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Oonre Palatino äel ^Keno , vuca äell'


»It» , « d»l«» v»vi«l», e äel ?»!«tiu»to
. Lnpenore, «te. «to. ^«diä»pilero,
et Llettore, et,. «t<^
ALI. c^RA0V^I.L
"..^',.,. .' I 78 l.

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VVoU^MFo ^»,cl«o Klo«« ^«äemico äi volo^nz,
« <K Veron,, in «tu»1 zervilio <li s. H. l^. I'^in«
^«covc», « knncipe <U 5a!izburzo. I<, 1>26ulione^
e äel 8iznor änä«, 8cK,cKmer , pure in »ttuÄ 5««
. .. 7«l<» äi 3. ^. l^. 1'^l«v«covo , e kiiueiße 6i 82IÜ.
burzo. ' . . «^

'^ ^v«l«<, l°»noe«:^« «:„«««» »»»».„iN«


Gn musikalisches

Schauspiel/
»«lrhes
auf gnädigsten Befehl
^ Sr. kurfl. Durchs -
Karl Theodor
Ober-und Niederbaiern, wie auch der
.. oben» Pfalz berzoaen , Pfalzgrafen bey Rhein,
' des H. 2t. R. Erztruchsessen , und -
^ Kurfürsten tc. «.
"' W neuen Hpernhause
Faschingszeit
.-^ . l 7.8 i , .
. «Müh« worden. ^ ^ .

. lo. Srlhochfürstl. Gnaden Erzbischofen und Fürsten


*"^e^R vom Herrn Wolsgang Göttlieb Mozart,
. «kabemischen Mitgliede von Bologna nnd^Verona. in
', /wirlÜchen Diensten Sr. bochfüestl. Gnaden, zu Salz«
. "Aie Uebersetzung von» Herrn. Andre Schachtner,
. ebenfalls, m «irkl. hochfürstl. salzburgischen Diensten.

>.. M n n ch « n,^ ... ^ .


gedruckt bey sranz Joseph Hnille.
Mi^o
4'kvc>zlLi'i7'0N^

I äoweneo lle si l?ret», «wo 6ö plü il,5l^»z


Lrol, ehe «Ueckero ül'roj» l«»os« l'uIti»oHte^
nuuio, ritorn»l,6o l«3to«o per M»re «1 Ile^no
«uo . kll non luussi <!»l ?«rto äl §,'6one «er«
pre«o 6» «! üer» tewpest», ede vinto 6«! tl.»
«nore, leee voto ä I^ettuno 6i HUeriLcerßli U
priwo «zn«l5lsi» Ilowo, cbe «»rä per iueoutr««
»I sno 8v»reo «ul liäo, «zu^or, Nßli otten?«
?er «e, « per l» «u« (3ente lo sc«mpo 6»N'
!m»mente »»nsrzßio. !«l«m»lit« suo lißliu ^
n»»1 5«l»ä,to »wi«o äel „»«cks^io «lel c«to 5uo
k«äre , cor«« «conzolzbile »l l,6o «per«nöo
lors« 6i r!lev»rue co!» ml^lioti noti^le , e lü
per äi5»w«ntnr» il primo, cbe ineontrü 2(3«-
nitore, ede «»uöito 6,1 v!o aö IU«l 8« n'«m«
ä»v» «olm^o eerc»uän I» vitti», ü lui pro,
luel«».

1^ lm»8» »fsen«» ä'Uoweyeo 6»ll» ?»trl«,


^ov« lueiü il llglio »neor Lundmo lere, ebo
«.ul lnu 1 ,ltro non rieonoobe »e non äopo den
lunzo «Llonuneuto.

L« I6»»«nte inn«mor»to ä^Ill» prenei«


P«l» «LU, äi ?ri»wo »ö «li Troj«. I» quäle
Inh alt'
'..:
5>z
<^)domeneus König von Kreta , «mer der
vorzüglichsten Helden, die sich bey gänzlicher
Zerstöhrung der berühmten Stadt Troja aus,
zeichneten , befand sich auf dem hohen Meere
im Begriffe , nach seinem Reiche zurückzukeh,
ren , als ihn unweit der Stadt Sidon ein so
gewaltsamer Sturm überfiel, daß er in der
Angst dem Wassergott Neptun ein Gelübde
that, vermöge welchem er ihm, wenn er mit
den Seinigen glücklich ans Ufer kommen sollte,
den ersten Menschen, der ihm beym Ausstei
gen begegnen würde , wer es auch immer seyn
möchte , zum Dankesopfer zu schlachten ver<
sprach. Idamantes sein Sohn, welcher bereits
«inen ungegrüudeten Bericht von dem Unter«
Hange seines geliebten Vaters hatte , lief un«
tröstlich dem Gestade zu, in der Hoffnung sich
eines bessern zu überzeugen, und ward so un
glücklicher Weise der Erste, der seinem Vater,
'4a er eben einsam am Ufer das versprochene
Opfer aufsuchte, ^begegnete.
Die lang« Abwesenheit des Idomeneus
von seinem Vaterlande , allwo er seinen Sohn
noch als ein Kind zurücke ließ, machte, daß
sich beyde erst nach einer langen Unterredung
erkannten,
Idamantes liebte die Prinzessin« Ilia,
die Tochter des trojanischen Königs Priamus.
Diese
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«rribU» dnnue» »lloronö lÄ «onäott» ?eißio»


»ier» w (ret», e s» ^ne»t» er» ten«r»»ente

l^ ?r»nelpeV» Nettr» lizU» ä'^8«»eu«


lwne llö 6'^rzo rila^iRte in dret» per l» tu«
»e«re rivol««noni soll« «n» p»tri», er« iun»«»
»nor»t« 6'16«ln»nt«, »» 6« lul non eorrispost«.
l sivenl »nettl eeeit«rl uel ?«6re, e nel
llßUo 6»l loro «oopriwento, l'»»or ?«terno
s'Iäo»eneo, U «no 6overe verso Uettnno,
I'mkeUc« sitnaxlone ä'lö«n«nte, ebe lznor« U
»UV 6e»tino, U reclproco «mure äs 6ne4m»ntl
»n»re28l»to »U'eeeeszo paiebe läoweneo O
eoztretto « «vel«r« 1«re«no, «6 « »eio^lierV
U eruäel va»« , lL 8«lo««, e l, äi8per«2ione
s'Llettr», U tntto tonn, l'H«ione 6el Prozente
Dr»»»,tleo (3o»poui»ento. II run»nente 5?
»ic»v« 6«U» 8cen>.
8i lexss« l» 7'r,8e6i» ?r»nee«o. ene !l ?oe-
t»lt«li«na ln «,n,leue p»te ünito. riäneenäo
A tnSco ä lieto üne.

1^ H-ma e' «» 5ick<me Qy«^ <lj t>«««.


Diese Prinzessin« ward durch die vorsichtigen
Anordnungen des Idamantes, da sie als eine
Gefangene nacher Kreta gebracht wurde, von
einem erschrecklichen Sturm gerettet. Sie lieb
te Idamanten hingegen.
Die Prinzessin« Elektra , Tochter des Aga,
memnons Königs von Argos, welche sich we
gen zerschiedenen Aufrubren, die damals in ih
rem Vaterland herrschten, nach Kreta geflüch
tet hatte, liebte ebenfalls Idamanten, fand
aber keine Gegenliebe.
Die mancherlei) Gemüthsregungen des Va
ters , und des Sohnes , als sie sich erkannten ;
die väterliche Liebe des Idomeneus ; die Pflicht
seines Gelübdes , die unglückselige Lage des Ida
mantes , welcher sein Schicksal nicht weis ; die
gegenseitige hastigste Liehe, und der bittere
Schmerz beyder Verliebten, als Idomeneus
gezwungen ward sein Geheimniß zu entdecken,
und sein Gelübd zu erfüllen ; die Eifersucht, und
Verzweiflung der Prinzessin« Elektra , sind der
Stof des gegenwärtigen Schauspiels , das übri
ge wird die Bühne zeigen.
Man lese das französische Trauerspiel,
welches der italiänische Dichter , durch Ver
änderung des Ausganges, in ein Schauspiel
umgearbeitet , und hie und da nachgeahmet
hat.

Die Handlung geschieht zu Sibo» , der


Häuptstadt W Rreta.
uenre » 6iver8i ^ppzrcamenri 6esrmg.
n 26 Ilia.
9?«FF« äel Ksgre ancora gZirgto, grror.
nisre 62 öirupi. liorrgmi 6i lVavi sul

^PP2«2menü I^eall.
II porro 6i 5iäone con Lzsrimenn lun^o
le LplgFZe. " ^

(3i2r6ino liesle.
(3l-2n pi,^2 2bbellir2 6i 8t2euo 2V2°ti

Ve6«2 e5remore 6el ^Fnl/Ico temp!6

1o c,rcon62 , 2 r^verso äel äugle 51


«coupre m lonrguo laZpi^ äel^are.
<;^''r^"" ^°^ 6'Inven2ions 6el
N""^«n^(^2^io, Cou8iFliere
^2 cnmer2 6elle lman-e, P?o5e5
Z)"' 1'll ^«äemig äelle belle ^ j ,

"^
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! Veränderungen der Scenen.

Im ersten Aufzuge.
Die an die Zimmer der Prinzessin« Ilia
anstoßende Gallerie im königl. Pallaste'.
Das Ufer des noch unruhigen Meeres , wel
ches an die Felsen schlägt. Einige zer-
. hrochene Schife am Gestade.
Im zweyten Aufzuge,
Die königlichen Zimmer.
Der Meerport von der Stadt Sidon, und
die Schife am Ufer. >
Im dritten Aufzuge.
Der königliche Garten.
Der grosse mit Statuen besehte Platz vor
der königlichen Burg.
Seitwärts die Aussicht auf d«n Border-
theil des Pallastes.
Die äussere Aussicht des prächtigen Tem
pels des Neptunus nebst dessen geräumi
gen Vorhof, an der Seite entdeckt man
in der Ferne das Meerufer. ^
Die Äuszierungen des Theaters sind von dep
Erfindung des Herrn Lorem Guaglio,
Sr. kurfl. Durchl. zu Pfalzbaiern Hof-
kammerrath , Professor bey der Akade
mie dersch. W. zu Düsseldorf und Thea?
terbäulneister.
lvo««»»o, üevl <ll»Vrx. n 5l8Nor K«5Vlr»
tue« äi C»»«r» <U 8. H. 8. L. e«ü»tiu» Onc»
6i v«vier» et«. etc.
Iv^i^ü?^», «vo ?lai.ia. U8l8norv»l?r»ty.

«o. l^ 8lFnor» voroü»«» V/en61illß Virtuu»


«» «ll (^une« <li 8. ^. 8. L. et«. etc.

5«»« Kö v'H»2V. I,» 8ißnor» L!il»oetl>»


W«nälu»8 Virtuos» «li (^»mer» äi 8. ^. 8»
N. etc. ete.
^»«xer, eo»«o«»,«v«i. ^ö. II 8lssnor vo>
wenio« äe p»n«»ekl Virtuos«, <N C»wer«l <li
8. ^. 8. N. ete. etc.
(3nx?? 8xe«nvo?r vi HiTivi?». II 8i^nor,
l3iov»nni Valezi Virtuos» «li (ü»Ver» <ii 8.
H. 8. L. et«. ete. ^
co»l?^li8l:. « coiti
Di 5»eer6ot«.
Vi 'lroj^ni pri^ionlerl,
v' Ilowmi , e Donne dretesl. .
vi IÄ»rin»ri ^r^ivl.

I<l 2»lll »ono 6'Illvon2lano 6e1 8issnor l»


<3«uä . Virettore <li bM äi 8. ^. 8. N. ?»l».
ch» Vuo» «U Lavier«.

^1^0
Personen.»'
Ibomeneu;, Rbui» von Rreta. Herr Raass. Sr<
kurfi. Durch!. zu Pfalzbäiern Kamervlrtnos.
Ibamante« , sein Sohn. Herr Dal Prato.

Die prinzeMn Ilia , Cochter de« trojanifthen»


Rümg« priamu«. Mad. Dorothea Wendlwg.
Sr. turfi. Durchl. «. «. Kamerolrtuosinn.

Elettra Prinzessin» Tochter de« Agamemnon» Rü«


«ig« von Argo«. Mad. Ellftbetha Wendllng.
Sr. kurfi. Durchl. ». «. Kamervirtuosinn.

Arbaz^, Pertrauter de« Rönig«. Herr Domlnl,


kus von Panzacht. Sr. turfi, Durchl. lc. «.
KamervlrtuoS.
Der hohe Priester de« Neptuuu«. Herr Johann
Valesi. Vr. kurfi. Durchl. lc. te. Kamervirtuos.

Gefolge, und Chore von


Priester«,
gefangenen Trojanern,
Männern / und Weibern von Kreta,
Schlflenten.

Die tanze sind von der Erfindung. deS. Herrn


le Grand. Sr. kurfi. Durchl. lc. ». Balletdtrettok.

Erster
't5
HNO ?rimo^ ^

öivet»» ^pp,rt»»euti Ve5tiu«tt «l Ili». ;

,.. (^U2n6o «vran 6ne om2i . ' .


I/28pre gvenrure mie? . Ilia mfelics
vi rempesta cruäel mi8ero »vgnxo,
vel Cynitor , e 6ö (3erm2ni pnv^ - '
l)el bärbaro Semico '
^5l8r0 (vi 82NFUS ll 82NFÜY'
Vitrims ßenerose, .j
^ qugl «orre piü rea .
^i rinrbsno i ^sumi ? . . . ^ "
?ur v-näicgZre Voi

kei-i Ig Nolta ^ckivg , e löomeado


!, ? fo«e 82rä ci'0l-c2 Vorgce .......
M« , clis mi ßiova , ü Qßl ' 52 2l primo

Di quel pro6e I6gm2nre, < ^3.^?


^Ke 2l1'ol,6e mi «pl, I'o6io 6epo8i,
V PN2 fü 8clii2vo il cor, cbe m^cor- ,
P^ere P^iomera. ' ' ^^ ^
Kb ?M conrr28«), oli Oio.» ä'oppo8ti
^
- «Kerri
^X " W
V.

IZ «
' Erster Aufzug: ^
^ Auftritt I.
Die an die Zimmer der Prinzessin« Illa an-
. siossende GaUerie im königl. Pallaste.
Ilia allein.
Mann werden doch meine harte Unglücks,
^" streiche einmal ein Ende nehmen ! Unse
lige Ilia! Du einzig bist nun der betrübte Ueber-
rest des grausamen Sturms ; das Blut des Va
ters^ und der Brüder stoß , mit dem Feind-
ltchtn vermengt, als ein rühmliches Opfer in
emem Sttome dahin. ^ ^
Zu was für. einen grössern Unheil wollt
ihr mich, o Götter! noch aufbehalten?
Ihr habt zwar den Schaden von Trofa,
und den Schimpf meines Vaters, durch den
Untergang der griechischen Flöte gerachet, und
Idomeneus wird vieleicht schon eine Speise des
unersättlichen Meerdrachens geworden senn —.
Allein, o Himmel! was nützet mich das' ich
habe dem ungeachtet beym ersten Anblicke des
tapfern Idamantes, der mich den Wellen ent
riß, allen Haß ablegen, und ihm eher mein
Herz gefangen geben müssen , als ich «wahr
wurde, daß ich selbst seine Gefangen? war. '
Q ihr Götter! was für entgegengesetzte
Pflichten von Liebe und Hasse bürdet ihr mei-
^ ^ neu 5
MM,

M ctezwre oel 5en oälO f eä 2tnore !


Venclerr» äegmo ä cdl nu 6lö I2 vn«,
' Crariruäine ä edi vira ml rencle . . . .
0 I!i» ! ö Senicor ! 0 ?rence ! d Sorte!
O vi« Zvenniran! ö äolcemorre! ...
^McKe? m'llma läümanre? . . . üdno;
l'in^raro
< per Llerrrü 803pir» , e yliella Ne«r2
HlescKma prencipelsa esule ä^rzo, ^
V0re8le alle 8«2ßure ä ^uesrs 2rene
lu^VÜva, rammmFÄ, ö mia lüv^le.
,<)u2nn mi 8»ere inrorno
QarneLcl 8pierali? . . . or8Ü 8dr2nato
.Venäerr», «zelo8i2, oäio, eä amore,
^ Lbrauare si yuen' mlelice core !

l?»tre , 6erwlmi . >6äio Z


Vol la»te , io vi ver6«i,
<3reei», «»Li"" tu »ei. ^
A nn <3reeo »6orew?
v'ingr«t» »l gzn^n« mio
3ö, cue !» eolp« »vrel;
N!» quel 8embiante , oll Del l
O«li«e »ncor von 8Ü.
^3eeo, läamLnte , sbimö !
1 8e'u vien . mi8ero «ore .-
l'u plilpin, e pavenu.
Veti cetzzlG ver voca o miei tormentt!

Hcsn»
neu Herzen auf! Meinem Erzeuger bin ich
Rache schuldig, und dem Erretter meines Le
bens Dankbarkeit. O Ilia! o Vater l o Prinz!
o Schicksall unglückseliges Leben! erwünschter
Tod!
Aber wie? Lieber mich denn Idaman-
tes? » O nein! Der Undankbare, liebt
Elektra, die Elende, diese nach dem Untergan
ge des Orestes aus Argos Verwiesene, und in
diesem Lande herumirrende Prinzessin» ist mei
ne Nebenbuhlerin«.
Wie viele Henkersknechtt wüthen in die
sen gekränkten Busen ?
Wohlan denn/ Rache, Eisersucht, Haß
und Liebe, zerreisset dieses mein armes-Herz!
Arie.
Dater, Brüder sind entwichen,
Tode durch dich , o Griechenland !
Schickt sich wohl für einen Griechen
Dieses Herz, und diese Hand ?
sich mein Blut müßt mich verdammen !
Aber daß sein Angesicht
Meinen Busen könnt «ntfiammen,
Wahrlich dafür kann ich nicht.
Was sehe ich? Idamanteu? o Me'h!
Er kömmt. Bedauernswürdiges Herz, du zit
terst , unt) zagest.
O meine Qualen/ gestattet mir nur ei
nen Augenblick Ruhe.

Aus- jl
,6
> 8oeN2 II. ' .

^. 8eeuiro ä'Iäamallte,

. Aaäunare i'srojani, itS, <i la (^orlß


Fi» pronra quesro Fiorno ä celebrar.
' I)i 6olce 5peme ä un raFgio (» M.)
^«M2 il mio 6uoI> I^linerva 6ella (trecist
prorerrkice involö 2l luror 6ell'on6e
^11 pgäre mio . in mar 6i <zul non lun^e
6omp2l-5er le 8ue Xavi . inäa^a ^rbacs
II 8iro , cne ä noi rozlie
I<'2u^u8co a8oerco.

H/ ^on temer: äi5e52


l^ Da Minerva ö la (-reeia i - 0 ruttä ormai
3convi6 5ovra i 'lroiLn I'ira 6s t^umi.

Del kato äe , l'rojan piü non 6olerti.


t'arä il I?ißlio per lor ^uLnro larebbs
II (3eniror, e oZn'glrro
Vincitor ssenero8o. Lcco : »ooian tmSz
krencipel82 > i lor ßuai :
Kenäo lor liberrgäe, e omai irä noi
80I prizioniero li2, «ol 62 , cne vorrs
(5ln tu» bellä le^ö care ritorre.

8iMor , cne 28colro ? non 8a2igro sncora


D'lmpIacabiU Oei 1'oäio z lo säegno
D'llio le ßlorio8e s)«
.1.^ ,.^^. ^

Austritt ll/ -
< DaS Gefolg des Idamantes.
^I d a M N N t e S . (zum Gefolge.)
Gehet, versammelt die Trojaner, und ver
sündiget dem Hofe, daß er sich bereiten soll,
diesen grossen Tag zu feyern. (zur.Ilia.) Det
Streckt einer ft entzückenden Hoffnung vermin
dert schon einen grossen Theil meiner Schmer-,
zeu. Minerva, die Schuygöttinn Griechenlan
des hat meinen Vater der Wuth der Wellen
entrissen , nicht weit von hier erblicket man schon
seine Schife auf dem Meere, Arbazes suchet
bereus die Gegend aussindig zu Machen, deren
Entfernung uns noch des königlichen Antlitzes
beraubet. Ilis. (spöttisch.)
Fürchte nichts: Minerva beschützet Grie-
cheniand, der ganze Vorrath des Zornes der
Gomr ist schon über Troja ausgeschüttet worden.
Idamances.
Seufze nicht Mehr über das Schicksal der
Trojaner, ich werde für sie eben das thun, was
mein Vater, und jeder großmüthige Sieger
thun würde. Sieh, Prinzessin« , so gleich sol
len ihre Klagen ein Ende haben.
Ich gebe Ihnen die Freyheit , und nur
ein einziger aus uns soll ein Gefangner bleiben,
nur der, den deine Schönheit gefesselt hat.
Ilia. .
Herr ! was muß ich vernehmen ? haben die
unerbittlichen Götter ihren Zorn , und Haß durch
- B den
«»«MM»»^«»^

I^
i Or ^iroccare mn« , »n non piü mura,
I^l2 V25co^ e piano suol ? ä ererno plan»
ro
V2NN2« 80N le N08tre «Fttz Pupille?

^ Venere nai punl > 6i noi rrionig.


A Ouanro il mio (Senicor) M rimembran«

Zoilri äö lluui in 8en ? ^Zamemnone


Virrima in ^lßo gl lin, ä caro prexxo
(lompro o^uö 8uoi trofei, e non con«
renra
Dl ranre srrgßi ancor la De» nemic2,
(^ne K? il mio cor iraülLe,
Ilia, cd ruoi bei lumi
?iü pokenri äö 5uoi,
^
D in me venäica aäetso i 6ennl tuoi,
.

Qieäici?

81, 6i (^irere2 il liZIio


Inco^niri rormenri
srillommi in perro. ^ te pisnto, s
«compielio
M«e vorrü, cerco venäerr» ^more '
In me oö mali ruoi , o.uei VL^Ki rai,
<)ue ruoi v«2i aäoprö . . . . ma all amov
_,,. , mio
Z^ ir» , e rolzor ru avvampi ?

///^.
t9
den Umsturz der herrlichen Mauern von Troja
noch nicht genug ersättigen können ? ach / sie
sind zerstöhrt, diese Mauern , sie sind nun ei
ne weite wüste Ebne! und nnsre schwachen Au
gen sind nun schon, zu ewigen Thronen ver,
dammeK
Idamanres.
Die Venus hat uns gestraft, sie sieget
über uns. Wie viel hat mein Vater , o Vit,
ters Angedenken! im stürmenden Mcrre erlit
ten? Agamemnon hatte sein Siegeszeichen theuer
erkauft, er ward am Ende in Arqos selbst das
Opfer dafür. Und diese feindselige Göttinn noch
nicht zufrieden mit so mancher Niederlage, was
hat sie endlich gethan ? so gar mein Herz hat
sie mit den durchdringenden Blicken deiner Au,
gen, die selbst die ihrigen beschämen, durchsto
chen, und allen deinen Schaden an mir gcruchet.
Ilia.
Was sagst du ?
^damanteo.
Ja ! der Sohn der Citerea hat Qualen
in dieses Herz geleget , die mir bisher noch un
bekannt waren. Dir hat Mars Schrecken und
Thranen verursachet, und Cupido hat sich dei
netwegen an mir gerachet, und deine reihende
Blicke , und dein ciunchmelldes Wesen als
Waffen dazu gebraucht — ^- — — aber
wie? Du erröthest vor Zorn und Scham, da
ich dir meine Liebe entdecke? . >

B- Ilia.
/
In «zu«« »ccenri
^lal soäro un temerario 2räu^. <3ell
xene«,
Pens» läamsnte , oli Oio l V.
ll kaäre mo ^ugl ö, ^ual e«i1 mio.

!?on do eolp«^ e »i eon6«litlk


I60I mlo , perekö t'-lioro.
. do!p» ö vo8t«, ü vei tir«nni^
N äi pen» »Nitto io moro
v'un error, eliv mlo non ö.
§e tu il l»«mi , «1 tuo impero ^
^>. ^prlronlwl quezto «etlv.
^3 ^ö tuoi lunu il le^o , ö Veto,
^^/ ^2 me'l äie» il !«bt6 «Imeno,
jj<^ ' .' /' . N uon ellieäa «Itr« mereö.
"/<?. (vecle conäure i klizia»
Lcco il mi8ero l^ezro äö 'lrojani
D2I nemico iuror 82Ivi.
Or yuei ceppi
lo römperö > vüö consolaili aäelso.
^bi ! perckö nnro 52r non 5d ä me zteko!
dcena III.
^loigtu kliFionieri , ^omini , e Oonne
(^reresi.
Ilia.
IH kann die Vermessenheit solcher Aus
brücke mcht erdulden. O Himmel ! denke doch,
.Idamam! wer dem Vater ist, und wer der
Meinige war.
Idamantes.
Arie.
Ich suche deiner Liebe Huld,
Du zornst , und ich bin ohne Sch »lb;
Ist meine Liebe ein Derbrechen :
So muHt du es an Göttern rächen:
Ate nahmen mir durch dich dl« Ruh,
Ich trag die Straf, die Schuld trägst du.
Doch soll ich selbst mein Herz durchstechen.
So sodre auch dein Mund den Tod,
Den mir dein blitzend Auge droht,
Ich will von keinem Lohn mehr sprechen.
<») » l 6 . (sieht die Gefangenen
>»-^ ^ ^ . . bringen.)
Elch da den elenden Rest der Troja
ner, den die feindliche Wuth noch übrig ge
lassen hat. ^ ^ H i»
^. Idamantes.
Ich werde also gleich ihre Fessel zerreis-
sen, und sie trösten, ach! warum kann ich das
m,r selber n,cht th'« l (zu sich.)
Auftritt III.
Idomanres, Ilia.
Die gefangenen Trojaner, kretenstsche Männer,
und Weiber.
Bz Ida-
^.

HH

. wen le c«ene , u
ss«titu<Une.) ^
- 5cinF«sy le «teno, cä oFFi il^tolläo,
o leclele 8i6on zuäcli« nosrra, .
VeF^a que ßloriozi
?oooU in 6olce noäo avvinri , y 8tretti
vi persona amisrä.
LIena smö I» (3reci2 , e l'^sig , eä orz
DisgrmL, e rinnisce eä^sia, e (irecia
Uroma novells,
krencipesn piü gmgdile , e piü bella.

<3«6i»» l» pace,
^lriouü ^more;
Or» OFM coro
tiiubilerä.

. ^«eio » clli e5tin3o


kaeo 6! <3uerr2.' I
0r si l« l'err,
N0050 »vrä.
> ?«,>,.
<3o6»«m l» p,ce.
I'rionä Hworo: ' . - >
l)r» ossni cor«
l^inbilerä. '

^ voi «ioobismo
pietozi tluml, > ' ^
' N ä quoi bei Iu»l
. I^bertä. ^.^
... ..^.x^^_.

23

Man entfeßlesie. Heut meine getreue


UnterthanenvonSidon, heut soll die Weltzwey
herrliche Völker mit dem festesten Bande der
wahren Freundschaft verbunden sehen.
Helena hat Griechenland, und Asien be
waffnet; und iyt hat eine neue Heldinn, die sie
an Schönheit und Reiye Übertrift , Asien , und
Griechenland entwaffnet, und wieder verbunden.
Chor.
Alle.
Herrsche llebe ! deine Kraft
Hat uns Fried und Ruh verschaft.
Freut euch alle , 0 Entzücken !
Fried und Nuh soll uns erquicken.
Zween Rrerenser.
Die Krlegesftcklln sind zerstöhrt,
Dankt denen , dle sie abgethan,
Des KriegeSwuth hat aufgehört;
Itzt singt der Erde Ruhe an.
Alle.
Herrsch« Llebe ! deine Kraft
Hat uns Fried und Ruh verschaft.
Freut euch alle , 0 Entzücken !
Fried und Ruh soll uns erquicken.
swccn Trojaner.
Wir danken euch, ihr guten Götter 5
Ihr wäret unser Schutz und Schild,
Auch Illa ! du warst unser Retter,
Durch deiner Augen holdes Bild.

B4 Alle.
24

i> / Urions ^more : i


0r» ognl oorß ^
/ . ' clinbilerä, '
/ / 8cena IV,

Vrhnce, Zignor, cucca I2 (ireci» o^-


rraZZi;
7u proteZzi U ^ymico-.
Veäer l)28ti aljst (^recia
Vinco il Semico, opra 6i mv pik äs^n^
^ mirar 8'appzreccni , 0 prencipessa :
.// VexZg i^ vinrö felice.
.0". (v«!e venire ^rbz»ce.z
8esna V.
^rhace , e 6ern. (^rh,ce ^ m«to.>

Hrbstco viene.
^2 ^uel pianco clie gnnunnz? ^»«««o.)
... _.. ^^<?cf.
^iVlly LiFnore,
vö m^U il piü rerribil.,^ .

?mnouvive
ll (3emror?
.V«..-

25
Alle.
Herrsche lleb« ! deine Kraft
Hat uns Fried und Nuh versch«ft.
Freut euch alle , o Entzücken !
Fried und Ruh soll uns erquicken»
' ' Auftritt IV,
ßlektra. Die Porigen.. ^ '
iLlektva. (eiferstichttg.)
Prinz, Herr! du beleidigest das ganze
Griechenland, da du hell Feind beschulest.
Idamantes.
Griechenland mag zufrieden seyn den Feind
überwunden zu sehen , i^f will ich , o Prin
zessin» , ihm ein Werk z«gen , das meiner noch
weitwürhiger ist: Es soll den Ueberwundenen
glücklich sehen. (sieht Arbazen kommen.)
Auftritt V.
slrbaz traurig ^ und die Vorigen.
Ildamantes.
Arbazes kömmt.
Ku weinest ? was soll das bedeuten ? (furchtfamH
ArbaZes.
O mein Prinz!
Pas schrecklichste aus allen Uebeln. -^- ^ .
Idamantes. (HnM<h.;
Wie , lcbet etwa
Mein Vam nicht mehr?

Arbazes/ ^/'
/
i
56

Xon vivo, <^uel, cke Mr« V


I'2r non ?otö Kn or, iecc ^enunft
L äectMloiil viüäeFno, 0« uri80ppi,

^lloZ2to mori.
.< Ilia, äö vivenri , , ^. ,
Hccon il piü me8cdin . or 81 a2l.dlel<z
8oä,8f2« 82121. . « barbaro raro ! . . .^
Corrni 2! liäo . . < 2nimö ! 8on änpera,
ro! (p,r«.>
veU'^81« i äanm 2ncora
/lroppo risenro , e pur ä'un granä Troo
/^j nome, 2I c280, il cor parmi com-
^^ > mossö,
L nezareN i 808pir 2I» nö non vos8o.
(parte 80ljpii2nclo,)

/ 8osn» VI.
!ß - L8tinro ö läomeneo ? . . I'urro ä miei
^ 6gnni
' l'mw conmurg il Ciel . ?uü ä 8uo talenw
^ läamante 3i8porre '
V'un Imocro , e 6yl cor, 0 ä me non
H re8t»
^ Omb« <ll lpeme ? ^ mio äispetto , shi

" ' Veärd,


. Nicht mehr : was Mars nicht vermochte,
ist dem unerbittlichen Gotte Neptunus gelungen.
< ü Eben habe ich vernommen , daß der Mur,
digste aller Helden nahe Hey einem fremden Ufer
versunken seye. >
Idamantes.
Ilia! da siehst du, daß ich der Unglück
lichste unter allen Menschen bin. Nun w,rd
wohl der Himmel deiner Rache genug gethan
haben? ^- — Grausames Verhängniß.^—-
Ich eile zum Ufer Weh mir — —
Ich hin verzwtifiungsvoll. (geht ab.)

Der Schaben Asiens durchdringet zwar


meine ganze Seele aufs empfindlichste , und
doch scheinet mein Herz bey Anhörung des Na
mens, und des Unglückes dieses so grossen Hel
den bewegt zu seyn, ich kann ihm mem Mit
leid nicht versagen. (geht seufzend ab.)
Auftritt VI.
Elektro allein... "
Idomeneus tobt? — — so hat sich der
qanze Himmel wider mich verschworen. I?c
kann Idamantes nach seinem Belieben mtt ftl>
nem Reiche und mit seinem. Herzen machen,
was er will, und mir bleibt nicht ein Schatten
einer Hoffnung übrig! Ach ich Ohnmacht^
werde mir zum Schimpfe, und zur Gchand«
A3
Veärd , veärHla t3roci» i 8uo eran seoe»

N6el tai2mo ä parte ... In vano Llerrr«


^mi I'mZr2w . . . e 8oKr«
Vna rißlia ä'un Kö, cke Kä liö v2582Ui,
(He un2vi13cbi»v2st3p:ri 2l ßr2nä glzui^
ro? » »<
OK säeßno! oli 8M2«e ! ol, 6uol ! . ^.
piü non fesisro,
7ntto nel cor vi 8ßnty
kun« äel crnäu ^verno.
' I.nn^e ä 8» e«n t. Twenta
^mor» meree, pietä.
.Ou wi rubf, <zuel core,
tznel, eliy tr»Ato liä il Mio»
srovin 62! lyio turor«
' Venäettst , e cwöeltä.
H 8conll VII,
/ 3j»l»ßße sei KH»re «neor» »ßitsto »ttorni»ts 6»
^irnpl . Rott»»i 6l X»vi sul liäo.
5 l^oro 6i (?enls vicin2 ä nsufrIlfgre.
«. , « ?«"?'. "(forte.)
>^ Hnto o ßiu86 Mmi!
^ nol vollste i lnwi .....

? kie« «umi, pieti^


: - u ciel, u ««« , il Vento
^ .. .^i «pxrimon <iZ 8p,vento . . . ^
bis ganzen Griechenlandes , erleben müsselh
daß eine trojanische Sklavin» den Thron und
das Ehebette des Idamantes besteiget. — —
Vergebens Elektra liebest du den Undankbar
^h Ha! soll die Tochter eines Königs,
dem selbst Könige stöhnen, gleichgiltig zusehen,
da diese niedrige Sklavin« ihre Gedanken so
hoch zu spannen sich erkühnet? o Zorn! o Ra-
serey! o Schmerz! — — ich kann es nicht
aushalten.
Aria>
Nun alle Furien aus der Hölle,
Vereinigt euch in meinet Seele,
Denn fern von mir , bey solcher Peln,
" Soll Liebe, Gnab, und Mitleid seyn.
Der , so dieses Herz verachtet,
Und auch die , nach der er schmachtet,
Sollen fühlen , was die Wuch
Meiner glühenden Rache tbut. (geht «b.i
Auftritt VII' ^
Das Ufer, wo das noch unruhige Meer an bis
Felsen schlagt. Einige zertrümmerte _
Schife am Gestade.
Ehotdes
derSchiffbruches
Leute, welcheschweben.
in der Gefahs

Alle.
Ihr Götter, ach Barmherzigkeit!
Gerechte Götter ! kehrt die Blicke
Auf unser trauriges Geschicke ! — -^ l
Ein Thcil des Chors.
'- Ihr Götter , ack Barmherzlglelt '.
W<r sterben sonst vor Angst und Zagen,
Eh Slnrm und Hagel unS zerschlagen. .
Eitt
. In dr»«io i cw6» »ot(e ^
Q 501030 l'empia sorte » . < b ,
T'l/tii. (Mulllima.)
kleti llutni, pieti! :
8ceu2 Vlll.
"- l» 4 N 5,0 AI I üi 4.

/5ck»</<> i/ D/o ck/ H5l^e, l'm?/o?a /<? ^«<»

8oena IX.
^> läomeneo con 3eßuiw.

Lccoc! 8ülvi al iui . ö voi , äi klarte,


L H l^ernmo »ll ire, )
/^Ile vinorls , ai srenli
iHsciaremi per poco ^
<)ui zolo respirar, e sl (^iel natlo
<Ionüä2r i! pglsaro aKanno mio.
? . (N 8ezuito «i iin«i , e t^o-
meueo 8o1o 5'inoltra 5ul li«

I'ran^
5 Ein anderer Lheil.
Ihr Götter , ach Barmherzlakelt !
^ Seht , wle wir mlt dem Tode ringen,
Die Wellen drob'n uns zu verschlingen.
;, Alle, (mit leiser Stimme.)
Ahr Götter , ach Barmherzigkeit l
< Auftritt Vlll.
Pantomime.
ZleptUnuS gehet aus dem Meere hervor / geblethet
den Winden, nach ihren Höhten zurückeznkehren,
das Meer wird nach und. nach still. Idomeneus,
da er den NeptunuS erblicket, steht ihn um Häl
ft an. Nepwnus wirft «hm einige sinstern
Blicke zu , drohet ihm , und
verschwindet.
Auftritt IX.
Idonleneus. Das Gefolg. -
Idomeneus. (,um Gefolge.)
Endlich sind wir glücklich am Porte. Nun
getreue Gefährten! ihr wäret bisher zu Wasser
und zu Lande, im Glücke, und Unglücke im->
wer an meiner Seite. , . ^. .
Lasset mich itzt auf kurze Zeit allem. Ich
will nun iu Ruhe hier unter dem vaterlandl-
schen Himmel meine erlittene Drangsale« aus-
schitten. (das Gefolg entfernet. Momeneus Hhc
sich tiefsinnig nach dem Gestade zuruckr.)
Das
M»!«M

'I'sLnrjulllo ö il ^s«r, »ur» goeve 8plt4


Di 6olce cglma, e ie cerulee 8^>onoe
Il l>ion6o Oio inäo«. oVün<;ue io miro^
'lulio 6i pacs in 8en ripo82j e ßy6e.
10 8ol, io so! 8Ü quesre 2li6e 8pi2F^s
v' attanno , e 62 6i82ßio «renmro
(Huella calm3, 0 llelruno, in me nbn
One »l ruo ließno inipttr«i.
In MK220 2 lium > e 8coÄi
VLll'ira rus 3eäo«o, ä >e Io 8«mpo
V2I n2ukrazio cnieäei , e in c>locau8ro
11 orimo 6ö ^torcali', cne qul inrorno
lmeüce 8'gßFiri , «ll'^re tue
kien äi rerror promi8i. M'empio Vota
Lccomi in 82lvo 8i, nl2 non in p2ce...
1Vt2 8on pur ^ueUe^ o Vio l le carS
MÜNZ
Vove l2 prini« tntrs^l »ui-g virale ? . ..
I.unZi 62 Ä ßl2N «mpo, tili con qu2l
^< Ol2 Vl riveärö, 8S 2ppeN2 in 8eno
D2 voi 2ccolroz un mi8ero innocsNre
Dovrö 8veN2r ! onvotoin82no, 2rrocs!
Qiurümenro cruäsl! 2K gu2l äö i^utni
Ali 8erl)2 2ncor in vit2,
O ^uZI äi Voi 2lmen nü por^e 2112?

/ ^t»^« .
,^, ,.

33 ^-^^
Aas Meer ist ruhig, es blast «in sanfter
82rnd über seinen ebenen Spiegel dahin / und
die Sonne wirft spielend ihren goldenen Glanz
auf die blaue Decke desselben. Wo ich mich
immer hinwende , ruhet , Und erfreuet sich al
tes in dem lieblichen Busen des Friedens. Ich
allein, Nur ich allein sieh hier aus trockenem
Sande , geschwächt von der Angst so dielet
«verstandenen Leiden, und fühle in meinem
Herzen die Ruhe nicht, die du o Neptun! mei
netwegen in deinem ganzen Reiche 'hergestellt!
hast, In Mitte der Wellen, und Felsen, wor--
«in Mich dein empörter Zorn geschlendert hat,
habe ich von dir Rettung erlanget, als ich in
dir Angst deinem Altare den ersten mir begeg
nenden Menschen zum Versöhnungsopfer ver
sprach» Durch dieses grausame Gelübd bin
ich NUN zwar in Sicherheit, aber nicht in Ru
he. >^- — O Himtnell da sehe ich ja dle ge
liebten Mauer« / wo ich das erstemal den Athem
meines Lebens eingesogen habe? O es ist schon
lange, daß ich euch nicht mehr gesehen Habs;
Knd mit was für einen Herzen kotntne ich itzt
in euern Schoos zurücke ! Ich muß hier das
unschuldige Blut eines armseligen Menschen Ver
güssen! o unsinniges , entsetzliches Gelübd! un
menschliches Versprechen ! Ach ihr Götter! was
. für einer aus euch erhalt mir das verhaßte Le
ben, oder was für einer kömmt mir itzt zu
Hilfe? .

6 Ari-.
V«är«»»l lntornl» ' ^
1,'omb« äolente, ^
. (He notte , e Soruo :
8ono innooentV
U'seeeunenl. s,
llel «en tr2Ütto,
I^el eorpo ««»»8«» ._
U Mo 6eUtto,

IH'»ä6iterä. >>
Hu»I 8p»vento, '
<^u»1 äolol« l ,
vi turwento . >
<^u«8to eore
^unnt« volte »orlrnl
(veäe un von«, eu« »'»v^ieia««)
OieU^ ell« veßßo? ecco, lz Hvenwn«
Virüm») »Kims! s'llpprelw.. .ok ^uzl
^losml^uel cißlio ! mi 8i ßela il 82nZue,
lremo ä'orror.. . . L vi 62 Zrara, ö "
Mmi,
I<egßinim2 vi sembra
(Isna «man« iimocenre? . « . e ^ue8«
. . mani
5.e ministre 32l2n? . ^ . M2m e3ecr2näe l '
!' > Lüibari, inßiu8N I^umi! ^re nelunäe!
> 8eena X.
z läzmLMe, läomeneo. (ln<li5p»«e.)
ZpiLFFV romire, e voi 8co8ceze rupi
, ! 1'«8timom 2I mio äuol 8i«ie , « cortesi
Arie.
5 ' Oeln Schatten wird, zu meiner Pein,
.. TM« meiner Blicke Vorwurf siyn.
Bey Tag und Zlacht tvltd er mich plagen,
Und kläglich seufzend immer ftgen :
Sieh da , der Unschuld Vlut , Tyran !
Was hat dir dieses Herz gethan ?
^ Dann wird er seinen Arm erheben,
Und Zeichen seiner Nache geben.
VLeh mir! vor Schrecken, Angst, und Peln
: Zerspringet mir das Herz in Stücke,
' So oft ich selN'N Geist erblick« :
So werd ich selbst des Todes seyn.
(Er sieht Jemanden kommen.)
Ö Himmel! was sehe ich? schon kommt
lnlr das unglückliche Opfer entgegen. — --
O Weh l es nähert sich < welch ein Schmerz
verbreitet sich auf seinem Gesichte! ^-^-das
Blut stockt mir in den Adern , ein kalter Schauer
durchzittert mein ganzes Eingeweide. . «— -^
Wie, ihr Götter! und so ein unschuldiges Mens
schenblut könnte für euch ein angenehmes, und
rechtmäßiges Opfer seyn ? und meint Hände
sollen es vergicsscn? verfluchte Hände, harte,
ungerechte Götter! verabscheuungswürdige Al
täre! - .'
Austritt X. ^.
Idamantes , Idomeneus. ( in einig«
Entfernung.)
Idamanres.
., Einsames Ufer,, und du ungebahnter Fel
sen, send Zeuge, mnncr Schmerzen, ,., ' ^
^ H Und
»M«»»- .

vi <zue§ro V08tro 2lberßo


^ un 23,1210 cor .... <3U2nro 8p,«F2ts
vd mm 5orre il rizor 8olin8Ni orrori ! . . .
Veäo frä queßl'avvanxi
vi trachte n2vi 8Ü ^uel Iiao l.
^ 3cono5ciulo <3uerrier . . . voßlio 23col.
tarlo, '
Vuö conforrarlo , e voßlio .
U In lenxia canßiar quel zuo coräogllo.
ft »pprelzu» e pari» K läomeneo.)
8«romdr2 ö Querrier, <HU2l tu ti 812, il
" timore;
'. Nccon vronto ä tuo 80ccor8o quello,
l Cne in ^ueöto clim2 ollrir re'l puo ,^

(piü il ßU2läo,
?iü mi8tru<53e il äolor) vö morni mlei
"" (4 IlKmamo.)
Il «8ro ä « clovro . tu <3»2le 2vr2i
krenüo 62 me ?

^ premio 2! mio cor 82rä


I/eKer pgzo 6'avern
8o1lev2ro; 6ife8o: 2dirroppo, ^mico,
valle mi8erie mie in8trurro io tui
^ inceneri^mi 2lle mi8erie 2lrrui.
((^ual voce, <^u2l pietä il'mio 8en

I^li3ero w? cne 6ici ? ti 8vn conts


1' (il löameute.)
ii! ' I.e tue 8venrure appien ?
Und vergönnet meiner aufwallenden Brust
einen ruhigen Unterstand.
^ Eure stillen Schrecken, und eure Härte
ist das wahre Ebenbild meines Schicksales.—
,, Ich sehe dort zwischen'den zertrümmerten
Schifen einen unbekannten Krieger. — — Ich
will ihn sprechen, ihn trösten , und seine Trau
rigkeit in Freude verwandeln.
, (Er nähert sich , und redet Ibomeneen an )
. Tapferer Krieger , wer du auch immer seyn
magst, lege deinen Kummer ab, du siehst hier
einen, der bereit ist dir zu helfen, und der in
dieser Gegend auch fähig ist dir zu helfen. -
.Idomeneus. (beysich.)
Je mehr tch ihn betrachte , desto mehr wachset
mein Schnurz. (zu Idamant.) Ich werde dir mei
ne künftigen Tage schuldig seyn, aber was für
«inen Lohn wirst du dafür von mir haben?
Idamantes.
^ Das Vergnügen dir gedienet zu haben, ist
Lohn genug für mein Herz.
Q mein Freund! mein eigenes Unglück
hat mich gelehrt mit dem Unglücke anderer Mit
leid zu haben.
.Idomeneus. cbeysich.)
Was für eine Stimme! Was für ein Mit-
Kib durchbohret mir das Herz! (zuIdamanten.)
Du wärest unglücklich, sagest du? kennest, du
schon alle deine Unglücke in ihrer ganzen Grösse?
»„^««

VÄl'amor mio, ^
I^'onäe vsrcü. Ouyl liö 8i ctuaro in «?
^ Ml,
. vö wemici il «2Fel , äella 8U2 Corrv
Ouell' läojo Lllor2ra^
INen-or, o l'amor öell'Vmverso,
! , v» imqm l)ei perZeßuinto , oppreKo,
0r veäi ru , 8« Fiu5lo ö il mio clolore,
V3H2 furi2 äeN'onäe ....
! /</omeneo.

' In ^ueM adiszi «pinro


<3iace I' Lros läomeneo «Flinro.
IVl» lu 303piri , e pianzi ?
1"ö noto läomeneo?

Vom vin 6i ^ue8to


vevlolgbil non v' 6, non v' ö clu placni
II karo 8uo austero. <

CKe tAveM?
Vive «Zli ancor? (oli vei ! torno H 8pe«

Xn 6immi ^mico , 6immi,


vov'ö? äoVe quel 6olcs gsoetto
Vir» mi renäerä?

^ /</o-
Idamanteo.
Der theuerste Gegenstand Meiner Liebe,
o Himmel! ist nicht mehr, er schwebet schon jen
seits des Flusses Cocito.
Der in Waffen so berühmte König, die
Geisel seiner Feinde, der Abgott seines Hofes,
der Schrecken , und die Liebe der ganzen Welt,
ist von den ungerechten Göttern verfolgt, un?
terdrückt, und (sage nun, ob meine Klagen
ungerecht sind) von der Wuch der grausamen
Wellen —
Idomeneus. (weinet und seufzet.)
Hartes Verhangniß!
Idamantes.
In den Abgrund des Meeres hinabgeflos
sen liegt der Held Idomeneus begraben. Aber
wie? du seufzest, und weinst? Ist dir Ido
meneus bekannt ?
Idomeneus.
Kein so elender
elel Mensch , wie er, ist auf
der ganzen Erde ; nichts ist, das sein schreck
liches Schicksal lindern kann.
Idamantes.
Was redest du ? lebet er denn noch ?
<zn sich.) Gott ! ich fange wieder an zu hoffen.
Freund! sage mir, wo ist er? wo ist er? o
ftge mir es, wo kann ich das Antlitz finden,
das mir wieder ein neues Leben giebt?

C4 Ido-
.40

I^t» 6'onäe nLsco ^


(Hue8N, ede per Im nurrz '
l'enere^a ä'«mor?

potelsi almeno '


/^ lui 8teKo ßl'atferti mioi 3pieF2re !
(Quelle ^mo8s imprese , oncte i» (Zreci^
^ queli'außusro l^omo
Riverenre 5'mcnin2, "
^5 3proni 5uro 2I mio cor,
IL nö ^mpil'ro^m,
/Ulor, cK'LZli coßlieu lauri, 0 trokei,
/^lz cn'io noi^ oorei , 6i morre ä 8cl»er"
no,
Nmu^o , e 1'e8timonio »I 8uo vglors
3eco rrovarmi 2 parce 2! ßl2nä onore!

d^odile 2r«äir ! od vi«


DeßN2, cne il (5iel coroni
Oi Flori2, e8vlen6or^ (pur o.uel 8eM'> ^
' bi2Me cs^ze.)
>lon m'ö wrro 8tr2mer, uy non 8i>cnö '
I^2vvi80 in quel , . . . )

( ?en805o il me8ro 8zu2r6o


In me e^li liK«. , e purä <^uell2 voce,
^ ^uej cißlio , ä yue! Zegro Vom mi
. r2l8embr2
O in dorre, ö 2lcrove ä me noro, eä
2mico. )
4-
Idomeneus.
Wo kommet denn die zärtliche Liebe her,
ble du für ihn in deinem Busen nährest ?
Zdamantes.
W könnte tch doch wenigstens ihm selbst die
«gen Empfindungen meines Herzens entdecken!
die berühmten Thaten, wegen welchen Grie,
chenland sich vor seinem herrlichen Namen mit
Ehrfurcht niederbeuget , sind meinem Herzen
allzeit ein anspornendes Beyspiel gewesen,
O warum konnte ich nicht dort in.de»^
trojanischen Feldern nicht dabey seyn , wo er
so viele Siegeszeichen , und rühmliche Lorber
gesammelt hat : warum konnte ich nicht ein Zeu-!
ge nnd Nachahmer seiner Tapferkeit, und Trotz
den Gefahren des Todes ein Teilnehmer seines
erworbenen Ruhmes seyn !
Idomeneus.
Edelmüthiges Feuer ! o Tugend! wür
dig , daß sie der Himmel mit Ruhm und Eh- "-
ren krönte ! ^ sich.) aber wie? diese Gesichts«,
züge sind mir nicht gänzltck fremd, ich finde so
was darinnen, ich weis selbst nicht -^ ^- ^-
Idamanteo. (für sich.) >
Nachdenkend betrachtet er mich steif mit
traurigen Gebährden Sein Gesicht, sei
ne Stimme, seine Mine lassen mich vernm-
then, als wenn ich ihn schon bey Hofe , oder
sonst wo gesehen hätte, oder wohl gar sein-
Freund gewesen wo«.
45 «V

1°« «eäio.
I'n mi conrempli , e raci.
kercliö yuol ruopailar 8llm conwrd»?

N <zu«l mi 8enro anck'io


^urbamenro nell'^lmH ? »b cli'io non
poko
Viü U pianto ritenor. <l»i»nee.) ^

LeorlrH «uel piamo? o ^uel 8i 2eerdo


" äuoli
l^tie per läomeneo t«nrö t'^lNißFe ....

^l», cll'eßli ö il p2äre ....


/^0»?e»eo« (interrompensol,
impaiien«.) >
Ollvio!
karla: <U clu ö eFli ?2<Ke?
L il ?aäre mio.
8piyt2tlAmi Del!
. Neeo compianFi '!
vel k»äre mia il 6e§nn ?
///ome»eo. (äoleme.)
/^K lißlio! ....
43
- Idomeneus.
3u fichtst vertieft in Gedanken?
Idamantes.
.. Du bttrachtest mich, und schweigest?
Idomeneus.
Warum machen mich deine Reden so verwirrt? ,
Idnmantes.
^»> Und warum fühle auch ich die nämliche
Verwirrung in meiner Brust? ach! ich kann
meine Thranen nicht mehr zurückhalten ! (weinet.)
Idomeneus.
Aber sage mir , was für einen Grund ha
ben wohl diese deine Thranen , und woher
kömmt der herbe Schmerz, der dich so sehr
für Idomeneen einnimmt. — —»
Idamantes.
Ach! er «st der Vater
Idomeneus. (hastig »rauf.)'
Gott ! rede , wessen Vater ist er ?
IdamaNtcS. (traurig.)
Cr ist mein Vater, '
Idomeneus. («usich.)
Unbarmherzige Götter l
Idamantes.
Beweinest du auch mit wir das .traurig«
Schicksal meines Vaters?
Idomeneus. (betrübt)
! mein Sohn!
-«.^..
"!

44
Hll?«ä«!...
vove son io ? . . . oli qusl trasporro ! . .
sotlri,
> <vuoie»dbncci»Io,il?2äle
» ntin turb»to.)
Senicor «äoraw, cne al luv 8en8o ,„, . .
' i cne un amplesso . . . Mmö ! vercnä
li scie^m ?
Visnerarn mi suem? . . 2I1 clove, 2K
'^ . öove?
Hon mi 5egmr, re '1 viero :
^eeUo per re skria i! non »vermi <
Veauro or nul. vLvenra il riveäermi. -
(z>2«e in lie«,,)

OK ^u2! Feliäo orror ln'inFvmbra i


8en8i! . .
I.0 veäo «ppena, il rieonosco, e ä miei
1'eneri zccenri in un balen s'invols.
^lisero! in clie I'ossesi, e come mai
<)uel 86eZno in merirgi, quelle minac-
cie? . . .
Vud 8eZuirlo, e veäer, nn 8orre 6ur2!
()ulll mi 8ovrg8li ancor oiü re2 sven-
rura.

Kitrovo , « lo peräo.
V,^ ^, lVli blasse «äessn»t»
> kremeuäo ä'orror.
^ . Idamantes. (entzückt.)
O mem Vater !
3vo bin ich ? — — ich bin entzückt. -^ Er
laube o mein theuerster Erzeuger, daß ich dei
nen väterlichen Busen umarme
(will ihn umarmen, aber Idomeneus,
verweigert eS ihm , und tritt vell
Verwirrung zurücke.)
Weh mir! was ist das? du zbrnst, du
fliehest mich? wohin? ach! wohin?
Idomeneus.
Folge mir nicht nach , ich verbiethe dlr es :
Es wäre besser für dich gewesen, wenn du mich
da nicht gesehen hattest. Zittere, wenn du mir
nochmal unter die Augen kommst. (gehe eilends ab.)
Idamantes.
Mein Blut wird zu Eis, alle melne Sin
nen sind verwirrt, ich sehe, ich erkenne ihn
kaum , und währender Anhörung der zärtlich
sten Ausdrücke meiner Liebe, entfliehet er, wie
im Blitz , meinen Augen. Ich armseliger, wo
durch habe ich ihn beleidiget? wie habt ich sei
nen Zorn , und seine Drohungen verdient? ich
will ihm nacheilen, und sehen, obmirdasVer-
5angniß noch ein grösseres Unheil zubereitet hat.
Arie.
Ich stnb iyn, und verlier lbn wieder
Den Dater , ihn , mein höchste« Glück;
Sein grimmig Auge schlagt mich nieder,
Er sticht, und stößt den Sohn zurück.
Ich
'<
«WM^

4<^
. Uor!« ereäel
vi ßioj» , « ä'«more i
0r, b»rb»n vei l . ' "
1N'ue«6s il Holor»
. (kkrte »6<lolstÄt0i)

«»««>,, , > ,!, > >>

ltt7LKÜlL22().
ll l^l»« e tntto t«nqnMo . 8b«re^uo le l^mppo
(lei«i «rtivllte eon läowsneo, I tiueeriert
e«nt,no U geßnente (^oro in ouoro ül Vlottuno^
L<e vonu« (^retegi »eeortono »ä »ob»ecl«rs l
Koro felirenwutv »rriv»ü , e »lo^llwo i» vioen^
6evolo ßioj» eon un V2U0 ßener«»lo^
cbe tennln» eol Ooro.
- ,

(^oro äö (lUerrieri sdarcau.

l^ettuuo »'unorl,
Huel llo»v nzuolll,^
^nel Umne 8'«üo^
8ovrano 6el IU»r.

V» Illn^e « »i»
: vi (3iave l'i«. '-
N in nn b»ienV .?
Vä-M'L^de in ieno, >
l-. V»^»18elie /lo«t<^
Ich dach« hier vor Lust und Freud,
Umarmt von ihm, zu sterben,
' Nun fühl ich , daß mich Gram und leib,
Getrennt von ihm , verderben.
(geht voll Schmerz ab.)
Ende des ersten Aufzuges.

Zwischenspiel.
Das Meer ist vollkommen ruhig. Die Kre»
tensischen Kriegsleute , die mit Ibomeneus an,
langten , sieigen ans Land , und singen folgen«
den Chor zu Ehren des Neptunus. Die Wei
ber aus Kreta eilen herben ihre angekommenen
Angehörigen zu umarmen , und geben ihre aus«
serordentliche Freude durch einen grossen Rei«
hentanz zu erkennen , welcher sich mit
diesem Chor endiget.
Ein kriegerischer Marsch
wahrendem Aussteigen.
Chor der angelangten Krieger.
Alle.
Nun ehret all' zusammen
DeS Gotts Neptunus Namen;
' Bethet an , erweiset Ehr :
Seine Macht beherrscht da« Meer.
Ein Theil des Chors.
Er kennt schon von fern aus der donnernden Stimm
DeS wüthenden Jupiter« Grimm;
Er schlüpfet schnell , gleich einem Blitze,
Nach seinem königlichen Sitze Hin,
^ 48 «
, 1°<)8to proveäe,
li i ssenero«
ve»trier 3«zu»wmo3l '
1i«tto «eeoppi»r,
> . . - V»U'ov6e luor«
8uon»n »onorv >

-^ Robuzti, « baläl "'


Vaccine lntorno,
. Qi» rieöe il eiornd, >
Cne i! ßr»n 'l'riäeutS
!1 I^Iar furente
8epve äoln»r.

Uettuno s'onuri,
(Huel I^owe ti5uoül»

8ovr»no äel M»r.

§ü eonc« ä'oro ^
Ilezio 6ecoro
8pir2 l^ettuu«l».
Lene«» ?ortun» V
> / /^neor b»mbino
. <^ol 5uo velüno,
. ' ^on^nütrite. .
Or noi äi vitS
lö trionl»r.
^ereiäe amadili,' ^ „
^Iwle «lloradilij >
(lie «II» ßr«n De« ,

. (urtessßio tal». ^
. Den tin^ra2i»se ^ «
1?er noi «zuei Iln»l,
(^be i nostri lumz z
,-l- .

»> ^-^—°" 4^<


Hinunter ln das egelfthe M«r,
Und stellet gute Anstalt her.
Er sendet so gleich » wie geflogen
Dle schnpplchten Pferde aus stürmischen Wogen,
Ihm tretten Trlttonen als Herolden vot>
Und blasen lhr Hoen aus den Fluten rmpor,
Dann nilnmt er als Herrscherden Dreyjack zurHand
Md bringet die Ruh seines Reiches zu Stand.
Alle.
Nun ehret aU' zusammen
Des Gotts Neptunus Namen,
- . Bethet on> erweiset Chr: .
Seine Macht beherrscht das Meer»
Ein Theil des Chors.
Aus einer Muschel reich von Gold
Erscheinet majestätisch hold
Der Wassergott Neptun;
Und unten, in der Muschel Mltth
Scherzt als ein. Kind Portun -
Mit der Delphin und Amphltrlte.
Nun lst Gefahr und Noch vorder), - "
Wir sind vom Untergänge ftey.
Ihr holden Nymphen Nereiden, jl
Die nebst der schönen Galathe blschiedeNj
Im Dienst de« grossen Königin«
Als Schutz und Zierde mltzuzlehn, -
Dankt an unser statt den Göttern,
Uusern theuern Lebensrettern.
. . D Me.
Netttmo 5'onori»
^nel Home riguom,
(^uel l^nmo 5' 260«
8uv«no 6el I^l2s.
Or «uonin le l'rowbe,
Lolenne Lcatomd«
. ' ' Hn6i»» prev««r.

8 c e n 2 I.

läomeneo, /^rbace.

3iam 8o!i. oäimi ^rbacs, e U ßranck


. arczno
In 5en «ccliiu6i ; «Kai
ker lonZo us» m'ö not»
l'ua kectelrä.
vi feäelra il Vg582Uo
^erro no Kä : virtü non ö il äover.
Lcco la vu«, il «gnZue ....
>.> «

/
Alle.
Nun ehret all' zusammen
Des Gotts Neptunus Namen,
Vethet an , erweiset Ehr :
Seine Macht beherrscht daS Meer.
Vnde de« ersten Aufzuge« , und de« Zwischenspiel«.

Zweyter Aufzug.

Auftritt!.
Die königlichen 3immer.
Idomeneus, Arbazes.
Idomeneus.
^ir sind allein. Höre mich Arbaz ! aber
^ verschliesse das grosse Geheimniß tief in
dein Herz. Aus langer Erfahrung ist mir schon
deine Treue bekannt.
Arbazes.
Die Treue eines Unterthans darf sich kei
nes Verdienstes rühmen, die Schuldigkeit ist
keine Tugend. Mein Blut und Leben steht dir
zu Diensten.

- D2 Ido-
Or mi K 6'uopo. 28colc2:
l'u 5« quanco ä l'roianl
k'ü il branäo mio laral ,
/^ aueU' lära superba
^u2nri cspi rroncd, 2llor clie «erwnH
vi 52mo in 8Ü le cime
vi noi mosso ä pietääzQiovsopprelÄ
X noi volo, cor2ßF'0 intu8e, eä io
vi mi2 M2N Otriöneo, poi ^8i0j
^1c2ioo, Lnom20, e6 lirim2nre,
N ?e5ro uccisi, in veno L«or Mgai,
veitodo Lnäai.
V'
.'^ luno »'6 noro.

(3onKo 6i t2nre imprese


^l v2rco 2! 6n mitlese il iier Uettuno . .
^/ ^ ^ <? c e.
L 8ö, cne ä 6anni ruoi
^«l Low uniro , e ä (3iovs
Il 8uo lieZno 8eonvol8e ....

8i, cne m'e8tor8e in vo:o


^M2N2 VMM2.

l. vicni? .

! velnllmo,
^ One8ull25oi2^i2in<:2uroäme8^2pr)rel3i.
53
Idomeneus.
Nur einzig deinen Räch habe ich itzt nö-
thig, höre mich!
Du weist , mit welchem Gewichte mein
Schwert auf Troja fiel , und wie viele Köpfe
mir diese stolze Hydra entgegen gcseyet hat.
Dort, als Neptun auf den hochen Felsen
von Samos zusah , wie uns Jupiter unterdrück
te, und vom Mitleide gerührt entgegen fioh
«ins Muth einzufiössen , schlug ich den Otrio-
nius, den Asius, Alkatous, Enomaus, und
den Erimantes , und den Fesius todt, ich ver
wundete die Brust des Hektors , und foderte
den Deifobus zum Zweykampfe,
Arb<:zes.
Dieses alles ist nur bekannt.
Idomeneus.
Da ich nach so vielen Glückessireichen stolz
ward , widersetzte sich mir am Ende der grau
same Neptunus bey meiner Zurückfahrt.
Arbazes.
Und ich weis auch , daß er sich zu dei
nen Schaden mit dem Eolus und Jupiter ver
schwur , und sein ganzes Reich wider dich em
pörte. Idomeneus.
Und zwar so , daß er mir ein Menschen-
blut zum Opfer abgedrungen hat.
Arbazes.
Wessen Blut? —
Idomeneus«
Desjenigen , der mir zuerst an dem Ufer
begegnen würde. Dz Arba-
^M«MMW«

" Ob voto strano!

V pure '.^
I<'2«ol8e, e m e82u6l Nettuno, eai«,
^ecomoierlo äovrü ?

I^lsle 5'u5urp2 ,. .
Vn liö, Zuääiro ä I^umi, il lor äintto
v'ezißer, äi vunir, 8e 2! t^ro e3empio
<5iuno non ö, feäele 2 8ue vromeke.^

^v ^ Inrenäo ^rdace, inrenäo: il (!iel 62 mo


Z Vuol 5eäelrä , vuole l'esempio i! Nonäo;
1^2 m I2 piaZ2 mi» viu in23vri8ci. ^.
> »
^eäic» M2N I2 pi«^2
?remenä<>82lä2: IllÜielßrMiltuovoro,
Virrü 62! ()ielo 2«en6i.

Il voto ö ingiu8to.

?eräon2: ä noi non lies


(^nie6er raßione 21 Numi.
-! Dun l^on2li2 l2 vit2 non rilletti
()u2nlo 2ppre22in li vei? «rro l2 W2
Vn xre220 me8tilN2bUe co3lo.
Arbazes.
Ausserordentliches Gelübd! .,?
Idomeneus.
Und doch
Neptunus hat es angenommen, und mich
erhört. Sollte ich wohl schuldig seyn dieses
Gelübd zu erfüllen?
Arbazes.
Ein König ist den Göttern unterworfen,
also muß er die Rechte der Götter schützen ; Er
besitzt unverdienter Weise das Recht seinen Un,
terthanen Foderunqen , und Strafen aufzulegen,
wenn er nicht selbst nach ihrem Beyspiele ge
recht, und seinen Versprechen getreu ist.
IdHmeneus.
. Ich verstehe es Arbaz , ich versiehe es wohl,
der Himmel fodert meine Treu, und die Welt
mein Beyspiel. Aber du «issest mir -meine
Wunde noch weiter auf.
Arbazes.
Der Arzt kanu die Wunde nicht heilen,
ohne sie anzurühren. Der Himmel hat dein
Gelübd aufgenommen, er wird dir auch Kräfte
geben es zu erfüllen.
IdomenellS. (aufgebracht.)
Das Gelübd ist aber ungerecht.
Arbazes.
Verzeih , uns ist nicht erlaubt von dm
Göttern Rechenschaft zu fodern. Ueberlegest
du nicht, wie hoch die Götter das Leben eines
Monarchen schätzen? dein Leben muß dir ge
wiß einen unschätzbare» Preis kosten.
55
kcco I'2rc»no.
Or ^immi : (^Ki primo w inl:onrr2sn?
/</of»e«eo. Inorrläisci:
II min k'iFlio , . . «

lägmyyre! ^ « io venzo meno. . . .


(renienäosi Arnims.)
'll viäe? . . il conoscesri? (RHccoltozt.)

^i viäo, e K oMrmi OFni »ollievo

(lreäenäomi «tränier , s il morio Pssäre


kianzenäo. «1 lunZo rgFion^r 1'un 1'Llira
M Oonobbe 2! iin , 2ni coli08een2ä. . . .
^^<?ce. ^ lui!
,7 II 8uo 6esrin Zvelgzri?
I^l>, cne 62 orror con5u3o iommvolsl»
Dispergro il Ig8cil»i.
-, ^^//c^. povero Pg6re !
?. - I6gmante infelicol

Oammi ^rbacs il con8i>lia,


5«lv2mi per pierä, salvgmi il ^isslio.

I'rovizi in »Irro C!lim2 zlrro soFFiorno,

Dura neeelzitä! ... mg 6ove mal,


Vove 26 occliio immorral porrä cekrsi?
ä^.

Idomctteus. cseus«nd.)
Darunter steckt eben das Geheimniß.
Arbazeo.
Gage mir nun, wer dir am ersten begegnete?
Idomeneus.
Erschrick! "^ Es war mein Sohn. —
< A r b a Z e S. (jurückbebend.)
Idamantcs? "ich vergehe! "
Hat er dich gesehn? hast du ihn gesehen?
Ivomeneuo.
Er hat mich gesehn , er hielt mich für einen Frem- '
den, und wollte mirzy Hilfe kommen. Er bewein
te seinen Vater als todt, und erst nach einer lan
gen Unterredung erkannten wir einander , Gott 5
was war das für eine Erkantniß ! —
ArhaZes.
Hast du ihm sein Schicksal schon entdecket?
Idomeneus.
Nein ! vom Schrecken betäubt fioh iAvon ihm,
und ließ ihn der Verzweiflung über.
Arb.tzes.
Armer Vater! Elende? Sohn!
Idomcncus.
Ach Arbaz ! habe Milleiden , gieb mir
Rath , rette mir meinen Sohn.
Ar da) es. (nach kurzem Nachdenken)
Sende ihn in ein anders Land.
Idomeneus.
Betrübte Nothwendigktit ! - abee
wo? wo kann ich ihn vor den Augen der Gott«»
Heft verbergen?
Arbas ^.
purcbö 2! popol 8i cell,
ker 2lir2 via innnro
^'e«un8i pl2ckerä, <zu2lcKe2lrroXume
Vi lui cura n'avrä.
Ven äici, ö vero. . . (Ve«l« venire !li^>
IN2 s'spresza, 2nime! . . . (K«u un yon»
pen505v e poi «ieclde.)
In ^lßo ei V262, e 5ul parerno 50Flio
I^imerra De«ra . . . or V2lino ä Lei, e
airi^lio,
?z, clie 8l2n pronri. ilrurto
Lolleciro 6i8pom.
.''.
(!u8roäi8ci l'arcano. ä re mi K6o.
^ re äovranno, 6 c2ro, ö liäo/Vrdace,
1.2 vit2 il liglio, e il (3emror la 02«.

8e it tun 6uol, 8e il mio 6!«»


8e'n volaszero 6el p»ri,
^ nbbiäirti l^ual «on ic» ,
8»ri» U äuol pronto 2 lu^Fls.

dlii l'lmbizce or veä», e ilnp«l:


8tl2 lont»n, ü non 5» lsssM
80 non trov» ebe m»rtir.

8een a II.
.. läomeneo, IU2.

8e M2l pompo8l) appgrse , ,.,


8u l'^cdivo Orixxonre il vio 6i Velo»
!!..,.

i Arbazes.
, Wenn er nur dem Volke verborgen bleibt;
so wird sich unterdessen schon ein Mittel finden,
den Neptun zu besänftigen , vieleicht wird ihn
«in andrer Gott in seinen Schutz nehmen.
Idomeneus.
. Wahrhaftig , du hast recht — — (sieht Iii«
lommen.) Ilia kömmt, wie ungelegen kömmt
sie mir itzt ! (denkt nach.) Nach Argos
will ich ihn schicken , er soll die Prinzessin« Elek-
l tra wicderGehin zu
dieihr,,
Rechte
undihres
auchThrones
zu ihm,einsetzen.
berei

te sie vor , und bring alles sorgfaltig in Nich


tigkeit. Aber fty verschwiegen, ich vertrau
mich ganz deiner Treue , ich werde dir meine
Ruhe, und mein Sohn wird dir seinl Leben
zu danken haben.
Arbazes.
Arie.
Auf schnellen Fllegeln will lch lfilehen,
Und deines Willens Zweck vollziehen.
Ach fiög' dein Schmerz so schnell dahl« z
So schnell ich ich dir gehorsam bln-8
O Herrschsucht! maß'ge die Begierde
Nach des erhabnen Thrones Würde!
Doch wenn die Krone dich entzückt :
So leide auch/ wenn sie dich drückt.
(geht ab.)
Austritt II.
Idomeneus, Ilia.
Ilia.
Wenn jemals die Sonne am griechische»
Horizonte prachtig erschienen ist ; so ist es , 5 ,
>
Nccolo in yuesw ßiorno, u 3ire , in cui
^'au^usra w2 presenxa i ruoi äilerri
5üääm rorn2 in vir», eä lor puplllo, '
Ode ü oi2N8ero e8tin5y, ou r2i8eren«,

Prencipe5s2 ßenril, il del 8ereno


/wcne 2lle nie pupille om2i rirornl.
I! lunzo äuol 6ile^u2.

)o p'i2N8i , e vero ,
k in V2no!'2«lue,
<) »l2uc2 Ve2 baZn2i :
Ncub2 (3enitrice , 2K m 1o 821 !
ki2N8i in veäer l'anrico
?riamo (icniror 6ett'2lmi 8orw
^oraveincarco, 2l8uop2riir, 2Nri8w
Hvvi80 6i8u2morce, e pi2N8i poi
Hl ve6ere nel l'empio il ferro , il fuoco,
1^2 parri? 6i3rrurr2 , e me r2vir2
/? In que8t2 2cel 1)2 erä ,
"f Isrö I^emici , e rempele , ?liFionier2
8orro vn kolo 8rranier. . . .

HKai 8ossri8ri . . .
Uft o^ni rri3r2memori2 <zr3i802N<3i8<:2.

?oicnö il ruo 2madil ?jßlio


, I^iberrä mi 6onö, 6i Fr22ie, e onori
M ricolmo , rurr2 6ö ruoi l2 Flo^2
,!'. In me r2ccolr2 io8enro. eccomi, 2cceM
T,'om233io, eä in iributo
'. ,

bl
König! gewiß am heutigen Tage geschehen, wo
du deinen geliebten Unterthanen, die dich be
reits als todt beweinten , durch deine glückliche
Jurückkunft ein neues Leben, und neue Zus
friedenheit bringest.
Hdomeneus.
Gütigsie Prinzessin« ! eben diese Zufrie
denheit soll auch dir dein ausgestandenes Leide«
vergüte», und deine vergossene Zähren abtrocknen.
Ilia.
Ich habe geweint , es ist wahr, und ver
gebens o Minerva ! habe ich deinen Altar mit
meinen Thronen benetzet. O Hekuba , meine
Mutter, du weist es! Ich habe geweint, wie
ich meinen alten Vater Priamus in der schwer
ren Kriegesrüstung gesehen habe, wie er sich,
von uns beurlaubet hat, wie man uns die trau
rige Botsthaft seines Todes hinterbrachte; Ich
habe geweint, wie Tempel, und Vaterland von
Feuer und Waffen zerstöhrt waren, und ich in
diesem zarten Alter mich geraubt im stürmenden
Meere, unter den Händen meiner Feinde, und
endlich als eine Gefangene unter .einer fremden
Himmelsgegend erblicken mußte. — — ' —
Idomeneus.
Du hast sehr viel gelitten — — —
Vergiß aber ist alles traurige Andenken.
Ilia.
Seitdem dein liebenswürdiger Sohn me
die Freyheit geschenkt , und mit Ehrenbezeigun
gen, und Wvhlthaten mich überhäufet hat, em
pfind«
Il lnio,'non p!ü mfelsce, <
I^» 2vvenwl2w cor -
>Xl l>Iio, 2! (-eniror Fraw, o 6ivon>.
Liquor, 3e umile ö il <ion, 8lncero e il
" vom.

^ Iä2M2Nte mio l'i^lio,


^llor, ctieliberrän 6iö, non t"ü
c^Ke inrerprere 5elice
Del pnerno voler. 3'ei mi prevenne.
Ouanco ei 5ece ärudvro, rurroiocon»
lermo.
vi me , «äö miei resöri
Ilia , äisponi , e mia cüra 82ri ^
Darren« cniare prove
Vell' ümiciÄa mia.

' 5on cerra , e un äubio in nie colpz 82ri2,


?ropi2ie 8relle ! qu2l beni^no inilulso
I<2 8orre mi2 c2n^io? clove remei
3rr22io, emotreinconrr2r, Iier2rin28co^
Oolßo 6ove cre6ei 2vver80 il nitro
Dells am2le mie pene il äolcs lrurro.
3e il ?«6re per6el,
l<» ?»tria, il ripo«o,
7u ?a«lrs mi «ei, (HIäom««o.>
^oFssiornn a«oro«o
L ölet» per me.
Or piu non «wmento
l^e aNZ08eie, ßl'»ss»nnl.
Vi LiH«, e content«»»
pfinbe ich, daß alle die Freuden der Demigen
sich in meinem Herzen versammelt haben. Nimm
olft die Huldigung von mir an, und mein, dem
Vater, und dem Sohne, verpflichtetes Herz,
das nun nicht mehr unglücklich ist , soll der schul
dige Tribut seyn; Herr! sieh nicht auf die ge
ringe Gabe, denke, daß sie aus einer aufrich
tigen Seele kömmt. Idomeneus.
Als dir mein Sohn die Freyheit ertheil-
te, war er nur der glückliche Vollbringet des
väterlichen Willens. Ich bestattige alles das
jenige, worinnen er mir dich zu vergnügen vor
gekommen ist. Bediene dich meiner , und al
ler meiner Schätze nach Belieben o Prinzessin« ;
Ich werde mich sorgfältigst bemühen, dir über
zeugende Proben meiner Freundschaft zu geben.
Ilia.
Ich bin dessen versichert, mein Zweifeln
Ware sträflich. Gütige Sterne ! durch was für
einen glücklichen Einfluß habt ihr mein Schick
sal verbessert! da, wo ich Marter, und Tod
befürchtete, finde ich ein neues, und vergnüg
tes Leben; wo'ch zu verschmachten geglaubt ha
be, ärndte ich die süssen Früchte meiner bit
tern Leiden ein. Arie.
Vater, Vaterland, und Ruh
Ist zwar von mir geschieden,
Aber, wie mein Vaterland,
Glebt mir Kreta Unterstand,
s Und mein Vater , Herr ! bist du :
Drum bin ich ganz zufrieden.
Ich denk nicht mehr, was ich gelitten,
Der Himmel will mir eS Vergüten :
^
l
l,

Il Oielo »l äiö, _ (?«tt^>


Lcena III.
läomeneo 8vlo,
Qual mi comurba i 8en5i
Lqwvo« tuvella? . . nö 8uoi casi
(Vusl moscrs ä imrrartomremxesuvKFl.
.^. ,, . . ^M
l ^rn"la?rencip«l32? . . eyuei, cl,«-
' " . pnme
l'enen 8«ntlmen:i per il ?rence,
Lzredber force . . . aKims . . ^
^. 5enrimennä'2mor, ßioja äi zpeme? . . .
)> i^on minFInno . reciproco e I »more.
"/ l'roppo, I^gmanre, 2 8cior quelle liwrls
, / Lolleciw w 5o8N . . . ecco il äeluwi
(ütie in te punisce il Oiel . . . 3!^ «»
F! ä^ermao
ll k'wlid, il paäre, eä llia. ^
^ 5rö victime 8ar2n 8tl l'^r2 i8re582
Da esual äolor gsslirre >
Qua <KI lerto, e äue 62! äuo! traörtk

kuor 6el lVl»r Kä un Nard in «euo,


6ne 6e1 primo ö piü lunezto,
^ N llettuno aNec,r2 in qne8t»
Illai non celz» m»Nal:cl»r.
': lien» l^nme ! äimmi almeno i ^
!_ 8e 2I N2ntraßio ö 5i vieino
! ' 11 wio cor, qn»l ric» 6«tm«»
z! 0r Lli viet» il u2UkraF2r ?
^ . krec- ,
Neranüaen . Won,» , Freud und Lust .,
W V reichlich den Verlust. (M^)
Auftritt M.
^ld^meneus allein.
M zweydeutiges Reden verwirret meme
Emmn — — In ihrer so betrübten Lage zw
tB die ftiqische Prinzessin« auf einmal nne ft
unvermuchete Freude? -W«? wenn d«
zärtlichm Ausdrücke, mit welchen sie von mei
nem Sohne spricht ihren Ursprung von der Lie
be hätten? und, o weh! wenn chre Freude
von der Hoffnung herkäme? «3<v "re
nicht, es ist gegenseitige Liebt, ^.O Idanmn-
tes ' m sehr hast du geeilt chr d« Ketten ab-
«nehmet wie die Göttttdein
Vergehen bestraffen. Ja, ja, der Va
ter, der Sohn , und Ilia werden ew dreyfa-
ches Opfer auf dem nämlichen Altare des Got-
trs Neptünus werden, von gleichem Elende ge
drückt, wirb eines durch den Dolch, d« zwen
andern vor Schmerz sterben.
. . Arla.
<^ch bin dem Meer entronnen,
Dock Hab ich nichts gewonnen!
Ein ärgers Meer ist «tzt w mlr,
Und wüthet in dem Busen hler;.
Und dieses Meer will g°r nicht ruyn,
Auch da noch drohet der NFu«
Du h?«er Gott! willst mein Verderben; '
^"as Mst du mich zurück vom Sterbens
Ist denn selbst des TodeS Hein,
Deinem Grimm« "sch i« Nein.
's
Llerrra vien - s'azcolri.
800 na IV.
läomeneo, Nerrr«^

8ire , 6a ^rdace inresi


<)u2nw I2 tua Olemen22
Z'inreretsa per me . ßiä all'inrlnito -
(3iu«8er !e Zrgxie rue, l'obbli^o mioi -
Vr, lua mercö, ver6eFzi2 m me li
Hpeme
vi veäere den t03to
Vepre580 äe liibelli il soll« orZozlio. -
L come ä nnro 2more
(^orri8von6er porrü ?

vi M2 6ife82 V
W I'impe^no I6gmgnre, ä lui m'en va6<5
k'arü, clie 2<lempi2 or'or l'inrenro mich
Il 8uo äover, e appgZIii il wo 6i8io.<)
(parte.)
8oena V.

(!lii mai ^el mio provö piacer viü äol>


ce
varro, e l'unico OZFero,
<5Ke smo, er acloro, ok vei!
l.
Aleco 8e'n vien? 2K rroppo
Iroooo 2n^uzro ö il mio cor ä t2N« Fw^'a!
I.NNF«
Hü! da kömmt Elewa, ganz tilends und-
ftöhlich. ^ . ,^
Auftritts.
Idomentus, Elektra.

! Herr! ich habe von Arbaz vernommen,


wie weit sich deine Großmuth gegen mich er
strecket: wahrhaftig deine Gnaden, und meint
Verbindlichkeit dagegen, haben beyde schon den
höchsten Grad erreichet. Dir habe ich die grü
nende Hofnung meines Herzens , mit welcher
ich bereits der nahen Bezähmung der stolzen Re
bellen entgegen sehe, zu verdanken. Wie wer
de ich dir so viele Liebe erwiedern können? ,
Idomeneus.
Idamantts hat den Auftrag dich zu be
schützen. So gleich will ich zu ihm gehen, und
wachen, daß er unverzüglich, seiner Schuldig
keit gemäß, meinen ÜLillen, und dein Ver
klangen befriedige. (geht ob.)

, Auftritt V.
Plektra allein.
Wer hat jemals ein süsser« Vergnügen
empfunden, als ich itzt empfinde? Ich wie,
und det einzige Gegenstand, den ich luve, und
a'.betht, begleitet mich. O Gott! memHcrj
'ist zu eng eine so grosse Freude zu fasscu.

l
,^
>I.«ntzb äalla lUvale
?2ro den io con vexxi, e conlu3MFtis>
cke ^uel luoco , ctie pria
5peFners non ^>l,rei, ^
X auei Wim s escmßug, e avvampi 21 nue,.
I6ol mio! ze ntroso

?i3 m'allett« 2U3tero 4mor.


Le»ecier2 vieino »räoro
val tu» «en 1'»räor lontlwo :

8'ö viein l'«m«mte cor.

A <.?««« inLet«.)
(3i «ente zenmre pii» vicill» l« Kssarci» K mi5ur2 , cl«
«i mut» I« 8«n».)
8eena Vl.

Llerr«, l'ruppa 6'^rßivi, 6i (5rere8i,

Lccö, Io 8ruolc> ^rzivo lmp22ients


Hlls navi m'arrenäe.
8:'6onie 8pon6« ! d voi
?er me 6i pianro , e äuol, ä'/^mor ne-

t>
Wenn ich mich nur einmal von meinir Neben->
buhlerinn entfernt sehe; so will ich durch mei
ne reiyende Schmäucheleyen und Liebkosungen,,
das Feuer, welches ihre Augen angezunden,
und lch bisher nicht dampfen konnte , ganzllch
auslöschen, und durch meine Blicke von neuem
aufiammen. Arie.
Da meine Nebenbuhlerin«
Mir dich, mein Abgott! will entzledn:
Vermehrt der Gott der süssen Triebe,
Selbst, durch die Eifersucht, dlewbe.
Mein Trost muß seyn : sie bleibet hier,
Und du , mein Prinz', du gehst mit mir.
Was je Cupido soll verbinden,
Das muß er ja beysammen finden.
(Man höret von weitem einen Mar««.)
Ich höre schon in der Ferne die wohl
klingende Musik, die mich zur Einschifung ru
fet. Ich muß eilen. (geht ab.)
' ^ (Nach dem Masse, wie die Scen^v«.
ändert werden, hört man den Mansch
immer näher.)
Auftritt VI.
Der Meerport von Vidon , mit den
Schifen am Ufer.
Elcktra mit ihrem Gefolg aus Argos. Das
Gefolg der Kretenser, und dleSchlsieute.
Elektra.
Mein versammeltes Gefolge erwartet nuch
schon mit Ungeduld am Ufer. O <vchon du
warst bisher ein unangenehmer Aufenthalt für
mich, Thranen, Schmerzen, und unsreundlt-
^3
cwä^riceno» or, cl,e ^8»a pM eis'
wen«
^ Vvi mi wsslie , io vi peröono, 5
in paces
^1 Nero vntir mio
^l 6n v» wcio, e 6ö l'esrrsmo 26610;

T'ttttt.
^,eiöo ö U ^lnr, »n6l»mo;
l'utto ci rgszicurn,
kelire «vrem ventur»,
8u zu, p»rti»mo or'or.

^. §o,v» 2elKri
^)^ 8oli «pirate,
^ V / vel lre66o Lore»
/^/ I^'ir» e«1m2te,
p'sura piaeevole
llorte«! «i»te ,

i 8e 6» voi 8p«rZe8l
fer tutto stmor.

N«el6o e il IUar, »näiswaz


Ditto oi «ssieur».
keliee »vreln ventur» ,
8u 8Ü, partiamo or'or«

§per»N2» »madile! : .
lle^ cor am«nte
,> l'u zei quel lomit«, '
On^e co5t»yto
Hmor ravviv25i, 7
. Hö puo lue plante
^Itrovo vo^er«
I^un^i «3l»l cor. T^tti.
che Liebe waren immer meine Gefährten, aber
da mich itzt ein gütigeres Geschicke von dannen*
ruft; verzeihe ich dir alles, ich reise vergnügt,
und sage dir im Frieden das letzte Lebe wohl.
Chor.
Alle.
Das Meer ist still , wir wollen gehen,
Das Glück wird uns zur Seite stehen.
Auf! alles ist in Sicherheit,
Auf! auf! verlieret lein« Zelt.
Llektra.
Ihr Zephir ! wehet sanft und still,
Begleitet mich zum frohen Ziel.
Du kalter Boreas hingegen
Magst dich indeß zur Ruhe legen.
Die holde Liebe will allein
Von milder Luft umftattert seyn.
Alle.
DaS Meer ist still, wir wollen geben,
DaS Glück wird uns zur Seite stehen.
Auf» alles ist in Sicherheit,
Auf! auf! verlieret keine Zelt. ,.
telektra.
Dle Hoffnung , dl« dem Zunder gleicht,
Giebt, wenn sie sich in Bufen schleiche,
Auch nach fast ganz erloschmr Liebe
Dem Herzen wieder neue Trieb,,
Daraus erwächst in kurzer Zelt
Die Treue und Beständigkeit;
' Und diese kann dann nicht mehr welchen
Dle Hoffnung muß seln Ziel errelchen.
E 4 Alle.
keliee. »vre» venmr«. -' ' <
8ü «ll» p»rti3wo or'or,

llore ssr»tis«iwa
N !» 5pe«n« .
CKe lrutto port«el
Con l» ec»5taN?»
v'^mor proMlo.
8i, Hole« 8t2N2»
Uei cor äeA'Uowlnl
Huwervi o^nor.

N </
riseläa ö ii »l»r, »nGuno>
^utto ei «lsicur«.
leliee »vreu^ venrnr»,
,._? §ü 5Ü, p»rti»Nl> or'or.
j! 3oena VII.
läomeneo, läamanre, Ulerrrs. 5oFui«

V«ttene, ?rence.

l'roppo t'arresti.
?»rri , e non äubbis l'ama
vi mUle llloicke imprese il MO ntamo
prevenZ2. vi r?Zngr? .
LeZ'arteZppienäer vuoi , oraincömlnci»
Alle.
^ Das Meer ist M, wir wollen flehe»,
.. D«s Glück wird unS zur Gelte stehen.
Auf! all«» ist in Sichertet,
Auf! auf! verlieret keine Zelt.
Elektro
Dl« Hoffnung ist das beßte Kraut,
VZenn sich mit ihr die Treue traut;
Erzeugen sie zu letzt mitsammen
Hie sichre Frucht der LtebeSflammen.
O Hoffnung! du sollst immerhin
In aller Menschen Herzen blüh'n.
Alle.
Das Meer ist still, wir wollen geben,
Das Glück wird uns zur Seite stehen.
Auf! alles ist in Sicherheit,
Auf! auf! verlieret leine Zelt.

Auftritt VII.
Idomeneus, Idamantes, Elektra, das
Gefolg des Königs. ^
Idomeneus.
Zieh hin , Prinz !
Idamantes.
O Himmel!
Idomeneus. .
Du zögerst zu lange.
Reise, und ehe du zurücke kömmst, soll .
Mir ein unfehlbarer Auf tausend heidenmäßige
Unternehmungen von dir verkündigen.' Wenn .
du die schwere Kunst zu regieren degreiffen willst; '
so fang damit an> daß du die Unterdrückt^
unter-
,-/ /
pn» si p»rt»r, ob vlo!
5ollri , euo un d»ei<, lmprl»»
§u l» ?»tern» m»n.

§ossn, env un ßr»to «66io


8u! 1»dro U cor e5prim» z
^ä6io 6eeno Lovr»n!

V,lme» ««« lelieo. (K vlettn.)


kißlio! tu» «orte ö qn«»t»<
<»z) 8eeon6» i voti ü Qel!

<^u»nto «pe«r mi lies!

V»6o, se U wi« cor qul «st») (ä» 5«.)


ftz.) ^66lo!
/</ome»^o, M?i»/?)75e. («8n'unos,8e.)
<»».) Ve«tin en«lel !

0 Ili»!
/</ome»eo. (^, so.)
0 lißliol

(l ?»6re/ ob Parten«»!

0 Vei! cbo 5»»?


unterstiizen lernest; auf diese Weise kanst du dich
deines Vaters und deiner selbst immer wür
diger machen.
^ Arie von Dreyen.
Idamantes.
O Kimm«! ! welch ein Leiden
B-Wstt mir dein harttr Schluß!
Nimm denn , vor meinem Scheiden,
O Vater! diesen Kuß.
Elektra.
Herr! geziemend dir die Pflichten
Meines Abs'vteds zu entrichten;
Sa« ich r?insten Danfes voll:
'- Würdig« Könl«! lebe wohl!
^ldomeneus. (züEleltraH
G"5 nnr, du wirst dick qlückllch nennen, ' '
Sohn ! lerne da dein Gluck erkennen..
Alle 3.
O daß mein Wunsch geschehen soll ! ,
Elektra.
In meiner Hoffnung grünt mein GW«:
Idamanecs.
Ich geh, (zu sich') 'nein Herze bleibt zurucke
bey meinem Abgott da.
Idomeneus, Idamantes. (zusich.)
Ihr harten Götter l
Idamantes. (insich)
Ilia! ,^„
Idomeneus.
Sohn! .- -
Idamuntes. - -
Vater! welch «in Scheiden '
Elektra.
WaS werden wir noch leiden ! «Ve,' ^^^ ^
s Veb ee5«l il seompi^io ;
z«. ^ vel diel l» c!!«neu2»
l 8n» w>n por^er». (vlmno veno l« n«vu)
Z/ei???? V6/?»o /?<? lm^^/?»'« lo^e l'm«

c? o H o.
<^n»1 nnovo terrore!
Hual «uro mu^lto!
De' l^umi il lurore
Hä U V/!,re inüerito.
Nettuno, lner«! .

<2n«I oäio , quill i»


^lettnno ci mc>8tr»!
Le il Qelo 5'»6ir»,
<2«l3l eolp« ö I» uo3tr»?
Nlleoqualö?

Lccoti in me, barbgro^ume! ilreo,


^so eolo errai, m« 50I punisci, e cg^a
Lop« 6i me il ruo s^e^no . Ia mia morre
l'i 522i gl 6n ; ma g'alrra aver vrerenäi
Virnma gl fgllo mio, un« innocenrs
Darri 10 non poko , e 8s pur ru I« vuoi)
InZiusto §ei, preren^erw non vuoi.
1^
Alle.
O Himmel l reich uns deine Hand
Erhöre unsre Bitte,
Thu unserm Unglück Widerstand
Erzeig uns Gnad und Güte.
(Sie gehen den Vchifen zu.)
Während daß sie sich den Schifen nahern, um
einzusteigen , erhebet sich unvecmuthet ein gewal,
tiger Sturm. Dann singet da» Volk diese»
Chor.
O welch ein neuer Schrecken !
Der Zorn der Götter will aufs neu
Dl« Wuth des Meers erwecken:'
Weh uns , Neptun ! ach steh uns bey '.
I)er Sturm wird immer haftiger , das Meev
schwillt auf, e» donnert.» es blitzet , wiederholte
Donnerkeil« zinden die Schife an. «Lin fürchter
liche« Ungeheuer steigt au« dem Meere heraus.
Da« Volk singt folgenden
Chor.
Was will, Neptun! dein Zorn nndWüthenl
Wer raubet UNS der Götter Huld?
Was ist an unS für eine Schuld
Welch sträflicher soll sie vergüten?
Idomeneus. >
Sieh da, unbarmherzige Gottheit! an
mir den Schuldigen, ich allein habe gesündiget,
-ich allein muß bestrafet seyn ; laß allen deinen
Zorn über mich fallen, mein Tod mag dich end<
lich besänftigen. Aber wenn du ein anders,
ein unschuldiges Opfer von mir begehrest; so,
werde ick dirs nicht geben , und wenn tu es
mit Gewalt verlangst; so ist deine Fodmmg
höchst ungerecht. ^
„»«MW^

(^uel woztro »piet»to.


^K pse6» ssiä «»»Nu!
. «ll, per66o k»to!
' t»iü «uäo e öi te'j

M»«M<

l3oenä I.

8oliwäint «miclie, gure attiorosej


kisnre Korire, e iiori vaZlü! väirs
D'una in5elice ^manre
'I lamentiz cl,e ä voi laka conltäo.
<Hu«nio il racer pretso gl mio VincitSre,
! <Huanto il lineer li cosra aWrw core !
2«Mretti Iu3Mss^ieri>
DeK volate »l tniu 'lesoro,
N tzN 6ite , ck'io 1'»6cr<> ,
Cde mi 8«rbi ll cor leäel.
^ Vol p«tlte, e klor «ne«l,
Ode ot» in»<L» li pi»nto «m»ro,
Vit«
^,>,
Der Sturm wütyet immerfort. Die Rretensio
entfliehe» vor Furcht, und zeige« im folgende»
Chor durch Singen , und. pantomimische lanA
welche zur Handlung passen, ihre Angst und Schre
cken an , und schliefsen damit den Aufzug. ;
^ Chor,
i 2 Laßt uns vor dem Drachen fiteh'n
' lauft , sonst sind wir all« hin!
Laust , es wird uns schnell erreichen !
Ach es ist zu spät zum Welchen !
O Verhängnlß! welche Pein!
Könntest du wohl harter stun!
il5nde de» zweyten Aufzugs». ^ .-,

-Dritter AufznH. -^
<" Auftritt!. "^
Der königliche Garten. - "'"
^Ilia allein. . .^
Q freundliche Einsamkeit , o lieblich, Ah
geblümt, Wanzen, und reiyende Gewächse!
Met die Klagen einer unglücklichen Hiebhäbtt
tinu, die. sie euch schmachtend anvertraut. Wie
viele Qual kostet meinem Herzen das Schweiß
gen/ und die Verstellung gegen meinen UeberH
minder.
Arie. .
Holder Zephir ! bring mein Herz - ^
Schnell dem liebsten Schay entgegen/
Zeig ihm meiner Liebe Schmerz,
Bring mir seine Treu zuwege«. ;
Ihr Pflanzen sagt ihm mit Entzücken,
Daß meine Thranen euch erquicken :
Erzehlt
.-,...^.^i^-,^

' vlte ä lm, el»e »»or pi^ «i» ^


. .^ Nl»i v«6«3te 8otto »l (!lel. ,',,"? .
,Li 8teüo vien ... obvei! ... mi3pio>
F0, ö tacio?
Iie5w? . . . Pg«o? . . . o m'«8conäo? .
^K ri8olver non polöo, 2K nu conlon-
äol
3oena ll.
liig, lägmünre,

?rencipel32> ä ruoi 3ßuar6l


8e otkrirmi »räisco ancor, piü non ml

Vn ranerzrio zilßno. allro ornoncer«


co,
^lie 2pp2ßarti> e morir.

, Morir? ru, prsnce?

' kill teco io resto, piü 6i ts m'aeeen«

ß s'gßVrsvH ml« colpz, ä clie il Wstißo


kiü s lunsso äiiierir?

l^5a <^U2l cgZions


l^lorle ä «rcgr r'in^uce?

II (lenitoro
kien äi 8m»ni«> e iurors
Torvo nü Zuarä2 ^ e KlgZe ,
^ ,

' Ertthlt ihm, daß an Lieb und Treu,


. . Kein Herz mir zu vergleichen sty.
d ihr Götter! « köckmt selbst! 7»
M ich «den, oder schweigen? -^ "- bleibt
ich, öder gehe ich ? oder soll ich mich verber,
gen 7 ach lch bin zuverwittt, ich kann nichts
entschlieffen.
Auftritt II.
Ilia, Idamantes.
Prinzessin«! ich komme nicht, wie vor
mals, dich mit vermessener Liebe zN beunruhig
gen >. die Ursache, warum ich eS wage, die
uochmal uncer die Augen zu teilten, ist, ich
will dich befriedigen, und sterben.
Ilia.
, Sterben? du, Prinz? .1
Je länger ich den dir bin , je mehr ent-
.vrennet meine Liebe, und vergrössirt mein Schuld:
warum soll ich meint Straft noch länger ver
schieben?
Ilia.
Aber was für eine Ursacht treibet dich
. an, den Tod zu suchen ?
Idamantes.
Mein Vater iss voller Zorn / Und Ä3uth,
er begegnet mir mit finster« Blicken , fiie!,» mich,
und verschweiget mir die Ursache seines Grim
mes;
3 Ich
82
L ll inorivo Ml celg.
Da rus «rene avvinro, il wo sißvl'O
^ nuovi Zuai m'e8pone. t/n 6elo K4o>
^-. grro^
?ä ägperwrco orriäa «trgge. or «zuesro
^ combatter 8i V262,
L vincerlo si renu,
0 Lni3c2 12 moire i miei rormenn.

OzlmL, 0 prence, un rr28porto 3l


iunezro ;
Knmmenrll , clie m 8ei ä'un ßr2nä Im«
vero
I.'uni«2 speme.

privo 6e1 tuo amore ,


krivo, Uig; 6i re, nulia mi cals.

Wsera me ! . . . äeli serda i Ziorni ruoi^

Il mio law cru6el seZuir 6ecrss'io.

Vivi. Ilill re'I cmeäe.

OK vei! cne 28colto?


?rencipe582 aciorara! ...

< II cor rurbgto


^ re m»I cusrocil . »
^.2 6ebo1e22z mi2; < -
^5, <»»»»»»»»

.
Ich schmachte in deinen Ketten ^ und
deine Strenge verdammet mich immer mehr
zu neuem Jammer ; Ein grauliches Ungeheuer
wacht überall erschreckliche Niederlagen , mit die-
sin will ich nun kämpfen , und es entweder über
winden , oder der Tod soll meiner Omal eilt
'Ende machen.
Iti<t.
Zame o Prinz ! diesen übereilten und traus
»igen.Entschluß; denk, daß du die einzige Hoff>
Mng dieses großen Reiches bist.

Na ich deine Liebe , und dich , Ilia l nicht


-erhalten kann; weis ich nichts mehr, das meß
Wn Wunsch verdienet..
Ilitt.
'Ich unglückselige! — — ö erhaltt bei«
Tage!
Ich muß meinem harten Verhängnisse

Ach '. lebe '. Ilia fodert es von dir.

Himmel ! was höre ich?


Angebethete Prinzessin«! ^- —

Mein verwirms Herz kann dir mem«


Schwachheit nimmer länger verbergen : Zu sehr
Für troppo gmore, e tema
Inäivi3i nö nel 8en.

. 06o ? ^ 8vl «zuel , cde bl2m2


lmZe 1'uckro, ö ziure il ßrgnä 2r6ors
^I'gFlt2 i sen8i , e il corlu8M32 opprelss
Vll 6olce 303no? «^«^

Hl,! percliö pri« non «rs!,


(Ae 5coprir 1a mi» 62MMZ? mills 10

Kimorsi all'Llm«. il 82cro mio Movere.


1^ mia Form, I2 pgrri2, il 82nzue
Ps Mi« 2ncor ^iMLme, 2K ?U2mo 2!
« .. cor«
Rlmprovergno il mio ribelle 2morel ..
I^a al 6n, cde lö? ßiä cde in pernio
-«. , . e8lremc>
^, veso, ü «ro, e ll2lri8ol2iooo58^

^'2mo, t2äol-o, e 8e morir tu vuoi,


r«2, cbe m'ucciä2 U äuol morir non
« puoi«
^ « e e i o.

^7 """, """ ^ ^°^l°ti «eeenti .


«on ö ver, cke ^mor ne«6«,
6b« lü ßi^« opprilü» ut» cor.

«on piü 6uol . non plü l«möuti z


1° ti «an co8t2Nte . e 6<l«.

^5.
^H-,

ist meine Brust von Liebe und Furcht bestrit


ten. Idamanees.
Höre ich recht, oder betrügen sich meine
Ohren mit leerer Einbildung dessen, was sie
gerne hören möchten, oder hat mir unmäßige
Brunst meiner zu grossen Liebe die Sinnen
verrückt, und meinem schwachen Herzen diesen
süssen Traum vorgespiegelt ?
Illa.
Ha ! warum habe ich mich von den Flam
men meiner Liebe nicht eher verzehren lassen,
als ich sie entdecket habe ! lch empfinde tausend
Vorwürfe in meiner Seele. — — Der hei
lige Bund meiner Pflicht, meine Ehre, mein
Vaterland , das annoch rauchende Blut der Mei
nigen , ach ! alles wirft mir die Befriedigung
meiner rebellischen Liebe vor. ^- — Aber, was
soll ich endlich thun? da ich dich mein Gelieb
ter in der fiussersten Gefahr sehe, wofür ich dich
allein retten kann ; so höre mich, ich sage es
dir nychmal , ich liebe dich , ich bethe dich an,
und wenn du sterben willst r so wird der Schmers
den mir dein Tod verursachet , gewiß auch mich
entseelen. Arie von «n.
Idamantes.
Könnte Liebe , und Entzücken,
Wie man sagt , das Herz erdrücken;
Lebte ich iyr wohl nickt mehr,
Da ich dich so «den hör'.
Ilia,
Nun höre ans zu klaam :
Denn ich kann mit Wahrheit sagen,
" Daß dir meine Lieb und Treu
Ganz allein bestimmet sey.
,°--- 86 ^
^'i
7n «»«i ...
<2«l tu ml vuoi.

I<» »t» 5po«» . . .


II 5po5a wio . i
8«r« tu'i

s ^K ! il ssioir 5orpzs« il, noi


ÜH, ^ Il 8oi?erto »I^nno riy«
^ l'ulto vinee il nastro »l^or i
^ ßcena III, ^
läomyneo, NIettry, y äßtti.

^K 8>2M scoperri , d cgro. „^

I^on remer, I6o! mio. v> ^

llcco 1'inFrsw.

^ Io den m'gppo8i gl ver . 2K cruäo l^ro !


/<//??»/? ,/ie.Z ! 1

3iZnor, ßiä piü non 080

VeK czuesra almsn conceäi


VInica (3r22l,3. . > ,, . .^
Idamantes.
Also willst bn dich mein Leben — -, ^
Ja ich will mich dir ergeben. .,
Idamantes.
Illa! du meine Brau:? ^ .
Herz und Hand scy dir vertraut. >
- Bexde. ^
Welche Lust , und welche Freuden
Enden unser herbes Leide«/
Segne uns o kiebesgott ! . :"
Du besiegest alle Noch.
Auftritt M.
Idomeneus, Eltktra. Die Vorigen. . '
Idomeneus. (zu sich.)
Himmel! was sehe ich? ^
^s l.i a . (zu Ihamanten.)
Ach! nun sind wir entdeckt, mein Geliebter!
Idamantes. (zuIliä.)
Fürchte nichts, mein Abgott!
Elektra. (zusich.)
Ha, Undankbarer!
"jdomeneus. (zusich.)
Das habe ich "mir so vorgestellt. Grausames
VcrhHngniß !
Idamantes^
Herr! ich getraue mir nicht mehr dich Va
ter zu nennen^ doch als deinem unglückseli-
"gen Unterchan wirst du mir eine einzige Gna
de nicht versagen ?
3 4 2do-
:

In cne r'otlesi myi? percliö miiussßi,


KH'ock , e »borrisci ? . - /^ <

lo tremo.

lorelckrol. """
Il'jFlio , yonrro cli ms I^ettuno irara
(lelommi il cor , ozni rua renery222
I.'2tk2nno mio «ä^s'p^ig, Ü ruo 6oloro
l'ucto 8ul cor ml piomb2 , e rimirarri
8en22 ribre?2o, e orror uon polöo.

obvio: ""- «'«>


,. ^"^ per eolpg mia Ny«un s^esnoKi ;
M )2 colpz yu5l ö ?

^K plscarlo pore'lziM
5en22 6i te! W

Pores5»,torri miei ^ ^
Vr venäicar! - ^
/t/oz»i,»^V^ (^ «„»ms.)
rarn, ic Io comancly, . ,

,',-l luFFi
8v
Idomeneus.
Rede.
Elektra« uullH)
Was wird er sagen? /
Idamantes.
Womit habe ich dich beleidiget? warum
fliehest du mich , warum hassest , und verab
scheuest du mich ?
Ich zittre.
Elektra.
Ich wollte dir es wohl sagen.
Idomeneus.
Sohn! der wider mich erzöcnte GottNep»
tun hat mein Herz gegen dich verhärtet; jede dei
ne Zärtlichkeit verdoppelt meinen Schmerz/ jedes
deiner Leiden fallt wie Bleu auf meine Brust;
Ich kann dich ohne Schauder, und Entsetzen
nicht ansehen.
Ilia. (znsich.)
OGOtt!
Idamanres,
Ist vielelcht meinetweaen Neptunus auf
dich erbittert ? aber was wäre denn mein Ver-
brechen?
Idomeneus.
Ach könnte ich ihn ohne dich besänftigen:
' Elektra. (zusichH
O khnntt ich itzt seine Verachtung rächen!
Idomencus. (znIdqinant.)
Geh, ich btfthte dir es, verlaß dein V<tt
terland, .
----- Hö
ru»ßi ll pz«rno liäo , e cerc» altrovs
HKimö! ...
<7 ",» '' ^'»
F/ei/^<7.
. (^lz'io ti conto«!? e como? (ancor
- ^ ^ ^-' .".. ' '^ ' ^' .' ^ ^ > "' - - ' / m'insulrg

Dunque iome n'anärö.. .maäove?..'.


O Ilia! . . b(ieniror!
O 5-Zmrn, ö morir, mio Len,voZ1'io.
^v VeK re5N, ö clira, e vivi in p»ce . . . Aääia !

^n6rü «mminssn , « golo


^ ^lorte eer«n6u «ltrovv/ " ,
lin cbe l» ineontrerü. / .^
////?. / -

Oove ««r« , e äove


I'u «oj«, in morirü. ^ ' ^ _ ^

Hl» nü . . . /
< llettnn «pletato!
. ^l»i per pie«H »'neeiäe ? .

.^ ^ ^ yuftnäo ven6ett» »vrö ? ^ ^ ' ,

« »< (8oreu, il ei^Uo ir«to.


'^
^

f ^ 5>^ »-?^ -"»,


.

terland,' und suche dir anderswo eine Ilcheri


. Zlla. (zusslektra.)
Weh mir ! o tröste mich gütige Prinzessin« !
Elektra.
Ich soll dich trösten? und wie? (zu sich)
Die Unwürdige spottet meiner noch.
Idamanccs.
Wohlan , ich will gehen ""- -^ aber wo
hin? -^ — oIlia! o Vater!
Ilia. <muMg.)
Ich will dir folgen mein Geliebter ! oder sterben.
Idamantcs.
Nein! meine Geliebte! bleib, beruhigt
dich — ^ Lebe wohl.
Arie von 4«.
'Idamantes.
Irrend auf entfernten Gründen
Such' ich einsam meinen Tod,
Den ich hier nicht weis zu finden,
Ilia<
Ich will stets an deiner Selten
Als Gefährtin« jeder Noch
Auch im Sterben dich begleiten, 7
Idamantcy.
O Nein!
Idomeneus, .
grausamer Wasseraott!
Wer gilbt aus Mitleid mir de,, Tod!
Elektra. <z«<t«H
Wann wird dl? Rache mich v.rgnügen ?
"jdamantcs , Ilia. <lu)bo»«nc>
Laß Mitleid deinen Zorn besiegen.
3 g, (Xl» il eor mi «i 6iviäe l l ^" ' -

ä 4, (8oünr piü non «i puö,K< «.. ?^ , ,! -^


?sssßio e ^i »orte <« ^, ^< «'<-
81ßr»n äolore z ^ « /
»<< ?H Ker» «orte, " ^' '<» / '»"> ^
?en» w«ßssiore ,.
lllilzun orovo
(1ä2«ante p»te ?lssalor»tft^
8oena IV.
» ^rd«co, läomeneo, Ili», Netrra.

, 8iro , «IIa Ke^ia ma immen83 wrl)2


vi ?opolo 2llol1«o 26 2lra vocs
k^rlgrn ediere.
^ ^ualclie nuovo aäanno
?rep2l2y mio cor.
?er6mo e U k'jFlio.
vel via äö ^lari il 8ommo Faceräolv
I<» Fuiäg.
^lii troppo 6i8per2to ö ü «50 ! . . .
Inresi, ^rdace.
L^ustl nuovo 6i828tro !
Il kopol 8olievaro? . . . >

^.
Hdomencus , Ilia , Idamantes. ,
Ach! mein Herz will s,ch zerspalten!
Idomen.Idam.mt.Itia, iklektr^ .
ES tst nllmner auszuhallen.
Alle 4.
So ein Leiden übertragen
Uebertrifft deS Todes Plagen ;
Nie emps.ind ein Menschenherz
Einen Schmerz, w<? diesen Schmerz
(Ibamant geht betrübt ab.)
Auftritt IV.
Arbazes, Idomeneus, Ilia , sKKr<n
Arb<tzes.
^ Herr! eine gewaltige Menge zugelaufne»
Volkes dringet sich mtt grossem Lärme vor dei
ne Residenze, und^verlanget dich zu sprechen.
« -. ^ ^!^^ ilufich.)
Bereite dich mem Herz zu einer neuett
Drangsal.
«, .«. .Idomeneus. (l«sich.)
Nun ist mein Sohn verloren. .
Arbazes.
Der hoche Priester des Nevtulms ist der
Anführer dieses Volkes. >
«^. . Idomeneus. (zusich.)
Ach! ttzt lst fem Untergang gewiß. — -:
Arbaz ! lch habe dich verstanden. !
^., Elektra.
Welch em neuer Unstern. >
^/ » >
Or vaäo 3<3 28co!tarl2> ^,rte eonlu«o.>

'NZemulö.' («tt«.>
Voßlio 8eZulrti ünck'io. <p»te.>
. 8oonH V^.
' «^»'^^c^ 80I0.
3venNif2ra 8iäon ! in te <Mi nlirg
Vi tnorre, Lcrazi, r orror luZubri azperti^
^K 8i6on piü non 8ei>
3ei1a Ciriü 6el ?i2Nr0i e qus8ta l^e^ßi^
QueUa 6e1 Ouol ! . . vunaue ö per noi
' ' äalclelch
^danäita vgni piet2 ? . . ^ '
(!lü sä? 10 gpero 2ncor2>
^Ke qualclie I^um6 amico
8i placni ä ranro 8änFue; uN XnMe8ol<»
32812 rutti ä pieZ2r; 2H2 (^lemen^a
3i rigor ceaerä . . . . tna 2ncor non
8corß0
.Oual ei miri oi6ro30 .... Ali 80r6o ö
ilCislo!
M (!ret2 tutra io veäo
^inir8U2 ßlorw 80«o 2lte rovins!
dlo, 3us mi8erie pri2 non »vr2N, lins.
8e li 8Ü nö kati ö »eritto,
drett» , ü Oei . 8'ö re» , or «»«!»,
?«ssln N K«, 6«l sua äeUtto ;
M 5»1v»te il ?rejlcs ,.N I^ö.
Vel»
Idomeneus. (venpirrtab.)
Ich geht > Und will es hören.
iL le kern. (geht ab.)
Ich begleite dich.
Ili<5.
Auch ich folge euch nach. <gHr ab^
Auftritt V.
Arbazes altem.
Unseliges Sidon ! was für traurige. Aus,
tntte, von Schrecken, Mord, und Niederla-
gen zeigest du meinen Augen ! ach! du bist nicht
mehr Sidon , du bist der Aufenthalt des Trau
ern«, und diese Burg ist der Sitz der Schmer,
zen —— Der Himmel hat also gar kein Mit
leiden mehr für uns? ^- — Aber wer weis
es, ich hoffe es wird Noch ein empfindsamer
Gott übrig seyn , den vieleicht so viel vergösse-'
nes Blut bewegen wird, und dieser einzige Gott
ist genug alle die übrigen zu besänftigen, das
Mitleid dieses einzigen wird die Strenge aller
überwinden. > Aber noch kann ich diesen
Gott nicht entdecken , auf dessen Erbarmen ich
warte. — "-Ach! der Himmel ist taub! o>
Kreta! ich sehe wohl, all dein Nuhm, alle dei
ne Herrlichkeit wird in Staube zerfallen, eher
wird dein Elend nicht aufhören.
Arie.
Ibr Götter ! wenn nach euerm Schluß
Dleß Reich ein Lasier büssen muß ;
So stürzet Krela inS Verderb,«/
Nur schützt dm König , und den Erbe«. .«
Doch
dsl, ä'un «ol vi pl«el»l il «vssue !
Neeo il mit, . «o il »io v'»ßßr«6«, -

<5w8ti Dsi! 5l»l»l» insreö.


80SQ2 VI.

«eenito liesle; Il «e 5eurt»to ä^ibaeo »i sioäe


«opr» il trono «leztlnzto «Ile püdbllcbe U<lien2v z
lül^l» 8ücetäote , h yu«ntitä 6i Popows

VolF» ititorno lo zguaräo, d 8ire, e veäi


''' ^u2! 8traße orrenäa nel tuo nobUKeMo
lä !I cruäo M8rro. alz Mira
Ouellö pudblic^o vle^ üä vzni P2K0
veärai eni Feme , e I'gltna
^onko ä'ütro velen 62I corpo esal«.
MUe, v mille in ^uell'2mpio> b 80220
«^ . ' « venres
?NH8e))0lri, elie morri
kerire io stelso viäi.
Lempro äi 8sngu6 löräs
Ldn (HüeUe tauci, e 8ott setnpre piü in.
Dz T'e 8olo äipenäs ^" ^'
ll npleFö, 6a tnorts trat tu puoi
« liesio 6e1 wo popolo ^ ck'esclamH
dbiLomro ^ o 6a ts 1'ajuto implota,
l3
^
,,. n
Koch licht sich eure Räch besiegen
Durch eines etnz'gen Menschen Blut/
Und bln euch ich zum Opfer gut;
c . Vo fleußt wein Blut euch mit Vergnügen:
Ich gib' es ohne Widerstand
Für mein bedrängtes 3>at«rland.
Auftritt Vl.
Der grosse mit Statue» besetzte Platz vor b<5
^ tonigliche» Burg. Seitwärts sieht ma» de»
vordertheil de« pallastes,
. Idomeneus vom ArbazeS und seinem Gefolge be«
gleitet, setzt sich auf den Thron um jederltianlsOe»
^ hdr zu geben. Der hoche Priester
Eine Menge Volks.
der hoche Priester/ .
Aiende deine Augen o Kömg in deinettt
herrlichen Reiche herum, und betrachte, was
für grausame Niederlagen das wüthende UNge-
Heuer verübet hat ; sieh die öffentlichen Stras
sen vom Blute der DeinigeN überschwemmt, mit
jedem Schritte wirst du einen Sterbenden erbli
cken , der röchelnd feinen Geist aus dem von Gif
te aufgeschwollenen Körper zu hauchen beginnet.
Ich selbst habe tausend und tausend gesehen,
welche dieses Ungeheuer lebendig verschlungen /
hat; je mehr sein Rachen vom Blute träufelt,
je gieriger sehnet er sich nach neuem Morde.
Beh dir allein steht nun die Vermittlung,
du kannst den übrigen Rest deiner Untertha-
Mn, die ängstlich unl Hilfe schrenen, noch er
retten t darfst du wohl noch zaudern, es zu
chlm? »« ^. Mf!^^^ Tempel! wtlH
_^

'1'
N lpäuFi »ncor? .. /^1 l'empioZire, «l
l'empio.
()u«l ö, äov'ö la virrima? . ..äwercuno
Renäi ^uello , ck'ö suo ....
I^oll piü. 8acro Mnisrro,
N voi popoli , u6ite :
1.2 virrima ö läaniante , e or'or veäretSz
OK I^umi! con yual ci^Iio?
3ven2l il (3sniror il proprio liZüo. (pz«o
6 9 H t) , turdsto.)

« voto trewen6o !
8pett2colo orren6o!
<3iä ressn» l» worte,
v'^bisgo le ports
8p»lane» erüäel.

v dielo elemento !
Il lisslio « innoeente,
II voto ä MUMaN0 :
^rrezt» l» wann
Del ?«6ro leael!
/'o/o/o.
N ö voto trewenö'a!
8pettacolo orrenäo !
(ilä ressn» l« wort«.
v'^biszo le porte
Lpalane« cruäel^(part«lo runi 6olen6.)
8eena VII.

' >
^.

99
ein Opfer hast du versprochen? wo ist rs ? g«b-
ohne Verzug dem Wassergotte, was ihm ge
hört. ,..,<.
^sdomeneus.
Nichts weiter! ehrwürdiger Vorsteher des
Heiligthllmes! und ihr versammelte Völker ver
nehmet: das Qpsir ist Idamantes. Sogleich
werdet ihr sehen., wieder Vater, Himmel!
welch ein Schauder l das Blut seines eigenen
Sohnesverspriyen wird.cgcht äusserst beklommrn ab)
< ' , Chor.
Das Volk.
Welch eln Gelnbd , o herse Qual !
Was laßt dleß Trauerspiel uns doffen ?
^ Schon hält der Tod zu unftrm Fall
Den aufgesperrten Rachen offen.
Der hochc Priester.
Unmenschliches Opfer! Htm:n?l ! ^uldl
Der arm« Sohn ist ohne Schuld;
Ach hielt', eln gütiges Geschicke
Des Vaters frommen Arm zurücke!
D.lS Volk.
Welch eln Gelüdd ! o herbe Qual !
Was läßt dleß Trauerspiel unS hoffen?
Schon hält der Tod zu unserm Fall '
Den anfgesperrten Nachen offen!
(alle betrübt ab.)
Auftritt VÜ.
Die äussere Aussicht des prächtigen lempel« b«
Vleptunu« nebst desse» geräumige« vsrhos , an der
seit« entdeckt man in der Ferne d«« INeerufer. !
^

l?»tr!oele salletie.. 6el tstnpio 3ono ttplen«


ä'tlnn» moltituäine 6i ?opolo 4 li 8«b6räotl
vreo»rovo le «ose »pp«tenenti »l 82ssriÜ2io^
^riv» Icloweneo »compÄ^niato ^i
llmnerozo e t2«to8o «e^uito.

^eooßli , ü lTö äel Mr , i nc»8ttl Votl>


?1»c» 1o ^llessnn tuo, il tun ri^or!
« F'/?c°?»'i/ot/'.
' H<ieoßll, H Rö «lel IVl«r, i no«tri votl<,
?!«» lo säessuo tuo, il tuo rigor !

7orn»no 2 lor 8he1oncns gl'Lurl , l Ilotl«


^lorui seOro 2l mar, eeszi il turor!
II pentimeuto , e il cor 6ö tuoi 6ivoti
Hesett«, e ä noi eonceäi il tun iavor.

Xeeogli, ü 8e äsl lH,r, i uostri voti,


kluc» 1ö 8«ltzgno tuo , il tuo rigor l

stupenäa vlttoria!
Ntern2 ö w» Llorl».
1'rioull» ü 8iglior.

<)v2l ti8uon2 ^ui iütorno


^Muso 6i viiroria?
8esQ» VIll.
^rbace frertoloso, e lleni.

Nre > il prsnev,


läamznt« 1Lroe> ^i Morre in traccla
! 191
Der Dorhof und die Gallerten des Tempel« sind
mit Volke angefüllt. Die Priester, welche Anstal,
tungen zum Opfer machen. Der König in Beglel.
tung eines zahlreichen Gefolgs-
Chor.
^ «. Isdomeneus.
O Gott des Meers hör' unser Bitten,
Besänftige dein strenges Wüthen !
- Die Priester.
O Gott des Meers hör' unsir Bitten,
, Vefanftlge^deln strenges Wüthen !
_ .. Idonieneus.
Zurück ihr ungestümmen Winde,
Zurück in eure tiefen Gründe!
Erschein' o holder Zephir du.
Und bring dem wilden Meere Ruh !
Nimm aufNeptun ' zum Opfer die HerzenderDelnen,
Und laß uns ^)uld , und günstige Gnade erscheinen.
- Idomeneus , und die Priester.
O Gott deS Meers hör' unser Bitten,
Besänftig? dein strenges Wüthen !
Chor hinter der Scene.
O heidenmäßige Tapferkeit
Auf, auf, ihr Krieger!
Es sey dem Sieger
Trlmnpf zum ew'gen Ruhm bereit.?
Idomenens.
Was für ein Siegesgeschrcy erschallet hier?
Auftritt VIII.
Arbazes (eilfertig.) die Vorigen.
Arb<tze5.
O König ! der Prinz, Idamantes, der
, Held fand da , wo er in verzweifelnder Nuch
102
vlgpersw correnäo >>,
II trionko trovü . 8Ü l'empio Uogrro ^
5c2ZUos5i furibonäo , il vinse, e uccisv^
, Lccoci 82lvi »I lin.

^Kimö ! Nerruno - ^
vi nuovo 86eFno acceso
8nrä conrro 6l noi . . . . or'or , ^rb2co»
(üon ruo 6olor veärgj,
(^ne Iclamanrs trovoquel, c!ie cerc2va>
l^ <li inons ezli srelso
11 rrionfo sarä.

(^lie veäo? oll !>Iumi!


»3 c e n a IX.
I6»m»nts in vogto bianc» con ssliirl»n6» 6l Ko»
N in «po, ciscon^atl» 6a (luaräie , e <la 5«cer»
äoti. Uoltituämo ^i mest« ?opolo,
e 5u66etti.

lääre, mio caro pgcirs, gliäolceno»


- me!
Neeomi ä pie6i ruoi . In tzuesto escremo
ferioäo fgr2l, 8Ü quella ^egtrs,
Olie ii vgrco 2l 8an^ue ruo nslle mie vens
^pr!r 6ovrä, Fl'ulnmi baci accettg.
Or2 comprenäo, cne il wo rurbnmento
> < Lä'eFno non era Fla , ma amor parerno.
0 mllle volle , e milly
?o«un2lo läglnanre, 7,^
5e ^
seinen Tod suchen wollte, Sieg und Triumvf;
er stürzte sich rasend über das grauliche Unge,.
hm, überwände, und tödtete es, nun sind wir
von ihm befreys.
IVomeneus.
^. ^weh! eine neue Beleidigung , welche
die Wuth des Neptunus wider uns empören
,nllß! bald, bald o Arbaz! wirst du
-ml Schmerzen sehen , daß Idamantes, was
ex suchte, gefunden hat, nun wird er selbst
dem Tode zur Beute werden.
«» , ^, ?.^ U ) e s . (sieht Ibamanten bringen.)
8Las sehe,ch?o ihr Götter!
Auftritt IX.
Idamantes in weisser Kleidung mit einem Blumen.
kränze auf dem Haupte, von Priestern, und Wich,
lern umgeben. Eine grosse Menge traurigen
Volkes, und die übrigen.
Idamantes.
Vater, liebster Vater' o entzückender Na
me ! hier siehst du mich zu deinen Füssen. Er, .
laube , daß ich in den lezten Augenblicken mei
nes Lebens die Hand noch küsse, die deinem
in mir wallenden Blute den Ausbruch aus mei, '.
nem Busen verschaffen muß. Iyt begreiffe ich
erst, daß deine ehmalige Verwirrung kein Zorn,
sondern vaterliche Zärtlichkeit war. O tausend,
und wieder tausendmal bist du beglückt Ida
mantes, daß derjenige dir das Leben nimmt,
der es dir gegeben hat, und daß er, da ee>
G4 dirs .
8e ein vir» ri äiö viw ri to^Iie,
N tyFlienäola ä re I2 renäe 2! (Aelo,
N 62! (^ielo la 8ua in cambiy imperrg,
N6 imperra cosranre 2 suoi ia p2cs,
L ätz MM l'2mor 82cro, ever2cß!

0 k'j^io, d c2ro l'lFllo; . , ,


?erHon2 : il cruäo ulR^io
In me 8celt2 non ö , pen2 ö 6e1 ^ro«
L2rd2ro, ini^uo l^to! ,,.aknö, non
polöo
Ooncro un k'iÄio innocenre
^l22r 1'23pr2 mpenns ... 62 vßlii iibrft
^liä 8e'n fuFFon lo fosx.e , 0 ßl'occni miei
1'yfhi<H2 none in^omdry . . ,on k'iZUo ! . . ,
(I^lulgutzn« , potz ri5«1uto.)

An non t'2rre8ri inurile niers^


I^ö V2N2 ti luginßni
1^<ineix:222 6'2mor. 6en vibr» un coloo,
Ono 2mbi colZÄ ä'2r?2nno,

An , ene N2rur2
^le'1 conrr28t2 , e ripußn«,

(^eä2 N2lur2 2I 8uo Autor: äi (3iovo


s)ue8to ö 1'2lro voler.
l^2mrnenr2 il wo 6over. 80 un Nzlio
per6i,
Oenro 2vr2i I^lumi 2miüi , k'iFli tuoi
». 1 ruoi kopoli 8ono ..... ^2
dirs nimmt, es den Göttern opfett , und zum
Tausche, dafür nicht nur sein eigenes, sondern'
auch den beständigen Frieden seiner Untertha--
neu, und die theuerste, und vollkommenste.
Lieb? der Götter erhält.
Idymencus.
Sohn! o mein geliebter Sohn! "- «"<
vergieb mir: dieses mein unmcuschllches Amt
hanget nicht von meiner Wahl ab , es lst d«e
Strafe des Schicksals, des grausamen, und un
gerechten Schicksals. ^- -^- Aber nein ! un
möglich vermag ich den scharfen zweyschneldl-
«en Dolch wider einen unschuldigen Sohn zu.
lücken. -^ ^- Allen meinen Nerven entwei
chet die Kraft, und dichte Finsternissen ichwe
ben, vor meinen Augen. Q nmy Sohn !.
Idamanees. .
O Vater! komm, laßytchmcht
lanaer von unnützen Erbarmen anhalten; über--
winde die schmäuchclnde Zärtlichkeit dcv vater
lichen Liebe; gieb mir muchig den Stoß, dey .
uns beyde vyn unsern Schmerzen befteyet.
^domcneus. ^
Acb! die ganze Uatur schaudert, und ,
sträubt sich dagegen. ^
Die Natur muß ihren Schöpfer welche^
du weist, es ist der Witten des IuMrs, den,
du Geholsam schuldig bist. Dnr<h den V^,
lust deines Sohnes wirst du wr hundert Göt-
. ttr zu^ dnhastnochSöh« -?-
1
I^l»' «e in mi» x^ce brami - :
OKi r'ubbiäizca , eä aml,
Cni ü 8ia accanro, eäi tue cur« U p«o
"lyco ne porti , . . . . Ilia ri raccomanäo . . ^
Dcli un kiglio ru esauäisci, .
^Kemoribonäosupplica, e conZiFlia;
8'ella 89052 non m'ö, cleli 3i2ri?lFlia.

Uö , !» Worte io non pavento,


8e 2U2 ?2tr'l», «l (lenitore
lrutt» , ü I^umi , il vo«tro >»orv,
L äi v»es il bol 5eren.
^ssl'LUsi «n6rö contento,
N ripo8<» avra qus5t'»!m»,
8e in lazeiare l» n>i» «»im»
Vit« , e ps« avrä il mlo Ven» .
!^a > cne piü raräi? eccomi vronro,
aäemoi
II sgcriKxio , il vorc».
OK quäl mi 8enro
In oeni vena insoliro vizor? ...
Ör «zoluto son . . . . l ultimo nmvleKo
Ricevi ...... e mori.
0?2äre!
On riglio ?
vnvio! )K2.
/.^
ne aenug an deinen Unterthanen. Aber wenn
3u "n meiner Stelle ein sind verlangst , datz.
d"r gehorsamen, dich liebm und mtt d,r d ne
Sorgen theiien soll ; so empfehle lch dlr II a
Ach «höre die Bitte und den Räch detn^ster-
benden Sohnes , da sie meine Braut rncht styn
kann; so lasse sie doch deine Tochter werden.

Arie.
Ich furchte nicht zu sterben, '
' Wmn Vaterland, und Bater du!
Von Göttern heitre FrledenSrut)
Durch meinen Tod «werben.
Meln Geist verlangt zur Ruh zu gey n,
Ich seufze nach Ellsien
Ach wäre Nuh und sanft« Friede»
Prlnzesslnn dlr
Auf Erde bler, .,...,
^ Me mir in jener Welt beschleden!^ ^
Aber was zauderst du «och? sieh 'ch w
btttit, erfülle deine Wicht, und dem Gelübd.

Ha! was fühle ich izt auf «"mal für ««


ungewöhnliche Kraft in allen "e"en ^
Ich bin gesaßt ! empfang d« lezte umar«
mung, und stirb.

O Vater!
Idomeneus.
O mein
nein Sohn! ^«,^^,^^«
-Idomencns, und Idamantes.
Ihr Kött«!
Götter!
^—^.— ^^

iog

VKIlf,, chwö (Vivi Klice) si^

^66io ! ) ä 2.

8eena X.
Ilia fretto!<)?2 , Mettrg, e 6ern.
^_ ^ cio ll'Iäomenep.)
r«'M2, b 8ire> cke lai?
1.2 vittima io 8veno,
<^no promisi ä Kerrün. '
Ilig, f'acckerg.
Den non wrbar il 52cri6?io.l
III VHN0
(Huell2 5cure 2lrry pereo
^en» lefil . eceori , 8iry , il mlo, ^
1.2 virrima io 8on.
l^K <^U2l conri llgro!
Zcl2M2nre ö wnocenre, ö rwlio mo,
L 6el ^em,o ö I2 5peme.
^»lÄnm tDei non!8on. 52ll2ei ziery
Inrerpreri voi turri
V^Vivino voler. vuol 53ombr2 il Qelo
Idamantes. h«^,)
. ' ^ Zl«, o GchMerz ! — " (zuIdomen.)
3ebe vergnügt:
Idomeneus, und Idamantes.
Xtvt, W0^ H^^^^^ Vollziehung des Otosses kömnll
Ilia, und verhindert ihm)
Auftritt X.
Via (eilfertig.) Elektra, die Vorigen. '
Ilia. (häUdenStoßanf.^
'Halt ein, o König! waschust du?
Idomeneus^
^ Ich erfülle das Gelübd, so ich dem Neptu-
vus schuldig bin. .
Idamantes. .. -
Ilia! beruhige dich. ,
Der hoche Priester. ^ (zuIlia.)
Prinzessin«! verhindere das Opfer nicht.

' Umsonst versuchest du den idolch in eine


andere Brust zu drücken, als in die Mnmge)
hier bin ich, ich will das Opfer seyn.
^ Elektra. (zusich)
Welch eine Verwirrung! '
Ilia (zuIbomenh
Idamantes ist unschuldig, er ist de" Soyn,
«ist die Hoffnung des Reiches, d«Got er
sind keine Tyranen. Ihr alle send faWe Dol
metscher , des Willens der Götter. Der H m-
mel wlll Griechenland von auswärtigen Fem
vö Kemici I2 (-recia, e non 6ö klgll.
Lencliö innöcenre 2neli'3o, benckö orz
Vi ?rigmo 5on k'ißli« , d k'rißia io n2^ui,
,?er natura nemic2 al (ireco I^ome^ /
<)r8Ü mi 8ven2 ...
^li rroppo,
IU2, 8ei Fenero82Z !
Virrima 3l pre2iv32 il (3enitörs
l^on promise ä I^ettun , me 8cel8e ll ^ro.
1^2 lriFia in re ancor vive : ^
dki 82 ä qua! 6ne il diel ci 8erb2 in vire>
L äellg ^recia in 8en?
//«<?. !
In V2N m'aUetti.
' In van morir pre8umi.
^n^cn'io 3on fuor äime. 3occor30,
^ »- ^ <? e e. ö I^umi l
Vn Oiel ! cne K2 ? . . . mi 8«oopiail cor . . .
' In petto
<Huai moii gräenti io 8ento
Di r2dbia, e äi furor!
Lire, ri8o1vi omai.
Nccomi allerg.
^2 <,Uell2 tN N0N3« . . .
!II -----
den , und nicht von seinen eigenen SöHnen be-
fteyen. Ich bin zwar auch unschuldig, und
dermal eure Freundinn; aber ich bin die Toch
ter des Priamus eine gebohrne Frigierinn,und
folglich von Natur eine gebohrne Feindinn des
griechischen Namens. Auf also , durchbohre
meine Brust!
Idamantes.
Ilia! du bist gar zu großmüthig; mein
Vater hat dem Neptunus kein so kostbares Opfer
versprochen, mich nur, mich hat das Verhang-
niß erwählet. Frigien lebet noch in dir: wer
weis in was für Absichten der Himmel dein
Leben hier im Busen des Griechenlandes erhal
ten hat.
Ilia.
Du schmäuchelst mir vergebens.
Idamantes.
Vergebens foderst du deinen Tod.
Idomeneus. "
Oichbinauffermir, ihrGdtter! stehtmirbeyl
Arbazes. .^
O Himmel! was wird aus uns werden »^
inir zerspringet das Herz.
Elekera. (zusich.)
Wuth und Raserey glühen in meiner Seele.
Der hoche Priester.
Herr! entschließ dich doch einmal! , .
- Sieh da, ich eile zum Mar.
Idomeneus.
Du bist nicht das rechte Opfer -" —
5IH

-Viltim» volonrari2.
.' läoio tniöl

. ^K nö. i» Zloria in z>ace


^2sciaml 6i morirs
^?er ia mia pilrri«.
. ^ me 5*28petra,
Onvio!
- ' . . //,'H. ' ^ ?,' ^
(ilLtituäine ö in me. .
ln^ne ö <äover;

««nm! ««Otiil «mbw. LH.n:^

. 6 vivi , 0 parrii
0 insiem noi moriremo.

^ rs , 8ack0 ütinistro . . > . . ,5 iuzinocclli,


«VÄUti «I <3«n 5acerclote.>
»» ' ^ ^ > ^. Kell'arro
llg

On fteywilliges Opftr muß dm Gbtttrn.


desto angenehmer seyn. . . .
Komm meint Geliebte ! gieb nur das lez^.
te Pfand deiner Liebe.

Hier ist mein Blut.


Idamanees.
Ach mm! laß mir den Ruhm für mein.
^Vaterland ruhig zu sterben.' "

Meinen Tod verlanget es.


Idamantes.
ÖGottl ^
Ilia.
Den mir erfodert es die Dankbarkeit,
Idamantes.
Bev mir erfodert es die Pfiicht. -
Aber die Liebe will dich schadlos halten ; Hinft
zum Mar will niederknien, über Ibamant M si« a».)
Nimm o Neptun diesen Tausch an.
Idamantes.
Entweder lebe, und entferne dich ; oder
wir sterben miteinander.
Nein ich will allein Sterben.

H Während
^,^

114
l«U'««»«»»l,, eKeNi« 3ln8inoee!,K, «og«. UN«»
«v«i» 50t»mmeo. II «mokcro <li IVettuno n scuo«
«ö, II vr»n 5,cerso» » trov» 2v«nü l'^ra in e5t2zj
?utti nm2N5ono2tt<,mti, e^ lmmobili per lomave^
to. vn^vo« prolonlla, pwnuniia l» seeuent«
«enteul^ 6ei cjelo.
l!ä vinto ^more ....
^ läomeneo persona '
II ßran rr2scorso A Ciel , . . . . M2 non
. . . all^ö,
^V cui mLnc2r Non lice ä 8ue prome58s .
OeKi esser liö . . . Io «2 Ickam2nre, . . . '
eällH
/^Im 8l2 5po82, e 62 p2ßo I^erwno,
donrenro il diel , vremi2l2 I'ilinocen22.
I<2 p2ce renäerä äi Cret2 2I ^esno,
8t2diliro nel (^iel noäo ,! äezno. '

OK diel piero3o !

II!» . 5 .

U2M2Nte , uäi«i? '


)I 1-

Qli zzlojE; yh /^mor j ok ^um^l

/?/«^<«^»
WHH«nb! baß Ilia niederkniet, höret man ein Hroffe«
unterirrdisches Getöse; die Statue des Gottes Vertu«
nus erschittert sich ; der hoche Priester steht in Ent«
zückung vordem Altar; alles erstaunt, und blnbt vo^
Furcht unbeweglich ; ein tiefe und majestitisch« Sti«<
me verkündiget auf folgende Weise den Willen
der Gotter. ' - ... . . .
» . ^ ..>
Die Lieb' hat überwunden. — -^ , ...
Als Vater hat nun Idomen . > ^
Für sein so grauliches Vergeh'«
Beym Himmel Gnad gefunden, ,- : , ' "
Allein als König nicht: , ,. ' >
Denn dieser ist, Kraft seiner Psicht, ^
Zur Haltung seines Worts verbunden: ' ' .',
Er darf nicht ferner König seyn ;
Es ttetten , Idamant, .1
Und Ili<b an seiner Hand, . .7^. . >
Als Herrscher dieses Reichs in seme Stelle nn:. <
So wird Neptun begnügt,, der lHimmel wird zu- ^
ftiedw.
Der Unschuld wird ihr Lohn beschieden, . ^
Und dieser würdige Bund wird alle Götter ssw »,
Und Fried, und Ruh im ganzen Reich erneu'n. ,^
Idomeneus.
Gütigster Himmel!
Idamantes.
Ilia! ^ ' '^
Ilia.
IdamanteS! hast du es gehött? .
Arbaze;.s<^ ,i> ^ ^
O Freude! 0 Liebe! 0 ihr Götter:
Elektro.
Oll 8M2M2 ! oll k'uris ! ^
DK äispergr» Nenra !
^ääio 2mor, aääio 8^omo ! »K il eor
nel 8en<z
(3iä m'«r6ono lLumeniäs 8pieruo.
^lisera! Hctiem'2rle5ro?
82rü in ^ue5ls conrrade > '
vella ßil>^2, e rrionti
8pett2rrjce äolenre?
Voärö I^2M2nie 2Ü2 Iiiv2ls in br2eclo,
L 62l!'uno , e äali'gi rr2 . >, -
^Io8rr2rmi ä äiro? 2K nö, il (3erm2na
Oresry
M cupi 2dil5i io vud 3eßuir. Ombrg
infelics !
I<o 8pirro mio 2ccoFli , or'or compz^na
b^'2vr2i lä nell'Inierno
^ sempirorni ßuai , sl pignto ererno«

v'Oregts . «l^jzle»
Nö in «ono i tnrmentl,

(liä »orte »i 6^

' 8qu»r«»teml ll «0?«


(er2«to, »erpenti,
u un terra il 6olory
In we ünir». (v«tvinlull«,,)

^. , - .- >'.. «? ^
157
Kleltva.
O Raserey l o Verzweiflung! hoffnungs
lose ElektraZ stich o Liebe! fliehet thr teiyen-
den Aussichten! Ha, dit unbarmherzigen Fu
rien verbrennen mir schon das Herz in meinem
Busen.
Ich unglückselige, was verweile ich noch
länger hier? Soll ich eine traurige Zuschaue
rin« der Freuden und des Triumpfesj abgeben?
Soll ich Idamanten in den Armen mei
ner Nebenbuhlerin«, und mich von beyden
verspottet sehen?
^' Nun! ich will meinem Bruder Oresten in
den sinstern Abgrund der Hölle nacheilen! Un
seliger Schatten ! komm meinem Geiste entge
gen, du sollst ihn bald als Gefährten deines
unaufhörlichen Elends und Jammers be^p»
haben. .'
Arie. ..>'^'^
Des Alax und Orestes Plagen
Muß lchverelnnt im Busen tragw,"^
Alekto stößd mit wild« Lust
Mir ihre Fackel an die Brust.
So kommt denn von Nattern und Schlagen umgeben»
Und endet , ihr Furien ellendS mein Leben,
Entreisset, zerstückt dieses Herz meiner Brust
Eonst raubt euch mein eigener Dolch eure Luft
<geht yütb«vd«K

Lezter
^,, . „

. ^ 5o«na ultima^
UowVnoö , I6«»»nt«, Ili«, ^rl»«o«. se^nito
H'Iäoweneo, ö"Iä»»»ut« , e ä'lli», pooolo^ »

. ?opoll , ü völ l'nltim» le^ impon«


läoweneo , qu»l lie . ?»ee v'«nnun«o, -
^ompinto ö il 5»eriil2io , « «oiolto il voto» <
Vsettuno, e tutti i Humi ä questo Nsßno /
^miol s«n , liest« , eko »l eenno loro
I6o»oneo or» ubblöiso». ol» qu»nto, . '^
ö »ommi Vel, on«nto m'ö gr»to il oennol ^
Veeovi un »ltro «e . un »ltro IVls »telso. '
^ Iä»m»nt« «in llsslio, «l o«ro kisslio ' '
<^«6o il 8oßlio 6i(^ret«, e tutto wsiemo
Il 8ovr«no poter. i «uoi eom»n6i
^i5pett«to , esessuite ul»bi6ienti, ;
(üome i wlol «einigte, e ri«pettute; ,,-'
Onäe ßrato io vi son : quest» e l« I<eZsse.
Neeovi l» l^e»l 8po««. wir«te
In que8t» bell« (oppi« un 6on äel (Aelo ^
8krd»^> ä voi. Huanto or «per«r vl licel
0l» Cret« lort«»«t« ; ob »e lelics!

8«iloö il veztino «l tlne, >» »


K/lo8tr»»i Ueto »»petto,
spirto novelll, il petto
Vien wi i rinvi^onr.

7^
Lezter Auftritt. tt
Ibomeyens , Hdamantes » Ilia . Arbazes. Has Gesolg
^<s Idomeneus , )damantes, und der IN«.
Idymeneus.
» Ihr Völker! vernehmet den lezten Befehl, dm
euch Idomeneus als König gtebt. Ich verkündl,
ge euch den Frieden , das Opfer ist vollbracht ;- tch
bin von den G'lübden befteyt. Neptun , und al«
le übrigen «Götter sind nieder Freunde diese« Reif
ches.
Es ist nichts anders mehr übrig , als baß ich
dm Willen der Götter in Erfüllung bringe. O lhe
machtlassen Götter! »le angenehm ist mir dieser
euer Willem
Sehet hier euern neuen König, meln anders
ich: Ich «rette Idamanten meinem geliebten Soh«
ne den 5?retensischen Thron , und die unumschränk«
le Macht'dieses Reiches ab. Erzeigtt seinen Be. -
fehlen alle gebührende Ehrfurcht, und vollziehet >.
sie mit eben dem schuldigsten Gehorsame, wie ihr ,
mir, der ich es mit Dank erkenne, bisher getAn
habt. Dieses ist mein Befehl.
Sehet da auch die neue Königin« , betrachtet
<n diesem schönen Brautpaare ein Geschenk , wel«
ches euch der Himmel auföewahret hat.
Was könnt ihr izt nicht alles hoffm l Wie
glücklich o Kreta bist du! wie glücklich bin lch l
Arie.
Nur erst nach ausgeprüften leiden
Ercheill die Fügung reife Freuden, ,
Der Geist und Muth, den ich verlor, .
Steigt doppelt ftlsch in mir empor. -
57^
L»l Herpe ln fr» l« »plus- '
l<»«i» le «ntieno «po^lie, ' . ^
V vinte l'»5pr« äo^Uo
i . 1'oenll ä rinziovenir^

in r,ntomim« , eä il Ooro , cke «i «nt» ä«»t«


l'Iuc»ron2llone , eä U L2U0.

8«üä» Hmor, leenä» tmeneo,


L 6innone »i Ite^i 8po8i.
v'lllm» ?»ee «wai 1i posi
I<» De» pronud» nel »sn»
Ueutre »! Rö 62 (3iove il scettro,
Lä il IVl»nto il vio äi Velo.
1^» coron» tutto U (^ielo
i'.. Die «ue 8relle , «nä'ö tlplen,
! . ^ ' l»oneo col pie le88l»äro
! '> Ueni il v»1lo, ^mor «eoonäl.
> >>' ^ntti 51aN lieü, 0 ßiooonäl,
l'utti 8i»ln content! «ppien.
j "^ ko! ä'»eear6<, i 6u« coNlp2ßni .
c»n l«r l»oi »i 5po8i » »l Keßu«»
Vi perpetu» pnco in reZno
Immartalino il «eren.
! 8ceuä» ^wor, »eenä» IweNes»
! 'V (Aunone «i I^essi 8po»l.
l>'»lm<» ?»ee omni li po«
t.» De» pronub» nel «en<

- /
K»e ck/ /)^mm^.
fl
>
l2l
Oo lassen auch ble welsm Schlangln
i
Die Haut gestreift an Ddrnern hangen, .--'
Um sich nach solcher blut'gen Pein
Verjüngt in neuer Tracht zu fteun.
Vau« folget die Krönung des Ibamantes , welch« w
einer Pantomime vorgestellt wird; während duler
wird folgender Chor gesungen , und getanzt.

C ho r.
Du Gott der Lieb , du Gott der Che !
Und Juno du ! eilt von der Höhe
. Herab den würd'gen Brautpaar zu, ^, ^
Und bringt ihm Wonne , Fried , und Ruh,
ZevS glebt den Zepter zum regleren,
Apoll mag sie mit Purpur zieren,
Und dann zum Kranz , der beyde krönt,
Dient das Gestirn am Firmament. ^
Selbst Hymeneus trägt Bell«ben
Den Schnellen Fuß im Tanz zu üben,
Kupido thellt die Reihen ein,
, Und so muß alles fröhlich seyn.
Und leztllch zlnden diese beyde .
Dem Brautpaar und dem Unterthan«.
'."v>"'
Zum Zeichen ew'ger Ruh , und Freude
Vereinigt ihre Fackeln an. . ^
. Du Golt der Lieb', du Gott der Ehe l ^
Und Juno du ! eilt von der Höhe U
Herab dem würd'gen Brautpaar l«^ ß
Und bringt ihm Wonne , Fried , und Ruh . 5'

Ende des Schauspieles.


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