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IL SANGUE

Il sangue è un tessuto a carattere fluido, costituito da una parte liquida, plasma (55%), e da una
parte cellulare (45%), costituisce ¼ del liquido extracellulare, e ne rappresenta la componente
circolante. E’ responsabile del trasporto di sostanze tra i vari distretti corporei.
Il volume totale di sangue di un soggetto di 70 Kg corrisponde a circa il 7% del suo peso (5 litri).
Ha un PS compreso tra 1050-1060, la sua viscosità è di 1,8 dine/cm2sec, la sua pressione è di circa
25 mmHg, il Ph oscilla tra7,4 nel sangue arterioso e 7.35 nel sangue venoso.

Il plasma è la porzione liquida del sangue in cui sono sospesi gli elementi cellulari. L’acqua è il
componente principale del plasma (92%), la cui percentuale può variare in seguito a stati diarroici,
vomito…. Sono presenti proteine (7%) e molecole organiche (aminoacidi, glucosio, lipidi, prodotti
di scarto azotati), ioni (Na+, K+, Cl-, H+, Ca++ e HCO3-), oligoelementi e vitamine, ossigeno (O2)
e anidride carbonica (CO2). La composizione del plasma è identica a quella del liquido interstiziale
salvo per la presenza delle proteine plasmatiche.
Si caratterizza per la presenza di una proteina deputata a far coagulare il sangue, il fibrinogeno, in
assenza del quale il plasma prende il nome di siero.

La parte cellulare, definita dall’Ematocrito e comprende globuli rossi (5milioni/mm3), globuli


bianchi, leucociti (700.000/ mm3), e piastrine (250.000/ mm3).
Se si rende il sangue incoagulabile (eparina, ossalato, EDTA) e lo si centrifuga con una provetta
adatta, si riesce a separare il plasma dai corpuscoli.
In genere le cellule costituiscono il 45% e il plasma 55%.

FUNZIONI DEL SANGUE


Il sangue adempie a numerose funzioni che sono fondamentali per il mantenimento della vita:
• 1) Funzione respiratoria (trasporto dell’O2 e della CO2 )
trasporta l’ossigeno ai tessuti di cui si satura a livello polmonare,
contemporaneamente lega la CO2, prodotta dal metabolismo dei tessuti, per essere
allontanata a livello polomonare.
• 2) Funzione nutritiva (i nutrienti vengono assorbiti e distribuiti dal plasma.
Ha la capacità di trasportare i principi nutritivi(lipidi, glucidi,proteine) ai vari organi,
e in caso di necessità smobilizzati dai tessuti di deposito, come il grasso
sottocutaneo, o il glicogeno muscolare.
• 3) Funzione depuratrice (i prodotti di rifiuto vengono trasportati dal plasma agli organi
emuntori che gli eliminano).
Trasporta ad organi come la vescica, intestino retto, polmoni, o gh sudoripare i
prodotti del catabolismo che non sono più utilizzabili dall’organismo e che sarebbero
tossici per l’organismo stesso se non utilizzati.
• 4) Funzione di trasporto degli ormoni agli organi bersaglio.
• 5) Funzione di difesa.
Agisce e partecipa nell’immunita generale.
• 6) Conservazione dell’equilibrio idrico salino e del pH.
• 7) Mantenimento della temperatura corporea.
Ci sono degli organi in grado di produrre calore, come fegato e muscoli; il sangue
trasporta il calore dagli organi dove si produce più calore agli organi periferici dove
se ne produce meno. Svolgendo così azione termoregolatoria, mantenendo costante
la T corporea
• 8) Regolazione della pressione osmotica.
• 9) Regolazione della pressione arteriosa.

I PROTIDI DEL SANGUE


I protidi del plasma sono: l’ albumina, le globuline e il fibrinogeno. Variano tra di loro per
dimensione e peso. È possibile discriminare le varie proteine attraverso l’elettroforesi, che si
basa sulle caratteristiche stesse delle proteine.
• L’Albumina, peso 65 kDa. Essa è responsabile del 70-80% della pressione colloidosmotica
o oncotica dei protidi plasmatici(perché numerose). Deputate al trasporto di ormoni ioni e
farmaci. Sono anche una riserva di proteine.
• Le globuline si distinguono in α (α1 , α2) , β (β1 , β2 ) e γ-globuline.
→Le α e le β-globuline sono costituite da glicoprotidi e lipoprotidi, hanno f.ne di trasporto
Glicoprotidi: transferrina, ceruloplasmina e le aptoglobine.
La transferrina (β1) trasporta il ferro dall’intestino al midollo osseo.
La ceruloplasmina è un α2-globulina che contiene 8 atomi di rame.
Le aptoglobine (α2-globuline) fissano l’emoglobina che esce dal globulo rosso, evita
una perdita di ferro ed evita di danneggiare il rene.(cataboliti dell’eme)
→Le γ-globuline originano dalle plasmacellule ed hanno un enorme importanza nei
meccanismi immunitari e di difesa: gli anticorpi sono, almeno in gran parte, identificati con
questo gruppo di globuline. Sono denominate anche immunoglobuline Ig: IgG, IGM, IGA,
IGD, IgE.

PRINCIPALI F.NI DELLE PROTEINE


1. esercitano una pressione oncotica pari a 28mmHg
2. contribuiscono a determinare la viscosità. =1.8 dine
3. sono eccellenti sistemi tampone  pH = 7.4-7.35
4. sono una riserva di AA,(qndo abbiamo un deficit proteico l’organismo può utilizzare le
proteine plasmatiche)
5. svolgono f.ne di trasporto, sono acrriers di lipidi, metalli, farmaci e ormoni.
6. partecipano ai processi immunitari dell’organismo.

IMPORTANZA DELLA PRESSIONE ONCOTICA


La pressione osmotica del sangue, pari a 5000 mmHg, è essenzialmente dovuta agli elettroliti.
Ma gli elettroliti, viste le loro f.ni e dimensioni, non rimangono sempre nel capillare, possono
superare la barriera ematica e portarsi nel liquido extracellulare. Quindi la P osmotica esercitata
dagli elettroliti non è costante. Le proteine al contrario, date le loro dimensioni, non possono
superare la barriera ematica, la P esercitata da loro è pertanto sempre costante. (se fuoriescono
dal vaso siamo in presenza di una patologia)
• La pressione osmotica dovuta alla presenza delle proteina plasmatiche è definita pressione
oncotica, è pari a 28 mmHg.
• Poiché la pressione oncotica è maggiore nel plasma (25 mmHg) che nel liquido interstiziale,
il gradiente osmotico favorisce il movimento dell’acqua dai capillari al liquido interstiziale o
viceversa; e cioè a livello arteriolare dove la pressione capillare è maggiore di quella
oncotica l’acqua esce, mentre a livello venulare essendo la pressione oncotica maggiore di
quella capillare, l’acqua entra nel capillare.
• Non sempre tutta l’acqua rientra nel capillare e potrebbe creare edema, ma questo non
avviene perché l’acqua in eccesso viene convogliata nei vasi linfatici.

PARTE CELLULARE
Nel sangue sono presenti tre principali elementi corpuscolati : i globuli rossi (detti eritrociti); i
globuli bianchi (detti leucociti) e le piastrine.
I globuli rossi trasportano ossigeno e anidride carbonica tra polmoni e tessuti. Le piastrine sono
fondamentali per la coagulazione. I globuli bianchi svolgono un ruolo chiave nella difesa
dell’organismo contro parassiti, batteri, virus.
Il sangue contiene cinque tipi di globuli bianchi:
~ linfociti,
~ monociti,
~ neutrofili,
~ eosinofili
~ basofili.
I monociti che abbandonano la circolazione ed entrano a livello tissutale si trasformano in
macrofagi. I neutrofili, i monociti e i macrofagi sono definiti fagociti per la loro capacità di
inglobare e distruggere particelle estranee (batteri etc.).
I linfociti sono chiamati immunociti in quanto responsabili delle risposte immunitarie specifiche.
Basofili, eosinofili e neutrofili sono chiamati granulociti perché contengono inclusioni
citoplasmatiche che conferiscono loro un aspetto granulare.

La maggior parte dei globuli bianchi è molto più grande dei globuli rossi, però non sono altrettanto
numerosi: ci sono circa 7000 globuli bianchi per microlitro (µl) di sangue intero contro i 5 milioni
di globuli rossi in 1 µl di sangue intero. Sebbene i globuli bianchi siano presenti in circolo, di solito
lasciano i capillari per compiere il loro lavoro in ambito extravascolare, cioè fuori dai vasi. Alcuni
tipi di globuli bianchi possono vivere diversi mesi fuori dai tessuti, altri solo ore o giorni. I diversi
tipi di globuli bianchi possono essere distinti l'uno dall'altro nei campioni tissutali colorati dalla
forma e grandezza del nucleo, dalle caratteristiche tintoriali del citoplasma, dalle inclusioni
citoplasmatiche e dalla regolarità del bordo cellulare.
La terminologia correlata alle cellule che svolgono funzioni di difesa può creare confusione. Come
abbiamo visto alcuni tipi di globuli bianchi possono essere raggruppati funzionalmente o
morfologicamente. Un gruppo morfologico comprende i granulociti, globuli bianchi che
contengono nel citoplasma grossi granuli. Il nome dei differenti tipi di cellule deriva dalle proprietà
tintoriali dei granuli: i granuli dei neutrofili non si colorano e pertanto sono considerati "neutri". I
granuli dei basofili si tingono di blu scuro con i coloranti basici (alcalini), mentre i granuli degli
eosinofìli si tingono di rosa con il colorante acido eosina. In tutti e tre i tipi di granulociti il
contenuto dei granuli viene rilasciato dello spazio extracellulare in risposta ad alcuni tipi di segnale,
in un processo noto come degranulazione.

Eosinofili
Gli eosinofìli, facilmente riconoscibili dai loro granuli citoplasmatici colorati di rosa, sono
coinvolti nelle reazioni allergiche e nelle risposte alle patologie parassitarie. Essi attaccano i
grandi parassiti e rilasciano sostanze che li danneggiano o li uccidono. Nelle reazioni
allergiche come quelle ai pollini, gli eosinofìli si aggregano vicino al sito di ingresso
dell'antigene. I granuli degli eosinofìli contengono enzimi che generano sostanze ossidanti
tossiche. Quando i granuli vengono rilasciati, le sostanze ossidanti attaccano l'invasore.
Normalmente, una piccola quota di eosinofìli si trova nella circolazione periferica, ma essi
rappresentano solo circa l'1-3% di tutti i leucociti. La vita di un eosinofilo in circolo è di sole
6-12 ore. La maggior parte degli eosinofili attivi si trova nel tratto digerente, nei polmoni e
nelIa cute.

Basofili
I basofili sono rari in circolo, ma sono facilmente riconoscibili, in uno striscio di sangue
colorato, per la presenza di grandi granuli citoplasmatici blu scuro. I granuli dei basofili
contengono istamina, eparina (un anticoagulante) e altre sostanze chimiche coinvolte nella
difesa dell'organismo.
Sono implicati nelle reazioni allergiche e anafillatiche.

Neutrofìli
Sono i globuli bianchi più abbondanti (50 – 70% del totale) e più facili da identificare, per la
presenza di un nucleo segmentato in tre-cinque lobi connessi da sottili ponti di materiale
nucleico. A causa del nucleo segmentato i neutrofili vengono anche definiti leucociti
polimorfonucleati. I neutrofili tipicamente inglobano e uccidono da cinque a venti batteri
nel corso della loro vita (uno o due giorni). La maggior parte dei neutrofili rimane nel
circolo, ma possono lasciarlo se vengono attratti a un sito extravascolare danneggiato o
infetto. Oltre a inglobare batteri e particelle estranee, i neutrofili rilasciano varie sostanza
chimiche, tra cui pirogeni, responsabili della febbre, e mediatori chimici della risposta
infiammatoria.

Monociti
I monociti non sono molto comuni in circolo (1-6% di tutti i globuli bianchi) ed è stato
stimato vi rimangono solo otto ore. Quando escono dal circolo i monociti si ingrandiscono e
si specializzano diventando macrofagi. I macrofagi sono i principali spazzini dei tessuti.
Sono più grandi e più efficaci dei neutrofili, riuscendo a inglobare più di 100 batteri nel
corso della loro vita. I macrofagi possono anche rimuovere grandi particelle come i globuli
rossi.

Linfociti
I linfociti sono i principali responsabili della risposta immunitaria. Solo il 5% di tutti i
linfociti si trova in circolo, dove essi rappresentano il 20-35% di tutti i globuli bianchi. La
maggior parte dei linfociti si trova nei tessuti come linfonodi, milza, midollo osseo e
ghiandole sottomucose del tratto gastrointestinale. Queste sono tutte sedi in cui i linfociti
hanno una maggiore probabilità di incontrare antigeni. È stato stimato che l'organismo, può
contenere mille miliardi di linfociti. Nonostante la maggior parte di queste cellule sembri
uguale al microscopio, esse possono presentare notevoli differenze di funzione e specificità.
La natura della loro risposta richiede che ogni linfocita si leghi a un ligando specifico; di
conseguenza, ci sono più di un milione di differenti tipi di linfociti.

I fagociti riconoscono e inglobano il materiale estraneo


Se l’agente estraneo raggiunge i tessuti, i fagociti circolanti fuoriescono dai capillari tramite i pori
presenti tra le cellule endoteliali, con un processo detto diapedesi (diapedesis, passare attraverso).
Quando i fagociti raggiungono l'agente patogeno, lo identificano attraverso particolari sostanze
chimiche, quindi lo inglobano. Il processo della fagocitosi, in cui le cellule circondano e
digeriscono il materiale particolato, è simile nei macrofagi e nei neutrofili. Nelle reazioni più
semplici, alcune molecole di superficie dei patogeni agiscono come ligandi che si legano
direttamente a recettori sulla membrana dei fagociti (Fig.3). I fagociti riconoscono molti differenti
tipi di particelle estranee, sia or- ganiche che inorganiche. I batteri non capsulati, i frammenti
cellulari, il carbone e le particelle di asbesto sono fra i materiali che possono essere inglobati dai
fagociti. Nelle prove di laboratorio, si utilizza la velocità di ingestione di minuscoli granuli di
polistirene come indicatore dell'attività dei fagociti. Tuttavia, non tutte le sostanze estranee possono
essere riconosciute dai fagociti. Per esempio, certi batteri si sono evoluti nascondendo i propri
marker di superficie sotto una capsula polisaccaridica. In questo caso i patogeni devono essere
marcati con proteine, dette opsonine, in modo che i fagociti possano riconoscerli. Le particelle
ingerite vanno a finire in una vescicola cito- plasmatica, il fagosoma. I fagosomi si fondono con
grandi granuli intracellulari che sono lisosomi specializzati. Gli enzimi intragranulari producono
acido ipocloroso (HCLO) e perossidi che distruggono i patogeni ingeriti (Fig.4).

La conta differenziale dei GB


Quando il sistema immunitario deve rispondere a un agente esogeno si modificano sia il numero
assoluto dei globuli bianchi che le proporzioni relative delle diverse classi presenti in circolo. Per
esempio, un soggetto con un’infezione batterica solitamente presenta un elevato numero di globuli
bianchi con un incremento della percentuale di neutrofili. Un soggetto con un’infezione virale può
presentare un numero totale di globuli bianchi variabile, ma spesso un incremento della percentuale
di linfociti.

La risposta immunitaria
Le risposte immunitarie propriamente dette sono quelle risposte in cui l'organismo riconosce una
specifica sostanza estranea e reagisce solo a essa. L'immunità è mediata principalmente da linfociti,
che hanno recettori di membrana che permettono loro di reagire con un solo tipo di agente estraneo.
Il processo dell'immunità si sovrappone con i processi di difesa aspecifici.

I linfociti sono le principali cellule coinvolte nella risposta immunitaria


Se ogni patogeno che penetra nell'organismo deve essere contrastato da uno specifico tipo di
linfocita, milioni di differenti tipi di linfociti dovranno essere pronti per combattere milioni di
differenti patogeni estranei. A livello microscopico i linfociti sembrano tutti uguali, ma a livello
molecolare le cellule possono essere distinte dai loro recettori di membrana, che le rendono
specifiche per un particolare ligando. Tutti i linfociti specifici per un certo antigene costituiscono un
clone. Tutti i linfociti presentano lo stesso ciclo vitale. Alla nascita, ogni clone di linfociti è
rappresentato da un piccolo numero di cellule, detti linfociti semplici. Il piccolo numero di cellule
di ogni clone semplice non è sufficiente per distruggere gli antigeni esogeni, perciò la prima
esposizione a un antigene attiva il clone appropriato e avvia la divisione cellulare. Questo processo,
detto espansione clonale, aumenta il numero delle cellule che costituiscono il clone.

I linfociti formati ex novo nel clone si differenziano in cellule effettrici, che attuano la risposta
immunitaria, oppure in cellule di memoria. Le cellule effettrici hanno vita breve, e muoiono dopo
pochi giorni. Le cellule di memoria al contrario hanno vita più lunga e continuano a riprodursi.
Durante le successive esposizioni all'antigene, le cellule di memoria si attivano dando risposte
secondarie più forti e più rapide.
L’EMOPOIESI
I linfociti formati ex novo nel clone si differenziano in cellule effettrici, che attuano la risposta
immunitaria, oppure in cellule di memoria. Le cellule effettrici hanno vita breve, e muoiono dopo
pochi giorni. Le cellule di memoria al contrario hanno vita più lunga e continuano a riprodursi.
Durante le successive esposizioni all'antigene, le cellule di memoria si attivano dando risposte
secondarie più forti e più rapide.

Nell’adulto solo la colonna vertebrale, la pelvi, le coste e le estremità prossimali delle ossa lunghe
producono elementi corpuscolati. Diversi fattori stimolano la produzione di globuli bianchi, globuli
rossi e piastrine. Ad esempio l’eritropoietina (EPO), un ormone sintetizzato nel rene, stimola la
produzione dei globuli rossi. I livelli di EPO aumentano durante l’ipossia (basse concentrazioni di
ossigeno nei tessuti).

I globuli rossi
Un microlitro di sangue contiene circa 5 milioni di globuli rossi, La loro funzione principale è
trasportare ossigeno dai polmoni alle cellule e anidride carbonica dalle cellule ai polmoni. Il
rapporto tra globuli rossi e plasma viene definiti ematocrito e viene espresso come percentuale del
volume totale di sangue. L’ematocrito si misura prelevando un campione di sangue in un tubo
capillare e sottoponendolo a centrifugazione in modo che i globuli rossi, più pesanti, precipitino sul
fondo della provetta, lasciando i più leggeri globuli bianchi e le piastrine al centro e il plasma in
superficie.
I globuli rossi maturi hanno la forma di dischi biconcavi, con il centro schiacciato; non hanno
nucleo né organuli membranosi ricordano un semplice “contenitore” membranoso pieno di enzimi
ed emoglobina, un pigmento rosso che trasporta ossigeno.

Una volta volta che il globulo rosso ha raggiunto la circolazione, vive circa 120 giorni.
Responsabile della forma biconcava è un citoscheletro complesso. Hanno comunque una elevata
flessibilità in modo tale da poter attraversare i capillari più sottili. Possono inoltre modificare la
propria forma, gonfiandosi o contraendosi, a seconda che il mezzo nel quale si trovano sia ipotonico
o ipertonico

La sintesi di emoglobina richiede ferro


L'emoglobina, il pigmento dei globuli rossi che trasporta l'ossigeno, è una grande proteina
complessa con una struttura quaternaria costituita da quattro catene proteiche globulari. ognuna
delle quali circonda un gruppo eme contenente ferro. Ci sono diverse forme di catene proteiche, che
vengono dette globina. Le forme più comuni sono indicate come α, β, γ e δ, in relazione alla
struttura della catena. La maggior parte dell'emoglobina dell'adulto ha due catene α e due catene β
(HbA). Tuttavia, una piccola percentuale (circa il 2,5%) dell'emoglobina adulta è formata da due
catene α e da due catene δ (HbA2). Il feto ha un tipo diverso di emoglobina che è in grado di
"sottrarre" ossigeno al sangue materno placentare: l'emoglobina fetale (HbF) ha due catene γ al
posto delle due catene β che si trovano nell'emoglobina dell'adulto. Poco dopo la nascita,
l'emoglobina fetale viene sostituita dalla forma adulta nei globuli rossi neosintetizzati. I quattro
gruppi eme della molecola di emoglobina sono identici. Ognuno è costituito da un anello
porfirinico, di carbonio-idrogeno-azoto, con al centro un atomo di terro (Fe) Circa il 70% del ferro
presente nell’organismo è localizzato nel gruppo eme dei globuli rossi.

La sintesi di emoglobina richiede un adeguato apporto di ferro con la dieta. Il ferro assorbito viene
trasportato nel sangue da una proteina carrier, la transferrina. Nel midollo osseo, il ferro viene
captato dai mitocondri dei globuli rossi immaturi e utilizzato per la sintesi dell'eme. L'eccesso di
ferro presente nell’organismo viene immagazzinato, principalmente a livello epatico, legato a una
proteina detta ferritina
I globuli rossi vivono circa quattro mesi
I globuli rossi in circolo vivono circa 120 ± 20 giorni. L’aumento della fragilità dei globuli rossi più
vecchi può determinarne la rottura mentre tentano di passare nei capillari, oppure essi vengono
catturati dai macrofagi "spazzini" mentre attraversano la milza. I vari componenti dell'emoglobina
vengono riciclati. Gli amminoacidi delle catene proteiche diventano nuove proteine, mentre alcuni
atomi di ferro dei gruppi eme possono essere riutilizzati per nuovi gruppi eme. La parte restante del
vecchio gruppo eme viene convertita dalle cellule epatiche e spleniche in un pigmento colorato, la
bilirubina, che viene trasportata dall'albumina plasmatica al fegato, metabolizzata e incorporata
nella bile. In alcune circostanze i livelli plasmatici di bilirubina diventano elevati
(iperbilirubinemia). Questa condizione provoca una colorazione gialla della cute e delle sclera, nota
come ittero. L'accumulo di bilirubina può essere determinato da varie cause. I neonati, in cui
l'emoglobina fetale viene distrutta e sostituita da quella adulta, sono particolarmente suscettibili
all'ittero. Un'altra causa comune di ittero è la presenza di patologie epatiche, in cui il fegato non è in
grado di metabolizzare o secernere la bilirubina.
Le anomalie dei globuli rossi riducono il trasporto di ossigeno
L'emoglobina svolge un ruolo fondamentale nel trasporto di ossi-geno, pertanto il suo contenuto
nell'organismo è particolarmente importante. In alcune condizioni patologiche, i globuli rossi
contengono una normale quantità di emoglobina, ma ci sono troppo poche cellule. In altri stati
patologici il numero di globuli rossi è normale, ma il contenuto di emoglobina delle singole cellule
è troppo basso. Altre patologie sono la conseguenza di forme anomale di emoglobina o di una
struttura anomala della membrana che determinano rottura e distruzione delle cellle: La magglor
parte di queste patologie determina anemia (Fig.8), la condi-zione in cui il contenuto di emoglobina
nel sangue è troppo basso.

RICONOSCIMANTO DI TESSUTI ESTRANEI


Quando sono state sviluppate le tecniche chirurgiche che permettono il trapianto di organi tra esseri
umani, si è dovuto affrontare il problema del rigetto del tessuto donato da parte del sistema
immunitario del ricevente.
Le proteine di membrana ubiquitarie, note come complesso maggiore di istocompatibilità
(MHC) rappresentano il principale antigene tessutale che determina se il tessuto trasferito tra
donatore e ricevente sarà riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario del ricevente. Le
proteine MHC sono anche definite antigeni leucocitari umani (HLA) e sono classificati in un
sistema HLA internazionale. Un innesto tessutale o un trapianto di organo avranno una maggiore
probabilità di successo se il donatore e il ricevente presentano gli stessi antigeni HLA. Uno degli
esempi più utilizzati di donazione tissutale è la trasfusione di sangue. I globuli rossi umani hanno
proteine e glicoproteine di membrana antigeniche: gli antigeni del gruppo ABO e gli antigeni Rh
sono le due proteine di superficie che hanno la maggiore probabilità di determinare la reazione di
rigetto dopo una trasfusione di sangue.
I gruppi ABO consistono di quattro tipi di sangue dati dalla combinazione di due differenti antigeni
che si trovano nei globuli rossi. Gli antigeni sono glicoproteine di membrana designate come A e B.

I problemi relativi alle trasfusioni di sangue derivano dal fatto che il plasma contiene normalmente
anticorpi contro gli antigeni del gruppo ABO. Si ritiene che questi anticorpi siano stimolati
precocemente nella vita da sostanze comuni come batteri e componenti del cibo, e possono essere
misurati nel plasma dei neonati già intorno ai 3-6 mesi. Ogni soggetto produce anticorpi contro gli
antigeni dei globuli rossi che non possiede. Perciò, i soggetti con gruppo sanguigno A hanno nel
loro plasma anticorpi anti-B, i soggetti che non presentano antigeni sui loro globuli rossi (gruppo 0)
hanno sia anticorpi anti-A che anti-B, i soggetti con entrambi gli antigeni sui loro globuli rossi
(gruppo AB) non possiedono anticorpi. Se a un soggetto con gruppo 0 viene effettuata per errore
una trasfusione con sangue di gruppo A, si verifica una reazione immunitaria: gli anticorpi anti-A
del ricevente si legano ai globuli rossi trasfusi di gruppo A facendoli ammassare, in una reazione
nota come agglutinazione. Questa reazione si può vedere facilmente in un campione di sangue, ed è
la base per le reazioni di tipizzazione che spesso vengono mostrate nei laboratori didattici.

Le piastrine e la coagulazione
I problemi relativi alle trasfusioni di sangue derivano dal fatto che il plasma contiene normalmente
anticorpi contro gli antigeni del gruppo ABO. Si ritiene che questi anticorpi siano stimolati
precocemente nella vita da sostanze comuni come batteri e componenti del cibo, e possono essere
misurati nel plasma dei neonati già intorno ai 3-6 mesi. Ogni soggetto produce anticorpi contro gli
antigeni dei globuli rossi che non possiede. Perciò, i soggetti con gruppo sanguigno A hanno nel
loro plasma anticorpi anti-B, i soggetti che non presentano antigeni sui loro globuli rossi (gruppo 0)
hanno sia anticorpi anti-A che anti-B, i soggetti con entrambi gli antigeni sui loro globuli rossi
(gruppo AB) non possiedono anticorpi. Se a un soggetto con gruppo 0 viene effettuata per errore
una trasfusione con sangue di gruppo A, si verifica una reazione immunitaria: gli anticorpi anti-A
del ricevente si legano ai globuli rossi trasfusi di gruppo A facendoli ammassare, in una reazione
nota come agglutinazione. Questa reazione si può vedere facilmente in un campione di sangue, ed è
la base per le reazioni di tipizzazione che spesso vengono mostrate nei laboratori didattici.
Le piastrine sono piccoli frammenti di cellule
Le piastrine sono più piccole dei globuli rossi, non sono colorate e non hanno nucleo (Fig.9). Il loro
citoplasma contiene mitocondri, reticolo endoplasmatico liscio e molti granuli pieni di proteine
della coagulazione. Le piastrine sono sempre presenti in circolo, ma non si attivano fino a quando
non si verifica un danno delle pareti del sistema. La vita di una piastrina è di circa 10 giorni.

L'emostasi impedisce la perdita di sangue dai vasi danneggiati


L'emostasi è il processo che permette di mantenere il sangue all'interno dei vasi mediante la
riparazione dei punti di rottura senza compromettere la fluidità del sangue (opposto dell'emostasi è
l'emorragia). Gli stadi iniziali dell'emostasi dipendono dal blocco meccanico della lesione per
mezzo di un tappo piastrinico, formato dalla adesione delle piastrine al vaso danneggiato
(adesione piastrinica) e l'una con l'altra (aggregazione piastrinica). Il tappo piastrinico si
trasforma in coagulo quando viene rinforzato con fibre proteiche (Fig.10).
Quando il coagulo si è formato, inizia la riparazione tissutale innescata dai fattori di crescita
rilasciati dalle piastrine. Dopo che il danno è stato riparato il coagulo viene gradualmente rimosso
dalla azione di enzimi e dai globuli bianchi (fagociti). L'organismo deve mantenere un appropriato
equilibrio emostatico. Una diminuzione dell'emostasi determina eccessivi sanguinamenti; un suo
aumento può provocare trombosi, cioè la formazione di coaguli sulle pareti non lesionate dei vasi.
Un grande trombo può ostruire il lume del vaso e bloccarne il flusso.

L'attività piastrinica è regolata da fattori chimici rilasciati dalle cellule endoteliali danneggiate e dal
collagene esposto della parete dei vasi. Di norma, le fibre della matrice collagene sono separate dal
sangue circolante dal rivestimento endoteliale dei vasi, ma se il vaso viene danneggiato, il collagene
viene esposto e le piastrine iniziano ad aderire. A loro volta, le cellule endoteliali intatte rilasciano
una sostanza, la prostaciclina, che blocca l'adesione e l'aggregazione piastrinica. La combinazione
di attrazione piastrinica al sito danneggiato e repulsione dalla parete vasale normale da una
risposta localizzata che limita il tappo piastrinico all’area danneggiata

Le tappe dell'emostasi possono essere schematizzate come segue:


●Un danno alla parete del vaso espone il collagene sottostante e determina il rilascio di fattori
chimici (Fig.11) dalle cellule endoteliali danneggiate.
●Le piastrine aderiscono al collagene danneggiato (adesione piastrinica) e vengono attivate,
rilasciando vari fattori nell'area circostante il danno
●I fattori piastrinici causano vasocostrizione locale e attivano altre piastrine. Le piastrine attivate
aderiscono l'una a l’altra (aggregazione piastrinica), formando un tappo lasso. La vasocostrizione
diminuisce temporaneamente il flusso e la pressione all'interno del vaso, agevolando la formazione
del tappo piastrinico.
●Simultaneamente, il collagene esposto e i fattori rilasciati dalle cellule endoteliali danneggiate
innescano una serie di reazioni nota come cascata della coagulazione. Nelle prime tappe della
cascata, alcune proteine plasmatiche inattive sono convertite in enzimi attivi. Gli enzimi appena
attivati a loro volta attivano altri enzimi plasmatici inattivi. Nelle ultime tappe della cascata, la
trombina converte la proteina plasmatica fibrinogeno in fibre di fibrina che si intrecciano con il
tappo piastrinico. Un altro fattore chimico trasforma la fibrina in un polimero formato da ponti
crociati, che stabilizza il tappo piastrinico. Il tappo piastrinico rinforzato dalla fibrina e con globuli
rossi intrappolati al suo interno viene detto coagulo.

Alcuni fattori chimici coinvolti nella cascata coagulativa promuovono anche l’adesione e
l’aggregazione delle piastrine alla regione danneggiata. Contemporaneamente, il tappo piastrinico e
il coagulo vengono limitati all’area di tessuto danneggiata da fattori inibitori rilasciati dal tessuto
sano. Questi fattori impediscono l’adesione e l’aggregazione piastrinica e le cascata coagulativa.

●Quando la crescita e la divisione cellulare riparano il vaso danneggiato, il coagulo si retrae e


lentamente si dissolve, grazie all’enzima plasmina, intrappolato all’interno del tappo piastrinico
durante la sua formazione. La dissoluzione della fibrina a opera della plasmina si chiama fibrinolisi

La coagulazione converte il tappo in un coagulo più stabile


La coagulazione è un processo complesso in cui il sangue, che è liquido, forma un coagulo
gelatinoso. La cascata coagulativa è una serie di reazioni enzimatiche che terminano con la
formazione di una maglia di fibrina che stabilizza il tappo piastrinico. La coagulazione è suddivisa
in due vie. La via intrinseca inizia con l'esposizione del collagene e utilizza proteine già presenti
nel plasma. La via estrinseca inizia quando i tessuti danneggiati espongono il fattore tissutale, un
insieme di proteine e fosfolipidi, alle proteine plasmatiche. Le due vie si uniscono in un'unica via
nel momento in cui si forma la trombina, l'enzima che converte il fibrinogeno in fibrina insolubile.