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SONATA N.

13 IN SI B MAGGIORE
PER PIANOFORTE

Wolfgang Amadeus Mozart

1. ALLEGRO

Manuel Navarro Bracho

1º Biennio Pianista accompagnatore


INTRODUZIONE

Nel 1781, a venticinque anni, Mozart decise di abbandonare Salisburgo per affrontare a
Vienna le incognite della libera professione.

Nel 1781 pubblicò sei Sonate per violino e pianoforte, e poi, nel 1783 presso l'editore
Artaria, le tre Sonate Kv. 330, 331 e 332 di media difficoltà.

Il successo di questa pubblicazione indusse un altro editore, Christoph Torricella, a


chiedere a Mozart altre tre Sonate. Nel 1784 Mozart mise insieme la K. 282, scritta nove
anni prima, la K. 333, e la K. 454 per violino e pianoforte, tre nuove Sonate abbastanza
più difficili delle tre precedenti, composte da Mozart durante il suo terzo soggiorno
parigino.

In questa Sonata in Si b. Maggiore Kv. 333, Mozart basa il primo tema del primo
movimento nel tema d'inizio della Sonata op. 17 n. 4 di Johann Christian Bach, un
piccolo “omaggio” alla memoria di un musicista che nella sua formazione aveva svolto
un ruolo importante.

In effetti è tutta la Sonata ad essere caratterizzata da una rigogliosa abbondanza di idee,


inserite tutte con la più assoluta perfezione in un impianto formale assolutamente
classico ed equilibrato. Inoltre per le difficoltà tecniche e per il contrastante clima delle
idee melodiche si è voluto accostare lo stile di questa Sonata a quello del concerto.1

1
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ANALISI

PRIMO MOVIMENTO: ALLEGRO

STRUTTURA

ESPOSIZIONE

Tema A Transizione Tema B Codetta


(1-10) (11-22) (23-59) (59-63)

SVILUPPO

Sviluppo
(64-93)

RIPRESA

Tema A Transizione Tema B Codetta


(95-103) (104-118) (119-161) (161-165)

ESPOSIZIONE

-Tema A (1-10)

Frase A (1-10)

a a’ b b1 c
(1-2) (3-4) (5-6) (7-8) (9-10)

Questa sonata inizia con un Tema A molto melodico composto da un’unica frase. Un
levare di quattro sedicesimi inizia la Frase A (10 battute) nella tonalità originale di Si b
maggiore.
È composta da una prima parte “a” dove si presenta il principale gruppo motivico che
strutturerà tutta la sonata, questo primo gruppo “a” è formato da due piccoli motivi
ritmici che il compositore userà in modo alternativo per tutta quest’opera. Il primo di
loro due è il già citato breve levare di quattro sedicesimi con cui inizia la frase. L’altro
motivo sarebbe formato dai tre ottavi legati con la risoluzione di quarti nella battuta
seguente

Mozart ripete di nuovo queste primo gruppo motivico “a” con alcune piccole variazioni
armoniche per chiudere le prime 4 battute in cadenza I-V-I. In questo modo il
compositore usa il primo gruppo di due battute “a” per andare verso la dominante ed il
secondo gruppo “a’ ” per tornare al I grado.

Ê interesante osservare come l’accompagnamento della mano sinistra si svolge in


arpeggi di ottavi fraseggiati in modo acefalo, contrastando con il motivo melodico in
levare della mano destra.

Dopo questa presentazione e affermazione statica di “a”, Mozart aggiunge un’altra


unità di contrasto “b” di due battute. Questa unità usa alcuni degli elementi motivici
presentati in “a” ma in modo abbastanza diverso, creando così una seconda sezione
interna come se fosse un piccolo sviluppo tematico. Questa unità combina gli ottavi
della melodía e l’accompagnamento presentati in “a” con piccole scale di sedicesimi
che conferiscono certo carattere improvvisatorio. Dopo “b” troviamo una variazione di
altre due battute “b1” che lavora sulla forma motivica introdotta da “b” senza
aggiungere degli elementi nuovi.

Alla fine Mozart chiude questa Frase A di 10 battute con una breve liquidazione “c”
che finisce in una chiara cadenza affermativa IV-V-I. Il basso è formato da quarti e
ottavi che ci danno i gradi basici della cadenza mentre la melodia scende in ottavi per
finalmente cadere in battere su un accordo di Si b Maggiore.
È interessante osservare l’equilibrio fra tutti gli elementi che compongono la frase, tutti
costruiti in gruppi di 2 battute.

-Transizione (11-22)

Frase B (11-18)

a’’ d a1
(11-12) (13-14) (15-17)

Invece, dopo un Tema A costruito in 1 sola frase, Mozart ci presenta una Transizione
strutturata in 2 frasi diverse. Una prima Frase B di carattere modulante, e una Frase C
che prepara l’orecchio dell’ascoltatore per la nuova tonalità che ci presenterà nel Tema
B.

Mozart inganna l’orecchio dell’ascoltatore simulando una ripresa della Frase A quando
in realtà fa partire così l’inizio della Transizione.

La Frase B inizia in un modo molto simile alla Frase A (a’’) ma, dopo due battute di
motivi già ascoltati, introduce un secondo elemento “d” completamente nuovo e
contrastante. Questo elemento motivico contiene il carattere veloce ed improvvisatorio
delle scale di sedicesimi viste prima nell’elemento “b” ma combinate ancora con un
supporto armonico basato sugli arpeggi di ottavi acefali che accompagnavano
l’elemento “a” all’inizio della sonata.

Dopo queste quattro prime battute di carattere modulante, Mozart riduce la durata degli
elementi ripetendo il primo motivo anacrusico fatto da sedicesimi e caratteristico del
Tema A per tre volte. Tale operazione avviene aggiungendo ogni volta piccole
variazioni ritmiche che ci portano, con un piccolo cromatismo della mano sinistra (sib-
si), alla tonalità di Do Maggiore, V grado di Fa Maggiore (dominante di Si b Maggiore),
tonalità in cui si costruisce il Tema B .

Certamente queste tre ultime battute “a1” potrebbero essere considerate piccoli
elementi separati di una battuta ognuno, ma alla fine ho deciso di unire tutti e tre nello
stesso gruppo motivico per la chiara similitudine armonica e ritmica che c’è fra tutti i
motivi singoli. Queste battute creano un’accelerazione ritmica e motivica che ci porterà
alla prossima Frase C.

Frase C (18-22)

e e1
(18-20) (20-22)

La Frase C è formata da 5 battute che marcano dei cambiamenti armonici da Do


Maggiore a Do Maggiore 7, aggiungendo il Si b come settima preparando l’ingresso
della tonalità di Fa maggiore del Tema B. Un nuovo elemento “e” inizia per sutura con
la Frase B nella battuta 18. Esso si costruisce su una scala ascendente di Do Maggiore
mentre la destra realizza alcuni arpeggi che accompagnano la salita della mano sinistra
per poi chiudere tutto di nuovo nella tonalità di Do maggiore. Mozart ripete lo stesso
elemento, questa volta variando la disposizione degli arpeggi della mano destra “e1”.

Alla fine la Frase C si chiude in una cadenza di Do Maggiore che ci prepara


all’ingresso della nuova tonalità. Mozart allunga quest’ultima cadenza con un arpeggio
di Do Maggiore che riposa su un basso di Do in forma di ottava.
-Tema B (23-59)

Frase D (23-31)

f g h g1
(23-34) (25-26) (27-28) (29-31)

Nel Tema B, Mozart costruisce un secondo gruppo tematico opposto a quello che
abbiamo già analizato nel gruppo tematico A. Già dall’inizio ci fa capire la diversità di
questa nuova sezione. La prima delle frasi che compongono questo lungo Tema B
inizia con un accordo di Fa Maggiore sul battere della batuta 23. Proprio per offrirci
qualcosa di diverso, questa volta entrambe mani iniziano insieme, contrastando così con
il timido inizio in levare del Tema A.

La prima delle frasi del Tema B è formata da 8 battute, conservando la regolarità


formale di piccoli gruppi di elementi tematici ogni due battute.

Dopo l’accordo iniziale in Fa maggiore, una breve discesa di ottavi ci ricorda quelli di
sedicesimi in levare che iniziavano la Frase A, questa volta con il doppio del suo valore
originale e con un’articolazione staccata “f”

Nelle prossime due battute un nuovo motivo, questa volta marcato da un ritmo
sincopato e seguito da un trillo, chiude la prima metà della Frase D. Dopo, nelle battute
27-28, troviamo una piccola serie armonica che ci trasmette certo carattere modulante
“h” e che ci porta alle ultime due battute che recuperano i motivi sincopati già ascoltati,
ma ora modificati con un carattere molto più conclusivo.

Siccome, a differenza del Tema A, il Tema B è formato da diverse frasi, Mozart


sostituisce una vera cadenza finale nella battuta 30 con un passaggio di collegamento
dal carattere improvisatorio formato da piccole scale discendenti di sedicesimi.
All’inizio ho considerato di separare questo passaggio di collegamento della frase
precedente, ma alla fine ho deciso di considerarlo parte della liquidazione della Frase D
per mantere la regolarità nel numero delle battute scelte da Mozart. Entrambe le
opinioni sarebbero considerabili.

Frase D1 (31-38)

f’ g’ i
(31-32) (33-34) (35-38)

Dopo questo breve intervallo di transizione, troviamo una derivazione variata della
Frase D. In questa nuova Frase D1, il primo dei motivi tematici “f’ ” si ripete
praticamente uguale alla frase precedente, iniziando di nuovo in battere con un accordo
di Fa maggiore seguito dalla piccola scala discendente in ottavi. Dopo questo gruppo
motivico, Mozart riprende il secondo gruppo “g’ ” in modo anche abbastanza simile,
variando soltanto alcuni aspetti della risoluzione della piccola cadenza nella battuta 34.

È comunque nelle prossime quattro battute dove l’autore ci offre qualcosa veramente di
diverso, aggiungendo alcuni elementi nuovi “i”. Mozart riprende un accompagnamento
basato su una serie di ottavi con inizio acefalo usando lo stesso modo di accompagnare
già visto nella prima Frase A. La destra, però, realizza una lunga progressione fatta da
virtuose scale di sedicesimi che sostituirebbe le sezioni “h” e “g1” della frase originale
D. Un breve trillo chiude una cadenza perfetta sul battere di battuta 38.

Dopo, Mozart unisce di nuovo il finale della Frase D1 e l’inizio della prossima Frase E
con una battuta di sedicesimi di carattere virtuoso ed improvvisatorio. Ho incluso questa
battuta nella Frase D1 per gli stessi motivi già menzionati prima, mantenendo così
anche la regolarità e la proporzione di 8 battute in questa seconda Frase D1 del Tema
B.
Frase E (39-50)

j j k l k1 l1
(39-40) (41-42) (43-44) (45-46) (46-48) (49-50)

Dopo due frasi abbastanza simili fra di loro (D e D1), Mozart inizia un piccolo processo
di sviluppo nel centro di questo lungo Tema B. La Frase E, una delle piú lunghe di
questa sonata, è fatta da 12 battute e costituisce il centro della seconda parte
dell’Esposizione. Nelle due prime battute ci presenta un nuovo tema articolato in
maniera veramente precisa: “j”, alternando ottavi in modo staccato o legato a due a due.
Mozart aggiunge per prima volta in questa sonata il segno “Fp” per sottolineare il
carattere ritmico e marcato di questa frase, molto meno melodica di quelle precedenti.
La mano sinistra realizza una serie di sedicesimi in Do Maggiore 7 (V grado di Fa
maggiore), materiale già anticipato nei piccoli episodi d’unione motivica visti nelle
battute 30 e 38.

Dopo le due prime battute, si ripete nello stesso identico modo il gruppo motivico “j”
creando questo continuo ostinato ritmico che alterna ottavi legati e sciolti.

Però, nella battuta 43, Mozart cambia completamente il carattere di questa frase,
fermando completamente il ritmo dei sedicesimi con un ritmo di minime in forma di
ottava in dinamica piano, che fanno una breve progressione armonica di due battute
“k”.

La mano sinistra passa a realizzare un semplice accompagnamento fatto da piccoli


gruppi di tre ottavi che rispondono alle ottave in battere di questo nuovo gruppo
motivico.

Finalmente nella battuta 45, finisce questa breve progressione armonica in una semplice
cadenza affermativa V-I in Fa Maggiore sul battere di battuta 46 “l”.

Formalmente, questa frase dovrebbe finire qui, dopo quattro battute di esposizione
motivica, due di “sviluppo” armonico e una breve liquidazione. Tuttavia, Mozart
riprende una variazione del motivo k, “k1” e inizia un’altra progressione in dinamica di
nuovo piano per tre battute. Questa volta le minime, in forma di accordo, le realizza la
mano sinistra, mentre la destra risponde con i tre ottavi legati. Nelle battute 47 e 48,
questa risposta della mano destra si amplifica formando delle ottave arpeggiate che
alternano un’articolazione legata-sciolta che ricorda vagamente il primo episodio
motivico “k” di questa frase centrale. Alla fine, chiude la frase con un’altra breve
cadenza in Fa maggiore “l1” simile a quella realizzata nella battuta 45, finendo così la
frase più lunga di tutta la sonata, centro del Tema B.

Frase F (50-54)

m n o
(50-51) (52-53) (53-54)

Per finire questo Tema B, Mozart ci presenta due ultime frasi costruite nello stesso
modo, più brevi di quelle ascoltate prima e con un carattere molto più cadenziale. Ho
considerato anche di iniziare qui la Coda dell’Esposizione, ma queste due frasi finali
risultavano troppo lunghe e in un certo modo troppo elaborate per costituire parte della
breve Codetta che di solito liquida l’esposizione delle sue sonate.

D’altra parte, mi sembrava abbastanza giusto da parte del compositore aggiungere due
frasi finali costruite in modo simile per “equilibrare” tutto il Tema B in 5 frasi, dove la
1º e la 2º (D e D1) e la 4º e la 5º (F e F1) si basano sulla stessa tecnica compositiva
della variazione, circondando un’unica frase centrale (E) con funzione di sviluppo.

Dal mio punto di vista, Mozart realizza una piccola forma interna di
esposizione-sviluppo-liquidazione nel Tema B di questa sonata. Così giustificherei
anche la sproporzionata lunghezza di questo secondo gruppo tematico B rispetto al
primo Tema A formato da un’unica frase.

La Frase F inizia con piccole salite di sedicesimi “m” che dopo due piccoli tentativi
nella battuta 50, salgono per tutta la battuta 51 per finalmente scendere nella battuta 52
“n” e cadenzare sul battere di battuta 54. La mano sinistra scende cromaticamente per
movimento contrario per cadenzare finalmente in Fa maggiore in una cadenza perfetta
V-I
Frase F1 (54-59)

m’ n1 o1
(54-55) (56-57) (57-59)

Mozart unisce per sutura questa cadenza con l’inizio della Frase F1, molto simile a
quella precedente. Questa volta il motivo “m’ ” si realizza all’ottava superiore, mentre
la sinistra continua a scendere cromaticamente di nuovo per movimento contrario. Nel
motivo “n1” la scala della mano destra scende prima di realizzare un finale di frase con
un certo carattere concertistico “o1” composto su un lungo pedale di dominante che
annuncia la fine della frase. Questo carattere conclusivo è anche potenziato da un lungo
trillo realizzato sulla classica cadenza I (6/4) – V – I. In questo brillante modo finisce
l’ultima delle frasi che costituiscono il Tema B dell’esposizione della sonata.

-Codetta (59-63)

Frase G (59-63)

p p1
(59-61) (61-63)

Alla fine, nelle ultime cinque batute Mozart compone una piccola codetta per liquidare
l’Esposizione della sonata. La mano sinistra scende per gradi congiunti “p” mentre la
destra sale con movimiento contrario per poi cadere con una breve scala costruita su un
pedale di tonica della mano sinistra.
Per finire l’Esposizione, ripete lo stesso motivo questa volta un’ottava sotto
semplificando anche l’armonia “p1”. Dopo un breve trillo risolutivo, cadenza in modo
perfetto V-I alla fine della battuta 63. È interessante osservare come Mozart allunga la
cadenza per risolvere sul terzo tempo debole della battuta, ammorbidendo così il finale
in una cadenza molto più “femminile”.
SVILUPPO

Frase H (64-71)

a2 a2’ q o2
(64-65) (66-67) (68-69) (70-71)

Mozart inizia lo sviluppo della sonata nello stesso stile del Tema A, riprendendo tutti i
motivi basici della prima Frase A. Espone il motivo di due battute “a2”, veramente
simile a quello originale “a” ed aggiunge una sua variazione “a2’ ” che inizierà a
portarci alla tonalità di Sol minore, relativo di Si b Maggiore. L’accompagnamento
della mano sinistra continuerà in modo acefalo per il resto della frase.

Dopo queste due battute affermative, Mozart ci offre un motivo nuovo “q” basato sul
ritmo puntato adornato da un’apoggiatura ascendente di quinta, già ascoltato nella
seconda battuta di “a2”. Questo motivo essenzialmente ritmico connette con la
liquidazione della frase “o2” che cadenza a sorpresa in Fa minore nel battere di battuta
71. Questo gruppo “o2” è formato dalla scala discendente di terze legate e puntate due a
due già ascoltata nella liquidazione delle Frasi F ed F1.

Frase I (71-75)

r s
(71-73) (73-75)

Dopo la prima frase fatta da otto battute in modo abbastanza tradizionale Mozart inizia
ad accavallare le seguenti frasi senza arrivare mai ad una vera liquidazione. In realtà
tutte queste frasi corrispondono più ad uno sviluppo armonico-motivico che ad uno
veramente fraseologico-melodico.
La Frase I è composta da due parti diverse , un primo tema “r” basato su scale e
arpeggi di sedicesimi nella tonalità di Fa minore che si svolgono sopra
un’accompagnamento “basso albertino” che rimarrà per quasi tutto lo sviluppo, ed un
secondo tema sincopato “s” che scende in quarti fino alla cadenza in Do minore nella
battuta 75.

Nel piano armonico, questa frase ci offre una modulazione dalla tonalità di Fa Maggiore
di “o2” (battuta 70) alla tonalità di Do minore. Mozart usa l’omonimo minore di Fa
come IV grado per poi portarci tramite il gruppo “s” (Sol Maggiore 7) alla cadenza in
Do minore.

Frase I1 (76-79)

r1 s1
(76-77) (77-79)

Mozart riprende la stessa logica armonica in questa seconda frase portandoci da Mi b


minore (IV grado di Si b) a un quinto grado (Fa 7) di Si b Maggiore. Poi tramite un
cromatismo del basso (fa-fa#), tronca la risoluzione in Si b e ci conduce di nuovo alla
tonalità di Sol minore. È interessante osservare la grande presenza del modo minore
nello sviluppo di questa sonata prevalentemente scritta in modo maggiore.

Il motivo “r1” varia quello già mostrato nella Frase I aggiungendo dei trilli che
salgono. La discesa “s1” è stata anche abbellita in forma di grande scala di sedicesimi.
Comunque, continua a realizzare la sua funzione di dominante.
Frase J (80-86)

t u u1
(80-81) (81-83) (83-86)

In questa frase Mozart smette di modulare e si stabilisce nella tonalità di Sol minore. La
mano sinistra continua a fare l’accompagnamento di tipo albertino per improvvisamente
fermarsi, tramite una sesta italiana, nel battere di battuta 81 in un accordo di dominante.
Dopo un primo motivo “t” che recupera lievemente le sincopi ascoltate in “s”, troviamo
una lunga discesa di carattere improvvisatorio “u” che, dopo essersi diretta
momentaneamente al VI grado di Sol minore sul battere di battuta 82, ci riconduce al V
grado.

Dopo, ripete la stessa discesa “u1”, questa volta un’ottava sotto. Alla fine, allunga la
cadenza in battuta 85 alternando gli accordi di Sol minore 6/4 e la sua dominante (Re)
per finalmente fermarsi sul quinto grado nella battuta 86.

Frase K (87-93)

r2 r3 r3’
(87) (88-90) (90-93)

Quest’ultima frase costituirebbe la “transizione” alla ripresa. Dopo la cadenza in Re (V


di Sol minore), Mozart ci inizia a condurre verso la tonalità di Si b Maggiore. Prima
realizza un levare di ottavi “r2”, ancora in Re maggiore e finalmente riprende il levare
di “r” basato su una serie di sette sedicesimi e inizia a incatenare piccole salite in Fa 7
che ci riporteranno nella tonalità originale “r3”.

Per mantenere ancora la dualità fra il modo maggiore e minore mostrata nello sviluppo,
enfatizza a volte la tonalità di Si b Minore, suggerendo all’orecchio dell’ascoltatore una
ripresa dei motivi minori già ascoltati. Ma alla fine il ritmo armonico inizia ad
accellerare “r3’ ” per portarci, dopo una lunga cadenza improvvisatoria a modo di
ampliazione della dominante, alla tanto attesa ripresa in Si b Maggiore.
RIPRESA

-Tema A (94-103)

Frase A (94-103)

a a’ b b1 c
(94-95) (96-97) (98-99) (100-101) (102-103)

Dopo lo Sviluppo Mozart ripete in maniera identica tutto il Tema A dell’Esposizione.


Mantiene l’equilibrio fra tutti gli elementi che compongono la frase, tutti costruiti in
gruppi di 2 battute.

Presenta il motivo basilare della sonata “a”, poi aggiunge alcune varianti “a’ ”, apporta
un motivo contrastante e la sua varazione “b” e “b1”, e finalmente una liquidazione di
due battute “c” che cadenza in si b Maggiore nello stesso modo che fece già prima nella
Esposizione.

-Transizione (104-118)

Frase B1 (104-114)

a3 d1 a4 a5
(104-105) (106-107) (108-110) (111-114)

Questa volta Mozart aggiunge alcuni elementi nuovi nella Transizione della ripresa.
All’inizio presenta un primo gruppo motivico “a3” abbastanza simile a quello
presentato nella esposizione però, per via di un La b nella melodia della battuta 105,
cambia completamente la direzione armonica di questa frase (prima orientata su Fa
Maggiore, tonalità del Tema B)

Dopo di aver aggiunto il La b, sviluppa una grande scala che forma il gruppo motivico
“d1” sull’accordo di Si b 7. Questo intervento virtuosistico potrebbe assomigliare a
quello già ascoltato nell’esposizione “d” ma molto più variato. Ho considerato
comunque di continuare a chiamarlo “d1” e non con un’altra lettera per l’uso similare
dato ai sedicesimi e per la posizione centrale che occupa nella Frase B1.

Dopo queste prime quattro battute strutturalmente simili a quelle dell’esposizione,


Mozart inizia ad aggiungere elementi nuovi che allungano la frase. Siccome questa
volta il Tema B dovrebbe essere in Si b Maggiore, Mozart compone tre battute in più
per modulare alla Tonica, risolvendo così il conflitto tonale Tonica-Dominante mostrato
fra i Temi A e B nell’esposizione della sonata.

Ho deciso di chiamare queste tre nuove battute “a4” pur sapendo che l’elemento
principale (motivo ritmico di levare di sedicesimi) di “a” non è presente. Ma siccome
nell’esposizione abbiamo trovato il gruppo “a1”, composto dal già menzionato motivo
ritmico di “a”, Mozart qui usa il secondo dei motivi ritmici presentati nel tema originale
per creare questo nuovo episodio modulante. Questo gruppo è formato da tre ripitezioni
del motivo ritmico basato su tre ottavi legati con la risoluzione nella battuta seguente
che ci portano di nuovo alla tonalità di Si b Maggiore.

A concludere, troviamo altre tre battute “a5”, questa volta basate sul motivo principale
dei sedicesimi come fece già nel gruppo motivico “a1”, ora trasportato alla tonalità di
Si b Maggiore. Cadenza in Fa Maggiore (dominante del futuro Tema B) sul battere di
battuta 114, dove inizia per sutura la Frase C1.
Frase C1 (114-118)

e2 e3
(114-116) (116-118)

Come avevamo già visto nell’esposizione, la Frase C1 è formata da 5 battute che


alternano gli accordi di Fa maggiore e Fa maggiore 7. Il resto è fatto in modo simile alla
Frase C, alternando il motivo “e2” e la sua variazione “e3” cadenziando ora nella
tonalità di Fa maggiore, dominante del Tema B in Si b Maggiore.

-Tema B (119-161)

Frase D2 (119-127)

f1 g2 h1 g3
(119-120) (121-122) (123-124) (125-127)

Come aveva già fatto nella Frase A, Mozart ripete la prima delle frasi del Tema B in
modo identico, questa volta trasportato tutto una quinta sotto, nella tonalità di Si b
Maggiore.

Presenta un tema contrastante “f1” al tema “a”, un tema centrale basato sul ritmo
sincopato “g2”, un piccolo sviluppo armonico di due battute “h1” e una liquidazione
“g3” che connetta per sutura l’inizio della frase seguente.

Frase D3 (127-134)

f1’ g2’ i1
(127-128) (129-130) (131-134)

Di nuovo ripete anche trasportata in Si b Maggiore la Frase D3, cioè due elementi
simili a quelli ascoltati nella frase precedente “f’ ” e “g2’ ” ed un altro elemento nuovo
“i1” di contrasto.
Frase E1 (135-152)

j1 j1’ k2 l2 k3 v l3
(135-136) (137-138) (139-140) (141) (142-149) (149-150) (151-152)

Nella ripresa Mozart ci presenta una Frase E1 abbastanza simile a quella già presentata
nell’esposizione. Un primo gruppo motivico “j1” ci presenta lo stesso modello ritmico
già ascoltato, seguito da una leve variazione “j1’ ” in forma di ottava. Il motivo “k2”
fornisce l’elemento contrastante e il motivo “l2” la liquidazione.

Come già aveva fatto prima, Mozart non finisce qui la frase, ma anzi riprende di nuovo
il motivo modulante “k3” e lo sviluppa creando una progressione armonica che dura
sette battute. È vero che le due battute 147-148 potrebbero essere considerate come due
motivi diversi dato che la variazione effettuata è abbastanza lontana dal motivo
originale “k”, comunque, siccome la loro funzione modulante continua fino alla battuta
149, ho deciso di includerle entro a questo gruppo “allungato” “k3”.

Dopo questo episodio modulante che ci riporta alla tonalità di Si b Maggiore, Mozart
aggiunge due battute “v” che chiuderebbero il già menzionato “sviluppo armonico”.
Questo nuovo gruppo è formato da un’accelerazione armonica dell’espisodio appena
ascoltato, ma dato che la dinamica, il ritmo e l’armonia adottano un carattere molto più
conclusivo ho deciso di separarlo como un elemento nuovo indipendente.
Frase F2 (152-156)

m1 n2 o3
(50-51) (52-53) (53-54)

Dopo questo episodio centrale modulante, Mozart riprende il trasporto esatto per il resto
della sonata. Ci presenta una Frase F2 in Si b Maggiore che presenta gli stessi elementi
già ascoltati prima nell’esposizione.

Frase F3 (156-161)

m1’ n3 o4
(50-51) (52-53) (53-54)

La Frase F3 fa gli stessi motivi fatti nella frase precedente un’ottava superiore per
finalmente cadenzare in Si b Maggiore dopo un lungo trillo e pedali di dominante come
aveva già fatto nell’esposizione.

Codetta (161-165)

Frase G1 (161-165)

p2 p3
(161-163) (163-165)

Mozart finisce la sonata come già finì l’esposizione. Con una breve codetta di 5 battute,
trasportata alla tonalità di Si b Maggiore divisa in due parti ,“p2” e la sua variazione
“p3”, che cadenza di nuovo sul tempo debole della battuta 165, ammorbidendo così il
finale in modo sottile come già fece prima.