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FOLCLORE

Per la nostra canzone popolare

Un anno che sfuma nel ricordo le cui parole più generose rivolte, di-
Foggia maturò un grosso avveni- rettamente o in contumacia, ai mem-
mento per il quale si accesero gli a- bri della giuria del concorso, erano:
nimi più ingenui ed ardenti della cit- « … sti quatte sbruvugnete » (questi
tà: la grande festa popolare per la « quattro svergognati). Una Giuvina
Regina del Grano », articolata intor- fortunata, rimasta in vita perchè il
no ad un concorso di bellezza per la padre suo putativo la portò in giro,
elezione di Sua Maestà Cerere I. per molti anni, nei salotti, nei teatri,
Con essa il Capoluogo del famoso nei circoli cittadini e, di recente, l’ha
Tavoliere poté vantarsi del primato compresa in una raccolta di versi
di precursore di simili ma- foggiani.
nifestazioni. Anche in tempi a noi più vicini
Nel fanatismo popolare, tra le va- fiorirono iniziative, sia pure stimo -
rie iniziative, si fecero largo me- late dall’alto, per la raccolta e lo stu-
lodisti di riconosciuta preparazione dio delle tradizioni popolari, del fol-
musicale (Gaetano Capozzi, Roberto clore, e altrove si seppe cogliere il
Consagro) e parolieri, quali Gino La momento buono in cui piovvero
Capria, Guido Mucelli, Ga briele Ga- sovvenzioni e fiorirono attività po-
rofalo. Nacquero canzoni vivaci, an- polaresche tra le quali la canzone
che caustiche, intonate dialettale ha avuto vita rigogliosa,
all’argomento principe, delle quali affermandosi in Europa ed in A-
una sola è giunta sino a noi, a ri- merica. A Foggia l’occasione fu
cordare Cerere Prima e le prospe- sprecata...
rose principesse del regal corteggio: Dirò, per giustificare le premesse
Giuvina Pitruccello, che aveva i ver- di questo scritto, che, chiamato
si di Guido Mucelli rivestiti da una dall’O.N.D. a ricoprire la carica di
musichetta agile e «traseticcia » di fiduciario provinciale per l’Arte po-
Gino La Capria, un giovane foggia- polare di Capitanata, mi dedicai a’
no che viveva a Napoli. compito affidatomi, mettendo a frut-
Giuvina, ritratto della madre di to i miei studi classici e musicali.
una delle concorrenti al titolo di re- Ottenni la collaborazione di Geni
gina, defraudata, secondo la sma- Sadero, la nota vivificatrice italiana
niosa genitrice, del trono agreste: un di tradizioni popolari, che venne a
donnone tremendo, facile a menar le Foggia e con la sua competenza spe-
mani, che ci riproduceva, con l’arte cifica e le cognizioni acquisite in lo-
del Mucelli, il tipo indigeno della co, mi indicò come avrebbe potuto
popolana analfabeta e attaccabrighe, formarsi la canzone foggiana e,

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acquistando forme precise, ben figu- Alla prima maniera apparten-
rare tra i canti della Penisola. Molti gono i canti dei nostri vecchi e
anni dopo, il Dopo-lavoro Provincia- vanno additati al rispetto, più che
le prima, e poi l’Ente Provinciale per per altro, per l’ispirato contenuto
il Turismo bandirono due concorsi dei versi.
per la “Canzone di Foggia”. Vi par-
teciparono molti ed agguerriti, ma ‘U CACCIATORE
pochi si adeguarono ai dettami con-
cordati con la Sadero; i più non sep- Ie me ‘aveze
pero sottrarsi all’influenza della me- Ie me ‘aveze
lodia napoletana. Tra i partecipanti a la matine
che meglio si affermarono ricordo i e me ne vache, nenna mie, a cacce a
maestri Mimì Petrilli e Guglielmo [qquaglie
Renzulli (testé scomparso, e cu fucile, nenna mia,
quest’ultimo), ed Amelia Rabba- ca carabine, addò a trave a quaglia
glietti, fedele interprete delle nostre [mia, l’agghia sparà.
voci popolane, che ha ricomposto e Ie me ‘aveze
pubblicato. a la lunètte
Chi scrive, avendo approfondita, e me la pigghie, nenna mia, la mia
con lo spirito del concorso, la tec- [scuppètte.
nica per una nuova forma di canzone Ca tagghiole, nenna mia.
foggiana, memore delle conclusioni ca vaiunètte,
raggiunte con la Sadero, risultò pri- addò a trove
mo nelle due gare, con Reginella d’ ‘u a quaglia mia l’agghia ngappà?.
Grane (versi di Aldo Taronna) e con
Margarita, di cui scrisse anche le pa- E’ una poesia che affonda nella
role. tradizione contadina di Foggia, che
Ma, tornando a Geni Sadero, la si definisce da quel « Ie me aveze a
canzone tipica di Foggia dovrebbe la lunette »!
basarsi su due forme tecnicamente Eccovi, ora, una seconda can-
ed esteticamente diverse: l’una con zone popolare, di almeno cento an-
le caratteristiche delle antiche nenie ni fa. Con essa si aiutavano i bimbi
e filastrocche popolari, Costruita su ad addormentarsi nella culla per-
quella scala minore che risente della ché, dondolandoli, andassero a
sua lontanissima origine greca, con il congiungersi con gli angeli:
quarto e sesto grado ascendenti e d i-
scendenti, alternati, ed il secondo NANINNA NINNARELLA
grado discendente diminuito che ri-
solve sulla tonica. I
Ispirarsi a questa sequenza me- E naninna ninnarella
lodica, naturalmente malinconica, ogge u lupe nigre nigre,
non è agevole per chi voglia detrarne s’a magnàte a pecurella.
un canto fresco ed originale Paisiel- Oh! oh! oh!...
lo, Mercadante, Salvator Rosa, Do- Pecurelle, che facisse
nizetti ci provarono ed anche positi- quann’ i muzzeche sentisse?
vamente; ma a « Quelli » tutto era Oh!
consentito … Durme! Durme!

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II MARGARIT A
I
Ninnarella ninnananna!
Canuscite a Margarita mia?
—Cume stace ‘stu uaglione? —
m’m’addumanne, a me, Sant’Anna. L’agghia presentà:
Si ‘n’angele vedite ‘mmizze a’ via,
Oh!
èie essa e nen ce stéce da sbaglià.
— Nen ‘u vide, vecchiarelle?
Tene ‘a cape bionde cum’ ‘u grane,
Dorme e conte tutt’ ‘i stelle... —
tene ‘a vacche ca,
Oh!
‘n chenfrante, tutte quante ‘i ceraselle
Durme! Durme..!
III s’avrinne sulamente i’ a ammuccià..
Durme, ninne, ca ‘u papone,
cu’ nu sacche e nu curtille, Margaretè!
stece arrete a ‘u stepone... Tutt’ ‘i vote che me guarde
Oh! cu’ quill’ucchie, tu me garde.
Nen chiagnenne jigghie belle... Quella vacche de cerase
Oh! scioppe, a mille a mille, ‘i vase..
E naninna ninnarelle... .. Teng’ ‘a cape ca me scatte...
Oh! sent’ ‘u core ca me sbatte...
Durme! Durme..! Senza come ne pecchè
vengh’ semp’ appriss a te...
Il secondo esemplare di canzone Margareté!
foggiana, briosa, satura di elementi
II
agresti, con cui i mietitori si ac-
compagnavano nell’andare verso i Tene ‘a case a « Pezzeretunne »,
campi, ricchi di spighe d’oro, ha le proprio la... « in cità »….
caratteristiche dell’antica « Pa- Ch’ tutt’ ‘i « trezzelose» de là atturne
stourelle » che era una schermaglia nen trove propie ‘u mezze de parlà.
tra contadinella e cavaliere. Il canto, L’agghie scritte: — Vine « avite » ‘i
intramezzato da « echi »squisitamen- [Cruce,
te indigeni, non comu ni ad altre re- sola, a passia…….
gioni, alla base ha un basso conti- Quanne stanne stutete tutt’ ‘i luce,
nuo: trovata armonica di effetto sug- che pizzele, che vase t’agghia dà...
gestivo. Margaretè!
E’ questa la canzone nostra che Tutte ‘i vote ca me guarde
Geni Sadero indicò perchè fosse ecc. ecc, ecc.
compresa nella raccolta dei motivi
popolareschi italiani. Nel suo sche- III
ma, che consente sviluppi musicali M’ha respuste: — Ci virrò stasera
nobili e caratteristici, si inquadra- ‘nzime ch’ mammà...
rono le foggianissime E Mariuccia, A poste eh’ li mane... Margarita
addò sì gghiuta?, E ma’ che vole, da nen dace nlnd’ prime de spusà...
nuie, ‘sta campagnola?, insieme con Se alle Cruci ci sarà la luna,
le più giovani consorelle Reginella che « priezzità..!»
d’ ‘u Grane e Margarita. Andremo, cuore a cuor per le
Quest’ultimo è lo schema da adot- [« trasonne... »
tare, per la canzone di Foggia, da ma, patte annanze, senze d’« attantà... ».
parte di parolieri e musicisti allorché Margaretè!
vorranno rinverdirla.

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E va bune... Sissignore...:
Purte a mammeta... ‘u priore... documenti gli aspetti poetici e musi-
Purte ‘u Sinnche... ‘u cumbare... cali: oggi, più che mai, essendo en-
purte a che te piace e pare... trata la nostra terra nel circuito turi-
Tenghe ‘a cape ca m’avvampe... stico internazionale. Società Dauna
accussi cchiù nen se campe... di Cultura, Ente del Turismo ed Ente
Vogghie avè’, ‘nzime ch’ te, Fiera di Foggia, dovrebbero sentire
ogni vote, tre « nguè... nguè... particolarmente le sorti del nostro
folclore, inteso quale documentazio-
Margaretè!
ne del passato e incentivo di svilup-
po culturale e turistico. La Fiera di
Per concludere: la canzone è primavera e la Sagra della foresta
sempre stata tra gli elementi atti a costituiscono, infatti, le cornici più
porre in risalto, con eccezionale co- ampie e prestigiose di un concorso
municati va, gli eventi, usi e costumi periodico di canzoni vernacole, che
dei popoli (quelli che sanno cantare, arricchirebbe molto la parte spet-
possiedono maturità etica e gentilez- tacolare delle manifestazioni sud-
za innata). Anche la Capitanata, co- dette, e nel contempo assicurerebbe
me altre regioni, racchiude in sé pre- vitalità a un’autentica espressione ar-
supposti essenziali di un’arte popo- tistica della nostra gente.
lare e, quindi di una canzone che ne MARIO TARONNA

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