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#Ilmestierediscrivere…

"Stasera è una di quelle volte. Anche se sei solo, ti sei tolto uno stivale e
stai per slacciarti anche l’altro, non puoi proseguire nella svestizione, ma
devi subito metterti a scrivere sotto l’impulso della danza. Afferri carta e
penna. Non ti curi neanche di tenere bene in mano questa e di stendere
bene quella".

Virginia Woolf

«Ci sono momenti in cui lascio semplicemente che le sensazioni e le


impressioni si accalchino dentro di me, finché provo una gioia così acuta
da far male. Credo che sarà sempre così».

Sylvia Plath, in una lettera alla madre; Northampton, 1 dicembre 1950.

«Egli non poteva sbagliarsi. Unici al mondo erano quegli occhi. Solo uno
era al mondo l’essere capace di concentrare per lui tutta la luce e il
significato della vita. Era lei.».

Lev Tolstoj, “Anna Karenina”

«Io sono un Karamazov! Perché, se precipito in un abisso, è a capofitto,


con la testa in giù e i piedi in su, e sono anzi contento di esservi caduto in
maniera così degradante: lo considero bello! E quando sono al fondo della
vergogna innalzo un inno».

Fëdor Michajlovic Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”

"Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino
ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un’unica piaga bruciante e cocente,
quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel
momento in cui – soli e paralizzati in mezzo allo squallore – volgiamo lo sguardo alla vita
e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più
sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta".

H. Hesse (vedi #ilmestierediscrivereII)

«Ma in tutta quella smania c’era un’insoddisfazione più profonda, una


mancanza, in quel cercare gente che l’ascoltasse c’era una ricerca diversa.
Cosimo non conosceva ancora l’amore, e ogni esperienza, senza quella,
che è? Che vale aver rischiato la vita, quando ancora della vita non conosci
il sapore?».

Italo Calvino, “Il barone rampante”

Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,/le amicizie si fanno più


profonde,/l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure./ I rondoni danzano nell’aria,/a loro agio
nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,/solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano/sullo sfondo chiaro della speranza.
Cresce/il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi,/tu, di me.
Il tè amaro ha il sapore/di profezie bibliche. Purché/non ci sorprenda la
vittoria.

(da Dalla vita degli oggetti, Poesie 1983-2005)

“Io rimuginavo la mia impossibilità di amare, tanto più palese dal


momento che amare Helene è davvero facile… “.

Vite che non sono la mia, E. Carrère

«Nella vita, capite, non c’è gran scelta. O marcire o ardere».

Joseph Conrad, “Sotto gli occhi dell’Occidente”

«Questo è il mio pesciolino numero 641 in una vita costellata di pesciolini


rossi. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa
significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore.
640 pesci dopo, l'unica cosa che ho imparato è che tutto quello che ami
morirà».

Chuck Palahniuk, "Survivor”

«La gente si preparava sempre al domani. A me sembrava assurdo. Il


domani non si stava certo preparando per loro. Non sapeva neppure che
esistessero».

Cormac McCarthy, “La strada”


*

«Il pensiero di lui era sempre con me: non era una nebbia mattutina che il
sole potesse disperdere; né un’immagine tracciata sulla sabbia che le
tempeste potessero cancellare: era un nome scritto sul marmo, destinato a
durare a lungo quanto il marmo su cui era inciso».

Charlotte Brontë, “Jane Eyre”

Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente

C. Pavese, Il mestiere di vivere

«Forse noi due ci cercavamo molto più di quanto noi stessi pensassimo. E
così abbiamo finito per prendere la strada più lunga e più contorta. Forse io
non avrei dovuto fare quello che ho fatto. Ma non ho potuto farne a meno.
E volevo dirti che la sensazione di intimità e tenerezza che ho provato per
te, è stata un’emozione che non avevo mai sentito prima nella mia vita».

Haruki Murakami, “Norwegian Wood”

«Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la


passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro
corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla
morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo
provato questa passione?».

Sándor Márai, «Le braci».

«Lascia che te lo dica oggi quanto ti voglio bene, quanto tu sei stato
sempre per me, come hai arricchito la mia vita. […] Tu non puoi misurare
ciò che significhi. Significa la sorgente in un deserto, l’albero fiorito in un
terreno selvaggio. A te solo debbo che il mio cuore non sia inaridito, che
sia rimasto in me un punto accessibile alla grazia»

Hermann Hesse, “Narciso e Baccadoro”

«La diversità mi fece stupendo».

Pier Paolo Pasolini


*

«Io sono, si perdoni la metafora, un sepolcro ambulante, che porto dentro


di me un uomo morto, un cuore già sensibilissimo che più non sente».

Giacomo Leopardi

«La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza.


Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non
diventerà mai vecchio».

Franz Kafka

«Quando riprendo un libro dallo scaffale, a volte basta solo la copertina,


oppure le parole che ricordo, e ritorno a un umore e a un tempo preciso,
nitido, sempre, o quasi sempre.
Per esempio “Anna Karenina” ha reso indimenticabile uno spiazzo di
cemento in un piccolo giardino a lato di una strada, perché era una strana
primavera e io me ne andavo lì tutti i pomeriggi, dopo pranzo, a vedere se
Vronskij avrebbe avuto il coraggio di dire ad Anna che non dovevano
vedersi più».

Francesco Piccolo, “Momenti di trascurabile felicità”.

«Così si sentiva umiliata e afflitta e piena di rimorsi, pur non sapendo


precisamente neanche lei per cosa. Cominciava a desiderare la stima di lui,
ora che non ci poteva più sperare: avrebbe voluto avere sue notizie, ora che
non c'era più probabilità di averne. Ebbe la certezza che con lui sarebbe
stata felice, ora che non era più probabile che si incontrassero».

Jane Austen, “Orgoglio e pregiudizio”

«Chi non dà nulla non ha nulla. La disgrazia più grande non è non essere
amati, ma non amare».

Albert Camus, “Taccuini 1935-1959”

«Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno.


Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette
anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La
vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende
conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole
abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere
ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si
vuole stare in basso, ancora più in basso».

Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

«Avrei voluto dirle qualcosa di bello, come segno di riconciliazione […].


Ma non mi venne in mente niente, io so che cosa devo fare solo sui fogli di
carta, nella vita reale trovo a fatica le parole giuste».

Magda Szabò, “La porta”

«Gli occhi grigi striati dal sole fissavano il vuoto, ma lei aveva
deliberatamente preso le redini dei nostri rapporti e per un momento
credetti di amarla. Ma sono molto lento a pensare e pieno di regole
interiori che agiscono sui miei desideri».

Francis Scott Fitzgerald, “ Il grande Gatsby”

«La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di


fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine
non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza
tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice».

José Saramago, “L’anno della morte di Ricardo Reis”

«Il libro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono
arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: "Ascoltando"».

Philip Roth, “Ho sposato un comunista”

«Più invecchio anch’io, più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non


solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato
vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli
sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. [...] Gli occhi del fanciullo e
quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora
entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l’intervallo
sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale
ci si chiede perché si è dovuto passare».
Marguerite Yourcenar, “Archivi del Nord”

"L’essenziale non è la scrittura, è la visione. Ho sempre scritto i miei libri


col pensiero, prima di trascriverli sulla carta, e a volte li ho perfino
dimenticati per dieci anni prima di dar loro una forma scritta".

Marguerite Yourcenar

«Nel cervello c’è una zona speciale che potremmo chiamare memoria
poetica che registra tutto quello che ci affascina o ci commuove, cioè che
rende bella la nostra vita».

Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

«Un sognatore è colui che può trovare la sua strada al chiaro di luna e
vedere l'alba prima del resto del mondo».

Oscar Wilde

«Che pena.
Sperare, intendo.
È la pena di chi non sa rinunciare».

Italo Calvino, “Prima che tu dica pronto”

– Perché mi fai soffrire?


– Perché ti amo.
Ora era lui ad arrabbiarsi: – No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non
il dolore.
– Chi ama vuole solo l'amore, anche a costo del dolore.
– Mi fai soffrire apposta, allora.
– Sì, per vedere se mi ami.

Italo Calvino, “Il barone rampante”

«Ora, nel buio, e senza luci in vista e senza chiarori, e soltanto col vento e
la spinta regolare della vela, gli parve di essere già morto, forse.
Congiunse le mani e si tastò le palme. Non erano morte e gli bastava
aprirle e chiuderle per risuscitare il dolore della vita».
Ernest Hemingway, “Il vecchio e il mare”

«Eppure, se avessi potuto ricominciare da capo, ero sicuro che avrei rifatto
le stesse identiche cose. Perché quello ero io: quella vita in cui continuavo
a perdere tutto».

Haruki Murakami, “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”

"Chi scrive cerca, con la propria scrittura, di raccontare una storia, prima
di tutto a se stessi. Poi queste storie possono diventare addirittura dei libri.
Per me i libri sono lettere a nessuno, non so a chi le ho scritte, a chi le
spedisco, so che stanno al fermo posta di una libreria e qualcuno passa di
lì, cerca proprio quella casella in mezzo agli scaffali, sceglie nella posta la
lettera che è stata scritta per lui, e comincia a leggere".

Erri De Luca

«Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che
soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un
pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi
mentre vorremmo intenerire le stelle».

Gustave Flaubert, “Madame Bovary”

"La letteratura non dice nulla agli esseri soddisfatti del loro destino,
pienamente appagati dalla vita così come la vivono. La letteratura è
alimento per gli animi indocili e propagatrice di disaccordo, un rifugio per
chi ha troppo o troppo poco nella vita, nel quale poter non essere infelice,
dove non sentirsi incompleto, irrealizzato nelle proprie aspirazioni".

Mario Vargas Llosa

«Ma l’espressione degli occhi, lì non si sbaglia, che li guardi da vicino o


da lontano. Eh sì, sono assai importanti gli occhi, sono una specie di
barometro. Vedi chi ha una grande aridità nell’anima, chi senza una
ragione può schiaffarti la punta dello stivale nelle costole, e chi invece ha
paura di tutto e di tutti».

Michail Bulgakov, “Cuore di cane”

*
«No, non ti libererai e non diventerai un altro, resterai quello che sei: con i
dubbi, il continuo malcontento di te stesso, gli sterili tentativi di
perfezionamento, le ricadute e l’eterna attesa d’una felicità alla quale non
sei destinato e che non puoi conseguire».

Lev Tolstoj, “Anna Karenina”

«Verso di te rotolo, verso di te, balena che tutto distruggi senza riportar
vittoria; fino all'ultimo mi azzuffo con te, dal cuore dell'inferno ti trafiggo;
in nome dell'odio ti sputo addosso l'estremo respiro. Affonda tutte le bare e
tutti i catafalchi in un vortice solo! e poiché né questi né quelle possono
essere per me, ch'io ti trascini sbranata mentre continuo a darti la caccia,
benché sia legato a te, dannata balena! Così, lascio andare la lancia!».

Hermann Melville, Moby Dick

"La scrittura non guarisce mai da nulla. Se svolgiamo questo lavoro


onestamente, siamo costretti a farci delle domande, sempre. È impossibile,
o almeno rarissimo, trovare risposte definitive alle cose. C’è sempre
un’apertura, un’altra cosa per noi".

Paul Auster, Intervista

«Una parola è morta quando vien detta, dicono alcuni. Io dico che
comincia a vivere soltanto allora».

Emily Dickinson

"Per scrivere un verso bisogna vedere molte città, uomini e cose, bisogna
conoscere gli animali, bisogna capire il volo degli uccelli e comprendere il
gesto con cui i piccoli fiori si schiudono al mattino. Bisogna saper
ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e congedi
previsti da tempo, a giorni dell’infanzia ancora indecifrati".

Rainer Maria Rilke

«Ho sempre avuto l'ossessione della dignità e pensato che la cosa più
importante fosse vivere con dignità, ora so che c'è una cosa ancora più
difficile, ancora più importante che aver vissuto con dignità: è morire con
dignità. E questa è, questa sarà, la vera prova del fuoco».
Da “Oriana Fallaci: storia di un’italiana”

«Non posso abbassare lo sguardo su questo pavimento che i suoi


lineamenti sono delineati nella pietra. In ogni nuvola, in ogni albero,
nell'aria della notte e nell'aspetto di ogni oggetto durante il giorno, io sono
circondato dalla sua immagine! I più comuni visi di donna o uomo, i miei
stessi lineamenti, si fanno gioco di me con il loro ricordarla. Il mondo
intero è per me una terribile collezione di cimeli che mi ricordano che lei è
esistita e che io l'ho persa!».

Emily Brontë, "Cime tempestose".

«Chiedo troppo? Forse, ma perché accontentarsi di poco? Per tutta la vita


ci “accontentiamo”, e con te voglio toccare tutto, con gesti ampi e
generosi, come se questa fosse l'ultima volta che tocco in vita mia».

David Grossman, “Che tu sia per me il coltello”

«Dunque l'uomo ama costruire, e tracciare strade, è pacifico. Ma da che


viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?».

Fëdor Dostoevskij, “Memorie del sottosuolo”

«Ho capito una sera con lei che tutta la mia ricchezza era di questo
mondo».

Albert Camus, “Caligola”

«Non scrivo con gusto o con piacere, perché devo concentrarmi troppo.
Non mi viene filato, naturale, ma lo metto giù faticosamente, frase per
frase».

Virginia Woolf, “Diari”

«Le illusioni sono per l'anima ciò che l'atmosfera è per la terra. Toglietele
quell'aria tenera, e la pianta morirà, i colori svaniranno. La terra su cui
camminiamo è cenere estinta. La verità ci annienta. La vita è un sogno. È
il risveglio ad ucciderci. Chi ci deruba dei sogni ci deruba della vita».
Virginia Woolf, “Orlando”

"Ma quel che più conta è la mia convinzione che l’abitudine di scrivere
così, solo per il mio occhio, è un buon esercizio. Scioglie le giunture. Poco
importano le cilecche e le papere. A questa velocità devo sparare al mio
argomento i colpi più diretti e fulminei, e così devo mettere mano alle
parole, e sceglierle e lanciarle, senza maggior indugio di quanto me ne
occorre a tuffare la penna nel calamaio".

Virginia Woolf, “Diario di una scrittrice”

«Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce
si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto.
Ma questo non dura che un attimo. Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna
nella propria assoluta solitudine».

Murakami Haruki, “La ragazza dello Sputnik”

“L’arte di correre” è una riflessione sul talento, sulla creatività e più in


generale sulla condizione umana; l’autoritratto di uno scrittore-maratoneta,
di un uomo di straordinaria determinazione, di profonda consapevolezza –
dei propri limiti come delle proprie capacità -, di maniacale autodisciplina
nel sottoporre il proprio fisico al duro esercizio della corsa; e non da
ultimo la sorpresa di scoprire che un autore celebrato per la potenza della
sua fantasia sia in realtà una natura estremamente metodica, ordinata, agli
antipodi dello stereotipo dell’artista tutto «genio e sregolatezza».

«Dalle altre femmine, uno può salvarsi, può scoraggiare il loro "amore";
ma dalla madre chi ti salva? Essa ha il vizio della santità... non si sazia mai
di espiare la colpa di averti fatto, e, finché è viva, non ti lascia vivere, col
suo amore».

Elsa Morante, “L’isola di Arturo”

«Mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile, le cose così


come sono non mi sembrano soddisfacenti, ho dunque bisogno della Luna,
o della felicità o dell'immortalità».

Albert Camus, “Caligola”

*
"Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo. La
mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste
nell’impedire che il mondo si distrugga". A. Camus

«Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse‚ stupide come
l’aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai
metà di te stesso‚ e te l’auguro‚ ragazzo‚ capirai cose al di là della comune
intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo‚ ma la
metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che
tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine‚ perché bellezza e sapienza
e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani».

Italo Calvino, “Il visconte dimezzato”

"Nella mia esperienza la spinta a scrivere è sempre legata alla mancanza di


qualcosa che si vorrebbe conoscere e possedere, qualcosa che ci sfugge. E
siccome conosco bene questo tipo di spinta, mi sembra di poterla
riconoscere anche nei grandi scrittori le cui voci sembrano giungerci dalla
cima d’una esperienza assoluta.

Quello che essi ci trasmettono è il senso dell’approccio all’esperienza, più


che il senso dell’esperienza raggiunta; il loro segreto è il saper conservare
intatta la forza del desiderio".

Italo Calvino #scrittura #ispirazione

«Hai mai conosciuto una persona che fosse molte cose in una, le portasse
con sé, che ogni suo gesto, ogni pensiero che tu fai di lei racchiudesse
infinite cose della tua terra e del tuo cielo, e parole, ricordi, giorni andati
che non saprai mai, giorni futuri, certezze,
e un’altra terra e un altro cielo che non ti è dato possedere?».

Cesare Pavese

«L'amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere


soli. Bisogna amare un essere per correre il rischio di soffrire per lui.
Bisogna amarti molto per rimanere capace di soffrirti».

Marguerite Yourcenar, “Fuochi”

*
"Scrivo fino a quando arrivo a un punto in cui ho ancora qualcosa che
preme per uscire e passare sul foglio, e so che cosa deve succedere, allora
mi fermo e cerco di vivere fino al giorno successivo, quando sarà ora di
rimettersi al lavoro".

E. Hemingway #scrivere #ispirazione

“Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi
fare con quello che c'è.”

Il vecchio e il mare,E. Hemingway

«L'attesa è lunga;
il mio sogno di te non è finito».

Eugenio Montale, “Il sogno del prigioniero”