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Epicondilite (o gomito del tennista) e epitrocleite rappresentano un motivo di consultazione

frequente in uno studio osteopatico.


Epicondilite e epitrocleite sono problemi classicamente osteopatici e nell’Osteopatia trovano
una soluzione efficace.

Osteopatia, epicondilite e epitrocleite

Il gomito
Mancini-Morlacchi, Clinica ortopedica
Piccin, pag.160

Nei casi più semplici una disfunzione osteopatica è presente a livello dell’articolazione del
gomito e può interessare indistintamente o il capitello radiale o l’articolazione omero ulnare.
In questi casi è sufficiente correggere la parte in disfunzione per avere un sollievo pressoché
immediato.
Ma molto spesso il problema parte da lontano, dalla periferia, e si trasmette in discesa fino al
gomito creando uno stress meccanico sull’apparato legamentoso e sulle inserzioni tendinee
epicondilari dei muscoli estensori delle dita e del carpo.
Questo crea dolori sul lato esterno del gomito e tale affezione prende il nome di epicondilite o
gomito del tennista.
Con frequenza leggermente minore la via disfunzionale si trasmette sull’epitroclea (la "nocetta"
interna del gomito) dove prendono inserzione i muscoli flessori delle dita e del carpo; in questo
caso viene diagnosticata un’epitrocleite.
In ogni caso il problema primario non risiede nel gomito ma va ricercato in periferia; le parti
maggiormente coinvolte generalmente sono il rachide cervicale, il cingolo scapolare, le coste
ma non sono escluse componenti viscerali e cranio sacrali.
Generalmente l’epicondilite non è un problema particolarmente invalidante ma risulta essere
molto fastidioso poiché è piuttosto persistente; cioè contrariamente ad altri disagi di natura
muscolo scheletrica, non dà mai tregua e può durare mesi.
Per questo, se si intende uscire da un’epicondilite, è necessario ripristinare la corretta
meccanica del gomito. Non esistono alternative.
Terapie antinfiammatorie o tutori ortopedici possono aiutare ma in realtà finché persiste una
disfunzione meccanica questo problema non riesce ad andare incontro a soluzioni stabili.
L’Osteopatia rappresenta una soluzione ottimale poiché lavora proprio sulla funzione meccanica
dell’articolazione del gomito permettendo una risoluzione del problema in maniera stabile
e duratura.

Casi reali
Riporto a titolo di esempio due casi significativi che aiutano a capire il funzionamento del
meccanismo lesionale osteopatico.
Il primo caso riguarda una imprenditrice di 56 anni che lamentava da mesi dolore al gomito
sinistro.

All’esame osteopatico presentava una restrizione a livello della sutura sfeno-squamosa sul lato
sinistro e la prima costa sinistra in inspirazione. Presentava altresì, in via secondaria, un
adattamento dell'osso sacro in anteriorità unilaterale dallo stesso lato.
Ridotte le disfunzioni il sintomo ha avuto una regressione ma è scomparso totalmente solo a
distanza di due mesi circa.
Un secondo caso riguarda un’operatrice ecologica di 32 anni che lamentava dolore al gomito
destro in estensione e impossibilità a eseguire compiti gravosi.
Contrariamente al caso precedente qui la sede della disfunzione primaria era localizzata proprio
a livello del gomito dolente.
La Paziente presentava cioè una adduzione/rotazione esterna dell’ulna associata a una
posteriorità del capitello radiale.
Erano altresì presenti altre disfunzioni ma di minore entità.
Ridotte le disfunzioni il dolore e la funzionalità del gomito hanno trovato soluzione pressoché
immediata.
Questo dimostra come due problemi apparentemente identici possano sottendere quadri
lesionali completamente diversi tra loro e avere evoluzioni diverse in fase di trattamento.
In ogni caso i problemi del gomito hanno sempre una base meccanica per cui lo sforzo
terapeutico deve essere orientato soprattutto in questa direzione
La rizoartrosi è l’artrosi relativa all’articolazione trapezio-metacarpale, cioè l’articolazione che
connette il primo dito della mano, il pollice, alle ossa del carpo.
La rizoatrosi si sviluppa a partire da problemi meccanici che coinvolgono la colonna del pollice
quindi l'Osteopatia costituisce un intervento di prima scelta in caso di rizoartrosi.

Osteopatia e rizoartrosi
La rizoartrosi esprime con dolore alla presa e provoca male al pollice durante i movimenti.

Lo scheletro del pollice


Kapandj, Fisiologia articolare
Maloine-Monduzzi, Vol.I, pag.231

Non è questa la sede idonea ad approfondire il ruolo e quindi l’importanza che riveste il pollice
nell’ambito della fisiologia della mano, non solo da un punto di vista funzionale ma anche
evolutivo in riferimento alla filogenesi della specie umana.
Tuttavia la complessa funzione di questo dito, soprattutto per quanto riguarda il meccanismo di
opposizione alle altre dita, permette di comprendere la funzionalità dell’articolazione trapezio-
metacarpale e come essa possa essere vittima di disfunzioni molto più frequentemente rispetto
alle articolazioni adiacenti.
Allo scopo di semplificare la trattazione si può solo dire che la "colonna del pollice", cioè
l’insieme degli elementi ossei che costituiscono lo scheletro di questo dito a partire dal carpo,
costituisca uno dei terminali della catena osteo muscolo fasciale dell’arto superiore.
Del resto nelle sezioni precedenti è stato illustrato come, attraverso le fasce, gli elementi
muscolo scheletrici presentino una continuità anatomica tale da rendere impossibile definire il
principio e la fine di una struttura funzionale.
La rizoartrosi quindi non è un problema proprio del pollice.
Essa è il risultato di una meccanica globale non fisiologica che porta una difficoltà
funzionale a livello della base del pollice ma che non origina in quella sede.
Per cui nel caso di rizoartrosi cercare la soluzione del problema a livello della mano è
generalmente inutile. Tra l’altro è noto come frequentemente il problema si presenti da
entrambi i lati.
È necessario in questi casi riequilibrare l’intero sistema a partire dalle disfunzioni primarie che
devono essere sempre cercate ad ampio raggio per arrivare infine a restituire armonia a livello
locale.
In ogni caso è necessario precisare che il semplice ripristino della funzione meccanica a volte
non è sufficiente; quando l'articolazione è molto degenerata è opportuno valutare anche altre
opzioni terapeutiche.

Casi reali
Riporto il caso di una Paziente di 63 anni affetta da diversi mesi da dolore al pollice sinistro
all’atto di pinzare. All’esame radiografico presentava evidenti segni di rizoartrosi.
All’esame osteopatico presentava una dinamica in torsione del cranio con un focolaio lesionale
a livello occipito-mastoideo a destra; inoltre la Paziente presentava una restrizione a livello del
legamento gastro-frenico (fra stomaco e diaframma) tale da compromettere la corretta
dinamica dello stomaco.

Ridotte le disfunzioni la dolorabilità al movimento è scomparsa nel giro di una quindicina di


giorni.
In questo caso, per inciso, la rizoartrosi non poteva essere all’origine del problema poiché un
qualunque quadro artrosico non può scomparire in quindici giorni.
L’ipotesi più probabile è che sia il dolore che la rizoartrosi fossero in realtà entrambe
espressioni del medesimo quadro disfunzionale.
La correzione dell’aspetto dinamico ha portato a questa Paziente grandi vantaggi sia nei
confronti della funzionalità del pollice che per quanto riguarda il dolore alla presa digitale.
In seguito al trattamento osteopatico non ha più avuto bisogno di altre terapie per questo
problema.
Tuttavia, come anche in questo caso, i danni prodotti nel corso del tempo non sono sempre
recuperabili al cento per cento, quindi non si nega l’utilità di terapie locali nel caso di gravi
alterazioni anatomiche.
In ogni caso il riequilibrio globale dell’intero sistema è il presupposto fondamentale alla base di
qualsiasi intervento terapeutico.
Se non si interviene prima sulle cause è inutile cercare di porre un rimedio ai loro effetti.
I problemi del ginocchio costituiscono una causa di invalidità importante nella popolazione
occidentale e interessano Pazienti di ogni fascia di età, sesso o professione.
L'Osteopatia tratta con successo i problemi del ginocchio perché quasi tutti si sviluppano a
partire da disfunzioni meccaniche.
Per i problemi del ginocchio l'Osteopatia è considerata terapia di prima scelta; il successo
terapeutico è statisticamente molto elevato.

Segni e sintomi
Le manifestazioni sintomatiche riferite a livello del ginocchio sono numerose e variegate. Tra le
più frequenti:
 Dolore al ginocchio
 Limitazione dell’ampiezza articolare
 Gonartrosi
 Versamento articolare, infiammazione e ginocchio gonfio
 Esiti di danni strutturali a menischi, legamenti crociati, legamenti collaterali, capsula
articolare
 Artrosi femoro rotulea o artrosi femoro patellare
 Esiti di intervento di protesi di ginocchio
L’Osteopatia è utilissima per tutta questa classe di problemi poiché essi quasi sempre sono
l’espressione o il risultato di un disagio funzionale che coinvolge in realtà tutta l’impalcatura
scheletrica.

Osteopatia e problemi di ginocchio


In caso di problemi al ginocchio l'indagine osteopatica inizia dal ginocchio: viene ispezionato il
ginocchio allo scopo di valutarne il gonfiore e lo stato di infiammazione e viene testata la
qualità dei tessuti. Ma soprattutto viene esaminata la dinamica dell'articolazione.
Il ginocchio infatti può presentare problemi dinamici intrinseci, cioè specifiche disfunzioni a
livello del piatto tibiale o della testa del perone, come anche disfunzioni dei menischi e dei
muscoli poplitei.
L'articolazione del ginocchio
Balboni & Co., Anatomia Umana
Edi-Ermes, Vol 1, pag.331

In questo caso il trattamento è piuttosto semplice: è sufficiente riequilibrare l'articolazione


localmente per ottenere un beneficio.
Ma in realtà, più frequentemente, il ginocchio deve adattarsi a disfunzioni periferiche cioè
deve adattarsi a problemi presenti altrove.
Molto spesso le sedi primarie di disfunzione non si trovano a livello del ginocchio ma in altri
distretti:
 Piede: le disfunzioni del piede possono essere secondarie a distorsioni e molto spesso
coinvolgono il perone con conseguente disassamento del legamento collaterale
laterale, oltre che del muscolo bicipite femorale. Anche le disfunzioni intrinseche del
tarso possono dare adattamenti sul ginocchio.
 In questi casi è necessario riequilibrare il piede per poter riportare il ginocchio in
condizioni ottimali.
 Bacino: per quanto riguarda il bacino le disfunzioni dell’osso sacro e delle ossa iliache
provocano moltissimi problemi a livello del ginocchio.
 Innanzitutto i muscoli ischio crurali, cioè i muscoli posteriori della coscia, partono tutti
dall’osso iliaco (dalla porzione ischiatica) e terminano tutti poco sotto il ginocchio,
creando importanti disagi di tipo dinamico.
 Inoltre le disfunzioni iliache portano fuori asse il capo lungo del muscolo quadricipite
femorale costringendo la rotula a deviare verso l’esterno. Questa situazione, con il
passare del tempo, può causare l’insorgenza di un’artrosi femoro rotulea o artrosi
femoro patellare. In casi del genere è necessario correggere la disfunzione iliaca.
 Colonna vertebrale: a volte anche disfunzioni della colonna vertebrale lombare
possono essere veicolate al ginocchio attraverso le fasce e i muscoli dell’arto inferiore.
Quindi per portare un beneficio al ginocchio bisogna correggere la colonna vertebrale.
 Disfunzioni cranio sacrali: per quanto riguarda le disfunzioni del sacro, molto spesso
possono essere di natura cranio sacrale cioè partire dalla base del cranio: in questo
modo una disfunzione craniale può portare indirettamente un problema al ginocchio.
Situazioni del genere sono molto frequenti: in questi casi è necessario correggere la
disfunzione craniale.
Tutto questo per capire come un problema di ginocchio, qualunque ne sia la parte coinvolta,
non può essere risolto con un intervento diretto solo al ginocchio.
Un trattamento efficace e duraturo deve prendere in considerazione anche i segmenti a monte
e a valle poiché molto spesso è da lì che si sviluppano i problemi.
Naturalmente non si escludono forme di intervento sintomatico ma è necessario capire che una
terapia sintomatica funziona solo fintantoché continua ad essere somministrata, quindi può
essere utile al massimo per un’emergenza.
Al contrario risolvendo il problema alla radice si hanno enormi benefici non solo sul dolore
contingente ma anche e soprattutto sulla funzione. In questo modo il ginocchio, muovendosi
correttamente, eviterà di sviluppare forme di artrosi o di logorarsi in futuro.
Per questo motivo l’Osteopatia viene considerata una terapia di prima scelta per i problemi
del ginocchio.

Casi reali
Riporto a titolo esemplificativo due casi trattati e risolti.
Il primo caso riguarda una Paziente di 63 anni affetta da dolore al ginocchio destro
soprattutto nell’atto di scendere le scale e in generale sotto sforzo.
Sulla base di indagini radiografiche era emerso un quadro piuttosto compromesso
caratterizzato da lesioni meniscali e legamentose oltre che degenerazione cartilaginea dei piatti
tibiali e versamento articolare con una voluminosa cisti di Backer.

All’esame osteopatico presentava un adattamento craniale in torsione destra con una


restrizione a livello dell’osso temporale destro; inoltre era presente una ptosi di primo grado
del rene destro che si presentava adeso al muscolo psoas.
Il ginocchio non presentava problemi intrinseci ma doveva adattarsi a tali disfunzioni
responsabili, tra l’altro, di una compromissione della dinamica dell’osso sacro.
In seguito al malfunzionamento nel corso del tempo il ginocchio aveva subito un’erosione
meccanica.
Il trattamento osteopatico ha restituito un enorme beneficio alla Paziente che, nonostante tale
compromissione, ha ritrovato una buona mobilità, una maggiore scioltezza e una totale
remissione del dolore.
In questa Paziente le lesioni organiche dei tessuti non potevano essere l’origine del dolore e dei
problemi riferiti ma esse stesse erano una conseguenza della disfunzione globale.
Il secondo caso riguarda un giovane Paziente di 19 anni che lamentava dolore al ginocchio
destro sotto sforzo.
Dalle immagini diagnostiche risultava una lieve riduzione della cartilagine rotulea sul versante
esterno, indice di ipercompressione locale.
All’esame osteopatico presentava una restrizione craniale a livello sfeno-squamoso destro e
una rotazione di L5 verso sinistra. Il bacino presentava una torsione sacrale con un compenso
iliaco.
Anche in questo caso il ginocchio non presentava problemi intrinseci ma in queste condizioni
non poteva lavorare in maniera fisiologica.
Il Paziente aveva cercato di rinforzare il muscolo vasto mediale del quadricipite, come spesso
viene consigliato in questi casi, ma non aveva avuto risultati.
Questo perché l’anteriorità iliaca con associata la rotazione interna del femore causavano un
disassamento verso l'esterno del muscolo quadricipite femorale costringendo la faccia
articolare della rotula ad una compressione sul versante esterno.
In altri termini il muscolo quadricipite non era indebolito ma lavorava su un asse meccanico
non fisiologico poiché, in seguito alle lesioni osteopatiche, le sue inserzioni risultavano
dislocate.
Pertanto è stato necessario riequilibrare la dinamica del bacino e, di conseguenza, dell'arto
inferiore.
In seguito al trattamento osteopatico il Paziente non ha riportato più alcun tipo di problema.
Questi casi costituiscono solo un esempio di come venga affrontato e risolto un problema di
ginocchio con l’Osteopatia.
Con questo non si nega l’utilità di altre terapie, specie nei casi di gravi lesioni ai tessuti, ma un
approccio terapeutico duraturo non può comunque prescindere da un riequilibrio globale della
meccanica scheletrica.
È perfettamente inutile riparare i danni se prima non vengono rimosse le cause che li hanno
prodotti.
L’articolazione coxo femorale o articolazione dell’anca è la più grande articolazione del corpo
umano e senz’altro una delle più importanti sotto il profilo funzionale in quanto consente sia il
mantenimento della stazione eretta che la deambulazione.
I problemi dell’anca sono pertanto estremamente invalidanti poiché compromettono la
possibilità di spostarsi autonomamente limitando in maniera drastica l’autonomia della persona
o riducendone le possibilità motorie e lavorative.
I problemi dell'anca hanno tutti una base meccanica quindi nell'Osteopatia trovano una
soluzione stabile.
L'Osteopatia è considerata terapia di prima scelta per un problema di anca: il successo
terapeutico è statisticamente molto elevato.

Segni e sintomi
I problemi dell'anca che vengono riferiti più frequentemente sono:

L'articolazione dell'anca
Testut-Latarget, Anatomia Umana
UTET, Vol.I, pag.631

 Dolore sul gluteo


 Dolore sull'inguine
 Dolore notturno o da fermo: i dolori notturni influenzano anche la qualità del sonno con
gravi ripercussioni sul benessere generale del Paziente
 Dolore sotto sforzo: può essere molto invalidante e compromettere la possibilità di
lavorare.
 Coxartrosi e sclerosi dei tetti acetabolari: le patologie degenerative dell'anca sono
refertate piuttosto frequentemente e costituiscono un problema piuttosto invalidante.
I problemi dell’anca sono considerati generalmente gravi e rappresentano pertanto un motivo
di consultazione molto frequente in uno studio osteopatico.

Osteopatia e problemi di anca


Allo scopo di porre un rimedio serio, efficace e stabile ad un problema di anca è necessario
lavorare non solo sull’anca in maniera diretta ma anche e soprattutto sulla sua periferia, a cui
è legata anatomicamente in maniera molto stretta.
Inoltre bisogna considerare che i problemi dell’anca dipendono in larghissima misura
da disfunzioni meccaniche qundi una revisione della dinamica articolare è assolutamente
indispensabile e molto spesso risolutiva.
Dal punto di vista osteopatico in primo luogo si ispeziona l’anca per verificare la presenza di
disfunzioni primarie.
Molto spesso però l’anca in sé non presenta disfunzioni osteopatiche primarie quindi è
necessario controllare la periferia dell’articolazione.
Attenzione: il fatto che l’anca non presenti disfunzioni primarie non significa che sia sana, ma
significa che la causa primaria dei suoi problemi è localizzata fuori dalla stessa articolazione!
Le parti coinvolte più frequentemente sono:
 Osso sacro: innanzitutto bisogna considerare le disfunzioni meccaniche dell’osso sacro
poiché dall’osso sacro origina il muscolo piriforme che si inserisce sul femore in
prossimità dell’articolazione dell’anca.
 Una disfunzione dell’osso sacro quindi, attraverso l’intermediazione del muscolo
piriforme, crea un disagio meccanico sull’anca in maniera diretta. Inoltre una
contrattura del piriforme dà un dolore al centro del gluteo solitamente piuttosto acuto
(tipo pugnalata) e può irritare anche il nervo sciatico (vedi sindrome del piriforme).
 Bisogna considerare che l’osso sacro è soggetto a disfunzioni cranio sacrali; quindi
potrebbe essere portato in disfunzione da un problema a livello del cranio.
 Quindi una disfunzione della base del cranio può portare problemi ad un’anca. Per chi
non è abituato a ragionare in termini osteopatici ciò può suonare strano ma in realtà è
quello che si riscontra quotidianamente in uno studio di Osteopatia. E, in un caso del
genere, se non si lavora sul cranio non si riesce a risolvere il problema dell’anca!
 Muscolo ileo psoas: questo muscolo origina dal rachide lombare e si inserisce sul
femore in prossimità dell’articolazione dell'anca.
 Una disfunzione lombare quindi può dare origine ad una contrattura di questo muscolo
che solitamente si esprime con un dolore inguinale.
 Le contratture muscolari generalmente conferiscono alla testa del femore una
componente di compressione verso l’alto, verso il tetto dell’acetabolo il quale, per
reazione, tende a calcificarsi e a rinforzarsi.
 Radiograficamente questo ispessimento è diagnosticato come sclerosi del tetto
acetabolare. La sclerosi dei tetti acetabolari pertanto è il risultato di un disagio
meccanico dell’articolazione dell’anca.
 In questo caso l’Osteopatia è in grado di risolvere il problema meccanico dell’anca con
tecniche mirate a riequilibrare la zona lombare, il bacino e i muscoli, soprattutto il
gruppo degli extrarotatori.
 La presenza di una sclerosi dei tetti acetabolari indica semplicemente che lo stress
meccanico è in atto da molto tempo: ma anche in questo caso l’intervento osteopatico
può portare moltissimi benefici al Paziente e soprattutto limiterà notevolmente
l’andamento progressivo della calcificazione sclerotica dei tetti acetabolari.
 Catene ascendenti: a volte un problema di anca può partire dal basso, per esempio
da una caviglia o da un ginocchio.
 Cioè l’anca di per sé è sana ma è costretta a lavorare male per adattarsi ad un blocco
localizzato per esempio a livello del piede. In un caso del genere naturalmente è
necessario riequilibrare il piede.
 Visceri: l’anca ha anche connessioni con i visceri del piccolo bacino (vescica, utero e
retto) quindi una disfunzione viscerale o del pavimento pelvico può creare un disagio
meccanico all’anca.
Si potrebbe continuare con altri esempi.
Il concetto da capire è che per affrontare e risolvere stabilmente un problema di anca è
necessario lavorare diffusamente sulla periferia, a monte e a valle dell’articolazione.
L’Osteopatia lavora esattamente seguendo questo tipo di modalità.
L’alternativa è una terapia sintomatica, che impedisce di sentire il dolore; ma l’articolazione
continua a lavorare male, rovinandosi o sviluppando forme di artrosi, per poi arrivare
inevitabilmente a dover essere sostituita con una protesi.
È evidente che in caso di estrema compromissione anatomica l’Osteopatia non è più
sufficiente, bisogna intervenire diversamente.
Ma proprio per non arrivare a questi punti una revisione osteopatica è assolutamente
necessaria per un problema di anca.
L'Osteopatia è estremamente efficace contro i disagi meccanici dell'articolazione dell'anca
e quindi è considerata terapia di prima scelta in caso di coxartrosi o dolore al'anca.

Casi reali
Riporto il caso di una Paziente dell’età di 63 anni affetta da dolore persistente all’anca
destra da diversi mesi; all’esame radiografico presentava artrosi di modesta entità ma, vista
l’intensità del dolore, le era stato consigliato di ricorrere a terapie molto invasive.
All’esame osteopatico presentava una compressione craniale di grado elevato con una
significativa restrizione a livello dell’arcata zigomatica destra; inoltre una disfunzione a livello
dei legamenti vescico-pubici che procuravano un lieve prolasso della vescica.
In presenza di tali restrizioni la meccanica del bacino era inevitabilmente compromessa: era
infatti presente una dinamica in torsione dell'osso sacro con un importante compenso iliaco.
In un caso del genere la funzionalità dell’anca risulta alterata e, nel corso del tempo,
l’articolazione non può che andare incontro a degenerazione.
Allo scopo di porre un rimedio efficace e duraturo è perfettamente inutile intervenire con
terapie specifiche per l’anca: è necessario soprattutto riequilibrare la funzionalità di tutto
l’apparato locomotore a partire dai focolai lesionali principali.
Nel caso della Paziente sopra descritta è stato necessario riequilibrare la disfunzione
zigomatico-temporale ma soprattutto la vescica che, attraverso le fasce locali, presenta strette
connessioni con l’articolazione dell’anca.
La Paziente appena alzata dal lettino ha riportato una sensazione di leggerezza e di
scioltezza articolare che è stata mantenuta anche nei giorni successivi. Rivista a distanza di
dieci giorni era completamente ristabilita.
Con questo non si nega l’utilità in senso assoluto di una terapia locale: quando l’articolazione
raggiunge uno stadio di degenerazione tale da comprometterne la funzione è talvolta
necessario intervenire con cure mirate.
Tuttavia è bene ricordare che problemi di questa natura hanno sempre alla base un
disequilibrio meccanico globale.
Tale disequilibrio dapprima si esprime con una semplice sintomatologia dolorosa e nel corso del
tempo, se non viene corretto, può provocare danni organici anche irreparabili.
Quindi in casi simili un intervento osteopatico ha una grande utilità non solo per trovare
sollievo immediato ma anche e soprattutto per evitare che l'articolazione possa andare
incontro a problemi degenerativi.
Da un punto di vista osteopatico non esistono malattie della Terza età in senso specifico.
Esistono, caso mai, quadri disfunzionali mantenuti per lungo tempo.

Un quadro lesionale può essere corretto in qualsiasi momento e la correzione può portare
benefici a qualunque età, talvolta con risultati sorprendenti.
Naturalmente la possibilità di recupero dipende largamente dalla situazione di partenza.
Una disfunzione osteopatica mantenuta a lungo può provocare, a livello dei tessuti,
adattamenti a volte molto marcati o talvolta degenerazione organica.
In questi casi è difficile porre un rimedio ai danni cagionati nell’arco di decenni ma il quadro
lesionale di base può comunque essere corretto e risolto.
E anche se la situazione di base è compromessa, è possibile ottenere risultati stabili nel
tempo sia sui sintomi che sulle funzioni.
Del resto anche sul Paziente giovane è possibile osservare come la correzione osteopatica
possa far regredire un sintomo pur in presenza di danni strutturali; un esempio per tutti l’ernia
del disco.
Alcune sintomatologie tipiche della terza età comunemente attribuite a reumatismi o artrosi
hanno in realtà una base osteopatica.
Si può dire che quasi tutte le affezioni della colonna vertebrale, delle articolazioni e delle ossa
abbiano una componente meccanica che può essere trattata dall’Osteopatia.
Inoltre anche i disturbi legati all’equilibrio, all’incontinenza urinaria, alla respirazione o altri
fenomeni neurovegetativi possono essere effetti di lesioni osteopatiche.
Per quanto riguarda i rischi legati all’applicazione dell’Osteopatia su Pazienti in Terza età si può
dire che le tecniche osteopatiche non presentino alcun tipo di rischio.
Nel caso di Pazienti in menopausa il timore di eventuali rischi legati alla presenza di
osteoporosi è del tutto infondato.
L’Osteopatia infatti possiede un bagaglio tecnico enorme e un’ampia gamma di soluzioni per
ogni tipo di problema o esigenza personale.
Inoltre non esistono tecniche dolorose ma, al contrario, la seduta osteopatica è sempre
estremamente gradevole.