO - Fig. 8
cartone e nastro adesivo per pacchi. STARTER CON 2 PORTASTECCHE
30 su un solo portastecche. Per quest’ultima
STARTER CON 1 PORTASTECCA
batteria, lo starter funge da rifinitore.

P CN PS CA P P CA PS CN P
Nell’allevamento in verticale In questo caso, la regina ed i favi
8 il rifinitore, preparato anche in questo caso il 12 prelevati al momento della formazione dello
P POLLINE
giorno precedente l’immissione dei cupolini a starter, vengono trasferiti in un altro apiario
CN
CA
COVATA NASCENTE
COVATA APERTA
regina, deve contenere: 2 favi con polline; o, in alternativa, possono essere temporanea-
PS PORTASTECCHE 2 favi di covata nascente ai lati; 2 favi di covata mente sovrapposti ad un’altra famiglia inter-
aperta con larve di prima-terza età; ponendo una lastra escludiregina e facendo
ESCLUDIREGINA
CON FINESTRA 2 favi con polline al centro. I telaini portastec- lavorare l’alveare con due regine. La lastra
DI USCITA che, al pari del sistema in orizzontale, devono deve essere preferibilmente chiusa come
essere posizionati fra i telaini con covata, indicato alla figura 7. Questo alveare può
REGINE METODO INTENSIVO - Fig. 9
rispettivamente in posizione 3 e 7. essere smembrato in ogni momento.

Il corpo superiore, composto


9
Una volta prelevate le celle a regina,
nello starter si riavvicinano i favi di polline,
13 da una colonia con regina propria, deve
si sovrappone una lastra escludi regina e essere dotato di un’apertura di volo
si rendono i favi di covata con la regina, indipendente. Questa può essere realizzata
prelevati il giorno prima. Così preparata, o direttamente sulla lastra escludiregina
questa famiglia è pronta per funzionare o praticando dei fori nel corpo superiore
nuovamente come starter dopo circa tre dell’arnia.
giorni.

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la preparazione e l’uso dei cupolini


L’allevamento per la produzione delle api regine si compone di differenti fasi operative, fra le quali Per la fabbricazione in proprio
occorre annoverare anche la realizzazione dei supporti necessari all’allevamento. 3 dei cupolini in cera, occorre valutare le
Queste fasi possono essere o eseguite interamente in azienda o in parte delegate a strutture terze. dimensioni che questi devono avere
Cosi avviene, ad esempio, per i cupolini reali necessari per il traslarvo; per il loro approvvigionamen- per una normale accettazione da parte
to si può facilmente ricorrere al mercato, ove è possibile acquistarne sia di realizzati in plastica che delle api. È importante che il diametro
in cera d’api. dell’imboccatura sia pari a 8 millimetri,
Mentre per l’apicultore non è possibile realizzare in proprio i cupolini del primo tipo, per quelli mentre l’altezza riveste scarso rilievo,
in cera la scelta di ricorrere al mercato o alla produzione in azienda è dettata principalmente da potendo variare dagli 8 ai 15 millimetri.
parametri economici o dalla facilità di reperimento. Spesso è proprio la possibilità dell’immediata
disponibilità in azienda che induce i produttori di regine, specie se non professionisti, alla produzio-
ne in proprio dei cupolini in cera.
In questa scheda viene riportato il metodo comunemente utilizzato per la produzione dei cupolini
in cera con l’impiego di attrezzature artigianali.

L’inserimento delle larve reali Le attrezzature che occorrono


1 deve avvenire entro cellette dalla forma 4 per prepararsi una scorta di cupolini in
e dimensioni pari a quelle realizzate cera sono le più svariate. Per piccole pro-
dalle api in natura. Nella pratica apistica duzioni è possibile usare un cilindretto di
si impiegano normalmente cupolini legno del diametro di 8 millimetri, otte-
o in plastica o realizzati in cera d’api. nuto levigando opportunamente una
Entrambi rispondono alle esigenze di matita o un chiodo di legno. In commer-
un corretto traslarvo. La scelta verso cio è comunque possibile reperire parti-
un tipo o l’altro risponde a differenti colari stampi in silicone che permettono
criteri: finalità del traslarvo (produzione di ricavare contemporaneamente 10-15
di pappa reale o api regine), economici, cupolini. Stampi simili possono essere
organizzativi o altro. anche realizzati artigianalmente in legno

Entrambi i tipi di cupolino È necessario poter disporre


2 sono normalmente reperibili in commer- 5 di due recipienti delle dimensioni adeguate
cio, in confezioni di diversa consistenza. Il al tipo di stampo utilizzato; uno contenente
loro costo è comunque non indifferente. semplicemente dell’acqua ed uno con
Per questo motivo, i cupolini in plastica, acqua nella quale sia stato disciolto dello
riutilizzabili, trovano largo impiego nella zucchero o del miele nel rapporto di circa
produzione di pappa reale. Al contrario, 1a1.
quelli in cera vengono frequentemente
impiegati nei traslarvi per la produzione
delle api regine. Questo tipo di produ-
zione, infatti, presuppone l’utilizzo di
cupolini “a perdere”.
Schede tecniche di apicultura Larinforzo
Il produzione di regine - la preparazione e l’uso dei cupolini
dell’alveare

Per la produzione dei cupolini Per solidificare la cera si immerge


6 si usa cera di buona qualità o, meglio, 9 lo stampo nell’acqua fredda. Questo
cera di opercoli, quasi totalmente priva permette un rapido abbassamento della
di propoli. Questa viene scaldata non temperatura e quindi il consolidamento
sulla fiamma viva, ma a bagnomaria. dei cupolini, facilitando sensibilmente
Per una sua facile manipolazione, la il loro distacco. Nel caso che lo strato
temperatura ottimale di impiego non di cera che aderisce allo stampo risulti
dovrebbe superare i 70-72°C, di poco troppo sottile, è possibile ripetere
superiore a quella di fusione (62-64°C). l’operazione reimmergendo lo stampo
Disponendo di uno scaldavivande nella cera fusa.
termostatato, e regolando la tempera-
tura a 70°C, l’operazione risulta
decisamente più comoda e veloce.

Per prima cosa si immerge lo I cupolini si staccano dallo stampo


7 stampo nell’acqua zuccherata, in modo 10 operando una leggera rotazione sul loro
tale da creare una pellicola che eviti alla asse. Una volta estratti, vanno lasciati
cera di aderire allo stampo stesso. Alcuni asciugare a temperatura ambiente su
apicultori, invece che zucchero o miele, un panno o, meglio, su una griglia.
disciolgono nell’acqua del sapone di Infatti, durante la conservazione, tracce
marsiglia. L’uso del sapone, benché di umidità residua potrebbero favorire lo
più comodo, è però decisamente da sviluppo di muffe.
sconsigliare per i residui che esso lascia,
residui difficilmente eliminabili. Nel caso,
è necessario sciacquare accuratamente
i cupolini.

Di seguito si immerge lo stampo Non è importante ottenere


8 nella cera fusa, per qualche secondo. Se 11 cupolini tutti uniformi. Infatti, durante la
la cera non è in temperatura, la pellicola fase di familiarizzazione, detta anche di
che si viene a formare risulta piuttosto accettazione (il primo inserimento, della
sottile. In questo caso occorre aspettare durata di 24 ore circa, che precede
che la cera raffreddi leggermente, il traslarvo), sono le api stesse che
ripetendo l’operazione dopo pochi provvedono a modificare le celle reali,
minuti. Lo stampo va immerso nella in modo tale che siano perfettamente
cera per non meno di 8 millimetri e non idonee ad accogliere le larve a regina.
più di 15.

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la preparazione al traslarvo e l’innesto delle larve


La fase preparatoria ai traslarvi è di estrema importanza per il buon fine di tutta la filiera produttiva. I cupolini di cera possono essere
Questa fase prende in considerazione il numero di stecche da inserire nei telai portastecche, il
3 inseriti direttamente su quelli in plastica,
numero di cupolini da fissare nelle singole stecche e le modalità di ancoraggio dei cupolini alle stec- operando semplicemente una leggera
che. È opportuno, infatti, fare in modo che la distanza fra le stecche permetta la corretta costruzione pressione. Il fissaggio completo viene poi
delle celle reali, evitando che queste arrivino a toccare la stecca posta inferiormente o, peggio, che assicurato dalle stesse api operaie che,
le operaie siano costrette a costruirle ricurve. nella fase di familiarizzazione, provvedono
Occorre anche garantire una corretta distanza fra i cupolini, in considerazione del fatto che essi ad ancorarli al cupolino di plastica
diverranno celle reali. Qualora le celle siano ridossate le une alle altre (come avviene per la produ- attraverso la loro secrezione ceripara.
zione di pappa reale), le api provvederebbero a saldarle fra loro. Al contrario, una distanza eccessiva
fra le celle porterebbe le api a costruire negli spazi liberi porzioni di favo che ingloberebbero le
celle stesse.
Infine le celle mature devono essere facilmente staccabili dal supporto, senza dover correre il rischio
di schiacciarle fra le dita.

Il numero di cupolini da inserire In commercio esistono vari sistemi


1 su ciascuna stecca è funzione del tipo 4 per semplificare il fissaggio dei cupolini.
di produzione. Nel caso il traslarvo sia Tali dispositivi, permettendo il facile
finalizzato alla produzione di regine (e spostamento dei cupolini, consentono
non a quello di gelatina reale), occorre di eliminare quelli ove le larve non sono
considerare che le larve debbono state accettate e di concentrare su un
avere modo di completare l’intero ciclo numero inferiore di telaini portastecche
preimaginale. Pertanto il numero di le cellette con le larve accettate. La
celle varia da un minimo di 14 ad un percentuale di accettazione può infatti
massimo di 18-20 e i cupolini devono risultare a volte assai scarsa, soprattutto
essere posti fra loro ad una distanza di al di fuori del periodo di sciamatura.
7-10 millimetri.

I cupolini devono essere fissati Questi dispositivi possono essere


2 alle stecche in modo tale che risulti facile il 5 completati da particolari protezioni delle
loro prelievo una volta divenuti celle reali celle, da posizionare una volta avvenuta
mature. Alcuni apicultori sono soliti fissare l’opercolatura. Queste protezioni hanno
i cupolini utilizzando una goccia di cera. la funzione di impedire che le api distrug-
Oltre alla scarsa praticità, questo sistema gano le celle anzitempo, nel caso che una
rende spesso complicato il distacco regina sfarfalli precocemente o che una
della cella matura, soprattutto quando si regina, di ritorno da un volo di feconda-
utilizzano cupolini in cera. zione, rientri casualmente nell’alveare di
allevamento.
Schede tecniche
Schede tecniche di
di apicultura
apicultura La produzione
Il rinforzo di regine - la preparazione al traslarvo e l’innesto delle larve
dell’alveare

I cupolini vengono inseriti nella colonia La gelatina reale da impiegare


6 orfana per una fase definita di familiarizzazio- 10 nei traslarvi può essere acquistata o,
ne. Questa fase dura 24 ore circa: il tempo per meglio, estratta dalle celle reali che le api
le api di avvertire lo stato di orfanità, effettivo o costruiscono durante la stagione della
apparente. I cupolini vengono “elaborati” dalle sciamatura. Ovviamente le celle reali dalle
api che provvedono a trasmettere l’odore della quali si estrae la pappa reale devono
famiglia. contenere larvette dell’età massima di tre
giorni.

I cupolini estratti dall’alveare L’estrazione della gelatina reale


7 si presentano, trascorse 24 ore, con una foggia 11 dalle celle reali può avvenire direttamente in
spesso assai diversa da quella iniziale. Infatti, campo o, meglio, in ambiente confinato con
trovandoli privi della larvetta, le api sovente umidità elevata e temperatura moderata.
tendono a chiuderli con una sorta di opercolo Operando al chiuso, le cellette ancora aperte
ceroso. devono essere tagliate dai favi e chiuse in
contenitori di materile coibente (ad esempio,
polistirolo) o in vasetti di vetro tenuti coperti
e lontano dai raggi solari.

Il traslarvo viene facilitato rifilando, Per estrarre la pappa dai cupolini


8 con un coltello, i cupolini fino a non più di 12 si impiega una normale spatolina. In questo
6-8 millimetri della loro altezza. Per evitare di caso la gelatina reale contiene dei residui
rovinare i cupolini, la lama deve essere ben di cera che devono essere allontanati per
affilata e leggermente riscaldata sulla fiamma non intasare l’ago della siringa impiegata
viva. per la sua distribuzione fra i cupolini. Per
fare questo si può utilizzare, come filtro,
un piccolo brandello di una sottile calza
femminile di nylon.

Il traslarvo può essere fatto o a secco La gelatina reale viene filtrata inserendo
9 o immettendo nella cella reale una goccia di 13 questo involucro in una siringa. Attraverso
acqua distillata o, meglio, di gelatina reale. la sua compressione operata dallo stantuffo,
Quest’ultima può anche essere diluita con è possibile riversare in una seconda siringa
acqua distillata nella proporzione di una o la gelatina reale adeguatamente filtrata.
due parti di acqua per una di pappa reale, In questo modo viene evitato che l’ago
in funzione della temperatura del locale. utilizzato per immettere la pappa reale nelle
L’inserimento della gelatina reale viene cellette venga ostruito da pezzetti di cera.
realizzato con l’ausilio di una siringa.

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La produzione di regine
la preparazione al traslarvo i favi e il laboratorio
Per ottenere ottime api regine, in quantità adeguate, è importante operare i traslarvi con la massima Per operare facilmente i traslarvi,
attenzione. Occorre trasferire larvette appena fuoriuscite dall’uovo e che non abbiano compiuto 1 occorre poter disporre di buoni favi con
ancora la prima muta. Le dimensioni di queste larve superano appena il millimetro di lunghezza e non un gran numero di larve di prima età,
sempre si distinguono sul fondo della celletta. La loro individuazione è facilitata dalla gelatina reale, larve il più possibile coetanee. Questi
traslucida, che ne attesta sempre la presenza. favi debbono aver sostenuto almeno
L’età delle larve è molto importante. Infatti, anche una larva di tre giorni ha la possibilità di divenire
regina, qualora la sua alimentazione prosegua con una dieta a base di pappa reale. Allevando però un turno di covata, ma essere ancora
regine a partire da larvette di prima età, si riproducono artificiosamente condizioni molto simili a quelle “chiari” in modo tale che la covata sia
nelle quali le api operaie si trovano ad operare in caso di sciamatura. Al contrario, qualora si utilizzi- facilmente distinguibile. Purtroppo,
no larve di tre giorni, le condizioni sarebbero le medesime nelle quali le operaie si troverebbero ad il più delle volte i favi con covata
operare in condizioni di orfanità. Nel primo caso, infatti, le regine vengono prodotte partendo da un contengono stadi preimaginali di tutti i
uovo appena deposto; nel secondo, da larve le più grandi possibile, in modo da accelerare la nuova tipi, dalle uova agli stadi pupali, prossimi
nascita di un’ape regina. allo sfarfallamento.
In natura, nei due casi, la qualità delle regine che si ottiene, espressa nel numero di ovarioli che com-
pongono l’ovario, è significativamente diversa. Secondo un lavoro di Soczecks (riportato dal Bailo nel
suo libro”Ape regina”), le regine di sciamatura presentano un ovario composto da 325 a 374 canali
ovarici; le regine di sostituzione da 200 a 357 canali ovarici: fino al 50% circa in meno (vedi glossario:- Per facilitare il lavoro, è utile
scelta delle larve). 2 poter disporre di buoni favi già costruiti,
La giustificazione di questa differenza morfo-fisiologica pare sia insita nella diversità della qualità della da utilizzare appositamente per i traslarvi.
gelatina reale con la quale le larve sono nutrite, funzione della loro futura casta di appartenenza: Questi, vuoti, possono essere inseriti
operaia o regina.
Ancora, si aggiunga il fatto che la pappa reale con la quale vengono alimentate le larvette mostra nei nidi delle famiglie selezionate, al
una composizione assai differente, in funzione, oltre che della tipologia della larva (operaia o regina), centro della covata, possibilmente ai
dell’età. lati del favo sul quale è stata rinvenuta
Considerando la sola composizione nei tre costituenti essenziali (proteine, grassi e carboidrati), la l’ape regina. In questo modo si ha la
pappa reale somministrata alle larvette di operaia al primo giorno ha un contenuto proteico pari al certezza che essa si sposti su di essi,
45% contro il 53% della pappa reale destinata alle larvette reali di prima età. Stessa differenza, ma iniziando l’ovideposizione. Tale pratica è
ribaltata, si riscontra per i grassi: 13% per le operaie contro appena l’8% delle regine. Per gli zuccheri, frequentemente impiegata nelle aziende
invece, le differenze mostrano valori meno significativi: il 20% per le operaie contro il 18% delle regine. specializzate per la produzione di regine.
Differenze ancora più marcate si riscontrano nella composizione della pappa reale destinata alle larve
reali prossime all’opercolatura rispetto a quella delle larvette di prima età: il 27% di proteine (contro il
53% visto in precedenza per la larva reale di prima età); il 3% di grassi (contro l’8%); il 44% di zuccheri
(contro il 18%).Pertanto, nella produzione di api regine partendo da larvette di operaia, è fondamen- Estraendo questo favo non prima
tale indirizzare la scelta verso larve le più giovani possibile, poiché per esse minore è stata la differenza 3 del quarto giorno (e, preferibilmente, non
di alimentazione. Infatti, sebbene si operi al meglio, nelle prime ore di vita le larvette utilizzate sono state dopo il sesto), è possibile disporre di un
nutrite comunque come operaie e non come future regine. Ciò spiega in parte il fatto che le regine gran numero di larvette di prima età.
di allevamento posseggono comunque un minore quantitativo di ovarioli, da 289 a 341: in media il
10% in meno rispetto alle regine di sciamatura. Per quanto questa differenza mostri una significatività Si consideri infatti che la prima muta (e
statistica non elevata, certamente le regine di sciamatura, nella pratica, si sono dimostrate le migliori quindi il passaggio a larva di seconda età)
in assoluto. Questo anche nella considerazione che, nel decidere il momento della sciamatura sulla avviene dopo 16 ore dall’uscita dall’uovo.
base delle condizioni ambientali più favorevoli, sia la stessa famiglia a determinare il momento migliore Le larvette di prima età sono assai piccole,
per dare avvio all’allevamento delle nuove api regine. Si consideri infine che, operando la sciamatu- anche più dell’uovo. Per questo motivo
ra artificiale attraverso la semplice divisione di una colonia, si costringono le api operaie ad allevare non sono facilmente distinguibili da un
naturalmente la regina a partire da larve assai disetanee. In questo modo, la regina ottenuta è più occhio poco esperto.
assimilabile ad una regina di sostituzione e pertanto con caratteristiche morfo-funzionali poco costanti
e comunque inferiori a quelle di allevamento.
Schede tecniche di apicultura La produzione
Il rinforzo di regine - la preparazione al traslarvo i favi e il laboratorio
dell’alveare

Considerando che l’ape regina Anche la scelta del favo è importante.


4 depone le uova, partendo dal centro 7 Esso deve avere ospitato, come già
del favo per proseguire, in modo suggerito, almeno un giro di covata,
centrifugo, verso la periferia, nel favo altrimenti il coglilarve, non trovando
interessato da covata, dopo il quarto adeguata resistenza nelle esuvie larvali
giorno, è possibile rinvenire al centro le lasciate dalle larve appena sfarfallate,
larvette utili per il traslarvo. Al contrario, trapasserebbe facilmente il favo. Non
la periferia è occupata ancora da uova. deve essere però così vecchio da
Trascorsi quattro giorni la covata al risultare troppo scuro, rendendo difficile
centro avrà superato l’età per il traslar- l’individuazione delle larve.
vo; pertanto le larvette utili vengono a
trovarsi nella fascia tra le uova (esterne)
e le larve di seconda età (centrali).

Le larve devono essere tutte L’operazione del traslarvo si effettua


5 assolutamente coetanee affinché il 8 in locali chiusi, nei quali la temperatura
momento dello sfarfallamento delle raggiunga valori prossimi ai 25°C. Anche il
api regine avvenga in un intervallo O

C
O

F controllo del tasso di umidità è importante


U.R. 70%
di tempo di poche ore. è quindi 50
40
120
100 al fine di evitare che le larvette, dotate
30

opportuno, ribadendo quanto detto in di un tegumento ancora assai tenero,


80
20
10
60
40
U.R. 50%
precedenza che la scelta venga fatta tra 0
10
20
20
0
possano morire per disidratazione della
le larve limitrofe, posizionate all’interno 30
40
20
40 cuticola. Il tasso di umidità relativa non
della corona di uova. deve scendere mai al di sotto del 50%,
50 60

meglio se raggiunge valori del 60-70%.


TEMPERATURA UMIDITA’ RELATIVA
OTTIMALE OTTIMALE
25°C 50 - 70%

Trascorsi più di quattro giorni Per innalzare il tasso di umidità


6 dall’inizio della covata, sul favo sono 9 si può fare ricorso a dei normali
ovviamente presenti larve di diversa età. evaporatori o far bollire dell’acqua
In questo caso occorre porre attenzione all’interno del locale. In questo modo
nella loro scelta, per evitare di prelevare si ottiene anche il riscaldamento
larvette disetanee. Queste regine, dell’ambiente di lavoro. È anche utile
sfarfallando precocemente rispetto ai nebulizzare, sui favi e sui cupolini,
tempi previsti, potrebbero facilmente dell’acqua distillata sterile o coprire i
eliminare l’intera batteria di celle. cupolini già innestati con dei panni
umidi, in attesa di essere trasferiti alle
famiglie di accettazione.

Reg. CE N°1234/2007 annualità 2012/2013


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La produzione di regine
il traslarvo
La scelta delle larve che diverranno regine deve essere operata con estrema oculatezza, preferibil- Per garantirsi una giusta
mente secondo un piano di selezione genetica. Esse devono provenire da famiglie i cui caratteri 2 illuminazione del fondo delle cellette, è
devono essere testati precedentemente. I caratteri da prendere in considerazione sono diversi raccomandabile l’impiego di lampade
ed hanno differente importanza in funzione delle scelte dell’allevatore. In linea generale questi snodate a cuffia, a fascio concentrato.
possono essere di tipo funzionale e comportamentale (aggressività, tenuta del favo, resistenza alle La lampadina dovrebbe essere a luce
malattie, attitudine alla sciamatura, ecc.) o produttivo, in funzione dell’indirizzo di produzione che
si intende ottenere: miele, pappa reale, nuclei o pacchi d’api, ecc. fredda, con flusso luminoso di circa
La selezione risponde a due modelli fondamentali; la selezione massale e la selezione basata sul 2000 lumen. Le lampade possono
test della progenie (progenie test). essere dotate di lente di ingrandimento.
Nella selezione di tipo massale, le famiglie da utilizzare come donatrici di larve reali, ovviamente con Alcuni operatori sono soliti impiegare
le loro cosiddette regine madri, subiscono una prima valutazione nel corso dei primi due anni di le classiche lampade, da pescatore,
attività con un riferimento più specifico, per quanto attiene la performance produttiva, soprattutto da posizionare sulla fronte. Durante
al secondo anno, poiché i risultati relativi al primo possono essere fortemente influenzati da varia- l’operazione del traslarvo occorre non
bili ambientali non comparabili fra loro: il periodo di formazione della colonia, il numero di api al proiettare la propria ombra sul favo.
momento della formazione, ecc.
Al termine della seconda stagione produttiva, le colonie individuate come donatrici, vengono
concentrate in un unico apiario. Durante il terzo anno, così riunite, possono essere ulteriormente Per operare il traslarvo si impiegano
testate in condizioni ambientali omogenee. In questa seconda fase (terzo anno di vita della regina) 3 particolari strumenti, detti comunemente
si realizza una nuova selezione in base alla quale vengono scartate le regine che nel corso della coglilarve o picking. Ne esistono di tipi
stagione produttiva non hanno espresso risultati apprezzabili. diversi. Quelli normalmente impiegati
La selezione massale però, non sempre garantisce i risultati attesi.
Migliori risultati si ottengono valutando una regina madre non solo sulla base delle proprie carat- in Italia, pur di fogge diverse, sono in
teristiche, ma anche, e soprattutto, su quelle che riesce a trasmettere alla discendenza. Infatti non metallo (acciaio o alluminio) o, più
sempre madri di ottima qualità danno origine a figlie di altrettanto valore. raramente, in plastica. Sono dotati di una
Gli alveari donatori, con le loro regine madri, selezionate in maniera massale o sulla base delle per- punta piatta e modellata a forma di ansa
formance della progenie, vanno tenuti poveri di api: sia per operare con maggiore facilità, sia per con la quale si preleva la larvetta.
evitare sciamature indesiderate, data l’età della regina giunta oramai al terzo, quarto o, addirittura,
quinto anno di vita. Da queste famiglie verranno prelevati i favi di covata giovane da impiegare
per i traslarvi.
È opportuno mettere in evidenza che in queste famiglie non sempre la covata si presenta estesa e
compatta, a causa dell’età avanzata della regina.

Il favo donatore Altro modello è il coglilarve a molla,


1 deve essere sistemato su un leggio, 4 noto come tipo cinese. È dotato di un
in modo tale che risulti leggermente piccolo terminale a lancia, assai flessibile
inclinato. È importante che il fondo della ed in grado di strisciare sul fondo della
cella ove giace la larvetta da prelevare celletta per inserirsi sotto la larvetta. Una
sia bene in vista per l’operatore. volta prelevata, ancora adagiata sulla
sua pappa reale, la larva può essere
rilasciata sul fondo del cupolino attraver-
so una semplice pressione sul meccanis-
mo a molla. Questo coglilarve ha una
durata limitata nel tempo, considerato
che la punta si rovina facilmente.
Schede tecniche di apicultura La produzione
Il rinforzo di regine - il traslarvo
dell’alveare

Prima di procedere al traslarvo Sollevando il coglilarve,


5 è indispensabile rifilare i cupolini estratti 8 oltre alla pappa reale, viene asportata
dall’alveare ove erano stati inseriti anche la larvetta. Nel caso l’operazione
per la fase di familiarizzazione. Infatti, fallisca al primo colpo, è consigliabile
durante questa fase di vera e propria eliminare la larvetta e proseguire col
“manipolazione” da parte delle api, le traslarvo in un’altra celletta. È infatti
cellette reali vengono parzialmente probabile che, insistendo ulteriormente,
chiuse, spesso in misura quasi completa. l’operatore intacchi la cuticola della larva
che verrebbe eliminata successivamente
dalle api nutrici.

Per questa operazione si usa Il rilascio della larva nel cupolino reale
6 un coltellino ben affilato e riscaldato 9 è facilitato dall’impiego di un po’ di acqua
leggermente su una fiamma. Occorre distillata e sterilizzata o, meglio, di gelatina
che il taglio sia netto e che la celletta reale, pura o diluita nelle proporzioni di 1:1
non venga deformata durante questa o 1:2, in funzione della temperatura del
fase. locale. L’inserimento della gelatina reale
viene realizzato con l’ausilio di una siringa
dotata del suo ago. Per evitare che l’ago
si occluda facilmente, nel caso si impieghi
gelatina reale raccolta in apiario, essa deve
essere preventivamente filtrata, così come
descritto nella scheda: La produzione
di regine - la preparazione al traslarvo e
l’innesto delle larve.

La larva deve essere prelevata La quantità di gelatina reale


7 dal fondo della celletta del favo con 10 che deve essere depositata sul fondo
il suo “cuscino” di gelatina reale. Le della celletta non deve essere eccessiva.
larve di prima età non sono facilmente La sua funzione è solo quella di facilitare
distinguibili, ed è possibile individuarle il rilascio della larvetta, infatti, immergen-
dal riflesso prodotto dalla gelatina reale do il coglilarve in questo cuscino di
sulla quale giacciono. Il coglilarve viene pappa reale, la larva si stacca mecca-
fatto strisciare sul lato della cella e quindi nicamente dal coglilarve, rendendo
sul fondo. veloce e sicuro il suo trasferimento nel
cupolino.

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La produzione di regine
dal traslarvo all’innesto della cella reale matura
Il ciclo di produzione delle api regine si completa con la fecondazione. Questa fase ha inizio con Il distacco della cella dalla stecca
l’introduzione della cella reale matura nel nucleo di fecondazione e termina col prelievo della regi- 2 deve potersi realizzare con estrema
na feconda, una volta verificata la sua attività di ovideposizione. Il momento ottimale del prelievo facilità. Dapprima si estraggono le
della regina feconda dal nucleo di fecondazione dovrebbe essere successivo all’opercolatura della stecche dai telaini portastecche, quindi
covata, quando è possibile constatarne la sua compattezza, sintomo di assenza di qualunque si procede al prelievo delle celle. Queste
grado di consanguineità (vedi glossario).
vanno afferrate per la base, la parte che
Il periodo della fecondazione ha una durata variabile, essendo particolarmente influenzata dall’an-
damento climatico e dalle temperature. La sua durata è comunque la somma dei molteplici inter- costituiva in origine il cupolino: quella
valli di tempo necessari per il compimento di altrettante fasi: lo sfarfallamento della regina adulta prossima alla stecca.
dalla celletta; il raggiungimento della maturità sessuale da parte della regina vergine; il compimen-
to del volo di fecondazione; la maturazione degli spermatozoi nella spermateca.
Affinché possa compiersi la fecondazione, l’apicultore deve preparare appositi nuclei di feconda-
zione ove inserire la cella reale matura, approssimativamente 24 ore prima del suo sfarfallamento.
Nel caso si sfruttino come nuclei di fecondazione famiglie allevate nelle comuni arniette prendi-
sciame e composte da due o tre telaini D.B., la loro preparazione non desta alcun problema orga-
nizzativo. Questa soluzione, però, ha lo svantaggio di tenere occupate (o, meglio si potrebbe dire,
disoccupate) alcune migliaia di api solo per accudire una regina in attesa della fecondazione e, Prima di innestare la cella reale,
pertanto, ancora improduttiva. Per questo motivo, pur creando notevoli problemi di organizzazio- 3 sarebbe preferibile valutare la vitalità
ne aziendale, i grandi produttori di api regine spesso preferiscono orientarsi, per questa fase, verso della pupa. Se ne verifica la sua presenza
piccoli nuclei di fecondazione composti, esclusivamente per questo scopo, da poche decine di api. osservando la cella contro luce.
Il nucleo di fecondazione deve avere una consistenza tale da permettere alla cella reale, una volta
introdotta, ed alla regina vergine, di ricevere cure adeguate da parte delle operaie. In pratica deve Se necessario, la si può capovolgere,
essere assicurato il mantenimento di temperature superiori ai 25°C anche in presenza di condizioni mettendo così meglio in evidenza il
climatiche avverse e di forti escursioni notturne, condizioni che si verificano normalmente durante i bozzolo pupale che si muove al suo
primi mesi della primavera. Il nucleo di fecondazione deve inoltre contenere abbondanti riserve ali- interno. Agitando o capovolgendo la
mentari, soprattutto polline, per garantire sia l’alimentazione della regina nella fase cruciale dell’inizio celletta reale vicino all’orecchio, si deve
della sua attività di riproduttore, sia l’alimentazione della covata. I piccoli nuclei di fecondazione presen- avvertire distintamente lo spostamento
tano indubbi vantaggi: sono facilmente maneggiabili; possono essere controllati velocemente senza della pupa al suo interno.
l’uso dell’affumicatore; consentono un’agevole introduzione della cella reale e una facile ricerca della
regina. Per contro, non sono di facile preparazione, la loro gestione è spesso difficile, non essendo in
grado di garantire un buon livello di temperatura, e sono spesso disertati e soggetti al saccheggio.

Il prelievo della cella reale matura Nel caso si nutrano dubbi


1 avviene a circa 24 ore dal previsto 4 sulla vitalità della pupa è preferibile
sfarfallamento. È questo il momento scartare la cella. Eventualmente è
migliore per la sua introduzione possibile aprirla alla base con un
nel nucleo di fecondazione poiché taglio netto operato con l’ausilio di
la pupa, prossima alla nascita, è un coltellino ben affilato e controllare
meno vulnerabile nei confronti delle lo stato della pupa. Lo scongiurare la
diminuzioni repentine di temperatura. possibilità di innestare una cella reale
Queste riduzioni, verificandosi durante contenente una pupa morta evita
la permanenza nel nucleo, solitamente di prolungare lo stato di orfanità del
meno popolato, potrebbero avere nucleo di fecondazione.
conseguenze letali per la pupa.
Schede tecniche di apicultura La produzione
Il rinforzo di regine - dal traslarvo all’innesto della cella reale matura
dell’alveare

È opportuno scartare le celle curve Nel caso di un vecchio favo,


5 su se stesse perché questo significa che 8 indurito dalle esuvie larvali lasciate dalle
le larve in esse contenute sono state pupe sfarfallate, è preferibile procedere
accudite da api vecchie e pertanto all’inserimento della cella reale dopo
le regine che si ottengono possono aver intaccato il favo stesso con la leva
dimostrarsi qualitativamente inferiori. staccafavi. Tale procedimento potrebbe
non essere necessario qualora si siano
impiegati cupolini di plastica invece che
di cera.

Le celle reali migliori sono quelle Nel caso si debba inserire la cella
6 che presentano una superficie esterna 9 subito dopo aver costituito il nucleo di
molto lavorata, con riportati in modo fecondazione, è indispensabile avvolgerla
ben distinto le forme degli esagoni delle con carta stagnola, lasciandone libero il
cellette. Infatti questo particolare è un solo apice. Questo per impedire alle api
segnale di quanto le operaie abbiano (non ancora consce dello stato di orfanità)
curato l’allevamento delle loro future di distruggere la cella, operazione che esse
regine. compiono aggredendola da un lato.

La cella reale deve essere innestata Nel caso in cui dopo l’innesto
7 il giorno seguente la formazione del nu- 10 della cella con la regina matura si verifi-
cleo di fecondazione, in modo da dare chino condizioni climatiche non idonee
il tempo alle api di avvertire lo stato di alla fecondazione, è consigliabile innes-
orfanità. Deve essere inserita nella zona tare nei nuclei una seconda celletta, pas-
più calda dell’alveare, subito ai lati della sati 7-10 giorni dal primo innesto. Qua-
covata, ove questa sia presente. Nel ca- lora sia possibile, disponendo di celle
so l’innesto avvenga in una parte del fa- reali mature, è opportuno che questa
vo poco sfruttata dalla covata, la cella operazione venga eseguita in ogni ca-
può essere inserita operando una sem- so. Infatti, qualora la regina innestata in
plice pressione fra la base della cella (per precedenza sia sfarfallata regolarmente,
inteso, la parte superiore, rappresentata la cella innestata successivamente viene
dal “vecchio” cupolino) ed il favo. attaccata e distrutta dalle operaie.

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La produzione di regine Foto 1

la fecondazione e le stazioni di fecondazione


Per la fecondazione, la cella reale matura deve essere trasferita in apposite famiglie, indicate generica- La stazione di fecondazione
mente come nuclei di fecondazione. L’insieme di questi alveari dà origine a postazioni solitamente indica-
APE
1 deve essere realizzata in modo tale che
te come stazioni di fecondazione. Queste, negli allevamenti specializzati, possono assumere dimensioni le arniette siano facilmente distinguibili
UOMO
importanti; infatti, programmando una produzione di 100 api regine al mese, occorre poter disporre di sia dalle api operaie, sia, in modo
almeno 60 nuclei di fecondazione. 400 430 500 550 600 650 800
particolare, dalle regine al rientro dai
Nel caso che la produzione di api regine venga realizzata da un produttore riconosciuto ed iscritto
all’albo nazionale dei produttori di api regine, egli è tenuto ad osservare il disciplinare, istituito con D.M. primi voli di orientamento o da quello
n. 20984 del 10 marzo 1997 e modificato con D.M. n. 21547 del 28 maggio 1999. In particolare, di fecondazione. Le arniette vanno

GIALLO

ARANCIO

ROSSO
VERDE
VIOLETTO

BLUASTRO

INFRAROSSO
U L T R AV I O L E T T O
nell’allegato C del dispositivo, vengono specificate le norme tecniche di produzione. Per quanto attiene spaziate ed opportunamente colorate
l’organizzazione ed il funzionamento delle stazioni di fecondazione, la norma distingue due modelli di con i colori riconoscibili dalle api
fecondazione: artificiale (o controllata) e naturale. Quest’ultimo deve assicurare un completo isolamento (bianco, azzurro, giallo e verde) almeno
delle stazioni che perciò devono essere ubicate: nella parte frontale, impiegando colori
• o su piccole isole non popolate da colonie di api, distanti almeno 3 chilometri dalla terraferma; ad acqua e senza solventi chimici.
• o in aree di terraferma non popolate da colonie per un raggio di almeno 10 chilometri.
Inoltre, l’area adibita a stazione di fecondazione deve possedere requisiti fondamentali, quali:
• non deve essere luogo di frequentazione di apiari nomadi; numeri 12,6

• non deve presentare caratteristiche favorevoli all’insediamento di sciami selvatici;


scritte 14,5

Per orientare le api regine,


• non deve essere interessata da fattori ambientali che rappresentino un ostacolo all’accoppiamento 2 come le bottinatrici, è utile impiegare
delle api (ad esempio fattori climatici come venti forti, ecc.).
L’osservanza di tali disposizioni, ovviamente obbligatorie per i produttori iscritti all’albo nazionale, è anche i normali segni geometrici che le
comunque raccomandabile anche per i produttori di api regine non professionisti. api sono in grado di individuare. Esse,
Considerando che le larvette, al momento del traslarvo, non hanno ancora compiuto le 24 ore di età (4° pur non distinguendo fra loro le figure
giorno di vita preimaginale) e che la regina sfarfalla, di norma, fra il 16° ed il 17° giorno, occorre preparare poste nelle due file (ad es. il cerchio
i nuclei di fecondazione trascorsi non più di dieci giorni dal traslarvo. l dal quadrato ¾, dal triangolo 
Il nucleo di fecondazione deve essere preparato circa 24 ore prima dell’innesto della cella poiché le api, o dal segmento /), sono in grado di
nel momento in cui entrano in contatto con la cella reale, devono avvertire lo stato di orfanità. In caso distinguere rapidamente le figure poste
contrario, la cella reale verrebbe distrutta dalle operaie. nella prima fila da quelle della seconda:
In ciascun nucleo di fecondazione deve essere inserita una sola cella reale.
ad es. il cerchio l dal segno Ò come
I nuclei di fecondazione devono rispondere a requisiti fondamentali, alcuni di carattere generico, altri
specifici in funzione dell’orientamento produttivo di ogni singolo apicultore. dagli altri segni.
Da un lato, il produttore professionista, non avendo che come unico obiettivo quello di produrre il
numero massimo di api regine in rapporto alle api impiegate per la sua fecondazione, tende ad impie-
gare attrezzature specifiche e arniette di fecondazione dalle dimensioni ridotte. Dall’altro, l’apicultore Affinché il processo di fecondazione
che ha come unico interesse la sostituzione annuale delle sue regine, tende a non investire in modo 3 possa avere successo, nella stazione di
specifico su attrezzature particolari, cercando di sfruttare al meglio ciò di cui dispone normalmente nel
proprio allevamento. fecondazione devono essere disponibili,
In via del tutto generale, i nuclei di fecondazione devono: in quantità sufficienti, fuchi maturi ses-
• essere formati da un numero non elevato di api poiché più esse sono, maggiore è l’intervallo di sualmente. Soltanto un gran numero
tempo che intercorre fra lo sfarfallamento dell’ape regina e la sua fecondazione; di maschi può far fronte alle necessità
• essere in grado di mantenere al loro interno una temperatura non inferiore ai 24-25°C, pena la di un’intensa azione di fecondazione. Si
morte della pupa reale; tenga presente che per fecondare cor-
• possedere provviste sufficienti per alimentare sia le api operaie, sia, soprattutto, la regina e la futura
covata; rettamente una regina, occorrono fino
• avere una buona presenza di celle vuote affinché le api regine, una volta fecondate, possano iniziare ad un massimo di 10 fuchi. Pertanto,
immediatamente la loro attività di ovideposizione; è necessario predisporre un adeguato
• essere facilmente individuabili dalle regine in volo di fecondazione, che altrimenti rischierebbero di non numero di alveari per l’allevamento di
fare rientro nel loro nucleo di fecondazione. fuchi selezionati.
Schede tecniche di apicultura Larinforzo
Il produzione di regine - la fecondazione e le stazioni di fecondazione
dell’alveare

Occorre evitare che i fuchi, Il mercato offre ampia scelta


4 provengano dalle stesse colonie dalle 7 per quanto riguarda la tipologia delle
quali sono state prelevate le larve reali arniette di fecondazione. Negli alleva-
o siano con esse parenti vicini. È infatti menti specializzati ci si orienta preferi-
indispensabile scongiurare il fenomeno bilmente verso arniette con dimensioni
della consanguineità (vedi glossario) minime. Questo affinché siano impegna-
che, causando una covata poco com- te per la fecondazione solo poche api.
patta e lacunosa, obbligherebbe l’alleva- Le tipologie di riferimento sono due: in
tore alla soppressione prematura della legno, per due famigliole su 2/3 favetti
giovane regina appena fecondata. Per ciascuna (per un totale di un favo da
tale motivo, nelle colonie fornitrici di lar- melario o poco più), o in polistirolo, per
ve reali è opportuno inserire, in alterna- una famigliola singola. Quest’ultima,
tiva alle porticine degli escludiregina o denominata Kirchhainer, è nota in Italia
delle trappole sfucatrici (vedi glossario). come arnietta Apidea.

I fuchi raggiungono la maturità Considerate le difficoltà di governare


5 sessuale dopo circa 30 giorni dal loro 8 colonie di api così piccole, negli
sfarfallamento. L’ape regina, appena allevamenti promiscui e meno
una settimana dopo. Per questo motivo, specializzati, per la fecondazione vengono
occorre assicurarsi della presenza di normalmente impiegate le stesse arniette
covata maschile almeno un mese prima pigliasciame, a 5 o 6 favi da nido. Per la
dall’inizio dei traslarvi. Ovviamente fecondazione, essendo necessarie poche
l’allevatore può, egli stesso, indurre api, in esse vengono inseriti solo due o tre
alcune colonie selezionate ad allevare favi, da nido.
fuchi, sempre con almeno 30 giorni di
anticipo sui primi traslarvi.

La presenza di fuchi maturi Una possibilità intermedia è offerta


6 può essere verificata attraverso un 9 dall’ arnietta a doppio uso: o come
controllo diretto. Premendo l’addome normale prendisciame, o come arnietta
di un maschio, si fa in modo che esso di fecondazione, per tre piccole colonie.
estrofletta il suo apparato genitale. Per questo impiego, essa è in grado di
All’apice, qualora abbia raggiunto la contenere, per lato, due colonie orfane
maturità sessuale, è possibile accertare allevate su 4 favi posti a favo caldo (vedi
la presenza di una piccola bolla glossario), per una superficie totale di 2
spermatica, di colore bianco tendente al telai da nido, ed una centrale, anch’essa
giallo paglierino. su 4 mezzi favi da nido posti però a favo
freddo (vedi glossario). Per una migliore
gestione, i telaini di queste arniette
sono accoppiabili per formare un unico
telaino da nido.

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Azioni volte a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura - sotto Azione A3
Azione di comunicazione
Schede tecniche di apicultura
Comunità Ministero delle
Europea Politiche Agricole, REGIONE
Alimentari AUTONOMA

La produzione di regine
e Forestali DELLA SARDEGNA

i nuclei di fecondazione - i baby nuclei


È stato dimostrato che per allevare correttamente un’ape regina sono necessarie almeno 200 api L’arnietta è dotata di due grigliette
nutrici. Più api si impiegano per la fecondazione e meno api si dispongono per la produzione di 3 escludiregina: una piccola ed una più
miele. Per contro, nuclei molto piccoli, in aziende non specializzate, creano indubbi problemi di grande. La prima va applicata alla portici-
gestione. Per questo motivo, l’impiego di piccoli nuclei di fecondazione, meglio conosciuti come na d’entrata badando che la parte aperta
baby nuclei, è spesso relegato alle sole aziende specializzate per la produzione di regine. Per pro- combaci con la parete laterale destra. Una
duzioni indirizzate all’impiego interno è preferibile impiegare le attrezzature di norma presenti in puntina da disegno conficcata a sinistra
azienda, evitando ulteriori investimenti, difficilmente ammortizzabili. nella cavità della griglietta permetterà di
Fra i baby nuclei, il più utilizzato è certamente il modello noto in Italia come Apidea, conosciuta
farla scorrere secondo il fabbisogno. La
internazionalmente come arnietta Kirchhainer. Realizzata esternamente in polistirolo e fornita di
più grande, da inserire in un’apposita
accessori in plastica, è idonea ad accogliere un solo piccolo nucleo di fecondazione. Viene fornita
smontata e può (ma non obbligatoriamente) essere caricata ogni qualvolta si inserisca una nuova cavità, serve a separare lo scomparto che
cella a regina. Questo permette di svolgere una corretta profilassi contro la diffusione degli agenti contiene il candito. Una terza griglia deve
patogeni, quali virus e batteri, i quali, attraverso la regina, potrebbero trovare diffusione nelle colo- essere inserita, nella parte frontale.
nie ove questa verrà inserita.

Per il suo impiego è necessario I favi devono essere costruiti


1 comporre, attraverso semplici incastri, i 4 dalle api senza l’ausilio di fogli cerei. Alle
telaini. Nel montaggio si tenga presente api viene fornita solamente una piccola
che la scritta “Apidea” riportata sulla striscia che deve loro servire solamente
traversa superiore deve essere rivolta come guida. Queste strisce devono
verso l’alto mentre le scritte “Aussen” essere inserite in una specifica fessura
(dal tedesco “al di fuori”), riportate sui del telaino e quindi fissate con alcune
montanti laterali, devono essere rivolte gocce di cera fusa. Per questo può
verso l’esterno. essere impiegata anche la cera di una
candela realizzata con sola cera d’api e
non contenente paraffina.

Può essere facilmente colorata I nutritori devono essere riempiti


2 mediante l’impiego di vernici ad acqua. 5 utilizzando candito con una compattezza
Deve essere evitato l’utilizzo di solventi non elevata, per evitare alle api la
chimici che rischierebbero di sciogliere il fatica inutile della diluizione con la loro
polistirolo. saliva. Il candito deve essere realizzato
amalgamando 5 parti di zucchero
macinato (o a velo) con 2 parti di miele
liquido.
Schede tecniche di apicultura Larinforzo
Il produzione di regine - i nuclei di fecondazione - i baby nuclei
dell’alveare

Il popolamento di queste arniette Normalmente le regine feconde


6 è particolare ed avviene attraverso 9 possono essere prelevate con ritmi
l’apertura sul fondo. Si introducono di circa 12 giorni. Trascorse 24 ore
circa 100 grammi di api, l’equivalente 1° GIORNO: INSERIMENTO API OPERAIE
dal prelievo della regina fecondata, è
di un normale bicchiere per acqua. 2° GIORNO: INNESTO CELLA REALE possibile introdurre una nuova cella
3° GIORNO: SFARFALLAMENTO REGINA
Per facilitarne la manipolazione ed 14°-15° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE reale. Più spesso, questo tipo di nucleo
15°-16° GIORNO: PRELIEVO REGINA FECONDATA
affinché non volino, le api possono 16°-17° GIORNO: DISTRUZIONE FAVI O INSERIMENTO IN ALTRA ARNIA viene smontato e fatto ricostruire ex
essere preventivamente spruzzate con COSTRUZIONE FAVI
UOVA
COVATA
COVATA CHIUSA
novo.
APIDEA
acqua. È preferibile, per questo scopo, APERTA

SOSTITUZIONE FAVI
prelevare o api nutrici (presenti sui favi APIDEA

con larve di età inferiore ai 3 giorni) o 16°-17° GIORNO: RICOSTITUZIONE NUCLEO CON NUOVO
INSERIMENTO API OPERAIE
ceraiole (reperibili su un foglio cereo in
costruzione).

Le api possono essere spazzolate La covata può essere recuperata


7 preventivamente in un’arnia 10 collocando l’arnietta, con il fondo aperto
prendisciame, spruzzate con acqua e per metà, al di sopra di una colonia.
quindi facilmente prelevate con l’ausilio In questo modo si dà il tempo alle
di un misurino del volume di 100-150 api di sfarfallare e di trasferirsi sui favi
centimetri cubici. Prima dell’introduzione sottostanti. Dopo 21-22 giorni tutta la
delle api è preferibile bagnare anche covata è sfarfallata e l’arnietta può essere
l’interno dell’arnietta di fecondazione. allontanata.
Una volta introdotte le api, l’arnietta
viene raddrizzata e riportata nella giusta
posizione.

La cella reale deve essere introdotta È anche possibile sistemare i favetti


8 attraverso il foro ricavato nel coperchio 11 in un telaino da nido vuoto che deve
trasparente. Le api vanno tenute chiuse, essere sistemato nel nido al posto di un
per un periodo di 4-5 giorni, in un posto favo. Il rischio di questa operazione è
buio, ma non freddo, affinché possano che la regina, non appena sfarfallate le
avere il tempo di costruire i favi. Una api, riprenda quasi subito la covata su
volta accertato lo sfarfallamento della questi favetti. I favetti possono essere
regina attraverso (l’estrazione della cella incastrati anche in un telaino da melario
reale e l’osservazione della sua corretta che può essere sistemato al centro
apertura da parte della regina), l’arnietta di un melario. In questo modo viene
può essere sistemata in postazione e scongiurata l’ovideposizione una volta
quindi aperta. sfarfallata la covata.

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La produzione di regine
i nuclei di fecondazione - prendisciame e simili
Se l’impiego dei baby nuclei di fecondazione trova largo spazio presso le aziende specializzate, altrettan- La famiglia di fecondazione,
to non avviene, come già detto, qualora le regine vengano prodotte per prevalente, se non esclusivo,
R CN FC N 5 6
2 nella sua composizione ottimale, deve
uso interno. In questo caso, l’apicultore tende a considerare e privilegiare la duttilità di impiego delle contenere un favo di covata prossima
attrezzature, al fine poterle sfruttare in funzione di diversi indirizzi produttivi e, quindi, per periodi più lun- allo sfarfallamento, un favo di riserve
ghi. È questo il caso delle arniette prendisciame che, oltre all’impiego classico, possono perfettamente alimentari ed un foglio cereo. Al lato
fungere anche da nuclei di fecondazione.
In questo modo, per l’apicultore è possibile perseguire anche altri obiettivi. Infatti, una volta fecondatasi, di quest’ultimo deve essere sistemato
la regina può essere prelevata per essere innestata in altre colonie o per essere venduta. un nutritore a tasca con soluzione
Se la fase della fecondazione si svolge su telaini da nido D.B., si ha anche la possibilità che l’intero nucleo R SCORTE ALIMENTARI zuccherina al 70% (2 parti di zucchero
CN COVATA NASCENTE per 1 di acqua). In questo modo
con la regina appena fecondata possa essere inserito in un’altra colonia, riproducendo anticipatamen-
FC FOGLIO CEREO
te, in modo artificiale, la fase della sciamatura (Vedi scheda: La sciamatura - la sostituzione precoce della N NUTRITORE
la colonia può trovare zuccheri a
regina) Qualora praticata per tempo ed in anticipo rispetto alla stagione della sciamatura, la sostituzio- sufficienza per iniziare la costruzione del
ne della regina porta ad un significativo controllo di questo fenomeno. Infine, qualora come nucleo foglio cereo.
di fecondazione venga impiegata una comune arnietta prendisciame, costituita da telaini da nido, la
famiglia può essere completata con favi provenienti da altre colonie e venduta come sciame artificiale.
Anche quando si opta per l’impiego delle prendisciame, ovviamente la composizione delle micro fami-
glie deputate ad accogliere le celle reali deve essere tale da garantire la fecondazione con il minimo Il nucleo deve inoltre contare
impiego di api operaie. La consistenza delle colonie di fecondazione deve essere comunque tale da 3 operaie in quantità utile a mantenere un
assicurare il mantenimento della giusta temperatura all’interno dell’alveare affinché venga scongiurata livello di temperatura sufficiente a preser-
la possibilità della morte sia della pupa a regina, sia della covata.
Sul mercato è anche possibile acquistare delle arniette da fecondazione che possono rappresentare vare la vitalità della covata. Nel lasso di
una buona via di mezzo fra i baby nuclei e le prendisciame. tempo che intercorre fra l’innesto della
Tutte offrono l’indubbio vantaggio che le famigliole in esse allevate (generalmente tre) possano sver- cella reale e l’inizio della deposizione
nare tranquillamente, sollevando l’apicultore dalla necessità di doverle smontare al termine del loro (non più di15 giorni), tutte le operaie,
compito per ricostituirle nella primavera successiva. sfarfallando approssimativamente in
Alcuni modelli offrono anche la possibilità di un loro duplice impiego: o come arniette prendisciame o contemporanea con la regina, hanno
come arniette di fecondazione. la possibilità di acquisire la funzione di
Va da se che, sulla scorta di quanto fino ad ora detto, occorre che l’apicultore non specializzato in ceraiole, iniziando così la costruzione del
produzione di regine, valuti attentamente il modello di arnie di fecondazione da acquistare, sulla base foglio cereo alla ripresa della covata.
di tutti i possibili impieghi alternativi a lui utili. Tutto ciò al fine di evitare investimenti troppo elevati che
avrebbero evidenti ripercussioni sul bilancio aziendale.

La comune arnietta prendisciame Operando in questo modo,la regina,


1 deve contenere una colonia che sia 4 al rientro dal suo volo di fecondazione ed
assemblata per assolvere perfettamente al momento dell’inizio della sua carriera di
il ruolo della fecondazione della regina. riproduttrice, ha la possibilità di estrinseca-
Per questo motivo essa deve essere re appieno le sue doti di ovidepositrice,
preparata con non più di due telaini di potendo contare su un buon numero di
covata ed uno di scorte costituite sia da api operaie giovani e di almeno due favi
miele, sia da polline. vuoti, pronti ad accogliere la covata. Infat-
ti, le api che sfarfallano dal favo di covata
nascente inserito, sono in grado di presi-
diare 3-4 favi da nido e di provvedere nel
contempo alla costruzione dei fogli cerei.
Schede tecniche di apicultura Larinforzo
Il produzione di regine - i nuclei di fecondazione - prendisciame e simili
dell’alveare

Nelle stazioni di fecondazione, Grazie a questa caratteristica,


5 costituite da prendisciame contenenti 8 il caricamento di queste arniette diventa
piccole colonie allevate su pochi favi da semplice. È sufficiente posizionare i telaini,
nido Dadant-Blatt, le arniette possono uniti a due a due, in una colonia in produ-
essere normalmente disposte su file, zione perché questi, una volta costruiti e
affiancate su normali basamenti. Ovvia- interessati dalla deposizione della covata,
mente la parte anteriore delle prendi- possano essere prelevati con tutte le api di
sciame deve essere disposte in modo copertura e trasferiti nell’arnietta da fecon-
casuale, utilizzando i colori riconoscibili dazione. È preferibile che l’allestimento
dalle api: il bianco, l’azzurro, il giallo ed delle colonia venga fatto un giorno prima
il verde. È necessario, anche in questo l’innesto delle celle reali e a pochi giorni
caso ricorrere a tutti simboli descritti dallo sfarfallamento della covata. Nel caso
nella scheda relativa alla formazione sia necessario, è possibile spazzolare delle
della stazioni di fecondazione. api di casa (nutrici e ceraiole).

Nel caso in cui la produzione Un modello simile contempla


6 di api regine assuma maggiore rilevan- 9 l’impiego di particolari telaini, ripiegabili
za, è possibile per l’apicultore preven- a fisarmonica in 3 parti uguali ed
tivare investimenti specifici. In questo autodistanziabili mediante distanziatori
caso egli può valutare l’acquisto di Hoffman (vedi glossario). Aperti e bloccati
arniette di fecondazione a duplice uso. con dei fermi di lamiera, i telaini possono
Infatti, alcuni modelli di arniette in com- trovare spazio in una normale arnia. Per
mercio, disponendo di tre ingressi indi- questo motivo il caricamento di queste
pendenti e la possibilità di essere frazio- arniette è assai semplice. Il procedimento
nate mediante divisori interni, possono è del tutto simile a quanto già descritto in
essere sfruttate, oltre che come arniette precedenza.
di fecondazione a 2 o a 3 scomparti
anche come comuni prendisciame.

Nei modelli maggiormente diffusi Il controllo di questi favi può


7 in commercio, i telaini hanno la 10 risultare semplificato, poiché l’estrazione
superficie pari alla metà di quelli da dell’intera famigliola “di fecondazione”
nido del tipo Dadant-Blatt. Dotati di un avviene contestualmente. Per contro
particolare tipo di incastro in una delle occorre prestare molta attenzione
orecchiette portafavo, ciascun telaino nel distendere i tre telaini incernierati,
può essere unito ad un altro, formando poiché vi è il rischio di schiacciare le
un tutt’uno dalle dimensioni pari a operaie che dovessero venirsi a trovare
quelle di un favo da nido. sulle stecche verticali. Fra di esse
potrebbe essere possibile rinvenire la
stessa ape regina.

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La nosemiasi
e Forestali DELLA SARDEGNA

eziologia, sintomatologia e diffusione


La nosemiasi (vedi glossario), in quanto patologia legata ad inverni lunghi e freddi, non è mai stata
Per il conteggio delle spore
considerata di importanza rilevante per gli apicultori operanti nelle aree a clima mediterraneo.
Infatti, antecedentemente agli anni 2000, l’agente eziologico era rappresentato dal Nosema apis,
1 è necessario poter disporre di un paio
assai poco virulento in queste regioni. Solamente a partire dagli anni 2000 la nosemiasi ha incomin- di forbicine, di una pinzetta, di un
ciato a manifestare un’inaspettata virulenza, causando danni ingenti all’apicultura mediterranea. mortaio con pestello in marmo o in
Ciò è dovuto all’introduzione di una nuova specie, il Nosema ceranae, veicolata probabilmente acciaio, di carta per la pulizia, di guanti
mediante l’importazione di famiglie, regine e pacchi d’api.
L’agente patogeno è un organismo unicellulare appartenente alla classe Microsporidia, genere in lattice per l’operatore e di una siringa,
Nosema. Gli appartenenti a questo gruppo sono parassiti intracellulari obbligati degli insetti. Al privata dell’ago, al fine di dosare l’acqua
genere Nosema appartengono, come già detto, due specie, il Nosema apis ed il Nosema ceranae, distillata.
originariamente legati rispettivamente all’Apis mellifera ed all’Apis ceranae. Al pari di quanto avve-
nuto per la Varroa destructor, ospite specifico dell’Apis ceranae e migrata sull’ Apis mellifera solo
a partire dalla seconda metà del XX secolo, così il Nosema ceranae, grazie all’azione dell’uomo, è
diventato ospite abituale anche dell’ape europea. In questo contesto, il decorso dell’infezione da
Nosema ceranae risulta assai più grave rispetto a quanto si verifica in presenza del Nosema apis,
portando spesso all’estinzione della colonia colpita. La sindrome da spopolamento di api (nota
con l’acronimo CCD o, in Italia SSA), segnalata da molti apicultori europei, sembra spesso dovuta
alla presenza del Nosema ceranae. In questo caso le api infette muoiono in breve tempo, spesso È anche necessario disporre
senza manifestare in alcun modo la tipica sintomatologia dovuta all’attacco del Nosema apis: 2 di un microscopio ottico. Le ottiche
spopolamento lento dell’alveare, scarsa mobilità delle api adulte e diarrea. Al contrario, nel caso di
attacchi da Nosema ceranae, l’andamento della malattia appare infatti praticamente asintomatica. idonee per il conteggio delle spore
ll Nosema manifesta il massimo della sua patogenicità alla fine dell’inverno decimando le api adul- devono garantire ingrandimenti
te e riducendo la popolazione dell’alveare a poche migliaia di individui. La famiglia non riesce a compresi fra 300 e 500.
riprendersi qualora non aiutata dalla nuova immissione di api e covata. Se le condizioni climatiche
favorevoli all’esplosione della malattia non si verificano, il patogeno può rimanere allo stadio latente
anche per 12-15 anni. Gli organismi durevoli, le spore, possono sopravvivere fino a due anni nelle
feci delle api all’interno dell’alveare. Si stima che la dose minima di spore necessaria per infettare
una singola ape vari da 30 a 90. Dalla loro moltiplicazione, all’interno dell’insetto si può arrivare a
contarne anche più di 80 milioni. L’infezione si definisce lieve quando durante il campionamento
si rilevano fino a 5 milioni di spore; media da 5 a 10 milioni; grave da 10 a 20 milioni; molto grave
se riscontriamo oltre 20 milioni di spore. Il Nosema attacca solo le api adulte, localizzandosi nel
mesointestino da dove si propaga attraverso le spore. Le api vengono contaminate assumendo
miele infetto oppure entrando in contatto con deiezioni o liquidi organici all’interno dell’alveare
durante i lavori di pulizia. Per il controllo della nosemiasi, fondamentale è una diagnosi precoce,
da realizzarsi attraverso un esame microscopico. Il campione di api da sottoporre ad analisi deve Occorre infine poter disporre
essere costituito da circa 60 api adulte per colonia. Le api, possibilmente bottinatrici, devono essere 3 di un vetrino conta-spore detto anche
prelevate all’interno dell’alveare. Questa operazione può essere facilitata sollevando il coprifavo camera di Bourker. Tale vetrino ha
e spruzzando su di esso una piccola quantità di acqua. Le api possono essere catturate anche
dai favi più esterni dell’arnia, in modo che fra esse non vi siano api nutrici. Una volta raccolte in sempre riportate, sulla sua superficie,
un contenitore le api possono essere uccise riponendo immediatamente lo stesso contenitore in le misure occorrenti per il calcolo del
congelatore. La profilassi nei confronti di questa patologia si basa sul rispetto delle buone pratiche volume nel quale si effettua il conteggio
apistiche. Occorre inoltre garantire alla colonia una sufficiente ventilazione ed una corretta alimen- delle spore.
tazione. Le famiglie vanno tenute sempre forti ed equilibrate fra loro, eventualmente unendo le più
deboli. Devono essere invernate con adeguate provviste di miele e polline ed in zone caratterizzate
da favorevoli condizioni microclimatiche: temperature miti e grado di umidità basso. Le api regine
devono essere sempre giovani, prolifiche e provenienti da ceppi selezionati relativamente al carat-
tere del controllo delle malattie. Per la terapia delle colonie colpite da nosemiasi, sono attualmente
da escludere trattamenti a base di antibiotici.
Schede tecniche di apicultura Larinforzo
Il nosemiasi - eziologia, sintomatologia e diffusione
dell’alveare

Gli addomi delle api operaie Il risultato finale


4 costituenti il campione devono essere 7 dell’azione di decomposizione degli
separati dal torace mediante l’ausilio addomi è l’ottenimento di una
delle forbicine ed eventualmente della poltiglia di colore giallo-arancio. Tale
pinzetta. Se le api campionate sono colorazione è dovuta alla presenza
state conservate a lungo in congelatore, di polline nell’intestino delle api. Per
è necessario, dopo l’avvenuto scongela- l’analisi microscopica si versa sul vetrino
mento, procedere immediatamente conta-spore circa 1 millilitro di questo
all’analisi. preparato, ricoprendo poi il tutto
mediante un vetrino copri-oggetto.

Occorre campionare L’infestazione di Nosema


5 non meno di 60 api adulte per alveare 8 è grave qualora vengano contate oltre
e deve essere analizzato almeno il 10 milioni di spore per singolo intestino
10-20% degli alveari che compongono d’ape; molto grave qualora superino il
l’apiario, con un minimo di 4-5 alveari. valore di 20 milioni di spore per singolo
Nel caso l’apiario abbia due o più tipi intestino.
di orientamento o ombreggiamento, il
campionamento deve essere effettuato
separatamente per ogni differente
situazione.

Gli addomi così isolati L’infestazione di Nosema


6 devono essere omogeneizzati con 9 è lieve qualora vengano contate meno
l’ausilio del pestello e l’aggiunta di 5 milioni di spore per singolo intestino
graduale di acqua distillata fino a d’ape; media qualora il loro numero sia
raggiungere il rapporto di 1 centimetro compreso tra i 5 e i 10 milioni di spore
cubo per addome campionato. per singolo intestino.
L’operazione, della durata di alcuni
minuti, permette la fuoriuscita delle
spore dall’intestino dell’ape. È preferibile
procedere all’omogeneizzazione
aggiungendo l’acqua distillata poco
per volta, portandola a volume solo al
termine dell’operazione.

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La peste americana
DELLA SARDEGNA

eziologia, sintomatologia e diffusione


La peste americana, è una malattia che colpisce la covata delle api. È probabilmente la più grave La morte della pupa avviene entro
in assoluto, tanto che, per evitarne la diffusione, è consigliata la distruzione delle api e dei favi, sia 2 la celletta opercolata. La forma vegetati-
di covata che di scorte. La malattia non costituisce alcun pericolo per la salute umana ed i prodotti va del batterio, sviluppatasi dalla spora,
provenienti da alveari infetti possono essere consumati tranquillamente. In Italia è una delle cinque
malattie apistiche soggette all’obbligo di denuncia all’autorità sanitaria locale secondo quanto moltiplicandosi, invade dapprima l’inte-
disposto dalle vigenti normative di polizia veterinaria. stino medio e quindi, attraverso l’emolin-
È causata dal Paenibacillus larvae, White, microrganismo sporigeno, con forma simile a quella di fa, tutti gli altri tessuti ed organi dell’in-
un fagiolo. È munito di flagelli che utilizza come organo di locomozione. Durante la fase di latenza, setto. Alla morte della pupa, l’opercolo
qualora le condizioni ambientali non siano idonee alla sopravvivenza del batterio, esso dà origine della celletta assume una configurazio-
ad una spora, forma resistente sia agli agenti chimici e fisici più avversi, sia alla disidratazione. In ne tipica: la covata si presenta lacunosa,
questo stato il Paenibacillus larvae è capace di resistere ad elevate temperature (per 20 minuti a
120°C), ai disinfettanti chimici (cloro ed iodio) e fisici, all’acqua bollente con detersivo, all’esposizio- con celle vuote (dalle quali la covata è
ne ai raggi solari, nel terreno a temperatura ambiente per quasi due anni. Le spore sono di forma sfarfallata regolarmente o, al contrario,
ovoidale, brillanti, non facilmente visibili e riconoscibili al microscopio se non mediante opportuna con residui di pupe morte) frammiste a
colorazione (si colorano solo nella parte periferica). celle opercolate.
A differenza di quanto si è ritenuto finora, recenti lavori hanno provato che la vitalità delle spore di
peste americana decade col tempo: dopo 20 anni solo il 35-40% delle spore contenute nel miele
o all’interno di un’arnia possono ancora dare origine alla forma vegetativa del batterio. Le celle opercolate, contenenti le pupe
La malattia non causa alcun danno all’ape adulta. 3 oramai morte, assumono una configura-
La diffusione della peste americana, sia fra gli apiari che nell’ambito di una stessa postazione, avvie- zione tipica. Gli opercoli, anziché bom-
ne attraverso molteplici modalità, sia connaturate all’allevamento, sia naturali. Fra le cause legate
all’uomo, le più frequenti sono riconducibili all’introduzione in apiario di materiale genetico (sciami, bati, si presentano infossati ed umidicci,
naturali o artificiali, pacchi d’api, api regine, ecc.) di dubbia provenienza; l’utilizzo di miele infetto con una colorazione brunastra, spesso
per l’alimentazione di soccorso; il trasferimento di favi di covata, l’uso di attrezzature infette. Fra le forati dalle stesse api adulte, nel tentativo
cause naturali, meno diffusive, concorrono i fuchi, nei loro spostamenti fra gli alveari, la deriva (vedi di estrarre i resti della pupa. A volte, nello
glossario) e, soprattutto, il saccheggio. Dalla peste americana, infatti, risultano colpite non solo le svolgere questa operazione, gli opercoli
colonie deboli, ma anche, e soprattutto, quelle più forti. Sono queste ultime che, durante i periodi vengono asportati completamente.
di scarso flusso nettarifero, vanno a saccheggiare gli alveari più deboli o moribondi. Se la causa di
questa condizione è la peste americana, assieme alle riserve alimentari, le api operaie prelevano Questa operazione conferisce al favo
inconsapevolmente anche le spore del bacillo, infettando così la propria colonia. l’aspetto di covata irregolare descritto in
Affinché la malattia si manifesti, occorre comunque una concentrazione elevata di spore: almeno precedenza.
50 milioni per litro di alimento. Colonie resistenti tollerano però concentrazioni fino a 300 miliardi
per litro.

La peste americana si trasmette Subito dopo la morte, il colore


1 per via orale, attraverso l’alimentazione. 4 della larva vira dal bianco lucente al bian-
Le larvette vengono infettate ad un’età co opaco per assumere in seguito colora-
compresa fra le 24 e le 48 ore. L’infezio- zioni sembre più brune. Dopo circa 25
ne evolve lentamente e si manifesta giorni dalla morte, la larva, oramai color
trascorsi almeno 9 giorni dalla schiusa bruno scuro, si trasforma in una vera pol-
dell’uovo, allo stadio di prepupa o di tiglia informe e vischiosa, perdendo la nor-
pupa. Solamente in questa fase, di cel- male consistenza. Questa fase viene co-
letta opercolata, l’apicultore è in grado munemente indicata come stadio di larva
di accertare la presenza della malattia. filamentosa poiché, infilando nella massa
Infatti la covata affetta da peste america- larvale uno stecchino, alla sua estrazione
na ben si distinge da quella sana. viene a formarsi un lungo filamento.
Schede tecniche di apicultura Larinforzo
Il peste americana - eziologia, sintomatologia e diffusione
dell’alveare

Questa prova, detta dello stecchino, L’uso degli antibiotici per la cura
5 qualora dia origine a filamenti persisten- 8 delle batteriosi (quali la peste europea
ti, della lunghezza di almeno 1 o 2 o la peste americana), in Italia non è più
centimetri, viene generalmente conside- ammesso da tempo. Per la peste ameri-
rata dagli operatori assolutamente cana è possibile ricorrere alla messa a
attendibile. In realtà, l’attendibilità, pur sciame. Si spazzolano le api entro un’ar-
elevata, non è completa, considerato nia pulita e disinfettata, contenente
che alcune forme virali presentano una alcuni telaini con piccoli ritagli di fogli
sintomatologia simile. È comunque cerei, allontanando tutti i favi presenti. Lo
un segnale indicativo che, unitamente sciame così ottenuto deve essere tenuto
all’odore acido ed alla posizione delle chiuso per qualche giorno e nutrito
pupe, deve mettere in grave allarme abbondantemente per dare modo
l’apicultore. alle api di ripulire il proprio apparato
digerente.

A sei settimane dalla morte Trascorsi due o tre giorni,


6 la pupa si dissecca totalmente, 9 la colonia deve essere ritrasferita entro
trasformandosi in una scaglia di colore un’altra arnia fornita di nuovi fogli cerei.
nero. Questa quasi si salda alla parete Tutto il materiale impiegato deve essere
inferiore della cella, impedendone alle disinfettato accuratamente. Al fine di
api spazzine l’opera di allontanamento scongiurare eventuali contagi, si devono
dall’alveare. In tale posizione resta distruggere con il fuoco tutti i favi prelevati
evidente l’estremità encefalica con nonché i fogli cerei costruiti dalle api
l’apparato boccale estroflesso. Tale durante il periodo di clausura.
condizione, al contrario della prova
dello stecchino, è specifica della morte
per peste americana.

La diagnosi della peste americana Valutando però le scarse probabilità


7 deve essere fatta il più precocemente 10 di risanamento della colonia, lo scarso
possibile, al fine di evitare la diffusione valore dello sciame nudo, il costo
della patologia. A tale scopo, sono elevato del materiale da sacrificare
reperibili in commercio particolari kit nonché il lavoro necessario e conside-
che permettono di accertare la presen- rando il forte rischio di diffusione della
za del batterio con un elevato grado malattia, la soluzione sempre raccoman-
di affidabilità. Eventualmente una dabile è quella dell’uccisione della
conferma più attendibile, è possibile colonia. La sua distruzione, unitamente
averla solamente attraverso approfondi- a tutti i favi di covata e di scorte deve
ti esami di laboratorio. essere eseguita mediante l’uso del
fuoco.

Reg. CE N°1234/2007 annualità 2012/2013


Azioni volte a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura - sotto Azione A3
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Schede tecniche di apicultura
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e Forestali

La peste europea
DELLA SARDEGNA

eziologia, sintomatologia e diffusione


La peste europea (vedi glossario), è una malattia che colpisce la covata delle api sin dalle prime fasi Successivamente la colorazione
dello sviluppo. L’agente eziologico è stato individuato da White, nel 1912, nel Bacillus pluton. Esso 2 del tegumento larvale vira ancora
venne poi riclassificato dal Bailey, dapprima come Streptococcus pluton (1957) e, successivamente, verso le tonalità del bruno, più o
come Melissococcus pluton (1983). In realtà sono numerosi i microrganismi che concorrono a
determinare questa patologia. Nelle fasi più avanzate della malattia, infatti, sono spesso presenti meno intenso. In questa fase la larva,
molteplici altre specie di batteri saprofiti (il Paenibacillus alvei, l’Enterococcus faecalis -classificato si distende nuovamente, ma appare
da Massen come Streptococcus apis-, il Brevibacillus laterosporus) così come, successivamente alla afflosciata sul fondo della cella. La
morte della larva, possono prevalere specie come gli stessi Paenibacillus alvei e Streptococcus apis massa della larva oramai morta
o l’Achromobacter eurydice. La loro presenza può far sì che la malattia sia accompagnata da odori presenta una consistenza quasi pastosa,
sgradevoli, assai diversi però, da quello di colla vinilica manifestato dalla peste americana. generalmente non filamentosa. Ove
Le larve vengono infettate, mediante la somministrazione di alimento contaminato dal batterio,
entro i primi giorni di vita e muoiono intorno al 7-8 giorno dalla schiusa dell’uovo, qualche giorno tendesse a filare, i filamenti sarebbero
prima che la cella venga opercolata. comunque lunghi appena pochi
Contrariamente a quanto avveniva fino a pochi anni fa, quando la peste europea. non rappresen- millimetri.
tava, almeno nell’Italia meridionale ed insulare, una patologia particolarmente grave, attualmente
si è registrato un forte aumento della sua incidenza, soprattutto all’inizio della primavera. Nella
forma acuta la patologia è in grado di provocare danni gravissimi, fino a portare la colonia all’estin-
zione completa. Se non diagnosticata per tempo, il contagio fra gli alveari può portare alla totale Nell’ultima fase la larva si dissecca,
distruzione di intere postazioni. Le larve delle api risultano estremamente suscettibili al patogeno 3 assumendo la consistenza di una scaglia
nelle prime 48 ore di vita. Pertanto, nella fase conclamata, la loro morte avviene quando la cella è brunastra. Questa, comunque, non
ancora aperta. La larva assume posizioni particolari, presentandosi o avvolta a spirale o con il dorso
rivolto verso l’apertura della cella o, ancora, appiattita su una delle pareti della celletta. Le larve aderisce mai alle pareti della celletta. Per
morte da poco presentano il tegumento trasparente tanto da rendere visibili le trachee. questo motivo, le api di colonie più inclini
Qualora non vengano rapidamente rimosse dalle operaie, le larve morte vanno incontro a feno- alla pulizia ed all’igiene dell’alveare, sono
meni di putrefazione; il microrganismo patogeno prolifera, arrivando a contaminare così anche in grado allontanarle, superando così la
la cella. La trasmissione della malattia all’interno dell’alveare avviene tramite le api spazzine che, malattia. Al contrario, in quelle più pigre,
tentando di rimuovere dal favo il corpo della compagna ormai in avanzato stato di decomposizio- la peste europea manifesta un decorso
ne, diffondono l’agente patogeno a tutta la colonia. Infatti le stesse api operaie spazzine (divenute
nutrici), attraverso la nutrizione fornita alla covata nei suoi primi giorni di vita, passano loro grandi che conduce l’alveare all’estinzione.
quantità di batteri propagando in questo modo l’infezione su altre giovani larve sane. Al contrario,
se l’intervento delle api operaie è immediato, è possibile che il decorso della malattia non sia nean-
che avvertito dall’apicultore, non manifestando la colonia che una lieve mortalità larvale.

La peste europea colpisce le larve Le larve arrivano alla morte


1 in giovane età. All’inizio, nella zona del 4 molto presto, generalmente prima che
capo della larva infettata si forma una la celletta venga opercolata. In questa
piccola macchia gialla che si estende situazione la covata appare piuttosto
appena lungo il dorso. La colorazione lacunosa, circostanza che fa sì che,
del tegumento vira dal bianco perlaceo nella sua prima fase, la peste.europea
al bianco opaco. La larva assume quindi possa passare del tutto inosservata,
una posizione anomala: si ripiega su in special modo, nei casi in cui la
se stessa contraendosi quasi a spirale. colonia non mostri ancora fenomeni
In questa posizione tende a portare la di spopolamento o l’apicultore non sia
parte dorsale verso l’uscita della cella. molto pratico.
Schede tecniche di apicultura Larinforzo
Il peste europea - eziologia, sintomatologia e diffusione
dell’alveare

Qualora vengano contaminate L’uso degli antibiotici per la cura


5 larve allo stadio di 4a età, queste 8 delle batteriosi (quali le pesti), in Italia
moriranno subito dopo l’opercolatura non è più ammesso da tempo. Per la
della celletta, allo stadio di prepupa. peste europea è possibile ricorrere al
In questo caso la covata si presenta nel blocco della covata. Questo metodo si
suo insieme non compatta, con celle realizza ingabbiando la regina per un
opercolate frammiste a celle aperte, periodo che si protragga per almeno
contenenti larve morte. 21 giorni. In questo lasso di tempo le
La colonia malata può emanare odori api, non più impegnate nell’allevamento
diversi (acido o putrescente) o anche della covata, hanno la possibilità di
nessun odore particolare, in relazione ripulire molto velocemente i favi dalla
a quale fenomeno di putrefazione presenza di larve morte, eliminando
avviene a carico delle larve morte. grandi quantità di materiale contagiante.

Se lo stadio di sviluppo della malattia Trascorsi 21 giorni,


6 non è molto avanzato, le api, 9 è preferibile ridare alla colonia una nuova
specialmente quelle di razza ligustica regina, possibilmente selezionata al fine
che sono molto attive nella pulizia del controllo delle malattie. Eventualmen-
dei favi e nell’asportazione delle larve te, se la forza della colonia non fosse
morte, possono riuscire a ripulire tutte elevata o la stagione non ne consenta la
le celle facendo sì che la malattia sua ripresa, è preferibile riunificarla con
regredisca spontaneamente fino alla un’altra. La riunificazione però, deve essere
sua scomparsa naturale. Nel caso che eseguita dopo un periodo di quarantena
la malattia venga accertata su un solo al fine di verificare la completa scomparsa
favo, è indispensabile asportarlo affinché dei sintomi della malattia.
venga immediatamente distrutto.

La diagnosi della peste europea È buona prassi igienica,


7 deve essere fatta il più precocemente 10 prima di procedere all’inserimento
possibile, al fine di evitare la diffusione della nuova regina, sostituire l’arnia
della patologia. A tale scopo, sono in uso con un’altra ben lavata
reperibili particolari kit che permettono e accuratamente disinfettata.
di accertare la presenza del batterio Successivamente, è opportuno
con un elevato grado di affidabilità. monitorare lo stato sanitario dell’alveare,
Una conferma più attendibile, nel caso, al fine di rilevare per tempo una
è possibile averla solamente attraverso possibile ripresa della malattia.
esami di laboratorio più approfonditi.

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La varroatosi
DELLA SARDEGNA

il ciclo della Varroa destructor


La Varroa destructor è l’agente della varroatosi, la più grave parassitosi che possa colpire gli alvea- La Varroa destructor
ri. Questo acaro è stato segnalato in Italia per la prima volta fra il 1980 e l’81, proveniente dalla 1 che è possibile osservare sulle api è
Slovenia. quella di sesso femminile. Il maschio, più
Inizialmente descritta da Oudemans nel 1904 e presente nelle Filippine come parassita dell’Apis piccolo, nasce nella celletta opercolata
cerana, fu classificata come Varroa jacobsonii. Successivamente è stato accertato, da Anderson e e muore alla sua apertura. Il maschio,
Trueman nel 2000, che sotto questa specie venivano accomunate un complesso di 5 o 6 specie
differenti. La specie giunta in Europa è stata, dagli stessi autori, classificata come Varroa destructor, durante la sua breve vita, non ha
aplotipo (vedi glossario) indicato come coreano o tedesco o russo. Questo aplotipo si è diffuso, nemmeno la possibilità di nutrirsi, poiché
oltre che nel continente europeo, anche in Asia continentale, Africa settentrionale e America set- il proprio apparato boccale risulta adatto
tentrionale. È particolarmente aggressivo nei riguardi dell’Apis mellifera, a differenza dell’aplotipo solamente al trasferimento del suo
chiamato giapponese, diffuso in Giappone, Indonesia e America meridionale. pacchetto spermatico alla femmina. Di
Il ciclo riproduttivo si svolge a carico delle larve, all’interno di una celletta opercolata. Tale fase, forma elissoidale, la femmina di varroa
detta riproduttiva, ha pertanto termine al momento dello sfarfallamento dell’ape adulta ed ha misura circa 1,2 per 1,6 millimetri ed è
una durata commisurata al ciclo di sviluppo dell’operaia (12 giorni) o del fuco (15 giorni). A questa pertanto visibile ad occhio nudo.
segue una seconda fase, a carico delle api adulte, detta fase foretica. Quest’ultima ha una durata
variabile, in funzione delle condizioni ambientali: pochi giorni durante la stagione primaverile ed
estiva; da qualche settimana e fino a qualche mese durante la stagione autunno-invernale, in fun-
zione della durata dell’invernamento e quindi del blocco della covata e delle temperature. Il ciclo riproduttivo ha inizio
La femmina di varroa penetra in una cella poco prima che questa venga opercolata, nel momento 2 con l’introduzione di una varroa feconda
in cui la larva ha un’età pari a 5-6 giorni. Una volta nella cella, la femmina di varroa si porta al di in una cella, preferibilmente di fuco, in
sotto della larva. All’opercolatura, l’acaro si sposta sulla prepupa ed inizia a nutrirsi. Passate 60 ore genere poco prima dell’opercolatura.
dalla chiusura della cella, la femmina di varroa depone il suo primo uovo. Successivamente, l’ovi- In tutto il periodo in cui la cella rimane
deposizione prosegue con intervalli di 30 ore fra un uovo e l’altro.
Come l’ape, la varroa ha la possibilità di deporre uova fecondate (dalle quali nascono femmine) opercolata, la varroa svolge la sua fase
e non fecondate (dalle quali nascono maschi). Solamente dal secondo uovo nasce un maschio; riproduttiva, nutrendosi, al pari della sua
tutti gli altri danno origine a varroe femmina. Le varroe femmine, nate nella celletta, raggiungono discendenza, dell’emolinfa della larva di
lo stadio adulto (passando attraverso le fasi di protoninfa e deuteroninfa) e la maturità sessuale in ape. Passate 60 ore dalla chiusura della
circa 9 giorni; i maschi in appena 7 giorni e mezzo. L’accoppiamento avviene nella celletta oper- cella, la femmina di varroa depone il suo
colata ed il maschio, che non ha neppure la possibilità di nutrirsi, muore all’interno della stessa. Le primo uovo. Successivamente, l’ovidepo-
femmine adulte di varroa lasciano la celletta al momento della disopercolatura, mentre le forme sizione prosegue con intervalli di 30 ore
preimaginali, non avendo completato il proprio ciclo di sviluppo, non hanno nessuna possibilità di fra un uovo e l’altro.
sopravvivenza. Fra le varroe adulte che fuoriescono dalla celletta, alcune hanno avuto il tempo di
accoppiarsi (e fuoriescono pertanto feconde) mentre una, pur matura sessualmente, non avendo
avuto modo di accoppiarsi, deve svolgere una prima fase foretica come varroa non feconda. IL CICLO DELLA VARROA DESTRUCTOR
Quando la varroa compie il proprio ciclo riproduttivo a carico di un’ape operaia, hanno la possibi- Il primo uovo deposto dà origine
lità di fuoriuscire dalla celletta 1 varroa fecondata ed 1 varroa adulta, ma non fecondata. FEMMINE GIORNO MASCHI 3 ad una femmina, il secondo ad un
UOVO BIANCO UOVO BIANCO
Se la varroa entra in una celletta di fuco, hanno la possibilità di uscire 2 varroe fecondate (se non MM 0,6 X 0,3 MM 0,6 X 0,3 maschio. Tutte le altre uova, fecondate,
3) ed 1 varroa adulta non fecondata. PROTONINFA 2° PROTONINFA danno origine a sole femmine. La
Le due varroe hanno comportamenti differenti: la varroa fecondata si comporta come la madre, LARVA ESAPODE BIANCA LARVA ESAPODE BIANCA
durata della fase preimaginale della
entrando successivamente in una celletta e depositando uova secondo il ritmo descritto; la varroa LUNGHEZZA MM 0,6
LARGHEZZA MM 0,8
LUNGHEZZA MM 0,6
LARGHEZZA MM 0,6 Varroa femmina dura circa 9 giorni.
non fecondata, entrata in una celletta, deposita un uovo che, non fecondato, dà origine ad un
maschio; si accoppia con il “figlio” (o, preferibilmente, con un maschio, figlio di un’altra femmina,
5° DEUTERONINFA BIANCA Al contrario, quello del maschio si
LUNGHEZZA MM 0,6
entrata insieme a lei nella celletta) e fuoriesce come varroa fecondata. LARGHEZZA MM 0,6 compie in appena sette giorni e
In pratica mentre la varroa fecondata prosegue, senza soluzione di continuità, il ritmo di ovidepo- DEUTERONINFA BRUNA 7° ADULTO mezzo. Arrivate allo stadio di adulto e
sizione tipico della specie, la varroa non fecondata è obbligata a compiere un primo ciclo che non LUNGHEZZA MM 0,9~1,1
LARGHEZZA MM 1,2~1,6
LUNGHEZZA MM 0,8
LARGHEZZA MM 0,85
raggiunta la maturità sessuale, le varroe
dà luogo a progenie, ma che le è indispensabile affinché si fecondi. ADULTO 9°
si accoppiano col maschio prima dello
È indispensabile poter quantificare gli incrementi della popolazione secondo le differenti condizioni LUNGHEZZA MM 1,1~1,3 sfarfallamento dell’ape.
riproduttive. LARGHEZZA MM 1,5~1,7
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Il varroatosi - il ciclo della Varroa destructor
dell’alveare

Qualora il ciclo avvenga a carico SVILUPPO IN COVATA DI FUCO - CICLO DI 20 GG. Nel caso parassitizzi un fuco,
4 di una larva di operaia, dalla celletta 1 2 1 5 2 12
7 5
ogni generazione produce adulti
hanno modo di uscire una varroa pari alla somma del doppio del ciclo
femmina fecondata ed una matura 1 V. FEC. 2 V. FEC. 5 V. FEC.
immediatamente precedente e di quello
5° UOVO – VARROA FEMMINA sessualmente, ma non ancora 2 V. FECONDE 4 V. FECONDE 10 V. FECONDE 24 V. FECONDE ancora prima. Seguendo l’esempio fatto
4° UOVO – VARROA FEMMINA fecondata. 1 V. VERGINE 2 V. VERGINI 5 V. VERGINI 12 V. VERGINI
per l’operaia, al terzo ciclo si ottiene un
NON RIESCE A FECONDARSI
3° UOVO – VARROA FEMMINA
TOTALE TOTALE TOTALE TOTALE totale di 17 varroe, pari al doppio delle
3 VARROE 7 VARROE 17 VARROE 41 VARROE
varroe ottenute nel ciclo precedente
2° UOVO – VARROA MASCHIO
RIESCE A FECONDARSI 29 12 70 29 169 70 408 169 (7x2=14) più quelle ottenute nel ciclo
1° UOVO – VARROA FEMMINA
12 V. FEC. 29 V. FEC. 70 V. FEC. 169 V. FEC.
ancora precedente (3). Dopo 8 genera-
STADIO PREIMAGINALE DI OPERAIA
(CELLA OPERCOLATA)
zioni, si ottengono pertanto 1.393 var-
58 V. FECONDE 140 V. FECONDE 338 V. FECONDE 816 V. FECONDE
10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 29 V. VERGINI 70 V. VERGINI 169 V. VERGINI 408 V. VERGINI
roe: 985 feconde (816 generate dalle
TOTALE TOTALE TOTALE TOTALE
varroe feconde e 169 dalle vergini) e
GIORNI
99 VARROE 239 VARROE 577 VARROE 1.393 VARROE 408 vergini.

Qualora il ciclo avvenga a carico Lo sviluppo della popolazione


5 di una larva di fuco, la maggiore durata
DINAMICA DI POPOLAZIONE DELLA VARROA
8 di varroa assume pertanto un andamento
9000
della fase di opercolatura permette assai più importante qualora si svolga sui
8000
ad un numero maggiore di varroe di fuchi. Anche poche generazioni svolte
7000
sui maschi durante i mesi di marzo-aprile

NUMERO ACARI
5° UOVO – VARROA FEMMINA fecondarsi. In questo caso sono almeno
NON RIESCE A FECONDARSI 6000
4° UOVO – VARROA FEMMINA due le varroe che fuoriescono feconde, possono generare un numero di varroe
5000
RIESCE A FECONDARSI
3° UOVO – VARROA FEMMINA