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GLI

SCRITTI DI SANT' AMBROGIO


VESCOVO DI MILANO
SOPRA LA VBRGIHITÀ
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DAI. SACERDOTE TEOL. TOMASO CHIUSO
TORINO
OAV. PIETRO MARIETTI
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' 1872

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Fra i molti sussidi di cui Dio forni la
sua. Chiesa per farla crescere e trionfare
degli ostacoli che al suo progresso si op-
pongono, vanno tra i primi gli scritti di
quei grandi Maestri della Dottrina catto-
lica, che furono i santi Padri. Imperoc-
ehè chiusa la serie degli scrittori divina-
mente ispirati, il Signore suscitò molti
santi e dotti personaggi, i quali racco-
gliendo le tradizioni apostoliche, esponen-
do il senso delle Sacre Scritture, e difen-
dendo colla penna le verità cattoliche con-
tro gli assalti dell'eresia, le furono di som-
mo giovamento, specialmente ne' tempi
quando in Occidente la lingua latina ed in
Oriente la greca, in cui eglino scrissero,
erano conosciute e parlate non solo dal
Clero, ma anche dai semplici fedeli.
Senonchè, quando la prima di queste
favelle, cessando di essere lingua viva,
rimase lingua sol della Chiesa e `dei dotti,
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la massima parte dei fedeli trovaronsi chiu-
sa la via alla lettura di opere cosi vantag-
giose, e poteronle gustare soltanto per
mezzo di traduzioni, le quali però sono
assai poche, in confronto delle moltissime
che si potrebbero fare con fondata speranza
di cavarne gran frutto. Sarebbe perciò a
desiderarsi .che parecchi tra coloro, i quali
si dedicano allo scrivere, invece di darci
assai mediocri produzioni del proprio inge-
gno, attendessero a studiare, tradurre e
spiegare le più importanti fra le Opere dei
santi Padri, chè cosi dalle loro fatiche
trarrebbero assai più vantaggio. Ed oh!
quanti tesori di verità vi sooprirebbero da
arricchirne ifedeli! quante bellezze da
invaghirne le menti, quanti affetti da ac-
cenderne i cuori! Quivi dotti ed acuti
commenti sulle sante Scritture ; quivi pen-
sieri sublimi intorno a Dio., alla creazio-
ne, all' uomo, all' Incarnazione del Fi-
gliuolo di Dio; quivi descritti al vivo i
grandi principìi della Religione Cattolica,
gli atti dei Martiri, la disciplina .della
Chiesa, lo svolgimento del dogma, la sto-
ria delle eresie, insomma tutto che
può servire ad istruzione religiosa, ed a.
fomento di pietà.

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Queste considerazioni mi mossero a vol-
tare nella nostra favella alcune opere di
nno de' più grandi Dottori e Vescovi della
Chiesa Latina, qual fu Sant'Ambrogio Ve-
scovo di Milano, al quale noi della provin-
cia torinese dobbiamo una venerazione spe-
ciale , perchè prima di S. Massimo egli
dovette avere estese le sue cure pastorali
a Torino, che probabilmente era in quei
tempi per mezzo di Vercelli, della cui dio-
cesi faceva parte, a lui nelle cose spiri-
tuali soggetta; e non contata la nobiltà
del sangue, per le rare sue doti e per la
sua santità. cooperò mirabilmente a pro-
pagare il Regno di Dio nell'Italia nostra.
Nato egli nella prima metà del quarto se-
colo da nobile famiglia romana, educato
nelle lettere e nell' arte del foro, fu dap-
prima posto a governatore dell' Emilia,
che aveva per capitale Milano, e poscia
venne prodigiosamente eletto Vescovo di
questa città; dando a vedere in amendue
questi ufficii cotanto differenti una costanza
non ordinaria ed una non comune abilità
nell'amministrazione degli affari. Tenuto in
alta stima dall'imperatore Valentiniano I,
e poscia da' suoi figliuoli Valentiniano II
e Graziano, non che da Teodosio il Gran-

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de e da' costui figli e successori Ono-
rio ed Arcadio, cooperò grandemente a
raifermare la Chiesa in quel seggio d'onore,
in cui Costantino con le sue leggi Paveva.
già. collocata. Le minaccie dell'e-mpia im-
peratrice Giustina e dei tiranni Massimo ed.
Eugenio disprezzando, esso fu acerrimo di-
fensore della Fede osteggiata dalla falsa.
politica. Caro ai dotti ed ai Padri suoi
coetanei, segnatamente a Sant'Agostino da.
lui chiamato alla fede, a S. Gerolamo, a S.
Gregorio di Nazianzo, aS. Paolino di Nola,
e ad altri molti, insieme con essi combattè
le eresie de' suoi tempi, e riporto nume-
rose vittorie. Oltre ciò i suoi scritti hanno
un merito specialissimo per la teologia e
filosofia cristiana di cui sono ripieni; per
Pesposizione del senso letterale, allegorico
e morale delle sacre Scritture; per la
maestà, forza', vivacità, dolcezza ed unzio-
ne dei ragionamenti, per lo stile elevato
e conciso; ed anche perchè sono come Pe-
spressione della storia, della legislazione,
della disciplina di quei tempi: laonde ponno
tornare della massima utilità non solo agli
ecclesiastici, ma ancora ai semplici fedeli.
'Ho prescelto fra le molte opere sue i
trattati intorno alla Verginitå, perchè essi
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sono come a dire le primizie de' suoi
scritti, ed anche perchè il crescente mal
costume e la licenza della stampa insieme
collegati, muovendo oggidi più che mai
aspra guerra a questo eccellentissimo fra
iconsigli evangelici, conviene che i fedeli
sappiano come ne sentivano e ne scrivevano
questi luminari della Chiesa, e si accen-
dano di affetto per una cotanto amabile
virtù. Ed a meglio disporvi il lettore ,
penso non sarà. inutile il premettere qui al-
cuni cenni intorno all' origine ed ai pro-
gressi della professione verginale.
Questa nobilissima fra le virtù cristiane,
non era, innanzi all' Incarnazione del Fi-
gliuolo di Dio, apprezzata a dovere, anzi
era pressochè sconosciuta. Non la cono-
sceano i pagani; e benchè essi portassero
riverenza alle vergini Vestali, tuttavia il
non far consistere la verginità nello spi-
rito , ma solo nell'integrita materiale, e
nel rìmaner celibi sino ad età prefissa ,
prova che ne avessero bensi qualche idea,
ma imperfettissima.. N è Papprezzava quan-
t'ella merita il popolo d'Israele, concios-
siachè la speranza di poter forse conse-
guire il sommo onore di dare i natali al
Messia, era, anche per i più illuminati e

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pii di quella nazione, un forte allettamento
alle nozze. Forse il' solo Elia fra tutti
serbossi vergine; ed ebbe perciò l'altissn'mo
privilegio di non essere 'colpito dalla co-
mune sentenza di morte, e di venire as-
sunto al cielo sul carro di fuoco. -
Quando poi già era prossima lavenuta.
del Salvator del mondo, una Fanciulla di
Israele, prevenuta dalla grazia, fu la pri-
ma a consecrarsi a Dio con~ voto di vergi-
nità perpetua, ed alto levando il candido
vessillo delle vergini, ottenne un premio
di ineffabile grandezza, qual fu di divenir
la Madre di Dio. Ma anche allora questa
virtù stavasi tuttavia nascosta, e Maria
stessa, divenuta madre, dovette accomo-
darsi agli usi della sua nazione, e compa-
rire come qualunque altra donna ebrea.
Cosi pure toccò fare al secondo Elia, cioè
al Battista, il quale imitando la Vergine
nel serbar continenza , dovette ritirarsi
nel deserto. ›
'Venne finalmente Gesù a trarre dalla
umiliazione, e a collocare in onore que-
sta eccelsa virtù. Egli col nascere da una
madre vergine,col magnificare Veccellenza,
i pregi, i vantaggi della verginità , coll'as-
sicurare che chi sprezza i vili diletti del

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senso, sarà. come angelo, non soggetto a.
corruzione, ma partecipe della gloria degli
spiriti eletti, colla sua predilezione ai te-
neri fanciullini in cui la verginità risplen-
de nel suo candore, deliziandosi con quello
fra i discepoli che era. vergine, e facen-
dolo partecipe de' più alti misteri della sua
divinità. , diede a questa virtù un tanto
splendore, e ne invaghi sifl`attamente i
suoi Apostoli, che questi presero tosto ad
inculcarla e ditfonderla ovunque portavano
la luce del santo Vangelo.
Ed ecco svegliarsi meravigliosamente un
santo zelo per questo vivere_celeste.- S. Pietro
indurre a professar verginità Petronilla sua
figliuola, owero, come altri suppone, sua
discepola nello spirito, non che Prassede e
Pudenziana. figlie di un senatore romano;
S. Paolo encomiarla. co' suoi scritti (1), e
invitarvi la protomartire Tecla di Cesarea;
S. Matteo venir messo a morte per aver
consigliato verginità. ad Ifigenia, donzella
etiope di sangue reale; e Filippo diacono
ispirarla alle quattro sue figlie, le quali,
secondo gli Atti Apostolici, erano vergini
e ripiene dello spirito del Signore. Il simile
(I) Principalmente nella 1 lettera ai .Cox-intí.
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fecero in seguito i Romani Pontefici; e
S. Clemente, terzo successore di S. Pie-
tro, oltre all'avere scritto lettere, che og-
gìdi sono tenute per uno dei più antichi
monumenti dei santi Padri (1), in cui en-
comía le vergini, prescrivendo loro ap-
posite regole, conferi il sacro velo a molte
e fra. 1'altre a Domitilla, parente dell'im-
peratore Domiziano.
Ma per i tre primi secoli, in cui ferve-
vano le persecuzioni contro la Chiesa, le
vergini non potevano far pubblica profes-
sione del loro stato, poichè erano costrette
a vivere nel ritiro della famiglia, o nelle
tenebre delle catacombe, o nella solitudine
dei deserti, d'onde per lo più non uscivano
senon per essere condotte al supplizio. E
quante non ve ne furono che diedero il
sangue piuttosto che perdere la verginità!
Il Martirologio Romano ne è ripieno , e
tutti sanno la costanza mirabile di Agne-
se, di Lucia, di Agata, di Martina, di
Anastasia e di altre senza numero.
Quando poi il grande Costantino diede
piena libertà alla Chiesa, anche la vergi-
(I) Si è disputato molto suIl'autenticità di questa lettere;
oggidì autori gravi e dotti pensano esservi ragioni suf-
ficienti per tenerlo autentiche. .

il
nità fu tolta dai ceppi, e gran numero di
giovani d'illustri famiglie rinunziando alle
nozze, mostravano e colle opere e col vi-
vere di avere scelto Iddio a loro sposo. To-
sto l'Egitto e l'Asia ammirarono questo no-
bile ardore; e la il grande Atanasio stanco
delle atroci persecuzioni che muoveangli gli
Ariani, pur consolavasi nell' adornare il
giardino di S. Chiesa di questi fiori eletti;
qui S. Basilio raccogliea uno stuolo di ver-
gini sotto la guida di Macrina sua sorella.
Anche l'Italia, e Roma poc'anzi cosi corrot-
ta, vide Marcellina sorella del nostro Am-
brogio, e le Marcelle, e le Blesine, e le De-
metriadi, e le Eustochie rinunziar al lusso
romano per seguire il loro celeste Sposo nel
cammino della croce. Costantinopoli poco
più tardi vide, cosa. fin allora inaudita, la
reggia imperiale mutata in santuario di
verginità; chè Pimperatrice Pulcheria, an-
corchè impegnata, pel bene dello Stato, nei
vincoli di matrimonio, volle restar vergine,
ed educare in questa virtù le orfane sue
sorelle.
Prima del quarto secolo generalmente le
vergini non viveano in comune, esolo verso
quest' epoca cominciarono a convivereiin-
sieme, dedicandosi alla preghiera, al lavoro

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ed alla' educazione delle fanciulle (1). Nei
di festivi recavansi alla chiesa pubblica, ove
aveano posti distinti e separati dalle altre
donne per mezzo- di tavole, su cui erano
scritti testi scritturali analoghi alla loro
condizione (2).
Bello poi ed assai commovente era il
rito, con cui le vergini venivano conse-
crate; e la Chiesa col dare a questa ce-
rimonìanna grande importanza, compien-
dola nei di più solenni, allora che mag-
giore era il concorso di popolo, come usa.
ancora al di d'oggi, fece sì che più d' una
volta. intelletti esitanti intorno alla verità
della Fede venissero confermati; ed anime
perplessa, cui l'amore del mondo non la-
sciava libero il volo alle cose dello spirito,
si sentissero rassodate nelle buone risolu-
zioni.
(I) S. Girolamo scrivendo a Leta, dice: ¢ La tua figliuo-
lina venga allevata in monistero, cresca fra i cori delle
vergini, nè sia guasta dal mondo. › _
(2) ll nostro Autore nell'opuscolo intitolato De lapsu
Virginia, così parla all'infelice Susanna: 1 Perchè non ram-
mentasti quel posto separato nella chiesa, ove le matrone
più illustri, quantunque di te migliori e più sante, accor-
revano a salutarti 7... perchè mai dimenticasti quelle sen-
tenze dipinte sulle pareti, che erano del continuo presenti
al tuosguardo: La vergine si occupa solo delle cose di
Dio, affinche sia santa di corpo e di spirito! ›

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La fanciulla che giunta. ai 25 anni (1),
data sufficiente prova. di vocazione, ed ot-
tenuto il consenso de' genitori (2), aspirava
a far pubblica. professione ,` giunto il di
prefisso si awiava alla chiesa; .quivi veni-
vano ad incontrarla le vergini anziane, ed
essa con una candela accesa in mano si
appressava all'altare (3). Prostrata quindi
in orazione, il Pontefice recitava sovr'esse.
alcune orazioni , dopo le quali deponeva
essa le vesti secolari, indossando Pabito
benedetto, mentrechè venivale ricordato di
dover deporre l'uomo vecchio, e vestire il
novello -santificato nella giustizia e nella
verità. Le si dava un velo color di rosa,
simbolo dell'amor divino che dovea arderle
in cuore; e cingeva poi un diadema, come
sposa al Re del Cielo, epperciò regina. In
Occidente le vergini serbavano intatta la
capigliatura; ma in Oriente , e più tardi
anche presso di noi, per rinunziar a tutto
ciò che poteva essere esca di vanità., in-
(I) Secondo un Concilio di Cartagine. Vedi il Posti/leale
lomauo.
(2) La Chiesa, rispettosa dell'autorità paterna, richiedeva
per le professione di verginità il consenso dei genitori; ma
quando essi irragionevolmente lo avessero negato, le sm-
metneva ai sacri voti. Si legga cio che narra l`AuI.ore al
fine del primo libro delle Vergini.
(ti Veggasi nel terzo libro delle Vergini la descrizione
della professione di Marcellina.

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valse 1' uso di reciderla (1). Il Pontefice
spiegava poscia quello che Sant'Ambrogio
chiama inno delle vergini, il quale, secon-
do alcuni; era il Salmo 44, secondo altri
un canticmcomposto espressamente per que-
sto rito. Da ultimo faceva un'allocuzione
alla novella sposa (2), compiuta la quale,
promettendo essa a. Dio di rimaner fino
alla morte fedele a' suoi voti, il popolo ri-
spondeva ad alta voce: Amen. Cosi_ sia.
Mentre la. verginità veniva sollevata a
tanto onore, i santi Padri e Dottori della
Chiesa si adoperavano incessantemente di
inculcarla e di levarne tutti ad una voce
al cielo Peccellenza. Sant'Atanasio addi-
tavala come una prova della divinità della
Fede. San Giovanni Grisostomo la esal-
tava colla sua. eloquenza, e ne scrivea. le
lodi nel libro intitolato della verginità (3).
S. Girolamo la dipinse coi più vivi colori.
Sant'Agostino da Ippona, Sant' Ilario da.
Poitiers, S. Gregorio da Nazianzo ed altri
molti, non rifinivano di magnificarla con
(1) Così ordinava un Concilio provinciale e un editto di
Teodosio imperatore.
_(2i› Ne abbiamo un bell'esempìo nel libro Ill delle Ver-
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(3- Di questo hawì un' accurata traduzione fatta da un
sacerdote veneziano nel secolo xvi. -
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ogni sorta d'elogi. Ma quegli che in modo
speciale si distinse nell'encomiarla ed incul-
carla con tutta la forza ed eloquenza, si è
il nostro Autore. Egli non solo ne parlava
spesso ne' suoi sermoni, ma volle ancora
scriverne quattro trattati,i quali si merita-
rono gli elogi di Sant'Agostino, che pro-
poneva come modello di stile oratorio il
panegirico di Maria SS. nel libro II delle
Vergini, e di S. Gerolamo il quale scrisse
alla vergine Eustachio: a Leggi gli opu-
scoli che il nostro Ambrogio ha testè com-
posti per la sorella Marcellina; in essi
cercò, dispose e colori quanto può dirsi a
lode delle sacre vergini.›› La Chiesa stessa
inline diede una specie di approvazione a
questi scritti, estraendone lezioni per Puf-
ficio canonico nelle feste della Presentazio-
ne, dei Dolori, della Concezione Immaco-
lata, della Parità dz' Maria SS., di Santa
Jlgnese, della Decollazione di S. Giovanni
Battista e del Comune delle Vergini.
Questi appunto sono gli scritti che ho ri-
volto in lingua volgare, e che oso lasciar
comparire alla pubblica. luce (1). Il mio
(1) Questa, per quanto mi risulta, sarebbe la prima tra-
duzione italiana di tutti quattro i trattati; dico di tntti
quattro, perchè pochi anni or sono si tradusse il primo

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pensiero principalissimo in questo lavoro,
fu di ritrarre fedelmente il concetto del-
l'Autore, che se non lo si vede adorno
di quella veste festiva che appare nel te-
sto, prego il lettore a. compatire la mia in-
sufficienza, e cercare piuttosto la sostanza
delle cose, che il merito della traduzione.
Confido pertanto che quest'opera sarà per
riuscire di qualche utilità. ai fedeli. Qui i
giovani prenderanno ispirazione e forza a
conservare quella. virtù, che è il più bello
ornamento della loroetà. (1); quelli che già.
le posero amore, saranno confermati nel
loro proposito; i coniugati avranno un vivo
impulso ad infonderne l'amore in cuore ai
figliuoli; e cosi essi, col dare non solo abi-
tatori alla terra, ma angeli al cielo, avran
parte al premio che alla verginità vien as-
sicurato da Dio. Per quelli poi fra gli eccle-
siastici, che non hanno agio di leggere il
testo, sarà di vivo eccitamento a. far cono-
scere e praticare la. verginità, assecondando
4
trattato delle Vergini da un Sacerdote delle Scuole Pie. ed
uscl alla luce nel 1861; esiste poi una traduzione francese
compiuta. fatta da certo P. De Bourecueil deIl'0ratoric. nel
1729, della quale il Feller nel suo Dizionario lode la fedeltà.
(1) Per certi riguardi dovuti a' giovanni, ho creduto pru-
dente lasciare qua e là alcuni pochi tratti, in cui l'Autore
mette in ridicolo certe favole pagane. o tocca certe cose
che non suouerebbero bene nella nostra fevella.

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in tal guisa le intenzioni di S. Chiesa. la
quale desidera che questa virtù celeste
trionfi e si propaghi in mezzo ai fedeli (1).
A voi intanto, o Regina dei_ vergini,
Maria, dedico e consacro questo tenue mio
lavoro. Voi beneditelo, affinchè porti frutti
di santità, si moltiplichi quaggiù il nu-
mero dei vostri imitatori, e tutti amino
questo dono celeste, il quale da un vostro
grande divoto fu cosi salutato: Salve, o
verginità, dono di Dio, madre di vita im-
macolata, fonte di nobilissimi beni, porzione
di Cristo e compagna agli spiriti celesti (2).
(1) Una prova di questo Pabbiamo in un Canone Triden-
tino. in cui si definisce che la verginità è migliore del ma-
trimonio. e viene scomunicato chiosa negare questa verità.
Eccone il testo: Sx' qui: dixeríl. slalum coniuyalem anlrpo-
nendum esse slalui uirgiuilalis. vel coelibalus. el non am: me-
Iius ac bearius manerc in vírginilalc au! cuqliba/u, quam
jungi maln'mom'o,- analkema :il \Sess. xxiv, can. i0l.
(2) Poema di S. Gregorio Nazianzeno sulla verginità.
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Sant' Ambrogio 2

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DELLE VERGINI
LIBRI TRE
DA SANT'AMBROGIO VESCOVO DI MILANO
A IARCIIIIIIII SUA SORELLA
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LIBRO PRIMO
CAPO I.
8ant'Ambrogio, considerando il conto sfretto che
ognuno ha da rendere a Dio «Togni parola e
d*ogni grazia, si prepara a scrivere, confidando
nella divina misericordia, di cui cita alcuni
esempi, e se ne promette bene, perchè intende a
far conoscere Gesù Cristo. .
Se, giusta il detto della celeste Verità, noi do-
vremo dar conto di ogni parola oziosa che avremo
preferita (1), ee, quando torni il Signore, n'avra
grave rimbrotto quel servo, che, invece di mettere
ad interesse e far fruttare ì talenti affidatigli di
grazia spirituale, li avrà nascosti sotterra qual ti-
mido mercatante, o qual avaro possidente, io, po-
vero sì d'ingegno, ma gravemente tenuto di porre
ad usura nelle menti del popolo la divina parola,
ho giusto motivo di temere che si esìga da me Pin-
tereese della mia voce; tanto più che Iddio non ci
chiede conto del profitto, ma dell'opera (2). Ecco
(I) Vangelo di S. Matteo m, 36.
(9) Vangelo di San Matteo :xiv , 25 e seguenti. Qui
unt' Ambrogio paragona acconciamente il lavoro che il cri-

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il pensiero che mi mosse a scrivere. E ho prescelto
di esporre il mio pensare in iscritto, perchè cosi
v' ha minor pericolo di vergogna, che nel ragio-
nare a viva voce: poichè il libro non ò capace di
arrossire.
Non però fidandomi all'ingegno, bensi alla divina
merce, imprendo a comporre questo trattato; im-
perocchè anche un'asina, quando a Dio piacque,
apri la bocca e parlò (1). Se il Signore invierà un
Angelo ad assistermi, auch'io, benchè oppresso
dal peso di questo secolo, scioglierò la lingua da
lunga pezza disusata a parlare; chè ben può slac-
ciarmi dai nodi d'imperizia quel dosso, che l'asina
sciolse da quei di natura. Nell'arca dell'antica Al-
leanza fiorì la verga sacerdotale (2): così Dio può
fare che dal mio nodoso tronco, piantato nel giar-
dino di santa Chiesa, spunti pur qualche fiore. E
perchè disperare che Dio parli per bocca d”uomo,
avendo egli parlato di mezzo alle spine (3) ? Iddio
stiano deve fare intorno la grazia, a quello che i figli del se-
colo operano intorno il denaro, rammentando l' obbligo che
sbbiamo,di ifar fruttiflcare i talenti sovrannaturali, come'l
mercanti moltiplicano gl' interessi temporali.
- (Nola del Traduttore).
(1) Numeri xxu, 28; ove si dice aver parlato l' asina di
Balsamo.
(2) Num. xvn, 18. '
(3› Esodo ni. 4 e seguenti; ove si narra il miracolo del ro-
veto ardente, d'onde il Signore parlò a loaè.
Credo conveniente awertire iln da principio il lettore,
che se nel confrontare i testi scritturali addotti dall'Autore.
(nella cui traduzione per lo più mi attenni alla versione del
Martini). non li troverà sempre d'accordo colla nostra Vol-
gata. la ragione si è. che aanfambrogio nelle sue citazioni si
valeva, quanto ai libri dell'Antico Testamento, dell' amica
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non isdegnò di parlare di mezzo al roveto; oh vo-
lesse pure illuminare le mie spine! Allora vi sarà
chi si meravigli di vederle splendenti, e non verra
ofleso dalle loro punte, ma udendo dal roveto la
mia parola, si sciorrà. dai piedi i calzari, e scuo-
tendo ogni ingombro terreno, muoverà. libero il
passo dello spirito.
Se non che questi sono meriti di uomini santi.
Oh volgesse Gesù lo sguardo a me, che sto tuttora
giacente sotto quella sterile ficaia (l)! dopo tre
anni darebbe pure alcun frutto (2). Ma come mai
oserà sperar tanto un peccatore? Deh almeno quel
coltivatore evangelico della vigna del Signore, il
quale forse ebbe già ordine d'abbattere questa pian-
ta, le desse tempo ancora quest'anno, per ismuo-
verle d'attorno il terreno ed apporvi concime; che
non forse Iddio sollevi da terra» il tapino, e rialzi
dal fango il mendico. Beati quelli che legano i loro
corsìerì alla vite e all'ulivo, conšecrando alla luce
e alla gioiai loro studi! Me aduggìa tuttora il
fico (cioè il pruriginoso allettamento delle delizie
versione latina dette Italica, fatta sulla versione greca del
Settanta forse lino dai tempi degli Apostoli o subito dopo,
la quale-poi fu riveduta o piuttosto rifatta sul testo ebraico
da S. Gerolamo. (N. d. 1'.)
(1) S. Giovanni nel suo Vangelo capo 1, 18, ove racconta la
chiamata di Natanaele mentr'era sotto un flco. (N. 4. 1'.)
(2| Vangelo di S. Luca xm, 6 e seg.. ove il padrone
della vigna, dono tre anni di vano aspettare. concede an-
cora un anno di tempo a una iicaia sterilmtraacorso il quale,
se non dà alcun frutto , verrà recisa. Ammiriamo qui la
profonda umiltà di S. Ambrogio, il quale sentiva si bassa-
mente di sè, da chiamarsi ficaia infruttiiera. (N. d. 1'.)

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mondana), inetto a sollevarsi, fragile al lavoro ,
molle all'uso, sterile di frutti.
Se però taluno facesse le meraviglie, che io,ina-
bile a ben parlare, presuma tuttavia di scrivere,
ricordi il santo Vangelo e le gesta dei sacerdoti;
e valendo per tutti il fatto del santo Profeta Zac-
caria (1), troverà che talora la penna può scrivere
ciò che la lingua non sa dìre.Che se il nome di quel
Giovanni potè ridonar la favella al padre, io, ben-
chè muto, confido di couseguìr la loquela, se nelle
mie labbra risuonerå il nome Santissimo di quel
Gesù, la generazione del quale, come dice Isaia,
chi potrà spiegarla (2) ?
Io pertanto lauderò qual servo la famiglia del
Signore; imperciocchè Iddio, che è parità per ea-
senza, consecrossi una famiglia immacolata anche
in questo corpo, ricettacolo dell'nmana fralezza (3).
(I) Vangelo di S. Luca 1, 63,64.
(2- Isaia un. 8.
(3› Siawerta qui al grazioso titolo,chel'Autore dà alle ver-
gini, di famiglia di Dio sulla terra. La santa Chiesa è pur
essa la grande famiglia di Dio, ma i vergini formano nel
mezzo di questa una società eletta, e quasi una famiglia
privilegiata in seno alla Chiesa. (N. d. 1'.)
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25
CAPO II.
Dà principio col raccontare il martirio di sant*A-
gnese; ela encomía per molti capi. pel nome,
perla modestia, pel martirio, e specialmente
per la sua fortezza in tenera età.
Ed assai bene mi cade trattar delle vergini in
questo di sacro al natale <l'nnavergìne, edar prin-
cipio al mio scritto con un elogio; Oggi si celebra
il natalizio di una vergine, segniamone la parità;
è il natale di una martire, ofiriamo vittime al Si-
gnore (1). Oggi è il natale di sant'Agnese, Parnmi-
rino gli adulti, mnovansi a speranza ì pargoli,
stupiscano le maritate, e prendano ad ìmitarla le
vergini. Ma come poterne parlar degnamente, se lo
stesso nome suo è argomento di lode (2)? Sacrifizio
(1) La Chiesa chiama natale dei martiri il dl,in cui versa-
rono il sangue per la Fede, considerandoli come nati alla
vera vita, lorchè aprono gli occhi alla sorgente della vita,
cioè alla vista di Gesù Cristo che è la via. la verilå.Ia vita.
(N.11. T.)
(2) Dice il nome stesso esser argomento di lode. perchè
Agnes, o Agna, in lingua greca val lo stesso che para, innocen-
te; in lingua latina poi suona Agnello, che è la vittima più
adatta al sacrificio; e Nostro Signore è l'Agnello-di Dio im-
molsto per i peccati del mondo. Per questo nella basilica
di sant'Agnese in via Nomentana. ove stanno le sue ossa. il
dl della sua feste,dopo la Messa solenne si portano sull'al-
tare due agnellini dal candido pelo: il Cardinale titolare al
canto armonioso dellüynus Dei etc. li benedica, e poi sono
portati ad un monastero di vergini, le quali debbono aver-
ne religiosa cura. Quando le loro lane sien cresciute. ven-
gon tosati, e dei loro velll si tessono i pallii, che il Bo-
mano Pontefice conferisce agli Arcivescovi. (N. 4. 1'.)

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26
superiore all'eta, virtù sopra natura, talche par-
mi che ella abbia sortito non tanto un nome uma-
no, quanto piuttosto un oracolo divino di martire,
il quale presagisse quel che un di sarebbe riuscita.
E v' ha ancora di più: chè il nome di questa
vergine è altresì titolo di candore. La chiamerò
martire, la loderò vergine. E questo un assai am-
pio soggetto di lode, che non si trae di lontano,
ma si presenta spontaneo. Via dunque le afl`etta¬›-
zioni oratorie, via la vana eloquenza; il solo suo
nome è un elogio. Risuoni esso sulle labbra del-
l'uomo maturo, del giovane e del pargolo. E chi
più laudabile di chi può esser lodato da ognuno?
Quanti ne parlano, altrettanti la lodano, perchè la
predicano martire al solo nomarla.
Ella, a quanto si narra, toccava i dodici anni
lorchè subì il martirio (1). Oh barbarie esecranda,
non perdonarla neppure all'età tenerellal Anzi
grande la tua potenza, o Fede, che ti crei dei cou-
fessori anco fra i parvolil In quel corpicciuolo
non vi era punto ove immergere la spada, ma
quella che non avea tanto corpo da ricevere il
ferro, avea tant'animo da superarlo. Certamente
le fanciulle della sua età non reggono al volto sde-
gnato dei genitori, e i loro occhi si goufiauo di
pianto alle punture degli spilli, come fosser ferite.
Essa intrepida fra le sanguiuose mani del car-
nefice, immobile ai subiti tratti delle stridenti ca-
(l) Sant'Agnese subl il martirio circa Panno 305 sotto Dio-
clezìano, ultimo dei dieci più feroci persecutori della Chiesa
nei primi tre secoli. -

27
tene, ora porgere tutta la persona. ai brando del
furibondo satellite, pronta ad incontrai- la morte
senza peranco conoscerla, o se fosse trascinata suo
malgrado alle are profane, tra le fiamme alzar le
mani innocenti a Gesù, e sugli stessi sacrileghi al-
tari formare il segno della sua. croce gloriosa; ora
porgere colloe mani alle ferrate anella: se non che
anello non _v' era che potesse rinchiudere membra
così sottili. `
Nuovo genere di martirio! Non era ancor atta
ai tormenti, ma gia abile alla vittoria; incapace
alla pugna, ma degna della corona; e benchè gio-
vinetta di età, tuttavia maestra di virtù. Non s'av-
vierebbe cosi sollecita alle nozze una sposa, come
questa vergine, lieta della sua sorte, adorna il
capo non di ricciuti capegli, ma di Cristo (1), non
ingbirlandata di fiori, ma abbellìta di santi costui
mi, afirettava il passo al luogo del supplizio. Pian-
gevano gli spettatori: solo essa non piangeva. Molti
si meravigliavano che una fanciullina, la quale a-
veva appena cominciato a gustare la vita, ne fosse
così facilmente prodiga, come se ne avesse già
compiuto il corso. Erano stupefatti che rendesse
testimonianza di Dio colei, che non avea pur rag-
giunti gli anni da esser arbitra di sè stessa (2): e
ql) Adorna di Cristo nel senso in cui S. Paolo diceva ai Ro-
mani ; Ycstitem' det signor Nostro Gesù Gmto ; e ai Galati:
Quanti foste lavati nel santo Battesimo , vi siete rivestiti da
Cristo. (N. d. T.)
(2) ll Diritto romano a' tempi di Costantino Magno e di
sant'Ambrogio dava facoltà diamministrare i loro beni ai
figii all' età d' anni 20, alle fanciulle ai 18. Vedi Cad. Temi. ~
(N. d. T.)

28
quella,la cui testimonianza non sarebbe tenuta va-
lida nelle cose umane, riscosse fede testificando
delle divine: conciossiache una virtù tanto sopra
natura, derivar non potea. che dall'Autore stesso
della natura.
Quanto non fece il tiranno per atterrirla, quan-
te carezze non usò per trarla al snointentol Quanti
farsi innanzi per averla in isposa (1) ! Ma ella:
¢ È far villania al mio celeste Sposo, rispondeva,
Pattendere altro amante. Egli mi ha scelta pel
primo, egli solo mi avrà. Perchè tardi, o carne-
fice? Muoia questo corpo, che può esser vagheg-
(l) Gli atti del martirio di S. Agnese stanno fra le opere di
sant' Ambrogio, ma vuolsi che sieno di un Ambrogio diverso
dal nostro. Chiunque però ne sia l'autore. la loro autenticità
è iudubìtata,e la Chiesa nel suo ufficio del Qàgennaio ne tolse
i tratti più vivi, quali sono Pinterrogatorio a cui fu sottopo-
sta. e il dialogo seguente. Essendosi a lei presentato il figlio
del prefetto per averla in isposa,ofl`rendole abbigliamenti d'o-
gni maniera, ella gli rispose in questi termini: -Vattene lungi
ø da me. fomite di peccato, esca di scelleratezze, pascolo di
- morte: io fui prevenuta da altro amante. il quale mi pre-
- sento di ahbigliamenti molto più splendidi: mi uni a sè
¢ fregiandomi il dito di anello iniziale: e questi ti supera di
« gran lunga in nobiltà e possanza. Egli cinse la mia destra
. di preziosissimo braccialetto,e girò attorno il mio collo
c una collana di fulgidissime gemme. Mi appese alle orec-
« cliie le più rare gioie,e tutta mi vesti a brillanti margarite...
¢ Mi diede un ricco manto tessuto ad oro. e mi fregio di lun-
¢ ghi monili. Egli mi lego al suo cuore, ed è molto più ge-
« neroso. più potente. più bello, soave agruzioso oltre ogni
¢ dire. lo ricevetti latte e miele dalla sua bocca: il suo
ø corpo si uni alle mie membra. il suo sangue imporporò le
¢ mie guancia (allude all'Eucaristia sotto le due specie).
¢ Quello che io amo e figlio ad una madre vergine. A Lui
¢ di cuore mi consacro: perchè amandolo divento più casta,
- toccaudolo più pura, e riceveudolo, sarò sempre vergine»
(N. d. T.)

29
giato da sguardi che abborro. › Stette, orò (1),
piegò il capo: avresti veduto vacillare il carnefice,
come se fosse egli stesso il condannato; tremargli
la destra, ìmpallidìrgli le guancie pel pericolo
della fanciulla, mentre essa non tremava per sè.
Eccovi in una sol vittima un duplice martirio,
di castità., e di religione. Agnese sei-bossi vergine,
e consegni la corona di martire.
(`iAPO III.
Incomincia Velogioldella verginità; in prima per'-
chè essa fece scendere dal Cielo il Verbo eterno;
onde awenne, che quantunque poco conosciuta
nell' antico legge, fiorì tuttdvia mirabilmente
nella nuova.
L'amore che sento per la verginità, e l'inv_ito
che pur tacendo mi fui colla voce eloquente dei
tuoi soavi costumi, vene:-abile sorella, richiedono
che io ne tratti alquanto diffusamente, acciò non
paia che tocchi solo di passaggio una virtù che è
(ll Questa preghiera sta negli atti del mart.irio.ed eccone
alcuni tratti: « Dio onnipotente. adorabile e tremendo, Pa-
. dre del mio Signor Gesù Cristo. io ti benedico perchè in
¢ grazia del tuo Figliuolo campai dalle insidie degli em-
. pl . e passai tra le-sozzure di satana senza macchi.-rmi.
¢ Ecco già miro |'oggetto della mia fede: posseggo la meta
1 delle mie speranze. il centro de' miei affetti. lo ti cun-
- fesso col cuore e colle labbra. Ecco vengo a te. Dio vivo
1 e vero, il quale con Gesù tuo íigliuolo vivi e regni per
« tutti i secoli dei, secoli. Così sia. › - (N. d. 1.;

30
della prima importanza. Chè essa è degna di lau-
de, non tanto per esser professata dai martiri,
quanto per essere quella che forma ì martiri.
Qual ingegno umano potrà. comprendere Peccel-
lenza di una virtù, che sta oltrefi termini della
natura? Chi potrà con voce di natnraesaltarla,
essendo ella cosa d'ordine soprannaturale? Ella
trasse dal cielo la forma da ricopìar sulla terra, e
giustamente cercò nel cielo la forma del vivere
colei che si era in cielo trovato lo Sposo; Essa le-
vossì a volo sopra le nubi, sopra gli spazii dell'aere,
sopra le stelle, e fin sopra gli Angeli, e nel seno
stesso di Dio Padre trovò il Verbo eterno, e lo tirò
a sè con tutta la potenza dei suoi afietti. E chi,
trovato una volta sì caro bene, potrebbe ancora
staccarsene? Il tuo nome, dice la Sposa dei Can-
tici, è un olio che soavemente si diffonde ; perciò
le fanciulle ti amar-ono e ti trassero a sè (1). Fi-
nalmente non è sentenza mia, che quei che non -tol-
gono marito o moglie saranno come Angeli del
cielo (2). E niuno reputi strano che vengano pa-
reggìate agli Angeli quelle, che si elessero a sposo
il Signore degli Angeli. E chi niegherà esserci
venuto di cielo un tenore di vita che fu pressochè
sconosciuto, prima che Dio scendesse in queste
membra impastate di creta? Allora fu che la Ver-
gine concepi nel suo seno, e il Verbo si è fatto
carne, affincbè la carne fosse assunta in Dio.
~ Taluno dirà: anche Elia si conservo vergine; ma
(1) Cantici 1, 2. (2) S. lhtteo xm, 30.~
.›.
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appunto per questo,`rispondo io, fu portato al cielo
sul carro infnocato (1), fu testimonio della gloria di
Cristo sul Tabor (2), e sara precursore della sua
venuta alla consumazione dei secoli (3). Cosi pure
Maria sorella di Mosè, battendo il timpano, si pose
a capo di vergini pudiche (4): ma non fu essa in
allora figura della Santa Chiesa, la quale vergine
e feconda di Spirito Santo raccolse nel suo seno i
popoli, e guìdolli in religiose schiere a cantar lodi
al Signore? Si narra pure che nel tempio convi-
vessero alcune vergini. Che perciò ? L'Apostolo ci
awerte che tutte queste cose non erano altro che
ombre, le quali prenunziavano ciò che più tardi
doveva awenire (5). Or la figura rivelasi nei po-
chi, la realtà poi ne' molti. Ma dappoichè Iddio,
facendosi uomo, formò, senza alcun neo di confu-
sione carnale, il connubio tra la divina ed umana
natura, allora questa vita celeste si diifuse per
Puman genere e fiorì in ogni parte del mondo (6).
Questa èla prosapia, che gli Angeli, ministrando
al Signore quaggiù (7), prenunziarono che gli
avrebbe prestato Possequio di un corpo immacoé
(1) Quarto dei Re 11, ll. (2)S. Mett. xvu, 3.
(3) Malachia iv, 3. (4) Esodo xv. 20.
(5) S. Paolo i ai Corinti x, ll.
(6) Se vi fu tempo. in cui questa virtù potesse dirsi sparsa
sulla faccia della terra.e certamente il nostro, in cui si
ammirauo le'Suore di S.Vinrenzo de' Paoli. di S. Giuseppe,
le Frencescane, Domenicana, Carmelitane in ogni angolo
del mondo dedicate alla cura degli ospedali, degli orfani. e
all'edueal.ìone religiose delle fanciulle. (NJ. 1'.)
(1) S. Matteo iv, ll.

82
lato; questa è la milizie celeste, che il coro degli
Angeli laudantì il Signore promettevano alla ter-
ra (1).Abbiamo si dunque in favore dellaverginitå
(lall'antico Patto quell'autorità. che vien dalla ve-
tustà., ma la sua perfezione Pabbiamo da Cristo.
capo Iv.
Dice che fra i pagani non ci fu vera verginità;
ma alcune Zoro donne , come le Vestali, a cui
veniva imposta contro lor voglia per un.certo
tempo la continenza, non furono vergini.
' Questa virtù al certo non ci è comune coi pa-
gani, nè praticata dai barbari, e tantomeno dagli
altri esseri animati: coi quali benchè noi la stessa
aria respiriamo, e partecipiamo una medesima
condizione del corpo, e il modo di generare, li
avanziamo però di gran lunga per la venerazione
da noi professata alla verginità; chè i gentili l'af-
fettano per contaminarla dopo che fu consecrata,
i barbari la opprimono brutalmente, gli altri poi
non la conoscono punto.
Chi oserà allegarmi le vergini di Vesta o le sa-
cerdotesse di Pallade (2) “I Qual è questa pudicizia
(1) S. Luca n 13-14. '
(2- Le Vestali . come scrive il Nieupwort nella sua erudita
opera intorno i riti romani. eran fanciulle da Numa Pompi-
lio,eecondo re di Roma. dedicate al servizio della dea Vesta.
Dapprima fnron sei,crebbero poscia sino al numero di venti.
Veniano ammesse ad età maggiore di 6 anni, non eccedente

53
non di costumi, gna di anni? non perpetua, ma
ad età prefissa? Eimpudica una tale verginità, che
riserrasi ad essere poi corrotta in età più matura.
Col fissarle un limite, inculcano alle lor vergini
che esse nè debbono, nè possono perseverare. Che
sorta di religione è questa, che destina pudiche
fanciulle a divenire più tardi donne invereconde?
Non può esser veramente pudica colei, che vi è
solo costretta dalla legge (1); anzi è impudica,
perchè dalla legge vien sciolta. Oh misteri! oh co-
stumi! ove s'impone a forza la castità, e si giusti-
fica la dissolutezzal Pertanto non è casta colei
che è costretta da legge, nè onesta quella che vien
tolta a mercede; e nonè pudore quello che è tut-
todi esposto a sguardi licenziosi, e come sferzato
da invereconde occhiate. Si concedono loro privi-
legi (2), si ofirono ricompense, quasi non sia
i 10, e vi stavano 30. Nel primo decennio imparavano
le cerimonie di Vesta, nel secondo le praticavano. nel ter-
zo ammaestravano le più Slovani. Terminati i 30 anni pote--
vano passare a nozze. Loro ufficio era custodire il Palladio
idolo principale di Roma, conservare ll fuoco sacro. pena
la morte a quella che l'avesse lasciato spegnere. e offrire
isacrifizi alla dea. Questa superstizione prese a cessare ai
tempi di Teodosio imperatore, grazie alle cure di Sant`Am-
brogin, il quale si oppose al famoso Simmaco. che preten-
deva si continuassero a favore delle Vestali gli antichi privi-
legi. N. d. 1'.
( l
(U S'intende dalla legge civile. la quale. lorchè non v'e-
rano fanciulle che volontariamente si offerissero. ve le ob-
bligava contro lor voglia.equindi si dicevano caplae, come
rapite a forza dal Pontefice «vedi il Nieupwort-. owem
perchè la legge condannava alle fiamme quella delle Ve-
stali che avesse vnolata la castità. ih'. 4. 1'.›
(2) Le leggi civili di quei tempi aveano per le Vestali
una grande venerazione; davano loro privilegio di cam-
Sant'Ambrogio 3

54
chiaro indizio di impudenza il mettere in vendita
la castità. Ciò che a. prezzo si obbliga, si discioglie
a prezzo, a prezzo si aggiudica, a prezzo si paga.
Chi vende la castità, non sa ricomprarla. Che
dirò poi dei riti frigi, nei quali si reputa debito
Pimpudicizia, e Dio volesse che sol del sesso più
debole! Che delle orgie di Bacco, ove' i misteri
stessi del culto sono incentivi a colpa? E qual
potea essere la vita de'sacerdoti là ove onoravansi
di culto le nefande azioni degli dèi? È dunque
chiaro che il paganesimo non ha fatto pur una ver-
gine.
Vediamo ora se ne abbia prodotto alcuna quella
pretesa maestra d'ogni virtù, vo' dire la filosofia.
Le istorie celebrano una fanciulla della scuola di
Pitagora, la quale forzata dal giudice a svelare il
segreto, per timore che itormenti non le strap-
passero una parola, troncossi coi denti la lingua,
sputandola in faccia al giudice; acciò questi, ve-
dendola incapace a rispondere, desistesse dall' in-
terrogarla. _
La medesima però, forte d'animo, ma tumido il
grembo, esempio di taciturnità., ma larva di pudi-
minare in carrozza precedute dal littore, e quando un reo
condannato a morte si fosse per sua buona ventura incon-
trato in esse. veniva graziato della vita; non si obbligavano
mai a giurare , ma erano credute sulla parola. Era senza
dubbio lodevole questo rispetto legale dato alle Vestali,
ed era un barlume di onestà naturale non allegata nelle
sozzure del paganesimo. Epperò se i Scipioni , i Camilii,
i Fabii, i lletelli alzassero dalle ceneri il capo . eseerereb-
bero ipagani d'oggidi,che combattono e disperdono le sa-
cre Vergini, chiamandole donne inutili. (N. d. I'.)'

35
cizia, non si lasciò vincere dai tormenti, ed era già.
stata vinta dalla passione. E pertanto colei che
valse a celar il segreto della mente, non potè oc-
cultar Pobbrobrio della persona. Superò la natura,
ma non serbò Ponestà. Oh quanto avrebbe deside-
rato di avere una sola parola a prova del suo pu-
dore! Anzi ciò che forse l'incuorò a patir con for-
tezza fu la mira di poter così celare la sua vergo-
gna! Questo è forse il motivo per cui fu si paziente
a negar la colpa. Dunque non fu del tutto invin-
cibile; e benchè il giudice non abbia potuto avere
da lei quel che cercava, trovò ciò che non cercava
sapere.
Quanto più forti le nostre vergini ! Esse trion-
fano eziandio delle podestà. invisibili; riportano
vittoria non solo della carne e del sangue, ma e-
ziandio di colui che s'appella principe di questo
mondo, signore del secolo. Agnese certo più gio-
vine di quella, ma più virtuosa, più costante nel
suo proposito, ricca di più trionfi, non troncossi
per timore la lingua, ma serbolla qual trofeo. Con-
ciossiachè nulla non ebbe che rivelato le tornasse
a vergogna, non dovendo essa confessare una col-
Pa, ma la propria religione. Quella pertanto non
fece altro che celare il segreto, questa confessò il
Signore, e siccome nol potea ancora l'età, confes-
sollo 1' istessa natura.

36
CAPO V.
Parla della patria e del padre della verginità; ed
awerte che essa non è di precetto, ma solo di
consiglio.
Nei panegirici si usa magnificare la patria edi
parenti, acciocchè i landati maggior lustro rice-
vano dal ricordarne gli avi. Sebbene il mio còm-
pito non sia di fare il panegirico della verginità,
ma delinearne il ritratto; reputo tuttavia conve-
niente accennare ove ne sia la patria e quale Pau-
tore. Osserviamo anzi tutto ove ne sia la patria.
Che se la patria è là dove awi la casa paterna,
non vi ha dubbio essere il cielo la patria della
castità. Quaggiù pertanto dcssa è pellegrina, là è
cittadina.
Che cosaè poi la castità verginale, se non inte-
grità illibata? E chi ne è il padre, se non l'imma-
colato Figliuolo di Dio, la cui umanità è incorrotta
e la divinità scevra di macchia? Vedete dunque
quanti siano i pregi della verginità. Cristo prima
della Vergine, Cristo nato dalla Vergine; generato
dal Padre prima dei secoli, ma nato dalla Vergine
per la salute del secolo. Quello è proprietà di sua
natura, questo è a nostro vantaggio: quello fu
sempre, questo il volle.
Considerate ancora un altro pregio della vergi-
nità. Gesù Cristo e sposo della Vergine, e se lice
dir così, lo è della castità verginale, perchè la ver-

57
ginità è di Cristo, non Cristo della verginità.. Ver-
gine adunqne è la Sposa di Cristo, vergine colei
che ci portò nel suo seno, vergine quella che ci
generò, vergine quella che ci nutrì col suo latte,
"della quale sta scritto: Quante meraviglie ha falle
la vergine Gerusalemme. Non lemancherà il latte
dalla pietra, nè la neve dal Libano, nè i venti de-
vieramw da lei le nubi apportatrici di acque sa-
lutari (1). Oh nobile questa vergine, che delle
fonti della santissinia Trinità vien irrorata , alla
quale dalla pietra scaturiscono acque, non viene
meno il latte, e piove dall' alto dolcissimo miele!
La pietra poi, secondo l'Apostolo, è Cristo (2).
Dunque non le verrà meno nè da Cristo il latte,
nè da Dio Padre il candore, nè l' acqua dallo
Spirito. Questa è la Trinità: Padre, Figliuolo e
Spirito Santo, che irriga. la Chiesa santa.
Or dallamadre passiamo alle figliuole. San Paolo
dice: Io non tengo comando alcuno del Signore
riguardo alle -vergini. Se il Dottor delle Genti
non ne ebbe comando di sorta, echi altri mai pote
averlo? È vero; ei non n'ebbe un comando, ma ne
ebbe il modello; poichè la verginità non può es-
ser imposta, ma può esser bramata; conciossiache
ciò che è sopra natura è pin-ttosto oggetto di de-
siderio, che di espresso comando. Epperò sog-
giunge: Desidero che voi aiate senza sollecitudinii
Chi non è ammogliato ha cura delle cosedel Signo-
re,'e come egli sia per piacere a Dio... e colei che
U; Profeta Geremia xvxu, 18. (2) 1 ai Corinti x, 4.

88
è vergine, pensa al Signore, acciocchè sia santa di
corpo e di spirito: ma la maritaia ha cura delle
cose del mondo, come ella sia per piacere al suo
marito (1).
CAPO VI.
Il S. Dottore protesta di non riprovare lo stato
matrimoniale, ma di mettere solo a confronto
le pene delle maritate coi beni delle vergini, cui
assomiglia alla santa Chiesa. _
Io non intendo di sconsigliare lo stato matri-
moniale, ma espongo ivautaggi della verginità.
Chi è debole, dice S. Paolo, nuirasi pure di er-
baggi (2). Altro è esigere , altro è ammirare.
Sei tu legato a moglie? non cercar d' esserne
sciolto: sei ta libero? non cercar moglie. Que-
sto disse ai coniugati. Quanto poi alle nubili, udite
quel che dice: E chi unisce in matrimonio la
sua vergine fa bene, e chi non la lega fa me-
glio (3). Quella pertanto se preferisce le nozze,
non pecca; ma questa, se rimane vergine, gode del-
Pincorruzione: quella non è riprovata, ma questa
viene lodata: là. è un rimedio all'umana fralezza,
ma qui è la gloria della castità. -
-Pouiamo a confronto, se vi aggrada, i beni
delle marihate con quelli delle vergini. Vantisi
(1)laiCor.vu,21. (9)AiRom.x1v,2. (3)laiGor.m,8'1.

39
pure una gentildonna di avere numerosa prole:
quanti più ne die alla luce, più tante furonole sue
doglie. Tenga pur conto delle consolazioni dei figli,
ma non dimentichi le molestie che le procurano.
Non appena. stringe il nodo coniugale, piange: che
sorta di voti son questi, che son causa di lagrime?
Concepisce, e tosto ne sente il peso. Cosi la fe-
condità. arreoa prima molestie che frutto. Divien
madre, ed ammala. Dolce pegno dawero, che co-
mincia con un pericolo, cessa con un pericolo; ar-
reca prima dolore che piacere: si acquista fra pe-
ricoli, e nol si possiede ad arbitrio!
A che star qui numerando le gravissime cure
del nudrire la prole, dell'educarla ed accasarla ?
E queste sono miserie pur delle felici. La madre
acquista eredi, ma le si moltiplicano i dolori. E
non occorre ricordare i casi awersi, acciò non
tremino i genitori dabbene. Vedi, sorella mia,
quanto sia duro sofirire quel che non convien ri-_
cordare. E ciò quanto alla vita presente. Inoltre
verranno anche giorni, ne' quali esclameranno:
Beate le sterili ed i seni che non han genera-,
io (1)! Chè le figliuole del secolo sono generate
e generano; nia la figlinola del Regno de' cieli si
asticne dalla volontà dell'uomo e della carne (2),
per essere santa di corpo e di spirito.
A che ridire la dura schiavitù, e i molesti ser-
vigi che le donne debbono prestare a' mariti? Son
pur esse che ebbero da Dio comando di servire,
(1) S. Luca xm|,29. (Sl) Vangelo di S. Giovanni 1, 13.

40
prima ancora che si parlasse di servi ( 1)! Le quali
cose accenno acciò esse più volentieri obbediscano:
chè, se son buone, sarà a merito di carità; se mal-
vagie, a pena de' loro peccati-.
Indi poi vengono que' loro belletti, o piuttosto
incentivi al peccato, si che per tema dispiacere al
marito si pingono il volto con falsi colori, e con
Padulteramento del volto si dispongono a _quello
della pudicizia. Che follia coutrafl`arel'effigie della
natura, adattarsi nn'altra faccia dipinta! Mentre
temono il giudizio del marito, già. tradiscono il
proprio, perocchè dessa perla prima si condanna
da sè,quella che brama mutar ciò che nacque. Ep-
perciò mentre stndiasi di piacere ad altri, già in-
comincia a dispiacere a se stessa.Qual giudice più
verace, o donna, della tua deformità, che tn stessa,
quando temi di lasciarti vedere qual sei! Se sei
bella, perchè ti nascondi? Se sei deforme, perchè
fingi di essere aggraziata, non avendo riguardo nè
alla tua coscienza, nè all'altrui inganno? Ooncios-
siachè il marito rivolge ad altra il cuor suo, e tu
ad altri cerchi di andar a genio. E te l'avrai poi' a
male se egli andrò. dietro ad un' altra, quando a
tradirti impara da te 'I Sei ben triste maestra a
tua sciagura.
Ma a quella pure che è awenente, di quanto
prezzo è d' uopo per non dispiacere! Qninci dal
collo pendenti preziosi monili, quindi trascina per
terra auree vesti. È ciò aver bellezza, o non piut-
¢l› Genesi m, 16. Dio diese ad Eva: I tuoi desiderii di-
penderanno dal tuo marito, ed egli sarà tuo padrone.

-ii
tosto comprarla a denaro? Che più se si adopreno
lusinghieri profumi, se di gemme aggravansi le
orecchie, e alle palpebre si danno mentiti colori?
Che le rimane ancor di suo dopo tante altera-
zioni ? La donna perde i suoi proprii sentimenti, e
si crede pur anco in vita.
Al contrario felici voi, o vergini, che siete estra-
nee a tali piuttosto snppiizi che vezzi, alle quali
il santo pudore e la castità. veneranda son tutta la
vostra bellezza, e non già ligie ad occhio umano
peaatei vostri meriti dagli inganni altrui. Avete
pur voi da gareggiare in bellezza, ma non di cor-
po, bensì di virtù; bellezza, cui nè vecchiaia può
cancellare,_ne morte rubarvi, ne malattia defor~
mare. Dio solo, che trova le vostr' anime tanto
più belle, quanto più negiotto sarà. il vostro sem-
biante, sia il solo giudice di vostra awenenza. A
voi sono ignoti i disagi deil'uflicio materno, eppure
il cuor vostro pietoso è tanto più ricco di nume-
rosa progenie, perchè ha tutti per figli. La ver-
gine e feconda di posteri, ma sterile di orfani; ha
eredi, senza aver funerali (1).
(1) Questa maternità spirituale delle vergini è di più
modi. Può essere madre dei fedeli spargendo buon odore
di cristiane virtù, eccitandoli colla condotta e coll'esempl0
ad amare il Signore. È madre dei poveri e di quelli che
soffrono. perchè il suo cuore acceso di carità sente pietà
per le loro soiferenze. Conosce questa maternità spirituale
lo stesso popolo, ii quale saluta col nome di madre la Suore
di Carità,-di S. Domenico, di S. Giuseppe. che va ad alle-
viare i suoi mali. La sentono ibambini degli asili d'infan-
zia, che la amano come madre; la conosce e sente persino
ii militare allora che dopo la battaglie ferito e giacente nel

42'
Così la S. Chiesa pura d'ogni mistione caruale,
e ad un tempo feconda di parti, è vergine perla
castità, madre per la prole -: dl noi s'incinge non
per opera d' uomo, ma per virtù dello spirito: di
noi si allevìa non fra dolori, ma fra il giubilo degli
angeli. Ci nudrisce non con latte corporeo, ma con
quello di cui parla l'Apostolo (1), ove dice di aver
allattato la debole età del crescente popolo di
Dio. Qual donna adunque è madre di più figlì, che
la S. Chiesa; la quale vergine nei Sacramenti, è
madre ai popoli; la cui fecondità è proclamata
dalla Scrittura, là ove dice: I figliz.-oli della vergi-
ne saran molti, più che nani figli di quella che ha
marito (2). La nostra madre non ha marito, ma
bensi uno sposo: perchè al la Chiesa nel popolo
fedele, come 1' anima di ciascuno, è come dispo-
sata al Verbo divino, come ad eterno suo sposo, e
senza offesa del suo candore diviene spiritualmente
feconda. .
zsangue, vedesi appresssr la Suora, che lo solleva, che fa-
-.sciane lo ferite; eppercio qual madre la saluta. e ne
porta per sempre in cuore scolpita la grata ricordanza.
_ _ _ (N. d. 1'.)
(1) Ai Conntl ln, 2. (2) [gaia uv, 1,
43
CAPO VII. -
Esorta i genitori ad ispirare alle figliuok l'amore
. alla verginità , e dipinge guai danni a loro
derivino dal desiderio d' aver nipoti. Prote-
sta nuovamente di non esser awerso al matri-
monio. Descrive la bellezza dello Sposo delle
vergini, e di quante prerogative e bellezze siena
esse adorne.
Udiste, o genitori, quali massime dovete istillare
nel cuore delle vostre figliuole, e a quali virtù do-
-vete informarle, affinchè possiate averle come me-
diatrici presso Dio, e vi sciolgauo dalle colpe. La
vergine è dono .di Dio, regalo ai genitori, sa-
cerdozio di castità. La vergine è vittima, che ogni
di si offre per la madre sua, onde placare l' ira
divina. La vergine è ai parenti pegno, che mai da
essi non si divide; non sollecita la dote, non li
abbandona emigrando, nè darà loro afflizione.
Ma taluno brama aver nipoti, e sentirsi chiamar
nonno. Primieramente costui nel cercar 1' altrui
prole perde la propria: poi gitta il certo sulla
speranza dell' incerto: fa copia delle sue sostanze,
e tuttavia domandano: se non paga la dote, la si
esige: se giunge alla vecchiaia, vien riguardato
come un peso. E sarà ciò acquistare, o non piut-È
tosto comperare un genero, che venda ai genitori
il ritratto della lor figlia? Per tanti mesi dunque
venne portata in' grembo, per abbaudonarla poi
ad altrui merce? E adoperasi tanto studio a edu-

44
carla, perche sia tolta più presto d'allato a' suoi
genitori?
Dirà alcuno: tu dunque disapprovi le nozze?
No, anzi le approvo, e condanne quei tali (1) che
osano stornarne i fedeli. Son pur io che ricordo
quali specchi di virtù singolare le nozze di Sara, di
Rebecca,di Rachele e di altre antiche donne. Con-
ciossiachè quegli che condanna il matrimonio, con-
danna eziaudio la prole, e la perpetuazione del
genere umano per lunga serie di generazioni. E
come mai eta potrebbe succedere ad età sino al
compimento de' secoli, sein grazia del matrimonio
non si avesse cura' di procreare figliuoli ? E come
potrebbesi al di d' oggi magnificar la prontezza.
con cui Piunocente Isacco si offri vittima della pietà
paterna sull' altare del Signore (2) , o ricordar
che Giacobbe vestito di corpo mortale vide Iddio,
ed impose al suo popolo un nome benedetto dal
Cielo (3), se si coudannano i loro natali? Quei sa-
crileghi dicono una sol cosa, in cui anche i savi
converrebbero, ed è che riprovando le nozze, con-
fessano con ciò che essi non avrebbero dovuto mai
nascere al mondo.
Io' dunque non condanne le nozze, ma passo in
rassegna ì vantaggi della santa verginità; poiche
questa e afiare di pochi, quelle poi della maggio-
ranza; nè potrebbe esserci verginità, se non vi fosse
chi le diai natali. Io confronto solo bene con bene,
(1) Intendi i Manichei, che condannavano il matrimonio
come illecito.
(2) Genesi xm,2'1 e seg. (3) Genesi xxm, 98.

' 45
affinchè viemeglio rispleuda qual dei due sia più
eccellente. Nè profierisco un mio giudizio, ma
ripeto quello che preferì lo Spirito Santo per
bocca del suo profeta: E migliore la sterilitàvir-
tuosa (1).
E poichè principale desiderio delle fidauzate è
di poter vantare le bellezze del loro sposo, in que-
sto è d' uopo che cedano la palma alle vergini, le
quali sole possono dire : Tu-sei più bello, che al-
cuno dei figliuali degli uomini; grazia è sparsa
sulle tue labbra (2). Chi è questo sposo? Non de-
dito a bassi servigi, non superbo di vane dovizia,
ma il cui trono è nei secoli dei secoli. Figliuole di
re stanno a' suoi onori. La regina è alla sua de-
stra in veste dorata e adorna di svariati orna-
menti. Ascolta dunque, fanciulla, guarda e porgi
Forecehio: dimentica il tuo popolo e la casa del
padre tuo. Poichè il re pose affetto al tuo decoro;
adorato dunque, perchè egli è tuo Signore (3).
E pou mente quante cose ti attribuisce lo Spi-
rito Santo con la testimonianza delle sacre Scrit-
ture, regno, oro, bellezza. Regno, 0 pewbè Sei
sposa al Re del Cielo, o perchè, dotata di animo
invitto, non sei schiava delle lusinghe del senso,
ma le signoreggì qual regina. Oro, perchè come
questo metallo non è mai tanto splendido, come
quando vien provato dal fuoco; cosl la bellezza del
corpo verginale riceve dalla sua consecrazìoneal
(1) Sapienza ur, l. (9) Salmo mv, 3. (3) Salmo xuv, 90.

46
Signore aumento di leggiadria. Quanto poi a bel-
lezza,qual può stimarsi più vaga che quella di colei,
che à cara. al Re del Cielo, approvata dal divìn
Giudice, dedicata' al Signore, e consecrata a Dio:
sempre sposa, sempre vergine, sì che nè l' amore
abbia mai fine,nè soffra detrimento il suo pudore?
Questa senza dubbio è veraee bellezza, che di
nulla patisce difetto, la qual sola merita che il Si-
gnore le dica: Sei tutta bella, amica mia, e non vi
è macchia alcuna inte. Vien qua dal Libano, 0
sposa, passerai e oltrepasserai dal principio delh
fede; vieni dalla sommitá del Sanir e dell'Ermon,
dai ricatti dei leoni, dai monti dei pardi (1). Coi
quali simboli si dimostra che la perfetta ed illi-
bata awenenza dell'anima verginale consecrata ai
santi altari, la quale fra gli assalti e gl'ingannì di
Satana non s' incurva sotto il peso delle cose
mondane, ma è intenta. alla contemplazione dei
divini misteri, meritò Pamore del suo diletto, il cui
seno è ricolmo di letizia. Ooncioseiachè il vino le-
tifica ii cuore deZl'uomo (2). _
La fragranza delle tue vesti, dice, supera tutti
gli aromi; poscia: L'odore delle tue vesti è come
Podere del Libano (3). Ecco, o vergine, qual
bello procedimento tu ci rappresenti. La prima
tua fragranza supera gli aromi che servirono alla
sepoltura del Salvatore (4), ed olezza esser le tue
membra morte alle delizie del secolo, ed essere
(1) Cantici iv, 1. (2) Salmo cm.
(8) Cantici iv, 10-ll. (4) S. Giovanni xxx, 89.

47
spenta in te ogni esca di peccato. La seconda poi,
pari all'odore del Libano, esala Pintegrità del cor-
po del Signore, ed il fiore della castità vergìnale.
CAPO VIII.
Commenta quel passo dei S. Gantici in cui si parla
del favo di miele: paragona quindi le sacre ver-
gini alle api.
Le tue opere pertanto formino come un favo di
miele (1): conciossiachè la vergine merita d'essere
rassomigliata all' ape: del pari laboriosa, del' pari
pudica, del pari continente. L'ape pascesi di ru-
giada, non ha consorte, e va componendo miele.
Cosi rugiada della vergine è la parola divina, la
qual discende a guisa di rugiada: pudicizia della
vergine è incorrotta natura: parti della vergine
sono le sue opere scevre di amarezza e piene di
soavità: lavora in comune, ed in comune eziandio
ne coglie il frutto.
Oh quanto vorrei che tu, figlìa, prendeesi ad
imitare questo animaletto, che si nutre di fiori,
che colla bocca raccoglie e compone nel favo la
prole. Sl, ricopiala in te. Le tue parole non eieno
mai raggirate nella doppìezza, o awolte d'inganno,
ma composte a semplicità e decoro.
Goal la tua bocca ti faccia madre di eterna prole
(1) Cantici lv, ll. '

18
di meriti, che non ridondiuo s tuo pro soltanto,
ma bensi di molti; acciocchè in quel dì, in cui l'e-
terno Giudice richiederà da te 1' anima tua (e
questo accadrà quando men vi pensi), tu non lasci
granai ricolmi di frumento, che nè a questa, nè
all' altra vita. ti giovine, e non venga trasportata
colà, ove non potrai recar teco i tuoi tesori. Sii
pur ricca, ma pei poverelli, accìò essi che parte-
cipano della tua natura, abbiau anche parte alle
tue sostanze.
Ti addito ancora un fiore che devi cogliere, ed
è quello che si chiama Fiore del campo, e giglio
delle oonvalli: come giglio ƒra le spine (1). E
questo ti insegni che la virtù è assiepata dalle
spine spirituali dell'iniquità, e niuno può coglierne
i frutti, se non usando molta cautela.
CAPO IX.
Adatta al soggetto altri passi delle sacre Cantiche:
esorta le vergini a cercare Gesù Cristo: sua
grandezza: grazie ed aiuti che Egli conferisce
alle vergini, le quali paragona agli spiriti beati.
Spiega dunque le ali del tuo spirito, o vergine,
e se ami appressarti a Gesù, vola al di sopra de'
vizii: Egli abita nei luoghi eccelsi, e volge il suo
sguardo sopra gli umili (2). È simile al cedro del
Libano, il quale innalza i rami sino alle nuvole,
(1) Centici u, 1, 2. (2) Salmo exu. 6.

49
e spinge le barbe profondamente entro terra. Con-
cìossiachè traeudo egli dal cielo la sua origine, e
dalla terra. la sua umanità, porta frutti vicini al
cielo. Cerca con più diligenza questo fiore si bello,
e non lo troverai altrove che nella convalle del
tuo cuore: chè per lo più negli umili fa sentire la
sua fragranza.
Cresce di preferenza in que' giardini, in cui tro-
vollo Susanna andando a diporto, pronta a versare
il sangue piuttostocbè macchiarsi di colpa (1).
Egli stesso ci addita quali, sieno questi giardini,
colà. ove dice: O sposa, sorella mia, tu sei un orto
serrato, una fonte suggellata (2). 'Perciocchè in
sifiattì giardini risplende l' onda di limpido fonte
improntata coi suggelli della immagine di Dio, ac-
ciò i ruscelli che ne sgorgano, non vengano in-
torbìdati dall'awoltolarvisi delle bestie spiritalì.
Quindi il pudore vien cinto di allegoríche mura
per impedirne gli oltraggi. In quella guisa per-
tanto che in un giardino ben chiuso la vite trion-
fa, l'olivo spaude la sua fragranza, e vi sorride la
purpurea rosa; come vite, cresca la fede, come
ulivo , la pace, e come rosa, il sacro pudor ver-
ginale. Questo è il profumo che esalò dalle vesti
del Patriarca Giacobbe, allorchè il suo vecchio ge-
nitore gli disse: Ecco Z'odore del figliuol mio è
simile alüolezzare di un campo ubertoso (3). E
sebbene il campo del santo Patriarca fosse ripieno
di quasi ogni sorta di frutti, quello però, lavorato
(1) Daniele xm, 7. (2) Gantìci iv, X2. (8) Gen. xxvn, 27.
San L' Ambrogio - ` 4

50
con molta fatica, non produsse che biade, questo
ò fecondo di fiori.
Anime dunque , o vergine , e se vuoi che
l' orto tuo olezzì così, chiudilo sollecita con una
siepe di santi precetti: Poni un freno alla tua
bocca e un uscio alle tue labbra .(1); affinchè tu
pure possa. dire colla Sposa dei sacri Cantici :
Qual è il melo fra gli alberi della campagna, tale
è il mio diletto in mezzo ai figli degli uomini. Ho
desiderato di stare all'ombra sua, e mi vi son po-
sta a sedere, e il suo frutto è stato dolce al mio
palato (2). Trovai il diletto dell'anim»a mia, lo
tengo e nol lascíerò (3). Il mio diletto scese nel suo
orto per cibarsi del frutto de' suoi meli (4).Vieni,
o mio diletto, usciamo a' campi (5). Mettimi come
suggello sul tuo cuore, e come contrassegno sul
tuo braccio (6). Il mio diletto è bianco e vermi-
glio (7). Perocchè è ben giusto che tu, vergine. co-
nosca appieno il diletto del tuo cuore , e ti dia a
contemplare Pincomprensibile nnionedelle. sua di-`
vinità. colla naturu umane. Egli è candido, perchè
splendore del' Padre; Vermiglio perchè figlio della
Vergine. In lui splende e rifulge il color delle due
nature. Ma ricòrdati che in esso i caratteri della
divinità sono anteriori ai misteri della sua uma-
nità: conciossiachè non ebbe l'essere_ dalla Ver-
gine, ma essendo già prima, scese nel seno della
Vergine. - '
(1) Salmo cxx.. 3. (2) Cantici n, 3. (3) Ibid. m. 4. _
(4) Cantìci v, 1. (5) lbid. vu, ll. (6, lbid. vm, 6.
(7) lbid. v, 10.

51
Egli legato dai manigoldi, egli ferito di lancia (1)
per risanarci col sangue che uscì dalla ferita del
sacro costato, ti risponderà certamente (poichè
egli è mite ed umile di cuore, e di grazioso sem-
biante): Lévati, Aquilone; vieni, Austro, spira pel
mio orto, e fa che -vi scorrono imiei aromi (2).
Gonciossiachè la fragranza della sacra professione
si difiuse per ogni parte del mondo, e olezzarouo
le membra della vergine diletta. Tu sei bella, o
amica mia, come il buon nome, bella come Gero-
solima (3). Ornamento, perciò, delle vergini non
à la bellezza corporale, che può esser spenta da
malattia, o vecchiaia; ma bensì Popinione delle
opere buone, che non perirà., nè verrà mai meno
per alcun accidente.
E poichè tu, o vergine, sei degna di esser para-
gonata meglio agli angeli, della cui vita tu vivi
quaggiù, che non agli uomini ; ascolta ed osserva
iprecetti del tuo Signore: Ponimi, egli dice, come
sigillo sul tuo cuore, e come sigillo sul tuo brac-
cio (4): acciò ne procedano viemeglio impron-
iate le mostre della tua prudenza e degli atti tuoi,
evi risplenda Cristo immagine di Dio, il quale,
essendo in natura uguale al Padre, fuora espresse
tnttochè di divino da lui attinse. Onde S. Paolo
disse anche, che noi siamo segnati nello Spirito
Santo (5): poichè nel Figliuolo abbiamo Pimma-
Eine del Padre, e nello Spirito Santo 1' impronta
U) S. Matteo xxvu, 29. (2) Cantici iv, 16. (8,= lbìd. vi, 3.
(4) lbid. vm, 6. (5) Agli Efesi 1, 3.

52
del Figlio. Noi pertanto contrassegnati dalla SS.
Trinità badiamo cautamente di non infrangere
colla leggerezza dei costumi, o con adultera frode,
il suggello che ci fu -impresso nel cuore.
Via però dalle vergini questo timore, conciossia-
chè la Chiesa è ad esse larga di numerosi presìdìi,
la quale, come madre sollecita della tenera sua
prole, fa loro col suo petto medesimo, a guisa di
torre, un forte riparo, acciò, superato 1' impeto
degli assalti nemici, la rinvigorita prole trovi pace
sotto Pusbergo del valore materno. Onde disse,
anco il Profeta: Sia pace nella tua fortezza e ab-
bondanza netle tue torri (1).
Quindi lo stesso Signore della pace, vedendo dai
vigneti, che col potente sno braccio tiensi uniti,
sbucciare rigogliose le gemme, con volto propizio
fa spirare alle nascenti frutta aure più miti, come
attesta egli stesso, dicendo: La mia vigna mi sia
davanti; mille e duecento pacifici ne custodiscono
i frutti (2). Più sopra avea detto: Sessanta robu-
sti guerrieri stanno intorno alla vigna di lui; essi
sanno tutti maneggiare la spada, e sono espertis-
simi nell'arte della guerra (3). Qui dice che ve ne
ha ben mille ducento. Dove si moltiplicò il frutto,
crebbe il numero dei custodi: poichè a misura che
uno cresce in virtù, Dio il prowede di maggiori
sussìdii. Così il profeta, Eliseo disse di avere a
guardia un esercito di angelici spiriti (4): e Giosuè
figlio di Nave, riconobbe il condottiero delle mi-
(li Salmo cxxr, '1. (2) Cauticl vm, 10.
(8) Idem iu, '1, 8. (4) 4 Libro dei lie vi. l'1.

58
lizie celesti (1). Possono dunque custodire il frutto
delle nostre opere, quelli che combattono pure per
noi. A voi poi, o vergini, è assegnato un presidio
tutto speciale, perchè siete quelle che serbate im-
macolato il sacro talamo del Sìgnore.E non è a stu-
pire che combattano per voi gli angeli, mentre voi
combattete sotto angeliche spoglie. Bene adnnque
lacastità verginale si merita la custodia degli an-
geli, perchè ad essi conforma la vita sua.
Che dirò di più a lode della castità? Essa fa
gli angeli stessi. Chi di loro la serbò intatta, è
angelo; chi la violò, è demonio. Indi prese pur
nome la Religione. Vergine è quella religione che
legasi a_Dio, meretrice quella che si fabbrica i
numi. `
Che dirò della risurrezione finale, della quale
voi già possedete il pegno? Nella risurrezione
Mn si prenderanno, nè si daranno mogli, ma gli
uomini saranno in cielo come gli angeli del Si-
Øfiofe (2). Voi adunque godete anticipatamente
Giò che a noi tutti vien promesso; voi già posse-
dete ciò che è oggetto dei nostri voti. Nasceste dal
mondo, ma non siete del mondo: il secolo meritò
«li avervi, ma possedervi non può.
E cosa singolare! gli Angeli per causa della
1°1'0 intemperanza caddero dal cielo nel secolo ,
10 vergini in grazia della castità dal secolo salgo-
11° _8| cielo. Beate voi, vergini, cui non solletica
lllfllnga del senso, nè vi travolge l'impeto delle
(1) Giosuè v, 14. (2) S. Matteo xxix, 30.

54
passioni. La parsimonia del'cìbo e la temperanza
del bere mentre vi libera dalle occasioni di pec-_
cato, vi insegna a non cadere nella colpa. Lfoc-
caeione fece cadere più d'una volta gli stessi giu-
sti: tal fu del popolo d'Israele, che dopo avere
gozzovigliato rinnegò il Signore; tale di Lot quan-
do fu tratto in inganno e sedotto dalle figliuole;
tale di Noè , allorchè i suoi figli vedutolo sco-
perto, camminando a ritroso il coprirono; lo vide
il figlio impudente, ma il buono ne ebbe rosso-
re, il ricoprì, e, male a lui, se avesse sul padre
fissato lo sguardo. Quanta à la forza del vino, da
aver spogliata quello cui non aveva nudato il di-
luvio! _ ”
. CAPO X. -
Espana Pultima dote delle vergini, cheè ildistacco
dal denaro. Quindi richiama alla mente di
Marcellina qua-nto sia buona cosa il non essere
obbligata allo sfarøo e alla vanità, come quelle
che vanno a marito.
E poi che bella felicità. d'andar voi immuni dal-
Pavarizia! Il poverello domanda quello che hai,
e se hai nulla, esso tace. Inoltre il frutto delle
tue fatiche sarà tesoro pel povero, e due solemo-
netuccie di rame son capitale del donatore. '
Senti pertanto, sorella, da quanti impedimenti
nei libera. Che quanto alle cose che tu debba evi-

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tare, non è da me Pinseguartelo, nè da te Pup-
prenderlo , conciossiachè l'abito della perfetta vir-
tù non abbisogna di ammaestramento, ma lo in-
forma. Mira come cammina tronfia qual simula-
cro su carro trionfale, colei che abbigliasi a fine
di piacere, e attirando a se il volto e gli sguardi
di tutti, con ciò stesso che studiasi di piacere;
si rende spregevole, e pria di piacere al marito,
diviene stucchevole a tutti. Ma in voi la mancanza
d'abbìgliamenti più vi abbella,e Pandar disadorne
vi dà. ornamento.
Mira quelle orecchie sforacchìate, compiangì la
cervice incurvata sotto gli aurei pesi. La diversità
de' metalli non da sollievo alle pene. Quindi si strin-
ge di catena il collo, quinci ira ceppi si chiude il
piede. Non importa se d'oro o di ferro si aggravi
la persona; il capo è pur sempre oppresso, e il
passo impedito. A nulla vi serve. o donne, la pre-
ziosità. del metallo, fuorchè a farvi palpitare per
timore d'esserne alleggerito. Qual divario tra Pes-
ser condannate da altri o da voi medesime? Anzi
più misere voi siete dei pubblici condannati, per-
chè essi bramano di andar sciolti dalle loro cate-
ne, voi di esserne vieppiù costrett`e.
Quanto misera poi è la condizione di quella che
per trovar marito mettesi all' asta, come si usa
far degli schiavi, per vendersì al miglior ofierente.
È tuttavia men triste il mercato degli schiavi, per-
che almeno ponno talora scegliersi il padrone,
mentre ad onesta fanciulla è delitto scegliersi da
se lo sposo; se nel trova, se glie ne fa onta. La

56 .
quale benchè sia awenente, teme e desidera ad
un tempo di esser veduta: lo desidera per ven-
dersi a più caro prezzo: lo teme perchè lo stesso
lasciarsi vedere potrebbe farle disonore. Quando
poi preseutisì chi la ricerca, quanti dìsinganni,
s
J
quanti sospetti! Se povero, d' essere illusa: se- ,
ricco, di venìrgli in fastidio: se awenente , di
averne lo scherno: se nobile, d'esserne dispregiata..
CAPO XI.
Risponde a quelli che gli rinfacciano di predicare
troppo spesso sulla verginità, adducendo Pesem-
pio delle vergini Piacentino, Bolognesi ed Af-
fricane, e loda specialmente lo zelo delle Bolo-
gnesi.
Taluno dirà: tu quasi ogni di sei qua a rican-
tarcì le lodi delle vergini. Che perciò? se anche col
parlarne sl spesso, ne traggo tra voi si poco frutto?
Ma non è mia la colpa. Il fatto è che da quel di
Piacenza e da quel di Bologna vengono vergini
per consecrarsi al Signore; e fin dalla Maurita-
nia (1) vengono qua a ricevere il sacro velo. Gran
cosa! qui predico, e persuado altrove. Se è cosi,
per muovervi, andrò a predicare in altri paesi.
(li Si chiamava Mauritania la parte dell'Afl'rica setten-
trionale dezta oggidì Barberia. la quale comprende gli
stati posti sul littorale del Mediterraneo meno l' Egitto 0.
le Libia, e partivasi iu due, la citeriore e la ulteriore.
(N. 4. 1.1
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57
~ Che anzi qui stesso mi asseconda chi non mi
ode , e quei che mi ascoltano non s'arrendono. Io
so che molte donzelle erano ben disposte, ma fu-
rono proibite d'uscir di casa dalle loro madri, e
quel che è più grave, vedove, a cui rivolgo ora la
parola. Se le vostre figliuole volessero sposarsi ad
un uomo, la legge ne lascierebbe loro la scelta:
ora, se ponno eleggersi un uomo, non potranno
eleggersi Iddio ?
Mirate quanto à soave il frutto della castità,
che ammollì il cuore degli stessi barbari. Vergon
qui dalle più remote contrade, dall'nna e dall' al-
tra Mauritania ,' vergini per consecrarsi al Si-
gnore; e benchè in quei luoghi tutte le famiglie
gemano schiave, la verginità non sa restar incep-
pata. Mentre piange l'onta della schiavitù, pro-
fessa il regno dell'eternità (1).
Che dirò io poi delle vergini Bolognesi, di quel
pudico e fecondo stnolo di virtù, il quale, dato
addio alle delizie del mondo, cercò ricetto nel san-
tuario della verginità? Senza convivenza d' alcun
nomo, col solo pudore verginale a compagno, creb-
bero sino a venti, cogliendo il frutto centenario: e
abbandonata la casa paterna ripararono nei taber-
nacoli di Cristo, ove indefessamente militano sotto
le insegne della castità; ora facendo risuonare la
cella di sacri cantici, ora col lavoro apprestando
(1) A quei di certo Gildone, capitano dell'esercito del-
Pimperatore. si era ribellato, e collegato cogli eretici. oc-
cupate le provincie d'Affrica, arreco gran male ai cattolici.
Fu poi sconfltto da lascezil, di cui si parla nella vita di
ant'Ambregio scritta da Paolino. (N. d. 1'.)

58
per sè il vitto, ed aprendo eziandio la mano a sov-
venire il mendico.
Che se awenga. loro di fiutare ove s'annidi una
vergine (chè sono oltre ogni dire esperte in tal
sorta di caccia), con ogni cura rintracciano la na-
scosta preda sin entro al covile: o se alcuna più
arditella. levasi a volo, eccole tutto batter l'ali, e
col fruscio delle piume farle applauso: eccole farle
d'attorno verginale corona, sino a che quella,allet-
tata dal candido corteo e scordata della casa pa-_
terna, si raccolga nella rôcca della castità. e nella
regioni della pudicizia.
CAPO ZH.
E bene che la vergine sia secondata dai genitori :
ma se le si oppongono , avrà maggior merito.
.Non è dunque da temersi nè la loro pressione,
nè la perdita dell'ereditå;il che vien confer-
mato daweeempio di una nobile fanciulla.
Ella è buona cosa che il. desiderio dei genitori
spiri alla fanciulla come un zefiro di pudicizia, ma
è più gloriosa se il fuoco di eta tenerella, senza
Pesca di annose legna, spontaneamente prorompa
in vampe di castità..
I parenti mi priveranno di dote: ma tn hai un
ricco Sposo, del cui tesoro contenta, non abbi da
cercareì proventi del paterno retaggio. Oh quanto
la povertà verginale è dappiù degli assegni dotalil
Q
_ › 59
E poi quando mai s' udì che alcuna sia stata
diseredata per aver professato verginità? I pa-
renti ti si oppongono, ma vogliono esser vinti; re-
sistono in sulle prime, perchè temono d'esser facili
a credere; si adirano spesso per addeatrarti alla
vittoria; minacciano di diseredarti per tentare Se
tn possa non temere i danni temporali; ti lusin-
gano con dolci carezze per vedere se saprai real-
stere alle attrattive del piacere. Tali angustie sono
per te un esercizio. Le anaiose voglie de' parenti ti
apprestano le prime battaglie; fa, o giovinetta, di
superar Pafletto paterno: ae trionfi della famiglia,
trionferai eziandio del mondo. -
Ma poniamo pure che venghiate a patirne nel
patrimonio: non danno i beni eterni abbondante
compenso alla perdita delle caduche ricchezze ter-
rene? Senonchè, qualora vogliamo credere alla di-
vina parola, ninno è che abbia abbandonato la
casa, oi parenti, oi fratelli, ola moglie, o i lì-
gli pel regno di Dio, e non riceva sette volte tanto
in questo mondo, e nel secolo awenire la vita -eter-
na (1). Metti in Dio la tua fiducia. Tu che affi-
deresti ad uomo il tuo denaro, dallo a Cristo: Egli
custode fedele delle riposta speranze, pagherà a
largo interesse il talento della tua fede. La Verità.
non mente, la Giustizia non detrae nulla, la Virtù
non inganna. Che se non credete alla parola di
Dio, credete almeno ai fatti.
A' nostri ricordi, una giovinetta, gia nobile nel
(1) S. Matteo nx, 29.

60
mondo, oggidi ben più nobile a Dio, sollecitata
suo malgrado dai parenti e congiunti aprender ma-
rito, riparo presso il sacrosanto altare. E dove
poteva star meglio la vergine, se non la dove si of-9
fre il sacrifizio della verginità? Neppur qui arre-
stossi la loro baldanza. Stava all'altar del Signore
quell'ostia pudica, vittima di castità; ed ora met-
tersi sul capo la mano del sacerdote supplicandolo
a proferire la santa preghiera, ora,impaziente del
giusto ritardo, sottoporre il capo all'altare, dicen~
do: Qual velo mi coprirà meglio di questo altare,
che santifica gli stessi veli? Si, meglio mi sta un
tal velo,su cui ogni di si consacra il corpo di Cri-
sto, capo di tutti. Che fate, o parenti? Perchè mi
sollecitate a nozze che sono ancor da cercare? da
gran tempo io le tengo preparate. Mi oflerite uno
sposo, io ne trovai nno migliore. Esagerate rio-
obezze quante vi piace, vantate nobiltà., esaltate
potenza: il mio non teme confronto; sue ricchezze
il mondo intero, sua nobiltà. il cielo, sua potenza
Puniverso. Se tale è quello che mi ofi`erite, non ri-
cnso la scelta; se no, voi non prowedete già al
mio bene, ma piuttosto me lo invidiate.
Stavano tutti in silenzio, quando uno più bal-
danzoso: Eccbè, disse, se ancor vivesse tuo pa-
dre, ti lascierebbe egli rimanere zitella? Allora
essa con più fede, ma con voce temperata dalla
pietà, rispose: Ed è forse per questo che Dio mel
tolse, affinchè non mi fosse d'ostacolo. L' imma-
tura morte di quell' infelice provò che la risposta
allusiva al padre era per lui nn presagio. Onde gli

6!
altri, che _cercavauo d'impedi1-la, temendo per sò
la medesima sventura, presero a secondaria; e
così la verginità non la privò del dovuto retaggio,
ma vi aggiunse il vantaggio delfintegritå. Ecco a
voi, o fanciulle, il premio della consecrazione ver-
gìnale; e a voi, genitori, un fatto che distolgavi
dal molestarle.

Llßno sEcoN1:›o
I Ill...
CAPO I.
Sant' Ambrogio riconosce la necessità di dar re-
gole alle vergini, ma giudica più spediente ser-
virsi di esempi, c ne adduce le ragioni.
Nel libro precedente ho tentato, benchè senza
riuscirvi, di mostrare 1' eccellenza della verginità,
affine d'invaghire il lettore della bellezza di questo
dono celeste. Nel seguente conviensi educare la
vergine, e forma:-la al magistero di opportunipre-
cetti. Ma poichè mi sento impotente ad ammonire,
e inetto a farla da maestro,chè il dottore deve es-
sere dappiù del discente, acciò non paia, o che io
abbandoni l'assunto, o che mi arroghi oltre di
quel che mi compete, ho pensato di darti piutto-
sto esempi, che precetti. E del resto l'esempio è
anche per sè stesso -più profittevole; conciossiachè
si reputa meno difficile il già. fatto da altri, e utile
quello che fu già. approvato, e venerando ciò che
ne venne come trasmesso per successione eredi-
taria di paterna virtù.
Che se taluno mi vuol tacciare di presunzione,
m'incolpi piuttosto di troppa condiscendenza, per

68
non aver io saputo negar questo alle vergini, che
me ne hanno fatto preghiera. Ed ho prescelto di
espormi a pericolo di arrossire, che non assecon-
dare ai desiderii di quelle, per le quali Iddio stesso
muovesi a grazioso assenso. -
Ma nè di presunzione si può tacciarmi, poichè,
avendo esse già. onde istruirsi, ricercarono piutto-
sto la mia buona volontà, che il mio magistero; e
vuol essere scusata la mia condiscendenza, poichè,
avendo esse alle mani regole autorevoli di un ce-
lebre Martire (1), non mi parve superfluo contri-
buire con blande parole ad allettarle alla lor pro-
fessione. Coluì può facilmente farla da dottore
che corregge i vizi con modi austeri: io, che non
son da tanto. mi appiglierò alle dolci.
E poichè molte assenti desidenavano i miei ser-
moni, ne composi questo volume, in cui leggendo
esse come giunto insino a loro'il dono della mia
parola, non si credessero prive di ciò che posse-
dendolo avrebbero alle mani. Ma proseguiamo il
nostrosoggetto. .
(1) Sanvambrogio accenna all'opera di S. Cipriano intito-
1ata: De disciplina al habitu airgíuam. (N. d. T.)
__-
¬

64
CAPO II.
Propone Maria ad esempio, enumerando le sue
virtù; Z' umiltà, la castità, la mortifieaøione,
Z' amore al ritiro, il rispetto ai parenti, la dili-
genza 'nello studio, e il desiderio di recarsi al
tempio. Da ultimo descrive Z' incontro di Ma-
ria SS. colle vergini al loro primo ingresso nel
Paradiso.
Siavi dunque dipinta come in effigie la verginità
e la vita di Maria, in cui, come specchio, risplende.
la bellezza della castità e il tipo della virtù. Dì qui
ben potete trarre esempi del vivere, ove espresse
come in un modello le lezioni di santità, vi n°10-
strano ciò che fare, correggere, e schivare dob-
biate. ,
Grande eccitamento ad apprendere, è la nobiltà.
del maestro. Chi più nobile della Madre di Dio,
0 più splendido di colei, che fu eletta dallo splen-
dore del Padre, o più puro di lei, che senza con-
taminazione corporea genero il corpo dol Figliuolo
di Dio? Che dirò di tutte le altresue virtù? Ella
vergine non solo di corpo, ma eziandio di mente, la
quale mai non falsava coi raggiri della doppiezza la
sincerità degli affetti : umile il cuore, grave la vo-
ce, prndente il consiglio, parco il parlare, amante
del leggere, non snll'instabilità. delle ricchezze ,
ma nella preghiera del povero rìponendo le sue
speranze; assidua al lavoro, modesta nel parlare,
usa ad avere testimonio dei suoi pensieri non

6!
Púomo, ma Dio) a fat del bene altútti, non reca:
ofiesa a veruno, sorgere in piedi al cospetto de'eug
periori, non invidiar gli eguali, fnggir. ls iattanza,
seguite la ragione, amare la virtù. Quando mai
offese anche solo col volto ii parenti? o in in- dis~
accordo coi .conginnti? o ' disprezzo il meschino?
o dileggìò il debole? o schivò il mendico? Non
usava a convegni d'uomii1i, se non allorché la cà-
rità il ricbiedesse, nè facesse difetto la vereccne
dia. Nulla di bieco nello» sgneido, di arrogante
nella parola; d'inverecondo negl'at1£i; non un gesbo
incomposto, non un passo concìtato, non alterata
là voce, così che l'as'pe£to- solo della persona era
come simulacro della e.sua mente, immagine della
and bontà; Essendocbe una bella cosa. ai deve pa»
lesare anche solo dall'atrio,' ed in sulla prima che
trota mostráre che“dentro'non v' hà* nulla. di tene-
broso ;- talchè lo noštra- mente, non impeditaldo
rìtegni corporei, come inte di- lampadd entro pd'-
sta, fuori 'risplendai V .
Ohe dirò poi della paráimonie' nel cibo, delizioso-
piahbondanza; a.'do¬rcri'?' deifaver superato in que-
sto le' fofáe della n'at,ura',- in* qùelio aver manlcaflo
alle' sue esigenze? là; iriuna iirßetmiššione di leflå
pi, qnt faddojàpiaü il dl del digiuno? e se teflon
eeniisse il bisogno-'di rist.oro,~ sceglie: cibi per lo
più comunali', atti' soltanto adlulloímnar la mofle,
non- a' reca: piacere» Più pair déeessità che per
diletto* pimdet 'ri'po!o,-» lv mmfiche äàclie-'ripcg
lhìdo* il cüqI\1`,» vogliate- lo ,qiitátq vivölgcndø
spmd-*nel-ßnfub le “óiiaefi lefie; o'[1ro1¢3`imü0-«le
Sant' Ambrogio 5

66
interrotte, o ripensando le prestabilito, o predis-
ponendo le da farsi.
_ Non sapeva nscir di casa, se non per recarsi al
tempio, e ciò stesso in compagnia de' genitori,
o parenti. Nel domestico ritiro operosa, fuori cu-
stodita da fedel compagnia; seaoncbè ella non
avea niun custode migliore di sè stessa: percioc-
ehè al portamento ed al tratto veneranda, non
alzava il piè di terra che non mnovesse un passo
nel cammino della virtù. Così abbia pure la ver-
gine un custode della sua persona, ma sialo ella
stessa della propria onestà. Troverà. di che impa-
rare da molti, se prendendosi ad istitutrici le virtù,
saprà prima insegnare a se stessa; perchè ogni
sua azione sarà un insegnamento. Così a tutti Ma-
ria' poneva mente, come se da tutti apprender do-
vesse, e compieva ogni atto di virtù in siffatta
guisa, da riuscire,pìuttost.o che discepola,maestra,
Tale fu descritta dall'Evangelista, tale trovata
dall'Angelo, e tale se la elesse lo Spirito Santo.
A che dilnngarmi nelle particolarità, nel dirvi
come ella fosse amata da quei di casa, lodata
dagli estranei, se fu degna di essere la Madre del
Figlinolo di Dio? Nella cella più appartata della
casa, senza compagnia, accioccbè niuno distraesse
ia sua attenzione, o zittisse, fu trovata dall'An-
gelo: conciossiacbènon desiderava ,di aver donne
a compagne, ella che era in. compagnia di santi
pensieri; Che anzi qnandoera sola, credeasi meno
lola: E=come sola, «se -avea -,seco tanti libri, tanti
dreangeli, tanti-profeti ? .Ed anche Gabriele tro»
.. _ _ _
I _ sr.: _ I

67
volla ove era uso a visitarla: e Maria s'impauri
al vedere l'Angelo in umane sembianze, ma ndi-
tone il nome, il riconobbe come persona. già nota.
Così quella che ebbe meraviglia dell' uomo, non
meraviglìossi dell'angelo, acciò da noi si sappia
come pio fosse il suo sentire, e verecondo- il suo
sguardo. Taeqne al saluto, ma interrogata rispo-
se; e se prima erasi conturbata, dappoi promise
ubbìdienza (1).
Il Vangelo ci mostra ancora quanto ella. fosse
amorevole verso le congiunte (2). Perocchè, come
videsi eletta da Dio, crebbe vieppiù nell'umiltà., e
tosto su pei monti recossi dalla sua cognata. , e
non per accertarsi del fatto, avendo già essa all'an-
gelo prestato piena credenza, poichè: Beata te che
hai creduto, le fa detto (3). E rimase tre mesi con
lei. In cosi lungo intervallo di tempo poi non cercò
di confermarsi nella fede, ma di esercitarsi nella
carità: e ciò eziandio dopo che il bambinello, ri-
sentendosi della grazia, prima che della natura,
balzando in seno d'Elìsabetta, aveala già salutata
Madre del Signore.
Al succedersi poi di tanti portenti, al partorir
della sterile, al concepir della vergine,-'al favellare
del muto, all'adorazioue.dei Magi, all'aspettazione
di Simeone, all' annunzio'. delle stelle, Maria gia
«trepidante all'apparire dell'angelo, ora immota al
veder tante meraviglie, conservava, dice il. Van-
gelo'-, tutte questo cose nel suo cuore. Benché Ma-
(l) S. Luca 1,27. -,. (2) ldem_. (3›»|¢l¢m-

\
B8
:due-di Dio, desiderava tuttavia di eppronderne i
precetti; e- qneìlarzcbe I avea -generato Iddio; sendin-
vasipnre di vieppìù-conos'cerlo.¬ -
Chefpìù, se anche recandosi ogni anno a-Gera;
lalenrme nel dì solenne di Pasqua, non mei -am
dava senza Giuseppe? Ad ogni virtù delle ven
gine 'deve andar conginnwìl pudore: que;-:to alle
verginità debbe essere mai sempre indivìsibile
compagno, perchè, senza di esso, non puo-esservi
-verginità. Perciò 1!!-arie; nonfirecevasìmeppnref al
tempìosenze -il custode delle ene pndicizia. -
Questo è . iktipo e della verginità. Gonoiossiaehà
'tal fu Maria,1chefla-vìted-'essa solazsiamnescuela
per tutte; Se dunque l'antore non' ci disgrada, ape
'pnov\amo~l'opere: acciò chinnquempira adeverae
-il= premio, ne segue-l'eeempio. Quante~befle=»vin\i
rispìendono in una solenrergine! Til pudore solinge;
ißvessìllofdi fede, la pia- consacrazione: vergine
-in casa, compagna ah ministero, mndee al tempio;
Oh ad quante verginifellw .verrà -incontro; ednbr-
bracciatele condnrralle- si Signore; ùicendbn Qùet
eta serbò immncolato il talamonueìaìe;-il tuiuúø
dele miof Figlio; E comefflristo stesso 'le-raeeonran-
deriva!-'Phdre, ripetendo quelìe'saerper.'oìe:'†Paåw
561160, eccoti quelle e}íc1ti›la›¬emt|ì¢ìiábr,› suãhn quali
'ilìsw capo pieyandbül Fig1iu'dull1ùenw'1nuu'-ni»
paso'.-'edß om chiuggo- che~daua'eo'nfia,'¢seelmre
-stiano mou (1).< Esavnen da'ßbno'afs&›solegiaou›
fe; qnwlwcåemn sonooimdeoeoãh-per eê,=deh=!1'||
(I) Vangelo di 8. Giovanni, xvlg. 94. .

C
69
che questa ottenga míaericofdia pei genitori, quel-
la pei fratelli. Padre giusto! il mondo non mi
conobbe, ma queste hanno conosciuto me, e non
vollero conoscere il mondo.
E quale sarà il' trionfo, quali i festosi applausi
dei beati spiriti, perchè meriti d'entrare ne' Cieli
quella che quaggiù visse di vita celeste! Alloraan-
che Maria, battendo il timpano, si metterà .a capo
dei cori verginali, cantando al Signore, che sieno
passate pel mare del mondo senza restar sommer-
se ne' flutti (1). Allora ognuna di esse gsulterå.,
dioendo: Verrà all' -altare del mio Dio, eã al
grate che rallegra la mia giovinezza (2): offroa
al mio Dio saeríficio di laudi, e»scioIgo«all'A.l-
fiseimo i miei voti-(3). -
Perocehè non posso dubitare che i celesti altari-
a voi non s'aprano, le cui menti io non temerel-di
chiamare alta:-i,sn cui ogni di Cristo s'immola per
le salute del suo corpo. Peroechè se il corpo dellw
vergine è tempio di Dio, che altro se «nen altare ef
lo spirito dìlei, il qnale,quasi scosse le ceneri delle'
membra mortali, velato dalla' mano del Saeerdotef
eterno divitmpa di fuoeo celeste? Beata voi, o ver-~
gini, ehe spirate di grazia cosi divina, come giar-
dini di fiori, come templi di religione, come altari
di sacerdozio (4). _ ^
(1) Esodo xv, 20. (2) Salmo xtn, 4. (3) Salmo xux, 14.
(4) Sant'Ambrogio accenna a quell' oblazìone mistica, di
cui parla, S. Paolo nella lettera prima ai Coriutl: Non oo-
pele che le vostre membra sono tempio della spirito sazio? E
più sotto: Non sapete che le vostre membra sono membra di
Om! cristo? (1, lu, 16)..

70 '
. CAPO III.
Come Maria è modello di vergine, così santa Tecla
lo è di martire. Narra come esposta nelfanfitea-
tro non fa offesa, ma anzi venerato dalle fiere.
Maria dunque informi la regola. di vita, e al
sacrificio ci ammaestri Tecla, la quale, spregiando
le nozze terrene, e condannata perciò dallo sposo
furibondo, muto nelle stesse fiere la natura col ri-
spetto che ispira la verginità. Imperocchè esposta
già nell'àrena, volgendo a un feroce leone le mem-
bra vitali per tosto involarsi all'occhio degli spet-
tatori,_ fece che quegliuo stessi, i quali aveano git-
tato verso di lei lo sguardo impudico, lo ritraesser
pudico. .
Bello a vedere la fiera giaeente a terra leccarle
dolcemente i piedi, con muta favella attestando di
non poter profanar il sacro corpo della vergine. Il
leone dunque adorava la preda, e dimentico del
proprio istinto, vestiva quella natura che gli uo-
mini aveano smesso.. Avresti veduto, per non so qual
trasmutamento di natura, gli uomini divenuti fe-
roci, comandar la ferocia. alle belve; e per contro
il leone,lambendoi piedi alla vergiue,insegnar agli
uomini quello che far dovessero. Si grande ammi-
razione eccita di sè la verginità, che stupisconla
anche i leoni. Benché digìuni,non solleticolli il pa-
sto; benchè eccitati , non s'abbandonarono alla
foga del loro istinto; benchè aizzati, non li esasperò
il furore; nè lasciaronsi tradire dall'uso, nè accis-

v
'H
care dall'innata ferocia. Coll'ossequiare la martire
insegnarouo religione; e chiuaudo a- terra lo sguar-
do, quasi paveutaudo che uomo 0 belva vedesse la
ignuda vergine, lambendole intanto dolcemente i
piedi, furono maestri di pudicizia (1).
Taluno dirà: perchè ci proponi 1' esempio di
Maria, quasi potesse mai trovarsi- alcun capace
d'imitarla? ed anche quello di Tecla, che ebbe a
maestro il Dottore delle genti? Se vuoi sìffatte di-
scepole, dacci egual maestro. Ebbene vi .addurrò
un esempio recente, perchè conosciate che l'Apo-
stolonon è maestro di una sola, ma di tutte.
CAPO IV'.
Racconta come una vergine Antiochena venne con-
dannata a perdere la castità, e come Iddio ne
la liberò in modo mirabile. `
\ .
. .
Viveva in Antiochia, non è gran tempo, una
vergine, la qual sottraevasi agli occhi della gente:
ma quanto più ella fuggiva lo sguardo degli uo-
mini, altrettanto questi_ne erano presi. Goncios-
sìachù aweuenza celebrata e non veduta accende
(li Santa'l`ecla.chiamata alla fede dall'apoatolo Pnolo,udite
-quelle sue parole: De virginibas consilium autem do, abban-
donò Tamiride, nobil giovane dflconio nell'Asia -Minore de-
stinatole per iaposo, dal quale fu aocusata come cristiana.
Venne condannata ai leoni, al fuoco e ai serpenthelegatu de
ultimo ad una coppia di tori luriosi per essere squeroletl;
ma da-tutti questi aupplizi uscì illesa. lnterrcgua dal giu-

Q
Il
di se più viva' brama', .eccìtata du doppio .eämelo
di passione, cioè cognizione ed egpore: mentre in
ciò che Poechìo esploratone non vede, ma solo Ra»-
nimo appassionato -desidera,-nulla. di spiacevole
afiaccia, e lfimmagiuázione vi ampl-ifica quello che
piace. Pertanto la santa donzelle., per non alimen-
tare più a. lungo in altri la brama di aveplu, pro-
fessata la verginità ,perfetta, spense siflattamente
le voglie di quei malvagi, che l'amore mutossì in
firadimento. ' . ' _ -
› ecco soprawenizeh persecuzione Lcbuona
fanciulla non sapendo fuggire, per «timoredì ca-
dere, fuggendo, in mano di quelli che insidiavano
alla sua pudicìzia, si preparò alla costanza; tanto
pia da. non temere la,~-ulort_e,›_tgnto pura.-da deside-
mrla. Giunse il di della corona. Erano tutti in
grande ansietå. Vien denunzíata la pia fanciulle.,
pronta al doppio certame della castità. e della re-
ligione. Ma vedutala costante nel confessare la
fede, trepidante pella pudìcizia, pronta ai tormen-
ti, ad ogni sguardo-ìpudìbonda, presero a pensare
di rnpirle lalfede, een la lusìnguldi, .lasciarle-la
entità; non-ioechè_ tolto il .-più, potessero spogliarla
poi anchedel 1-imanente, 1 . t
,; Sii-ordina dunque una delle due, o che-sacrifieliì
-dice qual fosse l' occulta virtù 'ehe Paveá salvata da tanti"
~tormenti. rispose: ø lo sono uu'ancella del Dio vivente -.
.Lllor fula 'ta' lib tà- " " li di
__ a sola In er , e rltiratasl in una eo tu ne-,
-la flnl santameute la vita in età di 90 anni; Di essa perline
:I. Giovanni Grlsostomo. Sanflgostino. Sanvßpifaniø, i due
›Gregorii Nezianzeno e Nisseno, e S, lassimo Torinese.

7!
egli dèi, o venga tratte ad una casa dipeooeto. E
Qual è 1' onore ehe .danno ai lom dèi, mentre- ne-
pnendono tali vendette? E come vivono. eseiyehe
prpferiscøno sifietti Bìildizi 7 ' l
Qui la fanciulla, non che vacillasse nella fede,
ma, trepidante .pel suo pudore, così l'88i0nÖ ßßßo
stessa: «Che -farò io mai? Oggi' omprtire, o vergi¬-
ne; mi si vuol strappare o Pane o l'a.ltra di que;
ste due corone. Ma non si conosce, neppure il nome
di vergine, ove ,rinnegasi l'Antor_e delle verginità.,
E come vergine se adori una prostituta, se pmi un
adnltero (1), se domendi amore? Meglio serbo:
vergine lo spirito, che sei-bar integro il corpo; ot-
tima si l'una e l'altre_co_s.o insieme, ee è possibile;
ge no, meglio esser vergine al ßespeito di Dio, ehe
pellfopipione del mondo. Apohe Raab fu -pecee.-¬
trice, ma dopo che credette, trovò salute. E _Giu¬
ditta ai ebbigliò per trovar grezia appo un impw
çuoo; ma poichè il fece non per line melvexio,
ma per spirito di religione, niuno la. riputòool-pe¬
vole. Ben mi cade a proposito questo eeempio.Per¬
chè se elle, affidetesi alla religione, Oonaervò -la
entità e la patria, forse-anch' io, restando -ferma
nella fede, oonaervero le pudicizia. Laddove se
Giuditta avesse preferito la- castità. alla religione,
eaddta la patria, avrebbe anche perduta lai podi-
flilill. › p
Ispirato. a teli esempi, e rißordando in pari
tempo le parole del Signore: Chiunque dani la vita
per me, la ritroverà (2).Pianae, tacqoe,aociò il mele
(1) mode ai ma dei; (ei s. ume 1. ae. '

74
vagio non l'ndisse pure a parlare: ella dunque non
volle- l' oltraggio della sua pudicìzia, solo ripudiò
quello di Cristo. Pensate voi se potè restar mac-
chiato il corpo di colei, che ueppur la voce volle
maochiare. `
Già. da un pezzo il mio dire sente vergogna, e
quasi paventa di rimescolure ed esporre questa e-
secranda serie di awenimenti. Chiudete Porecchio,
o vergini. Questa buona fanciulla vien tradotta a
luoghi infumi. Ma riaprìtelo pure. La vergine di
Cristo può esservi condotta, ma contaminata giam-
mai. Dovunque sia una vergine di Dio, quivi ò il
tempio di Dio; nè il luogo infama -la castità, si
piuttosto la castità pnrifica il luogo. '
A Accorre tosto gran folla di Iibertini a quella
casa di peccato: imparate, o sante vergini , le
meraviglie de' martiri: acordatevi tosto dei nomi
de' luoghi. Viene chiusa dentro la casta colomba.
Staruazzano al di fuori gli avoltoi, e fanno tutti a
gara di precipitar sulla preda pel primo. Ma essa,
levate al cielo le mani, come se fosse in una casa di
orazione, e non in un luogo di peccati, pregò così:
¢ 0 Gesù, che ammansastì al vergine Danielei
feroci leoni, tu puoi bene ammansar la ferocia de-
gli uomini. Ai fanciulli Caldei il fuoco fu come ru-
giada; pel popolo Ebreo l' onda stette sospesa,
non per virtù propria, ma per tua misericordia;
Susanna, tratta al aupplizio, piegò a te il ginoc-
chio, e trionfò dei malvagi; inaridl la destra che
osò violare i doni del tuo tempio. Ora che qui ei
tenta di contaminare lo stesso tuo tempio, dehtu,

, 75
che non tollerasti quel furto, non permettere que-
sto sacrilego attentato. Sia pur anche questa volta
benedetto il tuo nome, sicchà io che qui fui tratta
per fini malvagi, me ne ritorni vergine. › .
Aveva finito appena la preghiera, ed ecco en-
trar impetuoso un soldato dall'aspetto terribile.
Come non tremò la vergine dinanzi a colui, a cui
il popolo impanrito cedette il passo? Ma ella ri-
cordando le scritture: « Anche Daniele, disse, era
venuto per assistere al supplizìo di Susanna, e lui
solo Passolse, benchè il popolo Pavesse dannata.
Può ben sotto questa pelle di lupo nascondersi un
agnello. Ha pur Cristo i suoi militi, ha legioni di
armati. 0 sarebbe forse il carnefice? Non pavon-
tare, anima mia, è desso che fa imartiri. › 0
vergine, la tua fede ti ha salva. -
Allora il soldato: «Non temere, sorella, le disse;
da fratello son qui, non a perdere, ma a salva:
l'anima tua. Ascoltami, se vuoi salvo l' onore. Io
qui entrai sotto specie di libertino; se il vuoi, ne
uscirò martire. Mntìam le vesti; a me si conven-
gono le tue, a te le mie: e le une e le altre in
Cristo. Le tue vesti renderanno me vero soldato,
le mie serberanno te vergine. Èbene per te il ve-
stirtene, è. meglio per me lo svestirmene per farmi
conoscere dal tiranno. Piglìa qnest'abito, il quale
nasconda il tuo sesso; dammi il tuo, che mi renda
martire. Indossa- questa clamide, che celi le tue
membra verginali, e difenda il tuo pudore. Prendi
qnest'elmo, che ti copra i capeglì, e ti celi il volto.
Sogliono ben arrossire que' che escono di questi

16 .
luoghi; E-quando sarai uscita, -bada a non volgerli
addietro, memore della moglie di Lot, la quale,
per aver rivolto 'lo sguardo, .benchè pudico, verso
i malvagi, perdetle Pessere suo. E non temere che
sia per msncar alcuna cosa a compiere lfolocausto.
Io sarò per te ostia al Signore, tu per me soldato
di Cristo. Tu pure hai -la milizia della castità., che
milita per una mercede immortale; hai .la corazza.
della-giustizia, che di spirituale difesa tieinge il
corpo; -.hai lo scudo della fede, con cui respingere
le saette; -il cimiero di salute, conciossiaehè ivi»
sia il presidio di nostra salvezza., ove è Cristo;
poichè 1-'uomo è capodella donna, e Cristo à capo
dalla vergine. › I
f - Così dicendo, si spogliò del-la clarnide. Tuttavia
rimaneva ancor sospettoalla fanciulla Pabito di iui
edi carnefice o di libertino. Layer-gine pemiòfpor-
geva il collo, il -soldato la elamìde. Oh meraviglia,
oh grazia, fra quelle mura gareggiar di martirio! -E
tra .qual sorta di-persone? -tra uu soldato enna ver-›
gine, esseri cotanto dissimili per natura, ma fatti
allora iper disina -merce cotanto somiglianti: talchò
elcompieva quel- detto profetica: Allora lupi ed
agnelli pascolsramio (~1). Ecco 'agnella e
lupo, che non solo paseolano -insieme, ma vengono
ed up tempo immelati. 'Che più? Mutate le vesti,
leiogliesi la fanciulla .dai lacci, volando non con
Ali di corpo, ma di spirito, e,eosa da secoli inau-
dita, 'daftal'-luogo esce una vergine, ma di Grieto-.
° (1) [paia uv, 25. ' 7
77
Se non che quei tali, che avevano occhi pen vw
dere e non vedevano, fremettero come lupi anelanbi
alla prede, come lndroni» all'agnellirm. Uno degli
nåtri più impudente'ent,rò.- Ma veduto il verodelld
oosa: ¢ Che è questo? disse: qui entrò pur una!
fanciulla, e vedesi un uomo? Ecco non più il fave»
loso mutamento di vergine in cerva.-(1), ma il fattb
di una fanciulla mutata in soldato. Aveva bensì
già. udito, benchè nol oredessi, che il loro Cristo
converti Paoqua in vino; ma oro prese. a mutare
aneo il sesso. Viadi-quì, fiochè sono ciò che fui;
sarei già forse io stesso-lmubato, mentre altro veg-
goda quel che credo 9' Venni a casa. di peccato,
eccomi mallevadore: e uscirà pure mutato; venni
impudioo, casto uscirò. ›' '
Divulgatosi il facto (perchè a~ un si gran vinci-
tore doveasi la corona) fu condannato inluogo del'-
lw-vergìne quegli», che in=luogo*diilei era'stato=øor-'-
pneso.Cosìi di lù~ non solo now vergine, mama oscil-
rono ezìandio martini. Qui narrasi'oíle=la. fanciulla
sizcorsa' al luogo-del supplinlmove naequeflzaloro
vivw gara', qual dei duerdovesseesser morta Dicci
il» soldato: «Son 'io =il .oondiannam twfosti ašsoluvin
virtù dellafi min: condanna» lãalofanoiullapresen
grida:-ez' «Io n'on~tì' hoecelto'per'malIøvedoredel|l
min morte; sol ti volli›sie\mà del mio onore;-Se
ùmqne vuolsi-f la mia' pudioizla; dors=l'obbligo^tuo;
ma wai'-esì'ge.~il mio su'gne4. non- mglio'n1lzlienb
8018:* Iìußdlicbø-'pøgtrefdeluliot - Questi leulldfl
(1) L'Auto're accenna alla cerva surrogato ad lflgenia,
mentre il mo padre Agamennone stava per sicriilèarln .

78 i
me colpisce, contromefu pronunziata. Certo, se
io ti avessi dato mallevadore per debiti, ed in mia
assenza il giudice avesse aggiudicato ai creditori
Pavere tuo, tu con in mano quella sentenza mi ci-
teresti in giudizio, e io scioglierei ituoi obblighi
co' miei beni. Che se mi rifiutassi, chi non mi giu-
dicherebbe degna di indegna. morte? Quanto è più
grave il debito di questo capo! Morirò innocente,
per non aver a morir colpevole. Non vi ha via di
mezzo: oggi o rea del tuo sangue, o martire del
mio. Se ritornai a tempo, chi oserà escludermi?
Se ho indugiato , chi oserà assolvermi ? Sono
maggiormente tenuta alla legge io, rea non sol-
tanto 'della niia fuga, ma pnr dell' altrui morte.
Non avevo membra da oltraggiare, ma le ho da
sottopone alla scure. La vergine ha ben luogo a
ricevere strazi, che non ue avea a subir oltraggio.
Io non fuggii il martirio, ma il disonore. Ti ho ce-
duto le vesti, non mutai professione. Che se tu mi
rapisci il morire per Cristo, non mi hai liberata ,
ma ingannata. Guàrdati, te ne prego, dal conten-
dermi questa grazia; guardati dal voler contrad-
dirmi. Non togliermi il benefizio che mi :hai fatto.
Se mi sottrai a questa condanna, tu rimetti in vi-
gore la prima. Perocchè con questa seconda sen-
tenza, la prima fu mutata; ma se la seconda non
mi colpisce, cadrò sotto la prima. Possiamo amen-
due subire la pena, purchè tu mi lasci svenare la
prima: a te non avranno-altra pena-' da inflìggere,
ma in_ una vergine resta pur sempre in pericolo la
llllåißiziß. › . . D. ' I ~ p _

79
Ma perchè vi tengo più a bada ? Amendue ga-
reggiarono. amendue furono vìttoriosi; non divi-
sero, ma duplicarono la corona. Cosi i santi martiri,
col beneficarsi a vicenda, l'una diede principio al
martirio, Paltro vi die compimento.
. - .
CAPO V.
Paragona questi martiri con Damone ePizia;
parla del disprezzo che aveva Dionisio tiranno
pe' suoi dèi, ínetti a vendicarsi degli oltraggi, e
della potenza del vero Dio.
Ma pure le scuole filosofiche levano a cielo Da-
mone e Pizia discepoli di Pitagora. L'un dei quali,
condannato a morte, chiese di veder uu'ultima
volta i suoi: ma 1' astntissimo tiranno, pensando
che mai non Pavrebbe trovato, risposegli che des-›
se un mallevadore, il quale morisse in sua vece se
egli indugiasse di troppo. Qual dei due fosse più
generoso, non so dirlo; ambi lo furono. Il fatto
è che l'uno trovò il richiestomallevadore di morte,
l'altro vi si obbligo. Pertanto, mentre il reo in-
dngiava a tornare, il mallevadore con volto sereno
non ricusò di morire. Se non che mentre vien c`on#
dotto al supplizio, ecco ritornare il amico, sosti-.i
tnirvi il proprio capo, 'adattarvi il collo; Onde -me-i
ravigliato il tiranno, che a^qnei due filosoiifosse
più cara l'am_icizia che la vita, chiese di essere ri-
cevuto come amico da coloro stessi che avea com

sò '
dunnatì.Tanta è la potenza della virtù, da piegare
persino i tiranni. - '
Fatti son questi veramente lodevoli, ma meno
dei nostri. Oonciossiachè la ambedue uomini, qui
1' una è vergine, la qual dovetteanzitutto vincere
la debolezza del sesso; quelli amici, questi scono-
sciuti; quelli si presentano ad un sol tiranno, que-
sti amolti, e tantopiù crudeli, chè quello li ebbe
risparmiati, questi ne sparsero il sangue; di quelli
uno era costretto da necessità, questi erano ameni-
due pienamente liberi. Ed anche in cio i` nostri fu-
ron più saviì, perche a quelli fine della loro gara
fu Pamicizia, ma a questi fu la corona del marti-
rio: quelli pugnarono pegli uomini, questi per Dio.
- 'E poichè bo tocoatodi questo awenimento ,
parmi bene di qui raccontare ciò che pensava quel
tiranno de' suoi dèi; affinchè li stimiate tanto più
imbecilli, quanto che da'suoi adoratori stessi vene
gono dei-isi.Recatosi egli un di al tempio di Giove,
ordinò che venisse spogliata del manto di oro, di
mi era ricoperta la statua del nume, ef che gliene
venisse imposto mio di lana, dicendo che quel d'oro
nellf inverno era íreddo, e' d' estate pesante; coú
che si- prese giuoco del suo dio, contese lo credesse
inetto' a› portar pesi, od a- ripararsi dal freiìvdúi
Udaltraf volta veduta la statua di- Esculapio colla
barba (Foro, glio la fece- tòrre, dicendo' non sti
bene che il figlio' avesse le: barba, mentre il padre
nom l'avevii° (1). Loptesso prese certe coppe' dloro
' (ll Kpollo' pa`dr'e'd`lššc'úla'|,›io, d'io'd'ell`a liíedicìni, si
pfleuuu and barliì. - - 611.1; 1'.-|'

8|
che stavano in mano ai simulacri, sotto pretesto di
dover egli ricevere ciò che i nuini danno. Poichè,
soggiunse, è desiderio dell' uomo conseguir dagli
dèi quanto vi ha di buono: or non v'ha cosa mi-
gliore dell'óro. Il quale pure se è un male, non do-
verlo tenere gli dèi; se è un bene, doverlo aver
piuttosto gli uomìni,i quali sapranno volersene (1).
Così li ebbe a scherno, che nè Giove potè sul-
vare il manto, nè Esculapio la barba. nè Apollo
potè mettere il primo pelo, nè tutti qnelli,che essi
dicono dèi, valsero a conservare le ci ppe che te-
nevano in mano; non già. che temessero il furto,
ma essendo al tutto privi di sentimento. Chi dun-
que vorrà. ancor adorarli, se non ponno difendersi
come dèi, nè nascondersi come uomini? _
Ma nel tempio del nostro Dio, lori-hè l'empi0
Geroboamo rapiva. i doni fatti dal padre suo, e sa-
crificava agli idoli sull'ultare sacrosanto, forse' che
non gli s'iuuridl la destra che avevo. stesa `suli'alt.a-
re, e forse che non invorò invano i suoi idoli ? Ri-
volto poscia al Signore, chiese perdono, e tosto la
mano, inariditagli pel sacrilegio, gli fu risanota.
Cosi istantaneo fu questo esempio di misericordia
o di vendetta divino ad un tempo, che il sacrificu-
tore per-dette subito la destra, e tosto ne ottenne il
perdono (2). V
(ll Di questo parlano Plutarco; 'Diodoro o Valerio lu-
timo. - « _ .
(Sp Libro 3 dei lle xm. 4-6.' ' *
Saat'Ambrogio 0

82
CAPO VI.
Dà lermine al secondo libro cell' attribuire dle
vergini il merito de' suoi scrilti: prova con sì-
mzlitudini c Iesti scritturali, che prima di dar
loro precetti, dovette allettarle colla eoavitå
della parola e dell' esempio. ~
Ecco i piccoli doni che io, non ancora percorso
un triennio di sacerdozio, benchè inesperto, ma
am maestrato dalle vostre virtù, vi ho preparato, 0
sante vergini. Perocchè come mai in si breve car-
riera avrei potuto prendere sufficiente esperienza
delle cose sante? Se qui troverete alcuni fiori, co-
glieteli come spiccati dal seno del viver vostro.
Non sono precetti alle vergini, ma esempi di ver-
gini. Il mio discorso dipinse il ritratto della vostra
virtù; e qui comeiu uno specchio voi vedete riflet-
tersi i raggi della vostra prudenza. Se qualche
grazia ìspiraste al mio ingegno, cosa vostra ò la
fragranza che spira da questo scritto.
E poichè quante sono le teste, altrettanti sono i_
giudizi, se alcunchè di puro vi ai troverà, ognuno
il colga; se alcunchè di grave, lo accetti chi è 'più
perfetto; se alcunché di pudìco, se lo serbi in
cuore, se ne abbelli le gote; e se alcunehe di ilo-
rido, non lo fastidiaca l'età ridente.
Dovetti rawivare l'afl'etto della sposa, awegna-
che si legge: Amerai il Signore Iddio tuo (1).
(I) Denteronomio vi, 6.
«
I
1
.'
1
¬
l
1
;_.__-›.|.4

il
Dovetti ornars di razzi oratoriì il discorso pel di
delle nozze, imperocchè sta scritto: Balli palma
0 palma, e percuoti la terra col piede (I). E do-
vetti sparger di rosei talami immortali. Anche
nelle nozze terreno, prima che alla sposa si faccia
sentire il comando, le si profondono applausi, ac-
ciocchè la ravidezza del comando non la oífenda,
pria che Pamore, dalle carezze nndrito, non sia di-
venuto più stabile. Il generoso destriero comincia
ad amare il tatto della mano che va palpandogli
la superba cervice; e prima di gover-narlo oolla
frusta, lo si addestra con dolci maniere: ma ap-
pena piegato il eollo al giogo, ecco il freno lo co-
stringe, lo pungon gli sproni, il traggon le cop-
pie, il cocchiere lo spinge. Così pure la nostra ver-
gine dovette in prima trastnllarsi con santi afietti,
dall'atrio della stanza nuziale ammirare le dorate
wlonne del celeste talamo, veder le porte inghir-_
landate di verdeggianti serti, e gnstar le graziose
armonie che risuonano dentro alle segrete dimore;
acciò impaurita non si sottraesse al divin giogo,
prima di corrispondere al celeste invito.
Vieni adnnque qua dal Libano, 0 sposa, vieni
qua dal Libano, passarci ed oltrepasseraí. Spesso
dee ripetersi da noi questo versetto, aflinchè se
taluna non desse fede alla parola d' uomo, creda
almeno a quella del Signore. Questa dottrina non
la inventammo noi, ma ci fa tramandata: così in-
segna il celeste dettame del mistico poema: Baci-
(1) Ezechiele nl, 14. `

84
mi egli dei baci 'della sua bocca ,'pefoeohê Pamor
Iuo è migliore del vino, e Podere de' tuoi olii odo-
rosi vince tutti gli aromi: il tuo nome è olio che si
diffonde '(1). Queste deliziose parole risuonano di
tripudi, invitano a plauso, e accendono asantiaf-
fettì. Sogginnge poi: Perciò le /anciulle ti ama-
rono e ti atiirarono a sè: corriamo dietro la fra-
granza de' tuoi unguenti: il Re mi ha introdotta
ne' suoi padiglioni (2). Incominciò da' baci per
giungere ai padiglioni: '
Quella che è divenuta ora tanto paziente della
dura fatica,e di tanto esercitata virtù, da schiuder-
si di propria mano leporte, scorrere per la campa-
gna, abitar sulle rocche, pure in sulle prime correa
dietro gli aromi; tostochè sia entrata nei taber-
nacoli, ì profumi mutansi in cittadelle. Da questo
infine ecco fin dove giunge: Se è muro, ella dice,
fabbrichiamo sovr' esso delle torri d'argento (3).
Ecco colei, che trastullavasì con baci, già innalza
torri; aflinchè cinta di preziose sublimi vette di
grazia, non solo valga a rintnzzar gli assalti ne-
mici, ma vi possa edificare una sicura difesa di
santi meriti. --
v
ll) Clnlici I. 2. (2) Gantici 1, 8. ~ (3) Ganticl vm, 0.
v .
.

' LIBRO TERZO


)
CAPO I. I
.Riferíece Pallocusíone di Papà Líberio a Marcel-
lina nel darle il velo; il Pontoiicc dalla solen-
nità del SS. lyatale prende occasione a parlare
alle vergini delle perƒeøioni di Cristo, ed infiam-
mar loro il cuore dell'amore di lui.
Poichè nei due primi libri , venerato. sorella ,
esaurii quel tanto che avevo di proprio, oratore
nami bene riandar quei precetti che ti diè il Poni-
tefice Lìber-io, di santa memoria, sui quali a quanê-
do a quando usi eonferir meco: e più caro ora ti
riesca il mio dire. quanto è più santo l'uomo (1~)
da cui esso vieneßonciossiachè nel Natale del Sal-
vatore (e qual giorno più caro di questo, in cui la
Vergine fu fatta madre di numerose. progenie, po-
ll) Questo Pontefice edìflcò la Basilica di Santa lario
Maggiore in Roma, ove a' suoi dì era apparsa la neve mi;
ncoloea; epperciò ogni anno ai 5 Agosto. in quella vene-
nnda chiesa. si fanno piovere dalla volta e dal soflltto gei
:omini ed altri flori bianchi, che ricordano il miracolo. Si
non come Santfllmbrogio chioma Liberìo uomo santo. N01;
bastano questo parole a smentire la favola della sua ca;
duta nellmrianesimo. inventata già da tempo,e tanto ingiu-
namente ribadita a' di nostri? (N. d. 7.)

B6
tevi tn scegliere 7), lorchò nella basilica dell'Apo-
stolo Pietro col mntar delle vesti mostravi essere
vicina a pronunziare i tuoi voti, mentre etavatì at-
torno un coro di pie fanciulle che andavan a gara
di teco associarsi, così ti disse:
¢ Nobili in vero sono le nozze a cui aapirasti, 0
figlia. Vedi come numeroso accorse il popolo a fe-
steggiare il Natale del tuo Sposo; e niuno se ne
andrà via digiuno? Egli è quello che pregato
cengiò nelle nozze di Cana l'acqua in vino (1); ed
a te,poc'anzi soggetta ai vili elementi della natura
corporea, conferirà il sacramento della verginità
sincera. E anche lui che con cinque pani e due
pesci alimento nel deserto quattromila persone (2),
e più ne avrebbe sfumato, ae più fossero stati i.fa-
melici; ed oggi invitò alle tue nozze questa frequen-
na di popolo, per dargli, non già. pan d'orzo, ma
il corpo che vien dal cielo (3).
, ¢ Oggi nato in quanto uomo dalla Vergine ,
ma prima di tutti i secoli generato dal Padre: nel
corpo, imagine della Madre , ma nella potenza,
figura del Padre. Unigenito in terra, Unigenito in
(U S. Giovanni n, 9. (2) S. Luca h. l8 e seg.
(Sia ll chiariasimo Biraghi, nella vita di santa Marcellina.
nnppone che la cerimonia della sua consacrazione siasi
latta il mattino del santo Natale. a buonissima ora. e la
Qipinge con questi vivi colori! ¢ Era la notte ancora nel
¢ pieno buio. e la moltitudine immensa tratta alla 'Basilica
i per celebrarvi le patetiche oftlciature del santo Natale,
iatavui ansiosa di partecipare al caro novello spettacolo.
¢ Cento flaccole e lumlnarie vi spargeauo placida luce: gli
Jinni e le letture acritturali ai andavano alternando; il di-
. vin Sacriflcio e la comunione del fedeli compiva quel ve-

87
cielo; Dio da Dio, Uomo dalla Vergine; Giustizia
dal Padre, Potenza. dall' Oonipotente, Lume dal
Lume; non disuguele da chilo genera, non diverso
di potenza, non confuso per estensione, o espan-
sione del Verbo, in guisa da essere commisto col
Padre, ma distinto dal Padre per titolo di gene-
razione. Il tuo diletto è Quegli stesso, senza di cui
non esiste nulla di ciò che è ne'cieli, o gnizza nelle
acque, o sta sulla terra. Il Verbo del Padre, dice,
che era in principio (1): ecco la sua eternità. Ed
era appo il Padre: ecco lo. sua. potenza indivisi-
bile ed inseparabile dal Padre. Ed il Verbo era
Dio: ecco la sua ingenita divinità. De questo
compendio devi trarre la tua fede.
¢ Amulo, o figlinola, poichè egli è buono.-Niuno
è buono, se non Dio solo (2). Se e certo che il Fi-
glinolo è Dio, e Dio è buono , è pur certissimo che
il Figlio è il Dio buono. Sì amalo, ti ripeto. Egli
in quanto eterno, fu generato dal Padre avanii che
spuntasse la stella del mattino; in quanto figlio, lo
generò dal sno seno (3); lo emise dal cuor sno come
Verbo (4). In Lui il Padre pose le sue compie-
. nerabile notturno rito. All'ora segnata nella liturgia, l'u-
¢ mile vergine s' nvnnznva a' piedi del Sovrano Pontefice,
. fra sacerdoti e ministri adorni di candide vestimenLu.....
¢ Oni ricevette il Corpo ed il`Sangue di Gesù eantillcatore.
1 e tinte di quel Sangue pronunzib il volo di verginità. ll
¬ santo Vescovo le conaacro coli' imporle sul cupo il velo
4 religioso. Tutto il popolo testimouio e plnudente rispose
< Aam|..... Ed una dama d'al|.n condizione vi una da tutti
¢ rlmirnta per lacrime di cristiane gioie: ore lo vedova mn-
a (ITI. 0 (N. d. T.)
(U Vangelo di S. Gio. l e eeg. (2) S. Luca nm, l9.
(8) Salmo mx, 8. (4) Salmo xuv, 2.

ßll °
cenze (1). Egli braccio del Padre, perchèüreatore
di tutte le cose; sapienza del Padre, percheuscì
dalla sua bocca (2); virtù del Padre." pen-hà in esso
abita oorpwralineote la Divinità. nella sua pienez-
za (3). Egli inline amato dal Padre siifattamente,
che sel porta in seno, sel pone a destra, onde tu
ne argnisca la sapienza, e ne conosca il potere.
« Se dunque Cristo è la potenza di Dio, ebbevi
forse un tempo,in cui Dio sia stato senza potenza?
0 vi fu un solo istante, in cui il Padre sia stato
senza Figlio? Se Dio fu sempre Padre. dunque vi
fu sempre il Figlio; dunque egli è Figlio perfetto
di Padre perfetto. E chi scema la potenza del Fi-
glio. scema Colui, di cui Egli è la potenza. La Di-
vinità. perfetta non ammette disuguaglianza.
< Ama pertanto quello che è amato dal Padre,
onora quello che ò onorato dal Padre; imperoc-
chè: Colui che non onora il Figliuolo, non onora
il Padre; e chi rinnega il Figliuolo, è senza Pa-
dre (4). Questo quanto alla fede.
(l)S. Matt. xvn.'6. (2) S. Paolo ai Colossesi u. 9.
(3,l ai Corintii 1, 24. (4) Vangelo di S. Giovanni v, 28.

89
CAPO II.
Seguila il discorso di Liberia. Il Pontefice dd a
Marcellina c alle vergini alcune regole infame
al mangiare ed al bere.
«Ma restando anche salva la fede, pure gli anni
giovanili sono pericolosi (1). Fa dunque uso di poco
vino per sostentare le deboli tue forze , giammai
per cercarvì diletto: perchè vino e giovinezza ec-
cìtano amendue egualmente le passioni. Debbesi
inoltre castigare l'età fiorente con digiuni, e tenere
a segno colla parsimonia del cibo gl' indomiti ap~
petiti: la ragione li richiami al dovere, la speran-
za lì miti ghi, li incateni il timore.Conciossiachè chi
non sa imbriglìar le passioni, ne vien trascinato
come da focosi destrieri, travolto, pesto, lacerato
e straziato (2). Reputo altresì doversi usar parca-
mente tutti que' cibi che comunicano alle mem-
bra sovercbio ardore ; chè le carni tirano al basso-
le aquile stesse. Così quell' aquila che s' annida
nel cuor vostro, o vergini, di cui si legge: La tua
giovinezza sarà rinnovellata a somiglianza di
un' aquila (3), abìtando in luoghi eccelsi, e di là..
ql) Marcellina aveva allora 25 anni, età canonica per la
professione verginale.
(-2) L'Autore. intento a non lasciar sfuggire le occasioni di
acreditarei numi pagani. cita qui la favola d'una tresca fra
Nettuno e Diana.che io giudicai meglio t.ralasciare.come dif-
lcile a volgere in italiano senza oflendere la delicatezza
dell'odierno sentire. (N. d. 1'.)
(3) Salmo cu, 5.

90
epiccandoleggieri virginei voli, fugge Pappetenza
di superflua carne. ,Tenetevi perciò lontanedai
banchetti, ed anco íuggìte le conversazioni.
CAPO' III.
Liberia raccomanda alle vergini la moderazione
nelle visite, la modestia e silenzio in chiesa nel
tempo delle sacre funzioni. Narra il fatto d'u›t
giovanetto pagano, ed un miracolo operato da
un buon sacerdote.
¢ Voglio che le giovani siano molto parche nelle
visite, quando pure si debba accondiscendcre ai
genitori o ad eguali. Conciossiacbè, fra lo scambio
delle cortesie, il pudore perde di lustro, si piglia
un far baldanzoso, s'insiuua il ridere, e sotto specie
di urbanità, allentasi la modestia: non rispondere I.
chi interroga è fancìullaggine; rispondere è cica-
leccio. Amo dunque meglio che la vergine manchi
di parole, di quello che ne abboudi. Che se le
donne debbono tacere anche allora che trattasi di
cose spirituali, ed aspettare ad interrogarne in
casa ì mariti (1); qual precauzione sarà soverchia
alle vergini, in cui l'età abbellasi di verecondia,
e lode della verecondia si- è il tacere?
¢ È fora' egli da -poco Pesempio di verecondia
datoci da Rebecca, la quale, mentre andava anol-
ae, veduto lo sposo, velossi il volto per non essere
(ll I al Coriuti xiv, 85. `
'. 9!
veduta prima che maritata? E non è già. che la
leggiadra fanciulla temesse di esser trovata meno
awenente, ma meno pudica (1). Eccbè di Rachele?
Come pianse, gemette, lorchè venne di sorpresa
baciata! nè avrebbe cessato di piangere, se non lo
avesse riconosciuto parente (2). E così fu pndica a
un tempo, e non venne meno allßiifeito verso Gia-
cobbe. Che se all'uomo si dice: Non ƒermar Poc-
cliio su vergine, acciò non ti sia di scandalo (3),
che dovrà dirsi alla vergine sacra, la quale, solo
che metta amore a creatura, gia pecca con 1' ani-
mo; ese vien amata, pecca anche col fatto?
¢ Il tacere, specialmente in chiesa, è virtù della
massima importanza. Se metterai un freno alla
tua lingua e presterai attento l'oreccbio, ninna
sentenza ti sfuggire delle divine lezioni. Sii molto
canta nel parlare, e bada a non lasciarti uscir di
bocca parole, che vorresti poi ritrattare. Nel ao-
vercliio parlare si fanno sempre di molti peccati.
All'omicida vien detto: Hai peccato, bada a fe: ac-
cio non peccasse più; alla vergine è da dire: Buda
a te, acciò tu non pacchi (4). Di Maria si legge,
che conservava in cuor sno tutto quello che udiva
dire del Figliuolo (5): e tu quando leggi alcunchù
di profetìco riguardo al Cristo venturo, o ei dimo-
stra cbe già. è venuto, non disturbare con cicalecci,
ma -prestavi attenzione. Cho più indegno dello im-
pedir collo strepito la parola di Dio, cieche non
(I) Gen. xxiv, 65. (2) Gen. mx, ll-I! (8) Eccli. h, 5.
(4) Proverbi x, 0. (5) S. Luca u, 10. *

92
venga intesa, non creduta, non rivelata; erecartm*-'
bamento alle sacre funzioni con importuno bisbi-
glio, impedendo che tutti prcndan parte alla pre-
ghiera, che a pro di tutti si innalza all'Altissimo?
la Gli stessi Gentili stanno riverenti e silenziosi
al cospetto dei loro idoli; del che narrasi questo
esempio. Mentre Alessandro re dei Macedoni of-
feriva sacrificio, a un giovanetto pagano, che te-
nevagli il lume,cadde sul nudo braccio un carbone
acceso: e sebbene gli cocesse vivamente le carni,
tuttavia non si mosse, nè mise un sol gemito che
rivelasse il sno dolore,anzi neppur con muto pianto
die segno del suo patire: tanto in quel giovanetto,
quantunque pagano, potè la riverenza allo cose
sacre, da vincere la natura. E non furono già gli
dèi causa del suo rispetto, che questi non erano
dèi; ma la presenza del re. E come avrebbe te-
muto numi, i quali, se fossero stati tocchi da quei
carboni, sarebbero andati in fiamme?
«Quanto meglio, ciò che' fu indettato di fare un
certo giovane a mensa in presenza del padre per.
non tradire i proprii amori, il devi far tu, vergine
del Signore, allorchè assistì ai divini misteri, asle-_»
nei-ti dal gemere, tossíre, sputare, ridere (1) ? Ciò
che quegli potè amensa, tu nol potrai nel tem-
pio? La verginità si palesi in prima alla voce. La.
verecondia ti chiuda le labbra, la divozione rai-
forzi la tua debolezza, l'abito generi in te una se-
conda natura. La-vergine mi si riveli al nobile
(1) Allude a un luogo di Terenzio, che è inutile di citare.

W 93
contegno, al passo grave, al portamento pudico,
al volm modesto, e porti sempre innanzi a se que-
gli indizi che sono nunc! della integrità. Non è
guari lodevole quella vergine che”, appena Iasciasi
vedere, vien ricercata.
-è E fama assai divulgata che avendo un pio sa-
cerdote imposto silenzio ad una turba di rane, che
col loro gracidare assordavano i fedeli radunati
per le sacre funzioni, e comandato loro di portare
rispetto ai santi misteri, questa cessarono tosto di
strepitare. Ammutoliscono le paludi, e gli uomini
non faranno silenzio? Animali privi di ragione
venerano ciò che per namura ignorano. e gli uomini
saranno tanto irriverenti da non concedere alla
pietà. dei fedeli quel silenzio che danno ad un ac-
cordo musicale? ›
CAPO IV.
Esposfa Pallocuzione di Liberio. sant'Ambrogio
loda le virtù di Marcellina, 6 particolarmente
i suoi digiuni; la esorta però a rimeftere d'ai-
quanto dell'usa!o rigore. altemanrlo gli esercizi
della pietà con altri lavori. Infine le incuica l'0-
razione frequente si di giorno, si di notte.
Queste cose ti disse Liberio di beata memo-
ria (l); e se altri in pratica non vi corrisponde, la
col fatto le superi: tanto non solo adequasti ogni
(H Secondo ii dottore Hermam., nella vita di sanl.'Am'-
brogio; santa Marcellina avrebbeemeoeo isuoi voti nel-

il
precetto, ma per emulazione di maggiore virtù nei
ita più oltre. Gonciossiacbò abbiamo trai precetti
il digiuno, ma soltanto giorno per giorno; e tu,
moltiplicando i dì e le notti, passi digiuna. gran
parte del tempo: che se alcuno t'invita a deporre
di mano le sante Scritture- e prenderti un po' di
cibo, rispondi tosto: L'uomo mm vive di solo pa-
ne, ma d'ogni parola di Dio (1). La tua stessa. re-
fezione non e altro che vivande comuni, talcbè la
noia del prenderle ti faccia desiderare il digiuno:
bevi alla sorgente, ti addormentì sui libri, ed il
pianto accompagna le tue preghiere.
Ma questo stava bene negli anni giovanili, insi-
no a che coll`età lo spirito incanntisse (2); qnando
poi la vergine possa. levar alto itrofei delle dome-
te passioni, dee rimetter alquanto il rigore, afiìne
di dnrarla lungamente a formare le giovani. Se a
tempo a tempo Pannosa vite, carica di ubertosi
tralci, non vien repressa, più tosto resta spossata.
Finchè è tenera, si lasci pur sopraccaricar di pam-
píni; ma quando è invecchiata, convien poterla,
acciocchê i troppi sarmenti non la inselvatichi-
Scano, o afievolita da emodato rigoglio non muoia.
Panno 359. Nel qual anno eeeendo morto Pepe Giulio. Libe-
rio ora salito sul trono pontiñcio. Sanfiåmbrogio aveva el-
loru I! anni. (N. J. 1'.)
ll: S. Ietteo iv, 4. '
(2 Quando eaut'Ambrogio ecrivea queste parole, Ieroel-
lina era nei 49 anni. Difatto essa fece professione d'anni
25; ventun anno dopo eenflmbrogiu 'fu ordinato Vescovo,
0 dopo tre anni non compiuti, nella triennali: nurlvl,
le dedico questo scritto. ul. d. 1'.)

95
L' esperto vignaluolo copre di caldo terriccio la
ottima vite, la difende dal freddo, e guarda che il
sole di mezzodì non la percuota co' raggi cocenti.
L' agricoltore a quando a quando concede al-
cuna tregua al campo; o se noi lascia star negliit~
lose, il va eeminando a vicenda or dell'un seme,
or dell'. altro, affinchè col mutare dei semi si dia
al suolo conveniente riposo. Tu pure. vergine ve-
terana, fa almeno di seminare le colline del tuo
cuore di svariateísemenze; ora di scarse vivande,
ora di temperati digiuni, ora di preghiera, ora di
lettura, ora di lavori manuali: affiuchè almeno
Bervatì di riposo il variare le opere. ì
Non ogni campo e da frumento: quineì vedi co-
prirsi di vigneti leridenti colline, là porporini oli-
veti, e qua odorifere rose. ,Anche il robusto agri-
coltore, lasciato l' aratro, talora col dito solo
:muove leggiermeute il terreno per pìantarvi ra-
dici di fiori; e con quelle stesse incallite mani con
cui regge, fra i vigneti, gli aggìogati giovenchi,
mugne delicatamente il latte delle suepeeore. Mi-
gliore è quel campo che da maggior varietà di frut-
ti. Imita anche tu Pesempio dell'ugricoltore: non
fendere il tuo terreno coi poderosi vomeri di in-
oessanti diginni. Fiorisca ne' tuoi giardini la rosa
del pudore, il mistico giglio, ela mammola s'imbe-
va alla perenne sorgente del Sangue divino. Tu sai
il proverbio: Lascia a quando a quando di fare
dò che vuoi far lungamente. Deve riserbarsi un po'
di rigore da aggiuguere al tempo quaresimale: ma

98
in guisa che non vi sia ostentazìone, e tutto ei fac-
cia per spirito di religione. ,
Rendiamoci cari al Signore coll'orazione fre-
quente. Che se Davidde, benchè occupato nel go-
verno del suo popolo, disse: Sette volte al di io ti
offriva le mie preci (I), che non dovremmo far
noi, cui disse Gesù: Veglìate e pregate, af/inchè
non cadiate in tentazione (2)? Puntnalmente deb-
bonsi fare le solite orazìoni e rendimenti di grazie,
lorchè ci alziamo di letto, usciamo di casa, prima
e dopo il cibo, al cader del sole (3), e da ultimo
prima di porci a letto. Ma anche nel letto istesso
voglio che tn vada alternando i salmi e I' ora-
zione domenicale, od appena risvegliata, o prima
di addormentarti , talcliè sul principiar del ri-
poso, sciolta dalle cure mondane, il sonno ti aor-
prenda in santi pensieri. Quegli stesso da cui ebbe
nome la filosofia (4), ogni sera, prima di andare a
letto, faceva che un euonator di flauto gli suonasse
graziose melodie per sollevargli lo spirito dalle
cure mondane. Costui però faceva opera vana (5),
cercando di cancellare con mezzi mondani i pen-
(I) Salmo cum, 164. (3) S. Matteo xxvi. 41.
(8. Qui eanifåmbrogio dice bare mcení. Siccome il Hel-
donato dice che gli Ebrei oßrivano incenso mattine e sera,
e il Santo a queslfhore ieceui fa seguire il porsi alette,
è chiaro che con tele espressione indicar volle l' ore ve-
epertina. ossia al coder del sole.
' (4) Pitagora, eecoudo Cicerone. Gellio ed altri. _
iåi Samƒsmbrogio uan qui la frase: letame leve! . lan il
numu,- _lo eteeeo chelevare la teste elI'uino, Iar con inu-
tile- ur. 4.1.:

97
eieri di mondo: e cercando rimedio nel diletto dei
eenei, immergevasi vieppiù nelle cose terreue. Ma
noi, tergendoci d'ogui bruttura di vizio, mondiamo
il cuor nostro delle lordure di carne.
Dobbiamo ancheepecialmente recitare ogni dl,
nelle prime ore del mattino, il simbolo della nostra
Fede, come suggello del nostro cuore; e ripeterlo
ogni qual volta ci troviamo in qualche pericolo.
Qual soldato oserebbe mostrarsi nel ca.mpo,»od
anche star fra le tende senza indossar le sue di-
vise (1)?
OAIPO V.
Esorta a piangere appiè di Nostro Signore, addu-
cendo un testo del salmo vn, e spiegandone il
senso letterale e figurato. Termina il capo con
dire che ogni cosa ha da essere diretta ad onore
di Gesù, e che si deve esultar di una gioia tutta
celeste. -
E chi non reputerà detto a. nostro ammaestra-
mento quel del Profeta: Laverò tutte le notti il
mio letto, e ne in-igherò le coltri colle mie lagri-
me (2)? Gonciossiachè, o prendasi il letto in senso
letterale, e eignifica. che nella preghiera dovremmo
(1) La parola sacramentum militiae potrebbe pure indi-
care il giuramento militare; ma il dottore Hermant, il
quale riferisce questo luogo tradotto in francese,dà a quella
il senso di divisa. o bandiere militare. (N. d. T.)
(2) Salmo vi, 7.
Sant' Ambrogio 7

I8
versar lagrime in tanta copia da lavarne il letto e
ammollarne le coltri; poichè il pianto presente è
caparra della gioia awenire , secondo che ò scrit-
to: Beati voi che piangete; verrà un dì, in cui ri-
derete (1): o se per letto s' intende il corpo, pur-
ghiamoci dalle prave azioni con lagrime di peni-
tenza. Perocchè è scritto che Salomone fabbricossi
un letto di legno del Libano, avente le colonne di
argento, il dosso d'oro, il conopeo tempestato di
gemme (2). Che significa questo letto se non il cor-
po nostro? Conciossiachè le gemme sono fignra
del fulgore etereo, l'oro del fuoco, Pargento dell'a-
cqua, e il legno della terra: quattro elementi di cui
è composto il corpo umano, sul quale, come sur
un letto, riposa l'anima nostra, purchè dessa non
cammini irreqnìeta per le balze dei monti, o per
gli arenosi deserti, ma, sorvolando sul vizio, ri-
posi fidata al santo Legno. Il Salmìsta dice: Il
Signore lo aiutò sul letto del dolor suo (3). E qual
vi può essere letto di dolore, mentre ciò che è in-
sensibile non può sentir dolore? Ma il corpo di do-
lore è come il corpo di morte, di cui è scritto:
Oh me infelice! chi mi trarrà da questo corpo di
morte (4)?
E poichè allegai poc'anzi quel versetto del Salmi-
sta nel quale è menzione del corpo di Nostro Signo-
re, aífinchè niuno prenda scandalo all' udire che
egli abbia preso un corpo di dolore, ricordi costui
(l) S. Luca v|,2l. (3) Cantiei ul, 9.
(3) Salmo xl., 4. (4) Ai Romani vu, 4.

99
che lo stesso Gesù si addolorò e pianse la morte di
Lazzaro (l); che nella passione venne ferito al
costato , donde nscisangue ed acqua, ed esalò
lo spirito (2): acqua per darci il battesimo, san-
gue per apprestarci bevanda, spirito pel nostro ri-
sorgimento. Impercìocchè il solo Gesù ci è ad un
tempo speranza, fede e carità; speranza nella ri-
surrezione, fede nel battesimo, carità nel SS. Sa-
cramento. -
Siccome però egli assunse un corpo di dolore,
così pure è scritto che accomodö dacapo apiè il
suo letto nella infermità (3) , perchè lo accomodò
a vantaggio dell'umana natura. Imperciocchè nella
passione del Signore fu guarita la nostra infermi-
tà, e nella risurrezione sua fu vinta la morte. E
tuttavia, piangendo sui mali del secolo, dovete ral-
legrarvi nel Signore; mesta nella penitenza, giu-
live alla grazia; benchè l'Apostolo ci abbia anche
dato il salutare precetto di piangere con chi pian-
ge, e gioire con quei che gioìscono (4).
Se però taluno desidera di chiarir appieno que-
sta diíficoltà, ne interroghi lo stesso Apostolo, il
quale dice: Qualunque cosa diciate o facciate,
fate tutto in nome del Signor nostro Gesù Cristo,
rendendo grazie a Dio Padre per Lui (5). Indi-
rizziamo adunque ogni nostra parola ed opera a
Gesù, il quale dalla morte trasse la vita, e dalle
tenebre la luce. Perciocchè, siccome il corpo del
(1) Vangelo di S. Giovanni xl, 35._ (2) lbidem nx, 34.
13) Salmo xx., 4. (4) Lettera ai Romani m, 16.
lb) Lettera ai Colosoesi ui. l'1.

100
malato ora si refocilla con medicine calde,ora con
fredde vien temperato, e questo awicendamento,
se fatto sia a prescrizione dei medici, è salutevole,
se no è dannoso; eosl tutto ciò che s'indirizza a
Gesù nostro medico, è rimedio; e quanto a lui ai
sottrae, è pena.
L' anima savia pertanto sia lieta sl, ma non
tra gozzoviglie o sinfonie nuziali; eouciossiachè
mal sicura è la pudicizia e annìdasi la tentazione
colà, ove alle delizie si vuol compagna la danza.
Da questa desidero che le vergini si astengano;
conciossiachè niuno danza, come disse già un filo-
sofo, se non è ebbro od impazzito. Che se, secon-
do la sapienza umana, la danza non può essere
prodotta che dalla pazzia o dall' ebbrezza: quanto
più ce ne premunisoono le sante Scritture, lorchè,
narrandocì che Giovanni precurlor del Redentore
fu seannato a richiesta di una ballerina, provano
che potè più sul cuor di Erode la danza lusinghie-
ra, che il sacrilego e pazzo suo furore?
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CAPO VI.
Narra con bella eleganza Ze circostanze della
morte del Battista, aƒflne di mettere orrore al
ballo ed ai conviti.
E poichè non conviensi toccar di volo la me-
moria d'un tant'uomo, importa sapere da chi, per
qual motivo, in qual modo, e quando sia stato mes-
so a morte.
Da adulteri si uccide il giusto, e contro del giu-
dice da' rei ritorcesi la pena di delitto capitale.
Di poi la morte del Profeta è premio d'una bal-
lerina. Finalmente in mezzo a gozzoviglie e festini
(cosa da inorridirne gli stessi barbari) vien ema-
nato il crudele editto di morte, e portasi attorno,
dalla mensa al carcere, e dal carcere alla mensa,
la vittima dell' atroce misfatto. Quanti delitti in
una sola trama iniqua!
S'appresta con regale maguificenza il convito
funesto, e colto il punto in cui la folla era mag-
giore, la figlia della regina, segretamente indettata
dalla madre, si fa innanzi a danzare al cospetto
dei commensali (1). Perocchè, che avrebbe potuto
mai imparare da un' adultera, se non a far getto
del pudore? Qualcosa più proclive all'impudicìzia
che scoprire con movimenti scomposti ciò che la
(1) S. Narco vr, 21.

102
natura e l' educazione vuol che stia velato, vestire
immodesto, scherzare collo sguardo, rotear la cer-
vice, scarmiglìare le treccie? Non è a stupire che
indi si trascorra afar ingluria al Signore. E come
può esserci più verccondia, ove si danza, si stre-
pita, si schiamazza?
Erode allora, dice il Vangelo, n' ebbe piacere,
e disse alla fanciulla: Chiedimi quello che vuoi, e
le lo darò; e giuro di darle anche la metà del re-
gno, se ella il domandasse (1).Vedete la stima che
£a.nno i mondani dei loro regni e dei loro stati: li
vendono per un ballo. La ragazza, sempre indettata
dalla madre, chiese che le si desse sur un disco il
capo di Giovanni. Quel che leggesi poi: Il re attri-
slossi pel giuramento, non fu penitenza del re, ma
ricognizione del suo peccato, a cui la divina giusti-
zia adduce il malvagio, costringendolo a condan-
narsi per sè medesimo. Sèguita il Vangelo: Ma ri-
guardo a quelli che erano seco a mensa. Che vi ha
di più iniquo del mettere a morte un innocente, sol
per non spiacere a dei commensali? E pel giura-
mento, soggiunge: oh nuova foggia di religiosità!
Meno male avesse spergiuratol Epperciò non senza
ragione il Signore nel S.Vangelo ci vieta il giura-
mento, per non dar noi occasione a sperginri, ed
esporei a rischio di peccare. Intanto costui, per non
rendersi colpevole di spergiuro(2), si fa reo di san-
gue innocente. Non so qual sia più abbominevole.
(1) S. Marco ibid. 22, 23. (2) S. Matteo v, 84.
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Nei tiranni minor male sono gli spergiurì, che i
lor ginramenti.
Chi, vedendo quel correre dalla mensa al car-
cere, non avrebbe creduto che s'ordinasse la scar-
cerazione del Profeta ? Chi mai, dico, sentendo
essere il natalizio di Erode, e gli inviti fatti, e la
scelta data alla fanciulla di chiedere checchè le
piacesse, non avrebbe creduto che si mandasse a
sciòrre il Precursore da' ceppi? Che ha da fare la
crudeltà coi festinì, od i funerali co' tripudìi? Vien
messo a morte il Profeta nell'ora stessa del convi-
to, in forza di ordini dati a mezzo il convito, pe'
quali avrebbe sdegnato anche di venirne prosciol-
to. Vien ucciso di spada, e la testa di lui portata
in un piatto (1). Ben si conveniva a quell'inumano
una tal pietanza, con cui si sfamasse la ferocia di
lui non sazia di vivande.
Mira, scelleratissimo re, spettacolo degno del
tuo banchetto: e perchè nulla non manchi alla tua
barbarie, stendi la mano, affinchè ti scorrano fra
le dita i rivi di quel sangue sacrato. E poichè delle
più laute vivande la tua fame rabbiosanon potè es-
ser sazia, nè co' vini squisìti spegnersi la tua sete
di inudita ferocia, bevi quel sangue che fila dalle
segate vene del capo.Mira quegli occhi che ancora
attestano, benchè esanimi, il tuo peccato, e dete-
stauoi tuoi festini.Quelle luci chiudonsi, non tanto
per necessità. della morte, quanto per l'orrore della
tua lussnrìa. Quell'aurea bocca, che prouunziò gin-›
(I) 8. Marco vi, 37 e aeg.

N34
dizida te odiati, ora è muta, eppnr ancora la temi.
Tuttora quella lingua, la quale , benchè morta,
compie tuttavia con moto convulso l' ufficio di
viva, fulmina i tuoi scandali.
Portasi quel capo ad Erodiade; ella se ne alle-
gra, tripudia, come se levato di mezzo il giudice,
fosse anche cancellato il sno delitto.
Che ne pensate voi, o donne dabbene? Vedete
ciò che insegnare, ciò che vietar dovete alle vostre
figlie. Danza sl, ma la figlia dell'adnltera; la don-
na pudica e casta ammaestri le sue figlie alla pie-
tà, e non al ballo. E voi, uomini assennatì e pru-
denti, imparate di quia star lontani dai conviti
degli empì, perche, se tali essi sono alla mensa,
quali saranno poi ai tribunali?
CAPO VII.
Espana il suo giudizio intorno a quelli che si die-
dero da per sè la morte per non cader in mano
ai per-secutori. Descrive bellamente l'eraioo co-
raggio di santa Pelagia, della sua madre e
delle sue sorelle, ed il martirio di santa Sotera.
Volgendo omai al fine il mio scritto, mi domandi
che si debba pensare di quelli,i quali, per non ca-
der in mano dei persecntori, si precipitarono da
qualche altura, o si gìttaron nei fiumi, mentre le
S. Scritture vietano di darci da per noi la morte.
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. 105
E riguardo a vergini messe alle strette dalla ne-
cessità, possiam darne nn chiaro giudizio, avendo
l'esempio di martiri.
Visae gia in Antiochia santa Pelagia, sorella di
vergini, e vergine anch'essa (1). Non toccava ella
ancora il terzo lustro di età, quando al primo rn-
more di persecuzione, lontane la madre e le sorel-_
le, chinsasi in casa, e vedntasi assediata da' ne-
mici della Fede e della sua onestà, senza un aiuto
al mondo, ma forte della divina assistenza: < Che
farò io mai? disse fra sè stessa, perocchè, se non
ci prowedo, la mia verginità è in pericolo. Desi-
dero di morire, ma temo, perchè la morte non con-
vien darsela, ma riceverla. Sarà lecito o nol sarà?
Checchè se ne dica, morrò. Iddio non si oifende di
ciò che è rimedio: che se hawi colpa,la fede me ne
laverà. E qual violenza vi ha in ciò che è volonta-
rio, mentre il sìgnificato stesso della parola prova
Popposto? Ben più grave violenza è volere e non
poter morire. Nè ciò mi sarà. difficile.- Chi è mai
che volendolo non possa trovare la morte, tante
essendo le vie che conducono ad essa ? Precipitan-
(I) Santa Pelagia visse ai tempi di Diocleziano. Non è
però da confonderla con uu'altra Pelagía martire a Terno,
e tanto meno colla Pelagia penitente. Della Pelagia d'An-
tiochia, di cui trattasi quì, parlano S. Giovanni Grisostomo,
Eusebio di Cesarea, i Bollandisti ed altri. ll santo Dottore
Vescovo di Costantinopoli tenne due orazioni in sua lode.
e racconta che rimasta soia in casa, per non cader in mano
ai soldati, si gettò dalla più alta flnestrs sulla via, ove ri-
mase morta. Si fa pure menzione di essa nella vita di S. Lu-
ciano riferita dai Bollandisti. (N. d. T.)

406
domi sui sacrileghì altari li abbatterò, e spegnerò
col mio sangue gli ardenti carboni. Cosi non ho da
temere che la destra mi vacìlli a vibrare il colpo
mortale; oil petto ritraendosi indietro lo schivi.
Non lascierò il mio corpo pasto a libidine. Non
avrò a temere che mi manchi una spada. Pos-
siamo morire con armi proprie, possiamo morire
senz' opera di carnefice, in grembo alla madre. ›
E raccontasi che siasi ornato il capo e indossato
le vesti più belle, come se dovesse andare, non
alla morte, ma a nozze.
Senonchè appena gli esecrandi persecutori si
videro scappata di mano la casta preda, corsero
dietro la madre e le sorelle (1). Ma elleno, levato
un mistico volo, già correvano sicure pei campi
della- castità, quando vedutesi da un lato quasi rag-
giunte dai sicarii, e dall' altro il fiume chiuder loro
il passo alla fuga, e come obbligarle al martirio:
« A che temere? dissero; ecco l' acqua: che
ci vieta d'essere battezzate (2)? Questo si è batte-
simo che ci lava dai peccati, e ci apre il paradiso;
battesimo, dopo il quale più non si pecca. Gi ac-
colga quell'onda che suol fare i rigenerati; ci ac-
colga quellf onda che purifica le vergini; ci ac-
colga quell' onda che schiudeì cieli, copre gli a-
(l) La madre chiamavasi Donnina, ele due sorelle Be-
renice e Rosdoce.
(2) Si servono delle parole che disse l`Eunuco della re-
gina Candace, al Diacono Filippo. Vedi gli Atti degli Apo-
stoli vm, 86.

- 107
bissi, ingoia la morte, e rende martiri. Ascolta, o
Dio onnipotente, la nostra preghiera: deli fa che
quando i nostri corpi saranno esanimi, non ven-
gano dispersi dai flutti, affinchè la morte non se-
pßri quelle che furon sempre unite di cuore in
vita; ma una sia la nostra costanza, una la morte,
ed una eziandio la sepoltura. ›
Dlssero, e succinte alquanto le vesti a' fianchi,
siechè fosse guardata la pudicizia, ma il passo non
impedito, conserte tra loro le mani come per me-
nare una danza, si avanzano in mezzo al fiume,
verso cola dirigendo il cammino, ove l'onda era
più rapida e più profondi i gorghi. Ninna indie-
treggiò, ninna sospese il passo, o tasto ove met-
tere il piede, pavide di raggiugner la riva, disgu-
state di trovar guado, giulive ove l'acqua era più
fonda. Avresti veduto la pia madre tenersi le fi-
gliuole strettamente awinte, lieta del caro pegno,
palpitando solo pel timore che i flutti glie lo ra-
pìssero. E cosi pregava: < Queste ostie, Gesù, ti
immolo , sacerdotesse di castità, guide del mio
cammino, compagne del mio martirio. › '
E chi farà le meraviglie d' una tanta costanza
lor vive, se anche morte tennero in stretta unione
i lor corpi? Nè l'onda li scope:-se, nè furono tra-
volti nei rapidi flutti. Che anzi la santa madre,
benchè priva di sensi, pur conservava tuttora Pam-
plesso della materna pietà, e neppur nella morte
allento il religioso nodo che aveva stretto in vita;
affinchè quella che avea pagato il debito alla reli-
gione, morisse con in mano il retaggio della pietà.

108
Oonoiossiache reclamava sin alla tomba quelle che
erasi unite pel martirio.
Ma perchè, o sorella, ti adduco stranieri esem-
pi, mentre tu sei la erede della castità e dello
spirito di una martire tua parente ? E da chi ap-
prendesti tu mai , se dimorando in villa senza
compagne, senza maestre, non avesti da chi impa-
rare? Tu dunque non fosti discepola, che uiuno
può esser tale senza maestro, ma erede di virtù.
E come può essere che santa Sotera non ti ab-
bia trasfuso lo spirito, se ti trasfuse il sangue?
La quale, infierendo la persecuzione, sendo gia
stata oltraggìata quale una schiava, tocco il colmo
dei patimenti, presentò al carnefice anche il volto,
il quale pur fra lo strazio dell'intera persona suolsi
rispettare, e farlo esser piuttosto spettatore che
paziente: tanto forte che ofl'rendo al carnefice le
delicate guancie, quegli stancossi di battere, in-
nanzi che essa venisse meno agli schiaffi. Non
tôrse il capo, non le sfuggì un gemìto, non verso
una lagrima. E superati infine tutti i tormenti,
cadde , come vivamente desiderava , sotto alla
spada (1).
(1) Morì santa Sotera sotto Diocleziano, ultimo dei dieci
imperatori romani persecutori de' Cristiani nei tra primi
secoli della Chiesa.

II.
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DELLA vEnc|N|TA
mano Uwco
DA SANTAMBROGIO VESCOVO DI MILANO
scnrrro NELL' mao 378

Questo libro fu scritto da sanflmbrogio per difendersi


delle accuse che gli muovevano gli awersa:-in della vergi-
nità. E stantechò dopo aver esaltato questa virtù, pula
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della festa dei SS. Pxetro e Paolo, si suppone che lo ab- ,
bia compiuto nel mese di Giugno.
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, CAPO I.
Racconta il giudizio di Salomone intorno le due
madri; e dice la madre vera signìficar la fede,
la falsa la tentazione, e la spada la parola
di Dio.
Fu celebre appo Pantichità. il giudizio di Salo-
mone. Due donne contendevano tra loro dinanzi a
lui per un bambino. Una di esse avendo, rivol-
tandosi nel letto mentre dormiva, soflocato il pro-
prio, pretendeva quello della compagna: e questa,
fatta. conscia dell'amore materno, e non consape-
vole n sè stessa di colpa, reclameva con ragione il
sno. Iustando dunque amendne, esiteva la mente
del giudice, peroeehè non poteva già Salomone
sentenziare di quel easooccnlto, essendogli ancora.
più occulto il cuore delle contendenti. Alfine, pre-
muto esso dall' ambiguità dell' evento, ie' portar
una spade, e indettati pria gli sgherri che solo fin-
gessero il triste ofñcio, die ordine che si fendease
in due il bambino vivente, e seno desse la metà
a ciascuna delle donne contendenti. Ciò udito lo
prima che domandavo il bambino altrui, non solo

H2
assenti , ma siccome quella che non era punto
mossa dentro da afietto di madre , ne sollecitava
la divisione; l'altra poi, che ben sentiva il bambino
esser sno, temendo non tanto d'essere vinta dal-
l'emula, quanto di vedersi uccidere il bambinello,
nè curando il contento di possederlo, mala vita
del suo caro pegno, cominciò a scongiurare che lo
si desse pur vivo all' estrania, anzichè fatto in
brani alla propria madre. Onde Salomone, il quale
non con divini oracolì, ma con umani argomenti
andava Wscrntando l' intimo dei cuori, giudico a
quella piuttosto doversi rendere il bambino, che
il dolore avea mostrato esserne la vera madre;
l'altra invece, cui niente oommovea il pericolo del
moritnro infante, pronunziò esser del tutto strania
di natura, come la vedea scevra affatto di pietà.
La verità dunque non fu oppressa; ma, per la
finzione di quella straniera, ondeggiò per poco
nell' incertezza; ed anche la madre buona stette
lungamente sospesa sull'ambiguita dell'esito, men-
tre pericolava per Pincertezza della sentenza. Le
quali cose, benchè sieno awenute in tempi da noi
molto remoti, furono tuttavia scritte a nostro am-
maestramento, aociocchè di qui intendiamo che
ogni finzione può essere svelata, e ogni artificio,
benchè intricato, risolversi.
Queste due (poichè qui non intendo parlare di
donne) sono, una la fede, l'altra la tentazione. La
tentazione, dico, principio delcomun fallo, la qua-
le, dopoaver perduto pel vizio della concupiscenza
e per Pacciecamento doll'intelletto la sua prosa-

H8
pia, si sforza ora di perdere il frutto della prosa-
pia altrui. Mentre pertanto la tentazione incalza,
vacilla la fede; in fino ache non venga la spada di
Cristo a discernere le recondite afiezioni. E qual è
questa spada di Cristo ? Quella di cui sta. scritto:
Venni a portar la spada su questa terra (1).
Quella di cui sta scritto: La tua ani-ma sarà tra-
fitta di spada (2). Quella di cui dice san Paolo:
La parola di Dio viva ed e/ficace, più affilata di
qualunque spada a due tagli, che s' interna sino
alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giun-
ture eziand-io e delle midolle (3). Buona spada è
la parola di Dio, che scrutando il cuore e le reni,
discerne tra la verità. la menzogna, e non uccide,
ma salva quelli che ne vengono trafitti nell'anima,
Queste cose pertanto sien dette dal libro de'
Re, della coscienza simulata, della fede pronta, da
una istorìa che presi a toccar solo per modo d'in-
troduzione per non far subito risuonare alle vostre
orecchie non preparate un parricidio. Or veniamo
alla lezione recitata (4) del libro dei Giudici, e
prima ripigliamo da capo il racconto.
(1) S. Matteo x, 34. (2) S. Luca tx, 35.
(3) Qettera agli Ebrei iv, 12.
(4› E noto che innanzi a' sacri discorsi leggevasi sempre
qualche tratto delle divine Scritture. La lezione mandata
innanzi a questo discorso di sant'Ambrogio era stata quella
che segue qui appresso, tolta dal libro de' Giudici. Ma per
non cominciare il discorso da un parricidio, il Santo si av-
viso di toccare una parola, come fece, del fatto poc' anzi
memorato di Salomone.
Sant'Ambrogio 8

H4
CAPO II.
Narra il voto di Ge/'lc c Z' incontro suo colla fi-
gliuola; e sebben condanni il fatto, ne loda tut-
tavia la fedeltà. Perchè Iddio abbia impedito il
sacrificio di Abramo, e non quello di Geflc.
Gefte fa giudice d'Is1-aele. Fortemente preoccu-
pato egli del dubbio volgere della guerra, e te-
mendo Pincertezza della battaglia, fece voto, qua-
lora riescisse a fugare il nemico, di sacrificare a
Dio, autor primo de' suoi trìonfi, la prima cosa che
gli si facesse incontro nel por piede sul limitare
della casa. Vinta la battaglia e sbaragliato il ne-
mico, movendo verso casa, s' imbatte, proprio sul
vestibolo di quella, nella figliuola, la quale, memore
della pietà. filiale, ma ignara del voto paterno, ve-
nivagli incontro. Ma il padre, ricordando il voto
e sentendo l'obbligo di adempirlo, si dolse della
promessa esclamando: Oh mc misero! Oh /ìglia,
tu mi hai perduto .' Ho promesso _al Signore di of-
frirti in olocausto. Ma essa rispose: Oh padre
mio, se tu mi oƒferisti in olocausto al Signore, fa
di mc quel che uscì dalla tua bocca (1). Domandò
solo due mesi di tempo per ricoverarsi sul monte
a piangervi la sua verginità.. Scorsi i due mesi, tor-
nossene dal padre. Esso compie il voto: chè dob-
qu Giudici u, ao-21.

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biamo cosi esprimerci, quando la Scrittura non
dice chiaro come andò la cosa, ma rifugge dal ri-
cordare un parricidio.
Or bene: approviamo noi questo ? Maino. Pure
se non approvo il parricìdio, ammiro tuttavia il ti-
more, anzi lo spavento di fallire alla promessa.
Senza più, ad Abramo disse Iddio: Ora so che mi
ami, perchè non hai risparmiato il tuo unico fi-
glio (1). Ecco dunque un argomento che ci mostra
non doversi di leggieri frodare ciò che si promette.
Del resto, che a Dio non piaccia punto il parrìci-
dio, ci si inculca in quella stessa lezione, quando
al figlio fu surrogata un'agnella, acciocchè non il
figlio, ma questa venisse colpita.
A Gefte dunque non manco l'esempio da imi-
tare, che Dio non piacesi di sangue umano. Peroc-
chè in quell'oracolo Dio avea tutt'insieme insegnato
ad Abramo e doversi posporre la salute dei figli al-
Posservanza della religione, e questi doversi bensi
consecrare dai parenti al Signore, ma non sgoz-
zare. E certamente come mai Gefte, scorgendo
nella figliuola tanto di zelo per adempiere il voto
di lui, non dubitò poi quanto a sè di darle la mor-
te? E mentre quella fu si sollecita di liberar il pa-
dre da mancar di parola, egli poi non ebbe ri-
brezzo d'uccidere la figlia ?
Ma. taluno dirà.: Perchè mai Dio oolà non per-
mise Pnccisione del figlio, e qui la lasciò compier-
si? È forse Dio accettator di persone? Non già,
gi) Genesi nu, 12. `

H6 - '
ma apprezzator dei meriti e delle virtù. Ed in ve-
ro, quand' era incerto il partito da prendersi, fu
necessario un oracolo, il quale indicasse ciò che do-
vesse farsi in allora, e servisse d'esempio pe' tempi
awenire. Dato però una volta l'esempio, Iddio non
credette più necessario un oracolo, mentre la for-
ma del fatto antico insegnava abbastanza quel che
qui fosse da fare.
O fors'anco non una fu la forma dei fatti, per-
chè non uguale fu quella dei meriti. Infatti qui il
padre si dolse, pianse la figlìa; dubitarono amen-
due' della misericordia di Dio. Ma non erasi già
doluto Abramo, nè stette a consultare l'afl'ett.o di
padre. Appena udito l' oracolo del Signore, non
differl il sacrificio, ma ad obbedire aifrettossi. Nè
aneo Isacco dubito mentre a passi ineguali teneva
dietro al padre, non verso una lagrima mentre ve-
niva legato, e sul punto di essere immolato *non
chiese dilazione. Epperciò la misericordia fu più
abbondante dove più pronta la fede. E ben a ra-
gione Isacco non pianse il fatto del padre, perchè
è sorriso della madre (1). Ed in grazia della sua
pronta oblazìone, con la quale, nè sollecito della
propria vita', nè dubbioso della divina misericor-
dia, non avea indugiato ad ìmmolarsi, Iddio or-
dinò che in sua vece fosse svenata Pagnella.
(1) Isacco parola ebraica vale samba. Leggiamo infatti nel
Genesi cap. xxx, vers. 6, che Sara quando le nacque questo
figlio disse: Iddio mi ha fatto di che ridere, chiunque Pixlan-
derù, riderå mcco.

H7
Niuno pertanto ci fu che distogliesse Gefte da
così sanguinoso eacrificio, perchè era sentito da
tutti il dovere di compiere ogni fatta promessa.
CAPO III.
Il santo Vescoeo si meraviglia che, mentre niuno
` impedì il parricidío di Geƒlc, si trovi chi mette
ostacolo alla consacrazione eerginale, ansi che
egli medesimo venga íncolpato d'essersi opposto
al matrimonio d'una sacra vergine. Prova che
in questo fece il suo dovere, adducendo Pesem-
pio di san Giovanni Battista, alcuni testi della
sacra Scrittura, a il rispetto che i pagani me-
desimi professavano alla verginità: encomia le
vergini per essere stato le prima a veder Cristo
risorto.
E come dunque? Si immola una vittima uma-
na, e níuno vi si oppone; si offre un' ostia di ca-
stità, e si trova chi vi mette ostacolo? Un padre
fa voto di sgozzare la figliuola, e il compie; un
altro ne voto a Dio la verginità, e c'è chi biasima
una così santa oblazione? Là una fanciulla deso-
lata da il sangue per compiere la promessa pa-
terna; qua nè di propria elezione, nè per debito di
successione, compiesi una sì pia promessa?
E qui son chiamato in colpa io stesso. Qual col-
pa? Di essermi opposto a nozze illecite. Ne diano

H8
colpa anche a Giovanni il Battista. E mentre in
me forse non trovasi nulla che sia degno di lode,
almeno non siavi in me altro da condannare se non
solo questo che fu lodato nel Precursore. Addussi
forse un esemplare da doverne arrossire? Ricor-
date qual sia stata la causa del suo martirio. La
causa della sua morte certamente fu questa: Non
ti è lecito , disse, di ritener quella donna per mo-
glie (1). Se ciò fu detto della moglie di un uomo,
quanto più di una vergine consacrata? Se ciò fu
intimate ad un re, quanto più dovrà intimarsi ai
privati? E grazie a Dio che qui non siavi più al-
cun Erode; ma fosse pur vero che non ci fosse
nemmeno alcuna Erodiade.
E non mi fu forse lecito perorare in favore
della verginità? E perchè dunque fu scritto: Fate
ragione all'orfano, mantenete il diritto della ve-
dova (2)? Perchè fu scritto: Padre degli orfani e
giudice delle vedove (3)? E noi dunque abbando-
neremo quelle che sacraronsi alla castimonìa ed
alla integrità, od anche le condauneremo?
Ma certo anche agli stessi pagani, tra i loro al-
tari e fuochi sacri, suol esser veneranda la vergi-
nità; e benchè nelle lor vergini non siavi briciolo
di pietà. delle azioni, nè di intierezza dello spi-
rito, pure in esse si leva a cielo la verginità cor-
porale. Non si escludono dunque le vergini dai
riti gentileschi, e sarà sbandita dalla Chiesa di
Dio la verginità? Là. sono forzate a ciò che non
(1) S. Matteo xiv, 4. (2) Isaia 1, 17. (8) Salmo Lxvn, 6.

H9
sanno; qui si vieterà. loro quello che non è lecito
ignorare? Là con allettamento di premi distolgonsi
dalle nozze;qni vi saranno sforzate con ingiurie?
La si usa violenza per trarvele contro lor voglia,
qui si farà. violenza per impedirle di professare?
E iVescovi potranno essere cosi tolleranti da non
vendicare, anche a costo della propria vita, se fia
duopo, le ragioni della consecrazione verginale?
Considerate che le vergini meritarono di veder
prima degli Apostoli Gesù risorto. Questo ci inse-
gna Podierno Vangelo: imperciocchè essendo stato
il corpo di Nostro Signor Gesù Cristo deposto in
un sepolcro nuovo (1), come scrisse Giovanni, e,
come dice il Vangelo di S. Matteo (2), 1' avesse
posto Giuseppe nel suo sepolcro, ne stavano a cu-
stodia le vergini. E bene. anche san Matteo disse
nuovo quel sepolcro, perchè da un sepolcro vec-
chio non si potesse credere che non Gesù, ma un
altro fosse risorto. E bene anche, secondo il senso
spirituale, fu .deposto nel sepolcro di un giusto, chè
Gesù risorge come da morte nel rinnovato afletto
del giusto. E bene anche, secondo la lettera, vien
detto sepolcro altrui; perchè il Signore non ebbe
sepolcro proprio. Abbiansi un sepolcro quelli che
giacciono sotto la legge di morte: il vincitore della
morte non aveva sepolcro proprio, che non abbi-
sognava di un sepolcro di morte chi della morte
portava trionfo. Or bene, vide Maria Gesù risorto;
U) Vangelo di S. Giovanni, xh, 41.
(2) S. Matteo xxvu, 60.

120 '
ed il vide per la prima, e credette (1). Lovide an-
che Maria Maddalena, benchè nella fede ancora
vacillante.
E qui awertite ad un punto di non poca im-
portanza, acciocchè non abbiate mai a dubitare,
o vergini, della risurrezione di Cristo. Osservate,
dico, che il pregio della verginità non sta nella sola
integrità corporale, ma eziaudio in quella del eno-
re. Infatti la Maddalena vien proibita di toccare
Gesù risorto, perchè era ancora mal ferma nella
fede della risurrezione. Quella adunque tocca Cri-
sto, che il tocca per mezzo della fede.
CAPO IV'.
Esorta le vergini a esser costanti nella fede: ad-
duce l'esempio della Maddalena, e spiega bel-
lamente in figura il colloquio che essa ebbe con
Gesù, quale ci vien riferito da 8. Giovanni.
María se ne stava presso al monumento pian-
gendo di fuori (2). Piange colei che sta di fuori,
awegnachè colei che è dentro non conosca il pian-
gere. Piange, perchè non vede il corpo di Cristo;
e lo crede perduto, perchè nol vede essa. Maria
(1) Santflàmbrogio tenne dunque che Gesù risorto sia ap-
parso subito alla sua Madre; e stava pur bene che un fl-
glio cosi santo corresse tosto a consolare Pafllitta Regina
dei Martiri. (2) Vangelo di S. Giovanni, xx, ll.
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adnnqne sta fuori: ma non così Pietro e Giovanni.
Dessì corsi insieme al sepolcro, v'entrarono; perciò
non piansero, ma ritornarono ginbilanti. Quella
che non entrò, pianse, non ebbe fede, imaginossi
che fosse stato tolto con frode, e nemmeno al ve-
der gli Angeli stimò di dover credere. Gli Angeli
però le dicono: Donna, perchè piangi? Chi cer-
chi (1)? Così dissero gli Angeli, e il divin Sal-
vatore ripetè poscia le stesse parole, afiìncbè di qui
intendiate che le parole degli Angeli son comandi
dello stesso Signore.
Anche Gesù, come ho detto, ripete le stesse pa-
role dicendo: Douna, perchè piangi? Chi cerchi?
Donna è chi non crede; perchè chi crede, risorge
al uomo perfetto, alla misura dell'età piena di
Cristo (2). Donna, disse , non rinfaceiandole il
senso, ma il sno vscìllar nella fede. Bene stava il
nome di donna a colei che esitava a credere, pol»
chè la Vergine già aveva creduto. Perchè piangi?
Vale a dire, tn stessa. sei a te cagione di piangere,
tn se' a te stessa antri_ce di lagrime, perchè non
credi in Cristo. Piangi, perchè non vedi Gesù:
credi, e il vedrai. Gesù è presente, e non manca
mai a quelli che il cercano. Perchè piangi? Cioè
non di lagrime è duopo, ma di fede viva e degna
di Dio. Allontana il tuo pensiero dalle cose cadu-
ehe, e non piangerai; non ti occupare di cose pe-
ritnre, e non avrai cagion di pianto. Perchè pian-
gi di ciò, di che gli altri si allegrano?
(I) Vangelo di S. Giovanni, xx, 13.
(2: Epistola agli Efesini, iv, 13.

122 `
Chi cerchi? Vale a dire: Non vedi che Gesù è
quì presente? Non vedi che Gesù è la virtù di Dio,
che è la sapienza. di Dio, che è santità, castità,
integrità? Che ei nacque dalla Vergine, uscì dal
Padre, è appo il Padre, è sempre nel Padre; nato,
non fatto; da Lui non degenere, ma sempre a.
Lui diletto, Dio vero da Dio vero? _
Hanno portato via il mio Signore, e non so
dove Phan messo (1). Tu erri, o donna, nel darti
a credere che altri abbia portato via Cristo dal se-
polcro, e che non sia risorto di virtù propria; pe-
rocchè niuno portò via la virtù divina, la sapienza
divina, la castità. veneranda. Gesù non può esser
tolto ne dal sepolcro del giusto, nè dal cuore della
sua vergine, uè dall'arcano dell'anima pia; e chi
tenta rapirnelo, non vi riesce.
Gesù allora le disse: Maria rìguardami (2).
Quando non crede, è donna;quando comincia a
convertirsi, è chiamata Maria, cioè prende il no-
me di quella che partori Cristo: poichè dessa in
allora è l'anima che partorisce spiritualmente Cri-
sto. Riguardami, le disse' Gesù. C-hi guarda Cristo,
si converte; ma chi nel vede, erra nel peccato.
Ella voltatasi riguardo, e disse: Rabbi, che vuol
dire Maestro. Chi riguarda Gesù, si converte; chi
si converte, lo vede più chiaramente; e chi lo vede,
si avanza in virtù. Epperciò appella maestro quel
desse che credeva morto, e favella con colui che
credeva perduto.
(1) Vangelo di S. Giovanni, xx, 18.
(2) S. Giovanni, xx, 16: ma non e cosi nella Volgata.

125
Non mi toccare (1), le disse; cioè, sebbene altri
abbia date le prime prove di rawedimento, tuttavia
l'afl'etto di chi vacilla. nella fede non può toccare
Cristo. Non mi toccare, disse, cioè: Non toccare
la virtù di Dio, la sapienza di Dio, Pintegrità ve-
neranda, Ponorevole castità.
Ma va dai miei fratelli. Che altro signìfica ciò,
se non ehe: Non pianger più qui fuori? Va dai
miei eletti e fedelissimi sacerdoti, e di' loro da mia
parte cosi: Ascendo al Padre mio e Padre vo-
stro, .Dio mio e Dio vostro. Che altro dinota, se
non: Donna, non star qui a muover dubbio, chie-
dine ai più perfetti, essi ti diranno qual divario
passa tra Padre mio e Padre vostro? Impercioc-
chè Colui che secondo la generazione divina mi
è Padre, è pur vostro Padre per l'adozione. Di-
cendo Padre mio, Gesù sceverò sè stesso dalle
creature; dicendo Padre vostro, diuotò la grazia
della spirituale adozione. Così pure dicendo Dio
mio, sìgnificò il mistero della sua Incarnazione;
quel desso, che gli è Padre secondo la natura dì-
vina, chiamandolo Dio, a motivo dell'umanità che
assunse. E soggiungeudo poscia Dio vostro, dimo-
strò Pefficacia della sua divina operazione nell'uo-
mo. E veramente Iddio si è fatto nostro dopo la
passione di Cristo, poichè, tacendo pure di altre
prove, le vergini sono pronte a subir la morte per
conservare la castità.
(1) Vangelo di S. Giovanni, xx, 17.

124
CAPO V'.
Ripiglia il filo del suo ragionamento, e non solo
non s'arrende alle obbiezíoni, ma protesta esser
suo vivo desiderio di chiamare allo stato ver-
ginale anche quelle che stanno per maritarsi.
Non allude a persone e a fatti speciali, che ove
hawi la grazia di Dio, quivi deve pur essere la sua
pace: nè vengo qui a biasimare alcuno in pubbli-
co, solo vengo a prendere le mie difese. Conoios-
siaehè io fui accusato, e se non isbaglio , gran
parte dei miei aocusatori sono tra voi. Io amo me-
glio di redargnire i fatti, che palesare le persone.
E qual è il delitto che mi viene imputato “I Che
esorto ad abbracciare la verginità. Chi non prende
oiò in buona parte, costui tradisce sè stesso.
Tu, mi dice, predichi troppo la verginità., ed a
moltissime la persuadi. Volesse pur Dio che ooetui
mi oonvineesse di sì grave delitto, e se ne vedes-
sero gli effetti. Non Pavrei a male se ne ricono-
seessi la verità. Fosse pur vero che mi convinceste
con fatti, piuttosto che pungermi con parole! Ma
temo che non sembri piuttosto aver io comperato
simulati accusatori, i quali mi tributino elogi im-
meritati.
Ma qui si dice: Tu vieti che zitelle iniziate con
sacri riti e votate alla verginità, vadano a marito.
Anzi, potessi pur distogliere quelle che stanno per

Q2!
maritarsi, e far loro mutare il fiammeggiante velo
delle nozze col candido della verginità. E vi par
ella una cosa indegna il non permettere che si
strappino degli altari sacrosanti le vergini sacra-
te, per trarle a nozze? E quelle cui concedesi fa-
coltà di sceglierei un uomo per isposo, non po-
tranno dare a Dio la preferenza? In me dunque si
muta la natura delle cose sì fattamente, che si vo-
glia aecrivermi ad onta quello che fu sempre te-
nuto per onorevole oflìcio dei Vescovi, spargere
semi di castità, ed accendere Pamore alla vergi-
nal professione.
CAPO VI.
Dice chela verginità non è cosa riprooevole, nè
nuova, nè dannosa. Prova in prima con poche
parole non esser ella riproveoole; quindi con
Pautoritå di Cristo e degli Apostoli, e con esem-
pi, prova non essere nuova. Conchiude questo
capo col dire non doversi condannare lo stato
matrimoniale; ma ricorda le gravi molestie di
cui è apportatore.
Io domando se questo venga biasimato come ri-
provevole, o come nuovo, o come dannoso. Se co-
me riprovevole, saranno dunque riprovevoli i voti
di tutti, sarà riprovevole la vita degli Angeli , cui
ci renderà simili la grazia della risurrezione; chè
quei che non hanno mogli ne mariti, saranno come

426
gli Angeli in cielo (1): e però chi condanna la
verginità, condanna con ciò stesso i voti di tutti,
che aspirano alla vita risorta. Adunque non può
sembrar rìprovevole quello ci vien assegnato in
premio, nè può dispiacere Pimmagine d'uno stato,
il cui conseguimento sarà grande ricompensa ed è
vivo desiderio.
Posto che _non sia riprovevole, sarà ella una
novità? Certo a buon diritto noi rigettiamo tutte
novità che Cristo non abbia insegnate, perchè via
ai fedeli è Cristo. Adunque se Cristo non insegnò
ciò che noi vi insegniamo, anche noi pronunziamo
ciò essere detestabile. Esaminìam dunque se Cristo
abbia insegnata la verginità, owero l'abbia con-
dannata.E vi sono eunuchi, dice, fatti tali da Zoro
stessi pel regno de' cieli (2). Ella è dunque ben
nobile quella milizia che combatte pel regno de'
cieli. Già fin d'allora pertanto il Signore ci insegnò
essere irriprovevole lo studio della castità.
Onde anche gli Apostoli, veduto com'essa so-
vrasta ad ogni altro stato, dissero: Se è tale la
condizione dell'uomo risp`etto alla moglie, non
torna conto di ammogliarsi (3). Con che giudica-
rono più gravi essere gli oneri del vincolo mari-
tale, e preferirono Peccellenza della verginità. Se
non che il Signore, il quale sapea doversi bensi
ll) Vangelo di S. Matteo. ove Cristo dice: Nella risurre-
xinu né gliuomini prenderanno moglie, ne le donne marito, ma
umano cone gli Angeli di Dio in cielo (xxu, 80).
(9) Vangelo di S. Matteo, xix, 19.
(8) S. Matteo xxx. 10.

127
predicare a tutti la verginità, ma che pochi l'avreb-
bero abbracciata: Non tutti, sogginnse, capiscono
questa parola, ma quelli ai quali è stato conca-
duto (1). Vale a dire: La verginità non è virtù co-
munale, e da tutti; nè ella permettesi a titolo di
debolezza, ma concedesi a titolo di virtù. E dopo
aver detto: Vi sono eunuchi che tali si fanno da
sè stessi pel regno de'cieli, volendo mostrare come
non fosse questa cosa di virtù ordinaria, soggìunse:
Chi può intendere, intenda.
Epperciò, dopo preferite queste parole, gli si
presentano da benedire fanciulli, i quali, scevri da
corrnttela, rappresentassero nella età. innocente il
fregio della castimonia. Conciossiachè il regno dei
cieli è di tali che pel vivere adatto ignaro di cor-
ruzione siano come tornati alla integrità puerile,
ed abbiano come vestita la natura di infanli.
La verginità. vien dunque encomiata dalla stessa
parola divina, e la si deve riconoscere come bene
appetibile per i precetti del Signore.
E qui seguiamo in tutto il magistero della voce
divina. Perocchè avendo più sopra ricordato che il
coniugio non deve sciogliersi se non per causa di
adnlterio (2), soggiunse tosto la bellezza e il dono
della castità verginale, per insegnarci non doversi
condannar le nozze, anzi approvarle; ma pur do-
versi ad esse preferire l'amore alla verginità. E chi
sara infatti si contrario alla verità, da condannare
il matrimonio? Ma insieme chi tanto alieno dalla
(1) S. Matteo, xxx, ll. _ (2) Ibid. 0.

(28
ragione da non sentirei pesi del conìugìo? Im-
perocehè: La donna non maritata e la vergine ha
pensiero delle cose del Signore, aƒfine di wser san-
ta di corpo e di spirito : ma la mar-itato ha pen-
siero delle cose del mondo, del come piacere al
marito (1).
Ed oltre le dette molestie, sebbene quella che si
marita non pecchi, tuttavia andrà. soggetta a gra-
vi afflizionì della carne (2): perchè gravi sono i
travagli dell' ufficìo materno, grave il fastidio del
formare ed educare i figli! Ed è per questo che
l'Apoatolo volle awisarnele prima, affinchè non si
lasciassero poi alienare Panimo dallo stato con-
iugale per sifiatte molestie; poichè molte, quando
arrivano a tal punto, dicono di non voler più sa-
pere di marito; ed anche molti mariti, non reg-
gendo a' pesi del matrimonio, prendono in awer-
sione le mogli.E però l'Apostolo mandò innanzi:
Sei legato a moglie? Non cercar d'esseme sciol-
to (3). Ben detto quel: Sei legato; che il marito e
la moglie sono awinti fra di loro di certo nodo di
amore, e come imbrigliati l'un l'altro da scambie-
vole afietto.
Buona cosa son dunque i vincoli nuziali, ma
pur sono vincoli: buono è il conìugio, ma pur
trae ll nome da giogo, e giogo mondano , talchè
quella a cui è imposto, desideri di piacere piutto-
sto al marito che a Dio. Buone anche le ferite che
fa la carità, e da preferirsi ai baci; imperoccbe è
(l) 1 ai Corinti, vu, 84. (2) lbid. vu, S8.
(8) lbid. vu, 21. \

129
scritto: Sono migliori le ferite di chiama, che gli
adalatori baci di. chi odia (1). Ecco: 'Pietro feri-
sce (2), e le sue ferite sono salutari; Giuda ba-
cia (3), ma i suoi baci gli sono di condanna:
perchè questi co' baci schizza il veleno del tra-
dimento; ma quello colle lagrime lava il suo pec-
cato. E che anche la parola profetica insegni
buone essere le ferite di ehi ama, ecco che la
Chiesa dice nei sacri Cantici: Perchè io sono fe-
rita damore (4).
Niuno dunque che siasi legato in matrimonio
riprovi la verginità; nè chi professa verginità., con-
danni il matrimonio. Perocchè già da gran tempo
la Chiesa condannò gli eretici che insegnavano una
tale sentenza, quelli cioè che osassero condannare
il matrimonio. Udite perciò quello che dice la
santa Chiesa: Vieni, fratel mio, usciamo ai campi,
passiamo la notte nella ville ;- leviamoci il mattino
per andar alle vigne, -veggiamo se la vite è fio-
rita (5). Molti campi danno frutta; ma quello Ö
migliore che abbonda di frutta e di fiori. Tale à
il campo di santa Chiesa fecondo d'ogni varietà. di
prodotti. Qui tu vedi dai virginei germi sbucciat
vaghi fiorellini: là germogliar, come nei campi
della foresta, Pautorevole vedovanza; altrove miri
il campo della Chiesa riempier i granai del mondo
di abbondante messe coniugale, e lo strettoio di
›(l) Proverbi xxvu, 6. (9) S. llatteo xxvc. Sl. -
(3) lbid. 49. (4) Cani. xx, 5. (5) Cantici vu, ll-19. `
San l.' Ambrogio 9 -
uo A
Nostro Signor Gesù Cristo esser rieolmo di co-
piosi grappoli colti nella vigna maritale, nei quali
manifestasi la fecondità delle nozze fedeli.
CAPO VII. -
.Passa a toccare il terzo capo , la verginità non
essere nociva; che anzi, ov'essa fiorisce, esservi
maggior numero di abitanti. Dice esser falso
che essa renda difficile Pammogliarsi; ed a chi
pretende le vergini doversi consecrare in età più
matura, risponde che ciò è da lasciarsi alla
prudenza dei Vescovi.
La professione della verginità non è dunque co-
sa riprovevole, e neppure una novità. Veggiamo
se la si debba dire nocivo; chè io stesso udii taluni
lagnarsi che il mondo n' andrebbe in rovina, l'u-
man genere si estingnerebbe, e non vi sarebbero
più matrimonii.
E chi mai, domando io, cercò moglie, che non
Pabbis trovata ? Quando mai si accese guerra. per
nna. vergine? Chi mai per una vergine venne uc-
ciso? Per contro, si è dai matrimoni che nascono
siifatti malanni, o si uccide Padnltero, e si dichia-
ra la guerra al rspitore. Ciò fu sempre s. danno
del pubblico bene. Niuno msi fu condannato per
una vergine oonsecrsta, poichè la castità. verginsle
non abbisogna di ritegnì penali, ma la fede l' ispi-
ra, la conserva. la religione. '
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151
Che se a taluno par scemarsi l'uman genere pel
consacrarsi delle vergini, osservi che ove vi sono
poche vergini, hanvi pochi uomini, e dove abbon-
dano quelle, vi ha pure maggior copia di questi.
Domandate quante zitelle si cousacrano a Dio o-
gni anno nelle.Chiese, d'Alessandria, dell' intero
Oriente, e dell'Africa. Presso di noi nasce meno
d'uomini di quel che là. si consacri di vergini. Ri-
levasi adunque dalla pratica dei popoli che la ver-
ginità non è nociva, specialmente per esserci dalla
Vergine venuta quella salute, che sola potrà ri-
generare e ripnpolare l'orbe romano.
Che se per questo motivo taluno vieta che si
professiverginità, vieti anche che vi sieno mogli
continenti, perchè le incontinenti ponno più spesso
divenir madri. Ninna al marito assente serbi fede,
per non recar pregiudizio alla possibil prole, e non
lasciar trascorrer l'età. a figlíare più propizia.
Ma ai garzoni, si aggiunge, si fa più difficile il
trovar moglie. Ecchè, se io dicessi divenir anzi la
cosa più agevole? Faccìansi innanzi costoro,i quali
portano sentenza doversitôr via dal mondo la
verginità.. E chieggo in prima chi essi sieno, se
ammogliati, o celibi. Se i primi, non hanno di che
temere; perocche non è più il caso per essi di
wegliersi una sposa tra le vergini: se gli altri,
non facciano a sè stessi questo torto di non poter
sperare ultra mano se non di quella che non vuole
maritarsi. 0 forse saranno padri, che aolleciti
d'aecasar le proprie iigliuole, male sopportino che
altre si consacrino vergini? Neppure costoro hanno

Q3!
di che temere; se la pensano giusto, tra le poche,
Le figliuole loro saranno più Facilmente cercate.
Molti anche dicono doversi dare il sacro velof
a zitèlle di età più matura. Nè io nego esser do-
vere del Vescovo usare cautela, accìò non diasi il'
velo con troppa facilità. Esamini, sl certo, esaminiå
il Vescovo l'età, ma quella della fede e della casti*-I
monia. Guardi la maturità del pudore, la canizie
della saviezza, la vecchiaia dei costumi, gli anni
della castità, Paffetto alla purità; e poi, se ben-
custodita dalla madre, se ben allevata dalle edu-
catrici. Se vi -han tali requisiti, la vergine è ab-
bastanza matura; se mancano, diiferiscasì pure ad
altro tempo una tal fanciulla, più giovane di co-
stumi, che di anni. _
Non si respinge dunque l' età fiorente, ma si
esamina le disposizioni del cuore. Certo Tecla non
fu provata per l'età, ma per le virtù. Che aggiun-
gere di più, mentre ogni età è abile a Dio, matura
a Cristo? Insomma non diciamo che la virtù sia
una appendice dell' età, si piuttosto 'che Petà è'
appendice della virtù. Non meravigliarti che te-
nere zilelle si consacrino vergini, mentre leggesí
che ci furon martiri anche tra le fanciulle; pe-
rocchè sta scritto: Tu, o Signore, ti' sei formata
lode perfetta dalla bocca dei pargoli e dei lat-
tanti (1). E dubiterem noi che Padolescenza non
possa tener dietro a- Gesù sino alla verginità., se'
iusino al martirio loi confessa Piufanzia ?~E ripa-
(I) Salmo vm, 8. . d
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153
tenemo incredibile che zitelle nubili seguano Gesù
al -suo regno, se fanciulli gli .tenner.dietro al de-
serto, come leggiamo che con cinque pani vennero
aatollati quattro .mila uomini, non contati -i par-
goli e ladonne (-1)?
.Non vogliate dunque .distogliere «da Cristo gli
infanti, poscìachè a.nch'essi per amore di lui subi-
ron .il martirio; chè di tali è il regno de'cieli (2).Il
Signore li chiama, e.li -vorresti tu impedire? Pe-
rocohè di.lor~disse Gesù: Lascialelí venir a me (3).
Non .si 'distolgen .de lui .le fanciulle, delle quali
ita sntitto: Le .giavandteáì wonsecrarmno .i .loro
af/atti .(-1;). E ti lintrodussero nulla .casa della pm-
pria madre (5). Inline .non vogliate distòrne dal-
lfamnre di Gesù i.hambini, .i quali lo confesserono
con profetica esultanze., anche quando erano-am
cor chiusi .nel seno .materno (6).
CAPO VIII.
Dice qual è il tempus il luogo alto a cercar Gesù;
raccomanda il guardarsi dall' ostentazione e
dai nemici dell'am'ma. ,
Negli stessi primordl della Chiesa le turbo
cercavano Gesù. E perchè? Perchè, dice 'il Van-
gelo, yum-iva i malati, imponendo su di loro li
mani (7). Quando si ha da gnnrir malati, non si
(Il S. Matteo x1v,2l. (9) S. latteo xrx, 14. (8) Quivl.
(4) Cantini |, 2. (!›› Centici vm, 2.
(ll 8. Lun 1. 41. (7) 8. Luca iv, 40.
0

134
guarda a luogo, nè a tempo; conciossiachè ad ogni
luogo e ad ogni tempo ai conviene, ove sia d'uopo,
la medicina.. Maria viene annunziata dall' Angelo
mentre è in casa (l); in casa pure Davide vien
consacrato profeta (2). In ogni luogo Gesù cura e
rìsana gli infermì, per istrada, in casa e nel de-
serto. Per istrada guarisce la donna che toccògli
il lembo delle vesti (3), in casa risuscìta la figlia
del capo della Sinagoga (4), e nel deserto risana
le turbe. Infatti sta scritto: Tramontato poi il
sole, tutti quelli che aveano dei malati di questo
o di queZl'altro malore, li conducevano a lui: ed
Egli, imposte a ciascuno di essi le mani, li gua-
riva (5). Risanava dunque anche nel deserto, e al
cader del sole; e risanava imponendo le mani, per
mostrarsi Dio e Uomo. E però meritamente le
turbe il cercavano allo spuntare del giorno.
E qui ci vedi ordine. Al declinare del giorno
gli si portavano ì malati, allo spnntar del sole lo
ricercavano le turbe. E quando mai cercasi Gesù,
se non di giorno ? conciossiachè chi cammina nella
luce, non s'a|lontana da Cristo. La notte pertanto
avea i gemiti di que' che erano tuttora malati,
ma il dl ha la fede dei popoli e la gioia de' gua-
riti; talchè si compie quel che sta scritto: La sera
appo di noi vi sarà pianto ,- ma la mattina giu-
bilo (6). E qual cosa più grata alle turbe che se-
guir Gesù anche nel deserto? .
(l) S. Luca 1, 28. (Sl ldeilìe xv|,6. (8) S. Iatt. rx, N.
(4) S. Marco v, 41. (6) S. Luca 11,40. (6) Salmo xxh. 6.

135
Nel che Egli ci insegna che chi tende alla per-
fezione deve fuggire la vauaglorìa: concìossiachò
egli non causava già la moltitudine dei malati,
ma Postentazione dei suoi miracoli. Anche noi
dunque se hramiamo esser salvi, o se già meri;
tiamo la sanità, teniamoci lungi dalla lussuria,
lungi dalla lascivia, ed in questo 'arido e digiuno
suolo della vita seguiamo sitibondi Gesù , che
rifugge dalle mollezze del senso.
Seguiamolo di giorno. Già. splende il di della
Chiesa che Abramo vide, e se ne rallegrò (1). Se-
guiamo' dunque Gesù di giorno, perchè di notte
non si trova. Dice infatti la Sposa dei Cantici: Io
ho cercato nel mio letto, nelle notti, colui che l'a-
nima mia ama: io l'ho cercalo, e non lo trovai,
l'ho chiamato, ed egli non mi udì (2). '
Gesù non si trova nel fôro o sulle piazze; e qui
nol trovò neppnr quella, allorchè disse: Or mi le-
veròeandrò attorno per la città, per lestrade
c per le piazze: io cercherò colui che l'anima mia
ama; io l'ho cercato, ma non l'ho trovato; lo
chiamai, ed egli non m' ha udila (3).
Non cerchiamolo dunque là, ove non si può
rinvenire. Gesù non si aggira pel foro. Egli à
pace, e la trattansi liti; Egli è giustizia, e lù
éwi iniquità; Egli è laborioso, là non vi è che
ozio: Egli carità , là maldicenze; Egli fede ,
là. frode e periidia; Egli sta nelle chiese, nel
(ll Vangelo di S. Giovanni, nu, 66. (3) Cantici iu. l.
(8) Idem m, 8.
156 "
foro stanno gli idoli. E acciocohè quella vedova, da
me altrove toccata sul vivo (1), sappia che mn ho
parlato per spirito di maldicenza, ma per ammo-
nirla , e che non fui auatero, ma sollecito, del sno
bene: prenda in segno di riconciliazione quel dle
ora dico: La vedova in chiesa vien gius)ific.ata, nel
foro al contrario vien sedotta. Fugglam dunque
dal fôro, fuggiam dalle piazze.
Prendi la prudenza in tua compagna, la quale
ti guardi dalla donna stranierao malvagia... pe-
rocchê costei dalla sua casa gira Z' occhio sulla
piazze (2). Teniamcì dunque lontani dalle piazze;
oonciossiachè non solo è grave danno non trovar
quel cheei cerca; maassai volte il cercarlo la ove
non eonvienai, è ferila delfanimac oercarlo, dißo.
presso quei tali ehe si arrogano il titolo di dottori;
owero cercarlo con più presunzione, che umiltà.
Sull'eeempio adunque della Chiesa, a cui al-
lndono i sacri Cantici, stiamo all*erta, aeciò non
Gi aorprendano i vigili che girano attorno la città.
Mi trovarono, essa dice, ivigili che vanno attor-
no la città, mi batterono e mi feriro-no: i custodi
delle mura levaronmi il mio velo d'addosso (3)-
No, figliuole, la Chiesa non vien ferita in sè, ma
in noi. Siamo canti, acciò le nostre cadute non
siano piaghe fatte alla Chiesa, e ninuo ci tolga il
manto; vale a dire la stola della prudenza, la ve-
ste della pazienza, merce cui spogliasi1'ambízione
delle vesti più morbide. Imperciocchè, quelli che
(1) Libro delle vedova, cap. 9 e seg.
(2) Proverbi vu, 4. (8) Cantini v.'1.

137
vestono abiti delicati, stanno ne' palazzi dei re (1).
Noi all' opposto fummo vestiti da Gesù del pallie
di cui rívestì gli Apostoli ed il sno stesso corpo;
pallìo cui vuol tuttavia ehe tu eeda. a chi ti do-
manda la tenace. (2); cioè, che se tu incontri alcuno,
il qual sia povero e nudo della vera filoaofia.,tu gli
dia la veste della tua sapienza, lo ricopre colla
stola della tua prudenza.
CAPO IX.
Gesù doversi cercare sui monti degli aromi e nel
deserto: perchè Egli venga chiamato fiore e gi-
glio : che significhi il desiderio della Chiesa di
essere introdotta nella cella vinaria, e che si
ordini in lei la carità.
Cerchiamo dunque Gesù, figliuole, là. ove lo cerca
Chiesa santa, vale a dire pe' monti degli aromi, ì
quali, per Pelevatezza di opere sublimi, esalano
dalle vette dei meriti il soave profumo dl vita
santa, conciossiachè egli fugge dalle piazze,daì con-
vegni, dal rumori del fôro, secondo quel che sta
scritto: Fuggi, fratel mio, a guisa di cavriolo e
di cerbiatto, sopra i monti degli aromaii (3). Che
egli inviso all'aspide tortuoso, infesto al eerpe che
striscia sul suolo, e fuggendo i cani, non abita Se
' .
(I) S. Matteo xx. 8. (2) 8. Matteo v, 40.
(3) Cautici vm, 14. .

l38
non sulla vetta della virtù, non abita se non in
quelle figliuole di santa Chiesa che possono dire:
Siamo il buon odore di Cristo a Dio (l); ma agli
uni , cioe agli empi . odore di morte per loro
morte;- ad altri, cioè u quelli che spirano con viva.
fede il profumo della risurrezione di Gesù, odore
di vita. per loro vita.
Questi sono i monti degli aromi che ricevettero
il corpo del Signor nostro Gesù Cristo, e con aro-
mi lo involsero in paunilini (2): conciossiachè tutti
quelli che credettero nella morte, sepoltura e ri-
surrezione di Cristo coll'esercizio di più sublimi
virtù giunsero sulla vetta della. vera. fede. Dove
cercheremo dunque Cristo ? Nel cuore d' un sacer-
dote prudente. _
E poichè abbiam toccato del deserto , egli ne
insegna pure ove cercarlo, dicendo: Io sono il
fior del campo ed il giglio delle convalli, come
giglio fra le spine (3). Ecco un altro luogo dove
il Signore suole tener dimora; e non solo in uno ,
ma in molti. Io, egli dice, sono ilfiore del campo:
perchè abita di preferenza nell'aperta semplicità.
dell'anima pura. E giglio delle convalli; perchè
fiore di umiltà è Cristo: non di lussuria, non di
voluttà, non di lascivia; ma fiore di semplicità,
fiore di umiltà.. Come giglio infra le spine; e non
cresce egli infatti questo fiore odoroso tra aspre
fatiche e tra la coutrizione del cuore? perocchè
Iddio viene placuto dal cuor oontrito.
(ll 9 al Cor. u, 15. (2) Vangelo di 8. Giovanni, xxx, 40.
(8) Cantici u, 1-2.

l59
Questo, o figliuole, è il deserto che conduce al
cielo; ed è anche il deserto che fiorisce come giglio,
secondo ciò che sta scritto : Rallégrati, o sterile,
ed esulta, o deserto, e fiorisei come giglio (1). In
questo deserto, o figliuole, quell' albero buono,
fruttifero, che dà. buoni frutti, comincia a stende-
re le braccia delle sue sante azioni, e sollevare il
vertice della sua divinità (2). Presso al quale fac-
cia Dio che fruttino gli alberi nostri selvatici; per-
chè: Qual è il melo fra gli alberi di un bosco, tale
è il mio fratello tra' figli (3). E vedendo questo
la Chiesa santa s'allieti e gioisca, dicendo: Ho de-
siderato di essere all'ombra sua, e mi vi son posta
a sedere; ed il suo frutto è stato dolce al mio pa-
lato (4).
In vedendo questo la Chiesa, lieta della fecon-
(lità della nostra fede , esclami: Introdueetemi
nella casa del convito, ed ordinate in me la cari-
tà (5). La carità. non pub stare senza la fede, con-
ciossiachè la speranza, la fede, la carità. son come
tre pegni di santa Chiesa. Premessa la speranza,
stabilita la fede, la carità. vien ordinata, e la
Chiesa si unisce.
(1) Isaia xxxv. 1. (9) S. Matteo vu, 17.
(3) Gantici u, 3. (4) Ibid. (6) lbid. 4.

40
CAPO X.
Per meritare che Gesù venga in noi, devesi invo- .
care lo Spirito Santo: ma questi non viene
` sempre, e non a tutti; ci soltanto a quelli che
si spogliarono totalmente delle cose ter-rene. Che
cosa significhi la lavanda dei piedi: doversi
quella intendere dei piedi spirituali dell'anima.
Appnendesti dunque ove cercar Gesù; apprendi
anche come tu possa meritare che anch'Egli ti
cerchi. Invoca perciò lo Spirito Santo, e digli:
Lévati, Aquilone; e vieni. Austro: spira per Porto
mio, e fa che stillino i suoi aromi: -venga Pamioo
mio nel suo orto, e mangi il frutto dei suoi po-
mieri (1). Il giardino del Verbo eterno 6 il cuore
di niflanima fedele, ed i suoi frutti si colgono dal
pomieri delle ene virtù.
Egli dunque viene; e sia che tu prenda cibo obo-
vanda, se tn lo invochi, esso viene, dicendo: Venite,
mangiate i miei pani, e bevete il mio vino (2); ed
anche se tn dormi, Ei batte alla porta. Viene fre-
quentemente, ripeto, e stende la mano per la fine-
stra: ma non sempre, nè a tutti; bensì a qnell'a-
nima che può dire: Io mi spogliai notte tempo
della mia tonaca (3). Imperciocchè nella notte di
questo secolo, dapprima. tu devi deporre la. veste
della vita corporea; chè si pur fece il divin Salva-
(1) Cantici iv, 16. v, 1. (2) Proverbi h, 6.
(3) Cantlci v, 8.
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tore, svestendosi della sua carne, a fine di trion-
fare per te delle dominazìonl e potestà. del secolo.
Come la rivestù-ei(l)? Ecco ciò che dicefanìml
amante di Dio. Ella si spoglio siifattamente degli
atti corporei e dei costumi terreni, che non sa
come possa, quand' anche il volesse, nuovamente
vesti:-li. Come la rivestãrei ? cioè, con qual vergo-
gna? con quale onta? e poi con qualericordanza?
poichè l'abito virtuoso cancello fino le tracce della
passata tristizia.
Io mi son lavata i piedi, come li bruttcrei an-~
cora? Apprendesti dal Vangelo che il lavar il piedi
è mistero di fede, simbolo di umiltà, giusta quel
che sta scritto: Se admaquc ho lavati i vostri piedi'
io Maestro e Signore, dovete anche voi Fun l'altro›
lavarvi i piedi (2). Questo quanto all'umil`tà.
Quanto poi al mistero, chiunque vuol aver parte
con Gesù, deve lavarsi ì piedi: imperciocchè dice:
Se non ti Zaverò ipiedi, non avrai parte meco (3).
Se ciò fu detto a Pietro, che dirassi a noi?
Quegli dunque che lavossi i piedi, non. ha biso-
gno di lavarseli di nuovo; eppercib badi a. non
bruttarseli.. Ben dice la Chiesa: Lavai i miei pie-
di: e non aoggiunge: Come Zi lavorò di nuouo?
bensi: Come li brutterei ancora? quasi essendo del
tutto dimentica dell'antica macchia, afiatto scevra
de.ll'antico contagio. Con questo ministero corpo-
rale adunque ci awerte come si debbano da noi
cancellare le spirituali vestigia delle nostre azioni-.,,
(1) Cantici v, 8. (2) Vangelo dl S. Giovanni. xm, 14.
(99 lbidemçß.

Hi '
Pertanto, lavati una volta ipiedi al ruscello del-
l'eterno fonte, e purificatilì ai santi misteri, fa di
non insudiciarli più nella sozzura di cupidigie car-
nalì, e nelle brntture di sordide azioni.
Questi sono i piedi che Davide lavossi in ispi-
rìto; il quale ti mostra il modo, onde tu possa. non
più imbrattarli, dicendo: 0 Gerusalemme, i nostri
piedi stavano fermi sulle tue parte (1). E qui non
devi certo intenderci piedi del corpo, ma quei del-
Panima ; perocchè come mai l'uomo terreno por-
rebbe su in cielo i piedi del corpo? poichè Geru-
salemme, come san Paolo ti insegnò, è in cielo: ed
egli stesso ti insegnò come tu possa stare in cielo,
ove dice: Il nostro conversare è in cielo (2),
e intende il conversare de' costumi, il conversare
delle opere, il conversare della fede.
CAPO XI.
Ella è cosa buona awicinarsi solleciti e trepidanti
a Gesù, il quale, anche prima divenire, suole
premiarci facendo scorrcr la mirra fra le nostre
mani, acciò crediamo che egli è incorrultibile.
Il suo nome è unguento che si diffonde: qual sia
questo unguento : modo di raccoglierlo.
Chi vive in sifiatto 'modo può dire: L'amico
mio mise la mano per la finestra, e il mio interno
sicommossealsuoveniruiomi leoaiperaprire
(I) Salmo cm, 8. (2) Lettera al Filíppesi, iu, 80.

H8
al ƒratel mio (1). Se la Vergine Maria si turbò al
comparir dell'Angelo (2)., quanto più dobbiamo tur-
barci noi all'arrivo del Signore? Couciossiachè eu-
trando nell'anima l'afl'etto divino, sen va lungi da
lei l'afl'etto terreno, e si perde l'uso della vita este-
riore. Sì, túrbati anche tu, anche tu ti aflretta.
Agli Ebrei fu comandato di mangiar frettolosi
Pagnello 'pasquale (3). Lévati su. apri; Gesù sta
alla porta, batte alla porta. della tua casa: se tu
apri, entrerà, ed entrerà insieme col Padre.
Nè solo poichè sarà entrato, ci lascia il premio;
ma anche prima di entrarvi ne fa pregustar le
delizie. L'anima è tuttora agitata, va ancora ta-
stando le pareti della casa, cerca ancora la porta.
ove sta Gesù, s'adopra ancora a sciogliere il vin-
colo della carne e ad aprire i chiostri del corpo ,
Gesù sta tuttora battendo alla porta, ed ella già
dice: Le mie mani stillarono mirra, e le mie dita ne
sono ripiene. E qual è la mirra di cui stillano le
mani dell'anima, se non quella che offrì il giusto
Nicodemo maestro in Israele (4),quegli, cui fu co-
municato pel primo il mistero del sacro battesimo,
il quale portò quasi cento libbre' di mistura di
aloe e mirra, e tutto versolle sul corpo di Gesù (5),
recando senza dubbio l'odore perfetto della fede ?
Or questa fragranza spira l'anima che comin-
cia ad aprire a Gesù; talchè riceva la prima Podoue
del sepolcro di Cristo , e creda che la carne
ll) Canticl v, 4-6. (St 8. Luca i, 20. (8) Esodo an. ll.
(4) Vangelo di S. Giovanni, iu, 1. (S) [dom xxx,-39.

HI
di lui non vide la corruzione, nè esalta' verno fe-
tore di morte, ma, condita col balsamo dell'eterno
e sempre rigoglioso fiore della divinita, ritornò a
vita. Perocchè come avrebbe potuto anche solo se-
oondo la carne essere preda della corruzione Que~
gli, il cui nome è unguento che si diifonde (1)?
Difiuse se stesso per spirare a te.
Questo nnguento è sempre stato, ma era presso
il Padre, e nel Padre. Come rinchiuso entro il vaso
del cielo, olezzava soltanto agli Angeli ed agli
Arcangeli. Ma il Padre apri la bocca, dicendo:
Ecco ti ho posto a testimonia del popol mio: t' ho
dato per luce delle genti, per esser la salute infino
all'estremità della terra (2). Scese dal cielo il di-
vin Verbo, e tutte cose furono ripiene della nuova
fragranza del Verbo. Il Padre emise dal cuore la
parola di vita (3) ; il Figliuolo spirò i suoi profu-
mi; esalò lo Spirito Santo e si difiuse in tutti i
cuori : imperciocchè la carità del Signore si dif-
fuse nei nostri cuori per mezzo della Spirito
Santo (4). ›
Lo stesso Figliuolo di Dio tenne dapprima rin-
chiusa la sua fragranza dentro la sua umanità.
comein un vaso, aspettando il suo tempo, come
dìsse:.Iddio m' ha dato la lingua della prudenza,
per saper parlare allorché fia duopo (5). Venne
Pura, apri la bocca, versò il suo* uuguento, quando
usciva da lui la virtù dei miracoli.
(l) Oantici i. 2._ (I) leali xux, 6. (8) Salmo nav. l.
(4) Lettera ai Romani, 1, 6. ~ (5) Isaia, 1., 4.

H5
Questo ungnento fu versato sopra gli Ebrei, 0
fnraccolto dalle genti; sparso nella Giudea, fe'
sentir la sua fragranza per tutto il mondo. Di
questo fu unta Maria, e vergine concepi, vergine
profnse il buon odore, il Figline! di Dio. Questo
fu versato sulle acque, e le santificò; di questo
furon cospersi i tre fanciulli di Babilonia, e le
fiamme si cangiarono loro in dolce rugiada (1~); ne
fu unto'Daniele, ed ammansò le fauci dei leoni, e
ne raddclcì la ferocia (2). ' '
Scorre tuttodì questƒnnguento, nè mai verra
meno. Accosta il tuo vaso, o vergine, affinchè tu
ne venga ricolma. Ricevi quest'unguento, che va-
lutato trecento denari, non vien tuttavia venduto,
ma a tutti si dà. senza mercede, perchè tutti gra-
tuitamente ne abbiano. Ungitine, 0 vergine: non
rattristarti come Giuda, se quest'unguento si spar-
ge, ma dà. in te sepoltura a Gesù. Chiudi bene il
tuo vaso, acciò 1' unguento non si disperda; si,
chindilo colla chiave della castità, colla verecondia
del parlare, col disprezzo della vanagloria. A Â
Quella che ha cotest' unguento, ricevette in
sè Gesù; epperciò quella che Paveva, dice: Io a_-
persi al fratel mio, ed egli è gíassato oltre (3). Ed
in qual maniera. è passato? Col penetrare sino
nei più intimi del cuore, come fu detto a Maria:
Ed anche Panima tica sarà trapassata dalla spa»
da (4). Imperciocchò- viva è la parola di Dio a_
- 1
(1) Daniele ui, 88. (2) Idem vi, 22. i
(8) Gantici v, 6. (4) 8. Luca u, ß.
Sant'Ambrogio À [fi

'136
guisa di spada. acute e penetrante, e si addentra
a scrutare il segreto dei pensieri, e Pintimo dei
cuori (1).
A CAPO XII.
Tutti, ma specialmente le vergini, debbono atten-
dere la venuta di Gesù; che se egli indugia (e
ciò awiene sempre perchè l'anima r-iman ne-
ghiltosa). dobbiamo sorgere ed invocare lo Spi-
rito Santo, ed allora il divino Sposo non tar.-
~ derà a rispondere. Che cosa significhi il suo
capo rugiadoso. Invita novellamente Panima a
- serbar l`innocenza ed a- spirar buon odor colla
fede e colle opere, accíò venga e stia con essa
Gesù.
' Così tu, anima, una del popolo, una della ple-
be (chè Cristo non guarda. a verun grado di se-
colare dignità, nè a vesti dorate, nè a preziosi
monili, nè a serti di splendide gemme, cose tutto
per cui spesso pur nella Chiesa si accendono liti,
e se ne dilunga la pace); tu, una delle vergini, che
adorni collo splendore della grazia Pawenenza
della tua persona (di fatto meglio somigli 'alla
Chiesa); tn, ripeto, quando nelle ore notturne stai
a riposo, pensa s Gesù, e atténdine ad ogni istante
l'arrivo.
(ll Lettera agli Ebrei, iv, 12.

H7
Se ti pare che egli indugi, eorgi. Pare che egli
indugi, allorchè tu dormi oltre misura; pare che
indugi, quando tu lasci l' orazìone; pare che in-
dugi, allorchè non áciogli la lingua a recitar sal-
modie. Consacra a Gesù le primizie delle tue ve-
glie, oifrigli le primìzie delle tue azioni del dl.
Udisti più sopra com' Ei ti chiama: Vieni dal
Libano, o sposa, vieni dal Libano; passerai ed
ollrepasserai dal principio della fede (1). Pas-
seraì per combattere nel secolo, oltrepasseraì a
Cristo per trionfar del secolo. Udisti che il tuo
Sposo ti ha salvata dagli assalti dei leoni e dei
pardi, vale a dire dai nemici dell'anima; udistì
che gli piace la grazia delle tue virtù; udisti che
egli preferì a tutte fragranze gli aromi delle tue
vesti, cioè l'odore soave della tua verginità; udisti
che sei un giardino ben chiuso e ripieno di pomieri
carichi di soavissime frutta. Prega lo Spirito Santo
che spìri sopra di te, spiri sopra il tuo letto, e vi
accumuli i profumi della pietà e della divina gra-
zia. Ed Egli ti risponderà: Io dormo, ma veglia
il mio cuore I2).
Odi la voce di Lui che batte alla porta, e dice:
Aprimi, sorella mia; sorgi, amica mia, colomba
mia, perfetta mia. Amica per Pamore, colomba
per la semplicità, perfetta per la virtù: Aprimi,
perehèil mio capa è sparso di rugiada; Imperoc-
che in quella guisa che la rugiada cadendo di notte
sulla terra ne tempra la soverchia secchezza, così
(1) Cantini iv, O, eeeondoi Ln. ” (2) lbidem v, 9.

u
4.48
Gesù Signor Nostro stillò qualceleste rugiada a
mezzo delle notturne tenebre di questo secolo.
Questo è il capo che all'arsura di questo mondo
non inaridl; onde disse: Che se tali cose si fanno.
nell'umído, dell'arido che sarà (1) ? Questo capo
adunque ìrrora gli altri, ed abbonda per sù di ru.-
giada; e a buon diritto abbonda il capo di Cristo,
perchè Cristo è tuo capo, il quale sempre è da
più, nè si esaurisce per le liberalità., nè vien meno
per le continue largizioni. Su questo capo non vi
fu mai ferro, strumento di guerra, segnale di dis-
cordìe. _ s.
Mira adesso, considera qual sia questa rugiada,
certo non di umidore comune. I miei ricciuti ca-
pegli, ei dice, son pieni dell'umido della notte (2),
Non darti a credere che si parli di arricciature di
capelli corporei: questi non sono ai suoi occhi or-
namenti, ma colpevole ricercatezza; non scuola
di virtù, ma venustà. affettata. Son ben altre le
chiome inanellate che adornano il capo del Naza-
reno; non tocche da ferro, non recise da alcuno,
non arricciate con calamìstri, non ad arte disposte;
ma increspate da bella varietà di virtù, e brillanti
di grazia. ,Impara dalla sacra ìstoria quali sonoì
rìcciuti capelli del Nazareno; i quali finche serbb
intatti Sansone, fu invincibile; appena gli furon
recisi, perdette ogni merito di fortezza (3)..
Udita dunque la voce del Verbo, non cercar più
(1) S. Luca um. 81. (2) Cantini v, u.
(3) Giudici xvi, 29. »

H9
come rivestårti 'la tonaca che deponestj di notte;
che lo spirito delle tenebre non mancherà di cñ`rir-
tela spesso. Sdirnentica , dico, e più non sappi il
modo di rivestirla;~e come se il Signore 'ti fosse
già dappresso, compresa 'da santa trepidazione. lå-
vati su sciolta dai vincoli corporali; e mentre ti
levi, prepara 1' anima tua all'orazione, e fa di
sollevarti dalle terrene alle celesti cdse, ed aprire
la porta del cuore. Mentre stenderai le mani a
Gesù, le tue azioni spireranno il soave profumo
della fede.
Aceosta le mani alle neri; vale a dire: con *in-'
defessa e-accorta prontezza di spirito esplora se
le tue azioni sieno -cosparse di spiritual fragranza.
Ti sara-dolce il profumo della tua destra, e le tue
membra spire:-anno la fragranza della risurrezio-
ne, le tue dita stilleranno mirra; cioè le tue buo-
ne opere esaleranno la grazia della vera fede.
Gusterai dunque, o vergine, nell' 'intimo del tuo
cuore le più cere delizie, sarai dolce e soave a te
stessa, ne, come accade spesso ai peccatori, di›_
verrai spiacevole a te stessa, perchè più ti piacerà
la schietta semplicità spoglia di larva d'ogni cor-`
poral finzione. .
Tale Gesù ti volle, tale ti elesse. Ei, che pro-
mise d'entrarti nel cuore, non fallirà. alla sua pre-
messa: entrerà., purchè tu glie ne tenga aperta la
porta. Abbraccia dunque Colui che cercasti; t'av-
vicina a Lui, e sarai circondata di luce; tieutilo,
pregalc che non se ne parta si presto, snpplicalc
che non si riniri; perchè veloce è il Verbo divino,

150
non può capirsi colla noia, nè colla negligenza te-
nersi. L'anima tua corra alla sua chiamata, e teu-
ga dietro alla sua voce, perchè ratto Egli passa.
Dice infine la Sposa dei Cantici: L'ho cercato.
e nel trovai; l'ho chiamato, e non m'ascoltò (1).
Non darti a credere di spiacergli, tu che il chia-
masti, il pregasti, gli apristi, perchè se ne andò
si tosto; ei talvolta permette che siamo tentati.
Qual risposta diede al popolo che lo pregava a non
partire da lui? che disse nel Vangelo? Bisogna
che eziandio alle altre città io evangelizzi il regno
di Dio; dappoichè per questo io sono stato man-
dato (2). Ma benchè ti paia che se ne sia allonta-
nato, esci e cercalo nuovamente.
Tu consecrata oggìmai a Dio, non aver più paura
di quegli orrendi vigili, di quei mistici girovaghi ,
non temer quelli che girano attorno alla citta, non
temere i lor colpi, che non possono far male ai fe-
deli seguaci di Cristo. Quand' anche ti toglieesero
il corpo, cioè la vita del corpo, pure ti eta dap-
presso Gesù; e quando 1' avrai rinvenuto, fa di
sapere dove tu debba abitare con esso, acciocchè
ei forse non ti abbandoni; perocche non tarda a'
partirsi dai negligenti.
(1) Cantici v, 6. (2) S. Luca iv, 43.

15!
CAPO XIII.
Dobbiamo imparare dalla Chiesa a ritener Gesù
_con catene d'amore e di sacri/ieio: lo si debbo
introdurre nell`interna abitazione dell`anima,
ornandola prima di virtù. Quali sieno le fine-
stre per cui lo Sposo stende la mano, e come
dalla vergine si abbiano a preparare. Fssa dee
chiudere la sua porta col silenzio: vantaggi
che ne trarrå.
Qual ti farà. da maestro del come tener teco
Gesù, se non la santa Chiesa? Anzi telo ha di già.
insegnato, se pur intendi quel che leggi. Di poco
gli aveva passati, dice ella, e trovai quello cui
ama Panima mia: io lo tenni, e nol lascierò (1).
In qual maniera si tiene Gesù? Non con nodi di
violenza o con ruvide catene , ma coi vincoli del-
Pamore, colle redini dell' intelletto si stringe, e
tiensì coll'afi'etto del cuore. Se vuoi anche tu te-
nerlo, cercalo indefessamente, e non temer le pe-
ne; imperocchè bene spesso Gesù si trova fra i
supplizl del corpo, e tra le branchie stesse dei
persecutori. Di poco gli aveva passati, dice : con-
ciossiachè dopo breve tratto, e trascorso un istante
dacche sarai uscita dalle mani dei persecntorì,
se tu non soccomberai alle potestà. del secolo, ti
ai farà. incontro Gesù, e non ti lascierà più a lungo
tentare.
(1) Cantlci m, L.

45!
Colei che in si fatta -guisa cerca Gesù e il trova,
puòfdirez Io lo tenni, e nel lascierò, finchè io non
l'abb_ia_menato nella casa di mia madre. e nella
camera di eolei che mi ha oor_:cepita(l). Qual è 'la
casa e la camera della madre tua, se non l'intimo
del tuo essere? Conservala questa casa, e stú-
diatì di purificarne le intime stanze. aìfinchè
quando la casa sia mondo, nè imbrattata da una
rea coscienza, cementata _co1la pietra angolare,
e'erga in mistico tempio, in casa santa e sacer-
dotale, e vi abiti lo Spirito Santo. Quella che cerca
così Gesù, che così lo prega, non verrà da Lui -ab-
bandonata, anzi egli spesso la visiterà, perchòegli
sta con noi sino alla consumazione dei seeoli (2).
r Si è dunque trovato Gesù, e -lo si -tiene, .asi tro-
vò quello che stesa la mano .per la tua finestea.
E qual è questa finestra, se non quella per .cui
veggiamo le opere di Gesù, cioè Pocchio del1'ani-
ma, lo sguardo dell'intelletto? E perciò, o ver-
gine, entri Gesù per la tua finestra, vi introduce
la mano, e venga in te l'amore del Verbo, non
quello del mondo. Che se Egli mette la mano per
entro la tua finestra, vedi come devi preparare le
tue fineatre, ed astergerne ogni polveredi peccato.
La finestra (3) della vergine nulla abbia di torvo,
nulla di falsato: via da lei lo stibio (4) ed ogni
altra sciocchezze di awenenza afiettata; via ogni
alflettamento di illeciti amori. Tale ancora sia la
chiusura delle orecchie, cui non conviensì far tra-
(I) Cantici ru. 4. (2) 8. Matteo xxvm. 20. (3) Cioè Poe»
ohio. (4) Minerale che si usava a colorir le palpebre.
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fitture, non appendervi ori; ma un solo sia il loro
omamento, ascoltar ciò che giova.
- Impara eziandio a tener nottetempo serrata la
tua -porta, aceiocche ninno 'la trovi facilmente
dischiusa.. Lo ,Sposo stesso ailorehè batte, ama
trovarla chiusa. *La nostra porta è la nostra bocca:
aprasi a Cristo solamente, e non si apra prima che
il divin Verbo 'vi batta. Perciò sta scritto: Tu sei
un giardino ehiuso, o mia sorella, mia sposa; tu
aci -un giardino chiuso, un fonte suggellato (1);
acciò con leggerezza ed a volgari discorsi non a-
pra. la bocca. Chè ate non conviensi parlare nè”
anche di cose divine, se non per rispondere in-
terrogata dal Verbo di Dio. Che hai a far tu cogli
altri? A 'Gesù solo parla, con Esso solo faveiia.
Che se-sta scritto: La donna in chiesa tenga si-
lenzio, quanto più conviensi star chiusa la porta.
della vergine, la porta della vedova? Se no, tosto
s'insinua il nemico della castità, e ti sfugge parola,
che vorresti poi rivocare. -
Se chiusa fosse stata la porta di Eva, ne avreb-
be risposto ai serpente, nè ingannato Adamo (2):
entrò la morte per la finestra (3), cioè per la por-
ta di Eva; così pure la morte entrerà perla tua,
se mentiscì, o parli arrogante, o sconciamente, ed
infine se parli quando' è tempo di tacere. Stia
dunque chiusa ia porta delle tue iabbra, stia sotto
chiave l'atrio della tua voce; e forse allora solo
sara da aprirsi, che sentirai la voce di Dio e la
parola di Dio. _ '
(1) Cantici iv, 12.- (2) Genesi ul. 2. (8) Geremia 11.21.

154
Allora per te stillera la mirra, a te apirera la
grazia battesimale, si che tu muoia con Cristo al
mondo, e con Cristo risorga. Perchè, dice, dispu-
tate tuttora, quasi viveste nel mondo? Non toccate
dunque, non gustate, non mangiate ciò che può
portami la corruzione al solo contatto (1): pe-
rocchè i casti debbono esser scevri dalla corru-
zione: sepellite pertanto in voi le cure del mondo
e della carne. Se siete risuecitati con Cristo, cer-
catelecose di lassù, dove è Cristo sedentealla
destra del Padre (2). Allorchè cercate Gesù, voi
Vedete anche Dio Padre, perchè Gesù ata alla de-
stra del Signore Iddio.
Ma quella che cerca Gesù, non dee comparir fra
la gente, non nel foro, non nelle piazze, con passo
girovago, con voce curiosa, larga d'orecchie, espo-
sta-agli sguardi. San Paolo ti vuol segregata dal
consorzio del mondo, e t' insegna a volar quasi
oltre i termini della natura, levandoti sino al cielo
sulle ali dello spirito. Abbiate pensiero delle cose
di lassù, egli dice, e non di questa terra (3). Ma
poichè ciò è impossibile fintantoche si sta rin-
chiusi in questa come carcere del corpo, e vnolsi
che 1' anima, la quale, mentre viviamo, ata come
legata per legge di natura, morto il corpo, rivoli
al cielo, perciò soggiunge: Chè voi siete morti, 0.
la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio (4).
Se dunque la vostra vita è nascosta con Cristo in
(1) Lettera al Colouesi li, 20-21. (2) lbldem iu. 1.
(3) lbidem 2. (4) lbidem 8.
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155
Dio, non si palesi al mondo: eonciossiachè Cristo
è morto al mondo, sol vive a Dio.
Vedi ora come Gesù uma d'esser cercato, e non
ama i cicalecci. Apri dunque quella vergine la'
porta al divin Verbo . ma egli tirò via. essa dice, 6
l`anima mia uscì sulla sua parola (1). Uscì dal
mondo, uscì dal secolo, e fermossì in Cristo. L'ho
cercato, dice, e nol trovai, perchè Gesù ama di
esser diuturnamente cercato.
curo xiv. _
I custodi della celeste Gerusalemme trovano la
Sposa. Si spiega quale sia la luce, quali le mu-
ra, le porte ed i cittadini di quella città. Cho
cosa significhi la spogliazione dell'aníma falla
dagli Angeli. Espone infine che cosa sia il pal-
lio che le vien tolto.
La ineontraronoi custodi delle mura. Forse
qui trattasi d'alt.ri custodi. Conciossiachè non è cit-
tà. da porte chiuse quella di cui sta scritto: Le
sue parte non si chiuderanno nel giorno (2), e
notte non avrà. più. e le nazioni apporteranuo in
lei gloria ed onore. Essa è dunque la Gerusa-
lemme del cielo (3), entro cui tu ti serbi quasi
immacolata e perfetta; chè là non vi entra nulla
(1) Cantìci v, 6. (2) Apocalißo xxx. 25.
(3) Lettera agli Ebrei xu, 22.

456
d°impuro: eta! certo non è la castitã.,'tal non è la
pudicìzia, che sta scritta nel libro della vita (I).
Se dunque abbiamo trovato la città., entriamovi
dentro, veggiamone lo splendore, veggiamone le
mura, 'le fondamenta, ì cittadini ed i custodi. Ma.
come-entrarvi? Dentro di essa dimora la vita, ed
una solo è la via che conduce alla vita: questa via
è Cristo: seguiamolo. Ma questa città. sta lassù
ne'cieli. Ebbene l'Evangelista c'insegna come pos-
siamo ascendere al cielo: Lo spirito del Signora
mi meno su di un monte alto e grande , e mi mo-
strò la città santa di Gerusalemme scendere dal
cielo (2). Ascendiamovi anche noi in ispirito, chè
il corpo non può salirvi. Ascendìamo ore noi al
cielo, acciocchè di la ci venga quella, il cui splen-
dore è pari alle pietre le più preziose, al dìaspro e
al cristallo; ed è cinta. di grandi ed alte mura-.
_ Apprendesti qual è il suo splendore, quali sono
le sue mura; impara adesso quali ne sono le porte
edi custodi. Essa ha, dice, dodici porte, ed alle
parte ìiodiei angeli: e sopra seríttivi i nomi delle
dodici tribù d'IsraeZe (3). Sulle porte stanno i no-
mi dei Patriarchi, sulle mura quelli degli Apo-
stoli, ìmperciocchò questi ne sono le fondamenta;
pietra angolare poi è Cristo, sopra cui poggia tut-
to Pedifizio. Dio fuori, Dio dentro, Dio ovunque;
peroochè è pieno della maestà di Dio (4). Voi
dunque, sacre vergini, e voi tutte, anime giuste,
che serbate immacolata la purezza dell'anima,
(1) Apocalisse xxx, 21. 1!) Apocalisse xxx. 2.
(8) lbidem xxi, 12. (4) lbidem xxx, ll.

- ' 'IST
siete cittadini dei Santi e domestici del Signore-.
Ma allora possederete la nobiltà di questa patria,
se cercherete Cristo entro le mura di questa città,
entraudovi per mezzo della fede e delle opere
preziose, illuminate dallo splendore dei Patrial'"-
chi, fondate sopra gli Apostoli, e~ cogli Angeli
conversando. ,.
Ma come dunque i custodi di questa citta. sono
Angeli, e tuttavia tolgono il manto all'anima ca-
sta (1)? Altro è il manto di vergine, altro à il
manto di quella che va in .giro per le piazze. Chi
pretende cercar Cristo per le piazze, perde ezian-
dio il suo manto, perchè la prudenza non si trova
nel fôro,nou sulle piazze, ma bensì nella chiesa. E
forse (per far grazia anche a queste,e mostrarloro
che Dio è misericordioso vêr tutti, e che esse, se
ilcerchino assiduamente, possono anche trovare
Gesù) quel manto eignifica il corpo, di cui siamo
vestiti. .
Quegli adunque che nel suo letto cercò Gesù,
se tuttavia il cercò così come colui che disse: Io
mi ricordo dite sul mio letto (2); se cercolle dl
notte, come sta scritto: Nella notte, alzate le oo-
strc mani verso il Santuario (3); se cercollo nella
città, nel fòro, nelle piazze: nella città, dico, del
Signor nostro; nel fôro ove siede il divin Giudice;
nelle piazze donde furono raccolti quelli che veu-
nero alla cena del Signore ~; può, cercandolo lun»
(1) Cantici v, 1. (2) Salmo un, 6.
(8) Salmo cxxxiu, 8. t

138
ga pezza, imbattersi negli Angeli che stanno a
guardia della città santa.
Che anzi dalla natura celeste di questi custodi
possiamo arguire essere città celeste; celeste foro
di giustizia eterna, non piazze vili, ma forse quelle
dalle quali sgorga quel fonte, di cui sta scritto:
Si dir-amino le tue fonti al di fuori, e le tue acque
si spandano per le piazze (1). Chi così cerca
Gesù. perviene agli Angeli.
Ma se per via di meriti si perviene agli Angeli,
perchè poi chi li incontra viene da essi ferito?
Hawi una spada salutifera, le cui ferite danno sa-
lute; trafigge la divina parola, ma non fa piaga;
èwi ferita di santo amore, e ferita di carità. Disse
perciò: Io sono ferita d'amore (2). Quella che è
perfetta, è ferita di carità.. Buone dunque sono le
ferite del Verbo, buone le ferite di chi ama: Per-
chè le ferite di chi ama, valgono meglio che i baci
di chi odia (3). Ferita di carità fu Rebecca, la
quale, abbandonati i parenti, seguì lo sposo; lo fu
Rachele, la quale emulò la sorella e amò lo sposo.
Conciossiachè essendo essa sterile, perchè figura
della Chiesa a cui vien detto: Rallégrati, o sterile;
fa risuonar grida di gioia, o tu, che non hai fi-
gli (4) , invidìava alla sorella che avesse molti figli.
La incontrarono dunque i custodi, la ferire-
no, le tolsero il pallio, cioè la veste delle opere
della carne , aftinchè quind' innanzi cercasse
(I) Proverbi v. 16. (2) Cantini n, 5.
(8) Proverbi xxvu, 6. (41 Isaia uv, 1.

159
Cristo colla schietta semplicità dello spirito: che
niuno potrà mai vederlo, finchè ha la veste della
filosofia, cioè della sapienza del secolo. E giusta-
mente le si toglie il manto della filosofia, aeciò
niuno per mezzo delle filosofia la. seduce (1). Ben
si leva il pallio a. colei che s'appressa a Cristo,
acciò entri per veder Dio col cuore mondo. Pe-
rocchè: Beati sono quelli che hanno il cuor
mondo; essi vedranno il Signore (2). Infine, poi-
chè ebbe mondato il cuore, trova. Gesù e vede
Iddio. .
CAPO XV.
Eccíta l' anima a cercar Dio, e dopo aver spie-
gato il perchè le venga dato un nome femmineo,
awerte che dobbiamo implorar la grazia del Si-
gnore, affinchè Egli ne prenda il governo, come
di un cocchio : essa infatti è tirata da quattro
moventi, come da quattro destrieri, i quali deb-'
bensi guidare colla ragione e colla prudenza.
Cerca dunque Gesù, o vergine, anzi cerchiamolo
tutti; che l'anìma non ha sesso: male ai diede
forse un nome femmineo, perchè vien fortemente
molestata dall'arsnra del corpo, ed essai moti
impetnosi del senso calma col suo amore, ado-
prandovì dolci ed affettuoso maniere.
(1) Lettera ai Colouesi n. 8. (2) 8. Iatteo v, 8.

160
Dobbiamo perciò invitare Iddio- che si degni
spirare in noi qual grazioso venticello Paura del
Verbo celeste,.la.qnale non scuota con vento im'-
petuoso le piante frnttiíere; ma con soave alito
0» delicato soffio le rawivi. Onde sta scritto: Mi
rendette simile al carro di Aminadab (1): perchè
l'anima nostra, allorchè si unisce al corpo, ha biso-
gno diuna guida,.in quella maniera a un di presso
che un carro tirato da generosi cavalli- abbisogna
del cocchiere che il regga. Conciossiachè Amina-
dab, di cui si legge nel libro dei Numeri, fu padrô
di Naasson principe del popolo giudaico (2); ed è
figura di Cristo, vero principe del suo popolo, che
qual abile cocchiere guida l'anima del giusto colle
redini del Verbo, e la governa, affinchè non venga
tratta nel precipizio dall' impeto di furiosì- cavalli.
Conciossiachè le quattro passioni dell'anima,
vale a dir 'l' ira, la cupìdigìa, il piacere, il timo-
re, sono come quattro destrieri, i quali, quando in-
furiano, traggonla come fuori di sè. Perciocchè
questo corpo corruttibile aggrava l'anima, e, co-
me carro tratto da cavalli indomiti, latrascina auo
malgrado col vorticoso moto di vane cure, sino a
che le dette passioni non vengano domate dalla
grazia del Verbo. Questo è prowidenza del Ver-.
lio, il quale da abile condottiero fa che il corpo
mortale, congiunto all' anima immortale, non ne
renda il muoversi impacciato e difficile.
L'anima pertanto cominci a domare questira-_
(ll clfllißi vt. _ (2) Numeri 1. 1.
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16!
pidi moti del corpo, e ad imbrigliarli colle redini
della ragione: badi poscia a non lasciarsi impac-
ciare dal moto disuguale di quello, come accade
talora ai cavalli, cbeilritroso imbrnttisce il buono,
il pigro lo rattiene; il focoso lo inquieta; concios-
siacbè il cavallo della malizia col suo sbufiare ed
agitarsi offende il cocchio ed aggrava l'anima seco
aggiogata. L' abile cocchiere sa ammansarlo, e
condur questa pei campi della verità, sviandola
dallo storto cammino della menzogna. Egliè sicuro
il camminare verso il cielo, ma è pericoloso il
scendere verso terra. Quindi, quelli che ben porta-
rono il giogo del Verbo, vengon condotti, quasi e-
meriti (1), al presepio del Signore, ove avranno
non fieno per cibo,ma il Pane che scende dal cielo.
Le ruote di questo carro son quelle di cui parla
il Profeta: Nelle sue ruote era lo spirito della
vita (2); poichè il carro dell'anima, essendo ro-
tondo e ben formato, corre senza ostacolo.
(1) Come quelli che dopo lunghi servigl vengono messi.
in riposo con intera paga. (N. d. T.)
(2) Ezechiele 1, 20. . _
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\

162
CAPO XVI.
Si invita il divin Verbo a discendere nel giardino
della noce, la quale per la sua amarezza è fi-
gura della tentazione, affinchè quivi gusti il
profumo della fede e delle opere, e la dolcezza
del miele. In Gesù ognuno trova quel che desi-
dera; sol che si accosti a Lui con viva fede e
con umiltà di cuore: addu-ce _l' esempio della
emorroissa guarita dal divin Salvatore, e dei
SS. Apostoli Pietro e Paolo.
Ma perchè non ci scostiamo di troppo, il divin
Verbo è invitato a scendere nell'orto della noce (1),
in cui si colgono ì frutti della sacra lezione, e dove
è la grazia sacerdotale, la quale amara nelle tenta-
zioni, dura nei travagli, è pur feconda di virtù in-
teriori. Perciò la verga di Aronne, che era di noce,
fiorì non per natura, -ma per arcana virtù (2).
Discenda dunque nell'orto suo, e vi raccolga la
fede, aspiri il profumo, vi trovi celeste pascolo, e
gusti la soavità del nostro miele dicendo: Ho oólla
la mia mirra cogli aromali ; ho mangiato il mio
pane col mio miele (3): il quale formato con fiori
di svariate virtù, e operato dal concorde lavorìo
di quelle mistiche api che predicano la sapien-
za , vien dalla Chiesa riposto nei favi, perchè
lia cibo a Gesù.
(ll Cantici vi, 10. (2) Numeri nn, 8.
(I) Cnntici v, l.

163
In Lui dunque abbiamo ogni cosa, ed ogni ani-
ma a Lui s'accosti: o sia ella malata pel peccato
della 'carne, o trafitta da' chiodi della concupi-
scenza del secolo, o tuttora imperfetta bensi, ma
desiderosa di avanza:-si nell'orazione, o gia entrata
nella vita perfetta, ella è tutta del Signore. ed e-
gli è il nostro tutto. Desideri tu di medicare le
piaghe del cuore? Egli è medico. Sei tu trava-
gliata dall'arsura delle febbri? Egli è fonte. Sei tu
oppressa dalla colpa ? Egli è giustizia. Abbisogni
di aiuto? Egli è potenza. Paventi la morte? Egli
è la vita. Brami tu il paradiso? Egli è via. Fuggi
tu le tenebre? Egli è luce. Cerchi tu cibo? Egli
è nutrimento. Gustate, dunque, e vedete quanto il
Signore è buono; beato Puomochespera in Lui ( 1).
Sperò in Lui quella che pativa flusso di sangue,
ed ottenne tosto la guarigione; ma perchè acco-
stossi con fede (2). Tu pure, o figlia, awicinati
con fede a Gesù, e toceagli almeno il lembo della
veste, e il calore del Verbo salutare ti essiccherà. il
flusso delle terrene delizie, che rigonfia. a guisa di
torrente; se pur ti appressi con fede, se con pari
divozione tu comprendi pur Pultimo lembo della
divina parola, e tremebouda ti prostri ai piedi del
Signore. E dove sonoi piedi del Verbo, se non là,
ove eta il corpo di Gesù? 0 fede, più ricca di qual-
sivoglia tesoro! o fede, più forte d'ogni potenza
corporea! più- salutare di ogni medicina! Appena
che la donna si acconto a Gesù, ne provò la virtù,
(1) Salmo num, 9. (2) 8. Luca vm, 48.

464
ed ottenne la sanità, come quando accostando ad
un lume Pocchio, prima che tn.ne senta 1' ìmpres-.
sione, vien rìschiarato, e Foperazione della luce
previene il sentimento. La malattia era inveterata,
incnrabile.aveva. resistito ad ogni ingegno dell'arte
medica e ad ingenti spese; ma vien guarita al
solo tocco dell'estremitá della veste. Tu dunque,
0 vergine, imita e la modestia di quella. donna in
appressarsi a Gesù, e la sua fede e divozione nel
toccarne le vesti.
Ed ohl quanta grazia ottenne ella di non ver-
gognarsi di confessare il suo morbo, mentre prima
non ardiva lasciarsi neppur vedere. Bada anche
tu a non celare i tuoi peccati, confessali a chi già
li conosce, non aver onta di fare ciò che fecero gli
stessi Profeti. Senti ciò che dice Geremia: Sana-
mi, Signore, ed io sarò sanato (1) , così disse an-
ch'ella nel toccare il lembo della veste: Sanami,
Signore, ed io sarò sanala; salvami, Signore, ed
io sarò salvata; perchè tu sei la mia gloria: im-
perocchè quella soltanto guarisce, che da te ot.
terrà la salute.
Che se taluno ti dicesse (chè non di rado alcuni
patiscono questa tentazione): Dove è la parola di
Dio? compia-si ora: perocchè aGesù Cristo stesso
-fu detto: Scenda dalla croce, egli crediamo: ha
confidato in Dio ; lo liberi adesso, se lo ama (2):
se dunque alcuno per ischerno ti parlasse in tal
modo,e ti stuzzicasse con motteggi, non gli rispom
(1) Geremia xvu, 14. (9) S. lhtteo xxvn, 42.

165
dere; chè Gesù non volle rispondere a cotali. In-
terroga solo Gesù; perocchè se tu rispondi, non ti
crederanno; e se li interroghi, non ti risponde-
ranno. Al solo Verbo rivolgiti, e digli: Non mi
sono stancato di seguirti, e non ho desiderato il
giorno dewuomo (1). .
Così disse quella donna, ed il sangue si fermò.
Quantunque inferma, quantunque afiaticata per il
lungo-cercar Gesù, disse tuttavia: Non mi sono
siancata di seguirti: perchè non si stanca chi tien
dietro a Gesù, il quale chiama a se quelli che sono
stanchi , acciocchè trovino quiete (2). Seguia-
molo dunque anche noi: finchè gli teniam dietro,
non ci stancheremo, poichè sta scritto: In Gia-
cobbe non c'è stanchezza; ed in Isaia: Quelli che
sperano nel Signore, correranno e non fatiche-
ranno (3).
Quando poi il divin Salvatore domandò chi l'a-
vesse toccato, non ti par egli di udirla rispondere
così: « Perchè m'interroghì, o Signore? Tu il sai?
Ciò che esce dalla mia bocca, sta nel tuo cospetto;
epperciò non mi confonde di confessarti le mie
colpe. Siena confusi i miei persecutori, e non
io (4). ›
Non fu confuso,Pietro di dire: Páriiti da mc
che son peccatore(5). Si,Pietro ripieno di sapienza
e prudenza, in cui era il fondamento della Chiesa,
il magistero della dottrina, pensò non esservi mi-
glior cosa che non invanirsi del felice successo di
(1) Geremia xvu, 16. (2) S Matt. n.28. (8) Isaia xi., 81.
(4) Geremia xvn. 18. (6) S. Luca v, 8. -

166
sue fatiche; però disse: Partiti da me, o Signore;
non prega per essere abbandonato, ma per non
iuorgoglirsi.
Anche Paolo si gloria dello stimolo della carne,
datogli per guardami dalla superbia. Dee dunque
ben essere lusìnghiera questa superbia, se anche un
Paolo ne teme; ben sdrucciola, se un Paolo guardasi
di non cadervi. Ma non era cosi facile cadervi,
chi temeva d'íuorgoglirsi per le rivelazioni; ep-
percib qual generoso atleta gioiva di aver impa-
rato a comperare la salute dell'anima colla per-
dita di quella del corpo.
CAPO XVII.
Dimostra con altri esempi, s specialmente con
quello dell'ape, che dobbiamo guardarci dall'o-
stentare le opere buone : dice che l'onima nostra
ha esiandio isuoi voli, per cui, fatta superiore
alle cose del mondo, si solleva alla virtù, che è
cosa celeste. Invita l'anima ad imitare Gesù ed
i suoi Apostoli, ed a fuggire il vizio.
Dunque anche tu, se conosci che i doni celesti
fluiscano su di te e ne sii rioolma, misura le tue
virtù, rendi grazie a Dio, e adopra la considera-
zione del corpo come la zavorra che si mette in
fondo alla nave, affinchè un qualche sbuflo di vento
di alterigia non ti trascini nei tanti flutti del
mondo. L'ape, animaletto ingegnoso, quando so-
spetta che l'aria sia soverchiamente agitata, pria

167
di awenturarsi al volo, afierra fra le zampe una
pietruzza, affinchè il soffiar del vento non rompa.
il lieve batter delle sue alette. Paolo e Barnaba si
ebbero a male, quando entrati in una città, gli
abitanti vollero adorarli come dèi (1). Anche tu,
o vergine, premunisciti al modo istesso, accib il
volo delle ali tue non sia sospinto dall'aura di que-
sto mondo. _
Imperocchè' anche l' anima nostra ha i suoi
voli; epperciò fu detto: Chi sono costoro che
volano come nuvole e come colombe coi Zoro pul-
cini (2)? L'anima dunque ha. voli spirituali, con
cui in brevissimo tempo scorre Per tutto il mondo.
Che liberi sono i pensieri del savio; e quanto più
sublimansi alle cose celesti e divine, tanto più ratti
corrono senza il peso di mole terrena. Pertanto
uneudosi essa a Dio, e ricopiando in sè la celeste
imagine, poichè avra regolato il suo corso coll'am-
mansarei cavalli, libratasi a volo sulle ali dello
spirito per le pure regioni del cielo, di là. guarda
con occhio di spregio le cose di qnaggiù ; e tutta
intesa alle cose eterne, scorre veloce sopra quelle
del mondo. Conciossiachè sopra il mondo è la giu-
stizia, sopra il mondo è la carità, sopra il mondo
la castità, sopra il mondo la bontà, sopra il mondo
la sapienza, e, pur vivendo nel mondo, l'anima sta
sopra del mondo.
Sopra il mondo stava Colui che era la stessa
giustizia, allorchà Satana glie ne oflerso tutti ire-
(I) Atti degli Apostoli xiv, 12. (2) Isaia Lx, 8.

M8
gni con tutta la loro gloria. Sopra il mondo fu C0-
lui che nulla volle aver di comune col mondo. E
disse perciò: Viene il principe di questo mondo,
0 non ha da /ar nulla con me (1). Imparato dun-
que a vivere nel mondo come sovrastanti al mou-
do, e benchè vestite di corpo, volino invoi le ali
interiori. Sopra del mondo è colui ehe4'›orta il Si-
gnore dentro il suo corpo. '
Ma noi non possiamo imitare Iddio; ebbene,
imitìamo almeno gli Apostoli, cui il mondo odiò,
perchè non eran di questo mondo (2).Questi imita,
questi segui. Ma stimí esser cosa difficile Pianal-
zarsi sopra il mondo per sola virtù d' uomo. Bene
giudichi; in verità anche gli Apostoli, non come
compagni, ma come discepoli seguendo Gesù, in
grazia di Lui meritarono di star sopra il mondo.
Stúdìatì anche tu di esser discepola di Gesù, emu-
latrice di Gesù; anche per te prega, Quegli che
pregò per gli Apostoli. Perocchè disse: .Non per
essi soltanto io prego, cioè per gli Apostoli, ma o
per tutti quelli che crede:-anno in me per mezzo
della loro parola, affinchè tutti siano una cosa
`sola (3). Vuole adunque il Signore che siamo una
cosa sola con lui, e siamo con lui sopra il mondo;
affinchè una sia la castità, una la volontà, una la
bontà, una la grazia : perchè con questi sussidi si
formano e s' innalzano vieppiù i voli dell'anima.
Non lasciamoci dunque pigliare dalla pigrizia,
' Q
(1) Vangelo di S. Giovanni xiv, 80. (2) Ivi, xv, 19.
(8) Ivi, xvu, 20.

169
leviamoci dalle cose di quaggiù, perchè è proprieta
delle penne, battendo Varia, rinvigorirsi. Ivoli poi
acquistano forza da ciò che forma la delizia del-
Panima; la quale, se seguirà continuamente Iddio,
e sarà. accesa del desiderio d'abitare nella casa del
Signore, e si pascerà dei puri diletti del cielo, e
nutrirassi della contemplazione dei divini misteri,
non lascierà. più luogo all'invidia, la quale non
entra nel coro degli Angeli, e non darà luogo alle
cupidigie del senso, le quali non debbono macchiar
il tempio di Dio. E però, poichè siam tempio di
Dio, rigettiamo da noi le materiali sollecitudini.
CAPO XVIII.
Osserva che ipoeti, attribuendo all'anima carro,
cavalli ed ale, trassero questa figura dal pro-
feta Ezechiele. I quattro animali descritti dal
Pro/eta significano i quattro Evangelisti, ov-
vero le quattro virtù cardinali. Davidde parla
altresì delle ali dell'am`ma. Eccita quindi tutti
a volare,ed a guardarsi dalla caduta di Icaro:
dice che se le azioni nostre seconderanno ino-
stri voli, vedremo Gesù guidarci dalpauo trono:
e svolge un suo pensiero circa il significato
della nave e della pesca di S. Pietro.
.Affinchè ninno poi creda che io abbia tolto dai
filosofi o dai poeti Pallegoria del carro, dei cavalli
e delle ali attribuite all'anima, che essi piuttosto
presero dai nostri libri, legga la profezia di Eze-

170
chiele, e vedrà che io mi giovai di esempi dome-
stici. Difatto ivi si legge: La mano del Signore
fu quivi sopra di me: io adunque vidi, ed ecco
un vento impetuoso che veniva dal settentrione, ed
una grossa nuvola, ed un fuoco splendente, ed in-
tomo a quel fuoco appariva come la sembianze
di un rame scintillante, ed in esso uno splendore,
e di mezzo a quello la sembianze di quattro ani-
mali (l). « `
Udisti dunque quattro essere gli animali che
vi sono descritti. Ora vediamo quali. Quanto
alla sembianøa delle lor facce, dice, tutti e quat-
tro avevano la faccia d'uomo, e tutti quattro una
faccia di leone a destra, tutti quattro una faccia
di bue a sinistra, e tutti quattro al disopra una
faccia di aquila, e l`ali loro distese (2).
Anche quì abbiam veduto che si descrive l'anì-
ma, i cui quattro animali sono quattro sue afl'e-
zioni: ma non come quelle che più sopra ho nota-
te, perchè là si trattava di anime che sono sul
principio della perfezione, e vi fanno progressi;
qui dell'anima perfetta: quelle s'invitano al cielo,
questa è già in cielo col divin Verbo. Ed essa ha
quattro afiezioni, assimilate all' uomo, al leone,
al vitello, all' aquila. Le quali forme si usarono
già per esprimere le proprietà dei libri evange-
lici; qui poi nelle sembianze di animali si espri-
mono le varie facoltà. dell' anima : nel' sem-
biante d'nomo la razionale, nel leone Pirascibile,
(1) Ezechiele 1, 3. (2) lbld. 10.

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nel vitello la concupiscibile, e nell'aquila la po-
tenza visiva. _
Oonciossiachè disseroi filosofi greci nel savio
esservi quattro virtù, chei latini tradussero per
prudenza, fortezza, temperanza e giustizia. Peroc-
che la prudenza appartiene alla ragione, la for-
tezza ha un cotal coraggio come feroce, che fa
disprezzare la stessa morte; la temperanza, coi
vincoli dell'amor divino e colla contemplazione
delle cose celesti, non cura i diletti dei sensi; la
giustizia poi, come sopra d'un alto seggio locata,
vede ed esplora ogni cosa, e vivendo più per al-
trui che per sè, non cerca guari il proprio van-
taggio, ma il bene comune: ed a ragione viene
rassomigliata all'aquila l'anima giusta, perchè le-
vandosì al di sopra delle terrene cose, tutt'assorta
nel contemplare i sublimi divini misteri, compra
a merce di giustizia la gloria della risurrezione:
onde ad essa vien detto: Ti farà ringiovanir come
Paquila (1).
Anche Davidde pertanto descrive l'anima come
sostenuta su ali spirituali, e tanto piacquesi di
paragonarla ad un volatile, che anche altrove dice:
L'anima nostra è scampala dal laccio degli uc-
cellatori come un uccelletto (2). E di nuovo: Io
mi confido nel §ignore: come dite voi all'anima
mia , fuggi al monte come un uccelletto (3)? L'a-
nima. dunque ha pur essa le sue ali, con cui puossi
liberamente innalzare da terra, le quali non sono
(1) Salmo cu, 5. (2) Salmo cxxm, 7. (8) Salmo x, l.

172
conteste di penne materiali, ma di un ordine non
interrotto di opere sante, giusta le parole rivolte
al Signore: Porrò la mia speranza nell'ombra
delle tue ali (1). Ghè non solo' le mani santissime
del Salvatore confitte in croce, distese a modo di
chi vola, ma eziandio le sue opere divine, quasi
ombra refrigerante di salute eterna, temperarono
l'arsura del fuoco che awampava il mondo.
Poichè adunque ci è dato di poter volare, ecciti
Ognuno in se la divina grazia, ed obliando il pas-
sato, aspiraudo all'awenire, adoprisi di arrivare
alla meta. Lungi dagli onori del secolo, lungi dal-
l'arsura del mondo; affinchè non ci accada quello
che la favola attribuisce ad Icaro, e le nostre ali,
attaccate con poca cera, all'approssimarsi degli
ardori solari non si stacehìno, e ci rendano preci-
piti a terra. E quantunque nel racconto d'Icaro
non vi sia nulla di vero, vollero tuttavia mostrar
con arguzia poetica che, se gli uomini di senno
possono sicuramente volare al di sopra delle cose
mondane, la leggerezza giovanile però, ligia alla
concupiscenza del secolo, cadute le penne, e per
Poblio della verita sciolta la commettitura dei
meriti, ricade a terra con maggior danno.
_ Non possono tutti librarsi facilmente sulle ali;
difficile è il corso della umana vita pel disaccordo
degli interni animali. Ma se le nostre azioni saran-
no ben ordinate, il Profeta vedrà pure in noi
quell'unica ruota legata a quattro animali. Sl, E-
_ (I) Salmo un, 9.

478
zechiele la vedrà nuovamente ; chè ancor egli
vede , e vive e vivrà. Vedra , dico , la ruota
in mezzo alla ruota senza inciampo girar sulla
terra ( 1). Oonciossiachè la ruota sulla terra è la
vita corporea adatta alle forze dell'anìma, rego-
lata al corso dei precetti del santo Vangelo; la
ruota poi in mezzo alla ruota, è la vita dentro la
vita: sia perchè la vita dei Santi non dìscorda
mai con sè stessa, cosicchè quale è sul principio,
tale è sul fine; sia perchè nella vita corporea si
svolge Peterna.
Allorchè queste andranno d'accordo, risnonerà
la voce divina: allora apparirà come un trono,
e sopra di esso la figura come di un uomo (2).
Quest'uomo e il Verbo, perchè: Il Verbo si è fatto
carne (3). Quest'uomo è il condoltiere dei nostri
animali, il moderatore dei nostri costumi, il quale,
a seconda dei nostri meriti,salirà ora il carro, ora
il monte, ed ora la nave , ma quella nave -in
cui vogano gli Apostoli, owero san Pietro attende
alla pesca (4),pel-chè certo non è si dappoco quella
nave, la quale vien sospinta in alto mare , vale a
dire, vien segregata dagl'infedelì. E per quale ra-
gione Cristo sceglie nna nave ove sedere, ove am-
maeatrare il popolo (5), se non perchè questa nave
è la Chiesa, la -quale, gonfia le vele della croce di
Cristo dal soffio dello Spirito Santo, eolca sicura
le acque di questo mondo ?
(ll Ezechiele 1, 16. (2) Ezechiele 1, 26.
(8) Vangelo di S. Giovanni I, 14. _
(4) 8. Luc. v, 8 e eeg. (6) Ivi." '

174
In questa nave Pietro pesca, ed ha ordine di
pescare or colle reti, or coll'amo. Sublime miste-
rol Conciossiachè sembra essere pure una pesca
spirituale quella, in cui si ordina di gettar nel se-
colo l'amo della celeste dottrina, per trarre da
questo mare il primo martire Stefano, il quale
portava dentro sè il patrimonio di Cristo; impe-
rocchè il martire di Cristo è tesoro di santa Chie-
sa. Quel martire dunque, il quale fa il primo a
salire dal mare al cielo, tratto da Pietro al servi-
zio dell'altare, non colla rete, ma coll'amo viene
pescato, per sollevarsì al cielo spargendo a ruscelli
il proprio sangue. Nella cui bocca era un tesoro,
allorcbè confessava Gesù Cristo; perocchè quale
tesoro a noi più prezioso che il divin Verbo? Il
più perfetto adunqne pesca colla rete e coll'amo
del Signore; colla rete raccoglie, coll'amo trafigge:
ma colla rete piglia le turbe, coll'amo ne sceglie
un solo. Oh potessi io abboccare quel celeste amo,
il quale trafiggendomi la bocca con lieve ferita,
mi desse salute!
CAPO XIX.
Continua a parlare della pesca di san Pietro, e
ne espone i varii sensi figurati; commenta un
testo della lettera prima di san Pietro.
Entrate dunque, o figliuole, nelle reti dei santi
Apostoli tese non per autorità umana, ma per
divino comando: peroechè rete della sapienza e

H5
della dottrina. spirituale è il regno de' cieli, secon-
do ciò che sta scritto: E simile il regno dâcieli
ad una rete gettata in mare (1).
Udiste oggi le parole dette dal Signor Nostro
Gesù Cristo a S. Pietro: Avánøati in alto, egethzte
le vostre reti alla pesca (2). Dapprima san Pietro
pescava bensi nel lago di Tiberiade, ma non in
allo: sebbene fosse in mare, pure non era alto. Di
mare alto la Scrittura non fa cenno. Senti dunque
qual èquesto alto: Il consiglio del cuor dell'uomo
è acqua profonda (3). L'alto del cuor dell'uomo
e dove non si scopre il fondo. Spingi dunque in
alto il navicello della tua fede e della tua predi-
cazione; avanzati nel cuore umano. Per mezzo di
questa parabola viene chiamato a governare la
Chiesa san Pietro; il quale, secondo il Vangelo di
san Matteo, fu chiamato con parlare più semplice:
Venite, e vi farò pescatori d'uomini (4).
Hawi ancora un altro mistero : Avanzati in
alto; perchè quando apparteneva alla Sinagoga
stava sull'arena, le acque della Giudea non erano
alte. Anche la donna Samaritana credeva alto il
pozzo, e diceva: Il pozzo è alto, come puoi tu
darmi acqua viva (5)? Finchè dunque credeva coi
Giudei, i quali non potevano trarre acqua neppur
dal pozzo, non poteva avanzarsi in alto. Dicesi
perciò a Pietro: Avanzati in alto; cioè, avanzati
a Cristo. In verità Cristo à alto, di cui disse il
(1) S. lattea xlu. 41. (2) 8. Luca v.-4..
(8) Proverbi xx, 5. , (4) 8. Matteo iv, '19.
(6) Vangelo di S. Giovanni lv, ll.

116
padre di Giovanni: E tu, bambínello, sarai detto il
profeta dell'Altissimo'(1)". Avanzati perciò a Gri-
sto. E giustamente è alto, perchè in Lui vi è Pal-
tezza delle ricchezze, della sapienza e della scien-
za di Dio (2). Avanzati in alto a Lui, che è alto,
custodisce in alto, ed esalta.
Pertanto dove c' è Gesù, cioè la fede, la le
acque sono alte. Alte sono le acque che temo-
no Iddio, come quelle delle quali è scritto: Le
acque ti videro, 0 Dio, le acque ti videro, e fu-
rono spaventata (3). Presso gli Ebrei Pacqua non
era alta, perchè non era nel cuor dell'uomo : disse
perciò il Signore: Questo popolo mi onora a fior
di labbra, ma il cuor loro sta lungi da me (4).
Gesù ama di stare nel cuore: Imperocchè, siccome
Giona stette per tre giorni e per tre notti nel ventre
della balena, così starà il Figliuol dell'uomo per
tre giorni e per tre notti nel cuor della terra (5).
Perchè da ultimo tu sia convinta che il detto:
.Aváneali in alto, riguarda la fede, soggiunge
Pietro: Maestro, essendoci noi affaticati per tutta
la notte, non abbiam preso nulla : nondimeno sul-
la tua parola getterò la rete (6). Pietro, prima di
veder Gesù, stava nel buio della notte;per lui
non c'era ancora il dì, perchè non aveva veduto
la vera luce. La Sinagoga è la notte, la Chiesa e
giorno, secondo cio che dice san Paolo: La notte
(1 S. Luca 1, 78. (2) Lettera ai Romani 11,88.
(3) Salmo uan. 17. (4) S. lattao xv, 8.
(5) 8. Matteo xii, 40. (G) 8. Luca v, 5.
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177
è passata, il di poi s' awicina (1). Bello quel
giorno che diradò le tenebre della perfidia, ed
arrecò la luce della fede l Son giorno i due Apo-
stoli Pietro e Paolo: pertanto lo Spirito del Si-
gnore oggi (2), loro dì natale, fa risuonare la sua
voce dicendo: Un giorno annunzio la gloria del
Signore ad un altro giorno (3): cioè dall' in-
timo tesoro del cuore traggono fuori il Vangelo
della Fede di Cristo..E bei giorni sono amendue,
perchè ci apportano la vera luce.
Tanto abbiamo letto nel Vangelo; e forse Cristo
0 Pietro oggi nel cielo terranno seco stessi a ri-
guardo di noi questo discorso. Perocchè ogni dì
Pietro attende alla pesca, ed ogni di Gesù gli di-
ce: A-vánzati in alto. Parmi pertanto di udir Pie-
tro a risponderglì: Maestro, essendoci noi affati-
cati per tutta la notte, non abbiam preso nulla.
Passo la notte, pochi vennero alle sacre veglie. In
noi Pietro s'afl'atica, quando è debole la nostra pie-
tà. S'aifatica Paolo, il quale oggi pure dice: Chi
è infermo, ed io non sono infermo (4) ? Ah! non
vogliate far che per voi s'afl'atichino tanto gli A-
postoli! Dicono dunque a Gesù: Essendoci aflati-
cati per tutta la notte, non abbiam preso nulla.
Niuno dei ricchi per certo ha digiunato, ed a que-
sti risponderà Pietro ben con ragione : Vivete in
timore nel tempo del vostro pellegrinaggio, sa-
pendo voi come non a prezzo di cose corruttibili,
(1) Lettera ai Romani xm, 12. (2) Il 29 giugno.
(8) Salmo nm, 8. (4) Lettera al Corinti xi, 29.
Sanl'Ambrogi0 12

478
d'oro o d'argento , foste riscattati dalla vana
oostra maniera di vivere trasmessavi dai padri;
ma col sangue prezioso di Cristo, come d'Agnello
immacolato e incontaminato (1). Non l'oro dunque
o l'argento vi libereranno ; ma la prova della
fede, la quale è molto più preziosa dell'oro, che
perisce.
Il servo dabbene adoprasi a ricambiare il pa.-
drone del prezzo che ha. sborsato per lui. Tu, o ñ-
gliuola, non disporre a ciò oro od argento; Gesù
non ti ho. redento. con prezzo di questa sorte: tieni
preparato il tuo prezzo; non sempre ti si richiede,
ma. ne vai tuttora debitrice. Egli pago col suo
sangue, dunque gli devi il tuo. Egli lo versò per
te, tu rendiglilo per te stessa. Pel peccato erava-
mo oppignorati ad un implacabile creditore, obbli-
getì per chirogrufo di peccato, e debitori del no-
stro sangue: venneil Signor Nostro Gesù, e versò
per noi il suo: e tu non puoi rendergli il tuo ?
Il servo dabbene deve pur ricambiar il padrone
del prezzo versato per la propria liberazione: che
se non può tanto, faccia almeno di non parere
indegno del prezzo. Anche tu dunque, o figlia,
renditì degna di si nobile prezzo, accioccbè non
venga Gesù,uhe ti ha redento, che ti ha mandata.,
e trovandoti bruttata di colpa, non ti dica: Qual
vantaggio traesti tu dal mio sangue (2)? A che ti
giovò J'esser io discesa nella corruzione ?
Ma. non maravigliarti che si dica sceso nella cor-
(I) Lettera prima S. di Pietro x, 18-19. (2) Sal. xxrx, 10.

l'79
razione quegli il cui corpo, come altrove è scritto,
non vide corruzione. Certo discese al luogo della
corruzione Colui che penetrò sino agli inferni (1);
eenonchè essendo egli incorrnttibile, non soggia-
cque alla corruzione.
CAPO XX.
Domanda che si preghi per lui acciocchè la sua
pesca Jiventi fruttuosa; poichè egli pesca colle
reti di san Pietro e di san Paolo : vantaggi ri-
cevuti da san Giovanni nel seguir Cristo. Gesù
sul Tabor associo i pescatori a Mosè ed Elia.
Bel confronto de” due Apostoli con Mosè.
Se non che, per ritornare al già detto, pregate
che a me pure si dica: Avánaati in alto, e gettate
le vostre reti per la pesca. E chi mai senza Dio
potrebbe pescar questo popolo, principalmente in
mezzo agli ostacoli che vi-oppongono le procellee
le bnrrasche di questo secolo? Ma lorcbè a Lui
piace, Iddio comanda che si gettino le reti, e vi si
prende una gran moltitudine di pesci, e non una
sola, ma ben due navi se ne rìempiranno, perchè
molte Chiese si ricolmeranno di gran copia di ver-
gini. Ed è pur bene, che, prevedendo Iddio le
gravi nostre fatiche, ci prowide dell'ainto di con-
fratelli. Abiie a tal sorta di pescagione egli è il
pescatore della Chiesa Bolognese (2). Dànne dei
pesci, o Signore, tn che ci désti coadintori.
(1) Cioè al Limbo. (2) Sanflšusebio vescovo di Bologna.

4.80
Nostre pur non sono le reti con cui peschiamo,
ma dei santi Apostoli: il vostro virgineo stuolo, o
figliuole, raccolgasi in quei certi seni e recessi del-
la predicazione apostolica. Sì, vi rawivi Pietro,
figliuole; egli che intervenne per la vedova, quanto
più per la vergine? egli che non lasciò che le ve-
dove piangessero a lungo, ma commosso delle loro
lagrime richiamo a vita la loro nutrice. Vi rawivi
Paolo, il quale comandò che vi si dia onoranza (1),
e disse: E bene per loro che se ne stiano così come
anch' io (2). Egli vi invita cogli onori, vi ammae-
stra colla dottrina, e vi chiama col suo esempio (3).
Vi rawivi pure quel che abbandonò ogni cosa per
seguir Gesù Cristo; il segui Pietro, il seguì Gio-
vanni. Osservate il frutto che colse questo pesca-
tore: mentre cerca. guadagno fra le onde del mare,
.vi trova la. vita di tutti. Egli abbandonò il navi-
glio, e trovò il Signore; lasciò il remo, e trovò il
Verbo; ammainò le vele, e raccolse la fede; piegò
le reti,e sollevò uomini; sprezzò il mare,e consegni
il cielo. Adunque questo pescatore, mentre viene
agitato dalle acque spumose, fondò sulla pietra
immobile Pincerto volgere degli intelletti umani.
Ricordiamo dunque più spesso l' arte del pe-
scatore , acciocchè più viva sia in noi la fede
nella divina potenza. Si confessi che egli fu pesca-
tore ignobile, affincbè apparisca più nobile bandi-
tore del santo Vangelo; povero di fortuna, affinchè
(ll Lettera a Timoteo v, 3. (2) Idem 1 ai Corinti,vn, 8.
(8) S. Matteo iv, 20.

181
appaia più ricco in virtù; di poco pregio rispetto
ad onori mondani, ma ben più apprezzabile agli
occhi della fede. Quanto meno credito merita uu
pescatore, tanto più gli si crede che quel che pre-
dica non è suo, ma viene da Dio. La sua condi-
zione plebea giova, perchè quanto meno ci fa
aspettare da lui sapienza terrena, e tanto più gli
acquista opinione di sapienza celeste. Quegli che
non apprese la legge, e tuttavia la conosce, costui
elegge a se stesso (1): e colui che non apprese la
legge, e pur parla di cose che stanno al di sopra
di essa, non puo aver imparato che dall'Autore
della stessa legge.
Ed oh come furdflo all' improwiso esaltatì! Sal-
gono i due pescatori il monte del Signore: l'uno
rassomigliato a Mosè promulgatore della legge;
l'altro ad Elia che l'ebbe messa iu pratica. Ma
esaminiamo ancora le doti eccellenti di questi pe-
scatori. Mosè, sorvolando sopra le cose di quag-
giù, e vincendo l'altezza della sapienza terrena,
giunse insino al cielo, e penetrò coll'acutezza del
suo ingegno i misteri delle scienze naturali; ma la
mente divina di Giovanni, non ofiuscata da nubi,
nè limitata dal tempo, non si ferma ai misteri del
cielo stellato, ma avanzandosi oltre ogni sostanza
corporea, vede il Verbo appo Dio, e che lo stesso
Verbo è Dio (2). Pietro ancb'easo non vacilla alla
vista del Verbo vestito di carne; ma sebbene lo
vegga uomo, il confessa figliuolo di Dio (3)-, affin-
(I) Lettera ai Romani u, 14, 15.
(2) Vangelo di S. Giovanni, 1, 1. (8) S. Matteo xvi, l'1.

182
chè Pumanità assunta al consorzio della divinità,
venisse con lo stesso nome intitolata Dio.
In verità quando Mosè disse: Iddio ha detto ,
Iddio ha fatto (1), designò il Padre ed il Figlio:
ma se egli conosceva. questo misterio, gli uomini
lo ignoravano ancora. Anche dopo aver ricevuto
la legge, il popolo prevaricò: ma dopo il Van-
gelo, fu confermato nella fede. Grande è la grazia
del Signore nelle varie età: in Mosè per aver de-
scritto il mondo; in Giovanni per averlo disprez-
z8t0.
(1) Genesi I, 8.

~
III.
DELL' EDUCAZIONE DELLA VERGINE
I DILLL
VERGINITÀ PERPETUA DI MARIA SS
ma sANmuBnoG|o vnscovo nl mlumo
SCl\l'l"l'0. AD EUSEIIO NELUANNO 39|

Il santo Dottore indirizzo questo scritto a certo Eusebio


cittadino Bolognese, il quale avea un llglio chiamato Fau-
stino, padre di numerosa famiglia. Eusebio. per la grande
stima che nudriva per Ambrogio, aveagli afñdata Peduca-
zione de' suoi nipoti, fra i quali eravi le giovanotta Am-
brosio, ehe abbraccio poi lo aceto di verginità, alla quale
l'Amore rivolge a quando a quando la parole,e di cui esal-
ta la consacrazione.

CAPO I.
Dice che il padre della vergine Ambrosio ha ben
ragione di aver più cura di essa che degli altri
figliuoli. Eccellenza della sacra verginità. suoi
ornamenti ; viene rassomigliata alla Chiesa:
awertimenti intorno al modo di fare oraøione.
Mi raccomandi, o Eusebio, la sacra vergine Am-
brosia, pegno a te ed a me ugualmente caro. E
con religioso affetto dici averne più cura che del-
l'altra tua prole. E veramente così dee pensare
un uomo che vive di fede; concìossiachè gli altri
figliuoli li allevi per mandarli poi fuori di casa e
nnirli ad estranei, questa Pavrai sempre teco (1):
e verso quelli ti diportì secondo Pafietto paterno;
ma per questa sei più che padre, e desideri e ti
adopri a far si che piaccia al Signore. Ed essendo
questa figliuola Pobbietto principale de' tuoi voti,
essa sola pagherà al Signore ogni tuo debito e per
nè, e per gli altri tuoi figli.
Questo è il sacrificio che Abele offrì delle pri-
mizie del gregge (2): sacrificio altamente com-
mendato da san Paolo nella lettera ai Corinti, ove
dice: Chi poi ha rísoluto fermamente dentro di
(l) Di qui sí scorge che allora le vergini anche consacra-
te al Signore dimoraveno nella casa paterna. (N. rl. 1'.)
(2) Genesi xv, 4.

186
sè, non essendo stretto da necessità, ma potendo
disporre a suo talento, ed ha determinato in cuor
suo di serbar vergine la sua figliuola, ben fa. Chi
adunque marito la sud vergine, fa bene; e chi non
la marito, fa meglio (1). Epperciò Davìdde dipin-
gendo la bellezza della Chiesa, la cui gloria sta
tutta dentro, e non fuori (conciossiachè il sommo
merito sta nei buoni pensieri, nel puro afietto del-
la. castità, e nel proposito di una coscienza since-
ra), sogginnse: Saranno presentate al re dopo di
lei altre vergini. Rivolto poi a Dio Padre: Le
compagne di lei, dice, saranno condotte a te; sa-
ranno condotte con allegreøza e con festa; saran-
no menate al tempio del re (2). '
Quale è del novero di queste compagne, se non
colei che si awicina. a Gesù, a cui dice il Verbo:
Sergi. vieni. o mia compagna. o mia speciosa e
colomba mia : ecco che il verno è passato (3) ? P. i-
ma di ricevere il Verbo di Dio, era un orrido in-
verno, senza. frutto: appena il ricevette, ed il mon-
do fu per lei crocifisso, diventò estate. Riscaldata
infine dal calore dello Spirito Santo, incominciò a
esser fiore, ad esalare il profumo della fede, la
fragranza delle castità, la soavità della grazia.
Onde altrove soggiunge: Gli occhi tuoi di co-
lomba, senza quel che nascondi nel tuo silen-
zio (4): poichè essa. tutta spirituale e semplice co-
me la colomba, sotto la qual figura. Giovanni vide
(ll Lettera l ai Corinti nl, 37-88. (2) Salmo xuv, 15-16.
(3) Cantini n, 10-ll. (4) Idem iv. l.

187
scendere lo Spirito Santo, vede le cose spirituali,
e sa tacere quei misteri che vide. Conciossiachè il
tacere non sia virtù dappoco, e siavi il tempo di
parlare e il tempo di tacere, secondo il detto del
Profeta: Il Signore Iddio mi dà la lingua dei sa-
ví, per saper parlare a tempo opportuno (1).
Bella dote pertanto della verginità è una certa
vereeondia , la qual rendesi commendevole col
silenzio. Perciò anche la gloria della santa Chiesa
sta tutta nell' interno; non nella loquacità, ma ne-
gli affetti o nei penetrali dei Sacramenti, come essa
dice allo Sposo: Chi ti darà a me, /'ratel mio,
suechíante il latte della madre mia? Ritrovandoti
fuori, e' risponde, ti bacierò, e niuno però mi dis-
prezeerà. Ti prenderò e ti condurrò nella casa di
mia madre, e nell' intime stanze di colei che mi
concepì (2). Più sopra disse: Il Re mi ha intro-
dotta nella sua stanza (3).
Fuori Cristo bacia la Chiesa, e la introduce
nella sua stanza. Fuori la bacio quando, come
sposo che esce dalla stanza nuziale, lanciossi qual
gigante a correre la sua via (4). Fuori è come gi-
gante, perchè sapendo di essere. non per usurpa-
zione, uguale al Padre, prese la forma del ser-
vo (5). Venne dunque fuori Colui che era dentro;
vedilo dentro quando leggi che è in seno al Padre;
conoseilo al di fuori, allorehè cerca noi per redi-
merei. Usci fuori di sè per essere dentro a me, e
rendersi in mezzo a noi.
(1) Isaia L. 4. (2) Cantìei vm, I-2. (3) Idem u, 8.
(4) Salmo xvul, 6. (5) Lettera ai Filippesi 11, 6-7.

188
Stiamo dunque là, ove Cristo è in mezzo, radi-
cato e fisso nei nostri cuori. Epperciò, allorché
fai oraeione (1), come Egli stesso ha ordinato,
entra nella tua stanza, e quivi eflbndi sopra di te
Paulina tua. La tua stanza è l'intimo del tuo cuo-
re, la tua stanza è la tua coscienza. E flnalmente
l'Ecclesiaste ti dice: Non maledire il Re nella
coscienza, e non dir male del ricco nei penetrali
delle tue stanze (2). Qui dunque prega, prega in
segreto,acciò ti ascolti Colui che in segreto ascolta;
e prega col cuore seevro d'ira e di discordia, ri-
gettato ogni biasìmevole infingimento; awegnachè
il giusto non tema~la confessione, ma il contagio
della colpa. _
CAPO II.
L'oraeione deve incominciare colle lodi del Si-
gnore e finire col rendimento di grazie. Deve
inoltre farsi con pace e tranquillità di spirito:
ed intorno a ciò espone un passo del Vangelo,
raccomandando alle vergini di metterlo in
pratica.
Quanto buona è Porazione congiunta colla ca-
rità! Buona è quell'orazione che osserva ordine,
si che la incominciamo in prima dal lodar Dio-
Oonciossìachè, se quando trattiamo una causa ap-
(I) S. Matteo vi, 6. (2) Ecclcsiaste x, 20.
_ l89
po un uomo, ci argomentiamo dapprima di ren-
derci propizio il giudice, quanto più allorchè pre-
ghiamo Nostro Signore? Innanzi tutto adunque
ofiriamo a Dio il sacrificio della lode. Disse perciò
l'Apostolo: Raccomanda adunque prima di tutto
che si facciano laudazioni, supplichc, prcci e rin-
graziamenti (1).
Te lo apprenda l'ottavo salmo di Davidde, il
quale comincia dalle lodi di Dio: 0 Signore. Si-
gnor nostro, quanto è magnifico il Nome tuo per
tutta la terra! Poichè s'innalza la maestà tua so-
pra dei cieli. Per la bocca dei fanciulli e dei lat-
tanti tu hai perfezionata la tua laude (2). Fin qui
la lande. Viene in seguito la snpplica: Che venga
annichilato il nemico. Quindi la prece di venire
ammesso a contemplar la luna e le stelle: la lnna
è la Chiesa, le stelle sono isuoi figli, che brillano
dello splendore della divina grazia; e animato
dallo spirito di profezia, si ripromette di aver a.
contemplare quello che chiede. Da ultimo il rin-
graziamento, perchè il Signore prende cura dell'uo-
mo, e colla divina visitazione rafforza questo po'
di limo del nostro corpo; o perchè assoggetlò al-
I' uomo tutte le specie di animali.
Similmente l"Orazione Domenicale, la qnale non
occorre divulgare (3), comprende tutte quattro le
fl) 1 a Timoteo n, 8. (2) Salmo vm, 2 e seguenti. _
(3) ll Paler nmler era una delle orazioni che si tenevano
celato ai catecumeni: e non s' insegnava che a viva voce,
non daudola mai per iscritto.

190
suddette maniere: e tu che leggi, sappi distin-
guerle l'una dall'altra.
L'orazioue tuttavia, come ho detto, deesi com-
meudare specialmente, come già ho premesso, per
calma e tranquillità di spirito; cosicchè ognun sia
in pace e concordia con sè medesimo, e facciasi ciò
che disse Gesù: Se due di voi si accorderanno so-
pra la terra a domamlar qualsiasi cosa, sarà lor
concessa dal Padre mio che è ne' cieli. Imperocchè
ove sono due o tre congregati nel nome mio, quivi
son io in mezzo di loro (1).
Chi son questi due, se non Panima e il corpo?
Paolo perciò castigava la sua carne,- riducendola
in schiavitù (2); affinchè stesse soggetta all'anima
come a sua regina, ed obbedisse ai comandi dello
spirito, acciocchè nell'uomo, che è uno, non vi fos-
se dissidio, ed egli non portasse entro sè come una
guerra iutestina, e la legge del corpo non ripu-
gnasse a quella dello spirito. Univa pertanto que-
ste due cose diverse in una certa qual armonia e
pace, secondo ciò che disse egli stesso: Perchè
Egli è nostra pace; che -delle due cose nc ha fatta
una sola, annullando la parete intermedia di sc-
parazione, le inimicizie nella sua carne (3); acciò
questa non facesse ciò che l°uomo non volesse; e
facesse quello che avea in odio. Quei due sono
dunque l'anima ed il corpo; onde disse anche Da-
vide: Io non temerò cosa che mi possa fare la
' (1) S. Matt. xvm, 19-20. (2) Lettera l si Corinti xx, 91.
(3) Lettera agli Efesi, n, 14.

19!
carne (1), la quale egli sapea bene essere nemica
al suo spirito.
Le quali due cose, per-cosi esprimermi più chia-
ramente, nou sono soltanto due sostanze, ma due
uomini, l'uno interno, l'altro esterno. Se questi due
concorrono in un solo volere, si che le opere cor-
rispondano ai pensier-ì,ed i pensieri alle opere, la
ruota della nostra vita si muoverà in giro senza
incontrare ostacolo, acciò, come sta scritto: La
voce dei vostri tuomí risuoni nella ruota (2). Que-
sti due aduuque diventano una cosa sola; e non
solo una cosa sola, ma un sol uomo. Disse per-
ciò san Paolo: Per formare in sè stesso dei due
un solo uomo nuovo , facendo pace. per riconci-
liarli ambedue in un sol corpo con Dio, per mez-
zo della croce distruggendo in sè stesso le inimi-
cizie..... affinchè con tutti e due ci accostiamo al
Padre mediante un -medesimo spirito (3).
Bono anche due uomini : l'uomo vecchio e l'uo-
mo nuovo. Quello è l'uomo schiavo del peccato,
consunto, sdruscito e lacero a somiglianza di vec-
chia veste, che da noi venne confitto alla croce nel
santo battesimo. Dice pertanto l'Apostolo: Poichè
il nostro uomo vecchio è stato insieme crocifisso,
afiinchè sia distrutto il corpo del peccato, onde
non serviamo più al peccato (4). L'uomo vecchio
dunque vien crocnfisso, morendo alla colpa, acciò
risorga l'uomo nuovo,che rinnovellasi per la gra-
zia. Questo sia detto quanto ai due.
(1) Salmo Lv, 5. (2) Salmo uni. 19.
(3) Lettera agli Efesi u, 15. (4) Lettera ai Romani vi, O.

192
Ma, dirà. forse taluno, che dici poi dei tre di
cui parla. il Vangelo? Perocchè è scritto: Dove vi
sono due o tre congregati nel nome mio, quivi son
io in mezzo di Zoro (1) ? E di questo pure la. ra-
gione è chiara; perchè il medesimo Apostolo dice:
E lo stesso Dio della pace vi santi/ichi in tutto a
pertutto, a/'finchè Pintagro vostro spirito e Panima
e corpo si conservino senza colpa pel dì della
venuta del Signor Nostro Gesù Cristo (2). Dove
pertanto hannovi questi tre senza colpa, quivi nel
mezzo di loro èCristo, il quale interìormente regge
questi tre, li governa e li compone a mutua pace.
La vergine adunque faccia. sopratutto di custodir
illibate questo tre cose, per non esporre a. que-
rele la sacra. verginità, e sia incolpabile, senza ruga
e senza macchia.
Della quale verginità, benchè io abbia più volte
ragionato nei miei scritti, tuttavia, in grazia del
suaccennato pegno (3), ho giudicato di scriverti
questo libro.
(I) S. Matteo xvin, 20.
(2) Lettera I ai Tessalouicesi v. 23.
(3, Cioè della nipote di Eusebio.

193
CAPO III.
Enoomia la donna pei favori che ebbe dal cielo:
perchè Puomo non venne» tosto approvalo da
Dio dopo la sua creazione.
Buona cosa è la verginità, la quale non solo
eciolse dalla colpa l'uno e l'altro sesso, mali awiò
alla grazia. Il più delle volte noi accusiam la don-
na di essere stato causa. della nostra caduta; e
non riflettiamo che quell'accusa meglio contro di
noi si potrebbe ritorcere. Ed in vero, facendoci
da principio e ricercando le origini delle cose, iu-
vestighiamo qui quanto ella è stata favorita; e
benchè posta nella miserabile condizione della u-
mana fralezza, trovò tuttavia grazia Presso Dio.
Conciossiaehè avendo Iddio approvato tutte le
sue opere, il cielo, la terra, il mare, la notte, il
giorno, questo per servire al lavoro, quello al ri-
poso, e persino le fiere; allorchè giunse all'uomo,
per cui furono create le altre cose, questo solo
pare che non sia stato approvato. Qual ne è la ra-
gione. se non forse questa. che i pregi delle altre
creature stanno nell'esreriore, ma quei dell'uomo
sono nascosti? Tn nelle bestie nulla ritrovi di me-
glio di ciò ehe. ti si presenta allo sguardo: al con-
trario quello che nell'uomo apparisce di più, è il
men nobile. Cbè essendo egli composto d'anima e
di corpo, in lui serve ciò che è visibile, e tiene il
governo ciò che è invisibile.
A buon diritto dunque le altre creature vengon
Ö Sant' Ambrogio 13

194
approvate da. Dio sin da principio; ma non così
Puomo, la lode del quale riserbasi a più tardi: per-
chè il pregio delle altre è tutto al di fuori, quel
dell'uomo è nell'interno: quelle l'hanno dai natali,
questo nel cuore. Perocche qual cosa hawi di più
alto, di più profondo della. mente umana, la quale
è tutt' intorno cinta e coperta dal corpo quasi da
un velo, si che altri non possa gettarvi dentro fa-
cilmente lo sguardo e scrntarne i segreti? Per cio
forse l'uomo non vien subito lodato, perchè non si
può conoscerlo cosi a fior di pelle, ma prima fa
duopo provarlo nel suo interno, e così poscia en-
comiarlo. Il che fece Papostoio Pietro laudando
bellamente Z'uomo ascoso del cuore, quello che
non si corrompe. spirito tranquillo e modesto, che
è cosa preziosa al cospetto di Dio (1).
Gìnstamente percio si differisce l'elogio dell'00-
mo, per renderglielo quindi con usura più splen-
dido; e questa dilazione non gli torna di pregiu-
dizio, ma di vantaggio. Niuno dunque si abbia. a
vile, o si valuti alla sola vista del corpo. Imper-
ciocchè sebbene il santo Giobbe abbia detto : Nu-
do uscii dal seno di mia madre, nudo mi partirò
da questo mondo (2), ebbe tuttavia tanto da esser
trovato ricco non solo tra gli uomini, ma al co-
spetto pure di Dio.
E che vi può aver di più nobile di ciò ch'è fatto
ad imngine e somiglianza di Dio? Ora. non è pro-
priamente quest'uomo esteriore che sia fatto ad
(1) Lettera 1 di S.`Pietro ni, 4. (2) Giobbe 1, 21.
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1115
imagine di Dio, bensi l'uomo interno ; quello che
non si vede all'occhio, ma si estima con l' intelli-
genza: dobbiamo dunque mirar quello che l'ultimo
si rivela. Ecco perchè Iddio non encomiò Pesterna
struttura dell'uomo, perchè la miglior sua porzio-
ne consiste nella virtù. Graziosa invero è la sua
forma esteriore, e tale che supera quella di tutti
gli altri animali; ma si estimino dalla forma del
corpo gli esseri irragionevoli; quelli che pieni son
di ragione, hanno diritto ad una lode affatto sin-
golare.
Mi si renda dunque l'uomo ammirando, non pel
sembiante, ma per Peccellenza e superiorità degli
afietti, acciò meriti d' esser lodato per quello,
per cui Iddio stesso vien dal Profeta esaltato con
queste parole: Egli è tremendo nei suoi consigli
sopra ifigliuoli degli uomini (1): le sue opere ri-
epleudano ognora al cospetto di Dio, e vada in-
treeciando opere buone ad opere buone. E però
il suo elogio non è sul principio, ma sul fine; chè
non verrà coronato se non chi avrà combattuto
secondo la legge. Onde anche la Sapienza dice:
Bada di non lodar persona prima della sua mor-
te (2). Del che la ragione additolla. già prima:
Perchè alla fine si scoprono le sue opere quali fu-
rono (3). _ _
Consideriamo ancora una terza ragione di tale
approvazione fatta da Dio; conciossiacbè, avendo
egli creato Pnomo, e postolo nel paradiso affinchè
(ll Salmo uv, 5. (2) Ecclesiaste xi, 30. (3) lbid. 29.

196 -
lo coltivasse e ne avesse cura, disse: Non è bene
che Z'uomo sia solo, faccia-mogli un aiuto chela
rassomigli (1). L'uomo adunque non viene lodato.
senza la donna, e in grazia di lei vien esaltato.
Imperocchè dicendo: Non è bene che Puomo sia
solo, prova che il genere umano fu compiuto,
allorché al sesso maschile venne aggiunto il sesso
femminile.
Ed è ancor a notarsi che l'nomo venne formato
di terra e di fango, ma la donna fu tratta dall'uo-
mo. E benchè anche la carne. di cui questa fu fatta,
fosse fango; pure era fango che aveva forma, ma
quello era senza forma.
Ricliiamiamo ora altresì alla mente quel pre-
claro testo di san Paolo, ove dice: Che Puomo
abbmidonerà il padre e la madre sua, e starà u-
niio alla sua moglie, e i due saranno una carne.
Questo Sacramento è grande; io poi dico in Cristo
È nella Chiesa (2). Consideriamo pertanto che per
mezzo della donna ebbe compimento questo cele-
ste mistero (3), in lei venne raffigurata la grazia
della Chiesa, per cui Cristo discese sulla terra, e
compì Popera infinita. della redenzione dell'nomo.
Onde Adamo chiamò la sua donna col nome di
'vita (4); conciossiachè per mezzo della donna il
genere umano si propaga del continuo sulla faccia
del mondo, e per mezzo della Chiesa si conferisce
la vita eterna.
(1) Genesi n, 18. (2) Lettera agli Efesi v, 3|-32.
43; Cioè il Sacramento del Matrimonio. 44) Genesi ii, 28.
197
CAPO IV'.
Il peccato di Eva fa più leggiero di quello di A-
damo, a motivo della disparità del sesso. della
qualita della tentazione e di altre circostanze,
Si paragona Eva alla moglie di Abramo.
\
Certamente non si può negare che la donna ab-
bia peccato: qual meraviglia però che sia caduto
il sesso debole, se cadde anche il forte? Essa può
sensa:-si del sno peccato, non così l'uomo. La don-
na, come narrano le sacre Scritture, fu sedotta dal
serpente sovra tutti astutìssimo; l'uomo invece il
fu dalla donna: questa cioè da una creatura d'or-
dine superiore, e tu, uomo, da una a te inferiore;
tu fosti ingannato da Eva, ed essa lo fu da un an-
gelo, malvagio sì, ma pur sempre angelo. Che se
tu cedesti alla tentazione della donna di te più
debole, come potè ella resistere ad nn essere sn-
periore? La tua caduta le serve di scusa.
Che se dnbitì di ciò che dissi del merito della
colpa, esaminiamo la sentenza che ne prolerì il
Giudice. Alla donna fu detto: Fra i dolori parta-
rirai figliuoli, i tuoi desideri dipenderamzo dal
marito, ed egli signoreggerå sopra di te (1). Al-
Puomo poi: Tu sei polvere, e ritornerai polvere (2).
E veramente fa giusta questa sentenza; poichè se
Adamo non potè osservare un precetto che egli
avea ricevuto dalla bocca stessa di Dio, come lo
(I) Genesi un, 16. (2) lbidem vers. 19.

IUS
potè Eva, che l'aveva udito soltanto dall'uomo?
Se la voce di Dio non valse a rattenere Adamo
dalla caduta, sarebbe riuscita la parola dell'uomo
a rattenere la donna?
Adamo infatti, convenuto in giudizio dell'avere
gustato il frutto contro il divieto intimatoglì di
presenza dallo stesso Dio, non ebbe altro a rispon-
dere se non che: La donna me lo ha dato, ed io
nc ho mangiato. Eva al contrario rispose: Il ser-
pente mi inganno. ed io ne mangiaí. Quanto ella
fu più scnsabile? Adamo viene rimproverato, Eva
interrogata soltanto. Aggiungi che ella fu la prima
a confessar la colpa, perciocchè col dirsi sedotta,
confcssò chiaramente il suo errore. Ora la confes-
sione è rimedio al peccato.
Nello stesso processo, quantola donna fu più in-
dnlgente dell'uomol Questi getto la colpa su Eva,
ed essa neincolpò il serpente; vale a dire, benchè
accusata, non volle ritorcere la colpa sull'uomo, e
amò meglio assolvere, se l'avesse potuto, che ag-
gravare il suo accusatore.
Ecco dunque qui vedi rispetto alla donna nella
confessione un alleviamento di colpa, e ne|l'esecu-
zione un temperamento di sentenza. Fra dolori,
dissele il Signore, partorirai figliuoli. Essa rico-
nosce la sua penosa sentenza, e compie Pimpostole
nflicio penale. Per te soffre la donna, o uomo, e
indi ne riporta il premio; siccbè pei figli, causa
de' suoi dolori, ottiene libertà.. Dal peccato per-
tanto glie ne venne vantaggio, dalla debolezza sa-
lute: Perchè, scrive san Paolo, sarà salva per la

H9
generazione dei figli (1). Epperciò genera a salute
propria quelli che partorì nella tristezza, e con
suo merito educa quelli che fra dolori diede alla
luce.
Ma tu dici, o uomo, che la donna fu per l'uomo
tentazione.È vero. Che se è aweuente, ecco uu'al-
tra tentazione. Tuttavia Pawenenza della moglie
non nocque ad Abramo, allorcbè discese in Egitto;
anzi gli giovò, perchè per riguardo della moglie
egli ebbe onore, e nella moglie non pali oltraggio,
E perchè tu nella mogliecerchi piuttosto la leg-
giadria del volto che dei costumi? Siati ella cara
piuttosto per Ponestà che per Pawenenza. Scegli-
tene una che nei costumi somigli Sara. Non è col-
pa della donna essere come è nata, ma è vizio del-
l'umno il cercar in essa ciò che bene spesso gli è
causa di tentazione; ciò, dico, per cui la donna se
è debole, cade pur essa; se forte, almeno mette iu
pericolo l'uomo. Non si può biasimare l'opera. del
divino Artefice_; ma chi dilettusi della bellezza del
corpo, si diletti assai più di quell' awenenza ad
imagìne di Dio, che sta. dentro e non nelle forme
esteriorì.
Se dunque la donna ti è causa di tentazione, sta
cauto,e cerca i rimedi contro il pericolo delle ten-
tazioni: Vegliate e pregate. disse il Signore, acciò
non entriate in tentazione (2). ~
Ecco la parola di Dio: l'uomo Pascolta, ma chi
la mette in pratica ia la donna. Le donne digiunan
(l) la Timotco 11,15. (2) S. Matteo xvi, 13.

200
tuttodi, e anche senza averne Pobbligo; ricom-
scono il loro peccato, e ne cercano il rimedio, La
donna mangio una volta sola il frutto vietato, ed
ogni di ne sconta la pena col digiuno. Tu,,uomo,
che la seguistì nell'errore. sieguila nella penitenza.
Amendne avete mangiato: e perchè essavsola di-
giuna? Vale a dire: amendue peccaste, .e perchè
dunque essa sola cerca rimedio alla colpa?
CAPO V. -
La sentenza prommziata contro di Eva fu come
annullata in Sara. ma molto più nella SS. Ver-
gine. Propugna la verginità di Maria SS. con-
tro gli eretici.
Vieni, Eva, or sobria; vieni, Eva, benchè già in-
temperante in te stessa, ma ora penitente nella tua
prole. Vieni, Eva, non più tale da esser esclusa
dal paradiso, ma da esser introdotta ne'cieli. Vie-
ni, Eva, ora Sara, per dar alla luce i tuoi figli
non fra'dolori, ma fra la gioia'; non fra la tristez-
za, ma fra il giubilo. Ti uasceranuo molti Isaecbi.
Vieni, ripeto, Eva, or Sara, della quale si dica al
marito: Ascolta quello che ti dirà Sara tua mo-
glie (1). Che quantunque tu sia soggetta al marito,
e tale ti convieu essere, hai tuttavia già scontato
la tua pena di tanto, che il tuo sposo ha ordine di
(1) Genesi ur, 12.

20|
ascoltarti. Se Sara, per essere divenuta madre di
un fanciullo simbolo di Cristo, merita di essere
ascoltata dal suo sposo, quanto rimase più nobili-
tata la donna per aver senza danno della verginità
generato lo stesso Cristo? Vieni dunque, Eva, or
Maria, la quale non solo ci ispirò l'amor alla ver-
ginità, ma ci apporto lo stesso Dio. Esclamava
pertanto con viva esultanza il profeta Isaia: Ecco
una vergine concepirà e partorirà un figlio, ed il
suo nome sarà Emmanucle (1): che suona: Iddio
con noi (2). E donde ciò? Non certo dalla terra, si
dal cielo si elesse Gesù questo vaso,per cui dieeen-
dere fra noi, e consecrarlo tempio dellaverginitå.
Discese per mezzo di una, ma ne chiamò molte.
Ebbe pertanto la Vergine il nome singolare di
Maria, che significa: Iddio dalla mia prosapia.
Molte ebbero prima della Vergine il nome di
Maria; tal fu chiamata la sorella di Aronne. Ma
quella signìficava amarezza del mare. Discese per-
tanto Iddio nell'amarezza della fragilità. umana
per raddoloirlu, temperandola colla soavità. e gra-
zia del divin Verbo. Giò viene simboleggìato
dalle acque di Mara che furono raddolcite dal le-
gno; che il popolo gentile, in prima amaro per il
peccato, owero la nostra carne, sarebbe p ›i mu-`
tata in meglio per virtù della Passione del Signore.
Lode pertanto a Maria, la quale levò alto lo
stendardo della sacra verginità, e dedicò a Cristo
il vessillo della castità perfetta. _
(1) Isaia vu, H. (2) S. Matteo 1, 23.

202
Eppure, mentre Maria col suo esempio invita
tutti alla professione verginale, fuwi taluno che
osò negare essersi ella serbata sempre vergine.
Già. da buona pezaa amai meglio tacere di questo
sacrilego errore; ma poichè ai di nostri anche uu
vescovo vien accusato di esservi caduto (1). e la
cosa si è fatta pubblica, non voglio passarmeue
senza confutarlo.
Si obbietta principalmente che si legge nel Van-
gelo essere stata Maria chiamata donna._come al-
lora che in Cana di Galilea, avendo ella detto a
Gesù: Non hanno più vino, o Figlio , Egli le ri-
spose: Ohe importa a me e a te, o Donna (2) ? Al-
trove poi leggiamo che S. Matteo disse di Maria e
Giuseppe: Prima che stessero insieme, ella si trovò
gravida di Spirito Santo (3); e più sotto: Egli non
la conosceva sino a quando parlori (4): e poscia
dice di Giuseppe: Non volle esporla ad infamia (5).
E allorcbè si parla dei fratelli del' Signore, pare
Voglia dire che siano stati figli di Maria. E l'Apo-
stolo dice: Venula lapienezsa del tempo ha man-
dßto Dio il figliuol suo fallo di donna, fatto sotto
la legge (6). Dobbiam dunque scioglìer ad una ad
una queste difficoltà, acciò chi le legge, non sen-
tasi implicato da tal modo di dire. Rispondiamo
dunque per ordine.
Perchè ci farà difficoltà. la parola Donna? Que-
sta si riferisce puramente al sesso; poichè è nome
(ll Bouoso Vescovo di Sardi e capo degli eretici Bono-
siani. (2) S. Giovanni n, 3. (3) S Matteo 1, 18.
(4) S. llatteu 1, 25. 45) lvl 1. 10. ¢6› Ai Galati N.4.

E05
di sesso, non di oorruttela. L'nso volgare non dee
pregiudicare al senso genuino della parola. Che
più? La stessa verginità fu da principio chiamata
cosi; conciossiachè avendo Iddio tolta una costa
ad Adamo, ed in suo luogo postavi carne, di essa,
dice il Genesi, fabbrícò la donna, Ecco che essa
era pur vergine, e tuttavia già vien chiamata don-
na; e la ragione non ce la tacque la Scrittura di-
cendo: Adamo disse: questo è osso delle mie ossa. e
carne della mia carne.Ella sarà chiamata donna,
perocohè è stata tratta dall'uomo suo (1). Perchè
fu tratta dal suo uomo, dice, non perchè abbia co-
nosciuto uomo. Pertanto finchè stette nel paradiso,
fu chiamata donna, ancorchè non avesse perduta
la verginità: e sol dopo che venne cacciata dal
paradiso, si legge che Adamo conobbe Eva sua
moglie, ed essa diventò madre di un figlìo. A-
dunqne il primo nodo è già sciolto.
La seconda difficoltà sta in queste parole: Prí-
ma che stessero insieme. fu trovata gravida. Ma è
da sapere che la sacra Scrittura usa di affermare
ciò che forma Poggetto del discorso. e di passar-
sene sugli incidenti (2).
Con che sciogliesi anche la terza difficoltà, cioè
delle parole: Non la conobbe sino a quando par-
torì. Ecchè dunque? l'avrà conosciuta poi? Non
(ll Genesi n, 23.
(2) Cioè Pintento del Vangelista fu quivi di mostrare che
la generazione del Salvatore era stata dalla Vergine senu
opera d'uomo: la verginità di Maria pel tempo susseguon-
te non entrava nel suo discorso che solo per incidente , e
però non ne parla. (N. 4. 1'.›
20i
vien per nulla la conseguenza. Anche altrove leg-
giamo in Isaia: Io sono il Signore Iddio, e il sarò
sino a quando voi sarete invecchiati (1). Forsechè a
oostoro,a' quali fa detto sino a quando, cesserà. di
esser Dio allorchè saranno invecchiati? Leggiamo
parimente nei salmi davidici: Disse il Signore al
mio Signore: Siedi alla mia destra. fino a guan-
do io ponga i tuoi nemici a sgabello a' tuoi pie-
di (2). Forsechè dopo soggiogato il popolo gen-
tile, che prima pareva nemico , perchè negava
l'Antor della salute e serviva agli idoli, cessò il
Figlinolo di sedere alla destra del Padre, owero
non vi siedera in eterno?
-Che pregiudica poi a Maria, se Giuseppe non
comprese il mistero del disegno divino, e al vederla
gravida, non sapea conciliar questo colla verginità
di lei? Ignoravano la sua risurrezione gli Angeli,
secondo i versetti di quel salmo: Alzate, o prin-
cipi, le vostre porte, e alzatevi voi, porte dell'eter-
nità; ed entrerà il Re della gloria. E chi è, gli nui
domandano come se nol conoscessero, questo Re
della gloria (3)? e gli altri rispondono: Il Signore
forte e potente, il Signore potente nelle battaglie.
E ripete il Profeta gli stessi versetti, e nulla-
meno essi, come se l' ignorassero, interrogarono di
nuovo, poichè sta scritto: Alzate, o principi, le
vostre porte, e alsatevi voi, o parte della eternità;
ed entrerà il Re della gloria. Chi è questo Re del-
la gloria? Come dunque potè l'uomo conoscer un
(U Isaia url, 4. (2) Salmo mx, 1-9. (3) Salmo xxm, 7.

205
mistero occulto agli Angeli stessi-? Leggiamo pur
nella profezia di Isaia: Chi è -questi che viene di
Edom e di Bosra colla veste tinta di rosso (l›?
Ed in vero è cosa da meno la risurrezione di nn
uomo, che la maternità. d'una vergine. Gonciossia-
che alle preci di Elia e di Eliseo eran gia risorti
de'morti; ma ne prima nè dopo Maria non s'ebbe
più esempio d'una madre vergine.Che se egli stet-
te in forse di dennnciarla come rea, ciò fu prima
di esserne chiarito dall'Angelo; ma poscia fedele
alla Parola dell'Angelo, e niente dubbioso della
verginità di lei, osservò tacito l'alto mistero.
CAPO VI.
Sciolte le due altre obbiezioni, dice esser assurdo
che Gesù abbiasi eletto una madre, che non sia
stata sempre vergine.
Non vi tnrbi nemmeno cio che dice la Scrittura,
che cioè Giuseppe prese María sua consorte, e an-
dossene nell'Egitto (2). Perchè, sendo ella sposata
ad uomo, prese il nome di consorte. Conciossiachè
il nome di coniugi si acquista tostochà si contrae
matrimonio, e non è la perdita della verginità che
forma il matrimonio, ma sibbene il patto coniu-
gale. In una parola il matrimonio sta non nel-
Yusar delle nozze, ma bensì- nel primo contrarie.
(1) Isaia nm, 4. (2) S. Matteo, 1, 24.

206
Quanto poi all'essere ella stata congiunta in
matrimonio, avendone io già altrove ragionato a
fondo, basta per ora che io tocchi così di volo la
ragione di questo celeste misterio; e fu acciò quelli
che vedeano il frutto della maternità di Maria, non
lo credessero elletto di colpa, ma legittimo portato
di nozze. Conciossiacliè il Signore amò meglio che
alcuno dubitasse della sua generazione, piuttosto
che della pudicizia della sua Madre.
Iddio stesso poi c'insegna che sotto il nome di
fratelli si allude talora a comnnanza di schiatta,
di discendenza, di popolo, secondo quel che dice:
Annunøierò il nome tuo a' miei fratelli, canterà
laude a te in mezzo alla Chiesa (1). Dice pure
san Paolo: Bramava in stesso di essere separato
da Cristo pe' miei fratelli (2).
p Patè anco aver fratelli non da Maria, ma da
Giuseppe. E chi si dé-ise a studiare sottilmente
questo punto, troverebbe come stia la cosa (3). Ma
io non volli estendermi di più. perchè la chiaro che
il nome di fratelli è comune a molti, e mi basta.
Il Nostro Signor Gesù Cristo si sarebbe forse
eletta una madre, la quale avesse potuto lasciar
contaminare da un uomo quell'aula celeste, quasi
le fosse impossibile serbare intatta la verginal pu-
ll) Salmo xxi, 22. (2) Ai Romani h. 8.
13) Questo punto importante della verginità di S. Giu-
seppe, non era stato abbastanza studiato dagli antichi Pa-
dri. i quali si occupavano unicamente di difendere quella
della Vergine. la gli atudii dei Taologi dei dl nostri, han
fatto molto lume su tal questione, e si tiene ora per cosa
certa che S. Giuseppe fu sempre vergine. (I. J. T.)

207
dicizia? E quella, al cui esempio le altre sono al-
lettate alla professione verginale, avrebbe deviato
la prima da quella perfezione, che per mezzo suo
vien proposta ad ognuna?
E qual sarebbe colei, a cui Dio avrebbe confe-
rito maggiori grazie e riservato premio più splen-
dido che alla Madre sua? Coueiossiacliè a nìuna,
fuorche alla verginità, conferì pregi più alti, sic-
come la Scrittura c'insegna. Imperocehè il Signore
cosi parlò per bocca d'Isaia: E Peunuco non dica:
ecco cheio sono unlegno secco. Imperocchè questa
cose dice il_ Signore agli eunuchi: Tutti que' che os-
serveranno i miei sabbali e ameranno quello che io
voglio, e manterrfmno il patto con me. darò loro
nella mia casa e dentro le mie muraglie un posto
e un nome migliore di quello che hanno i figli e le
figlie; un nome sempitemo darò loro, e non pe-
riranno (1). .
Promette ad altri che non periranuo, e lascìerå
venir meno la Madre sua? Ma no, non venne meno
Maria, non venne mono la maestra della vergi-
nità, nè potè essere in verun modo che quella, la
quale aveva portato Dio nel suo seno, si risolvesee
a volerci portar un uomo: e nemmeno Giugeppe,
uom giusto, sarebbe caduto in tal pazzia, da usar
colla Madre del Signore.
(1) Isaia ui, 3 e seg.

208 ' E
CAPO VII.
Prova che Maria perseverò nella verginità. dal~
Faverla Gesù data per madre a san Giovanni;
dall'essere sfata costante nella Passione del suo
Figlio; e dallesultarwa del Battista nel seno di
sua madre.
Se non che Maria si difenda con i proprii co-
stumi, non con quelli d' altrui. No, come dissi,
ella non venne mai meno. Ne è testimonio il Fi-
gliuol di Dio, il quale essendo in croce raccoman-
dava alla Madre qual figlio il discepolo, ed al di-
scepolo dava lei per madre. Ce lo narra san
Giovanni, il quale nel suo Vangelo si difiuse di più
nelle cose mistiche; imperocchè gli altri Evangelisti
descrissero nella Passione di Cristo il terremoto,
Poscuramento del sole. il perdono dato ai crocifis-
sori; ma questi, il diletto del Signore, che aveva
bevuto dal suo senoi misteri della sapienza, gli
arcani della pietà, tralasciando ciò che avevano
detto gli altri, attese di preferenza a comprovare
colla sua espressa testimonianza la perseveranza
della Madre vergine; come figlio sollecito dell'onor
della madre, acciò niuno osasse mai più tacciarla
di violato pudore.
E certo si conveniva che rimovesse ogni ombra
di dubbio dalla purita della Madre quel Signore
che al ladrone dava il perdono. Dice dunque alla
Madre: Donna, ecco il tuo figlio. Dice poscia al

ì09
discepolo: Ecco la tua madre (1). Il discepolo, e
non altri, è quello cui vien raccomandata la Ma-
dre. Or come avrebbe tolta al marito la sua con-
sorte, se Maria fosse stata impegnata nel matri-
monio, o avesse seguito il costume delle altre
donne?
Chiudete la bocca, o empii, e voi tendete l'o-
recchio, o fedeli; udite ciò che dice Cristo. Gesù
Signor Nostro fa dalla Croce il suo testamento,
e sospende per poco la redenzione dell'uman ge-
nere, per assicurare I' onore della sua Madre;
Giovanni sottoscrive al testamento di Cristo. Alla
Madre si lascia la prova della sua pudicizia e il
testimonio della sua verginità; e al discepolo si
lascia la tutela della Madre, il merito della pietà.
figliale. E da quel momento il discepolo la prese
con seco (2). Qui certamente nè Cristo stabiliva
un divorzio, nè Maria abbandonava il marito. Ma
e con chi doveva abitare la Vergine, se non con
quello cui ella sapeva esser Perede del suo Figlio,
'ed il custode della verginità?
Stava Maria a fronte della Croce, e mentre fug-
givano gli uomini, essa- rimaneva intrepida. Con-
siderate se mai potè deporre il puclor verginale
la Madre .di Gesù, la quale non muto Panimo ma-
'terno verso di Lui. Mira.-va con occhio pietoso 'le
piaghe del Figlio, per cui sapeva' doverne venire
la redenzione del mondo. Stava' essa spettacolo
-non degenere dal Figlio, e non paventava gli ne-
(I) S. Luca xxm, 43. (2) Vangelo di S. Gio. xxh, 21.
Sant'Ambrogio 14

210
oisori. Pendeva dalla Croce il Figlio, e la Madre
si ofleriva ai persecutori. Che se ella stava là sol-
tanto per esser svenata prima di Lui, sarebbe da
lodarsi il pietoso afietto, per cui non voleva so-
prawivere aL Figlio; se poi stava lì per morire
insieme col Figlio, sperava. pure di risorgere con
Lui, ben conscia del mistero d'aver generato quel-
lo che sarebbe risorto da. morte: e inoltre sapendo
essa che la morte del Figlio era per ragione del
pubblico bene, stava pronta , se per awentura
colla sua morte potesse conferire alcun che di più
al çomun vantaggio. Se non che la passione di
'Cristo non abbisognava di aiuto, conforme a quel
che predísse buon tempo innanzi: Mimi all'intor-
no, e non era chi porgesse la mano : oe:-cai, e non
vi ebbe chi mi dé$se aiuto, eli salverà col mio
braccio (1).
E dopo ciò, come potè esser rapita la verginità
di Maria, la quale, mentre fuggìvano gli Apostoli,
non paveutava i supplizì, anzi ofierivasi da se ai
pericoli? La quale ih dotata di tanta grazia, che
.non solo per sè ritenne la prerogativa della vergi-
nità, ma eomnnioolla persino a quelli che erano da
lei visitati. Visitò Giovanni il Battista, ed egli e-
sultò nel sen materno prima di nascere. Il bambi-
nello osseqnente prima che nato esultò alla voce di
Maria. E quindi non immeritamente visse integro
ooluì, che dalla Madre del Signore per ben tre mesi
venne fortificato ooll'olio della sua presenza e eol-
(I) Isaia um, 5. V - _
~ 21!
Punguento della verginità; Ed ella stessa fu poi
consegnata aGiovanni l'Evangelista libero da nozze
terrene; onde non mi meraviglio che meglio d'ogni
altro abbia trattato delle sue grazie colui, al quale
stava si da presso la Reggia dei divini misteri.
CAPO VIII.
Applica alla Vergine un tratto della profezia
di Ezechiele.
Mi dicano ora quelli che muovono una tale qui-
stione, che cosa significhino quelle parole del Si-
gnore in Ezechiele: Io sto per tornare -in libertà
gli schiavi di Giacobbe; ed avrò pietà della casa
d' Israele. E più sotto: Li trarrò di -mezzo alle
genti e dai paesi delle nazioni, e farò in essi ri-e
splendere la mia santità al cospetto delle genti; ed
ei conosceranno ch'io sono il loro Signore, lorchè
apparirà loro fra le genti; e non asconderò più
ad essi la mia faccia, perchè ha versato il mio
sdegno 'sopra la casa d'lsraele, dice il Signore Id-'
dio (1). E poscia dice il Profeta d'aver*veduto edi-
ficar una città su d'un'altissima montagna, con mol-V
to porte, delle quali una dicesi chiusa, e ne parla'
così: E mi rivolsi verso la porta del santuario
esteriore, la quale guardava a levante, ed era
(1) Ezechiele xxxu, 11.

212 o
chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta sarà
chiusa,e non si aprirà, e ninna per essa passerà:
perchè passerà per essa il Signore Iddio d'Israele.
.Ed essa starà chiusa, poichè il principe stesso se-
derà sopra di essa per mangiare il pane davanti
al Signore. Egli entrerà per la porta del vestibolo,
e per essa uscirà (1). Qual è questa porta, se non
Maria; _e perchè chiusa, se non perchè vergine?
Maria dunque è la porta., per cui Cristo entrò nel
mondo, allorchè nacque dalla Vergine, senza ofiu-
scarne il candore. Questa porta, dice, sarà chiusa,
e non si aprirà. Nobile porta. è Maria, la. quale
era chiusa e non s'apriva. Passo per essa Cristo,
ma non l'aprì.
E per dimostrare che ognuno ha la sua. porta,
per cui v'entra. Cristo: Alzate, o principi, le vostre
porte, dice il Profeta, e alzatevi, 0 porte dell'eter-
nità, ed entrerà il Re della gloria. Quanto più
adunqne era porta Maria, in cui risiedette, e
donde uscì Gesù? Disse perciò il Profeta: Questa
porta sarà chiusa, e non s'aprirà, e niuno passerà
per essa: cioè niun uomo: poichè passerà per essa
il Signor Iddio d' Israele. Dice che sarà chiusa,
cioè prima e dopo il passaggio del Signore; e non
si aprirà da nessuno; nè infatti s'aprl, perchè pos-
sedette sempre la sua porta. Cristo, il quale disse:
lo sono la porta (2), e nìuno potè rapirgliela.
_`.Questa ports. gnardava__ ad oriente, perchè dif-
. › - -
(1) Eleßhiele xuv, 1 e seg. (2) Vangelo-di S. Gio-
vanni x, 7. - _

ø
9
..H
fuse la vera luce che genero 1'Oriente, e partorì il
Sole della giustizia. Odano dunque gli stolti: Sarà
chiusa, dice il Profeta, questa porta, che riceve il
solo Dio d'Israele. Quegli dunque di cui fu detto
alla Chiesa: Poichè Egli rafƒorzò le chiusure del-
le sue porte (1), non potè rafforzare la sua porta?
Si la confermò, e coneervolla. intatta, e mai non si
aprì. Odano il Profeta che dice: .Non si aprirà e
starà chiusa: cioè non si aprirà da quello a cui
sarà. disposata; che non lice aprir quella porta per
cui passerà il Signore. E dopo esso, dice, starà.
chiusa: cioè, non Paprirà Giuseppe, perocchè a lui
si dirà: Non temere di prendere Maria in tua con-
sorte, conciossiachè ciò che da essa nascerà, è dalla
Spirito Santo. c
CAPO IX.
Espana ivari simboli, co' quali vien adombrata la
verginità, e ciò che da essi le vergini debbano
apprendere. -
La verginità pertanto è una porta serrata, un
giardino chiuso, un fonte suggellato. Ascolta, 0
vergine, e tendì più attentamente Porecchio; vé-
lati di verecondia, apri la mano, aeciocchè il men-
dico ti rawisi; chiudi la porta, affinchè il corrut-
tore non ti sorprende; apri la mente e sérbati
ìllibata.
(1) Salmo cxrvn, 18.

214
La verginità è altresì un ramoscello che spunta
dalla radice, come sta scritto in Isaia: Uscirà un
ramoscello dal tronco di Gesse, c un fiore spun-
terà dalle sue radici (1). Questo ramoscello non è
vuoto, ma solido; niuno non lo abbrucii, acciò tu
ne custodisca il fiore. Sei ramoscello, o vergine,
bada a non curvarti nè piegarti a terra; affiuchè
spunti inte il fiorellino della radice paterna.
Tu sei orto chiuso, o vergine, custodisci le tue
frutta: non lasciarvi allignar le spine, ma fiori-
scano le tue viti. Sei orto chiuso, niuno tolga la
siepe della tua pudìcizia, perchè sta scritto: Chi.
rompe la siepe, verrà morsicato dal serpe (2).
Ma tolga quella oltanto, di cui sta scritto: Per-
chè fu recisa la siepe (3) ? .
Niuno abbatta il tuo muro, acciocchè tu non ven-
ga conculcata., Tu, o vergine, sei paradiso: guar-
dati dall'esser Eva. Sei fonte suggellato: niuno in-
torbidi le tue acque, onde tu vi possa mirar sempre
la tua imagine. Sei porta chiusazniuno apra la tua
porta,che è stata chiusa una volta per sempre dal
Santo e dal Vero, che tiene la chiave di Davide,
che apre,e niuno chiude; chiude,e niuno apre. Egli
ti aprì le Scritture, niuno le chiuda: Egli ti fe'
pura,_niuno oifuschi il tuo candore.
(1) lßflifl XI, 1- (9) Ecclesiaste x, 8.
(3) Genesi xxxvm, 29. _
__.

215
CAPO X.
La verginità è corona nelle mani del Signore:
mistero della SS. Trinità.
Ecco che io vengo speolitamente, dice il Signore:
conserva quello che hai, af/finchè niuno rapisca la
tua corona(1). Qual è la tua corona, se non quella
di cui fu detto: E sarai corona di gloria nelle
mani del Signore (2) 'P
Chi è Colui che così parla, se non quello di cui
dice 1' Ecclesiaste: Egli è Uno, e non è secon-
do (3)? E chi è Costui, se non quegli di cui fu
detto: Uno è il vostro maestro, Cristo (4) ? È
uno, perchè Uuigenito del Signore; uno, perchè
solo, come. sta scritto: Ei solo estese i cieli, e cam-
mina sui flutti del marc (5). Questi poi non è se-f
condo, perchè primo; non è secondo, perchè unico:
Un solo Dio Padre, da cui tutte le cose, e noi per
csso ; ed un solo Signor Gesù Cristo, per cui tutte
le cose, e noi per esso (6). Un solo Dio Pa.dre,.0d
un solo Dio Figlio, ed un solo Spirito Santo, come
sta scritto: Ma tutte queste cose le opera quell`un0
istesso Spirito, il quale distribuisce a ciascuno, sc-
condo che a Lui piace (7). Uno, ei dice, perchè
Dio è uno; e non vi ha. in esso nissuno secondo,
perchè fa ciò che vuole, non ciò che gli è coman-
(I) Apocalìssl m, ll. (2) Isaia un. 3.
(3) Ecclesiaste W, 8. (4) S. Matteo xxm. 10.
(5) Giobbe h. 8. (6) l ai Corinti vm, 6.
(7) Ibid. m. 7.

216
dato. Uno dunque è Dio Padre, ed uno il Figliuo-
lo di Dio. Uno ed.uno, perchè non sono due Dei.
Uno il Figlio, perchè è una sola cosa col Pa-
dre, secondo ciò che Egli disse: Io ed il Padre
siamo una sola cosa (1). Ed uno lo Spirito, per-
chè l'unità della SS. Trinità non ammette distin-
zione di ordine, nè di tempo.
Ma dicono alcuni che nel Vangelo si legge: An-
date, battezzate ipopoli nel nome del Padre, e del
Figliuolo, e dello Spirito Santo (2): ed oppongono
che in primo luogo vi si nomina il Padre, in se-
condo luogo il Figlio, in terzo luogo lo Spirito
Santo. Ma quando il Vangelo dice: In principio
era il Verbo, e il Verbo era presso Dio (3), vuol
forse indicare che il Padre sia inferiore, perchè
ricorda in primo luogo che il Verbo di Dio fu ed
è sempre in principio? Oppure dove diese l'Apo-
stolo: Nel regno di Cristo e di Dio (4), volle
forse stabilire una gradazione ? Owero lorchè Ge-
sù stesso dice: Lo Spirito del Signore sopra di
me: pcrocchè mi ha unto e mi ha mandato ad
evangelíuare a' poveri, ad annunziare agli schiavi
la liberazione (5), significa forse che lo Spirito
Santo sia superiore al Figliuol di Dio?
Ecco, o vergine, come sciolgonsi sifl'atte diffi-
coltà: apri a queste cose il tuo orecchio, e chiudi la
bocca; apri Porecchio per ascoltar la fede, chiudi
la bocca per conservar la verecondia.
(1) S. Giovanni x, 29. (2) S. Matteo xxvin. 19.
(3) S. Giovanni 1, 1. (4) Agli Efesini v, 5.
(6) S. Luca lv, 18.

' 217
E poi leggono bensì le parole: Nel nome del
Padre, e del Figliuolo, e della Spirito Santo; ma
non intendono ciò che vi ha premesso. .Nel nome,
disse. Dunque indico bensì tre Persone, ma asserì
uno essere il nome della Trinità.
Uno pertanto è Dio, uno il suo nome, una la
divinità, una la maestà. Non vi ha dunque qui
niun secondo; perchè la Trinità'è il principio di
tutte le cose, e il _p1-imato della Trinità si estende
sopra ogni cosa. E dunque uno, e non è secondo;
perchè è Panico e solo che non abbia peccato', il
solo senza aiuto, il quale disse: Mirai alfintomo,
e non v'era chi porgesse la mano (1).
- CA_PO XI. . '
.Avendo Cristo tanto faticato per noi, dobbiamo
anche noi faticare per Lui. Egli non si legge
esser secondo, se non come uomo.
E non ri/'misce di adoperarsi (2); perchè è no-
stro awocato universale presso il Padre, e portò
le nostre infermità, e per noi si addolora, e per
noi s' inferma, siccome disse: Era informo, e non
mi avete visitato (3).
I suoi occhi non si saziano di ricchezze (4);
(1) Isaia um, 5. (2) Ecclesiaste lv, 8.
(3) S. Matteo xxv, 43. (4) Eccles. xv, 8.

248
perchè Egli è Pabisso delle ricchezze della sa-
pienza. e della scienza di Dio, iu cui sono i tesori
dei celesti misteri. Perchè dunque lavoriamo piut-
tosto pel secolo, e frodiamo l'anima nostra di tanto
lucro di santità, mentre non dobbiamo servire ad
altri che a ootesto Signore ?
Questi dunque è uno, enon è secondo (1). Io
adduco questa testimonianza, ove leggo Lui es-
ser primo, e leggo che non è secondo: quelli che
lo vogliono secondo, lo provino con qualche testo.
Ma taluno dirà che sta scritto: Il primo uomo
dalla terra terrestre: il secondo uomo dal cielo
cekste (2). Attendi però a quel che dice: Secondo
uomo, dice, cioè uomo secondo. Ed io dico che è
prima quanto alla natura divina, e ninno gli va
innanzi; è poi secondo quanto alla natura umana,
perchè posteriore ad Adamo.
Io vi dico ancor di più: non solo lo chiamo uomo
secondo, ma Pultimo degli uomini; poichè sta
scritto: Il prima uomo Adamo fu fatto anima vi-
vente; Z' ultimo Adamo spirito oivificante (3).
Considera la bontà. di Cristo: Egli è primo ed
ultimo. Quegli ehe era primo, si è fatto per
noi ultimo. Primo, perchè per esso furono fatte
tutte-le cose; ultimo, perchè per esso vi sarà la
risurrezione. Conciossiachè discese, e si prostrò
cadendo, facendosi più abbietto di tutti, per sol-
levar quei che ,giacevano a terra.
(1) Eccles. xv. 8, come poc`anzi a pag. 215.
(2) 1 ai Corinti xv, 41. (3) 1bid_45_

Si!!
Onde anche l'Ecclesiaste disse: Se uno cade,
l'altro il sostiene. Guai a chi è solo, perchè caduto
ch'ei sia, non ha chilo rialzi. E se dormono due
insieme, si riecalderamzo l'un l' altro : un solo
come farà a riscaldarsi (1) “I Vale a. dire, chi ha
con sè Cristo, benchè cada, si rialzerà; benchè
muoia, risorgerà; perchè ha seco Colui che venne
ad accendere il fuoco sulla terra. Così pur Eliseo,
allorché risuscitò un fanciullo, sofliò su di esso
per infondex-gli il calore della vita. Abbi dunque
teco nel tuo petto questo fuoco, il quale ti rawivi,
acciò non ti colga il freddo dell'eterna morte.
Questo giovane adunque si prostrò, il quale ven-
ne per Maria, ed infuse nel petto degli udítori il
calore della vita. Onde dicono i discepoli nel Van-
gelo: Non ardeva egli il cuore a noi in petto,
mentre ci spiegava le Scritture (2) ?
CAPO XII.
Applica a Cristo quel passo dell' Ecclesíaste,
in cui si parla del giovane secondo.
Questi è quel giovane secondo di cui parla.
l'Ecclesìaste, ove dice: Vidi tuttii viventi che
camminano sotto del sole seguire il giovane se-
condo: chi risorgerà per lui (3)? Imperocchè chi
H) Ecclesiaste iv, 10-ll. (2) S. Luca mv. 32.
(3) Eccleslaste iv, 15. ›

220
risorgerå per Cristo, il quale risorse per gli altri,
ed in Lui tutti risuscitarono, avendo essi ricevuto
la speranza della risurrezione ?
Che questo luogo si riferisca a Cristo, risulta
dalla concordanza colla benedizione e profezia di
Giacobbe, il quale dice di Giuda: Chi lo su-
sciterà (l)? Non altri per certo; perch' Egli ri-
sorse da per sè, come dice Egli stesso: Disfate
questo tempio, e in tre giorni lo rímetterò inpíedi.
Or egli parlava del tempio del suo corpo (2).
Sta pur bene al solo Cristo ciò che segue: Infi-
nito è il numero del popolo diLui (3); perchè in-
numerevole è il popolo di Cristo, e non ha fiue
quel popolo, cui la fede della risurrezione eterna
acquista l'età di una vita che non ha fiue. Per-
tanto egli è fuor d'ogni dubbio che secondo la
carne Ei fu detto giovane, e che cade e risorge.
Da ultimo vi aggiunse che è uu ottimo giovane,
povero e saggio (4); conoiossiachè essendo ricco,
si à fatto povero (5).
Lo stesso Re d'Israele passò dunque per questa
porta, il Principe stesso siedette in essa, lorchè il
Verbo si è fatto carne ed abito fra di noi, come
Re sedente nell'aula regale del seno vergineo, ov-
vero sull'olla fervente, come sta scritto: Moab aula
di speranza, owero alla di speranza (6): con-
cìossiachè in varii codici trovansi amenduei modi.
Aula regale è la Vergine, la quale non fu soggetta
(1) Genesi xux, 9. (2) Vangelo di S. Giovanni n , I9.
13) Ecclesiaste xv, 16. (4) lbid. vers. 13.
(5) 2 ai Corinti vm, 9. (6) Salmo mx, 10.

22!
ad uomo, ma a Dio solo; olla è il seno di Maria,
la quale riempì l'universo dello spirito fervente, il
quale discese sopra di essa allorchè partorl il Sal-
vatore. Il quale sedendo sulla porta, mangio certo
quel cibo, di cui dice egli stesso: Il mio cibo edi
far la volontà del Padre mio che è ne' cieli (1).
CAPO XIII.
Altri simboli della verginità di María, e frutto
che le vergini debbono ricavarne.
'Oh dovizie della. verginità di Maria l Esse. bolli
come olla, e qual nube piowe sulla terra la gra-
zia di Cristo. Conciossiachè di lei sta scritto:
Ecco il Signore viene sedendo su «Tuna nube leg-
giera (2). Veramente leggiera, perchè libera dai
pesi del matrimonio; leggiera, perchè alleviò il
mondo dal grave peso della colpa; leggiera, perchè
portava in seno la remissione dei peccati; leggìera
infine, perchè alleviò il bambiuello Giovanni, il
quale, al sentir la voce di lei, ripieno di gioia balzò
ed esulto nel seno stesso di sua madre, animato
da sensi di divozione, prima ancora che dai sensi
vitali.
Accogliete adunque, o sacre vergini, si acco-
(I) S. Giovanni iv. 34. (2) lsaia xxx, l.

222
gliete voi pure la pioggia spirituale che stilla da
questa nube, che tempera soavemente i corpi; af-
finchè smorziate ogni arsura del corpo, e il vostro
spirito ne sia refrigerato. I nostri padri prenun-
ziarono che la pioggia di questa sacrata nube sa-
rebbe stata la salvezza del mondo (1). Figurava
questa pioggia la rugiada che stillò sopra la terra,
domandata ed ottenuta da Gedeone (2). Seguite
questa nube, da cui sgorgò il fonte donde venne
irrìgato Puniverso. Accogliete dunque questa piog-
gia di benedizioni che Dio verso sopra i suoi figli.
Aceogliete quest'acqua celeste, e non ve ne cada
una stilla: e poichè è nube, vi purifichì e vi co-
sperga del suo celeste umore ; e poichè è olla ar-
dente, v'accenda del fuoco dell'eterno spirito.
Ricevete da quest'olla Moabitide Yunguento
della divina grazia: nè temiate che venga meno,
poichè esso cresce a misura che se ne efionde; e
il suo odore si sparse per tutto il Àmondo, come
eta scritto: Il tuo nome è come un unguento spar-
so, pertanto le fanciulle ti consaorarorào i toro'
affetti (3). Vi scenda nell'intimo del cuore e delle
viscere quest'unguento, per cui María spirava non
già profumi deliziosi di questa terra, mail soave
olezzo della divina grazia.
Questa pioggia temperò la sete di Eva; questo
unguento tolse il fetore del peccato d'origine: un-
guento con cui Maria sorella di Lazzaro unse i
(1) Salmo Lxxi, 6. (2) Giudici v|,3§. (3) Cantici 1,- 2.

225
piedi a Gesù, e tutta la casa fu cosparsa della sua
fragranza (1).
Nessuna si reputi povera o indigente, o temi
di non poter comprare questo prezioso ungnento,
o si dia a credere che questa celeste sorgen-
te sia venale, perchè il Signore dice: 0 voi
che siete assetati, venite alle acque: e voi che non
avete denari, venite, comparate e bevete senza ar-
gento (2). E poco prima aveva detto: Voi foste
venduti gratis, e gratis altresì sarete ríscattati (3).
Perciò il Signore essendo infinitamente ricco, per
noi si è fatto povero, acciocchè tutti possano farne
acquisto, e i poveri vengano dalla sua povertà ar-
ricchiti (4). ›
Preparate adunque i vasi del Signore per ac-
cogliervi questa fonte di acqua viva, fonte di ver-
ginità, nnguento di castità, profumo di fede, e fio-
ritura graziosa di soave misericordia. Vestitevi
delle spoglie innocenti di quell'Agnello, il quale
mentre veniva maledetto, non rimalediceva; per-
cosso, non ripercuoteva (5).
(l) Vangelo di S. Giovanni xu, 3. (9) Isaia 1.v,_ 1._
(3) Isaia Ln, 3. (4) 24:11 Connti vm. 9.
(5) 1 Lettera di S. Pietro ir, 23.
224
CAPO XIV.
Per eccitare vieppiù le vergini all' imitazione di
›Maria, mostra che molte allegorie intorno la
Chiesa, a lei pure si convengono, e alle vergini.
Questa imitate, figliuole; a lei bellamente con-
viensi ciò che di santa Chiesa fu profetato: Quanto
belli sonoi tuoi piedi nei lor calzari, o figlia di
Aminadab (1)! Perciocchè ~ la santa Chiesa ap-
parve bella nella sua andatura, allorché portò pel
mondo il Vangelo. Così leggiadra procede pel
mondo l'auima cristiana, valendosi signorilmeute
del corpo come di calzari, e movendo senza impe-
dimento il passo ove le aggrada.
In questi calzari cammino graziosa Maria, la
quale, senza mistione di corporal contagione, ge-
nerò l'Autor della nostra salute. Disse pertanto
egregiamente il Battista: Io non sono degno di
sciogliergli i legacci delle caløamenta (2): vale a
dire, non son degno di comprendere il mistero
del1'Incarnazìoue nelle angustie di mente creata,
e trattarne colla pochezza e povertà; del linguag-
gio umano. Disse perciò Isaia: Chi narrerà la sua
generazione (3)? Graziosi pertanto sono i passi
sì di Maria, sì della Chiesa, perchè sono graziosi i
passi di quelli che annunziano la divina parola.
E quanto sono pur belli quei simboli con cui le
(I) Cantici vu, 1. (2) Vangelo di S. Giovanni 1, 27.
(8) Isaia un, 8.

225
Scritture, sotto figura della Chiesa, profetarono di
Maria, purchè non ti fermi alle membra corporee,
ma intenda sotto quelle i misteri della sua mater-
nità. Le giunture dei tuoi fianchi, le si dice, son
come monili lavorati per mano d'artq"ìce; le tue vi-
scere un nappa fatto al torno che non manca mai
di bevanda; il tuo seno come un cumulo di frumen-
to circondato da gigli (1). Perocchè in quel modo
che i vincitori delle battaglie del mondo sogliono
ai valorosi cingere il collo di donati monili, così il
nascimento di Cristo dalla Vergine, perfetto per
ogni verso, alleviò il nostro giogo, per coronare il
collo dei fedeli colle insegne della virtù.
Veramente nappo lavorato al torno sono le vi-
scere di Maria, in cui eravi la sapienza, la quale vi
'mescè il suo vino (2), somministrando colla pie-
nezza della sua divinità la grazia indeficiente della
cognizione di Dio.
Nel seno di Maria germogliava insieme il cu-
mulo di frumento ed il giglio fior di grazia. Poi-
chè ella generava il gran di frumento, secondo
ciò che sta scritto: In verità, in verità vi dico,
se il grano di frumento caduto in terra nonsi
muore, resta infecondo (3). Ma come di quel gra-
no formòssene un cumulo, cosi si adempì il detto
dei Salmi: E le coøwalli abbo-nderarmo di fm-
mento (4): perche quel granello, poichè fu mor-
to, portò copioeissimo frutto. Quel granello sa-
(l) Cantici vu, l. (2) Proverbi h. 2.
(3) Vangelo di S. Giovanni m, 24. (4) Salmo Lxlv. 14.
Sant'Ambrogio 15

226
tollò tutti gli uomini col perpetuo cibo dei ce-
lesti doni; e si compie il profetico detto di Da-
vide: Cibolli con midollo di frumento, e dalla
pietra li satollò di miele (1). E che da questo gra-
no di frumento sia spuntato altresì il giglio, lo di-
cono i sacri Cantici: lo sono il fiore del campo e
il giglio delle convalli, come giglio infra le spi-
ne (2). Giglio fra le spine altresì era Gesù, allor-
quando stava in mezzo ai Giudei.
CAPO XV'.
Le vergini sono in ispeeial modo gigli di Gesù, il
quale può veramente dirsi mucchio di frumento
aecerchiato di gigli.
Ascolta, o vergine, ciò che dice: È giglio delle
eonvalli Cristo, cioè delle anime umili e miti. Sia
pur tu mite, umile e mansueta, affinchè fiorisca in
te il divin giglio Gesù, del quale si dice nei sacri
Gantici: Le sue labbra sono gigli che stillano
mirra schietta (3): vale a dire, quelli che magni-
ficano ed esaltano colle loro labbra la passione di
Cristo, e portan nel loro corpo la mortificazone di
Lui, sono suoi gigli; e lo sono in modo tutto par-
ticolare le vergini consecrate, le quali brillano per
verginità perfetta. Perciò quelle parole: Io sono
il fiore del campo ed il giglio delle convalli,
(1) Salmo Lxxx, lß. (2) Gantici n, 1. (3) Cantìci v, 18.

227
sono da taluni intese come dette alla Chiesa, la
quale, posta nella valle di questo mondo, profes-
sando perfetta virtù, spira il buon odore della di-
vina grazia. Ed anche altrove ella dice: Il mio
amico è discese nel sua orto, alle aiuole degli a-
romi, per pasturare la sua greggia negli orti, e
per cogliere gigli. Io sono dell°amieo mio, e l'amico
mio che pascola il suo gregge fra i gigli, èmio (1).
Dal seno dunque di Maria si sparse pel mondo
quel cumulo di frumento coronato di gigli, quando
da essa nacque Gesù, a cui disse Davide: Tu co-
ronerai l'annata colla tua benignità, e i tuoi
campi diverranno fecondi,i con/ini del deserto
saranno impinguali, edi colli einti di gioia. Le
pianure saranno rivestite di greggi, e le valli co-
perte di biade, imperocchè daranno voci di gioia,
e cante:-anno inni al Signore (2).
Qual è Panno della bontà del Signore, se non
quello di cui sta scritto: Io t'ho esaudito nel tempo
della benevolenza, e t' ho aiutato nel giorno della
salute (3)? quando la Chiesa abbondò di popoli
fedeli, ed ísacerdoti si rivestirouo di giustizia ;
onde disse san Paolo: Ecco ora il giorno accette-
vole, ecco ora il giorno della salute (4): -quando.
Gesù venue ad annunziar l'anno accettevole, il dì
della retribuzione, come ricordo Egli stesso nel
santo Vangelo: Lo Spirito del Signore sopra di
me, per la qual cosa mi ha unto per evangeliz-
zare (5) ?
(1) Cent. vu, I-2. (2) Salmo Lxlv, 12. (8) lsaia xux, 8.
(4) 2 aìcor. vi, 2. (5) S. Luca iv, 8.

2ì8
Allora il nostro Signor Gesù Cristo colle sue
divine operazioni coronò di gloria e di onore la
sua venuta in questo mondo: conciossiachè tutto il
tempo in eni visse qnaggiù, lotto contro varie sorta
di patimenti. Bambino vinse Erode, trionfando di
lui nella strage degli Innocenti. Patì fame, sete,
battitura, oltraggi, e finalmente salito sulla croce
vi morì per la nostra salute.
CAPO XVI.
Le vergini si facciano incontro a Gesù incoronato
_ da Maria. Egli è però vero Dio: /ìgure della
fede: esortazioni.
Vedi quante lotte ei dovette sostenere! Tutta-
via non fu avaro riscuotitore di premi, ma ap-
pagossi di una sola corona di cielo. Uscite per-
tanto, o figlie di Gerosolima, come vi invitano i
sacri Cantici, uscite fuori, e vedete -il re Salomone
colla corona di cui sua madre l'_ha coronato nel
giorno delle sue sponsalizie, e nel di del giubilo
del suo cuore (1), perchè si accese di affetto per
le figliuole di Gerosolima (2). Uscite cioè dalle an-
gustie e dalla cure mondane; uscite fuori da ogni
diletto carnale, consideratevi come straniere al
corpo, affinchè possiate abitare al cospetto del Si-
(I) Cantici ni, ll. (2) lbid. lu, l0.

229
gnore; perchè quei che sono schiavi del senso,
non possono piacere a Dio. Che se giungerete a
comprendere Pardente afietto che vi porta quel
nostro divino Salomone, vero principe della pace,
per cui fu incoronato dalla sua madre : allora si
dirà di voi che vivete secondo lo spirito, e non se-
condo la carne.
Beata, o madre Gerosolíma, e beato, o seno di
Maria, che incoronasti si gran Signore. Ella lo
incoronò quando lo formò nel suo seno, lo incoronò
quando lo ebbe generato: e quantunque l'abbia
formato senza alcuna propria operazione (chè dì-
scese sopra di essa lo Spirito Santo) ond' Egli
dice: Il tuo occhio mi vide non formato (1): tut-
tavia con ciò stesso che il coucepì e lo partori per
1a~salvezza di tutti, cinsegli il capo della corona
tessuta dal suo eterno amore, acciò per la fede dei
credenti Cristo divenisse il capo d' ogni uomo.
Adunque dicesi non formata la carne di Cristo,
mentre, acciocchè lo coucepisse Maria pur restau-
do vergine, con certo nuovo ed insolito mistero di
incarnazione senza mistioue corporea, la econo-
mia della grazia divina prese dalla Vergine quan-
t'era d'uopo di carne, e formò dentro di essa le
membra del secondo Adamo uomo immacolato.
Uomo, dico; ma tu intendi più che uomo, per-
chè sta scritto: Egli è uomo, e chi potrà com-e
prenderlo (2)? E nell'Esodo sta scritto: Non
(1) Salmo cxxxvlu, 16. Cioè non formato nel seno della
Vergine per opera d'uo|no. (2) Geremia xvn. 9.

230
cuocere Pagnello nel latte della sua madre (1).
Dunque non volere estimar dalla sola sua umanità
quell'Agnello, in cui risiedecorporalmente la pie-
nezza della Divinità (2), eracchiudere nella picco-
Iezzo. dell'assunta natura 1' incomprensibile maestà
dell'0nnipotente. Conciossìacbè Giacobbe non fe'
cuocere nel latte quel cibo di perfetta fede, di cui
il patriarca Isacco tanto si compiacque, sì che gli
ebbe conferita con profetico awedimento ogni ma-
niera di benedizioni(3). Epperciò l'Apostolo scrisse
che il latte è cibo di debole dottrina, dicendo:
Quei che si nutriscc di latte, non conosce ilscr-
mone della giustizia, perchè è bambino: i perfetti
hanno cibo più solido (4).
~ Anche tn, o figlia., prendi la stola divotamente
tessuta da quella donna, la quale apre la mano al
mendico, e la lucerna di lei non si spegne per
tutta la notte (5); te ne rivesti, e porta al Padre tuo
una vivanda si grata, che Egli abbia adirti: Come
va che trovasti sì tosto, o figlia (6)? encomiando
così la tua sapienza e il tuo amore alla pietà in età.
così tenera: e quindi ti dica: Awicínali a me, o
figlia: e odorato il profumo che esce dalle tue ve-
stimenta, ti benedica colle parole con cui fu be-
nedetto Giacobbe: Ecco. Podore della mia fi-
gliuola è simile all`odore d'un campo fecondo, che
Iddio ha benedetto: e il Signore ti dia ogni abbon-
danza dalla rugiada del cielo e dall'ubertà della
(1) Esodo xmv, 26. (21 Lettera ai Colossesi u, 9.
(3) Genesi xxvu, 25. (4) Lettera agli Ebrei v, 13.
(5; Proverbi xxx', 18 e seg. (6) Genesi xxvn, 20 e seg.

251
terra. E aggiunga: Quegli che ti maledirà, sarà ma-
ledetto; e quegliche ti benedirà, sarà benedetto (1).
Di questa stola adorno il patriarca Giacobbe
non vide che un uomo, ma da lui chiese la benedi-
zione, non altrimenti che se fosse il Signore Iddio,
echiamò quel luogo Visione del Sígn.ore(2).Vestito
di questa stola vide in ispirito quella stola di Cri-
sto, di cui disse: Laverà. nel vino la sua stola (3).
E benedisse eziandio a Giuseppe dicendo: Fi-
gliuolo crescente Giuseppe, figliuolo crescente : egli
è il più giovane dei miei figli, e mi porta ardente
affetto: ritorna a me : prenunziando la risurrezione
del Signore. Poscia soggiunse: La benedizione del
tuo padre e della tua madre superò le benedizioni
dei più alti monti e il desiderio dei colli eterni (4),
cioè sopra il Principe della grazia.
Prendi questa stola, o vergine, affinchè ti rive-
sta di Gesù e ti rinnovelli nella cognizione di Lui.
Rivéstiti dunque, come eletta di Dio, viscere di
misericordia, di benignità, di umiltà, di pazienza,
di modestia, di carità, la quale è il- vincolo della
unità. (5) : dimodochè tu non abbia altro debito a
soddisfare, fuorchè amare vicendevolmente la tua
sorella: non portar invidia alla gruzia'di ici, ma
quanto la vedrai più buona di te , altrettanto
adóprati ad imitarla, affinchè sia in te la pace e
la grazia di N. S. Gesù Cristo; e cacciando i pen-
sieri mondani, il Verbo di Dio abiti nel tuo cuore.
(ll Genesi xxvn, 29. (2) Genesi nm, 80. (8) lb. xux, ll.
(4) lb. xux, 22-26. (6) Lettera ai Colossesi iu, 19.

232
- Morta una volta al secolo , non toccar più, te
ne prego, nè ti contaminare delle cose di questo
mondo; ma trattenendoti insalmi, inni e canti spi-
rituali, allontanati ognor più dal commercio del
mondo, cantando non all'Uomo, ma all'Uomo-Dio.
E, come faceva Maria, conferisci teco in cuor
tuo (1). Da buona agnellina va ruminando nella
tua bocca i divinì precetti, e di'anche tu: M`eser-
cüerò a meditar le tue meraviglie, o Signore (2).
Nè dormigli o sgoecioli per la noia Panima tua,
perchè lo sgocciolare costringe gli abitanti a nscìr
di casa anche nel verno: ma l'anìma perfetta non
Sgocciola, perchè in essa non vi è fessura di colpa
mortale: rimane perciò nella sua casa, e allietasì
e gode della nuova e sicura sua abitazione. Che se
vi scorgi pericolo di fenditura, di' tosto: Dammi
forza colla tua parola (3).
CAPO XVII.
Ringrazia Iddio di aver fatto risplendere nella
vergini quel vivere angelica che i primi parenti
perdettero nel paradiso, ed a Lui raccomanda
vivamente la vergine Ambrosia. '
- Gompinto il mio dire, a te ora innalzo imiei
voti, o Padre di grazia, ed infiniti ringraziamenti
ti rendo di aver fatto rivivere quaggiù nelle ver-
gini quella vita angelica che nell'Eden avevamo
(lì S. Luca 1|, 19. (2) Salmo cxvm,2'1.
(3) Salmo cxvm, 28.
235
perduta. E che potevi far di più per accendere il
cuore delle vergini, per confermare la virtù, per
celebrare le glorie della verginità, che nascere da
una Vergine? Oh veramente dalla colpa ci venne
più bene che danno; poichè essa diè occasione alla
divina misericordia di riscattarci!
E lo stesso Unigenito tuo Figlio venendo quag-
giù sulla terra a ristorare ciò che pel peccato era
perduto, non potè trovar una maniera di genera-
zione più pura per la sua carne, che dedicando a
sua dimora Paula di una celeste vergine, la quale
fosse tempio di Dio e santuario di castità illibata.
A che ricordereì io che per tua mercè una Ma-
ria, vergine anch'essa, guido insieme coi tuoi santi
Mosè ed Aronne Pesercito d' Israele in mezzo alle
onde del mare? Ma mi passo di tai fatti antichi,
non mi curo di awenimenti privati: alla famiglia
delle vergini basta questa nobiltà. che già. dissi.
Dehl proteggi, o Signore, te ne supplico, que-
sta tua ancella, che si dedicò al tuo servizio, e ti
consecrò la sua anima e la sua verginità. In qua-
lità di sacerdote te la olfro, e te la raccomando
con afietto di padre , acciocchè tu le sia propizio,
le sia guida, e le dia grazia di poter svegliare il
suo Sposo nelle segrete stanze dei celesti talami,
meriti di vederlo, di esser introdotta negli appar-
tamenti del Re suo Dio , e di sentirsi dire: Vieni
dal Libano, Sposa, vieni dal Libano, passerai e
ollrepasserai dal principio della fede (1): passe-
rai pel secolo, per ripassare al cielo.
(ll Cantici iv, 8.

D
234 '
Rivolgi dunque lo sguaigìdo verso il tuo do]nod(1),
P d e er la cui santi cazione non ric ie esti
iìaltìui eolnsiglio, ma senza suppliche ed interces-
sione gli conferisti grazia così eccelsa, che nìuno,
prima che Dio la rìvelasse, Pavrebbe potuto cre-
dere l'aver cioè una Vergine portato Dio nel suo
seno: Da sì eccelsa dote ispirate si moltiplicano
le vocazioni e le professioni di verginità. Da cui
allettata anche questa tua ancella a seguire cosi
nobile virtù, sta ora ai tuoi altari, non a dedicare
al roseo velo di nozze il biondo crine cedente in
treccie dorate; ma per consecrare al bianco velo
verginale quel crine.con cui la donna del Vangelo,
santa Maria, piamente sollecita asciugo i piedi a
Cristo, e riempi la casa-del profumo dello sparso
unguento (2).
Sta qui al tuo cospetto una fanciulla, cui non
sollecitano tripudi, non fecondità., non gli ambiti
dolori del ministero materno; ma che implora da
te casta figliuolanza di fede, la fecondità che vien
dallo Spirito Santo, e la maternità dello spirito
e della salute. Ma accíocchè questa possa avan-
zarsi nella grazia dei meriti, tu, Dio Padre onni-
potente, aggingnile commendevole corredo; che il
pudore non è dote solinga. Il crine della sacra
verginità sia dunque succinto a modestia, a. so-
brietà. a continenza: sì che cinta dal corteggio delle
virtù, e nel velo porporino del dìvin Sangue rav-
(1) Verso la verginità, o verso Maria SS.
(2) Vangelo di S. Giovanni m, 8.

235
volta, porti nella sua carne la mortificazione di
Gesù: conciossiachè questi sono veli i più preziosi,
che sono abiti delle virtù, con cui si cela. il pec-
cato e si rivela 1' innocenza.
Di questi abiti adunque rivesti la tua serva, e
fa che li conservi sempre mondi, conciossiachè
serbasi mondo ciò che non vien macchiato da col-
pa, cosicchè di lei possa dirsi con ragione: Piac-
quero a Dio le tue operazioni (1). Siano dunque le
tue vesti sempre candide, nè ti venga meno l'olio
sul capo, con cui egli accendo le mistiche sue faci,
affinchè al giungere dello Sposo fra le vergini sag-
gie, degne del celeste talamo, tu sia annoverata,
come quella che illustri col lume della fede, della
pietà e della prudenza, il dono della sacra pro-
fessìone.
Proteggi adunque la tua ancella, Padre di a-
moree di gloria,affinchè essa custodisce. illibata la
sua pudicizia come nell'orto chiuso, nel fonte sug-
gellato. Sappia coltivare il suo campo a somiglian-
za del santo Giacobbe, e ne ricavi il sessanta, ed
anche il cento per uno di frutto: nell*ubertà. e virtù
di questo campo, tu risuscita in lei la grazia; risu-
scita. la carità.Vi trovi ella il suo Diletto, il tenga,
nè più Pabbandoni, sintantochè non riceva da lui
quelle ferite d'amore, che sonda preferirsi ai baci.
Sempre parata vegli essa notte e giorno con tutta
la. forza della sua mente, affinchè il divin Verbo
non la trovi mai sonnolente (2). E poichè il Di-
(I) Ecclesiaste n,'1. (2) Cantici v, 7.

256
letto del suo cuore, per assicurarsi della sincerità.
dell'afletto, ama di esser cercato senza posa, venga
essa a incontrarlo. L'anima suae la sua fede esca-
no alla tua parola, sia come straniera al corpo,
affinehe possa goder della presenza di Dio. Vegli
il cuor suo, ma derma la carne, affinchè per sua
sciagura non cominci a vegliare alla colpa.
Tu, o Signore, aggiugnile ancora altri orna-
menti che ben si eonfanno colla sacra. verginità,
aggiugnile bei fregi di pietà; sappia conservarsi
illibata, sappia umìliarsi, non lasci intiepidire il
suo amore,tenga il muro della verità., la siepe del-
la pudicizia, non meno del pino e del eipresso sia
velata, nè si lasci avanzare in pudore dalla torto-
rella, in semplicità dalla colomba. Ingenuo abbia
il cuore, circospetto il parlare, vereconda inver
tutti, amorevole coi parenti, verso i poveri edi bi-
sognosi misericordiosa, operi il bene e fugga ogni
ombra di male, meriti di avere le benedizioni del-
Pagonizzante e della vedova (1).
Poni la tua parola come suggello sopra il cuor
di lei, come suggello sul suo braccio (2): affin-
chè in tutti i suoi sentimenti, in tutte le sue azioni
vi risplenda Cristo, parli di Cristo, a Cristo ab-
bia lo sguardo intento. Nulla possa estinguere
in lei la carità, nè le acque della colpa, nè la spa-
da del perseeutore, nè ipericoli della vita: ma
rassodata in ogni buona opera, si vesta della tua
gloria e viva quaggiù sempre in grazia. Tu la san-
(ll Giobbe xxix, 13. (9) Cantici vm, 6.

237
tifica. nella verità, tn la conferma nella virtù, tienla.
awinta. coi dolci vincoli della carità, e condncila
colla. tua divina grazia alla celeste gloria promessa
alla verginità, a quella. corona illibata. e pura che
serbi alla integrità; affinchè là segua le orme del-
l'Agnello divino, pascoli al meriggio, al merìggio
dimori: nè corra dietro ad altre greggie; ma con-
fusa. insieme colle tue agnelle, goda sicura d'essere
compagna alle vergini, e seguace delle Marie (1).
Esci pertanto, Gesù Signor Nostro, nel giorno
dei tuoi sponsali, e accogli questa vergine da gran
tempo a te consecrata in ispirito, ed ora anche coi
voti solenni : riempila della cognizione della tua
volontà; ricevilo. fin d'ora a salute nella santifica-
zione dello spirito, nella fede della verità, affinchè
ella ti possa dire: Tu mi hai preso per la destra,
mi hai condotta a seconda della tua volontà, e mi
avrai in gloria (2). Àprile la mano, e ricolma la.
sua. anima di benedizioni, affinchè in te confidando
sia condotta a salvamento, e diventi vaso d'onore
e di santificazione, utile al Signore, provato ad
ogni opera buona: per la Croce gloriosa , per
la Trinità santissima, Padre, Figlinolo e Spirito
Santo, a cui è onore, gloria ed eternità nei secoli,
ora, sempre e per tutti i secoli dei secoli. Così sia.
(U Apocalisse xiv. 4. Cantici 1, 6.
(2) Salmo Lxxu, 24; cxuv, 16; Lun, 2.

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IV.
ESORTAZIONE DELLA VERGINITÂ'
LIBRO UNICO
DL S. AMBROGIO VESCOVO DI HILAIG
scarno u› zusnmo nauƒmno 393
_..íí-unì-

Sant'Ambrogio nelI'anno 392,fuggendo il tiranno Eugenio


fautore degli uccisori di Valentiniano imperatore. fu a Bo-
logna. ove, come narrasi nella Vita scritta da Paolino suo
segretario. si scoprirono le reliquie dei santi Martiri Vita-
le ed Agricola. Mentre era a Bolognaricevette dai Fioren-
tini l'invito di recarsi a Firenze; ed egli vi andò.portandn
seco una parte di quelle reliquie che riposo nella chiesa
di S. Lorenzo da lui consecrata, ed eretta da una pia vedova
chiamata Giuliana, la qual chiesa fu anche detta Basilica Am-
brosiana, e stava appunto ove oggidì si innalza la chiesa di
S. Lorenzo. Avendo quivi trovato che la buona vedova avea
un figliuolo e tre figlie tutti consccrati al Signore, scrisse
per loro questo libro, il quale pub dirsi un pauegirico dei
santi Martiri, di Giuliana e dei suoi figliuoli. Sant'Ambrogio
a Firenze operò molte meraviglie, rìsuscitò un bambino de-
funto, e nell'uscire di città per ritornare a Milano, fermato-
si in una casa. il cui padrone avea detto di non aver mai
avuto alcuna awersità: usciamo tosto di qui, egli esclamb.
Appena uscito, la casa rovinò seppellendovi sotto le mace-
rie gli abitatori. Nel sito ove era questa casa sta ora una
chiesa, con una lapide commemorativa del fatto; la qual
lapide però non sale più che al secolo xvi.

2/il
CAPO I.
.Arrivo di sant'Ambrogio a Firenze: descrizione
del martirio, e invenzione dei ss. martiri Vitale
ed Agricola.
Que' che vengono invitati a solenne convìto, so-
gliono portarne seco le cestelle (l); ed io pure in-
vitato da quei di Bologna al convito ove si solen-
nizzò la traslazione di un santo Martire, vi ho di
la recato cestelle ripiene di grazia e di santità.. Gli
imperatori medesimi nei loro trionfi usano distri-
buire doni; e doni trionfali sono questi appunto
che io vi reco, poichè le palme dei martiri sono
trionfi di Gesù nostro Principe. Io non m'era diret-
to costa, ma dacchè voi m'invitaste, dovetti portar
meco ciò che era preparato per altri, per non ve-
nirvi innanzi cosi dappoco; ma quello che trovasi
in me da meno della vostra buona opinione, dalle
dovizìe del martire fosse compensato.
Agricola è il nome suo; ed ebbe seco Vitale (2),
che prima gli fa servo, poi compagno e collega
nel martirio. Il servo precedette affine di proweder-
íl luogo; lo seguì il padrone, certo che per la fede
(l) Apnphoreia, secondo ll Forcellìni (V0cab.) sono doni
che solevan_si dare ai convitati dopo i pranzi solenni per-
chè se li recassero a casa. i quali in Italia si chiamano ce-
stello, forse perchè portavansi in piccole cesto. (N. d. 1'.)
(2) Questi due Martiri secondo il Buonio subirono il
martirio nell'anno 803 sotto Diocleziauo.
San t' Ambrogio 16

242
del servo sel troverebbe gia ben apparecchiato.
Questo elogio sta anche bene al padrone, perchè
il martirio del servo è frutto delle sue lezioni:
l'nno fu maestro, l'altro esecutore. Non si sceman
i meriti del servo; e chi oserebbe scemare il dono
di Cristo? Egregìamente, dunque anche quello
servendo adnn uomo, imparò a piacere a Cristo;
questi però meritossi doppia lode, e come martire,
e come maestro. E poichè meritarono di conse-
guire la'vera uguaglianza, gareggiarono nel be-
neiicarsi a vicenda. Il padrone mandò innanzi il
servo al martirio, questi vi chiamò il padrone.
Niuno impedimento arreca dunque alla lode
dell'uomo la sua condizione, perchè il merito nol
fa la nobiltà del sangue, ma la fede. 0 servo, o
libero, tutti siamo in Cristo una cosa sola, e cia-
scuno riceverà dal Signore il premio del bene che
avrà fatto (1). Nè la schiavitù ne toglie, nè la li-
bertà v'aggìugne. Vedi come in siffatto negozio la
condizione non sia d'alcun momento : Sei tu chia-
mato al Signore in istato di servitù ? dice l'Apo-
stolo, non prenderlene affanno, imperciocchè colui
che essendo servo è stato chiamato al Signore, è
liberta del Signore. Parimente chi fu chiamato,
essendo libero, è servo di Cristo (2). Considera,
dico, la forza di queste parole apostoliche: pare
che venga più favorito quegli che fn chiamato da
(1) Lettera agli Efesi vu, 8.
(2) Lettera l ai Coriuti vn, il-S2. Presso gli antichi chia-
mavansi liberti quegli schiavi che otteneano dal padrone
la libertà.

* - 248
servo, che non il libero; conciossiachè quello di
servo divien liberto di Cristo, e questo di libero
divien servo.
Senonchè a ninno di loro veramente diè di più,
ma distribui ad amendue in eguale misura. Imper-
ciocchè sulle bilaucie di Cristo pesano egualmente
il servaggio e la padronanza, nè si fa il menomo
divario fra i meriti della servitù, o della signoria
ben usate; conciossiachè non v'abbia dignità che stia
sopra il servire a Cristo. Lo stesso Paolo chiamava
sè stesso servo di Cristo Gesù; ed è ben nobile
una tal servitù, di cui si gloria l'Apostolo stesso.
E non è somma gloria l'essere noi stati valutati a
sì alto prezzo, da esser redenti col sangue del Si-
gnore? Ma seguitiamo il racconto.
S. Vitale costretto dai persecutorí a rìunegar
Cristo, ma confessandolo egli sempre più per suo
Signore, provato già'con ogni maniera di supplizi,
si che nel sno corpo non v'era più luogo a ferita,
così pregò il Signore: ¢ Signor Gesù Cristo, mio
Salvatore e mio Dio, fa di ricevere il mio spirito,
perchè già. aspire alla corona che il tuo Angelo
santo mi ha mostrata. › E terminata la preghiera,
rendette lo spirito.
Sant'Agi-icola poi era di indole così dolce, che
i suoi stessi nemici gli portavano afietto; epperciò
diiferivano il suo martirio. Ma questo riguardo dei
persecntori, che gli toglieva di esser martire, era-
gli più penoso d'ogni tormento. Da ultimo, non
piegandosi alle loro blandizie, venne confitto in
croce: da farci intendere che le loro carezze non

24%
partivano da sentimento di pietà, ma eran velate
d'inganno. Col supplizio del servo avean voluto at-
terrire il padrone: ma Cristo rivolse a bene il loro
inganno, si che il padrone seguì il servo al sup-
plizìo.
Il loro nome era qual si conveniva a martiri;
e parve che il vocabolo_stesso li designasse a
martirio. Quello si chiamava Vitale, quasi do-
vesse acquistare Peterna e vera vita col disprezzo
della presente; questi si chiamava Agricola, il qual
seminasse ottimi frutti di grazia celeste, e poi
inaffiasse con lo spargimento del sangue sacrato
le piantagioni dei suoi meriti e di tutte virtù.
Erano sepolti in un podere degli Ebrei, e fra
gli stessi loro sepolcri. Gli Ebrei ambiron di aver
comune la sepoltura coi servi di quel Signore che
essi aveano rinnegato; e, come già. Balaam avea
detto: Muoia Panima mia della morte dei giuf
sti (1), non confermando tuttavia la vita agli e-
sempi di quelli, a cui voleva rassomigliare in
morte, essi onoravano morti quelli che vivi avean
perseguitato. Gola dunque cercavamo le spoglie
dei martiri, come cogliendo rose infra le spine.
Mentre si trasferivano le sacre reliquie eravamo
assiepati di Giudei, ed eranvi anche ifedeli festosi
e plaudenti. Quelli dicevano: Apparvero fiori
sulla nostra terra (2); ed i0ristiani alla lor volta:
giunse il tempo della potatura, ed ora chi micia
riceve mercede (3); altri seminarono e noi mie-
(I) Numeri xxm, 10. (2) Cantici xx, 12.
(3) Vangelo di S. Giovanni iv, 36.

245
tiamo il frutto dei martiri. E i Gindei ndendo lo
strepito degli applausi , ripigliavano tra loro:
La voce della tortorella si è fatta udire nella no-
stra terra (1). Epperò bene sta quel che si legge:
Il giorno al giorno annunzio la parola, e la notte
ne dà cognizione alla notte (2) : il giorno al
giorno, il cristiano al cristiano: la notte alla not-
te, il giudeo al gìudeo.
In tal guisa i Giudei mostrurono di conoscere i
martiri, ma non di aver la scienza del Verbo;
cioè la scienza dell'unico bene e dell'unìco vero:
Conciossiachè ignorando la giustizia che vien da
Dio, e volendosi giustificar da sè stessi, non han
ricevuto la giustizia che vien da Dio (3).
CAPO II.
Esalta le sacre reliquie, e comincia Pelogio
della vedova Giuliana.
Vi ho dunque recato doni che raccolsi io stesso
colle proprie mani, cioè trofei della croce, la cui
virtù voi sperimentate coi fatti. I demoni stessi
il contessano. Raccolga altri oro ed argento, lo
estragga da nascoste vene, raccolgo preziosi sex-ti
di collane; sono questi tesori temporanei, e bene
spesso nocivi a chili possiede. Noi raccogliemmo
(ll Cantìcl n. 12. (2) Salmo xvm, 3.
(8) Lettera ai Romani x,8.

246 '
ì chiodi del martire, e tanti da mostrar che egli
ebbe più ferite che membra. E mentre li coglie-
vamo, avresti detto che il martire cosi gridaese ai
Giudei: Metti le tue mani nel mio costato, e non
essere più incredulo, ma fedele (1).Raccolsi altresì
del suo sangue glorioso e il legno della sua croce.
Queste non potei dìniegare alla santa vedova
che me ne ha richiesto. Ricevete dunque questi
pegni di salute, che ora ripongonsi sotto i sacri
altari. Questa vedova è la pia Giudea, la quale
eresse ed oíferì al Signore il tempio che oggi de-
dichiamo: ed era ben degna di fare una tale obla-
zione, avendo già prima nella sua prole consecrato
al Signore tempi vivi di pudicizìa vergìnale. Men-
tre volevo dir Giuliana, dissi Giudea. Non errò la
lingua, anzi definl; conciossiachè Giudea è Pa-
nima che Zoda Cristo. Sta anche scritto: Iddio è
nolo nella Giudea (2); vale a dire ove conoscevasi,
non ove lo si negava. In figura adunque Giudea è
dove hawi maggior porzione, e più chiaro intel-
letto: Poichè la salute viene dai Giudei (3). L'er-
rore dunque nella pronunzia si volse in argomento
di grazia.
Onoriamo pertanto questa vedova, perchè sta
scritto: Onora le vedove, che sono veramente ve-
dova (4): benchè essa non ambisca le onorifi-
(ll Vangelo di S. Giovanni xx, 27.
(2) Salmo Lxxv, 1. ll nome ebraico di Giudeo vale quanto.
indolore del Signore. _
(3) Vangelo di S.,Giovanui xv, 23.
(4) Lettera 1 a Timoteo v, 3.

247
cenze, come quella che adempì il precetto dell'A-
postolo, ed è proweduto della testimonianza delle
buone opere, per aver ben educati e meglio ancora
ammaestrati i proprii figlinoli.
Quando perdette il marito, chi non la compianse
come abbandonata e misera? Ma essa s'addolorò
più per la perdita che la Chiesa avea fatta di un
ministro, che non per quella toccata a lei dello
sposo, e ai figli del padre. Coucìossiachè, sebbene
vedovata dell'ainto e sollievo dello sposo, tuttavia
sul religioso suo cuore preponderava la causa
della Chiesa (1).
CAPO III.
Esortazione di Giuliana: suo voto per avere un
figlio, al quale espone Peccellenea del sacro mi-
nistero, esorlandolo a dedicarvisi e serbarsi
vergine insieme colle sorelle. ›
Raccolse ella pertanto le forze dell'animo, e ve-
dendosi attorniata da tre figliuole e da un figlio,
fatta più forte da ciò stesso che suol abbattere le
altre donne, parlò loro cosi:
< Figliuoli, perdeste il padre; vi rimane la ma-
(I) Pare che il marito di Giuliana fosse entrato negli or»-
dinl sacri. conforme alla disciplina antichissima della' Chie-
sa. la quale permetteva che que' che si trovavano già pri-
ma coniugati, separandosi dalle moglidi mutuo consen-
so, facessero voto di contiuenza, e quindi si dedicassero
al aervizio dell'altare. (N. d. 2'.) _

248
dre. Meglio certamente sarebbe stato per voi se
il padre vostro vivesse . e la madre aveste perdu-
ta; pure, benchè debole e desolata, vi mostro,
qualora vogliate ascoltarmi, come possiate fare
conto di non esser orfani di padre, chè avete un
Padre migliore che è ne' cieli. Egli è che sostiene
i padri di quaggiù. Quale altra speranza rimanvi
ancora? Il padre vostro fu ricco di grazia, non di
danaro; dovizioso di ministero, non di patrimonio.
La sola eredità lasciatavi da lui è la fede ricca a
Dio, ma povera al secolo. Egli vi rese abbastanza
facoltosi, se voi seguìrete il suo esempio. La fede
sola comune all'uno e all'altro sesso, è patrimonio
ai garzoni, dote alle vergini.
< E tu, o figlio, che più assomigli al padre, con-
sidera quel che devi alla tua madre, e qual nome
tn debba rendere alla parentela. L'età. ti scusa, ma
l'eredità. ti chiama. Sii tu il gaudio del padre e
della madre (1). Non dispregiar la madre tua come
se ella fosse indìscreta. Ammonizione del Re, che
fu istruito dalla sua madre (2), dice la Scrittura.
Ecchè del figlio che obbedisce alla parola di Dio?
Figliuol mio primogenito, ti dico: Ecchè, frutio
del mio seno? ecchè, frutto de' miei voti? Non
gettare a donna la tua onestà(3). Ecco quello che
ti dice il Savio, ecco quello che la Scrittura af-
ferma.
«Considera chi abbia contribuito a darti i natali:
(ll Proverbi nm, 25. IQ) Proverbi xxxl, l e aeg.
(8) lvie seg.

249
tn sei ben più figlio de' miei voti, che de' miei do-
lori. Considera a qual ufficio il tuo padre ti abbia
'destinato coll' importi il nome di Lorenzo. Là de-
ponemmo i nostri voti (1), onde abbiamo assunto
il tuo nome: essi furono esauditi, rendi ora al
martire ciò che gli devi. Egli ti ci ottenne, tu
rendigli ciò che imponendoti il suo nome gli ab-
biamo promesso.
< E qual altro mai vorrai eleggere, o figlio, se
non il Dio de' padri tuoi? È Lui che fa il povero
ed il ricco, il nobile e l'ignobile, che solleva di
terra il mendìco e dal fimo il pezzente, per farlo
sedere coi potentatí sul soglio d'onore e d'eredit.à.
Egli asseconda i nostri voti, e benedice gli anni
del giusto. Qual cosa di questa più eccellente? E
che è mai la vita dell'uomo sulla terra, se non un
corriere che fugge veloce ? Ecco passammo e non
vedemmo nulla. E volesse pur Dio che imitassimo
il corriere, e non ci aggravassimo di alcun peso ;
mail peggio si è che vano è il correr nostro, vani
i nostri pesi. Sì vani, ma non leggieri, nè scevri
di colpa; chè pesante è il portato della colpa.
Laonde esclamava il santo Giobbe: Non è alla
una milízía la vita dell'uomo sopra la terra, e
non sono i suoi giorni simili a quelli di un mer-
cenario? Come servo che temeil padrone aspira
aZl'ombra, c il mercenario aspetta il premio della
sua opera: così attesi invano, e mi sono stato as-
(ll _Si consideri qui quanto sia antico l'uso di far voti ai
Sami per ottener qualche grazia dalla loro mediazione pres-
so Dio.

I
250
segnate per parte mia notti penose. Se mi sarò
posto a dormire , dico : quando verrà giorno?
Quando mi sarò alzato, dirò di nuovo : quando
si farà sera 9 e mi dimeno nei dolori dal mattino
sino alla sera. La mia vita è più lieve d'una scin-
tilla, ed è svanita senza speranza (1). L'uomo
dunque è un nulla, se tu, o Signore, non rivolgi
vêr lui lo sguardo, e non lo visiti di gran mattino,
e non lo meni a riposo. Se si recide un albero, la
irescura della rugiada il fa ripullulare e rifio-
rire; l'uomo allorché cade, divieu nulla; eccolo
oppresso da dolori.
« Che se voi, figliuoli, desiderate evitare lo soo-
glio di tante tentazioni, conservate 1' interezza del
oorpo. La quale per altro vi do per consiglio, non
per comando; oonoiossiacbè la verginità può solo
consiglia:-si, non comandarsi: è più oggetto di voto
che di comando. Perchè ciò che è gratuito può
desiderarsi, ma non imporsi; e di scelta, non di
obbligo. Perciò disse l'Apostolo: Quanto alle ver-
gini io non ne ebbi comando dal Signore; ma ve
ne do consiglio, come avendo ottenuto dal Signom
misericordia (2). Imperocchè avealetto nel profeta
Isaia che il Signore disse agli eunuchi: Quelli cheos-
serverarmo i miei precetti ed eleggeranno di farciò
che mi piace, e si atierranno al mio patto, io darò
loro nella mia casa e dentro le mie mura un luogo
ed un nome migliore che di figliuoli e di figliuole:
io darò loro un nome eterno, il quale giammai non
(1) Giobbe vu, 1. (2l l ai Corinli vn,25.

251
sarà cancellato (1). Vi darò un luogo migliore,
dice agli eunuchi: a. quelli cioè che tali sono per
elezione. Essi dunque avranno in cielo ì premi
più belli.
< Questi commeuda il Fígliuol di Dio nel suo
Vangelo, allorché avendoglì detto gli Apostoli: Se
tal è la condizione del marito, che egli non possa
ripudiar la moglie, eccetto nel caso di adulterio,
non conviene ammogliarsi, rispose loro: Non tutti
capiscono questa parola, ma quelli cui è stato
concesso (2); vale a dire: Pinfermita dell'umana
natura. non comprende questo, talchè sia chiaro a
tutti; ma quelli soli il comprendono di leggieri,
cui balenarono i raggi della divina grazia, in guisa
da rinunziare ai piaceri del senso, per conseguire
il regno de' cieli.
CAPO IV. «
Séguita il discorso di Giuliana: si espongonoi
pregi della verginità e gl' incomodi del matri-
monio: riferisce le parole di san Paolo: qual
sia la consolazione che la pia vedova s' aspetta
dai figli.
¢ Udìstle, o figli, quanto nobìl premio si dia alla
verginità. Oitieusi per essa il regno de'cieli; ed in
questo regno si vive da angelo. Io dunquevi e-
(1) Isaia un. 4-6. (2) S. Matteo xh, 10-ll.

252
sorto a ciò di cui non v' ha cosa più bella; che tra
uomini siate Angeli, i quali non legansi tra loro con
vincoli maritali.Poichè quelle che non si meritano,
e quelli che non menano moglie, sono come An-
geli in carne, si che vanno immuni dalle tribola-
zioni della carne, ignorano il servaggio, non ven-
gono travolti dalla corrente delle cure mondana,
tengono lo spirito occupato in Dio, e come se
avessero deposta la fralezza del corpo, non pen-
sano alle cose umane, ma alle cose del Signore.
< Che se voi, figliuole, volete maritarvi, conside-
rate quante cose vi manchino, mancandovi il padre.
Vi manca una dote vistosa, la quale anche se ave-
ste, non ad altro vi varrebbe, che a comperarvi a
più alto prezzo la servitù.Ora poi che non avete più
padre, chi vi terrà. in quel rispetto che si conviene?
dove vi rifugierete? d'onde chiamercte aiuto con-
tro le ingiurie dei mariti? Nel matrimonio poi
quanti disagi! il più delle volte quanti dispìaceri,
quante catene! '
<= E dapprima lo stesso matrimonio è un vincolo,
con cui la donna si lega e si assoggetta al marito.
Buono egli è per certo il vincolo dell'amor coniu-
gale; ma è pur vincolo che toglie alla sposa il po-
ter disporre di sè a talento, e da cui, quand'auche
il voglia, non può esser disciolta. Dice perciò PA-
postolo: La donna maritata non è più sua, ma
del marito (1): e qual meraviglia, che sia così
della donna, quando eziandio il marito non è più
(1) I al Corinti vu, 7. V

253
suo, ma della moglie ? Se .il più forte non è pa-
drone di sè, quanto meno il più debole? Il comun
servaggio adunque non discioglie la donna, ma
stringe più forti le sue catene.
< Osservate pertanto ciò che la Scrittura dice;
ciò che raccomanda l'Apostolo. Chi potrà meglio
consigliarvi di quel vaso d'elezione del Signore? At-
tendete adunqne a quel che dice: Bramo che tutti
siano qual son io _(1): e parlando dei vergini e
delle vedove dice : E bene per loro che se ne stian
cosi come anclfio (2). Voglio che voi imitiate e se-
guiate Pesempio del grande Apostolo, il quale non
si legò coi vincoli matrimoniali, per legarsi coi
vincoli di Gesù Cristo. Che se fosse stato impe-
gnato in matrimonio, non avrebbe potuto conse-
guir tanto frutto col suo apostolato. _
«Che se egli, il quale era pur assai eccellente in
dottrina, ed aveva pur da Cristo ricevuto si gran
dono, giudico di tal rilievo Pastenersi dall'nso
matrimoniale, che perciò sen rimase così, accíò
non ne scapitasse il suo ministero, perchè non a-
vrebbe potnto, trovandosi distratto dalle cure co-
niugali, per dover piacere alla moglie, attendere
sempre all'orazione, ne sempre applicarsi ai divini
precetti: che dovrete adunque scegliere voi, cui
la verginità soltanto può rendere libere; poichè
quella che si marita, vende col proprio danaro la
libertà? Gli schiavi compransi a patti più vantag-
giosi cbei matrimoni; là comprasi Pobbligo di
(1) I ai Corinti vu, '1. (2) Ivi 8.
254
servire, qui per servire si paga. Quella che va a
marito si carica d°oro come cosa vendereccia, ed
a prezzo d'oro vien valutata.
«Ho saggiato per prova, o figlìnoli, i travagli e
le pene del matrimonio; e benchè soggetta ad un
pio consorte, tuttavia neppur sotto un buon marito
io era libera: servivo a lui, e m'adoperavo di pia-
cergli. Il Signore ebbe pietà di me, chiamollo al
servizio degli altari, e tantosto il tolse ed a me ed
a voi; e forse fu questo un tratto della misericor-
dia divina, acciocchè ninno lo chiamasse marito (1).
< Vedete qui, o figliuole, una madre già invec-
chìata pel dolore, ma non ancor giunta all'età di
godere dello stipendio vedovile (2).Vedetemi priva
d'ogni appoggio e d'ogni ornamento, senza Paiuto
del marito, e senza la grazia della verginità. Ma
quanto a me, non mi curo; voi compiango, a voi
penso. I conforti del matrimonio se ne andarono,
soli me ne restarono pesi. Oh quanto vorrei non
essermivi mai impegnata!
«Potete tuttavia scnsar il padre e recar sollievo
alla madre, qualora si ritragga in voi quello che noi
abbiamo perduto. Perciò solo non c'inerescerà di
esserci uniti in matrimonio, se i nostri travagli
riusciranno a voi di vantaggio. L'esser madre di
(1) Cioè il rimproverasse di esser ammogliato e ministro
del Signore. (N d. T.i
m Siccome pare che il nostro Santo nel suo libro delle
vedova esigesse l'età di 60 anni perchè la vedova potesse
godere dei beni della Chiesa per suo sostentamento, rile-
vasi di qui che Giuliana quando parlava così ai figli non
aveva ancora 60 anni.

255
vergini, sarà per me quasi possedessi la verginità.
Considerate, o figli, qual madre siasi eletta Gesù
Signor nostro allorché discese qnaggiù sulla terra,
Venne per mezzo della Vergine a salvar il mondo,
e il parto verginale disciolse i trascorsi della don-
na: così pure la vostra verginità disciolgai miei
errori !
< Considerate qual bene sia la verginità ! Io
sono abbandonata, bisognosa di aiuto, ognuno il
vede: ma se voi vorrete rimanerveno così, io non
andrò in cerca dell'altrui appoggio: colla corona
della vostra verginità. mi terrò fornita a dovizia
del bisognevoie. E se ora mi chiamano misera, chi
allora non mi dirà. beata? chi non darà onore alla
madre di tante vergini? chi non sentirà. venera-
zione a quest'aula di pudicizia?
CAPO V.
Giuliana prosegue a ragionar ai /Egli, dicendo che
alle vergini si dà il vanto di aver procurato
il ben pubblico: esempi e/igewc.
< Quantunque le sacre Scritture a molte donne
abbiano reso magnifiche lodi, alle sole vergini
diedero nondimeno la palma del pubblico bene.
Nella legge antica una vergine condusse a piedi
pe'mari il popolo d' Israele chiuso tra terra ed

256
acqua (1) : nel Vangelo vergine e colei che diede
alla luce l'Autore ed il Redentore del mondo (2) ;
vergine è la Chiesa, cui san Paolo adopravasi di
presentare qual vergine casta a. Cristo (3); ver-
gine è la figlia. di Sion (4), vergine è la. celeste
Gerosolima, in cui non entre cosa comune ed im-
monde (5); vergine è quella che Gesù chiama così:
Vieni dal Libano, o sposa, vieni dal Libano, pas-
serai ed oltrepasserai dal principio della fede (6).
La vergine non solo passò, ma oltrepassò; perchè
aifrettandosi allo Sposo, passa pel secolo, e oltre-
passa sìno a Cristo; owero perchè essendosi con-
sacrata a Gesù, per passare alle cose celesti, deve
trapassare per le terrene. Imperciocchè lo Sposo
viene ancb'egli alle sposa. salendo pei monti, e
trasalendo pei colli (7).
< Aggiugne ancora a lode della verginità: La
mia sorella, la mia sposa è un orto chiuso, un
fonte suggellato (8): acciocchè frutti più soavi pro-
duca. la verginità, custodita dai cancelli del pudore,
sicché inviolato ne rimanga. il casto suggello. Ser-
bate questo giardino dell' anima vostra, questa
limpida. fonte, affinchè nìuno ve la intorbìdi, nìu-
no ne rompa il suggello postovi dal Creatore. Niu-
no sterpi dall'anima vostra la vigna. per seminarvì
invece dei vili erbaggi. Imperciocchè il frutto del-
la verginità. è come una vigna.: mai matrimoni
(ll Esodo xv. 20. (9) S. Luca 1,21.
(3) 2 ai Corinti xl, 12. (dl Isaia xxxvu, 28.
(fw Apocalisse nr. 21. io) canuei iv. 0.
(1) Cmfici 1|. 8. (in lvl iv. ls.
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' 257
sono come piante- esposte continuamente al gelo;
epperciò, a somiglianza di queste, tosto cadono e
marciscono, a. meno che la vecchiezza non pon-
gavi termine, owero la continenza li elevi alla per-
fezione. i
«Non venga in voi alcun Aeabbo, il quale brami
distrurree sradicar la vostra vigna (1): non vengavi
Gezabele, quel flusso di cose caduehe e mondana;
che con tale vocabolo si designa Pinane e vaoua
ridondanza; ma venga in voi il vero Nabotte, che
viene dal Padre, come significa lo stesso nome,
il quale difenda la vigna a. costo del suo sangue, o
incontri per essa la morte. Egli è quello che fu
per noi lapidato, per noi accusato da falsi testi-
moni, per noi morto: il quale scese qui povero,
essendo ricco, per ai-ricchirci della sua povertà (2).
¢ Questi è la vite che riempie tutta la terra de-
gli nbertosi frutti della sua grazia. Getti egli pro-
fonde radici nei vostri cuori, affinchè il vostro
frutto sia abbondante, e la mistica pioggia della
grazia temperi in voi Parsura di impura fiamma.
Questi è che viene su leggera nube, come disse il
Profeta: Ecco il Sign-ore siede su /li una lieve
nuvola, e verrà in Egitto (3): significando che sa-
rebbe venuto nell'Egitto, vale a dire nelle affli-
zioni di quaggiù, portato dalla Vergine. Chiamo
pertanto Maria nuvola, perchè portante carne;
lieve, perchè vergine e non oppressa da peso mari-
tale. Essa è il ramoscello che germoglio. il fiore(4),
(1) 8dei Re xxx, 2-19. (2) 2 ai Corinti vm. 9.
(8) Isaia xh, l. (4) Numeri xm, 8.
Sanl.'Ambrogio 17

258
perche tutta pura è la verginità, e con libero
cuore levasi ritta verso il Signore, senza lasciarsi
piegar mai a' rigiri delle cure mondane.
«Il Signore perciò, mentre pendea in croce, l'af-
fidò al suo dilettissimo discepolo san Giovanni ,
il quale disse al padre ed alla madre, non vi co-
nosco (1); ed infine, chiamato da Cristo, abbando-
nò il padre, e segni il Verbo eterno (2). A questo
che rinunzia ai suoi, si affida la Vergine; a questo
si affida, il quale attinge la sapienza dal petto di
Cristo; a questo che non conosce fratelli, nè ebbe
figliuoli. E però la legge il benedice: Date a Levi
6 suoi veri (3), date a Levi la sua eredità (4).
<Perlocchè egli ricevette la Madre del Signore;
conciossiachè sta scritto, che da quell'ora il di-
scepolo la prese in sua casa (5). Che e questa sua,
avendo egli abbandonato il padre e la madre per
seguìr Cristo? Owero come la potè ricever in sua
casa, avendo detto gli Apostoli: Ecco noi la-
sciammo ogni cosa, e ti abbiamo seguito (6)? E
che aveva san Giovanni di sno, mentre non pos-
(l) Vangelo di S. Giovanni xxx, 27. (2) Matth. xv, 91.
(3› Deuteronomio xxxm. 9. '
(4) Deuteronornio xxxm, 8. Awi chi dice la parola ceri
riferirsi a veri beni; ma il santo Dottore nel libro delle be-
nedizioni dei Patriarchi. adducendo il medesimo testo ag-
giunge: Dale a Lai la ana verità nel sula , e allude al
ministero sacerdotale esercitato nel Santuario. E al c. 1 di
questo trattato dice che questa øerílù e la verginità, e che
la corruzione è bugia. ln questo senso la parola am', suo-
nerebbe vergini; e quindi il senso sarebbe: nate ø Lai 6
anni vergini. .N 4. 1.)
(5› Vangelo di 8. Giovanni zu, 27. (6) S. Matteo xxx, 21.

259
sedeva nulla di mondano e di secolare, e che non
era neppure di questo mondo? Qual cosa aveva di
suo, se non ciò che da Cristo aveva ricevuto? Egli
in verità possedeva la sapienza del Verbo eterno,
era un ottimo vaso di grazia. Udite ciò che gli A-
postoli hanno ricevuto da Cristo: Riccvete, egli
disse loro, lo Spirito Santo : saranno rimessi i
peccati a chi li rimelterete, e saranno ritenuti a
chi Zi riterrete (1). Chè la Madre di Nostro Signor
Gesù Cristo non sarebbe ita che presso il posses-
sore della grazia, nel quale avea stanza Gesù.
CAPO VI.
Giuliana adatla ai figli le cose dette e varii altri
testi scritturali.
«Date dunque anche voi, miei figli, date al vero
Levi i suoi veri. Siate nubi, ma leggiere ; e tali
sarete, se la verginità vi allevii i pesi della condi-
zione umana, ecol suo splendore illumini le te-
nebre di questa carne limaccíosa. Dice pertanto la
Sposa dei Canticì: Son bruna, ma bella, o figlie di
Gerusalemme (2): bruna per la carne di cui sono
rivestita, bella per la verginità.Nnbi pertanto, ma
nubi pesanti sono le maritate; chè io opiuo il nome
nozze (3) derivare da nubi: infatti, la donna nel
(1) Vangelo di S. Giovanni xx. 29. (9) Cantici 1, 14.
(3 Il verbo latino nubere, contrarre matrimonio, si vuole
da taluni derivato di mrbee, nuvola. quasichà il velo da
none fosse una nube che copi-isso la fiduouta. (N. 4. 1'.)
1

260 _ '
ricevere i veli nuziali, viene velata come da nube.
E veramente son nubi pesanti, perche sostengo-
no il peso del matrimonio e della futura prole.
« Voi date a Levii suoi veri. Che più vero
della verginità. illibata, la quale serba intatto il
claustro ed il suggello del pudor verginale? Per-
ciocchò la zitella che si marita, perde, unen-
dosi ad un estraneo, ciò che ha di proprio. Gon-
ciossiachè sia vero ciò che si ha dalla nascita, e
non ciò in cui siamo mutati; ciò che ricevemmo
dal Creatore, e non ciò che si riceve dal consorzio
delle creature. Date dunque al vero Levi, a quel
principe dei Sacerdoti, al vero Aronne, al vero
Melchisedecco i suoi veri, quali Egli li ha creati,
non quali li rende l'usare del secolo; acciocchè egli
riconosca in voi Popera sua, e rawisi integro ed
inviolato il natale vostro segnacolo.
< Dategli, ofiritegli quell'Adamo vergine che fu
prima del peccato, dategli quell'Eva incorrotta,
qual fu prima che bevesse il lubrico veleno del
serpente, prima che cadesse nelle insidie di lui,
allorchè non avevano di che vergognarsi. Impe-
rocche, sebbene il matrimonio sia cosa buona, i
coniugi hanno pure di che arrossire. Siate dunque
tali, o figliuoli, quali erano Adamo ed Eva nel pa-
radiso; dei quali sta scritto che Adamo solo, dap-
poichè fu cacciato dal paradiso, conobbe Eva sua
moglie, ed essa concepi e partorl un figlio, cui
chiamò Caino; e di nuovo concepl e partorì un ti-
glio, cui pose nome Abele. E migliore del primo
fu il secondo lor frutto; poichè questo fu imma-

i nel
colato, quello cosperso di macchie; questo unito
al Signore e lutto del Signore, quello possessione
terrena (1) e mondana : in breve, in questo viene
prenunzìata. la rovina del mondo, in quello la sua
redenzione: in Abele l'oblazione di Cristo, in Caino
il parricidio di Satana. Voi pertanto, o figli, non
vogliate aver nulla di comune coi beni del secolo,
nè aspirare ad aver alcuna porzione tra le sorti
del retaggio terreno e gìndaico. .
«Leggiamo bensì che Mosè, cioè la legge, ordinò
che venissero -distribuite a sorte fra gli Ebrei le
terre che erano conquistato colla guerra. e colla
strage (2), e che le figlie di Salfa, perchè figlie di
Salfa, richiesero la loro porzione (3). Ma lo stesso
Mosè nonne fece parte ai`Leviti (4), perchè il
loro conversare non era di qnaggiù, ma del cielo:
e assegno loro senz'opra terrena gli stipendii del
sacro ministero. Che sono le figliuole di Salfa, le
quali domandano terra, se non come s' interpreta
un tal nome, ombra della bocca? La quale trovasi
in quelli che non hanno il Verbo nella bocca, e
nel loro parlare non v'ha verità (5); come il po-
polo gindaico, che non vuol riconoscere per Dio
il Signor Nostro Gesù Cristo. Tali sono quelli che
cercano terra, che ne chieggono una porzione,
nella quale sudano per tutta la vita,e non colgono
altro frutto che spine di cure e di sollecitudini.
¢ Fuggite dunque, o figliuole, Pombra della boc-
qll Allude al nome di Cain che significa. possessione.
(S) Nùmeri xxvi, 53. (3. lbid. xxvu, l e seg.
(4) Deuteronomio xvnl. 1 e seg. (5) Salmo v. 10.
262 -
ca, voi che credete nella luce eterna, che illumina
tutti gli uomini: voi che confessatc Gesù Cristo,
non nell'ombra, ma nella luce. Luce levossi sopra
il popolo che sedeva nell'ombra di morte (1).
Furnmo gia noi nell'ombra, ma nol siamo più og-
gidì che confessiamo Cristo. E potessi pur dire
che anche lo professiamo! Sì, professiamo anche
Cristo, a Lui consecrandoci; io nello stato vedo-
vile, voi nello stato di verginità.: sia questa salu-
tare confessione nella nostra bocca.
«Date adunqne a quel Levi nostro Salvatore le
sue sorti. La sua sorte è tutta Levitìca,sua sorte è
la verginità., sua sorte è la vedovanza: poichè non
solo la vergine, ma eziandío la donna che non ha
marito, pensa alle cose del Signore. Disse perciò
l'Apostolo Paolo: Nel quale eziandio fummo noi
chiamati a sorte (2). Perocchè, come nel|'antica
legge la terra di promessione venne divisa a sorte,
così nella legge evangelica siam deputati al Signo-
re con una certa qual sorte. Scrissero pertanto gli
Evangelisti: Sl dlvisero tra loro le mie vestimenta,
e tirarono a sorte la mia veste (3). E gli Apostoli
dovendo eleggere il dnodecimo di loro per surro-
garlo a Giuda, giudicarono che a sorte si dovesse
conferir Pufficio di Apostolo. Fatta pertanto ora-
zione, acciocchè il Signore scegliesse qual dei due
gli fosse gradito , la sorte cadde sopra Mattia (4).
< Terrene eran dunque quelle vecchie sorti, ma
(1) Isaia |x,2. 12| Lettera agli Efesini r, ll.
(3) Vangelo di S. Giovanni xxx, 24-
(4› Atti Apostolici 1, 26.

203
spirituali sono le evangeliche; là v'era patrimonio
terreno, quì ufficio personale: là. possesso di cure,
qui divisione di grazie; la campi fecondi di tra-
vagli e di pene, qui possessione di Cristo. Disse
perciò il santo re Davide: Tu possedesti le mio
reni (1). Si, possegga Egli, o figliuolì, le vostre
reni, affinchè rimanga in esse il semenzaio della
castità, e l'ardor della virtù.Consecratevi pertanto
a Cristo, e confessate Lui dicendo: Il Signore é
mia porzione (2). La maritata non può dir cosi,
perchè essa si adopera di piacere al marito; ma
quella che non è legata in matrimonio, si adopera.
di piacer a Gesù. La prima è porzione del mondo,
la seconda di Cristo.
< Porzione di Cristo è il Levita, che nnila cerca
di terreno; chi cerca moglie non può dire: La
porzione mia è il Signore. Udito quello che dice
il ministro di Cristo: Io non ho nè oro nè ar-
gento; ma quello che ho, tel do: in nome di Gesù
Nazareno, álzati e cammina (3) ? Ebbe tal dono,
perchè non desiderava dell'oro. Era finaimente
stato mandato senza bastone, senza bisaccia, senza
denaro; epperciò si gloriava di non avere ciò che
non aveva. ricevuto, nè arrossiva di esser povero,
pensando che povero era `pure Colui che l'aveva
redento. Disse pertanto: Alzati e cammina: per-
che aveva letto: Questo povero sollevò al cielo la
sua voce, ed il Signora lo ha esaudllo (4).
(ll Salmo cxxitviu, 13. 19! Salmo cxvnr, 57.
(3) Atti Apostolici ni. 6. (4) Salmo unu, 1,

864
CAPO VII.
Continua il discorso di Giuliana: spirituale fe-
condità delle vergini; pericoli a cui va soggetta
la verginità, e mezzi per uscirne illesi.
<Porzìon vostra sia dunque ilSignore; il Signore
che crea la sterile e quella che ha figli. Di amen-
due Egli è autore; ma Yuna fra. dolori divien ma-
dre, Paltra esulta nella sterilità. Dice perciò Isaia:
Giubila, o sterile, che non sei madre; fa risuonar
grida di allcgrezza, e strilla, tu che non partori-
sci (I): conciossiacbè questa divien madre senza
provarne i dolori. Dicesi perciò della Chiesa: Chi
udì mai cosa tale? la terra partorisce elia in un
giorno 7 owero è egli partorito un popolo tutto in-
sieme (2)? Che se la terra non partorisce in un
sol di, questo può ben far la. grazia. ' -I
«Giunge la Pasqua; per ogni parte del mondo si
conferisce il sacramento del Battesimo, si consa-
crano vergini. Ecco chein un dì la Chiesa parto-
rìsce senza dolore gran numero di figli e di figlie:
epperciò parlandosi del popolo santo, si dice con
bella espressione: Ecco che è partorito un popolo
tutto insieme.
< Vedete misteri; vedete la grazia di Cristo, la
grazia dello Spirito Santo, che quasi n. sorte viene
distribuita; poichè ciascuno vien giustificato da
Dio, non per le opere, ma perla fede. Concios-
(1) 1885! I-\_V. I- (2) Isaia un. 8.

265
siachè in quel modo che l'esito della sorte non sta
in nostro potere, ma è in balia del caso; cosi la
grazia del Signore non ci viene conferita a. mer-
cede di merito, ma per diviu volere. Onde anche
l'Apostolo, parlando della divisione e delle gra-
zie, le quali in diversa guisa vengono conferite ai
servi di Dio, dice: Ma tutte queste cose opera quel-
_l'uno c stesso Spirito, il qual dispensa a ciascuno
come a Lui piace (1). Come a Lui piace, esso
dice, non come è dovuto. E finalmente anche il Si-
gnore disse a quelli che più abbondante mercede
richiedevan per l'opera loro, lagnandosi di averla.
ricevuta eguale a quelli che più tardi eransi re-
cati al lavoro: Se io son buono, perchè il tuo oc-
chio sarà cattivo (2) ?
« Date adunque le vostre sorti, o figlì, a Colui
che suole gniderdonare oltre il merito le fatiche
dei suoi servi. Date all'uomo santo la sua veri-
tà (3), cioè Pintegrità; di Lui, che venneimma-
colato, ò questa virtù. La verginità. perciò è ve-
rità, la corruzione è menzogna. State dunque in
cuor vostro come una bella vigna con le sue viti.
«Molte sono le tentazioni; e perciò dice la Scrit-
tura: Il tentarono e lo malcdissero presso le acque
della contraddizione di Gades (4). La verginità.
ò tentata da molti chieditori, e se la vergine vuol
persistere nel suo proposito, sorgono opponeuti.
Quegli stesso che ne chiede le mano, divéntale
awersario, e,respìnto, la maledice. Pare ignomi-
(I) 1 ai Corinti xu, ll. (9) S. Matteo xx. 15.
(3) Deuteronomio unu, 8. (4)lvi xxm, 6|.

266 .
nioso per la donna, sia ella vergine, o sia vedova,
il restar senza marito. Ooncìossìachè Gades è quel-
la che non ha marito, che è santa. di corpo e di spi-
rito(l), che si consacrò al Signore, che abbandonò
iparenti, e non compiacqne quelli che sogliono
dire: Tu, o lìglìa, devi darci nipoti. Codes è colei
che non ha prole. Che se essa alle mondane ric-
chezze preferisce l'obbrobrio di Cristo, cui deve
portare chiunque ama di piacer a. Lui; quanto
più voi, le quali siete dal padre sollecitato alla
integrità, e dalla madre esortate a seguire ciò che
meglio vi si conviene?
«Buona cosa dunqueèla verginità. Brevemente,
l'Apostolo dice: Chi ha risoluto in cuor sno di ser-
bar vergine la sua figliuola, fa bene. Chi dunque
marita la sua vergine fa bcnc,e chi non la marila,
fa meglio (2). Il primo fa bene, per schivare i pe-
ricoli; il secondo fa meglio, pel vantaggio che glie
ne deriva. Quello è rimedio, questo ricompensa.
Ma sarà più beata, se si resterà così secondo il
mio consiglio; ora penso di aver io pure lo Spi-
rito del Signore (3). Seguite dunque, o figlãuoli, il
consiglio dell'Apostolo, il dono dello Spirito Santo.
-= Impugnate perciò anche voi il timpano, e sul-
Pesempìo di Maria sorella a Mosè ed Aronne, ii-
scite dicendo: Canlíamo al Signore, perciocchè
Egli si è sommamente magníficato, egli ha lraboc-
cato nel mare il cavallo ed il cavaliere (4). Mor-
tmcate le vostre membra a guisa di timpani, non
(1) La parola ebraica Cade: sìgnillca santità.
(9) lei Cor. vu, 31-38. (3) lvi 40. (4) hsodø 11, S.

267
arda giammai in esse 1' imparo fuoco della lasci-
via, vi s'estingua ogni arsura libìdinosa. In esse non
esultì che il solo spirito fra le spente voluttà. del
senso. Conciossiachè, se voi morreto al peccato,
vivrete a Dio; e vivrete, qualora nelle vostre
morte membra non regni la concupiscenza.
< Stringete fra le vostre mani la Croce del Si-
gnore Nostro Gesù, e tenendola alto levata fra le
vostre azioni, calpestate questo basso mondo, e
passate oltre. Il secolo, simile a cavallo che ago-
gna libidine, non abbia con voi che fare, e si at'-
fondi chiunque v'insegue per raggìungervi. S'aIzi
a deatrae sinistra intorno a voi come un muro
di acqua, affinchè si tempri ogni arsura carnale;
insino a che la divina misericordia si degni di con-
durvi a quelle dodici misticbe fonti, a quei settanta
palmizi, al riposo del grande sabbato (1-) , e si
compiaccia di piantarvi sul monte della sua ere-
dità, ove guida i cori la Beata Maria.
¢ Vestitevi dunque, o figliuole, di Gesù Cristo;
cercate la vera sapienza; della quale Giobbe dice:~
Ma la sapienza ove fu ella trovata, ed ove è il luo-
go della intelligenza ? L'abísso díce: ella non è in
me. Il mare dice : ella non è meco (2). Ben dice
l'abisso : non è con me, perchè Egli è risorto; non
lo ha, perchè nol potè tener seco. Hai nel Vange-
lo, che gli Angeli dissero alle donne che venivano
dal sepolcro: Cercate voi Gesù crocefisso? è risor-
\
(1) Cioè al riposo della eternità beata.
(2, Giobbe xxvm, 12.

268
to, non è qui (1). Che vuol dire; non è qui? Signi-
fica.: non è più nel sepolcro, non è negli inferni,
ma in cielo. Anche il mare, cioè il secolo, il mondo
disse: non è meco ; perchè sta. sopra. il mondo
Quegli che non soggiacque alla caduta ed alla
concupiscenza; perchè Egli non fece peccato, nè
frode trovassi nella sua bocca (2).Disse dunque Pa-
bisso: Non è in me; ed il mare: Non è meco.¬Ma.
così non disse già. il cielo, perchè l'avea ricevuto
risorto. Il paradiso non disse: Non è in me; perchè
assolto il ladrone, col dirgli: 0ggi sarai mcco in
paradiso (3), quivi il vedeva regnare glorioso.
« Attraete, o figliuole, questa sapienza nel più
intimo del cuor vostro ; perchè essa è più preziosa
dell'oro e dell'argento, e la morte non la conosce;
perchè nani morti, ma i vivi loderanno te, o Sì-
gnore (4). Anche voi dunque, acciocchè viviate, lo-
dato il Signore, e lodalelo di e notte. E lo lode-
rete, se non ve ne distoglierunno i pensieri di
matrimonio e le cure di questo mondo; che quelle
che si meritano, vengono sollecitata dalle brighe
di questo secolo. . *
ll) S. Matteo xxvm, 6-6. (2) l di S. Pietro u, 92.
18) S. Luca um, 43. 44; Salmo cxm, A1-18.
269
CAPO VIII.
.Prosegue a parlare Giuliana narrando ai figli il
voto di Ge/lle, e la prontezza con cui la figliuola
die a quello compimento: ricorda nuovamente
al /-iglio Pobblìgo che ha di eonsaorarsi a Dio ,
e confidando di vederlo adempiuto, ne ringrazia
il Signore. Descrizione di Giuliana che viene
alla Clúesa. V
< Considerate, o figliuoli, quanto ai voti dei ge-
nitori siate tenuti. Abbiam dato parola al Si-
gnore; voto è il volere dei genitori (1). Noi pro-
mettemmo, voi adempite. La figliuola. di Geflae di
Galaad vi debbe apprendere quanto valgono ì
voti dei genitori ; essa per non violare il voto del
padre, sacrificò la sua vita. Impercioeehè, avendo
egli, ansioso dell'esito della pugna, fatto voto al
Signore di ímmolargli , se uscisse vittorioso, la
prima cosa. che nel ritornare n case gli fosse ve-
nuta innanzi; vinta la battaglia, vennegli incontro
la. figliuola. lieta sovr' ogni altro della vittorio. per
compiere atto di pietà figliale. Ne gemette il pa.-
dre, memore,non tanto dell'afl'etto paterno, quanto
del voto. Le figlinola glie ne chiese la ragione:
Perchè ti ho votata al Signore, egli rispose. Essa.
(ll Il voto di Giuliana prova l' uso antichissimo dei ge-
nitori cristiani di offerire a Dio i luro figli, affidandoli a
persone religiose che ›li allevassero nel santo timor di Dio,
e li formassero alla vita religiosa. Nelle regole di S. Bene-
detto eravl la formula che i parenti dovouo usare nel faro
tali olortc.

270
allora Pesortò a compiere la sua promessa, e pago
col suo sangue l`imprudente voto del padre (1).
«Il sin qui detto sta bene a voi tutti; ma tu, o
figlio, che mi fosti dato dal vero Elcana, vale a
dire da colui che è porzione di Dio, tu da me di-
mandato, da me supplicato, chè indi pure ebbe
il nome Samuele (2), tu, dico, ottenuto dalle mie
preghiere, da' miei voti, che venisti, non so come,
nel mio seno, conciossiuchè io non nudriva più
speranza di aver prole maschile, tu prodotto più
dalle mie suppliche, che da arcano. operazione
di usato convegno; tu, ofiglio, ripeto, riconosci
da`Chi mi fosti donato: Quegli ti formò il volto,
Quegli ti ordinò le membra, Quegli esaudì le mie
preghiere, al cui tempio, al cui servigìo prima
che nascessi ti ho consacrato. Tu non sei nato pei
genitori, nè per te; ma per Dio, di cui comin-
ciasti ad essere ancor prima d'uscire dal seno della
madre tua. E siamo bensì tutti di Lui, ma tu in
ispecial modo: renriiti al tuo Signore, perchè sta
scritto: Of/erile voti al Signore, escioglieteli (3).
«Io miserabile, io indegno, tuttavia come nn'al-
tr'Anna ho promesso che tu per tutta la tua vita
non ti saresti giammai partito nè dl, nè notte dal
cospetto del Signore: io ho promesso; sta a te
Peseguire. Il Signore compierà Poblazioue del-
l'ostia sua. ›
Queste ed altre cose disse la pia madre; o ve-
*v
H) Giudici xi, 3|.
[Qi La parola ebraica Samuel in latino vuol dire doman-
dato con preghiere. (3, Salmo Lxxv. 12.

27|
dendo che i figli corrispondevano al materno af-
fetto, dopo aver nudrito il figlio di mistico latte,
condncendolo al tempio si rivolse al Signore, 'e
pregollo così : Il mio cuore esulta nel Signore, e
la mia gloria s' innalza sopra il mio Dio: la mia
boccaè aperta contro imieì nemici, perciocchè
mi son rallegrata per la salute che viene da Te:
non v' ha chi sia santo come il Signore. Non v'è
giusto come il Nostro Signor Iddio, e non v' è
sanlo fuori di Te (1).
Cosi ai suoi figli parlò questa madre, e fregiò
la sua famiglia dei gloriosi titoli di vedovanza in
sè, e di verginità. nei figli, come d'altrettanti fem-
minei principati. Donna veramente nobile. che
nulla ritenne per sè, ed oflrì a Dio tutto ciò che
aveva; la cui vita è magistero di disciplina, ò mo-
dello di castità perla parte che ne professò ella
stessa, e ancor più per quella che ebbe insegna-
ta: conciossiachè ella è tutt'insieme esempio di
vita. vedovile, e maestra di verginità..
Viene alla chiesa attorniata dalle vergini sue
figlie , conducendovi la gloria di sua famiglia:
qui trova una cosa tutta sua; il figlio cioè, il quale
fa risnonar nel tempio le lezioni delle sacre Scrit-
ture; cosicchè le sorelle sentendo il fratello, par
loro di esser ammaestrate nel recinto di casa. La
madre pure, ad esempio di Maria, gode di trarre
dal figlio avanzamento di grazia, mettesi bene in
mente tutte le parole del lettore, e se le serba di-
ligentemente in cuore.
(I) I dei Re 1|, I-2.

272
" CAPO IX.
Si csoriano le vergini a cercar Gesù nella sacre
Scritture: modo c tempo di attendere a questo
esercizio.
Quantunque le esortazioni materne nulla. la-
scino a desiderare, io pure, o figlinoli, vi dirò
qualche parola. Cercate Gesù, che ci awerte di
cercare il regno di Dio: Fd ecco, soggiunge, che
avrete di soprappiù tutte cose (1). Ma bramo che
prima di domandar il premio, siate ricchi di me-
riti. Prezioso è il premio; ma ben più nobile di
quello è Gesù, autore del merito, e dispensiero del
premio. Nel regno sta il premio, in Cristo il po-
tere di conferìrlo. Oercatelo nelle sacre Scritture,
ove si trova Gesù, e dite come quella diceva: Mo-
strami colui che fu amato dawanima mia (2). Se-
nonchè la Sinagoga cercava pur quello che avea
perduto: voi cercate quello che non perdiate
giammai. Ma perchè tu, o Sinagoga. dici quella
che fu amato, e non piuttosto quello che amo 7 Tu
nol possiedi, poichè dici di averlo amato: e perchè
non piuttosto lo ami tuttora, affinchè possa pos-
sederlo? Ma lasciamo colei. '
Tu, o vergine, appena cominci 'a cercarlo, già
ti sta presso , perchè non può esser che manchi a
chi lo cerca, Egli che apparve a quelli pure che
non lo cercavano, e fu trovato da quei che non lo
(1) S. Matteo vu, 33. (2) Cantici 1, 6 (vers. del Settanta).

27|
interrogavano (1). Mentre tu pensi e parli di Lui,
Egli è ll presente. Impara, allorché viene, ad in-
terrogarlo, ove Egli vada al pascolo, ove dimori,
come diceva la Sposa dei Cantici : Dove tu pascoli
il gregge, dove ti posi in sul meriggio (2). E dove
si posa Gesù, se non ove rifulge il meriggio della
giustizia? Ce lo attesta il Salmista ove dice:
Nel sole pose la sua dimora (3): ed altrove dice
pure il Profeta: Nella tua luce vedremo la luce (4).
Il Figliuolo è luce, e luce è pure il Padre che si
vede nel Figliuolo; poichè il Figliuolo è lo splen-
dor della gloria del Padre, ed è Pimagine della
sua sostanza (5).
Ma anche nella tua luce, o vergine, cerca Gesù;
cioè nei buoni pensieri, nelle sante azioni, le
quali risplendano al cospetto del Padre tuo che
è ne' cieli. Cercalo di notte nella tua stanza ,
poiche anche di notte Ei viene, e batte alla tua
porta. Perocchè Ei desidera che tu vegli di con-
tinuo, evuol trovar aperta la porta della tua men-
te. Anche uu'altra porta Ei vuol trovare aperta;
cioè che la bocca tua si schiuda, e faccia rísuonar
alto le lodi del Signore, la grazia della croce, re-
citando il simbolo della fede, e cantando salmi
nella tua stanza. Quando dunque Ei verrà, ti trovi
desta e parata a riceverlo. Dorma sì la carne tua,
ma vegli la fede; dormano le lusinghe del senso,
ma vegli la prudenza .del cuore , le tue membra,
(l) lsaia uv. 1. (2) Cantici 1, 6. (3) Salmo xvm, 6.
(4) Salmo xxxv, 10. (6) Lettera agli Ebrei 1, 3.
Sant'Ambrogio 13

274
olezzino la Croce di Cristo, e ls fragranza del sno
sepolcro; necìocchè il sonno non v'infondn calore,
nè vi eccitì moti scorretti. È desse. Psnima che
spresi s Gesù, cui non molestano vaporì carnali.
Quando lo Sposo trovi questo, passerà: ebbene
Panima tua gli vada dietro, scenda dal letto, esca
alla parola di Lui, come sta scritto: L'anima mia
uscì alla tua parola (1): cioe emìgri dslcorpo per
esser presente al- Signore; poiche mentre sta nel
corpo è lungi da Cristo. E però dice l'Apostolo:
.Pieni di fidansa ci' eleggiamo piuttosto di smi-_
grar dal corpo, eduesser presenti al Signore. E
per questo con ogni studio cerchiamo, o siamo as-
senti, o presenti, di piacer a Lui. Imperciocchè fa
duopo che noi tutti compariamo davanti al tribu-
nale di Cristo, per rícever ciascuno quel che è do-
vuto al corpo, secondo che avrà fatto bene o ma-
le (2). Ecco comein poche parole mostrò la ragione
della risurrezione dei corpi; perocchè è necessario
che risorge. la carne, la quale deve ricevere la ri-
compensa delle cose fatte, afiinohè nel corpo siamo
rìmnnerati di quello che nel corpo avrem operato.
Il Signore dunque vuol esser cercato soventi; ei
s'sllontsna, corre, per risuscitar la grazia, che
vuole pure rawivata in te e per te, come leggiamo
detto a Timoteo: Per la qual cosa ti rammento di
rawivar la grazia di Dio, che è in te, mediante
Z'im'posi.eione delle mie mani (3).0olei poi che avrà
rawivsta la grazia, divien ferita d'amore, come
H) Cent. v, 6. (2) 2 al Corinti v, 8. 13; 1 a'l`imoteo 1, 6.

275
disse la Sposa: Perchè io son ferita d'amore, sevoí
rievegliefete e susciterete la carità (1). Che signifi-
chi ciò il potremo 'comprendere se consideriamo
Gesù Nostro Signore essere come una saetta, a 'cui
dice il Padre: Ti ho posto come saetta acuta (2).
E poichè Esso è tutto carità, cosi sono freccia di
carità quelle con cui Egli ferisce coloro che lo cer-
cano. Di più anche quelle che sono strette in cate-
ne lo seguono, perchè egli ferendo incatena. Sonvi
dunque catene d'amore, dalle quali fu legato Paolo,
che disse: Paolo prigioniero di Gesù Cristo (3).
Che poi vi siano ferite d'amore, ce lo attesta
Giobbe, del quale niuno amò Cristo più ardente-
mente; poichè Pamava anche fra gli atroci dolori
del suo corpo. Diceva pertanto: Le saette delZ'0n-
nipotente sono infltte nella mia came, e bevonsi si-
tibonde il sangue mio ; appena comincio a parlare,
mi trafiggono (4). Sonvi dunque ferite d'amore, e
buone ferite: Sono migliori in verità le ferite del-
Pamico, che i baci simulati del nemico (5). Anche
Geremia divampava d'amore, e non potea regger al
grande fuoco di carità che infiammavalo all'nfficio
del profetare. Veniva perciò immerso in un lago ;
che annnnziando agli Ebrei le calamità venture,
non poteva tacere (6). Anche Stefano veniva la-
pidato, e riceveva con pio afietto per Cristo quelle
ferite quai ferite d'amore (7). Gli Apostoli veniano
(1) Cam. v, 8, (vers.dei Settanta). (2) Isaia xux, 2.
(8) A'Filemone x. (4) Gì0bb0 V1. 4-
(6) Proverbi xxvu, 6. (6) Geremia xx, 9 e xxxvm, 0.
(7) Atti Apostolici via, 68.

276
flagellati, e se ne rallegravano (1). Oh quanto è
buono il Signore, per cui anche le ingiurie sono
dolci, e la morte e soave! E veramente soave,
perchè ci rende immortali.
A CAPO X.
Esposizione di un testo dell'Ecclesiaste, e suo
senso figurato: confronto tra la Chiesa e la Si-
nagoga: Panima nostra è fatta ad imagine di
Dio : alcuni awisi pratici alla vergine.
Le tue vesti, dice l'Ecclesiaste, siano sempre
candide (2). Che hawì di più candido della ver-
ginità? che più candido della stãla illibata della
castità? Buona è certamente la castità coniugale,
buona è la castità vedovile, monda 'è ogni castità,
ma o non tutta candida, o non candida sempre (3).
Non candida, allorchè non si ha potestà sopra il
proprio corpo, allorché anche solo temporanea-
mente si lascia l'orazione. Bello è dunque ciò che
è detto della verginità: In ogni tempo le tue vesti
siano candide; c siavi olio sopra il tuo capo (4),
acciocche le tue lampade possano sempre risplen-
dere, nè accada che estinguansi all'arrivo del tuo
celeste Sposo (5). _
Perche poi l'Ecclesiaste abbia detto sul tuo ca-
(1) Atti Apost. v, 40. (2) lgcclesiaste 1x, 8.
(3) 1 ai Corinti vu, 4-5. (4› Ecclesiaste h. 8.
(5) S. Matteo xxv, 6.

s 27-'I
po, ne abbiamo dai Proverbi la ragione: Perchè
gli occhi deZl'uomo stanno nel suo capo (1); cioè,
quivi sta. il sentimento della tua sapienza. Perciò
forse anche quella donna evangelica vien lodata,
che asciugò coi suoi capegli i piedi di- Gesù, per-
chè animata dalla fede, si umiliò (2), sicché non
paresse più gonfia di sapienza carnale, quella che,
conforme al detto di quel profondo conoscitore
delle cose occulte, che fu S. Paolo, non è soggetta
alla legge, essendosi assoggettata a Cristo.
E ciò puo anche bellamente intendersi secondo
il corpo; poichè, se iProfeti hanno ripreso le figlie
di Sionne, perchè camminassero col capo alto, am-
miccando cogli occhi, traendosi dietro le lunghe ve-
sti, e carolando col piede (3); epperciò il Signore
disse che avrebbe tolto loro lo splendore delle veè
sti, i loro vezzi, i loro capegli inerespati: ben con
ragione questa donna scarmigliò i suoi capegli,
acciò la disciplina evangelica sciogliesse inodi del
crine (4). Onde anche gli Apostoli dissero, le donne
non dover cercare di ornarsi, nè cclfacconciatura
del capo, come disse san Pietro (5), nè con arricè
ciati capelli, con oro,o con perle, o con -vesti pre-
ziose (6), come si espresse san Paolo; ma si piut-
tosto cercar dovessero gli ornamenti del1'uomo
interiore: poichè quell' uomo ascoso del cuore che
è povero al secolo, è ricco a Dio (7).
(1) Ecclesiasto n, ll. (2) S. Luca vu, 38.
(8) Isaia m, 16. (4) S. Luca vu, 38.
(5) l di S. Pietro lu, 8. (6) I a Timoteo u, 9.
(7) I di S. Pietro nl, 4.

278
' Udiste, o figliuoli, voi che vi credete poveri. E
qual è l'uomo ricco, ancorchè senta difetto di molte
cose, se non quegli, cui la coscienza non rimorda
di colpa grave? Buone sono le ricchezze per chi
non ha peccato sull'anima (1). Udiste, dico, come
possiate esser ricchi appo il Signore; coll'aver un
cuore incorruttibile e modesto. Perocche preziose
'veramente sono le ricchezze dell'innocenza e della
semplicità., alle quali non s'impnta peccato, per-
che non è in esse rigiro di frode od inganno: con-
cìossiachè il semplice non sa mormorare nè portar
invidia: contento del proprio, l'altrui non cerca;
ed ancorchè povero, tiensi per ricco, purchè abbia
di che cibarsi. E come disse bellamente S. Paolo:
La profonda Zoro povertà, sƒoggiò nei tesori della
Zoro semplicità (2).
E come la Chiesa era fornita di bei ornamenti,
e risplendeva di luce che viene da Cristo, il testo
snrriferito può forse mettersi in bocca alla Sina-
goga, la quale così dica alla Chiesa: Dove pasci?
ove abiti nel meriggio ? accíò non corra come vc-
latq dietro il gregge dei tuoi compagni (3). Vedi,
ella che prima pretendeva di esser regina, ora
desidera di esser ancella. Oh il danno che reca la
perfidia!
Ma Gesù la respinge dai greggi della sua Chiesa,
perchè incredula, spietata, sacrilega; e le dice:
Se prima non conosci tc stessa, o bella fra lo
(U Ecclesi st' , 3), ' ' _
(3) camicia'. não xm (2) I ai Gorinti vm, 9

279
dome (1): vale a dire, conosci yrima quello che
tu sei, e allora domanderai di awicinarti al mio
gregge. E con ragione la Sinagoga viene detta
bella fra le donne, non fra le vergini, perchè ella
seguiva la-donna Eva causa della nostra caduta:
mala Chiesa è bella fra le vergini, p_el-che è ver-
gine senza macchia.
Sappia dunque ognuno, sia uomo o sia donna,
che egli e fatto ad imagine e somiglianza di Dio;
sicchà non cerchi bellezza di corpo, ma dello spi-
rito. Perocchè in che mai noi sussistiamo ? Nella
sostanza dell'anima e nella potenza dello spirito.
Qui è ogni nostra porzione. Però dice il Re Pro-
feta: Spererò nel Signore, non temerò cosa che mi
possa far la came (2). Dunque non siamo carne,
ma spiriw. E ai Giudei fu detto: Non rimarrà in
eseiíl mio spirito, perchè son came (8). Non siamo
oro, non denaro, non dovizia di beni; ma questo
son cosa nostra. Perciò Mosè ti dice: Bada ate
stesso (4): cioè alla tua anima, acciò non perisoa,
non diventi carnale. Bada a te, cioè all' .imagipe
che hairicevuta da Cristo, alla somiglianza a cui
sei fatto. Conserva l' imagine che Gesù colle sue
.opere ha in te dipinto, come disse a Gerusalemme,
cioè all'animalpacifica: Ecco, o Gerusalemme, in
ho dipinte le tue mura (5).
Beda dunque a te, specialmente tu, o figlio;
bada a te, acciò nella tua giovinezza abbi di che
(l) Camici 1, 7. (2)Selmo |.v,5. (8) Gen. n.3.
(4) Deuteronomio _xxvu, 9. (5) Isaia xux, 16.

280
rallegrarti. Al quale dice l'Ecclesiaste: Raliégmti,
o giovane, nella tua giovinezza (1). E non tivnol
già significare il tempo di una sola. età. Quasi fi0r
della vita. à l'età delle buone opere, di eni sia
scritto: La tua giovinezza sarà rinnova/a come
un'aquila† (2). Esii lieto, prosegue, in ,cuor tuo
ai di della tua giovinezza, e cammina senza mac-
chia nelle vie del cuor tuo, e secondo lo sguardo
degli occhi tuoi, e non secondo la loro baldan-
za (3): cioè secondo le viste dello spirito, non se-
condo quelle del mondo. E sappi chedi tutto que-
sto avrai da render conto al Signore. Discaccia
dal tuo cuore la collera, e caccia il peccato dalla
tua carne (4).
E bada. a te anche tn, vergine,accìocchè sii assi-
dua alla preghiera, e il tuo volbo pel continuo pre-
gare impallidisca. Ma prima dell'orazione prepara
la tua auinìa, affiuchè, quando preghi, non paia
che tenti il Signore; acciocchèi tuoi costumi espri-
mano ciò che domendi: ti sorregge la fede, ele
opere ti rendano cara. al Signore. Beda a te: e
intendo dire a. qualunque vergine; che quanto a
te non manca una. maestra di sante massime.
Buda. a te, ripeto, specialmente tu, o vergine
consecrata. al Signore; e guárdati da chi è immo-
desto negli sguardi; poichè, quantunque paesi ve-
loce come passeggero, tuttavia apre la bocca, e
beve da ogni acqua vicina, qualunque essa sia (5),
per inebriarti con quella. Non nscir di casa senza
(1) Ecclesiaste gi, 9. (S) Salmo cu, 6,
(3) Ecclesiaste u, 9. (4) lvhu, 14. 16) lvi un, 14.

281
la madre, sollecita custode del tuo pudore. Le
più giovanette poi pure alla chiesa vadan di ra-
do (1). Considera la santità di Maria, eppure
ella quando vien cercata, non la si trova fuorché
nella cella.: essa ti insegni quello che tu debba
fare. Vide un Angelo in forma d'uomo, in cuor ne
ebbe paura, ed i suoi occhi si volsero altrove. Onde
le disse l'Angelo: Non temere, o Maria (2). La
solitudine è maestra di verecondia, e scuola di
pudicízia è il ritiro.
Qual bisogno hai tu divisitar sl spesso Pamica?
Lo stallo mette facilmente il piede in casa altrui,
ma il savio se ne vergogna (3). Quindi nascono
discorsi vani, da cui sei saviamente ammonìta di
star in guardia, dicendoti il Savio: Chi porrà una
guardia alla mia bocca, ed un sigillo ínviolobils
alle mie labbra, acciocchè io non cada per la lor
colpa, e la mia lingua non sia la mia perdizio-
ne (4)? Se si comanda ai garzoni di tacere allorché
sono al cospetto dei vecchi, quanto è più sconve-
niente che le vergini siano loquaci, e vadan ognor
sémìuando parole l
Ma sia pure che ti prefigga di star in silenzio,
potrai tu comandarlo ad altri, sicchè non debba
mai udire gli altrui discorsi? Puossi alcuna volta
mettere un freno alla lingua, e pesar le parole
(l) Considerino questo parole del Santo quelle persone
divote.le quali per ogni leggier motivo escono di casa;
lmparino ad amare maggiormente ll ritiro. e sotto il velo
di pietà non nascoudano la dissipazione.
(2) S. Luca 1, 28. (3) Ecclesiastico xxx, 25. (4) ivi xxu,83.

282
nulla bilancia; ma non si può chiudere Porecchio
a ciò che si sente. Sta da noi il parlare, ma I' a-
ecoltar nostro dipende da altri; poichè aoventi
ascoltiamo ciò che non vorremmo.
CAPO XI.
Dà loro altri awisi ; cioè di non giurare -, di pre-
ferír il pianto al riso, e di moderar la collera.
Consideriamo di poi che cosa d'altro ci inse-
gnino le Scritture. Non ai deve giurar facilmente,
perchè accade assai volte di non poter compiere
ciò che avrai promesso con giuramento. Chi non
giura, certo non epergìura: ma chi giura, incorre
talvolta di «necessita nello spergiuro; perchè ogni
uomo è menzognero (1). Adunque non far giura-
menti, accìò non cominci ad esser spergiurc.
Non eta neppur bene che le vergini si diano
liberamente alla letizia: se non hanno di che pian-
gere, piangano sopra il mondo, sopra i peccati de-
gli nomini; che chi piange ì peccati altrui, si
guarda dal cadere egli stesso. Piangano infine
anche con questa intenzione, che piangendo quag-
giù, siano poi oonsolate nell'altra vita; aceiò non
awenga loro come a quel ricco, il quale, datosi
quaggiù alla lussuria, dovette poi, come dichiara
il Vangelo, eubir di la grave castìgo,e tn non debba
(1) Salmo cn. lvl.
283
udire: Hai ricevuto beni nella tua vita (1).Quanto
più felice Lazzaro, il quale qui pianse, e là esulta;
quì pati la fame, lassù banchetta nelle delizie!
Se dunque anche tu vuoi darti ad una santa leti-
zia, segui questa che ti mostra il libro dell' .Eccle-
siaste, il quale dice: Vieni, mangia il tuo pane
allegramente , poichè Iddio ha gradito le tue
opere-(2).
Consideriamo ancora Pawertimento che cida
l'Ecclesiaste intorno al ridere smodatamente: Sic-
come è il erepitar delle spine sotto la caldaia, tal
è il rider dello stolto (3) ; chè le spine bruciando
stridono, e tosto vanno in cenere senza dar calore,
onde ai Giudei fu detto: Arsero come fuoco infra
le spine (4): perchè divamparono come accesi dal
loro ridere nella passione del Signore, quando
nell'arsura dell'anima sua, lo beliavano dicendo:
Ha posto la sua confidenza in Dio ,- venga giù a
liberarlo dalla Croce: lo salvi, poichè gli vuol
bene (5). E ridendo lo percuotevano sul capo con,
una canna, e poichè lo incoronavano di spine e gli
presentavano aceto per bevanda, quel ridere arse
per sempre la Sinagoga (6). Tal è dunque il rider
degli stolti che suona smodato e arde l'olla del loro
corpo. A ragione Sara negava di aver riso, accioe-
che non sembrasse di aver dubitato delle promesse
fattele dal Signore; eppure quel sorriso era stato
(1) S. Luca xvi. 95. (2) Ecelesiaste rx. 7.
(8) Idem vu, 7. (4) Salmo cun. 12.
(5) Salmo xxx. 9. (6; S. Marco xv, 17.

284
grave, modesto, e non saputo da altri che da Dio,
a. cui son note le cose occulte (1).
Quanto opportuno anche quell' altro detto :
Non essere corrivo allo sdegno: Perchè Pira ri-
posa in seno allo stolto (2); vale a dire: benchè
vi sia motivo di sdegno, tuttavia non esser cor-
rìvo a sfogar la collera , perchè il fuoco dell' ira
non awampi eccessivamente. Non può dunque
toglier del tutto ciò che è movimento di natura,
ma vi mette indugio si, che la medicina del con-
siglio temperi Piracondia. Aveva già detto il san'-
to re Davide: Sdegnatevi , ma non peccate (3):
non che comandasse la collera; ma non potendo
tôr via ciò che è di natura, da buon medico volle
apporvi rimedio, affinchè la stessa. collera non ar-
recasse nocumento. Che se alcuno fosse trascorso
ad eccesso di collera nel cuor suo, che questa pas-
sione non sa star nei limiti, lo stesso salmo lo e-
sorta a pentirsene nel segreto delle sue stanze, ed
a condannare il proprio errore. Poichè sta. scritto:
Pentitevi nei vostri letti delle cose che andate di-
cendo ne' vostri cuori (4). Volle pertanto che tutti
dovessero farsi censori de'lor falli, acciocchè quan-
tunque non cada sotto pubblica testimonianza, pur
tema se stesso giudice colui che cadde in occulto, e
si freni al pungolo del rimorso e della vergogna.
(1) Genesi xvnu, 16. (2) Ecclesiaate vu, 10.
(3) Salmo iv, 5. (4) lvi.

285
CAPO XII.
Raccomanda alle vergini la parsimonia, la cura
del buon nome. la temperanza c la modestia nel
vestire: racconta l' esempio di santa Sotere, e
lo paragona a quello di un giovane Etrusco.
Che dirò della parsimonia, se il savio così prega
per sè: Togli da mele iniemperanøe del ventre, e i
desideri della ghiottornia non mi sorprendano (1)?
E non temere che dal digiuno e dall'astinenza te
ne venga alcuna malattia, chè grave infermità fa
Panima. sobria. Salomone vuol anche ne' suoi Pro-
verbi che si abbia cura. del buon nome, e dice: Il
buon nome è dappiù di molte ricchezze (2). A
che vale infatti il patrimonio, se non venga go-
vernato da buona regola della vita? Disse pertanto
Giobbe : Venga sopra di me la benedizione del mo-
riente, e la bocca della vedova mi benedica. Io
era occhio al cieco, piede allo zoppo, padre ai de-
relitti (3). Quando mai vidi a passar Pignudo, e
non l' ho ricoperto: quando mai non mi benedis-
sero i poveri, c non li ho riscaldati coi velli del
mio armento: od ho coperto il mio peccaio,quando
anche lo avessi commesso per isbaglio e contro
volere: oppure ho lasciato che il mendico si par-
tisse a mani vuote dalla mia porta (4)? Con tall
opere si acquista il buon nome.
(I) Ecclesiastico xxm, 6. (2) Proverbi xx", 1.
(3) Giobbe xxix, 13. (4) Giobbe xxxi, 19.

286
Ma anzi tutto primeggi in una vergine l'amore
della sobrietà. E qui per sobrietà non intendo solo
Pastìnenza dal vino, ma dal lusso e dal fasto se-'
colaresco, che inebria peggio del vino ; perchè ap-
presta il calice della ruiua, e la coppa dell' inde-
gnazione. Dice pertanto il Signore a Gerusalemme:
Ascolta, o umiliata e non inebriata dal vino.
Ecco io ho preso dalla tua mano il calice della
mina e la coppa della indcgnazionc (1). Ma
avendosi tracanuato questo calice la Sinagoga ,
non ne bevano le figliuole di santa Chiesa. Delle
donne giudee sta scritto : Le loro figliuole ab-
bigliate, adorna, come vane figure di tempio (2):
ma voi siete il tempio vero di Dio, figliuole di Co-
lui che non si trasfigura in Angelo di luce, ma è
luce vera da luce vera. Pertanto in voi non siavì
solo vana figura di tempio, ma la verita. Hawene
poìimolte, che sebbene professino la verginità., tut-
tavia aflettanodi parere awenenti, uscendo in
pubblico 'ben attillate, e col' volto più brillante di
quel che s'addica a vergini consecrate al Signore.
A-'costoro io dico coIl'Apostolo san Paolo: Voi che
siete morte con Cristo agli dementi diqucsto mon»
do; perchè vi occupate tuttora di questo mondo,
qacafifostc ancor vive? Non toccate, non gustate
questa cose, che-son tutte a 'con-uttela'(3).'
Non così santa Sotere,- per allegar qui- Pesempio
domestico d'una pia parente (chè anche noi sacerdo-
ti abbiamo la nostra nobiltà più estimabile dei con-
ql) Isaia Li, 17. (2) Salmo eum, 12.
(8) Lettera ai Colossesi ii, 20 e seg. -

287
solati e delle prefetture; abbiamo, dico, la nobiltà.
della fede, che non può perire), non così,come dissi,
avea cura del suo volto la vergine S. Sotere: la
quale essendo d'aspetto assai awenente e nobile per
la prosapia degli avi, preferì la fede ai consolati
ed alle prefettura dei parenti; e comandata di sa-
crificare , non avendo assentito, l'empio tiranno
ordinò che venisse percossa nel volto, affinchè la
tenera verginella cedesse o al dolore, o alla ver-
gogna. Ma essa, uditi appena sifiatti comandi,
seoprissi il volto, al solo martirio restando scoperta
e svelata; e spontanea si mosse incontro allo stra-
zio, presentando la faccia, affinchè quivi impron-
tasse il segnacolo del martirio, ove suol essere il
pericolo della castità: perocchè godeva che col
dispendio della bellezza le fosse tolto via ogni in-
centivo alla colpa. Se non che i carnefici poterono
bensi di lividure solcarne la faccia,ma il sembiante
della sua virtù e la grazia della bellezza interiore
non poterono menomamente ofiendere. _
Oontano le antiche leggende che un giovane E-
trusco (1) di straordinaria bellezza, accortosi che
le donne di lui s'invaghivano, solcossi il volto con
ripetute ferite, perchè ninna il potesse più amare.
Non so se costui puro avesse il cuore, e certo non
fu senza colpa quel suo difiormarsi il volto da per
sà stesso. Egli però tutt'al più subì soltanto le fe;
rite per non essere ad altrui d'inciampo. Ma que'-
, (1) Valerio Massimo chiama questo giovane Spurina. V.
lib. 4, De Verecundia.

288 l
sta riporto le trionfali cicatrici di martire, per
serbare in se intatta 1' imagine di Dio che aveva
ricevuta.
CAPO XIII.
Esorta le vergini a serbare in sè medesime l' ima-
gine di Dio, e non aver paura dei maldicenti :
in che maniera abbiano a guardarsi dalla pro-
pria lingua: al qual proposito riferisce l'esem-
pio di Susanna, di Giuseppe, di Daniele e di
Giobbe.
Conservate eziandio voi questa imagine, o fi-
glinole, osservate i precetti delle sacre Scritture :
onde, esse dicono, si chiuda ogni bocca (1). Gon-
cìossiachè sta scritto: Beato l'uomo che vien da
te erudito, o Signore, ed a cui tu insegni la tua
legge (2). Il Signoreè buono, Egli erudisce, inse-
gna, e talora riprende: ma anche quando riprende,
ci fa beati; conciossiachè beato l'uomo il qual vien
ripreso dal Signore (3). Epperciò non sottrarti
alle correzioni di Lui, perchè sono piene di carità.
e di grazia, chè Egli percuote, ma da medico e-
sperto, di propria mano guarisce e risana. Per
sei volte ti torni dalle afflizioni, nella settima -il
male non ti toccherà. Nella fame ti libera dalla
(1) Ai Romani nl, 19. (2) Salmo xcm, 12. (8) Ivi.

289
morte, nella battaglia ti scampa dalla spada, e
dal flagello della rea lingua ti difende (1). Che
se tu non detrarrai a persona, non avrai da te-
mere il flagello dell'altrui lingua.
Qualificò mirabilmente lo sparlare dei maldi-
centi, chìamandolo flagello della lingua, il cui
suono rapidamente si allarga. E l'Apostolo Pietro
desiderando di sceverarci da questo flagello, ci
ammonisce di non rendere male per male, e mal-
dicenza per maldicenza (2); ma piuttosto di ri-
spondere benedizioni per maledizioni. Epperciò
dice: Guarda la tua lingua dal male (3): come
dal flagello della lingua; e non temere il suono
delle parole , quando monda hai la coscienza.
Buona cosa è veramente il non dar luogo a maldi-
cenza, se ciò sia possibile; ma siccome la più parte
non detraggono ai vizi, sibbene alle virtù, riprovino
pure in noi ciò che è degno di lode; ma non vi
trovino nulla di male.
Senonchè il peggio si è, che non solo veniamo
flagellati dall'altrui lingua, ma ezìandio dalla no-
stra. E queste son ferite più gravi, quando pel
soverchio parlare incorriamo nel peccato. E però
cnstodisci le tue vie, o vergine, affinchè non pec-
chi colla tua lingua (4). Anche il parlar cose
buone, pur qualche volta per una vergine è de-
litto: e qual meraviglia che tanto si esiga da una
vergine, mentre anche alla donna è comandato di
(1) Giobbe v, 19. (2) l Lettera di S. Pietro iu. 9.
(3) Salmo xxxm, 14. (4) Salmo xxxvux, 2.
Sanl.'Ambrogio 19

890
imparare nel silenzio (1) ? Buona è la verecondia,
cui fa corteggio il silenzio.
Pericolava Susanna e taceva, affinchè il silen-
zioso pudore meglio per lei parlasse; e finalmente
la verecondia ebbe il suo difensore, il quale difen-
desse la castità. E bene sta ciò che di lei si dice,
che il Signore la liberò dal flagello della lingua.
E perchè adduco io solo esempi di donne? Giu-
seppe accusato si tacque, affinchè la propria in-
nocenza meglio della lingua il difendesse (2). Ta-
cqne Daniele, il più savio di tutti i suoi coetanei,
e chiuse la bocca ai leoni (3). Onde Davide dice
bellamente: Ho posto una chiusura alla mia bocca,
mentre il malvagio se ne stava contro di me (4).
A che vuoi parlare? Temi forse che se taci sien
oredute le accuse? Ascolta ciò che dice un buon
maestro, il santo Giobbe: Ecco io mi rido delle
calunnie, e non parlo ; e se anche gridaesi, non
mi si fa ragione (5). È come dire: v'à egli alcun
maldicente che ti calunnii? Se la coscienza è mon ~
da, hai di che rideme. A che ribatter parole con
parole? Non è ancor l'ora del giudizio, e quantun-
que in Bridi, non per questo si fa più vicina. Molte
sono le battaglie che quaggiù devi sostenere.
Quel santo uomo di Giobbe aveva vinto il do»-
lore del danno; aveva vinto, anzi precluso il cor-
doglio per la morte dei figli; aveva vinto Ya.-
cerbità delle piaghe, e rimase anco impassibile
(1) Lettera l alfimoteo yi, ll. (3) Genesi xxxxx, 20.
(8) Daniele xm, 85. (4) Salmo flxvm, 2.
(li) Giobbe xh, 7.

29!
quando alle atroci pene, che gli aflliggevan il corpo,
si aggiunsero i cimenti della moglie. Gli si riser-
bano ancora per ultima lotta le rampogne degli
amici. Aveva lottato contro Palfetto paterno, lot-
tato contro le malattie ei dolori del corpo ; gli bi-
sognava ancor subire le tentazioni della lingua (1) .
CAPO XIV'.
Al solo aspetto dei mali di guaggiù non si deve
giudicare dei meriti di alcuno: questo è il luogo
del combattimento, non della corona: questa
sarà data a quelli che aspettano la venuta del
Signore, e fra questi è da aseriversi la piu oe-
dooa. Oonclueione del libro e preghiera.
Quando dunque vedrai una vedova che tro-
vasi nelle angustie, ed è carica di figlinoli, oppnr
aeorgeraì un nom dabbene assalito da ingiurie o
colto da morte, non voler dai mali della vita pre-
sente pesare i suoi meriti, od arguire ehe sia ab-
bandonato da Dio. Qaaggiù è il luogo del com-
battimento, altrove ricevesi la corona. Non parlo
solo di me, ma di tutti quanti gli uomini. E qual
merito ho io, al quale il perdono e snfficiente co-
rona? Qui la lotta, là il premio-; qui la milizie, la
la paga. Mentre dunque sto sulla terra, ancora
lotto, ancora eombatto, ancora sono spinto a. ea»
dere; ma il Signore è potente, esso negli urti mi
aorregga, mi rafiermi cadente, barcollando mi
(1) Giobbe 1, 18 en,'1.

292
rialzi. Perchè dunque meravigliarti, allorchè al-
cuno vien travagliato da afflizioni ? Finchè si e in
questo mondo, non vi ha corona, ma combattimen-
to. Non vien approvato se non chi avra combattuto
valorosamente sino al fine; aflìnchè colui che avrà
combattuto di tal guisa, possa ricevere la corona.
Chi più forte di san Paolo? chi di lui più santo?
Tuttavia quel vaso eletto del Signore non oso ri-
promettersi la corona, prima di compiere la bat-
taglia, e diceva: Ho combattuto il buon combaltà
mento, ho finito il corso, ho serbata la fedemel
rimanente mi sta riposta la corona della giusti-
zia (1); la quale dice che sarà conferita non solo
ad esso, ma a tutti coloro che desiderano la venuta
del Signore. Disse bene, a quelli che desiderano la
vmuta del Signore; chè niun altro vede volentieri
awicinarsi il giorno del giudizio, se non colui che
è sicuro della sua innocenza, o spera nelle opere
di penitenza, a cui suiiraghino la grazia divina, e
le battaglie sostenute per amor di Gesù.
Il qual guiderdone avrà. certamente ancora
quella vedova che avra ben educato i suoi figli: e
nei figli sara gloriiìcata specialmente colei che tutti
li ebbe offerti al Signore. Onde anche la vedova
del Vangelo vien preferita ai ricchi, e vien lodata
dal Signore, non solo per aver dato ai poveri tutto
il suo, ma anche per aver dato al Signore due
monetuccie di rame, simbolo della fede perfetta.
Anche il Samaritano diede due monete di rame
(1) 2 a Timoteo xv. 7.

295
allo stalliere, perchè avesse cura di quel povero
che era stato ferito dai ladri (1). Poichè dunque
questa vedova rìcopiò nella persona dei suoi figli
la verginità di Maria sorella di Aronne, secondo
Pantico Testamento, e secondo il nuovo quella di
Maria Santissima Madre del Signore, al divin tri-
bunale sarà premiata della sua fede, perchè nulla
non riservossi per i bisogni della vita, ma con-
sacrò a Dio tutta la sua diletta prole.
Te prego ora, o Signore: deli I rivolgi ognora
benigno lo sguardo sopra questa casa, sopra que-
sti altari che oggi ti dedichiamo, sopra queste mi-
stiche lapidi, in ciascuna delle quali ti si consacra
un tempio vivente; ed esaudìsci pietoso le preci
che i tuoi servi quivi a te ìnnalzeranno. Ascenda
al tuo trono in odore di santità qualunque sacri-
fizio che con viva fede e con pietà sincera venga
ofierto in questo tempio. Ed allorchè tu guardi a
quell'Ostia salutare, per cui si cancellano i pecca-
ti del mondo, rivolgi pure lo sguardo verso di que-
ste pie vittime di castità, accorda sempre loro lo
aiuto della tua grazia, affinchè siano ostia accet-
tevolì in odor di soavità, grate a Gesù Signor No-
stro; e dégnati di conservare integro il loro spiri-
to, e illibata la loro anima ed il loro corpo sino al
di della venuta del Nostro Signor Gesù Cristo.
(1) s. Luca x, as.
-

V. si approva per la stampa.


Torino Seminario 6 Agosto 187!
† LORENZO Arcivescovo.
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(Ino
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rnnuloall nn. flmvflou . . ; . pag 8
Delle Vergini. Libri tre.
LI BRO PRIMO
Sant'Ambrogio , considerando il conto stretto
che ognuno ha da rendere a Dio d'ogni parola 0
d'oFni grazia, si prepara a scrivere, confidando
nel a divina misericordia, di cui cita alpunl e-
sempi, e se ne promette bene, perchè intende
far conoscere Gesù Cristo . . _ . _ . ›
2. Dà principio col raccontar il martino di san'A-
gnese; e a eueomia per molti capi, pel nome,
perla modestia, pel martirio._e specialmente
perla sua fortezza in tenera eta . _ . _ ›
8. ucomincia l'elogio della verginità; ln šnma
perchè essa fece scendere dal lele il Ver o e-
terno: onde awenne, che qålantunquepeeo co-
nosciuta nell'antica legge, ori tuttavia mira-
bilmente nella nuova . . . . . ›
4. Dice che fra i âagani non ci fu vera verginità;
ma aleune loro onne, come le Vestali, a cui ve-
niva lmposta contro loro voglia per un certo
tempo la continenza, non furono vergini . _ ›
6. Par a della platria e del gåadre della verginitl;
ed awerte c e essa non di precetto, ma solo
di consiglio . . . . . . . o
6. ll S. Dottore protesta di non riprovare lo stato
matrimoniale, ma di mettere solo a confronto
le pene delle maritate coi beni delle vergini.
cui assomiglia alla santa Chiesa . . . ø
1.
296
Caro 7. Esorta igenitorj ad ispirare alleflgliuole l'a-
'derivino dal desiderio aier nipoti Protesti
nuovamente di non esser awerso al matrimo-
nio. Descrive la bellezza dello Sposo delle ver-
. .. I. I I H
esse adorna . . . . . pag.
¢ 8.'Commenta quel passo dei S. Cantici. in cui si
parla deffavo di miele: paragona quindfle äcfe
vergini alle api . . . . . . ›
¢ 9."ATlíEta al sogpefto altri passi delle sacre Can-
tiche: esorta e vergini a cercare Gesù_Cristo:
sua grandezza: grazie ed aiuti che Egli confe-
. H . I I. 1.
beati '
13
A1
48
. , , . . . . . 9
¢ 10. Espone Pultima dote delle vergini. che è il di-
štícco dífiìenaro. Quindi richiama alla menßíìi
jflargellma gigjantg sia buona ggsg il non essere
obbligata al o sfarzo ed alla vanità, come quelle
54
_ 0 t ° 9 V 9 ' .
ø ll. äisponde a quelli che gli rinfacciano di predi-
care troppo spesso sulla verginità, adducendo
l'esempio delle vergini Piacentina, Bolognesi e
llflricane, e leda specialmente lo zelo de le Bo-
ognesi........›
1 12. È bene che la vergine sia secondata dai geni-
tori; ma se le si oppongono. avrå_maggior
merito. Non è dunque da temersi ne la loro
pre`§šT6n`e, nè`là perdita dílferedità; il`6hev|`€ií
m
LIBRO SECONDO
Caro l. 8ant'Ambi-ogio riconosce la necessità di dar re-
gole alle vergini. ma giudica più spedìente ser-
i ~ '
1 2."P"or gone Ilaria ad esempio. enumerando le sue
virt ;l'umìltà. la castit . la mortificazione, l'a-
more al ritiro, ilrispefto ai Âiarenti. la diligenza
nello studio. e il desiderio irecarsi al tempñš
“D'a"\í_ltimo descrive I* incontro di Maria SS. co e
vergini afloro primo ingresso nel paradiso ›
56
ñß
Q2
64
ø l."Coììi"e_Ilaria è modello di vergine, cosi santi
Tecla lo e di martire. Narra come esposta nel-
äanfiteatro non fu offesa, ma anzi veiierata dalle
D
ere . . . . . . . .
I 4. Racconta come una vergine Antiochena venne
condannata a perdere la castità, e come Iddio
ne la libero in modo mirabile . . . ›
70
'II

` 297
Cuo 5. Paragona iãuesti martiri con Damone e Pizia;
parla dël isflåzzo clñìveva Dionisio tiranno
pe'suot dei. me ia vendicarsi degli oftraggi, e
úellapotenzadei vero Dio . . . ag. 79
¢ 6.'Dã'terrn|ne al secondo libro coIl'attribuire glie
vergini il merito de' suoi scritti: prova con' ei-
militudini e testi scritturali. che prima di dare
loro precetti, dovette allettarle colla soavità
della parola e dell'esempio . . . . › 82
' LIBRO TERZO
Caro 1. Rilerisce l'allocuzione di Papa Lìberio a Mar-
cellina nelìarle il velo;i on e ce a aso en-
nita dE`SS. Nílãle prende occasione a parlare
ìlleírergini delle åeflezioitidi Crišto, ed inlìam-
mar loro ilcuore e amore di lui . , › Q
¢ 2._Seguita il discorso di Ijiberio. 11 Pontefice di
a Marcellina e alle vergini alcune regole intorno
al mangiare ed al_b"ere . . . . › Q
¢ 8.'IIibeno raccomanda alle vergini Ta'iñod'éTltzi6ne
nelle visite, la modestia e silenzio in chiesa nel
tempo delle sacre funzioni. Narra il fatto d'un
giovanotto pa ano. ed un miracolo operato da
unbuonsaccräote . . . . . › 90
¢ 4.Espostal'allocuzione di Liberio, santtkmbrogio
loda la _virtù di Marcellina. e particolarmente i
suoi dišiuni; la esorta pero a rimettere d'al-
ãuanto ell'usato rigore, alternando gli esercizi
ella pietà con altri lavori. Inflne le_ mculca l'o-
razione frequente si di giorno. ai di notte › ,93
¢ 6.`Esorta a piangoredgppièfili Nostro'S|`gnore, añ-
ducendo un testo e salmo vu, e spiegandoné
il senso letterale Te`flnTnTTFcãpo_cel7
Hire cite ogni cosa a da esser diretta _a _ onore
ìlTGesù, e che at deve esultar dt una gtoiatlmã
celeate........›_ü
¢ 6.¬Narra con bella eleganza le circostanze dälã
ímórte del Battista, aftlne di mettere orrore al ml
hal'_l9_ed_aJ_c9n1itj . . . - . ›
¢ 'l. Esplone il suo giudizio intorno a quelli che ai
die ero da per se la morte per non caderin
mano at peraecutort. Descrive bellamente Pe?
roico coraggio di santa Pëlagia. della sua madT6 mi
I I
Della Verginitå. Libro unico.
Cuo 1. Racconta il giudizio di Salomone intorno le due
madri ; e dice la madre vera significar la fede.
la falsa la tentazione, la spada la parola di Dio- Ill

298
Caro 8. Narra il voto di Gelie e 1' meontro eno lla
flglmola- e sebbene eondannijl fatto, ne`ì?›_<la
tuttavia la fedeltà. Perchè Iddio abbia impedito
il sacrificio d'Abramo, e non quello di Gelie pag. 114
8. ll santo Vescovo si meravi lia che. mentre niu
no impedì il parrieidio ifrliìíhe. ai trovi ciíi
i
anzi che egli medesimo venga incolpa o i ee:
aerei opposto al inatnmonio di gina sacra ver-
gine. Prova che in questo fece il suo doveñj
adiìuc' i ig n i nn III.
flcuni testi dëila sacra Scriftura, ed il rispefiã
ìlie i pagani medesimi profeseavano alla vergi-
' c io E Q I l. in
me a veder ria riaor . . . .
4. Eeorta le vergini a esser coiitanfi nella Me:
adduce Pesemp o della a en . e
ainen e in urai
| -
J i _ n
`Geeù, qua e ci vien ri`i'eri o da aan Giovanni › 120
åflli i fia il filo del eiio t ìonaniento. e ion
enlgåon s'ai'reiide_alle olìlíš%ioni, ma ìröteetí
0
ß verginale anche quelle che stanno permaritarab 124
.
ne nuova, nè dannosa. Prova in Friina con po-
che parole non esser riínrovevo e; quindi con
Pantorità di Criato e deg i Apostoli. e con eaem-
pl, prova non essere nuova. Concliiude questo
capo col dire nondoverai condannare lo stato
matrimoniale; ina rleordale gravi molestie di
cui èapportatore . . . . . . › 125
7. Passa a toccare il terzo capo, la verginità non

uiaggioi-_nume'ro di a5_iifanEi._Dice esser fflao che


Iãnde le vergini doverei eoneecrare m eg piií
ìììítura. riåponde che cio è da lasciarsi allípñìì
glenza dei escovi , . . , . › 180
8. Dice qual e il tempo ed il luogo atto a cercare
Ge ù- d 'l d ' dall' ientalio
s , riiccornan ai guai' am oa ne
edai nemici dell'anima . . . . `› 183
9 Gesù doversi cercare sui monti de li aromi e
ílìne _ eeer o: pere i venga c ia re
essere litro o nella cella vinaria, fãlìe ai
ordini in lei la cariíì . . . _ . . › 181
ø 10. Per meritare che Gesù venga in noi, deveafln-
I'l flfl 2 I
tti- i ëiå ii elre
sempre. enona tu , s so an o a que i
Ifimogiiarono iemmenie delle cose mmie:
'Che cosa sigmiiñii la lavanda dei piedi: doversi uo
Wv

Ono li.
299
Ella è cosa buona awicinarsi solleciti e tropi-
dantl a Gesù. il quale, anche prima di venire.
suole premiarci_ acendp scorrer la mirra tra le
nostre mani, acciù crediamo ch'egli è incorrutti-
bile. ll suo nome è unguento che si diffondezqual
sia questo unguento :modo di raccoglìerlo peg.
18. Tutti. ma specialmente le veìrgini. debbono at-
tendere la venuta di Gesu; c e se egliindugia
le cio awiene sempre perciTà_I'amma riman ne-
glíñtosa), dölíbiamo sorgere ed invocare lo"Spi-
_ u, _|_i _po nn
"Fiaã!oso. Invita noveliamente Panima a sergare
innocenza ed a spirar buon odore colla fíde e
cöllíopere, awib veuåe stia con essa Gesù ›
142
146
18.'Do1$biamo imparare a Chiesa a rirener Gesù
con catene d'amore e di sacrificio: lo sidebbe
introdurre nell' interna abitazione dell'anima ,
ornandola grima di virtù. Quali sieno le flnestre
per cui lo pjoso stende la mano, e come dalla
vergine si ab iano a preparare. Essa dee chiu-
:iereàla sua porta col si enzio: vantaggi che ne
fan' . . . - . . . . I
lål.
14.11 custodi della celeste Gerusalemme trovano
a Sposa. Si spiealquale sia la luce, quali le
. . . . ju .
il.no..| lo . , _
0.;-1' ::m¦;Vo:i::|::l:
$.l.l$lI.Il¦l.l.lfl..llJII.ll
”dagIi_Angeli. Espone in fine che cosa sia il pal?
Il1›1h'e'le'vf6n't1$lto . -. . . ›
[55
l6.`Eccita Panima a cercar"Dio, e dopo aver spie-
gato il perchè le venga_dato un nome femmineo,
awerte che dobbiarno nnplorar_ la grazia del S1-
ånore, aflìnchè Egli ne prenda il governo, come
i un cocchio: essa infatti è tirata da cfiuattro
moventi, come da quattro destrien, i qua :deb-
bonsi guidare colla ragione e co lla prudenza n
16. S'invita il divin Verbo a discendere nel giardino
dëfla noce. la quale per la sua amarezga fflgura
il ll fil ìíê ti 1
e a tentaz1one.a nc ulvi us lpliììlililiö
ìíalla fede e delle ocpere.eqla döçcezza e miele.
ìn Gesù ognuno _rova quei che desidera: sol
§he_si aeíoíti a [Im con viva feiß e conuìñilìi
di cuore: adduce Pesempio della emorroissa
fluarita díl dmn Sãìvatore, e dei SS. Apostoli
letro_e_EaQl9 . . . . . . ›
159
IQ
17. Dimostra con altri esempi. e specialmente con
quello dell'ape. che dobbiamo guardami dell'0-
stentare le_opdere_buon_e= dice che lƒanima no-
stra ha ezian lo 1 suoi vo |,_per cui, atta_ su
eriore alle cose del mondo, si solleva alla virtù.
ghe èccsacelste.lm_i_L PI a_(l_x :tare
e a a_n ma m
Gesù edi suoi Apostoli, ed a fug_gir il vizio ›
166
Q

500
Goo 18. Osserva che i poeti. attribuendo alI'anima car-
ro cavalli eìi ale. tTa'ß'ero qifëšta lìgura d'aT
profeta Ezechiele.l quattro animali descrifti dfl
rofeta signiiìçanoi quattro Evangelisti, owero
'le iìuaftro virtu cardinali. Davuiíie parla altresì
dele ali dell'annna. Eccita quindi tutti a vo-
lare ed a guardarsi dalla cadíta di Icaro: dicef
flie se le azioni nostre seconderanno i nostri
voli. vedremo Gesù guidarci díl suo trono: e
svolge un suo pensiero circa il significato della
nave e della pesca di san Pietro . . pag. 169
c l9.
ne espone i varii sensi ñdgurati; commenta un
testo della lettera prima isan Pietro . › 174
¢ 20. Domanda che si preghi per lui acciocchè la sua
pesca diventi fruttuosa; poichè egli pesca colle
reti di san Pietro e di san Paolo: vantagìgi rice-
vuti da san Giovanni nel seguir Cristo. `esù sul
Tabor associo ipescatori a Mosè ed Elia. Bel
confronto dei due Apostoli con Mosè . › 179
Delreducazione della vergine, e della ver-
ginità perpetua di Maria S8.
Ono 1. Dice che il dpadre della vergine Ambrosia ha
ben ragione 1 aver più cura di essa che degli
altri figliuoli. Eccellenza della sacra veäinità,
suoi ornamenti ;viene rassomigliata alla iesa:
awertimenti intorno al modo di far orazione › 185
¢ 2. L'orazione deve incominciare colle lodi del Si-
gnore e finire col rendimento di grazie. Deve
inoltre farsi con pace e tranquillit di spirito :
ed'íñtorno a cio espone uxäpasso cfëflíange o,rao-
comandando alle vergini i mefterloin ratica › 188
Q
. 8.`Encomia la donna pei favori che elìbe cšl cielo:
gerclië Puomo non venne tosto approvato di
io dopo la sua creazione _ _ . _. . › li
¢ 4. ll peccato di Eva fu piíleggiero di guello dì
amo,amotivo e a :spari a e sesso. e -
Tia qualità della tentazione e di altre circostanze?
S: paragona Eva alla moglio di A'b_ramo . › 197
a !›,"IIa sentenza gronunciata egntro di Eva fu ooìlíè -
annullata in ara. ma molto (più nella SS. Ver-
gine. Propugna la verginità i Maria SS. contro
šlieretici . . .-. . . - ›200
1 6. cioltele due altre obbiezioni, dice esser as-
surdo che Gesù abbiasi eletto una Madre, che
non sia stata sempre vergine . . . › 206

` i 301
Cno 7. Prova che Maria ersevero nella ver inità.dal
Paverla Gesù dífg per madre a sangüiovanni -
ììall*esseTe štäta costante nella Passione del
suo Figlio; a dall'esultanza del Battista nel seno
Tli sua m'a'dre . _ . . . . . pag. Zß
8._Applica alla Vergine un tratto della profezia di
Ezechiele . . . _ . . . . › Qll
9. Espone ivarl simboli coi quali vien adombrata
la verginita, e cio che da essi le vergini debbano
afpreridere . . . . ._ . _ . › 2_lå
10. a verginità è corona nelle mani del Signore:
mistero della Trmitã . . . . › 215
ll. Avendo Cristo tanto faticato er noi, dìfilíìamo
anche noi líticare per Lui: Egli non si legge
esser secondo, se non come uomo . . . gli
l2.`Applica a Cristo quel passo dëlflšcclesiaste. in
cui si parla del giovane secondo . _ . › 219
13. IItr"i i i e ' ,
che le vergini dëlíboiio ricavarne . . › 221
14.Ter ecci are vie iù le vergini alI'imi_tazione di
Ilaria , mostra gåe Amolte ãllegorie intorno lì
`Cliiesa,›a_lei pure si convengono e_ãlle vergini- 224
l6.1.e vergini sono in ispecial modo gigli di Gesn.
il q_i:ale iíifo veramente dirsi mucchio iTl“fflF
men o acc_erchiato_ di gigli . . . . › 226
16. lìë Vergini si facciano incontro a -
nato da Ilaria, Egli e però vero Dio: ligure deITã
Tede : esortazioni . . . . . . 1 223
l'1.1lingrazia lìiílio di aver glífto risplendere nellì
Cuo
vergini quel vivere angelico clie i primi parenti
perdetteroiiel paradiso. e“d_a mi rßcomandì
v"iViifñëii|;ë la Vergine Xlìibröãiã . . . ¬ 232
Eeortezione della verginità.
Libro unico.
1. Arrivo di sant'Ambrogio a Firenze: descrizione
(IE martirio e invenzione dei santi martiri VF
tale ed Agricola . _ .Z . ._ . . _» 241
2.1-:salta le sacre reliquie, e comincia Pëlogio
dìlla vedova Giuliana . , . . . › 246
8.`Esortazione di Giuliana; suo voto er aver un
figlio. al quale espone Feccelleiiza d%l sacro ml?
I I I I. .. I .
vergineinsieme colle sorelle . . . .M1
4.¬Seguita il discorso di Giuliana: ii çíoníono
ipregi della verginità e gl' incomodi e matri-
ma "lla consolazione cše la pia vedova sšaspeflì
*dIl'ßUIl......,..›26l

802
Cuo 5. Giuliana prosegue a ragìonar ai figli, dicendo
che alle verlgim si dà il vanto di aver procurato
il ben pubb ico: esempi eflgure . pag. 265
¢ 6. Giuliana adatta ai figli le cose dette, evarn al-
t`Lti_siiígirali . . . . . -25.2
ri es cr
¢ 7. Continua il discorso di Giuliana: spirituale fe-
condità delle vergini; pericoli a cfii va so effã
, I ilßfli. ; 264
¢ 8. Proseglue: parlare iuliana narrando ai flgli il
- voto di Gefte, e la prontezza con cui la figlia diè
a ciyuello compimento: ricorda nuovamente al
_ flg io l'obbligo che ha di consacrarsi a Dio. e
confidando di vederlo adempiuto, ne ringrazia il
Signore. Descrizione di Giu iana che viene alla
Chiesa........›269
¢ 9. Si esortano le vergini a cercar Gesù nelle sacre
Scritture: modo e tempo di attendere a questo
¢ l0.¬Esposizione di un testo dëll'Ecclesiaste e suo
senso flgurato: confronto tra la_C`nie_sa ha Si-
nagoga; Pamma nostra Ffãtta ad :magma dflho:
Il ììcum wisi primi alla vergine . . . › 215
1
preferire il pianto al riso, e di mãlerare lì
'CUUUYI . _ . . _ . . _. . . ng
¢ lillaccomsnda alle verginfla parsimonia. lí cura
del buon nome, la temperanza e la modestia nel
vestire; racconta l'esempio di santa Sotere, e lo
paragona a quello di uu ãiovane Etrusco . › 285
ø 18. Esorta le vergini a ser are in sè medesime
- Pimagine di Dio, e non aver paura dei maldi-
centi:in che maniera abbiano a guardarsi dalla
propria lingua: al cåual proposito riferisce l'esem-
gio di Susanna, i Giuseppe, di Daniele e di
`iohbe. . . . . . ›288
c 14. Al solo aspetto dei mali di quaggiù non side-
ve giudicare dei meriti di alcuno: questo è il
luogo del combattimento. non della corona:
questa sarà data a anelli che aspettano la ve-
nuta del Signore, e ra questi è a ascriversi la
pia vedova. Conclusione del libro e preghiera › 291
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(1 il nr, 73
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Maria e verso i loro SS. Cuori; ossia riflessioni,
preghiere, pratiche e risoluzioni eflicacissime
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di Gesù e Maria e dei loro SS. Cuori, distribuite
per ciascun giorno dell'anno. per cura d'un Sac.
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ABNOLD (d. G. d. G.). lmitazione del S. Cuore
di Gesù. Traduz. italiana; 1872, 2a ediz. in-l6›
BONACCIA (Prof. D. Paolo). Memorie storiche
sopra la vita e le virtù del giovane Francesco
Possenti, trai Passionisti Confratel Gabriele del-
l'Addolorata; 1868. in-l6 . . . »
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DA ROGGAMOBICE. Anno Eucaristico, ossia ri-
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STOEGER. Maria sul trono celeste. Operetta re-
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