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AINULINDALË

La Musica degli Ainur


Eru Iluvatar (l'Uno), creò gli Ainur dal proprio pensiero accendendoli della Fiamma Imperitura e li indusse a cantare nelle sue
Aule Senza Tempo secondo il tema che esponeva loro; Melkor però interpolò motivi propri producendo dissonanza.

Eru rese visibile la Grande Musica nel Vuoto, dando agli Ainur una visione del Mondo che avevano immaginato e della sua storia, cui
Egli aggiunse l'avvento dei Figli di Iluvatar, concepiti da lui solo, la cui dimora fu posta in Arda (la Terra).
Iluvatar mostrò agli Ainur come ogni dissonanza si combinasse nell'insieme producendo cose maggiormente meravigliose ed essi
indirizzarono i propri pensieri e desideri verso il Mondo, innamorandosi della bellezza della visone; Melkor invece desiderò
esserne sovrano e assoggettare i Figli di Iluvatar.
Ulmo fu l'Ainu che volse il proprio pensiero all'acqua, mentre Manwë, il più nobile degli Ainur, meditò sulle arie e sui venti e Aulë
aveva posto mente alla struttura della Terra.

Eru chiamò quindi all'esistenza Eä (il Mondo che è) nel mezzo del Vuoto e inviò nel cuore del Mondo la Fiamma Imperitura.
Molti tra i più grandi e i più belli degli Ainur discesero al principio del Tempo in Eä, ancora informe, come Valar (le Potenze del
Mondo) e operarono per dargli la forma preannunciata nel canto; essi si rivestirono della forma dei Figli di Iluvatar e trassero a
sé molti compagni per ordinare la Terra.
Anche Melkor discese in Eä dal principio e, bramando di essere il solo Sovrano di Arda, si scontrò con gli altri Valar cercando di
disfare e corrompere il loro lavoro.

VALAQUENTA
Novero dei Valar e dei Maiar secondo le tradizioni degli Eldar
Signori dei Valar:
Manwë (signore dei venti): il più caro a Iluvatar, colui che più chiaramente ne comprende i disegni; fratello di Melkor; Sulimo
(Signore del Respiro di Arda); Re Supremo di Arda
Ulmo (signore delle acque)
Aulë (signore della materia di Arda): modellatore della Terra; artista, artigiano e fabbro
Oromë (signore potente): terribile nella collera; cacciatore di mostri; Aldaron/Taunor (Signore delle Foreste); cavaliere del
destriero Nahar e possessore del corno Valaroma
Namo/Mandos: Fëanturo (signore degli spiriti) assieme al fratello minore Irmo; custode delle Aule di Mandos (le Case dei Morti);
Giudice dei Valar; conoscitore dei tempi
Irmo/Lorien: Fëanturo (signore degli spiriti) assieme al fratello maggiore Namo; custode dei Giardini di Lorien; signore delle
visioni e dei sogni
Tulkas (supremo in forza e prodezza): Astaldo (il Valoroso)

Valier, Regine dei Valar:


Varda (signora delle stelle e della luce): sposa di Manwë, dimora con lui sul Taniquetil (Oiolossë, Elerrina, Amon Uilos, la più alta
delle montagne); Elbereth (Regina delle Stelle)
Yavanna (signora di ciò che cresce sulla Terra): sposa di Aulë; Dispensatrice di Frutti;Kementari (Regina della Terra)
Nienna: sorella dei Fëanturi; regina della pietà e del cordoglio
Estë (la Gentile): sposa di Lorien; colei che guarisce le ferite e dona il riposo
Vairë (la Tessitrice): sposa di Mandos; colei che tesse tutte le cose che sono accadute nel tempo
Vana (la Sempregiovane): sposa di Oromë; sorella minore di Yavanna; signora della primavera
Nessa (la danzatrice): sposa di Tulkas; sorella di Oromë; signora di agilità e velocità
Tra i Valar, gli Aratar (i Sommi di Arda), supremi in forza e considerazione, sono Manwë e Varda, Aulë e Yavanna, Ulmo, Mandos,
Oromë, Nienna.

Melkor (primo in Possanza): Morgoth (l'Oscuro Nemico del Mondo); signore dell'oscurità, del freddo e del fuoco; arrogante,
violento e tiranno, bramava la potestà su Arda e quanto vi si trovava

Dello stesso ordine dei Valar ma di grado minore sono i Maiar, loro aiutanti e servitori giunti in Eä assieme a loro.
I principali tra i Maiar sono:
Ilmarë (ancella di Varda)
Eönwë (alfiere e araldo di Manwë)
Ossë (vassallo di Ulmo): signore dei mari interni e delle rive della Terra di Mezzo; violento signore delle tempeste
Uinen (Signora dei Mari): sposa di Ossë; signora del mare calmo e della vita marina
Salmar: artefice degli Ulumuri (i corni di Ulmo)
Melian (ancella di Vana ed Estë): curatrice degli alberi di Lorien; signora del canto;
Olorin (il più sapiente dei Maiar): ospite di Nienna; amico di tutti i figli i Iluvatar

I Maiar fedeli a Melkor sono:


i Valaraukar (flagelli di fuoco): Balrog (Demoni del Terrore)
Gorthaur (il Crudele): massimo tra i servitori di Morgoth, in origine Maiar di Aulë; Sauron

QUENTA SILMARILLION
La Storia dei Silmaril
L'INIZIO DEI GIORNI
L'intervento di Tulkas il forte mise Melkor in fuga nella Tenebra Esterna e i Valar poterono dare ordine al mondo.
Per rischiarare la Terra vennero innalzati due Lumi nella Terra di Mezzo, Illuin a settentrione e Ormal a meridione.
Animali e piante popolarono la Terra e i Valar stabilirono la propria dimora sull'Isola di Almaren, nel Grande Lago delle regioni
centrali della Terra.
Mentre i Valar riposavano dalle loro fatiche, Melkor oltrepassò le Mura della Notte e scavò la roccaforte di Utumno nel nord
estremo della Terra, da cui la sua malvagia influenza contaminò la Primavera di Arda.
Melkor abbattè i due Lumi, deturpando la forma di Arda, per poi nascondersi a Utumno.

I Valar posero la loro nuova dimora nella Terra di Aman, la più occidentale delle regioni della Terra, le cui coste occidentali
confinano col Mare Esterno di Ekkaia che circonda il Mondo; i Valar protessero Aman innalzando i Monti Pelori sulla costa
orientale, bagnata dal Belegaer, il Grande Mare d'Occidente. I Valar stabilirono il proprio dominio dietro le mura dei Pelori nella
regione di Valinor, terra beata e incorrotta, costruendovi la città di Valmar.

Dinnanzi alle porte di Valmar, sul colle dell'Ezellohar (Corollairë) vicino al Mahanaxar (l'Anello del Destino) dei troni dei Valar,
nacquero i Due Alberi di Valinor: Telperion (Silpion/Ninquelotë) e Laurelin (Malinalda/Culurien).

AULË E YAVANNA
Impaziente dell'avvento dei Figli di Iluvatar e desideroso di avere allievi da istruire, Aulë creò i Sette Padri dei Nani in segreto
nella Terra di Mezzo. Eru diede loro vita propria e ordinò che dormissero fino all'avvento dei Primigeni.

Yavanna, preoccupata per la sorte delle piante indifese dopo l'arrivo dei figli di Aulë, discusse con Manwë e insieme
rammentarono che la Grande Musica prevedeva che al tempo dell'avvento dei Primogeniti sarebbero giunti i Pastori d'Alberi a
proteggere le foreste.

LA VENUTA DEGLI ELFI E LA CATTIVITÁ DI MELKOR


Melkor strinse la propria morsa sul settentrione della terra di Mezzo e costruì la roccaforte di Angband poco lontano dalle coste
nordoccidentali, ponendovi a capo il suo luogotenente Sauron.
In preparazione dell'avvento dei Figli di Iluvatar nelle tenebre della Terra di Mezzo, Varda creò dalle rugiade di Telperion nuove
e più lucenti stelle.
Sotto le nuove stelle appena sorte, gli Elfi, i Primogeniti di Iluvatar, si destarono presso il Lago di Cuivienen (l'Acqua del
Risveglio), nella parte nordorientale della Terra di Mezzo sul Mare Interno di Helcar. Essi si nominarono Quendi (coloro che
parlano con voci).
Melkor per primo si accorse del destarsi dei Quendi e li terrorizzò con ombre e spettri, per poi rapirne alcuni per corromperli e
generare l'orrenda razza degli Orchi.

I Quendi vennero per caso trovati da Oromë in caccia e i Valar decisero di riprendere il dominio su Arda per liberarli dall'ombra
di Melkor.
I Valar mossero guerra a Melkor e assediarono Utumno; la violenza delle battaglie mutò la Terra di Mezzo allontanandola da
Aman, aprendo il Grande Golfo e varie baie fino allo Helcaraxë nel nord estremo (tra cui la principale fu la Baia di Balar con la
foce del Sirion); il nord divenne deserto e vi si innalzarono l'altipiano del Dorthonion e le catene circondanti l'Hitlum.
Utumno venne espugnata e Tulkas come campione dei Valar sconfisse Melkor, che venne incatenato con Angainor forgiata da Aulë.
Egli venne poi imprigionato a Valinor, nella fortezza di Mandos.
I Valar decisero di convocare i Quendi a Valinor e Oromë elesse tre di loro, Ingwë, Finwë ed Elwë, affinchè visitassero le
meraviglie di Valinor e facessero da ambasciatori.
La stirpe di Ingwë e la maggior parte di quelle di Finwë ed Elwë accettarono di trasferirsi in Occidente e vennero chiamati Eldar
(Popolo delle Stelle) mentre coloro che rifiutarono l'invito furono chiamati Avari (i Riluttanti).
I partenti, con in testa Oromë, si divisero in tre schiere:
i Vanyar (gli Elfi Chiari), sotto la guida di Ingwë, signore supremo della razza degli Elfi, i meno numerosi e primi ad arrivare,
prediletti di Manwë e Varda;
i Noldor (i Sapienti, gli Elfi Profondi), sotto la guida di Finwë e amici di Aulë;
i Teleri (i Falmari, gli Elfi del Mare), i più numerosi e ultimi ad arrivare, sotto la guida di Elwë Singollo (Mantogrigio) e Olwë.
Coloro che giunsero in occidente sono detti Calaquendi (gli Elfi della Luce), mentre quanti, per lo più Teleri, partirono ma
deviarono o si fermarono lungo la strada sono detti Umanyar. In generale coloro che non videro la luce del Reame Beato sono
detti Moriquendi (Elfi delle Tenebre).

Giunti all'Anduin, il Grande Fiume, in vista degli Hitaeglir (le Torri di Bruma, le Montagne Nebbiose), confini dell'Eriador, una
schiera dei Teleri guidata da Lenwë interruppe la marcia e costoro vennero chiamati Nandor (coloro che tornano indietro); in anni
successivi Denethor figlio di Lenwë ne condusse una parte nel Beleriand.

Nel loro viaggio i Vanyar e i Noldor superarono gli Ered Luin (i Monti Azzurri) giungendo nel Bereliand e i Noldor soggiornarono
nelle foreste di Neldoreth e Region; in seguito anche i Teleri giunsero nel Bereliand orientale soggiornando oltre il fiume Gelion.
THINGOL E MELIAN
Elwë, mentre si recava in visita a Finwë nelle dimore dei Noldor, passò per il bosco di Nan Elmoth e lì incontrò Melian e se ne
innamorò.
Elwë abbandonò il viaggio verso occidente e in seguito divenne re dei Sindar (gli Elfi Grigi, Elfi del Crepuscolo, Eldar del
Beleriand) come Elu Thingol (Re Mantogrigio) e dimorò con Melian come sua regina nel Doriath, a Menegroth.
Elwë, nonostante fosse un re degli Umanyar, non venne annoverato tra i Moriquendi in quanto aveva visto la luce di Valinor.

ELDAMAR E I PRINCIPI DEGLI ELDALIË


Per portare in Aman i Vanyar e i Noldor, giunti alle sponde occidentali delle Terre Citeriori, Ulmo divelse un'isola dal centro del
Belegaer e la ancorò nella Baia di Balar per imbarcarli.
I Vanyar e i Noldor giunsero su di essa ad Aman ed entrarono in Valinor, mentre la punta orientale dell'isola rimase incuneata
nella baia divenendo l'Isola di Balar.
I Teleri guidati da Olwë giunsero al mare troppo tardi e rimasero a lungo presso le Bocche del Sirion, sulle coste del mare
occidentale, innamorandosene e ricevendo gli insegnamenti di Ossë e Uinen.
Molti anni dopo Ulmo tornò per condurli a Valinor e Ossë, rattristato, ne convinse alcuni a rimanere con lui; essi furono i
Falathrim (gli Elfi delle Falas, le coste occidentali del Beleriand), primi marinai della Terra di Mezzo, che in epoche successive
dimorarono nei porti di Eglarest e Brithombar sotto la guida del re Cirdan il Carpentiere.
I parenti e amici di Elwë rimasero a malincuore indietro per cercarlo e divennero gli Eglath (il Popolo Abbandonato); essi
dimorarono poi con Elwë nei boschi al centro del Beleriand.

Su richiesta di Ossë, Ulmo non condusse i Teleri partiti fino in Aman, ma ancorò l'isola nella Baia di Eldamar (la Casa degli Elfi,
Elendë) nei Mari Ombrosi; i Teleri dimorarono quindi felici su Tol Eressëa (l'Isola Solitaria), in vista della riva immortale.
Per i Vanyar e i Noldor, nostalgici delle stelle, fu aperto tra i Pelori una breccia, il Calacirya (il Passo di Luce), nella cui valle, sul
colle di Tuna, venne costruita Tirion (la città degli Elfi), col grande faro di Mindon Eldalieva (la Torre di Ingwë).
Yavanna fece in dono per loro un'immagine minore di Telperion, Galathilion, che fu piantato sotto Mindon; un suo germoglio venne
piantato in Tol Eressëa e divenne Celeborn, da cui venne Nimloth, l'Albero Bianco di Numenor.
I Noldor furono allievi di Aulë e divennero maestri della parola e delle gemme.
Il loro re era Finwë, che ebbe come figli Fëanor (da Miriel Serindë, la Tessitrice) e Fingolgin e Finarfin (da Indis dei Vanyar).
Fëanor, Spirito di Fuoco, (Curufinwë) fu il più dotto e abile, Fingolfin il più forte e valoroso, Finarfin il più bello e saggio, che
sposò Eärwen, figlia di Olwë.
I sette figli di Fëanor furono: Maedhros l'alto, Maglor il cantore,Celegorm il chiaro (cacciatore e amico di Oromë), Caranthir lo
scuro, Curufin l'abile, Amrod e Amras i gemelli.
I figli di Fingolfin furono: Fingon (futuro re dei Noldor settentrionali), Turgon (signore di Gondolin), Aredhel la Bianca (Ar-Feinel,
la Bianca Signora dei Noldor).
I figli di Finarfin furono: Finrod il fedele (Felagund, Signore delle Caverne), Orodreth, Angrod, Aegnor, Galadriel (la più bella di
tutta la casa di Finwë).

Quando i Teleri desiderarono vedere la luce di Aman, Ossë a malincuore insegnò loro l'arte di costruire navi ed essi dimorarono
sulle sponde di Eldamar e lì fondarono Alqualondë.

Col tempo, i Vanyar desiderarono vivere alla luce piena degli Alberi e abitarono in Valinor sulla montagna di Manwë. I Noldor
rimasero nel Calacirya e Finwë regnò a Tirion mentre Olwë ad Alqualondë.

FËANOR E LA LIBERAZIONE DI MELKOR


Con l'arrivo delle Tre Stirpi degli Eldar a Valinor iniziò il Meriggio del Paese Beato.
Rumil, Noldorin di Tirion, inventò la scrittura.
Miriel, sposa di Finwë, morì poco dopo aver dato alla luce Fëanor, il suo primogenito. Fëanor fu ardimentoso e il più abile artigiano
dei Noldor e sposò Nerdanel (la sapiente), figlia del grande fabbro Mahtan.
Finwë in seguito sposò la Vanya Indis, che gli diede Fingolfin e Finarfin; ciò allontanò Fëanor dalla Casa di Finwë.

Giunse a quel tempo l'ora dell'appello di Melkor, che ottenne la pietà di Manwë e fu liberato. In cuor suo egli però covava invidia
per la gloria dei Valar e odio per gli Eldar, che considerava causa della sua caduta; divenne quindi amico dei Noldor per irretirli.

I SILMARIL E LE INQUIETUDINI DEI NOLDOR


Fëanor creò i Silmaril e li riempì della luce amalgamata degli Alberi di Valinor.
Melkor bramò i Silmaril e si adoperò per distruggere Fëanor e mettere fine all'amicizia tra i Valar e gli Elfi; inorgoglì perciò i
Noldor e li insospettì contro i Valar dipingendoli come padroni malevoli. Accese inoltre l'inimicizia tra Fëanor e i suoi fratelli e
diffuse la discordia tra i Noldor.
Fëanor si fece portavoce dello scontento e proclamò la ribellione ai Valar e l'abbandono di Valinor; minacciò inoltre di morte suo
fratello Fingolfin.
I Valar svelarono le trame di Melkor e bandirono da Tirion Fëanor e i suoi figli, che costruirno la roccaforte di Formenos, nel
nord di Valinor, in cui si recò anche Finwë, per amore del figlio, lasciando il dominio di Tirion a Fingolfin.

Melkor si nascose e cercò l'amicizia di Fëanor che, sebbene incollerito coi Valar e col fratello, lo cacciò indovinando la sua brama
per i Silmaril. Melkor fuggì allora da Valinor.
L'OSCURAMENTO DI VALINOR
Melkor si nascose nella regione di Avathar, a sud tra i Pelori e il mare; in quella regione oscura trovò
la sua antica servitrice Ungoliant, divoratrice di luce e tessitrice d'ombra, con cui tramò la sua vendetta.
Assieme, avvolti dalla nube di tenebra tessuta da Ungoliant, scalarono la Hyarmentir, la montagna più alta di Avathar, e scesero in
Valinor mentre era deserta; le sue genti infatti festeggiavano nelle aule di Manwë sul Taniquetil e in quell'occasione Fingolfin si
riappacificò con Fëanor e gli giurò fedeltà.
Melkor ferì gli Alberi di Valinor e Ungoliant ne succhiò la linfa avvelenandoli.

Un'Oscurità tangibile sommerse Valinor e Melkor fuggì.


L'Aldudenië, composto da Elemmirë dei Vanyarin, narra di questa tragedia.

LA FUGA DEI NOLDOR


Fëanor rifiutò di donare i Silmaril per sanare gli Alberi e, venuto a sapere che Melkor aveva espugnato Formenos, ucciso Finwë e
rubato il suo tesoro e i Silmaril, lo maledisse come Morgoth (il Nero Nemico del Mondo).
Morgoth fuggì per i deserti di Araman, a nord tra i Pelori e il Grande Mare, e oltrepassato l'Oiomurë, attraversò lo Helcaraxë, lo
stretto ricolmo di ghiacci tra Araman e la Terra di Mezzo.
Giunti non distanti dale rovine di Angband, nella regione nordoccdentale tra le alture e il mare che sarebbe stata chiamata
Lammoth, Ungoliant volle divorare il tesoro di Fëanor come ricompensa e, quando Morgoth rifiutò di darle i Silmaril, lo aggredì.
L'urlo di Melkor richiamò i Balrog rimasti sotto le rovine di Angband che giunsero suo aiuto mettendo in fuga Ungoliant, che si
rifugiò nel Beleriand, nella buia Nan Dungortheb (Valle della Morte Orrenda), sotto l'Ered Gorgoroth (le Montagne del Terrore)
nel sud del Dorthonion, dove avrebbe in seguito abitato la sua progenie.
Morgoth ricostruì Angband ergendovi sopra i tre picchi di Thangorodrim e là si autoproclamò Re del Mondo, ponendo i Silmaril
sulla propria corona.

Fëanor, folle d'odio e di dolore, contravvenne all'esilio decretato dai Valar e parlò ai Noldor in Tirion esortandoli a rinnegare i
Valar e partire alla caccia di Morgoth e alla conquista della Terra di Mezzo. Assieme ai suoi figli giurò poi sul nome di Iluvatar di
perseguitare chiunque avrebbe osato appropriarsi dei Silmaril.
Fingolfin e Turgon, assieme a Finrod, osteggiarono Fëanor, mentre Galadriel, Fingon, Angrod e Aegnor si schierarono con lui;
Finarfin e Orodreth, invece, invitarono alla riflessione.
La maggioranza dei Noldor acconsentì a partire ed essa si divise in due schiere: Fëanor e il suo seguito
all'avanguardia seguiti dalla schiera maggiore guidata da Fingolfin, che partiva a malincuore assieme ai suoi figli per amore di
Fingon e del suo popolo, così come Finarfin e Finrod.
Manwë consigliò ai Noldor di non partire ma esiliò Fëanor da Valinor.

Fëanor tentò di persuadere i Teleri ad aiutarlo ad attraversare il Grande Mare, ma di fronte al rifiuto di Olwë decise di
impadronirsi delle loro navi con la forza.
In seguito Maglor compose il Noldolantë (la Caduta dei Noldor) in memoria del Fratricidio di Alqualondë compiuto
dall'avanguardia di Fëanor e della sua schiera.
I Noldor viaggiarono seguendo la costa fino al deserto di Araman, dove Mandos pronunciò loro la Profezia del Nord (il Destino dei
Noldor), maledicendo la casa di Fëanor e i Noldor ribelli per sempre. Allora Finarfin tornò indietro insieme a pochi altri e fu
messo a capo dei resti dei Noldor nel Paese Beato.
I Noldor giunsero allo Helcaraxë puntando alle rive orientali di Endor (la Terra di Mezzo) e, non bastando per tutti le navi rubate
ai Teleri, Fëanor decise di salpare in segreto coi suoi, lasciando Fingolfin in Araman.
Fëanor sbarcò a Losgar, presso l'imboccatura del fiordo di Drengist che penetrava nel Dor-Lomin, e ordinò, con dispiacere di
Maedhros, di bruciare le navi e abbandonare Fingolfin e i suoi.
Essi, guidati da Fingolfin e i suoi figli assieme a Galadriel e Finrod, si avventurarono sui ghiacci dell'Helcaraxë; molti perirono, tra
cui Elenwë moglie di Turgon, e infine i sopravvissuti giunsero nelle Terre Esterne.

I SINDAR
Durante la cattività di Melkor, i Sindar prosperarono in tutto il Beleriand sotto la guida di Elwë Elu Thingol e Melian, che ebbero
come figlia Luthien.

Giunti dal lontano oriente, i Nani, che si definivano Khazâd e che gli Elfi chiamarono Naugrim (Popolo Rachitico) e Gonnhirrim
(Maestri della Pietra), scavarono sul versante orientale degli Ered Luin le città di Gabilgathol, detta dagli Elfi Belegost
(Granrocca), a nord di Monte Dolmed, e Tumunzahar, detta dagli Elfi Nogrod (Dimora Cava), a sud; massima dimora dei Nani
era però Khazad-dûm, per gli Elfi Hadhodrond (Nanosterro), sulle Montagne Nebbiose al di là dell'Eriador.
Dalle dimore sugli Ered Luin i Nani giunsero nel Beleriand, accolti benevolmente da Re Thingol, e costruirono una strada che
passava sotto Monte Dolmed e seguiva il Fiume Ascar per poi oltrepassare il Gelion a Sarn Athrad (Guado delle Pietre).
I Naugrim di Belegost aiutarono Thingol a costruire una dimora sicura e splendida, Menegroth (le Mille Caverne), sull'Esgalduin
che segna il confine tra Neldoreth e Region; Thingol li ricompensò con le perle della Baia di Balar pescate da Cirdan, tra cui la
grande Nimphelos.
Quando, essendosi approssimata la liberazione di Morgoth, creature malvagie iniziarono a giungere nel Beleriand, i fabbri dei
Naugrim, tra cui il maggiore era Telchar di Nogrod, aiutarono i Sindar ad armarsi.

La schiera dei Nandor, che avevano abbandonato i Teleri durante il viaggio verso Aman, guidati da Lenwë, dimorarono presso il
basso Anduin e, in seguito, superarono gli Ered Nimrais (i Monti Bianchi) e giunsero nell'Eriador, la regione tra le Montagne
Nebbiose e gli Ered Luin.
In seguito all'arrivo delle bestie dal Nord, Denethor, figlio di Lenwë, condusse alcuni Nandor nel Beleriand dove vennero accolti
da Thingol e dimorarono in Ossiriand (la Terra dei Sette Fiumi).
In quel tempo Daeron il Menestrello, aedo di Thingol, ideò le Rune (Cirth per i Naugrim).

Dopo che Morgoth ebbe ucciso gli Alberi di Valinor e ricostruito Angband, un esercito di Orchi piombò nel Beleriand,
imperversando nelle pianure poco popolate a oriente, tra il Celon e il Gelion, e a occidente, tra il Sirion e il Narog, rispetto al
centro del paese dove si trovava Menegroth; Thingol si trovò così isolato dalle Falas, dove stava Cirdan.
Thingol chiese aiuto a Denethor, così gli eserciti giunti da Region, oltre l'Aros, e dall'Ossiriand si congiunsero e vinsero la
schiera orientale degli Orchi tra l'Aros e il Gerion, a nord di Andram, nella prima battaglia della Guerra del Beleriand; i
fuggiaschi vennero poi ricacciati dai Naugrim di Monte Dolmed.
Durante la battaglia, Denethor cadde sul colle Amon Ereb e molti del suo popolo seguirono Thingol nel suo regno, mentre quelli
che tornarono nell'Ossiriand divennero i Laiquendi (gli Elfi Verdi).
Per andare in aiuto a Cirdan, costretto nei porti murati delle Falas dalla schiera occidentale degli Orchi, Thingol radunò le truppe
di Neldoreth e Region, mentre Melian cerchiò quelle terre, dette assieme Eglador, con una barriera incantata, la Cintura di
Melian, ed esse furono dette Doriath (la Terra della Cintura).

IL SOLE, LA LUNA E L'OCCULTAMENTO DI VALINOR


Prima di morire, Telperion generò un fiore d'argento e Laurelin un frutto d'oro.
Come narrato nel Narsilion (il Canto del Sole e della Luna), i Valar ne fecero i lumi del cielo, atti a percorrere le regioni inferiori
dell'Ilmen, per illuminare Arda a beneficio degli Elfi delle Terre Esterne e degli Hildor (i Successivi), i Figli Minori di Iluvatar
che sarebbero giunti a breve.
La Luna, fiore di Telperion, venne chiamata Isil (il Chiarore), mentre il sole, frutto di Laurelin, venne chiamato Anar (il Fuoco
Dorato); per i Noldor furono Rana (il Caparbio) e Vasa (il Cuore di Fuoco).
Per guidare il vascello del Sole e l'isola della Luna vennero scelti tra i Maiar Arien, spirito di fuoco e ancella dei giardini di Vana, e
Tilion, cacciatore della schiera di Oromë.
Morgoth tentò l'assalto a Tilion e venne sconfitto, ma non si osò avvicinarsi ad Arien, perchè, irradiando la propria malizia per il
mondo, aveva perso potenza.

In quel tempo, che fu detto Nurtalë Valinoreva (l'Occultamento di Valinor), i Valar inoltre fortificarono Valinor innalzando le
mura dei Pelori e fondando le Isole Incantate nei Mari Ombrosi antistanti Tol Eressëa per impedirne la navigazione.

GLI UOMINI
Iniziò quindi la Seconda Primavera di Arda in cui la vita brulicò sulla Terra.

Al primo alzarsi del Sole, i Figli Minori di Iluvatar si destarono nella contrada di Hildorien, nelle regioni orientali della Terra di
Mezzo; furono detti dagli Eldar Atani (il Secondo Popolo), Hildor (i Successivi), Apanomar (gli Ultimi Nati), Engwar (i Malaticci),
Firimar (Mortali), Usurpatori, Stranieri, Imperscrutabili, Maladetti-da-sè, Manigrevi, Temi-la-notte, Figli del Sole.
Poco si sa degli Atanari (i Padri degli Uomini), che nei primi anni del Sole e della Luna migrarono verso il Nord del Mondo; in
seguito gli Uomini si diffusero a ovest, nord e sud e strinsero amicizia con gli Avari in molti luoghi.

IL RITORNO DEI NOLDOR


Fëanor e i suoi sbarcarono prima che la luna sorgesse sulle spiagge del Fiordo di Drengist che da sulla regione di Lammoth (la
Grande Eco) e attraversarono gli Ered Lomin (le Montagne Echeggianti) entrando nella regione dell'Hitlum e accampandosi sulle
sponde del lago di Mithrim.
L'esercito di Morgoth, allora, attraversò gli Ered Wethrin (le Montagne d'Ombra) e assalì Fëanor nella Seconda Battaglia delle
Guerre del Beleriand, la Dagor-nuin-Giliath (la Battaglia-sotto-le-Stelle). I Noldor vinsero i nemici e li inseguirono oltre le
Montagne dell'Ombra fino alla grande piana di Ard-galen a nord del Dorthonion, dove vennero travolti anche i rinforzi che erano
giunti interrompendo l'assedio ai porti delle Falas, intercettati da Celegorm nei pressi di Eithel Sirion e sospinti nella Palude di
Serech.
Fëanor, mosso dall'ira che provava per l'Avversario, inseguì i resti degli Orchi fino ai confini del Dor Daedeloth (la contrada di
Morgoth) ma venne accerchiato dai Balrog venuti da Angband e venne ferito da Gothmog, loro signore; in seguito i suoi figli lo
soccorsero mettendo in fuga i nemici.
Fëanor spirò sulla via del ritorno, vicino al passo di Ethel Sirion alle pendici degli Ered Wethrim.
I Noldor incontrarono poi gli Elfi Grigi che dimoravano nella regione di Mithrim e furono ammirati dalle genti del Beleriand.
Maedhros l'alto, il figlio maggiore di Fëanor, cadde in un'imboscata ordita da Morgoth e venne condotto ad Angband, dove fu
appeso sopra un precipizio del Thangorodrim.

I Noldor costruirono un grande campo fortificato nello Hitlum.


Al primo sorgere del Sole, la schiera di Fingolfin entrò nel Mithrim e giunse poi senza incontrare resistenza fino alle porte di
Angband; constatatane la possanza, Fingolfin tornò nello Hitlum e pose il suo campo sulla sponda settentrionale del lago Mithrim,
mentre i seguaci di Fëanor dimorarono su quella meridionale.
Morgoth coprì le cime dei Monti di Ferro e lo Hitlum con fumi e vapori, oscurando il Sole; approfittandone, Fingon il valoroso, che
era stato grande amico di Maedhros, lo cercò sul Thangorodrim intonando un canto di Valinor.
Trovatolo, venne aiutato da Thorondor, Re delle Aquile di Manwë, a raggiungerlo e lo liberò tagliandogli la mano; Thorondor
riportò poi i due nel Mithrim.
L'impresa di Fingon spense l'odio tra le case di Fingolfin e Fëanor e Maedhros cedette la signoria dei Noldor a Fingolfin, ragion
per cui i membri della casa di Fëanor furono detti gli Spodestati.
I Noldor riuniti posero sotto controllo le frontiere del Dol Daedeloth e parlamentarono con Re Thingol che, guardingo, concesse
l'ingresso nel Doriath ai soli membri della Casa di Finarfin, con cui era imparentato.
Angrod fece da ambasciatore presso Re Thingol, che concesse ai Noldor di dimorare nello Hitlum,
sugli altipiani del Dorthonion e nelle terre vuote a est del Doriath; i figli di Fëanor furono scontenti dalla fredda accoglienza e
Caranthir espresse sfiducia verso l'amicizia di Thingol coi figli di Finarfin.
Maedhros e i suoi fratelli si trasferirono nelle terre oltre l'Aros ai piedi del Colle di Himring, regione che venne poi chiamata
Marca di Maedhros; le genti di Caranthir dimorarono invece oltre l'alto corso del Gelion, presso il Lago Helevorn ai piedi del
Monte Rerir degli Ered Luin, dove conobbero i Naugrim.

Trascorsero anni felici e vent'anni dopo, Fingolfin Re dei Noldor diede una grande festa, la Mereth Aderthad (Festa della
Riconciliazione), presso gli Stagni d'Ivrin da cui nasce il Narog, ai piedi delle Montagne d'Ombra, cui convennero molte delle genti
di Fingolfin e di Finrod e dei figli di Fëanor, numerosi Elfi Grigi dei boschi del Beleriand e dei Porti e Elfi Verdi dell'Ossiriand; dal
Doriath vennero solo i messaggeri Mablung e Daeron, latori dei saluti del Re.
Anni dopo Turgon, che dimorava nel Nevrast, andò a trovare Finrod, suo amico, sull'isola di Tol Sirion sul fiume Sirion e, mentre,
dopo aver disceso il fiume, dormivano nei pressi degli Stagni del Crepuscolo, Ulmo mandò loro sogni che li turbarono e li indussero
a cercare rifugi sicuri nell'eventualità che Morgoth scendesse dal nord.
Finrod, su consiglio di Thingol, costruì quindi la roccaforte di Nargonthrond sotto le Caverne del Narog, presso la gola del Fiume
Narog attraverso le alture del Faroth; Finrod venne aiutato dai Nani dei Monti Azzurri, dai quali era chiamato Felagund
(Scavatore di Cavenre), e li ricompensò coi tesori portati da Tirion ed essi fabbricarono per lui la preziosa Nauglamir (la Collana
dei Nani).
Galadriel non seguì il fratello a Nargonthrond poiché nel Doriath si innamorò di Celeborn, parente di Thingol, e rimase quindi nel
Regno Nascosto dimorando con Melian.
Turgon tornò nel Nevrast, dimorando in Vinyamar sulle rive del mare, ma Ulmo in persona gli intimò
di riprendere la ricerca e lo guidò alla vallata nascosta di Tumladen tra i Monti Cerchianti ed egli progettò di costruire sul colle
centrale di Tumladen una città a immagine di Tirion.
Morgoth, credendo che i suoi nemici avessero abbassato la vigilanza, fece dilagare le sue truppe di Orchi per la piana di Ard-
galen ed esse si spinsero a ovest fino al Passo del Sirion e a est fino alla terra di Maglor, attraversando la breccia tra i colli di
Maedhros e le propaggini dei Monti azzurri.
Fingolfin e Maedhros erano però pronti e li contrastarono, sterminando la schiera principale sul Dorthonion nella terza battaglia
delle Guerre del Beleriand, la Dagor Aglareb (Battaglia Gloriosa).
La vigilanza su Angband venne rafforzata ma non fu possibile cingerla completamente d'assedio, in quanto a nord essa era
protetta dai Monti di Ferro.

Quasi cent'anni dopo la Dagor Aglareb, Morgoth tentò di cogliere Fingolfin di sorpresa, inviando un esercito nel nord che aggirò
l'Hitlum dall'alto giungendo al Fiordo di Drengist per attaccare da occidente; la schiera venne tuttavia intercettata e sconfitta
da Fingon.
Cent'anni dopo ancora Glaurung, il primo degli Uruloki (i draghi infuocati del Nord), uscì da Angband seminando lo sgomento, ma
venne messo in fuga dalle schiere di Fingon, principe dello Hitlum.
Seguì la Lunga Pace, che durò duecento anni durante i quali il Beleriand prosperò e Noldor e Sindar vissero assieme.

IL BELERIAND E I SUOI TERRITORI


In ere passate nelle parti settentrionali del mondo Melkor aveva edificato gli Ered Engrin, i Monti di Ferro, a difesa della
roccaforte di Utumno; quando tornò nella Terra di Mezzo prese dimora nelle segrete di Angband, dietro gli Ered Engrin
occidentali, le cui porte sotterranee si aprivano a sud dei monti e vennero protette coi torrioni di Thangorodrim. A sud delle
porte di Angband dilagava la desolazione della piana di Ard-galen.
A ovest di Thangorodrim si estendeva Hisilomë (la Terra di Bruma), Hitlum in Sindar, delimitata a occidente dagli Ered Lomin (le
Montagne Echeggianti) e a est e sud dagli Ered Wethrin (i Monti Ombrosi). Fingolfin e Fingon suo figlio reggevano lo Hitlum e le
genti di Fingolfin abitavano nel Mithrim, sulle rive del grande lago, mentre a Fingon era assegnato il Dor-lomin, che giaceva ad est
dei Monti del Mithrim; la loro principale fortezza era tuttavia a Eithel Sirion, a est degli Ered Wethrin, da cui vigilavano su Ard-
galen.
A occidente del Dor-lomin, oltre le Montagne Echeggianti, si apriva il Nevrast (Riva-di-Qua), i cui lidi sono compresi tra il Fiordo
di Drenghist e il Monte Taras; qui ebbe sede il regno di Turgon, delimitato dagli Ered Lomi, dal mare, e dalle alture che dagli Ered
Wether presso Ivrin continuavano verso ovest fino al Monte Taras sul mare. Nel mezzo del Nevrast si trovava il grande lago
Linaewen dalle sponde acquitrinose. Molti Elfi Grigi dimoravano sulle coste del Nevrast attorno a Monte Taras e accettarono
Turgon come loro signore, dimorante nelle aule di Vinyamar sotto il Taras.
A sud di Ard-galen si estendeva il grande altopiano del Dorthonion sulle cui brulle pendici settentrionali stavano Angrod e
Aegnor, vassalli del loro fratello Finrod, signore del Nargothrond.
Tra il Dorthhonion e i Monti Ombrosi si insinuava la gola dell'alto Sirion, con l'isola di Tol Sirion su cui Finrod aveva posto la torre
di guardia di Minas Tirith, che lasciò poi in custiodia al fratello Orodreth.
Al centro del Beleriand si estendeva il vasto fiume Sirion che dalla gola procedeva a lungo verso sud sboccando nel mare della
Baia di Balar.
Nel Beleriand Occidentale si estendeva la Foresta di Brethil , tra il Sirion e il suo affluente Teiglin, e, più a sud, il regno del
Nargothrond.
Il Narog nasceva dalle Cascate d'Ivrin sul versante meridionale del Dor-lomin e si versava nel Sirion molto più a sud nella Nan-
tathren (la Terra dei Salici), a sud della quale si avevano le bocche del Sirion.
Il Regno del Nargothrond si estendeva a est e ad ovest del Narog, fino al Sirion da una parte e al Fiume Nenning, che sfocia a
Eglarest, dall'altra; Finrod divenne il signore degli Elfi del Beleriand tra il Sirion e il mare, ad eccezione delle Falas.
Lì infatti dimoravano i Sindar di cui Cirdan il Carpentiere era il signore, amici e alleati dei Noldor di Finrod che avevano aiutato la
ricostruzione dei porti di Brithombar ed Eglarest; sul capo a ovest di Eglarest Finrod aveva eretto la torre di Barad Nimras per
sorvegliare il mare occidentale.
Il reame di Finrod era quindi il più vasto di quelli dei grandi signori dei Noldor (Finrod, Maedhros, Fingon e Fingolfin, signore
supremo di tutti i Noldor).
A est del Sirion si estendeva il Beleriand Orientale, fino al Gelion e ai confini dell'Ossiriand.
Tra il Sirion e il Mindeb si estendeva la contrada spopolata del Dimbar, sotto le pendici del Crissaegrim, dimora di aquile.
Tra il Mindeb e il corso superiore dell'Esgalduin si estendevano le vacuità di Nan Dungortheb, delimitata a meridione dalla parte
settentrionale cintura di Melian e a settentrione dai precipizi dell'Ered Gorgoroth (le Montagne del Terrore), pendici meridionali
del Dorthonion in cui aveva dimorato Ungoliant e poi la sua stirpe.
Passando l'Esgalduin sul ponte di pietra di Iant Iaur si trovava la Dor Dinen (la Terra Silenziosa), tra l'Esgalduin e l'Aros, e
passando l'Aros sugli Arossiach (Guadi dell'Aros) si giungeva nei territori dei figli di Fëanor.
A sud di Nan Dungorthed si estendevano i boschi del Doriath, dimora di Thingol, il Re Nascosto, la cui parte settentrionale era la
Foresta di Neldoreth, delimitata a ovest dal Mindeb e a est e a sud dall'Esgalduin, che piegava verso occidente verso il Sirion.
Sulla riva meridionale del gomito dell'Esgalduin si trovavano le Caverne di Menegroth e il resto del Doriath si estendeva con la
Foresta di Region fino all'Aros; l'intero Doriath era a est del Sirion, ad eccezione di una striscia boschiva, Nivrim (la Marca
Occidentale) che stava sulla riva occidentale tra la confluenza di Teiglin e Sirion e gli Stagni del Crepuscolo.
A sudovest del Doriath, dove l'Aros si gettava nel Sirion, c'era una regione acquitrinosa detta Aelin-uial (gli Stagni del
Crepuscolo).
A sud dell'Aelin-uial le cascate del Sirion segnavano l'inizio della sua valle inferiore; dopo le cascate il Sirion sprofondava in
grandi gallerie per poi riemergere più a sud, passando per le Porte del Sirion dopo aver così superato una sequela ininterrotta di
alture detta Andram (la Lunga Muraglia) che andava da Nargothrond a Ramdal (la Fine della Muraglia), vicino all'Amon Ereb.
Il Narog invece superava questa catena montuosa in una profonda gola sulla cui riva occidentale il terreno si alzava nei grandi
altipiani boscosi di Tauren-Faroth; nell'Alto Faroth, dove il torrente Ringwil si getta nel Narog, Finrod aveva fondato
Nargothrond.
Tra il Ramdal e il Gerion si levava un unico colle detto Amon Ereb, dove morì Denethor, signore dei Nandor dell'Ossiriand.
A sud dell'Andram, tra il Sirion e il Gelion, c'era la Taur-im-Duinath (la Foresta tra i Fiumi), una terra disabitata di selvagge
foreste.

Il Gelion nasceva in due rami: il Piccolo Gelion sgorgava dal Colle di Himring mentre il Gelion Maggiore dal Monte Rerir; dalla
confluenza dei due rami il Gelion riceveva molti tributari e sfociava molto più a sud del Sirion.
Dagli Ered Luin venivano sei tributari del Gelion: Ascar (Rathloriel), Thalos, Legolin, Brilthor, Duilwen e Adurant; tra l'Ascar a
nord e l'Adurant a sud, delimitata dal Gelion e dagli Ered Luin, si estendeva la contrada dell'Ossiriand (la Terra dei Sette Fiumi),
abitata dagli Elfi Verdi , che era detta dai Noldor Lindon (Terra della Musica) come anche Eren Lindon erano detti i monti al di là
di essa.
Verso la metà del suo corso l'Adurant, dividendosi in due rami, circondava un lembo di terra detto Tol Galen (l'Isola Verde).

A est del Dorthonion si trovava la Marca di Maedhros, territorio più esposto all'attacco in quanto protetto a nord solo da colli di
scarsa altezza, oltre il quale dimoravano le genti dei figli di Fëanor. A settentrione della Marca di Maedhros si estendeva la vasta
piana di Lothlann, a oriente dell'Ard-galen.
La cittadella di Maedhros si trovava sul Colle di Himring (il Semprefreddo), circondato da molte alture minori; tra lo Himring e il
Dorthonion si trovava il Passo di Aglon, attraverso cui si giungeva alla terra di Himlad, tra il Fiume Aros che nasceva dal
Dorthonion e il Celon, suo tributario, che nasceva dallo Himring, fortificata da Celegorm e Curufin.
Tra i due rami del Gelion, territorio del tutto privo di rilievi a nord, vigilava Maglor, mentre le genti di Caranthir avevano
fortificato i monti a est della Breccia di Maglor, dove monte Rerir e altre alture si protendevano a ovest dalla catena principale
degli Ered Lindon; in questo gomito montuoso c'era il lago Helevorn, sulle cui sponde dimorava Caranthir.
Tutta la regione tra le pendici del Rerir e a nord e l'Ascar a sud, delimitata dal Gelion e dagli Ered Lindon, era detta dai Noldor
Thargelion (Terra al di là del Gelion) e Dor Catanthir (Terra di Caranthir) ma dagli Elfi Grigi Talath Rhunen (Valle Orientale).
Perciò i figli di Fëanor erano signori del Beleriand Orientale ma le loro genti stavano soprattutto nel nord del territorio; a sud
dimorarono invece Amrod e Amras.

I NOLDOR DEL BELERIAND


Nella valle nascosta di Tumladen, sul colle di Amon Gwareth al centro una cerchia di alte montagne ad est del corso superiore del
Sirion, Turgon edificò in segreto Ondolindë (la Rocca della Musica Acquorea), che venne detta Gondolin (Roccia Nascosta) in
Sindarin, e vi si trasferì, con la benedizione di Ulmo che gli consigliò inoltre di lasciare delle insegne in Vinyamar.
Il popolo di Turgon prosperò a lungo felice dietro la cerchia dei monti e nelle corti di Gondolin Turgon forgiò Glingal d'oro e
Belthil d'argento a immagine degli Alberi di Valinor; unica figlia di Turgon era Idril, detta Celebrindal (Piè d'Argento).

Galadriel raccontò a Melian dell'oscuramento di Valinor, dei Silmaril e del furto di Morgoth ma non fece parola del male compiuto
da Fëanor e dai suoi figli, che pure ella intuì; voci degli atti dei Noldor corsero tra i Sindar e turbarono Cirdan, che ne parlò a
Thingol.
Thingol interrogò i figli di Finarfin, suoi parenti, e Angrod gli rivelò del Fratricidio di Alqualondë, della Maledizione di Mandos e
dell'incendio delle navi a Losgar; Thingol non volle serbare rancore ai Noldor, ma bandì la loro lingua dal suo regno.
Nel frattempo Finrod completò la costruzione di Nargothrond e lì festeggiò con tutti i figli di Finarfin; egli non prese moglie,
avendo amato Amarië dei Vanyar, che non l'aveva seguito nell'esilio, e avendo presentito la caducità del proprio regno.

MAEGLIN
Aredhel Ar-Feinel, la Bianca Signora dei Noldor, aveva vissuto nel Nevrast con Turgon suo fratello,
e con lui si era trasferita nel Regno Nascosto di Gondolin; passati duecento anni ella desiderò uscirne, e Turgon glielo concesse a
malincuore, mandando con lei una scorta.
Giunta al Guado di Brithiach sul fiume Sirion, Aredhel decise di andare a fare visita ai figli di Fëanor, di cui era amica; essendo il
Doriath chiuso ai Noldor non della Casa di Finarfin, prese la pericolosa via che passava a nord del Doriath e si perdette, sola, nella
regione di Nan Dungortheb.
I tre signori della sua scorta vennero inseguiti dalle creature di Ungoliant e dovettero tornare a Gondolin; Aredhel invece superò
l'Esgalduin e l'Aros, giungendo nella terra di Himlat, dimora di Celegorm e Curufin, che al momento si trovavano nel Thargelion
con Caranthir.
Aredhel venne accolta dalla gente di Celegorm e poi, presa nei suoi viaggi, si trovò nel tenebroso Nan Elmoth, dove dimorava Eöl,
l'Elfo Scuro, parente di Thingol, ostile verso i Noldor e grande amico dei Naugrim, metallurgo e inventore del metallo del galvorn.
Aredhel giunse alla dimora di Eöl, che se ne innamorò e la prese in moglie; essa visse quindi con lui, nascosta ai Noldor, e gli diede
un figlio, Lomin (Figlio del Crepuscolo) detto Maeglin (Sguardo Tagliente) dal padre.
Col tempo Aredhel ebbe nostalgia della luce di Gondolin e Maeglim desiderò conoscere i Golodhrim (Noldor) suoi consanguinei,
incontrando l'opposizione di suo padre; perciò, quando Eöl venne invitato ai festeggiamenti di mezza estate dei Naugrim in
Nogrod, madre e figlio partirono verso occidente seguendo le barriere del Doriath.
Eöl, tornato prima del previsto, si mise al loro inseguimento e, dopo aver incrociato Curufin nello Himlad, li raggiunse presso il
Brithiach e li pedinò, scoprendo l'itinerario segreto tra i monti per giungere ai cancelli di Gondolin.
Turgon accolse rallegrato Aredhel e Maeglin, che si meravigliò dello splendore di Gondolin e si innamorò di Idril.
Eöl percorse la Via Nascosta oltre il Fiume Secco e venne fermato dalla Guardia Scura sotto i monti, prima dei Sette Cancelli
della città; per intercessione di Aredhel egli venne condotto al cospetto di Turgon, che lo accolse benevolmente.
Eöl ribadì la sua ostilità verso i Noldor e, di fronte al rifiuto di Maeglin di tornare assieme a lui, cercò di ucciderlo, ferendo però
Aredhel, che si era frapposta per proteggere il figlio.
Aredhel morì ed Eöl, dopo aver maledetto il figlio, venne gettato nel Caragdûr, un abisso di roccia sul versante settentrionale del
colle di Gondolin.
Maeglin, favorito da Turgon, divenne grande tra i Gondolindrim; esperto di metallurgia e mineralogia, esplorò gli Echoriath (i
Monti Cerchianti) e ne ricavò miniere, tra cui Anghabar latrice di ferro, col cui metallo si armarono i Gondolindrim.
Maeglin, pur desiderando Idril, non potè sposarla perchè ella era sua parente prossima e non lo ricambiava, avendo scorto in lui
un'ombra di corruzione.
LA VENUTA DEGLI UOMINI NELL'OCCIDENTE
Nei giorni della Lunga Pace Finrod Felagund viaggiò nell'Ossiriand settentrionale e si imbattè alle sorgenti del Thalos nella
schiera di Uomini di Balan, in seguito chiamato Bëor il Vecchio, che avevano superato i Monti Azzurri dopo lunghe peregrinazioni
dall'Est.
Finrod cantò per loro, ammaestrandoli, ed essi lo nominarono Nom (Sapienza), come avrebbero nominato Nomin (i Sapienti) le sue
genti; sebbene essi avessero conosciuto gli Elfi Scuri a est dei monti, Finrod fu il primo degli Eldar che incontrarono, e furono da
allora sempre fedeli alla casata di Finarfin.
Nulla sapevano quegli Uomini del proprio passato ma gli Eldar presto intuirono che Morgoth doveva aver cercato in segreto di
irretirli nei loro primi giorni.

Bëor informò Finrod che molte stirpi di uomini erano in marcia verso l'occidente e, su ingiunzione degli Elfi Verdi dell'Ossiriand, il
suo popolo si trasferì nelle terre di Amrod e Amras, sulle rive orientali del Celon a sud del Nan Elmoth, vicino alle frontiere del
Doriath, e quella terra fu detta l'Estolad (l'Accampamento); Bëor, invece, restò al servizio di Finrod in Nargothrond.

Subito dopo entrarono nel Beleriand gli Haladin, che presero dimora nel Thargelion, paese di Caranthir; in seguito giunsero anche
le genti di Marach, che si stabilirono a sud e a est delle dimore del popolo di Baran, figlio di Bëor, con cui strinsero amicizia.
Molti Noldor e Sindar si recarono nell'Estolad per conoscere le stirpi degli Atani Amici degli Elfi, detti Edain in Sindarin, e molti
tra gli Edain andarono a vivere presso i signori degli Eldar, tra cui Malach figlio di Marach, che fu detto Aradan nell'Hitlum.
Le genti di Bëor si trasferirono nel Dorthonion sotto la casata di Finarfin mentre le genti di Aradan giunsero nello Hitlum e quelle
di suo figlio Magor dimorarono alle pendici meridionali degli Ered Wethrin.

Molti continuarono a dimorare nell'Estolad, e tra essi coloro che guardavano gli Eldar e la loro contesa con Morgoth con sospetto,
guidati da Bereg della Casa di Bëor e Amlach della Casa di Marach; Bereg e i suoi quindi scelsero di andarsene a sud, mentre
Amlach, cambiando opinione, decise di rimanere e di mettersi al servizio di Maedhros, mentre i suoi lo lasciarono e tornarono in
Eriador.
Morgoth, che avrebbe desiderato l'inimicizia tra Elfi e Uomini, decise di far soffrire gli Edain e inviò i suoi Orchi perchè
attaccassero gli Haladin del Thargelion; questi, guidati da Haldad, rimasero assediati alla confluenza dell'Ascar col Gelion.
Haldad e suo figlio Haldar vennero uccisi e sua figlia Haleth prese il comando; Caranthir giunse a salvare gli Edain e gli Haladin
andarono poi nell'Estolad come Popolo di Haleth.
In seguito Haleth e i suoi si rimisero in viaggio e percorsero la pericolosa strada a nord del Doriath; qualcuno di essi si stabilì poi
in Talath Dirnen al di là del Teiglin, mentre gli altri dimorarono con Haleth nella foresta di Brethil, tra il Teiglin e il Sirion,
ottenendo il permesso di Re Thingol grazie a Felagund.
Alla morte di Haleth venne eretto per lei Tûr Haretha (il Tumulo della Dama), Haudh-en-Arwen in Sindarin, e Haldan figlio di
Haldar assunse il comando.
Col tempo tutti gli Edain stabilirono, su consiglio degli Eldar, territori a se stanti dove condurre vita propria con propri capi, pur
rimanendo fedeli nell'amicizia con loro.
Hador Lorindol (Testadoro), della Casa di Malach Ardan, ottenne da Fingolfin la signoria del Dor-lomin e divenne il più potente
capo degli Edain.
Nel Dorthonion, invece, Boromir della casa di Bëor governò la contrada di Ladros.
Gli Uomini delle Tre Case prosperarono, superando in saggezza e abilità tutti gli altri Umani che dimoravano a est delle montagne,
e il loro destino si intrecciò con quello dei Noldor.
LA ROVINA DEL BELERIAND E LA MORTE DI FINGOLFIN
Alla sesta generazione di Uomini seguiti a Bëor, Morgoth fece la sua mossa.

Morgoth fece divampare con fiumane di fuoco la piana di Ard-galen, che mutò nel deserto arso che fu detto Anfauglith (la
Polvere Soffocante) e Dorn-nu-Fauglith, dando inizio al quarto dei grandi scontri, la Dagor Bragollach (la Battaglia della Fiamma
Improvvisa).
Glaurung il dorato, padre dei draghi, i Balrog e sterminati eserciti di Orchi assalirono le fortezze dei Noldor, e dei loro alleati
Elfi Grigi e Uomini.
La maggior parte degli Elfi Grigi abbandonò la battaglia e si rifugiò nel Doriath.
Angrod e Aegnor furono uccisi assieme a Bregolas, signore della Casa di Bëor; Barahir, suo fratello, soccorse nella Palude di
Serech Finrod Felagund, che era giunto dal sud.
Felagund promise riconoscenza a Barahir donandogli il suo anello e tornò in Nargothrond, mentre Barahir divenne signore della
Casa di Bëor e tornò nel Dorthonion.
Fingolfin e Fingon riuscirono a proteggere lo Hitlum ma Hador Chiomadoro cadde a Eithel Sirion; suo figlio Galdor l'Alto assunse
la sua signoria.
Nelle marche orientali venne forzato il Passo di Aglon e Celegorm e Curufin si rifugiarono nel Nargothrond; Maedhros difese
valorosamente la fortezza sul Colle di Himring e riuchiuse poi il passo. Gli Orchi però , assieme a Glaurung, sopraffecero il popolo
di Fëanor nel Lothlann e passarono per la Breccia di Maglor, conquistando la contrada tra i rami del Gelion e impadronendosi della
fortezza su Monte Rerir, prima di devastare l'intero Thargelion e penetrare nel Beleriand Orientale. Maglor si unì a Maedhros
sullo Himring mentre Caranthir si ritirò assieme a Amrod e Amras a sud, oltre il Ramdal, mantenendo anche una guarnigione su
Amon Ereb aiutati dagli Elfi Verdi.
Fingolfin, temendo la rovina dei Noldor, preso dall'ira e dalla disperazione, cavalcò solo in sella al suo destriero Rochallor armato
della spada Ringil e, giunto ai cancelli di Angband, sfidò Morgoth a singolar tenzone.
Morgoth uscì da Angband armato di Grond, il martello degli Inferi, e combattè contro Fingolfin; Morgoth fu ferito ma riuscì a
uccidere Fingolfin.
Thorondor, re delle Aquile, strappò la salma a Morgoth e recò la notizia nello Hitlum e in Gondolin, dove depose il corpo del
Supremo Re dei Noldor, a cui Turgon, suo figlio, eresse un alto tumulo.
Fingon in lutto assunse la signoria della Casa di Fingolfin e la sovranità dei Noldor, ma inviò ai Porti suo figlio Ereinion, che fu
detto in seguito Gil-galad.

Nonostante la potenza di Morgoth adombrasse il settentrione, Barahir non volle mai fuggire dal Dorthonion e Morgoth si accanì
talmente tanto sui suoi versanti settentrionali che divennero l'orribile regione detta Delduwath e Taur-nu-Fuin (la Foresta sotto
l'Ombra Notturna); Emeldir Cuore Virile, moglie di Barahir, condusse il suo popolo nel Brethil.
Alcuni vi rimasero, accolti dagli Haladin, mentre altri proseguirono fino al Dor Lomin dove furono accolti tra la gente di Galdor,
figlio di Hador, e tra essi c'erano le nipoti di Bregolas Rian figlia di Belegund e Morwen figlia di Baragund detta Eledhwen
(Splendore degli Elfi).
Con Barahir rimasero Beren suo figlio, Baragund e Belegund figli di suo fratello Bregolas, e nove fedeli servitori ed essi furono
una banda di raminghi sul Dorthonion braccati dalle schiere di Morgoth.

I Noldor difesero per due anni il passo occidentale con l'alto corso del Sirion ma alla fine Sauron, massimo e più terribile dei
servi di Morgoth, detto in Sindarin Gorthaur, assaltò Orodreth, guardiano della Minas Tirith sopra Tol Sirion.
Sauron era uno stregone di spaventosa potenza e mise in fuga Orodreth, che si rifugiò nel Nargothrond, e fece poi dell'isola una
roccaforte del male, Tol-in-Gaurhoth (l'Isola dei Lupi Mannari).
Il terrore di Morgoth dilagò per il Beleriand diffondendo la desolazione e il Doriath fu accerchiato; Morgoth diffuse paura e
rancore tra le genti e vessò le Tre Case degli Edain.
In quel tempo giunsero nel Beleriand gli Uomini Scuri, gli Esterling, e Maedhros, che necessitava di alleati, offrì la propria
amicizia ai maggiori dei loro capi, Bor e Ulfang; i figli di Bor, Borlad, Borlach e Borthand, seguirono Maedhros e Maglor e si
dimostrarono fedeli, mentre i figli di Ulfang il Nero, Ulfast, Ulwarth e Uldor il maledetto si misero al seguito di Caranthir ma
furono tradirori.
Gli Esterling ebbero scarsi rapporti con gli Edain, essendo il popolo di Hador chiuso nello Hitlum e la Casa di Bëor pressochè
estinta.
Il Popolo di Haleth, guidato da Halmir signore degli Haladin, combattè con gli Orchi che irruppero dal passo occidentale dopo la
conquista di Minas Tirith difendendo le frontiere del Doriath; Beleg Arcoforte, capo dei guardiani delle marche di Thingol, venne
loro in aiuto nel Brethil e la regione venne salvata dagli invasori provenienti dal nord.
Hurin e Huor, figli di Galdor del Dor-lomin e Hareth degli Haladin che erano stati allevati nel
Brethil, combatterono per difenderlo dagli Orchi e furono poi costretti a rifugiarsi nel Dimbar; da lì le aquile di Thorondor li
portarono a Gondolin dove vennero accolti da Turgon, bendisposto verso la Casa di Hador dai consigli di Ulmo.
Dopo un anno Hurin e Huor ottennero da Turgon, che molto si era affezionato a loro, di poter tornare tra i loro, e giurarono a
Maeglin, che vedeva gli uomini con sospetto e non nutriva affetto per loro, di non rivelare i segreti di Gondolin; le aquile li
portarono quindi nel Dor-lomin da loro padre Galdor.
Turgon inviò in segreto dei Gondolindrim perchè facessero vela verso l'estremo Ovest e cercassero il perdono e l'aiuto dei Valar
ma essi non riuscirono a raggiungere Valinor.
Sette anni dopo la Quarta Battaglia, Morgoth rinnovò l'assalto contro lo Hitlum e Galdor, che combatteva in nome di Fingon, Re
Supremo, venne ucciso durante l'assedio di Eithel Sirion; Hurin riuscì a scacciare gli Orchi dagli Ered Wethrin.
Fingon combattè nelle piane stesse dello Hitlum le forze di Angband calate dal nord e venne aiutato dagli Elfi delle Falas guidati
da Cirdan, che erano giunti risalendo il Fiordo di Drenghist.
Hurin governò la Casa di Haldor in Dor-lomin servendo Fingon e prese in moglie Morwen Eledhwen, figlia di Baragund della Casa di
Bëor.
BEREN E LUTHIEN
La più bella delle storie di quei giorni di dolore è per gli Elfi quella di Beren e Luthien, sulle cui vite fu composto il Lai di Lethian
(Liberazione dal Servaggio).
La banda di Barahir aveva fatto del lago di Tarn Aeluin, nella zona orientale del Dorthonion, il proprio rifugio e Sauron era stato
incaricato di annientarla; Gorlim, uno dei compagni di Barahir, venne catturato e da lui con l'inganno Sauron si fece rivelare il
nascondiglio di Barahir.
Barahir e i suoi vennero sorpresi e uccisi, tranne Beren suo figlio che si trovava lontano; Beren giurò vendetta e, trovati gli Orchi
responsabili al Pozzo di Rivil sopra la Palude di Serech, ne uccise il capitano e recuperò l'anello di Felagund appartenuto al padre.

Beren continuò a vagare come fuorilegge solitario per il Dorthonion, compiendo gesta di un'audacia tale che gli valsero la fama in
tutto il Beleriand; Morgoth mandò contro di lui un esercito guidato da Sauron e Beren fu costretto a fuggire dal Dorthonion,
superando i terribili Gorgoroth e l'orrendo deserto di Dungortheb.
Beren riuscì a superare gli inganni della Cintura di Melian ed entrò nel regno di Thingol; aggirandosi tra i boschi di Neldoreth, si
imbattè in Luthien, figlia di Thingol e Melian, la più bella di tutti i figli di Iluvatar, che danzava sulle rive dell'Esgalduin.
Beren se ne innamorò e, chiamandola in cuor suo Tinuviel (Usignolo), prese a vagare nei boschi sperando sempre di rivederla; una
volta, avendola sentita cantare, Beren ebbe la forza di invocarla e mostrarsi a lei, ed ella si innamorò di lui.
Sovente essi vagabondarono per i boschi e Daeron il menestrello, anch'egli innamorato di Luthien, li spiò e ne informò Thingol; egli
si incollerì perchè amava Luthien sopra ogni cosa e non aveva considerazione degli Umani.
Luthien condusse Beren a Menegroth ed egli espresse al Re il suo amore per sua figlia; Thingol si adirò con lui e gli concesse la
mano di Luthien solo a condizione che egli stesso gli portasse un Silmaril della corona di Morgoth.
Beren accettò di buon cuore e partì.

Beren attraversò il Doriath giungendo agli Stagni del Crepuscolo, superò le montagne sopra le Cascate del Sirion ed entrò in
Talath Dirnen (la Piana Sorvegliata) che si estendeva tra il Sirion e il Narog, procedendo verso gli altopiani di Taur-en-Faroth.
Gli Elfi del Nargothrond lo riconobbero dall'anello di Felagund e lo condussero al cospetto di Re Finrod Felagund; il Re volle
mantenere fede alla propria promessa alla Casa di Barahir aiutando Beren ma Celegorm e Curufin, legati al Giuramento d'odio di
Fëanor contro chiunque volesse possedere i Silmaril, gli si opposero e convinsero il popolo del Nargothrond a non assecondarlo.
Felagund quindi partì assieme a Luthien con solo dieci fedeli, il cui capo aveva nome Edrahil, e lasciò la corona a Orodreth come
reggente in sua vece.

Felagund e Beren, lasciata Nargothrond, risalirono il Narog fino alle Cascate d'Ivrin, dove uccisero una schiera di Orchi;
camuffatisi quindi da Orchi si avventurarono nel passo occidentale verso gli altopiani di Taur-nu-Fuin.
Sauron tuttavia si insospettì e li fece condurre al proprio cospetto; tra Sauron e Felagund vi fu una tenzone di canti magici e il re
venne sconfitto e smascherato assieme ai suoi compagni.
Sauron comunque non indovinò la loro identità e li fece rinchiudere nelle segrete di Tol-in-Gaurhoth.

Luthien, saputo da Melian il destino di Beren, decise di fuggire dal Doriath e chiese aiuto a Daeron, che però lo rivelò al Re;
Thingol allora costrinse la figlia in una dimora costruita tra i fusti di Hirilorn, il più grande degli alberi della Foresta di
Neldoreth.
Luthien riuscì a fuggire e venne trovata da Huen, il mastino che Oromë aveva donato a Celegorm, e da
lui portata dal suo padrone, che era in caccia assieme al fratello Curufin.
Celegorm si invaghì di Luthien ed ella chiese loro aiuto, ma essi la portarono a Nargothrond dove la trattennero; Celegorm e
Curufin infatti, su cui gravava la maledizione di Mandos, avevano iniziato a bramare di divenire i massimi tra i principi dei Noldor,
usurpando il trono del Nargothrond a Orodreth e ottenendo la mano di Luthien.
Huan si era però affezionato a Luthien e la aiutò a scappare e fuggì assieme a lei.
Sauron decise di far uccidere i prigionieri dai suoi mannari e Felagund rimase ferito proteggendo Beren e morì mantenendo il
proprio giuramento; in quel mentre Luthien giunse al ponte dell'isola di Sauron e intonò un canto cui Beren rispose dalla torre.
Sauron riconobbe Luthien e pensò di farla prigioniera e inviò quindi i suoi mannari, che furono uccisi da Huan; infine Huan vinse
anche Draugluin, signore dei lupi mannari di Angband.
Sauron stesso assunse allora forma di mannaro e duellò con Huan di Valinor e ne venne sconfitto; per essere liberato dalla presa
di Huan senza dover abbandonare come nudo spirito il proprio corpo, Sauron fu costretto a cedere a Luthien la signoria dell'isola,
dopo di che fuggì nel Taur-nu-Fuin.
Beren e Luthien si ricongiunsero e seppellirono il nobile Finrod sulla cima del colle dell'isola.

Huan tonrò da Celegorn, e il popolo del Nargothrond rimpianse la caduta di Felagund e riconobbe le macchinazioni dei figli di
Fëanor tornando fedele alla Casa di Finarfin; anche Celebrimbor, figlio di Curufin, ripudiò le azioni del padre e restò in
Nargothrond.
Orodreth bandì dal Nargothrond Curufin e Celegorm ed essi cavalcarono verso le marche settentrionali abitate dalla loro stirpe.
Quando Beren e Luthien, nelle loro peregrinazioni, giunsero nella Foresta di Brethil, Beren risolse di ripartire per la sua cerca; in
quel mentre si imbatterono in Curufin e Celegorm.
Curufin cercò di prendere Luthien ma Beren lo atterrò e Huan, tradendo il suo padrone, lo difese da Celegorn; Luthien non volle
che Curufin fosse ucciso e Beren lo spogliò e gli prese il coltello, Angrist, fabbricato da Telchar di Nogrod.
Curufin fece per andarsene in sella assieme a Celegorn ma scoccò una freccia contro Luthien, che Beren difese col proprio corpo;
Huan mise in fuga i figli di Fëanor e riportò un'erba medica con cui Luthien guarì Beren.
Beren riportò Luthien nel Doriath, affidandola a Huan, e ripartì in segreto verso nord; giunto ai margini della Taur-nu-Fuin,
compose e cantò il Canto della Dipartita in lode di Luthien e si avviò per il deserto di Anfauglith.
Huan recuperò dall'isola di Sauron le spoglie di lupo di Draugluin e la pelle di pipistrello di Thuringwethil, che era stata
messaggera di Sauron; portò poi Luthien nuovamente da Beren.
Beren si rivestì delle spoglie di Draugluin e Luthien della pelle di Thuringwethil e partirono.

Giunsero così al Cancello di Angband, sorvegliato da un figlio di Draugluin reso terribile da Morgoth che era detto Carcharoth
(Fauci Rosse) e Anfauglir (Fauci Riarse).
Luthien lo assopì e varcò il Cancello assieme a Beren.
I due giunsero al trono di Morgoth nella sala più profonda; Luthien si palesò a Morgoth e cantò per lui, offrendosi di servirlo, ed
egli ne fu ammaliato.
Luthien addormentò Morgoth e la sua corte in un sonno profondo e Beren divelse con Angrist un Silmaril dalla sua corona ma,
tentando di prendere gli altri due, spezzò il coltello e rischiò di svegliare Morgoth; Beren e Luthien quindi fuggirono ma vennero
fermati al Cancello da Carcharoth che si era ridestato.
Carcharoth mozzò la mano con cui Beren teneva il Silmaril e ingoiò la gemma, che però gli consumò le interiora rendendolo folle di
dolore; Carcharoth irruppe poi nel Beleriand arrecando rovina.
Luthien cercò di curare la ferita di Beren sulla soglia di Angband e nel mentre le schiere di Morgoth si riscossero dal sonno;
Thorondor e i suoi vassalli sollevarono in volo Luthien e Beren mentre dal Thangorodrim erompevano fuoco e fumo e li deposero ai
confini del Doriath.
Luthien e Huan riuscirono a guarire Beren, che fu da allora detto Erchaimon (il Monco), ed egli la riportò nel Doriath, che era
stato addolorato dalla sua scomparsa; in quel tempo anche Carcharoth, il Lupo di Angband, irruppe nel Doriath, spinto dalla forza
e dal tormento del Sirlmaril.
Beren si presentò da Thingol e fu detto Camlost (Manovuota) e, ascoltando le vicende della sua Cerca, Thingol attenuò il proprio
risentimento e riconobbe che Beren era degno dei grandi di Arda e che nulla avrebbe potuto opporsi alla sua sorte, quindi diede il
proprio consenso e Beren ricevette la mano di Luthien.
Huan, il Cane di Valinor, Mablung dalla Mano Pesante, gran capitano del Re, Beleg Arcoforte, Beren Erchaimon e Thingol Re del
Doriath si accinsero alla Caccia del Lupo e lo raggiunsero sulla riva settentrionale dell'Esgalduin; Carcharoth fu ucciso ma Beren e
Huan vennero feriti a morte.
Mablog prese il Silmaril dal ventre del lupo e lo porse a Beren, che diede il santo gioiello a Thingol, compiendo la sua Cerca.

Beren si ricongiunse a Luthien un'ultima volta ai piedi di Hirilorn e poi morì; il suo spirito indugiò nelle aule di Mandos, riluttante
ad abbandonare il mondo, e infine anche lo spirito di Luthien abbandonò il proprio corpo.
Luthien cantò per Mandos e lo mosse a pietà ed egli permise agli spiriti di Luthien e Beren di incontrarsi di nuovo; Mandos si
rivolse poi a Manwë, non potendo esimere Beren dalla Morte.
Manwë, Signore dei Valar, offrì a Luthien di scegliere se tornare a vivere come immortale in Valinor senza Beren, o tornare
assieme a lui nella Terra di Mezzo come mortale.
Luthien scelse di rimanere con Beren e in seguito, unica tra tutti gli Eldalië, ella morì davvero e abbandonò i confini del mondo
assieme a lui.

LA QUINTA BATTAGLIA: NIRNAETH ARNOEDIAD


Beren e Luthien fecero ritorno alle contrade settentrionali della Terra di Mezzo, riprendendo forma mortale nel Doriath; Luthien
andò poi in Menegroth a visitare propri genitori.
In seguito Beren e Luthien partirono soli e si recarono nell'Ossiriand dove dimorarono come uomo e donna in Tol Galen, l'isola
verde nel mezzo dell'Adurant, che gli Eldar chiamarono Dor Firn-i-Guinar (la Terra dei Morti che Vivono); qui nacque Dior Aranel
il bello, che fu poi noto Dior Eluchil (l'Erede di Thingol).

Smosso dalle imprese di Beren e Luthien, Maedhros riprese animo e diede inizio all'Unione di Maedhros, la confederazione volta a
risollevare le fortune degli Eldar.
Orodreth e gli Elfi del Nargothrond non vollero partecipare, a causa degli atti di Celegorm e Curufin, e dei loro solo la schiera di
Gwindor andò alla guerra settentionale, sotto le insegne di Fingon.
Neanche dal Doriath giunsero aiuti, in quanto i figli di Fëanor erano in litigio con Thingol per il possesso del Silmaril, e solo
Mablung e Beleg si recarono alla guerra unendosi all'esercito di Fingon.
Maedhros ottenne però l'aiuto dei Naugrim e degli Uomini di Bor e Ulfang, oltre a quello di Fingon, da sempre suo amico, che
guidava i Noldor dello Hitlum e gli Uomini della Casa di Haldor.
Anche Haldir, figlio di Halmir, preparò alla guerra il Popolo di Haleth nella foresta di Brethil.
Maedhros sloggiò gli Orchi dalle regioni settentrionali del Beleriand e risolse di sferrare l'assalto contro Angband da est con le
sue forze di Uomini, Elfi e Nani e da ovest con le forze di Fingon dallo Hitlum, che comprendevano i suoi Noldor, gli Elfi delle
Falas, i reparti di Gwindor giunti dal Norgothrond, le schiere degli Uomini del Dor-lomin guidate da Hurin e Huor e gli uomini dei
boschi guidati da Haldir del Brethil.
Inaspettatamente, anche Turgon schierò gli eserciti di Gondolin.
Gli eserciti di Maedhros però ritardarono a mettersi in marcia per l'Anfauglith a causa della frode di Uldor il maledetto, che
aveva dato falsi allarmi.
Morgoth inviò una grande schiera contro Fingon, ed essi cercarono di attirare il suo esercito fuori dalle difese dello Hitulm;
quando gli araldi di Morgoth minacciarono di nuocere ai propri prigionieri, tra cui Gelmir fratello di Gwindor, l'esercito dei Noldor
caricò e spazzò via i nemici, andando a porsi davanti alle mura di Angband.
Il grosso delle truppe di Morgoth era però stanziato in Angband e sterminò l'avanguardia guidata da Gwindor che aveva tentato
l'irruzione e combattè nella piana di Anfauglith la Nirnaeth Arnoediad (la battaglia delle Innumerevoli Lacrime).
L'esercito di Fingon dovette ritirare e Haldir e molti Haladin del Brethili caddero; prima di poter raggiungere gli Ered Wethrin
l'esercito venne circondato ma Turgon giunse in aiuto del fratello e di Hurin coi Gondolindrim, che erano stanziati al Passo del
Sirion.
Arrivarono finalmente anche le schiere dei figli di Fëanor da est e ciò costrinse Morgoth a scatenare le sue ultime forze
svuotando Angban dei mannari, dei Balrog e dei draghi di Glaurung.
Gli Esterling di Ulfang allora manifestarono il proprio tradimento e passando apertamente dalla parte di Morgoth assalirono la
retroguardia dei figli di Fëanor.
Maglor uccise Uldor, il principale tessitore dei tradimenti, e i figli di Bor uccisero Ulfast e Ulwarth prima di essere trucidati ma
l'esercito di Maedhros venne attaccato da nuove schiere di Uomini malvagi che erano stati radunati e tenuti nascosti da Uldor
tra le colline.
Le forze orientali vennero così disperse e i figli di Fëanor, con un manipolo di Noldor e Naugrim, fuggirono verso Monte Dolmed; i
Naugrim di Belegost tennero duro contro Glaurung e la sua stirpe e Azaghâl, signore di Belegost, riuscì a metterli in fuga pur
essendo ferito a morte.
Nel settore occidentale dello schieramento Gothmog Signore dei Balrog e comandante di Angband, duellò con Re Fingon e lo
uccise; Hurin e Huor coi resti della Casa di Hador assieme a Turgon di Gondolin resistevano presso la Palude di Serech.
Su loro richiesta, Turgon radunò i resti dei Gondolindrim e delle genti di Fingon e si ritirò nel Passo del Sirion alla volta di
Gondolin; i fianchi della ritirata vennero difesi dai capitani di Gondolin Ecthelion e Glorfindel mentre alla retroguardia stettero
gli Uomini del Dor-lomin con Hurin e Huor.
Essi resistettero fino all'estremo e permisero a Turgon di mettersi in salvo scomparendo tra i monti; Huor e i prodi uomini di
Hador caddero presso il Rivil e Hurin venne catturato.

Grande fu il trionfo di Morgoth: l'alleanza fu distrutta e i cuori degli Elfi si distolsero dagli Uomini ad eccezione di quelli delle
Tre Case degli Edain.
Il regno di Fingon era caduto e i figli di Fëanor furono dispersi, ed essi vissero da selvaggi ai piedi degli Ered Lindon mischiandosi
con gli Elfi Verdi dell'Ossiriand.
Alcuni Haladin dimoravano ancora nel Brethil, guidati da Handir figlio di Haldir, ma nello Hitlum Morgoth confinò gli Esterling che
l'avevano servito.
Orchi e lupi erano liberi di scorrazzare per il Nord e spingersi a sud fino alla Nan-tathren e ai confini dell'Ossiriand ma il Doriath
e le aule Nargothrond rimasero protetti.
Molti erano fuggiti nei Porti sotto Cirdan ma le forze di Morgoth scesero lungo i fiumi Brithon e Nenning e assediarono
Brithombar ed Eglarest imperversando per le Falas; i Porti furono espugnati e
Barad Nimras abbattuta e i pochi superstiti, tra cui Ereinion Gil-galad, figlio di Fingon, fuggirono per mare assieme a Cirdan e si
rifugiarono all'Isola di Balar.
Su richiesta dei messi di Turgon, Cirdan fece salpare sette vascelli per l'Occidente ma essi naufragarono e solo uno di coloro che
erano partiti, Voronwë, messo di Turgon, si salvò venendo rigettato sulla riva del Nevrast.

Morgoth era però ossessionato da Turgon, ultimo della casata di Fingolfin e quindi nuovo Re di tutti i Noldor, che era riuscito a
sfuggirgli; cercò perciò di sfruttare Hurin, che era caro a Turgon, ma, dopo il rifiuto di questi, Morgoth Bauglir maledisse lui e la
sua stirpe e lo incatenò al Thangorodrim perchè vedesse la rovina dei suoi cari.

Gli Orchi, per ordine di Morgoth, eressero coi corpi dei caduti nella battaglia un grande tumulo nel cuore dell'Anfauglith che gli
Elfi chiamarono Haudh-en-Nirnaeth (Tumulo di Lacrime).
TURIN TURAMBAR
Rian, sposa di Huor, dopo la battaglia diede alla luce suo figlio Tuor e poi si lasciò morire sul Haudh-en-Ndengin; Morwen, sposa di
Hurin, aveva invece avuto per figlio Turin e per figlia Lalaith (Risata), la quale però morì bambina per una pestilenza venuta da
Angband.
Dopo la Nirnaeth Arnoediad, Morwen continuò a vivere assieme al piccolo Turin nel Dor-lomin ed ebbe come unico aiuto Aerin,
della casa di Hurin, che era stata presa in moglie da Brodda, uno degli Esterling che vessavano la regione.
Temendo per il proprio figlio, Morwen lo fece partire per il Doriath, come narrato nel lai detto Narn i Hin Hurin (il Racconto dei
Figli di Hurin), detto Racconto di Dolore; Morwen in seguito partorì Nienor (Lutto), sorella di Turin.
Turin giunse ai confini del Doriath, dove fu trovato da Beleg Arcoforte che lo condusse a Menegroth da Re Thingol; il Re, che
aveva mutato atteggiamento verso le case degli amici degli Elfi, lo prese sotto la sua protezione in ricordo di Hurin Thalion (il
Costante).
Thingol inviò anche dei messaggeri nel Dor-lomin per scongiurare Morwen di raggiungere il figlio nel Doriath, ma ella non volle
abbandonare la casa di Hurin e consegnò invece loro l'Elmo-di-Drago del Dor-lomin, massimo cimelio della Casa di Hador.
Turin crebbe bello e forte, ma col cuore angosciato per il destino della madre e della sorella; egli prestò servizio nelle marche del
Doriath come compagno di Beleg Cuthalion.
Saeros, un consigliere di Re Thingol appartenente al popolo dei Nandor, nutrendo livore per Turin a causa degli onori che riceveva
come figlio adottivo di Thingol, lo provocò e lo assalì ma venne da lui ucciso per errore.
Turin, temendo il giudizio del Re, superò la Cintura di Melian e si nascose nei boschi a ovest del Sirion e a sud del Teiglin,
divenendo capo dei banditi che vi dimoravano col nome di Neithan (l'Offeso).
Thingol, sapendo dell'accaduto, aveva perdonato Turin e ingiunto a Beleg di ritrovarlo; ricongiunto all'amico, Turin per orgoglio
non volle tornare con lui.
Si stabilì invece coi suoi sull'Amon Rûdh, mentre Beleg si recò a combattere nel Dimbar, che era stato invaso dagli Orchi che
calavano dalla Taur-nu-Fuin per il passo di Anach tra il Crissaegrim e il Gorgoroth e minacciavano il Brethil.
Per aver ritrovato suo figlio adottivo, Beleg ricevette in dono da Thingol Anglachel, spada di ferro caduto dal cielo, forgiata da
Eöl e donata al Re come pegno per Nan Elmoth, la cui gemella era Anguirel, che fu rubata a Eöl da Maeglin; Thingol invece
possedeva per sé la spada Aranruth.
Melian donò anche a Beleg del lembas, il viatico degli Elfi, la cui offerta spettava alla sola Regina, per lui e per coloro ai quali lui
avesse voluto destinarlo.
Turin e i suoi, mentre si spostavano a ovest allontanandosi dalla valle del Sirion, catturarono il Nano Mîm, il quale per avere salva
la vita donò ai banditi le proprie aule sull'Amon Rûdh, altura arrossata dai seregon che si ergeva ai confini delle terre tra le
vallate del Sirion e del Narog, ed esse vennero nominate Bar-en-Danwedh (la Casa di Riscatto); i banditi avevano tuttavia ucciso
Khîm, figlio di Mîm, e Turin promise di riscattarne la morte.
Mîm e suo figlio Ibun erano ora gli ultimi dei Noegyth Nibin (Nanerottoli), Nani banditi dall'est in tempi antichi ed emigrati, primi
della loro razza, nel Beleriand dove avevano dimorato a Nargothrond prima di Felagund e ad Amon Rûdh (il Colle Calvo); essi
detestavano gli Eldar usurpatori delle loro case ma Mîm fu amico di Turin.
L'inverno seguente Beleg giunse presso Turin e i suoi e dimorò con loro, portando in dono il lembas di Melian, e fu tenuto in
grande onore tra i fuorilegge, ma odiato da Mîm.
Le truppe di Angband conquistarono infine il Dimbar e le marche settentrionali del Doriath, assieme alla contrada tra il Malduin e
il Sirion e i margini del Brethil fino ai Guadi del Teiglin.
Turin riprese allora l'Elmo di Hador e assunse il nome di Gorthol (il Terribile Elmo) e molti si radunarono sotto i Due Capitani nella
Dor-Cuarthol (la Terra di Arco ed Elmo), la regione tra il Teiglin e la marca occidentale del Doriath.
Grande fama ebbero le imprese dei Due Capitani ma Morgoth si rallegrò che gli si fosse rivelato l'erede di Hurin e serrò la sua
stretta attorno ad Amon Rûdh.
Mîm e Iblum vennero catturati e costretti a svelare i sentieri segreti per Bar-en-Danwedh che venne così espugnata; i membri
della banda di Turin vennero uccisi ed egli fu catturato.
Beleg venne gravemente ferito, ma non morì, e mise in fuga Mîm che aveva cercato di rubargli Anglachel; seguì poi le tracce degli
Orchi oltre i Guardi del Teiglin e il Brithiac, attraversando il Dimbar e dirigendosi al passo di Anach.
Nei boschi della Taur-nu-Fuin Beleg si imbattè in Gwindor, che era stato catturato in Angband durante la Nirnaeth Arnoediad ed
era poi fuggito dalle miniere del Nord; Gwindor si unì a Beleg nella sua cerca e assieme raggiunsero gli Orchi sulle pendici ai
confini dell'Anfauglith.
Beleg liberò Turin mentre dormiva, ma egli, credendosi assalito dagli Orchi, gli prese Anglachel e lo trafisse; Turin, resosene
conto, perse il senno per il dolore, mentre gli Orchi, perse le sue tracce, si rimisero in marcia per l'Anfauglith.
Gwindor risollevò Turin in uno stato di torpore e assieme seppellirono Beleg con Belthronding, il suo grande arco, ma tennero
Anglachel; Gwindor accompagnò poi Turin e, giunti a Eithel Ivrin, lo riscosse dalla sua follia e Turin pianse l'amico col Laer Cu
Beleg (Canto del Grande Arco).
Gwindor consegnò Anglachel a Turin e lo portò con sè nel Nargothrond.

Findulias, figlia di Orodreth, riconobbe Gwindor, il suo amato, il quale la chiamava Faelivrin (il luccicare del sole sugli Stagni
d'Ivrin) e Turin fu accolto nel Nargotrhond, dove si presentò come Agarwaen (l'Insanguinato) figlio di Umarth (la Malasorte) e
ottenne i favori del Re Orodreth e degli Elfi del Nargothrond, che lo chiamarono Adanedhel (Elfo-Uomo).
Anglachel venne riforgiata dai fabbri del Nargothrond e Turin la chiamò Gurthang (Ferro di Morte) e con essa protesse la Piana
Sorvegliata con tale abilità da divenire noto come Mormegil (la Spada Nera).
Finduilas si innamorò di Turin e Gwindor, seppur senza serbarle rancore, la mise tuttavia in guardia rivelando l'identità di Turin e
la maledizione della sua sorte.
Ciò valse grande fama a Turin nel Nargothrond ed egli vi introdusse l'arte della guerra in campo aperto; i servi di Angband
vennero così scacciati dal territorio tra il Narog e il Sirion a est, e da ovest fino al Nenning e alle Falas.
Il Nargothrond si guadagnò così l'ira di Morgoth ma l'identità della Spada Nera non venne svelata.

Con l'arginamento della potenza di Morgoth a ovest del Sirion, Morwen e Nienor fuggirono dal Dor-lomin e giunsero nel Doriath,
dove però non si avevano notizie di Turin; essere rimasero poi come ospiti di Thingol e Melian.
Nel Nargothrond, invece, giunsero Gelmir e Arminas, Elfi appartenenti al popolo di Angrod ma rifugiatisi presso Cirdan dopo la
Dagor Bragollach, che riferirono di un'adunanza di malvagie creature sotto gli Ered Wethrin nel passo del Sirion e che Ulmo
aveva avvisato Cirdan della minaccia che incombeva sul Nargothrond e consigliarono a Re Orodreth di barricarsi nella sua
fortezza; Turin, insuperbito, non volle dare loro ascolto.
Poco dopo gli Orchi invasero il Brethil e uccisero Handir e un grande esercito piombò sulle genti del Narog, seguito da Glaurung
l'Uruloki, che arse la Talath Dirmen.
L'esercito di Nargothrond venne costretto e accerchiato nei campi di Tumhalad, tra il Ginglith e il Narog, e Orodreth cadde
mentre Gwindor fu ferito a morte e spirò tra le braccia di Turin, incaricandolo di proteggere Nargothrond e Finduilas.
Nargothrond venne tuttavia espugnata e saccheggiata prima del ritorno di Turin; egli sfidò Glaurung ma, sotto gli incantesimi del
drago, non riuscì a impedire che Finduilas venisse fatta prigioniera. Il drago inoltre lo ingannò, spingendolo ad affrettarsi verso il
Dor-lomin per salvare sua madre e sua sorella, e prese dimora nelle aule di Felagund.

Giunto nel Dor-lomin, Turin venne a sapere da Aerin che Morwen era partita tempo prima per il Doriath e, furioso per essersi
reso conto dell'inganno, uccise Brodda l'Orientale; fuggì poi ramingo come Selvaggio dei Boschi e decise di appostarsi a nord, ai
piedi degli Ered Wethrin, sperando di ritrovare Finduilas.
Lungo il Teiglin, Turin salvò un gruppo di boscaioli del Brethil dagli Orchi e Dorlas, il loro capo, gli disse che era Finduilas morta,
trucidata assieme alle prigioniere di Nargothrond dagli Orchi quando gli Uomini del Brethil avevano tentato di liberarle ai Guadi
del Teiglin.
I boscaioli condussero Turin a Haudh-en-Helleth (il Tumulo della Fanciulla degli Elfi), dov'era sepolta Finduilas, e lo riconobbero
come il Mormegil del Nargothrond; egli cadde in una tenebra di dolore ed essi lo condussero quindi alle loro dimore, Ephel Brandir
sull'Amon Obel.
Lì Brandir, figlio di Handir, capo del Popolo di Haleth, lo accolse e lo curò; ristabilitosi, Turin pensò di dimorare nel Brethil come
Turambar (Padrone della Sorte), dimenticando il proprio passato e guidando gli atti di guerra contro gli Orchi in quella regione.

Avendo ascoltato le notizie portate dagli esuli di Nargothrond nel Doriath, Morwen si spinse sola alla ricerca del figlio e Thingol
le mandò dietro Mablung e molti valenti guardiani delle marche che vennero seguiti da Nienor.
Morwen e Nienor si rifiutarono di tornare in Menegroth e Mablung le portò a forza all'Amon Ethir (la Collina delle Spie), eretta
da Felagund non distante da Nargothrond, dove le pose sotto la guardia di una schiera di cavalieri, prima di scendere lungo il
Narog in esplorazione.
Glaurung attaccò la collina con vapori mefitici e stregò Nienor, mentre di Morwen vennero perse le tracce; Mablung cercò allora
di tornare nel Doriath assiene a Nienor, ma essa fuggì in preda al terrore durante l'assalto di una banda di Orchi.
Nienor, alienata dall'incantesimo di Glaurung, oltrepassò i Guadi del Teiglin e giunse nel Brethil, sul tumulo di Haudh-en-Elleth,
dove venne trovata da Turambar che, non riconoscendola, la nominò Niniel (Fanciulla in Lacrime); essa venne condotta verso Ephel
Brandir passando per la Dimrost (la Scala Piovosa), il luogo dove il Celebros si gettava nel Teiglin, che da allora fu detto Nen
Girith (Acqua Rabbrividente).
Tempo dopo ella fu di nuovo in grado di parlare, ma nulla ricordava del tempo di prima che venisse trovata; Turambar prese poi
Niniel in moglie e, quando Glaurung inviò Orchi nel Brethil, tornò a combattere con la Spada Nera.
Glaurung, saputo che Turin era nel Brethil, andò a porsi lungo la riva occidentale del Teiglin alle frontiere della contrada;
Turambar assieme a Dorlas e a Hunthor della Casa di Halet, che partecipava in vece di Brandir che venne perciò irriso da Dorlas,
partirono verso la Nen Girith per sfidare il drago e Niniel, assieme a una gran compagnia, decise poi di seguirlo contrariamente
alle sue indicazioni.
Turambar seppe che Glaurung stava sulla ripa della Cabed-en-Aras, una gola profonda e stretta del Teiglin, e decise di calarcisi e
attaccarlo di sorpresa dal di sotto; a Dorlas mancò il coraggio di tentare l'impresa, mentre Hunthor morì colpito da un masso
smosso inavvertitamente da Glaurung.
Turambar riuscì tuttavia a trafiggere il ventre molle del Verme che però, prima di morire, avvelenò e stregò Turambar che gli si
era avvicinato incautamente dopo averlo ferito.
Niniel, in attesa alla Nen Girith, cadde terrorizzata sentendo le urla del drago e Brandir, che per amore l'aveva seguita, credette
che Glaurung avesse passato il fiume e abbattuto i suoi nemici e pensò di
condurre Niniel via con sé; Niniel però fuggì e giunse al luogo dove Turambar giaceva come morto.
Glaurung, con un ultimo spasimo, rivelò a Niniel il suo passato ed ella, dopo che fu morto, recuperò i ricordi e, sotto gli occhi di
Brandir, si gettò dalla Cabed-en-Aras, che da allora fu detta Cabed Naeramarth (Salto dell'Atroce Sorte).
Brandir tornò alla Nen Girith, incontrando e uccidendo Dorlas per la strada, e rivelò a quelli che lì attendevano ciò che aveva visto
e saputo; anche Turin, destatosi, giunse in quel luogo, e ascoltandogli riferire le parole di Glaurung, lo pensò bugiardo e lo trucidò
in preda alla collera.
Si recò poi disperato allo Haud-en-Elleth e lì incontrò Mablung e la sua schiera che erano accorsi per dargli aiuto avendo saputo
dei movimenti di Glaurung; egli gli riferì della scomparsa di Morwen e
della fuga di Nienor e Turin comprese la verità.
Fuori di senno, corse alla Cared-en-Aras dove si uccise gettandosi su Gurthang, che andò poi in pezzi.
Trovatolo, gli Elfi appresero le sue sventure dagli Uomini del Brethil e lo tumularono intonando una lamentazione per i Figli di
Hurin.
LA ROVINA DEL DORIATH
Morgoth, un anno dopo la morte di Turin, tramò progetti nefasti e liberò Hurin ed egli entrò nello Hitlum, dove venne temuto
come cospiratore di Morgoth; si ricordò quindi di Gondolin e desiderò tornare al Regno Nascosto.
Giunse perciò nel Dimbar alle pendici degli Echoriath dove venne scorto dalle aquile; Thorondor lo riferì a Turgon, che temette la
resa di Hurin Thalion a Morgoth.
Dalle peregrinazioni di Hurin, Morgoth intuì la posizione della dimora di Turgon.
Affranto, Hurin si diresse verso il Brethil, da dove credeva di udire le invocazioni di Morwen; ritrovò infatti Eledwhen al tumulo
di Turin presso l'orlo della Cabed Naeramarth.
Poche ore dopo Morwen spirò e Hurin, folle di dolore, la seppellì presso la lapide del figlio; come cantò Glirhiun, l'arpista veggente
del Brethil, mai la Pietra dello Sfortunato venne profanata ed essa continuò a ergersi solitaria come Tol Morwen anche dopo la
venuta delle acque.
Hurin si diresse poi a sud, varcando il Teiglin e giungendo alle Porte di Felagund sul Narog; nelle aule in rovina di Nargothrond,
dopo la partenza di Glaurung, aveva però preso dimora Mîm il Nanerottolo, reclamandole come le aule di Nulukkizdîm del suo
popolo scomparso.
Hurin lo uccise, conscio del suo tradimento verso Turin, e si diresse poi a est, giungendo agli Stagni del Crepuscolo sopra le
Cascate del Sirion; qui venne trovato dagli Elfi guardiani delle marche occidentali del Doriath che lo portarono da Re Thingol.
Hurin gettò con disprezzo a Thingol la Nauglamir, la celebre Collana dei Nani fatta dagli orafi di Nogrod e Belegost per Finrod,
che egli aveva preso in Nargothrond, accusandolo di non aver vigilato
sulla sua famiglia, come gli aveva fatto credere Morgoth.
Le parole di Melian tuttavia gli fecero realizzare gli inganni di Morgoth Bauglir e Hurin si scosò col Re; privo ormai della volontà di
vivere, si allontanò dal Doriath e si dice si sia gettato nel mare occidentale.

In quei tempi i Nani avevano cominciato a penetrare nel Beleriand e giungevano al Doriath in gran numero, percorrendo la strada
che dagli Ered Lindon passava per il Sarn Athrad (il Guardo delle Pietre) sul Gelion e percorreva le contrade tra l'Aros e il Gelion;
il Re convocò i grandi artieri di Nogrod che avevano allora alloggio in Menegroth e chiese loro di incastonare il Silmaril nella
Nauglamir.
I Nani però bramarono per sé quei tesori e uccisero Elu Thingol, Elwë Singollo, e, trafugata la Nauglamir, fuggirono a est
attraversando Region; vennero inseguiti e uccisi, e la Nauglamir venne riportata a Melian.
Due superstiti riuscirono a tornare in Nogrod, dove riferirono mentendo che il Re degli Elfi li aveva ingiustamente messi a morte;
un grande esercito venne perciò da Nogrod, cui i Nani di Belegost però negarono il proprio aiuto.

Dopo la morte di Thingol il potere di Melian scomparve dalle foreste di Neldoreth e Region, e il Doriath fu aperto ai suoi nemici;
Melian ne informò il solo Mablung e poi si dipartì dalla Terra di Mezzo, ritirandosi addolorata nei giardini di Lorien nella contrada
dei Valar.
I Nani giunsero senza incontrare resistenza in Menegroth e lì, nelle Mille Caverne, si scatenò la battaglia tra Nani ed Elfi;
Mablung dalla Mano Pesante cadde e i Nani ne uscirono vittoriosi, razziando le aule di Thingol e si impossessandosi del Silmaril.

All'epoca Beren e Luthien dimoravano in Tol Galen, l'Isola verde sull'Adurant, e loro figlio Dior Eluchil aveva per moglie Nimloth,
parente di Celeborn, il principe del Doriath che era sposo di Dama Galadriel; figli di Dior e Nimloth erano Elured ed Elurin, e
Elwing (Spruzzo di Stelle) loro figlia, chiamata come lo scintillio degli astri sulla cascata di Lanthir Lamath vicino alla casa di Dior
nell'Ossiriand.
Saputo dell'accaduto, Beren e Dior partirono assieme a molti Elfi Verdi dell'Ossiriand verso nord ed assalirono al Sarn Athrad i
Nani di Nogrod di ritorno da Menegroth e gravati dalle spoglie del Doriath; i superstiti riuscirono a raggiungere Monte Dolmed
ma vennero respinti dai Pastori degli Alberi in boschi tenebrosi da cui non uscirono.
Beren in persona uccise il Signore di Nogrod, strappandogli la Collana dei Nani, e quello morendo maledisse i tesori del Doriath;
questi vennero quindi calati nell'Ascar, che fu chiamato da allora Rathloriel (Letto Dorato), ma la Nauglamir venne portata da
Beren a Tol Galen e venne indossata da Luthien, che fu l'immagine della massima bellezza mai uscita da Valinor.
Dior, come erede di Thingol, prese congedo dai genitori e si dipartì dalla Lanthir Lamath con Nimloth assieme a Elured, Elurin ed
Elwing e dimorò in Menegroth, dove venne accolto con gioia dai Sindar.

Tempo dopo un signore degli Elfi Verdi dell'Ossiriand portò a Dior la Collana dei Nani con incastonato il Silmaril, segno che Beren
Erchanion e Luthien Tinuviel si erano dipartiti dal mondo.

Quando si sparse la voce della rinascita del Doriath e della collana di Dior, i sette figli di Fëanor peregrini tornarono a riunirsi e
reclamarono il Silmaril; di fronte al silenzio di Dior, Celegorm spronò i fratelli a muovere all'assalto del Doriath.
Nella carneficina di Menegroth perirono Celegorm, Curufin e Caranthir ma vennero uccisi anche Dior e Nimloth e i piccoli Elured
ed Elurin vennero abbandonati nelle foreste e mai più ritrovati, con sommo dolore di Maedhros.
Il Doriath fu distrutto e più non risorse ma alcuni superstiti, tra cui Elwing, riuscirono a mettersi in salvo portando con sé il
Silmaril e giungendo alle Bocche del Sirion.

TUOR E LA CADUTA DI GONDOLIN


Tuor, figlio di Huor, venne allevato da Annael degli Elfi Grigi del Mithrim che dimoravano nelle caverne di Androth; essi vennero
poi assaliti da Orchi ed Esterling e Tuor divenne schiavo di Lorgan, capo degli Esterling dello Hitlum.
Tre anni dopo Tuor riuscì a fuggire dal servaggio e dimorò solo ad Androth come fuorilegge e nemico degli Esterling; tempo dopo
Ulmo gli mise in cuore il proposito di lasciare la terra dei suoi padri ed egli attraversò il Dor-lomin giungendo ad Annon-in-Gelydh
(la Porta dei Noldor), costruita dal popolo di Turgon quando dimorava nel Nevrast.
Tuor attraversò la galleria che da lì si snodava sotto i monti e uscì nel Cirith Ninniach (il Crepaccio dell'Arcobaleno) sul mare
occidentale, senza che nessuno avesse sentore della sua fuga dallo Hitlum.
Tuor restò ammaliato dal Grande Mare del Belegaer e soggiornò in quella regione per qualche tempo; giunse poi alle aule
abbandonate di Vinyamar ai piedi di Monte Taras e vi rinvenne le insegne lasciate in quel luogo da Turgon molto tempo prima e se
ne vestì.
Allora Ulmo si levò dalle acque e comandò a Tuor di cercare il Regno Nascosto di Gondolin; il giorno seguente Tuor si imbattè in
Voronwë di Gondolin, che era stato salvato da Ulmo dal naufragio della sua nave.
Saputo degli ordini del Signore delle Acque, Voronwë acconsentì ad accompagnarlo a Gondolin; Voronwë e Tuor avanzarono quindi
tenendosi ai piedi dei Monti Ombrosi e passarono per gli Stagni d'Ivrin dove incrociarono Turin senza riconoscerlo.
Giunsero infine alla porta nascosta di Gondolin e ne attraversarono la galleria dove vennero presi in custodia dai guardiani che li
condussero alla gola di Orfalch Echor, sbarrata dai sette cancelli, al cospetto di Echtelion della Fonte, loro guardiano.
Tuor mostrò le insegne di Vinyamar e venne ammesso come inviato da Ulmo nella valle di Tumladen; entrò poi in Gondolin sull'Amon
Gwareth, dove venne portato nella Torre del Re al cospetto di Turgon, Re Supremo dei Noldor, con cui sedevano anche Maeglin,
suo nipote, e Idril Celebrindal, sua figlia.
Tuor parlò per Ulmo annunciando il prossimo compimento della Maledizione di Mandos e scongiurò il Re di partire per il mare
abbandonando la città; Turgon e Maeglin però respinsero le esortazioni di Ulmo; l'accesso della porta nascosta nei Monti
Cerchianti venne sigillato e più a nessuno fu consentito di uscire da Gondolin, nonostante Thorondor riferisse notizia della caduta
di Nargothrond e della rovina del Doriath.
Tuor rimase in Gondolin, tenuto in alta stima dal Re, e, amato da Idril, la prese come sposa suscitanto l'odio di Maeglin.

L'anno successivo in Gondolin nacque Eärendil Mezzelfo, figlio di Tuor e Idril, e i giorni della città furono gioiosi; Morgoth però
grazie a Hurin aveva scoperto la regione in cui si trovava il Regno Nascosto, tra lo Anach e il Passo del Sirion, e Idril, saggia e
previdente, presagì disgrazie e fece apprestare una via segreta che dalla città passasse sotto la piana e sbucasse molto a nord
dell'Amon Gwareth.
Accadde che, quando ancora Eärendil era piccolo, Maeglin si perdesse durante una prospezione mineraria condotta oltre la
cerchia delle alture, contrariamente agli ordini del Re; egli venne poi catturato da degli Orchi e portato ad Anbgand.
Sotto minaccia di tormenti, e con la promessa della signoria di Gondolin e del possesso di Idril, Maeglin tradì e rivelò la precisa
ubicazione della città a Morgoth; Maeglin venne poi fatto tornare in Gondolin e le schiere di Morgoth con Orchi, lupi, Balrog e
draghi assaltarono la città, come narrato ne La caduta di Gondolin.
Echtelion della Fonte uccise Gothmog a costo della vita ma la Torre del Re venne abbattuta e cadde assieme a Turgon; Tuor lottò
con Maeglin sulle mura della città, scagliandolo sul pendio dell'Amon Gwareth, e condusse Idril e Eärendil, assieme ai resti delle
genti di Gondolin, per il passaggio segreto preparato da Idril.
Giunti ai piedi dei monti settentrionali, cominciarono l'aspra salita attraverso il passo di Cirith Thoronath (la Fenditura delle
Aquile) ma incapparono in un manipolo di Orchi guidati da un Balrog posto di guardia da Morgoth; Glorfindel, capo della Casa del
Fiore d'Oro di Gondolin, combattè valorosamente col Balrog ed entrambi rovinarono nell'abisso di roccia che si apriva sotto il
passo. Le aquile sopraggiunsero poi in aiuto dei fuggiaschi avventandosi sugli Orchi e Thorondor trasse dall'abisso il corpo di
Glorfindel che fu tumulato accanto al passo.
Così i superstiti di Gondolin guidati da Tuor scesero nella Valle del Sirion e giunsero nella Nan-tathren (la Terra dei Salici), dove
si riposarono e piansero Gondolin.
In seguito in Tuor si risvegliò il desiderio del mare e quindi egli partì coi suoi per dimorare alle Bocche del Sirion, assieme alla
gente di Elwing rifugiatevisi poco tempo prima.
Quando in Balar si seppe della caduta di Gondolin, Ereinion Gil-galad, figlio di Fingol, venne nominato Re Supremo dei Noldor della
Terra di Mezzo.
Morgoth credette il suo trionfo completo ma sui lidi marini presso le acque del Sirion crebbe un popolo elfico, spigolatura del
Doriath e di Gondolin, cui poi si unirono i marinai di Cirdan che dimoravano in Balar presso le coste dell'Arvernien.
Ulmo stesso parlò ai Valar in Valinor pregando di perdonare gli Elfi e salvarli dallo strapotere di Morgoth, ma Manwë non fu
smosso non essendo ancora venuto il tempo.

Tempo dopo, Tuor, sentendo il peso della propria vecchiaia, prese il mare con Idril su Eärramë (l'Ala del Tramonto) e fece vela
verso l'Ovest e si dice che egli, solo tra gli Uomini, sia stato annoverato assieme ai primigeni.

IL VIAGGIO DI EÄRENDIL E LA GUERRA DELL'IRA


Eärendil fu il signore del popolo che dimorava presso le Bocche del Sirion e prese in moglie Elwing la bionda; essi ebbero come
figli Elrond ed Elros, soprannominati i Mezzelfi.
Eärendil provava, come provò suo padre, un gran desiderio per l'ampio Mare e aveva come proposito di farvi vela per ritrovare i
propri genitori e portare ai Valar dell'Ovest il messaggio di Uomini ed Elfi per muoverli a pietà; egli strinse quindi amicizia con
Cirdan il Carpentiere e con gli esuli di Brithombar ed Eglarest dell'Isola di Balar e col loro aiuto costruì Vingilot (Fiore di
Schiuma), la più bella delle navi fatta col legname delle betulle del Nimbrethil.
Nel Lai di Eärendil molto si narra delle avventure che Eärendil ebbe per mare, finchè, mosso dal desiderio di rivedere Elwing che
aveva lasciata sola alle Bocche del Sirion, fece di nuovo vela per la costa del Beleriand senza essere riuscito ad approdare in
Valinor.
Mentre Eärendil era per mare, Maedhros, inizialmente reticente perchè pentito di quanto accaduto nel Doriath, e i suoi fratelli,
tormentati dal giuramento non mantenuto, si riunirono abbandonando le loro nomadi cacce e chiesero al popolo di Sirion la
restituzione del Silmaril; essi non vollero però cedere la gemma conquistata da Beren e portata da Luthien, per la quale era
caduto Dior il bello.
I figli di Fëanor, allora, sterminarono gli esuli di Gondolin e i superstiti del Doriath e Maedhros e Maglor ottennero la vittoria,
anche se Amrod e Amras rimasero uccisi; Elwing si gettò in mare col Silmaril mentre Elros ed Elrond caddero prigionieri e,
quando arrivarono le navi di Gil-galad il Re Supremo e Cirdan, poterono solo portare a Balar i pochi superstiti.
Ulmo trasse Elwing dalle onde, conferendole l'aspetto di un uccello, così che essa potè raggiungere Eärendil per mare; essi si
addolorarono per la rovina dei porti del Sirion e la cattività dei loro figli ma Maglor si impietosì e non li uccise, affezionandosi a
loro.
Eärendil, non vedendo più speranza per la Terra di Mezzo, tornò a far vela verso Valinor assieme ad Elwing; essi, grazie al potere
della santa gemma, sfuggirono alle malie delle Isole Incantate e oltrepassarono i Mari Ombrosi e, dopo aver scorso Tol Eressëa,
approdarono nella Baia di Eldamar.
Eärendil ed Elwing sbarcarono soli, lasciando su Vingilot Falathar, Erellont e Aerandir, i tre marinai che avevano scolato i mari con
Eärendil, per paura della collera dei Valari, Signori dell'Ovest; Eärendil comunque, siccome sapeva che era destino, si addentrò da
solo nell'entroterra e, giunto al Calacirya, salì sul Tuna ed entrò in Tirion.
Era all'epoca un periodo di festa e le genti del Reame Beato si erano radunate in Valimar e nelle aule di Manwë sul Taniquetil,
perciò egli non incontrò nessuno; venne infine accolto da Eönwë, l'araldo di Manwë, che lo portò in Valimar al cospetto delle
Potenze di Arda.
Eärendil illustrò loro i fatti delle Due Stirpi e chiese pietà per i Noldor e aiuto per Uomini ed Elfi e la sua preghiera fu accolta.
Dopo averlo congedato, i Valar si interrogarono sul destino di Eärendil, un mortale che aveva calpestato le terre immortali, e
Manwë decretò che Eärendil ed Elwin e i loro figli potessero scegliere liberamente a quale stirpe legare la propria sorte.
Elwing nel frattempo vagò sul litorale e giunse ad Alqualondë dove venne accolta dai Teleri cui raccontò le sofferenze del
Beleriand; là la ritrovò Eärendil ed essi poi vennero convocati in Valimar.
Essi scelsero di essere giudicati coi Primogeniti di Iluvatar ed Eönwë si recò alle rive di Aman e fece ripartire i compagni di
Eärendil su di una nuova barca; i Valar infatti consacrarono Vingilot che portarono al limite estremo del mondo, da dove giunse
negli oceani del cielo.
Lì la conduceva Eärendil il Marinaio, col Silmaril sulla fronte, viaggiando oltre i confini del mondo persino nelle vacuità prive di
stelle; durante i viaggi di Eärendil, Elwing ne aspettava il ritorno in una bianca torre ai limiti del Mare e lo accoglieva volandogli
incontro.
La prima volta che Vingilot si levò scintillante nei mari del cielo venne scorta dalle genti della Terra di Mezzo che la chiamarono
Gil-Estel (Stella dell'Alta Speranza) e Maedhros e Maglor si rallegrarono riconoscendovi il Silmaril.
L'esercito dei Valar si apprestò quindi alla battaglia, assieme ai Vanyar di Ingwë e ai Noldor che erano rimasti in Valinor guidati
da Finarfin; le schiere vennero portate a est dalle navi dei Teleri,
smossi dalle preghiere di Elwing, che discendeva dalla loro stirpe.
Morgoth, inorgoglito e convinto di aver estraniato per sempre i Noldor dai Valar, non si aspettò l'assalto che gli fu sferrato dalla
possanza dell'Ovest nella Grande Battaglia detta Guerra dell'Ira.
L'incommensurabile potere di Morgoth ammassato nel Nord venne annientato e pochi tra Barlog e Orchi scamparono
nascondendosi alle radici della terra; i pochi sopravvissuti delle tre case degli amici degli Elfi combatterono dalla parte dei Valar
vendicando la perdita dei loro signori ma gran parte dei figli degli Uomini dell'est si schierarono con l'Avversario e ciò non fu
dimenticato dagli Elfi.
I draghi alati, ultima difesa di Angband, vennero annientati dalla schiera dei grandi uccelli del cielo guidati da Thorondor e dalla
splendente Vingilot di Eärendil, che abbattè Ancalagon il Nero, loro campione, che piombò sui torrioni del Thangorodrim facendoli
crollare.
Morgoth si rifugiò nella più profonda delle sue segrete ma cadde in scacco; le sue gambe furono troncate ed egli venne legato
nuovamente con Angainor e i due Silmaril che gli restavano vennero avulsi dalla corona ferrea e custoditi da Eönwë.
Così ebbe fine il potere di Angband nel Nord e lo scontro fu tale che le regioni settentrionali dell'occidente ne vennero infrante
e mutate; Eönwë invitò quindi gli Elfi del Beleriand a dipartirsi dalla Terra di Mezzo.
Maedhros e Maglor tuttavia rifiutarono e si apprestarono, a malincuore, a tenere fede al proprio giuramento ingiungendo a Eönwë
di consegnare i Silmaril; Eönwë rifiutò rispondendo che il loro diritto sull'opera di Fëanor era decaduto per le malefatte da essi
commessi e che essi dovevano sottoporsi al giudizio dei Valar in Valinor.
Sebbene riluttanti, Maedhros e Maglor si decisero vincolati a mantenere il giuramento e si introdussero di nascosto nel campo di
Eönwë impadronendosi delle gemme; Eönwë ordinò che non incontrassero resistenza ma i Silmaril consumarono la carne dei
fratelli, così che Maedhros si gettò disperato in una voragine infuocata assieme a un Silmaril mentre Maglor gettò l'altro nel
Mare, e in seguito sempre vagò per i lidi cantando il suo dolore.
Così i Silmaril trovarono le loro dimore uno nelle arie del cielo, uno nei fuochi in seno alla Terra e uno nelle profondità delle acque.

Con numerose flotte gli Eldar fecero vela per l'Ovest; i Vanyar rientrarono in trionfo in Valinor e gli Elfi del Beleriand
dimorarono in Tol Eressëa, col permesso di recarsi in Valinor perchè riammessi all'affetto di Manwë e dei Valar e perdonati dai
Teleri, e la maledizione venne sospesa.
Non tutti gli Eldalië però abbandonarono le Terre Citeriori e alcuni rimasero ancora per molte ere nella Terra di Mezzo e tra di
essi Cirdan il Carpentiere e Celeborn del Doriath con Galadriel sua moglie, unica rimasta di coloro che avevano guidato l'esilio dei
Noldor.
Anche Gil-galad, il Re Supremo, restò nella Terra di Mezzo e assieme a lui Elrond Mezzelfo, che scelse di essere annoverato tra
gli Eldar, mentre Elros suo fratello preferì abitare tra gli Uomini; da loro due soli si diffuse tra gli Uomini il sangue dei
Primogeniti e un residuo degli spiriti divini che erano prima di Arda.
Morgoth venne invece scaraventato attraverso la Porta della Notte fuori dalle Mura del Mondo nel Vuoto Atemporale ma il suo
seme di malvagità rimase in Arda fino agli ultimi giorni.
AKALLABÊTH
La Caduta di Numenor
Narrano gli Eldar che l'avvento degli Uomini ebbe luogo sotto l'Ombra di Morgoth e che essi caddero rapidamente sotto il suo
dominio; i pochi che voltarono le spalle al male volsero verso l'Ovest ed entrarono nel Beleriand ai tempi della Guerra dei Gioielli.
Essi furono detti Edain in Sindarin.
Dalla loro stirpe discese, da parte dei suoi padri, Eärendil il Luminoso che approdò in Valinor con Vingilot, che gli uomini
chiamarono Rothinzil, e vi rimase per sempre come Eärendil il Beato.
Nella Grande Battaglia in cui Morgoth fu rovesciato, fra tutte le stirpi degli uomini i soli Edain combatterono dalla parte dei
Signori dell'Occidente e coloro che degli Uomini malvagi che avevano servito Morgoth scamparono all'annientamento tornarono
fuggiaschi nell'est dove divennero re dei molti che ancora vi vagavano selvaggi.
Perciò i Valar dimenticarono per qualche tempo gli Uomini della Terra di Mezzo che vissero una triste sorte tormentati dalle
creature malvagie che Morgoth aveva concepito nei giorni del suo dominio.
Quando Morgoth venne relegato nel Vuoto oltre il Mondo i Valar invitarono gli Eldar a tornare nell'Occidente ed essi dimorarono
sull'Isola di Eressëa, dove fu costruito il porto di Avallonë, la città più prossima alle Terre Immortali.
Gli Edain delle tre case fedeli furono invece ricompensati con gli insegnamenti di Eönwë e una durata di vita maggiore di ogni altra
stirpe umana e per essi venne creata una terra bella e feconda in cui dimorare, prossima a Valinor ma separata sia da essa che
dalla Terra di Mezzo da un vasto mare; i
Valar chiamarono quella terra Andor (Terra del Dono) e gli Edain la raggiunsero facendo vela guidati dalla Stella di Eärendil e la
chiamarono Elenna (Verso la Stella), Anadûnê (Ovesturia) e Numenorë in Alto Eldarin.
Questi furono gli esordi del popolo che nella lingua degli Elfi Grigi è detto dei Dunedain, ovvero i Numenoreani, Re tra gli Uomini.
Essi, pur rimanendo mortali, divennero saggi e gloriosi, simili ai Primogeniti.
Città e porto principale di Numenor era Andunië, sulle coste occidentali, e al centro del paese, sull'alto monte detto Meneltarma
(Pilastro del Cielo) stava un tempio consacrato a Eru Iluvatar; ai piedi del monte vennero costruite le tombe dei Re e poco lontano
sorgeva la bella Armenelos con la roccaforte eretta da Elros figlio di Eärendil, scelto dai Valar come primo Re dei Dunedain.
Elros ed Elrond suo fratello discendevano infatti dagli Edain ma in parte anche dagli Eldar e dai Maiar, avendo come antenate
Idril di Gondolin e Luthien figlia di Melian, e, in quanto Mezzelfi, ebbero la possibilità di scegliere il proprio destino; Elrond
decise di rimanere coi Primogeniti mentre Elros preferì essere un re degli Uomini.
I Dunedain dimorarono quindi sotto la protezione dei Valar e nell'amicizia degli Eldar, divenendo grandi in sapienza e nelle arti,
soprattutto nella navigazione; i Signori di Valinor però vietarono loro di navigare spingendosi troppo verso occidente, perchè non
si invaghissero del Paese Beato né dell'immortalità dei Valar e degli Eldar, e fu per essi possibile solo scorgere Avallonë in
Eressëa, la più orientale delle Terre Imperiture.
Talvolta i Primogeniti giungevano navigando a Numenor portando doni, e vi recarono così un germoglio del Celeborn, l'Albero
Bianco che cresceva in Eressëa, germoglio a sua volta del Galathilion, l'Albero del Tuna creato a immagine di Telperion; l'Albero
che ne crebbe nelle corti del Re ad Armenelos venne chiamato Nimloth.
I Dunedain quindi navigarono esplorando l'est, giungendo persino a circumnavigare la Terra di Mezzo, e talvolta approdarono negli
Anni Oscuri degli Uomini sui lidi occidentali delle Grandi Terre, istruendone i deboli e timorosi abitanti ad ordinare la propria
esistenza.
Ciò fu di gran conforto per gli uomini dell'occidente della Terra di Mezzo che si scrollarono di dosso il giogo della progenie di
Morgoth e onorarono la memoria degli alti Re del mare.
Col tempo però si accrebbe nei Numenoreani il desiderio della città immortale e della vita imperitura ed essi malsopportarono il
Divieto di far vela verso l'Occidente; ciò angustiò Manwë, che mandò Messaggeri ai Dunedain ammonendoli di accettare il Destino
che l'Unico aveva donato loro.
Ciò accadde ai tempi del regno di Tar-Atanamir, tredicesimo Re di Numenor, figlio di Tar-Ciryatan il Carpentiere, uomo superbo e
bramoso di ricchezza che costringeva gli uomini della Terra di Mezzo a pagargli tributi; egli ignorò il consiglio dei Messaggeri e
volle vivere fino a tardissima età, aggrappato alla propria esistenza fino all'estremo.
Del medesimo consiglio fu Tar-Ancalimon suo figlio, sotto il quale il popolo di Numenor si scisse tra Uomini del Re, inorgogliti e
estraniati dagli Eldar e dai Valar, e gli Elendili (Amici degli Elfi),
che si definivano i Fedeli, fedeli al Re della Casa di Elros ma amici degli Eldar e dei Signori dell'Occidente, anche se ugualmente
turbati dal pensiero della morte.
La beatitudine dell'Ovesturia perciò diminuì, anche se la sua potenza e il suo splendore crebbero; i sovrani e i loro sudditi non
osarono infrangere il Divieto ma furono sempre più oppressi dalla paura della morte e desiderosi di gozzovigliare appieno nei
piaceri della vita.
Il Santuario sulle cime del Meneltarma venne trascurato e per la prima volta i Numenoreani crearono grandi stanziamenti sui lidi
sud-occidentali delle antiche terre dove furono signori e padroni, non bastando più loro la propria regione.
Gli Amici degli Elfi invece non presero parte a tutto ciò, e soli preferirono recarsi nel nord alla terra di Gil-galar e il loro porto fu
Pelargir alle foci di Anduin il Grande.

In quest'Era Sauron tornò a levarsi nella Terra di Mezzo e divenne possente nel male; già ai giorni di Tar-Minastir, undicesimo Re
di Numenor, aveva fortificato la terra di Mordor costruendovi la torre di Barad-dûr, mirando al dominio della Terra di Mezzo.
Ed egli detestava i Numenoreani a causa della loro amicizia con gli Elfi e della fedeltà verso i Valar e non perdonò loro l'aiuto che
avevano prestato a Gil-galad all'epoca della forgiatura dell'Unico Anello e della guerra tra Sauron e gli Elfi dell'Eriador.
Per lungo tempo non osò sfidare il potere dei Signori del Mare ma quando sorsero gli Ulairi, gli Spettri dell'Anello irretiti coi
Nove Anelli, e il suo predominio sugli uomini si fu accresciuto Sauron iniziò ad assalire le fortezze dei Numenoreani sui lidi del
mare.
I Numenoreani avevano col tempo continuato a indurire i propri cuori contro i Valar e gli Elfi, e il ventesimo sovrano, il cui nome
era Herunumen in elfico, ascese al trono come di Adûnakhôr (Signore dell'Occidente) e i Fedeli furono rattristati dalla sua
presunzione, divisi tra la lealtà alla Casa di Elros e la venerazione alle Potenze.
Ar-Gimilzôr, ventiduesimo sovrano, proibì del tutto i contatti con l'Occidente e, durante il suo regno, l'Albero Bianco iniziò a
deperire; egli fu il massimo avversario dei Fedeli e impose agli Elendili, che dimoravano nelle regioni occidentali di Numenor, di
trasferirsi nelle zone orientali per meglio sorvegliarli. In seguito perciò la principale dimora dei Fedeli fu presso il porto di
Romenna da dove facevano vela per la le coste settentrionali della Terra di Mezzo per incontrarsi con gli Eldar del regno di Gil-
galad.
I Valar furono adirati coi Re di Numenor e le navi di Eressëa non giunsero più dall'Occidente e i porti di Anduinë furono
abbandonati; i Signori di Anduinë, tuttavia, erano del lignaggio di Elros in quanto discendenti di Silmarien figlia Tar-Elendil,
quarto re di Numenor, e, anche se consiglieri dello Scettro, continuavano a nutrire amore per gli Eldar e i Valar e parteggiarono
per i Fedeli, seppure in segreto.
Inzilbêth, figlia di Lindorië, sorella di Eärendur Signore di Anduinë, venne presa in moglie contro la sua volontà da Ar-Gimilzôr
figlio di Ar-Sakalthôr; ella gli diede due figli e il maggiore Inziladûn era simile per mente e corpo alla madre mentre il minore
Gimilkhâd assomigliava al padre ed era superbo e caparbio.
Quando Inziladûn accedette al trono prese nome Tar-Palantir e diede pace ai Fedeli; egli tornò a onorare il Santuario di Eru sul
Meneltarma e a prendersi cura dell'Albero Bianco, predicendo che le sue sorti fossero legate a quelle della casa dei Re, ma suo
fratello Gimilkhâd lo osteggiò, ponendosi a capo degli Uomini del Re e spesso Tar-Palantir, angosciato, salì sull'antica torre di Re
Minastir sul colle di Oromet nei pressi di Andunië guardando all'Occidente .
Quando Gimilkhâd e poi Tar-Palantir morirono Pharazôn, figlio di Gimilkhâd, che era stato condottiero nelle guerre che i
Numenoreani conducevano nelle zone costiere della Terra di Mezzo per estendere il proprio dominio sugli uomini, prese in moglie
contro le leggi dei Numenoreani Miriel, unica figlia di Tar-Palantir, e impugnò lo scettro come Ar-Pharazôn, Tar-Calion in elfico, e
cambiò il nome di lei in Ar-Zimrapehl.
Ar-Pharazôn il Dorato fu il ventiquattresimo e il più possente e superbo dei Re del Mare e si incollerì grandemente sapendo che
Sauron aveva apertamente sfidati i Numenoreani dichiarandosi Re degli Uomini; egli fece quindi vela col suo esercito per l'Est e
giunse a Umbar, il grande porto dei Numenoreani.
Marciò poi per la Terra di Mezzo e comandò a Sauron di sottomettersi a lui; egli, accortosi di non potersi opporre al potere e alla
maestà dei Dunedain, acconsentì e venne portato a Numenor come ostaggio.
Grandi erano l'astuzia e l'eloquio di Sauron ed egli divenne in poco tempo intimo consigliere del Re e
adulato dalla sua corte, ad eccezione di Amandil signore di Andunië; Sauron volse poi il popolo contro i Valar, confutando i loro
insegnamenti, e lo indusse all'adorazione di Melkor, signore dell'Antica Tenebra oltre il Mondo.
Vi era tuttavia ancora un resto dei Fedeli che abitavano a Romenna, di cui i principali erano Amandil consigliere del Re e suo figlio
Elendil, che aveva per figli Isildur e Anarion; Amandil ed Elendil erano grandi capitani di mare, della stirpe di Elros Tar-Minyatur.
Sauron odiava Amandil sopra ogni altro a Numenor, ed egli venne congedato dal consiglio del Re dopo il suo arrivo ma venne
sempre tenuto in alto onore dal popolo.
Quando Sauron esortò il Re ad abbattere l'Albero Bianco, Nimloth il Bello, Isildur si introdusse nottetempo nei cortili del Re ad
Armenelos e riuscì a rubarne un frutto; egli lo consegnò ad Amandil che lo piantò in segreto e da esso germogliò un virgulto.
In seguito il Re fece abbattere l'Albero Bianco e Sauron volle che si costruisse un tempio grandioso in Armenelos dove venne
bruciato il legno di Nimloth e gli uomini compirono empi sacrifici a Melkor, scegliendo tra i Fedeli le loro vittime.
In seguito la morte comparve sempre più precocemente tra i Numenoreani, ora afflitti per la prima volta da follia e malattia, ed
essi divennero violenti e sanguinari; nondimeno, i Numenoreani crebbero in forza e ricchezza sotto i consigli di Sauron, razziando
spietatamente la Terra di Mezzo e riducendone in tremenda schiavitù le genti.
Ar-Pharzôn, Re della Terra della Stella, divenne il massimo tiranno che dopo il regno di Morgoth si fosse visto al mondo ma, col
passare degli anni, sentì l'ombra della morte e si colmò d'ira e paura; Sauron allora lo indusse a muovere guerra ai Valar per
sottrarre loro la terra dell'immortalità.
Amandil fu costernato dai propositi del Re e temette la rovina; rivelò quindi ad Elendil di voler
salpare in segreto per l'Occidente infrangendo il Divieto e invocare l'aiuto dei Valar chiedendo misericordia per gli uomini e la
loro liberazione da Sauron l'Ingannatore e disse a suo figlio di preparare la partenza dei Fedeli per l'est per non avere parte alla
guerra.
Amandil si congedò poi dai suoi famigliari, salpò e mai più se ne ebbe notizia.
I Fedeli approntarono le proprie navi, portando a bordo anche le Sette Pietre, dono degli Eldar, e il rampollo di Nimloth, e si
rattristarono quando non venne alcun segno da Amandil.
Da occidente giunsero bufere e tempeste, mai viste prima in Numenor, e il Meneltarma tuonò emettendo fumo ma i Numenoreani
indurirono i propri cuori dinnanzi ai segni e schierarono un'immensa flotta.
Giunsero allora dall'occaso anche le Aquile dei Signori dell'Occidente ma Ar-Pharazôn, salito a bordo di Alcarondas (Castello del
Mare), diede il segnale di levare le ancore.
La flotta dei Numenoreani mosse così verso l'Occidente ed essi infransero il Divieto dei Valar,
muovendo guerra agli Immortali per strappare loro la vita sempiterna entro le Cerchie del Mondo.

Le flotte di Ar-Pharazôn aggirarono l'isola di Eressëa e il Re scese sulla spiaggia di Aman, accampando il suo esercito attorno al
Tuna.
Allora Manwë invocò Iluvatar ed Egli mostrò il proprio potere cambiando la faccia del mondo; un grande abisso si spalancò nel
mare tra Numenor e le Terre Imperiture e inghiottì la flotta dei Numenoreani e il Re e i guerrieri mortali che avevano messo
piede in Aman vennero sepolti sotto le colline crollanti, imprigionati nelle Grotte degli Obliati fino all'Ultima Battaglia e al Giorno
del Giudizio.
La terra di Aman ed Eressëa furono sradicate e portate fuori dalla portata degli Uomini e il mondo ne venne ridotto mentre
Numenor cadde nella grande spaccatura e venne distrutta; in quel periodo tutte le coste del mondo occidentale subirono grandi
mutamenti e rovine.
Elendil e la sua gente, per grazia dei Valar, furono risparmiati e, saliti alle navi, vennero scagliati lontano dal vento venuto
dall'occaso e dopo molti giorni di tremenda tempesta furono gettati sui lidi della Terra di Mezzo

Elendil e i suoi figli in seguito fondarono regni nella Terra di Mezzo e le loro arti e la loro sapienza, sebbene fossero un'eco
dell'antica Numenor, furono somme tra i selvaggi del mondo; molte imprese compirono gli eredi di Elendil nell'era che seguì,
proseguendo la contesa con Sauron.
Egli infatti, rimasto nel Tempio di Numenor, precipitò nell'abisso e fu spogliato della bella forma con cui si presentava agli Uomini
ma il suo spiritò risorse dalle profondità e tornò in Mordor, dove riprese l'Anello e si costruì una nuova spoglia espressione d'odio
e malvagità, e pochi in seguito poterono sopportare l'Occhio di Sauron il Terribile.
Dopo questi eventi gli esuli di Numenor guardarono all'Occidente parlando di Mar-nu-Falmar e di Akallabêth (la Caduta), Atalantë
in Eldarin.

Molti degli Esiliati ritennero però che la cima del Meneltarma continuasse a drizzarsi solitaria sulle acque e che da essa si
potesse scorgere, seppure fosse stata portata via dal mondo, un barlume della Terra Immortale.
Accadde così che molti tra i Dunedain la cercassero invano ma, coi viaggi compiuti per nave e la lettura delle stelle, essi seppero
infine che il mondo era divenuto sferico; agli Eldar era tuttavia ancora permesso di partire e e giungere all'Antico Occidente per
una Strada Dritta che attraversasse l'aria e Ilmen, ora costretti a seguire la curvatura del mondo, giungendo fino a Tol Eressëa
e a Valinor dove i Valar ancora dimorano.

GLI ANELLI DEL POTERE


E LA TERZA ERA
Sauron il Maia, che i Sindar chiamarono Gorthaur, fu il servo più grande e fidato del Nemico e quando Morgoth venne rovesciato
fece atto di sottomissione a Eönwë ma non volle tornare umiliato in Aman per sottoporsi al giudizio di Manwë; perciò si nascose
nella Terra di Mezzo e ricadde nel male.

Durante la Grande Battaglia la terra fu squassata da enormi convulsioni e molte terreferme a nord e ovest sprofondarono sotto
le acque del Grande Mare; le muraglie dell'Ered Luin si infransero e in esse si aprì un golfo in cui sfociò il fiume Lhûn e quella
regione mantenne il nome di Lindon datole dai Noldor.
Molti Eldar vi dimoravano, restii ad abbandonare il Beleriand e loro re era Gil-Gald figlio di Fingon e con lui vi era Elrond
Mezzelfo, figlio di Eärendil il Marinaio e fratello di Elros, primo re di Numenor; sui lidi del Golfo di Lhûn gli Elfi costruirono i
propri porti che chiamarono Mithlond (Porti Grigi) e da lì prendevano il mare gli Eldar che desideravano fuggire la tenebra della
Terra e tornare a Eressëa e Valinor seguendo la Strada Dritta.
Molti altri Eldar, però, soprattutto Teleri superstiti del Doriath e dell'Ossiriand, attraversarono gli Ered Luin e giunsero nelle
terre interne tra gli Elfi Silvani nei boschi e sui monti.
L'unico insediamento stabile degli Elfi Noldorin oltre gli Ered Luin fu nell'Eregion (l'Agrifogliere), la regione vicina alle grandi
dimore dei Nani che erano dette Khazad-dûm e
Hadhoddrond dagli Elfi e che furono poi chiamate Moria, dove posero la cittadella di Ost-in-Edhil ; tra quel popolo e i Nani vi fu
grande amicizia e quegli Elfi, che furono detti Gwaith-i-Mirdain (il Popolo dei Gioiellieri), superarono in abilità tutti coloro che li
avevano preceduti ad eccezione del solo Fëanor, e tra loro massimo fu Celebrimbor, figlio di Curufin.

Nel resto della Terra di Mezzo le regioni erano per lo più selvagge e deserte; molti Elfi della schiatta degli Avari vi dimoravano
vagando liberi e nel sud e nell'est estremo gli Uomini aumentavano di numero e si volgevano al male per opera di Sauron.
Sauron, infatti, vedendo i Valar dimentichi della Terra di Mezzo si era inorgoglito e trovò facile traviare gli Uomini; cercò di
irretire anche i Primogeniti, assumendo un bell'aspetto e facendosi conoscere come il benevolo Annatar (il Signore dei Doni).
Molti Elfi ne vennero ingannati e strinsero amicizia con lui, ma egli non fu mai ben accetto nel Lindon poiché Gil-galad ed Elrond
nutrivano dubbi su di lui; nell'Eregion, invece, Sauron fu volentieri accolto dai Noldor che desideravano accrescere la finezza
delle proprie opere.
Essi appresero da lui molte cose e quelli furono i massimi giorni degli artigiani di Ost-in-Edhil, in cui essi fabbricarono gli Anelli
del Potere; Sauron però costruì in segreto un Unico Anello che avesse potere di dominare tutti gli altri con soggezione assoluta e
in cui perciò fece fluire gran parte della propria forza e della propria volontà mentre lo forgiava nella Montagna di Fuoco della
Terra d'Ombra.
Con esso egli poteva scrutare e governare le menti di coloro che portavano i potenti anelli elfici ma gli Elfi si accorsero del suo
inganno e, comprendendo che Sauron voleva essere il loro padrone, smisero di indossare gli anelli; accortosi di essere stato
smascherato, Sauron si incollerì e si scagliò contro di loro in guerra aperta, esigendo che gli consegnassero gli anelli.
Gli Elfi allora fuggirono e riuscirono a salvarne i Tre, Narya, Nenya e Vilya, gli Anelli del Fuoco, del'Acqua e dell'Aria ornati di
rubino, adamante e zaffiro, che possedevano i poteri maggiori; essi, forgiati dal solo Celebrimbor, furono messi nelle mani dei
Sapienti che li nascosero e mai più li
adoperarono apertamente e rimasero quindi incontaminati.
Da quel momento la guerra tra Sauron e gli Elfi non cessò più e l'Eregion fu devastato, Celebrimbor ucciso e le porte di Moria
chiuse; a quel tempo Elrond Mezzelfo fondò il rifugio di Imladris (Gran Burrone) che a lungo resistette.
Sauron riuscì a radunare nelle proprie mani tutti i restanti Anelli del Potere e, dopo averli maledetti e pervertiti, li distribuì agli
altri popoli della Terra di Mezzo nella speranza di ridurli al proprio dominio; nove ne diede agli Uomini, che prontamente cedevano
alla sua volontà, e sette ai Nani, che si rivelarono difficili da domare e li utilizzarono solo per accumulare ricchezze, avendo essi
acceso in loro un'incontrollabile brama d'oro che li portò infine alla rovina.
Gli Uomini che adoperarono i Nove Anelli furono potenti in vita come grandi re, stregoni e guerrieri conquistando gloria e
ricchezze; infine uno ad uno caddero sotto il giogo dell'Unico ed entrarono nel mondo delle ombre divenendo invisibili. Essi furono
i Nazgûl (gli Spettri dell'Anello), i più terribili servi del Nemico che urlavano con la voce della morte.
La cupidigia e l'orgoglio di Sauron crebbero senza limite ed egli decise di farsi padrone della Terra di Mezzo, sterminare gli Elfi
e provocare la caduta di Numenor; la sua ombra si diffuse sul mondo ed egli venne chiamato l'Oscuro Signore e il Nemico mentre
tornava a radunare sotto il proprio governo le creature malvagie dei tempi di Morgoth.
Iniziarono così gli Anni Neri, che gli Elfi chiamarono i Giorni della Fuga; in quel tempo molti degli Elfi della Terra di Mezzo
fuggirono oltre i mari o si rifugiarono nel Lindon, dove Gil-galad manteneva la propria potenza ed era aiutato dai Numenoreani.
All'est e al sud quasi tutti gli Uomini erano sotto il giogo di Sauron, e in quei giorni divennero feroci, forti e numerosi; le
devastazioni di Sauron nelle terre occidentali giunsero però a una stasi quando egli venne sfidato dalla potenza di Numenor.
Sauron infatti non potè reggere il confronto coi Numenoreani e abbandonò per qualche tempo la Terra di Mezzo, recandosi a
Numenor come ostaggio del Re Tar-Calion; qui dimorò finchè non riuscì a corrompere quel popolo e provocarne la rovina, come
aveva a lungo bramato.
Tornato nella Terra di Mezzo, vide che il potere di Gil-galad era divenuto grande e si era esteso al di là delle Montagne Nebbiose
e del Grande Fiume, sino ai confini di Boscoverde il Grande; allora Sauron si ritirò nella propria fortezza nella Terra Nera e
meditò la guerra.
Intanto i Numenoreani che la distruzione aveva risparmiato erano fuggiti verso l'est, guidati da Elendil l'Alto e dai suoi figli,
Isildur e Anarion, discendenti di Elros.
Elendil venne gettato dalle onde sulle coste del Lindon, dove fu accolto da Gil-galad; si insediò poi
oltre gli Ered Luin e il suo popolo dimorò in molti luoghi dell'Eriador sulle rive del Lhûn e del Baranduin e la sua capitale fu ad
Annuminas, presso il Lago Nenuial. I Numenoreani dimorarono anche a Fornost, sui Poggi Settentrionali, e sulle colline del
Rhudaur ed eressero torri sull'Amon Sûl
e sugli Emyn Beraid.
Isildur e Anarion approdarono a sud e risalirono il Grande Fiume Anduin, che scendendo dalla regione del Rovanion sfocia nella
Baia di Belfalas, lungo il quale già da molto sorgeva un porto fondato dai marinai di Numenor e abitato dai Fedeli, che accolsero
volentieri i figli di Elendil.
Essi fondarono poi un insediamento in queste terre meridionali che furono in seguito dette Gondor mentre il Regno
Settentrionale era chiamato Arnor; la capitale di Gondor fu Osgiliath, che il Grande Fiume divideva in due e ai lati delle sue rive
vennero costruite anche gli avamposti di Minas Ithil (la Torre della Luna) ad est, su un poggio delle Montagne dell'Ombra, e Minas
Anor (la Torre del Sole Calante) ad ovest, ai piedi del Monte Mindolluin. A Minas Ithil visse Isildur e a Minas Anor visse Anarion
ed essi condivisero assieme il comando a Osgiliath.
Nei giorni della loro potenza i Numenoreani eressero in Gondor anche altre opere meravigliose agli Argonath, ad Aglarond, a
Erech, e nel cerchio di Angrenost (Isengard), dove eressero l'indistruttibile Pinnacolo di Orthanc.
Gli Esuli avevano portato da Numenor molti tesori e cimeli e tra questi i maggiori erano le Sette Pietre e l'Albero Bianco
cresciuto dal frutto di Nimloth discendente dall'Albero di Tirion immagine di Telperion il Bianco; l'Albero, memoriale degli Eldar
e della luce di Valinr, fu piantato a Minas Ithil davanti alla dimora di Isildur e le Pietre vennero spartite.
Tre ne prese Elendil, che furono poste in torri sugli Emyn Beraid, sull'Amon Sûl e in Annuminas, e due ne prese ciascuno dei suoi
figli, che furono poste a Minas Ithil, a Minas Anor, a Orthanc e a Osgiliath; le Pietre avevano la virtù di rivelare le cose vicine alle
proprie sorelle, ma potevano anche scorgere cose remote nello spazio e nel tempo.
Si dice che le torri degli Emyn Beraid in realtà siano state erette da Gil-galad per il suo amico Elendil e che la Pietra Veggente
degli Emyn Beraid fosse stata collocata nell'Elostirion, la torre più alta, da dove Elendil quand'era preso dalla nostalgia dell'esilio
poteva scorgere addirittura la Torre di Avallonë su Eressëa, dove sorgeva la Pietra Madre; le Pietre erano state infatti doni degli
Eldar ad Amandil per confortare i Fedeli quando gli Elfi non poterono più approdare a Numenor ed esse erano chiamate Palantiri
(coloro che guardano lontano).

Gli Esuli di Numenor fondarono dunque i propri insediamenti ad Ardor e a Gondor e, prima che
fossero trascorsi molti anni, Sauron tornò in Mordor, oltre gli Ephel Duath (le Montagne dell'Ombra) a est di Gondor, dove nella
valle di Gorgoroth sorgevano la poderosa Barad-dûr (la Torre Oscura) e il monte chiamato dagli Elfi Orodruin, il cui fuoco Sauron
usava per le proprie opere e con cui aveva dato forma all'Anello Dominante. Lì assunse una nuova, terribile forma, poiché il suo
bell'aspetto era perito nel baratro durante l'Inabissamento di Numenor, e, ripreso l'Anello, si ammantò di tale potere che pochi
potevano reggere la malvagità dei suo Occhio.
Sauron preparò quindi la guerra contro gli Eldar e gli Uomini dell'Ovesturia ridestando i fuochi dell'Orodruin, che gli Uomini,
accortisi del ritorno di Sauron, rinominarono allora in Amon Amarth (Monte Fato), e radunando vaste schiere dei propri servi
dall'est e dal sud; non pochi tra questi appartenevano all'alto lignaggio di Numenor, rinnegati volti alla tenebra durante la
cattività di Sauron e giunti nell'est per fondare fortezze sulle coste meridionali della Terra di Mezzo, e due di essi in
particolare, Herumor e Fuinur, erano divenuti potenti tra gli Haradrim, un popolo grande e crudele che dimorava nelle vaste terre
a sud di Mordor oltre la foce dell'Anduin.
Quando dunque Sauron vide che era giunto il suo tempo, mosse con grandi forze contro il paese di Gondor e si impadronì di Minas
Ithil distruggendo l'Albero Bianco di Isildur; questi riuscì a fuggire portando con sé un seme dell'Albero e discese il Fiume per
poi partire in cerca di Elendil.
Nel frattempo Anarion resistette a Osgiliath contro il Nemico.
Elendil e Gil-galad allora costituirono la Lega che fu detta l'Ultima Alleanza e una grande schiera di Uomini ed Elfi si acquartierò
a Imladris; da lì attraversarono le Montagne Nebbiose e scesero lungo il Fiume Anduin e affrontarono le schiere di Sauron nel
Dagorlad (la Piana della Battaglia) che si estende davanti alle porte della Terra Nera. Quel giorno molte creature viventi presero
partito in ambo gli schieramenti ma nessun Elfo si schierò contro Gil-galad e dei Nani pochi combatterono ma la stirpe di Durin di
Moria si battè contro Sauron.
La vittoria toccò all'esercito di Gil-galad e di Elendil, poiché la potenza degli Elfi era ancora grande e i Numenoreani forti;
nessuno potè resistere ad Aeglos, la lancia di Gil-galad, e a Narsil, la splendente spada di Elendil.
Gil-galad ed Elendil entrarono quindi a Mordor e assediarono la roccaforte del Nemico e nella valle di Gorgoroth caddero Anarion
figlio di Elendil e molti altri; infine Sauron in persona uscì e lottò con Gil-galad ed Elendil uccidendoli. Narsil cadde in frantumi ma
col suo spezzone Isildur tagliò l'Anello dalla mano di Sauron ed egli fu vinto e il suo spiritò fuggì e non assunse più forma visibile
per molti anni.

Ebbe così inizio la Terza Era del Mondo.


I servi di Sauron vennero dispersi e la Torre Oscura venne rasa al suolo e i Numenoreani posero una guarnigione sulla terra di
Mordor; mai più fu radunato un esercito come quello di Elendil l'Alto e Gil-galad il Re Supremo né si ebbe un'altra lega simile tra
Uomini ed Elfi, poiché le loro stirpi si separarono.
Dell'Anello non si seppe più nulla, tuttavia esso non fu distrutto poiché Isildur non lo volle consegnare a Elrond e Cirdan che pure
gli consigliarono di gettarlo nel fuoco dell'Orodruin affinchè il potere di Sauron potesse essere annientato per sempre
Isildur ripiantò poi l'Albero Bianco degli Eldar a Minas Anor in ricordo di suo fratello Anarion e, affidati i territori meridionali a
Meneldil, figlio di Anarion, se ne andò per la strada lungo cui era venuto Elendil, abbandonando il Regno del Sud di Gondor
riproponendosi di assumere il trono di suo padre nell'Eriador.
Egli venne però soverchiato da un agguato di Orchi dalle Montagne Nebbiose che lo sorpresero mentre era accampato tra il
Boscoverde e il Grande Fiume, nei presi dei Loeg Ningloron (i Campi Iridati).
Quasi tutta la sua gente venne trucidata, compresi i suoi tre figli maggiori Elendur, Aratan e Ciryon, ma sua moglie e suo figlio
minore Valandil sopravvissero, perchè erano stati lasciati a Imladris prima della guerra; anche Isildur stesso riuscì a fuggire
grazie all'Anello che lo rese invisibile.
Gli Orchi gli diedero però la caccia e lo uccisero al Fiume, poiché lì esso gli scivolò dal dito.
Solo tre dei suoi riuscirono a tornare al di là dei monti e uno di questi era Ohtar, scudiero di Isildur, che custodiva i frammenti di
Narsil.
Così essa giunse nelle mani di Valandil, erede di Isildur, ma Mastro Elrond predisse che essa non avrebbe potuto essere riforgiata
finchè l'Anello non sarebbe stato ritrovato e Sauron non fosse ricomparso.
Valandil prese dimora ad Annuminas ma a causa della guerra il numero degli Uomini dell'Eriador era troppo diminuito per tornare
a popolare gli abitati fondati da Elendil nella regione e, dopo la morte di Eärendur, il settimo dei re che succedettero a Valandil,
accadde che i Dunedain del Nord si dividessero in minuscole signorie ed essi decaddero col passare degli anni finchè la loro gloria
si eclissò del tutto.
Della loro discendenza rimase solo della sparuta gente raminga ma i frammenti di Narsil vennero conservati e la linea degli eredi
di Isildur non subì interruzioni.
Al sud invece Gondor prosperò fino a ricordare la maestà di Numenor prima della caduta e la Corona Alata dei Re degli Uomini fu
oggetto di devozione per molti popoli e per anni l'Albero Bianco crebbe davanti alla dimora del Re a Minas Anor; eppure infine col
passare degli anni anche Gondor decadde e il lignaggio di Melendil si estinse.
Infatti nei giorni di Telemnar, ventitreesimo del lignaggio di Meneldil, una pestilenza proveniente dall'est colpì Gondor e molti
perirono; allora la vigilanza su Mordor venne abbandonata e Minas Ithil si svuotò dei suoi abitanti così che in segreto il male
ricominciò ad entrare nella Terra Nera e si dice che gli Ulairi, che Sauron chiamava i Nazgûl, i Nove Spettri dell'Anello, fossero
tornati a preparare la strada al loro Padrone, che aveva ripreso a crescere.
Nei giorni di Eärnil essi uscirono da Mordor attraverso i passi delle Montagne dell'Ombra e si impadronirono di Minas Ithil, che
elessero a propria dimora come Minas Morgul (la Torre della Stregoneria), luogo di orrore perennemente in guerra con Minas
Anor; allora Osgiliath, a lungo abbandonata a causa della decadenza, divenne un luogo di rovine e di spettri.
Minas Anor resistette e venne chiamata Minas Tirith (Torre di Guardia) e ciò che restava dei Numenoreani difendeva il passo del
Fiume contro i nemici dell'Occidente, preservando le terre a ovest dell'Anduin.
Eärnur, figlio di Eärnil, accolse la sfida del Signore di Morgul e cavalcò a Minas Morgul per affrontarlo in singolar tenzone; egli
venne però assalito vilmente dai Nazgûl che lo trascinarono nella cittadella e non fu mai più visto. Con Eärnur si spense il lignaggio
dei Re e i Sovrintendenti della Casa di Mardil il Fedele governarono la città e il suo territorio sempre più ridotto.
I Rohirrim, i Cavalieri del Nord, si stanziarono nella terra di Rohan, che prima era detta Calenardhon e faceva parte del regno di
Gondor, e aiutarono i Signori della Città; a settentrione, invece, oltre le Cascate di Rauros e le Porte degli Argonath, vi erano
altre difese portate da poteri più antichi di cui gli Uomini ben poco sapevano ma contro i quali le creature del male non osavano
muovere.

Durante tutta la Terza Era, dopo la morte di Gil-galad, Mastro Elrond dimorò a Imladris radunandovi molti Elfi e sapienti da tutte
le stirpi della Terra di Mezzo e la Casa di Elrond divenne un rifugio sicuro e una preziosa fonte di sapienza e consiglio; egli fu
sempre amico degli Eredi di Isildur, sapendo che sarebbe venuto uno tra loro che avrebbe avuto grande parte nelle ultime
imprese di quell'Era, e custodì i frammenti di Narsil mentre i giorni dei Dunedain si ottenebravano ed essi divenivano un popolo
errante.
Nell'Eriador Imladris fu la dimora principale degli Alti Elfi ma un residuo del popolo di Gil-galar rimase ad abitare nei Porti Grigi
del Lindon, costruendo ed equipaggiando le navi con cui i Primogeniti stanchi del mondo facevano vela per l'Occidente, e lì Signore
dei Porti era Cirdan il Carpentiere.
Il potere dei Tre Anelli degli Elfi, di cui pochissimi sapevano, venne usato dopo la caduta di Sauron per preservare dalle angosce
del tempo i luoghi in cui essi erano conservati e in quelle dimore regnava la gioia; l'Anello di Zaffiro si trovava presso Elrond nella
bella valle di Gran Burrone mentre l'Anello di Adamante si trovava nella Terra di Lorien, dove abitava Dama Galadriel, sposa di
Celeborn del Doriath, una Noldor memore di Valinor e la più possente e bella degli Elfi rimasti nella Terra di Mezzo. L'Anello
Rosso rimase invece nascosto e nessuno, salvo Elrond, Galadriel e Cirdan, sapeva a chi fosse stato affidato.
Accadde così che a Imladris e a Lothlorien, la terra nascosta tra il Celebrant e l'Anduin, la beatitudine e la bellezza degli Elfi
rimanessero immutate ma tra di essi si riteneva che quando l'Anello sarebbe stato ritrovato da Sauron o distrutto dai suoi nemici
i poteri dei Tre si sarebbero dispersi e le cose grazie a essi conservate sarebbero svanite e sarebbe così giunto il crepuscolo
degli Elfi e iniziato il Dominio degli Uomini. E così in seguito davvero avvenne: quando l'Unico, i Sette e i Nove andarono distrutti i
Tre vennero meno e con essi ebbe termine la Terza Era e i Racconti degli Eldar nella Terra di Mezzo.
Fu negli Anni dell'Evanescenza, durante i quali l'ultima fioritura degli Elfi a est del Mare giungeva al proprio inverno e il mondo
mutava preparandosi al Dominio degi Uomini, che l'Oscuro Signore tornò a sorgere nel Bosco Atro; la tenebra era infatti
strisciata in Boscoverde il Grande, nella cui parte settentrionale si trovava il paese di Re Thranduil, poiché l'ombra di Sauron
aveva preso dimora nel sud della foresta e vi aveva ripreso forma come lo Stregone di Dol Guldur.
Al tempo delle prime ombre nel Bosco Atro apparvero nelle regioni occidentali della Terra di Mezzo gli Istari, che gli Uomini
chiamarono Maghi, e si disse tra gli Elfi che fossero messaggeri inviati dai Signori dell'Occidente per contrastare il potere di
Sauron qualora esso si fosse risollevato e per indurre Elfi, Uomini e tutte le creature di buona volontà a gesti valorosi; essi
apparvero con le sembianze di Uomini anziani ma vigorosi e di grande sapienza e a lungo viaggiarono tra i popoli della Terra di
Mezzo.
Principali tra essi furono quelli che gli Elfi chiamavano Mithrandir e Curunir e gli Uomini del Nord Gandalf e Saruman; Curunir era
il più anziano ed era giunto per primo, seguito poi da Mithrandir e Radagast e poi altri Istari che si recarono nelle regioni
orientali della Terra di Mezzo.
Radagast fu amico di tutti gli animali e gli uccelli, mentre Curunir, esperto nell'eloquio e nella metallurgia, frequentava gli Uomini
e Mithrandir fu il più intimo di Elrond e degli Elfi; egli non e ebbe mai fissa dimora in alcuna regione, viaggiando al Nord e
all'Ovest, mentre Curunir stava ad Orthanc, nel Cerchio d'Isengard.
Mithrandir fu il più vigile di essi e si insospettì per la tenebra di Bosco Atro, che molti ritenevano fosse solamente opera degli
Spettri dell'Anello; si recò quindi a Dol Guldur e lo Stregone ne fuggì.
Alla fine però l'Ombra vi riapparve e il suo potere si ingrandì; venne allora convocato il Consiglio dei Sapienti, detto il Bianco
Consiglio, cui parteciparono signori degli Eldar, Elrond, Galadriel, Cirdan assieme a Mithrandir e Curunir, e Saruman il Bianco fu
scelto per esserne il capo.
L'Ombra crebbe sempre di più e Mithrandir, a costo di gravi pericoli, tornò a Dol Guldur, dove constatò la fondatezza dei propri
timori; riferì quindi a Elrond che si trattava di Sauron in persona e che egli aveva preso a radunare gli Anelli e cercare notizie
sull'Unico e sugli Eredi di Isildur.
Venne riconvocato allora il Bianco Consiglio, che Mithrandir esortò a iniziative rapide contro Sauron, ma Curunir si oppose,
consigliando di attendere e dicendosi certo che l'Unico non sarebbe mai stato ritrovato.
Così nulla fu fatto, sebbene Elrond diffidasse di Curunir e avesse predetto a Mithrandir che l'Unico sarebbe ricomparso e con
esso sarebbe scoppiata la guerra; l'orgoglio e il desiderio di dominio di Curunir erano infatti divenuti grandi ed egli si era volto a
pensieri oscuri, desiderando ritrovare il Grande Anello per sé solo e usarlo per piegare il mondo alla sua volontà.
Curunir sperava quindi che il manifestarsi di Sauron avrebbe indotto l'Anello a ricomparire per
tornare dal proprio padrone e fece perciò sorvegliare i Campi Iridati, dove i servi di Dol Guldur stavano già sondando il Fiume,
ritirandosi poi a Isengard studiando le tradizioni riguardanti gli Anelli del Potere; sempre sperando di essere il primo ad avere
notizia dell'Anello, radunò una schiera di spie, aiutato anche in buona fede dall'ingenuo Radagast.
L'ombra di Bosco Atro si infittì sempre più e vi si riunirono esseri malvagi da tutti i luoghi oscuri del mondo sotto la volontà di
Sauron; il Consiglio venne allora convocato nuovamente e Mithrandir ammonì che, anche senza che ritrovasse l'Anello, il potere di
Sauron cresceva ed egli dominava i Nove e stava ritrovando i Sette e presto sarebbe stato troppo forte.
Curunir diede stavolta il proprio assenso, desideroso di ostacolare le ricerche di Sauron, e il Consiglio mobilitò le proprie forze
assaltando Dol Guldur.
L'Oscuro Signore finse solamente la fuga, e ritornò invece in Mordor, dove gli Ulairi, i suoi Nove Servi, avevano preparato la sua
Venuta, ed egli tornò a erigere la torre di Barad-dûr.
In seguito gli Orchi si radunarono e i popoli selvaggi dell'est e del sud si armarono e crebbe la paura di
una guerra imminente.
L'Unico Anello venne allora ritrovato, ma per un caso fortuito, ed esso fu così preservato sia dalle brame di Curunir che di
Sauron; esso era stato ripescato dall'Anduin molto tempo prima da uno di una sparuta popolazione di pescatori che abitava lungo il
Fiume e colui che lo trovò si nascose in un buio nascondiglio sotto le radici delle montagne. Qui l'Anello rimase fino all'anno
dell'assalto contro Dol Guldur, quando venne trovato da un viandante che lo portò nella terra dei Periannath (i Mezzuomini), la
Gene Piccola che dimorava nell'Eriador occidentale.
Essi prima di allora erano stati tenuti in scarso conto da Elfi e Uomini, e né Sauron né i Sapienti li avevano mai presi in
considerazione nelle proprie riflessioni, ad eccezione di Mithrandir; fu lui quindi, grazie alla sorte e alla sua vigilanza, ad avere
per primo notizia dell'Anello ed egli attese il momento giusto, vigilando la terra dei Periannath. Troppo grande era infatti il
potere malvagio di quell'oggetto perchè chiunque dei Sapienti se ne servisse, a meno che non aspirasse a divenire a propria volta
un signore oscuro.
Sauron però udì presto voci riguardanti l'Unico Anello, da lui desiderato sopra ogni altra cosa, e inviò i Nazgûl ad
impossessarsene.

Cominciò così la Guerra dell'Anello che doveva concludere la Terza Era.


In quei giorni l'Erede di Isildur si levò dal Nord e prese la spada riforgiata dai frammenti di Narsil
a Imladris; egli era Aragorn, figlio di Arathorn, trentanovesimo discendente in linea diretta di Isildur, ed andò alla guerra come
grande condottiero di Uomini.
Si combattè a Rohan e Curunir il traditore fu abbattuto e Isengard distrutta; davanti alla Cittadella di Gondor, poi, si ebbe un
grande scontro in cui il Signore di Morgul, Capitano di Sauron, sprofondò nella tenebra.
Infine l'Erede di Isildur guidò le schiere dell'Ovest fino ai Cancelli Neri di Mordor dove all'ultima battaglia presero parte
Mithrandir, i figli di Elrond, il Re di Rohan, i signori di Gondor e i Dunedain del Nord.
Troppo forte era però per loro Sauron ed essi giunsero sull'orlo della sconfitta ma in quell'ora l'aiuto giunse dalle mani dei deboli;
furono infatti i Periannath, abitatori di colline e prati, che portarono la liberazione. Si dice appunto che Frodo il Mezzuomo abbia
assunto di sé il fardello dell'Unico e, solo col proprio servitore, abbia attraversato l'oscurità giungendo alla fine sul Monte Fato,
dove gettò il Grande Anello del Potere nel Fuoco in cui era stato forgiato, distruggendolo.
Allora Sauron crollò, sconfitto per sempre, e fuggì come un'ombra maligna mentre le torri di Barad-dûr si sbriciolarono.
Tornò così la pace e una nuova Primavera si inaugurò sulla terra; l'Erede di Isildur fu incoronato Re di Gondor e di Arnor e la
gloria dei Dunedain fu rinnovata mentre l'Albero Bianco tornò a fiorire nelle corti di Minas Anor, giacchè Mithrandir ne trovò un
seme tra le nevi del Mindolluin ed esso crebbe alto e candido a memoria dei Tempi Remoti.

Tutte queste imprese furono compiute per la maggior parte grazie al consiglio e alla vigilanza di Mithrandir ed egli si rivelò un
signore degno di devozione; quando fu per lui giunta l'ora di partire si seppe inoltre che egli era il custode del Rosso Anello del
Fuoco, consegnatogli da Cirdan, cui era stato affidato, poiché egli sapeva da dove fosse venuto Mithrandir e che l'anello avrebbe
potuto aiutarlo.
Quando tutto fu compiuto e l'Erede di Isildur ebbe assunto la signoria degli Uomini e il dominio dell'Ovest, il potere dei Tre
Anelli finì e gli ultimi dei Noldor partirono dai Porti lasciando per sempre la Terra di Mezzo; e, ultimi tra tutti, salparono i
Custodi dei Tre Anelli, assieme a Cirdan, e giunsero nell'Antico Occidente. Così giunse la fine per gli Eldar nelle storie e nei canti.