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novembre con: giorgio diritti, francesco guccini, carlo lucarelli, gianluca morozzi

Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora
Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

la musica
È finita?
11/2010
PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIù è IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE
QUALSIASI RICHIESTA AL DI Là DELL’OFFERTA LIBERA NON è AUTORIZZATA
I nostri strilloni 11 10

Grazie a...
FANIKA MARIUS
Mattia Fontanella (a destra), responsabile delle iniziative
Ho 34 anni, sono arrivata dalla Ro- Ho 24 anni, sono arrivato in Italia per
sociali di Coop Adriatica, consegna il ricavato dell’asta dei
mania, dove ero casalinga, sei anni la prima volta quando ne avevo 14. In
vinili di Roberto Roversi al presidente di Piazza Grande
fa e da allora vendo Piazza Grande. seguito sono tornato a casa per due
Leonardo Tancredi. A sinistra Roberto Morgantini che ha
Ho un marito e due figli, uno di 16 anni, ho fatto il muratore, ma non
collaborato all’organizzazione dell’evento.
e uno di 13 anni. Mi trovate in zona c’era più lavoro e sono tornato qui.
Sant’Isaia. Ho un figlio. Vendo Piazza Grande da
3-4 anni.

Editoriale/
La
Commissaria prefettizia Anna Maria Cancellieri ha invocato la mobilitazio-
ne popolare; associazioni di bolognesi orgogliosi vogliono l’intervento

Prima dei graffiti


dell’esercito; sono scesi in campo personalmente il consigliere regionale
della Lega Nord Manes Bernardini, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il deputato
dell’Udc Gian Luca Galletti, la consigliera regionale centrista Silvia Noe’, ma anche il pre-
p leonardo tancredi sidente di Ascom Enrico Postacchini, il presidente della Camera di Commercio Bruno Filet-
ti e il subcommissario Matteo Piantedosi in rappresentanza di Palazzo D’Accursio. Quale
disastro o pericolo incombente ha sollecitato tanto allarme e tale spiegamento di forze?
Le scritte sui muri, che altro se no? Nei giorni scorsi, i personaggi sopraelencati hanno
dato prova del loro amore per Bologna, nell’ambito della campagna “Diamo una mano...
alla nostra città” promossa da Il Resto del Carlino, impugnando un rullo intinto nella
vernice per coprire alcuni metri di muro coperti da scritte, tag e disegni. Un esempio di im-

In copertina
pegno civico. Su questo giornale ci siamo occupati di quella che è diventata una categoria
sociale criminalizzata, quella dei writers, cercando di conoscerli, di dare loro parola.
Soprattutto ci abbiamo tenuto a scrivere più volte che nell’ordine di priorità di Bologna,
Il volto in prima pagina è i muri sporchi vengono dopo una serie di altri problemi. Li ricordiamo ancora una volta:
quello di Luigi Stigliano: bat- migliaia di lavoratori in cassa integrazione in scadenza; migliaia di sfratti esecutivi e do-
terista dei Laser Geyser e dei mande di alloggio popolare che resteranno inevase; rischio povertà in aumento tra i la-
Valentines, è anche educato- voratori e per finire la nostra parziale lista il progressivo smantellamento di una parte
re e dal 2009 lavora al proget- importante dei servizi socio-sanitari. Inspiegabilmente, su nessuno di questi temi c’è stata
to “Let’s Rock!” con i ragazzi una chiamata alle armi come quella per la pulizia dei muri. E non si tratta delle scelte di
del Pilastro. È una delle voci una parte politica, ricordiamo tutti che uno degli obbiettivi dei primi 100 giorni del sin-
dell’inchiesta di questo nume- daco breve, Flavio DelBono, era stato la guerra (vana) al degrado dei writers. Anche noi
ro. L’autrice della foto è Gra- vogliamo bene a questa città, perché in 60 anni di storia repubblicana è riuscita a guada-
ziella Cremonini del gruppo gnarsi la fama di eccezione positiva. Vorremmo che Bologna tornasse a distinguersi per
fotografico di Bandiera Gialla la capacità di accoglienza e solidarietà, per la disponibilità di strumenti per la promo-
(www.bandieragialla.it). zione della piena cittadinanza delle persone in difficoltà, per la produzione culturale e
artistica d’avanguardia. E magari dopo si potrebbe dare spazio anche all’ossessione per il
muro pulito. (leonardotancredi@piazzagrande.it)

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Piazza Grande In redazione Stampa Tipografia Moderna
Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora Giuseppe Mele, Ilaria Giupponi, Erika Casali, Eva Brugnettini, Chiuso in redazione il 2 novembre 2010.

gerenza “Tendere un giornale è meglio che tendere una mano”


Direttore editoriale Leonardo Tancredi
Direttore responsabile Bruno Pizzica
Simone Jacca, Chiara Gregoris, Giulio Centamore, Salvatore Pio,
Mauro Sarti Progetto grafico Fabio Bolognini

Caporedattori Jacopo Fiorentino, Pietro Scarnera Hanno collaborato a questo numero Impaginazione Exploit Bologna
Francesca Bono, Sonia Gatto, gruppo fotografico Bandiera Gialla,
Redazione Marco Guidi, Carlo Lucarelli, Nadia Luppi, Laura Marongiu, Maz
Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 342328, fax 051 3370669 Manz, Gianluca Morozzi, Sofia Pizzo, Nancy Poltronieri, redazione Distribuzione
www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it Bandiera Gialla, redazione Sottobosco.info, Simone Sabattini, Do- Redazione Piazza Grande
nato Ungaro. Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474
Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) Bologna, novembre 2010, anno XVII, numero 169
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giornalismo d’asfalto
Dalla struttura di Dopo la chiusura del Drop-in, gli utenti tornano in Piazza Verdi
via Paolo Fabbri al
poliambulatorio del La città rinuncia
Pilastro, “tagliare”
significa colpire i
più deboli p leonardo tancredi
all’accoglienza
S
ilvia, armata di pinzetta, sta to- ti: i laboratori di maschere teatrali e
gliendo i peli superflui dal volto di informatica del Centro diurno e il
di un’amica seduta tra le sue dormitorio di via Lombardia. “E poi là
ginocchia. Sarebbe una scena di banale ci incontravamo – spiega Silvia senza
quotidianità se avvenisse nella camera interrompere il suo lavoro di cosmesi
di una casa di studenti, si svolge invece – si potevano conoscere altre persone,
davanti alla porta del Teatro Comunale, potevamo usare il computer. Al Drop-in
in piazza Verdi. Diventa, allora, una sce- non parlavamo mica solo di ‘robba’ e
na di quelle che fa gridare al degrado. storie del genere, si parlava un po’ di
Silvia sembra leggermi nel pensiero, tutto”. “Io conosco persone che non si
mi dice: “Vedi quello che sto facendo? fanno una doccia da quando ha chiuso
Finché c’era il Drop-in potevo farlo là”. – interviene Colomba - e dove andiamo
Così la scena diventa emblematica di se no? Cerchiamo di aiutarci tra noi, se
una situazione che in questi giorni sta qualcuno ha un amico con la doccia
coinvolgendo qualche decina di giovani andiamo a casa sua”.
senza dimora, socialmente esclusi, tos- Il Drop-in era un luogo di “decompres-
sicodipendenti o se preferite punkab- sione”, un’oasi in cui potersi tirare fuori
bestia. almeno per qualche ora al giorno dalla
Il Drop-in era uno spazio gestito da routine malata della strada. Oggi per Q| Illustrazione di Max Manz
operatori di alcune cooperative sociali queste persone c’è solo piazza Verdi,
che accoglieva persone direttamente dove torneranno a essere la causa del lavoratori della cooperativa finiti in cassa – è facile comprendere come esistano
dalla strada nelle ore diurne. All’interno degrado, quindi un problema di ordine integrazione. moltissime situazioni di forte disagio
ci si poteva fare una doccia, si poteva pubblico, 24 ore su 24. Tra i primi a denunciare questo stato che si sono aggravate con la crisi. Gli
guardare la tv o un film, fare colazio- Gli utenti della struttura di via Paolo Fab- di cose, oltre a Piazza Grande, opera- operatori si trovano ad affrontare quo-
ne, ripararsi dal freddo, ma soprattutto bri, quelli del Centro diurno e in parte tori e utenti, è stato il sito d’informa- tidianamente casi derivanti da sfratti e
avere informazioni sui servizi sociali in quelli del dormitorio sono simili: tra le zione Zic (www.zic.it) che all’elenco ha dalla perdita del posto di lavoro”.
città, sulle sostanze, fare colloqui con persone senza dimora spesso sono quelli aggiunto la riduzione dell’attività del Ora si parla di limitare l’apertura del
gli operatori e riunioni di gruppo tra con maggiori difficoltà di reinserimento Poliambulatorio del Pilastro. Un presi- Poliambulatorio solo alla mattina fino
utenti. Era frequentato soprattutto da sociale. Sono persone che necessitano dio sociosanitario dotato di un Servizio alle 14. L’impressione che si ricava da
ragazzi e ragazze con problemi di tossi- di interventi cosiddetti di bassa soglia, sociale minori con 5 assistenti sociali; queste decisioni di Comune, Asp (Azien-
codipendenza che gravitano nella zona cioè ad accesso immediato e non con- un Servizio scolastico educativo con 5 de di servizi alla persona di proprietà
universitaria. Dal 26 luglio la struttura dizionato dall’accettazione cosciente di educatori professionali e un Servizio di di Comune e Provincia) e Asl è quella
è stata chiusa per volontà del Comu- un programma di assistenza pianificato. pediatria di comunità con due medici e di una dismissione di un patrimonio di
ne; si aspettava la riapertura al primo L’assenza di strutture come queste le la- due assistenti sanitari, due logopediste pratiche di intervento sociale che aveva-
ottobre, ma così non è stato. Il Drop-in scia senza un’alternativa alla vita di stra- e una psicologa dell’ètà evolutiva. “Per no reso Bologna una città felicemente
si aggiunge quindi alla lista dei servizi da, senza alcuna possibilità di incontro chi conosce le caratteristiche di questa “anormale” in Italia. (leonardotancre-
di bassa soglia chiusi o ridimensiona- con istituzioni territoriali. Senza contare i parte di Bologna – scrivono quelli di Zic di@piazzagrande.it)

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“Porte aperte”, gran finale in San Francesco


p sonia gatto

T
orna “Porte aperte”, la rassegna il Centro Civico di Via Gorki, il Selleri breria Ambasciatori a ospitare la mani- “Mi sento un po’ Rom”. Nel pomeriggio
che apre al pubblico i centri di Battaglia di via di Saliceto, lo Zaccarel- festazione per tutta la giornata. Prima di domenica 14, in piazza ci saranno la-
accoglienza diurni e notturni li, il Cabrini, il Beretta Molla, il Beltra- (alle 10) con il dibattito “Andar X Cam- boratori per bambini, la presentazione
della città. La terza edizione si tiene fino me, il Centro Diurno di via del Porto, la pi”, nel pomeriggio (dalle 14,30) con il del libro per ragazzi di Ombretta Morel-
al 14 novembre ed è dedicata alla “Città Casa di Riposo Notturno Madre Teresa seminario “Farcela. Percorsi di inseri- lo “I colori della Pace”. E poi degustazio-
che vorremmo… vivere”. In programma di Calcutta e il Rifugio Notturno di via mento al lavoro”. ni etniche, aperitivo e dibattito tra ope-
incontri, giochi, mostre e spettacoli per del Gomito. Gran finale il 13 e 14 novembre in piaz- ratori e cittadini su “La città che vorrei
creare un ponte tra il “dentro e il fuo- Fino a mercoledì 10 novembre queste za San Francesco: la mattina del 13 vivere”. Porte Aperte organizzato dall’As-
ri”. Dormitori, residenze per immigrati, strutture diventano luoghi di incontro e sarà dedicata alle lezioni aperte tenute sociazione Naufragi è un progetto di rete
strutture per l’accoglienza madre-bam- di cultura, con l’aiuto di chi le vive ogni dall’Università di Bologna, nella serata che coinvolge associazioni, cooperative,
bino e per persone con disabilità come giorno. Venerdì 12 novembre sarà la li- si affronterà il tema della città invisibile consorzi e istituzioni.
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la
musica
inchiesta

è finita?
Imbracciare una chitarra e formare una band è anche un modo per combattere disagio
ed emarginazione, soprattutto in periferia. Ma gli spazi per provare ed esibirsi in città
diminuiscono: eppure una “scena” esiste, anche se è sempre più underground

È
una notte di marzo, a 30 anni di distanza da quando Bologna era la capitale del rock, del punk e della
new wave. Fra il pubblico molti non erano nati quando i Clash suonarono in piazza Maggiore, magari
p laura marongiu
neanche sanno che una parte del “movimento” non apprezzò che Strummer e soci si esibissero per
fotografie di graziella cremonini
il Comune. Però stasera si respira un’aria speciale, che forse ricorda un po’ quella di allora, almeno
se si è dalle parti di viale Zagabria. Perché al Covo si festeggiano i tre lustri di vita, e sul palco salgono alcuni dei
migliori gruppi del momento: i Forty Winks, i Cut, i Valentines e i Laser Geyser, The Tunas e i più giovani Legless.
La scaletta è fatta solo di cover, passa dai Joy Division agli Smiths, dagli Happy Mondays agli Strokes . È un omag-
gio a Massimiliano Bonini, “anima” del club, scomparso solo poche settimane prima. Sul palco del Covo aveva
portato gruppi come i Franz Ferdinand, molto prima che esplodessero, ma soprattutto era riuscito a tenere aperto
il locale, nel 1997, quando rischiava la chiusura. Però sulla commozione prevale il divertimento, forse perché non
capita spesso di ascoltare tutti questi gruppi nella stessa sera, e per una notte Bologna sembra avere di nuovo una
“scena”. Già, perché le band sul palco si conoscono tutte, e il pubblico è fatto di amici più che di fan, perché tutti
orbitano attorno a uno dei pochi luoghi della città dove la musica è ancora una forma di aggregazione. Quel luo-
go si trova in via Sacco, si chiama il Vecchio Son ed è un’associazione culturale musicale che da 12 anni offre sale
prova a prezzi “popolari” (8 euro l’ora), corsi di musica e anche di ballo. Il centro è una risorsa per molti gruppi
bolognesi che qui si sono formati e qui continuano a suonare, ma ha anche un’enorme valenza sociale per il quar-
tiere. Steno, cantante dei Nabat, storico gruppo punk oi! bolognese, è uno dei fondatori. “San Donato non è solo
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inchiesta
il posto dove molti dei soci sono nati “La cultura esiste quando esiste noscersi”. È d’accordo anche Steno, che aggiunge: “La cultura esiste quando esiste un
e cresciuti - spiega - ma anche uno dei un circuito, una scena. Se togliamo circuito, una scena. Se togliamo tutti gli spazi in cui le persone possono incontrarsi e
quartieri più popolari di Bologna, dove tutti gli spazi in cui le persone scambiare conoscenze, la scena muore”. E chi scende le scale che portano alle sale
più c’è bisogno di cultura dal basso, di possono incontrarsi e scambiare prove del centro se ne rende conto. “Il fermento c’è”, come dice Steno: le band che
solidarietà concreta per contrastare mi- conoscenze, la scena muore” provano e si formano in questi corridoi tra adesivi e poster di gruppi famosi e non,
seria, isolamento, alienazione, razzismo sono circa 150: il calendario dei turni è fitto e i pochi spazi vuoti rimasti si riempiono
e fascismo”. Steno si impegna costantemente a far “uscire fuori” i gruppi dal Vecchio in fretta. Il problema degli spazi è comune a tutti i gruppi che cercano di differenziar-
Son, ma anche a cercare di “portar dentro” le persone dalle strade. “A San Donato ci si: non si riesce ad emergere perchè le istituzioni non aiutano, e per i gruppi locali
sono molti problemi, uno dei quali è la droga. Vorrei far avvicinare più gente possibi- non ci sono spazi dove suonare. “Se io chiamo con il mio gruppo il Covo, per fare un
le al centro, per fare in modo che si allontani da certi ambienti. Come faccio? Perso- esempio dei locali più grossi di Bologna – racconta Diego D’Agata, bassista del grup-
nalizzando i corsi: questo è un quartiere ad alto tasso di immigrazione e ho pensato po hardcore sperimentale Testadeporcu e in passato degli Splatter Pink –, non trovo
che avviare corsi di danza etnica, ad esempio, potesse coinvolgere di più gli abitan- spazio perchè la programmazione è già piena per un anno. Piena di gruppi per lo
ti”. Il centro, però, vive con difficoltà. Proprio ad aprile di quest’anno ha rischiato di più tutti uguali, di genere indie brit-pop, genere che va di moda e assicura al locale
chiudere perchè la convenzione con il Comune non è stata rinnovata, i locali sono un guadagno sicuro”. E continua: “Gli spazi che esistono sono troppo settoriali: una
stati messi a bando e gli organi di quartiere hanno imposto un affitto mensile im- volta ridotta la clientela a una nicchia così ristretta, i gestori non vogliono rischiare
possibile da sostenere. “Il problema della cultura in questa città – continua Steno – è di ampliarla perchè perderebbero il loro pubblico”. Tutti promuovono invece i centri
che non si possono continuare a trattare le associazioni no profit e culturali come se sociali: l’XM24 (con un festival importantissimo per la contro-cultura che si svolge a
fossero semplici esercizi commerciali”. metà settembre e che è arrivato ormai all’ottava edizione: l’Anti Mtv day), l’Atlantide
Che la musica sia cultura, ma anche e soprattutto socialità, gli artisti lo sanno bene. di Porta Santo Stefano, il Crash, il Lazzaretto e il Tpo. Quest’ultimo è la mecca dell’un-
Luigi Stigliano, batterista di numerose formazioni bolognesi (The Valentines, Laser derground hip hop bolognese, altro pilastro musicale della città. Nei primi anni ‘90,

Geyser e Klasse Kriminale) ed educatore, nel 2009 ha avviato insieme alla batterista infatti, con gli Isolaposse all star e i Sangue Misto, Bologna ha dettato l’abc dell’hip
Marzia Luigini il progetto “Let’s Rock”. È un modo di avvicinare alla musica i ragazzi hop italiano. Lo conferma Yassin Hannat, uno degli organizzatori di Original Cultu-
del Pilastro, in particolare quelli con difficoltà familiari o personali. Rivolto ai ragaz- res: un festival attento alla cultura hip hop, erede dei festival-contest di “scretch” Itf
zi fra gli 11 e i 13 anni, il progetto, spiega Luigi, “è nato perché abbiamo notato che e Ida, che unisce la dimensione musicale e visiva (hanno partecipato anche writers
questi ragazzi hanno un modo di fruire la musica che snatura il concetto di disco e come Blu ed Ericailcane). Anche per Yassin in città le risorse non si sono esaurite
di opera musicale: non sanno cosa sia un vinile e nemmeno un cd, ascoltano tutti come sembra: “Bologna è un ancora un ottimo laboratorio culturale – spiega - c’è
le stesse canzoni scambiandosele con il cellulare. Ma così si perdono un sacco di in- un continuo rinnovamento di esperienze, una forte volontà di fare cultura ed è facile
formazioni musicali importanti”. L’approccio si basa su diversi piani: “Abbiamo mo- trovare un network di persone senza la necessità di parlare di cachet”. Il Tpo organiz-
strato loro film sulla musica, per poi portarli nelle sale prove del Vecchio Son, dove za laboratori settimanali di rap, genere che continua ad avere molto seguito. “L’hip
siamo riusciti a creare due gruppi, uno rock e uno rap. Quest’ultimo è il linguaggio hop è attuale – ci spiega Yassin -, soprattutto in realtà urbane e multiculturali: non
che sembra avere più presa per loro”. La risposta dei ragazzi coinvolti (per la maggior dimentichiamo che è l’incarnazione dell’inserimento della cultura nera in quella oc-
parte immigrati di seconda generazione) è stata più che positiva e il frutto di questo cidentale. Anche per questo sarebbe importante sviluppare progetti nelle periferie”.
lavoro è stato un concerto di fine anno alla Cupola del Pilastro. Anche il panorama hip hop cittadino però soffre la mancanza di spazi, di centri dove
Quello che rende diverso il Vecchio Son da altre sale prove o scuole musicali è pro- fare aggregazione, e di attenzione da parte delle istituzioni. La musica a Bologna non
prio la volontà di insistere sull’aggregazione: “Oltre ai prezzi bassi – continua Luigi, è finita, allora. È solo in cerca di uno spazio pronto ad ospitare voglia di aggregazio-
che qua oltre a provare con il suo gruppo Laser Geyser tiene corsi di batteria -, il vero ne, di creatività e a proporre un’offerta varia che vada al di là del business e delle
punto di forza è la possibilità di fermarsi dopo le prove, bere qualcosa insieme, co- tendenze. f
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Beppe e gli altri: inchiesta

quando il palco
è la strada
Fra concorrenza e multe, per
i “buskers” bolognesi la vita
non è facile, e anche il “mitico”
Maniglia pensa di appendere
la chitarra al chiodo
Q| Beppe Maniglia in piazza Maggiore, foto di Graziella Cremonini
p eva brugnettini

P
asseggiare per il centro di Bo- “Durante la settimana dormo e vado in pelo. Rino invece suona la chitarra da 12 marciapiedi di Londra, “Lì si guadagna
logna può essere un esercizio palestra”, un lusso che pochi suoi col- anni, si definisce un cantautore, col suo di più”. Suona il piano fin da piccolo, ha
acustico interessante. Seguire leghi possono concedersi data la con- gruppo canta spesso Fabrizio De André. fatto metà conservatorio. “Faccio con-
un flauto o l’eco di un piano tra le vie correnza di cui tanti si lamentano: “Sia- Fa dei lavoretti: sommelier, muratore, certi di tre ore, non ripeto mai lo stes-
dei mercati dietro piazza Maggiore, o il mo in troppi, manca il professionismo. monta palchi e luci per concerti. Sogna so brano. Musica classica, molto jazz,
suono di una chitarra in via D’Azeglio o La gente è sul chi vive, non si avvicina. un produttore che si accorga della sua blues, improvviso. Solo musica improv-
dell’Archiginnasio, la sera. Ma qualcosa Adesso è una pena suonare, non dà più voce fonda, e delle canzoni che scrive. visata non attacca. Quando faccio un
nelle orecchie dei bolognesi deve esse- soddisfazione. Riprendo a scoppiare Suona dietro San Petronio, “ma quan- pezzo noto, la gente mi dà due soldi per
re cambiato se persino Beppe Maniglia borse dell’acqua calda per vedere se si do voglio guadagnare vado a Modena far vedere che l’ha riconosciuto. Per fare
vuole appendere lo strumento al chiodo sblocca. Ma se vogliono vedere lo spet- o Reggio Emilia, ti trattano meglio”. Qui colletta la mattina è il momento miglio-
per tornare a scoppiare borse dell’acqua tacolo, devono pagare”. dei negozianti hanno cercato di cacciar- re, le persone sono fresche, non stanca-
calda. Beppe, l’apripista dei musicisti in Che la gente abbia meno soldi per riem- lo via, e un vigile gli ha fatto una multa te dalla concorrenza”. Ma Marciano non
strada: “Negli anni ‘80 è stato il boom. pire i cappelli lo vede anche Freddi, che per “diffusione di musica, o una cosa del porta a spasso la sua pianola sempre vo-
Sono stato il primo a suonare in piazza. suona il flauto vicino a Piazza Maggiore. genere”. Ma la legge in merito è vaga, e lentieri: “Suono il meno possibile, due
Vendevo anche 10.000 dischi al mese”. 18 anni fa era in Valsugana: “Suonavo il la multa è rimasta lì. volte a settimana. Ora tutti i giorni, per-
Famiglia di musicisti, dice di essere sta- flicorno in un gruppo. Poi litigi in casa, Anche Marciano ha trovato il suo spa- ché devo pagare l’affitto”. Una fortuna
to un “fallimento” tra padre e zio grandi sono andato via”. A Bologna, in strada, zio in strada, da 10 anni con la pianola, per chi passa e ascolta. (evabrugnetti-
della musica. Comunque vive di questo. con uno strumento accanto al sacco a “l’unico a Bologna”. Ha calcato anche i ni@piazzagrande.it)

Insegnare le 7 note ai bebé: così “Music Together” ha contagiato la città

La culla della musica


p simone sabattini

È
come un virus. Non arriva dai tropici, ma dagli Center for Music and Young Children di Princeton, New torno?) nell’universo musicale inizia così. Con bebè in
Stati Uniti, e si è diffuso a Bologna negli ulti- Jersey, è arrivato in Italia nel 2002. A importarlo, Jade culla che reagiscono a forza di urletti. “Segnalano cosa
mi otto anni. Colpisce i bimbi più piccoli, spes- Jossen e Giovanni Azzoni. Musicista, quest’ultimo, ani- gli piace e cosa no”, dice Giovanni. Ma attenzione: “Az-
so quelli minuscoli, che subito lo passano ai genitori. matore della scena underground bolognese da quasi zeccano la quinta o la dominante dell’accordo”. A 8-9
Entra dalle orecchie e attraverso il cervello si diffonde vent’anni con i sui Frida Frenner ora Frida X, dove suo- mesi cominciano a partecipare. Poi a ballare, cantare
subito a tutto il corpo. Ma questo virus non debilita, na anche Jade. e addio, non li fermi più. E i genitori con loro: “A volte
non indebolisce, non ha bisogno di essere curato. Anzi, “Otto anni fa eravamo io e Jade, con cinque famiglie – vengono da me a fine lezione e mi dicono: non so se il
è esso stesso un anticorpo. Giovanni lo spiega così: racconta – ora siamo in 10 educatori per 540 bambini”. bimbo (che magari ha 2 settimane) si diverte, ma io un
“Combatte la mortalità musicale, sviluppa un altro lin- Con i loro genitori, ovviamente. Ogni giorno, in una de- sacco”, sorride Giovanni. I corsi durano 10 settimane,
guaggio nel momento stesso in cui si impara a parlare”. cina di luoghi tra Bologna (Villaggio del Fanciullo, Cir- l’intero metodo si articola in 9 moduli, tre all’anno. Tut-
Se tra qualche anno sotto le Torri una nuova generazio- colo Arci Benassi, parrocchia di porta San Mamolo) e te le informazioni su musictogether.it. A fine anno tutto
ne di ragazzi prenderà in mano una chitarra o passerà Modena, con buona parte della provincia, se uno entra l’esercito di micro-discepoli del suono si ritrova per una
i suoi giorni a segnare note su un pentagramma con la nella sala di Music Together trova due ragazzi circon- festa. “Una specie di baby-Woodstock, con centinaia di
stessa facilità con cui batte sui tasti di portatile, forse lo dati da una decina di bimbi (di tutte le età tra gli 0 e bimbi scatenati”. Quando invaderanno Bologna, armati
dovremo anche al “virus” di Music Together. Nato come gli 8 anni) con genitori. Vocalizzi, strumenti percussivi, di banjo, sintetizzatori o clarinetti, insomma, sapete a
programma educativo per la prima infanzia nel 1987 al ritmi, ripetizioni, corde di chitarra. Il viaggio (senza ri- chi dare la “colpa”.
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Carlo Zini e gli Zeta,


da 30 anni sulla scena Inchiesta

Il declino
r| Zè Duardo Martins e
Massimo Zaniboni,
fotografia di Chiara
Sibona

delle
orchestre
Anche nelle balere si sente
la crisi, e anche nel liscio
si afferma chi costa meno.
Così tanti musicisti cedono
il passo alle basi digitali

p leonardo tancredi

Si
spengono le luci, la serata è finita, qual- sarà più. Un mestiere che se non è in via di estinzione, questo, musicisti e capi orchestra si giocavano la car-
cuno è ancora in pista, mentre i musici- è in forte crisi. riera e anche l’orgoglio professionale.
sti ripongono gli strumenti nelle custodie. Difficile fare una stima dei gruppi in Italia, ne ha cen- Ma ormai i verbi si coniugano al passato, il presente
Qualche centinaio di chilometri per tornare a casa col siti 750 solo in Romagna Gianni Siroli, autore del “Di- è fatto di basi musicali digitali. “Oggi la concorrenza
furgone dell’orchestra e poi, il giorno dopo, si ricomin- zionario delle orchestre romagnole” che ha ricostruito viene da gruppi di 4 persone che sembra che suoni-
cia. Una vita da orchestrale, tutte le sere in una città 100 anni di liscio da fine ‘800 agli anni ’80 del secolo no in 10 perché il resto lo fanno le basi. Molte sale da
diversa a esibirsi per la moltitudine danzante delle scorso. Tra le orchestre attive e “resistenti” oggi c’è ballo sono sparite, si suona nei ristoranti, anche solo
balere. Così è stato per oltre trent’anni, così forse non quella di Carlo Zini e gli Zeta, più di 30 anni di car- in duo”. La crisi economica non ha risparmiato mazur-
riera alle spalle trascorsi ke e macarene, anche ballare è diventato un lusso da
nelle balere e non solo centellinare. Se in un angolo della pizzeria c’è un duo
in Italia. “Ho iniziato con con tastiera e campionatore e con 20 euro dopo la
mio padre a 14 anni, Ger- pizza si balla gratis, tanto di guadagnato. Con buona
mania, Svizzera, in locali pace della professionalità dei 10 musicisti di un’orche-
importanti, fino a Teheran. stra vera.
Dopo 10 anni con la gran- “Il compenso per una nostra serata è circa 1500 euro –
de orchestra di Camillo dice Zini - con i quali devo pagare i musicisti, le tasse,
Santamaria, ho deciso di i viaggi. Chi suona con le basi ne chiede al massi-
farne una mia”. Gli anni mo 500. Oggi riusciamo a fare ancora 180 date in un
’80 sono il periodo d’oro anno, soprattutto d’estate, ma fino a qualche anno fa
per le orchestre, e anche erano almeno 250”. Le grandi sale da ballo seguono
per Carlo Zini arriva il suc- il declino delle orchestre, nonostante se ne contino
cesso: due apparizioni a almeno una trentina lungo la Riviera romagnola. In
Domenica In nell’ ’83 con alcuni casi i grandi spazi sono riconvertiti in sale da
Pippo Baudo e la vittoria bingo o ristoranti oppure, come suggerisce l’appetibile
delle tre edizioni del festi- posizione nell’immediata periferia cittadina, in spazi
val per orchestre di Trento. commerciali o residenziali.
Avere successo significava Del resto la domanda è in calo, nelle balere il turn
lavorare sodo, provare i over generazionale è fermo. “Quelli che seguivano
pezzi per ore. Le orchestre il nostro genere – ammette Zini – stanno invecchian-
devono essere pronte a do e quando smettono di venire a ballare loro non ci
suonare quasi ogni gene- saranno altri appassionati”. Ma il fascino del palco e
re musicale e soprattutto dei doppiopetto coi lustrini seduce ancora e Zini non
devono poter riprodurre ha intenzione di smettere. “Mi piace cantare i grandi
al meglio ogni hit del mo- classici September morn, Stranger in the night ma
mento. Magari arrangiata sono pronto anche alla Filuzzi.” Si balla finché ce n’è.
per la sala da ballo. Su (leonardotancredi@piazzagrande.it)
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Ha appena compiuto 70 anni, ma non ha perso


il suo sguardo critico. Bologna e la musica viste
dal cantastorie per eccellenza

Francesco
guccini
“Le osterie? Erano luoghi molto tri-
sti, di emarginati... Fino a quando
non arrivavamo noi con le chitarre”

p ilaria giupponi

Ormai sono 10 anni che non abi- ho parlato, “Il frate”, è un personaggio è vero. Ne ho frequentate due o tre tutto na uno apre bocca finisce su Youtube! È
ta più a Bologna. Osserva ancora analogo. Oppure quello della canzone sommato: erano luoghi molto tristi, per- una canzone di una situazione pàvanese,
quello che succede in città? “L’ubriaco”, in cui ho messo assieme due ché erano luoghi di emarginati veramen- quindi nuova rispetto a me e che non ri-
Ti posso parlare dei miei tempi, ma di persone: uno conosciuto in un’osteria che te, di gente molto spesso sradicata dai guarda la città, o il viver la città.
quelli di oggi non saprei dire assoluta- si chiamava Osteria de’ Poeti - esiste an- loro posti di origine, che stava in città per Oggi è forte il fenomeno del vivere
mente niente. Ti dico onestamente che cora, ma era molto diversa allora –, e un il lavoro, lasciata lì così… e quando an- fuori città, tornare al vivere “origi-
oggi non saprei nemmeno dove dirigermi altro che era un anziano fattorino della davamo noi, che eravamo giovani, con le nario”. Non crede che sia un po’
o con chi parlare! Gazzetta di Modena. chitarre, a cantare, questi si rianimavano, un mito?
Un rifiuto di Bologna in toto? Si dice spesso che Bologna è cam- ritrovavano una solidarietà, un’amicizia, Si, non è il caso mio: io sono tornato da
Hehe, no. È una questione di tempo, nel biata: di certo oggi in città è cre- diciamo, che avevano perso. Questo c’era dove son partito. Avevo proprio voglia di
senso di anni! sciuta l’indifferenza, le persone nella Bologna di una volta. tornare da dove son partito: non è stata
Ha raccontato spesso le vite di per- sono sempre più lontane fra loro. E adesso? una scoperta tardivamente ecologica! An-
sone “diverse”, a volte ai margini Come si “aggiusta” secondo lei Ora ci sono dei fenomeni che mi lasciano che se, devo dire, è più confortevole. Non
della società... Alla base c’è qual- l’indifferenza della gente? perplesso, come la storia del Pratello: di si devono fare grandi distanze: uno attra-
che esperienza personale con il Eh, è un bel problema questo. Io abitavo quelli che devono alzarsi e andar a lavo- versa la strada e c’ha l’ufficio postale, per
mondo del disagio? in un bel quartiere, la Cirenaica – ci abi- rare e di quegli altri che suonano fino a dire. Vabbè che adesso, l’ufficio postale…
Conoscevo un signore – quello è morto to ancora fra l’altro, la casa è lì –, molto tardi… non so se ci sarebbe stato questo Tutti si mandano le e-mail, quindi!
ormai, poveretto – che chiamavano Cri- popolare, dove vedo che ancora esiste il fenomeno anni fa. Forse le cose erano ac- Però la ricerca di un conforto, di un
sto. Alto, magro, con i pantaloni a cam- rapporto fra i cittadini. Vedo che si fer- colte meglio, con più sopportazione, con rifugio, a volte rischia di trasfor-
pana, capelli lunghi… era scalzo anche mano a parlare per strada, si salutano, più gentilezza anche. I tempi hanno aiu- marsi in assenza di contatto uma-
d’inverno! Ogni tanto passava lì da Vito, si fermano alla baracchina dei gelati o al tato la paura. E la gente ha paura vera- no. E questo un po’ fa rabbia...
e quando mi vedeva mi salutava: “Gucci- mercatino rionale. C’è ancora un senso di mente anche di uscire. C’erano due locali Ti capisco benissimo. Per esempio qui,
ni, pentiti!”. Poi ho scoperto che era del- appartenenza e di solidarietà. La Cirenai- a Bologna, aperti tutta la notte: il ristoran- quando muore qualcuno al funerale ci
la provincia di Modena, ma non ci siamo ca aveva e ha ancora queste caratteristi- te della stazione e il Contìnental. Erano sono tutti, c’è tutto il paese. La città in-
mai fermati a chiacchierare, perché lui che da isola, diciamo, in cui uno si sente aperti tutta la notte e ci si trovava anche vece disperde, la città allontana. Mi viene
non è che si fermasse a chiacchierare con parte del quartiere. Bologna sta cambian- a ore tardissime a mangiare un piatto di da ridere perché sono abituato che qui,
altre persone. Quando provavo a chieder- do o è cambiata in questi anni – a parte lasagne, per esempio. Ma non ti parlo di quando s’incontra qualcuno per la stra-
gli “Ma di dove sei, di dove sei?”, lui cam- il fatto che siamo cambiati anche noi, col quelli che si permettevano di dormire la da, anche se magari non lo si conosce, ci
biava discorso… e quindi oltre a “Guccini passare degli anni si cambia in un certo mattina dopo, eh? ma di quelli che dove- si saluta “Buongiorno, buonasera!”. In cit-
pentiti!”… sì, cantava “Dio è morto, Dio è qual modo – è diventata una città meno vano andare a lavorare. Era una situazio- tà mi trovo a dire “Buongiorno, buonase-
morto!”. Poi c’era quello che chiamavan solidale, un pochino più egoista, più cini- ne molto, molto diversa. ra!” con della gente che magari mi guarda
Settecappotti, era famoso a Bologna, ma ca forse… Chissà quali sono le cause… E se dovesse scrivere una canzone con curiosità, e poi questi mi guardano
niente di più. Forse raccontando le vite di perso- adesso? Scriverebbe una canzone stupiti, mi scrutano…
Eppure nelle sue canzoni ci sono ne che la gente non conosce è pos- sulla paura? Certo, essere salutati da France-
personaggi “emarginati”... sibile ricostruire quel senso di soli- Eh-eh, non lo so… Le canzoni vengon for- sco Guccini per strada non è cosa
Mah, i miei sono personaggi più o meno darietà, non crede? se quando ne han voglia! Beh, di canzoni da tutti i giorni... Chi non avrebbe
inseriti, tutto sommato: “Il pensiona- Ti faccio un esempio. Dicono di me che ne ho tre nuove. Due sono fatte e cantate, due secondi di spaesamento?
to”, per esempio. Un disadattato di cui frequentassi molte osterie: è vero e non e l’altra la tengo lì perché adesso appe- (ilariagiupponi@piazzagrande.it)
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La partecipazione è gratuita: in programma quattro incontri


e la realizzazione di un reportage a sfondo sociale

Aspiranti fotografi cercasi


Riparte il corso di Bandiera Gialla. è la sesta edizione
Dal laboratorio di Vittorio Valentini nascono le foto per Piazza Grande
il quinto alimento
p erika casali p Francesca Bono e Sofia Pizzo

A
nche la fotografia può servire a ad approfondire il linguaggio fotografico. Vent’anni di falafel
raccontare i cambiamenti della Il suo lavoro è stato oggetto di studio e di Agli italiani non piace cambiare abitudini, soprattutto a tavola. L’attacca-
società, dall’immigrazione alle ricerche. mento alla cucina tradizionale, che a quanto pare dimostriamo in patria
nuove povertà. È questo il taglio parti- Il corso è composto da quattro incontri di e all’estero, è stato registrato da una ricerca di Coldiretti e Swg sondaggi:
colare del Gruppo fotografico di Bandie- due ore ciascuno (dalle 17.30 alle 19.30) quattro italiani su dieci non hanno mai messo piede in un ristorante stra-
ra Gialla, che periodicamente organizza e si svolge nei locali messi a disposizio- niero (41%) o acquistato in take-away etnici (38%). La diffidenza sem-
corsi per aspiranti fotografi. La sesta edi- ne da Bandiera Gialla in via Legnano 2. bra riguardare soprattutto la qualità degli alimenti, che porta a preferire
zione del corso parte lunedì 8 novembre Il corso è completamente gratuito, a par- il consumo di piatti italiani senza valutare l’origine degli ingredienti, col
e si concentrerà sulla realizzazione di un te l’iscrizione a valenza annuale all’as- rischio di mangiare una pizza preparata con cagliate provenienti dall’est
reportage fotografico che riguardi la sfera sociazione Bandiera Gialla, che include Europa, pomodoro cinese, olio di oliva tunisino o spagnolo e farina cana-
del sociale. anche la tessera Arci del 2010. I parte- dese. A Bologna, però, anche grazie all’alto numero di stranieri e studenti
Si toccheranno argomenti fondamenta- cipanti non potranno essere più di 15, fuori sede, i locali etnici sono tanti, sia ristoranti che take-away, e a volte
li per l’apprendimento delle tecniche di questo per riuscire a trarre il massimo sono anche un esempio di integrazione. Come succede alla caffetteria Al
base e la produzione attiva di un repor- profitto dalle lezioni del fotografo Valen- Salam di via Centotrecento. Il locale, aperto da Jamil Shihadeh nel 1991,
tage. Questo in breve il programma delle tini; è consigliabile che abbiano alme- è stato tra i primi in Italia a proporre cucina mediorientale e a far conosce-
lezioni: la fotografia come strumento di co- no un’infarinatura di base delle tecniche re il falafel originale palestinese. “Il 90% dei clienti è italiano, soprattutto
municazione sociale, il backstage della re- fotografiche. Dal laboratorio fotografico studenti, ma nel fine settimana arrivano anche le famiglie”, ci dice fiero
alizzazione di un reportage, i principi della di Bandiera Gialla nascono le foto che Jamil. Al Salam è la prova che a tavola nascono lo scambio e la condivi-
composizione e il linguaggio fotografico. compaiono sulle nostre copertine e sulle sione: è un luogo dove si ha il piacere di tornare e non solo per il cibo. E
Il corso sarà tenuto dal veronese Vitto- pagine di Piazza Grande. Ulteriori infor- nel 2011 Jamil si prepara a festeggiare i 20 anni di attività. Il suo sogno
rio Valentini, fotografo professionista che mazioni si potranno ricevere scrivendo sarebbe organizzare in primavera una Sagra del Falafel, con cibo musica e
vive e lavora a Bologna da anni ed è da all’indirizzo e-mail redazione@bandie- cultura per conoscere la Palestina. (www.communeating.com)
sempre interessato all’indagine creativa e ragialla.it. (erikacasali@piazzagrande.it)
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Nella capitale greca intere famiglie sono costrette


Così cambia
a rivolgersi a servizi pensati per homeless e immigrati l’Appennino

Atene dopo la crisi


p erika casali
p nadia luppi
La vita nei borghi dell’Appen-
nino è cambiata e il prezzo
più caro lo pagano gli anziani.
“Molti dei nostri utenti – rac-

E
contano i volontari Auser – han-
siste una zona di Atene dove le sfamava principalmente senza tetto e
no visto trasformarsi i borghi
macchine si fermano controvo- immigrati ora si ritrova tra gli utenti in-
in cui vivevano in qualcosa
glia e dove i passanti cammina- tere famiglie che non riescono ad arriva-
di simile ai quartieri dormi-
no più in fretta: Eksarchia è il quartiere re a fine mese. La crisi ha portato molta
torio. Chi vive qui si sposta in
diventato tristemente famoso per l’ucci- gente sulla soglia della povertà e di con-
città per lavorare, fare spesa,
sione di un ragazzo da parte della poli- seguenza per strada a frugare nei casso-
sbrigare commissioni, e i punti
zia nel 2008 e per gli scontri degli ulti- netti in cerca di cibo.
di socializzazione tendono a
mi mesi. Per arginare le manifestazioni Atene non è ancora organizzata per af-
scomparire, mentre i servi-
e gli scoppi di violenza ci sono gruppi frontare questa situazione e sta reagen-
zi di assistenza domiciliare,
di quattro poliziotti agli angoli di tutte le do molto lentamente. L’accesso ai dor-
per quanto funzionanti, non
strade. In questo quartiere c’è anche il mitori e ai negozi a prezzi speciali, aperti
possono essere risolutivi”. Gli
Centro distribuzione pasti del Comune di a causa della crisi, viene controllato at-
anziani ricordano il tempo in
Atene. Passiamo vicino a quattro agenti traverso la distribuzione di tagliandi as-
cui ci si ritrovava tutti all’oste-
che chiacchierano fumando di fianco a segnati a seconda del reddito; come al
ria, in chiesa e nella piazzetta
un negozio di articoli per la casa, poco solito i posti disponibili non sono abba-
del paese, mentre “adesso si
più avanti un ragazzo si accascia contro stanza per tutti.
chiudono tutti in casa - spiega
un portone con la siringa ancora in vena Il centro di distribuzione pasti del Comu-
Lucia -, ognuno coi suoi dram-
senza che loro interrompano la conver- ne di Atene si trova poco lontano da Psi-
mi, ognuno con i suoi dolori, e
sazione. Nessuno lo nota, solo la signora ri, fulcro della vita notturna della capita-
così faccio anche io”. Ma per
seduta per terra poco lontano da lui. Ma le; dietro gli uffici c’è un piccolo parco di Q| Ildelcentro

distribuzione pasti
Comune di Atene gli anziani gli ostacoli sono
lo guarda con occhi vuoti per voltarsi su- proprietà della chiesa dove tre volte al
concreti. Per raggiungere la fer-
bito e tornare a grattarsi le croste che le giorno viene offerto un pasto caldo a chi contenitori vuoti e dai pezzi di pane che
mata dell’autobus Maria deve
ricoprono i polpacci e i piedi. “Ad Atene, ne ha bisogno e dove si danno appunta- rimangono a terra dopo i pasti e che ri-
affrontare una salita molto ri-
i senza dimora sono più di 2000 - dice mento i senza tetto della città. La distri- chiamano stormi di piccioni. Il centro
pida: quando non può contare
A.P., responsabile della distribuzione dei buzione è due volte a carico del Comune si occupa anche di raccogliere e distri-
sull’aiuto di qualcuno, resta
pasti del centro che si appoggia ad una e una della chiesa, così da soddisfare la buire coperte e vestiti che vengono dati
in casa. Lei come tanti altri ha
parrocchia della zona - con la crisi eco- richiesta crescente. Insieme ai volontari su richiesta. Almeno il clima, nella mite
finito per abituarsi,rinunciando
nomica affrontiamo una situazione com- lavorano immigrati e senza tetto che si Atene, è ancora clemente. (erikacasali@
anche a chiedere aiuto.
pletamente nuova”. Il servizio che prima occupano anche di ripulire il parco dai piazzagrande.it)
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Non parlate al conducente

Bologna apra gli occhi Per chi suona


sui nuovi poveri il cellulare?
p marco guidi p Donato Ungaro

A O
Bologna, nella civile e benestante cordate, un milione al mese, roba grossa!) ramai è diventato un gioco. Capita sempre più spesso, a
Bologna, nella città “sazia e dispe- garantiva perlomeno la sopravvivenza. noi tranvieri, di essere alla guida e di ascoltare telefonate
rata” di cui parlò il cardinale Gia- Non è un caso fittizio, è quello che è suc- dal contenuto più che personale. Avvocati appena usciti dal
como Biffi, sta succedendo un fenomeno cesso a un mio amico. Prima perdita del la- tribunale che avvertono i clienti dell’esito dell’udienza: pazien-
sociale, sotto gli occhi di tutti. Un fenome- voro, poi della casa, finalmente la pensio- ti che fuori dall’ospedale salgono sull’autobus e “impaziente-
no analogo a quel che capita in altre città, ne agognata. Ma ormai senza casa e senza mente” avvertono i parenti dell’esito di visite ed esami: amanti
ma non per questo meno preoccupante: la nessuno con cui mettersi in società per af- che si scambiano effusioni al cellulare. E tutti, per sfuggire alla
scomparsa di quella che un tempo veni- fittarne una, ora dorme in stazione dopo calca e alla bolgia, vengono davanti, a fianco del conducente;
va chiamata classe medio-bassa. Parlo di alcune esperienze dai frati che, evidente- come se non esistesse o fosse sordo. Ma non è questo il gioco
impiegati, di piccoli negozianti, di operai mente, non gli sono andate bene. Dormire a cui mi riferivo. La scena è la seguente: sul bus affollato im-
specializzati, di artigiani. Tutta gente che, in stazione, mangiare alla Caritas o all’An- provvisamente parte una musichetta. Le note arabeggianti mi
toniano o dove si può. Stando alle chiac- lanciano la sfida: per chi suo-
chiere con i conoscenti tutti hanno presen- na il cellulare? Guardo tra i pas-
te almeno un caso simile. Eppure la società seggeri e vedo una giovane con
cittadina fa finta di nulla. Avete mai sentito i tratti tipici nordafricani: è lei,
un politico che, parlando del programma penso. E infatti fruga nella bor-
per le prossime elezioni, si occupi del nu- setta estraendo l’apparecchietto
mero crescente degli espulsi da un welfa- e mettendosi a parlare in arabo.
re sempre più stretto? Viene in mente quel Altro suono e altra sfida. Questa
che si leggeva della Bologna di una volta, volta le note sembrano arrivare
prima dell’arrivo di Napoleone, con una direttamente da Bolliwood: colpo d’occhio ai passeggeri nei pa-
larga fetta della popolazione senza un tetto raggi del posto guida e identifico un ragazzo sudorientale: è lui.
stabile, senza un lavoro appena sufficien- La musica muore e nasce una brillante parlata inglese. Tombola.
te a campare. Quelle “plebi”, quei “lazza- Potremmo andare avanti ancora; con le suonerie di Gigi D’Ales-
ri” stanno tornando, e non si tratta solo di sio, ad esempio. Ammiro chi orgogliosamente marchia il telefo-
immigrati, di homeless “per scelta”, ma di nino con il suono delle sue origini; lo ritengo un atto d’amore
un tempo, percepiva redditi non astrono- gente che, fino a pochi anni orsono, giudi- per la propria cultura. I nostri emigranti degli anni Venti avreb-
mici ma sufficienti a tirare avanti dignito- cava essa stessa impensabile ridursi così. bero fatto brillare l’Ammerica e la Pampa argentina delle note di
samente. Gente che poteva pagare un af- Io non so cosa si può fare collettivamen- O sole mio e Turna a Surriento. Sarebbe stato bellissimo. Invece
fitto, accendere magari un mutuo, saldare te, personalmente cerco di dare una mano oggi molti ragazzi usano silenziose vibrazioni. Va bene durante
le bollette e, infine, godere di una pensio- quando posso: per me 20 o 50 euro in fon- la scuola, ma non è che quelle morte suonerie oggi rappresen-
ne sufficiente a finire la vita più o meno in do non sono una gran spesa. Però, lo so tano la nostra identità? Coscienze silenziose, rassegnate e omo-
pace. Oggi capita sempre più spesso che bene, non sono nemmeno una soluzione. I logate, senza una propria identità? Sentir squillare un cellulare
chi si trova in difficoltà scenda rapidamen- sociologi di tutto il mondo parlano di scom- con le note di “Giovinezza” o “Bandiera Rossa” sarebbe un ritor-
te la china della povertà, fino a ritrovarsi parsa della classe media, di masse sempre no a tempi bui o un messaggio di chiarezza? Ma forse per sentire
prima senza mezzi, poi senza casa e infine più povere di affaristi sempre più ricchi. non basta il senso dell’udito: serve il senso dell’intelligenza. E
su una strada. Magari con una pensione di Andate una notte in stazione, troverete lì la della tolleranza. (donatoungaro@piazzagrande.it)
500 euro, che un tempo non lontano (vi ri- conferma e, forse, qualche sorpresa.
la posta degli altri
La redazione di Piazza Grande risponde alle lettere pubblicate sui quotidiani bolognesi

Diabolico Coupé, e soprattutto la vettura numero 00, quella del cattivissi-


Il sogno segreto dei guidatori di Suv mo Dick Dastardly. Sospettiamo che in fondo sia questo il sogno segreto
Lettera pubblicata su Il Resto del Carlino del 27 ottobre 2010 di chi si mette alla guida di un Suv: un’auto aggressiva e dotata di speroni.
Forse prima o poi la vedremo anche sulle nostre strade. Negli Usa a volte
La strada mi dice che i ricchi sono in aumento. Circolano sempre più Suv succede già (nei raduni dedicati alle Wacky Races), come si vede nella
colossali, tanto che presto prevedo che saranno tutti fermi, incastrati tra foto qui sotto.
loro nelle strade che resteranno strette [continua...]

Caro lettore,
in effetti oggi la situazione del traffico ricorda sempre di più quel vecchio
cartone animato di Hanna & Barbera, “Wacky Races” (Le corse pazze),
dove gareggiavano veicoli dalle fogge più assurde. C’era la Macigno-Mo-
bile dei cavernicoli fratelli Slug, l’auto con un drago al posto del motore del
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simona vinci e carlo lucarelli
raccontano bologna

Voci
della

p carlo lucarelli
città
Le
città hanno una voce. O dietro o accanto a San Petronio, ma an- re indietro di certi siciliani, l’ansima- ferma sull porta di una farmacia, due
meglio, ne hanno tante, che fuori, - con meno frequenza - si può re di certi calabresi, l’andare su e giù poliziotti, una signora cinese che urla al
ma quelle si chiamano provare a fermarsi in un angolo, con gli dei veneti, il taglio netto dei romani e il cellulare e due commercianti pakistani
rumori. Le vibrazioni degli autobus che occhi chiusi. Si deve cercare di isolare raddoppio di certi sardi, si sentono an- che parlano sulla soglia di un negozio
scivolano lungo le pareti delle case, il gli altri suoni - il traffico, i lavori, i ru- cora eccome, anche se descriverli così, di alimentari.
respiro del traffico soffocato dai doppi mori insomma - farli diventare bianchi, le cadenze e gli accenti, è troppo sem- Oppure ti può succedere una cosa. Di
vetri, o anche gli aerei che graffiano i tet- trasparenti, permeabili, spingerli in fon- plice. Si mischiano insieme, si fondono sera, sull’orlo della notte, nelle strade
ti delle case. Poi ci sono martelli pneu- do alla coscienza fino quasi ad annul- con suoni anglofoni e francofoni, arabi del ghetto che portano verso via dell’In-
matici che picchiano, clacson che dipendenza, o meglio ancora,
gridano, campanelli che trillano e in quelle che vanno verso piaz-
radio che suonano. Ci sono grandi za Santo Stefano. Lì c’è silenzio,
città in cui non è possibile stare un quasi silenzio, ma lontano si sen-
minuto senza che l’urlo di una si- te un brusio che si fa sempre più
rena non attraversi l’aria. intenso. Diventa un ronzio, sem-
Ma questi sono rumori, ci sono pre più forte, come se ci fosse-
dappertutto e ci sono anche a Bo- ro centinaia, no, migliaia di ca-
logna. La voce di una città è diver- labroni, laggiù da qualche parte.
sa. È la sua e basta. A volte è quel E più ti avvicini alla piazza, più
sospiro ritmato o quel mormorio quel ronzio diventa qualcos’al-
cupo che fa il mare per le città sul- tro e non è già più un mormo-
la costa oppure sono le campane, rio, è un battere, un segare, uno
o la voce dei muezzin per le città schioccare di suoni che si intrec-
di religione musulmana, a volte è ciano come un tappeto sonoro.
il vento e qualche volta anche il si- Sembra un animale che stia rus-
lenzio, ma è sempre una voce uni- sando con tante bocche e quan-
ca, particolare. do finalmente arrivi a vedere il
Intanto cambia, come tutte le voci, ciottolato della piazza ecco che
muta a seconda delle ore del gior- ti accorgi che sì, c’è un animale
no e del luogo in cui rimbomba. Q| Illustrazione di Pietro Scarnera laggiù e ha tante bocche. È una
Per sentirla bisognerebbe fermarsi folla di persone che parlano tra
in un posto e chiudere gli occhi, perché larli. Se si riesce a metterli laggiù, come e africani, cinesi, spezzano, ingrassano, loro, a gruppi, ognuno per i fatti suoi,
quello della vista è un senso tirannico, il sottofondo di una radio dimenticata, raschiano e gonfiano l’italiano. Parole e coprendo anche la musica che a volte
che con le sue immediate conferme ten- talmente bassa che non la senti più, parolacce, che confondono. Senti parla- c’è, coprendo il rumore dei giochi che a
de ad annullare tutti gli altri: se vedo so ecco che resta un altro suono, soltan- re arabo, il broken english degli africa- volte si fanno.
e quindi non ho bisogno di ascoltare o to quello. ni, bolognese meridionalizzato e cine- E il suono dei discorsi si gonfia nella
anche di annusare o di sentire e meno Voci. se, e c’è anche un rotolare armonico, piazza, rendendola lei stessa un anima-
ancora di gustare. Oppure bisognerebbe Le voci della gente. che ricorda una parlata indiana. Pensi le.
camminare ad occhi chiusi, ma questo Hanno un bel dire che la televisione a venditori ambulanti (arabi e africani), Un animale vivo.
è difficile se non ci si è abituati, e da ha uniformato l’italiano con l’italiano ristoratori (bolognesi d’immigrazione), Eccola, la voce di Bologna. E’ la voce
lungo tempo. del telegiornale, le “e” strette di certi piccoli commercianti (cinesi) e studen- della gente.
A Bologna, nelle strade attorno all’Uni- pugliesi, le “r” arrotate di certi parmi- ti stranieri. Poi apri gli occhi e vedi due Chi vuole capirla, questa città, deve im-
versità, in via Belle Arti, per esempio - giani, le “esse” spesse dei romagnoli e studenti arabi che parlano tra loro at- parare in qualche modo ad ascoltarla,
con più intensità - oppure nelle strade le “elle” liquide dei ferraresi, il torna- traversando la strada, una ragazza nera dovunque si trovi. (©2010)
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È la storia di Bebe,
giocatore senza di- Dai Mondiali spalle alla porta

mora portoghese,
comprato dal club
degli homeless
inglese dopo la Ho- al Manchester
meless World Cup
che si è tenuta a
settembre in Brasile
p erika casali

La
nazionale greca degli ho-
meless è tornata da poco
dalla spiaggia di Copaca-
bana, a Rio, dove ha disputato insieme
ad altre 63 squadre l’ottava edizione della
Homeless World Cup, che si è tenuta dal
19 al 26 settembre. Battuti dalla squadra
russa per 5 a 2, non hanno perso il buon
umore. “Chiaramente vincere sareb-
be stata una grossa soddisfazione - dice
Chris Alefantis, allenatore della squadra nuti dalla filosofia dell’inclusione attra- campi sportivi nati in funzione del pro- tori brasiliani. “Una palla può cambiare il
ellenica - ma non è questo lo scopo pri- verso la partecipazione. Tutti gli anni nuo- getto di reinserimento sociale attraverso mondo. Tu ci stai?”, questo era lo slogan
mario dell’Homeless World Cup, non è ve squadre si affacciano al Mondiale, in lo sport, sono più di 30 mila in tutto il dell’Homeless World Cup di quest’anno.
per questo che partecipiamo”. Prima di molti casi, purtroppo, solo dopo aver su- mondo. Chiaramente non tutti coloro che Un messaggio semplice e diretto: basta
tutto si gioca per divertirsi, per conoscer- perato difficoltà economiche e organizza- si allenano vengono selezionati e parte- poco per dare uno scopo a chi non ce l’ha
si e condividere le proprie storie. Il cal- tive. Quest’anno è stata la volta della Pa- cipano alla World Cup ma ne traggono e lo sport è una lingua universale molto
cio, gli allenamenti e le partite diventano lestina. I giocatori vivono in un campo di comunque beneficio, riuscendo spesso a convincente che riesce a unire senza tetto
la ragione che spesso manca a chi sta in rifugiati in Libano dove si trovano a causa migliorare la propria situazione. Secondo provenienti da tutto il mondo. “I giocatori
strada per continuare a vivere e ritrovare del conflitto israelo-palestinese; parteci- le statistiche, più del 70% dei partecipan- della nostra squadra sono senza fissa di-
la via. Attraverso il calcio i giocatori gua- pare al campionato è stata la loro doppia ti della scorsa edizione ha normalizzato mora, tossicodipendenti in riabilitazione,
dagnano fiducia in se stessi e con questo sfida al muro che li separa da Israele e a la propria vita sociale; addirittura Bebe, rifugiati politici, migranti - dice Chris - ri-
una nuova prospettiva nei confronti della quello che li tiene ghettizzati nel campo. un giocatore della squadra portoghese, pongono nel progetto speranza e fiducia.
vita e per il proprio reinserimento nella La Homeless World Cup ha luogo tutti gli ha firmato un contratto con il Manchester È un sistema che ha dimostrato di funzio-
società. anni in una sede diversa, la scorsa edi- United. Chris Alefantis ha capito ormai da nare realmente sin dall’inizio, nel 2006.
Sconfiggere la povertà attraverso lo sport: zione è stata a Milano dove ha vinto la tempo che partecipare è molto più im- Per noi l’Homeless World Cup è un even-
è il motto dell’iniziativa che coinvolge le squadra ucraina. Le persone coinvolte in portante che vincere, per questa ragione to che dà la possibilità a tutti i parteci-
associazioni di senza dimora di 64 diversi questo evento sono davvero tante: i sen- è molto soddisfatto del gioco della sua panti di cambiare la loro vita”. (erikaca-
paesi, che portano avanti progetti soste- za dimora che si allenano tutto l’anno nei squadra e sportivamente felice per i vinci- sali@piazzagrande.it)

Cronaca delle partite precedenti


un finale diverso
p Gianluca morozzi
A leggere sempre lo stesso libro, a vedere sempre lo stesso film, prima o poi ci si annoia. Per fortuna, ogni tanto, a sorpresa, c’è un finale diverso. Che è come
se uno rileggesse per l’ennesima volta Anna Karenina, e arrivando alle ultime pagine scoprisse di non aver mai notato un capitoletto inedito, un finale dopo il fi-
nale, in cui si apprende che Anna non è mica morta, dormiva solo, ma ora si è svegliata e sta benissimo. Ecco: quando uno segue il Bologna da 27 anni come
me, e la sua squadra l’ha vista giocare contro la Juve tante volte, si convince di star guardando sempre lo stesso film. Ovvero: a un certo punto della partita l’ar-
bitro decide che ci odia, qualche bianconero ne approfitta e fa il furbo, noi schiumiamo rabbia, loro vincono. Tanto che, quando poi vincono senza regali arbitrali
– succede, ogni tanto -, ci sentiamo un po’ spiazzati. E allora c’è: Schillaci che si butta in area, Poli che va a insultarlo, Schillaci che gli dice Ti faccio sparare, rigore,
Baggio, gol. E poi, in ordine sparso: Zalayeta che controlla di braccio e poi tira contro la traversa, il guardalinee impazzisce, gol. Zambrotta che si tuffa in area,
l’arbitro che dà il rigore poi ha dei dubbi, Zambrotta pentito sarebbe lì lì per confessare, Nedved lo spinge via, rimane il rigore, gol. Ibrahimovic che fa ponte su
Capuano, l’arbitro dà il fallo a Capuano, punizione di Nedved, gol. Potrei andare avanti ancora un po’, ma sarei già a posto così. Non amo mica indossare il cilicio.
Ogni tanto, in fondo, ci piacerebbe battere la Juve con un furto vergognoso, non so, un gol di mano di Di Vaio, partito in fuorigioco, dopo aver fatto fallo su un di-
fensore e aver calpestato il portiere. Sarebbe carino. Un film diverso. Invece, l’ultima domenica, ci è toccato vedere il serbo Krasic - che già fisicamente è uguale
a Nedved - che verso la fine del primo tempo è planato in area, è caduto, sbilanciato, forse, dall’alito di Portanova. O da un moscone di passaggio. O è rimasto
folgorato dalla bellezza di San Luca, producendosi nel tuffo plastico di chi è inciampato di colpo sull’aria. E tutto il Bologna che corre a protestare dall’arbitro e dal
guardalinee, l’arbitro che dice che per lui è rigore, il guardalinee che dice che stava guardando da un’altra parte – forse la fidanzata sugli spalti, forse anche lui la
bellezza di San Luca -, Krasic che fa anche il bel gesto sportivo di esultare col pugno chiuso. Il solito film di sempre, insomma. Solo che stavolta, a sorpresa, Anna
Karenina non muore: sul dischetto va Iaquinta, nella stessa area in cui Schillaci aveva detto Ti faccio sparare, dove Zalayeta aveva tirato contro la traversa per poi
esultare, eccetera, eccetera. In porta c’è Emiliano Viviano, il miglior portiere del Bologna degli ultimi anni, già approdato in nazionale, non a caso. Tira Iaquinta,
Viviano si stende, para, e poi va dall’arbitro a urlare E’ giusto così! Eh, sì, è giusto così. Dopo il Bologna si difende e basta, la Juve fa un tiro da 30 metri e poi si
arrende, 0 a 0, e ci portiamo a casa l’ottavo punto in 8 partite. E ora vado a riguardarmi il dvd de Le Iene. Magari, alla fine, Tim Roth si salva.
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Cultura
Con “L’uomo che
verrà” è riuscito
a raccontare una
giorgio
pagina di storia come
nessuno aveva mai
diritti
fatto. Ora il regista “Ho ancora
ci parla del cinema,
della cultura e di
fiducia
Bologna in questa
Perché ha scritto il film “L’uomo
che verrà”?
Da un lato c’era il desiderio che una pa-
città, ma...”
gina così importante e dolorosa della
storia italiana non fosse dimenticata ma p simone jacca
fosse rinnovata nella memoria. Tuttavia
non vuole essere un film storico, ma una
riflessione più generale sulla guerra, la
cui drammaticità è ancora attuale. La un divertimento frivolo, quanto di uno un genere voluttuale, quando invece do- una chiusura della città su se stessa. Al
strage di Marzabotto sembra lontanissi- un po’ più intelligente che vada in pro- vrebbe essere il seme della nostra socie- contrario è importante creare opportu-
ma, ma basta andare in Afghanistan per fondità. Non credo che il cinema possa tà per costruire un’Italia migliore. nità, anche solo dare spazi, ambienti,
rendersi conto che la guerra non è storia, soccombere alla televisione; anzi, credo Come si può far capire in un mo- favorire il dialogo, tornare a credere nel
ma è attualità. L’idea è quella di manda- che la tv soccomberà a se stessa. I giova- mento di crisi economica e di di- valore delle relazioni umane come fon-
re un segnale forte in questa direzione, ni, già oggi, preferiscono internet, dove soccupazione che è importan- damento dello sviluppo e del vivere ci-
sollecitando una maggiore presa di co- possono scegliere cosa guardare e credo te investire sulla cultura? Non è vile.
scienza rispetto alla tutela della vita. siano superficiali gli investitori di marke- elettoralmente più comodo parla- Le piace ancora Bologna?
Il film è ambientato nel passato, ma ting commerciale, che non hanno ancora re di “risparmio”? Bologna è nel suo punto più basso, ma
il titolo guarda al futuro: l’uomo capito che il futuro è lì, in rete. Io credo che un contadino non rinun- anche, quindi, nel suo punto di rinasci-
che verrà deve ancora arrivare? La città di Bologna come ha “rea- cerebbe a seminare pur di essere certo ta. Io ci credo, ho molta fiducia, perché
Direi di sì, almeno per certi versi. Il fu- gito” al suo film? della qualità del raccolto del prossimo sento in città delle persone positive,
turo di allora è rappresentato dai 50-60 Molto bene, con una grande adesione e anno: dipende dall’Italia che voglia- che hanno voglia di mettersi in gioco,
anni trascorsi da quei giorni, che ci rac- partecipazione. Credo che Bologna si sia mo, è una questione di scelte: a volte che hanno voglia di far sì che si ritrovi
contano una società straordinariamente rispecchiata nel film e la gente abbia ri- basta l’atteggiamento e non necessaria- un’identità forte. Mi piacerebbe che Bo-
capace di evolversi nella comunicazione trovato molti valori morali, etici, sociali mente l’investimento. La logica negativa logna ricostruisse quell’anima culturale
e nella tecnologia, ma ancora primor- che hanno contraddistinto questa terra. dell’epoca Cofferati, a Bologna, è stata che aveva una ventina di anni fa...
diale rispetto alle dinamiche sociali e ai Al contrario di quanto offriva la cronaca caratterizzata dal vietare, favorendo così (simonejacca@piazzagrande.it)
rapporti umani. Certamente in Europa politica in quei giorni, travolta dal caso
non abbiamo più avuto guerre impor- Delbono, quindi nel momento peggiore e sullo scaffale
tanti, ma i conflitti sociali sono ancora più squallido della storia della città. An-
aperti. C’è un grande squilibrio all’in- che nell’allestimento del film il mondo p luca baldazzi
terno della nostra società e soprattutto politico non ha espresso il meglio di sé, Cinque anni accanto al padre in coma, in bian-
tra la cosiddetta “società occidentale” e molti interlocutori politici si sono negati, che stanze d’ospedale. Con un taccuino sempre
i paesi poveri. ma per fortuna c’e stato un importante a portata di mano per disegnare i volti, le attese,
L’uomo contemporaneo è riuscito a sostegno della gente dei Comuni in cui i silenzi: quella condizione di “vita sospesa” che,
maturare un ripudio per la guerra? ho lavorato, in particolare di Monte San oltre al malato, finisce per coinvolgere familiari
Ha maturato un ripudio formale. In alcu- Pietro che mi ha adottato con affetto, e e amici. È questa la difficile, delicata materia di
ni casi anche profondo, ma comunque poi il fondamentale sostegno economico “Diario di un addio” (Edizioni Comma 22), il gra-
lontano da una vera e seria volontà di della fondazione Carisbo, il supporto to- phic novel d’esordio di Pietro Scarnera, giovane
pace. Ovviamente tutti vogliono la pace, tale ed entusiasta della Cineteca di Bolo- autore di fumetti vincitore del Premio Komika-
perché è interesse di tutti, ma si finisce gna ed anche un piccolo contributo della zen. Raccontando il proprio vissuto, l’autore si guarda bene dal prendere
sempre per far finta di non vedere e per Regione Emilia Romagna. una parte nel dibattito. Non vuole gridare o convincere, ma solo racconta-
assecondare i propri interessi a scapito La politica quanto investe sulla re un’esperienza. Fatta di attese, incubi e paure, dubbi e deboli speranze.
degli altri. cultura? Alle parole che non bastano mai, per attraversare i territori del dolore e
Quanto è difficile, oggi, nell’era In Europa, malgrado la crisi, tutti i Pae- della perdita, il racconto a fumetti aggiunge il disegno. Che in questo dia-
della tv commerciale, fare cinema si hanno aumentato i loro investimenti rio serve a farci vedere la realtà di chi è in coma e dei luoghi di cura, ma
cosiddetto “impegnato”? alla cultura. In Italia si vedono solo tagli. soprattutto è un modo per ricostruire l’immagine del padre, che il coma ha
È relativamente difficile. Credo che l’uo- Purtroppo c’è questa visione stupida per mandato in pezzi. (www.redattoresociale.it)
mo, lo spettatore abbia bisogno tanto di cui si pensa che la cultura sia un lusso,
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on the road mostra fotografica, video- suona dal 1997, i sette musi-
appuntamenti del mese
scandalo enorme. Il testo è calibro internazionale che si
film e soloperformances di
Soundscapes.
cisti si facevano le ossa alle
feste scolastiche mostrando
26 ardito e come possiamo ben
immaginare, ancora molto
esibiranno nei locali di Bolo-
gna, Ferrara e Modena dedi-
14 una grande convinzione nel- novembre attuale. La storia comincia in cati al jazz. Sul sito dedicato

novembre 19 le cover di Nofx, Rancid. ore 21


Thom Pain
una squallida camera ad ore
nei bassi fondi di Napoli con
all’evento trovate il program-
ma completo oltre che al
ore 22 novembre (basato sul niente) quattro personaggi… monito di fare attenzione alle
Tricky ore 21 Arena del Sole compravendite non ufficiali
Link Torna il burlesque Via Indipendenza 44 di biglietti.
Via Fantoni 21 Lokomotiv www.arenadelsole.it
www.link.bo.it Via Sebastiano Serlio 25/2 Pierfrancesco Pisani, vincitore
Dal 24 al 28
Biglietti 20/25 euro
Il pioniere del trip- hop ed
www.lokomotivclub.it
Torna finalmente la serata
Dal 25 della Palma d’Oro all’ultimo
Festival di Cannes, interpreta novembre
ex Massive Attack sarà in che ha stravolto i canoni novembre Thom Pain, antieroe tormen-
Fino al 14 dalle 10 alle 20
Italia a novembre per pre- delle serate Bolognesi. Buona Don Chisciotte tato, pazzo, comico, caustico, Cioccoshow
sentare Mixed Race nuovo musica d’annata suonata live Collapse filosofo, poeta, seduttore ci novembre Piazza Re Enzo
lavoro uscito ad ottobre. da Band e da dj di fama in- Istituto Penale racconta di sé tra memoria e Porte Aperte www.cioccoshow.it
Il disco è ormai il nono di ternazionali, show sexy e am- Minorile Bologna paura. Lo spettacolo si basa Vari luoghi della città La sesta edizione della fiera
Adrian Thaws, il vero nome malianti di Burlesque. Nick Via del Pratello 36 sul monologo di Brian Eno e www.naufragi.it del cioccolato è aperta tutti
di Tricky e gode della colla- Curran & the Lowlife è un www.teatrodelpratello.it richiede all’interprete grande Viene proposto da Naufragi, i giorni dalle 10 alle 20 men-
borazione di numerosi ar- artista adrenalinico tanto che Debutta il 25 novembre il nuo- capacità di recitazione eallo associazione di promozione tre sabato 27 sarà possibile
tisti tra cui Bobby Gillespie rimanere fermi durante un vo spettacolo della Compa- stesso tempo di interazione culturale. Dormitori, residen- degustare le dolci delizie fine
dei Primal Scream, Black- suo concerto è fuori discus- gnia del Pratello presso l’Ipm con il pubblico che verrà coin- ze per immigrati, strutture di alle 24. All’interno del Ciocco-
man, Frank Riley e Marlon sione. Dopo il live e lo spetta- di Bologna. La Compagnia è volto in prima persona. accoglienza per madri e bam- show sono in programma nu-
Thaws, fratello dell’artista. colo come sempre i Dj della formata quest’anno da dieci bini o per disabili, aprono le merosi eventi, corsi e labora-
Serata Buddy Morrow e Virgil ragazzi dell’Istituto penale
Dal 12 al 13 porte alla città, dando vita ad tori, concorsi e degustazioni.
Dal 13 al 14 DeNice vi faranno ballare sul
suono degli anni ‘50 e ‘60.
minorile del Pratello, da sette
partecipanti al progetto di for- novembre
un incontro inedito. È l’occa-
sione in cui questi ambien-
All’interno del sito dedicato
all’evento ci sono molte suc-
novembre mazione teatrale Botteghe Mo- ore 21 ti, che di solito rimangono culenti ricette da consultare e
sabato ore 22
domenica ore 20 20 liere e da tre iscritti all’Univer-
sità Primo Levi. Sul palco, nel
Persone naturali
e strafottenti
nascosti ai margini della vita
cittadina, si trasformano in
mettere in pratica.

Einsturzende novembre rulo di Don Chisciotte, ci sarà Teatro delle celebrazioni luoghi di cultura.
Neubauten ore 23 anche il direttore della polizia Via Saragozza 234
Estragon
Via Stalingrado 83
Le braghe corte
Estragon
penitenziaria. Lo spettacolo è
riservato a un numero limitato
www.teatrodellecelebra-
zioni.it
Dal 13 al 20 L’agenda “On the Road”, per
questo numero curata da
www.estragon.it Via Stalingrado 83 di spettatori. Per informazioni Vladimir Luxuria interpre- novembre Erika Casali, viene chiusa in
Biglietti 32/18 euro www.estragon.it e prenotazioni telefono-fax: ta il ruolo di Maria Callas in Bologna redazione il 25 di ogni mese.
Lo spettacolo di domenica Entrata gratuita 051 0455830; indirizzo email: una commedia tragicomica Jazz Festival Per segnalare eventi e inviare
14 avrà luogo in una cornice Torna il gruppo ska di origi- prenotazioni@teatrodelpratel- del 1972 di Giuseppe Petroni Bologna, Ferrara, Modena comunicati scrivere all’in-
speciale che ruoterà intor- ne bolognese che lancerà il lo. L’ingresso allo spettacolo è Griffi che al suo debutto 2 www.festivaljazzbologna.it dirizzo email: redazione@
no al concerto del gruppo suo ultimo disco Hey, Hey, subordinato al permesso delle anni dopo, in un’Italia in cui A novembre torna l’attesis- piazzagrande.it o telefonare
tedesco; infatti la musica Hey in uscita il 9 novembre autorità competenti. l’omosessualità era ancora simo Jazz Festival che vedrà al numero 051 342328.
sarà accompagnata da una a livello nazionale. Il gruppo un grosso tabù, scatenò uno in scena numerosi artisti di