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Sport e fumo

Introduzione
Il fumo costituisce una delle principali cause di malattia e di morte nella maggior parte dei Paesi
sviluppati, provocando ogni anno circa 6 milioni di morti premature. L’Organizzazione Mondiale
della Sanità prevede che per l’anno 2030 il tabacco ucciderà oltre 10 milioni di persone, molte
di più delle vittime dell’HIV, della tubercolosi, degli incidenti stradali, dei suicidi e degli omicidi
messi insieme.
Solo nel nostro Paese i fumatori al di sopra dei 15 anni sono circa 14 milioni, la maggioranza
dei quali inizia prima dei 21 anni e consuma tra le 11 e le 20 sigarette al giorno. In Italia, il
tabacco è il responsabile di circa il 30% di tutte le morti per tumore, ovvero 45.000 decessi ogni
anno. Ad esse, si sommano 8.000 decessi l’anno per cause legate al fumo passivo, 10.000 morti
per bronchite cronica ed enfisema polmonare ed un numero non trascurabile di decessi per
infarto miocardico e altre patologie cardio e cerebro-vascolari. Si calcola che in Italia muoiano,
complessivamente, ogni anno 83.000 persone per cause legate al fumo e uno ogni sei/sette
decessi sia dovuto al tabacco.
Secondo l’Istat, nel 2000, almeno quindici milioni e mezzo di persone (il 27,4% della popolazione
italiana con più di tre anni) hanno praticato uno sport e oltre dieci milioni lo hanno fatto con
continuità. Nel nostro Paese, gli sport più praticati e diffusi sono, per gli uomini, il calcio e il
calcetto (38,6 %), il nuoto (12,4 %), la ginnastica (13,3 %). Per le donne, invece, ginnastica e
danza (51,6 per cento) e nuoto (24,1 per cento). L’attività sportiva viene definita incompatibile
con il fumo, eppure si stima che il 26,2% di coloro che praticano sport fuma.

Effetti del fumo nello sport


Il fumo influisce sulla capacità polmonare (Turnovska TH et al. 2007) causando una minore
capacità aerobica e quindi, meno apporto di ossigeno. Il fumo richiede anche un costo
energetico aggiuntivo, causato da una maggiore attività dei muscoli respiratori. Smettere di
fumare e praticare attività fisica regolarmente può ristabilire la capacità aerobica a valori normali
(Costa AA et al. 2006). Gli effetti del fumo passivo sulla capacità cardiorespiratoria, tuttavia,
sono raramente affrontati.
Un recente studio clinico ci indica che si sono verificati dei cambiamenti cardiorespiratori e
immunologici in individui sani e non fumatori subito dopo che sono stati esposti al fumo di
sigaretta (Flouris AD et al. 2010).
I danni causati dal fumo non colpiscono solo i fumatori attivi, ma anche i non fumatori esposti al
fumo di sigaretta in casa, al lavoro, a scuola e in altri ambienti pubblici (WünschFilho V et al.
2010). Il fumo passivo è stata considerata un importante fattore di rischio per lo sviluppo e
l’evoluzione delle funzioni cardiopolmonari, tra cui la perdita della funzione endoteliale e malattia
coronarica (Florescu A et al. 2009).
Negli studi di Kobayashi et al. del 2004 è stato valutato l’impatto del fumo sulle risposte
cardiorespiratorie durante le attività di esercizio sub-massimale. Nel loro studio, hanno scoperto
che il fumo danneggia la funzione cardiorespiratoria durante l’esercizio a causa di una riduzione
della capacità del corpo di trasportare ossigeno. Louie et al. nel 2001 hanno condotto uno studio
su adolescenti fumatori e non fumatori e ha dimostrato che, anche in individui giovani, il fumo è
stato associato ad una significativa riduzione di attività cardiopolmonare.
Il fumo peggiora significativamente la funzione cardiorespiratoria durante esercizi di moderata
intensità (Kobayashi et al. 2004). Questo deterioramento accade perché la capacità del corpo
di trasportare ossigeno si riduce, causando un metabolismo anaerobico superiore, che può
portare a danni alle pareti interne dei vasi sanguigni, rendendole più rigide (Araujo AJ et al.
2004).
Gli effetti del tabacco sono gli stessi nei dilettanti e nei professionisti. Sono però più marcati nei
soggetti non allenati. Sono causati soprattutto da due elementi: la nicotina e il monossido di
carbonio. La nicotina, determina l’aroma del tabacco ed è responsabile della dipendenza del
fumatore, aggredisce soprattutto l’apparato cardiocircolatorio. Questo fatto può essere spiegato
con l’azione della nicotina, che attiva il sistema nervoso simpatico, che porta al rilascio di
adrenalina e noradrenalina provocando una riduzione delle dimensioni dei vasi sanguigni
periferici e causando l’aumento della frequenza cardiaca (Unverdorben et al. 2008), della
pressione arteriosa, dell’eccitabilità del miocardio e quindi dell’incidenza di cardiopatie
ischemiche e altre malattie associate (Srivastava R et al. 2000). La nicotina, inoltre, non
favorisce la destrezza e la concentrazione dell’atleta. Per quanto stimoli il sistema simpatico,
non agisce al pari di un farmaco psicoattivo. Infatti, a differenza della caffeina, che svolge
un’azione specifica di eccitazione sul sistema nervoso centrale, la nicotina colpisce in special
modo l’apparato cardiocircolatorio.
Il monossido di carbonio invece sottrae ossigeno al sangue, inducendo effetti negativi sui tessuti.
Una volta inalato si combina a livello alveolare con grandi quantità di emoglobina, formando la
carbossiemoglobina e riducendo l’ossigeno disponibile. Inoltre, nei tessuti il monossido di
carbonio si lega con la mioglobina, proteina indispensabile alla contrazione muscolare.

Effetti a breve termine del fumo sullo sportivo


Il fumo provoca a breve termine un maggior affaticamento, riducendo il tempo di esaurimento
delle energie fisiche in esercizi continuati. L’ossigeno non raggiunge i muscoli, producendo
un’intossicazione da monossido di carbonio e un blocco parziale dell’emoglobina. La
ventilazione polmonare viene ridotta, causando un minor sfruttamento del metabolismo aerobico
in favore di quello anaerobico, comportando una precoce formazione di acido lattico. Viene
alterato il sistema nervoso, infatti la nicotina pur agendo come una sostanza anti-stressante,
altera le condizioni biologiche dell’organismo.

Effetti a lungo termine del fumo sullo sportivo


Il fumo a lungo termine provoca la riduzione cronica della funzione respiratoria e il possibile
ritardo dello sviluppo delle funzioni polmonari. Provoca infezioni dell’apparato respiratorio, asma
e ostruzioni bronchiali causate dall’alterazione delle cellule dei bronchi. Viene ridotta la capacità
della diffusione polmonare, ovvero il processo fondamentale della respirazione con il quale
viene permesso il passaggio dei gas respiratorio al sangue e viceversa. Avviene la disfunzione
della frequenza cardiaca sia di riposo che sotto sforzo. Il cuore deve lavorare più duramente per
distribuire il sangue a tutto il corpo. Aumenta il rischio di incorrere al cancro al polmone e agli
organi respiratori. Aumenta il tempo di guarigione delle ferite rispetto agli individui sani. Si
presenta la difficoltà di controllare il proprio peso, infatti gli individui che fumano hanno un
dispendio energetico inferiore rispetto ai non fumatori.

Conclusione
Il fumo, sia attivo che passivo, può compromettere le prestazioni degli sportivi, soprattutto nelle
attività aerobiche che sono alterate dagli effetti della nicotina e del monossido di carbonio,
provocando una diminuzione delle capacità cardiorespiratorie e un aumento del rischio di
incorrere a malattie associate al fumo.
Diversi studi hanno constatato che smettendo di fumare praticando esercizio fisico si potranno
ristabilire i valori normali di capacità aerobica, migliorando la prestazione dell’atleta e
prevenendo l’insorgenza di malattie associate.

Bibliografia
De Borba, Andresa Thier, et al. “The influence of active and passive smoking on the cardiorespiratory
fitness of adults.” Multidisciplinary respiratory medicine9.1 (2014): 1.
Gallus, Silvano, et al. “Smoking prevalence in Italy 2011 and 2012, with a focus on hand-rolled
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Holmen, T. L., et al. “Physical exercise, sports, and lung function in smoking versus nonsmoking
adolescents.” European Respiratory Journal 19.1 (2002): 8-15.