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© 2017 Area51 Publihing s.r.l.

, San Lazzaro di Savena (Bologna)


Prima edizione ebook Area51 Publishing: ottobre 2017

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SPIRITUAL EMPOWERMENT

SVILUPPA IL TUO POTERE SPIRITUALE PER


RAGGIUNGERE
LIBERTÀ, AUTOREALIZZAZIONE, BENESSERE E
GIOIA DI VIVERE
“Ho diritto ad alcun merito per i risultati che ho
raggiunto nella mia vita, alcuni dei quali
sembrerebbero assegnarmelo, un merito? Ho diritto
ad alcun merito per il successo che ho avuto a
coronamento dei miei sforzi?
In tutta sincerità, mi sento di rispondere di no!
Non sono stato altro che uno strumento nelle mani di
un potere superiore, e ho svolto lo stesso ruolo di un
violino che suona nelle mani di un maestro. Se ho
azzeccato una melodia armoniosa nella canzone che
sto cercando di cantare, è stato perché mi sono
lasciato andare all’influenza della mano invisibile.
Quello che sto cercando di dire è che non mi arrogo
alcun merito per qualsiasi cosa di natura lodevole io
abbia fatto o possa fare. Se avessi seguito quella che
sembravano essere la mia tendenza naturale o le mie
inclinazioni, sarei precipitato nella sconfitta
definitiva in uno dei punti di svolta nella mia vita,
ma sempre c’è stata una forza, una guida, che
sempre è venuta in mio soccorso e sempre mi ha
salvato dalla sconfitta.
Faccio queste confessioni in uno spirito di franchezza
e con il sincero desiderio di aiutare gli altri e
beneficiarli dalle mie esperienze. Mi sentirei un
frodatore della peggior specie se mi arrogassi il
merito, sia per dirette affermazioni sia per allusioni,
di quegli impulsi più elevati – che in realtà hanno
abbattuto le mie tendenze naturali – con il fine di
ottenerne un vanto personale.
Se avessi seguito le mie inclinazioni, tendenze,
pensieri e giudizi, sarei precipitato nella sconfitta in
uno o in ognuno dei punti di svolta della mia vita: è
una conclusione che sono costretto a trarre alla luce
di un’interpretazione ragionevole del significato
delle lezioni che la vita mi ha impartito.”

(Napoleon Hill)
Capitolo 1.
Che cos’è lo Spiritual
Empowerement

Letteralmente potremmo tradurre Spiritual


Empowerement come “Sviluppo del potere
spirituale”, ma la traduzione letterale potrebbe non
cogliere tutte le sfumature racchiuse in questa
espressione.
La definizione migliore me l’ha data,
involontariamente, un mio amico. Dopo aver vissuto
una vita da lui stesso definita “selvaggia e
scapestrata”, passata la soglia dei cinquant’anni si è
guardato indietro, e intorno, e si è fermato.
“Qualcosa mi ha fatto capire”, mi ha raccontato, “che
se continuavo così buttavo via la mia vita. Non saprei
dirti cosa.”
Senza che fosse preceduta da un evento particolare,
senza aver udito alcuna “voce”, senza essere stato
toccato da alcun “miracolo”, questo mio amico piano
piano ha iniziato a cambiare il suo atteggiamento
verso la vita. Ha aperto una sua attività stabile, ha
iniziato a cercare una relazione stabile (senza
trovarla, peraltro), ha iniziato a cercare strade che gli
indicassero come trovare, parole sue, “un cavolo di
punto di equilibrio”.
Un giorno mi ha detto, ridendo: “Non ci crederai, ma
ho letto un libro. Forse è il primo libro che ho letto in
vita mia!”
“Quale libro?”, ho domandato con curiosità.
“Guarda non mi ricordo neanche il titolo, ma è un
libro che parla di spiritualità.”
Poi ha fatto una cosa strana: si è avvicinato
abbassando la voce come per timore che qualcuno lo
sentisse, per sussurrarmi: “Sai, per me c’è qualcosa,
oltre, la gente non ci crede ma c’è qualcosa, ne sono
sicuro”.
Lo Spiritual Empowerent è esattamente quello che
ha detto il mio amico: è sentire dentro che c’è
qualcosa, anche se non sapremmo dire cosa, e
lasciare spazio a quel qualcosa per radicarsi in noi,
fiorire in noi e da noi espandersi e diffondersi nella
nostra realtà.
In questo “qualcosa” che non sapremmo dire “cosa” è
racchiuso proprio il potere spirituale che agisce in
noi, che spinge dentro di noi come un impulso
irrefrenabile, come lo stesso impulso atavico della
fame e della sete, quell’energia che spinge in noi per
sgorgare da noi, come l’acqua sgorga dalle rocce non
in gocce, ma in torrenti.
Il gesto del mio amico, così cauto e circospetto, è
ancora più rivelatore, così come le sue parole
sussurrate: tutti sentiamo che c’è qualcosa dentro di
noi, un’energia spirituale, un potenziale di sviluppo
illimitato che trascende la ragione biologica, ma
nessuno, o pochi, ci credono.
Ecco qui uno dei paradossi più tragicomici del nostro
tempo: a ogni angolo paiono fiorire culti religiosi, i
fanatismi perfino crescono, le spinte irrazionali si
affermano oltre ogni ragionevole senso del limite in
nome di qualsivoglia “Dio” che dal cielo giudica e
punisce infedeli e miscredenti, ma non cresce il più
profondo, autentico senso spirituale; l’energia
spirituale interiore viene anzi sempre repressa in
nome dell’affermazione sempre più pressante del
materialismo.
La cautela del mio amico per paura di farsi sentire
sembrava più appropriata alla confidenza di una
trasgressione sessuale che alla sua “trasgressione
spirituale”. Anche questo è uno dei significativi
paradossi del nostro tempo: all’inibizione sessuale si
è sostituita l’inibizione spirituale, al pudore sessuale
il pudore spirituale. La nostra società materialista –
utilizzo questa espressione in modo neutro, oggettivo,
senza attribuirle alcun giudizio morale – ha liberato
le porte dell’energia sessuale e l’ha trasformata nel
suo linguaggio prediletto e ha escluso l’energia
spirituale dalla vita sociale o considerandola come un
residuo del passato o segregandola nel ghetto della
stupidità e dell’ignoranza.
Il risultato? Sempre più persone sentono crescere
dentro di loro il bisogno di spiritualità, di ritrovare
dentro di sé quel qualcosa di inspiegabile che li
spinge alla più alta espressione di sé.
Curioso, vero?
LA FELICITÀ DENTRO DI NOI
Libertà, autorealizzazione, pieno benessere, gioia di
vivere con se stessi e con gli altri. Sappiamo,
sentiamo, che la felicità non ci potrà mai venire data
da qualcosa che è fuori di noi, da qualche oggetto
materiale, da qualche successo personale, da qualche
avventura sessuale, da qualche vacanza. Tutte queste
cose possono darci momenti di piacere, di benessere,
perfino di gioia e di pace, ma non potranno mai
realizzare quella che, meravigliosamente, i buddisti
chiamano “la stabilità del cuore”. Quel senso di
benessere completo, di appagamento compiuto che fa
da sfondo, o base, a ogni evento della nostra vita,
positivo o negativo che sia.
Sappiamo che questa condizione è uno stato mentale,
e che possiamo raggiungerlo soltanto nel nostro
mondo interiore, dando spazio a quel qualcosa che
dentro di noi ci spinge a raggiungere le nostre
aspirazioni più elevate.
Nel nostro tempo così disincantato e cinico come una
puntata di House of Cards o uno show Disney, “La
felicità è dentro di noi” è relegata al ruolo sfortunato
di “luogo comune”, “facile formuletta”, “politicamente
corretto” o “perla di saggezza”. E così, una delle verità
fondamentali della nostra esistenza ci scivola via dalle
dita e invece di seguire la strada ben tracciata della
nostra felicità, la strada che ci conduce dentro di noi,
ci smarriamo, seguendo i richiami delle sirene del
disincanto, nei deserti dell’aridità edonista e
consumista, del cinismo sprezzante, dell’euforia
artificiale. E puntualmente, inevitabilmente, ci
ritroviamo, alla fine, in “una selva oscura dove la
diritta via era smarrita”.
Perché la felicità è realmente, solamente dentro di
noi, e trovarla, questa felicità, e darle spazio, e farla
vivere in noi è forse la cosa più difficile, perché
significa andare contro tutti i veri luoghi comuni, le
facili formulette, la stupidità del politicamente
scorretto oggi imperante e le perle di cinismo e
ignoranza che ci vengono propinate da ogni angolo di
strada, reale o virtuale.
La felicità è una struttura mentale, anzi è una
infrastruttura mentale: esattamente come le strade,
le reti elettriche e idriche, le reti di trasporti e di
comunicazione sono le infrastrutture di una città e se
funzionano quelle, tutto funziona al meglio e ogni
problema può essere risolto, mentre se non
funzionano, niente funziona e anche il più piccolo
problema genera disastri, così l’infrastruttura
mentale della felicità ci permette di risolvere tutti i
problemi che appaiono nella nostra mente e nella
nostra vita, mentre l’infrastruttura dell’infelicità, che
è la principale infrastruttura del nostro tempo, fa sì
che anche i più piccoli problemi ed eventi negativi
siano vissuti come una catastrofe.
E naturalmente l’infrastruttura mentale della felicità
non può che attingere alle risorse interiori spirituali,
al nostro Spiritual Empowerement.
ESTERIORITÀ VERSO INTERIORITÀ
La spiritualità può essere associata alle religioni –
dalla prospettiva della spiritualità le religioni possono
essere interpretate come manifestazioni della
spiritualità –, ma non può risolversi in esse. La
spiritualità non si risolve – e lo sviluppo spirituale
non si attiva – con cerimonie, riti, atteggiamenti
esteriori. La spiritualità si trova – e lo sviluppo
spirituale si attiva – esclusivamente nello spazio
interiore.
Come scrive il grande psichiatra transpersonale
Stanislav Grof, tutte le persone, di ogni provenienza –
laica, credente o agnostica, scientifica, umanistica,
religiosa –, tutte le persone che sentono la spinta a
dar voce e vita alla propria energia spirituale, che
sentono il bisogno di realizzare le proprie aspirazioni
più profonde ed elevate, tutte queste persone
vengono illuminate in modo autonomo, ognuna per
proprio conto, dall’intuizione che l’umanità si trova
oggi di fronte a un grave dilemma, paragonabile in
tutto e per tutto a quello relativo al processo di
trasformazione individuale. Le alternative sono o
continuare nell’attuale tendenza all’esteriorizzazione,
alla ricerca materialista, alla manipolazione esterna
del mondo, oppure rivolgersi verso l’interno e
sottoporsi a un processo di trasformazione radicale
tendente a un livello del tutto nuovo di coscienza e
consapevolezza. L’esito finale della prima strategia
non è difficile da prevedere: è la morte per una guerra
atomica o per le scorie tecnologiche; l’esito della
seconda potrebbe produrre le prospettive evolutive
descritte nelle opere dei grandi autori mistici e
spirituali: lo sviluppo di una civiltà molto più evoluta
di quella attuale, una civiltà solidale, ecologia,
olistica, rispettosa di tutte le forme di vita e,
soprattutto, una civiltà che ha acquisito la piena
coscienza che tutto è uno, e che tutti gli individui
sono interconnessi tra di loro, al livello più elevato
dell’esistenza umana, il livello spirituale.
Lo sviluppo del potere spirituale, lo Spiritual
Empowerment, diventa così il motore che dalla
trasformazione individuale conduce inevitabilmente
alla trasformazione planetaria, e contribuisce a
condurre la coscienza globale sul piano della
coscienza cosmica, la coscienza della natura stessa –
spirituale – dell’universo.
COSCIENZA RISVEGLIATA
Impegnarsi nello sviluppo del proprio proprio potere
spirituale e sperimentare il proprio stato spirituale
significa risvegliare la propria coscienza. Ciò ci
permette di vedere noi stessi come veramente siamo,
distaccandoci dalle nostre percezioni ordinarie e
avventurandoci nell’esplorazione delle nostre
percezioni più profonde; questo stesso distacco ci
permette inoltre di osservare con la stessa profondità
la realtà e di poter cogliere, dalla distanza che ci
permette di giungere al risveglio spirituale, i
condizionamenti e le limitazioni che incatenano la
realtà. Ma anche tutte le potenzialità inespresse che
ha la realtà e che noi stessi abbiamo.
Questa consapevolezza ci rende automaticamente più
felici e soddisfatti di ciò che siamo, perché ci
rendiamo conto che la nostra identità più profonda e
autentica è la nostra potenzialità più elevata, e la
nostra vita è un processo in continuo cambiamento su
cui possiamo continuamente intervenire per
migliorare, evolvere e raggiungere la nostra identità
più profonda autentica, che costituisce l’approdo, il
punto di arrivo della nostra autorealizzazione.
Essere spiritualmente risvegliati ci rende perciò
persone sempre più consapevoli di ciò che veramente
siamo e, di conseguenza, ciò ci rende
automaticamente sempre più felici e anche sempre
più sensibili agli altri e a ciò che rende gli altri felici.
La nostra società ha impresso, incorporato in noi
stereotipi e modelli perfetti su come dovremmo
essere. Ha plasmato modelli esatti, a immagine e
somiglianza dei valori, delle credenze e dei
programmi di cui la società stessa, a sua volta, è
plasmata. L’immagine della donna anoressica e
androgina, per esempio, scolpisce un ideale astratto
che condiziona tutte le donne e che, a sua volta, è
l’effetto di un condizionamento, il condizionamento
di una società esclusivamente votata all’esteriorità,
all’apparire, all’indossare, al mostrarsi agli altri
sempre perfetti nell’apparenza, una società oltretutto
in cui la donna è interpretata unicamente come
“oggetto di consumo” anonimo, come soprammobile
da esibire o gioiello da sfoggiare. Ciò genera
inevitabilmente una frattura psichica – che
corrisponde a una frattura dell’anima – tra le nostre
aspirazioni individuali – il nostro impulso spirituale
– e le regole sociali – i contro-impulsi materiali. Il
risultato? Una società composta da individui sempre
più infelici e nevrotici. Depressione, ansia, paura,
fobie, dipendenze da farmaci, da alcol, da droghe,
forme di autolesionismo, tendenze suicide… questa è
la vita che oggi molti purtroppo vivono, perché
nessuno gli ha insegnato a risvegliare la loro
coscienza più autentica, la loro coscienza spirituale.
Tu, ora, non sei più come queste persone, perché
attraverso il percorso che stai facendo hai già
riconosciuto la tua vera natura, la tua natura
spirituale, e sai che puoi, ogni giorno, conquistare la
tua migliore e più felice vita manifestando ogni
giorno di più il tuo potere spirituale.
Capitolo 2.
Sviluppare lo Spiritual
Empowerement

Ognuno di noi può sviluppare, autonomamente, il


proprio potere spirituale. Non ha bisogno di coach,
guru, terapisti. Ha bisogno, certo, di attingere a fonti,
e queste fonti possono essere sia indirette (libri,
audio, video eccetera) sia dirette (seminari, consigli
di esperti eccetera), ma non sono le fonti che
determinano lo sviluppo, non sono le tecniche che
determinano l’evoluzione. Le tecniche possono essere
apprese perfino in pochi minuti, ma è la qualità
introspettiva, è la profondità di autoesplorazione e
autoconoscenza a determinare il nostro livello di
sviluppo spirituale.
Siamo sempre e soltanto noi che facciamo la
differenza.
Siamo noi gli allenatori di noi stessi.
Diventa il tuo allenatore: tu sei l’unica persona che ti
può sempre accompagnare e monitorare il percorso
che compi. Sei anche l’unica persona che può
imparare dagli errori a non commettere più gli stessi
errori.
Il primo passo da compiere per il proprio sviluppo
spirituale è perciò entrare in noi stessi.
Il secondo passo è fare silenzio in noi stessi.
“Non sprecate parole come i pagani, i quali credono
di venire ascoltati a forza di parole”, ha detto Gesù. La
preghiera, diceva, non va fatta in piazza, per acquisire
onori e vantarsi con ostentazione della propria
devozione, va fatta nel segreto del silenzio.

“Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e,


chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il
Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”
(Matteo 6,6)

Come dice uno dei grandi maestri spirituali del


Nuovo Pensiero, Neville Goddard, “l’essenza della
preghiera è la fede; ma la fede dev’essere permeata di
conoscenza affinché acquisisca quella qualità attiva
che non si possiede quando semplicemente la si
ripete o si segue un cerimoniale. Di conseguenza,
acquisisci sapienza e con tutto questo otterrai la
comprensione”.

“Il principio della sapienza è: acquista la sapienza.


Sì, a costo di quanto possiedi, acquista l’intelligenza.
Esaltala, ed essa t’innalzerà; essa ti coprirà di
gloria, quando l’avrai abbracciata. Essa ti metterà
sul capo una corona di grazia, ti farà dono d’un
magnifico diadema”. (Proverbi 4,7-9)

La sapienza e l’intelligenza si acquisiscono entrando


dentro se stessi, e ascoltando, nel silenzio, la più
profonda voce che parla in noi, la voce che proviene
dalla nostra più profonda dimensione spirituale.
LA DIFFERENZA TRA CREDERE E AVERE FEDE
Non è necessario essere credenti, per scoprire,
esplorare e sviluppare il proprio potere spirituale.
L’incontro con la dimensione più profonda ed elevata
di sé, e l’impegno di manifestare questa parte più
profonda ed elevata di sé nella propria vita
quotidiana, può essere fatto da tutti, dai laici come
dai religiosi, dagli atei come dai credenti, dai
materialisti come dagli spiritualisti.
Tutti infatti sentiamo dentro di noi la “presenza” di
questo “qualcosa” di indefinibile che ci spinge alla
nostra più autentica realizzazione, che ci ispira e ci
guida, e a cui ci affidiamo, irrazionalmente,
intuitivamente, quasi senza accorgercene.
I credenti possono chiamare questo qualcosa “Dio”, e
nominarlo a seconda della propria cultura religiosa
(“Jahwè”, “Allah”, “Brahman”, “Wakan Tanka”…); ma
anche i non credenti possono chiamarlo, questo
“qualcosa”. E lo chiamano, infatti: lo chiamano
“ispirazione”, “intuizione”, “sesto senso”, oppure lo
chiamano “sorte”, “caso”, “fortuna”, “mano
invisibile”, oppure ancora lo chiamano “Verità”,
“Giustizia”, “Bene”.
Ma nessuno di noi può vivere la propria vita senza
riferirsi a questo misterioso “QUALCOSA”, a questo
supremo Meta-Valore che costituisce la matrice, il
modello o l’infrastruttura di ogni valore.
Perciò non devi credere per sviluppare il tuo potere
spirituale, però devi avere fede nel tuo potere
spirituale.
Devi cioè sviluppare il senso di certezza dell’esistenza
di questo “qualcosa”, devi sviluppare fiducia
incondizionata verso di esso, avere fede nel fatto che
esso esiste veramente, e che agisce attivamente nella
tua vita.
Non devi credere, devi avere fede.
E la fede non puoi fare altro che coltivarla, nutrirla e
curarla ogni giorno.
Non c’è alternativa. Nessuno nasce con la fede,
nasciamo tutti con il dubbio: la fede la sviluppiamo
con la nostra perseveranza e la nostra conoscenza.
Così evolviamo spiritualmente.
Per sviluppare la fede, ancora, ogni volta, devi
ritirarti in te stesso, devi entrare dentro di te, nel tuo
silenzio.
Fuori dal silenzio puoi essere assalito da dubbi,
indecisioni, paure, incertezze, sensi di colpa,
pentimenti. Fuori dal silenzio puoi essere preda del
passato e del futuro. Nel silenzio tutto questo cessa.
Cessa il tempo, cessa il passato, cessa il futuro, cessa
ogni errore, ogni fallimento, ogni pentimento. Cessa
ogni incertezza, ogni paura, ogni dubbio.
Tutto, nel presente eterno del silenzio, è perfetto.
Esisti solo tu, e comprendi che la tua esistenza è
perfetta. Nel silenzio tu fai silenzio. Nel tuo silenzio
fai tuo il silenzio. Facendo silenzio la tua voce
interiore, la tua vera voce interiore, inizia a parlarti e
tu riesci ad ascoltarla perché finalmente riesci a
distinguerla dal mormorio.
È nel silenzio che distingui esattamente anche ciò che
vuoi e quindi, centrato su te stesso, inizi finalmente
capire cosa vuoi veramente e quindi che cosa
chiedere. Quando sai chiedere, sei già predisposto
ricevere. “Bussa e ti sarà aperto”.
Ogni giorno, perciò, trova il tempo per entrare nel
silenzio.
5 SUGGERIMENTI PER SVILUPPARE IL TUO
POTERE SPIRITUALE

Come puoi essere certo di aver imboccato la strada


giusta per sviluppare il tuo potere spirituale?
Ecco cinque suggerimenti utili che ti permettono di
monitorare il tuo percorso di autoesplorazione e
autorealizzazione.
1. Entra in te stesso e conosci te stesso
Il primo passo, per sviluppare il proprio potere
spirituale e conquistare l’autorganizzazione e la
completa libertà, è chiudere le porte al mondo
esterno e aprire le porte del mondo interno. Entrare
in se stessi per conoscere se stessi da dentro.
Guardare se stessi con distacco, imparzialità, non
giudizio e sincerità: osservare i propri difetti,
ascoltare le proprie insicurezze, riconoscere le
sensazioni e impegnarsi a trasformarle, “da dentro”.
2. Osserva la realtà con distacco
Quando ritorni alla realtà, riconosci l’illusione che è a
suo fondamento. Illusione significa che tutto quello
che costituisce la realtà e accade nella realtà non è il
frutto di una ineluttabile necessità, non è determinato
da alcuna inevitabilità, ma è l’effetto delle credenze,
dei condizionamenti, delle abitudini e dei valori che
plasmano la realtà. Osservandola con distacco,
comprendi i meccanismi che sono dietro gli eventi e,
soprattutto, comprendi che la realtà non è mai fissa,
ma è sempre un processo in trasformazione. E tu puoi
contribuire alla sua trasformazione.
3. Dedicati solo alle cose importanti
Dall’esplorazione di te e dalla comprensione della
realtà, puoi definire ciò che per te è veramente
importante, e dedicarti esclusivamente a esso. Scarta
il superfluo, ciò che ti fa perdere tempo, che ti distrae,
che ti allontana dal tuo centro spirituale, e dedicati
unicamente a ciò che è veramente importante per la
tua vita, cioè per la tua realizzazione spirituale. Così
rompi le catene della dipendenza dalla realtà illusoria
e conquisti la tua vera libertà.
4. Cambia te stesso per cambiare gli altri
Condividere con gli altri è generoso e altruista, e ti
verrà voglia di dire agli altri di seguire la tua stessa
strada. Ti verrà voglia di farlo con sempre più
entusiasmo, per condividere la gioia che ti proviene
dallo sviluppo del tuo potere spirituale. Se ti è
possibile, evita di farlo. Evita di cercare di cambiare
gli altri, perché l’effetto sarà l’opposto, li allontanerai.
Le persone possono evolvere unicamente se lo
vogliono, se lo sentono, e il loro livello di evoluzione
dipende unicamente da loro, dal livello che hanno
raggiunto. Condividi ciò che hai imparato
semplicemente essendo la migliore persona che puoi
essere. Sii un modello per gli altri non a parole, ma
con il tuo comportamento. Se vuoi cambiare gli altri,
continua a cambiare te stesso.
5. Continua a imparare
Se vuoi continuare a sviluppare il tuo potere
spirituale, non fermarti mai; continua ad arricchire il
tuo spirito, continua a porti domande e a cercare
risposte. Ogni risposta ti porterà nuove domande, più
avanzate e profonde, ogni successo ti porterà a una
sfida più alta. Non arrenderti mai e continua ad
alzare l’asticella dei tuoi obiettivi, a portare il tuo
sviluppo sempre un gradino più in su. Impegnati a
rendere te stesso una persona sempre migliore e a
rendere il mondo un posto sempre migliore.
Capitolo 3.
Trasformare la vita in
un’esperienza spirituale

La vita è il nostro vero coach, e l’esperienza è la


nostra guida più profonda.
Nella prospettiva spirituale, ogni esperienza ci indica
la via per seguire la direzione verso la nostra più alta
evoluzione.
Sì, ogni esperienza, anche le esperienze che
chiamiamo “negative”.
C’è un esempio di Neville Goddard che spiega in
modo esatto cosa qui intendiamo. L’esempio è un
fatto realmente accaduto, un incidente
automobilistico.
Due auto si sono scontrate. L’auto che ha subito i
danni maggiori è quella guidata da una vedova che,
anche se sapeva di non poterselo permettere,
desiderava profondamente cambiare la sua vita
iniziando con il cambiare città. Questa vedova
conosceva le tecniche di visualizzazione e nelle
settimane e mesi precedenti l’incidente aveva
continuato a visualizzare se stessa con già il suo
obiettivo realizzato, cambiare città e iniziare una
nuova vita. Allo stesso tempo, però, continuava a
vivere nella coscienza della perdita, sia emotiva – la
vedovanza – che finanziaria.
Ebbene, la somma di denaro che la compagnia di
assicurazione le ha pagato per l’incidente le ha
permesso di realizzare il cambiamento desiderato
nella sua vita.
COSA, COME, PERCHÉ
Da questo esempio, spiega Goddard, traiamo
un’importantissima lezione. Impariamo che le cose
avvengono sempre su tre piani: il piano del cosa, il
piano del come e il piano del perché.
La maggior parte di noi vive sul piano del cosa è
accaduto: l’incidente è stato un evento nello spazio,
un’automobile si è scontrata con un’altra automobile.
Alcuni di noi vivono sul livello più elevato del come è
accaduto: era una notte di pioggia, le strade erano
scivolose e la seconda auto è slittata, ha invaso la
corsia opposta e si è scontrata con la prima auto che
stava sopraggiungendo. In rare occasioni, alcuni di
noi raggiungono il livello più alto o causale, il livello
del perché l’incidente è accaduto. Solo su questo
livello ci rendiamo conto dell’invisibile, lo stato di
coscienza che ha prodotto l’evento visibile.
Quando vediamo il perché dietro l’apparente
incidente, lo stato di coscienza che ha prodotto
l’incidente, siamo portati a concludere che non si
tratta di un caso.
Che cosa è successo, dunque, nell’esempio? È
successo che la visualizzazione, cioè la creazione
nell’invisibile dell’evento visibile ha messo in moto
dei meccanismi, dei processi spirituali che hanno
portato alla realizzazione dell’evento desiderato
attraverso dei mezzi imprevisti e imprevedibili – a
livello logico-razionale. Ma estremamente chiari ed
esatti a livello spirituale.
Tutto nella vita ha il suo significato invisibile.
Dovremmo sforzarci continuamente di elevare noi
stessi al più alto livello di significato, il significato che
è sempre invisibile e sempre al di sopra dell’evento
fisico.
L’uomo è così immerso nel lato visibile del teatro
della vita – il lato del “cosa” è accaduto, e del “come”
è accaduto – che si eleva raramente al lato invisibile
del “perché” è accaduto. Si rifiuta di accogliere
l’ammonimento del Profeta che dice:

“Le cose che si vedono non sono state create dalle


cose che appaiono.” (Ebrei, 11:3)

Le descrizioni del “cosa” è accaduto e del “come” è


accaduto sono vere nei termini dei suoi
corrispondenti livelli di pensiero, ma quando l’uomo
si chiede “perché” è accaduto, tutte le spiegazioni
fisiche sono demolite ed egli è costretto a cercare il
“perché”, o il significato di ciò che è accaduto, sul
piano superiore invisibile.
L’analisi meccanica degli eventi si relaziona solo con
le cose esterne. Fermarsi al livello esterno, il livello
apparente, il livello delimitato dai sensi, non potrà
mai farci raggiungere il livello che detiene il segreto
del perché gli eventi accadono.
Dobbiamo riconoscere che i lati inferiori e visibili
fluiscono dal livello superiore invisibile di significato.
LA DIREZIONE SPIRITUALE
L’esempio realmente accaduto dell’incidente ci
insegna due ulteriori cose di straordinaria
importanza.
La prima è che l’intelligenza spirituale non sempre –
anzi quasi mai – corrisponde all’intelligenza
razionale. È un altro modo per dire che Dio agisce per
vie misteriose e che i disegni di Dio sono
imperscrutabili? No. È piuttosto un modo per dire
che Dio agisce per vie misteriose al livello logico-
razionale della coscienza, e che i disegni di Dio sono
imperscrutabili e indecifrabili al livello logico-
razionale della coscienza. Eppure c’è un senso chiaro
ed esatto in quello che è accaduto alla donna: lei
voleva raggiungere un obiettivo ma allo stesso tempo
lei stessa resisteva a quell’obiettivo. Lei voleva
cambiare vita ma allo stesso tempo aveva paura di
cambiare vita, lei voleva agire sul piano spirituale ma
allo stesso tempo restava prigioniera delle sue
credenze. Voleva andare in una direzione ma restava
ferma nello stesso punto. Un evento scioccante,
traumatico ha permesso alla donna di sbloccare la sua
situazione, di farle compiere quel salto in avanti che
lei non riusciva a fare da sola, con le sole proprie
forze razionali. Un evento scioccante e traumatico che
si rivelato dunque un evento magico. Il cambiamento
è arrivato con un impatto – e qui è davvero successo
come nel detto “a volte per cambiare casa deve
andare a fuoco la casa” – ma è arrivato, ed è arrivato
da un piano imperscrutabile a quello dei sensi e a
quello della ragione – rispettivamente i piani del cosa
e del come: è arrivato dal piano spirituale, il piano del
perché.
La seconda cosa che ci insegna questo esempio è che
c’è sempre una sola direzione spirituale negli eventi
della nostra vita: la direzione verso il nostro bene.
La tua certezza rispetto a questo deve essere
inscalfibile, deve essere una corazza indistruttibile: se
vuoi sviluppare il tuo Spiritual Empowerment non
devi permettere a nessuna forma di dubbio di
infiltrarsi in questa tua fede profonda, la fede che la
direzione spirituale sia sempre quella in avanti, la
direzione del cambiamento e della trasformazione
verso la nostra più elevata condizione umana. E ciò
vale per gli individui come per l’intera umanità: se
soltanto riuscissimo a capire questo, il mondo si
trasformerebbe istantaneamente nel paradiso
terrestre.
Gli eventi della nostra vita, interpretati dalla
prospettiva spirituale, sono sempre eventi che
accadono per indicarci il nostro migliore bene. Anche,
come per la donna che ha avuto l’incidente, per gli
eventi che giudichiamo negativi.
Traumi, shock, sofferenze, lutti, perdite, fallimenti,
malattie, depressioni, panico, fobie… Tutto quello che
riteniamo indipendente dalla nostra volontà, tutto
quello che riteniamo troppo grande per noi, tutto
quello che ci fa dire “Ma che cosa ho fatto di male per
meritarmi questo?”, “Ma perché è capitato proprio a
me!”, dovrebbe farci invece domandare: “Perché mi è
capitato?”. Dovrebbe farci domandare: “Qual è il
perché?”, ovvero, “Cosa significa tutto questo sul
piano spirituale, sul piano del perché?” E dovrebbe
farci domandare inoltre: “Qual è la direzione verso il
mio bene che mi sta indicando questo evento?”.
Perché ogni evento di disgregazione, ogni fenomeno
di emergenza spirituale, come li chiama il grande
psichiatra transpersonale Stanislav Grof, è sempre
l’indicatore della direzione della nostra integrazione;
non è una punizione, è un messaggio spirituale che ci
sta indicando che qualcosa di fondamentale non
funziona nella nostra vita e qual è la direzione verso
cui andare.
Perdersi e ritrovarsi, smarrirsi e ritornare: dalla
“selva oscura” dantesca al nòstos di Ulisse ai
naufraghi della serie televisiva Lost, il nostro
immaginario (il nostro inconscio collettivo) è
popolato, affollato di simboli ancestrali-archetipici
che esprimono questa dinamica spirituale
disgregazione-integrazione. È la stessa intuizione del
grande psichiatra Oliver Sacks, quando scrisse:

“I terrori della sofferenza, della malattia e della


morte, della perdita di noi stessi e del mondo sono i
più elementari e intensi che conosciamo; e
altrettanto intensi sono i nostri sogni di guarigione e
di rinascita, i sogni di una meravigliosa restituzione
a noi stessi e al mondo.”

Ma per Oliver Sacks, come ancora per la maggior


parte di noi, perdita e restituzione, disgregazione e
integrazione sono dinamiche equivalenti, una sorta di
tao psichico e cosmico, materiale e spirituale, che
implica l’equivalenza degli opposti: ci si perde e si
ritorna, ci si ammala e si guarisce, si odia e si ama, si
sta male e si sta bene, si soffre e si è felici, la vita è un
inferno e la vita è un paradiso.
Non è così.
Il risveglio spirituale, che è alla base dello sviluppo
del nostro vero potere spirituale, ci fa comprendere
che non c’è equivalenza degli opposti, ma
superamento degli opposti in una sola direzione, la
direzione del bene.
Questo è anche l’insegnamento universale di Gesù.
Gesù ci ha insegnato che la vita vince sulla morte, che
il bene vince sul male. Non si tratta di un continuo
equilibrio degli opposti, si tratta di un superamento
(overcome) degli opposti per affermare il dominio
(overtop) del bene, del giusto, dell’amore.
Questo è veramente il messaggio universale, che
trascende culti e religioni, che ci proviene dal piano
supremo dell’esistenza, il piano spirituale.
Perciò, come ci insegna ancora Neville Goddard,
“alziamo gli occhi verso i monti” dentro di noi, e
osserviamo ciò che sta accadendo lì. Vediamo quali
idee abbiamo accettato come vere, quali stati di
coscienza abbiamo consentito di abitare, quali sogni,
quali desideri – e soprattutto, quali intenzioni. Lì si
trova il perché, lì si trova la causa spirituale di ogni
evento della nostra vita.
È da questi monti che tutte le cose vengono a rivelare
la nostra statura – la nostra altezza, il nostro livello –
sulla scala verticale del significato. Se alziamo lo
sguardo, vedremo il significato dei fenomeni della
vita.
Scrive Goddard:

“Gli eventi appaiono sullo schermo dello spazio per


esprimere i diversi livelli di coscienza dell’uomo. La
variazione del livello della sua coscienza si traduce
automaticamente in una modifica dei fenomeni della
sua vita. Tentare di cambiare le condizioni esterne
prima di cambiare il livello di coscienza da cui
provengono, significa lottare invano. L’uomo redime
il mondo quando sale la scala verticale del
significato.
Nulla è da scartare; tutto è da redimere. Le nostre
vite, che salgono la scala verticale del senso verso
una sempre maggiore consapevolezza – una
consapevolezza delle cose di più alto livello – sono il
percorso attraverso il quale questa redenzione viene
condotta. Come l’uomo organizza le lettere in parole
e le parole in frasi per esprimere un significato, allo
stesso modo la vita organizza circostanze, condizioni
ed eventi per esprimere i significati invisibili o i modi
di pensare degli uomini e delle donne. Nulla è senza
significato.
Ma l’uomo e la donna comuni, non conoscendo il più
alto livello di significato interiore, si affacciano sul
paesaggio sempre in movimento degli eventi e non
vedono un senso alla vita.”

Domandati sempre, allora: qual è il messaggio? Qual


è la direzione che mi viene indicata? Dove sto
sbagliando e quali cambiamenti devo fare? Entra in te
stesso, nel tuo silenzio interiore, e segui la tua
profonda intuizione: la voce che ti guiderà non
tarderà ad arrivare.
Prendi il messaggio e trasforma la tua vita in
un’esperienza spirituale: così si compie il tuo
definitivo risveglio.

“Svegliati

Scuoti i sogni dai tuoi capelli


Mia graziosa ragazzina, mia dolce.
Scegli il giorno e scegli il segno del tuo giorno
La divinità del giorno
La prima cosa che vedi.
Una vasta spiaggia radiosa in una fredda luna
ingioiellata
Coppie nude corrono nella pace di quel luogo
E noi ridiamo come bimbi, matti e leggeri
Tutti presi nel cotone lanoso d’una mente infantile.

Musica e voci ci circondano ovunque.


Scegliete, fa la cantilena degli Antichi
Quel tempo è tornato.
Scegliete adesso, fa la cantilena,
Sotto la luna
Vicino a un lago antico.

Rientrate nella dolce foresta,


Rientrate nel sogno bollente,
Venite con noi.”

(Jim Morrison, An American Prayer)


Capitolo 4.
Iniziare la trasformazione
spirituale

Come hai potuto constatare, il processo di evoluzione


spirituale implica una trasformazione vera.
Si tratta infatti di ripensare radicalmente i criteri con
cui siamo abituati a interpretare la realtà. Abbiamo
detto che si tratta di un processo di interiorizzazione,
innanzitutto, che ci conduce oltre i sensi fisici (il
piano del cosa), oltre il pensiero logico-razionale (il
piano del come), fino alla connessione spirituale (il
piano del perché) alla cui comprensione possiamo
giungere attraverso una delle facoltà più profonde
della nostra mente: l’intuizione.
Però questo processo che ci conduce all’intuizione è
un processo radicalmente contro-intuitivo: si tratta
infatti di spingere contro le spinte dell’abitudine,
delle credenze acquisite, dei condizionamenti sociali,
dell’evidenza dei sensi, delle inevitabili resistenze
generate dal vivere come corpi, come materia, in una
realtà materiale.
Perché noi siamo anche questo: siamo corpi, siamo
materia. Siamo carne e sangue, e pretendere di
saltare questo piano per giungere istantaneamente al
piano dell’ideale, la pura mente, il puro spirito, è
davvero come cercare di far passare un cammello per
la cruna di un ago.
L’AZIONE CONTROINTUITIVA DELLO SPIRITO
È bene ribadirlo: sviluppare il proprio Spiritual
Empowerment, il proprio potere spirituale, significa
realizzare che tutto avviene sul piano spirituale, sul
piano dell’ideale, sul piano del mentale. Prima di
essere visibile, ogni cosa è invisibile. Ed è sul piano
dell’invisibile che si crea tutto ciò che è visibile. Come
diceva il filosofo Hegel, è l’ideale il vero reale, mentre
la realtà non è altro che la modellazione dell’ideale, la
manifestazione sul piano materiale della creazione
ideale, il vero piano su cui si progetta e costruisce la
realtà.
Ma per realizzare questo, cioè non soltanto per
arrivare a comprenderlo ma per arrivare a farlo
proprio, per arrivare a essere sul piano spirituale, a
vivere la propria vita unicamente sul piano
spirituale, è automatico procedere un passo alla
volta. Superare attraverso la comprensione e la
propria maturazione, uno alla volta, tutti gli ostacoli
le naturali resistenze del piano dei sensi e del piano
logico-razionale.
Questa è l’azione al centro di ogni altra azione.
Probabilmente è l’unica azione da compiere, è
l’azione che contiene in sé tutte le altre azioni. Tutte
le altre azioni in realtà non sono altro che forme di
quest’unica azione: superare il territorio di esperienza
e pensiero a cui siamo abituati (quello che la filosofia
e la scienza chiamano il paradigma) ed esplorare,
avventurarsi alla scoperta di un territorio nuovo, di
cui soltanto adesso, in questa fase della storia umana,
iniziamo a conoscere regole e schemi.
Ogni grande salto nell’evoluzione umana (ogni
grande salto di paradigma) ha comportato un
definitivo sradicamento dei paradigmi precedenti. La
rivoluzione copernicana ha sradicato in modo
definitivo il precedente paradigma geocentrico
sostituendolo con il paradigma eliocentrico. Non è
più il sole che gira intorno alla terra ma è la terra che
gira intorno al sole. Questo nuovo paradigma è valido
da cinque secoli: ma cosa accadrebbe se si scoprisse
che terra e sole, a loro volta, girano intorno alla
galassia e la galassia, a sua volta, gira attorno a una
galassie di galassie? Succederebbe che il paradigma
eliocentrico copernicano sarebbe sostituito dal
paradigma “galassiocentrico” e poi dal paradigma
“super-galassiocentrico”, i quali sradicherebbero
definitivamente il paradigma eliocentrico.
Così è stato anche per l’evoluzionismo darwinismo
che ha sostituito il creazionismo, per la teoria della
relatività di Einstein dello spazio-tempo curvo che ha
sostituito la teoria newtoniana di uno spazio
uniforme e la fisica quantistica che ha sostituito la
fisica classica. Così procede l’evoluzione umana, per
balzi o salti di paradigmi, ognuno dei quali non solo
migliora, ma supera, sradicandolo completamente, il
paradigma precedente.
IL META-PARADIGMA
Il paradigma spirituale costituisce un salto ancora più
immenso, perché richiede di trasmutare tutto ciò che
è esterno in interno: è un paradigma che comprende
gli altri paradigmi, un vero e proprio meta-
paradigma. Dall’inizio della sua ricerca scientifica e
filosofica, l’umanità ha sempre cercato le risposte
della natura fuori di sé, nel mondo manifesto-
materiale. Dal mondo manifesto-materiale è giunta, a
volte, a intuire un percorso che conduce dentro, ma
in genere è rimasta sempre concentrata sul fuori. Ha
sempre cercato le leggi della vita nel libro della natura
e mai finora ha davvero cercato di leggere i libri della
mente o dello spirito – anzi ha cercato le pagine della
mente e dello spirito nel libro della natura, senza mai
domandarsi se invece non è il contrario, che le pagine
della natura si trovano nel libro della mente e dello
spirito.
L’intera ricerca umana si è basata e si basa sulla
domanda: quali sono le leggi che governano la
natura? E quasi mai si è basata o si basa sulla
domanda: quali sono le leggi che governano lo
spirito?
Chi l’ha fatto, o è stato ignorato, o è stato soppresso, o
è stato ammantato di leggenda.
Le sette leggi ermetiche del misterioso Ermete
Trismegisto, per esempio, indicano con chiarezza la
direzione della natura spirituale di ogni cosa:

1. Tutto è spirito. La fonte della vita è infinito


spirito creatore. L’universo è mentale. Lo spirito
regna sulla materia.
2. Ogni causa ha un effetto – Ogni effetto ha una
causa. Ogni azione genera un’energia stabilita,
che con la stessa intensità ritorna a colui che la
produce.
3. Come sopra, così sotto, come sotto, così sopra.
Come dentro, così fuori, come fuori, così dentro.
Come nel grande, così nel piccolo.
4. Due cose simili si attirano e si amplificano. Due
cose differenti si respingono.
5. Il fiume della vita si chiama armonia. Tutto
aspira all’armonia, all’equilibrio. L’energia più
forte determina quella più debole, stabilendo un
equilibrio tra le due.
6. Tutto scorre, dentro e poi fuori. Tutto ha il
proprio ritmo. Tutto sale e poi scende. Tutto è
oscillazione.
7. Tutto ha due poli. Tutto ha una controparte.
Uguale e uguale sono la stessa cosa.

Qual è stato il destino delle sette leggi ermetiche e


degli scritti ermetici, amati e studiati da grandi
scienziati come Isaac Newton? Sono stati confinati
all’opaco regno dell’esoterico, dell’occulto, del
magico. Ermete Trismegisto è diventato una sorta di
Harry Potter!
Ancora più impressionante è il modo in cui viene
generalmente ignorata la Vera Parola nella raccolta di
testi più sacri della religione ebraico-cristiana: La
Bibbia. E questo fin dall’inizio. Tutta la Bibbia, da
Abramo a Gesù, sembra costruita su un unico tema
supremo: la richiesta di Dio di abbandonare tutto ciò
che è fuori, esterno, ed entrare unicamente in noi
stessi, per trovare lì, e soltanto lì, la diretta
connessione con la Sua voce. E tutto lo schema
narrativo della Bibbia, di certo quello dell’Antico
Testamento, sembra basato su un’unica suprema
antitesi: la richiesta di Dio agli uomini di entrare in se
stessi e il rifiuto da parte degli uomini della richiesta
di Dio.
LA RICHIESTA
Mentre in tutto il mondo conosciuto si adoravano gli
dei con culti, riti, sacrifici esteriori, una sola voce
parlò a un solo uomo, Abramo, e gli disse soltanto
una cosa: Ascoltami. Entra dentro di te e ascoltami.
Da un uomo a un popolo: con Mosè la richiesta fu
estesa a tutti gli ebrei. E cosa fece il popolo? Non
appena Mosè salì sul monte per ricevere le Leggi,
costruì un idolo d’oro e iniziò a venerarlo. Per questo
fu punito da Dio. E cosa sono le Leggi, i Dieci
Comandamenti? Sono precetti interiori, non regole
esteriori, sono il primo, perfetto schema di
organizzazione dell’ideale nel reale, il modo in cui
l’armonia dell’Uno si organizza nell’armonia del
molteplice. Questo chiedeva Dio al suo popolo: di
staccarsi dal dominio dei sensi e di entrare in se
stessi.
Numerosi altri esempi potrebbero essere fatti: Saul, il
primo re di Israele, fu condannato da Dio per voce del
profeta Samuele perché aveva pensato di sostituire
l’ubbidienza (interiore) con dei sacrifici (esteriori).

“Perché dunque non hai ubbidito alla voce


dell’Eterno, ma ti sei gettato sul bottino e hai fatto
ciò che è male agli occhi dell’Eterno?”.
Saul disse a Samuele: “Ma io ho ubbidito alla voce
dell’Eterno, ho compiuto la missione che l’Eterno mi
aveva affidato, ho riportato Agag, re di Amalek e ho
votato allo sterminio gli Amalekiti. Il popolo però ha
preso le cose migliori che avrebbero dovuto essere
sterminate, per farne sacrifici all’Eterno.”
Samuele disse: “Gradisce forse l’Eterno gli olocausti
e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno?
Ecco l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e
ascoltare attentamente è meglio del grasso dei
montoni.” (1 Samuele, 15, 19-22)

Con Gesù, la stessa richiesta di sostituire il


predominio del mondo esteriore con il predominio
del mondo interiore è stata estesa all’intera umanità.
A questo proposito l’episodio dello scontro tra Gesù e
i farisei sul giorno del sabato è un esempio eloquente.

“In quel tempo Gesù passò tra le messi in giorno di


sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono
a cogliere spighe e le mangiavano. Ciò vedendo, i
farisei gli dissero: ‘Ecco, i tuoi discepoli stanno
facendo quello che non è lecito fare in giorno di
sabato’. Ed egli rispose: ‘Non avete letto quello che
fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi
compagni? Come entrò nella casa di Dio e
mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito
mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai
sacerdoti? O non avete letto nella Legge che nei
giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il
sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico
che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste
compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e
non sacrificio, non avreste condannato individui
senza colpa. Perché il Figlio dell’Uomo è signore del
sabato’.”. (Matteo 12, 1-8)

Ai farisei – cioè agli ebrei che seguivano unicamente


le prescrizioni esteriori delle norme bibliche – Gesù
dice una cosa rivoluzionaria: dice non che lui, Gesù, è
signore del sabato, ma che ogni uomo – perché ogni
uomo è Figlio dell’Uomo – è signore del sabato
perché dentro ogni uomo c’è qualcosa più grande del
tempio. Come dirà Meister Eckhart, il nostro vero
tempio è dentro di noi, non fuori di noi.
È qui dentro, dentro di noi, dice Gesù, che ognuno di
noi può trovare il suo vero tempio, e tutti riti e i
precetti esteriori non servono a niente se non cerchi
dentro di te, nel tuo regno spirituale, il punto di
incontro con Dio. Dio non vuole i tuoi onori, vuole
solo sederti accanto. Ma per sederti accanto, come
dice Meister Eckhart, tu devi essere lì, con lui,
completamente vuoto di ogni influenza esterna e
interamente concentrato sul tuo interno. Così si
conquista il potere spirituale, così la mente trionfa
sulla materia.
Gesù era davvero furioso contro i farisei: in essi si
incarnava tutto il peggio dell’ipocrita esteriorità e
tutta la peggiore arrogante sordità alla voce di Dio. In
Matteo 23 la sua furia diventa un vero e proprio
anatema che esalta, per contrasto, la Vera Legge di
Dio, la Legge Interiore.

“Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli


dicendo: ‘Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli
scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e
osservatelo, ma non fate secondo le loro opere,
perché dicono e non fanno.
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle
spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli
neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati
dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le
frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi
seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come
anche sentirsi chiamare ‘rabbì’ dalla gente. Ma voi
non fatevi chiamare ‘rabbì’, perché uno solo è il
vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non
chiamate nessuno ‘padre’ sulla terra, perché uno solo
è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi
chiamare ‘maestri’, perché uno solo è il vostro
Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro
servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si
abbasserà sarà innalzato. Guai a voi, scribi e farisei
ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli
uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate
entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il
mare e la terra per fare un solo proselito e,
ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di
voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: ‘Se si giura per il
tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio
si è obbligati’. Stolti e ciechi: che cosa è più grande,
l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora:
‘Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per
l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati’. Ciechi!
Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende
sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura
per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per
il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita.
E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per
Colui che vi è assiso.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la
decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e
trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la
giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose
bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide
cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il
cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno
del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono
pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco,
pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche
l’esterno diventi netto!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate
a sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a
vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di
ogni putridume. Così anche voi apparite giusti
all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni
d’ipocrisia e d’iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i
sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, e
dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri,
non ci saremmo associati a loro per versare il
sangue dei profeti; e così testimoniate, contro voi
stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti.
Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!
Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare
dalla condanna della Geenna? Perciò ecco, io vi
mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne
ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle
vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città;
perché ricada su di voi tutto il sangue innocente
versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele
fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che
avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità vi
dico: tutte queste cose ricadranno su questa
generazione.
Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e
lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho
voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina
raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!
Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico
infatti che non mi vedrete più finché non direte:
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!’.”
INIZIARE E PROSEGUIRE
Le parole di Gesù sono inequivocabili e non lasciano
spazio a scuse, giustificazioni, eccezioni.
A Dio non interessa quante volte vai a messa o se
tutte le sere reciti il rosario: a Dio interessa che tu
faccia diventare la sua parola la tua vita. Solo questo
conta.
Dio a volte può sembrare duro perché chiede molto,
ma ci chiede molto perché sa che possiamo fare
quello che ci chiede. Sa già dove possiamo arrivare,
ha già posto la linea del traguardo davanti a noi. Sa
bene che il cambiamento dal paradigma materiale al
paradigma spirituale è il più grande cambiamento
dell’umanità. Ed è il più grande cambiamento che
ognuno di noi può compiere. L’azione che veramente
cambia tutta la vita.
Per attuarlo, non si può fare altro che procedere un
passo alla volta. Con la certezza che ogni passo in più
attiva un cambiamento profondo e irreversibile verso
il meglio. Il meglio spirituale-mentale e reale. Te ne
accorgerai sempre di più, se scegli con
determinazione di proseguire lungo la strada dello
sviluppo spirituale. Qui hai già tutto quello che ti
serve. La tecnica è solo una: chiudere gli occhi,
entrare dentro di sé e ascoltare Dio. È una tecnica che
si apprende in un minuto, ma per affinarla ci vuole
tutta la vita. Non è la tecnica, infatti, che fa la
differenza: a fare la differenza è il nostro livello di
consapevolezza. E questo, dipende unicamente dalla
nostra capacità di acquisire, approfondire, affinare e
applicare la comprensione della Legge. Di metterla in
pratica, verificarla sul campo, e imparare
dall’esperienza per migliorare sempre di più la nostra
realizzazione.
Mark Twain diceva che il segreto per arrivare è
andare avanti e il segreto per andare avanti è iniziare.
Non c’è altra strada per sviluppare il proprio potere
spirituale: iniziare e andare avanti.
Per questo, come dicevamo all’inizio di questo
segmento, lo Spiritual Empowerment è una
trasformazione vera. Perché implica davvero il
mettersi in gioco e lo scegliere di iniziare e andare
avanti – il che significa l’intenzione e l’impegno di
superare gli ostacoli che incontreremo lungo la
strada. Il processo di sviluppo spirituale non sarà
infatti sempre un successo garantito all’inizio. Ci
saranno molte volte in cui non riuscirai, ma saranno
il tuo perseverare e il tuo persistere che faranno la
differenza. Faranno crescere il tuo coraggio, così
come i successi, che ci saranno, faranno crescere la
tua determinazione.
È importante, ogni volta che non riesci e commetti un
errore o resti deluso, che tu non desista. Impara ad
accettare che stai seguendo un percorso, che stai
imparando, che stai esplorando un nuovo mondo e
che i tuoi strumenti sono inevitabilmente limitati.
Non puoi essere perfetto ma stai cercando di essere il
migliore che tu possa essere. Quando si commettono
errori, inevitabili soprattutto all’inizio, è normale
sentirsi tristi e un po’ giù. Ciò non deve però essere
mai un pretesto per abbandonare tutto e ritornare al
punto di partenza. Dovresti usare ogni errore o
ostacolo come la pietra sulla via dell’arrampicata, un
appoggio che ti permette di salire ancora più in alto
verso la realizzazione del tuo pieno potere spirituale:
sedere accanto a Dio, essere uno con l’Uno.
IL POTERE DELL’ADESSO
Prova allora a concentrarti soltanto sull’adesso,
proprio in questo momento.
Cancella anche solo quello che hai fatto un’ora fa.
Cancella i pensieri, le sensazioni. Lasciali andare via.
E cancella ogni pensiero del dopo. Non preoccuparti
di cosa farai domani, di cosa devi fare più tardi, di
cosa devi fare tra un’ora.
Resta centrato soltanto sul momento presente.
Questo è il potere dell’adesso. Che cancella ogni
rimpianto del passato, spazza via ogni paura del
futuro.
Dimentica ciò che è accaduto ieri.
Non pensa a ciò che accadrà domani.
Pensa e agisci unicamente adesso.
Non parlare di te stesso come di qualcosa che deve
ancora venire, ma come di qualcosa che si è già
realizzato. Non parlare di te stesso come di una
persona che sta ottenendo il bene, ma come di una
persona che ha già ottenuto ed è già bene. Non
parlare di te stesso come di una persona che sta per
diventare in grado di fare grandi cose, ma come di
una persona che è in grado di fare grandi cose adesso.
Non parlare di te stesso come di una persona che sta
per iniziare a imparare un giorno come essere saggio,
ma come di una persona che è saggia adesso e che ha
già acquisito la saggezza.
Il potere dell’adesso racchiude un ulteriore,
straordinario potere: quello di liberarci, in ogni
momento, dai nostri peccati. Da ogni peccato. È il
potere racchiuso nell’insegnamento di Gesù su chi ha
non ha peccato scagli la prima pietra. La donna che
doveva essere lapidata, dopo l’ammonimento di Gesù,
fu lasciata andare, e, dice il Vangelo di Giovanni,
“Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in
mezzo. Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la
donna, le disse: ‘Donna, dove sono quei tuoi
accusatori? Nessuno ti ha condannata?’ Ella rispose:
‘Nessuno, Signore’. E Gesù le disse: ‘Neppure io ti
condanno; va’, e non peccare più’.”
Questo è lo straordinario potere dell’adesso: ciò che
hai fatto non conta. Va’, e da questo momento cambia
e inizi una nuova vita. Va’, e da questo momento non
peccare più.
Non condannare te stesso a causa dei tuoi peccati.
Non importa quello che hai fatto in passato o quanto
“cattivo” tu sia stato. C’è solo una cosa da fare: lascia
andare.
Gesù dice: “Va’, e non peccare più”. Non dice
“Fermati, rimugina sulle tue colpe e non peccare più”.
Dice una sola cosa: va’.
Vai adesso, muoviti adesso, agisci adesso. Qualunque
cosa tu abbia fatto finora non importa. Come non ci si
bagna mai due volte nello stesso fiume, noi non siamo
mai gli stessi, anche se solo un solo istante è
trascorso. Qualcosa in quell’istante è già cambiato:
una cellula del tuo corpo è invecchiata, un’altra
cellula è morta, un’altra ancora è nata; un piccolo
dolore nel corpo ti ha messo ansia, poi è passato e
non ci hai pensato più. Un pensiero ti ha intristito, un
altro ti ha rallegrato; una nuvola ha velato il sole, il
vento ha fatto scivolare via quella nuvola dal cielo; il
tuo cuore ha accelerato il battito, poi lo ha rallentato;
nel tuo cervello si sono accese diverse aree cerebrali,
nuove interconnessioni tra neuroni si sono formate,
altre si sono sciolte.
La vita è un flusso di istanti. La percezione della
durata di ogni istante costituisce il flusso della vita, e
ogni istante è diverso. Ogni istante è nuovo. Questa è
la natura della vita.
Anche tu puoi rendere nuovo ogni tuo istante.

“C’è nelle cose umane una marea che colta al flusso


mena alla fortuna: perduta, l’intero viaggio della
nostra vita si arena su fondali di miserie. Ora noi
navighiamo in un mare aperto. Dobbiamo dunque
prendere la corrente finché è a favore, oppure
falliremo l’impresa avanti a noi.”
(William Shakespeare)

Questa marea è il flusso dell’adesso.


Tuffati in quel flusso, vivi e agisci istante per istante e
migliore in ogni istante la tua vita, senza voltarti
indietro. Programma il timone della tua nave su una
sola rotta: avanzare.
C’è solo un’espiazione per il peccato: darsi da fare.
Va’. Non pensare al tuo peccato, non parlarne, non
pregare per esso, non maledirti o pentirti o
commiserarti.
Va’, e più andrai, più non peccherai più.
Va’, e rendi migliore ogni tuo nuovo istante.
Va’, e sviluppa in ogni nuovo istante il tuo potere
spirituale.
“Un musicista deve fare musica, un artista deve
dipingere, un poeta deve scrivere, se vuol essere alla
fine in pace con se stesso. Ciò che un uomo può
essere, egli deve essere.”

(Abraham Maslow)
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