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Caterina de' Medici e Guerra dei tre Enrichi (1585 – 1598)

Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici, meglio nota come Caterina de' Medici (Firenze, 13 aprile 1519 – Castello di Blois, 5
gennaio 1589), fu regina consorte di Francia dal 1547 al 1559 come sposa di Enrico II di Francia.
Figlia di Lorenzo II de' Medici, duca d'Urbino, e di Madeleine de la Tour d'Auvergne, nelle sue vene scorreva sangue francese e italiano. Sembra
che il nome Caterina le sia stato dato in memoria di Caterina Sforza, la madre di Giovanni dalle Bande Nere, il quale aveva sposato Maria
Salviati, riunendo così i due rami della famiglia Medici. Il suo bisnonno paterno era Lorenzo il Magnifico e il papa Leone X, quindi, era suo
prozio.
All'età di 14 anni venne data in sposa al secondo figlio del re di Francia Francesco I, il futuro re Enrico II. Fu madre di tre sovrani
francesi: Francesco II di Francia, Carlo IX di Francia ed Enrico III di Francia. Caterina de' Medici è una figura emblematica del XVI secolo. Il
suo nome è legato alle guerre di religione contro le quali ha lottato tutta la sua vita. Sostenitrice della tolleranza civile, tentò numerose volte di
seguire una politica di conciliazione con l'aiuto dei propri consiglieri, fra cui il celebreMichel de l'Hôspital.
Una leggenda nera ne ha fatto una persona austera, attaccata al potere e persino malvagia. Caterina de' Medici è stata poco a poco rivalutata dagli
storici che oggi riconoscono in lei una delle più grandi regine di Francia. Il suo ruolo nel massacro della notte di San Bartolomeo tuttavia
contribuisce ancora oggi a farne una figura controversa.

La giovinezza
Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici nacque a Firenze il 13 aprile 1519. Qualche giorno dopo la bimba rimase orfana di entrambi i
genitori. Ancora in fasce Caterina venne portata a Roma dove venne inizialmente affidata alla nonna paternaAlfonsina Orsini, alla morte della
quale subentrarono le zie Lucrezia Salviati e Clarice Strozzi.[2]Nel 1523 suo zio venne eletto papa con il nome di Clemente VII: per il pontefice
la nipote rappresentava un'importante pedina politica. Nel 1525 Caterina, a sei anni, venne riportata a Firenze assieme ai due
cugini Alessandro e Ippolito, due giovani Medici illegittimi.[3] Nel 1529, dopo la discesa dei Lanzichenecchi e il saccheggio di Roma, Caterina
venne presa in ostaggio dai fiorentini che si erano ribellati alla famiglia Medici e tenuta prigioniera nel monastero delle Murate. La giovane venne
liberata in seguito agli accordi che segnarono la fine dell'assedio di Firenze. Caterina lasciò nuovamente Firenze e ripartì per Roma, sotto stretto
ordine dello zio, dove riscosse un grande successo in società; la sua attrazione per le cose belle e raffinate, e la sua accurata educazione la resero
assai piacevole ai nobili romani. Pure il papa, sinceramente affezionato a lei, la teneva in grande considerazione.[4] In questo periodo, Caterina
apprese che erano in corso delle trattative per il suo matrimonio. Alla fine, dopo aver ponderato a lungo sulla sua decisione, il pontefice
scelse Enrico di Valois, secondogenito di Francesco I come sposo di Caterina.

Il matrimonio di Caterina
Clemente VII accompagnò la nipote a Marsiglia dove si celebrò la cerimonia nuziale. Caterina si innamorò immediatamente,[5] Enrico, invece,
distolse lo sguardo da lei: la fiorentina era piccola di statura e tozza, con lineamenti marcati e gli occhi sporgenti.[6] Il matrimonio celebrato il 28
ottobre 1533 ed organizzato da Francesco I fu splendido: la sposa apparve con indosso una veste di broccato d'oro su un cavallo coperto da un
manto d'argento.[5] Verso mezzanotte, dopo un grandioso banchetto, la giovane coppia si ritirò nella camera nuziale: il matrimonio venne
consumato la prima notte di nozze. Sia il re che il papa, dopo aver constatato che il matrimonio era stato consumato, ritennero l'accordo concluso.
A Parigi finì presto la felicità. L'aristocrazia iniziò a lamentarsi di quella che veniva definita da tutti una misera mesalliance. La giovane Medici imparò
in fretta sia le abitudini di corte, sia un francese impeccabile (l'unico neo rimase un leggero accento italiano nella pronuncia che contribuiva a
ricordare che fosse una "straniera"[7]), si mostrò allegra, compiacente, affettuosa, modesta ed obbediente.[8] Caterina riuscì anche a stabilire
un'ottima intesa con le altre donne della famiglia reale: con la regina Eleonora, con la colta Margherita di Navarra, sorella del re e con la
cognata Margherita di Francia. Allo stesso modo, riuscì a farsi benvolere da Francesco I che rimase conquistato dall'attaccamento che gli dimostrava
Caterina concedendole di entrare nella sua cerchia di favoriti.[8]
La morte di papa Clemente VII il 25 settembre 1534 minò ulteriormente la fragile posizione di Caterina alla corte di Francia: il successivo
pontefice Paolo III ruppe l'alleanza con la Francia e rifiutò di versare l'enorme dote di Caterina.[9]

Delfina di Francia
A differenza degli altri membri della famiglia reale, il principe Enrico non mostrò alcun interesse per la moglie, cominciando anzi a mostrarlo
per Diana di Poitiers.
La posizione di Caterina si aggravò ulteriormente quando la morte inaspettata del delfino Francesco fece di Enrico e Caterina gli eredi al trono
francese. A quel punto anche la disparità di condizione tra i due sposi apparve ancora più scandalosa poiché Caterina non era di origine nobile, ma
"soltanto" una Medici (di estrazione borghese).[8]
La situazione divenne ancora più opprimente quando nel 1537 Enrico, mentre combatteva in Italia per conquistare il ducato di Milano, ebbe
una figlia da una fanciulla italiana. La notizia dilagò a corte e Caterina venne indicata come unica responsabile della sterilità della giovane coppia. La
giovane Medici si vide perduta perché «ci furono molte persone che incitavano il re e il signor delfino suo marito a ripudiarla, perché la Francia
aveva bisogno di un erede» scrisse Bratôme.[10] Caterina venne però inaspettatamente aiutata da Diana di Poitiers e Anne d'Étampes, l'amante di
Francesco I, le quali la appoggiarono solamente per scopi personali.[11] Conscia del precario equilibrio in cui si trovava, Caterina chiese aiuto al re
Francesco I che le dette il suo appoggio: «Figlia mia, Dio ha voluto che voi foste mia nuora e la moglie del delfino, io non voglio diversamente».[12]
Mentre il rapporto fra il delfino e Diana di Poitiers cessava di essere platonico, Caterina cominciò a frequentare alchimisti per guarire dalla sua
sterilità. Infine Diana di Poitiers le consigliò di consultare il medico di corte Jean Fernel che individuò un'anomalia fisica nell'organo sessuale di
Caterina.[13] Seguendo i consigli del medico, Caterina rimase finalmente incinta.
Il 19 gennaio a Fontainebleau Caterina dette alla luce un figlio maschio che venne battezzato Francesco. Dopo il primo parto ne sarebbero seguito
ben nove. In seguito Francesco I ascoltò con sempre maggior interesse le idee della nuora riguardo agli affari di stato. Alla morte del re, per il quale
nutriva un'incondizionata ammirazione, Caterina si addolorò molto.[14]

Regina di Francia
Alla morte di Francesco I, Caterina ottenne dal marito la possibilità di elargire gratifiche e posizioni privilegiate a tutti gli amici fiorentini che
l'avevano seguita in Francia.[15] L'unico cruccio della regina rimase Diana di Poitiers che venne insignita di tutti gli onori ed accrebbe sempre di più il
proprio ascendente sul re, ottenendo anche l'incarico di educare i figli dei sovrani.[16] L'amante cominciò però a diffidare sempre di più
dell'ostentata riservatezza e sottomissione che mostrava Caterina e così, temendosi un po' reciprocamente, le due donne cercarono di ottenere ciò
che volevano mostrando in pubblico un rapporto quasi civile, che a corte non mancava di destare stupore.[17]Nel ruolo di regina, Caterina ebbe cura
soprattutto per l'arte, dedicandosi alle ricette dei convivi, alle danze e soprattutto all'utilizzo dei profumi esclusivamente creati per lei. [18] Il 10
giugno 1549 Caterina venne consacrata regina di Francia nella basilica di Saint-Denis. Pure in questa occasione Diana di Poitiers fu in una
posizione di primissimo piano durante tutta la cerimonia. Sei giorni dopo Caterina affiancò il marito nell'ingresso trionfale a Parigi dove la coppia
reale viene accolta con gioia dalla popolazione.[19]A partire dal 1552 Enrico II riprese le guerre nell'est del regno contro Carlo V. Durante questo
periodo, Caterina venne nominata reggente e controllò l'approvvigionamento e i rinforzi delle armate con l'aiuto del conestabile Anne de
Montmorency.[20] Dopo la disfatta di San Quintino, su ordine del re, Caterina si recò personalmente al consiglio municipale di Parigi e chiese
denaro e uomini per continuare la campagna in Italia, ottenendoli.[21] Dopodiché la sovrana tornò nuovamente in ombra, astenendosi dall'entrare in
fazioni o intrighi, ma ormai la sua figura era cambiata agli occhi del re e l'importanza di Caterina aumenterà come viene dimostrato dalla sempre
maggiore attenzione degli artisti verso di lei.[22]La situazione politica si ristabilì nel 1558: a gennaio venne riconquistata Calais e in aprile vennero
celebrata le nozze del delfino con Maria Stuart.[23] Un anno dopo, nel 1559 venne firmata la pace di Cateau-Cambrésis: con questo trattato la
Francia recuperava i territori persi durante la guerra rinunciando in cambio alle conquiste nella penisola italiana. Scrisse Bratôme: «Con un tratto di
penna dovemmo rendere tutto, furono imbrattate e annerite con quattro gocce d'inchiostro tutte le nostre belle vittorie passate.»[24]Il 10
luglio 1559 Enrico II morì in seguito ad una ferita all'occhio, ricevuta durante una giostra contro Gabriel de Montgomery, organizzata in
occasione del matrimonio della figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna, celebrato per procura in quei giorni. Caterina, per manifestare il proprio
dolore, assunse un lutto strettissimo decidendo di vestirsi di nero per piangere la morte del "marito" e non quella del "re" (all'epoca infatti il lutto
regale si esprimeva solitamente con il bianco).[25] Secondo le usanze dell'epoca Caterina per esprimere il suo lutto scelse un simbolo: una lancia
spezzata e un motto, Lacrymae hinc, hinc dolor («Da qui le [mie] lacrime, da qui il [mio] dolore»).

Il regno di Francesco II
All'ascesa al trono di Francesco II, Caterina intervenne solamente nella ridistribuzione dei favori reali. Recuperò i gioielli della corona che Enrico II
aveva donato a Diana di Poitiers e le fece restituire il castello di Chenonceau in cambio di quello aChaumont. Decise di non opporsi ai Guisa che
dal giorno stesso della morte di Enrico II, con un colpo di stato avevano assunto di fatto la direzione del governo: «I Guisa si comportano da re»
osservò in quei giorni l'ambasciatore inglese.[26]Il giovane re era completamente infatuato della giovane moglie Maria Stuart, la quale, nipote dei
Guisa, era uno straordinario asso nella manica per le ambizioni della casata lorenese che grazie a lei riusciva a sottrarre il re dall'autorità materna e
a godere della sua fiducia: Caterina aveva da sempre diffidato dei Guisa e della nuora.[27] Caterina ebbe però l'accortezza di dissimulare i propri
sentimenti e trattò la nuora come una regina: si eclissava dinanzi a lei, almeno in pubblico, e le offrì pure le bellissime perle che ella aveva portate in
dote al momento del matrimonio.[28]Nel frattempo, aumentarono i conflitti fra la casata Borbone, favorevole ai protestanti, e quella dei Guisa,
favorevole ai cattolici. Le contese, mutate in sanguinosi complotti, raggiunsero l'apice nella "congiura di Amboise". Il colpo di stato, imputato ai
Borbone, diretto contro i Guisa e la famiglia reale fallì e venne represso nel sangue.[29] Il massacro seguito alla congiura sgomentò l'intera Francia e
Caterina, sconcertata, decise nel suo ruolo (mai confermato[30]) di reggente di convocare gli Stati Generali a Orléans. L'assemblea, mai convocata
nei due regni precedenti, si doveva tenere il 13 dicembre 1560. Ma il 5 dicembre 1560 Francesco II, che aveva sempre avuto una salute
malferma, morì per un ascesso cerebrale.[31] La morte di Francesco II pose realmente fine allo strapotere dei Guisa e Maria Stuart venne costretta
dalla regina madre a tornare in Scozia per sistemare la grave crisi religiosa che si stava verificando.[32]

Il regno di Carlo IX

La reggenza
Caterina riuscì ad ottenere il beneplacito dei cugini del giovane Carlo IX, Antonio di Borbone e il principe di Condé, in cambio della liberazione
di quest'ultimo che era stato arrestato e condannato a morte per tradimento, e si fece riconoscere reggente dalConsiglio privato della corona e
dai Principi del sangue.[33]Il 13 dicembre, la regina madre espresse il suo pensiero politico di tolleranza religiosa davanti agli Stati Generali. E
nonostante la disapprovazione sia dei cattolici che dei protestanti, Caterina perseverò nella sua scelta di conciliazione, ispirata dalle opere
di Erasmo da Rotterdam.[34] Spronata dal cancelliere Michel de l'Hôspital convocò i capi di entrambe le dottrine per cercare una soluzione, ma il
"Colloquio di Poissy" fu un fallimento.Il 17 gennaio 1562 Caterina promulgò l'Editto di gennaio che costituì una vera rivoluzione: l'editto
autorizzava la libertà di coscienza e di culto per i protestanti, a condizione che questi restituissero tutti i luoghi di culto di cui si erano appropriati.
L'Editto di gennaio tuttavia non ebbe successo e il 1º marzo 1562 avvenne la strage di Wassy. Le versioni sullo svolgimento dei fatti riportate da
fonti cattoliche e protestanti divergono. L'unica cosa certa è che il duca di Guisa e i suoi uomini uccisero tra le cinquanta e sessanta persone
ferendone un centinaio.[35] Mentre il Guisa venne accolto a Parigi come un salvatore, sia i cattolici che i protestanti utilizzarono il massacro come
mezzo di propaganda. Iniziarono così le guerre di religione che sarebbero durate trentasei anni.La prima guerra di religione cominciò nel 1562. Il
principe di Condé e l'ammiraglio de Coligny si allearono con l'Inghilterra ed altre nazioni estere e sollevarono contro i cattolici un esercito, con il
quale conquistarono varie città. Inizialmente Caterina cercò un compromesso, ma infine fece creare un esercito, capitanato dal duca di Guisa, per
salvare il trono del figlio.[36] Partecipò ella stessa all'assedio di Rouen, città conquistata dai calvinisti, che grazie a lei capitolò.[37] Durante l'assedio
morì Antonio di Borbone che combatteva a fianco della regina madre. Tempo dopo una spia ugonotta, su ordine di Coligny, uccise il duca di Guisa
che stava tenendo d'assedio Orléans. L'accaduto scosse Caterina: la reggente comprese che sarebbe potuto accadere a lei o ai suoi figli.[38]Il 19
maggio 1563 venne pubblicato a Parigi l'editto di Amboise con il quale si pose fine al conflitto. La pace venne stipulata dal principe di Condé e
dal conestabile de Montmorency: «la pace è fatta. Sono certo che la troverete conveniente» scrisse il conestabile alla reggente.[39] Caterina
tuttavia non si fece illusioni su questa pace: «È un tirarsi indietro per spiccare meglio il salto!» dichiarò.[40] Dopo la pace Caterina riuscì a
riconquistare Le Havre, città che era stata data in pegno dall'ammiraglio di Coligny e dal principe di Condé a Elisabetta I d'Inghilterra, che li aveva
aiutati durante la guerra. Questo scontro riuscì a riunire i cattolici e i protestanti in un sentimento nazionale.[41] Le Havre venne presa d'assalto e si
arrese il 30 luglio. Il giorno dopo la reggente e il re suo figlio entrarono in città per essere acclamati: «Fu la rivincita della fiorentina» scrisse
Chantonnay, l'ambasciatore spagnolo.[42]

Il proseguimento della politica di tolleranza


Il 15 agosto 1563 Carlo IX fu dichiarato maggiorenne e si affrettò a dire che il governo dello Stato apparteneva a sua madre. Caterina decise di
intraprendere con il figlio un lungo e impegnativo viaggio (che sarebbe durato oltre due anni) in tutta la Francia allo scopo di unificare la nazione
attorno al re.[43] La corte partì da Parigi il 30 gennaio 1564: durante questo viaggio Caterina e la sua corte visitarono le più importanti città
francesi, alcune delle quali non avevano mai ricevuto la visita di un sovrano. Grazie al viaggio Caterina poté incontrare le sue
figlie Claudia ed Elisabetta. Quest'ultima, sposa del re di Spagna,incontrò la madre a Bayonne.[44] Filippo II non volle incontrare Caterina,
mandando invece il duca d'Alba che si permise addirittura di consigliare alla regina madre di epurare la corte da tutti i
protestanti.[45]Nel 1567 ebbe luogo la seconda guerra di religione. Fu la volta della "sorpresa di Meaux" durante la quale gli ugonotti cercarono
di rapire la famiglia reale che però riuscì a rifugiarsi a Parigi. Caterina decise così di cercare un nuovo compromesso, nonostante fosse furibonda per
l'umiliazione che aveva subito suo figlio, rientrato per vie traverse a Parigi.[46] Dopo uno scontro vicino Parigi, dove era stato ferito a morte,
ilconestabile di Montmorency spirò il 12 novembre 1567.[47] Infine si giunse alla pace: l'editto di Amboise era stabilito per intero.Gli ugonotti,
turbati dalla violenza che il duca d'Alba stava perpetrando contro i ribelli protestanti nelle Fiandre, si riunirono a La Rochelle, dove vennero
raggiunti dalla regina Giovanna III di Navarra, accompagnata da suo figlio Enrico. Rifiutata una mediazione da parte di Elisabetta I d'Inghilterra,
Caterina accettò le dimissioni di Michel de l'Hôspital, il quale nell'ultimo consiglio aveva avuto un alterco con il cardinale di Lorena.[48] Infine
dopo numerose battaglie, in una delle quali morì il principe di Condé, e dopo difficili trattative venne firmata la pace di Saint-Germain che dava
libertà di culto agli ugonotti. La regina madre era contenta. Di diverso avviso era il papa che scrisse a Carlo IX: «Questa pace che si dice conclusa tra
voi e gli eretici diverrà fonte di più gravi mali per la Francia.»[49]Finito il conflitto, Caterina riprese le trattative di matrimonio per i quattro figli che le
restavano e che lei voleva accasare regalmente. Avrebbe voluto che Enrico d'Angiò sposasse la regina d'Inghilterra seppur ella avesse diciassette
anni di più, ma egli si era rifiutato: Caterina allora provò ad offrire alla regina inglese l'ultimogenito, il sedicenne Francesco d'Alençon.
Nel marzo 1571 Carlo IX sposò Elisabetta d'Asburgo, figlia di Massimiliano II. Caterina doveva però riconciliarsi con l'ammiraglio di Coligny e la
regina di Navarra. Decise così di far sposare sua figlia Margherita al figlio della regina di Navarra, Enrico, che durante l'ultima guerra era stato
nominato capo delle forze ugonotte insieme a suo cugino Enrico di Condé.Nel 1572 Giovanna III di Navarra giunse a Parigi su invito di Caterina
per iniziare le trattative del matrimonio che furono lunghe e difficili. Giovanna richiese la conversione di Margherita al protestantesimo, ma la
principessa rifiutò e la regina fu costretta a dare ugualmente il suo consenso alle nozze.[50] La regina di Navarra però non assistette al matrimonio:
morì all'alba del 10 giugno 1572.[51] A luglio arrivò Enrico III di Navarra accompagnato da 800 gentiluomini ugonotti vestiti di nero per il recente
lutto. L'unione esecrabile, secondo la definizione dei gesuiti, venne celebrata senza dispensa papale[52] il 18 agosto 1572 nel sagrato di
fronte Notre Dame de Paris. Alle nozze non assistette alcun ambasciatore delle nazioni cattoliche.[53]

La notte di San Bartolomeo e le sue conseguenze


La mattina del 23 agosto un colpo d'archibugio ferì al braccio l'ammiraglio di Coligny, uno dei capi del partito protestante e consigliere del re.
L'indomani, all'alba del 24 agosto, ebbe inizio il massacro di tutti gli ugonotti presenti in città, molti dei quali giunti a Parigi proprio in occasione
delle nozze: la carneficina prese il nome di "notte di San Bartolomeo". Al Louvre il re di Navarra fu costretto ad abiurare la fede
ugonotta.[54]I pamphlet ugonotti accusarono Caterina di essere la principale responsabile del massacro; la misoginia e la xenofobia ne fecero un
perfetto capro espiatorio. Ritenuta subdola e astuta, venne sospettata di essere una discepola di Machiavelli e che avesse allevato i figli con gli
stessi concetti.[55] Caterina, ricorrendo al suo ottimismo, si dimenticò del massacro che fu una grande sconfitta per la sua idea di tolleranza.Nel
popolo il fanatismo religioso non si era spento e si stava diffondendo anche un vasto malcontento nei confronti della monarchia che non era riuscita
a proteggere i suoi sudditi. Nelle città come La Rochelle, dove il credo ugonotto era più radicato, venne messa in discussione l'autorità regale. Per
ristabilirvi il potere regale, Enrico d'Angiò prese d'assedio la città per parecchi mesi, senza successo. Caterina ebbe però l'occasione di riscattare
suo figlio quando giunse la notizia della sua elezione come re di Polonia. Nel 1573, Enrico d'Angiò dovette lasciare Parigi in direzione di Cracovia,
capitale del suo nuovo regno.Nel 1574, mentre Carlo IX agonizzava minato dalla tubercolosi, il duca d'Alençon e il re di Navarra si posero a capo del
partito moderato, i Malcontenti. Questo partito mirava a nominare Francesco successore di Carlo IX al posto del duca d'Angiò, noto per la sua
intolleranza religiosa. Vennero organizzati vari complotti che però fallirono uno dopo l'altro. A causa di uno di questi, Enrico e Francesco vennero
reclusi al castello di Vincennes.[56] La regina madre fece chiamare in giudizio Francesco ed Enrico da una corte speciale per rispondere della loro
slealtà. Il 30 maggio 1574, dopo aver firmato un'ordinanza che designava ancora una volta sua madre come reggente, Carlo IX spirò mormorando:
«Ah! Madre mia».[57]

Il regno di Enrico III

L'instancabile ricerca della concordia


Il nuovo re, fuggito dalla Polonia, arrivò a Lione dove fu accolto da tutta la corte. Enrico era il figlio preferito della madre e l'unico, assieme alla
sorella Margherita, a godere di buona salute, a essere colto, intelligente e atto al comando.[58] Il re volle accanto a sè la madre, investendola delle
funzioni di primo ministro, ma fin dall'inizio non volle la sua intromissione nella sua vita privata.[58][59] Per cominciare scelse da solo la moglie, la
mite Luisa di Lorena-Vaudémont, si circondò di favoriti, i mignons, ed infine, cosa più grave, mise nel suo stile di governo i suoi sbalzi
d'umore.[60][61]Il compito della regina madre, cioè quello di vigilare sulle scelte politiche senza irritarlo, fu reso ancora più difficile dai complotti
di Francesco d'Alençon la cui gelosia verso Enrico sfociò in un odio contraccambiato. Nel 1576 Francesco si alleò con i principi protestanti contro
la corona, mettendo in serio pericolo il trono. Il 6 maggio 1576 venne firmata la pace di Beaulieu molto vantaggiosa per gli ugonotti e per il duca
d'Alençon. In risposta a questa pace malvista, i cattolici guidati da Enrico di Guisasi riunirono nella Lega Cattolica. Queste minacce alla pace
angosciavano la regina madre che insisté nel far firmare ai capi della Lega un documento nel quale davano la parola di non ribellarsi alla
Corona.[62]Nel 1578 Caterina iniziò un secondo viaggio per la Francia che la portò a Nérac, capitale del re di Navarra, con il quale riconciliò la
figlia Margherita. Lasciata la figlia a Nérac, continuò il suo viaggio (che sarebbe durato tredici mesi) per pacificare le regioni meridionali di
Francia.[63][64] Quando giunse a Parigi, il popolo e il Parlamento uscirono fuori le mura per una lega a renderle omaggio, manifestando la loro
gratitudine per la sua opera di pacificazione del regno.[65]L'ambasciatore di Venezia, oltre a lodare le sue gesta, scrisse anche che ella aveva
«piuttosto sopito che regolato i contrasti della Guyenne, della Linguadoca, della Provenza e del Delfinato».[66] Infatti nel 1579 scoppiò
la settima guerra di religione. Il conflitto durò poco, in parte anche grazie a Margherita che suggerì di appellarsi al fratello Francesco
d'Alençon per portare avanti le trattative fino alla pace di Fleix nel 1580.[67]Nel frattempo nel 1580 Caterina intervenne personalmente nella
successione al trono del Portogallo. Nel 1582 inviò una spedizione navale per aiutare i portoghesi a riconquistare il loro paese invaso dal re Filippo
II di Spagna. La spedizione fu però un completo fallimento.[68] Mutando completamente il proprio atteggiamento, Caterina assecondò i piani
di Francesco d'Alençon, detto "Monsieur", nella sua iniziativa di conquista delle Fiandre spagnole che si rivelò però un insuccesso.[69]Sempre
nel 1582 sua figlia Margherita tornò al Louvre. Caterina ed Enrico speravano che il ritorno a Parigi della moglie spronasse il re di Navarra a seguirla
per tenerlo lontano dagli ugonotti, ma non fu così. L'ascendente che Margherita aveva sul marito era inesistente e perciò la sua presenza a corte era
inutile, per non dire perniciosa: incoraggiò le satire contro re Enrico III (i due si odiavano reciprocamente) e si adoperò a favore delle ambizioni di
Francesco nelle Fiandre.[70] Infine, nell'agosto 1583Enrico III cacciò la sorella dalla corte.[71]

La guerra dei tre Enrichi


Il 10 giugno 1584 morì di tubercolosi il duca Francesco d'Alençon. «Vedo morire tutto dinanzi a me»[72] si lamentò Caterina che dovette così
dimenticare il possibile fidanzamento fra il figlio ed Elisabetta I d'Inghilterra.[73] Con la morte del duca scomparve l'erede alla corona francese,
poiché il matrimonio del re era sterile.[61] In linea di successione il trono sarebbe passato a Enrico di Navarra un ugonotto. Mentre il sovrano,
nonostante fosse un cattolico convinto, si dichiarava a favore del cugino (a condizione che abiurasse l'eresia), la Lega cattolica, venduta a
re Filippo II di Spagna,[74] contestò l'autorità reale e progettarono di far salire sul trono il cardinale Carlo di Borbone, zio paterno del re di
Navarra.La regina madre tentò una pacificazione, ma costretto dalla Lega, il 7 luglio 1585 Enrico III firmò il Trattato di Nemours che aboliva ogni
tolleranza religiosa per gli eretici.[75] Enrico di Navarra reagì all'iniziativa e rinforzò le sue armate con protestanti provenienti da tutto il regno
guerreggiando contro la Lega e la corona. Ne scaturì la Guerra dei tre Enrichi: Enrico di Guisa, Enrico di Navarra e Enrico III di Valois che se li
ritrovò entrambi come nemici. Chi fra i primi due avesse vinto sarebbe divenuto re di Francia soppiantando l'ultimo Valois.[76]Nel frattempo anche
Margherita, regina di Navarra, si era unita alla Lega Cattolica. Rifugiatasi ad Agen, città di cui lei era contessa, fece rafforzare le fortificazioni e
reclutò delle truppe con le quali si lanciò all'assalto delle città circostanti.[77] Ma gli abitanti della cittadina si ribellarono e Margherita dovette
fuggire. Nell'ottobre 1586 venne catturata a Carlat dalle truppe del fratello che decise di rinchiuderla ad Usson, dove la regina rimase diciannove
anni. Caterina si disinteressò completamente della figlia, che definì «il tormento della mia vita terrena»,[78] cercando anzi di promuovere il
matrimonio fra Enrico re di Navarra e sua nipote Cristina di Lorena. A Londra invece Elisabetta I d'Inghilterra, sfruttando lo stato di crisi della
Francia, fece decapitare Maria Stuart. Caterina giudicò la cosa come un affronto: «Ecco il frutto delle nostre sventure e dei nostri
disordini.»[79]Inizialmente il re si schierò con la Lega, ma temendo poi il potere dei Guisa, ordinò loro di non entrare a Parigi, dove si erano radunati
nel frattempo gli svizzeri, mercenari del re di Francia. Il 12 maggio 1588 gli estremisti cattolici parigini provocarono un'insurrezione contro gli
svizzeri: fu "la giornata delle barricate". In quei momenti Caterina era a letto ammalata, ma facendosi forza si fece portare in portantina per le
strade della città e con l'aiuto della nuora, la regina Luisa cugina dei Guisa, riuscì ad ammansire la folla inferocita.[80] Tutto ciò in realtà era una
tattica per permettere a Enrico III di fuggire da Parigi con i suoi ministri.

La sconfitta e la morte
Caterina in salute precaria cercò di riappacificare il re e il duca di Guisa: «Mai» disse, «vidi una simile sventura e così poche vie d'uscita.»
Nonostante tutto riuscì a riavvicinare i due uomini. Infine partì per Chartres dove era fuggito Enrico III. Il 1º luglio 1588 il sovrano finse di
riconciliarsi con Enrico di Guisa firmando il "Patto d'unione", con il quale il re attribuiva praticamente tutti i poteri al duca.[81] Questo patto fu
l'ultimo atto politico di Caterina, con il quale intendeva restituire al figlio il suo potere e il suo posto di sovrano.L'8 settembre Enrico III con autorità
cacciò otto consiglieri fra i più devoti della madre, sostituendoli con altri a lui devoti. Il rimaneggiamento del Consiglio costituì un duro colpo per
Caterina, causandole un immenso dolore.[82] Il 16 settembre si riunirono a Blois gli Stati Generali. Nel discorso d'apertura Enrico III rese un
pubblico omaggio alla regina madre che meritava non solo il nome di madre del re, ma anche quello di madre dello Stato e del regno; ma concluse
di non essere più disposto a transigere sull'obbedienza dei sudditi.[83]Il 24 ottobre Caterina ebbe la gioia di veder siglato il contratto di matrimonio
fra Cristina di Lorena e Ferdinando I de' Medici. Alla sposa donò tutte le sue proprietà in Toscana, mille scudi d'oro e la serie di tappezzerie della
corte dei Valois. La regina madre disse alla nipote: «Avete la fortuna di partire verso un paese che vive in pace, se restate qui, vedreste la rovina del
mio povero regno.»[84]Il 15 dicembre venne costretta a letto, colpita da una congestione polmonare.[85] Il 23 dicembre senti un trambusto nella
camera sopra la sua, poco dopo Enrico III le dette la sconcertante notizia della morte del duca di Guisa, assassinato daiQuarante-cinq: «Io ho ucciso
il re di Parigi e finalmente sono re di Francia».[86][87] Il 25 dicembre, Caterina apprese che il figlio aveva fatto uccidere il cardinale di Guisa, uno dei
più pericolosi leghisti, a colpi d'alabarda.[88] Subito si pensò che Caterina fosse stata complice del figlio nel duplice assassinio dei fratelli Guisa e ciò
fu un ulteriore colpo per la debole salute della regina madre.[89]La mattina del 5 gennaio 1589 si sentì così debole da voler fare testamento. Non
essendo in grado di scrivere, dettò il testamento con grande fatica.[90] Volle essere seppellita accanto al marito nella basilica di Saint-Denis, dove
aveva già preparato da tempo il posto. Secondo le consuetudini distribuì lasciti e elemosine ai suoi servitori e amici. Lasciò il castello di
Chenonceaux alla regina Luisa. I beni che possedeva nell'Auvergne vennero destinati al priore d'Angoulême, figlio naturale di Enrico II. Soltanto la
figlia ribelle Margherita e il genero eretico Enrico di Navarra, restarono provvisoriamente senza eredità.[91] Alle due del pomeriggio Caterina spirò:
aveva sessantanove anni.[92]Il corpo fu imbalsamato e il funerale venne celebrato il 4 febbraio nella chiesa di San Salvatore di Blois, dove venne
seppellita: i parigini, furibondi per la morte dei Guisa, non avevano permesso alle spoglie della sovrana di giungere a Saint-Denis. Nel1610, alla
morte di Enrico IV, Diana di Francia, figlia di Enrico II e Filippa Ducci, fece traslare la salma di Caterina a Saint-Denis vicino a quella di Enrico II.
Nel 1793 i rivoluzionari violarono i sepolcri regali gettando i resti dei loro corpi in una fossa comune.[93]

L'ottava guerra di religione o Guerra dei tre Enrichi (1585–1598)


L'ottava guerra di religione viene spesso anche chiamata Guerra dei tre Enrichi (Enrico III di Francia, Enrico III di Navarra ed Enrico I di Guisa). La
riconciliazione, avvenuta nel 1584, fra il re di Francia Enrico III e il re di Navarra, che egli, privo di figli, volle suo successore al trono, venne abilmente
sfruttata dai Guisa, che non nascondevano le loro pretese al trono, e dalla Lega cattolica che, nella primavera del 1585, prese il potere in molte città
di provincia, trasformandosi in una confederazione di città del Nord: l'ampiezza del sollevamento costrinse il re a firmare il trattato di Nemours che
l’obbligava a rompere con il Navarra e con i protestanti. Diffidando dei Guisa e della Lega, il re si mostrò incerto e intervenne tardi nel conflitto:
sconfisse il Navarra a Coutras ma fu vinto a Auneau. La popolazione di Parigi si sollevò contro il re nelle «giornate delle barricate», il 12 e 13
maggio 1588; Enrico III fuggì a Chartres e cercò di ricucire l'alleanza con i protestanti e di eliminare i capi della Lega cattolica: il duca di Guisa e il
fratello cardinale furono assassinati a Blois il 23 dicembre 1588, ma anch’egli cadde vittima, il 1º agosto 1589, del pugnale di un monaco.Divenuto
così re di Francia col nome di Enrico IV, il Navarra aveva il problema di rendere effettivo il suo regno che era per metà controllato dalla Lega,
compresa Parigi che egli, dopo aver riportato il 14 marzo 1590 una brillante vittoria a Ivry e la conquista di Chartres, strinse d'assedio invano. La
capitale si era data un governo autonomo, il Consiglio dei Sedici, i rappresentanti dei sedici quartieri della città e Filippo II cercava di approfittare
della situazione mandando truppe dai Paesi Bassi in soccorso della capitale assediata.A sud le truppe alleate del nuovo re, al comando del duca di
Montmorency, dopo aver sconfitto le forze dei Joyeuse che gli disputavano il controllo della Linguadoca, assediarono Tolosa, mentre il Lesdiguières
liberava Marsiglia e la Provenza, occupata dal duca di Savoia.Nel 1592 scoppiò nel Sud-Ovest la rivolta dei contadini, chiamata sprezzantemente
«des croquants», rivolta dei sorci. Erano stati in realtà i contadini rivoltosi a darsi la parola d'ordine «aux croquants!» in riferimento agli esattori
delle imposte. Non soltanto gli appaltatori delle tasse erano l'obbiettivo della loro protesta violenta ma anche le ville dei nobili, i quali del resto
erano altrettanti esattori di tributi e di lavoro.Le rivolte contadine, contro le quali la Lega cattolica, duramente impegnata a combattere Enrico IV,
non poteva nulla, spaventarono la nobiltà che s'impose una revisione della propria strategia di alleanze. Solo uno stato forte e unito può ristabilire
l'ordine minacciato all'interno, dai contadini e all'esterno dalle ingerenze spagnole. L'atto di conversione al Cattolicesimo di Enrico IV, avvenuto il 25
luglio 1593[13] gli aprì, il 22 marzo 1594, le porte della capitale, delusa dalla politica dei Sedici, che non aveva mutato le condizioni di vita come la
popolazione si attendeva.Dichiarata guerra alla Spagna, Enrico IV, sconfisse definitivamente il 5 giugno 1595 le forze della Lega cattolica in Borgogna
nella battaglia di Fontaine-Française, entrò trionfalmente a Lione e ottenne la sottomissione del Mayenne e del cardinale de Joyeuse. Voltosi a nord,
vinse gli spagnoli aLaon ma perse la città di Amiens, che tuttavia riconquistò, sia pur a fatica, il 19 settembre 1597, dopo un assedio di sei mesi. Nel
Sud-Ovest, intanto, le forze dei nobili, appoggiate dai mercenari del re schiacciarono la rivolta del croquants in due anni di lotta accanita.Enrico si
recò a Nantes per ottenere la resa del governatore della Bretagna, il duca de Mercoeur e qui emanò il 13 aprile 1598 l'Editto di Nantes con il quale il
cattolicesimo fu proclamato religione di Stato ma i protestanti ottenevano la libertà di professare la loro confessione - tranne che a Parigi e in poche
altre città - il diritto di accedere alle cariche pubbliche, di godere di privilegi fiscali e di mantenere un proprio esercito di 25.000 uomini e duecento
fortezze a garanzia della loro sicurezza. Con la pace di Vervins, firmata il 2 maggio 1598 dalla Francia e dalla Spagna, che restituì tutti i territori
occupati, si conclusero le guerre di religione.