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Corso di Relatività Ristretta

Prof. Roberto Ginnetti – Liceo Copernico di Bologna

Quando mi domando come mai sia stato proprio io ad


elaborare la teoria della relatività, la risposta sembra
essere legata a questa particolare circostanza: un
normale adulto non si preoccupa dei problemi dello
spaziotempo, tutte le considerazioni possibili in merito
alla questione sono già state fatte nella prima infanzia,
secondo la sua opinione. Io, al contrario, mi sono
sviluppato così lentamente che ho cominciato a
interrogarmi sullo spazio e sul tempo solo dopo essere
cresciuto e di conseguenza ho studiato il problema più a
fondo di quanto un normale bambino avrebbe fatto.
Albert Einstein
Il Principio di Relatività

Il Principio di Relatività fu enunciato per la prima volta da Galileo


Galilei nel “Dialogo sui Due Massimi Sistemi del Mondo”

prof. R. Ginnetti
Galileo e la relatività
● Galileo nel difendere il sistema copernicano
deve rispondere alla domanda: “Perché non
avvertiamo il moto della terra?”.
● Galileo enuncia il principio di relatività:
– Il moto rettilineo uniforme del sistema di
riferimento non è rilevabile attraverso
esperimenti di fisica
– Le cose accadono nello stesso modo in
un sistema di riferimento in moto
rettilineo uniforme
– Le leggi della fisica sono le stesse in
sistemi di riferimento in moto rettilineo
uniforme gli uni rispetto agli altri.
● Tali sistemi sono detti inerziali.
● Sebbene la terra non sia un vero sistema
inerziale, la sua accelerazione è così piccola
che in molte situazione non sentiamo gli
effetti del suo moto.
prof. R. Ginnetti
Principi d’invarianza
Ci sono diversi principi d’invarianza.

Mantenendo le stesse condizioni sperimentali.


Principio di invarianza per traslazione spaziale:
non importa dove esegui l'esperimento!
Principio di invarianza per traslazione temporale:
non importa quando esegui l'esperimento!
Principio di invarianza per rotazione spaziale:
non importa in che direzioni orienti
l'apparato sperimentale.
Principio di Relatività:
non importa a che velocità esegui l'esperimento
se viaggi di moto rettilineo uniforme
prof. R. Ginnetti
Applicazione del principio di
relatività
● Considera una situazione nuova.
● Passa a un sistema di riferimento
nel quale la stessa situazione
appare facile da analizzare.
● Studiala in quel sistema di
riferimento.
● Trasponila nel vecchio sistema di
riferimento
prof. R. Ginnetti
Prima applicazione del principio di relatività

prof. R. Ginnetti
Soluzione

prof. R. Ginnetti
Le trasformazioni di Galileo

y y' x ' =x−u⋅t


u P(x,y.t) y '= y
P(x',y',t') t ' =t
ut

O O' x x'

● Le trasformazioni di Galileo permettono di


passare dalle coordinate dell'evento P nel
sistema fisso a quelle del sistema inerziale
mobile.
prof. R. Ginnetti
Invarianza delle leggi fisiche
● Un altro modo di enunciare il principio di
relatività riguarda l'aspetto formale delle leggi
fisiche.
● La legge della dinamica F=ma è invariante per
trasformazioni di galileo.
● Se non valgono le trasformazioni di galileo
(sistema di riferimento accelerato) occorre
introdurre nuovi termini nella legge della
dinamica (forze apparenti).

prof. R. Ginnetti
Invarianza in formule
● Ricaviamo dalle trasformazioni di galileo la
regola di trasformazione delle velocità e delle
accelerazioni:
'
dx d dx '
=  x−ut = −u allora v =v−u
dt dt dt
'

dv ' d dv '
'
= v−u= allora a =a
dt dt dt

prof. R. Ginnetti
F è invariante

● In natura le leggi della forza conosciute


dipendono dalla distanza fra i corpi e questa è
invariante per trasformazioni di Galile

● Poiché F=F' consegue che F=ma diventa


F'=ma', la legge conserva la stessa forma!

prof. R. Ginnetti
La legge di composizione delle velocità

● Abbiamo visto che v'=v-u o anche v=v'+u:

v
v'

Tutto questo è abbastanza intuitivo, ma cosa


succede con la luce?
prof. R. Ginnetti
Le equazioni di Maxwell e il principio di relatività
● Nelle equazioni di Maxwell compare la velocità della luce.
● In base al principio di relatività galileiano la velocità della luce
dipende dal sistema di riferimento in cui la misuriamo.
● La velocità avrà il valore c solo in un particolare sistema di
riferimento. Ma quale ?
● I fisici di fine ottocento ipotizzarono l'esistenza di un etere
come mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche
● Il sistema in quiete con l'etere potrebbe essere il sistema di
riferimento privilegiato.
● Le equazioni di Maxwell non sono invarianti per
trasformazioni di galileo!
● Allora o il principio di relatività NON VALE per i fenomeni
elettromagnetici o SONO SBAGLIATE le trasformazioni di
Galileo.

prof. R. Ginnetti
La velocità della luce
● Il moto della sorgente influenza la velocità di
propagazione della luce? La risposta è no.

c+u ??
c

prof. R. Ginnetti
La velocità della luce
● Il moto del sistema di riferimento influenza la
velocità di propagazione della luce? La risposta
è ancora sorprendentemente no.

c
c-u ??

prof. R. Ginnetti
L’elettrodinamica dei corpi in movimento
A. Einstein -1905
E' noto che l’elettrodinamica di Maxwell - come la si interpreta
attualmente nella sua applicazione ai corpi in movimento porta a
delle asimmetrie,
asimmetrie che non paiono essere inerenti ai fenomeni.
Si pensi per esempio all’interazione elettromagnetica tra un
magnete e un conduttore. I fenomeni osservabili in questo caso
dipendono soltanto dal moto relativo del conduttore e del magnete,
magnete
Induzione
mentre secondo l’interpretazione consueta i due casi, a seconda elettromagnetica
che l’uno o l’altro di questi corpi sia quello in moto, vanno tenuti
rigorosamente distinti.
Se infatti il magnete è in moto e il conduttore è a riposo, nei
dintorni del magnete esiste un campo elettrico con un certo valore Legge di Faraday
dell’energia, che genera una corrente nei posti dove si trovano
parti del conduttore.
Ma se il magnete è in quiete e si muove il conduttore, nei dintorni
del magnete non esiste alcun campo elettrico, e si ha invece nel
conduttore una forza elettromotrice, alla quale non corrisponde Forza di Lorentz
nessuna energia, ma che – a parità di moto relativo nei due casi
considerati - dà luogo a correnti elettriche della stessa intensità e
dello stesso andamento di quelle alle quali dà luogo nel primo caso
la forza elettrica.
prof. R. Ginnetti
L’elettrodinamica dei corpi in movimento
A. Einstein -1905

Esempi di tipo analogo, come pure i tentativi andati a vuoto di Esperimento di


constatare un moto della terra relativamente al “mezzo Michelson e
luminoso” portano alla supposizione che il concetto di quiete Morley
assoluta non solo in meccanica, ma anche in elettrodinamica
non corrisponda ad alcuna proprietà dell’esperienza, e che
inoltre per tutti i sistemi di coordinate per i quali valgono le
equazioni meccaniche debbano valere anche le stesse leggi Principio di Relatività
elettrodinamiche e ottiche,
ottiche come già è dimostrato per le quantità
del prim’ordine.

Assumeremo questa congettura (il contenuto della quale nel


seguito sarà chiamato “principio di relatività) come postulato, e
oltre a questo introdurremo il postulato con questo solo Invarianza della
apparentemente incompatibile, che la luce nello spazio vuoto si velocità dalla luce
propaghi sempre con una velocità determinata c , indipendente
dallo stato di moto dei corpi emittenti.
prof. R. Ginnetti
Le idee di Einstein
● Einstein parte da principi generali e
rileva un'asimmetria nella descrizione
dei fenomeni elettromagnetici.
● Michelson e Morley avevano ideato un
esperimento per rilevare il moto della
terra attraverso l'ipotetico etere, ma la
velocità della terra risultava nulla.
● Einstein afferma che solo il moto
relativo ha un ruolo nelle leggi della
fisica ed esclude l'esistenza della
quiete assoluta.

Non esistono sistemi di riferimento
in quiete assoluta. Non esiste
l'etere.

prof. R. Ginnetti
L'esperimento di Michelson-Morley

prof. R. Ginnetti
Schema dell'esperimento di Michelson-Morley

prof. R. Ginnetti
Analisi quantitativa dell'esperimento

Sia c la velocità della luce misurata da un osservatore stazionario


rispetto all'etere.
Indichiamo con v la velocità (presunta) della terra rispetto all'etere, ed
orientiamo l'interferometro in modo tale che la linea PM1 sia parallela
al moto della terra.
La velocità della luce rispetto alla terra sul braccio parallelo al moto
sarà c-v all'andata e c+v al ritorno.

lp l p 2⋅l p⋅c 2⋅l p 1


t parallelo =  = 2 2= ⋅
c−v cv c −v c v
2
1− 2
c
prof. R. Ginnetti
Tempo di percorrenza sul braccio perpendicolare

 c 2−v 2

2⋅l 2⋅l 1
Vento d'etere (deriva) t perpendicolare= 2 2 = ⋅
 c −v c 1− v 2
prof. R. Ginnetti
 c2
Confronto dei tempi sui due bracci

lp l p 2⋅l p⋅c 2⋅l p 1


t parallelo =  = 2 2= ⋅ 2
c−v cv c −v c v
1− 2
c
2⋅l 2⋅l 1
t perpendicolare= = ⋅
 c 2−v c

2 2
v
1− 2
c

Se i due bracci sono uguali allora i tempi di percorrenza saranno diversi!

prof. R. Ginnetti
Conclusione dell'esperimento di MM

I tempi di percorrenza non sono gli stessi.


Se la luce percorre i due bracci e incide sul rilevatore si
avranno frange d'interferenza spostate rispetto a un
eventuale esperimento in un laboratorio in quiete
rispetto all'etere. Girando di 90° gradi
l'apparecchiatura le frange dovrebbero spostarsi in
senso opposto e l'effetto risulterebbe raddoppiato.
Nessun spostamento è stato osservato!
prof. R. Ginnetti
I postulati della Relatività Ristretta

● Le leggi della fisica sono le stesse in tutti i


sistemi di riferimento inerziali.
● La velocità della luce nel vuoto ha lo stesso
valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali,
indipendentemente dalla velocità
dell'osservatore o dalla velocità della sorgente
di luce. prof. R. Ginnetti
Un paradosso apparente
Sia P una procedura che permette di realizzare la misura di tempi e distanze al fine di
determinare a velocità di un corpo in un dato SI
Bob usa la procedura per determinare la velocità di un impulso di luce e la velocità di
Alice
Alice usa la stessa procedura per determinare la velocità dell'impulso di luce.
c = 299792 km/s

v = 792 km/s
Alice

Bob
Ogni secondo, rispetto a Bob, la luce avanza di 299792 km e
Alice avanza di 792 km.

La distanza fra l'impulso di luce e Alice cresce per Bob ad un


ritmo di 299000 km/s.

Nel sistema di Alice l'impulso però viaggia alla velocità di


299792 km/s come per Bob.

Quindi dopo un secondo per Alice l'impulso dista 299792 km.

Come possiamo conciliare questa discrepanza?


Bob usa orologi in quiete nel suo SR.

Alice usa orologi in quiete nel suo SR.

Alice e Bob usano la medesima procedura P per la


misura della velocità dell'impulso di luce.

Nel SR di Bob gli orologi di Alice si stanno muovendo e


viceversa.

La procedura di Bob come descritta nel SR di Bob è la stessa


di Alice vista dal SR di Alice.

La procedura di Alice vista dal SR di Bob non è


esattamente la stessa procedura di Bob vista nel SR di
Bob.

Simili considerazioni si applicano ai regoli per misurare le


distanze.
Dove sbagliamo?
Il paradosso sorge da alcune assunzioni implicite:
Alice sincronizza i suoi orologi con una certa procedura,
Bob usa la stessa procedura per sincronizzare i suoi e
alla fine, confrontando gli orologi di Alice con i suoi,
trova che i due gruppi di orologi sono sincronizzati fra
loro.

Il ritmo a cui battono il tempo orologi in movimento


uniforme rispetto a Bob non dipende da quanto veloce si
muovano gli stessi.

La lunghezza di un regolo di misura non dipende da


quanto velocemente esso si muova rispetto al SR di
Bob.

Oggi sappiamo che tutte e tre queste assunzioni sono false.


La legge di addizione delle velocità
Se Alice che viaggia in un treno a velocità v rispetto alle
rotaie, lancia una palla in avanti a velocità u,
allora rispetto alle rotaie la palla ha velocità
w=u+v
Sappiamo che questa legge è sbagliata se u o v sono
uguali a c.

Non dobbiamo meravigliarci se risulta errata anche per


velocità che sono 0.9 c, 0.8 c etc
La legge relativistica di addizione
delle velocità
La corretta legge di composizione relativistica delle
velocità è:

u+v
w=
1+ ( )( )
u v
c c

Einstein ricavò questa legge partendo dall'ipotesi che il principio


di relatività valga per tutti i fenomeni e che la luce nel vuoto
viaggi alla stessa velocità c per tutti i sistemi di riferimento
inerziali.
Se poniamo u=c o v=c nella nuova legge infatti otteniamo w=c.
Misurare una velocità

A B

Occorrono due orologi sincronizzati


Sincronizzazione degli orologi

0 X1 X2

x1 x2
t=08: 29 t 1 =08: 29 t 2=08: 29
c c
Il problema è che non possiamo essere certi che orologi
sincronizzati in un SR lo siano in un altro.

E così anche per la determinazione della distanza fra i due


traguardi e il ritmo a cui battono il tempo gli orologi.

Dobbiamo evitare le tre assunzioni implicite che sono alla


base del paradosso della misura della velocità della luce di
Bob ed Alice.
Come uscirne?
Una strada possibile è quella di dedurre un nuovo insieme di
regole “relativistiche” riguardo al problema della
sincronizzazione degli orologi fra SI, a quello della velocità di
avanzamento di orologi in movimento rispetto ad orologi in
quiete, al confronto di misure di lunghezza di oggetti in moto
rispetto alla misura nel riferimento in cui essi sono in quiete.

Questa è la via seguita tradizionalmente, piuttosto lunga e


laboriosa, per evitarla dobbiamo escogitare una procedura
che non richieda di muovere orologi, sincronizzarli e misurare
distanze.

L'unica cosa che sappiamo con certezza è che la luce


viaggia con velocità c in tutti i SRI.
Una “gara” particolare.
SI Treno
Se f è la frazione di treno tra la posizione della palla e la testa del
treno al momento in cui la palla incontra il fotone, allora il fotone avrà
percorso l'intero treno più una frazione f dello stesso, in totale una
frazione 1+ f del treno.

f 1-f

Esempio 100 carrozze, si incontrano nella numero 35 allora


f=0.35 e 1+f =1.35

Il punto d'incontro non dipende dal SI in cui si studia l'evento .


Il rapporto tra la frazione percorsa dalla palla e quella percorsa
dal fotone è
1− f
1+ f
Poiché palla e fotone impiegano lo stesso tempo per coprire i
rispettivi percorsi ( partono nella stessa posizione e arrivano
nella stessa posizione) allora questo rapporto dovrà
corrispondere al rapporto delle rispettive velocità.

u 1− f
=
c 1+ f
Abbiamo misurato la velocità della palla rispetto a quella della
luce senza conoscere il tempo di arrivo e la lunghezza assoluta
del treno, ma solo la frazione di esso coperta.
Possiamo esprimere f in funzione di u e c:

c−u
f=
c+u

Consideriamo la stessa “gara” dal punto di vista di un osservatore in


quiete rispetto ai binari, per cui il treno si muove con velocità v minore
di c e la palla con velocità w.
Tutte le velocità sono positive: palla, treno e fotone si muovono
nella stessa direzione, ma i risultati saranno validi per ogni
combinazione di velocità positive e negative.

L'analisi questa volta è complicata dal fatto che il treno si sta


muovendo.

Chiamiamo:

T0= tempo che il fotone impiega a raggiungere la testa del


treno.
T1= tempo trascorso tra il momento in cui il fotone raggiunge la
testa del treno e quello in cui incontra la palla

L= lunghezza del treno.

D= distanza fra la testa del treno e la posizione della palla nel


momento che incontra il fotone
Fotone e palla partono nello stesso momento e al tempo T0
distano D, quindi:

D=cT 0−wT 0
Nel tempo T1 fotone e palla coprono una distanza complessiva
D prima d'incontrarsi.

Il fotone copre una distanza cT1 e la palla una distanza wT1,


allora:
D=cT 1 +wT 1

cT 1 +wT 1=cT 0−wT 0


T 1 c−w
=
T 0 c+w
I tempi T0 e T1 sono sconosciuti. Possiamo ricavare un'altra
relazione fra i due tempi confrontando il movimento del fotone
con quello del treno.

Il tempo T0 è anche il tempo che il fotone impiega a


raggiungere la testa del treno, coprendo una distanza L più la
distanza coperta dal treno nel tempo T0.

L=cT 0−vT 0
fL=cT 1 +vT 1
f (cT 0−vT 0 )=cT 1 +vT 1
T1
T0
=f
c−v
c+v ( )
T 1 c−w
Precedentemente avevamo ottenuto =
T 0 c+w
Fotone vs Palla

T1
adesso
T0
=f ( )
c−v
c+v
Fotone vs Treno

f ( )
c−v
c+v
=
c−w
c+w
f= ( )( )
c+v
c−v
c−w
c+w
c−u
Nel sistema del treno: f=
c+u

Nel sistema dei binari: f=( )( )


c+v
c−v
c−w
c+w

Essendo la f la stessa:
c−u
c+u ( )( )
=
c+v
c−v
c−w
c+w
La legge di composizione
relativistica delle velocità

(1)
( ) ( )( )
c−w
c+w
=
c−u
c+u
c−v
c+v

u+v
(2) w=
( )( )
1+
u v
c c
v
se ≪1
u+v c w=u+v
w=
1+ ( )( )
u v
c c se
u
c
≪1

( ) ( )( )
c−w
c+w
=
c−u
c+u
c−v
c+v

c−u c−v
Se u<c e v<c allora 0< <1 e 0< <1
c+u c+v
c−w ossia anche w<c.
0< <1
c+w
Esempio
Se un cannone sul treno spara proiettili a u=0.9c e il treno si
muove a v=0.9c applicando la (2) otteniamo:

0.9 c+0.9 c 1.80


w= = ⋅c=0.9945⋅c
1+0.9 2
1.81

Minore di c!
Possiamo riscrivere la legge in modo diverso.
Se chiamiamo A il riferimento in quiete con i binari, B il
sistema in quiete con il treno e C quello in quiete con la
palla, allora sarà v la velocità del treno rispetto ai binari, u la
velocità della palla rispetto al treno e w la velocità del palla
rispetto ai binari. La legge (1) e (2) si riscriveranno come:

(3)
( c−v CA
c+v CA )(
=
c−v CB
c+v CB )( c−v BA
c+v BA )
v CB +v BA
(4) v CA=
1+ ( )( )
v CB
c
v BA
c
Il vantaggio di riscrivere le leggi in questo modo è che sono
facilmente estensibili al caso di un sistema di riferimento
aggiuntivo, ad esempio al caso un cui l'oggetto C è un razzo
che emette un altro oggetto il cui riferimento chiameremo D.
Se D ha velocità v DC rispetto a C.
Quale è la sua velocità v DA rispetto ad A?

( ) ( )( )
c−v DA
c+v DA
=
c−v DC
c+v DC
c−v CA
c+v CA

( ) ( )( )
c−v CA
c+v CA
=
c−v CB
c+v CB
c−v BA
c+v BA

( ) ( )( )(
c−v DA
c+v DA
=
c−v DC
c+v DC
c−v CB
c+v CB
c−v BA
c+v BA )
La legge di addizione relativistica delle velocità continua a
valere anche se le velocità hanno segno negativo, ad
esempio nel caso la palla venga lanciata verso la coda del
treno.
Basta sostituire u con – u.

−u+v
w=
1− ( )( )
u v
c c

Se usiamo la (4) invece, basta ricordare che v YX =−v XY


Esempio
Un nucleo d’oro è portato a v=0.80c ed è fatto collidere
frontalmente con un nucleo di piombo accelerato fino a
velocità w=0,90c.
Qual è la velocità con cui il nucleo di oro vede arrivare il
nucleo di piombo?

v=0.80 c u=0.90 c
Au Pb
Soluzione
Nel sistema dell'atomo di oro il laboratorio si muove con velocità -v e il
piombo con velocità w da determinare.

w=?
-v Au Pb

−u−v u+v
w= =−
1+( )( )
u v
c c
1+
u v
c c ( )( )
0.9 c +0.8 c 1.7 c 1.7c
w=− =− =− =0.99 c
1+0.72 1.72
1+
c ( )( )
0.9c 0.8c
c