Sei sulla pagina 1di 17

STORIA DELLA MUSICA

John Cage TEORIA ANALISI E


COMPOSIZIONE
“Silenzio”
John Cage 4’ 33”

STORIA
TECNOLOGIE MUSICALI
“Il silenzio degli ebrei LA VOCE
durante l’Olocausto” John Cage
DEL “Immginary Landscape”

SILENZIO

INGLESE STORIA DELL’ARTE


L’Urlo di Munch
Virginia Woolf “Il silenzio della voce che
“Trip to the Lightouse” nessuno ascolta”
ITALIANO
(Gita al faro)
Giuseppe Ungaretti
(
“Silenzio”
INTRODUZIONE
Silenzio come empatia...

Perché il tema del silenzio?

Il titolo del presente lavoro vuole essere un riferimento ad un evento che ha avuto luogo proprio
quest’anno nella mia vita e che vede per l’appunto il silenzio come empatia, ovvero come la
capacità di porsi in maniera immediata nello stato d'animo o nella situazione di un'altra persona;
lo stare vicini in silenzio; il silenzio che vale più di mille parole. Ma oltre a questo particolare
riferimento, ho trovato stimolante il tema del silenzio perché esso è

SILENZIO: Condizione ambientale definita dall'assenza di perturbazioni sonore.


John Cage
John Cage nacque a Los Angeles il 5 settembre 1912 , fu un compositore e teorico musicale
statunitense considerato una delle personalità più rilevanti e significative del Novecento. Suo
padre era un inventore, mentre sua madre era una reporter televisiva. Da ragazzino studiò
pianoforte presso alcuni maestri privati e compì svariate ricerche personali sulla musica
dell'Ottocento interessandosi particolarmente alla tecnica del virtuosismo pianistico. A 16 anni
decise di voler diventare scrittore; a 18 anni lasciò il college
per andare in viaggio in Europa. Andò a Parigi e si interessò
all'architettura, alla pittura, alla poesia e alla musica. Conobbe
la musica di Stravinskij, di Bach e soprattutto quella di Erik
Satie. Viaggiò in Germania, Spagna e Italia. Compì le prime
prove di composizione, approfondendo gli aspetti tra l'unione
di musica e teatro.
Nel 1931 tornò in California; nel 1933 decise di dedicarsi
principalmente alla musica. Spedì alcune sue composizioni
a Henry Cowell, che gli disse di andare da un allievo
di Schönberg, Adolph Weiss. Sul finire del 1933, con una
tecnica compositiva migliorata, decise di rivolgersi a
Schönberg in persona per diventare suo allievo ed egli
accettò di dargli lezioni gratuitamente per due anni. In questo
periodo usò la tecnica seriale, sia di tipo dodecafonico, sia con delle serie da lui stabilite, ad
esempio con una serie basata su 25 note. Fu un grande provocatore e sperimentatore e per
l’appunto creò il PIANOFORTE PREPARATO basato sull’aggiunta di oggetti vari all’interno di un
pianoforte. Nella seconda metà degli anni 40 si interessò alle culture orientali in particolare alla
musica e alla filosofia indiana e Buddismo Zen. Infine si avvicinò alla natura natura con l’ALEA: un
modo per imitare la maniera in cui la natura opera per aprire la mente alle influenze divine. Morì
a New York il 12 agosto 1992.
IL SILENZIO
In questo periodo visita la camera anecoica dell'università di Harvard, una stanza insonorizzata e
acusticamente trattata, in cui poter "ascoltare il silenzio". Cage invece riuscì a sentire dei suoni, i
suoni del suo corpo: il battito del cuore, il sangue in circolazione. Ciò che ne ricavò fu la
consapevolezza dell'impossibilità del silenzio assoluto. Il silenzio è una condizione del suono, è
materia sonora: sottolinea e amplifica i suoni, li rende più vibranti, ne preannuncia l'entrata, crea
suggestivi effetti di attesa e sospensione. Il silenzio è un mezzo espressivo, è pieno di potenziale
significato. Nel 1952, anche in seguito all'esperienza nella camera anecoica, Cage compose 4'33",
per qualsiasi strumento, un’opera che consiste nel non suonare lo strumento. La sostanza
esecutiva dell'opera è un'operazione teatrale più che musicale. Il titolo (4 minuti e 33 secondi:
vale a dire 273 secondi) è forse un richiamo alla temperatura dello zero assoluto (–273,15 °C che
equivale a zero Kelvin); Cage stesso dichiarò d'aver creato quel titolo "just for fun" - per puro
divertimento - in quanto, scrivendolo con la sua macchina da scrivere, la maiuscola del numero 4
era il segno ' e la maiuscola del numero 3 era il segno ". Il significato del silenzio è la rinuncia a
qualsiasi intenzione. La rinuncia alla centralità dell'uomo. Il silenzio non esiste, c'è sempre il suono.
Il suono del proprio corpo, i suoni dell'ambiente circostante, i rumori interni ed esterni alla sala da
concerto, il mormorio del pubblico se ci si trova in un teatro, il fruscio degli alberi se si è in aperta
campagna, il rumore delle auto in mezzo al traffico. Cage volle condurre all'ascolto dell'ambiente
in cui si vive, all'ascolto del mondo. È un'apertura totale nei confronti del sonoro. Una rivoluzione
estetica: è la dimostrazione che ogni suono può essere musica. Io decido che ciò che ascolto è
musica. È l'intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. Cage ha
rivoluzionato il concetto di ascolto musicale, ha cambiato l'atteggiamento nei confronti del
sonoro, ha messo in discussione i fondamenti della percezione.

John Cage nella camera anenoica


Oltre all’opera, Cage scrisse anche un libro intitolato wper l’appunto “Silenzio”. Tale libro
possiamo definirlo un continuo concreto e aleatorio, in quanto non è presente una trama, ma è
composto da una sequenza di eventi (quindi concreti) apparentemente scollegati tra loro che
offrono una visione d’insieme riguardo vari argomenti che sono parte della vita dell’autore, o
riflessioni riguardo al mondo in cui viviamo. Anche lo stile è particolare: spesso sono Copertina e
parte dello spartito. All’inizio della pagina è presente la scritta “tacet” (qui non visibile) e sono
presenti pagine bianche; la dimensione dei caratteri cambia in alcuni capitoli in base a come
dovrebbe essere il volume della voce del lettore: più piccolo per indicare piano, più grande per
indicare forte; la disposizione delle parole nello spazio possiamo definirlo, certe volte, piuttosto
stravagante, in quanto sono collocate in modo non convenzionale separate da ampi spazi o, al
contrario, ravvicinate tra loro e, un’altra caratteristica è la ripetizione d’interi discorsi che si
succedono più volte di seguito. Ed è proprio la casualità dei rumori (in questo caso l’insieme dei
differenti argomenti illustrati nel libro e la loro caratteristica rappresentazione) involontari, in un
momento di ascolto, a costituire ciò che noi chiamiamo silenzio.
4’ 33”

4′33″ è una composizione in tre movimenti composta nel 1952 per qualunque strumento
musicale o ensemble; lo spartito dà istruzioni all'esecutore di non suonare per tutta la durata del
brano nei tre movimenti (tacet): il primo di 30 secondi, il secondo di 2 minuti e 23 secondi, il terzo
di 1 minuto e 40 secondi; il totale dei secondi di silenzio, ossia 4 minuti e 33 secondi, dà il titolo
all'opera. Nelle intenzioni dell'autore, la composizione si presume consistere dei suoni emessi
dall'ambiente in cui viene eseguita, dando un’ idea dell'importanza dell'ambiente stesso, sebbene
sia generalmente percepita come "quattro minuti e trentatré secondi di silenzio".
4′33″ è la composizione più famosa e controversa di Cage. Concepita attorno il 1947-1948, mentre
il compositore stava lavorando alle sue sonate e interludi, essa è diventata per Cage
l'epitome della sua idea di ciò che costituisce, o che può costituire, la musica. In un'intervista del
1982, come in molte altre occasioni, Cage ha affermato che 4′33″ è stata la sua opera più
importante
IMMAGINARY LANDSCAPE N.1
John Cage con il brando Immaginary Landscape n.1, inizia ad usare in maniera creativa le tecniche
di riproduzione sonora facendo funzionare il giradischi come uno strumento che passa dal
riprodurre al produrre un suono accostando due grammofoni che riproducevano dischi contenenti
altezze campioni, a strumenti tradizionali come il pianoforte e i piatti.
Immaginary Landscape è un brano di circa 6 minuti composto a Seattle nell’estate del 1939 in
notazione tradizionale all’interno del quale vi sono 2 giradischi phono che suonano a velocità
variabile sinusoidi fisse e glissati, un pianoforte che utilizza suoni ripetuti e note stoppate e un
piatto che fa un semplice rumore colorato.

L’interesse di Cage per la musica pre-registrata risale al 1939, anno del primo Imaginary Landscape
(ce ne sono ben tre), titolo di tutti i pezzi nei quali durante il periodo iniziale impiegava tecnologia
elettrica o elettronica. Il primo di questi brani usava i giradischi di una piccola stazione radiofonica
datati di varianti di velocità e alcuni dischi di registrazioni di suoni continui e altri che variavano
costantemente in altezze attraverso l’intero spettro sonoro, crearti dalla Victor Company per
provare le apparecchiature. In questi primi esperimenti le frequenze dei suoni dei vinili venivano
modificati attraverso la modifica della velocità dei giradischi. Il segnale veniva trasmesso poi dallo
studio radiofonico al teatro dove “dal vivo” venivano suonati altri strumenti
contemporaneamente. Immaginary Landscaper n.1 e n.2 usavano un piano preparato e un grande
piatto percussivo, mentre il n.3 introduceva il pik-up fonografico collegato alla bobina di un
microfono a contatto. Questo pezzo, conosciuto come il primo e vero pezzo di musica elettronica
nella storia, vede l’intreccio di suoni più o meno casuali, classificabili solo dopo attenti ascolti,
riconoscibili solo in virtù dell’analisi.

ANALISI DEL BRANO


Questa composizione è scritta per essere eseguita in studio radiofonico e sono necessari due
microfoni: il primo usato per ricogliere le prestazioni dei musicisti 1 e 2, l’altro per i musicisti 3 e 4.
Le dinamiche sono controllate da un assistente collocato nella sala di controllo in modo da poter
trasmette e/o registrare la performance.

 Il musicista 1 suona su un singolo giradischi dotato di frizione per il cambio di notazione e


riproduce il ritmo indicato in partitura sollevando o abbassando l’ago del giradischi stesso.
 Il musicista 2 suona sempre su un singolo giradischi dotato di frizione per il cambio di
notazione, ma inizia dopo, e successivamente sposta la frizione con ciascuna x che appare
nel punteggio.
 Il musicista 3 suona il grande piato cinese.
 Il musicista 4 suona, invece, il pianoforte: alla mano destra suona corde mute con palmo di
mano in modo uniforme con accenti solo dove indicati, mentre alla mano sinistra suona
delle corde per il gong beater.
Edvard Munch

Nei paesi di lingua tedesca, giovani artisti insofferenti della cultura


accademica cercavano nuove vie appoggiati dal potere, talvolta
apparentemente contrastati. A Berlino, nel 1893, una mostra di
pittura fu chiusa d’autorità per lo scandalo che suscitarono le opere di
un giovane artista norvegese, Edvard Munch nato il 12 dicembre 1863
a Løten (Norvegia). Formatosi nell’Accademia di Cristiana (attuale
Olso), durante la sua vita l’artista fu influenzato dal Naturalismo e
dall’Impressionismo ed entrò in contatto con i bohémiem. Ebbe
l’opportunità, nel 1889, di mostrare i suoi lavori ad un grande
pubblico con una mostra in cui, per le sue capacità tecniche, vinse una
borsa di studio a Parigi dove poté studiare con Léon Bonnat. Durante
il periodo parigino, ebbe modo di ammirare le opere di molti artisti
influenti, tra cui Paul Gauguin, Vincent van Gogh ed Henri de Toulouse-Lautrec, accomunati
dall’arte di saper trasmettere emozioni.
Successivamente fece anche un viaggio a Berlino dove dipinse molte delle sue opere tra cui
L’URLO, che più di tutte riesce a condensare con inaudita violenza la disperazione esistenziale
dell’artista norvegese. La sua arte si basava sul mondo interiore e sulla memoria, infatti nella sua
visione del mondo vi era un’idea sempre più pessimistica in cui dominavano la morte, la follia e
l’isolamento dell’individuo. Il mondo di Much è dunque quello oscuro e inquietante dell’animo
umano. Questa sua visione pessimistica nasce da alcuni eventi tragici che egli visse, come la morte
della sorella a cui dedicò anche un’opera (La fanciulla malata). A ciò si deve il suo carattere cupo e
triste. Morì il 23 gennaio 1944 in una tenuta a Ekely e alla sua morte donò le sue opere alla città di
Olso dove ora sono custodite in un museo chiamato per l'appunto “Museo Munch”.
Pur essendo un’artista che preferiva l’immaginazione alla raffigurazione con un’ideologia
simbolista, il linguaggio pittorico di Munch si colloca in una dimensione molto più personale
rispetto agli stili di altri pittori simbolisti.
L’URLO
«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si
tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad
una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di
fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura...
E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura»

L’urlo è il dipinto più famoso di Munch, essendo quello che più esprime il disagio, il senso
di oppressione e l’idea tragica della vita. Esposto a Berlino, risulta sconvolgente per lo stile
sintetico e privo di qualsiasi verosimiglianza. Una figura vagamente umana, quasi una
mummia che lo stesso autore probabilmente aveva visto al museo antropologico di Parigi,
urla con la testa tra le mani, personificando il sentimento della disperazione, dell’orrore e
dello sconforto. I suoi contorni sono tracciati schematicamente, i lineamenti appena
abbozzati, le mani si allungano dalle braccia come due strisce di colore continuo. La
diagonale di un parapetto divide la scena, separando la strada dal mare e dal cielo che
sembrano sanguinare per i colori contrastanti che giocano sull’abbinamento dei
complementari rosso-verde, azzurro-arancio, viola-giallo. Le forme sono accennate con
linee ondulate che sembrano seguire il ritmo dei pensieri. Lo stesso Munch, come sopra
citato, racconta la nascita del dipinto: stava passeggiando con gli amici sul fiordo quando
improvvisamente sentì un urlo di disperazione provenire dalla natura, tanto forte da far
gridare egli stesso tappandosi le orecchie; gli amici sono distaccati proprio perché egli è il
solo a sentire quest’urlo ed è qui che entra in gioco IL SILENZIO DELLA VOCE CHE NESSUNO
ASCOLTA. Una voce che è a metà tra voce stessa e silenzio, perché urlando solo all’interno
del protagonista, si muove indiscretamente e silenziosamente nel resto del paesaggio.
Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori italiani, originari della
provincia di Lucca. Il padre era un operaio impiegato allo scavo del Canale di Suez e morì due anni
dopo la nascita del poeta, mentre la madre gestiva un forno di proprietà garantendo gli studi al
figlio ad una delle più prestigiose scuole d’Alessandria d’Egitto, luogo in cui nacque la sua
passione per la poesia. Nel 1912 si trasferì in Francia, precisamente a Parigi dove ebbe
l’opportunità di studiare alla Sorbona ed al College de France entrando in contatto con il
simbolismo francese e perfezionando lo stile poetico e le proprie conoscenze letterarie. Quando
nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, Ungaretti partecipò attivamente alla
campagna interventista, arruolandosi come volontario nel 19º Reggimento di fanteria della Brigata
"Brescia", quando, il 24 maggio del 1915, l'Italia entrò in guerra. Dopo la guerra, Ungaretti restò
nella capitale francese, dapprima come corrispondente del giornale Il Popolo d'Italia, all'allora
quotidiano socialista diretto da Benito Mussolini, ed in seguito come impiegato all'ufficio stampa
dell'ambasciata italiana. In seguito si stabilì a Roma. Nel 1920, il poeta conobbe e sposò Jeanne
Dupoix, dalla quale ebbe tre figli. Nel 1921 ritornò Italia, precisamente a Roma dove aderì
al fascismo, firmando il Manifesto degli
intellettuali fascisti nel 1925. Nel 1936, durante
un viaggio in Argentina gli venne offerta la
cattedra di letteratura italiana presso
l'Università di San Paolo del Brasile, che
Ungaretti accettò; trasferitosi quindi con tutta
la famiglia in Brasile, vi rimase fino al 1942.
A San Paolo, morì uno dei tre figli nel 1939,
all'età di nove anni, per un'appendicite mal
curata, lasciando il poeta in uno stato di acuto
dolore e d'intensa prostrazione interiore,
evidente in molte delle sue poesie successive. Nel 1942, Ungaretti ritornò in Italia, dove venne
nominato Accademico d'Italia e, "per chiara fama", professore di letteratura moderna e
contemporanea presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Nel 1958 il poeta fu colpito dalla morte
della moglie per via di una grave malattia. In seguito ottenne particolare successo grazie alla rete
televisiva. Morì a Milano nel 1970. Per Ungaretti la poesia è strumento di conoscenza della realtà,
inoltre essa è pervasa da una forte religiosità che non fa di lui un poeta pessimista. Alcune delle
sue raccolte di poesie sono IL PORTO SEPOLTO, ALLEGRIA DI NAUFRAGI, SENTIMENTO DEL TEMPO,
TERRA PROMESSA, L'ALLEGRUA E TACQUINO DEL VECCHIO.
A riconoscere in lui il poeta che per primo era riuscito a rinnovare formalmente e profondamente
il verso della tradizione italiana, furono soprattutto i poeti dell'ermetismo: corrente poetica nata
negli anni ’20 del Novecento i cui poeti scelgono di essere chiusi con la parola (ermetici) rifiutando
alla schiettezza ed evidenziando la non poesia scarna, oscura e indecifrabile; ciò avvenne perché
durante il fascismo non vi era libertà di parola.
SILENZIO
Conosco una città
che ogni giorno s’empie di sole
e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limìo


delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell’aria torbida
sospesi

Questa lirica fa parte della raccolta L'Allegria composta nel 1916 (secondo anno della prima
guerra mondiale, quando Ungaretti era combattente sul fronte del Carso).
Silenzio è il ricordo improvviso di un passato radioso che rinasce sullo sfondo buio del presente, un
presente denso di pena e desolazione (la poesia viene scritta nel pieno dopoguerra).
La città natale, dove il sole rapisce e toglie la memoria, era percorsa dal “limio delle cicale” che
“durava” e, più correttamente, dura ancora “nel cuore” di chi vi si è allontanato. Questo suono che
la memoria rievoca così improvvisamente sorga dal silenzio che può essere sia materiale che
interiore, come se la luce rinascesse dal buio. La lirica, che si apre in maniera quasi ottimistica nel
momento in cui si afferma “conosco una città”, si sviluppa nel segno del passato ritrovato e
progressivamente va sovrapponendosi alla memoria dolorosa del distacco dalla città solare,
accostandosi al momento presente: la città nel ricordo svanisce alla vista dell’emigrante (“ho
visto/ la mia città sparire), lasciando come ultimo segno di sé dei lumi sospesi nella foschia. E
questo movimento designa parallelamente anche il processo dello svanire del ricordo e quindi
come equivalente di una nuova perdita della città radiosa e “il sospesi” con cui si chiude il
compimento si carica di forti significati sicuramente inquietanti, come può essere quella della
condizione sospesa dell’uomo che affronta la morte giorno dopo giorno.
TRIP TO THE LIGHTHOUSE
Virgina Woolf

Virginia Woolf was born in 1882 in London; the mother was a beautiful woman, play full and gay
with her children and protecting to her husband, the father was an intellectualy and higly moral
man. After her mother’s premature death in 1895, her father abandoned himselfcompletly to grief
and the atmosphere in the house because unbearably dark and oppressive. It was in this period
that Virginia had her first break down and she recovered. In 1904 her father died, eich was for
Virginia a sorto f liberation from oppression: feeling free, she begane to write, bu she was terribly
tormented by guilt feelings and became nervous and irritable. She had a second break down and
tired to commit suicide: However, she recovered again and started to write for “The Times Literary
Supplement”. In 1905 the family moved to Gordon Sqare and Virginia met Leonard Woolf to marry
him in 1912. Her first novel is “The Voyage Out” in 1913 and immediately afterwards had another
breakdown and tired to commit sucide for the second time. Her depression was also connected to
her activity as a write. The novel was followed by “To the Lightouse” (1927) the most famous of
Virginia’s works because is considerated one of the best mdernist novel, whose two main
characters, Mr and Mrs Ramsey, are inspired by the writer’s father and mother, while one of
theire friends, Lily Briscoe, an artist, resemles her. The plot is not important, what matters is
psychological and philosophical introspection. It is the most autobiographical of Woolf's novels.
Tis novel is also connected to Giuseppe Ungaretti as he participated in the First World War and
the novel is set in those years; in addition we will also see that the son of the protagonist will die
in war.
The novel follows and extends the tradition of the modernist novel, in which the plot has a
secondary importance compared to the psychological introspection of the characters, and the
prose is sometimes very complicated. The novel is divided into three parts.

I. The window
The novel opens on the summer holiday that the Ramsay
family is making on the Isle of Skye, in the Hebrides. Mrs.
Ramsay assures James (one of eight childrens) that they will
surely go to the lighthouse the next day. This statement is
rejected by Mr. Ramsay, who states that it will be impossible
to go because of bad weather. This opinion will cause a certain
tension between the Ramsay spouses and also between Mr.
Ramsay and James. This incident will be resumed later, in some
parts of the chapter, creating tension between the Ramsay
spouses. At the Ramsay, on this holiday, several friends and
colleagues joined, including the young Lily Briscoe, a painter
who is trying to paint a portrait of Mrs. Ramsay, with her little
son (James) at her feet. Lily is full of doubts about her art and her life, doubts also fueled by the
statements of Charles Tansley, another guest of the Ramsay, who claims that women are not able
either to paint or write. Tansley deeply admires Mr. Ramsay and the philosophical treatises he
wrote. The chapter ends with dinner. Mr. Ramsay frowns when Augustus Carmichael asks for a
second serving of soup. Mrs. Ramsay instead wants dinner to be a success, but she is unlucky too,
because Paul Rayley and Minta Doyle, two acquaintances she would like to get engaged, arrive
late for dinner because Minta has lost her grandma's brooch on the bea.
II. Time passes
This chapter is used by the author to give the feeling of passing time. The task of this part is to
unite the two main parts of the novel. During these years England fought the First World War and
the author informs us of what happened to some of the characters encountered so far. Mrs.
Ramsay is dead, Prue died in childbirth, Andrew (the eldest son) died in the war. Mr. Ramsay
without his wife is adrift, no one else to comfort him and has deep doubts about his value as a
man.
III. The lighthouse
In the final part of the book, some of the Ramsay family members return to their holiday home ten
years earlier. Mr. Ramsay plans the trip to the lighthouse with his son James and daughter Camilla.
The journey is almost over, due to bad weather, but in the end it starts. Traveling the boys reserve
a very cold and silent treatment to the father. James rules the boat quietly and instead of listening
to the hard words he expected from his father, he receives a eulogy, which gives life to a rare
moment of empathy between the two. Camilla's attitude towards her father has also changed
positively. The poet Carmichael and the painter Lily Briscoe, who finally manages to complete the
painting begun years ago, do not take part in the excursion. The book ends with the image of Lily
drawing the last vertical line on her canvas.