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LA PREGHIERA DI GESU’ (Gv 17)

Io prego per loro…

Rileggiamo tutto il testo e poi ci soffermiamo sui versetti evidenziati (Gv 17,9-19)

Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio
glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che
gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti
ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con
quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno
osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai
dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che
tu mi hai mandato.

Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie
sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono
nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa
sola, come noi. Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno
di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te
e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho
dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non
sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li
ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.
Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola
cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai
mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me,
perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella
che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho
fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in
loro.

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- Rileggiamo questo brano di vangelo molte volte adagio: una lettura fatta con calma, con gli occhi, ma con
l'intelligenza e con il cuore, è già preghiera.
- Quindi, fermiamoci su una parola per farla diventare riferimento della nostra memoria e del nostro cuore.
Non prego per il mondo.
Stupisce che la preghiera di Gesù sia solo per i discepoli e non per il mondo. La parola 'mondo' può avere diversi
significati: il mondo della creazione, della natura e degli uomini. Dio ha dichiarato la creazione “cosa buona”, ed
essa ci porta a riconoscere la potenza e la sapienza di Dio e a lodarlo.
Ma 'mondo' è anche la realtà terrena che non si apre a Dio e resta ripiegata su se stessa.
Quel ‘mondo’ dice: “Io sono tutto, io ti faccio ricco, non c'è niente al di fuori di me; quindi non c'è salvezza se non
quella che io ti offro”. Da una parte l’ esistenza umana è accompagnata dalla consapevolezza e dalla paura del
limite, dall'altra il mondo si propone come unica potenza capace di garantire sicurezza.
Per questo Gesù dice: Non prego per il mondo, ma prego per coloro che mi hai dato, perché essi, pur essendo nel
mondo e subendone tutti i condizionamenti, credono nell'amore di Dio.
Questa è la sorgente della libertà: Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che vince il
mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? (I Gv 5,4).
Vincere il mondo non è lottare contro la realtà, ma contro quel condizionamento che il mondo come potenza
produce sulla vita dell'uomo, rendendolo schiavo delle cose a cui si aggrappa. L'amore che viene da Dio è capace
di liberare dalla presa pericolosa del mondo, attraverso la fede.
Il credente è continuamente sotto giudizio o sotto accusa da parte del mondo, il quale gli dice: “Tu credi all'amore
di Dio e nella fraternità. Sei proprio convinto che la storia vada verso una fraternità più grande? In 2000 anni che
cosa è cambiato? Che cosa è migliorato? E i cristiani sono veramente capaci di amare? Sei convinto che valga la
pena di spendere la vita per amore? Goditi la vita giorno per giorno e quello che ti offre, senza rinunciare a nulla!”.
Questo sospetto inevitabilmente accompagna le fede e il vero peccato è non credere nell'amore.
Perché la fede dei discepoli, così minacciata, non venga meno, Gesù promette lo Spirito Santo (Gv 16,7-11), e prega per loro.
È lo Spirito che permette di entrare nel mistero della Pasqua: la croce è il passaggio di Gesù di Nazareth da questo
mondo al Padre; è l'ingresso nella pienezza della vita e della gioia. Se, con l’aiuto dello Spirito, si riesce a credere
che la morte di Gesù è la sua vittoria, il mondo non ha nessun potere sopra di noi. Il mondo dell'egoismo, che
sembra così solido, in realtà è già stato sconfitto. Può ancora giocare su delle apparenze, ma dietro le immagini c'è
il vuoto. Il dare la vita per gli altri dal punto di vista del mondo è un fallimento, ma in realtà vince la morte.
Si capisce allora la necessità e la bellezza della preghiera di intercessione di Gesù. Tra le tante sicurezze di cui
abbiamo bisogno, questa è forse la più grande: Gesù intercede continuamente per i discepoli, per noi, presso il
Padre. Così il discepolo, che vive in un piccolo frammento di mondo, può custodire la sua fiducia e il suo amore,
non lasciandosi dominare dall’egoismo e dal ripiegamento su se stesso.
Gesù vede il suo ministero come un ministero di custodia, di protezione nei confronti dei discepoli. È il “Buon
Pastore” disposto a dare la vita per le sue pecore. E nell'orto dei Getzemani, avviene proprio questo: Gesù avrebbe
potuto evitare la cattura, ma si consegna liberamente dicendo: Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne
vadano. Perché si adempisse la parola che egli aveva detto: Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato.
Sapersi dentro la protezione del Signore è una delle garanzie più grandi.

Perché abbiano la pienezza della mia gioia.


È paradossale che Gesù parli della sua gioia il giorno prima della passione. Evidentemente non è la soddisfazione
della persona a cui tutte le cose vanno bene. Gesù ha orientato verso il Padre tutta la sua vita che raggiunge il suo
compimento nel tornare a lui. Perciò è nella gioia, la stessa che promette ai suoi discepoli.
La gioia viene come conseguenza di ciò che è pieno, bello, positivo, buono. Se vuoi conquistarla cerca quello che si
manifesta alla tua coscienza come degno, grande, vero … e, quando l'hai trovato, mettici tutto te stesso, il tuo
cuore e la tua anima, pensieri e desideri. È una fatica grande, ma alla fine ti accorgerai di essere felice.

Consacrali nella verità


La verità, nel vangelo di Giovanni, è la rivelazione dell'amore di Dio. Gesù prega perché i discepoli diventino capaci
di vivere nella verità e non abbiano altre motivazioni né finalità.
Un calice, quando è consacrato, non può servire ad altro che alla celebrazione eucaristica. Essere “consacrati nella
verità” significa vivere unicamente per essa, cioè credere all'amore di Dio e realizzare l'amore fraterno.
Aver incontrato in Gesù Cristo l'amore di Dio non permette più di vivere per altre cose. Quell'amore è diventato la
premessa di tutti i comportamenti. Le cose concrete possono essere tante e diverse, ma nell'origine e nella forma
dovrebbero sempre lasciar trasparire l'amore di Dio.
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Riprendiamo ora le parole che abbiamo ascoltato e cerchiamo di verificare la coerenza tra quello che il Signore ha fatto per
noi e quello che concretamente viviamo:
Quanto noi siamo nel mondo ma non del mondo? Verifichiamo questa identità che dovrebbe essere la nostra: riuscire a
vivere qui ma nello stesso tempo fare riferimento ad un amore che viene da prima e va oltre il mondo.