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SISTEMI DI ACCOGLIENZA,

LAVORO DI RETE E PERCORSI


SOCIO-SANITARI PER MINORI
STRANIERI NON ACCOMPAGNATI:
DALL’UTOPIA ALLE BUONE PRATICHE

EBOOK SOLIDALE A CURA DI DONATELLA OLLA

Con il contributo di: Marina Bardanzellu, Valentina Bologna,


Ugo Bressanello, Carlo Duò, Emanuela Giglio, Antonio Lobina,
Susanna Pisano, Ilenia Ruggiu, Claudia Selis
Il presente libro è un progetto solidale realizzato a favore di Fondazione
Domus De Luna Onlus ed è accreditato come Autoapprendimento FAD con
riconosci-mento ECM per tutte le professioni, solo attraverso apposita
registrazione al sito www.ebookecm.it

COLLANA EBOOKECM
EBOOK PER L’EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA © 2019
INDICE

PREFAZIONE 5
Antonio Lobina
Consigliere Delegato alle Politiche Sociali
Città Metropolitana Cagliari

PREMESSA 7
Dott. Carlo Duò
Coordinatore Comitato Scientifico ECM di Ebookecm.it

INTRODUZIONE 11
Dott.ssa Donatella Olla
Garante Infanzia e Adolescenza
Città Metropolitana Cagliari

MULTICULTURALISMO E MINORI 13
Prof.ssa Ilenia Ruggiu
Professore ordinario di diritto costituzionale,
Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Cagliari

LAVORO DI RETE E PERCORSI SOCIO-SANITARI


PER MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI 23
DotT.ssa Donatella Olla
Referente Scuola, per immigrazione e OLP per Servizio Civile
Nazionale per il Comitato Unicef Provinciale di Cagliari

CONSIDERAZIONI IN TEMA DI RISPETTO,


PARI OPPORTUNITÀ E NON DISCRIMINAZIONE 45
Avv. Susanna Pisano
Consigliera di Parità Città Metropolitana di Cagliari
IL RUOLO DEI TUTORI PER I MINORI STRANIERI
NON ACCOMPAGNATI 49
Avv. Marina Bardanzellu
Tutore Minori Stranieri non Accompagnati

IL RUOLO DEL MEDIATORE INTERCULTURALE NEI CENTRI


DI ACCOGLIENZA PER RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO 59
Valentina Bologna
Servizio Civile Nazionale (SCN) Unicef Cagliari

STRATEGIE DI ASCOLTO E AIUTO ALLA PERSONA 63


Claudia Selis - Psicologa Psicoterapeuta
Valentina Bologna - Mediatrice Interculturale

LA LUNA CHE ATTRAVERSÒ IL MARE 67


di Emanuela Giglio
Psicoterapeuta Casa Stelle e Casa Cometa Domus De Luna

POSTFAZIONE 75
Ugo Bressanello
Presidente Fondazione Domus de Luna

APPENDICI 79
INDICE

PREFAZIONE

ANTONIO LOBINA
CONSIGLIERE DELEGATO ALLE POLITICHE SOCIALI
CITTÀ METROPOLITANA CAGLIARI

Negli ultimi anni anche la Sardegna, e Cagliari in particolare,


si sono trovati ad affrontare il fenomeno dell’accoglienza dei mi-
granti provenienti dalle coste africane; e se il loro destino ci ha
colpito, quello dei minori e soprattutto quello dei Minori non
Accompagnati ci ha coinvolto in maniera profonda.
Sia i politici e sia le strutture comunali si sono messi a disposi-
zione assieme alle varie Istituzioni di riferimento (Prefettura, Que-
stura, Procure, Tribunali, Servizio Sanitario Nazionale e tutte le
Associazioni inserite nell’accoglienza partecipando a tutte le fasi
di predisposizione e di realizzazione dell’assistenza.
L’esigenza di conseguire la tempestività di programmazione e
di azione a messo tutte le Istituzioni e per esse tutti i rappresentan-
ti, di fronte ad un evento di grande ampiezza e complessità, che
è stato affrontato e portato a compimento attraverso un impegno
ed uno slancio corale degno di essere considerato un esempio da
imitare.
Il risultato conseguito è importante e ha superato tutte le
aspettative, è perciò con vivo piacere che presento nella mia veste
di Consigliere delegato delle Politiche Sociali della Città Metro-
politana di Cagliari questa pubblicazione sull’accoglienza dei minori

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
PREFAZIONE

stranieri non accompagnati fortemente voluta dall’attuale Garante


Infanzia e Adolescenza della Città Metropolitana che già in pre-
cedenza aveva partecipato ai tavoli tematici in qualità di referente
Unicef Comitato Provinciale di Cagliari.
A tutti coloro che hanno partecipato e contribuito alla realizza-
zione a qualunque titolo, mi pregio di inviare i miei ringraziamen-
ti per l’opera svolta e il mio plauso per i risultati consegui

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INDICE

PREMESSA

DOTT. CARLO DUÒ


COORDINATORE COMITATO SCIENTIFICO ECM DI EBOOKECM.IT

Scrivere la premessa di questo libro da un parte mi da’ gioia,


ma dall’altra mi riporta alla mente la strage di Lampedusa del 3
ottobre 2013: ho deciso dunque di condividere alcune considera-
zioni guidato più dalla pancia e dalle emozioni, che dalla testa e
dai ragionamenti. Centinaia di morti: uomini, donne e purtroppo
tanti, troppi bambini, con una valigia di coraggio e di speranza.
Vite spazzate durante il viaggio più importante. Ogni contributo
a questo libro, scritto con professionalità e passione, vorrei potes-
se essere dedicato a tutti i bambini e le bambine che non sono
riusciti ad arrivare a destinazione e ad ottenere accoglienza. Mi
perdonerete, dunque, se queste righe potranno a volte sembrare
un disordinato meltin-pot di libere associazioni, piuttosto che una
scientifica premessa come il mio ruolo imporrebbe.
Mi piace pensare che i cambiamenti più importanti nella vita
siano guidati dall’emozione. Forse non è casuale l’assonanza tra
e-mozione ed e-migrazione, perché cela un significato comune:
uscire, muoversi da, spostarsi, passare da dentro a fuori, quindi
cambiare. Non posso fare a meno di riconoscere le mie emozio-
ni contrastanti, fermarle sulla carta per ricordare, per riordinare
e dare un senso, se possibile, a quel terribile evento dell’ottobre
2013. Credo infatti che l’intera vita sia un viaggio e l’intero genere

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
PREMESSA

umano sia naturalmente predisposto a viaggiare. Ci siamo evoluti


grazie al coraggio ed alla speranza di tribù nomadi e senza il movi-
mento tra nuove terre e nuove relazioni, ci saremmo estinti.
Migrare è un verbo che spesso associamo agli uccelli, con un
tono poetico e spontaneo, senza pensare che è un’attitudine inna-
ta anche negli esseri umani, alla ricerca di qualcosa di diverso, di
più e di meglio. Ma noi uomini abbiamo voluto dimenticare di
essere migranti nell’anima, far prevalere un sedentario individua-
lismo, fino a coniare parole come e-migrazione o im-migrazione
piuttosto che parlare di migranti e da migranti. Le storie di ogni
migrante che riceva accoglienza sono una testimonianza di soli-
darietà che va oltre i luoghi comuni e trasforma finalmente in
persone quelli che spesso ci si ostina a considerare semplicemente
“altri”.
Emigrato è colui che se ne va, immigrato è colui che arriva: un
ottimo modo per esaltare i diversi punti di vista: nel linguaggio
però si nascondono trappole profonde come il Mar Mediterraneo.
Preferisco tornare a parlare di migranti, quali siamo dalla notte
dei tempi o, più banalmente, dalla nascita. La nostra prima migra-
zione avviene dal grembo materno al mondo esterno. Emigriamo
d’improvviso e senza volerlo da un luogo caldo, buio, silenzioso,
accogliente verso un luogo freddo, accecante, assordante, ostile.
Un passaggio che costa fatica e sofferenza, che alcuni sostengono
ci rimanga dentro per sempre, ma che ha come premio la crescita.
Migrare significa cercare una rinascita, a costo della propria stessa
vita. Certo ogni nascita necessita di adattamento, coraggio, spe-
ranza e ogni viaggio prevede un confronto serrato con le proprie
resistenze al cambiamento. Spesso tali resistenze sono solo una
difesa per chi non riesce a vedere la vita come una continua mi-
grazione, ma la conserva come fosse uno status quo da mantenere
a tutti i costi: silenzio, imbarazzo, paura, stallo, disimpegno, indif-
ferenza o peggio pregiudizio, odio, egoismo, aggressività, violenza,
emarginazione. Questo breve dizionario di tutti i possibili contrari
di “accoglienza” svela l’incapacità di cambiare, dunque il destino
di non poter crescere.

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
PREMESSA

Non ci sono solo i luoghi della migrazione, come dall’Africa


all’Europa: l’accoglienza è realtà solo quanto si trova finalmente il
coraggio di migrare da un modo di pensare ad un altro.

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INDICE

INTRODUZIONE

DOTT.SSA DONATELLA OLLA


GARANTE INFANZIA E ADOLESCENZA
CITTÀ METROPOLITANA CAGLIARI

L’interesse primario di ogni Garante dei Diritti dell’Infanzia e


dell’Adolescenza è costituito dal promuovere l’attuazione dei dirit-
ti previsti dalla Convenzione Onu, approvata dall’Assemblea delle
Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989, (CRC Convention
on the Rigths of the Child or UNCRC United Nations Convention
on the Rigths of the Child), ratificata in Italia tramite Legge n. 176
del 27.05.1991 e depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre
1991.
I diritti fondamentali, che attraversano tutti i 54 articoli conte-
nuti in tale legge, si fondano sul rispetto della persona di minore
età fino al compimento del 18esimo anno, e consistono nel: non
essere discriminato (art.2); essere tutelato nel suo superiore in-
teresse (art. 3), aver riconosciuto il diritto alla vita e salute (art.
6); avere un nome e una nazionalità; avere preservate le proprie
relazioni familiari (artt. 7 e 8); crescere ed essere educati priorita-
riamente nella propria famiglia, salvo i casi in cui la separazione
si renda necessaria nel preminente superiore interesse del minore
(art.9); essere ascoltati in ogni procedura giudiziaria e/o ammini-
strativa che li concerne per poter esprimere la propria opinione

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
INTRODUZIONE

(art.12); aver accordati gli aiuti appropriati ai genitori e ai tutori


legali nell’esercizio della responsabilità che incombe loro (art. 18).
I Garanti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, oltre a promuovere
tali diritti, vigilano sul loro rispetto in ogni azione e in ogni am-
bito.
Su tali presupposti sono lieta che venga portato all’attenzio-
ne di tutti gli interessati il risultato di un lavoro corale espresso
da tutte le istituzioni pubbliche e private direttamente coinvolte
nell’obiettivo di rendere l’accoglienza dei minori stranieri non ac-
compagnati coerente con lo spirito della convenzione dei diritti
del fanciullo, volto a tenere sempre in primaria considerazione il
Superiore Interesse della/del minore, in tutte le sue fasi.
Si ritiene doveroso precisare che il suddetto lavoro è stato ela-
borato ed attuato dal 2015 fino al 2017, l’entrata in vigore della
Legge 4/17 o Legge Zampa, e il recente Decreto sicurezza (deno-
minato Salvini) non hanno portato variazioni alle procedure di
accoglienza per i Minori non Accompagnati.

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INDICE

MULTICULTURALISMO E MINORI

PROF.SSA ILENIA RUGGIU


PROFESSORE ORDINARIO DI DIRITTO COSTITUZIONALE, DIPARTI-
MENTO DI GIURISPRUDENZA, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI

1. IL MULTICULTURALISMO E I SUOI FONDAMENTI NORMA-


TIVI1

Il multiculturalismo può essere definito in due modi: descritti-


vo e prescrittivo. Da un punto di vista descrittivo esso indica una
situazione di fatto data dalla compresenza di più gruppi culturali
in uno stesso territorio. La compresenza può essere originaria, nel
senso che il gruppo che ha costituito inizialmente lo Stato era
già culturalmente composito – si pensi all’Italia dove coesistono
numerose minoranze nazionali identificabili nelle diverse regio-
ni e gruppi linguistici esistenti – oppure può essere successiva al
contratto sociale-politico, in quanto successive immigrazioni han-

1
This Paper has received funding from the European Union’s Horizon2020 research
and innovation programme H2020-DRS-2015, under grant agreement No. 700385
Project CLISEL, Climate Security with Local Authorities, and by the Swiss State Secre-
tariat for Education, Research and Innovation (SERI) under contract number 16.0038.
This document reflects only the authors’ view and the Agency is not responsible for
any use that may be made of the information it contains. The opinions expressed and
arguments employed herein do not necessarily reflect the official views of the Swiss
Government.

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

no mutato la compagine culturale del gruppo politico originario.


Questa è una definizione volta a riflettere un dato fattuale a pre-
scindere dal riconoscimento giuridico.
In una seconda definizione prescrittiva, il multiculturalismo è
un movimento filosofico-politico-giuridico volto a tutelare le mi-
noranze culturali in modo che possano esprimere la propria cul-
tura anche in contesti sociali con una maggioranza caratterizzata
da una visione del mondo diversa. Il multiculturalismo in senso
prescrittivo si propone l’attribuzione a tali minoranze di veri e
propri diritti al godimento della propria cultura e ha trovato, at-
tualmente, riconoscimento giuridico nel diritto internazionale e
in circa 80 delle 194 costituzioni esistenti2.
A livello internazionale il riconoscimento è avvenuto nel 1966
con la codificazione, all’art. 27 del Patto internazionale dei diritti
civili e politici del diritto per ogni gruppo minoritario ad avere una
vita culturale propria. Si tratta di un documento vincolante del
diritto internazionale generale e pertanto di notevole rilievo. L’art.
27 segna la data di nascita dei diritti culturali, in quanto fino ad
allora soltanto la religione e la lingua, due sottoinsiemi della cul-
tura, avevano avuto riconoscimento giuridico come diritti fonda-
mentali e non era mai stato codificato un vero e proprio diritto
alla cultura tout court, in senso antropologico.
Un altro strumento generale che merita menzione, per quanto
di soft law e quindi di mero impegno politico, di natura proposi-
tiva, è la Dichiarazione universale dell’Unesco sulla diversità culturale,
adottata a Parigi il 2 novembre 2001.
A livello di diritto internazionale regionale, per l’Italia rileva,
inoltre, l’art. 22 della Carta europea dei diritti fondamentali che reci-
ta: “L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”
e che, a partire dal 2007, è un documento vincolante.

2
Per un’analisi delle Costituzioni e del quadro normativo si veda Ruggiu I. Il Giudice
Antropologo. Costituzione e tecniche di composizione dei conflitti multiculturali, Milano, Fran-
co Angeli, 2012, cap. IV.

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

A livello nazionale il multiculturalismo non trova riconosci-


mento esplicito nella Costituzione italiana. Risalendo la stessa
al 1948, quando ancora la tematica dei diritti culturali non era
nell’agenda del costituzionalismo, la stessa non contiene un rife-
rimento alla cultura in senso antropologico. Tuttavia, è possibile
sostenere che l’Italia sia tenuta al rispetto dei diritti culturali per
le seguenti ragioni.
L’Italia ha sottoscritto il predetto Patto internazionale del 1966
e anche se non ha dato attuazione legislativa integrale alla norma
dell’art. 27, comunque, tale articolo ha nel nostro ordinamento
una forza superiore alla legge, obbligata, ai sensi dell’art. 117 c. 1
della Costituzione, a rispettare “gli obblighi derivanti dal diritto
internazionale”.
L’art. 2 della Costituzione italiana quando afferma che la Re-
pubblica “tutela i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” fa riferi-
mento non ad un modello individualista, ma anche comunitario.
Quale formazione sociale è, infatti, più rilevante che quella del
gruppo culturale in cui veniamo socializzati? Il diritto alla cultu-
ra fa parte, in qualche modo, di quel “diritto ad essere sé stessi”
implicito nel principio personalista che costituisce l’anima della
nostra Carta.
Infine, anche l’art. 9 quando recita “la Repubblica promuove
lo sviluppo della cultura” potrebbe essere interpretato in senso
evolutivo, tale da includere anche le nuove culture che, con l’im-
migrazione, hanno arricchito il tessuto antropologico italiano.

2. I DIRITTI CULTURALI DEI MINORI.

In questo contributo vorrei soffermarmi sul diritto alla cultura


dei minori. Anche in tale caso una norma internazionale sotto-
scritta dall’Italia costituisce un punto di riferimento importante.
Si tratta della Convenzione dei diritti del fanciullo, nota anche
come Convenzione di New York del 1989 il cui art. 30 così re-

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

cita: “Negli Stati in cui esistono minoranze etniche, religiose o


linguistiche oppure persone di origine autoctona, un fanciullo au-
toctono o che appartiene a una di tali minoranze non può essere
privato del diritto di avere una propria vita culturale, di professare
e di praticare la propria religione o di far uso della propria lingua
insieme agli altri membri del suo gruppo”. Come si nota dalla
formulazione, che ricalca quasi in modo identico l’art. 27 del Pat-
to internazionale del 1966, anche questo documento vincolante,
di diritto internazionale generale, si colloca in quella tradizione
giuridica internazionale di riconoscimento dell’importanza della
cultura.
Anche l’art. 30 della Costituzione italiana, a mio avviso, fonda
un’importante base per il riconoscimento del diritto alla cultura
del minore, per il tramite dei genitori. Infatti nello stabilire che ge-
nitori hanno il “diritto e il dovere di istruire, educare e mantenere
i figli” intende che lo possano fare effettuando una trasmissione
intergenerazionale dei valori in cui si identificano. È noto che an-
che nella società italiana ci sono molte differenze endo-culturali
nei valori e nella visione del mondo che i genitori trasmettono i
figli: il pluralismo educativo dovrebbe essere esteso anche ai mi-
granti, nel senso di consentire loro di trasmettere i valori di cui
sono portatori.
Da quanto emerso in questa breve sintesi, si rileva che sia il
diritto internazionale che quello nazionale italiano offrono dei
chiari supporti normativi ai diritti culturali. Tuttavia, va anche
segnalato che l’esistenza dei diritti culturali non è così pacifica: i
giudici, con qualche eccezione, tendono a non applicare diretta-
mente la norma del Patto internazionale del 1966 e fino ad oggi
hanno sempre parlato della cultura non come di un diritto fon-
damentale, bensì come di una consuetudine, inferiore quindi alla
legge italiana, che può acquisire rilevanza, ma in condizione di
subordinazione rispetto ad altre norme. Si verifica, pertanto, una
discrasia tra livello normativo e applicazione giurisprudenziale che
può essere meglio apprezzata soffermandoci sui diversi esiti giuri-

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

sprudenziali prodotti da alcuni conflitti multiculturali che hanno


coinvolto minori in Italia.

3. CASI GIURISPRUDENZIALI RIGUARDANTI MINORI CHE


COINVOLGONO PROFILI CULTURALI.

Diversi casi decisi da giudici italiani affrontano questioni col-


legate alla cultura del minore. Ne selezionerò alcuni che ritengo
particolarmente rilevanti in quanto riflettono i diversi esiti inter-
pretativi che possono maturare di fronte al concetto di cultura. Il
mio scopo è riflettere sulla estrema eterogeneità dei casi – quan-
do si parla di cultura sono coinvolte pratiche molto diverse – e
mostrare come il giudice debba prepararsi con sempre maggiore
consapevolezza nel maneggiare la categoria cultura, anche even-
tualmente tramite l’ausilio di esperti culturali nel processo, che
evitino errori e fraintendimenti.
Il primo caso riguarda la pratica culturale della kafalah, nota
anche come “affido islamico”, deciso con la sentenza della Corte
di Cassazione 1843/2015 in senso favorevole al riconoscimento
culturale. Il caso riguardava un minore marocchino a cui il Con-
solato italiano a Casablanca negava il visto per l’Italia. Il mino-
re avrebbe dovuto ricongiungersi con lo zio che viveva ormai da
anni in Italia e a cui il era stato affidato in regime di kafalah, ma
il ministero osservava che, non trattandosi di adozione, la sem-
plice kafalah non dava diritto al ricongiungimento ai sensi della
legge italiana. Osserva la Suprema Corte: “la letteratura giuridica
e sociologica sulla kafalah è ormai ampia”; quindi passa ad una
descrizione accurata e dettagliata della pratica, spiegando come
quest’ultima sia una pratica culturale traducibile come affidamen-
to, generalmente intra-familiare, diffusa nei paesi islamici che ri-
solve problemi di indigenze familiari, più o meno permanenti,
consentendo che i genitori naturali affidino il bambino a terzi,
generalmente parenti. La Cassazione cita la Convenzione de l’Aja
del 29 maggio 1993 sulla protezione dei minori e sulla cooperazio-

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

ne in materia di adozione internazionale recepita dall’Italia con


legge n. 476 del 31 dicembre 1998, ritenendo che la stessa costitui-
sca la base normativa per il riconoscimento della pratica culturale
nel nome anche dell’interesse del bambino. Questa sentenza è,
a mio avviso, un ottimo esempio di uso corretto dell’argomento
culturale – il giudice ha fatto un’analisi attenta e una descrizione
accurata della kafalah – integrato con il criterio del miglior inte-
resse del bambino.
Il secondo caso riguarda una mamma Rom che mendicava in-
sieme ai suoi due bambini: una neonata che ancora allattava e che
teneva in braccio e un bambino di 4 anni che mendicava attiva-
mente chiedendo lui stesso denaro ai passanti. La donna era stata
condannata dalla Corte d’Appello di Santa Maria Capua Vetere
per il reato di riduzione in servitù, ma la Corte di Cassazione
annulla la decisione imponendo una rideterminazione della pena
sulla base di un titolo di reato inferiore: i maltrattamenti. La sen-
tenza 44516/2008, infatti, accoglie il ricorso dell’avvocato della
donna Rom che aveva evidenziato come mendicare fosse una pra-
tica culturale dei Rom che non si poteva criminalizzare. In questo
caso l’uso dell’argomento culturale è stato erroneo. Infatti, mentre
la sentenza subiva una grande eco mediatica critica e veniva accu-
sata di sacrificare i diritti dei minori all’altare della cultura, i Rom
intervenivano per precisare che il manghel non è una loro pratica
culturale, bensì un’attività economica che sono costretti a intra-
prendere proprio in conseguenza del collasso della loro cultura e
dei loro antichi mestieri (cartomanti, ramai, circensi, allevatori di
cavalli) a seguito dell’urbanizzazione e della modernizzazione. Il
caso richiama l’importanza di individuare correttamente la pra-
tica culturale evitando pericolose stereotipizzazioni del gruppo3.

3
Niccolai S., I. Ruggiu, Se un bambino va con la mamma a mendicare: qualche riflessione
sull’“argomento culturale” e le responsabilità della giurisdizione, in G. Brunelli, A. Pugiotto,
P. Veronesi (a cura di), Scritti in onore di Lorenza Carlassare. Il diritto costituzionale come
regola e limite al potere, Jovene, Napoli, 2009, 1459 ss.; Simoni A., La qualificazione
giuridica della mendicità dei minori rom tra diritto e politica, in Diritto, immigrazione e cittadi-
nanza, n. 1, 2009, 99 ss.

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

Nonostante la Cassazione abbia fatto un apprezzabile tentativo di


andare incontro alle discriminazioni sofferte dai Rom, evitando
che la madre perdesse la potestà genitoriale, la sentenza ha avuto
un effetto boomerang in quanto, pochi mesi dopo, il Parlamento
ha introdotto un nuovo reato, l’art. 600 octies, che inasprisce le
pene per i genitori che portano i bambini a mendicare, implican-
do la perdita automatica della potestà genitoriale.
Un terzo caso riguarda un padre marocchino che portava con
sé il proprio figlio minorenne perché lo aiutasse nella vendita am-
bulante di fazzoletti, accendini e fiori. La Corte di Cassazione con
sentenza 3419/2007 ha condannato il padre e ha motivato il rifiu-
to delle attenuanti, richieste dall’avvocato che aveva evidenziato
come in Marocco sia assolutamente normale che i bambini diano
una mano in famiglia, motivando che “una cultura arretrata e poco
sensibile alla valorizzazione e alla salvaguardia dell’infanzia deve cedere il
passo”. A mio avviso tale decisione è discutibile. Il lavoro minorile
è in Italia proibito. Il divieto era nato per evitare pericolose forme
di sfruttamento dei minori, tuttavia oggi tale proibizione è anche
il riflesso di una visione puerocentrica della società dove il bambi-
no è iperprotetto. In altre culture il bambino è trattato come un
adulto e coinvolto nelle attività economiche e sociali degli adulti.
Se questo non avviene a scapito della sua istruzione o con forme di
costrizione, nel senso che il bambino non viene sottratto all’obbli-
go scolastico o obbligato, magari con la forza, a lavorare, la pratica
di coinvolgere i bambini in attività adulte potrebbe essere ripensa-
ta laddove corrisponda all’interesse del bambino.
Non si può evitare di menzionare altri due conflitti multicul-
turali che coinvolgono i minori: le mutilazioni genitali femminili
e la circoncisione maschile. Le due pratiche hanno ad oggi un
trattamento opposto essendo le prime criminalizzate, le seconde
ammesse.
Sino al 2006, invero, non sono mancate in Italia sentenze che
assolvevano i genitori dal reato di lesioni di fronte anche a prati-
che gravi quali l’infibulazione o l’escissione praticata su bambine.
È il caso della sentenza di archiviazione emessa dal Tribunale dei

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

minori di Torino, il 17 luglio 1997, in relazione ad un caso di


escissione su una bambina nigeriana portata dai genitori nel Pa-
ese d’origine per compiere tale rituale. Al rientro in Italia, questi
erano stati denunciati dai medici della ASL per lesioni gravissi-
me. Secondo il Tribunale i genitori avevano sottoposto “la figlia a
pratiche di mutilazione genitale femminile pienamente accettate
dalle tradizioni locali (e parrebbe, dalle leggi) del loro Paese”. Da
qui le ragioni per non condannarli. Sono state anche decisioni di
tal tipo a suscitare un intervento del legislatore che ha previsto
una nuova ipotesi di reato all’art. 583 bis che stabilisce che “chiun-
que, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione
degli organi genitali femminili è punito con la pena da 4 a 12
anni”, introdotto dalla legge 9 gennaio 2006, n. 74. Le mutilazioni
femminili sono state successivamente condannate a livello inter-
nazionale con una Risoluzione ONU del 20125 che invita gli Stati
ad una loro criminalizzazione e sposta l’attenzione dall’elemento
culturale a quello della violenza di genere.
Viceversa, la circoncisione maschile è ammessa in Italia, così
come in tutti gli Stati europei, sia sulla base della libertà religiosa,
sia sulla base del presupposto che è meno grave e non lesiva della
funzione sessuale del minore.
A mio avviso, tuttavia, effettuando la circoncisione maschile
un’alterazione permanente dell’organo sessuale, dovrebbe essere
sottoposta ad uno scrutinio più attento per evitare trattamenti di-
scriminatori tra minori femmine e maschi e ad una conversazione
pubblica più ampia e attenta che usi un criterio comune o meglio
spieghi il perché dell’attuale diverso trattamento.
La lista di questioni che potrebbero, in futuro, sorgere innanzi
ai giudici italiani può arricchirsi dando uno sguardo comparato ai

4
G. Brunelli, Prevenzione e divieto delle mutilazioni genitali femminili: genealogia (e limiti)
di una legge, in Quad. cost., 2007, 573 ss
5
Risoluzione A/Res/67/146 “Intensificare gli sforzi globali per l’eliminazione delle
mutilazioni genitali femminili” (Intensifying global efforts for the elimination of female ge-
nital mutilation) adottata il 20 dicembre 2012 dall’Assemblea Generale delle Nazioni
Unite nella sua 67° sessione e pubblicata il 5 marzo 2013.

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
MULTICULTURALISMO E MINORI

casi che già si stanno presentando in altre giurisdizioni. Si pensi al


caso di bambini che vengono trovati con dei segni sul corpo, con
dei lividi rotondi o con la pelle urticata, questi vengono spesso
erroneamente catalogati come segni di percosse ma in realtà sono
il risultato dell’applicazione di tecniche di medicina tradizionale
(utilizzo di coppelle che vengono pressate sulla pelle creando, per
aspirazione, dei lividi, o sfregamento della pelle con erbe che la
irritano temporaneamente, senza però causare alcun danno né
lesioni sul bambino).
Si pensi, ancora, al caso delle coccole ai bambini che in certi
casi potrebbero essere confuse con forme di pedofilia o di abusi
sessuali. In certe culture (Afghanistan), baciare o toccare i genitali
dei bambini è una pratica culturale volta ad esprimere affetto. Essa
si fonda sul fatto che il pene di un bambino è visto come un punto
del corpo non pulito in quanto è il punto da cui il bambino urina.
Baciare il proprio figlio sul pene o inserirlo nella propria bocca
dimostra quanto un padre ami il bambino precisamente perché
quella non è la parte “più santa e pulita del corpo”6. Ugualmente
diffuse in diversi gruppi (Albania) sono le carezze sul pube delle
proprie bambine, in questo caso la bambina è vestita e il gesto può
avvenire anche in pubblico come segno di affetto.
I casi citati mostrano l’importanza che le tematiche del mul-
ticulturalismo hanno e assumeranno in futuro e l’esigenza di
raggiungere un attento bilanciamento tra diritti culturali e inte-
resse del bambino. In particolare, emerge l’importanza di valu-
tare quest’ultimo con lenti culturali non esclusivamente italiane:
ignorando, infatti, la dimensione culturale in cui il bambino è
cresciuto si rischia di allontanarlo dalla famiglia recandogli un for-
te danno e andando contro il suo miglior interesse.

6
Questo caso si è presentato negli Stati Uniti. Nel caso State of Maine v. Mohammad
Kargar, 1996 la Corte superiore del Maine Usa ha condannato un padre afgano per
abuso sessuale togliendogli la patria potestà; successivamente la Corte suprema del
Maine ha annullato la decisione applicando lo standard de minimis non curat lex.

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INDICE

LAVORO DI RETE E PERCORSI SOCIO-


SANITARI PER MINORI STRANIERI NON
ACCOMPAGNATI

DOTT.SSA DONATELLA OLLA


REFERENTE SCUOLA, PER IMMIGRAZIONE E OLP PER SERVIZIO
CIVILE NAZIONALE PER IL COMITATO UNICEF PROVINCIALE DI
CAGLIARI

Questo lavoro vuole affrontare l’argomento dell’organizzazio-


ne operativa che si attiva durante la fase dell’accoglienza dei giova-
ni migranti e adulti, che sbarcano in stato di necessità, e del come
le Istituzioni si adoperino individualmente e in sinergia attraverso
una rete effettiva e fattiva per offrire un servizio mirato ad uscire
dallo stato di emergenza e per garantire un’accoglienza efficace ed
efficiente.
Il risultato ottenuto in Sardegna, in particolare a Cagliari, è
stato conseguito tramite il grande impegno voluto e profuso da
tutte le Istituzioni, che, volontariamente, hanno dedicato il loro
tempo e risorse in orario extra lavorativo al fine di affrontare il
fenomeno migratorio sul nostro territorio sia di persone adulte
che di età inferiore ai 18 anni (inclusi i minori non accompagnati).
Tutte le Istituzioni coinvolte si sono rese disponibili a creare
una rete operativa di persone esperte in materia, perché quotidia-
namente hanno a che fare con persone in difficoltà, ponendo e
ponendosi in discussione al fine di analizzare questo fenomeno da

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
LAVORO DI RETE E PERCORSI SOCIO-SANITARI PER MINORI STRANIERI

ogni punto di vista, abbracciando in maniera olistica sia l’analisi


che gli obiettivi.
Tutto ciò nasce grazie alla volontà e disponibilità della Dott.ssa
Anna Cau, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i
Minorenni di Cagliari, che ha pensato di coinvolgere, previo for-
male invito, tutte le Istituzioni e il Terzo settore, che si attivano sia
in prima battuta che successivamente per il benessere dei Minori
Stranieri Non Accompagnati. Le Istituzioni coinvolte sono state:
la Procura Minorile in accordo con il Tribunale per i Minorenni,
la Sezione Civile del Tribunale di Cagliari, gli avvocati che hanno
formato l’albo dei tutori, la Prefettura, la Questura, la Regione, la
ASL (ATS), i Servizi Sociali, Rappresentanti di Comunità, Unicef,
Save the Children e Caritas, al fine di garantire una comune for-
mazione nella materia relativa all’accoglienza degli MSNA e per
individuare interventi migliorativi nel relativo procedimento.
Questo tavolo di lavoro, che potremmo definire di “brainstor-
ming” nasce nel 2015, quando i primi sbarchi al Porto di Caglia-
ri erano costituiti da un numero elevato di persone provenienti
dall’Africa e l’accoglienza al porto, seppur sempre magistralmente
coordinata ed effettuata dal personale addetto e preposto a tale
situazioni di emergenza, ha segnalato elementi di criticità per ri-
solvere i quali era necessaria la pianificazione di un’accoglienza
con carattere di regolarità e continuità.
Queste riunioni hanno avuto e continuano ad avere lo scopo
di portare in evidenza le criticità esistenti negli Enti, nelle Istitu-
zioni e nel Terzo settore per quanto riguarda la fase organizzativa,
la fase di collegamento, e la fase di predisposizione del percorso
ottimale, recependo e analizzando i punti di vista di ognuno degli
interessati, per ricomporli in una strategia e linea operativa otti-
male, utilizzabile da tutti i componenti attraverso un sistema di
rete.
Durante tutti gli incontri tenutisi finora presso il Tribunale di
Cagliari per i suddetti lavori tematici le dinamiche che si sono at-
tivate sono sempre state improntate su un piano di collaborazione
e cooperazione.

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INDICE

SISTEMI DI ACCOGLIENZA
LAVORO DI RETE E PERCORSI SOCIO-SANITARI PER MINORI STRANIERI

Tutto ciò ispirandosi al “superiore interesse del minore” così


come è ben inteso nell’Art. 3 Convenzione sui Diritti dell’Infanzia
approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 no-
vembre del 1989 e in Italia tramite la ratifica in Legge n. 176 del
27 maggio 1991, CRC Convention Right Child, dove il termine
Child non è da riferirsi esclusivamente alla bambina o al bambino
ma comprende proprio tutte le persone con una età compresa tra
zero e diciotto anni, in riferimento alla maggiore età del nostro
ordinamento legislativo italiano.
Proprio in considerazione del “Superiore interesse del mino-
re” tutti i partecipanti hanno ritenuto che le criticità emerse, sia
dal punto di vista teorico che pratico, dovessero essere affrontate
attraverso analisi approfondite nell’ambito della classica procedu-
ra del Problem Solving e cioè: identificazione dei problemi, raccol-
ta ed esame di tutte le conoscenze bibliografiche o esperienziali
dirette, predisposizione di un’ipotesi di soluzione, valutazione di
un’ipotesi sotto il profilo delle sue ripercussioni, attuazione della
soluzione e successivo controllo della validità, adozione di un pro-
gramma informatico che consenta sia la raccolta ed il controllo
dei dati sia la possibilità di gestione da parte dei responsabili dei
vari centri operativi.
Questa sinergia di intenti ha reso possibile l’affrontare, attra-
verso riunioni mensili, sia l’esame diretto delle varie problemati-
che normative, organizzative, di collegamento tra le varie Istitu-
zioni sia l’approfondimento, attraverso l’audizione di esperti e
attraverso incontri di studio, di materie particolari quali le culture
africane e le normative legate a riferimenti religiosi islamici, com-
portamentali ecc.
Prima di passare alla illustrazione dei passaggi reali e concreti
svoltisi si desidera fare una breve carrellata di come un gruppo di
lavoro, permetta un’integrazione professionale e determini lavoro
di rete efficace ed efficiente.
Kurt Lewin (1948) definiva il gruppo “un insieme dinamico,
costituito da individui che si percepiscono vicendevolmente come
più o meno interdipendenti per qualche aspetto”.

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