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CORSO DI FOTOGRAFIA

Prof. S. Cesaroni

Introduzione

Fotografare significa letteralmente “scrivere con la luce”.


Benchè siano passati quasi due secoli dai suoi albori e le tecnologie impiegate per farlo siano
radicalmente cambiate, fotografare è ancora questo. Registrare su un supporto fisico la luce
propria o riflessa da un soggetto al fine di ottenerne un immagine bidimensionele stabile nel
tempo.
I progressi tecnologici ci hanno permesso di utilizzare “supporti fisici” via via più stabili e pratici:
lastre di vetro spalmate di composti chimici, lastre fotosensibili, pellicole di dimensioni sempre più
ridotte fino agli attuali CCD.
Stessa evoluzione hanno avuto le carte fotografiche atte a riprodurre le immagini, ormai visibili
anche su monitor.
Ciò che non è cambiato è la tecnica di base con cui si gestisce la luce.
Che si utilizzi una fotocamera classica a pellicola o una moderna fotocamera digitale non possiamo
fare a meno di eseguire due operazioni basilari: INQUADRATURA ed ESPOSIZIONE. Ovvero
decidere il “cosa” ed il “come” fotografare.
Queste operazioni, sui più moderni e semplici apparecchi fotografici, sono spesso assistite se non
demandate totalmente agli automatismi della fotocamera.
Per chi considera la fotografia un mezzo per esprimere la propria creatività o come punto di
osservazione per un’ interpretazione critica della realtà questa “delega” deve essere considerata
inaccettabile.
Ciò non significa che si debbano ignorare o rifiutare i molti aiuti tecnologici della moderna
fotografia digitale, anzi ben vengano purchè finalizzati ad ottenere delle misurazioni più precise e
rapide ma che la scelta delle impostazioni conseguenti resti appannaggio del fotografo in base alle
sue intenzioni.
Nell’evolversi di questo corso verrà evidenziato come spesso la stessa “cosa” cambi di significato in
base a “come” viene fotografata.
Il primo passo per un fotoamatore è quello di riuscire ad ottenere un immagine leggibile e
sufficientemente nitida. Se ci limitiamo a questo una fotocamera automatica può aiutare
impostandosi da sola in modo corretto.
Il fatto è che in fotografia di modo “corretto” ce n’è sempre più di uno.
Forse il passaggio da fotoamatore a Fotografo sta proprio in questo: nel saper scegliere non solo il
modo più corretto ma più efficace a trasmettere le proprie intenzioni.
Fotografare significa scrivere con la luce, cominciamo dall’alfabeto.

Scelta della fotocamera


Per poter esprimere al meglio la propria creatività, sfruttando al massimo le competenze che si
acquisiranno con questo corso l’apparecchio più idoneo è una fotocamera digitale reflex.
Con il termine reflex indichiamo un apparecchio fotografico dotato di uno specchio mobile posto a
45° tra la lente posteriore dell’obiettivo ed il CCD.
Tale specchio devia i raggi luminosi raccolti dall’obiettivo su
uno schermo smerigliato su cui l’immagine si forma in modo
equivalente a quanto avviene sul piano focale e ne consente
la visione attraverso un mirino ottico opportunamente
tarato detto oculare. Al momento dello scatto lo specchio si
solleva consentendo ai raggi luminosi di raggiungere il CCD,
così da poter registrare l’immagine osservata nell’oculare.
Al termine di tale operazione lo specchio torna in posizione consentendoci nel giro di poche
frazioni di secondo di poter tornare ad osservare la scena inquadrata.
Su apparecchi di questo tipo solitamente l’obiettivo è intercambiabile. Questo consente di poter
scegliere il tipo di ottica di volta in volta più idoneo al tipo di ripresa.
Inoltre gli apparecchi di questa categoria, pur offrendo una vasta gamma di automatismi e
preimpostazioni, lasciano sempre al fotografo la possibilità di effettuare manualmente le
regolazioni che ritiene più opportune.
In commercio ne esistono molti modelli, i cui prezzi variano per marca e prestazioni.
Canon e Nikon sono da sempre i due marchi di riferimento, attualmente anche Sony, Pentax e
Olimpus presentano dei prodotti interessanti. Non dimentichiamo di citare la raffinata Leica o la
prestigiosa Hasselblad, delle vere fuoriserie della fotografia ma certo poco adatte per un
entry level.
I primi due marchi citati, oltre alla garanzia della loro fama, del tutto meritata e sempre immutata
negli anni, presentano anche altri vantaggi.
Anche i modelli più economici, con prezzi non così lontani dagli altri marchi, godono della ricerca
tecnologica e della rete vendita e assistenza delle sorelle maggiori.
Il loro mercato dell’usato tiene molto meglio rispetto alle rivali, offrendo una possibilità di permuta
per passaggio ad altri modelli e di una vasta offerta di ottiche di seconda mano.
Riguardo agli obiettivi poi va specificato che esistono in commercio delle aziende come Sigma e
Tamron , per citare le più comuni, che producono obiettivi da poter montare su fotocamere di altre
case con un ottimo rapporto qualità prezzo.

Il percorso della luce


Cominciamo a familiarizzare con alcune parti della fotocamera che saranno in seguito oggetto delle
nostre regolazioni. Facciamolo percorrendo il percorso dei raggi luminosi che provengono dalla
scena inquadrata.
La luce penetra nell’obiettivo attraverso la lente frontale, supera diversi gruppi di lent ed arriva al
diaframma. Esso è costituito da alcune lamelle che permettono di variare le dimensioni del foro
che la luce dovrà attraversare prima di raggiungere la lente posteriore dell’obiettivo, determinando
il valore dell’apertura del diaframma. Al momento dello scatto lo specchio si solleva permettendo
alla luce di raggiungere l’otturatore. Questo meccanismo è costituito da due tendine che
aprendosi con un movimento a ghigliottina permettono alla luce di raggiungere il piano focale. Il
tempo che intercorre tra l’apertura e la chiusura delle tendine determina il tempo di esposizione.
Sul piano focale è posizionato il sensore CCD.

L’esposizione
Ogni scena inquadrata ha una propria luminosità. I fattori che la determinano sono molti e di
conseguenza sono molti i valori di luminosità registrabili. Essi variano in base alla potenza della
sorgente luminosa, al potere riflettente del soggetto nonché dalla distanza tra sorgente e soggetto.
A registrare la luminosità della scena è l’esposimetro, che per le fotocamere reflex è un dispositivo
interno al corpo macchina le cui indicazioni sono visibili nel mirino. Questo importante strumento
ci fornisce le informazioni necessarie per determinare il valore di corretta esposizione.
Intervenendo sull’apertura del diaframma e sui tempi di apertura dell’otturatore andremo a variare
la quantità di luce che colpirà il ccd. Ogni sensore è concepito e tarato per ricevere una
determinata quantità di luce. Se la quantità di luce è troppa otterremo immagini sovraesposte, se
al contrario è troppo poca le immagini risulteranno sottoesposte. Sarà l’esposimetro ad indicarci
la giusta accoppiata tempo/diaframma . Parliamo di accoppiata perché il valore di corretta
esposizione non è unico.
Immaginiamo di dover riempire un bicchiere con l’acqua di un rubinetto.
Il bicchiere è concepito per contenere una determinata quantità di acqua. Questa quantità può
essere raggiunta aprendo molto il rubinetto e tenendo per un breve tempo il bicchiere sotto al
flusso oppure aprendo poco il rubinetto ed aumentando il tempo di permanenza del bicchiere
sotto al rubinetto. Si può variare cioè l’apertura del rubinetto, purchè si vari di conseguenza il
periodo di permanenza del bicchiere sotto al flusso.
Facendo una trasposizione e sostituendo al bicchiere il sensore CCD ed al flusso d’acqua il flusso di
luce che esce dall’obiettivo sarà facile comprendere il legame tra l’apertura del diaframma e i tempi
di esposizione.
In presenza di un determinato valore di esposizione potremo decidere di chiudere maggiormente il
diaframma e di rallentare il tempo di esposizione o di impostare un tempo più veloce aprendo di
conseguenza il diaframma, la quantità di luce che colpirà il sensore sarà la stessa.

Il concetto di stop
La variazione tra un tempo di esposizione ed un altro avviene per quantità ben definite che
convenzionalmente si definiscono “stop”. In particolare ogni tempo è doppio rispetto al precedente
e la metà del successivo. Tali quantità si indicano con la lettera “t” e si esprimono in frazioni di
secondo ed in particolare, per citare i tempi di esposizione più comunemente utilizzati:
1/30 , 1/60 , 1/125 , 1/250 , 1/500 , 1/1000 o più comunemente
T15, t 30, t 60, t 125, t 250, t 500, t 1000.
Dove si vuole indicare il tempo non per frazioni di secondo ma in secondi si aggiungono “, quindi
t 30 stà per un trentesimo di secondo
t 30” stà per trenta secondi.

Lo stesso tipo di variazione di uno stop avviene tra un valore di diaframma e l’altro.
I valori di apertura del diaframma si indicano con la lettera “f” seguita da un numero che esprime
un rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo e il diametro del foro di uscita della luce.
I valori più comuni di apertura del diaframma, dal più aperto al più chiuso, sono:
f 2.8, f 4, f 5.6, f 8, f 11, f 16, f 22.
Supponiamo che l’esposimetro ci fornisca un valore di corretta esposizione per
t125 – f 8, posso velocizzare di uno stop il tempo passando a t 250 e aprire di uno stop il
diaframma a f 5.6 avendo comunque una corretta esposizione.
Schematicamente, per un valore di t125 – f 8 posso liberamente scegliere di impostare le seguenti
accoppiate tempo/diaframma, mantenendo un valore di corretta esposizione:
t15 – f22
t 30 – f16
t 60 – f 11
t 125 – f 8
t 250 – f 5.6
t 500 – f 4
t 1000- f 2.8

Sensibilità
La sensibilità alla luce di una pellicola viene espressa in ISO, unità di misura ottenuta dalle
precedenti scale ASA e DIN. Per le fotocamere digitali si parla di valori ISO equivalenti a cui si può
impostare la sensibilità del sensore. Anche per i valori di sensibilità vale la regola dello stop, quindi
un valore di 200 ISO è esattamente doppio rispetto a 100 ISO e la variazione tra uno e l’altro è di
uno stop.
Di conseguenza se prendiamo nuovamente in considerazione una esposizione corretta per
T 125 – f 8 per 100 iso, a 200 iso sarà corretta per t 125 – f 11 o t 250 – f 8.
Gli schemi sottostanti mostrano come partendo da un valore di corretta esposizione di
t 125 - f 8 - ISO 100, variando opportunamente i valori di tempo, diaframma e sensibilità si possano
ottenere molti valori di corretta esposizione.

ISO
100 200 400 800 1600 3200 6400
t 30 f 16 f 22 f 32
T t 60 f 11 f16 f 22 f 32
E t 125 f8 f 11 f 16 f 22 f 32
M t 250 f 5.6 f8 f 11 f 16 f 22 f 32
P t 500 f4 f 5.6 f8 f 11 f 16 f 22 f 32
I t 1000 f 2.8 f4 f 5.6 f8 f 11 f 16 f 22

DIAFRAMMI
f 2.8 f 4 f 5.6 f 8 f 11 f 16 f 22 f 32
t 30 100 200 400
T t 60 100 200 400 800
E t 125 100 200 400 800 1600
M t 250 100 200 400 800 1600 3200
P t 500 100 200 400 800 1600 3200 6400
I t 1000 100 200 400 800 1600 3200 6400 12800

Nei prossimi paragrafi capiremo l’utilità di poter scegliere un diaframma rispetto ad un altro,
e quanto sia prezioso poter scegliere trà diversi tempi il più opportuno.

Tempi
La velocità di apertura e chiusurà dell’otturatore, oltre ad influire sulla quantità di luce che
raggiunge il CCD, influisce anche sulla nitidezza delle immagini. Scegliendo infatti dei tempi troppo
lenti si incorre nel rischio del mosso.

Nel caso di un soggetto in movimento è importante che la velocità dell’otturatore sia adeguata alla
velocità del soggetto fotografato.
Quindi se per fotografare una persona che cammina potremmo utilizzare t 125, occorrerà un t 250
per una persona che corre, mentre per un auto in corsa potrebbe essere necessario t 500 o t 1000.

Lo stesso vale se il fotografo è in movimento o instabile rispetto al soggetto.


È ad esempio il caso in cui si fotografi il panorama da un treno in corsa o da una barca che oscilla.
Un’altra causa di “instabilità” è data dal tipo di ottica che si utilizza.
Tratteremo più avanti le differenze tra i vari obiettivi, per il momento limitiamoci ad analizzare ciò
che lega la lunghezza focale ai tempi di esposizione.
Un teleobiettivo è più difficile da tenere fermo rispetto ad un grandagolare, di conseguenza è più
facile incorrere nel rischio del mosso utilizzando una focale lunga. Quindi il tempo dovrà essere
tanto più rapido tanto più lunga sarà la focale utilizzata. Una semplice regola ci aiuta a scegliere il
tempo più adeguato.
Il tempo di esposizione non dovrà essere “numericamente”inferiore alla lunghezza focale
dell’obiettivo espressa in mm.
Quindi se fotografiamo con un 50mm il tempo più prossimo sarà t 60.
Per un 200mm occorrerà impostare come tempo minimo t250, per un 500mm servirà t 500.
Mentre per un 28mm sarà sufficiente t 30.

Per poter usufruire di tempi più lenti rispetto a quelli sopra descritti occorrerà sistemare
stabilmente la fotocamera su di un cavalletto.

Diaframmi
Come per i tempi anche i diaframmi non influiscono solo sulla quantità di luce che attraversa
l’obiettivo.
Altra funzione fondamentale dei diaframmi è quella di determinare la profondità di campo.
Per profondità di campo intendiamo quell’area estesa in avanti ed indietro rispetto al piano di
messa a fuoco contenente i soggetti risultanti sufficientemente nitidi. Tale area si estende al
chiudersi del diaframma. Di conseguenza la profondità di campo aumenta al chiudersi del
diaframma.
È importante citare che ad influire sulla profondità di campo è anche la distanza del soggetto
fotografato e l’obiettivo utilizzato.
Essa aumenta all’aumentare della distanza ed al diminuire della lunghezza focale.

Obiettivi
Gli obiettivi si differenziano tra di loro per la loro lunghezza focale e di conseguenza per l’angolo di
campo inquadrato.
Convenzionalmente come focale standard viene indicata quella di 50mm. Essa corrisponde
approssimativamente all’angolo di campo che si può avere osservando una scena ad occhio nudo.
Le focali più “corte”rispetto al 50mm vengono definite grandangolari mentre quelle più lunghe
teleobiettivi.
I grandangolari , o focali corte, vengono così definiti inquanto permettono di inquadrare l’orizzonte
visivo con un ampio angolo.
Trovano ampio utilizzo nelle foto panoramiche e di architettura o quando ci si trovi all’interno di
spazi ristretti.
Solitamente sono più luminosi rispetto ai teleobiettivi, più leggeri e compatti; di conseguenza
necessitano di tempi di sicurezza meno rapidi per quanto riguarda il rischio del mosso. Inoltre in
queste focali la profondità di campo risulta molto estesa anche con i diaframmi più aperti.
Di contro sono soggetti a forti distorsioni, proporzionali all’ampiezza dell’angolo ed è più facile
incorrere nel rischio di luci parassite che colpiscano direttamente la lente frontale dell’obiettivo
generando spiacevoli effetti di velatura o riflessi.
Lunghezze grandangolari più comuni : 35mm, 28mm, 24mm, 20mm e super grandangolari: 18mm,
14mm, 10mm.

I teleobiettivi, anche detti focali lunghe, inquadrano lo spazio visivo con un angolo ristretto, con
l’effetto di poter riempire l’inquadratura anche con soggetti lontani.
Vengono utilizzati nella fotografia sportiva e di reportage. I tele non troppo spinti vengono utilizzati
nella ritrattistica e nella fotografia di moda anche per un’altra loro peculiarità, quella di avere una
scarsa profondità di campo permettendo quindi di “staccare il soggetto dal fondo” .
Sono spesso meno luminosi delle focali più corte, più pesanti ed ingombranti e quindi, essendo più
facile incorrere nel mosso, necessitano di tempi di sicurezza più rapidi. Per i super tele è necessario
anche un monopiede per sopportare e stabilizzare il peso notevole. Lunghezze focali più comuni:
Medio tele: 70mm, 85mm,105mm, 135mm
Tele : 150mm, 200mm, 300mm, 400mm
Super tele: 500mm, 600mm, 800mm, 1000mm

Gli Zoom, sono degli obiettivi a focale variabile, per questo la loro focale è espressa da due
lunghezze focali minima e massima.
Alcuni spaziano su escursioni focali ridotte e nell’ambito della stessa tipologia di focale lunga o
corta, altri passano da grandangolare a teleobiettivo.
Solo i modelli di maggior pregio riescono a mantenere invariata l’apertura del diaframma su lungo
tutta l’escursione, per modelli consumer la luminosità si riduce all’aumentare della focale.
In linea generale maggiore è l’escursione possibile peggiore sarà la resa ottica dell’obiettivo.