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ogliastrini
13
Studi Ogliastrini n. 13 | 2017
prima ed. marzo 2017
Supplemento al n. 3 | 2017
di “L’Ogliastra | Attualità e Cultura nella Diocesi di Lanusei”
Autorizzazione Tribunale di Lanusei (NU)
n. 23 del 16 giugno 1982

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In copertina
Lanusei, panorama (primi anni Venti). Si noti come la chiesa parrocchiale fosse ancora
sprovvista della relativa cupola.

ISBN
INDICE

OGLIASTRA. UNA DIOCESI A VOCAZIONE TURISTICA pag. 3


di Antonello Mura

LA CONFISCA DELLA VILLA DI LANUSEI (1744) 11


di Aldo Aveni Cirino

«MI SACRIFICHERÒ TUTTO PER L’OGLIASTRA»


LA SPIRITUALITÀ DI MONS. GIUSEPPE MARIA MIGLIOR 19
di Filippo Corrias

CENNI SUL GRAND TOUR IN OGLIASTRA 25


di Francesca Desogus

IL RIUTILIZZO DELLE TOMBE DI GIGANTI IN ETÀ ROMANA.


OSSERVAZIONI PRELIMINARI SU ALCUNI CONTESTI
DELLA SARDEGNA CENTRO-ORIENTALE 31
di Claudio Farre

LA PRINCIPESSA DI NAVARRA
TRA STORIA E LEGGENDA 51
di Enea Franco Gandini

IL PATRIMONIO TOPONOMASTICO
COME FONTE PER LA STORIA LOCALE.
IL CASO DEGLI ANTROPOTOPONIMI NELL’AREA INTORNO A TERTENIA 61
di Luca Lai

UNA VITA OLTRE LE SBARRE DELLE NUOVE


SUOR GIUSEPPINA DEMURU, FDC 85
di Tonino Loddo

LA LONGEVITÀ IN OGLIASTRA
UN VIAGGIO ATTRAVERSO I GENI, IL CIBO E L’AMBIENTE 139
di Gianni Pes, Marc Poulain
MORI E TURCHI
UN PROBLEMA DEI POPOLI CRISTIANI DEL MEDITERRANEO.
IL CASO DELL’OGLIASTRA (XVII SEC.) 157
di Francesco Virdis

ANCORA SULLA GENEALOGIA DEI MAMELI 167


di Riccardo Virdis

I GIUDICI CAGLIARITANI,
LA DIFFUSIONE DEL CULTO DI SAN GIORGIO
E LA NASCITA DELLA DIOCESI DI B ARBARIA|SUELLI 193
di Corrado Zedda
IL RIUTILIZZO DELLE TOMBE DI GIGANTI IN ETÀ ROMANA.
OSSERVAZIONI PRELIMINARI
SU ALCUNI CONTESTI DELLA SARDEGNA CENTRO-ORIENTALE

di Claudio Farre*

1 – INTRODUZIONE1.
Il fenomeno del riutilizzo delle sepolture di epoca nuragica in età romana si inseri-
sce in un più ampio e articolato insieme di interazioni tra i nuovi modelli culturali
propri del mondo latino e il ricco sostrato preromano, particolarmente tangibili nella
provincia Sardinia e nelle aree più interne, in passato considerate poco permeabili
agli influssi allogeni. Il dibattito storiografico più recente ha tentato di decifrare tali
modalità di romanizzazione, evidenziando un certo dinamismo delle comunità indi-
gene della Sardegna centrale nell’approcciarsi in modo volontario e partecipe alla
romanitas, dando vita a una cultura provinciale originale nella quale non potevano
non confluire tracce della tradizione precedente2.

* CLAUDIO FARRE (Ozieri, 1986) ha conseguito nel 2013 la laurea magistrale in Archeologia e Scienze
dell’Antichità e nel 2016 la Specializzazione in Archeologia Classica, in entrambi i casi con tesi dedi-
cate alle aree interne della Sardegna Romana. Attualmente è dottorando in Archeologia, Storia e
Scienze dell’Uomo presso l’Università degli Studi di Sassari. Collabora con le cattedre di Storia Ro-
mana ed Epigrafia Latina degli Atenei di Cagliari e Sassari e al progetto nazionale EDR, coordinato
dall’Università La Sapienza di Roma; ha partecipato a missioni archeologiche in Sardegna, Romania e
Tunisia; ha al suo attivo diverse pubblicazioni dedicate alla romanizzazione della Sardegna e in parti-
colare il volume Geografia epigrafica delle aree interne della provincia Sardinia, Ortacesus 2016.
1
Mi è gradito ringraziare la dott.ssa Gianfranca Salis della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio per le province di Sassari, Olbia-Tempio e Nuoro, per avermi concesso lo studio dei mate-
riali, per la costante disponibilità e per aver voluto discutere con lo scrivente i vari aspetti del lavoro.
Sono grato ai professori Raimondo Zucca, Attilio Mastino, Alessandro Teatini e Antonio Ibba per i
fruttuosi suggerimenti e per il supporto fornito. Ringrazio infine Antonio Farina, funzionario per le
tecnologie della Soprintendenza, per le preziose indicazioni in merito alla documentazione grafica.
2
Sulla romanizzazione della Sardegna interna e della cosiddetta Barbaria sarda, pur con differenti o-
pinioni, si vedano P. MELONI, La Sardegna romana, Sassari 1990, pagg. 155–159, 303–306, 313; A.
MASTINO, Analfabetismo e resistenza: geografia epigrafica della Sardegna, in A. CALBI, A. DONATI, G.
POMA (a cura di), L’epigrafia del villaggio, Atti del Convegno, Forlì 27-30 settembre 1990, Faenza
1993, pagg. 461-470; ID. (a cura di), Storia della Sardegna antica, Nuoro 2005, in particolare pagg.
168-172; L. GUIDO, Romania vs Barbaria: aspekte der Romanisierung Sardiniens, Aachen 2006; E.
TRUDU, Civitates, latrunculi mastrucati? Alcune note sulla romanizzazione della Barbaria, in M. B.
COCCO, A. GAVINI, A. IBBA (a cura di), L’Africa Romana, Atti del XIX convegno di studi, Sassari 16-
19 dicembre 2010, Roma 2012, pagg. 2645-2659; A. IBBA, Processi di “romanizzazione” nella Sardi-
nia repubblicana e alto imperiale (III A.C. – II D.C.), in L. MIHAILESCU-BÎRLIBA (a cura di), Colonisa-
tion and romanisation in Moesia Inferior. Premises of a contrastive approach, Kaiserslautern-
Mehlingen, pagg. 11-76; C. FARRE, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia,
Ortacesus 2016, pagg. 5-13; ID., Alcune considerazioni sulla Barbaria: definizione, percezione e di-

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CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

Uno degli aspetti più emblematici di tale commistione è rappresentato dal riutilizzo
dei monumenti preistorici e protostorici, fenomeno certamente non esclusivo della
sola Sardegna interna e che peraltro si manifesta in tempi e modalità differenti non
soltanto in età romana. L’attuale stato fortemente lacunoso delle nostre conoscenze
su tali problematiche è causato dall’assenza pressoché totale di studi sistematici e di
ampio respiro e dal numero ancora minoritario di ricerche archeologiche scientifi-
camente attendibili ed adeguatamente edite; del resto la documentazione materiale,
proveniente solo in minima parte da indagini stratigrafiche affidabili, è prevalente-
mente frutto di ricognizioni di superficie, rinvenimenti casuali, privi di contesto o di
documentazione scientifica puntuale, segnalazioni generiche molto spesso ricondu-
cibili a scoperte ottocentesche e della prima metà del secolo successivo 3. Un quadro
così parziale è stato inoltre influenzato da un’impostazione metodologica che tal-
volta identificava la fase di riutilizzo con un momento casuale, episodico, per certi
versi quasi decadente, una fase marginale della vita del monumento. Allo stesso
tempo l’eterogeneità dei dati e le diverse specificità sub-regionali rendono inappro-
priata l’elaborazione di un modello unico e rigido da applicare ai più disparati con-
testi dell’isola.
In questa sede si è dunque scelto di limitare il campo d’indagine alle sepolture di età
nuragica della Sardegna centro-orientale, una regione che, secondo una chiave di
lettura ampiamente diffusa nella storiografia moderna e per certi versi ancora pre-
sente nell’immaginario collettivo, si presentava del tutto marginale rispetto al mon-
do romano e refrattaria agli apporti culturali esterni4. Tale visione, debitrice delle
assai scarne informazioni tramandateci dalle fonti letterarie antiche, ha trovato ter-
reno fertile nel vuoto di documentazione materiale e bibliografica che, in questo ter-
ritorio, si palesa tra la fine dell’età nuragica e l’inizio dell’età imperiale, diretta con-
seguenza di un’attenzione del mondo scientifico pressoché monopolizzata
dall’ambito preistorico e protostorico. Ne consegue un concreto ritardo delle ricer-
che sulle specificità culturali delle comunità indigene, sulle dinamiche insediative,
sulle attività economiche, sulle pratiche religiose e funerarie, sulla cultura materiale,
sui rapporti con gli elementi allogeni, non soltanto nel periodo romano, ma più in

namiche di romanizzazione nella Sardegna interna, in S. DE VINCENZO, C. BLASETTI FANTAUZZI (a


cura di), Il processo di romanizzazione della provincia Sardinia et Corsica, Atti del convegno interna-
zionale di studi, Cuglieri (OR) 26-28 marzo 2015, Roma 2016, pagg. 89-105.
3
Per un censimento delle testimonianze di età romana nell’isola, per quanto incompleto e ormai datato,
si rimanda a R. J. ROWLAND JR., I ritrovamenti romani in Sardegna, Roma 1981; ID., The Archaeology
of Roman Sardinia: a Selected Typological Inventory, in «Aufstieg und Niedergangder Römischen
Welt», 2, 11.1 (1988), pagg. 740-875.
4
L’elaborazione del concetto di resistenzialità, in opposizione al colonialismo romano, si deve a G.
LILLIU, La costante resistenziale sarda, Nuoro 2002; ID., La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’età dei
nuraghi, Nuoro 2003, pagg. 545-557. Una recente analisi è offerta da A. STIGLITZ, Confini e frontiere
nella Sardegna fenicia, punica e romana: critica all’immaginario collettivo, in M. KHANOUSSI, P.
RUGGERI, C. VISMARA (a cura di), L’Africa Romana, Atti del XV convegno di studio, Tozeur 11-15
dicembre 2002, Roma 2004, pagg. 805-817; A. IBBA, Processi di “romanizzazione”…, op. cit., pagg.
11-12; per un ulteriore quadro critico, con approfondimenti bibliografici, si rimanda a C. FARRE, Alcu-
ne considerazioni …, op. cit., pagg. 89-100.

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CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

generale in un’ampia fase cronologica compresa tra la fine dell’Età del ferro e il
Medioevo.

Fig. 1. Distribuzione geografica delle tombe riutilizzate della Sardegna centro-orientale.

Secondo G. Lilliu la frequentazione, in età successiva, dei siti e dei monumenti nu-
ragici costituiva la prova decisiva della resistenzialità delle popolazioni autoctone
dell’interno, l’esaltazione della loro identità autentica affiancata o contrapposta a
una nuova cultura5, anche se l’insieme dei dati rende preferibile un’interpretazione
meno schematica del fenomeno e un rapporto ben più dinamico e bidirezionale tra

5
G. LILLIU, Sopravvivenze nuragiche in età romana, in A. MASTINO (a cura di), L’Africa Romana, Atti
del VII convegno di studio, Sassari 15–17 dicembre 1989, Sassari 1990, pagg. 415–446.

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CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

la tradizione indigena e i nuovi elementi con cui essa interagisce: ne deriva una
meixis ben visibile nell’evoluzione della cultura materiale e, in questo caso, anche
nelle microstorie delle precedenti strutture megalitiche, attraverso fenomeni di con-
tinuità, abbandono o riutilizzo, talvolta con ristrutturazioni e riconversioni d’uso6.
Un recente studio limitato ai nuraghi delle aree interne sembra evidenziarne un riu-
so funzionale sistematico, a partire dall’età repubblicana, da parte di gruppi sociali
non necessariamente autoctoni, a testimonianza di una precisa strategia di riorga-
nizzazione territoriale7.
In merito al reimpiego delle tombe di giganti, l’esiguità delle informazioni offerte
dalle fonti letterarie ed archeologiche costituisce la causa principale dello stato an-
cora del tutto embrionale della ricerca. L’usanza di dormire presso il sepolcro degli
antenati eroizzati, ricordata in particolare da Aristotele e dai suoi commentatori8, è
stata spesso relazionata con le sepolture megalitiche di età protostorica 9 , ma

6
In generale si vedano, tra gli altri, P. PALA, Osservazioni preliminari per uno studio della riutilizza-
zione dei nuraghi in epoca romana, in A. MASTINO (a cura di), L’Africa Romana…, op. cit., pagg.
549-555; A. STIGLITZ, Il riutilizzo votivo delle strutture megalitiche nuragiche in età tardo punica e
romana, in A. M. COMELLA, S. MELE (a cura di), Depositi votivi e culti dell’Italia antica dall’età ar-
caica a quella tardo-repubblicana, Atti del Convegno di Studi, Perugia 1-4 giugno 2000, Bari 2005,
pagg. 725-737; S. L. DYSON, R. J. ROWLAND JR., Archaeology and History in Sardinia from the Stone
Age to the Middle Ages. Shepherds, sailors and conquerors, Philadelphia 2007, pagg. 139-143, 167-
169. Sui luoghi di culto si veda il quadro critico recentemente tracciato da G. SALIS, L’acqua degli dei
e i culti nella Sardegna nuragica, in M. MINOJA, G. SALIS, L. USAI (a cura di), L’isola delle torri. Gio-
vanni Lilliu e la Sardegna nuragica, Sassari 2015, pagg. 133-141. Per il I millennio a.C. e in particola-
re per la seconda metà, un’ulteriore disamina è offerta da J. M. HAYNE, Changing identities in Iron
Age north Sardinia, in La preistoria e la protostoria della Sardegna, Atti della XLIV Riunione Scien-
tifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Cagliari, Barumini, Sassari 23-28 novembre 2009,
III - Comunicazioni, Firenze 2012, pagg. 913-919; ID., Resistenza e connettività nella Sardegna nor-
dorientale in età punica, in M. B. COCCO, A. GAVINI, A. IBBA (a cura di), L’Africa Romana …, op. cit.,
pagg. 2899-2910.
7
E. TRUDU, Daedaleia, Nurac, Oikeseis katagheioi? Alcune note sul riutilizzo dei nuraghi nelle aree
interne della Sardegna, in M. G. ARRU, S. CAMPUS, R. CICILLONI, R. LADOGANA (a cura di), Ricerca e
confronti 2010, Atti delle giornate di studio di archeologia e storia dell’arte a 20 anni dall’istituzione
del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-artistiche dell’Università degli Studi di Cagliari,
Cagliari 1-5 marzo 2010, in «ArcheoArte», Suppl. (2012), pagg. 391-405 (ojs.unica.it/index.php
/archeoarte/article/view/549).
8
ARISTOTELE, Physica, IV, 11, 1; TERTULLIANO, De anima, 49, 2; per le ulteriori fonti si rimanda a M.
PERRA, ΣAΡΔΩ Sardinia Sardegna, III, Oristano 1997, pagg. 787-791.
9
A. DE LA MARMORA, Voyage en Sardaigne, Atlas de la seconde partie, Antiquités, Paris–Turin 1840,
pagg. 34-35; R. PETTAZZONI, La religione primitiva in Sardegna, Piacenza 1912, pp. 4-13; E. CONTU,
La Sardegna preistorica e nuragica, II, La Sardegna dei nuraghi, Sassari 1997, pag. 663; I. DIDU, Ari-
stotele, il mito dei Tespiadi e la pratica dell’incubazione in Sardegna, in «Rivista storica
dell’Antichità», 28 (1998), pagg. 59-84; M. PERRA, Rituali funerari e culto degli antenati
nell’Ogliastra in età nuragica, in M. G. MELONI, S. NOCCO (a cura di), Ogliastra. Identità storica di
una Provincia, Atti del Convegno di studi, Jerzu-Lanusei-Arzana-Tortolì 23-25 gennaio 1997, Senorbì
2000, pp. 222-232; G. LILLIU, La civiltà dei Sardi …, op. cit. pag. 653; I. DIDU, I Greci e la Sardegna,
Cagliari 2003, pagg. 139-155; A. MASTINO, T. PINNA, Negromanzia, divinazione, malefici nel passag-
gio fra paganesimo e cristianesimo in Sardegna: gli strani amici del preside Flavio Massimino, in F.
CENERINI, P. RUGGERI (a cura di), Epigrafia romana in Sardegna, Atti del I Convegno di studio,
Sant’Antioco 14-15 luglio 2007, Roma 2008, pagg. 54-67; F. CADEDDU, Aspetti della religiosità nura-

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CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

l’eventuale continuità di tali manifestazioni religiose, del tutto ipotetica, esula dai
fini di questa ricerca, incentrata appunto sulla funzione funeraria di tali monumenti
che invece è suffragata dalla documentazione archeologica.
In effetti le evidenze materiali di cultura romana, pur con i limiti sopracitati, ap-
paiono del tutto coerenti e omogenee con quelle rinvenute nelle necropoli urbane e
suburbane dell’isola, a dimostrazione di come le tombe di giganti fossero percepite,
ancora in età repubblicana e imperiale, come monumenti sepolcrali10.
Lo spoglio dell’edito ha permesso l’individuazione di materiali romani in diverse
sepolture megalitiche della Sardegna interna, particolarmente documentati tra la co-
sta tirrenica e l’Alto Oristanese, con una discreta concentrazione nella zona centro-
orientale: a nord, nel cosiddetto Supramonte e nell’area limitrofa si segnalano rin-
venimenti, prevalentemente ceramici ma anche numismatici, nelle tombe di giganti
di Jumpadu-Gonnorigori di Oliena11, Sa Senepida di Orgosolo12, Biristeddi13, Tho-
mes14 e forse S’Ena ‘e Iloghe15 di Dorgali e S’Ena Tunda di Loculi16. Ulteriori te-

gica tra archeologia, letteratura ed etnografia, in M. G. ARRU, S. CAMPUS, R. CICILLONI, R. LADOGA-


NA (a cura di), Ricerca e confronti …, op. cit. pagg. 47-65, pagg. 48-53 (http://ojs.uni-
ca.it/index.php/archeoarte/article/view/511); A. MORAVETTI, Nota sulle tombe di giganti, in A. MORA-
VETTI, E. ALBA, L. FODDAI (a cura di), La Sardegna nuragica. Storia e materiali, Sassari 2014, pag. 53;
L. USAI, Le tombe megalitiche, in M. MINOJA, G. SALIS, L. USAI (a cura di), L’isola delle torri …, op.
cit., pagg. 96-97.
10
A considerazioni identiche ci porterebbe la segnalazione di alcune lettere latine incise nella stele di
una tomba di giganti di Santa Teresa di Gallura e forse pertinenti a un epitafio: R. ZUCCA, Sufetes Afri-
cae et Sardiniae. Studi storici e geografici sul Mediterraneo antico, Roma 2004, pagg. 118-122. Del
tutto occasionale sembrerebbe invece l’utilizzo degli stessi nuraghi come luoghi di sepoltura: rari e-
sempi sono segnalati da G. LILLIU, Sopravvivenze …, op. cit., pagg. 430-431. La destinazione sepol-
crale sembra protrarsi, seppur saltuariamente, nelle domus de janas caratteristiche del Neolitico e in
alcune tombe ipogeiche a prospetto architettonico, coeve a quelle di giganti: ad esempio R. J. RO-
WLAND JR., The Archaeology ..., op. cit., pagg. 824-825; P. MELIS, L’ipogeismo funerario della Sarde-
gna nuragica. Tombe di giganti scolpite nella roccia, Sassari 2014, pag. 99.
11
P. DESANTIS, Località Jumpadu – Tomba di giganti, in AA.VV., Settimana dei Beni culturali, 1975-
1985. 10 anni di attività nel territorio della Provincia di Nuoro, Nuoro 1985, pag. 41; G. MAISOLA,
Alcune osservazioni sulla romanizzazione della media valle del Cedrino, in M. B. COCCO, A. GAVINI,
A. IBBA (a cura di), L’Africa Romana …, op. cit., pag. 2776.
12
M. A. FADDA, Orgosolo (Nu) – Censimento, in AA.VV., Settimana dei Beni …, op. cit., pagg. 61-63;
EAD., Supramonte (Orgosolo, Prov. di Nuoro), in «Rivista di scienze preistoriche», 40, 1-2 (1986),
pagg. 432-433; EAD., Greci e Romani a… Orgosolo, in «Archeologia viva», 151 (2012), pagg. 12-21.
13
TARAMELLI, Dorgali (Nuoro). Esplorazioni archeologiche nel territorio del Comune, in «Notizie
degli Scavi di Antichità» (1933), pp. 347-380, pag. 360; A. MORAVETTI, Serra Orrios e i monumenti
archeologici di Dorgali, Sassari 1998, pag. 84.
14
A. BONINU, Tomba di Giganti di Thomes. Materiali di età romana, in AA.VV., Dorgali. Documenti
archeologici, Sassari 1980, pag. 103; G. LILLIU, Sopravvivenze …, op. cit., pag. 437; A. MORAVETTI,
Serra Orrios …, op. cit., pag. 78. La tomba ha restituito anche due monete puniche, una di Costantino
e ceramiche altomedievali: F. GUIDO, Tomba di giganti di Thomes – Le monete, in AA.VV., Dorgali …,
op. cit., pag. 101; R. CAPRARA, Tomba di giganti di Thomes – Materiali medievali, in AA.VV., Dorga-
li …, op. cit., pagg. 105-106.
15
A. TARAMELLI, Edizione archeologica della Carta d'Italia al 100.000. Foglio 208 Dorgali, Firenze
1929, pag. 30; A. MORAVETTI, Tombe di Giganti nel dorgalese, in AA.VV., Dorgali …, op. cit., pag.
91.

35
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

stimonianze sono attestate a Ortueri17, Sarule18, Sorgono, nella tomba di Serrazzar-


giu19, Fonni, nella tomba di Màstala20, forse a Gavoi in località Talaighè21, in vari
comprensori comunali del Marghine22 e soprattutto in Ogliastra23: materiali romani
sono stati individuati nella tomba di Osono a Triei24, Campu de Pira Onni25 e Su
Porcu Abba26 a Villagrande Strisaili, forse a Sa Brocca in territorio di Cardedu27, a
Osini nella tomba A del nuraghe Sanu28, a Tortolì29, meno probabilmente a Ilbono30.

16
M. A. FADDA, (a cura di), Il futuro del passato di Osini. Archeologia, ambiente e storia, Nuoro 2004,
pag. 37.
17
R. BONU, Ricerche storiche su tre paesi della Sardegna centrale (Ortueri, Sorgono, Atzara), Caglia-
ri 1975, pagg. 22-23; L. PUDDU, Ritrovamenti di età romana nel territorio di Ortueri (Nuoro), in P.
RUGGERI (a cura di) L’Africa Romana, Atti del XX Convegno Internazionale di studi, Alghero – Porto
Conte Ricerche 26-29 settembre 2013, Roma 2015, pag. 2363.
18
M. A. FADDA, S’Artare de Logula – Sarule (NU). Campagne di scavo e restauro 2003-2004. Storia
di un monumento rapito, in EAD. (a cura di), Una Comunità Montana per la valorizzazione del Patri-
monio Archeologico del Nuorese, Cagliari 2008, pagg. 115-120.
19
Per il monumento in questione si rimanda al paragrafo 4. Ceramiche romane d’importazione, ancora
inedite, sono state rinvenute nella vicina tomba di giganti di Trodolossài.
20
G. LILLIU, Sopravvivenze …, op. cit., pag. 437; ID., La civiltà dei Sardi …, op. cit., pag. 546. Segna-
lazioni generiche di testimonianze di età romana in prossimità di altre tombe si devono a M. A. MELE,
Archeologia in Barbagia, Nuoro 2014, pag. 187.
21
La notizia, peraltro incerta, del rinvenimento di monete è offerta da A. TARAMELLI, Edizione archeo-
logica della Carta d’Italia al 100.000. Foglio 207 Nuoro, Firenze 1931, pag. 15.
22
Si registrano casi di tombe riutilizzate a Birori, Bolotana, Bortigali, Macomer, Sedilo e Silanus: R. J.
ROWLAND JR., The Archaeology ..., op. cit., pag. 825; P. DESANTIS, Censimento archeologico nel terri-
torio del comune di Silanus, in AA.VV., Settimana dei Beni …, op. cit. pagg. 74-76; A. MORAVETTI,
Ricerche archeologiche nel Marghine-Planargia, I, Sassari 1998, pagg. 126, 296-297; I. PASCHINA,
Monumenti archeologici del Marghine. Studio del foglio IGM 206 I NO Macomer, Sassari 2000, pagg.
319-322, 368-369; P. B. SERRA, Elementi di cultura materiale d’età tardoromana e altomedievale da
Sedilo (OR), in AA.VV., Architettura, arte e artigianato nel Mediterraneo dalla Preistoria all’Alto
Medioevo, Atti della Tavola Rotonda Internazionale in memoria di Giovanni Tore, Cagliari 17-19 di-
cembre 1999, Oristano 2001, pagg. 354-358, con bibliografia.
23
Per un censimento aggiornato si rimanda a M. CASTOLDI, Le tombe di giganti in Ogliastra, in A-
A.VV., Archeologia e territorio, Atti della tavola rotonda organizzata in occasione delle Giornate euro-
pee del patrimonio, Loceri 26-27 settembre 2009, Cagliari 2010, pagg. 71-84. Un quadro generale sul
riuso dei monumenti preistorici della regione è offerto da A. MASTINO, P. RUGGERI, La romanizzazione
dell’Ogliastra, in M. G. MELONI, S. NOCCO (a cura di), Ogliastra …, op. cit. pagg. 161-162.
24
Si rimanda al paragrafo successivo.
25
Per la tomba si veda il paragrafo 3.
26
M. A. FADDA, (a cura di), Il futuro del passato …, op. cit., pag. 37.
27
A. MASTINO, P. RUGGERI, La romanizzazione …, op. cit., pag. 162. In realtà gli sporadici frammenti
ceramici sono documentati nel vicino nuraghe omonimo: AA.VV., Progetto i nuraghi. Ricognizione
archeologica in Ogliastra, Barbagia, Sarcidano, I, Milano 1990, pag. 166, I.5.52, 54.
28
V. CABRAS, Ogliastra: il paesaggio nuragico e la ricerca archeologica, in «Bollettino di Archeolo-
gia», 43-45 (1997), pagg. 37-75, pagg. 52-53; M. A. FADDA, (a cura di), Il futuro del passato …, op.
cit., pagg. 76-78.
29
Materiali nuragici e soprattutto romani sono stati rinvenuti in prossimità delle tombe di Perd’e Fa:
AA.VV., Progetto i nuraghi …, op. cit., I, pagg. 105-108, I.2.125-127.
30
In località Piranserì furono rinvenute alcune sepolture romane all’interno di un complesso archeo-
logico che comprendeva anche una tomba di giganti: AA.VV., Rilevazione parziale del patrimonio ar-
cheologico dell’Ogliastra, in Attività della Scuola di specializzazione in Studi Sardi, in «Studi Sardi»,
24 (1977), pagg. 731-759, pag. 749; una recente ricognizione non ha confermato l’esistenza del mo-

36
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

Nella maggior parte dei casi i materiali suggeriscono una fase di riuso inquadrabile
in epoca imperiale e verosimilmente susseguente a un lungo periodo di abbandono
che di solito inizia tra la fine dell’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro31. Un con-
creto limite della ricerca è costituito innanzitutto dalla stessa tipologia dei contesti
indagati che, proprio a causa del loro riutilizzo, sono spesso caratterizzati da unità
stratigrafiche sconvolte ab antiquo, talvolta ulteriormente danneggiate dai frequenti
scavi clandestini e dalle stesse condizioni di degrado strutturale causate dalle attivi-
tà agricole e di spoliazione; si è peraltro già avuto modo di ricordare gli ulteriori li-
miti delle ricerche del passato e dell’edizione puntuale delle stesse32.
Viste tali premesse, lo studio dei materiali, per quanto spesso frammentari e privi di
contesto, costituisce un elemento imprescindibile della ricerca, che deve essere ne-
cessariamente integrata, si auspica, con lo sviluppo delle indagini stratigrafiche e
l’aumento dei contesti analizzati. In questa sede si è dunque scelto di presentare, in
via del tutto preliminare, i risultati parziali di uno studio33 incentrato sui materiali di
età romana in gran parte inediti provenienti da alcune sepolture di età nuragica della
Sardegna centro-orientale, indagate tra la fine degli anni Ottanta e primi anni No-
vanta del secolo scorso.

2 – LA TOMBA DI GIGANTI OSONO (TRIEI).


Localizzata nell’omonima vallata, a circa 3 km dal centro abitato di Triei, la tomba,
nota anche con l’evocativa denominazione di S’Iscusorgeddu, è stata oggetto di una
prima indagine archeologica nell’autunno del 1989 e di un ulteriore intervento di
scavo e di restauro nell’estate-autunno del 1993, sotto la direzione scientifica di M.
Sanges34.

numento funerario nuragico, forse identificabile con i resti di alcune strutture murarie: AA.VV., Pro-
getto i nuraghi … op. cit., I, pagg. 230-232, I.8.20-24.
31
S. BAGELLA, Stato degli studi e nuovi dati sull’entità del fenomeno funerario delle tombe di giganti
della Sardegna nuragica, in AA.VV., Corse et Sardaigne préhistoriques: relations et échanges dans le
contexte Méditerranéen (Bastia, 14-21 avril 2003), Paris 2007, pag. 354; A. MORAVETTI, Nota sulle
tombe …, op. cit., pagg. 53-54; L. USAI, Le tombe megalitiche …, op. cit., pagg. 97-99.
32
Nella maggior parte dei casi non si hanno cataloghi di materiali né di conseguenza dati decisivi per
un preciso inquadramento cronologico, ma quasi sempre si parla genericamente di ceramica “romana”,
se non addirittura di semplice ceramica “tornita” o “di età storica”.
33
Si tratta di una ricerca realizzata per la stesura della tesi di specializzazione dal titolo Un contributo
allo studio della romanizzazione della Sardegna centro-orientale: il riutilizzo delle sepolture di età
nuragica, Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, Università degli Studi di Sassari, Anno
Accademico 2014-2015.
34
AA.VV., Rilevazione parziale …, op. cit., pag. 756; M. SANGES, Triei (Nuoro). Tomba di giganti di
Osono, in «Bollettino di Archeologia», 4 (1990), pagg. 114-115; ID., Nuraghe “Bau Nuraxi” e Tomba
di Giganti di “Osono” Triei (NU), in AA.VV., Archeologia e territorio, Nuoro 1990, pagg. 171-172;
ID., La tomba di giganti di Òsono, in «Sardigna antiga», 4 (1994), pag. 21; ID., Triei (Nuoro). Tomba
di giganti di Osono. Campagna di scavo 1993, in «Bollettino di Archeologia», 43-45 (1997), pagg.
253-255; C. NIEDDU (a cura di), Siti archeologici d’Ogliastra. Itinerari alla scoperta di siti prenuragi-
ci e nuragici nel territorio dei paesi dell’Ogliastra, Tortolì 2006, pagg. 56-57; M. SANGES., La tomba
dei giganti della valle di Osono, in «Quaderni Darwin», 2 (2008), pagg. 74-81; M. CASTOLDI, Le tom-
be …, op. cit., pagg. 73-74.

37
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

La struttura, realizzata su un terreno in lieve pendio a 284 m. sul livello del mare, ha
una lunghezza totale di quasi 25 m., con una larghezza massima di 16,5 m, mentre
la corda dell’esedra misura 19,1 m.; il corridoio tombale, lungo 10,25 m. e largo 0,8
m., è costruito con filari leggermente aggettanti su cui poggiano alcuni lastroni litici
ancora in situ. L’esedra semicircolare, parzialmente conservatasi, è stata realizzata
con 22 ortostati in granito di dimensioni notevoli, molto spesso di riutilizzo, e pre-
senta, nel lato posteriore, strutture murarie di sostegno del tumulo. Le indagini stra-
tigrafiche hanno evidenziato due differenti fasi costruttive inquadrabili nel Bronzo
antico: l’impianto originario era costituito da una camera sepolcrale navetiforme
tronco-piramidale absidata che in un secondo momento venne completamente rifa-
sciata con blocchi litici e completata con la costruzione di un’esedra monumentale
con ingresso architravato, sigillato da un muretto di lastrine di scisto al termine del-
la fase d’uso.
L’evidenza materiale, pur proveniente da un deposito originario sconvolto, forse da
scavi clandestini agli inizi del Novecento, è particolarmente interessante: tra i reper-
ti di età nuragica si segnalano una ciotola con ansa a gomito databile nel Bronzo
Antico, tegami con decorazione a pettine, olle, ciotole, fusaiole e un pugnaletto in
bronzo a base triangolare; lo scavo dell’esedra ha messo in luce l’antico piano di
calpestio in granito, dove furono scavate alcune piccole fossette che conservavano
ciottoli naturali in calcare non locale, pertinenti forse a ipotetici rituali funerari. Do-
po una lunga fase di abbandono il monumento venne riutilizzato in età imperiale: lo
scavo della camera sepolcrale ha permesso l’individuazione di resti scheletrici u-
mani pertinenti a un numero imprecisato di defunti, con corredo costituito da cera-
miche di produzione locale e di importazione, monete, sporadici frammenti di vetro
ed elementi di collana in pasta vitrea policroma e in ambra.
La documentazione vascolare romana è composta da circa un centinaio di frammen-
ti, a cui si aggiungono due brocchette: lo stato di conservazione non agevola
l’individuazione delle varie forme presenti e del numero di reperti facenti parte dei
corredi, tuttavia si possono trarre interessanti indicazioni sulla cronologia e sulla ti-
pologia dei materiali.
Oltre ai frammenti di anforacei e di contenitori di grandi dimensioni, che non offro-
no dati significativi, ad eccezione di un’ansa pertinente a un’anfora di produzione
africana, la classe maggiormente documentata è la ceramica comune, riconducibile
a forme da mensa, perlopiù chiuse e di piccole dimensioni. L’unica forma identifi-
cabile con certezza è una brocchetta globulare quasi interamente ricostruita, con
collo ristretto, fondo con piede appena accennato e apparentemente priva di ansa: in
realtà trova confronti stringenti con le forme monoansate in ceramica comune o a
pasta grigia di produzione locale, inquadrabili nel II secolo d.C.35.

35
Per attestazioni simili si veda C. TRONCHETTI, La ceramica della Sardegna romana, Milano 1996,
pagg. 118-119; R. SIRIGU, La ceramica comune delle necropoli di Sulci (S. Antioco), in «Quaderni del-
la Soprintendenza Archeologica delle Province di Cagliari e Oristano», 16 (1999), pagg. 129-176,
pagg. 145-146. Nella Sardegna interna la forma è attestata nella collezione Piras, attualmente esposta
al Museo Archeologico Nazionale di Nuoro: A. BONINU, Breve nota sulla collezione Piras, in AA.VV.,
Sardegna centro-orientale dal Neolitico alla fine del mondo antico, Sassari 1978, p. 207; M. A. FADDA,

38
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

Le unità stratigrafiche superficiali hanno restituito alcuni frammenti di ceramica a


pareti sottili, riconducibili ad almeno due boccalini probabilmente monoansati, tal-
volta con la caratteristica decorazione a rotella, anch’essi piuttosto diffusi tra i cor-
redi tombali del II secolo d.C. e più in generale di età imperiale36.
Un’ulteriore produzione locale coeva alle precedenti è costituita dalla ceramica a
vernice nera a pasta grigia, rappresentata da una brocchetta di forma globulare che
si conserva quasi completamente, ad eccezione di parte dell’orlo, ristretto e con
labbro lievemente ingrossato, e della parte superiore dell’ansa37. Si segnalano inol-
tre una decina di frammenti di sigillata africana, riconducibili ad almeno 4 forme da
mensa di pregevole fattura: la sigillata A è rappresentata dal piatto Hayes 3 B38, con

Il Museo Archeologico Nazionale di Nuoro, Sassari 2006, pag. 83. Ulteriori esempi, al momento inedi-
ti e in corso di studio, sono stati rinvenuti a Nurri, all’interno di sepolture sconvolte da scavi clandesti-
ni, in associazione con forme in sigillata africana A: si ringrazia il dott. Antonio Sanciu per la cortese
segnalazione.
36
In generale M. PINNA, La ceramica a pareti sottili del Museo di Cagliari, in «Studi Sardi», 26
(1986), pagg. 239-302, pagg. 291-296; C. TRONCHETTI, La ceramica …, op. cit., pagg. 46-47; E.
FRANCESCHI, La ceramica a pareti sottili, in J. BONETTO, G. FALEZZA, A. R. GHIOTTO (a cura di), Nora.
Il foro romano. Storia di un’area urbana dall’età fenicia alla tarda antichità (1997-2006), II.2. I ma-
teriali romani e gli altri reperti, Padova 2009, pagg. 653-654. Per un confronto con i boccalini prove-
nienti da altri contesti funerari sardi si vedano ad esempio M. C. PADERI, Sepolture e corredi di età
romana dalla necropoli di Bidd’e Cresia, in AA.VV., Ricerche archeologiche nel territorio di Sanluri.
Mostra grafica e fotografica (Sanluri, Palazzo civico, 16-26 giugno 1982), Sanluri 1982, pag. 77; A-
A.VV., Villa Speciosa. Censimento archeologico del territorio, Cagliari 1985, pagg. 112-113; C. LIL-
LIU, Forme restaurate di corredi tombali sconvolti dalla località “Tana”, in AA.VV., Territorio di Ge-
sturi. Censimento Archeologico, Cagliari 1985, pag. 268; L. A. MARRAS, La necropoli di Accu is
Traias a Villasimius (CA), in AA.VV., Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo. IV Convegno
sull’archeologia tardoromana e medievale, Cuglieri 27-28 giugno 1987, Oristano 1990, pagg. 69-70; A.
ORTU, Alcune sepolture della necropoli romana di Pau Cungiaus (Vallermosa – Ca), in «Quaderni
della Soprintendenza Archeologica delle Province di Cagliari e Oristano», 10 (1993), pagg. 219-230,
pag. 221; R. SIRIGU, La ceramica comune ..., op. cit., pagg. 145-146; P. BOSIO, S. MAESTRI, A. SERENI,
Ceramica comune, in A. M. GIUNTELLA (a cura di), Cornus I, 2. L’area cimiteriale orientale. I mate-
riali, Oristano 2000, pag. 292; A. LA FRAGOLA, Ceramica comune ed altri materiali dalle tombe ro-
mane di Nora (Ca), in «Quaderni della Soprintendenza Archeologica delle Province di Cagliari e Ori-
stano», 17 (2000), pagg. 209-236, pagg. 213-215. La tipologia è documentata anche nelle tombe di
giganti di Campu de Pira Onni a Villagrande Strisaili e di Serrazzargiu a Sorgono.
37
Per un confronto M. C. PADERI, Sepolture …, op. cit., pag. 74; C. LILLIU, Forme restaurate …, op.
cit., pag. 268; R. SIRIGU, Un percorso di lettura nell’ipertesto museale: la “morte povera” in età ro-
mana, in «Quaderni del Museo», 1 (2003), pagg. 107-150, pag. 149, fig. 5. Alcuni frammenti pertinen-
ti alla medesima tipologia sono stati rinvenuti nella tomba di giganti di Campu de Pira Onni.
38
Atlante delle forme ceramiche, I. Ceramica fine romana nel bacino mediterraneo (Medio e Tardo
Impero), suppl. EAA, Roma 1981, pagg. 24-25; M. BONIFAY, Etudes sur la céramique romaine tardi-
ve d’Afrique, Oxford 2004, pag. 156. Per le numerose attestazioni in Sardegna si rimanda a G. FALEZ-
ZA, La ceramica sigillata africana, in J. BONETTO, G. FALEZZA, A. R. GHIOTTO (a cura di), Nora …, op.
cit., pagg. 667-668, con bibliografia precedente. La forma è ampiamente documentata nei contesti fu-
nerari: per esempio M. C. PADERI, Sepolture …, op. cit., pagg. 73, 75, 79; C. LILLIU, Forme restaura-
te …, op. cit., pag. 268; C. TRONCHETTI, Bithia I: la tomba 49 della necropoli romana, in «Quaderni
della Soprintendenza Archeologica delle Province di Cagliari e Oristano», 4 (1987), pagg. 16-17; A.
ORTU, Alcune sepolture …, op. cit., pagg. 221-222; A. LA FRAGOLA, Ceramica …, op. cit., pag. 211.

39
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

Tav. 1. Tomba di Osono.


Ceramica a vernice nera (VN); a pareti sottili (PS); comune (CC); sigillata africana (SA).

caratteristica decorazione a foglie d’acqua, dalla scodella Hayes 6 A39 e dalla coppa
Hayes 9 B, 16, 2040, che offrono un orizzonte cronologico compreso la fine del I e il
39
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pag. 25; una rassegna di ulteriori rinvenimenti in Sardegna
è offerta da G. FALEZZA, La ceramica …, op. cit., pagg. 668-669, con bibliografia.
40
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pag. 27; per altre attestazioni sarde si vedano L. BRANCIA-
NI, Le produzioni di terra sigillata chiara africana A, A/D, C e provenzale, in A. M. GIUNTELLA (a cu-
ra di), Cornus…, op. cit., pag 167; P. DEFRASSU, Ceramica da mensa (III a.C. – VII d.C.), in R. MAR-

40
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

II secolo d.C.; a questi si aggiunge un frammento di scodella Hayes 103 A41 in sigil-
lata D, databile tra V e VI secolo.
La continuità d’uso del monumento fino all’età tardo-antica sembrerebbe trovare
conferma nella documentazione numismatica rinvenuta in prossimità dell’esedra ma
anche all’interno della camera sepolcrale, nello strato sconvolto dallo scavo clande-
stino: tra le 9 monete bronzee, in gran parte illeggibili e per le quali è auspicabile un
intervento di restauro, si segnalano un sesterzio di Severo Alessandro42 e due attri-
buibili, non senza difficoltà, a Lucilla43 e Gordiano III44. Si veda, infine, una moneta
di piccolo taglio forata, con tracce residue del filo metallico, evidentemente utilizza-
ta come pendente di collana, secondo un’usanza piuttosto comune anche in Sarde-
gna e non soltanto in età romana, generalmente peculiare di corredi piuttosto mode-
sti45.

3 – LA TOMBA DI GIGANTI CAMPU DE PIRA ONNI (VILLAGRANDE STRISAILI).


Il monumento, conosciuto anche con il nome di Su Chiai, è ubicato in località Santa
Barbara, a breve distanza dal nuraghe omonimo. Noto e documentato già agli inizi
del Novecento46, è stato oggetto di ricerche archeologiche a partire dall’ottobre del

TORELLI, D. MUREDDU (a cura di), Archeologia urbana a Cagliari. Scavi in Vico III Lanusei (1996-
1997), Cagliari 2006, pagg. 105-106, con bibliografia.
41
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pag. 99; M. BONIFAY, Etudes…, op. cit., pag. 105; P. DE-
FRASSU, Ceramica …, op. cit., pag. 110, con bibliografia.
42
AE. D/ IMP SEV ALEXANDER PIVS AVG; busto di Severo Alessandro, paludato, laureato, a de-
stra; R / SPES PVBLICA AVG. S C; Speranza andante a sinistra, con fiore nella mano destra; S C ai
lati. Datazione 231-235 d.C.: H. MATTINGLY, E. A. SYDENHAM, C. H. V. SUTHERLAND, The Roman Im-
perial Coinage, 4.2, Macrinus to Pupienus, London 1962, pag. 121, nr. 648d.
43
AE. D/ [LVCILLA AVGVSTA]; busto di Lucilla, drappeggiato, a destra; R / [FECVNDITAS / S C];
Fecondità drappeggiata seduta a destra, con bambino in braccio; due bambini prima e dietro di lei; S C
ai lati. Datazione: 164-169 d.C.? H. MATTINGLY, E. A. SYDENHAM, The Roman Imperial Coinage, 3,
Antoninus Pius to Commodus, London 1962, nr. 1736?
44
AE. D/ IMP [G]ORDIANVS PIVS [FEL AVG]; busto di Gordiano III, laureato, drappeggiato, co-
razzato a destra; R / [P M] TR P III[I?] C[OS] II P P / S C; Gordiano III in piedi a destra. Datazione:
241-244 d.C.: H. MATTINGLY, E. A. SYDENHAM, C. H. V. SUTHERLAND, The Roman Imperial Coinage,
4.3, Gordian III – Uranius Antoninus, London 1949, p. 49, nr. 306 A?
45
In generale C. PERASSI, Monete romane forate: qualche riflessione su “un grand thème européen”
(J.-P. Callu), in «Aevum», 85 (2011), pagg. 257-315. Per un confronto con altri rinvenimenti in Sar-
degna si vedano C. LILLIU, Le monete, in AA.VV., Territorio di Gesturi …, op. cit., pag. 263; F. GUIDO,
Le monete (1915), in AA.VV., Il nuraghe Losa di Abbasanta. I, in «Quaderni della Soprintendenza Ar-
cheologica delle Province di Cagliari e Oristano», 10 (1993), Suppl., pagg. 221-234, pagg. 224, 233; R.
MARTORELLI, Le monete, in A. M. GIUNTELLA (a cura di), Cornus …, op. cit., pag. 58; EAD., Monete
(III a.C. – XIX d.C.), in R. MARTORELLI, D. MUREDDU (a cura di), Archeologia urbana…, op. cit., pag.
335, con bibliografia; G. SALIS, Materiali di età romana dal sito di Santa Vittoria di Esterzili: alcune
considerazioni, in M. MILANESE, P. RUGGERI, C. VISMARA (a cura di), L’Africa Romana, Atti del
XVIII convegno di studio, Olbia 11-14 dicembre 2008, Roma 2010, pagg. 2135-2136.
46
D. MACKENZIE, Le Tombe dei Giganti nelle loro relazioni coi Nuraghi della Sardegna, in «Ausonia»,
3 (1909), pagg. 18-48, pagg. 35-38, con planimetria e documentazione fotografica; AA.VV. Rilevazio-
ne parziale …, op. cit., pag. 758; F. COCCO, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei, Ussas-
sai, Villagrande Strisaili, Villaputzu, in ID., Dati relativi alla storia dei paesi della diocesi d’Ogliastra,
3, Cagliari 1986, pag. 232; A. MORAVETTI, Le tombe e l’ideologia funeraria, in AA.VV., La civiltà nu-

41
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

1987, quando i gravi danneggiamenti subiti durante alcuni lavori di elettrificazione


della zona hanno reso necessario un intervento d’urgenza da parte della Soprinten-
denza Archeologica per le Province di Sassari e Nuoro, sotto la direzione scientifica
di M. A. Fadda47.
Le indagini hanno portato alla luce una tomba di tipo isodomo, costruita con conci
ben squadrati di granito locale, con una lunghezza complessiva di 10 m. e una lar-
ghezza massima di 4,50 m. La struttura è caratterizzata da un corridoio funerario
lungo circa 7 m., strombato nella parte anteriore e lastricato, e da un’ampia esedra
che si chiude a semicerchio con una sorta di recinto realizzato con conci di pezzatu-
ra media, quasi a voler delimitare completamente l’area. L’ingresso è delimitato da
due blocchi squadrati, sovrastati da un architrave originariamente sormontato da
una stele dentellata di forma trapezoidale, che giaceva rovesciata con la faccia con
fregio rivolta verso terra48.
L’evidenza materiale, proveniente perlopiù da depositi culturali sconvolti e unità
stratigrafiche superficiali, appare complessivamente piuttosto modesta: agli spora-
dici reperti fittili di età nuragica, principalmente forme aperte come olle e ciotole, si
aggiungono significativi materiali ceramici di epoca imperiale, sia di produzione
locale che di importazione. Lo scavo della camera ha restituito inoltre alcuni ele-
menti di pasta vitrea e un pendaglio con foro passante, mentre mancano del tutto i
reperti osteologici.
La documentazione vascolare di età romana catalogata consta di oltre 500 frammen-
ti, solo in minima parte diagnostici (meno del 10%), a cui si aggiungono una sco-
della in sigillata e una in ceramica comune, parzialmente ricostruite. Lo stato di
conservazione è dunque del tutto insufficiente e molto spesso rende problematica
l’identificazione delle forme presenti. È il caso ad esempio degli anforacei e dei
contenitori di grandi dimensioni che, vista anche l’esiguità dei frammenti diagnosti-
ci, non offrono dati significativi dal punto di vista tipologico.
Un analogo problema si riscontra nella catalogazione della ceramica comune per
quanto numericamente cospicua: tra le varie forme da mensa si segnala, oltre a
frammenti diagnostici di brocchette, scodelle e in generale contenitori di dimensioni

ragica, Milano 1990, pag. 122; ID., Gli insediamenti antichi, in I. CAMARDA (a cura di), Montagne di
Sardegna, Sassari 1993, pagg. 195-196; S. BAGELLA, Stato degli studi …, op. cit., pag. 357, che di-
stingue due tombe diverse; M. CASTOLDI, Le tombe …, op. cit., pagg. 77-78; C. CORONA, Villagrande
Strisaili. Tomba di giganti Su Chiai, in G. MANCA DI MORES (a cura di), La Sardegna di Thomas
Ashby. Paesaggi, archeologia, comunità. Fotografie 1906-1912, Sassari 2014, pag. 240. Secondo un
censimento della metà del Novecento, «il monumento fu distrutto nel 1940 ed il materiale fu adibito
per la costruzione della vicina polveriera»: O. FERRELI, Saggio di catalogo archeologico, Carta
d’Italia, Foglio 218 – Quadrante I – Tav. N. E. – S. E., Tesi di laurea, Università degli Studi di Caglia-
ri, Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Accademico 1951-1952, pag. 100.
47
M. A. FADDA, La tomba di giganti di Campu de Pira Onni (Villagrande), in AA.VV., La Sardegna
nel Mediterraneo tra il Bronzo medio e il Bronzo recente (XVI-XIII sec. a.C.), Atti del III Convegno di
Studi Un millennio di relazioni fra la Sardegna e i paesi del Mediterraneo, Selargius-Cagliari 19-22
novembre 1987, Cagliari 1992, pagg. 83-87.
48
In effetti gli studiosi che documentarono la tomba prima degli scavi non ebbero la possibilità di in-
dividuare la stele e ne evidenziarono l’assenza: D. MACKENZIE, Le Tombe …, op. cit., p. 35.

42
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

modeste e di produzione indeterminabile, una coppetta ricomposta solo in parte, con


orlo estroflesso e parete carenata, databile tra II e III secolo d.C.49.

Tav. 2. Tomba di Campu de Pira Onni.


Ceramica sigillata africana (SA); comune (CC); a pareti sottili (PS); a vernice nera (VN).

49
In mancanza di repertori esaustivi sulla ceramica comune romana della Sardegna, la datazione, per
quanto assolutamente generica, è stata ipotizzata sulla base di confronti con forme simili provenienti
da Albintimilium: G. OLCESE, Le ceramiche comuni di Albintimilium. Indagine archeologica e arche-
ometrica sui materiali dell’area del Cardine, Firenze 1993, pag. 266, nr. 250.

43
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

Qualche indicazione in più è ricavabile dalle altre classi peculiari dei corredi funera-
ri: la ceramica a pareti sottili è documentata da una trentina di frammenti riconduci-
bili ad almeno due boccalini con corpo globulare e decorazione a rotella, analoghi a
quelli rinvenuti nella tomba di Osono50.
Gli strati superficiali hanno restituito inoltre 60 frammenti di ceramica a pasta gri-
gia, di cui solo 5 diagnostici, riconducibili a 3 o al massimo 4 brocchette con orlo
ristretto di II secolo d.C.51. Più generiche appaiono le informazioni deducibili dalla
ceramica sigillata di produzione africana: oltre a sporadici ed esigui frammenti in
sigillata A, pertinenti a piatti e scodelle di cui è indeterminabile la forma, si hanno
almeno 3 forme in sigillata D, databili tra IV e V secolo d.C., in particolare una Ha-
yes 61 A/B52, una Deneauve 1972, tav. II, C77153, I ed almeno una Hayes 67, 5-6,
17, 2854.
L’insieme dei materiali ceramici suggerisce dunque un riutilizzo del monumento in
età tardo-imperiale, in un arco cronologico compreso tra il II e il V secolo d.C., con
modalità sostanzialmente analoghe al contesto precedente.

4 – LA TOMBA DI GIGANTI SERRAZZARGIU (SORGONO).


Il monumento è ubicato su un modesto rilievo, a 449 m. s.l.m., circondato da terre-
ni utilizzati per la coltivazione della vite. L’area archeologica era già nota intorno
alla metà dell’Ottocento quando, secondo il canonico G. Spano, fu scavata insieme
ad altri monumenti nuragici del territorio di Sorgono55.
Le ricognizioni effettuate dal Consorzio Archeosystem56 nel 1988 hanno messo in
luce la planimetria della tomba che si presenta lunga 10,5 m., larga 1,4 m. e con
un’altezza massima di 1,50 m.
Le condizioni di conservazione appaiono del tutto mediocri, con evidenti segni di
degrado strutturale dovuti a interventi di scavi clandestini e di spoliazione in età

50
Vedi supra, pag. 7, nota 36.
51
Per un confronto con la brocchetta quasi completamente integra del contesto precedente, vedi supra,
pag. 7, nota 37.
52
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pagg. 83-84; M. BONIFAY, Etudes …, op. cit., pagg. 167-
168; la forma Hayes 61 è ampiamente documentata nell’isola: G. FALEZZA, La ceramica …, op. cit.,
pagg. 674-675, con bibliografia.
53
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pagg. 83-84; per le attestazioni in Sardegna L. SALADINO,
M. C. SOMMA, Terra sigillata africana D, in A. M. GIUNTELLA (a cura di), Cornus…, op. cit., pagg.
200-202.
54
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pag. 88; M. BONIFAY, Etudes …, op. cit., pagg. 171-172;
G. FALEZZA, La ceramica …, op. cit., pagg. 674-675, con bibliografia.
55
BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI CAGLIARI, Autografi 48 / 3056/7, c. 1r, citato in R. ZUCCA, Un con-
fronto sardo per le tombe con camera a tholos di Populonia della prima età del Ferro?, in «Studi E-
truschi», 76 (2014), pagg. 11-31, pagg. 13-14. Lo scavo fu effettuato da alcuni notabili di Sorgono in
data 3 gennaio 1844. Lo Spano ricorda ulteriori ricerche nel 1863, che portarono al rinvenimento di
una non meglio precisata «pietra missile da fionda»: G. SPANO, Scoperte archeologiche fattesi in Sar-
degna in tutto l’anno 1871 con appendice sugli oggetti sardi dell'esposizione italiana, Cagliari 1872,
pag. 48.
56
AA.VV., Progetto i nuraghi …, op. cit., I, pagg. 298-300, II.10.64.

44
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

moderna, quando numerosi blocchi furono utilizzati come riempimento del vespaio
di una casa colonica vicina: al momento della ricognizione, dell’esedra rimaneva
soltanto l’ala sinistra, realizzata con ortostati granitici di dimensioni progressiva-
mente decrescenti vero le estremità laterali. L’ingresso si presentava privo della ste-
le che, in origine, poggiava su un blocco sagomato. La camera appariva costituita
da blocchi granitici leggermente aggettanti, ben lavorati e rincalzati con zeppe,
mentre la copertura era realizzata presumibilmente con alcune lastre rinvenute nelle
vicinanze. Sul lato Ovest è stata evidenziata una parte del muro perimetrale che si
raccordava all’esedra, formando quasi un angolo retto.
Le ricognizioni hanno permesso la raccolta di una modestissima quantità di materia-
li di età imperiale, compreso tra I e IV secolo d.C., per un totale di circa cinquanta
frammenti di dimensioni ridotte, quasi completamente inediti e riconducibili a una
decina di forme totali. Oltre alla ceramica a pareti sottili, documentata da alcuni
boccalini analoghi a quelli dei contesti precedenti, è la sigillata africana che offre le
informazioni più significative: si tratta perlopiù di coppe carenate e di scodelle, tal-
volta di pregevole fattura, caratterizzate da un impasto ben depurato e da una verni-
ce spessa e perfettamente coprente. Tra le forme in sigillata A si segnalano la Hayes
8 A57 e 8 B58 e la Hayes 9 A59 e 9 B60, che offrono un arco cronologico compreso tra
la fine del I e il III secolo d.C., mentre la sigillata D è rappresentata da un frammen-
to di Hayes 58 B, 961, databile al IV secolo.
Si segnala inoltre un frammento di trulla bronzea, nota anche con la denominazione
convenzionale e forse impropria di “casseruola”, di cui si conserva soltanto la parte
superiore del manico, lievemente falcata nel punto di attacco alla vasca e con solca-
ture lungo i bordi laterali. Si tratta di un tipo di recipiente piuttosto diffuso in tutto il
mondo romano tra I e III secolo d.C., solitamente funzionale al servizio del vino,
ma che molto raramente veniva utilizzato come suppellettile funeraria, pratica ben
più frequente nelle aree meno romanizzate del Nord Europa62. Nella Sardegna cen-

57
AA.VV., Progetto i nuraghi …, op. cit., I, pag. 300, II.10.66; Atlante delle forme ceramiche ..., op.
cit., pag. 26; M. BONIFAY, Etudes …, op. cit., pagg. 154-156; la forma è ampiamente attestata nei prin-
cipali centri urbani dell’isola, ma anche nell’aree rurali dell’Oristanese e dell’interno: per tutti G. FA-
LEZZA, La ceramica …, op. cit., pagg. 669-670, con bibliografia.
58
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pag. 26; M. BONIFAY, Etudes …, op. cit., pagg. 154-156;
per la Sardegna si rimanda a P. DEFRASSU, Ceramica …, op. cit., pag. 105, con bibliografia.
59
AA.VV., Progetto i nuraghi …, op. cit., I, pag. 298, II.10.65; Atlante delle forme ceramiche ..., op.
cit., pag. 27; G. FALEZZA, La ceramica …, op. cit., pagg. 669-670, con bibliografia.
60
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pag. 27; P. DEFRASSU, Ceramica …, op. cit., pagg. 105-
106, con bibliografia.
61
Atlante delle forme ceramiche ..., op. cit., pag. 259; L. SALADINO, M. C. SOMMA, Terra sigillata …,
op. cit., pagg. 198-199, con bibliografia.
62
AA.VV., Progetto i nuraghi …, op. cit., I, pag. 300, II.10.67. Per la classificazione, la cronologia, la
provenienza e la polifunzionalità di questi manufatti si vedano i seguenti contributi, ai quali si rimanda
per la nutrita bibliografia precedente: M. BOLLA, Vasellame romano in bronzo nelle civiche raccolte
archeologiche di Milano, Milano 1994, pagg. 34-42; G. GAMBACURTA, M. BRUSTIA, Vasellame metal-
lico ed oggetti vari, in G. FOGOLARI, G. GAMBACURTA (a cura di), Materiali veneti preromani e romani
del santuario di Lagole di Calalzo al Museo di Pieve di Cadore, Roma 2001, pagg. 248, 245-261; D.
GABLER, F. REDŐ, Nuove indagini nella villa romana di San Potito (Ovindoli, AQ), in «Quaderni di

45
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

tro-orientale il reperto è documentato nella fornace di età romana nel santuario nu-
ragico di S’Arcu ‘e is Forros, a Villagrande Strisaili63, e soprattutto nel complesso
di Orulù, a Orgosolo, dove un’area cultuale nuragica ha restituito un deposito voti-
vo di epoca imperiale, composto da oltre 40 reperti bronzei, tra cui appunto 15 trul-
lae64.

Tav. 3. Tomba di Serrazzargiu.


Ceramica sigillata africana (SA); a pareti sottili (PS).

archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo», 1


(2009), pagg. 101-117, pagg. 112-114; J. JOVANOVIĆ, Roman bronze vessels from the Archaeological
Museum in Split, in «Journal of Dalmatian archaeology and history», 103 (2010), pagg. 191-232, pagg.
194-196. Per un ulteriore confronto con un contesto funerario si veda A. BRUSCHETTI, Una necropoli
romana a Rovereto, in «Annali del Museo Civico di Rovereto. Sezione: Archeologia, storia, scienze
naturali», 9 (1993), pagg. 11-35, pagg. 15-17.
63
M. A. FADDA, Villagrande Strisaili. Il villaggio santuario di S’Arcu ‘e Is Forros, Sassari 2012, pagg.
83-84.
64
A. TARAMELLI, Orgosolo (Nuoro) - Rinvenimento fortuito di un deposito votivo in località Orulù, in
«Notizie degli Scavi di Antichità», (1932), pagg. 529-536; A. BONINU, Collezione Biblioteca comunale
«Sebastiano Satta» di Nuoro, in AA.VV., Sardegna centro-orientale …, op. cit., pagg. 171-178.

46
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

5 – OSSERVAZIONI CONCLUSIVE.
L’evidenza materiale restituitaci dai siti archeologici esaminati, per quanto assolu-
tamente frammentaria, lacunosa e proveniente da unità stratigrafiche sconvolte o da
ricognizioni di superficie, permette comunque alcune considerazioni.
A un primo esame della documentazione, si nota subito l’assenza di testimonianze
di età repubblicana, come del resto anche delle precedenti fasi fenicio-punica ed el-
lenistica: per quanto non si possa escludere che le unità stratigrafiche riconducibili a
tali intervalli cronologici siano state sconvolte ab antiquo, come logica conseguenza
del riuso della sepoltura, oppure in tempi più recenti a causa degli scavi clandestini,
questo iato di diversi secoli sembrerebbe indicare il riutilizzo a partire dalla seconda
metà del I secolo d.C.: l’esiguità dei dati disponibili non permette di rilevare sensi-
bili differenze cronologiche tra i contesti della Sardegna interna e quelli delle altre
aree dell’isola che, in pochi casi, hanno restituito scarse ma tangibili testimonianze
di età repubblicana65.
In ogni caso il riutilizzo delle tombe della Sardegna interna sembra coincidere con
la fase più intensa della penetrazione romana e del fenomeno di rioccupazione e ri-
strutturazione degli altri siti e monumenti nuragici, che talvolta perdono la loro fun-
zione originaria, come ad esempio nel caso di alcuni nuraghi, oppure la conservano,
come accade appunto per le tombe di giganti66.
Le informazioni sui territori di Triei, Villagrande Strisaili e Sorgono, coerentemente
alla regione di appartenenza, gravitante intorno al massiccio montuoso del Gennar-
gentu, suggeriscono una presenza romana ben più capillare soprattutto a partire
dall’età giulio-claudia, quando la Sardegna interna venne coinvolta in un imponente
progetto di pianificazione territoriale, finalizzato alla stabilizzazione della regione e
a favorire un’economia principalmente agro-pastorale, integrata con un’intensa atti-
vità commerciale. Come già ricordato, in tale areale si assiste al proliferare di mo-
desti insediamenti a chiara vocazione rurale, talvolta genericamente interpretati co-

65
Si vedano per esempio la tomba di Bruncu Espis di Arbus o quella di Tanca ‘e Suei di Norbello: C.
PUXEDDU, La romanizzazione, in AA.VV., La Diocesi di Ales-Usellus-Terralba. Aspetti e valori, Ca-
gliari 1975, pag. 189; G. LILLIU, Sopravvivenze …, op. cit., pagg. 437-438, con bibliografia; A. USAI,
Scavi nelle tombe di giganti di Tanca ‘e Suei e di Tanca ‘e Perdu Cossu (Norbello, OR), in «Quaderni
della Soprintendenza Archeologica delle Province di Cagliari e Oristano», 15 (1998), pagg. 122-149,
pag. 130. Materiali di IV-III secolo a.C. furono rinvenuti nella ormai non più rintracciabile tomba di
Noddule, tra Nuoro e Orune: E. CASTALDI, Nuove osservazioni sulle “tombe di giganti”, in «Bullettino
di paletnologia italiana», 77 (1968), pagg. 7-91, pag. 79. Meno sicura è la segnalazione generica di
ceramica a vernice nera nella sepoltura di S’Altare de su Scudu di Samugheo: E. PAIS, Il ripostiglio di
bronzi di Abini presso Teti, in «Bullettino Archeologico Sardo», 1 (1884), pagg. 161-181, pag. 181.
66
A. MASTINO, P. RUGGERI, La romanizzazione …, op. cit., pagg. 161-162; E. TRUDU, Daedaleia…,
op. cit., pagg. 391-405; A. IBBA, Processi di “romanizzazione” …, op. cit., pag. 48; C. FARRE, Alcune
considerazioni …, op. cit., pag. 99. Non mancano ad esempio i nuraghi utilizzati anche come semplici
depositi di derrate: G. LILLIU, Sopravvivenze …, op. cit., pagg. 424-430; è il caso di Bau Nuraxi di
Triei, prossimo alla tomba di Osono, ristrutturato in età romana e trasformato sostanzialmente in un
magazzino: M. SANGES Nuraghe “Bau Nuraxi” …, op. cit., pagg. 169-170.

47
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

me vici, pagi, mansiones, horrea67: i frequenti rinvenimenti di materiali ceramici,


perlopiù contenitori da trasporto e vasellame domestico, anche in aree morfologi-
camente meno adatte all’attività agricola, ne documentano l’inserimento in un arti-
colato sistema territoriale in cui le principali direttrici viarie e la fitta di rete di de-
verticula e strade secondarie rivestivano un ruolo fondamentale pure nella circola-
zione dei beni d’importazione68.
La riorganizzazione del territorio, conseguita anche attraverso concessioni di por-
zioni di ager publicus, è forse desumibile dalla stessa toponomastica, che talvolta
richiama elementi onomastici latini riconducibili ad antichi proprietari di praedia69,
e trova conferma nella documentazione epigrafica della Sardegna centro-orientale:
proprio l’Ogliastra e il vicino comprensorio di Sorgono hanno restituito alcuni di-
plomi militari databili tra il principato di Tito e quello di Adriano e che conservano
il ricordo di assegnazioni di terre ai veterani congedati, divenuti ormai cives romani,
testimoniando una precisa strategia finalizzata alla valorizzazione di regioni tradi-
zionalmente spopolate e poco urbanizzate70.
Il coinvolgimento di nuovi protagonisti di cultura romana nel riassetto del territorio
ci offre un quadro ben più composito sulle dinamiche acculturative della Sardegna
interna: ergere la vitalità delle tombe di giganti, al pari delle altre strutture megaliti-
che di età nuragica, ad emblema di una società ancorata alla tradizione precedente è
poco opportuno e anacronistico, anche perché si tratta di un fenomeno diffuso, con
le stesse modalità, pure in areali considerati tradizionalmente ben più romanizzati,
come ad esempio l’Alto Oristanese71. Allo stesso modo in Ogliastra e nelle Barba-

67
A. MASTINO, P. RUGGERI, La romanizzazione …, op. cit., pag. 155; A. IBBA, Processi di “romaniz-
zazione” …, op. cit., pag. 136; E. TRUDU, Vici, pagi, agglomérations secondaires. Insediamenti e abi-
tati di epoca romana nella Sardegna centro-orientale, in «ArcheoArte», 3 (2014), pagg. 105-125
(http://ojs.unica.it/index.php/archeoarte/article /view/801); C. FARRE, Alcune considerazioni …, op.
cit., pagg. 96-98; P. ZUCCA, La romanizzazione della pianura e dei Supramonti di Baunei, Talana, Ur-
zulei e Dorgali, in «Sardegna mediterranea», 42 (2016), pagg. 65-73.
68
Oltre ai resti di strutture si vedano ad esempio i frequenti ritrovamenti di macine, anforacei e dolia
nell’Ogliastra interna e nella regione limitrofa: AA.VV., Rilevazione parziale …, op. cit., pagg. 740,
742, 748-749, 753, 755-756, 758; R. J. ROWLAND JR., The Archaeology ..., op. cit., pagg. 837-850; A-
A.VV., Progetto i nuraghi … op. cit., II, pagg. 124-128; A. MASTINO, P. RUGGERI, La romanizzazio-
ne …, op. cit., pagg. 160-161.
69
G. PAULIS, I nomi di luogo della Sardegna, Sassari 1987, pagg. XXVII-XXXIX; M. PITTAU, Lati-
fondisti coloni liberti e schiavi romani in Sardegna e in Barbagia. Le prove linguistiche, in «Quaderni
Bolotanesi», 19 (1993), pagg. 209-250; R. J. ROWLAND JR., The Periphery in the Center. Sardinia in
the ancient and medieval worlds, Oxford 2001, pagg. 188-190; L. GUIDO, Romania vs Barbaria …, op.
cit., 226-272, 350-375. Per l’Ogliastra si veda inoltre A. FARINA, La centuriazione romana in Oglia-
stra, in «Sardegna Mediterranea», 19 (2006), pagg. 59-68.
70
Per tutti C. FARRE, Geografia epigrafica …, op. cit., pagg. 5-13, 114-117, 155-157, con bibliografia
precedente. Non a caso la quasi totalità dei diplomi rinvenuti in Sardegna proviene proprio dalle aree
extra-urbane dell’interno: per questi aspetti si veda anche A. IBBA, Il diploma di Posada: spunti di ri-
flessione sulla Sardinia all’alba del II secolo d.C., in «Epigraphica» 76 (2014), pagg. 209-229, pagg.
224-225.
71
Oltre ai sopracitati contesti di Arbus e Norbello si vedano alcune tombe di Bonarcado, Suni, Tinnura
e soprattutto Abbasanta, con almeno 5 sepolture riutilizzate in età romana: R. J. ROWLAND JR., The Ar-
chaeology ..., op. cit., pagg. 825-826, con bibliografia precedente. Si aggiungano le recenti acquisizio-

48
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

gie non mancano contesti funerari di età e cultura propriamente romane, come ad
esempio necropoli ad incinerazione72, semplici tombe a fossa, a cassone o a cappuc-
cina73, perfino sepolture ad enchytrismos74, in gran parte databili tra I e II secolo d.C.
e dunque coeve ai materiali romani più antichi recuperati nelle tombe di giganti in-
dagate. Si aggiungano infine alcune iscrizioni funerarie che talvolta conservano e-
lementi onomastici riconducibili al sostrato encorico, confermando la volontà delle
popolazioni indigene di adeguarsi a nuovi modelli di cultura latina75.
Come già ricordato, colpisce la straordinaria coerenza tra i corredi rinvenuti nelle
tombe di giganti indagate e quelli degli altri contesti funerari della Sardegna romana
e in particolari di aree caratterizzate da dinamiche acculturative apparentemente più
precoci e marcate. Accanto al vasellame domestico che molto spesso offre cronolo-
gie poco precise, si affiancano materiali di produzione locale, come i tipici boccali-
ni a pareti sottili o le ceramiche a vernice nera dalla caratteristica pasta grigia, e di
importazione, in particolare sigillata di provenienza africana, talvolta di qualità ec-
cellente come negli esempi di Sorgono e Triei.
I corredi analizzati, inquadrabili cronologicamente tra il I e IV-V secolo d.C., tro-
vano quindi confronti stringenti con quelli coevi della aree urbane e suburbane ben
più popolate, relativi alle sepolture più semplici e sostanzialmente peculiari delle

ni da Sos Falosos di Paulilatino: G. MAISOLA, Ricerche di archeologia dei paesaggi nell’alto Orista-
nese, Tesi di dottorato in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo, curriculum archeologico,
XXIV Ciclo, Dipartimento di Storia, Università degli Studi di Sassari, Anno Accademico 2011-2012,
pagg. 129, 556. Materiali di II-III secolo d.C. sono stati rinvenuti anche nella tomba di Su Monte de
s’Ape nell’agro di Olbia: E. CASTALDI, Nuove osservazioni …, op. cit., pagg. 58, 76. Non sembra inve-
ce pertinente a un riuso un frammento di ceramica romana rinvenuto nella tomba Arrubiu di Orroli:
AA.VV., La Tomba di Giganti del nuraghe Arrubiu di Orroli (CA), o “La Tomba della Spada”, in
«Rivista di Scienze Preistoriche», 55 (2015), pagg. 87-116, pagg. 95, 113.
72
Si vedano ad esempio i rinvenimenti di Austis e di Neoneli: R. Zucca, Neoneli – Leunelli. Dalla ci-
vica Barbariae all’età contemporanea, Bolotana 2003, pagg. 32-36, 44-45.
73
Nell’Ogliastra interna sepolture generiche sono documentate a Osini e Ilbono: G. SPANO, Scoperte
archeologiche fattesi in Sardegna in tutto l’anno 1875, Cagliari 1875, pag. 39; AA.VV., Progetto i nu-
raghi … op. cit., I, pag. 232, I.8.24; in Barbagia si vedano per esempio i casi di Orgosolo e Meana
Sardo: A. DELLA MARMORA, Itinéraire de l’ile de Sardaigne, Torino 1860, pag. 170; MINISTERO DEL-
LA PUBBLICA ISTRUZIONE (a cura di), Elenco degli Edifici Monumentali, Provincia di Cagliari, Roma
1922, pag. 133. Un nutrito numero di tombe a cassone è stato rinvenuto in territorio di Ortueri: L.
PUDDU, Ritrovamenti …, op. cit. pagg. 2363-2364.
74
Una sepoltura in ziro, presumibilmente di II secolo d.C. fu rinvenuta a Sorgono: G.MAETZKE, Flori-
nas (Sassari) - Necropoli a enkytrismos in località Cantaru Ena, in «Notizie degli Scavi di Antichità»,
(1964), pagg. 280-314, pag. 312; nella Sardegna centro-orientale si hanno ulteriori segnalazioni a Gal-
tellì e Tertenia: G. LILLIU, Notiziario archeologico (1947), in «Studi Sardi», 8 (1948), pagg. 412-431,
pag. 428; V. M. CANNAS, I nuraghi Aleri e Nastasi e le nuove scoperte archeologiche nel territorio di
Tertenia, Cagliari 1972, pag. 54. Per una recente disamina si rimanda a E. CRUCCAS, Locus mortis.
Spazio dei vivi e spazio dei morti tra sepolture e ritualità nella Sardegna romana, in R. CARBONI, C.
PILO, E. CRUCCAS, Res Sacrae: note su alcuni aspetti cultuali della Sardegna romana, Cagliari 2012,
pagg. 85-90.
75
Un catalogo aggiornato è offerto da C. FARRE, Geografia epigrafica …, op. cit., con bibliografia
precedente. Per un ulteriore epitafio, rinvenuto presso il nuraghe Is Baresus di Tertenia, si veda V. M.
CANNAS, F. PILI, Nuova iscrizione funeraria scoperta nei pressi di Tertenia. Un ciottolo fluviale con
epitaffio latino, in «Speleologia sarda», 45 (1983), pagg. 5-10.

49
CLAUDIO FARRE, Il riutilizzo di tombe di giganti in età romana

genti di modesta estrazione sociale, anche se la presenza di ceramica fine da mensa


importata, pur non essendo propriamente un “bene di lusso” esclusivo, suggerisce
una minima ma comunque tangibile fonte di reddito del defunto, tale da potersi
permettere del vasellame di qualità oggettivamente migliore. Proprio i materiali di
produzione extra-insulare implicano l’inserimento degli agglomerati dell’entroterra
in un complesso sistema di rapporti economici e culturali e la persistenza dei quadri
commerciali del periodo repubblicano ancora in età imperiale e tardo-antica, con gli
insediamenti costieri dell’Ogliastra e in generale del versante orientale particolar-
mente attivi nello smistamento delle merci importate76.
In conclusione, il fenomeno del riutilizzo delle tombe di giganti non va considerato
come una mera sopravvivenza o un relitto culturale della civiltà nuragica, né tanto-
meno come l’esempio di una società chiusa ai nuovi modelli romano-italici, quanto
piuttosto come una delle diverse manifestazioni della progressiva stratificazione
culturale della regione, con Sardi di condizione sociale modesta, stanziati in agglo-
merati di piccole dimensioni, che seppellivano i loro defunti anche in monumenti
funerari ben più antichi, necessariamente ancora percepiti come tali, accompagnan-
doli con corredi composti da oggetti legati alla quotidianità e di inequivocabile pro-
duzione romana.
Pur con la dovuta prudenza che lo stato ancora assolutamente parziale di questa ri-
cerca ci impone, si può dunque affermare che le sepolture in tombe dei giganti co-
stituiscono una delle manifestazioni della cosiddetta “morte povera” della Sardegna
romana e in particolare dei contesti extra-urbani77.
L’auspicio è che il proseguo della ricerca archeologica e l’incremento dei contesti
indagati possano contribuire ad arricchire il quadro delle nostre conoscenze sulle
dinamiche di romanizzazione della Barbaria sarda e in particolare sull’evoluzione
diacronica della presenza romana nella Sardegna interna e sulle modalità con cui il
mondo latino si affiancò e sovrappose progressivamente al sostrato paleosardo dan-
do vita, attraverso proficue interazioni, a una cultura provinciale del tutto originale.

76
R. ZUCCA, Osservazioni sulla romanizzazione dell’Ogliastra, in «Studi Ogliastrini», 2 (1987), pagg.
23-36, pag. 26; A. MASTINO, P. RUGGERI, La romanizzazione …, op. cit., pag. 155; C. FARRE, Alcune
considerazioni …, op. cit., pag. 99; per la ceramica d’importazione, specialmente africana, e per la sua
ampia diffusione nella sardegna centro-orientale, si veda R. ZUCCA, Africa romana e Sardegna romana
alla luce di recenti studi archeologici, in «Archivio Storico Sardo», 38 (1995), pagg. 83-102, pagg.
89-93, 101; A. MASTINO, P. G. SPANU, R. ZUCCA, Mare Sardum. Merci, mercati e scambi marittimi
della Sardegna antica, Roma 2005, pagg. 237-240, con riferimento ai numerosi relitti di età repubbli-
cana e imperiale segnalati lungo la costa tirrenica dell’isola.
77
Per tale definizione si veda R. SIRIGU, Un percorso…, op. cit., pagg. 107-150.

50