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Aristotele: appunti

sulla metafisica
Tutte le discipline si fondano su principi evidenti, tipo quelli della matematica
euclidea.

Si tratta di principi ipotetici, che non possono essere dimostrati e dedotti da altri
principi, altrimenti si andrebbe indietro all’infinito.

L’unica disciplina che si fonda su un principio evidentissimo e non ipotetico è la


metafisica. Questo principio è il principio di non-contraddizione ed è alla base di
tutte le discipline.

Il principio di non-contraddizione è il fondamento dell’intera conoscenza umana.


Se non ci fosse il principio di non-contraddizione sarebbe vero tutto e il contrario di
tutto come sostenevano i sofisti. Non ci sarebbe modo di confutare alcunché in
una discussione.

Parmenide sosteneva che solo l’essere esiste, escludendo il non essere assoluto
dall’essere (A è A e contemporaneamente è non A) e anche quello relativo (A è
diverso B).

Gorgia, al contrario, poneva anche il non essere assoluto nell’essere, in quanto


predicare qualcosa di A e allo stesso tempo non predicarla (sotto il medesimo
rispetto) era indifferente. In questo senso, dire uomo o dire barca è indifferente in
quanto qualsiasi cosa può essere vera e al tempo stesso falsa.
L’essere per il relativista è sempre indeterminato. E’ sempre in potenza, mai in
atto. Per questo si può affermare qualsiasi cosa.

Se tutto è vero e tutto è falso, si rinuncia a ogni argomentazione. Se posso dire


che essere uomo è uguale a non essere uomo, di cosa parliamo?

Se l’avversario in una discussione dice il vero e contemporaneamente il falso non


è più possibile discutere. La sofistica e l’eristica (argomentare prescindendo dalla
verità o falsità di quanto si sostiene) erano l’arte di far apparire migliore il discorso
peggiore, e viceversa.

Se del miele possiamo dire che è al tempo stesso dolce o amaro (come dicevano i
sofisti) il discorso diventa solo persuasione e inganno.

Se tutto è uguale a tutto e tra bene o male non c’è differenza, si può rinunciare a
una vita secondo dignità, logica e coerenza. Gettarsi in un pozzo o andare ad
Egina diventa la stessa cosa
Il principio di non-contraddizione è la base della logica. In base a questo principio
due affermazioni contrarie non possono essere entrambe vere. Non posso dire
che questo miele è dolce e al tempo stesso che è amaro.

Suicidio teoretico del relativista: se io affermo che tutto è vero, allora sarà vera
anche l’affermazione che tutto è falso. Viceversa, se io affermo che tutto è falso,
allora sarà falsa anche questa mia stessa affermazione: è falso che tutto è falso.

Anche il relativista è costretto a porre una verità assoluta. Se io dico che tutto è
relativo, questa è un’affermazione assoluta che nega l’asserito relativismo. Non se
ne esce.

Alla fine anche il sofista sarà costretto a seguire delle regole e per andare ad
Egina sarà costretto ad andare ad Egina e non si butterà in un pozzo.
La sostanza e l’accidente
La sostanza è ciò che è indipendente, l’accidente è ciò che invece ha bisogno di
una sostanza a cui appoggiarsi.

L’accidente deve ACCADERE su qualcosa che lo sorregge.

Questo qualcosa è appunto la sostanza (sub-stantia: sta sotto).

La sostanza accoglie gli accidenti che sono transeunti, cioè divengono.

La sostanza non è un universale come l’idea platonica, ma un particolare, un


individuale. E’ dove la forma si incrocia con la materia, dove la forma mette in atto
ciò che era in potenza (la materia).
La sostanza e l’accidente
Per Platone la sostanza non è Socrate, ma l’idea di uomo della quale Socrate
partecipa.

Per Platone esistono sia le idee delle sostanze (uomo, albero, cavallo, banco) sia
le idee degli accidenti (idea di bellezza, idea di colore verde, idea di pallore ecc)

Per Platone tutto diventa predicato (gli universali, le idee), anche la sostanza.
Socrate è un uomo: uomo diventa predicato dell’essere Socrate. L’uomo è ciò che
si predica, è l’universale (l’idea) che dà sostanza a Socrate.

Per Aristotele al contrario la sostanza non è l’uomo universale ma Socrate stesso


(individuale)
La sostanza e l’accidente
Per Platone la sostanza è indipendente da Socrate (sta nel mondo delle idee),
quindi Socrate è Socrate solo in quanto è altro da se stesso. Si torna al non
essere assoluto, che Aristotele condanna perché viola il principio di
non-contraddizione.

Ricapitoliamo: per Platone la sostanza era il suo predicato (uomo per Socrate),
per Aristotele la sostanza è Socrate stesso.

Per Aristotele la sostanza è indipendente dai suoi predicati e dai suoi accidenti:
Socrate è sostanza indipendentemente dall’essere pallido, musico, brutto ecc.

Possiamo dire che l’accidente corrisponde alle categorie meno la sostanza.


La sostanza e l’accidente
La sostanza in Aristotele può essere predicata solo di se stessa, mentre il pallore
può essere predicato di molte sostanze.

Non posso dire Socrate (sostanza) è albero (sostanza). Posso dire Socrate
(sostanza) è pallido (accidente).
La sostanza e l’accidente
L’essere può essere detto in molti modi, ma sempre riferito a qualcosa, sempre in
maniera analogica alla sostanza (essere polivoco).

Sono detti esseri sia la sostanza che gli accidenti (modificazione della sostanza).

La diversità (non essere relativo: A non è B) nasce proprio dai diversi accidenti
che la sostanza assume su di sé.

Il divenire diventa quindi una conseguenza degli accidenti della sostanza, che
rimane unica e immutabile. In questo senso l’essere parmenideo, il logos, è salvo.
La sostanza e l’accidente
Parmenide ammetteva solo la predicazione di identità (univoca). Per lui essere
significa solo esistere, senza accidenti. Per Aristotele l’essere è invece polivoco
(analogico).

Se non ci fossero gli accidenti, esisterebbe un solo essere e si tornerebbe a


Parmenide.

Predicazione univoca: Tizio è uomo, Caio è uomo, Sempronio è uomo.

Predicazione omonima o equivoca: quell’animale è cane. Quella costellazione è


cane (il predicato cane ha un significato diverso a seconda del contesto).
La sostanza e l’accidente
Predicazione analogica: l’organismo è sano. Il colorito è sano, il cibo è sano

Nel primo caso sto esprimendo una proprietà dell’essere, nel secondo una
proprietà dell’essere attraverso una sua caratteristica, nel terzo un rapporto di
causa ed effetto.
Materia e forma=sostanza
La materia di una barca è il legno. Il legno, che galleggia e quindi è predisposto a
diventare barca, è una barca in potenza. Attraverso l’atto la materia legno
acquisirà la forma di una barca. La barca è una sostanza.

Ma anche la materia legno (barca in potenza) era a sua volta atto di qualcosa
(dell’albero da cui è stato ricavato).

I mattoni sono la materia di una casa (sostanza). Sono quindi una casa in
potenza. Ma i mattoni sono anche sostanza, in quanto ricavati dall’argilla
(materia). L’argilla è un mattone in potenza. Attraverso l’atto l’argilla diventa
mattone. Ma anche l’argilla è sostanza, in quanto ricavata da diversi minerali
(materia). E così via fino ad arrivare a una materia prima (pura).
Materia e forma=sostanza
La materia prima corrisponde alla kora del Timeo platonico plasmata dal
demiurgo.

La materia prima è quella pura, la materia seconda è quella che è già atto di
qualcosa ma anche potenza di qualcos’ altro (mattoni, pulcino ecc.).

La forma sostanziale è la forma che qualcosa deve necessariamente


avere.Socrate per essere Socrate deve essere necessariamente uomo.

La forma accidentale è quella che un qualcosa può avere ma non è necessario


che abbia. Anche se non c’è, non viene meno la sostanza. Socrate può non
essere musico (colto, istruito) senza che venga meno come sostanza. Se dico che
Socrate non è uomo, non sarebbe più Socrate perché verrebbe meno la sostanza.
Le categorie
Le categorie sono dei predicati, delle proprietà accidentali, generalissime. Sono i
significati principali delle sostanze. Se io dico Socrate è brutto, la bruttezza sarà
solo la categoria generalissima della qualità.

Le categorie sono gli accidenti di per sé (eterne), necessarie per individuare una
sostanza singola tra le tante. Può venir meno una singola qualità (bruttezza) ma
non la qualità in generale (accidente eterno). Una sostanza priva di qualità non
esiste.

Se una sostanza avesse gli stessi predicati, si tornerebbe all’essere unico


parmenideo.

Ciò che distingue i singoli individui non è la sostanza uomo ma gli accidenti.