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Lefort, Aber.

sour, Guaraldo, Lyotard, Esposito,


Vatter, Tassin, Kohn, Honig, Cavarero, Bernstein,
Savarino

Hannah Arendt

Introduzione e cura di Simona Forti

Simona Forti insegna Storia del pensiero politico contempo-


raneo presso l'Universita del Piemonte Orientale. Ha svolto
attivita di ricerca alla New School for Social Research di New
York e aI Dipartimento di Studi politici dell'Universita di
Torino. Si occupa Ji storia Jella filosofia politica del '900. I
suoi contributi sono apparsi in "Filosofia politica", di cui e
redattrice, "Micromega", "Teoria politica", e in volumi col-
lettanei. Su Hannah Arendt ha pubblicato Vtia della mente e
tempo della polis, Franco Angeli, Milano 1994 (! 996'). Bruno Mondadori


La eolian a .. Readings di filosofia, seienze umane e sociali" Indice
e diretta da ANDREA BORSARI
Hannah, Arendt / Lefort ... [el al] ; imroduzionc e cura di Simonll Forri. -
[Milano]: Bruno MonJadori, [1999].
352 p.; 17 em. - (ReaJin~sl.
ISBN 88-424-9462·3 , L. 25.000.
1. Arendt, Hannah I. Leforr, Cillude II. Forti, Simona.
320.5092
I Introduzione
Sch('Ja catalogra/ica d curd di CAt'B. Mtlafro. Hannah Arendt: ftIosofia e politica.
di Simona Forti

1 La questione della politica.


di Claude Lefort

16 Contro un fraintendimento
del totalitarismo.
di Miguel Abensour

45 Cristalli di storia: il totalitarismo


tra abisso e redenzione.
di Olivia Guaraldo

Soprawissuto.
La casa editriee, esperite Ie pratiche per acquisire i diritti di rio
di Jean.Fran,ois Lyotard
produzione dei brani prescelti, rimane a disposizione di quan-
o • • •

tI avessero comunque a van tare raglone in proposlto.


94 Polis 0 communitas?
di Roberto Esposito
© Edizioni Bruno Mondadori
Milano, 1999 107 La fondazione della liberti!.
di Miguel E. Vatter
L'editore potra eoncedere a pagamento l'autorizzazione
a riprodurre una porzione non superiore a un decimo 136 L' azione "contro" il mondo. •
del presente volume. Le richieste van no inoltrate a:
Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione n senso dell' acosmismo.
delle Opere dell'ingegno (AIDRO), di Etienne Tassin
via delle Erbe 2, 20121 Milano, tel. e fax 02·809506
155 Per una comprensione dell'azione.
Progetto grafieo: Massa & Marti, Milano diJerome Kohn
177 Identita e differenza. Hannah Arendt: filosofia e politica
di Bonnie Honig eli Simona Forti

205 Note arendtiane sulla caverna di Platone.


di Adriana Cavarera

226 Provocazione e appropriazione: la risposta


a Martin Heidegger.
1. RUnasta per Ilrngo tempo un panah della cultura filosofi-
di Richard]. Bernstein
ca, conosciuta so!tanto come I. discussa studiosa del totali-
tarismo 0 l'ide.l!rice della contestata formula della "banalita
249 «Quaestio mihi factus sum».
dd male", I Lrnnah Arendt e stat a consacrata "c1assico"
Una lettura heideggeriana. ddla filosofia politica dd Novecento da JUrgen Habellllas.
di II concctto d'amorc in Agostino Piu 0 meno da alIora, ha goduto di una progressiva fortu-
di Luca Savarino na frno a raggiungere, in questi ultimi anni, i vertici di una
notorieta quasi eccessiva e "alIa modi'. La letteratura criti-
270 Bibliografia degli scritti di Hannah Arendt ca, cresciuta a dismisura neU'u!tin1o decennio, trava dun-
286 Bibliografia degli scritti su Hannah Arendt que nell'ipotesi interpretativa habellllasiana un luogo di
307 Elenco dei testi citati confronRl'ebbligato. Nel saggio La collceziol1e comul1icati-
va d,'{ potere, (Habennas, 1976) egli celebra Vita activa
310 Indice dei nomi (Arendt, 1958a) come I'architesto della "teoria dell'agire
comunicativo", al quale va attribuito il merito di aver ri-
scattato I'agire politico da una troppo salda connessione
con I' agire strun1entale. Tuttavia, vestendo i non consueti
panni del "realista politico", Habelmas rimprovera ad

Hannah Arendt un eccesso di ingenuita teorica: la fede in
un'llintersoggenivita inalterata", il mantenimento, ancora
metafisico, della separazione tra teoria e prassi, rna anche
I' angusto e anacronistico ritorno al pensiero greco. Insom-
Avvertenza rna, I'impotenza pragmatica e teorica del concetto arend-
Lungo tutto il corso del volwne i riferimenti bibliografici ri- riano di potere, privato eli ogni e1emento strategico, sareb-
mandano a una Blbliogra/ia degli scrlttl di Hannah Arendt, or- be dovuta a un pensiero rigidamente normativo che si av-
dinata cronologicamente, per quanta riguarda Ie citazioni del- vale, senza rielaborarle, delle superate dicotomie aristoteli-
Ia letteratura primaria; a una Blbliogra/ta deg/i scritti su Han- che. L"'ipostatizzazione dell'immagine della polis, proietta-
nah Arendl, che comprende la letteratura secondaria su ta nell'essenza stessa della politica" (ivi, trad. it., pp. 60-65)
Arendt; a un Elenco dei lesli dlall, entrambi in ordine alfabe- precluderebbe ad Hannah Arendt la comprensione della
tico per autore, per quanta riguarda tutte Ie referenze a scrit- realta istituzionale e sociale della modernita.
ti diversi da quelli di Arendt stessa. Ora, se da una parte, ha contribuito a restituire ad Han-
,
[
Hd""db Arendt:/i/mo/t_ t' politic.

nah Arendt la dignita di grande pensatrice, dall'altra, Ha- che per questo diventa tanto necessaria quanto in-isoh~bi­
bennas ne ha costruito quell'immagine di <<I1ostalgica ed Ie. Gli aweninlenti in questione ci sono ben noti: due guer-
utopista della polis» che ancora oggi stenta a morire nella re mondiali nell'arco di una gener-azione, I'Europa diventa-
comunita scientifica. n duplice gesto habermasiano diI cosl ta una terra di apolidi, I' ascesa al potere di Hitler, due tota-
il via a quella che potremmo definire I"'urbanizzazione del- litarismi, la persecuzione degli ebrei, Auschwitz. Hannah
la provincia arendtiana": innumerevoli studi che riprendo- Arendt e ebrC'd e nasce in Gennania, ha meno di ventisei
no Ie critiche del francofortese, rna volti a depurare Ie gnm- anni quando nel193 3 i: costretta a rifUgi'lrsi a Pal-igi, da do-
di intuizioni arendtiane dalle valenze utopistiche ed "irra- ve partira per gli 5t,lti Uniti, paese in cui risiedera sino ,t1la
zionalistiche" per consegnarle a un progetto politico "ra- morte.' Lo sradimmento, il traunla del nazismo, l'esilio, in-
gionevole", se non razionalistico.' terrompono la continuita della sua vita e diventano la cifra
Questa "nonnalizzazione" enncneutica ha adombrato del suo stesso pensiero. Un pensiero che prende patle alia
l'aspetto intenzionalmente provocatorio del pensiero di gnmde requisitoria novecentesca istruita nei confronti del-
Hannah Arendt, il cui elemento strategico sta proprio nel Ia dialertica, senza perC. giumre fedeltil alia fenomenologia
rinunciare a ogni strategia sistematica, nel presentare situa- e nemmeno ilt toto alI'esistenzialismo, seppure riconosciu-
zioni aporetiche, nel lasciare aperte Ie contraddizioni. L'i- to come proprio contL'Sto ilosofico di provenienza.
potesi interpretativa che si origina da Habemlas, insomma, Qu,t1siasi presentazinn dell'opera di Hannah Arendt
l-ischia di non giungere al cuore della rilk'Ssione di H,mnah che non tenga conto di uesta sua doppia origine - i trau-
Arendt, una riflessione "situata", legata a «doppi vincoli mi storici, vissuti in prima persona, e l'int1uenza della ftIo-
tragici»,' che risolutamente si m,mtiene in quella dimora sofia dell'esistenza, in particolare quella di Heidegger - ri-
senza spazio abitata dalle tante figure di pariah che visitano sulta a mio parere riduttiva. Questo e infatti il duplice se·
i suoi scritti.' Fedele alia convinzione che il pensiero stesso gno sotto cui si colloca la sua rit1essione; e la tensione tra
nasce dagli aweninlenti e dall'esperienza, e ad essi deve ri- queste due eredita, cosl come il tentativo costante di rine·
manere legato, ella e come inlpossibilitata a seguire una goziare illoro lascito, a conferire originalita e al tempo stes·
qualsiasi forma di ortodossia ftlosofica. Confrontatasi con so ptoblematicita a un pensiero incurante degli steccati di·
accadinlenti gravissinli e inediti, che devono essere tradotti sciplinari. La storiogra1ia pili recente muove da questa con·
nel pensiero, esprinle l'urgenza di una comprensione che sapevolezza: presupposto ollnai acquisito della "seconda
non puc. perC. pili awalersi degli strumenti tradizionali e ondata" di studi arendtiani. Meno bisognosi di far quadra-
re il cerchio e consegnare una volta per tune Hannah
I Tea Ie numcrosissime interpretazioni che si originano da una pro- Arendt a una detem1inata scuola di pensiero, Ie interpreta·
spettiva habennasiana. si ved,rna per tutte i lavari di S. Bcnhabib (1988: zioni pili accorte sono passate da un interesse espositivo e
1990: 1991: e soprattutro 1996). Per un approccia habennasiaoa. rna ricostruttivo a un'interrogazione critica, problematica e per
"eritica", a1la Arendt e interessante la posiziane di Fel1'df3, 19')8. Un cosl dire laterale. 50prattutto hanno cercato di fare i conti
cttimo lavoro di sintesi che mette invcce in eviJenza l'impossibilita ill
aceastare ArenJt aJ lIabennas equcllo ill Delruclle. 199}.
2 Si veda l'importantissimo lavoro di R Schiirrnann (Schurmann, • La filosofa tedesca di arigine ebraiea nasce ad Hannover nel 1906.
1996), che riene sullo sfonda, altre alia filasafia di Heidegger. di Fou- studia filosafia a Marburga can Heidegger e poi a Heidelberg can Ja-
cault e di Nietzsche, un'interpretazione "tragica" Jella Arendt su cui spers. Quando nei primi anni quaranta arriva negli Stati Wliti mse-
costnllsce Ia rilettura Jei passaggi chiave attraverso cui prenJe vita e gncra pre:sso numerose universita, dalla Chicag:o University a Prince-
muore la soggcttivita modema. ton. per approdare verso la fine degli anni sessanta alia New School for
'efr. i saggi raecolti in Arendt, 1978a. scrirli a partire dai primi ao- Social Resc'<lrch di New York. in uti insegneril fino a1la marte, awe-
• •
ru quaranta. nuta nel 1975.

II III
Hannah Arendt Hannah Arendt:/iloso/ia e po"'ica
con I'apparente paradosso di un'opera contesa da correnti noti agli studiosi piu giovani, alIe cui competenze e talenti
filosofiche tra loro in disaccordo: il paradosso cioe di un abbiarno voluto dare spazio, tutti sono stati chiarnati a of-
pensiero politico presentato contemporanearnente come frire allettore italiano, tanto a chi si appresti per la prima

fautore delliberalismo, del neoaristotelismo, del comunita- volta ad approfondire questa pensiero quanta alIo studio- •

rismo, della tradizione repubblicana, di una teoria delle eli- so, "specialista" dell'argomento, una prospettiva da cui
te, cosl come di un anarchismo conflittualista e libertario. E guardare ai diversi atteggiarnenti con cui oggi, in !talia e al-
il paradosso di un pensiero filosofico annesso a un tempo I'estero, ci si continua a occupare dell'autrice.
alI'universalismo, al relativismo, al soggettivismo, al deco- Nelle pagine che seguono, cerchero di ricostruire l'iti-
stmzionismo, al razionalismo e al nichilismo.' nerario che conduce Hannah Arendt a disegnare il profi-
I saggi che qui presentiarno' cercano di dare risposte a ta- 10 di una politica, 0 meglio, di una cultura post-totalitaria;
li interrogativi. Ognuno di essi si appropria di una singola un'impresa iscritta per molti versi nella logica di «un im-
parte dell' eredita arendtiana, rna tutti partono dalla con- possibile necessario». Mi impegnero anche a non sottrar-
vinzione che il suo pensiero politico rimanga refrattario a re la parola agli autori qui chiarnati a raccolta, per non to-
qualsiasi tipo di dassificazione, come pure ritengono in- gliere allettore il piacere di farsi a sua volta interprete del-
conciliabile la sua radicalita tanto con una prospettiva ra- l'interpretazione.
zionalistico-universalistica quanta con un atteggiarnento
nostalgico e antimoderno. Hannah Arendt e pili una loro 2. «Che il pensiero della Arendt implichi al suo inte
compagna di viaggio, che un oggetto di studio da cui deri- una malinconia ontologica e storica e noto», cosl elllla
Yare progetti per la prassi. Da lei ci si puo separare per sin- 40tard nel suo saggio dedicato ad Hannah Arendt e alia fi-
goli percorsi, senza abbandonare l' orizzonte comune. Pur gura del sopravvissuto (infra, pp. 66 ss.). Chiedersi da dove
dovendo rinunciare, per ovvie esigenze editoriali, a contri- provenga la malinconia storica ed esistenziale di chi ha assi-
buti significativi,' quelli proposti nella raccolta sono tra i stito alia Shoah e inutile. Quanto alia sua <<ffialinconia on-
piu interessanti di questi ultimi anni. Dagli intellettuali piu tologica» 0, in altri termini, alia presenza di elementi di una
fllosofia tragica, essa deriva, per gran parte, dalla frequenta-
zione di Heidegger e dei .suoi testi; una frequentazione
, Per quanta riguarda una discussione ddle diverse interpretazioni scandita da prese di distanza, abbandoni e riavvicinarnenti,
e delle ragioni di queste differenze, rni permeno di rimandare a Forti,
1994.
rna pur sempre determinante, quand' anche per opposizio-
I;.Essi 50no tutti pubblicati per la prima volta, fatta eccezione per la ne. Tanto che anche Bernstein, il cui articolo e sapiente-
traduzione di C. Lefon (1975); B. Honig (1988) e J.. F. Lyotard (1991, mente costruito per mostrare come il pensiero politico
la cui traduzione eli Federica Sossi e stata mantenuta senza alcuna
modifica).
1 Contribuiscono ad approfondire questa direzione interpretativa di A. Heller (1986 e 1987). Per quanta riguarda la Germania, in cui
i seguenti autori: per quanto riguarda l'Italia: L. Bazzicalupo (1996); p~e,:,a1e un'inte!pretazione habermasiana. e da segnalare un gruppo
L. Boella (1992 e 1995); A. Dal Lago (1987,1989 e 1990); F. Fisterti di f1cerca che 51 fa portatore di un approccio pi" radicale e "libefla-
(1998); P Flores d'Arcais (1995); C. Galli (1988a); B. Henry (1992); rio". Mi riferisco agli studiosi tedeschi ed dvetici (P Brokmeier, A.
A.llluminati (1998); PP Portinaro (1986). Quanto alla Francia si ve- Grunenberg. S. Hefti, W. Heuer, U. Ludz, 1. Nordmann, L. Probst,
dano i lavori di A. Enegren (1984); J. Eslin (1996); O. Mongin Z. Szankay) che si raccolgono intorno alla "neonata" e internaziona-
(980); P Ricoeur (crr. sopranutto Ricoeur in Abensour, 1989);].·M. Ie "Hannah Arendt Newsletter", pubblicata dall'Istituto di Scienza
Roviello (987); J. Taminiaux (1992). In ambito anglosassone, so· Politica dell'Universitil di Hannnover in collaborazione con 1'''Han.
prattutto M. Canovan (1992) e i lavori di studiosi provenienti non da nah Arendt Archive", disetto a Oldenburg da A. Grunenberg e a
que! mondo intellettuale rna scritti comunque in inglese come quelli New York da]. Kohn.

IV V
Hannah Arendt:/iloso/ia e politlca
Hannah Arendt

arendtiano sia un'efficace risposta critica all'''acosmismo'' conoscere il proprio debito nei confronti di colui "che ha
di Heidegger,' e costretto ad ammettere, implicitamente, contribuito in modo decisivo a formare la fisionomia del
che e impossibile delineare la filosofia politica di Hannah nostro secolo" (Arendt, 1969c, trad. it., p. 166).
Arendt senza richiamarsi all'<<analitica esistenziale». Sia i . Un debito con cui cerca di fare defmitivamente i conti
corsi sull'Etica Nicomachea del 1922, portati all' attenzione nella sua ultima opera (Arendt, 1978b), dove nel confron-
da Gadamer, sia quelli del 1920-21 su Agostino-il cui con- to finale con Heidegger rende esplicita l'intenzione di pro-
tenuto viene per la prima volta ricostruito e raffrontato con cedere accanto a Heiddeger per andare "oltre" Heidegger.
la lettura di Arendt da Savarino (infra, pp. 249 ss.) - sia, so- Nell'interpretazione di It detto di Anassimandro (Heideg-
prattutto, quelli suiSo/ista di Platone del 1924-25, su cui ha ger, 1950), infatti, condotta nel capitolo La volonta di non
insistito Taminiaux, testimoniano dell'importanza delle ca- volonta di Heidegger, ella proietta, riassumendola nei suoi
tegorie heideggeriane per I'apprendistato filosofico della tratti essenziali, la propria posizione ftlosofica. Nella lettu-
Arendt.' Eindubbio che dal saggio del 1946, Che cos'e lafi~ ra "eraclitea" che Heidegger fornisce del frammento di
loso/ia dell'esistenza? (Arendt, 1946e), aIla celebrazione del Anassimandro" intravede una versione alternativa della
1969, Heidegger a ottant'anni (Arendt, 1969c), il giudizio «differenza ontologica>>: una versione (<strettamente feno-
di Hannah Arendt nei confronti del suo antico maestro di menologica» che accenna insistentemente a un'altra possi-
Marburgo sia oscillante, muovendosi tra un rifiuto risentito bilita di speculazione ontologica (Arendt, 1978b, trad. it.
e un' entusiastica ammirazione. Mai, tuttavia, anche nei mo- pp. 516-517). Nel modo heideggeriano di affrontare il tema
menti di pill bruciante delusione,lO la Arendt manca di ri- del sorgere e del perire di tutte Ie cose, sono per lei rac-
chiusi un nuovo significato dell'Essere e un diverso rili 0
conferito aile faccende umane, Affermando che rutto cio
• Si veda il saggio di Bernstein (infra, pp. 226 ss.), rna anche Tami- che possiamo conoscere eun (<IIlovimento per cui ogni sor-
niaw<, 1992; Villa, 1996; Fistetti, 1998; Forti, 1994, pp. 53-87, in cui
vengono ricostruite Ie tappe di questo "incontro-scontro" a partire dal gere venga-via dall'essere nascosto e si faccia innanzi al
1946 fino al1975. i non-essere-nascosto», vi soggiorni per un poco e poi (<!lUO-
9 L'esposizione pili esaustiva dell'atteggiamento di Heidegger nei vamente venga-via dal non-essere-nascosto», Heidegger ca-
confronti di Aristotde, sui quale dall'inizio degli anni venti tenne cor· povolgerebbe il rapporto Essere-ente, Fondamentale eper
si e seminari, e contenuta nd cosiddetto No/arp Bench!, una relazio-
ne inviata da Heidegger a Natorp nell'autunno dd 1922, in cui pre-
senta il proprio programma di ricerca su Aristotele. intitolata Inter- II Come enoto il frammento, stando alla traduzione di Diels suona
pretazioni /enomenologiche di Aris/otele. Lo seritto e rimasto per pili <<Ma lil donde Ie cose hanno illoro sorgere, si volge anche illo';' venir
di settant' anni meroto. Gadamer ne posseJeva una copia, andata per- menD, secondo la necessita; esse pagano redprocamente la pena e il fio
sa e poi ritrovata, che pubblico nd 1989 (Heidegger, 1989), accom- per la loro malvagitil secondo il tempo stabilito». A questa Heidegger
pagnata da una presentazione di Gadamer (1989). Sull'importanza di 0p'pone, ~ome «traduzione piu letterale del dette» la seguente: (<Ma da
Aristotde per l'daborazione dell' «ontologia fondamentale» si veda F. CIO da em per Ie cose ela generazione, sorge anche la dissoluzione ver-
Volpi (1984 e 1992), che ricostruisce con estremo rigore i luoghi in
cui HeiJegger prima di Essere e tempo si confronta con Aristotde
d!
so ~~. secondo il necessario; esse si rendono infatti reciprocamen-
te glUSt1Z1a e ammenda per l'ingiustizia, secondo l'ordine del tempo»
nonche informa sulle vicende editoriali dei vari corsi, lezioni e semi- (Heidegger, 1950, trad. it. p. 307). Secondo la Arendt, che appunto ve-
nan heideggeriani su Aristotele. Importantissimo per quanta riguar- de m questa sentto un'altr. cesura interna al pensiero di Heidegger, II
da l'intluenza dd filosofo su Hannah Arendt e anche Heidegger, det~o dl An~sslmandro - dove sebbene Eraelito non venga mai citato,
1992. Si veda anche il corso del semestre invernale 1929-30 (Heideg- Hetdegger mterpreta il frammento di Anassimandro come se fosse sta-
ger, 1983). to ispirato da Eraelito - corrisponde a uno stato d' animo nuovo del fi-
LO Sul curiose interesse di questi ultimi anni sulla relazione Arendt-
losofo tedesco, che intravede, per 1a Germania uscita sconlitt. dalla
HeiJegger non da un punte di vista ftiosofico, rna sentimentale. si ve- guerra, la possibilita di un nuovo inizio.
da l'informato e tendenzioso libro di Ettinger, 1995.

VI VII
Hannah Arendt Hannah Arendt, /iloso/ia e politica
la Arendt che egli abbia messo da parte iI problema del che iI pensiero puo fare e «poetare I'enigma dell'essere».12
«primato originario» dell'Essere per porre in risalto iI «di- Che I' «errore» sia iI contrassegno di ogni storia umana, e
venire» degli enti. Questa e Ia chiave interpretativa con la che in questa errare l'Essere non abbia a1cuna implicazio-
quale si appresta a decifrare Ie parole, contenute ne It det- ne, e la condizione che apre aI pensiero, anche <<non pro-
to di Anassimandro: <<lI non-essere-nascosto dell'ente, la fessionale», la possibilita di riflettere sui significato in se di
chiarezza accordata ad esso (dall'Essere) oscura la luce del· ogni singolo accadimento. Ma ancor pill radicale e la sua
I'Essere», infatti <J'Essere si ritrae mentre si svela nell'ente» adesione alia condanna pronunciata da Heidegger nei con·
(Heidegger, 1950, trad. it. p. 314). Non interessa qui ripor- fronti della «smania di persistere». E dall'assenso senza ri-
tare la ricostruzione arendtiana del testo heideggeriano, si- serve accordato aile parole con cui egli si pronuncia sui
gnificativo e che per lei esso apra la prospettiva di un ri- que! <<Via via soggiomante» che <<insiste ne! suo essere pre-
scatto degli affari umani. Li redima cioe da quell'inautenti- sente» e che si arroga <Ja pretesa di sottrarsi alia transito·
cita che a1trove, nello stesso Heidegger, e iI tratto caratteri- rieta del suo soggiomo», fissandosi <<nell'ostinazione della
stico di quell' <<intervallo tra due assenze» in cui consiste iI persistenza»," emerge cio che e pill proprio aI pensiero
mondo degli uomini: quel <<soggiomo transitorio» che ha arendtiano. Vale a dire la denuncia del tentativo, messo in
inizio con la perdita dell'originario rifugio accordato dal- atto da un essere la cui finitudine eintrascendibile, di fug-
I'Essere e termina col fare ritomo ad esso. Ora, grazie aI ri- gire la temporalita in un ilIusorio pensierodella permanen·
trarsi dell'Essere dalla sfera dell'ente, gli enti sono <<SViati za. In questa fuga consiste I' autentico atto di nascita della
nell'erramento» e «questo e"amento costiruisce iI regno metafisica, nel cui segno hanno avuto luogo Ie devastanti ri-
dell' errore (... ) 10 spazio in cui si dispiega la storia>>: <oenza cadute della filosofia prima sulla praxis umana.
erramento non vi sarebbe alcuna connessione da destino a La discutibile differenza che ella rimarca tra un Heideg-
destino: non ci sarebbe stona» (Arendt, 1978b, trad. it. p. ger che nel pensare I'evento (Ereigms) rimane ancora am-
518). In questa regno dell' errore, che appunto coincide biguamente legato a quella metafisica che intendeva mette·
con iI regno della storia, della finitudine, della temporalita re sotto accusa e un Heidegger fmalmente Iiberato dallo
- in cui gli uomini si trovano gettati - <<non c' e posto per spettro del Getst hegeliano e piuttosto da intendersi come
una "Storia dell'Essere" (Seinsgeschichte) attiva dietro Ie indicazione della sua specifica collocazione: fare proprie Ie
spalle degli uomini agenti; I'Essere, nel rifugio del suo na- grandi acquisizioni heideggeriane, ma segnalame aI con-
scondimento, non ha storia e "ogni epoca della storia del
mondo e un'epoca di erramento"" (Arendt, 1978b, trad. it.
" lvi, p. 348, dove scrive: <ill se l'essenza dell'uomo riposasse nel
p. 519). Nello schema heideggeriano - in realta in quello pensare la verita dell'essere? AlIora il pensiero deve poetare l'enigma
arendtiano proiettato nell' esegesi del Detto di Anassiman- dell'essere. Esso pona l'aurora del pensato nella vicinanza di do che e
dro - c'e dunque per I'autrice soltanto «erramento», c'e so- da pensarsi».
lo storia umana che, una volta lil1erata dall'ingombrante lJ lvi, p. 331; il passo recita: «D via via soggiornante - in quanta sog-

presenza della Storia dell'Essere (Seinsgeschichte), non ha giomante - e [west] nella connessione che connette l' esser-presente al- •

Ia duplice "assenza". Ma proprio in quanta essente presente e solo per


pill bisogno di trovare iI proprio senso e iI proprio fme in questo, il via via soggiomante puo anche indugiare nel suo soggiomo.
un a1trove che la trascenda. La Arendt precisa inoltre che Ci6 che e arrivata PUD persistere nel suo soggiomo per essere mag-
se nel commento del detto di Anassimandro Heidegger n
giormente presente, nel sensa di "pennanente". via via soggioman-
parla ancora di un pensiero che risponde all' appello de!- te insiste nel suo esser-presente.ln tal modo si arroga la pretesa ill sot-
trarsi alla transitorieta del suo soggiomo. Si fissa nell'ostinazione del-
I'Essere, si tratta, tuttavia, di un Essere che si e fatto da par- I'insistenza. Non tiene piiI conto degli altri essenti·presenti. Si irrigidi·
te e de! quale nulla si puo affermare. Poiche ora, tutto cio see, come se il soggiomare cansistesse nella permanenza durevolo>.

VIII IX
Hannah Arendt Hannah Arendt:/iloso/ia e politica

tempo Ie ambiguita e Ie insidie teoriche; non da ultimo, usa- pone i propri criteri costrittivi alia prassi. Per condurre,
re gli strumenti fomiti da Heidegger per decostruire il pen- ognuno sui propri binari, quest' operazione di ricostruzione
siero heideggeriano stesso. Risulta evidente che l' autrice se- e di successiva distruzione delle nozioni tradite, entrambi
gue il percotso tracciato da Essere e tempo. Moltissime so- sono portati a prestare attenzione alia riflessione preplato-
no Ie analogie che gia a un primo confronto saltano agli oc- nica, a quella Friihe greca, come direbbe Heidegger, che te-
chi tra i due pensatori. Innanzirutto, e in generale, Ii acco- stimonia di un pensiero il quale non si e ancora irrigidito
muna la constatazione della fine della tradizione metafisica nelle forme metafisiche tradizionali. Nella fattispecie, Ome-
e la conseguente necessitil di guardare al passato, sia esso ro, Erodoto e Tucidide sono per la Arendt significativi
strettamente filosofico 0 filosofico-politico, con occhi nuo- esempi della valutazione greca della vita activa, prima che si
vi, di sottoporlo, cioe, a domande che pongano in questio- stabilisse il primato della vita contemplativa. E i punti di
ne i concetti e Ie risposte tramandate. COS! come Heideg- contatto non si fermano certo a queste analogie formali.
ger, anche Hannah Arendt conduce un'opera di decostru- Con il richiamare attravetso questi pochi esempi l'atten-
zione della tradizione filosofica: un' opera di demontage che zione su alcune convergenze tra i due autori, non si voleva
ripercorre Ie tappe dell'egemonia del discotso filosofico a in nulla ridurre I'originalita del pensiero arendtiano, per si-
partire da Platone. Se, ancora, per Heidegger il pensiero tuarlo in una condizione subaltema a quello di Heidegger.
metafisico equivale alia storia dell' oblio dell'Essere, per la Cio che mi preme segnalare e piuttosto la rilevanza di un
Arendt la filosofia politica della Main Tradition e sostan- I
"dialogo", di una continuita, e non, come tanti sostengono,
zialmente riconducibile al tentativo sistematico di liberarsi di una semplice contrapposizione, tra illascito della filoso-
dell' autentico significato dell' agire politico. Analogamente fia heideggeriana e un approccio, quello arendtiano, che, al
a quanta accade con la Seinsgeschichte, anche nella rico- pari di quello di altri autori del secondo Novecento, cerca
struzione arendtiana si tratta di far risaltare, sullo sfondo di di lasciarsi alIe spalle Ie ambiguita e Ie zone d' ombra di
una petsistente e profonda continuita, i momenti delle di- , quella stessa filosofia, dislocandosi, almeno stando alle di-
scontinuita epocali. E Ie svolte attraverso cui si afferma il chiarazioni d'intenti, su di un terreno di riflessione diver-
primato della theoria, e con essa un modo di pensare I'Es- so." Cio che la Arendt giunge a pensare si configura, in ul-
sere sul modello della semplice presenza, corrispondono in
ultima analisi alIe varie tappe che nelle opere arendtiane
scandiscono il progressivo fraintendimento del vero signifi- Tanto che per certi aspetti si viene a trovare in una situazione tal-
I'

I volta simile a quella di Derrida. Entrambi consapevoli dell'illusorieta


cato della praxis. Anche se non sempre in maniera esplici- di pater cancdlare con un'unico gesto qudla «scienza terribile» che
tai' la Arendt non manchera di derivare dai cambiamenti consiste nella tradizione metafisica, essi non mancano tuttavia eli pun-
del modo di pensare la verita i corrispondenti mutamenti tare il dito verso l' atteggiamento aneora «teoretico» e «contemplativo»
nell' ambito della riflessione sulla politica, Insomma, se per di Heidegger. Si puc dire che anche per la Arendt, come testimoniano
Ie pagine de La vita deli4 mente, la temarica della «differenza ontolo-
Heidegger la verita, a partire da Platone, si trasforma da gica» tra Essere cd eoti appaia ancora prigioniera quantomeno di una
gioco non distruttivo di velamento e disvelamento dell'Es- /
nostalgia metafisica. Quasi che Heidegger, per dirla con Derrida, cer~
sere in conoscenza certa dell' ente, in adeguazione necessa- casse anCOl'a di rispondere al problema dell'origine facendo ricorso a
ria di intelletto e cosa, e proprio questa stessa nozione di ve- una «parola unica», integra, precedente 00 successivi «erramenti» e al~
rita, come certezza e corrispondenza, che per la Arendt im- Ie successive differenziazioni. E come per il Hlosofo francese non c'e e
non c'e moo stata questa parola originaria e univoca, perche ela diffe~
renza ad essere originaria, cos1 anche per la Arendt non esiste Wl uni~
I~ nJuogo in cui si fa esplicito questo «prestito» heideggeriano e
Wla co evento originario, non si da alcun arche, perche e la pluralita ad es~
conferenza inedita: Arendt, 1969d. sere originaria.

x XI
Hanna/; Arendt Hannah Arendt:/iloso/ia e politica

rima istanza, come una sorta di "ontologia plurale" che considerare il fenomeno totalitario soltanto nelle sue impli-
I
rende superf\ua qualsiasi interrogazione sulla verita e sui cazioni storiche e politiche. Esso deve essere affrontato an-
senso dell'Essere: I'Essere semplicemente si da, e si da se- che da un punto di vista per COS! dire fllosofico 0, meglio,
condo una modalitit inestricabilmente legata alI'essere plu- da una prospettiva di senso. Se, come Hannah Arendt so- •
rale. Nei termini arendtiani, I'operazione heideggeriana di stiene, il totalitarismo rappresenta il luogo di cristallizzazio-
smantellamento rimane incompiuta in quanto si rifiuta di ne delle contraddizioni dell' epoca modema, e al contempo
ammettere, come costirutivo anche dd proprio fllosofare, il I
segna la comparsa, nella storia occidentale, di qualcosa di
limite che il mondo delle apparenze oppone al pensiero. Se radicalmente nuovo e impensato, la sua comprensione po-
invece COS! avesse fatto, se avesse cioe scomposto alIa radi- ne problerni tanto etici quanta epistemologici (dr. Guaral-
ce, nei suoi dementi fenomenico-quotidiani, I'ipostasi dd- do, infra, pp.45 ss.). Risultano inutilizzabili Ie categorie
I'Io Penso, si sarebbe reso conto che originario non e il ce- tradizionali della politica, dd diritto, dell' etica e della fllo-
larsi 0 il rivdarsi della Verita dell'Essere, che solo la mente sofia; cio che avviene nei regimi totalitari non puo venir de-
dd fllosofo puo cogliere, ma che originaria e I'esistenza del scritto in termini di semplice oppressione, di tirannide, di
mondo e degli esseri che qud mondo abitano. Se COS! aves- illegalita, di immoralita 0 di nichilismo realizzato. Richiede
se fatto, soprattutto, non sarebbe caduto nell' errore, dovu- anche una narrazione che, pur cercando di essere impar-
to a una sorta di "deformazione professionale", di inter- ziale, non si conceda il lusso della neutralitit. l'abisso dell'i-
pretare I' orrore nazista come un awenimento della 5toria I nedito deve essere colmato e dunque compreso senza rut-
dell'Essere. tavia che questa si trasfol1ni in un gesto assolutorio (dr.
E a questa proposito che \' atteggiamento malinconico Guaraldo, infra, pp. 45 ss., Lefort, infra, pp. 1 ss., Aben-
della Arendt, di cui parla Lyotard, si alIontana dal ramme- sour, infra, pp. 16 sS., ). COS!, pill che ricercare Ie cause che
mOrare (An-denken) di Heidegger per farsi "responsabile e hanno lineannente prodotto il nazismo e 10 stalinismo -
battagliero" nei confronti di una realta che strappa alIa con- metodo che traduce in qualcosa di noto e manipolabile cio
templazione (dr. Guaraldo, infra, pp. 45 ss.). EdalI'autoin- che invece deve continuare a stupirci come inaudito - \' au-
ganno implicito in ogni puro fllosofare, che il suo pensiero, trice va alIa ricerca di quelle dinarniche dd passato che,
accettando la sfida del suo essere "gettato" e "siruato", as- contingentemente, ne hanno per cos1 dire reso pill facile la
sai pill dell'''Esser-ci'' heideggeriano, trova la forza di testi- realizzazione.
moniare per cio che e accaduto e che non doveva accade- I nodi storici presi in esame dallibro sono Olmai noti: il
reo Una tesrimonianza sorretta innanzirutto dal faticoso ten- faIIimento degli stati nazionali, e della loro promessa di co-
tativo di ricostruire gli awenimenti che hanno fatto esplo- niugare cittadinanza e universalita dei diritti umani; la mas-
dere "il male radicale"; poi, dalIa difficile rifiessione su di sificazione della societa, che trasfol1lla gli appartenenti alIe
un possibile significato inedito di politica; e infme, dalIa dassi in atorni impotenti e isolati; I'illimitato desiderio
sommessa speranza che si possa trovare nella capacita di espansionistico dell'imperialismo, che oltre a concorrere al-
giudizio il luogo da cui combattere la "banalita dd male". Ia formazione di una mentalita dominatrice insegna alI'Eu-
In Le origini delltJtalitansmo (Arendt, 1951a) come dice ropa i metodi illegali e arbitrari messi a punto nelle colonie;
giustamente Lefort, si manifesta per la prima volta la ten- il razzismo - in primo luogo, appunto, I' antisernitismo -
sione tipica di Hannah Arendt tra I' abirudine a riflettere che porta con se il fardello di credenze legate al sangue e al
con categorie fllosofiche e il dovere etico di rimanere aper- suolo; I'elaborazione di ideologie che pretendono di proce-
ta ai singoli eventi. Questo confronto diretto con il <<Il1ale dere in accordo con Ie eteme leggi della Narura e della 5to-
radicale» del ventesimo secolo non puo accontentarsi di ria. Altrettanto famosa e diventata I' analisi dd funziona-

XlI XIII
Hannah Arendt Hannah Arendt:!iloso/ia e politica

mento intemo di tali regirni: il nazismo e 10 stalinismo, i due re Le origini del totalitarismo in un linguaggio neutrale e
esempi di totalitarismo compiuto, non rappresentano una con pretese sdentifiche. 16
forma estrema di stato forte. Lungi dal presentare una Come fa notare Lefort, si dovd invece aspettare un eli-
struttura monolitica, I'apparato istituzionale e legale totali- rna di ridiscussione delle filosofie dialettiche perche venga
tario deve rimanere estremamente duttile e mobile, per ascoltato il messaggio pili profondo della grande opera del
pellIlettere la pili assoluta discrezionalita al capo e ad una 1951. Soltanto, doe, quando anche il marxismo viene in-
cerchia ristretta di suoi fedelissimi (Arendt, 1951a, trad. it. , dagato come filosofia che non riesce a capovolgere il pro-
pp. 535-599). Ma la differenza fondamentale tra regimi au- ", getto razionalistico della modernita, rna anzi ne rafforza I'i-
toritari, dittatoriali 0 tirannici e totalitarismi sta nel fatto che postasi soggettivistica e ne prosegue il programma «del do-
questi ultimi non sono finalizzati a realizzare interessi di minio dell'Uno, della chiusura della societa su stessa» (efr.
parte e nemmeno a conseguire semplicemente il silenzio di anche Lefort, 1976 e 1981). Se si presta attenzione a Ideo-
ogni forma di opposizione. Essi mirano a un fine ben pili logia e terrore, e al testo, fino a poco tempo fa inedito, che
radicale e ambizioso: modificare la realtil per ricrearla se- "
ne costituisce il precedente teorico,17 si puo scorgere sotto
condo gli assunti dell'ideologia. Si puo dire che un regime l' andamento narrativo dell' autrice la volonta di rintracciare
diventi dawero totalitario quando, eliminata la reale oppo- una sorta di "metafisica" del totalitarismo. Quella che Han-
sizione, vada alia ricerca del <<nemico oggettivo»: colui che nah Arendt alIora non esitava a chiamare <Ja vera natura
non ha intenzione di opporsi al regime, rna che e awersa- ,,
del totalitarismo» (Arendt, 1951a) sembra infatti corri-
rio per defmizione ideologica. Un procedimento, questo, I,
I spondere a un'esplosiva combinazione di determinismo e
che serve principalmente a tenere in funzione il terrore, ve-
,
ro motore <Ii un regime che raggiunge il proprio cuhnine
nel momenta in cui viene elaborata la categoria di <<nemico "Sulla recezione dell'opera del 1951 nella scienza politica america-
possibile», vale a dire quando Ie vittime vengono scelte in na, mi peImetto di rimandare alIa voce Tolali/ammo, da me redatta
modo del tutto casuale e arbitrario. La verita ultima sul fun- per l'Enctdopedia delle ScienZ' Sociali, "Istituto dell'Enciclopedia Ita-
liana", vol. YD, eli prossima pubblicazione.
zionamento totalitario e racchiusa tuttavia nel campo di " Subito dopo la pubblicazione de Le origini del totalitarismo, Han-
sterminio, interpretato dalla Arendt come <<illaboratorio» nah Arendt inizia una ricerca, presentata alia "Guggenheim Founda-
in cui si vuole sperimentare l'assunto secondo cui <<tutto e tion", dal titolo Totalitarian Elements in Marxism. n libro che ne do-
possibile»; illuogo in cui si mette in opera la modificazio- veva scaturire doveva porre innanzitutto rimedio alIa mancanza, nel-
l' opera del 1951, eli una spiegazione pill atticolata e plausibile delle
ne della realta umana. Annientato prima come persona giu- analogie tra nazismo e stalinismo. Questo libro non viene perc mai da-
ridica, poi come persona morale, e infine come individua- to alle stampe. Alcune sue parti vengono pubblicate autonomamente:
lita unica, il singolo e cosl finalmente ridotto a un fascio di per esempio il capitolo Ideologia e Terrore che va a costituire l'epilogo
reazioni animali che cancellano ogni traccia di liberta (ivi, de Le orlglni del totaillarismo; mentre altri due capitoli, i primi due,
pp. 599-629). Schematizzati molto sinteticamente, sono confluiscono in quello che sara il saggio sulla storia pubblicato in Tro
passa/o e futuro. Altee parci verranno utilinate in Vita activo. La sezio-
questi gli elementi dell'interpretazione del totalitarismo ne centrale, quella scritta per prima, non emoo stata resa pubblica daI-
proposta dalla Arendt che faranno scuola. Sebbene discus- I' autrice. rna la presento in Wla serie di conferenze all'Universita di
sa per aver asserito, pili che dimostrato, I'equazione tra na- Princeton, nell'autunno del 1953. Questo testo, rimasto fino a pochi
zismo e stalinismo, questa lettura del fenomeno totalitario anni fa ineelito, e stato pubblicato per la prima volta in italiano col ri-
tolo Karl Marx e fa tradizione del penS/ero politico occidentale (Arendt,
non trova sostanziali ostacoli alia sua diffusione. Tanto che 1995d), Questo scritto emolto importante per capire gli intenti e I'e-
gran parte della politologia americana, che pure attacca la voluzione del pensiero eli Hannah Arendt, su ci6 si veda I'Introduzio-
'Arendt su singoli punti dell' analisi, non fa altro che tradur- ne a Arendt, 1995d, pp. 35-40.

XIV xv
Hannah Arendt Hannah Arendt:/iloso/ia e politico

hybris: come se nel dominio totalitario giungessero a loro del totalitarismo consiste nell'eliminare cia che potrebbe
paradossale com pimento e congiunzione la modema meta- \ contraddire l'assunto di partenza. Ecco perche, sembra
I.
fisica della soggettivitii e la mentalita evoluzionistico-pro- I suggerirci Hannah Arendt, solo ad Auschwitz diventa grot-
cessuale della tarda epoca modema, veicolata dalle filosofie tescamente vera quell'identitii di Idea e Realta, di Pensiero
della storia dialettiche. La volontaristica asserzione per cui
!
I ed Essere in cui la metafisica in fondo non ha mai cessato
<<tutto epossibile», anche trasformare <<ia condizione uma- di credere. Si puo forse concludere che per quanto non sia
na», si fa forte del richiamo alIe irresistibili leggi della Na- stata certo la diretta responsabile dei campi di sterminio,
.'
tura e della Storia per inverarsi nel tentativo di generare, •
I quella concezione che pensa I'Essere sui modello dell' ente,
per la prima volta, una nuova natura dell'uomo. Grazie al etemamente presente e infinitamente manipolabile, non e
deserto prodotto dal terrore, da una parte, e alia ferrea 10- del tutto estranea alia "metafisica totalitaria". Per il totali-
gica deduttiva dell'ideologia, dall'altra, il totalitarismo rie- tarismo, assai pili che per la tradizione metafisica, l'essere .
sce in quello che per la metafisica era sempre e soltanto ri- non si da indeterminato e plurale, rna si costruisce attra-
masto un sogno, un'ipostasi del pensiero: la realizzazione di verso I'imposizione unitaria e ordinante di un principio pri-
un'unica Umanita, indistinguibile nei suoi molteplici ap- mo al molteplice. In altre parole, forse pili farniliari allessi-
partenenti. Nei campi, gli esseri umani ridotti a esempi se- co arendtiano, se la filosofia e con essa la filosofia politica si
riali di una stessa specie animale, perdono completamente costruiscono sull'esclusione della pluralita e dell'unicita, i
quell' unicita e quella differenza che sono la conseguenza campi di sterminio procedono a sbarazzarsi di fatto di que-
del fatto che <<I1on I'uomo, rna gli uomini abitano la terra». gli aspetti del reale che non possono essere ridotti alI'unita
n totalitarismo, insomma, sembra presentarsi anche co- e alI'identita senza scarto: quell'identita e unita che posso-
me una parossistica realizzazione dei fondamentali principi no essere realizzate compiutamente solo nella morte."
filosofici. Nella «comunita dei morenci» - dove si consuma Ecco ricongiunte Ie due fonti da cui il pensiero arendtia-
anche I'ultimo dato immutabile della condizione umana: la no proviene -Ia filosofia heideggeriana e il trauma del na-
differenza tra la vita e la morte - la necessita sembra aver zismo. Si capisce alIora come la critica alia tradizione filo-
effettivamente vinto su quella contingenza che da sempre e sofico-politica, alIe sue categorie cOSI come ai suoi autori,
oggetto di disprezzo della filosofia; la singolaritii e il diveni- che Hannah Arendt conduce non sia sollecitata da un pu-
re paiono finalmente esser stati eliminati a favore dell'iden- ro interesse teorico. Esoprattutto la domanda circa il per-
tita con se stesso dell'Universaie Uomo; nterrore eriuscito che del <<male radicale» a portare l'autrice a interrogare il
dawero a eliminare gli uomini diversi e plurali per la <<I1U- passato, e non pili soltanto il passato storico, rna anche
da vita», in tutti identica (efr. anche Agamben, 1998). A sua quello filosofico. Insomma, e il problema aperto dal totali-
volta, I'ideologia, dominata dall'imperativo di far rientrare tarismo, inteso come un fenomeno generale sorretto da una
nella logica dell'idea I'intera realta, ecome se si incaricasse sorta di "filosofia" propria, a predisporre l'elllleneutica
di inverare quella dinarnica dell'omologazione tra cosa e arendtiana a revocare in dubbio «The Great Tradition of
rappresentazione, su cui si regge I'intero edificio della me-
tafisica. nfunzionamento ideologico totalitario metterebbe 18 A queste stesse conclusioni giungeranno molte tfa Ie interpreta-
dunque in atto una manipolazione tale della realta data, da zioni filosofiche del totalitarismo. piu 0 meno recenti. Seppure con un
lessico diverso, ancbe qotard (infra, pp. 66 ss.), sottoscrive implicita-
far scomparire quest'ultima nella sussunzione sotto quell'i- mente che tale idea e rintracciabile in Ideolagio e te"ore. Imputa tut-
dea che funge da premessa indiscussa del progetto ideolo- tavia alla Arendt una volonta aneera "treppo riparatrice" che si avvi·
gico. Sia essa I'idea della societa senza c1assi, sia invece !'i- dna a questa conclusione. senza toceada. Dello stesso avviso e anche
dea della razza superiore che deve dominare la terra, il fine Esposito (infra, pp. 94 ss.; e 1996).

XVI XVII
Hannah Arendt Hannah Arendt:/iloso/ia e politica

Political Though!». Da qui prendono corpo Ie grandi ope- politica occidentale. Nella propria autointerpretazione, iI
re teoriche dell' autrice: da Vita Activa (Arendt, 1958a) ai totalitarismo, lungi dal proclamarsi al di la di ogni legge,
saggi contenuti in Tra passato e futuro (1961a e 1968a); da sostiene di giungere direttamente aile fonti da cui iI diritto
Sulla rivoluzione (1963e) a La VIta della mente (1978b). Da positivo ha ricevuto la sua legirtimazione. Pertanto, lungi
qui, I'indagine istruita contro iI rapporto politica-filosofia dall' essere arbitrario, e ossequiente a queste forze trascen-
cosl come e stato impostato dalla tradizione, almeno a par- denti pili di qualsiasi precedente govemo (Arendt, 1951a,
tire dalla naseita della filosofia in Greeia. Da quando eioe la trad. it. pp. 373-419). Inoltre, esso pretende di aver dato
<<filosofia professionale» si e costituita nel rifiuto dell'insta- per la prima volta sostanza alI'uguagiianza teorica, rimasta
bilita propria della politica, dando vita a quel paradosso soltanto una vuota parola; rivendica di aver trovato iI mo-
teorico chiamato "filosofia politica" (Arendt, 1969d), la do per instaurare I'impero della giustizia sulla terra, qual-
quale, invece di occuparsi dei tratti costitutivi propri della cosa che la debolezza del diritto positivo non e mai riusci- •

"citta", ne ha progressivamente tradito iI significato. Per iI ta a realizzare (Ibid.).


compiersi di questa vicenda e stato crueiale iI ruolo svolto Se la Arendt vedesse in questi awenirnenti soltanto fe-
da Platone. Come ei chiarisce Adriana Cavarero, la filoso- nomeni politici portati all' eccesso, ripeterebbe semplice-
fia platonica non "uceide" soltanto la dialettica socratica, mente iI gesto della filosofia. L'unica altemativa che Ie ri-
rna ancor pili significativamente ribalta, negandolo, quel marrebbe, per rispondere alia sfida totalitaria, sarebbe aste-
mondo omerico in cui si narra della politica come scena nersi tanto dal discorso filosofico quanto da quello politico.
condivisa da una molteplicita di attori (efr. infra, pp. 205 Si tratta, invece, di ripensare a un modo di «essere-insie-
ss.; e 1990). Platone per Hannah Arendt inaugura un itine- me» che tenga presenti quegli elementi di contingenza, di-
rado cultura!e, di cui la filosofia e soltanto I'espressione pill venire e pluralita che i «pensatori di professione» hanno
esplieita e sistematica, che impoverira fino a cancellaria la negato. Alcune delle difficolta e delle contraddizioni in cui
dimensione politica dell'esistenza. ei si imbatte nel corso della riflessione di Hannah Arendt si
Ora, rispondere alia sfida lanciata da! totalitarismo signi- devono forse al fatto che prima di diventare una possibilita
fica interpretare iI fenomeno totalitario non come "eccesso dell'azione collettiva, la sua trattazione della politica si con-
di politica" rna, cosl mette a fuoco Abensour, come i1luo- figura - si e gia accennato - come una sorta di ontologia
go della scomparsa della politica. Contestualmente, signifi- della pluralita che spiazza quella metafisica, che ha tradot-
ca ripensare la politica in base a quegli elementi che la tra- to la sua ossessione per la permanenza e I'unita in un pen-
dizione ha teoricamente negato e che i regimi totalitari si siero della stabilita edell' ordine politiei.
sono incaricati di eliminare fattualmente. Se si assume iI si- La strategia di cui I' autrice si serve per" destabilizzare" la
gnificato corrente di politica, iI totalitarismo e facilmente pretesa owieta di quei concetti politiei che ai suoi occhi
interpretabile come "iperpoliticismo" (Abensour, infra, formano la costellazione del pensiero del dominio e che
pp. 16 S5.). Per esempio, il principio del sangue e del suo- affondano Ie loro radiei pili profonde nell' approccio "me-
10 e certo inedito nella sua brutale incamazione nazista, rna tafisico" al mondo e elaborata in Vita Activa e prosegue nel-
puo anche essere letto come I' estremizzazione degli ideali Ie opere successive. Essa ridefinisce in primo luogo iI con-
nazionalistiei che hanno caratterizzato una determinata fa- cetto d'azione (Arendt, 1958a, trad. it. pp. 127-179). Dopo
se dello stato modemo. Per quanto tenuta in vita dal ter- averla distinta dal <<lavoro» -I' attivita dell'animallaborans
rore e dall'invenzione arbitraria del nemico, non si puo di- che coineide sostanzialmente con iI metabolismo necessa-
re che la comunita totalitaria abbia rinunciato al procedi- do per sostenere la vita biologica - e dall'«opera» -la poie-
mento teorico che legittima il diritto positivo creato dalla sis attraverso cui I'homo faber costruisce oggetti durevoli _

XVIlI XIX
Hannah Arendt Hannah Arendt:/iloso/ta e politica

I' azione politica viene presentata in primo luogo come la fonne cioe in cui la sfera pubblica puo essere organizzata»
pratica attraverso cui I'essere umano conferisce senso alia (Arendt, 1958a, trad. it. p. 146). In questa sua prima acce-
sua esistenza: si riscatta dalla naturalita del genere affer- zione, <<i\ termine "pubblico" equivale aI mondo stesso, in
mandosi nella sua singolaritil. Descritta come un fine in se, quanta e comune a tutti e distinto dallo spazio che ognuno
tra Ie attivita umane e I'unica capace di dare vita aI nuovo. di noi vi occupa privatamente» (Arendt, 1958a, trad. it. p.
I.:agire, i cui esempi sono tanto la virtU del cittadino greco 39). La sua peculiarita consiste nell'unire e aI tempo stesso
quanta la sete di gloria dell'eroe omerico, diventa propria- separare: atticolare la pluralita dei singoli attraverso rela-
mente politico quando si coniuga alia pluralita e alia possi- zioni che non siano ne verticali ne gerarchiche, e che aI con-
bilita di discorso. Una modalita, cioe, con cui I' attore si in- tempo impediscano la ricompattazione unitaria. In altri ter-
serisce nel mondo e rivela aIIo sguardo altrui, e solo trami- mini,lo spazio pubblico e iI trascendentale di relazioni sim-
te esso, iI proprio «chi»,1a propria unicita (Arendt, 1958a, metriche che consentono I'emergere della singolarita del-
trad. it. pp. 150-160). Questa azione libera, innovativa, di- I'attore. Lo spazio pubblico e anche I' ambito in cui la realta
scorsiva, ma anche agonale, che riscatta I'essere umano dal- del mondo, in quanta vista e udita dai molti, trae conferma
la mancanza di senso della mera vita biologica, e dunque della propria esistenza. Seppure non si riferisca ad alcun
costitutivamente legata alia pluralita. E legata pertanto alia principio di territorialita, ha pur sempre una sua peculiare
possibilita che i molti compaiano gIi uni agli altri in uno topologia che presuppone, e spesso coincide, con la nozio-
spazio di visibilita reciproca. Ea questo proposito che Bon- ne arendtiana di «mondo». Senza anticipare I' analisi di Tas-
nie Honig, una delle interpreti statunitensi piu accreditate, sin, basta ricordare che "mondo", nella Arendt, non e solo
sostiene Ia convergenza in una stessa direzione decostrutti- <da casa» eretta dagli uomini grazie a, rna anche in difesa
va tra I'ipotesi arendtiana della "molteplicita dei suggetti", della natura; non e soltanto I'insieme degli artifici umani. E
che diventano tali solo se esposti agIi altri, e iI pensiero anche i1luogo della cultura in senso lato, sui cui sfondo gIi
nietzscheano del "soggetto plurale" (efr. Honig, infra, pp. umani entrano in contatto, ma anche e soprattutto si sepa-
177 ss.). Differente e cio che sostiene Esposito, iI quale ve- rano distinguendosi (efr. Tassin, infra, pp. 136 ss.).
de iI "chi" arendtiano ancora troppo compromesso con Questa "ontologia plurale" della spazio politico, che in-
una concezione "identitaria" del soggetto, anche se inde- siste sulla singolarita e sulla differenza, testimonia di come
bolita dall'intersoggettivita; un'ancora ferma aI di qua del iI pensiero arendtiano sia distante da posizioni sostantive
limite della vera apertura all'''alterita'~ un'apertura neces- della comunita; di come sia lontano da tutte quelle teOl·ie
saria per ripensare in maniera "diversa" la comunita (efr. e filosofie politiche che si pongono «astrattamente e dal-
Esposito, infra, pp. 94 ss.; e 1998). I' estemo» iI problema della definizione del bene comune.
Quella che in Hannah Arendt viene definita <<spazio po- In uno scritto inedito, From Machiavelli to Marx del
litico» 0, spesso indifferentemente, «spazio pubblico» 0 1965, i9 in Karl Marx e fa tradizione del pensiero politico oc-
«spazio Jell'apparenza», (Arendt, 1958a, trad. it. pp. 146- CIdentale, cos1 come nel gia citato Philosophy and Politics.
156) euna comunitil, come 10 stesso Esposito ammette, che What is Political Phzlosophy? del 1969, la Arendt toma
non coincide con alcun territorio 0 spazio determinati; rna piu volte sulle caratteristiche che accomunano Ie diverse
sta piuttosto a indicare la condizione di possibilita dell'es- filosofie politiche. Una di queste e la ricerca del "bene co-
sere insieme. «Lo spazio dell' apparenza si fmma ovunque mune". Tutte Ie filosofie che hanno cercato di occuparsi
gIi uomini condividano la modalita dell' azione e del discor- della citta «si sono astrattamente poste I' obiettivo di defi-
so, e quindi anticipa e precede ogni costituzione fonnale
della sfera pubblica e delle varie forme di governo, Ie varie 19 Si tratta eli lUl testa ancora inedito custodito nell'Archivio Arendt.

xx XXI
Hannah Arendt .Hannah Arendt: /iloso/ia e politica

nire dall' esterno quali devono essere i fmi ultimi a cui la lare ne tantomeno con la polis greca. A suo modo, an- e
convivenza politica deve tendere», presupponendo cosi ch'essa «una comunita inoperosa»,'l che non persegue al-
che <Ja vita politica non si giustifichi in base al mero "es- cun compimento se non l' «essere-in-comune» grazie al
sere-insieme"».20 Ma un tale bene comune non puo esse- mondo e «per amore del mondo»." Di conseguenza. la
re trovato se non a prezzo dell' esclusione di chi a que! be- Arendt deve esplicitamente ammettere la fragilita che ine-
ne non vuole 0 non puo partecipare. La sfera pubblico- risce a tale spazio: «La sua peculiarita e che diversamente
politica e pertanto la sfera dell'«essere-in-comune» non dagli spazi che sono opera delle nostre mani, non soprav-
perche coloro che vi albergano hanno un unico e comune vive alia realta del movimento che 10 crea. rna scompare
obiettivo, rna piuttosto perche tutti coloro che la abitano non solo con la scomparsa degli uomini - come nelle
hanno qualcosa in comune e questo qualcosa e il mondo. grandi catastrofi, quando il corpo politico di un popolo
Un mondo ora pili che mai esposto al rischio della distru- viene distrutto - rna con la scomparsa e la fine delle loro
zione e che, ora pili che mai, richiede all' azione di spen- stesse azioni» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 146). Insomma,
dere energie per una continua riedificazione (efr. Tassin,
infra, pp. 136 ss.) . Cosi, se si mantiene la comunita poli-
tica senza un fine definito, «che implica una sua fme», se
" n riferimento e al titolo dellibro diJ.-L. Nancy, La communautti
dtisoeuvrtie (Nancy. 1986).
la comunita non viene ridotta a res, la praxis non si ridu- 22 Efacile capire come si sia potuto accusare il pensiero arendtiano

ce a poiesis; l' azione non diventa fabbricazione. Quella di astrattezza e negligenza rispetto alIe questiON concrete: siano esse
arendtiana, allora, pur non avendo la radicalita della co- economiche, sociali 0 istituzionali. In particolare, assai rigida e ana-
cronistica e stata giudicata la dicotomia da lei proposta di pubblico e
munita batailliana, non implicando, cioe, fino in fondo privato. La sfera privata. ohre a comprendere ogni questione riguar-
l'espropriazione del soggetto (efr. Esposito, infra, pp. 94 dante la vita biologica e affettiva del singolo. riguarda anche i rapporti
ss.), non coincide pero con un tipo di res publica partico- economici e persino Ie questioni sociali. Per quanto Hannah Arendt
facda riferimento alI'opinione dei gred «per i quali una vita spesa nel-
l'esperienza privata, di "cio che e proprio" (tdion), fuori dal mondo
'" Arendt, 1995d. p. 98; e interessante I'intero passo da cui etratla comune, e idiota per definizione» (Arendt. 1958a. trad. it. p. 28), ac-
la citazione: <<Nell'ambito politico un tale fine oggettivo. chiaramente
centuando cosl il significato di privazione del tennine privato, non si-
definibile. non esiste. nsummum bonum, il bene comune,la felicit' del
gnifica affatto che ella abbracci una posizione organidstica in cui il
maggior numero 0 qualsiasi altra cosa che si possa prospettare come
fine oggettivo non puo assolvere a questa ruolo perche si coUoca in un tutto viene prima delle parti. I:arnbito pubblico-politico non si con-
processo di cui non possiamo conoscere i1 nne e perche nd momento figura mai come qualcosa che viene prima dei dttadini 0 che li sovra-
in cui fosse realizzato perderebbe la sua funzione. Tutti i fmi ultimi del- sta, rna come do che i singoli possono condividere. Inoltre. la dico-
la politica, che giungono sempre futilmente a vagheggiare un paradiso tomia pubblico-privato Ie serve per condurre una critica alia moder-
sulla terra, non solo fallisconoper 1a loro implicita natura tirannica, rna nita, e in particolare a quello che ritiene essere il suo demento costi-
anche perche il momento della loco realizzazione non coinciderebbe tutivo: il sociale. La sodeta viene watti interpretata come un «ibri-
ne con la soddisfazione oe con l'orgoglio, che si provano invece quan- do». in cui il privato, nelle sue varie accezioni, rna soprattutto in qud-
do si porta a tennine un oggetto. rna piuttosto con la noia pill totale e la di riproduzione materiale della vita e di attivita economica assume
disperante. Se il vivere insieme ha un fine chiaramente definito alIora rilevanza pubblica, invadendo 10 spazio un tempo riseIVato all' azione.
deve.giungere a una fine. una volta che questa fine sia state raggiunto. Se la societ' e illuogo dellavoro e del conswno, la politica diventa
A differenza di tutti i processi di fabbricazione nei quali sono coinvol- esclusivamente 10 strumento con cui amministrare e gestire i proble-
to come individuo, il vivere insieme di una comunita non giunge mai mi sociali. La societa di massa, in cui domina l' <<dnima! laborans»,
a una fine e pertanto non puo avere un fine: un fine che sia in grado streno nella morsa di Iavoro e consum~, riduce la politica a mera am-
di organizzare e controllare i mezzi. Proprio come l'unico "fine" della n:>inistrazione burocratica (ivi, pp. 28-36). Ma quanto pi" la dimen-
vita individuale, se si cerca di definirlo, puo essere soltanto la morte, Slone ,Politica dell' esistenza corre il rischio di scomparire tanto pill
cosi tutti i fini delle comunita esistenti possono essere realizzati solo al energIcamente ne vanno ribadite la dignita e l'autonomia (efr. anche
prezzo della 10ro esistenza». Abensour. infra, pp. 1655.).

XXI! XXIlI
Hannah Arendt Hannah Arendt:/iloso/ia e politica

esso «e potenzialmente ovunque Ie persone si raccolgano principio trascendente, a una «Legge delle leggi». Un' auto-
insieme, rna solo potenzialmente, non necessariamente e rita che deriva dalla fondazione, 0, meglio, dalla <<sacralita,>,
non per sempre» (ibid.). Lo spazio dell'agire politico, la sempre rinnovata, dell' atto della fondazione (Arendt,
comunita, si configura aIlora soprattutto come una POSSI- 1963e; Arendt, 1961a). Ma per quanto grandiosi siano stati
bilita, non limitata a un tempo e a uno spazio pr.ecisi; rna gli sforzi delle rivoluzioni modeme nel tentare di far rivive-
una possibilita che in alcune occasioni ediventata attuale. re questa «sacralita dell'inizio», esse hanno posto soltanto in
Le sue epifanie pili veritiere privilegiano quei momenti di evidenza, coi loro fallimenti, come la <<tradizione dell' auto-
interruzione della storia in cui a un ordine che sta tra- rita,> sia andata irrimediabilmente perduta." Hannah
montando non e ancora subentrato il successive; quei Arendt sembra cos!lasciarci in eredita I'enigmatico pensie-
momenti che fanno breccia nella vicenda della statualita 1'0 di un potere fragile, tanto entusiasmante quanta indeter-
modern a, 0 che sopravvivono ai suoi margini: Rate, So- minabile. E tuttavia, proprio per questo, non solo sempre
viet, insurrezione di Budapest, Primavera di Praga, rivol- potenzialmente presente, rna anche tutt'uno con la libertit."
te degli studenti, episodi di disobbedienza civile. Se aIlera ci si chiede qual eil significato della politica per
Tale carattere potenziale e non entitativo dello spazio Hannah Arendt non si puo fare a meno di rispondere, in-
politico viene rafforzato dall'idea arendtiana di potere. sieme aile parole di Vatter e Kohn, che il senso ultimo del-
Distinto tanto dalla potenza quanta dalla violenza, ricon- Ia politica consiste nel suo essere la manifestazione stessa
fermato nel suo originario significato di dynamis, viene della liberta. Una liberta, che non e la liberta politica pen-
anch'esso sottoposto a una de-reificazione. Viene COS! re- sata dai filosofi, stretta nella riduttiva altemativa di una "li-
cuperata quella concezione non strumentale e non ogget- berta di" e di una "liberta da". Essa non e«attiva ed effet-
tivistica del potere, che pCI' la Arendt ha vissuto ai margi- tiva nel mondo come forza oggertiva, rna piuttOSIO si mani-
ni della concettualita dominante. Se il potere non e un festa nella decostruzione dell' oggertivita delle forze di do-
possesso degli individui singolarmente presi, se e dyna- minio e nella vistualizzazione dell'ordine costituito» (Vat-
mis, se consiste in relazioni, e vive di esse, non puo per- ter, infra, pp. 107 ss.). La liberta non equalcosa di cui ci si
tanto venir ceduto e delegato ad altri (Arendt, 1958a, puo impossessare una volta I?er tutte, non euna sostanza e
trad. it. pp. 146-152; Arendt, 1995d, pp. 93-105). In que- nemmeno un fondamento. E un evento che erompe nella
sta prospettiva va collocata la critica di Hannah Arendt normalita del tempo storico, al pari del «Tempo-Ora» di
sia all'idea di sovranita sia a quella di rappresentanza, Benjamin. Indeterminabile, se non al prezzo della sua di-
nonche la sua distanza dalla tradizione contrattualistica. sttuzione, essa deve tuttavia continuare a sostenerci con la
Stato, govemo, sovranita, rappresentanza, contratto, i ter- «promessa» di un suo arrivo sernpre imminente e con la
mini con cui la filosofia politica, in particolare quella mo- prospertiva dell'instaurazione del suo regno impossibile."
dema, ha parlato, sono per lei Ie modalita attraverso cui il
potere e state messo a tacere (efr. Galli, 1988a).
21 Per quanta ne so, al momento, la miglior trattazione che pone in
Per fronteggiare I"'evanescenza" e la capacita "eversiva" evidenza Ie aporie ddl"'autorita" pensata da Hannah Arendt si troY'
di un potere COS! inteso, la Arendt sembra in un primo mo- ne! saggio di Vatter (In/ra. pp. 107 ss.). Interessante ancbe la prospet-
mento appellarsi aIla nozione di autorita, in un' accezione tiva di B. Honig, che mette a confronto la Arendt con Derrida; si ve-
analoga a quella assegnatale dai romani (efr. Arendt, 1961a, da Honig, 1991.
~ Queste Ie conclusioni del bellissimo saggio di Ricoeur sui concel·
trad. it. pp. 130-192). Quella a cui la Arendt si richiama e to di potere arendtiano (Ricoeur, 1987).
un' autorita che dovrebbe conferire legittimita a un gruppo "Cfr. Arendt, 1978b, trad. it. pp. 522·546; da questi presupposti
politico, senza utilizzare la coercizione e senza ricorrere a un muove anche il confronto tra la Arendt e Char condotto da Kohn.

XXIV XXV
Hannah Arendt Hannah Arendt: /ilorD/ia e politica

3. Vi e un aspetto del pensiero arendtiano lasciato in om- A distanza di piu di dieci anni, l'assurdita dell'omologa-
bra dai saggi qui raccolti e probabilmente da tutta la lette- zione, della "messa in riga", della Gleichschaltung, ritoma a
rarura critica," forse perch" l'autrice non 10 ha mai elabo- inquietare Hannah Arendt e la costringe ad awenturarsi
rato in maniera compiuta. Si tratta del rapporto tra etica e nell'irrisolvibile problema dell'etica e della morale.2lI 1'oc-
politica. E di nuovo un awenimento concreto, ancora una casione e offerta dal processo a Eichmann, al quale assiste
volta portato dal totalitarismo, a sollecitare la riflessione eti- come inviata del "New Yorker". Ed e come se Ie decisioni
ca di Hannah Arendt: il processo Eichmann e la polemica che la corte in Tel Aviv doveva prendere la ponessero di
che ha seguito la pubblicazione dellibro La banalita del ma- fronte alla necessita di ripensare non tanto alla «radicalita
le. Eichmann a Gerusalemme." del male», quanto alla sua «banalitii». Ora, non era piu suf-
Cia nellibro del 1951, rifiuta l'ipotesi del totalitarismo ficiente affrontare il totalitarismo dall' estemo, come pro-
come "tradimento" dei principi etici 0 come imposizione dotto, cioe, della culrura occidentale; occorreva porsi la do-
della loro inosservanza. Innanzirutto perche il nazismo ha manda sui perche dell'adesione dei singoli che ne avevano
poruto costruire il «suo vincolo di ferro» proprio sui con- condiviso, pili 0 meno volontariamente, il progetto.'" Biso-
senso. Non si puo infatti sostenere che la comunita totali- gnava indagare il funzionamento "soggettivo" di quella
taria si eriga sui disprezzo di ogni istanza etica. Si assiste, grande denegazione del reale messa in atto dall'ideologia: il
piuttosto, a una perfetta e micidiale simbiosi di politica, di- «cemento etico» del totalitarismo." Non e soltanto tragico-
ritto e morale. La Arendt cita a questa proposito diretta- ,• mico, allora, che Eichmann consideri se stesso un ligio os-
mente da Hitler: <<Lo state totale non deve conoscere alcu- I servatore dell'imperativo categorico, cosl come il suo con-
na differenza tra diritto, politica e morale». (Arendt, tinuo richiamarsi al dovere, all'obbedienza alle leggi, all'e-
1951a, trad. it. p. 542). Una massima che non rimase certo ,>• secuzione di ordini trascendenti, non e semplicemente una
un ideale astratto. La permanente siruazione di illegalita,
;
.; strategia suggeritagli dalla difesa. Eichmann non enemme-
aggiunge, si giustificava proprio per il fatto che i principi no particolannente srupido, 0 non pili di rnilioni di altri te-
politici, i quali dovrebbero dar voce alle leggi e alle nOllIle, deschi che al suo posto, se ne avessero avuta la possibilita,
non avevano bisogno di essere resi pubblici e codificati, in SI sarebbero comportati esattamente come lui. Prima di di-
quanto parti integranti della morale comune, interiorlzzata ventare I'importante funzionario, architetto della "soluzio-
senza riserve dalla coscienza di molti tedeschi. Insomma,
l' adesione in massa al regime non era una simuIazione ipo- I ne finale", egli si era comportato come tante altre persone
che non si erano opposte al nazismo, poiche impressionate
crita dettata dalla paura, rna il fervore improwiso di non dal suo successo e incapaci di emettere il proprio giudizio
perdere il treno della storia. «Da un giomo all' altro ci fu un contro quello che ritenevano un verdetto della storia
cambiamento di opinioni per cosl dire sincero che coin- (Arendt, 1963b e 1995c). La sua mente, come la mente di
volse la grande maggioranza delle persone di tutti i ceti e Ie
professioni» (Arendt, 1964d, trad. it. p. 103).
" Per lei i due termini sono indistinguibili
~ Si veda Arendt, 1963b, rna anche Htesto inedito del 1965 Lectu-
.. Si occupano di questo problema i saggi: Bernstein, 1996 e Par- res On Moraltiy, Archivio Arendt; una parte estata pubblicata su "So-
vikko, 1996, i quali, tultavia, sono interessati, pi" che al problema di CIal Research", a c. diJ. Kohn (efr. Arendt, 1995d.
jO Se nell'opera del 1951 nazismo e stalinismo erana considerati
una possibHe etica arendtiana, a quello delle ragioni del passaggio da
,da radicalita del male» alia sua "banalitID). equiv~enti, negli scritti degli anni sessanta viene segnata una differen-
" Arendt, 1963b; sulle polemiche suscitate dal ~bro si veda, per rut- za tfa I due. Soltanto l'hiclcrismo compie una vera e propria rivoluzio-
ti, Bernstein, 1996.
i~ ne dei criteri etici (Arendt, 1995c).
,,•
I
XXVI XXVII
Hannah Arendt Hannah Arendt:/iloso/ia e politiea
quasi tutti coloro che si allinearono, impeeliva eli riconosce- circonda. Soprattutto, la bancarotta de! comportamento
re tutto quello che poteva contradelire in un modo 0 neI- etico avrebbe a che fare col valore supremo da sempre as-
l'a1tro il sistema eli riferimento. Eichmann osserva, infatti, segnato dall'etica alia virtu dell'obbeelienza. Ancora in So-
con zelo e lealta I'imperativo del nuovo ordinamento, il me Questions 0/ Moral Philosophy - una sorta eli "genealo-
quale non recitava piu "non uccidere", rna aI contrario "tu gia della morale" post-totalitaria - ella coinvolge diretta-
devi uccidere", non soltanto un nemico che minaccia, rna mente Ie religioni monoteistiche. Cia che sembra esser sta-
persone inoffensive che hanno la colpa eli fuoriuscire dai to "rovinoso" per Ie nostre concezioni etiche risale, a suo
parametri eli umanita stabiliti dal regime (ibid). nprincipio parere, all' aver fondato il bene sui fatto stesso che fosse Dio
etico supremo eli Eichmann, coneliviso da numerosi suoi a "comandarlo" e dunque alI'aver ritenuto la elisobbeelien-
connazionali, consiste nella virtU dell'obbeelienza, nella za e Ia trasgressione della legge il peccato per eccellenza
convinzione che senza obbeelienza nessuna comtmita poli- (Arendt, 1995c, pp. 750-755)."
tica puo erigersi. Anche per questa gIi e risultato COS! faci- Da questi awenimenti e da queste riflessioni prende Ie
le aderire aI nuovo contenuto della legge morale dominan- mosse la trattazione del giudizio, che occupa la Arendt
te nella Gettnania nazista. In condizioni nottnali, Eich- nell'ultima parte della sua vita. L'inesorabile banalita del
mann e quelli come lui, non avrebbero mai commesso il •
I male sembra potersi arrestare soltanto attraverso que! giu-
benche minimo crimine. Finche vivevano in una societa in "
dizio che elistingue, a prescindere da leggi e criteri genera-
cui la regola non imponeva I'eliminazione eli esseri consi-
! Ii, cia che e giusto e cia che e sbagliato." Quei pochi che
derati assolutamente superfJui si comportavano come one- rifiutarono illoro consenso aI regime, che non collabora-
sti cittadini, devoti alia patria, a1lavoro e alia famiglia. Ma tono e non si prestarono ad a1cun tipo eli azione, sono per
nel momento in cui I'uccisione degli ebrei eliventa il nuovo lei il controesempio fattuale della capacitii ill giudicare e
"dovere morale", applicarono fino in fondo la nuova legge, I
della possibilitit eli una responsabilitit personale. Perche se
senza la minima esitazione. evero che Ie vie della responsabilita politica erano predu-
In Some Questions 0/ Moral Philosophy si legge: <<la co- se, era pero sempre aperta la chance del rifiuto a parteci-
scienza eli Eichmann era un vuoto contenitore, che parlava pare in prima persona. Una strada percorsa non dai con-
con la voce della "societa rispettabile"» Egli non e rimasto vinti assertori della perennita dei valori morali, rna semmai
sordo alia voce della coscienza, non ha rinnegato il sistema da coloro che erano inclini a non attenersi aI gia giuelicato.
eli valori in cui credeva. AI contrario, e restate prontamen- Nell' astenersi, illoro criterio non era I' applicazione di una
te all' ascolto: cia che ud! fu che non vi era nulla eli sbaglia-
to nell'uccidere milioni eli vittime innocenti. La sua co- " In Arendt, 1964d, trad. it. p. 123, scrive: «Sarebbe gia una gnUl-
scienza veniva del tutto tacitata quando vedeva 10 zelo con de conquista se potessimo cancellare da! vocabolario del nostro pen~
cui la "buona societa" reagiva ovunque nel suo stesso mo- siero morale e politico l'orribile parola "obbedienza"»,
do (Arendt, 1963b; 1964d; 1995c). Eichmann serve dun- " In tale prospettiva la Arendt recupera la rerza Critica kantiana
que alI'autrice quale esempio estremo del modo repentino imprimendole una CUlVatura assolutamente non trascendentale. ngiu-
dizio morale sarebbe affine a quello di gusto, proprio in quanto riflet-
in cui puo collassare, nei momenti eli eccezione, la morale tente e non determinante. A questa scopa in queUe Lezioni sul1a fila-
corrente della buona societa. Non soltanto ella mette sotto sofia politica di Kant, Ie Lectures on Kant's Polziieal Phtlosophy, pub-
accusa I'artificialita dell'etica, il suo essere «poco piu eli un blicate postume, che sarebbero dovute confluire nella terza parte de
insieme eli mores e eli abituelini» (Arendt, 1995c, p. 745), La vlia della mente dedicata al giudizio, la Arendt forza L'Analliiea del
Bello a dellneare Ie competenze di una <Jacoha soggettiva>' in grado di
rna denuncia anche il soggetto eli tale moralita, "Ia coscien- affrontare i fenomeni direttamente. sottraendoli alIa presa della deter·
za", la quale parla soltanto la lingua della comtmita che la minazione concettuale (Arendt, 1982a).

XXVIII XXIX
Hannah Arendt Hannah Arendt: /iloso/ia e politica

legge universale al caso particolare, rna I'impossibilira di tramento del particolare di fronte a una legge che vale uni-
convivere con se stessi qualora avessero compiuto deter- versalmente: se il "tu devi" rimane vuoto e viene utilizzato
minati arti. Insomma non uccisero, e nemmeno ubbidiro- come condizione necessaria e trascendentale del compona-
no, non perche si attennero rigorosamente a qualche co- mento morale effertivo, puo giungere ad assolvere I'impos-
mandamento morale a priori, rna perche non avrebbero sibilitit di resistere al male. Ma soprattutto non si puo pili
potuto sopportare I'idea di convivere con un assassino aderire a un' etica della virtU come al contributo soggertivo
(Arendt, 1964d; 1995c). per la costruzione e il mantenimento di un ethos condiviso.
Ecco un'esemplificazione concreta delle possibili impli- I Nell'aristotelismo, sia esso antico 0 contemporaneo, come
cazioni etiche di quel pensiero critico che libera la facolra di in tutte Ie fogge di comunitarismo, la questione non emai il
giudizio, sulla quale Hannah Arendt non si stanca di insiste- t
"
,
, comportamento etico del singolo, il valore etico della scel-
re nelle sue ultime opere; come se solo dal pensiero, dal dia- ta, rna se questa scelta ebuona per il contesto in cui egli vi-
logo instancabile dell 'io con se stesso, «dal due-in-uno della ve. Sia che si segua l'universalismo kantiano, per cui mora-
vita della mente», potesse emergere una sorta di "impulso le e cio che e giusto per turti, sia che si segua il particolari-
morale", al di la di ogni legge. In La VIta della mente smo aristotelico, per cui morale, etico, e cio che ebene per
(Arendt, 1978b) scrive: «Quando turti si lasciano trasporta- noi, la politica e la morale rimangono strettamente connes-
re senza riflettere da cio che gli altri credono e fanno, coloro se. Mentre per la Arendt il vero problema etico emerge in
che pensano sono tratti fuori dal loro nascondiglio perche il I
!
quelle situazioni in cui morale e politica entrano in conflit-
loro rifiuto a unirsi alIa maggioranza e appariscente, e si to. Quando il seguire Ie ragioni dell'una 0 dell'altra costi-
converte per cio stesso in una sorta d' azione. In simili situa- tuisce un vero e proprio dilenuna. La preoccupazione che
zioni la componente catartica del pensiero (la maieutica di percorre Ie riflessioni sul giudizio e la capacita "morale" del
Socrate, che porta alIo scoperto Ie implicazioni delle opinio- pensiero non e quella di porre rimedio al possibile crollo
ni irriflesse e non esaminate, e con cio Ie distrugge - si trarti dei valori condivisi di una comunita. E semmai esattamen-
di valori, di dortrine, di teorie, persino di convinzioni) L.. J te quella opposta: come epossibile resistere al conformismo
ha un effetto liberatorio su un' altra facolta, la facolta di giu- di un ethos collettivo, quali sono Ie condizioni che impon-
dizio L..] La facolta di giudicare cio che eparticolare, cosl gono il silenzio quando a parlare euna "voce della coscien-
come scoperta da Kant, rende manifesto il pensiero nel za" che ripete la lingua del contesto circostante.
mondo delle apparenze L.. J La manifestazione del vento Che genere di etica equella che si affaccia dalle ultime ri-
del pensiero non ela conoscenza; eI' abilita di discemere il flessioni di Hannah Arendt? Non e possibile chiarirla per
bene dal male, il bello dal brutto. n che, forse, nei rari mo- esteso, visto che I'autrice ha lasciato la sua elaborazione al-
menti in cui la posta ein gioco erealmente in grado di impe- 10 stato aurorale. Si puo tuttavia affennare che I'etica da lei
dire Ie catastrofi, almeno per il proprio se" (ivi, pp. 288-89). prospettata separa la morale dalla politica; anzi pone que-
n totalitarismo, con I'esempio del suo funzionario Eich- sta distinzione come propria condizione di possibilita;
mann, oltre ai presupposti della metafisica e della filosofia un'etica, dunque, che, oltre a opporsi al primato dell' ethos
politica, revoca in dubbio i fondamenti stessi delle filosofie collettivo sulle istanze dei singoli, decostruisce la concezio-
morali tradizionali. Non epili possibile pensare I'etica e la ne di un soggetto morale che, confidando sull' autonomia
morale come la filosofia Ie ha pensate. Non epili credibile della propria ragione, si pone a legislatore universale. La
pensare la virtli come un habitus che si puo insegnare: si e messa in discussione di questi presupposti ci autorizza a
visto con quanta velocita puo essere sostituito. Ne e pili pensare a una sorta di etica radicale, che pensa insieme as-
concepibile un comportamento morale inteso come arre- senza di leggi e responsabilita, liberta e singolarita. Nel vuo-

xxx XXXI
Hannah Arendt Hannah Arendt:filoIolia e politica

to dell'etica, la responsabilita morale e qualcosa che si ri- responsabilita si apre quando si e costretti a giudicare in
volge a me, e soltanto aI mio "10 empirico"; una responsa- quelle situazioni in cui Ie condizioni del giudizio detenni-
bilita che viene aIIertata dalla concretezza singolare degli nante sono venute meno. Questa etica, aIIora, e ciii che re-
eventi. Nessun criterio universale e nessun richiamo aI do- siste alia normalizzazione, alia socializzazione g1obalizzante,
vere verso I' ethos di una detertninata comunita possono aII'universalizzazione di ogni tipo, soprattutto quando essa
giusmiCalllli per la mia mancata responsabilitit, per iI mio assume Ie grottesche sembianze della Gleichschaltung."
non awenuto giudizio.
Che per la Arendt iI totalitarismo abbia fatto esplodere
tutti i criteri etici tradizionali, abbia cioe creato una sorta di
impossibilitit di agire moralmente secondo precetti e nor-
me, significa che nelle sue opere si trova gia quella consa- •

pevolezza - raccolta e pensata pili a fondo da a1cuni moso-


Ii contemporanei - che pone I'impossibilita come condi-
zione di possibilita della responsabilita, vale a dire dell' eti-
ca." Non vi e infatti etica senza responsabilita, rna non vi e I
responsabilita senza qualcosa che impedisce, che ostacola,
senza un'obbligazione duplice e u1timativa. Non .si e re-
sponsabili in senso proprio finch': non ci si confronta con
I' assenza di criteri, col VUOlO. Finche non si e di fronte a
qucllo che la Arendt chiama <<I' abisso della Iiberta». Solo
quando siamo «condannati a essere Iiberi», iI giudizio di-
venta la prassi della responsabilita. Non ci sarebbe respon-
sabilita senza I' esperienza di un' aporia. Se potessimo ap-
pellarci aile regole di un sapere acquisito, la decisione sa-
rebbe gia presa, in questa senso ci sarebbe irresponsabilita,
mancanza di giudizio. Esercitare la responsabilitit nell' ordi-
ne del possibile, in tempi nOl1nali,Jacendo del giudizio la
semplice messa in atto di un sapere normativo, significa tra-
sformare la morale in una tecnologia." La possibilitit della

" Si pone da so il problema del soggetto di questa etica. Se da una


" Penso.in particolare a Levinas e aile riletture recenti della sua ope· pane, coloro cite sostengono questa concezione della responsabilita
ra, come per esempio quella di Derrida. non possono e non vogliono piu pensare il soggetto morale come 10 ha
H Scrive DerriJa: «La condizione eli possibilita di qualcosa come la pensato la filosofia moderna -l'istanza ultima della ragione, che si tro-
responsabilita e una certa esperienza della possibilita Jell'impossibile: va in uno stato di campleta padronanza di so e della realta che la cir-
la prova dell'aporia a partire da cui i.J:1ventare la sola invenzione pos.si. conda. E tuttavia necessario, e per Hannah Arendt particolarmente,
bile, l'invenzione impossibile [ .. .J. E persino impossibile conceplre continuare a pensare, dall'altra parte, a un "chi" ddla responsabilita,
una responsabilita che consista nel rispondere di due leggi 0 a due in- un "chi" del giudizio. Questa e l'ultima questione lasciata aperta dal-
giunzioni contraddittorie. Certo. Ma non c' eresponsabilita che non sia l' autrice, una questione che sembra essere, ancora una volta. impossi-
esperienza dell'impossibilc» (Derrida, 1991, pp. 32-33). bile da risolvere, rna necessaria nella sua urgenza.

XXXII XXXllI
La questione della politica
eli Claude Lefort

Negli Stati Uniti, Hannah Arendt e stata riconosciuta


molto presto come un grande pensatore politico, sebbene
i suoi scritti abbiano talvolta innescato vivaci polemiche.
In Francia invece, per quanta molte sue opere siano state /
tradotte, e sorprendente come sia stata ignorata a lungo,
in particolar modo dall'intelligencija eli sinistra. E stato
Raymond Aron a giocare un ruolo deteuuinante nell'in-
trodurla al pubblico francese. In un certo senso, cia non
stupisce. Raymond Aron estato un autentico liberale: no-
nostante iI suo liberalismo Fosse diverso da quello eli
Arendt, entrambi conelividevano un'identica valutazione
dei regimi fascisti e stalinisti e sfuggivano alle traelizionali
definizioni eli destra e eli sinistra. Ecerto che la grande dif-
ferenza tra iIliberalismo di Aron e quello eli Arendt con-
siste nell' attrazione eli quest' ultima per i fenomeni rivolu-
zionari e, in particolare, nell' interesse che ha manifestato,
durante la rivolta d'Ungheria, per la fonnazione dei con-
sigli operai. La rivoluzione non era, per Hannah Arendt,
- un semplice oggetto di curiosita: era iI tempo dell'in/zio 0
del nuovo in/zio.
Sembra in effetti che l'ignoranza, la negligenza e adelirit-
tura I'osti!ita eli cui Hannah Arendt estata oggetto in Fran-
cia elipendano dall'influenza del marxismo, che costituiva
un evidente ostacolo all' accoglimento delle sue idee. Ora,
la nostra e un' epoca eli elisincanto, in cui vengono poste e
diffuse questioni nuove. Si puo in tal modo notare come,
da molti anni, si eserciti una critica al razionalismo della
scienza moderna e ai suoi effetti elistruttivi, rna anche, at-
traverso cia, all'ideale stesso eli Ragione. Non estata presa
a bersaglio soltanto la filosofia dei Lumi, rna la filosofia del-
Ia Storia in quanta tale. Per la precisione, la filosofia della

1
Claude Lefort La questione della politica
,
Storia appare un prolungamento della filosofia dei Lumi, E dal1933, sostiene, che data il suo interesse per la poli-
mentre in precedenza era stata percepita come una critica, tica e per la storia. Ricordando precisamente il27 febbraio,
se non come una negazione, di quest'ultima. Marx non e il giomo dell'incendio del Reichstag, afferma: ,<Fu per me
piu considerato colui che capovolge il razionalismo, rna immediatamente uno choc, ed e a partire da quel momen-
piuttosto colui che prosegue il progetto della soggettivita to che mi sono sentita responsabile». Non si tratta ne di un
incamata nella storia e di dominio dell'uomo sulla natura, aneddoto, ne di un dettaglio biografico. Nel momenta in
e che. ,mantiene l'illusione dell'Uno, di una chiusura dell'u- cui si e sentita responsabile, chiamata a rispondere al tre-
manna su se stessa. mendo appello del totalitarismo, ha preso coscienza di cio
Questa critica, va sottolineato, si spinge fino a mettere in ch~ costituisce la molla di ogni pensiero.
discussione la nozione stessa di storia, non solo la storia co- E cosl che Arendt scrivera, nella sua prefazione a Tra pas-
me "tribunale della ragione", benslla storia come accadere sato e futuro: «[10 credo chel il pensiero stesso nasca dai fat-
del senso, come ambito alI'intemo del quale siamo situati, ti dell'esperienza viva e debba rirnanervi legato come agli
da cui siamo formati, e che econdizione del nostro accesso ,
••
unici segni indicatori validi per la propria ispirazione»

al passato. Spesso tale critica prende di mira anche il con- •
(Arendt, 1961a, trad. it. p. 38). Hannah Arendt possedeva
cetto stesso di realta sociale, una realtil che si supponeva si ,• cettamente una vasta cultura. Brillante grecista, era stata al-
manifestasse a livello dei rapporti di produzione. Essa si •
lieva di Husser! e discepola di Jaspers e Heidegge~ Quando
esprirne al massimo grado nella critica rivolta alIo Stato, dice che il «pensiero nasce», "pensare" non signi/ica sem-
considerato come organa di dominio e di omogeneizzazio- plicemente muoversi alI'intemo del gid pensato, rna rico-
ne del sociale, che acquisisce una potenza crescente grazie minciare, e precisamente ricominciare a partlie dall' esperien-
alia richiesta di soddisfare i bisogni collertivi. :r.tI dell'evento. Nella sua prefazione a Le avventure della dia-

La sensibilita di una parte dell'intelligencija della nostra • lettica, Mer!eau-Ponty ha scritto queste righe che sono in
epoca, raffrontata a quella del dopoguerra, induce a scre- perfetta consonanza con il pensiero di Hannah Arendt:
ditare tutto cio che appartiene all' ordine della violenza, e a ,•

rifiutare la politica come se si confondesse con la violenza. • AlIa prova dei fatti, noi ci imbattiamo in ci" ehe ci riesee inaccet-
AI giomo d' oggi, chiunque scopra Hannah Arendt non I, tabile e proprio questa esperienza interpretata diventa tesi e filo-
puo non notare con quale vigore abbia aperto la strada al-


sofia. Equindi legittimo raccontarla francamente, con i ricorsi,le
Ie presenti questioni, Ie abbia articolate e abbia tentato di
••

•I.' ellissi, Ie divergenze ehe Ie sono propri e con beneficio d'inventa-


rio. Facendolo, anzi, si evita l'ipocrisia delle opere sistematiche Ie
darvi una risposta. nche non vuol dire, tuttavia, che Ie sue I,

quali nascono, al pari delle altre, dalla nostra esperienza, rna


risposte soddisfino necessariamente Ie nostre attese. Ma gli ostentano di venire dal nien!e, e perci", al momento in cui affron-
interrogativi su cui poggia la sua impresa meritano la nostra tano problemi di attualita, sembrano dar prova di una sovruma-
attenzione. na acutezza di penetrazione, mentre si limitano a ritrovare dotta-
Vorrei mettere in evidenza I'esigenza di pensare che si mente Ie proprieorigini (Merleau-Ponty, 1955, trad. it. p. 209).
trova lunge tutto il corso della sua opera.
Nessuno scrittore ha messo in evidenza illegame tra il
Un'esigenza nata dall'incontro con un evenlo, dall'espe- pensiero e I'evento con piu rigore di Hannah Arendt. Nes-
rienza, fatta nel corso della sua vita, di un awenimento che sunG ha individuato meglio, in cio che esconosciuto e inat-
l'ha sconvolta e che al tempo stesso Ie eapparso come ,J'e- teso, che sconvolge Ie nostre convinzioni e l'universo che
vento centrale del nostro tempo>>: la vittoria del nazismo condividiamo con il prossimo, illuogo in cui nasce il pen-
nel1933. slero,la forza che genera il pensiero. Affrontare l'ignoto, at-

2 3
Claude Lefort La questione della politico

titudine che fu tipica di Hannah Arendt, acquisisce tutto il cosa del tutto diversa: non si tratta di un nuovo tipo di men-
suo significato quando ci si ricorda della debolezza degli in- zogna 0 di un nuovo tipo di male gia identificato.
tellettuali tedeschi nel1933, aIlorche rnisero al servizio del Ma per Hannah Arendt comprendere significa inoltre ac-
<<rlon-pensare» Ie costruzioni pili artificiose e fallaci, che cogliere il tempo in cui si vive. Significa non rassegnarsi a
I'indussero, come lei stessa ha affel1nato, a separarsi per cia che accade, rna tentare di nconciliarsi con it tempo e, in-
sempre dagli intellettuali, da cui sapeva di non aver nulla da I fine, comprendere se stessi, vale a dire ricercare come abbia
apprendere. I, potuto nascere, nel mondo che abitiamo, qualcosa come il
nlavoro di Hannah Arendt non potrebbe essere apprez- totalitarismo, dal momento che, in definitiva, non eappar-
zato in maniera adeguata se non si cogliesse questa esigen- so dal nulla, rna esorto dalla cultura che ci era familiare.
za, cosl come, parimenti, la necessita di restarle fedeli. E mia convinzione (alla luce dell' affelIllazione secondo
Arendt e stata certamente una pensatrice teorica, e anche cui <<il pensiero nasce dai fatti dell' esperienza viva e deve ri-
una filosofa: rna non per caso si e sempre difesa da questa manervi legato») che la gran parte dell'opera di Hannah
denominazione, dal momenta che si puo trovare nella sua Arendt sia legata aIla sua esperienza e aIla sua interpreta-
opera una tensione costante tra il suo desiderio di elabora- zione del fenomeno totalitario. Sebbene lei stessa non ab-
re una teoria e la sua volonta di essere aperta agli eventi. bia esplicitato il modo in cui si articolano la sua concezione
Analogamente, la sua critica della storia fatta dagli storici si della politica e della storia e I'analisi del tOtalitarismo (e an-
chiarisce aIla luce della preoccupazione di non dissolvere il che, si potrebbe dire, il modo in cui quest' ultima si lega al-
nuovo in un continuum temporale, che 10 riduca, a poste- Ia sua concezione della metaflSica e, pili in generale, della
riori, aIla semplice conseguenza di uno sviluppo contenuto condizione umana); tale legame ai miei occhi sembra espli-
nelle proprie premesse. cito, e vorrei per prima cosa metterlo in evidenza.

Hannah Arendt ha opposto incessantemente il compito In primo luogo, il totalitarismo e quel regime in cui tut-
di comprendere aIla grande teoria, che in un modo 0 nel- to, in apparenza, si manifesta come politica: il giuridico, I' e-
l' altro cerca sempre di riportare il singolare aIla sovranita di conomico, 10 scientifico, il pedagogico.
un principio, e aile spiegazioni dello storico, fondate su una .Osserviamo come il partito penetri in ogni ambito e
concatenazione causale. diffonda i suoi ordini. In secondo luogo, il totalitarismo
Comprendere, per Hannah Arendt,' significa innanzitut- appare come quel regime in cui ogni cosa diventa pubbli-
to fare affidamento su una intuizione precritica, su un sen- ca. In terzo luogo, cia che impedisce di confonderlo con
so comune. Non esiste forse nel senso comune una distin- una semplice forIlla di tirannide e I'impossibilitil di consi-
zione spontanea tra la veritil e la menzogna, tra il bene e il derarlo un tipo di governo arbitrario, nella misura in cui
male, la tirannia e la liberta, tale che fondarsi su questa in- esso si riferisce a una legge, all' idea stessa di una legge as-
tuizione significa gia aprirsi un varco attraverso cia che lan- s~luta che non deve nulla all'interpretazione da parte de-
cia una sfida al pensiero? Evero tuttavia che, in questa pre- gli uomini, qui e ora: la legge della Storia nel totalitarismo
comprensione, I'ignoto si fa solo intravedere. In tal modo, comunista, la legge della Vita nel totalitarismo nazista. In
affel1na Arendt, il senso comune equipara il totalitarismo a questo regime sembra anche che I' azione sia il valore emi-
una forma di tirannide, mentre si tratta certamente di una nente, dal momento che il popolo deve essere mobilitato e
sempre in movimento attorno aile questioni di interesse
generale. E anche un regime nel quale regna il discorso.
'Si veda la conversazione con G. Gaus (Arendt 1965a). Infine, e un regime che si presenta come rivoluzionario,

4 5
,

Claude Le/ort La questione della politica

che fa tabula rasa del passato e si dedica alia creazione pubblico, come spesso si dice, sono ugualmente inganne-
dell'''uomo nuovo", voli. La verita eche, laddove svanisce la distinzione tra pub-
Ora, questa completa affermazione della politica implica blico e privato, spariscono sia il dominio pubblico che
come suo opposto una negazione. Non si tratta semplice- quello privato. Cio che nasce, in compenso, e qualcosa che
mente del fatto che si possa scoprire come l'ideale del con- si potrebbe definire il "sociale", inteso come vasta organiz-
trollo della societa si traduca effettivamente in un dominio zazione, rete di molteplici rappotti di dipendenza, il cui
totale, come si eserciti una potenza libera da ogni riferi- funzionamento eregolato da un apparato dominante.
mento etico 0 religioso, che non conosce alcun limite, in
modo tale che la famosa creazione dell"'uomo nuovo" si Di solito si crede che, nei regimi totalitari, la legge si af-
trasforma in un attentato contro cio in cui esempre consi- fermi al di sopra degli uomini. In un certo senso, questa fe-
stita la dignita della condizione umana. E non si tratta sol- nomeno testimonia proprio I'impossibilitil di confondere
tanto del fatto che la legge, posta terribilmente al di sopra tali regimi con una fOlllla qualsiasi di tirannia, rna e chiaro
degli uomini, abbia per effetto di sopprimere, nella realta, che I'idea stessa di "Iegge" edistrutta, e non soltanto viola-
la validita di tutte Ie leggi positive, di tutte Ie garanzie giuri- ta, come avviene nell' ambito di un potere arbitrario. In ef-
diche. Ne si tratta semplicemente del fatto che la mistica fetti, quando si ritiene che la "Iegge" si materializzi nel sup-
dell"'Uno", di una sorta di corpo collettivo, conduca in posto movirnento della storia, 0 della vita, la nozione di una
realta alIo sterminio di un nemico intemo. Se ci limitassimo trascendenza della "Iegge" si perde, e vengono menD i cri-
a questo, non andremmo oltre una semplice constatazione. teri di cio che e lecito e cio che e proibito: nulla si oppone
Ma, sotto l'apparenza, dobbiamo scoprire che qui non si aIla tecnica dell' organizzazione e del dominio. Per la stessa
tratta affatto di politica, di vita pubblica, di legge, di paro- ragione, I'ideale dell'azione, di cui sovente si parla, e che si
la, di rivoluzione intesa come inizio. sostiene costantemente tramite appelli all'attivismo dei mi-
Dobbiamo piuttosto riconoscere che tali riferimenti so- litanti, e un'illusione, analogamente all'ideale della parola
no stati distrutti perche potesse compiersi il progetto di un efficace, che diffonde nell'intera societa la conoscenza dei
dominio totale. fmi ultimi e degli scopi immediati.
Come ci si potrebbe fennare, infatti, alI'idea che la poli- Cio che viene defmito azione non e tale in mancanza di
tica pervada ogni cosa? Se non esiste alcuna frontiera tra il individui agenti. Vale a dire quando non vi siano iniziative
politico e cio che non epolitico, la politica svanisce, perche •
che si confrontino con situazioni inedite, rna solamente una
essa ha sempre implicato un rapporto definito tra gli uomi- decisione del capo che si autointerpreta come l'effetto del
ni, govemato dall'esigenza di dare risposta alIe questioni movimento della storia 0 della vita, che rifiuta la contin-
che mettono in gioco il destino comune. genza e non richiede ad altri che comportamenti confo!lIli
Non vi e politica che la dove si manifesta una differenza aile nO!llle e aile disposizioni.
tra uno spazio in cui gli uomini si riconoscano reciproca- Ugualmente, cio che viene definito "parola" non e piu
mente come cittadini, collocandosi nell'orizzonte di un tale aIlorche la parola non circola piu, sparisce ogni traccia
mondo comune, e la vita sociale propriamente detta, dove ,
,
di dialogo e uno solo, il Capo, ha la possibilita di parlare,
essi fanno semplicemente esperienza della loro mutua di- ,
"
mentre tutti gli altri si limitano a obbedire e trasmettere.
pendenza, in seguito alia divisione dellavoro e alia neces- Per la stessa ragione, sotto Ie spoglie della rivoluzione so-
sita di soddisfare i propri bisogni. Vale a dire che l'appa- cialista 0 comunista esvanita l'idea stessa di rivoluzione, dal
rente espansione della sfera pubblica, oppure, il che e 10 momento che essa implicava l'irruzione della moltitudine
stesso, la tendenza a inghiottire il privato alI'intemo del sulla scena pubblica, 0 per meglio dire la vera e propria in-

6 7
Claude Lefort La questione della politica
.
staurazione di tale scena, come effetto del fermento che po- lavoro sarebbero in grado di stabilire, tant'e vero che, sem-
neva gli uomini a contatto I'uno con I' a1tro, facendoli usci- pre secondo Hannah Arendt, la semplice pratica della vita
re dalloro universo privato, mobilitando la loro iniziativa, non e sufficiente a far nascere, aI di la di tutti i bisogni da
istituendo un dibattito comune. A cia si aggiunga che il to- soddisfare e Ie costrizioni che essi impongono, que! biso-
I gno di tutt'a1tro genere (qui e necessario cambiare tenni-
talitarismo non mette in evidenza la facolta di iniziare, tipi- ,I'
,
ca delle rivoluzioni, ma aI contrario il trionfo di un'ideolo- ne), quel desiderio di un mondo che trascende la contingen-
gia che contiepe la risposta a tutte Ie questioni sorte dagli za delle istituzioni.
awenimenti. E il trionfo di una macchina intellettuale che Non si insistera mai a sufficienza sull'idea secondo cui
produce Ie conseguenze a partire dai principi, come se il gli uomini si definiscono e si comprendono reciprocamen-
pensiero si separasse dall'esperienza del reale. te come uguali grazie alla partecipazione a questa spazio
Questa lertura del totalitarismo, nella sua duplice versio- politico e aI fatto di poter aceedere alla vis/bilita su una
ne nazista e stalinista, guida I'ulteriore elaborazione della seena pubbliea. Oppure, si potrebbe anehe dire, e nel
teoria politica di Hannah Arendt, che coglie la politica gra- eomprendersi come uguali che essi hanno accesso a questa
zie a un rovesciamento dell'immagine del totalitarismo. Ta- seena. Esiste in tal modo uno strettissimo rapporto, secon-
le movimento I'induce a cercare non il modello (usare que- do Hannah Arendt, tra I'uguaglianza e la visibilita. All'in-
sto termine sarebbe tradirne Ie intenzioni) ma i riferimenti temo di tale spazio, la possibilita e addirittura la realta stes-
della politica in cerri attimi privilegiati in cui i suoi tratti si sa dell'uguaglianza consistono, per ciascun individuo, nel-
lasciano decifrare aI meglio: il periodo della citta greca nel- l'offrirsi aI gioco recipraeo degli sguardi. Laddove un po-
l'antichita, e, nel corso della modernita, il periodo della Ri- tere e circoscritto a un organo 0 a un individuo, si sottrae
voluzione americana e della Rivoluzione francese. Sarebbe agli sguardi di turri. La disuguaglianza e I'invisibilita van-
forse possibile aggiungere il periodo dei consigli operai in no di pari passo.
Russia nel1917 e in Ungheria nel1956. E dunque evidente che, per Hannah Arendt, I'ugua-
Nel caso della Grecia, il pili puro, si osserva, secondo glianza non e un fme in se. Essa non consiste, per esempio,
Arendt, il dispiegamento, I' apertura di uno «spazio» in cui, nella scoperta, awenuta a un celto punto della storia, del
lontani dalle questioni private che appaltengono all'ambi- fatto che gIi uomini sono uguali per nascita, ma e piuttosto
to dell'OIkos (l'unita di produzione domestica in cui regna un'invenzione: I'effetto 0 semplicemente il segno di que!
la coercizione della divisione della'lOl'o e del rap porto tra movimento che pone gIi uomini aI di sopra della vita e Ii
dominanti e dominati) gli uomini si riconoscono come apre a un mondo comune. .
uguali, attraverso la discussione e la deliberazione comuni. Questo breve riferimento alla politica greca ci peunette
All'interno di questa spazio, essi possono competere e cer- eli mettere in evidenza Ie opposizioni che reggono tutte Ie
care, attraverso gesta e "grandi parole", di imprimere la lo- analisi di Hannah Arendt. L'opposizione tra I'azione e illa-
ra immagine nello sguardo e nella memoria pubblici. vora 0 I' opera (labor 0 work) che costituisce I' oggetto prin-
In tale ambito, il potere si manifesta in un rap porto tra cipale del suo libro VIta activa. L'opposizione tra I'ambito
uomini fondato sullo scambio di parole, in vista di decisio- pubblico e quello privato, tra il politico e il sociale, tra il po-
ni di interesse comune. L'esistenza stessa di tale spazio e tere e la violenza, tra I'unita e la pluralita, 0 anche I'opposi-
condizione della comparsa di un <<lTIondo comune», un zione tra la vita contemplativa e la vita activa.
mondo che non e uno, ma appare come il medesimo nella Prendendo in considerazione quest'ultima opposizione,
misura in cui si mostra a molteplici prospettive. Un mondo
, Hannah Arendt giudica (un giudizio che si trova proprio al-
prapriamente umano, che ne la semplice percezione ne il Ia radice del suo rifiuto di definirsi "filosofa") che la filosofia

8 9
Claude Lelort La questione della politico

abbia avuto origine, con Platone, attraverso il disconosci- fetti duraturi. Hannah Arendt fa proprio notare come la se-
mento 0 il rifiuto della politica. La liberta che, al centro della conda sia stata quasi subito snaturata dall' awento della
citta democratica, si trovava nell'azione, nel dibattito, nel- «questione sociale».
I'apparire, estata rifiutata dalla filosofia, trasferita nel pensie- La sventura, afferma in sostanza Arendt, eessere stati co-
ro che si separa dal mondo terreno, visto come il regno della strecti a confondere I'uguaglianza politica con I'uguaglian-
confusione. Per Hannah Arendt, la distinzione tra il sacro e za sociale, confusione tragica, perche l' uguaglianza non
il profano, 0 tra I'universo magico della politica e la vita pro- puo che essere politica, confusione che del resto si e tra-
saica, retta dalla costrizione naturale, una distinzione che dotta filosoficamente nell'idea insensata che gli individui
colloca il sacro 0 la magia nel visibile, nel manifestarsi dello siano uguali per nascita, nella chimera dei diritti dell'uomo.
spazio pubblico, ha mutato di senso con la filosofia perche, Occorre segnalare che per Hannah Arendt, come per
per essa, I'invisibile (un tempo legato alIe occupazioni priva- Burke, non sono reali che i diritti del cittadino, mentre i di-
te) einvestito della nobiltil propria dell'interiorita, mentre la ritti umani sono una finzione.
decadenza va a colpire l'attivitil politica. Se si getta uno sguardo sullo sviluppo delle societa del
La forza di questa tradizione sarebbe tale, secondo XIX e xx secolo, appare alIora il ruolo crescente assunto dal-
Arendt, da far giungere i suoi effetti fino a Marx, il quale 10 Stato come organo che si fa carico della gestione del so-
intende restaurare I' attivita politica realizzando la filosofia, ciale. Mentre la politica perde sempre pili il proprio statu-
owerossia progettando nella storia e nella societa empiri- to e 10 spazio pubblico edistrutto, viene meno I'ambito pri-
che I'idea di una logica e di una veritii che derivano proprio vato. Alloro posto sorgono da una parte I' organizzazione
dall'oblio di cio che fu I'azione. sociale e dall'altra il piccolo mondo individuale, che Han-
Ci si puo chiedere come questa idea della politica si arti- nah Arendt definisce mondo dell'intirnita: quest'ultimo di-
coli, in Hannah Arendt, con una lettura della storia mo- venta un semplice inganno, soggetto alia standardizzazione
dema. I <<tempi modemj,>, espressione vaga, la cui vaghez- dei costumi e dei comportamenti.
za eimputabile alia stessa Arendt, sono, secondo lei, teatro
di un notevole cambiamento. Nell' antichita, al tempo della Equi che occorre ritomare alIe origini del totalitarismo:
polis, la societa non esisteva: questo mondo era diviso tra Ie questa fenomeno, sostiene Arendt, esenza precedenti sto-
questioni relative alia citta e Ie questioni relative alI'ozkos; il rici e ha demolito Ie categorie della tradizione occidentale.
tratto distintivo della modernita riguarda invece la nascita Rifiutando risolutamente di attribuirgli delle cause, Arendt
del sociale. descrive proprio il suo emergere a seguito delle societa mo-
In altri termini, sotto l'effetto dello sviIuppo della tecni- deme, in termini che non lasciano dubbi sulla sua ragion
ca e della divisione dellavoro e parimenti della nascita del- d'essere.
Ia scienza modema, il cui progetto e il dominio della natu- n totalitarismo, secondo Hannah Arendt, nasce da una
ra, si istituisce una rete generale di dipendenze. Essa unisce i societa spoliticizzata nella quale I'indifferenza agli affari
gli individui, Ie attivitii e i bisogni e implica compiti orga- pubblici, I'atomizzazione, I'individualismo, I'esplodere del-
nizzativi sempre pili complessi, producendo nuovi rappor- Ia competizione non trovano pili alcun limite. Sebbene ri-
ti di dominio su scala nazionale. conosca che I'individualismo borghese ha costituito un
A un certo punto il processo di espansione del sociale e ostacolo alia presa del potere da parte di un uomo forte,
di degradazione della politica viene interrotto (nella sua Arendt non esita a scrivere: <<In questa senso, la filosofia
prima fase, per la veritil) dalla Rivoluzione americana e dal- politica della borghesia era sempre stata totalitaria», aven-
la Rivoluzione francese, rna I'una e l'altra non sortiscono ef- do sempre cl'eduto a un'identitil del politico, dell'economi-

10 11
Claude Lefort La quertione della politica
COe della sacieta, in sena alia quale Ie istituziani palitiche Converrebbe anche chiedersi come si prendessero effet-
nan erana che la facciata degli interessi privati. tivamente Ie decisioni, sotto I'apparenza dell'uguaglianza
Ne Arendt esita a scrivere: politica, e attraverso quali mezzi alcuni uo~ ?uscissero a
esercitare un' autorita duratura su deterrrunatl setton del
n filisteo che si era ritirato nella sfera privata e pensava esclusi- popolo. Una questione che Hannah Arendt no?, ha m~ sol-
vamente aDa sicurezza e aDa carriera era l'ultirno prodotto, un levato, convinta da un lato che la persuaslOne Sl esercltl urn-
prodotto gia degenerato, della borghesia e della sua fede nel pri-
mato degli interessi sodali ed economid. Egli era il borghese iso- I.
camente auraverso la parola e, dall' altro, non meno inge-
lato daDa propria classe, l'individuo atornizzato sorto daDo sfa- nuamente, che 10 scambio di parole sia in se ugualitario,
celo di questa. I:uomo-massa organizzato da Himmler per i piu che non possa essere veicolo di una diseguaglianza di pote-
atrod crimini visri daDa storia presentava Ie caratterisriche del fI- reo Per giungere alia sua interpretazione della Rivoluzione
listeo pi" che quelle della plebe, era il borghesuccio gretto che in francese,e difficile capire come possa distinguere I'ugua-
mezzo aDe rovine del suo mondo aveva a euore soltanto la sieu- g1ianza politica dalla lotta contro la gerarchia ?eII'Ancien
rezza personale ed era pronto a sacrificare ogni cosa - fede, ono- Regime, una lotta che si iscriveva, come ha splegato Toc-
re, dignita - al mirtimo pericolo (Arendt, 1951a, trad. it. p. 469). queville, nel processo di (Jivellru;tento ~ condizioni», iI
quale non si confonde certo con I uguaglianza econorruca,
Senza dubbio Hannah Arendt rifiuta di stabilire una rna che, come ha mostrato sempre Tocqueville, doveva pro-
continuita tra democrazia borghese e totalitarismo, rna la durre effetti sia di orcline sociale che di orcline politico. Per-
ragione sta nel fatto che scopre nelle crisi che hanno segui- che si trattava sia della Iiberta che del riconoscimento del-
to la Prima guerra mondiale un evento decisivo, iI crollo del l'a1tro come di un proprio simile aII'interno della societa.
sistema delle dassi e I' uscita delle masse dalle sue strutture Per que! che cancerne la critica arendtiana dei diritti del-
sociali, ormai logore, vale a dire la nascita di uomini lette- l'uomo, iI cui concetto Ie sembra derivare dalla finzione di
ralmente disinteressati, dal momenta che non hanno pili una natura umana, e difficile comprendere su quale base fl-
interessi da difendere, e in questa senso sono pronti a tut- losafica sarebbe possibile stabilire che iI mutuo riconosci-
to, anche a morire. mento degli uomini come simili debba arrestarsi aile soglie
della citta. Non si comprende, in patticolare, cosa potreb-
Questa interpretazione di Hannah Arendt richiederebbe be giustificare, aIIora, la condanna, da palte nostra, di un
numerose riflessioni. _ regime totalitario, se non iI fatto bruto, e in certo qual mo-
La prima riguarda la netta opposizione stabilita tra I' am- do accidentale, che iI suo awento metterebbe in pericolo la
bito politico e I' ambito sociale, e quella, ad essa legata, tra •
nostra socleta.•

I' uguaglianza politica e la diseguaglianza sociale. Hannah Arendt rinviene nel progetto di dominio totale •
Supponendo che si possa parlare di (<invenzione della una volonta di esplorare i (Jirniti del possibile» che rive!a la
politic!!» in Grecia, secondo I'espressione che costituisce iI possibilita estrema di mutare la natura stessa dell'uomo.
titolo francese dellibro di Moses Finley (1985), varrebbe la Senza fermarmi alia contraddizione puramente formale in-
pena chiedersi in quali circostanze, a causa di quali conflit- sita nel negare I'idea di una natura umana e poi supporre
ti (che non potevano che essere sociali), in vista di quali fl· che la si possa cambiare, mi preme sottolineare che, se non
ni (che non potevano che essere militari) alcune societa al- consideriamo Ie distinzioni veritillmenzogna, bene/male,
tamente differenziate e gerarchiche abbiano ammesso con· giusto/ingiusto 0 anche reale/irnmaginario come costituti-
tadini, bottegai e artigiani nelle assemblee in cui si decide- ve del pensiero politico, 0 del pensiero in generale, accre-
vano gIi affari pubblici. ditiamo I'ipotesi che iI totalitarismo non abbia a1tro ostaco-

12 13
Claude Lefort La questione della politica

10 che I' effettiva potenza dei suoi awersari e che riesca in riavvicinano nel giudizio sulla modernita. Dal punto di vista
quanta tale a sottrarsi a ogni contraddizione interna. politico, il processo della modemitd e11 processo della demo-
La fOlmula di Hannah Arendt, <<lI potere dell'uomo e

craZla.
cosl grande che pua essere cia che vuole essere», rientra Cia che appare sconcettante e segno di debolezza, in
nello storicismo 0 in cia che Leo Strauss definisce nichili- Hannah Arendt, eche, formulando una legittima critica del
smo e che Hannah Arendt d' a1tra patte combatte. capitalismo e dell'individualismo borghese, non si interessa
Rimarchiamo, infine, che iI modo in cui Arendt defmisce mai della democrazia in quanta tale, la democrazla moder-
la politica ci pone di fronte a un' a1ternativa radicale. La po- na. Forse perche si tratta di una democrazia rappresentati-
Iitica, in un cetto senso, 0 esiste 0 non esiste, iI suo sorgere va e la nozione di rappresentanza Ie eestranea 0 addiritru-
qui e Ia einesplicabile, eiI segno di un inizio radicale, e, in ra awersa? Da sempre, un tratto che unisce iI totalitarismo
piu, la politica non sorge qui e Iii che per sparire senza la- nazista e quello stalinista eI'odio per la democrazia. Han-
sciar tracce. Nella prefazione di rra passato e futuro, per nah Arendt non se ne cura, cosl legata alla restaurazione
esempio, parlando della Resistenza come di un <<tesoro per- della pluralita (contro I'Uno) non nota che iI terribile t~­
duto», espressione che prende a prestito da Rene Char, tativo di fare della societa un corpo uruto, legato aI propno

precIsa: capo iI Fiihrer, la guida suprema, deriva dal rovesciamen-
to d;1 regime che si eistituito distinguendo I' ambito del po-
Gli uomini della Resistenza europea non erano ne i primi ne gIi tere da quello della legge e del sapere, accettando la divi-
u1timi a perdere illoro tesoro. Dall'estate del 1776 a Filadelfia e sione sociale, iI conflitto, I' eterogeneita dei costwni e delle
restate del 1789 a Parigi fino all'autunno del 1956 a Budapest, opinioni e tenendo per I'appunto a distanza, come nessun
Ia storia delle rivoluzioni, chiave politica per decifrare Ia storia regime prima, iI fantasma di una societa organica.'
pill recondita dell' epoca modema, pub essere narrata come la
favola di un tesoro antichissimo, che appare all'improvviso nel- Traduzione di Luca Savarino
Ie circostanze piu diverse, e quindi scompare di nuovo celan-
dosi satto i pill svariati e misteriosi travestimenti, come lUla fa~
ta morgana (Arendt, 1961a, trad. it. pp. 26-27).

Nel suo stile di pensiero, sembra si ritrovi qualcosa dell'i-


spirazione di a1cuni grandi pensatori contemporanei. Per
Leo Strauss iI regime confolIlle a natura concepito da Plato-
ne non dovrebbe mai esistere, per non essere screditato in
a1cun modo. Per Heidegger, guidato da una differente
preoccupazione, piu si estende I' oblio dell'Essere, piu iI pe-
rieolo aumenta e piu siamo in grado di intendere con rinno-
vata intensita la questione dell'Essere. Quanto ad Arendt,
suggerisce che la politica, come lei I'intende, se anche non si
realizzasse piu nella realta, non sarebbe per questa meno
politica, e d' a1tro lato lascia inrmaginare, in consonanza con
iI pensiero di Heidegger, che piu si estende I'ombra del tota-
Iitarismo piu siamo in grado di decifrarne i tratti.
Ora, questi tre pensatori cosllontani I'uno dall' a1tro si 'Su H. Arendt si veda 30che Lefort (1985, pp. 517-535).

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Contro un /raintendimento del totalitarismo

Contro un fraintendimento - 0 iI totalitarismo e considerato come eccesso eli politi-


ca, 0 come la politica portata all'eccesso;
del totalitarismo - 0 iI totalitarismo epensato come la scomparsa della po-
eli Miguel Abensour Iitica, la sua elistruzione; pili ancora come iI tentativo sur-
reale di elistruggere iI legame politico e attraverso cio la
condizione politica dell'esistenza. Come se iI tatalitarismo
avesse attuato la pili raelicale smentita della tesi aristotelica
dell'uomo come animale politico.
Esistere.bbe un pamdosso nel totalitarismo, in quanta ca-
tegona mterpretatlva. Tale categoria, infatti, si sviluppa al- Equesta iI punto nodale a proposito del quale eurgen-
10 stesso tempo sotto iI segno della complessita e della ba- te e necessario mettere fme all' equivoco, facendo ritorno
nalizzazione. Complessita, dal momento che si tratta , ad Hannah Arendt. A questa Iivello, la posta in gioco e
quantomeno per Ie interpretazioni filosofiche, eli cogliere chiara.
iI nuovo del nostro secolo, cio che, secondo Hannah Se iI totalitarismo e pensato come eccesso eli politica, 0
Arendt, n~ costituisce iI "cuore" e soprattutto esenza pre- come politicizzazione estrema, la critica del totalitarismo e
cedentl. SI tratta dunque eli arrivare a descrivere una for- I'uscita dal totalitarismo si orienteranno verso iI "elisinvesti-
ma ineelita eli dominio, da non confondere ne con la tiran- mento" nei confronti della politica, che apparira tanto pili
nia, ne con iI elispotismo, iI che implica un'interpretazione legittimo in quanto, in questa caso, la politica eritenuta re-
complessa della modernitil e un nuovo pensiero della po- sponsabile del male totalitario.
Iitl.ca, estraneo a ogni scicntificizzazione. Sorprende sco- Se, al contrario, iI totalitarismo e pensato come la distru-
pnre nelle mterpretazioni dei filosofi la volonta eli spiega- zione della politica, la critica e I'uscita dal totalitarismo si
re iI fenomeno nella sua originalitil e la decisione eli risco- orienteranno in altro modo. AlIa fine dell'esperienza totali-
prire la politica, sia come azione, sia come istituzione del taria, si trattera eli ricreare la politica, eli riscoprirla, affer-
sociale. In breve, a seguito del totalitarismo si eFormato un mandone al tempo stesso I'irriducibile consistenza e la eIi-
nuo~o pensiero d~lla politica che, sebbene intrattenga rap- gnita. Riscoperta delle cose politiche, dunque, dal momen-
poru con la tradizlOne, ad essa non puo essere ricondotto, to che iI tentativo eli elistruggerle e giuelicato responsabile
dal momento che I' esperienza totalitaria ha scavato un dell'esperienza totalitaria.
abisso tra noi e iI passato. AI fme eli rendere la tesi pili esplicita possibile, ed eIimi-
Contemporaneamente, e necessario constatare la bana- nare ogni equivoco, rivolgiamoci a un saggista, Simon Leys,
Iizzazi~ne eli tale nozione, che dil vita a molteplici equivoci, che ha scritto pili volte sui totalitarismo, e in pruticolare sul-
a segUito della frettolosa identificazione del totalitarismo la sua fonna maoista (1971 e 1980). In seguito, Leys ha de-
con qualsiasi fOHna eli elittatura; fmo alla proposta eli una dicato un saggio a OlWell (1984) - autore, come si sa, eli
pseudo-filosofia della storia che aff<':l1na la presenza co- Omaggio alia Catalogna, L:t fattoria degli animali, e soprat-
stante del dominio tra gli uomini, identificandolo sbrigati- tutto del celebre 1984 - come se avesse riconosciuto in
vamente con la poliuca stessa. In effetti, uno dei punti che George OlWelll'ispiratore per eccellenza della sua critica al
detellllinano I'equivoco eproprio iI rapporto del totalitari- dominio totalitario. Nelle sue opere, eli cui occorre sottoli-
smo con la politica.
. In relazione al fenomeno totalitario, si neare la lucielita critica in un periodo eli oscurantismo, S.
mostra conunuamente un'oscillazione: Leys analizza iI totalitarismo come Tutto politico nel senso in
cui, secondo lui, esso si definisce attraverso la elistmzione e

16 17

MlguelAbensour Contra un /raintendimento del totalitarismo

pili ancora I'annientamento degli elementi e dei valori non eli un cane il cui furore sia tale da non riuscire pili, a diffe-
politici dell'esistenza e del mondo, in nome della politica, renza del cane eli Platone, a distinguere tra amici e nemici.
"inseeliata nel posto eli comando", si potrebbe dire. In que- "Se la politica deve mobilitare la nostra attenzione, cio av-
sto modo, egli ha realizzato con grande talento una «inve- viene aI modo eli un cane rabbioso che vi saltera
, alla gola se
stigazione letteraria», nel senso eli Claude Lefort, del totali- cesserete un istante eli tenerlo d' occhio. E in Spagna che
tarismo cinese, opponendo ai graneli quadri ideologici la . egli ha scoperto la ferocia della bestia» (ivi, p. 35). Leys in-
piccola vignetta critica, facendo emergere da un esame del siste sul rapporto tra questa artitudine eli grande diffidenza
dertaglio inosservato 0 addirittura nascosto la non-verita del nei confronti della politica e I'esperienza spagnola eli
Tutto. ntotalitarismo, nella prospertiva del Tutto politico, eIi- Orwell (ivi, p. 36). Certo, Orwell in Spagna ha scoperto 10
struggerebbe in egual modo cio che efutile e cio che eeter- stalinismo, la sua estensione cosl come Ie sue devastazioni,
no, il tessuto impreveelibile della quotielianita, eli cio che nel- rna ridurre la "Iezione eli Spagna" all' oelio per la politica
la vita umana ein grado eli produrre la novita, l'imprevisto, non significa spingersi troppo oltre, tanto pili che I'oelio per
cio che Hannah Arendt definisce <<il miracolo dell'essere». 10 stalinismo puo benissimo andare eli pari passo con I'a-
Questa interpretazione del totalitarismo in S. Leys pro- more per la politica?
duce immeeliatamente i suoi efferti, particolaullente nel Orrore della politica in se, oppure orrore della politica eli
saggio deelicato a Orwell, il cui titolo r;orrore della politica parte? La questione merita eli essere posta, dal momenta
e sufficientemente eloquente. Esisterebbe, secondo Leys, ehe Orwell scopri in Spagna il miracolo della Rivoluzione 0
un enigma a proposito eli Orwell: per a1cuni sarebbe l'ani- la Rivoluzione come miracolo, apparizione, invenzione plu-
male politico per eccellenza, «che riconduce tutto alla poli- rale del nuovo. Certe pagine eli Omaggio alia Catalogna so-
tica»; per a1tri, tra cui la sua seconda moglie Sonia, egli no tra Ie pili belle che si possano leggere sullegame tra gli
avrebbe amato vivere in campagna, lontano dalla politica e uomini, sulla metamorfosi eli tale legame in epoca rivolu-
il suo impegno in Spagna non sarebbe che un caso della zionaria, durante cio che Chateaubriand ha defmito Ie <<va-
storia, privo eli significato. A questa enigma, Leys risponde canze dell'umanitit».
con un paradosso, secondo cui Orwell si sarebbe mante-
nuto in una tensione tra Ie due elirezioni, quella politica e 1.: aspetto di Barcellona era qualeosa che sconvolgeva e sopraf-
quella bucolica. Ma immeeliatamente abbandona il para- faceva. Era la prima volta che mi trovavo in una citta dove la
dosso, riconducendo I'eccezionalitit eli Orwell all' orrore dasse operaia era al potere [... ]. Camerieri e inservienti di ne-
della politica, senza esplorare la categoria dell'impolitico. gozio vi guardavano in faccia e vi trattavano alia pari. Fonne
servili 0 anche soltanto cerimoniose de! parlare erano tempora-
Egli scrive: <<Pili specificamente, cio che fonda la sua origi- neamente scomparse [... ]. Soprattutto si sentiva diffusa nell'aria
nalita come scrittore politico e il suo oelio per la politica» una gran fiducia nella rivoluzione e ne! futuro, l'impressione
(Leys, 1984, p. 34). Questo scrittore politico, dunque, che d'essere improvvisamente emersi in un'era di uguaglianza e di
detesta la politica darebbe la priorita a cio che e futile e a liberta (Orwell, 1993, pp. 4-6).
cio che eetemo, dal momenta che la politica esecondaria;
atteggiamento, questo, che si potrebbe defmire come apo- Simon Leys ci offre dunque un modello perfetto della
liticita eli carattere estetico-metafisico. Di qui, Leys trae la prima interpretazione del totalitarismo, con i suoi due tem-
legittimita eli una elisposizione generale nei confronti della pi essenziali:
politica: owerosia mantenere nei confronti eli quest'ultima
10 stesso rapporto che un uomo preoccupato della propria - il totalitarismo come politicizzazione totale 0 eccesso eli
autoconservazione potrebbe avere con un cane rabbioso, politica; .

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MiguelAbenrour Contra un /raintendimento del totalitarismo

-Ia reazione considerata legittima a questa nuova forma non esiste che distinguendosi da altre dimensioni di una
di dominio, l' odio per la politica, suscettibile di assumere fi- determinata societa.
gure molteplici, l'opposizione estetica, metafisica 0, piu vi-
cina a noi, l'opposizione etica. In virtU del suo aspetto radicale, questa modello di in-
terpretazione del totalitarismo ha perlomeno il merito di
Di fronte a tale interpretazione del totalitarismo, restano renderci sensibili alI'atteggiamento di diffidenza nei con-
alcuni problemi. fronti della politica, largamente diffuso dopo l' esperienza
totalitaria. Se nella concezione banale e imprecisa, il totali-
1. Non e riscontrabile, qui, una confusione tra il "Tutto tarismo appare come uno scatenamento della politica, un
politico" e il "Tutto ideologico", owerosia l'imposizione a eccesso di politica, alIora non si puo che comprendere la
tutte Ie attivita sociali di un modello dominante controllato diffidenza dell' opinione corrente riguardo alia politica, la
da un unico partito? Di qualsiasi cosa si tratti, questa "Tut- sua apoliticita sempre esposta a degenerare in odio nei con-
to politico" trasmesso dall'ideologia - questa identificazio- fronti della politica. Forse occorre fare i conti anche con il
ne della totalita con un modello ideologico-politico, questo risveglio delle vecchie attitudini cristiane che hanno la ten-
iper-politicismo - non autorizza a screditare la famosa for- denza ad associare la politica al male; in questo caso, il to-
mula di Rousseau nelle Con/essioni, «tout tient d fa polit/~ talitarismo sarebbe la manifestazione del male politico per
que», che significa che una certa forma d'istituzione politi- eccellenza.
ca esercita un effetto sull'insieme degli elementi di una so- Curiosamente, l' opinione e qui ritrasmessa e confortata
cieta data. A ben vedere, tale proposizione non econdivisa dalle posizioni di alcuni fliosofi, come se in questo caso la
anche da Montesquieu nella sua teoria dei regimi e da Toe- fIlosofia non esercitasse la sua opera di critiea dell' opinione
queville nella sua deserizione della democrazia americana? e non tentasse di passare dall'opinione alia verita. Strana ri-
Criticare l'iper-politicismo e una cosa, apprezzare il ruolo nuncia della fliosofia? Non si tratta piuttosto della riattiva-
della politica nell'istituzione del sociale, un' altra. zione della spirito di corpo dei fliosofi e della loro tradizio-
2. Non eriscontrabile, inoltre, un'altra confusione: quel- nale diffidenza nei confronti della politica cosl ben denun-
la tra il "Tutto politico" e il tentativo di produrre una so- ciata da Hannah Arendt? Secondo quest' ultima, dopa l'av-
cializzazione totale, il cui compimento dovrebbe del resto, venimento traumatico iniziale - il processo e l'esecuzione di
stando ai suoi artefici e ai suoi sostenitori, portare alia spa- Socrate - i fliosofi soffrirebbero di una "vera e propria
rizione della politica? defOimazione professionale" che li porterebbe a concepire
3. Tale interpretazione del totalitarismo in termini di la politica come un'attivita pericolosa, in grado di intaccare
"Tutto politico" non e anch'essa un pensiero limitato? In la calma e la serenita necessarie alia vita contemplativa e di
effetti, tale concezione non ha il difetto di rimanere unica- rimetteme in discussione il primato.
mente sul piano delle dichiarazioni d'intenti, senza giunge- n e
totalitarismo - necessario insistervi - rappresenta un
re a misurame gli effetti pratici? Supponendo che il totali- riferimento essenziale del mondo contemporaneo, a parti-
tarismo sia il progetto di un "Tutto politico" -l'identifica- re dal quale ci orientiamo. Da questo punto di vista, e fon-
zione di politica e totalita - la messa in opera di tale pro- damentale l' accettazione a il rifiuto della categoria per ren-
getto non avrebbe l' effetto di far perdere immediatamente dere canto del nazismo e dello stalinismo. Per coloro che
alia politica la sua consistenza e i suoi confmi? Vale a dire accettano di far ricorso a tale nozione per pensare questa
che la realizzazione del "Tutto politico" avrebbe l'effetto nuova forma di dominio apparsa nel ventesimo secolo, e
paradossale di dissolvere la politica, che in un certo sensa evidente che il totalitarismo ha sconvolto da cima a fondo

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MIguel Abensour Contro un /rointendimento del totalitl1rismo

iI campo della politica, al punto da renderla irriconoscibile. trario, senza per questa cedere all'iIlusione eli una ripresa
Non ci si stupid, dunque, che la concezione del totalitari- pura e semplice della tradizione. Sebbene non abbiano la
smo accettata possa generare un insieme eli immagini che stessa concezione della politica - dal momento che l'una
esercitano un effetto decisivo sui nostro rapporto nei con- privilegia I'azione, I' altro insiste sull'istitllzione del sociale-
fronti delle cose della politi ca. Gia Benjamin Constant si e essi conelividono una tesi essenziale; che iI dominio totali-
levato contro la riduzione della politica a un gioco eli forze tario, lungi dall'essere un eccesso eli politica, iI "Tutto poli-
materiali e ha sottolineato l'importanza delle opinioni. <<E tico", sia fondamentalmente la elistruzione della dimensio-
tuttavia alle sole opinioni che e stato dato iI dominio del ne politica. In tal modo essi sviluppano una eliversa posi-
mondo. Sono Ie opinioni a creare la forza, creando senti- zione riguardo alla politica nella lotta contro il totalitari-
menti, 0 passioni, 0 entusiasnll» (Constant, 1980, p. 604). smo, 0 alia fine del totalitarismo; in breve, una eliversa opi-
Cosl, I'abbiamo visto, I'" opinione" del totalitarismo come nione riguardo alIe possibilita della politica nel mondo po-
"Tutto politico", oltre a essere eliscutibile, porta con se in st-totalitario. In quest' analisi, daro la priorita ad Hannah
modo pressoche irresistibile I'oelio per la politica e per tut- Arendt, che permette eli lottare contro iI fraintendimento e
te Ie passioni che la riguardano. In questa prospettiva, al- eli combatteme gIi effetti. '
l'esperienza totalitaria spetta d'aver rivelato 0 eventual-
mente confetlllato la natura profondamente malvagia della Hannah Arendt, nella sua critica del totalitarismo, parte
politica. da una teoria dei regirni ripresa da Montesquieu, rna sen-
sibilmente modificata, nella misura in cui aggiunge ai due
II totalitarismo: dominio totale e distruzione della politiea criteri eli Montesquieu un terzo elemento. Di Monte-
squieu conserva la elistinzione tra la natura eli un regime -
Fortunatamente esistono posizioni differenti riguardo al to- la sua forma 0 struttura - e iI suo principio d'azione, vale a
talitarismo. Alcuni filosofi, principalmente Hannah Arendt elire la passione specifica che 10 fa agire e gIi permette eli
e Oaude Lefort, possedendo una eliversa percezione del perseverare nel suo essere. A questi due criteri ne aggiun-
fatto totalitario e avendone proposto un'interpretazione eli- ge un terzo, cioe la defmizione eli un' esperienza fonda-
versa, hanno potuto, con un solo e identico movimento, mentale su cui ogni regime si fonda, e che rinvia ogni vol-
criticare il dominio totalitario e contribuire alla riscoperta ta a una dimensione della condizione umana. Cosl, la mo-
della politica. In tal modo entrambi si sono opposti agli narchia si fonderebbe sull' esperienza, intrinseca alia con-
equivoci dell'opinione sui totalitarismo e al tempo stesso dizione umana, secondo cui gIi uomini sono elistinti e dif-
hanno invitato a resistere alla svalutazione generalizzata che ferenti tra loro per nascita; la Repubblica sull' esperienza
affIigge la politica. Due analisi che hanno in comune una opposta, dell'uguaglianza per nascita eli tutti gli uomini, i
medesima ispirazione filosofica; per spiegare il fenomeno quali non si distinguono che per iI differente status socia-
totalitario, infatti, entrambi rifiutano eli lirnitarsi a una de- Ie, il che si manifesta attraverso un'uguaglianza eli potere
sctizione empirica che riunisca un certo numero eli caratte- che rinvia alla condizione della pluralitil. La tirannia, infi-
ristiche, per meg/io cogliere, in una prospettiva fenomeno- ne, che conduce alia paura, si fonderebbe sull' esperienza
logica, l'essenza eli tale forma eli dominio. Per vie differen- dell'angoscia che proviamo in situazione di totale isola-
ti e con perplessita elisuguali, inoltre, ambedue rivitalizzano mento (Arendt, 1990b, pp. 336-337). Attraverso questi tre
la problematica della filosofia politi ca. Di fronte al fenome-
no totalitario, essi pongono in modo nuovo la questione , Ho gia dedicato uno studio ai lavon di Gaude Lefort su questo
della differenza tra un regime politico Iibero e iI suo con- punto (Abensour, 1993, pp. 89-136).

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MlguelAbenrour Contro un /raintendimento del totalitarismo

criteri, Arendt definisce il totalitarismo nel modo seguen- Hannah Arendt, I'azione, che rinvia alia condizione della
te: esso ha come natura il terrore, come principio d' azione, natalita, e sempre azione di concerto.
o meglio di movimento, I'ideologia. Infine, si fonderebbe In Hannah Arendt i due concetti sono uniti cOSI stretta-
su un'esperienza fondamentale che ha a che fare con I'iso- mente che, in un certo senso, per rendere conto fedelmen-
lamento, notevolmente aggravato dall'esperienza modema te del suo pensiero basterebbe affellnare che il carattere es-
della disperazione. senziale del dominio totalitario consiste nel distruggere la
Ora, tutta la sua analisi tende a mostrare come, a questi politica nella misura stessa in cui esso nega cio che ne co-
tre livelli, il totalitarismo distrugga la vita politica, la sfera stiruisce il fatto fondatore, la pluralita umana. n caso di
politica come ambito degli affari umani, I' essenza stessa Arendt e particolarmente interessante; si trovano infatti
della politica, ossia I'azione, dimensione politica per eccel- nella sua opera founule come <da politica totalitaria» 0 <do
lenza. Giudizio che non bisogna affatto intendere alia stre- Stato totalitario» che lascerebbero pensare che I' autrice
gua di una dichiarazione di un giomalista 0 di un uomo po- oscilli tra Ie due interpretazioni possibili del totalitarismo e
litico, rna come la conclusione di un filosofo, che acquisisce condivida a tratti la prima concezione. E non manchereb-
tutto il suo senso in rapporto alle categorie essenziali del be di sottolineare la propria distanza critica nei confronti di

suo penslero. questa prima linea interpretativa, nello scrivere di forme di
Stato totalitario nelle quali I'intera esistenza dell'uomo e
La distruzione della politica equivale innanzitutto a un stata, per cosl dire, totalmente politicizzata? (Arendt 1993a,
attacco nei confronti della condizione della pluralita, del trad. it. pp. 22-23) Tale esitazione, 0 tale contraddizione,
fatto che sono gli uomini ad abitare la terra; non un uomo, non e che apparente. n percorso di Harmah Arendt e pili
ne la semplice moiteplicitil, rna la pluralitil che include al complesso. L'interpretazione del totalitarismo come nega-
tempo stesso I'essere-tra gli uomini e l'unicita, cioe la vera zione della politica non nasce di colpo: occorre innanzitut-
condizione ontologica della politica che, secondo la to far finta di aderire alia tesi della politicizzazione totale,
Arendt, deve continuare a suscitare 10 stupore di una filo- sperimentarla in qualche modo, per far emergere e liberar-
sofia politica rinnovata. Inoltre, distruzione della politica si del pregiudizio da cui ha origine, cioe la confusione tra
non significa tanto la distruzione degli uomini quanta dominio e politica. L' opinione comune non puo scorgere
quella del mondo, quest'orizzonte di senso che essi edifi- che politicizzazione totale, nel momento in cui identifi.ca
cano tra loro nell'intreccio di opera e azione. n mondo, politica e dominio. E dunque con un solo e unico movi-
uno spazio intellnedio in cui si svolgono e si giocano gli af- mento che Harmah Arendt descrive il totalitarismo come
fari umani, uno spazio d'apparenza dove "io appaio agli al- distruzione della politica, dissocia la politica dal dominio e
tri come gli altri appaiono a me". Solo il rispetto della con- riscopre il senso della politica, vale a dire la liberta, e con un
dizione della pluralita assicura la possibile esistenza di un solo e unico movimento che ella prende congedo dalla di-
mondo, e solo I'esistenza di tale mondo e la condizione di sperazione contemporanea che vuole disfarsi della politica
possibilita di uno spazio pubblico-politico come spazio di e ritrova la politica come luogo originario di un miracolo
liberta. Distruzione della politica significa infme negazione propriamente umano, il miracolo dell' agire, dell' azione di
della liberta in un duplice senso: negazione della liberta di concetto, I'evento-miracolo della liberta nel dominio degli
esprimere e scambiare opinioni, e parimenti, negazione affari umani.
della liberta di agire, del poter-iniziare, della capacita di Se la politica ha ancora un senso, quello della liberta, si
stabilire un nuovo inizio che dipenda dalla presenza degli comprende allora come tutti i mali del totalitarismo, a tor-
altri e dal confronto reciproco. Notoriamente, secondo to attribuiti alla politica, siano in realta imputabili al domi-

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MiguelAbenrour Contro un jraintendimenlo del /otaiilarismo

nio, aIla divisione tra dominanti e dominati e non all' azione gi, la loro stabilita, consista nell'instaurare un complesso
orientata aIla liberta, che si svolge tra pari. Arendt non af- gioco tra la conservazione di un mondo comune e l' apertu-
fe1IJla gia, a proposito della tirannia, che si tratta di un re- ra aile potenzialita di tale cominciamento. <<La stabilita dd-
gime che si autodistrugge dal momenta che la paura non Ie leggi rinchiude questa nuovo inizio, e garantisce al tem-
pu.o v~ere come principio d' azione? Quanto ai regimi to- po stesso la liberta di movimento, la potenzialitil inerente a
talitan, che sono in verita dei non-regimi, il suo verdetto e cia che e interamente nuovo, cOSI come la preesistenza di
senza ambiguita. <<1 regimi totalitari non si sono acconten- un mondo comune» (Ibid.).
tati di porre fine aIla liberta di opinione rna si sono accinti
a distruggere in tutti i campi, per principio, la spontaneita nterrore conosce al tempo stesso un' assenza di leggi, che
degli uonuru» (Arendt, 1993a, trad. it. p. 38). tende ad awicinarlo al dispotismo, e soprattutto uno spo-
Innanzitutto, la distruzione della politica, a livello della stamento della legge, dell'idea di legge, che non e piil l'e-
?atura dd regime, attraverso il terrore. n regime totalitario spressione di un diritto positivo, il quale deriva dalle fonti
m. quanta terrore si defmisce in opposizione al governo co- tradizionali, rna diviene la legge di un processo, sia natura-
stltllZlOn,ale 0 repubblicano. L'essenza dd governo repub- le che storico, pensato come in via di compimento 0 al cui
blicano e la legge e come tale esso istituisce Ie condizioni compimento e necessario contribuire. Un gioco tipico dd
della liberta e dell'azione. Le leggi secondo Hannah Arendt totalitarismo s'instaura tra la stabilita e il mutamento: affin-
assolvono a molteplici funzioni: che la legge dd processo possa svilupparsi, per lasciar libe-
ro corso alia sua dinamica, il dominio totalitario stabilizza
- esse istituiscono barriere, pongono e tracciano confmi; gli uomini. <<ll terrore congda gli uomini in modo da libe-
. - attraverso tale ddimitazione, esse creano uno spazio rare la via per il processo naturale 0 storico» (Ihld.). Tale fls-
differeozlato tra gli uomini (inter-esse) e al tempo stesso sazione degli uomini, tale inversione dei poli dello statico e
rendono possibile la messa in opera delle condizioni onto- del dinamico colpisce immediatamente la qualitii politica
logiche della pluralita; degli uomini in quanto attori, esseri dd cominciamento,
- eugualrne~te grazie a tali limiti che Ie leggi istituiscono per il cominciamento. Nella misura in cui tale forma di do-
modi di comurucazione tra gli uomini che vivono assieme e minio collabora al compimento di un processo, mira a im-
agiscono di concerto; pedire <<tutti gli atti imprevisti, liberi, spontaneD> suscettibi-
-: infine queste leggi, grazie la low stabilita, peltllettono Ii di ostacolare 10 svolgimento dd processo. Abolizione dd
a~ uomini di muoversi all'interno della spazio cosl deli- tempo politico, aIlora, 0 dd tempo della politica in quanto
nutato. tempo dd nuovo, dal momenta che la sola temporalita che
tale forma di dominio tollera e una temporalita processua-
In altri termini, la stabilita delle leggi, in un regime re- Ie, anonima, neutra, che accade in ceno qual modo "aile
pUbb.licano, peullette agli uomini di sperirnentare i rivolgi- spalle" degli uomini, a dispetto dd loro dono di agire. Abo-
mentl ~he la ~toria e in grado di apportare e, particolar- lizlone dd limite, dunque, che provoca una catena di di-
mente m ambIto politico, la nascita di nuovi uomini. Pen- struzioni: abolizione dello spazio tra gli uomini che per-
satrice della nascita, della condizione della natalita Hannah mette di mettere in opera una complessa rdazione tra ille-
Ar,endt ricorda: <<Con ogni nascita, un nuovo inizio appare game e la divisione, abolizione delle modalita di comunica-
all mterno dd mondo, un mondo nuovo e virtualrnente zione tra gli uomini e soprartutto di cia che ne sta alia radi-
giunto all'esistenza>> (Arendt, 1990b, p. 342). Seguendo ce, I~ condizione di pluralita. E nei termini di questa de-
Hannah Arendt, si potrebbe ritenere che l' azione delle leg- scnzlOne che Hannah Arendt propone la sua teoria dd ter-

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Miguel Abensour Contro un /raintendimento del totalitarismo

rore come giogo 0 vincolo di ferro che, coIpendo questo Sebbene non sia aristotehca, senza dubbio Ia critica di
spazio tra gli uomini, crea uno stato di unita senza prece- Hannah Arendt possiede un'origine aristotehca. Come se,
denti, uno stato di confusione inedito. <Jl terrore sostitui- fino a un certo punto, Ia lotta contro il terrore in nome del-
sce ai limiti e ai canali di comunicazione tra gli indi\~dui un Ia pIuralita riprendesse Ia critica di Aristotele, in nome del-
WncoIo di ferro che h tiene Iegati cosl saldamente da farh Ia moItephcita, nei confronti de La Repubblica di PIatone.
sembrare fusi gli uni con gh altri, come fossero un sol uo- In effetti, secondo Aristotele, La Repubblica, attraverso I'ec-
mo. n terrore [. ..] riduce gli uomini all'Uno aboIendo i h- cessiva valorizzazione dell'unita farebbe ~oIenza alla citta
miti creati dalle Ieggi, che assicurano a ogni indi~duo il suo in quanto manifestazione della moItephcita degli uomini.
spazio di hberti!» (IbId).
Non sono tanto Ie hbelta a venir distrutte, quanto Ia Per quanta sia evidente che essa [la dttal, diventando sempre
condizione stessa della hberta a essere negata. «Esso [il ter- piu unitaria, finid con il non essere piii neppure una dtta. Es-
rore totalitarioJ si accontenta semphcemente di stringere sa eper sua natura una molteplicita e procedendo sempre di pili
sulla strada dell'unita diventera da dtta famiglia e da famiglia
gh uomini gli uni contro gh altri, in modo che 10 spazio uomo singolo. [. .. l Eevidente pertanto da do che si edetto che
stesso dell' azione hbera, owerosia Ia realta della hberta , per natura non esiste una citta che abbia lUla unita COSI stretta
scompaia» (i~, p. 343). Ritro~amo Ia stessa analisi in Le quafe alcuni vogliono riscontrare in essa, e do che epresentato
origini del totalitarismo, dove I'abohzione della pIuralita e come massimo bene delle dtta distrugge Ie dtta stesse in quan-
il sorgere dell'Uno sono Iegati. n terrore «sostituisce ai h- to tali (Aristotele, 1955, pp. 84-85).
miti e ai canali di comunicazione fra i singoh un WncoIo di
ferro che h tiene cosl strettamente uniti da far sparire Ia 10- Ripresa della critica di Aristotele fino a un certo punto,
ro pluralita in un unico uomo di dimensioni gigantesche. diremo noi. Resterebbe da distinguere la pluralita arendtia-
[. .. J Premendo gh uomini uno contro I'altro, il terrore to- na dalla moItephcita aristotehca e da precisare che Hannah
tale distrugge 10 spazio tra esSD> (Arendt 1951a, trad. it. pp. Arendt non eKarl Popper. Sebbene Arendt abbia profes-
637-638). sato in diverse occasioni un antipIatonismo sistematico e
Secondo Hannah Arendt, il terrore-Wncolo ferreo di- ben articolato, non ha mai commesso l'errore di fare di PIa-
strugge incontestabilmente Ia pohtica negando cio che Ia tone il padre del totalitarismo modemo.
r~de possib~e e al tempo stesso cio che da essa ereso pos-
slbile. Esso distrugge Ia citta, quella specifica forma di ~ta Se si considera che il potere euna componente costituti-
in .comune, quella sfera pubbhco-pohtica in cui gli uomini va della sfera pohtica, il terrore si dedica ancora, pure a
aglsc.ono, prendono Ie decisioni comuni, mettendo in ope- questo riguardo, a un'opera di distruzione. Qui appare in
ra e ill scena Ia condizione della pluralita attraverso un in- tutta Ia sua forza I'analisi arendtiana. Per Hannah Arendt,
sieme di rapporti agonistici. Esso distrugge parimenti i frut- il totalitarismo, Iungi dal costituirsi in un eccesso di potere,
ti dell'agire pohtico, l'istituzione di un ambito degli affari in una accumulazione di potere, come pretende Ia tesi del-
umani, Ia costituzione di un mondo, l'istituzione di un Ie- Ia pohticizzazione totale, si sbarazza del potere, di ogni pos-
game tra gh uomini, ~sibile e in~sibile, che stia al di Ia del- sibilita di potere tra gli uomini, 0 del potere come capacita
Ia necessita e dell'utilita e che abbia a che fare con quello eli agire di concerto. Si sa come Hannah Arendt sia uno dei
strano fenomeno chiamato "fehcita pubbhca". Cosl il ter- rari pensatori della modernita che non possieda una con-
rore attenta 0 cerca di attentare alla condizione pohtica de- cezione "negativa" del potere, nella misura in cui ~ta di
gli uomini. In breve, 10 staio che instaura il terrore com- identificare potere e forza, potere e coercizione. Esiste, se-
porta un nulla di societa e un nulla di pohtica. condo lei, una rnisteriosa alchirnia del potere, tale che que-

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MIguel Abenrour , Contro un /raintendimento del totalitarismo
st'ultimo viene a esistenza lasciando libero corso alIo stare concentramento l'istituzione essenziale dei regimi totalitari,
insierne degli uomini, alia «grazia redentrice della compa- organizzati alIo scopo di produrre (<UIla con~ione di apa-
gnia» (Arendt, 1990b, p_ 359). Ponendo un legame tra il tia politica e sociale» e di distruggere alia radice ogru spon-
potere, la possibilita dd potere, e il fatto di essere-assieme, taneita umana, ogni potere di iniziare. Ma anche coloro
Hannah Arendt concepisce tale fenomeno come potere tra che, stranamente, credono di trovare uno spazio pubblico-
gli uomini, come potere con gli uomini e non come potere politico nd nazismo (perche per quanta possa appatire sor-
n e
suo potere la manifestazione stessa della pluralita uma- prendente, la lettura che proponiamo di Hannah Arer:dt
na. (JI potere, nella misura in cui rappresenta sicuramente interprete dd totalitarismo non pare imporsi) devono glO-
una delle componenti pili importanti dell'ambito politico, coforza constatare, quando si volgono ai campi di concen-
appare alI'interno dd concerto umano. Gli uomini, nd 10- tramento, che non vi epili la minima traccia di politica, rna
ro essere assieme, costituiscono quella sfera in cui il potere una situazione estrema di dominio totale.' E precisamente
puo apparire e scoprono la sua esistenza nd momenta stes- attraverso I'analisi dei campi che appare cia che esenza pre-
so in cui decidono di agire di concerto» (efr. Arendt, 1958a, cedenti del totalitarismo, la sua differenza specifica rispetto
trad. it. pp. 146-153). Inversamente, l'isolamento distrugge aile tirannie classiche. Contro ogni utilita e ogni razionalita
la possibilita stessa dd potere e della sua comparsa, genera politica, tale istituzione mira a creare una situazione tal~ da
la volonta di dominio. n tiranno, che esolo, senza amici, al assicurarsi un'influenza senza incrinature sulla popolazlOne
di fuori della compagnia dei suoi pari, terne il potere dei sottornessa al terrore. «Cia che caratterizza il terrore totali-
molti e vi risponde con la volonta di dominio. tario eche esso si accresce quando diminuisce I'opposizio-
Essendosi liberata dal pregiudizio che confonde politica ne politica e che i campi di concentramento continuano a
e dominio, Hannah Arendt presenta un quadro ambiva- svilupparsi quando Ie riserve di individui realmente ostili al
lente: dallato della pluralita, il dischiudersi dd potere eli regime sono esaurite». Per Hannah Arendt, la posta in gio-
agire di concerto, l'esperienza dell' uguaglianza dd potere . co del terrore non potrebbe essere pili chiara: (JI totalitari-
tra gli uomini; dallato dell'isolamento, la volonta di domi- srno ha come obiettivo il dominio totale dell'uomo»
nio di un uomo sugli altri uomini. Arendt descrive la tiran- (Arendt, 1990b, p. 333). Ugualmente, esiste un abisso tra il
nia come fondata «sull'impotenza connaturata a tutti gli tiranno classico e l'«egocrate» totalitario: mentre I'uno
uomini che sono soli» (Arendt, 1990b, p. 338). In questo esercita il terrore alIo scopo di distruggere l'opposizione e
senso il totalitarismo, forma di do!llinio totale, regno illimi- assicurarsi un dominio tranquiTIo, l'altro, che si considera il
tato della libIdo dominandi, esdude, per la confusione che capo della specie umana, dimina gli individui super£lui per
instaura tra gli uomini e la distruzione dd legame umano, permettere il compimento delle leggi dd movimento.
la possibilita stessa dd potere e dd suo sorgere. In preda a
un dominio senza limiti, gli uomini prigionieri dd vincolo Si potrebbe continuare la dimostrazione esponendo la
di ferro dd dominio totalitario sono precisamente senza teoria dell'ideologia in Hannah Arendt, mostrando come
potere, fuori dal potere, dalla politica, da ogni possibile l'ideologia, principio d'azione dd regime totalitario, colpi-
azione. Descrizione che vale certamente per i dominati, rna sca la politica e contribuisca a distruggerla. E sufficiente, a
altresi per i dominanti, poiche nd momento in cui si entra questo scopo, fissare tre punti salienti.
nell'orcline dd dominio, si chiude in certo qual modo la
porta alia politica e a cia che la fonda, il dono di agire.
Non ci si stupira, a questa punto, che Hannah Arendt, in
'Krier, 1985. Su questa punto mi permetto di rinviare aI mio arti-
un progetto di ricerca dd 1948, abbia fatto dd campo eli colo: Abensour, 1996.

30 31
MIguel Abensour Contra un !rointendimento de! totalitarisma

1. Secondo Hannah Arendt, in effetti, l'ideologia sareb- stessa e divenuta movimento; il regime totalitario non esiste
be il principio d' azione di questa nuova forma di regime, che nella misura in cui la si mantiene costantemente in mo-
come la virtli e il principio della repubblica 0 l'onore quel- vimento» (Arendt, 1990b, p. 344). n che comporta imme-
10 della monarchia. <<Ho affermato che, nel governo totali- diatarnente una modificazione dell'idea di essenza, che non
tario, il principio d'azione, nel senso di Montesquieu, e l'i- deve pili essere pensata sui versante della pelIllanenza e del-
deologia» (ivi, p. 355), scrive. Ma il riferimento a Monte- Ia stabilitil come il bell'animale immobile della Repubblica,
squieu non deve nascondere la novita del discorso, dal mo- rna va co~presa come il dispiegarsi di un processo, come il
mento che una lettura pili attenta dimostra che tale que- bell' animale in movimento del Timeo.1n ragione di tale mo-
stione, principio d'azione 0 meno, rivela proprio la specifi- dificazione dell' essenza, dell'idea stessa di essenza, nel caso
cita del totalitarismo. All'interno del totalitansmo, a dire il del regime totalitario, Hannah Arendt puo giungere a que-
vero, l'ideologia non funziona tanto come principio d'azio- sta dichiarazione, sorprendente a una prima lettura, secon-
ne quanto come principio di movimento. E questo il vero do cui il terrore assolve a una duplice funzione, quella di es-
pensiero della Arendt. Cosa vuol dire? senza del regime totalitario e quella di principio, subito pre-
Significa innanzirutto riconoscere che, se Hannah Arendt cisando che non si tratta di un principio d' azione, rna di
parte effettivarnente da Montesquieu, la fedelta all' essenza movimento. Ora, il terrore puo assolvere a tale duplice fun-
del totalitarismo esige da lei un rimaneggiarnento generale zione, possedere questa doppia qualita, perche, nel caso del
della problernatica di partenza. Ritomiarno dunque al ter- . ..., .
regime totalitario, m quanta essenza, esso e gIa mo~ento
rore l'essenza del regime totalitario. La forza dell'interpre- e processo, e perche, allimite, si e p~odotta una confuslOn~,
tazi~ne di Hannah Arendt consiste nel dare consistenza al- sotto il segno del movimento, tra I essenza del regune e il
Ia tesi del «senza precedenri», dissociando il terrore dalla ti- suo principio. Di qui, 10 si e gia osservato, un'inversione dei
rannia, regno dell' arbitrario edell' assenza di legge. n terro- poli di statico e dinarnico. In un regime ciassico, repubbli-
re obbedisce a una legittirnita pili alta di quella CUI fanno ca 0 monarchia, I' essenza fomisce, per mezro della propna
appello Ie leggi positive, dal momento che invoc;a una Iegge autorita, un quadro stabile all'interno del quale gli uomini
di movimento, quella della Natura 0 della . Storta, destmata
. ... .- possono dar libero corso all' azione nella sua imprevedibilita
a produrre, attraverso il proprio compune:f1to,. ne pm n.e e spontaneita. AI contrario, in un regime totalitario, la legge
meno che il genere umano. Se il terrore schiaccla gli uonu- come legge di movimento, il terrore come realizzazione di
ni gli uni contro gli altri in un vincolo d~ ferro 0 in un gi?: tale legge, come movimento, stabilizza gli uomini, Ii irrigi-
go, abolendo la condizione della pluralita, esso ha pe~dip!U disce, per ostacolare, impedire I' azione e pelIllettere in tal
la funzione di accelerare e compiere la legge del movunen· modo all'essenza di svilupparsi, al movimento di realizzarsi.
to, negando la spontaneita umana che e in rap~orto alia Ora, cio che vale per il telTOre in un regime totalitario vale,
condizione della natalita. n terrore «e la realizzazIone della afortiori, per l'ideologia, ossia la legge del movimento, l'im-
legge del movimento; si propone principalmente di far sl perialismo del movimento, esercita la propria influenza non
che Ie forze della narura 0 della storia corrano liberarnente soltanto sull'essenza del regime, rna sui suo principio. Essa
attraverso l'umanitil, senza l'impedimento dell'azione uma· rende dinamica l'essenza, e quanta al principio 10 riduce al
na spontanea» (Arendt, 1951a, trad. it. p. 636). G si puo solo rango eli principio, di movimento. Nella siruazione to-
spingere un po' pili in Iii e affelIllare che il terrore, in quan' talitaria, la legge del movimento regna sovrana, trasfOlInan-
to essenza del regime totalitario, e esso stesso processo e do tutto cio che tocca in moto. I.:essenza del regime totali-
movimento - il terrore e la legge della Storia 0 della Natura tario non ha bisogno (non ha pili bisogno) di principi d'a-
in movimento. «Nella situazione totalitaria questa essenza zione, poiche contiene in se medesima un principio di mo-

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Miguel Abensour Contra un /raintendimento del totalitarismo

vimento che, all' occorrenza, funge da sostituto per ogni tario dipende da una parte dal fatto che la sua essenza sia
azione possibile. Nella misura in cui iI movimento diviene movimento e processo, dall'altra dal fatto che iI principio
I'essenza del regime, viene fomita una soluzione al proble- che 10 anima, l'ideologia, non sia pill un principio d' azione,
ma che affliggeva la teoria classica: come mettere in mote rna solo un principio di movimento. Pill ancora, questa
una struttura permanente, che privilegia la stabilita, come principio di movimento tipico del regime totalitario rende
rispondere all'esigenza del movimento di un corpo politico. super£luo ogni principio d' azione, 0, se si vuole, ein nome
Da cui, in Montesquieu, l'idea di un principio d' azione che, , eli tale principio di movimento -Ie ideologie che enuncia-
sotto nomi diversi secondo I' essenza del regime, risponda a no la legge del movimento - che coloro che dirigono iI mo-
questa esigenza. La particolarita del regime totalitario con- vimento totalitario eliminano in maniera spietata tutto cio
siste nell' aver fomito una soluzione non attraverso la sco- .I che eanche lontanamente simile all' azione umana. .
perta di un nuovo principio d' azione, rna attraverso la sco-
perta dell'inutilitii di ogni principio d' azione. Dal momenta Per conferire movimento a un carpo politico eli cui il terrore
che I'essenza stessa edinamica, non epill necessario, ormai, I rappresenta I'essenza, non i: piu utile 0 necessario alcun princi-
un principio d'azione che la renda dinamica. <<In un perfet- I. pio d' azione tratto dal campo dell' azione umana - virtu, onore,
to regime totalitario [. ..] dove iI terrore ha iI compito di te- n
paura. totalitarismo si fonda, al contrario, su un principio
nere costantemente in marcia iI movimento, non occorre- . nuovo che non ha alcillla considerazione dell' aziane wnana co-
rebbe alcun principio d' azione separato dalla sua essenza» , me atto libero e sostituisce al desiderio e aDa volonta eli agire la
sete eli conoscere la legge del processo secondo cui opera il ter-
(Arendt, 1951a, trad. it. p. 640). Malgrado la sua volonta eli ' rore. L.. J Cia eli cui ha bisogno il dominio totalitario, a guisa eli
uscire dai limiti della condizione umana, tuttavia, iI regime principio d' azione, euna preparazione degli inelividui che li de-
totalitario si scontra con l'imperfezione delle cose umane. stina ad assumere indifferentemente la funzione di camefici 0
Nel momento in cui esso mira al dominio totale, planetaria, quella eli vittime. Ora, questa doppia propedeutica, surrogato
iI terrore stesso trasformato in movimento non esufficiente del principio d' azione, non i: altro che l'ideologia (Arendt,
a <<ispirare e guidare la condotta umana». In tal modo eco- 1990b, pp. 348-349).
stretto a fare appello all'ausilio dell'ideologia che, secondo
la logica del sistema totalitario, sotto I'in£luenza della legge Principio di movimento, principio d'azione? La questio-
del movimento, rafforza l'essenza e non funziona dunque ne non ha nulla di scolastico: non si tratta solamente di ap-
come principio d' azione, rna urucamente come principio eli plicare 1a categoria giusta, ne va dell' esistenza stessa della
moro, che mira sia ad accelerare iI processo sia a raggiunge· politica. In effetti, definire l'ideologia come principio di
re iI suo totale compimento. ~ideologia, come logica eli movimento significa mostrare che iI regime totalitario, nel-
un'idea applicata alia storia, esiste per preparare gli inelivi- la misura in cui si spaccia per iI compimento della legge del-
dui a partecipare al processo, svelando loro la legge del mo- Ia Natura 0 della Storia destinato a produrre iI genere uma-
vimento, inculcandola nelle loro menti, preparandoli a gio- na, e mobilitato in permanenza contro tutto cio che po-
carvi 0 iI ruolo di camefice oppure quello di vittima. trebbe ostacolame iI corso e dunque, in primo luogo, con-
Dunque, malgrado iI riferimento a Montesquieu, la ri- tra il dono di agire, contro l'azione di concerto, contro I'e-
sposta di Hannah Arendt si iscrive nel quadro di una pro- sistenza di un ambito politico, contro la possibilita stessa
blematica sensibilmente modificata. Anche se Ie capita tal· della politica. Gli uomini sono distolti dall'inter-conoscen-
volta di defmire ancora l'ideologia come iI principio d' azio' za, ounai superflua, per concentrarsi sulla conoscenza del-
ne del regime totalitario, la sua vera risposta non lascia aI· Ia legge del movimento, eventualmente accessibile alia sag-
cun dubbio: iI carattere senza precedenti del regime totali- gezza eli uno solo. «Questo non riguarda iI concerto degli

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Contro un /raintendimento del totali/arismo


Miguel Abensour

spiriti umani, rna un sol uomo cui e richiesto di compren- dura assolutamente logica che parte da una premessa con-
dere questa legge ed edif'icare l'umanitii» (ivi, p. 357). L'i- siderata come un assioma e ne deduce l'insieme de! pro-
deologia totalitaria, in tal modo, net suo asservimento al cesso, Ie cui conseguenze logiche si sviluppano alla manie-
movimento, lungi dall'essere una politicizzazione a oltran- ra di un alfabeto.1n questa forma logica che si sostiruisce a!
za, un eccesso di politica, rappresenta la figura per eccellen- I pensiero, risiede I'attrazione che l'ideologia esercita sulle
za della distruzione dell'ambito politico, da! momento che ! masse, molto di pili che non net contenuto di qualsiasi pia-
l'ideologizzazione totale della societa a cui essa mira (che cevole paradiso. Quando il mondo che sta tra gli uomini e
conviene distinguere da! «tout tient afa politique») vorreb- distrutto, quando gli uomini vivono net deserto, in preda
be sostiruire in modo permanente la "soluzione" ideologi- alla desolazione, l' unica bussola che resta loro el'ideologia
ca, che corrisponde alla legge interna de! movimento, al co- come logica di un'idea, tanto pili fonte di salvezza quanta
minciamento imprevedibile dell' azione di concerto. In que- pili ein grado di produrre una certezza (<<questo suolo fa-
sto senso, distruzione della politica e dire troppo poco. Si miliare e la certezza senza incrinarure della Legge») contra-
tratta di una negazione pura e semplice della condizione ria, se necessario, alla testimonianza dei sensi. Chiaramen-
politica dell'uomo, che colpisce la sua qualita di essere-per te, Hannah Arendt si avvicina qui alla ipotesi della serviru
il cominciamento, owerosia la condizione della natalita. volontaria e!aborata da La Boetie, senza in alcun modo
,, aderire alla tesi ripugnante e autoritaria di un preteso
2. AI di la de! ruolo di ausilio de! terrore, l'ideologia, I <<istinto di sottomissione». Le masse nella siruazione totali-
quale che sia il suo contenuto, mette in movimento Ie mas- I. taria non sono ingannate 0 manipolate, rna attirate, il che
se. Essa riesce a trasmettere il proprio impulso alle masse, vuol dire che esse partecipano, fmo a un certo punto, al
in un senso 0 nell'altro, grazie all'attrazione che esercita su ! proprio dominio, nella misura in cui trovano nella logica
di esse. Di che attrazione si tratta? Dove si colloca? Come pura e nella certezza che ne consegua una salvezza, 0 piut-
renderne con to? Rivolgendo la propria attenzione agli I tosto l'illusione di una salvezza. Da questa punto di vista
Hannah Arendt, come ha sottolineato Remo Bodei tenta
"uomini per tutte Ie stagioni", Hannah Arendt scrive: qua- i
lunque sia il contenuto cui aderiscono, 0 il tipo di legge ' di rendere conto dell' opacira moderna senza rutta~a ri-
eterna cui hanno scelto di credere, una volta che abbiano nunciare a quella ftlosofia politica che si interroga sulle for-
compiuto questa primo passo, nulla pui'> loro capitare e ze che generano un regime politico libero e il suo contrario.
sono salvi. Immediatamente pone il problema: «Salvi da Lesistenza stessa nella siruazione totalitaria della serviru vo-
cosa?» (ivi, p. 356). lontaria (concepita da La Boetie in contrasto con l' amicizia,
Logica di un'idea, l'ideologia e un tipo di dottrina che ne! senso politico de! termine) mostra quanta questa regi-
pretende che la chiave, la spiegazione di rutti i misteri del- me si collochi all'esatto opposto della re!azione politica e
Ia vita e de! mondo stia in un'unica formula che deterrnina della forma di legame umano che quest' ultima ein grado di
il processo narurale 0 storico. Dal momenta che l'ideologia far nascere. .
e coloro che la condividono tendono a emanciparsi dalla
realta percepita attraverso i nostri cinque sensi, invocando 3. A un altro livello e possibile misurare quanto, a di-
una "rea!ta pili vera", nascosta, alla quale e possibile acce- spetto delle apparenze, l'ideologia, principio di movimen-
dere proprio attraverso I'ideologia, essa funziona all'occor- to, non abbia nulla di politico, Per farlo, basta paragonar-
renza come un sesto senso che corregge e soppianta i giu- la al giudizio, la facolta di giudicare, secondo Hannah
dizi de! senso comune.1n tal modo, insiste Hannah Arendt, Are~dt una componente essenziale dell' agire, dell' ambito
eproprio dell'ideologia ordinare i fatti secondo una pl'oce- politico. Mentre nell'ideologia si tratta di aderire alla legge

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Contro un !raintendimen/o del totalilarismo


Miguel Abensour
coli di una esistenza abbandonata e superflua» (Arendt,
intema del movimento, a una dottrina che pretende di
1990b, p. 360). . . .
spiegare ogni cosa e si fonda sull'illusione che un uomo so- AI di la delle reali differenze tra solirudine, 1S0lamento
lo, allimite, basti per comprendere Ie leggi della Narura 0 - . . .,e
desolazione, appaiono chiaramente, ruttavta, una contmw~a
della Storia e per produrre l'umanita, nella facolta di giu- e un progressivo aggravamento: la mancan~a di. compagru~
dicare, in quanta pensiero largo 0 pensiero aperto, si trat- propria di questi tre stati, I'assenza di pan e di uguali, di-
ta di pensare (<Inettendosi al posto di rutti gli altri esseri strugge ogni possibilitil di potere - di potere con e di potere
umanD>. Mettersi al posto di rutti gli altri esseri umani, gra- Ira. A questo proposito abbiamo visto come I:Iannah
zie al rapporto di intelletto e immaginazione, ecio che ren-
,•.,
"
i
I Arendt non cessi di ricordare I'esistenza di una relaZlone tra
de possibile un «pensare di concerto», 0 un pensiero che il potere e il fatto di essere assieme, 0 al <;ontnrrio tra I' a;'~
virtualmente mantiene «in cerlo modo il proprio giudizio senza di potere e l'isolamento. Se la tiranrua connene m se I
nei limiti della ragione umana nel suo complesso» (Kant, genni della propria distruzione, dal momenta che la paura,
1989, p. 150). n lavoro dell'immaginazione permette a il suo principio di azione, e antipolitica, il totalitansmo ap-
questa pensiero largo di svilupparsi in uno spazio virrual- pare, allimite, come un non-regime, d~ momento ,che la de-
mente pubblico, tale che il pensiero adotti il punto di vista • solazione ostacola, con la sua stessa eslstenza che e negaZlo-
che Kant attribuisce al cittadino del mondo (Arendt, ne della pluralita, la costitllZione di ogni legame politico e di
1982a, trad. it. p. 68). Mentre l'ideologia, «pensiero pri- ogni spazio tra gli uomini dove p~ssa m~estarsl la lora
gioniero» 0 pensiero passive che tende verso il non-pen- qualita di essere per la liberta e per il co~clamento.,
siero, esige obbedienza e sottomissione alia legge intema Come la tirannia, il totalitarismo cornsponde all espe-
del movimento, attraverso un gioco d'identificazione, la rienza de! deserto, rna considerevohnente aggravata. Quan-
facolta di giudizio ha come prima massima quella del pen- do la tirannia genera il deserto, cio avviene ~~ ~odello del-
sare d4 se. Da questa punto di vista, si potrebbe conside- Ia pace dei cimiteri: (Ja pace regna» perche il uranno ll111"a
rare come I'esperienza totalitaria abbia modificato di ri- I•
a eliminare l'opposizione, a scoraggiarla ne! vero s,:nso del-
flesso il senso di questa prima massima. Non si trattereb- Ia parola, alIo scopo di godere (<in pace» del frutu d~, suo
be piu tanto, come in Kant, di un pensiero libero d4i pre- dominio. Quando il totalitarismo produce il deserto CIO av-
giudizi, quanta di un pensiero senza ideologia, che condu- viene sotto fOlllla di una desertificazione, owerosia di un
ce a una nuova definizione dell'Aujkldrung: I'Aujkliirung processo senza fine di estensione de! deserto, cOI?e se ~ue­
significa liberarsi dall'ideologia.
-
st'ultimo dovesse assorbire, ricoprire, di,":orare gli spazl ch.e
ancora ad esso si sottraggono, offrendo m tal modo POSSI-
Infine, il totalitarismo procede a una distruzione della bili luoghi di resistenza. La desertificazione e un processo
,•
politica 0 peggio delle condizioni di possibilita della politi- dinamico che guadagna incessantem<;nte terreno. In que-
ca a livello dell'esperienza fondamentale della comunita sto senso sotto l'influenza del movimento, essa interrompe
umana. la pace ~ provoca quelle che Hannah ~endt, defmis<;e
Abbiamo notato come la siruazione d'isolamento degli «tempeste di sabbia», (melle quali rutto CIO che e tranquil-
uomini permetta di rendere conto dell'attrazione che su di 10 come la morte si trasfol1na immediatamente in pseudo-
essi esercita l'ideologia. Ma I'analisi arendtiana si spinge piu azione» (dr. Arendt, 1993a, trad. it. p. 96). Campagne di
lontano: al di la dell'isolamento che si incontra gia in una ti- mobilitazione, Cenl Fleurs ecc. (<ll deserto in movimento»
rannia e che lascia ancora deboli possibilita d'azione, non ecio che minaccia di ricoprire completamente la terra. 01-
fosse che attraverso la paura, il totalitarismo riposa sull' e- tre a distruggere la facolta di patire e quella di agire, il de-
sperienza fondamentale della deso/azione, owero sui «peri-

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MiguelAbensour Contro un /raintendimento del totalitarismo

serto totalitario mette per di pill in pericolo Ie oasi, vale a Se si annodano i fili che abbiamo appena seguito (il ter-
dire Ie fonti della vita che esistono indipendemente dalla rore, l'ideologia, la desolazione) la diagnosi di Hannah
politica, per esempio l'amore tra Winston e Julia in 1984. Arendt non puo che rafforzarsi. n dominio totalitario e
Seguendo Ie metafore arendtiane, la desertificazione totali- proprio questa esperienza senza precedenti di distruzione
taria minaccia tanto pill Ie oasi quanto pill noi acconsentia- della politica, del suo ambito, delle sue condizioni di possi-
mo a vivere nel deserto «senza comprendedo», owerosia bilita e ancora, net tentativo di produrre un'umaniti! che in-
sopportando il deserto, Ie condizioni del deserto, e aspet- cama la legge del movimento, una volonta di fada finita
tando che i nuovi venuti, coloro che iniziano, possano usci- con la condizione umana, in quanta condizione politica.
re dal deserto per edificare un mondo umano. Coslla formula implicita del totalitarismo potrebbe essere: .
Una volta ancora, Hannah Arendt elontana dalla critica l'uomo eun animale fondamentalmente apolitico, 0 meglio
liberale classica che concepisce il totalitarismo come una ancora antipolitico, owerosia destinato a vivere lontano
sottomissione del privato al pubblico, e persino come una dalla citta e cOntro la citta 0, se si vuol dare il suo senso mas-
confusione tra i due, in questo modo avvicinandosi alia pri- simo alia cesura totalitaria, controcorrente rispetto all'in-
ma interpretazione del fenomeno totalitario. La visione venzione della politica, alia rOllura che I'emergere di una
arendtiana e totalmente diversa. In effetti, il dominio tota- comuniti! di cittadini ha rappresentato. 1'esatto contrario
litario non potrebbe sottomettere la vita privata alia vita rispetto it quell"'evento-miracolo" descritto con queste pa- .
pubblica, dal momento che e innanzitutto distruzione di role dallo storico Christian Meier:
quest'ultima e della sua stessa possibilitil. Piuttosto, e sullo
slancio della distruzione dell'ambito pubblico-politico, ob- Per Ia prima volta nella storia del mondo, gIi uomini hanno ac-
bedendo al movimento di desertifidzlone che trionfa, che quisito Ia possibilit. di decidere da se stessi iI tipo di ordine en-
tro il quale desideravano vivere. A dire iI vero, non vi sono giun-
il movimento
., totalitario procede alia distruzione di ogni co-
ti che trasfonnando se stessi e costituendosi un'identit' politica.
muruta umana. I concenti costituzionali che terminano in archia e in krafia paio·
no scontati, al giomo d'oggi. In realt' hanno significato una ri-
II regime totalitario, al pari di ogni tirannide, non puo certo esi-
voluzione nella storia del mondo (Meier, 1984, p. 30).
stere senza distruggere iI settore pubblico, senza distruggere
con l'isolamento Ie capacit. politiche degli uomini. Ma esso f. .. J
Iungi daIl' accontentarsi dell'isolamento, distrugge anche Ia vita Se si crede ad Hannah Arendt, spetta allinguaggio do-
privata. Si basa sull'estraniazione, suI Senso di non appartenen- nare a questo passato, a questa rivoluzione, il suo fonda-
za al mondo, che e fra Ie piu radicali e disperate esperienze mento incrollabile. <<La polis greca continuera a esistere al-
umane (Arendt, 1951a, trad. it. p. 651). Ia base della nostra esistenza politica - e cioe in fondo al
mare - finche useremo la parola "politica"» (Arendt
l'esperienza fondamentale da cui il totalitarismo deriva 1968b, trad. it. p. 168). Bisogna saper ancora pronunciare
(10 sradicamento e l'inutiliti! da cui sono state colpite Ie questa parola, sapere a cosa ci si impegna pronunciandola
masse modeme) e che instaura e generalizza, e unica. La e non confondeda con il suo contrario, il dominio.
desolazione apre un nuovo modo di esistere, I'essere ab- Si misura cosl il fraintendimento cui va inCOntro un'in-
bandonato da tutti e da tutto che si sperimenta attraverso terpretazione del totalitarismo pensato come eccesso di po-
una triplice perdita: perdita di me, degli altri e del mondo, litica, si misura come tale fraintendimento riposi ogni volta
In seguito alia distruzione dell'esperienza, la desolazione su una serie di pregiudizi e di confusioni (confusione tra
colpisce la stessa condizione umana, I'essere abbandonato politica e dominio, tra potere e violenza, tra azione e movi-
rovina nella vertigine dell'essere superfluo, mento) e si intravedono, pill che misurarli, gli infiniti dan-

40 41
MigueiAbensoUT
Contro un !raintendimento del totalitarismo
ni che 'provo~a t~e fraintendimento aI nostro rapporto con
la poliuca. SI rrusura parimenti come cio che dovrebbe te nellasciarci alia ricerca della politica perduta - come se,
spingerci ad andare in soccorso della politica tenda aI con- a guisa di schermo, esso avesse ricoperto, nascosto, la di-
!rario a dist?glierci da .essa, ~~ non si ein grado di opporre mensione della politica, aI punto da farcene perdere il ri-
reslStenza aJ preglUdizi tradizlOnaii e totalitari che in un'e- cordo, il senso, fmanco il desiderio - e nell'esigere da noi
poca post -totalitaria ci comunicano orrore nei confronti «pescatori di perle» la scommessa della politica ritrovata.
della politica.
. P~r ~rientare la nostra riflessione dopo I'esperienza tota- Ritomiruno aI conilitto delle interpretazioni. Se si conti-
litana, il che oggi vale per esempio per i paesi dell'Est eu- nua a condividere la prima interpretazione, si aurnentera la
ropeo, Hannah Arendt ci avvisa che il totalitarismo so- confusione e non si otterra che di addentrarsi maggior-
pravvive aI crollo dei regirni totalitari. I pericoli del totalita- mente in un mondo inurnano, nel deserto, conservando la
nsmo «per definizione non possono essere sconfitti per il diffidenza nei confronti della politica, considerata rutt' aI
s.emplice fatto di nportare una vittoria contro i regirni tota- pili come un male necessario oppure come uno sttumento
litaro> (Ar~ndt, 1990b, p. 360). Che 10 si sia sperimentato in destinatq ad runministrare i problemi che derivano dalla
maruera diretta 0 indiretta, il totalitarismo ci lascia «in un coesistenza degli uomini. Quest' orrore della politica e cOSl
vero e. proprio crunpo di macerie». Macerie della politica, innocente? Non partecipa forse, a sua insaputa, alI'odio nei
~acene del mondo. Oltre alia politica, il dominio totalita- confronti dell' azione su cui si costruisce il dominio totalita-
no ha distrutto il mondo, quell'orizzonte di senso che na- rio? ntema ricorrente della fine della politica non riprodu-
sce tra gli uomini, in cui tutto cio che ognuno aggiunge con ,,, ce, volente 0 nolente, l'illusione totalitaria di una elimina-
I~ nasclta puo essere visto e udito. L'imperialismo del mo-
, zione della politica, 10 scopo del movimento compiuto?
I
vunento, scatenato aI punto da estendersi fino aI deserto Cleco nei confronti della rivoluzione democratica moder-
ha distrutto questa spazio intermedio che si costituisce a1: na, questo ritomo alia liberta evissuto come ritomo alia Ii-
l'!ncr.ocio di opera e azione e porta U; se, con se, uno spa- , betta di liberarsi dalla politi ca. Prima di alzare la bandiera
Zl,? di permane.nza. In tal modo, I'esperienza totalitaria ci la- dell' odio nei confronti della politica, sarebbe forse oppor-
sCla m balia di un acosmismo di nuovo genere prodotto I tuno provare un sospetto salutare ed enwlciarlo in termini
della desolazione. ' I arendtiani: quest' odio non e la ripresa dell' odio nei con-
Cio che ormai e in questione e I'esistenza stessa di un fronti dell'azione, non pOlta il marchio, Ie stigmate del de-
mondo e, in rappOlto con tale esistenza problematica il fat- setto che ha attraversato? Pili che una parola d' ordine,
to ch~ esista 0 non, esista, ~ runbito P?litico per gli' affari converrebbe leggervi la confessione di un sintomo, di una
urn:uu, la posslbilita di un eslstenza polittca, questione pre- sopravvivenza in un mondo post-totalitario delle attitudini
limina:e nspetto a quals~asi ricostruzione di uno spazio che hanno nutrito I'esperienza totalitaria.
pubblico-polittco. Non Slruno nOl malati di politica per , Se aI contrario ci volgiruno verso la second a interpreta-
a.veme abusato: per ~ssere stati eccessivrunente politicizza- Zione, alia fine del totalitarismo, seguendo il filo dell'analisi

~, son,? la polittca e ~ mondo a essere malati a seguito del- i proposta, possiruno porre una questione: dopo I'esperienza

I espenenza tOlaiitana, avendo perduto consistenza la pri- 1• totalitaria, la politica ha ancora un senso? E incontrare, aI
,.
?Ja, strutrura il secondo. Di qui I' espressione strana a dire , euore di tale interrogativo, una possibilita: questa senso
il vero, rna legittima, «riscoperta della politica», come se non sara, nei termini di Hannah Arendt, l'evento-miracolo
della liberta? E in questa direzione, dopo aver sperimenta-
questa conttnente fosse scomparso dal nostro orizzonte.
Ma un effetto del dominio totalitario consiste precisrunen- I
, to 10 sconvolgimento del dominio totalitario, vediruno for-
I se nascere, timido sorgere del sole, un nuovo pensiero Ii-
"
42
43
MIguel Abensour

bertario, 0 piuttosto un nuovo orientamento eli quella ispi-


razione che non ha cessato eli tormentare la politica mo- Cristalli di storia: il totalitarismo
dema? Come se la s£ida del totalitarismo, Ie rovine accu- tra abisso e redenzione
mulate, la radicalira della elistruzione avessero rinnovato, eli Olivia Guaraldo
come contraccolpo, Ie esigenze eli un pensiero della liberti\:
come la liberta non possa pill pensarsi contro la legge, rna
con essa, all'unisono con il desiderio eli liberta che l'ha fat-
ta nascere? Come la liberta non possa pill concepirsi con-
tro il potere, rna con esso, inteso come potere eli agire eli If paradosso della realtii
concerto? Soprattutto come la liberta non possa pill levar-
si contro la politica, rna come la politica sia ormai I'oggetto Facendo confronti con gli antichi imperi, scambiando espan-
stesso del desiderio eli libertil? La politica pensata, deside- sione per conquista, trascurando la differenza fra Com-
rata, praticata come interrogazione infinita, lungi da ogni monwealth e impero (che gli storid preimperialisti conosceva-
idea eli solllZione, sul mondo e il destino degli uomini che no bene distinguendo fra stanziamenti e possedimenti, colonie
abitano la terra. Dei due filosofi interpreti del totalitarismo e dipendenze, 0, un po' piLI tardi, colonialismo e imperialismo),
verso cui ci siamo volti, l'uno, Claude Lefort, non ci fa sco- ignorando, in altre parole, la differenza fra emigrazione di colo-
prire un'idea libertaria della democrazia, la democtazia sel- ni ed esportazione di capitale, gli storid hanno cercato di far di-
vaggia? L'altra, Hannah Arendt, non ci comunica un "prin- menticare il fatto inquietante che, a voler spiegare molti impor-
tanti awenimenti della storia modema nelloro nesso causale,
cipio d' anarcma"? La decostruzione della politica cui invi- secondo i criteri della storiografia classica, si ha l'impressione
ta non libera I'azione da! dominio dei principi, della teori. che delle mosche abbiano partorito elefanti (Arendt, 1951.,
e dei fini? Un' azione libera da ogni arche. trad. it. p. 183).

Traduzione di Luca Savarino Nodo centrale nella ricostruzione arendtiana delle origi-
ni del totalitarismo e, come e noto, la comprensibilita del-
I' accaduto storico. Non si tratta certo eli un problema neu-
trale, squisitamente epistemologico. 0 meglio, la novita del
- resoconto arendtiano sta proprio nel fatto che il problema
epistemologico non epill neutrale, rna eliviene immeeliata-
mente problema politico. Le categorie politiche e Ie moda-
lita storiografiche eli indagine del passato non sono pill uti-
li alla comprensione del "senza precedenti". L'inutilita del-
Ia tradizione si rende manifesta in virtU del fatto che l' acca-
duto storico non vuole essere compreso sine ira et studio.
Esso deve, invece, essere "affrontato spregiuelicatamente".
Ritmicamente l'insopportabile ereelita eli quell'accaduto
ritoma nel testo sul totalitarismo come haunting presence,
buia e irriducibile pesantezza che non si lascia mai afferra-
re del tutto. Non si lascia afferrare nel modo astratto della
teotia, rna nemmeno in quello consequenziale e causalisti-

44 45
-

Olivia Guaraldo Cristalli di stario: it totalitarismo Ira abisso e redenzione

co della storiografia. Cosl come la realta del mondo delle lettura, per contrasto, eli una tradizione culturale essenzial-
apparenze, quella che Arendt chiama la realta vissuta in mente speculativa e "celeste". La realta del totalitarismo,
n:'~zo ad a1tri uomini, non.e mai sintetizzabile da un prin- oltre a essere una realta complessa, intricata, molteplice 0
CtpIO parificatore, da una smtesi che la riduca a concetto, plurale, esoprattutto, per qualitil e dimensioni, nuova, mai
rna e invece un intreccio la cui complessita e compresa so-
o
o
o
o esperita prima. losito, pero, nel suo primario carattere eli
!
lo dal narratore che la osserva dal eli fuori, aIIo stesso mo- I novita, vi e, pare superfluo ricordarlo, I'inauelito messaggio
,
do iI fenomeno reale dello sterminio non puo essere ascrit- o
eli elistruzione.
to a una sola causa, a un principio che 10 sintetizzi, a un'u- Comprendere tale realta e compito immenso, gravato
nica e rintracciabile origine che 10 esaurisca in quanta fe- non tanto, e non solamente, dalla mancanza eli strumenti,
nomeno stonco:

rna dalla tenace volonta eli «comprendere senza giustifica-
re», per mantenere vivo e lacerante iI paradosso.
deve essere possibile affrontare e comprendere il fatto straor-
dinario che un fenomeno cosl piccolo (e nella politica mondia- La convinzione che tutto quanta avviene sulla terra debba essere
Ie cosl insignificante) come la questione ebraica e I' antisemiti- comprensibile all'llomo puo condurre a interpretare la storia con
sma sia potuto diventare il catalizzatore, prima, del movimen- luogbi comuni. Comprendere non significa negare I'atroce, de-
to nazista, poi di una guerra mondiale, e infine della creazione durre il fatto inaudito da precedenti, a spiegare i fenomeni con
delle fabbriche della morte (ivi, po LII). I analogie e afferrnazioni generali in cui non si awerte piu I' uno del-
Ia realta edell' esperienza. Significa piuttosto esaminare e porrare
La realta e un intreccio complesso la cui risolvibilita in un I coscientemente il fardello che il nostro secolo ci ha posta sulle I
principio non e mai possibile (perche, come e noto, la i spaile, non negarne l'esistenza, non sottomettersi supinamente al o

I
suo peso. Comprendere significa insomma affrontare spregiudi-
realta, in Arendt, e plurale e irrappresentabilel. La realta e
"I'infinitamente improbabile", iI nuovo e I'imprevisto a cui
I catamente, attentamente la realta, qualunque essa sia (ivi, p. LII).
danno vita gli uomini e Ie donne che vengono aI mondo
riempiendo la cornice materiale dello "spazio terrestre" o

i
n ritrno attraverso cui tale nodo percorre tutta I' analisi
con eliscorsi e azioni. Tutto questa e ormai patrimonio pre- I
Io
del totalitarismo e scandito assieme dalla questione episte-
ziosissimo della folta "progenie" arendtiana. n problema, mologica e dall'istanza etica. n gesto audace che guida
in questa caso, non e tanto quello eli tJ!1a comprensione del- Arendt nella ricostruzione dell' accaduto stot·ico nella sua
Ia reald tout court, ossia della comprensione comunque po- 1 complessita e novita e iI posizionamento responsabile e bat-
Iitica della realta nel suo darsi come apparenza, fenomeno I
o
tagliero nei confronti eli una realta che Ie ha posto una sfi-
che si mostra e che vuole mostrarsi, rna della comprensio- da. Se la reald nel suo snodarsi plurale e innanzitutto poli-
ne eli una realta inauelita e talmente assurda nella sua novita tica, la sua comprensione non puo prescindere da tale plu-
da sconvolgere tutte Ie categorie intellettuali a elisposizione ralita, la quale per essere compresa nella sua essenza plura-
della traelizione. Ie richiede una responsabilita etica che rimanga fedele alia
Se la reald e infmitamente improbabile, la qualita della "struttura" della realta. Questa responsabilita si incama
realta totalitaria sta proprio nell'aver rispettato tale "pre- nell' esigenza arendtiana eli comprendere iI totalitarismo
cetto arendtiano" oltre ogni immaginabilita. n paradosso e senza giustificame Ie premesse, sia storiche che epistemo-
evidente. La realta come contingente concretizzarsi di fatti, lagiche, e questa puo awenire solo leggendo la realta con
come imprevisto intrecciarsi eli storie eli vita, e la realta del- acchio politico.
Ia politica intesa da Arendt come dimensione genuinamen- I.:occhio attento alia dimensione plurale e contingente
te terrestre e umana, conelivisa e auspicabile, modalita eli della politica pennette di trattare ogni accaduto storico con .

46 47
OlivIa Guaraldo Cristalli di storia: it totalitarismo tra abisso e redenzione

la disincantata consapevolezza che esso e innanzitutto un tento polemico, disgregante, rna assume la valenza di una
fatt,o reale e concreto, I~ cui necessita 0 dimensione epoca- totale modificazione dei parametri epistemologici di com-
Ie ~ solo un preglUdizio metafisico. 1 AIIo stesso tempo, prensione dell' accaduto storico. Etica e politica rimuovono
pero, tale contmgenza non viene esaltata 0 idealizzata in i pesanti strati di "civilta" e di tradizione, rendono vivo iI
quanto ':aI di la del bene e del male", rna fatta valere come paradosso della realta inaudita.' Le due prospettive voglio-
p:ospetuva che assume forte valenza etica. Non elecito, so- no svelare I'orrore che sta alia base di tale inaudito, rna aIIo
stI~e Arendt, volere a ogni costa rintracciare cause socio- stesso tempo esse non ne devono risolvere iI paradosso.
10glche, politIche, economiche 0 filosofiche che avrebbero Se la politica e, per Arendt, complessa interprete della
necessanamente portato aI totalitarismo, quasi per voleme realta, essa eanche imprescindibilmente connessa aII'istan-
gmstificare iI male e I'assurdita assimilandolo aI processo za etica di salvare dall' oblio i fatti inauditi di questo secolo
stonco che meVltabilmente va avanti. n totalitarismo ci ha rendendo loro giustizia. DaII'incrocio di tali prospettive,
mostrato, sembra voler dire Arendt nell'introduzione alli- dagli angoli di visuale prioritari (i quali sono in stretta in-
br~, che iI Geist hegeliano non conquista progressivamen- terdipendenza) da cui I'autrice osserva iI mondo, si evince

t~ I autocosclenza attuandosi nella storia. Ci sono momen- una nuova stona,
tI, mteri periodi, in cui Ie alte conquiste dello Spirito occi-
den.tale sembrano svanite, e rautocoscienza pigramente as- Politica dell'irrealtii
sop Ita. Trovarsi di fronte a un fatto, a un evento che per la
sua specifica natura stonca e quindi temporale eun <<inau- Ora, riannodando Ie trame plurali del discorso arendtiano,
dito» un <<mai .a~cad~to prima» (unprecedented) pone sia ritomando aI nodo mai sciolto del totalitarismo come fe-
degli ~u~r:ogatlVl etlC1 che epistemologici. nfatto einaudi- nomeno assolutamcnte nuovo, Ia realt .. gioca un ruolo as-
to qumdi m-compr~nsibile non per ignote ragioni, e nem- sai ambiguo.
meno !~ SI vuol far nmanere tale. nfatto einaudito proprio Realta totalitaria eassieme un complesso intrico di fatti e
perche mcomprensibile, e viceversa. un indecifrabile amalgama di e1ementi.' Questo senz' altro
Se la volonta emossa da una responsabile assunzione del
paradoss o ~ell'inaudit~, I~, modalita dello svolgersi di tale '<ill vantaggio virtuale ddla nostra situazione dopo il tramonto ddla
par~dosso, iI su~ div~re operativo", nella comprensione metafisica e ddla filosofia potrebbe essere duplice. Essa ci consentireb·
de!! ,mc0n:'pren.slbile, e essenzla1mente politica. Tale opera- be di guardare aI passato con occrn nuovi, liberi dal farddlo ddla co·
strizione di qualsiasi tradizione, e di disporre percio di un patrimonio
tIVlta, pero, diVlene efficace solo se non rirnane semplice in- enonnc di esperienze immediate, senza essere vincolati da alcuna pre·
I scrizione suI modo di trattare simili tesori: "Notre heritage n'est precede
I,Concordo perfettam~te con quanto sostiene Carlo Galli a pro- d'aucun testament" (Rene Char»> (Arendt, 1978b, trad. it. p. 94).
POSlto ddla ler;ura ~rendtlana ddla secolarizzazione ddla modemita, J La cosa piu interessante e che illibro in origine doveva avere un
la quale e per I autnce lnnanzltutto un fatto. L'aIienazione dell'indivi- altro titolo, il quale emolto indicativo del dilemma metodologico che
duo modemo. la nascita. dcll'i~ nell.a filosofia cartesiana e spiegata d- Arendt dovette affrontare nd trattare un argomento storico senza pre·
co~ren~o a una costellazIone eli fam concreti e contingenti. (<La seco- cedenti. ntitolo doveva essere Elements 0/ Shame: Antisemitism - Im-
la~aZ1on~ ~on de:,c,rive ~'epoca in senso forte, per la Arendt, pro- penallsm - Racism (Elementi ddla vergogna: antisemitismo - imperia-
~no perche epoca Lmplica rottura e sospensione eli un oecline pree- lismo - razzismo). Arendt sostiene, in alcune lettere all'editore, che tra
slst~te - ~ol~a, necessita 0 liberta che do significhi -; l' analitica esi- i tre «dementi», l'demento «amalgamante» doveva essere l'antisemiti·
stenZiale di Vita activo (Ia distinzione tra Ie funzioni del contemplare smo. ntermine «dementi» suggerisce proprio la rottura con la narra·
dellavorare,. del fare e ddl' agire) vale invece a retrodatare I'essenza di zione storiografica che postula una continuita tra cause ed effetti, L'u·
la ~O?~ITUta, a co~oca.r1a come'pos~/bilild antropologica e a toglierle so del termine «amalgama»,. inoltre, suggerisce una combinazione eli
qwndi il carattere SIa di cesura sla di necessita» (Galli, 1988a, p. 218). dementi la cui unione non eperu detenninata in modo causale e ne·

48 49
Cristolli di slorio: zllolalitarismo Ira abisso e redenzione
Olivia Guaraldo

corrisponde alia petitio principii arendtiana: la reaita e ir- terizzata dal fatto eli essere stata letteralmente "fabbricata"
rappresentabile, la realta eI'infmitamente improbabile. Ma in base a premesse ideologiche che trovano nella contin-
come rapportarsi a una re-a1ta che, nella sua infinita impro- genza degli altri fenomeni storici il terreno fettile per svi-
babilita, ci pone dinnanzi la questione del male? Se, da una lupparsi. La realta dell'accaduto stOl-ico si pone innanzitut-
parte, la realta politica eassolutamente fragile nel suo darsi to come aIIontanamento dalla realta conelivisa. La realta del
e nel suo e1isfarsi, la realta totalitaria ebifronte: fragile per- totalitarismo come "progetto politico" si fonda sull'irrealta.
che costruita su equilibri contingenti (e questa corrisponde Arendt parla eli una «autocostrizione del pensiero ideologi-
aII'assunzione arendtiana che la realta e sempre interrela- co» che «eIistrugge tutti i legami con la realta». La realtil
zione umana, legata aIIo spazio dell' apparenza e al fatto che conelivisa, quella che lei chiama la «realta dei cinque sensi>.,
"puc anche non accadere") rna aIIo stesso tempo lacerante perde, nel mondo dominato dall'ideologia, la sua oggetti-
nella sua opera eli distruzione. Questa duplicitil appare co- vita, la sua incontrovertibilita. .
stantemente nellibro sui totalitarismo.
La prima dimensione estrettamente connessa aII'indagi- Prima di conquistare iI potere e eli creare un mondo confonne
alle Ioro dottrine, i movimenti totalitari evocano un mondo
ne storica della cosiddette "cause". l'antisemitismo, I'im-
menzognero di coerenza che meglio della realta risponde ai bi-
perialismo e il totalitarismo sono fenomeni la cui contin- sogni della mente umana e in cui, merce l'immaginazione, Ie
genza storica e stemperata nell'analisi arendtiana proprio masse sradicate possono sentirsi a proprio agio ed evitare gli
per negare a essi I'elemento oggettivo, nel senso hegeliano, incessanti colpi che Ia vita e Ie esperienze reali infliggono agli
eli necessita.' n secondo aspetto, il "precipitato" eli un tale uomini e alle Ioro aspettative (ivi, p. 488).
amalgama, viene a delinearsi come realtilla cui strana con-
sistenza e eli essere un prodotto umano dalle caratteristiche n ruolo svolto dall'ideologia nella manipolazione ineli-
non umane. Se da una parte il corso oggettivo della storia scriminata della realta produce un effetto totale che e1ivie-
viene sconfessato nel suo aspetto inevitabile, dall'altra I'ir- ne operativo a ogni livello. La capacita del totalitarismo eli
reversibilita dell'accaduto, I'effetto, si presenta "a conti fat- fabbricare in modo inflessibile una realta e eli farla valere
ti" come punto eli non ritorno. plausibilmente attraverso una logica inflessibile, tipica del-
n "precipitato" totalitario si presenta innanzitutto come Ia paranoia, vanifica ogni pretesa eli comprensione oggetti-
realta, dato eli fatto. La qualitil eli tale realtil, perc, e carat- va, e, anzi, 10 stesso concetto eli realta perde ogni significa-
- to. <<Le masse moderne non credono nella realtil del mon-
cessario, rna nemmeno in modo dd tutta accidentale. La scelta di ter- do visibile, della propria esperienza; non si fidano dei loro
mini come «clementi» e «amalgama» fcmisee ad Arendt un «vocabo- occhi e orecchi, rna soltanto della loro immaginazione, che
lano della contingenzlI>', Cfr. LJ. Disch, 1994, pp. 115-116. puc essere colpita da cie che e apparentemente universale
~ Un esempio lampante puo essere riscontrato quando Arendt af- e in se coerente» (ivi, p. 485).
fronta l' argomento "sociale" della condizione ebraica in Europa. Se da
una parte vi sono numerosi fattori economici che contraddistinguono
nsuccesso delle ideologie totalitarie si incontra con I' au-
Ia condizione ebraica negli stati nazionali, dall'altra fanon apparente- mento esponenziale eli masse eli inelividui atomizzati, la cui
mente superfidali, come per esempio la ncia tipicamente borghese principale caratteristica eI'isolamento e la mancanza eli re-
delle societa europee di fine secolo, svolgono una funzione altrettanto lazioni sociali. Laddove la realta in quanto intersoggetti-
detenninante a completare il quadro storico che Arendt ha in mente. VIta, in quanto "fede percettiva" garantita dalla presenza eli
Le interessanti divagazioni su Disraeli e su Proust "complicano", per
cosl dire, il "quadro uftlciale", narrando storie di vita senz' altro im· altri, viene a mancare perche manca 10 spazio comune che
portanti rna dd tutto contingenti nd loro svolgersi e senz'altro acci· mette in relazione gli esseri umani, puc raelicarsi la fabbri-
dentali nelloro intluire sui corso poco probabile della Storia. cazione ideologica eli una realta in se coerente,

50 51
- -

Olivia Guaraldo Cristalli di stono: illofalitarismo Ira abisso e redenzione

Que! ehe Ie masse si rifiutano di rieonoseere e la easualita ehe ogni altra cosa; procedono cosl con una coerenza che non esi~
pervade tutta la realta. Esse sono predisposte a tutte Ie ideolo- ste affatto ne! regno dena realta (ivi, p. 645).
gie perehe spiegano i fatti come semplici esempi di determi-
nate leggi ed eliminano Ie coincidenze inventando un' onnipo- Realta e Abisso
tenza tutto eomprendente che suppongono sia alla radiee di
ogni easo (ivi, p. 486). n pensiero che si emancipa totalmente dalla realta e che
rende.prevedibile I'azione umana riducendola a comporta-
La forza poietica dell'ideologia si manifesta apertamen- menlO, a fascio di reazioni, e stranamente in grade di fab-
te nell'effetto devastante che essa ha avuto sulle masse: bricare I'intera rete di dominio totalitario. Questo eiI feno-
soddisfacendo i1loro bisogno di coerenza ha reso la realta meno nuovo che Arendt si trova di fronte. 1.:incontro fata- •
infinitamente manipolabile. Essa viene ridotta a coerenza Ie tra ideologia e storia, tra idee e fatti, innesca un processo
logica, i tratti di casualira che Ie sono propri vengono eli- assieme pericoloso e dubbio. Sarebbe potuto non accade-
minati, proprio perche viene eliminata la pluralita su cui re, fmire in un fiasco, come una miccia che non conduce al-
la realra si fonda: I'esplosivo ma a una esplosione mancata. Di fatto, perc, la
miccia esplode lasciando dietro di se un cumulo infmito di
II dominio totale [... J e possibile soltanto se ogni persona
viene ridotta a un'immutabile identita di reazioni, in modo
maeerie. E sta proprio in questa casualita un poco intrisa di
che ciascuno di questi fasci di reazioni possa essere scamhia- fatalismo (quello di chi osserva Ie macerie, come iI benja-
to con qualsiasi altro. Si tratta di fabbrieare qualeosa ehe miniano angelo della storia, che ha Ie ali bloccate dalla tem-
non esiste. cioe un tipo umano simile agli animali, la cui uni- pesta) quel nodo mai risolto che ritmicamente lOrna nel re-
ca "liberta" consisterebbe nel "preservare la specie" (ivi, p. ,
soeonto arendtiano. Si tratta eli un abisso, come lei stessa 10
599). •
i definisce, un abisso la cui immensira estraniante. 1.:abisso,
,
,
. che altrimenti edetto un «grottesco divario fra causa ed ef-
E!iminando I'unicita e la capacita, a essa connessa, di dar fetto», sta a separare <de concezioni facili e brillanti» di al-
vita all'imprevisto, si e!imina la realta stessa. La realta tota- cuni pseudointellettuali razzisti, come I' eugeneta Gobineau
Iitaria dunque, la realta fabbricata che non merita I' appel- o l' affascinante Disraeli, e <da bestialita attiva».' Nessuna
lativo di "realta", fonda la sua menzogna, 0 meglio I'indif- spiegazione e in grado di colmare tale abisso, ed eproprio
ferenza verso la distinzione tra realta e fmzione, sulla as- in tale abisso che giacciono i resti di una realta violata. E
senza di uno spazio comune e condiviso. La realta dell'ap- nel!'incapacita di capire, e quindi di giudicare, quella realta
,,
parenza, cosl come Arendt la sviluppera in Vita Activa, la "inabissata", nell'impossibilita (e, attenzione, qui sta I' ag-
realta dei cinque sensi e della condivisione delle percezioni, gancio tra la questione metodologica e quella etico-politica)
eeliminata a favore di una realta pili vera, e senza dubbio e ne! rifiuto di colmare quell' abisso che si gioca tutta I' ana-
meno fragile nella sua coerenza. •

., Usi arendtiana.
'I

II pensiero ideologieo diventa indipendente da ogni esperienza, .


che non puo comunicargli nulla di nuovo neppure se si tratta di , «D razzismo scaturl da esperienze e costellazioni politiche che era-
un fatto appena aeeaduto. Emancipatosi cosl dalla realta perce- no an~ra sconosciute e sarebbero apparse verarnente strane persino
ll
pita coi cinque sensi, esso insiste su una realta "piu vera che e ,
a devotl sostenitori della razza come Gobineau 0 Disraeli. Fra Ie con-
naseosta dietro Ie eose pereettibili. [...J Le ideologie [. .. J ordi- cezioni facili e brillanti di questi semintellettuali e la bestialita attiva e'e
nanD i fatti in un meeeanismo assolutamente logieo, ehe parte un ablsso che nessuna spiegazione e in grado di coImare» (Arendt,
da una premessa aeeettata in modo assiomatico, dedueendone 1951., trad. it. p. 256).

52 53
Olivia Guaraldo Cristalli di storia: it totalitarismo fra abisso e redenzione
,
Da una parte la realti! "politica" viene, in epoca impe- cleologia, 0 meglio sul dominio planetario di una razza
rialista prima e totalitaria poi, calpestata. La smania di sulle a1tre.'
potere per iI potere e un'~usione di onnipotenza aIIUCI- nsuccesso dell'ideologia me trangugia nella sua logica la
nanD I'uomo occidentale. LaffermazlOne di Cecil Rhodes realta dipende sopratruno dall' ampiezza del progeno .. S~
(<<annenerei i pianeti se potessi») non a caso e scelta da tale ampiezza, Ie cui dimensioni sfuggono a ogm posslbilit.a
Arendt come esergo aI capitolo sull'imperialismo. Le- eli controllo 0 di misura umana, ma possono essere manI-
stromissione dal mondo condiviso, dallo spazio terrestre polate dall'astranezza dei concetti generali, I'ideologia che
orllIai divenuto troppo angusto per I' onnipotente impe- accompagna i movimenti totalitari fa enorme affidamento:
rialista iI desiderio di oltrepassare costantemente dei E proprio nella generalita, nella planetarieta di tali concem
confini, <Ja scoperta dell'espansione non motivata dalla si perde la concretezza, la limitatezza del reale, legato come
brama di conquis' are uno specifico paese, ma conceplta cleve essere alia dimensione finita dell' esistenza umana. In
come un process(· senza fine in cui ogni paese servlva questa generalita consiste I' abisso «c~e ne:suna spiegazio-
esclusivamente CO,'le trampolino per un ulteriore balzo» ne potra mai colmare». Nessuna splegazlOne che,. c.ome
(ivi, p. 300), sta a si,:nificare che la totale perversione del- Arendt la intende, deve partire da que! reale condiVlso e
Ia comune percezione umana della realta e gia avvenuta approdarvi nuovamente. E proprio perche lao re~t~ non e
molto prima della creazione dei campi di con~en~ram.~­ pili in questione, perme e rifiuto planetano di ~ Ildeolo-
to. Limperialismo e gia un'ideologia: esso travlsa I fam Sl- gia si sbarazza, lei la vuole recuperare, ne vu.ole nn~raccI~­
stemandoli nella semplice cornice di un'idea, I'espansio- re Ie fila leggendo tra Ie pieghe di quella stona degli ablss~.
ne fine a se stessa, che da sola giustifica tuno. Leleme?to Rileggere quella storia, pero, non deve significru:e giustl-
di processualita che nel suo infinito dispiegarsi acqUlsta fiearla, e giustificada significherebbe pretendere di poted.a
legittimita e proprio dell'ideologia: «Nella loro pretesa di spiegare in toto, come se non si fosse aperta a1cuna voragt-
spiegazione totale Ie ideologie hanno 1a tendenza a sple- ne e il corso degli eventi Fosse proceduto Iinearrnente.' Co-
gare non quel che e, ma quel ch,e dlVlene, che n~sce e me si diceva prima, a conti fatti, a eventi accaduti, la pe-
mUOl-e. Esse Sl occupano solo dell e1emento di movtmen- santezza dell'irreversibilita e opprimente.
to cioe della storia nel senso usuale della parola» (ivi, p. Dunque se da una parte la realta de! totalitarismo e na-
644). Lelemento di movimento insito nella prospeniva scosta, perche calpestata dall'ideologia, dall' a1tra deve esse-
imperialista per legittimarsi compJetamente non puo fare
affidamento solo sulla storia come passato da "interpreta- •.,I
re", ma su un futuro da progettare in termini spaziali, i •Eben nota la connessione diabolica che esiste tra il progetto im-
perialista e Ie teorie razziali: «E estrernamente probabile che Ie teorie
cui confini trascendono la sfera terrestre. La leginimazio- basate sulla razza sarebbero scorn parse a tempo debito insiem~ con al-
ne totale, I'efficacia ideologica I'imperialismo la ottiene tre opinioni irresponsabili del XIX secolo, se la corsa alia conqw~ta del-
postulando la conquista infinita, prevedendo un'espan- ) I'Africa e l'era dell'imperialismo non avessero .esp~sto l'~anlta euro-
sione che prima 0 poi included anche i pianeti, l'unI~er­ , , pea a nuove emozionanti esperienze. La poliuca lffipenalista avrebbe
richiesto l'invenzione dd razzismo come Wlica "giustificazione" possi·
so intero. La realta nella sua dimensione concreta e un- bile, come scusa per Ie sue imprese, anche se nessuna teoria razzi~e
prevista viene spazzata via: nella prospettiva imperialis ta foss e rnai venuta alia luce nel mondo civile» (Arendt, 1951a, trad. It.
nessun ostacolo contingente si puo frapporre tra iI pro- pp.256-257).
geno espansionista e la sua anuazione. E questa vale ID ; l:angelo della storia di Beniamin esprime la consapevolezza del-
ugual misura per iI progeno razziale del nazismo, iI qu~.e I l' _bisso: «Ha il viso rivolto al passato. La dove davanti a noi appare
una catena di avvenimenti, egli vede un'unica catastrofe» (Ben)armn, •
basa la sua leginimita sulla diffusione planetaria delll- 1997, tesi IX, p. 37).

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Olivia Guaraldo Cristalli di sloria: it Jatalitarlsma Ira abisso e reden1.ione

re recuperabile. l'abisso deve essere cohnato. Ma iI modo coerente».' Non sarebbe molto difficile aggiustare anche iI
in cui tale abisso viene da Arendt cohnato non e assoluto- totalitarismo come uno stadio di un unico movimento coe-
rio. 1'abisso rimane abisso, noi "posteri" tentiamo solo di rente. Le ideologie comunista e capitalista hanno tentato
stare sulla sua soglia cedevole e di avere iI coraggio di guar- di farlo.' La tentazione di impadronirsi della realta a pro-
dado. Affrontare spregiudicatamente quella realta che I'i- prio vantaggio eun' eredita totalitaria che i cosiddetti "vin-
deologia ha nascosto non significa di necessitil compren- citori" hanno assimilato con grande facilitil. .
deda, cosl come guardare I' abisso non significa gettarvisi
dentro. Se una comprensione del fenomeno vi puo essere, rAbisso e fa Redenzione
essa non puo e non deve essere dissolta nella morbida astra-
zione neutralizzante della teoria. npensiero di Walter Benjamin, e soprattutto Ie sue elabo-
Proprio perche la speculazione teorica tende sl a "com- razioni sul «concetto di storia», offrono interessanti spunti
prendere", ma Ie sue modalita gnoseologiche sono tali da interpretativi al riguardo della questione arendtiana della
non poter accettare iI carattere "inaudito" di un fatto, in comprensione del passato. Le riflessioni sugli eventi dei
relazione al totalitarismo la conoscenza teo rica contiene (<tempi bill» che portano Benjamin a svi1uppare Ie ben no-
un accento fortemente neutralizzante, diremmo quasi te tesi, ci danno modo di comprendere quanto la volonta di
apologetico. La fOl1nulazione di concetti astraenti tende a salvezza, 0 meglio la debole speranza di una redenzione dal
fornire utili griglie di comprensione, strumenti sintetici, male, animasse la ricerca intellettuale del tempo. AI di Ia di
"economicamente" efficaci. Le founule, Ie tipizzazioni, Ie una semplice utopia di salvezza, sia Hannah Arendt che
categorie rendono facile un tipo di conoscenza "manipo- Benjamin esplicitamente manifestano la ferma convinzione
lante", atta soprattutto alla modifieazione, alla strumenta- che sia aneora possibile, nonostante iI male aeeaduto, ritro-
lizzazione. E quanta ideologicamente e stato fatto. E se iI yare un senso. Cio che rende I'accostamento fruibile, no-
potere totale dell'ideologia in quanta sistema onnicom- . nostante la distanza politica e teorica dei due autori, e, a
prensivo e coerente puo essere cosa del passato, e neces- mio awiso, la straordinaria ricchezza del pensiero benjarni-
sario anehe nel presente astenersi da qualsiasi generaliz- ruano, i1 quale, nella sua complessa e sfuggente consistenza, .

zaztone astraente.
Cio che importa e comunque ricordare, stando sulla so- • I:ideologia i: per definizione la logica di un'idea che viene appli-
glia, che essa e pericolante, ehe lasua voragine e presente cata alla storia supponendo che «il movimento della storia e il proces-
so logico del conceno corrispondano l'uno all·altro». E. Arendt affer-
e eon essa iI pericolo di finire inghiottiti. E per questa che rna. ,da logica dialenica, col suo precedere dalla tesi all' antitesi e poi
l'analisi del totalitarismo non deve voler cohnare intera- alla sintesi [..,] non e diversa una volta che un'ideologia se ne impa-
mente tale abisso: cio significherebbe dimenticarsi della dronisca; la prima tesi diventa la premessa, e il vantaggio del congegno
sua presenza. Gettare un ponte sull'abisso, riannodare i1 dialettico per la spiegazione ideologica i: che puo giustificare Ie con-
traddizioni di fatto come stadi di un unico movimento coerente»
passato al presente come se Auschwitz non fosse esistito 0 IArendt,I951a, trad. it. p. 643).
fosse esistito perche era inevitabile che accadesse, signifi- 9 L'uso che hanna fatta i sovietici della lorD vittoria sui nazismo e
cherebbe dimenticare iI pericolo dell' abisso stesso, che, esemplare a questa proposito. Basti osservare i vecchi musei ancora
comunque, nella sua profondita sempre minaccia. Signifi- conservari nei campi di concentramento tedeschi situari nell'ex Ger-
cherebbe far fmta che la realta, nuovamente, puo essere mania Est Iper esernpio Sachsenhausen, appena fuori Berlino nel
Land di Brandcburgo). Non una volta la parol. "ebreo" viene nomi-
mascherata, travisata, rammendata. Aggiustare la realtit al- nata e la propaganda comWlista insiste invece esclusivamente sull'op-
I'ideologia comporta anehe e soprattutto «giustificare Ie posizione tra fascisti e comunisti. E chiaro che anche in questa caso la
contraddizioni di fatto come stadi di un unico movimento realt. svolge un ruolo assai marginale.

56 57
I

OlivIa Guaraldo Cristalli di sloria: illotalitarismo Ira abisso e redenzione

e in grado di offrire modalita non conformiste di lettura zione di tale passato eI'immedesimazione. Lo storico si im-
della realta. medesima con gli eventi: comprendere eun ritrovare un io
Nelle tesi" Walter Benjamin e!abora I'interessante critica nel tu (Gagnebin, 1978, pp. 56-64). Attraverso la postula-
alla Storia intesa sempre e comunque come storia dei vin- zione della «comunanza» (Gemeinsamkeit) tra il presente
citori. La storia dei vincitori, sostiene Benjamin, e confor- dell' Erlebnis e il passato che tramite tale precomprensione
mista. Nell'ipocrisia di conoscere il passato «come propria- viene decodificato, 0 l'immedesimazione (Ein/iihlung) con
mente e stato» enascosto <4' aggiustamento della prospetti- il passato, 10 storicista relativizza il suo punto di vista come
va», il focalizzare su un esito l'interpretazione di cio che e punta di vista storico. Ossia, cOSI facendo, si adegua al cor-
accaduto. E tale esito e sempre misurato sulla vittoria. La so della storia dei vincitori facendolo passare come suo
storia dei vincitori, ne! suo bisogno di confol'lnismo, econ- punta di vista. Tale re!ativizzazione ha in se qualcosa di
tinuistica. «quietistico» (Beruhigendes). <<In ogni epoca bisogna ten-
Nello storicismo Benjamin individua tre aspetti deleteri: tare di strappare nuovamente la trasmissione de! passato al
la prospettiva di una storia universale, la presenza di un ele- conformismo che e sul punto di soggiogarla» (Benjamin,
mento epico per cui la storia si <4ascia raccontare» e I'im- 1997, tesi vn, p. 29).
medesimazione dello storico con il passato. La storia, cosi Tale conformismo, nella visione di Benjamin, deve esse-
come la concepisce Ranke, interpreta il passato come un re sconfitto in vista di una redenzione 0 salvezza (Rettung)
tempo omogeneo e vuoto, in costante progressione verso il del passato. n passato in quanta storia degli oppressi non
futuro. AlIo stesso modo questo passato si lascerebbe rac- ha avuto mai voce, proprio perche la storia nella sua di-
contare nella sua fattualira, come e realmente stato. mensione continuistica esempre stata dei vincitori: «Que!-
Dilthey fonda la comprensione storica sul concetto eli Ii che di volta in volta dominano sono pero gli eredi di tut-
Erlebnis. Si tratta di una modalita di "struttura del vissuto" ti coloro che hanno vinto sempre. I.:immedesimazione con
per la quale la vita psichica si adegua all' esperienza, ossia la · il vincitore toma sempre a vantaggio dei domina tori di tur-
comprende in quanto vi e una identita di struttura tra la · no» (ivi, p. 31). n passato in quanta storia di oppressione,
modalira psichica e il darsi dell' esperienza. I.:Erlebnis euna stOlia di menzogna che ha sostituito la sofferenza e il male
sorta di modalita pre-riflessiva della comprensione che, con la continuita dei vincitori deve essere redento, portato
postulando un'identita di struttura tra il vissuto e la sua alla superficie per essere fatto valere ne! presente.
comprensione, tra I'offrirsi dell'esperienza al soggetto e la n passato, per Benjamin, vive stratificato sotto la crosta
sua comprensione psichica, assicura continuira nella com- apparentemente tranquilla de! presente. E la storia degli op-
prensione storica. La storia, infatti, non e altro che un in- pressi che Benjamin ha in mente non euna storia dalla con-
sieme di vissuti la cui struttura e identica, ne! senso che il tinuita parallela 0 sotterranea, rna semmai una storia che
soggetto puo conoscere il passato dal punto di vista del deve essere intesa aporeticamente come discontinua (Ga-
presente, il suo presente culturale e psichico, proprio per- gnebin, 1978, p. 85). Una storia in cui il fluire del tempo e
che essi hanno la stessa struttura. n modo di presentifica- ~rrestato, eportato a uno «stato di sospensione» 0 «stato di
unmobilitil» (Stzllstand). E come se certi eventi fossero so-
spesi eliacronicamente e dilatati sincronicamente, polariz-
10 Ci~. che onnai comunemente si intende per tesi benjaminiane eil · z.ando l'attenzione su di se. Questo arresto sottrae gli even-
saggio Ube, den Begri/f der Geschlchle. La traJuzione italiana a cui si 1I alia lora dimensione di precedenti di cause necessarie to-
glie.loro quell'aspetto di necessita ;ttribuito loro dalla ~to­
fa qui riferimento si attiene al titolo originale, reintitolando Usaggio Sui
amcel/o di,IOT/a. La precedente traduzione titolava Tesi di/iloso/ia del·
la slona. na mtesa come continuum. Gli eventi dopo tale sospensio-

58 59
Olivia Guaraldo Cristalli di storia: il totalitarismo tra abisso e redenzione

ne riprendono a <<ffiuoversi» oppure «continuano a signifi- la sua rarnmemorazione, a favore di un'idea. vincitore n e
care» rna in modo diverso rispetto a prima. Compito del chi si impossessa dell'ideologia dei vincitori, l'ideologia vuo-
materialista storico, dice Benjamin, e«riattizzare nel passa- ta della Storia come processo, chi si inserisce nel £lusso dei
to la scintilla della speranza», far riemergere il passato degli dominatori dimenticando Ie vite calpestate. Vincitore e an-
oppressi redimendolo in una visione della storia che si op- ,
,
che chi non si cura della rea/ta, rna solo della sua proiezio-
ponga a quella dei vincitori, perche <<oeppure i morti sa- ne nella dimensione di movimento temporale, di una rea/ra
ranno al sicuro dal nemico, se vince. E questa nemico non che eletta solo nei termini del suo "passare", del suo essere
ha smesso di vincere». mero strumento del fururo. Questa e la prospertiva storici-
n risignificare delle nuove cristallizzazioni storiche, degli sta. Ma eanche la prospertiva di chiunque si accodi al cor-
eventi sospesi dalla dimensione diacronica, sottrarti alloro teo del vincitore, contribuendo a trasmetteme il "patrimo-
fungere solo da tramite temporale verso l'ignolO, deve po- ruo culrurale" che, in quanto patrimonio di una tradizione
ter portare a compimento Ie pretese di un passato che non di vittoria, e quindi di oppressione, <<oon e mai un docu-
e mai accaduto. mento della culrura senza essere un documento della bar-
In altre parole I'aporeticira della storia degli oppressi, la barie» (Benjamin, 1997, p. 31). AI contrario, «il materialista
discontinuita che ne ealia base, estrumento assieme meto- •, storico non p~o rinunciare al concetto di un presente che
dologico e politico,!' tramite il quale la <<lradizione degli op- non epassaggio, rna nel quale il tempo e in equilibrio ed e
pressi», il residuo della storia ufficiale, nella sua disconti- giunto a un arresto».
nuita si oppone alia continuita e linearita dei vincitori, ri- Nella prospertiva di Benjamin il passato, dunque, vanta
presentando continuamente la sua speranza di liberazione. pretese sui presente, e un passato che non si e ancora con-
Opporsi alia continuitil storica, guindi, significa opporsi a cluso ed anzi e costantemente aperto sull' adesso, e gravido
una visione che appiattisce la realta e il suo impatto a una di promesse (Gagnebin, 1978, p. 94). Tale prospertiva di
catena interminabile di cause ed effetti, <<ia successione del- ontologizzazione del possibile permette di vedere il passa-
le circostanze come in un rosario» e che, alIo stesso tempo, to greve di oppressione e di violenza non come un passato
appiattendone l'urto di oppressione e sofferenza, si adegua qualunque, rna come un passato ancora pieno di desideri
al punto di vista del vincitore. da esaudire, di giustizia da realizzare, di rea/ta da svelare.
n vincitore e colui che ha soppresso la rea/ta, e con essa Insomma, per Benjamin si tratta di un tempo profonda-
- mente marcato dai suoi awenirnenti, non di un tempo vuo-
II Secondo Gagnebin, per Benjamin la concezione positivistica del- to che la storia universale riempie di farti che si susseguo-
la storia, che vede il presente solo come cesura tca passato e futuro, no. n tempo e qualitativamente impregnato di speranza, e
non permette alia rilevanza metodologica della storiografo di emerge· il tempo di cui ogni secondo e <<ia piccola porta attraverso
re, anzi viene rdativizzata, e la sua posizione nd presente non viene la quale poteva entrare il messia».
rnai problematizzata. Per Benjamin invece l'istanza metodoJogica, I'in·
teresse conoscitivo deve essere parte integrante della narrazione stori- .Si tratta dunque di una sospensione della continuita che,
ca, anzi, il suo momenta costitutivo. La prospettiva di interesse. cioe in Benjamin' come in Arendt, da una parte si innesta sulla
quella di scrivere una storia degli oppressi, quella di redimere il passa· revisione e sulla distruzione della storia intesa come £luire
to, e profondamente legata alla concezione discontinua della tempo- ininterrotto, come esclusivo <<oesso causale tra momenti di-
ralita, alIa critica ddla storiografia Jei vincitori. alla ricerca di una nuo-
va modalidt di comprensione storica che pennetta di collegare il con- versi», dall' altra intende far valere la sospensione stessa co-
<etto di Er/ahrung (esperienza condivisibile) alia storia. La storia e me volonta di non ricucire il passato sui presente, come ac-
quindi sempre storia del presente, nella misura in cui il presente si col· cettazione dell' abisso. .
lega al passato che emerge all'improwiso. Cfr. Gagnebin, 1978, p. 101. Se in Benjamin il gesto distruttore che spetta al materia-

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Olivia Guaraldo Cristalli di sloria: if totalitarismo Ira abisso e redenl.ione

Iista storico ricompone la storia partendo dai suoi rifiuti,12 va benjaminiana, come defmizione di un "montaggio sto-
o meglio dai frammenti nascosti che la tradizione di conti- rica" che, nella volond di salvare i fenomeni, dipende da
nuita ha impregnato di oppressione, e ne fa una citazione
che ha il potere, la forza sowersiva di smuovere illettore
un agire nel presente. L'adesso, 0 Jetztzeit, e l'intensita d!
un presente impegnato nel ritrovamento frammentato del
dalla calma accettazione del presente, in Arendt la com- fenomeni passati il guale, proprio nel suo intento di re-
posizione di una storia del totalitarismo che non giustifichi denzione degli stessi, si attualizza in azione. n fondamento
il passato rna 10 affronti spregiudicatamente si realizza nei di tale azione storica sta tutto nella distanza che esiste tra
termini di una narrazione discontinua che disgrega la cro- la storia intesa come sviluppo, come progresso, e la storia
nologia come struttura e sottolinea la frammentarieta e Ie intesa come salvezza 0 redenzione. E la distanza si misura
strade senza uscita della storia (Benhabib, 1990). In en- proprio sulla capacitit politica, guindi, attiva, d~~ storia
trambi i casi la distruzione della prospettiva tradizionale, (Gagnebin, 1978, p. 102). Ecco perche la gestualita mslta
della trasrnissione del passato secondo Ie modalid da sem- nella sospensione della continuita, gestualita che e comu-
pre accettate perche calibrate sull'esito vittorioso, si assa- ne a Benjamin e Arendt, e prima di tutto incitamento al-
cia in modo indissolubile alia volonta di una ricomposi- I'azione, impegno etico e politico nei confronti di una
zione del passato che non sia giustificatrice ne tantomena realta che chiede giustizia.
conciliante. La storia cosl composta non si concilia con il n gesto di sospensione e la costruzione di costellazioni
presente, rna semrnai ne sowerte la tranguilla fede nella stariche che ne deriva, la costmzione che si oppone alia
.
conunwta. '- continuita tradizionale e alia plausibi)ita continu;stica dei
L'incontro tra passato e presente non e mai tranguilla, vincitori, e innanzitutto "citazione". E citazione perche e
l'interesse del presente per il passato non e mai "antigua- gesto ehe si affida alIe citazioni del passato da redimere. Ta-
rio" rna semrnai sempre e solo rivoluzionario." «Ogni le passato einfatti "redimibile" solo nei termini della sua ci-
scrittura storica e implicitamente una storia del presente, tabilitai' ossia della rinuncia volontaria alia sua compren-
ed e la particolare costellazione e cristallizzazione di e1e- siane nei termini di una continuitit non frammentata. E nel-
menti in un tutto fatta nel presente che fornisce la guida I'essere citazione che strania illettore, proprio perche 10
metodologica alloro significato passato» (Benhabib, 1990, strappa dalla comoda visione del continuum storico, tale vi-
p. 172). siane del passato eanche in-citazione all' azione nel presen-
La storia eattuale nel momento_in cui essa sorge dall'in- teo Dungue la salvezza dei fenomeni, il render ~o:o giusti~ia
contro tra passato e presente. "Attuale" nella doppia si- puo awenire solo prendendo nel presente pOSlZlOne politl-
gnificazione di "attivo" e "presente" vale, nella prospetti-
-----~ -- -------------
14 <<ll passato ha autorita se fissato come ~r~dizione; l' autori~a. ~
IZ «Montaggio letterario. Non he nulla da dire. Solo da mostrare,
quanto si presenta storicamente, diventa tradizlone. Walter Benjamll1
Non sottrarro nulla di prezioso e non mi appropriero di alCWl3 espres- sapeva che rottura della tradizione e perdita di autoritii erano irrepa·
sione rieea di spirito. Stracci e rifiuti. invece, non per fame l'inventa- rabili, e per questa decise eli cercare nuove strade per confrontarsi con
rio, bensl per renJere loro giustizia nell' Wlico modo possibile: usan- il passato. In questo confronto divenne maestro quando scopri che al
doli» (Benjamin, 1986, p. 595). . . posto della tradibilit' del passato era subentrata la sua atabit.tii, al po-
l) «Per il pensatore rivoluzionario la peculiare chance rivoluZlo?ana
sto della sua autorit' la forza spettrale di stabilirsi a poco a poco nel
trae comenna dal potere delle chiavi che un attimo possiede su di una presente e rubargli la falsa pace della spensierata autosoddisfazione.
ben detenninata stanza del passato, fino ad alIora chiusa. L'ingresso In "Le mie citazioni sono come predoni almati che balzano fuori d'im·
questa stanza coincide del tutto con I' azione politiclI» (Benjamin, prowjso e strappano l'assenso allettore ozioso."» (Arendt, 1968b,
1997, tesi XYlia, p. 55). trad. it. p. 156).

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Olivia Guaraldo Crista!!i di storia: if totalitarismo Ira abisso e reden1.ione

ca rispetto a essi. Tale posizione politica cornincia dalla 10- sa di ricco e stupendo» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 307) non

ro comprenSlone. epiu possibile. Senz'altro, pero, deve essere possibile ten-
L'indiscutibile afflato etico-politico che anima I'intento tare una redenzione, tentare una azione politica che smuo-
arendtiano nella ri-costruzione del fenomeno totalitario si va gli strati pesanti della storia neutrale dei vincitori e fac-
crista1lizza nella ricerca affannosa di una modalita di com- eia emergere la realta, complessa e irrappresentabile, dei
prensione che ammetta l'abisso, ossia assuma la rottura sommersi e dei salvati.
della tradizione come imprescindibile, rna che alIo stesso
tempo, e proprio in virtu di tale abisso, pretenda di salva-
re il passato inabissato citandolo. E nella citazione, nella
composizione arbitraria degli elementi del passato, arbi-
traria per chi si accoda aI corteo dei vincitori, trovi la spe-
ranza di una comprensione artiva, una comprensione che
strappi il lertore ozioso dalla sua comoda posizione di
spettatore.
Se la realta, qualunque essa sia, deve essere affrontata
spregiudicatamente, e se la realta el' <<inf'mitamente impro-
babile», la crista1lizzazione storica che Arendt produce nel-
la sua analisi sui totalitarismo ha il pregio di riuscire a man-
tenere vivo tale "precetto politico" anche in riferimento al
passato. n passato degli oppressi dey'essere risarcito dal
presente dei vincitori, e questo pub awenire solo se tale
passato non viene esaurito in un racconto storico che 10
neutralizzi, che dica "come realmente e stato". La reden-
zione del passato, la comprensione dello stesso che non sia
tirannica, pub awenire solo recuperandolo sotto forma di
frammento, ricomponendolo in costruzioni storiche che
balzino improvvisamente nel presente, ingaggiando con es-
so una sfida. n passato da salvare di Benjamin non e altro
che una scomoda lettura dei suoi eventi alia luce delloro es-
sere infmitamente improbabili, delloro non essere assimi-
labili all' esemplificabile.
L'infmitamente improbabile esuccesso, rna verso di esso
dobbiamo mantenere una meraviglia, un orrore cosciente
che epossibile ricreare solo con l'assemblaggio audace dei
n e
frammenti. frammento utilizzabile con liberta proprio
perche la realtit si espezzata, l'abisso si eprodotto. Arendt,
come Benjamin, ne e cosciente. Forse la redenzione non
sara mai completa, forse la «conversione marina» che do-
vrebbe trasfolluare il passato ormai disgregato <<in qualco-

64 65
Sopravvissuto

Sopravvissuto st'ultima diventa allora morte( -a) per esso, e poiche grazie
di Jean-Fran~ois Lyotard a cio 10 spirito ritorna a se (narcisismo dellutto) in una nuo-
va figura. Lo spirito non e nient' altro che oggettivita, e ca-
ratterizzato (e questo, un'entid), e la nuova oggettivazione
comporta, contiene, conserva quella precedente rna, per
COS! dire, modalizzata, nella modalita del non piu. La mo-
dalita del non piu e quella della necessita, 0 della terza per-
sona. La figura anteriore non e pili vivente, l'entita che io
Iniziero ricordando alcuni luoghi comuni, pili 0 menD no- fui non puo pili dire "io". 10 ne posso ancora par!are solo
ti, relativi aI principio stesso di cio che puo venir pensato dicendo essa, allora, alla terza persona. Ed essa non pUG piu
sotto il termine "sopravvissuto". Ne ho bisogno per far ca- essere nient'altro che cio che e stata (e la sua necessita): e,
pire come interroghero qui il pensiero di Hannah Arendt essendo stata «<essente-stato», scrive Heidegger). Hegel ri-
La parola "sopravvissuto" irnplica il fatto che un'entita che solve questa problema con un "noi": lui (e cioe io allora) e
e morta 0 che dovrebbe esserlo sia ancora in vita. Con il io (ora). Mistero di questa e.
pensiero di questa "ancora", di un rinvio 0 arresto di mor- Sopravvivere, secondo questa pensiero in cui nulla si per-
te, si introduce una problematica del tempo. Una proble- de, deve venir inteso nel senso di essere ancora secondo Ie
matica che conceme il tempo nel suo rapporto con la que- modalita del potere (possibilita, capacid, eventualita: even-
stione dell'essere e del non-essere di cio che e. Pili precisa- to, qualcosa di indeterminato arriva ancora), mentre non si
mente, un tempo in cui I'ente (l'entid) e in rapporto con il dovrebbe pili, non si dovrebbe potere, poterne pili.
proprio inizio e la propria fme, come correntemente si di- La sostiruzione hegeliana e quella di una modalira con
ce. In rapporto con l'enigma del fatto che l'entita perviene un'altra. Esprime in un senso la costituzione paradossale
aI suo essere d'ente e se ne va da questo essere. Con il fatto . dell'istanteper il pensiero: I'istante non e t, rna sempre t.dt.
quindi che essa per due volte e necessariamente per due I;essente-stato (Heidegger) irnplica nella propria dete1Illi-
volte sia in rapporto con il "suo" non-essere. Appare e nazione contemporaneamente il fatto che esso non e pili, e
scompare. L'enigma di cui parlo e quello di un rapporto che quindi non potrebbe essere altro, rna anche il fatto che
con cio che non ha rapporto, con un assoluto. esso ela potenza (la derivata) di un alrro istante, detto "se-
Osservazione familiare, se mi permettete. Ora pero, per guente", in cui si dara come non essendo pili.
cercare di essere meno familiari, bisogna chiedersi quale sia La formulazione matematica e fenomenologica dell'i-
I'istanza in rapporto alla quale il sopravvissuto sopravvive. stante come t.dt fomisce cosl un'intelligenza della sopravvi-
Esso sopravvive sempre a una morte, rna alla morte di qua- venza. Cio che e, evivo, rna contiene il proprio non ancora,
Ie vita? e n
per cui gia morto. tempo assicura COS! allo spirito, in
Hegel afferma che la morte e la vita dello spirito. Nella modo sufficiente, il fondamento della sua idea di sopravvi-
fenomenologia 10 spirito non sopravvive alia morte, e il su· venza, all'interno della problematica filosofica dello spirito
peramento della vita immediata, e quindi contemporanea- e della coscienza. La Retention di Husser! racchiude, in un
mente questa vita in quanta morta (passata) e ravvivata, ri- ceno senso, I'intero segreto della sopravvivenza. La filoso-
vivente. Lo spirito vive in quanta e morto all'istanza che fia dellinguaggio, in senso ordinario, direbbe che il tempo
egli stesso /u. E costitutivamente un lutto, nel senso di non e che il gioco delle modalita: non porer pili e potere
Freud, la perdita cioe di se stesso poiche, caratterizzato questa non pili. L'irnpossibilita e la possibilita di questo irn-
dapprima da una figura, la oggettiva per conoscer!a, que- possibile.

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Jean-FranfOlS Lyotard Sopravvissuto

Questo tempo e quello della coscienza 0 dello spirito, e Hegel, Heidegger, la quale e contemporaneamente quella
questa sopravvivenza e la sua assoluta sicurezza, cosl come del soggetto.
sicura e la sua morte. Sicura per il fatto che essa e sempre Ora, pero, proprio all'intemo di questa problematica bi-
una bella morte, poiche e "trattenuta" nel "noi" costituito sogna notare che se si designa la vita dello spirito come una
contemporaneamente daIl'io ora e daIl'io aIlora. sopravvivenza, si mette l'accento sull'assenza, su quanta si
Si pone comunque il problema di sapere se nel ritomo sul perde in cio che e conservato. n mondo e grigio per la not-
non piit qualcosa non venga obliato, qualcosa che dunque tola hegeliana, e un disastro per I'angelo di Benjamin che il
non sopravvive, un resto che non resta. Cio che necessaria- vento del passato spinge all'indietro verso il futuro. Nel pas-
mente sembra dover essere perduto, e la presenza aflora di sato non vede che disastro, cosl come la nottola e cieca di
cio che ora e passato. Cio che ora e necessario, imrnutabile, fronte al colore della vita. l'angelo vede il passato solo co-
era aflora contingente. Cio che ora non ha pill potere (nel me presente disastrato. 1'astro eil tono di cio che evivo. Si
senso delposstbtle) era aIlora potere 0 potenza. Ce una mor- ripropone cosl il problema di sapere se il passato estato in
tale tristezza in cio che e trattenuto e trasmesso. La tristezza effetti,.aIlora come presente, un disastro, 0 se cio che 10 di-
della nottola. Di cio che e legato. La tradizione di cio che al- strugge e il fatto di ri-vederIo. Hegel sostiene quest'ultima
lora si provava nel presente e il suo tradimento. n passato e ipotesi, Benjamin la prima. n che fa una differenza, tutta la
tradito per il semplice fatto che la presenza che esso era vie- differenza tra 10 speculativo e il post -speculativo. In Hegel
ne messa in assenza. Gli manCa un modo, il tonG di cio che illutto si compie, in Benjamin e diventato impossibile.
e vivo, proprio nel momenta in cui viene ricordato. Questa impossibilita di elaborare illutto della presenza
In termini epistemologici: la sua contingenza, cio che la passata (e di ricondurre la sua forza nel se presente, grazie a
Arendt, citando Kant, chiama la «desolante contingen- nuovi oggetti) si chiama malinconia. Se non proprio l'impos-
za». Desolante perche si rib ella in modo assoluto all'inca- sibilira di elaborare illutto, per 10 meno I' accento posto sulla
tenamento necessitante, universalizzante, di cause ed ef- perdita irremissibile della presenza, cioe sulla morte, di cio
fetti. Ma desolante anche perche la memoria comune non che fu. E secondo questa china, persino cio che ora e presente
puo che perdere il sapore singolare di esser qui (questo puo essere sentito come destinato a non essere pill, e costitui-
gusto), che e ontologico. (Ma ha mai fuogo questo sapore? re cosl I'oggetto di una malinconia "preventiva": non eforse
Non gli e forse essenziale il fatto d' aver solamente avuto gia morto cio che ora nel presente ha un' aria cosl viva?
fuogo? Questo sal?ore non deriva farse solamente dal fat- La stessa nascita, il cominciamento, viene considerata
to di ricordarsi? E forse qualcos'altro dall'effetto di una malinconicamente come un'illusione. Cio che viene aIla vi-
mancanza, I'effetto di cio che la memoria manca ricor- ta, cioe l'istante come awenimento, il venire fuori dal nul-
dandosene? Ogni foto, per quanta recente, non e forse es- la, egia destinato a ritornare al nulla. 1'unico essere-in-ve-
senzialmente ingiallita?) n tradimento del vivente e con- rita non e qui. Questa inversione delle apparenze puo dar
tenuto nella tradizione che di esso si ha attraverso il so- luogo a una metafisica. 1'etemo presente, il presente viven-
pravvissuto. Viene richiesto affinche persista una traccia te, e sempre assente. 1'essere non e l'ente. Malinconia che,
dell'antica presenza, necessariamente alterata, "riscalda- dopo il platonismo, non so bene per quale motivo, si chia-
ta". n testimone e sempre un cattivo testimone, un tradi- rna "occidentale". La si ritrova in ogni pensiero quando in-
tore. Ma in fondo testimonia. ciampa nel suo scacco, che e anche quello della passibilitit,
Tale questione viene qui posta nel quadro di una fIloso- deUa temporalita, della modalita.
fia del soggetto 0 dello spirito, di una fenomenologia. E nsolo modo per il pensiero di non tradire fa presenza sa-
quella della sintesi del tempo, in Agostino, Cartesio, Kant, rebbe quello di rifiutarsi a ogni ente e di mantenersi nella

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Jean-Fran,ois Lyotard Sopravvissuto

malinconia_ Di vegliare sui perpetuo ritrarsi dell' essere ve- Ie al secondo principio della termodinarnica. Presuppone
1'0. Dal momenta che la serie degli enti, istanti e istanze si ancora che la complessita non sia altro che una sospensione
limita a dispiegare l'infinita serie delle false nascite che cor- della semplificazione, e la vita una sopravvivenza.
rispondono ad altrettante scorn parse del vero. I pr~senti so- Resta il fatto che nello scrutare I'enigma di questa sopra,
no estromessi dalla presenza. Un uomo dice a una donna: di questo, Freud, a sua volta, non ha mai potuto nominare
,<Non voglio un figlio, sarebbe un disoccupato in piil». Di- nient'altro che un even to. Qualsiasi nome esso abbia, e ne
ce coslla malinconia, la poca fede nell'essere dell'esserci. ha avuti molti. 1'evento della riproduzione sessuale nella
Non vuole tradire. Sente che la trasmissione, la tradizione storia degli esseri viventi. E nell' ontogenesi individuale, I'e-
della vita e il tradimento della verita, la quale e altro dalla co della differenza sessuale, che e l'evento per "regolare" la
vita, "altrove". Quanto all' autentica modalita della presen- ferocia del quale si industria, inconsciamente, l'intera vita
za (rna chi la conosce?), ogni ente e un sopravvissuto. dell'individuo.
Invetto ora I'accento posto sulla scomparsa. La malinco- . Ma che cos'e questa e~ento-,-p~v~to della sua denomina-
nia omette I'altro enigma nel rap porto dell' anima con il Zlone sClentifica 0 cogtllnva? t.1 erugma del fatto che ci sia
non-essere 0 l'essere, l'enigma dell'apparizione. 1'essere da un rapporto con cio che non ha alcun rapporto: che sa-
enti, istanti, oggetti, piuttosto che nulla. l'essere si offre co- pendo di nascere e di morire, l'anima (la ben chiamata) teo
sl, in "oggetti" in cui certo si fa obliare, rna infine Ii tid. Av- stimonia il fatto che non c' e solamente cio che e (cza che es-
viene comunque qualcosa. E dico "coffillilque", "certo", sa e), rna I'altro da cio che e. E questo rapporto, evidente-
come concessione alia malinconia. Ma concedendo, evi- mente, non ha luogo quando ha luogo, ha avuto invece luo-
dentemente rifiuto. Oppure sottolineo il rifiuto presente go e avra luogo, e quindi in una sola volta, avra avuto luo·
nella malinconia. La malinconia rifiuta il fatto che c' e "co- go, sara apparso troppo tardi, scomparso troppo presto,
munque" qualcosa piuttosto che nulla. E che e per questo perche sempre e soltanto raccontato. La mia nascita rac-
che esistono nascita e morte, anche se si invertono i termi- contata dagli altri, e la mia morte raccontatarni dai raccon-
ni, anche se si pensa ogni nascita come morte e la morte co- ti della morte degli altri, i miei racconti e quelli degli altri.
me nascita alia verita. Di modo che, essendo essenziale a questa rapporto con il
n rifiuto della malinconia, 0 il rifiuto del nichilismo con- nulla (da dove vengo e verso cui vado) il fatto di essermi a
siste solamente in questa timida domanda: se la verita'e che esso riferito, e essenziale alia presenza dell' assenza anche il
veramente non ci sia nulla, da dove deriva il fatto che sem- rapporto con gli altri, a cui essa (questa presenza d'assenza)
bra esserci qualcosa? Oppure: perche la verita mente, per- mi ri-manda. Ed essenziale anche alia /abula che rirma la
che la morte differisce in nascita e vita? Anche se con il pulsazione dell'inizio e della fme.
Freud di Jenseits si sostiene che tra la vita e la morte non c'e Bisogna insistere. Se I'essere 0 il nulla non e l'intera ve-
che una differenza di rirmo (la morte preme, mentre la vita rita, se I'evento non e pura illusione, sostengo alIora che il
frena), perche ci sono due rirmi? Espresso in termini ter- senso di "sopravvivere" puo essere invertito. Fonllare com-
m~dinarnici, ne~ termini che Freud eredita da Fechner, per- plessita, organizzazioni 0 ordini, in cui si affenna una capa-
che la differenzlazlOne, la complessificazione (nega-entro- Clta di sistemazione e di stlUtturazione, in cui, come diril la
pia), se la verita fisica consiste nel dirigersi verso 10 stato pili Arendt, si esercita I'enigmatica facoltil di cominciare, tale
probabile, il pili semplice, indifferenziato, che e la mOite sopravvivenza puo trasformarsi a sua volta in veritil, e la
del sistema (entropia)? Certo, cio non significa altro che pl'etesa vita, nella sopravvivenza morta di questa nascita.
"prendere la rincorsa per saltare meglio". Ma perche biso- Tale veritil ha una ragione? Cio che avril ragione, avril avu-
gna saltare meglio? 1'ipotesi freudiana dell'Eros resta fede· to ragione su ogni cominciamento, su ogni initium, e la fi-

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Jean-fran,ais Lyatard Sopravvissuto

ne e la fine dei fini, I' annientamento dei fmi. La ragione che la guida nelle sue imprese un'arrogante fedelta a questa
si puo avere 0 dare puo soltanto risolvere i pili complessi ospite sconosciuto di cui si sente ostaggio. 1'infanzia di An-
polinomi nell'uguaglianza priva di resto di A = A. Tale ra- tigone. Intendo qui l'infanzia come obbedienza a un debi-
gione avril dedotto e ridotto, rna qualcosa dovril aver posto to, che si puo chiamare debito di vita, di tempo, 0 di even-
il problema. Forse bisogna andare fino in fondo al nichili- to, debito di esser qui nonostante tutto, e soltanto il senti-
smo dell'ultimo uomo, quello che conosce la "banalita del mento persistente di esso, il rispetto per esso, puo salvare
male", che la subisce 0 la arnministra, 0 entrambi contem- I'adulto dal fatto di non essere che un sopravvissuto, un es-
poraneamente, per trovare una gioia (riprendo a proposito sere vivente a cui viene prorogato I' annientamento.
il termine pascaliano, il termine degli spirituali), l'oscura Evero che quasi subito si apprende che la morte impe-
gioia di una richiesta tanto pili profonda quanta pili e im- did di riscuotere il credito, che arrived troppo presto, e a
probabile, quanta pili dunque e minacciata d'annienta- causa di cia soltanto si puo ricadere nella malinconia, 0 nel-
mento e sta pili apertamente di fronte alla verita del nulla. la malvagitit di cercare di morire per ultimi, analizzata da
Dicendo cio non intendo ricadere nel pensiero consola- Canetti. (E con cia intendo persino quella malvagita richie-
torio di un Hegel. Diro, senza spiegarlo ulteriormente, che sta dalla volonta di testimoniare, di sopravvivere per rac-
tale pensiero della vita come enigma del cominciamento contare.) Ma l'infanzia consiste nel fatto che si e e che si fa
puo essere accettato sol tanto se non si tratta ne di una re- come se si trattasse comunque di assolvere I'enigma dell' es-
missione, ne di una sfida, rna di uno scrupolo. Lo scrupolo sere qui, di far fruttare l'eredita della nascita, del comples-
di un come se. Lo spirito gettato nella prova del nichilismo, so, dell'evento, non per goderne, rna per trasmetterlo e af-
nel passaggio alla disperazione e allo scetticismo (che e per- fmche sia rimesso. Di farlo fruttare secondo la sua poverta
manente), 10 spirito che sa che non c'e nulla da fare e nulla e Ia sua miseria costitutiva, di farlo cioe fruttare come debl~
da dire, nessun ente che valga, 0 persino che sia, fa come se to del cominciamento. Debito di una tradizione, e di una
cio fosse comunque. tradizione del debito. Persino la credenza nel fatto che il
1'effetto di questa clausola non e affatto il cinismo, che debito della nascita verd assolto attraverso I'evento della
rimane completamente tributario del nichilismo e che, at- marte, che I'anima, accolta, sara rimessa, persino questa
traverso il suo attivismo, persevera nella malinconia del nul- credenza non resiste all'asprezza di un'infanzia senza pieta.
la vale. l'effetto non e nemmeno illudismo, in cui un cada- nsuo "come se" impedisce ogni edificazione.
vere si agghinda dei colori della vita con un'irresponsabilita
macabra e contratta. Non e nemmeno una metafisica "d'ar- Ora, dopo queste osservazioni, come e implicato il pen-
tista" della volonta e dei valori. siero di Hannah Arendt in tutto cia? Non sono certo il giu-
1'effetto e l'infanzia, che conosce il come se, conosce il dIce, come avrebbe detto Arendt stessa, per deciderlo. Non
dolore dovuto all'impotenza e illamento di essere troppo solo perche non ho abitato abbastanza a lungo la sua ope-
piccola, di essere qui in ritardo (sugli altril e di essere giun- . ra, rna anche perche il soggiorno che vi ho fatto, per quan-
ta troppo presto, prematura (quanto alla propria forza), ta vi riconosca qualcosa di apparentemente molto prossi-
che conosce Ie promesse non mantenute, Ie amare de!usio- mo a que! poco che ho appena ricordato sotto il titolo di so-
ni, il cedimento, I'abbandono, rna che conosce anche il fan- pravvivenza, mi lascia ne! dubbio di esserle fedele. Per
tasticare, la memoria, la domanda, l'invenzione, I'ostinazio- esporre questa incertezza mi soffermo soltanto su tre moti-
ne, che sa ascoltare il cuore, che conosce I' amore, la reale vi. Quello della nascita, quello della tradizione e quello de!
disponibilita alle storie. 1'infanzia e 10 stato dell'anima abi- giudizio, che evidentemente costituiscono un unico moti-
tata da qualcosa a cui non viene mai data alcuna risposta, e va, e che non riusciro a chiarire in modo sufficiente.

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Jean-fran,ois Lyolard Sopravvissuto

n primo, quello della nascita, concerne precisamente il gelo annuncio Ia "buona novella" dell' awento: «Un bambino e
debito di cui ho appena parlato, debito nei confronti del nato fra noi" (Arendt, 1958a, trad. it. p. 182).
non-essere da cui si e derivati, di cui l'infanzia e il testimo-
ne del tutto involontario (poich'" "non ha chiesto nulla"). Richiamo per ora: la <Jegge della mortalitil», l'<<inesora-
Che il pensiero della Arendt implichi al suo interne una bile corso automatico della vita quotidiana», il movimento
malinconia ontologica e storica e noto. l'abbozzo che qui della vita umana, «rettilineo», come una «peculiare devia-
(con una parola quasi ironicamente scientifica: l'entropia) zione dalla comune regola», che e ciclica, que! <<miracoim>,
ho fatto della verita de! non-essere come morte ine!uttabi- quell'<<llnprobabilita infmita», che e l'azione paragonata ai
Ie, viene a volte formulato dalla Arendt in termini affini. «processi automatici» che deterrninano il corso de! mondo.
Cosl, per esempio, in questo passo di Vita aetiva ne! capi- Tutti questi termini rinviano, credo, senza che ci sia biso-
tolo L'azione, sezione "1'imprevedibilitil e il potere della gno di forzature, a un principio generale di ammortizza-
promessa" : mento, all'idea della china fatale che spinge ogni ente verso
il piu probabile in cui si dissipa.
Se Iasciate a se stesse, Ie faccende tunane possono solo seguire A questa principio malinconico Arendt oppone cio che
Ia Iegge della mortalita, che e Ia piu certa e implacabile Iegge di chiama «azione», la quale, nella «rovina» ine!uttabile e
una vita spesa tra Ia nascita e Ia morte. E Ia facolta dell' azione
che interferisce can questa Iegge perche interrompe l'inesorabi- naturale, costituirebbe un' <<interruzione», un' <<innovazio-
Ie corso automatico della vita quotidiana, che a sua volta abbia- ne», un' <<llnprobabilitil», e darebbe adito alia fede e alia
rna vista interferire col cicIo del processo vitale biologico, e in- speranza.
terromperlo. n corso della vita tunana diretto verso Ia morte Ora, osservo che la direzione presa qui dal pensiero di
condurrebbe inevitabilmente ogni essere umano alIa rovina e Arendt e esplicitamente um.nista: <<Anche se devono
alla distruzione se non fosse per Ia facolta di interromperlo e di morire, non sono nati per morire rna per incominciare».
iniziare qualcosa di nuovo, una facolta che einerente all' azione, Direi che si tratti di una lettura decisamente antropolo-
e ci ricorda in permanenza che gli uomini, anche se devono rna- gizzata della soluzione del terzo contrasto dell' antinomia
rire, non sana nati per morire rna per incominciare. Tuttavia, k.ntiana della ragione, quella che guided la deduzione
proprio come, dal punta di vista della natura, il movimento ret-
di una realtil della liberta nella seconda Critiea. Molto pili
tilineo del corso della vita dell'uomo tra Ia nascita e Ia morte
sembra una peculiare deviazione dalla comune regola naturale antropologica della lezione trascendentale data da Kant.
del movimento ciclico, cosl l' azione, dal punta di vista dei pro- E la mia riserva verte evidentemente su questa assenso
cessi automatici che sembrano determinare il corso del mondo, non critico che yiene dato al concetto di una umanita de-
assomiglia a un miracolo. NelUnguaggio della scienza naturale, gli uomini definita come vocazione a innovare. Kant, nel-
essa e"l'improbabilita infinita che si verifica regolarmente". [... J la terza Critiea, giunge a una conclusione di certo analo-
nmiracolo che preserva il mondo, Ia sfera delle faccende tuna- ga, rna sospesa alia clausola del eome re, che modalizza
ne, dalla sua normale, "naturale" rovina e in definitiva il fatto l'Idea regolatrice di una natura operante a vantaggio del-
della natalita, in cui eontologicamente radicata Ia facolta di agi- la liberta. La dove Arendt e umanista, Kant e analogista,
reo E, in altre parole, Ia nascita di nuovi uomini e il nuovo ini-
e cioe "infantile" .
zio, l'azione di cui essi sana capaci in virtu dell'essere nati. Solo
Ia piena esperienza di questa facolta puo conferire alle case Pili interessante mi sembra il ruolo che, nell'economia di
tunane fede e speranza, Ie due essenziali cararteristiche dell'" questa entropia negativa, Arendt fa giocare al <<fatto della
sperienza tunana che l' antichita greca ignore completamente. E natalitil». Nel testo citato viene detto che la facolta d' agire
questa fede e speranza nel mondo che trova forse Ia sua piu glo- «si radica ontologicamente» ne! fatto della natalita. Come
riosa ed efficace espressione nelle poche parole can cui il Van- dobbiamo intenderlo? Questo fatto, scrive Arendt, e <Ja

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Jean-fran,ois Lyotard Sopravvissuto

nascita di nuovi uomini», <<il fatto che essi comincino di Questo passo rinvia alla sezione precedente dello stesso
nuovo», il quale si manifesta in questa novella, nella buona libro, "L'irreversibilita e il potere di perdonare". n perdo-
novella che <<Un bambino e nato fra noi». no, i'aphienai, I'assolvere e il lasciare passare, viene inteso
Pienamente d' accordo, insisto: un bambino nasce, inces- dalla Arendt proprio come un'interruzione della catena ir-
santemente. La nascita non e solamente il fatto biologico reversibile degli el/etti dell' azione stessa, in cui I'azione non
del parto, ma, sotto I'apparenza e nell' apparire di questo fa altro che ripetersi mortalmente. n perdono euna re-mis-
fatto, I'evento di una possibile radicale a1terazione nel cor- sione, un nuovo dare, un'interruzione nella sequenza delle
so che spinge Ie cose a ripetere 10 stesso. L'infanzia e il no- necessita, un cominciamento... Perdono contro abbando-
me di questa facolta, in quanto, nel mondo di cia che e, es- no. La grandezza di Gesu, rispetto a ogni tradizione, ro-
sa provoca 10 stupore di cia che, nell'istante precedente, mana, orientale 0 ebraica, consiste nel fatto che, con la pa-
non e ancora nulla. Di cia che e gia, pur non essen do an- rola e con I'esempio, egli insegna che il figlio dell'uomo ha
cora qualcosa. Chiamo incessante questa nascita perche es- i! potere di rimettere Ie offese. E cia che offende e sempre
sa scandisce il ritmo di una "sopravvivenza" ricorrente pri- e n
semplicemente cia che essendo stato. miracolo di Gesu
va di metro (di misura). Tale "sopravvivenza" non prolun- e che egli costituisce un evento nell' ordine del necessario.
ga una vita gia morta, inizia, nella morte di cia che era la, il La buona novella, quella che armuncia che un bambino e
miracolo di cia che non vi e ancora, di cia che non eanco- nato fra noi, armuncia in verita che con Gesu e la nascita
ra identificato. stessa a essere nata, e che I' offesa dell' essere qui, nel mon-
Mi rimane comunque qualche esitazione anche nel con- do degli enti, puo essere rimessa. Esercitato qui e ora, il
cordare pienamente con questa prospettiva ontologiea di perdono, la cui nascita viene armunciata dalla novella, non
una nascita che s/ida la legge del ritorno allo stesso, in cui si e, a sua volta, che la nascita del nuovo, I'incrinatura del
puo trovare qualche consonanza con cia che ho chiamato non-an cora nel cupo mondo del sempre uguale. Cosl per-
infamia. Ho affermato che I'idea di una vita come comin- .donata, I"'azione", facolta del cominciamento, porta con
ciamento, e non soltanto come sopravvivenza, doveva esse- se, secondo la Arendt, la promessa della sua stessa emanci-
re liberata dal trionfalismo di una sfida 0 dalla credenza in pazione dalla necessita che rieonduce il suo effetto aI nulla
una remissione. AI cosiddetto principio di natalita e alla dello stesso.
forza iniziante dell' azione il testo prima citato di Vita activa Non voglio sostenere che l'ultima parola di Arendt con-
accorda la virtU di una redenzione, Wla virtU che chiamerei sista in questa pensiero salutista e umanista. n teste tutta-
protettiva. E I'economia 0 la strategia del pensiero di via e del 1958, posteriore di dieci anni alla prima edizione
Arendt, attraverso Ie sue svolte, Ie sue correzioni e Ie sue tedesca di Die verborgene Tradition (Sechs Essays: Arendt,
esitazioni, mi sembra spesso dominata da tale virtU, che ne 1948a) e di sette alla prima edizione americana di Le origi-
limita la posta in gioco. Ecco il passo che prima ho omesso ni del totalitarismo in cui si possono trovare Ie prime me-
di leggere: ditazioni sull'irnpossibile condizione "ebraica". La quale,
come enoto, riserva soltanto a Dio il potere di perdonare,
Lazione e in e£fetti I'unica facolta dell'uomo capace di operare e cioe di cominciare e si sottrae quindi alla futile tentazio-
miracoli, come doveva sapere benissimo Gesu di Nazareth -Ia ne di un umanismo consolatorio. Se prendo per esempio
cui comprensione di questa facolta puo essere paragonata per
la sua originalita senza precedenti aUa comprensione socratica Ie quattro figure di tale condizione, cosl come vengono
delle possibilita del pensiero -, quando paragonava il potere di analizzate dalla Arendt a partire dal1948, 10 "SchJemihl"
perdonare al potere piu generale di far miracoli, ponendoli allo delle Melodte di Heine, il "Paria" di Bernard Lazare, il
stesso livello e alla portata dell'uomo» (ibtd.). "Sospetto" di Charlie Chaplin e il "K." del Castello di

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Jean-Franfois Lyotard Sopravvissuto

Kafka, che Arendt chiama <J'uomo di buona volonta», in interruzione dell'inevitabile processo di ammortizzamento.
esse non scorgo nulla, 0 quasi nulla, di simile alla fede e al- La cultura di un popolo, l'organizzazione democratica non
Ia speranza che la buona novella della nascita promette in sono forse anche modi possibili di perpetuare l'identita?
Vrta activa. Solo che, purtroppo, la sua lettura del Castello Possibili figure dell'inerte sopravvivenza?
sembra incline a un certo ottimismo: rimanendo ostinata- Epiuttosto in un testo anteriore, in Noiprofughi (1943),
mente al villaggio, K. diventerebbe il testimone (non desi- che riappare qualcosa di simile al pensiero dell' interruzio-
derato) del fatto che nell'ordine che il castello fa regnare ne. E riappare veramente, senza perdono, e proprio nel
sull'umile popolo c'e un debito che non viene assolto. Ma, momenta in cui la comunita del perdono, nella persona
che io sappia, tale debito, secondo Arendt, non e quello il stessa del suo papa, Pio xu, "dimentichera" di perdonare.
cui creditore e il non-essere, come miracolo ( la nascita) 0 Qui, scorgendo nella sorte del Vicario di Hochhuth (Der
come minaccia (la morte). Non e il diritto di giudicare, di Stellvertreter), nel1964, la replica di quella appena subita
cominciare, rna il diritto di vivere <<in quanto essere uma- dal suo Eichmann (1963b), Arendt non si sbaglia. Poiche a
no» che il castello deve al villaggio: «Una casa, un lavoro, questi rifugiati non viene offerto alcun rifugio, nemmeno
una famiglia, il diritto di cittadinanza» (Arendt, 1944b, quello dell' assimilazione, politica 0 civile, con il popolo del-
trad. it. p. 77). L'ottimismo, qui, non e critiea, rna politico. Ia terra d' asilo, e cioe nessuna inscrizione in una tradizione
Per poter far dire a questi diritti elementari dell"'uomo premoderna (pagana) 0 moderna (repubblicana), ne, natu-
pubblico" cio che, in Vita activa, in modo quasi benjami- ralmente, cristiana. E impossibile quindi sopravvivere in
niano, viene chiamato la dipendenza dell'''azione'' rispet- Europa (scrive Arendt nel1943, nel momenta stesso in cui
to all'evento, bisognerebbe sovraccaricare tutte queste pa- la Juden/rage stava per trovare la sua Soluzione finale), poi-
role di una connotazione ontologica abbastanza arbitraria. che <da proscrizione del popela ebraico in Europa e stata
n villaggio sopravvive, certo, all' assenza di questi diritti, subito seguita da quella della maggior parte delle nazioni
rna il fatto di goderne potrebbe essere a sua volta solo una . europee» (Arendt, 1943a, trad. it. p. 48). Di modo che i ri-
sopravvivenza nei confronti della "natalita". Voglio sem- fugiati che <<Iloi»' siamo rappresentano I'«avanguardia di
plicemente dire che anche nel caso in cui fosse democrati- quei popo\i», e la storia ebraica cessa COSI di essere separa-
ca, la comunita non sfuggirebbe comunque alla minaccia ta da quella di tali nazioni.
della banale entropia. Si vede allora quale sia il prezzo atroce che l'interminabi-
Forse nello "Schlemihl" di Heine, rivisitato dalla Arendt, Ie esitazione tra tradizione e assimilazione deve pagare per
la "nascita", nel senso detto, e maggiormente presente, rna trovare la sua "soluzione", se posso usare questa parola or-
il suo terrore e COSI popolare, per non dire populista, COSI mai maledetta. Nel contenuto e nel tone di tale testo, Noi
poetico nel senso del paganesimo comico di Rabbi Fai- pro/ughi, c'e qualcosa di terribile. Una spaventosa amarez-
busch (Febo-Apollo), che non potrei confondere questa za. Inide gli ebrei che sono Doktor a Berlino e Schnorrer a
gaiezza con la gioia di cui parlavamo. Nascita, sl, rna davanti Parigi. Che dicono: «Siamo stati dei buoni tedeschi in Ger-
a «sole, musica, alberi, bambini» (Arendt, 1944b, trad. it. mania, percio saremo dei buoni francesi in Francia» (ivi, p.
p. 66). E di conseguenza, ne nella figura della vita poetica 46). Che non pervengono piu ad essere dei parvenus, ad as-
del popela di Heine (<<Non esiste un poeta senza popolo», similarsi alla borghesia. Devono sfuggire troppo veloce-
ricorda la Arendt: rna Celan?), ne in quella della vita pub-
blica del cittadino democratico in Kafka ("rivisitato", e co- , [ll riferimento eaI titolo originale di tale saggio, We Refugees, tra·
me!) c'e qualcosa che ricordi la figura invettita della so- dotto in francese con Nous autres rejugiis, e in italiano Noi projughi.
pravvivenza di cui parlavamo, la nascita e l'infanzia come nd.tl

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Jean-fran,ois Lyotard Sopravvissuto

mente, tutto e troppo veloce_ E in ogni caso, come I'autrice ehe, per quanta I'autrice non la veda in tal modo, e vero che
sostiene in Rahel Varnhagen: gIi ebrei non possono assimi- ne! giudizio riflettente e in gioco, ogni volta, singolannente,
larsi senza assimilare nello stesso tempo I'antisernitismo. la nascita eli un soggetto e quineli eli una comuniti!, rna sola-
Quanto alia loro propria tradizione, essa non pub essere mente promessi_ Di modo che con iI bello c' e pura fellciti!,
mantenuta. Non solo perche gIi shtetl e i ghetti vengono miraeolo della promessa. (Con iI sublime, perb, c'e la sua
incendiati, Ie comunita espulse, deportate 0 massacrate. impossibiliti!, e la minaccia imminente del non-essere. nbel-
Ma perche iI principio stesso di una installazione non e si- lo, evento della nascita, iI sublime, della morte. E se nel se-
curamente conforme alia strana tradizione in cui ire, i poli- minario del 1970 Arendt non si e soffennata sull'''Analitica
tici sono sempre stati denunciati dai profeti in nome di una de! sublime", in cui tuttavia risuona 10 spavento dell' abban-
Parola che disinstalla. Gli ebrei non sono un popolo, ne! dono, credo che sia perche iI desiderio eli proteggere e eli es-
senso di una nazione. Senza natura, senza terra. Legati so- sere protetta contro l'insopportabile, a cui ho aIIuso, vince
lamente dalla legge dellibro e dal debito di un patto e di in questa caso I'ostinato coraggio della sua ricerca.)
una promessa_ Problema eli sopravvivenza. Ogni spirito e iI bambino
Sebbene qui Arendt non 10 dica cOSl chiaramente, I'e10- dei propri genitori, e sopravvive loro. La madre eli Arendt
gio che fa a1trove del paria di Bernard Lazare rni autorizza non l'ha mai abbandonata, e Arendt non ha mai abbando-
a dirlo aI suo posto. Poiche se nel 1943 Arendt pub scor- nato sua madre. Quale spirito pub e1irsi Iibero dal mecca- -
gere negli ebrei I'«avanguardia» (questa terribile parola) nismo eli difesa, dall'immemore resistenza a un'assoluta
dell'Europa, aIIora perseguitata dal nazismo, e mantenere malinconia? Scriviamo poiche abbiamo fallito iI nostro sui-
la speranza disperata della loro inscrizione nella storia mo- cielio. Arendt parla lungamente del suicielio degli ebrei in
dema, e proprio in quanta essi non sono un popolo natu- Noi pro/ughi.
rale 0 nazionale, e prefigurano uno stato dell'essere insie- (Vi rieordo che nelle caverne eli Jotapata asseeliate dalle
me, a cui tutti quei popoli europei sono e stanno per esse- . ttuppe eli Nerone nel67, gIi ebrei che hanno resistito sino
re destinati dal disastro totalitario. Un essere insieme privo all'u1timo e1iscutono del fatto se abbiano iI e1iritto eli suid-
di radici. La cui unica condotta e quella del giudizio, senza darsi. E che e Giuseppe Flavio, iI capo, iI traelitore e iI so-
un criterio stabilito, ultima risorsa del sopravvissuto. Non pravvissuto a preconizzare la "soluzione", per l'appunto la
c'e a1euna necessita, un essere bisognoso, che per principio soluzione: ciascuno verra ucciso da un a1tro, estratto a sor-
possa privare 10 spirito della capacita di distinguere tra cia te, iI quale a sua volta verra ucciso nello stesso modo. Giu-
che e bene e cib che e male. seppe Flavio si da da fare affinche, nell' orribile eliminato-
L'esilio, la persecllzione, la Shoah, tutti questi modi acce- ria, iI suo nome esca per ultimo, e tratta poi la propria sor-
lerati della spedizione aI nulla, non lasciano all' anima la te eon i romani. Serivera cosl Le guerre giudaiche. Nel suo
possibilita di trovare soccorso in una tradizione stabilita, e Eichmann Arendt scrive: «Ci sara sempre un sopravvissuto
alia sua desolazione lasciano solo la responsabilita di dire SI per raccontare la storia» (Arendt, 1963b, trad. it. p. 239).'
o no aII'abiezione, l'infanzia dello spirito, la capaciti! di giu- Che ne sa lei, cosa ne sappiamo noi? La Shoah, una Verni-
dicare, che e la vera filiazione. Nella notte di Wiesel, fan- chtung quasi perfetta, emancato poco che nessuno potesse
ciullo, nel grido: <<Perche rni hai abbandonato? Non ci sei
aIIora?», si intravede, balbetta debolmente, iI ricordo della . ' [Per quanto il rinvio sia alI'edizione italian., ho preferito tr.durre
promessa eli un patto. Di una nasdta dunque. direttarnente dal francese per poter mantenere la parola "sopravvissu-
Sara evidentemente questa spirito aIIo stato nascente che, t?". La traduzione italiana suona infatti: «Qualcuno restera sempre in
verso fme, Arendt cerchera nell' <<Analitica del gustO». Poi- VIta per raccontare», n,d,/.]

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Sopravvissuto
Jean-fran,ois Lyotard

raccontarla. E i testimoni che parlano vivono nell'orrore di supera Ie morti e Ie nascite, e cioe ogni rapporto con il nul-
essere stati scelti dal male di sopravvivere per poter rac- la, con cio che non ha nessun rapporto. Tuttavia, persino
contare. Di essere "usciti" per ultimi.) nella tradizione pill" accresciuta", piil autorizzata, nella tra-
(E ricordiamoci anche questa: che noi scriviamo e pen- dizione che pill "Iega", l'enigma di un qualcosa che non
siamo in relativa pace, senza spiare la scampanellata delle t[Ova risposta alI'interno di tale tradizione deve continuare
sei del mattino. Senza l'immediata e costante minaccia del ad abitare segretamente 10 spirito, la domanda "perche
piil abietto anruentamento. La protezione contro I'abban- proprio io?", l'enigma della singolarita della nascita, non
dono perde la propria urgenza nel pensiero quando la per- condivisibile, come quello della morte. La persistenza di ta-
secuzione e cosllontana. npensiero puo avvicinarsi un po' le enigma e sufficiente a rendere 10 spirito accessibile a un
di piil allato della catastrofe, del sublime per esempio, del al di qua rispetto al mondo della cultura e della tradizione.
non-essere, poiche, a eccezione di qualche terrorista, nes- A mantenerlo nell'infanzia, quindi impreparato.
suno oggi ci «rifiuta [a colui che pensal il diritto di coabi- Soltanto se viene preservata la possibilita che questo
tare sulla terra» con lui, come fu invece il caso di Eichmann enigma giunga alIo spirito, la tradizione non e la sopravvi-
(ivi, p. 284). Piil che «di coabitare sulla terra», direi piutto- venza serenamente inesorabile di cio che e gia qui, una
sto il diritto di condivtdere it racconto,' la nascita e la morte morte imposta alI'improbabilita di cio che nasce. Ma cosl,
dell'improbabile, di condividere il giudizio. Chi puo per- se la sua possibilita viene mantenuta, l'incertezza, malinco-
don are, rimettere il rifiuto di questa condivisione, questa nica 0 stupita, non cessa attraverso Ie generazioni di scuo-
abbandono? E il gesto di protezione che puo essere perce- tere il fondamento della tradizione e del consenso che si
pito in Arendt, non deriva forse dal fatto che ella pensava nutre di essa.
piil vicina di quanta non 10 siamo noi oggi alI'orrore gene- Vorrei inquadrare in poche parole il totalitarismo, 0 al-
rato da tale rifiuto?) cuni asperti dello stesso, che Arendt analizza in rap porto a
Ritorno alia tradizione. Che oggi e minacciata dal fatto di questa problematica di una tradizione del cominciamento.
non essere che una sopravvivenza. Grazie a essa, uno stato In rra passato e futuro (ivi, pp. 140 ss.) I'organizzazione del
di complessita, uno stato di opere si mantiene (per 10 me- sistema totalitario, analizzata gia in Le origini del totalitari-
no) da una generazione alI'altra, di modo che i bambini smo del 1951, viene paragonata alia struttura di una cipol-
esprimono illoro lamento e la loro responsabilita a partire la. l'autoritarismo gerarchizza il potere come in una pira-
da una sofisticata e ben fondata sistemazione dei saperi, dei mide, mentre la tirannide 10 cala indifferentemente al di
savoirjaire, dei sentimenti, 0 dell' essere insieme nel senso sopra delle teste livellate. La caratteristica della cipolla to-
piil generale. Rinvio alIe belle pagine sull'auctontas romana talitaria, osserva Arendt, e che, considerato a partire dal
come fondazione, tradizione e religione, in rra passato e fu- euore, dove risiede il capo, ogni strato appare piil «reali-
turo (Arendt, 1961a, trad. it. pp. 146 ss.). Man mano che la StID> e meno «radicale» quanto piil e distante dal cuore. Vi-
tradizione si arricchisce, si trova a essere autorizzata, sem- sto invece dal di fuori (la «realtit») appare al contra rio piil
pre menD i bambini nascono dal nulla: nascono meno nu- impegnato, piil militante, piil «duro» di quello che 10 pre-
di. Possono perdere persino il sentimento del non-essere, cede in superficie. (Esoterismo, essoterismo: la distinzione
assicurati come sono di essere inscritti in una continuita che pitagorica tra i mathematikoi e i polittkoi attraverso l'ini-
ziazione alla radicalita della dottrina e autoritaria oppure e
gia totalitaria?)
• [La traduzione francese del testo di Arendt e: '<partager fa term>,
ed e il termine "partager", condividere, che y,otard riprende subito La mia domanda verte qui sul "realismo" dell' analisi e
dopo neIJ'espressione "partager Ie real". n.d.t.) piil in generale del pensiero di Arendt.

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Jean-Franfois Lyolard Sopravvissuto

<<La struttura a cipolla rende il sistema organizzativa- riore non valgono pill. E quando dico che la realtil esterio-
mente intaccabile dall'urto della realta effettiva» (ivi, p. re puo risvegliare la verira interiore, attraverso la metafora
140). A prova di, cioe al sicuro. Sistema di ammortizza- del risveglio (cosi cara a Proust) mi pongo aII'interno di
mento degli eventi e del confronto. II totalitarismo e quin- uno spazio-tempo non secabile e non decidibile, che e
di un vasto organismo di «difesa dagli stimolD>, come dice- "fuori" scena 0 in proscenio, "prima") nel doppio sensa
va Freud. Credo pero che la "realtil effettiva" non debba dello spazio del teatro e del tempo della short story, fanta-
essere intesa tanto nel senso del fatto stabilito dallo storico, smatica 0 non. Ma "prima" e "fuori" non sono termini ap-
come viene descritta da Arendt nel saggio "Veritil e politi- propriati. Semplicemente quando si tratta della Cosa il ri-
ca" (scritto nel1967, dopo il rumore suscitato dal suo Ei- taglio dei luoghi e dei momenti non ha ne luogo ne mo-
chmann), quanta piuttosto ponendo I'accento su cio che mento. Hitler, rintanato nel euore della sua cipolla, non e
Arendt stessa sottolinea alla fine di questa capitolo: la realta menD esposto alla Cosa di quanta non 10 sia uno sruden-
effettiva «e cio che non si puo modificare». tello svevo nello strato pill esterno. Quanto alla nascita e al-
La politica si presenta per ipotesi come se avesse il pote- Ia morte, e, dunque, alla differenza, sessuale 0 ontologica, il
re di cambiare la realta e la politica totalitaria come se aves- se e sempre nudo. Ma il capo vuole dimenticare e far di-
se il potere di cambiarla totalmente. Di qui la cipolla, che e menticare I'infanzia, questa terribile nuditil. Dobbiamo
un sistema di completo filtraggio del reale (di andata e ri- dunque condudere che la Cosa deve apparire come molto
torno), per trasformare la realta in ideologia 0 culrura. In- minacciosa, che il rapporto con il reale deve essere molto
terpretato pero secondo Freud e secondo cio che a mio av- debole, affinche un apparato di esdusione, di oblio, poten-
viso e essenziale, non e il fatto "bruto" (nel senso di Cle- te come il totalitarismo, debba e possa venire a costiruirsi.
menceau: nessuno puo 0 porra mai dire che sia stato il Bel- Equi che deve essere rrovata I'origine del roralirarismo.
gio a invadere la Germania nell'agosto del 1914) a dover es- Ora, leggendo Le origini del totalitanimo non si trova-
sere filtrato nella realta, rna il suo tenore d' angoscia, la sua . no, per quanta ne sappia, molte annotazioni su questa
valenza di attrazione e repulsione, la sua forza di eccitazio- "origine". La descrizione viene fatta in modo essenzial-
ne. Ora, questa valenza del fatto non deriva dalla sua mente esteriore, dal punto di vista storico-politico. Persi-
"realtil effettiva" stabilita, rna dal fatto che esso sfugge alla no il terrore viene analizzato sopratrutto per quanta ri-
rimozione e attraversa gIi strati della cipolla protettrice. n guarda iI suo uso, come mezzo per distruggere la legalita
reale deve essere compreso come tl/atto del desiderio e non precedente. Eccetto questa osservazione: «ll bisogno del
come un latto stabilito nell' ambito di referenza di un di- terrore nasce dalla paura che con la nascita di ogni essere
scorso cognitivo. Poiche il cosiddetto fatto reale ha questa umano si e1evi un nuovo cominciamento e che esso faccia
capacita d' angoscia solo in quanto esso ha un alleato nel intendere la sua voce nel mondo». Ma dire «paura» mi
euore della cipolla. Tale alleato e quel qualcosa di cui 10 spi- sembra troppo poco, e I' osservazione conserva un qualco-
rito rimane ostaggio e per il quale non ha garanti 0, come sa di originario.
dice Freud, rappr"sentanti, con cui non ha alcun rapporto Questa oggettivazione, questa realismo, predominanti
(alcun racconto). E la "presenza" del nulla, della nascita e nel testo del 1951 , non diminuiscono di certo I'importanza
della morte, e della singolarita non condivisibile. Di modo dell' analisi. Limitano pero la portata che essa puo avere per
che bisogna difendersi dalla cosiddetta realta esteriore solo noi. Poiche, se e vero che la tendenza totalitaria si e inne-
in quanta essa puo risvegliare questa "verita" interiore, stata su un aumento di angoscia senza precedenti nella sto-
questa qualcosa che, per eccellenza, non puo essere cam- ria culrurale, politica e filosofica dell'Occidente europeo,
biato ne scambiato. Qui Ie categorie di esteriore e di inte- allora la semplice disfatta dei regimi totalitari non sara di

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Jean-Frant;ois Lyotard Sopravvissuto
cetto bastata a prosciugare la fonte dello spirito del totali-

nterrore ela realizzazione della legge del movimento; si pro-
tansmo. pone principalmente di far si che Ie forze della natura 0 dell.
Voglio riferirmi a tre possibili modi con cui tale spirito storia corrano liberarnente .rtr.verso I'umanita, senza I'impedi- I
puo risorgere, puo soprawivere dopo iI totalitarismo politi- mento dell' azione wnana spontanea e, in quanto tale, cerca di
co analizzato da Arendt, la quale dimostra che per realizza- "stabilizzare" gli uomini. E il movimento stesso che individua i
re iI sistema del dominio totale non enecessario ricorrere al- nemici dell'umanita contro cui scatenare il terrore; non si per-
Ia «plebaglia» e che Himmler deve iI suo potere aI fatto di mette che alcuna azione libera, di opposizione 0 di simpatia, in-
aver saputo che <de masse di fi!istei perfettamente alIineati terferisc. con I'eliminazione del "nemico oggettivo" dena stori.
e della n.tura, dena classe e della razz•. [... J
fomivano in ogni caso un materiale molto migliore ed era- nterrore come esecuzione di una legge del movimento, il cui
no capaci di crirnini maggiori di quelli commessi dai cosid- fine ultimo non eil benessere degli uomini 0 I'interesse di un
detti delinquenti di professione, purche tali crirnini fossero singolo, bensi I. creazione dell'umanita, elimina gli individui
organizzati in maniera ineccepibile e assumessero I'aspetto per la specie, sacrifica Ie parti" per il ('tutto". La farza SDvru-
<l

di routine» (ivi, p. 467). Cio che Himmler comprende, ag- mana dena natura 0 dena storia ha un proprio principio e un
giunge Arendt, eche <da maggioranza della gente non efor- proprio fine, di modo che viene ost.col.ta soltanto dal nuovo
mata da bohemiens, fanatici, awenturieri, maniaci sessuali, inizio e dal fine individuale che ela vita di ciascun uomo (ivi,
ciarlatani 0 falliti, rna da uomini preoccupati soprattutto pp.634-637).
della sicurezza personale e del benessere della propria fa-
miglia» (ivi, p. 469). Come dire: anime comuni che non vo- Parecchi decenni dopo Hitler e Stalin, iI sistema totalita-
gIiono avere a che fare con iI rappotto aI nulla e con iI de- rio non fa cetto piu appello ne alia Storia ne alia Natura per
bito dcll'infanzia, che si "divenono" nell'affaccendarsi. spingersi aI di la della legalid e della facolta di giudizio.
Ora, questo stato dello spirito che rifiuta iI debito, non vale Non ha bisogno ne di annullare i trattati e i contratti ne di
forse per Ie sodeta sviluppate di questa fine secolo tanto sterminare vite. n prindpio che rende gli uomini superflui
quanto per I'Europa in crisi degli anni trenta? La massifica- come persone giuridiche, morali e singolari (Catherine
zione e I' attivazione delle forze del pensiero, la lora esdusi- Chalier) e presente negli atti stessi della vita amministrata
va consacrazione all' attuale vita attiva, e di conseguenza cia (Adorno) e crea iI vuoto negli spiriti che amministra. Tale
che Arendt chiama desolazione, sono forse meno compiute principio si chiama Sviluppo. Un'entita non meno astratta
di aIIora? Euna questione che deve essere posta. Poiche se e anonima di quanto non 10 siano la Natura 0 la Storia. Ac-
Ia "realta effettiva" equella della Cosa, non basta aIIora di- centua aI massimo I' effetto che veniva descritto da Arendt:
struggere la "dpolla" totalitaria affinche scompaia I' ango- mettere in movimento, mobilitare tutte Ie energie. Per in-
sda e affinche Ie reazioni che essa susdta cessino di minac- frangere la legalita e iI debito della nasdta non Ie sono in-
dare, per quanto per vie completamente diverse. dispensabili ne I' organizzazione politica strutturata in ci-
Passo subito aI secondo genlle dell' attuale totalitarismo, polla ne I'uso del terrore. La legge dello sviluppo, come sa-
che continua a persistere: la mobilitazione totale, come di- pevaJtinger gia nei1930, trova aI contrario nella fOlllla de-
ceva ] tinger. mocratica e nell'incessante pianificazione delle legalita per
il maggior benessere un mezzo e aI contempo una masche-
Nell'interpretazione del totalitarismo, tutte Ie leggi sono diven- ra che, in quantd'accettabili dai "fi!istei", sono molto piu
tate lew di movimento. La natura e la storia non sono pi" fon- potenti dell' organizzazione totalitaria degli anni trenta. La
ti stabilizzatrici di autorita per Ie azioni dei mortali, ma esse stes- propaganda brutale si fa discreta e lascia posto aII'inoffen-
se dei movimenti, dei processi. L..l SIva retorica dei media. La mondializzazione non awiene

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Jean-Fran,oi, Lyotard Soprl1vvissuto

pili attraverso la guerra, rna attraverso la competizione tec- glia in cui si giocava la sotte della tradizione rispetto alI'an-
nologica, scientifica ed economica. I nomi storici di questo goscia, vengono distrutte (basta invettirne la finalitlt) dal si-
"totalitarismo" che eun buon bambino non sono pili Sta- stema contemporaneo poiche in esso l'infanzia e posta in
lingrado, la Normandia, e tanto meno Auschwitz, rna l'in- immediato contatto con Ie sue esigenze, che consistono nel-
dice Dow Jones a Wall Street e l'indice Nikkei a Tokio. Ie sue risposte all' angoscia. L'infanzia deve collocarsi il pili
L'ideologia condivisa da tutti (rna si tratta poi di un'i- presto possibile nelle reti di comunicazione che hanno rim-
deologia?) eche bisogna sviIuppare, rendere pili comples- piazzato gli strati della cipolla per funzionare alloro inter-
so, a ogni costo, al fine di sopravvivere. n nemico non e no nel modo pili efficace, trasformandosi cioe in veicolo dei
umano, el'entropia. Quest'ultima appare alia fme della ri- messaggi che vi passano e, nel migliore dei casi, per otti-
manente storia degli uomini come esplosione del sole in mizzare I'infonnazione. Non c'e tempo da perdere interro-
supernova, tra quattro miliardi e mezzo di anni. Lo svi- gando gli antichl, la tradizione. Bisogna invece guadagnar
luppo ela risposta a questa sfida maggiore. Solo 10 svilup- tempo, per evitare il ritorno di cia che deve essere dimen-
po egiusto, perche enecessario alia sopravvivenza. E la fa- ticato, dell' ospite che occupa Ie anime.' n (Jascian; che i
coitit del giudizio di immaginare, di rendere omaggio alia morti sotterrino i morti» viene oggi interpretato nel senso
nascita del nuovo, pili che soffocata viene qui sollecitata. dell'abbandono dei corpi alIe pompe funebri 0 alia medici-
Sollecitata pero nel soffocante affaccendamento della na legale. I morti devono essere farti scomparire 0 essere
perfolJllativitit. Sopravvivenza indaffarata. A partire da utilizzati per il progresso.
questa diagnosi sarebbe necessario riprendere per 10 me- Con i bambini avviene 10 stesso che con i morti, sempre.
no la questione dell'ideologia. Lo sviIuppo non eideologi- Sono entrambi i due aspetti di cia che, nella tradizione stes-
co perche e delirante rispetto alia realt" delle cose, rna per- sa, puo appellarsi al non trasmissibile.
che esclude I'inquietudine della nascita e della morte come Ci si ricordera forse dei due antagonisti contro cui si bat-
enigma ontologico. te contemporaneamente il personaggio della parabola di
Terza osservazione che si muove nello stesso senso. Un 'Kafka commentata da Arendt nella prefazione a Tra passa-
effetto inevitabile del totalitarismo e che ai bambini non to e futuro: (<Egli ha due awersari; il primo 10 incalza alIe
viene pili lasciato il tempo dell'infanzia, nel senso ontologi- spalle, dall' origine, il secondo gli taglia la strada davantD>
co indicato prima. Nel capitolo "La crisi dell'istfllzione" eli (ivi, p. 29).
Tra passato e futuro, Arendt scrive: «Quanto pili [la societal Non si tratta soltanto del passato e del futuro, rna della
insinua tra il privato e il pubblico un ambito sociale in cui morte e della nascita. Cia che pero Arendt non dice e che,
il privato diventa pubblico e viceversa, tanto pili complica se qui i morti sospingono, opprimono l'anima e i bambini
la situazione dei bambini, i quali hanno bisogno della sicu- Ie sbarrano la via di fuga, e perche tanto gli uni quanto gli
rezza del nascondimento per poter maturare indisturbatD> altri la sovrastano con il peso di cia che e gia cia che e. n
(Arendt, 1961a, trad. it. p. 245). Formulazione che inter- passato esaturo delle sue conseguenze e il futuro dei suoi
preto nel seguente modo: cia che il sistema contemporaneo programmi. n tempo amministrato del castello regna sui
conserva del totalitarismo eil principio della moltiplicazio- tempo dell' anima.
ne delle interconnessioni, non pili pero a forma di cipolla, . Resta l'interstizio, privo d' estensione, l'istante del giudi-
rna a rete. Le "istituzioni" in cui l'infanzia metteva al sicu- ZIO, delleggere, dell' apprendere e dello scrivere, l'istante in
1'0 Ie sue insicurezze, Ie sue domande senza risposta, ap-
prendendo nello stesso tempo Ie risposte degli adulti e Ie 10- ~ [<<L'hote qui squ(Jt/e les ames», dal verbo inglese "to squat", occu·
1'0 insufficienze, queste istituzioni come la scuola e la fami- pare, occupate illegalmente, insediarsi. n.d.t.]

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Jean-Franrois Lyotard Sopravvissuto

all iI bambino (che se si integra troppo velocemente in cio tempo. Eun nuovo male. nvecchio male esige che nel. r~p­
che gIi viene offerto dal sociale gia costituito non puo che porto non ancora provato con iI ~on-~sere venga pnvile-
sbarrare iI futuro) puo "crescere indisturbato", e, ancora, iI giata la scomparsa, la morte, e qumdi I Idea malincoruca 0
tempo in cui la tradizione, che incalza dalla profondita dei criminale della sopravvivenza. n nazismo non diceva sola-
secoli con tutto iI peso di cio che egia stato giudicato, puo mente: Tu ucciderai, rna anche: Che scompaiano per la-
essere interrogata. Tra bambini gia morti, che hanno fretta sciarci apparire. E nello stesso modo, il vecchio bene, in ba-
d'essere (intendo d'essere adulti, "maturi") e defunti anco- se alia stessa inquietudine, e la confessione 0 iI rispetto di
ra vivi, che sopravvivono, dunque, entrambi, il pensiero che un debito d' apparizione 0 d'infanzia. E tutto cia viene giu-
ha cosl fretta d'essere, "d'esserci", lotta per mantenere I'ac- dicato senza criterio. Ma la malignita dello Sviluppo con-
cesso alia sua verita, alia sua condizione d'ostaggio di qual- temporaneo consiste nel fatto che esso assopisce l'inquietu-
cosa che non e stato e non sara, rna di cui deve testimonia- dine stessa dell' apparizione e della scomparsa.
reo Testimonianza che puo rendere per iI fatto che "giudi- La massificazione 0 il far sopravvivere, la mobilitazione e
ca". Poiche esso non giudica da un luogo, a nome di qual- la saturazione, la decadenza, possono essere ottenute piil
cosa 0 di qualcuno, passaro 0 futuro, attestando con cio facilmente tramite I'organizzazione in reti di comunicazio-
che, in seno alI'inunanenza necessitante e bisognosa, I'ob- ne che con la politica totalitaria. So quanta questa diagno-
bedienza a cio che non ha legami puo farsi valere. . si sia brutale. So che 10 sviluppo e effettivamente uno svi-
AI continuo moltiplicarsi degli strati mediatori 0 delle luppo rispetto alia societa della tradizione. So quali siano i
reti mediatiche nell'organizzazione totalitaria considerata vantaggi della democrazia, iI fatto che essa lasci spazlO al
spazialmente, corrisponde 10 stato temporale d'urgenza, di giudizio in modo incomparabilmente maggiore di quanto
decisione, d'effettuazione, che esige la completa adesione non 10 faccia il nazismo e ci permetta di non tremare al suo-
di un istante alI'altro. Freud diceva che anche iI tempo, il no del campanello all' alba. La prova il fatto che siamo qui.
tempo cronologico, deve essere pensato come una «difesa E nel Goethe Institut.'
dagli stimoli». Si tratterebbe di un tempo completo, mas- nmio problema rimane comunque quello di sapere se la
siccio, privo della modalita del possibile (passato 0 futuro), "nascita", la capacita di giudicare, la vocazione a comincia-
saturo, e sufficiente a sazieta. Totale, insomma, nella con- re, che fa sentire la "vita amministrativa" come una sempli-
secuzione. n non-essere ne e dunque escluso, cosl come ce sopravvivenza .rispetto alia vera vita dell' anima, mi chie-
I'inquietudine e l' angoscia. E naturalmente, anche la fa- do se da questo miracolo ancora possibile ci si possa atten-
colta di giudicare. - dere un' a1ternativa al sistema.
Credo che in quell'uomo senza qualita che e Eichmann Un unico esempio, tra gli altri. Nella proliferazione del-
a Gerusalemme, Arendt riconosca proprio I' effetto di que- le iniziative e delle istituzioni civili, specialmente negli Sta-
sta saturazione che chiama la «banalita del male». La tota- ti Uniti, Arendt ha visto una specie di protezione 0 di re-
litarizzazione del tempo attraverso il fatto che i tempi ven- sistenza nei confronti del rotalitarismo minaccioso dello
gono resi omogenei, attraverso la loro banalizzazione, ban- Stato-nazione, e doe contro I' oblio del non-essere. Nel
disce gIi Urtezlen, la distinzione tra iI bene e iI male. Essa e
iI male perche elimina la capacita di discernere iI bene dal
, [ll testo qui riprodotto ebbe origine da una conferenza tenuta da
male. AlIa frne de I.e origini del totalitarismo Arendt chia- J.F. Lyotard in occasione del convegno Hannah Arendt. Poldique et
rna questo stato <Ja desolazione» (loneliness), iI contrario pensee (Parigi. aprile 1988) organizzato dal College international de
della solitudine, null'a1tro che I'opposto complementare Philosophie in collaborazione con il Goethe Institut. cfr. Abensour et
della massificazione delle singolarita: la massificazione del 01. (a c. di). 1989. n.d.e.]

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Jean-Fran,oi, Lyotard Sopravvissu/o

conflitto e nella crisi concementi il busing degli studenti qui piLI che mai insistente), viene meno l'idea stessa di
bianchi e neri, la troviamo impegnata a sostenere la resi- un' altemativa, e con essa quella di una rivoluzione. Ed eun
stenza delle famiglie e delle autorita locali contro I'appli- bene, poiche questa idea e a sua volta totalitaria.
cazione a ogni costa delle misure federali atte ad assicura- La nascita 0 l'infanzia, il cominciamento, la capacita di
re il mixage della popolazione scolastica. Nella capacita giudicare, infine, certo permangono, rna nella "desolazio-
della societa civile di produrre, cosi, spontaneamente, dei ne", nella loneliness. Senza ideologia, la speranza riposta di
modi di organizzazione che proteggono Ie concrete li- recente nel consiliarismo immediato grazie al quale si orga-
berta individuali 0 locali (in tal caso particolarmente im- nizzavano Ie lotte degli oppressi non potrebbe essere tra-
portanti perch<! concemono l'infanzia) contro una legge sferita sulla possibilita delle iniziative spontanee e locali,
decretata lontano dall'esperienza (come spesso e effetti- che del resto sono utili alI'installazione dell' attuale sistema,
vamente il caso negli Stati Uniti, soprattutto negli anni quello cioe democratico. n principio del transfert delle for-
sessanta e settanta), Arendt sente I' eco di una capacita di me rivoluzionarie di resistenza verso illibero esercizio del-
giudicare concretamente, radicalmente, senza teorie ne la cittadinanza nell' ambito delle leggi democratiche eanco-
criteri, e condivisa da tutti gli spiriti. Equesta il "senso co- ra troppo protettivo, e in questo senso ideologico. Euna so-
mune" 0 il buon senso di cui crede di trovare il fonda- pravvivenza .
mento nella terza Crtfica kantiana. In una realta volta principalmente alia sopravvivenza del-
Ripeto qui che il prezzo e quello di una lettura forzata- le complessita nel mondo fisico, I' altra sopravvivenza, la
mente sociologizzante del "sensus communis" kantiano. passibilitil al non-essere, qualsiasi nome Ie si voglia dare, e
Una lettura a cui il testa kantiano sicuramente si presta, un debito che persiste, in cui la gioia pascaliana 0 la malin-
poiche in esso I'antropologia non eeliminata come invece conia kafkiana trovano rifugio, rna solitarie, nel tetro deser-
avrebbe richiesto I' analisi trascendentale. Ma senza voleI' to della desolazione. Ed ea partire da questa stata dei luo-
entrare nella discussione filosofica degli ultimi seminari, ghi dell' anima che la questione della comunita, dell' essere-
mi domando soltanto in quale misura, in Arendt, questa insieme, puo e deve essere posta attualmente.
lettura del "buon senso" sia ancora debitrice alIe ideolo-
gie consiliari a cui la rivolta ungherese del 1956 e, con Traduzione eli Federica Sossi
Bliicher, gia la prova dello spartachismo davano una sor-
ta di legittimazione.
Lo dico perch<!, come qualcun alt-ro, e di gran lunga mi-
gliore, anch'io ai miei tempi mi sono lasciato prendere. Una
simile interpretazione dei consigli ungheresi non e celta-
mente contestabile. Lo einvece il fatto che se ne possa con-
cludere che quella che estata chiamata (a torto, penso, per-
che si tratta di una sorta di Selbstbehauptung) I'autogestio-
ne dell' essere-insieme possa costituire di per se una alter-
nativa politica e sociale al totalitarismo, manifesto 0 latente.
Con la distruzione dei sistemi totalitari e l'installazione del-
10 sviluppo "pellllissivo" (rna direi piuttosto "possibilista",
dal momento che 10 slogan "tutto epossibile", che Arendt
riprende da Rousset ed e essenziale a tali organizzazioni, e

92 93
Polis 0 communitas?

Polis 0 communitas? rnunitaria, gli abitanti della polis cercano un'identitil per-
rnanente nella memoria dei posteri, nella immortalita della
di Roberto Esposito
fama cui Ii destinano parole e azioni illustri:
Solo l'esistenz. di una sfera pubblica e I. sua susseguente tra·
sfonnazione del mondo in una com unit. di cose che radun. gli
uomini e Ii pone in relazione gli uni con gli altri si fonda intera·
mente sullo pennanenza. Se il rnondo deve contenere uno spa-
zio pubblico, non puo essere costruito per una generazione e
1. Si puo dire che Hannah Arendt sia una pensatrice della pianificato per una sola vita; deve trascendere l' arco della vita
comunita? 0 bisogna riconoscere che e soltanto la pili ra- degli uomini mortaU (ivi, pp. 40-41).
dicale pensatrice dell'intersoggettivita? Naturalmente la ri-
sposta a questa domanda dipende da cosa s'intenda per Che la «comunitil» arendtiana sia tenuta insieme dall' a-
"comunita". Se essa eintesa in analogia, 0 addirittura in so- spirazione all'immortaiitil da parte dei suoi membri attra·
vrapposizione, con la polis, aIlora l'interrogativo perde ogni verso la parola e l'azione e del resto provato a contrario da
problematicita: non solo Arendt ha pensato la comunita, cio che da essa risulta necessariamente escluso perche reo
rna e colei che ne! nostro secolo 10 ha fatto con la maggio- frattario ai riflettori della dimensione pubblica: I' amore, il
re intensita. Allora (e questa la tesi di interpreti anche sot- dolore, la morte, cia che non soltanto e di per se privato,
tili e originali) si puo asserire senza timore di smentita che rna che ha anche una funzione deprivativa nei confronti de!
<da scena dove l'esistente e la comunita s'incontrano eque!- soggetto che colpisce e decentra (ivi, pp. 37 -38). Si potreb·
la politica», intendendo per essa <<uno spazio plurale di re- be dire, in questa senso, che la dimensione «pubblica» abo
ciproca apparenza [.. .J uno spazio interattivo dove I'esibir- bia la funzione, se non precisamente di accrescere, quanto·
si degli esistenti ereciproco» (Cavarero, 1996, p. 146). Che meno di rafforzare, di stabilizzare, di sostenere i soggetti
proprio tale sia I'ambito che Arendt assegna aIla politica 1: . che la "agiscono" attraverso la loro re!azione reciproca.
largamente assodato. Meno scontato, e anzi tutto da pro- Naturalmente bisogna stare molto attenti ad adoperare,
vare, resta, tuttavia, il fatto che questa dimensione in cui per Arendt, termini fortemente compromessi dalla tradi-
«gli attori politici si espongono attivamente» (ivi, p. 147) sia zione metafisica come quello di "soggetto". La sua defini·
quella della comunita. _ zione come un «chi» e contrapposto a un «che cosa» (ivi,
La Arendt stessa sembra non dubitarne, aIlorche gia nel pp. 130-131) giil ne esclude una formulazione sostanziali·
settimo paragrafo di Vita activo identifica la «dimensione stica. Tanto pili se congiwlta aIla specificazione ulteriore se·
pubblica» all' «essere-in-comune» (Arendt, 1958a, trad. it. condo la quale <<Ilessuno e autore 0 produttore della pro·
p. 37). Non dicono anche i vocabolari che "comune" ecio pria storia. In altre parole, Ie storie, i risultati dell' azione e
che non e "privato", e dunque "pubblico"? Arendt non si del discorso rive!ano un agente che non ne e pero autore e
limita ad accogliere questa definizione consueta, rna la pie- che non Ie ha prodotte. Qualcuno Ie ha cominciate e ne e il
ga a una particolare accezione, per cost dire fenomenologi- soggetto, ne! duplice senso della parola, e cioe di attore e di
ca, che ne mette in risalto illato "visivo": comune, 0 pub- chi ne ha subito Ie vicende, rna nessuno ne eautol'{;» (ivi, p.
blico, non etanto cia che appartiene a tutti (0 a molti), rna 134). Una decostruzione della categoria umanistica di sog·
cia che epili specificamente sotto i loro occhi, esposto allo- gettivita confermata dalla ciscostanza che nella sfera del·
ro sguardo. Visibile, noto, riconosciuto. Tanto che appun- I'apparenza ciascun soggetto di sguardo ne e aIlo stesso
to per potenziare, 0 proteggere, la propria dimensione co' tempo anche oggetto e dunque non solo e non tutto sog·

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Roberto Esposito Polis 0 communitas?

getto. E d' altro canto ,J' apparenza» (Erscheinung) cui inversamente declina aIIorche essa ritoma al centro delle
Arendt si riferisce non e affatto identificabile con la «par· dinamiche di potere in forma di biopolitica. Dire che l'a-
venza» (Schein), intesa come qualche cosa di diverso dalla zione non e finalizzata all' autoconservazione, tuttavia, e
realta, dal momenta che ,<Essere e Apparire coincidono» ancora poco. Essa non efinalizzata a nulla se non a s~ stes:
(Arendt, 1978b, trad. it. p. 99). Cia vuol dire che Arendt sa. Siamo anche oltre la contrapposizione aristotelica di
non riduce I'apparire a un orizzonte puramente fenomeno· prassi e tecnica. nfme dell'azione fa tutt'uno con essa. Per-
logico, rna 10 apre a una dimensione propriamente ontolo· cio ,Je arti che non realizzano alcuna "opera" hanno gran-
gica. Benche non manchi un risvolto pili specificamente de affinitit con la politica» (Arendt, 1961a, trad. it. p. 206).
scenico, teatrale, secondo il quale i "soggetti" della politica £. il punto in cui la filosofia arendtiana della pol~s, s~mbra
«Janna fa lora apparizione come attori su una scena aIIestita dawero approdare a un pensiero della «comunlta mope-
per 101'0» (ivi, p. 101), l'apparire ha per 10 pili il senso di un tosa»:' azione senza opera, soggetto senza sostanza, pre-

"verure
. all a Iuce " , 0 "all a presenza." E d unque, d a questa senza senza rappresentazlOne.
punto di vista, di "esistere". Anzi, si deve osservare che il
carattere di "superfieialita" attribuito aII'apparenza come 2. Eppure proprio questa possibile punto di tang=-~
presupposto e risultato della visione altrui sottrae I'esisten- mette in luce una eterogeneita irriducibile. Quanto plu 1
za a ogni ripiegamento interiore. La esteriorizza rovescian- due linguaggi concettuali si accostano, tanto pili emerge la
dola sui suo "fuori" nel senso specifico dell'ek-slstenza. Se loro distanza. La comunita non ela polIS, e non eneanche
il «chi» che noi siamo non e interamente nostro, se sfugge la res publica. E eio non solo per la genericitit dell' aggettivo
al nostro controllo, esso eper certi versi fuori di noi. Sta, si ("pubblico", lontano dall'esprimere tutta la complessitit.del
potrebbe dire, nell' .perto dell' espericnza, con tutti i rischi "comune") rna per l'assoluta inaJeguatezza del sostanovo.
di imprevedibilita e di contingenza che tale dislocazione La comunita non euna res. Eanzi il suo "non", il fondo in
comporta. Non e appunto questo (fragilita, impredicabi- . cui la "cosa" minaceia di perdersi 0 la fenditura in cui ri-
lita, illimitatezza) 10 statuto dell' azione-con-gli-altri? L'iden- schia di scivolare. Basta penetrare un poco pili a fondo nel-
., " ,
ota soggemva, msomma, non e presupposta, rna successlva
.
la semantica del termine communitas, e in particolare del
e conseguente a un'azione "performativa" dello stesso sog- munuS che essa condivide, per cogliere questa aspetto. Co-
getto che I' agisce. me ho cercato di dimostrare in un recente lavora che costi-
Ma questo non e tutto. C' e qualeosa di pili che sembra ruisce 10 sfondo necessario di questa testo (Esposito, 1998),
approssimare la Arendt allessico della comunita: ed e il il munus comune non ha nulla ace h vedere con un "b" ene,
fatto che tale azione, come estato notato,' non efmalizza- un "valore", un "interesse". Con una proprieta, un'identita
ta alia conservazione della vita, dal momenta che assume o una qualita, in qualsiasi senso si vogliano adoperare que-
senso proprio dallo scarto che essa sperimenta rispetto ai ste espressioni, dei soggetti che vi partecipano. Cos1 come
processi biologico-naturali. Da questa angolo di visuale la con la stabilita di un possesso 0 l'incremento di un guada-
ricerca di immortalita per i posteri cui prima si accennava gno. AI contrario esso evoca una perdita, un' assenza, una
non solo non ha nulla a che fare con l'impulso naturale al- mancanza, nel senso latino del delinquere, come del resto
I'autoconservazione, rna e a esso inversamente proporzio- hanno intuito tutti i racconti fondativi che hanno posto al-
nale. La polis nasce quando la preoccupazione per la vita I' origine della societa un delitto comune. Munus e un ob-
individuale esostituita dall'amore per il mondo comune. E bugo, un dovere, un debito. 0 anche, e nello stesso tempo,

, Cfr. su questo punto anche llitunin.ti, 1998. , Alludo a Nancy, 1986.

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Roberto Esposito Polis 0 communitas?

un dono che si da (rna non si riceve) perche si cleve dare e improprieta vada intesa nel sens~ dell' estasi di Heidegger
non sipuo non dare. E che percio lascia il donatore sempre odell' autolacerazione di Bataille, (Esposito, 1998, pp. 92-
privo di una parte della propria "sostanza" pili preziosa: 126) i due pensatori novecenteschi della comunita (insie-
della propria identita soggettiva. me a Simone Weil, per altri versi),' quellb che resta co-
Da questo punto di vista viene in luce tutta la proble- munque precluso ela semplice traduzione della comunita
maticita dell' ascrizione di Arendt al lessico della comu- nella relazione 0, tantomeno, nella comunicazione tra sog-
nita. t:: vero che, come si egia visto, intende I'interesse nel getti di azione e di discorso. Ne l' azione ne il discorso in
senso etimologico di cio che "sta tra", dell'in-between, 0 quanto tali, come modalitil soggettive, hanno qualcosa a
dell'infra: «Vivere insieme nel mondo significa essenzial- che vedere con la comunita, se non nella figura stremata
mente che esiste un mondo di cose tra coloro che 10 han- della loro inaccessibilita. Nel modo di un'impossibilita
no in comune, come un tavolo eposto tra quelli che vi sie- che non investe soltanto I'individuo, rna la comunita stes-
dono intorno; il mondo, come ogni infra, mette in rela- sa. La comunita, appunto, e impossibile nel doppio senso
zione e separa gli uomini nello stesso tempo» (Arendt, che non si puo realizzare e che quell'impossibile la co- e
1958a, trad. it. p. 39). Cosl come e lontana dall'interpre- munita stessa. Gli uornini hanno esattamente questa in
tare il "mondo-in-comune" come una qualsivoglia forma comune: I'impossibilitil di "fare" quella comunitil che gia
di appartenenza a una terra, a una patria 0 a una radice, da sempre sono. In questo senso non solo la comunita e
tantomeno concepisce l' essere-insieme nel modo della fu- limitata, rna coincide con il proprio limite, contro ogni so-
sione dei molti nell'uno. Semmai e I'uno, il soggetto in gno umanistico di "comunitil illimitata della comunica-
quanta tale, a subire una moltiplicazione irriducibile a zione" 0 di "comunita dell'azione e del discorso". t:: per-
qualsiasi tipo di identificazione di cio che eessenzialmen- cio che la comunita non puo escludere, come vorrebbe
te plurale. Non c' esoggetto, nella polis, che non sia gia da Arendt, la ferita "privata" del dolore e della morte, dal
sempre i soggetti. 0 meglio, la loro interrelazione. Ma . momenta che ne ecostituita. La comunita non ealtro dal-
proprio qui sta il discrimine rispetto al pensiero della co- la faglia che circonda e fora la soggettivita, la sua fmitezza
munita: cos'e I'interrelazione dei soggetti se non una, la mortale, la soglia che non possiamo lasciarci alle spalle
pili esplicita, forma di intersoggettivita? E cos' e, a sua vol- perche da sempre ci precede come la nostra origine
ta, l'intersoggettivita se non il reciproco riconoscimento in! originaria. Ecco l' accecante verita custodita nella piega
che fa dell'altro sempre un alter ego-simile in tutto e per etimologica della communitas: la "cosa pubblica" e inse-
turto all'ipse che si vorrebbe contestare e che invece si ri- e
parabile dal niente. Ed proprio il niente della cosa il no-
produce raddoppiato? t:: proprio questa gioco di specchi stro fondo comune. II munus originario che ci costituisce,
che la com unit a spezza in maniera definitiva. Essa non e e ci destituisce, nel nostro difetto di proprio. t:: appunto il
semplicemente diversa dall'intersoggettivita, rna il suo op- "reato" di cui siamo originariamente rei: quello di non
posto. Non e un modo di essere, e rantomeno di "fare", poter fare propria la cosa che pure ci pone in essere. Da
di "agire", di "parlare", del soggetto. Non e un suo attri- questo lato non si puo dire che Arendt sia scesa davvero
buto 0 un suo prodotto. E neanche la sua proliferazione a fondo nell'abisso della comunita.
o dispersione. Bensl la sua esposizione al proprio altro.
All'altro dal proprio. Non dunque nel senso "superficia-
Ie" del "vedere e dell'essere visto", rna in quello di una , Cfr. Putino (! 998), runic. interprete italian. di ispirazione fern-
improprieta radicale che coincide con I'impossibilitil di minista in grado di cogliere nel "vuoto" (di comunita. di genere, di
essere tutto se stesso 0 se stesso come un tutto. Che tale COl-pO: ela stessa cosa) il compito, e la vertigine, del pensiero.

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Roberto Esposito Polis 0 communitas?

3. Ma non si puo dire neanche che l'abbia ignorato. Di conciliabili se non in un amore anch'esso venuto da e ri-
cio, di questa intllizione trattenuta, per COS! dire, ancora volto fuori di noi. 4
nell'impensato della comunita e tuttavia gia affacciata sulla Ma nell'u1tima parte del suo testo, dedicata alia vita so-
sua semantica, danno prova soprattutto la prima e l'u1tima cialis, Arendt si spinge ancora pill avanti in una lettura
opera; quasi a testimonianza di un percorso interamente se- della comunita che, pur nellinguaggio teologico di Ago-
gnato dalla presenza di un problema sempre affrontato e stino, pare arrivare dawero al fondo della "cosa stessa".
mai risolto. Per quanto riguarda illavoro iniziale su Agosti- Non soltanto, infatti, la dilectio proximi epensata a parti-
no, eArendt stessa a informarci in apertura che <de singole re dall'essenza finita, eteronoma, non-soggettiva della
parti [di esso1 sono tenute insieme solo dalla questione - creatura; cio che ci lega in una medesima "comunita di
per Agostino senz'altro evidente - della rilevanza dell'al- destino", in una sorte comune, eil nostro essere morituri,
tro» (Arendt, 1929, trad. it. p. 14). Ma cio che ancora pill la nostra infinita fmitezza. Ma anche la communis fides
importa, in direzione del nostro discorso, ela modalitit spe- che a tale consapevolezza si lega e a sua volta preceduta
'cifica con cui tale questione eaffrontata; che e quella di un da una communitas pill originaria che Agostino non esita
"essere-nel-mondo" irriducibile alia semplice intersoggetti- a indicare come «comunita della colpa» (c. luI., VI, 5). La
vita fenomenologica. n soggetto (questo Arendt coglie nel- comunita coincide con la correita deterrninata inizialrnen-
la lettura di Agostino) etagliato, e quasi diviso da se stesso, te da Adamo e stabilmente fissata da Caino prima ancora
da una storicita finita che 10 pone in rapporto con I'Altro che Abele costituisse la civitas Dei. Su questo punto Ago-
da se. Da qui la contraddizione che investe la dimensione stino e terribilmente esplicito; e 10 stanziale Caino, non
propriamente comunitaria; resa possibile solo da quell'u- Abele peregrinans, a fondare la comunita umana (Civ.
nione con Dio che contemporaneamente la strappa al mon- Dei, xv, I, 2). Non solo; rna a quella prima violenza fratri-
do degli altri uomini. E come se la comunita fosse speri- cida rimanda ogni successiva fondazione, come quella di
mentabile solo nella pill assoluta singolarita, quella che uni- Romolo attesta con tragica puntualita (Civ. Dei, xv, 4-5).
sce verticalrnente I' uomo al suo Creatore nella forma di un Cio vuol dire, conclude Arendt, che la comunita umana e
dono senza possibile ricambio. Ma e proprio quest' aporia a stretto contatto con la morte, «a partire dai morti e con
che ci mette direttamente in contatto con il centro vuoto i morti» (ivi, p. 135). Questa seconda origine, per genera-
della comunita. E necessario guardare la cosa da entrambi zione, resta conficcata come una spina, 0 un dono awele-
i versanti; e vero che Agostino bl6cca teologicamente il nato, nell' origine per creazione; a testimonianza di una
transito verso I'altro attraverso I'esdusivita del riferimento "doppiezza",la duplicitit dell'origine, da cui non sara pos-
a Dio, rna al con tempo, e appunto per questo, riconduce il sibile emanciparsi neanche alIorche gli uomini saranno
cum alia sua dimensione radicalrnente espropriata, alia sua chiamati alia sanctorum communio, dal momenta che quel
improprieta costitutiva. n fatto che possiamo essere fratelli passato non puo essere cancellato da una caritas che logi-
solo in Cristo sospende la nostra soggettivita,la nostra pro- camente ne discende.
prietit soggettiva, al punto "vuoto di soggetto" da cui ve- Qui Arendt, attraverso Agostino, egia dentro illinguag-
niamo e verso cui siamo chiamati come al nostro originario gio della comunita, nella sua costitutiva aporia; evera che
"non". A quel primo munus cui non possiamo corrispon- la comunitit e impossibile, eppure quell'impossibile e pre-
dere che in maniera inadeguata e difettiva perche non ne cisamente cio che condividiamo, la forma medesima del
siamo mai veramente padroni. Da qui la scissione che spe-
rimenta il nostro stesso essere; diviso tra due origini, due • efr. in merito l'introduzione eli DaI Lago (1987, pp. 19 ss.) nonche
destinazioni, due volonta reciprocamente contrarie e in- Bodei (1987, pp. 113-121) e &.metta (1987, pp. 123-138).

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Roberto EspoSIto Polis 0 communitos?

nostro cum. Ma e anche il punto a partire da cui ella co· lita soggettiva". Si fonda, cioe, su di un consenso reso a
mincia a prendere sempre di pili Ie distanzeo dal suo autore, sua volta possibile solo dalla preesistenza di un «senso
perdendo con esso il suo stesso oggetto. E come se non comune» 0 «comunitario» (Gemeinschaftlicher Sinn) che
avesse la forza di sostenere I' antinomia che Agostino Ie ha condividiamo con il resto degli uomini. Cio significa che
rivelato, 0 si sentisse obbligata a risolverla in una direzione se il soggetto della sfera teoretica e l'io e quello della sfe·
meno estrema. Come scrive, senza cogliere fino in fondo la ra etica il se, il soggetto del mondo estetico e il noi. E an·
perdita di radicalita che il passaggio comporta, un' altra zi un noi·altri, un noi costitutivamente aperto al rappor·
acuta interprete italiana: Arendt interroga adesso <<il mono to con gli altri: la condizione prelimina~e del giudizi~
do comune come luogo di uno essere·insieme senza cornu· non e forse quella di assumere il punto dl vista altrUl, di
nita,> (Boella, 1992, p. 165). E la fase in cui il pensiero di superare la particolarita della propria prospettiva? La
Agostino, interpretato come il punto di svolta verso la spo· comunita toma a profliarsi all' orizzonte. Ma si tratta
liticizzazione modema, viene sempre di pili sostituito dal rio proprio di comunitil? . ' ..
ferimento alia polis greca come spazio dell' apparenza con· Gia la circostanza che Arendt, a differenza di alto m·
divisa dai soggetti che la abitano. EII che la "doppia origi· terpreti precedenti e successivi, da Goldmann (1945) a
ne" agostiniana Unitium e principium, come l'autrice conti· Habellnas (1983, trad. it. pp. 110 ss.), intenda sottrarre la
nuera a ripetere anche nei testi successivi) si salda in un'u· Hlosofia kantiana alI'ombra che su di essa proietta all'in·
nica origine rispetto alia quale il corso della storia, soprat· dietro Hegel, mostra un decisivo passo avanti nei con·
tutto modema, potra anche essere inteso come una sorta di fronti della tradizionale lettura pre.idealistica: il <<limite»
deriva dissolutiva. Benche moltiplicata in infmiti inizi, di Kant non e pili inteso come un ostacolo da rimuovere
quanti sono gli uomini, l' origine greca della politica finira in direzione dialettica, rna come il euore pulsante della sua
per perdere quell'enigmatica "doppiezza" intravista da, e filosofia. Non solo: rna che la piu esplicita contrapposizio·
dentro, Agostino, oppure per essere ridotta alia semplice ne tra Kant e Hegel preceda, e quasi introduca, il testo da
antitesi tra "pubblico" e "privato". E come se, anziche lei esplicitamente dedicato alia critica della volonta
"tradurre" nel proprio lessico la geniale intllizione agosti· (Arendt 1978b, trad. it. p. 311), lascia pensare che l' op·
niana del carattere non·soggettivo della comunita, Arendt zione di' Arendt per il primo contro il secondo vada in di·
finisse per sacrificarla a una piu tradizionale concezione in· rezione di un' esplicita sottrazione della comunita alla se·
tersoggettiva. . mantica del volere soggettivo. Se, gia in Rousseau, la YO,
lonta rimanda necessariru';ente alI'unita del corpo politi.
4. Non sempre, tuttavia, e non completamente. Lo di· co , la comunita kantiana, al contrario, e inseparabile dal·.
mostra proprio l'ultima opera incompiuta dedicata alia l' alterita e dunque dal limite che questa oppone a ogru
Critica del Giudizio di Kant (rna anche l'intera Vita della n
ipotesi fusionale in forma di unita organica. cum, dun· .
mente: e se Arendt "trovasse" la comunita esattamente que, viene giustamente legato alia distanza e non alia pros·
quando tematizza "impoliticamente" Ie forme mentali di simita. Esso e quanto mette gli uomini in relazione nella
ritiro dalla scena pubblica?). Se ne conosce I'argomenta· modalita della loro differenza.
zione centrale: mentre nelle altre due Critiche kantiane la E tuttavia cio non esaurisce interamente il problema
categoria di pluralita non ha alcun rilievu, dal momento perch.: proprio il richiamo alia distanza in quanta e la fi·
che la validita dell'esperienza conoscitiva e morale eva· gura della comunita apre un secondo interrogativo circa il
lutata con il metro dell'universalita oggettiva, la Critica rapporto tra tale distanza e i soggetti che essa relaziona: la
del Giudizio richiede una sorta di paradossale "universa· differenza, illirnite, sta fuori 0 dentro i soggetti? Esolo 10

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Roberto Esposi/o Polis 0 communi/as?

spazio che Ii separa conservando la loro individualita 0 cia tiana di Kant.' Si tratta di una innegabile tendenza ad an-
che la revoca in causa penetrandola e scardinandola in tropologizzare il trascendentale kantiano secondo una in-
quanta tale? Non si puo dire che gli scritti su Kant fomi- debita sovrapposizione (a volte autorizzata da incertezze
scano una risposta decisa a questa domanda. Gia il fatto dello stesso Kant) tra comunicabilita, comunicazione e co-
che il "posto" della comunita venga cercato nella Critica munita di fatto, palese dove Arendt si sforza di individua-
del Ciudizio, anziche in quella della ragion pratica, e un re Ie <<implicazioni politiche del pensiero critico e della sua
primo indizio che Arendt non ne coglie la connessione ne- connessione con la comunicabilita. A sua volta questa im-
cessaria con I'universo della legge, e cioe con la finitezza plica evidentemente una comunira di uomini, ai quali ci si
del soggetto. E infatti la mia impressione e che la sua pole- puo rivolgere per ascoltare e trovare ascolto» (Arendt,
mica nei confronti di ogni forma di comunita organica 0 fu- 1982a, trad. it. p. 65). Mai come in questi passi Arendt ri-
sionale assuma il carattere pili di una moltiplicazione che di schia di perdere il rilievo fondamentale che nel criticismo
una contestazione della soggettivira. E del resto, I' accento kantiano gioca quel concetto di limite che pure ella sem-
posto sulla natalita, in esplicita contrapposizione alia mor- brava voler valorizzare: limite come barriera che vieta il
talita, contribuisce a trattenere la differenza nel solco !radi- "passaggio di frase" tra facolta eterogenee, rna limite an-
zionale dell'infra intersoggettivo, anziche proiettarla nelle che come quell'impossibile legge che impedisce, in Kant,
pieghe interne di una soggettivita non pili tale appunto per- qualsiasi forma non solo di realizzazione, rna anche di con-
che sdoppiata rispetto a se stessa dali'imperativo cui e "as- cettualizzazione, della comunita. Che il sensus commums
soggettata" . non abbia nulla ache vedere, se non analogicamente, con
Da qui l'intonazione umanistica che percorre la stessa una intellectio communis 0 communitatis, con un'intelli-
decostruzione dell'umanesimo, mai cost evidente come nel genza della comunita, significa che questa puo essere col-
saggio sulla Crisi della cultura in cui comincia a delinearsi ta solo in negativo, nella forllla di cia che non e. La comu-
la sua interpretazione di Kant. Senza sottovalutare la di- nita fa tutt'uno con illimite che ne preclude il compimen-
chiarazione di partenza che <<nel giudizio di gusto, la cosa to. Questa e precisamente la sua legge: quella di una pre-
fondamentale non e l'uomo, non e la vita 0 I"'io" dell'uo- sentazione necessaria e impossibile alio stesso tempo.
mo: e il mondo» (Arendt, 1961a, trad. it. p. 285). Resta il Ma se e COSI, ne deriva che la categoria kantiana in cui
fatto che il gusto stesso vi e defmito come la «facolta poli- scavare per approssimarsi a tale "impossibile", non e il bel-
tica che veramente umanizza il bello e crea una cultura» lo, rna il sublime. Questo e il vero punto cieco della lettura
(ivi, p. 287). Nonostante una serie non irrilevante di spo- arendtiana, tutta concentrata sulla prima parte della Critica
stamenti categoriali, non direi che Ie tarde Lectures kantia- del CiudivG, proprio per la sua riluttanza a seguire Kant
ne sui giudizio siano del tutto al riparo da questa enfasi lungo la strada impervia che porta alia sovrapposizione an-
umanistica se esse possono concludere, a proposito della tinomica tra comunita e legge. Perche il sublime costituisce
"pace perpetua", che «e in virtli di quest'idea di umanita, precisamente il passaggio stretto e rischioso tra I'ambito
presente in ogni singolo, che gli uomini sono umani» sensibile del giudizio estetico e quello, etico-razionale, del-
(Arendt, 1982a, trad. it. p. 114), dando COSt ragione a chi Ia legge. Stretto perche, nonostante la sua "vocazione" mo-
aveva, pur rispettosamente, parlato, a proposito di quello rale, esso ha pur sempre a che fare con la facolta dell'im-
arendtiano, di un «pensiero salutista» (Lyotard, 1991, trad.
it., efr. supra, pp. 74 ss.), teso, cioe, pili a proteggere che a , Si vedano per questo Ie pagine, come sempre equilibrate e com-
mettere in discussione il mitologema dell'humamlas. Si co- I petenti, dedicate alia lettura arendtiana di Kant nell'onnai insostitui·
nosce il punto pili contestato della interpretazione arend- bile monografia Forti, 1994, pp. 333-370.

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Roberto Esposito

maginazione, e non della ragione. Rischioso perche l'unico La fondazione della liberta
modo di ristabilire il predominio di questa su quella, ri- di Miguel E. Vatter
spondendo cosl al richiamo della legge, e la violenza di
un'imposizione che passa per il sacrificio della sensibilid e
dun que per un'infinita lacerazione della soggettivita. Ritor-
niamo cosl alia questione del limite, e cioe del velo tramite
il quale la comunita e "rivelata", contemporaneamente ma-
nifestata e protetta dalla legge che la mostra interdicendo-
la, che la mostra interdetta. Cia significa da un lato che la Necessita e liberta
comunita ci e assegnata come la nostra inevitabile dimora.
Che ci chiama con una voce che non possiamo lasciare ina- nconcetto di liberta occupa, alI'intemo dell' economia del
scoltata perche promana da noi stessi. Ma dall' altro che pensiero arendtiano, un molo cosl centrale che non sareb-
non possiamo attingerla direttamente, senza il filtro di un be errata farlo coincidere con quello di vita politica (vita ac-
nomos che al contempo ci vieta di inscriverla nel Reale. n tiva). I.:identita tra liberta e vita politica e minacciata sia
Reale in quanta tale, la "cosa in se" in termini kantiani re- dalla sfera filos06ca, 0 della vita contemplativa, orientata al-
sta inawicinabile. E questa contraddizione, cui Kant r~ta Ia validid (verita), sia dalla sfera che, in mancanza di un ter-
fe?ele, ch~ Arendt intravede e perde alIo stesso tempo: che mine migliore, puo essere chiamata della vita biologica, 10
gli UOIIllIll possono sperimentare la comunid solo se accet- «sfondo oscuro eli cia che e meramente dato, 10 sfondo for-
tano la sua legge, quella della loro fmitezza, e cioe, ancora, mato dalla nostra natura unica e immutabile», rivolta alia
della sua impossibilita. Eprecisamente questa che essi con- fattualita (violenza).' Verita e violenza designano, nel di-
dividono come illoro munus comune. Come una mancan- scorso arendtiano, due forme di necessita che impongono
za che Ii attraversa e Ii oltrepassa, 0 come I'Oggetto irrag- limiti eteronomi alia vita libera 0 politica.
giungibile, il Niente-in-comune della loro Cosa. Certo, que- La costrizione che queste limitazioni esercitano sulla po-
sta (~~a legg~ e dell'interdetto, della leg&e dell'interdetto) litica fu esperita da Arendt nella violenza estrema del feno-
non e I uruca VIa per pensare la comunita. E forse ancora un meno totalitario e nel compimento della tradizione occi-
altro, estremo, modo per non pensarla del tutto, per ripa- dentale della filos06a politica (Arendt fa coincidere la con-
rarci dalla accecante verita del suo Oggetto, per restare an- clusione di tale tradizione con la «crisi dell'autorita,». Non
cora, e sempre, soggetti. Ma per varcare quella soglia la "6- intendo addentrarmi nella questione di eventuali e inquie-
los06a della polis" non basta pill. Bisogna inoltrarsi lungo tanti affinita tra il terrore totalitario' (dove la violenza divie-
I'angusto sentiero che, attraverso Kant e oltre Kant, hanna

scavato da un lato Heidegger e dall'altro Lacan.'
, Arendt illustra coslla relazione tra fattualita e violenza: (<I.e co-
munita politiche evolute, come Ie antiche citta-stato 0 i modemi stati-
nazione, insistono cosl spesso sull'omogeneita etnica perche tendono
a eliminare nella misura del possibile Ie differenze naturali, sempre
presenti, che suscitano odio, diffidenza e discriminazione» (Arendt,
1951a, trad. it. p. 417).ln altre parole Ia violenza che gli uomini eser-
Cltano gli uni sugli altri e radicata nella Ioro frustrazione per la neces-
- - - -- ------~
sita. che e maggiormente sentita allivello della fatrualita. ar. anche
• Su Lacan e Heidegger Iettori di Kant, dr. Esposito, 1998, pp. 87- Arendt, 1958a, cap. 3. .
88 e 92-99. , Sulla tematizzazione di questa affinjta si veda Schiirmann, 1996.

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Miguel E. Vatter La /ondazione della liberta

ne la fondazione della political e la fondazione filosofica 0 vita a fondazioni stabili senza ricorrere a divinita, fondamenti, 0
metafisica del dominio politico {nel quale la verita 0 la giu- assoluti? Epossibile concepire istituzioni dotate eli autorita sen-
stizia fungono da criterio assoluto che stabilisce chi deve za derivare tale autorita da una qualche Iegge delle Ieggi, da una
governare e chi obbedire}.' Indubbiamente Arendt fa parte fonte extra-politica? In breve, epossibile proporre uno politica
della /ondavone in un mondo ormoiprivo di garanzie tradizionali
eli quella cerchia eli pensatori {assieme all'ultimo Heidegger, (e /ondaZlonalD di stahi/ita, iegtttimitii e autorita? (Honig, 1993,
Adorno, Levinas e Derrida} che inelividuano nella pulsione p. 97, corsivi miei).
metafisica verso criteri eli verita trascendenti e assoluti, e
nella loro applicazione alia sfera degli affari umani, un altro In questa prospettiva il progetto arendtiano sarebbe
grande gesto eli violenza inflitto alia «condizione umana».' quello eli risolvere la "crisi eli.legittimita", dovuta.al crollo
Arendt, intrappolata tra questi due ambiti che minaceia- delle fonti d' autorita metafisiche, attraverso la ncerca eli
no la dimensione della liberta umana, si adopera per salva- nuove fonti d' autoritil post -metafisiche. Questa lettura pre-
guardarla ridefinendo la politica come la pratica della fon- suppone che la liberta politica sia in prineipio comp~tibile
dazione della liberta {conslilulio liberlatis}. n mio intento e con il progetto eli foudazione. Tale presupposto, ~ ~o a,:-
dimostrare che il progetto arendtiano eli fondazione della viso, non solo e problematico, rna soprattutto smmwsce ~
liberta e aporetico. n tentativo estenuante eli contrastare pensiero arendtiano. Non intendo negare che Arendt tent!
tanto la violenza quanto la metafisica ingenera un effetto eli fOlInulare una "politica della fondazione". Cio che mi
opposto, che corre lungo tutto il eliscorso arendtiano e ne preme affermare eche il eliscorso arendtiano eccede questo
pregiuelica l'intesa finalita. Ma l'aporia del progetto eli fo~­ intento e, in ultima analisi, rivela la contraddizione in ter-
dazione della liberta non eeli per se negativa se torna utile mini che e alia base eli una "politica della fondazione": 10
per un ripensamento della politica come esperienza dell'in- stesso progetto eli dar vita a una "fondazione durevole" al-
sOlIuontabile conflitto tra foudazione e liberta. Mantenen- Ia liberta politica e al contempo causa dell' estinzione eli
do vivo tale coullitto e possibile comprendere l'intllizione
quella stessa liberta. . , ..,
arendtiana secondo la quale la vita politica puo sopravvive- Altre interpretazioni mostrano una magglor sensibilita
re solo se mantiene vivo il pathos della distanza sia dalla vio- alia tensione tra liberta e fondazione' rna da essa traggono
lenza che dalla metafisica. conclusioni eliscutibili:
Molti dei commentatori eli Arendt non accettano eli con-
siderare aporetica la sua posizione sulla liberta politica, in Se iI politico e, per Arendt, 10 spazio per, 0 la modalita eli, ap-
quanto tentano eli estrarre dal suo eliscorso un progetto po- parizione della liberta, che e in se stessa inseparabile da una
litico positivo. Come sostiene una recente interpretazione, particolare nozione del tempo [«i1 tempo come radicalmente
per Arendt aperto a nuove possibilita,,] alIora I' atto eli fondazione della
"sfera" politica dev' essere in linea con quella temporalita libe-
iI problema della politica nella modemita e: come possiamo dar ra. Ma Ia sfera politica necessita eli una stabilita fondativa pro-
prio perche Ia liberta non puo essere Iasciata in balia del tem-
po; Ia liberta, per essere una forza attiva ed effertiva nel mon-
, Arendt sostiene che la tradizione della filosolia politica e fin dal
suo inizio caratterizzata datI' autorita, e cerca di «legittimare la coerci-
zion"" (Arendt, 1961a, trad. it. p. 151). Sulla <<tirannia della verit"" e , efr. Keenan, 1994. 1:articolo di Keenan vuole mostrare come <<flO-
sui modi in cui <da verita puo distruggere la doxa [... ]Ia specifica realtil nostante la fiducia di Arendt nella promessa come mezzo di salva-
politica dei cittadini», si veda Arendt, 1990c. . guardia della liberta e della sfera politica, ne liberta ne fondazione po·
4 Per la piu chiara tematizzazione di questa punto si veda Forn,
Utica restano inununi dalla elaborata relazione di interdipendenza che
1994. Arendt instaura fra Ie due» (ivi, p. 298).

108 109
Miguel E. Vatter La fondazione della liberia
-
do ha bisogno del costante ausilio eli una fondazione politica bili istituzionalizzazioni, 0 fondazioni politiche, di un simi-
(Keenan, 1994, p. 298). le concetto di azione libera.' In Sulfa rivoluzione questa
concetto di azione libera viene fatto chiaramente coincide-
AI contrario, io ritengo che, se la liberta politica non si la- re con l' azione rivoluzionaria. Nelle rivoluzioni modeme,
scia ingabbiare in alcuna forma politica 0 realta sostanziale, e proprio come nella teoria arendtiana dell' azione, «l'idea di
proprio perche la liberta rivela una intima connessione con liberta e l' esperienza di un nuovo cominciamento» coinci-
la sua storia, e deve «essere lasciata in balia del tempo», se- dono (Arendt, 1963e, trad. it. p. 25). Ma in Sulfa rivoluzio-
condo modalita da specificare. Analogamente, se la liberta ne e detto anche che si puo parlare di rivoluzione solo
politica rifiuta il «costante ausilio di una fondazione politi- quando la liberta efondata.' La fondazione della liberta im-
Gl», allora forse evero che questa liberta non e«attiva ed ef- plica inoltre la «costituzione di una repubblica» dove il ter-
fettiva» nel mondo comeforza oggettiva, rna piuttosto si ren- mine repubblica significa <<una forma di organizzazione po-
de presente nella decostruzione dell'oggettivita delle forze litica in cui i cittadini convivevano in condizioni di non-go-
di dominio, e nella virtualizzazione dell' ordine costituito. verno [no-rule], senza divisioni tra govemanti e govematD>
n punto di partenza pill idoneo per una discussione di (ivi, pp. 25-26)
e
questi temi illibro di Arendt sulle rivoluzioni. fenome- n In questo contesto Arendt distingue la liberta «come fe-
no modemo delle rivoluzioni politiche, cosl come Arendt nomeno politico», definita sia come non-govemo (anarchei
10 rappresenta, mette in scena l' agone tra liberta e fonda- che come isonomia, dal concetto di <Jiberazione» che epu-
zione. n problema principale nelle rivoluzioni modeme ramente <<I1egativo» ed epreservato nei cosiddetti diritti na-
non e tanto quello di "fondare" un nuovo ordine della li- turali. Questi diritti non hanno nulla a che fare con <<il ve-
berta, bensl qUellO di presentare la liberta politica come ro contenuto della liberta, che [... ] e partecipazione al go-
quell'elemento, nella sfera degli affari umani, che rende im- vemo della cosa pubblica 0 ammissione alia sfera pubbli-
possibile la fondazione assoluta di un ordine politico. n fe- ca» (ivi, p. 29). La distinzione tra liberta e liberazione per-
nomeno rivoluzionario non deve essere letto semplicemen-
te come il crollo del sistema di autoritit di un ordine antico 7 La «spazio dell' apparenzro>, che ecoevo alla liberta politica, «an-
e il conseguente tentativo di trovare fonti di legittimita per ticipa e preceJe ogni costituzione formale della sfera pubblica e delle
il nuovo. n senso della rivoluzione puo anche essere cerca- varie forme eli governo, Ie varie forme, cioe, in cui la sfera pubblica
to nel fatto che ogni ordine e "antico" nella misura in cui puo essere organizzata». Sicuramente Arendt problematizza la poten-
tenta di istituirsi attraverso un sistema di autorita. Ogni or- zialita di questa spazio dell' apparenza. il quale, considerato nei suoi
stessi termini, dura nd tempo. In questa contesto }'autrice elabora W1a
dine, dunque, deve aprirsi al "nuovo" in quanto ogni ten- complessa teoria della promessa, che Keenan riassume bene: (<Lazio·
tativo fondativo fallisce proprio perche vi euna incompati- ne di promettere promette azione; il principio della azione·iliscorso li·
bilita tra liberta e autorita.' bera, che 10 preservato, in quanto essenza del politico, Jalla promessa,
In VIta Activa la liberta politica viene definita la facolta si rivela essere una promessa» (Keenan, 1994, p. ,08). Ma proprio co-
della spontaneita radicale, del cominciare incondizionata- me fa notare la formulazione di Keenan, lUla cosa ela promessa di li·
berta, un' altra 10 dare fondazione aIla liberta, assicurarla in modo tale
mente qualcosa di veramente nuovo. Quel testo, pero, non che possa facilmente eludere il famoso derto "Ie promesse sono solo
prende in considerazione i problemi connessi con Ie possi- promesse". La promessa e in stretta re1azione con l' azione libera, la
fondazione politica non 10 e, oppure questa rdazione non eper nulla
evidente .
•Equesto il significato pi" interessante della lettura arendtiana, che • «Quando la liberazione JaIl'oppressione mira almeno all'instaura-
considera il fenomeno delle rivoluzioni essenziahnente "modemo". zione della liberta possiamo parlare eli rivoluzion." (Arendt, 196>0,
Moderno equivale qui a rivoluzionario. (Arendt, 196,e, cap. 1). trad. it. p. ,2).

110 III
MIguel E. Vatter La /ondazione della liberld

mette ad Arendt di mettere assieme, apparentemente in far valere la sua carica anti-fondativa. La liberta puo essere
modo non conflittuale, due aspetti dd suo discorso che in un fondamento solo in quanta s-fonda. Scopo di questa
realta sono antinomici e che, in realta, sono implicati dal ca- saggio e suggerire che la liberta funziona sia come Ab- che
rattere aporetico della sua strategia discorsiva. In un primo come Un-grul1d perche iI suo carattere edi essere un even-
tempo la distinzione tra liberazione e libertil serve a sottoli- to, non un fondamento. In La vita della mente, Arendt, per
neare che Ie rivoluzioni non sono determinate solo dalla li- indicare l'assenza di fondamento della liberta, parla dd suo
berazione rna implicano anche la costit1lzione della liberta «abisso». Ma in molti dei suoi testi I' aporia della fondazio-
politica, I'istitllzione di un nuovo ordine secolare (novus or- ne della liberta e repressa aI fine di mettere in opera I'ino-
do saeclorum). In un secondo tempo la stessa distinzione in- perabile: la costituzione di uno stato di non-dominio, I'im-
genera una certa ambiguita a proposito dello status politi- piego "archico" di cio che e anarchico, la comprensione
co dd <<!1UOVO ordine», della <<repubblica» che nasce dalle dell'inizio incondizionato come condizione di ogni inizio.
rivoluzioni. Nonostante la repubblica sia considerata una Arendt tenta questa impraticabile passaggio teoretico
<<foIma di govemo», Arendt affenlla che realizza la liberta per dimostrare che la liberta politica puo realizzarsi politi-
come non-governo, e quindi trasfonna qud preciso feno- camente nella forma dello stato senza incorrere nell'impie-
meno politico in qualcosa di ben diverso da un mero go- go politico della violenza. Compito dell' autrice e mostrare
verno <<legale» 0 «costituzionale», nd quale la liberazione come una fondazione non-violenta della liberta sia possibi-
(iI sistema dei diritti naturali) e garantita dal governo della Ie, e come I' attuarsi della liberta in un contesto legale non
legge. Basandosi su questa seconda accezione della distin- debba appellarsi a una fonte assoluta di autoritil.
zione tra liberta e liberazione, Arendt arriva quasi ad am- Arendt presuppone che sia possibile e necessario dare
mettere che, in senso stretto, la repubblica non e per nulla forma costituzionale alla liberta politica, a condizione che
una <<forma di govemo». quest'u1~a venga intesa come liberta dal dominio e non
L'uso ambivalente della distinzione tra liberta e libera- dalla necessita. La liberta dalla necessitil chiama in causa la
zione, che definisce la liberta politica ora come costituzio- possibilita di una liberta assoluta, per la quale «ogni cosa e
nale (in quanta la considera fondabile in una forma politi- possibile 0 epennesSll», ed eapparentata con la possibilita
ca 0 ordine legale) e ora come extra-costituzionale (in di violenza illirnitata. Siccome la politica non puo arnmet-
quanta Ie costituzioni politiche si limitano a salvaguardare tere l'attuazione violenta della liberta, solo la liberta dal do-
la liberazione rna non assicurano libetti!), e sintomatico di minio eidonea a realizzarsi nella sfera politica. Una delle te-
una difficolta che l' autrice incontra nell' articolare iI signifi- si centrali di Sulla rivoluziol1e e che Ie rivoluzioni modeme
cato della liberta come fondamento (arche1. Questo signifi- che si sono date alla violenza 10 hanno fatto solo perche
cato ediviso tra concezione della libelta come inizio incon- hanno modificato Ie prioritil dd «compito della fondazio-
dizionato (di una nuova azione e di una serie temporale), e . ne»; Ie rivoluzioni che ricorrono alla violenza sono preoc-
della liberta come condizione di govemo (di una serie di cupate di liberare I'uomo dalla necessita e non solo dal do-
azioni in un arco di tempo continuato)' La liberta dell'a- minio: La critica di Arendt alla violenza nella modernita (i1
zione politica eper Arendt sia anarchica che "archica".
Sarebbe errata ritenere che questa modalita dd pensare 9 «La rivoluzione americana rimase fennamente orientata verso l'in-
la liberta sia semplicemente contraddittoria. nJinguaggio di staurazione della liberta e la fondazione di istituzioni durature: e a co-
Arendt e sovradeterrninato perche esprime quella che io l~ro che operavano in questa direzione nulla fu pennesso che trasgre-
chiamo l'aporia della fondazione della liberta: iI tentativo disse il diritto civile. La rivoluzione francese fin dall'inizio devil> da un
tale orientamento, spinta dall'urgenza delle sofferenze del popolo; fu
stesso di porre la liberta come fondamento Ie peIIllette di

112 113
Miguel E. Voller La Jondazione della liberia

terrore delle rivoluzioni «sociali» in Francia e in Russia, 0 il stinzione tra lavoro e azione), sono posizioni teoretiche che
fenomeno moderno del totalitarismo) eo condotta a partire derivano dall'aderire in toto alia distinzione antica tra ne-
dalla convinzione che la liberta dalla necessitil implica il fa- cessita e contingenza. Per gli antichi la politica si occupa di
re dell'uomo un mezzo «assoluto» (il totalitarismo allora sa- quelle cose che «possono essere altrimenti», ossia di cose
rebbe la tremenda realizzazione di quella idea di liberta) contingenti, e non di cose (che sono dette essere) <<sempre
mentre la liberta dal dominio e la appropriata assunzione identiche», Ie cose necessarie. La politica eo limitata alia sfe-
del fatto che l'uomo eo un fine in se stesso (la repubblicana ra della contingenza, perche la differenza tra cio che eo ne-
constitutio llbertatis allora sarebbe la realizzazione di que- cessario e cio che eo contingente eo metafisica, extra-storica.
st'altra idea di libertii). La mossa successiva, quindi, consiste nell' asSumere tale dif-
Per rendere plausibile I'affermazione che solo la liberta ferenza come metafisica, e non politi ca. Su queste basi
dal dominio puo essere fondata politicamente in modo non Arendt puo sostenere che la liberta dalla necessita eo una fi-
violento, Arendt compie due mosse fondamentali. La pri- nalitil sia extra-politica che anti-politica. Una tale liberta,
ma consiste nell'identificare la liberta delle moderne rivo- sempre che possa esistere, non eo ne utile ne identica alia li-
luzioni con l'antico concetto di isonornia (ivi, p. 26). n si· berta dal dominio.
gnificato formale di isonomia non comprende solo il con- Arendt esclude dalla sua analisi I'accezione specifica-
cetto di <<uguaglianza di fronte alia legge» rna anche quello mente moderna di isonornia, la quale problematizza la sem-
di «uguale idoneitil a fare la legge». Per gli antichi il crite- plice opposizione tra i due tipi di liberta. I.:isonornia, nel-
rio della <<idoneitil» non eo altro che quello della <Jiberta dal l' accezione moderna, abolisce i legarni tra padrone e servo:
bisogno» (schote, otium). Tale libertil si fonda su relazioni si puo accedere alia liberta politica solo in condizioni di
di ineguaglianza e dominio (per esempio la relazione tra pa- non dominio, non solo rispetto ad altri cittadini (come per
drone e schiavo per il mantenimento della vita, il rap porto gli antichi) rna rispetto a tutti gli esseri umani.1O La moder-
uomo-donna per la riproduzione della specie ecc.), grazie na e rivoluzionaria lotta per la liberta dalla necessitil eo par-
alle quali alcuni individui non si devono occupare della ne- te integrante della lotta contro Ie relazioni di dominio, sia-
cessita, e possono dedicarsi all' azione politica in qualita di no esse «politiche» 0 «pre-politiche» «<naturaJi,». In que-
«uguaJi,>. Queste relazioni di inuguaglianza vengono <<na- sto secondo caso I'esigenza di una liberta dalla necessita eo
turalizzate» per il fatto stesso di essere poste al di fuori del- sentita perche il dominio <<naturale» si fonda sui principio
Ia sfera della liberta 0 della politica, dove possono ricevere per cui «poiche gli uomini erano dominati dalle necessitil
solo una giustificazione filosofica. della vita, potevano conquistare la loro liberta solo attra-
n rifarsi di Arendt all'accezione antica di isonornia (trop- verso il dominio su quelli che loro assoggettavano con la
po spesso confuso con un gesto nostalgico), e il suo esplici- forza alia necessitil» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 60). Nel pri-
to rifiuto di qualsiasi soluzione politica alia «dialettica pa- mo caso I'esigenza di quella liberta dipende dall' esclusione
drone-servo» (che risuIta evidente nel suo esasperare la di- a priori di «cio che eo necessario» dal dibattito politico e ha
una diretta connessione con l'instaurarsi di relazioni politi-
---------------------------------- che di dominio (per esempio, dominio giuridico).
determinata da un'esigenza di liberazione non dalla tirannide, rna dal·
I. necessita, e fu realizzata dalla illimitata immensita della rniseria dd
popolo e dalla pietil che questa rniseria ispirava. Lillegalita dd "tutto ,e Questa eI'idea implicita nd concetto hobbesiano di diritto natu·
e perrnesso'" scaturiva anche qui dai sentimenti del euore, la cui stcs- rale, che elimina la condi7jone stessa della possibilita che esista uno
sa infinita grandez7.a contribul a Scatenare un oceano di infinita via- «schiavo in natura», che invece Rousseau nel suo discorso sull'inegua-
lenza" (Arendt, 1963e, trad. it. p. 98). glianza sostiene sistematicamente cd esplicitamente,

114 115
Miguel E. Valier La londazione delill liberia

Se Arendt e in sintonia con Machiavelli nel considerare analisi della Rivoluzione americana, sostiene che la realiz-
la rivolllzione I'evento della liberta politica, I'autrice non e zazione della liberta politica (concepito come liberta dal
d'accordo sui fatto che per dare fOlIlla politica a tale even- dominio) e possibile senza innescare dinarniche di terrore.
to sia indispensabile la violenza. Per Machiavelli cio e im· Tutto cio e pero possibile solo a patto di rinunciare aIla li-
possibile: la fondazione della liberta politica, la fonnalizza· berta dalla necessitit come traguardo politico, accettando
zione dell' evento rivoluzionario e ineludibilmente violenta. in linea di principio che, assieme aIla fondazione di una li-
Ogni tentativo di ampliare il raggio e la durata della sua for- berta dal dominio per alcuni, si giustifichino pratiche di as-
za emancipativa trasformandola in uno <<stato di cose» per- servimento di altri.
manente e necessario e condannato al fallimento, in quan-
to si confuta da se: equivale a fornire una fonna necessaria Fondazione e liberta
aIla liberta dalla necessitit." n sintomo di questa fallimento
edato dall'insorgere della violenza politica come terrore in Arendt inizia la sua analisi delle rivoluzioni moderne par-
ogni processo costituente in quanta tale." Arendt, nella sua tendo dall' assunto in base al quale <ill fine della ribellione e
la liberazione, mentre il fine di una rivoluzione e la fonda-
zione della liberta» (Arendt, 1963e, trad. it. p. 156). Se I'u-
11 Keenan e convinto che inevitabilmente la liberta, per «essere» na cosa richiede un governo delle leggi che salvaguardi Ie li-
debba «cea1jzzarsi», e in questa pulsione alla reaJizzazione 0 compi· berta negative, I' altra rimanda a una repubblica dove i suoi
mento la liberta si lega alla violenza. Keenan si riferisce «non solo al- membri partecipano aIla cosa pubblica e godono di una li-
I'inevitabile affidamento che la liberta fa sulla fondazione, che limiteca
la liberta futura, e nemmeno solo al modo per cui la pluralita e l' aper· berta positiva. Se questa tipo di liberta segna la fme della ri-
tufa dcll'azione culminano sempre in [ ... ] un singolo e decisivo atto d.i voluzione, aIlora I'atto rivoluzionario per eccellenza eI'atto
chiusura. Piu importante. invece, e come 1a stessa condizione della Ii· di darsi una costituzione (ivi, p. 161). Arendt> rifacendosi a
berui - il fatto che simili decisioni (nella loro singolarita, limitatezza e Montesquieu, definisce la costituzione di una liberta posi-
cruusura) siano ani libert" piuttosto che necessari e che accadano. quin-
di, di fronte a una pluralita di opinioni, prospettive e criteri, senza al- tiva un atto che crea potere piuttosto che lirnitarlo. Liberta
runa garanzia di un accordo 0 di un assolulo che funga da fondamen- e potere sono strettamente legati nella costituzione della li-
to - sottintende una azione politica all'intemo di un mondo conside- betta (ivi, pp. 166-167).
rato "non politico", owero il mondo della sovranita, dd govemo e dd· La relazione interna tra liberta e potere concorre ad ac-
la violenza» (Keenan, 1994, p. 319). Questa visione della liberta mi centuare I'uso ambiguo che l'autrice fa dell'espressione con-
sembra deliherata e macchinosa, come se la -liberta mirasse a "effetti
reali" a1 fine di ottenere "cose reali", e quineli venisse coinvolta con la stitutio libertatis: cio che lei intende per «costituzione della
sfera della forza (govemo, violenza eee.). Vorrei opporre a questa una liberta» e radicalmente diverso dal «governo costitllziona-
nozione di liberta come trascendenza }inila della realta. Secondo que- ie», il quale edefinito a partire dalla capacita della legge di
sta nozione la liberta tende a de-realizzare 0 virtualiwre l' ordine dato delimitare il potere del governo, mentre quella implica un
delle cose: non ha lekJr, perche trascende verso il nulla [no-Ihing]. n
fatto che la liberta cada sempre nd reale e un aspetto della /iniludine potenziamento dei soggetti politid. La costituzione della li-
stessa della sua trascendenza, e cost faeendo essa perde se stessa piut- berta e del potere e una questione extra-costimzionale, non
tosto che "realizzarsi". puo essere compresa nei lirniti del governo della legge. Ma,
12 Keenan fa giustamente notare che la ricostruzione "non violenta"
alIo stesso tempo, Arendt vuole conferire aIla sua nozione
che Arendt fa della storia e ddla preistoria della Rivoluzione america-
na, intenzionahnente non tratta "la violenta distruzione eli una civiltli",
di liberta positiva quelle caratteristiche che solo un governo
se non di due: la questione della schiavitu in America, prima e dopo la costituzionale p"O fornire, e cioe la stabilita e il formalismo
Rivoluzione, non e mai affrontata da Arendt nd testo in questione. garantiti da un sistema giuridico. Costituzione della liberta
(Keenan, 1994, p. 321). significa anche consolidamento della liberta.

116 117
La londazione della liberIa

L'analisi della costituzione della liberta nell'atto rivolu- questa precauzione, la liberta politica non avrebbe trovato
zionario e sovtadetenninata in quanto la liberta dev'essere ne stabilita ne forma. Questo perche il potere popolare, che
contemporaneamente connessa al potere e alla legge. Due si fonda sulle promesse stipulate tra uguali in una fase di
significati, 0 due logiche, vigono nella «costituzione della li- non-govemo, eun fenomeno evanescente: non ha fini al di
berti!» della Rivoluzione americana. La prima configura la fuori di se stesso, non produce un orcline in quanta non
costituzione come quell' atto che da vita al potere attraver- esercita il comando su cose 0 persone, e di conseguenza
so il «patto» del popela (ivi, pp. 188 ss.). La seconda desi- non garantisce stabilita alla liberta politica. iJ Sta proprio qui
gna l'atto di costinlzione come quelluogo in cui la fonte la questione centrale e apparentemente paradossale di Sul-
della legge risiede nelle regole della Costituzione, intesa co- fa rivoluzione: se la liberta politica, attraverso la sua istitu-
me un documento scritto di principi politici, e non nella zionalizzazione giuridica e politica, diviene stabile e fonda-
<<volonta popolare» (ivi, p. 176). Proprio a causa della net- ta, che ne edella sua stessa esistenza?
ta separazione tra potere e legge, Arendt distingue il patto Proprio perche la legge non puo fondarsi solo sulla li-
che da vita al potere popolare dal contratto sociale che isti- berta e sul potere del popolo, rna, al contrario, quella stes-
tuisce il govemo della legge. La prima accezione e quella sa liberta dovrebbe trovare nella legge la sua stabilita e la
della costituzione repubblicana della liberta. E proprio sua fonna, nell' atto di costituzione politica emerge un
questo processo di creazione di un potere popolare che «problema di legge»: la Costituzione, intesa come <Jegge
conferisce significato alla constitutio llbertatis repubblicana: fondamentale» che autorizza tutte Ie altre leggi, da dove ri-
ceve la sua auto rid, se evero che ne la «grammatica dell' a-
La grammatica dell'azione -I'wone e l'unica facolt' umana zione» ne la «sintassi del potere» sono in grado di conferir-
che esige una pluralit. eli uomini - e la sintassi del potere - il la? L'insorgenza di tale problema ci porta a una delle intui-
potere e l'unico attributo umana che si esplica solo in quello
spazio terreno fra gli uomini per mezzo del quale gli uomini sa- zioni fondamentali di Arendt: il potere politico e la liberta
na reciprocamente callegati - confluiscono nell' atto della fon- politica non sono fonti d' autorita e anzi, in un senso cru-
dazione, grazie alla facold eli fare e mantenere promesse, che ciale, sono al di la della legittimita. 14 Non sono fonti di au-
nel campo della politica eforse la pi" alta delle facolt' umane torita perch<! trascendono la sfera della legge.
(ivi, p. 199). Sulfa rivoluzione cerca di risolvere la questione della leg-
ge in due modi differenti. La prima strategia argomentativa
Questa dimensione repubblicana della fondazione della e regressiva, perche essenzialmente nega che il problema
liberta conferisce potere all' azione (in quanta capacita di della legge sia un problema, ridefinendo il concetto stesso
iniziare qualcosa di radicalmente nuovo) perche vincola, di legge. Arendt fa uso della concezione romana della legge
attraverso promesse e patti, l' azione di una pluralita di es- come rapport (usando l'espressione di Montesquieu) come
• •
sen umanl. I'alleanza che sussiste tra due diverse entita, come accordo
nproblema della fondazione rimane pero irrisolto fmche
non viene tematizzato l' altro significato della canstitutio, " Per la definizione del potere come un "fine in se" si veda "Sulla
quello connesso alla legge e all' autorita. Solo l'unita di li- violenza", in Arendt 1972a, trad. it. pp. 167-251.
berta e legge, solo I'imposizione di una forma politica a un :' Arendt, in "Sulla violenza", afferma che il potere ,<ha bisogno di
potere popolare, possono garantire «stabiliti!» alle faccen- ~eglttimitiI», rna irnmediatamente aggiunge che ,da legittimita, quando
e messa in discussione, fa appello al passalo». Ma se il «potere si crea
de umane. f:: questa la caratteristica distintiva della Rivolu- OVWlque gli uomini si rilU1iscano e agiscano eli concerto», allora vi e
zione americana che, a differenza di quella francese, non ha una tensione tra il potere (che appartiene a ogni possibile presente) e
fondato l' autorid e la legge sul potere del popolo. Senza la legittimita (che appartiene a un data passato).

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Miguel E. Vatter La fondazione della liberia
di qualche tipo, contrapposto alia legge intesa come un co- fondazione (una fondazione performativa, 0 «politicll» aI
mando. ~ Arendt dunque attribuisce ai rivoluzionari ameri-
cani una visione della legge simile a quella romana, grazie al-
posto di una constariva 0 <<metafisi~ll») alIo stesso tipo d!
legge, intesa come comando. Ma, chiaramente, se la legge e
Ia quale essi poterono fondare la loro <Jegge fondamentale» un comando, alIora non ha senso per il singolo prestarI~
proprio come un' alIeanza, un patto, e cioe attraverso il «po- <<fedeltiD> come condizione per obbedire alia legge stessa: Sl
tere» dell' <<irnpegno di fedelti!». obbedisce in forza di una coercizione, per esempio del fat-
nproblema della fondazione della libertil verrebbe quin- ta che essa esercita autorita su di esso.
di risolto semplicemente facendo affidamento sull' esecu- Honig erroneamente attribuisce ad Arendt la convin7io-
zione della promessa implicita nell'impegno della Dichia- ne che potere e autorita abbiano la stessa radice semplice-
razione di indipendenza. Come Honig afferma: mente perche entrambi sono <<Don-violenti». Ma, per
Arendt il potere e antitetico alia violenza in quanta e anti-
La fonte del potere di questa atto fondarivo che isrituisce un tetico ~che aI governo. l' autorita, per c~ntro, e il fonda-
mondo e I'atto di discorso stesso, la dichiar.zione del «We
hold. .. ». I:.utorita del mondo isrituito dal potere deriv. d. tut- mento non-violento di governo e dominio. npotere non ha
to cio che egia implicito nel fatto che il mondo e frutto del po- bisomo di esprimersi in forma giuridica, mentre I' autorita
tere piuttosto che dell. forza e dell. violenz•. (Cio che egia im- sl. Guindi, per Arendt, la domanda fond~en~~e e: co~a
plicito e il mondo prodotto dell' azione liber. e di concerto, in accade quando il potere assume forma glUndica, o~sla
cui gli eguali che la intraprendono come insieme, legari d. mu- quando diventa costituito? Da dove riceve la su.a autonta la
rue promesse e da reciprocita, e .giscono per d.re vita a qual- costituzione giuridica? n punto e che tale cosUtuzlOne ora
cos. di nuovo.) (Honig, 1993, p. 101). richiede autorita perche ha assunto la forma della legge, e
quindi di norma 0 comando. Non si tratta pili semplice-
Questa lettura in realta dimentica che I'argomentazione mente di un potere che richiede solo consenso. Qumdi pre-
di Arendt sugli <<irnpegni di fedelti!» dipende dal fatto che sumere che I' autorita che la Costituzione esercita sui citta-
il ripo di legge da essi fondato non e un coman do, e quindi dini si fondi su un ripetuto <<irnpegno di fedelti!» che ogni
non pretende di governare gli uomini. Quale che sia quel generazione tacitamente 0 esplicitamente pronuncia, signi-
«mondo» che il potere istituisce, non e certamente un con- fica evadere la questione. 1'impegno di fedelta e I'imp~gno
testa di dominio giuridico. Honig, invece, pensa che
Arendt stia semplicemente attribuendo un diverso tipo di
?i
a trattare gli a1tri come pari, in assen~a di un rappor~o ~o­
mando e obbedienza; esso non splega cosa automzl I m-
troduzione dell'ineguaglianza del governo nella vita politi-
" Arendt, 1963e, trad. it. pp. 211·218. Arendt non argomenta mai ca. Affermare che il progetto di Arendt «e salvare I' autorit",
in modo esplicito la sua visione dd dirino romano. L' autrice si basa
quasi esdusivamente sui dati eli Mommsen, che reinterpreta attraver- trovare un modo di preservarIa, perche senza di essa non vi
so Montesquieu. Si puo dubitare del fatto che I. lex romano sia com: puo essere politicll» (Honig, 1993, p. 1O~) e fuorviante. ~~r
pletamente estranea alia rdazione comando-obbedienza. nconcetto ill
lex, a cui Arendt si riferisce, fu inventato dai romani nd periodo im-
!'
Arendt la vita politica e in costante tenslOne con autonta:
la politica corrisponde alia liberta c?me assenza di gove~o,
periale, con 10 scopo di integrare, sotto I'egida di Roma, i popoU con- I'autorita invece ha a che fare con il tradurre tale liberta m
quistati senza renderli schiavi. In questo senso, la lex come alleanza
sorge dalla violenza. lUla violenza che essendosi gii! dimostrata vino: governo (per esempio, la condizione di un fondamento 0
riosa si e tratta in disparte: nello spazio di questa indietreggiamento 1 fondazione).
romani costruirono Ie 10ro alleanze. La lettura arendtiana del diritto La seconda soluzione aI problema della legge tenta pre-
romano e, a questo proposito, criticabile, anche se indubbiamente ser- cisamente di trasfollllare la liberta come non-governo in
ve 10 scopo dell' autrice.
fondamento stesso del governo, e cioe in fonte di autorita

120 121
La londazione della liberia
Miguel E. Valier
fonte del govemo? Che cosa ne e, alia luce dell'atto di
per i pre~etti giuridici, per la fmma politica che, a sua vol- fondazione, di quel non-govemo? In Sulla rivoluzione,
ta, garanttrebbe alia liberta una «stabile e tangibile realtID>. Arendt non fomisce mai una diretta risposta al perche I'i-
Una volta accettata la separazione tra potere e autorita il nizio, una volta posto come atto di fondazione, sia <<in se»
problema puo essere riformulato nei termini del «circolo~­ fonte d' autorita. 1.: aut rice procede in modo regressivo,
ZlOsO di Sieyes; quelli che si riuniscono per costituire un dagli effetti dell'autorita alIe sue presunte origini. Parago-
nu~vo govemo sono essi stessi incostituzionali ossia non nando la «devozione» degli americani verso la loro Costi-
hanno I' autorit~ di fare cio che hanno iniziato a fare» (ivi, p. tuzione alia pietas dei cittadini romani, che, religiosamen-
210). La tradiZlone della filosofia politica tende a risolvere te, «consisteva nel restar legati alI'inizio della storia roma-
questa circolo vizioso facendo appello a una qualche fonte na, alia fondazione della citta eterna», Arendt deduce che
assol~ta di verita e giustizia (per esempio Ie leggi della na- «Ia stabilita e I' autoritit di un determinato corpo politico
tura, 1 comandamenti divini) al fine di fondare I'autorita. [derivanol appunto dal suo inizio L .. l Si etentati di con-
Ma per Arendt, ogni appello ad assoluti extra-politici, teo- cludere che cio che assicuro la stabilita della nuova repub-
r~lIcam~te. accertati, per fondare la liberta politica, e auto- blica /u l'autorita insita nell'atto stesso della /ondazione»
?istrutlI,:o, m quanta la liberta politica (come spontaneita (ivi, pp. 227-228, corsivi mien. Nella Costituzione politi-
mcondizlOnata) comporta I'assenza di eteronomia e domi- ca americana, cosi come in quella romana, un'istituzione
nlO, ?"entre ogni <<verita assoluta» e proprio una fonte di co- concreta e «espressamente destinata alia funzione di de-
strlZlOne estema, perche «e vincolante senza dimostrazioni tenere I'autorita» (ivi, p. 229). 1.:autoritit del giudiziario
argomentative 0 persuasione politica» (ivi, p. 221)." americano e analoga a quella del senato romano; in en-
La second a soluzione si rifa alI'idea che la Costituzione in trambe Ie istituzioni i fondatori sonO presenti, «e con 10-
quanto legge fondamentale, derivi la sua autorita dal fa~o ro era presente 10 spirito della fondazione, l'inizio, il prin-
che I'.atto di fondazione stesso e un inizio assoluto. Questa cipium e il principio di quelle res gestae che da quel mo-
solu~one conferma la radicale separazione tra potere e au- mento in poi formarono la storia del popolo romano» (ivi,
torlta; la fonte del!'autorita non proviene (non puo) dall'a- p. 230). In altre parole l'inizio e autorevole perche vi e
spetto «perfollIlalIvo» del potere e della liberta rna deve in- un'istituzione che ri-Iega (ye-ligio) Ie azioni politiche a
vece provenire dal porre tale «performance» ::Ome (inizio) quell'inizio, al fme di «saggiare» il potere e la liberta co-
assoluto. «Ne consegue che e inutile cercare un assoluto per me una sorta di continuo processo costituente».
sp~zare il mcolo vizioso in cui ogni inizio e inevitabilmente n nesso interno tra auto rita e atto fondativo esupposto
pnglOruero, perche questa "assoluto" e insito nell'atto stes- dal fatto che l'autoritit, mantiene «presente» quell'atto at-
so del cominciare» (ivi, p. 234). traverse il tempo accrescendone il significato. Auctoritas in-
In. che senso vi e una relazione tra inizio assoluto e au- fatti significa «aumentare, accrescere e ampliare Ie fonda-
tor~ta: 0 ancora, in che senSO l'inizio e assoluto? Come menta che erano state gettate dai progenitori. 1.:ininterrot-
puo il non-govemo, posto assolutamente, diventare la ta continuita di questo accrescimento e I'autorita insita in
esso potevano realizzarsi solo atlI'averso la tradizione» (ivi,
p. 230). Secondo Arendt, infatti, I'autorita accresce l'atto
" "Si ve~a :",chel~ ,~ritica dell'uso politico delle verita metafisiche in fondativo alimentando un continuo processo costituente,
Che cos e I autonta ,m Arendt, 1961a, trad. it. pp. 130-192. Lascio
d,a parte la questione dell'erche, secondo Arendt, argomentazioni che
considerato come una «ripetizione» dell'inizio rivoluziona-

tentan? di persuadere (aZlone comunicativa che cerca consenso) non 110 stesso.
garannscano alcun assoluto. COSI come non 10 presuppongono contro-
fattualmente.

123
122
Miguel E. Valier La londazione della libertd
n concerto stesso eli autorita romana implica che I'atto eli fon- to dall' essere <<Un inizio come un altro» ed einvece posto co-
dazione sviluppa inevitabilmente la sua propria stabilita e me «primo inizio». In questa modo il primato (e l'autoritil)
permanenza, e l' auto rita in questa contesto non e altro che di quell'inizio viene rafforzato dalla <<sua» ripetizione in «al-
una specie di necessaria l'accrescimento", in virtu del quale
ogni innovazione e ogni mutamento restano legati alla fonda-
n e
trD> inizi. processo eli «accrescimento» quindi una «con-
tinua fondazione» la cui continuita de!egittima nuovi, altri
zione, che essi nello stesso tempo contribuiscono ad aumen-
tare e accrescere (ivi, p. 232). [«Quindi gli emendamenti de!- inizi (Honig, 1993, p. 115).
la Costituzione accrescono e awnentano Ie fondamenta origi- Non serve a molto affermare che l'accrescimento della
narie della repubblica americana, ed eproprio per questo che fondazione funge da «ritomo "allo spirito delle origini, al-
la stessa autorita della Costituzione americana risiede ne! fat- Ia capacitil umana di dar vita"», ossia a un principio dell'i-
']D
to che essa puo essere emen data e accresclUta.» nizio piuttosto che a un inizio dato. Affermando che <J'im-
pegno a emendare e accrescere deriva dal nostro rispetto
La possibilita eli una ripetizione dell'inizio rivoluzionario per un inizio che e situato ne! passato, rna Ie nostre prati-
per mezzo, e all'interno, de! sistema eli autorid, provereb- che di emendamento e accrescimento ci rendono i veri
be l'esattezza della posizione arendtiana, per cui vi puo es- possessori di quell'inizio, non semplicemente gli ereeli, rna
sere unit.. tra liberta e autorita, tra repubblica e stato. i costruttori e gli esecutori di esso» (ibid.) si privilegia sem-
pre il primo inizio, l' atto fondativo, collegando I' azione po-
Ripetizione e liberta litica alla riesumazione di un «principio» 0 «spirito» che
era giil da sempre presente. Come se il principio dell'inizio
La ripetizione storica puo essere messa in re!azione al co- avesse un suo stesso inizio storico e fattuale, con il quale
minciamento assoluto in due diversi modi, uno estrinseco e deve rimanere in costante contatto, di modo da avere ac-
I'altro intrinseco, i quali rispertivamente darmo vita a oppo- cesso a quello stesso principio. Questa convinzione nega la
sti effetti politici. Per poter avere efficacia d' autorid, la rela- storicita degli eventi: la loro capacita di interrompere il
zione tra ripetizione e cominciamento, 0 inizio, dey'essere continuum storico e iniziare una nuova serie temporale.
eli tipo estrinseco. In questa caso l'inizio funziona da princi- In queste condizioni, I'azione politica del cittadino e
pio 0 legge, in quanta determina 0 condiziona la ripetizione sempre limitata dalla struttura data dai fondatori: I'acere-
«eli se stesso». La ripetizione in se, pero, non da vita a nulla scimento, in questo caso, non puo arrivare alla rivoluzione
eli raelicalmente nuovo (affinche questa accada, enecessario come sospensione di ogni forma politica e apettura di uno
che si verifichi una relazione intrinseca tra inizio e ripetizio- spazio an-archico. Piuttosto, una tale visione si limita alla
ne). Ecco perche la ripetizione dell'inizio, cio che Arendt n/orma di una data istituzione politica. nsistema che si fon-
chiama «accrescimento», e susswnibile a una legge (per da sull' autorita non accresce l' accadere dei cominciamenti
esempio la Costituzione) ed ericonoscibilewme incre~en: assoluti, degli eventi l'epubblicani, delle discontinuita rivo-
to dell'inizio fondativo stesso. Questa cOrrlspondenza e CIO luzionarie ne! tessuto della tradizione. AI contrario, l'auto-
che Arendt intende quando afferma che la ripetizione 0 il ri- rita preserva 10 stato nella sua facolta di governare <<libera-
torno dell' atto rivoluzionario consiste in una «coincidenza eli mente» (senza violenza), rna non permette certo l'insor-
fondazione e conservazione per virrit dell' accrescimento» genza eli una libelta dal governo. lronicamente, il sistema di
(ivi, p. 232). In altre parole, I'inizio eassoluto perche easso!- autorita che Arendt delinea ela negazione permanente del-
-- -- - -- --- - - - - - - - - - -
. -
l'atto rivoluzionario (come insorgenza di novita raelicale) in
17 [La pane tra parentesi quadre non epresente nella traduzione ita- quanto «in virrit dell'auctorttas, pelmanenza e mutamento
liana di On Revolution (cfr. Arendt 1963e. p. 202). n.d.t.] erano legati insieme: e per questo, ne! bene e ne! male, per

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MIguel E. Valier La fondazione della flberta
tutta la storia romana mutamento pote sol tanto significare significato emancipativo e anti-autoritario. Per dirlacon al-
accrescimento e ampliamento dell' antico» (Arendt, 1963e, tre parole: che ogni inizio sia principio di se stesso significa
trad. it. p. 231). che ogni inizio e gia da sempre una ripetizione, nel senso
La relazione estrinseca tra inizio e ripetizione diviene vi· che ogni inizio e«solo un inizio come un altro», e in nessun
sibile ogni volta che la «presenza» di un inizio emantenu· modo puc, essere posto come unico e assoluto. Una tale af-
ta attraverso la sua ripetizione, ogni volta che <<l'impegno fermazione dunque presuppone che non ci poss~.esse~e un
alI'accrescimento conserva una repubbfica e if suo spirito rio inizio che non sia gid un ritorno, che la sfera politlca Sla ca-
vofuzionario mantenendo if suo inizio sempre presente» ratterizzata dall' assenza di originali da imitare, di esempi da
(Honig, 1993, p. 113, corsivi tniei). Questo desiderio, di seguire. In breve, che la politica e 10 spazio d~i simuhcri.
una presenza inintertotta dell'inizio, ci introduce alia no· Questo aspetto rende impossibile I'esistenza di un p~c~­
zione di cominciamento come concetto assoluto, che il si· pia che governi I'awento di ogni inizio. In tal senso gli 1ill-
stema fondato sull'autorita costruisce, mettendo in perico·
10 l'idea stessa di inizio. l'autorita assolutizza l'inizio assol-
zi sono completamente indiscriminati (nel vero senso ??
termine) per avere il potere di discriminare (taglia.re, .illVl:
vendolo dal suo stesso awento, dalla sua stessa natura di dere, interrompere) il continuum temporale e qumdi «di
evento. nprogetto di mantenere <<l'inizio sempre presente» sowertire il tempo». 1'autoritil, per contro, costltutlvamen-
compromette la possibilita di mantenere viva <<la repubbli- te impedisce una tale proliferazione di inizi: ."ri-Ie~~do"
ca e il suo spirito rivoluzionario» perche eproprio il carat- ogni azione verso la fondazlOne (per confenre all a.ZlO?~
tere eventuale dell'inizio che suggella la sua stessa finitudi- stessa sanzione religiosa), I'autoritil conserva la conunwta
ne e discontinuita, peunettendo la proliferazione di altri temporale e la stabilita del govemo. La co~s.e.~az~o.n~ ?el-
inizi. La liberta degli inizi non e qualcosa che puc, essere i'inizio come fondamento dissolve la posslbilita di 1illZlare
<<sempre presente», senza in tal modo negare se stessa: la li-
berta politica palesa un rapporto intrinseco con la ripeti-
nuovamente. . , .
La tensione tra una acceZlOne estrmseca e una mtrmseca
.
zione storica. n suo carattere di evento sta in netta opposi- del rapporto tra inizio e ripetizione e palpabile nell'unica
zione alia sua presenza come forma. La possibilita di un argomentazione filosofica che Arendt propone a c.onv~da
rapporto intrinseco tra inizio e ripetizione significa anche della sua tesi, per cui I' atto di iniziare qualcosa di radical-
che, in quanta ripetizione, l'inizio esempre evanescente: la mente nuovo coincide con la possibilita dell' autoritil. l'ar-
sua ripetibilita gli sottrae la pretesa. di presenza e perma- gomentazione si rifa al conce~to.di <<natalit~> ch,: ~en~t ri-
nenza, cosl da poter esserci ancora un inizio. prende da Agostino: <<ProPrIO ill quanta e ll1! ~10, I u~­
Arendt affenna che I'atto di fondazione in quanta nuovo rna puc, dare inizio a cose nuove: umanita e liberta comCl-
inizio ha costitutivamente la capacita di conservarsi, di dono, Dio ha creato l'uomo per introdurre nel mondo la fa-
creare per se stesso la propria autorita. Questa tesi ribalta colta dell'inizio: la liberta.> (Arendt, 1961a, trad. it. p. 222).
significativamente il significato dell'inizio come principio di Agostino pote sviluppare un tale concetto di libelta, che
se stesso.18 Questa espressione puc, dunque voler dire che Arendt adotta in toto, perche egli <<in questa parte della s.ua
ogni inizio e un principio solo per se stesso, ossia che no? opera» ha esposto <<l'esperienza politica basilare dell'antlca
puc, govemare altri inizi. Tale limitazione <<libera» la POSSl- Roma: il manifestarsi della liberta in quanto inizio, nell'atto
bilita di altri inizi, attribuendo al «principio» dell'inizio un di fondazione» (ivi, p. 223). Perc' I'unione della natalita
agostiniana e dell'ideologia romana della fondazione non
"<<Cio che salva l'atto dell'inizio dalJa sua arbitrarieta eil fatto che pare molto congruo. n concetto stesso di natalitil, P~~P~?
porta in se stesso il proprio principio» (Arendt, 1963e, trad. it. p. 245).
a causa della sua intima capacitil di moltiplicare nuoVl mlzl,

126 127
MIguel E. Vatter La londazione della liberta

e di conseguenza di mettere in crisi l' edificio romano fon- 1diversi significati di archein ci indicano questa: solo chi gia go·
vernava poteva cominciare qualcosa di nuovo (per esempio i
dato su un Inizio integro e su una Fondazione assoluta, dis- padri di farniglia, che governavano sui loro congiunti e sugli
fa Ia <<ineguagliata, intima connessione» che <Ja politica e Ia schiavi) perche costui era gia reso libero dalle necessita della vi·
civilta romane» avevano «con l'integrita di un inizio» ta e disponibile per imprese in terre lontane 0 per la cittadi-
(Arendt, 1963e, trad. it. p. 244). Ecurioso che Arendt non nanza nella polis. Comunque, quanti possedevano tale requisi·
si accorga della contraddizione insita nella sua argomenta- to non govemavano pill, diventavano govemanti tca goveman-
zione, considerato il fatto che l' autrice sottolinea l'impre- ti, in mezzo ai loro pari. A questi ricorrevano per aiuto, dalla 10·
scindibile pluralita degli inizi, causata dal fatto stesso che gli ro posizione di leader, per iniziare qualcosa di nuovo, per dar
uomini danno vita a nuovi inizi proprio perche essi stessi vita a nuove imprese; poiche soltanto con l' aiuto altrui, l'ar-
sono <<ouovi inizi e percio iniziatori e Ia capacita stessa di chon, il govemante, l'iniziatore e leader poteva veramente agire,
prattein, realizzare quello che aveva iniziato (Arendt, 1961a,
e
iniziare radicata nella natalita, nel fatto che gIi esseri urna·
trad. it. p. 221).
ni vengono al mondo in virtu della nascila» (ivi, p. 243) os·
sia, indipendentemente da qualsiasi origine 0 fondazione
L'interpretazione arendtiana del significato di archein e
politica. La natalira impedisce di ridurre Ia politica a una
ambivalente. Una delle accezioni di archein significa ap-
questione di origini.
punto corninciare, e quindi arnmettere che l'inizio sia an-
AI fine di neutralizzare Ia disseminazione degli inizi (che
che principio (archei non esclude Ia connessione con una
lei stessa chiama <J'arbitrarietit» dell'inizio) e connettere la
nozione di Iiberta intesa come an-archia, assenza di gover-
facolta dell'inizio aD'integrita della fondazione politica,
no. n secondo significato di archein, pero, introduce un
Arendt ricorre al suo ultimo argomento:
elemento di govemo e quindi di stabilita e forma: «stabili-
Cia che salva 1'atto del1'inizio Jalfa sua arbilrarieiJ eil fatto che see Ia Iegge dell' azione». Govemo e comando colorano
poria in se slesso il proprio prtncipio; 0, per essere pili precisi, che questa secondo significato fondativo di archein in duplice
I'inizio e il principia, il prtncipium e il principia, non solo sana maniera: in primo Iuogo, come govemo sugli schiavi (infe-
correlati fra loro, rna sana coevi. I.:assolulo, da cui I'inizio deve riori) doveva liberare l' attore/iniziatore daDa necessira; in
trarre la propria validita e che deve salvarlo, per cost dire, dalla secondo Iuogo, come govemo sui cittadini (pari) doveva
sua intrinseca arbitrarieta eappunto il prlncipio che fa fa sua com· «portare a compimento» l' azione iniziata. Arendt sostiene
parsa nel mondo insieme all'inizio. n modo can cui I'iniziatore che questa secondo significato di govemo non e un co-
awia tulto cio che vuol fare stabilisee la legge dell' azione per mando nel senso stretto del termine, non ha alcuna rela-
tutti quelli che si sana uniti a lui per prendere parte all'impresa zione con il dominio in quanto ha origine nella persuasio-
e portarla a compimento. In tal modo il principia ispira gli atti
che dovranno seguire e resta evidente finch" dura l' azione (ivi, ne e nell' atto della promessa. Ma, in questo caso, un go-
p. 245, corsivi miei). vemo di questa tipo non puo otten ere 10 status di <Jegge»
o «principio».
Qui I'inizio funge da «principio» di se stesso perche non
comincia semplicemente qualcosa rna «stabilisce Ia Iegge Arendt, basando I'idea stessa di fondazione della Iiberta
dell' azione» per gli altri in modo tale che l' azione puo esse· sui significati mutualmente esclusivi di archein, si appoggia
re portata a «compimento». Arendt si rifa qui al concetto all'interpretazione <<.tnetafisica» della nozione di inizio
greco di inizio, archein, che significa anche «guidare» 0 (l'autrice parla di <<principium e principio») al fme di <<sal-
«governare»: e
vare» l'altra interpretazione di inizio, che in netta opposi-
zione a qualsiasi tipo di fondazione metafisica. In questi te-

128 129
Miguel E. Vatter fA /ondozione della libertd
sti Arendt ritoma a Platone e Polibio (che aveva criticato Storia e liberta
duramente fin da Vzta activa) per prendere a prestito la 10·
ro nozione eli inizio come arch!!, cio che «govema ne! tern· Nei paragrafo conclusivo eli La vtfa della mente, "L'abisso
PO» I'azione e che (ponendosi come fondazione) sottomet· della liberta e il novus ordo saeclorum", Arendt ritoma sui
te ogni azione futura bollandola come «supporto», «esecu· problema della fondazione del!a,liberta, o.ss!a. sul fatto che
zione» 0 ne! migliore dei casi, come <<riforma». Dunque la liberta, in quanta «spontanelta eli dare 1lUZ10 a qualcosa
Arendt ~on riesce a fare a meno eli un concetto eli azione eli nuovo» puo essere anche liberta intesa come «realtit
non libera proprio laddove ne vuole pensare la liberta. Una stabile, tangibile» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 531). Oral'a·
volta che la distinzione tra liberta e fondazione epersa, e la poria e chiara: il problema eli fonda~e !a. liberta pu~ esse·
liberta tenta eli govemare su se stessa ponendosi come as· re risolto solo se si ammette che un 1lUZ10 assoluto e pos·
soluto, aIlora tale liberta non erealmente «salvata», rna, ne! sibile e tuttavia ne la filosofia politica ne la mitologia po·
migliore dei casi, cio che viene salvato sono govemo e do· litica 'sono in grado eli farlo. Per la prima postulare un ini·
minio. n progetto arendtiano eli salvare l'inizio dalla sua zio assoluto significa «pensare l'impensabile», mentre ne!
stessa arbitrarietit, dalla raelicale contingenza de! suo stesso caso della seconda, Ie leggende eli fondazione «inelicano il
ripetuto awento, compromette la stessa liberta. problema senza risolverlo» (ivi, p. 536). N~a nu~va let·
In ultima analisi, Ie tensioni presenti ne! discorso arend· tura arendtiana il mito politico della fondazlOne eli Roma
tiano sulla fondazione della liberta mettono in evidenza i smorza i toni sul problema dell'inizio, dimostrando che la
seguenti e!ementi: se esiste una fondazione della liberta, se <<vicenda della fondazione eli Roma» non era che «una re·
la liberta in quanto inizio e essa stessa Origine, aIlora ogni viviscenza, il risorgere eli Troia» (ivi, p. 543). Questa visio·
ulteriore cambiamento politico deve assumere I' aspetto eli ne de! mito si rlla a Virgilio, e in particolare aIla Quarta
una rifolllla, e la stessa vita politica viene inevitabilmente Egloga delle Georgiche. Virgilio qui elude il problema de!·
inglobata da una 0 dall' altra forma de! sistema eli auto~tit, !'inizio proiettandolo in un passato ideale, !' eta eli Satumo,
che legittima il govemo dello stato, rna che slStemanca· e la fondazione eli Roma evista semplicemente come una
mente si chiude eli fronte a eventi repubblicani. La liberta rinascita. E per questa che Arendt considc;ra la Quarta
puo essere solo un inizio che ripete, 0 meglio, un ritomo al· Egloga un <<llnO in celebrazione della nasclta», un test?
l'inizio come ripetizione che rinnova, ritomo che sowerte che non affronta il problema della natalita rna che sempli-
!'assolutizzazione dell'inizio in favore della sua elissemina· cemente parla della «rinascita» perpetua eli ogni c~sa, pri-
zione. La liberta politica deve pero pagare un pr~zo p~r vando in tal modo I'evento dell'inizio della sua canca sov-
questa <<liberta de! ritomo»: non puo pretendere eli esefO· versiva eli autentica novita.
tare autorita, deve rinunciare aIla sicurezza eli una fonda· Tuttavia !,interpretazione arendtiana de! rac~onto ~gi­
zione. Proprio perche la liberta eessa stessa un even to, de· liano della <<fondazione ripetuta» come espresslOne dell m-
ve rimanere aperta aIla sua storicita. La liberta non puo do· capacita dei romani eli render conto de! raelicalmen.te .nu~­
minare sul tempo istituendosi come fondazione assoluta, vo, e sintomatica della mancanza eli un concetto eli npen-
perche cosl facendo rinnegherebbe la sua stessa essenza, zione originaria. Arendt puo accettare il fatto che I~ liberta
quella eli essere un potere che muta i tempi. Qu~ta nuava esista senza principio, rna, aIlo stesso tempo, non n~ce ~d
Iogica politica secondo la quale innovazione e rtpetlzzone articolare questa assenza come il risultato de! nesso mtnn·
coincidono ela Iogica della rivoluzione intesa come eventa, e seco che lega la liberta aIla sua stessa storicit1t. La ripetizio-
non come istanza eli fondazione, non come costituzione eli ne, spesso tematizzata da Arendt, non emai m.essain .r~~­
una fOlIlla politica. zione aIla novitit. Arendt riconosce, a ragione, m Vrrgilio il

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MIguel E. Vatler La fondazione della libertd

tema tradizionale del fondare <<Rom a di nuovo» e non il Arendt e costretta ad ammettere che <<10 spirito rivolu-
modemo aspetto rivoluzionario di una <<nuova Roma». Ma zionario» non si puo identificare con, ne soprawivere in,
Ie sue ri£lessioni su Virgilio non la portano a trarre quelle «una istituzione durevole». .
che, da una diversa angolatura, parrebbero Ie conclusioni n riconoscimento della relazione antinornica che si in-
pill owie: e cioe che il <<nuovo» non ha nulla a che fare con staura tra Iiberta e fondazione porta Arendt a riflettere sul-
la <<fondazione di Roma» perche <<Roma» e I' alIegoria della la storicid della Iiberta: 10 «spirito rivoluzionario» si mani-
lotta tra Ie forze del <<nuovo» e quelle della <<fondazione». festa in una serie di eventi politici dai quali emergono «spa-
Questa visione alIegorica di Roma, in cui la ripetizione zi di Iiberti!» extra-costituzionali (ivi, p. 306). Cia che col-
storica non funge affatto da fonte di autorid, rna rompe pisce I' autrice, e diviene poi il centro delle sue riflessioni, e
con ogni istanza fondativa per preparare I'irruzione del che <<la semplice enurnerazione di queste date fa , pensare a
nuovo, appartiene 0 un nuovo senso storico inaugurata dal- una continuid che in realtil non e mai esistita. E proprio la
la Rivolllzione francese. Come sostiene Benjamin, nella sua mancanza di continuita, di tradizione, di influenza organiz-
formulazione della ripetizione storica come forma di prassi zata che rende COSI impressionante la similarita dei feno-
rivoluzionaria: meni» (ivi, p. 304). n fenomeno che necessita di riflessione
e appunto I' emergenza di eventi repubblicani nei quali <<10
La storia e oggetto eli una costruzione iI cui luogo non e costi- spirito rivoluzionario» soprawive e da vita a una parados-
tuito dal tempo omogeneo e vuoto, rna da quello riempito del- sale continuita di cia che e radicalmente discontinuo, una
l'adesso. Cosi, per Robespierre, l'antica Roma era un passato ca- paradossale tradizione, di eventi che distruggono essi stessi
rico eli adesso, che egli estraeva a forza dal continuum della sto- la tradizione, un' eredita paradossale, che e illascito di even-
ria. La Rivoluzione Francese pretendeva ill essere lll1a Ruma ri- ti che non hanno nulla da offrire, che non costruiscono ne
tomata. Essa citava l' antica Rama esattamente come la moda ci-
producono nulla.
ta un abito eli altri tempi. La moda ha buon Iiuto per do che e
arruale, dovunque esso si muova nel folto dei tempi lontani. Es- L'importanza dell'ultimo capitolo di Sulla rivoluzione sta
sa eiI balzo eli tigre nel passato. Solo che ha luogo in un' arena proprio nel tentativo di pensare I'evento della Iiberta poli-
in cui comanda la classe dominante. La stesso saito, sotto il de- tica in quanta evento. Arendt insiste sui fatto che I' evento
10 libero della storia, e iI saito elialettico, e come tale Marx ha repubblicano ha sempre <OOteso» porre Ie fondamenta di
concepito la rivoluzione (Benjamin, 1997, tesi XIV, pp. 45-47). una repubblica (in quanta forma politica), rna solo ora ri-
- sulta chiaro che tale intenzione e completamente vuota:
Vi eforse solo un testo, nell'intero corpus arendtiano, che tutte Ie <<fondazioni» falliscono nel raggiungere un tale fi-
ri£lette 10 spirito benjaminiano della nozione di ripetizione ne (ivi, p. 306). Alla fme di Sulfa rivoluzione Arendt non
storica come luogo dell'evento rivoluzionario. Si tratta del- crede pill nel progetto della constitutio lrbertatis, nella
I'ultimo capitolo di Sulfa rivoluzione, dove I' aporia soffoca- coincidenza di Iiberta e autorita, di Iiberta politica e stato.
ta del progetto di una constttutio llbertatls viene alia luce: AI suo posto subentra qualcosa di natura ben diversa. In
primo luogo la coincidenza dell'inizio con quella che si po-
Se la fondazione era 10 scopo e iI fine della rivoluzione, allora 10 trebbe defmire "I' eventualita dell' even to" . In secondo luo-
spirito rivoluzionario non era piu semplicemente 10 spirito del· go I'impossibilita di pensare questa evento e questa inizio
l'iniziare qualcosa eli nuovo, rna 10 spirito con cui si awia qual· diversamente dall'essere una "ripetizione", un'eredita (un
cosa eli permanente e duraturo. E una istituzione durevole, che venire, gia da sempre, "dopo" cia che e per sempre per-
incarnasse questa spirito e 10 incoraggiasse a nuove imprese,
duto). Arendt intuisce, senza articolarlo esplicitamente,
avrebbe in se i germi della propria rovina» (Arendt, 1963e, trad.
it. p. 268). che I' evento repubblicano e un inizio solo nella rnisura in

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La fondazione della liberia
Miguel E. Valier
scia al pensiero politico e i1 compito di pensare la libertil
cui perde, per sempre, la sua istanza fondativa: ecco per- politica come evento, e non come fondament? <<RipetlZlO-
che questo inizio, questa evento e anche immediatamente ne e prima volta, ecco Forse la questlOne dell evento come
una ripetizione, e si esplica come ereditil. Attraverso i1 ti- questione del fantasma» (Derrida, 1993, [po 31], trad. it. p.
tolo ("La tradizione rivoluzionaria e i1 suo tesoro perdu- 18). Arendt riesuma i1 problema dell'evento della liberta:
to") e l'epigrafe di Rene Char «<Notre heritage n'est Forse i1 pensiero politico e pronto per Farsi liberamente vi-
precede d'aucun testament») Arendt esprime la convinzio- sitare dalle sue spettrali apparizioni.
ne che <<10 spirito rivoluzionario» soprawive se e solo se
assume in toto i1 fatto che i1 «tesoro» (la coincidenza rniti- Traduzione di Olivia Guaraldo
ca tra liberta e fondazione che ogni Rivoluzione insegue) e
gia da sempre perduto. Lo «spirito rivoluzionario» sorge
ovunque i1 desiderio di una repubblica, i1 desiderio di li-
berta come assenza di governo, comprende se stesso come
evento, e cioe, come pura eredita ("pura" nel senso che
non vi e nulla da ereditare). Di questa tesoro si eredita
sempre la perdita. E questa l'intrinseca «povertit» della li-
berta, la cui eredita, come dice Char, non puo essere pre-
ceduta da alcun testamento.
Arendt insiste nel sostenere che, nell'evento repubblica-
no, <<I'intenzione» degli attori politici e appunto quella di
fondare una Repubblica. Alla luce delle sue riflessioni fina-
li sull'esperienza rivo]lIzionaria moderna, questa afferma-
zione assume un tono diverso: la stessa Repubblica e una
promessa, qualcosa che esiste solo in quanto deve av-veni-
re, e dunque qualcosa che non puo e non deve compiersi.
Anche se Arendt non 10 affel1l1a esplicitamente, si puo so-
Slenere che i1 suo concetto di «promessa», 0 «patto», ha un
significato diverso, alI'interno della sua strategia discorsiva:
non si tratta piu di una «promessa» in vista di una fonda-
zione, rna di una «promessa» che e alIo stesso tempo la
condizione di impossibilita della fondazione e la condizio-
ne di possibilita dell' evento. Questa «promessa», con la sua
inrima relazione a cio che deve av-venire, e precisamente
l'essenza dell'evento repubblicano, I'evento dell' apertura al
nuovo, alI'altro, al futuro. L'apertura al futuro eessa stessa
un evento perche se evento non Fosse non ci sarebbe nern-
meno un futuro. D'altra parte, senza questa forza d'attra-
zione esercitata da cio che e (sempre) imminente e da-veni- I

re (una forza che la promessa stessa contiene) non ci sareb-


be alcun evento di liberta. n <<testamento» che Arendt la-

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134
L'azione "contro" il mondo. II sensa dell'acosmismo

L'azione "contra" il mondo. daga I'origine dell' «alienazione del mondo moderno, la sua
duplice fuga dalla terra all'universo e dal mondo all'io>>
n sensa
, dell' acosmismo (Arendt, 1958a, trad. it. p. 6). Una duplice prospettiva,
di Etienne Tassin dunque, che mira a cogliere da una parte quelli che si po-
trebbero defmire gli esistenziali delle attivita dell' uomo, e
dall' altra la loro storicita. Prospettiva esistenziale da un lato,
secondo un' analitica che non poggia sul Dasein heidegge-
riano, rna sulla vita activa; prospettiva epocale dall' altro, che,
1'azione, concetto centrale della vita activa, si sviluppa at· alia luce delle trasformazioni storiche del gioco delle con-
traverso una continua tensione con il mondo. Perche I' a- dizioni umane, tenta di rendere conto dell' awento dell' e-
zione eambivalente: einizio del nuovo, da cui nasce un'au- poca moderna e della situazione del mondo inaugurato con
tentica comunita politica, rna tende altresl a varcare ogni I'esplosione atomica.
confine e rischia, per questo, di distruggere tutto cia che ha A questo duplice approccio alia condizione umana cor-
fatto nascere. Si eprestata scarsa attenzione a questa aspet- risponde, da una parte, cia che chiamero acosmismo eS/~
to dell' analisi arendtiana. Pertanto, la chiarificazione feno- stenziale dell'azione, inscritto nella struttura stessa di qua-
menologica della condizione umana deve cominciare con il lunque agire, che d' altra parte peunette esso stesso di com-
neonoscere 11 paradosso costitutivo dell'agire: I' azione attra- prendere l'acosmismo epocale proprio del mondo moder-
verso cui soltanto si istituisce un mondo comune tra gli uo- no.' 1'acosmismo esistenziale dipende dal fatto che la con-
mini e anche cia che minaccia di distruggerlo. Questo pa- dizione dell' agire e la pluralita, e non I' appartenenza-al-
radosso peunette di comprendere l'acosmismo (worldless- mondo (worldliness). 1'acosmismo epocale deriva dalla
ness) della "nostra" epoca (che segue l'epoca moderna) e, contaminazione dell'opera (poiesis) attraverso i trarti che
paradossalrnente, del "nostro" mondo, nato, scrive Arendt, sono propri dell'azione (praxis): imprevedibillta, irreversi-
a seguito dell'esplosione della prima bomba atomica. At- I -
billt", anonimato.
traverse la chiarificazione di questa paradosso, Arendt ar- I,, 1'esame di questa doppio acosmismo dell'azione, colto
ricchisce, modificandoli considerevolmente, i contributi attraverso I'analitica della condizione umana, presenta a sua
della fenomenologia husserliana sul senso della Terra come volta una duplice posta in gioco. In primo luogo una posta
«archi-originario», e dell'analitica heideggeriana sul carat- in gioco di carattere fenomenologico (fondamentale per la
tere esistenziale dell'essere-nel-mondo. ,- chiarificazione dell' agire di concelto come modalita d'in-
l'analisi arendtiana di Vita activa mette in evidenza un staurazione di un mondo comune), dal momento che met-
duplice acosmismo dell'azione, rintracciabile nelle due mo- te in risalto il conflitto tra I'apprutenenza-al-mondo e la plu-
dalita di approccio alla condizione umana presenti nell'o- ralita, che sottende la differenza di ordine esistenziale tra
pera. 1'andamento della delucidazione della condizione I'operare (che crea un mondo di oggetti) e I'azione (che in-
umana e in effetti duplice: Arendt procede, da un lato, a ) staura un mondo di relazioni umane). 1'analisi arendtiana
un'analisi sistematica delle attivita e delle facolta legate alia delle attivita mostra come l'appartenenza-al-mondo, condi-
condizione umana, che mira a coglierne Ie caratteristiche zione dell'opera, possa certo essere indifferente all'azione,
permanenti (quelle «che non possono andare irreparabil- mentre la pluralita, condizione dell' azione, possa rimanere
mente perdute finche la stessa condizione umana non sia - --- - - ------- -- - - -----
cambiata») e, dall' altro lato, a un'analisi storica che, allo I I Per una giustificazione di questa approccio, mi pennetto di rin-
scopo di comprendere la natura della societa moderna, in- viare a Tassin, 1998.

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Etienne Tassin
L'azione /(contro" it mondo. If senso dell' acosmismo
in se stessa estranea al mondo. Oppure, in altri termini, che
I'agire non ha come condizione l'essere-nel-mondo pili di in epoca modema giunga a rafforzare la dismisura dell' a-
quanta l'opera abbia come condizione la pluralita (al modo zione e i suoi effetti distruttivi nei confronti del mondo, ta-
in cui posso fabbricare un mondo di oggetti senza relazioni le ambivalenza non eaccidentale ne semplicemente epoca-
c~n altri uo~, ugua!J.nente posso agire assieme a 10ro per
Ie: essa appattiene all'azione stessa, di cui rappresenta un
distruggere il mondo di oggetti che e la dimora dell'uomo). tratto esistenziale in virtU delle sue condizioni, la pluralita e
In secondo luogo una posta in gioco politica (fondamenta- la natalita. Perche, se l'azione e inizio, quest'uItimo non e
Ie per capire la cosiddetta epoca della tecnica che raggiun- un archi: in esso non e compreso alcun fme, ne alcun per-
ge un'estensione planetaria), poiche la questione della tec- corso. Cio che comincia secondo la condizione della nata-
nica puo essere compresa, in definitiva, all'intemo della di- lita non obbedisce a un principio, ne e esso stesso principio
mensione che soltanto puo conferirle senso: I'alterazione di di alcunche. Nella nozione dell'inizio, come l'intende con
~ mo~~o com~e istituito politicamente da una pluralira estremo rigore Arendt, c'e !'idea di un sorgere che non af-
di uorruru che aglscono. Se la dismisura <<tecnopoietica» del fettna ne obbedisce ad alcun principio, di un nascere radi-
nostro tempo reca offesa al mondo, se radicalizza I'acosmi- calmente an-archico. 1'inizio e propriamente un miracolo:
smo di ogni agire, aIlora l' analisi arendtiana della nostra una rottura di ogni ordine che non e nascita di un ordine
epoca mostra come la sola risposta agli effetti devastanti di nuovo. Perche cio che nasce non eun ordine secondo una
un dominio tecnico-scientifico del mondo risieda ancora natura essa stessa ordinata e gerarchizzata. DaIl'inizio non
nell'istituzione politica di uno spazio pubblico in grado di derivano che altri inizi, la possibilita e non la necessita di al-
dar f01l11a a un mondo comune. tri inizi. 1'ambivalenza dell'azione, in tal modo, equella del-
l'inizio stesso, che non e un <dondamento» rna un sorgere.
1. IT conflitto di azione e mondo Cio che inizia e radicalmente privo-d/~m/sura. E dal mo-
mento che la condizione dell'azione e la pluralitil, l'inizio
l'azione umana e profondamente ambigua: inizia una serie stesso deve sempre essere inteso al plurale. Pensare I'azione
di awenimenti, rivela un agente, apre un mondo (comune e pensare una pluralitil irmumerevole di inizi anarchici e
in ragione di tale apertura la quale fa sl che acceda a una vi- privi di misura.
sibilita condivisa), crea un legame tra gli individui a partire Niente e pili contrario e anche pili ostile a un pensiero
dall~ spazio d'apparenza che istituisc~ come luogo dell'agi- suI mondo di un tale pensiero dell' azione! Certo, insiste
re di concerto. Ma cio che comincia in questa modo non Arendt, il mondo prodotto dall' operare e una dimora pili
conosce altresl fine: 10 sviluppo dell'azione sfugge all'agen- antica rispetto a qualsiasi generazione di esseri umani, ed e
te cosl come all' agire stesso, il suo scopo non si re-alizza da destinata a sopravviverle. Ma questa stesso mondo non e
se, essa non sembra possedere un tettnine definibile. l'a- un mondo comune che in virtU dell'agire umano. 1'origina-
zione sfugge a se stessa: ein-finita e il-limitata in virtU di una lita e il rigore della sua analisi dell'azione sono tali che
<<tendenza intrinseca a forzare tutte Ie limitazioni e a varca- Arendt rifiuta di darsi in anticipo un mondo ordinato per
re tutti i confini» (ivi, p. 139). In tal modo l'azione puo es- accogliere I'azione e misurarla, 0 di minimizzare la dismi-
sere compresa come una straordinaria forza distruttiva. sura distruttrice dell' azione, affmche l'instaurazione di un
Nulla ne arresta e ne regola il movimento 0 la serie di awe- mondo comune resa possibile dall' agire non sia contrad-
nirnenti che scatena, al punto che l' atto di cominciare puo detta dalle forze . che esso libera, a causa della pro-
altresl essere I' atto di rovesciare, di abbattere 0 di distrug- pna fondamentale natalitil. Nessuna coerenza a priori ga-
gere. Sebbene la mutua influenza di azione e fabbricazione rantlsce reciprocamente mondo e azione. Questo e il para-
dosso che Arendt ha messo in evidenza. IT mondo comune

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Etienne Tassin L'azione "contro" if mondo. II sensa dell'acosmismo

nasce dalle azioni degli uomini e Ie azioni possono distrug- 2. n duplice acosmismo dell' azione
gerlo. Le azioni umane richiedono un mondo piu stabile di
se medesime per apparire e svi1uppare i propri effetti, rna Bisogna esanlinare come la dismisura dell' azione si svilup-
I'agire minaccia tale stabilitil. n mondo, certo, non avrebbe pi e come definisca, per la nostra epoca, un mondo para-
nulla di umano e di comune senza Ie azioni, e l'azione non dossalmente acosmico. L'azione presenta una duplice di-
sarebbe null'altro che vana follia senza il suo iscriversi nel smisura che produce due differenti figure dell' acosmismo:
mondo. Ma il mondo comune non preesiste aile azioni che I' acosmismo epocale, manifesto nella dismisura poietica
gli consentono di apparire, e tuttavia Ie azioni non preesi- della tecnoscienza moderna, si lascia comprendere a patti-
stono purtuttavia al mondo che costituisce illoro luogo. re da un acosmismo esistenziale che e, invece, un tratto co-
Mondo e azione sono dunque impensabili separatamente, stitutivo della praxis.
dal momento che non si intende con il termine mondo ne
la sola realtil di una terra 0 di una physis, ne il semplice ar- I.:acosmismo epocale 0 la dismisura poietica
tificio delle cose prod otto da un processo di reificazione
(una semplice opera), bensl cio che si instaura inter homi- Con il progetto di un dominio totale, sistematicamente or-
nes in virtu di un agire di concetto e di una parola plurale, ganizzato e messo in opera dal sistema totalitario, l'uma-
e dal momenta che non si intende con il termine azione una nitil moderna ha sperimentato una dismisura radicale ele-
semplice condotta strunlentale, finalizzata al perseguimen- vata a politica e sviluppatasi contra il mondo, nella misura
to di uno scopo specifico, rna la modalitil attraverso cui una in cui si tratta di un mondo comune. Tra Ie opere umane,
pluralitil di esseri creano un legame umano nel corso del di- segnala Arendt, l'unico equivalente tecnico del terrore po-
spiegamento di un mondo comune. litico esercitato dai regimi totalitari e la distruzione totale
Qui risiede la difficoltil: mondo e azione sono impensabili che deriva dall'utilizzo della bomba atomica. Tale dismi-
separatamente, e tuttavia non e garantita alcuna coerenza. sura di opera e azione non e semplicemente quella di un
Bisogna dunque cercare di determinare il modo in cui I'a- oltrepassamento straordinario e, per cosl dire, ecceziona-
zione sviluppa la propria dismisura all'interno di un mondo Ie, sia dei limiti abitualmente imposti aile iniziative umane
che essa instaura come mondo comune e che minaccia al dalla fmitezza delle capacitil dell'uomo, sia dei confini tra-
tempo stesso di distruggere, e in che maniera la dismisura dizionalmente assegnati aile azioni in virtu di una preoc-
esistenziale dell' azione incontri la sua dismisura epocale, in cupazione etico-giuridica per I'umanitil: essa caratterizza
modo tale che il mondo moderno si rivela, paradossalmen- I'epoca che si apre di fronte a noi e determina, di conse-
te, un mondo acosmico. In breve, in che modo I' azione in- guenza, I' aspetto del mondo che essa ein grado di far ac-
stauratrice di un mondo si articoli conflittualmente con un cadere. Poiche I'illimitatezza dell'agire umano non si
mondo che rende acosmico. Perche a differenza del cosmo, esprime soltanto nell'impresa di una «trasformazione del-
ordinato, finalizzato e gerarchico, il mondo comune che in- Ia natura umana» attuata all'interno dei campi di concen-
ter homines est a seguito dell' azione non si lascia cogliere ne tramento, rna anche nel processo infmito delle scoperte
secondo un ordine, ne secondo una teleologia, ne secondo tecnoscientifiche. n carattere epocale della dismisura delle
una gerarchia dell'Essere. Come potrebbe un mondo aco- azioni umane si scontra con il carattere esistenziale del-
smico costituire una misura delle azioni umane? l'appaltenenza al mondo (0 dell'essere-nel-mondo), mes-
so in evidenza dalla fenomenologia, e che costituisce una
delle condizioni dell'umano. Elevata a "politica", e gene-
ralizzata nel complesso delle imprese tecnoscientifiche, la

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Etienne Tassin L'axione "contro ll il mondo. II senso dell'acosmismo

dismisura tecr:opoietica dell'epoca moderna non puo taria rappresenterebbe <<il pili radicale cambiamento nella
qumdi che apme un mondo acosmico, a1trettanto radical- condizione umana che noi possiamo irnmaginare»' ed
mente estraneo alla gradevole armonia del cosmo antico esprimerebbe in primo luogo la radicale distruzione della
che alla cura heideggeriana di un abitare poetico. Mondo dimensione umana, se non di quella dell' essere stesso
acosmzco m che. senso? ~el senso che non puo assoluta- (Arendt, 1995e, trad. it. pp. 96-97). Che la terra sia <Ja ve-
mente essere IStltulto a rrusura dell'agire, che non offre a1- ra quintessenza della condizione umana» (Arendt, 1958a,
cun quadro, a1cun orizzonte di senso, a1cun "raggio", a1- trad. it. p. 2) significa che il mondo umano resta debitore di
c~a prospetuva.. a1cuna "dimensione" a cui agganciare Ie una abitazione terrestre nella misura in cui I'appartenenza
:Ul0m umane e 1 fenomeni naturali, in breve, un mondo aI mondo e la condizione dell' opera, allo stesso titolo per
madatto a costituire una dimora per i mortali. I.:acosmz~ cui la pluralitiI econdizione di un' azione politica.
smo eif froblema di u'!'epoca che non/a "mondo", un'epo- L' originalitiI dell' analisi arendtiana consiste nel non ce-
ca che SI apre davantl a nO! e sulla soglia della quale ab- dere aI rapporto di attrazionelrepulsione che abitualmen-
~lamo lasclato la cosiddetta epoca moderna, quella dell' a- te produce la considerazione della dismisura tecnopoieti-
lienazlOne dal mondo. ca. Occorre proprio partire dalla considerazione, condivi-
. Arendt spiega infatti con insistenza come l'acosmismo sa, secondo la quale la potenza tecnica conosce uno svi-
SI~ il tr~tto detettninante della nostra epoca: tale perdita 0 luppo esponenziale che pennette non solo un' accresciuta
alienazlone SI produce sui duplice livello della societa e del- padronanza tecnologica dei fenomeni naturali e dei pro-
I~ scienz.a moderna. La societiI si comprende a pattire dal- cessi cosmici, rna aI tempo stesso, come sottolinea Arendt
I alienaZ1~me ?a1 m<;nd~ (a favore della vita e del se), la a pili riprese, una trasformazione tecnico-scientifica delle
saenza sllascla cogliere m un processo di alienazione dalla condizioni fondamentali dell'umano che fino ad allora
terra (~ fa~ore dell'universo e dei processi psichici).' La erano state pensate come "dati" inalterabili dell'umanitiI
conq.U1Sta sunbolica del punto di Archimede, che permette dell'uomo: vita terrestre, natalitiI e mortalita, appartenen-
. di agJre sulla terra «corne se disponessirno della natura ter- za aI mondo, pluralitiI. E noto come la nascita divenga
restre dall'esterno» (Arendt, 1995e, trad. it. p. 96), produ- progressivamente il prodotto di una tecnologia capace di
ce un~ deterrestnalzzzazlOne tale che aI posto «dell' antica detenninarne in gran parte l'awento e 10 svolgirnento, co-
OppOSlZlone tra terra e cielo, abbiamo creato quella tra uo- me la morte indietreggi e diventi I'oggetto di manipola-
mo e umven:o».!Arendt, 1958a, trad. it. p. 200). Non solo zioni esplorative che tentano di rifiutarne la sanzione, co-
la terra non e plU aI centro del mondo ne l'uomo aI centro me si sia sviluppata una potenza nucleare di distruzione
della te~ra~ ma.l'.ess~re-nel-mondo dei rnortali potrebbe totale nel medesirno tempo in cui si dispiegava una politi-
svuota~1 di o~ slgnificato esistenziale. Se la conquista del- ca totalitaria volta aI dominio totale. E a1tresi nota come
10 spazlO reahzza tale cambiamento di misura, essa rende I'esplorazione dello spazio, irnposta tra Ie a1tre cose dallo
plauslbile, ,olt~eche la semplice relativizzazione della terra spettro di una migrazione planetaria, sia stata designata
m seno all umverso, una <<ffiutazione della razza umana» come la grande awentura della seconda meta del xx se-
(Arendt, 1995e, trad. it. p. 96), di cui l'emigrazione plane-
, Arendt, 1958a, trad. it. p. 9. I:articolo di Arendt su "La conquista
, Arendt,1958a: prol~~o e capitolo VI, in particolare "La scoperta dello spazio e la statura dell'uomo" (Arendt, 1995e) risponde alia do-
dd punto di Archim~de , t;ad. it. pp. 190·198; "La conquista della manda posta dai curatori di Great Ideas Today (1963), in vista di un sim-
SpazlO e la statura dell uomo (1963), in Arendt, 1995e, [rad. it. pp. 77- posio sullo spazio: ,<La conquista dello spazio da parte dell'uomo ha ac-
97; Arendt, 1969b, pp. 4-9, 24-26. cresciuto 0 diminuito la sua statura?" (Arendt. 1995e, trad. it. p. 77).

142 143
Etienne Tassin L'azione "contra" il mondo. II sensa del/'acosmismo

colo e cosl via. Questi poteri tecnopoietici, che operano dell'azione. Tuttavia, a causa dell'acosmismo che appa~­
come potenza sia distruttiva che creatrice, non sono in se tiene all' azione, tale comprensione della misura non pn· e
stessi privi di misura. Essi non entrano all'interno del di- va di ambiguita.
spositivo della dismisura se non quando, separati da do
che da senso alle azioni dell'uomo, si sviluppano in modo I.:acosmismo esistenziale dell'azione
fine a se stesso: non tanto al di fuori di ogni controllo
umano, quanta senza alcuno scopo rnondano, secondo Se Hannah Arendt ricorda che <<la vecchia virtU della mo·
un processo di sostituzione al (e del) mondo. Nel conte- e
derazione del contenersi entro dei !imiti, certarnente una
sto epocale della modernita, dunque, la potenza tecno· delle ~ politiche per eccellenza, proprio come la tenta-
cratica appare pill che mai come cio che distrugge I'ap- e
zione politica per eccellenza certamente la hybns (come
partenenza al mondo e si sviluppa come un rifiuto del sapevano bene i greci, che erano :os~ esperti nelle poten-
mondo, in nome e con i mezzi della razionalita tecno- zialita dell' azione) e non la volonta di potenza, come ten-
poietica a cui obbedisce l'universo. diarno a credere noD> (Arendt, 1958a, trad. it. p. 140), e
La dismisura tecnopoietica non puo che essere valutata perche ha riconosciuto, grazie a un'analisi dell'azione poli-
in rapporto alla questione politica dell'istituzione (0 della tica che l'acosmismo non costituisce un carattere aCClden·
destituzione) di un mondo comune. Perche Ie azioni uma· tale'dell'agire, rna il suo tratto dist!ntivo. "Lbyb~s non cor-
ne sono distruttive nella misura in cui non sono fmalizzate risponde a una volonta di dorruruo. Lungl dall essere og-
al mondo comune, che non puo che essere instaurato dal· getto di un volere, la potenza il modo d' ess~re dell' ?yb~s
e
10 spazio pubblico della vita politica. Se nel dominio poli- e e
ed illimitata. "L azione umana per essenza infUllta, dhml-
tico si istituisce liberamente Lilla condizione di pluralita, e tata (boundlessness). lnfinita, in effetti, perch.: nulla al suo
qui, allura, che possono istituirsi il carattere mondano de· interno la stabilizza. AI contrario dell'operare, dell'insieme
gli ,uomini e il carattere umano del mondo, in breve che di attivitil umane rivolte alla produzione di una cosa e che
puo nascere un senso comune. si realizzano attraverso la reificazione del processo creativo
o di fabbricazione, nulla pone termine all' azione. D~ ~o­
e
La politica essenzialmente questa ripresa, da parte degli uo· e
mento che agire non produrre, nel senso della distlnzlo·
mini, che istituisce illoro essere eli questa mondo satta forma ne aristotelica tra praxis e poiesis, I'azione non termma fuo-
eli una responsabilita verso il mondo, ossia verso il sensa che vi ri di se non trova come fa I'attivita di fabbricazione, una fi-
si rivela. Tale responsabilita nei confronti del sensa, all'intemo ne e ~ termine della propria attivita nell'esteriorita di un
del mondo, si rivela co·responsabilita; il mondo non puo ricon·
ciliarsi con il sen so, e divenire con do una dimora per l' uomo,
e
mondo cui aggiunge Ie proprie opere: "Lazione I' ~pera di
che istituendosi come monda comune (Roviello, 1987, p. 7).
se stessa si potrebbe sostenere, se Sl mtende con CIO il fat-
to che I:azione, non producendo null' altro che se stessa,
nulla al di fuori di se, non giunge mai a compiersi come una
Che il mondo possa essere tale dimora comune esige
cosa nel mondo. Ma in tal modo, do per cui essa sfugge al-
un (<vivere assieme», un syn·zen politico che non un es· e Ia reificazione enel medesimo tempo cio per cui sfugge al-
sere in comune, rna un modo comune di agire. Ogni poli-
Ia fmitezza dell' opera: non producendo innanzitutto nulla
tica si misura in riferimento al mondo comune che in e di tangibile, 0 di mondano, che la compia, a~r~verso la
grado di istituire. lnversamente, il monJo comune pou·a
coincidenza del termine cui giunge e del fine Cill rrurava, es-
dunque essere compreso come cio che misura tale impre·
sa non conosce alcuna ragione mondana per cessare. E al
sa, al tempo stesso orizzonte del progettare e (<limite»
modo in cui essa non ha di mira che se stessa in quanto

144 145
L'azione "contro" it mondo. II sensa dell'acosmismo
Etienne Tassin
da distruggere sia il mondo che la comunita plurale. Qu~­
azione, e non una qualsiasi altra fine che si dia come scopo, sto paradosso si rafforza alIorche si .comprende che, tal.e di-
al modo in cui essa non ha mai la pretesa di far corrispon- sposizione, lungi dall' essere una disawen~ra d~ll azlone,
dere il proprio telos con un ergon altro dal proprio atto, I'a- ne costituisce un tratto fondamentale, lungl dall essere un
zione non incontra in se stessa alcuna ragione prassica per fenomeno meramente epocale, e un tratto che si puc. defi-
terminare 0 per essere conclusa. La temporalita dell' azione, nire esistenziale.
temporalita propriamente politica, a differenza della tem- Arnmettere che la condizione dell'azione non e il mon-
poralita tecnica, non distingue mai il momenta della dyna- do, 0 I' appartenenza al mondo, rna la pluralita,. significa in-
mis da quello dell' energeia: poiche, come abbiamo visto, la farti indicare nella maniera pili chiara posslbile, che la
quasi-opera dell'azione, l'agire stesso, e contemporaneo condizione e~istenziale della pluralita non e una modalita
della potenza e non la esaurisce durante la sua effettuazio- dell' essere nel mondo e non estrutturalmente debitrice nei
ne, rna al contrario la rilancia, alIora I'azione si sviluppa se- confronti di quest'ultimo, ragion per cui essa, assieme al-
condo una temporalita di cui ne il ritmo, ne la «progresslO- l'azione, puc. certamente levarsi contro il mondo. E~ettt­
ne», ne l'esito possono essere misurati. Essa possiede in tal vamente, la pluralita non possiede in se stessa alc~ Slgru-
modo il carattere dell'infinitezza: e assolutamente incom- ficato mondano: non eun <<in-essere». Ma non posslede al-
mensurabzle. Nulla quindi sembra meno mondano di tale cun significato mondano perch<! non designa neppure un
incommensurabilita che si lancia nel mondo senza curarsi «con-essere». Che Arendt abbta cura di dzsttnguere Ie con-
di quest' ultimo, senza, apparentemente, tendere a esso co- dizioni dell'umano ci invita a non assimilare la pluralita al-
me al proprio bene, alia propria ragion d'essere 0 alia pro- I'essere-nel-mond; e a non ridurre senza cautela quest'ul-
pria condizione. 1'analisi arendtiana mette in evidenza (co- timo alia dimensione del con-essere. La distinzione tra
sa che puc. facilmente passare inosservata) che l'appalte- queste due condizioni (pluralita e appartenenza al rnond~)
nenza al mondo non condiziona I' agire umano: non solo contraddice l' analisi heideggeriana di Essere e tempo: r1-
I'azione non produce alcunche nel mondo, rna essa non conducendo I'essere-nel-mondo alia figura del con-esserci
crea neppure un mondo ne si autoproduce come una cosa (Mztdasein), si conferisce al con-esserci la dimensione ~si­
del mondo degli artefarti, degli oggerti e delle opere che stenziale di cornunita originaria, il cui primato ontologlco
I'attivita di fabbricazione erige in continuazione contro la occulta la pluralitil di cui si nutre l'agire. 1'es~ere-insierne
frenesia divorante della vita. l'azione, nella sua dismisura della cosiddetta com unit a originaria, in qualslasl modo la
costitutiva, ignora il mondo: essa rappresenta una minaccia si pensi, c~cella il tratto ~~isten~ial.e (originadamente non
terribile e permanente per quest' ultimo, pili grande ancora comurutarlo) della pluralita. Se I azlOne polinca ha un sen-
di quella che costituisce il flusso proliferante e ininterrotto so ha a che fare non con un essere-insierne dato, rna con
del cicio della vita e della morte. ~a pluralita che non riposa su un rnondo comune a prio-
Hannah Arendt ci invita cosl a riflettere su un paradosso n', su un' appartenenza a un mondo gia da sempre presen-
del tutto sorprendente. l'azione, che Arendt riconosce co- teo n carattere esistenziale della pluralitil, in altre parole,
me un potere di rivelazione del chi, d'istituzione di uno spa- non la caratterizza rnaggiollllente come un Mztsein 0 un
zio di visibilita e di un legame tra individui agenti, si rivela Mztdasein che come un Si anonimo: esso defmisce la plu-
altresl una potenza distrurtiva, che puc. condurre sia alia de- ralita degli esseri come un "dato" ontologico che condi-
stituzione di ogni spazio comune che alia rottura dei legami ziona la modalita dell' agire umano, rna senza subordinar-
tra gli uomini. 1'azione, grazie a cui accade un mondo inter 10 alI'appartenenza al mondo, inteso sin dall'uu:io come
homines, deve dunque essere pensata nella sua tendenza a mondo comune. Laddove la pluralita pellllette di pensare
fare esplodere tutto cic. che inter homines est, in modo tale

147
146
Etienne Tassin· L'o1.ione "contro it mondo. II senso dell'ocosmismo
ll

e
che <<polemos comune» (Eraciito, Diels-Kranz 80), che Lin/initezza dell'azione
I'agon regoli i rapporti sociali, il Mitdasein esige, al contra- e l'instau/,azione di un mondo comune
rio, di biasimare una comunitit data che separa ciascun Da-
sein dal proprio essere. A condizione di non confondere la Dal momenta che I'azione puo al tempo stesso distruggere
pluralita esistenziale dell'esistere umano con un «con-esse- cio che fa nascere, essa richiede di essere rafforzata per
re», non si confondera, di conseguenza, il syn-zen di una mezzo di promesse, istituzioni, leggi. L azione richiede co-
comunita plurale con I'essere-insieme di un Mtfdasein vo- me sua condizione di perpetuazione l'istituzione di una co-
tato, in modo ineluttabile, all'anonima e inautentica quoti- munita politica e l'instaurazione di un mondo comune. n
dianita de! Si. e
mondo dunque al tempo stesso scopo e sostanziale limi-
La possibilitil di comprendere il carattere fondamental- tazione delle attivitit umane, dal momenta che esso cio a e
mente acosmico di un agire che possiede il duplice carat- cui tende I' agire politico, che da senso aile altre attivitil e
tere dell'imprevedibilita e dell'irreversibilita risiede, oltre che costituisce illimite delle loro iniziative. Solo I'attivita
che nel riconoscimento di questa pluralitil non mondana, politica di tipo democratico, che inscrive I' azione nel qua-
e
ne! ptincipio della natalita. L acosmismo indissociabile dro di una costante deliberazione delle modalita di istitu-
e
dal miracolo dell' agire. Ma questa anche il motivo per zione e conselvazione di un mondo comune, puo affronta-
cui alberga ne! cuore di ogni politica, come suo problema re I'acosmismo dell' azione. Si tratta di una questione poli-
e sua sfida. Hannah Arendt ha messo in evidenza il para- tica, non tecnica 0 etica.
dosso per cui cio che costituisce I' attivita propria della vi- Non si tratta di una questione tecnica perche [il control-
ta politica, da cui derivano l'istituzione di uno spazio pub- 101 tecnoscientifico delle condizioni umane 0 [il controllol
e
blico e l'instaurazione di un mondo comune, al tempo tecnopoietico della comunitil politica non hanno senso che
stesso cio che rappresenta una minaccia continua, struttu- all'interno della prospettiva dell'istituzione di un mondo
rale, per tale ambito, per i legami che vi si aIlacciano, e per comune a cui I'azione politica riporta la condizione umana.
il mondo stesso. Bisogna tuttavia anche guardarsi dal Non si tratta di una questione etica perche I'etica oppone la
confondere i due aspetti dell' acosmismo, esistenziale ed comunita umana al mondo anziche fmalizzarla a esso. Co-
e
epocale, prassico e poietico. Se I' azione politica dimora e
me illustra la storia di Billy Budd, la bonta non di questa
di una essenziale dismisura prassica che la vota all'agon, ta- mondo e non puo manifestarsi che contro di esso.' Esiste
le illimitatezza (boundlessness) non ha nulla ache vedere una dismisura della relazione etica che contraddice l'istitu-
con la dismisura poietica che affligge Ie imprese di domi- zione politica di un mondo comune. Solo la misura della
nio tecnoscientifico della materia 0 del vivente, 0 i regimi legge politica conferisce all' obbligo etico una dimensione
totalitari che non mirano all'istituzione di uno spazio pub- mondana.
blico e all'instaurazione di un mondo comune. Potrebbe n problema della dismisura tra azione e opera dunque e
. anche darsi (paradosso supremo, su cui Atendt ci invita a politico e ogni politica degna di questa nome una cosmo-e
riflettere) che solo la dismisura prassica dell' azione sia su- politica: essa ha il mondo come condizione e come oriz-
scettibile di bloccare la dismisura poietica, che solo I'aco- e
zonte d'azione. Ma I'ambito politico non il tutto dell'atti-
smismo esistenziale ci renda capaci di agire contro I'aco-
smismo epocale.
4Melville. Billy Budd (serilto poco prima della morte di Melville, nel
1891. e pubblieato solamente nelI924). trad. it. di E. Montale. BIlly
Budd. gabbiere di parrocchetto, Bompiani. Milano 1965. efr. Arendt,
1963e. trad. it. pp. 86·92.

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Etienne Tassin
L'azione "control' if mondo. I! senso dell'acosmismo
vita umana: non e che una sfera, essa stessa limitata, nel quintessenza (vitalita, mortalita, mondanita, natalita, plura·
contesto delle attivita e del mondo. «Nonostante la sua Iita e dunque Iiberta) non costituiscono che in modo pre-
grandezza», tale sfera politica, scrive Arendt in conclusione cario i limiti che circoscrivono I' ambito delle attivita uma·
di "Verita e politica", elimitata: ne e fissano i confini eli tutte Ie attivita poietiche e prassiche,
Essa non comprende l'insieme dell'esistenza dell'uomo e del di tutte Ie trasformazioni sia del mondo che del se.
mondo. E limitata da quelle cose che gli uomini non possono In un secondo senso, dunque, e necessario cogliere do
cambiare a proprio piacimento. Ed e solo rispettando i suoi che ha eli propriamente meta/orieo I'immagine planetaria: iI
confini cbe questa ambito, dove siamo liberi di agire e di tra- cosmo non designa infatti solamente la terra intesa in sen-
sfonnare, puo rimanere intatto, preservando la sua integrita e so fisico, rna, in senso quasi husserliano, qualcosa eli simile
mantenendo Ie sue promesse (Arendt, 1995e, trad. it. p. 76). a una archi-terra, un archi·originario. Solo, a differenza di
Husser!, nella prospettiva arendtiana iI cosmo e meno la
Se <<verit3» e iI nome di do che e intangibile, aggiunge metafora eli un'origine, eli un arehe, eli quanta non sia fa me-
Arendt, <<ffietaforicamente, essa ela terra sulla quale stiamo ta/ora del mondo umano, eostituito da parole e azioni di cui
e iI delo che si stende sopra eli noi» (ivi, p. 76). In che sen- 10 spazio pubblico, istituito politicamente, costituisee fa seena
so va inteso che questa suolo e questa delo, questa cosmo, di apparizione. .
costituiscono la verita della politica, 10 scopo di ogni im- Che la terra sia la quintessenza della condizione umana e
presa e di ogni tentativo di organizzazione politica della co- che I' azione sia la determinazione esistenziale pili alta della
munita umana? e
vita aetiva significa che iI cosmo un cosmo politico. co- n
In un primo senso, suolo e delo possono designare real- smo e la metafora della elisposizione politica dei legami
mente la terra, secondo la visione planetaria che apre Vita umani attraverso diffefenti comunita politiche, d. cui di·
aetiva alia maniera eli Cost' parlo Zarathustra. Perche la ter- pendono I' accadere e iI dispiegarsi di un mondo comune. I
ra e rappresentata qui come una condizione fondamentale limiti dell' azione, dunque, non sono unicamente quelli che
dell'umano. Una volta che gIi uomini possono staccarsi dal costituiscono, imperfettamente (e occorrefebbe elire tern·
loro suolo natio, come lascia presagire in un prossimo fu- paraneamente?), Ie condizioni a cui esottoposta I'umanita.
turo 10 sviluppo della conquista spaziale, la condizione Essi sono, pragmaticamente, cio che i1legame politico ein
umana sara stata trasformata radicalmente. L'umanita non grado di tessere tfamite Ie parole e Ie .zioni. Nella prospet-
puo essere definita, oggi, altrimenti che attraverso Ie sue tiva arendtiana, iI cosmo e dunque meno la metafora di
condizioni, che definiscono i limiti, aII'interno dei quali Ie un'armonia 0 di un archi-originario che non di un mondo
nostre attivita possiedono ancora una dimensione umana: umano costituito da parole e azioni di cui 10 spazio pubbli-
condizione terrestre, condizione mortale, anche, poiche Ia ca, politicamente istituito, forma la scena d' appafizione. n
nascita e la morte sono "dati" che non si possono ancora suala e iI cielo al cui interno si colloca I' azione umana non
cambiare a piacimento. Ma, come suggerisce Arendt, la passiedono per I'uomo una realta cosmologica che in fa·
possibile, e forse prossima, trasformazione tecnica da parte gione eli un cosmo politico tessuto dai legami umani, dalla
degli uomini di questi due limiti che conelizionano I'uma- philia polittke, che raddoppia iI mondo cosmico, 10 ricopre
nita, che erano da una parte I' assoluta contingenza della na- di una rete eli relazioni.' La metafofa di cosmo, terra e cie·
scita e della morte e, dall' altra, iI necessario attaccamento
alia terra, lascia intendere che anche queste condizioni po-
-
trebbero, forse, essere alterate dall'artificio umano.In que· , Hannah Arendt si spiega chiaramente in un passo di Vila acllva
dove partendo dalla rivelazione dell'agente nell'azione, esplicita la cli·
sto senso, dunque, Ie condizioni umane, eli cui la terra ela mensione propriamente umana del mondo comune e finisce con il

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La1.ione IIcontro" if mondo. II senso defl'acosmismo
Etienne Tassin
stica, con la distruzione deliberata dello spazio pubblico e
10, permette. di designare l'impalpabilita e l'intangibilita del dunque del mondo comune. L'acosmismo non e un acci-
mondo COStltwto da parole e azioni, la realta cosmopolitica dente della storia dell'umanitil, rna cio che essa fa accadere
d~ mondo comune che presuppone 10 spazio pubblico di nella realizzazione stessa della propria umanita, come se
cw Costltwsce, al tempo stesso, la ragion d' essere, mondo quest'ultima non potesse compiersi che al prezzo della di-
della ~ultur~ e delle is~tuzioni. che ricopre il mondo degli struzione. 6 Ma in tal modo diventa manifesto come la lotta
oggetu displegato tra gli uonuru attraverso la fabbricazione. contro tutte Ie forme di acosmismo costituisca esattamente
n ~o~do umano .tessuto dall'azione e illimite sostanziale il senso politico dell' agire plurale.
dell,'lZlone ~edesuna. Lumanitd cosmologica efa meta/ora
dell umantta cosmopolitica. Niente limita dunque I' azione se non il suo principio e Ie
Ecco perche, in definitiva,la terra puo essere definita <<la sue virtU: la tessitura dei legami umani, l'intreccio delle re-
qwntessenza della condizione umana». Attentare ai limiti lazioni umane attraverso \' azione politica,\' apertura di uno
cosmologici, significa attentare aIla condizione umana stes- spazio d' apparenza e dunque di visibilita condivisa da cui
sa. Equesta il ris.chio del :utto reale legato aile imprese pro- pl'Oviene il mondo comune. I greci sostenevano che <<solo
metelch~ che gli s~iluppI della tecnoscienza contempora- un costante dialogare univa i cittadini in una polis»
nea reahzzano ogru glorno. Soggetta a tale dismisura del- (Arendt, 1968c, p. 24). ndialogo non euna discussione piu
l'operare,l'umanita potrebbe rinnegare cio che la defmisce di quanta I' azione sia una fabbricazione 0 una produzione:
che f~ .di ~ei un'umanitil, trasformando persino Ie propri~ ecio che istituisce un mondo nella sua realtil umana attra-
condlZlOrn. Nel S~? t1pICO acosr:usmo, I'azione che possie- verso illegame che arricola tra gli uomini. «Questo scam-
d~ il carattere dell mfinItezza puo, come I'opera, giungere a bio reciproco [".J si cura del mondo comune, che resta let-
disnu~gere la propri~ condizione: 10 spazio pubblico in cui teralmente "inumano" nella misura in cui gli uomini non
Sl displegano Ie azlOrn e appare la liberta che inter homines discutono costantemente. Perche il mondo non e umano
r;st e da cui puo essere eretto un mondo'comune. E questa per il fatto di essere stato edificato dagli uomini, e non di-
il s';l1so dell' acosmismo, che e sempre <<Utla forma di bar- venta umano perche vi risuona la voce umana, rna solo al-
~~ne» (As~d~, 19~8c, p'. 13!,
una «anti-politica», per COS! lorche e divenuto oggetto del discorso» (ivi, p. 24). Lespe-
e, di cw I slsterru totalitan furono \' espressione parossi- rienza del mondo si rivela come fa proto-/ondavone dello
spazio politico, che non e che a sua volta l'istituzione del
gius~ifi,car:e il .~corso ,alla metafora per re;dere conto dell' elemento in- mondo comune, fa /ondazione umana del mondo. Se il mon-
~angtbil7 m ClO che mter homines est: <<Poiche il rivelarsi del soggetto do ela ragion d' essere dello spazio pubblico, al tempo stes-
e p~rt: mtegrante di o~ relazione tJ?l~a, anche 1a piu "oggettiva", si so la sua condizione, il suo principio e il suo limite, non 10
puo dire che aIlo spazlO mondano, lnSleme con i suoi interessi si so-
v~ppone WlO sp~io r~azi~nale completamente diverse che ric~pre il
e dunque in ragione di un attaccamento arcaico e cosmo-
p~ono, e che cons~ste di. a!u e, parole e cleve esdusivamente la sua ori- logico aIla terra, rna in virtu di una comprensione cosmo-
gme al fatto che gIi uonuru agIscono e parlano direttamente gli uni ar,li politica dello spazio pubblico,la sola a rendere ragione del
alt~. Ques~o secondo s~aZ1o, ,0 ,~ra, S<;AActtivo, non e tangibile, poi- valore e dei limiti dell' azione umana.
che .non ~~{Qno ogg~ttl tanglbili m cw esso puo cristallizzarsi. I pro-
~esSI ddl aw:re e d,el dlscerso non possono lasciare dietro di se risulta-
t1 0 prodottI fmali. Ma con tutta la sua intallgibilita, questa spazio e , Equesta iJ senso della citazione di Kafka in esergo al capitolo VI
non rnenoreale del rnondo delle cose che abbiamo visibilmente in co- di Vila aeliva: «Ha trovato iJ punto di Archimede, rna se ne e servito
m~e, ~Ol chlanuamo questa rcalta "l'intreccio" delle relazioni lUTIa- contro se stessOj evidentemente gli estato possibile trovarle solo a que-
ne, ~~cando con tale metafora appunto Ia sua natura scarsamente sta condizione» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 183).
tangtbile» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 133).

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Etienne Tassin

Questa e, alla fine, la risposta arendtiana: rivolgere il para- Per una comprensione dell' azione
dosso dell' azione contro quest' ultima. Dal momento che il eli Jerome Kohn
problema e nell'azione, la soluzione e nell'azione, dal mo-
men~o che ilproblema epolitico, la risposta epolitica. Se la
p,?litlca posslede ancora un senso, per riprendere una que-
stlone posta da Arendt, eproprio perche il mondo potrebbe
non aveme pili, owerossia a causa della «proprieta dell' agi-
re eli provocare processi il cui automatismo somiglia molto a
quello .de! pro~essi naturali» (Arendt, 1993a, trad. it. p. 26). .La liberta eil cardine del pensiero politico arendtiano. Per
TUtlaVla, m raglOne della natalita, della potenza eli comincia- l'autrice la liberta non eun valore tra gli altri, ma la coneli-
re che definisce I' agire umano come liberta, e ragionevole zione sine qua non della vita umana. AlIa fine del suo libro
pensare che <<I'uomo stesso, in maniera alquanto meravi- Sulfa rivoluzione, Arendt asserisce con Sofocle che una vita
gliosa e misteriosa, sembra avere il talento eli compiere mira- senza liberta non e degna di essere vissuta, proprio come
coli. Questo dono», aggiunge Arendt, <<10 chiamiamo nella per Socrate 10 era una vita non sottoposta a indagine filo-
terminologia corrente e consueta: I'agire. [.. ,) Se il sens~ del- sofica (Arendt, 1963e, trad. it. pp. 325-326). Se non tutti,
Ia politica ela liberti!, cia sigoifica che noi abbiamo reaImen- certamente molti dei suoi scritti possono essere considerati
te ~ d!ritto, in questa spazio e in nessun altro, eli aspettarci test intricati ed elaborati sui contenuto di liberta delle varie
d~ ffilr~c?li. Non perche creeliamo ai miracoli, rna perche tematiche che andava analizzando, ivi comprese Ie diffe-
IF, uomml, !llch~possono agire, sono in grade eli compiere renze, storiche e non, tra i tipi eli vita che gli uomini con-
Ilffiprobab~e e I mcalcolabile e 10 compiono di continuo, ducono e Ie attivita che svolgono. AlI'inizio fu proprio la li-
che 10 sapplano 0 n~» (ivi, p. 27). Finche erispettata la con- berta (0 piuttosto la sua assenza) a catalizzare la sua atten-
dizione politlca dell eslStere umano come esistere plurale e zione. Per questo motivo il totalitarismo, caratterizzato co-
capace di azlone, allora «cia che salva» eancora il potere di stitutivamente dai fenomeni dellavoro servile e dei campi
cw una comunitil politica si dota, la dynamis che Ie e pro- eli concentramento, daIIa totale negazione e distruzione
pria. AlI' acosmismo non epossibile opporre altro che l'in- della facoltil umana della liberta, e la manifestazione del
staurazione di un mondo comune a seguito dell'istituzione male nel mondo, un male senza precedenti nella lunga sto-
eli uno spazio pubblico, attraverso I'azione eli concerto. AlIa ria dell'umanita. Per contro, l'esperienza pili completa e
potenza tecnopoietica, non epossibile opporre altro che il sviluppata della liberta risiede nell' azione, che, per Arendt,
potere politico come azione concertata di una pluralita. ecostituita da atti e discorsi, sia nell' accezione eli una azio-
ne raccontata sia come azione eliscorsiva (Arendt, 1958a,
Traduzione di Luca Savarino trad. it. pp. 19-20). Puo darsi che Ie sue riflessioni sulI'agi-
re libero colpiscano, in un modo 0 nell'altro, coloro che so-
no coscienti eli non aver mai avuto questa esperienza, di
non sapere che cosa significhi agire. Cia che ein questione
per Arendt einfatti l'attualtfd eli questa esperienza <<Gli uo-
mini "sono" liberi - cosa che occorre distinguere dall'ave-
re la facolta eli esserlo - nel momenta in cui agiscono: ne
Prima ne dopo: "essere" liberi e agire sono la stessa cosa»
(Arendt, 1961a, trad. it. p. 205).

154 155
Jerome Kohn Per una comprensione dell'azione

Dovrebbe essere sottolineato che quando Arendt affer- yo. Diverse sono Ie ragioni che motivano la scelta di que-
rna «umanita e liberta coincidono» non sta parlando solo sto esempio. In primo luogo il suo resoconto fornisce un
dell'azione, in quanto <Ja pura facolta dell'essere liberi, la chiaro esempio fenomenologico di cio che Arendt trova
capacita di cominciare, [e] animatrice e ispiratrice di tutte straordinario e unico nell'azione. Inoltre, nel lavoro di
Ie cose grandi e belle» (ivi, p. 224). La straordinaria pro- Char, e presente in maniera inaspettata il riferimento all'a-
duzione letteraria nata in condizioni politiche ostili (non tienazione dal mondo, la graduale diminuzione, negli ulti-
solo in questa secolo) puo portare a pensare che il proibi- mi tre secoli, della "mondanita", a cui e corrisposta I'asce-
re espressioni pubbliche in forma di discorso e di azione sa della soggettivita che ha dato vita a teorie dell' azione ra-
favorisca anche I' arte e la ftlosofia. Non e neppurevero che dicalmente diverse da quella arendtiana. Proprio perche
Arendt pensi 0 affermi che I'unico oggetto della politica e Char e un poeta, che «articola Ie esperienze sollevandole a
la liberta. Arendt, al contrario, sa che la liberta «solo rara- un grado di splendore che esula dall' ambito della riflessio-
mente - in tempi di crisi e di rivoluzione - diviene il fine ne concettuale» (ivi, p. 220), egli e in grado di esprimere il
diretto dell'azione politica». Con cio intende dire che I'at- senso della liberta pur rendendosi consapevole della sua
tivita spontanea in quanta tale dipende dall'azione nel sen- graduale perdita.
so specifico che solo I' azione e in grado di portare <<il do-
no della liberta» aIIo scoperto, fondando cos1 la reattii Arendt afferma che per essere libera <J' azione deve es-
umana (ivi, p. 227). All'interno di questa realta <Ja pura fa- serlo tanto dal movente quanta dal fine dichiarato, il qua-
colta di cominciare» costruisce e arricchisce un mondo in Ie cioe non dev'esserne I'effetto prevedibile» (ivi, p. 203).
cui «cose grandi e belle» appaiono. n pensiero politico e, In altri termini, cio che Arendt intende per azione non
secondo Arendt, precedente alia ftlosofta in quanto la cu- puo essere compreso in termini di intenzionalita, e non
ra e la salvaguardia del mondo artificiale e umano sono la perche gli attori non siano animati da intenzioni, e nem-
fonte originaria dell' attivita politica, e anch' esse hanno ori- rneno perche I' esito di qualsiasi azione non possa essere
gine nell' azione. Se gli uomini non vivessero assieme se- determinato a priori, rna perche I' azione e libera nella mi-
condo Ie modalita di azione e discorso, facendo esperien- sura in cui trascende qualsiasi deteIlllinazione. E la sola
za non solo delle gioie, rna anche dei disastri dell'azione, attivita della vita activa che, intrapresa per se stessa, e gra-
non ci sarebbe alcun bisogno che si organizzassero politi- tuita, concepibile come fine-in-se. I.:azione, inoltre, e la
camente, e nemmeno che si occupassero di questioni di . sola attivita che risulta inconcepibile al di fuori della plu-
«giustizia, 0 potere, 0 uguag!ianza». Arendt mette tutte ralita umana, che Arendt descrive come la «gioia di abita-
queste cose assieme, forse in modo troppo compatto, in re insieme con gli altri un mondo la cui realta e garantita
una frase citata di frequente: «La politica trova nella Ii- per ciascuno dalla presenza di tutti» (Arendt, 1958a, trad.
berta la sua ragion d' essere, e nell' azione il suo ambito spe- it. p. 180). I.:affermazione di Arendt colpisce: «Senza ft-
rimentale» (ivi, p. 196). ducia nell'azione e nel discorso come modi di essere in-
sierne, ne la realta del proprio se, cioe la propria identita,
Nelle pagine seguenti propongo una lettura accurata di ne la realta del mondo che ci circonda possono essere pre-
uno degli esempi, citati da Arendt, di agire politico: I'e- servate dal dubbio» (ivi, p. 153). Molto di cio che seguira
sperienza del poeta Rene Char, che combatte con la Resi- esuggerito dall' opera di Char, rna la specifica relazione
stenza francese durante la Seconda guerra mondiale. Char tra rnondo e azione, un mondo in cui I'immagine passeg-
tento di raccontare la sua esperienza di liberta in una lun- gera della liberta di agire possa durare e nel quale, come
ga serie di aforismi composti durante il suo impegno atti- la Arendt stessa affeIlIla, possa essere realizzata «una co-

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feromeKohn Per una comprensione del!'azione

sa che prima non esisteva»,' non emoderna. Prendero poi cando rna rivelando una pili alta potenzialitil della vita uma-
in considerazione la strana domanda (di Arendt stessa): na aI di la di quegli stessi margini. Si tratta di una potenzia-
dove si trovava quando pensava all'azione? Iita che, pur non essendo comunemente ricono~ciuta,. ne!
mondo moderno si erivelata inafferrabile sia per iI penslero
<<Notre heritage n'est predde d'aucun testament» «<La che per I' esperienza. Char approdo all' azione politica negli
nostra eredita non e preceduta da a1cun testamento») anni quaranta, nelle specifiche circostanze della guerra ill
(Char, 1946, afor. 62, trad. it. p. 31). Con questa citazione Francia. AlIa fine della Terza repubblica, nel periodo imroe-
di Char Arendt inizia la sua prefazione a Tra passato e fUtu- diatamente precedente la guerra, la vita pubblica 0 politica
ro, un volume di saggi che scrisse negli anni cinquanta e ses- 10 interessava poco, e fu solo con I'occupazione nazista e iI
santa, in cui definisce questa frase <<Forse iI pili strano degli conseguente collasso di quella vita pubblica, quando la poli-
sconcertanti aforiSmD> in cui iI poeta «condenso iI signifi- tica era divenuta una scena in balia «del burartiname grotte-
cato» della sua esperienza durante la guerra.' La prefazio- sco di furfanti e sciocchi», che egli scopri la sua «ereditil».
ne di Arendt, tratta della lacuna tra passato e futuro, e an- Questa, infatti, si rivelo essere un <<tesoro», un tesoro che
ch'essa complessa, molto densa, e a suo modo strana e Arendt chiama «apparizione della Iibertil». Awolta nelle
sconcertante. Pili tardi I' autrice tratted di nuovo questi contingenze di guerra, la scoperta di questo tesoro mon?~­
stessi temi nella conclusione del primo capitolo del suo ul- no (agire in concerto con gli a1tri) porto Char a mettersl ill
timo lavoro, rimasto incompleto, La vita della mente relazione con I'umanita in un modo totalmente nuovo:
(Arendt, 1978b).
Arno questi esseri presi da do che illoro cuore inunagina sia I~
Nella prefazione, Arendt sembra leggere gli aforismi del liberta, tanto da inunolarsi per evitare che quel poco di liberta
poeta in sens~ letterale, come se provenissero dai margini si spenga. Merito meraviglioso del popolo. (Non eslsterebbe Ii-
bero arbitrio. r;essere si definirebbe in rappOlto alle sue cellu-
(apo-honzein) dell' esistenza quotidiana, non tanto comuni- le, alia sua eredita, alia corsa breve 0 prolungata del suo desti-
no) [... j Eppure esiste tra tutto cio e I'Uomo una marea ruco-
, Arendt, 1961a, trad. it. p. 203. L'enfasi che Arendt attribuisce al- scritta d'imprevisti e di metamortosi cui va impedito I' accesso e
l'apparire della novita ein netto contrasto con Heidegger: <<1' essenza assicurata la conservazione (Char, 1946, afor. 155).
dell'agire [... j eUportare a compimento[. .. j dunque pui> essere porta-
to a com pimento in sense proprio solo do che gia c» (Heidegger,
1995a, p. 31). Lo spazio dell'apparenza,~stanza cruciale del pensiero Questi "com pagni d' anna", quasi inconsapevoli di co~a
tedesco da Kant a Hegel, fino a Heidegger. econcepito in modo nuo- stava loro succedendo, si incontravano I'uno con I' a1tro ill.
vo in questa filosofia momll1na dell'azione di Arendt. modo diretto, in modo totalmente indipendente rispetto at
, "Premessa: la lacuna tra passato e futuro", in Arendt, 1961a, trad. ruoli che loro stessi avevano sostenuto in precedenza, a vol-
it., pp. 25-39. Arendt usa 10 stesso aforisma in epigrafe al capitolo con- te in qualita di esclusi, all'interno della "societa" francese.
c1usivo di Sulla n·vo/ul.ione, dove l'autrice tennina con una breve di-
scussione in cui oppone alia versione di Char alcuni passaggi dell'Edi- Ruoli e distinzioni sociali, <Ja mediocre lastra girevole
po a Colono di Sofode, a cui si alludeva all'inizio di questa articolo (dr. della vita» (ivi afor. 150), erano divenuti irrilevanti, e persi-
supra, nota 1). Arendt affenna che Ie riIlessioni di Char sono <<forse no Ie loro vite'individuali, specialmente i1loro amore di se,
troppo moderne [. .. J per colpire con assoluta precisiono> cio che gli fu risultavano privi di sostanza se confrontati con la ~uova
lasciato da qud «testamento», e doe «il monologo involontario [ ... J
[ill piacere eli comparire in atti e in parole senza equivoci e senza au- uguaglianza.' Costoro, nel bel mezzo della lotta che lffipe-
toriflessione che einsito nell'azione». E precisamente per questa visio-
ne essenzialrnente moJema e soggettivista della realta che l'esernpio eli '«Queste note non debbono niente all'amore di sel (Char, 1946,
Char e preso in considerazione in questa sede. pagina introduttiva).

158 159 .
Jerome Kohn Per una comprensione dell'azione

gnava tutti indistintamente, apparivano gli uni agli a1tri co- vita, frondista e . I:insinceritii 10 awelenava.
me pari. Per questo Char parla di un Oggi ama, si spende, e impegnato, va nudo, provoca. Ap-
prezzo molto questo a1chimista» (ivi, afor. 30 e 195).
uorno senza cultura teorica, rna cresciuto nelle difficolta, d'una Ipnos (Char stesso), si sveglio e «divenne fuoco»: «Tra iI
banta ferma aI bello stabile, la sua diagnosi impeccabile. n suo mondo della realta e me stesso», scrive, <<non c'e piu oggi
comportamento era fondato su stimolante audacia e saggezza spessore di tristezza» (ivi, afor. 188).
[ ... JPortava i suoi quarantacinque anni verticalmente come un <<1 rari momenti di liberta sono quelli durante i quali l'in-
a1bero della liberta. La amavo senza effusione, senza vana pe- canscio si fa conscio e iI conscio nulla (0 folie frutteto»> (ivi,
santezza. Incrollabilmente (ivi, afar. 157).
afor. 170). .
Char, iI poeta, esprime la sua gratitudine:
n significato dell'impegno eli questi uomini, inoltre, an-
Ringrazio la sorte d'aver concesso che i bracconieri di Proven- dava «a1 di la della vittoria e della sconfitta»' e quindi non
za combattano dalla nostra parte. La memoria silvestre di que- erano in questione Ie conseguenze. Essi non si aspettavano
sri primirivi, la loro artitudine aI calcolo, i1lora fiuto fine can <<successo» e persino ascoltare una trasmissione incorag-
qualunque tempo: un cedimento da parte lora mi sorprende- giante da Londra «deprime» Char, perche «sveglia giusto
rebbe. Avro cura che vadano calzari da dei! (ivi, afot 79). giusto la nostalgia del soccorso» (ivi, afor. 51 e 75). Da que-
sto punto di vista la loro esperienza era sostanzialmente di-
Char capisce che i suoi compagni sono privi di ogni <<im- versa da quella dei milioni eli soldati regolari che erano sta-
pronta del saliscendi dei padri da questo a quel piano», e ti mobilitati per combattere contro la tirannia con iI solo
che <da morsa delle origini sente i suoi poteri sfuggirle» (ivi, scopo eli schiacciare iI nemico. Essi, <<nel semplice essere in-
afor. 123). n cuore del poeta e «contento» di fermarsi «a sieme con gli a1tm>' e non come rappresentanti di un go-
mangiare un boccone in casa Bardouin, di stringere la ma- verno ufficialmente riconosciuto, di un partito 0 eli un eser-
no a Marius, iI tipografo [. ..] Questa rupe di brava gente e cito, «volenti 0 nolentD> iniziarono a «costituire una sfera
la roccaforte dell'amicizia» (ivi, afor. 17). della vita pubblica» che era «fontano dagli occhi di amici e
nemicD>. Imparando a calcolare <de situazioni in tertnini
La loro uguaglianza non significava che erano divenuti aritmeticD> la loro «riserva» era <<intoccabile» (ivi, afor. 87).
uguali come se fossero intercambiabili, rna, piuttosto, come 11, nello «spazio coneliviso dove la liberta poteva apparire»,
persone non scambiabili l'una con l'a1tra, «uniche e distin- possedevano la capacita umana di agire e <<trattavano, a pa-
te» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 32), facevano affidamento
l'uno sull'a1tro in qualita di inivatori uguali nelloro impe-
~ «D significato piu profondo dd compiere un atto 0 pronunciare
gno condiviso contro un <<nemico comune». <<Mantieni eli
delle parole in pubblico eindipendente dalla vittoria a dalla sconfitta»
fronte agli a1tri quel che hai promesso a te solo. Questo e iI (Arendt, 1958a, trad. it. p. 151).
tuo contratto» (Char, 1946, afor. 161). Quegli stessi uomi- 'Arendt, 1958a, trad. it. pp. 131-132. Arendt continua dicendo co-
ni non avevano scambiato la loro precedente identita con sa «(awiene ogni volta che l' essere insieme degli uomini venga a man·
un'a1tra, che ora percepivano nei termini della nuova «cau- care, quando cioe gli uomini sana solo per a contra gli aitri, come per
sa». AI contrario, l'essenza delloro <<tesoro» stava tutta nel esempio ndla condizione di guerra, in cui gli uomini entrano in azio·
ne e usano la violenza alia scopo ill realizzare certi obiettivi per la pro·
fatto che per la prima volta un uomo che <<si univa alia Re- pria parte e contra iI nemico [. .. JIn queste situazioni l'azione perde la
sistenza si trovavt1» e cessava di essere <<impegnato nella ri- qualita che Ie fa trascendere la mera attivita praduttiva [... J I:azione
cerca [di se stessol», cessava di essere <<un attore della sua senza un nome, un "chi" che Ie sia annesso epriva di significato»,

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]eromeKohn Per una comprensione dell'azione

role 0 nei fatti», non semplicemente i1loro interesse rna iI la Iiberazione della Francia, per la quale questi «giustizieri»
reale interesse della Francia. <<LA FRANCIA-DELLE-CAVERNE» (ivi afor. 211 e 217) avevano combattuto, avrebbe dovuto
recita uno degli aforismi di Char nella sua interezza (ivi, ren'derli immemori di cio che avevano vissuto? Gli uomini
afor. 124). della Resistenza non avevano forse fatto cio che avevano
Forse sara bene soffellIlarsi
, a considerare 10 status di fatto al fine di Iiberare la Francia sia d~ traditori ~he dagli
questa resoconto poetico. E concepito per essere accurato invasori, da quell'«esercito di fugglaschi con appeuu di dit-
in ogni dettaglio, oppure si tratta di qualcosa che uno spi- tatura» (ivi, afor. 20) e dai nazisti? Perche iI <<fine» (telos)
rito inventivo ha raccolto da altri e composto? Sembrereb- della loro azione, scatenando «reazioni di relitto», sveglian-
be che I'attualita dell'esperienza sia stata riprodotta nel- do la Francia «dalla siesta» (ivi, afor. 24), comporto iI ri/iu-
I'immaginazione non una, rna due volte: in primo luogo da to , non solo nel senso di una rinuncia ad azioni u1teriori, ma
Char, che, mentre combatteva, cerco di catturarne in que- anche nel senso pill pregnante dell' oblio di che cosa aveva
sti aforismi la <<verita,> (ivi, afor. 186 e 189), e in seconda significato agire? In Sul14 rivoluzione Arendt distingue .net-
battuta da Arendt che, quasi due decenni dopo, racconto tamente <<it travaglio della Iiberazione» dalla <<fondazlOne
la sua versione di quell'esperienza attraverso Ie parole del della Iiberta,> (Arendt, 1963e, trad. it. pp. 155-156 n. 1) ma
poeta. Senza dubbio ne Ie immagini di Char ne iI racconto il punto in questione qui e diverso e pill importante. ~
di Arendt, a dispetto dei sorprendenti punti di contatto, questa contesto, sia Arendt che Char 10 sottolineano, la <<Ii:
possono sostituirsi Ie une all' altro 0 tantomeno sovrappor- berazione» non e una condizione della Iibelta, ma semmru
si.' Cio che si rivela paradossale eiI fatto che iI <<tesoro» del- della sua perdita. Perche non solo, come dice Char stesso,
Ia Iiberta, inaspettato, imprevisto, e scoperto nell' azione, e«da prevedere che questi galli del nulla, una volta glunta
non era stato voluto da quei cornbattenti, rna tuttavia fu ri- la Liberazione, ci scasseranno Ie orecchie» (Char, 1946,
conosciuto da Char come la loro «eredita,>. Nella premes- afor. 65), ma anche:
sa Arendt affettna che I' eredita non voluta si riferisce «alia
mancanza di un nome» per quel tesoro. Ma non dice forse presento che l'unanimita salutare, la bulimia eli giustizia avran-
Char che esso aveva un nome e quel nome era proprio <<Ii- no solo una durata effimera, una volta sottratto illacClo che an-
berta,>? In un aforisma citato da Arendt Char si rende con- nodava la nostra latta [... J Ci si precipitera nell'oblio. Si rinun-
to che coloro i quali sarebbero sopravvissuti alia cessazione ziera a scartare, a tagliare e guarire (ivi, afar. 120).
delle ostilitil, avrebbero dovuto «rompere con I' aroma di
questi anni essenziali L.. J silenziosamente respingere» i110- Per Arendt e come se la sfera pubblica <<nascosta», aI-
ro <<tesoro», non semplicemente «reprimer[loJ» (ivi, afor. l'interno della quale gIi uomini della Resistenza erano stati
195), rna, come dice Arendt, smettere di ricordare quello liberi di agire, non solo fosse svanita nel momento in cui la
che avevano «per un attimo fugace L.. J avuto fra Ie mani». Francia fu Iiberata, ma fosse scomparsa come se non fosse
• • •
Tutto cio risulta ancora pill paradossale: per quale ragione mat eSlsma.
I': chiaro che divenne vittualmente inevitabile che <de
piccole nascoste isole di Iiberta,> smettessero di avere una
• Le preoccupazioni liriche 0 poetiche eli Char, per esempio, sono funzione in assenza del nemico che Ie aveva fatte sorgere. I
evidenti in tutta la sua opera: <<II poeta non puo stare a lunge nella stra- compagni di un tempo, se non venivano «respinti in quella
tosfera del Verbo. Deve struggersi in nuove lagrime e muovere piu in che ora riconoscevano come I'irrilevanza banale» delle loro
Ia dd suo ordine>, (Char, 1946, afor. 19). Persino «Nelle nostre tene·
bre non c'e un posto per la Bellezza. Tutto il posto e per la Bellezza» vite private, si dividevano in <<innumerevoli cricche>~, impe-
(ivi, afor. 237). gnate aI massimo, e come sempre, nella «guerra di carta»

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]eromeKohn Per una comprensione dell'a1.ione

ddla politica (cosa che non aveva mai interessato Char). it. pp. 115-116). Arendt non nega l'esistenza di processi
CIO <;he qui, colpisce e iI fatto che non e qudla perdita, la storici e politici, rna semplicemente afferma che quando
perdita di CIO che una volta aveva nome «Jelicita pubb/ica» questi divengono «automatiCD> sono «altrettanto rovinosi
in America e <<liberta pubblica» in Francia) a preoccupare [' .. l per la vita umana» quanto i processi naturali e biologi-
Arendt,. bensi la ben diversa perdita del signi/icato di que- ci che conducono «dalla nascita aIla morte» (ivi, p. 224).
gli St~SI nOll1l. Nel corso ddle due grandi rivoluzioni po- Cia che veramente conta per Arendt e Char eil senso di li-
polan ddla fine del xvm secolo, Forse «prima della scom- bertd esperito ndl' azione, iI quale si afferma contro i pro-
parsa del tesoro stesso», la mente umana in qualche modo cessi automatici, qualcosa di «cosl strano» che e difficile da
non era riuscita ad afferrare la natura pubblica della libena evocare: <,A tutti i pasti [' .. l invitiamo la liberta. n posto ri-
e della felicita. Per come la vede Arendt, quel fallimento fe- mane vuoto rna iI piatto resta in tavola».'
ce calare una sorta di oscurita sui mondo degli uomini, ren-
dendo <Ja realtii [' .. l opaca [all pensiero».' Fu proprio a se- L'ultimo degli aforisrni di Char che Arendt cita «<L'azio-
guito di quel fallimento men tale che, secondo Arendt, Char ne, che ha un senso per i vivi, acquista valore soltanto per
poteva pariare di una «ereditit» che gli capito per puro ca- i morti; e trova compiutezza soltanto nella mente che la
,
so, senza un «testamento» ne una <<tradizione» che gli indi- •, eredita e la mette in discussione») puo essere letto come se-
I
casse la provenienza, la dislocazione, iI <<valore» di quel te- gue. Gli attori viventi sanno bene cia che sono chiamati a
soro. Fu con;e se iI tesoro del mondo Fosse semplicemente fare, rna, nel momento in cui ter.rninano la loro azione, sia
apparso ~ pOl nuovamente scomparso. Per questo, agli stes- che falliscano sia che abbiano successo (in questo secondo
Sl UOffiilll che ne avevano goduto, tale liberta sembro irrea- caso il fenomeno e pilI chiaro), Ie loro imprese perdono la
Ie, niente pili di una <Jata morgana», come la chiama specifica qualita ddla libert'. n va/me ddl'azione dura fino
Arendt,. un <<miraggio», e sicuramente non qualcosa a cui a che dura la sua esecuzione e quindi puo essere preserva-
far riferunento 0 da poter consegnare aile generazioni futu- to solo da coloro che sono motti per esso. Non e un caso
re. «Gli esseri esemplari sono di vapore e di vento» (ivi che per Arendt I' appdlo di Char a una «compiutezza» del-
afor. 228), scrive Char. ' l' azione <<nella mente che la eredita e la, mette in discussio-
I compagni di un tempo, inoltre, avendo inteso illoro ne» sia «urgente» e «appassionato». E molto farniliare ai
<<tesoro» come un mezzo in vista del <<fine» della liberazio- lettori di Arendt questa convinzione che l'unico modo per
ne, o~sia l'espressione intdlettualmeme pili rispettabile del salvare un «evento accaduto» dalla sua inerente futilira e in
SU? rifiut~, avev~o ratificato illoro fallimento. Leggendo- ultima analisi dall'oblio sia imrnaginario, ripeterlo nell'im-
Ie m termuu di ClO che produssero, anche se iI risultato era maginazione finche puo essere raccomato come storia. Le
stato previsto e voluto dagli attori stessi, essi fecero delle 10- storie, almeno in modo implicito, iniziano tutte con «C' era
ro azioni un processo, trasfollllandone iI fine in mezzo , cioe una volta ... » oppure <<All'inizio ... », fermando cosllo scor-
come oppOltunira di raggiungere ulteriori fini, dando vita a rere del tempo e interrompendo la concatenazione sia sin-
una «intellllinabile catena di scopi» (Arendt, 1961a, trad. cronica che diacronica degli eventi. La narrazione e per
Arendt politica, ed e opposta ad altre modalita di com-
prensione degli eventi, due delle quali menzionero in bre-
, nprimo Jei sagp di Tra passato e futuro (di cui la premess. qui di- ve in questa sede. Quando un evento eosservato dal pun-
Scussa COstltUlsce 1mrroduzjone), "La tradizione e l'eta modema",
pre~de in consi~erazione come gia net XIX seeolo Marx, Kierkegaard
e Nietzsche abhlano intravisto la necessita di sostituire modi traJjzio- • Char, 1946, trad. it. p. 131, citato da Arendt nella "Premessa", cit.,
nali di lettura della realta, tentando e fallendo in tale sostituzione. p. 26.

164 165
Per una comprensione dell'azione
]erameKahn
Arendt considera la narrazione, che puo sembrare cosl
to di vista della sua conclusione, 0 a1meno del suo com pi- poco scientifica, come una .diversa. modalita d? pe?s~re I' a~
mento preliminare, esso e compreso storicamente. Ossia zione e del rappresentarla m maruera che la liberta nsuoru
I' evento viene inserito in un <<modello strutturale» storico in essa. Non sono stati i filosofi della politica, della morale,
(ivi, p. 118), de! quale I'umanita eil «soggetto», <<un'astra- della storia, che hanno rivelato I'azione, rna i poeti epici co-
zione che non puo mai diventare un agente attivo» me Omero, quelli drammatici come Sofocle, Sh~~peare e
(Arendt, 1958a, trad. it. p. 135). n significato etimologico pili recentemente Bertolt Brecht, i ~uali hanno m:u~ato, ne!
di historia e<<indagine», rna se quell'indagine non si preoc- loro Jinguaggio e nelle loro trame, I ague di uonuru e don-
cupa di determinare cia che eaccaduto e come (il punto di ne. Ma Rene Char era solo un poeta, non un eplco. e nem-
vista dello spettatore e de! narratore), rna cerca di stabilire ,1, meno un drammaturgo, la qual cosa puo a1meno. H? parte
Ie ragioni del perche qualcosa eaccaduto, ragioni che sono spiegare perche il suo intento non fos~e quello <!i ,mutare
possibili solo considerando retrospettivamente, dal punto I' azione , rna di catturare in una inunagme la. <<ventID> della
di vista del presente, aIlora sia la contingenza che la liberta liberta evanescente di cui aveva fatto espenenza.
dell'azione scompaiono. Di contro, se una azione e com- ,I In ultima ana1isi Char si appello aile menti pronte a «ere~
presa a partire dalla sua motivazione, intenzione 0 scopo, ditare e mettere in discussione» quella liberta. Ma quali
la liberta puo essere concettualmente mantenuta come Ii- menti sono oggi in grado di prestare attenzione 0 anche so-
bera scelta della volonta, rna tuttavia scompare dall' azione lo tendere I'orecchio a quell' appello? Eparte mtegrante de!-
appena I' attore agisce ne! mondo. In questo caso ela con- la mia tesi la convinzione che Arendt capl e rispose aI pro-
tingenza che tknneggia la liberta a causa della pluralita, os- blema della liberta in maniera adeguata (non solo grazie a
sia per il fatto che intenzioni e scopi vengono frustrati e Char, ne! quale pure ritrovo Ie stesse problem,atic~e affron-
soffocati quando entrano a far parte di un <<intreccio di [... J tate con profondita), rna a1tresl importante e chiedersl se
innumerevoli volonta e intenzioni contrastanti» (ivi, p. Arendt abbia preparato a1tre menti a fare a1trettanto.
134). Come Kant sapeva meg/io di chiunque a1tro, questa
aspetto non influisce sulla valutazione morale di un atto, ncaso di Rene Char ecomplesso non solo, 0 non princi-
perche in que! caso I' atto viene giudicato secondo criteri palmente, perche eg/i era un poeta lirico. Char ~ra ~ttore e
che non provengono dal mondo apparente bensl da una re- poeta, e, a1meno per quanto riguarda quesu afonsrru, era Ie
gione senza tempo che 10 trascende. Arendt, concludendo due cose simultaneamente. Gli aforismi in quesuone erano
il suo ultimo intervento pubblico, dopo aver espresso que!- stati scritti tra <<il1943 e il1944 [. ..J durante I'ultimo anno
la che puo essere considerata una vera e propria lamenta- della ResistenzID> (Arendt, 1961a, trad. it. p. 293, n. 1) in
zione a proposito dello stato di miseria della vita pubblica fretta (<<Non mi e possibile assentarmi per molto», Char,
americana, disse: <<Dare la dovuta importanza agli uomini, 1946, afor. 131) e
ne! bene e nel male, rna in nome della liberta, ecco quale e
stata la grandezza di questa Repubblica» (Arendt, 1975b). nella tensione nella collera nella paura, nell' emulazione, ne! di-
L' autrice non parlava in termini morali ne tantomeno sto- sgusto, nella ;caltrezza, ne! raccoglimento furtivo, nell'illusi~ne

rici. Stava parlando secondo il registro della narrazione, e dd futuro, nell' amicizia, nell' amore. Per dire quanto 1 fam Ie
la storia raccontata voleva essere un awettimento: non es- hanno segnate. PiiI spesso sorvolate piiI, che rilette (Char, 1946,
sere in grado di riconoscere I' azione libera e non determi- trad. it. pagina introduttiva).
nata come <da ragion d'essere della POlitiCID> e una perieo-
losa svalutazione della realta umana e politica. Proprio perche era la sua stessa esperienza che Char cer-

167
166
Jerome Kahn Per una comprensione dell'azione

cava di ripetere nell'immaginazione (trasfonnarla in un'im- scopn il (<tesoro» della liberta temporalmente strutturato in
magine, immaginarla non trasformandola in cio che non modo tale che gli risulto impossibile catturarlo. Char era
era, rna rivelando cio che di straordinario vi era in essa) egli pienamente consapevole che questa poteva essere visto co-
era svantaggiato rispetto a Omero, che canto dopo secoli me un (dallimento». Prima di tutto perche, di fronte all' a-
cio_ che er_a accaduto nella guerra di Troia, e anche rispetto zione, Char considerava i suoi scrirti qualcosa che. (<ai.pia-
agli auton drammatici menzionati prima, i quali si poneva- neta non serve piu,>, e, contemporaneamente, esSl srrusero
no a una certa distanza dalle azioni roe riportavano. Per di eli rappresentare una «ossessione» per lui. Anche la s?TI-
pili, e questo vale per ogni attore, Char non possedeva una pike contemplazione di un'immagine roe un tempo gli sa-
visuale da cui poter osservare I'intero campo d'azione nel rebbe «parsa bella», ora gli appariva come «devastata [.. ,]
quale lui stesso era impegnato. Se Achille fosse stato Ome- immaginazione». (<Limmaginazione [.. ,] assilia I' animo di
1'0, cosl come Char era Char, allo stesso modo non avreb- ogni creatura [chel sembra aver fretta di separarsene quan-
be potuto cantare la sua storia. Non gli sarebbe mancato il do questa non gli propone come compito estremo, altro
dono della poesia, rna la distanza. Non avrebbe potuto che I"'impossibile", I"'inaccessibile" [... l la poesia non e
cantare la sua ira perche non ne era separato: egli era la sua dovunque sovrana». Per il «corpo consapevole [.. ,] la realta
ira: La sua ira era, in veritiI in maniera indiretta, cio che 10 ein anticipo eli immaginazione» e questa (<tempo mai rag-
spmse a dar vita alla sua storia. Perche anche se egli cono- giunto e un baratro estraneo agli arti del mondo», non e
sceva il suo destino (come ci dice Omero),' non conosceva mai (<UIl' ombra semplice nonostante il suo odore eli cle-
la sua stona. La realta si trova sempre davanti all' attore nel menza nottuma, di religione superstite, d'infanzia incorrut-
senso che questi agendo va verso il futuro, un futuro' che tibile».lnfine, e pili semplicemente, (J'uomo e in grado di
egli stesso (in quanto nessuno agisce mai da solo) non at- fare cio che non e in grado di immaginare» (Char, 1946,
tualizza mai pienamente, di cui non si rende mai piena- afor. 31,52,132,218 e 227). Se alle riflessioni di Char ag-
mente conto. Egli letteralmente non sa cosa sta facendo,lO giungiamo, con Arendt, la scomparsa ?ella s~era pu~blica
e questa e il prezzo che paga per essere llbero. Se fosSe'a (che non sopravvive neanroe per un attlmO all attualita del-
conoscenza delle conseguenze delle sue azioni non stareb- l'azione che I'ha fatta essere e roe la mantiene)" allora il ca-
be agendo, rna stal'ebbe contribuendo a costruire un "mo- so eli Rene Char rende chiarissimo quanto sia difficile af-
dello strutturale" storico. n "fine" (tefos) della sua attivita ferrare, ora e sempre, il significato della liberta.
non si troverebbe nelt azione stessa e la sua esperienza di
liberta sarebbe illusoria. Dov' era dunque Hannah Arendt quando pensava all' a-
La grande importanza di Rene Char nel presente conte- zione? Stiamo parlando dell'esperienza della liberta nell'a-
sto e costituita dal fatto che, pur non essendo egli in grado zione, rna per Arendt questa stessa esperienza e il fonda- .
di "dare un nome a" 0 di produrre un'immagine della sua mento della politica, e nella premessa a Yra passato e futuro
"verita", rimase tuttavia inequivocabilmente fedele alla sua I' autrice ci narl'a anche del dove ella si trovava quando pen-
esperienza. Si tratta, in realta, delle due facce di una stessa sava alla realta politica in generale. Arendt dice che il suo
med~glia. Proprio rimanendo fedele all a sua esperienza, I' e- (<solo fine», nei saggi contenuti nellibro, e«di far acquisire
spenenza di un attore in una sfera pubblica nascosta, Char
II«1'azione non solo eintimamente connessa con la parte dd mon-
• NelI'episodio in cui Achille i: con la madre Teri dopo la morte di do comune a noi tutti, rna ela sola anivita che 10 costituisca [, .. J uno
Patrodo (Iliade, XVIll, 78-126). ' spazio pubblico [ ... Jnon potrebbe sopravvivere al momento dell'azio-
.. Cfr. Arendt, 1958a, trad. it. pp. 172, 176,181. ne e dd discoflio>,(Arendt, 1958a, trad. it. p. 145).

168 169
!eromeKohn Per una comprensione dell'azione

pratica de! rome pensare», che i saggi stessi sono «esercita- passato infinito e un futuro ~to~>. Poi improvvisamente
zioni» di pensiero politico i quali non <<intendono rianno- suggerisce che queste due ?ireZlOnl. «po~s~,?o essere mver-
dare iI filo spezzato della tradizione 0 inventare qualche
surrogato Ii la page per cohnare la lacuna tra passato e fu-
cite». npresente sarebbe <ill punto m ~ Sl mcontrano, L.. .l
iI punto in cui si annullano». Arendt chiama questa <d uru-
turo». Arendt sta teorizumdo, rna non sta facendo teoria ca nuova speculazione sul tempo ne! nostro secolo» e la at-
politica ne! senso de! fonnulare teoremi. La sua unica tribuisce a Kafka. Nella prefazione che stiamo consideran-
preoccupazione e<<imparare a muoversi in questa lacuna». do Arendt cita per intero una parabola di Kafka, intitolata
La lacuna tra passato e futuro euna discontinuita all'in- Egli, e la paragona ad una analisi radiologica in. grado di
terno de! flusso temporale storico, e, come spesso accade «rive!are la struttura interna de! fatto stesso; ossla nel no-
nell' opera di Arendt, troviamo caratterizzazioni differenti, stro caso, iI misterioso processo della mente»:
diversi punti di vista, su come lei intenda questa lacuna.
Una di queste caratterizzazioni ha a che fare con la com- Egli ha due awersari; il primo 10 incalza aile spalle, dall' origine,
prensione della storia della catastrofe di questo secolo. Se il secondo gli taglia la strada davanti. Egli combatte con en-
quella stessa storia dovesse venir letta come <da biografia di trambi. Veramente, il primo 10 SOCCOITe nella lotta col secondo
una sola persona», iI lettore, secondo Arendt, vi trovereb- perche vuole spingerlo avanti, e altrettanto 10 soccorre il secon:
be come un'insoddisfazione verso Ie domande metafisiche do nella lotta col primo perche 10 spinge inelietro. Questo pero
tradizionali, oltre all'incapacita di trovarvi risposte, abbia solo in teoria, per0e ~on. ci s~no soltanto i due ~wers~n ~a an·
portato questa ipotetica persona ad agire. Dopo aver agito che lui stesso; e chi puo dire eli conoscere Ie sue mtenzlOlll. Cer-
to, sarebbe il suo sogno uscire una vulta, in un mome~to non
«da liberazione dall'azione» ne! caso di Char) questa stessa
QSSelVato - evero che per questa ci vuole una notte billa come
persona e stata respinta nuovamente verso iI pensiero. non estata mai - dalla linea eli combattimento, e per la sua espe-
<<Avrebbe aIlora un certo peso notare come I'esortazione a rienza nella latta essere nominata arbitro dei suoi avversari, che
ritornare al pensiero sia stata fonnulata ne! corso di quello combattono tra lora.
strano interregno che si produce talvolta ne! corso della sto-
ria L.. J un tempo completamente determinato dalle cose Arendt collega la parabola di Kafka all' esperienza di
che non sono pili e da quelle che non sono ancora» Char quando afferma che iI prim,;, <<inizia ~u~do I' az!one
(Arendt, 1961a, trad. it. p. 32). ha compiuto iI suo corso, e la stona che ne e nsultata nma-
- ne in altesa di ricevere la sua propria compiutezza "dalla
In un seminario tenuto ne!1967 Arendt distingue tra di- mente che eredita e mette in discussione"». E aIlora che la
versi concetti di tempo: greco, romano, ebraico, cristiano e mente <<si trova subito preda della propria guerra». Ma I'in-
hegeliano." Prende poi in considerazione <ill nostro con- troduzione di questa parabola e «stranamente sconcertan-
cetto quotidiano» di tempo, iI <<tempo de! calendario» che te». La stessa parabola e cio che segue nella pr~messa ven-
lei trova «curiosamente diverso» dagli altri sopra menzio- gono ripresi in considerazione da Arendt ne! pnmo vo~~e
nati. E<dineare», rna non <<strettamente lineare», perch.: ,~ de La vita della mente. Faro riferimento qUI a entrambll te-
eun «punto di svolta da cui si puo procedere in avanci e in- sci, rna principalmente al secondo." .
dietro». Lungo questa linea epossibile «scegliere dove sta- Come abbiamo visto, per Arendt, la parabola di Kafka
re» e iI tempo stesso «scorrera in due direzioni L.. J verso un
" Cfr. supra, n. 5 di questo cap. Cio che segue si riferisce a questo
" H. Arendt, "Hegel Seminar - Chicago 1967", Library of Con· ultimo capitola della parte IV dellibro, "Dove siamo quando penSla-
gress, Washington (fondo Arendt). mol", Arendt, 1978b, trad. it. pp. 291-312.

170 171
Jerome Kahn Per una comprensione dell'o1.ione

e una speculazione sui concetto di tempo. Ora scopriamo ne, secondo Arendt, <<non [ .. .] al tempo stesso, rna alia
che si tratta di una detellllinazione temporale del pensare continuitii. delle nostre occupazioni e delle nostre attivitii
e, pill precisamente, della «percezione temporale» intema nel mondo». Ma «egJi,>, I'io che pensa, e in un <<non-Iuo-
dell'io che pensa, nel suo ritrarsi dal mondo delle appa- go», senza un passato ne un futuro, senza una storia, e per
renze nell' attivita riflessiva. Questa sensazione, tuttavia, questa ragione <<il tempo stesso» diviene il «suo» awersa-

non proviene dal <<non-visibile» 0 universale su cui si pen- rio. n <<mutamento ininterrotto» del tempo «distrugge la
sa rna dalla mera attivitii del pensare in quanta tale. [suaJ presenza». In virtU del fatto che la mente e situata
L':<Egli» di Kafka e I'io che pensa, e la sensazione che <<in un corpo i cui moti interni non possono imrnobilizzar-
«egli» ha di «se stesso» equella di essere impegnato m una SD>, il tempo minaccia costantemente «quella quiete im-
e n
lotta che una pura esperienza spirituale. puro passato mobile in cui la mente eattiva senza far nulla». Per questa
e il futuro, entrambi ugualmente privi di contenuto I'«egID> di Kafka sogna un <<momento inosservato» in una
(I' «Egli» di Kafka 0 io che pensa enettamente distinto dal notte buia «come non estata maD>, nella quale «egJi,> pos-
«qualcuno» 0 io empirico) sono resi «ugualmente presen- sa «uscire [ ... J dalla linea di combattirnento» una volta per
tD> alia mente come due <<forze» a lui awersarie che ven- tutte, contemplare e agire come «arbitro dei suoi awersa-
gono verso di lui e 10 attaccano da due diverse dire.zioni ri che combattono tra loro».
temporali. «EgID> si trova «tra» Ie due forze ed esolo il suo
inserimento nel «continuum temporale [... J la corrente Per Arendt, tuttavia, si tratta di un sogno futile, non so-
ininterrotta del puro mutamento» che fa scontrare Ie due lo perche equivale all'«antico sogno della metafisica occi-
forze contro di lui. «[TIJ tempo quale noi 10 conosciamo», dentale [.. .] di una regione senza tempo, di un' etema pre-
passato, presente e futuro, e dovuto alia «presenza del- senza», rna anche, e pill precisamente, perch" e solo la
I'uomo», una creatura con un inizio e una fine, il cui arco «sua» presenza in lotta che de£lette il corso del tempo «dal-
vitale limitato, la cui durata, e in grado di interrompere il la sua posizione originaria 0 [ ... J dalla sua non-direzione ul-
puro scorrere del tempo una volta che e giunto a compi- tima, quali che fossero». <<EgID> non e semplicemente un
mento ed e stato raccontato come storia (Arendt, 1958a, «oggetto passivo [ ... J rna un guerriero che difende la pro-
trad. it. p. 69). Cio che pero e difficile da afferrare a pro- pria presenza, definendo cosl cio che altrimenti potrebbe
posito del «campo di battaglia» dell' <<EgID> kafkiano, eche restargli indifferente come "suo" awel'sario». Senza di
l'esperienza e solo di «egID> che si trova nell' «adesso», os- <<lui» non vi sarebbe alcun campo di battaglia. L'interpre-
sia nella presenza del pensiero. L'io che pensa in quanto ta- tazione arendtiana di questa «presenza combattiva» differi-
le difende la «sua» presenza lottando sia contro il passato, sce da quella di Kafka. Invece di saltare fuori, sopra od 01-
esperito come cio che 10 spinge verso il «non ancora», sia tre la lotta, qui, come in un parallelogranuna di forze, da
contro il futuro, esperito come una forza che 10 rimanda origine a una forza diagonale risultante. La forza che pro-
nel «non pilD>. Proprio in quanto «egID> si trova in mezzo, viene da un «passato infinito» si incontra con l'altra che
si apre la lacuna tra passato e futuro. Ma, ancora una vol- proviene da un <<futuro infinito», entrambe vengono de-
ta, qui si tratta di un'esperienza mentale, I'opposto dell'e- flesse dalla presenza di <Jui». La diagonale risultante esul-
sperienza ordinaria, nella quale niente epill <<futile dell' a: lo stesso piano delle altre due forze e la direzione verso cui
desso», e dove, per tutta la durata della vita, i momenu SI si muove e interamente determinata da esse: e tra loro, in
succedono I'uno all'altro ininterrottamente. n tempo per- posizione equidistante tra passato e futuro. Ma, a differenza
cepito dall'io che pensa in realta capovolge I'ordine t~m­ delle due forze antagoniste, la forza diagonale ha un' origi-
porale della vita di tutti i giorni, il quale deve la sua ongl- ne definita e una fine <<indeterminata». Questa sembra es-

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Per una comprensione dell'ozione
Jerome Kohn

sere, per Arendt, Ia <<IDetafora perfettamente adeguata» del passato non semplicemente sublto rna giudicato e di un fu-
pensare politico e del giudicare, cosl come lei ne aveva fat- turo non solo voluto rna anche asserito. Da questa stessa
• esperienza sorse la narrazione politica di Arendt, la sua
to espenenza:
abilita di immaginare gli eventi dai diversi punti di vista
Se "Egll" sapesse esercitare Ie sue forze lungo la diagonale, per- degli attori, di svelare la lzbertd come il vero significato del-
fettamente equidistante tra passato e futuro, quasi percorren- l' agire, e di giudicare la contingenza del mondo umano in
dola avanti e indietro, con quel moto tranquillo e ordinato pro- modo imparziale. Per Arendt il «contrario della necessitil
prio del pensiero, non dovrebbe balzar fuori dalla linea del non e la contingenza L.. J rna la liberta,> (Arendt, 1978b,
fronte per mettersi al di sopra della mischia, come richiede la trad. it. p. 145) e, in opposizione a quasi tutta la tradizione
parabola (infatti la risultante, anche se punta verso I'infinito, re- della moderna fllosofia soggettivistica, l' autrice afferma
sta legata e radicata al presente); scoprirebbe invece (sospinto che liberta non equivale a comprendere la necessitd. Una ta-
dagli awersari verso la sola direzione da cui possa vedere e ren- le concezione della liberta e inerente alia fllosofia moder-
dersi conto di cio che esuo in modo tanto patticolare, che esi- na, ed esicuramente per questa che Arendt rifiuto la <d1-
ste soltanto grazie al suo inserirsi, al suo apparire) l' enorme,
sempre-mutevole spazio-ternpo creato e limitato dalle forze del losofia» come sua vocazione. La questione si fa seria quan-
passato e del futuro: troverebbe quel punto del tempo abba- do quella stessa concezione giunge a contaminare Ie scien-
stanza distaccato dal passato e dal futuro da offrire all'''arbitro'' ze storiche e politiche.
una posizione da cui giudicare con occhio imparziale Ie forze in Arendt non fece esperienza del «senza precedenti», rna
conilitto (Arendt, 1961a, trad. it. pp. 35-36). I'esperienza stessa era stata messa in crisi dalla rottura del-
Ia tradizione, la quale aveva mantenuto <da continuita del
Sin dall'inizio Arendt non volle «cssere possedut[a] ne passato» per molti secoli. Con l' avvento del totalitarismo I.
dal passato ne dal futuro», rna si propose di «essere total- rottura della tradizione nel nostro secolo divenne mani/esta
mente present[e]».14 Alla fine la lunga lotta di Arendt <<!lon come <<UI1 dato di fatto, e come tale, non appartiene pill al-
estata vana», perche trovo un luogo dove stare adesso, che Ia "storia delle idee", rna alia nostra storia politica, la storia
non aveva nulla a che fare con l'eternita, un nunc stans to- del nostro mondo». Oppure, per dirla diversamente, solo
talmente diverso dal nunc aeternitatis. La presenza del quando Ie tradizionali categorie di legittimazione (di auto-
pensare, limitata dal non pill e dal non ancora, non e la rilii e religione) falliscono nel colmare la lacuna tra passato
condizione del giudizio negli affari umani secondo I'aspet- e futuro, la lacuna stessa diviene <<UI1 fatto di rilevanza po-
to dell'eternitil, non secondo una «riconciliazione» con la litica». E quindi 10 stesso succede per il pensare, un pensa-
<<!lecessita» storica delloro compimento, bensl condizione re visto pero come «un bisogno naturale della vita umana»,
del come e del perche gli affari umani appaiono. Questo ne «cognitivo» ne «specialistico» e non pill <<UI1a prerogati-
giudizio osserva cio che e stato e cio che puo avvenire in va di pochi, rna una facolta costantemente presente in
maniera equidistante, senza venir spinto indietro nel pas- ognuno di noi»(ivi, p. 286). n che significa che I'aftivda del
sato dal futuro 0 proiettato nel futuro dal passato. Nessu- pensare euna faccenda seria pen-he Ie regole, Ie rnisure e i
na vita mortale evissuta in presenza del pensiero, rna piut- criteri del giudicare cio che gli uomini fanno si sono esau-
tosto ogni vita fa ritorno da quella dimensione al mondo riti ed essi non sono pill in grado di interpellare i fatti a cui
del tempo edell' esperienza: la specifica esperienza di un si rivolgono. E per la stessa ragione che illuogo del pensie-
1'0, «questo piccolo spazio di non-tempo nel cuore stesso
-"'"' -- ---- - - --------
del tempo non viene ereditato e trasmesso dalla tradizio-
"'--~"'

" Dalla frase di Karl Jaspers in epigrafe alla prima edizione di Le ori- n6>. Non solo ogni nuova generazione, rna «ogni essere
gini ,kllolalilartsmo.

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]eromeKohn

wnano, non appena acquisti coscienza di trovarsi inserito Identitil e differenza


tra un passato e un futuro infiniti, deve riscoprire e traccia- di Bonnie Honig
re faticosamente ex novo la via del cammino del pensiero».
Quella coscienza non e, per Arendt, la coscienza di un sog-
getto (sub-iectum) che sottende rutte Ie esperienze, rna la
coscienza di essere nel luogo in cui Ie forze del passato e
quelle del fururo si scontrano, la coscienza di dare inizio a
una nuova forza che, pur essendo sullo stesso piano, eequi-
distante da entrambe Ie a1tre. n tempo ecio di cui gli esse- La vita della mente, di Hannah Arendt, eun Iibro provoca-
ri wnani sono costituiti? La frase di sant'Agostino, che ri- torio e sorprendente. E provocatorio perche mette in di-
suona come un leitmotiv in rurta I' opera di Arendt, pare scussione buona parte delle teorie tradizionali sull' attivita
suggerire una risposta affermativa: <<Initium L.. J ergo ut es- del pensare e sulle esperienze mentali dei singoli. E sor-
set, creatus est homo, ante quem nullus lui!»~, <<Perche ci fos- prendente perch<! estato scrirto da un' autrice che per rutta
se un inizio fu creato I'uomo, prima del quale non esisteva la sua carriera ha insistito con forza sull'iIIegirtimita della
nessuno». Forse essere un inizio non ea1tro che iI tesoro na- preoccupazione filosofica riguardo la vita interiore dell'io. I
e
scosto del mondo del quale ognuno di noi I' erede. poe- n commentatori di Arendt si sono occupati principalmente
ta contemporaneo, Ie cui riflessioni hanno suggerito queste del primo e terzo volwne di La vita della mente, rna e so-
considerazioni, con ben poca consolazione afferma di sl: prattutto nel secondo volwne, "Volere", che Arendt affina
<<Pour qu'un hmtage soit reellement grand, iI/aut que la la sua teoria dell' azione mettendola in relazione alle sue po-
main du de/unt ne se votf pas» (Char, 1946, afor. 166). sizioni relative all'identitit e rivedendone a1tre espresse in
precedenza sulla volonta. Tuttavia i pochi critici che di re-
Traduzione di Olivia Guaraldo cente si sono rivolti con maggior attenzione aI capitolo "Vo-
lere" affellllano che esso sarebbe incoerente 0 incongruo
con la precedente riflessione arendtiana.' Iniziero con un

,J. Yarborough e P. Stem fanno notare brevemente che la riveduta


- fonnulazione della volonti! in La vita della mente presenta importanti
innovazioni nella tcoria arendtiana della liberd, in quanta in quest' o~
pera <Ja liberta politic.,> " per la prima volta affiancata dalla <Jiberta
della Volont"'>. Si veda Yarborough, Stem, 1981. R. Beiner, in un sag-
gio sui giudizio, distingue due diverse accezioni della volonta in
Arendt, una precedente e una sllccessiva, rna non fomisce un'analisi
sui motivi del cambiamento. Beiner si limita a segnalare una sola dif-
ferenza tra Ie due fonnulazioni,la Slessa fatta notare da Yarborough e
Stern. A proposito della prima accezione Beiner sostiene: «L' aziane.
rna non la volonta, e considerata libera [00.] Nella fonnulazione suc-
cessiva [00.] per contro, [la] volonta [ ,,]liber.,>. Beiner, ruttavia, met-
te in questione la posizione di Yarborough eStern, sOSlenendo che
Arendt. in questa contesto. intende la <<volonta libcra» semplicemen-
te come <<I1on subordinata all'intelletto» (pp. 126-127). Si veda Beiner,
1980, pp. 117 -135. S. Jacobitti, in uno dei pochi srudi oondorti su "Vo-

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Bonnie Honig Identita e di//erenza

breve resoconto della nozione arendtiana di volonta e poi libera nella misura in cui e in grado di trascenderli»
prendero in considerazione una delle suddette critiche, nel- (Arendt, 1961a, trad. it. p. 203). Nella sfera pubblica vi so-
la speranza di dimostrare che Ia fonnulazione della volonta no antidoti universali ed eterni a questi moventi essenzial-
nel capitolo "Volere" e il concetto di "io" su cui si fonda so- mente /initi. <<1 principi» ci ispirano «dall' esterno» all' azio-
no intimamente coerenti e conseguenti alle precedenti po- ne, diversamente dai moventi che ci condizionano dall'in-
sizioni arendtiane su azione e identitil. terno. n principio, pero, «si manifesta appieno» nel mondo
Nei suoi scritti precedenti Arendt non si preoccupa del- degli uomini solo quando questi agiscono in accordo con
la vita interiore dell'io, anche perch.:' ritiene inaffidabile Ia esso. I principi, inoltre, sono <<troppo generali per imporre
conoscenza dell'interiorita. A questa <<interiorita [.. .] nes- fmi patticolari anche se ogni fme specifico puo essere giu-
sun altro ha accesso» perch.:' <<it cuore umano [... J e un Iuo- dicato in base al suo principio, appena l'atto abbia avuto
go molto oscuro» (Arendt, 1961a, trad. it. p. 200). Analisi inizio». Diversamente dal fine di una azione <<it principio di
psicologiche sulJ'io e sulJ'azione sono illecite, perch.:' <<sen- un'azione puo essere ripetuto pill volte [... J e, a differenza
timenti, passioni ed emozioni non possono divenire parte del movente, possiede validitil universale». In altri termini,
integrante del mondo delle apparenze pill di quanta av- il principio non e legato ne all' agente n.:' all' azione, e<<ine-
venga ai nostri organi interni» (Arendt, 1978b, trad. it. p. sauribile» (ivi, p. 204).
112). In breve, secondo Arendt, l'io psicologico (e biologi-
co) non e il soggetto dell'azione. Proprio perch.:' si muove Secondo questa prima spiegazione, derivata principal-
nella sfera della necessita, Ia sfera privata, dominata dalla mente da rra passato e futuro, Ia facolta della volonta non si
preoccupazione per il sostentamento biologico, l'io interno distingue molto da attributi psicologici quali i moventi e Ie
deve essere Iasciato alle spalle quando si entfa nella sfera intenzioni, rna con divide con essi due importanti caratteri-
pubblica per agire: <@ politica Ia posta in gioco e il mon- stiche: il suo ambito operativo e1'interiorita, ed e determi-
do, non Ia sopravvivenza» (Arendt, 1961a, trad. it. p. 209). nativa. Di conseguenza l'azione «e libera nella misura in cui
Le caratteristiche psicologiche dell'io sono variabili, lirni- e in grado di trascendere», non solo <<ITloventi e finD>, rna
tanti e, soprattutto, non sono <<ITlai uniche» (Arendt, 1958a, anche il determinismo della volonta (ivi, p. 203).
trad. it. p. 152) perch.:', come Arendt sostiene a proposito n successivo interesse di Arendt per Ia vita della mente
della dimensione biologica, <<se questa interno dovesse ap- non rappresenta un cambiamento del suo arteggiamento
parire, ci assomiglieremmo tutti» (Arendt, 1978b, trad. it. del tutto indifferente nei confronti della vita interiOl'e del-
p. 110). Motivazioni e fmi, pero, non sono solo <<tipici», 1'io. Arendt fu sollecitata a occuparsi di questa argomento
proprio perche <me sono i fattori determinanti», <<1' azione e perch.:' riteneva indispensabile che fosse trattato da qualcu-
no contrario all' assioma «cio che edentro di noi, Ia nostra
"vita interiore", epill inerente a quello che "siamo" di cio
lere", afferma che l'io de La vita della mente e framrnentato e «incoe- che appare all'esterno» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 111).
rente». Si veda Jacobitti, 1988, pp. 53-76. Nel saggla che segue cer·
cheri> di rib_ttere dettagliatamente aile critiche masse daJacabitti ad Arendt dedico un volume alla facolta del volere in quanto
Arendt, e anche aile critiche formulate da]. Glenn Gray, a sua volta divenne c!Uciale per il suo progetto elaborare una teoria
attratto dal carattere framrnentato dell'io cost come emerge da La vita della volonta che potesse servire come alternativa alla con-
della mente. La sua preoccupazione, tuttavia, non e dovuta all'incoe- cezione filosofica tradizionale, una concezione che si ade-
renza di questa frammentazione, rna al fano che essa offre pochissima guasse meglio a una teoria che favorisce l' azione e il mon-
sicurezza cantro il male (p. 240). Inaltre, Gray si preaccupa del fatta
che Arendt. aderenda aIla contingenza, Iegittimi Ia mancanza di sensa do delle apparenze. In La vita della mente, Arendt riaffer-
(p. 233). Si veda Glenn Gray, 1979b, pp. 225·244. rna con vigore Ia coincidenza dell'io psicologico con l'io

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Bonnie Honig !dentita e dl//erenza

biologico. La vita della mente ecostituita da tre facolea spi- spettiva edi importanza secondaria. In entrambe Ie versio-
rituali, pensare, volere, giudicare, ognuna delle quali con- ni la volond eimperativa, la sua «attivita essenziale» consi-
tribuisce, a suo modo, all' esecuzione 0 alia significativita ste nel «potere di dettare, di comandare» (Arendt, 1961,
dell'azione. Ma Arendt eprudente riguardo alIe facolta spi- trad. it. p. 204).' In nessuna delle due fOlIlluiazioni la vo-
rituali perche, a suo avviso, <<Ie attivita della mente, in par- lonta e propriamente <Jibera», in quanta «il potere di co-
ticolare l'attivita di pensiero, risultano sempre "fuori del- mandare ... non e questione di liberd, rna di forza 0 debo-
l'ordine" quando Ie si consideri dalla prospettiva dell'inin- lezza.» (ivi, p. 204).' In Tra passato e futuro Arendt ritorna
terrotta continuita del nostro affaccendarci nel mondo del- spesso sulla coincidenza di azione e liberta: «Gli uomini
le apparenze» (ivi, p. 323). "sono"liberi [... J nel momento in cui agiscono: ne prima ne
dopo: "essere" liberi e agire sono la stessa cosa» (ivi, p.
Tuttavia, «pur trattandosi di un' attivid spirituale, ogni 205). In La vita della mente Arendt rimane fedele a questa
volizione si rapporta al mondo delle apparenze in cui il suo formulazione, sostenendo che la liberta non e ne un attri-
progetto deve trovare realizzazione» (ivi, p. 351). In La vi- buto, ne un prodotto della volond. La volond di La vita
ta della mente Arendt individua due modi di comprende- della mente, defmita come <<I'organo della spontaneita,>.'
re la volonta: «Come facolta di scelta tra vari oggetti od rende possibile I' azione, e dunque la liberta, mettendo in
obiettivi, illiberum arbltn'um L.. J e, d' altra parte, come no- atto un «coup d' etab> ai danni di quegli aspetti determinati-
stra "facolta di dare spontaneamente inizio a una serie nel vi dell'io che ci impediscono di entrare nella sfera pubbli-
tempo" (Kant) owero l'agostiniano initium ut esset homo ca. Le preoccupazioni legate ai bisogni biologici vengono
creatus est, la capacid di cominciamento dell'uomo in dissipate dalla volonta, Ie motivazioni personali, gli scopi e
quanta egli stesso e un cominciamento» (ivi, p. 481). Que- Ie intenzioni sono spazzati via, Ie facolta spirituali del pen-
st'ultima eI' alternativa offerta in La vita della mente. Qui sare, del giudicare e persino del volere sono ridotte al si-
la volonta euna facolta spirituale autonoma che addirittu- lenzio. Qui, come in altri luoghi, la concezione arendtiana
ra rende possibile I' azione, l'inizio. Ci libera dalle triviali della vita interiore si collega con la sua teoria politica. Cosl
preoccupazioni della sfera privata superando I'ostacolo come la liberazione dalla necessita predispone la scena per
piu importante e tenace all' agire: la dimensione biologica, la constltutio libertatis nel mondo politico, la liberazione
psicologica e men tale che abita la sfera privata, una di- dalla dimensione privata dell'io operata dal coup d'etat del-
mensione relativamente sicura e confortevole. Anche se la Ia volonta rende possibile I'apparire del se agente, la cui
volond e condizione necessaria per I' azione sia in Tra pas- azione rende la liberta manifesta nel mondo umano.' Ma,
sato e futuro che in La vita della mente, solo in quest'ulti- in senso rigorosamente arendtiano, la liberta non ene libe-
rna opera il ruolo della volonta nella produzione dell'azio-
ne non edeterminativo. l' azione eun cominciamento non
'Cli:. anche Arendt, 1978b, trad. it. pp. 246-247, 372-373.
malgrado la volonta rna in virtU di quest' ultima perche, a , Arendt, criticando Kant, fa notare 'da stranezza dell'inelividuare il
differenza della volonta cosl come era espressa in Tra pas- rifugio della liberta in una f_colta dello spirito precipuamente direrta
sato e futuro,la volonta di La vita della mente non detta I' a- a imporre e comandare» (Arendt, 1961a, trad. it. p. 195).
zione: essa comanda I'io per conto (on behal/! dell'azione. 'Cfr., per esempio, Arendt, 1978b, trad. it. p. 430.
Nonostante la formulazione arendtiana della volonta in 'Cfr. Arendt, 1978b, trad. it. p. 531 e Arendt, 1963e, pp. 156-157.
Vale la pena eli sottolineare, a questo proposito, che la similitudine usa·
La vita della mente non sia coerente con la formulazione ta da Arendt per descrivere l'attivita della volonta, il coup d'etat, (,<se-
precedente, Ie due versioni sono contrassegnate da impor- condo la felice espressione eli BergsoID>, Arendt, 1978b, trad. it. p.
tanti continuita, alia luce delle quali 10 spostamento di pro- 421) e anch'essa trana dallessico politico.

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Bonnie Honig Identita e di/lerenza
ra ne vincolata.' E non vi ecoincidenza tra liberazione e li- 10 considera al eli la delle nostre possibilita. Instancabil-
berta, tra volere e agire. Tra ognuna delle due coppie vi e mente critica coloro i quali, impreparati 0 incapaci eli pa-
uno iato determinato dalla contingenza: per un momento game iI prezzo, ricollocano la liberta dal mondo contin-
tutto e- mcerto.
.
gente alia dimensione interiore, attribuendola alia volonta.
Questa incertezza eiI prezzo da pagare per la liberta.' E, (<La tradizione filosofica [... J ha elistorto [... Jl'idea stessa eli
nonostante Arendt si renda conto che iI prezzo eo alto,' non liberta [... J trasferendola dalla sua sfera d'origine (i1 regno
della politica e delle faccende umane in genere) a un ambi-
6 In La vita della mente Arendt occasionalmente usa il termine «vo-
10nta.libera», rna e importante essere chiari su cosa lei intenda (0 non
to interiore, la volonta, nel quale sarebbe eliventata accessi-
intenda) con esso. A volte, come fa notare Ronald Beiner, Arendt in- bile alI'introspezione» (Arendt, 1961a, trad. it. pp. 195-
tende il fatto che 1a volonta e autonoma, non determinata da altre fa- 196). Di conseguenza, affeIIIla Arendt, la liberta eliventa
colta e libera dai dettami de,"intelletto al quale era invece soggetta nel- una «sensazione interiore, che non si manifesta all'estemo»
Ie precedenti formulazioni (dr. nota 1, supra). Nella maggior parte dei e che «risulta irrilevante ai fini eli una analisi politicll» (ivi,
casi, tuttavia, si tratta di qua'cosa di piu fondamentale di una sempli-
ce negligenza semantica. SiCL ramente Yarborough eStern hanno ra- p. 197), priva eli realta (<tangibile, eli questo mondo» (ivi, p.
gione quando fanno notare che, secondo Arendt, Ia <<liberta politic",) 224).' La liberta, insiste Arendt, puo elivenire manifesta so-
viene integrata dalla <<liberta della volont"'). I due autori, peri>, sba- lo nella sfera pubblica perche solo in essa siamo in grado
gliano ne! ravvisare in questo un nuovo sviluppo presente nell'ultimo «eli chiamare all' esistenza una cosa che prima non esistevll»
Iavoro di Arendt, in quanto, gia in Tra panato e futuro, Arendt affer-
rna: «Nd suo rapporto con la politica, la liberta. non e un fenomeno
(ivi, p. 203).
della volont"') (Arendt, 1961a, trad. it. p. 203). Che cosa Arendt qui
intende, diviene chiaro in La vita delid mente quando distingue Ia <<li- Secondo questa lettura, Ie fOimulazioni arendtiane eli li-
berta filosofiCa» dalla <<liberta politico» (Arendt, 1978b, trad. it. p. berta e azione in rra passato e futuro e La vita della men-
526). Yarborough eStern, inoltre, sostengono ambiguamente che, nel- te sembrano coerenti l'una con l'altra. E intercorso pero
la sua ultima formulazione, Arendt non sarebbe piiI ostile alla liberta
filosofica interiore, in quanta avrebbe sviluppato un nuovo rispetto un importante cambiamento. In LA vita della mente la vo-
per Ia liberta della volont'. Ma, secondo entrambe Ie versioni arend- lonta, una facolta spirituale autonoma, eo (J'organo della
tiane, la liberta filosofica non e, in un senso fondamentale, reale m spontaneitID> e la «fonte dell' azione». Qui iI volere eo una
quanta incapace di esprimersi nel mondo delle apparenze che Arendt condizione necessaria dell'azione che pero non interferi-
privilegia sia in Tra panato e futuro sia in La vita delid mente. Nel pri-
mo Arendt sostiene che la (Jiberta interiore» e «irrilevante ai fini di
sce con essa, in quanto la volonta non si rivolge all' azione
una analisi politic.,) perche manca di qualsiasi realta <<tangibile, di rna alI'io per conto dell'azione. Proprio per questo l'atti-
questo mondo» (Arendt, 1961a, trad. it. p. 197, p. 224). E, nel secon- vita del volere termina prima che l' azione inizi. In rra pas-
do, il passaggio e quasi identico: solo Ia liberta politica e una «realtit sato e futuro, tuttavia, la volonta eo al servizio dell'intellet-
stabile, tangibile» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 531). Di conseguenza to, non eo autonoma e funziona in modo meno preciso. Ll
Arendt, nella maggior parte dei casi, non descrive la volon", come li-
bera. In La vita delid mente la volonta edefmita la <dacolta del comin- non la volonta, bensi l'intelletto (ma colto come desidera-
ciamento» (ivi, p. 546), «il nostro organo spirituale di un futuro», «vir- bile» un «fine futuro». I:intelletto poi si rivolge alia vo-
tualmente foriero di novit"') (ivi, p. 329) e «molla dell' azione» (ivi, p. lonta perche essa faccia cio che non eo in potere dell'intel-
478). Quando effettivarnente usa il termine volont' libera, Arendt letto: «comandare l'azione» (ivi, p. 203). n volere, quineli,
spiega che con esso intende <Ja liberta di dar avvio a qualcosa d'im-
prevedibilmente nuovo» (ivi, p. 346). econdizione necessaria dell'agire, rna, proprio perche la
7 Arendt critica sia i filosofi sia i rivoluzionari perche entrambi cer- volonta detta l' azione, l' azione eo libera solo nella misura in
cano di opporsi alla contingenza di questo iato. Cfr. Arendt, 1961a, cui non eo «Sottoposta [.. .] ai dettami della volonta» (ivi, p.
trad. it p. 201 e Arendt, 1978b, trad. it. pp. 531-546.
• Cfr., per esempio, Arendt, 1958a, trad. it. p. 172. • Cfr. anche Arendt, 1978b, trad. it. p. 531.

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Bonnie Honig !dentitii e dtflerenza

204).10 Secondo questa fOllllulazione i catalizzatori non garanzia. I:inquietudine ansiosa della volonta puo essere placa-
determinativi dell'azione devono essere i principi che ci ta solo dail'Io-posso-e-faccio, cioe daila cessazione della propria
ispirano dall' estemo e che non sembrano correlati ne alla artivita e daila liberazione della mente daila presa di tale attivita
volonta ne a qualsiasi altra facolta spirituale. Ma l'ispira- (Asendt, 1978b, trad. it. pp. 351-352)."
zione che ci viene dai principi non basta a farci abbando-
nare la sfera privata. E necessario anche il coraggio, per- La volonta libera I'io, tra Ie altre cose, dailefacoltil spiritua-
che «il coraggio libera gli uomini dalla preoccupazione li, indusa se stessa, funge da antecedente 0 condizione dell' a-
per la loro vita in ordine alla liberta del mondo» (ivi, p. gire senza contarninare 0 determinare Ie conseguenze, pre-
209). Tuttavia in La vita della mente non si fa menzione ne servando novita, spontaneitil e impreveelibilita dell'azione."
del coraggio ne dei principi." La volonta agisce come un n modo migliore per capire il mutamento della visione
catalizzatore e gli oggetti-pensiero «de-sensibilizzati» for- arendtiana e per rintracciare elementi della fOIlIlulazione
niti dal pensare ne sono il contenuto. Questi oggetti eli pili tarda negli scritti precedenti e rifarsi a due pensatori
pensiero ricordano in qualche modo i «principi» della che Arendt cita in entrambe Ie versioni: Agostino e Kant.
prima Arendt: entrambi sono universali, etemi e generali. In Tra passato e futuro Arendt adotta la visione eli Agostino:
La volonta eli La vita della mente, eliversamente da quel- la volonta e elivisa e autoelistruttiva. Arendt parla eli una
la eli Tra passato e futuro, si autogenera e da luogo a una at- «presenza simultanea eli un "io voglio" e eli un "io non vo-
tivita limitata nel tempo, che non determina I' azione. Se- glio"» (Arendt, 1961a, trad. it. p. 212). Fin qui tutto rima-
condo Arendt ne inalterato in La vita della mente, dove ogni artivita spiri-

nessun volere si compie come fine a se stesso, pago di trovare il 12 A questa proposito einteressante norare che, in ultima analisi, l'a~
proprio adempimento nell'atto stesso di volere [... J ogni voli- zione, a differenza della valonta, non riguarda un "Io·posso" rna un
zione guarda davanti a se in vista del proprio fine, dal momen- "Noi·possiamo" in quanto l'azione. secondo Arendt, awiene sempre
to cioe in cui voler.qualcosa si sara convertito nel far-qualcosa. in concerto: <<L'azione, in cui un Noi esempre impegnato a moJifica-
In altre parole, 10 stato emotivo normale dell'io che vuole e l'im- re il nostro mondo COffiW1e, non potrebbe essere in opposizione piu
pazienza,l'agitazione e la cura [SorgeJ, [... J perche i1 progetto netta con l' occupazione solitaria del pensiero [. .. J il Noi [e] il plurale
della volonta presuppone un Io-posso di cui non esiste nessuna .utentico dell'azione» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 528).
In tutti i suoi scritti Arendt e irremovibile suI fatto che I' azione
IJ

possiede come caratteristiche fonc.lamentali la novita e l'imprevedibi-


10 Questo spostamento della posizione di Arendt riguardo la vo· lita. Cruciale per Ia teoria arendtiana dell' azione e che I. volonta cessi
Ionta coincide con la diversa visione del giudizio, come spiega Ronald prima che I'azione inizi perche, secondo Arendt, tutti gli antecedenti
Beiner. Facendo notare che in rra pasralo e futuro <ill giudizio easso· hanna qualita causale. «Un potere d'iniziare qualcosa di realmente
dato all'intelletto» mentre in La vita della mente <ill giudizio evisto co- nUQVO non potrebbe essere preceduto da tale potenzialita: in tal caso
me libero L.. J non subordinato ail'intelletto» (Beiner, 1980, p. 127), quest'ultima figurerebbe come una delle cause dell'ano compiuto»
Beiner sosciene che nell' ultima opera di Arendt <<it giudicare come at· (Arendt, 1978b, trad. it. p. 342; dr. p. 430). Di qui l'importanza del rio
tivita e situato esclusivamente nella vita della mente piuttosto che ve- Vlsit.to coup d'etat della volonta, che vanillca ogni possibile prece-
nire assegnato a W1a posizione piu equivoca» (ivi, p. 130). dente dell'azione e assicura che I' azione sia W1 «inizio» caratterizzato,
" Come mi ha suggerito Richard Flathman, la prima caratterizza· come tutti gli inizi, da «sorpresa iniziale» (Arendt, 1958a, trad. it. p.
zione arendtiana dd coraggio come condizione necessaria per l' azione 129). Da qui, inoltre, l'importanza dell'autonomia dell. volonta. Alla
e problematica perche il coraggio e W1a disposizione e Ie disposizioni, domanda «che cosa mette in mote la volonta?» Arendt risponde con
secondo Arendt, non possono essere condizioni dell' wone. Obiezjo- Agostino: «"0 la volonta eessa stessa la propria causa 0 non euna vo-
ni di questa tipo possono aver portato Arendt a rivedere la sua posi- lonta"» perche a dena di Arendt stessa <Ja volonta eun fatto, che nd-
zione e assegnare alla volonta in La vita della mente la funzione prece- la sua pura fattualita contingente non puc, spiegarsi in termini di cau-
dentemente attribuita al coraggio congiunto ai prindpi. salita,) (Arendt, 1978b, trad. it. pp. 407 -8).

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Bonnie Honig Identita e differenza

tuale e«riflessiva», si ripiega «su se stessa». Questa riflessi- Questa fondamentale aderenza si fonda su un particola-
vita, tuttavia, e piu forte nell'<<.io che vuole», dove I'<Jo-vo- re concetto dell'io che per la prima volta viene espresso ar-
glio provoca inevitabilmente il contraccolpo eli una volonta ticolatamente nel capitolo "Volere" e che viene messo in eli-
negativa». Nel conilitto tra volere e non volere il vincitore scussione da uno dei primi commentatori arendtiani che si
non sconfigge mai completamente l'awersario. «Sussiste sia interessato a quel volume." Nel saggio Hannah Arendt
tuttavia questa resistenza interiore» (Arendt, 1978b, trad. and the Will, Suzanne Jacobitti sostiene che I'io arendtiano
it. p. 384). Ora pero Arendt considera questa posizione in- e<<.incoerente» e che gli e1ementi della teoria arendtiana che
completa, e critica Agostino per non essersi spinto oltre. I'<<hanno colpita» e che <<vorrebbe salvare» richiedono «tl11
Agostino avrebbe dovuto fare in modo che il suo precetto concetto del se forte», un se che «detertnina feul1amente
«ogni uomo, creato come una singolarita, eun nu~vo inizio tutte Ie sue capacitil mentali, psichiche e fisiche»,16 un <<se
in virtu della sua stessa nascita», informasse anche la sua che ha continuita temporale, che convive con Ie sue azioni
concezione della volonta. Se cosl avesse fatto, affelma passate, che ein grado eli assumersi degli impegni e puo es-
Arendt, «avrebbe defmito gli uomini non, aI modo dei sere considerato responsabile, che puo essere giuelicato e
Greci, come "mortali", bensi come "natali", avrebbe defi- anche perdonato».17 Nelle pagine seguenti cerchero eli eli-
nito la liberta della Volonta non come ltberum arbitrium mostrare che il concetto arendtiano del se non ecosi inso-
L.. J rna come la liberta eli cui parla Kant L.. J la liberta eli J
steni~ile come acobitti 10 vuole far apparire e che quineli
una spontaneiti!» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 430). non e necessano emendare la foul1ulazione arendtiana ne1
In Tra passato e futuro, tuttavia, Arendt stessa non aveva modo suggerito
. dall' autrice. Queste correzioni' inoltre, so-
ancora tratto queste conclusioni. In quella sede, seguendo no, a mIO avviso, profondamente incompatibili con il pro-
Kant, parla eli una <<facolta della liberti!» che definisce co- getto arendtlano, dalla teoria dell' azione eli Vita activa fino
me <Ja pura L.. J capacita eli cominciare» (Arendt, 1961a, alia formulazione dell'identita in La vita della mente.
trad. it. p. 224)14 rna, ancora fedele ad Agostino, non colle- In VIta activa, Arendt parla eli un se discontinuo, fonda-
ga questa facoha 0 capacita alia volonta. Solo in La vita del· mentalmente eliviso. Un essere che nella sfera privata eim-
la mente, dove il tertnine <<facoltil della liberti!» e sostituito pegnato nel sostentamento della vita, che e psicologica-
da «organo della spontaneiti!», Arendt identifica questa or- mente detertninato, insignificante, biologicamente uguale
gano con la volonta. <<La liberta della spontaneitil costitui- agli a1tn, e che raggiunge un'identitil, eliviene un "chi", en-
see parte integrante e ineliminabile della condizione uma- trando nella sfera pubblica e agendo. Cosi facendo I'io rin-
na. E il suo organa spirituale ela volonta» (Arendt, 1978b, nega quelle caratteristiche psicologiche che 10 definivano
trad. it. p. 430). Quineli Arendt promuove la volonta da fa· nella sfera privata, quelle stesse caratteristiche che i teorici
colta subordinata e detertninativa (che, pur essendo neces-
saria aII'azione, necessariamente la contamina) a organa au- .11 Jacobitti ela prima a esaminare il capitola "Volere" come un con-
tonomo della spontaneita che funge da condizione neces- ~buto a1lateoria arendtiana dell'azione e del se. I brevi commenti eli
saria all' azione senza pero corromperla. Ma l'aderenza eli ~ o~al~ Be-,;?cr SU, "Volere" avvengono all'interno eli un saggio su
Arendt a una nozione dell'azione come novitil, aII'agire co· BGIUJlcare.' AIm, come Yarborough eStern ed Elizabeth Young-
ruehllo dlscutono solo brevernente, all'interno di una discussione
me spontaneitil e aII'identificazione eli azione e liberta nella gnerale s~ La VIta del'" mente ,<Y~~g-Bruehl, 1982b) .. E anebe se J.
sfera pubblica rimane inalterata. ~enn Gray 10 eliscute a lungo, e plU rnteressato alia teona dena liberta
-------------------------- c e non spccificatamente alia teoria del se.
:: ]acobitti, 1988, il paragrafo "Arendt's Concept of the Self".
I.Cfr. Arendt, 1951a, trad. it. p. 648: «La liberta in quanto intima
capacita umana si identifica can la capacita d.i cominciare». ]acoblttl, 1988, il paragrafo conclusivo.

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Bonnie Honig !dentita e di/ferenza

dell'identita pili tradizionali considerano gIi e!ementi fon- Secondo Arendt, quineli, l'identitil, come la liberta,
danti l'identitit personale. 18 non e data: dev'essere conquistata attraverso I'azione.
Questo io e re!ativamente pago eli se nella sfera privata, FinchI' non agiamo, siamo coscienti solo eli «che cosa»
eriluttante ad abbandonarla perche eterrorizzato dal met- siamo. Che cosa siamo e determinato dai ruoli che assu-
tere a rischio la sua vita biologica. Tuttavia, a volte, ispira- miamo nella vita privata, dalle nostre «qualita e capacira,
to da un principio e sostenuto dal coraggio, questa io pri- i L.. l talenti, i L.. l difetti, che [possiamol esporre 0 tene-
vato entra nella sfera pubblica e attraverso I'azione rinasce re nascostj,>. Attraverso azione e eliscorso «gli uomini
a nuova vita. «Con la parola e con I' agire ci inseriamo ne! mostrano chi sono, rive!ano attivamente l'unicita della 10-
mondo umano, e questa inserimento e come una seconda ro identita personale, e fanno coslla loro apparizione ne!
nascita» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 128). La metafora de!- mondo umano». Ma la rive!azione eli «chi» noi siamo
la seconda nascita, presente in tutta I'opera arendtiana, e non puo awenire intenzionalmente. Essa «quasi mai e
legata al fatto che la nostra «capacita stessa eli comincia- realizzata da un proposito intenzionale, come se si posse-
mento ha Ie sue raelici nella nata/ita» (Arendt, 1978b, trad. desse questa "chi" e si potesse elispome alIo stesso modo
it. p. 546)." Proprio perche noi, in quanta "novita", siamo in cui si possiedono Ie sue qualitil e si puo elispome. AI
apparsi in un mondo che esisteva prima eli noi, possiamo, contrario e pili che probabile che il "chi", che appare in
in questa stesso mondo, dar vita a qualcosa eli nu~vo. La modo cosl chiaro e inconfonelibile agli occhi degli altri,
nostra rinascita, pero, epossibile solo se viene reciso il cor- rimanga nascosto alia persona stessa» (Arendt, 1958a,
done ombe!icale che ci tiene legati all' esistenza biologica e trad. it. pp. 130-131).
psicologica. Quineli siamo sostanzialmente incapaci eli determinare
noi stessi 0 Ie nostre azioni consapevolmente. Nella visione
-- --_.
-~ --~~-~-

di Arendt, pero, questa incapacita eli controllare Ie azioni


18 Nel modemo dibattito sull'identidl l'affennazione secondo la
non e dovuta solamente alI'incapacita eli padroneggiarsi.
quale Ie caratteristiche psicologiche del se non hanno nulla a che fare
con la sua identita, e che infatti oscurano l'identitii e ostacolano i1 se L azione accade nella sfera pubblica, dove viene a trovarsi
nel tentativo eli atteneme una, non trova alcun sastenitare, Tutte Ie in un <<intreccio gia esistente eli relazioni umane» e per que-
pani in questa dibattito, sia che si rifacciano a Hume 0 Locke oppure sto e conelizionata da <<innumerevoli volonta e intenzioni
a Descartes, cansiJerano Ie caratteristiche psicolagiche del se in qual- contrastantj,>. Di conseguenza <<I' azione raramente conse-
che modo inerenti all'iJentita personale. L'unico argamento di disac-
e
cordo il grado di significato che attribuiscono a queste caratteristi· gue iI suo scopo» (ivi, p. 134).
che. Cfr., per esempio, Parfit, 1984 e Williams, 1973. L azione tuttavia ha conseguenze <<illimitate» che, ancora
1'1 La Jescrizione dell' attore come <<11ato a nuova vita» etipica del to- una volta, non siamo in grado eli dominare. In verita <<UIl
no cristiano presente nella retorica arendtiana ogni volta che e in gio· solo atto, e qualche volta una sola parola, basta a mutare
co la nastra «capacita eli cominciamento». Arendt descrive «i1 fatto ogni costellazione eli atti e parole» e <ill processo eli un sin-
della nascita» come «il miracolo che preserva il mondo» (Arendt,
1958a, trad. it. p. 182), oppure: <<1.0 scopo della creazione dell'uomo golo atto puo veramente durare ne! tempo» (ivi, p. 179 e p.
fu di rendere possibile un inizio» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 546). La 172). Lazione, inoltre, viene sempre a trovarsi in una apo-
retorica ill Arendt eprobabilmente intluenzata dalla convinzione che ria, <<I' aporia dell'irreversibilita,>. Si e nella condizione eli
storicamente liberta e «conversione religios3» siano correlate. «LW1go «non riuscire a disfare cia che si efatto anche se non si sa-
tuUa la storia della grande filosofia, dai presocratici a Plotino, ultimo
filosofo ciassico, manca qualsiasi interesse per la liberta, il cui primo peva, e non si poteva sapere, cosa si stesse facendo» (ivi, p.
apparire nella nostra traJizione filosofica sgorga da una conversione 175). Lunica via d'uscita da questa aporia, sostiene Arendt,
religiosa, prima di Paolo e poi ill Agostino» (Arendt, 1961a, trad. it. p. e il perdono, «per consentire alia vita eli proseguire pro-
196. Cfr. Arendt, 1978b, trad. it. p. 318). sciogliendo gli uomini da cia che hanno fatto inconsape-

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Bonnie Honig [dentita e di/ferenza

voImente» (ivi, p. 177).'" Jacobitti sostiene che <<in Arendt Arendt arriva persino a congratularsi con Kant per aver
I'attribuzione di responsabilita per Ie azioni compiute e iI avuto <<iI coraggio di sottrarre I'uomo alla responsabilita
prerequisito del perdono».21 Ma, nel processo di «costante delle conseguenze delle sue aziorll», sostenendo che «cio gIi
mutua Iiberazione» descritto da Arendt, I'attribuzione di pennise di conservare la sua fede nell' uomo e nella sua po-
responsabilita si rivela essere superflua (ibtd.).21 In realta tenziale grandezzlI» (ivi, p. 273, n. 75).
Anche se I'insistenza di Arendt sui fatto che chi agisce
'" Secondo Arendt, il perdono condivide molte delle caratteristiche non possa essere ritenuto responsabile delle proprie azioni
dell' azione, grazie aUe quali l' azione stessa e valorizzata. Questo per- si rifa alla concezione dell' azione come contingente, incon-
che Arendt, in parte, concepisce il perdono come <<Una delle poten- trollabile e irreversibile, i1legame fondamentale, tuttavia, e
zialita dell'azione stessa>' (Arendt, 1958a, trad. it. p.l75). Arendt af-
fenna che <d'atto dd perdonare non puo mai essere previsto [... J Per- da rintracciarsi nella visione dell' azione come unica e sui ge-
donare, in altre parole, e la sola reazione, che non si limita a re-agire, nens. Arendt crede che insistere sulla responsabilica dell' a-
rna agisce in maniera nuova e inaspenata.» (ivi, pp. 177-178). Qui, co- gente metta a repentaglio questa unicica assoggettando I'a-
me altrove, Arendt si rifa a Nietzsche, che pure distingue il puramen- zione a criteri di giudizio esterni, criteri derivati «da qual-
te reattivo daUo spontaneo e arrivo, valorizzando quest' ultimo. efr.
Nietzsche. 1995, p. 916 e 1979b, n, pp. 12-13. Arendt soprawaluta il
che supposta facolta superiore 0 da esperienze estranee a1-
potere del «perdono». Pur accettando il suo ragionamento, secondo la portata dell'azione» (ivi, p. 181)."
cui il perdono libera entrambe Ie parti dall'offesa originaria, l'atto dd
perdono provoca a sua volta conseguenze che Arendt non prende in Diversamente dal mero "comportamento umano", che i
considerazione. Le parti coinvolte si caratterizzano come «quella che greci, come tutti i popoli civili, giudicavano secondo" criteri
perdona» e «quella che e perdonata.». In questa modo l'tma ha ragio- morali", tenendo conto di motivi e intenzioni da una parte e
ne di sentirsi virtuosa e generosa, l' altra riconoscente e obbligata. Le
relazioni di uguaglianza, dunque, cruciali nella visione arendtiana del-
di scopi e conseguenze dall' a1tra, I' azione puo essere giudi-
la politica, vengono minacciate dal perdono, coSI come, in Kant, esse cata solo mediante iI criterio della grandezza, perche enella
sono minacciate daUa Hlantropia.
" Jacobitti, 1988, il capitolo conclusivo. differenti.» alle offese, Ie mettono da parte senza cerimonie secondo
22 In verita il tennine responsabilita non compare mai nella tranazio-
queUo che puc, benissimo essere chiamato un processo di «costante mu-
ne del perdono in Vita acliva, e questa assenza eproblematica in quanto tualiberazione» (efr. Nietzsche, 1979a,ll, p. ll). <<Non poterprenderea
l' attribuzione di qualche fonna di responsabilita eil postulato dd per- lungo sul serio i propri nemici, Ie proprie sventure e n~eno Ie pro-
dono. Arendt avrebbe dovuto evitare di usare il termine "perdonare" e prie malefatte, etipico di nature forti. complete, dotate di un'eccedenza
sostituirlo con "mettere da parte" (dismissing) invece di usare i due ter- di forza plastica, imitatnce, apporta~rice di salute come d·oblio.» Ess.
mini come sinonimi. (Forse, cosl facendo, avrebbe evitato il problema sono <dncapaci di perdonare» perche h~o. «dimentlcat~)~ (~1~tzs0e,
di cui alla nota precedente.) In altemativa avrebbe potuto usare la sua 1979a,I, pp. 10-10. Questa euna carattenstlca non solo di II1diVldw rna
stessa accezione che descrive il processo come «costante mutua libera- anche di comunita forti. Secondo Nietzsche: «Se la forza e l' autoco-
zione» (Arendt, 1958a. trad. it. p. 177). Probabilmente cos1 non ha fatto scienza d.i una comunita crescono, anche il diritto penale si addolcisce
perch" si ebasata sulla fonnulazione di Cesu, secondo Ia quale Ia «ra- [... J Non sarebbe inconcepibile una consapevolezza di forza da parte
gione dell'insistenza sul dovere di perJonare echiaramente nd fatto che della societa, per cui eSsa potesse concedersi illusso piu aristocratico
"essi non sanno quello che fanno"» (ibid.). II fatto che Arendt si sia rifat- possibile -Iasciare impuniti coloro che Ie arrecano pregiudizio. "Che
ta a questa form11lazione e che usi il termine "perdono" adombra il suo cosa mi importa dei miei parassiti?" potrcbbe dire. "Vivano ~~ e pro-
debito verso Nietzsche a questa proposito. Nietzsche non ravvisa alcu- sperino: s~ne ancora abbastanza forte da pennettennelo! » (Nletz-
na virtU. nel perdono, rna solo debolezza mascherata come fona: nella sche, 1979a. n, p. 10).
«buia officina» dove «si fabbricano ideali [ .. .] il non-potersi-vendicare " [;uso che Arendt fa dd termine "sui generis" per descnvere l'a-
diventa il non-volersi-vendicare, forse adJirittura perdono ("poich" es- zione non e casuale. Esso deriva dalla controversa affeJ.mazione se-
si non sanno quello che fanno" - noi solo sappiamo quello che essi fan- condo Ia quale <da facolta dell' agiro» e«ontologicarnente radicata» nd
no»> (Nietzsche, 1979a, I, p. 14). Coloro che sono rcalmente forti, se- <<Iatto della natalit"'> (Arendt, 1958a, trad. it. p. 182; efr. Arendt,
condo Nietzsche, non hanno bisogno ne di perdono ne eli castigo. <<In. 1978b, trad. it. p. 546).

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Bonnie Honig Identita e dl/ferenza

sua natura interrompere cio che ecomunemente accettato e «concetto di io forte», che possiede <Ja continuita e la ca-
irrompere nello straordinario, dove non trova pili applica- pacita di cui il concetto arendtiano dell' azione ha biso-
zione cio che evero nella vita comune e quotidiana, perche gnO».27 Nella versione riveduta e corretta cheJacobitti pro-
in tale dimensione ogni cosa esistente e unica e sui generis pone, la promessa non e pili la fonte della «stabilita nel
(ivi, p.151)." mondo degli affari umani». Questa caratteristica puo ora
essere attribuita alia concezione modificata dell'io, che Ja-
Secondo Arendt I'azione ha due «precetti moraID>: il per- cobitti valorizza come l'unica fonte di stabilita. La promes-
dono e la promessa. Entrambi servono a «contrastare gli sa non «dissolve» pili, nemmeno <<in parte», I'<<llnprevedi-
enottni rischi dell'azione» (ivi, p. 181). La promessa ci per- bilitil» del mondo umano che e dovuta per certi versi alia
mette di «gettare nell'oceano dell'incertezza, quale e il fu- <<f'ondamentale fluidita dell'uomo che non puo garantire
turo per defmizione, isole di sicurezza senza Ie quali nem- oggi chi sara domani» (ivi, p. 180). AI contrario, ora pro-
menD la continuitit, per non parlare di una durata di qual- mettere significa postulare uomini che promettano, esseri
siasi genere, sarebbe possibile nelle relazioni tra gli uomini» umani affidabili e in grado di garantire oggi chi saranno do-
(ivi, p. 175)." Jacobitti, dunque, ha ragione nel sostenere mani, indipendentemente da ogni stabilita basata esclusi-
che, secondo Arendt, la promessa <<introduce la stabilita vamente sulla promessa."
nel mondo degli affari umani, qualsiasi essa siro>." Jacobit-
ti, pur con I'intenzione di consolidare questa aspetto della Arendt valorizza la contingenza del mondo umano per-
concezione arendtiana, in verita 10 sowerte "perfezionan- che solo in un mondo contingente I'azione puo essere ve-
do" il concetto arendtiano di io e trasformandolo in un ramente innovativa e imprevedibile. La contingenza, dun-
que, e<<it prezzo che gli esseri umani pagano per la liberti!».
E questa contingenza comprende <J'impossibilita dell'uo-
2~ Confronta Nietzsche: «Pericle dice ai suoi Ateniesi, in quella fa- rna di far affidamento su se stesso 0 di avere una completa
mosa orazione funebre. "la nostra audacia si e aperta lUla strada per fede in se (che ela stessa cosa»> (ivi, p. 180)."
ogni terra e per ogni mare, erigendosi dovunque monumenti imperi-
turi. nel bene e nel male"» (Nietzsche, 1979a. I. p. 11). Nietzsche sot-
tolinea con approvazione: «Questa .. audacia" delle razze nobili, folle, " Ibid.
assurda. improvvisa. il modo in cui si manifesta, l'imprevedibilita e 28 nmodo in cui Jacohitti tratta il concetto arendtiano di promessa
l'improbabilita stessa delle sue imprese [.. .] la loro indifferenza e il di- esintomatico del modo in cui la sua lettura di Arendt venga compli-
sprezzo la sicurezza. il corpo, la vita. Ie comodita,> (Ibid.). Questo cata dalla convinzione che ogni teoria dell' azione debba postulare un
. contiene molti dementi decisivi per la concezione arendtia- agente "coerente". Oltretutto, presupponendo che questa convinzio-
na il disinteresse per Ie comoJita e la sicurezza. la glorifi- ne sia condivisa, Jacobitti indebolisce la sua critica ad Arendt. Per
cazione delle prestazioni spontanee e sorprendenti, la convinzione che esempio, anche se J acobitti crede che I'afferrnazione di Arendt per cui
la gloria dell' azione sia indipendente dalla sua bonta. «gli altri ci giudicherarmo in base a come noi appariremo loro e che in
v Si veda ancora Nietzsche: <<.Allevare un animale che possa fare ~uesto senso solo gli altri possono sapere "chi" noi siamo, sia un tema
delle promesse - non i: proprio questo il compito paraJossale che la Il!1portante e valido presente nella maggior parte del pensiero arend-
natura si e imposta nei confronti dell'uomo? [...] Non e questo, in tlano precedente», insiste che questa <<Don ovvia al fatto che vi sia hi-
realta. il vero problema dell'uomo?» (Nietzsche, 1979a, II, p. 1). Nietz- sogno di un io che sia l'agente dell'azione» (Jacobitti, 1988. n. 60). Ma
sche, nel secondo saggio della Genealogia critica il processo attraverso 9ui Jacobitti non precede a una critica pili ampia della teoria arend-
cui questa «problema» e state risoho storicamente. Arendt semhra tlalla dell'azione, al centro della quale vi deve essere il fatto che i: es-
aver tentato di risolvere questa problema fomendo una visione della j,enziale, nel progetto arendtiano, «ovviare al bisogno di un io che sia
• • • •
promessa a suo avviso menD coerCltlva, menD eslgente e meno cruen- agente dell'azionc».
ta rispetto alla pratica storica verso cui Nietzsche ecos1 critico. ." La valorizzazione della contingenza da parte di Arendt fa eco a
"Jacobitti, 1988. il capitolo condusivo. Nietzsche: «Nell'intima economia psicologica dell'uomo primitivo

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Bonnie Honig Identita e dlfferenza

L'uomo non puc fare affidamento su se stesso in parte La caratterizzazione dell' autonomia come forma di auto-
percl1t~ non si puc conoscere mai completamente. L'assun- dominio, scaturisce dal concetto che Arendt per Ia prima
to epistemologico per cui Ia conoscenza di se non e rag- volta esprime compiutamente in La vita della mente, se-
giungibile diviene ora istanza normativa. Le teorie dell'a- condo cui vi e «differenza nell'identitit» (Arendt, 1978b,
zione che postulano un agente in grado di auto-determi- trad. it. p. 282). La nozione di io cosl come eespressa in La
narsi, un soggetto coerente proprio perche in una certa mi- vita della mente euna pluralita Ie cui parti, in assenza di un
sura si conosce, impongono all'io una ingiustificata coeren- ordine gerarchico, spesso sono in lotta tra loro. Anche in
za. Queste teorie, quindi, negano al se Ia possibilita di cer- questo caso, la visione arendtiana della vita interiore ri-
carsi una coerenza appropriata, un'identitit ottenibile attra- specchia la sua teoria politica. In Vita activa, Arendt affer-
verso Ia realizzazione di azioni degne di essere trasformate rna che Ia pluralita, la quale <<ha il duplice carattere dell'e-
in storie. Inoltre esse minacciano Ia contingenza del mondo guaglianza e della distinzione», e la «condizione sine qua
umano individuando nel soggetto coerente una fonte di non [dellal sfera pubblica» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 127
stabilita. Arendt conviene sui fatto che gli esseri umani non e p. 162)." Cosl come Ia pluralita el'ineliminabile caratte-
possono vivere in un mondo completamente contingente, ristica dell' esistenza umana, la nostra molteplicita interiore
e si rende conto della necessita di trovare fonti di stabilita. eineliminabile caratteristica di noi stessi, e non una debo-
Ma I'autrice con insistenza afferma che Ia promessa e una Iezza da dominare. Arendt mette in guardia contro ogni
fonte di stabilita per il mondo umano perche Ia <<funzione tentativo di eliminare pluralita e molteplicitit, perche esso
della facolta di promettere e[... lla sola alternativa a una pa-
dronanza affidata al dominio di se stessi e al dominio eser-
citato sugli altri» (ivi, p. 180). La promessa, a differenza del- ti i corpi politici che si fondano su contratti e trattati e che. eliversa·
mente da quelli ehe si fondano sulla sDvranita, lasciano sussistere rim·
Ia padronanza di se 0 autonomia, crea, nello spazio politico prevedibilita delle faccende urnane e l'inattendibilita degli uomini [... J
della sfera pubblica, aree di stabilita limitate e isolate. Di Se Ie promesse perdono anche illoro carattere di isole precarie di eer-
conseguenza essa non pretende I' eccessivo e compl'ensivo tezza in un oee-ano eli incertezza. si dissolve illoro potere vincolante e
dominio di se richiesto dall'autonomia. 1O Secondo Arendt l'edificio si sgretola» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 180). E, ancora una
volta, Arendt fa eeo a Nietzsche: «Un ordinamento giuridico pensato
I'autonomia non ene una forma di liberta ne un ideale che COme sovrano e generale, non come mezzo nella lona tra complessi eli
valga Ia pena di essere perseguito, in quanta il dominio di potenza, rna come mezzo contro ogni lotta in genere L.. J sarebbe un
se non !ascia spazio alla contingenza." principio ostile alla vita, una ,,:-alta che distrugge e dissolve l'uomo, un
attentato al futuro dell'uomo, un segno di stanchezza. un cammino
tOttuoso verso il nulla» (Nietzsche, 1979a, D, p. 11).
prevale la paura de! male. Che cos'e il male? Tre generi di cose: il ca· " Cfr. Arendt 1978b, trad. it. p. 528: «La libert' politica e possibi-
so, l'incertezza, l'improvviso [... J [maJ e possibile una situazione in cui Ie solo nella sfera della plurahta urnana». Proprio perche Arendt con-
ci si sente sicuri. si crede alla legge e alla calcolabilita, in cui la co- cepisce la differenza come un postulato della politica, diffida della
scienza e sazia oitre misura e il gusto del caso. dell'incerto e dell'irn- compassione nella sfera pubblica, perche la compassione. secondo
provviso prorompe come un prurito» (Nietzsche, 1995, p. 1019). lei, eliminala distanza tra Ie persone, e questo «infra» eessenziale per
JO Anche Nietzsche critica l'autonomia perche richiede un control-
la vita politica. In questo si avvicina a Kant, per il quale il rispetto,
10 del se troppo ampio_ Egli sostiene che «"autonomo" cd "etieo" so- espressione del riconoseimento della elistanza che separa ciaselU10 eli
no tennini che si escludono a vicenda» (Nietzsche, 1979a, D, p. 2) e noi dagli a1tri, e l'atteggiamento piiI proprio alla sfera politica. In Vi-
obietta «che in fondo que! mondo [!' eticaJ non si emai piiI liberato di ta activa il debito di Arendt verso Kant emolto evidente. «ll rispetto
un certo qual odore di sangue e di tottura [... J anche ne! vecchio Kant: [: .. ] euna specie di "amicizia" senza intimita e senza vicinanza; e un
l'imperativo categorico sa di crude!t;"> (Nietzsche, 1979a, II, p. 6). . nguardo per la persona dalla distanza che 10 spazio de! mondo mette
JJ Aneora una volta una posizione analoga a questa e rintraeciabile tra noi, e questo riguardo e indipendente dalle quahta che possiamo
nella teoria politica di Arendt: «ll pericolo e il vantaggio inerente a lUt- atnmirare» (ivi, p. 179).

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Identita e differenza
Bonnie Honig

portera inevitabilmente ad «abolire la sfera pubblica stes- parenze quale edato all' uomo come dimora tra una pluralita di
cose, costituiscono anche Ie condizioni stesse per reSlstenza del~
sa» e al «dominio arbitrario di tutti gli altrD> oppure allo rio men tale dell'uomo: tale io non esiste realmente che nella
«scambio del mondo reale con uno immaginario in cui gli dualita (Arendt, 1978b, trad. it. p. 282J. H
altri non esistono».
Arendt, dunque, critica quei filosofi che, quando si trova- Arendt continua ad argomentare: «Questa dualita origi-
no di fronte alla <<natura auronoma» del pensare, volere e nana, per inciso, spiega la ricerca di identita oggi c~si di
giudicare, tentano di neutralizzare la molteplicita interiore moda» (ibid.)." In altre parole, quando penslamo mettlamo
dell'io. <<L'aspetto pio notevole di tutte queste teorie e dot- in mota questa «due-in-uno» del pensiero, rendendo pre-
trine e illoro implicito monismo, la pretesa che L..] dietro sente questa «dualiti! originaria», e quindi vanificando la
l' evidente pluralita delle facolta e delle artitudini dell'uomo, nostra pretesa di un'identita che sia originariamente una.
debba esistere un Uno» (Arendt, 1978b, trad. it. p. 152). Arendt, pero, e convinta che l'identita sia consegwbile, da
A questa proposito il debito di Arendt verso Nietzsche e qui il suo insistere sui fatto che <da moderna crisi d'identitil»
evidente. Ne La volonta di potenZ/1, Nietzsche suggerisce possa essere «risolta». Questo risultato puo ess~re ottenuto:
che «ammettere un soggetto non eforse necessario; forse e sostiene Arendt enigmaticamente, <,{acendo In modo di
altrettanto lecito supporre una molteplicita di soggerti, il cui non essere mai soli e cercando di non pensare maD>. Pro-
gioco d'insieme e la cui lotta stanno alla base del nostro pen- prio perche, secondo Arendt, l'unico momento in cui non
siero e in generale della nostra coscienza [... J Le mie ipote- siamo soli con noi stessi e quindi dispensati dal pensare e
si: il soggetto come molteplicitil» (Nietzsche, 1995, p. 490). quando agiamo nella sfera pubblica. Arendt sembra qui ri-
Per questa ragione quando Jacobitti interpreta il rifiuto badire la sua posizione: l'identita eun prodotto dell' azione.
arendtiano di concepire l'io <<fe!1l1amente a guardia di tut- Jacobitti suggerisce che, durante l'azione, <da "persona"
te Ie capacita mentali, psichiche e fisiche» come una super- che [... J e il soggetto di tutte queste [attivitaJ mentali» si
flua fedelta verso una <<volonta spontanea»" confonde il «disgrega totalmente»." Ma non vi ealcuna disgregazione,
sintomo con la causa. Arendt si rifiuta di avallare una no- in quanta all'inizio non vi era alcuna unitit. L'agente non
zione di soggetto autodeterminantesi, perche anche lei, co- mostra l'io privato nella sfera pubblica, e la sua vita interio-
me Nietzsche, concepisce l'io come molteplice. nse arend- re non visibile. Nella sfera pubblica l'agente semplicemen-
tiano e illoeus di molte lotte e divisioni: tra i bisogni biolo-
gici, psicologici e mentali, tra Ie tre-facolta spirituali, e al-
l'interno di ciascuna delle facolti! spirituali stesse. lliumi- " Cfr. anche Arendt, 1963e, p. 109: '<Lidentita di questa persona
nante a questa proposito e la caratterizzazione che Arendt [I'attore e 10 spettatore [ ... ] contenuti nella stessa persona], diver.:a-
offre della divisione interna della facolta del pensare. mente dall'identita dell'individuo modemo, era formata non da un u-
nicita rna da un costante va~e~vieni di due~in~uno; e questo rnovimen~
Pensare, come giudicare, e un «due-in-uno». Secondo to tro~ava la sua forma piu alta e la sua piu pura attuazione nel dialo-
Arendt: go del pensiero».
l! Va fatto notare che questa «dualita originaria» non el'io m.a la fa~

L'attualizzazione specificamente umana della coscienza come colt. men tale del pensare. Questa facolta non e rhe uno del molt!
dialogo di pensiero fra me e me stesso suggerisce che differen- aspetti di un io originariamente multiplo. Arendt eVldenZIa 1a «dualita
za e a1terita, Ie caratteristiche COS1 salienti del mondo delle ap- originaria» del pensare in questo contesto perche non ~~lo v,uole met-
tere in discussione il concetto di idenrita unmcata e ongmana, rna an-
che la convinzione che l'identita possa essere scoperta attraverso pen~
"Jacobitti, 1988, il capitolo "Arendt's Concept of the Self" e il ca- siero e introspezione.
pitolo condusivo. • Jacobitti, 1988, il capitolo "Arendt's Concept of the Self'.

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[dentita e di/ferenza
Bonnie Honig
venire: "colui che fa" esolo un accessorio inventato dal fare - il
te cessa di essere cosciente di se stesso come essere pen- fare etutto (Nietzsche, 1979a, I, p. 13).
sante, in quanto cessa di essere «consapevole delle facolta
della mente e della loro riflessivita solo finche dura la loro Arendt e d' accordo con Nietzsche: non vi e alcuna es-
attivitID). Esse spariscono non appena <ill mondo reale ri- senza del soggetto, alcuna unita data che attende di essere
tomi a imporre se stesSO» (ivi, p. 158). scoperta 0 realizzata. «Non c'e "essere" dietro l'agin5). E,
Sicuramente l' entrata nella sfera pubblica e il primo pas- come Nietzsche, Arendt e convinta che dovremmo assu-
so dell'io verso il raggiungimento di un'identita. nse che ri- mere un atteggiamento artistico verso la nostra stessa mol-
nasce entrando nello spazio pubblico, ottiene un'identita teplicita. Secondo Arendt agire e la nostra arte e l'identita e
attraverso l'azione, attraverso <<.l'inizio spontaneo di qual- il compenso per una performance virtuosistica."
cosa di nuovo» (Arendt, 1958a, trad. it. pp. 171-172). Secondo la visione di Arendt, l'io multiplo non abban-
La volonta e la leva trice di questa seconda nascita. In dona mai la sfera privata. Nella sfera pubblica vi esolo l'a-
qualita di «organo della spontaneitID) permette all'io di agi- zione, in quanto li <<il fare e tuttO». Per rimanere con Nietz-
re spontaneamente, liberandolo dal determinismo della sfe- sche, l' attore non e «qualcosa di dato». Finche non agisce
ra privata. Da questo punto di vista l' aderenza di Arendt a e privo di identitii. 1'attore 0 eroe e<<Un che di immagina-
una concezione della volonta come facolta autonoma non to in aggiunta, di posto sullo sfondo» (Nietzsche, 1995, p.
sembra contrastare con il suo «concetto coerente di io 0 481). Secondo Arendt, questa invenzione e opera degli
personID)." AI contrario, la volonta e l' agente produttivo di spettatori che creano e mettono in relazione la storia all'at-
questo io, un io che non e definito come multiplo rna come tore. «Questa identita immutabile della persona, benche si
unitario e intero. n momentaneo coinvolgimento nell' azio- dischiuda intangibilmente nell' atto e nel discorso, diventa
ne e nella sfera pubblica garantisce all'agente un'identita tangibile solo nella biografia dell' attore 0 dell' oratore»
stabile e costante, custodita per sempre nelle storie che nar- (Arendt, 1958a, trad. it. p. 141). Quindi il «se che si mo-
reranno l'impresa. Come fa notare George Kateb: <<Lazio- stra» non e, come sostiene Jacobitti, «determinato dalla vo-
ne politica conferisce coerenza all'io e aile sue esperienze. lonta autonOmID), rna semplicemente nasce da questa. 1'at-
Questa coerenza redime. l'atte narrativa, drammatica 0 tore non e determinato «da cio che gli altri pensano»." 1'at-
poetica, rende perfetta tale coerenZID) (Kateb, 1983, p. 8). tore semplicemente fa affidamento sugli spettatori perche
1'identita dell'agente scaturisce dal suo agire, l'azione e pri- garantiscano un significato e un'identita a lui stesso e aile
vilegiata rispetto all'agente. - sue azioni, portando testimonianza delle sue imprese.
Nella Genealogia della morale, Nietzsche mette in discus-
sione la tradizionale visione pratica e teorica dell' azione: Senza spettatori il mondo sarebbe imperfetto; il panecipante,
assorbito com' e da singoli particolari, incalzato da occupazioni
solo la seduzione dellinguaggio L.. J che intende e fraintende urgenti, non puo percepire come tutte Ie case particolari del
ogni agire come condizionato da un agente, da un "soggetto", mondo e ogni azione particolare nella sfera degli affari umani si
puo far apparire la cosa satta una luce diversa [... J la moralit' accordino reciprocamente e producano un'annonia, che, in se,
popolare separa la forza dalle manifestazioni della forza, come non si offre alla percezione dei sensi, e tale invisibile nel visibile
se aI di I. del fane esistesse un sostrato differente, il quale sa-
rebbe Iibero di manifestare a no la forza. Ma un tale sostrata
non esiste, non esiste nessun "essere" dietro il fare,l'agire, il eIi- " Su come Nietzsche vede I'approccio alla molteplicit•. dr. 1995,
pp. 912. 928, 966, 1049. 1050 e 1979b pp. 299, 355 e soprattutto
- - -- - - -------- - - --- ------- - -----_. 290.
"Jacobitti.1988. il capitola "Arendt's Coricept of the Sell".
"Jacobitti, 1988, il capitola candusiva.

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198
Bonnie Honig [den lila e di/ferenza

resterebbe per serupre ignoto se non ci fossero spettatori che 10 tore, rna questi non e mai «autore 0 produttore». La sua
eontemplassero, l' arnrnirassero, rettifieassero i raeeonti e Ii vol- storia e la sua identitil sono di proprieta della comunitil, in
gessero in parole (Arendt, 1978b, trad. it. p. 220." quanta ,J'essenza di chi qualcuno e.> non puo essere «reifi-
cata» da lui stesso. Questo sembra essere in accordo con
J acobitti suggerisce che la nozione arendtiana di agire Ii- una visione dell'io come molteplicita, una visione che privi-
bero sia minacciata dalla stessa pretesa fOllnulata da Arendt legia l'azione sull' attore, che insiste sull'identitil come pro-
secondo cui l'attore <<tlon epadrone di se stesso, non e L.. l dotto, non condizione, dell' azione, che rifiuta di identifica-
autonomo: egli deve condursi in confonnita a cio che gIi re la liberta con I' autonomia, che fomisce agli spettatori un
spettatori si aspettano da hID>.'1 Ma questa aspetto ein ac- punto di vista privilegiato da cui I'azione puo essere testi-
cordo con la critica di Arendt allegame tra autonomia e Ii- moniata completamente, che assegna loro il compito di im-
berta." Che l'azione risulti comprensibile per gIi spettatori mortalare l'evento trasfollllandolo in una storia.
non e una qualificazione della liberta dell'azione, rna una Questi aspetti, pur controversi, della prospettiva arend-
condizione della sua significativita e intelligibilita." Arendt, tiana, sono, a mio avviso, pili vitali, potenti e fondamenta-
in tutte Ie sue opere, ritiene che il significato dell' azione Ii aII'interno di tale prospettiva, di quelli cheJacobitti vuo-
venga esaUllto dalla sua forza rivelatrice. E ,<il verdetto fi- Ie salvare. Questi elementi, assieme ad altre basilari carat-
nale del successo 0 del fiasco e nelle L.. l mani [degli spet- teristiche del pensiero arendtiano, non sopravvivono alia
tatoril» (ivi, p. 178). Quindi anche nella sfera pubblica, do- revisione di Jacobitti, che implica la nozione di un se pili
ve e presente un io coerente e definito, non troviamo mai forte, pili permanente e capace di autodeterminarsi. La
un io in grado di autodetertninarsi. Le storie rivelano un at- metafora della seconda nascita mette chiaramente in evi-
denza come la distinzione operata da Arendt tra pubblico
.fO Si veda: <<Di che cosa dobbiamo serbare gratitudine. Soltanto gli ar- e privato postuli un io discontinuo. La revisione di J aco-
tisti, e specialmente quelli di teatro~ hanno dato agli uomini oecm per bitti mette a repentaglio questa discontinuita sollevando la
udire e vedere, con un eeno piaeere~ cio che ciascuno ein se stesso, cio volonta dalla sua funzione di «organo della spontaneita».
che in se stesso ha vissuto e vuole: soltanto costoro ci hanno insegna- Secondo questa versione riveduta, la volonta si Iimita a «ri-
to ad apprezzare l'eroe che si cela in ognuno eli questi uomini di tutti
i giomi. nonche l'ane di poter fissare in noi stessi di lontano e quasi specchiare» il «carattere dell'io»," in quanto I'identitil e
fossuno semplificati e trasfigurati, degli eroi -1' arte di "comparire sul- concepita come data e non come qualcosa che puo essere
la ribalta" in faccia a noi medesimi. Soltanto in tal modo c~e dato eli ti- ottenuto in alternativa. Rafforzare I'io va a scapito sia del-
rar di lungo davanti ad alcuni ignobili dettagli che sono in noi!» Ia contingenza del mondo umano, cosl valorizzata da
(Nietzsche, 1979b, p. 78).
" Jacobitti, 1988, il capitolo "Arendt's Concept of the Self' dove Arendt, sia della possibilita di introdurre nel mondo la no-
I'autrice cita Arendt, 1978b, trad. it. p. 178. vita. Le azioni intraprese da un io che e a capo di tutte Ie
4l «Se fosse vero che 1a sovranita e la libena si identificano. allora sue facoltil possono sl fallire, rna non sarebbero impreve-
nessun uomo potrebbe essere hbero, perche la sovranita, I'ideale di dibili nel senso arendtiano del termine. Inoltre, insistendo
non compromettere l'autosuffidenza e la padronanza di sc, e in con- su un soggetto fOite in grado di controllare se stesso e Ie
traddizione con la condizione della plurahta L.. Jsolo con I'adozione di
un solo dio L.. J sovranita e hberta possono identificarsi» (Arendt, proprie azioni, si dovd insistere anche sulla responsabiliz-
1958a, trad. it. p. 173). zazione verso Ie azioni stesse. L'unicita dell'azione, un
~I Arendt afferma che «il nostro senso di una realta inequivocabile aspetto decisivo della posizione arendtiana, viene quindi
e COSI legato alla presenza degli altri che non possiamo mai essere si-
curi di qualehe cosa ehe sia conosciuta 5010 da noi e da nessun altro»
(Arendt, 1963e, p. 103). Cfr. Arendt, 1978b, trad. it. pp. 99-100 e
Arendt, 1958a, trad. it. p. 44. .. }acobitti, 1988, il capitolo conclusivo.

200 201
Bonnie Honig
!dentitii e diflerenza
compromessa dal fatto che e passibile di giudizio morale,
di io che 10 trasformi in un soggetto in grado di autodeter-
che vengono ristabiliti il primato del soggetto e una sorta
minarsi, e proprio perche una revisione di questo tipo com-
di linearid interiore. La provocazione maggiore alia revi-
porta molti pili problemi di quanti ne possa risolvere, c'e
sione di J acobitti viene dalla perspicace caratterizzazione
arendtiana dell'autonomia come dominio di se. Questa
idea di auto-governo, secondo Arendt, distrugge la plura-
Iita interiore e la differenza, che sono condizioni dell'azio- tolo "Arendt's Concept of the Self'). Jacobitti attribuisce molta im-
portanza all'espressione (<i.o durevole», corne Elizabeth YOlUlg-Bruehl
ne alia stessa stregua della pluralita e della differenza nel (1982, pp. 283-284), rna questa attribuzione e sbagliata. Non bisogna
mondo umano delle apparenze. dimenticare che "Velere" estate concepito come una stona delle tco-
rie 0, per la maggior parte, dei fraintendimenti. della volonta. L'acce-
In conclusione, dunque, Ie critiche di Jacobitti ad Arendt zione per cui la volonta e vista come la creatrice dd carattere dell'io
portano inevitabilmente a questa denuncia grave e proble- viene citata da Arendt corne esempio di lUlO di questi fraintendimen-
matica: Arendt, nel tentativo di salvarlo, ha condannato I'a- ti. La frase che inizia con «crea il carattere dell'io)} continua cosi: <<Ab-
biamo potuto aIIora interpretarlo come L.. J la fonte dell'identitii spe-
gire umano in quanta tale. Di conseguenza e impossibile cifica della persona>' (Arendt, 1978b, trad. it. p. 523). ,<Abbiamo po·
per J acobitti «costruire con profitto» a partire dagli ele- tute interpretarlo» sta a indicare non Arendt rna il modo in cui altri
menti del corpus arendtiano. In verita, proprio perche in [,hanno interpretato nella storia della filosolia. Edegno eli nota anche
nessun luogo Arendt" auspica una revisione della nozione il fatto che questo passaggio appare solo dopo che Arendt, come al so·
lito, ha reso manifeste Ie sue perplessitii riguardo ai filosofi: ,<Ogni /i-
loso/ia della Volonta e concepita e articolata non da uomini d'mone,
rna da filosofi, i "pensatori di professione" di Kant>, (ivi, p. 522). Si ve-
o A sostegno della sua tesi per cui «si possono trovare accenni a [Wl da anche, a questo proposito, la critica eli Arendt aJ.S. Mill e al suo ri-
concetto forte dell'] io in Arenot e che, in realta, 11 volte lei stessa cer- farsi a quello che lei chiama ,do durevole>, (ivi, pp. 415-416). Questa
ca eli svlluppare», Jacobitti cita la caratterizzazione eli Arendt della lettura esostenuta da lUl passaggio nd capitolo "Pensare" che chiara-
«persona corne "chi" che si rivela durante una vita di azioru e discor- mente si riferisce al passaggio appena citato. Dopo aver delineato il
si, un "chi" che econosciuto meglio dagli altri che non da se stesso. reo percorso che intende seguire nd tracciare una storia della volonta,
roe eli una storia eli vita, che eanche qualcosa eli piiI eli specifiche azio· Arendt afferma: «Allo stesso tempo intendo seguire quell' evoluzione
ni e parole» (Jacobitti, 1988, il capitolo conclusivo). Ma comeJacobit. parallela della storia della Volont. secondo cui la volizione e la capa-
ti fa notare, questa eun «chi [... J conosciuto meglio dagli altri che non cita interiore grazie alla quale gli uomini deciJono "chi" saranno, can
oa se stesso». Secondo Arendt, quindi, questa «chi» puo essere il sog- quali fattezze desiderano mostrarsi nel rnondo delle apparenze. In al-
gt:tto di una «biografiID>, rna mai di una autpbiografia. Questo «chi» tre parole, la volonta, che ha a che fare non con oggetti, rna con pro-
non eun «io che si autaJetenninID>, rna un io la cui storia (e quindi l'i- getti, crea in un cefto senso la persona che puo essere biasimata 0 10-
dentita) e in mani altrui. Se questa io e «anche qualcosa ill piu di spe- data. comunque ritenuta responsabile non delle sue azioni soltanto,
ciHche azioni e parole», e perche estato trasformato <<nell'eroe ill una rna di tutto il suo "Essere", dd suo carattere. Le concezioru maooste
storia ill vita» dagli spettatori. E, per essere pill predsi, questo io edi- ed esistenzialiste, che giuocano un ruolo tanto notevole nd pensiero
scontinuo. L'azione e costitutivarnente episodica e ogni episodio rico- del XX secolo e pretendono che ['uomo sia il produttore e l'artefice eli
mincia da capo. indipendenternente da azioni e rivelazioni preceden- se stesso, riposano su tali esperienze, anche se e palese che nessuno si
ri. Proprio perche ogni esercizio di auto-rivelazione eunico e irripeti- e"fatto" da solo 0 ha "prodotto" ]a propria esistenza; si tratta. credo,
bile, lUl io me si e rivelato in precedenza non e in grado di prevedere dell'u1tima delle fallacie rnetafisiche» (ivi, pp. 309-310). Basandosi
"chi" rivdera nella prossirna azione. Anche per quc---sta ragione l'azio- esdusivamente sulla seconda frase di questa passaggio, Jacobitti after-
ne comporta sempre un rischio. Jacobitti continua sostenendo che rna che Arendt «segue la tradizione sostenendo che proprio perche la
Arendt accenna a un concetto forte del se quando afferma: «Proprio volonta equella facolra grazie alia quale siarno liberi e agiarno, in virtU
come il pensare prepara l'io al ruolo ill spettatore, cosl il volere 10 pIa· di essa dobbiarno essere ritenuci responsabili e moralmente consape-
sma in un "io durevole", che orienta tutti i particolari atti di volizione» voJi" (Jacobitti, 1988, il capitolo "Arendt's Concept of the Will"). Se-
(Arendt, 1978b, trad. it. pp. 522·523, citato daJacobitti, 1988, il capi· condo la mia lettura. invece, Arendt non caldeggia questa posizione.
anzi la contrasta can decisione.

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Bonnie Honig

bisogIlO di rifo~ulare i termini della discussione. Nel sag-


gIO di J~CObIttl sono presenti in nuce gli elementi per un
Note arendtiane sulla caverna eli Platone
lunge ~ unportante dibattito sui temi del se, dell'identita e di Adriana Cavarero
dell'azlone. In questa dibartito, pero,Jacobitti deve figura-
re come I'awersario di Arendt, non come il suo alIeato.

Traduzione di Olivia Guaraldo

C'I: un affresco di Vasari 1 che allude obliquamente alia ca-


vema di Platone. Un uomo sta seduto nello spazio che si
apre tra la fiamma di un braciere, che arde alIe sue spalle, e
la parete di fronte, su cui si proietta la sua ombra. l'affre-
sea si chiama r:invenvone del disegno: l'uomo I: un artista,
e segue con la matita il profllo dell' ombra tracciandone la
figura sulla parete. n meccanismo della proiezione gli con-
sente di fungere, al contempo, da soggetto e oggetto della
propria rappresentazione. Egli produce e riproduce la pro-
pria inImagine. Fissa sulla parete il profllo di un'ombra che
edestinata presto a sparire: qualora, per esempio, egli si al-
zi, si volti e lasci la stanza.
La situazione nella caverna platonica eovviamente mol-
to pili complessa. Gli uomini seduti sono molti e sono tut-
ti prigionieri. Legati in modo che non possano muovere
neppure la testa, come sottolinea acutamente Hannah
Arendt, essi sono costretti a una sola attivid: il vedere. AIle
- loro spalle c'l: un muretto dietro al quale passano altri uo-
mini che si muovono in flla e portano sulle spalle delle sta-
tuette, simulacri. Dietro ancora c'l: un fuoco acceso, la cui
luce proietta Ie ombre dei simulacri sul fondo della caver-
na. Catturati in un meccanismo rappresentativo di cui nul-
la sanno, i prigionieri vedono ombre mobili sulla parete
della caverna che sta 101'0 di fronte. Vedono I'ombra dei si-
mulacri e la propria. Quel che I: certo I: che essi sono spet-
tatori coatti, non artisti. l' artista I: Platone.
E meglio dido subito: si tratta di un artista particolar-
mente duttile e alquanto ambiguo. Narratore di miti e pit-
tore di costituzioni (persino poeta, a quanta pare) egli ar-
.--~.--------------~

, G. Vasari, L'z'lVenzione del dzsegno, Casa Vasari, Firenze.

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Adriana Cavarero Note arendtiane sulla caverna di Platone

gomenta a dovizia la sua condanna di narratori, pittori e della filosofia. La periagoge tes psyches genera dunque la
poeti. Li accusa, notoriamente, di non essere dei tecnici struttura oppositiva entro cui si muovono i rovesciamenti
bensi degli illusionisti: meri creatori di immagini. Con tut- successivi operati dai vari filosofi. Come in un gioco al-
ta evidenza, la narrazione della caverna rientra pero tra Ie quanto prevedibile, il sistema oppositivo costituito dal ro-
creazioni pili fantastiche di quest' arte. vesciamento platonico funziona da motore e da scenario in-
discusso delle loro operazioni di ribaltamento. Luce e oscu-
Anticipando di parecchi secoli il narcisismo artistico rita, verita e falsita, essenza e apparenza, spirito e materia
esemplificato da Vasari, nel racconto della caverna Platone diventano i poli di un pensare per opposizioni che passa al-
rappresenta soprattutto se stesso: il filosofo. n prigioniero Ia tradizione come naturale. Altrettanto passa alia tradizio-
che si scioglie dai lacci e lascia il mondo delle ombre per sa- ne I'atto del rovesciamento: il quale epero OllUai un gesto
lire al mondo luminoso delle idee eappunto il filosofo. Con consentito, anzi, suggerito, che si limita a ribaltare «opposti
un rivolgimento di tutta I' anima, la celebre periagoge tes prefabbricati» (ivi, p. 65).
psyches, egli volta Ie spalle al regno delle apparenze e rag- In fondo ePlatone stesso a entrare per primo nel gioco
gtunge quel regno delle vere essenze che e sempre stato la da lui inaugurato. Nel corso del racconto, la periagoge tes
sua patria, che esempre stato illuogo dalla cui prospettiva, psyches viene infatti rimessa in scena nella forma di una se-
attraverso la voce di Socrate, Platone racconta. conda inversione. Dopo aver visto il sole, !'idea del bene,
Questo nota artilicio da ventriloquo fmi~ce per confon- ossia I'idea che illumina con la sua luce il regno delle idee,
dere, qui pili che altrove, la trama della storia. Per alcuni il filosofo fa di nuovo un mezzo giro su se stesso e torna
versi, il protagonista del racconto e esplicitamente Socra- gili, nel buio della caverna. Egli lascia <<il regno delle es-
teo Per altri versi, assai pili convincenti anche se nascosti, e senze immutabili, tornando a muoversi in queUo delle co-
invece Platone. Nella sua trama essenziale, il racconto si se periture e degli uomini mortaJi,> (ivi, p. 64). La distin-
presenta come una sorta di autobiografia immaginaria zione tra i due mondi continua a essere segnata da un'in-
creata a posterion' dal filosofo che contempla Ie idee. Vie- versione dello sguardo e tutti questi ribaltamenti, nota
ne quasi il sospetto che la scena della caverna, lungi dal Hannah Arendt, <<implicano una perdita dell'orientamen-
rappresentare il mondo ordinario che il filosofo lascia, rap- to e della facoltii dei sensi» (ivi, p. 64). La maggiore soffe-
presenti piuttosto il mondo ordinario cosi come il filosofo renza tocca ovviamente agli occhi: che passano dalla pe-
contemplatore se 10 immagina: norr avendolo mai potuto nombra alia luce abbagliante e viceversa, a seconda della
vedere perche gli ha da sempre voltato Ie spalle. Resta il direzione. In questo passaggio si inscrive, sintomaticamen-
fatto che, in perfetto spirito platonico, la distinzione «tra te, anche il transito ontologico da un regno di parvenze
un mondo di parvenze, di ombre, e il mondo delle idee materiali, visibili con gli occhi del corpo, a un regno di es-
eternamente vere» (Arendt, 1961a, trad. it. pp. 65-66) si senze immateriali, contemplabili con gli occhi dell'anima.
configura, nel racconto, nei termini di una opposizione Con un tocco artistico magistrale, la metafora platonica
che corrisponde a cio che il filosofo colloca dietro 0 da- dello sguardo provoca I' esautorazione della facoltii corpo-
vanti a se. n rovesciamento del suo sguardo dall'uno al- rea che I' alimenta.
l' altro polo, crea la struttura. '
Si tratta, secondo Hannah Arendt, di un rovesciamento l'artista Platone sa come disporre Ie luci di scena. Par-
primano che istituisce la tradizione filosofica del «pensare in tendo da un mondo tenebroso, popolato solo da ombre,
termini di opposizione» (ivi, p. 63) e funge da modello per tutto il racconto si proietta, per stadi progressivi, verso la
tutti i rovesciamenti che, da qui in poi, popolano la storia sorgente luminosa: prima il fuoco, analogon del sole, infme

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Adriana Cavarero Note arendtfane sulla ctlverna di Pta/one

il sole. stesso. Ovviamente il disegno logico e ontologico umana. n suo punto di vista, alia lettera, orienta il Fuoco
che informa il racconto procede in direzione inversa alia prospettico su cui si sviluppa rutta la trama di un racconto
sua narrazione. Le ombre medesime sono infatti un pro- che incomincia da una strana sala di proiezione in cui sie-
dotto della luce. Esse dipendono dal Fuoco acceso, il quale dono ancor pill strani spettatori.
dipende dal sole come vera e unica origine della luce in Ogni stranezza ha i suoi costi in termini di attificio. Per
quanto tale. n sole viene per primo: fin dall'inizio, il rac- atruare questa messa in scena ci vogliono degli artisti di gio-
conto 10 pre-vede. Senza la grammatica del vedere, e la chi di luce, degli esperti nell' arte di proiettare ombre. Ben
Fonte luminosa su cui si incentra, il mito della cavema non nascosti dietro un muretto e muovendo i loro simulacri en-
tiene. A partire dallessico che chiama "Ie cose che sono" tro il fascio di luce, essi creano illusioni e fanno credere agli
zdee,' Platone non puo parlare di filosofia se non in termi- spettatori che quello delle ombre sia il mondo vero. Invece,
ni di visione. il mondo vero e un altro e sta all' estremita opposta, tanto
Nella stessa Repubblica abbondano gli esempi. n filo- quanto la verita dell'essere sta opposta all'illusorietil del-
sofo e colui che gode di vista pill acuta e rivolge il suo I'apparire. Generata dalla periagoge tes psyches, la struttura
sguardo a cio che e pill luminoso. Gli altri sono come cie- oppositiva definisce il mondo ordinario, il mondo comune
chi che brancolano nelle tenebre (Repubblica, 484 cod). in cui gli uomini nascono, vivono e muoiono, come un
Qui come altrove, la filosofia consiste per Platone nella mondo di apparenze che sono mere parvenze. I creatori di
contemplazione delle idee. Qui pi" che altrove, il noein in tali parvenze non sono dei tecnici in senso proprio, bensl
quanto puro pensiero e un ultramondano contemplare, un appunto degli illusionisti che ricorrono a una pratica da
theorein. n guaio e, come sottolinea Hannah Arendt, che ciarlatani. Com'e noto, essi appartengono, per Platone, a
il filosofo non si limita a identificarsi nei suoi .esercizi con- un ampio catalogo che annovera pittori, scultori, poeti e so-
templativi di essenze imrnutabili ed eteme. Egli decide che fisti. Si tratta di gente che, in modi diversi, abita il mondo
la contemplazione e I' attivita umana per eccellenza e la delle. apparenze e fa dell'illusionismo un mestiere. Platone
adotta come misura dell'umanita degli uomini in generale. si serve qui della loro arte menzognera precisamente per
Vedere, piuttosto che agire, e cio che, per Platone, rende mettere in scena questa mondo.
umani gli uomini. Come gia preannunciato, egli e un artista assai duttile e
Si comincia cosl a chiarire uno dei tanti elementi bizzar- straordinariamente ambiguo. Pur preoccupandosi di teo-
ri del racconto, ossia il fatto che Platone descriva «gli abi- rizzare la differenza tra i due contrapposti rami dell' arte,
tatori della cavema come se fossero essi pure intenti solo al quella illusionistica e insipiente dei creatori di imrnagini e
"vedere"» (ivi, p. 158). Ben saldo nella posizione che iden- quella della fabbricazione che, sul modello dell' opera e del
tifica il filosofare con il contemplare, il filosofo sfoggia una sapere specifico degli attigiani, prende il nome di techne,
coerenza estrema. Decide che gli abitatori di un mondo il Platone eccelle in ambedue. Della sua capacita di prodi-
quale viene da lui descritto in termini di parvenze e di om- garsi, non solo nella creazione artistica di imrnagini, rna an-
bre, «sono uomini solo in quanta anch'essi vogliono vede- che nell' arte tecnica fomisce testimonianza la stessa Repub-
re» (ivi, p. 159): sono spettatori di ombre tanto quanta il fi- Mea. La "citta migliore", che sta al suo centro, si presenta
losofo e spettatore di idee. n presupposto «che l'uomo sia infatti come I'opera genuina del filosofo. Castruita secondo
umano in quanto posseduto dall'urgenza del vedere» (ivi, Ie regole dell' alte che pettiene ai tecnici, essa e il capolavo-
p. 159) conferma il filosofo come campione dell'eccellenza ro politico di Platone.

'Com'" noto, il termine ,dea denv. dal verbo ,<kin, vedere. ncontemplatore di idee e infatti anche un artista politi-
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Adriana Cavarero Note arend/iane sulla caverna di Ptatone

co, un pittore di costituzioni (politeion 'l.ographos) (Repub- che ealesthaton e phanerotaton sta ormai al centro della vi-
blica, 50Ic): egli disegna I'orcline giusto della citta rnigliore. sione. Ci si aspetterebbe dunque che il suo nome evocasse
Per quanta si riferisca ambiguamente all' arte dei pittori, il il bello: e invece si tratta dell'idea del bene.
suo operare non corrisponde perc alia loro pratica illusio- n e
bello infatti <<molto pill adatto del bene per esprime-
nistica bens! prende appunto a modello Ie tecniche di fab- re !'idea suprema» (ivi, p. 156). Grecamente, il bello riluce
bricazione (efr. Arendt, 1958, trad. it. pp. 166-167), I'arte del. suo smagliante splendore. n bello appattiene per defi-
produttiva che pettiene ai tecnici. IllZlone alia sfera dello sguardo. Tant' e vero che, in molte
Visto che sono umani, anche i teOOci incentrano ovvia- pagine di Platone, eproprio I'idea del bello la meta ultima,
mente la loro opera sull' attivitil fondamentale del vedere, suprema, esc\usiva, degli occhi dell' anima. Poiche anche il
secondo Platone. Guardano, per esempio, alI'idea di letto racconto della caverna costruisce il suo asse sul rivolgimen-
e poi costruiscono letti secondo Ie misure e Ie proporzioni to dello sguardo, I'idea del bello funzionerebbe dunque al-
che !'idea di letto rende evidenti (Repubblica, 596 b). n fi- Ia perfezione. Essa perc non giustificherebbe affatto il ri-
losofo fa altrettanto, rna Ie sue visioni e, di conseguenza, Ie tome del filosofo nell' oscuritil del mondo di sotto. Perche
sue costmzioni sono di ben altra ampiezza. egli ritomi gill, occorre che !'idea del bello lasci spazio alI'i-
Egli guarda infatti all' ordine stesso di tutte Ie idee, alia to- dea del bene
talitil dell' essere, e costruisce un ordine politico che il pill I..:idea del bello, nota appunto Hannah Arendt viene
possibile gli corrisponda. COS! facendo, assume diretta- rimpiazzata da quella del bene «perche in greco "buono"
mente Ie idee come criteri della sua costmzione politi ca. equivale sempre a "buono a qualcosa", "idoneo"» (ivi, p.
Poiche egli eI'unico a contemplare il mondo delle idee nel- 157). Contemplata I'idea del bene, il filosofo si gira un'al-
la sua interezza, e anche I'unico a conoscere questi criteri. tra volta e toma nella cavern a per governare coloro che la
Divenuto esperto, in seguito alIe sue visioni, dei criteri che abitano con criteri "idonei". L'operazione sembra perfet-
concernono la politica, il filosofo si mette alI'opera: co- t~. La verita delle. idee, assolutamente evzdente poiche in
struisce la citta migliore e la governa. Applicato al filosofo, plena luce, garantIsce la bonta di questi criteri. I..: aver visto
il modello delle temiche fa del contemplatore un costrut- con occhi puri tanta evidenza, garantisce al filosofo la qua-
tore dell'ordine politico giusto. I..:economia dello sguardo lita di esperto.
diventa filosofia politica. nsuo ritorno nel mondo di sotto si rivela tuttavia un in-
Secondo Hannah Arendt, solo questa trasfolIuazione succes~o. Gli abitatori della cavema non gli prestano ascol-
delle idee in criteri spiega perche il filosofo si giri un'altra to, anzr, 10 den dono. Intenti a contemplare ombre da tutta
volta e tomi di nuovo gill, nel mondo della caverna (ivi, pp. una vita, essi non possono credere al mondo di luce di cui
152-60). Solo il passaggio dallo sguardo contemplativo al- racconta. La fme della vicenda apre cos!la scena per I'ulti-
I' opera politica giustifica il secondo rovesciamento. m? gesto tragico. Pill incauto che disperato, il filosofo scio-
Perche infatti il filosofo dovrebbe tornare? Per I' econo- glie dar ceppi i prigionieri: ed essi 10 uccidono.
mia dello sguardo tutto sarebbe, in fondo, gia perfetto. n . Qu:ucosa dunque, nel ritorno, non funziona: I'opera po-
mondo delle apparenze elontano, dietro Ie spalle, alI'estre- liuca e znappllcabzle al mondo della caverna. I..: artista Plato-
mita opposta. Liberatosi dalle sue ombre, com' era pre-vi- ne ha creato un'immagine che respinge la sua opera.
sto, il filosofo ha ora raggiunto la sua meta: egli contempla
Ie idee e felicemente si appaesa alia luminositil delloro ri- ~ ~ostr:uttore della citta migliore, il teOOco dell'opera
splendere. Tale risplendere arriva a loro dalla luce dell'idea poliu~a, Sl era del resto, e sin dall'inizio, ambiguamente an-
suprema che di tutte ela pill vera e la pill splendente. Cio nunclato come un pittore di costituzioni, ossia come un il-

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Adriano Cavarero Note arend/jane sulla caverna di PIa/one

lusionista. Nell'artista Platone c'e appunto una sorta di pa- gannano con I'arte illusionistica dei loro discorsi e il cui tri-
radossale ambiguita, sorprendentemente trascurata da bunale ha mandato a morte Socrate. In tal senso, pili che
Hannah Arendt, che merita ancora una volta di essere sot- rappresentare il mondo della percezione sensibile, essa
tolineata. Da un lato, egli ricorre alI'arte come attivita tec- rappresenta un determinato mondo politico: il mondo del-
nica quando trae dalla sua contemplazione delle idee i cri- la polis democratica, in mana ai demagoghi, che Platone
teri idonei (Ie buone regole) per costruire la citta migliore e disprezza.
per govemarla. Da un altro lato, egli si serve dell' arte come Si spiega cosl quello strano meccanismo di proiezione
pratica illusionistica non solo quando dipinge costiruzioni che utilizza simulacri e inganna i prigionieri nutrendo i 10-
rna soprattutto quando crea immagini /antastiche carican- ro sguardi di ombre. Alla manovra di questa teatro di ma-
dole per di pili di una funzione alIegorica. E il caso della rionette ci sono appunto soprattutto i sofisti. Ma altri cele-
cavema. Essa rappresenta innanzirutto il mondo: rna 10 fa bri produttori di apparenze (come Omero e gli arristi, in
in molti sensi e sotto diversi aspetti. generale, in quanta musict) prendono parte alI'impresa.
Sotto un certo aspetto, la cavema e infatti il mondo 01'- Manipolatori di anime e cattivi educatori, rutti insieme essi
dinario della percezione sensibile che, per Platone, non collaborano a trattenere gli ateniesi nella falsita e nell'igno-
coglie che apparenze, mere parvenze, ombre. In tal sen- ranza. E si spiega anche, ovviamente, la tragica fine del rac-
so, essa rappresenta il mondo della sensibilita corporea conto: Socrate ha tentato di sciogliere gli ateniesi dalle ca-
che il filosofo abbandona per andare ad abitare nel mon- tene dell'inganno, e 101'0 l'hanno ucciso.
do vero delle idee che si contempla con il puro pensiero. Secondo Hannah Arendt, c'e comunque un ulteriore
Gia annunciata da Parmenide, I'inversione di realta che aspetto per cui la cavema rappresenta il mondo politico.
consegue a questo gesto pone come vero e reale il mon- Non si tratta in questa caso dell'Atene corrotta narrata dal
do del puro pensiero e come falso e irreale il mondo in punto di vista di Platone bensl, pili in generale, di quella
cui gli uomini vivono in came e ossa. Propriamente par- «sfera degli affari umani» (ibid.) che si incentra sulla facolta
lando, infatti, i contemplatori di idee non hanno came e dell'azione emerita genuinamente il nome di politica. Ca-
ossa: essi se Ii lasciano aile spalle, insieme a quel mondo tegoria centrale della speculazione politica arendtiana, tale
di parvenze che non abitano pili con la mente rna solo sfera e il mondo comune in cui gli uornini stanno in rela-
con il corpo. zione tra loro come una pluralita di esseri unici e agiscono
Si spiega cosl quella celebre idel}tificazione della filosofia uno al cospetto dell'altro in uno spazio condiviso.' Secon-
con la morte che Platone descrive pili volte e consegna per do Arendt, in Grecia ci sono ampie testimonianze di uno
sempre alia tradizione.' Come sottolinea Hannah Arendt, si spazio politico cosl inteso. Esso viene gia annunciato dai
tratta di un'identificazione alquanto owia. nfilosofo e mor- protagonisti dell' epica omerica e trova poi piena attuazione
to per il mondo, e tale appare agli altri, proprio perche e an- nell'agora della polis democratica. Nel suo aspetto politico,
dato ad abitare altrove, nel regno del pensiero, in un altro la <<sfera degli affari umani» consiste essenzialmente in un
mondo. Egli e un morto in vita che aspetta di lasciare defi- intreccio plurale di atti e parole che appartengono alI'at-
nitivamente il mondo dei vivi.
Sotto un secondo aspetto, tuttavia, la cavema e anche un -----------------------------------
luogo preciso del mondo. Essa e I'Atene che i sofisti in- e
• Questo originale concetto di politica illustrato da Hannah
Arendt soprattulto nd capitolo V di Vild dclivd, ([958.), e nd sag-
glo "Sulla violenz.", in Polztzcd e menzognd (Arendt, 1972.), Per
, Cfr. Arendt, 1987b, trad. it. pp. 16255.; e Cavarero, 1990, pp. un'ampia trattazione rimando all'ottimo studio di Forti, 1994, pp.
45-52. 273-330.

-- 212 213
Adriana Cavarero
Note arendtiane sulfa caverna di Platone
tuaiitiI del contesto spaziale e temporale in cui accadono. I
bio legittimo sui fatto che essa corrispon~h dawero al ri-
loro effetti non si possono ne prevedere ne controllare. La
torno di Platone nella cavema, tuttaVla, nmane. Non solo
facold dell'azione e iI mondo politico che essa ingenera so-
perche tale ritomo sfocia in un omicidio, rna soprattutto
no costitutivamente caratterizzati dalla fragilid e dal ri-
perche, comunque la si intenda e anche al di ~iI della defi-
schio: caratteri che gIi eroi omerici, appunto, incamano e
nizione arendtiana, <Ja sfera degli affari umanD> assomlglia
che continuano a defmire I' eccellenza umana anche per 1
ben poco alla cavema immaginata. da Platon~. Ci s~mo
cittadini della polis. .
troppi trucchi, mistificazioni, laccl e mar~h,?ge~. n
Si spiega cosll' ossessione del filosofo per cio che: lung!
mondo che iI filosofo si lascia alle spalle non e, m ogru ca-
dall'essere fragile e im-pre-vedibile, einvc;ce fisso e.lmffio-
so una scena condivisa in cui gIi "affari umani". hanno iI
bile. Egli roma infatti nella cavema muruto di «CtlteID>.la
cui certezza deriva da una visione delle idee in quanta pnn-
ca~attere imprevedibile dell' azione e gli umani stessi si
mostrano come una pluraiitiI di esseri unici. E piuttosto
cipi evidenti di un ordine che eetemamente costante. Tra-
un mondo di marionette immobili, di uomini che vivono
sformando Ie idee in criteri «applicabili al comportamento
gli uni accanto agli altri, senza guardarsi in faccia e senza
degli uomini» che vivono <<nelle tenebre .e nell'indeteulli-
alcuna relazione. Neppure I'ipotesi che questa mondo
natezza degli affaci umanD> (ivi, p. 155), iI filosofo non fa
corrisponda alla cittiI di At~e, osservata 0 ~aginata d~
che trasportare la rassicurante stabilitiI delle idee nel mon-
punto di vista di Platone, glUstifica del resto I uso di.tan~
do incerto, mobile e rischioso della politica. Uomo di pen-
bizzarri espedienti e la strana esistenza condotta dru pn-
siero invece che di azione, egli fonda I' eccellenza umana sui
gionieri. La caverna rimane un'immagine che non si adat-
vedere invece che sull'agire e sowerte 10 statuto stesso del-
ta ad alcuna nozione di politica.
Ia politica.
Que! che ecerto eche gIi occhi contemplativi de! fUosofo
Secondo Hannah Arendt, iI ritomo del filosofo nella ca-
non sanno piu vedere 0 immaginare ne iI mondo dell' azio:
vema decreta dunque la fine della politica in quanta spazio
. ne politica, ne la nascita come condizione umana s.uI CUI
dell' azione plurale e segna I'inizio della politica .in quant~
evento si fonda, secondo Arendt, questa mondo. Mru nato,
sistema costruito sulla theoria dei contemplaton e da eSSl
o nato direttamente al regno del puro pensiero e percio su-
govemato. Con Platone, muore la politica e nasc~ ~a filoso-
bito morto per iI mondo, iI filosofo disegna direttamente un
fia politica. Detto con Ie parole di Arendt, la tradizlOne del-
ordine politico secondo i criteri che ha tratto dalla sua ~on­
Ia filosofia politica «comincio quandp, dopo aver abban-
templazione delle idee. Fa parte del paradosso che, COSl fa-
donato la politica, i filosofi tomarono ad occuparse~e. per
cendo, cancelli per mille generazioni future. un mondo .dc;-
imporre iI proprio criterio nelle faccende umane» (1Vl: p.
gli affari umani edell' azione politica che egli non ha mru VI-
41). Con iI risultato che «gran parte della filosofia polinca,
sto ne immaginato. Tale cancellazione e appunto la conse-
da Platone in poi, potrebbe agevolmente esser~ in~erpret~­
guenza maggiore della sua opera politica. l'opera stessa ha
ta come una serie di tentativi di trovare fondazlOnl teoretl-
tuttavia una sua propria destinazione: essa non prevede al-
che e modi pratici per una fuga dalla politica» (Arendt,
cun ritorno del contemplatore nella caverna.
1958a, trad. it. p. 163).
A ben guardare, iI filosofo che torna nella caverna, 0 for-
se non I'ha mai lasciata, e infatti soltanto Socrate. Ammo-
Carica di conseguenze per I'intera tradizione, la svolta
nito dall' assassinio del suo maestro, Platone non ci torna af-
de! filosofo e dunque cruciale. Rispetto all' origine della £1-
fatto. Egli rimane invece altrove, IiI dove esempre stato fin
losofia politica I'interpretazione arendtiana della seconda
dall'inizio: nel mondo delle idee che sta dalla parte oppo-
periagoge platonica porta a risultati convincenti. Un dub-
sta. Ed e appunto da questa postazione privilegiata che Ie

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215
Adriana Cavarero Note arendtiane sulla caverna di Platone

sue due diverse opere d' arte prendono I'awio. Con una egli rittura a rovesciarlo, questa mondo. Egli sceglie, non a ca-
si fa pirtore di inunagini, secondo un'arte piena di trucchi e so, eli lavorare sull'episodio in cui la narrazione omerica
di suggestioni che ricorda molto da vicino quella illusioni- raggiunge forse il suo massimo effetto fascinatorio: la di-
stica dei pittori. Con I'altra, pur proclamandosi ambigua- scesa di Odisseo nell' Ade, il regno delle ombre.
mente pittore di costituzioni, egli si fa costrurtore dell' ordi- nribaltamento, anche filologicamente, e preciso. <J..e pa-
ne politico secondo la tecnica assai pili affidabile degli arti- role eidolon, inunagine, e skia, ombra» (ivi, p. 64), che
giani. Le due opere non hanno tuttavia un rap porto diret- Omero usa per descrivere la consistenza inunateriale dei
to. A dispetto dei suggerimenti arendtiani, I'opera politica morti incontrati da Odisseo, vengono adottate da Platone
Il;0n si applica alia cavema. Essa attende piuttosto che, non per definire <<I'oggetto dei sensi corporei» di chi vive nella
SI sa dove ne quando, un filosofo diventi re 0 un re si faccia cavema. La cavema, come il regno di Ade, esotterranea e
filosofo per divina sorle (Repubblica, 499 b-c). oscura. Ma, al contrario del regno di Ade, non e I'altro
Si tratta, com'e noto, del punto pili aporetico dell'opera mondo. Essa e appunto il mondo ordinario della vita, <<oel
platonica sulla politica. (Anche se, data la fortuna dell'ope- quale ci muoviamo e viviamo, e che dobbiamo abbando-
ra stessa e della filosofia politica che da essa prende inizio e nare morendo» (ivi, p. 65). Con il racconto della cavema,
passa alia tradizione, una divina sorle, dopo tutto, Ie tocca.) Platone opera cOSI <<un rivolgimento in virrU del quale ogni
comune credenza dei greci, fondata sulla religione omerica,
Per quanto indulga all'illusionismo, l'arte platonica di veniva capovolta, come se il mondo sotterraneo di Ade fos-
creare inunagini ha una certa sottile malizia di stampo filo- se salito in superficie» (Ibid.). La celebre teoria dei due
sofico. Platone irnita gli artisti rna si prende anche gioco di mondi trova qui la sua pili efficace rappresentazione. Um-
loro. Omero e il suo bersaglio preferito. bratile, fantasmatico e irreale, pieno eli <<tenebre, confusio-
Dice Arendt che la penagoge les psyches costituisce un ne e disinganno» (ivi, p. 41) e il mondo delle apparenze in
rovesciamento che e primario, ossia costitutivo, originale, cui gli esseri umani abitano quotidianamente: credendo di
solo in relazione alia stona della filosofia e a quella struttu- stare all'aperto mentre si trovano invece in una cavema sot-
ra oppositiva che esso crea consentendo tutti i rovescia- terranea. Sopra, pili in alto, c'e pero un altro mondo: quel-
menti successivi. Sorto questo rovesciamento fatale, preci- 10 luminoso delle idee che e il solo mondo reale. I suoi abi-
sa Arendt, ce ne sta tuttavia un altro che coincide con la ste- tanti sono tutti filosofi e hanno ancora un corpo di came di
sura della storia della cavema da parte di Platone. Tale sto- cui non vedono I' ora di sbarazzarsi.
ria «e quasi una replica e un ribaltamento della descrizione Con questo rovesciamento, precisa Hannah Arendt, Pla-
dell'Ade nell'undicesimo libro dell'Odlssea» (Arendt, tone non vuole mettere Omero a testa in gili. Per com pie-
1961a, trad. it. p. 64). re una simile operazione, egli «avrebbe dovuto partecipare
Che tra Platone e Omero non corresse buon sangue e co- eli una elicotomia quasi altrettanto estranea al mondo ome-
sa nota. Nella Repubblica questa inirnicizia assume una mo- I1co quanta al proprio, che ancora non si serviva di oppo-
tivazione politica pili esplicita che non altrove. I contem- sti prefabbricati» (ivi, p. 65). Nel capovolgere Omero, Pla-
pia tori di idee destinati a govemare la citta prodotta dalla tone non si muove dunque ancora entro una logica degli
loro mente, i nuovi esperti di cio che e buono per i cittadi- opposti, anche se, cosl facendo, crea I'ambiente adatto per
ni, scacciano infatti clamorosamente da tale citta tutta la quella periagoge les psyches che genera <<la struttura ne! cui
cultura del mondo omerico nonche il fascino del suo metro ambito tali operazioni di capovolgimento non costituisco-
poetico. Secondo Hannah Arendt, non pago di tanta seve- no remote eventualita, rna sono determinate gia dalla stes-
rita, con l'inunagine della cavema, Platone si ingegna adeli- sa struttura concettuale» (ivi, p. 65). Certo eche, nel rove-

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Adriana Cavarero Note arendtiane sulla caverna di Piatone

sciare Omero, egli finisce per moltiplicare il nwnero dei che in essa si conduce e i marching~gni che la controll~o.
mondi, soprattutto attraverso una serie di ribaltamenti a ca- Neppure i suggerirnenti arend~ani nescono a splegare I en-
tena che indicano i morti come vivi e i vivi come morti. fasi immaginativa e l'eccesso di finzi~ne c~c; rendono que:
Ne fomisce un buon esempio l'Ade, il regno dei morti, sto racconto molto pili incredibile di rum 1 null fantaSl1C1
che dovrebbe fungere da paradigma del mondo ordinario narrati da Platone. Non solo perche il ra~conto della ca-
rna che, invece, si adatta ancor meglio al mondo della con- vema non e e non si presenta, come un nuto rna PlUttosto
templazione. La vera vita del filosofo, in questa regno ipe- come una p'arabola. Ma soprattutto perch<! il mondodella
ruranio, einfatti come una specie di morte volontariamen- cavema abbonda di troppe stranezze chc; I~ sovraccancano
te anticipata da uomini che sono esseri corporei solo in sen- eli elementi artificiosi. Pili che alla meraviglia dellettore, es-
so molto debole. nluogo di puro pensiero, in cui si appae- so muove alla perplessita. . . .
sa il filosofo, e cost una sorta di Ade luminoso e celeste e Tanta bizzarria ha ovviamente Ie sue raglOnJ e illoro re-
abitato da morti, che si contrappone a un Ade wnbratile e ferente nascosto e di nuovo Omero. Hannah Arendt non
sotterraneo e abitato da vivi. tiene conto di queste ragioni nelle poche pagme da lei spe-
Mediante il rovesciamento platonico, la connessione cificamente dedicate alla cavema, rna fOmIsce altrove ru;a-
omerica tra la morte e Ie ombre dunque si complica. I vivi lisi assai preziose per iniziare a comprenderle. Esse Sl m:
in came e ossa appartengono sol tanto alla cavema e alle sue scrivono nel complesso rapporto di Platone ~on Omero. 51
ombre. 5ia l'Ade di Omero che il mondo vero di Plat one tratta della ben nota ostilita della filosofia ne! co~ronll del-
sono abitati invece solo da morti: gIi uni regolarmente de- Ia narrazione, che Hannah Arendt modula declSamente m
funti e incorporei, gIi altri in trepida attesa di esserlo. Dal- termini politici. . . .
I'omerico mondo di sotto, pieno di tenebre e di ombre eva- Come gia segnalato, nell' ortica arendtlru;ta ~ poe~ orne:
nescenti, i rnorti si sono trasferiti nel mondo di sopra, che rici celebrano infatti la facolta wnana dell azlOne. ~eroe .e
riluce di un assoluto splendore. Essi sono ormai rnorti sen- colui che, compiendo grandi azioni, al co;;petto. del suO! SI-
za ombre e, a quanta pare, senza ombra. 5ia perche il sole mili e su una scena condivisa, mostra chI e e Sl nvela m gra-
sta nel punto pili in alto, allo zenit (efr. lrigaray, 1993, pp. do di iniziare nuove cose.' Capace di ereditare l'impulso al-
268-269). 5ia perche chi non ha corpo non ha ombra. l' esibizione e la condizione di iniziatore che gli viene ?alla
Rimane il fatto curioso che, in questa moltiplicazione dei nasdta, egli eil paradigma di un'eccellenza wnana radicata
mondi per rovesciamento incrociato, il mondo pili bizzar- nell' azione e nella politica che essa mg.enera. .
ro e incredibile risulta proprio queuo dei vivi. I quali con- Risulta dunque facile capire come, m Platone, il qu~dro
ducono un' esistenza alquanto strana. Legati ben stretti, es- si rovesci radicalmente. La vita contemplallva sopplanta
si sono costretti a passare rutta la vita seduti e con gIi occhi quella activa. Gli uomini sono or? wnani. perche ~edono,
fissi a uno schermo: su cui si succedono una serie di ornbre anzi contemplano in perfetta solirudine Idee I~ose e
cinesi che, per esplicita dichiarazione di Platone, hanno immobili. Incuranti di qualsiasi significato che Sl ~eghl al
sempre la stessa frequenza monotona e ossessiva. Come se nascere, se non quello che li carica di un corpo mgom-
la vita nel mondo ordinario Fosse un'ipnosi collettiva 0 un brante e fastidioso, essi sono come mom. Da parte sua, la
cinema che trasmette sempre 10 stesso film. politica non epili uno spazio plurale dell' azione, b~st ~
ordine costruito e govemato dal filosofo secondo lenten
A questa punto, bisogna pur ammetterlo: non solo quel-
Ie politiche, rna anche nessuna delle interpretazioni del- 'Gr. Arendt, 19580, trad. it. pp.141 55.; sullo concezione arendtia-
l'immagine della cavema giustificano l'esistenza bizzarra no dell'eroe omerico rimando al mio Cavarero, 1997, pp. 27-45.

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Adriana Cavarero Note arendtiane sulla caverna di Platone

che egli ha tratto dalle sue visioni. Ce n' e abbastanza per- di incantare gli uditori: come se legasse Ie loro orecchie con
che Platone si mostri ostile a Omero. E tuttavia non e an- il filo del racconto. 0 forse il filo e quello della voce che
cora questo il punto. canta, con Ie sue iterate cadenze ritmiche. Fatto sta che gli
n punto riguarda infarti la figura di Omero in quanto ascoltatori se ne stanno sed uti e immobili. Essi ascoltano,
narratore di professione, il quale racconta Ie storie di vita come ipnotizzati, i versi di Omero recitati sempre di nuovo
che gli eroi, compiendo grandi azioni, si sono lasciati die- da un aedo: lone, per esempio. Cosicche, in buona sostan-
tro. CoS! facendo, conferisce loro una fama che si trasmet- za, il racconto e una ripetizione infinita delle stesse storie
te per generazioni e Ii rende immortali. «Conferire fama nella medesima sequenza e con Ie medesime parole. Eppu-
imperitura aile parole e aile gesta, e cosl farle soprawivere re gli ascoltatori non si stancano mai di sentirle. La catena
non solo allabile atto in cui il discorso viene pronunciato e magnetica, che scende dalla Musa a Omero e all' aedo, Ii tie-
l' atto compiuto, rna anche alia morte fisica dell'agente»' e ne imprigionati con lacci invisibili. Come il potere attratti-
appunto compito del narratore. Attraverso il racconto di vo del magnete fonna «una lunghissima catena di ferro e di
Omero, nel mondo dei vivi vive ancora, immortale, la fama anelli pendenti gli uni dagli altri [.... ] coslla Musa forma gli
?egli e~oi. Pla!~ne stesso sa chi sono Ulisse e Achille perche ispirati, e attraverso questi si costituisce una catena» (lone,
! poenu omenc! ne narrano Ie imprese. 533 doe) di cui gli ascoltatori sono <J'ultimo anello» (Cfr. lo-
n filosofo ha invece ambizioni diverse. Non gli interessa ne,535e-536a).
una fOlllla di immortalitii tra i vivi, bens! l'esperienza di Non sono dunque tanto bizzarri i prigionieri della caver-
eternita che "Ie cose che sempre sono" regalano aile sue vi- na platonica! Bizzarra ese mai l'idea di sostituire l'orizron-
sioni. Tra i vivi, egli edel resto contento di vivere come un te dell' ascolto con quello della visione, trasportando gli ef-
morto. L' esistenza in compagnia di altri uomini, nella sfera fetti di una pratica di orcline fonetico entro una pratica di
relazionale degli affari umani, non conta: ne tale esistenza si orcline visivo. nfilosofo non puo owiamente fame a meno,
lascia dietro una storia degna di essere raccontata. Di fatto, visto che la contemplazione ela sua specialita. Ne puo fare
come sottolinea Hannah Arendt, non sappiamo chi era Pla- . a meno di misurare l' umanita degli umani sui vedere, se non
tone anche se ne conosciamo tutte Ie opere (Arendt 1958a sui contemplare. Sennonche la cosa non funziona senza ar-
trad. it. p. 136). ' , rifici. Per tenere immobili i prigionieri, con gli occhi fissi
Platone, il filosofo, ha dunque dei buoni motivi per op- sulle loro visioni, il filosofo ha bisogno di tmcchi e mar-
pors!. a C?mero, il narratore. Essi tuttavia non spiegano an- chingegni. n potere magnetico della Musa, fonte di rniele
cora il blZzarro mondo della caverna. Per comprenderlo bi- per canti leggeri e alati che incatenano l'ascolto al raccon-
sogna andare oltre la pista arendtiana e analizzare Omero to, deve essere rimpiazzato da un imbrigliamento artificia-
sotto un aspetto che turbava alquanto i sogni platonici. Si Ie dello sguardo mediante grosse catene e mdirnentali mac-
tratt.a degli stra?rclinari el/etti che I'arte narrativa produce chine di proiezione.
sugli ascoltaton. In tutte Ie pagine che Platone dedica a Le catene stesse, come in un gioco di prestigio un po'
Omero, questa argomento viene analizzato in maniera pe- maldestro, tl'apassano ambiguamente da un significato me-
dante e ossessiva. taforico a uno rea1istico. In un certo senso, infatti, gli abita-
La narrazione omerica ha infatti 10 straorclinario potere tori della caverna sono proprio gli ascoltatori dei canti epi-
ci: gente incatenata dal divino potel'e della Musa e cattura-
• Arendt, II COneelto di sloria: nell'antiehila e oggi, in Arendt, ta dall'illusionismo narrativo di Omero. n quale ha per di
1961a, trad. it. p. 75; rna si veda anche Arendt, 1958a, trad. it. pp. pili la colpa di ingannarli con il suo discorso perche parla
134·142. eli tutto rna non ha nessuna vera conoscenza delle cose di

220 221
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Adriana Cavarero Note arendtiane sullo caverna di Platone

cui parla, e canta, dlIDque, di parvenze menzognere, im- pisce tutto da solo e, solitario, procede aII'insu. Altrettan-
maglnl false, ombre. In lID altro senso, pen), essi sono sol- to solitario egli contempla il sole e poi scendedi nuovo
tanto gli spettatori incatenati da Platone con corde di ma- giu, nel buio della cavema. Qui gilIDtO, parla della sua
teria ben robusta: il quale Platone, non soccorso dal dolce esperienza ai prigionieri che non gli credono e 10 derido-
magnetismo della Musa, deve applIDto legarli ben stretti af- no. Si cimenta persino, con scarso successo, nella vecchia
finche tengano 10 sguardo fisso aIIo schermo e non girino gara di indovinare la sequenza delle ombre. Poi Ii slega: Ii
mai la testa, ne aII'indietro ne di fianco. slega tutti come insieme a tutti loro aveva parlato. Poteva
Se voltassero la testa indietro, ovviamente, capirebbero slegame lIDO solo, in fondo: COS! il viaggio in su di un al-
troppo presto quel trucco di ombre cinesi che lIDO di loro tro prigioniero sarebbe cominciato, questa volta non in
deve scoprire a tempo debito. nguardare di fianco, invece, solitudine bens! in compagnia di lID altro, una guida giil
e costitutivamente proibito: tant'e vero che non si verifica esperta, lID maestro, lID amico. Invece Ii slega tutti. E loro
mai in tutto il racconto della cavema. 10 uccidono.
n fatto e che, voltando la testa di lato, i prigionieri si n bizzarro mondo della cavema consiste dlIDque, so-
guarderebbero l'lID l' altro, entrerebbero in relazione. Pro- stanzialmente, in lIDa serie di meccanismi che costringono
prio questa tuttavia e proibito nel mondo della caverna: la alia visione coatta e, al contempo, aII'irreiazione. Per am-
possibilita di qualsiasi forma di relazione. Com'e ovvio bedue gli aspetti, Omero entra in gioco. Ci entra come nar-
nell'orizzonte platonico si tratta di lIDa proibizione che ri: ratore capace di incatenare aile sue parole aseoltatori che
guarda innanzitutto il guardarsi, il vedere l' altro. La caver- Platone sostituisce con spettatori legati ben stretti con cate-
na e lID teatro specificamente visivo dove il suono riveste ne vere. E ci entra come narratore di lID mondo in cui I'a-
lID ruolo secondario. Questo mondo di visioni coatte ri- zione su lIDa scena condivisa e la relazione, anche visiva,
suona tuttavia anche di voci e di parole, confuse nell' eco che essa comporta costituiscono la politica.7 Lordine poli-
che la parete dell' antro rimanda. Parlano i portatori di si- tico che Platone fabbrica non compona invece nesSlIDa
mulacri e parlano i prigionieri. Essi collegano Ie voci dei azione e tanto meno lIDa relazione. I filosofi che govemano
portatori aile ombre che i simulacri proiettano sullo scher- possono persino essere molti, rna la qu'a!itil della citta mi-
mo ~, avendo in fondo tutta lIDa vita per imparare a me- gliore non dipende dalloro numero e dalloro confrontar-
mona lIDa sequenza che e sempre la stessa, gareggiano a si con atti e parole, bens! da lIDa visione delle idee che, co-
parole su chi indovina l' esatto succedersi delle ombre. I me ogni pensare, si esperisce sempre in solitudine (dr.
prigionieri, dlIDque, parlano. Ma non si parlano. Parlano Arendt, 1978, trad. it. p. 165).
di ombre senza mai vedersi l'lIDl'altro, guardando sempre
f!Sso lIDa parete su cui, di se stessi e degli altri non vedo- Sintomaticamente, la Repubbliea stessa elID addio a So-
no che I'ombra. ' crate da parte di Platone. Rappresentato nel Hlosofo che
A lID ceno PlIDtO lID prigioniero si slega 0 viene slega- tOlna nella cavema e viene ucciso, Socrate con la sua Hlo-
to ..Uno solo. La regola e precisa: due si sarebbero guar- sofia, radicata nel dialogo con gli altri e ponata nel popolo-
dati ill faccla e avrebbero parlato tra loro, insomma, sa- so mondo dei mercati e delle palestre, lascia il posto aile
rebb~ro e~trati in relazi,?ne. Egli non perde tempo a guar- contemplazioni solitarie e ultramondane di Platone. La dia-
dare 1 suO! ex compagm, rna subito si volta e inizia la sua
salita verso il sole. Durante il primo tratto del cammino, ~ Per un'argomentazione piu ampia sulla categoria eli rdarlone in rio
~ede i ponatori di simulacri e capisce il trucco. Ma non Ii ferunento alla politica. alla narrazione e allo sguardo, rimando di nuo-
illterroga sulle ragioni di quella su'ana messa in scena: ca- vo al mio Cavarero, 1997, cit.

222 223
Adriana Cavarero Note arendtiane sulla caverna'di Platone

lettica cambia scenario: da confutazione di stile socratico, cia la cruciale equivocita di tutto I'impianto. Pur volendo
che vede iI fllosofo cercare i suoi interlocutori ovunque e funzionare come teatro della morte di Socrate, la caverna
soprattutto nei giovani, diventa una disciplina scolastica a infatti non rappresenta pi" iI mondo in cui Socrate stesso
cui si accede dopo un preciso programma educativo, verso puC> parlare ai suoi interlocutori e incantarli, rna rappresen-
i cinquant' anni d'eta. ta gid un mondo incentrato su visioni coatte dove tutti ven-
Socrate, che incanta gIi interlocutori con i suoi discorsi e gono incantati per mezzo di catene e nessuno mai si guar-
Ii paralizza come una torpedine marina, ha del resto molte da 0 si parla. Rappresenta, insomma, la spettacolare imita-
(forse troppe) delle qualita di Omero. Non gli servono mar- zione platonica del mondo orale a cui Omero e Socrate ap-
chingegni e corde spesse. Come Omero protagonista di un partengono.
mondo orale, egli parla, domanda, ascolta: e i giovani di Bizzarra nella sua configurazione scenica, I'immagine
Atene, come A1cibiade, vengono posseduti dal suo discor- della caverna conduce dunque a risultati a1trettanto bizzar-
so e non possono staccare la loro attenzione dalla sua boc- rio A quanta pare, Socrate muore per opera di un mondo
ca. Senza strumenti musicali e con Ie nude parole, iI suo ad alta concentrazione visiva in cui non e mai vissuto e di cui
e1oquio invasa gIi a1tri ancor pili che la melodia di un f1au- non ha mai fatto parte. Dal canto suo, Platone finisce per
tista (Simposio, 215 b-e). L'effetto incatenante del discorso, coinvolgere anche Socrate in quella denuncia dei discorsi
la fascinazione delle parole sugli ascoltatori fa di Soerate un incantatori che egli condanna, rna anche copia e riadatta, in
fllosofo che ancora condivide con iI poeta iI divino potere termini di visione. La verita e che, per quanta iI suo autore
magnetico della Musa. si sforzi di suggerire iI contrario, nello scenario della caver-
Anche se la filosofia di Socrate non epili un raccontare, na non c'e appunto posto ne per Soerate ne per Omero. La
essa non e infatti ancora un vedere e, tanto meno, lU1 con- cavema non e un'immagine del mondo, bensl una proie-
templare essenze u1tramondane. Egli piuttosto guarda in zione attistica del contemplatore Platone: in cui una certa
faccia i suoi interlocutori e lascia che essi 10 guardino. invidia per I'incanto di certe pratiche orali si trasforrna nel-
Messo in scena dai cosiddetti Dialoghi socratici di Platone, la loro macchinosa imitazione e, aI tempo stesso, nella loro
iI suo fllosofare consiste notoriamente in un dialogo che inappellabile condanna.
implica la relazione in atto. Egli e iI fllosofo che vive nel
mondo degli affari umani e va in cerca della compagnia di
a1tri uomini: discorrendo con uno alia volta, perche non
gli interessano ne i discorsi rivolti alla folia ne Ie e1ucubra-
zioni solitarie.
Soerate si adatta dunque dawero ben poco alla figura del
fllosofo che lascia iI mondo degli uomini per salire, da solo,
nel mondo di sopra dedito alla contemplazione immobile e
silenziosa. Sin dall'inizio, si era del resto detto che la strate-
gia narrativa tende a sdoppiare iI suo protagonista: chi con-
templa Ie idee e Platone, chi torna e viene ucciso e Socrate.
Nel racconto platonico della caverna, Soerate risulta cosl
colui che, paradossalmente, ritorna in un mondo di sotto
che non ha mai lasciato e dal quale ha accettato la con dan-
na a mone. Si tratta, in fondo, di un paradosso che denun-

224 225
Provocazione e appropriazione: la risposta a Martin Heidegger

Arendt paragona Heidegger a Platone quando afferma


Provocazione e appropriazione: che 10 stupore e l'inizio della mosofia, e cita un passaggio
Ia risposta a Martin Heidegger del mosofo sulla capacita «di assumere e di accettare que-
eli Richard J. Bernstein sto stupore come la propria memoria». La metafora della
«dimora», <<illuogo dell'abitaw>, che Heidegger chiama
ethos, etra Ie pill vibranti del suo pensiero. Giocando con
questa metafora, paragonando l' attrazione di Heidegger
per Hider a quella di Platone per i! tiranno di Siracusa,
Arendt affeulla:
Solo gli Indolenti vengono "inf!uenzati" veramente, mentre colui
che apprende prima 0 poi riesce ad appropriarsi di quelfa parte de!- Ora noi tutti sappiamo che anche Heidegger ha ceduto una
l'opera di un altro che gli e utile, per assimifarfa, come tecnica, volta alia tentazione di mutare la sua" dimora", e di introdursi
nelfa sua stessa opera. nel mondo degli affari umani. E per quanto riguarda il mon-
Walter Benjamin do, gli andil ancora peggio che a Platone, perche ne! caso di
Heidegger il tiranno e Ie sue vittirne non si trovavano al di 1.
In venIa non eistruzione, ma provocazione aD che posso ricevere de! mare rna nella sua terra. Per quanto riguarda 10 stesso Hei-
do un altro spirito. degger, credo che Ie cose stiano diversamente. Egli era ancora
Ralph Waldo Emerson troppo giovane per imparare dallo shock della collisione [con
il mondo degli affari umanil che 35 anni fa, dopo died brevi
Quando Hannah Arendt morl all'improwiso i!4 elicembre mesi agitati, 10 ricondusse alia sua dimora, e per inserire ne!
del 1975 non si sapeva molto sulla sua vita privata, se si suo pensiero 1. propria esperienza (Arendt, 1969c, trad. it. pp.
esclude una ristretta cerchia eli amici intimi. Era sempre 177-178).'
stata una persona molto riservata, anche una notorieta Ii-
mitata la metteva a elisagio. La elistinzione tra i! "privato" Quando nel 1969 questa testo venne pubblicato in te-
(eelato nell'ombra e nell'oscurita) e "i! pubblico" (sogget- desco, si sapeva gia molto sui coinvolgimento di Heidegger
to alia aspra luminosita della luce del sole) era uno degli con i nazisti, e cio smentiva quanta Arendt afferma in que-
aspetti pill importanti e controversi del suo pensiero poli- sto saggio. Esso divenne comunque un documento chiave
tico. Era cosa nota che Arendt n~ 1924, a eliciott' anni, nella creazione del "milO Heidegger", un mito alimentato
ando a Marburgo per stueliare con Heidegger. Un anno da Heidegger stesso, dalla sua farniglia, dai suoi ammirato-
dopo si trasfed a Heidelberg per scrivere la tesi su sant'A- ri: la storia dell"'errore" eommesso da Heidegger nel1933-
gostino sotto la guida eli Kari]aspers (che a quel tempo era 34, di cui egli si rese subito conto facendo immediatamen-
arnico intimo eli Heideggerl. Pochi anni prima eli morire te ritomo alia familiare dimora del pensiero. (Molti dei so-
Arendt, in occasione dell'ottantesimo compleanno eli Hei- stenitori di Heidegger affermano ehe dopo i! 1934 i! mo-
degger, scrisse un saggio di commiato in cui ricordava il sofo divenne un feroee detrattore del nazismo, eriticando,
potente e£fetto carismatico dell'antico maestro durante a lezione e nei suoi seminari, Ie dottrine razziste.)
l'anno in cui Arendt studio con lui (tre anni prima della n primo vero shock riguardo la relazione tra Heidegger
pubblicazione di Essere e tempo). Arendt pario della fama e Arendt awenne quando Elizabeth Young-Bruehl pub-
che si erano diffusa in tutta la Germania e che attirava nu-
merosi studenti di talento a studiare con Heidegger , Sull. mia critic. di Heidegger (e sui giudizio di Arendt su di lui).
(Arendt, 1969c, trad. it. p. 169). efr. Bernstein. 1992.

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226

RIchard]. Bernstein ProYocol.ione e appropriaz.ione: fa risposta a Martin Heidegger

blico, ne! 1982, la biografia della studiosa, rive!ando che, Arendt a Friburgo e da una lunga corrispondenza (che in-
poco dopo che Arendt era andata a studiare con Heideg- clude anche uno scambio di poesie) durata, a intermitten-
gel' a Marburgo, i due divennero amanti. AI tempo della za, fino alia morte di Arendt, un paio di mesi prima della
re!azione, Heidegger aveva trentacinque anni, era sposato morte di Heidegger awenuta ne!1976.
con due figli, cattolico, ed era agli albori di una promet- Quando Young-Bruehl fece queste rivelazioni nel1982,
tente carriera accademica. Young-Bruehl, sulla base di let- non provoco uno scandalo. La relazione con Heidegger
tere di Arendt al marito e agli amici, oltre che di interviste non svolge un ruolo determinante nella sua biografia. Pill
a persone molto vicine a lei, riusci a ricostruire Ie vicende interessante e rivelatrice, in tale biografia, e la storia del
della storia d' amore. Young-Bruehl, una ex studentessa di coinvolgimento di Arendt con tematiche ebraiche, la sua
Arendt, tratta la cosa con discrezione. La biografa, tutta- lotta con la "questione ebraica" iniziata nel 1929 quando
via, ci dice che <<fino a quando [Arendt] non finlla sua te- comincio a lavorare alia biografia di Rabel Varnhagen
si di dottorato a Heidelberg e si trasferi a Berlino ne!1929 (Bernstein, 1996). Inoltre la suddetta biografia non cia mol-
ogni volta che Heidegger Ie scriveva proponendo un in: ta importanza alI'influenza intellettuale di Heidegger su
c~ntro, Arendt lasciava il suo lavoro, gli amici, gli impegni Arendt, in parte perche Young-Bruehl non simpatizza mol-
e andava da lui» (Young-Bruehl, 1982, p. 69). Non stupi- to con Heidegger mentre ha molto pill a cuore I' altro gran-
see certo l'attrazione che un giovane spirito libero, inna- de mentore di Arendt, Karl]aspers.
morato dei poeti romantici tedeschi, poteva provare per Nei vent' anni successivi aile morti dei due pensatori
"il re nascosto" del pensiero. E da quanta sappiamo sui ca- vi sono stati enormi sviluppi nella ricezione sia di Hei-
rattere di Heidegger, non sorprende chevolesse avere la si- degger che di Arendt. Quando nel 1987 uscl illibro di
~uazion~ sotto controllo, specificando dove e quando gli Victor Farias, Heidegger et Ie nazisme, si awio una fu-
mcontn dovessero awenire, escogitando ogni sorta di stra- riosa polemica. Nessuna delle precedenti controversie
tagemma per impedire che la cosa divenisse oggetto di relative al coinvolgimento di Heidegger con i nazisti,
pubblico scandalo, compromettendo cosl il suo matrimo- praticamente una ogni dieci anni, dalla fme della Se-
nio e la sua carriera accademica. conda guerra mondiale, era stata cosi appassionata e
Cio che accadde ne!1950 emolto pill inquietante e gra- travolgente come quell a scatenata da Farias. Le criti-
ve. Dal193 3 al 1950 Arendt non ebbe pill alcun contatto che violente dell' autore, supportate dalla pill sob ria,
con Heidegger. Nell'unico articolo in cui Arendt discute la rna non meno critica, documentazione d'archivio forni-
ftIosofia di Heidegger (What is Existenz Philosophy? in ta dallo storico di Friburgo Hugo Ott, la pubblicazio-
"Pa~i~an Review", 1946: dr. Arendt, 1946f), esprime un ne di memoriali da parte di Karl Liiwith, Karl] aspers e
glUdizlO severo. In una lettera a]aspers, in cui Arendt par- rnolti altri, hanno contribuito a una pill dettagliata ri-
la dell' atteggiamento di Heidegger verso il suo vecchio costruzione di cio che Heidegger disse e non disse, fe-
maestro, Husser!, definisce Heidegger un «potenziale as- ce e non fece, nel periodo nazista. Si tratta in realtil di
sassino» (Arendt,Jaspers, 1985, trad. it. p. 48). Ma il6 feb- una storia triste, che rivela ambiguita, razionalizzazioni
braio 1950, durante la sua visita a Friburgo, Arendt mando poco convincenti, silenzi di convenienza. Scrivere su
un biglietto a Heidegger, che ando a trovar!a il giorno do- Heidegger, gli ebrei e il nazismo e divenuto una specie
po. Molte congetture sono state fatte e tuttora si fanno su di industria culturale. Persino i pill ferventi ammiratori
cio che accadde que! giorno. Non vi e dubbio, pero, che di Heidegger sono stati forzati a fornire spiegazioni
quell'incontro fu I'inizio di una non facile "riconciliazione" plausibili circa il rifiuto del filosofo di prendere posi-
tra Arendt e Heidegger, scandita da visite occasionali di zione sull' olocausto, soprattutto dopo che i dettagli

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RIchard]. Bernstein Provocazione e approprio'1.ione: la risposta a Martin Heidegger

dell' orrore furono resi noti a tutti alla fme della Secon- degger. 1:intluenza di quest'ultimo va molt<; ?Itre la Hloso-
da guerra mondiale.' fia. Poeti, critiei letterari e teologi sono stan lSpLran da lill.
Thomas Sheenan, nel suo famoso articolo Heidegger Anche nel panorama anglofono Rich.ard Rorty,Stanley Ca-
and the Nazis useito sulla "New York Review of Books" il vell e Charles Taylor hanno riconosclUto m Heldegger uno
16 giugno 1988, esordisce cos1: «Vi sono due fatti a pro- dei grandi Hlosofi del nostro tempo. ,
posito di Martin Heidegger incontestabili quanto com- Questo lungo elenco di nomi, se~pur inco~plet?, da da
plessi: il primo e che egli rimane uno dei pili influenti pen- pensare. Include ebrei e non ebrel, coloro 1 quali hanno
satori di questa secolo, il secondo che era un nazista» ascoltato Heidegger di persona e col oro che mvece h.~o
(Sheenan, 1988). solo letto i suoi libri. 1:elenco copre alcune gene~azlOn! e m:
Questo secondo fatto ha dominato I'opinione interna- elude pensatori di convinzioni politich~ ed mtelletruali
zionale negli ultimi dieei anni. Vorrei pero soffennanni sul molto distanti. Tuttavia vi e una carattensnca che Ii a~co­
primo. Indipendentemente da cosa si pensi di Heidegger, muna. Ognuno di loro, anche quelli che si sono nbellan al:
della sua filosofia, del suo coinvolgimento politico, del suo I' autorita di Heidegger e l'hanno criticato s~veramente, e
spessore morale, del preeiso rapporto (0 dell'inesistenza di stato un pensatore indipendente. Ognuno di loro h~ con-
un rapporto) tra la sua filosofia e la sua attivita politica, non tribuito in modo originale alla Hlosofia. Nessuno di loro
si puo negare che Heidegger sia stato, e continui a essere, puo essere considerato un discepolo sottomesso. C?gnun<;
uno dei filosofi pili provocatoriamente influenti di questa eli loro secondo Ie parole di Benjamin, si e appropnato «di
secolo. Molti (speeialmente, rna non solo, i filosofi angloa- quella parte dell' opera di un altro che gli e utile, ~er di as-
mericani) disapprovano questa fatto e spesso 10 considera- similarla nella sua stessa opera». A questa proPOSltO Han-
no una giustificazione delloro disprezzo per rutta la cosid- nah Arendt aveva Forse ragione: <<Esiste un maestro, Forse
detta "continental philosophy". Quando dico che Heideg- si puo imparare a pensare». Oppure, come Ie piaceva rifor-
ger e stato uno dei pili influenti, controversi e stimolanti mulare questo pensiero in contesti ?iversi, ~ vero p~nsa­
pensatori di questa secolo, non mi riferisco ai suoi nume- tore non istruisce, rna piuttosto ha il dono di ~ontarrunare
rosi discepoli, commentatori 0 sicofanti. Si pensi solo ad al- gli altri con Ie perpl~si~a che stimolar;o il penslero.
cuni di coloro che srudiarono con Heidegger: Hans Jonas, Molte sono Ie raglOn! della fascmazlone (che spesso ~fio­
Leo Strauss, Karl L6with, Hans-Georg Gadamer, Herbert ra I'ossessione) che il passato nazista di Heide~ge~ contInua
Marcuse e Hannah Arendt. Si pensi anche al fatto che nel- a esereitare. Sicuramente, pero, una delle ragton! prmclpa-
la seconda meta del xx secolo rutta la filosofia Francese di Ii e data dal fatto che Heidegger rappresenta, in un certo
• un certo spessore riconosce l'influenza di Heidegger. La senso la sfida all'eredita socratica che tanto ha intluenzato
provocazione heideggeriana colpisce proprio per il fatto la Hl;sofia occidentale, la convinzione che la Hlosofia, I'a:
che trascende Ie feroei lotte intestine che caratterizzano il more per la sapienza, ha (0 dovrebbe avere) effetti benefic~
panorama culrurale Francese: Alexander Kojeve, Jean-Paul sul modo in cui I'uomo vive e agisce nel mondo. In pochi
Sartre, Maurice Merleau-Ponty, Errunanuel Levinas, Jac- concordano con quanto Richard Rorty ha affel1:'~to a pro-
ques Derrida, Michel Foucault, Philippe Lacoue-Labarthe, posito di Heidegger, che semplicemente non VI e correla-
Jean-Luc Nancy, sono solo alcuni dei personaggi francesi di zione tra <<I' originalita Hlosofica» e il «carattere morale», e
spicco che riconoscono un debito intellettuale verso Hei- che il fare ftlosofia non implica mai alcun comportamento
politico specifico (Rorty, 1988, pp. 32-33). .
, Sulla mia critica di Heidegger, dr. Bernstein, 1986 (il paragrato Mentre Heidegger veniva demonizzato, qualcosa di mol-
"Heidegger's Silence"). to e1iverso accadeva invece alla reputazione di Hannah

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Richard]. Bernstein Provocazione e appropriol.ione: fa risposta a Martin Heidegger

Arendt. AI tempo della sua morte, Arendt aveva acquisito bieta Ettinger, Hannah Arendt/Martin Heidegger. Per una
una discreta fama rna in compenso godeva di un enonne serie di assurde contingenze Ettinger e stata la prima per-
discredito, procuratole dalla polemica che aveva scatenato sona (oltre agli esecutori letterari) ad avere accesso al car·
il suo libro, Eichmann in Jerusalem. Era considerata una fi- teggio ArendtIHeidegger. Alan Ryan, nella sua recensione
gura marginale, scarsamente conosciuta al di fuori degli critica allibro, ci dice che il racconto di Ettinger e«da soap
Stati Uniti e della Gennania. Negli ultimi dieci anni si eve- opera» e che come lavoro di ricerca e una «disgrazia». Et-
rificato un aumento esponenziale dell'interesse e della pro- tinger «riduce ogni cosa a un problema di insicurezza psi-
duzione intellettuale sul pensiero di Hannah Arendt, dal- cologica di Arend!», che descrive come una donna umilia-
l'Est europeo alI'America latina, dall'Europa occidentale ta che non pare in grado di sottrarsi al potere ipnotico
alI'Estremo Oriente. Solo nel 1995 (nel ventennale dalla dell' «ambiguo» manipolatore Heidegger. Dopo la loro «ri-
morte) in Gennania, Italia, Francia e Stati Uniti si sono te- conciliazione» del 1950, Heidegger si sef\~ di Arendt, com-
nuti pili di mezza dozzina di convegni dedicati esclusiva- plice volenterosa, per dissimulare il suo passato nazista e
mente al pensiero di Hannah Arendt e molti altri sono in salvarsi la reputazione. Ettinger ha scritto «un libretto poli-
programma. Continuano a uscire libri, articoli, tesi, tradu- ticamente nocivo» che viene utilizzato da quanti sono mol-
zioni, pubblicazioni di inediti. Perche? Le risposte sono to propensi a rievocare Ie accuse mosse contro Arendt du-
molte, e nemmeno semplici. Prima del crollo del comuni- rante la polemica Eichmann, e ad accusarla di essere un'e·
smo nell'Europa orientale, Arendt era divenuta un'eroina brea «autolesionista» che e «sempre» stata innamorata di
intellettuale per molti dissidenti. Adam Michnik fu profon- un nazista (Ryan, 1996, pp. 22·26).
damente colpito dalle opere di Arendt quando Ie lesse in La storia dellegame affettivo tra Arendt e Heidegger ha
carcere. Sta anche sorgendo una prolifica letteratura fem- molte sfumature (quello che gli italiani chiamano "un rap-
minista su Arendt (sia pro che control. Vi eindubbiamen· porto sentimentale") rna tali nuances sono del tutto assenti
te un fascino nella storia di questa ebrea tedesca, che fu co· nel racconto voyeuristico di Ettinger. In realta Ettinger, con
stretta a lasciare la Gennania nel193 3 e cerco con onesta e la sua visione superficiale dei due personaggi in questione,
sincerita di comprendere gli orrori del totalitarismo. Tutta- rende solo la storia pili oscura.
via ritengo che la ragione prima di questa nuovo interesse Che cosa imparo Arendt da Heidegger? In che modo si
sia dovuta al fatto che, con il crollo del comunismo e la fi· appropria, trasformandoli, dei temi heideggeriani? Avvici-
ne di tutte Ie ideologie e gli "ismi" esjstenti, Arendt venga nare Arendt da una prospettiva heideggeriana puo servirci
identificata come una delle pensatrici pili originali e indi- a comprenderla meglio? In che senso, se ve ne e alcuno,
pendenti di questa secolo. Le sue opere ci offrono una nuo- Arendt euna allieva di Heidegger? Grazie alia recente pub-
va fonte di riflessione e ispirazione per affrontare i nostri blicazione di inediti sia di Arendt che di Heidegger possia-
problemi politici, per capire che cosa la politica ediventa- mo ora affrontare queste tematiche e altre ad esse affmi. AI-
ta e che cosa possa ancora diventare. cuni studiosi, per esempio, hanno studiato con attenzione i
Questo e il contesto: il fascino dei sordidi dettagli del testi delle lezioni e dei sentinari che Heidegger tenne al
passato nazista di Heidegger, la riproblematizzazione del tempo in cui Arendt studiava con lui. In un famoso corso
rapporto tra la sua fllosofia, il suo comportamento politico sui So/ista di Platone che Heidegger tenne nel 1924-25,
e i suoi silenzi, il crescente entusiasmo per il pensiero di venne discusso a fondo il sesto libro dell' Etica Nicomachea
Arendt e la nuova ondata di studi dettagliati sui suoi scritti di Aristotele. Sappiamo che questa corso fu una delle ra-
sia pubblicati che inediti, tutto cio ha fornito il palcosceni- gioni dell'interesse duraturo di Arendt per Aristotele, e
co per il cosiddetto "scandalo" provocato da libro di Elz· specialmente Ie distinzioni, contenute nel testo di Aristote-

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Provocazione e appropria1.ione: fa risposta a lvlartin Heidegger
Rkhard]. Bernstein
permisero ad Arendt di mettere in discussione la stessa
Ie discusso nel corso, tra poiesis e praxis, tra techne e phro-
nozione heideggeriana di essere-nel-mondo. Per essere
nesis. In aggiunta a questo, avendo a disposizione i mano-
ancora pili precisi e chiari, io penso ch~ in nessun luogo
scritti inediti di Arendt dove iI pensiero di Heidegger e pre-
Heidegger si awicini minimamente a CIO che Arendt m-
so in esame e Ie lettere in cui sono frequenti i commenti aI
tende pluralita (nemmeno iI Mitsein e Mitdasein di Esse-
filosofo, si~o in grado di tracciare Ie numerose oscillazi~­
re e tempo). Heidegger e insen~ibile alia d~e,ns~one con-
ni di atteggiamento e di valutazione di Arendt .verso He!-
creta e vitale degli affari umanl. Questa ceclta alUta a ca-
degger. n rapporto intellettuale tra Arendt e He!degger, un
pire (rna non la giustifica) la sua n~ive!e p~litica, i suoi in-
tempo trascurato dagli studiosi, sta diventando un aspetto
terventi disastrosi, gli imperdonablli silenZl. Qw sta la dif-
molto importante nella comprensione e nella valutazIone
ferenza decisiva tra Arendt e Heidegger. Hannah Arendt
dell'opera di Arendt.'
non e una allieva di Heidegger, rna piuttosto uno dei suoi
Possiamo tuttavia rispondere ora a una domanda fon-
critici pili acuti e accorti. 1'uso che lei fa dei tr?pi e del
damentale. Interroghiamoci su quale sia stato l'impeto,la
vocabolario heideggeriano e rnlrato aIIo scopo di pensare
forza del pensiero politico di Ar~ndt e di H~idegg<;r. ~
con tro Heidegger.
che rapporto stanno I'uno con I a1tro? A mlo aVVlSO iI
Che cosa intende Arendt per pluralitil? Per quanta
pensiero politico di Arendt puo essere compres~ come
Arendt sia stata prodiga nell'introdurre nuovi conce~~ e
una efficace risposta critica a Heidegger, una replica ch<;
nuove distinzioni, non e rnai riuscita a dare delle definizlo-
mette in evidenza soprattutto I'incapacita da parte di
ni concise. Per capire iI senso di quei concetti bisogna, se-
Heidegger di comprendere iI significato dell'arendtiana
guendo Wittgenstein, osservare iI modo in. cui lei ~tess~ ~e
«condizione umana della pluralita».In verita io credo che
fa uso nei diversi contesti. Possiamo partIre dall espliclta
i concetti arendtiani di politica, azione e pluralitil costi-
trattazione del tema della pluralita in Vita activa, nel cui
tuiscano la risposta pili penetrante alia totale incompren-
pralogo affeulla: «GIi uomini nella pluralita, cioe, gIi uo-
sione da parte di Heidegger del signi/icato della vita ~ub­
mini in quanta vivono, si rnuovono e agiscono in questa
blica. La pluralita e I' aspetto fondamentale del penslero
mondo, possono fare esperienze significative solo quando
politico arendtiano, che forgia gli stessi concetti di azio-
possono parlare e attribuire recipr~camente un sens? aile
ne natalita, discorso, Iiberta, uguaglianza, potere, politl-
lora parole» (Arendt, 1958a, trad. It. p: 4). Arendt, mtro-
ca: spazio pubblico, mondo, opinione (doxa), giudizio e
ducendo la sua trattazione della vita actzva che «deslgna tre
narrazione. Questi concetti formand una rete complessa
fondamentali attivita umane», i1lavoro, I' opera e I' azione,
che costituisce la nozione arendtiana di praxis. La provo-
cosl deHnisce I' azione:
cazione suscitata da Heidegger, I' appropriazione di a1cu-
ni motivi heideggeriani (che, nel pensiero politico di 1:azione, la sola artivita che metta in rappotto diretto gli uomi-
Arendt, vengono sottoposti a una conversione radicale), ni senza Ia mediazione di cose materiali, corrisponde alia con-
dizione umana della pluralita, al fatto che gli uomini, e ~o~
, Cfr. Benhabib, 1996, in particolare il capitolo 4, "The Dia1o~~ ['Uomo vivono sulla terra e abitano il mondo. Anche se tutu gli
with Martin Heidegger: Arendt's Ontology of the Human CondlilOn ; aspetti della nostra esistenza sono in qualche modo. connessi al-
dr. anche L. Hinchmann e S. Hinchmann, 1984; Taminiaux, 1992; Ta· Ia politica, questa pluralita especificamente Ia condizione:- no~
miniaux, 1985; Taminiaux, 1991; Villa, 1996. J. Taminiaux ha analiz- solo Ia conddio sine qUl1 non, rna la conditio per qUl1m - di ogru
zato accuratamente i corsi e i seminari tenuti da Heidegger a1 tempo vita politica (ivi, p. 7).
in cui Arendt era sua studente, fomendo il piil clettagliato e conVID'
cente resoconto delle complesse risposte critiche di Arendt al pensle-
ro provocatorio di Heidegger. La pluralita non e semplice!nente molteplicita, a1terita,
235
234
Richard]. Bernstein Provocazione e appropriazione: ia risposta a Martin Heidegger

distinzione. Vi e qualcosa di unico nella differenza e distin-



stesso vale per il discorso. n discorso awiene <<infra» gli es-
Zlone umana. seri umani quando essi formano e raffrontano Ie loro opi-
nioni in pubblico, quando cercano di persuadere i loro si-
Ma solo l'uomo puo esprimere questa distinzione ed esprime- mili nell' andirivieni agonale della discussione pubblica.
re se stesso, e solo lui puo comunicare se stesso e non sola-
A volte Arendt parIa della pluralita come se fosse un da-
mente qualcosa - sete 0 fame, affetto, ostiliti! 0 timore. Nel-
l'uomo, l'alterita, che egli condivide con tutte Ie altre cose e la to ontologico fondamentale degli esseri umani, a volte co-
distinzione, che condivide con gli esseri viventi, diventano uni- me se fosse una conquista fragile e rara. Non ritengo che vi
cita, e la pluralita umana e la paradossale pluralita di essere sia in questa un conilitto 0 una seria contraddizione. AI
unici (ivi, p. 128). contrario, questa tensione serve a porre l'accento su un
punto cruciale. In quanto esseri umani, noi siamo nati con
Per unicita Arendt non intende solo il fatto che ognuno la facolta di agire e pari are. Agire significa cominciare, dar
di noi e nato con qualitil individuali che ci differenziano I'u- vita spontaneamente a qualcosa di nu~vo. Per usare un 'e-
no daIl' altro, in quanta questa e una caratteristica comune spressione aristotelica, l' attualizzazione di questo potenzia-
a tutti gli esseri viventi. Solo gli esseri umani possono rive- Ie umano della natalita richiede condizioni speciali (la crea-
larsi nella loro unicita (e pluralita) attraverso il discorso e zione di comunitil politiche), e la vera pluralitil viene all'e-
I'azione. sistenza solo in rare occasioni. Noi possiamo anche diveni-
re esseri non umani, possiamo trascorrere la vita senza im-
Mediante essi, gli uomini si distinguono anziche essere mera- pegnarci in discorsi e azioni. Queste facolta possono essere
mente distinti; discorso e azione sono Ie modaliti! in cui gli es- deliberatamente annullate e possono altresl disperdersi. I
seri umani appaiono gli uni agli altri non come oggetti fisici, rna
in quanta uomini. Questo apparire, in quanta e distinto dalla regirni totalitari, con la pratica del terrore totale, tentano
mera esistenza corporea, si fonda sull'iniziativa, un'iniziativa da volutamente di eliminare ogni traccia di pluralita e di spon-
cui nessun essere umana puo astenersi senza perdere la sua taneita individuale. I movirnenti totalitari cercano di rende-
umanita. Non ecosl per nessun' altra attivita della vita activa L.. J re gli esseri umani, in quanta esseri umani, superflui. Que-
una vita senza discorso e senza azione [... J eletteralmente mor- sto e cio che Arendt chiama il <<male radicale».
ta per il mondo; ha cessato di essere una vita umana perche non 1'eliminazione della pluralita non e solo un pericolo dei
epiu vissuta fra gli uomini (ivi, p. 128). regirni totalitari. Arendt era convinta che la tendenza piu
- pericolosa della modema struttura sociale burocratica (il
Se ci si fe1lna per un momento a riflettere su questi pas- «govemo di nessuno») fosse proprio il mettere a repenta-
saggi preziosi, ci si rende conto di come Arendt stia qui tes- glio la pluralita umana, con la conseguente eliminazione del
sendo la sua trama di concetti. Sta cercando di chiarire co- tipo di discorso e azione di cui la politica autentica ha bi-
s'e I'azione, che considera la piu alta forma di attivita uma- sogno. La <<storia» che Arendt narra in VIta activa e il cru-
na. Solo attraverso I' azione possiamo rivelare chi siamo. l'a- do racconto delle tendenze che, nella moderna societa,
zione non deve essere identificata con cio che normalmen- stanno contribuendo aIla scomparsa della pluralita (nonche
te intendiamo con questa termine, un mero fare. 1'azione e eli una politica basata sulla pluralita). E quello che, in ter-
una attivita non-teleologica che accade «tra» «<in- mini heideggeriani, si chiama <ill pericolo supremo». 10
between») gli esseri umani che sono in grado di rivelarsi in scopo del pensiero politico arendtiano e quello di esporre
azioni e discorsi. Senza la condizione umana della pluralita, e eli opporre questa pericolo. Arendt rifiuta categoricamen-
e owio, non esisterebbero ne azioni ne discorsi. E cosl co- te ogni filosofia della storia che ammetta la presenza di una
me l'azione ha, per Arendt, un significato particolare, 10 <<Iogica della storia» attiva aIle nostre spaIle. Non vi e alcu-

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RIchard J. Bernstein Provocd1.ione e appropriazione: fa risposta a Marfin Heidegger

na necessita 0 inevitabilita storica. Fintanto che siamo an- plice essere insieme con gli a1tri (Arendt, 1958a, trad. it. pp.
cora esseri wnani, abbiamo la possibilit. reale eli agire po- 131-132).
liticamente, a partire dalla nostra pluralita cos~tutiva. . .
Anche iI modo in cui Arendt comprende iran momentt eli Possiamo estendere Ia nostra analisi della pluralit. se-
improvvisa comparsa dello spirito rivoh ~z!onario nell' et' m<; guendo i binari eli pensiero che hanno portato Arendt a
dema puo essere fatto risalire alia sua VlSlone della pluralita. concentrarsi sulla natalit',la libert' e I'uguaglianza politica.
Anche se azione e eliscorso aIIo stesso tempo presuppon-
Dal tempo della Rivoluzione americana fino alia rivolta gono e tutelano la pluralita autentica, entrambi hanno bi-
ungherese del 1956 (e si potrebbe aggi~gere,. f~o. ~ pri- sogno dell'iniziativa, <<un'iniziativa da cui nessun essere
mo movimento per i elirirti civili negli Statt Urutt,l ~10 d~ wnano puo astenersi senza perdere la sua wnanita,>.
movimento eli Solidarnos.: in Polonia, e degli altn moVl- Arendt chiama natalit' la capacit' eli dare inizio a qualcosa
menti eli elissidenza nell'Est europeo che hanno preceduto eli nuovo. <<i\gire, nel senso piu generale, significa prende-
iI crollo dei regimi comunisti nel1989), in ra~ mo~enti la re un'iniziativa, iniziare [.. ,] mettere in movimento qualco-
pluralit' e elivenuta una realta politica. Sono 1temp11? Cill sa» (ivi, pp. 128-129). Questa spontanea facolta eli comin-
gli spazi pubblici si creano spontaneamente, qu:mdo 1 <<te- ciare, eli dare inizio e fondamentale per comprendere la li-
soro> della libert' pubblica elivengono una realta mondana bert. politica. .
e tangibile. Arendt considerava quest~ miracolose esplosi~­ Arendt, nel paragrafo conclusivo de Le origini del totali-
ni dello spirito rivoluzionario come I segnali della «stona tarismo, spiega in modo conciso la sua posizione: <<L'inizio,
piu reconelita dell'epoca moderna» (efr. Arendt, 1961a, prima eli eliventare un awenimento storico, e la suprema
trad. it. p. 27). .. capacit' dell'uomo; politicamente si identifica con la li-
Possiamo notare come Arendt, nella sua analisl della plu- berta,>(Arendt, 1951a, trad. it. p. 656). Le affermazioni ap-
ralita, dell'azione, del eliscorso e della politica, trasfiguri~­ parentemente paradossali eli Arendt ci aiutano a capire me-
cune delle istanze heideggeriane. In Essere e tempo Hel- glio cosa lei intenda per pluralita. Se agire significa prende-
degger scrive: «L'Ess.erci.e apertura». Nel ,con~esto ?eII'a- re un'iniziativa, iniziare (e questa inizio etutt'uno con la li-
nalitica esistenziale eli Hetdegger, 10 scopo e chlame iI rap- bett' wnana), aIIora si potrebbe essere tentati eli dire che
porto del Dasein con I'essere. Arendt, pero, si aIIon~ana d~ gli inelividui possono agire in isolamento. Arendt nega con
Heidegger, appropriandosi del concetto heldegge~ano eli decisione che vi sia tale possibilit•. Non esiste azione, e
apertura (Erschlossenheit) per spiegare .Ie I?od:ilita. attra: quineli liberta, se non vi epluralita. Questa liberta monda-
verso cui gli esseri wnani si mostrano gli urn .agli aI~n negli na e tangibile non eda confondersi con la "liberta della vo-
spazi pubblici che sorgono quando gli StesSI essen wnaru lont'" che elivenne una preoccupazione per i filosofi.
danno vita a una comunit' politica (polity). Arendt fa una affermazione ancora piu dura: la tradizione
filosofica <<ha elistOltO, anziche chiarire, I'idea stessa eli li-
Agenda e parIando gIi uomini mostrano chi sana, rivdano at-
tivamente I' unicita della Ioro identita personale, e fanno cos1 Ia bert. quale si offre all'esperienza, trasferendola dalla sua
Ioro apparizione nd mondo umana [... j Questa rivdarsi d~ sfera d'origine (i1 regno della politica e delle faccende wna-
"chi" qualcuno e, in contrasto con it "che cosa" -Ie sue qualita ne in genere) a un ambito interiore,la volonta, nel quale sa-
e capacita, i suoi talenti, i suoi difetli, che puo esporre 0 tenere rebbe eliventata accessibile aII'introspezione» (Arendt,
nascosti - e implicito in qualunque cosa egli dica a faCCla [...I 1961a, trad. it. pp. 195-196).
Questa capacita di rivdazione dd discorso e dell: azione emer-
ge quando si ecan gli a1tri; non per ne contro a1tn, rna nd sem- l:esistenza della liberta politica ha preceduto, non solo storica-

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Richard f. Bernstein Provocazione e appropriozione: fa risposta a Martin Heidegger

mente, la preoccupazione filosofica per la libert' interiore che nomia dei greci, rna e un'uguaglianza che si e manifestata
inizia con Sant' Agostino, rna una tale libert' ha bisogno della anche nei consigli sorti spontaneamente durante Ie rivolu-
"compagnia degli altri uomini" e lUlO "spazio comune e pub- zioni modeme. La politica, nell' accezione di Arendt, puo
bhco in cui incontrarli": "un mondo organizzato politicamente, verificarsi solo quando gli esseri umani si confrontano l'u-
in a1tri termini, nel quale ogni uomo libero potesse inserirsi at- no con l' altro e discutono da uguali. A prima vista puo
traverso l'azione e il cliscorso" (ivi, p. 199). sembrare paradossale (e forse utopico) che la politica pos-
sa escludere il govemo, il govemo di un singolo, di un
Anche qui assistiamo alla radicale trasformazione di un gruppo, 0 di una classe su tutti gli altri. La radicalira della
motivo heideggeriano. Anche Heidegger cerca di svincola- nozione arendtiana di politica diviene chiara quando
re la sua nozione ontologica di liberta dallegame con la li- Arendt parla della polis come delluogo in cui <<i cittadini
berta della volonta, cosl ben radicata nella tradizione meta- convivevano in condizioni di non-govemo». Forse Arendt
fisica occidentale. <<L'essenza della libertID>, dice Heidegger, ha un visione un po' idealizzata della polis greca, rna Ie in-
<<I1on eoriginariamente connessa alla volonta 0 meno anco- teressa soprattutto valorizzare l'uguaglianza reciproca tra
ra soltanto alla causalita del volere umano» (Heidegger, esseri umani plurali, all'intemo di una comunita politica.
1976a, p. 19). A questa riguardovi eun terreno comune tra Tutto cio va oltre la sua visione delle citta-stato greche.
Arendt e Heidegger. Questi, pero, insiste con enfasi su que-
sto punto perche sostiene che l' essenza della liberta dey' es- L'isonomia garantiva l' eguaglianza, rna non perche tutti gli liO-
sere compresa in relazione al destino e al disvelarsi dell' e,s- mini erano nati 0 creati eguali; aI conrrario, perche gli uomini
sere: <<1a liberta e l' ambito del destino il quale di volta m erana per natura non eguali e avevano bisogno di una istitu-
volta traccia la via a un modo del disvelamento» (zbid.). Ma, zione artificiale, la polis che in virtu del suo nomos li rendesse
mentre Heidegger e sempre assillato dal problema dell' es- eguali. L'eguaglianza esisteva solo in questa specifico ambito
politico, in cui gli uomini si incontravano fra loro come dtta-
sere, la posizione di Arendt e del tutto diversa. Pensare la
dini e non come persone private (Arendt, 1963e, trad. it. pp.
liberta solo in termini di liberta della volonta significa, per 26-27).
Arendt, occultame illocus «originale>>: l' esperienza politica.
Heidegger non si occupa quasi mai della liberta politiea. Vorrei introdurre un ulteriore concetto nella nozione di
Ho fin qui sostenuto che la trama di concetti e distinzio- pluralira: l'opinione (doxa). Attraverso esso possiamo ap-
ni che Arendt elabora al fme di iIlllffii!1are il significato del- profondire I'analisi attomo alle nozioni di mondo comune
Ia politica e condizionata dalla sua concezione della plura- e condiviso e di pluralita. Questo aspetto ci portera nuova-
lita. La relazione diviene ancor pili chiara se si analizza il mente alle differenze fondamentali che esistono tra Arendt
modo in cui Arendt si serve dell'uguaglianza (isonomia) co- e Heidegger.
me concetto politico. I.' autrice opera una netta distinzione I.'opinione (doxa) ela materia stessa della politica. Doxa e
tra uguaglianza sociale e politica, affermando che l'una non un telIuine collegato sia all'opinione che alla fama. Comu-
deve essere confusa con l' altra. Come Nietzsche e Fou- nemente consideriamo "opinione" tutto cio che elegato a
cault, Arendt e convinta che l'aspirazione all'uguaglianza una preferenza soggettiva. (Quando per esempio diciamo
sociale porti a una nonnalizzazione repressiva che <<livella» «ognuno ha diritto alla propria opinione»). Oppure si pen-
Ie differenze, e minacci la possibilita stessa di una pluralita sa alle opinioni come a delle preferenze, verificabili attra-
che si nutre di individualita e spontaneita. Ma (contra verso sondaggi. La nozione al'endtiana di opinione non solo
Nietzsche) afferma anche che l'uguaglianza politica e con- eradicalmente diversa da queste due accezioni, rna vuole
dizione necessaria per azione e discorso. Si tratta dell'iso- essere una critica di questa modo di concepire l'opinione.

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Richard]. Bernstein Provoca1.ione e appropria1.ione: to risposta a Martin Heidegger


<<Le opinioni», dice Arendt, «si fonnano in un processo tuazione che, secondo Arendt, ha portato alla <<tendenza a
di discussione aperta e di pubblico dibattito». Dove non vi estraniarsi dal mondo tipica dei movimenti ideologici di
sono tali discussioni e dibattiti possono esserci stati d' ani- massa moderni», che sono poi culminati nei movimenti to-
mo, «stati d'animo delle masse e stati d'animo degli indivi- talitari del XX secoIo.
dui, questi ultimi non meno volubili e infidi dei primi - rna Prima dicevo che in Heidegger non vi e nulla che si av-
non puo esistere l'opinione»(ivi, pp. 311-312). Le opinioni vicini anche minimamente al concetto arendtiano di plu-
non sono semplici prese di posizione impulsive. Non van- ralitii. Esiste, tuttavia, una risposta ricorrente a questa ti-
no nemmeno confuse con asserzioni di verit!!. Per formar- po di obiezione. I difensori di Heidegger sostengono che
si un'opinione c'e bisogno di immaginazione e di giudizio. tale critica non tiene conto della centralita che il Mitsein e
Ognuno di noi osserva il mondo comune e condiviso da un il Mitdasein hanno in Essere e tempo. Ll Heidegger ci fa
preciso punto di vista, diverso da tutti gli altri. Si puo di- vedere come il nostro essere-nel-mondo implichi essere
scutere sulle diverse opinioni. Si puo anche, socraticamen- con gli altri. Vi sono degli aspetti curiosi a proposito di
te, tentare di enucleare la verita contenuta nelle opinioni questa linea difensiva. Nell' articolo del 1946 What is Exi-
degli altri.' Possiamo anche tentare di persuadere gli altri stenz Philosophy? Arendt discute esplicitamente Essere e
della verita delle nostre opinioni. Pur aspirando a un ac- tempo, rna non fa menzione del Mitsein 0 del Mitdasein.
cordo, il dibattito pubblico non implica necessariamente Nessun segno fa pensare che possa esistere, nella filosofia
consenso 0 unanimita. Finche saremo esseri umani con di Heidegger, una nozione di (0 uno spazio per) una plu-
prospettive diverse sui mondo comune e condiviso, vi sa- ralita. AI contrario, Arendt legge Heidegger alla maniera
ranno sempre differenze d'opinione. di molti esistenzialisti francesi: siamo condannati a un
Indubbiamente Arendt si serve qui dei concetti heideg- «solipsismo esistenziale». Arendt fa affermazioni contro-
geriani di mondo (Welt) e di essere-nel-mondo. Ma, anco- verse (e idiosincratiche) su Heidegger. Parla del suo ten-
ra una volta, questi concetti subiscono una conversione ra- tativo di «fomire un nuovo fondamento alla metafisica».
dicale all'intemo della riflessione arendtiana. Affenna anche che Heidegger rinuncia alla domanda sui
n mondo non e la totalita degli oggetti, nemmeno Ia to- significato dell' essere e la sostituisce con <da domanda pili
talita dei fatti. n mondo e un artificio umano, il prodotto fondamentale per la sua filosofia, cioe la domanda sui si-
dell' opera degli esseri umani. Fin qui Arendt e in sintonia gnificato del Se».
con Heidegger. n mondo, tuttavia, non consiste solo di
questi prodotti. E costituito anche dalle istituzioni (inclusa A tale domanda, pera, non sembra in realt' darsi risposta, per-
la polis) che sono frutto dell'azione umana. n mondo ga- che, nel suo isolamento assoluto, un se-stesso non ha sensa; al-
rantisce la pluralica umana e allo stesso tempo ne e in par- Ia stesso tempo, un se-stesso non isolato deietto nella quotidia-
te costituito. Questa concezione del mondo spiega anche nit. del "Si" [Man 1 non e pill un se stesso. A tale ideale del se-
perche Arendt parli di «alienazione del mondo, e non alie- stesso Heidegger e condotto come conseguenza di quell'impo-
nazione di sb>, <Ja caratteristica distintiva dell'eta moder- stazione che ha trasformalo l'uomo in cia che, nella precedenle
onlologia, era Dio. Un tale essere supremo ein effetti pensabi-
na» (Arendt, 1958a, trad. it. p. 187) Nell'epoca modema si
Ie solo come individuo e come unico, senza eguali (Arendt,
e verificata <J'eclissi di una sfera pubblica comune», una si- 1946£, trad. it. p. 70).
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4 Si veda come Arendt parla di Soc rate. il cittadino che cerca di In modo un po' sarcastico Arendt affenna anche che <<in
estrarre la verila dalle opinioni dei suoi concilladini (Arendt. 1986b. seguito Heidegget ha cercato nei suoi corsi di fomite in ri-
pp.73-103).
tardo ai suoi se-stessi isolati una base comune servendosi di

242 243
Richard f. Bernstein Provocazione e appropriazione: fa risposta a Marlin Heidegger

mitologie non concettuali quali quella del "Popolo e suo- tri", in questo caso, non sono coloro che restano dopo che
10"» (ivi, p. 72). io mi sono tolto. Gli altri sono piuttosto quelJi dai quali per
Qualsiasi cosa si pensi della critica di Arendt a Heideg- 10 pili non d si distingue e fra i quali, quindi, si e anche»
ger, una cosa ecerta. Per Arendt non vi ein Essere e tempo (Heidegger, 1976b, p. 153). Se considerata nella prosperti-
nemmeno un'allusione alla pluralira. L'autrice contrappone va della pluralita arendtiana, questa posizione fa riflettere.
ai Se isolati di Heidegger la nozione di «comunicabilitil» di Arendt non parlerebbe mai di pluralita in questi termini. n
Jaspers (che sembra pili vicina alla pluralita arendtiana). punto centrale della sua nozione di pluralita, come condi-
Pare un'ironia della sorte il fatto che, mentre Arendt scri- zione umana dell' azione, e proprio il fatto che gli esseri
veva l'articolo in questione, interpretando Heidegger come umani manifestano la loro pluralira distinguendosi I'uno
un filosofo esistenzialista, 10 stesso Heidegger nella sua Let- dall' altro attraverso azioni e discorsi. Ritornando a Heideg-
tera sull'''umallismo'' ripudiava, in modo energico, questa ger, non emolto difficile capire la distanza che separa i due
interpretazione "esistenzialista" di Essere e tempo (Heideg- pensatori a questo riguardo.
ger, 1995a).'
Si potrebbe obiettare che l'ostilita di Arendt verso Hei- ncampo su cui camminiamo appartiene a qualcuno e appare
degger, cOSI come emerge da questo articolo, fosse dovuta pi" 0 meno ben tenuto dal suo coltivatore; illibro che leggo e
pili che altro alla rabbia e all' atteggiamento ambivalente stato comprato presso [... J donato a [... J e cosl via. nbattello an-
che l'autrice nutriva nei confronti del filosofo. La vera que- corato alla riva rimanda in quanto tale a un conoscente che sta
per fare una gita; rna anche come "battello sconosciuto" mani-
stione filosofica e stabilire se i concerti di Mitseill e Mttda- festa gli a1tri. Gli a1tri che si "incontrano" entro il complesso dei
seill precorrano la pluralita arendtiana. Ma non eforse del- mezzi utilizzabili intramondani, non sono pensari come se si ag-
I'in£luenza di I Ieidegger su Arendt che ci stiamo occupan- giungessero alle cose innanzi tutto semplicemente presenti. AI
do? Forse ci si aspetta di scoprire i punti di contatto tra i contrario, queste "cose" si incontrano a parrire da un mondo in
due, piuttosto che una feroce critica di Arendt al concetto cui sussistono come utilizzabili per gli a1tri; mondo, questo, che
heideggeriano di un Se isolato e atomizzato. eanche, fin da principio, il mio (ivi, pp. 152-153).
Lasciamo da parte per un artimo la questione dell'inter-
pretazione arendtiana di Heidegger. Consideriamo invece Risulta chiaro da questo passaggio che quando Heideg-
cosa il filosofo dice in Essere e tempo a proposito di Mitseill ger afferma <<iI mondo dell'Esserci econ-mondo» e «I'in-es-
e Mitdaseill. Heidegger introduce I'argomento nel capitolo sere eun con-essere con gli altri», non sta cerro anticipando
4 della prima sezione di Essere e tempo: <<1'essere-nel-mon- la nozione arendtiana di pluralita. Cia che a lui interessa e
do come con-essere ed esser-se-stesso. n "Si"». Si tratta di sottolineare che I'Esserci stesso presuppone sempre un
un capitolo importante: il titolo ci fa capire che si tratta del- mondo in cui incontriamo gli altri. Ma questo generico con-
Ia famosa analisi del <<Das Mall» (il "Si"). Heidegger affer- essere con gli altri non ela pluralita che si rivela nel discor-
ma che il con-essere e il con-esserci (Mitsein e Mitdaseill) so e nell' azione con gli altri. Se pluralita significasse sempli-
sono «cooriginari all'essere-nel-mondo». Noi gia da sem- cemente vivere nel mondo con gli altri e interagire con essi,
pre siamo-con gli altri. Con-essere e dunque una delle allora l'accezione pili banale del Mitdasein potrebbe esser-
strutture esistenziali fondamentali dell'Esserci. Cosa dice ne un' anticipazione. Pluralita non esinonimo di con-essere,
Heidegger a proposito di questi altri con cui I'Esserci si tro- intersoggertivira, socialita. Se cOSI fosse perderebbe il suo si-
va gia da sempre? Cosa (o chi) sono questi altri? «"Gli al- gnificato politico. Heidegger non comprese mai tale signifi-
cato politico, anzi, 10 occulta. Cia che Heidegger chiama il
, Cfr. anche Bernstein, 1986, e 1992. «COID> dell' essere e applicabile solo alle dimensioni arend-

244 245
Provocazione e appropriazione: ta risposta a Martin Hezdegger
Richard]. Bernstein
Questo accade, per dirla con Arendt, quando il sociale in-
tiane del lavoro edell' opera. Per esempio, secondo Hei-
degger, quando sto usando (0 non usando) degli strumenti, globa e oscura il politico. La riflessione arendtiana sulla
pluralita e condotta in modo da svelare e recuperare una
gli a1tri sono Ii per me. Heidegger insiste nel sottolineare
che con-essere e attributo esistenziale dell'Esserci e non ca- diversa modalita del pensare la vita pubblica, una modalita
ratteristica ontica di una pluralita di esseri umani. per la quale la parola e I' azione svelino la pluralita, la liberta
Perche Heidegger introduce i concetti di Mttsein e Mit- pubhlica e mondana.
dasein solo a questa punto della sua analisi? <<II risultato on- Insisto ancora su un punto centrale. Non voglio certo ne-
tologicarnente rilevante delle precedenti analisi del con-es- gare che Arendt si serva di molti temi heideggeriani, svi-
sere consiste nell'avere stabilito che il "carattere di sogget- luppandoli poi in modo diverso. Ci si potrebbe, pero, spin-
to" del proprio e dell'a1trui Esserci e da detenllinarsi esi- gere oltre. Difficilmente Arendt avrebbe potuto sviluppare
stenzialmente, cioe a partire da determinate maniere di es- una nuova visione originale della politica se non si Fosse ap-
sere» (ivi, p. 162). Ed e qui che Heidegger passa all'analisi propriata dei temi heideggeriani e se non Fosse stata stimo-
del "Si", e affe'"n""a: lata dal suo pensiero. Ma il pensiero di Arendt, a differen-
za di quello di Heidegger, si e sempre basato sulle realta
concrete che la toccavano da vicino, gli orrori del XX seco-
Contrapposizione commisurante, medieta. livellamento, in
quanta modi di essere del Si, costituiscono do che noi chiamia- 10. Fino dai primi anni trenta Arendt si e occupata senza so-
rna "pubblidta" [... J La pubblidta oscura tutto e presenta do sta dello scontro tra fllosofia e politica. Esempre slala co-
che risulta cosi dissimulato come notorio e accessibile a tutti sciente, in modo acuto, della tendenza dei fllosofi e dei
(ivi, p. 164). "pensatori puri" a fuggire (e denigrare) la caotica contin-
genza delle realta politiche. Lei, a differenza di Heidegger,
Se si volesse rintracciare un punto preciso dell' opera di non ha mai ceduto a questa tentazione.
Heidegger dove, secondo Arendt, il fllosofo sbaglia, sareb- Ettinger riporta che il 28 ottobre 1960 Arendt scrisse a
be proprio qui. lronicarnente Arendt e d' accordo con Hei- Heidegger comunicandogli che gli aveva spedito una copia
degger nella descrizione delle «condizioni esistenti» in que- della versione tedesca di Vtta activa. (Non esiste a1cuna let-
sti tempi bui, rna non con I' affenllazione secondo cui que- tera di Heidegger in cui questi commenti illibro 0 afferrni
ste possono rivelare qualcosa di ontologicarnente rilevante di averlo ricevuto.) Arendt scrive: «Ii accorgerai che illibro
sulla pubblicita. Nella sua prefazione a Men in Dark Times non porta a1cuna dedica. Se i rapporti fra noi non fossero
Arendt scrive: « ... il punto e che la sarcastica e perversa af- stati cosl mutevoli - voglio dire Ira, ossia ne io ne tu - ti
fenl1azione [di Heideggerl "Das Licht der Olfentlichkhezt avrei chiesto il pennesso di dedicaltelo; Ie idee dellibro
verdunkelt alles" ("Ia luce della sfera pubblica oscura tut- erano gia nate nei primi giorni a Marburgo ed esso deve
to") colpl il cuore stesso della questione, e non era a1tro che t~tto, in ogni suo aspetto, ate. Sembrerebbe impossibile,
la pili concisa ricapitolazione delle condizioni esistenti» VlSto come stanno ora Ie cose; rna almeno volevo dirti, in un
(Arendt, 1968, p. IX). modo 0 nell' altro, i farti nudi e crucID>. Su un foglietto a par-
Heidegger, secondo Arendt, non riesce a comprendere te, Arendt scrisse dei versi che non spedl mai a Heidegger:
che esiste uno spazio pubblico creato dall' azione plurale e
comune degli uomini. Per usare espressioni heideggeriane Vita Activa:
contro Heidegger stesso, potremmo dire che il fllosofo e in- Questo libra non ha dedica.
capace di distinguere la vita pubblica autentica dalle sue Come avrei potuto dedicarlo ate,
rnio Eidato amico,
espressioni degenerate, dove sulla pluralita prevale il "Si".

246 247
Richard]. Bernstein

cui sana rimasta Fedele «Quaestio mihi factus sum».


e Wedele, rna sempre nell' amore. (Ettinger, 1995, trad. it. p. 102)
Una lettura heideggeriana di
Come tante case che Arendt scrisse a Heidegger, questi It concetto d'amore in Agostino
versi si prestano a molte interpretazioni, pur indicando la di Luca Savarino
profonditil dellegame che univa Arendt a Heidegger e il
debito intellettuale nei suoi confronti. La frase che pili col-
pisce e«aI quale sono rimasta fedele e infedele». Arendt, in
modo quasi nietzscheano, era fedele a Heidegger. Ma, pen- Gli interpreti che si sono finora cimentati nel non agevole
sando in modo indipendente [Selbstdenkenl, pensando compito di scrivere sulla dissertazione di dottorato di Han-
contyo Heidegger, gli era stata anche infedele (che e un aI- nah Arendt, Der Liebesbegri/l bet' Augustin, pubblicata nel
tro modo di essere fedeli). n pensiero politico di Arendt e 1929 a Berlino dall' editore Springer, hanno sottolineato,
una replica forte alia provocazione di Heidegger. Ella fu in spesso in modo poco pili che generico, I'influenza del pen-
grado di illuminare cio che Heidegger non capl mai: il si- siero di Martin Heidegger su questa testo giovanile. La pre-
gnificato prezioso e molteplice della pluralita umana, del- senza di Heidegger appariva evidente nel determinare 10
l'azione e della liberta mondana e tangibile. stile e la "tonalita" complessiva della dissertazione. Sebbe-
ne non potesse essere ricondotto a specifiche trattazioni del
Traduzione di Olivia Guaraldo
problema dell' amore in Agostino, il debito arendtiano sem-
brava collocarsi allivello delle domande fondamentali del-
l'interrogazione heideggeriana di quel periodo, relative al
rapporto tra essere e tempo e alia costituzione dell'uomo
come essere temporale.'
Negli ultimi anni la critica ha messo in luce con sempre
maggior frequenza I'influsso esercitato su Arendt dalle ope-
re e dal pensiero di Heidegger. E noto come la riproposi-
zione heideggeriana del problema ontologico, in Essere e
- tempo, fosse preceduta, nei corsi di Friburgo prima e di
Marburgo in seguito, dal tentativo di mettere in luce I'in-
sufficienza dell'apparato teorico tradizionale in nome di
una «ermeneutica dell'effettivita,>, di una riflessione a par-
tire dal concetto di vita, che la metafisica, ancorata a una
concezione dell' essere obiettiva e modellata sulla presenza,
si dimostrava incapace di pensare. La riformulazione hei-

I A. Dal Lago fa notare come l'insistenza arendtiana sulle aporie


temporali dell'amore introduca lU1 «tono heideggeriano decisivo nd-
l'interpretazione di Agostino» (Dal Lago. 1987, p. 19). Si vedano an-
che, su questa punta: Young-Bruehl, 1982a, trad. it. p. 106; Petitde-
mange, 1996, p. m.

248 249
Luea Savarino «Quaestio mihi/actus sum»,,,
deggeriana della questione dell' essere appariva giustificata mondana. Tale contesto non esegnato unicamente ~alle in-
dall'inadeguatezza del modo in cui, tradizionahnente, veni- terpretazioni fenomenol<;,gichc: di ,,\ristotele, m~ ~lvela I~
va posto il problema della storieita e concretezza dell'esi- sforzo di Heidegger di flesammare I fondamentl f!IOSOfiCI
stenza effettiva dell'uomo. della tradizione cristiana e il pensiero di Agostino ill p~rt1-
Gli interpreti hanno collocato la critica di Hannah colare. A partire da una riflessione sull' esperienza religlOsa
Arendt alla metafisica in nome dell'agire politico sullo sfon- del cristianesimo delle origini, infatti, vengono formulate
do di tale orizzonte problematico. La nozione di essere-nel- qui per la prima volta a1cun.e n~zioni ~he acquisir~o pro:
mondo e la critica di Heidegger alla semplice-presenza ven- gressivamente un ruolo. di Pf1ffiO rlanO nd pc:nslero di
gono utilizzate dalla Arendt per una decostruzione del pen- Heidegger e che conflulfanno nell ontologla di Essere e
siero politico tradizionale. Storicamente, il privilegio che il tempo, dove assumeranno un senso autonomo flspetto alla
theorein ha conferito a eio che possiede stabilita e perma- loro provenienza religiosa e cristiana. Non sem~ra dunque
nenza ha condotto alla perdita della dimensione originaria casuale che I' origine del percorso ftIosoHco del tre pensa-
della praxis e alla riduzione di quest'u1tima alla poiesis, aI- tori citati in precedenza sia segnata da una rilettura dell' 0-
l'ambito del fabbricare e del produrre. La filosofia ha po- .. )
pera agostullana. .., .
tuto ignorare, in tal modo, i requisiti di pluralita e novitil La pubblicazione dei COrsi tenutl da Heldegger a Fflbur-
che appartengono all'agire, illuogo in cui si realizza origi- go nel semestre invemale del 1920-21 end semestre estlvo
nariamente e autenticamente la liberta dell'uomo.' dd 1921, dal titolo rispertivamente Introduzlone alia feno-
Emerito di]. Taminiaux aver chiarito in maniera defini- menologia della religione e Agostino e il Neopla~omsmo
tiva I'importanza dell'interpretazione heideggeriana di Ari- (Heidegger, 1995b) consente di definire con magglOf pre-
stotele, nel periodo di Marburgo, per 10 sviluppo del pen- cisione il panorama filosofico entro cui collocare la di~s~r:
siero di Arendt (Taminiaux, 1992). Lo sforzo di Taminiaux tazione su Agostino e di sottrarsi in tal m~do alla g~eflclta
e rivolto da un lato a mettere in luce I'influenza della rilet- del dibattito attomo all'infIuenza dd penSlero di HeIdegger
tura heideggeriana di a1cune tematiche dell'Etica Nicoma- su quest'opera giovanile di Hannah Arendt. A un'analisi fi-
chea, dall' a1tro a sottolineare la specifieita della appropria- losoficamente atrenta delle lezioni, infatti, non possono
zione arendtiana della praxis aristotelica, in contrasto con sfuggire Ie significative linee tematiche che si rifletteranno
I'intento ontologico che guida Ie analisi di Heidegger. La ri- a1cuni anni dopo nello scritto di Arendt.'
valutazione della praxis come sede ~utentica dell' abitare
umano assume una valenza diversa rispetto all'essere-nel-
mondo heideggeriano. Arendt sottolinea primariamente , L. Boella, nella "Postfazione" all"edizione italiana della .di~erta.
zione di dottorato di Arendt, nota come, a parttre dru cors~ di H~l­
quei caratteri di politieita e intersoggettivita del mondo co- degj(er, anche Jonas e LOwith abbiano affrontato negli stessl 30m, m
mune che in Essere e tempo paiono secondari. riferimento ad Agostino, temi simill. <£ evidente che la g"!'erazlOne
La recente pubblicazione di buona parte dei corsi di Fri- degli allievi di Heidegger, nellaseconda ,meta d~gli anni venn, SlOrlen-
burgo e Marburgo permette di ricostruire il contesto in cui ta decisamente verso la questtone dell essere-mSleme e qumdi dell,a
fondazione del ruolo dell' altro aU'interno dell'essere-nel-mondo hel·
nasce I'interrogazione ftIosofica di pensatori come Hannah degj(eriano» (Eoella, 1992, p. 154). . .
Arendt, Karl L6with e Hans] onas, che assistevano in que- ~ Non e certo che Hannah Arendt conoscesse il contenuto del cor-
gli anni alle lezioni di Heidegger, e che hanno interpretato si tenull da Heidegger a Friburgo, a cui non aveva assistito. Ar~d(
I'insegnamento di quest'u1timo in chiave umanistica e stessa. a proposito della fama precoce di H~idegger, ~corda ,come 1 (~:
-~- -- ---~~~--- .----~-
sti delle lezioni circolassero, sotto fonna di appuntl, tra gli. stud;onn.
«Ma nel caso di Heidegger non c'era nulla di l~gibile che gtustilicas-
'Cfr. Volpi, 1987, p. 80. Si veda anche Schiinnann, 1982. se la sua fama, nulla di scriltO, salvo gli appunn presl aUe sue lezlom,

250 251
Luca Savarino «Quaestio mihi factus sum»".

II progetto filosofico complessivo di Heidegger negli scienze mira ad atticolare l'esperienza fattuale che costitui-
anni eli Friburgo, all'interno del quale eliventa comprensi- see la dimensione originaria del vivere, quella che Heideg-
bile la sua interpretazione del cristianesimo delle origini, gel' definisce «faktische Lebenser/ahrung», esperienza eli vi-
si delinea a partire dalla presa d' atto della differenza di ta relativa alla fatticita.
principio tra filosofia e scienza e dalla parallela critica al- La filosofia come scienza originaria preteoretica, che
Ia pretesa d'originarieta del teoretico. Heidegger descrive tenta eli cogliere la costitutiva dinamicita e Ie modalita
in piil luoghi la genesi dell'atteggiamento teoretico nei ter- concrete della vita effettiva, si serve del concetto eli «at-
mini di una devitalizzazione dell' ambito dei rapporti con- tuazione» (Volhug). L'atteggiamento teoretico fa riferi-
creti entro cui esso nasce. L' evoluzione della coscienza mento unicamente al «Che cosa» eli un oggetto e dunque
verso l'esperienza eli tipo teoretico avrebbe dunque origi- non puo che situarsi a livello eli cio che Heidegger defini-
ne da una perdita del carattere originario eli una espe- see «senso eli contenuto» (Gehaltsinn): cio che caratteriz-
• •
rlenza V1ssuta. za la devitalizzazione dell' esperienza vissuta e proprio la
La rinuncia al teoretico non implica il venir meno eli separazione eli un contenuto, ridotto a un mero «dato eli
qualsivoglia pretesa eli esaustivita del sapere: la filosofia non fatto» , dalla sua concreta attuazione. In tal modo, pero,
si fonda su un'esperienza irrazionale, rna fa piuttosto riferi- l'io storico svanisce, I'esperienza vissuta edestoricizzata e
mento al tentativo eli cogliere una connessione preteoreti- devitalizzata e della ricchezza eli riferimenti presenti nella
ca. La vita come ambito originario risulta da sempre arti- situazione non resta che un semplice essere inelirizzati a
colata in una serie eli nessi e rappotti vitali. Ogni situazio- qualcosa. La filosofia, al contrario, rivolge 10 sguardo ver-
ne, sostiene Heidegger, possiede un carattere unitario e so l' attuazione, verso il «Come» della vita nelle sue diffe-
compiuto: essa non puo essere descritta adeguatamente co- renti modalira.
me un processo, rna ha piuttosto da fare con qualcosa co- All'interno eli tale contesto teorico, Heidegger si rivolge
me un evento, qualcosa che «accade» a un io con cui la si- all' esperienza re1igiosa cristiana con I'intento eli recuperar-
. , .. . ne un nueleo originario che si collochi al eli la eli ogni defor-
tuazlOne e Costltutlvamente ill rapporto.
Si assiste chiaramente, nella riflessione heideggeriana eli mazione ad opera eli una concettualita metafisica eli prove-
questi anni, al progressivo emergere eli un'idea eli storicita nienza greca. n cristianesimo delle origini rappresenta uno
come dimensione originaria: ogni situazione e <<storica» e dei paraeligmi storici eli un pensiero libero dalla suprema-
racchiude una ricchezza eli riferimeoti vitali che la dimen- zia dell' atteggiamento teoretico e oggettivante. In questa
sione teoretica non consente eli cogliere e che si esprimono, senso, I'analisi dell'esperienza re1igiosa delle prime comu-
talora, tramite il riferimento alla corporeita e alla sensibilitil. nita cristiane si rivela funzionale, nei primi anni venti, all'e-
E evidente come Heidegger proceda in elirezione eli una laborazione eli un' ermeneutica dell' effettivita, al progetto
forma eli sapere che consenta eli rispettare l'ambito della vi- ontologico eli una filosofia che sappia atticolare e descrive-
ta nel suo carattere eli evento, un sapere che, pur senza ri- l'e Ie mutture dell' esistenza.
nunciare alla propria portata teo rica e conoscitiva, non ri- L'interpretazione delle Epistole eli Paolo ai galati e ai tes-
cada nell'oggettivismo. Una filosofia che prenda coscienza salonicesi, nel primo dei due corsi in questione, e guidata
della propria essenziale differenza d' oggetto rispetto alle da un intento strettamente filosofico. Enecessario, affetma
- ----- . -- - - - - Heidegger, evitare qualsiasi presupposto eli tipo dogmati-
che passavano ill mano in mano» (Arendt, 1969(, trad. it. p. 169). E co: per comprendere I'universo spirituale che emerge dalle
comunque evidente la profonda identita ternatica che lega la disserta- Epzstole non occorre cercarvi un sistema teologico compiu-
zione arendtiana alle lezioni di Heidegger. to, rna e piil utile evidenziare l'esperienza re1igiosa fonda-

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«Quaestio mihi jactus sum» ...
Luca Savarino
spiritualitit cristiana edeterminata nel suo svolgm,ento tem-
mentale che domina la sua predicazione, iI conflitto appas- porale, un principio che rimanda. a un pa~sa~o Vlv':I1te, gra-
sionato tra la fede e la legge.' vido di effetti e di promesse per iI futuro. Lesp~nenza d<;l
L'interpretazione fenomenologica intende mettere in lu- rap porto con Dio, in tal modo~ non isola sem?licemente iI
ce iI modo in cui I'esperienza religiosa del cristianesimo del- credente, estraniandolo da ogru relazlOne con iI prossuno e
le origini giunge, nelle Lettere paoline, a un' autocompren- con iI mondo, rna si concretizza nel ri-vivere un passato che
sione e a un' esplicazione categoriale che nascono dalla con- accomuna Paolo e i tessalonicesi (dr. ivi, pp. 94:95). .
cretezza della vita e non la ricoprono arbitrariamente. A1- La discussione heideggeriana dei passi della pruna Episto-
I'interno di questa orizzonte concettuale Heidegger inten- fa ai tessalonicesi relativi allaparousia consente di defuur~uI­
de spiegare I'origine della dogmatica: iI significato autenti- teriOlIllente iI senso non metafisico, effettivo, dell' esp~nen­
co della teologia consiste nel tentativo di pensare, tramite za di vita e di fede delle prime comunitit cristiane: esso Sl ~ve­
una spiegazione concettuale (Explication), iI senso della vi- la qui nella non esauribilita, sui piano del ~ontenuto, dell ~­
ta religiosa. Paolo, sottolinea a pill riprese Heidegger, elon- nuncio della parola di Dio e del messagglO della predicaz~o­
tano da ogni forma di concettualita teoretica, avulsa dalla ne paolina. Paolo rifiuta di rispond~re alla d?manda relatlva
effettivita dei legami che costituiscono iI nesso di una situa- al «Quando» di un evento che non e determmabile attraver-
zione storico-esistenziale (dr. ivi, p. 72). so un calcolo cronologico, rna fa piuttosto riferimento all' at-
Nell'interpretazione del testo della prima Epistofa ai tes- tuazione di due diverse strutture dell'esperienza e di due
salonicesi, Heidegger introduce, in riferimento a due ter- modalita dell'attesa di un accadimento futuro. L'attesa della
mini che Paolo usa con frequenza, «esser divenuti» e «sa- parousia rimanda in talmodo.al «C?me» di una decisionere-
pere» (avere visto) (dr. ivi, p. 93), una serie di tematiche lativa al proprio esserci, che Sl espr~e attr~verso ?u,e fOl1~l~,
che costituiranno, sebbene con un'accennlazione diversa, una autentica e una inautentica, dell attuazlOne di se (dr.1Vl:
I' ossatura del discorso di Hannah Arendt. Per mezzo di ta- pp. 99-100). L'esser-divenuti si con~retizza ~ ~ m~do di
li espressioni, I'Apostolo fa riferimento a un passato che co- comportarsi che accomuna Paolo. e I tessal?rucesl: un ar;go-
stituisce un legame tra se e la comunita. I tessalonicesi sono scia vigile, carica di problematlclta, che Heldegger defuu~ce
<<toccati in sorte» a Paolo: egli esperisce se stesso solo in un <J3ekummerung», «cura», e che presuppone un tempo pnv?
vincolo di coappartenenza a un medesimo destino. n co- eli quantitit organizzabili e ordinabili secondo flussl regol~n,
stante riferimento a un passato comune e al ricordo di tale contraddistingue la temporalitll cristiana. Solo. un atteggla:
passato, sostiene Heidegger, e«qualeosa di diverso dalla ri- mento che non scenda a livello dei contenutl consente di
petizione di un evento naturale», e richiama piuttosto una mantenere apelta tale problematicitit e di vivere iI senso au-
dimensione di radicale storicita (Ibid.).' L'esperienza effetti- tentico, escatologico, della Zeitlichkell.' .. .
va del cristianesimo delle origini edeterminata storicamen- La struttura della speranza cristiana e irnduclbile alla
te nella misura in cui inizia con un evento, I' Annuncio semplice aspettativa di un evento futuro, inserito all'inter:
(Verkundigung), che costituisce iI principio da cui I'intera no di una concezione Iineare, quotidiana, della temporalita

'Cfr. HeideMer, 1995b, p. 68. La dialettica paolina tra Legge e Gra- 7 «ll lora attuale essere e iIloro "esser-divenuti"» (ivi. p. 94).
zia si trova al centro della dissertazione di dottorato di H. Jonas su 8 «ll sensa dd "Quando", dd tempo, in cui vive iI. cristiano», .aEfer -
Agostino. Cfr. Jonas, 1930. rna Heidegger, «possiede un carattere dd tutta pa.rtl~olare. Not l.~b­
I> La fllosofia non fa riferimento a una dimensione sovrastorica, rna biamo caratterizzato in precedenza, da un punta di Vlst~ ~onnale: La
costituisce piuttosto un «ritomo a do che e originariamente storico religiosita cristiana vive la temporalita [Zeitllchkeill"» (lVI, p. 104).
[Riickgang ins Urspriingilch-Hislorischesl» (ivi, p. 90).

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Luca Savarino «Quaestio mlhi jactus sum»",
(efr. ivi, p. 102). n senso dell'attesa dell'awento del Messia di fede del cristiano accade interamente davanti a Dio: e
non e spiegabile, secondo Heidegger, in termini psicologi- unicamente I'attuazione entro cui si concretizzano i conte-
stici e oggettivanti, rna si da nella sua originarietit soltanto nuti e i riferimenti mondani che si trasforma a seguito del-
attraverso una «distruzione» delle categorie della filosofia I' annuncio. Paolo esperisce il mondo a partire dalla consa-
tradizionale. Appare decisivo, per comprendere l'influenza pevolezza di vivere nella dimensione del ,«ancor solo» [nu~­
di queste lezioni sulla dissettazione arendtiana, che Hei- nocb] (efr. ivi, p. 119). In tal modo, pero, il credente subl-
degger faccia risalire la mancata comprenslOne della pro- sce una trasfigurazione delle situazioni esistenti~ c?e confe-
blematica escatologica da patte della teologia contempora- risce loro un senso nuovo: la consapevolezza di vIVere nel-
nea alIe deformazioni prodotte dalla tradizione metafisica.' I'imminenza dell'evento escatologico, a seguito della rottu-
1'introduzione di modalita concettuali della filosofia greca ra provocata dal Geworden-sein cristiano, aumenta a di-
alI'interno dell'orizzonte spirituale del cristianesimo si ri- smisura la problematicita e il bisogn? dell' esistenz.a. .
vela infatti inadeguata al senso dell' esperienza paolina: la Heidegger riconduce a questa sltuazlOne il nconoscl:
vocazione autentica della teologia va ricondotta piuttosto a mento specificamente cristiano-paolino della creaturalita
un sapere che sia diretta espressione della vita religiosa (efr. dell' esistenza. La dinamica della Grazia, in certo qual mo-
ivi, p. 97). do, edirettamente connessa con la poverta esistenziale che
Nell'ultima pane del corso Heidegger affronta un pro- scaturisce dalla rinuncia a ogni contenuto mondano e con
blema che sara al centro dello scritto di Hannah Arendt su una salvezza che non e in potere dell'uomo raggiungere.
Agostino: la relazione tra l'annuncio della parousia, che si 1'esperienza di Dio accentua l'angoscia, al co~tra~o di
gioea interamente sul piano dell' attuazione, e Ie concrete Sl- qualsiasi comprensione metafislca, che, sltuandosl allivello
gnificativita entro cui il cristiano si trova a vivere. Dal mo- dei contenuti e dei riferimenti mondani, la placherebbe
mento che il senso della Zeitlicbkeit rinvia al rappono che (efr. ivi, p. 122). .
lega il eredente a Dio, e lascia da pane ogni attesa di un nmotivo dell'insufficienza delle capacita umane, lasclate
contenuto mondano, «oecorre comprendere quale senso su Agostino
a se stesse, ricompare nel corso successivo,, . , e il
abbiano, per il cristiano, i riferimenti del mondo-collettivo neoplatonismo: Heideg.ger, attraverso un ~terpretazlOne
e del mondo-ambiente [mit-und umweltlicbe Beziige]» (ivi, fenomenologica del X Llbro delle ConfesslOnt, pr~segu~ ~~
p. 116). Come epossibile conservare un rappono con Ie al- tentativo di ricavare dall'autointerpretazione dell effettlVlta
tre persone e con il mondo, per il credel)te proietta:o in una eristiana Ie categorie fondamentali della vita. . .
relazione di fede, apparentemente assoluta, con DIO? 1'esposizione si organizza qui attorno ad alu:ru pU?tI
Una domanda, questa, di cui Arendt sottolineera gli principali: in primo luogo Heidegger sottolinea il motlvo
aspetti problematici e aporetici: Heidegger mostra piutto- esistenziale della ricerea di se e di Dio narrata nelle Confes-
sto come i contenuti e Ie significativita mondane non ven- sioni, che risuona nell' agostiniano «QuaestIo mthi factus
gano minimamente messi in discussione, dal punto di vista sum». Ponendo principalmente I'accento sul «Come» del-
del senso di contenuto e del senso di riferimento, da un ac- l'esposizione, pill ehe sui eontenuti, viene evidenziata b
cadere che si colloca a livello dell' attuazione. l'esperienza non riducibilita dell'interrogazione alIo sguardo oggettl-
vante della metafisica. Heidegger mette in luce come, nei-
9 «Questo problema», afferma Heidegger. «gia nd Medioevo n~:m l' analisi agostiniana della memoria, la tradizionale classifi-
veruva pili compreso in maruera originaria. a seguito dell~ p~net~azlo, cazione delle facolta dello spirito acquisisca un senso nuo-
ne della fdosofia platonico·aristotelica all'interno del cnsoaneslmO» vo, libero dalla supremazia di un atteggiamento teoretic?
(ivi, p. 104). La nuova Sinngebung (donazione di senso) delle categone

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«Quaestio mihi/actus sum» ...
Luca Savarino
concrete significativitil mondane che eli volta in volta Ie ven-
tradizionalmente utilizzate per la definizione dell'uomo e gono incontro (efr. ivi, p. 209). 1'esperienza cristiana della
frutto del particolare modo eli procedere dell'analisi che Grazia rimanda, dal punto eli vista heideggeriano, alla co-
nasce dall'esperienza esistenziale della ricerca e dell,U;con- scienza della storicita della Bekiimmerung e della costituti-
tro con Dio (efr. Heidegger, 1995b, p. 181). La riflessione va tendenza deiettiva della cura.
agostiniana procede in modo fenomenologicamente orien- Nel sottolineare la storicita della vita, Heidegger affronta
t~to e si ri~ela, agli occhi eli Heidegger, funzionale al repe- eli passaggio un motivo che sara al centro delle considera-
nmento eli una modalita eli esplicazione dell'esistenza eli- zioni arendtiane relative al concetto eli appetitus. Le possi-
versa risp~tto ~ quella tradizionale (efr. ivi, p. 232). Gia a bili elirezioni della vita si fOllnano unicamente nel de/luxus
questa pnmo livello eli analisi, pero, il motivo strettamente
esistenziale dell'interrogazione si perde talora sulla scona
nella elispersione tra Ie concrete significativita mondane: k
cura assume in tal modo due eliversi sensi eli riferimento, il
dell' influenza eli una traclizione, quella della metafisica gre- timere e il desiderare (efr. ivi, p. 207). Dal momenta che I' e-
ca, che penetra nel eliscorso e, in particolare amaverso I' e- sperienza della vita effettiva e storicamente situata in un
quazione vita-felicitil-verita, impronta eli se Ie tematiche re- orizzonte eli aspettativa gravido eli significato, la vita si pre-
lative alla ricerca eli Dio (efr. ivi, p. 193). senta sotto fonna eli costante desiderio eli benessere nelle
Un secondo momenta decisivo dell'interpretazione eli awersita e eli tirnore delle awersita nel benessere.
Heidegger e il riferimento all' analisi agostiniana della ten- A piu riprese, Heidegger nota nel corso delle lezioni I'in-
tatto e della cura (Bekiimmertsein) come motilita fonda- t~odursi eli temi ed espressioni della metafisica greca nel ra-
n:entali de~' esis.tenza. Anche qui, come nel caso dell' espe- glOnamento agostiniano. l'autenticita dell' esperienza eli fe-
n~a paolina, il m~tenersi aperti all' ascolto della parola de eli Agostino e pensata attraverso I' apparato concettuale
eli DIO cOillclde con I espenenza della creaturalitil e dell'in- neoplatonico e in tal modo non riconosciuta in modo ori-
sufficie~za delle pretese umane. Dio comanda la giustizia e ginario. La pretesa eli una visione eli Dio caratterizzata con-
la contmenza, una giustizia e una continenza che non e in tenutisticamente, che e alla base dell'idea dellafruitio Dei,
potere dell'uomo ottenere con Ie proprie forze. lO Heidegger ein contrasto con I'inquietucline e I'angoscia della vita ef-
IllIra a ~,ostrare, sulla scona del testa agostiniano, I'intra- fettiva descritte da Agostino nel X Libro delle Con/essioni.
scenelibilita della sltuazione esistenziale descritta con il ter- Le considerazioni eli Heidegger relative al processo eli com-
mine tentatio. Le eliverse clirezioni della tentazione non mistione tra cristianesimo e categorie della metaftsica si
r~ppresentano altro, infarti, che la pretesa eli uscire dall'in- concentrano in particolar modo sulla elistinzione tra uti e
slcu.rez~a e dall~ problematicita che sempre accompagnano fr:<i, preparando il terreno per alcune delle questioni prin-
la VIta, ill. elirezlOne eli qualche fOllna eli goclirnento mon- Clpali che I:Iann~ Arendt riproporra, sviluppate e artico-
dan~ o,eli una definiti~a e autocompiaciuta contemplazio- late ill marnera plU complessa, nella prima pane eli Il con-
ne eli se e delle propne opere. 1'impossibilitil della conti- cetto d'amore in Agostino.
nenza, dunque, e connessa con I'ineliminabile tendenza La clistinzi<:me tra uti e frui corrisponde, nell'universo
della vita effertiva a cadere fuori eli se, a elisperdersi nelle concettuale eli Agostino, alla elistinzione tra un bene relati-
vo, che viene desiderato per ottenere qualcos' altro, e cio
Hcidegger rende il senso dd terrnine continentia con l'espressio· che rappresenta un ftne in se. l'atteggiamento corretto nei
confronti degli enti intramondani, ricorda Heidegger, euna
10

ne Zusa:nmenhalten., che indica il tencr unito do che e disperso nel


~olteplice. La contmenza, dunque, rappresenta il contromovirnento fotma eli utilizzo strumentale: cio che va amato per se stes-
di reeupero del Sf eontro I.. tenden~.. dell.. vit.. effettiv.. ..n.. dispersio- so eunicamente Dio, il bene piu alto e immutabile (efr. ivi,
ne nel moltepliee delle signifie..uvlt .. monda.ne (dr. ivi, p. 205).

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Luea Savarino «Quaestio mlhifaetus sum» ...

p. 271). E peccato confondere l'orcline della delectatio, bene e !'idea ascetica del cammino che a esso conduce ma-
amando cio che va utilizzato e utilizzando cio che va ama- nifestano in maniera partico[arrnente chiara, infarti, ['intrec-
to. A questo proposito Heidegger pone una questione che cio di e1ementi della metafisica greca con I'esperienza cri-
diventera decisiva per Hannah Arendt: come si colloca, al- stiana. «NeI comp[esso», afferrna Heidegger, <<I' esplicazio-
l'interno dell'ordzitata dzlectio, I'uomo? A meta strada tra ne dell' esperienza di Dio e, in Agostino, specificamente
I'ente intramondano e iI bene assoluto, I'esserci va amato "greca" (nel senso in cui anche tutta [a nostra filosofia ean-
per se stesso, oppure in relazione ad altro?" Heidegger cora "greca"). Non si giunge a un'impostazione prob[ema-
sembra notare, qui, come Ia dinamica della relazione di/rui tica e a un 'osservazione originaria veramente critiche» (ivi,
e uti conduca intrinsecamente alia svalutazione dell' amore p. 292). La dipendenza della prospettiva onto[ogica di Ago-
del prossimo. Cio che va amato per se stesso, infatti, costi- stino dalla tradizione metafisica si rivela qui in maniera de-
tuisce la beatitudine, rna della vita beata non abbiamo, su finitiva: per questo motivo, conclude Heidegger, iI tentativo
questa terra, che l'imrnagine (efr. zbzd.). di separare gli aspetti originariamente cristiani del pensiero
Heidegger insiste in partico[ar modo sui peculiare senso di Agostino dai motivi neoplatonici e destinato a fallire. 14

estetico della fmizione di Dio, che riconnette esplicitamen-


te con la tradizione della metafisica neop[atonica. 12 L'idea Le tematiche principali della prima parte de If concetto di
della fmizione sembra irrimediabilmente connessa con un amore zit Agostino vanno collocate aII'interno dell'orizzon-
atteggiamento di tipo teoretico che guarda alia vita come a te categoriale dischiuso dalle [ezioni di Heidegger. Gia
una totalita «semplicemente presente». La vita viene in tal nell'''lntroduzione'', Arendt mette a frutto ['eredita hei-
modo privata della motilita e dell'inquietudine che caratte- deggeriana sottolineando l'intento strettamente filosofico
nzzano I'effettivita: gli ideali greci della quiete edell' autar- della dissertazione e I'estraneita al vinco[o dogmatico di
chia penetrano aII'interno dell'esperienza cristiana." Agostino nei confronti della Scrittura e della Chiesa." NeI-
n secondo aspetto della critica di Heidegger alia distin- ['enunciare iI programma ermeneutico di un'analisi che
zione di uti e /rui riguarda la funzione ordinatrice, su cui in- cerchi «di spingersi fino aile profondira che [0 stesso Ago-
sistera a lungo Arendt, che tali categorie possiedono aII'in- stino ha [asciato in ombra» (Arendt, 1929, trad. it. p. 15), e
terno dell'universo di valori agostiniano. Anche Ia tendenza che metta in tal modo in [uce cio che nel testo rimane im-
assio[ogizzante va messa in rapporto con I'aspetto neop[a- plicito, Hannah Arendt evidenzia [a ricchezza dell' opera
tonico del pensiero di Agostino e con la propensione per [a agostiniana, aII'interno della quale coesistono i «procedi-
teoretizzazione che questa manifesta: la dottrina del sommo menti di pensiero pill diversi» (ivi, p. 13)
Heidegger aveva sottolineato [a non univocitii dei motivi
II<<Che cosa el'uomo stesso? Qualcosa che va fruito, utilizzato 0 en- di fondo del pensiero di Agostino: analogamente, qui, [a
trambe Ie cose?" (ivi, p. 278). giustapposizione di intenzioni eterogenee e ricondotta alia
12 «II /rui rappresenta 1a caratteristica basilare dell' atteggiamento

fondamentale di Agostino nei confronti della vita stessa. II suo corre-


lato ela pu/cbnludo: in d6 e presente un momento es/e/ico. Altrettan-
to nd summum bonum. Con d6 viene indicato un aspetto fondamen- L4 «E un malinteso», sostiene Heidegger, «credere eli poter raggiun-
~a1e dell' oggetto della teologia medioevale (e della storia dello spirito gere d6 che e autenticamente cristiano attraverso un ritomo ad Ago-
U1 generale): si tratta della specifica concezione greea. La "'/rullio Dei" stinO» (ivi, p. 280).
eun concetto decisivo della teologia medioevale>. (ivi, p. 272). "Cfr. Arendt, 1929, trad. it. p. 15. Anche L. Boella riconosce nella
«Per Agostino, 10 scopo della vita ela quiete. Vita praesens: "in re
IJ scdta arendriana di affrontare il testo agostiniano in maniera diretta,
laboris, sed in spe quietis; in came vetustatis, sed in fide novitatis"» senza prendere in considerazione il dibattito teologico su Agostino. I'in-
(ibid). fluenza della fonnazione heideggeriana (efr. L. BoeIIa, 1992, p. 154).

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Luca Savarino «Quaestio mihi factus sum»",
penetrazione di e1ementi della metafisica greca nel quadro sta una fOlllla di relazione strumentale. 18 Lappelilus si fon-
dell'esperienza religiosa cristiano-paolina. Arendt riprende da sull'ideale solipsistico della padronanza di se e delle co-
la polarita messa in luce da Heidegger nei corsi di Fribur- se est erne. Arendt mostra come il desiderio di un bene si ro-
go e fa risalire a Paolo I' aspetto originario, cristiano, del vesci inevitabilmente, con una dinamica che gia Heidegger
pensiero di Agostino." La disserfazione intende cogliere aveva messo in luce, nel timore della perdita di cio che s~
I'intreccio tra I'esperienza cristiana dell'amor Dei e dell'a- possiede. Tutto cio cui I'a~~eli:us aspira e qualcosa ~u c~
mor proximi e Ie categorie di pensiero attraverso cui essa e esercitare un potere non pm mmacclato dalla paura: I bern
pensata, di derivazione neoplatonica: occorre indagare, af- terreni, pero, sono costitutivamente aI di fuo? della pOles/~s
ferma Hannah Arendt, la «persistenza, per quanta nasco- dell'uomo che non ne dispone in via di prmclplO. n desl-
sta, di orientamenti neoplatonici in ogni problematica cri- derio attu~ in tal modo una svalutazione di tutto cio che e
stiana e la specifica trasfonnazione da essi provocata, si po- mondano e temporale: aII'interno del contesto aperto dal-
trebbe quasi dire I'effetto di occultamento, da un punto di I'appelitus il presente viene dimenticato e oltrepassato nel
vista orientato in senso puramente cristiano» (ivi, p. 18). tendere verso un sommo bene proiettato in un futuro asso-
La prima parte della dissertazione ededicata a un' analisi luto (efr. Arendt, 1929, trad. it. p. 61),
della struttura formale del concetto agostiniano di amore Arendt come Heidegger, riconduce a un contesto con-
come appelilus. La tesi arendtiana e chiara: la struttura Ii- cettuale g~eco, neoplatonico,l'ideale di autosufficienza e ~
nalistica dell'appelilus, corrispertivo dell'orexls greca (efr. potere solipsistico che fonda. Ia ~truttura ~ella. fmalita:
ivi, p. 31), non permette di cogliere in maniera originaria la <<.Agostino ha chiaramente attmto il punto d awlO per la
relazione tra I'uomo e il suo mondo, fatto di cose e altre per- trattazione della Iiberta, quale ci erestituita dal De lib. arb.,
sone. A tale nozione inerisce infarti in maniera costitutiva dalla tradizione greca: I'originario isolamento. ideale del-
una tendenza obiertivante e astraente: la separazione del- I'uomo dal suo mondo rispetto aI quale dappnma deslde-
I' oggetto desiderato da ogni rapporto con il mondo, che rio (orexIs) e libido gettano un ponte, rna in cui egli n?n tro-
viene successivamente ripristinato attraverso un legame pu- va il suo bene (agalhon), dipende dal mondo, pOiche sta ~
ramente esteriore. 17 Anche il soggetto desiderante, del resto, di fuori (exo) rna I'uomo non evisto nel suo legame ongl-
e pensato come isolato rispetto alia realta che 10 circonda: nario con il m'ondo, preliminare a ogni questione di Iiberti!»
l'appelitus rappresenta in certo qual modo il ponte, oggerti- (ivi, p. 57), .
vo e strurnentale, gettato tra due realta tra cui non sussiste La prima parte della dissertazione rimane pero all'mter-
alcun legame vitale. Nella misura in cui il mondo viene per- no dell'orizzonte segnato dai corsi heideggeriaru anche per
cepito solo nella forma di una semplice-presenza oggertiva, un altro aspetto: !'idea dell'irriducibilita del rapporto og-
I'unico rapporto che il desiderio consente di instaurare re-

" <<La c{mias [... J coglie correttamente il propter, nd quale e supe-


[6 <<Cristiano», serive Arendt, «a sua volta non signifiea mai qualeosa eli rata l' appartenenza dell'uomo al mondo - che si riduee ,a mondo u~­
pi" che paolino, per la ragione che la vita e il pensiero eli Agostino, nella lizzato e al tempo stesso torna a esistere per l'uomo solo m quanto u~­
loro espressione effettivamente religiosa e non influenzata dal penslero Jizzato.. (ivi, p. 44). Lidea dell'insufficienza eli una struttur~ categona-
greeo e neoplatonieo, si orientano in prevalenza verso Paolo, come tro- Ie tdeologica per fondare positivamente il rappotto con nmondo e
viamo dd rosto esplicitamente ammesso nelle Confession,,> (Arendt, con il prossimo, evidente all'interno dell'orizzonte ~gostmlano: con-
1929, trad. it. p. 14). durra dd resto nd corso dell'opera della Arendt, all approfondimen-
[7 «Nd suo essere oggetto eli aspirazione, la res per l'amor e indio
to della distinzione tra azione e fabbrieazione e alla polemiea nei con-
pendente dal riferimento ad altri oggetti e rappresenta solo il bonum fronti della filosofia politica classica. Sulla critica asendtiana all'idea di
che Ie inerisce, nell'isolamento.. (ivi, p. 23). finalita, si veda Savarino, 1997.

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Luea Savarino «Quaestio mihi jactus sum» .. ,

gettivante instaurato dal desiderio, eli matrice greca, all' ori- mento della creaturalitit dell'uomo, del suo essere-mondo.
ginaria esperienza re\igiosa cristiana. «Tale negazione eli se [...JIn Agostino non troviamo un significato dell' agape fon-
e pseudocristiana, poiche non scaturisce dalla coscienza damentale come in Paolo, ove riveste il molo eli possibilita
della propria creaturalita e dell'insufficienza eli tutto cia che della perfezione gia in questo mondo» (ivi, p. 42)."
e umano [. ..] bensl e solo I'ultima conseguenza, che oltre- Arendt riprende in tal modo Ie considerazioni heidegge-
passa se stessa, dell' amore che desidera e della ricerca del riane a proposito della dimensione contemplativa e obierti-
proprio bonum» (ivi, p. 41)." Proprio i concetti cristiano- vante insita nell'idea della}iuitio Dei, e insiste sulla funzio-
paolini eli caritas e agape sembrano offrire una via eli uscita ne ordinatrice della elistinzione agostiniana tra uti e/rui. Dio
positiva alle aporie eli un rapporto puramente esteriore con rappresenta il fine ultimo dell' amore, a partire dal quale vie-
il reale: per Paolo, infatti, I' amore e I'espressione eli un le- ne compreso ogni bene terreno: solo Dio deve essere ama-
game che si instaura a partire dall'annuncio della parola eli to per se stesso, ogni altra cosa va invece utilizzata nella mi-
Dio. J..:agape sembra sottrarsi agli esiti della concettualita sura in cui si dimostra in grado eli condurre al summum bo-
agostiniana e alla costitutiva impossibilita eli quest'ultima eli num. In tal modo, pero, il rap porto originario tra uomo e
rendere pensabile I' essere nel mondo, nella misura in cui e mondo viene meno: il mondo stesso e la vita dell'uomo so-
espressione eli un' appartenenza originaria che lega il cre- no condannati all'instabilitit e alla mancanza eli significato.
dente a Dio e rappresenta in tal modo un, «segno della per- La seconda parte della elissertazione inizia con il dimo-
fezione» anche in prospettiva mondana. E questo il motivo strare come la stmttura teleologica dell'appetitus, eli origine
per cui, per Paolo, I' amore non ha mai fine, mentre la cari- greca, si foneli su una pili originaria relazione nei confronti
tas eli Agostino, pensata a partire dal concetto eli appetitus, del reale, eli marca cristiana, basata sulla memoria e non sul
sembra destinata a tramutarsi nella contemplazione esteti- desiderio. Solamente il recupero eli una relazione ramme-
ca e contemplativa del}iui. Quest'ultima non coincide con morante, non strumentale, nei confronti eli Dio, non pili
la cantas, rna e semplicemente il fme cui essa mira: il desi- percepito come summum bonum, rna come origine eli ogni
derio, in quanto forma eli attivita strumentale, e significati- creatura, perrnette eli sottrarsi al rapporto svalutante che
vo solo nella misura in cui conduce a un tefos estemo al- I'appetitus instaura con il mondo." Mentre I'appetitus ren-
I'artivita stessa, estinguendosi. <do Paolo, I'amore eI'unico de I'uomo elipendente dalla beata vita proiettata in un fu-
atteggiamento che si sottrae all' altemativa eli credere e eli turo assoluto, la relazione rammemorante riporta la creatu-
vedere e eli conseguenza e gia su questa terra il "vincolo ra a un passato premondano, a qualcosa fuori-eli-lui che e
della perfezione"; solo I'amore mette fine realmente all'ab-
bandono dell'uomo da parte eli Dio, ossia non e un appeti-
I un prima-eli-lui ed e espressione del proprio rapporto con
il Dio (efr. Arendt, 1929, trad. it. p. 66). Tale passato, nella
tus, rna espressione dell'appartenenza a Dio e "non cessa misura in cui si fa sapere, viene esperito come possibilita
mai", perche in esso e solo in esso si ha un reale supera-
I '" Cfr. ivi, p. 51: (<La proiezione della beatitudo nel futuro assoluto
fa affiorare ancora una volta l'impossibilita della per/ectio, il problema
19efr, ivi, p, 40: «La cantos media tra uomo e Dio (cosl come la cu- dell'essere-nd -mondo».
plditas tra uomo e mondo), Si limita pero a mediare, non eespressio- 21 Gli interpreti hanno sottolineato a pill riprese, sulla seoIta delle

ne di W1' appartencnza origin aria preesistente. Ogru desiderare si de- osseIVazioni di Hannah Arendt durante illavoro di preparazione del-
termina tuttavia in confonnita all'oggetto desiderato e gli esottomes- I' edizione inglese ddla dissertazione. la connessione tra la ranunemo-
so. Tale sottomissione all'oggetto del desiderio signllca che il cammi- I
razione, la gratitudine e Ie tematiche legate alla natalita, che avranno
no vero di se, il cui esito stava sotto il segno dell' autarchia greca, si ca- un peso decisivo nel pensiero della maturita di Arendt. Si vedano a
povolge nella ncgazione di se "pseuJocristiana"». questo proposito Ie osseIVazioni di Dal Lago, 1987, p. 23.

264 265
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,
I, {(Quaestio miN jactus sum» ...
LUCd Savarino

dell'apertura eli un futuro: appare chiaramente l'analogia I proprio ante." Lamore, come la morte, possiede nei con-
fronti dei beni terreni una funzione livellatrice: la coscienza
con la strurtura della temporalita che, anche attraverso I'in-
isola il credente e 10 estrania dal mondo. Anche nel caso
terpretazione di Agostino, Heidegger tentava di elaborare
della relazione rammemorante, rivolta verso il passato, co-
negli anni di Marb,urgo." nCreatore rappresenta un dupli- , me gia per il desiderio che si proiettava nel futuro, non
ce ante nspetto all essere creato, al tempo stesso il da-dove I
I, sembra dunque possibile fondare l'autonornia e la consi-
e il verso-dove: in primo luogo perche esiste da sempre pri- , ~tenza del mondo e del prossimo: <<In questa modo, I'altro,
ma dell'uomo, in secondo luogo perche diventa una possi-
il prossimo», scrive Arendt, «perde il significato che risiede
bilita del suo essere futuro, dopo la morte,
nella sua esistenza mondana concreta - per esempio di ami-
Proprio qui, tuttavia, si manifestano i limiti dell' adesione
co 0 nernico: nella dzlectio che ama sicut Deus, l'altro per il
di Hannah Arendt aile tematiche trattate nei corsi di Hei-
diligens non e che creatura di Dio e il suo incontro avviene
degger e la specifica curvatura cui tali questioni sono sotto-
con l'uomo definito a partire dall'amore divino come a Deo
poste nel testo arendtiano. Limiti segnati dal costante rife-
creatus [.. .J La dilectio proximi lascia colui che ama nell'isa- •

rimento di Arendt alia dimensione intersoggettiva dell' es-


!amento assoluto, mentre il mondo continua a essere ere-
sere nel mondo, che in Heidegger riveste un ruolo secon-
mus per tale esistenza isolata» (ivi, p. 115).
dario rispetto al predominante interesse ontologico. Anche
Arendt rifiuta, nella terza e ultima parte della disserta-
la seconda parte della dissertazione, infatti, dal punto di vi-
zione, la soluzione cristiano-paolina aile aporie della tem-
sta dell' amore de!. prossimo riproduce gli esiti aporetici del-
poralita che in precedenza, sulle ollne dei corsi heidegge-
Ia pnma. Come diventa pensabile la vita nel mondo, si chie-
nam, sembrava configurare un modello positivo di rappor-
de Arendt, se il ritomo a se significa il ritomo a cio che e
to con la storicita e la concretezza di una situazione vitale:
prtma del mondo e che sara dopo il mondo, rna che co-
«Si puo mostrare che anche in Paolo (per quanta non nel-
munque resta per.~rincipio juon dal mondo e dal tempo?
Ie parole di Gesu) I' amore del prossimo rimane legato del
<<La cre~tu.ra che Sl mterroga sul proprio essere si tira fuori,
tutto coerentemente al singolo e alia sua preoccupazione
pe: COSI dire, dal mondo» (ivi, p. 72), n recupero di una re-
lazlOne rammemorante non e legato unicamente all' emer- per la salvezza della propria anima, ossia che 1a domanda,
alia base dell'intendimento dell'amore del prossimo qual e
gere dei temi relativi alia natalita e al cominciamento. Per
stato comandato da Gesu suona: come posso vivere co-
l'instaurazione della relazione creaturale, infatti anche la
mortalita rappresenta una dimensione-decisiva: s~lo un es-
munque nel mondo, essendo state preso da Dio e separato
sere che muore puo artuare il riferimento retrospettivo al dal mondo?» (ivi, p, 114).
n punto eli riferimento delle riflessioni eli Arendt sulla
storicita e l'esperienza intersoggettiva eliventa ora l'Agosti-
22«La beata vita», scrive Arendt. «non viene ricordata solo come no P?dre della Chiesa, erede della cultura e dell'esperienza
puro passato, che in se non e vincolante per la vita concreta rna in poliuca del mondo romano." Se il semplice essere-se-stes-
quan[~ passato ancora ricordato, e una possibilita del futuro. 'L .. l Es-
s~ PUD, diventa~e fondament<:> eli ogni tendere umana solo in quanta
Vlene ncordata m questa specifieD essere-possibile e a partire da un pas-
.n C~r..ivi, p. ~6: «La ~ort~ pr?ietta l~ vita indietro verso la sua pro-
sato.p:ecedente ?gni elemento terreno-mondano. Attraverso la me- prta ongme, ossta la prOletta Indtetro pruna del mondo (prima del suo
mona il passat~ Vle,ne a//ualiwto nella sua possibilita eli essere di nuo- mgresso nd mondo) e quindi al suo proprio non-ancora».
vo esperIto, OSSl3 Vlene attratto nel presente e percle cosi il carattere eli . " R Bodei, in un bel saggio suU'interpretazione arendtiana di Ago-
n
"p~ato" def!nitivo. passato vi~e percin salvato nella memoria, poi- SlIno, mette in luce l'influenza sui pcnsiero di Arendt dei modelli e del-
che questa, oIVentanoo presente, 51 trasforma in futuro possibile» (ivi, le categorie del mondo politico romano (dr. Bodei, 1987, pp. 113-114).
pp.62·63),

266 267
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Lued Savarino «Quaestio mzhi jactus sum» ...

so eli Dio, oggetto della fede, non crea eli per se a1cuna co- la sua opera." Anche per questa ragione, la pretesa eli met-
munita, in che modo si realizza, per Agostino, una comu- tere in e1iscussione l'influenza eli Heidegger sull' opera eli
nanza dei credenti? La comunita cristiana e1iventa pensabi- Hannah Arendt, avanzata eli recente da a1cuni interpreti a
Ie unicamente a partire dalla fede come fatto storicamente pattire da una riletrura della e1issertazione e, piu in genera-
determinato, che nasce dalla morte redentrice eli Cristo e Ie, dell'interpretazione arendtiana eli Agostino, sembra de-
che accade in una societas data. Una comunita fondata, in stinata aI fallimento." L'esito della e1issertazione introduce
defmitiva, sulla comune e1iscendenza degli uomini da Ada- piuttosto un ulteriore, paradossale, elemento eli contatto tra
mo e su un passato segnato dal peccato, che rimane come Hannah Arendt e Martin Heidegger. Anche in Heidegger,
ammonimento contro cui lottare. Attraverso la scelta della infatti, il cristianesimo, in particolare il cristianesimo delle
fede, infatti, il cristiano trasforma la societas naturale nella origini paolino e agostiniano, negli anni successivi a Essere
e1iscendenza nei confronti del peccato, una e1iscendenza e tempo perdera progressivamente d'importanza fino a
che rimane vincolante anche per il credente ormai toccata scomparire del tutto come tema a se stante. Sebbene 10
dalla Grazia: «Solo il passato fa della pura soggettivita della scritto arendtiano, nato nel contesto dell'interesse heideg-
fede una/Ides communis» (Arendt, 1929, trad. it. p. 139}." geriano per I' esperienza religiosa del cristianesimo delle ori-
Anche in questa caso, pero, Arendt sottolinea come i lega- gini, mirasse a evidenziare una serie eli tematiche che la let-
mi intersoggettivi non vengano rispecchiati in maniera sod- tura eli Heidegger lasciava in secondo piano, e che prelu-
e1isfacente da un amore fondato su un'uguaglianza eli situa- dono invece alia successiva attenzione eli Arendt per la po-
zione: <<1'''amato'' non viene scelto, ma egia dato da sem- litica e per il mondo comune, cio che sembra accomunare i
pre, prima eli ogni scelta, come colui che si trova nella me- due pensatori e proprio la sparizione, e1iversamente moti-
desima situazione» (ivi, p. 145). La e1issertazione si conclu- vata, delle tracce agostiniane e il ritorno aile profonelita del-
de con la segnalazione dell' aporia cui inevitabilmente va in- l'esperienza greca, presocratica. Un esito che sembra testi-
contro I'esperienza eli fede cristiana, eli fronte alia quale si moniare ancora una volta come l'itinerario concetruale eli
arena ogni e1iscorso sulla storicita e sull' amore del prossimo Hannah Arendt e Martin Heidegger si sia sviluppato in mo-
(efr. ivi, pp. 146-147). do parallelo, mantenendo, pur nella e1istanza dettata dalla
diversita eli interessi, una direzione e un ritrno convergenti.
L'interpretazione eli Agostino, dopo questa prima espe-
rienza filosofica giovanile, muted di-segno: Ie vicende bio-
"Su questo punto si veda il recente saggio di Beiner, 1996, pp. 269-
grafiche e intelletruali che hanno coinvolto Arendt negli an- 284.
ni successivi rendono arduo ricostruise Ie linee eli una con- " E questa la tesi di fondo dei curatori dell'edizione inglese della
tinuita, che persiste comunque nei motivi fondamentali del- dissertazione. ora pubblicata con l'aggiunta ddle annotazioni, frutto
dellavoro di revisione di Arendt stessa (efr. Arendt, 1929, trad. ingl.
1996, a cura di e con un saggio interpretativo di]. Vecchiarelli Scott e
].c. Stark). Secondo i due interpreti, 10 scritto su Agostino, ingiusta-
e
n efr. ivi, p. 138: «TI passato non pertanto, come sembrava, SCffi- mente trascurato dalla critica anglosassone, conterrebbe in nuce tutti i
plicemente annullato, bensl, in quanto condizione di peccato appalte- principali nodi problematici e metodologici del pensiero arendtiano
nente a1 passato, eassolutamente vincolante. Non rimane puro essere della maturita. Sulla base di un'originale rilettura dell'opera di Agosti-
passato, rna torna di nuovo a essere esperito nella nuova interpreta- no, Arendt prenderebbe congedo, gia all'epoca della dissenazione,
zione a partire dalla nuova situazione ontologica dell'uomo redento. dall'irnpostazione fenomenologica di Heidegger. Gli autori non sem-
Solo in questa reinterpretazione pennane autonomo in quanta clarita. brano del resto riconoscere in maniera adeguata la decisiva influenza
accanto all'essere esperito di nuovo, e solo da questa clatita il prossimo di Heidegger proprio sull'interpretazione arendtiana di Agostino (efr.
trac la sua rilevanza specificID>. Vecchiarelli Scott e Stark, 1996, pp. 115·211).

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