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Riassunto libro Sroufe

Psicologia dello sviluppo socio-affettivo (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

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CAPITOLO 2

Problemi teorici
Esistono eccellenti lavori sull’emergere delle emozioni di base (Izard, 1978, 1990), sulle cause delle
emozioni (Frijda, 1988; Lazarus, 1991; Mandler, 1984) e sulla regolazione emozionale (Fogel, 1988; Schore,
1994; Thompson, 1990).

Una teoria equilibrata deve distinguere l’esperienza emotiva da altri tipi di esperienza, tenere conto delle
attivazioni emozionali e delle modificazioni corporee, tenere distinte le emozioni dalle sensazioni, e ogni
singola emozione dalle altre, specificando i meccanismi neurofisiologici e il significato che assumono le
emozioni nell’integrazione della personalità. Considerazione dei fattori fisiologici, cognitivi, sociali.

DEFINIZIONE

Nella prospettiva evolutiva si deve dare rilievo alla centralità che le emozioni hanno nella vita umana. Infatti
le emozioni sono parti integranti di tutte le transizioni critiche con l’ambiente, danno la direzione, guidano e
intralciano lo svolgimento dell’azione (Campos, Izard, Schore).

Non esiste una definizione univoca delle emozioni.

Tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che:

 Le emozioni devono essere viste come transizioni complesso con l’ambiente


 Ruolo dei processi cognitivi (valutazione, analisi del significato …)
 Attenzione alle modificazioni fisiologiche

Alcuni ritengono che:

1. Stimolo inserito in un contesto > processo cognitivo > sensazione esperita > comportamento.
Il comportamento e le sensazioni possono avere un effetto di retroazione circolare che influenza il processo
cognitivo in via di svolgimento (anche lo stimolo effettivo).
Alcuni pongono l’enfasi sulla fase di attivazione dell’emozione, focalizzandosi sui processi cognitivi
(Mandler).
Altri in risalto i processi fisiologici (Hebb, Tomkins), per alcuni precedenti (James-Lange) altri conseguenti
(Cannon-Bard) il processo cognitivo.

Altri hanno sottolineato il valore adattivo dell’emozione (Arnold, Campos, Darwin,Izard, Plutchik).

2. Evento > percezione semplice (o cognizione) > cambiamento del volto >
sensazioni/comportamento
Posizione di Izard: modificazioni facciali e le sensazioni sono parti concomitanti di una risposta
globale. Per lui nella prima infanzia non c’è bisogno di congnizione.

3. Evento > valutazione intuitiva immediata (tendenza esperita all’azione) > reazione
fisiologica/comportamentale > valutazione cognitiva continua
Posizione di Arnold (1960), l’emozione ha un ruolo nel guidare e dirigere il comportamento (nucleo
dell’emozione come tendenza esperita all’azione)
4. Evento > attivazione (dovuta all’interruzione di un piano) > analisi del significato >
etichettamento della sensazione.
Mandler pone l’accento sull’analisi del significato nella fase di attivazione dell’emozione. Come
James-Lange e Schacter (1966) vede l’emozione come un’interpretazione cognitiva dell’attivazione.
5. Plutchik (1983) l’emozione è una catena complessa di eventi. Nel suo schema l’attività cognitiva
precede l’attivazione delle sensazioni e delle modificazioni fisiologiche.

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UNA DEFINIZIONE OPERATIVA

Webster International Dictionary= una deviazione fisiologica dall’omeostasi che è soggettivamente esperita
con forti sensazioni e si manifesta in cambiamenti neuromuscolari, respiratori, cardiovascolari, ormonali e
di altro tipo preparatori al comportamento esplicito, che può o non può essere portato a termine.

In questo libro “emozione come reazione soggettiva a un evento saliente, caratterizzata da modificazioni
fisiologiche, esperienziali e a livello di comportamento esplicito”.

È un fenomeno soggettivo, quindi lo stesso evento può stimolare diverse reazioni emotive (o nessuna) in
persone diverse o anche nella stessa persona in tempi e contesti diversi. È la valutazione dell’evento a
produrre un’emozione particolare.

EMOZIONE ED AFFETTO

Sono spesso usati in modo intercambiabile. In alcuni casi affetto è usato per denotare la componente
espressiva o la componente relativa all’esperienza soggettiva dell’emozione. Qui “Emozione” usato per la
reazione complessa, che comprende le componenti cognitiva, affettiva, fisiologica e comportamentale di
altro tipo. “affetto” verrà usato per riferirsi sia alla componente della sensazione sia alle componenti
espressive facciali e posturali dell’emozione.

QUESTIONI TEORICHE

 Funzioni delle emozioni


La teoria evoluzionistica fornisce un importante sfondo teorico per studiare lo sviluppo delle emozioni,
soprattutto per l’enfasi sulla funzione.

Le reazioni emozionali di base sono caratteristiche per tutta la specie e si sono evolute a partire dalle forme
più semplici proprie degli animali. Le emozioni sono radicate nel repertorio della specie e hanno
connessioni nelle parti più antiche del cervello.

Molte emozioni di base hanno un carattere di universalità e che emergono nella prima infanzia (Ekman,
Friesen, Izard).

Izard elenca le seguenti emozioni fondamentali: interesse-eccitazione, gioia-godimento, allarme-sorpresa,


dolore-angoscia, collera-rabbia, disgusto-repulsione, disprezzo-scherno, paura-terrore, vergogna-timidezza-
umiliazione, colpa-rimorso. Questo linguaggio universale testimonia il potere della teoria darwiniana.
Quando si nota un tale comportamento si presume esso sia parte del repertorio della specie, perché ha un
valore critico per la sopravvivenza e di importanza per lo sviluppo. >>> le reazioni emozionali assolvono una
funzione di promozione della sicurezza, del controllo sull’ambiente, e del successo riproduttivo
dell’animale.

Le funzioni principali delle emozioni umana:

1. Comunicare gli stati interni ad altri significativi


2. Promuovere la competenza esplorativa dell’ambiente
3. Promuovere risposte adeguate alle situazioni di emergenza

Le reazioni emozionali comunicano i bisogni, le intenzioni o i desideri dell’organismo e sono così


fondamentali alla vita della nostra specie, fondata sulle interazioni sociali e di gruppo. Le emozioni umane si
sono evolute in larga parte per promuovere i legami sociali, non ci possono separare dal contesto sociale.

Differenza tra comportamento istintivo ed emozione. Il comportamento istintivo è più programmato, più
automatico e meno flessibile.

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Emozioni hanno il ruolo di continua regolazione del comportamento.

 Neurofisiologia delle emozioni


Due approcci

Aspetti fisiologici delle emozioni sono importanti perché alcuni dei più profondi cambiamenti evolutivi
avvengono a livello della strutturazione delle risposte emozionali, e cioè nell’organizzazione delle
componenti cognitiva, fisiologica ed espressiva.

Lo sviluppo del contesto neurofisiologico dell’emozione è interessante in virtù dell’assunto fondamentale


sull’unitarietà dello sviluppo. Lo sviluppo delle emozioni e la regolazione emozionale devono essere
congruenti con lo sviluppo cerebrale, e la natura di questo sviluppo rivelerà dei principi evolutivi generali.

 Concomitanti fisiologiche dell’emozione


Controversie sul ruolo dei cambiamenti fisiologici.

Due antiche prospettive sostenevano:

1. Le modificazioni fisiologiche danno luogo a una risposta emotiva sequenziale (James, 1890)
Porta a posizioni che enfatizzano il ruolo della valutazione cognitiva delle modificazioni fisiologiche
proprie dello stato di attivazione, e a indirizzare la ricerca verso la strutturazione delle risposte
vegetative nelle reazioni emotive. L’idea originaria di James> ogni emozione aveva uno schema
distinto di frequenza cardiaca, pressione sanguigna, e altri indicatori. Difficile da dimostrare: spesso
le emozioni appaiono assieme.
2. Tali modificazioni sono parte di una reazione globale, con tutte le componenti attivate in modo
essenzialmente concomitante (Cannon, 1927). Le emozioni avvengono in maniera troppo veloce
per essere una risposta alle lente modificazioni viscerali.
3. Moderne concezioni.> reazione dinamica (Schore, 1994, Thompson 1990). Le modificazioni emotive
sono attivate come parte della risposta emozionale stessa, più che per condurre alla risposta
emozionale stessa.
L’attuale comprensione.
Stimolazione cerebrale, registrazione con elettrodi, e studi di brain imaging> IPOTALAMO E LE
STRUTTURE LIMBICHE, come amigdala e ippocampo, sono implicate nelle reazioni emozionali.
Sistema limbico è ricco di connessioni con la corteccia frontale e sensoriale, e con le vie motorie.
Tutte le modalità sensoriali prevedono un’elaborazione a livello del sistema limbico.
Le connessioni a due vie tra la corteccia frontale e il sistema limbico sembrano poter spiegare la
rapida esperienza dell’emozione che si verifica in molti casi.
Gli impulsi corticali possono sintonizzare le strutture limbiche, e al tempo stesso impulsi
provenienti dall’ipotalamo e dal sistema limbico possono tornare indietro alla corteccia, mentre dei
segnali concomitanti procedono verso i visceri.
La funzione di focalizzazione del talamo potrebbe avere un ruolo con il risultato che quando la
stimolazione continua si produce un incremento di attivazione, o l’attivazione persiste anche
quando la stimolazione esterna è terminata.

 Il contesto neurofisiologico dello sviluppo emozionale


Cambiamenti evolutivi dell’anatomia e della neurofisiologia del cervello e i concomitanti cambiamenti
nell’emozione e nella regolazione emozionale.
La crescita postnatale del cervello rivela degli importanti principi dello sviluppo.

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Il primo riguarda la distinzione tra EPIGENESI E LA CRESCITA LINEARE SEMPLICE. Lo sviluppo sono dei
cambiamenti nella complessità dell’organizzazione, con una crescente integrazione delle strutture. Non
è la formazione di nuove strutture ma l’emergere di nuovi, più elaborati e differenziati circuiti a
caratterizzare la maggior parte dello sviluppo cerebrale postnatale. (potatura delle connessioni
sinaptiche in eccesso, organizzazione sia dall’alto verso il basso che contrario, Tucker, 1992).
Ciò ci porta a pensare a dei cambiamenti qualitativi nella vita emozionale in diversi momenti dello
sviluppo precoce> primi mesi di vita con l’inizio dell’attivazione funzionale della corteccia. Altro
cambiamento avviene intorno ai 9-10 mesi con la maturazione dei lobi frontali e l’elaborazione dei
circuiti corticolimbici. Altro cambiamento nel secondo anno con i sistemi interattivi.
 Il ruolo dei fattori cognitivi
Sviluppo cognitivo procede parallelamente a quello emotivo.
Studi dimostrano l’influenza del contesto sulle reazioni emozionali del bambino a uno stesso evento, e
studi che evidenziano il ruolo della cognizione nello sviluppo e nell’attivazione di emozioni specifiche.
Ad esempio il ruolo dell’aspettativa già a 6 mesi.
Adulti> ricerche di Schacter (1966) e Lazarus (1966).
Schacter> iniezioni di epinefrina, i soggetti riferivano delle sensazioni o di rabbia o di euforia a seconda
del tipo di ambientazione cognitiva creata dal comportamento dei collaboratori dello sperimentatore.
Effetto maggiore con la sostanza rispetto al placebo. Il contesto cognitivo da solo non è sufficiente, ma
sono le modificazioni fisiologiche a fornire una base indispensabile per l’azione del contesto cognitivo. Il
soggetto sperimenta il contesto fisiologico e lo interpreta secondo il contesto cognitivo messogli a
disposizione.
Lazarus> reazioni ad un filmato emotivamente coinvolgente possono essere modificate dal contesto
cognitivo fornito dallo sperimentatore o dai soggetti stessi.
Integrazione con le teorie neurofisiologiche> la cognizione è importante nella misura in cui fornisce il
meccanismo attraverso cui sorgono gli impulsi corticali differenziati diretti verso il diencefalo e
attraverso cui vengono attivati i vari circuiti corticolimbici.
 La natura dei costrutti cognitivi
“COGNIZIONE A FREDDO”> processo che insorge automaticamente ed è focalizzato sull’interpretazione
dell’informazione proveniente dall’ambiente esterno.
“COGNIZIONE A CALDO”> comporta la considerazione soggettiva degli eventi nel contesto, così come le
sensazioni e le passate esperienze. (Lazarus, 1991).
Mandler (1975, 1984)> “ANALISI DEL SIGNIFICATO”: processo attivato quando l’interruzione
dell’esecuzione di un piano comportamentale produce attivazione fisiologica. L’interpretazione data
alla fonte dell’interruzione porta ad etichettare l’attivazione in modi diversi, e l’emozione coincide con
l’etichetta.
Enfasi sulla valutazione soggettiva (Arnold, Frijda, Lazarus). È valutato l’evento nella globalità del
contesto, sulla base del significato personale che l’evento assume per il soggetto. Enfasi sulla
soggettività necessaria per dar conto della variabilità tra gli individui e anche all’interno dello stesso
individuo in tempi e contesti diversi.
 Lo sviluppo cognitivo
Stretto legame tra sviluppo cognitivo ed emotivo.
Concetto di Mandler pone attenzione sullo sviluppo dell’intenzionalità e delle strutture degli schemi
cognitivi. Enfasi sulla valutazione mette in risalto l’importanza della memoria, categorizzazione, abilità
di coordinare le molteplici caratteristiche di una situazione, le azioni con i prodotti della percezione e
con l’esperienza attuale e passata.
Grazie alla capacità di tenere conto del contesto, il bambino riesce a tollerare alti livelli di attivazione.

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Si modifica il processo di attivazione emozionale> entro il primo anno un evento può essere
immediatamente riconosciuto come minaccioso o benigno> non è più necessaria una prolungata
attività e una graduale accumulazione della tensione per l’emozione.

 Il ruolo dei fattori sociali


È anch’esso fondamentale in quanto le emozioni si declinano primariamente in un contesto sociale,
fondamentale è il ruolo della RELAZIONE CON IL CAREGIVER.

 Principi fondamentali dell’emozione (esposti nella teoria cognitivo-motivazionale-


relazionale di Lazarus, 1991):
1) il processo emozionale va compreso in termini sistemici, nessun aspetto singolo può essere ritenuto
dominante sugli altri;
2) lo sviluppo emozionale: repertorio di nuove emozioni viene a costituirsi nel corso dei primi mesi di vita e
si verificano dei cambiamenti nel processo emozionale. Il modo in cui sorge l’emozione e i fattori che la
influenzano si modificano nel corso dello sviluppo. Ogni individuo reagisce alle stimolazioni, modula lo stato
di attivazione ed esprime le emozioni a suo modo, e questo si modifica nel corso dello sviluppo;
3) il processo emozionale è distinto per ogni particolare emozione (SPECIFICITÀ);
4) le emozioni sono PROCESSI DINAMICI, influenzate dai cambiamenti effettivi o attesi delle condizioni
favorevoli, sono influenzate dalle esperienze precedenti, attuali e anticipate> influenzano la valutazione
continuativa degli eventi;
5) PRINCIPIO RELAZIONALE: ciascuna emozione è definita da un unico significato relazionale. Questi principi
relazionali variano a seconda della persona, dell’emozione, e della valutazione, orientata dall’esperienza,
che la persona fa dell’evento.

CAPITOLO 3

L’EMOZIONE E L’ORGANIZZAZIONE DELLO SVILUPPO


Questioni riguardanti la natura dello sviluppo in particolare il posto dell’emozione nello studio dello
sviluppo umano.

Con un punto di vista evolutivo particolare> PROSPETTIVA ORGANIZZAZIONALE.

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Si prende in considerazione la natura integrata e organizzata dello sviluppo, delineati temi dello sviluppo
precoce, con attenzione alle implicazioni che queste nozioni hanno per lo sviluppo emotivo.

Per la discussione successiva vengono utilizzati due principi generali dello sviluppo (presi da Baldwin (1897),
Werner (1963) e Piaget (1952):

1. UNITARIETÀ: l’organismo si sviluppa come un tutto. Una manifestazione di questo principio è che le
varie dimensioni dell’organismo in via di sviluppo non si possono sviluppare indipendentemente
(sfera cognitiva, sociale ed emozionale dello sviluppo fanno parte dello stesso processo).
2. COMPLESSITÀ EMERGENTE: implica che il nuovo comportamento più complesso (o struttura)
emerge da ciò che era presente in precedenza e che le nuove creazioni mostreranno delle
“proprietà emergenti”.
Lo sviluppo è caratterizzato da una direzionalità (verso un’accresciuta complessità) e dal
cambiamento qualitativo. L’emergere della complessità dell’organizzazione è resa possibile dalle
interazioni reciproche (co-azioni) tra i costituenti già esistenti, ma questo sviluppo ha un carattere
probabilistico e non deterministico (Gottlieb, 1991). Il comportamento precedente rende possibile il
nuovo comportamento ma non lo specifica dato che il nuovo comportamento è a un livello di
complessità e di organizzazione che non appartiene alle precondizioni.
I precursori e gli esiti sono connessi ma non sono gli uni causa degli altri. La complessità emergente
è intrinseca allo sviluppo stesso.

Unitarietà e complessità emergente sono evidenti nello sviluppo dell’embriologico> un modello base,
un’esemplificazione dalla natura fondamentale dello sviluppo stesso (semplice divisione cellulare,
cambiamenti quantitativi con ridotta complessità diventano delle modificazioni qualitative in cui una inziale
stratificazione cellulare conduce a sistemi e strutture interconnessi che iniziano a funzionare.

L’UNITARIETÀ DELLO SVILUPPO

Studiare la crescita emozionale significa studiare lo sviluppo nella sua interezza:

 SVILUPPO SOCIALE: molte delle emozioni umane sono sociali per natura e lo sviluppo dell’emozione
non può essere separato dal contesto sociale. La vita emozionale è inserita nelle relazioni sociali.
Molte emozioni hanno oggetti sociali. La comunicazione sociale è la funzione primaria di tutte le
emozioni (nella prospettiva evolutiva).
Importanza dello scambio tra caregiver e bambino nello sviluppo emozionale e l’importanza
dell’emozione per tutti gli aspetti della personalità e dello sviluppo sociale (scambio affettivo è
fornito dalla reciprocità tra la madre e il bambino). Per Schore (1994) lo sviluppo postnatale del
cervello è influenzato dagli scambi socio-affettivi in via di svolgimento.
 SVILUPPO COGNITIVO: se si definisce l’emozione come una relazione soggettiva tra una persona e
un evento, la cognizione è sempre coinvolta. Risultano indissociabili. Sono due aspetti dello stesso
processo di transazione tra individuo e ambiente.
Visione sulla cognizione che guida le emozioni> potrebbe sembrare che la cognizione precede o
determina dei cambiamenti dello sviluppo emozionale, l’attività di valutazione spesso precede una
risposta emotiva per questo alcuni autori hanno parlato dell’emozione come esito di questo
processo cognitivo. L’ontogenesi dell’emozione ha molto a che fare con il progresso della
cognizione, la crescita del significato. È una visione solida ma anche fuorviante poiché l’influenza
dell’emozione sulla cognizione è altrettanto profonda. La cognizione inoltre è influenzata dalle
“memorie affettive”, dalle esperienze passate emotive di quella situazione. In più la cognizione è al
servizio dell’emozione e le esperienze emotive modificano le strutture cognitive.

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L’emozione e la cognizione si influenzano reciprocamente in modo continuo e praticamente tutto lo


sviluppo cognitivo ed emozionale avviene in una matrice sociale.

LA NATURA E L’ORGANIZZAZIONE DELLO SVILUPPO

Il concetto di organizzazione dello sviluppo si riferisce al modo in cui i comportamenti sono gerarchicamente
organizzati in strutture più complesse all’interno dei sistemi evolutivi, al modo in cui le modalità e le
funzioni più recenti si sono evolute a partire dai prototipi precedenti.

La stessa organizzazione riguarda le relazioni tra sistemi, fisiologici e psicologici, cognitivi, sociali ed emotivi,
e tra sottosistemi all’interno di questi. Si riferisce alle conseguenze delle prime forme di adattamento sulle
successive, ed il fluire sincrono della corrente del comportamento e la tendenza di questo flusso a essere
governato da processi psicologici piuttosto che fisiologici.

Caratteristica distintiva del punto di vista evolutivo: L’ENFASI SUL PROCESSO EVOLUTIVO, sul
CAMBIAMENTO QUALITATIVO e sulle MODIFICAZIONI DELL’ORGANIZZAZIONE (diversamente da chi lo
concepisce come aggiunta di capacità, ed espansione quantitativa delle capacità preesistenti).

Esempio: madre con panno in bocca. Differenze nelle risposte tra il bambino di 6 mesi (tendenza ad
afferrare gli oggetti che catturano l’attenzione e a metterli in bocca) e bambino di 10 mesi (ha l’abilità di
tenere a mente sia il panno che la madre ed è in grado di cogliere il significato della relazione tra essi.
Possiede una memoria avanzata che permette di avere una rappresentazione degli oggetti, persone ed
eventi che possono fornire uno scenario per l’esperienza attuale. C’è una continuità tra i due periodi. Ha un
senso di permanenza del mondo e l’abilità di anticipare l’esito).

C’è una continuità tra questi due periodi. L’organizzazione comportamentale del bambino di 10 mesi si è
sviluppata dallo schema di organizzazione del bambino di 6. Ma il bambino di 10 mesi è diverso da quello di
6. È avvenuto uno sviluppo enorme ed il risultato è descritto in termini qualitativi più che quantitativi. Il
cambiamento evolutivo tra i 6 e 10 mesi è descritto in termini di un nuovo livello di complessità
dell’organizzazione piuttosto che di capacità.

TEMI DELL’ORGANIZZAZIONE DELLO SVILUPPO INFANTILE


PRIMA METÀ DEL PRIMO ANNO DI VITA

 Il contesto fisiologico del comportamento: la maturazione fisica, lo stato (il continuum cha va dal
sonno profondo alla veglia fino al pianto vigoroso) e la regolazione fisiologica hanno un’influenza
dominante. Infatti la stabilizzazione di alcune regolarità nei cicli fisiologici è considerata il primo
compito adattivo del bambino.
Lo STATO NEUROFISIOLOGICO, a carattere ciclico e transitorio, e LA MATURAZIONE DEL
FUNZIONAMENTO NERVOSO sono le determinanti primarie delle espressioni comportamentali che
successivamente si legano alle emozioni. Esempio: sorriso durante sonno REM riflette fluttuazione
dello stato di attivazione del sistema nervoso centrale, termina a tre mesi. La condizione primaria
di sofferenza è dovuta a stimoli enterocettivi (es dolore e fame), i bambini di tre o quattro
settimane sono insensibili alla stimolazione dolorosa esterna. Ciò si riflette anche nella difficoltà a
stabilire un apprendimento condizionato, un’abituazione e un rallentamento della frequenza
cardiaca (la risposta d’orientamento cardiaca) nella prima infanzia. >>> nella prima infanzia il
comportamento è influenzato dal contesto fisiologico in cui si verifica la stimolazione. I fattori
contestuali includono il temperamento del bambino e gli stati transitori di attivazione. Lo stato, il
temperamento e la maturazione neurofisiologica rimangono importanti con il passare dei mesi ma

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diventano subordinati ai principi dell’organizzazione evolutiva. I prototipi fisiologici


dell’organizzazione comportamentale lasciano spazio ai processi psicofisiologici.
 Tendenza alla produzione di un coinvolgimento attivo nella produzione di stimolazione.
Si verifica un aumento della durata dello stato di veglia e vigilanza (contributo evolutivo
fondamentale delle prime settimane di vita) e parallelamente un processo psicologico che si riflette
in un aumentato coinvolgimento con l’ambiente circostante e in una tendenza ad una attiva
partecipazione nella produzione di una stimolazione emotivamente efficace. Questo è un tema
evolutivo centrale.
Nella prima infanzia questa tendenza si presenta come uno stato di attivazione che diventa sempre
più legato alla relazione del bambino con gli eventi esterni, piuttosto che una corrispondenza con la
quantità di stimolazione esterna.
Inizialmente implica attenzione sostenuta e i successivi cambiamenti della stimolazione, poi entro il
terzo mese comprende l’elaborazione del contenuto della stimolazione stessa. Il bambino non è
solo l’oggetto della stimolazione ma è lui stesso a crearla.
Ad esempio nelle sviluppo delle emozioni positive, il sorriso è suscitato da una lieve stimolazione
modulata (cruciali la quantità e i parametri fisici della stimolazione), più tardi si verifica in
corrispondenza di stimoli meno intensi ma dotati di maggiore dinamicità (anche gli stimoli
stazionari visivi diventano importanti).
Il CONTENUTO DEGLI STIMOLI diventa fondamentale: lo stato di attivazione è prodotto da un
processo cognitivo o di riconoscimento. Questi sorrisi sono dovuti alla transazione attiva che
intercorre tra il bambino e l’evento.
Lo stesso discorso vale anche per le emozioni negative. Il disagio è inizialmente prodotto dalla
stimolazione esterna, nociva o interessante, poi dalla cessazione di interazioni piacevoli e solo
infine dalla stimolazione con uno specifico significato negativo.
La crescente partecipazione attiva del bambino alla sua esperienza, fondata sulla crescita della
memoria e delle abilità di anticipazione, continua con il corso della prima infanzia ed anche la
tendenza del contenuto della stimolazione (successivamente anche il significato) a prevalere sulla
quantità di stimolazione.
 Dalle azioni globali a quelle coordinate specifiche
La reazione è diffusa a tutto il corpo, solo in seguito si verifica un’azione coordinata e diretta in
modo specifico ad un evento.
Charlotte Buhler (1930) descrive l’ontogenesi delle reazioni negative ad un evento precoce comune,
soffiare il naso. All’inizio vi è un coinvolgimento totale del corpo con agitazione di braccia e gambe.
Più tardi vi è un movimento del braccio coordinato per spostare la mano e poi una reazione diretta
al naso che viene coperto (7 mesi). Solo ad otto mesi ci sarà un movimento anticipatorio di blocco.
Si presenta una reazione in due fasi: prima un orientamento comportamentale e fisiologico (la
valutazione) e poi la reazione negativa.
Anche le reazioni positive sono sempre più caratterizzate da una specificità e dalla coordinazione
del comportamento.
L’anticipazione e la specificità di una reazione sono due segni dell’accresciuta abilità del bambino di
dare significato alle sue interazioni con gli eventi e gli oggetti.
 L’integrazione sensoriale, sensomotoria e sensoriale-affettiva: le radici del controllo.
Nella primissima infanzia la risposta ad una stimolazione ripetuta, sequenza di abituazione, mostra
poco trasferimento dalla presentazione di uno stimolo alla successiva. Successivamente si assiste
ad una cumulazione dell’effetto. Ad esempio: al terzo mese si assiste ad un graduale aumento
dell’attività motoria e della reazione di disagio alla presentazione di una serie di suoni acuti, mentre
in precedenza si sarebbe verificato o un decremento della responsività tra le prove o nessuna
risposta rilevante.

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Un esempio di coordinazione sensoriale, motoria ed emotiva del comportamento. In una fase


infantile precoce, una stimolazione visiva impegnativa a volte porta all’interruzione prolungata del
comportamento che, in qualche occasione, porta al disagio. Ma nel secondo mese tali momenti di
stallo sono alternati a periodi di attività motoria, di sorrisi e di gorgheggi (“la scarica positiva”),
come anche da brevi allontanamenti dello sguardo, che divengono la reazione principale
(aumentata capacità di sostenere una maggiore stimolazione per periodi lunghi senza disagio>
grazie alla coordinazione dei sistemi sensomotori).
La coordinazione dell’attenzione e dell’attività motoria dà inizio a quello che diventerà emozione
positiva e promuove lo sviluppo cognitivo aiutando il bambino ad interagire con la stimolazione.
La componente emotiva è così rilevante nel regolare e scandire la sequenza del comportamento
precoce che Stechler e Carpenter (1967) propongono di sostituire il termine sensomotorio con
senso-emotivo. L’espressione emotiva sembra delimitare, scandire il passo o completare i circoli
interattivi sia a livello dell’ambiente sociale che dell’ambiente fisico, oltre che avere un ruolo di
modulazione dello stato di attivazione nelle interazioni prolungate.
Le successive integrazioni senso-sensoriali e sensomotorie hanno importanza per lo sviluppo
emozionale (coordinazione degli schemi). Ad esempio suoni prodotti dal caregiver faccia a faccia, a
cinque mesi il bambino piange se sono fatti alle sue spalle. A dieci medi ride quando rinfila il panno
nella bocca della madre.
C’è la tendenza ad imporre un ORDINE ALL’ESPERIENZA. Quando si riesce ad ottenere l’ordine in
una situazione di novità, di incongruità o incertezza, attraverso il padroneggiamento o la
ripetizione, si verifica un’emozione positiva. Quando il flusso del comportamento e cognizione è
interrotto c’è spesso un’emozione negativa.
Gli aspetti dello stato fisiologico, del coinvolgimento attivo e della coordinazione sensoriale-
emotiva sono dominanti nelle prime settimane di vita, poi verranno elaborati.

SECONDA METÀ DEL PRIMO ANNO

Importanza del significato degli eventi: coincide sempre meno con lo stimolo oggettivo e sempre più con la
valutazione soggettiva del bambino, fondata sull’esperienza passata e sulle circostanze attuali.

Le reazioni possono essere più rapide, differenziate e idiosincratiche, più pertinenti alla storia del bambino.

 Il contesto situazionale. Entro la fine del primo anno il bambino non risponde più a eventi stimolo
isolati, indipendenti dalla situazione.
L’emozione si organizza in riferimento al contesto: l’ambientazione, il tempo di familiarizzazione,
gli eventi precedenti, la presenza e la collocazione del caregiver.
Gli effetti del contesto riflettono l’abilità del bambino di anticipare e ricordare le esperienze e di
distaccarsi dall’evento attuale, abilità che sempre di più portano il bambino ad intrattenere una
relazione soggettiva con l’evento. In seguito ad un evento che produce emozione, il bambino
esibisce una più pronta e più intensa risposta emozionale ad un successivo evento scatenante. È
fondamentale esaminare il comportamento nel contesto per poter inferire lo stato emotivo.
 Dinamiche dell’emozione. Entro la fine del primo anno esiste una dinamica e un’evoluzione del
comportamento. Il comportamento e l’esperienza entrano a far parte del contesto, diventano essi
stessi parte della nuova esperienza del bambino. Si parla di “sistemi comportamentali”, per
descrivere l’insieme di comportamenti che assolvono a funzioni comuni e che posso interagire con
altri sistemi. Tra questi sistemi troviamo l’attaccamento, l’affiliazione, la circospezione, e la
cusiosità/esplorazione.
I sistemi comportano un’organizzazione flessibile dei vari comportamenti, che si modificano con lo
sviluppo. Ad esempio, aggrapparsi, pianto, sorriso sono tutti parti del sistema comportamentale

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dell’attaccamento. Ma anche comportamenti particolari possono svolgere una funzione all’interno


di molteplici sistemi. Un dato sistema può sostenere diversi motivi, e i vari sistemi possono essere
attivati simultaneamente o sequenzialmente nella stessa situazione esterna.
Una prospettiva sistemica o organizzazionale presenta un livello di complessità paragonabile al
livello di complessità dello sviluppo o del comportamenti infantile.

CAPITOLO 4

UNA PROSPETTIVA ORGANIZZAZIONALE SULL’EMERGERE DELLE


EMOZIONI
4 Prospettiva organizzazionale sull’emersione delle emozioni
In una prospettiva organizzazionale, si assume che ci sia una logica nella comparsa delle specifiche emozioni
di base e un dispiegarsi ordinato delle emozioni, dai precursori neonatali e dalle forme infantili precoci alle
più complesse emozioni della prima infanzia. Con ciò non si vuole negare il ruolo dei geni nella comparsa
delle reazioni emotive discrete, ma sostenere che i geni siano inseriti in un processo evolutivo che è
caratterizzato dalla coazione e dall’interazione di tutte le parti costituenti. Le forme successive più
complesse dovrebbero essere più differenziate, avere una natura più psicologica (il significato in luogo
dell’eccitazione) ed essere organizzate in modo più complesso rispetto al contesto. Il nucleo di base del
precursore dovrebbe ancora essere visibile nella successiva reazione emotiva, per quanto più complessa e
trasformata possa risultare. Nel corso dei primi mesi di vita, l’emozione di base dovrebbe assumere una
natura più psicologica o più legata al significato, dal momento che lo sviluppo emozionale si dipana in
coordinazione con lo sviluppo cognitivo. Se si considerano le EMOZIONI COME COSTRUTTI EVOLUTIVI, si
può dire che un’emozione si verifica nel momento in cui un insieme predefinito di circostanze suscita in
modo coerente una varietà di reazioni prestabilite nel bambino, e viene identificata da numerosi indicatori
piuttosto che da uno singolo. Il significato svolge un ruolo chiave nell’emozione, è per questo motivo che
noi non possiamo parlare di paura nel neonato anche in presenza della reazione di trasalimento, del pianto,
del voltarsi o dell’espressione facciale della paura, nè si può parlare di piacere se è presente il sorriso nel
sonno del neonato. Tali reazioni non sono basate sull’elaborazione del contenuto dell’evento, si tratta
piuttosto di reazioni riflesse in risposa a fluttuazioni endogene del sistema nervoso centrale. In questo caso,
non esiste una relazione tra il soggetto e l’evento.

4.1 L’ontogenesi delle emozioni

L’ontogenesi delle emozioni (gioia, paura e rabbia) prevede che esse si sviluppino con l’interazione del
bambino con l’ambiente, entro la fine del primo anno, a partire da PRECURSORI non ancora emozionali
(piacere, circospezione e reazione alla frustrazione) presenti nella prima metà del primo anno, i quali a loro
volta emergono dalle indifferenziate REAZIONI PRE-EMOZIONALI (riflesse) positive e negative del periodo
neonatale. Nella nostra prospettiva evolutiva si postula che le emozioni rappresentino trasformazioni delle
più precoci reazioni “non ancora emozionali”; in altre parole la base da cui sorgono le emozioni deve essere
già disponibile nei primi mesi di vita. Le reazioni pre-emozionali, i precursori dell’emozione e le emozioni
mature sono connesse da processi di differenziazione e di specificazione, e differiscono sia nelle loro cause
che nella forma. Nelle emozioni più mature si modifica il ruolo del significato e c’è una maggiore precisione:
mentre i precursori sono reazioni globali ad un’ampia classe di stimoli, le forme mature sono reazioni
selettive e spesso immediate a eventi significativi specifici. La Bridges (1932) fu la prima studiosa a
proporre formalmente la nozione di differenziazione delle emozioni. L’analisi della Bridges ha fissato le
norme per lo studio dello sviluppo emozionale: l’idea che le emozioni specifiche emergano dai precedenti

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stati indifferenziati di tensione e assenza di tensione (“eccitamento”), procedendo dalla globalità alla
specificità.

La Bridge nei suoi studi non ha però messo in relazione le emozioni specifiche con i loro precursori , nè
illustrato il processo di differenziazione. Non ha indicato i precursori delle emozioni specifiche nè illustrato
come un’emozione si sviluppa da un’altra. Dando seguito al lavoro della Bridges e alle teorie successive, si
può ora assumere che le emozioni vere e proprie non inizino prima che si sia compiuta una differenziazione
di base tra il sé e l’ambiente circostante, ovvero, fino all’emergere della consapevolezza o di una coscienza
rudimentale. Fino ad allora non possono avvenire “connessioni”: non può esserci alcuna relazione tra il
soggetto e l’oggetto-evento, e pertanto, nessuna reazione emozionale come noi la intendiamo. Le
reazioni ad esempio di trasalimento, o di disgusto nel neonato vanno quindi considerate reazioni riflesse,
benché morfologicamente simili alle successive reazioni psicologiche.

IL SISTEMA GIOIA/PIACERE fornisce un esempio eccellente dello sviluppo di un sistema emozionale.

 Il sorriso del periodo neonatale è un PROTOTIPO che ha una base quasi interamente fisiologica: è
funzione di processi endogeni del sistema nervoso centrale, in buona parte è dovuto allo stato
immaturo del sistema nervoso essendo più comune nei bambini prematuri e scomparendo nei
primi tre mesi di vita.
 A partire da questa reazione pre-emozionale, evolve un PRECURSORE INTERMEDIO (piacere), un
processo psicofisiologico nel quale il coinvolgimento psicologico del bambino in un evento specifico
media tale reazione fisiologica. Il piacere è una reazione emozionale positiva che risulta da una
fluttuazione dell’attivazione prodotta a livello cognitivo. Nella sua forma precoce, la reazione
richiede un certo TEMPO (e con nuovi stimoli anche ripetizioni) per svolgersi. L’ANALISI
CONTROLLATA produce attivazione, che viene modulata quando c’è riconoscimento del volto.
Basata sul RICONOSCIMENTO DEL CONTENUTO PARTICOLARE.
 Infine, emerge una reazione più puramente psicologica (gioia) nella quale predomina il particolare
significato di un evento per il bambino. La gioia È IMMEDIATA, si basa sul particolare SIGNIFICATO.

E comunque, l’originario prototipo basato sulla fluttuazione dell’attivazione è mantenuto nella reazione più
matura.

La gioià è più immediata rispetto al piacere e si basa non solo su un contenuto particolare, ma su un
particolare significato. Di fatto è il significato a fungere da “stimolo”.

IL SISTEMA DELLA PAURA fornisce un altro esempio.

 Nelle prime settimane il pianto viene causato dall’ “ATTENZIONE FORZATA”: alcuni stimoli
catturano l’attenzione per troppo tempo e il bambino dopo un po’ piange. Si presume che
l’interruzione del flusso di comportamento porti ad un incremento dello stato di attivazione e
quindi al disagio.
 Più tardi, nel corso del primo anno, il bambino riesce a trascurare gli stimoli, tuttavia alcuni eventi
(es. il volto di un estraneo) possono catturare l’attenzione. Sebbene allontani lo sguardo,
l’attenzione viene riportata all’evento (CIRCOSPEZIONE) e si verifica di nuovo la reazione di disagio.
In seguito ad ispezione prolungata si verifica la reazione di disagio. Essa rappresenta quindi un
PRECURSORE della paura in virtù della sua base psicologica e percettiva. È una reazione emozionale
perché è determinata dal contenuto dell’evento.
 Il termine PAURA vero e proprio, tuttavia, sarà riservato alle reazioni più immediate, fondate sullo
specifico significato negativo che riveste l’evento per il bambino.

IL SISTEMA DELLA RABBIA. Allo stesso modo, la rabbia che è definita come una reazione negativa
immediata diretta ad un ostacolo alla realizzazione intenzionale, viene differenziata dai precursori più

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precoci. Anche nei primi giorni di vita si può suscitare una risposta globale e diffusa di agitazione nel
bambino immobilizzando la sua testa. Dopo un pò emerge la reazione di disagio, come per l’attenzione
forzata. Tuttavia il blocco in questo caso è fisico, e fornisce il prototipo per le reazioni di frustrazione e di
rabbia. Alcuni mesi dopo, il fallimento ripetuto (FRUSTRAZIONE) nell’esecuzione di schemi motori
consolidati (es. non riuscire a mettere in bocca un giocattolo) può causare una reazione simile. Si tratta di
fatto di una reazione emozionale che coinvolge gli inizi del significato. Come nel caso della circospezione,
questa reazione negativa richiede un periodo DI TEMPO PER PRODURSI.
La rabbia è una reazione immediata, può avvenire anche in caso di fallimento di un’azione in precedenza
mai sperimentata. Non è l’interruzione di uno schema abituale ma l’interruzione di un atto intenzionale.
Nel progredire dello sviluppo, con la deambulazione, compare la collera.
A differenza della Bridges c’è lo sforzo di specificare la relazione tra i precursori e le emozioni successive. Le
emozioni emergono dalle precoci reazioni indifferenziate positive e negative, ma lo fanno seguendo un
percorso ordinato e discernibile.

Riassumendo, si considera ciascuna emozione come sviluppatasi dal proprio precursore visibile nei primi
cinque mesi di vita. Questo PRECURSORE È IL PROTOTIPO nel senso che possiede una caratteristica
fondamentale dell’emozione successiva. Questi precursori emergono a loro volta da reazioni più precoci
ad un prolungato o moderato stato di attivazione.

SCHEMA GENERALE

1. PROTOTIPO FISIOLOGICO nel periodo prenatale.


Un’ampia classe di stimoli interni o esterni può portare allo stato di attivazione fisiologica. La
reazione è dovuta ad aspetti fisici e quantitativi della stimolazione o a processi endogeni>>>
REAZIONI RIFLESSE.
Le reazioni negative che alla fine diventeranno rabbia o paura non sono distinguibili nelle prime
settimane. Data l’importanza relativa del contenuto queste reazioni non sono considerate emozioni
in senso proprio.
2. PRECURSORI DELLE EMOZIONI (piacere, circospezione). Sono vere emozioni perché implicano un
elemento di significato e il ruolo svolto dal contenuto dell’evento.
Necessitano di un periodo di tempo o della ripetizione delle prove per prodursi; sono reazioni
diffuse che coinvolgono il corpo nel suo complesso.
Sono basate su un significato generale piuttosto che specifico (riconoscimento o fallimento nel
riconoscimento, interruzione di una sequenza motoria consolidata).
La reazione alla circospezione e alla frustrazione non sono ancora distinguibili in termini di
differenze qualitative della loro componente espressiva.
3. EMOZIONI FONDAMENTALI di gioia, rabbia e paura.
Reazione immediata, specifico significato dell’evento.
Paura e rabbia espresse diversamente, con l’evitamento nella paura e l’attacco massiccio nella
rabbia.
4. EMOZIONI Più MATURE.
Non si sostituiscono ai precursori delle emozioni.
La regolare esecuzione di un comportamento può ancora produrre piacere ecc.

I prototipi e le forme mature presentano una relazione dal punto di vista evolutivo ma non da quello
morfologico (non c’è identità fenotipica nelle manifestazioni a diversi stadi).

La Bridges ipotizza un’unica massa informe (eccitazione) nella fase precoce senza descrivere alcun processo
evolutivo.

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4.2 Le riorganizzazioni evolutive

Le riorganizzazioni evolutive (Spitz, 1965) sono punti di svolta definiti gli “ORGANIZZATORI DELLO
SVILUPPO”, ciascuno delineato da un cambiamento nella sfera emotiva e ciascuno riflettente una
trasformazione di base nella vita psicologica, l’emergere di nuove funzioni e un processo differente
nell’interazione con l’ambiente. Spitz ha postulato che tali linee convergenti di sviluppo e le conseguenti
riorganizzazioni evolutive erano connesse alla maturazione del sistema nervoso centrale.

La prima riorganizzazione. Nei primi tre mesi si assiste ad un declino costante del sorriso endogeno
(riflesso) e dell’irritabilità, per lasciare il posto al sorriso esogeno (sociale), il quale demarca l’inizio del
riconoscimento degli oggetti. Movimenti oculari rapidi (REM) iniziano ad essere limitati solo al sonno.

Stadi maturi del sonno, sonno non REM.


Cambiamenti nell’encefalogramma.
L’inizio del riconoscimento degli oggetti> riconoscimento della ricorsività degli eventi nell’ambiente, e una
consapevolezza che si sposta verso l’anticipazione. Per Spitz, le prime vere emozioni avvengono in questa
fase, perché le reazioni ora riflettono una relazione tra il bambino e l’ambiente circostante. Sorrisi che
avvengono solo in risposta ad eventi familiari (ad es volto) o in seguito alla ripetizione della presentazione.
Ricerca e mantenimento del contatto con la stimolazione divengono predominanti.
Questa situazione esprime una svolta qualitativa nello sviluppo.
La seconda riorganizzazione. La nuova sensibilità all’ambiente circostante fa progredire lo sviluppo sempre
di più. Questo PROCESSO DI RICONOSCIMENTO può essere visto come uno sviluppo della memoria di
richiamo che consente il riconoscimento, permanenza dell’oggetto ed altri progressi cognitivi ed emotivi, ed
è essenziale per la categorizzazione delle esperienze ripetitive. L’esperienza diviene più organizzata quando
eventi attuali e passati possono essere messi in relazione tra loro e quando gli stessi eventi interagiscono
con l’aspettativa.
Segnalata dall’ansia per l’estraneo. Differenziazione delle persone, oggetti.
La terza riorganizzazione. Nel secondo anno di vita si sviluppa L’EMERSIONE DI UN SÉ AUTONOMO e della
CONSAPEVOLEZZA DI SÉ COME ESSERE SEPARATO. Vi è un maggiore utilizzo del caregiver come base sicura
per l’esplorazione, il che porta a sentire di poter padroneggiare l’ambiente circostante per proprio conto, e
quindi all’emersione di un senso di autonomia, e ad un cambiamento qualitativo delle transazioni cognitive
del bambino con l’ambiente, il tutto sostenuto dalla maturazione del sistema nervoso centrale. Spitz ha
sostenuto che questa terza principale riorganizzazione evolutiva è segnata da negativismo: si può sostenere
che la vergogna, la sfida, l’affetto e la valutazione di sé emergono solo con l’emergere di un sé autonomo.
La quarta riorganizzazione. Intorno ai tre anni nuovi cambiamenti emozionali, progressi nello sviluppo
cognitivo, ulteriore differenziazione del concetto di sé (gioco fantastico, assunzione di ruolo, identificazione)
consentono di descrivere una quarta organizzazione. È solo dopo la prima infanzia, quando con la continua
differenziazione del sé si verifica un’identificazione e un’interiorizzazione delle norme, che si può
propriamente parlare di colpa, amore, orgoglio che evolvono dalle emozioni del periodo precedente. Il
bambino è in questa fase capace di una più grande capacità di relazionarsi al mondo sociale e possiede una
più ampia varietà di emozioni.

4.3 Le 8 fasi dello sviluppo emozionale del bambino.

È possibile delineare un’ulteriore differenziazione DI OTTO FASI DELLO SVILUPPO EMOZIONALE (Sroufe), e
mettere in relazione queste fasi con fasi parallele dello sviluppo sociale (Sander) e cognitivo (Piaget).

Sviluppo Cognitivo

(Piaget)

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Sviluppo Emotivo

(Sroufe)

Sviluppo Sociale

(Sander)

PERIODO 1

0-1 mese: BARRIERA PASSIVA ALLA STIMOLAZIONE

Durante questo periodo i bambini risultano relativamente invulnerabili alla stimolazione.

PERIODO 2

1-3 mesi: GIRARSI VERSO

Periodo di relativa vulnerabilità, dal momento che il bambino è aperto alla stimolazione, ma ha a
disposizione solo meccanismi preadattati di modulazione dell’attivazione (coordinazione dell’attenzione,
sorriso, gorgheggio, attività motoria). L’atto di “girarsi verso” ha in sé la radice dell’interesse e della
curiosità e dell’emozione positiva.

PERIODO 3

3-6 mesi: EMOZIONE POSITIVA

L’acquisizione suprema del periodo 2, il sorriso sociale, dà accesso al periodo di COINVOLGIMENTO


POSITIVO CON L’AMBIENTE. In questa fase sono presenti la consapevolezza, l’anticipazione e le aspettative
motorie. Si possono verificare fallimenti nell’assimilazione con relative delusioni.

4-6 mesi: SCAMBI RECIPROCI

Sequenze alternate di spontanei scambi emozionali con il caregiver, con molti sorrisi. Sorriso sociale e la
responsività suscitano nel caregiver un coinvolgimento positivo> schemi generali possono essere praticati
senza interruzione.

PERIODO 4

7-9 mesi: PARTECIPAZIONE ATTIVA

Continua il risveglio sociale, il bambino prende parte a giochi sociali e “si sforza in modo persistente di
suscitare risposte sociali”. Differenziazione delle reazioni emozionali> esitazione iniziale, risposte sociali
positive e negative, categorie). È anche il periodo in cui i bambini iniziano ad essere coscienti delle loro
emozioni: emergono gioia, rabbia, paura.

PERIODO 5

9-12 mesi: attaccamento

Sebbene i bambini continuino a mostrare forti tendenze affiliative verso le persone, è solo in questo
periodo che può svilupparsi un interesse esclusivo per il caregiver, quando la sua presenza diventa una
fonte di sicurezza, e quando l’espressione emozionale diventa altamente differenziata e perfezionata.

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PERIODO 6

12-18 mesi: sperimentazione

È una fase di equilibrio tra l’attaccamento e l’esplorazione. I bambini appena entrati nella fase di
deambulazione esplorano attivamente e padroneggiano l’ambiente inanimato.

PERIODO 7

18-24 mesi: emersione del concetto di Sé

Inevitabilmente l’esperienza del muoversi nel mondo conduce il bambino ad una consapevolezza della
propria separatezza dal caregiver. Un passo necessario anche se temporaneamente erosivo nella
formazione del concetto di Sé.

PERIODO 8

+ 2 anni:

Mantenere il senso di autonomia di fronte all’angoscia da separazione e alla crescente consapevolezza del
proprio limitato potere è il compito emozionale del bambino di due anni. Il compito viene risolto in senso
definitivo con lo sviluppo delle capacità di gioco e di fantasia, e in ultimo, con l’identificazione con il
caregiver.

CAPITOLO 5

LO SVILUPPO DELLA GIOIA


Varie ragioni per cui ha assunto importanza il contributo della ricerca sul sorriso.
 Anni Sessanta e Settanta> ricerca di natura descrittiva, una base fondamentale per la ricerca
evolutiva.
 Studi diretti a fasce di età lungo tutta l’infanzia, spesso ricerca longitudinale.
 Studiato da molteplici prospettive: etologia, teoria dell’apprendimento sociale, teoria cognitiva,
teoria psicoanalitica, teoria di campo genetica.
 Il sorriso maturo del bambino riflette il grado e la qualità della relazione con l’ambiente e
l’emergente valutazione che ne fa il bambino

ONTOGENESI DEL SORRISO E RISO

PRIMI SORRISI
 Primi sorrisi sono definiti “ENDOGENI” (Spitz et al 1970) o SPONTANEI (Wolff, 1963)> avvengono in
assenza di una stimolazione nota, più comunemente durante il sonno.
Emde> questi sorrisi a bassa intensità, comportano semplicemente l’innalzamento degli angoli della
bocca, non sono in relazione con l’attività gastrica o lo stato di pulsione vegetativa; sono correlati
con la scarica di origine sottocorticale.
Dati a sostengo>

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Primi sorrisi a raffica durante il sonno REM, specialmente quando gli occhi sono chiusi e nella parte centrale
di un episodio REM, periodi caratterizzati da bassi livelli di attività corticale di sfondo.
Si possono produrre sorrisi portando dolcemente un bambino da uno stato di sonno profondo alla veglia.
Sono inversamente correlati ad altri comportamenti spontanei.
Più frequenti nei bambini prematuri e bambini microcefali senza una corteccia funzionante.
Decrescono in frequenza nei primi tre mesi di vita.
Sono associati con stati oscillanti di bassa eccitazione d’origine sottocorticale , il sorriso che compare
quando l’eccitazione supera per poi tornare al di sotto di una certa soglia. Quando la corteccia diventa
funzionante questi sorrisi endogeni scompaiono.
 I primi sorrisi suscitati ( ESOGENI) si ottengono quando il bambino è addormentato (prima
settimana). Forse dovuto ai relativamente bassi livelli di attività motoria e corticale presenti prima e
dopo la stimolazione in questo stato. La stimolazione innalza il livello d’eccitazione sopra una certa
soglia, con il sorriso che compare in seguito al rilassamento, tra i SEI E GLI OTTO SECONDI DOPO la
stimolazione.
 PRIMI SORRISI DI VEGLIA> suscitati dalla stimolazione tattile e cinestesica di basso livello (lievi
tocchi in zone sensibili, soffio sulla pelle, lieve dondolio del bambino).
Sono risposte di basse intensità ad una leggera stimolazione, coinvolgono tipicamente gli angoli della bocca.
Oster e Ekman (1978)> questi primi sorrisi derivano dall’azione di un singolo muscolo, mentre quelli
successivi coinvolgono progressivamente l’attività di diverse unità di muscoli.
Wolff (1963)> primi sorrisi ad essere prontamente suscitati nello stato di veglia (forse nella seconda
settimana) avvengono quando il bambino, in seguito all’allattamento, è sazio. Bambino è insonnolito e con
sguardo vitreo. Angoli della bocca ulteriormente ritratti.
La stimolazione uditiva, voci ad alta tonalità, molto efficace nel produrre il sorriso. L’espressione
dell’emozione positiva dipende meno da bassi livelli di tensione modulata, l’efficacia della stimolazione
esterna dipende da un basso livello di attività o eccitazione di fondo.
 Entro la terza settimana di vita> PRIMO SORRISO VIGILE. Durante lo stato di veglia e con
un’attenzione focalizzata, il bambino sorride più attivamente, specialmente alle VOCI. Comporta
l’illuminarsi e l’arricciarsi degli occhi con la bocca che è ritratta a ghigno, con latenza DI 4/5
SECONDI dopo la stimolazione>> rapido gradiente di eccitazione ed un veloce recupero. Un
accenno del capo che accompagna la stimolazione vocale è più efficace che la sola voce, implicando
una maggiore capacità di accomodamento alla stimolazione. Ci sono differenze nell’età di comparsa
di questi sorrisi.
 Quarta settimana> voce del caregiver particolarmente efficace, causando anche interruzione del
pasto in favore del sorriso.
Il sorriso è meno dipendente dallo stato dell’organismo.
Primi sorrisi ad un VOLTO IN MOVIMENTO E MUTO, durante INSEGUIMENTO VISIVO DI UN OGGETTO che si
muove lentamente (stato simile a quello ipnotico), movimento improvviso della mano nel campo visivo.
Si rinvengono le radici del coinvolgimento del bambino nella produzione di tensione.
“gioco del pasticcino” (tre battiti delle mani sulla mano del bambino) produce sorrisi> è la massima risposta
di sorriso, molto vicina al riso. Cresce ‘intensità del sorriso con la ripetizione, la latenza della risposta si
riduce e l’eccitamento del bambino aumenta.
Anche in questa fase precoce c’è una certa modulazione coricale dell’attivazione globale prodotta dalla
stimolazione> grazie ALL’ASSIMILAZIONE DI PORZIONI DELLA SITUAZIONE STIMOLO E DI SEGUIRE LE
MODIFICAZIONI NELLA STIMOLAZIONE >>> sforzo del bambino per stare con lo stimolo genera tensione.
Non è ancora un problema di elaborazione del contenuto dello stimolo.
Quinta settimana> svanisce l’efficacia della voce. L’ABBASSAMENTO DEL CAPO è il primo stimolo in grado di
suscitare il sorriso con costanza. Efficacia della MASCHERA, ancora di più della maschera con lingua a
penzoloni>>> necessità di UN EVENTO VISIVO DINAMICO. La situazione rimane così per tre, quattro

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settimane finché può produrre da solo l’effetto interagendo attivamente ed elaborando il contenuto degli
stimoli.

FORMAZIONE DI SCHEMI E RICONOSCIMENTO


 8/10 settimane> VISO STAZIONARIO SUSCITA SORRISO> prima formazione di un vero schema
visivo.
Spitz> l’emergere del sorriso alla presentazione di un volto stazionario va in parallelo con il declino del
sorriso endogeno e dell’irritabilità infantile. Oltra a cambiamenti evolutivi nei ritmi elettroencefalografici e
nei ritmi di sonno associati alla maturazione della corteccia.
CAMBIAMENTO QUALITATIVO> le condizioni necessarie a produrre il sorriso possono originare
dall’impegno cognitivo del bambino.
Dalle cinque alle otto settimane> il bambino è più responsivo alla STIMOLAZIONE VISIVA DINAMICA.
Rotazione del cartoncino e luci intermittenti più efficaci della stimoalzione statica. L’eccitazione deriva dalla
stimolazione più che dalla elaborazione della configurazione dello stimolo (contenuto).
Man mano gli stimoli visivi stazionari e significativi diventano efficaci. Shultz e Zigler> CONCETTO DI PIAGET
RICONOSCIMENTO PER ASSIMILAZIONE>> il ciclo tensione-rilassamento prodotto da un’assimilazione
controllata riflette un processo diverso dall’eccitazione prodotta dalla stimolazione. Ha una natura più
cognitiva che sensoriale ed esprime un ruolo più attivo del bambino. È il bambino attraverso l’attività
cognitiva a produrre il processo di tensione-rilassamento.
L’assimilazione controllata è fondamentale per produrre questi sorrisi nel periodo tra le otto e le dodici
settimane.

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Gli stimoli precedentemente efficaci perdono nel tempo la loro proprietà.


Gli stimoli presentati ripetutamente perdono di efficacia dopo un certo numero di prove . Il bambino
analizza lo stimolo con uno stato emotivo neutro nelle prime prove, poi sorride e torna a sguardo neutro.
Piaget> inizialmente processo di accomodamento seguito da sorriso con assimilazione e poi
accomodamento. Con l’esposizione ripetuta c’è facilità nell’assimilazione, poco sforzo cognitivo.
Il sorriso dei bambini più grandi si verifica prima dei bambini più piccoli allo stesso stimolo con carattere di
novità. Questi autori attribuiscono un RUOLO ALLA TENSIONE (SFORZO) NEI SORRISI DI
“RICONOSCIMENTO”> il sorriso declina poiché lo schema del volto è ben articolato così che le
rappresentazioni dei volti sono immediatamente riconosciuti come tali. Non c’è tensione e non è richiesto
alcuno sforzo per l’assimilazione, quindi non compare il sorriso.

LO SVILUPPO DEL RISO


 Suscitato con costanza a circa QUATTRO MESI.
Richiede maggiore e più rapido accumulo di tensione.
Gli stimoli in grado di attivare il riso procedono nel primo anno dalla stimolazione tattile e uditiva di natura
intrusiva a eventi visivi interessanti di natura sociale.
 Dai cinque a sei mesi> dal riso prodotto da stimolazione vigorosa al riso prodotto da una
stimolazione tattile e uditiva meno vigorosa ma più “provocante”.
STIMOLAZIONE FISICA VIGOROSA esempio> bacio vigoroso allo stomaco, gioco “ora ti prendo”.
STIMOLAZIONE TATTILE E UDITIVA MENO VIGOROSA> madre emette “bum bum bum”, “ahhh” che cresce
di intensità per poi interrompersi bruscamente, quando vengono dondolati lievemente e con i tre tipi di
stimolazione efficaci a quattro e cinque mesi.
 Dai 7-9 mesi STIMOLAZIONE VISIVA> inizia ad avere effetto, madre si avvicina con volto coperto da
panno.
Sorriso con stimoli sociali e stimolazioni visive più lievi, gli stimoli intensi e intrusivi perdono efficacia.
Ad esempio> gioco del cucù (senza voce), avvicinamento madre con volto coperto, madre che cammina
carponi a terra e tirando un panno che pende dalla bocca. >>> trasformazione dello schema interno che il
bambino ha della madre e la coordinazione dello schema modificato con il ricordo dell’immagine famigliare.
 10-12 mesi. Questa tendenza continua mese per mese con i bambini che a dodici mesi ridono alla
grande maggioranza delle prove visive e sociali. Ridono soprattutto con prove di incongruenza
cognitiva (madre che cammina come un pinguino, che si avvicina con una maschera, che succhia
dal biberon, gioco del tirare fuori la lingua, oltre che le prove efficaci ad otto mesi.
Ridono anche a stimoli uditivi e visivi ma le prove sono state trasformate> ridono in anticipo, rimettere il
panno nella bocca della madre.
Per produrre il riso è necessaria una rapida fluttuazione della tensione e la risposta che ne deriva è di
massima intensità (“ahhh”,”bum bum bum”)>> deve esserci un cambio di intensione, se la tensione è
attutita ( ahh crescente senza interruzione) non produce il riso. Alcune prove nei mesi prima producevano
pianto mentre ora il riso.
Rimane l’importanza del gradiente di tensione e rapido recupero ma comincia una coordinazione degli
schemi e l’elaborazione dell’incongruenza, una rapida fluttuazione dell’attivazione generata a livello
cognitivo. L’intensità dell’esperienza deriva dal significato attribuito ad essa dal bambino >>> crescente
coinvolgimento del bambino nel crearsi la propria esperienza.
Una veloce assimilazione controllata o L’ASSIMILAZIONE CONTROLLATA di più caratteristiche della
situazione (maggiore fluttuazione dell’attenzione) sono all’origine del sorriso. Sorriso e riso dipendono
anche dal contesto, dalla salienza e dalla stimolazione di fondo.
Uno dei più notevoli progressi evolutivi del primo anno è la capacità di tollerare l’attivazione o la tensione.

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LA CRESCITA DEL PADRONEGGIAMENTO NEL BAMBINO: DA RECETTORE PASSIVO AD AGENTE ATTIVO


Da semplice risposta alla stimolazione a stimolazione medita dall’attenzione attiva, alla risposta al
contenuto dello stimolo, ad un più attivo coinvolgimento nella produzione stessa dello stimolo.
Con lo sviluppo è sempre più difficile suscitare sorrisi in risposta a semplici stimoli ripetitivi o statici.
L’ASSIMILAZIONE CONTROLLATA coinvolge in modo crescente più che il solo riconoscimento.
Con le prove del riso è stato notato che nel corso della seconda metà del primo anno prende parte a quelle
più efficienti, ride in risposta alla sua partecipazione sociale solo quando quest’ultima riesce.
Successivamente ridono di più per le loro stesse prestazioni. Tra i nove e undici mesi sorridono e ridono
mentre si esercitano in compiti motori. La tendenza a ridere nelle situazioni in cui il bambino è agente
attivo aumentano nella seconda metà del primo anno.
Piaget parla di > riconoscimento e padroneggiamento del sorriso e riso. Alla luce dei dati il
PADRONEGGIAMENTO sembra un concetto più ampio (riconoscimento forma di padroneggiamento) dal
momento che può comprendere il sorriso precoce e quello di riconoscimento, il sorriso che segue la
risoluzione di problemi e il riso in risposta all’incongruenza e ai giochi. Implica anche un ruolo attivo
nell’interazione con l’ambiente.

RIASSUNTO E MODELLO
 I primi sorrisi esogeni, anche se manifestano un cambiamento progressivo, sono più vicini ai sorrisi
del sonno REM che ai sorrisi caratteristici della formazione controllata degli schemi.
Inizialmente una lieve e moderata stimolazione tattile e uditiva risulta essere la più efficace. In
assenza di rumore di fondo, tale stimolazione riproduce all’esterno la fluttuazione del sistema
nervoso centrale che si verifica durante il sonno REM, soprattutto quando è insonnolito o la sua
attenzione è assorbita da qualche evento.
 Con maturazione attratto o orientato da stimoli più complessi o mutevoli, anche con livello di
stimolazione di fondo è moderatamente alto. Il sorriso si verifica anche nello stato di vigilanza, con
una stimolazione più intensa e con una stimolazione dinamica visiva o audiovisiva che richiede
UN’ATTENZIONE FOCALIZZATA E SOSTENUTA. Questi sorrisi hanno minor latenza e maggiore
ampiezza > riflette la maggior stimolazione di fondo e la tensione generata a livello cognitivo.
 Crescente importanza della formazione degli schemi> lo stato di tensione-rilassamento-sorriso è
dato dallo sforzo del bambino nell’elaborare il contenuto dello stimolo. Quando nel tempo gli sforzi
portano ad un’assimilazione rapida risulta un sorriso cognitivamente mediato. Ciò va avanti per
tutto il primo anno.
 La tensione mediata a livello corticale aumenta per poi diminuire rapidamente, producendo un
picco di attivazione necessario per il sorriso. Rilevanti sono: sviluppo dell’abilità di mantenere
l’orientamento in presenza di più alti livelli di stimolazione e l’abilità di assimilare gli aspetti
“significativi” della stessa stimolazione. Quando il bambino ha un coinvolgimento più attivo nelle
sue transizioni con l’ambiente, viene meno la corrispondenza univoca tra stimolazione e
l’attivazione. IL CONTENUTO DELL’EVENTO DIVIENE PRIMARIO. È grazie al grado di coinvolgimento
del bambino che in questa fase si può inferire l’esperienza di piacere dal sorriso (circa 10 mesi).
 Prime forme di piacere> modulazione della tensione intorno ad un livello moderato. Emozione di
piacere inferita solo quando il sorriso è mediato dal processo cognitivo, la connessione tra il
bambino e l’ambiente circostante. Si verificano modificazioni qualitative del sorriso (apertura della
bocca, arricciamento degli occhi).
 Il riso necessita un più alto gradiente ed una più rapida fluttuazione del sorriso, in relazione
all’intenso piacere o alla gioia.
 La gioia compare nel terzo-quarto mese.
 L’intensità dell’esultanza tra sesto e nono mese è qualitativamente differente rispetto al periodo
precedente.

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 Solo dai nove mesi il bambino ride anticipando il ritorno della madre nel gioco del cucù oppure in
seguito ad una varietà di giochi sociali e di spettacoli visivi a distanza> il ruolo dell’evento in
relazione al bambino diviene dominante, in confronto a quello della pura stimolazione
 Caratteristiche dello stimolo> da semplici parametri fisici della stimolazione ad una combinazione di
caratteristiche dello stimolo e agli sforzi cognitivi e attenzionali del bambino, al riconoscimento del
contenuto dello stimolo fino alla significatività di un particolare evento. Il significato ancora più
dominante tra i nove e dodici mesi, fase in cui le incongruenze visive sono efficaci come i giochi
sociali
 Nel secondo anno la comprensione del significato delle precedenti esperienze può esprimersi come
uno stato d’animo positivo

IPOTESI DELLA MODULAZIONE DELLA TENSIONE


Selezionate delle prove che variassero in quanto alla modalità sensoriale, intensità fisica e alla visibile
incongruenza del contenuto. Include anche prove simili a quelle che in precedenza producevano paura.

ANTECEDENTI PSICOFISIOLOGICI DEL SORRISO E RISO


Situazione> avvicinamento di un adulto con il volto mascherato.
Indagare la modificazione della frequenza cardiaca durante le reazioni avversive e positive con
l’avvicinamento del volto. Sia con madre che estraneo c’è diminuzione della frequenza cardiaca e a questo
punto non si può prevedere la reazione del bambino.
In una situazione avversiva (estraneo si avvicina, la madre non c’è) la diminuzione della frequenza cardiaca
è seguita da un’accelerazione, diventando più pronunciata con il pianto. Nel caso tipico l’accelerazione
precede il pianto.
Prova con la madre la diminuzione della frequenza cardiaca continua fino al sorriso, al riso e al tentativo di
afferrare la maschera. Questa sequenza porta alla tachicardia associata all’intensa scarica muscolare.
Mette in luce il fatto che gli aspetti marcati di orientamento e valutazione sono parti intrinseche sia della
paura che della forte emozione positiva.

BAMBINI CON SINDROME DI DOWN


Notevole ritardo rispetto ai bambini normali nella comparsa del sorriso e raramente esibiscono il riso.
Nel tempo esibiscono il sorriso nello stesso ordine di prove riscontrato da Soufre e Wunsch nei bambini
normali.

IL CONCETTO DI MODULAZIONE DELLA TENSIONE


La tensione è una normale conseguenza dell’interazione del bambino con una nuova stimolazione.
Lo stesso stimolo può condurre ad una forte emozione sia positiva che negativa a seconda della
“valutazione” basata sul contesto, che il bambino fa dell’incongruenza.
Il CICLO DI ECCITAZIONE-RILASSAMENTO SOTTOSTANTE I SORRISI ENDOGENI PRECOCI> esprime un
processo spontaneo di scarica del sistema nervoso centrale di origine sottocorticale
SORRISI SUCCESSIVI> sotto l’influenza prevalente dei processi corticali
SORRISO DI ORIGINE COGNITIVA> esistono in ogni caso delle componenti vegetative e muscolari. Il
processo è stato trasformato ed elaborato con lo sviluppo ma incorpora ancora la più precoce componente
fisiologica. La modulazione dell’attivazione è divenuta modulazione della tensione, ma la fluttuazione
fondamentale dell’eccitazione rimane una parte della risposta più matura.

LA FUNZIONE DEL MECCANISMO DI REGOLAZIONE DELLA TENSIONE


Capire la funzione del meccanismo di regolazione della tensione nei bambini.
Importante per la sopravvivenza e per l’adattamento che l’organismo riesca ad affrontare situazioni dalle
conseguenze incerte. Valore di sopravvivenza della diffidenza per l’ignoto.

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Studi rivelano che la motivazione del bambino relativa al non conosciuto è piuttosto complessa.
La capacità più discussa> la risposta di orientamento>>> quando viene posto davanti ad una situazione
stimolo nuova di moderata intensità si verifica un complesso di reazioni motorie, sensoriali e vegetative,
che aumenta la capacità di elaborare e rispondere all’informazione proveniente dall’ambiente.
Per l’organismo la prerogativa è sfruttare le opportunità e l’adattamento si basa su una utilizzazione
flessibile dell’ambiente> diventa fondamentale che l’attività motoria distraente cessi quando si orienta
verso una nuova situazione stimolo saliente.
Quando l’orientamento è totale e assorbente è importante che ci siano meccanismi che lo interrompano e
che consentano una rapida risposta alla situazione.
Il comportamento di evitamento, l’allontanamento dello sguardo e l’espressione di emozioni positive sono
componenti comportamentali dei processi disponibili al bambino per soddisfare tale scopo.
L’emozione positiva consente al bambino di rimanere orientato alla situazione, e al tempo stesso di
esprimere benessere e di incoraggiare altri a continuare o a ripetere eventi interattivi>> rilascio della
tensione a tonalità positiva è vantaggioso.
Questa idea deriva dall’analisi delle strette connessioni tra riso e paura. In contesti differenti le stesse
condizioni posso efficaci sia per il pianto che per il riso.
In un contesto insicuro, il pianto e l’evitamento servono per attrarre il genitore e per la funzione di
modulazione dell’attivazione. Nell’interazione successiva con l’evento ci sarà evitamento da parte del
bambino.
In un contesto sicuro, la modulazione dell’attivazione viene adempiuta dal rilascio della tensione con
emozione positiva il bambino non perde contatto con la situazione.
La funzione del meccanismo di rilascio della tensione a cui si associa l’emozione positiva va oltre la
modulazione dei più elevati livelli di attivazione. Serve anche ad aiutare il bambino a mantenere lo scambio
con uno stimolo nuovo o scatenante, così si promuove anche la crescita cognitiva ed emozionale.
Una funzione conseguente> produzione del comportamento esplicito (afferrare la maschera). La presa non
precede mai il sorriso.
Il sorriso è il punto finale del processo di valutazione e il passaggio dal rilascio della tensione al sorriso pone
fine all’inibizione del comportamento motorio esplicito.

ALTRE SPIEGAZIONI DEL SORRISO


Importanza del RUOLO SOCIALE E COMUNICATIVO.
Nessi evolutivi tra il sorriso endogeno precoce e il sorriso esogeno delle fasi successive> la modulazione
della tensione comprende tutti i dati sul sorriso e sul riso del primo anno di vita.
I sorrisi della decima settimana sono definiti sociali.
Il sorriso gioca un ruolo nel provocare l’avvicinamento degli altri, nel comunicare benessere, e nel
promuovere l’interazione essenziale allo sviluppo dell’attaccamento madre e bambino.
I primi sorrisi sociali assicurano l’informazione in entrata ai processi cognitivi che porteranno il bambino al
vero riconoscimento sociale.
Ruolo della reciprocità> ricompensa per i comportamenti del caregiver, promuovendo le catene interattive.
In questo modo la funzione sociale del sorriso è complementare alla funzione di rilascio di tensione a
tonalità positiva fornendo ai bambini l’opportunità di esercitare la loro tendenza a perpetuare le nuove
situazioni stimolo. Sorriso ha ruolo nell’apprendere l’influenza reciproca e la condivisione emotiva.
Sorriso e rilascio della tensione assumono un ruolo speciale nel modulare l’attivazione nelle interazioni
faccia a faccia, cruciali per lo sviluppo della reciprocità.

IL SORRISO COME COMPORTAMENTO APPRESO


Importanza dei processi di apprendimento e della memoria.
Teoria del condizionamento classico> difficoltà:
 La risposta di sorriso è prodotta da un’ampia varietà di stimoli non condizionati

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 La presentazione immutata per un certo periodo di stimoli di grandi dimensioni (volto) è in grado di
produrre sorrisi in modo ripetuto (al contrario delle risposte riflesse)
 Il supposto stimolo condizionato (per es aspetti del caregiver) suscita sorrisi solo all’inizio e non
permette una presentazione discreta.
Condizionamento operante> il rinforzo contingente è di secondaria importanza per il processo assimilativo
di riconoscimento e per la successiva abituazione. Inoltre il rinforzo non fornisce una spiegazione degli
schemi di sorriso associati agli oggetti inanimati.
La reciprocità nelle relazioni tra bambino e caregiver può essere compresa meglio in termini di sincronia
che non di rinforzo.

Principi
 Principio di direzionalità dello sviluppo
 Tendenza ad orientarsi verso l’incongruenza e piacere dalle sfide cognitive
 Unitarietà dello sviluppo
 Complessità emergente

CAPITOLO 6
LO SVILUPPO DELLA PAURA
Parallelismo tra sistema gioia/piacere e quello circospezione/paura.

GLI STADI

L’ATTENZIONE FORZATA
A 10/15 giorni mostrano disagio in seguito all’ispezione ininterrotta di uno stimolo visivo> attenzione
forzata: solitamente i bambini fissano visivamente un oggetto per un tempo breve, con riduzione
dell’attività generale. Ogni tanto capita che rimanga agganciato ad uno certo stimolo. Il lungo periodo
iniziale di inattività è seguito dal crescere d’intensità dell’attività e da un forte pianto. Quando l’attività
motoria e sensoriale diventa più coordinata, questa risposta negativa è sostituita nel giro di qualche
settimana dal sorriso e dal gorgheggio.
L’incremento dell’attivazione è dovuto all’influenza della percezione esterna. L’eccesso di attivazione in
queste reazioni precoci sembra essere dovuto solamente al fatto che il bambino è catturato dallo stimolo, è
incapace di dar seguito al flusso del comportamento. Il contenuto dello stimolo è irrilevante.
La reazione è più di tipo riflesso.
Questa reazione è vista come prototipo della circospezione e della paura.

LA CIRCOSPEZIONE
Dopo un’ispezione prolungata (fino a 30 secondi) di un estraneo immobile con il volto accigliato, un
bambino di QUATTRO MESI mostra di frequente un notevole disagio.
Il contenuto dell’evento è importante> un volto umano non familiare è uno stimolo attraente. I bambini
allontanano lo sguardo dal volto per poi guardarlo di nuovo, con gli occhi che stabiliscono un contatto
diretto. L’interazione con lo stimolo non può essere interrotta. Non c’è modulazione della tensione, e
scaturisce disagio.
Questa reazione di circospezione è una reazione emozionale, si basa su una relazione soggettiva tra il
bambino e l’evento, un inizio di consapevolezza, con sensazioni associate di dispiacere. Ma vi è assenza di
significato.
Varie reazioni nella primissima infanzia possono essere viste come attenzione forzata o circospezione> ci
sono dati sul graduale sviluppo delle reazioni di disagio in risposta al volto immobile e non responsivo della
madre. Queste reazioni sono state interpretate come “aspettative sociali non soddisfatte”. Ma pare

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sbagliata questa interpretazione. Ma più attribuibili ad una miscela di elementi famigliari e non. Il bambino
sarebbe spinto ad assimilare questo evento a causa della sua familiarità e salienza, ma data l’assenza di
responsività, alla fine lo sforzo di assimilazione e accomodamento fallisce. Una crescente e non modulata
attivazione porta al disagio.
Per il neonato si parla di attenzione forzata per il bambino di quattro mesi di circospezione.
Né il disagio dovuto all’attenzione sostenuta né quello dovuto all’associazione di elementi noti e non noti
possono essere considerati paura, in parte perché ciascuno di essi necessita di un certo tempo per
l’accumulo di tensione e per la produzione della reazione negativa.

LA PAURA
Paura per riferirsi a risposta categoriale negativa.
La paura è dovuta all’assimilazione di un evento ad uno schema connotato negativamente, piuttosto che ad
un fallimento dell’assimilazione.
Molti bambini esibiscono tali reazioni immediate entro in NONO MESE, quasi tutto entro l’anno.
Si verifica un fallimento di inserire l’estraneo nella categoria degli eventi significativi. L’estraneo assimilato
ad uno schema negativo.
I bambini mostrano disagio all’avvicinamento iniziale dell’estraneo, la reazione negativa si verifica ancora
più velocemente nelle prove successive.
Se fosse un fallimento dell’assimilazione non dovrebbe verificarsi una risposta più veloce di fallimento nelle
prove.
L’intrusione dell’estraneo è percepita come membro di una categoria di eventi avversivi, giudizio veloce
dopo una sola presentazione.
Paura> 9 mesi.
In linea con i dati sull’accelerazione della frequenza cardiaca e le reazioni comportamentali avversive note
ad uno stimolo invadente in questa fase, ed anche con quelli sul “falso precipizio”.
Le reazioni emozionali negative divengono più intense, più rapide e più persistenti durante questo periodo.
Coerenza anche con l’interazione con gli oggetti nuovi> i bambini di nove mesi esitano prima di afferrare un
nuovo oggetto.

IL RUOLO DEL SIGNIFICATO NELLE REAZIONI AVVERSIVE DEL BAMBINO


Facendo appello alla “RICERCA SUGLI STIMOLI INVADENTI”> esperimenti controllato con uso di proiettore
di ombre (Yonas). Puntino si espande fino a coprire l’intero campo visivo. Le reazioni di paura a questo
evento avvengono nella seconda metà del primo anno.
Altri autori prima. Ma c’è stato poco controllo delle variabili esterne.
I bambini possono mostrare reazioni negative agli stimoli invadenti, ma tali reazioni sono interpretabili
come precursori o prototipi della paura piuttosto che come paura in sé.
Queste reazioni scompaiono per riemergere più tardi con maggiore costanza in forma diversa. Processo
analogo a quello della scomparsa del sorriso endogeno e all’emergere del sorriso sociale.
Tra gli otto e i nove mesi, i bambini normali mostrano delle reazioni anticipatorie allo stimolo invadente
(blocco dei movimenti delle braccia e movimento laterale di schivata). Reazioni più rapide nelle prove
successive. Queste posso essere definite paura.
Il cambiamento del significato dell’evento è cruciale per la differenziazione dell’emozione più tarda dai suoi
precursori> i bambini molto piccoli sono in grado di discriminare gli stimoli invadenti da altri, ma la risposta
non è immediata e non c’è anticipazione. Siamo di fronte ad una risposta che si basa su meccanismi diversi
a diverse età.
Il ruolo del significato nel produrre paura ben illustrato> falso precipizio.
Campos et al> indici comportamentali, criterio di diminuzione della frequenza cardiaca (correlato
dell’attenzione) dimostrando che i bambini di cinque mesi affrontano la parte alta del precipizio in modo
diverso. Si orientano di più verso la parte alta ma non si evidenziano emozioni negative.

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Entro il nono mese mostrano accelerazione della frequenza cardiaca nella parte alta e spesso si rifiutano di
attraversarlo e a volte piangono. Solo a nove mesi colgono il significato di pericolo, prime distinguono solo
la parte alta da quella bassa.
Emde et al> documentazione riguardo il passaggio evolutivo nel sistema della paura in questo periodo. Le
reazioni di paura emergono nelle varie specie in modo improvviso e comparabile. Comparsa è parallela a
cambiamenti maturativi del cervello , specialmente all’integrazione corticolimbici e forse anche alle
connessioni interemisferiche. In questa fase si verifica un passaggio all’accelerazione della frequenza
cardiaca come risposta ad eventi stimolo con un significato negativo. Accelerazione anticipatoria poiché si
verifica senza stimolazione fisica nociva> basata quindi sul significato.
Schore> ulteriori sviluppi cerebrali, sistema nervoso parasimpatico, che portano ad una nuova potenziale
capacità> esperire lo stato d’animo della paura.
Importante è sottolineare che la risposta categoriale a nove mesi è qualitativamente diversa dalla
reazione a quattro mesi, dovuta ad accumulo di tensione. La risposta a nove mesi non è ascrivibile ad un
fallimento impersonale nell’assimilazione ma è il riconoscimento soggettivo del significato negativo.
L’importanza del significato continua anche dopo.
Il contesto è sempre più preso in considerazione, le passate esperienze, la disponibilità del caregiver ed altri
indizi meno evidenti.
Studio (Sorce,Emde,Campos, Klinnert, 1985)> bambini di 12 mesi stimolati ad attraversare la parte alta del
falso precipizio. Dall’altra parte c’erano una ruota e la madre. Condizione sperimentale con madre
sorridente oppure mostra paura, rabbia, tristezza. Se la madre mostra gioia ¾ dei bambini attraversa 0il
precipizio. Condizione paura: nessuno dei bambini attraversa. >>>> sguardi definiti come “riferimento
sociale”. Il riferimento sociale si verifica specialmente in situazioni ambigue. Ruolo del significato nel
determinare la reazione del bambino.
La probabilità di comparsa di paura nei bambini più grandi> influenzata da prevedibilità e controllabilità
dell’evento.
Entro i 12 mesi> comparsa di stati d’animo negativi (apprensione per prendere parte ad un esperimento,
disagio da separazione).

REAZIONI ALL’ESTRANEO
Caso speciale di reazioni emozionali negative, simili all’ansia e alla paura.
Il disagio per l’estraneo soddisfa la definizione di risposta categoriale. Possono mostrare paura nella
situazione e l’età di comparsa è la stessa della paura in altre situazioni.
Meglio parlare di reazione all’estraneo piuttosto che di paura all’estraneo o ansia per l’estraneo.
I bambini possono avere sia atteggiamenti positivi che negativi nei confronti dell’estraneo. La prospettiva
organizzazionale si aspetta che i sistemi affiliativo, della circospezione/paura, esplorativo e
dell’attaccamento interagiscano dinamicamente. Oscillazione tra tendenza affliativa e circospezione.
Raramente però i bambini si avvicinano in modo spontaneo e completo all’estraneo, e quelli che lo fanno si
ritirano immediatamente dal caregiver.
Bambini tendono a sorridere all’estraneo che attraversa la stanza, ma praticamente nessuno sorride
quando prova a sollevarlo. L’iniziale reazione positiva si saluto può causare le reazioni negative (quelli che
sorridono poi mostrano reazioni negative maggiori). Oppure potrebbe riflettere uno sviluppo più avanzato
rispetto a quelli che non evidenziavano nessuna delle due reazioni. Con l’età (dai sei ai dieci mesi) c’è un
aumento di entrambi i tipi di risposta.
IL CONTESTO ha un effetto determinante sulle reazioni all’estraneo> se c’è familiarizzazione con l’ambiente
e l’estraneo viene introdotto gradualmente, non vengono osservate molte reazioni negative.
Mentre se l’avvicinamento si verifica in un ambiente nuovo e rapidamente l’estraneo tenta di sollevarlo, la
maggior parte dei bambini a 10 mesi ha reazioni negative.
È importante cogliere i cambiamenti evolutivi non capire se c’è o meno reazione negativa per l’estraneo
(visione semplicistica).

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IN TUTTI I BAMBINI AVVIENE LA REAZIONE NEGATIVA ALL’ESTRANEO, VARIA PER ETÀ (dai sei agli undici
mesi) (Gaensbauer).
Non è opportuno affermare che la reazione all’estraneo sia una tappa evolutiva> i progressi dello sviluppo
si verificano in modo parallelo> aspetto importante> nella seconda metà del primo anno c’è una rapida
differenziazione della risposta alle persone e la crescente complessità nell’organizzazione del
comportamento sociale.
Il concetto di tappa evolutiva è fuorviante> ha indotto a pensare che la paura per l’estraneo sia in sé
positiva, e quindi da considerare come indice di buona relazione di attaccamento. Spesso viene assimilato
ad una prospettiva quantitativa o di descrizione dei tratti statici del bambino.
Nella prospettiva organizzazionale le reazioni all’estraneo sono comprensibili alla luce delle istanze dello
sviluppo che tutti i bambini devono affrontare (nella seconda metà del primo anno è la differenziazione del
mondo sociale del bambino).

REAZIONE ALL’ESTRANEO E ATTACCAMENTO


Ainsworth e co (1973) hanno fatto importante concettualizzazione della relazione tra attaccamento e
avversione all’estraneo.
Fondamentale l’equilibrio attaccamento/esplorazione e la specificità del bisogno di contatto con il caregiver
quando è presente il disagio> ci si aspetta che con la presenza del caregiver e un adeguato tempo di
familiarizzazione, la maggior parte dei bambini di dodici mesi abbia un coinvolgimento in un gioco con un
estraneo. In alcuni casi i bambini sono presi dal pensiero del loro caregiver per tutto il tempo, girandogli
attorno> indice di una relazione di attaccamento non adattiva, non per la ricerca preferenziale del caregiver
ma perché, con una difficoltà lieve, la presenza del caregiver dovrebbe essere sufficiente per esplorare e
per l’affiliazione. La circospezione e la valutazione negativa in queste circostanze rimandano ad
un’insicurezza riguardante la figura d’attaccamento. Tendono ad evitare il ricongiungimento con la madre,
e non tornano all’esplorazione e al gioco attivo.
La qualità dell’attaccamento è definita da questo tipo di organizzazione del comportamento, non dal
contesto. I modelli di attaccamento sicuro e insicuro sono stabili per un periodo di sei mesi e possiedono
una notevole validità predittiva.

MODULAZIONE DELL’ATTIVAZIONE NELLE SITUAZIONI AVVERSIVE


Il neonato ha un capacità innata di ritirarsi dalla stimolazione> BARRIERA ASSOLUTA ALLA STIMOLAZIONE>
quando posti di fronte alla stimolazione nociva si addormentano dopo una serie di presentazioni (es suono
forte o pratiche chirurgiche). Tali meccanismi proteggono i bambini vulnerabili all’eccesso di stimolazione in
un periodo in cui essi non dispongono di meccanismi volontari di coping.
Sviluppa una strategia funzionale nello stato di veglia> girarsi dalla fonte di stimolazione. In un certo senso
rappresenta l’equivalente di veglia della barriera assoluta alla stimolazione del periodo neonatale.
Il voltarsi consente di ristabilire il contatto successivamente (frequentemente osservata tra bambino e
caregiver). Il bambino raggiunge un alto stato di attivazione e quindi si gira, se il caregiver coopera
aspettando, il bambino presta di nuovo attenzione e viene nuovamente stimolato.
Nella seconda metà del primo anno il bambino sviluppa capacità più raffinate per interagire con eventi
minacciosi in modo più continuativo> Waters et al 1975> situazione in cui un adulto si avvicina al bambino
di dieci mesi attraversando la stanza passo dopo passo. Una reazione comune: guardano l’estraneo,
distolgono brevemente lo sguardo per poi tornare a guardarlo. Registrazioni delle frequenze cardiache
forniscono un’idea sulla possibile funzione di controllo dell’attivazione e dell’emozione svolta da questi
comportamenti> iniziale sguardo all’estraneo (breve diminuzione della frequenza cardiaca> orientamento e
attenzione) seguita da una più lenta e ampia accelerazione della frequenza. Quando l’accelerazione è vicina
al picco massimo i bambini tolgono lo sguardo, così la frequenza diminuisce, e ritornano a guardarlo>
precoce meccanismo di coping.

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La sincronia tra allontanamento dello sguardo e picco dell’accelerazione della frequenza cardiaca previene
una reazione disorganizzante di disagio e permette al bambino di rimanere in contatto con l’evento.
Per i bambini di dieci mesi il pianto è una risposta tutto o nulla, quando iniziano a piangere difficilmente si
fermano, a dodici mesi hanno una maggiore capacità di fermare il pianto per assumere nuova informazione
(riescono a trattenere le lacrime quando la madre esce dalla stanza, hanno elevate frequenze cardiache e
tono dismesso del gioco durante la separazione dal caregiver. Possono scoppiare a piangere al ritorno della
madre.
Molte capacità di regolazione emozionale nell’infanzia coinvolgono il caregiver. Nel neonato che piange le
cure del caregiver lo riportano a livelli di attivazione entro limiti tollerabili. Più tardi il caregiver coglie i
segnali di disagio dal bambino che distoglie lo sguardo e agisce per ridurre l’attivazione. Nella seconda metà
del primo anno il bambino orienta segnali espliciti verso il caregiver (es allungare la mano) per avvicinarlo.
Questi sono precursori delle più sofisticate abilità di riferimento sociale prima menzionate, che supportano
la modulazione dell’attivazione nel bambino di dodici mesi.

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