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FISIOLOGIA

CAPITOLO 1: INTRODUZIONE ALLA FISIOLOGIA


La maggior parte delle cellule non possiede una grande tolleranza alle variazioni dell’ambiente
esterno. Gli organismi che sono in grado di sopportare la variabilità esterna mantengono il loro
ambiente interno relativamente stabile, da qui il termine omeostasi (omoios, simile + -stasis,
condizione). L’ambiente liquido interno è detto liquido extracellulare che serve come zona di
transizione fra l’ambiente esterno dell’organismo e il liquido intracellulare all’interno delle cellule.
Cannon coniò un nuovo termine, omeostasi, per descrivere la regolazione dell’ambiente interno.
Egli scelse il prefisso omeo- (simile) anziché omo- (uguale, identico) poiché l’ambiente interno è
mantenuto in un ambito di valori, piuttosto che a un valore fisso preciso. Utilizzò il suffisso –stasi
per indicare una condizione e non uno stato stabile e immutabile. Dunque, l’organismo è in grado
di monitorare il proprio stato interno e intraprendere azioni per correggere i disturbi. Se il corpo
non mantiene l’omeostasi, la normale funzione viene danneggiata e questo potrebbe causare uno
stato di malattia o condizione patologica. Le malattie si suddividono in quelle che originano
dall’interno, causato dall’insuccesso da parte di qualche processo fisiologico nel correggere l’errore
che si è creato provocando cancro e tumore benigno, e quelle che originano da una sorgente
esterna come l’intervento di sostanze chimiche tossiche, traumi fisici, virus e batteri.

-SISTEMI DI CONTROLLO: RISPOSTE RIFLESSE E CIRCUITI A RETROAZIONE: L’omeostasi è


un processo continuo che utilizza un sistema di controllo fisiologico per monitorare le funzioni,
dette variabili regolate. Un sistema di controllo è formato da: (1) un segnale in ingresso, input; (2)
un centro di controllo che risponde a determinati segnali in ingresso; (3) un segnale in uscita,
output. Il segnale in ingresso è prodotto dalla variabile regolata e da un sensore specializzato. Se la
variabile assume un valore che non corrisponde a quello di riferimento, il sensore si attiva e invia
un segnale al centro di controllo, che agisce come un centro di integrazione, cioè elabora le
informazioni e dà inizio ad una risposta.

L’omeostasi può essere mantenuta attraverso due vie di controllo: una via di controllo locale e una
a distanza. In un controllo locale, si avverte il cambiamento nelle vicinanze e la cellula effettua una
risposta dove è avvenuto il cambiamento; in un controllo riflesso, la risposta avviene al di fuori
dell’organismo che attua la risposta. Il termine riflesso indica ogni via a lunga distanza che usa il
sistema nervoso, endocrino o entrambe per ricevere un segnale in ingresso, integrare
l’informazione e rispondere. Una via riflessa può essere di due tipi: un circuito a risposta riflessa e
un circuito a retroazione. Un circuito a risposta consta di tre componenti principali: un segnale in
ingresso, l’integrazione del segnale e un segnale in uscita. Queste tre componenti si suddividono in
sette tappe:

stimolo → sensore o recettore → via afferente → centro di integrazione → via


efferente → bersaglio o effettore → risposta.
La parte principale di una via riflessa consiste di uno stimolo, un sensore e di una via afferente.

STIMOLO SENSORE O VIA EFFERENTE


VIA AFFERENTE
RECETTORE CENTRO DI
INTEGRAZIONE
Circuito a feedback BERSAGLIO o
RISPOSTA
EFFETTORE
Circuito di risposta riflessa

(1) Uno stimolo è la variazione o il disturbo che attiva una serie di eventi, viene percepito da (2) un
sensore, o recettore sensoriale, che controlla continuamente l’ambiente. Quando avverte un
cambiamento, il recettore invia un segnale lungo una (3) via afferente (in entrata), che mette in
comunicazione il recettore con un (4) centro di integrazione il quale valuta il segnale e decide la
risposta più appropriata. Dopo di che il centro di integrazione invia un segnale lungo una (5) via
efferente (in uscita) fino a raggiungere (6) un bersaglio che effettuerà (7) la risposta. Ogni sensore
ha una soglia che è uno stimolo minimo per attivare la risposta riflessa. Se è sottosoglia il circuito
di risposta non si attiva, se è soprasoglia il circolo si attiva.

-I CIRCUITI DI RISPOSTA RIFLESSA COMINCIANO CON UNO STIMOLO E FINISCONO


CON UNA RISPOSTA: Per rappresentare un circuito di risposta riflessa prendiamo come esempio
un acquario il cui sistema di riscaldamento deve mantenere la temperatura di 30° (valore di
riferimento). La temperatura dell’acqua è inferiore al valore di riferimento (STIMOLO), questa
informazione viene inviata al termometro che rileva la riduzione (SENSORE o RECETTORE). Il
segnale passa dal sensore attraverso un cavo (VIA AFFERENTE), al termostato (CENTRO DI
INTEGRAZIONE) che è programmato per rispondere a temperature inferiori a 29°. Dopo di che il
segnale passa attraverso un altro cavo (VIA EFFERENTE) fino al dispositivo di riscaldamento che si
accende (BERSAGLIO o EFFETTORE) e la temperatura dell’acqua ritorna a 30° (RISPOSTA).

-IL CIRCUITO A RETROAZIONE MODULA LA RISPOSTA RIFLESSA: nell’esempio


dell’acquario, il sensore invia al termostato il segnale che la temperatura dell’acqua è troppo
fredda, allora il termostato accende il dispositivo di riscaldamento per far alzare la temperatura. Il
riscaldamento termina quando il sensore indica al termostato che l’acqua ha raggiunto la
temperatura predefinita. Questo ciclo di risposta che torna indietro a modulare lo stimolo in
ingresso è detto circuito a retroazione o a feedback. Il circuito può essere negativo quando la
risposta contrasta lo stimolo inattivando il circuito di risposta mantenendo l’omeostasi, ma non
sono in grado di prevedere il cambiamento; il circuito è positivo quando la risposta rinforza lo
stimolo allontanando la variabile dal valore di riferimento, innescando un circolo vizioso di risposte
crescenti (esempio controllo ormonale delle contrazioni uterine durante il parto), il feedback
positivo termina quando interviene un fattore esterno. I riflessi che permettono di prevedere il
cambiamento e innescano il circuito di risposta in anticipo prendono il nome di controllo
anticipatorio (feedforward).

CAPITOLO 3: COMPARTIMENTAZIONE - CELLULE E TESSUTI


I compartimenti biologici possono essere completamente chiusi oppure sprovvisti di barriere
visibili. La membrana cellulare è una cellula il cui liquido intracellulare è separato dall’ambiente
esterno tramite una barriera composta da fosfolipidi e proteine. I compartimenti sono sia uno
svantaggio che un vantaggio per gli organismi; il vantaggio è che separano i processi biochimici; lo
svantaggio è che le barriere possono rendere difficile lo spostamento di materiali necessari da un
compartimento all’altro, ma gli organismi riescono ad attraversare le barriere grazie a dei
meccanismi per il trasporto di sostanze. Possiamo dividere il corpo in due grandi compartimenti:
(1) il liquido intracellulare [LIC] presente all’interno delle cellule, e (2) il liquido extracellulare
[LEC] che si trova al di fuori delle cellule. Questi compartimenti sono separati dalla membrana
cellulare. Il LEC può essere suddiviso ulteriormente: il plasma è la parte liquida del sangue, e il
liquido interstiziale che sta tra il sistema circolatorio e le cellule. La superficie esterna delle cellule,
la membrana cellulare, è un sottile strato di lipidi che separa i liquidi acquosi interni da quelli
esterni. È considerata come un tessuto che riveste una cavità o separa due compartimenti. Le
funzioni della membrana sono:

(1). Isolamento fisico. Separa il LIC all’interno della cellula dal LEC.

(2). Regolazione degli scambi con l’ambiente. Controlla l’entrata di ioni e nutrienti nella cellula,
l’eliminazione dei cataboliti e il rilascio di prodotti dalla cellula.

(3). Comunicazione tra la cellula e l’ambiente. La membrana cellulare contiene proteine che
permettono di riconoscere segnali e di rispondervi.

(4). Supporto strutturale. Alcune proteine sono ancorate al citoscheletro, proteine di membrana
formano anche giunzioni specializzate tra cellule adiacenti o tra le cellule e la matrice
extracellulare.

La membrana cellulare è composta da tre tipi di lipidi: fosfolipidi, sfingolipidi e colesterolo. I


fosfolipidi sono composti da un nucleo di glicerolo che separa due catene di acidi grassi da un lato
e un gruppo fosfato dall’altro lato. La “testa” della molecola, costituita da glicerolo e fosfato, è
polare e quindi idrofila. La “coda” di acidi grassi è apolare e quindi idrofobica. In soluzione acquosa
la parte polare della molecola interagisce con le molecole di acqua, mentre le code apolari di acidi
grassi mettono le teste polari tra se stesse e l’acqua. Questa disposizione si può trovare nel doppio
strato fosfolipidico, nella micella e nel liposoma. Le micelle sono piccole gocce con un solo strato di
fosfolidipi, l’interno è riempito dalle code idrofobiche degli acidi grassi. Sono importanti per la
digestione e l’assorbimento dei grassi. I liposomi sono strutture sferiche con una parete composta
da un doppio strato fosfolipidico. Al suo interno vi è una cavità acquosa centrale che contiene
molecole idrosolubili. Alcune membrane contengono quantità di sfingolipidi che sono molto più
lunghe dei fosfolipidi. Il colesterolo rende la membrana impermeabile a piccole molecole polari e
mantiene la membrana flessibile. Ciascuna cellula ha delle proteine di membrana che si
classificano in: proteine integrali, proteine periferiche e proteine ancorate a lipidi. Le proteine
integrali, chiamate anche proteine transmembrana, attraversano l’intero spessore della
membrana, esse sono legate strettamente alla membrana perché gli aminoacidi passano attraverso
il doppio strato lipidico e sono idrofobici; le proteine periferiche non attraversano l’intero spessore
della membrana, si legano debolmente a proteine transmembrana o alle teste dei fosfolipidi; le
proteine ancorate a lipidi sono legate covalentemente a code lipidiche inserite nel doppio strato.
Molte di esse si trovano associate a sfingolipidi di membrana e formano porzioni specializzate di
membrana chiamate zattere lipidiche.

-LE GIUNZIONI CELLULARI TENGONO UNITE LE CELLULE A FORMARE TESSUTI


Le cellule formano tra loro giunzioni cellulari permanenti mediante le molecole di adesione
cellulare (CAM). Le giunzioni cellulari possono essere raggruppate in tre categorie: giunzioni
comunicanti, giunzioni serrate, giunzioni di ancoraggio. (1) Le giunzioni comunicanti consentono
una comunicazione diretta da cellula a cellula, sono giunzioni molto semplici. Creano ponti
citoplasmatici tra le cellule contigue in modo che i segnali chimici ed elettrici passano
rapidamente. Una giunzione comunicante è formata dall’unione di proteine trans membrana, le
connessine. L’unione delle connessine crea un canale proteico, il connessone, che è in grado di
aprirsi e chiudersi. Quando le giunzioni sono aperte, ioni e piccole molecole diffondono
direttamente dal citoplasma di una cellula al citoplasma della cellula accanto mentre le molecole
più grandi non possono passare. (2) Le giunzioni serrate sono giunzioni occludenti perché
impediscono il passaggio di materiale nello spazio tra le cellule. Questo tipo di giunzioni hanno vari
gradi di permeabilità, in particolare, sono le costituenti della barriera ematoencefalica che
impedisce a molte sostanze di raggiungere il liquido extracellulare del cervello. (3) Le giunzioni di
ancoraggio tengono le cellule unite l’una all’altra (giunzioni di ancoraggio cellula-cellula) e alla
matrice (giunzioni di ancoraggio cellula-matrice). Quelle cellula-cellula dipendono da CAM dette
caderine, le quali si uniscono uno con l’altra. Quelle cellula-matrice, invece, usano CAM dette
integrine, le quali possono legarsi anche a molecole di segnalazione e trasferire l’informazione
attraverso la membrana all’interno del citoplasma.

CAPITOLO 5: PROCESSI DI MEMBRANA


-EQUILIBRIO DI MASSA E OMEOSTASI
L’organismo è un sistema aperto che scambia calore e materiali con l’ambiente esterno. Per
mantenere uno stato di omeostasi l’organismo utilizza il principio dell’equilibrio di massa. La legge
dell’equilibrio di massa dice che se la quantità di una sostanza nell’organismo deve rimanere
costante, ogni ingresso deve uguagliare l’uscita. L’equazione dell’equilibrio di massa è:

quantità totale (o carico)= assunzione+produzione-escrezione-metabolismo.


Per poter mantenere l’equilibrio di massa l’organismo ha due possibilità per l’eliminazione:
l’escrezione attraverso urine, feci; e quella di metabolizzare la sostanza in una sostanza differente.
In uno stato di omeostasi la composizione dei compartimenti liquidi è relativamente stabile. Ma se
si paragonano i singoli soluti nei compartimenti le loro concentrazioni sono diverse. A causa di
questi gradienti di concentrazione, i compartimenti si trovano in uno stato di squilibrio dinamico. A
causa del movimento libero dell’acqua, i compartimenti extra e intracellulari possono raggiungere
uno stato di equilibrio osmotico [osmos, spinta], in cui la quantità totale di soluto per volume di
liquido è uguale in entrambi i lati della membrana. Allo stesso tempo, l’organismo è in uno stato di
squilibrio chimico, in cui alcuni soluti sono più concentrati in uno dei due compartimenti. Dal
punto di vista elettrico, nel LIC si ha un eccesso di ioni negativi, mentre nel LEC si ha un eccesso di
ioni positivi. Questo squilibrio ionico è una condizione di squilibrio elettrico. Il movimento di
materiale è importante per la comunicazione, il tipo di trasporto biologico è il flusso di massa in cui
un gradiente di pressione fa fluire il liquido da regioni ad alta pressione verso regioni a bassa
pressione. Due proprietà di una molecola influenzano il suo movimento attraverso le membrane
cellulari: la grandezza della molecola e la solubilità nei lipidi. Le molecole molto piccole e quelle
liposolubili possono attraversare direttamente il doppio strato fosfolipidico. Le molecole più grandi
o meno liposolubili non possono attraversare la membrana cellulare a meno che la cellula non
abbia proteine di membrana specifiche per trasportare queste molecole attraverso il doppio strato
lipidico. I trasporti di membrana si classificano in base alla necessità energetica: trasporto passivo,
trasporto attivo.

 Il trasporto passivo non richiede un apporto di energia, ma attraverso le membrane utilizza


l’energia cinetica. Quando le molecole si distribuiscono uniformemente in tutto lo spazio si
parla di diffusione.

Le sette proprietà della diffusione:


(1). La diffusione è un processo passivo. Per passivo si intende che la diffusione
non richiede utilizzo di energia, ma usa solo l’energia cinetica.

(2). La molecole si muovono da un’area a concentrazioni più alte verso un’area


a concentrazioni più basse. Una differenza di concentrazione è noto come
gradiente chimico. Il tasso di diffusione dipende dall’ampiezza del gradiente:
più è grande la differenza di concentrazione, più la diffusione è veloce.

(3). Il movimento di molecole avviene fin quando la concentrazione diventa


uguale ovunque, ma le molecole continuano a muoversi.

(4). La diffusione è rapida su brevi distanze ma è molto più lenta su grandi


distanze.

(5). La diffusione è correlata alla temperatura. A temperature più alte, le


molecole si muovono più velocemente. Il tasso di diffusione aumenta
all’aumentare della temperatura.

(6). Il tasso di diffusione è inversamente correlato alla dimensione e al peso


delle molecole. Più è grande e pesante la molecola, più lenta è la diffusione.

(7). La diffusione può verificarsi in un sistema aperto o attraverso una barriera


che separa due sistemi.

La diffusione attraverso le membrane è un po’ più complicata della diffusione in un sistema aperto.
Le sostanze che possono attraversare il centro lipidico si muovono per diffusione. La diffusione
diretta attraverso il doppio strato lipidico è detta diffusione semplice:

(1). Il tasso di diffusione attraverso una membrana è più veloce se l’area della
superficie della membrana è più ampia, la membrana è più sottile, il gradiente
di concentrazione è maggiore;

(2). La permeabilità di membrana dipende dalla solubilità lipidica e dalla


dimensione della molecola, dalla composizione lipidica della membrana.

Le regole della diffusione semplice possono essere espresse matematicamente attraverso la legge
di Fick:

tasso di diffusione ∝area della superficie × gradiente di concentrazione × permeabi lità della membrana ÷ spessor
permeabilitàdella membrana ∝ solubilità nei lipidi÷ dimensionemolecolare

La permeabilità della membrana è influenzata dalla dimensione della molecola, dalla liposolubilità
e dalla composizione del doppio strato lipidico. Quando aumenta la dimensione della molecola,
diminuisce la permeabilità, quando la solubilità lipidica aumenta, aumenta anche la permeabilità.
La maggior parte delle volte lo spessore della membrana è una costante, dunque si può omettere
nell’equazione di Fick, e otterremo
tasso di diffusione ÷ areadella superficie ∝ gradiente di concentrazione× permeabilità

Questa equazione descrive la densità di flusso di una molecola attraverso la membrana


densità di flusso=gradiente di concentrazione × permeabilità

-TRASPORTO MEDIATO DA PROTEINE


La maggior parte dei soluti attraversa le membrane con l’aiuto di proteine, questo processo è detto
trasporto mediato. Se il trasporto mediato è passivo e sposta le molecole lungo il loro gradiente di
concentrazione il processo è detto diffusione facilitata. Se il trasporto mediato richiede energia
dall’ATP o da una fonte esterna e se sposta una sostanza contro gradiente, il processo è detto
trasporto attivo. Le proteine che trasportano le molecole sono proteine integrali note come
trasportatori. Le proteine di membrana si classificano in: (1) proteine strutturali, (2) enzimi, (3)
recettori, (4) trasportatori. Le proteine strutturali hanno tre ruoli principali: connettere la
membrana al citoscheletro per mantenere la forma della cellula, creare giunzioni cellulari che
tengono insieme i tessuti, far aderire le cellule alla matrice extracellulare legando fibre del
citoscheletro al collagene extracellulare e ad altre proteine fibrose; gli enzimi catalizzano le
reazioni chimiche che avvengono sulla superficie esterna della cellula o dentro; le proteine
recettoriali di membrana sono parte del sistema di trasmissione di segnali chimici dell’organismo; i
trasportatori spostano le molecole attraverso le membrane, esse si possono suddividere
ulteriormente in canali e carrier.

Le proteine canale creano corridoi pieni di acqua che collegano i compartimenti intra ed
extracellulare. Le proteine canale sono composte da subunità di proteine transmembrana che
formano un poro al centro. La maggior parte delle cellule ha dei canali per l’acqua , formati dalla
proteina acquaporina. Vi sono canali ionici che possono essere specifici per uno ione o
consentono il passaggio a ioni simili per dimensione e carica. Per esempio ci sono canali per il
sodio (Na+), per il potassio (K+), canali per il calcio (Ca2+). La selettività di un canale è determinata
dal diametro del suo poro centrale e dalla carica elettrica degli amminoacidi. Se sono carichi
positivamente, gli ioni positivi vengono respinti mentre quelli con carica opposta possono
attraversare il canale e viceversa. Le proteine canale sono molto simili a delle porte. Se la porta è
chiusa, non si può attraversare la membrana, se è aperta si ha un passaggio continuo. Lo stato di
apertura e chiusura di un canale è determinato dai “cancelli” mobili che possono assumere diverse
forme. Molte proteine canale hanno cancelli al centro del poro proteico, altri sono al lato
citoplasmatico della proteina (VEDI LIBRO PAGINA 146). I canali si classificano in: canali aperti o
controllati. I canali aperti mantengono il cancello aperto permettendo il movimento continuo degli
ioni senza regolazione. I canali controllati (detti anche “operati”) mantengono per la maggior parte
del tempo i cancelli chiusi per poter regolare il movimento degli ioni. Quando un cancello è chiuso
il movimento tra ioni e liquido intra ed extracellulare non avviene. Come fa una cellula a
modificare la propria permeabilità agli ioni? Il modo più semplice è l’apertura o chiusura di canali.
Che cosa regola l’apertura e la chiusura dei canali a cancello? Possiamo distinguere i canali operati
chimicamente, in cui il meccanismo di apertura è regolato da messaggeri intracellulari o da ligandi
extracellulari che si legano alle proteine canale. I canali voltaggio - dipendenti si aprono e si
chiudono quando lo stato elettrico della cellula cambia. I canali operati meccanicamente
rispondono a forze fisiche, come gli aumenti di pressione e temperatura che fanno aprire il canale.

Le proteine carrier (proteine trasportatrici) si legano ai substrati specifici e li trasportano


attraverso la membrana cambiando conformazione. Essi sono aperti su un lato della membrana,
ma mai su entrambi contemporaneamente, come avviene per le proteine canale. Alcuni carrier
trasportano un solo tipo di molecola e sono detti carrier uniporto. I carrier che trasportano due o
più molecole diverse per volta sono detti cotrasportatori. Se le molecole trasportate si muovono
nella stessa direzione le proteine trasportatrici formano un carrier simporto [da sym-, insieme +
portare]. Se le molecole sono trasportate in direzioni opposte, le proteine carrier sono carrier
antiporto [anti, opposto + portare]. I carrier sono proteine grandi e complesse con molte sub unità,
abbiamo detto che i carrier per trasportare le molecole cambiano la loro conformazione e questo
cambiamento rende il trasporto molto più lento del passaggio attraverso le proteine canale.
Perché le cellule necessitano sia dei canali che dei carrier? Le proteine canale permettono un
trasporto più veloce, ma di solito sono limitate a spostare piccoli ioni e acqua. I carrier, anche se
più lenti, possono però trasportare molecole più grandi. Le proteine carrier si differenziano dalle
proteine canale dal fatto che i primi non generano mai un passaggio continuo tra l’interno e
l’esterno della cellula. Tenendo presente che abbiamo considerato i canali simili a porte, allora i
carrier sono simili alle porte girevoli che permettono il movimento tra l’interno e l’esterno senza
creare uno spazio aperto. Poiché i carrier sono aperti su un lato della membrana, generano una
barriera che impedisce il libero scambio (VEDI LIBRO PAG 149). Come avviene? La molecola da
trasportare si lega al carrier su una faccia della membrana. Questo provoca un cambiamento nella
conformazione del carrier così il cancello che era aperto, si chiude. Dopo una fase di transizione
nella quale entrambi i cancelli sono chiusi, il lato opposto del carrier si apre sull’altra facciata della
membrana. Il carrier rilascia la molecola da trasportare senza creare una connessione diretta tra i
compartimenti extra e intracellulari.

Alcune molecole polari entrano ed escono dalla cellula per diffusione anche se, secondo le loro
proprietà chimiche, non sono in grado di passare lo strato lipidico della membrana. Allora, queste
molecole la attraversano per diffusione facilitata, con l’aiuto di carrier specifici. Ad esempio,
zuccheri e aminoacidi entrano ed escono dalla cellula utilizzando la diffusione facilitata attraverso
trasportatori GLUT. Le molecole trasportate si muovono lungo il loro gradiente di concentrazione
senza l’ausilio di energia, il movimento si ferma quando si raggiunge l’equilibrio: [Glucosio]LEC =
[Glucosio]LIC […] = concentrazione

 Il trasporto attivo, invece di creare uno stato di equilibrio dove la concentrazione delle
molecole è uguale in tutto il sistema, genera uno stato di disequilibrio. Il trasporto attivo si
suddivide in: trasporto attivo primario, trasporto attivo secondario. Il trasporto attivo
primario (diretto) per spingere le molecole contro il loro gradiente prende l’energia
direttamente dal legame fosfato dell’ATP, per questo molti trasportatori attivi primari sono
noti come ATPasi (-asi indica un enzima). Questi enzimi idrolizzano l’ATP ad ADP + fosfato
inorganico, liberando energia. Le ATPasi sono dette anche pompe, come la pompa sodio-
potassio : il trasportatore pompa 3 molecole di sodio Na+ fuori dalla cellula e 2 di potassio
K+ nella cellula per ogni molecola di ATP consumata (VEDI LIBRO PAG 151). Il trasporto
attivo secondario (indiretto) utilizza energia potenziale immagazzinata nel gradiente di
concentrazione di una molecola per spingerne altre contro gradiente. Le molecole
trasportate possono andare nella stessa direzione (simporto) o in direzioni opposte
(antiporto). I sistemi di trasporto attivo secondario più comuni sono guidati dal gradiente di
concentrazione del sodio, le sostanze cotrasportate possono essere ioni o molecole prive di
carica come il glucosio. Il meccanismo del trasportatore attivo secondario sodio- glucosio
(SGLT) (VEDI LIBRO PAG 152) usa l’energia potenziale immagazzinata nel gradiente di
concentrazione del sodio per spostare il glucosio contro il suo gradiente di concentrazione.
Sia il sodio che il glucosio si legano alla proteina SGLT sul versante del LEC ( [NA+] alta, [glu]
bassa). Il sodio si lega per primo, la conformazione della proteina cambia e si ha un sito di
legame ad alta affinità per il glucosio. Quando il glucosio si lega alla SGLT la proteina cambia
di nuovo la conformazione e apre il canale sul versante LIC. Il sodio viene rilasciato e si
sposta lungo il suo gradiente di concentrazione seguito dal glucosio che entra contro
gradiente. Perché l’organismo ha bisogno di un simporto sodio-glucosio? Sia il trasportatore
SGLT che i carrier GLUT sono necessari per spostare il glucosio. Il meccanismo dei due tipi di
trasporto sono simili a quello della diffusione facilitata. Un substrato si lega al carrier, il
carrier cambia conformazione utilizzando ATP (VEDI LIBRO PAG 153) e rilascia il substrato
nel compartimento opposto.
Sia la forma passiva che attiva di trasporto mediato da carrier hanno tre proprietà: specificità,
competizione, saturazione. La specificità si riferisce alla capacità di un carrier di trasportare solo
una molecola o un gruppo di molecole strettamente correlate. I trasportatori GLUT sono un
esempio di specificità. La competizione è una proprietà strettamente correlata alla specificità. Un
trasportatore sposta membri di un gruppo di substrati simili, ma quei substrati competeranno l’uno
con l’altro per i siti di legame sul trasportatore stesso. Tuttavia, la molecola che compete non viene
trasportata, ma blocca il trasporto di altri substrati. In questo caso, la molecola in competizione è
un inibitore competitivo. La quantità di substrato da trasportare dipende dalla concentrazione e dal
numero di molecole carrier. Nel momento in cui la concentrazione del substrato aumenta, il tasso
di trasporto aumenta fino a un massimo, il punto in cui tutti i siti di legame dei carrier son associati
al substrato. A questo punto, si dice che i carrier hanno raggiunto la saturazione, cioè un ulteriore
aumento della concentrazione del substrato non ha effetto.

-TRASPORTO ATTRAVERSO GLI EPITELI. I tessuti epiteliali o epiteli, proteggono l’ambiente


interno del corpo e regolano gli scambi di materiale tra ambiente interno ed esterno. Essi sono
costituiti da uno o più strati di cellule connessi gli uni con gli altri, con un sottile strato di matrice
extracellulare posto tra le cellule epiteliali e i tessuti sottostanti, questo strato di matrice è
chiamato lamina basale o membrana basale composto da una rete di filamenti di collagene e
laminina avvolti da proteoglicani. Le molecole che entrano o escono dal corpo o che si spostano tra
alcuni compartimenti all’interno dell’organismo devono attraversare uno strato di cellule epiteliali
connesse fra loro attraverso giunzioni aderenti e giunzioni strette. Le giunzioni strette separano la
membrana cellulare in due regioni o poli. La parte che si affaccia al lume è detta membrana
apicale [apex, punto più alto] chiamata anche membrana mucosa (VEDI LIBRO PAG 159). È spesso
ripiegata in microvilli per aumentare l’area di superficie. Sotto le giunzioni strette, le tre superfici
della cellula che si affacciano verso il LEC sono dette membrana basolaterale [basis, base + latus,
lato] detta anche membrana sierosa. Le cellule epiteliali di trasporto sono dette polarizzate perché
la membrana apicale e basolaterale sono differenti. Il trasporto epiteliale, può avvenire o
attraverso le giunzioni tra le cellule adiacenti (trasporto paracellulare) o attraverso le cellule
epiteliali (trasporto trans cellulare).

-OSMOSI E TONICITA. La distribuzione di soluti nell’organismo dipende dal fatto che una
sostanza attraversa la membrana per diffusione semplice, per trasporto mediato da proteine o per
trasporto vescicolare. L’acqua, al contrario, è in grado di muoversi liberamente tra le cellule e il
liquido extracellulare, si distribuisce fino a che le concentrazioni di acqua sono uguali in tutto il
corpo, cioè fino a che l’organismo non si trovi in uno stato di equilibrio osmotico. Il movimento di
acqua in risposta a un gradiente di concentrazione è detto osmosi. Nell’osmosi, l’acqua si sposta
per diluire la soluzione più concentrata. Nel momento in cui le concentrazioni si uguagliano, lo
spostamento dell’acqua si ferma. Le concentrazioni delle soluzioni sono espresse in molarità (M)
definita come il numero delle moli di soluto dissolto per il litro di soluzione (mol/L). Ma il fattore
importante nell’osmosi è il numero di particelle in un volume di soluzione perché, dato che alcune
molecole si dissociano in ioni quando si sciolgono in soluzione, il numero di particelle non è
sempre uguale al numero di molecole. Per esempio: una molecola di glucosio si scioglie in acqua
dando una particella, ma una molecola di cloruro di sodio NaCl sciolta in acqua dà due ioni Na+ e
Cl-. Esprimeremo la concentrazione delle soluzioni in osmolarità, il numero di particelle per litro di
soluzione, espressa in osmoli per litro (osmol/L).

Molarità ( molL ) × numero di particelle o molecola=Osmolarità


Per esempio, una mole di molecole di glucosio in acqua dà una soluzione uno molare. Siccome non
si dissocia, la soluzione ha solo una mole di particelle osmoticamente attive. Al contrario, una
molecola di cloruro di sodio (NaCl) si dissocia in una mole di ioni Na+ e una mole di ioni Cl- per
ottenere una soluzione 2 osmolare. L’osmolarità descrive solo il numero di particelle presenti in
soluzione, è una proprietà colligativa, cioè dipende dal numero di particelle. Le soluzioni possono
classificarsi in: (1) isoosmotiche [iso-, uguale] se due soluzioni contengono lo stesso numero di
particelle di soluto per unità di volume; (2) iperosmotica, se la soluzione A con maggiore
osmolarità (contiene più particelle ) della soluzione B; (3) ipoosmotica, se la soluzione B ha meno
osmoli per unità di volume.

La tonicità [tonikos, capacità di stirarsi] descrive una soluzione e come influenza il volume cellulare.
Se una cellula acquista acqua e si gonfia, si dice che la soluzione è ipotonica. Se la cellula perde
acqua e si restringe, la soluzione è detta ipertonica. Se la cellula non cambia volume in soluzione,
si dice isotonica. La tonicità descrive il volume cellulare una volta che la cellula ha raggiunto
l’equilibrio con la soluzione. Differenza tra osmolarità e tonicità: (1) l’osmolarità descrive il numero
di particelle di soluto disciolte in un volume di soluzione. Ha una unità di misura, la tonicità no; (2)
l’osmolarità paragona due soluzioni, la tonicità confronta sempre una soluzione e una cellula; (3)
l’osmolarità non dice cosa succede alla cellula quando è in soluzione, la tonicità dice cosa accade al
volume cellulare quando la cellula è in soluzione. La tonicità dipende dall’osmolarità e se le
particelle di soluto possono attraversare la membrana cellulare. Se le particelle di soluto entrano
nella cellula, si dicono soluti diffusibili. Se non attraversano la membrana, si dicono soluti
indiffusibili. La tonicità dipende dalla concentrazione dei soluti indiffusibili.

-POTENZIALE DI MEMBRANA A RIPOSO

Molti soluti nell’organismo sono ioni e per questo portano una carica elettrica netta. Siccome nel
LIC la cellula ha una carica netta negativa e nel LEC la carica è positiva si ha una distribuzione non
uniforme di ioni e dunque i compartimenti intra ed extracellulare sono in disequilibrio elettrico. La
separazione delle cariche elettriche avviene nelle membrane cellulari che fungono da isolanti per
impedire lo spostamento libero di ioni tra i comportamenti. Una cellula artificiale viene riempita
con molecole che si dissociano in ioni positivi e negativi, in modo che il sistema sia in equilibrio
osmotico, chimico ed elettrico. Una proteina di trasporto attivo viene inserita nella membrana.
Questo carrier usa energia per spostare gli ioni fuori dalla cellula contro gradiente di
concentrazione. Gli ioni negativi cercano di seguire quelli positivi per l’attrazione tra cariche.
Siccome la membrana è impermeabile agli ioni negativi, quest’ultimi restano bloccati nella cellula.
Siccome gli ioni positivi esterni alla cellula potrebbero entrare, non appena il primo ione positivo
lascia la cellula, l’equilibrio elettrico tra LIC e LEC si altera cosicché il LIC ha una carica netta +1, il
LEC ha una carica -1 creandosi una differenza nella carica netta tra i due compartimenti, noto come
gradiente elettrico, o differenza di potenziale di membrana a riposo, o potenziale di membrana.
L’espressione a riposo deriva dal fatto che il potenziale di membrana ha raggiunto uno stato
stazionario, il termine potenziale indica che il gradiente generato dal trasporto attivo degli ioni
attraverso la membrana è fonte di energia accumulata. Quando le cariche opposte si riuniscono
rilasciano energia che verrà utilizzata per generare lavoro. Il voltometro misura la differenza di
carica elettrica tra l’interno e l’esterno della cellula (misurandola in volt o millivolt). Un elettrodo di
registrazione viene inserito nel citoplasma della cellula, un elettrodo di riferimento è situato nel
LEC che ha carica 0 mV ed il voltometro misura il potenziale di membrana. In una cellula
permeabile solo a uno ione, il potenziale che si oppone al gradiente di concentrazione dello ione è
detto potenziale di equilibrio ( Eione ). Il potenziale di equilibrio per uno ione a 37°C può essere
calcolato usando l’equazione di Nerst:
[ ione ] est
[ ione ]∫ ¿
RT
Eione = log¿
zF

R= costante dei gas; T= temperatura del corpo; z= carica elettrica dello ione; F= costante di Faraday;
[ione]int/est= concentrazioni dello ione fuori e dentro la cellula; Eione misurato in mV.

In realtà le cellule non sono permeabili a un solo ione e dunque non si può usare l’equazione di
Ners per calcolare il potenziale di membrana, ma si usa l’equazione di Goldman
K +¿
¿
Na+ ¿
¿
Cl−¿
¿
K +¿
RT
Vm= log ¿
zF Na+ ¿
¿
Cl−¿
¿
PK ¿
PK ¿
¿
Vm= potenziale di membrana a riposo; P= permeabilità membrana; NUMERATORE= tutti i flussi che
rendono meno negativo il versante citoplasmatico (entrata di K, Cl, Na); DENOMINATORE= tutti i
flussi che rendono più negativo il versante (uscita di K,Na,Cl); P[Cl-]est= il cloro dall’esterno entra
portando cariche -.

Il potenziale di membrana a riposo in una cellula reale è di -70mV poiché la maggior parte delle
cellule sono permeabili agli ioni K+ che agli ioni Na+. (VEDI LIBRO PAG 175) Una piccola quantità di
Na+ fluisce dentro la cellula, rendendo l’interno meno negativo, un ulteriore entrata di Na+ viene
pompato fuori dalla Na+-K+ ATPasi. Contemporaneamente, gli ioni K+ che sono usciti dalla cellula
vengono ripompati dentro. La pompa contribuisce al potenziale di membrana portando fuori 3 Na+
per ogni 2 K+ che porta dentro.

-VARIAZIONI DI PERMEABILITA MODIFICANO IL POTENZIALE DI MEMBRANA. Due


fattori influenzano il potenziale di membrana: (1) i gradienti di concentrazione degli ioni; (2) la
permeabilità della membrana. Se la permeabilità cambia, il potenziale cambia. (VEDI LIBRO PAG
175) l’elettrodo extracellulare è posto a 0mV e l’elettrodo intracellulare registra la differenza di
potenziale. Il potenziale di membrana (Vm) parte con un valore a riposo di -70mV, quando si
muove verso lo zero diventa meno negativa e la differenza di potenziale tra l’interno e l’esterno
diminuisce e si dice che la cellula si depolarizza. Quando si ritorna al potenziale di riposo (-70mV)
si dice che la cellula si ripolarizza. Se il potenziale si allontana da 0mV, diventa più negativo e la
differenza di potenziale aumenta, in questo caso si dice che la cellula si iperpolarizza. Cosa
provoca i cambiamenti nel potenziale di membrana? Il potenziale cambia in risposta al movimento
degli ioni poiché è determinato dal gradiente di concentrazione del K+ e dalla permeabilità della
membrana a riposo a K+, Na+, e Cl-. Se cambiano il gradiente o la permeabilità, il potenziale di
membrana si modifica. A riposo la membrana cellulare di un neurone è leggermente permeabile al
Na+, se la membrana aumenta la permeabilità al Na+, il Na+ entra nella cellula e diminuisce il
gradiente elettrochimico. Aggiungendo Na+ nel LIC la membrana si depolarizza e produce un
segnale elettrico. Se la membrana è permeabile al K+, si perdono cariche positive dall’interno della
cellula e la cellula si iperpolarizza. L’apertura di un canale per permettere il flusso di ioni si chiama
attivazione del canale. Per esempio, i canali Na+ e K+ vengono attivati dalla depolarizzazione delle
cellule. I canali Na+ si aprono più velocemente rispetto ai canali K+, perciò si ha un flusso iniziale di
Na+ attraverso la membrana, seguito da un flusso di K+. Molti canali che si aprono in risposta alla
depolarizzazione si chiudono solo quando la cellula si ripolarizza, mentre vi sono canali che si
chiudono anche se lo stimolo di attivazione permane, grazie ad un processo detto inattivazione. I
cambiamenti di permeabilità dei canali creano segnali elettrici che si classificano in potenziali
graduati e potenziali d’azione. (VEDI DIFFERENZA TRA I DUE POTENZIALI A PAG 266) I potenziali
graduati sono segnali a intensità variabile che si propagano per brevi distanze. Sono detti
“graduati” perché dipendono dalla forza dell’evento scatenante: uno stimolo intenso causa un
potenziale graduato ampio, uno stimolo lieve provoca un potenziale con ampiezza minore. La sua
intensità dipende da quanta carica penetra nella cellula: se si aprono più canali per il Na+ entra una
quantità maggiore di Na+ e il potenziale ha un’ampiezza maggiore. Quanto più grande è l’ampiezza
iniziale, tanto più lontano si diffonderà il potenziale graduato lungo il neurone. Se un potenziale
graduato in depolarizzazione è abbastanza intenso quando raggiunge la zona di integrazione di un
neurone, allora riuscirà a innescare un potenziale d’azione. I potenziali graduati perdono intensità
muovendosi nel citoplasma a causa: della dispersione di corrente man mano che l’onda di
depolarizzazione si muove lungo la cellula; e della resistenza del citoplasma al passaggio delle
cariche. I potenziali graduati abbastanza intensi alla fine raggiungono la zona trigger (o “di
innesco”). La zona trigger è il centro di integrazione del neurone e contiene un’alta concentrazione
di canali Na+ voltaggio- dipendenti. Se i potenziali graduati che raggiungono la zona trigger
depolarizzano la membrana fino al livello soglia, i canali Na+ voltaggio- dipendenti si aprono e
s’innesca il potenziale d’azione. I potenziali graduati possono essere integrati attraverso una
sommazione spaziale o temporale: la sommazione spaziale si ha quando ci sono diversi stimoli in
punti diversi, tutti poi arrivano nella zona trigger e vengono sommati; la sommazione temporale si
ha quando diversi stimoli vengono sommati se sono vicini di tempo, altrimenti no. Siccome la
depolarizzazione aumenta la probabilità che un neurone avvia un potenziale d’azione, i potenziali
graduati depolarizzanti sono detti eccitatori. Invece, un potenziale graduato iperpolarizzante
diminuisce la probabilità, perciò sono detti inibitori. Un potenziale graduato si dice sotto soglia
quando uno stimolo poco intenso viaggia attraverso il corpo cellulare e si trova sotto il livello soglia
nel momento in cui raggiunge la zona trigger e quindi non scatena un potenziale d’azione; al
contrario, il potenziale è detto soprasoglia quando uno stimolo più intenso genera un potenziale
d’azione nel momento in cui raggiunge la zona trigger.

Il potenziale d’azione (impulso nervoso) è una depolarizzazione molto rapida e ampia che si
propaga per grandi distanze lungo un neurone senza attenuarsi. Si distinguono dai potenziali
graduati poiché non diminuiscono d’ampiezza propagandosi lungo il neurone. Vengono chiamati
“fenomeni tutto o nulla” perché o si presentano come depolarizzazione massima o non si
presentano affatto. Il potenziale d’azione richiede due tipi di canali ionici regolati: un canale
voltaggio-dipendente per il Na+ e un canale voltaggio-dipendente per il K+ oltre ad alcuni canali
sempre aperti. I potenziali d’azione avvengono quando si aprono i canali voltaggio-dipendenti,
alterando la permeabilità al Na+ e al K+. (VEDI LIBRO PAG 270) Si distinguono tre fasi: la fase
ascendente del potenziale, la fase discendete e la fase di iperpolarizzazione postuma. (1)FASE
ASCENDENTE DEL POTENZIALE D’AZIONE: è dovuto a un aumento della permeabilità della cellula al Na+. Il
potenziale d’azione inizia quando un potenziale graduato, raggiungendo la zona trigger, depolarizza la membrana fino
al livello soglia (-55mV). Appena il potenziale diventa positivo, viene meno il gradiente elettrico, i canali per il Na+
voltaggio-dipendenti si aprono, rendendo la membrana permeabile al Na+ essendo più concentrato fuori la cellula.
Aggiungendo una carica positiva al LIC aggiungendo il Na+, la membrana si depolarizza e diventa più positiva
invertendo la propria polarità. Questa inversione è rappresentata dall’ overshoot che è una porzione del potenziale che
si trova al di sopra di 0mV. Prima che si raggiunga il potenziale di equilibrio, i canali per il Na+ si chiudono e il
potenziale raggiunge +30mV; (2) FASE DISCENDENTE: corrisponde all’apertura dei canali per il K+ in risposta alla
depolarizzazione. Tuttavia, i suoi cancelli sono molto più lenti, e il picco della permeabilità al K+ arriva più tardi rispetto
al Na+. Quando il potenziale è positivo, il gradiente elettrico e quello di concentrazione fanno uscire il K+ dalla cellula.
Mentre esce, il potenziale diventa subito negativo, creando la fase discendete del potenziale d’azione e portando la
cellula al suo potenziale di risposo; (3) FASE DI IPERPOLARIZZAZIONE POSTUMA: Quando il potenziale
raggiunge i -70mV, i canali per il K+ voltaggio-dipendenti non sono ancora chiusi, e il K+ continua ad uscire dalla cellula
iperpolarizzando la cellula (-90mV). Questa fase di iperpolarizzazione postuma è nota come undershoot. Quando i
canali per il K+ si chiudono, la fuoriuscita dello ione termina e la cellula torna al potenziale di membrana a riposo (-
70mV).

Perché i canali per il Na+ si chiudono quando la cellula è depolarizzata, se è risaputo che è uno
stimolo di apertura del canale? Il canale per il Na+ ha due cancelli che regolano il passaggio, detti di
attivazione e di inattivazione. Quando il potenziale è a riposo, il cancello di attivazione è chiuso e il
Na+ non entra nel canale. Il cancello di inattivazione, che ha una forma come una palla al piede, è
aperto. Quando la membrana si depolarizz, si apre il cancello di attivazione ed entra il Na+ nella
cellula secondo gradiente elettrochimico, depolarizzando ulteriormente l’interno della cellula
dando inizio a un circuito a retroazione positiva. Si aprono sempre più canali per il Na+, entra
sempre più Na+ e la cellula continua a depolarizzarsi. Siccome per arrestare la retroazione positiva
occorre un intervento esterno, intervengono i cancelli di inattivazione dei canali per il Na+.
Entrambe i cancelli si muovono in risposta alla depolarizzazione, ma quelli di inattivazione sono
molto più lenti, per questo il canale per il Na+ essendo ancora aperto, entra una quantità
sufficiente di Na+ per generare la fase ascendente. Quando il cancello di inattivazione si chiude, il
Na+ non entra e il potenziale raggiunge il proprio picco. Mentre il neurone si ripolarizza durante
l’uscita di K+, i cancelli per il Na+ ritornano alla posizione originale per rispondere alla
depolarizzazione successiva.

-REFRATTARIETA. Si riferisce al fatto che una volta che un potenziale d’azione si è avviato, un
secondo potenziale non può essere innescato per 2ms, indipendentemente dall’intensità dello
stimolo. Questi 2ms non sono altro che il tempo necessario che hanno i cancelli dei canali per il
Na+ per ritornare alla posizione di riposo, noto come periodo refrattario assoluto. Il periodo
refrattario assoluto ha il compito di bloccare l’insorgere di un nuovo potenziale, di conseguenza,
quelli che si muovono dalla zona trigger al terminale assonico non possono sovrapporsi né
viaggiare all’indietro, il periodo refrattario assoluto assicura anche lo spostamento unidirezionale di
un potenziale d’azione dal corpo cellulare al terminale assonico. Al periodo refrattario assoluto
segue quello relativo, durante il quale non tutti i cancelli dei canali per il Na+ sono tornati alla
posizione originale, a questo punto possono essere aperti da un potenziale graduato più intenso
che porta il valore soglia più vicino allo zero. Inoltre, durante il periodo refrattario relativo, i canali
per il K+ sono ancora aperti e la depolarizzazione sarà compensata dalla perdita di K+.

-LA CONDUZIONE DEI POTENZIALI D’AZIONE. è lo spostamento veloce del potenziale lungo
l’assone. Come funziona? Un potenziale graduato soprasoglia raggiunge la zona trigger, i canali
voltaggio-dipendenti per il Na+ si aprono e il Na+ entra nell’assone. le cariche positive fluiscono
nelle sezioni adiacenti dell’assone tramite correnti locali. Il flusso depolarizza nuove sezioni di
membrana. Anche se la carica positiva può muoversi all’indietro da un segmento di membrana
depolarizzata verso la zona trigger, la depolarizzazione non ha effetti sull’assone. La sezione che ha
portato a termine un potenziale d’azione si trova nel suo periodo refrattario assoluto e quindi i
canali per il Na+ sono inattivi. Per questo il potenziale non si può ripropagare in direzione contraria.
La perdita di K+ dal citoplasma ripolarizza la membrana. La velocità di conduzione è influenzata dal
diametro dell’assone e dalla resistenza della membrana assonica. Maggiore sarà il diametro
dell’assone o tanto più resistente alla dispersione è la membrana, maggiore sarà la velocità.
Quanto maggiore è il diametro dell’assone, tanto più bassa sarà la resistenza al flusso. Gli assoni
possono essere: mielinizzati o no. Gli assoni non mielinizzati hanno una scarsa resistenza alla
dispersione di corrente, perché la membrana è a contatto con il LEC e ha canali ionici dai quali può
uscire corrente. Al contrario, gli assoni mielinizzati limitano la quantità di membrana a contatto
con il fluido. Delle piccole sezioni di membrana scoperta noti come nodi di Ranvier, si alternano
con segmenti più lunghi avvolti da una guaina mielinica, che funge da parete resistente per
impedire agli ioni di uscire dal citoplasma. Negli assoni mielinici, i potenziali d’azione sembrano
saltare da un nodo di Ranvier all’altro, infatti questa conduzione è detta saltatoria e solo i nodi
hanno canali per il Na+ voltaggio-dipendenti. Perché la conduzione è più rapida negli assoni
mielinizzati? Perché sono avvolti dalla mielina che fa da isolante e siccome l’apertura dei canali
rallenta la conduzione, questo non avviene negli assoni mielinizzati poiché presentano un’alta
concentrazione di canali per il Na+ su ogni nodo.

CAPITOLO 6: COMUNICAZIONE, INTEGRAZIONE E OMEOSTASI


Ci sono due tipi di segnali: segnali chimici e segnali elettrici. I segnali elettrici sono costituiti da
variazioni del potenziale di membrana di una cellula. I segnali chimici sono costituiti da molecole
secrete da cellule nel liquido extracellulare. Le cellule che ricevono i segnali sono dette cellule
bersaglio. Ci sono quattro mezzi di comunicazione intercellulare: (1) le giunzioni comunicanti, che
trasferiscono i segnali tra cellule adiacenti; (2) segnali dipendenti da contatto, che si trasmettono
tra molecole di superficie di cellule adiacenti; (3) comunicazione locale, tramite molecole chimiche
che diffondono attraverso il liquido extracellulare. La comunicazione locale si realizza tramite
segnali paracrini e autocrini. Un segnale paracrino [para-, accanto a + krinein, secernere] agisce
sulle cellule che si trovano nelle vicinanze della cellula secernente. Se un segnale chimico agisce
sulle stesse cellule che lo hanno secreto si dice segnale autocrino. In alcuni casi, però, una
molecola può agire sia come segnale paracrino che autocrino, la quale raggiunge la cellula
bersaglio diffondendo nel liquido interstiziale; (4) comunicazione a lunga distanza, che impiega
una combinazione di segnali elettrici, propagati dalle cellule nervose, e di segnali chimici,
trasportati nel sangue. La comunicazione a lunga distanza è, soprattutto, a carico del sistema
nervoso. Un segnale elettrico viaggia lungo una cellula nervosa (neurone) fino a raggiungere la sua
parte terminale, dove viene tradotto in un segnale chimico, detto neurocrino. Se una molecola
neurocrina raggiunge la cellula bersaglio esercitando un effetto rapido, la cellula è detta
neurotrasmettitore. Se agisce più lentamente è detta neuromodulatore. Se diffonde nel sangue ed
è distribuita attraverso il sistema circolatorio è detta neuroormone. I neurotrasmettitori e i
neuromodulatori agiscono da segnali paracrini, poiché le cellule bersaglio si trovano vicine al
neurone secretore, mentre alcuni agiscono da segnali autocrini.

-VIE DI RICEZIONE DEI SEGNALI Perché alcune cellule rispondono a un certo segnale chimico
mentre altre lo ignorano? Semplicemente perché dipende dalla presenza delle proteine recettoriali
sulle cellule bersaglio a cui si legano i segnali chimici. Una cellula non può rispondere a un segnale
chimico se le proteine recettoriali non ci sono. Le caratteristiche delle vie recettoriali:

(1) La molecola segnale è un ligando che si lega a un recettore, è detto


anche primo messaggero perché porta l’informazione alla propria
cellula bersaglio.
(2) Il recettore è attivato dal legame con il proprio ligando.
(3) Il recettore attiva una o più molecole di segnalazione intracellulari.
(4) L’ultima molecola della via di ricezione del segnale inizia la sintesi
di proteine bersaglio o modifica proteine bersaglio preesistenti per
determinare una risposta.

Modello generale di una via di ricezione del segnale:

Si lega a attiva modulano


Molecola segnale Proteine Molecole segnale Proteine bersaglio
recettore intracellulari

producono

Risposta

I recettori delle cellule bersaglio si possono trovare nel nucleo, nel citosol o sulla membrana
cellulare. Il luogo dove una molecola segnale si lega al recettore dipende dalla possibilità di entrare
nella cellula. I recettori di membrana si classificano in: (1) recettore–canale: sono i recettori più
semplici e sono canali ionici controllati chimicamente. Il legame del ligando apre o chiude il canale
e modifica il flusso di ioni attraverso la membrana; (2) recettori enzimatici: il legame attiva un
enzima intracellulare; (3) recettori accoppiati a proteine G: il legame apre un canale ionico o
modula un’attività enzimatica; (4) recettori costituiti da integrine: il legame modifica il
citoscheletro. La trasmissione dell’informazione è detta trasduzione del segnale, ovvero, il
processo attraverso il quale una molecola segnale extracellulare attiva un recettore di membrana
che, a sua volta, altera molecole intracellulari provocando una risposta. La molecola segnale
extracellulare è il primo messaggero, le molecole intracellulari sono i secondi. Il trasduttore
converte un segnale da una forma in un’altra, ma il segnale oltre ad essere trasformato viene
anche amplificato. L’amplificazione del segnale converte una molecola segnale in tanti secondi
messaggeri. Il processo inizia quando il ligando si lega al suo recettore, questo complesso attiva
l’enzima amplificatore che attiva molte molecole, che a loro volta attivano altre molecole.

CAPITOLO 8: NEURONI- PROPRIETA CELLULARI E DELLA RETE NERVOSA


Le cellule nervose, o neuroni, trasportano velocemente i segnali elettrici. Nella maggior parte delle
vie nervose rilasciano i neurotrasmettitori nel liquido extracellulare, in alcune vie, invece, sono
collegati a giunzioni comunicanti. Il sistema nervoso può suddividersi in: sistema nervoso centrale
e sistema nervoso periferico. Il sistema nervoso centrale (SNC) è costituito da cervello e midollo
spinale; il sistema nervoso periferico (SNP) è costituito da neuroni afferenti (o sensoriali) e
neuroni efferenti. I neuroni efferenti si suddividono in sezione motoria somatica, che controlla i
muscoli scheletrici, e sezione autonomica, che controlla muscolatura liscia e miocardio, ghiandole
esocrine e parte di quelle endocrine, e alcuni tipi di tessuto adiposo. La sezione autonomica del
SNP viene chiamata anche sistema nervoso viscerale perché controlla contrazione e secrezione nei
vari organi interni. I neuroni autonomici si suddividono ulteriormente in sistema simpatico e
parasimpatico.
(VEDI LIBRO PAG 256). I neuroni hanno lunghi processi
che escono dal corpo cellulare (soma), si classificano in
dendriti se ricevono segnali dall’esterno, assoni se
trasportano informazioni in uscita. I dendriti ricevono
informazioni sulle cellule vicine e le trasferiscono a una
regione di integrazione all’interno del neurone. La
funzione principale di un assone è trasmettere segnali
elettrici in uscita dal centro di integrazione all’estremità
dell’assone. Ogni ramificazione termina in un
rigonfiamento detto terminale assonico. La regione in
cui un terminale assonico incontra una cellula bersaglio
è chiamata sinapsi [syn-, insieme + hapsis, unire]. Il
neurone che trasmette il segnale alla sinapsi è detto
cellula presinaptica, mentre la cellula che riceve il
segnale è la cellula postsinaptica. Lo spazio tra le
due cellule è detto fessura sinaptica. Le proteine
vengono trasportate lungo l’assone con un processo
detto trasporto assonico. Il trasporto assonico può
essere lento o veloce: il trasporto assonico lento
trasporta materiale tramite flusso assoplasmatico
dal corpo cellulare al terminale assonico; il
trasporto assonico veloce va in due direzioni: il
trasporto anterogrado (in avanti) muove dal corpo
cellulare al terminale assonico; il trasporto retrogrado (indietro) riporta vecchie componenti
cellulari dal terminale assonico al corpo cellulare per essere riciclate.

I neuroni si possono classificare dal punto di vista strutturale o funzionale. Dal punto di vista
strutturale, si basa sul numero di assoni e dendriti che si dipartono dal corpo cellulare. Possono
essere pseudo unipolari, cioè quando assone e dendriti si fondono per creare un unico
prolungamento; bipolari, quando hanno un unico assone e un unico dendrite; multipolari, quando
sono molti dendriti e assoni ramificati; anassonici, quando sono privi di assone (VEDI LIBRO PAG
257). Dal punto di vista funzionale, i neuroni si classificano in: neuroni sensoriali (afferenti),
interneuroni e neuroni efferenti (motori somatici e autonomici).

Le connessioni tra i neuroni e le cellule bersaglio prendono il nome di sinapsi. Ogni sinapsi è
costituita dal (1) terminale assonico della cellula presinaptica e (2) la membrana della cellula
postsinaptica. L’informazione si muove dalla cellula presinaptica verso la cellula post. Di solito nelle
sinapsi tra neurone e neurone, i terminali assonici presinaptici si trovano vicino ai dendriti o al
corpo cellulare del neurone postsinaptico. Le sinapsi possono essere di vario tipo: (1) sinapsi asso-
dendritiche in cui l’assone di un neurone contatta l’albero dendritico di un altro neurone; (2)
sinapsi asso-assoniche in cui due assoni sono a contatto; (3) sinapsi asso-somatiche che si
stabiliscono tra l’assone e il soma di un altro neurone; (4) auto sinapsi in cui l’assone di un neurone
forma una sinapsi con il dendrite o il soma dello stesso neurone. Dal punto di vista funzionale le
sinapsi si possono dividere in sinapsi elettriche e chimiche a seconda del tipo di segnale che passa
dalla cellula presinaptica a quella post. (VEDI FOTO LIBRO PAG 282).

(1)SINAPSI ELETTRICHE: fanno passare direttamente un segnale elettrico, cioè una corrente, dal
citoplasma di una cellula a quello di un’altra tramite giunzioni comunicant. Dunque non vi è
ritardo sinaptico e inoltre si tratta di sinapsi eccitatorie e l’informazione va in entrambe le direzioni.
Si trovano principalmente nei neuroni del SNC. Sono presenti anche nelle cellule gliali, nel muscolo
cardiaco e in quello liscio. Il loro vantaggio è che conducono velocemente il segnale da una cellula
all’altra.

(2) SINAPSI CHIMICHE: sono formate da tre elementi: (1) il terminale presinaptco, o bottone
sinaptco contiene neurotrasmettitori incapsulati in piccole sfere dette vescicole sinaptche; (2)
spazio sinaptco, detto anche fessura o vallo; (3) membrana postsinaptca. Le sinapsi chimiche
utilizzano i neurotrasmettitori per inviare informazioni da una cellula all’altra. In questo tipo di
sinapsi, il segnale elettrico viene convertito in segnale chimico che attraversa la fessura sinaptica
(spazio tra le due cellule) tra il neurone presinaptico e il bersaglio. L’unione tra neurotrasmettitore
e il suo recettore sulla cellula postsinaptica genera un segnale elettrico o attiva un secondo
messaggero. A differenza delle sinapsi elettriche, la sinapsi chimica permette la trasmissione del
segnale in una sola direzione, vi è ritardo sinaptico, può essere sia eccitatorio che inibitorio.

-TRASMISSIONE DI SEGNALE A LIVELLO DI SINAPSI: (1)un potenziale d’azione depolarizza


un terminale assonico; (2)la depolarizzazione apre i canali per il Ca2+ voltaggio-dipendenti e il
calcio entra; (3)il suo ingresso provoca l’esocitosi del contenuto della vescicola sinaptica; (4)il
neurotrasmettitore diffonde attraverso la fessura sinaptica e si lega ai recettori sulla cellula
postsinaptica; (5)il legame del neurotrasmettitore con i recettori avvia una risposta nella cellula
postsinaptica. (VEDI FOTO LIBRO PAG 283). Le vescicole agiscono secondo un modello detto “mordi
e fuggi”: le vescicole si fondono alla membrana presinaptica formando il poro di fusione. Questa
fusione apre un piccolo canale che permette il passaggio del neurotrasmettitore, in seguito la
vescicola, invece di restare incorporata nella membrana, si ritrae dal poro di fusione e torna al pool
di vescicole nel citoplasma.

Tutti i neurotrasmettitori si legano a uno o più tipi di recettori e ogni tipo permette a un singolo
neurotrasmettitore di avere effetti diversi su tessuti diversi. I recettori per i neurotrasmettitori
appartengono alla classe dei canali ionici regolati chimicamente e recettori collegati a proteine G. I
recettori che alterano le funzioni dei canali ionici sono detti recettori ionotropi; i recettori che
operano attraverso sistemi di secondi messaggeri sono detti recettori metabotropi. Un
neurotrasmettitore quando si combina con i suoi recettori avvia delle risoste nella cellula
postsinaptica. Nelle risposte più semplici, il neurotrasmettitore si lega al canale ionico regolato
chimicamente nella cellula postsinaptica e lo apre, si ha così un potenziale sinaptico veloce perché
inizia velocemente e dura poco. Se il potenziale è depolarizzante, è detto eccitatorio perché
aumenta le probabilità che la cellula inneschi un potenziale d’azione. Se il potenziale è
iperpolarizzante, è detto inibitorio perché allontanta il potenziale di membrana dal livello soglia.
Nelle risposte postsinaptiche lente i neurotrasmettitori si legano ai recettori accoppiati a proteine
G collegati ai secondi messaggeri. I potenziali che si ottengono sono potenziali sinaptici lenti
poiché il secondo messaggero impiega più tempo a creare la risposta.

-INTERRUZIONE DEL SEGNALE: i segnali nervosi durano poco e questo è dovuto alla rimozione
del neurotrasmettitore nella fessura sinaptica o viene direttamente inattivato. La rimozione di
neurotrasmettitore non legato alla fessura sinaptica può essere ottenuta in vari modi: alcuni
neurotrasmettitori si allontanano dallo spazio sinaptico e dai loro recettori per diffusione; altri
vengono inattivati da enzimi nella fessura sinaptica; altri ancora vengono rimossi dal LEC attraverso
meccanismi di riassorbimento da parte della cellula presinaptica o di cellule gliali o di neuroni
adiacenti.

CAPITOLO 9: SISTEMA NERVOSO CENTRALE


Il SNC è composto da encefalo e midollo spinale. La loro consistenza è soffice e gelatinosa. Il
tessuto nervoso ha poca matrice extracellulare e ha bisogno di supporto esterno per proteggersi
dai traumi. Questo supporto è caratterizzato da un rivestimento esterno di tessuto osseo, da tre
strati di tessuto connettivo membranoso e dal fluido presente tra le membrane.

Non contiene mielina, è Tra il tessuto osseo e il SNC


costituita da corpi ci sono tre membrane dette
materia cellulari, cellule nervose,
(sostanza) grigia meningi [meninx,
dendriti e parti terminali membrana] che proteggono
degli assoni.
il tessuto nervoso da
Tessuti del SNC contusioni. Le membrane si
è costituita da mielina e
contiene pochi corpi suddividono in (1) dura
materia cellulari. Il suo colore madre, (2) aracnoide, (3)
(sostanza) bianca chiaro deriva dalle guaine pia madre. La dura madre è
di mielina che circondano la più spessa delle tre
gli assoni
membrane e contiene vasi
venosi che drenano il sangue attraverso delle cavità, dette seni. La membrana interna, l’aracnoide
[simile alla tela di un ragno] è connessa con la membrana più interna, lasciando uno spazio detto
subaracnoideo tra le due membrane. La più interna, la pia madre, è una membrana sottile che
aderisce alla superficie del SNC e contiene vasi arteriosi. Il liquido extracellulare funziona da
ammortizzatore per il tessuto nervoso. Il volume del cranio è diviso in due compartimenti
extracellulari: il sangue e il liquido cerebrospinale (LCS) con il liquido interstiziale che è situato
internamente alla pia madre, mentre il LCS si trova nei ventricoli e nello spazio subaracnoideo. Il
LCS è una soluzione salina secreta dai plessi corioidei, dopo di che passa nello spazio
subaracnoideo, tra pia madre e aracnoide, circondando encefalo e midollo spinale. Il LCS ha due
funzioni: protezione chimica e protezione fisica; inoltre, quando la testa subisce un urto il LCS
svolge un’azione ammortizzante. A proteggere il SNC vi è anche una barriera tra il liquido
interstiziale e il sangue, nota come barriera ematoencefalica che fa da isolante a sostanze dannose
e batteri presenti nel sangue. I capillari hanno una permeabilità selettiva per proteggere il SNC
dalle tossine e dalle fluttuazioni della concentrazione di ormoni,ioni e sostanze neuroattive, la loro
selettività è dovuta alla presenza di giunzioni strette che impediscono i movimenti di soluti tra
cellule.

-MIDOLLO SPIANALE. È la via principale di comunicazione tra l’encefalo e gli altri tessuti, è
presente la rete nervosa responsabile della locomozione. È suddiviso in 4 regioni ciascuna
suddivisa in segmenti: 8 segmenti cervicali, 12 segmenti toracici, 5 segmenti lombari, 5 segmenti
sacrali e 1 segmento coccigeo. Ciascun segmento dà origine a un paio di nervi spinali, uno per
ogni lato. Il nervo si divide in due radici: la radice dorsale che trasporta informazioni in entrata
(afferenti). I gangli (rigonfiamenti) delle radici dorsali contengono i corpi cellulari dei neuroni
sensoriali. La radice ventrale trasporta informazioni (efferenti) dal SNC ai muscoli e alle ghiandole.
In sezione trasversale, il midollo spinale presenta una parte centrale a forma di farfalla o di H,
composta da sostanza grigia, circondata da un bordo di sostanza bianca. Le fibre sensoriali,
provenienti dalla radice dorsale, fanno sinapsi con interneuroni nelle corna dorsali della sostanza
grigia. Le corna ventrali della sostanza grigia contengono i corpi cellulari dei motoneuroni che
trasportano segnali efferenti ai muscoli e alle ghiandole. La materia bianca si suddivide in tratti o
fasci ascendenti che portano informazioni sensoriali verso l’encefalo. Occupano le porzioni dorsali
e laterali del midollo; e tratti o fasci discendenti che trasportano segnali efferenti dall’encefalo
verso la periferia. Occupano le porzioni ventrali e laterali della sostanza bianca. Il midollo spianale
funziona anche come centro di integrazione autonomo per riflessi spinali, in cui i segnali
provenienti da neuroni sensoriali passano attraverso la materia grigia ai neuroni efferenti.

CAPITOLO 10: SISTEMA NERVOSO PERIFERICO- FISIOLOGIA SENSORIALE


(VIA AFFERENTE)
Le vie sensoriali si attivano in presenza di uno stimolo che agisce su un recettore sensoriale. Il
recettore è un trasduttore che converte lo stimolo in un segnale intracellulare. Se lo stimolo è
sopra soglia, si hanno potenziali d’azione. I recettori variano nel grado di complessità: da semplici
terminazioni libere di un singolo neurone, fino a cellule complesse. I recettori più semplici come i
recettori somatosensoriali, sono costituiti da neuroni con terminazioni nervose libere. Nei recettori
più complessi, le terminazioni nervose sono rivestite da capsule di tessuto connettivale. I recettori
più specializzati fanno sinapsi su neuroni sensoriali. Gli assoni dei recettori possono essere mielinici
o amielinici. I recettori si classificano in base al tipo di stimolo al quale sono più sensibili: (1) i
chemiocettori rispondono a sostanze chimiche che si legano al recettore; (2) meccanocettori
rispondono a diverse forme di energia meccanica; (3) i termorecettori rispondono alla
temperatura; (4) i fotorecettori rispondono alla luce; (5) i nocicettori rispondono al dolore.

-TRASDUZIONE SENSORIALE. La trasduzione converte l’energia dello stimolo in informazioni


che possono essere elaborate dal SN. Ogni tipo di recettore ha uno stimolo adeguato, cioè una
particolare forma di energia alla quale è più sensibile. I neuroni sensoriali hanno un campo
recettivo o recettoriale. Un campo recettivo corrisponde a un neurone sensoriale che viene detto
neurone sensoriale primario, che a sua volta fa sinapsi su un neurone detto neurone sensoriale
secondario. I neuroni presinaptici convergono su un numero minore di neuroni postsinaptici. La
convergenza permette a stimoli sottosoglia di sommarsi a livello del neurone sensoriale secondario
e formare un potenziale d’azione. Quando molti neuroni primari convergono su un solo neurone
postsinaptico secondario i loro campi recettivi si sommano e formano un unico campo recettivo
secondario di dimensioni più grandi. La dimensione del campo recettivo secondario determina
uno stimolo che dipende dal test della discriminazione di due punti. Nelle regioni meno sensibili
due stimoli separati verranno percepiti come un singolo stimolo, mentre nelle aree più sensibili i
due stimoli verranno percepiti come distinti. Perché? Nel primo caso, la convergenza di molti
neuroni sensoriali primari crea un campo recettivo molto grande, perciò due stimoli che cadono
nello stesso campo verranno percepiti come un singolo stimolo, cioè solo un segnale sarà inviato
alla corteccia; nel secondo caso, pochi neuroni convergono e dunque i campi recettivi sono piccoli.
Per migliorare la localizzazione di uno stimolo si utilizza l’inibizione laterale: inizia lo stimolo che
eccita la risposta in tre neuroni sensoriali primari, ciascuno dei quali rilascia neurotrasmettitori sul
neurone secondario, ma non rispondono allo stesso modo. Il neurone più vicino allo stimolo,
inibisce i neuroni secondari posti ai lati, dove lo stimolo è debole. L’inibizione aumenta il contrasto
tra il centro e la periferia così l’informazione viene localizzata in modo più preciso. L’intensità dello
stimolo è codificata con il numero di recettori attivati e con la frequenza dei potenziali d’azione. La
durata dello stimolo viene codificata attraverso la durata dei potenziali nel neurone sensoriale. Più
dura lo stimolo nel tempo, più prolungata sarà il potenziale. Se lo stimolo persiste alcuni recettori si
adattano, cioè smettono di rispondere. Infatti, i recettori possono essere classificati a seconda di
come si adattano a una stimolazione continua. I recettori a lento adattamento, recettori tonici,
scaricano ad alta frequenza quando vengono attivati, e continuano a scaricare anche con una
frequenza più bassa fino a quando non termina la stimolazione. I recettori a rapido adattamento,
recettori fasici, si attivano solo all’inizio e smettono di rispondere se l’intensità dello stimolo resta
costante, cioè si adattano alla nuova condizione. Un esempio è l’olfatto: appena spruzziamo il
profumo sentiamo l’odore, ma durante l’arco della giornata non più perché i recettori olfattivi si
sono adattati allo stimolo costante.

-VIA DELLA PERCEZIONE SOMATICA. I recettori per sensi somatici si trovano nella cute,
apparato osteoarticolare e nei visceri. L’attivazione porta a formare potenziali d’azione nei neuroni
sensoriali primari. I neuroni associati ai recettori per la nocicezione, per la temperatura e per gli
stimoli tattili grossolani (sensibilità tattile protopatica) fanno sinapsi con il neurone secondario
dopo essere entrati nel midollo spinale. I neuroni propriocettivi e quelli per le sensazioni tattili fini
(sensibilità tattile epicritica) ha assoni molto lunghi che proiettano al bulbo. Tutti i neuroni
secondari decussano, cioè attraversano il piano mediano. Quelli per la nocicezione, temperatura e
per gli stimoli grossolani decussano nel midollo spinale e salgono all’encefalo, mentre quelli per la
propriocezione e sensibilità epicritica decussano nel bulbo. I neuroni sensoriali secondari nel
talamo fanno sinapsi sul neurone sensoriale terziario che a sua volta proietta alla regione
somatosensoriale della corteccia cerebrale. A questo livello, la corteccia invia il segnale tramite le
via efferenti. La corteccia somatosensoriale è la parte del cervello che riconosce da dove
provengono le vie sensoriali ascendenti. Ciascuna via sensitiva ha una regione corrispondente nella
corteccia, più una parte del corpo è sensibile agli stimoli e più è grande la regione della corteccia.

CAPITOLO 11: VIE EFFERENTI- IL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO E IL


SISTEMA MOTORIO SOMATICO
SISTEMA NERVOSO PERIFERICO

VIA AFFERENTE VIA EFFERENTE


Si attiva quando siamo in
situazioni di stress, perciò è
detto anche sistema fight or
SIMPATICO flight, cioè attacco o fuga.
NEURONI MOTORI SOMATICI NEURONI AUTONOMICI o SISTEMA
NERVOSO VEGETATIVO o SISTEMA
Che controllano i muscoli scheletrici NERVOSO VISCERALE
Si attiva quando ci troviamo
Che controllano la muscolatura liscia, in stato di riposo o dopo un
muscolo cardiaco, ghiandole e tessuti pasto. Infatti è conosciuto
adiposi. È sotto controllo involontario PARASIMPATICO come sistema rest and
digest, cioè riposo e
digestione.

Il sistema nervoso autonomo lavora a stretto contatto con il sistema endocrino per mantenere
l’omeostasi. Le informazioni sensoriali vanno nell’ipotalamo, ponte e bulbo per monitorare e
regolare la pressione sanguigna, temperatura…
Le vie del sistema autonomo sono costituite da due neuroni: il neurone pregangliare origina nel
SNC e proietta a un ganglio autonomico situato al di fuori del SNC. Lì fa sinapsi con il neurone
postgangliare, che ha il corpo cellulare nel ganglio e proietta il proprio assone verso il tessuto
bersaglio. (un ganglio è un raggruppamento di corpi cellulari nervosi al di fuori del SNC).

Differenza anatomica tra sistema simpatico e sistema parasimpatico? (1) il punto di origine delle
vie nel SNC; (2) la localizzazione dei gangli autonomici.

 La maggior parte delle vie simpatiche ha origine nella regione toracica e in quella lombare
del midollo spinale. I gangli simpatici si trovano si trovano in due catene che decorrono sui
due lati della colonna; gli assoni dei neuroni postgangliari costituiscono nervi lunghi che
proiettano dai gangli ai tessuti bersaglio. Di solito, le vie simpatiche hanno neuroni
pregagliari brevi e neuroni postgangliari lunghi.
 Le vie parasimpatiche hanno origine nel tronco encefalico e nella regione sacrale. I gangli
parasimpatici sono localizzati o negli organi bersaglio o vicino a essi. I neuroni
parasimpatici pregangliari hanno assoni lunghi, mentre i neuroni parasimpatici
postgangliari hanno assoni corti.

Dal punto di vista chimico? Si distinguono in base ai neurotrasmettitori e ai loro recettori:

(1) i neuroni pregangliari simpatici e parasimpatici rilasciano acetlcolina a livello di recettori


colinergici nicotinici presenti sulla cellula postgangliare;

(2) i neuroni postgangliari simpatici secernano noradrenalina diretta a recettori adrenergici posti
sulla cellula bersaglio;

(3) i neuroni parasimpatici secernano acetilcolina diretta a recettori colinergici muscarinici


presenti sul bersaglio.

La sinapsi tra il neurone autonomico postgangliare e la sua cellula bersaglio è definita giunzione
neuro effettrice. Questo tipo di sinapsi ha assoni autonomici postgangliari che terminano
distalmente con delle aree rigonfie, dette varicosità che contengono vescicole piene di
neurotrasmettitore, i principali sono acetilcolina e noradrenalina.

RILASCIO E RIMOZIONE DI NORADRENALINA DA UNA VARICOSITA’ DI UN NEURONE SIMPATICO

Quando un potenziale d’azione raggiunge la varicosità, i canali voltaggio dipendenti per il calcio si
aprono e il calcio entra e il contenuto della vescicola sinaptica viene rilasciata per esocitosi. Il
neurotrasmettitore che è stato rilasciato nella sinapsi, diffonde attraverso il liquido interstiziale
finchè non trova il recettore della cellula bersaglio o si disperde e viene metabolizzato. Una
maggiore quantità di neurotrasmettitore implica una risposta più intensa o più duratura.
L’attivazione del recettore cessa quando il neurotrasmettitore diffonde lontano dalla sinapsi o viene
metabolizzato dagli enzimi del LEC o viene riassorbito nelle cellule vicino alla sinapsi. Nel caso della
noradrenalina viene sintetizzata a partire dall’aminoacido tirosina, una volta rilasciata nella cellula
bersaglio può diffondere o essere riassorbita nella varicosità. All’interno del neurone, la
noradrenalina recuperata può essere di nuovo riportata nelle vescicole o metabolizzata dalle MAO.

Le vie simpatiche rilasciano catecolamine che si legano ai recettori adrenergici che si trovano sulle
loro cellule bersaglio. Esistono due tipi di recettori adrenergici: alfa e beta. I recettori alfa
rispondono intensamente alla noradrenalina e solo debolmente all’adrenalina. I recettori beta1
rispondono con la stessa intensità alla noradrenaline e adrenalina. I recettori beta2 sono più
sensibili all’adrenalina. I recettori beta3 sono più sensibili alla noradrenalina. Tutti i recettori
adrenergici sono accoppiati a proteine G, questo implica che la risposta della cellula bersaglio è più
lenta e dura più a lungo.

-LA MIDOLLARE DEL SURRENE. È un tessuto neuroendocrino associato al sistema nervoso


simpatico che secerne adrenalina. Costituisce la parte più interna delle ghiandole surrenali poste
sopra i reni. La parte esterna, ovvero la corteccia surrenale, è una vera e propria ghiandola
endocrina che secerne ormoni steroidei. La midollare viene classificata un ganglio simpatico
modificato, perchè i neuroni pregangliari simpatici proiettano dal midollo spinale al midollo del
surrene, dove fanno sinapsi, mentre i neuroni postgangliari sono privi di assoni e i corpi di queste
cellule chiamate cellule cromaffini, secernono il neuroormone adrenalina direttamente nel
sangue, dunque sono trasformati in un organo neuroendocrino.

-SISTEMA SOMATOMOTORE. Le vie motorie somatiche controllano i muscoli scheletrici, essi


hanno un unico neurone localizzato nel SNC che proietta il suo assone al tessuto bersaglio. A
differenza delle vie autonomiche, che possono essere sia eccitatorie che inibitorie, le vie
somatiche sono sempre eccitatorie. I corpi cellulari dei neuroni motori somatici si trovano o nel
corno anteriore del midollo spinale o nell’encefalo, e proiettano un unico lungo assone mielinizzato
al muscolo scheletrico bersaglio. La sinapsi di un motoneurone somatico su una fibra muscolare è
detta giunzione neuromuscolare che ha tre componenti: (1) il terminale assonico del neurone
presinaptico motorio riempito di vescicole sinaptiche e mitocondri; (2) la fessura sinaptica o vallo
sinaptico; (3) la membrana postsinaptica della fibra muscolare scheletrica. Sul lato postsinaptico
della giunzione, la zona di membrana della cellula muscolare posta di fronte al terminale assonico
viene modificata e forma un placca motrice, cioè una serie di ripiegamenti. I potenziali d’azione
che arrivano al terminale assonico aprono i canali voltaggio dipendenti per il calcio, il calcio
diffonde secondo gradiente elettrochimico, innescando la fusione delle vescicole e il rilascio di ACh.
L’ ACh diffonde attraverso la fessura sinaptica e si combina con i canali dei recettori nicotinici che
hanno due siti di legame per l’ACh. Quando l’ACh si lega al recettore, il canale si apre e permette il
passaggio di cationi monovalenti. Nel muscolo scheletrico, il sodio entra nella fibra muscolare
depolarizzandola fino alla soglia per il potenziale d’azione, che innesca la contrazione della cellula
muscolare. L’ACh che agisce sulla placca motrice è sempre eccitatoria e causa la contrazione
muscolare, al contrario, il rilassamento si ha quando i motoneuroni somatici vengono inibiti nel
SNC, impedendo il rilascio di ACh.

CONFRONTO TRA SISTEMA SISTEMA SIMPATICO E PARASIMPATICO


SIMPATICO PARASIMPATICO
Punto di origine nel SNC Dal 1°segmento toracico al 2° lombare Mesencefalo, midollare del surrene
Sede dei gangli Catena simpatica paravertebrale; 3 A contatto o vicino agli organi bersaglio
gangli sono vicino l’aorta discendente
Struttura della regione da cui viene Varicosità Varicosità
rilasciato il neurotrasmettitore
Neurotrasmettitore della sinapsi sul Noradrenalina (neuroni adrenergici) ACh (neuroni colinergici)
bersaglio
Inattivazione neurotrasmettitore alla Ricaptazione nella viscosità, diffusione Degradazione enzimatica, diffusione
sinapsi
Recettori del neurotrasmettitore sulle Adrenergici Muscarinici
cellule bersaglio
Sinapsi gangliare ACh su recedttori nicotinici Ach su recettori nicotinici
CONFRONTO TRA SISTEMA NERVOSO SOMATICO E AUTONOMO

SOMATICO AUTONOMO
N° neuroni nella via efferente 1 2
Neurotrasmettitore e recettore della ACh, recettori nicotinici ACh, recettori muscarinici,
sinapsi noradrenalina, recettori alfa o beta
Tessuto bersaglio Muscolo scheletrico Muscolo liscio e cardiaco, ghiandole
endocrine ed esocrine, tessuti adiposi
Neurotrasmettitore rilasciato da Terminali assonici Varicosità e terminali assonici
Effetti sul bersaglio Solo eccitatorio. Contrazione muscolare Eccitatorio o inibitorio
Componenti periferiche all’esterno Assoni Assoni pregangliari, ganglu e neuroni
postgangliari
Funzioni Postura e movimento Funzioni viscerali, controllo
metabolismo

CAPITOLO 12: I MUSCOLI


I muscoli generano movimento, producono forza, calore contribuiscono alla termoregolazione. Le
principali caratteristiche funzionali sono: (1) elasticità; (2) eccitabilità; (3) contrattilità; (4)
estensibilità. Ci sono tre tipi di tessuto muscolare: scheletrico, cardiaco e liscio. I muscoli
scheletrici sono attaccati alle ossa dello scheletro e controllano il movimento e si tratta di muscoli
volontari; il muscolo cardiaco genera il movimento del sangue circolatorio. Questo tipo di muscolo
assieme a quello scheletrico sono considerati muscoli striati perché presentano delle bande chiare
e scure. Il muscolo liscio costituisce gli organi interni e cavi come lo stomaco, vescica e vasi
sanguigni. La sua funzione è quella di influenzare lo spostamento di sostanze in ingresso, in uscita e
all’interno del corpo. Questo tipo di muscolo e quello cardiaco sono considerati muscoli
involontari. I muscoli scheletrici si contraggono in risposta a stimoli provenienti da motoneuroni,
ma non possono iniziare autonomamente una contrazione. Il controllo del muscolo liscio e
cardiaco dipende dal sistema nervoso autonomo, ma a volte possono avere delle contrazioni
spontanee in assenza di segnali nervosi del SNC. Questi tre tessuti muscolari hanno in comune: (1)
la contrazione mediata dal calcio; (2) il movimento generato dalla miosina.

MUSCOLO SCHELETRICO. Sono attaccati alle ossa attraverso i tendini composti da collagene.
Quando due ossa attaccate a un muscolo sono connesse da un’articolazione mobile, la contrazione
del muscolo provoca un movimento. Il muscolo è detto flessore se i centri delle ossa si avvicinano
durante la contrazione; è detto estensione quando le ossa si allontanano e il muscolo si contrae. Le
coppie di estensori-flessori sono dette gruppi muscolari antagonisti, perché esercitano effetti
opposti sulla stessa articolazione. Come è composto il muscolo scheletrico? Il muscolo scheletrico è
composto da fascicoli muscolari e circondati da tessuto connettivo chiamato EPIMISIO. All’interno
dei fascicoli troviamo le cosiddette fibre muscolari (che non sono altro che le cellule muscolari o
fibrocellule) le quali, a loro volta, contengono le miofibrille, fasci di proteine contrattili ed elastiche
responsabili della contrazione. Ogni miofibrilla è avvolta da un RETICOLO SARCOPLASMATICO e
sono formate da unità contrattili disposte una dopo l’altra che prendono il nome di SARCOMERI, i
quali costituiscono la componente morfostrutturale delle cellula muscolare (questi, accorciandosi,
permettono la contrazione del muscolo). La membrana della cellula muscolare è detta
SARCOLEMMA, il citoplasma è detto SARCOPLASMA. Il Reticolo Sarcoplasmatico è costituito da
tubuli longitudinali, che rilasciano ioni calcio, e da cisterne terminali che sono delle regioni
allargate alla fine dei tubuli che raccolgono e incamerano il calcio. Associate alle cisterne c’è una
rete ramificata di tubuli trasversi chiamati tubuli T. L’unione del tubulo T + due cisterne terminali
prende il nome di TRIADE.
-MIOFIBRILLE :

Ciascuna miofibrilla è
composta da diverse
proteine: le proteine
contrattili miosina e
actina, le proteine
regolatrici
tropomiosina e
troponina, le proteine
strutturali titina e
nebulina.

La miosina ha la
capacità di generare movimento. È costituita da catene proteiche che si intrecciano a formare una
lunga coda e due teste globulari. La coda è rigida, le teste hanno una regione elastica che fa da
punta di riferimento nell’unione con la coda. Questa regione elastica permette la rotazione delle
teste quando si legano all’actina. Circa 250 molecole di miosina si uniscono per creare un
filamento spesso, che è organizzato in modo tale che le teste sono raggruppate all’estremità,
mentre il centro del filamento è un fascio di code, nota come zona nuda.

L’actina è la proteina che costituisce il filamento sottile della fibra. È una proteina globulare (G-
actina) che polimerizza per formare lunghe catene o filamenti, dette F -actina, due polimeri di F-
actina si avvolgono a formare il filamento sottile della miofibrilla. Ogni filamento di actina è
circondato da 3 di miosina, 6 filamenti di actina circondano ogni filamento spesso.

I filamenti spessi e sottili sono connessi tra loro attraverso i ponti trasversali o legami
actomiosinici, costituiti da teste di miosina che si legano ai siti sul filamento di actina. Ogni G-
actina ha un sito di legame per la miosina e ogni testa di miosina ha un sito di attacco per l’actina e
uno per l’ATP. Il ponte si forma quando la testa miosinica si lega al sito dell’actina. I ponti possono
essere di: bassa forza quando il muscolo è rilasciato, e di alta forza quando il muscolo è contratto. I
filamenti spessi e sottili formano l’alternarsi di bande chiare e scure che si ripetono lungo le
miofibrille. Ogni ripetizione forma il sarcomero che è costituito da: (1) LINEA o DISCO Z che
delimitano il sarcomero, sono formate da proteine a zig zag e fungono da attacco per i filamenti
sottili; (2) BANDE I sono più chiare all’estremità del sarcomero, costituite da filamenti sottili; (3)
BANDE A sono più scure e coprono tutta la lunghezza del filamento spesso. All’estremità i filamenti
spessi e sottili si sovrappongono, mentre al centro ci sono solo quelli spessi; (4) ZONA H è la parte
centrale della banda A, è composta solo da filamenti di miosina e per questo è più chiara
all’estremità; (5) LINEA M è costituita dalle proteine a cui si attaccano i filamenti spessi. Ogni linea
M divide a metà una banda A.

Il perfetto allineamento dei filamenti contrattili nel sarcomero è dovuto dalla presenza di titina e
nebulina. La titina è una proteina elastica che si estende dalla linea Z al centro del filamento di
miosina; Stabilizza la posizione dei filamenti contrattili e consente il ritorno del muscolo alla
lunghezza iniziale dopo lo stiramento. La nebulina è anelastica, si estende lungo i filamenti sottili e
si attacca alle linee Z, la sua funzione è quella di allineare i filamenti di actina nel sarcomero.

I filamenti sottili sono formati da F – actina, troponina e tropomiosina. La troponina si può


suddividere in troponina T che ha il compito di legare la tropomiosina, la troponina I inibisce
l’attività actomiosina ATPasi, la troponina C ha il compito di legare il calcio ed è legata alla
troponina T.

-CONTRAZIONE MUSCOLARE. Permette do generare forza che prende il nome di tensione


muscolare. Il carico è la forza che si oppone alla contrazione. La contrazione è la produzione di
tensione muscolare che richiede ATP, dunque è un processo attivo. Il rilasciamento, invece, è la
diminuzione della tensione fino al livello di riposo. Le tappe principali della contrazione muscolare
sono:

(1) attivazione della giunzione neuro muscolare;

(2) accoppiamento eccitazione – contrazione: è il processo con cui i potenziali


d’azione muscolari provocano l’aumento della concentrazione del calcio
intracellulare che a sua volta avvia il ciclo di contrazione-rilasciamento;

(3) ciclo contrazione – rilasciamento: è spiegato con la teoria dello scorrimento


dei filamenti.

GIUNZIONE NEUROMUSCOLARE. La sinapsi chimica di un motoneurone somatico su una


fibra muscolare è detta Giunzione Neuromuscolare che è composto da: (1) terminazioni finali della
fibra nervosa che formano il terminale presinaptico; (2) spazio sinaptico; (3) superficie
postsinatica che è la superficie esterna della fibra. La parte che sta di fronte al terminale assonico
viene modificato e forma una placca motrice, ovvero una serie di ripiegamenti. La terminazione
dell’assone è piena di vescicole con ACh e sulla membrana dei tubuli T ci sono recettori specifici
per l’ACh. Il sistema si attiva quando lungo la membrana del motoneurone vi è la trasmissione di un
potenziale d’azione, che attiva i canali per il calcio che permettono alle vescicole di liberare il
neurotrasmettitore mediante un processo di esocitosi: la vescicola va sulla membrana assonale e si
fonde con essa liberando il neurotrasmettitore nello spazio sinaptico. L’ACh si lega a canali recettori
del sodio e del potassio che si aprono permettendo l’entrata del sodio e l’uscita del potassio. Si
attiva un altro potenziale d’azione, quando si propaga al tubulo T i canali per il calcio cambiano
conformazione e si apre liberando calcio nel citosol determinando, così, la contrazione muscolare.

SCORRIMENTO DEI FILAMENTI. Durante la contrazione, la lunghezza dei filamenti rimane


costante. I filamenti di miosina e actina, sovrapposti e di lunghezza fissa, scorrono gli uni sugli altri
in un processo che richiede energia e produce una contrazione muscolare. Nel muscolo a riposo le
estremità dei filamenti spessi e sottili si sovrappongono poco. Quando il muscolo si contrae, i
filamenti scorrono gli uni sugli altri facendo avvicinare le linee Z. Quando la contrazione accorcia il
muscolo, anche il sarcomero si accorcia, ma la lunghezza della banda A rimane costante. La
flessione delle teste di miosina legate all’actina produce la forza che fa scorrere i filamenti di actina
durante la contrazione. Un segnale del calcio avvia un power stroke o colpo di forza, durante il
quale il ponte di miosina tira il filamento di actina verso il centro del sarcomero. Alla fine del colpo,
ogni testa di miosina si attacca all’actina, si ridistende e si riattacca ad una nuova molecola per
iniziare un’altra contrazione fino a quando c’è disponibilità di energia e calcio.

Cosa serve per consentire la contrazione? Energia e calcio.


1. ENERGIA: la miosina prende l’energia necessaria dalla conversione dell’energia dell’ATP.
Idrolizza l’ATP ad ADP + fosfato inorganico. L’energia rilasciata dall’idrolisi è accumulata
come energia meccanica potenziale.
2. CALCIO: il calcio è l’unico che riesce ad avviare e arrestare la contrazione attraverso la
troponina. Nel muscolo a riposo, la tropomiosina si avvolge attorno all’actina e copre
parzialmente i siti di legame per la miosina. In questo caso la tropomiosina è nella posizione
“off” o “di blocco”. Qui si hanno legami tra miosina e actina, ma sono deboli perché la
miosina non può fare il colpo di forza. Prima della contrazione, la tropomiosina passa nella
posizione “on” in cui libera il sito di legame per la miosina. La posizione on/off è regolata
dalla troponina. Quando inizia la contrazione, la troponina C si lega al calcio spostando la
tropomiosina liberando così il sito per l’actina. La posizione “on” permette alle teste di
miosina di formare legami forti e di avviare il colpo di forza facendo scorrere il filamento di
actina e il ciclo si ripete. Per far terminare la contrazione, il calcio intracellulare deve
diminuire. A basse concentrazioni il calcio si slega dalla troponina; in assenza di calcio la
troponina perette alla tropomiosina di tornare nella posizione off, coprendo i siti dell’actina
per la miosina. In condizioni di riposo, quando actina e miosina non sono legate, i filamenti
del sarcomero scorrono all’indietro fino alla posizione iniziale.

CICLO DEI PONTI. Il Ciclo dei ponti trasversali è la sequenza di eventi nel corso dei quali la testa
di miosina si lega alla catena di actina trascinandola e sviluppando forza. Il ciclo si compone di
quattro fasi: (1) La testa della miosina si avvicina all’actina. L’enzima ATPasi sulla testa di miosina
idrolizza l’ATP in ADP + fosfato inorganico e rilascia energia libera. Parte di questa energia viene
assorbita della testa di miosina che si avvicina all'actina, ma quest'ultima è inibita dal complesso
proteico si tropomiosina e troponina; (2) Legame Actina-Miosina. La troponina si distacca dal sito
per la miosina sull’actina e si forma il legame actina-miosina, detto ponte trasversale; (3) Colpo di
forza. A questo punto viene rilasciato il P inorganico e questo induce il così detto colpo di forza
(flessione della testa miosinica). I ponti actomiosinici diventano forti con la liberazione del fosfato
inorganico dal sito di legame sulla miosina. Il rilascio permette lo scorrimento del filamento di
actina o di generare forza; (4) Stato di Rigor. Al termine del colpo di forza l'ADP viene rilasciato
lasciando libero il sito di attacco per l'ATP. La testa di miosina torna a uno stato di bassa energia,
ma rimane legata all'actina ed è incapace di staccarsi. Questo stato è detto Rigor [essere rigido].la
rottura dei ponti trasversali avviene quando una nuova molecola di ATP si lega al sito di legame,
dando inizio a un nuovo ciclo.

Qual è il ruolo dell’ATP nel ciclo dei ponti? È la fonte di energia per il ciclo. Quando la miosina si
trova nello stato di rigor, l’ATP si lega alla miosina e la fa staccare dall’actina, così la miosina
idrolizza l’ATP, avviene la rotazione della testa miosinica di 90° e si lega all’actina. In questo stato di
riposo si avvia il segnale del calcio per generare il colpo di forza, il filamento di actina scorre verso
la linea M e la miosina rilascia ADP e ricomincia il ciclo.

ACCOPPIAMENTO ECCITAZIONE-CONTRAZIONE. Il processo si divide in 4 fasi: (1) l’ACh si


lega alla fibra muscolare a livello della placca motrice. Quando si aprono i canali il sodio e il
potassio attraversano il sarcolemma. L’ingresso di ioni sodio è superiore all’uscita di ioni potassio
poiché il gradiente di concentrazione è maggiore; (2) l’aggiunta di cariche positive depolarizza la
membrana formando un potenziale di placca che è sempre sopra soglia, che innesca il potenziale
d’azione muscolare nella fibra muscolare; (3) il potenziale si propaga nei tubuli T grazie all’apertura
dei canali del sodio voltaggio dipendenti. Il potenziale induce il rilascio di calcio dal reticolo
sarcoplasmatico. La trasduzione del segnale elettrico in chimico ha bisogno di due proteine di
membrana che permettono il rilascio di calcio. Sui tubuli T vi sono canali voltaggio dipendenti per il
calcio di tipo L, detti recettori per le diidropiridine (DHP), che sono collegati ai canali per il rilascio
del calcio, chiamati recettori per la rianodina (RyR), localizzati sulla membrana del reticolo
sarcoplasmatico. Quando la depolarizzazione arriva al Recettore per le Diidropiridine, questo
cambia conformazione per aprire i canali della Rianodina per rilasciare il calcio nel reticolo
sarcoplasmatico.; (4) quando i livelli del calcio intracellulare sono alti, si lega alla troponina C che
smuove la tropomiosina e libera i siti dell’actina per il legame con la miosina. La testa di miosina
attua il colpo di forza, il filamento di actina scorre verso il centro del sarcomero e inizia la
contrazione. Quando la contrazione termina, il calcio viene ripompato nel reticolo sarcoplasmatico
da una Ca-ATPasi. La sua concentrazione diminuisce, si stacca dalla troponina, la tropomiosina
torna nello stato di “off”, i ponti trasversali di rompono e la fibra si rilascia.

Da dove arriva l’ATP necessario per la contrazione? La prima fonte è la fosfocreatina, una molecola
i cui legami fosfato derivano dalla creatina + ATP quando i muscoli sono a riposo. Quando i muscoli
si attivano, il gruppo fosfato della fosfocreatina viene trasferito all’ADP che riforma l’ATP. L’enzima
responsabile del trasporto è lo creatina chinasi o creatinafosfochinasi.

MUSCOLO LISCIO. Le cellule muscolari lisce sono piccole, fusiformi mononucleate, a differenza
delle fibre muscolari scheletriche che sono lunghe e polinucleate. Nel muscolo liscio sotto il
controllo nervoso, il neurotrasmettitore è rilasciato dalle varicosità del neurone autonomo e
diffonde lungo la membrana fino a trovare un recettore, in quanto non vi sono regioni specializzate
ricche di recettori. La maggior parte della muscolatura liscia è detta unitaria, perché le singole fibre
si contraggono come se fossero un'unica entità. È detto anche muscolo liscio viscerale perché entra
nella costituzione delle pareti degli organismi interni. Tutte le fibre sono accoppiate elettricamente,
così un potenziale d’azione si propaga rapidamente attraverso le giunzioni comunicanti,
provocando la contrazione. Vi è il muscolo liscio multiunitario che è composto da cellule che non
sono accoppiate elettricamente. I filamenti di actina e miosina nel muscolo liscio sono più lunghi.
L’attività ATPasica della miosina è molto più lenta e quindi anche il ciclo dei ponti è più lento e la
contrazione dura di più. L’actina è associata alla tropomiosina, ma manca la troponina e il reticolo
sarcoplasmatico è meno abbondante. Nel muscolo liscio non ci sono sarcomeri e quindi le cellule
non hanno l’alternarsi di bande chiare e scure. L’actina e la miosina sono disposte in lunghi fasci
che si estendono in diagonale nella periferia cellulare, formando un reticolo intorno al nucleo
centrale. La disposizione obliqua permette alle fibre durante la contrazione di essere globulari,
invece che accorciarsi come le fibre del muscolo scheletrico. Nel muscolo liscio e scheletrico il
calcio avvia la contrazione. Nel muscolo liscio il calcio viene sia dal LEC sia dal reticolo
sarcoplasmatico e non è necessario che ci sia un potenziale d’azione per rilasciare il calcio.

-CONTRAZIONE NEL MUSCOLO LISCIO: la contrazione inizia quando la concentrazione del calcio
citoplasmatico aumenta dopo l’entrata dello ione dal LEC e dopo che viene rilasciato nel reticolo
sarcoplasmatico. Gli ioni calcio si legano alla calmodulina (CaM) formando un complesso che attiva
l’enzima chinasi della catena leggera della miosina (MLCK). L’enzima aumenta l’attività dell’ATPasi
miosinica con la fosforilazione delle catene leggere della miosina. Quando l’attività ATPasica della
miosina è elevata, i legami actomiosinici e il ciclo dei ponti aumentano la tensione.
-RILASCIAMENTO DEL MUSCOLO LISCIO: Il calcio libero è rimosso dal citoplasma attraverso una
calcio ATPasi che lo pompa di nuovo dentro il reticolo sarcoplasmatico. Mediante un antiporto
calcio-sodio e una calcio-ATPasi una parte del calcio è riportata nel mezzo extracellulare. Il calcio
libero diminuisce provocando la rottura del legame tra calcio e calmodulina, le chinasi della catena
leggera della miosina si inattivano e si defosforilano con l’aiuto della miosina fosfatasi. La
rimozione del gruppo fosfato riduce l’attività ATPasica della miosina. La miosina resta attaccata
all’actina mantenendo la tensione della cellula.

Nel muscolo liscio il potenziale d’azione non è essenziale per l’apertura dei canali calcio voltaggio-
dipendenti. Anche altri tipi di potenziali possono aprire i canali permettendo il passaggio di ioni,
depolarizzando la cellula e aprendo altri canali. I potenziali di membrana nel muscolo liscio
possono essere a onde lente, cioè quando superano la soglia, o potenziali pacemaker che danno
origine sempre a potenziali d’azione.

CAPITOLO 13: RIFLESSI NERVOSI


Sono innescati da uno stimolo che attiva un recettore sensoriale, il recettore invia l’informazione
sotto forma di potenziali d’azione lungo i neuroni sensoriali del SNC. Si classificano:

(1) In base alla sezione efferente del SNC che controlla la risposta:
 RIFLESSI SOMATICI coinvolgono i motori somatici e i muscoli scheletrici;
 RIFLESSI AUTONOMICI hanno la risposta controllata dai neuroni del sistema
nervoso autonomo.
(2) In base alla sede del SNC in cui viene integrata la risposta:
 RIFLESSI SPINALI integrati al livello del midollo spinale, non richiedono segnali dai
centri superiori;
 RIFLESSI CORTICALI integrati al livello dell’encefalo.
(3) In base al tempo in cui si sviluppa il riflesso:
 RIFLESSI INNATI cioè nascono con noi e sono geneticamente determinati;
 RIFLESSI ACQUISITI o CONDIZIONATI che sono quelli appresi con l’esperienza.
(4) In base al numero di neuroni nella via o arco riflesso:
 RIFLESSI MONOSINAPTICI che hanno solo due neuroni: uno afferente (sensoriale) e
uno efferente. Solo i riflessi motori somatici sono monosinaptici.
 RIFLESSI POLISINAPTICI che hanno uno o più interneuroni tra il neurone afferente e
quello efferente. I riflessi autonomici sono polisinaptici perché hanno tre neuroni: 1
afferente e 2 efferenti.

RIFLESSI AUTONOMICI. Sono definiti anche viscerali perché coinvolgono gli organi interni.
Alcuni riflessi sono integrati a livello del midollo spinale, riflessi spinali, come la defecazione,
minzione. Altri ancora sono integrati a livello encefalico, principalmente nell’ipotalamo, talamo e
tronco encefalico, per mantenere l’attività cardiaca, la pressione arteriosa, fame, respirazione. Un
tipo di riflesso autonomico è quello di convertire le emozioni in risposte viscerali, come per
esempio sentire le farfalle nello stomaco, vuoto allo stomaco, avere la pelle d’oca… i riflessi
autonomici sono tutti polisinaptici, con almeno una sinapsi a livello del SNC tra il neurone
sensoriale e il neurone autonomico prefangliare, e una sinapsi a livello del ganglio periferico tra
neurone pregangliare e neurone postgangliare. Molti riflessi autonomici sono caratterizzati da un
flusso di potenziali d’azione che danno origine a una risposta continua da parte dell’effettore.
RIFLESSI MOTORI SOMATICI. I recettori che rilevano i movimenti delle articolazioni, la
tensione muscolare e la lunghezza dei muscoli inviano le informazioni al SNC che risponde in due
modi. Se il muscolo deve contrarsi il SNC attiva i motoneuroni delle fibre muscolari (sono sempre
eccitatori); se il muscolo deve rilasciarsi, attiva gli interneuroni che inibiscono l’attività dei
motoneuroni. I riflessi motori somatici sono costituiti da:

(1) RECETTORI SENSORIALI in particolare da propriocettori;


(2) NEURONI SENSORIALI che trasportano l’informazione dai propriocettori al SNC;
(3) SNC che integra il segnale di ingresso usando reti neuronali e vie composte da interneuroni
eccitatori e inibitori;
(4) MOTONEURONI SOMATICI che trasportano i segnali in uscita;
(5) EFFETTORI sono le fibre contrattili del muscolo scheletrico, dette anche fibre extrafusali.

Nel muscolo ci sono tre di propriocettori: (1) FUSI NEUROMUSCOLARI, (2) ORGANI DEL GOLGI, (3)
RECETTORI ARTICOLARI.

(3) RECETTORI ARTICOLARI. Sono localizzati nei legamenti delle articolazioni, vengono stimolati
dalla distensione meccanica dei tessuti articolari accompagnati dal cambiamento di posizione delle
ossa.

(1) FUSI NEUROMUSCOLARI. Sono recettori sensibili allo stiramento del muscolo. Sono piccole
strutture allungate, sparse tra le fibre muscolari extrafusali. Ciascun fuso è composto da una
capsula di tessuto connettivo che avvolge piccole fibre muscolari, dette fibre intrafusali. Queste
hanno la componente contrattile sollo alle estremità, mentre la parte centrale è priva di
miofilamenti. Le estremità hanno una propria innervazione che prende il nome di motoneuroni
gamma. Quando un muscolo è nella posizione di riposo, la parte centrale del fuso è abbastanza
stirata da attivare le terminazioni sensoriali. Per questo i neuroni sensoriali del fuso sono
tonicamente attivi e mandano costantemente informazioni al SNC. I fusi sono connessi in
parallelo alle fibre extrafusali. Qualsiasi stiramento provoca un allungamento dei recettori fusali
che fa aumentare la frequenza di scarica nelle fibre afferenti. Questo attiva una contrazione riflessa
del muscolo per prevenire danni da eccessivo stiramento. La via riflessa che dopo uno stiramento
porta alla contrazione del muscolo è detta riflesso da stramento o miotatco.

-RIFLESSI MIOTATICI. Il riflesso miotatco è un riflesso monosinaptco che coinvolge solo due
neuroni: quello sensoriale proveniente dal fuso neuromuscolare e il motoneurone somatico. Un
esempio di riflesso miotatico è il riflesso patellare: quando il tendine patellare viene colpito con un
martelletto, il colpo stira le fibre del muscolo. Questo stiramento attiva i fusi neuromuscolari che
inviano potenziali d’azione al midollo spinale mediante le fibre afferenti. L’eccitazione dei
motoneuroni attiva il movimento del muscolo che si contrae provocando il sollevamento della
gamba. Questa estensione è data dal rilasciamento del muscoli flessori antagonisti (inibizione
reciproca). Dopo il colpo, il neurone sensoriale entra nel midollo spinale e si ramifica: alcune
ramificazioni attivano i motoneuroni che innervano il muscolo, altre fanno sinapsi su interneuroni
che inibiscono l’attività dei motoneuroni che controllano la flessione. Alla fine avviene il
rilasciamento e il muscolo si contrae.

-RIFLESSI FLESSORI. Sono riflessi polisinaptci che fanno allontanare un arto da uno stimolo, es la
puntura con uno spillo. I nocicettori dell’arto si attivano insieme agli interneuroni che eccitano i
motoneuroni per far contrarre i muscoli flessori dell’arto. Altri interneuroni attivano quelli inibitori
per provocare il rilasciamento. Grazie all’inibizione reciproca l’arto si riflette e si allontana dallo
stimolo.
(2) ORGANI TENDINEI DEL GOLGI. Questi recettori si trovano a livello della giunzione tra il tendine
e fibre muscolari. Risentono della tensione sviluppata durante una contrazione e mediano un
riflesso di rilasciamento poiché sono poco sensibili, a differenza dei fusi. Sono costituiti da
terminazioni libere che s’intrecciano con le fibre di collagene all’interno di una capsula di tessuto
connettivo. Quando un muscolo si contrae, si stirano le fibre di collagene nell’organo del Golgi
sviluppando una pressione sulle terminazioni sensoriali dei neuroni afferenti attivandole. Le fibre
afferenti dall’organo del Golgi eccitano interneuroni i quali inibiscono i motoneuroni responsabili
della contrazione e il muscolo di rilascia. A volte l’organo del Golgi previene contrazioni eccessive
che potrebbero danneggiare il muscolo. Es. se abbiamo un oggetto troppo pesante sulle mani,
l’organo si attiva e origina un riflesso inibitorio sul muscolo, cosicché il muscolo si rilascia e il
braccio va verso giù per far cadere il peso prima che si provochi un danno muscolare.

Il movimento si può classificare in: riflesso, volontario, involontario. I movimenti volontari sono
integrati a livello corticale e non necessitano di stimoli esterni per iniziare. Alcuni di essi possono
diventare involontari cioè quando si memorizza quel movimento, diventa automatico (memoria
muscolare).

CAPITOLO 14: SISTEMA CARDIOVASCOLARE


Il sistema cardiovascolare è composto da una serie di tubi, i vasi sanguigni, pieni di liquido, il
sangue che sono connessi ad una pompa, il cuore. La pressione generata a livello cardiaco spinge
continuamente il sangue attraverso il sistema. Il sangue riceve ossigeno dai polmoni e nutrienti
dell’intestino e li trasporta alle cellule, rimuovendo i cataboliti cellulari destinati all’escrezione. La
funzione principale del sistema cardiovascolare è il trasporto di sostanze verso e da tutti i distretti.
Altra funzione chiave è la comunicazione intercellulare e la difesa dell’organismo contro agenti
estranei. Il sangue scorre in una sola direzione, ciò è garantito dalla presenza di sistemi valvolari
cardiaco e venoso. Le valvole impediscono che il sangue inverta la sua direzione di flusso. I vasi che
prelevano il sangue dal cuore sono chiamati ARTERIE. Queste si ramificano in vasi più piccoli, le
ARTERIOLE, che a loro volta alimentano i LETTI CAPILLARI che è una rete di vasi di dimensioni
minuscole, chiamati CAPILLARI. I capillari sono vasi di piccolo calibro con pareti sottili per
consentire lo scambio di sostanze tra sangue e fluidi dei tessuti. Dei piccoli vasi, detti VENULE
drenano i letti capillari e si uniscono a formare vasi più grandi, le VENE che trasportano sangue
verso il cuore.

Il CUORE è diviso da una parte centrale, il setto, che tiene separate il CUORE SINISTRO da quello
DESTRO. Ogni metà funziona come una pompa indipendente ed è divisa in ATRIO e VENTRICOLO.
L’atrio riceve il sangue che ritorna al cuore; il ventricolo pompa il sangue nei vasi. La PARTE DESTRA
DEL CUORE riceve il sangue deossigenato proveniente dai tessuti periferici e lo invia ai polmoni
per essere ossigenato; la PARTE SINISTRA DEL CUORE riceve il sangue ossigenato e lo pompa
verso tutti i tessuti.

Partendo dall’atrio destro, il sangue passa nel ventricolo destro che lo pompa attraverso le arterie
polmonari nei polmoni, dove viene ossigenato. Dai polmoni torna verso il lato sinistro del cuore
attraverso le vene polmonari. L’insieme dei vasi diretti dal ventricolo destro ai polmoni e di quelli
tornano all’atrio sinistro viene definito CIRCOLAZIONE POLMONARE (riceve sangue deossigenato).

Il sangue dai polmoni rientra nel cuore a livello dell’atrio sinistro e successivamente passa nel
ventricolo sinistro. Il sangue pompato dal ventricolo sinistro entra in una grande arteria, l’AORTA.
Questa si ramifica in una serie di arterie più piccole fino a sfociare in una rete di capillari. Il sangue
dei capillari passa nel versante venoso della circolazione, muovendosi dalle piccole vene verso
quelle più grandi. Le vene
provenienti dalla parte superiore del
corpo formano la VENA CAVA
SUPERIORE, le vene provenienti
dalla parte inferiore formano la
VENA CAVA INFERIORE. Le vene
cave si svuotano nell’atrio destro.
Questo tipo di circolazione è detta
CIRCOLAZIONE SISTEMICA (riceve
sangue ossigenato). Una circolazione
doppia permette una distribuzione
più rapida e un maggiore flusso di
sangue nei tessuti.

DIVISIONE DELL’AORTA: la sua prima


diramazione è rappresentata dalle
ARTERIE CORONARIE che irrorano il MIOCARDIO. Dalle arterie
coronarie il sangue scorre nei capillari e poi nelle VENE CORONARIE
che lo trasportano direttamente verso l’atrio destro mediante il SENO
CORONARIO. La parte ascendente dell’aorta produce ramificazioni
che si dirigono agli arti superiori e al capo. L’aorta addominale porta
il sangue al tronco, arti inferiori e organi interni come fegato
(mediante l’ARTERIA EPATICA), tratto digerente e reni (mediante
ARTERIE RENALI).

-PRESSIONE, VOLUME, FLUSSO, RESISTENZA. Il movimento dei liquidi e dei gas nel sangue
si verifica lungo un gradiente di pressione (ΔP) da regioni a pressione maggiore verso regioni a
pressione minore. L'aumento della pressione è generato a livello delle camere cardiache quando
queste si contraggono. Il sangue scorre dal cuore (regione ad alta pressione) verso il circuito chiuso
dei vasi sanguigni (regione a bassa pressione). Quando il sangue scorre attraverso il sistema, la
pressione diminuisce a causa dell'attrito tra il liquido e la parete dei vasi sanguigni. Di conseguenza,
la pressione diminuisce man mano che il sangue si allontana dal cuore. La pressione più elevata
nei vasi del sistema circolatorio si trova a livello dell'aorta e delle arterie sistematiche, dato che
ricevono il sangue dal ventricolo sinistro; la pressione più bassa si ha nelle vene cave prima che si
svuotano nell'atrio destro. La pressione di un liquido corrisponde alla forza esercitata dal liquido
stesso sulle pareti del contenitore ed è, spesso, misurata in millimetri di mercurio (mmHg). Se le
pareti si contraggono, la pressione esercitata sul liquido aumenta. La pressione generata
all’interno dei ventricoli è definita PRESSIONE DI SPINTA perché è la forza che spinge il sangue
lungo i vasi. Quando le pareti si espandono, la pressione esercitata diminuisce.