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Roma dunque fu l’esempio mastodontico del sovranismo ma quando l’Impero

decadde e infine cadde, il sovranismo scomparve: l’Italia fu ridotta in mille


pezzi, ognuno dei quali era nelle mani del feudatario locale o addirittura di
tribù che giravano l’intera Europa e diventavano padroni di alcuni pezzi di essa.
Così fecero i Goti, i Visigoti, gli Ostrogoti, i Franchi, i Vandali, gli Unni e così via.
Queste tribù, che in parte diventarono popoli, conservarono per qualche
tempo la loro mobilità ma poi occuparono singoli territori e ne fecero i loro
feudi o addirittura regni. L’Europa cioè diventò una sorta di tappezzeria
multicolore e ciascun colore rappresentava un feudo o un regno che talvolta
aveva un’estensione tale da attribuirci il nome di Impero.

Questi regni naturalmente o feudi si presero pezzi d’Italia e la dominarono.


Non erano sempre gli stessi: a volte erano Spagnoli, a volte Austriaci o Franchi
o Normanni o famiglie nobili locali o capitani di ventura che davano un
contenuto politico dopo aver affidato i loro servizi ai padroni che alla fine
sostituivano con se stessi.
Questa storia dell’Europa è ben nota e la ricordo per spiegare il più
chiaramente possibile cos’è il sovranismo che oggi molti partiti europei di varia
nazionalità rivendicano.
Il sovranista che la guida mira decisamente a costruire a proprio vantaggio la
dittatura italiana. Attualmente è vicepresidente del Consiglio e ministro
dell’Interno, ma questo ormai è niente per lui. Lui, sovranista in Europa, tende
a diventare dittatore in Italia e poiché l’Italia è una penisola al centro del
Mediterraneo, una dittatura italiana diventa automaticamente una presenza
sovranista al centro del Mediterraneo, alla quale si appoggerà Putin che è
molto interessato a estendere il potere russo utilizzando un alleato che di fatto
da lui dipenda. Il nostro futuro, se Salvini avrà la forza di trasformarsi in
dittatore italiano, è dunque questo: una forte dittatura al servizio dell’Impero
russo. Non c’è da stare allegri.

Gli avversari di Salvini sono sostanzialmente due: il Movimento 5 Stelle guidato


da Luigi Di Maio e il Partito democratico guidato da Nicola Zingaretti. Ce la
faranno a fermare i progetti di Salvini?
Allo stato dei fatti la tentazione dittatoriale è tuttavia ancora piuttosto
lontana: i sondaggi danno la Lega attorno al 32-35 per cento dell’elettorato,
ma arriva molto più in alto se si considerano gli alleati che in teoria sono Forza
Italia di Silvio Berlusconi, Fratelli d’Italia dei Giorgia Meloni e infine i 5 Stelle di
Di Maio. Quest’ultimo, pur essendo in calo nelle previsioni elettorali dovrebbe
e vorrebbe mantenere almeno il 25 per cento. Se queste alleanze fossero tutte
fedelmente strette intorno a Salvini, il blocco non sarebbe molto distante dal
70 per cento del flusso elettorale nelle elezioni della prossima settimana.

Si è però verificata negli ultimi due mesi una novità e cioè l’effettivo distacco
dei 5 Stelle dal blocco di Salvini e una tendenza di Di Maio a spostare la propria
collocazione politica verso la sinistra italiana. Non è un obiettivo facilmente
raggiungibile: la sinistra democratica italiana per poter considerare
tranquillamente un’eventuale alleanza con i 5 Stelle dovrebbe arrivare in
vicinanza del 30 per cento: obiettivo che allo stato dei fatti sembra ancora
assai improbabile. Del resto, quand’anche il Pd facesse un salto in alto di
quelle proporzioni, l’alleanza con i 5 Stelle non fa parte della sua strategia: i
cinquestelle discendono dal grillismo e quindi sono un movimento-partito di
natura populista: il contrario dell’aspirazione e della storia del Pd del quale
abbiamo ricordato le origini nella prima parte di quest’articolo, ricordando le
origini berlingueriane della socialdemocrazia della sinistra italiana. Zingaretti
dispone per sua fortuna di un gruppo dirigente ampiamente notevole, a
cominciare da Paolo Gentiloni, passando anche per personalità di massimo
rilievo come Walter Veltroni e Romano Prodi. Se questo gruppo si ricordasse di
Berlinguer sarebbe perfettamente in linea con la propria storia: Berlinguer e La
Malfa, Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene: questo è il patrimonio
culturale e politico della sinistra italiana ed europea ed è in quest’ambito che
dovrebbe rinascere il perno della democrazia.