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Inizio di autunno molto caldo per Silvio Berlusconi sul fronte interno.

Per il premier,
impegnato a più riprese a rassicurare i partner internazionali – da ultimo il russo
Vladimir Putin – sulla tenuta e sulla stabilità del proprio governo, non mancano le
grane in casa. L’intervento telefonico di domenica al meeting della corrente
democristiana guidata da Gianfranco Rotondi, con la dura presa di posizione contro un
PdL litigioso e inconcludente che finisce per mettere in secondo piano i risultati
dell’esecutivo, è suonato come un campanello di allarme da non sottovalutare. Del
resto non c’è da stupirsi che il Cavaliere consideri la sua stessa creatura politica come
una sorta di zavorra. I partiti, si sa, non li ha mai amati alla follia. A detta di molti
informati osservatori Berlusconi non avrebbe infatti alcuna intenzione di strutturare il
Popolo della Libertà, e il continuo rinvio dei congressi locali – i coordinatori che hanno
seguito Fini sono stati semplicemente sostituiti da commissari indicati in Via
dell’Umiltà, senza la celebrazione di alcuna assise – ne è la dimostrazione. Da un lato
l’apertura di una fase massiccia di tesseramento e l’elezione democratica dei dirigenti
rischierebbero di indebolire i “berluscones” duri e puri a tutto vantaggio degli ex
colonnelli di An, che a questa evenienza sono più preparati e che già in diverse regioni
fanno la parte del leone nel partito. Dall’altro, anche volendo, i tempi sarebbero
davvero stretti se l’esito ultimo della crisi estiva fossero le elezioni anticipate. E,
nonostante le rassicurazioni di tutti, quest’ipotesi oggi non può essere assolutamente
scartata. Il progetto dei “team della libertà”, esercito di volontari strutturati sull’intera
rete delle sessantunomila sezioni elettorali, che il premier ha lanciato dieci giorni fa e
ha affidato all’ala movimentista del PdL – Brambilla, Verdini e Valducci – è destinato a
saldarsi con l’altra macchina di propaganda protagonista delle ultime due tornate
elettorali, il “motore azzurro” coordinato all’Eur dal sottosegretario Mario Mantovani.
Un’operazione che va in tutt’altra direzione rispetto al rafforzamento del partito,
esclusivamente funzionale all’appuntamento con le urne, e che potrebbe anche essere
accompagnata dalla prossima sostituzione dei tre coordinatori con un portabandiera
unico. Sta scaldando i motori per questo ruolo la battagliera Daniela Santanchè.
Berlusconi pare dunque pronto ad un’altra primavera d’assalto, i presupposti ci sono
tutti. Lo confermano anche le tensioni a sinistra, dove ancora si spera di prendere
tempo con un governo tecnico pur di evitare la conta dei voti. Non che l’esito sia
scontato, anzi. Ma quando Bersani ammette che il Cavaliere “non è una macchietta” e
che “è stato sottovalutato” esprime i timori di molti del suo schieramento. Berlusconi,
si sa, in campagna elettorale da’ il meglio di sé. E ormai manca poco.