Sei sulla pagina 1di 52

Epistemología de las Ciencias Sociales.

La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni:


Parigi 1789 - Haiti 1791.
Piste di ricerca per una comprensione
della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio*

Premessa
La Rivoluzione francese del 1789 inalbera, fra i numerosi
“motti” che si susseguono nei cinque anni che trascorrono dalla
convocazione degli Stati Generali alla reazione termidoriana,
anche la celebre divisa “Libertà, uguaglianza, fraternità”. Ma
tale divisa sarebbe stata assunta come ufficiale soltanto dalla
Repubblica rivoluzionaria del 1848 e, dopo numerose vicende
storiche che alternano la sua dimenticanza a momenti di
fulgore, si impone, finalmente, verso la fine dell’Ottocento e -
tranne che per la parentesi costituita dalla Repubblica di Vichy-
è ancora la divisa ufficiale della Repubblica francese.
La Rivoluzione del 1789 rimane comunque un punto di
riferimento storico di grande rilevanza, perché durante il suo
corso, per la prima volta in epoca moderna, l’idea di fraternità
viene utilizzata politicamente, attraverso il suo accostamento
agli altri due principi che caratterizzano le democrazie
contemporanee: la libertà e l’uguaglianza.

*
El Prof. Antonio Baggio se dedica a Filosofía política y sus estudios son
justamente en torno al tema de la fraternidad. Es profesor en la
Universidad Gregoriana de Filosofía Moral, de Ética social y de Ética
pública. Escribió numeros artículos y varios libros: La crítica católica a
Carlos Marx, con la que comenzó su trabajo de investigación; La
concepción del trabajo en el cristianismo, y uno muy interesante para él
y para nosotros, algo fuerte: La Trinidad y la política.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 217
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Mentre però queste ultime hanno conosciuto un’evoluzione


che le ha portate a diventare vere e proprie categorie politiche,
capaci di esprimersi sia come principi costituzionali, sia come
idee-guida di movimenti politici, l’idea di fraternità non ha avuto
una sorte analoga. A partire dalle celebrazioni per il
bicentenario della Rivoluzione francese, però, e in particolare in
questi ultimi anni, l’idea di fraternità ha incontrato un crescente
interesse.
Gli studi in questo campo devono affrontare non solo la
situazione di dimenticanza della fraternità, ma anche rimuovere
le “macerie” che ingombrano il campo di studio, e che sono
state prodotte da interpretazioni riduttive che la fraternità ha
avuto in questi ultimi due secoli, e che hanno contribuito a
generare una sorta di diffidenza nei confronti dell’idea stessa.
Ad esempio, la fraternità è stata vissuta -e lo è ancora oggi-
nella forma di un legame settario, nell’ambito di organizzazioni
segrete -quali la massoneria- che cercano di potenziare la
propria rete di potere economico e politico.
Un altro modo di intendere la fraternità che ne opera uno
stravolgimento è la sua interpretazione come fraternità di
classe: la storia della seconda metà del Novecento ci ha offerto
dei casi nei quali, in nome di una proclamata fraternità, alcuni
regimi politici hanno negato agli altri la libertà, o, addirittura, li
hanno invasi per riaffermare una formale fraternità: fu il caso
dell’Ungheria e della Cecoslovacchia, i cui tentativi di
innovazione furono fermati dai carri armati delle nazioni
“sorelle”.
Queste interpretazioni della fraternità hanno in comune il fatto
di essere escludenti, cioè di eliminare dei gruppi umani
dall’ambito della fraternità, cioè negano la dimensione
universale dell’idea di fraternità riferendola a soggetti “parziali”,
quali la setta, la classe, la nazione, la razza. La fraternità è
andata invece acquisendo, nel corso della storia, un significato
universale, arrivando ad individuare il soggetto al quale essa
può pienamente riferirsi: il soggetto “umanità”, l’unico che
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 218
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

garantisce la completa espressione anche agli due principi, di


libertà e di uguaglianza.
Ancora, la fraternità ha avuto una certa, se pur parziale,
applicazione politica attraverso l’idea di “solidarietà”. Abbiamo
avuto un riconoscimento progressivo dei diritti sociali, in alcuni
regimi politici, che hanno dato origine a politiche di “welfare”,
cioè a politiche che cercavano di realizzare la dimensione
sociale della cittadinanza. In effetti, la solidarietà dà una
parziale applicazione ai contenuti della fraternità; ma questa, io
credo, ha un suo significato specifico, che non è riducibile a tutti
gli altri significati pur buoni e positivi, attraverso i quali si cerca
di darle un’applicazione. Ad esempio, la solidarietà consente
che si faccia del bene ad altri pur mantenendo una posizione di
forza, una relazione “verticale” che va dal forte al debole; la
fraternità, invece, presuppone il rapporto orizzontale, la
condivisione dei beni e dei poteri.
Possiamo dire che la fraternità assume una dimensione
politica adeguata solo nel momento in cui essa entra nel criterio
della decisione politica, contribuendo a determinare il metodo e
i contenuti della politica stessa, e riesce ad influire anche sul
modo con il quale vengono interpretate anche le altre categorie
politiche, quali la libertà e l’uguaglianza.
A mio avviso, c’è oggi la percezione di una sorta di “deficit”
della riflessione politica, di una sua, almeno parziale, impotenza
nell’affrontare i problemi irrisolti delle democrazie. Queste
ultime, infatti, hanno dato una certa realizzazione ai principi di
libertà e uguaglianza, ma è sotto gli occhi di tutti che sono
ancora lontane da una loro piena realizzazione. E non
prendiamo qui in considerazione un altro, importante aspetto
del problema: l’equilibrio mondiale all’interno del quale la libertà
e l’uguaglianza hanno avuto applicazione nei sistemi industriali-
democratici, non è affatto libero e giusto; anzi, i costi di tali
sistemi -e, dunque, anche i costi necessari a mantenere la
libertà e l’uguaglianza- sono almeno in parte sostenuti
attraverso un sistema internazionale di subordinazione
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 219
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

economica e politica nel quale sono i Paesi poveri ad


alimentare quelli ricchi. La piena realizzazione dei due principi -
che sono principi universali, cioè riguardano tutta l’umanità-,
dunque, richiederebbe una profonda trasformazione dell’intero
assetto planetario, e non può limitarsi ai soli Paesi industriali-
democratici più avanzati.
La domanda che ha cominciato a sorgere, in diverse forme,
nella riflessione politologica, può essere formulata nel modo
seguente: la problematica realizzazione della libertà e
dell’uguaglianza, anche nei Paesi democratici più sviluppati,
non potrebbe essere dovuta proprio al fatto che l’idea di
fraternità è stata, a livello politico, pressoché totalmente
disattesa? In altri termini, i tre principi del “trittico” francese
potrebbero essere paragonati alle gambe di un tavolo: sono
necessarie tutte e tre perché esso si regga.
Rispondere alla domanda sulla fraternità richiede, oggi, un
impegno corale e approfondito da parte degli studiosi e,
insieme, una disponibilità alla sperimentazione da parte degli
operatori politici: azioni, entrambe, che non si possono
improvvisare, né congetturare a tavolino. E’ possibile, però,
cominciare a impostare tale ricerca, attraverso un attento lavoro
di ricostruzione storica, che può avvalersi di studi già disponibili.
Studi utili, ma non sufficienti, perché animati, in genere, dal solo
interesse storico. La novità dei nostri giorni, invece, sta proprio
nel nuovo bisogno che spinge la domanda: la fraternità può
diventare la terza categoria politica, accanto alla libertà e
all’uguaglianza, per completare i fondamenti della democrazia?
Nelle pagine che seguono vorrei accennare ad alcune piste di
ricerca in questa direzione, servendomi della ricostruzione
storica -storia dei fatti ma soprattutto delle idee- per cercare di
acquisire alcuni strumenti utili ad affrontare il problema.

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 220
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

1. La divisa repubblicana francese nella rivoluzione


del 1789
1.1. Il 1789
La rivoluzione del 1789 inizialmente mise a fuoco soltanto il
primo principio del trittico: la libertà; e neppure questa era, agli
inizi, il punto di riferimento per tutti quelli che volevano
cambiare la situazione. La legge del 22 dicembre 1789, ad
esempio, imponeva ancora il giuramento su “la Nazione, la
Legge, il Re”. I francesi, dopo l’89, impararono un po’ alla volta
a sentirsi liberi, ma, finché durò la monarchia, non si sentivano
affatto uguali: fino al colpo di Stato del 10 agosto 1792, che
rovesciò Luigi XVI, vigeva un regime censitario che conferiva il
diritto di voto solo a una metà della popolazione, relegando
l’altra metà in una sottoclasse di cittadini.
Quali fossero i principi di riferimento nel primo anno della
Rivoluzione ci viene esplicitato dai vessilli, innalzati durante le
manifestazioni pubbliche, che lanciavano gli slogans, le idee-
guida dell’azione. Da questo punto di vista, molte informazioni
ci vengono fornite dalle bandiere assunte nel 1790 dai distretti
di Parigi: in esse erano scritti quelli che, secondo i vari distretti,
costituivano i principi riassuntivi della rivoluzione. Su sessanta,
ha controllato lo storico Alphonse Aulard, una sola bandiera
richiamava la fraternità, quella del distretto di Val-de-Grâce:
“Vivere come fratelli sotto l’impero delle leggi”. Nessuna parlava
di uguaglianza, mentre vi ricorrono spesso la libertà, l’unione, la
legge, la patria, il re1. Un riferimento ufficiale alla fraternità lo
troviamo, nel 1790, nella formula del giuramento dei deputati
1
Aulard F. A., La Devise «Liberté, Egalité, Fraternité», in Études et
leçons sur la Révolution Française, Sixième Série, Félix Alcan Éditeur,
Paris 1910, p. 13. In tutte le note a seguire, se non viene esplicitamente
menzionata un’edizione italiana, i testi sono citati dall’edizione originale
con mia traduzione. In alcuni casi -in particolare per documenti di difficile
reperibilità- la nota a pié di pagina rimanda alla collocazione della
Bibliothèque Nationale de France (sigla BNF, seguita dai codici di
collocazione).
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 221
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

alla Federazione: il 4 luglio 1790 la Costituente decreta che essi


dovranno giurare di “rimanere uniti a tutti i francesi attraverso
legami indissolubili di fraternità”.
Solo col giuramento civico decretato nell’agosto del 1792
l’uguaglianza affianca ufficialmente la libertà: “Giuro di essere
fedele alla Nazione e di mantenere la Libertà e l’Uguaglianza, o
di morire nel difenderle”; questa fu, in effetti, l’espressione
ufficiale e più duratura della rivoluzione, impressa nelle stesse
monete, che sembrava dire tutto l’essenziale della Francia
rivoluzionaria; una “divisa” che fu mantenuta per tutta l’epoca
del Consolato e dentro i primi anni dell’Impero, posta in testa
alla corrispondenza di varie amministrazioni e ai documenti
ufficiali.
Ma fu un uso, non un obbligo; non vi fu mai una legge che
imponesse tale divisa “a due” -né altra divisa- sul territorio
nazionale né da parte della Costituente, né della Legislativa, né
della Convenzione.
La parola “fraternità”, insieme ai suoi aggettivi, aveva già una
notevole circolazione nel 1790, anche se i contenuti che le si
attribuivano variavano2. L’idea prevalente era quella di una
fraternità che legasse tutti i francesi; che caratterizzasse cioè i
rapporti fra i cittadini; è prevalentemente intesa nel senso del
sentimento patriottico, e non priva di forti elementi di equivocità,
in un periodo in cui la Rivoluzione era appena agli inizi del
conflitto che avrebbe insanguinato successivamente le sue
classi. Dobbiamo a Camille Desmoulins la prima testimonianza
della sua apparizione insieme agli altri due principi del trittico, in
occasione della Festa della Federazione il 14 luglio 1790; egli
descrive i soldati-cittadini che si abbracciano promettendosi
libertà, uguaglianza, fraternità. Descrive i preparativi della festa,
il contributo spontaneo dei lavoratori di Parigi, uomini e donne,
alla costruzione dell’altare per il giuramento civico; arrivano al
2
Marcel David ne fornisce alcuni esempi in Fraternité et Révolution
française 1789-1799, Aubier, Paris 1987, pp. 64-76.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 222
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

champ-de-mars, “cantando insieme il refrain ormai noto di una


nuova canzone, ça ira, ça ira; sì, ça ira, ripetono quelli che li
sentono”3. Arrivano anche dai villaggi, giovani entusiasti e
veterani storpiati. Col suo elenco infinito di mestieri e di
situazioni, Desmoulins descrive il popolo, soggetto della festa.
“Arriva un giovane, si toglie l’abito, vi getta sopra i suoi due
orologi, prende una zappa e va a lavorare lontano. Ma i vostri
due orologi? -Oh! non si ha diffidenza dei propri fratelli-. E
questo deposito, lasciato sulla sabbia e sui sassi, è tanto
inviolabile quanto un deputato all’assemblea nazionale”4.
I tre principi, dunque, circolavano insieme già nel 1790; ma
bisogna attendere la fine dell’anno per vederli raccolti
formalmente nel trittico in una occasione politica ufficiale della
quale rimanga, oltre alle testimonianze personali, anche la
documentazione scritta. Nel suo discorso sull’organizzazione
delle guardie nazionali del 5 dicembre 1790, Robespierre
presenta un progetto di decreto che, all’articolo 16, descrive la
divisa delle guardie stesse: “Esse porteranno sul loro petto
queste parole incise: Il popolo francese, e al di sopra: Libertà,
Uguaglianza, Fraternità. Le stesse parole saranno inscritte sulle
loro bandiere, che porteranno i tre colori della nazione”5.
L’interpretazione che Robespierre dà della fraternità anticipa
già l’idea di una fraternità, nazionale certamente, ma patriottica
3
Desmoulins C., Révolutions de France et de Brabans, Keip Verlag,
Frankfurt am Main 1989, t. III, pp. 456-457. Il giornale di Desmoulins fu
pubblicato settimanalmente fra il 28 novembre 1789 e il 12 dicembre
1791, nella forma tipografica dei pamphlet.
4
Ivi, p. 467.
5
Robespierre M., Discours sur l’organisation des gardes nationales,
(«annexe» alla seduta del 5 décembre 1790), in Archives parlementaires
de 1787 à 1860. Recueil complet des débats législatifs et politiques des
Chambres françaises imprimé par ordre du Sénat et de la Chambre des
députés sous la direction de M. J. Mavidal (…) et de M. E. Laurent (…).
Première série (1789 à 1800),t. XXI, p. 249. Il discorso, in realtà, non fu
pronunciato; venne consegnato solo il testo scritto, che ebbe diffusione
all’interno delle società giacobine.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 223
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

nel senso anti-aristocratico cui Barère, quattro anni più tardi,


darà piena espressione. Lo si desume dalla descrizione che
egli fa della Guardia nazionale, pensata soprattutto come
garanzia contro il dispotismo e guardiana della Rivoluzione. Per
il resto, il testo non approfondisce l’idea di fraternità, non ne dà
un’esposizione che giustifichi il ruolo che Robespierre le
conferisce nel trittico.
Il discorso che il marchese de Girardin rivolse al club dei
Cordiglieri il 29 maggio 1791, in merito alla costituzione delle
forze armate, ebbe probabilmente un maggiore impatto
sull’opinione pubblica: “Il popolo francese -disse-, che vuole per
base della sua Costituzione l’Uguaglianza, la Giustizia, e
l’universale Fraternità, ha dichiarato che mai attaccherà nessun
popolo”. Pubblicando il discorso, il club dei Cordiglieri lo farà
seguire da una propria “opinione”, nella quale, riferendosi
all’uniforme, dichiara: “Che bisogna, di conseguenza, che
l’uniforme nazionale possa convenire ugualmente a tutte le
facoltà dei cittadini; che, per questo, è necessario che sia
semplice, solida e di uno stesso colore, con una placca sul
cuore che porti queste parole: Libertà, Uguaglianza,
Fraternità”6. Il club inviò il discorso di Girardin a tutte le
associazioni patriottiche, ai dipartimenti e alle municipalità, con
richiesta di aderirvi. Ed ecco spiegato uno degli strumenti di
diffusione del trittico.
I discorsi di Robespierre e di Girardin non sono però dei fiori
nel deserto. Per comprendere dove essi affondino le radici è
necessario osservare i movimenti che agitano la politica
6
Discours sur l’institution de la Force Publique, Par Réné [sic] Girardin,
Commandant de la garde nationale d’Erménonville, De L’imprimerie du
Creuset, rue St Martin, n° 219, Paris [1791], pp. 6-7. La proposta formale
del trittico non appartiene al discorso di Girardin, ma all’Opinion del Club,
anche se questa dice che la Société [des amis des Droits de l’homme et
du citoyen] è “pénétrée des principes du discours”; per questo ne invierà
il testo a tutte le società patriottiche e ai dipartimenti e municipalità
dell’impero (p. 3).
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 224
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

rivoluzionaria dal basso, che meglio spiegano il ruolo della


fraternità. Di particolare interesse, da questo punto di vista,
sono le “sociétés populaires”. Queste, nel periodo 1790-1791,
sono molto diverse da quelle del biennio successivo. Nel 1790 il
club dei Giacobini ( o “Club des Amis de la Constitution”) è
ancora prettamente borghese, pur accogliendo al suo interno
anche personalità politicamente democratiche, come
Robespierre; ma il Club ammetteva solo i cittadini attivi, e
svolgeva le proprie attività prevalentemente in funzione
dell’Assemblea nazionale, per preparare le deliberazioni che i
propri deputati avrebbero adottato.
Diversamente, il club dei Cordiglieri accoglieva anche cittadini
passivi e donne, i suoi lavori e dibattiti avevano un carattere
molto più pubblico; ed è proprio qui che troviamo una
elaborazione politica dell’idea di fraternità. L’orientamento
politico dei Cordiglieri era francamente democratico: furono loro
a favorire, a partire dal 1790, la nascita di “Sociétés populaires”
che avevano come primo obiettivo l’istruzione civile e politica
del popolo. Aulard indica il periodo fra il luglio 1790 e il gennaio
1791: il regolamento della “Société populaire de la section de la
fraternità”, una delle più antiche, data 10 luglio 17907. Fra
queste società troviamo anche le “Sociétés fraternelles des
deux sexes”, nelle quali si riunivano non solo uomini e donne,
ma anche borghesi e proletari. E’ grazie a loro che comincia a
diffondersi l’idea del suffragio universale; ben presto infatti
queste società non si limitano più alla formazione -perlopiù
serale e domenicale- del popolo, ma fanno opera di
sorveglianza e denuncia dei funzionari, pubblicano comunicati.
Di particolare rilevanza la società, fondata il 2 gennaio 1790
da Claude Dansard. L’idea di fraternità gioca un ruolo rilevante,
perché grazie ad essa si mettono insieme ceti che, prima,
vivevano separati, e si sviluppa l’idea di suffragio universale
che ha bisogno del concetto di popolo; la fraternità, in questo

7
Regolamento reperibile in BNF Lb 40/2439.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 225
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

caso, consente che si formuli l’idea stessa di popolo, realtà più


ampia e molteplice di quella di nazione. Aulard sottolinea il
ruolo politico di tali società, in quanto insegnano al popolo i suoi
diritti: le “Società fraterne dei due sessi […] giocarono un ruolo
così importante nell’elaborazione della democrazia e della
Repubblica”8. Ma va sottolineato che tale ruolo si realizza
attraverso l’idea di fraternità, che caratterizza la composizione
delle assemblee delle società popolari-fraterne.
E’ presso queste società che comincia anche la rivoluzione
linguistica: adottano il “tu” al posto del “voi”; sostituiscono
“signore” e “signora” con “fratello” e “sorella”9; Aulard riferisce
che Richard Chaix d’Est-Ange propone di sostituire le
espressioni feudali quali “molto umile servitore”, con quelle di
“devotissimo cittadino” o “affezionatissimo fratello”: interessante
l’equivalenza fra cittadino e fratello: la fraternità introduce una
più ampia idea di cittadinanza10, di carattere universale, mentre
essa era limitata, allora, ai soli cittadini attivi; anche i domestici
sono ammessi a queste società: secondo Mme Robert-Keralio,
la fraternità permette di riconoscere anche i domestici come
uomini11. Il programma delle sociétés fraternelles non è ancora
socialista né femminista; neppure arrivano a pronunciare il
termine “repubblica”: loro obiettivi sono l’abolizione del regime
censitario e il suffragio universale.
E ben presto questi semi gettati dalle “società fraterne”
giungono a maturazione. Nell’aprile 1791 Robespierre,
attentissimo nel percepire il nuovo, fa pubblicare un “discorso
all’Assemblea nazionale”12, nel quale sostiene il suffragio
8
Aulard F. A., Histoire politique de la Révolution française. Origines et
Développement de la Démocratie e de la République (1789-1804),
Librairie Armand Colin, Paris 1903, p. 94.
9
«Mercure national», 23 aprile 1791.
10
«Bouche de Fer», 9 marzo 1791.
11
«Mercure national», 22 febbraio 1791.
12
Reperibile in BNF Le 37/1991a.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 226
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

universale e fa un vero e proprio “elogio del popolo”: un


soggetto politico nuovo, il popolo appunto, che risulta più ampio
e plurale rispetto alla borghesia che aveva, fino ad allora,
assimilato la Nazione a se stessa. E’ da questo gesto di
Robespierre che comincia l’abbandono, da parte dei
rivoluzionari, dello sdegno col quale i philosophes avevano
sempre trattato il popolo; e si forma invece l’abitudine, presso le
pubblicazioni rivoluzionarie, di fare l’elogio dei poveri.
Come si vede, l’idea di fraternità, nel periodo 1790-1791,
sostiene l’avanzata del processo di democratizzazione
fornendo la base alla definizione di popolo e al superamento
delle divisioni di censo. Dunque, il discorso di Robespierre
all’Assemblea sulla guardia nazionale, e quello di Giradin al
club dei Cordiglieri sullo stesso argomento, non sono da
considerarsi gli inizi dell’idea di fraternità, che essi colgono dal
milieu delle società popolari.
Bisogna poi attendere il 1793 per imbattersi in una decisione
del direttorio del dipartimento di Parigi, che rende popolare la
divisa imponendone, in una determinata circostanza, l’uso ai
cittadini. Su proposta di Momoro (cordigliere, che
probabilmente conosceva il discorso di Girardin), invita tutti i
proprietari o principali locatari di case di Parigi, a “far pendere
sulla facciata delle loro case, in grossi caratteri, queste parole:
Unità, Indivisibilità della Repubblica; Libertà, Uguaglianza,
Fraternità, o la Morte”. L’ordinanza fu eseguita, e non solo a
Parigi ma, probabilmente, anche in altri distretti della provincia.
Date queste premesse, perché il trittico, completo di
fraternità, non si impose definitivamente in tutta la Francia e
cadde invece, ben presto, in desuetudine?
Il fatto è che la fraternità, nel corso della Rivoluzione, si
esprime attraverso due funzioni successive: la prima, quella di
unire, di dare cioè, alla nuova nazione, un’idea-forza intorno
alla quale costituirsi; la seconda, quella di dividere, mano a

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 227
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

mano che si renderanno esplicite due diverse interpretazioni


della fraternità.
Per quanto riguarda il primo aspetto, si deve partire dal fatto
che l’ambizione centrale della Rivoluzione fu creare un uomo
nuovo. Ecco il motivo dello sforzo pedagogico dei rivoluzionari,
che si assumono deliberatamente il compito di dare una
formazione collettiva, di individuare uno “spirito pubblico” o
“coscienza pubblica” che crei un’unità fra cittadini ormai
individualmente liberi -dunque separati-. E’ per questo, spiega
Mona Ozouf, che si vedranno i rivoluzionari “riprendere dalla
tradizione cristiana la promessa di unità che il sentimento di
fraternità porta, per dargli una versione laica e volontarista,
quella che si sperimenta nella costruzione comune della
nazione”13. E’, questa, la fraternità che unisce, quella che si
esprime nelle Feste della Federazione e che Desmoulins ci ha
raccontato.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, in realtà, secondo la
Ozouf, nell’unità di popolo della Festa convivevano due diverse
interpretazioni della fraternità: “una volontaria e costruita,
oggetto di una conquista inedita”14; l’altra, invece, è ricevuta
come un dono originario, ed è l’idea di fraternità presente
costantemente nei sermoni, nelle lettere e nei libelli della
Chiesa patriota, la quale, attraverso la fraternità, si riferisce alla
Chiesa primitiva, contrapposta a quella potente e ricca del
periodo: compito della Rivoluzione, secondo i preti patrioti, è
riportare la Chiesa alle condizioni originarie di uguaglianza e
fraternità indicate dal Vangelo, che vedeva, appunto, tutti gli
uomini come membri di una sola famiglia, stretta da legami di
fraternità.
Questa idea di fraternità è molto diversa da quella del
giuramento della Pallacorda, in quanto dev’essere ritrovata,
13
Ozouf, M., L’homme régénéré. Essai sur la Révolution française,
Gallimard, Paris 1989, p. 9.
14
Ivi, p. 18.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 228
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

piuttosto che inventata; è ricevuta nel rapporto dell’uomo con


Dio; non può essere l’oggetto di un contratto e precede la
libertà e l’uguaglianza: “i primi discepoli del Salvatore -spiega il
prete patriota Lamourette- erano tutti fratelli, amici, uguali e
liberi”. Ma i preti patrioti intendono questa fraternità anche in un
senso dinamico, capace di spingere verso la più piena
realizzazione dell’uguaglianza effettiva, e non soltanto formale.
Le difficoltà sorgono, piuttosto, nei confronti della libertà, molto
meno sottolineata da Lamourette e dalla Chiesa patriota. Il fatto
che la fraternità sia intesa come originaria, e che preceda gli
altri principi, non è in sé in contraddizione con l’interpretazione
dinamica e innovatrice della fraternità. Ma in realtà, gli unici a
teorizzare la sintesi dei due significati sono proprio i preti
patrioti: non trovo, altrove, una analoga riflessione
teoreticamente fondata e non sentimentale.
L’idea stessa di fraternità ha dei contenuti che vincolano:
necessariamente la fraternità è ricevuta: come potrebbe non
esserlo? E come potrebbe non presupporre un’idea di
paternità? Se si vuole separare la fraternità dalla paternità,
viene a mancare il principio regolativo dell’autorità, e nasce una
sorta di “fraternità conflittuale” dei fratelli senza padre: ed è
proprio ciò che accade nel corso della Rivoluzione, quanto il
padre-re viene ucciso e i rivoluzionari giacobini dovranno
rinunciare, ad un certo punto, drammaticamente ma
coerentemente, all’idea stessa di fraternità.
Ed è ciò che viene reso esplicito nel 1794 dal discorso di
Barère contro i “banchetti patriottici” -organizzati nelle pubbliche
vie-, che si erano andati moltiplicando per spingere la
popolazione a “fraternizzare”. Parlando a nome del Comitato di
salute pubblica, Barère, avendo visto aristocratici e moderati
infiltrarsi nei banchetti, dichiara: “Il vino prezioso che vi portano
non è che oppio: vogliono addormentarvi al posto di
fraternizzare. Senza dubbio, ci sarò un’epoca, e noi ne
gioiremo, ci sarà un’epoca fortunata nella quale i cittadini
francesi, non componendo che un’unica famiglia, potranno
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 229
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

stabilire i pasti pubblici per cementare l’unione dei repubblicani


e dare delle lezioni generali di fraternità e di uguaglianza; ma
non sarà certo allorché un tribunale rivoluzionario giudica i
cospiratori, allorché i comitati di sorveglianza devono spiare i
traditori, allorché i cittadini devono osservare tutti i nemici della
patria, ma quando la Rivoluzione sarà interamente fatta, gli
spiriti rassicurati sulla libertà, la popolazione epurata e le leggi
rispettate […] Fraternizziamo fra patrioti, e non smuoviamoci dal
nostro odio vigoroso contro gli aristocratici […] La fraternità
dev’essere concentrata durante la Rivoluzione tra i patrioti che
un interesse comune riunisce. Gli aristocratici, qui, non hanno
affatto una patria, e i nostri nemici non possono essere nostri
fratelli”15.
E’ evidente che la fraternità, sotto il Terrore, si allontanava
totalmente dal suo vero significato; si spiegano così le parole di
Chamfort, secondo il quale il trittico, associato all’espressione
“o la Morte”, non significava altro che: “Sii mio fratello, o ti
ammazzo”. Certamente, commenta lo storico Alphonse Aulard,
questo non era il significato originario, che intendeva invece
dichiarare la disponibilità a morire nel difendere la libertà: “Ma
non c’è dubbio che sotto il Terrore le parole: o la Morte, furono
prese anche, e soprattutto, nell’altro senso, nel senso di una
minaccia di morte contro gli aristocratici”16. E infatti, con la
caduta del Terrore, si sviluppò un movimento di opinione che
costrinse a cancellare dai monumenti la gran parte delle scritte
che associavano la fraternità alla morte: la fraternità, all’interno
della “Grande Rivoluzione”, aveva compiuto il suo ciclo.

15
Archives Parlementaires. De 1787 à 1860. Recueil complet des débats
législatifs et politiques des Chambres françaises. Fondé par MM.
Mavidal et E. Laurent. Première série (1787 à 1799). Tome XCIII du 21
messidor au 12 thermidor an II (9 juillet au 30 juillet 1794), Éditions du
CNRS, Paris 1982. Séance du 28 Messidor An II (Mercredi 16 juillet
1794), pp. 222-225.
16
Aulard F. A., La Devise «Liberté, Egalité, Fraternité», cit., p. 23.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 230
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

1.2. Le radici cristiane dei principi del trittico


Ma se i tre principi di “libertà, uguaglianza, fraternità” erano
nell’aria, chi ve li aveva soffiati? E, soprattutto, chi li aveva
congiunti insieme, creando una fenomenale sintesi culturale e
politica? Impossibile indicare -se anche vi fossero- un nome, un
giorno, un’ora; il trittico, nella sua espressione politica, è
piuttosto la creazione collettiva di un’epoca. Ma si possono
indicare con sufficiente precisione alcuni autori che ne pongono
le premesse e arrivano addirittura ad enunciarlo, pur non
facendone ancora una bandiera politica.
In effetti, troviamo i tre principi nelle opere di alcuni autori
cattolici a partire dal Seicento: i tre principi vengono accostati
fra loro, e radicati nella tradizione dei Padri della Chiesa. Ecco
allora che Antoine Arnauld propone, nel 1644, una traduzione
del De moribus ecclesiae catholicae di sant’Agostino, nel quale
si legge che la Chiesa riunisce gli uomini in fraternità, che i
religiosi vivono l’uguaglianza perché non hanno proprietà, che i
fedeli “vivono nella carità, nella santità e nella libertà
cristiana”17.
Ma il contributo maggiore è dato sicuramente da François
Fénelon, nelle sue Avventure di Telemaco, che ebbero grande
diffusione nel Settecento: pubblicate parzialmente nel maggio
1699, alcune copie manoscritte, probabilmente ricopiate di
nascosto, circolavano già nell’ottobre dell’anno precedente.
Così Fénelon descriveva gli abitanti della mitica Bétique:
“Vivono tutti insieme senza dividere le terre, ogni famiglia è
governata dal proprio capo, che ne è l’autentico re […] Tutti i
beni sono in comune […] Così, non hanno affatto interessi da
sostenere gli uni contro gli altri, e si amano tutti di un amore

17
Oeuvres de Messire Antoine Arnauld, Paris 1977, XI, pp. 577, 580,
582; citato da Quantin, J.-L., Liberté, égalité, fraternité. Alle origini
religiose del motto repubblicano: alcuni fondamenti da Fénelon a
Condorcet, in La rivoluzione francese, “Strumento internazionale per un
lavoro teologico: Communio”, 106, luglio-agosto 1989, p.60.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 231
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

fraterno che niente offusca. E’ la soppressione delle vane


ricchezze e dei piaceri fallaci, che conserva loro questa pace,
questa unione e questa libertà. Essi sono tutti liberi e tutti
uguali”18. Il prestigio di Fénelon trasmette lungo il Settecento
questa combinazione di principi che costituisce una vera e
propria bomba ad orologeria, destinata a scoppiare nell’epoca
successiva: è infatti una formula che fa intravedere la possibilità
di un diverso ordine sociale, organizzato dal basso, che
Fénelon certamente non si propone, ma del quale pianta i
presupposti culturali.
La competizione con i filosofi era già molto accesa, come
testimonia l’opera dell’abate Claude Fleury, contemporaneo di
Fénelon; parlando della prima comunità cristiana di
Gerusalemme, scrive: “Ecco dunque un esempio sensibile e
reale di questa uguaglianza dei beni e di questa vita comune
che i legislatori e i filosofi dell’antichità avevano guardato come
il mezzo più appropriato per rendere felici gli uomini, ma senza
poterlo raggiungere”19. E spiega che un legislatore come
Licurgo, e un filosofo come Platone, non riuscirono nel loro
intento perché avevano a loro disposizione soltanto le minacce
o i ragionamenti, mentre, per realizzare l’uguaglianza, ci voleva
la grazia di Cristo, “che poté cambiare i cuori e guarire la
corruzione del peccato”20. Per Fleury, la fonte della comunione
era appunto “la carità, che rendeva tutti fratelli, e li univa come
in una sola famiglia, dove tutti i bambini sono nutriti dallo stesso
padre”21. E l’abate di Notre Dame d’Argenteuil ribadisce in più
18
Les aventures de Télémaque, in Oeuvres de Fénelon, Archevêque de
Cambrai, publiées d’après les manuscrits originaux et les éditions les
plus correctes; avec un grand nombre de pièces inédites, Tome XX,
Paris, de l’Imprimerie de J. A. Lebel, 1824, p. 170.
19
Moeurs des Israélites et des Chrétiens; par M. l’Abbé Fleury, Prêtre,
Prieur d’Argenteuil, Confesseur du Roi, Les Libraires Associés, Paris
1810, p. 213.
20
Ivi, p. 214.
21
Ivi, p. 215.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 232
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

punti, nella sua opera Costumi degli Israeliti e dei Cristiani, che
è la fraternità a caratterizzare questi ultimi.

1.3. L'operazione degli Illuministi


Sono dunque i cristiani ad immettere nel circuito della cultura
europea i principi del trittico. La successiva operazione degli
illuministi è molto semplice: recepiscono tali principi, ma li
strappano dal cristianesimo, cercando di fondarli invece, in
primo luogo, sulla cultura pagana pre-cristiana. Lo si vede bene
nella celebre lettera del 1755 di Voltaire, nella quale magnifica
le doti elvetiche: “La Libertà! Ho visto questa dèa altera/
dispensare con uguaglianza tutti i suoi beni,/ discendere da
Morat in abito da guerriera, / le mani tinte del sangue dei fieri
Austriaci/ e di Carlo il Temerario…/ Gli stati sono uguali e gli
uomini sono fratelli”22.
Si sviluppa, contemporaneamente, una forte battaglia contro
la Chiesa e la sua autorità: i principi del trittico, anzi, come
accade in Condorcet, vengono rivoltati contro la Chiesa stessa.
A farne le spese è, perlopiù, il principio della fraternità:
quest’ultima è di origine troppo chiaramente cristiana per venire
“emendata” fino in fondo; e passando dai cristiani agli illuministi,
perde la sua centralità: la riflessione politica illuminista prende
infatti come punto di riferimento la città antica, nella quale si
possono trovare riferimenti -nei limiti della cultura dell’epoca-
alla libertà e all’uguaglianza, ma certamente non la fraternità.
Già Jean-Jacques Rousseau aveva criticato il cristianesimo
perché, sottolineando l’idea della fraternità universale,
diminuiva la coesione civica: la fraternità, per lui, doveva essere
rivolta ai soli concittadini e contribuire, fin dall’educazione dei
bambini, al rafforzamento dell’unione all’interno dello stato23.

22
Voltaire, Œuvres, édit. Moland, t. X, p. 364.
23
Lettres écrites de la montagne, Première lettre, III, in Œuvres
complètes de Jean-Jacques Rousseau, III, Gallimard, Bruges 1964, p.
261.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 233
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Una fraternità, dunque, che si ferma davanti ai confini degli


Stati. Ma che conosce anche altri due limiti che non riesce a
superare. Anzitutto, quello dell’interesse egoistico ed
individualistico, come testimonia la visione pessimista dell’uomo
che ispira il Codice napoleonico, la cui cultura di fondo esprime
fondamentali atteggiamenti dell’illuminismo ereditato dalla
generazione degli “idéologues”, dove i comportamenti generosi
e disinteressati sono guardati con sospetto e i fratelli, all’interno
della famiglia, sono considerati come estranei24.
In secondo luogo, la fraternità, insieme agli altri due principi
del trittico, subisce la grande prova storica che, dall’esterno,
rivelerà maggiormente la Rivoluzione francese a se stessa: la
sfida lanciata alla Francia dai suoi schiavi: la Grande
Rivoluzione non riconoscerà ai Neri il diritto di applicare, ad
Haiti, gli stessi principi che valevano a Parigi.

2. La Rivoluzione nera
2.1. La situazione di Haiti allo scoppio della Rivoluzione
Nel 1791 gli schiavi neri di Haiti si ribellarono, e attraverso
una lunga lotta arrivarono alla proclamazione di una repubblica
indipendente nel 1804. La Rivoluzione haitiana, sotto molti
aspetti, può essere considerata come l’altra faccia della
Rivoluzione francese. Nonostante la rimozione storica, su vasta
scala, ancora vigente in Europa, Haiti ha avuto un’importanza
eccezionale e un valore di modello per tutto il movimento
anticolonialista dell’America latina, che approfittò delle guerre
napoleoniche, che tenevano impegnate le potenze europee, per
innescare il processo della propria indipendenza.
La particolarità di Haiti è presto detta: fu la prima Repubblica
Nera. Toussaint Louverture, il maggiore capo della rivoluzione
haitiana, insieme agli altri schiavi realizzò quello che Michel-

24
Cf. il rilevante studio di Martin X., Mitologia del Codice Napoleone, in
“Rivista internazionale dei diritti dell’uomo”, 1995, pp. 606-615.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 234
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Rolph Trouillot ha chiamato “l’impensabile”25, ciò che la cultura


europea non poteva ammettere neppure in teoria: mezzo
milione di schiavi importati dall’Africa si ribella ai propri padroni,
combatte per 13 anni districandosi militarmente e politicamente
attraverso tre grandi potenze europee, arrivando addirittura a
sconfiggere il corpo di spedizione mandato da Napoleone,
decide di diventare un popolo e riesce a creare un proprio Stato
indipendente.
Ad Haiti la situazione degli schiavi era insostenibile, se le
cerimonie funebri erano motivo di festa per parenti e amici del
defunto, che la morte aveva liberato dalle catene. Era inoltre
molto consistente il fenomeno del “marronage”, cioè degli
schiavi fuggiaschi che si davano alla macchia. Gli schiavi erano
disponibili alla ribellione, ma non avevano idea di come attuarla.
“Tre forze -spiega James-, i proprietari di Santo Domingo, la
borghesia francese e la borghesia inglese prosperavano sulla
devastazione di un continente e sullo sfruttamento brutale delle
moltitudini. Fintanto che esse mantennero un equilibrio, il
traffico infernale andò avanti, e in tal modo sarebbe durato fino
ad oggi. Ma non c’è nulla, per quanto proficuo, che possa
durare per sempre. Sullo stesso slancio del proprio sviluppo, i
coltivatori delle colonie, i borghesi francesi e inglesi, stavano
generando tensioni interne e intensificando le rivalità esterne,
provocando ciecamente esplosioni e conflitti che avrebbero
frantumato la base stessa del loro dominio e creato la
possibilità di emancipazione”26.
Gli schiavi, dunque, colsero l’occasione. La lotta, a Santo
Domingo, si era accesa tra i proprietari bianchi e i proprietari

25
M.-R. Trouillot, Penser l’impensable: la Révolution haïtienne et les
horizons intellectuels de l’Occident, in AA. VV., La Révolution francaise
et Haïti, I, Henri Deschamps, Port au Prince, 1995, pp. 399-416.
26
C. L. R. James, The Black Jacobins. Toussaint Louverture and the
Santo Domingo Revolution, (II ed., rev.), Vintage Books, New York 1989,
pp. 25-26.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 235
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

mulatti, che chiedevano di accedere ai diritti politici dei quali i


bianchi godevano e che erano loro preclusi, nonostante la loro
condizione di prosperità economica. E gli schiavi? “Avevano
sentito -prosegue James- della rivoluzione e l’avevano
ricostruita a propria immagine: gli schiavi bianchi in Francia si
erano sollevati, avevano ucciso i loro padroni, e ora stavano
godendo dei frutti della terra. Questo, di fatto, era fortemente
inesatto, ma avevano colto lo spirito della faccenda. Libertà,
uguaglianza, fraternità. Prima della fine del 1789 ci furono
rivolte in Guadalupa e Martinica. All’inizio di ottobre, a Fort
Dauphin, uno dei futuri centri dell’insurrezione di Santo
Domingo, gli schiavi erano in movimento e stavano tenendo
incontri di massa, di notte, nei boschi. Nel Sud, guardando gli
scontri tra i loro padroni, a favore e contro la rivoluzione,
avevano dato segnali di agitazione. In piantagioni isolate
c’erano stati dei movimenti. Tutti furono repressi
sanguinosamente. La letteratura rivoluzionaria stava circolando
tra di loro. Ma gli stessi coloni stavano dando un esempio
migliore di tutti i trattati rivoluzionari che avessero trovato la
strada della colonia. De Wimpffen chiese loro se non avessero
timore di discutere perpetuamente di libertà ed uguaglianza
davanti ai loro schiavi. Ma le passioni erano troppo violente per
essere trattenute. Il loro rapido ricorso alle armi, i loro linciaggi, i
loro assassinii e mutilazioni di Mulatti e di nemici politici,
stavano mostrando agli schiavi in che modo la libertà e
l’uguaglianza venivano vinte o perdute”27.

2.2. La Francia rivoluzionaria e l'apporto economico delle


colonie
Il primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo,
bandiera della rivoluzione francese, nel 1789 aveva proclamato:
“Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali per la legge”. La
rivoluzione haitiana dà un effettivo contenuto al “tutti”,

27
C. L. R. James, op. cit. , pp. 81-82.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 236
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

mettendovi dentro anche i neri. Perché i rivoluzionari francesi


non la riconoscono?
C’è, anzitutto, un motivo economico. La tratta dei neri e
l’economia schiavista nelle colonie era diventata, nel corso del
Settecento, una delle basi fondamentali dell’economia francese
e continuò ad esserlo anche durante la rivoluzione. L’isola di
Santo Domingo, il primo importante approdo di Cristoforo
Colombo, era divisa a metà tra spagnoli (parte orientale) e
francesi (l’attuale Haiti). Nel fatidico 1789 nei porti dell’isola
arrivano 1578 navi mercantili. La colonia rappresenta i due terzi
degli interessi commerciali della Francia.
E proprio questa classe di mercanti, la cosiddetta “borghesia
marittima” nella quale i negrieri hanno un ruolo di punta, arriva
al potere nel 1789, attraverso la rivoluzione nelle varie città
francesi, e i suoi rappresentanti ne sono tra i protagonisti anche
a Parigi. I mercanti combattono il dispotismo monarchico e
feudale, ma non mettono in questione quello che essi
esercitano sulle colonie.
Nei primi tre anni della Rivoluzione francese, conteggia lo
storico Jean-Francois Bizot28, i negrieri di Nantes e Bordeaux
muovono centomila africani ridotti in schiavitù, con 500 navi.
L’Assemblea nazionale dichiara “colpevole di crimine contro la
Nazione chiunque tenterà di organizzare l’opposizione a
qualunque branca del commercio con le colonie, direttamente o
indirettamente”. La tratta dei neri, considerata “commercio
nazionale”, è incentivata: fino al 1793 i negrieri ricevono un
premio di 60 franchi per ogni africano deportato.
La rivoluzione nella madre patria aveva naturalmente
suscitato molta agitazione nella colonia; da una parte, i grandi
proprietari bianchi temevano le possibili decisioni di Parigi in
favore degli schiavi; dall’altra, i mulatti liberi e proprietari
anch’essi, aspiravano a godere dei diritti politici e a far sentire
28
J.-F. Bizot, Quand les Francais étaient négriers, «Revue Actuel», 104
(1988), p.116.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 237
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

la loro voce nelle assemblee coloniali dalle quali erano esclusi.


Né gli uni né gli altri avevano alcuna intenzione di liberare gli
schiavi.
Né l’aveva Parigi, dove l’Assemblea, nel corso del dibattito, si
divide pro o contro i proprietari neri, ma, come osserva R. A.
Plumelle-Uribe, “nessuno dubita della necessità di perpetuare
la schiavitù poiché il dibattito si situa al livello dei mezzi più
efficaci per garantire la sua continuità”29. Dai moderati ai
radicali, da Barnave a Robespierre, nessuno mette in
discussione la schiavitù, tranne il ridotto manipolo degli “Amici
dei neri”, che non riesce ad avere alcun peso politico. Il 2 marzo
1790, l’Assemblea nazionale approva il rapporto del “Comitato
coloniale” presieduto da Antoine Barnave; vi si legge, tra l’altro:
“L’Assemblea nazionale dichiara che, considerando le colonie
come una parte dell’Impero francese e desiderando farle
godere dei frutti della felice rigenerazione che vi si è operata,
essa tuttavia non ha mai inteso comprendere le colonie nella
Costituzione che ha decretato per il Regno e assoggettarle a
delle leggi che potrebbero essere incompatibili con le loro
convenienze locali e particolari […] L’Assemblea nazionale
dichiara che essa ha inteso di non innovare nulla in alcuna
branca del commercio, sia diretto, sia indiretto della Francia con
le sue colonie”30: su 1200 deputati, 800 sono presenti: solo 7
votano contro.

29
R. A. Plumelle-Uribe, L’ésclavage et la traite négriere dans la
Révolution francaise, in AA. VV., La Révolution française et Haïti, I,
Henri Deschamps, Port au Prince, 1995, p. 38.
30
Archives parlementaires de 1787 à 1860. Recueil complet des débats
législatifs et politiques des Chambres françaises imprimé par ordre du
Sénat et de la Chambre des députés sous la direction de M. J. Mavidal
(…) et de M. E. Laurent (…). Première série (1789 à 1800),Tome XII.
Assemblée Nationale Constituante. Du 2 mars au 14 avril 1790, Société
d’Imprimerie et Librairie Administratives et des Chemins de Fer Paul
Dupont, Paris 1881, p. 13.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 238
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

L’anno successivo l’Assemblea ritorna sul problema e si


spacca nettamente in due: da una parte i sostenitori dei coloni
bianchi che non vogliono alcuna modifica allo status quo,
dall’altra gli “Amici dei Neri”, che vogliono introdurre i diritti
politici di questi ultimi; per “Neri”, però, si intende i Neri liberi e
proprietari, non gli schiavi, la cui condizione non viene affatto
messa in discussione. Da questo punto di vista, l’intervento di
Robespierre è chiarissimo: “la conservazione dei diritti politici
che voi pronunciate in favore della gente di colore proprietaria
non farà che fortificare la potenza dei padroni sugli schiavi.
Quando voi avrete dato a tutti i cittadini di colore proprietari lo
stesso interesse, se voi non ne fate che un solo partito, avendo
lo stesso interesse a mantenere i neri nella subordinazione, è
evidente che la subordinazione sarà cementata in maniera
ancora più ferma nelle colonie. Se, al contrario, private gli
uomini di colore [proprietari] dei loro diritti, fate una scissione tra
loro e i bianchi, avvicinate naturalmente tutti gli uomini di colore
[proprietari e schiavi]”31.
Nel dibattito interviene anche Raymond, rappresentante di
una delegazione dei Neri liberi: “Io ho l’onore di dirvi, Signori,
che essi [i Neri liberi] possiedono un quarto degli schiavi, un
terzo delle terre. Ora, se essi hanno delle proprietà, sono
interessati a conservarle e a mantenere gli schiavi che hanno
[…] Io credo, Signori, di avere avuto l’onore di dimostrarvi che
la classe della gente di colore è infinitamente più considerevole
di quanto non vi sia stato detto e che essa è infinitamente più
utile di quanto non vi sia stato posto innanzi, che è
nell’interesse stesso dei coloni accordare il diritto di cittadino

31
Archives parlementaires de 1787 à 1860. Recueil complet des débats
législatifs et politiques des Chambres françaises imprimé par ordre du
Sénat et de la Chambre des députés sous la direction de M. J. Mavidal
(…) et de M. E. Laurent (…). Première série (1789 à 1800), Tome XXVI.
Du 12 mai au 15 juin 1791, Société d’Imprimerie et Librairie
Administratives et des Chemins de Fer Paul Dupont, Paris 1887, p. 8
(seduta del 12 maggio).
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 239
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

agli uomini di colore per il solo fatto che, donando loro più diritti,
più comodità, essi se li porteranno di più dalla loro parte; che,
quando pure i negri volessero rivoltarsi, non lo potranno fare,
perché le persone di colore, interessate a mantenerli nella
schiavitù, si riuniranno con i bianchi, che non faranno, allora,
che una stessa classe”32. Ecco la formula approvata il 15
maggio 1791: “L’Assemblea nazionale decreta che il Corpo
legislativo non delibererà mai sullo stato politico della gente di
colore che non sarà nata da padre e madre liberi, senza il voto
preliminare, libero e spontaneo delle colonie; che le assemblee
coloniali attualmente esistenti sussisteranno; ma che la gente di
colore nata da padre e madre liberi sarà ammessa in tutte le
assemblee parrocchiali e coloniali future, se hanno, del resto, le
qualità richieste”33. Al momento dell’approvazione, a Santo
Domingo solo 400 neri liberi su 25 mila beneficerebbero del
provvedimento. E’ il 15 maggio 1791: proprio il mese in cui il
marchese de Girardin pronuncia il suo celebre discorso al Club
dei Cordiglieri, pubblicando il quale viene proposto, per la prima
volta, il motto “Libertà, uguaglianza, fraternità” che diventerà -
per i posteri- la bandiera della rivoluzione.
L’intervento di Barnave porta, il 24 settembre, ad un nuovo
decreto, che invalida quello del 15 maggio, stabilendo che le
leggi riguardanti lo stato politico dei Neri, liberi o non liberi,
saranno fatte dalle assemblee coloniali, approvate dai
governatori delle colonie e sancite direttamente dal re.
L’arrivo a Parigi della notizia della rivolta di agosto dei Neri a
Santo Domingo, rinforza la tesi degli “Amici dei Neri” e
l’Assemblea arriverà ad approvare un nuovo decreto, il 4 aprile
1792, che conferisce i diritti politici agli uomini di colore liberi,
separando nettamente la loro causa da quella degli schiavi.
Ma la situazione muta ancora, in corrispondenza dei nuovi
fatti di Santo Domingo, riferiti all’Assemblea il 4 febbraio 1794,
32
Ivi, pp. 68-69 (seduta del 14 maggio).
33
Ivi, p. 97.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 240
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

dai deputati di ritorno dall’isola: gli schiavi rivoltosi, sotto la


minaccia portata dagli spagnoli a Santo Domingo, avevano
proposto di combattere per i francesi contro gli spagnoli, in
cambio della libertà: i francesi avevano accettato, per il timore
degli spagnoli e dei neri stessi, i quali, nel Nord, erano già liberi
di fatto. Queste motivazioni avevano portato, a Saint-
Domingue, al decreto di liberazione generale di Sonthonax del
29 agosto 1793, firmato sotto la pressione dei neri, di fatto già
liberi. Conclude Plumelle-Uribe: “non si può seriamente stabilire
il minimo legame tra i principi della Dichiarazione e il decreto di
abolizione imposto dalle circostanze che si realizzano cinque
anni più tardi”34.

2. 3. I motivi culturali
Ma non ci sono soltanto motivi di interesse economico a far sì
che i rivoluzionari francesi possano -paradossalmente- aderire
al motto “libertà, uguaglianza, fraternità” pur rimanendo
schiavisti: c’è anche una componente culturale. Perfino coloro -
e sono una minoranza- che vogliono abolire la schiavitù,
credono infatti quasi tutti nell’inferiorità naturale dei popoli
africani: “i diritti dell’uomo proclamati dalla Rivoluzione francese
-sostiene Laënnec Hurbon- implicano una visione eurocentrica
dell’uomo. Non siamo punto in presenza di un orientamento
razzista della Rivoluzione. Ma il suo ancoraggio storico in una
particolare regione del mondo, e soprattutto la filiazione dagli
Illuministi, non potevano aprire ad una dialettica dell’universalità
e della particolarità, dell’identità e dell’alterità. E’ in questo che
risiede il carattere incompleto, incompiuto della Rivoluzione
francese”35.
Hurbon, e molti altri intellettuali haitiani contemporanei,
sottolineano la specificità della loro rivoluzione, che ha

34
Plumelle-Uribe, op. cit., p. 57.
35
L. Hurbon, Comprendre Haïti. Essai sur l’Etat, la nation, la culture,
H.Deschamps, Port au Prince,1987, p. 80.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 241
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

introdotto una reale universalità nei principi della rivoluzione


francese; universalità che il 1789 non ha avuto, perché
guardava all’umanità generalizzando un modello particolare di
uomo, quello europeo: “Il modello culturale occidentale -
conclude Hurbon- si nasconde dunque dietro l’universalismo
della Rivoluzione francese. Si comprende così perché il diritto
dei popoli e delle culture doveva essere rigorosamente assente
dalle preoccupazioni della Rivoluzione francese”36.
Da questo punto di vista gli Illuministi, nella loro battaglia
contro la cultura di matrice cristiana, bollata col marchio del
“pregiudizio”, compiono dei veri e propri passi indietro rispetto
alla riflessione che la neoscolastica spagnola aveva condotto
ribellandosi ai crimini della prima ondata colonialista: “Gli
Illuministi si servono dell’opposizione ‘pregiudizio/Lumi’ per
respingere l’antropologia neoscolastica che, sulla base della
parola biblica che descrive l’uomo come immagine di Dio,
conteneva effettivamente - nonostante il suo tradimento da
parte dei Conquistadores- la concezione della pari dignità di
ogni uomo”: secondo Sala-Molins, questa visione che i Lumi
chiamavano “pregiudizio”, “si trovava nell’impossibilità
dogmatica, canonica, di integrare nel suo schema
l’incompiutezza, l’imperfezione, la schiavitù naturale di
qualunque gruppo di uomini vivente ovunque sul pianeta”37.
I Lumi sviluppano una “antropologia di nuovo segno,
richiamantesi all’empirismo, al pensiero e alla sperimentazione
(…) Sotto il segno dei Lumi, si prende (o, piuttosto, si ferra) in
Africa l’umanità così come la si trova -imperfetta e incompiuta o
degenerata ed effettivamente schiavizzata- e si programma il
suo perfezionamento, il suo compimento e, molto
eventualmente, il suo affrancamento”38. “Codice nero alla

36
L. Hurbon, op.cit., p. 82
37
L. Sala-Molins, Les misères des Lumière, in AA. VV., La Révolution
française et Haïti, I, Henri Deschamps, Port au Prince, 1995, p. 9
38
L. Sala-Molins, op. cit., p. 8
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 242
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

mano, l’egoismo ideologico e l’universale etnocentrismo (…)


degli Illuministi saltano agli occhi”39. “Si ricorderà, en passant,
che la critica neoscolastica -radicale e lapidaria di un Vitoria,
radicale e feroce di un Las Casas- dell’asservimento degli
indiani, poi dei neri, è ispanica a data dagli inizi dei grandi
massacri? Si ricorderà che i Lumi fondano sulla lettura ispanica
l’immagine positiva che si fanno dell’indianità, e che la Francia
ci metterà dei secoli a problematizzare il proprio rapporto coi
neri? (…) il tema della perfettibilità della natura è sufficiente alla
Francia per non inceppare, sotto il pretesto di scrupoli di
coscienza, un supporto giuridico all’accantonamento del Nero
fuori dall’umanità”40.
Ma c’era anche chi, come l’abate Grégoire -considerato il più
convinto sostenitore della liberazione degli schiavi- interpretava
in modo effettivamente universale i principi della rivoluzione
francese. Egli accomunava bianchi e neri, senza alcuna
distinzione di qualità tra l’umanità degli uni e degli altri. E
denuncia tutti coloro che “hanno tentato di snaturare i libri santi,
per trovarvi l’apologia della schiavitù coloniale”; al contrario, per
lui nella Bibbia si trova il fondamento della fraternità universale,
basata sull’essere tutti figli del Padre celeste: “tutti i mortali si
connettono, attraverso la loro origine, alla stessa famiglia. La
religione non ammette tra loro alcuna differenza”41.
E’ dunque recuperando la fraternità su base biblica, e
confutando l’uso ideologico che di questa veniva fatto dai
sostenitori della schiavitù, che Henri Grégoire comincia a
superare i confini che la rivoluzione francese aveva dato ai suoi
stessi principi. Certamente, non basta, perché lo stesso abate
39
L. Sala-Molins, op. cit., p. 11.
40
L. Sala-Molins, op.cit., p. 9.
41
Abbé Grégoire, De la littérature des Nègres ou Recherches sur leurs
facultés intellectuelles, leurs qualités morales et leur littérature; suivies
de Notices sur la vie et les ouvrages des Nègres qui se sont distingués
dans les Sciences les Lettres et les Arts, Maradan, Paris, 1808.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 243
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Grégoire, in qualche misura, non riesce a riconoscere e ad


accettare le diversità culturali; l’universalità dei diritti consiste,
per lui, nell’estendere a tutto il mondo la prospettiva e i
contenuti della rivoluzione francese. I neri, a suo avviso, hanno
bisogno di venire educati e introdotti alla civiltà della
rivoluzione.
L’abbé Gregoire ha, per certi aspetti, una visione
universalistica compiuta della rivoluzione francese, tant’è vero
che intende applicarla anche ad Haiti, dando la libertà ai Neri.
Ma l’emancipazione di questi dipende, secondo lui,
dall’acquisizione della cultura dell’Illuminismo, dalla sostituzione
delle convinzioni religiose di origine africana con il cattolicesimo
(attraverso preti appartenenti alla Costituzione civile del clero,
alcuni dei quali effettivamente andranno ad Haiti), dalla
diffusione della lingua francese che dovrebbe eliminare il
creolo. Anche la visione di Grégoire, almeno in parte, propone
la generalizzazione di un particolare. Ma ha il merito di indicare
nella fraternità la strada da percorrere. E, soprattutto, la
indicano gli haitiani, col loro ostinato rifiuto di omologare la loro
rivoluzione a quella francese: per portare a compimento il
progetto della modernità si deve riconoscere l’altro uomo non
solo come uguale in astratto, ma accettarlo nella sua specificità,
riconoscere cioè l’uguale nel diverso. Haiti è la testimonianza
vivente che la libertà e l’uguaglianza, senza questa fraternità, si
possono rovesciare nel loro contrario, e che solo la fraternità
permette di raggiungere l’umano: “Toussaint Louverture e i suoi
-scrive Louis Sala-Molins- danno, per la prima volta nella
pratica storica, se non nel concetto, all’universalismo il suo
senso pieno perché danno al ‘genere umano’ l’estensione che
gli conviene: non più schiavitù da nessuna parte”42.
Toussaint Louverture lanciò un appello, il 20 agosto 1793,
agli schiavi delle piantagioni del Nord di Haiti: “Campo Turel, 20
agosto 1793: Fratelli e amici, io sono Toussaint Louverture, il

42
L. Sala-Molins, op. cit., p.17
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 244
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

mio nome si è forse atto conoscere fino a voi. Ho intrapreso la


vendetta. Io voglio che la libertà e l’uguaglianza regnino a
Santo Domingo. Lavoro per farle esistere. Unitevi a noi, fratelli,
e combattete con noi per la stessa causa”. Toussaint vuole
lottare per la libertà e l’uguaglianza, ma ha capito che soltanto
attraverso la fraternità queste possono essere raggiunte e
mantenute. Certamente è ancora una “fraternità di guerra”, una
fraternità limitata agli insorti, giocata contro un nemico, non
ancora universale: ma il suo principio è chiaramente enunciato,
il suo ruolo è chiaramente intuito.
Il caso di Haiti mostra in maniera esemplare il ruolo che
spesso la fraternità ha avuto nella nascita degli Stati, quando la
libertà e l’uguaglianza ancora non esistono, e i combattenti
lottano senza misurare i sacrifici dell’uno e dell’altro, sono pronti
anzi a dare la propria vita, e tutta intera la loro causa dipende
dalla loro fraternità. La fraternità dunque fonda gli Stati; anche
se poi, raggiunta una condizione di normalità, stabilito un
assetto istituzionale e legale, molto spesso ce ne
dimentichiamo. E’ allora che anche la libertà e l’uguaglianza
possono entrare in crisi.
Haiti è assente dai libri dell’Occidente perché la fraternità vi è
assente; rimettere in luce Haiti significa lanciare una sfida,
perché Haiti apre, all’inizio dell’epoca contemporanea, il grande
tema della fraternità, nuovo orizzonte politico del nostro tempo.
La fraternità è in grado di dare fondamento all’idea di una
comunità universale, di una unità di distinti dove i popoli siano
in pace fra loro non sotto il giogo di un tiranno, ma nel rispetto
delle proprie identità. E proprio per questo la fraternità è
pericolosa. Ecco, forse, il motivo per il quale, nella comune
mentalità accademica e politica, non si accetta di considerarla
come una categoria politica. Ma la fraternità -intesa proprio
nella sua dimensione politica- fa la sua comparsa addirittura
nella corrispondenza diplomatica dell’epoca del Tardo Bronzo.
E dobbiamo trovare il coraggio di recuperarla, se vogliamo
superare l’insufficienza antropologica dell’illuminismo, se
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 245
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

vogliamo trovare un più ampio fondamento all’idea di uomo,


capace di reggere l’urto che la Rivoluzione Nera ha portato
contro il falso universalismo con il quale la cultura europeo-
occidentale interpretava -e, forse, ancora oggi interpreta-
principi dichiarati universali.
Prendiamo atto anzitutto che l’illuminismo non dice tutto
l’Occidente; che, anzi, l’Occidente ha ben più da offrire alla
riflessione sull’uomo. In particolare, esiste un’altra antropologia,
un’altra figura di uomo, che forse può aprirci la strada a una più
profonda comprensione di ciò che noi, oggi, siamo.
E’ l’uomo come Gesù ce lo presenta. Gesù, guardato non nei
momenti di gloria umana, non quando compiva miracoli e
trascinava le folle, ma quando, al culmine della sua passione,
rimane da solo, respinto dalla terra ed estraneo al cielo, al
punto da gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?”. Gesù ha perduto, ormai, ogni legame, è sciolto
da ogni vincolo. Non avverte più, neppure, il legame intimo con
il Padre, tanto che dalla sua bocca non esce più la parola
“Padre”, ma “Dio”: Gesù non sente più se stesso come il Figlio,
per poter così raggiungere ogni uomo, nella sua condizione di
nullità, di abbandono, di lontananza da Dio.
Non tutti gli uomini si possono rivolgere a Dio, perché non tutti
hanno la fede. Ma ogni uomo si può riconoscere in Gesù
Abbandonato: chi, fra noi, non si è mai sentito abbandonato,
incompreso, tradito, umiliato, ferito? Gesù abbandonato, col
suo grido, dà voce a ciascuno di noi; e in tal modo ci rivela la
grandezza infinita dell’uomo che, ridotto a niente, nel punto più
basso della propria esistenza, in Gesù può alzare la testa e
chiedere il perché, lo scopo del proprio abbandono. Gesù
abbandonato mostra come l’infinitamente piccolo possa
rivolgersi all’Infinitamente Grande e interrogarlo: la domanda di
Gesù non è ribellione, ma un atto di radicale fedeltà, perché
continua ad avere la certezza che Dio sappia e custodisca il
significato della tragedia che egli sta vivendo, e della quale Gli
chiede lo scopo.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 246
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Raccogliendo tutto se stesso, nell’ultima decisione della sua


esistenza terrena, Gesù abbandonato non attende la risposta
dal Padre, ma a Lui si riabbandona, ricomponendo l’unità; e con
questo atto riconduce gli uomini, che aveva raggiunto nella loro
lontananza, all’unità con Dio, li porta con sé. Gesù ha “perduto”
il suo essere Figlio perché noi diventassimo figli di Dio e, con
questo, fratelli fra di noi. La fraternità -sottolinea Chiara Lubich,
alla quale si deve l’approfondimento della figura di Gesù
abbandonato43- è il vincolo che ci viene donato dopo essere
stati sciolti da tutti gli altri vincoli di sottomissione, di paura, di
schiavitù. Ed è la fraternità a renderci liberi ed uguali. Si può
non credere in Dio: ma si deve prendere atto che, nella storia
umana, è con Gesù che viene introdotta la categoria della
fraternità, che spiega come gli uomini, prima di appartenere ad
una razza, ad una cultura, ad un popolo, sono fratelli: la
comunità umana è la prima comunità, quella che rende possibili
tutte le altre, e la fraternità è il legame che la definisce.
La categoria di fraternità ha dunque un esplicito fondamento
religioso; ed è in virtù di esso che possiamo parlare di libertà e
uguaglianza: siamo liberi e uguali perché fratelli. Il pensiero
moderno ha sviluppato la libertà e l’uguaglianza come categorie
politiche, ma non ha fatto altrettanto con la fraternità -che pure
fonda le altre due- per debolezza, per paura di fronte alle sue
implicazioni. La fraternità infatti è il principio regolatore degli
altri due principi: se vissuta fraternamente, la libertà non diventa
arbitrio del più forte, e l’uguaglianza non degenera in
egualitarismo opprimente.
La modernità non va negata, al contrario: il suo progetto va
ripreso, adeguandolo però alla pienezza di contenuti dei valori
che esso proclama. Dobbiamo imparare dalla storia, e
specialmente da quella dei popoli che conosciamo meno, e che
più hanno subito le conseguenze negative dei limiti del progetto
moderno: sono loro a rivelarci -come dimostra il caso di Haiti- la

43
C. Lubich, Il grido, Città Nuova Editrice, Roma 2001.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 247
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

vera ricchezza di ciò che proclamiamo; nessuno può conoscersi


da se stesso: sono gli altri, sempre, a completare la visione che
noi -come singoli e come popoli- abbiamo di noi stessi; sono gli
altri, in diversi modi, a dirci chi veramente siamo.
Questa riflessione suggerisce di muoversi in due direzioni.
Anzitutto, la fraternità è qualcosa da vivere, perché solo
vivendola la si comprende. Il viverla non è appannaggio
esclusivo dei cristiani, anche se è attraverso la Rivelazione
cristiana che essa ha avuto piena espressione: la fraternità è
una condizione umana, ad un tempo data, e dunque costituisce
un punto di partenza, ma anche da conquistare attraverso
l’impegno collaborativo di tutti.
In secondo luogo, si apre davanti a noi un compito storico di
grande portata: rileggere la storia e il pensiero politici, a partire
dalla Rivoluzione Francese, non solo dal punto di vista di Parigi,
perché questo ci porterebbe ad una concezione della politica
che inevitabilmente risentirebbe della riduzione antropologica
illuminista; ma anche dal punto di vista di Port-au-Prince, in
modo da costruire una nuova visione della politica basata su
una visione dell’uomo più completa, capace di dare vita a
nuove idee e nuovi modelli politici che non si impongano con la
forza, ma che corrispondano alle esigenze dei diversi popoli.
Per far questo, appare necessaria una rivisitazione delle
categorie politiche fondamentali dell’Occidente, che cerchi di
comprenderle a partire dalla loro radice storica e le restituisca
alla ricchezza della loro origine. Questa rivisitazione va fatta
avendo già interiorizzato le istanze che provengono dalle altre
culture, quelle che, nel corso della storia, hanno subito o sono
rimaste estranee alla visione occidentale.

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 248
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Bibliografia indicativa
1. Sul «trittico» francese
AULAURD F.A., La Devise «Liberté, Egalité, Fraternité», in Études et
leçons sur la Révolution Française, Sixième Série, Félix Alcan Éditeur,
Paris 1910, pp.1-31
ROBERTS J.M., Liberté, Egalité, Fraternité: sources and development of a
slogan, in «Tijdschrift voor de Studie van de Verlichtings», anné IV
(1976), pp.329-369.
DAVID Marcel, Fraternité et Révolution française, Aubier, Paris 1987.
QUANTIN J.-L., Liberté, egalité, fraternité. Alle origini religiose del motto
repubblicano: alcuni fondamenti da Fénerlon a Condorcet, in La
rivoluzione francese, “Strumento internazionale per un lavoro
teologico: communio”, 106, luglio-agosto 1989, pp.59-69.
ANTOINE G., Liberté, Egalité, Fraternité ou les fluctuations d’une devise,
Paris 1981.
AULARD A., Histoire politique de la Révolution Française. Origines et
Développement de la Démocratie et de la République (1789-1804),
Librairie Armand Colin, Paris 1903.
OZOUF M., Liberté, in Furet F., Ozouf M., Dizionario critico della
Rivoluzione Francese, tr. It. Milano 1989, pp. 689-699.
Idem, Egalité, ivi, pp.624-637.
Idem, Federazione, ivi, pp. 54-62.
MARTIN X., Liberté, Egalité, Fraternité. Inventario per sommi capi
dell’ideale rivoluzionario francese, in «Rivista internazionale dei diritti
dell’uomo», 1995, pp. 586-605.

2. Sulla fraternità in particolare


BORGETTO M., La notion de fraternité en droit public français. Le passé,
le présent et l’avenir de la solidarité, Librairie Générale de Droit et de
Jurisprudence, Paris 1993.
LA PUMA L., Fraternità, in Dizionario delle idee politiche, a cura di E. Berti
e G. Campanili, Ave, Roma 1993.
OZOUF M., Fraternité, in Furet F., Ozouf M., Dizionario critico della
Rivoluzione Francese, tr. It. Milano 1989, pp. 657-666.
Idem, L’homme régenéré, Paris 1989 (in particolare le pp.11-16 e il
capitolo: La Révolution française et l’idée de fraternité)

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 249
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

VOVELLE M., La mentalité revolutionnaire. Societé et mentalité sous la


Révolution française, Gallimard, Paris 1992.
MARTINELLI A., SALVATI M., VECA S., Progetto ’89. Tre saggi su libertà,
uguaglianza, fraternità, Il Saggiatore, Milano 1989.

DIÁLOGO
- Mons. Karlic: Dos ideas o dos cuestiones. Primero no es fácil hacer
que el diálogo sea constructivo en el sentido de ir operando con lo que
se va diciendo por las distintas personas que se expresan.
Qué importante sería poder decir algo con respecto a la exposición del
profesor Baggio, que teológicamente toca fondo. Solamente se toca
fondo en todas las cuestiones cuando lo último es persona, no
simplemente ideas, no simplemente cosas, sino personas y en definitiva
Dios. Entonces, me pareció muy lindo porque cuando decía qué es la
fraternidad, decía que el vínculo de la fraternidad, se recibe a través de
la Redención y en el Espíritu Santo. Realmente, llegar a decir esto me
parece que es llegar a decir lo último. Se llega a expresar que la
fraternidad -la que pedían los revolucionarios de la Revolución
Francesa, y la que piden todos los muchachos y las chicas del mundo- o
se funda en el Espíritu Santo, que es el vínculo de Dios, o no acaba de
ser auténtica según la antropología divina; por eso, me parece, es tan
importante el diálogo.
Pienso mucho en lo que escuché del profesor Viola que me parece
que es un intento de acercarnos a los que no tienen contacto con esta
visión del hombre, con esta antropología. Me parecería muy bien
distinguir entre lo que es el mundo de los principios y el hecho de la
realización.
Y la segunda cosa sería: cómo conseguir aún entre nosotros -porque
así tiene que ser toda palabra y el hombre tiene que vivir su verdad
profunda siempre como lo hace el Papa Juan Pablo II, como dicen que
lo hacía Pablo VI que se ponía por entero en cada palabra que decía
porque siempre era hijo de Dios que caminaba hacia el Cielo-, cómo
hacer que nuestro encuentro acá en este domingo, sean palabras dichas
al modo como habla Dios. Cómo hacer que el diálogo y el diálogo para
la fraternidad, sea un diálogo en que las palabras se digan desde el
Espíritu Santo, que al ser dichas desde el Espíritu Santo ya tienen un
principio auténtico de fraternidad. O sea, cómo conseguir esto entre
nosotros. No sé, sobre todo pienso en los muchachos y las chicas y para
nosotros también, decir ¿éste es un ideal que nunca lo conseguimos? ¿
Éste es un ideal que tenemos que esperar no sé cuántos siglos para que
se realice? Yo digo que no. De lo contrario estaría pensando que este
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 250
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

momento carece de densidad. No es así: este momento, este presente


tiene tanta densidad que, como dice la filosofía y la teología clásica, si
se lo vive según el designio de Dios, en este momento el Espíritu está
operando. ¿Para qué? Para el amor de Dios, para la fraternidad.
Entonces, cómo lograr que nuestro encuentro sea un encuentro de
fraternidad con esa nueva antropología, porque quiero entender que la
vida siempre tiene apertura al infinito. Y solamente con esa apertura al
infinito es posible la fraternidad. Y por eso me parece tan importante
este acontecimiento como hecho argentino-italiano, como hecho
humano, porque somos de la única humanidad donde está China, la
India, etc. Por eso le agradezco mucho. Lo que usted decía del
momento de la muerte creo que tiene que ser una dimensión muy
trabajada, porque la muerte realmente es una posibilidad de amor, la
última y más perfecta.
- Prof. Savagnone: Nella tua relazione ho trovato molto interessanti tanti
spunti. Però, non ti nascondo che la parte "costruens", specificamente il
discorso sulla nuova antropologia, mi sembra validissima dal punto di
vista del credente, ma meno immediatamente proponibile alla comunità
culturale di oggi. Certo, in essa vi sono molti che accettano l’idea di
fraternità, anche se sganciata da ogni riferimento al cristianesimo. A
costoro forse si dovrebbe far notare che questa idea non è stata
un'invenzione moderna, ma ha le sue radici in una tradizione più
profonda, che ora non è più riconosciuta. Guardate che l'origine delle
cose che voi pensate é nel Vangelo, è nell'immagine di Gesù. Ma ce ne
sono tanti altri che vivono nella prospettva di un individualismo selvaggio
e conflittuale e che non riconoscono affatto la fraternità come proposta
antropologica, anche se magari vanno a Messa la domenica. A costoro è
necessario proporre loro degli argomenti alla loro portata. Questa
proposta, insomma, ha bisogno di una mediazione, che la renda
comprensibile ed accettabile. Solo così essa potrà far breccia anche in
ambienti laici e nell'opinione pubblica.
- Prof. Baggio: Io non entrerei in argomenti che non riguardino
direttamente il nostro tema, che è già tanto vasto.
- Prof. Savagnone: Per caritá, siamo in una fase di ricerca, l'hai detto tu
all'inizio e mi pare lo spirito che dobbiamo parlare. Qui cerchiamo di
aiutarci a vicenda.
- Prof. Baggio: Io ne ho avuti tanti di aiuti in questi giorni. A me sembra
imporatnte che noi diventiamo coscienti di questa profondità dell’idea di
fraternità, perché magari noi per primi non riusciamo a capirla fino in
fondo; naturalmente, questa comprensione non dipende dal cervello di
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 251
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

una persona che a tavolino fa una scoperta: è la realtà del Corpo Mistico
della Chiesa che fa zampillare lo Spirito e che aiuta tutti noi. Sono
rimasto ammirato per tutto ciò che è stato detto sulla fraternità in questi
giorni. Ieri sera, con tutto che eravamo molto stanchi, abbiamo seguito la
trattazione di Monsignor Serrano, che mi è sembrata quasi una
ecclesiologia della fraternità. Era da meditare, era un pensiero
meditante, e tutti i contributi sono stati profondi.
Il nostro lavoro comporta prima di tutto diventare noi coscienti della
profondità della cosa, e di sentirci grati per l'ispirazione che ci é stata
consegnata. Dobbiamo però, poi, riconoscere che questa riflessione
sulla fraternità ha bisogno di mediazioni. Ciascuno di noi, pur avendo
una ispirazione cristiana, potrebbe scrivere un intero libro senza mai
dichiarare esplicitamente questa ispirazione, ma trasformandola e
traducendola nei termini che sono richiesti dalla sua disciplina: questo è
il lavoro di mediazione.
Una mediazione che ha vari aspetti. Credo che la mediazione
fondamentale sia vivere nella verità e nell’amore con gli altri uomini.
Gesú è stato crocifisso storicamente una volta sola, ma noi dobbiamo
rivivere la crocifissione e anche l'abbandono e la morte di Gesú nei mali,
nei dolori e nelle sofferenze nostre e degli altri uomini; condividiamo il
dolore con tutti, ma con la differenza che noi crediamo che Gesù è
anche Risorto, e questo ci dà una luce. Credo che la Resurrezione
debba essere vissuta anche nel pensiero, non è soltanto una dimensione
della vita pratica: dobbiamo cioè arrivare a pensare delle cose che
risultino di luce agli altri, anche se noi non mettiamo dentro il nostro
discorso i dogmi della fede. Resurrezione del pensiero significa che
dobbiamo riuscire ad illuminare le nostre discipline, a portare alla luce
tutta la verità che contengono.
Credo anche che si debba tenere conto di un altro aspetto. Anche chi
non ha la fede e dunque non riconosce Dio, quando s'imbatte in Gesú
crocifisso, abbandonato e morto ha un atteggiamento diverso; non c'è un
uomo che non abbia sperimentato la malattia, il fallimento, l’essere stato
incompreso, o tradito, o umiliato, o escluso; e quando si sperimentano
queste cose, si ha una certa comprensione del Crocifisso, perché ci si
riconosce in Lui, anche se non si ha la fede. Cioè, la realtà di Gesù
Crocifisso e abbandonato è realmente universale. Quando noi
condividiamo queste realtà umane anche con dei non credenti,
sperimentiamo, almeno qualche volta, di entrare in una dinamica che, se
ne seguiamo la logica, tende a portarci alla soluzione, alla Resurrezione.
Infatti, abbiamo fiducia che Gesù, con la Redenzione, ha cambiato la

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 252
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

natura degli uomini, li ha aperti e preparati a riconoscere Lui,


specialmente attraverso il dolore.
Quindi, l'altro uomo, non credente, può essere lontano dal
cristianesimo quanto alla sua cultura, ma noi sappiamo che dentro di lui
c'è la capacità di riconoscere la fraternità; ogni uomo ha una vocazione
che attende di essere espressa, attende di essere accesa, e ogni uomo
muove da una volontà di bene, interpretata a suo modo.
Un altro aiuto ci viene dal fatto che la cultura razionalistica, di tipo
illuminista, ha incontrato alcuni pesanti fallimenti. Quindi si comincia a
capire la convenienza, la necessità di cambiare il modo di pensare e di
cercare un diverso paradigma.
Pensiamo a Donatien de Sade, che è pubblicato nella prestigiosa
collana de "La Pléiade", accanto a Rosseau, accanto a Voltaire, accanto
ai grandi del pensiero francese. Ora, se si va a scavare nelle opere di
Sade si trovano delle cose impressionanti. Ho fatto uno studio qualche
anno fa sul legame tra Sade e la prima generazione degli illuministi, ho
visto il disincanto di Sade che, sintetizzando, diceva: "Voi dite che Dio
non c'è più, voi l'avete sostituito con la natura e con la ragione, e mi dite
che i grandi principi, che prima si fondavano su Dio, ora si basano sulla
natura e sulla ragione. Non è vero -dice Sade -, non è una fondazione
sufficiente. Se Dio non c'è, allora io non ho nessun obbligo nei confronti
dell'altro uomo. Perché se non c’è Dio Padre, l'altro uomo non è il mio
fratello; e la ragione mi dice che l'altro è diverso da me, la natura ci ha
fatti diversi, e la legge della natura vuole che questa diversità si esprima,
dunque che il più forte domini il più debole". Gli scritti di Sade solo
apparentemente hanno al centro la sessualità; per lui la sessualità è il
mezzo con il quale l'uomo usa la violenza: non è sessualità dunque, ma
è il desiderio di annientamento dell'altro, cioè, di dimostrare la propria
potenza.
Allora, una ragione, anche illuminista come orientamento, ma che
mantiene il senso della rettitudine, quando vede questi effetti comincia a
capire che il paradigma va cambiato. La nostra società è largamente una
società sadiana, cioè, una società che quando entra in meccanismi
competitivi di tipo posizionale -direbbe Stefano- distuttivi di ricchezza e
delle persone, riproduce il rapporto tra il carnefice e la vittima. Quindi,
paradossalmente è il diventare evidente del male che ci dá una mano,
che fa nasce l’esigenza di cambiare il paradigma della ragione
contemporanea: ma bisogna essere lì, vivere dentro la realtà
contemporanea, con la disponibilità giusta per ricercare categorie
diverse di pensiero.

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 253
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

- Padre Anaya: Profesor Baggio me parece acertadísima su búsqueda


de una antropología para fundar la fraternidad porque a mi criterio,
desde el punto de vista de la teología, toca el tema de la filiación del
hombre que me parece la puerta de ingreso, porque en definitiva
nosotros hemos sido creados para ser hijos del Padre en Jesucristo.
Entonces, el principio es la filiación, diría, porque ése es el designio del
Padre que nosotros experimentamos en la fraternidad, porque no somos
hijos del Padre sino en Jesucristo que es nuestro primogénito.
Ahora, el problema está, como muy bien apuntaban recién, en cómo
hacer que esto que es un misterio sobrenatural profundamente cristiano,
pueda ser categoría de diálogo con el hombre que no cree. Y creo que
la respuesta está -me atrevo a decirlo, no sé si es un poco audaz- en
que la redención, que es el misterio al cual usted apuntaba, está ya
presente en la creación. Es decir, la redención está presente en el
designio eterno del Padre, pero que tiene, digamos así, como un primer
paso en el tiempo histórico, en orden a nosotros, que es la creación. Y
por lo tanto el concepto de naturaleza. Es decir, la naturaleza del
hombre está profundamente tocada por la redención, por lo tanto por la
filiación y por la fraternidad, de modo que el hombre no puede no vivir de
esta manera, no puede no sentir desde sus más profundas entrañas
este reclamo de ser hijo y de ser hermano, que nosotros decimos, el
catecismo lo dice, por ejemplo, diciendo "el hombre tiene sed de Dios".
Pero, ¿qué es esta sed de Dios? No es algo simplemente genérico sino
que es la profunda necesidad de sentirse hijo del Padre y hermano del
otro en Jesucristo. Entonces, dónde estaría la dificultad contemporánea
-no sé si es una audacia-, en que nosotros estamos un poco ciegos, es
decir, nos cuesta reconocer este clamor interior del hombre porque nos
falta humildad, es decir, el descubrir quiénes somos, simplemente, -
como decía San Agustín- "hacer una mirada introspectiva", y descubrir
este reclamo interior de filiación y de fraternidad.
Por eso el concepto de naturaleza me parece que está tan
desprestigiado, porque el concepto de naturaleza se ha categorizado
como un concepto biológico, tenemos esta categoría científica positivista
y nos falta la mirada, yo diría, simplemente espiritual, humana, a lo que
somos y a lo que es nuestra naturaleza. Entonces, en la medida en que
nosotros podamos recrear caminos para que los hombres descubramos
qué es la naturaleza y tener esta mirada de una naturaleza que está
signada por Jesucristo y por lo tanto, en Jesucristo, hijos del Padre y
hermanos entre nosotros, podemos reestablecer, recrear, un diálogo con
la cultura de hoy.

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 254
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Por eso me gusta muchísimo poder fundar una antropología donde la


mediación sería la naturaleza, pero la naturaleza entendida desde esta
nueva perspectiva.
- Prof. Baggio: Io ho l’impressione che un certo stile di pensiero, che è
importante per la storia della civiltà europea e per quello che essa ha poi
comunicato agli altri popoli, stia sempre più mettendo in evidenza i suoi
limiti. Certamente il pensiero “astratto”, il pensiero tutto incentrato nella
dimensione concettuale, ha una sua forza nel cercare la verità. Ma
l’uomo non è solo concetto, e sempre più si sta rivelando diverso da
come il pensiero astratto lo considera. Direi che si comincia ad avvertire
con forza sempre maggiore il bisogno di un pensiero più “sapienziale”.
Non è la rinuncia al concetto, perché il concetto è essenziale all'essere
uomo; ma è l’aprirsi anche ad un’altra dimensione, il comprendere che il
percorso concettuale rischia di disseccarsi. Aprirsi ad un pensiero
sapienziale significa, per esempio, unire il pensiero e la vita; dobbiamo
renderci conto che un bicchiere d'acqua dato con amore, comunica una
verità, comunica un'idea, dice: tu per me sei importante quanto lo sono
io. Se gli do un bicchiere d'acqua ottengo un risultato superiore a quello
che otterrei cercando di spiegargli il concetto; se c’è la vita, può esserci
anche il concetto: egli capirà ciò che penso attraverso l’atto che ho
compiuto e che contiene la verità su entrambi. La convinzione che vita e
pensiero possano venire separati è una convinzione che, in apparenza,
nessuno accoglie. In realtà, la storia del pensiero occidentale è stata
profondamente segnata da tale scissione. Pensiamo soltanto, come
esempio, alla separazione che, all’interno degli studi teologici, spesso
divide la conoscenza mistica da quella teologica nel senso scientifico;
spesso il mistico non viene preso sul serio: ma ha conosciuto Dio in
maniera molto più profonda del teologo. E la separazione, spesso,
dipende dalla rigidità della teologia, dal suo apparato concettuale che si
rivela troppo povero per ospitare una conoscenza che lo sommerge; un
apparato che dovrebbe rimettere in questione se stesso, “sciogliersi” e
ricostituirsi avendo, in sé, anche l’apertura alla dimensione mistica.
Allora, c'è forse un pensare più “semplice” al quale dobbiamo arrivare,
intendendo che il pensiero complesso che abbiamo oggi, è più
rudimentale del pensiero semplice. Il pensiero semplice è anche un
“vedere”. Uno studioso italiano, Giuseppe Maria Zanghì, ha scritto cose
importanti su questo argomento.
Certo, per raggiungere questa nuova forma di pensiero, che così
maldestramente sto cercando di delineare, ci vorrebbe, per così dire, un
“tipo umano” inedito. Ma da dove potrebbe venire questo tipo umano,
risultato, quasi, di un “salto antropologico”? Credo che possa venire dalla
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 255
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

fraternità vissuta. Se noi pensiamo in quanto individui isolati, per forza di


cose elaboriamo dei concetti e procediamo solo su di essi. Ma se
incominciamo l’avventura di un “pensare insieme”, allora è necessario
mettere in atto un atteggiamento vitale capace di costruire la comunione:
significa, per esempio, che quando lei parla io devo, in un certo senso,
cercare di scomparire, non devo ascoltare in maniera difensiva, in
agguato con tutti i miei concetti pronti a mordere come se fossero dei
cani da guardia che difendono la mia conoscenza: io devo dimenticarmi
di esserci per accogliere il pensiero del mio interlocutore nella sua
pienezza. Questa accoglienza non è adesione intellettuale: ciò che il mio
interlocutore dice potrebbe anche contenere errori; ma è un’accoglienza
amorosa della persona che parla, un “farmi uno” con il suo punto di vista
e con la sua dimensione umana. La verità, poi, emerge dal dialogo, che
non sarà più confronto tra diversi apparati di pensiero che cozzano l’uno
contro l’altro, ma il reciproco riconoscimento e la reciproca composizione
della verità, l’incontro fra gli aspetti di essa che sono stati affidati a
ciascuno. Noi troviamo un “modello originario” di tale modo di conoscere,
nel modello vissuto da Cristo, che dobbiamo considerare non solo dal
punto di vista della fede, ma per la sua portata antropologica: Gesù dà lo
Spirito solo passando attraverso l’annullamento, la Kenosis completa,
quando cioè si compie il Suo abbassamento. In modo simile, amare
nell’ascolto significa che io mi fido che lo Spirito custodisce il mio
pensiero e la mia persona, e posso, così, fare uno spazio totale all'altro
in me; e questo deve venire ricambiato. Allora il pensiero sorge
“insieme”, da un luogo comune che è l’incontro delle nostre interiorità.
Ciò cui diamo vita attraverso questa esperienza è già un tipo di uomo
nuovo, perché quando ci separiamo non siamo più come prima,
ciascuno ha dentro di sé gli altri, ciascuno è, in un certo senso, l’unità
che ha costituito con gli altri.
Questa realtà, da una parte, è resa possibile pienamente dalla
Redenzione: è Gesù che la rende possibile e la spiega; d’altra parte, è
una realtà antica: la filosofia nasce come esperienza di vita in comune,
nella quale il primo passo è proprio l’annientamento di sé: chi non ricorda
il processo di purificazione cui Socrate sottoponeva i giovani che
dialogavano con lui, distruggendo, in loro, tutte le false convinzioni? E i
giovani si sentivano, poi, “svuotati”, e chiedevano a Socrate che egli
dicesse loro quale fosse la verità; e Socrate non comunicava loro,
dall’esterno, la verità, ma cominciava, con loro, un processo attraverso il
quale la verità emergeva dall’interiorità di ciascuno. Questa esperienza
conoscitiva era un’esperienza vitale di “pensare insieme”, che ha
elaborato anche la sua tecnica: la dialettica. Il cammino successivo della
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 256
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

filosofia ha mantenuto la conquista tecnica, dimenticando, spesso, la


realtà vitale della comunione che le dà efficacia. Per Socrate era
talmente vitale questa esperienza, che lui ha dato la vita per esserle
fedele; e con Platone, successivamente, la cosa si ripete: gli stessi
rischi, lo stesso vivere e pensare dentro la città, ma anche “contro” la
città, il potere del suo tempo. Il “pensare insieme” al quale, io credo, oggi
dobbiamo tendere, è autentico pensiero, si collega alla radice originaria
della tradizione filosofica. Oggi però abbiamo una possibilità di pensiero
sapienziale che nell'antichità non c'era, perché abbiamo una più
profonda esperienza e conoscenza di Dio. Nell'antichità il sapiente, per
diventare tale, veniva, in diverse forme “posseduto” dalla divinità, ne era,
in qualche modo, schiacciato; ancora, non aveva la possibilità di
condividere tale sapienza: spesso, anzi, si trovava in rapporti conflittuali
con altri sapienti.
Noi invece abbiamo la possibilità, per cosí dire, di accogliere Dio nel
rapporto fra noi. Questa è la fraternità. Essa, nella sua radice, è l’aver
ricevuto la possibilità di costruire fra noi -come è possibile agli uomini- lo
stesso legame che unisce le Persone divine. Vivere la fraternità, nel suo
fondamento, è vivere la Trinità. Ma, allora, anche il pensiero, poiché
sorge da questa comunità amante e pensante -pensiero d’amore- avrà il
timbro dell’unità: ci potrà essere l’incontro tra i sapere, quella sintesi
della verità alla quale l’uomo ha sempre aspirato. É certamente un punto
di arrivo; però è un’esperienza che possiamo cominciare a vivere anche
fra di noi. Ieri sera, quando ha parlato Monsignor Serrano, e anche
adesso con l’intervento di Monsignor Karlic e degli altri: questi interventi
mi hanno dato un senso di bellezza, non solo di verità, perché
esprimevano, forse, l'anima di tutti.
- Prof. Zamagni: Volevo chiedere a Baggio se con la sua analisi molto
efficace, e puntuale dell'illuminismo francese salva Condorcet, oppure se
Condorcet lo mette insieme agli altri, a Voltaire, ecc. Sappiamo infatti
che Condorcet aveva delle frequentazioni molto strette con gli illuministi
della Scuola Scozzese, in particolare con Hutcheson, con Hume. Questa
è la domanda puntuale.
Invece mi he piaciuto questo riferimento ai tre fallimenti della fraternità
che a un economista richiamano i fallimenti del mercato, i così detti
"market failures". Nel secondo fallimento, e cioè, il riferimento al fatto che
ad Haiti i rivoluzionari francesi non avevano riconosciuto gli indigeni, uno
potrebbe dire, che quello più che un fallimento era una conseguenza del
razzismo allora imperante. L’idea cioè che i neri non erano persone, e
quindi la fraternità che è una propietà della relazione tra persone, se
l’altro non è persona io non sono tenuto ad applicarla. In questo senso
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 257
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

sarebbe bene che noi rileggessimo anche Hume che pure viene passato
per il grande filosofo del liberalismo pragmatico inglese. Hume scrive nel
La Natura Umana pagine di fuoco. Dice addirittura, che gli africani sono
indietro, perché non sono uomini, non sono persone. Nel settecento
l'idea dominante era che, appunto, la razza nera non appartenesse al
genere umano. La domanda, invece, più importante è questa. Come mai
non hai ritenuto di fare riferimento alla scuola degli illuministi italiani?
L'illuminismo italiano è l'illuminismo della Scuola Milanese e della Scuola
Napoletana. La Scuola Napoletana sappiamo tutti: Antonio Genovesi,
Filangieri, la Scuola Milanese: Verri e Beccaria. Ovviamente quello che
hai detto tu è verissimo ed è una delle nostre responsabilità, che tutti i
nostri professori di Storia di filosofia al Liceo, all'università quando
spiegano l'illuminismo è sempre solo quello francese quello cui si fa
riferimento. Se allora rileggessimo le opere degli illuministi milanesi e
napoletani scopriremmo che il rapporto da loro privilegiato, a proposito
della fraternità, era il legame tra fraternità e felicità. In questo senso il
trittico americano è più vicino all'impostazione italiana che non a quella
francese. Non è casuale che nel trittico americano non ci sia la parola
felicità. La Rivoluzione Francese e gli illuminusti francesi sono tristi, ma,
tristi davvero. Quale il nesso? Il nesso è che per essere felice bisogna
essere almeno in due, non si può essere felici da soli.
E’ questo il modo che oggi trovo più convincente per spiegare il
concetto di fraternità. Non ho bisogno di partire da altri a priori, mi basta
dire alla persona che mi stà di fronte: “tu voi essere felice?” E la risposta
è sempre sì, perché già Aristotele ci ricordava che l'uomo nasce per la
felicità. Non ho trovato mai nessuna persona che dicesse, di non voler
essere felice. Siccome questo è veramente un universale essendo
l'anelito alla felicità universale, su questo c'è identità di vedute. Mentre si
può essere massimizzatori di utilità da soli come Robinson Crusoe
nell'isola deserta, non si può ottenere la felicità da soli, perché la felicità
postula inerentemente l’esistenza di un altro ma, di un altro, che non è
visto in chiave strumentale. Quale allora la conclusione? Che la fraternità
diventa il principio che è fondativo della mia felicità e quindi anche
dell’altrui felicità. E’ in ciò l’interesse del contributo degli illuministi italiani.
Un’applicazione concreta. Si pensi al significato del principio della
divisione del lavoro.
Provate a pensare come sarebbe la nostra vita se non ci fosse la
divisione del lavoro che é un principio base dell'economia di mercato.
Una persona poco dotata intellettivamente che avesse degli handicap
fisici o mentali andrebbe alla distruzione. Senza divisione del lavoro, vuol
dire che ognuno deve pensare totalmente a ciò di cui ha bisogno, ma se
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 258
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

io sono handicappato non lo posso fare. La divisione del lavoro, invece


consente anche alle persone meno dotate in tutti i sensi di essere, come
dire, presenti, di generare “valore aggiunto” di generare relazioni con gli
altri. Ma allora questo cosa vuol dire? Vuol dire che il principio della
divisione del lavore postula la fraternità: dove non c'è fraternità la
divisione del lavore cessa di svolgere questo ruolo. Infatti noi lo vediamo
storicamente che quando viene meno il riferimento alla fraternità, quelli
che nella arena economica praticano la divione del lavoro ottengono
effetti perversi.
Allora, far capire che il principio della divisione del lavoro è l'altra
faccia della fraternità è un modo oggi molto importante per recuperare -
come cercavo ieri di dire a proposito dell'economia civile- la funzione
umanizzante del mercato e dell'economia. Perché se noi non facciamo
questo il mercato finisce con l’essere interpretato alla maniera di Marx:
"come il luogo della distruzione dell'umano".
Ecco, allora perché mettere la fraternità dentro il mercato, cercavo di
dire ieri, è la condizione per recupearre una tradizione di pensiero che é
nostra. Non è casuale che gli illuministi italiani fossero tutti cattolici;
Genovesi era un abate, così come Galiani.
- Prof. Baggio: Grazie Stefano. Per quanto riguarda Condorcet e la
fraternità, egli è fra coloro che espungono tale principio dalle loro
considerazioni; Condorcet è un tramite importante fra la generazione dei
grandi illuministi -che muoiono tutti prima della Rivoluzione del 1789- e la
Rivoluzione stessa; ed è un tramite anche verso la successiva
generazione degli “ideologi”. Nei suoi interventi -legati alle lotte che stava
conducendo- diffida della fraternità, proprio perché è il principio più
chiaramente cristiano.
Poi per quel che riguarda l'illuminismo italiano, ho un’enorme simpatia
per le ricerche che stai conducendo, e anche per il lavoro del professor
Luigino Bruni, che pure è impegnato su questo fronte e dal quale sono
tenuto al corrente dei vostri lavori. Non ho considerato l’illuminismo
italiano, nel mio intervento, per due motivi: il primo consiste nel fatto che,
per quanto riguarda l’idea di fraternità, mi sembra in primo luogo
necessario condurre uno studio all’interno della cultura francese, che è
arrivata a proclamare esplicitamente tale principio: trovarne le fonti, i
rimandi, i diversi significati all’interno di una tradizione unitaria, anche se
aperta ad altri influssi; il secondo motivo è che questo è un lavoro che
state facendo voi, e c’è bisogno di attuare una sorta di “divisione del
lavoro”, proprio per l’importanza della materia che stiamo considerando.
Queste nostre riflessioni sulla fraternità sono molto lontane dallo
standard dominate nelle nostre materie; per questo, è necessario uno
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 259
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

studio serio. Io quest'anno ho passato dei mesi negli archivi parigini,


proprio per ricontrollare le fonti e non per non dovermi fidare della
bibliografia già esistente sulla fraternità; così, si possono fare delle
affermazioni che non sono campate in aria, si può rispondere anche ad
eventuali contestazioni. In realtà, noi, in ambiti differenti, stiamo
costruendo un nuovo paradigma, ed è un lavoro serio, che va fatto
anche per gli altri, soprattutto per le future generazioni.
Per quanto riguarda Haiti: è vero, la cultura del tempo aveva difficoltà
con le razze, nel senso, in particolare, delle diversità culturali. Si
sviluppavano anche delle idee di uguaglianza universale: cito l’esempio,
della “Società degli amici dei neri” che sorge poco prima della
Rivoluzione e agisce durante il decennio successivo. Vi agisce, fra gli
altri, l’Abate Grégoire, che é forse, insieme a Brissot, il più attento a
riconoscere l'umanità del nero, che sostiene la liberazione dei neri,
ammette che sono capaci di emancipazione e fonda tali convinzioni su
un impianto culturale cristiano. In Grégoire c'è la convinzione che la
Rivoluzione Francese, nonostante il male provocato, gli eccessi, ecc.,
rientri in un disegno di Dio per fare avanzare l'umanità. Quindi,
nell’epoca dei preti ammazzati, con la situazione della Chiesa
perseguitata, c'è il dramma di questo uomo che vuole essere fedele ad
una intuizione interiore che gli dice che forse, nonostante il massacro, la
Rivoluzione è una svolta storica che in qualche modo rientra nei piani di
Dio. Però Grégoire dice: "i neri si emancipano diventando come noi". Il
modello umano di riferimento, cioè, è l'europeo francese illuminista che
fa la Rivoluzione. Allora il problema è di una insufficenza antropologica.
Non c'è razzismo, ma c'è una visione dell'uomo che non ha le dinamiche
di cui parlava Padre Anaya, cioè non è capace di vero riconoscimento
dell'altro, dell'alterità. L'universalizzazione, per gli illuministi, consiste nel
portare il loro modello a tutti; e quindi è una forma di imposizione. Mentre
l'universalizzazione in chiave di fraternità è riconoscere la diversità
dell'altro e capire che l'unità, l’unversalità, si raggiungono attraverso la
ricchezza di diversi contributi. Ma questo vuol dire che qui è all’opera,
ancora, la realtà dell’analogia fra ordine religioso e ordine politico-
sociale; sembra che, almeno in parte, il Dio a cui si riferiscono questi
pensatori non sia ancora un Dio Trinitario, che è di per sé Comunione e,
dunque, fornisce il modello per una relazione fra esseri distinti; non era
entrata ancora nella cultura della Chiesa la consapevolezza delle
conseguenze culturali e sociali che vengono dalla rivelazione che Dio fa
di Se Stesso come Trinità, e che dovrebbe portare ad una più profonda
comprensione delle relazioni umane e delle diversità esistenti fra gli
uomini.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 260
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Dall'altra parte gli studi Trinitari cominciano a decollare nel Novecento


presso gli ortodossi, da noi arrivano tardi, noi abbiamo studi Trinitari seri,
da quando? dall'epoca del Concilio a grosso modo, con pochi precursori
prima, e questa cultura “trinitaria” ha importanti conseguenze per la
riflessione e la vita politica. Infatti, se io fondo un sistema politicamente
verticale perché vedo Dio come un Padrone Assoluto, e intendo
riprodurre nell’ordine umano l’ordine gerarchico del cosmo, nel momento
in cui mi viene rivelato che Dio è amore, è Trinità, è relazione, che tipo di
sistema politico sono spinto a fondare? Questa è una domanda che solo
in epoca recente è stata posta.
- Prof. Viola: Io appunto, mentre parlavi, riflettevo su questo.
Effettivamente il grande mistero della storia è quello del progresso di una
coscienza cristiana, perché da un certo punto di vista, anzi da molti punti
di vista, dobbiamo riconoscere che duemila anni di cristianesimo, pur
essendo tutta la rivelazione cristiana già data all'uomo, tuttavia la
consapevolezza da parte dell'uomo di questo tesoro di Rivelazione è
forse ai primi passi in un certo senso. Poi c'è una difficoltà, direi,
maggiore che deriva dal fatto che le componenti della visione cristiana,
per così dire, non progrediscono armonicamente, ma si trovano dei casi
che poi hanno degli effetti storici alle volte dirompenti, che portano ad
una ripresa poi di un cammino. Per esempio, quando parlavi, appunto ti
riferivi all'antropologia cristiana del Secolo d'Oro di Vittoria, di
Bartolomeo de las Casas, come ad un’antropologia che è rispettosa
dell’uguaglianza degli uomini, della loro dignità, però nello stesso tempo
questa antropologia era pesantemente violata dalla pratica cristiana.
Penso all'inmensa violenza esercitata sugli indios, sui popoli americani
da parte degli spagnoli, per esempio, per dire une delle tante cose.
Comunque ci sono stati dei comportamenti di ampio respiro che non
sono stati rispettosi in ogni caso di quella antropologia, e questo si paga,
nel senso che la mancanza di rispetto della dignità umana poi
ingiustamente viene anche attribuita a quella antropologia che invece
non è stata rispettata, non è stata seguita, e che pure era derivata
profondamente da radici cristiane.
Quindi si è creata questa situazione paradossale, che rivela come il
gioco tra teoria e prassi è molto importante, perché una teoria puó
essere splendidamente costruita, ma se poi non è seguita da una prassi,
quella prassi può distruggerne la validità almeno agli occhi degli uomini,
anche se, magari, ingiustamente ed erroneamente. Questo è un punto
importante su cui riflettere.
Mi ha colpito moltissimo che un mio collega, che insegna filosofia del
diritto, qualche anno fa abbia scritto un libretto sul concetto di diritti
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 261
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

umani e di sovranità dello Stato, un mio collega molto noto di origini


marxiste, comunque lontano dal cristianesimo, che ha affermato che, se
fossero state seguite le idee di Vitoria, noi non saremmo a questo punto
nel diritto internazionale. E con una grande onestà intellettuale ha
riportato in questo libretto, direttamente in latino, una serie di passi delle
Relectiones di Vitoria per dimostrare come l'ordine internazionale, per
esempio, sarebbe stato impostato in maniera diversa se fossero state
seguite, effettivamente, queste idee.
Questo mi ha colpito, perché, insomma, trovare persone di questa
onestà è rarissimo. Di fatto, invece, il ragionamento più diffuso è quello
di dire che la prassi della società così detta cristiana in quei secoli è
stata questa e, quindi, anche le idee sono sbagliate. Questo è il
ragionamento normale, direi, implicito nelle persone. Possiamo dire che
è un ragionamento infondato, che bisogna saggiare la validità delle idee
mediante altre idee, mediante dei ragionamenti e non mediante un puro
e semplice ricorso alla prassi, tuttavia è il modo spontaneo di ragionare
della gente. E questo ha fatto fare dei passi indietro alla teoria cristiana,
diciamo così.
Per questo ora ci troviamo di fronte a questo problema della fraternità
che ha indubbiamente origini cristiane, che però sono state smarrite. E
naturalmente ci troviamo anche di fronte ad un progresso nella prassi
che puó essere poi rivalorizzato come tu, giustamente, molto bene hai
sottolineato, collegandolo in fondo anche a questa dimensione
dell'azione dello Spirito, perché la prassi non deve essere considerata
puramente, semplicemente come una pura empiria, come una serie di
comportamenti casuali, gettati là alla rinfusa. Ma in questa prassi
bisogna anche vedere lo Spirito all'opera. Quindi, c'è anche questa
azione dello Spirito che conduce gli uomini attraverso percorsi strani,
percorsi contraddittori ma orientati verso orizzonti, magari, di una
maggiore fraternità.
Ed oggi, per dire qualcosa su questo concetto di fraternità, poiché ci
siamo chiesti in questi giorni se la fraternità può diventare un concetto
politico, può diventare una categoria politica come la libertà e
l'uguaglianza, inclino a pensare che in fondo non è neppure un bene che
diventi un concetto politico come la libertà e l'uguaglianza, ma è piuttosto
da ritenere come il senso stesso di una comunità politica, cioè
l'atmosfera propria di una comunità politica, quell’elemento inafferrabile
che ogni comunità politica che si voglia considerare veramente tale deve
avere. Quell’elemento in una certa misura inafferrabile perché
trascendente, perché non catturabile interamente attraverso delle
categorie politiche.
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 262
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

Tu all'inizio hai parlato giustamente di un rapporto tra politica e


religione in un modo non istituzionale, ma in un modo più profondo. In
realtà c'è un aspetto religioso necessario per ogni comunità politica che
voglia dirsi veramente tale. Questo aspetto religioso, forse, è bene che
resti inafferrabile da categorie politiche secolari, può darsi che questa
indefinibilità della fraternità sia in realtà un bene, cioè, la possibilità di far
sì che la fraternità resti agganciata ad una dimensione trascendente.
La comunità politica, per essere tale, ha bisogno di questa dimensione
trascendente, sia sul piano della fraternità sia sul piano di un altro
concetto, che è fondamentale per la comunità politica e di cui si è parlato
per la verità poco in questi giorni, cioè il concetto di autorità. L'autorità
anche nell'ambito della stessa democrazia, in cui l'autorità è
effettivamente poi assegnata in una maniera puramente formale senza
richiedere dei contenuti particolari o dei soggetti sacrali particolari, è
ormai chiaro che conserva qualcosa di trascendente. Anche
recentemente sono stati scritti dei libri in questo senso. Obbedire ad una
autorità in fondo lo si può fare solo se riconosce un'ulteriorità di fondo, e
questo non è possibile se questa autorità è vista come un fratello,
puramente e semplicemente un uguale in quel senso che dicevamo o
anche un fratello maggiore. No, nell'autorità c'è qualche cosa del Padre,
c'è sempre qualche cosa del Padre, così come nella fraternità c'è
qualche cosa della fraternità di Cristo, appunto, dello Spirito come tu
dicevi.
In realtà noi ci troviamo di fronte a comunità politiche secolari,
pienamente secolarizzate, eppure ci sono in esse aspetti non codificabili
mediante concetti politici, non afferrabili pienamente, come è avvenuto, o
come si è cercato di fare, con la libertà e con l'uguaglianza; in questo
senso fraternità e autorità sarebbero accomunate nel trovarsi in questa
sfera di confine, cioè tra politica e religione, cosa necessaria per ogni
comunità politica anche secolare. Non so se condividi queste
considerazioni.
- Prof. Baggio: Francesco, hai fatto un intervento talmente denso che
riesce impossibile entrare in tutte le cose che hai messo in campo. In
effetti, ci sono cose di cui non siamo riusciti a parlare e invece varrebbe
la pena. Una é propio il rapporto tra autorità e fraternità. Un'altra cosa
importante sarebbe cercare di analizzare quelli ordinamenti giuridici nei
quali la fraternità ha corso o come principio esplicito o come principio
operante anche se non dichiarato; su questo punto ci sono degli studi
soprattutto per la parte francese (Michel Borgetto), adesso cominciano
anche quelli per la parte italiana (Filippo Pizzolato). Un accenno a queste
cose varrebbe la pena perché darebbe l'idea che la fraternità può entrare
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 263
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

nell'ordinamento giuridico, e può arrivare a favorire o addirittura


prescrivere comportamenti fraterni, naturalmente non al modo di Saint
Just. Quando Saint Just fece la sua proposta di una fraternità di una
amicizia, obbligatorie, Madame de Stael, inorridita, scrisse che "non si
può prescrivere l'amore tra gli uomini”; eppure, se vogliamo sforzarci di
cogliere l’esigenza positiva presente in Saint-Just, egli aveva colto la
potenzialità ordinatrice della fraternità, anche se sbaglia completamente
nel modo di interpretarla.
- Dra. Rava: en varias oportunidades salió a relucir, ya desde la
pregunta del profesor Savagnone, la necesidad de considerar otro modo
de pensamiento. Se habló de un pensamiento más relacionado con la
vida, un pensamiento sapiencial, un pensamiento relacional. No estuve
en la primera exposición de Lila, pero me dijeron que habló de la
importancia de una antropología femenina y allí trajo el tema de lo
relacional, tanto en la relación trascendental de Dios con el hombre
como en la relación entre los hombres y trajo a María como la mujer que
dijo su Fiat a la encarnación y Jesucristo unió lo humano con lo divino.
Entonces, me parece que en este ámbito justamente, podemos
encontrar en una nueva antropología algunos aspectos importantes.
Uno, retomando lo que el Prof. Baggio dijo sobre la importancia del
Espíritu, "la fraternidad está fundada sobre el don del Espíritu que une a
los hombres entre sí". El gran obstáculo que nosotros encontramos para
pensar de otro modo es de carácter interior. Estamos interiormente
divididos por esa realidad que se llama el pecado. Entonces, la primera
tarea hacia una fraternidad empieza desde nosotros mismos tratando de
unificar nuestras capacidades, teniendo en cuenta que esa tarea de
unificación la hace Dios con nosotros, el Espíritu con la colaboración de
nuestra libertad. Realizar esa unidad interior dentro nuestro, recordando
que no es la razón la que piensa, no es la inteligencia la que piensa,
sino la persona humana, soy yo que pienso con mi inteligencia, ése es
mi instrumento, diríamos, inmediato, pero mi inteligencia está vinculada
a la voluntad y a toda la dimensión mixta. Entonces precisamente en la
medida en que el hombre se unifica, se ordena interiormente la
sensibilidad estética y la afectividad concurren en la elaboración del
pensamiento, y tenemos más posibilidades de un conocimiento
sapiencial, capaz de captar la realidad de un modo más simple y
profundo.
Por otra parte, nadie como María fue sede de la sabiduría. Esa
unificación interior encuentra su perfección en María, en una mujer. En
el orden de la naturaleza y de la gracia, Dios quiso que fuera una mujer
la que le comunicara la sabiduría al mundo porque la naturaleza de la
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 264
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

mujer es más unitaria y está -y esto el Papa lo subraya en la "Mulieris


Dignitatem”- particularmente en contacto con la vida. A propósito de la
fraternidad entonces, además de esa unidad interior es fundamental la
presencia de la mujer no sólo en el ámbito de la educación familiar -
como anotó Lila- (ya que ella, como dice Juan Pablo II "es la mediadora
para poner al padre en contacto con el hijo"), sino en todos los ámbitos
de la cultura, porque tiene, dada por Dios, una especial capacidad
relacional, no solo de unidad interior sino de establecer vínculos
sociales, relacionales, fraternos.
- Dra. Corcuera: Hemos escuchado cosas interesantes acerca del
iluminismo y su influencia en la vida americana, porque hubo referencias
a los Padres Peregrinos. Pero ¿qué pasaba en el ámbito
hispanoamericano?, inmensa comunidad evangelizada que hoy nos
preguntamos si es una región subdesarrollada o todavía tiene grandes
islas de desarrollo espiritual.
El Iluminismo a fines del siglo XVIII y comienzos del XIX, en el caso
del Río de la Plata, tenía su fuerza mayor en las ciudades.
Especialmente en una ciudad, la actual Sucre, hoy perteneciente a la
República de Bolívia. La Universidad de Chuquisaca situada allí, fue un
foco para que los jóvenes rioplatenses estuvieran cerca de las ideas
iluministas francesas.
Hemos estudiado con algunas historiadoras una pieza muy
significativa que se encuentra en el Museo Histórico Nacional de Buenos
Aires, se trata de un gran ex-voto laico: "La Tarja de Potosí".
En esa iconografía las mujeres representan el ideario que tenían. Esta
pieza fue encargada en la ciudad altoperuana de Potosí, en un gesto
comunitario que demuestra el entusiasmo por el movimiento
independentista. Sin embargo, la inclusión de figuras masculinas con el
atuendo típico que se le atribuía a los estudiantes de Chuquisaca, nos
habla de las novedades que para ellas llegaban. La Tarja, esta coronada
por una figura de indígena en actitud de lograr su libertad. Mientras que
el gran espacio de la América del Sur, tiene en su centro una dedicatoria
al general Manuel Belgrano. La figura de Belgrano posee una gran
significación. Belgrano fue enviado al Alto Perú para calmar los temores
que la sociedad tenía con respecto al Iluminismo. Manuel Belgrano era
un cristiano practicante y constituía un seguro espiritual en tiempos
borrascosos.
La singularidad de separación en el pensamiento de estas sociedades
refractarias a esas ideas iluministas se mantuvo en el siglo XIX y
podemos decir que ese conflicto continua abierto en algunos aspectos.

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 265
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

¿Cuáles eran las características de estos iluministas?. Una sería la


apertura al mundo moderno en el cual la fraternidad asumía aspectos
diferentes a la antigua caritas cristiana. Los antiguos americanos, es
decir la matriz precolombina, poseía regímenes de solidaridad inscriptos
en la propia organización social. Sistemas de reciprocidad. A eso le
debemos sumar la fuerte impronta de la evangelización; luego
mantenida en gran parte por las familias y esencialmente por la
presencia femenina. Como señaló la Dra. Archideo podemos considerar
a las mujeres hispanoamericanas, guardianas de la tradición cristiana en
nuestro continente.
Para nosotros, en el mundo rural todavía, el tema del Bautismo y del
consiguiente compadrazgo es sumamente importante.
Desgraciadamente con la modernidad se van también muchos valores,
de aquello que fue la arquitectura espiritual de estas tierras.
Proponemos un ejemplo etnográfico actual: Trabajando en el interior
del país, al pie de los Andes, entre Catamarca y Santiago del Estero,
“sierras de Ancasti”, sobre unos ochenta kilómetros de puestos aislados
en un grupo criollo; me preguntaba, cómo sobrevivieron espiritual y
económicamente en zonas tan áridas y desoladas. En los primeros
siglos del virreinato, su principal fuente económica era la cría de
vacunos y el arrieraje. Llamamos arrieros a los encargados de llevar los
grupos de ganado, en este caso, a la zona de Chile.
Este grupo criollo sobrellevaba una inhóspita y larga travesía como
fue la vida del '600 y hasta avanzado el siglo XX. Creo que el sistema
estaba alimentado por una verdadera fraternidad: el compadrazgo. Y el
compadrazgo era el parentesco no solo material sino espiritual. Además
de la endogamia, porque las familias se formaban lógicamente en un
círculo bastante cerrado, entre esos grupos que la orografía separaba
existían estos otros elementos. El tema del compadrazgo pone en
evidencia un fuerte sentimiento de fraternidad y se es compadre a partir
de estar involucrado en el sacramento del Bautismo. El padrino, de
quien recibe el bautismo, es realmente un con-padre porque tiene que
asumir la responsabilidad, en caso de ausencia, de la educación
cristiana de ese niño.
Asimismo, en el arrieraje, el compadre era quien ofrecía toda la
hospitalidad y los recursos para seguir en esas largas travesías. Es
decir, tenían asegurados sus albergues, y no solamente el albergue sino
la cordialidad.
Ahora todos estos elementos criollos han hecho que uno se
preguntara: ¿cómo se mantuvo la fuerza del compadrazgo y del
bautismo en zonas tan aisladas?. En las primeras épocas de la llegada
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 266
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

europea, siglo XVI, para esta gente el Obispado estaba muy lejos,
situado en Arequipa, -en el Sur de Perú-. Fueron los curas doctrineros,
con su educación cristiana que pasaba a las familias, fundamentalmente
por vías de las mujeres, las que promovieron el mensaje religioso.
La inmigración europea del siglo XIX no destruyó esto. Existió una
fuerza femenina que mantuvo la educación cristiana. Esto
desgraciadamente se está perdiendo con el proceso del éxodo rural y de
nuevas costumbres que se imponen sobre esta gente que, para la
sociedad actual, ciudadana, es tratada como premoderna y arcaica, y
considero que es un elemento riquísimo de humanidad. Tanto es así que
ahora estamos volviendo sobre elementos paradigmáticos de la mujer
criolla, por ejemplo al de Rosa de Lima, que en época del fasto, de
esplendor -porque su vida coincide con el esplendor de la minas de
Potosí-, asume una vida de completa modestia y de virtudes
evangélicas. Rosa erige su oratorio en el fondo del jardín y contrasta con
el precioso convento de las monjas Catalinas en Arequipa. Esa ciudad-
convento deslumbró incluso a Flora Tristán. Este personaje, hija del
Iluminismo, se había destacado en la revolución de 1848 en Francia,
quedó admirada de la reedición en América de una ciudad en la que la
oración femenina era el objetivo principal. Es probable que Flora Tristán
que llegaba de la fraternidad no cristiana descubriera en ese convento
de las monjas de Santa Catalina de Arequipa, otro tipo de relación
humana.
Rosa de Lima había elegido un camino de mayor modestia que el de
estas arequipeñas, pero ambas vías convergen en un legado que por
medio de la educación cristiana aun se da.
- Dr. Videla: Profesor quería agregar una dimensión a lo que usted ha
expresado, retomando la idea de que la fraternidad sea uno de los
fundamentos de la sociedad política. Hemos visto tanto en su exposición
como en exposiciones anteriores la dificultad que esto plantea, porque
aún en la época en que existían intereses objetivos provocados por la
economía que de alguna manera debieron haber cimentado la actuación
de los integrantes de una sociedad nacional, porque la economía en esa
época también era una economía nacional, y la división del trabajo que
nos explicó el profesor Zamagni se daba esencialmente dentro de una
sociedad nacional, el comercio internacional jugaba un rol muy marginal.
En ese contexto favorable, de alguna manera, al desarrollo de la
fraternidad, y habiendo sido, incluso, públicamente mencionado por los
revolucionarios franceses, aquellos que de alguna manera hicieron
punta en la formación y consolidación de los estados nacionales, que "la
fraternidad debía ser una pieza esencial", aún así, rápidamente se la
L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 267
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268
Epistemología de las Ciencias Sociales. La Fraternidad
(2004) CIAFIC Ediciones

abandonó, cuánto más difícil es plantear esto en el contexto actual


donde la conveniencia entre distintos sectores de una misma nación, ya
no coinciden de la misma manera.
Vi por primera vez con alguna sorpresa esta temática cuando leí The
Work of Nations -El trabajo de las Naciones- de Robert Reich, y después
lo vimos aquí cuando un Simposio entero se dedicó al tema de
globalización. Es decir, el problema de que una economía nacional
antes crecía y, pese a las desigualdades internas que pudiera haber,
todos de alguna manera se beneficiaban porque estaban todos dentro
de un mismo barco. En las economías actuales no es así, las economías
globalizadas permiten que un sector de la sociedad pueda estar muy
bien, incluso mejorar y beneficiarse con la globalización, y otros sectores
de la misma sociedad nacional verse perjudicados. Y si podía haber una
duda teórica lo he vivido en la Argentina en los últimos años.
Objetivamente el papel de la economía internacional está complicando
de manera mayor que en el siglo XIX la posibilidad de que la fraternidad
sea el fundamento de una sociedad política nacional. Quería plantear
esto como un elemento que habría que tener en cuenta.
- Dra. Archideo: Muchas gracias Prof. Baggio por su exposición. Nos ha
posibilitado entrar en un encuentro entre lo histórico, lo político, lo
filosófico y lo teológico. Y gracias a todos los que facilitaron estas
relaciones.

© 2004 CIAFIC Ediciones


Centro de Investigaciones en Antropología Filosófica y Cultural
Federico Lacroze 2100 - (1426) Buenos Aires
e-mail: postmast@ciafic.edu.ar
Dirección: Lila Blanca Archideo
ISBN 950-9010-39-1

L'idea di "fraternità" tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. 268
Piste di ricerca per una comprensione della fraternità come categoria politica
Prof. Antonio Baggio, pp.217-268