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in pratica i bambini d marcovaldo, essendo cresciuti sempre in città, nn sanno cos'è un bosco e

scambiano i cartelli sull'autostrada, appunto, x un bosco. il racconto d calvino vuole quindi dirci in
parole povere ke chi vive e cresce in città nn conoscerà mai una vera dimensione naturale.

Calvino Italo - Il bosco sull'autostrada


E' inverno, e a casa di Marcovaldo, in città, è finita la legna. Lui, la moglie e i figli hanno i cappotti e cercano di
riscaldarsi davanti la stufa con il poco legno che è rimasto. Così Marcovaldo decide di andare a legna, anche
se sa che è difficile trovarla in città, ma è ottimista. Si dirige verso il parco con una sega e dei giornali sotto il
cappotto, per ripararsi dal vento gelido. Intanto suo figlio Michelino legge la storia di un falegname che va a
tagliare la legna nel bosco. Così, nonostante non ne abbia mai visto uno, capisce che deve andare proprio lì, e vi si
dirige coi fratelli. Arrivati all'autostrada scambiano i cartelloni pubblicitari per degli alberi, così li portano a casa e li
usano per riscaldarsi. Quando Marcovaldo torna con qualche ramoscello e vede che i figli hanno già portato la legna,
decide di andarne a prendere un po' anche lui, nello stesso posto.

Analisi I. Calvino: " il bosco sull'autostrada"


Marcovaldo e Michelino sono i protagonisti della vicenda. Marcovaldo parte alla ricerca dell’oggetto del
desiderio: la legna. Michelino di fa aiutare dai suoi fratelli: gli aiutanti della vicenda. Marcovaldo durante la
sua vicenda viene ostacolato da Astolfo: antagonista.
La storia finisce con un lieto fine.
Nel testo fabula e intreccio non coincidono perché l’intreccio è formato da tre momenti incrociate la storia
di Michelino si incastona in quella di Marcovaldo come una fabula secondaria.

Il bosco sull’autostrada
Una sera d'inverno molto fredda, la stufa non poteva più essere alimentata a causa della mancanza di legna.
Marcovaldo decise allora di uscire in cerca di legna. Purtroppo, trovandosi in una città, ne trovò ben poca. Al suo
ritorno a casa trovò però il caminetto funzionate: erano stati i figli che uscirono anche loro per cercare legna e
trovarono dei cartelli pubblicitari (che scambiarono per alberi) dato che nati in città non avevano mai visto un vero
bosco.

Marcovaldo
Italo Calvino
Analisi del testo di Pozzi Massimiliano 2C - 2 luglio 2001
• AUTORE
Italo Calvino è uno tra i più grandi scrittori italiani del Novecento.
Nacque a Santiago de Las Vegas (Cuba) nel 1923. La famiglia tornò presto in Italia dove il padre
si occupò delle piante esotiche che crescevano nei vivai intorno a San Remo, e creò un giardino
molto originale. Allo scoppio della guerra Italo Calvino ritrovava in zona di
confine. L’esperienza della guerra non gli impedì di continuare a leggere i suoi libri preferiti
(Hemingway, Faulkner..)ma dovette interrompere un’altra abitudine coltivata con passione,
andare al cinema.
Dopo la guerra si trasferì a Torino, dove entrò in contato con l’ambiente culturale della casa
editrice Einaudi, della quale fu a lungo consulente oltre che autore. Ha vissuto a lungo a Parigi;
ha svolto varia attività pubblicistica. E’morto a Siena nel 1985.

• MARCOVALDO OVVERO LE STAGIONI IN CITTA’(1963)


E’ un testo che ha avuto un'immensa fortuna perché racconta in modo semplice e piano, le
disavventure di un personaggio di animo semplice, padre di famiglia numerosa, che lavora come
uomo di fatica o manovale in una ditta. Una specie di”ragionier Fantozzi”senza gli aspetti
grotteschi di quello, ma mentre il personaggio cinematografico si confronta con la vita aziendale
e i luoghi tipici della vita impiegatizia, Marcovaldo ha come luogo privilegiato della sua
esperienza il rapporto tra la città e la natura. Egli si ostina a cercare la natura in una grande città
industriale: E0’ attento a ogni variazione atmosferica e coglie minimi segni di vita animale e
vegetale, ma ogni volta va incontro ad uno scacco, ad una delusione. La città stravolge la natura,
la trasforma in occasione di male per coloro che continuano a sognarla, come una possibile via di
scampo alla fatica del vivere.
Nello spazio di venti novelle, in cui il ciclo delle stagioni si ripete per cinque volte, in una città
industriale (Torino?), dove tutti sono impegnati a lavorare, guadagnare e spendere, Marcovaldo
sembra essere l’unico ad accorgersi della natura, quella vera. Cartelli, semafori, vetrine, insegne
luminose, manifesti, anche se studiati per cogliere l’attenzione, non riescono a colpire il suo
sguardo, però una foglia che ingiallisce su un ramo, una piuma che si impiglia ad una tegola non
gli sfuggono mai. Ma la natura, in città, sembra essere contraffatta, alterata, compromessa con la
vita artificiale, non è la natura che ha forse conosciuto da bambino e che vorrebbe far amare
anche ai suoi figli.
In un ambiente a lui così ostile, mantiene una sua coerenza senza lasciarsi corrompere.
Marcovaldo è una creatura “spaesata”, che sembra provenire da un altro pianeta.
Attraverso le avventure di Marcovaldo, Calvino ci mostra, da un particolare punto di vista,
l’Italia del boom economico. Se contiene una critica alla <civiltà industriale> è anche una critica
all’idea di un possibile” ritorno” all’indietro” nella storia, e rivela pur nella semplicità della
struttura narrativa, tutta la ricchezza del rapporto di Calvinocon il mondo.

Il bosco sull’autostrada (inverno)


Per raccogliere legna, i figli di Marcovaldo vanno in cerca di un bosco. Ma non sanno come è
fatto un bosco e finiscono con l’abbattere i cartelloni pubblicitari lungo l’autostrada.

• PERSONAGGI
protagonista
Marcovaldo è una figura affascinante di uomo semplice, padre di una famiglia numerosa, uomo
di fatica o manovale in una ditta “uno degli ultimi eroi alla Charlie Chaplin”.
Particolarmente interessante è il suo atteggiamento in un certo senso titanico contro ogni
avversità dell’ambiente artificiale/artificializzato.
“…in mezzo alla città di cemento e asfalto Marcovaldo va in cerca della natura …in cerca di”un
altrove”.
Personaggi secondari: La moglie Domitilla e i figli, Amadigi,l’agente Astolfo.il commissario, il
signor Viligelmo, l’uomo col berretto da guardia, il dottor Godifredo, la Signora marchesa,
Gianfranco, la governante.
Antagonista: città di cemento e asfalto
Oggetto:città/natura

• TEMPO
La vicenda è ambientata negli anni del boom economico
Ordine: cronologico
Durata della storia: il ciclo delle stagioni che si ripete per cinque volte
Gli avvenimenti sono descritti secondo una struttura lineare
Ritmo narrativo: I racconti presentano sommari e alcune digressioni (paesaggi, città , fiume…)
Nella narrazione di ognuna delle novelle è presente un certo tipo di dinamica:

Introduzione con presentazione dello scenario e della situazione in


cui la storia prende vita ad opera del narratore onnisciente e viene
caricata di una certa oggettività.
Un intreccio o meglio una fabula in cui Marcovaldo si muove e vive,
ed in cui possiamo conoscere la sua continua meraviglia e voglia di
scoprire continuamente il mondo che lo circonda. In questa
situazione la narrazione è/o può essere interrotta dagli interventi del
narratore onnisciente e del curatore.
A queste due fasi segue una conclusione tracciata (quasi sempre)
dalla voce del narratore onnisciente che le conferisce un sentimento
tragi-comico.
Dalla introduzione viene presentata una realtà che viene
continuamente reinterpretata e rivisitata dallo sguardo di
Marcovaldo in una fase virtualmente intermedia alle prime due.
Ed è proprio in coincidenza di questa reinterpretazione della realtà
che si hanno degli “effetti sorpresa” , generalmente adombrati nella
conclusione

• SPAZIO
Spazio reale: L’autore dà importanza alla descrizione dei luoghi. Le digressioni occupano un
certo spazio nei racconti.
La vicenda si svolge in una città (Torino ?). I luoghi rappresentano la proiezione tangibile della
situazione emotiva del protagonista.

• NARRATORE E PUNTI DI VISTA


Ci sono tre voci narranti, di cui due proprie ed un' impropria.
Marcovaldo rappresenta chiaramente un tipo di narrazione interno alla storia: ad esso si alterna la
voce di un narratore onnisciente che racconta le varie avventure/disavventure di Marcovaldo.
Questi due tipi di narrazione possono essere definiti propri, in contrapposizione al/agli interventi
di un “curatore”.
La voce del curatore è del tutto oggettiva e completamente estranea alla storia narrata; la sua
unica preoccupazione è quella di chiarire l’uso di alcuni termini o concetti presenti durante la
narrazione.
“Il curatore “ interviene con funzione esplicativa unicamente di chiarimento a carattere fiabesco
dei racconti).
La voce del narratore onnisciente e quella di Marcovaldo si alternano vicendevolmente come un
modo per integrare quelle carenze che emergono dai soli pensieri e dialoghi di Marcovaldo.

• TECNICHE-LINGUA E STILE

Lo stile è comunicativo e veloce, ricco di immagini e di dialoghi che


danno l’idea di una presa diretta.

• INTERPRETARE
Marcovaldo è un’opera in cui lo scrittore si avvicina a riflettere sulla realtà presente usando un
linguaggio facilmente comprensibile.
La riflessione sulla realtà storica e su quella attuale si associa ad un’atmosfera di gioco fiabesco.
L’obiettivo è sempre quello di trovare delle risposte per la difficile condizione dell’uomo
contemporaneo, sempre alienato e teso ,con fatica, trovare la completezza, l’integrità.
Ciò che mi piace del personaggio è la sua fantasia, la sua voglia di ricerca di valori e
sensazioni che a volte la civiltà tecnologica tendono a “trascurare”.

Ne 'Il bosco sull'autostrada' fa molto freddo e Marcovaldo decide di andare a cercare legna da ardere per
la sua famiglia. Anche ad uno dei suoi figli, mentre sta leggendo un libro di fiabe, viene l'idea di andare a
cercare legna in un bosco e convince i fratelli a seguirlo. I ragazzi scambiano dei cartelloni pubblicitari
sull'autostrada per un bosco e cominciano a segare il legno. Il percorso di Marcovaldo è diverso da quello
dei figli. Inizia una ricerca solitaria in un ambiente urbano freddo e deserto. Questa ricerca solitaria allude
simbolicamente alla condizione di solitidine in cui l'indivisuo si trova a vivere nella metropoli
contemporanea.
I figli che vivono in una società indistrializzata non conoscono addirittura la natura: l'immagine dei bambini
che scambiano i cartelloni pubblicitari per alberi è ironica e satirica ma al tempo stesso poetica.
Infatti in quella strana situazione si incantano a guardare la luna.

Siamo tutti Marcovaldo?


Marcovaldo, ovvero le stagioni in città - Italo Calvino
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Prodotto: Marcovaldo, ovvero le stagioni in città - Italo
Calvino
Data: 25/11/01 Ultima modifica il 28/11/03 (5339 letture)
Valutazione:
Vantaggi: q
Svantaggi: ..
Gli anni del boom economico hanno cambiato la vita in ogni senso.

Le città sono divenute i punti di riferimento precipui in cui vivere, lavorare, sognare.

Sono mutati i costumi, le abitudini, gli stili di vita.

Abbandonata la vita a contatto con la natura si è stati costretti sovente in ritmi e ambienti non a misura
dell'uomo.

Per il progresso tecnologico, per lo sviluppo economico indiscriminato si sono pagati costi immani.

L'aumento del reddito pro capite ha consentito il propagarsi della civiltà dei consumi con consenguenti
benefici ma anche con effetti disastrosi.

Calvino pone in evidenza le discrasie dello sviluppo economico e lo fa in modo impareggiabile attraverso una
serie di personaggi che si aggirano stravolti e attoniti nelle metropoli.

Marcovaldo è il trasognato e ingenuo protagonista: "è un animo semplice, è padre di famiglia numerosa,
lavora come manovale o uomo di fatica di una ditta" si muove disarmato tra semafori, vetrine e insegne
luminose, è l'ultimo candido eroe alla Charlot, che è attirato da tutto ciò che rammenta la natura, sia che si
manifesti attraverso una foglia ingiallita o una piuma svolazzante.

Marcovaldo ci prende per mano e ci fa vedere come si vive in una città simile a una foresta, in cui
l'alienazione è l'humus che fa da collante al tutto.

Al termine di ogni racconto, che evidenzia sempre una sua sconfitta, ridiamo pur consapevoli che le sue
sconfitte sono le nostre e di tutti gli uomini assediati, stravolti, schiacciati dalle nuove forme di vita inquinata
e appiattita.
Il perno su cui ruotano i racconti di Marcovaldo è la malinconica constatazione che non vi è più simbiosi tra
uomo e ambiente.

Di questo omino buffo sappiamo che lavora in una ditta fantomatica, in una città senza nome perché in
fondo rappresenta tutte le città, la città in generale.

E in questa città cerca di cogliere lo scandire delle stagioni.

<br><br>

Lo schema delle 20 novelle si reitera sempre nello stesso modo.

Marcovaldo intravvede i segni sia pur minimi del mutare delle stagioni; auspica il ritorno ad uno stato di
natura ma regolarmente e inevitabilmente alla fine incappa nella delusione.

In questa fase storica Calvino non si sofferma sulla miseria ma sul consumismo e sulla mercificazione dei
valori, una realtà che non ci ha più abbandonato.

La semplicità della trama, il suo formarsi in apologo, l'ironia con cui si descrivono le avventure del
protagonista e che fanno sembrare il tutto una fiaba non esimono da notevoli spunti di riflessione.

Il protagonista è senza dubbio uno spirito semplice e sognatore che è costretto a vivere in una dimensione
urbana che lo soffoca.

La città per lui non ha fascino, è senza misteri, non lo prende neanche quando cerca di sedurlo con i
manifesti, le vetrine, le insegne pubblicitarie, diventa interessante solo quando gli ricorda il mondo da lui
bramato: quello in armonia con l'ambiente naturale.

Marcovaldo è un inguaribile ottimista, un individuo che anche se non riesce ad opporsi a fondo ai crudeli
meccanismi della società industriale e sovente ne è vittima prediletta, tuttavia lotta per raggiungere un
minimo di serenità, rivalutando le cose semplici della vita. avvertendo l'esigenza di vivere in pace con gli
altri.
Quando trova i funghi in un'aiuola reprime l'istinto di portarseli a casa tutti e con slancio generoso invita
anche altre persone a raccoglierli, anche se l'esperienza terminerà in modo disastroso.

Memorabili sono tutti i racconti e si prestano per rappresentazioni teatrali, per panotomime, per
drammatizzazioni.

Ne "Il bosco sull'autostrada" fa molto freddo e Marcovaldo decide di andare a cercare legna da ardere per la
sua famiglia.

Anche ad uno dei suoi figli, mentre sta leggendo un libro di fiabe, viene l'idea di andare a cercare legna in
un bosco e convince i fratelli a seguirlo.

I ragazzi scambiano dei cartelloni pubblicitari sull'autostrada per un bosco e cominciano a segare il legno.

Il percorso di Marcovaldo è diverso da quello dei figli.

Inizia una ricerca solitaria in un ambiente urbano freddo e deserto.

Questa ricerca solitaria allude simbolicamente alla condizione di solitidine in cui l'indivisuo si trova a vivere
nella metropoli contemporanea.

I figli che vivono in una società indistrializzata non conoscono addirittura la natura: l'immagine dei bambini
che scambiano i cartelloni pubblicitari per alberi è ironica e satirica ma al tempo stesso poetica.

Infatti in quella strana situazione si incantano a guardare la luna.

In "Marcovaldo al supermarket" ci si spancia dalle risate perché va a far la spesa senza il becco di un
quattrino, convinto di potersi divertire e sembrare uguale agli altri, riempendo il carrello per poi svuotarlo
poco prima delle casse, ma i progetti iniziali non si concludono mai come vorrebbe.

Il supermercato sembra la nuova agorà in cui incontrare gli altri, consumare, comprare, passeggiare,
passare il tempo libero.

Il benessere economico ha portato ricchezza, nuovi bisogni, ricerca di beni di consumo.

Il nostro è un riso amaro anche perché la riflessione si sposta all'oggi, in cui quello che evidenzia Calvino in
Marcovaldo negli anni tra il 1953 e il 1963, è aumentato in modo esponenziale.

La domenica degli uomini del duemila si svolge di frequente ne i super i iper mercati presi d'assalto da folle
sovente obese ma che devono riempire carrelli su carrelli come unico modo per godere, perché questo gli è
stato fatto credere.

L'avventura di "Marcovaldo al supermarket" ci catapulta nella grottesca disumana follia che sembra
corrompere uomini e cose, affossando ogni valore e riducendo la vita a una sola sequenza: produrre e
consumare, vorticosamente, freneticamente, senza un attimo di pausa, senza mai pensare ad altro, né
elevarsi al di sopra della materiale e grigia realtà quotidiana.

Marcovaldo si preoccupa di mangiare cibi non adulterati e va alla ricerca di sapori genuini.

Il consumismo porta con sè la voglia di profitti facili e non sempre ottenuti in modo lecito.

Nel campo alimentare la speculazione si è manifestata e si manifesta con frodi e sofisticazioni dannose per la
salute.

Decide di andare a pescare convinto che così potrà mangiare dei buoni pesci senza pericolo.

Ma il suo sogno è destinato a venire infranto: inquinamento, privilegi particolari, leggi comunali, tutto
grottescamente si accanisce contro di lui.

Calvino abbandona l'impegno di diretta denuncia tipico del periodo maggiormente neorealista, lo scrittore
esercita ora la sua critica della società industriale contemporanea in modo più indiretto, quasi
trasfigurandola in fiaba.

Realistica resta la cornice rappresentata dall'ambiente urbano, freddo, solitario, squallido, di una società
industriale in cui la natura è calpestata, sfruttata, martoriata a tal punto che gli uomini non sanno più come
sia fatto un bosco.

Ma i personaggi sono stilizzati, non a caso si indicano solo i nomi, la metropoli stessa non ha nome né
un'identificazione precisa, e la storia ha essenzialmente le caratteristiche di un racconto favolistico a cui
Calvino dedicò studi appassionati.

Attraverso la dimensione fiabesca Calvino desidera tener alimentata la componente creativa e fantastica
della personalità, per sfuggire così agli effetti disumanizzanti della società industriale.

Calvino ha dimostrato di amare in modo preminente le atmosfere rarefatte e le storie in cui la dimensione
realistica è in connubio con quella fantastica e con quella filosofica.
E il risultato a cui perviene ogni volta ci consente di ragionare, ridere, ci fa emozionare, stupire, ci aiuta a
togliere il velo dell'ipocrisia che tanto adombra le nostre vite.

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