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Juan Gelman

Nasce a Buenos Aires nel 1930, in una famiglia di immigrati ebrei ucraini. Appassionato, come il fratello
Boris1, di letteratura, fn da piccolo scrive poesie, e nel '41, a soli undici anni, pubblica un piccolo
componimento sulla rivista Rojo y Negro2.

Durante l'adolescenza inizia a interessarsi di politica ed entra nella Federazione giovanile comunista
argentina. Nel 1948 si iscrive a Chimica, ma abbandona presto il corso universitario per dedicarsi più
intensamente alla scrittura. Svolge inizialmente una serie di lavori (fa il camionista e il venditore); intanto
accetta i primi incarichi come giornalista, attività che da questo momento afancherà la produzione poetica.

Nel 1954 è redattore della rivista Nuestra Palabra. Collabora con il quotidiano comunista La Hora ed è
corrispondente estero dell'agenzia cinese Xin Hua. Nel 1955, insieme ad altri autori, perlopiù appartenenti
alla gioventù comunista, tra cui Hector Negro, Hugo Ditaranto e Julio César Silvarín, fonda El Pan Duro,
gruppo che aveva come obiettivo di pubblicare i propri libri mediante l'autofnanziamento, soprattutto
attraverso la vendita anticipata e i recital di quartiere.

Il primo libro che il neonato gruppo decide di dare alle stampe è Violín y otras cuestiones, di Juan Gelman, che
uscirà infatti nel 1956 per i tipi di Gleizer, un editore eccentrico e romantico, all'epoca molto noto anche per
il proprio impegno a favore dei giovani3.

Nel 1964 abbandona defnitivamente il partito comunista, che accusa di “tendenze destrorse 4”.
Nell'Argentina degli anni '70, attraversata da forti tensioni politiche, Gelman, entra a far parte dei
Montoneros, il partito della sinistra estrema peronista.

Nell'aprile del 1975, i compagni del gruppo lo convincono a partire per l'Europa, per sensibilizzare l'opinione
pubblica e i media sulle violazioni dei diritti umani in Argentina.

Durante il soggiorno europeo, il 24 marzo 1976, i militari prendono il potere. È un periodo di violenze
eferate, esecuzioni sommarie, sequestri. Tra i desaparecidos (i cosiddetti “scomparsi”) oltre a molti compagni
di lotta scrittori e giornalisti suoi amici, vi sono anche i fgli e la nuora di Gelman: Nora Eva, di diciannove
anni (che viene rilasciata incolume dopo pochi giorni), e Marcelo Ariel, di venti anni, giovanissimo
giornalista, sequestrato insieme alla moglie María Claudia Irureta Goyena, anch'ella diciannovenne, all'epoca
incinta di sette mesi. Sequestrati il 26 agosto del '76, non fecero mai ritorno a casa.

Gelman, ricercato dalla Triple A (Alianza Anticomunista Argentina), entra di nascosto nel paese per un breve
periodo, ma impotente a qualsiasi azione per rintracciarli, parte nuovamente per tornare in Europa, dove
grazie al sostegno di numerose personalità quali Francois Mitterand, Olof Palme e molti altri, può
sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sulla tragedia argentina.

Nel 1979, in forte dissenso per le derive militariste dei Montoneros, abbandona il gruppo, che lo accusa di
tradimento e ne sentenzia la condanna a morte.

1 È lo stesso Gelman a narrare, in diverse interviste, dell'abitudine del fratello di recitargli Pushkin in russo e di come
il suono di quei versi abbia influito fortemente sulla sua passione per la poesia. Di lui scrisse: “Boris leggeva molto.
E io ho saccheggiato a man salva la sua biblioteca”. http://www.juangelman.net – ultimo accesso: febbraio
2014.
2 David Franco Monthiel, Juan Gelman, el delirio de las palabras, Rebelión.
http://www.rebelion.org/ hemeroteca/cultura/ 031118jg.htm .
3 Ana Ojeda Bär, Manuel Gleizer, el último de los editores románticos, La Nación, 02 aprile 2006.
http://periodicovas.com/gleizer-1889-1966/
Gabriel Luna, Gleiser (1889 – 1966), Periódico VAS, Buenos Aires, 09 agosto 2011.
http://periodicovas.com/gleizer-1889-1966/
4 Enrique Mendoza Hernández, Adios a Juan Gelman, Zeta. 14 gennaio 2014.
http://www.zetatijuana.com/ZETA/2014/01/14/adios-a-juan-gelman/
Prosegue l'attività poetica e giornalistica, vive grazie ai lavori di traduzione per conto dell'UNESCO,
vagando fra Roma, Madrid, Ginevra, Parigi, New York. Per anni cerca tracce del fglio e della nuora. La
verità che scopre è drammatica: entrambi sono stati assassinati, senza processo; la nuora ha probabilmente
partorito in un ospedale clandestino prima di essere giustiziata.

Nel 1983 cade il regime militare in Argentina e sale al governo il radicale Raúl Alfonsín, ma Gelman, ancora
gravato dalla vecchia imputazione per reati politici, resta lontano dal suo paese. Dal Messico dove si è nel
frattempo stabilito defnitivamente insieme alla seconda moglie, la psicologa argentina Mara Lamadrid,
contesta l'azione del governo di Menem il quale, succeduto ad Alfonsín, e dichiarando di voler attuare una
riconciliazione del paese, opera una brusca interruzione dei processi ai militari sia attraverso le leggi del punto
fnal e della cosiddetta obediencia debida, sia con un indulto generale che cancella tutte le gravissime
imputazioni a carico di paramilitari di destra e contemporaneamente quelle per reati politici a carico dei
resistenti di sinistra (fra essi risulta indultato lo stesso Gelman, che però rifuta di accogliere la misura
dell'indulto per sé).

Solo in anni più recenti l'Argentina riavvia un vero percorso di giustizia permettendo la ricostruzione della
memoria storica, la condanna dei responsabili ed il risarcimento alle famiglie delle vittime. Gelman anche se
da lontano partecipa attivamente a questo processo di riappropriazione dell'identità del suo paese, nel quale
viaggia spesso, accolto con amore dalla sua gente, premiato in numerose occasioni e presente ogni settimana
sulle colonne del quotidiano di sinistra Página 12 (fn dal suo primo numero).

Intanto nei primi anni '90 la polizia forense di Buenos Aires ritrova i resti di Marcelo Ariel, il fglio di
Gelman, giustiziato dai militari con un colpo alla nuca e gettato in un barile di cemento e sabbia. Nel 1999,
grazie all'aiuto di centinaia di persone in tutto il mondo fra le quali José Saramago, Dario Fo, Gabriel Garcia
Màrquez, Augusto Roa Bastos, Juan Carlos Onetti, Alberto Moravia, Mario Vargas Llosa, Eduardo
Galeano, Octavio Paz, e in particolare grazie alla tenacia della moglie Mara, riesce a rintracciare la nipote
data alla luce da Maria Claudia (giustiziata subito dopo) ventiquattro anni prima e afdata in adozione ad
una famiglia uruguaiana.

La giovane, oggi Macarena Gelman, (avendo potuto riprendere il nome dei suoi veri genitori), si è impegnata
insieme a suo nonno in un'intensa attività di sensibilizzazione sulle atrocità della dittatura ma soprattutto sul
diritto delle famiglie delle vittime di accedere agli archivi segreti dei paesi del Cono Sur, per conoscere la
verità sui parenti rapiti e uccisi, e di essere risarcite. Macarena sta ancora cercando di rintracciare i resti di sua
madre per dare loro vera sepoltura.

Nel corso degli anni Juan Gelman, che lascia un'opera di più di trenta titoli e svariate antologie e riedizioni,
oltre ad alcune raccolte della sua prosa giornalistica, è stato tradotto in oltre venti lingue (tra le quali inglese,
francese, italiano, portoghese, tedesco, turco, polacco, cinese, e persiano). Ha ricevuto numerosi premi. Tra i
più prestigiosi vi sono il Juan Rulfo, per la letteratura iberoamericana e caraibica (Messico, 2000), il Rodolfo
Walsh per i meriti in campo giornalistico (Argentina, 2001), il premio Reina Sofía di Poesia Iberoamericana
(2005) e soprattutto il premio Cervantes (Spagna, 2007). In Italia ha ricevuto tre premi: il suo primo
assoluto, il Mondello per la Letteratura nel 1980, il Lerici Pea - Golfo dei Poeti nel 2003 ed il premio
Festival di Poesia Civile Città di Vercelli nel 2006.

Juan Gelman è morto in Messico il 14 gennaio 2014, all'età di ottantatré anni.