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UMBERTO POSTIGLIONE

SCRITTI SOCIALI

COLLANA
“ V. VALLERÀ „
PISTOIA

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Stampato con i tipi della « Edigraf »
Via Alfonzetti 90 - Tel. 226.331 - Catania
Settembre 1972
Umberto Postiglione (Raiano, 25 aprile 1893 - S. Demetrio, 28
marzo 1924).
PR ESEN TAZIO N E

Quando Umberto Postiglione dalla natia Raiano (L’A­


quila) — vi era nato il 25 aprile 1893 — sbarcò in Ame­
rica, aveva 17 anni ed un diplom a di ragioniere conse­
guito presso l’Istituto Tecnico di Aquila, m a so p rattu tto
possedeva una carica di vitalità che, nel suo decennale
soggiorno americano, avrebbe messo al servizio dei lavo­
ratori tutti, particolarm ente di quelli em igrati, p er m odi­
ficare, meglio, per sovvertire il sistem a d ’ingiustizia, di
sfruttam ento e d ’ignoranza cui erano costretti.
Egli, quando scelse la via dell’emigrazione, non fu
certam ente mosso dall’idea di « far fortuna » nella terra
prom essa del dollaro, ma volle appagare la sua sete in­
saziata di conoscenze, a contatto con un am biente diver­
so da quello dove aveva sino ad allora vissuto, convinto
anche che l’esercizio della professione di ragioniere lo
avrebbe costretto ad una m onotona routine, avulsa dalla
vita reale e pulsante dei suoi simili, e lo avrebbe rele­
gato, forse per sempre, nel mondo delle mezzemaniche,
nell’am biente provinciale e rarefatto della piccola bor­
ghesia.
E se è vero che a Chicago — dove giunse il 20 otto­
bre 1910 — accettò come prim o impiego quello presso
una banca, è altrettanto vero che ben presto lo abban­
donò per dedicarsi alle occupazioni più disparate e pe­
santi (manovale, commesso, etc.), occupazioni che lo co-

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strinsero sì a sforzi, sacrifici, privazioni, rinunzie, ma
che tuttavia lo m isero a contatto con i bisogni, le tribo­
lazioni, la m iseria degli em igrati e consentirono al suo
travaglio interiore ed alla sua ansia di giustizia sociale
di trovare uno scopo all’esistenza e m ateria e contenuti
p er la sua m aturazione intellettuale.
A Chicago alloggiò presso un parente, un certo E ttore
Boverini (già « infarinato » d’idee socialiste) ed ebbe mo­
do di conoscere il professor Giuseppe Bertelli, proprie­
tario della casa del parente ed abitante egli stesso al
secondo piano dello stabile. Il Bertelli era socialista e,
per la sua parola facile ed avvincente, teneva spesso delle
conferenze, alle quali il Postiglione accorse p er ascoltare
prim a, e poi per prendere la parola in contrasto colle
idee socialriform iste espresse dall’oratore, spesso m etten­
dolo « in imbarazzo » di fronte all’uditorio. Questi inter­
venti contestatori, brevi ma precisi, furono i prim i passi
del giovanissimo Postiglione sulla via della propaganda
più attiva e più m atu ra dell'ideale anarchico.
Di questo ideale egli aveva fatto la scelta allorché
aveva preso a frequentare uno dei due circoli « sovver­
sivi » (esistenti allora a Chicago e istituiti e frequentati
da em igrati italiani), precisam ente quello anarchico, del
quale facevano parte m olti suoi compaesani abruzzesi.
L'incontro con uno di essi — Alfonso Rossi — fu deci­
sivo per la formazione e m aturazione del Postiglione ed
altrettan to lo fu la frequenza di quel circolo e la cono­
scenza di anarchici, come Raffaele De Rango, Cimini e
tanti altri di cui mi sfuggono i nom i; infatti, le discus­
sioni ed i dibattiti con i compagni-avversari dell’altro
circolo, quello socialista, le letture di testi sociologici ed
anarchici, nonché i contatti quotidiani con le m iserie dei
suoi compagni lavoratori, consentirono al Postiglione, en­
trato nel diciottesim o anno di età, d ’iniziare la sua opera

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di propagandista dell’ideale anarchico, oltre che con lo
scritto, anche e so p rattu tto con la p aro la: una parola
franca e pacata che riusciva a penetrare neH’anim o della
gente umile, assetata di idee nuove di libertà e di reden­
zione.
In tu tti i campi m inerari deH’Illinois, del Wisconsin
é dello Jowa, ovunque esisteva un gruppo di m inatori
italiani, egli si recò p er « p o rtare » la sua parola appas­
sionata, facile e chiara di emancipazione sociale. T ra gli
altri, am o riportare un episodio, raccontatom i da un
vecchio m inatore dello Jowa, perché è esemplificativo
dell’attrazione che suscitavano le sue « conferenze » pres­
so i lavoratori delle miniere. Il gruppo locale di Center-
ville, d ’accordo con altri gruppi di zone m inerarie vici­
niori, decise di chiam are un oratore per tenere un giro
di « conferenze », e la scelta cadde su Um berto Posti­
glione, di cui si conoscevano gli scritti soltanto. Quando
si videro davanti un ragazzino m acilento e vestito alla
buona, ritennero di aver commesso un grave errore e
paventarono un sicuro insuccesso. D’altronde non si po­
teva più tornare sulle decisioni, giacché era stata impe­
gnata la sala in cui doveva tenersi la conferenza ed erano
stati già distribuiti i m anifestini che annunciavano la
data, l’ora ed il luogo del dibattito. Uno dei compagni
organizzatori della « conferenza » presentò Postiglione
brevem ente e con circospezione all’uditorio che gremiva
la sala e lasciò il posto al giovane oratore... Questi ini­
ziò il suo dire con pacatezza e, a m ano a m ano che si
andò inoltrando nel vivo del discorso, attrasse prim a
il pubblico con l’argomentazione convincente e penetran­
te e poi lo conquistò, facendolo vibrare all’unisono, quan­
do la sua parola prese i toni vibranti e toccò i punti
salienti e scottanti della questione sociale, ed, infine, lo
« elettrizzò », giacché alla salva di applausi che coronò

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il suo dire, seguì l’apoteosi, perché m olti dei m inatori
invasero il piccolo palco e lo portarono « in trionfo » in
giro per tu tta la sala.
E queste scene di entusiasm o collettivo si rinnova­
rono in quasi tu tti i campi m inerari in cui il Postiglione
portò la sua parola semplice, franca, amica, una parola
che sgorgava dal cuore di uno che aveva conosciuto, per
averle vissute, le sofferenze degli em igranti e che era inti­
m am ente convinto che lo sfruttam ento e le ingiustizie
potevano aver term ine solo quando i lavoratori avreb­
bero preso coscienza della loro forza e questa forza
avrebbero im piegato per abbattere il sistem a capitali­
stico.
* * *

Postiglione tenne comizi in quasi tu tti gli S tati ame­


ricani — dalla Pennsylvania all’Ohio, dal W isconsin alla
California, al New England, etc. — viaggiando, a tappe,
su treni merci e su mezzi di fo rtu n a; si b atté in difesa
di E ttore e Giovannitti, im putati innocenti, di cui chiese
la liberazione; parlò in favore degli scioperanti e contro
le ingiustizie del padronato ; senza tralasciare la sua
collaborazione a Cronaca Sovversiva, l ’ebdom adario di
propaganda anarchica rivoluzionaria di B arre Vermont-
Lynn Mass, diretto da Luigi Galleani, e facendo i più di­
sparati lavori per il suo tozzo di pane quotidiano.
Nel 1915, a Chicago, insieme ad altri giovani com­
pagni, diede inizio alla pubblicazione de L’Allarme, un
giornale di propaganda spicciola dedicato alle lotte ope­
raie ed alla divulgazione dell’ideale anarchico in form a
semplice e persuasiva. A questo giornale, Postiglione non
fece m ancare il contributo della sua intelligenza con
scritti di particolare incisività e perspicacia: tra i tanti,
si ricorda il suo articolo « Madre ritorneremo » col quale

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rispondeva all’appello rivolto agli em igrati italiani di ri­
to rn are in p atria per com battere il nemico austriaco. A
com plem ento dello scritto di Galleani, apparso su Cro­
naca Sovversiva, dal titolo « Figli non ritornate ! » — che
tra tta v a lo stesso argom ento — Postiglione sosteneva che
se u n ritorno ci doveva essere nella p atria italiana, non
era p e r com battere contro i frateli lavoratori austriaci,
bensì per fare la rivoluzione em ancipatrice dell’um anità.
Nella prim avera del 1916, scoppiato lo sciopero dei
m inatori del bacino dell’antracite della Pennsylvania
orientale, Luigi Galleani dovette lasciare la redazione del­
la Cronaca per accorrere fra quei lavoratori, e Postiglio­
ne fu invitato come sostituto redattore del giornale a
B arre Vermont. Durante questo incarico, che si p ro tras­
se più del previsto — per quasi tu tto l’anno — perché
Galleani ed altri anarchici e scioperanti furono arrestati,
Postiglione collaborò m etodicam ente e con consistenti e
num erosi articoli alla Cronaca, scrivendo non solo i « fon­
di », m a due o più « pezzi », a seconda delle necessità,
tu tte le settim ane e servendosi di diversi pseudonim i.
Nel 1917 il governo degli Stati Uniti impose agli stra­
nieri in età m ilitare l’obbligo della « registrazione » e
Postiglione — così come la maggioranza degli anarchici
italiani — rifiutò di sottoporsi a quest’obbligo, esponen­
dosi così alla condanna ad un anno di carcere, seguita
dalla registrazione d ’ufficio e quindi dalla deportazione
al paese d ’origine. Postiglione, che aveva scritto tan ti ar­
ticoli ed aveva tenuto tante conferenze contro il m ilita­
rism o e contro la guerra, era tenuto d ’occhio e prim a
o poi avrebbe subito i rigori della drastica legge ame­
ricana, se, su sollecitazione dei compagni anziani, non
avesse im boccato la via dell’esilio.
Varcò così la frontiera messicana e peregrinò per
due anni in quasi tu tti gli S tati deH’America centrale e

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del Sud : dal Perù alla Bolivia, dal Paraguai all’Uruguai,
dalla Columbia al Brasile, all’Ecuador, da Panam a al­
l’Argentina, facendo i più disparati mestieri e tenendo,
finanche, un corso di lingua inglese ed italiana ed inse­
gnando lingua italiana nell'Università di San Jose di Co­
starica.
Dall’Argentina — erano così trascorsi quasi dieci an­
ni dalla sua partenza per le Americhe — Postiglione fece
ritorno in Italia, deperito nel fisico per le febbri m a­
lariche contratte in America del Sud, m a con un baga­
glio di esperienze e di lotte, con una profonda convin­
zione p er l’ideale anarchico che non abbandonerà mai
più, fino alla m orte, avvenuta il 28 marzo 1924 a San
Demetrio nei Vestini (L’Aquila).
* * *

L’ultim o periodo della sua breve esistenza in Italia


(dal 1920 al 1924), Postiglione lo dedicò aH’insegnam ento,
facendosi prom otore di una scuola libera ad Avezzano,
di una scuola privata g ratu ita a Raiano e di una « Casa
del Popolo » che — secondo i suoi intenti — doveva
essere « il centro di un vasto ed intenso movimento per
l ’elevazione m orale e intellettuale del lavoratore », « una
officina per lo sviluppo d ’ignorate energie capaci di apri­
re vie nuove », « un vivaio in cui an d rà m aturandosi,
giorno per giorno, la gente nuova, quella capace di vi­
vere senza frusta né briglia, senza catene, né pastoie, né
basto », « un focolare di idee, sem pre acceso, atto rn o al
quale noi ci sentirem o più uniti, come fratelli, come una
sola famiglia ».
* * *

Ripubblicando alcuni degli scritti di U m berto Posti­


glione ho voluto ricordare a quanti lo conobbero e ne

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am m irarono le doti d ’intelligenza, di um anità e di altrui­
smo la statu ra m orale di un m ilitante anarchico che,
se pur passato come una m eteora in un arco di vita tanto
breve, ha lasciato una messe d ’insegnam ento indelebile
come divulgatore dell’ideale anarchico, nelle lotte contro
il m ilitarism o, contro lo sfruttam ento, contro l’autorità,
per la pace universale fondata sull’uguaglianza e sulla
giustizia sociale, per la rivoluzione ; ed ho voluto, soprat­
tutto, far conoscere ai giovani una forte tem pra di com­
b attente per l’idea di emancipazione dell’um anità.
Umberto Postiglione, p er la naturale sim patia che
scaturiva dalla sua persona e dalla sua parola, p er la
bontà d ’animo che si estrinsecava in aiuti e consigli ai
bisognosi, per la m odestia e sem plicità che faceva trova­
re a suo agio gli umili che lo avvicinavano, p er la pa­
zienza innata che lo portava a chiarire, a discutere, a
far parlare i restii ed i tim idi, possedeva autentiche qua­
lità di educatore e queste egli donò a piene m ani nella
sua opera di divulgatore dell'ideale di um ana redenzione
e nella istituzione di scuole libere e gratuite che, se non
ebbero lunga durata, tu ttav ia lasciarono delle orm e pro­
fonde.
Postiglione, in breve, era un « m aestro », n atural­
mente, senza sforzo e senza titoli accademici (che p u r
conseguì tra il 1921 ed il 1923) perché le sue forze m orali
e le sue energie intellettuali erano determ inate da un pre­
ciso scopo, quello della emancipazione um ana. Egli così
si espresse in un Congresso m agistrale avente per tema
« L'autoeducazione del m aestro » (novembre del 1923):
« ... il pensiero è fiacco e sterile, se non è volontà, senti­
mento, fede; perché, dove faccia difetto l’amore, l'unica
cosa che possa dar valore e significato alla dottrina,
energia e tempra ai propositi, chiarezza alla mente, luce
allo spirito, perché, ove faccia difetto l'amore, la cultu­

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ra è un orpello, corredo di nozze che si tarla nel fondo
di una cassa; perché, infine, quando manca il calore, la
fiamma viva della spontaneità consapevole, noi non pro­
duciamo né scienza, né istruzione, né cultura, né per noi,
né per gli altri »... « L'arte dell'imparare si apprende co­
me ogni altra, facendo, lavorando »... « Quando dentro
c’è l’aculeo che preme e punge, quando c’è la fiamma,
quando dentro c’è il calore, c’è tutto. Esso stesso troverà
la sua via, la via al suo potenziamento, della sua pra­
tica realizzazione... ».
Ma Postiglione fu anche poeta, poeta dialettale per
avvicinarsi di più al popolo del suo Abruzzo, scrisse dei
dram m i, tra i quali amo ricordare « Come i falchi », re­
citato tante volte da tu tte le filodram m atiche degli Stati
Uniti, e si dedicò alla compilazione di un « sussidiario »
per le scuole elem entari, im prontato ad una didattica
nuova per quei tempi : opere tu tte rivolte ad insegnare
agli umili il vangelo della redenzione umana.
* * *

Mi resta, infine, da dire brevem ente sul criterio adot­


tato nella scelta degli scritti di Postiglione, i quali, ovvia­
mente, risentono — p er lo stile vigoroso ed altisonante
— dell’epoca in cui furono com posti, quando Galleani
im pregnava di sé tu tta la pubblicistica anarchica italia­
na d ’America. E dirò che ho cercato — nei lim iti con­
sentiti dai temi più disparati tra tta ti in diversi anni
dall’autore — di scegliere quelli che meglio focalizzas­
sero i problem i del periodo 1912-1916, dando per scon­
tate alcune ripetizioni, inevitabili per chi scriveva nel
fuoco vivo della m ischia e che era solo consapevole che
battendo sullo stesso chiodo si potevano ottenere dei
risultati.
Sono stati tralasciati quegli articoli che avevano af-

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ferenza con avvenimenti strettam ente locali e che avreb­
bero avuto bisogno di delucidazioni e di note p er la loro
com prensione esatta.
Mi auguro che la scelta da me operata possa ser­
vire a far conoscere un m ilitante anarchico di altri tem pi
ai giovani di oggi, per convincerli che la n o stra causa ha
bisogno di uom ini come Um berto Postiglione.
V e n a n z io V allerà

N. B. - Umberto Postiglione usava vari pseudonimi, quali: E1 giovin,


Hobo, Corfinio, Nando, Free-Lancer, L’Agitatore, Blankett-
StifF, etc.

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PER L’ANARCHISMO
LA TERZA INTERNAZIONALE

Q uei che s’asp e tta n o u n articolo apologetico della


P asq u a dei la v o ra to ri e d ella concordia o p eraia, in
occasione del prim o m aggio, si disilludano.
T u ttav ia q u este m ie considerazioni non sono né
fu o ri tem po, né fu o ri luogo.
È più s a lu ta re e fecondo — ed an ch e p iù soddi­
sfacen te — u rla re l’e re sia n e ll’o ra stessa in cui i fa ­
n a tic i si p ro stran o d in n a n zi al feticcio, si arro v ellan o
n e ll’adorazione cieca del dogm a.

* * *

A Z im m erw ald — u n a p itto resca c itta d in a situ a ta


ai piedi della J u n fr a u — n el settem b re dello scorso
a n n o u n nucleo di socialisti dei p aesi n e u tri e b ellige­
ra n ti, datosi convegno p e r u n ’in te sa che chiam asse il
p ro letaria to ad u n a com une azione p e r la pace, affac­
ciò la pro p o sta p e r la costituzione della Terza Inter­
nazionale operaia.
U n a in iziativ a ed u n a p ro p o sta che n o n potevano
n on ric h ia m a re l’atten zio n e degli an arch ici. I q u ali
— scolte vigili e p ro n te in q u e st’o ra n e r a e p u ran co
decisiva p e r i fu tu ri d estin i del p ro le ta ria to — la n c ia ­
rono il prim o grido d ’allarm e: «Accorti ai m ali passi!».
P erché rin c a n a la re nelle vecchie care g g iate del
socialism o giallo, il m ovim ento operaio in tern azio n ale

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— che n e fu b ru scam e n te sb alzato fu o ri d a i su ssu lti
im petuosi del terre m o to che d a d u e a n n i d e v a sta l’E u­
ro p a — è p e r gli an a rc h ic i u n tonfo a pié p ari, e le­
gati, n el precipizio, n ella ru m a, n e lla m orte. F ra a n a r ­
chici e socialisti, dovunque, m a specialm en te in Ita ­
lia, si son riaccese le vecchie polem iche d alle q u ali
gli ultim i, i socialisti, cercan o di rip a ra rs i sotto il co­
m odo om brellone dell’ o ra che volge, co n sig liera di
pace e di concordia f r a le fazioni d ’a v an g u a rd ia.
E com e in ogni co n tesa e in ogni d ib a ttito vi sono,
accan to agli sp iriti p iù accesi e p iù decisi quelli re ­
m issivi e conciliativi, così f r a gli a n arc h ici d ’Italia
v ’è chi — conquiso d a q u alch e fra se riv o lu zio n aria
dell’ordine del giorno in cui si risolse il convegno di
Z im m erw ald — am m ette le b u o n e in ten zio n i ed i p ro ­
positi espressi d ai socialisti dell’A von ti/ e d ai « ge-
nossen » del kaiser, ed alla T erza In te m a z io n a le So­
cialista concede la benevola asp ettativ a.
Noi no.
V ’è chi v a più in là, e con « S o u v arin e » dell’A v­
v en ire Anarchico di Pisa, b u ssa alle p o rte del socia­
lism o a m en d icarv i l’o sp ita lità n o n offerta.
E prega: « Che l’In te m a z io n a le sia a p e rta a tu tte
le scuole ed a tu tte le tendenze; che essa sia final­
m en te re s titu ita a tu tti gli operai, a tu tti i rivoluzio­
n a ri, p erch é essa n o n è p ro p rie tà esclusiva di n essu n
p artito , m a è p ro p rie tà di tutti; che sia re s a giu stizia
e rip a ra z io n e agli a n arc h ici m essi alla p o rta vio len te­
m ente.
« Che i ric o stru tto ri dell’In te m a z io n a le — che a b i­
ta n o all’Avanti! — a p ra n o le p o rte a tu tti gli in te r­
nazionalisti. Solo a q u esti p a tti d isarm erem o ».
N oi no. N on co m prerem o il b iglietto d ’ingresso
a lla n u o v a g io stra in te m a z io n a le di T u ra ti e di Mor-

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gari, di V andervelde, di Sudekum , di Liegen. Non di­
sarm ere m o a n essu n p a tto co n tro gli in trig h i e le
insidie del socialism o a sc a rta m e n to ridotto.
Noi com batterem o l’In te m a z io n a le « m ad e in G er-
m a n y ».
E perché n on ci si fra in te n d a a b ella p o sta e p e r­
ché non s’a b b ia il p retesto alle in sin u azio n i m aligne,
ed innocue del resto, direm o che p a rla n d o di In te r­
n azio n ale « m ade in G erm an y » n o n ci m uove u n o
spirito anti-tedesco, che in n o i n o n è p erch é l’odio
contro G uglieìm one ed i suoi satelliti n o n ci acceca
né riesce ad a v v en tarci addosso a lla G erm an ia del
popolo.
A ppiccichiam o q u e st’e tic h e tta alla p acco ttig lia che
si v o rrebbe f a r p a ssa re di co n tra b b an d o e v en d ere
p e r oro colato, perch é la si m e tta in q u a ra n te n a ; con­
v in ti com e siam o che la p ro g e tta ta in te m a z io n a le so­
cialista sarà, dopo la g u e rra , m a n ip o la ta e p la sm a ta
dagli om enoni del socialism o im p erialista e kaiseriz-
zato ad im m agine e som iglianza della d e fu n ta su a so­
re lla stra , figlia sp u ria e b a s ta rd a della coppia M arx-
Engels, e d ella loro c a p a rb ie tà e del loro settarism o
v ittim a p re m a tu ra .
Illudersi in questo caso è bam binesco. T utto fa
p rev ed e re che p a s s a ta la b u rra s c a to rn e rà com e sem ­
p re il sereno: i governi dei p a rtiti socialisti concede­
ra n n o l’am n istia a quei su d d iti che d ise rta ro n o le file
in occasione della g u erra; così com e il p a trio governo
d ’Ita lia concederà l’a m n istia a i re n ite n ti ed ai d iser­
to ri della su a g u erra, a n n u llan d o le sterili m inaccie
d ’oggi.
Vi m erav ig liereste se dom ani, a p ace conclusa
f r a governi, m olti degli ex-socialisti e sin d acalisti oggi
officianti nei g ab in etti, nei m in isteri e nelle reg ie c a n ­

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cellerie, to rn assero dopo a v e r recitato il m e a cu lp a
ai com pagni com m ossi, a cap eg g iare le com m issioni
esecutive dei p a rtiti socialisti e delle un io ni sindacali?
E dove tro v erem m o noi a n arc h ici la fiducia e la
fo rza di lo tta re sp alla a sp alla con g en te che p e r
m a ln a ta passione di n o m ea e d ’oro, p a ssa d a ll’u n
cam po all’altro a seconda delle so rti della b atta g lia ?
Voi n on p o treste m ira r sem p re e sicuri co n tro il
nem ico di fro n te p e r tim o re della m a ra m a ld a coltel­
la ta alla sch ien a del com pagno di trin c e a che cova il
tra d im e n to n e ll’anim o.
Scusabile, se non plausibile, è lo sforzo dei socia­
listi p e r salv are i ro tta m i d ella loro b arca ccia m a n ­
d a ta a rifascio d ai m aro si dell’oceano infu riato .
M a che dire del p ru rito di certi a n arc h ici che
v o rreb b ero im peg o larsi con essi?
Che i socialisti dopo u n igienico lavaggio che ste ­
rilizzi tu tti i bacilli d ella ta b e p a rla m e n ta ris ta v en ­
gano a noi, è accettabile. M a che noi rin u n cian d o al
no stro p assato fa tto di fierezza e di ferm ezza in teg ro
e saldo — che ta n to è costato ai p ionieri del n o stro
ideale — si v a d a verso di loro, no-, mai.
No: p e r l’In te m a z io n a le socialarda, a u to rita ria , ac­
cen tratrice; p e r il p en tolone che rim escoli e fo n d a la
scheda e il fucile, la b a rric a ta e il p arlam en to ; p e r
l’In tern a zio n ale che ci riconcilii ai « genossen » del
kaiser, ai cap o rali socialisti di Cecco Beppe e di V it­
torio E m anuele; p e r l’In tern a zio n ale gialla, di m a rc a
tedesca, noi non ci siam o.
A noi an arc h ici incom be u n com pito: ta g lia re le
ali a questo spirito san to m oderno: il socialism o, che
p re te n d e di concepire e g e n e ra re la società f u tu r a sen ­
z a peccato, senza sq u a rc ia re le visceri della m o d e rn a
società borghese.

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Soli, — lungo l’asp ro sen tiero del d iv en ire a n a r ­
chico — procederem o p iù svelti e p iù sicuri.
F uor d ’ogni vincolo e d ’ogni connubio, sarem o p iù
decisi ed im pavidi n ella te m e rità delle fu tu re rivolte.
« C. S. » 29 ap rile 1916

21
DEMOCRAZIA FINANZIARIA

U no dei caposaldi del m arxism o — v e rità assio ­


m a tic a pel socialism o scientifico — è che la ricchezza
sociale v a acc en tran d o si co n tin u am e n te nelle m an i
di u n g ru p p o d ’individui sem p re p iù esiguo.
P er i socialisti q u e st’a c c en tram en to è fase inevi­
tabile dello sviluppo econom ico della società u m a n a,
ed è poi benefica p erch é ren d e p iù facile l’e sp ro p ria­
zione dei pochi colossi del cap itale d a p a rte dello
S tato socialista.
Che la « profezia » di M arx n o n si sia a v v e ra ta
10 h a n n o d im o strato sociologi ed econom isti profondi,
i quali, v en u ti dopo di M arx, stu d iaro n o « de visu »
11 rigoglioso sviluppo dell’econom ia cap italista.
Ciò n on toglie però che an co r oggi sia n u m e ro sa
la sch iera di coloro i q u ali p referisco n o a p p ellarsi col
nom e di m arxisti, ed acc ettan o di peso ed in blocco
le teo rie di quel g ra n d e p en sato re, con la m ed esim a
facilità — potrem m o d ire cecità — con cui u n fe r­
vente cattolico ac c e tta il d ogm a della v e rg in ità di
M aria.
Io no n sono u n sociologo; m a n o n c ’è bisogno di
a v e r in ta sc a la la u re a d a d o tto re in scienze sociali
p e r re n d e rsi conto di certe verità.
Chi può n e g a re che u n a m iriad e di satelliti si a g ­
g iran o a tto rn o agli a s tri p iù fulgidi negli em p irei del­

22
la ricchezza? N on vedete q u a n te piccole fab b ric h e vi­
vono e p ro sp eran o all’o m b ra delle g ig an tesch e c a se r­
m e in d u striali?
M a giacché i discepoli del filosofo di T rev iri h an n o
sem pre p referito l ’A m erica com e cam po delle loro spe­
culazioni scientifiche, ch iam an d o il tr u s t am erican o
testim one autorevole delle loro teo rie fataliste, a m e
piace m o stra re , così a lla b u o n a e sen za pretese, che
p roprio q u i in A m erica, la p ro fezia m a rx ia n a in c o n tra
la p iù sch iaccian te sm entita.
A ll’in fu o ri di ogni altro fa tto c o n statato e m esso
in luce d a K ropotkin, d a T cherkesoff e ta n ti altri, p e r
citare q u alch e cosa di nuovo, b astere b b e e n u m e ra re
le in sp e ra te e p u r colossali fo rtu n e, la sch iera dei
n uovi sp ecu lato ri della Borsa, la tu r b a in fin ita dei m a ­
n ifa ttu rie ri e dei traffican ti d ’ogni rism a n a ti in q u e ­
sto periodo di p ro sp e rità fiorente in A m erica a cau sa
della g ra n d e g u erra.
U n n u m e ro s tra g ra n d e di im p ieg ati nelle aziende
b a n c a rie s’è lan ciato alla p azz a co rsa verso il m ilione.
Ieri dip en d en ti dei g ra n d i speculatori, oggi sp e­
cu lato ri essi stessi, sconosciuti al g ra n pubblico, h a n n o
d etro n izzato i d itta to ri delle finanze nazionali, isti­
tu en d o ciò che po treb b e d irsi la « d em o crazia » nel
governo della ricchezza.
The W orld’s World, u n a riv ista a m e ric a n a di
questioni econom iche, h a n e ll’u ltim o suo n u m e ro u n
articolo: « Il nuovo W all S tre e t » su ll’enorm e cam b ia­
m ento dell’a tm o sfera n el m ondo finanziario.
Fa la sto ria dell’im provviso e rap id o m oltiplicarsi
di quelli che noi ch iam iam o i p ira ti d ella ricch ezza
sociale e che l’artico lista ch ia m a i genii delle sp ecu la­
zioni.
R ip o rta cifre e tavole statistic h e che d im o stran o
q u a n te nuove istituzioni b a n c a rie siano sorte, e a q u a n ­

23
ti m ilioni ascen d an o quelli che l’artico lista c h iam a i
loro legittim i g u a d a g n i e che noi, viceversa, diciam o
furti.
N el cam po deH’in d u s tria avviene quello che si
a v v e ra n el cam po d ella b an ca. N on p o treb b e essere
altrim en ti, in q u a n to che b a n c a ed in d u s tria attin g o n o
alla stessa fonte e sono com e d u e v asi co m u n ican ti
fra di loro, in cui il liquido si dispone allo stesso
livello.
Mi diceva u n com pagno, d a tr e n t’a n n i resid en te
in Boston, che i p a d ro n i delle fab b ric h e di scarp e
— egli è u n calzolaio — nu m ero sissim e oggi nelle pic­
cole c ittà in d u stria li del M assachussetts, so ltan to po­
chi an n i fa eran o d ire tto ri o g u a rd ia c iu rm e nelle
scarse fab b ric h e allo ra esistenti.
Ed alle in d u strie delle c ittà su lla costa del P aci­
fico non h a n n o forse d ato im pulso i so p rain ten d en ti
delle fab b rich e dell’E ast? u n g iorno sa la ria ti a n c h ’essi
ed oggi p ad ro n i di sch iav i a lo r volta?
Ho q u i sul tavolo u n a lista di nuove com pagnie
o rg an izzate nel S outh p e r lo sviluppo in d u stria le di
quelle contrade, in c o rp o ra te q u asi tu tte con u n cap i­
ta le iniziale che si a g g ira sui cento m ila dollari.
A nche q u i n ell’E ast a ltre nuove fab b ric h e sono
sta te a p e rte p e r la fab b ricazio n e di quei p ro d o tti che
u n a volta venivan o d ire tta m e n te im p o rtati d a ll’ E u­
ropa.
E n o ta v a rece n tem e n te u n banch iere, che u n ’infi­
n ità di piccoli depositi a risp arm io , vengono o ra in v e­
stiti dai d ep o sitan ti in q u este nuove im p rese in d u ­
striali.
Sono fa tti e cifre che tolgono q u alsiasi b ase reale
a lla te o ria dell’a cc en tram en to d ella ricch ezza sociale
in poche m ani.

24
A ltro che l’asso ttig lia rsi delle file nem ich e !
N on è u n ’id ra dalle sette te ste q u ella cap italista,
m a u n m ostro d ai m ille ten taco li !
N on l’azione pacifica e leg islativ a dello S tato u c­
cid erà la m a la bestia, m a l’in su rrezio n e a p e rta e vio­
le n ta delle m asse operaie.
« C. S. » 17 giugno 1916

25
SU UN VECCHIO CHIODO

Botte n o stre

Il m io m odesto co n trib u to alla discussione sul tem a


dell’organizzazione è stato considerato, d a qualcuno,
com e u n atto di p e tu la n z a e di in su b o rd in azio n e al-
1’ u n tem po.
Di p etu la n z a p erch é q u ella d ell’organizzazione è
im a vexata quaestio, f r itta e r if r itta d a diecine d ’anni;
di insu bordinazione, o quasi, p erch é su q u esto a rg o ­
m ento h a n n o scritto, e ta n to un M alatesta, un F abbri,
un Esteve... p e r non cita rn e altri. A ccuse scioccherelle
anzi che no.
La p rim a perché il fa tto che vi sono an c o r oggi,
ed è logico che vi siano, m olti com pagni i q u ali si do­
m andano: È o non è n e c e ssa ria l’organizzazione? viene
im p licitam en te ad a m m ettere la n ecessità di u n a p iù
am p ia discussioné del problem a; sen za dire che i sim ­
p a tizza n ti che vengono giorno p e r giorno a noi h an n o
bisogno di essere illu m in ati su certe questioni, e voi
non potete uscirven e con u n a risp o sta secca secca:
O h ! la tale questione fu riso lta q u indici a n n i fa, in
u n a polem ica f r a Tizio e Caio.
P iù sciocca la seconda, in q u a n to che noi non
siam o a b itu a ti a g iu ra re in verba magistri, a consi­
d e ra re cioè la p a ro la dei co m pagni n o stri p iù m a tu ri
negli an n i e nel giudizio, com e l’u ltim a, definitiva,

26
inappellabile sentenza, a m eno che non si voglia fa re
degli an a rc h ic i u n a co n g reg a di zoccolanti e dell’a n a r ­
chism o u n dogm a. T an to p iù che M alatesta, Fabbri,
ecc. h a n n o scritto in ra p p o rto alle o rganizzazioni d ’E u­
ro p a e m olto tem po fa. E le u n io n i d i m estiere, com e
i p a rtiti politici, obbediscono alla legge d ’a d a tta m e n ­
to, p e r cui assum ono a tte g g ia m e n ti e im p ro n te e fo r­
m e diverse a seconda delle condizioni p ecu liari all’a m ­
biente in cui nascono e si sviluppano. N on biso g n a in ­
fine d im en ticare che il m ondo si m uove e le istituzioni,
i p artiti, gli uom ini e le idee con esso; sicché si riv e ­
lano a noi co n tin u am e n te f a tti e cose m a i p rim a in-
trav v e d u te, che ci costringono a d u n a v alu tazio n e
n u o v a dei vecchi problem i, alla s tre g u a degli av v en u ti
cam b iam en ti e dei n u ovi p u n ti di vista.
C hiusa q u esta risp o sta p relim in are, c h ’e ra p u r n e ­
cessaria, an d iam o al sodo.
Al sodo p e r m odo di dire; m a, in v erità, gli a r ­
gom enti che ci si oppongono, sono a lq u an to frag ili
e piccini.
P erché u n a cosa è p o rre il p ro b lem a in te rm in i
ch iari sem plici precisi, p e r re n d e re facile il significato
di q u esti e p ia n a la soluzione di quello; a ltr a cosa in ­
vece è rim picciolire la p o rta ta , s v a lu ta re l’im p o rtan za
d ’u n a questione esam in an d o la d a u n angolo v isuale
ris tre tto e lim itato, circoscrivendone la discussione a l­
l’an alisi delle cause e degli effetti p iù d ire tti e vicini,
sen za c u ra rs i delle cause rem o te e delle conseguenze
fu tu re; astra e n d o d a ogni altro fa tto e d a ogni altro
pro b lem a che con quello in p a ro la possan av ere u n a
q u alch e relazione.
Non lo si sem plifica so ltan to il p ro b lem a d ell’o r­
ganizzazione di classe, m a lo si rim picciolisce, lo si
riduce ad u n a futile q u estio n cella di poco e m o m en ­

27
ta n eo valore, q u an d o u n p ro b lem a di così v a s ta e così
g ra n d e im p o rtan za p e r le so rti fu tu re, so p ra ttu tto fu ­
tu re del p ro letariato , lo si b a sa su q u este d u e sole
dom ande:
1) È l’organizzazione u n ostacolo a lla n o s tra p ro ­
p a g a n d a (o p e r m eglio co m p ren d erci), è p iù accessi­
bile la p ro p a g a n d a a n a rc h ic a nei paesi dove gli ope­
ra i sono o dove n o n sono o rg an izzati?
2) Dove h a n n o i la v o ra to ri m igliori condizioni
di lavoro, di retrib u zio n e, di lib ertà, nelle lo calità dove
esiste o dove no n esiste l’organizzazione?
O ra sì che com prendiam o: q u an d o la discussione
dovesse convergere solo su questo p u n to qui, allo ra
sareb b e davvero b ell’e risolta. Chi lo n e g a che gli
o p erai org an izzati percep iscan o q u alch e soldo di p iù
degli altri? (soldi soltanto, p erch é in q u a n to a lib e rtà
ci sareb b e alq u a n to d a d iscu tere).
M a il nocciolo della q u estio n e n o n è lì. P iuttosto
è il caso di dom andarci: le condizioni speciali in cui
u n a m a ssa o rg an iz zata v iene a tro v a rsi facilitan o le
afferm azioni e il trio n fo delle id e alità an arc h ich e, o
invece sviano la d ire ttiv a del n o stro m ovim ento, ne
fre n a n o lo sviluppo, e perciò riescono d ’im paccio? M a
allo ra to rn iam o a lla p rim a dom anda.
Ebbene: è l’org an izzazio n e u n ostacolo a lla n o ­
s tra p ro p ag an d a ?
Yes: lo am m etto n o im plicitam en te gli o rganizza-
zionisti stessi, i q u ali riconoscono che nel seno delle
unioni affiliate a ll’A.F. of L. riesce im possibile di fa re
financo o p era di riform a.
Yes: perché l’u nione è lo S tato nello Stato. È u n
governo con i suoi fu n zio n a ri ed i suoi q u estu rin i, la
su a b u ro crazia, le sue leggi, i suoi trib u n ali. A n a rc h ia

28
è ribellione, e non s’è m ai visto che p re ti o sb irri, di
q u alsiasi rism a e colore, to llerino o fav o riscan o gli
eretici.
N on te n ta te n e a n c h e di d irm i che il ta le o il
ta ì’altro h a potuto p a rla re anarchicam ente n ella su a
locale; perché vi allineo u n a sfilza di casi e di esem pi
d a non finirla p e r u n pezzo e che sono lì a d im o strarv i
che a n arc h ici e non an a rc h ic i fu ro n o an ch e ra d ia ti
d a ll’unione q u an d o vollero riv e d e r le b ucce ai d iri­
genti. F iguratevi, p e r d im e u n a recente, che a Lynn
è s ta ta scacciata d a ll’u n io n e dei la v o ra n ti in calza­
tu re u n ’o p eraia che s’e ra rifiu tata, in fa tto ria , di sa ­
lu ta re la b a n d ie ra am erican a.
NeH’Illinois il n o stro m ovim ento h a p reso piede
più che n el W est V irginia; n e irillin o is i m in a to ri sono
organizzati, nel W est V irg in ia no; conclusione: la p ro ­
p a g a n d a a n a rc h ic a riesce p iù proficua là dove gli ope­
ra i sono organizzati.
Bel m odo di ra g io n a re ! È com e se si dicesse: la
g ra m ig n a nasce in m ezzo al g rano, d u n q u e è il g ran o
che p o rta con sé la g ram ig n a.
C hi ra g io n a così cad e in u n e rro re di causa; lo
stesso erro re che co m m ettev a quel rag azzo che u n
giorno av ev a p rim a sen tito so n are u n cam p an ello e
dopo poco av ev a visto il tre n o e n tra re in stazione, e
in u n ’a ltra occasione, siccom e il tre n o ta rd a v a a ve­
nire, disse al padre: F a su o n are quel cam panello, a f­
finché v en g a il treno.
Chicago è città u n io n ista p e r eccellenza; fu anzi
la culla del m ovim ento u n io n ista ed an arc h ico in sie­
me. P u re il m ovim ento an arc h ico oggi è tisico e r a t­
tra p p ito in q u e sta città. La stessa I.W .W. che vi h a
p ia n ta to la sede ce n tra le n o n vi co n ta che pochi sim ­
p atizzan ti. M entre la p ro p a g a n d a riv o lu zio n aria fra

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l’elem ento am erican o h a preso p iù piede n ella costa
del Pacifico e p roprio f r a quelli che sono d iso rg an iz­
za ti ed inorganizzabili.
Io penso che se vi sono delle zone in cu i le n o stre
idee contano più sim p atizzan ti di alcu n e altre, la
rag io n e deve ric e rc a rsi nel fa tto che noi cu riam o p iù
la p ro p a g a n d a in ten siv a che q u ella estensiva, in a ltre
p aro le perché noi accen triam o la n o s tra p ro p a g a n d a
in alcu n i posti e tra sc u ria m o altri.
N ell’ Illinois vi sono cam p i m in e ra ri in cui le n o ­
stre idee sono sconosciute o quasi, ep p u re d o v unque
i m in ato ri sono organizzati.
Se fra gli scalpellini si tro v an o p iù a n arc h ici che
f ra gli operai a d d etti alle costruzioni ferro v ia rie è
forse perch é q u esti n o n sono o rg an izzati e quelli sì?
Io credo di no: penso che la rag io n e deve rice rcarsi
n el fa tto che gli scalpellini p e r il m estiere stesso che
esercitano, si tro v an o a co n tatto con elem en ti p iù
evoluti e sono essi stessi di u n a le v a tu ra in tellettu a le
su p erio re a q u ella d ei cosiddetti « traccaio li ».
Se in u n a categ o ria di o p erai o rg an izzati i m eno
docili e i più in tellig en ti vengono a noi, non è p erch é
l’organizzazione h a lo r d ato u n a coscienza sovversiva;
m a perch é n a u se a ti d al m arcio che em a n a d a ll’u nione
sono spinti a c erc arsi u n am b ien te e degli elem enti
che m eglio rispecch ian o e si confanno al loro tem p e­
ram en to . M olti, p rim a d ’a rriv a re all’an arch ism o , p a s ­
sano p e r la trafila dell’u n io n e com e ta n ti a ltri p a s ­
sano p e r q u ella dei p artiti, rep u b b lican o o socialista
o tu tti e due, ed a ltri p e r q u ella delle chiese p ro te ­
stanti.
M a d ato e non concesso che la n o s tra p ro p a g a n d a
riesca p iù feconda là dove gli o p erai sono o rg an izzati,
si v o rreb b e con questo p o sp o rre la n ecessità della

30
p ro p a g a n d a an arc h ica, p u r a e sem plice, a q u ella u n io ­
nista, si dovrebbe cioè f a r p rim a degli o rg an iz zati
p e r poi tira rn e fu o ri degli an arch ici?
Gli an a rc h ic i o rg an izzazio n isti d ’A m erica si la ­
g n an o perch é noi li acco m u n iam o a i sin d acalisti n ella
n o s tra critica dell’unionism o?
U n a differenza c ’è; m a è so ltan to form ale. P erché
in so stan za am bed u e assu m o n o la stessa posizione.
A nzi gli a n arc h ici riescono p iù am b ig u i ed equivoci
degli altri. P erché m e n tre i sin d acalisti si pongono
fu o ri e contro l’A.F. of L. e crean o 1’ I.W .W.; gli a n a r ­
chici, quelli organizzazionisti, sono p e r l’u n a e p e r
l’a ltra e, com e tu tti quelli che vogliono te n e r d u e piedi
in u n a scarp a, non si reggono d iritti e scivolano nel
p an tan o .
Ho g ià preso m olto spazio: al prossim o n u m e ro
dirò an c o r di più.
« C. S. » 8 luglio 1916

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OLTRE LA DEMOCRAZIA !...

« S areb b e ridicolo f a r profezie, m a n o n è ridicolo


afferm are che il m ondo non p o trà essere d o m an i go­
v ern ato , dalle stesse d o ttrin e e dag li stessi uom ini
che n on lo seppero p re se rv a re ie ri dal tu rb in e che
oggi tu tto sconvolge. Non è possibile che la g u e rra
che consum a ta n te vite e ta n to lavoro e ta n te ric ­
chezze sociali, n on consum i an ch e le p aro le e l’idee
che accesero il fuoco o n o n seppero im p ed irn e l’ac­
censione.
U n a g ra n d e g u e rra , e n e ssu n a m ai fu più g ra n d e
di qu esta, è u n a crisi, m a è an ch e u n a esperienza.
Le esperienze deU’individualism o del governo di
p artito , cioè del governo di pochi uom ini e di u n a
sola id ea e di u n solo interesse, sappiam o o rm ai che
cosa significano e a che cosa possono p o rtare . Più
oltre bisogna spingere la nave !
La g u e rra si è f a tta n o n o stan te la dem ocrazia: la
n u o v a società che n a s c e rà d alla g u e rra , sarà orga­
nizzata oltre la democrazia. Giove, non d u b itate, h a
le ginocchia robuste!... ».
S em brali parole d e tta te d a u n riv o lu zio n ario e s tre ­
m ista, e sono invece v e rg a te d a u n a delle p en n e p iù
te m p ra te del giornalism o ufficiale in Italia, d a ll’Avv.
V incenzo M orello, il R astig n ac della Tribuna, che su
quello stesso foglio scrisse, a ltr a volta, la bella difesa

32
di u n a delle più fulgide irrad iazio n i m o rali dell’ideale
anarchico.
Con fo rm a certo m eno b ella ed efficace, q u esta
stessa previsione, io facevo — n o n ap p e n a l’eco dei
p rim i ro m b i del can n o n e g iu n se sino a n o i d ’o ltre
oceano — attira n d o m i l’a n a te m a degli stolidi che g iu ­
dicano u n articolo d al titolo soltanto, che si u b riac an o
di rivoluzionarism o v erb ale com e i g u erraio li si sbor­
n ia n o di patriottism o; e p e r q u el facilonism o che è
d iv en tato la stigm ate d e g e n e ra tiv a del sovversivism o
italo-am ericano, consid eran o la g u e rra a sé, com e fos­
se u n episodio isolato, sen z’alc u n a relazione o rg an ica
con più v asti fenom eni d ella sto ria co n tem p o ran ea.
È perciò p iù che leg ittim a la n o s tra soddisfazione,
nel se n tir dire cose g ià d ette d a n o i ta n te volte, d a
uom ini che nel cam po nem ico b rillan o com e a s tri e
le di cui p aro le son d a tu tto u n popolo rite n u te ve­
r ità di vangelo.
O ltre la dem ocrazia, c o n d u rrà l’E u ro p a e poi il
m ondo, la g ra n d e g u erra: e n o n è solo R astig n ac a
dirlo.
A nche G uglielm o F errerò disse che le g u e rre p re ­
cipitano le crisi sociali ed h a p rev isto che dopo la
to rm e n ta in fern a le che sconvolge l’E uropa, le classi
p riv ileg iate si tro v e ra n n o tu tte assiem e m eno potenti,
m eno risp e tta te , m eno tem ute.
M a chi p iù d ’ogni a ltro d im o stra che l’a n ta g o ­
nism o di classe a ll’in d o m an i della g u e rra si a c u irà
fo rtem en te, sicché non p o trà essere p iù sm u ssato con
p aliativ i e concessioni illusorie, chi d im o stra che la
g u e rra re n d e rà i conflitti di classe p iù a sp ri e violenti,
e li sp in g erà verso la fase riso lu tiv a è M ax N ordau:
u n altro colosso del p en siero m oderno.
Egli dice in u n recen te articolo a cui la g ra n d e
sta m p a a m e ric a n a h a concesso il posto d ’onore che:

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« nessu n o s a rà inclin ato a d obbedire, lo spirito di disci­
p lin a s a rà fiaccato, le a u to rità non a v ra n n o il co rag ­
gio di im porsi, perch é p iù n o n sa ra n n o sicu re dei lor
su b o rd in ati. E laddove cerc h eran n o di strin g e re i fre ­
ni, la g u e rra civile n e s a rà la con seg u en za c e rta ».
L’accordo non s a rà possibile p iù che m ai. I due
g ra n d i nem ici della S to ria che oggi tro v an si l’ u n o
accan to all’altro, d o m an i si tro v era n n o faccia a fa c ­
cia. La tre g u a s a rà b ru scam e n te tro n ca ta: e n e v e rrà
la g u e rra , g u e rra più c ru e n ta e te rrib ile di q u ella
di oggi.
Q uel che m uove a sdegno e fa rab b ia , è che la
tris ta g en ia dei ruffiani e dei sensali nel m e rc ato della
c a rn e p ro letaria , gli im p u d ich i g iu llari del p a rla m e n ­
to, gli eu n u ch i d ’ogni v irilità rivoluzionaria, i m iopi
dell’o ttica sociale, m e n tre piangono, i coccodrilli, p e r
u n d isastro che essi non seppero o non vollero p re ­
venire, p a rla n o di s a la ri p iù equi, di condizioni m i­
gliori, di tra tta m e n ti p iù u m an i, di leggi p iù giuste;
cercan o insom m a di sm o rzare il n ascen te bisogno d el­
la ven d etta, di fre n a re gli im peti d ella riv o lta, di
m a n te n e re p ad ro n i e schiavi, soldati e re su l com une
te rre n o della collaborazione di classe.
P aghe m igliori, condizioni p iù u m a n e ! È questo
che si vuole d ai p ad ro n i e dal governo, com e rico m ­
p en sa all’im m ane sacrificio com piuto?
Bisogna m a n d a rlo a rifascio, lo S tato, se si vuol
resp irare.
Dopo la g u e rra il governo v o rrà di p iù di quello
che h a d o m an d ato sinora. V o rrà rico lm are le casse
o rm ai vuote. S oltanto d ’in teressi sui d ebiti co n tra tti,
gli S ta ti d ’E uropa d o v ran n o p a g a re 24 bilioni di più
di quelli che p ag av a n o u n a volta. E se si v o rrà d a re
u n a pensione agli storpi, a i ciechi, ai ro tta m i della

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g u e rra , biso g n erà c a ric a re i b ilan ci di 4 bilioni a n ­
n u alm en te.
Dice M ax N ordau: « P e r f a r sì che tu t t’e due le
m a n i s’incontrino b iso g n erà in sistere su s a la ri che
n e ssu n a in d u stria p o trà p ag are , specialm ente, se co­
m e g ià si v a p ro gettan d o , l’ostilità a rm a te s a ra n con­
tin u a te sotto fo rm a di co n co rren za econom ica di tu tti
contro tu tti, p aralizzan d o col protezionism o e le do­
g an e il libero scam bio delle m erci ».
M a q u a n d ’an ch e i cap italisti fossero p ro p en si a
concedere quei sa la ri che il p ro le ta ria to dom andasse,
q u ale utile reale ne v erreb b e a q u e st’ultim o?
Bisogna rom pere u n a vo lta e p e r sem pre il c e r­
chio di ferro in cui le classi d isered a te si aggirano:
è inutile o tten ere pag h e m ag g io ri che poi biso g n a r i­
d a re allo S tato che a u m e n ta le tasse, ai p ad ro n i che
a u m e n ta n o il prezzo delle m erci.
Leggi più um ane, si vogliono?
A che prò? Che valgono le g aran z ie costituzionali,
le lib e rtà sta tu ta rie , q u an d o n ei m o m en ti eccezionali
vengono im punem en te strap p ate, calp estate?
O ltre la dem ocrazia b iso g n a a n d are , o ltre il go­
v ern o popolare, foss’an ch e socialista.
G ià p rim a della g u e rra , i p a rtiti socialisti, essendo
p a rtiti di opposizione costituzionali, ven iv an o le n ta ­
m en te assorbiti dagli a ltri p a rtiti b o rghesi e co n ser­
vatori.
La g u e rra h a d ato l’u ltim o colpo di m ano, cro ­
giolando nel suo b raciere a rd e n te le idee che la c a ta ­
strofe avevano spinta, e insiem e le ideologie che non
av ev an o sap u to im pedirla.
Perché, ricordatev i, n o n è vero che l’evoluzione
storica delle istituzioni sociali d eb b a n ece ssariam en te
p a ssa re p e r tu tti gli stadii, e so stare a tu tte le tap p e
che gli oracoli le assegnano.

35
Il p ro g ra m m a m inim o dei p a rtiti sovversivi, non
h a più rag io n e di esistere. Le classi d irig en ti lo h a n
fa tto loro.
Il vecchio trad u n io n ism o inglese h a subito ad d i­
r ittu r a u n a rivoluzione, vo lu ta, im p o sta dal governo,
che p e r re n d e re la p ro duzione p iù ricca, p iù efficiente,
p iù sollecita, h a voluto che gli o p erai fossero o rg an iz­
zati p e r in d u s tria e n o n p e r m estiere.
T an ti servizi pubblici ed iniziative p riv ate, d u ­
ra n te la g u e rra , son p a ssa te sotto il controllo delle
am m in istrazio n i com u n ali e statali.
N ei m in isteri n azio n ali s’è fa tto posto a i socialisti.
N on rim a n e d u n q u e che il p ro g ram m a m assim o:
l’esprop riazione del capitalism o.
Che è an ch e il nostro, e — n o n c’è q u i bisogno
di rid irlo — p o trà essere ra g g iu n to e com piuto sol­
ta n to a ttra v e rs o la rivoluzione, che tra v o lg e rà n el suo
im peto ruin o so tu tte le colonne della d ecre p ita società
borghese.

* * *

P iù oltre bisogn a sp in g ere la n av e !, am m onisce


R astignac. E vi an d rà.
A n d rà oltre tu tte le sirti, verso l’A tlan tid e e s tre ­
m a v a tic in a ta d al p o eta o rm ai venduto: « là dove i
figli eguali d in a n zi alla m a d re com une p artisco n o il
fru tto e la fiam m a; dove fu o r d ’ogni gioco e fu o r
d ’ogni vincolo, ognuno esp an d e il p o te r che in sé
chiude, dove ognuno in sé stesso è sovrano, h a in sé
le sue leggi, h a in sé la su a fo rz a e il suo sogno;
dove frate llo al g ra n d e pen siero è il te n ace lavoro ».
« C. S. » 15 luglio 1916

36
OLTRE LA RIFORMA

P a re incom prensibile come, dopo ta n ti an n i di


lotte sterili o quasi, dopo ta n te a m a re disillusioni, dopo
ta n ti disegni falliti e p ia n i tra v o lti e sistem i e m etodi
sorti colla p re te sa d ell’in fallib ilità, e a n d a ti a rifascio
al prim o cozzo col p iù frag ile ostacolo, ta n te lezioni
u m ilia n ti inflitteci dalle forze n em ich e p iù scaltre e
a g g u e rrite di noi, p a re stra n o dico che vi siano an c o ra
individui i quali, in b u o n a fede, o in m a la fede non
im porta, non avendo d a q u eg li in seg n am en ti sap u to
tr a r r e conclusioni co rrette, persisto n o nel cred ere che
la questione sociale po ssa tro v a re la su a soluzione
inevitabile, m a len ta, p ia n a e pacifica, a ttra v e rs o la
legislazione nei p a rla m e n ti nazionali, con la rifo rm a
p ro g ressiv a del sistem a a ttu ale . Ed altri, p iù ciechi
a n c o ra alle esperienze di u n p assato recente, re s trin ­
gono la questione sociale n ella b rev e cerch ia di u n
p ro b lem a s tre tta m e n te econom ico, ad d itan d o n e il solo
ed unico rim edio a p ia n i equivoci di lo tta p iù eq u i­
voca an c o ra e che p e r essi sono an ch e le b asi della
ricostruzione della società nuova.
N on è nelle m ie in ten zio n i di fo rm u lare u n p iano
nuovo di assestam en to sociale, n é di c ritica re quelli
g ià esposti ché non è logico cav illare su quello che
farem o dopo la vitto ria, m e n tre an c o ra attacc h iam o
b attag lia, m a di e sam in are la posizione degli a n a r ­
chici a s s u n ta e m a n te n u ta m a lg rad o le persecuzioni

37
poliziesche, le rep ressio n i statali, le accuse, le ca lu n ­
nie, le insinuazioni p ro d ig alm en te scagliateci d a a v ­
v e rs a ri av v en tati, che d isd eg n an o i n o stri sforzi di
m in o ra n z a isolata, e non h a n n o ta n to di buonsenso
d a co m prendere che se i loro p a rtiti si son fa tti s tra d a
fra. la m a ssa è ap p u n to p e r le rosee m a b u g ia rd e p ro ­
m esse di cui son la rg h i n ei loro p rogram m i.
B ugiarde prom esse p erch é n o n fu ro n o e non sa ­
ra n n o m ai ap p ag ate; p erch é il ratto p p o delle istitu ­
zioni borghesi anziché fav o rire il m ig lio ram en to delle
classi povere, co n sacra la loro soggezione, rib ad isce
la loro schiavitù, p e rp e tu a la loro m iseria.

* * *

Come a n arc h ici e com e rivoluzionari, non sa p ­


piam o concepire a ltr a soluzione della q u estio n e so­
ciale che non sia lo sb arag lio delle istituzioni, di tu tte
le istituzioni presen ti, p e r so stitu irv i la lib era coope­
razione di individui non p iù schiavi del pregiudizio,
d ella tradizione, della p a u ra , liberi d a ogni p asto ia
e d a ogni tutela.
P erché fino a q u an d o l’u ltim o dei p reco n cetti do­
m in a n ti oggidì — reta g g io fa ta le d ’un p assato di se r­
v itù e d ’abiezione — n o n s a rà trav o lto d alla fu ria d e­
m olitrice della rivoluzione, e la liberazione co m p leta
in teg rale di ogni individuo, non s a rà ra g g iu n ta , noi
p asserem o d a u n a fo rm a di servaggio all’a ltra , d a l­
l’uno all’altro padro n e, d a ll’uno a ll’altro governo, a l­
lo n tan an d o sem pre p iù la società dei lib eri e degli
eguali, il trionfo dell’an arc h ia.
Di qui la necessità di p o rta r la lo tta in u n p iù
vasto cam po d ’azione, di volgere i n o stri sg u ard i verso
più a lta vetta; di qu i la giustificazione del n o stro a t­
teggiam ento, della n o stra condotta.

38
N essuno dei ta n ti p ro b lem i che tra v a g lia n o e
preo ccu p an o l’u m a n ità deve p a s s a re in o sserv ato a l­
l’an arch ico , che deve p reo cc u p arsi di tu tte le m a n ife­
stazioni d e lla v ita sociale m o d ern a, di tu tte le m osse
e le m a n o v re del nem ico, tra e n d o n e gli in seg n am en ti,
i m oniti, lo sprone, ad irro b u stire la su a in d iv id u a­
lità, a d affilare le arm i, ad a ffre tta re il passo ed in ­
tensificare la b a tta g lia pel rag g iu n g im en to delle sue
aspirazioni.
Q u alu n q u e società, la p resen te com presa, è u n
organism o do tato di m obilità, che si ag ita, si contorce,
si evolve co n tin u am e n te p ro d u cen d o cose, f a tti ed
uom ini sem p re nuovi, che si p resen ta n o al rivoluzio­
n a rio sotto asp etti ed atte g g ia m e n ti v ariab ilissim i a
seconda d ell’am bien te di cui sono prodotto.
È evidente che le q u estio n i che alim en taro n o l’a t­
tiv ità e d eterm in a ro n o i m o vim enti dei p rim i p io n ieri
dell’a n a rc h ia , non sono le stesse a cui si in sp ira oggi
la n o s tra critica, p u r re sta n d o n e im m u tato il principio
g en erale, lo scopo finale: p e r cui non te n e r conto di
q u esti m u ta m e n ti e di q u esti fa tti n u ovi sareb b e sen ­
za dubbio pernicioso.
La rivoluzione, dovendo essere com pleta, rad icale,
è nostro com pito a d o p rarci affinchè ab b ia ad essere
tale, e non lo s a rà q u an d o ci racch iu d iam o n ei lim iti
troppo ris tre tti d ’u n a p rem e ssa m olto spesso e rro n e a
o di u n a b ra n c a so ltan to delle a ttiv ità sociali.
Se noi lim itiam o la n o s tra a ttiv ità al cam po eco­
nom ico, a m o’ d ’esem pio, n e lla cred en za che le m asse
n on si m uovono che sotto lo stim olo dell’in teresse eco­
nom ico p u ro e sem plice, noi lascerem o scap p are ta n te
fo rtu ite occasioni che si p re se n ta n o nel corso della
sto ria e che m ettono allo scoperto il cam po nem ico.
L’uom o non vive di solo pane, e le folle che noi
vogliam o ris c a tta re al giogo bo rg h ese h a n n o p u re

39
ideologie, sentim enti, affettiv ità loro p roprie, che co­
stituiscono il m ovente di certe loro azioni.
Ideologie e sen tim en ti che le ren d o n o cieche alle
n o stre visioni di u n av v en ire m eno in g rato , diffidenti
alle n o stre previsioni, ostili in so m m a a noi che n e
auspichiam o il riscatto, e proclive all’ev irazio n e d a
p a rte delle classi dom inanti.
Ed ecco la n ecessità di sd rad ica re d a ll’anim o delle
m asse tu tti quei p reco n cetti che essendo di n a tu ra
sv ariatissim a ed ab b raccian d o tu tti i ra m i della vita,
im pongono a ll’anarch ico , al riv oluzionario u n a critica
seria, a n im ata , p ersisten te a q u a n to di illogico v ’ h a
nelle p resen ti istituzioni; la b a tta g lia a s p ra ed a p e rta
in tu tti i cam pi, in quello econom ico com e in quello
politico e n el m orale.
Ciò che noi farem o sv en tan d o tu tte le m an o v re
della coalizione borghese sta ta le e religiosa, m inando
con la n o s tra a ttiv ità tu tte le colonne d ella d ecrep ita
società attu ale.
Se oggi noi ci occupiam o p rin cip alm en te della
g u e rra , è p erch è vediam o in essa il fa tto re p iù po­
tente, più im p o rtan te, p iù v asto di q u esto tu rb o len to
periodo storico.
Salvo d om ani ad im p ieg are m ag g io ri en erg ie alla
lo tta econom ica q u an d o essa rich ieg g a m ag g io r con­
trib u to d a ll’o p era n o stra, e ad ogni altro p ro b lem a la
cui soluzione è n ece ssaria ed in d isp en sab ile a l r a g ­
giungim ento del n o stro fine.
Più che la p ro p a g a n d a teo rica delle p rem esse scien­
tifiche e della filosofia d ell’ideale an arch ico , p iù che
la descrizione p itto resca della società fu tu ra , il r i­
chiam o continuo ed in cessan te a i cocenti fa tti della
v ita q u o tid ian a, ai d ram m i che si svolgono sotto i n o ­
stri occhi, in d u rrà le m asse a sv eg liarsi d al loro to r­
pore, e ad a tta c c a r b a tta g lia co n tro il secolar nem ico.
« C. S. » 5 agosto 1916
40
AL BIVIO !

« Se u n a cosa ci d im o stra e ci in seg n a la g ra n d e


conflagrazione euro p ea, è che la v ig en te te o ria dello
S tato e le sue applicazioni a lla società u m a n a, sono
c a ria te e m arce n ella loro stessa radice.
Un sistem a che p e r gen erazio n i e g en erazio n i so­
v ra c c a ric a i suoi m em b ri d ’u n a sem p re p iù crescen te
som a di tasse ed arm a m en ti, che g e n e ra la m iseria,
la disoccupazione, la riv o lta e l’odio, e scoppia in un
u n iv ersale olocausto di assassinio e ro v in a, è — a
d ire il m eno — di u n discutibile v alo re pratico. Co­
m unque, p roprio a ta l punto, sono a rriv a ti i p o teri
politici d ’E uropa col ta n to v a n ta to incivilim ento del
diciannovesim o secolo.
« Non v ’è v ia di scam po d a q u este condizioni?
È fu o ri delle u m a n e possibilità, e al di so p ra del­
l’u m a n a intelligenza, concepire u n a società lib e ra ta
dal baldanzoso m ilitarism o con la su a p azza co rsa
verso gli a rm a m e n ti e le sue periodiche, sanguinose
e desolanti esplosioni? ».
È u n a d o m a n d a q u e sta che si pone F red erick
M athew s in u n articolo ap p arso nel « New Y o rk Time
Magazine » del 16 Luglio scorso.
U na d o m a n d a che si affaccia im p erio sa alla m en te
di tu tti coloro che tendono l’orecchio a l ritm o affan ­
noso della storia, n el periodo p iù convulsivo ed acce­
le ra to dei suoi q u a r a n ta secoli di m a rc ia incessante.
O rm ai so ltan to i m iopi dell’o ttica sociale n o n si

41
accorgono di q u e sta g ra n d e verità: che lo S tato è il
più g ra n d e pericolo a lla sicu rezza e a lla pace p u b ­
blica, il più g ra n d e intoppo alla lib e rtà e a lla giustizia.
Lo am m ettono, loro m alg rad o , gli stessi difensori
degli o rd in am en ti attu ali. E non è poco.
Non v ’a sp e tta te p erò c h ’essi — sta b ilita q u esta
in co n fu tab ile prem essa, che cioè il m ale dello S tato
è n ella su a stessa rad ice — g iu n g an o all’e stre m a m a
logica e n ece ssaria conclusione, che cioè se il m ale
è n e lla radice, è pro p rio la rad ic e che biso g n a e s tir­
pare.
No: essi seguono la vecchia ta ttica, rico rro n o agli
an tich i rim edi: p o ta re i ra m i secchi della m a la p ia n ta
ed in n e sta rv i dei n u ovi ra m i che la rin v erd iscan o .
A lla rg a re i suffragi, c h iam are il popolo al governo
della cosa pubblica, c re a re lo S tato popolare: ecco gli
specifici, la p anacea.
E q u a n to siano inefficaci, effìm eri e p iù che v an i
dannosi, n on è necessario q u i rid ire a n c o ra u n a volta.
Se u n a cosa è u tile rid ire è che i p a rtiti cosid­
d e tti m oderati, e i p a rtiti socialisti si vengono o rm ai
a tro v a re su u n te rre n o com une e si confondono in
u n ’u n ic a forza, che au to m a tic a m e n te diviene fo rza
di conservazione.
P erché p e r noi, q u an d o si p a r la di governo, rifo r­
m a re è sinonim o di conservare.
Se u n a cosa è o rm ai c h ia ra e certa, è che la
g ra n d e g u e rra d ’E u ro p a h a spinto uom ini e p a rtiti
d in an zi a d u n bivio: o verso la rifo rm a, e q u in d i verso
nuove tasse, nuove leggi, n u o v e im posizioni, nuovi
sfru tta m e n ti, nuove g u erre; o verso la rivoluzione, e
q u in d i verso la dem olizione dello Stato, verso la g iu ­
stizia, la lib ertà, la pace sociale, verso l’a n a rc h ia .

« C. S. » 12 agosto 1916

42
PIU ’ STATO?

Gli studiosi ed i m a e stri di econom ia politica della


scuola ortodossa — che av v ersan o cioè la tra s fo rm a ­
zione v io len ta della società e p u r fav o ren d o u n p iù
razio n ale assetto sociale, v o rreb b ero che le b asi fo n ­
d a m en tali della m o d e rn a o rganizzazione sociale rim a ­
nessero im m u tate — gli econom isti ortodossi dunque,
nelle loro dissertazio n i sui problem i del dop o g u erra,
si sofferm ano a d elin eare q u a li c rite ri e q u ali vie se­
g u irà lo S tato nel rio rd in am en to delle sue funzioni.
E affinché l’essenza e la s tr u ttu r a della società
m o d e rn a rim an g an o q u ali sono, an zi escano d alla g u e r­
r a rafforzate, gli econom isti b o rg h esi sono di opinione
che lo S tato d eb b a a lla rg a re sem p re p iù la cerch ia
delle sue attiv ità, esten d ere e in ten sificare le sue fu n ­
zioni.
Più Stato: ecco il loro m onito. In uno S tato forte,
te trag o n o ai nem ici di d e n tro e di fuori, s ta la sa l­
vezza delle classi p ad ro n ali.
Q u esta teorica — p rim a della g u e rra — e r a d erisa
e c o m b a ttu ta d a molti, che p u r n o n essendo sovver­
sivi, volevano u n governo discen trato , dem ocratico e
liberista. La si diceva « di m a rc a ted esca ».
O ggi invece quelle stesse n azio n i che si lev aro n o
in a rm i p e r schiacciare il tallo n e di ferro dello S tato
tedesco, si avvian o verso u n o S tato che a cc en tri nelle
sue m a n i le funzioni sociali p iù im p o rtan ti.

43
D al « J o u rn a l of Sociology » tolgo u n b ra n o di
u n articolo che u n em in en te uom o politico tedesco,
E. M eyer, h a scritto in to rn o allo S tato, e in cui sono
m esse in rilievo la su a v e ra essen za e le sue speci­
fiche funzioni. Egli dice: « La g u e rra m ondiale h a in ­
segnato a tu tte le nazioni, nel m odo p iù p ressan te,
il fa tto che lo S tato precede ogni a ltr a relazione. L’idea
dem o cratica dell’eg u ag lian z a dei d iritti di tu tti coloro
che vivono nello S tato, si è d im o stra ta falsa.
Lo S tato n o n è e n o n può essere la personifica­
zione dell’id ea di giustizia, n é può a m m in istra re e q u a ­
m en te la m edesim a. Lo S tato è il p o tere organizzato.
M an ten e re ed assic u ra re la su a p ro p ria e in d ip en ­
dente esistenza, e a ttra v e rs o i suoi m em bri, ra p p re ­
se n ta re e a v a n z a re i loro in teressi contro i p o teri r i­
vali ed ostili: ta le è il com pito p iù alto dello Stato.
La n o s tra organizzazione (lo S tato tedesco) h a subito
la p ro v a del fuoco, e vi h a resistito; ed i n o stri stessi
nem ici sono co stretti ad im ita re ciò che essi si p ro p o ­
n ev an o di d istru g g e re ».
In fa tti l’In g h ilterra, p iù di ogni a ltr a nazione,
co stre tta dalle in e lu ttab ili e p re ssa n ti n ecessità della
g u e rra , p e r risolvere gli im p ellen ti p ro b lem i tecnici,
p e r a u m e n ta re la p o te n zialità p ro d u ttiv a dell’in d u ­
stria, h a crea to num ero sissim e aziende statali, h a s ta ­
tizzate le m iniere del gallese, h a esteso insom m a il
suo controllo nelle a ttiv ità com m erciali ed in d u stria li
delle aziende p riv ate.
A nche in A m erica si p a rla oggi com e u n a im ­
prescindibile necessità — p e r la d ifesa dei su p rem i
in teressi n azionali — della mobilitazione civile. Che
v o rreb b e dire: l’ap p ro p riazio n e delle in d u strie p riv a te
in caso di g u e rra , e il re c lu tam en to e la m ilitarizz a­
zione degli operai. Schw ab, il p resid en te della Beth-

44
lehem Steel C orporation, h a reso p u b b licam en te noto
che le sue officine — le quali, sia d etto di passaggio,
h a n n o u n a c a p a cità p ro d u ttiv a v en ti volte m ag g io re
di quelle K ru p p — sa ra n n o m esse a p ie n a e com pleta
disposizione del governo, q u a lo ra u n ’ev en tu ale occa­
sione lo rendesse necessario.
Il governo am ericano, ad u n q u e, che av reb b e do­
v u to deb ellare i tru s t, esso stesso div en tereb b e, in
ta l modo, u n tru st.
Cosicché, a voler g iu d icare d ai sintom i che oggi
cadono sotto la n o s tra osservazione, si d ireb b e che
la p rossim a fase dell’evoluzione sociale s a rà ciò che
O don P or ch iam a con u n a p a ro la n u o v a « il Sindaca-
tismo », che significherebbe « l’u n io n e dei C ap italisti
con lo S tato p e r asserv ire la classe o p eraia » e che
« n on m igliorerebbe n é l’assetto sociale, n é lo stato
delle classi n ella N azione, m a d areb b e so ltan to u n a
n u o v a disciplina a lla classe lav o ratrice; n o n m u te re b ­
be i ra p p o rti di p ro p rie tà e so p ra tu tto n o n ag g iu n g e­
reb b e le riso rse m e n tali e sp iritu ali, le in tim e cap a cità
dei lavoratori, ai fa tto ri m a te ria li della p ro duzione ».
M a n e lla sto ria c ’è an ch e posto p e r l’im p rev ed u to
e p otrebbe an ch e d a rsi che il g iorno del giudizio v en g a
p rim a an c o ra che gli od iern i d o m in ato ri se l’asp et­
tino, p e r m a n d a re a rifascio i loro sap ien ti p ia n i lu n ­
gim iranti.
« C. S. » 30 dicem bre 1916

45
PENSANDO
Tu sol, pensando, o ideal sei vero.

La g u e rra h a d u e facce: q u ella o rrib ile e te rro ­


rizzan te, q u ella g ro ttesca e rib u tta n te .
La p rim a è riv o lta agli occhi di tu tti, la seconda
è n asco sta e perciò pochi la conoscono.
M olti rivolgono lo sg u ard o sul te a tro d ella g ran d e
g u e rra e n e lo ritrag g o n o a tte r r iti d a lla visione t r a ­
gica dei figli di Dio che si s b ra n a n o l’u n l’a ltro con
la ferocia delle tigri, u lu lan d o com e lupi affam ati, e
sp asim a n ti pel dolore che loro p ro c u ra lo strazio di
ta n ta c a rn e b attezz ata, si coprono il viso con le m an i
e singhiozzano o levano la p u p illa verso l’infinito az­
z u rro del cielo, a cerc arv i u n ’irre a le b eatitu d in e di
pace.
In essi rivive l’ascetism o e la rin u n c ia dei p rim i
c ristian i in cui e ra l’intim o convincim ento della p ro ­
p ria debolezza e d ella p ro p ria in cap acità, che li f a ­
ceva ritira re d in n an zi a lla co n q u ista d ella v ita e del
m ondo, p e r d ila n ia rsi ed a n n ie n ta rs i nel b a ra tro p ro ­
fondo del loro im m enso dolore.
Ecco perché in essi non sono l’in v e ttiv a e la m a ­
ledizione rivoluzionariie, il bisogno d alla v en d etta,
l’anelito della giustizia, che sono in noi.
In noi che ab b iam fissa d in n an zi agli occhi della
m ente e del corpo anche, la visione g ro ttesca della

46
g u e rra che ci insegue, ci opprim e e ci assilla com e
un incubo atroce.
Noi n on vediam o so ltan to delle om bre, dei fa n ­
tasm i che si contorcono negli u ltim i spasim i d ell’ag o ­
n ia lag g iù in fondo ad u n a valle ten eb ro sa, vediam o
an ch e u n m ostro im m an e d ai m ille te n taco li e dalle
sette te ste com e l’id ra d ella leggenda, che si ab b e­
v e ra nei rivoli di san g u e che scoscendono d a i cam p i
della strage: l’id ra del capitalism o.
U n can e che leccav a il san g u e ag g ru m a to di u n
u b riaco sfracellato d a u n autom obile, è stato rin ­
corso d ai p a ssa n ti inorriditi.
Perché, perch é q u esti u om ini che rin co rro n o u n
cane, rim an g o n o com e m um m ie im passibili e ta c itu rn i
d in n an zi al m a re di san g u e che sale, sale, sale in to rn o
al m ostro im m ane che vi n u o ta nel m ezzo tu ffan d o si
di ta n to in ta n to a d ab b ev erarsi, sen za che l’o n d a
ro ssa lo som m erga e lo affoghi?

* * *

Che fate? che fa te voi an arc h ici? voi novelli asceti


del sogno an arc h ico che vi d ilan iate lo sp irito n ella
rin u n c ia delle feconde lotte del lavoro, com e gli asceti
del sogno cristian o si m a cerav an o la c a rn e n e lla r i­
n u n c ia dei beni della v ita? q u ali benefici a p p o rta ste
al p ro letaria to ?
Q u an te volte e con q u a n to settario accan im en to
ci v en n e l’accusa di im p o ten ti m as tu rb a to ri del p e n ­
siero dagli o rato rii delle co n fra te rn ite sovversive p e r
sm inuirci, p e r sv alu tarci, p e r an n ien tarci, d in n an zi
al p ro le ta ria to svegliato ai p alp iti della v ita riv o lu ­
z io n aria !
E n on sen tiv ate v erg o g n a di voi stessi, q u an d o

47
sui v o stri fogliucci andavate spippolando di sim ili
scem piaggini?
N on vi so rp ren d ev a il rom bo dei fucili che sch ian ­
ta v a n o il cuore di Francisco F errer, il ran to lo di m o rte
di D enyiro Kotoku, di Angiolillo, di Bresci, dei cinque
im piccati di Chicago, an a rc h ic i tu tti nelle p iù intim e
la te b re del cuore, nel p en siero e n e ll’azione? E non
vi si p a ra v a n d in n an zi i m ille e m ille fa n ta sm i dei
c a rc e ra ti nelle casem atte d ’ogni tiran n o , dei m ille c a ­
d u ti p e r le vie del m ondo a p ren d o tr a le selve di fu ­
cili il v arco alla lib ertà?
N on rico rd a te che ogni q u a l vo lta f r a la m a ssa
am o rfa acc asciata nel b rag o si leva u n a coscienza
ero ica in u n sublim e a tto di rivolta, di bellezza e di
giustizia, egli è u n an arch ico ?
O h ! q u esti a n arc h ici sono u n po’ com e le sen ti­
nelle che m uoiono lassù sulle v ette delle A lpi tr a ­
volti n ei b u rro n i dalle fu cilate nem iche, sen za che
i pifferai delle p a trie epopee rico rd in o il loro nom e
oscuro accan to a quelli dei g en era li e del re, sen za
che n iu n a ltro li rico rd i a ll’in fu o ri della m a m m a lon­
ta n a che h a scolpito nel cuore l’im m agine c a ra del
figlio perduto.
Chi rico rd a oggi — oggi che le « otto ore » sono
la longanim e largizione del p resid en te W ilson — che
ventinove a n n i o r sono, cinque an a rc h ic i in C hicago
m o riv an o sul patibolo p e r a v e r sobillato n e l cuore
esu lcerato degli schiavi, illividiti d alla sferza, a b b ru ­
titi n ella secolare abiezione, il bisogno di u n p iù lu n ­
go riposo, di u n a m eno m a g ra ricom pensa, dopo il
lavoro esten u a n te, bestiale?
S em ina l’anarch ico , ogni giorno e ogni ora, se­
m in a perch é gli a ltri — q u elli che h a n n o in teressi

48
U. Postiglione con la figlia di Gaetano Bresci.
im m ediati d a soddisfare — raccolgano. S enza u n rim ­
pianto.
E che dovrebbe im p o rta re a n o i — n o i che te n ­
diam o i m uscoli, lo sguardo, il p en siero e la volo n tà
verso le p iù alte m ete dell’id eale — che a ltri racco l­
g ano gli ste rp i che noi stralciam o ap ren d o ci il cam ­
m ino?
« C. S. » 16 settem b re 1916

49
AVANTI ANCORA !

« Se tu sai formare il disegno di una nobile im­


presa, e vuoi perseverarvi finché non sia compiuta;
quand'anche in quell’opera avesse a sanguinarti il
cuore, non ti arresti alcun ostacolo, che la tua ora
verrà. Avanti animo volente! Tu otterrai il premio,
tu giungerai alla mèta ».
MACKAY

I pio n ieri che a p riro n o tr a siepi d i b aio n ette il


v arco a ll’u to p ia m ille volte m a le d e tta p ro testaro n o
so lennem ente col loro eroico m artirio , d in a n zi al m o n ­
do attonito, che n e ssu n a fo rza av reb b e p o tu to m a i
spegnere la fede che frem e v a n ei loro cuori, il p e n ­
siero che b a le n a v a n e lla loro m ente. Noi gio v an i a b ­
biam o m ille volte g iu ra to su lla to m b a dei n o stri m a r­
tiri che m ai più av rem m o a m m ain a te le b a n d ie re
delle rivendicazion i p ro letarie che n e ssu n a u s u rp a ­
zione av reb b e po tu to p rescriv e re n ei secoli, m ai.
E deve essere g iu ram en to solenne il nostro: so­
lenne com e la v e rità delle n o stre idee, sincero com e
la n o s tra fede, g ra n d e com e il n o stro dolore.
N essun d isingan n o deve fiaccarci. N essu n a raffica
ab b atterci. N essun ostacolo deve a rre sta rc i, disillu­
derci: p é violenza di governi, n é in e rz ia di plebi.

50
La b u fe ra re a z io n a ria che in fu ria c ru e n ta ed im ­
p la c a ta d all’A tlantico a l Pacifico, h a tro v a te m olte
sentinelle n o stre disperse in ogni bivacco, p iù forti,
tenaci, decise, vigili e p u g n aci che m ai.
A S an F rancisco l’a rre s to dei nove com pagni n o ­
stri è stato sanzionato d a lla c o n d an n a a tre m esi di
carc ere d a u n giudice codino, e ste rre fa tto d al co n te­
gno sp rezzan te degli accu sati, che n o n h a n n o con­
sentito a ll’appello chiesto dag li av vocati e scontano
o ra nelle g alere della so latia C alifornia, il fio della
loro au d a c ia im p e rte rrita . A d essi v a d a caldo e f r a ­
te rn o il no stro saluto.
A ltri invece fu ro n o tra v o lti nello sconforto, n e l­
l’abbandono. E p iù che le violenze d ella cosacch eria
p ad ro n ale, h a po tu to su loro la n eg h itto sa in d ifferen za
delle m o ltitudini operaie sorde al gem ito dei caduti,
al n o stro fervido appello a lla b attag lia.
Non bisogna disp erare.
C erto, se tr a il fuoco d ella n o s tra esp erien za, su l­
l’in cu d in e della n o s tra ten acia, n e lla fu c in a a rd e n te
della n o s tra m en te n o n avessim o s a ld a ta e te m p ra ta
la convinzione, che il n o stro sogno feb b rile s a rà u n
giorno — prossim o o lo n tan o n o n im p o rta — vivente
re a ltà , se n on avessim o letto in ogni rig a d ella sto ria
che le g ra n d i m ag g io ran ze fu ro n o sem p re co n tu m aci
alle ansie e alle feb b ri delle lu n g h e vigilie, certo, r i­
peto, d in n a n zi al caos di grigiori, a lla v erd o g n o la e
fitta caligine che incom be su ll’ig n av ia delle plebi im ­
belli, in e rti ed in erm i co n tro il b o ia il q u ale falcia
im passibile e ta c itu rn o i loro figli m igliori che osano
le v a r la testa, noi dovrem m o d isa rm a re le n o stre spe­
ran ze, soffocare la b estem m ia che nel n o stro cuore
ru g g e frem en te n ell’a tte s a penosa.
M a la sto ria am m onisce che, o ltre tu tti i m aro si

51
e le sirti, ap p ro d aro n o sulle spiagge della v itto ria gli
a rg o n a u ti im pavid i che osarono sfidare i m a e stra li
delle tem p este oceaniche e le vele n o n am m ain aro n o
m ai, né ro tta m u ta ro n o p e r m u ta r di venti.
E col viatico p ro p iziato re della sto ria si può p u r
fa re del cam m ino e fidare n e ll’e stre m a vittoria.

* * *

U n pioniere del n o stro ideale, u n cam pione delle


n o stre b attag lie, disse che noi siam o in stato di r i­
voluzione p erm a n en te.
Facciam o che non rim a n g a fra se v u o ta e b u ­
g ia rd a la sua.
L’ag itazio n e d a n o i accesa p e r la lib e rtà delle
vittim e politiche n o n deve m orire, p e r d irla col poeta,
com e fiam m a che p e r se m ed esim a si consum a. P e r­
sev erare bisogna. S en za posa, sen za indugi.
Intendiam oci: non fe la rivoluzione c h ’io m ’a t­
tendo p e r la liberazione dei n o stri ostaggi. N on vo­
gliam o illudere gli altri, n é dobbiam o illudere noi
stessi.
P o treb b ero an ch e u ccid ern e qualcuno, m a che
l’ultim o ran to lo della v ittim a ci tro v i desti e non ru s ­
san ti n e ll’oblio crim inoso. C he allfindom ani ci p o trà
m o rd ere il cuore il pungolo della n o s tra im potenza,
e non l’a m arezza del rim orso. Che le m o ltitu d in i ci
vedano fiacchi m a g ari, m a m a i codardi.
A ltri v archi, p iù stretti, p iù perigliosi di questo
che a ttra v e rsia m o , ci atten d o n o su ll’erta.
E p u r biso g n a p assare.
In alto i cuori d u n que, e av an ti. A v an ti an co ra
sino all’estre m a v etta.
« C. S. » 21 o tto b re 1916

52
IL MOMENTO POLITICO

Democrazia e monopolio.
La m ischia eletto rale che di q u esti g io rn i infierisce
più che m ai h a u n asp etto cara tteristico , d eterm in a to
dal riflesso delle nuove fasi econom iche, verso le q u ali
il m ondo tu tto v a in cam m inandosi. Volevo dire, in
a ltre parole, che se sulle bigonce dei pubblici com izi
e sulle colonne dei giornali, i g alo p p in i e i p en n iv en ­
doli assoldati d ai p a rtiti b ellig era n ti si azzuffano come
lav an d aie sulle p iù piccine, futili, viete e pettegole q u e ­
stioni che rig u a rd a n o p iù che a ltro le v irtù o i vizi
p erso n ali dei candid ati, ciò che c a ra tte riz z a e d istin ­
gue i p a rtiti e d e te rm in a la lo tta è q uestione m olto
più im p o rtan te e p iù seria, che non è del tu tto ozioso
p o rre in rilievo, non fosse che p e r affinare e a rric ­
chire l’educazione politica n o s tra e di chi ci segue si­
lenziosam ente, n on fosse che p e r av v a lo ra re an co ra
u n a volta le in con tro v ertib ili p rem esse e le estrem e
conclusioni dell’anarchism o.
Il vocìo asso rd an te di « o rrib ili favelle » che ech eg ­
g ia d ai q u a ra n to tto s ta ti d ella co stellata rep u b b lica
— si sa — è so p ra ttu tto il bolso e affannoso a n sa re
degli a s p ira n ti alle in n u m erev o li politicai jobs della
dem o cratica b u ro crazia am erican a. M a n o n sono le
cricche, le cam arille a tta c c a te a lla grep p ia, sem pre
p ro n te a m u ta r b a n d ie ra col m u ta r dei v en ti e p e r le

53
q u ali l’u n ic a p o sta del giuoco eletto rale è u n a p a ­
g n o tta più o m eno im b o ttita e m o m en tan ea, n o n sono
codeste conventicole di politicians quelle che confe­
riscono ai go v ern i c e n tra li certi p o te ri eccezionali e
u n d ato indirizzo n e lla p o litica in te rn a ed estera,
quelle insom m a che d e tta n o la sto ria delle n azio n i e
prescrivono i destin i dei popoli.
Il p a d re b u rb ero ed inflessibile, del po tere politico
che non rin u n c ia n ean ch e p e r u n m om ento a n e m ­
m eno u n pizzico del suo d iritto di « p a tria p o te stà »
è il p o tere economico.
C hi n on ci crede, è segno che non vede. Poiché
m ai com e oggi fu così m a n ife sta ed ev id en te codesta
v erità, che a v v a lo ra ta d a u n ’esp erien za secolare, p e r
noi è d iv e n u ta assiom atica, n o n h a cioè bisogno di
essere p iù d im o strata.
Se in a p p a re n z a l’o d ie rn a b a tta g lia eletto rale può
sem b rare u n a lo tta f r a d em o crazia politica e dispo­
tism o, in v e rità essa è invece la lo tta fr a democrazia
finanziaria e monopolio.
Q ui m i ferm o u n po’ p e r c h iarire e p ro v are q u e ­
sta m ia asserzione.
Che cosa vuoisi d ire p e r dem o crazia fin an ziaria?
In ten d o così den o m in are q u el ceto in term ed io tr a il
p ro le ta ria to e la p lu to crazia, che secondo la p ro fe­
zia m a rx ista doveva m a n m an o sp a rire p e r essere
inghiottito d alla esig u a m a ag g ressiv a e vorace b a n ­
d a di p ira ti della b a n c a e dell’in d u stria, m a che —
com e d an n o a ved ere le m o d ern e statistich e — si
accresce e si a lla rg a sem p re più.
L’a ra tro gigantesco della g u e rra h a sm osso il m a g ­
gese che le forze im m an en ti d ella s tr u ttu r a econo­
m ica d ella società an d av a n o d a lungo tem p o p re ­
p a ra n d o a ll’in sa p u ta dei m iopi dell’o ttica sociale, e

54
tr a i solchi di quel m aggese g erm in an o o ra n u m ero se
ed in a sp e tta te fo rtu n e che v an n o ad a lla rg a re la cer­
ch ia della m edia bo rg h esia o d em o crazia fin an ziaria.
D em ocrazia fin an z iaria ap p u n to p erch é p e r s a lv a ­
g u a rd a rs i d alla co n co rren za delle g ra n d i co rp o razio ­
ni, p e r d ifendere i suoi in teressi im m ed iati e re n ­
d ere m eno perigliosi i fu tu ri destini, è c o stre tta —
in q u e sta lo tta ad a rm i im p a ri — a ch ied ere a lle a n ­
za e protezione allo Stato, affinché con leggi speciali
fre n i l’im peto aggressivo del m onopolio, e n e circo­
scriv a la cerc h ia delle attiv ità.
P iù ch iaram en te: d em o crazia fin an z iaria ap p u n to
p erch é p e r i suoi in teressi econom ici favorisce la d e ­
m o c r a z ia d i S ta to . E p e r m e g lio r a g g i u n g e r e il s u o
s c o p o , s o l l e t ic a e s t i m o l a a n c h e le c l a s s i l a v o r a tr ic i,
s p r o n a n d o le a c o i n t e r e s s a r s i a l g o v e r n o d e lla c o s a
p u b b lic a , a r e n d e r e s e m p r e p i ù p o p o l a r i le f o r m e p o ­
litic h e e s is te n ti; b u s s a a lle p o r t e d e l l e u n io n i o p e r a ie
p e r c h ie d e r e a iu to , e r e n d e r l e f id u c io s e n e lle in i z i a ­
t i v e d e i p u b b li c i p o te r i; r a f f o r z a n d o c o s ì la p r a t i c a
r if o r m is tic a , la t e n d e n z a q u i e t i s t a d e l l e o r g a n iz z a z i o ­
n i o p e r a ie , s o ff o c a n d o n e o g n i a s p i r a z io n e r i v o lu z io ­
n a r ia , e i n d i r e t t a m e n t e f in is c e p e r f a v o r ir e il c a p i­
ta lis m o s t a t a l e u r g e n d o lo S t a t o a d a s s u m e r e il p o s ­
s e s s o e d il c o n tr o llo d i c e r te in d u s t r i e c h e r ic h ie d o n o
g r a n d i c a p i t a l i e o g g i s o n o n e lle m a n i d e l t r u s t.
Ecco com e si spiega — secondo il m io m odesto
m odo di ved ere e di p e n sa re — la ra b b ia a n ti-tru -
staio la del p a rtito dem ocratico, il f lir t con le u n io n i
operaie, l’ibrido connubio W ils o n - G o m p e r s . Q ui è la
rag io n e della recen te leg ifero m an ia in fav o re degli
op erai o rganizzati, che h a invaso il governo fe d e ra ­
le; e nello stesso tem po il m otivo che h a spinto m olti
capi delle u n io n i a f a r p alese a t t o d i f e d e d e m o c r a ­
tic a .

55
Come v a che il « B o s to n A m e r i c a n » di H earst
scriv ev a sullo sciopero di B ayonne u n articolo di fo n ­
do che q u alsiasi riv oluzionario av reb b e sottoscritto?
— m i d o m a n d av a u n com pagno. U n a delle rag io n i è
p ro p rio in ciò che ho detto dianzi. E in ciò è p u re
il perché, l ’ex sindaco di Boston, Mr. F itzgerald, o ra
can d id ato dem ocratico alla carica di sen ato re, si è
scagliato contro « th è m a n w h o o w n th è b ig c o r p o ­
r a tio n » bollandoli com e crim in ali e falsari, e p ro ­
m etten d o u n a legge che av reb b e fre n a te l’in g o rd ig ia
e la v o racità dei falchi di W all S treet. E se volete la
rag io n e p e r cui il sen ato re L afay ette riv elav a i re tro ­
scena dell’ « im broglio » m essicano, e il p resid en te
W ilson accu sav a i p ira ti del tr u s t com e i soli resp o n ­
sabili delle g u errig lie fr a il M essico e l’A m erica, q u el­
la rag io n e dovete tro v a rla an ch e n ell’o rdine di idee
suesposte.
D unque p e r noi la situ azio n e rim a n e ch iarita : il
p a rtito w ilsoniano è l’esp o n en te di codesta d em o cra­
zia finanziaria, m e n tre Y H u g h e s a llia n c e — b a s ta leg­
g ere i nom i dei m em b ri p e r ac c e rta rse n e — è l ’ag e n ­
zia eletto ra le e politica del m onopolio econom ico (1).

Il p e r c h é d e i p a r t i ti .

M a com e si spiega allo ra che la cam p ag n a, p e r


l’elezione di W ilson è s ta ta sovv en zio n ata d a q u alch e
m iliard ario ? po treb b e d ire qualcuno. Q ui e n triam o in

(1) La Dupont Powder Company ha affisso sulle cantonate


delle sue fabbriche un avviso con cui urge per non dire impone
agli operai di votare per Hughes, contro Wilson, e ne dice aper­
tamente il motivo che è in ciò: nell’aver l’amministrazione di
Wilson favorito l'apertura di officine nazionali per alcune ma­
terie necessarie agli armamenti.

56
u n altro ordine di idee, e en triam o ci p ian o p e r non
sm arrirci.
Com incio in ta n to col ric o rd a re che — com e a b ­
biam o ta n te a ltre volte d etto — i fa tti sociali, così
v asti e com plessi, non possono sp ieg arsi e n o n si d eb ­
bono sp ieg are con dei c rite ri u n ila te ra li e sem plici­
sti. Perciò nella lo tta p e r il predom inio politico in
A m erica, accan to a q u ella d a m e accen n ata, vi sono
a ltri m otivi e cau se concom itanti.
P rim a di m en zio n are q u a lc u n a di q u este cause,
bisogna fa re u n a prem essa. Ed è questa: Non è vero
— come com unem ente si crede — che gli interessi
capitalistici siano sempre dappertutto gli stessi, e che
la m edesim a — in qualsiasi tem po e in qualsiasi posto
— sia la m entalità della borghesia.
Q u esta asserzione — che p e r q u alcu n o p o trà sem ­
b ra re u n paradosso, an ch e se p e r a ltri è u n a vecchia
conoscenza — rich ied ereb b e u n a m in u ta d isam in a che
tralascia m o p e r non d ilu n g arci troppo, rip ro m e tte n ­
doci di fa rla u n ’a ltr a volta. C om unque, non possiam o
esim erci d al d a m e q u alch e prova.
Dove ca p ita lista e c a p italista si possono tro v a re
in conflitto, è ap p u n to là dove sono in gioco gli in ­
teressi im m ediati di am bedue.
Ebbene può d a rsi — e si d à m olte volte il caso
— che ta li in teressi non siano i m edesim i p e r tu tti i
capitalisti. È stato d etto ta n te volte, p e r esem pio,
che la g u e rra se arricch isce certe in d u strie, quelle
sussidiarie della g u e rra specialm ente, com e le fa b ­
briche di m unizioni, a rm i ecc., a ltre m a n d a in b a n ­
caro tta.
N el caso specifico delle elezioni il pom o d ’A d a­
m o della contesa, è ap p u n to la fam o sa questione del­
le tariffe. Vi sono delle in d u strie che d al protezio­
nismo del p a rtito rep u b b lican o sareb b ero d a n n e g g ia ­

57
te, perch é ad esem pio, dipendono d a ll’in d u stria e ste ra
p e r certi p ro d o tti su ssid iari alla lavorazione. E p e r­
ciò cercan o di f a r trio n fa re il p a rtito dem ocratico che
h a tr a i capisaldi del suo p ro g ra m m a il liberalismo,
cioè il ribasso delle tariffe doganali.
Ecco d u n q u e u n a p rim a rag io n e perché, a soste­
n e r W ilson, accan to a G om pers, ci siano gli aq u ilo tti
di q u alch e covo in d u striale (2).
Ve n ’è u n ’a ltra . La m e n ta lità della b o rg h esia n o n
è sem pre la stessa. È u n p o ’ tro p p o il d ire che la
b o rg h esia ab b ia u n ’a n im a sola e u n a sola testa. A l­
trim e n ti com e si spiegherebbe la ta ttic a pacifista, fi­
la n tro p ica o collabo razio n ista che segue H en ry Ford,
con i suoi o p erai di D etroit e la ta ttic a re a z io n a ria che
segue Jo h n D. R ockefeller a B ayonne e a Ludlow? Su
q u esti diversi atteg g iam en ti, sui c rite ri che li in fo r­
m ano e li d eterm in an o , noi ci siam o p iù volte soffer­
m ati, e ci sorvoliam o ora.
A ggiungiam o soltan to che la ta ttic a seg u ita n el­
l’o rb ita della p ro p ria a ttiv ità com m erciale o in d u s tria ­
le può alle volte spin g ere u n d ato cap ita lista a d a f­
fiancare q u e sta o q u ella fr a le fazioni che si co n ten ­
dono le red in i del governo.

* * *

W ilson o Hughes?
C hi v o rresti che vincesse H ughes o W ilson? N es­
suno dei due. E Benson? N ean ch e lui.
Così risp o n d ereb b e q u alsiasi com pagno a chiun-

(2) Non bisogna dimenticare che Mr. Samuel Gompers agi­


sce non soltanto in qualità di rappresentante delle unioni ope­
raie, ma anche in qualità di capitalista, perchè di baiocchi ne
ha ed a barili.

58
que u n ta l g en ere di dom ande gli rivolgesse. E così
in fa tti ho risposto a n c h ’io al m io b arb iere.
C ertam en te noi a n arc h ici v o rrem m o che d i p re ­
sidenti non se ne eleggessero: di n e ssu n a sorte. V o r­
rem m o che di elezioni n o n se n e facessero affatto.
M a in ta n to — siccom e ai m iraco li n o n ci crediam o —
supponiam o che il giorno delle elezioni la popolaglia
n on fa rà la rivoluzione, m a a n d rà a v o ta re e a con­
s a c ra re col suo voto la s u a servitù.
Ed allora: è del tu tto fu tile a u g u ra rs i la v itto ria
dell’u no p iu tto sto che dell’altro can d id ato in lizza? Al
prim o colpo vien fa tto di dire: M a sicuro. Poiché: cosa
può im p o rtare a noi a n arc h ici se a W ash in g to n c ’è
il ta le o il ta l altro?
P er gli anarchici, in fatti, il m ale n o n consiste nel
modo di go v ern are, m a n el fatto in sé di g o v ern are,
cioè nello stesso governo, q u ale esso sia.
M a se p u r rim an en d o nel n o stro p u n to di v ista
an arc h ico volessim o co n sid erare gli ev en ti con occhio
storico, allora, io dico, n o n è ozioso fa re la scelta fra
i due contendenti: cade in acconcio di d o m a n d are se
p e r la salu te del p ro le ta ria to siano p iù efficaci i p a n n i
caldi della politica d em o cratica e q u ietista, il cui sim ­
bolo è W ilson, oppure le docce fred d e d ’u n im p e ria ­
lism o econom ico e m ilitare, vorace, aggressivo, im ­
petuoso.
La d o m an d a no n è nuova-, lo so. A ltra vo lta i sov­
versivi d ’Ita lia furon o p o rta ti a d om andarsi: « M eglio
C rispi o G iolitti? » e q u alcu n o rispose: « M eglio giova
ai vinti dell’o ra p resen te co n to rcersi sotto il pugno
di ferro di Crispi, che sen tirsi salire alla gola la n a u ­
sea della platitude g io littian a ».
È questione questa, o com pagni, p iù seria ed im ­
p o rta n te di q u a n to a p rim a v ista può sem b rare. Q uelli
che si rifiu tan o di m e ttere su l ta p p eto d ella d iscu s­

59
sione q uestioni com e queste, contribuiscono ad alle­
v are u n a g en te sovversiva che h a bisogno di ricev ere
il cibo in tellettu a le bello e cucinato, e lo in g h io tte
senza m asticarlo; contribuiscono a crescere u n a te n ­
d en za fatalista nel m ovim ento rivoluzionario. La g u e r­
r a è s ta ta p e r noi u n a solenne lezione della n o stra
su p rem a ig noranza, che ci h a im pedito di scorgere
certi sintom i, i q u ali c u ra ti a tem po, n o n av reb b ero
fatto quel m ale che h a n fatto.
Ho m esso in cam po la questione. Ci si d iscu ta se­
riam ente.
Chi h a a cuore, so p ra ttu tto e in n a n zi tu tto , gli in ­
tere ssi im m ediati e d ire tti del p ro letaria to , è p e r la
politica dem ocratica: ciò è risap u to .
Io g u ard o a ll’av v en ire e la com batto. P erché l’op­
pio dem ocratico svirilizza le classi lav o ratrici, fav o ­
risce l’ap atia, la sonnolenza, la m o rte d ’ogni in iziativ a
dal basso, e l’ap atia, la sonnolenza, lo sbadiglio sono
dan n o si e letali alla c a u sa della rivoluzione. P erché
la politica d em o cratica induce il p ro le ta ria to a fidare
nelle iniziative dei pubblici poteri e non nelle proprie
forze, e l’em ancipazione o p eraia n o n s a rà m a i com ­
p le ta e in teg rale se non q u an d o o p e ra ta con le p ro ­
prie forze (I n e ri del sud che fu ro n o em an cip a ti dai
dem ocratici del nord, sono rim asti, se non di nom e,
schiavi di f a tto ) . P erché la dem o crazia scan sa o sm o r­
za il conflitto, e soltan to d a u n conflitto con u n cap i­
talism o aggressivo e p u g n ace può p ro ro m p ere lo scop­
pio violento delle ire plebee. P erch è sotto la sferza e
il pungolo di u n im perialism o audace, il popolo lavo­
ra to re am erican o cesserà di cred ersi libero, p e rd e rà
la fiducia nei suoi san ti p ro tetto ri, u sc irà dalle rid o tte
della collaborazione di classe, p e r affro n ta re in cam po
ap e rto il nem ico e colpirlo nel cuore.
« C. S. » 4 no v em b re 1916

60
NEVER TIRE !

Q ual m esse su p erb a di p en sieri tu m u ltu o si non


p o rta seco a lla m ente, q u esto te tro an n iv e rsa rio di
m om enti sì tristi e sublim i, così b ru ta lm e n te selvaggi
ed ero icam en te g ra n d i !
Il pensiero risale veloce i tr e n t’ a n n i trasco rsi
d ’in cessan ti e non sterili b attag lie, riv ed e la scen a t r a ­
gica, il delitto orren d o co n su m ato d a i farisei a ll’om ­
b ra della giustizia, l’ard o re indocile, lo spirito in d o ­
m abile dei n o stri m a rtiri, s’en tu sia sm a del loro e n tu ­
siasm o, s ’in e b ria del san g u e v ersato, san g u e rosso ro ­
v en te d ’au d acia, p reg n o di v ita virile, ed a rm a il
cuore di n u o v a fede a c u ita alle asp irazio n i p iù te ­
m erarie, m e n tre risu o n an o p iù che m ai vive a ll’o rec­
chio le p aro le in te m e ra te del co n d an n a to a m orte,
d in n a n zi alla forca: « NEVER TIRE ».
V entinove an n i son p a ssa ti e quel m onito sagace
che p a r com pendiare tu tto u n p ro g ram m a, fiorito su l­
le la b b ra p o ten ti di u n a coscienza fo rte e sic u ra si
p ro lu n g a fino a noi seg n an d o n e con l’esem pio il cam ­
m ino glorioso, sen za rito rte equivoche, scevro d a l­
l’ingom bro sterile dei com prom essi, m a re tto com e
u n piom bo a lla realizzazione finale della m e ta ir r e ­
vocabile.
N ever tire ! N on cessate, n o n cessate m a i d a ll’ani-
m a re le folle alla b a tta g lia pel d iritto conculcato d a

61
secoli, d a ll’a p rire le coscienze assopite degli um ili
d a n n a ti al servaggio, d al rile v a re a d ogni uom o se
stesso, a ll’u m a n ità i suoi figli, finché non sia su o n ata,
e p e r sem pre, ai re ie tti l’o ra d ella redenzione.
E ran p aro le di fuoco, e ra il m essaggio sap ien te
di chi si d a v a tu t t ’in tero in olocausto ad u n ’id ea sfol­
g o ra n te di prom esse, ai m iliti fe rv e n ti che sareb b ero
v en u ti di poi, ai figli n o n d eg en eri delle g en erazio n i
fu tu re . P erché se sul tro n co sq u arcia to d a q u el fu l­
gido b ag lio re della seconda in tem az io n ale, rin n e g a ta
la p rim a fede, fa tto stra m e d ell’esem pio iconoclasta
e dell’ideale incoercibile, p asseg g iaro n o rib u tta n ti i
g iu d a del lavoro « in tu t t’a ltre faccende affaccen d ati »,
n o n v an o può perciò o rgogliosam ente d irsi il m artirio .
N on m u o re l’idea onde h a v ita il progresso, né
m a i si spense la sch iera p u g n ace dei fo rti e generosi
che il g ra n ca rro delle m iserie u m a n e tra s c in a n verso
p iù fo rtu n a te au ro re. La p ro g en ie di B ruto n o n m uore.
Im p u g n a ta la b a n d ie ra g loriosa delle riv en d ica­
zioni sociali in a lb e ra ta con m a e stria im p areg g iab ile
su lla ro cca o rm ai v u ln erab ile del cap italism o d a quei
p ro d i che n ella m isch ia p rim i la sv entolarono in q u e ­
sto p aese corrotto di u om ini vili, ve la m a n te n n e ro
p e r decenni d eg n am en te i m iliti sin ceri della n o stra
« u to p ia », e ve la co nservano an c o r oggi m itra g lia ta
d a tu tte le in g iu rie del volgo eunuco, con im m u ta ta
ten acia, scuotendone i lem bi in sa n g u in a ti ag li occhi
lag rim o si di tu tti gli afflitti, i n o stri m igliori.
E con p a ri eroism o, con eg u ale entusiasm o, p e r
la stessa fede !
P e r s e v e r a n d o v in c e s !
N on è com pito facile n è com odo il p ersev erare,
so p ra tu tto q u an d o im plica la p e rp e tu a rin u n c ia ai
ric h ia m i p rep o te n ti dell’egoism o g re tto e volgare, od

62
an ch e sem plicem ente alle piccole so d d isfazio n c elle al-
le tta tric i del vivere com odo e s p e n sie ra to . È difficile
lo tta re con co stan z a tu tta la v ita, p e r u n id e a le sia
p u re il p iù fulgido, il p iù g ran d e, c o n s e rv a n d o n e fino
all’ultim o in ta tta ed in c o rro tta la fede. P o c h i l’ h a n
fatto.
E le an im e deboli, le m ezze coscienze, q u e lle che
la c a u sa av ev an o a b b ra c c ia ta p iù p e r u n in tim o b i­
sogno di em erg ere d a ll’ignobile m a re a d e i d o rm ie n ti
che p e r fe rm a convinzione, d ev iaro n o p e r il la b irin to
losco di p iù te rre n e felicità, in n a lz a n d o a c e la re il
p roprio suicidio sotto il peso e n o rm e delle re s p o n s a ­
b ilità s v e n ta ta m e n te assu n te, e r e n d e r g iu s tiz ia a d e­
bolezza ed abiezione inconfessabili, il fra g ile b a lu a rd o
di u n a n u o v a fo rm u la le v a ta a sistem a, p e r cui a l­
l’eden agognato, il p ro le ta ria to s a re b b e asceso non
più a ttra v e rs o lotte feb b rili e c ru e n ti, sacrifici im ­
m ensi di energie e di vite lu n g o l’e r ta a s p r a del suo
calvario, m a in carro zza, p la cid am en te, p e r a ltr a via
p iù dolce e ta p p e z z a ta di velluto.
P er n o n d irsi tra d ito ri in g a n n a ro n o il popolo. In ­
vece di rip e te rg li c h ’e r a schiavo p e rc h é ta le lo re n ­
deva in e lu ttab ilm en te il sistem a, in co lp aro n o gli u o ­
m ini al p o tere dei m ali sociali, p e r p re n d e rn e il posto:
vigliaccam ente.
Ed oggi, deluso, n a u se a to d a l tru c c o osceno, zim ­
bello a n c o ra alle tu rp i m en zo g n e degli in fa m i specu­
la to ri d ’ogni nom e e colore, il popolo n o n h a p iù fede,
si ria d a g ia n ell’ap atia, n e ll’in differenza. Ci è ostile.
A ncora, dopo ta n ti anni, dopo ta n ti m a rtin i.
M a la sto ria segue in e so ra ta il suo cam m in o e
con essa la civiltà, n é v a rra n n o a d a r r e s ta rn e lo svol­
gim ento fatale, l’on n ip o ten za m o rb o sa dei tir a n n i d ’og­
gi inferociti d a ll’o stin ato a v a n z a re di albe p iù p ure,

63
n é le a b iu re triv iali dei rossi p ad ro n i del dom ani r i­
d iv en u ti savi, ostili e n tra m b i e con p a ri en tu siasm o
alle rip u d ia te lezioni di u n lu ngo p assato d ’eloquenti
esperienze.
E con la storia, te tra g o n i a d ogni fo rm a di co stri­
zione, divelto d a ll’anim o indocile ogni p iù re m o ta r a ­
dice di servilism o, rin v ig o rito lo spirito in u n bag n o
s a lu ta re di critica e d ’an alisi in tim a, p e rse v e ra n te fino
a lla incrollabile convinzione, m a rc ian o gli anonim i
apostoli dell’eresia au d ace e m a g n an im a , b e rsa g lia ta
e vilipesa d a ogni sentina, d ai b o rd ellieri d ’ogni in ­
seg n a co p erta del fango dom estico, verso l’av v en ire
auspicato. Che s a rà ta n to p iù prossim o e benigno,
q u an to , dedicandovi ogni n o s tra en erg ia, l’ av rem o
voluto.
« C. S. » 11 n o v em b re 1916

64
CONTRO LA GUERRA
PER LA RIVOLUZIONE
GLI ANTILIBICI

M entre nei collegi sem i socialisti, in q u ei collegi


cioè in cui la v itto ria del candidato... rosso è q u asi
sicu ra — d im entichi dei co n ati riv o lu zio n ari di R eg­
gio Em ilia e f r a le p ro teste isolate di q u alch e p u ri­
ta n o e disciplinato m em bro del p a rtito — i socialisti
d ’Ita lia si d an n o in b racc ia alle p a ste tte popolari, si
trin c e ra n o nei blocchi social-dem ocratici, delle rifo r­
m e g ra d u a li e delle g ra d u a li conquiste; n ei collegi in e­
sp u g n ab ili — fedeli alle m um m ie e alle canizie di
M ontecitorio — in cui la c a n d id a tu ra socialista fu
p o sta solo com e afferm azione di partito, gli a ra ld i
della rivoluzione... schedaiuola, fan n o gli in tra n s i­
g en ti e q u asi quasi gli eroi. E si son c h iam ati anti­
libici. E si sono assu n ti il com pito di ric o rd a re a lla
folla ig n a ra , che p ian g e oggi i dolori d ella g ran d e
g u e rra p e r cui diede i figli suoi m igliori, che fu ro n
essi, i socialisti, soltanto essi, a f a r sen tire la voce di
p ro te sta e di ra m p o g n a co n tro i cattiv i duci d ella p a ­
tr ia esau sta.
Ed alla plebe, alla g ra n plebe che p ia n g e e non
h a p iù figli p e r l’a rm a ta del re e pel tesoro del re
n o n h a p iù soldi, i socialisti d ’Ita lia rico rd an o oggi
che essi, essi soltanto, sono i nem ici del m ilitarism o,
nem ico del popolo.
Buffoni e b u g ia rd i !

67
A ccecati d alla libidine del potere, là dove il po­
te re è lo n tan o e in afferabile, bloccati p e r p iù facili
vie, rico rd an o al popolo, oggi, solo oggi, i suoi strazii
e i suoi dolori, solleticano il suo sdegno sp eran zo si
che questo popolo sem p re fanciullo, facile ag li e n ­
tu siasm i, faccia di essi, dei c an d id ati socialisti, la
b a n d ie ra della su a lotta, li carich i sulle sue spalle c a ­
p aci p e r condurli là dove la su a sch iav itù si d ecreta.
Buffoni e bugiardi! S p ecu lato ri e te rn i della in ­
coscienza di chi n o n sa o n o n rico rd a !
E perch è vi conviene, fingete an ch e voi di d im en ­
tic a re !
D im enticati, piccoli eroi della sesta g io rn ata, che
q u an d o il p ro le ta ria to d ’Italia, dim entico delle sue m i­
serie e dei suoi digiuni, offriva al re ed alla p a tria gli
affetti e le sp eran ze che n ei suoi giovani figli rip o ­
neva, al re ed a lla p a tria in cerca di nu o v e glorie,
di nuove terre, di n u o v i schiavi; q u an d o il g rido di
dolore e di spasim o dei figli cad u ti o ltre m a re si spe­
g n ev a sen za eco, perch é p iù fo rte e ra il g rido di evviva
dei vecchi rim a sti in p a tria — eco incosciente a l­
l’evviva b u g iard o e vile d ella c an a g lia im b e lle tta ta —
m e n tre le confederazioni o p eraie ip o tecate tacev an o ,
e b o rb o ttav a il socialism o m edag liettato , so ltan to uno,
uom o f r a ta n te pecore, u n o solo, alla p a tria m ezzan a
ed al re assassino, g ridò la v e ra p ro te sta e la v e ra
ram pogna: A ugusto Masetti.
Socialisti d ’Italia, spogliatevi del nom e di cui in ­
d eb itam e n te vi orn aste. N on vi ap p artien e.
Gli antilibici n o n siete voi. Gli an tilib ici si ch ia ­
m an o A ugusto M asetti ed Antonio D’Alba.
A ugusto M asetti ed A ntonio D’A lba che voi rip u ­
diaste, e ricopriste con le v o stre scom uniche e i v o stri
a n atem a , che v o rreste v e d e r seppelliti n e ll’oblio in ­
g ra to della folla.

68
A ugusto M asetti ed A ntonio D ’A lb a che chiam a-
siti pazzi, p erch é alle v o stre fiabe b effard e n o n cre­
d ettero.
A ugusto M asetti ed A ntonio D ’A lba che d im en ti­
caste e v o rreste v e d e r d im enticati.
Ebbene no.
A narchici d ’Italia! S cendete f r a la folla che si a c ­
calca nei com izi eletto rali, a lla folla che p ian g e la
su a vecchia fe rita fa tta p iù la rg a , a lla fo lla che non
ha più soldi, che non h a p iù sangue, che n o n h a p iù
lagrim e, che a lle tta ta dalle n en ie te n ta tric i dei poli­
ticanti rossi, vicina a destarsi, p o treb b e invece d im en ­
ticare le sue ire e affidare le sue v en d ette alle p ro ­
teste v erb ali dei suoi d ep u tati.
S b u g iard ate gli an tilib ici m ed ag liettati. D ite alle
m adri d ’Ita lia che gli antilibici, coloro che in tesero
e raccolsero il grido di dolore che p a rtì d a i m ille gio­
vani cuori spezzati nelle infide sirti di C irene, si ch ia­
m ano Antonio D’Alba ed A ugusto Masetti, due gio­
vani, due eroi.
Dite alle m a d ri d ’Italia, che spingono, m u te ed
affrante, lo sg u ard o triste verso il tram o n to , verso
l'A frica m aled etta, su lla soglia del vecchio casolare,
ove cullarono u n giorno il fru tto delle loro visceri,
dove u n giorno sogn aro n o le p iù rosee sp eran ze e il
più bello avvenire pel bam b in o loro che si tra s tu lla v a
nella via, sulla soglia a n tic a ove p e r l’u ltim a volta
b aciaron piangendo il figlio soldato che p a rtì in g u er-
ra e non è più to rn ato , dite alle m a d ri d ’Ita lia che
due m a d ri acciaccate dagli a n n i e d ai p a tim e n ti a sp e t­
tin o d alla volontà di dio u n a, dalle co n serti volontà
delle fala n g i operaie l’a ltra , i figli loro che p a rtiro n o
un giorno e non son p iù to rn ati, che non son m orti,
ohe son sepolti e vivono.

69
D ite alle plebi d ’Italia: I ru ffian i del re e d ella
p a tria ti chiesero i tu o i figli ed i tuoi soldi; ti p ro m i­
sero gio rn i m igliori p e r te ed i figli tuoi. Invano. Fu
b u g ia rd a la p atria.
Ti chiedon oggi, c e n t’altri, le tu e forze, i tu o i soldi,
i tu o i suffragi. Ti p ro m etto n o giorni m igliori p e r te
e p e r i figli tuoi. M entiscono.
Plebi d ’Ita lia ! Se d o m an i p iù fo rte e p iù a c e rb a
vi p u n g e rà la fam e n e i v o stri tu g u ri squallidi, a rm a ­
tevi! D isertate i tu g u ri! R icordatevi di A ugusto M a-
setti e di A ntonio D’A lba. F aten e la b a n d ie ra delle
v o stre rivolte !
« C. S. » 25 o tto b re 1913

70
MOTIVI

U na delle due. O il gio rn alism o coloniale n o n sa


quel che si dice n é quel che si fa; o è così sicuro
della in c ap acità in tellettu a le dei suoi le tto ri a com ­
p rendere quello che leggono d a non in d u g iare p u n to
nel d a r posto ad artico li ed a notizie che sono poi,
al lum e della logica p iù spiccia, la n eg azio ne c h ia ra
ed esplicita di ciò che costituisce il p ro g ra m m a d ’ogni
g azzetta ita lia n a in A m erica: te n e r vivo e caldo il
rispetto e l’am ore verso le p a trie istituzioni e la scel­
le ra ta fam iglia, che p e r castigo di dio ed ig n a v ia di
popolo, reg g e le sorti e i d estin i della te rz a Italia.
Ad esem pio — e non è la p rim a vo lta — sen tite
questa.
Non è fresco, di certo, l’ho tro v a ta in u n vecchio
num ero del Bollettino della sera con cui il salu m aio
m ’h a avvolto u n paio di p a trie salacche. Il Bollettino
u su a volta, l’h a rie su m a ta d al periodico « Pensiero
ed Azione » del 15 settem b re 1850, che in q u el tem po
M azzini p u b b licav a a Londra. È il te sta m e n to poli­
tico dei m a rin a i lig u ri ed a n c o n e tan i che acco m p a­
g n aro n o P isacan e n e lla spedizione di Sapri. Lo rip u b ­
blica questo testam en to , il Bollettino, p erch é n e ll’evo­
cazione degli eroism i del p assato si riav v iv i negli ita ­
lici cuori l’a n tic a v irtù a q u el risp etto e q u ell’am o re
di cui sopra.

71
Ne stralcio q u alch e b ra n o a scorno della vile p ro ­
genie sa v o iard a e dei suoi ruffiani, a m otivo dei m olti
in g en u i che am m iran o an c o ra in q u esta fam ig lia di
bagascie e bagascieri, la v irtù eroica n ella rico stitu ­
zione dei b ran d elli della p atria.
Son quei m a rtiri che p arlan o . Sentite:
« Se l’im p resa riesce, secondateci, fra te lli di G e­
nova. N on cedete a n essu n o il v an to di in n a lz a re se­
condi lo sten d ard o italiano. F atelo sv en to lare su la
la n te rn a , sui fo rti e sulle navi. T rasfo rm a te lo S tato
sard o in p rovincia italian a. E se il governo resiste
com pite la trasfo rm a zio n e senza di lui e contro di lui.
Le navi, le arm i, i teso ri e i figli di G enova non ad
una famiglia, m a all’Ita lia a p p arten g o n o » .
Q uesto b ra n o — che accan to a m ille e m ille a ltri
di cui rig u rg ita n o le storie d isin teressate e sincere,
d o cu m en ta la p a rte p assiv a ta lv o lta e il p iù delle volte
re p ressiv a a v u ta d ai re del P iem onte — n o n po tev a
n on fe rm a re la n o s tra atten zio n e p e r tro v a rv i u n a
fiam m a di p iù a ll’odio che se n titam en te n u tria m o con­
tro il re Spiom bi e suoi re a li p redecessori ed ipotetici
successori.
M a q u a n ti s a ra n n o s ta ti i letto ri del Bollettino
che a v ra n n o ingoiato d ’u n fiato, sen za a ssa p o ra rn e
l’am aro, q u e sta pillola e a l rico rd o affettuoso verso
C arlo P isacane, il biondo eroe della spedizione di S a­
p ri e i suoi giovan i e fo rti com pagni che la p a tria
volevano re d e n ta d a tu tte le tira n n id i e il popolo d a
ogni servaggio, a v ra n n o acco m u n ato la g ra titu d in e
p iù insulsa, la devozione p iù cieca verso la tris ta f a ­
m iglia che l’Ita lia h a rid o tto a d u n a vecchia e m a l­
concia m egera, sen z’altro scrupolo che n o n sia il p re z ­
zo del m ercim onio, sen z’a ltro ro sso re che n o n sia q u el­
lo del belletto; che del suolo d ’Ita lia fece u n a cloaca

72
e un p an tan o , e del popolo u n b ran co di pecoroni e
di castra ti?
* * *

E giacché siam o a p a r la r di p a tria , restiam o in


argom ento. Q u an ti m otivi n o n suggerisce il triste p re ­
sente della p a tria ! Q u an ti echi n o n riev o ca il ricordo
del suo p assato !
E p e r ferm a rci ad u n p assato m olto prossim o, r i­
co rd ate le laboriose ore che p reced ettero l’e n tra ta del
no stro paese n ell’im m an e conflitto europeo? C he d i­
scorde ed a sso rd an te polifonia ! Q u an ti appelli ! Q u a n ­
ti m oniti ! Che invocazioni ! e che b estem m ie !
O ra il coro è m onocorde, è d ’u n a voce: il tedeum
glorioso alla p a tria ed al re.
Le voci discordi e ribelli fu ro n o soppresse, soffo­
cate.
Molto le am am m o, quelle voci, noi ap p assio n ati
am a to ri del rullo rivoluzionario, p erch é la m en te e il
cuore le possan così p resto d im en ticare.
Ecco: u n a m i to m a sul labbro, q u ella di u n vec­
chio, che p e r i suoi a n n i e la su a scienza doveva più
d ’ogni altro esser ascoltato. P arlò invano, purtro p p o .
P a rla v a d a u n a trib u n a , d a cui si affacciav an o
gesticolando, com e ossessi, tu tti i v o ltag ab b an a , tu tti i
tra d ito ri del popolo. D a u n a trib u n a che p rim a, sol­
ta n to pochi m om en ti p rim a, e ra s ta ta u n a p a le stra
rivoluzionaria, u n a fo rtez za n em ica all’Ita lia m o n a r­
chica e p ap alin a. D alle colonne de « L’ Iniziativa »
g io rn ale dei repub b lican i, ap e rte p e r l’occasione alle
penne d ’ogni tem p ra, agli inch io stri d ’ogni colore in ­
vocanti tu tti dal governo del re e d ella m a la vita, in
nom e della civiltà, d ella g iu stizia e della lib e rtà « la
g ra n d e g u e rra fascin a trice » contro gli im p eri della

73
fo rz a e della b ru ta lità , co n tro le orde v an d alich e di
G uglielm accio e di Cecco Beppe; « Il vecchio », p e r i
focosi giovani che n o n sanno, p e r i vecchi cocciuti
che n on ricordano, riev o cav a le in fam i g e sta della
c a sa S a b a u d a nelle epiche g io rn ate del rin ascim en to
n a zio n ale e rip e te v a con calore p a ri a ll’ossessione dei
g u erraio li, d o cum entan d o e provando, che m ai e poi
m a i u n a g u e rra di re s a rà g u e rra di popolo. R icordate
il ’66, diceva q u asi invocando « Il V ecchio ».
V ogliam o la g u e rra , risp o n d ev a u b ria c a la c iu r­
m a dei b a s ta rd i che u n giorno av ev an g rid ato alla
rivoluzione. E con i loro ru tti u b riac aro n o la tu rb a
che an d ò alla g u e rra q u an d o il re lo volle.
O ra la g u e rra è vecchia di q u alch e mese. E ppure
sì b rev e tem po è b a s ta to a p o r ta r le prove che le
p reoccupazioni del « V ecchio » de « L’Iniziativa » e di
ta n ti a ltri coevi a lui neg li a n n i e n ella m a tu rità del
giudizio non era n o in sen sate an ch e se fu ro n vane.
P iù fo rte rag io n e ci d a rà il tem po che fu fin o ra
l’am ico n o stro m igliore.
M a intanto...
In tan to , la g u e rra d ’Ita lia h a sin d ’o ra tu tti i c a ­
r a tte r i d ’u n a g u e rra b u rle tta . S em b ran co m m ed ian ti
co stre tti nel g io car di sp a d a sul palcoscenico p e r di­
v e rtire il pubblico e sa to lla r lo stom aco, che trin c a n o
a lla loro salu te d a b u oni am ici d ietro le q u in te, c a ­
lato il sipario, i governi in g u erra.
È u n fatto. L’Italia cerca ogni mezzo p e r scan ­
s a re il conflitto ap erto con la G erm an ia. La g u e rra
f r a i due governi non fu a n c o ra ufficialm ente d ich ia­
ra ta . P robabilm ente non lo s a rà m ai. Di q u ale m a n ­
d ato e ra investito V on Biilow il g iorno che to rn a v a
sen za chiasso ed in incognito ad u n secreto colloquio
col governo di S ala n d ra ? N essuno lo seppe fin o ra e
fo rse n on si s a p rà m ai.

74
Si sa però — lo p u b b lican o senza reticen ze i g io r­
nali am erican i — che il p o rto di G enova è oggi il si­
curo rifugio pel c o n tra b b an d o di g u e rra che la G er­
m a n ia com pie sfacciatam en te in b a rb a a tu tti.
Di questo fa tto h a p arla to , sen za sc ru ta rn e le r a ­
gioni intim e, G uglielm o F errerò in ta n to preg io te ­
n u to d a qu esti am ericani.
S em b ra che G iovanni G iolitti, m estolo di tu tte le
m inestre, ci ab b ia an ch e la su a in q u e sta faccenda.
Sono affari che non ci rig u a rd a n o g ra n che. A
noi b a s ta rilev are il fatto, che costituisce il sintom o
di u n a v e rità che difendem m o ieri, com e sosteniam o
oggi, che si fa rà luce in d u b b iam en te dom ani. Sintom o
che dovrebbe rim o rd ere la coscienza di q u ei sovver­
sivi che si affacch in aro n o di sp in g ere a q u e sta d u ra
e te rrib ile p ro v a lo scarn o e s p a ru to popolo d ’Italia.
M a h an n o essi u n a coscienza?
« C. S. » 21 agosto 1915

75
EDISON

« Gli a rm a m e n ti sono u n prem io d ’assicu razio n e


p e r la pace », disse T hom as Edison, il g ra n d e in v en ­
to re am ericano, esprim en d o il suo pen siero su lla p re ­
p araz io n e m ilitare degli S ta ti U niti.
E la fra se fu rip e tu ta in tu tti i com izi g u erraiu o li,
divenne l’ep ig rafe di tu tti gli artico li in c ita n ti alla
corsa p azza verso gli arm am en ti.
P er c in q u a n t’a n n i q u el m otto — la trad u z io n e
del proverbio latino: Si vis pacem para bellum —
av ev a in fo rm ato e g u id a to la p o litica degli s ta ti eu ro ­
pei, e ra stato thè battle cry of peace, com e d ireb b ero
gli am ericani, delle n azio n i del vecchio m ondo. Q uali
b assi e tu rp i ap p etiti an im assero gli a ra ld i di quel
grido, lo dice l’im m an e carn eficin a europea.
M a le orde yankees, cieche d in n an zi alla tra g ic a
realtà, sorde alla ra m p o g n a ed ai m oniti che d ai cam pi
in sa n g u in a ti d ’E urop a u rla n o i sacrificati n e ll’ultim o
ran to lo della m orte, si av v ian o inconsce verso l’abisso.
Edison h a p a rla to a n c o ra u ltim am en te, m a la su a
voce no n tro v e rà eco q u e sta v o lta ché sulle sue p a ­
role la sta m p a g ialla h a o rdito la c o n g iu ra del si­
lenzio.
P e r alcu n i mesi, Edison, h a fa tto p a rte di u n con­
siglio speciale, n o m in ato dal G overno p e r stu d ia re i
m ezzi a d a tti a ren d ere gli S ta ti U niti la n azio n e p iù
a g g u e rrita del m ondo. I m em b ri di questo alto con­

76
sesso era n o s ta ti scelti in m a ssim a f r a i pro fesso ri
delle u n iv e rsità am ericane.
F ra parentesi: noto il fa tto a quei sovversivi che
della scienza h an n o fa tto u n a d iv in ità conferendole
u n a funzione tale d a p o te r sc a rd in a re e so v v ertire
l’a ttu a le com pagine sociale.
Da quel consiglio T hom as Edison — ed a ltri in ­
siem e a lui — è uscito disilluso, n au seato , disgustato.
P erché gli uom ini del governo n o n rag io n a v an o n e m ­
m eno u n m om ento col cervello di Edison e dei suoi
com pagni; perché le in ten zio n i che an im av an o Edi­
son — n on lodevoli certo dal p u n to di v ista d ella g iu ­
stizia e della fra te lla n z a u m a n a, m a sen tite certo in
b u o n a fede — co n tra sta v a n o te rrib ilm e n te coi reco n ­
diti e loschi scopi dei p o litican ti d ella C asa Bianca,
covo im pudico di affaristi, di m ezzani, di lobbysts, che
l’a lta b a n c a d ’A m erica m a n tie n e a W ash in g to n p e r
b a ra tta re la coscienza dei ra p p re s e n ta n ti del popolo,
e co m p rare il silenzio e la com plicità dei g o v ern an ti.
P arten d o p e r la Florida, recen tem en te, Edison h a
scritto alcu n i p en sieri ed h a espresso il desiderio che
venissero pubblicati. F ra gli a ltri u n o em erge p e r la
g ra n d e v e rità che vi racch iu d e.
Egli h a detto: « La n o s tra n azio n e fiorirà, ra g g iu n ­
g e rà l’apice della su a g ran d ez za e poi av rem o la d e­
cad en za e la fine inesorabile. T u tte le n azio n i sali­
rono a g ran d ez za e poi decaddero. La G erm an ia è
su lla c h in a fatale. A noi il prossim o fu tu ro ».
V e rità lum inosa ed in o p p u g n ab ile sc a tu rita d alla
sto ria a n tic a e m edievale, e che la sto ria contem po­
ra n e a riafferm a, rin sa ld a e a u to riz z a a cred ere che
il ciclo fa ta le in cui si svolge la v ita dei popoli e
delle n azioni m odern e — p iù in te n sa e p iù ra p id a
di quelle dell’a n tic h ità — d iv e n ta sem p re p iù brev e

77
e ristretto . A ppunto p erch é p iù celere lo sviluppo e
l’ascesa, più v ertig in o sa n e è la decadenza.
V erità c h ia ra e la m p a n te che a p p a re n ella v ita
delle n azio n i e delle classi u g u alm en te.
E fru s ta a san g u e la cred en za d a m olti n u trita ,
p e r cui certe nazion i e certe classi h a n n o u n a m is­
sione sto rica d iv in a e perciò e tern a, nel dom inio del
m ondo e neH’im perio o n ella tu te la sui popoli p iù
giovani.
Come alla civiltà a siatica su b en trò q u ella elle­
nica, com e all’egem onia d ’A tene seguì q u ella di Ro­
m a, com e alla civiltà p a g a n a si sovrappose il c ristia ­
nesim o, com e il p a triz ia to ro m an o rovesciò il p riv i­
legio dispotico della m o n arch ia, com e la b o rg h esia
strap p ò il dom inio a lla nobiltà; così il p ro le ta ria to
sc a rd in e rà il regim e b o rg h ese e, col tram o n to della
civiltà capitalistica, so rg erà l’a lb a rad io sa della ci­
v iltà del lavoro.
La borghesia è o rm ai g iu n ta all’apice della g ra n ­
dezza, h a assolto il suo com pito storico e n e i cam pi
d ella stra g e eu ro p ea h a tro v a to il letto di m orte.
P rim a che sul te a tro d ella g ra n d e g u e rra sia c a ­
lato il telone, il p ro le ta ria to rivoluzionario irro m p e rà
su lla rib a lta della storia.
L’u ltim a scena dell’im m an e tra g e d ia s a r à la r i­
v o lta della plebe, l’apoteosi del lavoro.
« C. S. » 13 m aggio 1916

78
DALL’ EQUIVOCO AL TRADIMENTO

II p resid en te dei m in istri S ala n d ra , h a rasseg n ato


nelle m a n i del re le sue dim issioni. Il sovrano, com ’è
di rito, si riservò di d elib erare.
Q uesto è q u a n to di positivo e di sicuro v ’è sulle
m olte e co n tra d d itto rie notizie che la sta m p a colo­
niale d à in pasto alla m o rb o sa cu rio sità del pubblico.
C erto noi n on ci illudiam o sul significato, sul v a ­
lore, su lla g ra v ità della crisi p a rla m e n ta re che t r a ­
v ag lia il p a trio governo. A nche p erch é essa è s ta ta
pro v o cata d a g ru p p i politici che dell’a ttu a le situazione
d ’Ita lia n o n sono m eno resp o n sab ili degli u om ini al
governo; che vollero, spinsero, p recip itaro n o la p a r te ­
cipazione dell’Ita lia alla g u erra; che furono, in co n d i­
zionatam ente, p e r l’u n io n e sacra. U om ini, g ru p p i e
p a rtiti che p resen ta n o il red d e-ratio n em ; che n e ll’oriz­
zonte politico d ’Ita lia veggono ad d e n sa rsi la riv o lta
del popolo trad ito , e cercan o d im in u ire la loro resp o n ­
sabilità, di scan sare l’ir a plebea. Con u n p roverbio
popolare si direbbe: « M ettono le m a n i a v a n ti p e r non
cadere ».
La c am p ag n a co n tro il Consiglio dim issionario è
s ta ta condotta d a i g io rn ali del sin d acato di cui fan n o
p a rte il Secolo e il Messaggero, co n tro llati d al p a rtito
rad icale e d a elem enti rep u b b lican eg g ian ti. Essi a f­
ferm an o che la crisi fu d e te rm in a ta p erch é S a la n d ra

79
rim ase sem pre rilu tta n te a d a c c e tta re la loro colla­
borazione ed il loro controllo.
Il governo salan d rin o , in fatti, è stato u n a v e ra e
p ro p ria d itta tu ra .
M a dom ani i ra d ic a li e i rifo rm isti c h iam ati al
governo n on p o tra n n o fa re d iv ersam en te, n é meglio.
Q u esta g ente che s’im p u n ta a voler il controllo
p a rla m e n ta re sulle cose seg rete della g u erra, è ipo­
c rita o ingenua.
P robabilm ente l’u n a cosa e l’a ltr a insiem e. P e r­
ché è sciocco p e n sa re che u n governo po ssa d ire la
verità: sareb b e com e p re te n d e re di sp illare l’olio dal
granito.
In u n caso sim ile poi? q u an d o vi sono le « alte
ed im prescindibili rag io n i strateg ich e e diplom atiche»!
M a q u e sta gen te av ev a g ià d im o strato appieno
la su a ipocrisia, allo rq u an d o p e r d a re u n q u alch e
senso ai v uoti fronzoli retto ric i di « g u e rra fascin a-
trice, lib eratrice e ta n te a ltre cose in ice » ci an d a v a n
dicendo che l’Ita lia p u ra e civile nel conflitto e n tra v a
col proposito di non com piere le a tro c ità ed i m assacri
di cui s’e ra n coperti gli Im p eri C entrali.
Ah! gli eroi della g u erra... um ana e dem ocratica !
S iaten e certi: i p o steri vi rico rd eran n o ... e come!
Vi la m e n ta te di S a la n d ra p erch é voi dite, fin an ­
che la R ussia p erm e tte ai ra p p re s e n ta n ti della n a ­
zione di sorvegliare p iù davvicino l’a n d am en to g e­
n e ra le d ella g u erra.
E n o n lo sap ev ate d a p rim a che n essu n altro go­
vern o al m ondo h a m ai sen tito il bisogno di tra v ia re
l’opinione pubblica, di n asco n d ere la v erità, di sn a ­
tu ra re i sen tim en ti popolari, di so pprim ere le g u a re n ­
tigie costituzionali, di corbellare, di b u rla rs i del p o ­
polo, com e il governo clerico-forcaiolo dei Savoia?

80
E non siete stati voi a m antenergli il sacco?
Sì, voi i complici del trucco infam e, voi che vo­
laste i fondi per la guerra ad occhi chiusi, che avete
posto la firma alla cam biale in bianco della guerra
regia.
No, la verità sulla situazione non si può dire: il
popolo deve rimanere a ll’oscuro. Perché « l ’im m ensa
potenza d’entusiasm o del popolo », la sua « lucente
adam antina volontà», le sue «fibre d’acciaio» sono
u n a vergognosa, spudorata m enzogna. V olete chia­
rita la situazione da Salandra? E voi non avete occhi?
Popolo di turlupinati, governo di turlupinatori:
eccovela.
La situazione è oggi tal quale era ieri, prima
(lolla guerra terribile, e sarà fino a che la grande ora
rossa d ella rivolta non scoccherà sul quadrante della
sto ria d’Italia.
Voi domandate al governo d’uscire dall’equivoco?
E ne uscirà domani senza dubbio m a per passare
al tradimento.
Non autorizza altra previsione la guerra del pro­
nipote del «savoiardo dai rimorsi giallo», del nipote
del m agnanim o pel quale entrare in Roma, dopo Se-
dan, era una « balussada »; del figlio del re buono che
la terza Italia prostituì, soggiogò a ll’impero del Kai­
ser; del rachitico rampollo, nel corpo e nella m ente,
della triste genia che assalì Garibaldi ad Aspromonte,
che fucilò Barsanti ed aiutò il boia a m ettere il laccio
atto rn o al collo di Oberdan; che assistè im passibile
<dla strage di Mentana, ed esiliò Mazzini; che m assa­
crò il popolo a Milano e premiò Bava Beccaris.
Il « sacro egoism o » d i oggi è quello stesso che
nel ’48 facev a dire a C arlo A lberto, rivolgendosi a lla
repubblica francese, p e r te m a che p o rtasse aiu to alle
rivoluzioni italiane: «L’Ita lia f a r à d a sé» .

81
Gli « interessi italiani da difendere » e « le nobili
aspirazioni da rivendicarsi » di cui ciancian i buffoni
di corte e di piazza, non sono che l’avidità dei forni­
tori, la prevaricazione dei pubblicani, i loschi appetiti
della borghesia insom m a e la restaurazione del pre­
stigio monarchico in malora.
L’Italia di oggi non è « la grande unificatrice, la
gloriosissim a redentrice », la « m iracolosa purificatri­
ce » come la vuole Gigione Luzzatti.
È, come la disse Giosuè Carducci: « l’Italia che
nacque dalle transazioni, questa Italia che non rico­
nosce che il successo, questa Italia che adora i fatti
compiuti, questa Italia che non ha né principii né
idee né pensieri, questa Italia che vivacchia giorno
per giorno di espedienti, questa Italia che non crede
in nulla né m eno in se stessa, questa Italia che di
tutto ha paura, questa Italia la cui storia è la cronaca
giornaliera dei furti, questa Italia che non crede che
n ell’oro, che non ha altro ideale che de’ m ateriali go­
dimenti, questa Italia che è governata dalla Banca... ».
« C. S. » 17 g iugno 1916

82
IMPERIALISMO ELETTORALE

D isin teressarsi delle q u estio n i che in q u esto m o­


m ento ag itan o il m ondo politico am erican o , signifi­
cherebbe p e r noi u n a fa ta le rin u n c ia a cognizioni ed
insegnam enti preziosi, che d an n eg g ereb b e sen za d u b ­
bio la p ro p a g a n d a n o stra.
Le fluttuazioni in cessan ti e m u ltiple delle vicende
sociali h an n o il loro riflesso im m ediato su lla co n d o tta
della n o s tra g u e rra , ed il rim a n e r ciechi ai loro a m ­
m onim enti, rifiu tarsi di coglierne le o p p o rtu n ità ed i
vantaggi, significa n e g a re la storia.
A d ogni svolta della v ita politica borghese, ad
ogni nuovo trab o cch etto delle classi d o m in an ti, ad
ogni loro insidia, ad ogni loro m in accia nu o v a, deve
necessariam en te risp o n d ere u n a vigilia, u n ’esperienza,
u n a resisten z a od u n a riv o lta d a p a rte n o s tra p erch é
ogni brivido di ap p etiti, di calcoli, d ’am bizioni n el
cam po nem ico si tra d u c e in ag g rav i, in salassi, in
ispogliazioni d a q u e st’altro lato d ella b a rric a ta , in
odio del p ro letariato ; e ch iu d ere gli occhi a lla v e rità
perché essa è in g ra ta od o rrid a, sareb b e com e rifiu ­
ta rs i alla rag io n e ed a lla v ita istessa.

* * *

N egli S tati U niti d ’A m erica n o n frem e oggi che


un entusiasm o; n o n si vede, n o n si sente, n o n si pro-

83
clam a che im a necessità, non si pone che un proble­
ma: la p r e p a r a z i o n e m i li t a r e e n a v a le .
Non c’è altro.
Quel che avviene da due anni di là dall’Atlantico,
l’insegnam ento tragico che scoscende dal cupo ura­
gano di ferocia e di bestialità, non dice nulla, a ll’ot­
tuso armento degli schiavi indigeni ed im m igrati che
plaudono alle parate, che acclam ano alla bandiera,
che si ubriacano di retorica e di fanfare, che preci­
piteranno domani alla guerra, contro il Messico, con­
tro il Giappone, alla conquista del Centro e del Sud
America, ad imporre sul Pacifico l’egem onia com m er­
ciale della grande repubblica, a conquistare, non fos­
se altro, una vendem m ia di miliardi, un altro m illen­
nio di possesso pacifico, di fortunato dominio, di beate
rapine e di comode digestioni al regim e borghese che
pericola di là dal fosso.
Per non persuadersene che dopo, quando agli esan­
gui, suggellati fra le ritorte dell’inopia e del servag­
gio il pentirsi non giova.
E si comprende che piattaform a delle elezioni pre­
sidenziali im m inenti sia ancora e sempre la p r e p a ­
r a z io n e .
A Chicago ed a St. Louis, repubblicani e progres­
sisti e democratici cercano l’uomo che riassuma, sim ­
bolizzi, avvìi alla realizzazione agognata questo uni­
versale delirio imperialista; l’ uom o che l’efficienza
degli Stati Uniti porti non soltanto ad uno sviluppo,
che ne custodisca l’integrità ed i tesori; m a li abiliti
ad imporre alle esauste nazioni d’Europa i patti a cui
l’Am erica consentirà ad esse di vivere... per servirla.
Il simbolo è Roosevelt.
Roosevelt che a San Juan, al Cairo, a Roma, a
la Sorbona o lungo le Am azzoni h a una rodomontata,

84
un dispetto, un’asineria od un barbagianni ignorato
per far parlare di sé, riempire del suo nome, delle sue
gesta, dei suoi lazzi il circo, la platea, la stupida bocca
di Pantalone, Roosevelt che strum ento cieco, m erce­
nario, salariato dei grandi trusts è giunto ad infon­
dere nei volghi la superstizione che il castigam atti dei
miliardari sia lui, così come provveditore della forca
o del sant’uffìzio arriva a far credere al gregge elet­
torale che egli è in confronto dei repubblicani un ra­
dicale inquietante: Roosevelt è l’uomo dell’ora e della
situazione.

•k k k

Sottoscrivendo il prestito anglo-francese di cin­


quecento milioni di dollari, i grandi m agnati della
finanza hanno fatto causa com une con le potenze della
quadruplice: per cui, una sconfìtta da questa subita
si risolverebbe in una perdita cospicua a danno dei
prestatori.
A questo appunto si deve se i m aggiori esponenti
della banca e della borsa si pronunciano in favore
(lolla candidatura del Colonel. Essi sanno che una
volta raggiunto il potere egli non esiterebbe ad ingol­
fare la nazione nel conflitto europeo, a tutela delle
loro speculazioni, sicuro di trovare la giustificazione
presso gli ingenui, «n elle suprem e ragioni di stato»
o « nelle legittim e aspirazioni nazionali » o nella di­
fesa della violata neutralità del Belgio massacrato.
Comunque sia, il leader, il presidente che la plu­
tocrazia invoca dovrà essere lo strum ento delle basse
speculazioni paesane, e sarà tanto peggior nem ico
della m assa cieca e passiva, quanto più anim ato il
suo fervore per il pan-americanism o. E se a prima
vista può sembrare indifferente che W ilson o Roose-

85
velt o H ughes sia l’eletto, n o n dobbiam o tra s c u ra re
che g l’individui, p rim a che i principi, svolgono la sto­
ria. Un p ro b lem a posto offre infinite soluzioni, d i­
verse a seconda delle a ttitu d in i speciali, in chi lo
stu d ia ad assim ilarn e l’essen za e lo spirito, delle p re ­
m esse d a cui lo si desum e, del fine a cui si vuol g iu n ­
gere in v ista di interessi, di v an ta g g i im m ediati. In ­
teressi, ap p rez zam e n ti ed a ttitu d in i s tre tta m e n te sog­
gettivi, che v aria n o con g l’in d iv id u i e d eterm in a n o
le più sv a ria te in terp retazio n i, d an d o agli eventi corsi
e ris u lta ti diversi.
La sto ria è f a tta an zitu tto di volontà, e non q u ella
che e m a n a dal so p ra n n a tu ra le e n em m eno dalle e n e r­
gie la te n ti del cosmo, m a la v o lo n tà fa ttiv a e decisiva
degli uom ini.
La c ritica p ersiste n el v o ler assolvere gli individui
d a ogni responsab ilità, a ttrib u e n d o la a cau se a s tr a t­
te, inesistenti, co n tro cui si in fra n g e l’ira dei p erse­
guitati, e ciò fa p e r salv are i v eri resp o n sab ili dei
ta n ti m ali che affliggono gli uom ini, avvolgendo le
m asse in u n nebbioso velo d ’a stru s e rie in co m p ren ­
sibili, a ttra v e rs o cui riesca diffìcile se non im possibile
l’e s a tta percezione della realtà.

* * *

L’elezione dell’H ugues a lla rece n te convenzione


rep u b b lican a di C hicago non c o n tra ria le m ie p re v i­
sioni che ap p are n tem e n te. H ughes che a v alla del suo
m essaggio l’am erican ism o e la preparazione, così co­
m e W ilson ad e n tra m b i acclam a nel suo discorso ai
cad e tti di W est Point, non sono che b ru tte copie, u n
po’ p iù ipocrite soltanto, di Teddy Roosevelt, e con­
ferm an o n on soltan to che l’anelito in fo rm ato re dei
com izi eletto ra li del no v em b re prossim o è l’im p e ria ­

86
lism o m ilita ris ta filibustiere e guerraio lo , m a che le
consorterie politiche rep u b b lican e p ro g ressiste e de­
m ocratiche sono lo stru m e n to cieco passivo dom e­
stico delle so v ran e oligarchie fin an ziarie di cui il p ro ­
le taria to am erican o n o n si accorge n e p p u re di costi­
tu irsi colle sue fren esie p rep arazio n iste, lud ib rio e
zimbello, p re p a ra n d o a se stesso in u n av v en ire m olto
prossim o le stesse m iserie, lo stesso o rren d o strazio
p er cui la c rim a in d a rn o desolato e v in to il p ro le ta ­
riato d ’o ltrem are.
« C. S. » 17 g iugno 1916

87
A CHE SERVONO LE PARATE

Compagni d’ogni dove ci inviano note e corrispon­


denze sulle parate che nelle grandi città tentacolari
organizzano i guerraioli per la preparazione militare.
Differiscono solo pel num ero dei partecipanti quel­
le parate, m a sono dello stesso calibro e della stessa
pasta tutti e dovunque. Conchiudono all’unisono i
compagni.
« Sfilarono coloro che in un modo o n ell’altro
hanno interesse a che questa società infam e che ci as­
silla e ci affama e ci uccide prolunghi i suoi giorni.
Assente il popolo minuto, che guarda alle m ani­
festazioni patriottiche con la stessa indifferenza e
noncuranza con cui tratta le nostre agitazioni rivolu­
zionarie ». Sull’assenteism o operaio nelle m anifesta­
zioni patriottarde, però, è bene non illudersi.
Non se ne scoraggiano lor signori e non dovrem ­
mo attingervi soverchia fiducia noi.
Bisogna bene intendersi sul valore che hanno que­
ste processioni, e qual è lo scopo che gli iniziatori si
prefìggono di raggiungere.
Il movim ento odierno è m ovim ento di prepara­
zione e principalm ente di preparazione tecnica tanto
nelle industrie, che negli arm am enti e n ell’efficienza
dei comandanti.
La preparazione psicologica è rivolta soltanto ver­
so quegli am bienti e quegli elem enti, i quali per la

88
\

loro c u ltu ra o p e r la loro ricchezza, e sercitan o u n a


c e rta in flu en za su lla politica co rren te d el governo.
La folla? Q uella che d o v rà fo rn ire la c a m a c c ia
pel m acello?
Oh, p e r o ra può sta rse n e a casa, nelle cantine,
nelle su b u rre , nelle fab b rich e, nelle u n io n i d i m e­
stiere o n e i circoli sovversivi, dove vuole. P uò p e r o ra
assu m ere q u ale atteg g ia m en to le piaccia, e sposare
q u alsiasi opinione, se d ’u n a opinione p ro p ria è ca­
pace la folla.
Le classi d irig en ti san n o bene che « le m asse si
m uovono sotto l’im pulso delle em ozioni del m o m en ­
to ». V erità la m p a n te che se poteva sfu g g ire alla n o ­
s tra atten zio n e p rim a d ella g u e rra eu ro p ea, si m a n i­
festa o ra palese a ch iu n q u e a b b ia u n ta n tin o di cer­
vello.
In fatti, le m asse o rg an izzate nei p a rtiti politici e
nelle unioni di m estiere, che n ei congressi in te rn a z io ­
nali avevano g iu ra to e sa c ra m e n ta to su lla fra te lla n z a
o p eraia ed u m ana; scosse ed im p ressio n ate d a l prim o
rom bo che a n n u n c ia v a la tem p esta, sto rd ite ed u b ria ­
cate d ai fium i di p aro le, dalle fa n fa re e dag li inni
patriottici, accecate d ag li sb an d iera m en ti, in d o tte p er
istinto pecorile ad asco ltare, u b b id ire e seg u ire il p ri­
mo che s’affacci loro in n anzi, che u rli più fo rte e si
lanci pel prim o n ella m ischia; m a rc iaro n o « a u to m a ­
ticam en te » sui cam p i di b attag lia.
Se quei p rim i u rli invece di d ir g u e rra av essero
detto rivoluzione; se quelle b a n d ie re invece d ’essere
i m ulticolori ste n d a rd i della nazione, fossero s ta ti gli
orifiam m a scelti della riv en d icazio n e p ro letaria ; se in ­
vece dei trib u n i e degli oracoli asso ld ati d a l re, al
popolo avessero p a rla to i sobillatori d ella rivolta; se
la voce fosse co rsa che la ca n a g lia cenciosa a P arigi,

89
a Berlino, a Roma era in armi contro i ricchi ed il
re; sarebbe stata la rivoluzione e non la guerra, il
nem ico quello di dentro e non quello di fuori.
I dominatori d’America, sicuri che le orde yankees
e quelle im m igrate ugualm ente, si lasceranno irreg­
gim entare e si avventeranno a ll’arrembaggio, quando
l’ora sarà scoccata; non sentono pel momento il bi­
sogno di parlare della guerra come una cosa certa
ed immancabile, né come cosa santa e nobile. Anzi,
all’opposto, dicono con stucchevole faccia tosta che la
preparazione bellica è l’antidoto del militarismo; ri­
petono la vecchia frase sbugiardata dalla conflagra­
zione europea, che cioè le spese per gli arm am enti
sono il premio di assicurazione per la pace; e sulle
atrocità della guerra hanno parole così vibrate e così
com m oventi che toccherebbero il cuore anche a noi,
se non conoscessim o la loro spudorata ipocrisia e i
turpi appetiti che li tormentano.
Quel che più importa, per ora, agli czars della
repubblica americana, è che non abbia ad esaurirsi
la fonte dei rivoli d’oro a cui ha dato vita la guerra
d’oltre oceano. L’importante è che non m anchino gli
incentivi alle speculazioni ed ai giuochi di borsa. Che
si m antenga alto il prezzo dei m ateriali sperperati
sui campi di battaglia.
Sentite cosa dice un esperto in materia, il corri­
spondente da W all St. (covo dei borsisti a New York),
del T r a n s c r i p t di Boston: « La grande parata per la
"preparazione nella difesa” ha avuto una notevole in­
fluenza nel mercato dei titoli; ed ha funzionato da
reagente ai rumori di una prossim a pace in Europa.
« Se l’esempio di New York sarà seguito da altri
grandi centri, non andrà a lungo prima che il m ovi­
m ento di preparazione diventi un im portantissim o fat­
tore nella borsa.

90
« Ciò che interessa ai borsisti è la dom anda di
munizioni che alim enta gli affari di quelle industrie,
nate e fiorenti oggi per ordini ricevuti dai governi
europei ed ormai presso ad estinguersi (gli ordini, e
speriamo anche i governi). N uovi ordini sono asso­
lutamente essenziali per la vita di quelle industrie ».
Per confessione di uno dei grandi re del rame
sappiamo d’anticipo che la fine della guerra europea
non determinerà il ribasso del prezzo di quel metallo,
né di altri. Perché, egli ha detto, la cam pagna per
la preparazione bellica, significa un grande consumo
di rame.
Linguaggio un po’ oscuro per gli operai questo
dell’alta banca, abituati come sono alla dottrinella del
curato o al catechism o del partito; m a se im parassero
a leggerlo ed a comprenderlo, si renderebbero conto
di un’incompresa verità: che la Borsa è il termometro
della vita sociale moderna; i finanzieri sono i sem idei
della terra fautori del bello e del cattivo tempo, della
pace e della guerra, padroni dei nostri destini come
dei nostri sudori.
« C. S. » 17 giugno 1916

91
DOPO DUE ANNI

« Il diritto internazionale è caduto; il diritto civile


vacilla, il diritto pubblico è capovolto. L’Europa è di
nuovo, come prima della Rivoluzione Francese, retta
da governi che leggono in precedenza e correggono
i manoscritti degli scrittori, che fissano il prezzo delle
cose; che aprono le lettere dei privati; che alterano
il tenore dei contratti; che legiferano e levano im po­
ste di autorità; che prendono formidabili im pegni di
pace e di guerra senza dover consultare nessuno e
renderne conto a chicchesia ».
Così descriveva Guglielm o Ferrerò il caos euro­
peo durante la grande guerra, ed am m oniva « la sto­
ria non aveva ancora veduto uom ini investiti di un
più formidabile potere, che quelli i quali furono sor­
presi dalla guerra Europea al governo degli Stati coin­
volti nel conflitto: am m onim ento a pensare ogni tanto
anche alla sm isurata responsabilità che, ristabilita la
pace, potrebbe un giorno controbilanciare l’illim itato
potere dell’ora che volge».
È previdente Guglielmo Ferrerò, quanto non lo
sono certam ente quelli che l’im m ensa catastrofe pre­
pararono ed attuarono.
Poiché è logico domandarsi, se essi potranno, ed
in quale misura, com pensare a pace fatta il popolo
che la guerra ha sopportato, delle sofferenze patite,
delle persecuzioni di cui fu vittim a durante il non

92
breve regim e militare, dei dolori sofferti senza un
lamento.
Se ai vecchi sfiniti dagli anni e dalle fatiche, ai
(lgli rosi dalla fam e, alle spose accasciate dal dolore,
curvate dal lavoro bestiale che il sostegno perderono
nell’infam e macello, potranno i governi assicurare il
pane e la vita.
E se ai mutilati, ai ciechi, agli invalidi della gran­
de guerra altro non sapranno garantire, che il per­
messo di mendicare per le vie delle città e dei paesi
immiseriti, al prossimo cristiano, il quotidiano boc­
cone, a smorzare i crampi dello stomaco e trascinare
ancora la vita lungo il doloroso Calvario della m ille­
naria passione proletaria.
La risposta viene dallo stesso Ferrerò: « L’abbon­
danza, della quale tanto i popoli si com piacevano e
alla quale avevano sacrificato l’eredità di bellezza tra­
mandataci da tante generazioni; l’abbondanza, figlia
prediletta della pace, a poco a poco, si ritira da tutte
le terre che la guerra invade. In m ezza Europa i campi
si isteriliscono per m ancanza di braccia; tutte le m ac­
chine che non servono a fabbricare armi arruggini­
scono; le arti oziano m elanconicam ente... ».
E non è tutto: gli Stati indebitati molto più che
non lo fossero prima, rovinati finanziariamente, co­
stretti a fare lavori urgenti affinché la vita riprenda
il corso interrotto, dovranno necessariam ente, per rim­
pinguare il tesoro pubblico, spillar danaro dal popolo
sovraccaricandolo di tasse e di balzelli.
Sicché non solo non avrà pane la patria pei figli
che la guerra gettò sul lastrico e rese infelici; m a da
essi s’attenderà nuovi sacrifici, abnegazioni nuove; con
essi, dopo averne bevuto il sangue e le lacrime, sfron­
dandoli delle gioie piccole m a sempre gradite della

93
vita, v o rrà sp artirlo , il p a n e dom ani, il p an e scarso
e m ille volte sudato.
T ram o n teran n o allo ra gli u ltim i resid u i d ella g e­
n e ra le illusione, s v a n ira n n o col p erd ersi delle stro m ­
b azz ate fa n fa ro n a te che u b ria c a n o la g en te d ab b en e
i fum i del p atrio ttism o regio e rep u b b lican o c re a ti p e r
l ’occasione; e m e n tre gli arru ffo n i, rip re s a la caccia
al potere, d a ra n n o al popolo e sten u a to spettacolo im ­
m ondo delle vecchie sozzure, degli in trig h i e dei t r a ­
dim enti nuovi, finirà la plebe di convincersi c h ’essa
fu v ittim a dell’inganno, e che al m acello fu co ndotta
d a in teressi non suoi, m a p e r so d d isfare la ria r s a sete
dei potentati.
Lo S tato u sc irà dal suo b ag n o di san g u e p iù fo rte
e p iù saldo, che n on lo fosse a v a n ti la g u e rra , poiché
m e n tre sui cam pi della lo tta si m ira a d istru g g e re la
civiltà teutonica, nelle cancellerie degli a lleati si in ­
s ta u ra la politica su p e rla tiv a m e n te o rg an izzatrice
della G erm ania; m a ap p u n to p e r q u esto il p ro le ta ­
ria to della restau ra zio n e, v e d rà nello S tato la cau sa
unica, il solo respon sab ile di tu tti i suoi m ali.
Il regim e te rro ristico — in feu d ato nelle m a n i di
u n a b a n d a di corsari, i q u ali n iu n altro d iritto rico­
noscono che non sia il loro interesse, a ltr a legge che
q u ella del taglione, n essu n giudice che n o n siano gli
in g ib e rn a ti difensori del m onopolio borghese e delle
p repotenze sta ta li — codesto regim e del ferro , e del
fuoco e del delitto che lo stesso F errerò a p e rta m e n te
d isp rezza p u r ritenen d o lo n ecessario ad assic u ra re la
vitto ria, non può d u ra re a lungo, non può so p rav v i­
vere alla g u erra.
Q uei d iritti e quelle lib ertà, che co n q u istate dal
popolo a prezzo del suo san g u e e di sacrifici im m ensi
d u ra n te secoli di lo tta d isp erata, fu ro n o d a l popolo go­

94
d u ti p e r decine d ’anni, sono s ta ti in u n sol giorno r in ­
goiati d ai governi d ’E uropa: m a n o n p e r sem pre.
Se p e r due a n n i e p iù si è po tu to im p ed ire agli
uom ini di vedersi, di p a rla rsi, di sap ere la v e rità sulle
cose e sui fa tti di pubblico interesse; se si è to llerato
il rito rn o al v assallag g io an tico n o n è p erch é i g o v er­
n an ti avessero in se stessi la fo rza e il potere; m a p e r­
ché i sudditi erano, e p u rtro p p o sono, accecati d a u n a
g ra n d e m enzogna. La q u ale u n a vo lta sco v erta — e v a
già dileguandosi la sch iera degli illusi — n o n v a r r à
certo p iù a fre n a re la to rm e n ta che s’ap p resta.
F in ita la g u e rra i g o v ern i a v ra n n o an c o ra bisogno
delle leggi m arziali p e r consolidare le nuove a ttrib u ­
zioni, p e r a ffro n ta re le u rg e n ti difficoltà inevitabili;
m a ciò lu n g i d a ll’essere to llerato dalle m asse stan ch e
di servitù, v e rrà en erg icam e n te com battuto.
La tra g e d ia s’av v ia verso l’epilogo inglorioso: l’a n ­
n u n cian o gli u ltim i ev en ti della vecchia E uropa.
M a d alla te rr a in z u p p a ta del san g u e tiepido e vi­
goroso di giovinezze a m ilioni sacrificate su ll’ a lta re
infam e di false deità, germ o g lia e cresce, alim en tato
dalle lacrim e dei popoli do lo ran ti, il bisogno estrem o:
di lib e rtà e di redenzione.
« C. S. » - 2 settem b re 1916

95
NEL SOLCO DELLA GUERRA

È u n fatto: gli uom ini, p resto o tard i, fan n o il


callo a tutto. V edete? D agli sciupa-inchiostro d ’ ogni
colore, la g u e rra eu ro p ea è s ta ta b a tte z z a ta e cresi­
m a ta con u n a congerie di sinonim i d a riem p ire u n
vocabolario intero. C om inciarono alcu n i col c h ia m a rla
« u n fulm ine a ciel seren o » . Poi, d al m om ento che il
cielo s’e ra offuscato, la dissero « u n a b u fe ra in fe r­
n ale » e noi, — che della g u e rra com b attiam o cause
e fin alità — aggiungem m o « di desolazione, di ste r­
m inio, di m o rte » . T u tti chiesero in p restito al voca­
bolario della p ro p ria lingua, la n o m e n c la tu ra dei fe ­
nom eni te llu rici p e r colorire le p ro p rie im m ag in i ret-
toriche. Sicché, se è vero q u el che si dice, che cioè
in A m erica — le colonie di D an te n o n escluse — si
legge molto, n on fosse che con la le ttu ra delle g az­
zette, noi av rem m o dovuto fa rc i cap aci che la g u e rra
non è u n a pioggerella d ’ap rile — (accidenti alle m e­
tafore) — m a a d d irittu ra u n te rre m o to sociale. Q u al­
che cosa insom m a che non av reb b e lasciato il m ondo
com e l’av ev a trovato. U n fa tto « a n o rm a le »: ecco.
— E che diavolo? Si capisce ! E chi non sa che la
g u e rra è u n fenom eno an o rm a le? La conflagrazione
e u ro p ea poi? —

96
sosta prima del viaggio in treno merci.
— A h yes ! c e rta g en te sa b e n e che la g u e rra è
un fa tto anorm ale, p erò — ed è quello che volevo
dire io — o rm ai, dopo d u e a n n i e p iù che se la
sente sulle spalle, h a finito p e r a c c o n ciarsi a questo
nuovo stato di cose, e, q u asi q u asi, è g iu n ta a consi­
d e ra re lo stato di g u e rra com e u n fa tto normale.
P e r cui della g u e rra n o n si p a rla p iù o se ne
p arla con svogliatezza e a sbalzi, n ei do rm iv eg lia e
I ra gli sbadigli dei dopocena. E se ciò av venisse in
ra s a altru i, m ’im p o rtereb b e fino a d u n certo p unto,
ina il triste è che succede in c a s a n o stra, e m e ne
duole e n on poco.
Già: poiché nei n o s tri a m b ie n ti sovversivi alla
g u e rra n on ci si p e n sa più, n o n se n e p a r la p iù o
se n e p a rla con voce fioca e a singulti.
O h ! che ci si è fa tto il callo an ch e noi?
S enza celia: è stra n o che dopo il p iag n isteo della
prim ’ora, ci si sia poi ch iu si in u n to rp o re sfib ran te
q u asi ad allev are la m a la p ia n ta dello scetticism o e
della p iù n e g h itto sa ed im belle indifferenza: in noi,
iti chi ci segue e in chi ci g u ard a.
S em b ra che n e lla p ro p a g a n d a , n o i si seg u a il m e­
todo em pirico dei s a la ria ti pro fesso ri delle scuole p u b ­
bliche, che con la scu sa di ed u ca re i b am b in i te li
storpiano, p erch é li tr a tta n o com e se fossero f a tti a
pezzi, sep aran d o il cu o re d a lla testa, e n o n c u ran d o
o ra l’u n a o ra l’altro , così che n asce u n a co n tin u a zuffa
I ra la rag io n e e il sentim ento, il re a le e l’ideale.
T utto questo p e r d ire che noi n o n dobbiam o a s­
sopirci n e ll’in d ifferen za di fro n te alla g u e rra che in ­
veste tu tta la v ita sociale del vecchio e del nuovo
mondo; anzi, in om aggio al p roverbio po p o lare che
am m onisce di b a tte re il fe rro q u an d o è caldo, n o i do­
vrem m o ra d d o p p ia re i n o stri sforzi affinché lo sdegno

97
e la collera che v an n o ferm e n tan d o tr a il popolo il­
luso e deluso dai p a tri governi, non sfum ino nelle
v an e bestem m ie, m a si co n cen trin o in u n p rep o ten te
bisogno di v en d etta.
Noi n on abbiam o n ean c h e p e r u n m om ento p e n ­
sato, e nem m eno u n a vo lta detto, che q u e sta fosse
u n a « g u e rra riv o lu zio n aria »; m a abbiam o in tu ito sin
d a lla p rim ’o ra e sem pre so sten u to di poi, che q u e sta
g u e rra potesse d iv en ire c a u sa e rag io n e di « fu tu ri
fa tti rivoluzionari ».
E più d ’u n a volta, a d av v a lo ra re q u e sta n o stra
previsione, abbiam o in d icato sintom i che persistono
tu t t ’o ra e si alla rg a n o e si ingrandiscono, e abbiam o
an ch e citato le inso sp ettab ili testim o n ian ze di uom ini
di n on com une ingegno e c u ltu ra, acc am p ati e nel-
l’u n a e n e ll’a ltra riva, e d a loro abbiam o p la g iato u n a
fra se che esprim e m olto bene il n o stro p arere: noi ci
troviam o ad u n a svolta d ella storia.
Lo dicem m o e lo ripetiam o, p erch é certe v e rità
non si afferm an o u n a sola volta; perché, p e r d irla
com e si dice, « q u an d o si tr a t ta d ’av e rla a fa re coi
sordi o cogli afflussionati, biso g n a su o n are a m a r­
tello ».
Come al solito, la v e rità s u rrife rita fu com presa,
p rim a di noi e più c h ia ra m e n te d i noi, d a i n o stri do­
m inatori.
E com e in q u esti è p iù che in noi vivo l’istin to
di p reserv azio n e e p iù p u n g en te lo stim olo a m iglio­
ra rsi, tu tti gli esped ien ti che a ttra v e rso q u e sta b ru s c a
svolta, riescano a raffo rzare e rasso d are la d o m in a­
zione.
U n a v alu tazio n e p iù a c c u ra ta , m eno superficiale
e facilona, del p ro b lem a della g u erra, in tu tti i suoi
aspetti, s’im pone q u in d i a noi, affinchè le n o stre opi-

98
ii ioni m a tu rin o a ttra v e rs o serie ed an im a te discus­
sioni e n on siano la m an ifestazio n e di im pressioni o
um ori m om entanei, im provvisi.
Sono ta n to più n ecessarie codeste discussioni, e
più u rg en ti, q u an to p iù si p en si che la v erità, tr a il
l'umo delle m ischie, com incia a d albeggiare.
Il tem po, com e sem pre, an ch e stav o lta, è g a la n ­
tuom o con noi.
P rovatevi a m e ttere sotto il m uso dei p ifferai v en ­
derecci i loro ro b o an ti artico li d ella vigilia e dei p rim i
mesi della g u e rra ! S areb b ero cap aci di rifiu ta rla p e r
farin a del loro sacco. T an to diverso è il to n o della
•solfa che strim pellan o oggi.
Che si provi q u alcu n o a d ir sul serio: « D elenda
C o rm a n ia» . Gli rid ere b b ero sul viso p ro p rio coloro
( he h a n fa tto ta n to strep ito p e r voler la g u e rra con­
tro la G erm ania. C odeste son fra s i che si dicono nel
forvore di u n discorso, ta n to p e r g ab ellare i gonzi,
m a poi a p en sarci su — si dicono fr a loro i g azz et­
tieri — h a rag io n e L abriola q u an d o scrive che « o r­
m ai dopo due an n i di g u erra, n o n si può co n serv are
q u ella rigidezza di crite rii della p rim ’o ra » e che dopo
lu tto « p e r rag io n i etniche, dem ografiche, sto rich e ecc.
la dissoluzione com pleta degli im p eri ce n tra li è im ­
possibile » e n ean c h e d a a u g u ra rs e la « p erch é sareb b e
oltrem odo perigliosa p e r i n o stri interessi, in q u a n to
che con lo sp arire del pericolo teu to n ico si fareb b e
più m inaccioso u n pericolo slavo ».
O ggim ai non vi a c c a d rà p iù di u d ire d a u n in ­
te rv e n tista rosso o bleu: « Q u esta s a rà l’u ltim a g u erra.
La g u e rra finirà la g u erra. A p p en a conclusa la pace,
butterem o via le a rm i e to rn erem o tu tti fra te lli ». A h !
non lo dicono più: n ean c h e p e r scherzo. Me la sa lu ­
ta te voi l’unione psicologica d elle potenze alleate?

99
A ltro che unione. Si g u a rd a n o g ià in cagnesco d a og­
gi, p u r cercando di d a rse la a b ere scam bievolm ente,
e re sta n d o form alm en te am ici ed alleati. Som igliano
a quei cacciato ri che litig av an o f r a loro nello s p a r­
tirsi la pelle dell’orso p rim a di averlo am m azzato.
O gni governo fa i p ia n i p e r il suo « dopo g u e rra »
che a g iu d icar d ai propositi bisb ig liati a m ezza voce,
m in accia di essere u n « dopo g u e rra » p iù g rifag n o
e feroce del « d u ra n te g u e rra » e della vigilia d ’arm i.
La g u e rra procede o rm ai p iù a spintoni d iplom a­
tici e politici che a colpi m ilitari, e così com e le cose
cam m in an o ora, non sareb b e d a m erav ig liarsi se p re ­
cipitasse in situazio n i in a sp e tta te d al popolo grosso
che m a lg rad o m ille atro ci d isinganni, co n tin u a a c re ­
dere e a sperare.
M a, la v e rità alb eg g ia ed è a u ro ra che non a v rà
tram o n ti.
« C. S. » 28 o tto b re 1916

•k * ★

— II —

S chakleton e i suoi com pagni d ’a v v e n tu ra che


p e r d ue a n n i bivaccaro n o f r a i ghiacci delle zone a r ­
tiche, to rn a n d o a co n tatto col mondo civile si m e ra ­
vigliarono n on poco n e ll’acco rg ersi che la g u e rra , non
o stan te i suoi q u a ttro m ilioni di m orti, co n tin u asse
an co ra, com e dire... pacificam ente.
E d ire che — m alg rad o i ru m o ri di p ace che gli
sp ecu lato ri delle u m a n e d isg razie sollevano di ta n to
in ta n to in A m erica p e r perfidi giuochi di b o rsa — tr a
le te n e b re rosse del te rrib ile incendio n o n u n sintom o

100
ap p are a d in d icare che le fiam m e sono p resso a spe­
gnersi.
Che anzi, p u r dolendosi del san g u e e del d en aro
sp arso sin o ra e di quello che n e ll’av v en ire d o v rà n e ­
cessaria m en te profondersi, tu tti i b ellig era n ti m a n i­
festano la convinzione fe rm a e irrid u cib ile che la v it­
to ria è p iù che certa, q u ale che sia la d u r a ta della
lotta. E così la stra g e dura...
E m e n tre la m itra g lia am m u cch ia i cad a v eri s q u a r­
ciati, ac c a n to n a i m u tilati, a m m a ssa ro v in a su ro v i­
na; m e n tre le m a d ri singhiozzano e i su p erstiti im ­
precano, i torchi delle g ra n d i stam p erie im prim ono
con i tipi più scelti della c a sa quelle che con fra se
eleg an te fu ro n o ch iam ate le pagine dell’ ora. N elle
quali, col belletto della m e ta fo ra e con i fronzoli della
retto rica, si m a sch e ran o le m enzogne p iù sp u d o rate,
le infam ie più atroci, i pro p o siti p iù loschi.
M a chi non h a l ’occhio a b b ag liato dag li a rd o ri
patriottici, n é offuscati dalle neb b ie dell’incoscienza
e dell’ig n o ra n z a sa p u r leg g ere n el g ergo di conio
nuovissim o la v e rità v era, così com ’è.
U n a di codeste p ag in e è q u ella e su m a ta f r a gli
scritti di Lord R oberts d ’In g h ilte rra , recen tem en te
defunto.
« Q u esta g u e rra — egli scrisse — e r a oltrem odo
n ecessaria a tu tte le n azio n i che o ra v i sono in g a g ­
giate. N on so ltan to n e c e ssa ria m a salu tare. Poiché
l’E uropa sem b rav a che fosse a r r iv a ta ad u n o stadio
di super-civiltà, di anemia, di degenerazione.- dai q u ali
m ali soltanto la g u e rra p o tev a s a lv a rla ».
E il sintom o m aggiore di co d esta su p er-civ iltà p e r
Lord R oberts e ra il con tin u o ed a lla rm a n te sviluppo
del m ovim ento operaio; acc an to alla d ecad en za della
religione e delle an tich e m enzogne convenzionali « fi-

101
n an co i giovani che si licenziano dalle p u b bliche scuo­
le, credono necessario com inciare laddove il p a d re
loro av ev a lasciato ». E così Lord R oberts conchiude
che « la G erm an ia p recip itan d o la g u e rra è il m ig lio r
a m ic o d e g l i a lle a ti. Q u esta g u e rra , di p iù n o n d o v rà
e s s e r e l ’u ltim a . V e rrà a n c o ra con l’oscillazione del
pendolo. È s a l u t a r e , n e c e s s a r ia . È l ’u n ic o to n ic o n a ­
z io n a le c h e p o s s a e s s e r e p r e s c r i t t o ».
C apite? E a n d a te poi a d ire ad u n pifferaio della
civiltà an g lo -latin a che la g u e rra è condizione neces­
s a ria ed indispensabile a ll’esisten za dell’u su rp azio n e
borghese, del dispotism o politico !
A h ! vi prendo n o p e r u n tu r c o d ’I ta lia , p e r u n a
s p ia ai servigi di G u g lie lm a c c io .
A proposito di tu rc h i e d ’Italia. Il p ro fesso r E u ­
genio Griffìni in u n articolo su « la riv o lta a r a b a »
che « v a lib eran d o u n o dopo l’altro i g ra n d i c e n tri
com m erciali e religiosi dell’A rab ia occidentale dal
giogo turco-tedesco » si lascia scap p are che an ch e n o i
in Libia « ci troviam o di fro n te a m oti s e p a ra tisti a ra b o ­
b e rb e ri ». E dire che q u ando, m e n tre ferv ev a l’oscena
tre g e n d a tripolina, p rean n u n z iav am o (e n o n b iso g n a
essere p ro feti p e r ta n to poco) che gli a ra b i di B arb e­
ria e di C irene, n o n av reb b e ro m ai deposte le a rm i
contro la tira n n id e italica, ci si rise in faccia; e ci
dissero... tu rc h i d ’Italia.
M a i focosi n azio n alisti di n o s tra g en te n o n si
scoraggiano p e r tan to . C he an zi s’infocano sem p re
p iù n ei loro fu ro ri bellici e nelle loro fobie. È vero
che p e r a n d a re a G orizia h a n n o im piegato u n anno;
m a ta n t’è « l’antico v a lo r negli italici co r non è an co r
m orto » e si spera, se Dio vuole e il popolo acconsente,
di a rriv a re in capo al m ondo.
Già, perché o rm ai i n azio n alisti d ’Ita lia n o n p ar-

102
Inno più di re in te g ra re la v ecch ia e a n g u s ta p a tria
noi suoi confini nazionali, m a vogliono ric o stru ire
l'antico ro m an o im pero. E sulle orm e di C esare rical-
i mio oggi le te rre d ell’Epiro, d ella M acedonia, del-
l'A frica, aguzzando l’occhio avido e allu n g an d o gli
urtigli ra p a c i verso te rre p iù lo n tan e e p iù ricche.
E la strag e d u ra. D u ra terrib ile, trag ica, im pla-
cuta e v a al di là d ell’um ano.
M a i co m b atte n ti nelle trin cee, e i ro tta m i e i
cascam i nei focolari si d o m an d an o con G. W ells — il
più g ra n d e p en sato re inglese —: « P erch è e per chi
abbiamo com battuto sinora? Perché com battiam o an­
cora? Perché seguitiam o ad ucciderci? Perché rim a­
niamo i docili strum enti di pazzi coronati, di diplo­
matici imbestialiti? Se fum m o sinora sordi, nulla ci
dice oggi il sangue sparso dei nostri figlioli? ».
E i pazzi coronati e i diplom atici im b estialiti co­
m inciano a d o m a n d arsi con G uglielm o F errerò: « £
facile ottener dall’uomo, per pochi mesi, anche V im-
fìossibile, il sovrumano, il miracoloso. Ma per anni?
Si può chiedere agli uom ini di uscir per anni dal­
l'umano e di far del sacrificio e del pericolo il pane
quotidiano? ».
« C. S. » 25 n o v em b re 1916

* * *

— Ili —

Tem po fa M arin etti (certo che lo conoscete ! che


diam ine? il m ilia rd ario sofo del fu tu rism o italico !)
che p e r a v e r o san n ato alla g u e rra re g ia av ev a con­
q u ista to gli elogi e i p la u si del volgo e d ell’inclita, che

103
a ltra v o lta — q u an d o solea m e ttere in b u rla « le m u ra
e gli archi, i sim u lacri e l’erm e to rri degli av i n o stri »
— lo av ev an o fischiato e b ersag liato d i torsoli e c a ­
ro te nelle pubblich e piazze, M arin etti, d u n q u e, che
e ra lì p e r lì p e r m e ttere u n piede n ell’Olimpo degli
eroi nazionali, passò poco che non sd rucciolasse giù
p e r la ch in a del... tra d im e n to in fondo alla m alab o lg ia
dei b arb ari, tedescofili, a u s tria c a n ti e tu rc h i d ’Italia.
In u n m om ento di lucido in terv allo glie n ’e r a scap ­
p a ta di bocca u n a g iusta. A veva detto: « S en tite am i­
ci ! Q ui si v a di m ale in peggio. Se q u esti tem p i d u ­
ra n o a n c o ra v e rrà giorno in cui non si a v rà p iù un
baiocco. Facciam o u n a cosa. D iam o u n a c a p a tin a n ei
m usei, n ei chiostri, nelle c a tte d ra li che nel n o stro p a e ­
se sono legione, facciam o u n m ucchio di tu tti gli a f­
freschi, i m arm i, le p ig n a tte, le sacre im m ag in i e i
volti v en e ra n d i degli av i n ostri, e m ettiam o li a ll’in ­
canto. I m ilia rd a ri am e ric a n i v an n o m a tti p e r q u e sta
ro b a am m uffita e ta rla ta , e farem o baiocchi a p a la ­
te... ». N on l’avesse m ai detto. In u n b a tte r d ’occhio
gli fu ro n o addosso tu tti i c erb e ri delle v etu ste glorie
della p atria: « D agli al b a rb a ro ! dagli al b a rb a ro ! ».
E le siren e afflussionate delle gazzette coloniali sog­
giungevano: E p e r chi ci h a preso, d u n que, M arin etti?
p e r dei nobili d isfa tti che salgono il M onte di pietà,
con lo stem m a d o rato e le insegne di fam ig lia sotto
la z im a rra scolorita? V en d ere p e r fam e le reliq u ie
della n o s tra a n tic a g ran d ezza? N iente affatto. E poi
l ’Ita lia h a q u a ttrin i d a im p re sta re a chi n e voglia.
M arin etti ritirò la p roposta. E p e r u n pezzo, di
m ise ria e di q u a ttrin i, n o n se ne p arlò più. M a ecco
o ra che quegli stessi che u n a vo lta si stro p icciav an o
le m a n i di contentezza, sicu ri che l ’Ita lia av e v a q u a t­
trin i a barili, fan n o delle faccie d a sp iritati, e ti m e t­

104
tono d in n an zi u n ’Ita lia sm u n ta, esan g u e, sco rticata,
sì d a sem b rare il ritr a tto spiccicato di « S u a M aestà
la fam e ».
E perché non s’ab b ia a d ire che le n o stre son
storie di c ia rla ta n i v en d u ti a ll’oro tedesco, stralciam o
di peso il b ran o di u n articolo ap p arso su ll ’Evening
Telegram di New Y ork — u n gio rn ale degli a lleati —
nel n u m e ro di D om enica 27 corrente.
« ROMA. Domenica. - Se la guerra dura un altro
anno, il risultato inevitabile sarà che in Italia le tasse
verranno almeno raddoppiate e che perciò la m età
della rendita di ogni suddito dovrà esser versata al­
l'erario dello Stato.
Prima della guerra le spese dell’Italia salivano a
più di due bilioni e m ezzo di lire, di cui un quinto
andava a pagare l’interesse del debito nazionale, am ­
m ontante allora a circa tredici bilioni. Dopo la guerra
ci saranno per lo m eno altri venticinque bilioni da
aggiungere al debito pubblico che in tal modo ascen­
derà a trentotto bilioni con l’interesse annuale di un
bilione e mezzo.
È adunque chiaro che le tasse dovranno aum en­
tare di almeno settecentocinquanta m ilioni di lire. Si
calcola inoltre che le pensioni da pagarsi agli invalidi
della guerra ed alle fam iglie dei caduti sul campo
d ’onore, come pure le spese necessarie alla ricostru­
zione delle città e dei villaggi distrutti vorranno dire
almeno u n ’altra spesa di centoventicinque milioni al­
l'anno; perciò non è iperbolico d ’asserire che, tenendo
in vista l’aum ento negli arm am enti indispensabile per
la difesa nazionale, fino a che non sia com pletam ente
scongiurato il pericolo di u n ’altra guerra, le spese del
Governo saranno raddoppiate e che la tasse perciò
dovranno aum entare in modo spaventoso ».

105
L’a v ra n letto questo articolo i p a trio tta rd i e g u e r­
raiu o li italo-am erican i, che p u r seg u itan d o a f a r le
p ro p rie faccende com odam ente, si p ren d o n o il fa s ti­
dio insolito di « a iu ta re il g overno n e ll’o p era p ia » di
beneficenza alle fam iglie dei ric h ia m a ti alle a rm i e
dei ca d u ti n ella g u erra, con i b alli e le p u b bliche so t­
toscrizioni?
A h ! non son p iag h e d a ris a n a re con u n soldino
e u n a la g rim a e u n a p a ro la di cordoglio, quelle a p e rte
d a lla g u e rra nel corpo d isfatto del popolo ! Né sa l­
v e rà l’Ita lia la v en d ita a ll’in c an to delle sue annose
suppellettili nazionali.
A ltro ci vuole !

* * *

U n ’a ltra proposta. O h ! a q u e sta non ci avevo p e n ­


sato davvero. La scorgo o ra sfogliando i g io rn ali a r ­
riv a ti di fresco d a ll’Italia. Che diluvio di proposte:
vengono giù com e la g rag n u o la. E si capisce d ’onde
e d a chi. Sono gli eroi d a p o ltro n a che volendo esser
rin ch iu si — u n a volta cre p a ti — in u n a n icch ia del
P an teo n della p atria, che il popolino — p rim a della
g u e rra — soleva c h ia m a r l’o s t e r i a d e i v a g a b o n d i, p e r
scialacq u arsi l’apoteosi si sforzano di co n trib u ire a
fa re la più g ra n d e p a tria , arzigogolando ra g g iri e t r a ­
bocchetti.
Così Luigi E inaudi — a cui n essu n vuol q u i con­
te n d e re la s u a rin o m a ta co m p eten za in m a te ria di
q uestioni econom iche e fin an ziarie — h a m esso fu o ri
la sua. Ed è g eniale davvero.
Ne p a rla in due artico li sul C o r r ie r e d e lla S e r a
(nei n u m e ri 308 e 311 d ell’an n o co rren te) si capisce.
A n ch ’egli è convinto che nel cam po d ell’econom ia
n azio n ale « n o n s i f a r à m a i o g g i a b b a s t a n z a p e r ta s -

106
mire e poi tassare e poi ancora tassare ». M a p e n sa
del pari, « che una larga messe di risparmi operai ri­
mane ancora da mietere ».
E b u tta giù, d a q u ell’esp erto che è, le p rim e li-
noe p e r te n ta re l’istituzione di ciò che d ovrebbe in ­
li tolarsi « il risp arm io operaio di p rev id en za p e r la
crisi del dopo g u e rra » .
Già: perch é u n a crisi vi s a r à dopo la g u e rra — son
costretti a dirlo a n c h ’essi orm ai, i n o stri tu rlu p in a ­
tori — crisi « d i m e rc ati e di disoccupazione».
E il m iglior m odo di s u p e ra rla — dice lu i — « s a rà
senza dubbio p e r gli o p erai il possesso di u n g ru z ­
zolo ».
Io invece u n dubbio ce l’ho. Penso che gli op erai
italiani già ta rta s s a ti dai ta n ti d ecre ti luogotenenziali,
i q u ali — com e scappò detto a q u el s a n t’uom o di Luigi
Luzzatti — costringono ad u n a so b rietà p iù sev era il
popolo italian o o a n u ovi carich i gli am m irab ili con­
trib u en ti, gli operai, io penso, tro v e ra n n o finalm ente
l'unico e m iglior m odo di riso lv ere la crisi cro n ica del­
la disoccupazione e della fam e, col m e tte re le sa c ri­
leghe m a n i n ell’a rc a s a n ta della p ro p rie tà p riv ata.
M a ta n t’è la q uestione del risp arm io operaio è
orm ai q u ella che p iù in te re ssa la politica in te rn a della
nazione. D eputati, senatori, m in istri e ta n t’a ltri sfac­
cendati e cialtro n i p a r loro, la ag ita n o nelle loro bolse
concioni d a u n capo all’altro della penisola. A Torino
s’è fo rm ato u n apposito C om itato di p re p araz io n e che
h a pubblicato e diffonde a piene m a n i u n opuscolo
in cui si p red ica « la v irtù d ella rin u n c ia al g o d ere» .
E fino a q u an d o codesta v irtù si p red ich i a b a n ­
chisti, sensali, u su ra ri, fo rn ito ri e piovre consim ili che
il callo h a n al cuore e n o n sulle m ani, p assi p ure.
Ché i sullodati m esseri se la godono davvero. M a

107
consigliare il p ro letariato , esausto, sfibrato, agoniz­
zante, che no n h a p iù la g rim e p e r pian g ere, che non
h a p iù speran ze p e r cu llarsi n e ll’illusione, consigliare
codesto G iobbe p ro letario che h a g ià d ato a dism i­
s u ra il suo co n trib u to di sangue, consigliarlo, ripeto,
a togliersi o ra di bocca l’u ltim a briciola di p a n n ero
p e r sovvenzionare lo S tato — il m ostro che lo divora,
il suo etern o nem ico — n ei bisogni del dopo g u erra,
è la p iù sfacciata delle ipocrisie, e a ll’u n tem po... la
più perigliosa te m erarietà.
P erché credono d av v ero coloro che u rg o n o lo
S tato a p rele v are d ire tta m e n te col suo ferreo artiglio,
u n a d a ta q u o ta sui s a la ri degli operai, credono d a v ­
vero che il p ro le ta ria to sia disposto al sacrificio q u o ­
tidiano, estrem o, fino al suicidio di se stesso, p e r con­
se rv a re alle gioie d ell’o p u len za i ricchi, ai fastig i della
g lo ria i re?
È il p u n to in terro g ativ o che si in n a lza e si d elin ea
nello sfondo tenebroso d ella tra g e d ia orribile, o p p ri­
m en te com e u n incubo p e r i dom inatori, vivido com e
u n a sp e ra n z a p e r i v iato ri dell’avvenire.
« C. S. » 2 d icem b re 1916

* * *

— IV —

A C openhagen si è fo rm a ta u n a società p e r gli


« S tudi sulla g u e rra ». B asandosi sulle statistic h e u f­
ficiali pubblicate d ai g o v ern i b ellig eran ti, essa ci fa
sap ere che il n u m e ro to tale dei m o rti n ei p rim i due
a n n i di g u e rra , a m m o n ta a 4.631.500, e quello dei fe-

108
l iti a 11.245.300, quello degli in v alid i a 3.373.700.
Insondabile è la v o rag in e d ’oro che si sp ro fo n d a
nei gorghi della g u erra.
La b a n c a n azio n ale « Mechanic and M etals » di
New Y ork in u n suo rece n te studio, « 1 crediti e la
/'manza della guerra», ci a n n u n c ia che la g u e rra e u ­
ropea, a lla fine del suo terzo anno, a v rà in g h io ttito
tanto oro q u an to n e fu speso nelle g u e rre n ap o leo ­
niche, n ella g u e rra civile in A m erica, in q u ella fra n c o ­
prussiana, in q u ella coi b o eri e n ella g u e rra russo-
giapponese, m esse insiem e.
Il seg reta rio del Tesoro Im p eriale di G erm an ia
l i salire il costo della g u e rra sino ad oggi p e r tu tte
le nazioni coinvolte nel conflitto, a $59.500.000.000. Co­
sicché se la g u e rra d u re rà tr e an n i, i pescicani della
finanza che di queste cose si intendono, p revedono
che il to tale delle spese ra g g iu n g e rà $75.000.000.000.
E codesta som m a — n o ta te — racc h iu d e solo e
soltanto le spese militari.
U n a som m a sette volte m ag g io re all’in tero depo­
sito d ’oro nelle zecche di tu tte le n azio n i del m ondo,
che b astere b b e p e r fa re 200 lav o ri pubblici colossali
come quello del C an ale di P an am a; che b astere b b e
p e r esten d ere le linee ferro v ia rie e m a rittim e in ogni
più rem oto angolo del globo; che av reb b e p ro v v e­
duto scuole e m a e stri p e r ogni fan ciu llo vivente sotto
la cap p a del sole.
C ifre strab ilian ti, te rro rizzan ti.
Così enorm i, così eso rb itan ti, che il F ed erai Re­
serve B oard degli S ta ti U niti, alla rm a to d a ll’im m enso
debito pubblico che i g o v ern i b ellig era n ti v an n o a c ­
collandosi (gli S tati U niti so ltan to h a n n o d ato ad im ­
prestito $1.500.000.000 e l’In g h ilte rra h a rece n tem e n te
co n tra tto u n debito di $50.000.000 col G iappone) u rg e

109
apertam ente le banche e i finanzieri am ericani a non
investire più il proprio denaro in crediti agli alleati
con banconote a scadenza illim itata, poiché con tutta
certezza — se questi tem pi durano ancora un po’ —
i governi della quadruplice si troveranno nella im­
possibilità di rimborsare i loro creditori.

* * *

Eppure, malgrado tutto, la voragine si apre sem ­


pre più profonda, sempre più turbinosa.
Eppure la strage dura più furente, più caina, più
orrida che mai.
La bufera non accenna a placarsi. Si parla di
pace, è vero, incessantem ente, ma negativam ente an­
che.
È vero che ogni governo è disposto ad accettare
la pace; a patto però che sia la s u a pace.
Come la Roma dei Cesari, regina del mondo, non
am m etteva e non accettava che la P a x R o m a n a , quella
che sanzionasse la distruzione com pleta delle forze
nemiche, così i Cesari novelli nel delirio del loro so­
gno im perialista vanno incontro ad occhi chiusi come
sonnam buli alla P a x B r ita n n ic a , alla P a x t e d e s c a .
Pochi osano invocare la pace, quale essa sia, poi­
ché ognuno tem e che parlando di pace, possa essere
ritenuto per un alleato, un venduto al nemico.
Ma in questa questione della pace — h a detto
un psicologo francese — ci capiterà quel che ci av­
venne un tempo per la guerra: a forza di non volerne
sapere, non ci sapremo adattare, quando verrà.
E sarà ancora la guerra, la santa crociata contro
il nem ico di dentro, che sull’im m ane carnaio si sederà
domani per dire al popolo: Abbiamo vinto; e sulle

110
/olle fu m a n ti a n c o ra d ’in v en d icato san g u e s’e rg e rà
dagli odii d ell’inconscio olocausto la su p erstite d ea
della rivoluzione sociale, « col forte pié prem endo m i­
tre e corone ».

•k k k

La v ita sociale m o d e rn a è im p e rn ia ta su ll’an tico


m otto della sap ien za latin a: Mors tua vita m ea: la tu a
m orte è la m ia vita, la tu a ro v in a è la m ia fo rtu n a.
T u tti san n o o rm ai che la g u e rra d ’o ltre oceano è
s ta ta p e r l’A m erica la pro v v id en ziale m a n n a del cielo.
Tutti sanno che l’oro rin s e rra to n ei fo rzieri delle b a n ­
che am erican e è m acch iato del sangue, che scoscende
u rivoli d ai cam pi della strag e.
Pochi san n o tu tta v ia che n ella stessa E uropa, là
dove si m u o re e si piange, dal solco della g u e rra con­
cim ato d a ta n ta m a c e ra carn e, irro ra ta d a ta n to s a n ­
gue sia n a to « tu tto u n m ondo d ’arric c h iti ».
« Poiché — scrive G om ez C arrillo, g io rn alista sp a ­
gnolo, p a rtig ia n o dell’u n ione s a c ra e perciò in so sp et­
tabile — n on sono né cento n é mille, m a p arecch ie
m igliaia, quelli che h an n o sap u to ap p ro fittare delle
circostanze p e r p a ssa re d a lla m ise ria a ll’ opulenza.
Intanto che i soldati della R epubblica si b atto n o com e
leoni nelle trin cee i fo rn ito ri d ell’In ten d e n za co m p ra­
no perle, d iam an ti, v estiti di seta alle loro figlie; p a s ­
seggiano in v e ttu ra , p ra n z a n o n e i g ra n d i re s ta u ra n ts
e p arla n o con en fasi d ella v itto ria fu tu ra , d ella g r a n ­
dezza sublim e della p a tria e della religione del sa ­
crificio ».
Gom ez C arrillo p a rla in m odo speciale della F ra n ­
cia, m a non è d a cred ersi tu tta v ia che il fenom eno sia
p artico lare alla te rz a M arian n a . C he an zi !

Ili
In Italia non passa giorno che non scoppi uno
scandalo nelle sfere burocratiche e nello Stato M ag­
giore del fronte interno.
Sono alti funzionari dell’azienda dello Stato e di­
rettori e padroni di aziende private, in oscena com ­
butta, che sulle sciagure del popolo, itterici del giallo
dell’oro, giocano il tem o della fortuna e della ric­
chezza.
E si ha un bel far leggi ed em anar decreti luogo­
tenenziali. Ci vuol altro... Le grosse fortune, sorrette
e difese dai grossi avvocati e dai grandi m aestri della
dem o-m assoneria interventista, sono in Italia e dap­
pertutto, sacre ed inviolabili come le persone delle
Loro Maestà.
L’Inghilterra ad esem pio che ha sconvolto ed in­
diavolato il mondo affinché fosse distrutto e sotter­
rato ogni barbaro tedesco, ospita ancora in casa pro­
pria nella zona di preparazione, come lì si dice, ban­
chieri e finanzieri tedeschi, con i quali, banchieri e
finanzieri inglesi, dividono i lauti profitti della guerra
del retrofronte. Ce lo dice il T im es.- « E f f e ttiv a m e n te
le g r a n d i b a n c h e t e d e s c h e c o m e la D e u ts c h e B a n k , la
D r e s d e n B a n k , la D is c o n to G e s e lls h a f t, T a u s tr i a c a
L a n d e r B a n k e l’A n g l o - a u s t r i a n B a n k v e n n e r o m e s s e
s o tto c o n tr o llo . M a il p u b b lic o s u p p o s e g e n e r a l m e n t e
c h e c o n l’a n d a r d e l t e m p o , g li a f f a r i d i q u e s t e b a n c h e
e q u e lle d i a l t r e d i t t e n e m ic h e s a r e b b e r o s t a t i r a p i d a ­
m e n t e l i q u i d a t i e i lo r o s t a b i l i m e n t i r a p i d a m e n te c h iu ­
si. Q u e s t a a s p e t t a t i v a n o n è s t a t a a n c o r a e s a u d ita . È
te m p o c h e lo s ia . Il p u b b li c o n o n h a a n c o r a la p r o v a
c h e il g o v e r n o è d e t e r m i n a t o a s r a d i c a r e l’in f lu e n z a
c o m m e r c ia l e e f in a n z ia r ia t e d e s c a e a u s tr i a c a n e l
p a e s e ».
Non l’ha ancora una tal prova, e non l ’avrà mai.
Hanno un bel scalm anarsi i frottolisti del guerraioli-

112
strio, i casi dell’apatriottism o capitalista sono ormai
innumerevoli e pongono sem pre più in luce la verità
mille volte maledetta, che cioè non è furore tedesco-
lobo quello dei governanti d ell’intesa, m a « furor di
/ori » come diceva il poeta tosco, o, come con parole
spiccie si dice, avida e riarsa ingordigia dell’oro.
E intanto i lavoratori italian i d’America, conti­
nuano a rubare a se stessi, ai propri figli, i pochi spic­
cioli che gli avidi speculatori indigeni gli lasciano
nelle tasche, per aiutare la «n o b ile e san ta» causa
della guerra regia, per annichilire l’eterno nem ico
ili nostra gente.
L’oro: ecco il nem ico eterno della gente lavoratri­
ce, il nem ico che non dà tregu a n é quartiere, che ci
insidia, ci strazia, ci affam a e ci uccide neH’officina,
nelle trincee, nei focolari, il n em ico che non ha pa­
tria, non ha fede, non ha bandiera. L’oro: ecco il n e­
mico senza pace che bisogna distruggere nelle per­
sone di coloro che lo im paludano nelle loro casseforti
o come onda pestifera am m orba il mondo e fom enta
negli uom ini il furore dei cannibali.
« C. S. » 9 d icem bre 1916

* * *

— V —

E chi vorrà accettare, sen za beneficio d’inve»ta-


rio, l’improvvisa, inaspettata e clam orosa notizia di
una prossim a pace fra i b elligeran ti d’oltreoceano?
Dopo che cento volte fu propalata u na tale notizia e
cento volte smentita; dopo che la grande stam pa ha
l'atto cadere Gorizia tante volte quante ne cadde Cri­
sto sotto il peso della croce?

113
A ll’indom ani della caduta di Bucarest poi, proprio
m entre i critici m ilitari italiani nelle gazzette ufficio­
se, frustando le rodomontate barsottiane, agitavano
Torrido spettro di una nuova calata dei barbari nella
pianura padana.
Il momento psicologico non lasciava davvero pre­
supporre che fosse venuto il principio della fine della
grande guerra.
Ma giacché è ormai fuori dubbio che gli Imperi
centrali hanno posto sul tappeto le proposte prelimi­
nari per un prossimo e definitivo accordo con le po­
tenze nem iche, il primo pensiero che balena alla m en­
te ormai adusa alle insidie, ai raggiri e alle m anovre
diplomatiche, è che la Germ ania voglia, proponendo
la pace, salvare la sua posizione dinnanzi a quella
parte del mondo cosidetto civile rimasto — di nome
più che di fatto — neutrale, o provocare dei crepacci
nella com pagine delle nazioni della Quadruplice In­
tesa — che già com inciavano a non intendersi più —
e indurre qualcuna di esse ad una pace separata.
È questione questa che esorbita dall’am bito e
dal compito di un m odesto foglio proletario qual è
il nostro, e piantiam ola lì.
Non è fuori posto, però, né fuori tempo ferm arsi
a considerare alcuni fatti che si riconnettono diretta-
m ente con la proposta della pace e si ripercuotono
nella situazione econom ica di questo paese, m ettendo
così in evidente rilievo certe verità m isconosciute dal
gran pubblico che beve grosso e dorme sodo.
Questo foglio ha avuto parecchie volte l’occasione
di dire che il termometro della vita sociale moderna
è il listino di borsa; che cioè i grandi pescicani della
banca e della finanza sono davvero gli iddìi della
terra, che fanno il bello ed il cattivo tempo: le vo-

114
lontà su p rem e che im prim ono all’asse della società
quel m ovim ento di ro tazio n e che p iù fav o risce i p ro p ri
interessi: gli a rb itri sovrani, insom m a, dei d estin i del-
I’ u r b e e t o r b e .
Sicché p e r a cc ertarm i se il g rid o che h a echeg­
giato ieri l’a ltro a ttra v e rs o l’oceano n ella te r r a di
.). P. M organ, fosse il sintom o di u n a crisi p asseg g ierà
o piuttosto quello di u n a p ro ssim a agonia, ho voluto
an zi che in te rro g a re le b u g ia rd e sibille della s ta m ­
pa m a g n a — ho voluto scan d ag liare lo scheletrico e
freddo te rm o m etro dei listini di borsa.
Sono b a s ta ti i p rim i ru m o ri an c o ra in c erti p e r
scate n are il casadiavolo a W all S treet, o, com e lassù
si dice, p e r su scitare il panico f r a gli sp ecu lato ri di
borsa.
Le azioni di alcune g ra n d i co rporazioni in d u s tria ­
li — f r a le q u ali la U nited S tate S teel Co. — h an n o
subito u n a p e rd ita che v a dai 5 ai 1 pu n ti. Le azioni
delle B ethlehem Steel Co. — che d u ra n te e m ercè
la g u e rra h a visto cen tu p licare i suoi profitti — sono
scese di 27 punti; quelle della G ulf S tates Steel di
19; q u ella d ella U nited S tates In d u stria i Alcohol di
13. Il prezzo del g ran o che a n d a v a sepre p iù au m e n ­
tando è sceso rap id am en te; m e n tre è salito quello del
cotone che a n d a v a declinando.
In u n giorno solo 2.500.000 azioni cam b iaro n o p a ­
drone. Il che in lin g u ag g io com une vuol d ire che
nello spazio di v e n tiq u a ttr’ore, co n sid erato l’en o rm e
sbilancio n ei prezzi dei titoli, m ilioni e m ilioni di
dollari fu ro n o in tascati d a alcu n e cricche di sp ecu la­
to ri e p e rd u ti d a altre.
E dopo u n a p ro v a così sch iacican te e la m p an te,
ra ffo rz a ta d ai fa tti e lu m eg g iata dalle cifre, com e si
può n e g a re che la p ace a rm a ta e la g u e rra sono la

115
più turgida fonte dei guadagni capitalistici, e perciò
condizioni essenziali all’esistenza dello stesso potere
economico in uno col potere politico?
O in parole più semplici: chi non comprende ora
che i fattori primi e m aggiori della guerra non sono
la civiltà latina, la barbarie teutonica, l’onore nazio­
nale, l’indipendenza dei paesi oppressi, le atrocità nel
Belgio, le scorribande di Villa, ed altre fandonie con­
generi, bensì gli interessi capitalistici, che nel gorgo
della guerra sono m aggiorm ente coinvolti?

* * *

I giornali che vanno per la m aggiore nelle loro


note e n ei loro commenti, alle proposte della Ger­
mania, si affannano a dimostrare che il m om ento
della pace non è ancora giunto.
Perché?
Appunto perché la pace in Europa sconvolge­
rebbe l’economia nazionale in America, trascinerebbe
il paese nel panico finanziario, m ettendo fine al pe­
riodo di prosperità fittizia ed effimera per gli operai
e le classi medie.
Non ci credete? Ebbene, ecco cosa scriveva a tale
proposito il critico in m ateria finanziaria del Boston
Transcript, sicuro che le sue parole non avrebbero
raggiunto l ’orecchio degli operai tutti intenti ad ascol­
tare le m assim e di Sant’Alfonso redivivo, al secolo
Billy Sunday: « La pace allor che arriverà oppure
sarà in via di negoziarsi, significherà la chiusura de­
gli ordini di quei prodotti industriali che alim entano
la guerra. E quando la dom anda di tali prodotti ces­
sasse, vi sarebbe im m ancabilm ente un sovrappiù nella
capacità e nella potenzialità produttive delle nostre

116
industrie. Ognuno sa che è appunto il sovra pro­
dotto — sia vasto o piccolo poco m onta — ciò che
tende a dim inuire i prezzi ».
E, ag giungo io, è ap p u n to la sovraproduzione ciò
che causa in un paese la crisi economica e la disoc­
cupazione forzata.
I g ra n d i re della finanza, p e r a lim e n ta re an c o ra
la fonte che ta n ti rivoli d ’oro riv e rs a n ei loro forzieri,
co strin g eran n o il governo a d u n a politica e ste ra sem ­
pre p iù m inacciosa ed agg ressiv a, che d o v rà p resto
o ta rd i cu lm in are n e lla g u e rra .
N ell’u n a via o n e ll’a ltr a chi a v rà la peggio s a rà
sem pre l’operaio. Il quale, acc ettan d o ciecam ente e
su p in am en te il regim e c a p ita lista e statale, d iv e n ta
egli stesso colpevole dei m ali che lo trav ag lian o .

* * *

I g io rn ali del m attin o , p u r d an d o p e r certo che


gli alleati p re n d e ra n n o in esam e le p roposte di pace
offerte d a lla G erm an ia, lasciano in tra v e d e re che ta li
e q u ali sono, non sa ra n n o accettate.
Q uesti o a ltri i p a tti d ella treg u a , n o n è azz ard ato
supporre, che il rep u listi g en era le di tu tto l’arm a -
m en tario m ilitaresco di cui ta n to si strom bazzò n ella
p rim ’ora, s a rà rim a n d a ta a d u n ’a ltr a occasione.
P erché a d u n a pace d u r a tu r a ed u n iv e rsale — fi­
no a q u an d o esiste ra n n o g o v ern i e sudditi, p ad ro n i
e s a la ria ti — chi h a s a n a la m en te, n o n ci crede. R ac­
conta C arlo Secondat, nel suo libro su lla g ran d ez za
dei ro m an i e la loro decadenza: « I partigiani del pa­
triarca Arsenio, sollecitati dall’imperatore, fecero una
convenzione con quelli che seguivano il patriarca Gio-
seffo, la quale includeva che i due partiti scrivereb-

117
bero le loro pretensioni ognuno sopra un foglio; che
am bedue i fogli si getterebbero in un braciere, e se
l’uno di quelli fosse rimasto intero, sarebbe seguito il
giudizio di Dio, e se tu tti e due restassero consumati,
rinuncierebbero alle loro differenze. Il fuoco divorò
l’uno e l’altro, e si riconciliarono i due partiti; la pace
durò un giorno, perché asserirono nel susseguente che
il loro cangiam ento avrebbe dovuto dipendere da una
persuasione interiore, e non già dal caso, e ricominciò
la guerra più viva che m ai ».
Così in questa guerra.
Alla prova del fuoco ambedue le parti contendenti
si sono consumate. Epperò si riconcilieranno domani.
Ma per riaccanirsi domani l’altro, perché il fuoco ha
bruciato le carni e non l’anima.
Un altro incendio, u n ’altra fiamma inceneriranno
sulla terra e per sempre, l’onta dei venti secoli: l’in ­
cendio della rivoluzione sociale, la fiamma d’odii della
plebe che chiede
con funebre urlo angoscioso
mille vendette ed un vendicator.
« C. S. » 15 d icem bre 1916

* * *

— VI —

Non v ’è n u m e ro di questo g iornale, d a ll’agosto


del 1914 in qua, in cui n o n siano rico rd ate, ch iarite,
d o cu m en tate le cause prim e, p iù v ere e m ag g io ri della
g ra n d e g u erra. M a in q u e sta v en titree sim a o ra della
p iù te rrifican te g io rn a ta n ella v ita del g en ere um ano,
la necessità di rip e te re le v e rità a n n u n c ia te e d enun-

118
ciate sin d a lla p rim ’ora, è p e r n o i p iù che m a i u r ­
gente ed im periosa. A nche p erch é — an zi ap p u n to
perché — le vere cau se d ella g u e r r a b alzan o oggi
dalle discussioni, dai com m enti che la stessa sta m p a
officiosa delle nazion i b e llig era n ti e n e u tra li, v a f a ­
cendo sui ru m o ri di u n a p ro ssim a pace.
Vi accade spesso di leg g ere sui q u o tid ian i am e ri­
cani che v an n o p e r la m aggiore, delle fra si com e q u e ­
ste: « Il ta l dei ta li p resid en te del ta le istituto ban­
cario di New York, molto addentro nelle secrete cose
degli Im peri C entrali, ci h a acco rd ato u n ’in te rv ista in
cui d ic h ia ra che la p ace è a n c o ra lo n ta n a » . O ppure:
« La n o ta di W ilson alle potenze b e llig era n ti p e r u n a
prossim a, definitiva e d u r a tu r a pace, h a reso furiosi
gli sp ecu lato ri di b o rsa » . O an co ra: « Ieri, dopo il
discorso del ta l m in istro del go v ern o inglese o te d e ­
sco, le azioni delle p iù g ra n d i co rp o razio n i in d u striali
h an n o subito (a seconda dei casi) u n en o rm e rialzo
o u n en o rm e ribasso ».
S correndo i com m enti che la sta m p a dell’In tesa
h a fa tto alla p ro p o sta w ilsoniana, f r a ta n ti frizzi e
vituperii, si legge q u e sta p e rla di v erità: « W ilson h a
p arla to in nom e e p e r conto dei g ra n d i finanzieri le­
g ati a filo doppio con gli Im p eri teutonici. La n o ta di
W ilson è u n ’a s tu ta m a n o v ra m a n ip o la ta ed im posta
dalle cricche politico-finanziarie in ta n a te a W all
S treet ».
E che di più? Ve lo sp iattellan o d in nanzi, ch iaro
e tondo: « Le sorti d ella g u e rra e d ella pace — p e r
g razia del più g ra n d e Iddio d ella te rra : il C apitale,
e per... b alo rd ag g in e del popolo — sono riposte negli
artig li voraci e capaci dei p ira ti d ella b anca, d ell’in ­
d u s tria e del com m ercio ».
Q u a n t’a ltre prove e q u a n t’a ltro tem po abbiso-

119
gnano affinché il proletariato si convinca che le su­
preme ragioni di civiltà di cui cianciano ancora i ca­
tarrosi pifferai della patria, altro non sono che luride
m aschere con cui la borghesia nazionale nasconde
la sua infam e e sanguinante azione di classe?
* * *

Vi sono dei libri e degli scrittori, ai dì nostri, che


sono considerati quelli come « le bibbie politiche»,
questi come i « Mosé » di una nazione e di un popolo.
Tali sono il Treitschke, il Bernardi ed i loro libri per
la Germania.
Codesti autori e codesti libri sono stati denun­
ciati dai portavoce dei governi dell’Intesa come l’esal­
tazione della forza, delFimperialismo, del militarismo:
della barbarie guerresca, in una parola.
Codesti autori e codesti libri — si disse e si ri­
pete — furono ieri gli artefici ed oggi gli interpreti
del folle sogno, della auto-idolatria che pervade e
conquide il popolo tedesco tutto, e lo trascina ai suoi
esecrandi delitti.
Poiché l’im perialism o è in germ e nella stessa strut­
tura economica della società capitalistico-statale, e
si m anifesta presto o tardi, con più o m eno virulenza
in tutte le nazioni rette a regim e capitalista (e quale
non lo è?) noi sostenem m o e sosteniam o che non sol­
tanto la Germania m a altresì l’Inghilterra, la Francia,
l’Italia ed ogni altra nazione, mira alla conquista di
territori sempre più vasti, al predominio dei mari, al
controllo dei mercati intem azionali.
Montesquieu, nel suo fam oso libro sulla grandezza
e decadenza dei Romani, ricorda la leggenda antica,
secondo la quale quando Roma venne fondata, tutti
gli Dei largirono un regalo propiziatore. Uno solo se

120
ne astenne e fu Dio termine, il d io d e l l e l i m i ta z io n i e
d e i co n fin i. Era un segno che nessuna barriera avrebbe
dovuto arginare le invadenti orde cesaree.
L’imperialismo moderno non è m eno vorace ed
audace dell’antico im perialism o dei Quiriti.
Questo nostro ragionam ento quando non fu vi­
gliaccam ente vituperato, fu oscenam ente esilarato da
quei sovversivi che fusero la loro anim a rossa con
« l’unione sacra ».
Le potenze della quadruplice, dall’Inghilterra al­
l’Italia, non furono m osse in guerra dall’ingordigia
delle conquiste territoriali, m a dalla nobile aspirazio­
ne di una « Um anità universale », dalla prepotente
volontà di liberare le nazioni minori e i popoli più
deboli dalle tirannidi straniere; per il trionfo della
civiltà sulla barbarie; per annichilire una volta per
sempre ogni idea di imperialismo, si disse. Ora ven­
gono alla luce dei libri che son « le bibbie politiche »
delle nazioni dell’Intesa e che sbugiardano aperta­
m ente i cantastorie dell’unione sacra, conferm ando
appieno le nostre asserzioni.
Tali sono i libri: « The origins and Destiny of
Imperiai Britain » del professor Adams Cramb, e « Im­
pero e libertà nelle colonie inglesi » di Carlo Paladini.
Ecco cosa su questi libri si legge: « ...Il r a g io n a ­
m e n to , è fo n d a to , n a tu r a l m e n te , s u lla s u p r e m a z ia a s ­
s o lu ta d e l l a r a z z a b r ita n n ic a , fio r e e f r u t to s u p r e m o
d e ll'U m a n ità , c h e r a c c o g lie in s é — b e n s ’in te n d e —
t u t t e le p o s s ib ili p e r f e z i o n i ».
« L o s p i r it o i n f o r m a t o r e d e l l ’im p e r i a li s m o in g le s e
è u n a f o r z a i n v i s ib i le c h e r is ie d e n e lla r a z z a s t e s s a ».
« L ’id e a i m p e r i a le b r i t a n n i c a n o n s i d e v e d u n q u e c o n ­
s id e r a r e a l t r i m e n t i c h e c o m e : th è m a n d a t e o f D e s tin y ,
u n ta lis m a n o d i v i n o d i c u i g li in g le s i s a r e b b e r o n e l

121
m o n d o la C h a r t e r e d C o m p a n y ». E il dotto Sir Harry
Johnson così scrive nella prefazione al libro del Pa­
ladini: « N o i d o b b i a m o c o m b a t t e r e — ecco un pro­
gram m a per la pace futura — p e r r i s ta b i l i r e n e lla s u a
m a g g io r e e s te n s io n e l ’a n tic o I m p e r o d i R o m a , s ia p u r e
a p p lic a n d o n e i s u o i m a s s im i b e n e f ic i i p r i n c ip ii d e l -
l ’H o m e r u le a c ia s c u n o d e g l i S t a t i c h i a m a ti a f a r p a r t e
d e lla g r a n d e c o m p a g i n e ».
Ed aggiunge che la prospettiva degli im perialisti
inglesi « è la s t e s s a c h e s i p r e s e n t a a v o i ita lia n i, a
R o d i, n e l D o d e c a n n e s o , a T r ip o li, n e lla C ir e n a ic a , n e l­
l'E r itr e a e n e lla S o m a lia ; e s s a c o n s is te n e l d o v e r e c h e
h a n n o i p o p o li c iv ili, c o m e s ia m o n o i, t u t e l a r e p o p o li
a r r e t r a t i o s o lta n to s e m i in c i v i li t i o p o c o m ig lio r i d e i
s e l v a g g i ».
Capite?
Altro che redenzione delle nazionalità oppresse,
disarmo, pace universale, distruzione com pleta del m i­
litarismo, morte eterna del sogno im perialista, per
cui i popoli delle nazioni della quadruplice avevano
chiesto, a piena voce, di battersi e di sacrificarsi.
Ma la verità, non volendo, la dice Guelfo Civinini
sul C o r r ie r e d e l l a S e r a , quando racconta che avendo
domandato ad un fantaccino il perché era lì sul fronte
e perché si combatteva, si sentì rispondere: N u le n u n
o ’ s a p p im m o .
Discorrendo di pace, l’ipocrita stam pa pantofolaia
d ’Am erica e d’Europa, è unanim e alm eno in ciò nel-
l’esprimere il desiderio che la soluzione della guerra,
sia soddisfacente per tutto il genere umano.
È un augurio insincero certamente, m a se ciò
non fosse sarebbe sempre una vana speranza.
Poiché, come ben dice Irving Fisher, l’em inente
professore di econom ia politica a ll’U niversità di Yale,

122
• se questa guerra porterà ad una soluzione che sod-
disfi q u a lc u n o , quel qualcuno resterà soddisfatto della
guerra come istituzione, e invece di desiderare la fine
delle guerre, avrà la tendenza opposta. Si form erà
una casta, una borghesia che guarderà alla guerra
come ad una finalità della vita » .
Che Irving Fisher non si sbagli lo si può desu­
mere da quanto abbiamo detto pocanzi. Un raffronto
storico — troppo recente per essere ignoto — servirà
a suffragare la sua e la nostra previsione.
Una scintilla volò dal fuoco acceso dal governo
d’Italia nelle sirti di Tripoli e Cirene, si trasportò nei
Balcani e vi accese un più grande braciere. Un tizzone
ne balzò più tardi, cadde nel cuore d’Europa e l’av­
vampò tutta.
Le scintille che dall’im m ane rogo si sprigionano
vagheranno ancora per l’aer fosco e potranno domani
riaccendere il fuoco che coverà sotto le m in e fum anti.
Alm eno che, trasportate dalla bufera degli odii
che la strage fomenta, non abbiano a raggiungere i
campi del lavoro ad accendervi l’atteso incendio puri­
ficatore che arda e distrugga ogni vestigia dell’im pe­
rio borghese.
« C. S. » 30 dicem bre 1916

123
LOTTE PROLETARIE
GERMINALI

La cosiddetta « sta m p a b o rg h ese » che assu m e agli


onori della p rim a p a g in a la sensazionale n o tizia della
p a rtita di base-ball, g io cata nel p iù piccolo e lo n tan o
villaggio di q u e sta a u re a repubblica; le g azzette del
tabaccoso e pedagroso u nionism o indigeno, affa n n a te
a b a tte r la g ra n c a ssa a G om pers, a M itchell, a H ayes;
gli o rg an i di quella m o rta g o ra che suolsi c h iam are
p a rtito socialista, in te n ti a co m m en tare e gonfiare le
cosidette v ittorie della g ra n d e b attag lia... eletto rale;
non h a n n o u n a parola, sia di biasim o che di lode, p e r
u n a b attag lia, la di cui eco g iu n se fioca fino a noi, com ­
b a ttu ta d ai baldi av am p o sti dell’esercito in n u m ere del­
la g u e rra sociale.
È dell’eroico sciopero, co m b attu to p e r p iù di tre
mesi, con audacia, con coraggio e ferm ezza sen za p ari,
d ai fo rti m in ato ri dei d istre tti ad iacen ti a C h arlesto n
nel W est V irginia, che in ten d o p a rla re.
La consegna è di ru ssa re.
H a ta ciu to e tace la sta m p a gialla, v e n d u ta e p a ­
g ata, — ed è logico, e conseguente, che ta c c ia — p e r­
ché la notizia dello sciopero, co m b attu to ad o ltran za,
senza treg u a , con l’a rm a in pugno, p o tev a su scitare
verso i co m b atte n ti le sim p atie dei loro com pagni di
fa tic a e di strazi, la so lid a rietà m o rale e m a te ria le del
p ro le ta ria to cosm opolita d ’A m erica. H a ta ciu to e tace

127
la sta m p a u n io n ista e... socialista, p erch é il m em bro
e il socio, che h a fa tto o rm ai il callo alle sconfìtte che
il p ad ro n e infligge sem pre, fo rte della co d ard ia ope­
raia , sicuro della b a r a tta ta coscienza dei m a n d a ta ri,
av reb b e tra tto sen za dubbio, la facile conclusione che
a ris c a tta r il loro d iritto gli o p erai non h a n n o d a m e n ­
d icare la sen seria p a g a ta , di u n m ezzano am biguo
sem pre, e sen za scrupoli, che p e r tr e n ta d a n a ri b a r a tta
la s u a coscienza al p rim o offerente; che a p ie g a r la
cervice, a m o rd ere la polvere ed il fango, s a ra n sem ­
p re gli op erai se essi, b u tta to alfine il fard ello delle
su perstizioni e dei preg iu d izi p iù insani, n o n sap ran n o
rig e tta re le senserie dei m ezzan i di m estiere, la g u id a
am b ig u a dei cap itan i di v e n tu ra , a ffro n ta re faccia a
faccia, m ano a rm a ta , il nem ico.
Ed h a n n o taciuto. A bbiam o fru g a to in tu tti i g ior­
nali, in tu tte le riviste e non ab b iam o tro v ato che no­
tizie brevi, telegrafich e che ci lasciav an p iù fo rte l’a n ­
sia n el cuore.
H anno co m b attu to p e r circ a tre mesi, q u ei co rag ­
giosi, eroicam ente. Le com pagnie to ccate nel vivo, d a n ­
n eg g iate ogni giorno p e r cen tin a ia di m ig liaia di dol­
lari, dal sabotaggio illu m in ato e co stan te dei m in ato ­
ri, dopo a v e r invano d o m an d ato il concordato con gli
scioperanti, chiesero l’in terv en to delle com piacenti a u ­
torità... tu to rie, che n o n ta rd a ro n o , m ore solito, a d in ­
v ia re le tru p p e s ta ta li n ei b acin i in tum ulto, con l’o r­
dine preciso di soffocare n el san g u e la riv o lta che g e r­
m inava. E a n d aro n o gli eroi d ella caserm a, lieti di sfo­
g a re an c o ra u n a vo lta la libidine m a l rep ressa, del­
l’o rg ia san g u in aria. M a to rn a ro n o con le pive nel sac­
co. A d a s p e tta rli no n eran o q u e sta volta, docili ed u m i­
li, i m in ato ri, a rm a ti soltan to di urli, le b ra c c ia con­
serte n ella to lsto ian a a s p e tta tiv a della p ie tà p ad ro n ale.
T rovarono invece, fo rti della coscienza dei loro d iritti,

128
au d ac i p e r le lu n g h e sopraffazioni p a tite e tro p p o a
lungo subite, decisi a tu tto , c e n tin a ia di m in ato ri, col
cu o r d ’eroe n el petto d ’acciaio, a rm a ti fino a i d en ti di
ca ra b in e e pistole au to m atich e, che ogni nuovo arriv o
di soldati sa lu ta v a n con u n a n u tr ita scaric a di fucile­
ria, ap p o sta ti nelle trin cee scav ate lu ngo le riv e dei
fiumi, col badile ed il piccone, che ta n to carb o n e ave-
van am m onticchiato per... lo r signori.
E le soldatesche d ecim ate b atte v a n o in r itir a ta co­
m e i pifferi di m o n tag n a.
V inti, rosi d alla ra b b ia e d a lla vergogna, assillati
dal pensiero che dom ani, fa tti au d aci d alla v itto ria di
oggi, i m in a to ri po treb b ero d o m a n d are n o n p iù pane
e lavoro, m a la miniera, i p a d ro n i h a n n o issa ta b a n ­
d ie ra b ianca. H anno d o m an d ato treg u a , h a n n o ceduto
le arm i.
Q u esta v o lta a g e tta r la sp a d a di B renno sul p ia t­
to della bilancia, n o n è stato il p adrone.
M a la sta m p a u n io n ista e socialista h a taciuto. Ed
h a ta ciu to p erch è la v itto ria dei m in ato ri del W est V ir­
g in ia non è u n a loro vitto ria; p erch é n essu n o dei loro
g en era li h a potuto con quello sciopero ra c c a tta re u n ’a l­
tr a m ed ag lia p e r guiderdone, che re c la m e rà do m an i
nel g ra n giorno delle elezioni. N ean ch e noi ab b iam o
lodi d a trib u ta re o incensi d a sp arg ere. Ai fo rti m in a ­
to ri del d istre tto di C h arlesto n , a i q u ali n o n p o tè a n ­
d are, n o stro m algrado, d u ra n te lo sciopero la n o s tra
so lid a rietà m ateriale, v a d a oggi, n e lla m in ie ra infi­
da, dove h a n rip reso il su d ato lavoro, il n o stro s a ­
luto fervido ed a u g u ra le che è auspicio e sp ro n e p e r
più g ra n d i e più ard u e b attag lie. G erm inai!
« C. S. » 7 dicem bre 1912.

129
L’INDUSTRIAL WORKES OF THE WORLD
(I.W.W.)

A CONVEGNO

I d eleg ati delle diverse locali d ell ’Industriai W ork-


ers of thè World, si sono riu n iti in Chicago, d u ra n te
le due u ltim e settim an e pel convegno o congresso
nazionale, che d ir si voglia. Io p e r te m p eram en to e
p e r convinzione sono co rd ialm en te avverso a i co n g res­
si dei così d etti sovversivi. Mi d an n o l’idea dei p a rla ­
m e n ti borghesi dove si discute degli in teressi n azio ­
nali, « il paese » assente. Come contesto ai d e p u ta ti
il d iritto di leg iferare in nom e e p e r conto della m assa
elettorale, così contesto agli a u to -ra p p re se n ta n ti del
p ro le ta ria to sovversivo il d iritto d ’im p o rre delle costi­
tuzioni a q u ella p a rte del popolo che vuol redim ersi.
Se vi sono di quelli che vogliono a d ogni costo r iu ­
n irsi in convegno ed in congresso, lo facciano p u re p e r
nom e e p e r conto proprio, sen za d o m a n d are alcu n
m a n d a to a nessuno. Gli a n arc h ici riu n iti a congresso
m i indispettiscono. Mi in d ig n an o q u an d o chiudono le
p o rte del loro concistoro a chi vuol fischiare d a lla pic­
cionaia. T orniam o al congresso d ell’ I.W.W.
Io non ho avu to il tem po di p resen ziare a tu tte
le sedute. Ho assistito però a q u ella che av reb b e do­
vuto essere la sed u ta p iù im p o rtan te del convegno.
Q uella cioè in cui si discusse se si doveva o no ab o ­

130
lire il G.E.B., il General Executive Board (Commissio­
ne Esecutiva Generale).
Ho detto « avrebbe dovuto essere la seduta più
importante » e in verità fu tale in confronto alle altre.
Volevo dire che data l’im portanza della questione che
dovevasi risolvere, io m ’aspettavo una discussione ca­
lorosa, anim ata dalla preoccupazione di far trionfare
un principio e non una cricca, una discussione incar­
dinata su argom entazioni serie e solide.
Non fu così.
Io mi aspetto che una m inoranza esile ma au­
dace ed aggressiva, agguerrita da argom enti logici,
ed am m onita dagli errori del passato, avesse difeso
con entusiasmo, con calore l’autonom ia delle Locali,
la libera iniziativa individuale.
Fu m eschina competizione di uomini, non attrito
generoso ed elevato di idee.
Epperò non vi fu entusiasmo, non vivacità, non
calore di discussione ma un am biente freddo, buro­
cratico, sfiduciato in cui mi sono sentito a disagio.
La m inoranza incapace di sloggiare con un fuoco
di fila serrato, compatto, gli attuali dittatori dell’I.W.W.
fece dell’ostruzionismo.
A dir la verità, mi era più sim patico Sant John
che difendeva la sua posizione con arroganza che i
cinque o sei dell’opposizione i quali non trovarono la
forza né la sincerità di dire: Levatevi voi che mi ci
debbo m etter io.
La mozione di eleggere il General Executive Board
fu approvata a grande m aggioranza. Deve ora essere
sottoposta al referendum dei membri componenti l’or­
ganizzazione, i quali certam ente apporranno il sug­
gello della loro sovrana approvazione.
Così l’I.W.W. la quale aveva per un momento ac-

131
cesa l’illusione che sareb b e s ta ta u n ’organizazione di­
sc e n tra ta , a n tia u to rita ria , riv o lu zio n aria nel fine e nel
m etodo, rip ete l’e rro re di tu tte le organizzazioni in
cui la necessità di governare è preoccupazione p iù a c u ­
ta e p iù assid u a che non sia q u ella di fro n teg g iare il
nem ico, ed in om aggio a q u e sta n ecessità soggiogano
le forze e le volontà, le iniziative, i d iritti degli o rg a ­
nizzati ad u n a o lig arch ia p resu n tu o sa, invad en te, eso­
sa più di ogni e q u alu n q u e governo borghese.
T anto più im perd o n ab ile ed esosa la b rev e oli­
g a rc h ia dell’ I.W .W . che si m a sc h e ra d ’u n v erbalism o
rivoluzionario che h a sem p re p re sa sui deboli e sugli
ingenui.
E’ lo n ta n a la su a p rim a o ra co rru sca d ’au d acie
sovvertitrici! S ’è fa tta savia, a modo, ragionevole, con­
serv atrice com e tu tte le a ltre organizzazioni a m e ri­
cane, l’I.W .W . e n ella p resen te organizzazione sociale
è poco m eno che u n pleonasm o, è poco p iù che u n
disin g an n o nel m ovim ento p ro letario indigeno che è
g iu n ta, del resto, a m a la p e n a a sfiorare.
Ho presen ziato ad u n ’a ltr a sed u ta in cui si votò
u n a m ozione colla q u ale si stabilisce che ogni m em bro
espulso d a u n a Locale, p erch é possa in seguito rie n ­
tr a r e a f a r p a rte dell’o rg an izzazio n e d eb b a offrire la
p ro v a del suo p en tim en to ed essersi p u rg a to d ell’in d e­
g n ità d in a n zi ai m em b ri d ella Locale che lo espulse,
la q u ale h a pieno ed esclusivo d iritto di g iudicare, ed
il cui giudizio è inappellabile. Vi fu chi propose che
l’espulso potesse rivolgersi al C om itato D istrettu ale,
e in v ia g e ra rc h ic a al C om itato C entrale. In a ltri te r ­
m ini si cerch ereb b e di im ita re gli S tati m o d ern i —
che si ritengono invece gli ostacoli p iù te rrib ili al n o ­
stro libero sviluppo — n ei loro proced im enti b u ro c ra ­
tici, asfissianti, tiran n ici. La m ozione fu p re s e n ta ta d a

132
u n ta le che si p reo ccu p av a del fa tto che alcu n i m etto ­
no, q u alch e volta, le m a n i sacrileg h e nel tesoro delle
Locali.
E pperò su loro deve cad e re irrev o cab ile la sco­
m u n ica e la diffida.
Vi sono dei crepacci n ella s tr u ttu r a della O ne Big
Union.
S em b ra che sia affetta dallo stesso m ale dei d e ­
p u ta ti socialisti del bell’Italo regno.
In Ita lia si fa questione del socialism o del S ud e
socialism o del Nord. In A m erica si fa q u estio n e di
I.W .W. del W est e I.W .W . d ell’East.
N on è che u n a q uestione di p u n ti cardinali.
I boys del W est sono ta c c ia ti di irre q u ie ti e violenti
dai m em bri dell’East, che n e ll’u n io n e fa n n o la p a rte
dei conservatori. Q uesti u ltim i h a n n o il loro g io rn ale
« Solidarity », gli a ltri 1’ « Industriai W orkers of thè
W orld ».
Fu v o ta ta u n a m ozione colla q u ale si stabilisce
che i due vengono consolidati in u n unico g io rn ale d a
p u b b licarsi a Cleveland, Ohio.
E tto r e ra p e r la pacificazione degli anim i, e p e r
la unificazione della ta ttic a che l’o rganizzazione h a d a
seguire. Che se dovesse a n c o ra rip etersi, d iss’egli, q u e­
sto deleterio co n trasto fr a la ta ttic a d ell’I.W .W . del
W est e n e ll’East, m olto m eglio sareb b e scindere l’o r­
ganizzazione in due d ifferenti e d istin te unioni, che
esercitino le loro funzioni, esplichino le loro attiv ità,
dove e com e m eglio loro ag g rad a.
Ripeto, io non fu i p resen te a tu tte le riu n io n i dei
delegati. A nch’io com e gli a ltri asp etto il resoconto
specifico e m inuto, stenografico, del convegno.
D irò che l’VIII congresso d ell’I.W .W. no n h a r i­
ch iam ato affatto l’atten zio n e delle classi la v o ra tric i di
q u e sta m etropoli, né tam poco di lo r signori.
133
A d in iziativ a dei d eleg ati si sono av u ti due mee-
tin g s di protesta. Uno p e r lo sciopero dei sig arai di
P ittsb u rg , l ’altro p er l’a rb itra rio a rre sto di alcu n i m em ­
b ri dell’ I.W .W . in u n p aese della C alifornia. Poca
g en te è accorsa.
Ho n o ta to questo. A lcuni m em bri, o rg an izzato ri
p e r g iu n ta, p e r racco g liere fondi si racco m an d av an o
alla p ie tà e al buon cuore degli uditori, con u n ’in si­
sten za seccante, che sap ev a u n p o ’ del piagnucolio dei
m e n d ican ti e dei p a rro c i in via di fallim ento.
L’I.W .W . è il sin d acato operaio in A m erica. No­
tate. E nel n u m e ro scorso il « Proletario » insistev a
che il sin d acato b a s ta a se stesso. N on h a bisogno e
rifiu ta q u alu n q u e appoggio m o rale e m a te ria le che
possa, an ch e sin ceram en te e d isin teressatam en te, v e­
n irg li dal di fuori.
E p erch é poi...
« C. S . » - 11 o tto b re 1913

134
CONSIDERAZIONI RETROSPETTIVE

Ho letto l’articolo « Aspettando il M essia » del Cor­


saro sul P r o le ta r io . È una bella prosa. C’è della m ito­
logia in fra mezzo e, incidentalm ente, anche delle in e­
sattezze. Anzi, oso dire, delle menzogne. Sem bra che
in quell’articolo il Corsaro se la prenda con Liane e
l ’Eretico, ma in fondo l’anarchism o e il movim ento
anarchico d ’America sono le prede del Corsaro im ­
permalito.
Noi non ci facciam o soverchie illusioni. Come non
inganniam o gli altri, non vogliam o ingannare noi stes­
si. Il movimento anarchico in America non è così forte
e robusto come noi lo vorremmo e come dovrebbe es­
sere. Non vogliam o ora indagare le ragioni per cui non
è tale. Forse non ultim a causa è ravvicinam ento in ­
certo od equivoco di molti anarchici alla fazione sin­
dacalista. I dirigenti della quale pare ci prendano gu­
sto a far risaltare le altrui debolezze, per vieppiù ren­
dere ammirabili e piaudite le loro geste eroiche.
Io non posso far sfoggio di belle frasi né di nom i
dell’antica m itologia per rintuzzare alcune afferm azio­
ni del Corsaro. Certa gente visse troppo presto per es­
sere conosciuta da noi. Del resto non ne varrebbe la
pena. I fatti nudi valgono assai più delle chiacchiere
ben vestite.
Dunque. Un tempo i socialisti d’Am erica per m o­
strare il rigido valore dei loro m etodi di lotta, non

135
facevano che citare la loro cittadella: Millwaukee, Wis.
Adesso i sindacalisti d’Am erica hanno la loro Mill­
waukee, ed è Lawrence, Mass.
I socialisti s’erano tanto abituati a tessere le laudi
alla loro fortezza di M illwaukee ogni giorno, ogni m o­
m ento (come la più pitocca delle beghine recita le gia­
culatorie alla madonna) che finirono per credere che
a M illwaukee fosse veram ente spuntato quel tal sole
dell’avvenire del quale si parla n ell’« Inno dei Lavo­
ratori » di turatiana e rinnegata memoria. Così i sin­
dacalisti. Con l’incensare Lawrence, hanno finito per
credere, e sperar di far credere anche, che in Lawrence
c’è stata la rivoluzione sociale o giù di lì.
Abbiamo detto che non vogliam o cullarci in rosee
illusioni. Ma vorremmo richiam are alla realtà nuda e
cruda colui che per avventura s ’inebriasse di visioni
eccessivam ente romantiche.
La realtà è che Lawrence, anziché convalidare la
bontà del metodo sindacalista, la infirma. Anziché es­
sere una vittoria operaia, come s’illusero che fosse sta­
ta, fu una sconfitta bella e buona. A tornar con le pive
nel sacco, non furono certam ente i padroni. I quali
come si sa a fin d’anno ebbero un dividendo più co­
spicuo degli anni precedenti.
Durante l’agitazione (che doveva poi avere un in­
glorioso tramonto con lo sciopero farsa di ventiquat­
tro ore) molti se la prendevano con gli operai di Law­
rence perché erano tornati in fabbrica senza prima
riscattare Ettor e Giovannitti che erano in ostaggio dei
padroni. M a in v e r i t à a l a s c ia r E t to r e G i o v a n n it t i in
p r ig io n e , f u r o n o i lo r o c o m p a g n i. Proprio così. Quanto
sto per dirvi, l’hanno accertato a me, al com pagno Me­
sci e ad altri, alcuni com pagni aderenti alla locale ita­
liana dell’ I. W. W.

136
La rip re s a del lavoro si decise la se ra del giovedì
in u n com izio al Comm on. Gli o p erai era n o in asso lu ta
m ag g io ran za, p e r la co n tin u azio n e dello sciopero. A
consigliare gli op erai a rie n tra re in fa b b ric a fu Gildo
M azzarella dell’I.W .W. il q u ale ad d o m esticav a i più
caldi che p ro testav an o , facendo n o ta re che non si a v e ­
v a più u n soldo in cassa, che i figli e ra n o scalzi, che
all’in d o m an i si sareb b ero chiuse le cucine econom iche.
A ltro che azione d iretta!
D a q u e sta doccia fred d a, vi m erav ig liate se gli ope­
ra i sfiduciati to rn aro n o sotto il giogo?
E che d ire dell’ag itazio n e p e r la lib erazio n e dei due
prigionieri? lo e lo Speziale dem m o su lla Cronaca un
resoconto scheletrico d ell’ag itazio n e di L aw rence e
d in to rn i stro zza ta al m om ento cu lm in an te della b a t­
taglia, d a coloro stessi che l’av ev an o sulle p rim e fo­
m en tata.
D om inò la politica dell’in trig o e del raggiro. P er­
ché n eg arlo ? C arlo Tresca, il giovedì m a ttin a, il 26 S et­
tem bre, a Postiglione che lo rim p ro v e ra v a pel nuovo
indirizzo d ato all’agitazione, diceva: « Che vuoi? I d i­
plom atici carc erati, volevano che la p ro p o sta di desi­
stere dallo sciopero p artisse d a noi del C om itato ».
E già! Come E tto r e G iovannitti, conciliano il loro
sindacalism o rivoluzionario, con le due le ttere scritte
agli o p erai di Law rence? A se n tir loro, quelle le ttere
furono d e tta te d a lla preoccupazione del sacrificio che
gli o p erai av reb b ero fa tto scioperando. Q ualche m ali­
gno p o treb b e o b b iettare che fu invece la p a u ra di q u a l­
che ra p p re sa g lia d a p a rte dei loro carcerieri. C hi lo
sa? A se n tir Tresca, q u este le tte re fu ro n o scritte dai
prigionieri il 25 settem bre, la se ra (1).

(1) Personalmente noi, non sappiamo nulla di positivo al


riguardo, ma esaminate le due lettere non ci par temerario

137
In data 26 settembre ne appariva u n ’altra in cui
si invitavano gli operai sovversivi d’Am erica ad insor­
gere, inneggiando alla rivoluzione sociale.
Perché questi due linguaggi? Essere di parer con­
trario tra il sì ed il no, era una volta prerogativa del
M archese Colombi. E, dite. È vero o non è vero che
uno dell’I.W.W. parlando alla m assa la sera del 26
(la sera dopo che si decise di rim andare lo sciopero
alle calende greche) in francese, chiam ava coloro che
aveva incitato gli operai a scioperare, a g e n ts p r o v o -
c a te u r s pur sapendo che erano anarchici? (2)
È vero o non è vero che Tabellario, Segretario del
branch italiano dell’I.W.W., si recò, la m attina del 26,
fabbrica per fabbrica, per intim are agli inscritti al-
T I.W.W. di non lasciare la fabbrica se non avessero
avuto prima l’ufficiale autorizzazione dell’unione? La­
scia o no, campo a sospetti gravi, il fatto che i guar­
diani lasciavano entrare in fabbrica — mentre l’aria
puzzava di polvere — un delegato dell’ I. W. W.?

concludere che non fossero dei detenuti: Ettor l’avrebbe scritta


assai peggio, Giovannitti ne avrebbe fatto un testo di retorica
fiorita. Per noi quelle lettere furono, concordi tutti, distillate da
un curiale. (N.d.R.).
(2) Consta anche a noi che non ci sognammo mai di pre­
tendere da indigeni d’America o del Canada una mentalità di­
versa da quella che hanno. Per essi l’anarchia e gli anarchici
sono sempre l’eresia, i malfattori degni dell’anatema cattolico,
della persecuzione socialista o poliziesca che è tutt’uno.
Ma presenti erano Carlo Tresca e Mazzarella che conoscono
bene Speziale e Postiglione, che sanno bene non esser l’uno nè
l’altro agenti provocatori, e hanno confortato del loro silenzio
maramaldo la vigliacca insinuazione. Aggiungiamo che se l'at­
teggiamento del Tresca ci recò la più dolorosa sorpresa, non ci
siamo punto meravigliati del Mazzarella che ha di ben peggio
nel suo stato di servizio. (N.d.R.).

138
È vero o non è vero che il m ill che scioperò fu il
W ashington Mill il solo dove non era entrato il Tabel­
lario? È vero o non è vero che Tresca consigliò gli
operai a ragionar colla testa e non col cuore; a dar
tregua ai padroni? È vero o non è vero che Tresca di­
chiarò a un reporter di un giornale locale, che egli era
a b le to s t a m p o u t th è s t r i k e e n t h u s i a s m ?
È vero o non è vero che chiam arono lo sciopero
(spontaneo) del W ashington Mill, forzato ed aborto,
perché era stato un solo m ill a scioperare? Se è lecito,
chi lo fece abortire? N on avete sem pre detto che parva
favilla gran fiamma seconda? La m attina che doveva
uscire il verdetto, è vero o non è vero che avete con­
sigliato a non fare n essu n a m ossa, se i prigionieri v e ­
nivano condannati? N on avete gridato: A Lawrence!
A Lawrence! A form are la legione della vita e della
morte? Bluff! Bluff! Bluff! Fate m eno chiacchiere.
« L ’A v v e n i r e » con titoli sensazionali a caratteri
di scatola, ognuno lo ricorda. Bluff! A sentir quel gior­
nale a Little Falls stavan o per saltar in aria tutte le
fabbriche. Quando sm ontai a Little Falls credevo di
aver sbagliato strada. Stavan o tutti a dormire, e chi
non dormiva, stava a giocare alla morra nella Hall
dell’ I. W. W.
Mi trovai quando u sciv a la parata che accom pa­
gnava i bimbi che partivan o per Schenectady.
Misero fuori dei cartelloni. V ’erano due poliziotti
che imposero di abbassarli. Il leader d ell’I.W.W. si
affrettò ad ubbidirli e d a riverirli.
Sì, sì, c ’è del m arcio in Danimarca.
Dirà qualcuno. A l diavolo con quest’ importuno,
che va pescando nel torbido dell’acqua che passò d a
tempo sotto il mulino, e ch e perciò non dovrebbe m a ­
cinare più. Piano. Si d isse che passata la tem pesta, si

139
sarebbe detto tutto. Vennero Little Falls e Paterson, e
tacquero; e tacemmo.
Ora è bonaccia. Qualcuno — con la cam icia spor­
ca per giunta — è uscito a schiam azzare sul trivio. Al
rumore mi sono affacciato anch’io. Ed ho detto la mia.
« S. S. » 27 settem b re 1913

140
LA CLASS DI ASEN

Quando a Calumet, nel M ichigan, vi fu lo scio­


pero dei minatori di rame, fra i tanti agitatori e m e­
statori d’ogni colore e d’ogni calibro, uno parlò, come
suol dirsi rivoluzionariam ente, e cioè fece appello alla
volontà, alla forza, a ll’audacia degli scioperanti per
attingere quella ed ogni altra vittoria nei conflitti fra
capitale e lavoro.
Oggi la quiete regna a Calumet. E con la quiete
sono naturalm ente tornate le prepotenze, gli arbitrii,
le angherie padronali.
Un socialista, fattane la scoperta, fa ricadere la
colpa — indovinate su chi? — sull’agitatore rivolu­
zionario che fu in quel bacino n ei giorni della lotta.
E giacché di quel tale non conosce il nom e né la re­
sidenza, senza tanto scomporsi invia un ultim atum
ad un suo parente d’idee: a Umberto Postiglione, in­
tim andogli di recarsi subito a Calumet a... farvi la
rivoluzione.
Voi ridete? Meglio così.
Perché a ragionarci su c’è da sdegnarsi o pian­
gere.
È un altro esempio, questo, della pochezza intel­
lettuale dei socialisti italo-americani, della loro abi­
tudine m entale a svisare, a rimpicciolire, ad ignorare
addirittura le questioni più importanti e più urgenti
da un lato, e dall’altro a gonfiare e ingrossare quelle
di nessun conto e di poco momento; della loro inca-

141
p a c ità a g u a rd a re u n fa tto ed e sam in are u n problem a
d a u n p u n to di v ista storico e scientifico; della loro
irre fre n a b ile inclinazione a f a r le spallucce ag li a p ­
p u n ti ed ai rich iam i p iù seri, a risp o n d ere con uno
sgam betto, con u n a sm orfia o con u n lazzo alle do­
m an d e im b arazzan ti.
U n conferenziere an arc h ico a rriv a in u n feudo
m in erario p e r scuotere l’a p a tia dei m in ato ri? Il socia­
lista del luogo s’a s p e tta la rivoluzione p e r l’indom ani.
A ll’alb a è alla fin estra e se c’è sereno eccolo g rid are
a squarciagola: Gli an arch ici? lo dicevo io c h ’eran o
dei chiacchieroni! E p erch é non fanno venire la r i­
voluzione?
Ah! gli s c ia g u ra ti che sono i socialisti n ostrani!
Q ueste c a ric a tu re tascab ili di C arlo M arx preten d o n o
o scu rare con u n fa tterello di cronaca, isolato e sp o ra­
dico, la v e rità trio n fa n te che q u a r a n ta secoli di v ita
sociale h a n n o scolpito sulle p ietre m iliari d ella storia.
P e r costoro la co n q u ista del com une di M ilw au­
kee h a u n v alo re storico e politico d in n an zi al quale
quello della R ivoluzione F rancese è m en che nulla.
* * *

N on vale la p e n a c a m b ia r bersaglio, p e r q u esta


volta.
V ’è già stato detto, credo, che i g io rn ali socialisti
di lin g u a inglese h a n n o rifiu tato di p u b b licare uno
stelloncino reclam e, a p ag am en to , e p e r conto del
g ru p p o editore di M other Earth.
Si tr a tta di u n avviso con cui s’in v ita v a il p u b ­
blico alle conferenze di E m m a G oldm an su ll’a n a r ­
chism o, e spingeva i la v o ra to ri a c o n su ltare i lib ri e
i g io rn ali di p ro p a g a n d a an arch ica.
Il New Y ork Cali, rito rn ò l’avviso a cc o m p ag n an ­
dolo con la le tte ra seguente:

142
« Noi non crediam o che sarem m o coeren ti con
le idee di coloro che sostengono il N e w Y o r k C a li,
pu b blicando avvisi che rig u a rd a n o la p ro p a g a n d a
a n a rc h ic a ».
O ra, b a s ta d a re u n ’o cch iata ai fogli socialisti am e­
ric a n i p e r accorgersi che essi n o n vivono di ab b o n a­
m en ti e di sottoscrizioni volontarie, m a con gli a d -
v e r ti s e m e n t s , gli avvisi di p u b b licità cioè, com e u n
q u alu n q u e altro g io rn ale clerico-m oderato o co n ser­
vatore.
Sono i cartelloni reclam e di tu tti i Cagliostri, c ia r­
la ta n i e cav ad en ti d ’A m erica. N on co n tro le id e e del
socialism o av reb b e ro u rta to gli ed ito ri del C a li e del-
l’A p p e a l, m a contro gli in teressi loro e q u elli degli a r ­
ruffoni che forniscono la biada.
P erché non ci av reb b e ro f a tta u n a b ella fig u ra
pu b blicando l’avviso degli an a rc h ic i e poi quello che
a p p a re S iili’A p p e a l to R e a s o n e ch ’io rip ro d u co a
scorno dei socialisti ind ig en i ed a m onito di quelli
n o s tra n i in b u o n a fede.
« F atevi d e t e c t i v e s . G u a d ag n erete d a 15 a 300 dol­
la ri al m ese. V iaggerete pel m ondo. S crivete a... ».
In cu b ato re di poliziotti e di k ru m iri in A m erica,
k aiserizzato re del popolo in G erm an ia, pom piere della
som m ossa in Italia; il p a rtito socialista è dovunque,
u n a fo g n a che m in accia la salu te del m ovim ento ope­
raio (1).
« C. S. » 6 m aggio 1916

(1) Ci tengo a dichiarare che a me non piace nemmeno


l’espediente a cui sono ricorsi gli anarchici di M o t h e r E a r t h .
Noi non siamo mercanti di rigatteria proletaria, bisognosi della
reclame chiassosa. La simpatia e la solidarietà alle nostre idee
non si mendicano nè si comperano ad alcun prezzo nè per nes­
suna ragione.

143
LA BESTIA TRIONFANTE

S m u ssare gli an tag o n ism i di classe, sv iare le lo tte


o peraie e rico n d u rle sul te rre n o della collaborazione
e della rin u n cia, sm o rzare gli em p iti riv o lu zio n ari
delle m asse e schiacciare la loro in d ip en d en za è nel
sistem a dei regim i dem ocratici.
È il p ro g ra m m a stesso della dem ocrazia, figlia
le g ittim a e devota d ella borghesia.
R uffiana e m an cip ia del governo, a lle a ta e serv a
d ella borghesia, la bolsa e fa risa ic a d em o crazia del
p aese di... C uccagna, h a stran g o lato le p iù m inacciose
ag itazio n i di p ro testa, di d ifesa e di co n q u ista del
p ro le ta ria to italiano, n eg li u ltim i decenni.
D agli scioperi g en era li del S ettem b re 1904, M ag­
gio 1906, O ttobre 1907, a ll’ag itazio n e dei ferro v ie ri n e l­
l’A prile 1905 e O ttob re 1907, dallo sciopero del f e r r a ­
rese del Luglio 1907, a quello p arm e n se del 1908, fino
alla settim a n a ro ssa del G iugno 1914.
M ezzano dei filibustieri inglesi fu il card in ale
M anning nel titan ico sciopero dei docks londinesi; a r ­
b itro del g ra n d e conflitto m in erario del 1902 in A m e­
ric a fu Teddy Roosevelt; G ro v er C leveland im pose la
d itta tu ra g o v ern ativ a nello sciopero ferro v ia rio scop­
p iato d u ra n te il periodo del suo in terreg n o .
M ister W ilson è oggi il giudice su p rem o nelle
controversie fra le com pagnie delle strad e fe rra te a m e ­

144
rican e ed i loro schiavi in pro cin to d ’am m u tin arsi.
Al sole delle lib ertà d em o cratich e n asce e cresce
la m a la p ia n ta del com prom esso, dell’intrigo, della
dedizione, dell’equivoco e del trad im en to .
Là dove p iù si cian cia d i liberalism o e si p av o ­
n eggia m a d a m a dem ocrazia n ei p o striboli della poli­
tica, là p iù fosco e sp ietato re g n a il m edio evo econo­
mico: lo sciopero è u n reato , la lib e rtà p erso n ale u n
mito.
Il governo dem ocratico riconduce le classi lavo­
ra tric i alle fasi iniziali dello sviluppo storico del c a ­
pitalism o, q u an d o l’ab b an d o n o del lavoro e ra consi­
d erato com e u n reato. A nzi p iù in là, sino alla sch ia­
v itù della gleba, q u an d o il servo e ra in ch io d ato al
solco v ita n a tu ra i d u ran te .
P e r o p era e v irtù dello sp irito san to dem ocratico
e rifo rm ista, i sem idei della fin an za e dell’in d u stria,
rico n q u istan o le trin cee p e rd u te in c in q u a n t’a n n i di
lotte e di b a ttag lie e ricaccian o il p ro le ta ria to nel
v assallaggio m edioevale.
L’arbitrato obbligatorio — la sap ien te tro v a ta de­
m o cratica p e r a rg in a re il to rre n te riv o lu zio n ario che
s’a v a n z a m inaccioso — can cella ed a n n ie n ta il d iritto
allo sciopero.
La legislazione sociale di alcu n i f r a i p aesi rite ­
n u ti i p iù dem ocratici, p ro g red iti, lib eri e civili, con­
sid era lo sciopero a d d irittu ra com e u n atto crim inoso,
com e u n q u alu n q u e re a to di azione pubblica, con­
tem p lato d al codice penale.
N ell’Eden del socialism o di Stato, la N uova Ze­
lan d a, dove il governo è co n tro llato d ai social-rifor­
m isti, c’è u n a legge la q u ale stabilisce (Tribuna , 9 Lu­
glio 1908) « che q u a lu n q u e operaio il q u ale p re n d e
p arte, in q u alsiasi modo, ad u n o sciopero sia soggetto
ad u n a m u lta di 150 fran ch i, p iù u n e x tra m u lta di

145
25 fra n c h i p e r ogni se ttim a n a che lo sciopero p e r­
d u ra. La p e n a p e r la s e r r a ta è u n a m u lta d i 5000
fra n c h i p e r ogni caso p iù 1250 fra n c h i p e r ogni set­
tim a n a che la s e rr a ta d u ra. La p e n a p e r ogni indi­
viduo il q u ale eccita allo sciopero o alla s e r r a ta o
sp in g a q u alu n q u e p e rso n a a f a m e p a rte è di Lire 250.
Se invece che d a u n a p erso n a l’eccitam en to allo scio­
pero proviene d a u n a « tra d e u n io n » o d a u n a lega
di capitalisti, la som m a d iv e n ta di 5000 Lire. Gli op erai
di quelle in d u strie nelle q u ali l’ab b an d o n o del lavoro
può av ere g ra v i effetti p e r l’in teresse pubblico e g e­
nerale, o c a u sa re g ra v i d a n n i ai p ro p rie ta ri e cap i­
talisti, q u a lo ra e n tra sse in sciopero sen za a v e r d ato
p e r iscritto u n preav v iso di v en tu n o giorni, possono
essere im p rig io n ati p e r tre mesi. Q u an d o u n conflitto
f r a cap itale e lavoro sia stato risolto m e d ian te la
decisione di u n a C orte a rb itrale , la violazione della
decisione della C orte p e r p a rte di u n a « trad e -u n io n »
o di u n c a p ita lista è p u nibile con m u lta di 2500 Lire
o con m u lta di 250 fra n c h i p e r ogni c a sa in d u striale ».
Il testo d ella legge-m useruola del governo o lan ­
dese, è del seg u en te tenore:
« C hiu n q u e illegalm ente, con la violenza o con
a ltre vie di fatto, od an ch e sem plicem ente con la m i­
n acc ia di violenza o vie di fatto , te n ta in tim id ire sia
d ire tta m e n te sia m e d ian te l’azione di te rz i u n ’ a ltra
p erso n a onde im pedirle di eseguire o im porle di tr a ­
la sciare u n d ato lavoro, è p u n ito fino a 9 m esi di
c arc ere e a u n a m u lta di 300 fiorini » (Il Socialismo,
25 A prile 1903).
Il Dominio del C an ad a h a dag li u ltim i nove an n i
ab ro g ato il d iritto allo sciopero con un ukase ch ia ­
m ato « In d u stria i D isputes In v estig atio n Act. » che
su o n a in p a rte così: Q uel la v o ra to re che v a in iscio-
pero in opposizione a q u e sta legge, s a rà soggetto ad

146
u n a m u lta non in ferio re ai 10 dollari, non su p erio re
ai 50 p e r ogni giorno o p a rte del giorno che egli
rim a rrà in isciopero.
Q u alu n q u e p erso n a che incita, in co rag g ia o a iu ta
in q u alsiasi m odo u n in d u striale a d ic h ia ra re o con­
tin u a re la se rra ta , o p p u re u n la v o ra to re a d ic h ia ra re
o c o n tin u are lo sciopero, s a rà p u n ito d alla legge con
u n a m u lta non m in o re dei $50, non m ag g io re dei
$1000. Il N ew York Journal of Commerce, d al q uale
rip o rtiam o il testo della legge, rico rd a ai p ad ro n i delle
ferro v ie am erican e, che o r sono tre o q u a ttro anni,
W. L. King, M inistro dei lav o ri pubblici nel Dominio
del C an ad a q u an d o q u ella legge fu v o ta ta e sanzio­
n a ta , p arla n d o al b an ch e tto a n n u a le d ella R ailw ay
B usiness A ssociation, consigliava i m em b ri di q u esta
a f a r pressione sul governo fed erale p erch é an ch e qui
in A m erica v engan o a d o tta te le stesse estrem e m isure.
Del resto, inchiodato alla g o g n a dei p arag o n i, il
governo degli S ta ti U n iti m o stra u n a faccia p iù fa ri­
saica degli altri. P erch é la legge S h erm an su lla li­
b e rtà del lavoro n o n è che la co rd a p e r stro zzare gli
scioperi e la m o rd acch ia p e r soffocare la voce degli
ag itato ri. P erché q u i — an ch e q u an d o non vi fossero
apposite leggi — a rb itro so v ran o rim a n e sem p re lo
sbirro, il q u ale si m ette al di so p ra del p a rla m e n to e
del presidente, e fa e san zio n a e p ro m u lg a la legge
d a sé, ed a suo uso e consum o, so m m ariam en te.
D ovunque, m a specialm ente dove p iù a v an z ate
sono le « trio n fa n ti d em ocrazie », fr a o p erai e p ad ro n i
in lo tta si in fram etto n o ru ffia n i-b a ra tta d ’ogni rism a
e d ’ogni colore, d al p rete al sindaco, i q u a li p u r ria f­
ferm a n d o n ei com izi solennem ente e con voce com ­
m ossa la n o b iltà del lav o ro ed i suoi d iritti sacrosanti,
in tu tte le tra tta tiv e d iplom atiche e i lodi arb itrali,
com e diceva M ariu zza su qu este colonne a ltr a volta,

147
offrono gli operai in olocausto all’esigenze del m e r­
cato o dell’in d u stria, al bori plaisir di su a m a e stà il
padrone.
* * *

Se negli scioperi p arziali e d ’im p o rtan za locale


in tervengono il cu ra to ed il sindaco, negli scioperi
g en era li o di im p o rtan za n azio n ale in terv ien e lo S tato
e afferm a e rile v a il suo c a ra tte re di classe.
Essendo le re ti ferro v ia rie com e le a rte rie p rin ­
cipali del sistem a in d u striale m oderno, tu tte le volte
che i ferro v ie ri m in accian o lo sciopero e qu in d i la
p a ra lisi della v ita econom ica della nazione, lo S tato
si sostituisce a d d irittu ra al p ad ro n ato , n e fa u n a cau sa
sua, e rico rre alle im posizioni p iù d raco n ian e, asso-
lutiste, czaresche: la soppressione dei d iritti politici
norm ali, la m ilitarizzazione.
E ciò rile v a q u a n to b a lo rd a sia l’illusione dei « p r a ­
tici » rifo rm isti del socialism o di Stato, i q u ali v o rreb ­
bero avocati al governo tu tti i servizi pubblici e le
in d u strie p riv ate.
Lo sciopero g en erale dei ferro v ie ri di A u stra lia
nel m aggio 1903, quello dei ferro v ie ri ita lia n i n el g iu ­
gno 1914, p e r d irn e soltanto qualcuno, d im o stran o a n ­
che ai ciechi che i sa la ria ti dello S tato m an can o di
tu tti q u ei m ezzi di d ifesa che h a n n o i sa la ria ti d el­
l’in d u stria p riv a ta , e sono d eferiti all’a u to rità g iu d i­
z ia ria q u an d o ab b an d o n an o il lavoro.
N on p e r n u lla an ch e i g io rn ali q u o tid ian i p iù r e a ­
zionari propongono la statizzazio n e delle ferrovie, p e r
l’in teresse del pubblico, in nom e degli american Citizen.
I quali, a sen tire i gio rn alo n i gialli, sareb b ero i p iù
d ire tta m e n te colpiti dal conflitto ferro v iario , e al vo­
lere dei quali, gli op erai debbono inginocchiarsi.
Chi è questo M ister A m erican C itizen, questo so-

148
v ran o sacro ed inviolabile, che ci si erg e d in n a n zi e
in tra lc ia ogni passo ai la v o ra to ri in m a rc ia verso l’a v ­
venire? O h ! toglietegli la m a sc h e ra e scoverete la
g h ig n a felin a della jen a cap italista.
Q u an to è b u g ia rd o l’idolo nuovo d in n a n zi al q u ale
si inginocchia il p ro le ta ria to am erican o ! Vile, tre vol­
te vile, è la dem ocrazia.
E irrid e atro cem en te al sofism a dei p a rtiti rifo r­
m isti i q u ali ciecam ente confondono lo sviluppo delle
form e politiche dem o cratich e con i p ro g ressi del p ro ­
letariato.
* * *

La m in accia dello sciopero g en era le dei ferro v ieri


d ’A m erica, p esa su lla nazione com e u n incubo, p e r
il g ra n chiasso che ne fa la g ra n d e stam pa.
Siam o in tem po di elezioni, e m a d a m a politica
esibisce tu tte le tru c c a tu re del vestibolo della m e n ­
zogna e dell’m trigo, p e r m e ttersi filan tro p icam en te
e u m a n ita ria m e n te in m ostra, e ra c c a tta re sim patie
e voti f r a il pubblico che beve grosso.
Si vuole che n ella m in accia dello sciopero ci sia
m olto bluff, che sia an ch e u n a m a n o v ra elettorale.
Il g ra n d e conflitto ferro v ia rio — che altro v e ebbe
bagliori di riv o lta — n ella te r r a classica della dem o­
crazia, si svolge com e u n a f a r s a su lla p ia tta fo rm a
eletto rale fra gli iscario ta del m a lan d rin a g g io u n io ­
n ista e gli istrioni della politica.
L afayette p resen tò ai rep u b b lican i u n re dicendo:
Ecco la m igliore delle repubbliche. T hiers p resen tò
a lla b o rg h esia u n a rep u b b lica dicendo: Ecco la m i­
gliore delle m onarchie. M ister W ilson p resen tan d o si
ai re dell’in d u s tria e della b a n c a p e r la rielezione alla
p resid en za dirà: Vi ho d ato la p iù re a z io n a ria delle
dem ocrazie.
« C. S. » 19 agosto 1916
NEI FEUDI
DEL SANT’ UFFIZIO REPUBBLICANO

I tipografi n o n com pongono p iù il titolo di


q u e st’articolo: è stereotipato.
R im a rrà u n a ru b ric a fissa del n o stro foglio, se
le g alere rep u b b lican e seg u iteran n o ad in g h io ttire con
la v o racia di oggi le sp arse sentinelle dell’a v a n g u a rd ia
rivoluzionaria, se i p re to ria n i della giu stizia m a n u ten -
gola n on sm e tte ra n n o il q u o tid ian o oltrag g io a lla co­
stituzione della g ra n d e repubblica; se la sb irra g lia
non si sazie rà delle im p u n ita rie aggressioni; se la
lista degli eretici che invisi al S anto Sinodo Y ankee,
languono nelle bastig lie sp arse pei feu d i della v an d ea,
si a llu n g h e rà sem p re p iù di n u o v i nom i, di nu o v e
vittim e.

* * *

L’in terro g ato rio degli otto a rre s ta ti nello sciopero


dei m in ato ri del M innesota, com inciò v enerdì, e av en ­
dolo sospeso sabato, rip re n d e oggi m ercoledì.
N on ne sappiam o n a tu ra lm e n te l’esito; m a lad in i
ai b aro n i del ferro, gli istru tto ri del processo, rim e t­
te ra n n o senza forse gli im p u ta ti al giudizio d ella su ­
p re m a assisi dello Stato, sotto l’accu sa di a v e r re sa
possibile con l’eccitam en to della m assa, l’uccisione del
deputy-sheriff M arion.

150
E i giudici san zio n e ran n o con la co n d a n n a co rti­
g ia n a l’arb itrio del seq u estro poliziesco, se d ’ogni c a n ­
to d ’A m erica — do v u n q u e sono lib eri cu o ri e lib ere
voci — non s’elev erà p o te n te e m inaccioso l’u rlo d ella
v e n d e tta p ro letaria.
U no degli a rre s ta ti in ta n to l’h a n to lto di mezzo.
È l’anarchico G eorge E. A nd rey tch in e, co n d an n ato
sen za processo alla depo rtazio n e in E uropa, p erch é d a
poco tem po sb arcato in cerca di u n rifu g io alle p e r­
secuzioni delle sen tin e poliziesche d ’oltreoceano, p e r­
ché sin dal giorno in cui m ise piede n ella v a n ta ta te r r a
della lib e rtà si associò alle p iù au d ac i b a tta g lie con­
tro il m onopolio borghese, le p rep o ten ze dei b irri, le
ignom inie dei preti, si schierò coi r e f r a tta r i irre v e re n ti
alle istituzioni del paese, alle su p erstizioni degli in d i­
geni, alle illusioni degli im m ig rati, e p erciò sospetto
ed odioso alla s a c ra congregazione d ell’indice re p u b ­
blicano.
T rascrivo la le tte ra con cui egli n e d à avviso ad
A lessandro B erkm an, che è an ch e il ferv id o saluto
a u g u ra le della su a b ell’a n im a ro ssa ai co m p ag n i tu tti
d ’A m erica.
D uluth, M inn. Ju ly 8-1916
Mio caro com pagno,
U n ultim o caldo salu to d a q u e sta te r r a di dolore,
di m iserie, d ’in u m an e sofferenze. Le a u to rità fed erali
vogliono d e p o rta rm i in E u ro p a p e r la rag io n e c h ’io
sono anarchico, e p e r la m ia a ttiv ità nello sciopero
dei m in ato ri del Mesaba Iron Range.
È u n a m o n ta tu ra del vile tr u s t d ell’acciaio, e
p erch é io sono a d esso indesiderabile vogliono to g lier­
m i di mezzo.
N on sono affatto a lla rm a to dag li u rli di q u esti
can i a rra b b ia ti; m a desid ero che il m io caso vi sia di

151
sprone p e r u n a seria e v a sta ag itazio n e di p ro te sta
e d i p ro p a g a n d a fr a gli o p erai e l’elem ento riv o lu ­
zionario. S en tirete p resto di m e d a ll’E uropa.
N ella sp e ra n z a che vogliate a d o p rarv i a svegliare
lo spirito di ribellione fr a gli oppressi in q u e sta valle
di dolore, m i dico vostro

p e r la cau sa dell’u m a n ità sofferente


G eorge E. A ndreytchine.

* * *

U n’a ltra !
A Providence, n ella g a le ra d ella Hope W ebbing
Co., fu la scorsa se ttim a n a acciuffato d ai poliziotti e
consegnato ai carcerieri, G iovanni G alassi — u n gio­
v an e che sen tì i frem iti d ella ribellione nel sangue,
u n rosso, u n ribelle e dei buoni, an ch e se n o n h a
g iu ra to fede a n e ssu n a chiesa, an ch e se non m ette in
m o stra il bottone di n e ssu n a co n g reg a —. Egli è ac­
cusato di a v e r d u ra n te lo sciopero, che quattro m esi fa
m ise in scom piglio i g u a rd a c iu rm a dell’Hope W eb ­
bing, e tu rb ò le placide digestioni dei p adro n i, sp ac­
cato la zucca fradicia, il g ru g n o im m ondo di u n a spia,
di u n iscario ta che voleva v en d ere gli scio p eran ti p e r
i tre n ta p ro v erb iali d en ari.
Dopo q u a ttro mesi, b a d a te !
A h ! n on si sm o rza ta n to p resto la foia dei lenoni
d ella g iu stizia p ro stitu ta.
Lo h a n posto p rim a sotto diecimila dollari di c a u ­
zione; poi, dopo le p ro teste dei p a re n ti e degli am ici
corsi a riscattarlo , l’h a n scem ata a cinque e poi a d u e ­
m ila.
Q ualche sp erd u to com pagno che la v o ra e vive

152
fra il gregge, h a cercato di sobillare uno sciopero di
protesta. Invano.
N on si sa an c o ra q u an d o si d iscu terà il processo.
Q uello che a m e p rem e di d ire subito è che Gio­
v a n n i G alassi non deve essere d im en ticato n ei n o stri
comizi, n e lla n o s tra agitazione; che in to rn o a lui — a n ­
che se f r a il prossim o sovversivo n o n gode la n o ­
m ea — dobbiam o strin g e rc i tu tti, co n serti e solidali,
affinché sia rid ato e subito alla su a fam ig lia che tr e ­
p id a p e r la su a sorte, e m aled ireb b e a noi se la la ­
sciassim o sola e sco n so lata a co n ten d ere la p re d a alle
grinfie della giustizia.

* * *

Son fuori, sotto cauzione e in a tte s a di un secondo


processo d a v a n ti alla corte su p rem a i fra te lli Enrico
e R iccardo M agon.
E del rinvio b iso g n erà ap p ro fittare p e r ria c c e n ­
d ere p iù v iv a e te n ace l’agitazio n e sin o ra rim a s ta
fiacca e lim ita ta nel cerchio ris tre tto degli am b ien ti
sovversivi.
Il sap ersi cinti d a ll’aiu to fra te rn o dei com pagni,
n ell’a tte s a ansiosa, s a rà pei fra te lli M agon, il balsam o
ed il tonico m igliore a rifa rs i d ai p atim e n ti e d a i so­
p ru si su b iti senza u n a ragione, sen za u n a giustifica­
zione.

* * *

V an K. Allison, un com pagno, re d a tto re del « Fla­


me » di Boston, accu sato d ’a v e r diffuso opuscoli di
p ro p a g a n d a n eo -m alth u sian a, è stato co n d an n a to a
3 an n i di reclusione.

153
È inaudito. È il m assim o dell’abiezione. T anto p iù
stom achevole, q u a n to p iù ci v o m itan o — u b ria c h i di
p a trio snobism o i sornioni su d d iti d ella rep u b b lica —
la p iù im p u d ica m enzogna: che sotto la cap p a del
sole non v ’è stirp e p iù lib era della loro, self-conscious
della p ro p ria civiltà e della p ro p ria g ran d ez za com e
la loro; che d a lla fab b rica, a lla chiesa, al te atro , a l­
l’ateneo, ferve n ella co stellata rep u b b lica tu tto u n
generoso apostolato di educazione, tu t ta im a feb b re
di cu ltu ra, di progresso, di civiltà.
Allison, h a ap p ellato co n tro la d ra c o n ia n a con­
d a n n a della pinzocch era m a g is tra tu ra di Boston, l’Ate-
n e degli S ta ti U niti, com e la chiam ano.

* * *

Son m olti gli ostag g i e di tu tte le legioni.


O staggi dello stesso nem ico, v ittim e dello stesso
arb itrio , co n d a n n a ti a lla stessa sorte.
È d u n q u e di tu tte le legioni la b attag lia; s a rà di
tu tte la vittoria.
S p ian a te le odiose fro n tiere, fu g a te le stolte diffi­
denze, infondiam o all’ag itazio n e rim a s ta alle m ino­
ran ze generose, p iù ferv id a e ca ld a energia.
S erriam oci gli u n i agli a ltri ! S quilli l’a d u n a ta !
Servi e re ie tti d ’ogni gleba, e d ’ogni gente: a racc o lta !
« C. S. » 29 luglio 1916

* * *

È o rm ai il sistem a della sg u ald in a g iu stizia r e ­


p ubblicana.
Con gli stessi cavilli e in n om e delle stesse leggi,
p e r cui fu ro n o b a rb a ra m e n te m a ss a c ra ti i M olly M a-

154
guires, e im piccati i cinque an a rc h ic i di Chicago; con
gli stessi cavilli con cui si te n tò l’assassinio legale di
M oyer, H aylw ood e Pettibone, si con g iu rò la m o rte di
E ttore G iovannitti, i giudici, devoti al can n ib alism o
u su ra rio del tru s t siderurgico, h a n san zio n ato l’a rb i­
tra rio seq u estro di dieci f r a gli a r r e s ta ti nello scio­
pero del M esaba R ange, rim a n d a n d o li al giudizio del
G ran J u ry sotto l’acc u sa di com plicità p rim a del fatto ,
p e r l’uccisione dello sbirro.
I m in istri della giustizia, i re deH’in d u stria, i p e n ­
nivendoli della sta m p a a rru ffia n a ta , sono p ien am en te
e sicu ram en te convinti, com e lo siam o noi, che l’ac­
cu sa e re tta d a lla m an ig o ld a sb irrag lia, è q u an to
n iu n ’a ltra b a lo rd a e in fo n d ata.
M a i re dell’in d u stria debbono p la c a re le loro a s ­
se ta te vendette; m a i giudici s a la ria ti debbono d a r
p ro v a della n ecessità del trib u n a le , d ella g a le ra e
della forca; m a la m afia q u e stu rin e sc a deve sv iare lo
sg u ard o del pubblico e scan sare le resp o n sab ilità delle
sue estorsioni, dei suoi ricatti, delle sue cam o rre, dei
suoi assassinii; m a la sta m p a g ia lla deve fa rsi s tru ­
m ento della po ten za cap italista, g a ra n te d ella p a ro la
del birro, avallo d ella co n d a n n a del giudice p erch é
p iù tu rg id i si riv ersin o nelle sue cassefo rti i rivoli
d ’oro delle sovvenzioni segrete.
E a se rb a re il prestig io d ell’a u to rità co stitu ita, a
m a n te n e re il risp etto dell’ordine, a d ifen dere gli in ­
tere ssi borghesi, co n g iu ran o la relegazione p e rp e tu a
o la m orte degli ostaggi.
E fidano su ll’incoscienza, su ll’a p atia, su lla co d ar­
d ia delle m asse, p e r la di cui salvezza i dieci a rre s ta ti
com battevano.
È il sistem a, dicevam o. E n o n lo a b b a tte rà , e non
lo e stirp e rà dalle sue radici, che la te m p esta p ro le­
ta ria.

155
A ddensiam o le ire plebee affinché scrosci in ogni
feudo, irrefren a b ile , la pro cella purificatrice.

* * *

Dopo u n breve processo p relim in are, i cinque p re ­


su n ti a u to ri dell’a tte n ta to d in a m itard o del 22 Luglio
in Frisco, d u ra n te la p a r a ta p e r la p rep araz io n e bel­
lica, sono s ta ti acc u sa ti di om icidio p rem e d ita to in
prim o grado.
K. Billings è im p u tato di a v e r dep o sitato la bom ba.
Thom a W. M ooney, di a v e r co ad iu v ato il Billings,
no nché di a v e r fo m en tato u n o sciopero di ferro v ieri
che poi non si verificò !
R ena M ooney, di essere a conoscenza del com ­
plotto e delle p a rtic o la rità del piano.
E dw ard N olan, com e com plice, p erch é n ella di
lui abitazione i b irri suppongono che sia s ta ta fa b ­
b ric a ta la bom ba.
Israel W ein sb erg è im p u tato di a v e r condotto
Billings e M ooney con la su a au tom obile sul luogo
dell’atte n ta to , e di av erli poi allo n tan ati.
Sulle sorti di a ltri due a rre s ta ti — Ju liu s Kohn
e Belle Lavin — i giudici non h a n n o a n c o ra em esso
alc u n a decisione.
A sen tire i gio rn alo n i di Frisco — che strillan o
com e fem m ine d a trivio p e r salv are l’orgoglio e la
rep u tazio n e della c ittà re g in a del Pacifico, che p er
l’in a tte sa tra g e d ia av reb b e ro su b ito u n a specie di d e­
p rezzam ento d in n an zi agli occhi della n azio n e te rro ­
riz z a ta — a sen tire YExaminer — la fe tid a fo g n a del
p iù ip o crita succhione d ’A m erica, W. R. H e a rst —
nelle m an i della polizia si tro v an o prove così irre fu ­
tab ili e sicure che o rm ai la co lp ab ilità degli im p u tati
è fu o ri d ’ogni dubbio.

156
E già p re g u sta n o la soddisfazione di v ed er penzo­
la re d alla fo rca gli a rre s ta ti, a cui v an n o in sap o ­
n an d o il capestro.
Innocenti o rei del fa tto ch e a loro s’incolpa, i cin­
que a rre s ta ti non tro v era n n o certo g iu stizia né g r a ­
zia, nei giudici d ella co rte su p rem a, che v o rran n o
p u n irli di u n altro reato: quello d ’a v e r sp o sa ta la c a u ­
sa degli oppressi, d ’a v e r fo m en tato l’odio degli schiavi
contro i n egrieri, d ’a v e m e so b illata la riv o lta, d ’ es­
serne le sentinelle av a n z a te delle legioni rivoluzio­
n arie.
E la p a g h e ra n n o p e r tu tti.
Si son m essi con zelo e ferv o re sen za p ari, i la n ­
zichenecchi della salu te b o rg h ese alle c alcag n a degli
u n to ri della peste sovversiva — dicono i g io m alo n i
della C alifornia.
P erché l’epidem ia d ilag a e m in accia di alla g a re
l’oasi rid en te in cui acco rre a b e a rsi n e i suoi ozi e
nelle sue orgie l’eleg an te b o rd ag lia dell’aristo crazia
del denaro.
P erché si fan n o sem p re p iù co m p atte ed au d ac i
le iconoclaste a v a n g u a rd ie sovversive, p erch é p iù tu r ­
b o len ta d iv e n ta la m arm ag lia, nel g iard in o d ’A m eri­
ca, e tu rb a i sonni rosei e le placide digestioni dei
m ilia rd a ri che in C alifo rn ia voglion racco g liere fiori
e profum i, e n on le v en d ette an o n im e d ella plebe a n ­
g a ria ta e sm unta.
G iurano su lla b ib b ia i buli d ell’o rdine che in nom e
di Dio e della legge, ra d e ra n n o con le caten e e con
la forca dal suolo di C alifornia, gli u om ini e le idee
che m inacciano lo sb arag lio delle sacre istituzioni del­
la g ra n d e repubb lica.
Folle presunzione.
O ltre le forche del S acro R om ano Im pero, oltre
i roghi della S a n ta Inquisizione, visse l’idea.

157
N on l’uccideranno , oh ! no, i to rq u e m a d a del S an ­
t ’Uffizio repubblicano.
L’id ea n o n m uore.

•k * *

Si av v icin a a g ra n d i p assi il g iorno in cui Ric­


cardo ed Enrico M agon co m p ariran n o n u o v am en te
d a v a n ti a i giudici.
È il prim o processo che la g iu ria popolare in
A m erica fa alla lib e rtà di sta m p a e di parola.
E deve essere vinto ad ogni costo.
Se la corte su p re m a sanzionasse la co n d an n a dei
fra te lli M agon, ogni pitocco ed insipido p ro cu rato re
dei q u a ra n to tto s ta ti della rep u b b lica, si f a r à u n do­
v ere di m e tte re la m o rd acch ia alle lib ere voci dei no­
stri giornali, di to rtu ra re n ella g a le ra e nelle rito rte
i liberi cuori dei n o stri com pagni.
M olti dei n o stri g io rn ali sono s ta ti to lti alla c ir­
colazione, d a ll’arb itrio delle a u to rità p o stali in ispre-
gio alla costituzione ed alla legge.
F inora, senza u n lam ento, sen za u n a p ro testa,
senza u n frem ito di ribellione d a p a rte n o stra.
Svegliam oci ! U no p e r tu tti, tu tti p e r uno.
R iscattati dalle m u d e della g ra n d e rep u b b lica, d a l­
la n o s tra p ro te sta fervida, solidale, m inacciosa, dal
trag ico erom pere della v e rità e d ella giustizia, dal
trag ico sb arag lio delle insidie q u estu rin esc h e e delle
perfidie p ad ro n ali, tu t t’i com pagni n o stri d ’a rm i e di
b attag lia, ci p o rte ra n n o il d iritto in alien ab ile alla li­
b e rtà di stam p a, di p a ro la e di pensiero.

« C. S. » 12 agosto 1916

158
DITTATURE PROLETARIE

Da Zim m erw ald a Leeds

No: noi n on cred iam o a i m iracoli.


N on crediam o al rin sav im en to dei p a rtiti e delle
organizzazione, alla rin a sc ita delle co struzioni ideolo­
giche che l’u ra g a n o europeo trascin ò alla deriva. Q uei
p a rtiti e quelle organizzazioni sono falliti irrim ed ia b il­
m ente, p e r sem pre. O gni te n tativ o di risu sc ita rli è u n a
m inaccia, u n pericolo p e r l’avvenire.
O rm ai è irre fu ta b ilm e n te provato.
Q uelle fra le organizzazioni politiche o sin d acali
che n on si sciolgono p e r la loro stessa in u tilità, si a v ­
viano verso il dispotism o, la d itta tu ra .
P rova ne sono i convegni di Zim m erw ald, di Kien-
thal, di Leeds e di R avenna.
Di Zim m erw ald, di K ienthal noi ab b iam o lu n g a ­
m ente e a p iù rip rese p arlato . S ia detto f r a paren tesi:
n ean ch e fuggevolm ente si è accen n ato a q u esti due
convegni, d a c e rta sta m p a che tra tto tra tto ci racco ­
m a n d a allo studio degli antropologi, o ci rele g a negli
em pirei e nelle arcad ie, d a c e rta s ta m p a che con su s­
siego borioso, s’im p an ca a m a e stra di color che san n o
in m a te ria di questio n i operaie.
Ci piace qui co n sta ta re che i pochi a n arc h ici d ’E u­
ropa, i q u ali ai fo n d ato ri della T erza In tem azio n ale
av ev an concesso la benevola asp ettativ a, sono o rm ai

159
con noi nel rite n e re che l’In tern a zio n ale risu sc ita ta a
Z im m erw ald dai sem idei del socialism o schedaiuolo,
è della stessa m elm a ed h a la stessa a n im a d ella Se­
conda In te m a z io n a le d efu n ta, che si è in c am m in ata
sulla stessa carreg g iata , verso la fine.
A Leeds si sono riu n iti m olti ra p p re s e n ta n ti di
unioni di m estiere e fed erazio n i operaie, p e r co stru i­
re u n a n u o v a In tem azio n ale S indacale « che non sia
m ancipia di alcun partito o di qualsiasi imperialismo
nazionale ».
E’ il colmo della svergognatezza.
B asti d ire che uno dei d eleg ati delle o rg an izza­
zioni italian e è stato A lceste De A m bris, l’on. C orda e
Sapone com e l’h a n n o a rg u ta m e n te b attezz ato i com ­
p agni d ’Italia, e che De A m bris è sta to n o m in ato a fa r
p a rte dell’ufficio di co rrisp o n d en za con sede a Parigi,
di cui è m agna pars Luigi Jo u h au x seg retario della
C onfederazione G en erale del Lavoro.
F ig u ratev i che n el convegno di Leeds è in terv en u to
u n colonnello vestito in grande uniform e, e vi h a p a r ­
lato, v iv am en te app lau d ito , sugli in teressi dei la v o ra ­
tori.
Forse p e r questo le organizzazioni operaie, conve­
n u te a R av en n a p e r u d ire le relazio n i dei compagni
C arlo Bazzi ed A lceste De A m bris, h a n sen ten ziato che
« le discussioni e le deliberazioni p rese a Leeds risp o n ­
dono ad u n a c h ia ra e positiva com prensione degli in ­
teressi v eri della classe la v o ra tirc e al di so p ra di ogni
settarism o di p a rtito o scuola politica ».
La v e rità è più seria.
La co n feren za di Leeds è s ta ta v o lu ta e p re p a ra ta
e co n tro llata dalle cam arille g u errafo n d aie. H a av u to
u n c a ra tte re intesista, m assonico, governativo.
L’Ufficio di corrisp o n d en za fr a le O rganizzazioni

160
In... viaggio per propaganda.
operaie dei paesi alleati, con sede in P arig i è stato
creato in opposizione ed in odio al S e g re ta ria to In te r­
n azio n ale dei sin d acati o p erai in feu d ato alla C om m is­
sione G enerale dei sin d acati tedeschi, l’a lle a ta p iù fida
e preziosa del G uglielm accio.
Si è voluto in s ta u ra re la d itta tu ra o p eraia n ei p a e ­
si dell’Intesa, così com e esiste, sin dal p rin cip io della
g u e rra , negli Im peri C entrali.
Zim m erw ald, K ienthal, Leeds e R av en n a sono ta n te
trappole, ta n ti tra b o c c h e tti tesi a ll’in g e n u ità e alla
b u o n a fede operaia.
Q ualcuno fra i sovversivi italo-am ericani, ci d irà
a n c o ra gli ipercritici, i n e v raste n ici d ella politica.
No: noi non facciam o che delle co n statazioni, e
n iu n o più di noi se ne sente am areg g iato , e ch iu n q u e
osservi, senza pregiud izi di sorta, l ’in d e g n a ed oscena
g a z z a rra di codesti p lenipotenziari, n ei convegni della
diplom azia operaia, n o n può che sd eg n arsen e; e c h iu n ­
q ue si lasci g u id a re d alla logica a n a rc h ic a n o n può
che a rriv a re alle estrem e conclusioni a cui noi siam o
g iu n ti d a tem po.
P erché noi l’abbiam o d etto a ltre volte. Q uelli stes­
si che p retendono o rg an izzare la classe lav o ratrice,
coscrivendola e irreg g im en tan d o la in u n io n i e fe d e ra ­
zioni diverse — a seconda del m estiere, dell’in d u stria
o della n a zio n alità — n o n fan n o che decom porla, su d ­
dividerla, disorganizzarla.
Le prove di q u e sta v e rità n o n m an can o . In Italia
d ue « U nioni S indacali » l u n a a R avenna, l’a ltr a a Bo­
logna, u n a C onfederazione G en erale del Lavoro a To­
rino, cen tin a ia di sin d aca ti bonom elliani sp arsi pei co­
m u n i del bel paese, co n tro llati d a ll’in flu en za ch iesa­
stica. In E uropa a fianco delle due coalizioni g o v ern a­
tive belligeranti, due coalizioni operaie, prezzolate
m ancipie delle prim e.
161
N ei p a rtiti politici, com e nelle o rganizzazioni ope­
raie, vi sono delle co n trad d izio n i o rg an ich e insanabili.
La costituzione di u n p a rtito politico o di u n ’u n ione
di m estiere seg n a la nazionalizzazione della classe.
N elle u n e e negli a ltri nascono e p ro sp eran o le aristo ­
crazie, dicono alcu n i p e r u sa re u n eufem ism o, dei veri
e p ro p ri governi, diciam o noi sen za rig u ard o . L’u ltim a
p a rte della p a ra b o la ev olutiva è la d itta tu ra . P a rtiti
ed u n io n i sono gli in c u b ato ri dei v o ltag ab b an a, dei tr a ­
ditori della classe operaia.
I neo-legislatori di Leeds h a n n o san zio n ato che:
« le organizzazioni n azio n ali ce n tra li stab iliran n o la
località ove d o v rà av ere sede il nuovo ufficio e n e
eleg g eran n o i com ponenti, n e ll’in ten to di e sercitare la
m assim a in flu en za possibile sui p len ip o ten ziari del
C ongresso della pace n ell’in teresse dei la v o ra to ri» .
A ltro che lo tta di classe; e sciopero g en erale in ­
surrezionale! A ltro che educazione riv o lu zio n aria del
p ro le ta ria to sul te rre n o sindacale!
P u re f r a ta n te te n eb re e ta n ta abiezione v ib ra
q u alch e lam po e p a lp ita q u alch e coscienza.
C’è an c o ra in E uropa chi tr a l’accasciam en to della
m o ltitudine e le dedizioni degli iscariota, co sp ira e
p re p a ra la g ra n d e rivincita.
P erché f r a le ta n te cose colate a picco nel n a u ­
frag io europeo, u n a è rim a s ta a g alla ed em erg e sem ­
p re più. La possibilità, la n ecessità della rivoluzione.
La b u fe ra v e rrà p rim a a n c o ra che gli a rg in i ed i
rip a ri siano costrutti.
V en g a e tra v o lg a i tro n i dei g o v ern i b o rg h esi e
delle d itta tu re proletarie.
« C. S. » - 19 agosto 1916

162
L’AGITAZIONE DEI FERROVIERI

P e r la p rim a volta, d u ra n te il suo in terreg n o , il


p resid en te W ilson h a m a n te n u to la p aro la. H a e la r­
gito, o h a fa tto la rg ire le « otto ore » ai ferrovieri.
Così che il governo ed i pad ro n i, la stam p a, l’opi­
nione pubblica, gli im p ieg ati ferro v ie ri e i loro r a p ­
p re se n ta n ti, sono concordi nel p ro cla m are che il « p e­
ricolo dello sciopero » è sco n g iu rato p e r o ra e... p e r
sem pre.
A. B. G arretson, il g en erale in capo delle fra te l­
lanze operaie, h a po tu to rip e te re d a v a n ti al S enato
d ’A m erica la m a la u g u ra ta fra se che Pippo T u ra ti p ro ­
n u n c ia v a a ltr a volta alla C am era italian a: « i ferro­
vieri non faranno più sciopero ». La quiete, la concor­
dia, la pace, sono to rn ate, sen za che la te m p esta ab b ia
scrosciato fu re n te a d e v a s ta r le vigne di lo r signori.
D ate in fa tti u n ’occh iata al b aro m etro , ai listini di
b o rsa cioè, e ve n e re n d e re te convinti: gli affari h a n ­
no rip reso il loro corso n orm ale. Le com pagnie fe rro ­
v iarie h a n n o financo desistito dal proposito di ric o r­
re re alle su p rem e co rti fed erali p e r f a r d ic h ia ra re la
n u o v a legge c o n tra ria alla costituzione, poiché, a q u a n ­
to sem bra, h a n ricevuto dalle un io n i fo rm ale p ro m es­
sa che le aiuteranno ad ottenere un rialzo nel prezzo
delle tariffe.
C’è d u n q u e tu tt’altro di che com piacersi della so-
■yj

163
luzione della breve sch erm ag lia. C ’è d a d o m a n d arsi
se, fa tti i conti p e r bene, i ferro v ie ri ricev an o u n v a n ­
taggio vero e reale d a lla n u o v a situazione, o se p e r
a v v e n tu ra p ad ro n i e governo, in oscena co m b u tta coi
capoccia dell’unione, n o n ab b ian o giocato loro uno di
quelli che soglion chiam arsi... tiri birboni.

* * *

N on c’è n u lla di che com piacersi ripeto: alm eno


d a p a rte n o s tra e di tu tti coloro i qu ali n ella collabo-
razione di classe, n e ll’in fra m e tte n z a dello Stato, negli
in trig h i della politica, vedono u n pericolo p e r le sorti
fu tu re del m ovim ento operaio, p e r le estrem e e finali
rivendicazioni proletarie.
Poiché gli altri, i m a riti co rn u ti di m a d a m a poli­
tica, i bolsi fau to ri della legislazione sociale, nel nuovo
progetto, an zi n ella n u o v a legge, d em o cratica e rifo r­
m ista, vedono già u n a « co n q u ista », e g ià trag g o n o
m otivo p e r m e tte re in luce, in pregio ed in valo re le
lo tte p a rla m e n ta ri. S en za p en sare che m ai com e in
questo m om ento e in questo caso si appalesò tu tta
la v a c u ità e l’in u tilità delle ra p p re se n ta n z e sociali­
ste n ei p a rla m e n ti nazionali. A p punto p erch é q u e sta
legge è s ta ta v o ta ta d a u n p a rla m e n to borghese e con­
se rv ato re fino alle m idolla, che co n ta n el suo seno u n
solo d ep u tato socialista; e — n o ta te bene — sen za
n ean c h e che le union i n e av essero f a tta a p e rta e fo r­
m ale rich iesta, m a solo p erch é la m unifica e spon­
ta n e a concessione servisse ad a c c a p a rra re al p a rtito
dem ocratico, le sim p atie ed i su ffrag i dei m ilioni di
o rg an izzati n ella federazio n e del lavoro d ’A m erica, p e r
le im m in en ti elezioni generali.
A nzi che com piacerci, noi ci doliam o d ella n u o v a
situazione in q u a n to essa se rv irà a rin s a la d a re nel-

164
l’infellonito p ro letaria to am erican o la leg g en d a già
ta n to diffusa che l’eletto re è colui che g o v ern a lo S ta ­
to, il q u ale — d in n an zi a ll’occhio offuscato d ell’ope­
raio credulone — seg u ita a d essere l’um ile serv ito re
di q u ell’eletto re anonim o che è il S ignor Paese, e non
l’ag en te d ’affari della b orghesia, n o n il m astino, il c a ­
ra b in ie re degli interessi, dei privilegi capitalisti.
P er noi anarch ici, q u e sta n u o v a legge, anziché r i­
d o n d are a beneficio del p ro letaria to , si risolve in u n
d an n o p e r i suoi in teressi v eri e sostanziali, a n zitu tto
perch é è una legge, poi p erch é è u n a rifo rm a p a r la ­
m en tare, u n a largizione d a ll’alto al popolarne che dal
basso em ette qu alch e fioco lam ento. Ne ci si v en g a a
d ire che contro q u e sta legge si sono scagliati gli ele­
m e n ti conservatori. R icordatevi sem pre che siam o n el­
l’a n n o delle elezioni, e tu tto serve di p rete sto ai p a r ­
titi in lizza p e r d iscred itarsi l’u n con l’altro. Ma, ti­
ra te le som m e, la v e rità è sem p re quella: che il g o v er­
no, q u ale esso sia, a ttra v e rs o la su a politica v aria, to r­
tu o sa e m ulticolore, a ttra v e rs o i suoi ond eg g iam en ti
e le a p p a re n ti contraddizioni, m ira sem pre a d u n fine
di conservazione sociale: al consolidam ento delle isti­
tuzioni vigenti; che q u an d o em ette u n a delle cosid­
d ette leggi sociali, non h a in m en te di fav o rire il p ro ­
le ta ria to n e lla su a lo tta p e r l’em ancipazione dal giogo
borghese, m a, al co n trario , cerc a di sviare, di fiacca­
re, di rep rim ere q u ella lotta, di o staco lare q u ell’e m a n ­
cipazione.

* * *

La recen te legge delle otto ore, non è che u n ’a s tu ­


ta m ossa p e r g a b b a re il popolo lav o rato re, p e r p o te r
p iù ta rd i c o n tra b b a n d a re sotto le vesti d ’u n a rifo rm a
dem o cratica la legge su ll’a rb itra to obbligatorio nelle

165
d isp u te fra cap itale e lavoro. Se ne p a rla d a i g io r­
n a li com e cosa certa, nei la rg h i e favorevoli com m en­
ti su i ra p p o rti dell’Ufficio N azionale di statistica, in
rig u a rd o alle legislazioni speciali dei g o v ern i del C a­
n a d a e della N uova Z elanda, facendo rile v a re q u a n to
h a g u a d a g n a to la pace... p u b b lica con quelle leggi
che n eg an o agli o p erai il d iritto allo sciopero, consi­
d eran d o lo com e u n delitto di leso... capitalism o.
Io lo dicevo tem po fa su qu este stesse colonne,
rip eten d o certo u n a cosa vecchia m a vera. « Il g o v er­
no dem ocratico riconduce le classi la v o ra tric i alle fasi
iniziali dello sviluppo storico del capitalism o b o rg h e­
se, q u an d o l’ab b an d o n o del lavoro e ra co n sid erato co­
m e u n reato. A nzi p iù in là, sino alla sch iav itù della
gleba, q u an d o il servo e ra in ch io d ato al solco v ita n a ­
tu ra i d u ra n te ». Il g overno dem ocratico d ’A m erica si
a p p re sta a togliere a i la v o ra to ri le loro arm i di difesa,
a p rev en ire le loro b a tta g lie di conquista, in fe rv o ra n ­
doli di s a c ra devozione p e r la d e a p ro te ttric e d ell’o r­
dine borghese: la disciplina, m ilitarizzandoli.
E poi v e rrà sen za dubbio la statizzazio n e delle
ferrovie, il servizio di Stato: p iù anti-econom ico, più
tiran n ico di quello p rivato, sì d a fa r d ire ai ferro v ieri
italiani: « Si sta v a meglio, q u an d o si sta v a peggio ».
T roppo spesso ci siam o sofferm ati su q u esto p u n ­
to, e non lo farem o stavolta. B asterà ric o rd a re che
la statizzazione anzich é d a n n eg g iare gli in teressi b o r­
ghesi, li rafforza. P erché la b o rg h esia se n o n di nom e,
certo di fatto rim a n e la p a d ro n a e l’u te n te delle fe r­
rovie, con questo di peggio, che alla su a p o ten za eco­
nom ica, aggiunge sem pre p iù q u ella politica. La q u e­
stione tro v e rà la su a e q u a e com pleta soluzione, quan­
do le ferrovie passeranno ai ferrovieri. M a è com pito
questo, che so rp assa i lim iti della categ o ria ed e n tra

166
in quelli della classe, com pito che n o n p u ò assolversi
a ttra v e rs o la tra fila dei p a rtiti e delle u n io n i di m e­
stiere, con i com prom essi, gli in trig h i, il tir a e m olla
della politica.

« C. S. » - 9 settem b re 1916

167
LABOR DAY

E’ giorno di fe sta oggi. E’ la festa del lavoro. Fe­


sta nazionale, riconosciuta, san cita, p ro m u lg a ta dalle
a u to rità politiche e religiose, com e il g iorno dello S ta ­
tuto, il giorno di rin g ra z ia m e n to al crea to re i dì che
rico rd a n o e glorificano i n u m i tu te la ri della p atria.
S ventolano sugli edifici pubblici, sulle fab b rich e, sulle
case p riv ate, d ap p ertu tto , le costellate b an d iere delle
repubbliche; e p e r le piazze squillano le n o te d ell’inno
nazionale. Come nel dì dello S ta tu to sfilano n ei cam pi
di M arte i soldati d in n a n zi al re, ai g en erali, allo S ta ­
to M aggiore, così oggi, fe sta del lavoro, sfilano in
o rd in a ta processione i reg g im en ti dell’esercito operaio
coscritto nelle union i di m estiere, d in n an zi al palco
ove i ra p p re s e n ta n ti del governo bo rg h ese e del go­
v ern o operaio sono fianco a fianco: il g o v ern ato re dello
Stato, il sindaco d ella città, il p residente, i seg retari,
i d eleg ati delle organizzazioni. E non p otendo p re se n ­
ta re le arm i si s b e rre tta n o e s’in ch in an o in atto di
d ev o ta sudditanza.
E’ la festa del lavoro.
E’ d u n q u e so n a ta l’o ra della rin ascita, della re d e n ­
zione p ro letaria ? F esteggiano forse la loro lib ertà, la
loro em ancipazione codesti o perai? Q uale lavoro si
festeggia?, quello che ci s tra p p a alla p rim ’a lb a al g ia ­
ciglio, e ci rin s e rra tu tto il giorno in u n a g a le ra che

168
ci riv o m ita a notte ta rd a , sfiniti, sfibrati, sm u n ti? Di
che si rin g ra z ia il governo? del piom bo di cui ci s a ­
tolla q u an d o in piazza do m an d iam o il p an e? Di che
lo stato m aggiore delle n o stre unioni? dei suoi atro ci
e vili tra d im e n ti forse?
D itelo voi, o m in ato ri del M innesota, voi che d a due
m esi lo tta te d isp eratam e n te, stren u am en te , p e r u n
tozzo di p an e m eno in triso di sudore, p e r l’onore delle
vostre donne, p e r l’av v en ire dei v o stri figli, p e r la si­
cu rezza della v o stra vita, a lla m ercè di u n a m a sn a d a
di fo rse n n a ti che ne fan n o scempio, strazio e stra m e
alle loro sordide passioni, a i loro avidi e loschi ap p e­
titi, alle loro b estiali lussurie.
Ditelo voi o vittim e in n u m erev o li im m olate su ll’a l­
ta re dell’ingordigia cap italista; voi schiavi sepolti a
m ig liaia nelle visceri d ella te rra , sb rin d ellati, s trito ­
lati, m a cin ati fra le m acchine; voi fan ciu lli stra p p a ti
alla scuola, ai p rati, al sole ed all’aria, reclusi nella
fab b rica, d a n n a ti a ll’anem ia, alla tisi, alla m orte.

* * *

Oh! la tra g ic a ironia!


Q ui gli operai p ag an o il loro om aggio, il loro tr i­
buto di devozione ai pad ro n i, altrove gli schiavi a m ­
m u tin a ti contendono il p a n e ai negrieri; q u i si festeg ­
g ia la pace fra s fru tta ti e sfru tta to ri, là si lo tta e si
m uore.
Oh! n on p e r questo voi deste la vita, o gloriosi
m a rtiri di Chicago! Non è questo il g iorno che voi
preau spicaste! N on sono qu este le voci che voi a n n u n ­
ziaste più solenni, più im placabili, di quelle che il c a ­
p estro soffocava! Non è questo il verd e m aggio del
g en ere u m an o ca n ta to dal p o eta m orente, la rad io sa

169
p rim a v e ra del p ro le ta ria to riso rto a n u o v a vita, libe­
ro d a tu tte le tiran n id i, red en to d a tu tte le schiavitù.
E’ il triste a u tu n n o che a n n u n z ia la m o rte d ’ogni
v erd e speranza, l’a u tu n n o che tro v a gli u om ini s ta n ­
chi ed esausti.
O im pudichi g iu llari dei sin ed ri unionisti, voi in ­
su lta te il m a rtirio di coloro che a ffro n te ra n n o il p a ti­
bolo p e r la redenzione operaia!
O inconsci la v o ra to ri in festa, voi irrid e te allo
strazio dei v o stri fra te lli in lutto.
Con la v o stra codardia, con la v o stra viltà, voi
insidiate al p a n e di centom ila bocche, al lavoro, al
salario, al riposo, a lla dig n ità, a ll’onore di v en tim ila
operai.
O scio p eran ti del M innesota! Che la v o stra m ale­
dizione in seg u a la triste g en ia dei g iu d a iscariota.

« C. S. - 9 settem b re 1916

170
IL MOVIMENTO OPERAIO E LO STATO

L’A m erica p resen te è te a tro d i u n asp ro c o n tra ­


sto f r a due forze, due v alo ri antitetici: le forze alleate
della borghesia, della ch iesa e dello S tato d a u n a p a r ­
te; d a ll’a ltra le energ ie incoercibili, la p o ten za irre si­
stibile, l’im peto irre fre n a b ile del p ro letariato .
Non è che la lo tta sia n u o v a e nuove le forze; che
è vecchia la lo tta di classe, q u an to è vecchia la sto ria
del gen ere um ano.
Né è pecu liare a ll’A m erica, poiché s’accende e d i­
v a m p a ovunque l’a rp ia cap ita lista disten d e i suoi a r ­
tig li feroci. Egli è che le forze si po larizzan o e la lo tta
si intensifica e si acuisce n ei « periodi critici » della
storia, p e r l’im m ediato successo e p e r la su p rem a ed
e te rn a salu te delle d u e classi nem iche, che esse del
p a ri cercano, spinte d ai loro opposti istin ti di p re s e r­
vazione.
Noi siam o lieti di questo im provviso a rro v e n ta rsi
del clim a storico — p erch é la caligine ci sfibra e ci
accascia, m e n tre che l’u ra g a n o ci scuote, e ci desta,
eccita le n o stre en erg ie m entali, av v iv a le fiam m e del­
la n o s tra fede, ten d e la n o s tra volontà, fe rm e n ta la
sp e ra n z a di p iù veem en ti contese, di p iù lum inose
v itto rie — perch é l’an arc h ism o co n fessatam en te c a ta ­
strofico, d isdegna l’a p atia, la quiete, la stasi, lo sb a­
raglio che diffondono il contagio e l’ep id em ia della

171
concordia, della pace, della conservazione sociale; am a
invece e sobilla la d isco rd ia che E m anuele K an t ch ia­
m ò « la fo rza div in a del m ondo ».
Siam o lieti di questo fenom eno ripeto, p erch é le
difficoltà aguzzano l’ingegno, le n ecessità u rg o n o alle
risoluzioni estrem e, ed an ch e p erch é q u esta, che può
d irsi crisi di crescenza del p ro letaria to , im pone u n a
valu tazio n e più seria e p iù p ro fo n d a delle questioni
sociali ed o p era la selezione n a tu ra le degli atrofizzati
che in tralcian o il libero sviluppo del m ovim ento r i­
voluzionario.
La rece n te agitazio n e dei ferro v ieri è u n a co n tro ­
v ersia d en sa di acu to in teresse p e r i m iliti del cam po
rivoluzionario, poiché noi siam convinti che vi siano
im p eg n ate e vi si d ib a tta n o le sorti del m ovim ento
operaio in A m erica.
Sicché i gio rn ali sovversivi non d o vrebbero lim i­
ta rs i ad u n frettoloso re p o rta g e del fatto, m a f a m e
com e la p ie tra di p a rag o n e p e r sag g iare il v alo re delle
v ed u te dei m etodi dei p a rtiti d ’a v an g u a rd ia.
T utti coloro i q u ali si in teressa n o del m ovim ento
operaio possono facilm en te co n sta ta re che i la v o ra to ri
m e n tre sentono il peso del giogo cap italista e contro
il p ad ro n a to assum ono u n a posizione di co m b attim en ­
to più o m eno fiera e decisa, so p p o rtan o con docile
rasseg n azio n e la sch iav itù p o litica com e se non n e sen ­
tissero il peso, e si tro v an o co m p letam en te d iso rien ­
ta ti di fro n te allo Stato, sino a riconoscerlo com e il
p roprio difensore e p ro cu rato re.
La c a ra tte ristic a salien te del m ovim ento a ttu a le
in A m erica è u n a co n tin u a in fra m m e tte n z a dello S ta ­
to nelle g u errig lie f r a cap itale e lavoro.
P er noi che ne conosciam o l’in te rn a s tr u ttu r a e
l’in tim a essenza, che lo ab b iam o visto a ttra v e rs o il

172
suo sviluppo storico, asso lu tista e giacobino, a rric c h i­
re e d ifendere i privilegi delle classi sfru ttatrici, sem ­
pre, lo S tato — che nelle lo tte o p eraie m a sch e ra d a
p aciere — in re a ltà fa d a co razza al capitalism o p e r­
ché l’im peto delle co rren ti o p eraie s’a rre s ti e le onde
in fra n te si d isp erd an o nel m elm aio degli stagni.
M a certi p a rtiti che p e r iro n ia si no m an o « p ro le­
ta ri », alcune sedicenti o rg an izzazio n i « o peraie » la ve­
dono e la p en san o d iv ersam en te; tu tto all’opposto. In
q u a lità di affini o di p a re n ti in tim i di questo m ino­
re n n e e d isered ato figliol p rodigo deH’im m em ore p a ­
d re del gen ere um ano, che è il p ro letaria to , si riu n i­
scono in consiglio di fam ig lia e gli d àn n o p e r tu to re
lo Stato.
R accom andano le pecore al lupo.
E’ cosa n a tu ra le che q u an d o le pecore si scelgano
p e r g u a rd ia n o u n lupo, p resto o ta rd i finiscano p e r
essere divorate. Così è o rm ai pacifico che lo S tato il
q uale del lupo h a la fam e v o race e la sete ria rsa , s tri­
toli fra i suoi artig li coloro che si affidano alla su a
protezione.
La b o rg h esia scovata dalle sue trin cee si r itir a n e l­
l’estrem a su a cittadella: lo Stato.
Il quale m a n m an o che sv ilu p p a il suo organism o
e ra g g iu n g e la su a coesione, assu m e sem pre più u n
c a ra tte re di classe, ag g iu n g e al suo po tere politico,
quello econom ico d iv en tan d o in d u striale, cioè cap i­
talista.
La statizzazione delle in d u strie p riv ate, le leggi
sociali p e r « disciplin are gli scioperi », i lodi arb itrali,
m o stran o la necessità di u n a p iù en erg ica e d ire tta
lo tta fra la v o ra to ri e S tato accan to all’opposizione f r a
sa la ria ti e padroni.

173
* * *

Il governo di W ash in g to n m e n tre la rg iv a ai lavo­


ra to ri del m oto la legge delle « otto ore » si a ffre tta v a
a ll’u n tem po ad a ssic u ra re alle com pagnie ferro v ia rie
il risarcim en to dei dan n i, ad o p ran d o si, con l’assisten ­
za delle frate lla n ze operaie, a rin c a ra re le tariffe.
Ciò d im o stra im plicitam en te q u a n to si sbaglino i
p a rtiti e le organizzazioni rifo rm iste che sul te rre n o
d ella lo tta econom ica m iran o a sp o d estare il c a p ita ­
lism o col g ra d u a le m ig lio ram en to delle condizioni ope­
raie. R ileva cioè che su lla ris tr e tta v ia dello sciopero
econom ico il p ro le ta ria to non a rriv e reb b e m ai alla
s u a com pleta ed in teg rale em ancipazione.
In a ltre parole lo sciopero econom ico è di p e r se
stesso inefficace dal p u n to di v ista rivoluzionario, poi­
ché produce soltanto dei m u ta m e n ti « q u a n tita tiv i » nel
seno della società borghese, e non dei m u tam en ti « q u a ­
litativ i » che so vvertan o i p re se n ti rap p o rti e p re p a ­
rin o ed avvicinino u n nuovo tipo di convivenza so­
ciale.
« C. S. » - 16 settem b re 1916

174
GUAI AI VINTI!

Il v ento gelido del N ord h a soffiato sugli an im i


nostri, avvolgendoli in n u b e cu p a e diaccia.
Gli scio p eran ti del M innesota h an n o d isarm ato ,
si sono a rre s i al nem ico.
Là dove e ra la g u e rra è oggi pace. Dove sv en to la­
vano al sole le b an d iere rosse d ella rivolta, sventola
o ra la b a n d ie ra b ia n ca d ella resa. Dove era n o fro n ti
irra d ia ti d al fervore della lotta, d a lla sp eran za della
vittoria, sono o ra visi sconvolti e sfo rm ati dal dig iu ­
no, d a ll’avvilim ento.
E sulla tu rb a accasciata, a ffran ta, sconfitta, s’a l­
lu n g a l’o m b ra fosca del b a rb a ro trio n fato re, scoscen­
de la m in accia spavalda: G u ai a i vinti!
T o rn erà a più feroci p ersecuzioni la m afia tru -
staiola, ria lz e ra n n o la bo rio sa tra c o ta n z a gli ag u zzi­
ni, e sul facile oblio della b a tta g lia si s ta g n e rà la n e ­
g h itto sa indifferenza degli schiavi.
T riste spettacolo!
Ciclopi che con loro in esau sto vigore p o treb b ero
d ’un attim o e d ’u n colpo a n n n ie n ta re il nem ico d ai
piedi d ’argilla, leoni che scuotendo la c rin ie ra p o tre b ­
bero d ’u n ru g g ito a tte rrire il d om atore, s’accovaccia­
no com e agnelli s m a rriti belan d o com m iserazione e
pietà.
R em atori erculei, d ai m uscoli ta u rin i, p o treb b ero
d ’u n colpo v ira re la n av e del d estino p ro letario verso

175
spiagge m eno squallide, più u b erto se ed ospitali, verso
l’oasi rid e n te della società dei lib eri e degli eguali, v e r­
so l’estre m a a tla n tid e fiorente di g iu stizia e di bellez­
za; m a si lasciano tra s p o rta re alla d e riv a n ei g o rg h i
della soggezione e dell’ignavia.
A m m ain an o al prim o strid e r del v ento infido, le
rivendicazioni, i propositi, l’orgoglio, la dig n ità, che
in u n m om ento di lucido in tervallo, av ev an o su b ita ­
m en te in alb erato .
Triste, m iseran d o spettacolo che p o rta sulle la b ­
b ra le a m a re paro le del p oeta
O r a z z a in c u lc a ta e d ig n a v a
c u i n o n c o n ta e s s e r b e lla e f o r te
s e a l t r o n o n s a i f a r c h e d a r t i s c h ia v a
m e g lio p e r t e la m o r te .

M iserando spettacolo d av v ero che fu g h ereb b e ogni


n o s tra sp e ra n z a di in surrezione, se la sto ria in ogni
su a rig a n on am m onisse che n ella rivoluzione ogni e r ­
ro re è u n g rad in o verso la verità, che n el solco della
sconfitta germ oglia sem pre il germ e di u n a fu tu r a b a t­
taglia, che tr a u n a p u g n a ed u n ’a ltr a si allen an o i com ­
b a tte n ti alla estre m a contesa, alla su p rem a v ittoria.
A n arch ici convinti sino alla fede, noi abbiam o im ­
p a ra to d a ll’asp re e sanguinose vicende di tu tti i vinti
della v ita a n e la n ti alla p ro p ria rin ascita, che la v itto ­
ria n on piove m iraco lo sam en te d al cielo in a sp e tta ta ,
m a si attin g e tr a i rovi con l’ab n eg azio n e ed il sa c ri­
ficio; m a si fu c in a nelle an sie feb b rili della vigilia,
te m p ran d o la su ll’in cudine della costanza, della te n a ­
cia indefessa ed eroica.
Non si giunge alla p asq u a s a n ta d ella resu rre z io ­
ne che a ttra v e rs o la q u a re sim a della p assione e del
m artirio.

176
* * *

Gli anarchici non nutrono entusiasm o soverchio


per gli scioperi di carattere puram ente e strettam ente
economico.
Come non ci scalda di rosee illusioni la conquista
di un seccherello di pane, così non ci im paura né ci
accascia la sconfitta di coloro i quali al padrone non
mendicano che un nichelino per contentar il fornaio
che ha rincarato la farina.
Come torneranno a ll’attacco quelli a cui oggi il
padrone largisce le briciole della sua lauta mensa, do­
mani, quando si ritroveranno alle strette col bisogno,
quando si accorgeranno nuovam ente che il lieve au­
mento sul magro salario non può più bilanciare il
prezzo dei viveri raddoppiato; così nel cuore affranto
del vinto di oggi sul tossico delle quotidiane privazio­
ni ferm enterà il lievito di una nuova battaglia.
Tra i naufraghi che si im m ergono n ell’onda del­
l’oblio v ’è sempre il manipolo dei superstiti cui rode
il dolore della sconfitta, m a non il rimorso della pro­
pria abbiezione, consci che la vittoria il nem ico com­
prò col tradimento degli incoscienti, con la viltà ma-
ramalda dei giuda.
Guai ai vinti, se i vinti si ritirano dinnanzi al
nemico soffocando nel solco del dolore l’anelito della
giustizia nuova, non si apprestano a riacum inare e
ritemprare le armi spezzatesi nel duello.
Son caduti i minatori del M innesota, come ieri
caddero i fratelli di altre contrade; m a com e chi deve
im mancabilmente risorgere.
La sconfitta dei m inatori del M esaba Range non
cancella l ’imprescrittibile diritto operaio alla em anci­
pazione integrale del lavoro da ogni sorta di tiran­
nide.

177
Son cad u ti i m in a to ri del M innesota, m a n o n le
scolte disperse in tu tte le fronti, vigili su tu tte le tr in ­
cee. S edato in u n can to l’incendio d iv am p a p iù oltre
acceso dalle faville p ro m etee che scoppiano in ogni
cielo.
Noi possiam o so rrid ere al ghigno sch ern ito re del
m ostro, poi che riscald iam o la fede nel m a rtirio di chi
sorrise alla m orte, di chi fece so rrid ere la m o rte che
non m uore.
T ornano N erone e T o rq u em ad a e Loiola, to rn a B a­
bele che rode e sg reto la la vecchia società... to rn e rà
an ch e il diluvio.
« C. S. » - 30 settem b re 1916

178
L’EQUIVOCO

« ... Sì, lo sciopero gen erale, il fa tto di ch iu ­


dere le bocche delle m in iere e le p o rte delle fab-
biche, la paralizzazio n e del lavoro d a p a rte dei
la v o ra to ri del m a re e dei cam pi, a p rire b b e con
u n a ra p id ità s tra o rd in a ria le p o rte del carc ere ai
n o stri com pagni. Ma, chi è che crede possibile
provocare uno sciopero generale, s e in v e c e d i a g i­
t a r e q u e s t ’id e a in s e n o a lle U n io n i, s i c o m b a t t o ­
n o q u e s t ’u ltim e , d im en tican d o che i com pagni c a r­
cera ti a S an Francisco, Cai. ed a V irginia, M in­
nesota, sono s ta ti a rre s ta ti ap p u n to p e r l’a ttiv ità
d a essi sp ieg ata in seno alle U nioni?
« Non sareb b e più n a tu ra le , p iù logico ed ef­
ficace rivolgersi alle U nioni p e r f a r loro co m p ren ­
dere che, più che am m azzare i cosiddetti a g ita ­
tori, ciò che i cap italisti si propongono è la di­
struzione dell’organizzazione o peraia, così in C a­
lifo rn ia e nel M innesota com e n ella P en n sy lv a­
n ia ed a New York, così nel resto del p aese com e
in tu tto il m ondo? D ai m a rtiri di C hicago agli
u ltim i c a rc e ra ti della P en n sy lv an ia non è s ta ta
sem pre la c a u sa dell’a rre sto la p artecip azio n e ai
m ovim enti o p erai d ic h ia ra ti dalle U nioni?
« C riticare i d ifetti delle U nioni, cerc are il
m odo di correggerle, sono cose eccellenti, m a com-

179
b a tte re le U nioni, c erc are di d istru g g erle, eq u iv a­
le a secondare l’o p era dei capitalisti.
« In q u an to a ll’uso del rev o lv er e d ella d in a ­
m ite, tu tte e due q u este cose possono essere effi­
caci, m olto efficaci anzi, ap p licate o p p o rtu n am en ­
te; m a sono di n essu n valore, o peggio an co ra, so­
no a d d irittu ra nocive q u an d o n o n si h a n n o che
co n tin u am e n te sulle la b b ra ».

E’ u n f r a m m e n t o — quello su riferito — che m i­


n acc ia di diventar... com e si dice... s to r ic o , negli a n ­
n ali del m ovim ento sovversivo italo-am ericano. H a
fa tto il giro di tu tti i g io rn ali di p a rte rivoluzionaria.
O rig in ariam e n te a p p arv e su ll’E ra N u ova-, lo stralciò
Il P r o le ta r io , ripubblicandolo sen za com m enti. O ra
ria p p a re , co n tem p o ran eam en te, su tu tti, in u n a r ti­
colo di C arlo T resca che n e fa il p u n to di p a rte n z a
p e r u n a b rev e e fug ace in cu rsio n e nel cam po d ’A gra-
m a n te del sovversivism o no stran o .
E’ evidente: i n o stri b u oni cugini e fra te lla stri,
sen za p e rta n to d arsen e l’aria, l’h a n p ro p rio con noi.
Voglio dire che quel periodo stam p ato in g ra sse tto in
cui si legge: — M a , c h i è c h e c r e d e p o s s ib ile p r o v o c a r e
u n o s c io p e r o g e n e r a le , s e in v e c e d i a g i t a r e q u e s t ’id e a
in s e n o a lle U n io n i, s i c o m b a t t o n o q u e s t e u ltim e ; —
codesto periodo, ripeto, è in d u b b iam en te rivolto a co­
loro fra gli an a rc h ic i che d ai b izan tin i del sovversi­
vismo, p e r com odità polem ica, sono in d icati a dito,
q u ali a n ti - o r g a n i z z a t o r i. N on son pochi, in v erità, co­
loro i q u ali si diverto n o a p ro p a la re fr a il prossim o
sovversivo la b a lo rd a leg g en d a che questo n o stro fo­
glio e coloro che lo an im a n o e lo sorreggono, ab b ian o
d a u n pezzo in q u a sm esso di p ren d ersela coi p a d ro ­
ni, coi go v ern an ti, coi p re ti e c e t e r a a m m a lia , p e r fa r
dell’anti-organizzazionism o il loro p ro g ra m m a m a ssi­

180
ino e dell’an ti-o rg an izzato re la loro professione a b i­
tuale. Ben si sa che allo r che u n a leg g en d a si è f a tta
s tra d a tr a il volgo — e p u rtro p p o c’è an ch e u n volgo
sovversivo oggim ai — non la si estirp a ta n to facil­
m ente. Ci provam m o a ltre volte a sfatarla, e ci p ro ­
verem o a n c o ra in seguito. S tav o lta p erò io ho q u a l­
cosa di p iù u rg e n te d a dire.
Non so precisam en te chi in ten d esse p u n g ere colui
il q u ale p e r prim o scrisse l’o rm ai fam oso fram m ento;
m a dal m om ento che i g io rn ali sin d acalisti l ’h an n o
o n orato dei loro plau si e ce n e h a n fa tto se n tir l’echeg­
gio, vuole d ire che essi n e riconoscevano la v erità,
convinti p u re che codesta v e rità b ru c ia v a a ltri e n o n
loro.
Ebbene: qui sta l'equivoco.
P roprio così: costoro, p e r d irla com e suol dirsi, m e t­
tono le m an i av a n ti p e r non cascare, accu san o gli a ltri
di u n a colpa di cui essi stessi sentono il peso, p rim a
che gli a ltri pensino ad a c c u sa r loro.
Mi p a r di vedere u n a congregazione religiosa in
uno degli innum erevo li covi p u rita n i d ’A m erica, nel
m en tre che il p rete svolge u n serm o n e sull’ipocrisia
e la disonestà nel commercio, a d u n a u d ie n za di m er­
canti e di rigattieri che striz zan l’occhio f r a di loro
come p e r dirsi: « Ha ragione! Ma non l’ha mica con
noi. E’ con la gente di fuori che se la piglia ».
Il p a rag o n e s a rà odioso — n e convengo — m a
ta n t’è: delucida m olto ben e la situ azio n e così com ’è,
epperò rim an g a. Non vorrei, in ogni m odo che q u a l­
cuno s’im perm alisse p e r ta n to poco, e p ren d esse c a p ­
pello p e r a n d a rse n e sen za risp o n d ere alle seg u en ti mie
osservazioni, le quali m odeste che siano, sono sem ­
p re vere.
A nzitutto stabiliam o, p e r non cad ere in altro eq u i­

181
voco, a q u a li organizzazioni si riferisce l’artico lista
q u an d o scrive... « s e in v e c e d i a g i t a r q u e s t ’id e a (lo
sciopero g en erale) in s e n o a lle U n io n i ecc.
C odeste U n io n i (per l ’occasione in n a lzate all’ono­
re del g ra sse tto e dell’U m aiuscola, com e il re e do-
m eneddio) p e r l’articolista, p e r gli altri, p e r noi non
possono essere che le u n io n i a d e r e n t i a l l ’A m e r i c a n Fe-
d e r a t i o n o f L a b o r , o quelle che p u r n o n a d e r e n d o v i
d i r e t t a m e n t e , n e s e g u o n o la t a t t i c a , i m e t o d i e le fi­
n a lità .
Siam o d ’accordo? Yes: p erch é a ll’in fu o ri d ell’A.F.
of L., dell’U nited M ine W orkers, d ella W estern Fede-
ra tio n of M iners, e ta n te a ltre che p e r b re v ità non
elenco, di u n io n i che ab b ian o delle locali reg o la rm en te
organizzate, cioè dei sin d aca ti v eri e propri, in A m e­
ric a n o n ve n e sono altre. Lo am m ette an ch e Tresca,
im p licitam ente, n el suo articolo.
L ’I .W .W . fin o r a n o n è c o s t i t u i t a d a s i n d a c a ti v e r i
e p r o p r i, m a d a le g h e d i p r o p a g a n d a s in d a c a le .
O ra, dom ando io, sem plicem ente m a categ o rica­
m ente: « C h i è c h e , p r i m a d i t u t t i e p iù d i t u t t i c o m ­
b a t t e le U n io n i e s is te n ti? C h i c e r c a d i d i s t r u g g e r le ?
N o i o l’I .W .W .?
Noi che n on abbiam o m a i consigliato a f a r d a
s c a b s i n o stri com pagni e sim patizzanti, ta n to p e r m e t­
te re in ca ttiv a luce l’A.F. of L.? Noi che in ogni a g ita ­
zione siam o i prim i a lib erarci del bagaglio dei rip ic­
chi settari, i p rim i a d isa rm a re le ire di p a rte e ci
strin g iam o solidali, o ltre la scuola e l’evangelio, con
ch iu n q u e è in lotta, sen za ch ied erg li d ’onde viene, con
chi v a e dove va, sen za c u ra rc i se sotto il co rp etto
p o rti il bottone dell’IW .W . o d ell’A.F. of L. o non n e
a b b ia alcuno? Noi che in ta n ti e ta n ti scioperi del-
l’I.W .W., dell’A.F. of L., d ell’U.M.W. of A. eg u alm en te,

182
ubbiam o p o rta to il co n trib u to m o rale della n o s tra po­
vera, sen za dubbio, m a sin cera p a ro la e quello fin an ­
ziario dei n o stri com pagni? Noi che n o n ab b iam o m ai
diviso gli o p erai della stessa categ o ria in due diverse
fazioni, le q u a li in nom e dell’ed u cazione sin d acale e
della so lid a rietà di classe si trad isco n o p e r dispetto,
allegram ente, in tem po di sciopero? O invece l’I.W .W.
che è n a ta — n o ta te bene è n a ta — p e r co m b attere e
d istru g g ere l’A.F. of L. e q u alsiasi a ltr a organizzazione
indipendente? Che non h a m a i o q u asi m ai affiancato
uno sciopero che n on fosse sotto il suo d iretto co n tro l­
lo? Che di ogni a ltra u n ione fa d av v ero la t e s t a d i
tu r c o p e r le sue esercitazioni di tiro a segno? Che in
q u alche cen tro in d u striale h a acceso f r a op erai le p iù
cru en te d ia trib e e zuffe?
E’ p roprio il caso di dire: A ccidenti! d a che p u l­
pito vien la predica!
Non sen tiv ate b ru cia rv i u n p o ’ le gote, quando,
con certi p eccati su lla coscienza, vi m e ttev a te a sca­
g lia r le p rim e pietre?
Siam o sinceri: in ogni caso, se q u alcu n o può p a r ­
lare nel m odo com e voi av ete p arla to , sen za cad ere
in palese contraddizione, è soltan to chi p a rte g g ia sen ­
za restrizio n i e senza condizioni con l’A.F. of L.: i so­
cialisti a d esem pio. M a quelli dell’I.W .W .? O h no di
certo. A lm eno che non sia u n a t t o d i c o n tr iz io n e il loro,
un a t t o d i f e d e , u n proposito di ca m b ia ri vita. C erti
a n arc h ici poi? C erti an arc h ici che consigliano all’un
tem po di e n tra re e di sta rse n e n e ll’A.F. of L. e nel-
l’I.W .W. che sono — p e r av erlo sen tito d a loro — due
unioni a v v ersarie ed irriconciliabili; certi an arc h ici poi
— la p a ro la è a m ara, m a bisogna p u r d irla — ci fa n ­
no la fig u ra degli anfibi.
P e n e t r i a m o n e lle u n io n i c o n l ’id e a d e llo s c io p e r o

183
g e n e r a le , dice l ’A v v e n i r e
e ripetono il P r o le ta r io e
l’Era.
Se è lecito: di q u ali un io n i si p a rla ? E’ in u tile a t­
te n d ere la risposta.
La si legge f r a le rig h e d ell’articolo: di quelle del-
l’A.F. of L. si p arla. O ra l ’A v v e n i r e , il P r o le ta r io e l’E ra
N u o v a , sono p e r l’I.W .W. a n im a e corpo. L’I.W .W . h a
m illa n ta volte e u n a, afferm ato ufficialm ente che l’A.F.
of L. è irredim ibile; che b iso g n a m e ttersi fu o r i e c o n tr o
l’A.F. of L.. D unque? B isogna rin n e g a re l’I.W .W. p e r
ab b ra c c ia re 1’ A.F. of L.? D itecelo voi. A ltrim enti: ci,
o m eglio vi p e rm e tte rà l’I.W .W. di a n d a re a b u ssa re
alle p o rte d ell’A.F. of L. con le sue vesti?
A ncora: A p rirà l’A.F. of L. le sue porte, a chi si
p re s e n ta col biglietto d ell’I.W .W .? E se no: biso g n erà
b u tta re fra le cia b a tte sm esse il bo tto n e dell’ I.W .W .?
Ditelo, ditelo voi.
« C. S. » - 4 no v em b re 1916

184
INTORNO ALLE OTTO ORE

La co n tesa sollev ata d alla o rm ai fam o sa legge del­


le « otto ore » si avvia verso il suo p u n to cu lm inante.
La sconfitta di H ughes nelle u ltim e elezioni ge­
n e ra li co n trib u ì certo ad acu ire la verten za. S ’egli fos­
se stato eletto, com e ev id en tem en te sp erav an o le g ra n ­
di com pagnie ferro v ia rie che ta cq u ero fino a sc ru ti­
nio finito, la question e sareb b e g ià s ta ta risolta.
Si o p p u g n a la legge di « incostituzionalism o »: e
tale l’h a d ic h ia ra ta il giudice Hook di K ansas City.
Su di essa si p ro n u n c e rà e n tro il m ese di D icem bre
la C orte S u p rem a degli S ta ti U niti, con inappellabile
verdetto.
E in ta n to coloro che la p resen ta ro n o e ne furono
gli a u to ri sono in faccende p e r acco m o d arla in m odo
che n o m in alm en te la « eig h t h o u rs law » [legge delle
otto ore] v a d a in effetto col p rim o gennaio, e la su ­
scettibilità dei ferro v ie ri q u in d i n o n ab b ia ad essere
in taccata, an ch e se in so stan za p reo ccu p ati di salv a­
g u a rd a re gli in teressi delle co rporazioni im p ren d itrici
la si spoglierà d ’ogni suo in trin seco significato.
W ilson e con lui la dem ocrazia, n o n v o rran n o c e r­
to p erd ere la fa m a g u a d a g n a ta s i p e r l’occasione, di
« frien d s of L abor » che fru ttò con b en poco sforzo a l­
tri q u a ttro a n n i di d itta tu ra ; né tro v e ra n n o conve­
n ien te m ettersi in g u e rra col cap itale p ro p rio o ra che

185
hanno visto coronato dal successo il giochetto ab il­
m ente teso alla vigilia delle elezioni.

* * *

E’ ben vero che i rappresentanti delle quattro gran­


di fratellanze dei ferrovieri, sorretti da M. R. Gompers
e dall’intero conclave unionistico di Baltimora ha « fat­
to voto » di lottare strenuam ente fino ad ottenere l’ap­
plicazione della legge, pena lo sciopero generale, non
solo per i ferrovieri, m a per tutti gli affiliati all’A m e­
rican Federation of Labor.
Gompers scherza, si capisce! Sarebbe « unfair »
[ingiusto] fare un tiro simile a Mr. W ilson e creargli
dei nuovi grattacapi, e Gompers sa essere educato.
Ma vi sono altre cause, più possenti che le sterili m i­
nacce dell’autocrazia dell’unionism o che condurranno
il proletariato d’America a sostenere ben più aspri ci­
m enti che non sian quelli di cui pretendono far spau­
racchio al capitalism o altezzoso i suoi rappresentanti
ufficiali.
La democrazia, m antenendo il piede su due staf­
fe crede di poter accordare quei due inconciliabili n e­
m ici che sono il capitale ed il lavoro in una società a
base di privilegio: proprio com e i nostri vecchi am ici
di sinistra, m entre gli uni come gli altri non fanno
che sollevare nuovi disaccordi, ed aprire nuove lacune
che vogliono essere colmate.
La giornata di otto ore conquistata dal proletaria­
to per sua volontà spontanea gli avrebbe garantito al­
meno un beneficio apparente ed immediato, non po­
tendo essere né sostanziale né duraturo: concessa dal
potere legislativo borghese in un m om ento di eccezio­
nale gravità per ragioni di strategia politica con una

186
inscenatura che ha del burlesco e sa di turlupinatura,
ha sollevato questo po’ po’ di putiferio.
Con la tanto vantata legislazione sociale la bor­
ghesia addita la strada alle rivendicazioni operaie.
Non perché essa sia di alcun vantaggio alla classe
lavoratrice, tutt’altro, perché per quanti sforzi fac­
ciano i politicanti al governo della cosa pubblica per
rendersi utile al ladro ed allo spogliato finiscono per
non far che prendere dall’uno e dall’altro attirandosi
l’odio di entrambi. Ma mentre il ladro può rifarsi del
perduto rubando ancora, il popolo derubato non ha
altra via di scampo che assalire i suoi predatori. Ed
è quanto sarà indotto a fare.

* * *

Anche se applicata integralm ente la legge delle


« otto ore » non presenta m inaccia alcuna al capitale
investito nelle ferrovie che potrebbe ritrovare ad esu­
beranza il suo più che equo compenso n ell’aumento
delle tariffe, d ’altra parte già accordato dalla legge
stessa.
Ma un tal passo è ostacolato dagli industriali in
genere non per altro che pel timore di vedere il pro­
letariato un po’ m eno schiavo compiere il suo ciclo
ascendente nel progresso sociale.
E poi: è n ell’interesse del capitale trovare nello
Stato un protettore m aggiorm ente interessato alle sue
sorti e l’aspirazione più fervida oggim ai è nella statiz­
zazione di quelle industrie che una volta paralizzate
dalle contese fra capitale e lavoro porrebbero in serio
repentaglio tutta l’econom ia del paese, quale appun­
to l’industria dei trasporti.

187
* * *

Tale l’epilogo della presente agitazione indubbia­


mente.
Ma sarà cam biata la condizione dei ferrovieri?
N eanche per sogno. Sarà cam biato il padrone, ma
il basto sarà sempre lo stesso, egualm ente opprimen­
te: più esoso, anzi; ed il m alcontento che oggi si m a­
nifesta in scioperi, agitazioni, atti di ribellione, con­
tinueranno intensificandosi, aggravandosi fino a pren­
der form a di vere e proprie insurrezioni, non più con­
tro il padrone che sfrutta econom icam ente il salaria­
to, m a contro il padrone unico che controlla ogni m o­
vim ento e pensiero del popolo.
Oggi la grande m assa pur mostrando i denti al
padrone di quando in quando ha ancora un sacro ri­
spetto della legge e dello Stato che nella sua ingenuità
grossolana ritiene separati da quello, m a il giorno in
cui saprà scovrire che padrone e politicante sono la
stessa persona allora ribellandosi al primo abbatterà
anche il secondo conquistandosi la libertà e l’indipen­
denza che le spettano.
Siamo logici noi, adunque, quando diciamo al la­
voratore che solo nella distruzione dello Stato assiem e
alla distruzione d’ogni privilegio sta la sua salvezza,
e che per liberarsi dai m ali presenti non deve crear­
sene altri, e peggiori, e che i palliativi, siano essi quel­
li equivoci di W ilson e di Gompers, oppure quelli non
meno illusori del socialism o legalitario, sono sempre
funesti, mai benefici perché ritardano e non altro, la
em ancipazione proletaria.
« C. S. » - 2 d icem bre 1916

188
MEDAGLIONI
MICHEL BAKOUNINE

Mentre più cruenta e bestiale infierisce la m ischia


caina, ricordare ai servi disillusi e vinti, ai fiacchi che
disertarono la lotta e si accosciarono lungo la via, agli
iscariota che barattarono la fede, ai farisei venduti
al nemico, a noi stessi, a tutti, M ic h e le B a k o u n in e :
l’atleta del pensiero anarchico, il soldato più eroico
dell’azione rivoluzionaria, il simbolo più lum inoso del­
la redenzione um ana — nel quarantesim o anniversa­
rio della sua morte — non è per noi un dovere, ma
un bisogno.
Il bisogno di mirare la m aschia ed austera figura
di lui, per infiammarci alle scintille lucenti che arde­
vano in quelle pupille, alle passioni generose che al­
bergarono in quell’animo, alle roventi febbri che agi­
tarono quelle membra.
Il bisogno di tuffarsi n ell’onda vorticosa del suo
pensiero come in un bagno di fede, ed uscirne rinati,
con più forza, con più lena, più vita.
Il bisogno di seguirlo nelle sue peregrinazioni do­
lorose; di ammirarlo nelle sue gesta audaci, tem era­
rie, di ritrovarlo nella solitudine, n ell’abbandono in
cui si spense, povero e dimenticato: per estasiarci, per
esaltarci, per guardare sprezzanti il presente e volger­
ci fiduciosi verso l’avvenire.

191
L ’u o m o .

N elle giornate più tem pestose della storia, nei pe­


riodi di transizione, quando due mondi, due epoche
s’incontrano in un titanico cozzo, e mentre l’una ci­
viltà volge al tramonto, si schiude l’alba radiosa del­
l’altra, l’um anità partorisce dal suo seno uom ini che
comprendono e spiegano il vero senso di quelle scosse,
ne ritrovano le cause prime, ne prevedono gli im m an­
cabili effetti.
« B akounine — dice Reclus — a p p a rirà in av v e­
n ire com e uno dei p erso n ag g i p iù notevoli del p erio ­
do com preso tr a la rivoluzione del 1848 e la C om une
di P arig i del 1871, e la su a possente fig u ra irra d ie rà
al d iso p ra del secolo n el q u ale n acq u e il socialism o
cosciente, em an cip a to re ».
Guardatene per un m om ento l’effigie: vi am m ire­
rete la fronte vasta e spaziosa del pensatore profon­
do e geniale, l’austera serenità dell’apostolo, lo sguar­
do lam peggiante dell’eroe.
Vi ritroverete, opra m iracolosa e rara di madre
natura, chiusi in una vita sola Mazzini e Garibaldi:
« il volto che giam m ai non rise » del grande esule che
vide nel cielo crepuscolare la Terza Italia; l’occhio di
lince, il cuore di leone dell’eroe dei due m ondi che
accolse le stanche e sparse membra d’Italia e la volle
per la terza volta rinata.
Em ise il prim o v ag ito in u n a cu lla d o ra ta il 20
m aggio 1814 fra gli sfarzi, l’ab b o n d an z a d ’u n a nobile
fam ig lia della vecchia R ussia degli c z a r e dei popi;
esalò l’ultim o resp iro a B ern a il 1° luglio 1876 in u m i­
le stanzuccia, solo, obliato d a tu tti, in co m p ag n ia dei
suoi ricordi, p a rla n d o con i suoi pensieri, cullandosi
nei sogni della giovinezza ard im en to sa.
Visse la vita tem pestosa dell’agitatore, la vita con­

192
tem plativa dell’idealista, la vita irregolare del bohé­
mien.
A diciott’anni ufficiale dell’esercito in Lituania, as­
siste alle stragi della plebaglia polacca, indocile al
giogo del Piccolo Padre; a ventiquattro, appassionato
studente, si abbevera a tutte le fonti del sapere pere­
grinando da un ateneo all’altro del vecchio mondo,
visitando i più grandi colossi del pensiero e dell’arte:
da Herzen a Wagner; a ventotto, apostolo fervente del
nuovo verbo, dà alle stam pe — con lo pseudonim o di
Jules Elysard — uno studio sulla « Reazione in Ger­
m ania » che si chiude con alate parole che sono spro­
ne ai tiepidi, ram pogna ai m ezzani, monito ai vinti,
m inaccia ai potenti: « Lasciateci confidare nella forza
eterna che distrugge ed annienta, solo perché così
edifica e crea».
Per aver capitanato la som m ossa di Dresda fu con­
dannato alla pena di morte, che gli fu poi com m utata
in quella del carcere perpetuo.
Passò sette anni di carcere nelle fortezze di Pietro
e Paolo e di Schlusselburg; altri cinque di relegazione
a Irkutsk e a Tomsk. Ne scampò con una fuga ro­
manzesca, vagando di paese in paese.
Sostò in Italia — appena liberatasi dalle strettoie
della tirannide straniera e già accasciata sotto il peso
di quella paesana — dove trovò larga m esse di as­
sentim enti e di sprone, num erosi com pagni di fede
e di lotta, fra la gioventù balda e generosa che aveva
combattuto a fianco di Garibaldi per ricacciare oltre
Alpe la feroce aquila d’Asburgo, e non aveva tarda­
to a convincersi — dinnanzi alla m onarchia sì tanto
giovane eppur sì tanto vile — che
n o n p e r q u e s t o d a l f a t a i d i Q u a r to
lid o il n a v ig lio d e i M ille s a lp ò .

193
Fu perseguitato da tutti i governi, m aledetto da
tutti i preti, deriso da tutti gli scagnozzi.
Pedinato dalla canea reazionaria perché ne com­
batteva lo sfruttam ento esoso, le prepotenze vigliac­
che, le atrocità maramalde, perché ne m inava l’im-
perio fom entando l’odio e sobillando la vendetta della
plebe.
Inseguito dall’anatem a dei preti in tunica, perché
il loro dio aveva abbattuto con la sua dialettica po­
derosa.
Vilipeso, odiato dai preti rossi perché ne svelava
i raggiri, ne m etteva in pericolo la prebenda, ne sfer­
zava le basse ambizioni, i turpi appetiti, la sete di
dominio.
Calunniato da quei pseudo-compagni che ne in­
vidiavano la tempra adam antina — troppo piccini per
misurare la sua grandezza — che m isconoscevano la
sua intolleranza, l’impeto aggressivo, l’alterigia sim­
patica, il dispregio dei term ini am bigui e delle vie di
mezzo.
Quelle persecuzioni, quegli anatemi, quelle calun­
nie furono il suo orgoglio: sono il suo guiderdone.

Il pensiero.
Chi giudica il pensiero di uno scrittore dallo spes­
sore dei volum i in cui è diluito non si farà m ai un con­
cetto esatto del valore inestim abile degli scritti di Ba-
kounine.
Gli spiriti compassati, simmetrici, che vogliono
veder la regola, l’ordine, il sistem a in tutto e per tutto,
non arriveranno mai a comprendere l’intim a bellezza
degli sprazzi di luce, delle fiammate che si sprigio­
nano dalle sparse pagine del grande irrequieto.

194
Bakounine non è riuscito a pubblicare i suoi scrit­
ti, nel loro insieme. Non solo, m a non ha dato loro
neanche u n ’esposizione sistem atica ed ordinata.
Si legge nella introduzione all’ edizione francese
delle sue opere « che Bakounine, quando non trattava
di q u e s tio n i d ’a t t u a l i t à non conosceva l’arte della com ­
posizione. Leggendo i suoi m anoscritti ci s’accorge co­
me da una lettera egli ne abbia poi tirato fuori un
opuscolo, un volume. Egli pone le sue prem esse, sud­
divide il suo soggetto e arriva raram ente a trattare
più d’uno o due punti ch’egli si era proposto di sta­
bilire ».
A chi del carattere fram m entario e incompleto
delle sue opere si m eravigliò, egli rispose: « La mia
stessa vita è un fram m ento ».
Alcuni con cui io ebbi campo di discorrere a pro­
posito di altri fra i migliori e più vecchi m iliti dell’a ­
vanguardia anarchica rimasti sulla breccia, che con
Bakounine hanno molti tratti caratteristici in com u­
ne — attribuiscono quello che essi chiam ano un di­
fetto enorme, alla pigrizia. Che aberrazione!
Condensare, dunque, in pochi periodi il pensiero
bakouniano sarebbe vano; impossibile.
Lo abbiamo detto: è l’atleta del pensiero anar­
chico.
Nel giudizio di Filippo Turati di trent’anni fa, la
guerra allo Stato, sotto qualunque forma, non ebbe
altro artigliere più passionato e fulm ineo di Michele
Bakounine.
Trasportò in politica l’ateism o di Feuerbach, e
combattè aspramente la teologia politica ed il m isti­
cismo di Mazzini. Che se nel grande italiano egli ri­
conosceva ed ammirava la fede calda e fortem ente
nutrita, l’apostolato indefesso, riteneva però funesta

195
l’influenza del suo pen siero m istico pei fu tu ri destini
della giovane Europa.
M entre d a p p rim a av ev a cred u to di seco n d aria im ­
p o rta n z a la lo tta co n tro la religione e la chiesa, ebbe
poi a d ire p iù tard i: « adesso m i p a re di bel nuovo sti­
le, anzi necessario, di a lzare la voce col g rid o degli
enciclopedisti "schiacciam o l’in fam e tu tto ciò che
ro v in a il clericalism o e il clero è p e r m e buono e g iu ­
sto ».
N el seno dell’In te m a z io n a le co m b attè a sp ad a
tra tta , non c u ra n te delle calu n n ie e delle basse insi­
nuazioni, la te n d en za accen tratrice, a u to rita ria , le g a­
lita ria e dogm atica.
D a lui p rese nom e la sch iera esig u a m a balda, d e­
cisa, audace, dei pio n ieri del m ovim ento lib e rta rio e
fed eralista, cioè anarch ico .
In v ertì la concezione trad izio n ale d ell’evoluzioni­
smo, p e r cui tu tto è g rad u ale, m eccanico, fatale; p ro ­
clam ò la n ecessità d ella rivoluzione p e r a p rire il varco
alla evoluzione progressiva.
E’ suo l’aforism a: « Desiderare la distruzione signi­
fica desiderare la creazione, la vita ».

L’azione.
M ichele B akounine n o n fu soltan to u n apostolo
del pensiero anarchico: fu altresì u n soldato della
g u e rra sociale.
Ebbe p e r nem ico i p o te n ti d ’ogni te rra : scavò u n a
trin c e a dovunque posò il piede.
Corse dovunque e r a u n vinto d a ria lz a re , u n de­
bole d a difendere, u n coraggioso d a affiancare.
A ccese focolari d i idee ribelli p e r ogni dove potè
scoccare u n a scintilla del suo pensiero.

196
In Italia, a Napoli, diede v ita a lla sezione ita lia n a
della F ra te lla n z a In tern a zio n ale (1864-1869), com po­
sta di fra te lli in te m a z io n a li a ttiv i ed onorarii, che a c ­
c e tta v a n e l suo seno solo chi fosse ateo, chi si d ich ia­
rasse nemico del principio di autorità: am ante della
giustizia e della libertà; chi accettasse il principio
illimitato dell’autonomia, sentisse la passione rivolu­
zionaria.
Prese p arte , fu l’a n im a anzi, dei te n ta tiv i in s u r­
rezionali dei p ian i di C a p ra ra e del b en ev en tan o in
Italia n el 1874.
Fu tr a la plebe a rm a ta ed in riv o lta a D resda,
a P rag a, a Lione.
M arx — m alg rad o che co n tro B akounine n u trisse
un astio che ra s e n ta v a l’odio — p a rla n d o d ella riv o lta
di D resda dice che q u ei riv o lu zio n ari trovarono un
condottiero capace e di sangue freddo, nel rifugiato
russo Michele Bakounine (le tte ra al « New Y ork D aily
T ribune » - num . del 2 o tto b re 1852).
È al d isopra delle n o stre forze, del n o stro com ­
pito anche, riassu m ere la v a s ta m ole dei p ro g etti, dei
tentativi, delle iniziative d ell’uom o che visse tr e n t’an n i
di apostolato quotidiano e di ag itazio n e sen za treg u a .
Q ui noi ci ferm iam o.
P ag h i se quello che di lu i ab b iam o p o tu to e sa ­
pu to dire, riesca a svegliare n ei com pagni il bisogno
di ap p ro fo n d irsi nel p ensiero di colui che con la su a
abnegazione, col suo eroism o, diede il viatico a lla n o ­
s tra fede.
Se conquisi d al fascino del p en siero di lui, se scal­
d ati d a l fuoco della su a fede, ria n im a ti dalle sue a u ­
dacie, ci scaglierem o con a rd o re rin n o v ellato alle im ­
m in en ti lotte p e r la v e n d e tta delle plebi trad ite, p e r
l’afTermazione dei n o stri id eali derisi.

197
* * *

S ulla su a to m b a u n a p iù alta, p iù a rd e n te p a ro la
noi vorrem m o g rid are, oggi che dei perfidi è l’isto ria
e dei fo rti l’oblio !
Che se a ttra v e rs o le zolle, sino al tu o cu o re di­
sfatto, o g ra n d e m orto nostro, potesse g iu n g ere l’u rlo
del nem ico briaco n e ll’o rg ia di sangue; il ran to lo della
gioventù assassin ata; il p ian to delle m a d ri sconsolate
tu scuoteresti via dalle fredde ossa
Il torpor che ti stagna,
tu salteresti su da la tua fossa.
« C. S. » 1° luglio 1916

198
RICORDANDO FERRER

U n com pagno ci scrive m erav ig lian d o si e dolen­


dosi con noi, che abbiam o fa tto p a ssa re il settim o a n ­
n iv e rsario dell’assassin io di F rancisco F errer, sen za
rico rd a rn e il suo in cessan te apostolato, le sue in s ta n ­
cabili a ttiv ità riv o lu zio n arie e il suo m artirio . Il r i­
chiam o n on ci dispiace: tu t t ’altro. N on fosse altro,
p erché ci d à m otivo di d ire quello che di q u esti g io rn i
abbiam o sentito p a lp ita re n el cuore e tu m u ltu a re n ella
m ente, ria n d a n d o col p en siero alla tra g e d ia di M ont-
juich.
Poiché vive an co r oggi n e ll’ossessione dei n o stri
ricordi, il dolore atro ce che ci solcò l’a n im a il dì o r­
m ai lo n tan o che i fam u li d ella s a n ta inquisizione r e ­
diviva ci g ettaro n o in facc ia d al te tro fossato del c a ­
stello m aled etto il c ad a v ere in san g u in ato di F rancisco
F errer. V ive e ci cinge com e cilicio lu ngo l’e r ta fa ti­
cosa del no stro aspro cam m ino, an ch e se non ten iam o
fìsso il dito sul calend ario , p e r cogliervi la d a ta del
m artirio , p e r fa rn e la com m em orazione p o stu m a e di
p ram m atica, com e gli im pudici rig a ttie ri d ei g h etti
politici e m assonici.
A nche se n on osiam o fa rn e in alcu n m odo la sa n ­
tificazione, convinti an c o r oggi, com e a ll’in d o m an i del­
la m a c a b ra trag e d ia, com e sem pre che, « ai santi, ai
beati — a quelli della vecchia fede che tram onta de­
crepita ed esausta come a quelli della nuova che al­

199
beggia sulle fiam m e degli olocausti — la folla dei cre­
denti abbandona con devota poltroneria e con cristiana
rinuncia il compito ingrato ai propri om eri e alla pro­
pria vita; ed il crescere intorno all'urna dei precur­
sori una nuova religione, anche intessuta d ’affetto e
di riconoscenza, equivarrebbe all’educare ancora una
squallida generazione di castrati, confidenti più nel
coraggio, nell’abnegazione e nel sacrifìcio delle avan­
guardie rivoluzionarie che non nella energia e nel­
l’opera propria, più corriva alle lagrimuccie sterili ed
alle venerazioni slombate che non ai rischi ed ai ci­
m enti per cui l’aspirazione remota deve tradursi nella
realtà feconda e vittoriosa ».
Di F rancisco F errer, com e d ’ogni altro n o stro g r a n ­
de caduto, non osiam o la beatificazione, m a non ne
in coragg iam o p e rta n to l’oblio, seg n ata m en te oggi che
sul tu m u lo di lui, n o n sono p iù gli sciacalli d ell’anti-
clericalism o dem o-cristiano m assonico e rep u b b lica-
n eg g ian te, che p e r le esose speculazioni d ella c o n fra ­
te rn ita h a n coniato e m esso in v en d ita i b o tto n i dei
m a rtiri nuovissim i della g u e rra regia, oggi che gli
estem p o ran ei apologisti dell’ultim o m a rtire di M ont-
juich, in tu t t’a ltre faccen d e affaccendati, « a ll’apostolo
della scuola m o d e rn a » n o n acco rd an o p iù i p ostum i
su ffrag i della loro ip o crita com m iserazione. No: non
vogliam o che l’o n d a g elid a dell’oblio sm orzi la fiam ­
m a dell’atro ce ricordo, e affoghi il segno del m artirio ,
poiché l’esem pio eroico del p assato è lo sp ro n e ta ­
g liente al coraggio e a ll’eroism o di ogni successiva
generazione; poiché gli uom ini si lan cian o alle p iù
risch iate im prese d ietro il cenno dei valorosi che cad ­
dero com battendo; poiché — com e a ltri ben disse —
il fe rro del co n g iu ra to n o n è m a i così trem en d o com e
q u an d o è ag u zzato su lla p ie tra sepolcrale del m a rtire.
Di F rancisco F e rre r diciam o in q u esto n u m e ro — noi

200
che alle com m em orazioni a scad en za fissa n o n ci te ­
niam o p u n to — quello che av rem m o p u r scritto nello
scorso n u m e ro e ab b iam o invece detto n ei com izi che
di q u esti giorni h a n n o in d etto le fazioni d ’av am p o sto
p e r svegliare nelle m o ltitu d in i o p eraie asso n n ate, u n
palpito di so lid a rietà con le v ittim e d ella reazio n e po­
litica, p e r fe rm e n ta re n el loro cuore solcato d a m ille
dolori, il senso e l’an elito della g iu stizia nuova.
Non ne tessiam o la v ita a rd im en to sa e febbrile,
non ne rian d iam o le feconde g io rn ate d ell’indefesso
apostolato rivoluzionario, n o n ne p ian g iam o l’eroica
m orte.
* * *

A m ilcare C ip rian i nel n u m e ro unico edito d alla


Cronaca Sovversiva nel p rim o a n n iv ersa rio d ell’a ssa s­
sinio di Francisco F errer, rico rd a v a che in u n a con­
versazione a v u ta con q u esti nel suo rifu g io di M ont-
m a rtre , ebbe a dirgli: — B adate, F errer, che voi ope­
ra te in u n feudo di preti. Se la v o ra ste in A m erica non
av rei ap p ren sio n i g rav i —. E so g giungeva che q u a g ­
giù si può d issem in are il g erm e delle p iù te m u te eresie
ed accendere i più a rd e n ti focolari di idee ribelli, senza
che le classi d irig en ti se la d ian p e r inteso ed oppon­
gano u n serio ostacolo a ta le lavoro.
È la le g g en d aria illusione p e r cui gli S tati U niti
sono u n paese libero e gli am erican i u n popolo civile,
che p ersiste a n c o ra — e q u el che è peggio an ch e tr a
i p rom inenti del cam po sovversivo — m alg rad o che
m ille atro ci d isin g an n i ci ab b ian o rich iam a to alla
realtà.
Che è più seria, p iù a m a ra , p iù trag ica.
Poiché se la S p ag n a è u n feudo di p re ti in sot­
ta n a , in q u e sta te r r a rep u b b lic a n a riv iv e — sotto le

201
form e dell’in d u strialism o m oderno — il m edioevo eco­
nom ico che h a le sue salde p ro p ag g in i in ogni sen ­
tiero della v ita sociale.
Poiché lo Stato, p o rti il b e rre tto frigio della r e ­
pubblica, o im pugni lo scettro dell’im pero o sfoggi la
corona della m o n arch ia, sotto q u alsiasi la titu d in e, è
sem pre il m ancipio delle classi sfru tta tric i, sem p re
conservatore, dispotico, lib erticida, antropofago.
Poiché assillati d a lla p a u r a della com une rovina,
d in n a n zi alle sentinelle av a n z a te della rivoluzione, si
sch ieran o u n iti e co m p atti i m in istri di dio, gli sche­
ra n i dell’ordine, i m e rc en arii del monopolio, d o v unque
la lo tta s’accenda, d o v unque si scavi u n a trin c e a p e r
la g u e rra di classe.
Poiché a ll’o m b ra delle lib e rtà dem o cratich e e co­
stitu zio n ali i carnefici affilano le m a n n a ie e in sap o ­
n a n o i cap e stri p e r i rep ro b i p iù audaci.
Poiché, infine — com e disse H eine — ovunque
u n a g ra n d e an im a esp rim e i suoi pensieri, ivi è an ch e
u n Golgota.
E se A lfonso tred ici ria p re i castelli dei suoi avi
al S an to Uffizio p e r le to rtu re dei nuovi eretici; se la
te rz a M a ria n n a di B rian d si arro v e lla nelle p ersecu ­
zioni m a ra m ald e di D urand; se la te rz a Ita lia di Gio-
litti e di G ennaro M aria seppellisce negli in-pace di
M ontelupo M asetti, se le cento p a trie d ’o ltre m a re
— corrose tu tte d a lla stessa foia re a z io n a ria con la
stessa irre fre n a b ile v iru len za — a sse rra n o nelle vec­
chie g alere chiunqu e alla g ra n d e g u e rra rifiuti l ’olo­
causto della p ro p ria giovinezza, qui, nei feu d i cosac­
chi dei re del denaro , tr a le giogaie dell’Idaho, le con­
valli del Colorado, sulle spiagge della N uova In g h il­
te rra , a 'Lawrence, a V irginia, a S an Francisco, a
S cranton, a Bajonne, l’eccidio, il linciaggio, la d ep o r­
tazione, l’esecuzione som m aria, sono la p ra tic a con­

202
su etu d in aria, d iu tu rn a d ella sa c ra congregazione d el­
l’indice repubblicana.
P er cui, dal profondo della su a to m b a F rancisco
F e rre r n on g rid a a noi che u n a v e rità am m onitrice.
Ed è questa: — che in tu tte le m iniere, in tu tti i cam pi,
in tu tti i cantieri, in tu tti gli ergastoli, gli schiavi d ’ogni
g ente e d ’ogni c o n tra d a si tro v an o di fro n te lo stesso
nem ico, cinto degli stessi odii, fo rte delle stesse arm i,
che ai servi ribelli non concede n è treg u a , n è q u a r ­
tiere: m ai; — che è q u in d i legge di su p rem a salvezza
p e r gli schiavi d ’ogni stirp e e d ’ogni g leb a in a lb e ra re
d o vunque la stessa b a n d ie ra p e r le com uni riv en d i­
cazioni, p e r sch iera rsi co n tro il nem ico n ella com u­
n a n z a dei propositi e d ella azione, p e r non co n ced er­
gli nè tregua, nè quartiere: mai.
« C. S. » 21 o tto b re 1916

203
PAGINE POLEMICHE
BANZAI!

Banzai! Banzai! E il g rido rib elle di au g u rio e di


sprone, strozzato d a lla g a rro tta del boia, si sp arse a t­
tra v e rso il reg n o del D airi, echeggiò oltre Im alaia, n el­
la v ecchia E u ro p a catto licam en te in cretin ita, n ella
giovane A m erica ev an g elicam en te ipocrita, e gli sch ia­
vi d ell’officina, ed i peoni d ella te rra , po saro n o u n
m om ento n e ll’o p ra affannosa, e volsero gli occhi la g ­
giù, verso l’oriente videro nel ciel crepuscolare: l’è ra
novella! Banzai! Banzai! A nche il G iappone av ev a a v u ­
to i suoi S p artach i, an ch e il G iappone av ev a av u to i
suoi F errer!
AH’ind o m an i della fosca trag e d ia, q u an d o i c a d a ­
v eri dei nuovi m a rtiri, p en zo lav an o an c o ra caldi dalle
te tre forche, lo sg u ard o v itreo fiso verso l’avvenire,
il M ikado, felice n e ll’illusione di a v e r soffocato in sul
n ascere l’id ea ribelle che doveva m in a re il suo im pe­
ro, strozzando i suoi apostoli, assolveva la su a coscien­
za larg en d o u n pugno di spiccioli lordi, ai p iù in d i­
g en ti fra i suoi sudditi. M a il m a rtirio n o n è sterile
mai! M a l ’id ea non si soffoca nei suoi arald i, che n el­
l’u ltim o grido, n ell’ultim o anelito, d a ll’alto del p a ti­
bolo, d ettan o il com pito alle plebi doloranti. Le idee
sopravvivono al m artirio , e il san g u e dei m a rtiri li a f­
fo rza e li avviva.

207
E q u an d o il M ikado, n e ll’a n n iv ersa rio del suo a s­
sassinio, volse lo sg u ard o in alto, a lla sp a d a di D am o­
cle che in eso rab ilm en te p esa sul capo dei tira n n i di
tu tta la te rra , pallido e tre m a n te si accorse, che il
filo che la regge, s’e r a di m olto assottigliato, e la la m a
a c u ta dondolava o rm ai su lla s u a corona d o rata , spin­
ta dai p rim i soffi di vento, p re a n n u n c ia n ti la g ra n d e
raffica, fo rie ra di tem p i m igliori!
Banzai! Banzai! Il grido ribelle non si e ra sp er­
duto, m a m ille cuori l’av ev an o raccolto e p iù com pre­
so, più fo rte e sonoro, m ille p e tti l’av ev an o g rid ato di
nuovo, dalle officine fu m an ti, dalle m in iere oscure e
profonde, d ai solchi b ru lli ed arati; d o v u n q u e si o p ra
e si suda, sotto la sferza dello sb irro e del p ad ro n e.
No: l’id ea non m uore! A ltri av ev a racc o lta la face che
e ra sfu g g ita di m an o ai caduti, e l’av ev a a g ita ta a t­
tra v e rso il reg n o del sol levante, ch iam an d o la van-
d ea alla riscossa!
Il m anipolo della p rim a o ra è d iv enuto falange: 1
baldi pioneri, v arca n d o la b reccia a p e rta d ai caduti,
com inciarono fidenti, coll’ ard o re dei neofiti, l ’ a s p ra
ascesa! E i p reti, e i p ad ro n i, ed i tira n n i vid ero e
trem arono! S entite, sen tite cosa sb ra ita n o i g io rn ali
officiali ed officiosi, p arla n d o del n o stro ideale, che m i­
naccioso s’a v a n z a a g ra n d i passi, n e ll’estrem o oriente!
« L’a n a rc h ia dilaga. Il socialism o è diffuso f r a gli
studenti, m a n on socialism o scientifico, n é socialism o
sano: p iu tto sto u n tra v isa m e n to delle d o ttrin e socia­
liste, quale è p red icato n ei ce n tri dell’A m erica del
N ord occidentale e specialm en te in C alifornia. E’ p iù
u n a d o ttrin a an arc h ica, se di d o ttrin a può d arle si il
nom e ».
Oh, lo sapevam o digià! N on è il socialism o cosi­
d etto scientifico, s ta to la tra , che p e r bocca dei suoi

208
o rm ai sfiatati bandito ri, h a ab d icato nelle m a n i di lor
signori e le prem esse generose, e i ferv id i ap pelli alla
riv o lta della p rim a ora; n o n è il socialism o bagolone
che im pensierisce i tira n n i ed i n e g rie ri del p ro le ta ­
riato! No. È l’anarchism o , che al di fu o ri e a l di so p ra
delle sterili lotte della sch ed a e dell’unionism o poda-
groso, m a lg rad o le persecuzioni birresch e, le calu n n ie
dei nem ici, i dileggi degli av v ersari, tro v a nel p ro le­
ta riato , la rg a m esse di assen tim en to , di plauso, di
sprone. Ciò non di m eno, è p iù che p ro b ab ile che
O ddino M orgari, quello stesso che p e r a v e r sap u to
che n ella b a ia dell’ H udson, gli snobisti del dollaro,
av evano elevato u n colossale m o n u m en to a lla lib ertà,
si c red e tte au to rizzato ad afferm are che gli am erican i
sono u n popolo civile, e gli S ta ti U n iti u n p aese libero,
O ddino M orgari, che q u alch e m ese o r sono p re n d e v a
com m iato dai suoi onorevoli colleghi di M ontecitorio,
e p a rtiv a in m issione verso il G iappone, p e r incarico
di n o n sappiam o p iù q u ale compagnia, a v rà n o ta to
nelle p rim e p ag in e del suo taccu in o di viaggio, p e r
poi venircelo a ra c c o n ta re nei suoi com izi eletto rali,
che gli o p erai giapponesi, corrono a fium ane a com ­
p ra re il botto n e del socialism o addom esticato, e che
f r a non m olto avrem o il C osta ed il B erg er della c a ­
m e ra giapponese, che devoto ai suoi pred ecesso ri di
occidente, c erc h erà di p o rta re il p ro le ta ria to n ip p o n i­
co, m a n i e piedi legato, a b a c ia r la p an to fo la del suo
p adrone. M a così no n è. Più fulgido, p iù rid e n te è
l’avvenire!
E tu tto ciò viene im p licitam en te a d av v alo rare,
quello che i periodici di p a rte n o s tra afferm av an o l’in ­
dom ani d ella tra g e d ia di Tokyo, a s b u g ia rd a re gli a r ­
ruffoni del socialism o deform ato, del repu b b lican esim o

209
a ll’a c q u a di rosa, che di K otoku, della K ano, re c la m a ­
vano il m artirio , ta n to p e r elen care il nom e di u n
nuovo santo, nel calen d ario -rèclam m e in p re p a ra z io ­
ne, p e r d a re u n a n u o v a tin ta di rosso ai loro sb iad iti
bandieroni, m a che di K otoku ed u cato re lib e rta rio e
razio n alista, acc ettav an o a m a la a p en a e con indugio,
le p rem esse azz ard ate , e rifiu tav an o recisam en te le
conclusioni catastro fich e p e r gli uni, u to p istich e p e r
gli altri.
E qui non p e r f a r d ella d ialettica, m a p erch é a b i­
tu a ti a non rim a n e r su ll’epiderm ide d ella questione,
e co n statato u n fatto, a c e rc a r di ris a lir fino alle c a u ­
se, crediam o di n on f a r cosa inutile, d o m a n d arci p e r­
chè e come, il no stro ideale ta n to p erseg u itato , ta n to
deriso, potè, nel reg n o del M ikado, afferm arsi e di­
v u lg a rsi ta n to rap id a m en te, sì d a ric h ia m a re la tre p i­
d a n te atten zio n e dei p o ten ti d ell’im pero, che già odo­
no di lontano, lo scroscio del to rre n te che si av v icin a
m inaccioso. Le cause, le circostanze, sono di d iv e rsa
e n tità e di v a ria n a tu ra .
In ta n to non è v an o ric o rd a re che il popolo n ip ­
ponico, esam in an d o lo sviluppo storico delle is titu ­
zioni che lo dom inarono, tra s c in a d a secoli le caten e
del p iù esoso servaggio, sa ld a te p rim a d a ll’asso lu ti­
sm o dei M ikadi e dei T ay k u n (M aestri di palazzo);
te m p e ra te poi dal feudalism o che an d ò svolgendosi
d al lO.mo al 15.mo secolo, rib ad ite infine d al falso
liberalism o, dei M ikadi oggi im p eran ti, che dopo la
rivoluzione del 1867 co n cen traro n o tu tti i p o te ri nelle
loro m ani.
È dopo q u e sta rivoluzione che i nipponici volgo­
no p iù assid u am en te la loro atten zio n e v erso l’occi­
dente, e svolgono le a ttiv ità m igliori, im p ieg an o le
en erg ie più fattiv e n ella loro opera, di europeizza-

210
zione, cercando di acc lim atare n e l loro paese, le isti­
tuzioni, gli usi, i costum i che p iù av ev an o colpito le
m issioni dei giovani e in tellig en ti figli del sol lev an te,
che in q u ell’epoca si riv ersaro n o in E u ro p a e nelle
A m eriche.
Vi fu chi, fedele al m a n d a to im postogli, vivendo
n ella haute societé, della E u ro p a aristo cratica, e della
dem ocrazia A m ericana, asp irò i bacilli che offre la
fosca a tm o sfera in cui vivono lo r signori d ella a lta
finanza, nelle g ra n d i reggie dove si m an ip o la la sto ria
delle nazioni, to rn an d o in G iappone, im portò la p re ­
cipua asp irazio n e delle classi dom inanti: ”U n governo
forte, uno S tato granitico, te trag o n o agli a ttacc h i dei
nem ici di d e n tro e di fu o ri”.
A ltri invece, em ig rato d al n atio G iappone, p e r u n
p an e m eno scarso o u n a lib e rtà m eno b u g ia rd a , e che
d u ra n te il nostalgico esilio, e ra sceso n ella m in ie ra in ­
fida, e ra e n tra to n ell’officina fu m an te, e delle ta lp e e
delle m acch in e u m a n e av ev a condiviso gli stra z i e le
m iserie, e raccolto le asp irazio n i e le sp eran ze, to r­
n an d o al n a tio paese, ai p aria , agli iloti disse la b u o ­
n a novella, ricordò le loro m iserie e le loro sofferenze,
effetti di u n in fam e sistem a di oppressione e di s fru t­
tam en to , e a loro fece in tra v e d e re u n av v en ire m i­
gliore di lib ertà, di giustizia, e d ’u g u ag lian za.
P er chi, contro le in fam ie dei p a sto ri non h a il
fioco lam en to della pecora, m a il frem ito ribelle del
leone, non vi sono che le m an ette, le g alere, il C al­
v a rio .... E il calvario ascesero i rep ro b i sem in ato ri
del lo n tan o o rie n te .... M a il b u o n sem e lan ciato con
m ano sicura, p o tev a n o n feco n d are? Il te rre n o e ra
v erg in e e fertile, e germ ogliò il sem e, e biondeggiò
florida e rigogliosa la messe.

211
L’evoluzione c ap italistic a nel G iappone, com e tu tti
sanno, è in ritard o . La g ra n d e in d u stria che crea
sp o n tan eo l’an tag o n ism o di classe, il lievito delle fu ­
tu re rivendicazioni p ro letarie, h a g ettato d a poco le
sue b asi nel suolo nipponico. N elle g ra n d i fabbriche,
d ’a ltr a p arte, non vi sono occupate, che do n n e q u asi
tu tte m en che decenni, e fan ciu lli di te n erissim a età.
La m a g g io ran za del p ro le ta ria to nipponico, gem e
sotto lo sfru tta m e n to ignom inioso dei p ira ti d ell’in ­
d u s tria ag rico la e m in e ra ria . Il contadino giapponese,
scriveva K otoku a K ropotkin, non h a né te rra , n é ali­
m enti. Solo pochi g ra n i di riso. E il dott. K uw ada: "Le
condizioni delle giovani n el G iappone, è o ltrag g ian te
p e r l’u m a n ità. La condizione degli o p erai della m inie­
r a o ltrep assa ogni triste condizione”.
M a vi è u n ’a ltra circostanza, p ecu liare a l G iap ­
pone, e p e r noi di p re c ip u a im p o rtan za che ci piace
di m e tte re in rilievo. U n rece n te congresso f r a i capi
delle m issioni cristian e nel G iappone, riu n itisi p e r d i­
scu tere sulle cause dell’insuccesso della loro p ro p a ­
g an d a, e del rap id o d iv u lg arsi delle idee an arch ich e,
h a rilev ato che ciò che m a n c a al popolo giapponese
è lo spirito della devozione: la religione. E ureka! h a
g rid ato T okanam i, m in istro degli In tern i, che p e r a r ­
re s ta re il rap id o afferm arsi delle n o stre idee f r a i suoi
sg overnati, av ev a in v an o sp erim en tato ed a p iù r i­
prese, i ra id s polizieschi dei suoi sb irri p iù raffinati.
E ureka! h a g rid ato T okanam i, rico rd an d o che nei suoi
v iaggi a ttra v e rs o l’E u ro p a e l ’A m erica, av ev a im p a ­
ra to che vi è u n oppio, il q u ale d a secoli co strin g e ad
u n affan n o so le targ o i popoli occidentali, che vi è
u n a c a riatid e su cui d a secoli si ap p o ggiano sicuri, i
g o verni d ’occidente: La religione! E ureka! E si è a f­
fre tta to a p re se n ta re u n p ro g etto di legge p e r im p o r­

212
re ai su d d iti nipponici, u n a "religione di Stato ” ris u l­
ta n te d a ll’am a lg a m a del B uddism o ed il Sintoism o (la
pseudo fede d o m in an te in G iappone) col C ristian esi­
mo. Come e ra d a im m ag in arsi, la legge n u o v a degli
a n n a li della sto ria del g en ere um ano, passò a ta m ­
buro b a tte n te , e rece n tem e n te il g en iale m in istro d i­
ra m a v a ai d ire tto ri delle scuole p rim arie, u n a cir­
colare rip ro d u cen te il decreto-decalogo, in cui si im ­
pone agli in seg n an ti di c o n d u rre i fan ciu lli al tem pio
p e r in c u lc a r loro i prin cip i d ella m o rale d iscreta della
n u o v a religione, che ten d e a fa re dei giovanetti, cit­
ta d in i devoti ed ossequienti, a i d e tta m i ed ai voleri di
p a p à S tato e m a m m a chiesa.
Il governo del G iappone com e tu tti i g o v ern i di
q u esto m ondo, che "nella legge h a n n o utilizzato i sen ­
tim en ti sociali dell’uom o p e r f a r p a ssa re insiem e ai
p rece tti di m orale che l’uom o accettav a, degli o rd in i
u tili alla m in o ran za degli sfru tta to ri, contro di cui
egli si sareb b e rib ellato ”, p e r d a re u n a la rv a di g iu ­
stificazione alle sue nuove insidie, afferm a ca n d id a ­
m en te che il novello e g eniale decreto-decalogo, in te n ­
de p rom uovere l’elev am en to m o rale ed in tellettu a le
di tutto il popolo giapponese. M a ch iu n q u e v eg g a u n
ta n tin o al di là del p ro p rio naso, n o n ta rd a a d acco r­
gersi, che il governo di Tokyo, in q u e sta soluzione di
oppio e di veleno, che te n ta di in o cu lare nelle a rte rie
del p ro le ta ria to giapponese p e r d ila n ia rn e la coscien­
z a e atro fizzarn e il cervello, cerca di tro v a re u n a c u ra
to nico-corroborante del suo p o tere fiaccato. C u ra p e­
rò, che giunge troppo in rita rd o p e r salv are l’a m m a ­
lato, in q u a n to che, com e ved rem o esam in an d o p iù
d a vicino la questione, d ato e non concesso che la
religione contenga il valo re m o rale che le si vuol d a ­
re, il governo nipponico n o n p o trà im porla, ai lavo­

213
ra to ri del lon tan o oriente, che o rm ai h a ro tto la caten a,
e m a rc ian o fidenti lun g o la via, d ’onde si leva d ell’a v ­
v en ire il sole! Banzai! Banzai!
* * *

R icercando le rag io n i p e r cui nel lo n tan o G iap ­


pone, il n o stro ideale, h a tro v ato sì c o m p atta sch iera
di apostoli e di m iliti; le cau se d e te rm in a n ti la b a n ­
c a ro tta della p ro p a g a n d a cristian a, rilevam m o che ciò
che m a n c a al popolo g iapponese è la religione, l’oppio
del popolo. Ebbene, il M ikado, che, com e dicem m o,
n o n av ev a po tu to p o rre u n arg in e al to rre n te riv o lu ­
zionario, che nel suo scroscio red en to re a b b a tte e t r a ­
volge, ogni ostacolo che gli si fra p p o n g a dinanzi; il
M ikado, che p e r soffocare la p ro p a g a n d a dell’a n a r ­
chism o, afferm an tesi sem p re p iù a ttra v e rs o il reg n o
del sol levante, av ev a in u tilm en te sp erim en tato e la
fo rca e la g alera, vuole oggi im p o rre a i n ipponici
u n a religione risu lta n te d a ll’a m a lg a m a del S intoism o
e del Buddism o col C ristianesim o, u n a eclettica re li­
gione di S tato cioè, che sia a d u n tem po u n n a rc o ­
tico p otente p e r il popolo che si è svegliato e m in accia
la riv o lta livellatrice, u n co rro b o ran te tonico pel suo
g racile organism o che h a o rm ai assim ilato i g erm i
del m ale galoppante, che lo p o rterà , in u n giorno non
m olto lontano, a ll’u ltim a dim ora. R iuscirà il M ikado
nel suo intento? Noi lo n eg h iam o recisam en te. La e-
clettica religione di stato, a c c u ra ta m e n te e la b o ra ta dai
m a g n a ti d ’oltre Im alaia, d o v rà in e lu ttab ilm en te falli­
re, com e fallirono le in n u m erev o li m issioni cristian e,
europee e am erican e, (q u est’ultim e in m a g g io r n u ­
m ero) le quali p a ri alle iene ed agli avvoltoi che c a ­
lan o con la te n e b ra sul cam po di b a tta g lia a su cch iare
il san g u e ed a s c a m ir le ossa dei caduti, si riv ersa-

214
rono sul vergine, e p e r loro sterile, suolo nipponico,
dopo la rivoluzione d ell’ 87.
E ci accingiam o ad a d d u rre le rag io n i di q u esto
no stro asserto.
A n zitu tto bisogna n o ta re com e n o n sia v ero che
la m a g g io ran za dei G iapponesi professi il Buddism o,
ed è facile com prenderlo q u an d o si pensi, che se dei
160 m ilioni circa dei seg u aci di Budda, in m a g g io ra n ­
za sono indigeni d ell’India, ed u n notevolissim o n u ­
m ero è sparso a ttra v e rs o il reg n o dei m a n d a rin i, solo
u n a b en m in im a p a rte sp e tta a l G iappone.
Nel G iappone p red o m in a invece il Sintoism o o
Sinto, che stando a ll’etim ologia d ella p a ro la vuol d ire
culto degli avi, e che n o n è u n a v e ra e p ro p ria re li­
gione m a « u n a religione in p a rte an ch e s c ritta di
m iti p riv a di q u alsiasi co n ten u to m o rale », elev an ti a
d iv in ità i p rim i co stitu to ri della nazione G iapponese,
che scelsero com e loro stab ile d im o ra le estrem e isole
del lo n tan o oriente. La gen esi di ta le pseudo-religio­
n e deve ric e rc a rsi an zitu tto nel sen tim en to di d ip en ­
denza, fonte di tu tte le religioni.
G iacché l’uom o dipende d alla n a tu ra , e q u in d i dal
suolo su cui vive, è ch iaro che i popoli p rim itiv i ele­
v aro n o il loro paese a d iv inità, cred en d o che fosse il
cen tro della te rra , ed il p rim o di essa, com e tu tti gli
uom ini n o n an c o ra inciviliti cred ev an o che la te r r a
d a loro a b ita ta fosse il cen tro del cosmo, p re fe rita d a
M esser D om eneddio, a d im o ra deliziosa d ella su a
c re a tu ra p red iletta, che si cred e tte di essern e il so­
v ra n o assoluto. P er q u e s ta p recip u a rag io n e i p rim i
a b ita to ri del paese fu ro n o co n sid erati com e Dei. D’a l­
tr a p a rte tu tti i popoli h a n n o rivolto la loro a d o ra ­
zione a certi oggetti p e r loro speciali: così gli Egiziani
a d o rav a n o il Nilo e n o n tu tti i fiumi, gli In d ian i il

215
G ange, i G reci ed i R om ani i loro eroi e solo i loro
eroi. Ecco com e il prim itivo popolo giapponese fu p o r­
ta to a divinizzare i co stitu to ri p rim o rd iali della su a
nazione, rag io n p e r cui le d iv in ità g iapponesi sono
n azio n ali e n o n universali, ed il Sintoism o rim an e n e l­
l’o rb ita delle isole G iapponesi e n o n può p e r la su a
stessa genesi e la su a stessa essenza, tro v a re seguaci
fr a a ltri popoli che n o n siano il giapponese. È an ch e
risa p u to che il culto divino, nei p rim itiv i popoli o rien ­
ta li in g en ere e in quello giapponese in specie, si iden­
tificava col servilism o verso i suoi principi. Ebbene
la rag io n e deve ric e rc a rsi in ciò che i p rin cip i che si
succedettero al potere, fu ro n o co n sid erati p e r m olti
secoli, ed an ch e oggi dal popolino rozzo ed incosciente,
com e i d ire tti successori, dei p rim itiv i cap o stip iti del
loro popolo, e m a n d a ta ri di essi. E non si è cred u to
b si crede p u r oggi, fra i popoli del vecchio occidente,
che re ed im p erato ri, fu ro n o d ire tta em an azio n e del
potere divino?
O ra, siccom e il sen tim en to religioso, assu m e fo r­
m e diverse di adorazio n e a seconda dei c a ra tte ri p e­
cu liari ai v a ri popoli, e si estrin sec a p e r m ezzo della
p reg h iera, delle genuflessioni, dei segni di croce, delle
b attitu re, del digiuno e sim ili segni e p ra tic h e consue­
tu d in arie, così queste form e u m ilia n ti di v en erazio n e i
prim i popoli dell’oriente, le u sav an o nelle loro scarse
relazioni con i principi. N el G iappone e r a n eg ato ai
sem plici citta d in i di tro v a rsi in p resen za dell’im p e ra ­
tore, che si d eg n av a di fa rsi v ed ere so lam en te d ai
principi, e no n tu tta la persona, m a solo e soltanto
la p u n ta estre m a dei piedi, p e r fa rsi b aciare la do­
r a ta pantofola.
Ciò del resto n o n dovrebbe m e ra v ig liare punto,
q u an d o si rifle tta che in E uropa, in q u esto secolo

216
ventesim o, ta n to pom posam ente v a n ta to com e il se­
colo della civiltà e del progresso, il nazio n alism o b o r­
delliere, h a elevato ag li onori degli a lta ri la p atria,
e si inginocchia um ile e contrito, sp arg en d o incenso
e profum i ai piedi del re, la di cui effìgie circ o n d ata
d a u n a scialba a u re o la di gloria, è p o sta p e r ogni
dove, (non esclusi i po sti rise rv a ti p e r gli u si intim i,)
sì d a rid u rre la differen za fr a esso e il suo b u o n Dio
a m en che non si creda.
M a il Sintoism o o ltre che n ella genesi, si diffe­
ren zia dal cristianesim o an ch e n ell’essen za ra d ic a l­
m ente. Le d iv in ità del Sinto, non h an n o n u lla di
dom m atico e di teologico, non sono so p ra n n a tu ra li,
com e lo p rete n d e di essere il dio dei cristian i, esse
non sono esistite p rim a di ogni essere, n o n sono la
c a u sa p rim a di tu tte le cause, l’essere suprem o, c re a ­
to re e signore del cielo e della te rra , l’essere a s tr a t­
to, sp irituale, im m ag in ario , riv elato con la parola,
il Jeo v a assoluto che fa il buono ed il cattiv o te m ­
po, che im pone e dirig e ogni n o s tra azione, il re d i­
spotico con u n seguito in n u m erev o le di dam e, s e ra ­
fini e m aggiordom i, che vigila sem p re su di noi, in
cielo, in te rr a ed in ogni luogo. No; il sintoism o in
fondo non è che l’orgoglio e la g ra titu d in e p e r i p ri­
m ordiali eroi nazionali.
L’essenza di u n a religione si riv ela n el suo culto,
n ei suoi atti, nelle sue funzioni. Ebbene il culto del
sintoism o è di u n a fred d ezza m assim a. 11 giapponese
ra ra m e n te fre q u e n ta il tem pio, e nel tem pio non tro ­
v a la pom posa so len n ità delle altre chiese, so len n ità
che ra p p re s e n ta u n a delle cau se sufficienti p e r cui la
religione tien e avvin to an c o ra nelle sue sp ire il po­
polo, che n ella chiesa si sen te a p p a re n te m e n te sod­
d isfatto in tu tte le sue sensazioni, con il canto, la

217
m usica, il profum o degli incensi, la fasto sità delle
v estim en ta e che so io.
M entre tu tte le religioni h an n o uno speciale li­
bro sacro, com e la Bibbia, il C orano, lo Z enda A ve­
sta, che è la fo n te di tu tti i riti, e che av reb b e la
p re te sa di essere com e u n codice m o rale p e r il po­
polo, il sintoism o m a n ca q u asi affatto di sc rittu re sa ­
cre. M entre gli a ltri popoli h a n n o av u to nelle loro
religioni, dei filosofi, dei rifo rm ato ri, che h a n n o d e t­
ta to m assim e e com an d am en ti, che h a n n o p ro fetizza­
to il fu tu ro com e u n a so n n am b u la, o in c an tato con i
loro m iracoli, com e u n p restig iato re, e cosi Confucio
p e r la Cina, B ram a e poi B u d d a n e ll’Indù, M aom etto
n e ll’A rabia, M osé e C risto n e lla G iudea, il Sintoism o
non ne ebbe affatto.
Q uale ascen d en te po tev a av ere sì fre d d a e su p e r­
ficiale trad izio n e di m iti, sen za alcu n con ten u to m e­
tafisico rig u a rd a n te solo il p assato ed u n lo n tan o p a s ­
sato, su u n popolo com e il N ipponico, che g u a rd a fi­
dente verso u n lum inoso av v en ire? N u lla o quasi.
È n a tu ra le q u in d i che m e n tre gli a ltri popoli cam ­
m inano a passi di lu m aca verso l’av venire, affaticati
sotto il p esan te fard ello di superstizioni, di p re g iu ­
dizi, di m enzogne religiose, il popolo nipponico in v e­
ce, q u an d o la p rim a folgore solcò di u n tra tto le nubi,
potè in trav ed ere, l’occhio n o n offuscato com e negli a l­
tri popoli d a lla secolare in flu en za chiesastica, l’am pio
orizzonte che d in an zi a lui, si sch iu d ev a m aestoso.
N ella b a tta g lia che ingaggiò co n tro i suoi s fru t­
tato ri, contro i suoi oppressori, egli tro v ò n el cam po
u n te rrib ile nem ico di meno: il prete. E il capitalism o,
e l’au to c ra z ia del M ikado, ricacciati o ltre le trin cee
della lo tta dalle classi lav o ratrici, a l p re te stesero la
m ano e chiesero aiuto! Con la trip lice s a n ta alleanza,

218
del prete, del governo e del p ad ro n e, il M ikado sp era
di schiacciare il giovane e b a tta g lie ro G iappone che
g ià è in m a rc ia verso la m eta. Invano.
* * *

Il m in istro T akan am i, a tale uopo, h a p ro cla m a­


to u n a legge, con cui si ten d e ad im p o rre u n a reli­
gione al popolo nipponico, u n a legge che costringe
gli ed u cato ri delle nuove gen erazio n i a p la sm a re del­
le coscienze tim o rate di Dio e dello S tato, cred en te
in u n p a d re celeste che punisce i cattiv i con l’in fem o
e p rem ia i buoni col parad iso , u n a legge-decalogo che
a n n ie n ta la v ita te rre stre , e rip o n e ogni sp eran za
n e lla v ita fu tu ra , u n a legge in so m m a che te n d e a fiac­
care le giovani crescen ti energie, in cu lcan d o loro la
m orbosa rasseg n azio n e passiva, d e leteria ed a n n ie n ­
ta tric e del cristianesim o.
N on p erd iam o ta n to tem po a d im o strare la tesi
assiom atica p e r cui la m o rale è in d ip en d en te d alla
religione; poiché m orale e religione sono in a n ta g o ­
nism o fra loro, sebbene vi po ssa essere an ch e u n a m o­
ra le della religione, ché in fondo u n a m o rale l ’h an n o
an ch e i la d ri e gli assassini, che ren d en d o la rag io n e
docile alle loro inclinazioni, si con fo rm an o u n a co­
scienza che ap p ro v a il loro g en ere di vita. Ben osser­
v a F euerbach: Le leggi divine sono assu rd e ed im ­
m orali, e cagione d ’ipocrisia, non potendosi re s ta re
uom ini senza n e g a re dio; chi vuole av v icin arsi a dio
cade in azioni in n a tu ra li, e u m a n a m e n te p arlan d o ,
im m orali, com e lo p ro v a la sto ria di tu tte le religioni
in generale, e q u ella del cristian esim o in partico lare.
Prem esso tu tto q u a n to so p ra ab b iam o esposto, e
d a te le circostanze di tem p o e di luogo, il M ikado,
non può a sso lu ta m en te riu scire nel suo intento. Ed

219
in fatti, no n è stato d im o strato m irab ilm en te, d a p en ­
sato ri e d ialettici di vaglia, che la religione ra p p re ­
se n ta l’in fan z ia dell’u m a n ità, che essa è u n p riv ile­
gio, se così si può ch iam are, d ell’u m a n ità in fan tile?
La religione potè g erm o g liare e feco n d are lib eram e n ­
te n ella p rim a fase dell’evoluzione u m a n a, nel cosid­
d etto "stato di n a tu r a ” dell’uomo, nel tem po stesso
che g ettav an o le b asi l’istituzione econom ica della p ro ­
p rie tà p riv ata, e l’istituzione politica del governo, solo
p erché la cre d u lità e ra lo stato n a tu ra le della m en te
dell’uom o d ’allora, com e lo è an co r oggi, in tu tte le
m en ti rozze, povere di associazioni di idee, scarse di
c ap a cità volitiva, non disciplinate d a m etodi scienti­
fici, p e r cui accettan o facilm en te ogni id ea non con­
tra d d e tta . E S p en cer h a d im o strato n ei suoi p rin cip i
di psicologia com e legge g en era le del pensiero, il
fa tto p e r cui ogni idea non c o n tra d d e tta , ogni idea
non p o n d e ra ta e p a ra g o n a ta con a ltre te n d en ti a d i­
m o stra re il contrario, finisce p e r im porsi com e asso­
lu ta m e n te v era, e a q u asi cristallizzarsi n ella m ente.
Ciò che fu possibile quindi, nei p rim i alb o ri delle
civiltà um ane, in tem pi o rm ai sp erd u ti n ella lu n g a
n o tte dei secoli che offrivano le condizioni n ecessarie
al germ oglio ed a lla v egetazione dello spirito religio­
so, oggi non è più possibile. N eg are ciò, significa n e ­
g a re il progresso n on piccolo fa tto dalle scienze, in
ogni ram o dello scibile um ano.
Si è p a ra g o n a to g iu sta m en te l’uom o selvaggio dei
tem pi prim itivi, e l’uom o rozzo di oggi, al bam bino,
ap p u n to p erch é c a ra tte ri a loro com uni, che d an n o
u n ’im p ro n ta speciale al loro pensiero, sono il m iso­
neism o e la cred u lità, e il m odo di sp ieg arsi fa tti è
cose, n on con arg o m e n ti scientifici, an ch e elem en tari,
m a con delle rag io n i crea te d alla fa n ta sia popolare

220
ed infantile. Il bam bino si co n te n ta della p rim a spie­
gazione che gli si d à su u n fa tto (ad esem pio, si con­
te n ta e n on d o m a n d a di più, q u an d o la m a d re gli
dice che le stelle sono le finestre del cielo) e a cc etta
senza p o n d erare q u alu n q u e fa n d o n ia che gli si voglia
d a re a d in ten d ere (la fiaba della B efan a in form i);
m a q u an d o h a so rp assato il p rim o stadio del suo svi­
luppo in tellettu ale, che m o ralm en te coincide con q u el­
lo fisico, q u an d o suH’im m ag in azio n e fan ta stica , p re ­
vale il rag io n am en to , allo ra non ac c e tta p iù le idee,
i fa tti e le cose che si p resen ta n o a lla su a percezio­
ne ap rio risticam en te, o, com e suol dirsi, ad occhi ch iu ­
si, bensì, a iu ta to dalle cognizioni che già h a assim i­
lato in to rn o a q u ell’ordine di cose, di fa tti o di idee,
confrontandole con a ltre di ord in e co n trario , con q u el­
lo speciale lavorìo della m en te che è ap p u n to il p ro ­
cesso del pensiero, riesce a d e la b o ra re u n ’id ea p ro ­
p ria di quel fa tto o di q u ella cosa p ercep ita, che v a
ad a rric c h ire il p atrim o n io delle conoscenze già ac­
quisite.
O rm ai n o n è p iù u n iv e rsale la te n d e n z a a cred ere
senza prove, m a invece v a sv ilu p p an d o si sem p re p iù
il senso critico capace di a p p rez zare e g iu d icare u n
fatto, u n a cosa, u n ’idea, di se p a ra re il vero dal v ero ­
sim ile e dal falso, la re a ltà d a ll’invenzione. E non
d a ta d a oggi la sch iera in n u m erev o le di scienziati,
filosofi, p en sato ri, o p erai del b raccio e del pensiero
che ag itaro n o sem pre e do v u n q u e la face della civil­
tà, fo rie ra di luce nuova, di tem p i m igliori, a n te si­
g n a n a di u n av v en ire lum inoso, ab b a g lia n te il fosco
passato che volge al tram onto!
O gni esperim en to che te n d a ad im p o rre a d u n
popolo che sia uscito dal suo sta to di n a tu r a e ab b ia
già u n p atrim o n io di cognizioni scientifiche (ed il G iap-

221
pone non è u n popolo selvaggio, m a com e i fa tti di
oggi e la su a sto ria ci d im ostrano, u n popolo in te l­
ligente che h a vivo il sen tim en to proprio, a m an te
del nuovo ed avido d ’istru irsi) è co n d an n a to a fallire.
D ella religione si può d ire quello che K ropotkin
dice dello Stato. In fatti, ci si p o treb b e o b ie ttare che in
fondo nel popolo giapponese, u n a la rv a di sp irito r e ­
ligioso c’è e q u in d i la n u o v a religione eclettica, è u n a
rifo rm a. E noi di rim an d o p o trem m o ric o rd a re che le
rifo rm e di q u alsiasi ordine, lascian o il tem po che
trovano. Il C ristianesim o che è p u re u n a rifo rm a im ­
piegò tre lu n g h i e penosi secoli p e r afferm arsi, in
u n ’epoca che può c h iam arsi in fan tile p e r l’u m a n ità,
p a ra g o n a ta a ll’epoca in cui viviam o. E L utero potè
tro v a re dei seguaci solo p erch é seppe colpire la ch iesa
apostolica catto lica ro m a n a n el suo p u n to p iù debole
e p iù evidente: la dissoluzione del suo clero.
A vanti, dunque, a v a n ti sem pre, m arciam o im p a ­
vidi e baldi pioneri del n o stro ideale, nel lo n tan o
G iappone! A vanti! Né persecuzioni di sbirri, n é a n a ­
tem i di p re ti v a rra n n o a d a rre sta rlo . L’id ea cam m ina!
A nche il G iappone h a av u to i suoi S p artach i, a n ­
che il G iappone h a av u to i suoi F errer, che d all’alto
del patibolo, con la voce di m ille petti, alle plebi do­
lo ra n ti gridarono: Banzai! Banzai!
« C. S. » (13 a p r il e -4 m aggio 1912)

222
A CHE SERVE IL CATECHISMO

L’articolo di A rsenio: « A che serve il catechism o »


p a lp ita di attu a lità .
La n e ra legione dei d ila n ia to ri delle coscienze, dei
m a stu rb a to ri dei cervelli, si lev a in arm i, a b a n d ir
la s a n ta cro ciata contro i n em ici d i ogni dio.
Tem po fa leggevo che u n vescovo o m onsignore
che fosse, si scag liav a fu re n te co n tro i d en ig ra to ri
dei sa cro san ti d ettam i di n o s tra m a d re chiesa, ele­
van d o u n alato inn o apologetico alle sue fedeli peco­
relle che, poverette, novelle m a rtiri del C ristianesim o
della p rim a o ra rim angono, m a lg rad o le persecuzioni
odiose della n u o v a inquisizione la ica ed atea, bald i
difensori della fu lg en te fede di Cristo.
E paron Bepi, in u n a rece n te le tte ra al Cardinal
C avallari, in v itan te gli scagnozzi a lla riscossa, così si
esp rim ev a in d ig n ato e com m osso a ll’u n tem po: « Di­
n an zi a d u n fa tto così g rav e q u ale si è l’ostracism o
dell’in seg n am en to religioso d alla scuola, che racch iu d e
in sé u n vero a tte n ta to ai sacri d iritti della g ra n d e
m a g g io ran za dei g en ito ri ita lia n i av e n ti im a fede ed
u n a coscienza d a la sciare in reta g g io ai p ro p rii figli,
e ra ben n a tu ra le u n a reazio n e u n an im e, collettiva,
energica, q u asi u n a concorde le v a ta di scudi d a p a rte
dei cattolici ».
È u n a sfida, du n q u e, u n a sfida a p e rta m e n te b el­
licosa a chi, contro le im posizioni dei governi, lo

223
s fru tta m e n to dei pad ro n i, le ignom inie dei p reti, n o n
tro v a la p assiv a rasseg n azio n e c ristia n a degli um ili
devoti del buon dio. Ed allora: s b a rra contro sb arra.
M en tre gli a ra ld i della lo tta a n ti p retin a, che do m an i
p o tra n n o essere i facili eroi della sesta g io rn ata, si
affan n an o ad o rg an izzare le agenzie eletto rali, sp e tta
a noi intensificare la n o s tra p ro p a g a n d a a te a e razio ­
n alista, a s ra d ic a r d alla m en te degli ad u lti le salde
rad ici della m a la p ia n ta, a d im pedire che nelle co­
scienze e nelle m en ti delle nuove gen erazio n i p re n d a n
v ita e vigore.
E però la discussione che A rsenio a p re sulle co­
lonne della Cronaca è di v itale im p o rtan za, sì d a r i­
chiedere l’adesione ed il co n trib u to dei n o stri m igliori.
Ecco in ta n to il mio m odesto p arere.
A rsenio esprim e l’opinione che l’in seg n am en to del
catechism o nelle scuole elem en tari, riesce u n d an n o
p e r la religione. E adduce, a giustificare q u e sta su a
afferm azione, il fa tto che le m en ti dei b am b in i sono
« facili alla m eraviglia, alle in terro g azio n i » rag io n
p e r cui to rn an d o a casa, dopo u n a lezione di c a te ­
chism o, sono in d o tti a te m p e sta re di do m an d e il p a ­
d re sulle evidenti con trad izio n i che nel catechism o si
risco n tran o . Sicché il p ad re, antireligioso, può facil­
m en te s b u g ia rd a re le m enzogne religiose ed « ed u ca re
il fan ciullo a m odo su o » . Ne vien fuori, in ta l guisa,
u n anticlericalism o p iù saldo e p iù sicuro.
Se sono logiche e positive le prem esse, a m e p are,
che le deduzioni siano azz ard ate . Ed eccone le ragioni.
G iova qui ric o rd a re i c a ra tte ri speciali della v ita
in tellettu a le n ei b am b in i e cioè il misoneismo, la cu­
riosità, la credulità, od, in a ltri term ini, la resisten z a
che oppongono ad assim ilare idee nuove, il desiderio
ta lv o lta p u n g en te di conoscere cose nuove, la te n d en za

224
a d a c c e tta re com e v e ra e p ro v a ta ogni cosa che loro
v e n g a detto, specialm ente se da persona seria e colta
che gode la loro stim a e il loro rispetto.
Q ueste q u a lità speciali alle m en ti dei b am bini, in
a p p a re n z a c o n tra d itto rie f r a loro, acco m u n an o la loro
v ita in tellettu a le con q u ella degli u om ini rozzi, incolti
e prim itivi.
N ella v ita in tellettu a le di q u esti ultim i, com e in
q u ella dei bam bini, è risap u to , esercita il predom inio
rim m ag in azio n e. Essi non san n o d ista ccare la loro
p e rso n a lità dalle a ltre cose che li circondano, e c re ­
dono che ab b ian o u n a sensibilità, u n a volontà, u n a
v ita com e l’h an n o loro. Sono in cap aci di v a lu ta re e
co o rd in are i fa tti e riconoscere l’im possibile d al pos­
sibile, il m ezzo d al fine, la c a u sa d a ll’effetto.
O ra q u esti c a ra tte ri p ecu liari che, ren d en d o pos­
sibile il predom inio dell’im m aginazione su lla rag io n e
n ella v ita m en tale degli uom ini prim itivi, fecero n a ­
scere e vivificare nelle loro m e n ti lo spirito religioso,
com e d im o stra c h ia ra m e n te F euerbach, n el suo p ro ­
fondo studio sull’ « Essenza della religione », oggi fa n ­
no sì che ta le spirito religioso p re n d a v ita nelle m en ti
dei fan ciu lli e non esuli d a quelle degli uom ini.
Insigni psicologi e p ed ag o g isti afferm an o che « la
m en te degli uom ini rozzi, com e q u ella dei fanciulli,
si a p p a g a di più — nello sp ieg are le cose — delle
rag io n i che sono c rea te d a lla im m aginazione in fan tile
e popolare, che non delle spiegazioni anche più sem ­
plici tolte dalla scienza. Così si esprim e il p ro fesso r
P ellettieri n ella su a psicologia pedagogica: « Il b a m ­
bino preferisce che gli si dica il sole che v a a n a n n a ,
che n on che gli spieghi com e esso tra m o n ta . A nche
q u an d o egli è fecondo di ” perché ” rim a n e in p a rte u n
im m ag in ativ o ».

225
E, i preti, e ch i con i p re ti h a u g u ali in teressi ed
u g u a li privilegi d a so sten ere e d a difendere, che co­
noscono a fondo le q u a lità p ecu liari che differenziano
la v ita m e n tale dei fan ciu lli d a q u ella degli uom ini
a d u lti no n ig n o ran ti, ten d e con l’in seg n am en to del
catechism o nelle scuole elem en tari, a p la sm are le
m en ti in sviluppo, secondo i voleri della chiesa, in ­
culcando in esse il cosidetto spirito religioso, la c re ­
denza, il risp etto e la devozione cioè a d u n essere su ­
prem o, a d u n a vo lo n tà so p ra n n a tu ra le , c rea trice e
p a d ro n a di tu tto ciò che è in cielo, in te r r a e in ogni
luogo.
Essi san n o altre sì che u n a vo lta sem in ato il g e r­
m e in san o in quel v erg in e terren o , le rad ici non ta r ­
d e ra n n o a g erm o g liare e a p ren d ere tale fo rza sì che
solo lunghi, re ite ra ti ed in ten si sforzi p o tra n n o poi
svellere.
E potrem m o co nvincercene facendo u n esam e in ­
tro sp ettiv o in noi stessi che u n giorno credem m o al
buon dio e alla m ad o n n a.
Dice G ori n ella su a « Morale Anarchica » che l’u o ­
m o è figlio dell’educazione che riceve d a fanciullo.
Noi am m ettiam o con A rsenio che il fan ciu llo h a
fre tta di conoscere, di im p a ra re , che i fan ciu lli sono
ricchi di « perché? », m a su fatti, su o g getti che c a ­
dono sotto la loro d ire tta osservazione, e di rad o su
a rg o m e n ti che h a n n o a ttin e n z a con la v ita m orale,
in te lle ttu a le o sociale degli uom ini.
In m a te ria di religione, ap p u n to p erch é il fanciullo
n o n h a idee proprie, n o n h a cognizioni scientifiche,
an ch e elem en tari, che siano in an tag o n ism o con ciò
che a lui in seg n a il m a estro di religione, che f r a l’altro
e sercita sull’allievo u n g ra n d e ascendente, ac c e tta sen ­
z ’altro, com e asso lu tam en te vere, le afferm azio n i del

226
m aestro, le quali, ripeto, n o n ta rd a n o a cristallizzarsi
n ella s u a m ente.
È ra ro il caso che u n fanciullo, dopo u n a lezione
di catechism o, to m i a casa a m o stra re al p a d re il d u b ­
bio su ciò che il catechism o a fferm a e a d o m a n d are
spiegazioni in proposito.
M a d a to anche, e n o n concesso, che ciò avvenga,
e spesso, rim a n e a d iscu tere la c a p a cità del p a d re a
c h ia rire il dubbio n a to n el cervello del suo b am b in o
e a m o stra re quale e dove è la v e rità vera.
N on dim entichiam oci che la discussione si a g g ira
su lla scuola elem en tare e p ro p ria m e n te su lla cosidet­
ta scuola popolare, c h ia m a ta ap p u n to così p erch é fre ­
q u e n ta ta d ai figli del popolo.
È doloroso con statarlo , m a p u rtro p p o è vero che
se la m a g g io ran za degli o p erai è p e rv a sa dal p iù g retto
spirito religioso sì d a f a r s e n tir fo rte in loro il b i­
sogno di estrin secarlo con le p iù goffe form e del culto
esteriore, la q u asi to talità, an ch e quelli che si dicono
o m a g a ri sono an ticlericali e antireligiosi, si tro v an o
p ersino n ella in c ap acità di d a re ch iare ed e sa tte spie­
gazioni che giustifichino ed afferm ino il loro an tic le ri­
calism o o il loro ateism o. F iguriam oci poi se si t r a t ­
tasse di d ileg u are u n dubbio sorto n ella m en te di u n
fanciullo ed a n n ie n ta re tu tto ciò che al fan ciu llo il
m a estro h a insegnato, affinché si cancelli del tu tto
l’im pressione che n ella m en te d i esso e ra si p ro d o tta.
E q u a n d ’an ch e q u e sta ca p a c ità vi fosse, oggi co­
m e oggi, a m e p a re che l’istru zio n e e l’educazione sco­
lastiche ab b ian o pel fanciullo u n v alo re m ag g io re di
quelle dom estiche. S ia p e r l’ascen d e n te che il m aestro
e sercita sull’allievo; sia p erch é l ’in seg n am en to del
m a estro che h a fa tto stu d i speciali di pedagogia, di
m etodica e di didattica, è p iù o rd in ato e coordinato.

227
Q ueste sono le rag io n i p e r cui io credo sia p re s­
soché assu rd o a fferm are che l’in seg n am en to del c a te ­
chism o fa n ascere « u n c o n tra sto f r a l’istru zio n e do­
m estica e q u ella confessionale, d al q u ale v ien fu o ri
u n anticlericalism o p iù saldo e p iù sicuro che d a q u a l­
siasi altro m etodo di p ro p a g a n d a ».
D’accordo con A rsenio che la religione com e m a ­
te ria di studio è sem p re u n a cosa in teressan tissim a,
m a solo e so ltan to com e m a te ria di studio, agg iu n g o
io. P e r me, u n ’analisi, u n a d isam in a, u n a critica del­
l’essenza e delle fu nzioni della religione, può riu scire
v alid a ed utile solo q u an d o n o n sia p iù l’im m ag in a­
zione ad esercitare il predom inio n ella v ita m entale,
m a la ragione.
« C. S. » 30 n o v em b re 1912

228
LA BEFFA È COMINCIATA

Le elezioni g en era li dei 508 ra p p re s e n ta n ti del­


l’italo popolo sovrano, sono defin itiv am en te fissate p e r
l’o tto b re prossim o ven tu ro . Lo sap ete tu tti. A nche se
in tu t t ’a ltre faccende affaccen d ati, n o n vi foste d a ta
la b rig a di ap p u rarlo , la v o stra atten zio n e sareb b e
s ta ta ric h ia m a ta sul g ra n d e avvenim ento, d a lla re c la ­
m e chiassosa, con cui lo p re a n n u n c ia n o i g io rn ali u f­
ficiosi ed ufficiali d ’ogni p artito , p iù o m eno sald am en te
costituito, ed i g io m alu co li di p ro v in cia delle co nven­
ticole che in festan o ed im p estan o il bel suolo d ’Italia.
Così com e le v etrin e scin tillan ti di n in n o li e gioielli,
vi an n u n cian o il N atale che si approssim a, così com e
sor C a p a n n a strim p ellan te su lla c h ita rra le nuove c a n ­
zoni, nei crocicchi di T rastev ere, a n n u n c ia ai ro m an i
buon tem poni il prossim o carn ev ale.
In vero, la lo tta eletto ra le non è che u n a c a rn e ­
v alata. Né più, né meno.
Io non sono m ai stato u n can d id ato alla m e d a­
g lie tta (fra p aren tesi, ho u n a c e rta rip u g n a n z a a p e n ­
sa re che u n giorno p o trei esserlo), n o n è q u in d i u n ’in ­
d ag in e in tro sp e ttiv a che m i f a p a rla re . M a, an ch e p e r
averlo sentito dire d a p erso n e co m p eten ti in m a te ria ,
son convinto che la vigilia d ella lo tta eletto rale è pel
candidato, ciò che le an tiv ig ilie della b efan a, sono p e r
u n m arm occhio dodicenne, o p re ss’a poco. C an d id ati

229
am bedue. L’ u no alla com piacenza dell’ elettore, co­
sciente, l’altro alla com piacenza del b u o n p ap à. La
stessa ansia, la stessa a ttiv ità feb b rile si im p ad ro n a
di loro.
Il m arm occhio cerc a di f a r d im en ticare a l babbo
q u alch e scap p ata, sforzandosi a com piere ciò che in
gergo proprio si d ireb b e u n a b u o n a azione. Il can d i­
d ato a d ep u tato cerca di can cellare le p a rtite n e re del
suo passivo, sciorin an d o le sue alte doti di m en te e
di cuore, rico rd an d o i n u m ero si no n ch é im p o rtan ti
servigi, resi al re, alla p a tria , al p artito , a ll’ideale, e
al popolo sovrano, a seconda se la p ia tta fo rm a è de­
c o ra ta con i tre colori, o col d rap p o rosso tu t t ’u n fo n ­
do. La le tte ra d ’a u g u ri e di rav v ed im en to che il m a r­
m occhio n asconde sotto il p ia tto di p a p à d u ra n te la
cen a trad izio n a le d ella vigilia di N atale, è il discorso
p ro g ram m a che il can d id ato p re s e n ta ai suoi eletto ri
la vigilia del g ra n d e cim ento che d ecid erà delle sue
sorti.
In am bedue i casi, viene con iu g ato con in so lita
fre q u e n z a il verbo proporsi.
C’è u n ’a ltra som iglianza. In fa tti il popolo sovrano,
che al d ep u tato h a la rg ito i suoi suffragi, l’in d o m an i
dell’elezione, viene a tro v a rs i n ell’id en tica posizione
in cui im m an cab ilm en te viene a tro v a rsi il babbo, che
al suo m arm occhio h a la rg ito i balocchi. A m bedue ri­
m angono con u n palm o di naso. P erché il bab b o non
ta rd e rà a d accorgersi che i propositi di suo figlio sono
rim a sti tali, com e l’eletto re dovrebbe acco rg ersi che
ta li sono rim aste le p rom esse del neo d ep u tato . P a s­
s a ta la festa, g ab b ato lo santo, dice l’an tico proverbio.
E, a q u a n to p are, q u ei n o stri nonni, la sap ev an più
lu n g a del popolo so v ran o del secolo ventesim o, che
alle prom esse ci cred e an co ra. Non com e u n a vo lta
però, bisogna dirlo in om aggio alla v erità.

230
« Il vero è che n el p aese n o n si h a n n o speciali
p revenzioni contro i singoli d ep u tati, m a esiste lo scet­
ticism o, il pessim ism o co n tro il regim e p a rla m e n ta re .
Se i d e p u ta ti no n se n e accorgono, ciò significa
che n on m an ten g o n o a sufficienza il c o n tatto col
p aese ».
Q u an to sopra, n o tate, n o n è il p a rto d ella p e n n a
di u n anarchico. È la co n statazio n e, an c o ra sen za d u b ­
bio, fa tta d a ll’onorevole C olaianni, n e lla to r n a ta p a r ­
la m e n ta re del 3 G iugno 1913.
L’u ltim a lo tta eletto rale di Rim ini, è v e n u ta a r i­
b ad irla.
Su 7 m ila iscritti nelle liste eletto rali se n e son
p re s e n ta ti alle u rn e so ltan to 700. P ochini davvero. E
d ire che i can d id ati in lizza era n o u n rep u b b lican o ed
u n socialista. P roprio quelli che g rid av a n o Yeureka
al suffragio allarg ato , che av reb b e fin alm ente rid a to
u n a coscienza ed u n a fo rza al p ro le ta ria to avvilito e
m a stu rb a to dagli e sa lta ti della rivoluzione catastrofica.
P reoccupati p e r q u esti fa tti sintom atici, i c a n d id ati
alla p ro ssim a leg islatu ra, son scesi in cam po con r in ­
n ovellato ard o re, sp eran zo si di p o te r sv eg liare l’a s­
so n n ato corpo elettorale, che in d u g ia ad a ffe rra re q u el­
l’a rm a terribile che è la scheda.
È u n affa n n a rsi insolito di tu tti i p artiti.
Il p a rtito socialista h a in d e tto p e r la p rim a dom e­
n ic a di settem b re u n a g ra n d e m an ifestazio n e in tu tti
i collegi eletto rali d ’Italia. È la g ra n d e m a n o v ra che
precede la g io rn a ta cam pale.
Noi a n arc h ici siam o astensionisti. Noi d ella poli­
tic a abbiam o u n sacro orro re. Come diceva a i suoi
bei tem p i la b u o n a a n im a di A n d rea Costa, ci fa re m ­
mo il segno della croce se l ’esorcism o v alesse a d a l­
lo n ta n a re d a noi la p o litica com e l’a c q u a s a n ta d al
diavolo.

231
Però, se noi no n scendiam o n ella lizza eletto rale
com e p a rte co n ten d en tesi il suffragio del popolo so­
vrano; io credo che oggi p iù che m a i dovrem m o r a d ­
d o p p ia r d ’en e rg ia p e r m o stra re al popolo che accorre
n ei com izi eletto rali l’inefficienza, la vacu ità, l’in u ti­
lità d ella lo tta in p arlam en to , così com e i can d id ati
dei p a rtiti politici e il loro g regge si fan n o in q u a ttro
p e r ipotecare la d ab b en a g g in e di P antalone.
Q ueste divagazioni di u n afoso pom eriggio del
luglio m orente, non h a n n o che la m o d esta p re te sa di
d a re lo sp u n to ai n o stri m igliori, p e r iniziare, an ch e
nei g io rn ali n o stri d ’A m erica, u n a vigorosa c a m p ag n a
a n tip a rla m e n ta re .
« C. S. » 9 agosto 1913

232
LA M AFIA ROSSA

Q uando in u n paese a rriv a , ospite grad ito , u n ’a u ­


to rità politica, altolocata, la polizia m e tte l’occhio, so­
spettoso e circospetto, addosso all’an arc h ico p e r in d o ­
v in a rn e gli in ten d im en ti e sp iarn e le mosse.
Così i socialisti. H an n o degli a n arc h ici lo stesso
concetto tap in o dello sb irro e della beghina. Q u an d o
si dice!...
A Chicago è arriv a to , p reced u to d alla reclam e r u ­
m orosa con la quale i n o stri ex cugini sogliono p re ­
se n ta re i loro vessilliferi, l’on. dep. O ddino M orgari,
di rito rn o d al suo lungo e... stavo dicendo penoso v iag ­
gio, a ttra v e rs o l’estrem o oriente. Ed h a p a rla to in u n
com izio in cui il dott. M olinari h a te n u to u n a confe­
re n z a su C esare Lombroso.
F arsi scap p are l’occasione sareb b e s ta ta u n a ba-
lussada e noi an d am m o al com izio con le m igliori in ­
tenzioni di questo mondo. M a m olti socialisti g u a rd a ­
v ano al g ru p p etto degli an a rc h ic i che co n v ersav an o
alleg ram en te, con lo stesso sg u ard o ansioso che il con­
tad in o volge alla n u v o lag lia n e ra che offusca l’oriz­
zonte, sicuro indice di fu tu r a piova. U no di loro, su s­
s u rra v a all’orecchio di u n am ico: Ci sono gli a n a rc h i­
ci e s ta s e ra ci s a rà b u rrasca.
E ran o fìssati n ell’id ea che noi si volesse sabotare
la co n feren za M orgari.

233
E la burrasca venne, m a provocata dagli stessi
socialisti e non dagli anarchici, com e vorrebbe far cre­
dere il redattore della « P a r o la d e i S o c i a l i s t i ». Già,
gli attuali redattori della « P a r o la », hanno ereditato
da Don Beppe Bertelli di infelice memoria, l’abitudine
inveterata di travisare fatti e cose con una disinvol­
tura speciale. Ma non lo raggiungono certo n ell’arte
fine del gesuita e... il trucco rimane scoperto.
Parlò anzitutto Molinari. Alla fine della conferen­
za il sottoscritto domandò se in Gaetano Bresci si ri­
scontravano la anorm alità che distinguono i crim i­
nali e perché i socialisti lo debbano ascrivere fra i
delinquenti (Turati lo chiam ò pazzo).
Citò anche il recente caso M asetti e ne dedusse
che l’affermazione del conferenziere, doversi cioè le
dottrine lombrosiane affermarsi nei secoli, era più che
azzardata, anche perché la scienza non può esim ersi
dal carattere di contingenza e di caducità a cui van
soggetti tutte le cose ed i fatti di questo mondo.
L’oratore rispose che non era il caso di fare un
contradittorio, e aggiungendo qualche insinuazione
contro gli anarchici e l’anarchismo, che m eritava di
essere rilevata. E a tal uopo io m i alzai di nuovo. Ma...
apriti cielo. Quattro c ir ic ia c c o li di Chicago Heights,
m inacciando focosam ente con le mani, mi im poneva­
no di sedermi. E’ questa intim azione che né io, né i
m iei com pagni potevam o e dovevam o sopportare!
Ne nacque un putiferio. Alle grida dei socialisti
si aggiunsero quelle di quattro o cinque social-patriot­
tardi bolsi, per odio verso gli anarchici e per astio ver­
so il sottoscritto. Il redattore della « P a r o la » dice che
il putiferio cessò per incanto quando il dott. Molinari
sfidò a contradittorio qualsiasi anarchico di Chicago,

234
di America e d’Europa. Nientem eno. E così il lettore
ingenuo crede che gli anarchici, dopo tanto chiasso
si siano rintanati mogi, mogi, non appena il dott. Mo­
linari li sfidava all’aspra tenzone.
Già, perché il redattore della « P a r o la » si dim en­
tica di dire che Postiglione rispose ad alta voce che
gli anarchici accettavano il contradittorio.
Il putiferio si calmò invece quando un tale, dalla
redingote ultim a moda (uno di quei tali che tanto per
emergere, sbafare e far brindisi nei banchetti, acco­
m unano con una faccia tosta tutta propria, in un ibri­
do connubio, Mazzini e Cavour, Garibaldi e Pio X,
Marx e Giolitti che lo ha relegato in soffitta) salì sulla
piattaform a ad annunziare che si fosse lasciata par­
lare l’alta a u t o r i t à p o l i ti c a che ci onorava di sua pre­
senza poiché dopo, tutti avrebbero avuto sfogo.
L’uditorio aveva una fregola m atta di sentire
l’onorevole, e l’onorevole parlò. N el suo esordio tentò
di portare il ramoscello d’ulivo che avesse consacrata
la pace fra socialisti e anarchici, mandando un saluto
riverente alla mem oria di Bresci.
Saluto che non ci tornò né grato, né accetto, an­
che se riverente, sapendo da che pulpito partisse.
Morgari tom a dal Giappone; parlò quindi del
Giappone, incantevole più e quanto il nostro paese, e
che a differenza di quest’ultim o ha le casette linde e
pinte che sono un bijou.
Ma guarda il caso strano, alle casette linde e
pinte di quegli operai, fa contrasto la loro squallida
miseria. E alla loro miseria, a sentir l’on. Morgari,
gli operai giapponesi si rassegnano supinamente, cri­
stianam ente, senza un frem ito di ribellione, senza un
lam ento neanche.
L’unico segno della m iseria latente nelle classi la­

235
voratrici, l’offrono i piccoli bambini che nelle scuole
perdono i sensi, e svegliandosi balbettano: Ho fame!
Ho fame!
Sono dunque fandonie lo sciopero dei tranvieri di
Tokio, lo sciopero della gente di mare, con carattere
spiccatam ente rivoluzionario, sono fandonie le conti­
nue agitazioni dei contadini svegliati a nuova vita
dall’apostolato ribelle di Denijro Kotoku?
Ma non bisogna fare meraviglia! Oddino Mor-
gari è andato in Oriente, come un qualunque b u s i­
n e s s m a n e certi m ovim enti non potevano richiamare
l’attenzione della sua m ente, in tutt’altre faccende
affaccendata.
Parlò poi dell’odierno conflitto fra gli Stati Uniti
ed il Giappone. E si fece applaudire, con le sue frez-
zate allo chauvinism o am ericano che rifiuta fra i suoi
ospiti le facce gialle. Ah! come si dim entica presto.
Se quei che se ne andavan in sollucchero alle trovate
retoriche dell’onorevole, avessero ricordato il luogo co­
m une di Morgari: Gli Stati Uniti sono un paese civile,
e gli am ericani sono un popolo libero!
Ci ha parlato anche della colonia italiana di Chi­
cago e il suo pensiero al riguardo è anche il nostro.
Non possiamo far nostra però la lisciata al Console lo­
cale, che non certo per pudore, rifiutò di presenziare
al banchetto per la pace della guerra libica presie­
duta dal capo della Mano N era di Chicago. Andandoci,
il Console si sarebbe trovato in famiglia!
Ha finito inneggiando all’ Arca di Noè di nuovi
tempi, allo zatterone del partito socialista, che acco­
glie tutti, grandi e piccini, poveri e ricchi, anche i
grandi proprietari, anche i grandi borghesi, previa
loro degradazione. Ha finito fra gli applausi e gli urli,
fra il putiferio che è ricominciato, più assordante di
prima, e che mi ha impedito di rivolgere all’onorevole

236
che se ne è an d a to u n a d o m an d a che rivolgo ai suoi
com pagni che rim angono: Se è giusto ed onesto cioè,
che u n deputato, p e r g iu n ta socialista, si po ssa allo n ­
ta n a re dal suo paese p e r due a n n i consecutivi e p e r
in teressi suoi personali, che n u lla rig u a rd a n o quelli
dei suoi ra p p re se n ta ti, sen za sen tire l’elem en tare do­
vere di rim e tte re il m a n d ato politico nell m a n i di chi
glie lo av ev a affidato (1).
U m berto Postiglione.

Il re d a tto re della « P aro la », in u n a n o ta stile S er­


ra ti di tu rp e m em oria, in c ita i 150 o 200 socialisti di
Chicago a p re n d e re a sed iate in u n ’a ltr a occasione i
7 o 8 rom picom izio di professione, che h a n n o m a n ­
d ato a m onte la cerca p ro -P aro la che e r a nelle in te n ­
zioni di fa re dopo il comizio. V eram e n te 1’ occasione
q u e sta volta e ra p ro p izia p e r loro: le sedie era n o più
che m ovibili e di legno duro.
Chissà, in u n ’a ltr a hall, le sedie p o treb b e ro essere
fisse od im bottite; e n o i po trem m o cav a rcela liscia!
Il Dott. M olinari sa che noi non an d am m o al co­
m izio con l’intenzione di g u a s ta re la festa, d al m om en­
to che io stesso, p e r incarico del C. di S. S. di C hicago
H eights lo avevo in v itato a te n e re q u alch e co n feren za
scientifica in questo sobborgo.
N on siam o d u n q u e rom pi-com izio di professione,
e alle conferenze socialiste an d rem o com e ci siam o a n ­
d a ti p e r il passato, a dire c h ia ra e n e tta la n o s tra opi­
nione. I 150 o 200 socialisti che credono di p o terci m e t­
te r fu o ri a sediate, con la stessa facilità con cui m et­
tono la scheda n ell’u m a , si ricordino di u n an tico ada-

(1) Morgari ha rassegnato il mandato ma non vollero ac­


cettare le dimissioni nè la Camera nè gli elettori, se non erria­
mo. (N.d.R.).

237
gio: I pifferi di m o n ta g n a a n d aro n o p e r so n are e fu ­
rono sonati.
Q u a n ti sarem o a p a ra re le spalle alle sed iate (m e­
no m ale che si lim itan o ad u s a re le sedie, b o n tà loro)
d ell’a rm a ta socialista? p ro p rio 7 o 8 com e credono q u el­
li della P arola?
Non so, non voglio saperlo.
Io conto p e r uno. E a rriv e d erci a Filippi!
« C. S. » 7 giugno 1913

238
IL GIUDICE

Fra gli strumenti più m alvagi che il potere ha esco­


gitato per imporre la propria tirannia, quello del giu­
dice è uno dei più abili e dei più feroci.
Un uomo che non ha nessuna superiorità intellet­
tuale o morale sugli altri uomini, che anzi, rispetto a
questa facoltà, è spesso uno dei m eno favoriti da m a­
dre natura, è chiam ato e pagato per giudicare gli atti
dei suoi simili, determ inarne il valore criminoso e di­
spensarne il relativo castigo.
Come principio è già un assurdo che un uomo o
un tribunale qualsiasi, composto pure di più uomini,
abbia il potere di giudicare e sentenziare in nom e della
società tutta intiera che si dice offesa; m a non è su
ciò che voglio trattenermi: uom ini di ingegno elevato
e di dottrina hanno già largam ente trattato tale argo­
mento, dimostrando la fallacia e l’ingiustizia del si­
stem a giuridico, m a intendo solo occuparmi del giu­
dice nella sua qualità di servo della legge, di quest’es­
sere senza cuore che solo perché siede ad un banco
più elevato può con un tratto di penna m andare in
galera un infelice che per quanto m ale abbia fatto,
sarà sempre più degno di com m iserazione di colui che,
a m ente fredda, senza aver ricevuto alcun torto, con­
danna spietatam ente.
Quando un uomo entra n ell’ingranaggio giudizia­
rio, cessa di essere parte dell’umanità, per diventare

239
un’automa del codice penale, un fabbricante di delin­
quenti.
Perché il giudice non si cura di esam inare se ab­
bia davanti a sé un innocente o un colpevole, no; egli,
una volta che si trova di fronte ad un arrestato, un
processato, ha già la convinzione che quell’uomo è un
colpevole; si tratta solo di sapere in qual grado lo sia,
si tratta di mettere insiem e tutte le prove possibili per
mostrarlo più che atto a compiere quel dato delitto
e quindi tutti i cavilli servono, tutti gli indizi acqui­
stano valore di prove irrefutabili agli occhi dell’inqui-
sitore, il quale fa ogni sforzo per perdere il suo uomo.
Ed è in quest’opera di giustizia selvaggia che si
esercita con morbosa ferocia il m agistrato e lo fa con
calcolo infame, perché, più sarà severo e più acqui­
sterà considerazione, e più presto sarà portato a co­
prire cariche più lucrose.
Perché il m iglioram ento della sua condizione è ri­
posto nella capacità e la capacità consiste nelFinfierire
più spietatam ente sulle vittime.
Ed egli compie questa m issione perversa con un
cinismo ributtante.
Non pensa che può avere innanzi a sé un inno­
cente o una vittim a della società, spinto a com piere un
dato atto in una data inevitabile circostanza della v i­
ta, non pensa che dietro a quell’imputato vi è una fa ­
m iglia che è tratta alla disperazione dalla più nera m i­
seria e dal dolore, non pensa che una condanna non
ripara a nulla, m a pensa egli solo che quella è una
propizia occasione per accrescere il merito proprio e
pesa il più che può sulla bilancia, perchè più feroce
sia la condanna.
Non pietà per il disgraziato che ha dinnanzi, non
pietà per i suoi m iseri figli rimasti senza padre e senza

240
p ane, non p ie tà p e r la sposa desolata, p e r la vecchia
m a d re uccisa d al dolore; la p ie tà sareb b e u n delitto
p e r u n buon giudice il cui m a g g io r m erito è quello di
n o n av ere sentim ento um ano.
A nche lo sg h erro che d à la caccia all’uom o, che
a r re s ta ciecam ente è u n essere abietto; m a alm eno
q u esti n ell’eseguire il suo m a n d a to m e tte ta lv o lta la
su a v ita in pericolo, deve p u re av ere u n a d a ta dose di
coraggio, m a il giudice che seduto su u n o scran n o im ­
bottito, p ro n u n cia u n a co n d an n a, n o n h a bisogno di
n essu n coraggio, p erch è n o n co rre n essu n pericolo:
egli colpisce, certo di n o n essere colpito, egli uccide,
sicuro di non essere punito.
Q uest’essere che cerca il d elin q u en te p e r punirlo,
è d iv e n tato egli stesso il peg g io r d elinquente: u n la ­
dro, u n assassino a v rà d an n eg g iato u n a, due, dieci,
v en ti fam iglie, m a il n u m e ro delle fam iglie ro v in ate
dalle sentenze di u n giudice è incalcolabile.
E ppure h a a n c h ’egli u n a fam iglia, h a av u to u n
p a d re e u n a m a d re che l’h a n n o am ato , h a u n a sposa
e dei figli che lo am ano, lo ab b raccian o .
M a io penso com e può sen tirsi l’an im o tran q u illo
q u an d o rin c a sa alla sera, dopo av ere m a n d a to in g a ­
le ra u n infelice? com e può ab b ra c c ia re la sposa, b a ­
ciare i figli, q u an d o egli sa che p e r o p era su a in quel
m om ento u n ’a ltra sposa si d ib a tte nel dolore p iù c ru ­
dele p e r la co n d an n a del suo com pagno, e degli a ltri
figli sono g e tta ti alla elem osina, sp in ti a n c h ’essi su lla
v ia del delitto o della p ro stituzione?
Se m e n tre egli è circo n d ato d a ll’affetto della su a
fam iglia, u n uom o che, con p iù rag io n e di lui, si di­
cesse in d iritto di fa re g iu stizia di u n delin q u en te, lo
stra p p a sse d a lla s u a casa e lo tra e sse in u n carcere,
che cosa n e p ensereb b e?

241
Ma per questa razza di delinquenti non c ’è giu­
stizia, c ’è com pleta im punità ed è per questo che non
temono altra cosa che di essere troppo poco crudeli.
Con tutto ciò vi sono dei m om enti in cui un go­
verno qualsiasi stim a che questi esseri pervertiti non
siano abbastanza feroci contro degli im putati e allora
ne cerca dei peggiori.
Ma dove si può trovare un anim ale dalle forme
um ane che sia più crudele di colui che vive del m estie­
re di riempire di condannati le galere, di elem osinanti
le vie, di prostitute i postriboli? Dove trovare degli es­
seri che siano più spietati di un giudice? N el m ilita­
rismo.
È in questo centro della violenza glorificata fra
questi eroi del ferro e del piombo che il governo trova
l’elem ento che risponde al suo desiderio.
Il governo italiano è quello che ha usato più di
tutti gli altri governi di questo sistem a per colpire più
spietatam ente i suoi nem ici politici e il popolo stanco
di oppressione e di miseria.
E i bravi soldati, i custodi della nazione, i salva­
tori della patria si sono assisi negli scranni dei giu ­
dici ordinari e hanno fatto il possibile per superarli
in crudeltà e vi sono perfettam ente riusciti.
Ciò è naturale: un organism o com e l’esercito do­
veva raggiungere il m assim o grado di brutalità e l’ha
raggiunto esercitando la più vile m issione che possa
compiere un soldato: quella di colpire senza sfoderare
la spada.
È la vigliaccheria esercitata dal codardo giudice,
dal vecchio impotente, inebetito che viene compiuta
dal soldato, dallo spavaldo armigero collo stesso ci­
nismo, m a con m aggiore crudeltà e viltà.
Ma al di sopra di questi giudici pagati e decorati
vi è un giudice veram ente giusto ed è il popolo.

242
Sì, questo popolo, il q u ale soffre tu tte le m iserie,
tu tti i dolori, so p p o rta tu tte le prepotenze, fin irà di
soggiacere a lla legge d ella p rep o ten za, fin irà di la sc ia r­
si op p rim ere d a u n b ran co di p rep o te n ti e di vili e con­
cep irà il suo giudizio su tu tto e su tu tti e se g n e rà la
co n d a n n a dei suoi p ersecu to ri.
A llora i giudici s a ra n n o a loro v o lta giudicati, m a
non s a rà il giudizio del m alvagio, del venduto, dell’a s ­
sassino che p e rp e tra u n nuovo delitto p e r pu n ire; m a
s a rà il giudice vero e leg ittim o che sb a ra z z e rà la so­
cietà d a q u esti v erm i velenosi, sp azzan d o v ia tu tti i p ri­
vilegi in fo rza dei q u ali h a n n o in q u in a ta la società.
S alu tiam o e p rep ariam o ci a questo giudizio su p re ­
m o e la giustizia trio n ferà; il giudizio s a r à la riv o lu ­
zione sociale, la giustizia, il com uniSm o anarchico.

« C. S. » 29 g en n aio 1916

243
INTENDIAMOCI BENE

Fra le molte deliberazioni addottate nella seconda


conferenza socialista di Zimmerwald, una suona così:
« Ogni volta che la classe operaia rinuncia alla lotta
di classe e si rende solidale con i suoi sfruttatori, e
subordina le sue aspirazioni a quelle dei governanti,
e delle classi dirigenti, essa allontana il suo bersa­
glio... ».
Bravi i socialisti: battiam o le mani.
Ma intendiamoci bene: non si rinuncia alla lotta di
classe soltanto aderendo col pensiero o partecipando
di persona alla guerra voluta e dichiarata dai gover­
ni; bensì tutte le volte, che in un modo o n ell’altro, si
scende a patti con le classi dominanti, sia in tempo
di guerra, sia in tempo di pace.
Il socialismo legalitario e parlam entare, ad esem ­
pio, è di per se stesso la rinuncia alla lotta di classe.
Perché legiferare assiem e agli altri partiti costitu­
zionali nei parlamenti, non significa punto lottare con­
tro il governo, m a collaborare con esso alla conserva­
zione del sistem a vigente.
Non si serve il governo soltanto schierandosi al
suo fianco nei m om enti di crisi, m a altresì riunciando
alla lotta diretta, durante i lunghi periodi cosiddetti
di pace e che pel governo sono di preparazione bellica.
L’opposizione, a fatto compiuto, non sarà m ai effi­

244
cace, quando è fatta da chi, come i socialisti, non fosse
che col loro silenzio, si son resi complici dell’attore
principale, in tal caso il governo, mentre quest’ultimo
si apprestava all’azione.
Anche se sfugge alla responsabilità penale, non
sarà m ai un eroe colui che ha visto un mafioso appo­
stato all’angolo della strada per accoppare un passan­
te, potendo avvisare quest’ultim o di'; guardarsi le spal­
le, e non lo fa, e poi corre a far la spia mentre l’assas­
sino se la dà a gam be e il colpito boccheggia sul sel­
ciato.
La responsabilità dell’infam e m acello non ricade
soltanto su coloro che in un m om ento di aberrazione
si lasciarono trasportare alla deriva, dando incondi­
zionatam ente la loro adesione alla guerra, m a pure su
quelli che per anni ed anni, con la fam igerata politica
«dei com pensi» e «lasciar p assare», chiusero un oc­
chio e m agari tutt’e due e non impedirono che il go­
verno si armasse.
Non lo potevano impedire, diranno essi. Ed allora
che ci stanno a fare lassù? Che se ne escano i buffoni
se non c ’è niente da fare.
Voi che di questioni legali vi intendete molto, do­
vreste saperlo: nel caso vostro, egregi signori sociali­
sti, se im a legge contem plasse un caso simile, essa
avrebbe f o r z a r e t r o a t t i v a .
Chi ha votato per gli arm am enti, chi ha tenuto il
sacco al governo per tanto tempo, non può im pancarsi
ad accusatore senza farci la figura di un incosciente
o di un ipocrita.
L’interventism o rosso di oggi e il collaborazioni­
smo socialista di ieri, convergono allo stesso scopo, per
due vie diverse: rafforzano la potenza del governo, pel
fatto stesso che indeboliscono la resistenza operaia.

245
A p a rte la g u erra, non significa a llo n ta n a re il b e r­
saglio q u an d o si d o m an d a al governo u n a leg g e che
lim iti il prezzo delle d e rra te alim en tari, il cosiddetto
« calm iere » cioè, che E. Leone b en definisce « u n vec­
chio arn ese col quale in regim e di co n co rren za si c iu r­
m a il popolo p e r ten erlo a b a d a nei periodi d i crisi ».
N on significa ab d icare alla lo tta q u an d o si com in­
cia col riv e rire il nuovo governo italiano, definendo il
discorso del p resid en te Boselli, com e h a fa tto l’onor.
T u ra ti in nom e del p a rtito socialista (quello uff. uff.)
« u n a b u o n a prefazion e ad u n p ro g ra m m a im p ro n tato
a nobili propositi ». Cos’altro significa se n o n p o sp o r­
re gli in teressi op erai a quelli della b orghesia, q u an d o
si a ssic u ra il governo che il p a rtito so cialista n o n si
m a cch ie rà m ai di a tti di trad im en to ? Se così v a ch ia­
m ato q u alsiasi atto che m iri a in tacca re l’u n ità n azio ­
n ale di fro n te al nem ico?
Illudere il popolo con l’e rb a tra s tu lla dei m iglio­
ra m e n ti che si stra p p e ra n n o al governo, q u a n d o q u ei
m ig lio ram en ti vengono sp o n tan ea m en te a cc o rd ati dal
governo stesso, perch é sa ben e che quello che d à alla
p o rta rip re n d e rà poi d a lla finestra, non è p ro p rio fa re
il gioco della borghesia?
Forse che n on la sviate an ch e voi la lo tta, voi so­
cialisti ufficiali e ufficianti, q u an d o p a rla te d i u n a la r ­
g a e benefica legislazione sociale all’in d o m an i della
g u e rra , m e n tre gli stessi g o v ern an ti prev ed o n o la ri­
voluzione a p e rta ed a r m a ta (con voi b iso g n a sp ie g a r­
si bene, perch é m i ch iam ate rivoluzione l’e n tr a ta di
u n a dozzina di nuovi d e p u ta ti al p arla m e n to ), m e n ­
tre le classi d irig en ti p ro m etto n o sin d ’o ra m a ri e m o n ­
ti alla p leb ag lia perch é n o n u rli e n o n si ribelli?
V orreste g ab ellarci p e r p ro g ram m a riv oluzionario
quello vostro di Z im m erw ald che riafferm a il voto, a r ­

246
m a sicura e terribile dalla lotta di classe, quando lo
Stato anche se si tratta di difendere gli interessi della
borghesia nazionale, contro i capitalisti di un altro pae­
se, ricorre alla guerra più violenta e più barbara che
la storia ricordi?
Oh! lo sanno anche i polli ormai che la vostra
pseudo lotta di classe altro non è che sfacciato colla­
borazionismo.
N é veniteci a dire che ormai vi siete staccati dalla
vecchia politica. Niente affatto. Vi siete solo appartati
e m om entaneam ente. Turati ha detto la verità n ell’ar­
ticolo del 1° m aggio sull’Avanti/: « La fase che ci ha
ricacciati n ell’ostinazione negativa non può durare in
eterno ». Ma se morite dalla voglia di tornare agli an­
tichi amori!
Chi crede che questo nostro linguaggio è troppo
veem ente pensi che se finora la tattica, l’atteggiam en­
to, il linguaggio dei socialisti potevano essere soltanto
m anchevoli ed insufficienti, ora diventano estrem a-
m ente dannosi. Perché essi fanno proprio quello che
rimproverano agli interventisti, cioè sm ussano gli an­
tagonism i di classe, sviano le correnti rivoluzionarie,
subordinano le loro aspirazioni a quelle dei governan­
ti, allontanano il bersaglio, rinunciano alla lotta.
U na delle due: o voi prendete sul serio, nella let­
tera e nello spirito, la risoluzione del congresso di
Zimmerwald, ed allora dim ettetevi da socialisti e usci­
te dai parlamenti.
O continuate sulla vecchia strada, considerando
lettera morta quella deliberazione, ed allora rim anete
quello che siete: un branco di giullari spudorati.
« C. S. - 8 luglio 1916

247
LUCI ED OMBRE

Quando i pigm ei proiettano lunghe l'ombre,


è l’ora del tramonto.

Ubriacarsi con l’acqua io credevo fosse una fan ­


tasia o una scusa degli ubriachi di vino: ora veggo
che è la verità del popolo italiano, disse altra volta
Giosuè Carducci. E non del popolo italiano soltanto
— aggiungo io — chè tutto il mondo è paese, e i po­
poli son tutti d’un pelo e d’una lana.
Non potete posar gli occhi sui giornali del m at­
tino senza che s’incontrino col nom e o con l’effigie
di un nuovo grand’uomo, di un nuovo eroe: di un
Leonida, di uno Scipione, di un Colombo o di Dante
redivivi.
E dove andremo a prendere il marmo e dove tro­
verem o il posto per eriger statue, per m urar lapidi a
tutta questa pleiade di N apoleoncini di cartapesta, a
tutte le caricature tascabili di Garibaldi e di Lincoln
che popolano il nostro e l’altrui paese, alle glorie v i­
venti della terza Italia regia e papalina? della terza
M arianna di Briand e di Gallieni, dell’Inghilterra di
Kitchener, della Russia del Santo Sinodo, dell’A m e­
rica di Teddy Roosevelt e di John D.?
Spuntano ogni giorno gli eroi, col sole e coi fun­
ghi; e in ogni campo come le m ale erbe.

248
Fummo ciechi dunque noi, e blasfemi: noi che per
tanto tempo maledicem m o col vate alla patria antica
e la chiam am m o tre volte vile? noi che credemmo
col vate che il tradim ento e la vigliaccheria s’accop­
piano come i cani nelle piazze del bel paese? noi che
credemmo la Russia tutta u n ’im m ensa galera, un im ­
menso feudo, una vandea senza fine? noi che chia­
mammo questa terra d’Am erica il più fetido m elm aio
delle viltà umane? che le dem m o il cuore d’antracite,
che la volemmo con Désjacques ladra come una gaz­
za, feroce come una iena?
Gli stolti che fummo!
Disperavamo ormai delle sorti future dell’um a­
nità: l’avevam o detta antropofaga. Ci eravam o posti
al di fuori e contro la società, perché la credevamo
m alvagia, barbara, bestiale; perché im perniata in un
sistem a di ipocrisia, di prepotenze, di rapine, d’infa­
mie senza nom e e senza numero.
Avevam o avuto alle volte pietà, alle volte disprez­
zo ed odio verso gli uomini, tutti gli uomini, ricchi e
poveri ugualm ente, perché credevam o vili gli uni, v i­
gliacchi gli altri, perché avevam o visto crepar di fa ­
me gli schiavi, senza un frem ito di ribellione; perché
avevam o visto nuotar nel sangue dei servi, i tiranni,
senza un rimpianto, senza un rimorso; perché li ave­
vam o visti dilaniarsi le carni e l’anim a l’un con gli
altri, questi uomini, e li credevam o dannati all’abo­
minio.
Ci pentiamo e ci doliamo d’avervi offesi, o fra­
telli.
In alto i cuori e le fronti: « Noi siamo un mondo
di eroi » !

249
* * *

A nche noi? noi an arc h ici?


No: noi rim an iam o gli e te rn i d a n n a ti alla g a le ra
d a vivi, alle bolge in fe rn a li d a m orti.
Noi rim an iam o gli e te rn i m alfatto ri: an ch e se
non ru b iam o a nessu n o e ab b iam o i calli alle m an i
p e r la fa tic a e al cuo re p e r lo strazio; noi siam o gli
e te rn i b rig an ti: an ch e se co m b attiam o a viso ap erto
e alla luce del sole; gli e te rn i assassini: an ch e se u c ­
cidiam o p e r leg ittim a d ifesa chi in sid ia la n o s tra p a ­
ce, chi c o n g iu ra contro la n o s tra vita.
Gli eroi son gli altri. Sono gli schiavi che im m o­
lano la v ita su ll’a lta re della p a tria p e r la g ran d ez za
del re e la cassafo rte del pad ro n e; gli schiavi che si
accovacciano docilm ente a lla fru s ta del g u ard ac iu r-
m a; che d an n o ad ufo e sen za u n rim p ian to la pelle,
il sudore e il san g u e p e r il b en essere e la felicità di
lo r signori.
Eroi sono gli altri.
I sicari b riach i che accoppano gli irre q u ie ti e i
tu rb o len ti; i g en erali m a ra m a ld i che v o m itano il piom ­
bo dei loro can n o n i sulle plebi inerm i.
Ah! g rid a te p u re o im pudichi e pusilli baccanti:
V iva gli eroi ! M a rico rd a tev i che « q u an d o i pigm ei
p ro iettan o lu n g h e le o m bre è l’o ra del tra m o n to ».
* * *

M a a proposito di eroi, m i viene a m en te altro.


Penso che q u esti eroi n a ti in epoca d iv e rsa e in d i­
verso paese, differiscono n e i fa tti e n ella g lo ria po­
stum a, an ch e se ebbero com une l’ideale, u n ic a la fe ­
de, u g u ale il m artirio : an ch e se com m isero lo stesso
atto, u saro n o le stesse arm i, m iraro n o al m edesim o
scopo.

250
Oberdan e Battisti !
Subirono entram bi la stessa sorte, per aver so­
gnato la stessa meta.
Pure alle studentesche d’Italia fu proibita con la
forza e la brutalità cosacca della polizia, la postum a
apoteosi dell’impiccato di Trieste, m ille volte. Pure
l’effigie di Oberdan fu tolta alla circolazione come
le figure oscene e pom ografiche. Pure il nome di Ober­
dan fino a ieri in Italia era bestem m ia e sacrilegio
verso « il secolare nem ico». Pure non v ’è una lapide,
una piazza, una strada che ricordi il nome dell’eroe.
Battisti invece, quand’ancora la sua morte non era
sicura, aveva avuto già i suoi cantori, le sue apoteosi,
i suoi marmi. Il suo corpo disfatto penzola ancora dal­
la forca e già mille sacerdoti santificano il suo nome,
mille m enestrelli cantano le sue laudi. Già frem ono
i torchi e imprimono su m ilioni di fogli la sua effigie,
che sarà m essa nel m ercato dagli speculatori dell’al­
trui dolore, dell’altrui martirio.
Battisti e Casement !
N ati in due terre diverse; m a entram bi anim ati
dalla stessa fede: la redenzione del loro paese; cospi­
ratori contro lo stesso nemico: la tirannide straniera.
Pure le gazzette coloniali urlano contro l’infam ia
degli Asburgo e giustificano l’infam ia di John Bull.
Pure per i civilissim i araldi dell’unione sacra Bat­
tisti è un eroe, e Casem ent un traditore.
Casement e Billings !
Casement in Irlanda congiura e combatte, con la
carabina e con la dinam ite contro il tiranno del pro­
prio paese, in nome della libertà del suo popolo.
E per la grande stam pa am ericana è un eroe; la
sua morte un barbaro assassinio.
Billings cospira e com batte in America, con la

251
c a ra b in a e con la d in am ite co n tro i tira n n i del p ro ­
p rio paese, in nom e della lib e rtà del suo popolo. E
p e r la sta m p a a m e ric a n a è u n assassin o v o lg are e fe ­
roce, che deve essere im piccato sen za pietà.
Bresci e P rincip !
N ati in due diversi paesi, in epoche diverse, m a
com piono lo stesso atto, sp in ti dalle m edesim e ra g io ­
ni: soffocare nel cuo re di u n tira n n o la felin a libi­
dine del san g u e plebeo, a p rire il v arco a lla lib ertà.
P u re su Bresci i pen n iv en d o li delle fogne p a trie
e coloniali vom itano fiele e fango; e di P rincip fan n o
l’apologià con le fra s i ro v en ti in c rim in ate d ai p re to ­
ria n i della m o n a rc h ia n ei g io rn ali an arch ici.
La m orale borgh ese n o n si sm entisce.
È sem pre q u ella del selvaggio: ipocritica, dubbia,
bifronte.
D ue pesi, due m isure: p e r ogni cosa, ogni atto,
ogni uomo.
O berdan, O rsini, Princip, a noi a n arc h ici — sen ­
za p a tria n é dio, fu o ri della legge e della m oral.e ir ­
re v e re n ti ai sim boli e a i segni d ’ogni fede — son
c a ri ed a m a ti p e r il loro coraggio, la loro au d acia, la
loro abnegazione.
R am pollano dalle stesse condizioni: la tira n n ia ;
v an n o verso la stessa m eta: la lib ertà.
Sono le p ietre m iliari del progresso.
Le faci lum inose che risc h ia ra n o il n o stro cam ­
mino.
Sono la sa c ra legion te b a n a , che m ai n o n m uore.

« C. S. » 12 agosto 1916

252
LA SALUTE È IN NOI

C hi s’a v v e n tu ra su p e r l’erlja d ’u n m o n te p e r
toccare la v e tta p ù alta, allo r che il sen tiero si bi­
fo rca o le nebbie 1’avvolgono su b ita m en te o le r a f ­
fiche della to rm e n ta lo investono, è co stretto a d a r r e ­
s ta rsi p e r s c ru ta re l’orizzonte, p e r ria n d a re il cam ­
m ino che h a fatto, p e r m isu ra re le sue forze e la di­
sta n z a che an co ra lo s e p a ra d a lla m éta.
V ’è allo ra chi sco rato e sfinito s’accascia in a t­
te sa che la to rm e n ta s’acq u ieti e il sole fu g h i la n e b ­
bia; v ’è chi p ren d e la v ia del rito rn o , v ’è ch i invece
il pericolo non p a v e n ta m a sfida, n ella b u fe ra sente
il pungolo che lo stim o la e lo sprona, sen te u n a voce
a rc a n a che dice: cam m in a o perisci, e lo conquide e
gli infonde n u o v a le n a e nuovo ard o re, e indom ito
si la n cia alla co n q u ista del m onte.
Così v ’h an n o n ella v ita dei popoli, dei p a rtiti e
degli individui ore fosche e perigliose in cui m a tu ­
ra n o e p recip itan o le la te n ti crisi, in cui si decidono
le so rti dell’avvenire, in cui gli uom ini oscillano titu ­
b a n ti alle m olte vie che ad essi si schiudono.
Il p ro le ta ria to a ttra v e rs a oggi u n a di quelle ore.
F erm en ta d a p p e rtu tto il m alcontento, e in ogni
c o n tra d a s’accendono le d isp u te e le zuffe f r a sa la ­
ria ti e padroni.
Le contese si susseguono l’u n a all’a ltra , m a sfu ­
m ano com e fuochi fatu i. N on sono folgori che scop-

253
p iano im provvisam en te solcando il cielo, illu m in an d o
l’orizzonte; m a nuvo lag lie che s’ad d en san o e s’acc a­
v allan o e veleggiano com e b arch e ra n d a g ie e poi di-
leg u an al prim o strid e r d ella b u fera.
Il vecchio tita n o ig n a ro scuote le m e m b ra in to r­
p idite e si stropiccia gli occhi a lla luce che d ’u n tra tto
l’abbaglia.
M a non osa levarsi.
Che a lui non tocchi la triste sorte dei v ia n d a n ti
di cui p a rla n le vecchie istorie, che sulle n ev i del
S an B ernardo s’assopivano p e r rip re n d e re forza, m a
non si svegliavano p iù m ai, sepolti d alla v alan g a, in ­
g h io ttiti d al vortice d ella to rm e n ta o a ssid erati dal
gelo.
Se questo tem po dovesse d u rare, le m o ltitu d in i
o r o ra svegliatesi po treb b ero , disilluse dag li sforzi
in fru ttu o si, cadere in u n a n e r a diffidenza di uom ini
ed idee, som m ergersi n u o v am en te nel le targ o n eg h it­
toso ed im belle, p e r ra s s e g n a rsi alle loro p en e e con­
cludere am aram en te: il n o stro reg n o non è di q u esta
te rra .

•k * *

L’em ancipazione e la rig en erazio n e del p ro le ta ria ­


to non possono essere o p era di ag en ti e s tra n e i e del­
l’a ltru i forze.
V erità questa, d e tta e d e c a n ta ta le m ille volte,
m a p u r sem pre d im en ticata q u an d o p iù e ra n ecessa­
rio te n e rla presente, q u ando, n ei m o m en ti decisivi
p e r i n o stri destini fu tu ri, doveva in fo rm are i n o stri
atti, illu m in are la n o s tra via.
Le m oltitudini n o n ci seguono, si dice. M a cosa
abbiam o fa tto noi p e r p e rsu a d e rle che in n o i e in
esse è fo rza a b b a sta n z a p e r vincere? cosa ab b iam o

254
fatto noi per sedurle o trascinarle a ll’azione con la
virtù dell’esempio?
Basta soltanto promettere loro un m igliore avve­
nire: il benessere, la giustizia, la libertà?
Promettere !?
Oh ! non v ’è governo, non v ’è tiranno, non v ’è
usurpatore che non abbia un giorno chiam ato il po­
polo a combattere per la giustizia e per la libertà.
E il popolo accorse ieri e purtroppo accorre ancor
oggi a combattere sotto le variopinte bandiere, per la
vittoria di queste due dee superstiti: giustizia e li­
bertà.
Ma per rivedersi a ll’indom ani più oppresso sfrut­
tato frustato e ingannato di prima.
E anche nelle lotte per il s u o risorgimento, il po­
polo lavoratore fu m ille volte illuso, deluso, tradito.
Volendo riandare alle ragioni che m andarono a
vuoto, e resero sterili e vane le agitazioni operaie,
rosse dei bagliori della rivolta in sul nascere, incep­
pate, sviate soffocate di poi, noi dobbiamo confessare
che quelle ragioni, se ricercate spassionatam ente, le
troviamo in noi, nelle nostre esitanze, nelle nostre in­
certezze, nelle nostre contraddizioni e... perchè non
dirlo?... nella nostra codardia.
No. Non le m oltitudini mancarono. Mancarono i
pochi. Mancarono le m inoranze audaci, decise a tutto,
al sacrificio estremo, alla morte, che si lanciassero
con un grido nella m ischia, con un ruggito di leone
che fugasse i brividi delle codarde paure nelle plebi
am m utinate e infondesse nelle loro vene i frem iti e
l’ardore della battaglia, che m ettesse lo sgom ento e
lo scompiglio tra le orde m ercenarie del nemico.
Ma gli uomini come sogliono alle volte aspettarsi
da un agente estraneo — qual è ad esem pio il gover­

255
no — u n a luce ed u n a fo rza che essi stessi gli danno,
così — all’inverso — sogliono accollare a d a ltri le r e ­
spo n sab ilità di u n m a lan n o di cui essi stessi sono la
causa.
In noi è la rad ice del m ale e in noi deve essere
la fo rza m edicatrice.
Sì: la salu te è in noi, in n iu n altro che in noi.
È n ella rigidezza dei n o stri principii, n ella te n a c ia
dei n o stri propositi, n e ll’a u d a c ia delle n o stre azioni,
n e ll’indissolubilità del p a tto g iu ra to a noi stessi d in ­
n a n z i all’a lta re d ella n o s tra coscienza di spezzarci sì,
m a non p ieg arci m ai.
M a — disse M achiavelli — gli uom ini p ren d o n o
certe vie del m ezzo che sono dannosissim e, p erch é
n on sanno essere n é tu tti buoni, n é tu tti cattivi.

* * *

L’o ra che volge è decisiva p e r noi; si può d ire


che ab b ia il v alo re di u n ’epoca.
N on p arlo dell’A m erica soltanto, b ad ate. E del
resto, non bisogna d im en ticare che l’atteg g ia m en to
b aldanzoso e com battivo b ru scam e n te assu n to dalle
consorterie della g ra n d e rep u b b lica, è in s tre tta e d i­
r e tta relazione con l’a ttu a le m om ento politico in E u­
ropa.
Le plebi possono in q u e st’o ra im p a ra re p iù che
non a ttra v e rso decen n i di ap o sto lato e di p ro p a g a n d a
evangelica, o n ella le ttu ra di m ille volum i di teoriche.
E n el p recip ita re im provviso di ta n ti av v en im en ti
in a tte si p otrebbe scoccare l’o ra n o stra. C o rre p e r noi
debito di vigilare. A d d o rm en tan d o ci in q u e st’ora, fo r­
se n on ci sveglierem m o m a i più.
Come il v ia n d a n te sulle n ev i delle Alpi.

256
Am m onisce la sapienza latina: L’occasione ha i
capelli sulla fronte, di dietro al capo è calva; se Taf-
ferrate pel ciuffo, potete tenerla; m a se ve la lasciate
scappare, Giove stesso non potrebbe raggiungerla.
« C. S. » 7 o tto b re 1916

257
IL CARO VIVERI

N on v ’è chi n on sia colpito d al discorde e confuso


chiacchierio che la sta m p a g ra n d e e piccola solleva di
q u esti giorni in to rn o alla q u estio n e del « caro viveri ».
I v a ri problem i che d a lla sta m p a si discutono, i
provvedim enti che al popolo e al governo, vengono su g ­
g e riti e racco m an d ati, le delib erazio n i v o tate d ai con­
g ressi legislativi, le in iziative p rese dalle a m m in istra ­
zioni locali e dal governo cen trale, non possono d a noi
essere del tu tto igno rati, solo p erch é è n o s tra fe rm a
convinzione che i calm ieri, i divieti di esportazione o
embargos e ogni altro p rovvedim ento sim ilare, altro
n on siano che palliativi, m ercè i q u ali il m ale può es­
sere tu t t ’al p iù m o m en tan e am en te e leg g erm en te a t­
te n u ato , e m a i cu ra to ra d ic a lm e n te e p e r sem pre.
II profondo tu rb a m e n to econom ico che il caro-vive­
ri c a u sa nel p ro letariato , d e te rm in a an ch e u n p a ri tu r ­
b am en to psicologico, e la discussione dei p ro b lem i che
codesta crisi dell’econom ia ca p ita lista solleva, ponendo
in luce l’o rg an ic a in c a p a c ità dello S tato a p o rre u n se­
rio rim edio ai m ali che tra v a g lia n o le classi la v o ra ­
trici, conduce queste u ltim e alle estrem e conseguenze
d ell’an arch ism o e cioè induce loro a p en sare che il
nodo del pro b lem a è nei ra p p o rti fra cap itale e lavoro
salariato , e che codesto nodo può essere ta g lia to d ’u n
colpo solo d a u n a rivoluzione o peraia, che q u ei r a p ­
p o rti so v v erta e som m erga.

258
* * *

C om inciam o col d ire che il caso n o n è p ecu liare a


q uesto o a quel paese, m a in v este l’in tero m e rc ato in ­
te m a z io n a le e tra v a g lia — ch i p iù chi m eno — tu tte
le nazioni.
E lo si rilev a d al seg u en te specchietto, re d a tto e
p u b b licato daH’Ufficio di S tatistic a del governo a m e ri­
cano.
1914 1916
Stati Uniti 106 116
Francia 99.4 132.3
Inghilterra 101.7 129.4
Italia 98.4 128.9
Norvegia 100.9 172.8
La differenza fra l’u n a e l’a ltr a cifra in d ica la p e r­
cen tu ale dell’au m en to dei prezzi dei g en eri di p rim a
n ecessità in qu esti u ltim i d u e anni.
Così, se p e r com p rare u n a c e rta q u a n tità di ge­
n e ri diversi, in A m erica n el 1914 b asta v a n o $ 106, oggi
invece occorrono $ 10 in p iù e in Ita lia il co n su m a­
to re è co stretto a sb o rsa re $ 20.50 in p iù p e r o tten ere
ciò che nel 1914 o tten ev a p e r $ 98.40.
Si dice com unem ente che il peso di questo a g g ra ­
vio si riv e rs a sulle spalle del consumatore. M a biso­
g n a ben d istin g u ere fr a co n su m ato re e consum atore.
Poiché consum ato re è il cap ita lista così com e l’ope­
raio. M a m e n tre il co n su m ato re ca p ita lista può riv a ­
lersi del rialzo nei prezzi dei m ezzi di su ssisten za a u ­
m e n tan d o in u n m odo o n e ll’altro i suoi redditi, il con­
su m ato re sa la ria to si tro v a, com e suole dirsi, con le
spalle al m u ro e non sa a che san to votarsi. L’u n ic a
m erce che egli può m e ttere in v en d ita è il suo lavoro,
l’u n ic a su a e n tra ta è il salario.

259
D om andare quin d i u n au m en to sul salario, sem ­
b ra a p rim a v ista che sia il m iglior rim edio a cui il
p ro le ta ria to potrebbe e dovrebbe appigliarsi.
M a più delle speculazioni scientifiche e d o ttrin a ­
rie dei sociologhi, l’esp erien za q u o tid ian a h a d im o stra­
to a noi sem plici e p ratici, che n ella s tr u ttu r a econo­
m ica della società p resen te la produzione e il co n su ­
mo, l’in d u stria e il com m ercio sono in tim am en te con­
nessi fra di loro, così che il prezzo di u n a m erce è su ­
b o rd in ato a quello di u n ’a ltra . Ed essendo u n a m erce
an ch e il lavoro (e com e ta le soggetto alla legge eco­
n om ica della d o m an d a e dell’o ffe rta ), il rialzo del p rez­
zo della m erce lavoro nel cam po della produzione, p ro ­
voca u n a ripercussio n e nel cam po del consum o d e te r­
m in an d o u n relativ o au m en to n ei prezzi delle a ltre
m erci.
Q uesto fenom eno d ell’econom ia c ap italista viene
com unem ente posto in q u esti term ini: La borghesia
quello che dà per la porta riprende per la finestra. Ciò
che in re a ltà costituisce il nocciolo della q uestione è,
com e dicono qui in A m erica, thè purchasing power of
thè dollar e cioè la p o te n zialità d ’acquisto che h a u n
dollaro. C onta poco, d u n q u e, che l’operaio p ercep isca
u n salario di 4 anziché di 2 o 3 dollari, q u an d o con
4 dollari non riesce più a co m p rare ciò che p rim a com ­
p ra v a con 2 o 3 dollari.
Gli esp erti h an n o calcolato che 1 dollaro, oggi co­
m e oggi, non v alg a p iù 100 soldi m a m eno di 60.
Ecco perch é m a lg rad o l’au m en to continuo dei sa ­
lari, gli o p erai sono co stretti a ta g lia re la loro q u o ti­
d ia n a razione di p an e e com panatico. Ecco p erch é vi
accade di u d ire d ai la v o ra to ri che: si sta v a meglio,
q u an d o si s ta v a peggio.

260
* * *

Da notarsi: il caro-viveri non è questione che af­


fligge soltanto l’operaio della fabbrica, il lavoratore
m anuale cioè, m a coinvolge ed assilla anche la pleiade
sterm inata e multiform e degli im piegati negli uffici
delle aziende pubbliche e private, dei com m essi di n e­
gozio, e di tutti quei salariati che non contribuiscono
direttam ente alla produzione, e che volgarm ente ven­
gono denom inati m e z z e c a l z e t t e . Anzi codesta gente è
toccata più direttam ente e più acutam ente dal caro-
viveri, appunto perché m ena un tenor di vita supe­
riore a quello della m edia com une degli operai e con­
sidera necessità imprescindibili m olte cose a cui il la­
voratore della fabbrica facilm ente rinuncia, sebbene,
alle volte, quest’ultimo percepisca un salario maggiore.
Epperò sarebbe un errore enorm e voler trascurare
la nostra propaganda in questo campo, e fra questa
gente — in cui il disagio econom ico di un m aggior co­
sto della vita provoca una m entalità in contrasto con
le opinioni politiche ed econom iche che in tem pi nor­
m ali professa — per concentrare i nostri sforzi solo e
soltanto fra gli operai dell’industria.
* * *

Un m edico coscienzioso ha detto che se al mondo


non vi fosse né un medico né un farm acista, né una
medicina, non vi sarebbero tanti m ali e tanti m alati
quanti ve ne sono adesso. Perché gli uom ini non do­
vendo dipendere da altri, curerebbero molto di più la
propria salute, e troverebbero in sé stessi la forza me-
dicatrice. Così è dei m ali sociali. Quanti impiastri,
quanti cataplasm i per guarire le piaghe e i bubboni
che pullulano e suppurano sul corpo sociale. Quanti

261
m edici in to rn o al g ra n d e p azien te della storia, il po­
polo cloroform izzato d a ll’oppio di ta n te superstizioni.
T u tta q u e sta g en te che d ire tta m e n te o in d ire tta ­
m ente, h a co n trib u ito a c re a re l’a ttu a le situazione, che
finora rim an e indifferente, r e f r a tta r ia od ostile alle
questioni sociali, sollevate d ai sovversivi, ed oggi bon­
tà sua, im pietosita d alle doglie e d ai la m en ti del po­
polo to rm en tato , dal co n tinuo rin ca ro delle d e rra te ali­
m en tari, invoca d al g overno i pro v v ed im en ti del caso;
le g azzette che fu ro n o e rim an g o n o il p o rtav o ce dei
g ra n d i in teressi coalizzati del m onopolio e dei dispo­
tism o e u rla n o oggi a perdifiato contro gli affam ato ri
del popolo e reclam an o u n a legislazione speciale che
im pedisca la confisca dei m ezzi essenziali alla vita, fin­
gono di ig n o rare che resp o n sab ile di ta n te sciagure,
più che questo o quel cap italista, è il sistem a stesso che
esse sorreggono difendono e riten g o n o im m utabile.
Come in fa rm a c e u tic a allorché u n a spezie, p e r u n a
rag io n e o p e r u n ’a ltra , n o n si può o tten ere si rico rre
a d u n succedaneo che la sostituisca, così p e r fre n a re
il rin c a ro della v ita si chiede che v en g an o u s a te d e r­
r a te che possano so stitu ire le p iù costose. Il D ottor
R obertson, com m issario del consiglio d ella p u b b lica sa­
n ità di Chicago, h a esteso a tale proposito u n m en ù
speciale di vivande poco o n ie n te u s a te sinora, e non
affette d a ll’au m en to dei prezzi. Non sa o finge di non
sap ere il D ottor R obertson che p resto o ta rd i quelle
stesse d e rra te d a lui racco m an d ate, d iv e rre b b ero og­
g etto di speculazione cap ita lista e rag g iu n g e reb b ero
a n c h ’esse il prezzo di quelle che o ra sono n el m ercato.
U n altro d ottore h a p a rto rita an ch e la sua, e co­
m e l’a ltra seria e scientifica. V olete rim e d ia re a l r in ­
caro del carbone? M an g iate i cibi crudi.
A ltri urgono il boicottaggio, o p iù p ro p riam en te

262
10 sciopero della fam e. R ifiutatevi di co m p ra re le m erci
poste nel m ercato a prezzi eso rb ita n ti e gli in c e tta to ri
e gli speculatori s a ra n n o co stretti a sciogliere il sacco
e a g rid ar: sciala popolo.
I socialisti co n tin u an o nel loro ritornello: V o tate
la scheda socialista e di q u esti g u a i n o n ve n e c ap ite­
ra n n o più.
Noi siam o convinti, invece, che la disoccupazione
com e il caro-viveri sono m ali o rg an ici del sistem a c a ­
pitalista. Come h a n n o le loro lu n g h e ore di stasi h a n ­
no an ch e dei brevi m o m en ti di recru d escen za, m a non
s p a rira n n o co m pletam en te se n o n q u an d o le rad ic i
stesse del sistem a s a ra n n o estirp ate.
L’au m en to del salario e la dim inuzione dei prezzi
delle m erci n o n possono essere funzione e com pito del­
l’anarchism o. Il q u ale co n sid eran d o la p ro p rie tà p ri­
v a ta com e c a u sa p rim a del disagio econom ico delle
classi la v o ra tric i e ved en d o nello S tato la fo rtez za in
cui la b o rg h esia si trin c e ra p e r la d ifesa dei suoi p riv i­
legi, m ira ap p u n to a dem olire nelle loro fo n d am e n ta
11 p o tere politico e il p o tere econom ico con la riv o lu ­
zione sociale.
« C. S. » 9 d icem bre 1916.

263
BUSINESS, STRICTLY!

Q uando nel giugno 1914 il nom e di H en ry Ford


uscì d alla s tre tta cerc h ia degli u om ini d ’affari p e r a s­
su rg ere glorioso e trio n fa n te n e ll’em pireo dei sem idei
della te rra ; q u an d o i ciucciarelli del sovversivism o f a ­
cilone glorificavano, com m ossi, l’atto pietoso e filan­
tropico del c ap italista che ch iam a gli sch iav i a p a r te ­
cip are ai profitti della su a azien d a fissandone il salario
m inim o a 5 d o llari giornalieri; q u an d o i ch ierich etti del
socialism o dem o-cristiano indigeno l’atto d ’u n n eg rie ro
ipocrita, in dicavano a i p ro le ta ri com e l’atteg g ia m en to
nuovo del capitalism o im pietosito, rav v ed u to n el co­
spetto della p leb ag lia s tra z ia ta d alla fam e e d a ll’ino­
pia, fiaccata e ro sa d al lavoro bestiale, in c a n c re n ita nei
fo n daci e nelle soffitte, la Cronaca Sovversiva, sem pre
vigile e p ro n ta a s v e n ta r le insidie, a sv elar le congiure
e i tran elli, a s tra p p a r la m a sc h e ra ai giuda, a ra tte n e r
gli in g en u i d ai m ali passi, im p e rtu rb a ta ed im p e rtu r­
babile, consigliava sagacem ente: « P er carità, n o n ve
ne com m ovete! ».
Ed in un articolo denso di cifre e di fatti, stretti
e connessi da una logica tanto rigida quanto geniale,
denunziava il nuovo agguato: una più triste e scal­
trita insidia del nemico.
Inveterata e deleteria abitudine del sovversivism o
ufficiale, quella di considerare in se stessi gli incidenti
della cronaca quotidiana, — che assum ono una certa

264
im p o rta n z a più p e r la fo rm a ch iasso sa con cui si p ro ­
ducono che p e r la so stan za e l’essen za loro — senza
ricollegarli con gli episodi e i fa tti che li h a n n o p rece­
duti, p e r rin tra c c ia rn e le cause, p e r p rev ed e rn e le pos­
sibili conseguenze.
P e r ce rtu n i è l’ultim o b icchiere di vino che li fa
u b riac are, ap p u n to p erch é q u ell’ultim o lo m a n d an o giù
a fo rza e sa d ’am aro , m e n tre gli a ltri — u n paio di
dozzine ta lv o lta — li tra c a n n a n o d ’u n fiato, sen za a c ­
corgersene. Così accade ai fa n a tic i d ’u n sovversivism o
dubbio, com unque innocuo.
P e r essi, cau sa di u n fenom eno, è il fa tto che lo h a
im m ed iatam en te preceduto.
Epperò la g u e rra e u ro p ea a rriv a p e r loro com e u n
fulm ine a ciel sereno, e H en ry Ford g iunge com e u n
novello e m oderno M essia m a n d ato d a dio ad assol­
vere il com pito di redenzione, in v an o affidato a suo fi­
glio Gesù.
Il caso Ford, e ta n ti a ltri a questo con g en eri sono
p e r noi i sintom i dell’atteg g ia m en to che il capitalism o
assu m e ad u n a b ru sc a sv o lta ta del suo cam m ino p e r
sm u ssare gli an tag o n ism i di classe, d isa rm a re le ire
plebee, fu g a re i nuvoloni che an n u n zian o il ciclone de­
v astato re.
È l’a s tu ta m ossa p e r e te rn a re il predom inio e r i­
sp a rm ia re il bottino.
Q uando non riesce a d arric ch irlo o ltre ogni p rev i­
sione.
P erchè Ford è riu scito così a scroccare la santifi­
cazione del popolo — che gli v a sp ian an d o la s tra d a
verso la C asa B ianca in co n co rren za di Billy S u n d ay
e C harles C haplin, — i m o d ern i eroi n azio n ali d ’A m e­
ric a — e all’u n tem p o a decu p licare i suoi la u ti g u a ­
dagni.

265
Ho sul tavolo il bilancio, per l’anno fiscale decorso,
della Ford Motor Co. di Detroit. Cifre sbalorditive: in ­
credibili se non fossero ufficiali.
Malgrado che la Compagnia abbia dovuto rimbor­
sare ai compratori delle sue automobili 15 m ilioni di
dollari, malgrado ch’essa continui nel suo sistem a del­
la ripartizione degli utili con i suoi operai, e del sa­
lario minimo di 5 dollari per i lavoranti comuni, pure
a fine d’anno le casseforti rinserravano un num erario
che attinge la somma di 43.788.151 dollari. L’aum ento
del 1915 sul 1912 è di dollari 37.388.050,pari al 600 per
cento.
Senza contare poi il fondo riserva, quello dei beni
mobili ed immobili che soltanto nel 1914 sono aum en­
tati di dollari 949.749 e che raggiungono cifre così lun­
ghe e così complesse che il povero lavoratore abituato
a non contare più in là dei decim ali o delle centinaia,
si troverebbe a disagio anche a leggere.
È così proficua e prospera l’industria della carità
e della filantropia, che non vi m eraviglierete, dunque,
se Mr. Ford vi persista con tenacia e fervore senza
pari, e se il suo esempio sia seguito da una schiera di
padroni sempre più numerosa.
Perché a quelli che la C r o n a c a denunciava or sono
due anni, molti ancora se ne sono aggiunti, e con pari
fortuna.
La W estinghouse Co. di Pittsburg ha trovato un fa ­
cile modo di ribadir la catena dei suoi schiavi, conce­
dendo loro una pensione, quando l’ultim a goccia di
sangue è stata sprem uta dalle loro vene e del corpo
non è rimasto che uno scheletro cariato e fragile.
Quanto questo metodo sia efficace ad am m ansire
i lavoratori e a ricondurli sotto il giogo, se per un m o­
m ento avessero a scrollarlo, i padroni della W esting-

266
house h a n n o pro v ato n e ll’ultim o sciopero, che p e r due
settim a n e h a p aralizza to le loro fab b rich e.
N on ap p en a la C o m p ag n ia h a ufficialm ente d ich ia­
ra to che av reb b ero p erd u to ogni d iritto alla pensione,
tu tti coloro che non fossero to rn a ti im m ed iatam en te
al lavoro; i quindicim ila scio p eran ti son to rn a ti d i tu t­
ta fre tta ai loro posti, com e a ttr a tti d a u n a calam ita.
E la P lym outh C ordage Co., n o n h a ordito u n a
in fam e co n g iu ra contro i suoi operai, ip otecando la
loro ignavia, la loro v irilità con u n ip o crita sistem a
di concessioni e di m ig lio ram en ti che tien e av v in ti quei
d isg raziati al feudo p u rita n o com e ostriche allo sco­
glio?
C redete che non ab b ian o u n secondo fine, i p a ­
droni, q u an d o offrono ogni so rta di facilitazio n i p e r­
ché gli operai possano d iv e n ta r p ro p rie ta rii di u n a
casa?
È p roprio l’incubo di p erd ere la casa, la b a ra c c a
p e r d ir meglio, che tra ttie n e gli o p erai dallo scio p erare
e che li induce a to rn a re al lavoro, q u an d o in u n m o­
m ento di lucido in terv allo si siano sp in ti ad a b b a n ­
donarlo!
Ecco perché la C arn eg ie C orp o ratio n nelle a d ia ­
cenze di u n a nu o v a g a le ra che sta p e r a p rire n ell’Ohio,
c o stru irà u n a « città m odello » in cui tu tti gli o p erai
a v ra n n o la loro « hom e » th è sw eet hom e ( « casa » la
dolce casa) !
P ro p rietario di u n a casa, il lav o rato re, si se n tirà
tran q u illo e soddisfatto, an ch e se f r a le q u a ttro p a re ti
n u d e e desolate non ale g g e rà la gioia dell’am ore, a n ­
che se atto rn o al focolare spento si racco g lierà p a l­
lid a e m acilenta, tre m a n te p e r fred d o e p e r fam e, la
su a prole v o ta ta alla fa tic a esosa, all’a n em ia ed alla
tisi.
C om proprietario della fab b rica, egli n o n a v rà il

267
coraggio, l’audacia tem eraria di raderla al suolo sep­
pellendovi fra le rovine i guardaciurme, i negrieri, che
lo privano dei baci del sole e dell’amore. Non da un
mite sentim ento di pietà e di giustizia, son m ossi i Ford,
i M ontgomery, i C am egie, tutta la triste genia dei no­
stri vampiri, i « workers of thè social welfare » come
qui li chiamano, ma dalla foia libidinosa dei subiti
guadagni, dal business: s t r i c t l y b u s in e s s .
Non con i compromessi, le elargizioni e le gesui­
tiche riforme, non dalla m agnanim ità e dal buon cuore
dei ricchi, acquisterem o noi la casa, l’amore, il sole
e la pace; m a dalla tem pesta d’odio e di sangue che
sbaraglierà il privilegio borghese e spezzerà i cardini
del sistem a che ci assilla, ci affam a e ci uccide: la pro­
prietà privata e lo Stato.
No: non c ’è altra via.
« C. S. » 20 m aggio 1916

268
ORO E SANGUE

N on si ferm an o all’abolizione d ’ogni g u a re n tig ia


costituzionale, alla soppressione d ella lib e rtà di p e n ­
siero, di riunione, di p a ro la di stam p a, i p re to ria n i
della rep u b b lica bagasciona.
M a con sacran o del loro beneplacito, le ag g ressio ­
n i m a ra m a ld e dei bu lli in c aro g n iti nel m estiere caino
d ella spia e del sicario; m a sobillano la recid iv a im pu-
n ita ria del « W holesale m u rd e r » su p ro le ta ri affa­
m ati; m a contendono ai cenciosi il d iritto di ch ie­
d ere u n tozzo di p an e m eno duro, m eno am aro , m eno
in triso di san g u e e di sudore; m a giustificano lo s tr a ­
zio e lo scem pio della c a rn e p ro le ta ria sb ran d ellata ,
m acera, b ru c ia ta , nei fo rn i vulcanici, nelle bolge del­
l’esosa fatica.
M a seppelliscono nelle casem atte; co n seg n an o al
boia rep u b b lican o p e r l’esecuzione so m m aria gli a r a l­
di dell’avvenire, i cav alieri d ella lib ertà, a sco n tare
il re a to di a v e r u su fru ito di u n d iritto m ille volte
co n sacrato nelle costituzioni degli Stati, u n d iritto
sanzionato dal codice suprem o della nazione, d alla
dich iarazio n e d ’indipendenza: u n d iritto m ille volte
calpestato, im punem en te, d ai fam u li dell’ord in e s ta ­
tale, dai c a ra b in ie ri del m onopoli borghese.
N on si acco n ten tan o di co lare in oro i su d o ri
della plebe d erelitta, gli avidi vam piri, i co rsari della

269
banca e della finanza. Non sono paghi abbastanza se
la vita trascorrono nel dolce far niente, se della vita
colgono ogni bene, ogni diletto, ogni gioia, se della
terra prendono tutti i frutti e del cielo godono tutti
i sorrisi.
Non oro e piaceri soltanto essi vogliono dai servi
della gleba, dai reclusi della fabbrica, dai sepolti
della miniera, ma carne e sangue per smorzare la
loro foia insaziata, insaziabile.
Oro e sangue vogliono spremere dalle vene del
proletariato, e all’opra felina si lanciano con ferocia
di jena, a Point Creek, a Calumet, ad Aguilar, a
Ludlow, a Virginia.

* * *

Gli scioperi e le stragi di Point Creek, di Columet


nel M ichigan, di Kawawka nel W est V irginia sono
d’avanti ieri.
È di ieri il m assacro orrendo, atroce, caino di
Aguilar: i venti non hanno ancora disperso le ceneri
del rogo selvaggio, di Ludlow; il sole non ha ancora
asciugate le pozzanghere di sangue lungo le vie di
Elizabeth.
Sono di oggi gli assassina di Derby nel Connec­
ticut, di V irginia nel Minnesota.
E in ogni strage appare un contrasto am m oni­
tore e in ogni nuova tragedia noi raccogliam o que­
sto triste, amaro insegnam ento: che scoscende più
sfrenata ed im placabile l’ira dei semidei, e infuria
più bestiale la ferocia delle orde m ercenarie assol­
date dai padroni, là dove più supina è la rassegna­
zione degli schiavi, dove l ’arm ento è rimasto sordo
agli appelli degli avam posti audaci e generosi, quan­
to più scrupoloso è negli iloti il rispetto della legge,

270
più cieca la fede nei feticci. In Am erica come in
Europa, a Ludlow come Bugerru, a Bilbao com e a
Colliers, nei campi m inerari del selvaggio W est, co­
me nei paesotti appollaiati fra le forre della Sila,
sulle vette degli Appennini, dispersi lungo il tavo­
liere delle Puglie, dovunque m edioevale nei m etodi
produttivi, nel pensiero, nelle aspirazioni siano ri­
m asti schiavi e negrieri ugualm ente, in tutti gli am ­
bienti rim asti chiusi al soffio innovatore della n a­
scente civiltà del lavoro, tetragoni a ll’irrompere delle
correnti rivoluzionarie.
Mentre più rem issivo e longanim e è il capitali­
smo, e non provoca più l’eccidio, né incita il linciag­
gio, né organizza le aggressioni, nei grandi centri
industriali, nelle città tentacolari, dove più forte è
il palpito della vita nuova, più frequenti i contatti,
più contagiosa la febbre delle nuove idee.

* * *

Oro e sangue vogliono i re del denaro e quelli


della legge. In Europa scagliando gli uni contro gli
altri i fratelli briachi; scatenando le furie della guer­
ra devastatrice. In America col premeditato m assacro
della plebe che vuol pane.
E seguiteranno gli antropofaghi del capitalismo,
a sugger sangue ed a spremere oro dalle inesauste
vene del proletariato, e alle stragi, agli assassini,
ai linciaggi di avan tieri, di ieri, e di oggi, seguiranno
quei di domani e poi dom ani se le battaglie d’ogni
giorno non ci riveleranno che la pace e il benesse­
re, la salute e la gioia non ci possono venire dal
cielo, grazia sovrana di un dio impossibile, né dagli
empirei terrestri, largizione pietosa della borghesia
filantropica, né dai presidii dell’ordine costituito, con­

271
quista dei cialtroni della politica, né dai sinedri unio­
nisti, immondi covi di ruffian-baratta e giuda isca-
rioti, ma dalla rivolta, dall’insurrezione aperta, ar­
mata, violenta e spietata delle falangi operaie, che
nel loro impeto irresistibile rovescino gli idoli, vecchi
e nuovi, infrangano argini e dighe d’ogni imperio,
scavalchino le frontiere della proprietà e della legge,
travolgendo nel baratro le cariatidi della società bor­
ghese.
Sterili sono le nostre bestem m ie, vane le collere,
insulsi gli anatemi; infeconde rimarranno le lotte
nostre, se la guerra non porteremo in un più vasto
campo, verso più alta meta, con armi meno fragili
e più temprate, con fede m eno fiacca, con entusia­
smo più caldo, con fervore, con lena con tenacia rin-
novellate.
Se n ell’anim o angosciato, se nella m ente buia
dei vinti della vita non sapremo portare un soffio
di audacia, aprire uno spiraglio di luce.
Se non andremo a scovarli nei loro tuguri, co-
desti affamati, derelitti, derisi e dispersi, per scuo­
tere la loro apatia e svegliare la loro coscienza, per
animarli della nostra fede e scaldarli del nostro en ­
tusiasmo.
Si allontanerà sempre più la vittoria, se lasce-
remo nelle m ani del nem ico gli ostaggi che ci acciuf­
fa; se il diritto non si sorregge, non si riscatta, non
si difende col coraggio, l’audacia, la forza.
Se dinnanzi al nem ico cinto di armi e di odio, non
penseremo a munirci d’armi, a saturarci d’odio.
Se al nuovo ultim o attacco non risponderemo
subito 'e con pari veem enza. Se nel campo della
lotta che stiamo per ingaggiare pel riscatto dei nuovi
e vecchi ostaggi, di tutte le vittim e della reazione

272
borghese, noi an d rem o so ltan to a sp acciare i b ig lietti
del circo o gli specifici della b o tteg a, e n o n p e r la
salvezza com une; se m o rtificata la p re su n tu o sa v a ­
n ità p a rtig ia n a , n o n chiam erem o a ra c c o lta gli a v ­
v e rsa ri tu tti dell’ordine costituito, gli a lle a ti d ’oltre
fro n tie ra e d ’o ltrem are p e r l’attacco am m o n ito re delle
a v an g u a rd ie, che p av en ti le orde m e rc en arie del n e ­
mico, e sproni a lla g u e rra il g ra n d e esercito p ro le ta ­
rio delle cento p atrie.
« C. S. » - 22 luglio 1916

273
NEI FEUDI COSACCHI
DELLA GRANDE REPUBBLICA

L ’o r g a n iz z a z i o n e d e l m a s s a c r o

Mi to m a in m ente una dom anda che si poneva


la C r o n a c a qualche anno fa: « Se cioè tra le cause
del nuovo, deciso atteggiam ento della classe dom i­
nante non vi fosse una discreta sfiducia ed una aper­
ta m iscredenza nella funzione tutelare dei governi,
per cui ad ogni urto, in Florida o in California, nel
W est V irginia o nel Colorado, i Comites de Ciudada-
nos o le Citize’s Alliance pigliano subito il posto delle
am m inistrazioni statali o m unicipali, ed i constabu-
lary, i bravi manigoldi, i buli della Pinkerton e della
Bum s, arm ati di carabine modello e di un’im punità
di cui non beneficano i guerrieri della grande repub­
blica, ne prendano im m ediatam ente il posto, con m i­
nori scrupoli, con un’azione, con un successo indiscu­
tibilm ente più rapidi e più sicuri.
È un fatto. Le grandi com pagnie industriali, i
baroni dei Trusts americani, che hanno nelle loro
ville e nei loro palagi le dorate cappelle, come i du­
chi del m edioevo nei castelli del feudo, che vanno
in chiesa ogni domenica, e sovvenzionano le associa­
zioni filantropiche, che corrono in aiuto delle vittim e
della barbarie guerresca, e coscrivono le squadre della
pubblica morale per combattere il vizio e la licenza

274
— assoldano u n esercito vero e p ro p rio di buli, di
corsari, di sicarii, di « g u n m en » p e r l’in te g rità del
loro privilegio, p e r l’im p u n ità delle loro infam ie, p e r
la som m issione degli schiavi indocili, p e r lo sterm i­
nio dei sobillatori irreducibili. Così com e i d u ch i e i
signorotti d ’a ltri tem pi, si circ o n d a v a n o di m erce­
n a ri e di bravi.
Ne fa n fede i ra p p o rti d ella C om m issione fed e­
ra le delle relazio n i in d u striali, e del C om m issariato
governativo del lavoro.
A ll’o m b ra d iscreta della b a n d ie ra delle strisce e
delle stelle — con la com plicità dei p re to ria n i del­
l’ordine costituito — si a n n id an o cen tin a ia di agenzie
p e r la coscrizione di b irri ra n d ellato ri, di spie in ­
carognite, di assassin i b ru tali.
U n’ag en z ia so ltan to n e co n ta 5000, sem p re in a t­
tiv ità di servizio, ed a ltre tta n ti o quasi, in piede di
g u erra.
Ecco i fa tti n e lla n u d a, riv o lta n te realtà.
D inanzi a ll’In d u stria l Com m ission così p a rla v a
Mr. Totten, u n m em bro d ell’A ssociazione n azio n ale
dei m e rc an ti e m a n u fa ttu rie ri, a c c u sa ta di a v e r im ­
p o rtato in Stockton, C alifornia, p e r te rro riz z a re gli
operai in sciopero, u n b ran co di « g u n m e n » : Essi, (i
buli) sono our meri, cioè a dire, ap p arten g o n o a noi
a n im a e corpo, com e gli schiavi, i reclu si d ella fa b ­
brica.
E al C om m issario che gli ob iettav a, che quegli
uom ini eran o a rm a ti, egli sp iattellav a ch iaro e tondo:
« E rano nel loro diritto, facev an o il loro dovere.
M unirsi di a rm i in sim ili casi, significa a v e r giudizio ».
E q u an d o il C om m issario re p lic a v a se egli cre­
desse d iritto di u n a p riv a ta corporazione o di u n p ri­
v ato cittadino, m a n te n e re p e r loro uso e consum o,

275
una forza armata, egli, il negriero spudorato, rispon­
deva senza indugio: « Certam ente ».
Interrogato su chi dovrebbe decidere della n eces­
sità di queste bande armate, egli disse: « / w o u ld »,
che significa: « Noi, i padroni di ogni ricchezza, i si­
gnori del cielo e della terra, siam o gli arbitri, i sem i­
dei supremi ed onnipotenti, i vindici sovrani, invul­
nerabili ».
Lo Stato — il governo, le autorità costituite, qua­
lunque diavolo di nome vogliate dargli — è spode­
stato dai nuovi unti del Signore, dai nuovi re del de­
naro per volontà divina, pei quali è diritto inaliena­
bile la proprietà assoluta del suolo su cui cam m i­
niamo, dell’aria che respiriamo, del cervello e delle
braccia, del sangue e dei sudori nostri.
Ecco cosa disse R. Masterdon, un krumiro di pro­
fessione al soldo delle Compagnie tranviarie di In­
dianapolis, Indiana, in uno di quelli che i pacifici pu­
ritani della repubblica chiam ano bloody s t r i k e « In
un chiosco di proprietà della com pagnia Jv’era un
m ucchio di rivoltelle a nostra disposizione (cioè dei
sicari).
« Dagli ufficiali della com pagnia noi avevam o ri­
cevuto l’ordine di provocare e randellare gli sciope­
ranti. N essuno di noi fu m ai arrestato per l’uccisione
di Brogan (uno scioperante), sebbene fosse facile la
nostra identificazione.
« Senza nessuna provocazione una sera, tanto per
attizzare una zuffa con un gruppo di scioperanti, io
attaccai un operatore di cinem atografo che discuteva
pacificam ente con loro».
E potrei continuare.
E, m algrado che le com m issioni investigatrici no­
m inate dallo stesso governo abbiano dovuto registra­

276
re gli innum erevoli im puniti assassinii e massacri,
pure nessun passo fu m ai dato dalle autorità così
dette tutorie, per frenare la foia libidinosa dei n e­
grieri, dei guardaciurm a e dei loro mastini.
Anzi l’ormai sterm inata lista delle loro recidive
im punitarie cresce a vista d’occhio ogni giorno di
più.
Sin dal 1893, u n co m itato ap p o sitam en te in c a ri­
cato p resen tò al S enato u n ra p p o rto che co n chiudeva
così: L’im piego di forze a rm a te p e r p a rte degli in d u ­
stria li com e dei loro s a la ria ti dovrebbe essere im p e­
dito. Se lo Stato è incapace di proteggere la proprietà
e la vita dei privati cittadini, viene meno anche la
necessità della sua esistenza. La prim itiva legge del
più forte dovrà essere restaurata soltanto quando i
m ezzi legali non avranno raggiunto il compito.
Ebbene: lo Stato non protegge la proprietà degli
operai (che è proprietà nostra, il frutto del nostro la ­
voro, come ogni fonte di ricchezza ed ogni bene so­
ciale), il governo non difende (an zi!) la vita dei la ­
voratori — che al governo han pagato il loro contri­
buto in sangue e in denaro, sem pre e ad usura —
dunque lo Stato non ha più ragione di esistere.
La legge è incapace di risolvere la lotta fra i di­
seredati d’ogni bene, e i privilegiati d’ogni fortuna,
dunque non v ’è rimasto che un mezzo: la forza, la
violenza, non v ’è che una via di scampo: l’insurre­
zione.
Per la salvezza del loro benessere, del loro pre­
dominio, i padroni scavalcano, infrangono le leggi,
ricorrono alla violenza, a llessassim o, al massacro.
Per il vostro benessere, per la vostra felicità, per
la vostra salute, o schiavi, imitateli.

« C. S. » 22 luglio 1916

277
INDICE

P r e s e n t a z i o n e ......................................................... pag. 5

PER L’ANARCHISMO
La T erza I n t e m a z i o n a l e ................................... » 17
D em ocrazia f i n a n z i a r i a ................................... » 22
Su u n vecchio c h io d o .......................................... » 26
O ltre la D em ocrazia !...........................................» 32
O ltre la R i f o r m a ................................................. » 37
Al b i v i o ! ................................................................» 43
P iù S t a t o ? ................................................................» 43
P e n s a n d o ................................................................» 46
A v an ti a n c o r a ! ................................................. » 50
Il m om ento p o l i t i c o .......................................... » 53
Ne v e r t i r e ! ................................................................» 61
CONTRO LA GUERRA
PER LA RIVOLUZIONE
Gli a n t i l i b i c i .........................................................» 67
M o t i v i .......................................................................» 71
E d i s o n ....................................................................... » 76
D all’equivoco al trad im en to . . . . » 79
Im perialism o e l e t t o r a l e ................................... » 83
A che servono le p a r a t e ................................... » 88
Dopo due a n n i .........................................................» 92
N el solco della g u e r r a ................................... » 96

279
LOTTE P R O L E T A R IE

G e r m i n a i ! ........................................................ » 127
L’In d u striai W o rk ers of th è W orld . » 130
C onsiderazioni retro sp ettiv e . . . . » 135
La class di A s e n ........................................... » 141
La b estia t r i o n f a n t e .................................... » 144
N ei feudi del S a n t’Uffizio R epubblicano . » 150
D itta tu re p r o l e t a r i e .................................... » 159
L’agitazione dei ferro v ie ri . . . . » 163
Labor d a y ......................................................... » 168
Il M ovim ento O peraio e lo S tato » 171
G uai ai v i n t i ! ........................................... » 175
L’e q u i v o c o ......................................................... » 179
In torno alle otto ore . . . . . . » 185
MEDAGLIONI
M ichel B a k o u n in e ........................................... » 191
R icordando F e r r e r ........................................... » 199
PAGINE POLEMICHE
Banzai! ......................................................... » 207
A che serve il C atechism o . . . . » 223
La beffa è c o m in c ia ta .................................... » 229
La m a fia r o s s a ........................................... » 233
Il g i u d i c e .................................... » 239
Intendiam oci bene . . . . . . » 244
Luci ed o m b r e ........................................... » 248
La salu te è in n o i .................................... » 253
Il caro v i v e r i .................................................. » 258
Business, S tr ic tly ! ........................................... » 264
O ro e san g u e .................................................. » 269
N ei feudi cosacchi della G ran d e Repub-
b l i c a ......................................................... » 274

280
«... IL PENSIERO È FIACCO
E STERILE, SE NON È VOLON-
TA’, SENTIMENTO, FEDE; PER­
CHÈ, DOVE FACCIA DIFETTO
L’AMORE, L'UNICA COSA CHE
POSSA DAR VALORE E SIGNIFI­
CATO ALLA DOTTRINA, ENERGIA
E TEMPRA AI PROPOSITI, CHIA­
REZZA ALLA MENTE, LUCE AL­
LO SPIRITO; PERCHÈ, OVE
FACCIA DIFETTO L’AMORE, LA
CULTURA È UN ORPELLO, COR­
REDO DI NOZZE CHE SI TARLA
NEL FONDO DI UNA CASSA; PER.
CHÈ, INFINE, QUANDO MANCA
IL CALORE, LA FIAMMA VIVA
DELLA SPONTANEITÀ’ CONSAPE
VOLE, NOI NON PRODUCIAMO
NÈ SCIENZA, NÈ ISTRUZIONE,
NÈ CULTURA, NÈ PER NOI, NÈ
PER GLI ALTRI...».

U. POSTIGLIONE