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Laboratorio 02_05_2019 Diritto Privato

Sabrina Filippo (assistente Quadri)


Le successioni

La successione è quel fenomeno giuridico con il quale un soggetto subentra nella titolarità di
rapporti giuridici facenti capo ad un altro soggetto in seguito all'evento morte (mortis causa). In
realtà questo fenomeno si verifica anche inter vivos (successione del credito).

Il diritto di successione ha una rilevanza dal punti di vista economico-sociale e infatti si dice che la
sucessione trova fondamento nel diritto di proprietà.

L'importanza storica affonda le radici nel diritto romano, perchè sin da subito l'evento morte fa
sorgere l'esigenza di tutelare il patrimonio che non può trovarsi senza titolare. Il patrimonio deve
trasferirsi innanzitutto ai familiari.

Da un lato si tutela il patrimonio del de cuius, dall'altro l'interesse della famiglia, perchè i familiari
intendono quantomento vedersi assicurata una quota parte del patrimonio, infine si tutelano gli
interessi del creditore (si vuole evitare la dispersione del patrimonio) e infine si tutelano gli interessi
dello Stato (ad esempio l'interesse tributario). E' da sottolineare che lo Stato diventa erede quando
non ce ne sono altri indicati e successibili.

Quindi ci sono:

- gli interessi individuale (del de cuius);

- e gli interessi generali (dello Stato, dei creditori etc.).

Il legislatore ha il compito di bilanciare questi interessi.

Il patrimonio comprende tutti i rapporti giuridici di natura patrimoniale facenti capo al de cuius,
anche per quanto riguarda quelli sospesi.

Uno dei principi fondamentali della successione è la libertà testamentaria di disporre delle proprie
sostanze. Questa libertà incontra dei limiti: il testatore può attribuire a chi vuole il proprio
patrimonio, ma una quota parte deve sempre essere indirizzata ai cd soggetti legittimari ovvero ai
discendenti, al coniuge e infine agli ascendenti (solo qualora manchino i discendenti);

Accanto a questa quota di riserva (parte indisponibile) abbiamo la parte disponibile che
rappresenta quanto il testatore decide liberamente di lasciare ai soggetti da lui indicati nella
disposizione testamentaria.

Bisogna tener presente che non sempre di fronte all'evento morte ci sarà un testamento, proprio
per questo motivo oltre alla successione testamentaria abbiamo la cd successione leggittima.
Tuttavia si applica la successione leggittima anche in casi di successioni testamentarie parziali. Ai
sensi dell'art.565 il legislatore stabilisce secondo una gradazione dei vincoli affettivi a chi destinare
il patrimonio e in quanta parte.

Quando si affronta il fenomeno della successione bisogna fare una preventiva distinzione tra:
- la successione a titolo universale, in questo caso l'erede subentra in universum, cioè nella totalità
dei rapporti giuridici facenti capo al de cuius;

- e la successione a titolo particolare, in questo caso il successore (legatorio) subentra in uno o più
rapporti giuridici ma non in tutti. Ecco perchè si parla di legato e non di erede.

Divieto dei patti successori art. 458 (si legge in disposto con il 457)

Sono sanzionate con la nullità:

- le convenzioni, gli accordi (quindi i contratti) con cui taluno dispone della propria successione
(patti istitutivi);

- gli atti con cui taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione ancora
aperta (patti dispositivi);

- gli atti di rinunzia ai medesimi diritti su una successione non ancora aperta (patti abdicativi o
rinunziativi).

La ratio è che il testatore deve sempre essere libero di cambiare le sue disposizioni e quindi non
può usare il contratto. Il contratto non è revocabile e si scioglie con il mutuo consenso. Ecco
perchè il testamento è un negozio unilaterale.

Mentre la ratio del divieto di patti dispositivi e abdicativi è da ricercare nella volontà del legislatore
di impedire che un soggetto disponga delle future ragioni ereditarie senza una piena
consapevolezza della loro entità.

Una deroga all'art. 458 è il cd patto di famiglia (si tratta della possibilità per un imprenditore di
gestire il passaggio generazionale della propria impresa, trasferendo ad uno o a più discendenti
l'azienda o le quote di partecipazione al capitale della "società di famiglia", senza che vi possano
essere contestazioni in sede di eredità. Il patto di famiglia è un contratto tra vivi).

(art. 256: "il riconoscimento è irrevocabile. Quando è contenuto in un testamento ha effetto dal giorno della
morte del testatore, anche se il testamento è stato revocato".)

APERTURA DELLA SUCCESSIONE

Ai sensi dell'art. 456 Cc la successione si apre al momento della morte, nel luogo dell'ultimo
domicilio del defunto. L'individuazione del domicilio è necessaria per identificare l'autorità
giudiziaria competente. Aperta la successione bisogna identificare poi i successibili. L'art. 457 Cc
prevede che l'eredità si devolve per legge o per testamento e che non si fa luogo alla successione
legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria.

Segue la vocazione, ovvero l'individuazione in astratto dei soggetti che possono subentrare al de
cuius. Diversa è la delazione che rappresenta la chiamata concreta e attuale, l'offerta concreta dei
beni ereditari. Solitamente la vocazione e la delazione coincidono. Ci sono però dei casi in cui non
coincidono, oppure si verifica che il testamento prevede il verificarsi di un evento o di un
comportamento per poter offrire concretamente i beni. In questo caso si parla di delazione
successiva.

Presupposti per la successione


Uno dei presupposti è la capacità a succedere (art. 462 Cc) , che in un certo senso coincide con
la capacità giuridica. Questa consiste nell'idoneità ad acquistare le sitazioni soggettive che in
precedenza rientravano nella sfera giuridica del de cuius.

Altro presupposto è la capacità di accettare che invece coincide con la capacità di agire.
L'accettazione dell'eredità infatti è un negozio giuridico e, in quanto tale, presuppone la capacità di
agire.

Per il nascituro non concepito, l'amministrazione spetta alla persona a cui sarebbe stata devoluta
l'eredità se non vi fosse stata la disposizione.

Diversa dall'incapacità a succedere è l'indegnità a succedere. Indegno è il soggetto chiamato


all'eredità che sia incorso in una delle sette cause di esclusione dalla successione elencate dall'art.
463 Cc. L'indegnità presuppone un meccanismo di esclusione, ovvero si è capaci di succedere ma
si viene esclusi. C'è un fenomeno sanzionatorio per determiati soggetti. Non opera
automaticamente ma c'è un procedimento giudiziario con sentenza costitutiva del giudice. Quindi
la differenza sostanziale tra indegnità e incapacità si racchiude nel brocardo latino per cui l'indegno
potest capere, sed non potest retinere: cioè egli può acquistare l'eredità ma il suo acquisto può
essere dichiarato inefficace a seguito di provvedimento emesso dall'autorità giudiziale, su istanza
dei soggetti interessati.

Gli artt. 463-4-5-6 riguardano l'indegnità.

Le 7 cause di indegnità individuate dal legislatore sono raggrupate in due macroaree:

- atti contro la libertà testamentaria (alterazione della volontà testamentaria);

- atti contro il de cuius.

Sono ipotesi non estensibili, non applicabili analogicamente ad altre.

L'incapacità non ammette sanatoria perchè manca il presupposto, mentre nel caso dell'indegnità il
soggetto può essere riabilitato. Il testatore può riabilitarlo (in atto pubblico o nel testamento
stesso). La riabilitazione è un atto irrevocabile, formale e personale (colpisce l'indegno e non i
discendenti). L'indegnità ha carattere relativo, cioè si è indegni solo rispetto alla successione del
soggetto di cui si tratta.

Differenza tra indegnità e diseredazione: con la diseredazione il testatore inserisce una clausola per
escludere determinati soggetti (mai i legittimari).

Delazione successiva: rappresentazione, sostituzione e accrescimento.

Per favorire la continuità del patrimonio se il successibile non ha voluto o non ha potuto accettare il
patrimonio, questo va ai suoi figli. In questo caso opera l'istituto della rappresentazione, cioè il
discendente subentra al posto dell'ascendente (soggetto rappresentato art 467).

La rappresentazione ha dei presupposti:

- il soggetto rappresentato deve essere o il figlio o il fratello o la sorella del de cuius (art 468);

- non deve ricorrere la sostituzione (con il quale il testatore disattiva il meccanismo della
rappresentazione).
La sostituzione (art. 688 Cc) prevede che il testatore possa sostituire l'erede che non voglia o non
possa accettare l'eredità, con un'altra persona.

L'accrescimento invece ha altri presupposti. Postula l'idea di qualcosa che accresce. Quando più
eredi sono stati istituiti con uno stesso testamento nell'universalità dei beni, senza determinazione
di parti o in parti uguali, e uno degli eredi non può o non vuole accettare la sua parte dell'eredità,
allora questa si accresce agli altri (art. 674 Cc).