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Ephemerides Carmeliticae 03 (1949/1) 3-35

LA PREGHIERA DI GESÙ
NEL QUADRO
DEI SUOI FATTORI PSICOLOGICI

S u m m a r iu m . — C h risti oration is, q u ae in e va n g eliis e x h ib e tu r d iffu sa in


to ta eius v ita , p rin cip ia fo rm a lia h a b e n tu r in eius p sy c h o lo g ia h u m a n a, cuiu s
e ra t su p rem a expressio.
In eam co n flu u n t : t 0 n o titia q u am e tr ip lic i su a scie n tia — visionis, u em pe,
in fu sa e t a cq u isita — C h ristu s in in te lle ctu suo h u m an o b a b e b a t de D eo eiusque
operibus, e t de se su oq ue m u n ere M ed iatoris ; 2° am or erga D e u m e t cre atu ra s
sp iritu ales, p raesertim hom ines. P a rte s qu oq u e a c tiv a s h a b u it v it a sen sitiva .
O ratio ig itu r C h risti e n tita tiv e p e rfectissim a e ra t p ra e o m n ibus op era tio n ib u s
n a tu ra ru m cre ata ru m ; n on v ero v a lo ris in fin iti, n isi e x u n io n e h y p o s ta tic a .1*I

Un senso di rispetto e di sacro timore ci pervade l ’animo al pensiero


di dover non solo appressarci al mistero del Verbo Incarnato, ma pe­
netrare nel più intimo della sua anima umana, in quel vivo santuàrio
in cui non ha abitato mai che D io solo. Nulla vi è di più sacro, di più
riservato al mondo.
Oseremo tentare di descrivere questo santuario che non si compone
soltanto di mirabili linee architettoniche, ma è soprattutto una vita,
quando sappiamo che nel costruirlo e vivificarlo la Sapienza e la Po­
tenza di D io si sono spinte fino all’ultimo limite oltre il quale non in­
tendevano andare nella scala delle perfezioni create? Il mistero del-
1 unione ipostatica che appartiene all’ordine entitativo, si complica qui
col mistero della più profonda unione nel campo operativo tra la natura
creata e Dio.
Eppure non possiamo ignorare Gesù. Gesù ci appartiene. Se dunque
d suo mistero ci attrae come ogni cosa nascosta che per altre vie sap­

1 II m igliore stu d io su lla p sico lo gia di C risto è qu ello che S. T om m aso in se­
risce nel suo tr a tta to s u ll’in ca rn azion e del V e rb o e si svolge, con u n a abbo n
d a n te fio ritu ra d i qu estio n i secon darie connesse, d a lla q. V I I a lla q. X V d ella
I I I p a rte della Somma. B a s ta in q u a d ra re in q u e sta esposizione ciò c h e dice
su ll’orazione n ella qu estion e X X I , per a vere la so stan za di q u an to ci p ro p o ­
niam o di in dicare in qu esto articolo.
F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .
4

piamo sublime, non è semplice curiosità intellettuale, ma un dovere,


più ancora, un diritto e un bisogno del cuore. Specialmente è nostro
dovere e diritto studiare quel suo mirabile mondo interiore, in cui prin­
cipalmente si è svolta l ’opera della nostra redenzione.
Balbetteremo ; ma ogni balbettamento in questa materia è infinita­
mente più elevato e più utile allanima dei più alti voli di pensiero su
qualsiasi oggetto creato. Del resto quante cose pensiamo e diciamo di
Gesù che lo faranno sorridere per la loro ingenuità? pallidi riflessi di
una luce folgorante, ma pur sufficienti ad abbagliare il nostro povero
intelletto ; perchè cos’è in fondo tutta la luce del creato, tutto il vero
che si offre al nostro intelletto e lo trascende da ogni parte, se non un
pallido riflesso della luce e della verità divina?
È vero che la preghiera di Gesù è atto specificamente umano, sebbene
chi lo compie è il Figlio unigenito di D io ; ma la natura in Gesù e la sua
vita psichica sono state portate da D io alla più alta perfezione naturale
e soprannaturale.
Perciò il teologo deve appressarsi a questo santuario con la consa­
pevolezza della propria insufficienza, ma pure dell immenso valore
che ha per noi anche la più piccola briciola di conoscenza che riusciremo
ad acquistare del mistero di Gesù. Questo sentimento ci accompagnerà
in tutta la nostra esposizione.

Intendiamo considerare la preghiera di Gesù come un fenomeno,


il più alto, della sua vita psichica. Vorremmo cioè non classificare con­
cetti, ma sentire nella sua concretezza quello che è il più intimo pal­
pito vitale della sua anima.
Le tre accezioni del termine : « elevatio mentis ad Deum », « pia lo-
cutio ad Deum», « petitio decentium a D e o », sono tenute presenti non
come realtà distinte, ma come aspetti parziali confluenti in un unico,
profondo e perenne atteggiamento deH’anima di Gesù verso D io. Così,
oltre a considerare la preghiera di Gesù nella sua concretezza, eviteremo
le sabbie mobili della controversia teologica circa la petitio decentium
a Deo, specialmente per quanto riguarda il suo perdurare nel cielo.
Riguardo alla preghiera di Gesù noi prescindiamo dal tempo. L at­
teggiamento della sua anima verso D io potrà avere modalità diverse
secondo le diverse situazioni concrete in cui viene a trovarsi di volta
in volta, specialmente prima e dopo la sua glorificazione ; ma rimane
identico nella sostanza, perchè identico in sostanza è il rapporto della
sua natura umana perfettissima al Creatore. Useremo perciò promi­
scuamente il passato e il presente, secondo che ci riuscirà più spontaneo
I/A P R E G H IE R A D I GESÙ 5

nell esposizione. Terremo però di solito presente la situazione di Gesù


nélla sua vita terrena, e perciò useremo il passato anche per esprimere
stati e atteggiamenti concreti che sussistono m Gesù glorioso.

Il fatto : Gesù orante nel Vangelo2

Quel tanto che affiora dalla narrazione evangelica basta a farci ve­
dere in Gesù una costante, semplice spontaneità del colloquio col Padre
che è nei cieli.
Non vi è, certo, nei Vangeli un capitolo dedicato a parlarci della pre­
ghiera di Gesù ; ma la troviamo nelle circostanze più varie, come ele­
mento essenziale dei fatti narrati. Per cui essa non ci appare riservata
a speciali momenti, ma diffusa m tutta la sua vita. E non sono gli avve­
nimenti a determinare in Gesù lo sbocciare della preghiera, ma è la
permanente occupazione della suà mente e del suo cuore nelle cose
del Padre che viene ad estrinsecarsi di volta in volta negli avvenimenti
più vari.
Nella sua vita non vi è un istante in cui la sua umanità si ripieghi
m se stessa, dimentica della sua missione e della sua dedizione totale
al Padre per il bene delle anime ed alle anime per la gloria di D io. Dalla
bocca di Gesù adolescente ci è dato ascoltare una dichiarazione schietta,
accompagnata da una specie di meraviglia perchè altri, e sono le persone
più vicine, la mamma e il « padre » terreno, lo ignorino : « Nesciebatis
quia in his quae Patris mei sunt oportet me esse ? ».3 È la prima parola
di Gesù tramandataci dai Vangeli : è il programma di tutta la sua vita.
E non si riferiva soltanto alla sua occupazione esterna nelle cose del
Padre, ma soprattutto all orientamento costante della sua mente e del
suo cuore.
La preghiera appartiene alla vita della sua anima come il respiro
aila vita del suo corpo. Se i Vangeli non ci avessero tramandato espli­
citamente nessun fatto concreto in cui Gesù apparisca orante, non
avremmo nessuna diminuzione della certezza della sua preghiera per­
manente. Ci basterebbe saperlo coscientemente e costantemente oc­
cupato nelle cose del suo Padre.

,r C a r p o A d a m , Gesù i l Cristo, cap. V . V ersion e ita lia n a dal ted esco ,


Jlo rce llian a , 1935, p a gg. 138-154.
3 Lue., II, 49.
6 P R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

Ma questa profonda interiorità della sua vita non poteva non irra­
diarsi all’esterno ; e i narratori fedeli, sebbene troppo compendiosi e
lacunosi, delle sue gesta avrebbero dovuto sfigurare i fatti per sottrarre
loro quelle manifestazioni di preghiera che ne sono parte essenziale ;
avrebbero dovuto operarvi delle vivisezioni che ne avrebbero ucciso
la vita.
Nelle circostanze minute della vita quotidiana le manifestazioni esterne
di preghiera sfuggono più facilmente al narratore, come del resto gli
sfuggono gli episodi in se stessi. Non troviamo nulla perciò di quella
preghiera che dovè essere l ’occupazione interiore costante di Gesù negli
anni della sua vita nascosta ; anni in cui essa specialmente nelle sue
manifestazioni esteriori, assunse successivamente i caratteri corrispon­
denti alle diverse età di Gesù. Nulla quindi ci vieta di immaginare il
piccolo Gesù orante sulle ginocchia della Mamma ; l ’adolescente che
riempie i suoi occhi con la contemplazione delle meraviglie di D io Crea­
tore, per le quali nessun’anima era e sarà mai così aperta come la sua ;
il giovane a cui l’intima e continua unione della sua anima con Dio
approfondisce lo sguardo che si fissa pensoso sulla grande opera che si
avvicina.
Peccato che non vi sia stato un evangelista della vita nascosta di Gesù,
e lo stesso S. Luca, che pure ha attinto con ogni verosimiglianza ai ri­
cordi di Maria, non abbia spaziato con maggiore libertà fuori dello sche­
ma della primitiva catechesi !

Ma non appena la narrazione evangelica comincia a trasmetterci i


fatti della vita pubblica, ecco apparire come parte intrinseca di essi
la preghiera. Sarà un semplice sguardo rivolto al cielo prima di ope­
rare i miracoli,45sarà una esplicita invocazione, o meglio l ’espressione
di una fiducia consapevole, accompagnata da una riconoscenza filiale,"
sarà la manifestazione di una volontà di cui sa la forza presso il Padre
celeste,6 sarà la preghiera protratta nel silenzio della notte fra due gior­
nate laboriose ,7 sarà quella che riempirà i periodici ritiri in luoghi so­
litari. Sempre e dovunque la manifestazione esterna di una preghiera,
che nell’intimo dell’anima doveva essere continuamente attuale, ac­
compagna spontaneamente tutta l ’attività di Gesù.

4 M t., X I V , 1 9 ; M e., V I , 41 ; V I I , 3 4 ; L u e ., I X , 1 6 ; Io ., X I , 41.


5 « Ie su s a u te m e le v a tis su rsu m ocu lis d ix it : P a te r g ra tia s ago tib i quon iam
a u d is ti m e. E g o a u te m scieb a m q u ia sem per m e audis... ». Io ., X I , 41 s.
6 « P a te r, qu os d e d isti mihi, v o lo u t u b i sum ego, e t illi sin t m ecu m ». Io.,
X V I I , 24.
7 L u e ., V I , 12 ; M t., X I V , 23 ; M e., V I , 46.
EÀ P R E G H IE R A D I GESÙ 7

Con particolare rilievo la narrazione evangelica ci presenta Gesù


orante nelle grandi contingenze della sua vita. In occasione del suo bat­
tesimo « mentre orava si apersero i cieli ».8 Con una notte passata in pre­
ghiera si accinge a gettare i primi fondamenti della struttura gerar­
chica della Chiesa con la scelta dei D odici .9 La preghiera, già innal­
zata a D io prima della moltiplicazione dei pani, torna ad occupare Gesù
per una intera notte prima che dia il grande annunzio della istituzione
dell’Eucaristia.101 La preparazione dei tre discepoli al grande urto psi­
cologico della sua passione la compie nel monte mediante la trasfigura­
zione avvenuta « mentre prega ».xl
Ma come la passione è il culmine che riassume la sua missione, così
intorno alla passione la sua preghiera si manifesta all’esterno con to­
nalità particolarmente intense e commoventi. La chiusura solenne della
sua vita mortale in mezzo ai discepoli è la sua meravigliosa « orazione
sacerdotale ».12 Alla passione si accinge nel Getsemani con la preghiera
in cui confluiscono sentimenti la cui intensità è marcata anche fisiolo­
gicamente dal sudore di sangue. In croce finalmente l’agonia redentrice
è punteggiata da commoventi manifestazioni di una preghiera che nel­
l ’intimo del suo animo non conosceva interruzioni.
S. Paolo esprime in un riassunto sintetico l ’atteggiamento di Gesù
orante di fronte alla passione, del quale gli evangelisti ci hanno tra­
mandato soltanto alcuni episodi analitici : « In diebus carnis suae preces
supplicationesque ad eum qui possit illum salvum facete a morte, cum cla­
more valido et lacrymis offerens, exauditus est prò sua reverentia ».13 Non
è la supplica per sfuggire alla morte, ma per superarla ; altrimenti Paolo
che conosceva come si erano svolti gli eventi, non avrebbe potuto scri­
vere che Gesù « fu esaudito ».

borse è stato un bene che gli evangelisti non ci abbiano parlato della
preghiera di Gesù in un capitolo a parte. Ci avrebbero detto certamente
delle bèlle e magnifiche cose ; ma forse ci avrebbero dato l ’impressione
di aver esaurito il soggetto ; soprattutto l ’avrebbero staccata, almeno
concettualmente, dalla trama vissuta degli avvenimenti.
Ora invece noi siamo costretti a ricostruire una vita di preghiera
meravigliosamente intensa attraverso 1 pochi accenni trasmessici quasi

3 L u e., I l i , 21.
9 L u e ., V I , 12.
10 M t„ X I V , 23 ; M e., V I , 46.
11 L u e ., I X , 30.
12 Io ., X V I I , 1-26.
13 H ebr., V , 7.
8 E R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

a caso. E il mistero della vita intima di Gesù, che non saremmo riusciti
a penetrare neppure nel caso di un capitolo evangelico a parte, ci si para
innanzi in tutta la suggestiva imponenza di un sacrario inviolato ed in­
violabile.
Eppure, dicevamo in principio, tutto ciò che riguarda Gesù ci appar­
tiene e ci interessa ; ma particolarmente ci appartiene e ci interessa quel
suo permanente colloquio col Padre, nel quale si è maturata e svolta
l ’opera della nostra redenzione prima e più che nello sviluppo esterno
degli avvenimenti ai quali era legata.

La preghiera al vertice della vita psichica.

In tutta questa nostra esposizione partiamo dal presupposto che la


preghiera in quanto è un colloquio con D io ed astrae, pur non esclu­
dendolo, dal concetto rigoroso di petitio decentium a Deo, è la più alta
manifestazione della vita psichica, la sintesi più comprensiva della vita
intellettuale e morale. E questa una affermazione assiomatica che si
inquadra nella convergenza finale di tutte le cose verso D io. Le creature
ragionevoli realizzano in sè questa finalità ricongiungendosi a D io me­
diante la cognizione e l ’amore. Cosicché tutto ciò che appartiene alla
virtù di religione si trova al vertice delle ascensioni di tali creature.
N ell’uomo, spirito e materia, concorrono a questa sublimazione la
vita sensitiva e la vita spirituale unite in quella sintesi unitaria che è
la vita psichica umana. A questa sintesi ciascuna delle due vite porta
il suo contributo in proporzione inversa, in quanto, mentre nel passaggio
dalla vita sensitiva all’inteìlettiva il contenuto sensibile delle per­
cezioni è molto rilevante, esso si affievolisce a mano a mano che il volo
del pensiero prende quota. Però finche l ’operazione intellettiva umana
si mantiene nel piano naturale, non sparisce mai del tutto il concorso
della vita sensitiva. È quel che gli Scolastici insegnano quando affer­
mano che delle specie intelligibili acquistate per via naturale l ’intelletto
umano non può servirsi senza riferirsi alle immagini della fantasia :
nonnisi convertendo se ad phantasmata.
La ricchezza dunque e le modalità delle percezioni sensibili accom­
pagnano tutto il processo astrattivo dell’intelletto. E quando al termine
più alto di questo processo si forma in esso il concetto di D io, l ’aspetto
o gli aspetti con cui D io gli si presenta risentiranno ancora, più o meno,
delle prime percezioni sensitive da cui il procedimento ha preso le mosse.
Tutto ciò sta a dimostrare che nell’uomo vi è tutto un convergere
DA P R E G H IE R A D I G ESÙ 9

delie due vite, sensitiva e intellettiva, in un’unica vita psichica, conver­


gente anch essa verso un unico scopo : Dio.
Ora il contatto cosciente e vissuto con D io si risolve in un colloquio
di intelligenze che si contemplano e di volontà che si amano. E la pre­
ghiera, lo abbiamo detto, nel senso più ampio, la più sublime mani­
festazione di vita di una creatura ragionevole. La elevazione della mente
a Dio, il colloquio con D io, è il ricongiungersi cosciente col fine ul­
timo. Presa in questo senso la preghiera ha anch'essa ragione di fine.
Quando questa preghiera assume la modalità particolare di una do­
manda, petitio decentium a Deo, aggiunge un omaggio speciale dell’in­
telligenza e della volontà al concetto generale di colloquio con D io :
dell’intelligenza, che riconosce l ’ordine esistente, al quale è essenziale
la piena subordinazione di tutte le cose e di noi stessi a D io ; della vo­
lontà, che questa subordinazione accetta e ad essa liberamente si sot­
tomette., Non sempre chi prega, chi domanda, parte dal concetto che
senza la sua domanda D io non concederebbe l ’atteso beneficio. Poveri
noi, se D io dovesse limitare la sua liberalità alla nostra impetrazione! Ma
la preghiera interviene sempre ad esprimere l ’origine di quel beneficio
da D io, e ne segue, direi quasi, la traiettoria.
Insomma tutta la vita religiosa si risolve in preghiera come omaggio
reso a D io per le sue perfezioni intrinseche e per la sua azione benefica
nel mondo.

La preghiera di Gesù nel suo quadro psichico.

Così in Gesù la preghiera s’inquadra nella sua psicologia e ne costi­


tuisce la più alta manifestazione di vita.
Tutti i principi che concorrono formalmente a determinare la sua pre­
ghiera vanno ricercati nell’umanità assunta. È assurdo pensare che la
natura divina del Verbo possa essere il principio formale della preghiera,
che implica sottomissione, impotenza in sè ed appello ad una forza supe­
riore. Se la fede non ci dicesse che in Gesù la natura umana non è in se
stessa un soggetto sussistente ed agente, ma appartiene al Verbo, noi
non troveremmo tra la sua preghiera e la nostra altra differenza che
quella di una perfezione incomparabile che fa di essa un prodigio di D io
Creatore e Santificatore.
Ma il mistero ci si para innanzi, come un nuovo prodigio infinita­
mente più grande, quando apprendiamo dalla rivelazione che Chi innalza
quella sublime preghiera è il Verbo eterno di D io, uguale al Padre a
cui la preghiera è rivolta, anzi una sola cosa con lui in senso reale, fisico,
IO F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

entitativo. Eppure questo Verbo di D io è anche un uomo reale, non meno


vero e perfetto di noi in tutto ciò che appartiene alla nostra natura. Al-
resterno noi ci imbattiamo in un uomo, nel quale, aH’infuori di una san­
tità senza confronti, di una misteriosa profondità di sguardi e di atteg­
giamenti, di una chiaroveggenza assoluta e costante, che ci fanno pensare
ad una impronta speciale di D io, nulla ci farebbe supporre una diffe­
renza entitativa sostanziale da noi.
Le stesse azioni e reazioni di fronte agli agenti esterni, gli stessi pro­
cessi psicologici : dal meccanismo delle sensazioni agli sviluppi perfet­
tamente umani del pensiero, dalle reazioni degli affetti sensibili alle
decisioni della volontà, influenzate e dirette come in noi dalla bontà
propria degli oggetti, quale apparisce alla sua intelligenza umana. Tutto,
assolutamente tutto in Gesù si svolge come in noi. Gli stessi fattori,
le stesse regole che governano la nostra attività, ritroviamo nella sua.
Nulla di nuovo, sotto questo punto di vista, ha portato nella sua natura
umana 1 unione ipostatica ; nessun nuovo principio formale di azione.
L unione ipostatica ha fatto sì che tutto quel meccanismo, costituito
dalla natura umana con le sue potenze e 1 loro abiti, avesse sussistenza
non in sè ma nel Verbo e al Verbo appartenesse come al soggetto che
sussiste ed agisce in tale natura. M a non ha fatto entrare il Verbo o la
natura divina in composizione con la natura umana, quasi a formare
un tertium quid, un unico complessivo principio formale di azione. Come
è vero che Gesù orante fu esaudito « prò sua reverenda », perchè Chi
operava era il Figlio di D io, così è anche vero che la sua preghiera si
svolge con piena autonomia psicologica in quella natura dalla quale po­
tevano elevarsi « alti gemiti e lagrime ».14
La lotta contro Apollinare ed Eutiche fu la difesa della integrità spe­
cifica della natura umana di Cristo, come più tardi la controversia coi
Monoteliti fu la difesa della sua integrità operativa.

È dunque all’organismo della natura umana di Gesù che bisogna


riferirsi per rendersi ragione dei caratteri della sua preghiera. Bisogna
penetrare negli arcani della sua psicologia con tutto il rispetto con cui
si penetra in un santuario e con tutta l ’umiltà con cui si viene a contatto
con un capolavoro di Dio, sublime per perfezione naturale e per santità
soprannaturale, superiore a quella di qualsiasi essere creato.
L atteggiamento dell anima di Gesù verso D io nella preghiera sarà
misurato e diretto dalla cognizione che il suo intelletto umano ha di Dio

14 H ebr., V , 7.
L A P R E G H IE R A D I GESÙ I I

e delle sue creature. Come in noi l ’intelletto è la norma di tutte le nostre


azioni veramente umane, così in Gesù è la norma da cui trae direzione
e modalità la sua preghiera.
Accanto e dipendentemente da questa azione normativa dell intelletto
si sviluppa l ’azione impulsiva della volontà. La vita affettiva che si svol­
geva nell’umanità di Gesù, tutta la sua capacità di amare, essendo orien­
tata con la massima intensità e con una integrità assoluta verso D io, non
poteva non sbocciare naturalmente nel colloquio continuo ed affettuoso
con Lui. Perciò, come per conoscere gli aspetti che assumeva la preghiera
di Gesù dobbiamo riferirci alle sue percezioni intellettuali, così per in­
dovinarne l ’intensità dobbiamo riferirci alla sua molla impulsiva, all’amore
immenso, di cui la sua volontà vibrava per Iddio.
E poiché la vita sensitiva appartiene intrinsecamente alla psicologia
umana, in Cristo anch’essa convergeva con totale integrità a quella su­
prema manifestazione di vita psichica che è il colloquio con D io. Vivezza
di immagini, purità ed intensità di affetti fornivano all intelletto ed alla
volontà di Gesù la materia e l ’occasione per il colloquio con D io anche
attraverso le cose create. Noi ci domandiamo, ma la risposta è già impli­
cita, come ha visto Gesù le cose sensibili, come ne ha apprezzato i pregi,
come ha amato col suo cuore di carne, e come da tutto ciò la sua anima
ha tratto motivo per innalzare a D io la sua adorante preghiera.
La partecipazione della vita sensitiva di Gesù alla sua vita di orazione
rendeva quest'ultima più aderente al succedersi concreto degli eventi
della sua vita quotidiana. Così possiamo pensare allo slancio ineffabile
con cui la sua anima, neH’integrità della sua psicologia umana, si immer­
geva in D io nei suoi quotidiani risvegli mattinali. (Perchè non bisogna
supporre, neppure inconsciamente, che il sonno di Gesù fosse di natura
diversa dal nostro, sebbene non sospendesse nè diminuisse in alcun
modo la sua vita spirituale in quanto regolata dalle due scienze superiori
che non avevano bisogno del ministero dei sensi). Possiamo pensare
alla generosità con cui abbracciava ed offriva al Padre i disagi della sua
vita quotidiana, come abbraccerà ed offrirà i dolori della sua passione ;
ai sentimenti profondi di filiale gratitudine con cui riceveva dalle sue
mani le gioie, piccole o grandi, che certamente non mancarono alla sua
vita, come non mancano alla vita di qualsiasi uomo normale ; infine a
quella somma di sentimenti con cui chiudeva a sera al cospetto del Pa­
dre le sue laboriose giornate. Insomma la preghiera di Gesù viene per
questo ad appartenere organicamente alla sua vita concreta di uomo
sulla terra. E con ciò si avvicina di più a quella che è la nostra preghiera
e ne diviene il modello.
12 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

Considereremo in dettaglio i singoli fattori che concorrono alla pre­


ghiera di Gesù nel quadro di questa sua psicologia umana ricchissima
e perfettissima, sia dal punto di vista naturale che soprannaturale.

I. N E L CAM PO D E L L A C O G N IZ IO N E

La conoscenza che G e s ù - uomo ha di Dio.

Nella vita conoscitiva che si svolgeva nell’umanità di Gesù s’incon­


trano la visione beatifica, di cui la sua anima fu dotata fin dal primo istante
della sua concezione, la scienza infusa, anch essa presente nella sua anima
fin da quel suo primo istante, e le cognizioni sperimentali, che egli veniva
acquistando con 1 esercizio delle sue facoltà conoscitive naturali.
Nessuna di queste tre specie di cognizioni era data all’umanità di
Gesù come semplice ornamento, destinato a rimanere privo di ogni pra­
tica utilità. Se così fosse non sarebbero una forma di vita, anzi la più
alta. Del resto le tre forme di cognizione umana di Gesù erano destinate
a metterlo in condizione di compiere nel modo più perfetto la sua mis­
sione.
Senza la visione beatifica il suo intelletto umano non avrebbe potuto
conoscere con cognizione propria la personalità divina nella quale la sua
natura umana sussisteva. Senza la scienza infusa non avrebbe potuto
compiere meritoriamente fin dal primo istante dell’incarnazione quel-
1 offerta di sè, vittima immacolata ed accettissima a D io, di cui ci parla
S. Paolo , 15 e comunque le sue azioni non avrebbero potuto avere quella
perfezione entitativa che solo la scienza infusa poteva loro assicurare.
Senza la scienza acquisita sperimentalmente non sarebbe più vero che
egli conobbe nella sua passione il peso di un’obbedienza al Padre spinta
fino all estremo eroismo , 16 e noi non potremmo più dire che il nostro
Mediatore ha avuto tutto in comune con noi fuorché il peccato .17

Dall altissimo osservatorio della visione beatifica l ’intelletto umano


di Gesù vedeva le cose in quel Verbo medesimo in cui sussisteva perso­
nalmente. Tutta la loro entità, come era permeata intimamente dall’azione

15 H e b r., X , 5-10.
16 H e b r., V , 8.
17 H e b r., I I , 1 7 ; I V , 15.
DA P R E G H IE R A D I G ESÙ 13

creatrice, così era svelata all’idea esemplare divina attraverso la quale


veniva conosciuta. E con la loro entità intrinseca 1 intelletto umano di
Gesù ne percepiva con assoluta perfezione tutti i rapporti causali con gli
altri esseri e il posto nell’universo.
Come nessun altro intelletto creato contemplava la suprema bellezza
ed amabilità di D io, le sue perfezioni interne e i suoi attributi in atto
nella creazione e nella conservazione delle cose, che è anch essa una con­
tinuata creazione. Tutti gli attributi divini gli splendevano innanzi come
un sole in tutto il suo fulgore, ma senza abbagliarlo ; ed in essi vedeva le
creature come gli effetti nella loro causa totale, tutte e distintamente,
penetrandole fin nelle intimità più profonde, fin dove si estende la loro
dipendenza da Dio.
Tutta la trama della divina Provvidenza si svolgeva sotto il suo sguardo :
ne vedeva e contemplava la divina munificenza, la convergenza sapiente
di tutte le vie verso i fini prossimi e verso il fine ultimo che è D io stesso.
Vedeva l ’infinita varietà delle opere di D io nelle loro perfezioni naturali ;
vedeva soprattutto la sovrabbondante liberalità divina nell effusione dei
doni soprannaturali sulle creature spirituali. Oggetto particolare della sua
contemplazione doveva essere il mistero dell incarnazione inquadrato
nella cornice degli attributi divini che vi concorrono in modo partico­
lare, specialmente della misericordia che vi ha la più luminosa e com m o­
vente manifestazione.
Evidentemente l’intelletto umano di Gesù non poteva avere una co­
gnizione comprensiva di D io, perché 1 essere stato assunto dal Verbo
non ne mutava la natura e non toglieva la sua limitatezza.18 Ma le sin­
gole perfezioni divine avevano per il suo intelletto una evidenza immen­
samente superiore a quella che nella gloria può raggiungere qualsiasi
altro intelletto creato. Il Verbo, che è la luce dei beati e che operava
mediante l ’intelletto umano a sè unito, dotava tale intelletto della più
alta capacità di immergersi nella infinita bellezza di D io .19
Nelle cose create il panorama che si spiegava dinanzi alla sua contem­
plazione si estendeva quanto 1 azione creatrice di Dio, senza limiti di
tempo e di spazio, e, penetrando in profondità, comprendeva tutto ciò
di cui ciascuna creatura e tutte insieme sono capaci : m una parola il
suo intelletto umano vedeva tutto ciò che D io vede con la scienza di
visione .20 Anzi S. Tommaso giunge fino ad attribuirgli una scienza sim-

18 S. T o m m a so , Som m a, I I I p., X , 1.
18 Ib id ., a. 4.
20 Ib id ., a. 2, ad 2m.
14 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

plicis intelligentiae, in quanto conosceva le infinite applicazioni delie


capacità attive di tutte le creature.21

Ancora dall’alto contemplava le cose mediante la scienza infusa. D o ­


nata direttamente da D io e derivata da quella scienza divina che tutte
le cose ha concepite prima che fossero attuate dalla sua volontà, abbrac­
ciava anch’essa tutto lo scibile umano con una perfezione che supera
sostanzialmente ogni cognizione acquisibile con l ’uso delle potenze cono­
scitive naturali.
A sua volta la cognizione che l ’intelletto umano di Gesù poteva con­
quistare con l ’uso normale dei propri mezzi, era anch’essa di una perfe­
zione degna di una natura in cui sussisteva ed operava il Verbo di Dio.
Era questa la forma di cognizione in cui Gesù vedeva le cose dal basso
come le vediamo noi : partendo dalle percezioni sensitive ed assurgendo
per via di astrazione alla cognizione della natura intelligibile, per poi
dedurre dalle prime nozioni così acquisite altre sempre più lontane dal
punto di partenza.
Non ci attenderemo, certo, di trovare nelle scienze infusa ed acqui­
sita le doti della scienza di visione. Basti dire che mentre di questa D io
era non solo l ’oggetto principale, ma anche il principio formale, nelle
altre due il principio formale erano le specie create, infuse o acquisite.
Ma ciascuna di queste due scienze nel proprio campo specifico rag­
giungeva i limiti estremi di perfezione che la Sapienza infinita di D io ha
voluto fissare alla sua azione creatrice.22 La via che in esse l ’intelletto
umano di Gesù doveva percorrere per giungere a D io era, come per noi,
la dipendenza causale delle creature dal Creatore. Ma per lui questa
dipendenza era di una evidenza senza ombre, era un tenue velo, dietro
il quale, direi quasi, non doveva dedurre la presenza di D io, ma lo in-
travvedeva nella sua esistenza e nei suoi attributi. Quegli attributi che
vedeva in se stesso mediante la scienza di visione, li vedeva riflessi in
modo brillante nelle cose create attraverso la scienza infusa e la scienza
acquisita. Ed i concetti che li esprimevano, pur mantenendosi entro i
limiti dell’analogia, erano nel proprio ordine specifico i più netti, pre­
cisi, profondi, di quanti ne possano esser formati da qualsiasi altro in­
telletto creato.
21 Ib id ., a. 3.
22 S. T o m m a so a fferm a che la scie n za in fu sa deH’an im a d i C risto fu m o lto
su periore a q u e lla d egli A n g e li « e t q u a n tu m ad m u ltitu d in e m cogn ito ru m , et
q u a n tu m ad scien tiae certitu d in e m ; qu ia lu m en sp iritu a lis gratiae, q u od est
in d itu m an im ae C hristi, e st m u lto e x ce llen tiu s q u am lu m en q u od p e rtin e t ad
n a tu ra m an g elicam ». P erò il m o do di con oscere p er m ezzo di ta le scien za rim an e
su p e rio re n eg li A n geli ( II I p ., X I , 4).
IyA P R E G H IE R A D I G ESÙ 15

I misteri della vita intima di D io rimanevano tali anche per l ’intelletto


umano di Gesù, riguardo alla sua scienza infusa ed acquisita. Ma qui
interviene un fenomeno che potremo chiamare di osmosi interna fra le
sue tre forme di cognizione. Coesistendo tutte e tre nello stesso intelletto,
non bisogna pensarle chiuse in compartimenti stagni. M olte volte si ri­
ferivano allo stesso oggetto ; ed allora accadeva come a chi guarda una
stessa cosa da diversi punti di vista. Certo, guardando uno stesso oggetto
dall’alto o dal basso si ha una prospettiva diversa ; ma quando è lo stesso
soggetto ad avere le due visioni prospettiche è naturale che esse concor­
rano a dare un’unica visione totale dell’oggetto. N ell’intelletto di Gesù
la scienza superiore illuminava e completava l ’inferiore, pur lasciandole
la sua autonomia specifica : là dove un « perchè » o non sarebbe sorto,
o sarebbe rimasto inappagato, la scienza superiore soccorreva l ’inferiore
a proporselo ed a risolverlo. A sua volta l ’inferiore aggiungeva alla su­
periore un modo nuovo di considerare l ’oggetto.
Trattandosi dei misteri della vita intima di D io, l ’intelletto umano
di Gesù, in possesso di essi per la scienza di visione, li esprimeva nel
modo analogo più perfetto mediante concetti appartenenti alla scienza
infusa ed alla acquisita. E così poteva parlarne a noi come chi sa le cose
che dice, perchè le ha viste, perchè le vede . 23 Gesù non è un maestro :
è i l Maestro !

Noi possiamo dimenticare e spesso dimentichiamo di vedere le cose


create nella luce dei loro rapporti di dipendenza da Dio. D i esse noi
percepiamo aspetti parziali ed esterni e perciò spesso nel nostro pensiero
non risolviamo attualmente e consapevolmente la loro esistenza nella
causalità intima, fondamentale di D io. E così D io, presente nelle cose,
diviene assente dal nostro pensiero circa le cose stesse ; e la nostra reli­
giosità viene a mancare di integrità e di continuità.
In Gesù ciò non avviene. Il suo intelletto umano si orienta verso Dio
naturalmente e ne percepisce la presenza e l ’azione nell’universo con
limpida chiarezza. Come le cose in se stesse non possono prescindere da
Dio, così non può prescinderne il suo pensiero. D io è per esso l ’oggetto
onnipresente che balza con assoluto rilievo in ogni cosa conosciuta,
perchè in ogni cosa la realtà più glande e più vera è D io operante in essa.
Ed allora tutto ciò che lo interessa egli lo vede in questo alone di di­
pendenza da Dio. E che cosa non lo interessa nel m ondo? E qui neces­
sario tener presente la consapevolezza che egli ha della sua personalità

23 « Q u od v id im u s te s ta m u r ! ». Io ., I l i , 1 1 . I l p e rfe tto u sa to nel te s to greco


in dica u n ’ azione già c o m p le ta n el p a ssa to , m a p e rd u ra n te nel presen te.
i6 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

divina e del suo posto come uomo in seno alla famiglia umana e nella
compagine dell’universo. Accenniamo appena a concetti che sviluppe­
remo in seguito.

Abbiamo cercato di penetrare nello schema tradizionale in cui viene


inquadrata la trattazione della vita intellettiva deH’umanità di Gesù.
Nulla abbiamo detto dell’azione dei doni dello Spirito Santo, da cui la
sua vita spirituale era integralmente mossa e governata nel modo più
perfetto. Quest azione dei doni non bisogna dimenticarla qui, come non
bisognerà dimenticarla ove tratteremo della sua vita affettiva, anche se
non ripeteremo là ciò che ci limitiamo ad accennare ora.
S. Tommaso, parlando proprio dei doni dello Spirito Santo nell’anima
di Gesù nella III p., q. V II, a. 5, e riferendosi a quanto aveva scritto
circa i doni in genere nella Prima Secundae,2i ci dice il perchè della loro
presenza anche nell’anima di Gesù : come le virtù dispongono le potenze
dell’anima alla mozione della ragione, così i doni dello Spirito Santo
dispongono l ’anima alla mozione di Dio. E nessuna natura creata fu
aperta e disposta alla mozione di D io, Uno e Trino, come la natura umana
di Gesù ; ciò vuol dire che nessuna come la sua fu così ricca dei doni
dello Spirito Santo.
Il suo intelletto umano, dunque, posto di fronte a D io attraverso un
triplice oggetto formale, era passivamente portato da D io stesso, con una
mozione appartenente alla linea dell’efficienza, ad immergervisi tutto
ed a gustarne tutta la bellezza. Ed alla triplice luce, di natura e chiarità
diversa, delle sue tre scienze, sotto la spinta dei doni esso si apriva to­
talmente alla più alta e comprensiva cognizione di D io che sia concessa
ad intelletto creato.
Una simile azione, continua, totale, esercitavano i doni sull’intelletto
di Gesù, conducendolo a conoscere e giudicare anche delle cose create
sotto l ’assidua perfettissima mozione dello Spirito Santo.
Ma nel determinare gli effetti di quest’azione nell anima di Gesù,
bisogna tener conto delle prerogative di questa, specialmente della sua
visione beatifica. Come certe virtù non gli possono essere attribuite,
perchè con le sue prerogative non era compossibile la loro natura, così
certi effetti che i doni producono nelle anime nostre non possono essere
cercati nell’anima di Gesù. Tali, nel campo conoscitivo, quegli effetti
che suppongono per definizione il velo della fede, quali le esperienze
mistiche propriamente dette. Anche le più alte infatti si svolgono es­

si ja Jiaej q. gg.
I,A P R E G H IE R A D I G ESÙ I7

senzialmente al di qua di quei « veli » di cui parla S. Giovanni della


Croce nella Fiamma viva d’amore,20 oltre i quali è la visione. Ed è lo
stessb Dottore mistico che, parlando delle più alte comunicazioni tra D io
e l ’anima, stabilisce una netta distinzione tra la fede e la gloria .**26
Perciò in Gesù l ’azione dei doni si svolge nel modo e misura in cui
si svolge nei beati del Cielo , 27 fatte naturalmente le debite proporzioni :
con alcune limitazioni circa la materia a cui la loro azione si estende,
ma con la massima perfezione circa la loro essenza.
Il cadere dei « veli » che impedivano di « vedere » quel volto pieno di
grazia che si percepiva soltanto « entra oscuramente », non annulla l ’espe­
rienza mistica, ma la risolve in ciò che è il suo termine naturale : la vi­
sione. La « connaturalità » con l ’oggetto, D io in se stesso, data dai doni
al nostro intelletto ed alla nostra volontà, prima della visione dava una
percezione confusa, perchè impossibile a precisarsi in concetti creati
e non ancora in possesso del Concetto increato ; quindi una percezione
essenzialmente imperfetta. Nella visione tale « connaturalità » perde la
sua imperfezione, e la sua aconcettualità è colmata dall’Essenza divina
svelatamente comunicata.
Così si comprende come tutta la vita spirituale, in quanto ha nelle
comunicazioni mistiche con D io la massima espressione, non andrà
ad affiancarsi, ma a risolversi nella visione beatifica ; e si comprende
■anche come e perchè le stesse comunicazioni mistiche sono dette «a n ­
ticipazioni », « pregustazioni », « barlumi »28 di ciò che si vedrà nella
gloria.
In Gesù dunque nel campo conoscitivo i « barlumi » erano assorbiti
dalla pienezza della luce, e l ’azione dei doni sorpassava di colpo tutte
quelle forme di azione (e gli effetti conseguenti) che suppongono le
oscurità della fede, e portava passivamente il suo intelletto ad immer­
gersi beato nella visione di Dio. Ed anche il gaudio che il mistico trae
fino a traboccarne dalle sue oscure esperienze di D io presente nella sua
anima e dalla pregustazione di alcuni barlumi di gloria, in Gesù era
assorbito dal gaudio incomparabilmente superiore che dalla visione
di Dio si riversava su tutta la sua psicologia. Egli però non si trovava

20 «... y entonces traslucese y vese asi algo entra oscuramente (porque no se


qu itan to d o s lo velos) a q u el ro stro su y o [de D ios] lleno de gracias ». Llam a
de amor viva, cane. I V , n. 7. - Obras, ediz. P . S ilv e rio di S. T eresa, B u rg o s 19 3 1,
voi. IV , p. 207.
“6 «... lo qual en la otra vida es por medio de la lumbre de gloria, y en està
por medio de la fe ilustradisima ». Ibid. cane. I l i, n. 80 ; pag. 201.
27 Ia Iiae, q. 68, a. 6.
28 Cf. S. Giovanni d eeea Croce , Cantico, str. X I V - X V , n. 5 (Obras, voi. I li,
p. 269) : « visiumbre de lo que él [Dios] es en si». Cf. anche nota 25.
l8 F R . EN R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

fuori della via che i suoi seguaci avrebbero dovuto percorrere, ma ne


era al termine. Ed è là che ci invita e ci aspetta !

A questo punto ci arrestiamo in queste considerazioni sulla cogni­


zione di cui era dotato l ’intelletto umano di Gesù circa D io e le sue
creature.
Quale fu il suo conseguente atteggiamento verso D io nella preghiera ?
Ricostruirlo nella sua vivezza è impossibile. Si sente l ’insufficienza
della parola, perchè prima di essa è insufficiente il pensiero ad abbrac­
ciarne la ricchezza. Per farsene un’idea, che però resta del tutto inade­
guata, basta pensare che il colloquio con D io che si svolgeva di continuo
nella sua psicologia umana, doveva avere nel più alto grado le risonanze
profonde e composte dell’armonia delle perfezioni divine così chiara­
mente conosciute. Ma ogni tentativo di analizzare quell’armonia ripro­
dotta nell’anima di Gesù la sciupa, la impoverisce. Si potrà forse riu­
scire a descrivere una modesta preghiera, alla portata delle nostre capa­
cità, magari punteggiata da molte espressioni di meraviglia ; ma non sarà
mai la preghiera di Gesù !

Per dirne qualcosa, noteremo anzitutto che quella preghiera doveva


avere il carattere di una perenne e giubilante contemplazione. D io si
parava innanzi a! suo intelletto come una realtà onnipresente, non sol­
tanto nella scienza di visione, ma anche nella scienza infusa e nella acqui­
sita. Come un occhio tenuto aperto in pieno meriggio non può non vedere
la luce del sole, o direttamente nella sua fonte, o nei suoi riflessi, così
l ’intelletto umano di Gesù non poteva sottrarsi neppure un istante al ful­
gore di Dio.
Nè lo voleva ! (parlo non dell’atto elicito della volontà che respinge
il male, ma della resistenza che oppone qualsiasi potenza a ciò che le è
nocivo). Non lo voleva, perchè, se la luce del sole può recar fastidio al
nostro occhio di carne, la luce di D io diffonde nell’intelletto che ne è
invaso quell’appagamento finale di tutta la sua tendenza naturale al co ­
noscere, che si tramuta in beatitudine. Perciò l ’intelletto umano di Gesù
si immergeva in D io con tutto il peso della sua natura perfettissima,
accresciuto dalla presenza in esso del più alto lume di gloria e non ostaco­
lato da impedimenti di qualsiasi genere ; e nessuna lingua potrà esprimere
il giubilo di cui era pervaso tutto il mondo psicologico di Gesù-uomo
per questa continua elevazione contemplativa della sua anima : il giu­
bilo di contemplare svelatamente la bellezza assoluta di D io.
LA P R E G H IE R A D I GESÙ *9

Questa giubilante contemplazione si risolveva in un colloquio con­


tinuo.
D io non si presentava all'intelletto di Gesù come una cosa, come un
semplice oggetto di contemplazione estetica. Una tale contemplazione,
pur nella ricchezza del suo contenuto, sarebbe stata una ben misera cosa,
se non avesse messo 1 intelletto di Gesù dinanzi à D io come all’Essere
intelligente per essenza e non si fosse risolta nel colloquio con lui. Come
la vita intellettiva è la più alta tra le perfezioni di D io, se tra di esse pos­
siamo concepire una specie di gerarchia, così doveva essere quella che
sopra ogni altra affulgeva alla contemplazione di Gesù-uomo. Perciò
non si generava in lui soltanto l ’ammirazione, ma soprattutto il colloquio
amoroso : un colloquio che nella più intima essenza non era una formu­
lazione di concetti distinti, ma un mutuo scambio di cognizione ed amore
fra due esseri coscienti.
A determinare il contenuto di questo sublime colloquio concorrevano
la cognizione e 1 amore che 1 anima di Gesù aveva di Dio. Quanto all’in­
flusso dell amore diremo qualcosa in seguito. Qui, per quanto riguarda
1 influsso della semplice contemplazione delle perfezioni divine, diremo
che quel colloquio dovè essere in fondo un continuo inno di lode, quale
da nessun altro intelletto creato potrà mai essere innalzato a Dio. Il giubilo
.che lo accompagnava non era più soltanto beatitudine intellettuale, ma
vibrazione di amore, perchè risultava da un rapporto tra esseri intelli­
genti, sebbene per natura così distanti tra loro. L ’anima di Gesù gioiva
profondamente con tutto il suo essere, non solo per la contemplazione
di un panorama così splendido e grandioso, ma specialmente perchè
tutte queste perfezioni appartenevano a quel D io che era oggetto di tutto
il suo amore. Giubilava nel contemplarlo così bello, e nel vederlo irradiare
fuori di sè le sue perfezioni e compiacersi di scendere con particolare
liberalità, in questa sua irradiazione, fino alle più umili creature, anzi
fino a quelle che cadute nel fango del peccato non avrebbero potuto
più rialzarsi.
In questa cornice s inquadrava la cognizione che Gesù aveva del
peccato. Esso doveva apparirgli come un assurdo, come un insensato
tentativo di furto dell onore divino. Di qui un orrore indicibile, che con­
giunto alla stima ed all amore che aveva per Iddio e per le sue creature,
Io portava alla detestazione piu grande dopo quella che ne ha Dio, san­
tità per essenza, ad elevare a D io la lode riparatrice e ad implorare mi­
sericordia.
Ma già stiamo entrando sempre più nel campo dei riflessi dell’amore
nella preghiera di Gesù. Conseguenza inevitabile del fatto che la pre­
20 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

ghiera è una sintesi di vita, e perciò vi confluiscono fattori difficilmente


separabili.

Fu un estatico G esù?
11 Vangelo non ci riferisce neppure un episodio in cui si sia avuta la
più lieve sospensione delle sue percezioni sensitive. Nè tale sospensione
poteva accadere in lui. ì sensi non erano un peso nella sua natura per­
fettissima e ordinatissima ; non ostacolavano le sublimi elevazioni del
suo spirito. Anzi rispetto alla scienza acquisita erano per 1 intelletto di
Gesù uno strumento quale poteva essere uscito dall’azione dello Spirito
Santo, impegnato a fornire al Verbo una natura umana degna di lui in
ogni sua parte. Rispetto poi alla scienza infusa ed anche alla scienza di
visione l ’uso dei sensi non poteva distrarle dalla contemplazione del
proprio oggetto, nè a sua volta da questa contemplazione era impedito,
per quel perfetto equilibrio con cui Gesù possedeva nella piena integrità
tutte le energie della sua natura umana.
Anzi, e io ripeteremo più appresso, quel riflesso di luce che si irradiava
dalla scienza più alta fino ad illuminare e coordinare i concetti propri
della scienza acquisita, permetteva all’intelletto di Gesù di provocare
nella fantasia immagini corrispondenti, a loro modo, ai nuovi concetti
formulati sotto la luce della scienza di visione o della scienza infusa .2
Ed allora la vita sensitiva non solo non era impedita dalla contempla­
zione anche più alta della scienza beata, ma persino vi era associata a suo
modo.
S. Giovanni della Croce considera l ’estasi come un fenomeno transi­
torio che si verifica in chi viene elevato da D io ad alcune pregustazioni
iniziali di unione mistica, alle quali la natura non è ancora del tutto pre­
parata.2
30 In Gesù un tale stadio non è neppure pensabile.
9
No, Gesù non fu mai un estatico ! Non sapremmo immaginarcelo
fuori dei sensi. Della sua natura umana nessuna energia doveva essere
immobilizzata per permetterle di unirsi a D io con la contemplazione e
l’amore ; al contrario tutte dovevano concorrere attivamente nel più
alto grado alla gloria di D io.

29 S c riv e S. T om m aso a p ro p o sito del ra tto d i S. P a o lo : « A liq u a e p o te n tia e


co g n o sc itiv a e su n t q u ae e x sp ecieb u s prim o con cep tis, alias fo rm are p ossu n t...
E t sic P a u lu s, v e l q u ilib e t alius, v id e n s D eum , e x ip sa v isio n e essen tiae d iv in a e
p o te s t fo rm are in se sim ilitu d in es rerum qu ae in essen tia d iv in a v id e n tu r »
(I p ., X I I , 9, ad 2m). S i tr a t ta qu i d iretta m e n te d i specie in te llig ib ili d e riv a te
d a lla visio n e b e a tifica . M a il processo p u ò esten d ersi fin o alla p ro du zion e di
specie sen sib ili n ella fa n ta sia .
30 Cf. Cantico Spirituale, C om m en to alla str. X I I I .
I,A P R E G H IE R A D I GESÙ 21

La cognizione che Gesù ha di sé.

Gesù-uomo innalza la sua preghiera a D io nella piena consapevolezza


della dipendenza della sua natura umana da lui, ma anche nella piena
consapevolezza di essere il Figlio di Dio. Tra i fattori determinanti e
specificanti della sua preghiera, questa consapevolezza ha un posto di
capitale importanza.
Ai nostri giorni una particolare attenzione portata sulla psicologia
umana di Gesù ha posto in rilievo la questione del modo in cui in questa
psicologia umana si inserisce la coscienza della personalità divina .31
Negare tale coscienza sarebbe andare incontro alle più mostruose
assurdità. Del resto vi è il fatto che Gesù si è rivelato agli uomini come il
Figlio di D io, e per far ciò si è servito di parole e quindi di concetti umani,
formulati nel suo intelletto umano prima di esser comunicati a noi. Non
sapeva dunque quel che diceva ?32 O forse ripeteva parole e frasi udite da
altri, lui che era il Rivelatore per antonomasia, al quale facevano capo
come minuscoli satelliti gli altri rivelatori, i profeti venuti prima di lui
e gli apostoli che in suo nome avrebbero portato alle genti la buona no­
vella ?
Ma da dove ha attinto il suo intelletto umano questa verità che lo
riguardava personalmente?
Non certo dall’intuito immediato della sua coscienza che accompa­
gnava ogni suo atto. La coscienza presa in questo senso rigoroso non
ha altro compito che quello di percepire il procedere dei vari atti dal
soggetto operante, per cui nell atto stesso in cui operiamo ci rendiamo
conto dell azione che compiamo e di esser noi a compierla. Essa non sup­
pone una riflessione propriamente detta su noi stessi ; anzi ove si tratti
di una operazione intellettuale la percezione che in tal modo ne abbiamo
non costituisce un nuovo atto autonomo delFintelIigenza, ma si fonde
con quella e le appartiene come condizione intrinseca perchè sia vera­
mente un conoscere .33

^ U n saggio m o lto in te re ssa n te su lla coscien za di C risto si tr o v a n e ll’opera


di G a l t i e r , L ’unité du Christ :É tre... Personne... Conscience. P aris, B eau ch esn e,
r 9 3 9 . E sso ha' su scita to consensi e p e rp le ssità tr a i T eo log i. N o i lo in d ich ia m o
con stim a ; m a non p ossiam o a cc e tta re alcu n e a fferm azio n i su l co n te n u to della
coscien za e sul m odo d i con cepire ed esprim ere il p rin cip io delle o p era zio n i
sia dal p u n to di v is ta filosofico sia d a qu ello p iù pericoloso delle con segu en ti
aPP*lca zio n i al m istero del V e rb o in ca rn ato .
33 « S cio und e v e n i! » (Io. V i l i , 14).
33 P u ò sem brare che afferm ia m o u n a cosa co n tra ria a ll’in segn am en to di
. “ aso 11 51u ale n ella I p „ U X X X V I T , 3, ad 2m sc riv e : « A liu s e st a ctu s
quo m tellectu s m te llig it la p id e m e t alius est a ctu s qu o in te llig it se in telligere
22 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

La coscienza in senso stretto non va oltre. Per ulteriori notizie si ri­


chiede una vera e propria riflessione su quello che in tal modo è già en­
trato nel campo della nostra coscienza.
Riferendoci quindi aH’intelletto umano di Gesù, non si può parlare
di una consapevolezza della sua personalità divina, o anche soltanto
della sua natura umana, in quella prima percezione della coscienza.
A ll’infuori del fatto di esser lui, e non Pietro o Giovanni, a compiere
le azioni umane che percepiva come sue, tutto il resto è semplicemente
fuori del campo visivo della sua coscienza presa in senso rigoroso.

La questione quindi si sposta : il suo intelletto umano ha potuto per­


cepire la personalità divina in una successiva riflessione sui propri atti?
e perchè ciò fosse possibile, l ’analisi dei propri atti poteva rivelare al suo
intelletto umano la personalità divina? È chiaro che ci riferiamo alia
sua scienza acquisita, considerata nell’autonomia dei suoi mezzi specifici.
A questa domanda non si può dare che una sola risposta : no !
Perché l ’analisi di un atto non è in sostanza che una ricerca delle sue
singole determinazioni formali. Queste, come l ’atto stesso, hanno bensì
la loro causa nell’agente dal quale l’atto è emesso ; ma dell agente ri­
specchiano i singoli principi formali, dai quali derivano come rassomi­
glianze dell’effetto alla causa, secondo il noto adagio : Omne agens agii
sibi simile. Quindi soltanto le perfezioni formali dell’agente, vale a dire
la sua natura e i suoi attributi essenziali o accidentali, vengono rispec­
chiati dall’effetto, e possono essere conosciuti dall’analisi di questo.
Ciò che nell’agente non è principio formale dell’essere e dell’operare
rimane inaccessibile per questa via.
Ora, lo abbiamo già detto, questi principi formali nelle azioni umane
di Gesù erano forniti esclusivamente dalla natura umana e dalle sue
potenze coi loro abiti e disposizioni. La personalità divina in Gesù, come
in noi la personalità umana, era condizione perchè tale natura sussi­
stesse ed agisse ; ma non diveniva essa stessa principio formale di azione.
La persona è principium quod, non principimi quo.
Perciò per quanto acuta fosse la penetrazione della scienza acquisita
di Gesù, essa non poteva trovare nella struttura delle sue azioni umane
un influsso specificante della personalità divina, e di lì giungere a cono­
scerla. Lasciata ai soli suoi mezzi specifici la scienza acquisita di Gesù

la p id e m ». I n re a ltà noi afferm ia m o so lta n to che qu el prim o a tto d ella co ­


sc ie n z a con cui si è sem plicem en te con sap evoli di conoscere n on è u n n u o vo
a tto autonomo m a u n a con dizion e in trin seca perch è il con oscere sia veram e n te
un conoscere.
L A P R E G H IE R A D I GESÙ 23

avrebbe condotto il suo intelletto a concepire il principio della sua sussi­


stenza come non dissimile da quello della sussistenza di qualsiasi altro
uomo.

Nè poteva aver notizia propria della personalità divina attraverso la


scienza infusa. Le specie di cui essa si compone sono specie create ;
perciò non potevano rappresentare la persona divina se non per via di
analogia inevidente, trattandosi di un mistero sostanzialmente sopranna­
turale. Una notizia quindi di questo genere, espressa in specie create
infuse, avrebbe dovuto riposare su una testimonianza estrinseca, su una
rivelazione oscura, che nella mente umana di Gesù avrebbe generato una
fede, non una scienza. E chi non vede l ’inconveniente, l ’assurdo anzi,
di dover supporre che Gesù col suo intelletto umano non avrebbe saputo
per propria scienza, ma soltanto per fede, Chi egli fosse ?

Ma ciò che non trova una soluzione nella scienza acquisita e nella
scienza infusa dell’mtelletto umano di Gesù, si risolve pienamente nella
sua scienza di visione, per poi discendere col suo luminoso riflesso alle
altre due. L ’intelletto umano di Gesù vedeva sveltamente la Trinità
augusta, vedeva il Verbo e vedeva il sussistere della sua natura umana in
lui. Vedeva quindi che quando, riflettendo su se stesso, diceva : « Io »,
questo « io » non era altri che il Verbo. Si trattava, è vero, di una scienza
soprannaturale ; ma questa scienza era posseduta in proprio dall’intelletto
umano di Gesù, elevato dal lume di gloria, come sarà posseduta in pro­
prio dai beati comprensori ; la visione beatifica era formalmente un atto
vitale del suo intelletto umano, il quale perciò non credeva Chi era che
operava in lui, ma lo vedeva. E questa scienza di visione, posseduta in
proprio per evidenza immediata, gli permetteva di servirsi dei concetti
appartenenti alla sua scienza infusa ed alla acquisita, per esprimervi
la stessa verità nel modo analogico più preciso e per comunicarla a noi
coi termini più appropriati. È ancora una volta la luce della scienza su­
periore, che si irradia sulle scienze inferiori, senza però ledere l ’autono­
mia dei loro mezzi specifici.

Quella psicologia umana dunque, in cui si svolge la preghiera di Gesù,


è pervasa in tutta la sua estensione dalla consapevolezza della persona­
lità divina in cui sussiste. La sua preghiera ha dunque un carattere tutto
speciale, incomunicabile. Si svolge, è vero, in una psicologia creata, ed
ha perciò le vibrazioni specifiche che ha la nostra preghiera ; quindi
il riconoscimento della propria totale dipendenza da D io e la conseguente
24 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

umile adorazione, l ’invocazione del suo soccorso e il ringraziamento pei


benefici ricevuti, hanno in essa una piena veracità, tanto più profonda
di quella che può raggiungere in noi, quanto più chiara è in Gesù la
cognizione dei rapporti tra creatura e Creatore. M a Chi agisce in tutta
quella psicologia, Chi porge quella preghiera, è e sa di essere il Figlio
di D io, la seconda Persona della Santissima Trinità.
Ed allora vien fatto di pensare alla solitudine assoluta che si produceva
nell anima di Gesù nell’atto della preghiera. Egli pregava come chi sa
di essere il solo che si possa presentare al Padre come il suo Figlio uni­
genito. Nessuno dei suoi fratelli secondo la natura umana può stargli
accanto nella sua preghiera, nel suo colloquio con D io ; neppure la
Mamma sua, la più alta soprannaturalmente di tutte le creature. Solo,
infinitamente solo col Padre ! Solitudine che non è, come in noi, di
ordine affettivo, ossia distacco dell’affetto dalle cose create per aderire
totalmente a Dio, ma di ordine entitativo, perchè chi prega, pur operando
nella natura umana, prega sapendo di essere il Figlio.
Come avrà parlato col Padre ! Quale intimità di colloqui, quali riper­
cussioni di gaudio filiale nella sua psicologia umana per le di lui perfe­
zioni cosi svelatamente conosciute, quale interesse per la sua gloria,
quale rammarico profondo per le offese che riceve dalle creature ribelli
e quanta volontà di riparazione, quale fiduciosa certezza di essere sempre
esaudito ! È il Figlio che è sempre nel seno del Padre, e che sul suo seno
reclina filialmente anche il suo capo umano !

La consapevolezza di Mediatore e Capo.

La solitudine derivante dalla consapevolezza di essere il Figlio di D io


è temperata dalla consapevolezza di essere il nostro Capo e Mediatore.
Anche come tale egli sa di esser solo, perchè nessuno nell’ordine dell’uni­
verso si trova nel suo piano. Ma è la solitudine del Capo, che non cessa
di esser solidale con le membra ; anzi questa solidarietà è intrinseca al
concetto di capo e si inserisce organicamente in ogni suo atto.
Dal primo istante della sua incarnazione Gesù-uomo conosce con piena
chiarezza perchè è venuto al mondo e quale è la sua funzione in esso.
Vede orientati verso di sè gli avvenimenti tutti che lo precedono. Vede
partire da sè tutti gli avvenimenti che lo seguono. Con particolare rilievo
è perennemente davanti a lui il suo compito determinante di Redentore
del genere umano e nei segreti dei piani divini vede tutta l ’opera della
creazione ordinata principalmente a manifestare in lui e per lui l ’amore
EA P R E G H IE R A D I GESÙ 25

misericordioso di D io che arriva all’estremo di abbassarsi fino al pecca­


tore per sollevarlo dal fango del peccato : sublime fedeltà di D io che non
abbandona la sua creatura una volta amata, finche c e una speranza di
redenzione. Vede che tutto questo è legato aH’atteggiamento che egli
nella sua natura umana terrà con Dio.
Questa consapevolezza non lo abbandonerà neppure un istante. Ed
egli che volontariamente prende su di sè questo compito immane nel
primo istante della sua incarnazione, offrendo se stesso come unico
sacrificio che possa essere gradito al Padre,34 conserverà sempre attuale
questa offerta fino all’immolazione della croce, fino alla consumazione
del cielo .35 La sua preghiera, il suo colloquio con D io, sarà certamente
il fluire vitale continuo di quella offerta sempre attuale, e sarà per ciò
stesso preghiera di Mediatore, preghiera sacerdotale.
In quella preghiera egli ha trattato i nostri interessi. E la sua scienza
di visione gli permetteva di giungere fino a ciascuno di noi in particolare,
fino ad ogni minimo dettaglio che ci riguarda. È commovente, come è
teologicamente indubitabile, sapersi oggetto di tale divina conversazione !
Assenti ancora dal mondo, ignoti a noi stessi, noi formavamo oggetto
di amoroso interessamento, non solo nella immutabile, eterna, vita in­
tima di D io, ma anche nella umana psicologia di Gesù. Forse ciò, essendo
più accessibile per noi e traducibile in termini di distanze cronologiche,
ci commuove di più : possiamo infatti misurare una distanza di tempo,
indicare un punto nella storia dell’umanità, ricostruire un mondo di
percezioni, di sentimenti, di affetti che ci riguardano e da cui sappiamo
invasi un intelletto umano ed una volontà umana simili in tutto al nostro
intelletto ed alla nostra volontà. Gesù orante per noi a distanza di venti
secoli è un poema, che mentre ci fa prostrare adoranti e riconoscenti
innanzi al Dio-uom o, ci permette di misurare un p o ’ anche la nostra
grandezza !

Ci si consenta di lasciare ai margini di queste nostre considerazioni


la domanda che 1 Teologi si propongono : che cosa ha domandato
Gesù per sè e per noi. Ci basti aprire soltanto uno spiraglio sull’esten­
sione dell’orazione sacerdotale di Gesù con un bel testo di S. T om ­
maso : «... illa etiarn oratio quam prò se faciehat, erat quodammodo prò

34r H ebr. X , 5-10.


35 » N on euirn in m a n u fa c ta sa n cta Iesu s in tr o iv it e se m p la rla v eroru m , sed
ni ipsum caelum , u t a p p a re a t n un c v u ltu i D ei prò n ob is ». H ebr., I X , 24. Cf.
ib. V i l i , 1 s. ; I X , 1 1 . - P er la p regh iera di C risto in C ielo cf. R o m ., V i l i , 24 ;
H ebr., V I I , 25 ; I I Io ., I I , I.
26 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

aliis ».363
7 In concreto rimandiamo a quella che, non per esclusione, ma
semplicemente per antonomasia è detta l ’orazione sacerdotale di
Gesù.3'

II. NEL CAMPO D E L L ’A M O R E

Come la vita conoscitiva nella psicologia umana di Gesù era il prin­


cipio normativo della sua preghiera, così la sua vita affettiva ne era il
principio impulsivo. E prendiamo il termine « vita affettiva » nel senso
più largo, in quanto abbraccia sia l ’appetito sensitivo, in cui si trova
l'affetto in senso rigoroso, sia la volontà.
Esponendo il principio normativo non abbiamo potuto evitare sempre
ogni riferimento al principio impulsivo. Non era necessario infatti scen­
dere ad una analisi della vita affettiva di Gesù per passare dal bene cono­
sciuto al bene voluto. La volontà di Gesù aveva una agilità a noi scono­
sciuta nel rispondere alle indicazioni della sua intelligenza. Perciò noi
potevamo passare dalla conoscenza che l ’intelletto umano di Gesù aveva
di D io, di sè e del mondo, ai riflessi che tale conoscenza aveva nella sua
preghiera, senza timore che, attraversando una zona grigia di resistenza
o soltanto di inerzia, potesse incontrare il più piccolo ostacolo o la più
piccola deviazione.
Ciò non toglie l ’utilità di rivolgere la nostra attenzione direttamente
alla sua vita affettiva per intravvedere, dico soltanto intravvedere, nuove
ricchezze nella sua preghiera.

L'appetito sensitivo.

Soffermiamoci prima di tutto al suo appetito sensitivo.


Si è detto tutto, sebbene tutto sia ancora da dire, quando si afferma
che la vita dell’appetito sensitivo non era in Gesù un semplice ornamento
esterno, o tutt al più un ospite ammesso in casa, ma era parte intrinseca
della sua vita integrale umana. Quindi dove la sua azione era integral­
mente umana interveniva in un modo o nell’altro anche la sua vita sen­
sitiva.
Dietro questo principio che vorrebbe abbracciare nella sua concre­

36 I I I p., X X I , 3, ad 3m.
37 Io ., X V I I , 1-26.
D A P R E G H IE R A D I G ESÙ 27

tezza la vita psichica di Gesù, noi mtravvediamo la complessa e con­


creta presenza del suo appetito sensitivo.
Nella psicologia umana di Gesù la vita affettiva aveva gli stessi fattori,
le stesse interferenze, le stesse azioni e reazioni che ha in noi, tolto il
disordine del peccato. Ma per le esigenze dell’unione ipostatica tutto
questo complesso doveva avere la perfezione più grande realizzabile
nella natura umana e la più integrale unità di azione.
Evidentemente questa unità non doveva essere il frutto di una qual­
siasi soggezione della volontà all’appetito sensitivo, ma della piena su­
bordinazione di questo a quella. Sarebbe però falso supporre una tale
noncuranza di esso, da ridurre questo a un semplice elemento decorativo,
senza influsso reale nella vita psichica di Gesù. Sarebbe una rivincita
parziale dei Monoteliti. Come i sensi concorrevano attivamente a loro
modo alla vita conoscitiva di Gesù-uomo, cosi l ’appetito sensitivo con­
correva attivamente alla sua vita affettiva. E per questo che, salvo poche
eccezioni determinate da incompatibilità con le perfezioni naturali e
soprannaturali che è necessario riconoscere nell’anima di Gesù, nella sua
psicologia umana avevano largo gioco le « passioni ».38 Da esse partivano
stimoli verso il bene o contro il male sensibilmente appresi, che non
potevano non riflettersi negli atteggiamenti della volontà.
S. Tommaso, dopo aver provato che nella natura umana di Cristo
vi era l ’appetito sensitivo, che chiama «volontà per partecipazione »,39
in un successivo articolo magistrale, pieno di fina introspezione e della
sua solita chiarezza, si domanda se in Cristo vi fosse contrarietà fra 1
vari appetiti.40 La risposta, negativa, si basa sul principio apparente­
mente paradossale, che in Cristo ogni appetito perseguiva in piena auto­
nomia il proprio oggetto senza esserne impedito dagli altri. La contra­
rietà era evitata non per un allineamento di tutti gli appetiti su uno stesso
oggetto, che avrebbe impoverito la vita psichica di Gesù, ma perchè a
tale contrarietà mancava una condizione essenziale : che tutti gli appe­
titi si scontrassero su uno stesso oggetto considerato sotto il medesimo
aspetto. Cosicché queU’allineamento che a prima vista potrebbe appa­
rire come l ’unica salvezza della non contrarietà degli appetiti in Cristo,
sarebbe per S. Tommaso una vera contrarietà, perchè frutto di una
coercizione degli appetiti inferiori da parte dei superiori.
Coerentemente a tale soluzione l ’Angelico si domanda in seguito se

38 S. T o m m aso a p p ro v a e spiega l ’a p p ella tiv o di « pro p assio n i » d a to da


S. G irolam o alle passioni d i c u i era d o ta ta la n a tu ra u m a n a di C risto, I I I p.,
X V , 4.
39 I I I p „ X V I I I , 2.
10 Ib id ., a. 6.
28 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

Cristo ha pregato secondo il suo appetito sensitivo, nel senso di espri­


mere a D io un desiderio sorto da esso .41 La risposta affermativa che ne
dà vuol dire che, dunque, l ’appetito sensitivo ha influito qualche volta
direttamente sulla preghiera di Gesù.

Non ogni preghiera però riflettente l ’appetito sensitivo era presentata


in forma assoluta. Quando nel Getsemani sentì che tutto l ’orrore per
1 imminente passione invadeva come un’onda amara il suo appetito
sensitivo e sommergeva la sua anima in una tristezza mortale, rivolse
al Padre la sua accorata preghiera : «Padre, se è possibile, passi da me
questo calice ». Ma con la sua volontà deliberata non voleva essere esau­
dito, lui che volontariamente andava alla morte per compiere la sua mis­
sione. Questa sua preghiera non fu che il gemito incontenibile della sua
natura umana posta sotto il frantoio, l ’espressione di quella che sarebbe
stata 1 aspirazione istintiva del suo appetito sensitivo, se non fossero
intervenute considerazioni e deliberazioni di ordine superiore. Perciò,
direi quasi, non fu una vera preghiera ; certamente non fu una preghiera
di cui aspettasse l ’esaudimento. La vera preghiera vien subito dopo e
Gesù vi mette tutto il suo amore di Figlio verso il Padre, di cui si appre­
stava a riparare 1 onore, tutta la sua generosa donazione per la nostra
salvezza, in una volontà e certezza di essere esaudito : « Non si compia
la mia volontà [quella che sorge incontrollata dalla natura che rifugge
per istinto dal dolore], ma la tua ! » Una preghiera, concernente anch’essa
la passione, Gesù innalzò al Padre anche secondo l ’appetito sensitivo,
ma con volontà assoluta di essere esaudito : quella da noi ricordata che
si riferisce al superamento della morte e di cui ci parla S. Paolo : « Qui
in diebus carnis suae preces supplicationesque ad eum qui possit illuni salvum
jacere a morte, cum clamore valido et lacrymis offerens, exauditus est prò sua
reverentia ».42 Allora erano in gioco i diritti del Figlio di Dio, e il trionfo
della risurrezione fu, oltre tutto, 1 esaudimento della sua preghiera.
Perchè dunque la preghiera esprimente un desiderio dell’appetito sen­
sitivo fosse presentata da Gesù in modo assoluto, 1 oggetto doveva essere
voluto anche dalla sua volontà deliberata. In tal caso nella preghiera
di Gesù era presente tutta la sua vita affettiva, ed era sempre esaudita .43
E tale caso aveva la frequenza della sua vita quotidiana : i rapporti di
Gesù con le persone che lo avvicinavano dovevano esser portati conti­
nuamente davanti a D io nella preghiera, sotto la spinta della sua affettuosa

41 I I I p ., X X I , 2.
42 H e b r., V , 7.
43 I I I p ., X X I , 4.
LA P R E G H IE R A D I GESÙ 29

sensibilità. Fortunata Maria, fortunato Giuseppe, fortunati gli Apostoli,


i bambini, la Maddalena, l ’amico Lazzaro, per un momento anche il
giovane ricco ! Fortunati tutti coloro che Gesù ha amato anche sensibil­
mente nel senso più alto e più nobile.

Ma non escludiamo noi. Abbiamo già detto che le cognizioni che Gesù
aveva dalla sua scienza di visione erano espresse dal suo intelletto anche
mediante concetti appartenenti alle scienze infusa ed acquisita. Aggiun­
giamo che quest’ultima a sua volta provocava la formazione delle immagini
sensitive corrispondenti, per poi servirsene secondo il suo modo conna­
turale di conoscere. Cosicché ogni volta che Gesù fissò la sua attenzione
su di noi, non fummo presenti soltanto al suo intelletto, ma anche alla
sua fantasia. Ciò era reso possibile dal fatto che la scienza di visione non
forniva aH’intelletto umano di Gesù una conoscenza astratta, limitata ad
alcuni aspetti intelligibili dell’oggetto, ma una conoscenza concreta,
comprensiva di tutto ciò che l ’azione creativa di D io vi aveva posto,
quindi anche dei caratteri sensibili. Possedendo dunque tali caratteri
per la scienza di visione, l ’intelletto di Gesù poteva servirsene per pro­
vocare con un processo inverso le immagini sensibili nella sua fantasia.
A questa rappresentazione sensibile faceva seguito naturalmente un moto
deìì’appetito sensitivo.
N ell’amore dunque di Gesù per noi ha potuto confluire anche la sua
squisita sensibilità ; anche per noi ha palpitato il suo cuore di carne i
E questa sua sensibilità avrà ispirato almeno in parte la sua preghiera
per noi. Così penso debba interpretarsi nel suo contenuto integrale
la preghiera contenuta nella sua orazione sacerdotale : « Pater, quos ae~
disti mihi volo ut ubi sum ego et illi sint mecum ».44 È il desiderio di una
comunanza di vita, non esclusivamente spirituale, ma integralmente
umana, della quale fa parte intrinseca la vita sensitiva. E la « claritas »
che Gesù ha ricevuto dal Padre e che desidera sia contemplata dai suoi
eletti, non è soltanto la gloria del Verbo o la gloria della sua anima, ma
la gloria integrale del Verbo incarnato.

Accanto a questo influsso dell’appetito sensitivo come principio mo­


tore parziale della preghiera implorativa di Gesù, non va dimenticato
quello che l ’appetito sensitivo poteva avere e spesso aveva negli aspetti
più profondi della sua preghiera. Persino 1 adorazione, che costituiva
l ’atteggiamento più intimo della sua anima verso D io, nel suo costante

44 Io.. X V I I . 2.1..
30 P R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

rinnovarsi avrà avuto mille volte il punto occasionale di partenza da una


percezione sensibile e da un moto dell’appetito sensitivo che l ’accom­
pagnava. E mille volte Gesù avrà ringraziato il Padre, per la sua provvi­
denza circa la sua vita temporale, come anche per il gaudio che provava
nel suo stesso appetito sensitivo alla contemplazione delle meraviglie
della creazione.
In una parola, e ritorniamo ad un concetto già espresso, noi ritroviamo
1 appetito sensitivo di Gesù nei vari aspetti della sua preghiera, perchè
la preghiera è la sintesi più profonda di tutta la sua psicologia umana.

L ’amore.

Ancora però non abbiamo toccato la vera molla determinante del suo
intimo e continuo colloquio con D io : il suo amore soprannaturale verso
D io e verso le creature, specialmente verso gli uomini che era venuto
a redimere ; quell’amore che emana dalla sua grazia santificante ed ha
la sua sede nella volontà. Per poter percepire l ’impeto con cui l ’anima
di Gesù s ’immergeva in D io nella preghiera, bisognerebbe poter misu­
rare la perfezione della sua grazia e l ’intensità del suo amore.
S. Tommaso dedica alla grazia santificante di cui era adorna l ’anima
di Gesù la q. V II della III parte della Somma. Il suo procedere logico
è incalzante e sfocia in un mare di cui non si scorgono più le rive. C o­
mincia con una domanda apparentemente ingenua : nell’anima di Gesù
v i fu la grazia abituale? La risposta è affermativa. — Vi furono le virtù?
Sì, esclusa la fede e fatte alcune riserve per la speranza e per qualche
altra virtù, la cui materia era incompatibile con le sue perfezioni morali. —
Vi furono i doni dello Spirito Santo? Sì. — Le grazie gratis datae? Sì. —
Ebbe dunque una pienezza assoluta e tutta propria ? Sì. — Ma allora si
deve dire che la grazia di Gesù fu infinita ? À questo punto non abbiamo
più propriamente una domanda, ma una semplice esclamazione di me­
raviglia, che dilaga spontanea dal confluire di tante perfezioni, ma che
1 intelletto riconduce nel suo alveo : la grazia di Cristo entitativamente
non è infinita, non lo può essere nessun ente creato ; però non vi è nes­
sun grado di perfezione, nessun effetto ad essa riferibile, che non si
ritrovi entro l ’ambito della grazia di Gesù. In questo senso può dirsi
illimitata, infinita, e perciò incapace di aumento.
Dunque anche l ’amore che deriva da tale grazia è di una intensità
tale che è impossibile andare oltre secondo l ’ordine stabilito dalla Sa­
pienza di D io. Nessun intelletto creato potrà misurare i limiti di una
L A P R E G H IE R A D I GESÙ 31

perfezione che la Sapienza di D io ha ritenuto non necessario oltrepassare,


sebbene si dovesse rendere degna una natura creata di appartenere sostan­
zialmente al Verbo di D io e le sue azioni dovessero avere tale perfezione
da poter essere degnamente azioni di Lui.
U n’anima così santa è il tempio più nobile che la Sapienza e l ’Onni­
potenza di D io si siano costruito, ed in esso la Trinità augusta stabilì
come in nessun altro la sua dimora. Lo Spirito Santo fu il centro motore
di tutta la sua vita in quanto, come coi suoi doni di ordine conoscitivo
dominava integralmente tutta la vita intellettiva dell’anima di Gesù,
così coi doni di ordine appetitivo dominava integralmente tutto il suo
amore. Si intravede così, senza poterla comprendere, l ’intensità della
sua vita spirituale ; si sente la lontana risonanza di quei « gemiti ine­
narrabili » (Rom., V i l i , 26), che sotto l ’azione dello Spirito Santo sa­
lirono verso il cielo dall’anima di Gesù.
S. Tommaso ci ha detto che la grazia di Gesù non è entitativamente
infinita ; ma con ciò non ci ha messo in grado di abbracciarne la per­
fezione. Ci troviamo di fronte ad un mondo in cui ha libero gioco la
nostra capacità di intuizione, ma che non riusciremo mai a comprendere.
Ci troviamo, per usare un’immagine geometrica, di fronte ad un fascio
di rette convergenti verso un punto così lontano, che ci dànno l ’impres­
sione di essere non convergenti, ma parallele.
Ed è come una convergenza quasi all’infinito che noi concepiamo
l ’intensità dell’amore con cui, sotto la spinta stimolatrice e dominante
dei doni dello Spirito Santo, nell’anima di Gesù si sprigionava l ’adorazione
verso Dio, intesa come una volontà di rendergli gloria e onore, come una
offerta di omaggio, che aveva quale substrato di ordine intellettuale,
tutto ciò che il suo intelletto umano, attraverso la scienza di visione,
la scienza infusa e l ’acquisita, conosceva limpidissimamente della in­
finita dignità di D io e dei suoi diritti essenziali. L ’anima di Gesù s’im­
mergeva totalmente in questo mare sconfinato con la volontà di tra­
scinare con sè tutte le creature. Per tutte adorava, per tutte si donava
con un atto di adorazione il più perfetto che la Sapienza e Potenza di
Dio abbiano voluto che fosse realizzato nell’ordine dell’universo. 11
sacrificio della Croce non è che Pesteriorizzazione, necessaria come
azione integralmente umana, di questa offerta che caratterizzò per­
manentemente i rapporti dell’anima di Gesù con Dio.

In questo alone di adorazione, di lode, di gloria, che è il carattere


più profondo della preghiera di Gesù, si inseriscono spontaneamente
gli altri suoi aspetti. Con quale indicibile finezza di amore riconoscente
32 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

avrà ringraziato D io per l ’effusione della sua bontà sulla sua umanità
santissima e su tutte le creature ! Con quanta filiale premura lo avrà
supplicato ad espandere 1 tesori della sua Sapienza e Potenza infinita,
affinchè si accrescesse sempre più la sua gloria estrinseca ! Come avrà
voluto onorarlo e l ’avrà onorato per riparare i torti che facevano al suo
onore le creature ribelli !
Vi fu nell’anima di Gesù un solo atto di adorazione che non com ­
prendesse simultaneamente questi altri aspetti della preghiera? Penso
che no. Perchè l ’amore nella sua azione non analizza come l ’intelletto,
ma abbraccia l ’amato e i suoi interessi nella loro concretezza. E quel-
l ’immergersi dell’anima di Gesù nell’infinita maestà di D io non fu
soltanto una contemplazione intellettuale, ma anche, e forse soprattutto,
un atto d ’amore.
Però fra tutti questi aspetti l ’adorazione di Gesù fu permeata in modo
speciale dalla volontà di riparazione. Egli sapeva di esser venuto per
questo nel mondo. La sua natura umana era stata plasmata con par­
ticolari disposizioni per questo scopo. Perciò fra l’altro aveva dovuto
ricevere da D io una volontà ardente e costante di riparare : riparare
la nostra sciagura ; ma anche e prima riparare l ’onore divino.
Perciò adorava con tutta l ’integrità della sua perfettissima natura
umana, governata, lo ripetiamo, dall’azione dei doni dello Spirito Santo.
S. Tommaso, parlando dell’aspetto propiziatorio del sacrificio, lo fa
derivare dall’aspetto latreutico : « Est hoc proprie sacrificii effectus ut
per ipsum placetur Deus ; sicut etiam homo offensam in se commissam re-
mittit propter aliquod obsequium acceptum ».45 L o stesso deve dirsi
riguardo alla funzione riparatrice della preghiera. L ’omaggio pieno
e filiale che l ’anima di Gesù rende a D io ha insita, per il fine stesso del­
l ’incarnazione, questa volontà riparatrice dell’onore sottrattogli dal
peccato.
Così l ’amore di Gesù-uomo verso D io assume una tonalità speciale :
quella dell’amante che con le sue attenzioni amorose vuol far dimenticare
all’amato l ’indifferenza, il disamore di altri. È un frasario tratto dal no­
stro piccolo mondo umano, ne convengo ; ma si potrebbe fare altri­
menti? H o già detto che qui non si tratta che di indicare una conver­
genza di linee verso un punto che per noi è praticamente all’infinito.

« I I I p., X U X , 4, c.
DA P R E G H IE R A D I G ESÙ 33-

L'amore per gli uomini.

L ’amore di Gesù abbracciava Dio, gli angeli, gli uomini : tre og­
getti distinti verso i quali si portava con modalità diverse che avevano
i loro riflessi nella preghiera.
Abbiamo visto quali fossero i caratteri della preghiera di Gesù in
quanto mossa dall’amore verso Dio.
La sua preghiera riguardante gli angeli fu più che altro una preghiera
di ringraziamento a D io pei doni di natura e di grazia di cui li aveva
dotati. Una preghiera di implorazione fu innalzata anche per loro :
ma non dovè riferirsi allo loro grazia e gloria essenziale, bensì ai gaudi
accidentali che gli angeli avrebbero ricevuto dipendentemente da Cristo.
Riguardo agli uomini l ’amore di Gesù, oltre ad essere una emanazione
dell’amore per Iddio, fu anche frutto di una speciale disposizione data
da D io alla sua natura umana per il compimento di una precisa missione.
Gesù-uomo non solo conosceva la sua solidarietà con gli altri uomini
di cui era Capo e Mediatore ; ma questa solidarietà accettava ed ab­
bracciava con tutto l ’ardore generoso della sua anima, fatta per amarci
con l ’amore più degno di essere la copia creata dell’amore infinito di
Dio.
Perciò la sua preghiera per noi fu simultaneamente riparazione, im­
plorazione, ringraziamento. Una compassione immensa per la nostra
miseria ed una volontà di soccorrerci generosa fino all’eroismo, per
riconciliarci con D io ed arricchirci nuovamente dei doni di grazia nella
più larga misura,46 fu l ’atteggiamento costante dell’anima di Gesù verso
di noi. E questo atteggiamento fu portato davanti a D io ininterrottamente
con la preghiera. A tutta la grandezza della nostra sciagura, alla bruttura
dei nostri peccati distintamente conosciuta attraverso la scienza di vi­
sione, la compassione e l ’amore di Gesù contrapponeva immediatamente
1 offerta dei suoi omaggi di riparazione e la sua implorazione perchè
Dio, placato, ci risollevasse dal nostro fango. Proviamo a raccoglierci e
a raffigurarci Gesù in questo atteggiamento. Quanta gloria per Iddio,
quanto amore per noi ! Echeggia spontanea nell’intimo dell’anima no­
stra 1 esclamazione agostiniana della liturgia pasquale : « 0 felix culpa ! ».
Si intuisce allora la profonda sincerità della preghiera di Gesù sulla
Croce : « Padre, perdona loro : non sanno quel che fanno ! » Erano
suoi crocifissori ; non importa. Gesù non può non amarli. Nel suo amore

JIJ i U b i a b u n d a v it d elictu m su p e ra b u n d av it g r a tia ». R o m ., V , 20.


34 F R . E N R IC O D I S. T E R E S A , O .C .D .

cerca qualche attenuante alla loro colpa. La trova : la loro ignoranza ;


ignoranza della sua persona divina, ignoranza del suo immenso amore
anche per loro. E subito la presenta al Padre, senza soffermarsi sul fatto
che anche quella ignoranza era colpevole.
Così ha sempre pregato Gesù per noi. Anche eh fronte ai delitti più
atroci non ha cessato di amarci, compassionarci ed intercedere per noi.
Ed alla contemplazione dell’azione liberale e misericordiosa di D io sulle
anime nostre, la sua anima ha giubilato nella misura in cui ci amava :
« Confiteor tibi, Pater, Domine caeli et terrae, quia abscondisti haec a
sapientibus, et revelasti ea parvulis. Ita Pater : quoniam sic fuit placitum
ante te ! ».47

Perfezione entitativa e valore morale.

La preghiera di Gesù entitativamente è il capolavoro della creazione.


Se un solo atto creato doveva essere assunto e fatto suo dal Verbo, non
poteva essere che quello in cui sbocca la religione e tutta la vita psi­
chica di una natura creata : il colloquio con D io. E se il colloquio di una
natura creata con D io poteva esser fatto degno di appartenere perso­
nalmente al Verbo, non poteva esigere una perfezione maggiore di quella
che troviamo nella preghiera di Gesù.
In essa confluisce la perfezione naturale di una natura umana di cui
D io ha particolarmente curato ogni dettaglio, perchè in tutto fosse degna
di essere assunta dal Verbo : una sensibilità squisita, un intelletto por­
tato alla sua più alta perfezione naturale, una volontà totalmente do­
minatrice di tutte le potenze inferiori ed orientate a D io con tutto il
peso della sua natura integralmente ordinata al bene.
Vi confluisce la perfezione soprannaturale di cui D io ha arricchito
una tale natura con la liberalità che era imposta dal suo amore per il
suo Figlio unigenito : una grazia la cui perfezione è l ’estremo limite
delle perfezioni create, una luce intellettuale per cui D io si svela come
a nessun altro intelletto creato, un amore direttamente proporzionato
a tale grazia ed a tale cognizione di Dio.
Certamente D io avrebbe potuto far di più, perchè nessuna opera
creata può esaurire la Sapienza e la potenza di Dio. Ma la perfezione
conferita alla natura umana di Cristo è tale e tanta che non è necessario
nè positivamente utile andare più oltre. È vero che anche così la natura
umana non è positivamente degna di essere assunta dal Verbo ; ma giunta

47 Mt., X I, 25 s. ; Lue., X , a i.
IyA P R E G H IE R A D I GESÙ 35

a questo grado di perfezione non è più indegna di esserlo, e procedere


oltre non è richiesto dal bisogno di evitare l ’indegnità, nè riuscirebbe
ad avvicinarla di più ad un limite di positiva convenienza che è all’in­
finito.
Ebbene questa somma perfezione naturale e soprannaturale ha il suo
epilogo nella preghiera di Gesù. Perciò con essa si dà a D io una gloria
che non è indegna di esser presentata dal Verbo stesso di D io come
atto personalmente emanante da Lui. Iddio può compiacersi di questo
suo capolavoro e trovare in esso per la sua stessa perfezione entitativa
una riparazione congrua per ogni lesione dei suoi diritti, come altresì
la più efficace implorazione e il ringraziamento più adeguato per la sua
azione benefica nell’universo creato.
Ma questa perfezione che risulta dai fattori psicologici formalmente
determinanti non conferisce alla preghiera di Gesù un valore infinito.
Entitativamente essa è un atto creato, e come tale, finito. Se, ritenendo
le stesse perfezioni entitative, emanasse da una persona creata, non sa­
rebbe sufficiente a riparare de condigno un solo peccato mortale.
Ci vuole l ’unione ipostatica per valorizzarla all’infinito. II Verbo,
essendo Colui che è ed agisce ut quod nella natura umana, che a sua volta
è il principio formale quo, le conferisce una dignità positivamente in­
finita. Iddio può compiacersi di essa non solo per la sua intrinseca per­
fezione entitativa, ma anche perchè appartiene personalmente al suo
Figliolo, e la compiacenza infinita che ha per lui si riversa sulla preghiera
che è di Lui.
Sublime visione che ci permette di intuire in tutta la sua integrità
il valore della preghiera di Gesù, ma che ci porta fuori del nostro tema,
limitato ai soli fattori psicologici.
Torniamo dunque ad essi e concludiamo. Il divino Contemplativo,
il divino Orante si presenta a noi non solo come il nostro Redentore,
ma anche come il nostro Modello. La nostra configurazione a Lui, pur
estendendosi a tutte le esigenze della morale cristiana, ha come punto
di convergenza e come essenziale fase risolutiva la rassomiglianza a Lui
nel colloquio con Dio.

Roma, Natale 1948.


f. E n r i c o di S. T eresa 0 . C. D.
Ephemerides Carmeliticae 03 (1949/1) 37-95

LA “ VOLONTARIÉTÉ ”
DU PÉCHÉ ORIGINEL
SELON LES SALMANTICENSES
ET SAINT THOMAS D’AQUIN

Summarium. V o lu n ta rie ta te m p e cc a ti origin alis S alm a n ticen ses e x p lic a n t


eo quod A d a m fu it c a p u t n ostru m p h y s icu m e t m orale. H u ic p rim ae qu aestion i
du p lex alia a rcte co n n e ctitu r : i . q u aestio de tran sm ission e p e c c a ti origin alis,
quam A A . n o stri d u p lici v ia e x p o n u n t, a lia « sem inis v it ia t i », a lia h o n -re tra c ta -
tionis p e cc a ti A d a m i p rò u no qu oqu e n o stru m in p a rtic u la ri, sem ine v itia to se
habente u t elem en to in ch o a tiv o , p e cc a to n on re tr a c ta to u t elem en to c o m p le tiv o ;
quaestio de d e b ito p e c c a ti origin alis, qu am lic e t u nice resp ectu B . V . M ariae
in stitu a n t, n ihilom in us u n iv ersa lite r p ro p o n u n t u t p ro fu n d iu s eam elu cu b rare
qu ean t : d eb itu m sim p liciter h a b e n t illu d q u od v o c a n t fu n d a m e n ta le e t con ­
stare dicu nt, p raesu p p o sito d ecreto d iv in o q u o A d a m c o n stitù tu s f u it c a p u t
nostrum m orale, e x om n ib u s illis elem en tis qu ae ad tran sm ission em eiusdem
peccati con currun t.
Q u am vis S alm an ticen ses e x p lic ite a p p elle n t ad a u c to rita te m s. T h o m ae,
ubi v o lu n ta rieta te m p e cc a ti origin alis su o m odo e x p la n a n t, d u b ita ri ta m e n
lic e t an m ens eorum s it e tia m m ens s. T b o m ae; co n tra riu m ipsi in n u ere v i-
dentur.
Q u am vis S alm a n ticen ses expressis v e rb is a d v e rse n tu r d o ctrin ae C ath a rin i
de essentia p e cc a ti origin alis, n ih ilo m in u s v id e n tu r, m o do ta c ito , m u ltu m hau-
sisse ex eius operibus, n ecn on e x elu cu b ra tio n ib u s S u a rez, u b i serm onem h a b e n t
de eiusdem p e cc a ti v o lu n ta rie ta te .

Le péché origine! est un mystère non précisément à cause de ses élé-


ments constitutifs — à peu d ’exceptions près, les théologiens admettent
q u ii est la privation de la justice originelle et que, par conséquent, son
essence s explique en fonction de celle-ci — , mais par ses rapports avec
notre volonté libre. En effet, que la privation de la justice originelle
soit imputable à tous les descendants d ’Adam, cela ne peut évidemment
se faire s il n y a pas de rapport entre le péché du premier homme,
qui fut la cause de cette privation, et notre volonté libre, ou, en
dautres termes, si notre volonté n’a eu aucune pari dans le péché
d Adam.
La question revient, en somme, à déterminer la relation qui existe
3» F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R L E , O .C .D .

entre notre volonté et celle d ’Adam, — question fort discutée ainsi que
beaucoup d ’autres.
On distingue ordinairement, en la matière, trois classes de théologiens :
ceux qui prétendent qu’Àdam ne fut que le chef physique de l ’humanité ;
ceux qui le considèrent uniquement comme chef mora!, et ceux qui
voient en lui le chef physique et moral.1 Il est des auteurs qui rangent
les Salmanticenses parmi les partisans de la deuxième sentence, tandis
que d ’autres affirment qu’ils se tiennent plutót du coté de la troisième ;
d ’aucuns les proclament disciples de Catharin, mais d ’autres les opposent
à ce docte dominicain .2
C ’est pourquoi nous avons cru qu’un examen minutieux de leur doc-
trine s ’imposait. C ’est le but de notre étude. Nous examinerons en
premier lieu leurs positions quant à la « volontariété » du péché ori-
ginel ; nous attirerons ensuite l ’attention sur deux questions connexes,

1 P o u r u n aper5U g én éral de la question , v o ir A . G a u d e l , Péché originel,


d a n s D ict. de théol. cathol., 12, 431-606 su rto u t, e t A . V a n H o v e , D e erfzonde
(D eerboeken d er D o g m a tic a en der A p o lo g e tic a , tr. X V I ) , S ta n d a a rd -B o e k -
h a n d el, 1936, p. 18 0 -2 11.
2 V o ir p. e x A . Gaudel , loc. cit., 555 : « E)n c o m m en ta n t sa in t T h o m a s d an s
le sens de C ath a rin , ils e x p liq u e n t la p ro p a g a tio n d u péch é origin el à l'a id e
d ’u n a cte, en v e r tu d u q u el D ie u é ta b lis sa it A d a m m a n d a ta n e d u gen re hu-
m ain , e t p a r une tran sfu sio n de n os v o lo n tés d a n s celle de n o tre p rem ier pére
q u i fa is a it ainsi de s a désobéissance n o tre p ro p re désobéissance » ; m ais, selon
G au d el, C a th a rin so u tie n t q u 'A d a m f u t n otre ch e f p h y siq u e e t m o ra l ; cf. col.
5 2 8 .— T h . Deman , Salamanque [Théologiens de), d a n s D ict. de théol. cathol., 14,
1028 ; « [...] ils s ’a v è re n t d é p e n d an ts de C a th a rin q u i altè re p ro fo n d é m e n t la
d o ctrin e th o m iste de la tran siriission de ce p éch é », a v e c u n re n v o ì à G au d el
c ité ci-dessus. — L eonardo Scarinci, Giustizia prim itiva e peccato originale
secondo Am brogio Catarina, O. P ., R o m e, 1947, é ta b lit la d o ctrin e de C a th a rin :
A d a m ch ef p h y siq u e e t m o ral, e t affirm e que les S alm a n ticen ses d ép en d en t
de lu i (voir p. 129). — S elo n A . V an H ove, loc. cit., p. 184, ils ne so u tien n en t
qu e la fo n ctio n de ch ef m o ral. — A . T anquEREY-J. B . Bord, Synopsis theolo-
giae dogmaticae, éd. 24, 1936, p. 589-593 ( = n. 929-933) p a rie d ’u n e fa^on qu i
re n d d ifficile m e n t in te llig ib le son opin ion. — Miguel Peinado Peinado , La
voluntariedad del pecado originai en los teólogos del siglo X V I y prim era mitad del
X V I I , dans A rchivo teològico granadino, 8 (1945), p . 9-56, d istin gu e d e u x gran d s
c o u ran ts, celu i d u ch ef p h y s iq u e e t m oral d o n t F r. de V ito r ia (1492-1546) e st
le p a tro n , e t celu i du ch e f m o ra l la n cé p a r C ath a rin (1487-1553) ; les S a lili,
d é p en d en t de F r . Z u m e l ( f 1607) q u i lu i-m èm e s u it la sen ten ce de V ito r ia a v e c
u ne c erta m e é v o lu tio n ; P e in ad o n o te p o u r les S a lm . : «[...] e l m ism o esq uem a
[à sa v o ir de Zu m el], id è n tic a lecció n , p ero m e jo r co n segu id a ta n to p o r e l orden
siste m à tico , cu a n to p o r la p recisió n y cla rid a d de los térroin os y los c o n ce p to s »
(cf. p . 39). — E n fin , Sim EÓn de la Sagrada Familia , O .C .D ., L a voluntariedad
del pecado originai en los Salm anticenses. d an s E l M on te Carmelo, 48 (1947),
p. 298-328, é m e t le ju g e m e n t s u iv a n t su r la d o ctrin e de n os a u teu rs : « E n su m a ,
la e x p lic a ció n sa lm a n ticen se de la v o lu n ta r ie d a d del p eca d o o rig in a i m a rc a un
n o tab ilfsim o p ro greso en la d ilu cid a ció n de este d ificil p ro b le m a te o lò gico . A
n u e stro h u m ild e en ten d er, no le fa lta n m érito s p a ra p o d er co n sid erarla corno
d e fin itiv a , d a d a la h erm osa y rep o sa d a sin tesis e clé c tica que h a ce de los in ejo -
res elem en to s d o ctrin ale s de la s do s teo rias, la to m istic o -sa lm a n tin a y la que
tie n e p o r p a tro n o C a ta rin o » (cf. p . 328).
L A « V O L O N T A R IE T É » D D P É C H É O R IG IN E !, 39

à savoir la transmission et le « debitum » du péché originel. Puis nous


confronterons leur doctrine avec celle de saint Thomas. Nous ter-
minerons notre examen par une vue d ’ensemble sur les grands com-
mentateurs du Maitre aux X V e-X V II Ie siècles.3

L A D O C T R IN E DES SA LM A N TIC E N SE S

Replafons, avant d ’aborder la doctrine des Salmanticenses, le pro-


blème qui nous occupe dans l ’ensemble de leur Cursus theologicus.
Ce Cursus veut ètre un commentaire de la Somme théologique, au sens
large du mot. Or, dans la 7a / / ae, à la question 71, saint Thomas com­
mence, pour ainsi dire, un nouveau traité : de vitiis et peccatis, que nous
retrouvons sous le meme titre au tr. X I l i du Cursus.
A partir de la question 75, le Docteur angélique étudie les causes
du péché : d ’abord sous un aspect général (q. 75), puis en particulier ;
il s ’agit en premier lieu des causes ìntérieures (q. 76-78), ensuite des
causes extérieures (q. 79-83), enfin des péchés capitaux (q. 84) ; les
questions 85-89 considérent pèìe-mele les effets du péché. Les causes
extérieures peuvent ètre les trois suivantes : Dieu que saint Thomas
exclut aussitòt (q. 79), le diable (q. 80) et l ’hom m e; ce lu i-ci, à son
tour, peut ètre cause de péché pour autrui soit parce qu ’il le lui suggère
comme le fait le diable, soit parce qu ’il le lui transmet originellement.
Le traité du péché originel s’insère donc logiquement à cet endroit.
Le Maitre examine successivement sa transmiss’ on (q. 81), son essence
(q. 82) et son siège (q. 83).
En marge de ces trois questions et en dehors des brèves annotations
dont ds accompagnent le texte de saint Thomas, les Salmanticenses écha-
faudent trois disputes : les deux premières (disp. X IV et X V du tr.
X III), qui envisagent d ’une part l ’existence et la transmission du péché
originel et d ’autre part son universalité « quantum ad debitum illud con-
trahendi», se rapportent à la question 81 ; la troisième (disp. X V I) examine
à fond le problème de son essence et se relie donc à la question 82.

3 I/u n iq u e étu d e qu i tr a ité p a rtie lle m e n t de n otre o b je t e st celle d u P . Si-


meón citée à la n ote p ré céd en te ; « p a rtie lle m e n t » en ce sens que l ’ a u te u r n ’ex-
am ine que la « v o lo n ta rié té », e t n u llem en t la tran sm ission e t le « d e b itu m »,
ni l'h ab itu d e des S alm . v is-à -v is de s. T hom as.
40 F R . M E I.C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

Seules les deux premières font l ’objet de notre étude. Nous tàcherons
d ’en dégager une synthèse à travers les « dubia », les exposés, les preuves
et les objections.

A. A d a m , c h e f physique et m ora l de l'h um an ité.

Énon^ons tout de suite la thèse des Salmanticenses telle q u ’ils la


formulent eux-mèmes :

« Dicendum igitur est peccatum originale ad posteros Adami


descendens esse illis per se et intrinsece voluntarium, non forma-
liter per modum exercitii, sed terminative per modum effectus :
non quidem physice ex ordine ad propriam uniuscuiusque volun-
tatem, sed moraliter ex ordine ad voluntatem Adami, quatenus
fuit voluntas capitis continentis ex Dei institutione voluntates
ipsorum ».4

En d ’autres termes, le péché originel est un péché habituel résultant


de la désobéissance du premier homme en tant que notre chef physique
et moral.
Les Salmanticenses ne gaspillent pas beaucoup de paroles à prouver
cette assertion. Il n ’entre nullement dans leur intention d ’apporter de
longues preuves, mais plutót de s ’en tenir à des remarques et distinc-
tions essentielles.5
Recueillons brièvement et dans un ordre logique les idées-maitresses.

1. Le péché originel, en tant que vrai péché, doit nécessairement


ètre par soi et intrinsèquement volontaire. En effet, la raison de volon-
taire est si étroitement liée à la notion de péché que celle-ci est ìncon-
cevable lorsque celle-là est éliminée. Cette assertion n ’exige donc aucune
preuve ; elle coincide plutót avec 1 existence mème du péché originel.
Les Salmanticenses l ’avouent :

« [...] potius deberet supponi, quia nec ratio peccati, quam ei


tribuimus, sine voluntario consistere valet, nec nos aliunde effi­

4 T r. X I I I , disp. 16, n. 38, § 2. C e tte p rem ière qu estio n e st su rto u t tra ité e
au d u b iu m 2, n. 29-59 (éd. L u g d u n i, 1679 [la p rem ière ré é d itio n a v a n t l ’achè-
v e m e n t d u co u rs en tier], 5 14 3 -5 2 3 3 ; éd. P a lm é [« la ré é d itio n d ev en u e cou-
ra n te », T h . D em an , d a n s D ict. de théol. cathol., 14, 1020], t. 8, 18 77, p. 26a-38a).
5 « C u iu s decisio n on ta m p ro lix is a rgu m e n tis q u am a n im a d ve rsio n ib u s
e t d istin ctio n ib u s, q u ib u s p ra e d ic ti v o lu n ta r ii m o du s e t co n d itio in n o te sc a t,
tra d e n d a est » (n. 29).
LA « V O L O N T A R IÉ T É » D U P É C H É ORIGINICI, 41

caci us probare possumus praedictum peccatum posteris Adami vo-


luntarium esse nisi quia in illis peccatum est ». 6

2. Le péché originel est un péché habituel, et comme tei il ne consiste


pas dans un acte de la volonté, mais dans l ’effet de cet acte. Les Salmanti-
censes l ’appellent un « voluntarium terminative » et font une distinction
qui n’est pas sans réelle importance, surtout là où il est question de la
transmission du péché originel. En effet, les « voluntaria terminative »
peuvent étre d ’un doublé genre : les uns, bien que procédant d ’un acte
de la volonté, pourraient aussi bien étre produits d u n e autre fa?on, et
en tout cas ils persistent indépendamment de la volonté ; tei est p. ex.
l ’habitus d ’une vertu. Les autres, au contraire, ne peuvent étre causés
et ne peuvent durer que dépendamment de la volonté ; c ’est le cas du
péché habituel.7

6 L o c. c it. ; cf. n. 38, § 2 : « P rim a h u iu s assertion is p a rs [...] su p p on en d a


p o tiu s v id e b a tu r [...], q u ia su p p o sita e x is te n tia p e c c a ti origin alis, p erspicu e
h a b e tu r debere esse p e r se v o lu n ta riu m , cum iu x t a com m un em th eo lo g o ru m
et philosop horu m se n te n tia m n u llu m qu o d in trin sece p e cc a tu m est, sic u t est
origin ale, sine v o lu n ta rio p e r se e t in trin seco v a le a t con sistere ». — P o u r l'e x i-
stence du péch é origin el, v o ir du b. 1, n. 2-14 (éd. 1679, p. 5°5a-509 b ; éd. Palm é,
p. iq a -a ob ) ; nous y lisons les p re u ve s, d ésorm ais trad itio n n e lles, tirée s de l ’É -
critu re S ain te e t des Pères, p u is q u elq u es a rg u m e n ts de con ve n an ce, entre
autres celu i de sa in t T h o m as, C. Gentes, I V , 52, au s u je t du q u el ils é c r iv e n t :
« Q u am vis hu iu s rei, u tp o te e x fa c to e t lib e ra D e i ord in atio n e d epen d en tis,
non h abeam u s ra tio n em n a tu ra le m d e m o n stra tiv a m , p ro b a b ile m ta m e n et
vald e con gru en tem a d d u c it D . T h o m a s 4 c o n tra g e n t., cap . 52, e x su a v i et
com m uni lege d iv in a e p ro v id en tia e » (cf. n. 11).
7 n. 30-31. V o ici le te x te : « E s t a u te m d u p le x v o lu n ta r iu m : a liu d consi -
stens in a ctu a li v o lu n ta tis e xe rcitio , sive p o s itiv o siv e p riv a tiv o , q u od dicim u s
voluntarium formale ; qu o p a c to se h a b e n t om nes a ctu s e t om issiones q u ae v o-
Iuntas e licit v e l im p era t. A liu d v ero q u od se h a b e t u t term in u s e t e ffe c tu s prae-
d icti e x e rc itii im p o rta tq u e resp ectu m ad v o lu n ta te m n on om nino im m ed iate,
sed m edian te v o lu n ta rio fo rm ali, m edio qu o pro cessit. E t q u a m v is h o c p o ste ­
riori m odo p o ssit dici voluntarium om ne q u od est v o lu n ta tis e ffectu s, ad h u c
tam en in te r huiusm odi e ffec tu s e st discrim en ; n am aliis c o n v e n it per se e t in ­
trinsece ta lis p rocessus a v o lu n ta te resp ectu sq u e ad [éd. P a lm é : in] illam , sicu t
co n ve n it a ctib u s ab ea e licitis ; e t id eo n eq u e in rerum n a tu ra p on i v a le n t nisi
e x in flu x u , consensu e t a p p ro b atio n e v o lu n ta tis, n eque p o stq u a m sem el exi-
stu n t p ossu n t con servari v e l con cip i sine re sp ectu ad illa m e t a d p ra e d ic tu m
consensum non r e tr a c ta tu m dep en d en terq u e a b ilio u t term in o c o n n o ta to per
se. H u iusm od i est [...] p e cc a tu m h a b itu a le qu o d a ctu a li tra n sa c to rem an et
et d en om inat h a b itu a lite r peccatorem. U n d e in his ra tio voluntarii terminativi
in ve n itu r per se e t in trin sece. A liis v ero to tu m hoc c o n v e n it per a ccìd en s e t
extrin sece, qu ia v id e lice t de fa c to h a b e a n t esse a v o lu n ta te , p o ssen t tam en ,
saltem q u au tu m est e x se, a lia v ia p ro d u ci p o ssu n tq u e p o stq u a m sem el
p ro d u cta su n t, sine re sp ectu ad illa m perm an ere, E t h o c m odo d icu n tu r
terminative voluntarii om n es e ffec tu s q u i p er in flu x u m v o lu n ta tis ad e x tra
p on untur, e t etia m h a b itu s ta m v ir tu tu m qu am v itio ru m qu i v o lu n ta rie pro-
du cu n tu r ad in tra » (n. 30). A u n. 31, les S alm . a p p liq u e n t c ette d o ctrin e au
péché originel. — P o u r la n otion e t les d ivisio n s du v o lo n taire , v o ir Tr. X . De
voluntario et involuntario, disp. 1 (éd. 1679, t. 3, p. 3 o i b - 3 i i a ; éd. P a lm é, t.
5 , 1878, p. ,(03b-4i8a). ____ _
XÓxfiÉcTcóuÈG;/ /vt^
2 ■*
42 F R . M E E C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

Gomme nos auteurs dénomment !e péché origine! «formellement >>


péché, mais « terminative » volontaire, une objection spécieuse qu ’ils
se font eux-mèmes, leur permet de préciser quelque peu et de justifier
la terminologie qu’ils emploient. L ’on prétend : le péché origine! étant
dit « formellement » péché, il doit de méme ètre dit « formellement »,
et non « terminative », volontaire. Mais ils répliquent, tout en concédant
qu on pourrait, et non sans raison, l ’appeler un «volontaire form e!»,
que la nécessité d éviter une terminologie équivoque les dissuade. Car
les notions de « volontaire formel » et de « péché formel » ont chacune
un sens stnct et un sens large. Au sens stnct, est péché formel toute
chose dite, faite ou convoitée contre la loi éternelle ; est volontaire formel
tout ce qui, connaissance conjomte, procède d ’un principe mtrinsèque ;
ce qui evidemment ne se vénfie que quant au péché et au volontaire
actuels. Mais la notion de péché formel peut aussi, dans un sens large,
s apphquer au péché habituel en tant que celui-ci comporte une im-
mitie vis-à-vis de Dieu, et celle de volontaire formel à ce qui n ’est que
Teffet d un acte de la volonté. Cependant, une telle fa fon de parler
obscurcit la distmction nette surtout entre le volontaire formel propre-
ment dit et le volontaire « terminative », et par conséquent il convieni
de conserver cette dernière terminologie. La chose n ’ étant pas si urgente
quant a la notion de péché, 1 on peut, sans cramte d ’équivoque, contmuer
à appeler le péché originel un péché formel, vu qu’il se distingue encore
suffisamment du péché actuel.8

3. Le péché originel, en tant que péché habituel, ne procède pas


d un acte de notre propre volonté considérée en elle-mème, mais d ’un
acte de la volonté du premier homme, chef physique et moral de l ’huma-
nite. Le ben qui rattache le péché originel à notre volonté n’est donc
pas physique, mais moral, et le péché originel lui-mème ne nous est
imputable qu en tant que la volonté d Adam était moralement notre
volonté .
Nous touchons le nceud de la question :

« [...] quia voluntarium per se, etiarn terminative dictum,


debet esse suo modo ab intrinseco, valde hic urget quo pacto
voluntas Adami possit dici intrinseca respectu peccati originalis
existentis in hoc puero, ac proinde ipsum peccatimi non solimi
Adamo, sed ipsi etiam puero voluntarium sit ». 9

n. 40.
n. 31.
LA « V O L O N T A R IÉ T É » D D P É C H É O R IG IN E I. 43

Les Saìmanticenses établissent d ’abord une distmction entre volontà


« physique » et volonté « morale » :

« [... est] observandutn voluntatem dupliciter dici alicuius :


vel physice quia realiter existit in ilio, vel moraliter quia licet
sit in alio supposito et physice separata, continet tamen in se
voluntatem et consensum illius cuius dicitur voluntas, et hac
ratione censetur moraliter illi unita et quasi ipsius propria' ».

Puis ils expliquent la chose à laide d ’une doublé comparaison em-


pruntée d une part à ce qui se passe dans les communautés, où les mem-
bres commeltent au chef ou au supérieur la faculté d ’agir en leur nom,
ou tout simplement entre deux individus : p. ex., la volonté,du mandant
est supposée étre celle du mandatale ; et d ’autre part à ce qui est établi
par le droit civil ou ecclésiastique : la volonté du pére est présumée
étre celle du mineur, la volonté du tuteur, celle du pupille, etc .10

10 n. 32-33. A p rè s a v o ir a p p o rté les e xem p les de la c o m m u n au té e t du


m an d ataire, les S alm . p o u rs u iv e n t au n. 33 : « C ae te ru in h aec tra n sla tio pro-
p rii consensus in alien am v o lu n ta te m m u ltip lic ite r fieri p o test. N a m aliq u a n d o
fit per a c tu m p ro p riu m illiu s su pposi ti cu iu s con sen sus in alium tra n sfe rtu r,
sicu t in exem p lis a d d u ctis. A liq u a n d o v ero fit e tia m sine u llo con sen su pro p rio
ta lis supposi ti per solam v o lu n ta te m p rin cip is q u i ra tio n e su p rem ae p o te s ta tis
h a b e t su fficien s do m in iu m e t fa c u lta te m tran sferen d i v o lu n ta te s p lu riu m in
unam alicu ius u t in ca p ita le m , ita u t q u icq u id ab isto p ro u t m u n u s c a p itis
geren te fa ctu m fu e rit, ab illis e tia m fieri e t a p p ro b a ri cen se a tu r [su iv e n t les
exem p les du p u p ille e t du m ineur] ». C f. n. 54 où 1*« in trin secu m » e st d iv isé
com m e le « v o lu n ta riu m », à s a v o ir « p h y sice e t m o ra lite r » : « In trin se cu m
p k y sic u m est q u id q u id re ip sa in h a eret su b ie c to den om in a to . In trin se cu m
v ero m o ra lite r d ic itu r qu od iu x t a com m un em a estim a tio n e m ita se h a b e t et
idem p ra e sta t ac si in h a ereret ». A u n. 65 : « [...] esse ali q u a v o lu n ta r ia m o ­
ra lite r, e t non p h y sice, non e st in te llig e n d u m re sp ec tu v o lu n ta tis a q u a acci-
p iu n t v o lu n ta r ii ra tio n e m secu n d u m se c o n sid eratae — a b h a c en im ornile
v o lu n ta riu m d eb et p h y s ic e pro ced ere, — ‘ sed fa c ta c o lla tio n e a d person am
cui a ttrib u u n tu r. Q u a ten u s v o lu n ta s a q u a v o lu n ta r iu m p ro ce d it a liq u a n d o
e x is tit p h y sice in ta li person a, e t tu n c d ic itu r voluntarium pkysicum ; a liq u a n d o
a u tem e x is tit in alio su p p osito , sed q u ia h o c v ic e s illiu s ge rit, re p u ta tu r m ora-
lite r ta lis v o lu n ta s ac si e sse t in illa p erson a cu iu s ta le su p p o situ m v ic e s g e rit
et m o ra liter v o lu n ta s eius v o c a tu r ; e t e x hoc ipsu m v o lu n ta riu m a t a li v o lu n -
ta te p h y sice p ro ceden s d ic itu r resp ectu p ra e d ic ta e person ae voluntarium m o­
rale ». D an s leur tr a ité D e voluntarìo et involuntario, d isp . 1, n. 21 (éd. 1679,
t. 3, p. 307 ; éd. P alin é, t. 5, p. 412), les S alm ., d is tin g u a n t le v o lo n ta ire p h y ­
sique d ’ave c le m oral, a ffirm e n t que la tra n sla tio n de la propre v o lo n té dans
celle d ’u n au tre p e u t se fa ire de q u a tre m an ières : « P rim o , cu m a liq u is per se
ip su m d a t con sen sum a lte ri u t q u id q u id ab eo nom ine ip siu s a c tu m fu e rit,
ip se ra tu m h a b e a t ; qu o p a c to con sen sus e t v o lu n ta s m a n d a n tis tr a n sfe rtu r
in m a n d a tariu m , e t v o lu n ta s c o n stitu e n tis sib i p ro cu ra to re m in p ro cu ra to rem
co n stitu tu m . S ecun do , f it disp ositio n e iu ris a u t iu d ic is ; q u a ra tio n e v o lu n ta s
tu to ris cen setu r v o lu n ta s m inoris, e t m a riti u x o ris in aliqu ibu s. T e rtio , q u ia
unu s n a tu ra lite r co n tin e tu r su b a lteriu s p o te s ta te e t dom in io, sic u t filiu s p ar-
v u lu s co n tin etu r sub p a tris p o testa te , e t id eo v o lu n ta s p a tris d isp on en tis de
ilio re p u ta tu r u t v o lu n ta s ip siu s filii. T an d e m id fieri p o te s t e x p a c to q u od
u n u s a cc e p ta t prò se e t in se co n te n tis ; u t si P e tru s a c c ip ia t p riv ile g iu m sib i
44 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

O r,si un législateur humain jouit d un e telle faculté qu’il puisseétablir


un lien entre deux volontés de sorte que ce qui est fait par lu n e soit
reputò fait par l ’autre, mème antérieurement à son consentement, per-
sonne ne songera à dénier cette mème faculté à Dieu tout-puissant.
La raison en est evidente :

« [...] quoniam Deus ex se habet maius et excellentius domi-


nium nostrarum voluntatum quam quaelibet hutnana potestas
et quam nos ipsi [...] Do praesertim quia sicut Deus ex eo quod
summe potens est, potest in omnes effectus omnium causarum et
in omnes modos possibiles, ita quia est summe Dominus, debet
esse potens ad omnis dominii translationem et secundum omnem
modum possibilem ». 11

D u fait mème la distance qui séparé l ’action de Dieu de celle du


législateur humain ou d ’une personne humame quelconque est mani­
feste. Le législateur humain ne peut agir q u ’en vue d ’effets juridiques
à obtenir — une action morale éventuellement mauvaise de la part du
pére ou du tuteur n’est nullement imputable au mineur ou au pupille — ,
et si p. ex. le mandataire accomplit une action illicite en vertu du mandat
re?u, le mandant avait déjà péché avant lui par l ’acte mème de sa volonté
qui constituait le mandat. Les exemples d ’ordre juridique apportés à
l ’appui n ’expliquent donc pas la nature intime de notre cas ; ils servent
tout au plus à nous persuader de la non-inintelligibilité du péché originel
que la révélation nous fait connaitre.1112 Le péché originel est unique,

e t p o ste ris e x c o n ven tio n e quod, si c ertam c o n d itio n en i ad im p le a t, p riv ile -


giu m om n ib u s co u se rv etu r, sin m inus, om nes illu m ^!) a m itta n t ; tu n c p r e ­
v a ric a n te P e tr o n on so lu s ip se d ic itu r v o lu n ta rie a m ittere p riv ile giu m , sed
e tia m p o ste ri cen sen tu r v o lu n ta rie illu d perdid isse ».
11 n. 34 ; il y est fa it a p p el à s. A u g ., De corrept. et gratta, 14, 45 (P L , 44,
944). C f. n. 48 : « C um en im D eo, u tp o te om n ium C re ato ri p len issim u m s it
d o m in ium q u a ru m lib e t v o lu n ta tu m om n esqu e earum m o tu s e t a ctu s em in en ­
tissim e co n tin ea t, non e st cu r ei re p u g n e t a liq u a s in te r se m o ra lite r u nire et
earum con sen sus in u n am q u a m v o lu e r it tran sfe rre in ordine a d e ffec tu s quan-
tu m c u n q u e in tim o s ; su ffic itq u e n u lla m in hoc adesse im p lica tio n e m , 1...] u t
s it D eo con ced en d u m ».
12 n. 50 : «[...] in e xe m p lis q u ae a d hoc d eclaran d u m a d d u ci so len t, num -
q u am in v e n ie tu r qu o d u n a v o lu n ta s p o ssit ita tra n sfu n d i in a liam u t p e cc a tu m
istiu s illi im p u te tu r, n isi e x p a rte v o lu n ta tis tran sfu sa e a d fu e rit p ro p riu s co n ­
sensus in o rd in atu s, in qu o p o tiu s q u am in a ctu a lte riu s p e cc a tu m eius consi-
s te t ; q u ia cu m om n ia hu iu sm o d i p e c c a ta p erson alia sin t, n eq u e u n t a lite r qu am
p ro p ria e t p erson ali v o lu n ta te c o m m itti. E x q u ib u s liq u e t p ra e d ic ta e x e m p la
n o n a d d u ci u t om nino a d a c q u a ta re i de q u a agim u s, quia m odu s v o lu n ta r ii
in p e cc a to origin ali rep ertu s adeo est sp ecialis e t sib i p ro p riu s u t n u sq u am
alibi in v e n ia tu r ; d e serviu n t ta m e n sim ilia e x e m p la a d a liq u a m eius e x p lic a -
tio n em e t u t, su p p o sita fid e de e x is te n tia ta lis p e cc a ti, su a d e a n t n on esse im ­
p ossib ile a u t in in tellig ib ile ». V o ir a u n. 45 une p a reille rem a rq u e q u a n t à la
com p araiso n que fa it sa in t T h o m a s d an s le D e malo, q. 4, a. 1, in corp.
LA « V O L O N T A R IÉ T É » D U PÉ C H K O R IG IN E L 45

car il n’est nullement du domaine de la puissance humaine d ’unir des


volontés de fa con que la faute de lu n e soit imputable aux autres. Ce
domaine est réservé à Dieu :

«[...] apud homines fatemur non adesse facultatem uniendi alie-


nas voluntates in ordine ad effectus ita intimos, sicut necesse est
ad peccandum, sed solum in ordine ad alios magis externos qui
humanae potestati subduntur. Ratio vere est quia peccatum non
contingit nisi per aversionem a fine ultimo, vel immediate si sit
mortale, vel dispositive si sit veniale ; unde ille dumtaxat potest
unam voluntatem cum alia unire taliter quod peccatum unius
alii imputetur, qui potest illas ad praedictum finem ordinare et
circa talem ordinationem quicquid voluerit disponere ; quod esse
proprium solius Dei manifeste constat ». 13

Néanmolns les Salmanticenses présument que Dieu meme, «saltem


secundum communem cursum operando », ne peut agir ainsi par rapport
à toute l ’humanité q u a deux conditions, à savoir :
1) celui qui agit au nom de tous doit etre le premier homme qui contient
physiqaement, bien que d u n e facon virtuelle, les volontés de tous ses
descendants :

« [...] licet praedicta voluntatum transfusio potius sit ali quid


morale quam physicum immediate que ex libera Dei ordinatione
dependeat, est tamen satis probabile requirere prò fondamento
virtualem continentiam physicam illarum voluntatum quae trans-
funduntur in eo in quem transfusio fit. Unde nec Deus, saltem
secundum communem cursum operando, posset omnes volun­
tates humanas in alium transfundere quam in Adamum omnium
protoparentem, qui tanquam primum naturae suppositum omnia
alia physice virtualiter continebat. Et ratio est, quia praedicta
transfusio est talis conditiouis ut ratione eius verificetur actum
procedentem a voluntate unius personae procedere quoque ab
alia, atque adeo requirit quod una ali quo modo sit alia, cum que
non sit illa formaliter, oportet ut sit ea virtualiter eo quod vir­
tualiter ipsam continet ».14

13 n. 48.
14 n. 49. B ien que les S alm a n ticen ses e m p lo ien t l ’expressio n « sa tis p ro b a ­
bile », n ou s c ro y o n s q u ’il s ’a g it d ’u ne n écessité q u i e st absolue à leu rs y e u x .
L e s te x te s p arallèles en so n t u ne co n firm a tio n — - cf. p. ex. n. 55 : « [...] p e cc a tu m
A d a m i fuisse n ob is v o lu n ta riu m p er m odu m a ctu s e t n on ta n tu m in p o ten tia ,
si h aec c a d a n t supra ipsu m v o lu n ta riu m . A d h o c au tem non fu it necesse q u od
essem us tu n c a c tu e t fo rm a lite r in ip so A d a m o , sed su ffic it q u od fu e rim u s in eo
v irtu a lite r ra tio n e con tin en tiae p h y s ica e in eius v irtu te g e n e ra tiv a , e t etiam mo-
ra lite r ra tio n e d iv in i d ecreti c o n stitu e n tis illu m c a p u t m o rale n o stru m e t in eius
v o lu n ta te om n ium n ostro ru m v o lu n ta te s sta tu e n tis [...] », e t les te x te s cité s plu s
loin a u x n otes 24-28, — de m èm e que la seconde con d ition , à la n ote su iv a n te .
46 F R . M E E C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

2) En second lieu, il est requis que le péché à transmettre soit un péché


de la nature qui se propage avec la nature humaine :

« [...] peccatum quod potest aliena voluntate committi, solum


posse esse peccatum naturae ; personalia enim indispensabiliter
postulant procedere a voluntate propriae personae. At naturae
peccatum nequit aliter quam cura ipsa natura atque adeo a ge­
nerante illam traduci. Solus ergo ille qui fuerit caput naturale
et naturae in aliis propagator, poterit per modum capitis moralis
peccatum in eos transmittere ». 15

Cette seconde condition est en meme temps une confirmation de la


première.
Ainsi les Salmanticenses nous mamfestent clairement leur opinion :
le péché originel, chez nous, n’est volontaire q u ’en tant q u ’il est le péché
du premier homme, notre chef physique et mora!. Ces deux qualités
sont absolument nécessaires : celle de chef physique comme point de
départ et fondement, — c ’est l ’élément « inchoatif » ; celle de chef m o­
rsi comme dernière raison, — c ’est l ’ élément « com plétif ». La première,
Adam la possédait de par soi en tant que premier parent ; la seconde y
fut ajoutée par une libre disposition de Dieu. Il se comprend donc que
nos auteurs insistent de préférence sur le ròle de chef moral :

«Non enim ex eo dumtaxat quod esset naturale principium,.


munus moralis capitis obtineret nisi accederet praedicta Dei
ordinatio, ut patet in aliis parentibus proximis qui licet sint
principium naturale suorum filiorum, non idcirco habent esse
caput morale, saltem eo modo quo fuit Adami [éd Palme : Ada-
mus], imo neque alio usque dum legis vel superioris ordinatio
accedat ».16

15 n. 49. D a n s le m èm e sens u n p eu p lu s h a u t : « [...] p e cc a tu m uniu s n u lla


alia v ia posse in alium tran sire, it a qu o d vere e t in trin sece h u iu s p e cc a tu m
sit, n isi p er gen eration em q u a co m m u n ic a ta n a tu ra d e s titu ta g r a tia , com m u-
n ic a tu r c u lp a origin alis in ea g ra tia e d e stitu tio n e con sisten s. S o lu s ergo ille
qui fu e rit c a p u t n atu ra le e t p o ste ro ru m g en ito r, p o te r it in eos p e cc a tu m tran s-
m itte re a tq u e adeo fieri c a p u t eoru m m orale per p ra e d ic ta m c o n tin en tiam
v o lu n ta tu m ».
16 n. 35. D e ceci cep e n d a n t il ne fa u t n u lle m e n t con clu re q u ’A d a m a it été
seu lem en t cause m orale de n o tre péch é. A en croire les S alm ., V a sq u e z, Z u m el
e t C uriel s ’o p p o sera ien t à to u te ca u sa lité efficie n te p h y s iq u e de la p a r t d ’A d a m ;
cf. n. 1 1 7 . L e s S alm ., eu x , so u tie n n e n t à la fo is u n e ca u sa lité e fficie n te p h y ­
sique p a r ra p p o rt à n otre péch é origin el (cf. n. 60-68, 1 1 7 - 1 1 9 ; éd. 1679, 523a-
536b, 543a-544a ; éd. P alm é, 38a-42b, 6311-646), e t u ne c a u sa lité m o ra le p a r
ra p p o rt a u x peines co n co m ita n te s (cf. n. 120 -131 ; éd. 1679, 544a-547b ; éd.
P alm é, óqb-óqb).
P A « V O r.O V fA R IT ÌT É » D U P É C H É O R IG IN E I, 47

N ’attachons pas trop d importance aux expressions qu’emploient


jes Salmanticenses pour expliquer leur pomt de vue. Le terme « pacte »
est d ’n n usage courant dans I’ÉcritureSainte, 17 et les expressions «trans-
fusion », « translation » ou « inclusion » de nos volontqs dans celle d ’Adam
leur ont été inspirées par les exemples juridiques auxquels ils recourent, 18
sinon par les auteurs de qui ils dépendent ; car il n ’est pas exclu a priori
qu’en réalité ils soient tributaires de Catharin.

Du coté de Dieu, il n y a aucune raison qui milite contre une possible


admission de la doublé fonction de chef physique et moral dans la per-
sonne d ’Adam vis-à-vis de toute l ’humanité. 11 n ’y a méme aucun in-
convénient du coté des hommes. Parmi les quelques objections que se
font les Salmanticenses, une seule semble, à première vue, s ’attaquer à
l ’inclusion de notre volonté dans celle d ’Adam et, par conséquent, à
la qualité de chef moral. Mais à la bien considérer, elle se dresse contre
l existence meme du péché originel et vise donc toute sentence qui
essaie d ’expliquer les rapports du péché originel avec notre volonté
libre.
Voici la diffìculté. Dieu ne fait rien au détriment de ses créatures.
Or, l ’inclusion de notre volonté dans celle d ’Adam, s ’étant accomplie
sans notre consentement, nous expose, indépendamment de notre vou-
loir, au péril d une damnation éternelle. il est donc peu probable que
Dieu ait étabh les choses de telle fa fon.
Mais nos auteurs considèrent la question sous un autre aspect : il
ne s agissait pas en premier lieu d un e solidarité avec Adam dans le
péché, mais dans la justice originelle. Cette dernière était un don si
précieux que personne ne l ’aurait refusé dans le cas où Dieu lui aurait
demandé personnellement son consentement. Etre exclu du pacte signi-
fiait par conséquent étre privé cl’un bien inappréciable .19

Reste maintenant à prouver que Dieu alt de fait établi Adam notre
chef physique et moral. Quant à la qualité de chef physique, nous I’avons
dit plus haut, la chose ne présente aucune diffìculté : Adam l ’était parce

17 I,e te n n e « p a cte » se lit disp. 14, n. 11 — ■ où les S alm . affirm en t : «[...]


hoc p a ctu m (sive fu e rit e xp ressu m v e l form ale, siv e so lu m v irtu ale e t im p li-
citum , q u od non referti [...] » ; n oton s d ’ ailleu rs q u ’ils p a rle n t assez so u v e n t
d ’un décret d iv in — , 36, 52 ; disp. 15, n. 13, 15, 50, etc. P o u r l’É c ritu re , v o ir
n ote 20.
18 I,es term es « tran sfu sio », « in clu sio », « tra n sla tio », etc. se lisent ccn sta m -
m ent sous la p iu m e des S alm . ; v o ir p. ex. disp. 14, n. 32-33 en generai, n. 34-
38, 41, 48-52, 145, e t disp. 16, n. 25-26, 40-41, etc. p o u r n otre question.
19 n. 52. Cf. disp. 15, n. 15.
FR. M K I.C H IO R DF, S A IN T E -M A R IK , O .C .D .
4S

qu’il était le protoparent. Que Dieu ait ajouté à cette première fonction
celle de chef moral, les Salmanticenses le lisent dans la Sainte Ecriture
et chez les Pères.20 Ils croient meme retrouver leurs propres idées chez
saint Thomas, et notamment dans le De malo, q. 4, a. 1, et dans II Seni.,
dist 30, q. 1, a. 2. Toute l ’ humanité y est considérée comme un grand
corps, dont chaque membre — chaque homme — revèt une doublé
modalité, celle de membre comme membre, c est-à-dire considéré
comme partie du corps, et celle de membre comme individu, c est-à-dire
pris en lui-meme. A cette doublé modalité correspond un doublé mode
d ’agir : comme individu il produit des actes dont lui seni est responsable ;
comme membre du corps il peut participer à la faute du chef en tant
que chef, c ’est-à-dire du premier homme dont la volonté peut étre
considérée comme volonté de la nature.
Nos auteurs reprennent les données de saint Thomas dans le texte
suivant :
«r ] semel Adamo constituto a D^o capite naturae humanae,
consequenter omnes eius posteri constituti sunt membra illius
capitis, atque adeo ex ilio tanquam ex capite et ex liis tanquam
ex membris intelligimus coalescere communitatem humanam in
modum corporis mystici et cuiusdam totius, uti coalescunt aliae
communitates ex principe vel superiori sicut ex capite et ex
inferioribus sicut ex membris. Ac proinde tam Adamus quam
caeteri habent considerari dupliciter : vel ut personae particu-
lares divisae et separatae, vel ut partes illius totius caputque et
membra praedicti corporis, morali quadam unione copulati.
Unde duplex voluntas debet in unoquoque illorum distingui :
alia quae convenit illi ut personae particolari quae erit voluntas
propria et personalis, alia quae convenit illi ut parti praedicti
totius, quae debet esse voluntas totius naturae communis prò om­
nibus suis suppositis ; cumque haec communis voluntas non pos-
set physice in omnibus illis existere, oportuit ut esset in primo
sicut in capite naturae, inde que omnia alia moyeret et dirigeret.
E x quo etiam fit quod sicut illud, quod procedit a voluntate pro­
pria et personali uniuscuiusque, est illi voluntarium ut personae
particulari, ita quod procedit a voluntate totius naturae existente
in primo eius supposito, debet esse singulis voluntarium quatenus
sunt membra illius totius partesque et interiora ipsius naturae ».21

20 il i s - 38 L e s te x te s de l ’É c ritu r e sout, en deh ors de R om ., V , 12 : «in


q u o om nes p e c c a v e ru n t », Gcn., X V I I , 14 e t P s., C X V I I I i I 9 , v u s à tr a y e rs
P in te rp ré ta tio n de sa in t A u g u stin , D e cimt. Dei,^ X V I , 27 (p L . 4 L 5° 6), P
Osee V I , 7, d o n t le s S alm . a ffirm e n t que s. Jero m e (cf. Comm. m Oseam, II,
6 7 ' P L 7 25 (éd. G arn ier), 869-87°), s. CjTrille d ’A le x . (cf. Comm. m Oseam
-bropìietam, 6 6 ; P G , 71, 169) e t d ’a u tres l'in te rp r è te n t d u p a c te co n clu s au
P a ra d is terrestre. F a rm i les Pères, sa in t A u g u s tin tie n t la p rem ière place.
21 n. 42. P o u r les te x te s de s. T h o m as, v o ir n. 43-46.
I,A « V O L O N T A R IÉ T É » D C P É C H É O K IG IN R I, 49

Les Salmanticenses sont convaincus que I’explication qu’ils proposent


offre la meilleure solution au grand problème qui les occupe :

« [...] supposita traductione peccati originalis quam fides docet,


necessario quaerenda est aliqua via qua volitntarium eius expli-
cetur, illaque est praeferenda quae ad id magis consona et ac-
commodata censeatur. Non est autem excogitabilis alia via ad
praedictum voluntarium declarandum ita consona sicut ista qùam
eliginius, ut intuenti constabit.Debet igitur ea praeferri, ac proinde
quicquid necessarium fuerit ut de facto subsistat, debemus cre­
dere fuisse a Deo factum ».22

*
* *

En marge de cette question principale et par mode de corollaire, les


Salmanticenses examinent quelques problèmes de second rang, — pro-
blèmes qui nous semblent superfìus, mais qui ne l ’ étaient nullement
pour eux ni pour saint Thomas que nos auteurs suivent ici pas à pas.
N ’y attachons cependant que l ’importance q u ’ils méntent, et qu ’ils pa-
raissent avoir avant tout aux yeux mémes des Salmanticenses, celle de
confirmation de la thèse fondamentale : le róle de chef physique et mora!
est absolument requis afin que le péché du pére puisse etre imputable
et se transmettre aux fils. Et bien qu ’ils échafaudent de subtils raisonne-
ments et qu ’ils s ’appliquent à expliquer de fa fon digne les textes de saint
Thomas qui, à première vue, semblent contredire leur exposé, ils ne
perdent toutefois jamais de vue l ’assertion centrale; c ’est méme celle-ci
qui impose partout une solution.

1. La première question qu ils se posent est la suivante : Est-ce que le


péché d ’Adam, qui de fait a consistè dans la transgression du précepte
positif donné par Dieu, fut cause de la perte de la justice originelle pré-
cisément parce que tei péché « déterminé », ou parce que «prem ier»
péché? Tout en admettant que Dieu pouvait, «lege absoluta », faire
dépendre la conservation, et donc la transmission de la justice originelle,
d un précepte déterminé, les Salmanticenses n’hésitent néanmoins pas
à affirmer, à la suite de saint Thomas, que, « attenta communi providentia
et vi praesentis legis », la permanence de la justice originelle était condi-
tionnée par l ’absence de tout péché. La preuve en est que par n’importe
quel péché Adam aurait perdu la gràce sanctifiante, élément formel
pnmaire de la justice originelle, car la grace est mcompatible avec le

22 n. 38.

4
50 E R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

péché. Mais alors il faudrait dire qu ’il aurait perdu la justice originelle
elle-méme et, par conséquent, la vertu surajoutée à son « semen » pour
la transmettre — nous parlerons plus loin de ce « semen vitiatum » — ;
qu’il aurait, en somme, péché en tant que chef moral de l ’humanité
et par le fait mème perdu cette quahté de chef. Farmi les partisans de
la sentence opposée, les Salmanticenses citent Suarez.23

2. Il résulte clairement de l ’Écriture Sainte que seul Adam a été établi


chef moral de ses descendants ; seul donc son premier péché est un péché
de la nature qui se transmet avec la nature humaine. Tous les autres
péchés soit d ’Adam lui-mème, soit de ses descendants, sont des péchés
personnels qui n ’engagent que le pécheur. Cette constatation permet
de résoudre trois problèmes.
a) Les péchés des proches parents ne sont pas imputables ni transmis
à leurs propres descendants.24
b) D e mème, dans le cas hypothétique où non Adam, mais un de ses
descendants aurait péché, ce péché aurait été strictement personnel.
Cependant saint Thomas semble soutenir ici une sentence contraire. Les
Salmanticenses se tirent d ’affaires par une distinction subtile : le Maitre
ne parie peut-ètre pas de ce qui se serait passé «e x vi decreti absoluti
quod scimus Deum habuisse de facto, cum decrevit peccatum Adami
permittere », mais « ex vi alterius [decreti] quod probabili ter credere
possumus [Deum] habiturum in casu ilio, scilicet si decrevisset non
permittere lapsum Adami, permittere autem lapsu ahcuius fiiii ». Et
ils ajoutent par manière de preuve :

« Certuni est enim quod in ilio casu, attenta suavi providentia,


plures res postularent aliter disponi quam de facto, peccante
Adamo rebusque ut nunc adeo stabilitis, dispositae sunt, et
alia essent quam multa Dei decreta absoluta atque fuerunt de
facto, sicut alia essent multa decreta quae Deus haberet si status
iustitiae originalis esset permansurus, ab his quae de facto habuit
prò praesenti statu [...] Neque ita loqui de divinis decretis om-
nino est divinare, sed prudenter conicere quod verosimilius esset
futurum, attentis omnibus quae in statu illius hypothesis suavis
providentia et rerum cursus, cui regulariter Deus sua decreta
accommodat, postularet. Hoc namque esset ut sanctitas et iu-*I

23 n. 132 -144 (éd. 1679, p. 5 47b -552a ; éd. P alm é, p. Ó9b-75a). L e s p rin ci-
p a u x te x te s de s. T h o m a s su r lesq u els les S alm . fo n d e n t leu r e x p lic a tio n so n t
I I Sent., d ist. 33, in exp o sitio n e te x tu s ; q. 1, a. 1 ; dist. 21, q. 2, a. 2, a d 2 ;
A d R om ., V , le ct. 3 ; D e malo, q. 4, a. 8 ; l a I la e , q. 81, a. 2 ; I l a I la e , q. 16 3 ,
a. 3, a d 2.
u n. 145-149 (éd. 1679, p. 552a-553b; éd. P a lm é, p. 75a-77a).
I,A « V O r O N T A R I É T É » D U P fiC H É O R IG IN E !, 51

stitia originalis solum per iustos et sanctos traduceretur, non


vero per peccatorem et iustitia ipsa privatum ; atque adeo quod
• res ita disponerentur ut in domine qui primo esset peccaturus
et praedictam iustitiam amissurus, concurrerent omnia requisita
ut non prò se tantum sed prò omnibus a se' futuris eam deper-
deret ; quod nisi esset caput morale, fieri non valebat ».23

c) La meme solution s impose dans le cas hypothétique où non


Adam, mais Ève aurait péché. Saint Thomas argumente du fait que,
dans l ’acte de la generation, seul l ’homme est principe actif. Les Salman-
ticenses ne croient pas que cet argument ait une valeur apodictique,
d ’autant plus que les médecins «modernes» ne dénientpas toute activité
à la femme. Ils préfèrent donc faire appel, ici aussi, au fait que seul
Adam a été étahli chef moral. Si, cependant, ce róle avait été également
concedè à Ève, son péché se serait transmis à ses descendants. 2
56

3. Un dernier problème se présente à nos auteurs : si, par hasard,


Adam avait engendré avant son péché, est-ce que ces fils et leurs descen­
dants auraient contracté le péché originel? Bien que des auteurs de nom,
tels Catharin pour les fils eux-mèmes, et Medina pour leurs descendants,
répondent par la f firmati ve, les Salmanticenses donnent la préférence
à la negative : étant déjà des etres séparés de leur pére ou, en d ’autres
termes, n ’étant plus contenus dans sa faculté générative et Adam lui-
mème n’ étant plus leur chef mora! pour ce qui concerne l ’amission de
la justice origineìle, son péché ne pouvait leur etre transmis.27

*
* Me

Nous trouvons une autre confirmation de l ’assertion principale là


où les Salmanticenses admettent la possibilità d une parfaite réinté-
gration de la nature humaine dès cette vie, bien qu’à la suite de saint
Thomas, ils pensent que cette réintégration ne soit nullement convenable.
Dans leur commentane à l ’article 4 de la / a / / ae, q. 81, ils s ’imaginent
le cas suivant :

« Quarto an si Deus miraculose tolleret ab ali quo ex posteris


Adami omnem fomitem concupiscentiae, qui iuxta Augusti-

25 n. 15 1 e t 153. P o u r la qu estio n en en tier, n. 150 -153 (éd. 1679, p. 553I3-


555 a ; éd. P alm é, p . 77a-79a). S. T h o m a s s ’oppose à l ’in te rp ré ta tio n des Salm .
dans le D e malo, q. 5, a. 4, a d 8.
26 D an s leu r cotìim en taire de la l a I la e , q. 81, a. 5 (éd. 1679, p. 664; éd.
Palm é, p. 217).
27 D isp . 14, n. 154-159 (éd. 1679, p. 5 55a-557a ; éd. P alm é, p. 79a-82a).
iiih g ;

P R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .
52

num et Thomam est ratio in generante ut peccatum traducat,


vel etiam concederet illi iustitiam originalem, nonne filii ab istò
geniti contraherent originale peccatum vel sine ilio nascerentur ? ».

Seul le cas de la restltution de la justice originelle nous interesse. La


réponse est nette et s’inspire de saint Thomas : quoique la réintégration
puisse etre purement personelle — mais dans un pareil cas on ne pourrait
parler d une vraie réintégration de la nature— , il faut plutòt admettre
qu’elle serait totale et établirait le personne à qui elle est concédée dans
la qualité de chef moral :

« Observandum est dupliciter posse Deum nuiusmodi iustitiam .


alicui corifene : vel prò se dumtaxat ut in ipso sisteret, vel prò se
et prò posteris ut eam illis communicaret. Primo modo esset tan­
tum donum personale et ideo non penitus reintegraretur per illam
tota natura, sed praecise quoad illam personam ; unde et quoad
ipsam personam tantum concupiscentia aboleretur. Secundo esset
etiam donum naturae, utpote prò tota illa ex tunc concessum ;.
et sic totam eam reintegraret et ab ea tota concupiscentiam
excluderet, constituereturque per illam collationem talis homo
caput morale illorum qui ab ipso procederent ».28

B. La transmission du p éch é originel.

La « volontariété » du péché originel s ’explique donc par le fait


qu ’Adam était notre chef physique et moral. En tant que chef physique,
il nous contenait virtuelìement dans sa « virtus generativa »; en tant que
chef moral, il agissait en notre nom lorqu’il transgressa le précepte de
Dieu.
A ce doublé róìe de chef correspond un doublé mode de transmission
du péché originel : le « semen vitiatum » qui se ratta che au ròle de chef
physique, et la non-rétractation du péché d ’Adam pour chacun de ses
descendants en particulier, que nous pouvons considérer comma urie
conséquence de la fonction de chef moral. Les Salmanticenses qua-
lifient le premier de mode « communior », le second de mode « sne-
cialior ».29

28 V o ir éd. 1679, p. 661 ; éd. P alm é, p. 2 i3 b -2 i4 b ; c f. disp. 15, n. 33-34.


29 D isp . T4, n. 69, la p rem ière v o ie e st tr a ité e a u x n. 69-89 (éd. 1679, p.
526b-534a ; éd. P alm é, p. 42b-52b), la seconde a u x n. 90-99 (éd. 1679, p. 5346-
537b ; éd. Palm é, p. 52b-56b).
IvA « V O E O N T A R IÉ T É » D U PF.CIIK O R IG IN E !, 53

a. Le «semen vitiatum ».

Les Salmanticenses partent d un fait qui, à leurs yeux, ne souffre aucun


doute et qui est clairement affirmé par saint Thomas : afin de pouvoir
transmettre la justice origmelle, le « semen » d Adam, de par soi ordonné
à ne propager que la nature humaine, dut ètre enrichi d u n e vertu qui
le proportionna au don à communiquer :

«[.,.] sciendum est quod, quia Adamo data fuit iustitia origi-
nalis non prò se tantum, sed sub eo pacto ut, si in innocentia
permaneret, in omnes posteros qui per seminalem propagationem
ab eo descenderent, simul cum natura et per ipsum generationis
actum (modo inferius declarando) illam propagaret, consequen-
ter eius virtuti generativae et semini superadditus fuit vigor
necessarius et sufficiens ad eiusmodi propagationem. Certum est
enim potentiam generativam bominis et eius semen, suae relieta
naturae omnique alio destituta, solum vim babere ad humanam
naturarti secundum se communicandam ; atque adeo prò com-
municanda cum illa praedicta iustitia, nova et peculiaris virtus
novusque et specialis vigor necessario fuere illis superaddenda ».

Et la conclusion se déduit facilement :

« Sicut ergo per primum Adami peccatum ablata fuit physice


ab ilio prò se et prò tota posteritate ipsa originalis iustitia, sic
a virtute eius generativa et semine ablatus fuit vigor quo polle-
bat ».30

Le « semen vitiatum » est donc un instrument d ’Adam dans la propaga-


tion du péché originel, tout comme le « semen v'gorosum » aurait été
un mstrument dans la transmission de la justice originelle :

« [...] quemadmodum in statu innocentiae esset consideranda


in ilio semine duplex ratio, alia naturalis et quasi propria secundum
quam esset instrumentum generantis in ordine ad naturam se­
cundum se communicandam alia quasi supernaturalis seu divi-
nitus superaddita secundum quam se baberet tanquam instru­
mentum Dei in ordine ad propagandam cum natura originalem
iustitiam ; ita post peccatum debemus etiam considerare in eodem
semine duplicem rationem, nempe illam naturalem secundum quam
habebat esse instrumentum naturae in ordine ad illam secundum

30 i). 69. Cf. n. 26, 80, 85, 108. T es te x te s su iv a n ts de s. T h o m a s so n t ci-


tés au n. 69 : D e malo, q. 4, a. 1, ad 9 ; I I S eni., dist. 30, q. x, a. 2, ad 4; dist.
20, q. 2, a. 3 ; C . Geni., I V , 52, ra tio 5 e t io ; etc.
FR. M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .
54

se communicandam — haec enim ratio sicut et caetera pure natu-


ralia non sunt amissa per peccatum — ; aliam vero voluntariam et
privativam ortam ex praedicto peccato Adami secundum quam
erat quasi instrumentum ipsius peccati vel Adami ut sit [éd
Palmé : sic] peccantis in ordine ad communicandum defectum
originalis iustitiae. Sicut igitur medio praedicto semine secundum
suam positivam et naturalem rationem tanquam naturae instru­
mento communicata fuit filiis Adami eius natura, ita medio
eodem semine secundum illuni defectum ex peccato ortum tan­
quam instrumentum ipsius peccati communicatus eis fuit defectus
voluntarius praedictae iustitiae in quo consistit peccatum ori­
ginale ».31

C ’est l ’application d ’un principe generai énoncé sous diverses forrnes :

« Defectus cuiuslibet principii redundat in effectum et similem


defectum in eo inducit ».
« Quod in [...] effectibus perfectionis est tribuitur perfectioni
causae ; quicquid vero est carentiae et imperfectionis in eius de­
fectum reducitur ».
« Ubi affirmatio est causa affirmationis, negatio vel privatio
erit causa vel privationis vel negationis in eodem genere causae ».32

Examinons la question de plus près.


Recueillons d ’abord, afin de mieux comprendre le processus, queìques
données que nous avons plus amplement exposées ailìeurs.33 La justice
originelle était composée d ’un élément formel : la gràce et les vertus
surnaturelles qui perfectionnaient l ’àme et les facultés intellectuelles,
et d ’un élément matériel : les autres vertus infuses qui perfectionnaient
soit ces mèmes facultés soit la partie sensitive, et une certaine disposition
du corps qui s ’appelle « impassibilité » ; en vertu de ces derniers éléments
le corps était parfaitement soumis à l ame et la partie sensitive à la raison.
La justice originelle aurait donc été transmise de la fa fon suivante :
les éléments corporels propagés directement par voie de génération en
vertu de la vigueur surajoutée au « semen » auraient disposé le corps
à l ’infusion de Fame ornée de la gràce et des vertus surnaturelles.

31 n. 70. Cf. n. 100. N o u s a vo n s d it dan s l ’a rticle, c ité p lu s lo iii à la n ote 33,


p. 277-278, que nous ne réussissons gu ère à com pren dre les S alm . lo rsq u ’ils
a ffirm e n t qu e le « sem en vigo ro su m » a u ra it été l ’in stru m en t de D ieu ; n ou s
y c itio n s disp. 14, n. 77-78 (qu ’il f a u t lire n. 76-77).
32 n. 7 1. Cf. n. 79 : «[...] si v irtu s p o s itiv a cau sae in d u c it p e rfectio n e m p o ­
s itiv a m in e ffe c tu , non e st c u r p riv a tio v ir tu tis cau sa e in d ic a t in e ffe c tu im -
p e rfec tio n e m p r iv a tiv a m [...] ».
33 L a justice originelle selon les Salmanticenses et saint Thomas d'A quin,
d an s Ephem er. carmel., 2 (1948), p. 265-304 ; v o ir su rto u t p. 276-277 où nous
c ito n s TV. X I I I , disp. 16, n. 8-9, 60 e t 88. Cf. disp. 14, n. 74-75.
I/A « V O IO N T A R IE T É » D U P jÈ C H é O R IG IN E I, 55

Or, selon samt Thomas que les Salmanticenses répètent fidélement,


la corruptlon de la personne (infectio personae), causée par le péché
actuel d ’Adam, a produit en lui une corruption de la nature (infectio
naturae) ; cette corruption transmise par voie de generation cause à son
tour une corruption de la personne .3435 Nous avons l ’explication de la
transmission du péché originel : le « semen vitiatum » ou le « semen »
privé de sa vigueur « surnaturelle » transmet une disposition du corps
qui nécessite l ’infusion de Lame privée de l ’ élément formel de la justice
originelle ; disons mème qu’il cause cette privation essentielle « per
quamdam collimitationem » selon saint Thomas, ou « propter colligan-
tiam »■ d ’après saint Bona venture.35 Le Maitre explique :

«[...] forma recipitur in materia secundum conditionem ipsius


materiae, cum onine quod est in altero, sit in eo per modum reci-
pientis ».

Et les Salmanticenses paraphrasent :

« [...] cum unusquisque recipiatur ad modum recipientis et forma


materiae coaptetur, talis consurgit in anima perfectio vel im-
perfectio qualis in materia praecedit dispositio ».

La conclusimi s'impose donc :

« Adeo in corpore prave disposito per corruptionem et privatio-


nem illius perfectionis quam iustitia originalis communicat vel
praeexigit, nequit non sequi anima prave affecta per corruptionis
et privationis ipsius iustitiae ».36*
8
3

Pour ètre complet, il faut ajouter que les dispositions introduites par
le « semen vitiatum » ne sont pas d ’ordre purement dispositif. Les Sal-
manticenses distinguent un doublé genre de dispositions : les unes sont
concomitantes et dépendent en tout de l ame elle-mème, les autres sont
plutòt antécédentes, se tiennent du coté de la cause efficiente et ont par
là une certaine influence sur l ame :

« [...] dispositiones requisitas ex parte corporis ad introductio-


nem formae substantialis duplices esse : alias concomitantes quae

34 Cf. I I Seni., dist. 31, q. 1, a. 1 ; les S alm . y fo n t allusion au n. 55 e t 58.


35 n. 81. V o ir p o u r s. T h o m as, I I Sent., d ist. 30, q. 1, a. 2, a d 5 ; p o u r s. Bo-
n aven tu re, I I Sent., dist. 31, a. 1, q. 3 (cf. éd. Q u aracch i, t. 2, 1885, p . 75oa
[ = a. 2, q. 1]).
38 n. 87.
56 E R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

sunt simul cum illa in instante generationis, et istae solum se


habent materialiter dispositive, hocque dumtaxat modo in in-
troductione animae rationalis concurrunt ad eius unionem et
ad intromissionem peccati [...] Aliae autem sunt proxime an-
tecedentes instans generationis, quae immediate terminant actio-
nem alternativam, ab eisque tanquam a termino prius producto
resultat in praedicto instante ipsa forma, vel secundum sub-
stantiam si sit materialis, vel quantum ad unionem si sit spiri-
tualis. Huiusmodi ergo dispositiones non sunt ab anima in genere
causae efficientis, sed potius e converso [...]».37

Il est enfm très important de noter que le « semen vitiatum » en tant


qu’instrument dans la transmission du péché originel, se rapporte directe-
ment au premier homme et nullement aux parents immédiats. Ou mieux,
il faut distinguer en lui une doublé relation : Fune regarde ces parents,
l ’autre Adam, et seule cette seconde est à considérer là où il est question
de la transmission du péché originel :

« [...] nota semen humanum quod est instrumentum in gene-


ratione, posse considerari dupliciter : vel prout est ab hac de­
terminata persona, scilicet proximo parente tanquam a causa
principali proxima et immediata, ab Adamo vero non nisi ut
a causa mediata et remota ; vel secundum quod dicit quemdam
respectum aut quasi respectum ad voluntatem Adami secun­
dum quod fuit voluntas capitis naturae et ut talis per suum
primum peccatum amisit voluntarie iustitiam originalem prò
se et prò suis posteris, et ex vi talis amissionis omne semen com-
municativum naturae humanae a se processurum reliquit
destitutum quadam vigorositate qua polleret in ordine ad tra-
ducendam cum praedicta natura iustitiam originalem [...] ; qui
quidem respectus non ad voluntatem vel actionem proximi pa-
rentis, sed ad ipsam voluntatem Adami et ad eius primum pec­
catum immediate et per se terminatur [...] Semen ergo primo
modo consideratum est proprium instrumentum generantis pro­
ximi, et ideo quid quid agit modo ilio, tribuitur principaliter
generanti ; at vero secundo modo acceptum est instrumentum
solius Adae, et non utcumque sed ut primo peccantis per modum
capitis naturae illoque peccato totani naturam humanam coin-
quinantis per privationem originalis iustitiae ; unde quod isto '
modo causat, in solum Adamum eiusque voluntatem ut sic de-
linquentem refunditur, habetque se ista causalitas respectu ge­
nerantis proximi et eius influxus pure concomitanter et omnino
per accidens ».3838
7

37 n. 88.
38 n. 18-19.
I ,A « V O tO N T A R I É T É » D U P É C H É O R IG IN E !, 57

En somme, toute I’efficacité du « semen vitiatum » en tant qu instru-


ment lui vient du premier homme, chef physique et moral de l ’humanité :
c esi celui-ci qui par son action peccamineuse a prive toute la nature
humaine du don de la justice originelle ; c ’est lui qui par l ’intermédiaire
du « semen vitiatum » communique la nature humaine à ses descendants
et par là-méme la privation de la justice originelle ou péché originel.311
Et bien que ce « semen » suppose le péché commis par celui qui était
avant tout chef moral de ses descendants, il se relie néanmoins, comme
nous l ’avons dit, au rote de chef physique.

b. La non-rétractation du péché d’ Adam.

Cependant le « semen vitiatum » ne donne pas une solution adéquate.


Il ne faut pas seulement expliquer le fait de la transmission du péché
originel, mais aussi l ’ infallibilité avec Iaquelle ce péché est transmis.
La non-rétractation du péché d ’Adam pour chaque descendant en par-
ticulier nous donne une réponse satisfaisante.

Quelques remarques préliminaires s ’imposent.


1. Notons d ’abord un aspect qui à tout prix doit étre souligné lorsque
nous parlons du décret divin par lequel Adam fut établi chef moral du
geme humain. C ’est que dans ce décret Dieu ne considérait nullement
tous les hommes pris collectivement, mais bien chaque individu à part,
comme s’il eut été le seul descendant d ’Adam. Tous les hommes sont
donc immédiatement rattachés à Adam pour ce qui touche la justice
originelle et le péché originel, et tous ils ont péché en Adam et avec
Adam dans la meme mesure. Les siècles qui nous séparent de notre pre­
mier pére et la longue chaìne des parents intermédiaires n ’ont ici rien
a voir.
2. II est ensuite à noter que tout péché mortel, aussi longtemps qu il
n’est pas révoqué, soit formellement par un acte de la volonté soit virtuel-
lement par la réception d ’un sacrement, est incompatible avec la gràce
sanctifiante, et qu’il exclut donc celle-ci pour toute la durée de son
existence.41
39 n. 83. Cf. disp. 16, n. 41.
40 n. 90 ; cf. disp. 15, n. 5 1. I l en su it une con séqu en ce assez con sid eratile :
D ieu p o u v a it in clu re dan s ce p a c te c e u x q u ’il v o u la it.
41 n. 91-92. Ils im a g in e n t le cas où D ieu d é tru ira it u n hom m e qu i se trou -
v e en é ta t de péché. h a b itu e l, e t lu i d o n n era it en su ite de n o u v e a u l ’e x isten ce
sans la grace ; cet hom m e r e v iv r a it a v e c son péch é h a b itu e l en v e r tu du p re­
m ier p éch é n o n -rétra cté ; « alias, a jo u te n t les S alm ., p o sse t sa lte m h a c v ia
5» fr . m e i , c h i <5r D E S A IN 'X E -M A R IE , o . c . d .

3. Adam, il est vrai, a révoqué son péché, mais cornine il avait perdu
auparavant sa qualité de chef moral lors de son péché, il n’agissait plus
en notre nom quand il fit pénitence .*42

Quoique la non-rétractation du péché d ’Adam se rapporto plutòt au


ròle de chef moral, nous ne pouvons cependant lui dénier une causalité
d ’ordre physique, en vertu mème de son incompatibilité avec la gràce.
Voyons d ’abord ce que les Salmanticenses entendent au juste par
cause physique et cause morale, et disons tout de suite que la discrimi-
nation se fait par l ’interposition d u n e volonté étrangère entre la cause
et 1 effet. Les deux textes suivants ne demandent aucun éclaircissement :

« [...] sciendum est causam moralem in praesenti eam dum-


taxat a nobis nuncupari quae non per se exequitur effectum,
sed moraliter ad illuni concurrit, nempe quia merito vel demerito,
precibus, consilio, praecepto aut quovis alio excitandi et pet-
suadendi modo voluntatem alienam inducit ut effectum execu-
tioni mandet. Nomine vero causae physicae intelligimus omnem
aliam quae ex vi sua seu ex vi influxus ab ea praestiti atque
adeo non mediante aliena voluntate effectum infert. Nec refert
an talis influxus sit vera et rigorosa actio de praedieamento
actionis vel qualitatis proinde que vera et rigorosa causalitas,
aut sit tantum emanatio et resultantia quae non differì re ipsa
ab effectu, ut connotat terminum primarium ex quo resultat,
et propterea solum dicitur causalitas secundum quid. Ne que etiam
refert an ipse effectus secundum se spectet ad ordinem phv-
sicum vel moralem, positivum vel privativum. Dum enim modo
explicato (hoc est) ex vi influxus praestiti a tali causa et non
mediante aliena voluntate effectus in rerum natura ponatur,
numeranda est eius causalitas inter physicas et non inter morales.
quia iste modus causandi proprius est causae physicae ».43

Le second texte fait écho au premier :

« [••• an causa et causalitas] dicenda sit moralis vel physica, non


attendi ex effectu in esse rei sumpto [...], nani effectus qui in
esse rei est ali quid physicum, potest causari moraliter, sicut
gratia et gloria causatur a meritis, et poena a demeritis ; et si-
militer effectus in esse rei moralis potest causari physice, sicut
peccatum actuale et eius malitia quae est ali quid morale, causa-
tur physice a voluntate peccantis. Attenditur ergo ex modo

aliquis sine gratia ab statu peccati mortalis exire ; cuius oppositum docent
communiter discipuli D. Thomae ». Cf. disp. 15, n. 27 (note 67)
42 n. 9 3 - Cf. n. 21.
43 n. 60.
I,A « VOLOSOÈARIÉTÉ » D D PÉCHÉ, O R IG IN E I, 59

causandi, nimirum quia causa executive et ex natura rei inde-


pendenterque a motione alterius voluntatis effectum infert, vel
non ita sed movendo vel alliciendo talem voluntatem ad prae-
dictam executionem ».44

Si, par conséquent, il y a des difficultés qui feraient pensar à une


causalité morale plutót q u a une causalité physique, c ’est le cas de les
examiner à fond et de signaler leur vraie portée.
D e fait, les Salmanticenses se font quelques objections. Rien n’est
cause, disent-ils, que dans la mesure et à la fa fon où il existe ; or, la
non-rétractation du péché d ’Adam n ’existe que moralement « in Dei
appretiatione et abominatione ». Mais leur réponse est prete : l ’existence
dune cause n’est qu’une condition afin qu’elle puisse exercer son in-
fluence :

« [...] dicendum est existentiam causae non requiri ad causandura


ut causalitatem vel rationem agendi, sed ut conditionem. Non
est autem necessarium ut semper conditio et causalitas ad eun-
dem ordinem pertineant, ut patet in sacramentis quae plivsice
et realiter causant gratiam, et tamen significatio quae ad id
est necessaria conditio, non est quid physicum sed morale vel
ens rationis. E t quamvis causalitas effectiva physica in ordine
ad effectus positivos semper necessario fundetur in physica exi-
stentia causae, attamen in ordine ad privationes perspicuum de-
bet esse sufficere aliquando existentiam moralem. E t ratio est
quoniam ille modus existentiae sufficit ad praedictam causali­
tatem, qui satis est ut ex natura rei repugnet formam debitam
alicui subiecto poni in ipso ; quippe eo ipso sequitur in ilio ex
natura rei, atque adeo physice, privatio talis formae [...] ».45

Ce qui évidemment se vérifie dans notre cas.


L ’on voudrait, en outre, insister sur le parali élisme qui existe entre
cette existence morale dans 1 apprétiation et 1 abomination de Dieu
et le mode par lequel les mérites exercent une influence sur Dieu afin
d ’obtenir un accroissement de la gràce. Comme cette dernière causalité
n’est que d ’ordre moral, l ’on conclut de mème quant à la première. lei
les Salmanticenses nient tout parallélisme, pour la simple raison que la
gràce a une vraie cause principale en Dieu, tandis que le péché origine!
n’a d ’autre cause que le péché d ’Adam. Si donc l ’on nie une causalité
physique de la part d ’Adam, il faut nier toute causalité physique princi­
pale vis-à-vis du péché onginel ; et ceci est absurde .46

44 n. 99.
45 n. 96.
46 n. 97.
t

60 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

D ’ailleurs la non-rétractation du péché d ’Adam fait fonction d 'obex,


et c ’est l ’action sur cet obex qu ’il faut avant tout envisager là où il s ’agit
d ’effets privatifs, tei notre péché originel. La raison en est la suivante :

« Tum quia non est alius modus causandi physice aliquam


privationem nisi quia talis obex physice attingitur. Tum etiam
quia cum prima et principalis causalitas in eo processu inventa
immediate erga obicem sit, quo semel posito, sine nova actione
sequitur ex natura rei talis privatio, ex ilio utique et ex attin-
gentia immediata ipsius attendi debet nomen et dignitas causae
et causalitatis erga caeteros effectus inde subsequentes ».

et voici 1 application au peche originel — Adam, de par un


acte de sa volonte, a exerce une vraie causalité physique sur son premier
péché ; ce meme péché non-rétracté pour chacun de ses descendants en
particulier est Vobex qui s ’oppose à l ’infusion de la gràce et de la justice
originel le ; par conséquent toute la causalité vis-à-vis du péché originel,
en tant que péché, est d ’ordre physique.47

*
* *

Nous nous trouvons donc en face de deux voies pour expliquer


la transmission du péché originel. L u n e d ’entre elles ne serait-elie pas
superflue? Et dans la sentence des Salmanticenses, ne serait-ce pas celle
du « semen vitiatum »? Voici la difficulté posée dans toute sa force:

« Quia peccatum Adami, manens in Dei abominatione irre-


tractatum, immediate per se ipsum excludit ab eius posteris
iustitiam originalem propter oppositionem cum illa ex natura
rei, atque adeo immediate per se ipsum inducit talis iustitiae
privationem ; ergo ne que semen ne que aliud quid influit in eam
instrumentaliter [...] Nam ubi causa principalis immediate per
se ipsam effectum producit, non est locus instrumento medio
quo illum attingat. Eo vel maxime quia causa quae semel per se
ipsum [éd. Palme : ipsam] immediate praebet sufficientem in-
fluxum ut effectus consistat, et iterum per instrumentum alium
influxum sufficientem praestat, habet se sicut duplex causa
totalis et adacquata a qua nequit simul procedere idem numero
effectus [...]».48

A en croire les Salmanticenses, une doublé solution est possible. Ou


bien I on peut avancer qu il s agit d un effet qui procède de deux causes

47 n . 99.
48 n . 1 0 1 .
T,A « V O I.O N T A R IÉ 'fÉ » D tJ P É C H É O R IG IN E !, 6l

doni l une est cause principale, l ’autre cause instrumentale, ou, ce qui
revient au meme, d ’un effet qui procède d u n e meme cause principale
mais par deux voies différentes en tant que la cause exerce d une part
une influence directe — la première voie — et d ’autre part une influence
indirecte au moyen d ’un instrument — la seconde voie. L on pourrait
apporter à l ’appui de nombreux exemples : celui de Dieu qui, meme
lorsqu’iì cause la gràce au moyen d ’un instrument, ne laisse pas d influer
immédiatement et de faeton totale corame s il n employait pas d instru­
ment ; celui de deux prètres qui consacrent la meme hostie en quaìite
de deux instruments adéquats et totaux, etc. La chose se comprend
d ’ailleurs assez facilement : l ’instrument agit en vertu de la cause princi­
pale et lui est subordonné ; il constitue, pour ainsi dire, une cause d un
autre genre, ce qui empèche de le piacer au rang de la cause principale ;
il peut donc ètre multiple pourvu que la cause principale reste une, et
lorsque les Thomistes proclament qu ’un effet ne peut etreproduit simul-
tanément par deux causes totales et adéquates, il semble bien que cet
axiome doive se restreindre aux seules causes principales et ne con sta re
nullement les causes mtrumentales jointes entre elles ou a la cause prin­
cipale. La chose est d ’autant plus compréhensible lorsqu il s agit d effets
privatifs :

«Nani quia privatio est defectus fonnae debitae, potest ex


duplici capite orili : vel ex parte principii, cui si desit perfectio
ad illam formam producendam, quicquid sit de alio impedimento,
effectus evadet privatus tali forma ; et hoc modo in nostro casti
privatio iustitiae originalis procedit a semine defectuoso seu a
peccato Adami medio tali semine. Vel potest oriri ex parte ali-
cuius oppositi cum ea forma incompossibilis, ratione cuius (quic­
quid sit de perfectione aut imperfectione principii) effectus tali
forma privaretur ; et hoc modo praedicta privatio iustitiae pro­
cedit immediate a peccato Adami non retractato. E t quia isti
sunt modi concurrendi satis diversi — nam in primo incipit
causalitas a defectu terminaturque ad formam expellendo illam,
in secundo vero incipit a contrarietate cum forma et media ista
contrarietate term inata ad privationem, — idcirco licet uterque
ad genus efficientis pertineat, quasi constituunt duplicem spe-
ciem causae sub tali genere, sicut receptiva et dispositiva consti­
tuunt duas species sub genere causae materialis. Unde sicut non re-
pugnat eundem effectum dependere ab una causa receptiva et
ab alia dispositiva, etiamsi unaquaeque in sua specie adacquata
sit, ita non repugnat quod eadem privatio ab una causa effectiva
tanquam a principio deficienti, et ab alia tanquam ab impe­
diente orturn ducat. Eo praesertim quia privatio semper oritur
a sua causa ex vi alicuius oppositionis cum forma qua privat,
t

E R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

vel privativae : sicut semen defectuosum opponitur iustitiae ori­


ginali, vel contrariae : sicut opponitur illi peccatum Adami non
retractatum. Unde quia diversus modus oppositionis habet se
quasi distinctum genus causae, etiam si utrumque ad effectivum
pertineat, non mirum quod una et eadem privatio possit a prae-
dictis duobus oppositis immediate procedere ».49

Néanmoins, cette première solution n ’explique pas pourquoi les deux


voies soienten quelque sorte nécessaires. Il y a p a r conséquent une expli-
cation plus plausible : les deux causes ne sont pas de soi adéquates, car
ni lu n e ni l ’autre n’influent suffisamment abstraction faite de leur ap-
port mutuel. Laissons la parole aux Salmanticenses :

«[...] neutra sine alia praebet influxum ad illud sufficientem.


Neque eninr peccatum Adami irretractatum habet expellere
per modum oppositi iustitiam originalem ab isto puero nisi de-
pendenter a generatione per semen defectuosum, neque hoc semen
talem expulsionem causat nisi dependenter a praedicto peccato
non retractato ut opposito tali iustitiae [...] Pro cuius intelli-
gentia nota peccatum Adami non opponi iustitiae originali in
hoc puero nisi ut applicatum ipsi seu in quantum habet esse
peccatum eiusdem pueri moraliterque illum afficit illique uni-
tur ; alias non esset cur tale peccatum potius opponeretur cum iu-
stitia illius ante retractationem quam postea, aut cur potius cum
iustitia in puero descendente ab Adamo quam in non descendente.
Proximum ergo fundamentum ex quo intelligimus immediate re­
sultare in anima pueri privationem iustitiae originalis neque
est aliquid existens in puero praecise secundum se, neque peccatum
Adami secundum se sumptum, sed praedicta affectio et unio
moralis peccati erga puerum. Unde quia privatio non aliter cau­
s a t o quam ad positionem fundamenti ex quo resultat, quidquid
necessarium est et effective concurrit ad illam unionem, concur-
rit necessario effective ad ipsam privationem ».50

C ’est pourquoi dans une generation miraculeuse, l ’individu ne descen-


dant pas d ’Adam au moyen du « semen », il ne contraete pas le péché
originel que de fait il encourrait s ’il recevait l ’existence par une genera­
tion ordinaire. C ’est ce qu ’enseigne explicitement le concile de Trente :
« Revera homines nisi ex semine Adae propagati nascerentur, non nasce-
rentur iniusti».51
Le fondement d ’où résulte la transmission du péché originel, inclut
donc nécessairement et le péché d ’Adam non-rétraeté pour cet individu,

49 n. 103.
50 n. 104.
51 Sess. 6, cap . 3 (D. 795).
LA « V O L O N T A R L É T É » D D p E C H É O R IG IN E !* 63

et son union effective avec ì ’mdividu en vertu de i action du « semen


defectuosum ». il est ainsi évident que si le « semen » en tant que « se­
men » n est qu une condition à la transmission du péché — le « semen »
produit 1 mdividu sujet du péché originel — , le « semen defectuosum »
en tant que « defectuosum » est une vraie cause instrumentaìe. Et voici
le dernier mot :

« Cui solutioni addi etiam- potest quod semen causat privatio-


nem iustitiae originalis initiative, quia causat in corpore illam
pravam dispositionem ad quam ex natura rei consequitur (licet
divinitus impediri possit) privatio iustitiae originalis in anima ;
peccatum vero irretractatum causat huiusmodi privationem com­
pletive, quia supposita prava illa dispositione in corpore efficit om-
nimo infallibiliter privationem iustitiae originalis in anima, ita
ut neque de potentia absoluta possit non esse in sensu composito
irretractationis. In quo eo ipso splendet aliquid effeetus correspon-
dentis praedicto peccato ut non retractato, quod non coiresponde-
ret praecise semini infecto, nimirum infallibilis illatio seu infallibi-
litas illationis privationis iustitiae originalis in anima, quae non
esset ita infallibilis praecise ex vi seminis infecti, quia saltem de
potentia absoluta posset componi oppositum cum praedicta in-
fectione, secus autem cum non retractatione ».52

C est donc surtout à cause de cette dernière remarque que nous en-
trevoyons la parfaite correspondance de la doublé voie au doublé ròle
de chef physique et moral : dans les deux cas nous avons un élément
« inchoatif » et un élément « complétif ».

C. Le «debitum » du p éch é originel.

Répondant à une objection, les Salmanticenses affirment que bien


que nous n ayons péché qu avec et en Adam « sicut eramus tunc quando
commissum fuit [peccatum] atque adeo secundum esse dumtaxat quod
habuimus in ilio», nous devons néanmoins encourir le péché originel,
effet du péché d ’Àdam, « ut eramus tunc et ut sumus modo quando
per generationem ad nos descendit ». Ils étayent leur assertion comme
suit :

«Et sane haec est natura voluntarii capitalis, ut quod per


modum actus fuit in capite et membris ut habentibus esse in
ilio, descendat postmodum per modum termini ad eadem membra

52 n. 105. P o u r le to u t n. 100-106 (éd. 1679, p. 538a-540a ; éd. P alm é, p.


56b -59a).
64 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IB , O .C .D .

ut sunt in se ipsis. Tum quia voluntarium capitale inficit totani


naturami et communitatem in capite contentam ibique contractum
est debitum ut cum ipso natura transiret ; unde sicut natura ita
infecta descendit postmodum ad membra in seipsis, ita descen­
dere debet praedicta infectio praedictumque voluntarium [...] »./53

Ceci nous amène à parler du « debitum » du péché originel, qui dans


la synthèse des Salmanticenses se rattache immédiatement au mode de
transmission, et par cet intermédiaire à leur doctrine de la « volonta-
riété » du dit péché.
Nos auteurs examinent la question du « debitum » uniquement pour
montrer leur affection envers la Sainte Vierge qui seule a été préservée
du péché origine !.545 Ils donnent néanmoins à leur exposé un caractère
d ’universalité, du moins là où ils établissent la vraie notion du « debi­
tum », « ne quod examinandum est videamur supponere », affirment-iìs .05

a. Notion et division du « debitum >d

D ’abord q u ’est-ce que le «debitu m » et de quel «d ebitu m » s ’agit-il


en réalité?
Les Salmanticenses ont trouvé, dans les auteurs consultés, des défini-
tions et divisions qu’eux-memes entendent préciser et compléter.
D ’aucuns voudraient taire abstraction totale du problèma du « de­
bitum » ne pouvant comprendre comment nous puissions étre obligés
de contracter le péché que tous nous devons fuir ; mais d ’autres exarm-
nent volontiers cette question. Car, en somme, le « debitum » du péché
originel ne signifie nullement une loi de Dieu qui nous obhge à naìtre
pécheurs, mais plutót une certame nécessité ou détermination inhérente

53 n. 56. I,e te x te co n tin u e : « T u m e tia m q u ia v o lu n ta riu m c a p ita le o jit-


ra tu r in m em b ris iu x t a eoru m c a p a c ita te m et sta tu m ; e t ideo d u n i so lu m ha-
b e n t esse in cap ite, in eo d u m ta x a t te rm in u m su u m p ro d u cit, q u an d o v ero
a cc ip iu n t esse in se ipsis, p ro d u c it qu oq u e in eis p ra e d ic tu m term in u m ».
54 D isp . 15 , n. io : après a v o ir d it q u elques p aroles sur la tr a d itio n carm é-
lita in e p o u r ce q u i to u ch e l ’Im m a cu lé e C on cep tion de la S a in te V ie rg e, les
S alm . c o n clu e n t : « V o lu im u s a u tem h o c p ra elu d iu m d u b iis exa m in a n d is prae-
m itte re n o stru m q u e a ffectu m erga p ia n i se n ten tia m ita p a la m declarare, tu m
u t e x h o c iam liq u e a t in q u am p a rte m a ccip i d e b e a n t si q u ae in d isp u tatio n is
dectirsu, p ro lix ita tis v e l re p e titio n is v ita n d a e gra tia , m in u s d a r e d ie ta re m a r-
serin t ; tu m e tia m u t c o n ste t p ra e se n tem co n tro versi ani de d e b ito o rigin ali
cu lp a e eo p o tissim u m fin e a n o b is a g ita ri, u t cau sa e p ra e se rv a tio n is D eip ara e,
q u ae co rd i est, regio e x p la n a to itin e re ad eius defensionem , resecatisq u e in u ti-
lib u s dicen d i m odis qu i v ia m illa m o cclu d u n t, prò m unere e t a ffe c tu n ostro
su p p etia s feram u s ».
55 li. 11 ; cf. n. io e t 20. T a qu estio n e st tra ité e a u x n. 11-4 3 (éd. 1679,
p. 5 65a-575a ; éd. Palm é, p. g ia - io q a ) .
I,A « V O I.O N T A rU K T É » D U P É C H É O R IG IN E !, 65

à la nature déchue, à laqueìle, par conséquent, tous les descendants


d ’Adam soni sujets du fait meme q u ’ils ont péché dans et avec leur
pére commun :

«Non emm debiti nomine in praesentiarumintelligitur aliquod


Dei praeceptum seu lex obligans ad peccandum vel peccatum
contrahendum, sed quaedam necessitas seu determinatio cui
ornnes posteri Adami, ex quo in ilio peccaverunt, subiecti intel-
liguntur ut cum primo fuerint in rerum natura concepti habeant
in se peccatum originale transfusum et illatum virtute illius
actualis quod in Adamo commiserunt. Hanc ergo necessitatemi,
et determinationem seu necessariam illationem debitum in prae-
senti appellamus, potestque non incongrue dici reatus, obligatio,
obnoxietas et similia ; nam cum haec omnia aliquam necessitatem
et determinationem importent, iure ad illam, de qua loquimur,
significandam transferuntur ».565
7

C ’est ìci une définition tout-à-fait generale. Mais lorsqu’il s ’agit


de déterminer plus précisément ce qu’est le «debitu m », les théologiens
ne sont plus d ’accord. Suarez n’y voit q u ’une nécessité morale, effet
d une dénomination extrinsèque, et Vasquez une relation passive au
péché d ’Adam, tandis que quelques « Iuniores » y trouvent, outre la
nécessité morale, un élément physique, à savoir le « semen vitiatum ».°7
D ’autres théologiens, sans s ’attarder au concept du «debitu m », le
divisent en intrinsèque et extrinsèque, en prochain et éloigné. Le « de­
bitum » extrinsèque se dit du péché d ’Adam en tant qu’il est notre
péché commun ; le «debitum » intrinsèque est cette nécessité qui fait que
nous encourons le péché originel au moment de notre conception, du

56 n . 1 1 .

57 n. 12 ; cf. n. 17. V o ir p o u r S u a re z, Tr. V. D e vitiis et peccatis, disp. 9,


sect. 4, n. 24 (Opera omnia, éd. V e u etiis, t. 4, 1740, p. 360) : «[...] qu on iam
hoc d e b itu m n on est res p h y s ica , q u ae p o n a t a liq u id re a le in V irgin e, se d e st
v e lu ti o b lig a tio qu aed a m m oralis, n a ta e x A d a m o , e t su os d escen d en tes deno-
m in a t d eb itores solum p ro p te r origin em , q u a m tr a h u n t e x ilio [...] » ; p lu s lo in
il affirm e qu e le « d eb itu m » ne s ’e n ten d qu e « p er e x trin se c a m d en om in atio -
n em ». P o u r V a sq u e z, v o ir Commentariorum ac disputationum in tertiam partem
sancti Thomae tomus secundus, disp. 116 , c. 5 (éd. L u g d u n i, 16 3 1, p. 153) : « E s t
ig itu r d eb itu m hoc in p o steris A d a e re la tio q u aed a m p a ss iv a respicien s m e ritu m
p rim i p a re n tis ; n am qu em ad m o d u m ille p e r p e ccatu m su u m digne m e ru it u t
p osteris iu s titia tran sfu n d en d a d en eg aretu r e t it a in p e cc a to n asceren tu r,
sic etia m ip si su b h a c d ig n ita te m e riti p rim i p a re n tis com preh en si su n t u t co n ­
sid e ra ta eorum con cep tio n e e t origin e q u am d u cu n t e x prim o p a ren te, o b m e ­
ritu m illiu s digne p riv a r e n tu r iu s titia e t ita p r iv a ti p e c c a tu m origin ale c o n tra -
h eren t, n isi aliu n d e g r a tu ita v o lu n ta te D e i lib e rare n tu r. E sse ig itu r a liq u em
ta li p ro p ag in is e t origin is, u t v ir tu te illiu s (nisi im p e d im en tu m adesset) con ci-
p e re tu r e t esset in p e ccato , id e m e st q u o d in se ip so d e b itu m p e c c a ti co n tra -
here seu o b n o x iu m p e cc a to esse ». L e s S alm . ra p p o rte n t u ne seconde fois la sen-
te n ce de V a sq u e z au n. 20.
66 1.-R. M E E C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

moins si la grace de Dieu ne le prévient pas. Pour ceux qui n ’identi-


fient pas le « debitum » éloigné et prochain avec l ’extrmsèque et l ’in-
trinsèque, le « debitum » éloigné comporte tout ce qui est antérieur au
pacte conclu entre Dieu et Adam, p. ex. la défectibilité de la nature
humaine, l ’exigence pour chacun en particulier d ’ étre inclus dans le
pacte alors que tous les au'res y sont compris, etc. ; le « debitum » pro­
chain, au contraire, est l ’ensemble de tout ce qui est postérieur à ce
mème pacte.58
Les Salmanticenses ne peuvent sous tous rapports se ralher ni à ces
définitions, ni à ces divisions, et proposent, par conséquent, une autre
division et d ’autres notions. Ils écartent résolument le « debitum » éloi­
gné qui ne peut se dire un vrai « debitum »,59 puis ils divisent le « debitum»
prochain en fondamental et formel qui, à son tour, peut étre un « debitum
quoad poenam » ou un « debitum quoad culpam » ; ces deux derniers
sont définis de la facon suivante :

« D ebitu m form ale quoad cu lpam est illa obligatio et necessitas


qua posteros Adami, etiam priusquam actu existant, obnoxios
et obstrictos intelligimus ad incurrendam in propriis personis
originalem culpam ubi primo in rerum natura concipiantur. —
D ebitu m form a le quoad p oen a m dicit similem obligationem ad
incurrenda ea mala et poenalitates quae peccatum originale
consequuntur vel concomitantur ».60

Comme le « debitum » formel naìt infailliblement du « debitum »


fondamental, il convient de n’examiner que celui-ci quand il s’agit
d ’ établir la vraie notion du « debitum ».
Le « debitum » fondamental comprend donc tout ce qui objective-
ment est requis afin que résulte le « debitum » formel :

« Debitum autem fu n dam entale adacquate acceptum importat


omnia illa quae a parte rei esse vel fuisse requiruntur ut inde
consurgere et resultare intelligamus praedictam necessitateli! et
obligationem [ = debitum formale] [...] Igitur in conceptu de­
biti fundamentalis illa omnia im portante ex quorum collectione
posteri Adami, qui in ipso peccaverunt, manent omnino deter­
minati et necessitati ad contrahendam in propriis personis, ubi
primo extiterint, privationem iustitiae originalis [...] Tanta

58 n. 13.
69 Cf. n. 13 (le « d eb itu m re m o tu m » ne p e u t s ’a p p eler « d eb itu m p e cc a ti
a b so lu te e t sim p liciter, sed d e b itu m secu n d u m q u id seu d e b itu m d e b iti »),
75-76, 94-
60 n. 14 ; cf. n. 18. L a n a tu re du « d eb itu m fo rm a le » est tr a ité e à la d isp .
17, n. 1-20 (éd. 1679, p. 7803-7873 ; éd. P a lm é, p. 348a-357b).
VA « v o l o n t a r i é t é » D U péché o r ig in e i, 67

quippe est vis- causarum influentium praedictam privationem ut


nulla via, etiam de potentia absoluta, earum concursus possit
impediri, nisi in ipso primo instante, ubi effectus sequendus
erat, gratia infundatur et peccato locus praeoccupetur aut si forte
in parentibus per purgationem et sanationem naturae transitus
illi praecludatur ».61

Il faut tout d ’abord supposer le pacte entre Dieu et Adam comme


« conditio sine qua non », de sorte que celui qui n ’aurait pas été compris
dans ce pacte ne serait nullement sujet au « debitum ». Les éléments
mtégrants ce « debitum » sont, extrinsèquement, le péché actuel d ’Adam
et sa non-rétractation pour chacun de ses descendants en particulier,
et, intrmsèquement, le « semen vitiatum » et les dispositions qu ii cause
dans la matière antérieurement à l ’information du corps par l ’àme.62

b. Durée du « debitum ».

Dans cette partie de leur exposé, les Salmanticenses s ’attaquent di-


rectement à Vasquez et Suarez.
Vasquez, à cause de sa position par rapport à la nature du « debitum »,
affirme que celui-ci se maintient durant toute la vie et que, par consé-
quent, il n est pas enlevé par la grace au moment de la justification.
II pose, entre autres arguments, le dilemme suivant : ou bien le « debitum »
et la grace sanctifiante sont incompatibles, et alors le « debitum » s’ éva-
nouit avant 1 existence mème de celui qui est justifié au moment de sa
conception, ou bien les deux sont compatibles, et alors on ne comprend
pas pourquoi le « debitum » doive cesser au moment de la justifi­
cation .63
Suarez ne peut souscrire à cette opinion. Il est de toute nécessité,
dit-il, que chaque descendant d ’Adam soit « debitor » du péché originei
avant de le contracter de fait ; or, le vrai « debitum » n ’existe pas avant
le premier instant de la conception, car avant de recevoir l ’existence
nous n existons qu ’en Adam pour ce qui regarde le péché originei, et
comme tels nous ne pouvons pas ètre appelés des « debitores » mais
bel et bien des « peccatores ». Cependant, le « debitum » cesse d ’exister
au premier instant de la conception, alors que cessent les causes qui

61 n. 14 -15 . Il est qu estio n de c e tte « p u rg a tio e t sa n atio n a tu ra e » p lu s


lo in a u x n. 33-34 ; n ou s en a vo n s d é jà p a rlé plu s lia u t, n o te 28.
62 Cf. n. 15 -17.
63 Cf. n. 20-22. V a sq u e z tr a ite c e tte qu estio n à l ’en d ro it c ité n ote 57, p. 14I5-
i6 a de l ’é d itio n m en tionn ée.
68 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

communiquent la nature humaine, avec lesquelles il coincide, méme si


à cet instant la gràce sanctifiante n ’est pas infuse .64
La thèse que les Salmanticenses défendent, s ’ énoncent comme suit : '

« Dicendum itaque est debitum peccati originalis afficere om-


nes, qui in Adam peccaverunt, in sua conceptione manereque in
illis usque ad instans iustificationis, non tamen ultra progredì,
sed statini penitus extingui ».65

Cette thèse comprend trois parties : la première se retrouve déjà chez


Suarez ; la deuxième séparé nos auteurs de Suarez dont la sentence est
néanmoins qualifiée de probable ;666
7 la troisième est dirigée contre Vas-
quez. Exammons brièvement ces trois parties.

1. Quant à la première, il n y a rien à ajouter à l ’argument de Suarez


rapporté plus haut.

2. Que le « debitum » ne cesse pas d ’exister au moment de la concep-


tion, mais se maintienne jusqu’au moment de la justification, alors que
celle-ci ne coincide pas avec le moment susdit, ceci est exigé par le fait
qu’un « debitum » demande une solution ou rémission, qui, dans notre
cas, est donnée par la justification. Et, qui plus est, le « debitum » du
péché originel doit nécessairement durer aussi longtemps q u ’il y a pos-
sibilité d ’encourir de nouveau ce péché. Or, rappelons-nous l ’hypothèse
signalée plus haut : si Dieu détruisait un enfant maculé du péché ori­
ginel, puis le reproduisait aussitot, cet enfant se trouverait de nouveau
entaché de ce méme péché, pour la simple raison que le péché d ’Adam
n ’a pas été rétracté pour lui en particulier par l ’infusion de la grace.6'
D ’ailleurs, méme après le premier instant de la conception, le « debitum »
ne reste pas inactif :

«nam in primo instante eius influxus terminatus fuit ad contra-


ctionem et ad primum esse peccati, deinceps vero terminatur ad

64 C f. n. 23-26. S u a re z d é v elo p p e c e tte qu estio n à l ’en d ro it c ité n o te 57,


sect. 4 en en tier, p. 357a-3Ó3b de l ’éd itio n m en tionn ée ; cf. Tr. D e Incarnatione,
p a rs secun da, disp. 3, sect. 2a (éd. V e n etiis, t. 17, 1746, p. I 5 b -I7 a ).
65 n. 28. (
66 Cf. n. 2 8 : «[...] (quarn u t p ro b a b ile m ta n tu m eligim u s, agn oscen tes op-
p o situ m esse e tia m sa tis probabile) [...] », e t n. 27 : « M inus a v e n ta te re ced it
se cu n d a se n te n tia [idest S uaresii], q u ae p ra e d ic tu m d e b itu m re strin g it a d solum
p rim u m in stan s. A dirne ta m e n non e x to to illa m asseq ui v id e tu r, q u ia p ro ba-
b iliu s a rb itra m u r p ra e d ic tu m d e b itu m n o n om nino e x tin g u i in a liq u o a n te
su a m p rim am iu stific a tio n em ».
67 Cf. n. 27, e t plu s h a u t n ote 41.
I*A « V O X ,O N T A R IÉ 'ré » D U P É C H É O R IG IN E I, 69

eius conservationem et ad tenendum (ut ita dicamus) hominem


sub ilio ».68

D autant plus qu ’il n’y a d ’autre explication possible à la persistance


du péché originel.69
C est ici le cas d ’examiner à fond le dilemme de Vasquez. A vrai dire,
la difficulté ne serait pas si grande s ii s’agissait seulement d ’une justi-
fication normale, c ’est-à-clire effectuée plus ou moins longtemps après
le moment de la conception :

« tunc quippe facile dici posset praedietum debitum conservati


usque ad instans iustificationis exclusive, in ilio vero non iam
manere, sed extingui et esse extinctum ».70

La difficulté regarde surtout ce fils d ’Adam qui au moment méme


de sa conception est justifié et qui néanmoins, selon la première partie
de la thèse, doit etre dit « debitor » en sa propre personne. Une doublé
solution est possible.
La première fait cesser le «d ebitu m » à l ’instant qui précède immé-
diatement la conception ou l ’infusion de la gràce au moment de la con­
ception, et veut néanmoins que ce fils d ’Adam soit dit intrinsèquement
et formellement « debitor » « ab eo cui non coexistit intrinsece, sed im­
mediate succedit ».71 Voici l ’explication des Salmanticenses :

« [...] ille quem Deus a peccati contractione praeservaret, nun-


quam in propria persona, ut existens actu in se ipsa et extra
suas causas, praedicto debito tangeretur, sed solum prout fuit
in suis causis, scilicet in Adamo et reliquis posteris, per quorum
infectum semen natura ipsius Adami ad illum perveniret ; ita

68 n. 28.
69 Cf. n. 30 : «[...] lic e t v e ru m s it cau sas fu n d a n te s d e b itu m non h a b itu ra s
v in i ad id m u n us p ra e sta n d u m re sp ectu h u iu s p erson ae n eq u e a d p e cc a tu m
illi in feren d u m , n isi h a b u isse n t sa lte m a liq u a e earu m v im com m u n ican d i na-
tu ra m descen d en tem se m in a lite r a b A d a m o ; n on ta m e n e st v e ru m q u o d sem el
f a c ta h a c com m u n icatio n e e t e x h a u sta v ir tu te a d illa m re p e te n d am , e xh au -
ria tu r e tia m e x p a rte o m n iu m v is illa , q u am h a b e b a n t a d p e cc a tu m in feren d u m .
EJt ra tio est : n an i v irtu s c o m m u n ic a tiv a n a tu ra e n on o rd in a tu r a d eius con ser­
v a tio n em , sed d u m ta x a t ad p rim a m p ro d u ctio n em ; c o n se rv a tio en im non
sp e c ta t a d gen eran tem , c u iu s e st illa v irtu s, sed a d a u cto rem ip siu s n a tu ra e
cu i in c u m b it om n ia é n tia in .suo esse iu x t a u n iu scu iu sq u e e x ig e n tia m con ser­
v a re ; in de sem el fa c ta p rim a n a tu ra e p ro d u ctio n e, p ra e d ic ta v irtu s, u tp o te
a d a e q u a te ia m fu n c ta o fficio suo, d e b e t e x tin g u i. C aeteru m v is illa tiv a p e cc a ti
non o rd in a tu r p raecise a d eius co n tra ctio n e m , sed e tia m ad co n serv atio n em ,
cu m n u lla a lia p o ssit assign ari cau sa co n serv an s ; e t id eo qu ou sq ue p erd u ra -
v e r it e t co n se rv etu r p e cc a tu m , d e b e t hu iu sm o d i v is in e x tin c ta p erm an ere [...] ».
70 n. 32.
71 n. 36.
7° F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

quidem ut non solum materialiter diceretur debitor ratione cau-


sarum, quatenus istae alias debito subiacerent, sed formaliter
et ratione [éd. Palmé ajoute : ut] contenti et futuri in ipsis causis,
ita ut tota ratio illius debiti in causis esset continentia et futu-
ritio talis personae, formaliter in quantum eius continentia et
futuritio, atque adeo ita ut praedicta persona ex vi illius conti-'
nentiae intelligeretur iam ex tunc sub debito et necessitate ad
contrahendum in se ipsa peccatum prò eo nunc in quo proprium
esse a causis reciperet, nec aliter quam sub eo debito et neces­
sitate ibi repraesentaretur ».72

D e fait, ce sont les dispositions introduites par le « semen vitiatum »


et immédiatement antécédentes au moment de l ’information du corps
par Fame, qui expliquent le tout :

« [..] absolute et sine addito dici poterat quod praedictum de-


bitum tetigisset illam personam et quod ipsa persona fuisset
absolute sub tali debito. Tum quia fuit sub ilio in ultima dispo-
sitione immediate antecedente generationem, in qua dispositione
censetur iam esse quasi formaliter persona genita, iuxta commune
axioma : quod p rop e est ad actum , n ih il ab actu d ifferre videtur.
Tum etiam, nam sicut tempus immediate antecedens instans
generationis se ipso tangit et veluti deosculatur praedictum in­
stans, adeo ut existat formaliter per eius existentiam, ita dispo-
sitio toto ilio tempore perdurans potest dici tangere et quasi
exosculari rem genitam quae ex illa in praedicto instante imme­
diate debet resultare, eodemque modo vis et necessitas incur-
rendi peccatum quae toto ilio tempore inhaeret praedictae di-
spositioni, potest dici tangere et afficere in se ipsa personam
gignendam quasi immediate adhaerens illi, quamvis non inhae-
rens ».

N ’est-ce pas vrai que la

« pars temporis immediate succedens instanti, denominatur ab


eo formaliter existens suo modo intrinsece non per inhaeren-
tiam, sed per attingentiam et adhaesionem » ?

Et quant à la generation elle-mème, n’est-ce pas vrai que le

« terminus a quo alicuius mutationis seu generationis, quamvis


revera per illam destruatur, censetur nihilominus aliquo modo
assistere in ipso instante generationis prò aliquo signo naturae,

72 n. 33. C ’e s t ic i q u ’e u tre en je u la « p u rg a tio e t sa n atio n a tu ra e in pa-


re n tib u s » ; v o ir n. 33-34, e t plu s h a u t, n ote 28. C f. n. 35.
E A « V O tO N T A R I É T É » D U P É C H É O R IG IN E !, 71

quatenus prò tali signo nondum concipitur in corrupto esse, sed


tantum in corru m pi ; sicut nec terminus ad quem prò ilio signo
concipitur in fa c to esse, sed tantum in f i e r i ; unde eo ipso cen-
setur deesse ibi aliquid et perfectioni unius et alterius desitioni,
et hac ratione illuni quodammodo non esse et istum quodammodo
esse » ?

lin e mème chose se vérifie dans la justification : le terme a quo est


le « debitum » du péché originel, le terme ad quem l ’infusion de la gràce ;
or celle-ci doit d ’abord ètre compie in fieri avant que d ’ ètre concue
in facto esse. D ’où il suit que le « debitum » du péché originel pour l ’in-
stant qui précède immédiatement l ’infusion de la gràce au moment de
la conception, peut ètre congu non comme totalement détruit, mais
comme « in destrui et corrumpi », et que la personne elle-mème se com-
prend ètre en un certain sens chargée du « debitum ».73
Bien qu ’il s’agisse ici d ’un « debitum » moins strict que celui qui
existe lorsque le péché originel est de fait contracté au premier instant
de la conception, il semble toutefois suffire à ce que pour la personne
en question se vérifie tout ce qui doit se vérifier en ceux qui ont péché
en Adam et ont besoin de la rédemption opérée par le Christ .74

Mais il y a une seconde solution, que les Salmanticenses préfèrent


et qui est pleinement dans la ligne du « debitum » qu’ils ont défim plus
haut. Le « debitum » et la gràce sanctifiante existent ensemble, lors de
la justification au premier moment de la conception.
La solution procède de la distinction du doublé « debitum » ou plutót
du doublé élément intégrant du « debitum », à savoir l ’ élément moral
ou extrinsèque et l ’ élément physique ou intrinsèque, en d ’autres termes,
la non-rétractation du péché d ’Adam et les dispositions introduites dans
la matière par le « semen vitiatum ». Alors que le premier est absolu-
ment incompatible avec la gràce sanctifiante, celle-ci signifiant néces-
sairement sa rémission, le second peut et doit coexister avec la gràce
sanctifiante lorsque celle-ci est infuse au premier moment de la concep­
tion. Le texte suivant nous semble avoir une importance capitale :

« [...] animadvertendum est duplex esse genus debiti: aliud prae-


cise morale quod tribuit creditori aut iudici ius ad exigendum,
ut est illud quod fundatur in merito respectu praemii et in de­
merito respectu supplicii et in offensa illata respectu satisfactio-

73 n. 35-36.
74 Cf. n. 33.
72 F R . M E L C H IO R D E S A IN F E -M A R IE , O .C .D .

nis, etc. ; et hoc genus debiti ^extinguitur immediate per solu-


tionem vel remissionem nec potest manere cum illis ; sed ubi
verum est debitorem solvisse aut creditorem remisisse, etiam
est verum nihil iam deberi. Aliud est debitum (ut sic dicamus)
p h ysicu m , quod importat connexionem physicam et necessariam
illationem effectus ex suo principio, seu vim et necessitatem ad
talem illationem, sicut essentiae debentur passiones et accidentia
quae ex ea inferuntur, et materiae ultimo dispositae ad genera-
tionem debetur forma quae ex illa dispositione infertur. Huius-
modi autem debitum non tollitur neque extinguitur per solu-
tionem aut remissionem, ut ex se liquet, sed per hoc quod in
principio ex quo debitum est sequi effectum, extinguatur vis.
et necessitas inferendi illuni, vel propter elongationem a sua
propria causa, vel quia transit duratio in qua vis illa functa fuit
aut fungenda erat officio suo, vel ob alias rationes ad ordinem phy­
sicum pertinentes ; sicut transacto generationis instante extin­
guitur in materia vis illativa formae generandae relieta ex prae-
cedentibus dispositionibus sive de facto talis forma ponatur sive
per aliam divinitus impediatur ».75

Toute la question se réduit donc au « debitum physicum », c est-à-dire


aux dispositions introduites par le « semen vitiatum ». Citons de nouveau
les Salmanticenses, car leur texte est explicite :

« [....] nota causas intrinsece fundantes debitum, ut supra dice-


bamus, esse illas infectas dispositiones quae virtute infecti se-
minis in materia foetus introducuntur ; quae quidem in se ipsis
permanent usque ad instans animationis exclusive et in ilio de-
sinunt per primum n on esse ; sicut in qualibet generatione sub-
stantiali dispositiones praecedentes et determinantes materiam
ad formarti gignendam adsunt exclusive usque ad instans ipsius
formae, ibi vero iam non adsunt sed desinunt per primum n on
esse, propter resolutionem usque ad materiam primam, quae sit in
praedicta generatione. — Deinde nota quod sicut huiusmodi dis­
positiones praecedentes formam substantialem eo ipso quod toto
ilio tempore informent et afficiant materiam, reliquunt eam ex
tunc sigillatam et determinatam ad formam generandam et ad
alias similes dispositiones concomitantes ipsam formam, ma-
netque haec sigillatio et determinatio in ipso instante generatio­
nis postulans et inferens resultantiam talis formae eamque de
facto necessario inducens nisi per aliam formam oppositam actua-
lis illius resultantia divinitus impediatur [...] ; ita in nostro casu
quamvis causae fundantes debitum, scilicet dispositiones illae
ortae ex infecto semine, formaliter non perdurant nisi usque ad
instans animationis exclusive, relinquunt tamen materiam si-
LA « V O L O N T A R IÉ T É » D II P É C H É O R IG IN E !, 73

gillatam prò praedicto instante inclusive, ratione cuius sigilla-


tionis resultant dispositiones concomitantes formam similiter in-
fectae, tamque huiusmodi novae dispositiones quam praedicta
sigillatio afficiunt personam conceptam formaliter in se ipsa exi-
guntque prò viribus ut communicetur animae, ad quam dispo-
nunt, similis infectio quae erit privatio gratiae et iustitiae ori-
ginalis ; de factoqUe illam inferrent nisi per ipsam gratiam im-
pediretur resultantia talis privationis ».

Et les Salmanticenses en tirent la conci usion :

« Hac igitur via recte intelligitur qualiter persona praeservata


a macula peccati subiaceat eius debito in instante conceptionis
formaliter in se ipsa ; siquidem vere subiacet praedictae sigil-
lationi et dispositionibus quae in ilio instante manent et urgent
conceptum prò contractione peccati servantque ibi vim illud
inferendi, in qua consistere diximus praedictum debitum. Neque
enirn de ratione istius est ipsa actualis illatio peccati, quae cum
gratia esse nequit, sed solum praedicta vis et conatus ad illud
inferendum, quae manere possunt quamvis effectus divinitus
impediatur, sicut in gravi detento sursum manet vis et conatus
urgens prò descensu quamvis iste sit impeditus. — Recte etiarn
intelligitur quomodo praedictum debitum ab ilio instante in du-
rationem sequentem non transeat ; nani sicut illa sigillatio quae
relieta fuit in materia per dispositiones praecedentes, non amplius
est illativa formae neque urget prò illa [Paliné : nisi] prò instante
generationis prò quo proxime connotat ipsas dispositiones unde
fuit causata ; et ideo, si prò ilio tunc resultantia talis formae
miraculose impediretur, non maneret amplius praedicta sigillatio
neque prò tali forma rursus instaret, sed ex tunc eius vis extin-
gueretur; ita vis et necessitas illativa peccati, quae virtute cau-
sarum praecedentium relieta fuit in persona genita, solum po-
tuit durare prò ilio primo instante in quo de proximo conno-
tabat praedictas causas et in quo virtute illarum deberet pecca-
tum introducere et introduceret de facto nisi a gratia impediretur,
semel vero hac introductione impedita et praedicta connotatione
sublata extinguitur illa vis nihilque remanet instans et urgens
prò peccato ».76

3. De tout l ’exposé l ’on peut déjà déduire la preuve de la troisième


partie, à savoir que le « debitum » est remis par la justification, et que
la justification signifie sa complète extinction. Remarquons seulemenl
que, dans le cas d une justification postérieure au moment de la conception,

76 n. 37-38. A u n. 37, les S alm . fo n t a p p el a u x C om pluten ses, D e genera-


tione et corruptione, 1. I, disp. 2, n. 88-90 ; éd. P u g d u n i, 1637, P- 70 -71.
74 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

seul le « debitum » moral, à savoir la non-rétractation du péché d ’Adam,


survit à ce moment.
Il séra utile, par mode de conclusion, de revenir sur la distinction
qui existe entre les deux éléments du « debitum » total. L ’élément phy-
sique ne persiste que jusqu’au moment de la conception inclusivement ;
coincidant avec les causes qui transmettent la nature humaine, il perd
alors toute son efficacité, soit que le péché originel est de fait contraete»
soit qu ii est écarté par l ’mfusion de la gràce. L ’ élément moral, la non-
rétractation du péché d ’Adam, est incompatible avec la gràce sancti-
fiante ; par conséquent, cet élément disparaìt toujours au moment qui
précède immédiatement l ’infusion de la gràce, soit que celle-ci ait lieu
au moment de la conception, soit q u ’elle se réalise plus tard, car l ’infusion
de la gràce signifie sa rémission .77

*
* *

Étant parvenu au terme de notre exposé, ils nous faut brièvement


récapituler les positions des Salmanticenses.

1. Toute la doctrine, dont l ’examen était l ’objet de notre étude, se


concentre autour de la « volontariété » du péché origine!. Les Salman­
ticenses en trouvent l ’unique solution plausible et satisfaisante dans le
doublé ròle d ’Adam vis-à-vis de tout le genre humain, celui de chef
physique et celui de chef moral, ce dermer ne regardant que la conser-
vation ou l ’amission de la justice originelle. Ce doublé ròle est absolument
nécessaire : celui de chef physique, car le péché originel doit nécessai-
rement et re un péché de la nature qui se transmet avec la nature hu­
maine ; celui de chef moral en vertu duquel Adam pouvait étre notre
représentant auprès de Dieu, et afin de pouvoir exphquer convenable-
ment, p. ex., comment il se fait que les péchés des parents immédiats
ne se transmettent pas. Adam a de fait été établi notre chef moral par
une libre disposition de Dieu, par un décret divin, dont il est fait mention
dans l ’Écriture là où il est question du précepte de ne pas toucher au
fruit de l ’arbre, tandis qu’il était notre chef physique en tant que pro-
toparent. Le ròle de chef moral s ’explique par une sorte de transfusion
de nos volontés dans celle d ’Adam, ou par un pacte conclu entre Dieu
et lui en tant que représentant de l ’humanité, mais suppose la pré-
sence virtuelle de ces mèmes volontés dans celle d ’Adam qui n’est pos-

77 C f. n . 42 et 4 3 .
L A !< V O L O N T A R IÉ T É » D U PÉCHI5 ORIGINICI, 75

sible q u en tant qu’il est notre chef physique, contenant virtuellement,


dans sa puissance generative, toutes nos volontés. Le premier est donc
l ’élément pnncipal, disons l ’ élément compìétif, le second n est que le
fondement ou I’ élément inchoatif de notre solidarité avec Adam. C est
pourquoi les Salmanticenses accentuent de préférence le premier.

2 . Corrélativement à ce doublé role de chef s ’explique la transmission


du péché originel. Celle-ci se fait par une doublé voie, qui néanmoins,
tout comme le doublé róle de chef, ne constitue qu ’une réalité. Les
deux voies sont celle du « semen vitiatum » et celle de la non-rétracta-
tion du péché d ’Adam pour chacun de ses descendants en particulier.
Le «semen vitiatum» n ’est autre chose que le «sem en » privé de cette
vertu qui lui était nécessaire afin de pouvoir transmettre la justice ori-
ginelle et qui n ’avait d ’autre raison d ’ètre que de transmettre celle-ci.
Au lieu donc de produire des dispositions qui préparent le corps à
l ’infusion de la m e ornée de l ’élément formel de la justice originelle,
il en produit d ’autres qui nécessitent l ’infusion de la m e privée de ce
mème élément. De son coté, la non-rétractation du péché originel pour
chacun en particulier, étant incompatible avec la gràce, exclut néces-
sairement celle-ci «in sensu com posito», et par là s ’oppose à son infu-
sion aussi longtemps qu elle persiste. Le rapport entre les deux voies
est le suivant : le « semen vitiatum » introduit le péché originel « inchoa-
tive », la non-rétractation « completive » ; l ’effet du premier peut étre
empèché par Dieu, précisément par l ’infusion de la gràce au premier
instant de la conception, tandis que la seconde, en tant que telle, cause
infailhblement le péché originel. Celui-là se tient du coté du chef phy­
sique et est instrument d ’Adam dans la transmission du péché originel,
celle-ci se tient du coté du chef moral et est le péché meme d Adam,
commun à lui et à tous ses descendants en tant que formant une umté
morale, qui persiste pour chacun en particulier.

3. Le « debitum » fondamental dont s’occupent les Salmanticenses


et qui donne origine à un doublé «d ebitu m » formel, l ’un « quoad cul­
pa m », l ’autre «quòad poenam », est essentiellement composé des deux
éléments qui concourent à la transmission du péché originel. Il présup-
pose le pacte entre Dieu et Adam, en vertu duquel celui-ci fut établi
notre chef moral, et peut se dire « debitum » physique ou intrinsèque en
tant qu’il regarde le « semen vitiatum » et les « pravae dispositiones »
qui en sont l ’effet, et «d eb itu m » moral en tant qu’il se réfère au péché
d ’Adam non-rétracté. Le « debitum » fondamental peut donc étre dé-
V

76 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

fini une « vis et necessitas illativa peccati originalis » à laquelle tous les
hommes qui ont péché dans et avec Adam sont sujets. Quant à sa durée,
il faut distinguer deux cas: ou bien le péché originel est de fait contracté,
et alors seul le « debitum » moral persiste jusqu’au moment qui précède
immédiatement la justification — l ’infusion de la gràce étant de fait le ré-
mission de ce « debitum » et le « debitum » physique ayant cessé d ’exister
au moment de la conception, — ou bien la gràce est infuse au premier
moment de la conception, et alors seul le « debitum » physique coexiste
nécessairement avec celle-ci, le « debitum » moral ayant cessé à l ’instant
précédent, — coexistence qui est suffisante pour que celui qui est alors
justifié ou qui contraete le péché puisse étre dit « débiteur » dans sa pro-
pre personne et non seulement dans ses causes. La persistance du « de­
bitum » moral, dans le premier cas, est requise afin de conserver le péché
originel « in esse ».

II

L A D O C T R IN E DE S A IN T T H O M A S

En deux endroits surtout les Salmanticenses font appel à l ’autorité


de saint Thomas, à savoir là où d parlent de la « volontariété » du péché
originel, et là où ìls traitent de la transmission de ce meme péché au
moyen du « semen vitiatum ». Comme ils se donnent eux-mèmes pour
disciples fidèles de saint Thomas et que leur fidélité, quant à la matière
qui est l ’objet de notre étude, est mise en doute, une question s ’impose :
Est-ce que les Salmanticenses sont vraiment dans la ligne du M aitre?
Déjà un examen superficie! de la doctrine en question nous rend
perplexe lorsqu il s’agit de répondre à cette demande. En effet, le pro-
blème du seul « debitum » du péché originel dans la Sainte Vierge — les
Salmanticenses n’examinent à fond ce problème que pour la Sainte
Vierge — n’a pas été trouvé chez le Maitre. Bien que les auteurs modernes
soit divisés quant à l ’attitude de saint Thomas vis-à-v’ s de l ’ immaculée
Conception, il faut toutefois admettre que le problème du « debitum »
est de beaucoup postérieur à son temps ; et d ’ailleurs les Salmanticenses,
si habiles pourtant à expliquer les textes du Docteur angélique en fa-
veur de leurs propres opinions, déclarent sans ambages q u ’ici ils se
séparent de lui .78
78 C i. disp. 15, n. 201-209 (éd. 1679, p. 6376-6416 ; éd. P alm é, p. i8 4 a-
i8 9 a) : Q u id te n en d u m de m en te A n g e lici D o c to ris ; p a rla n t de q u elq u es te x te s
de sa in t T h o m as, les S a lm . é c r iv e n t : « H a ec a u te m sincere co n sid eran tib u s,
sive q u a e iu v e n is su per sen te n tia s, siv e q u ae sen ior in S u m m a th e o lo g ia e a u t
I/A « V O L O N T A R I É T é » D U P É C H É O R IG IN E I, 77

De mème la doctrine du chef moral semble difficilement pouvoir


s ’appuyer sur l ’autorité de saint Thomas. Lorsque les Salmanticenses
veulent conciher les deux voies au moyen desquelles ils ont exphqué
la transmission du péché origine!, ils écrivent :

« Cuna doctrina corollarii [nempe de semine vitiato qua


instrumento Adami in transmissione peccati originalis] adeo
sit expressa I). Thomae, et illi quam § 7 tradidimus [nempe
de irretractatione peccati Adami] saltem magna probabilitas
negari non queat, quaerenda est via aeque probabilis per quam
in concordiam reducantur ».79

Notre perplexité s ’accroìt lorsque nous voyons le tour de force dont


doivent user nos auteurs quand il s’agit d ’expliquer dans un sens qui ne
contredit pas leur propre sentence, le passage du De malo, q. 5, a. 4, ad 8.80

De nos jours, la doctrine de saint Thomas est quasi universellement


interprétée dans le sens du seul chef physique. Il semble que le mé-
rite en rèvient au grand théologien que fut L. Billot .81 Néanmoins,
quelques auteurs jettent une note discordante.

aliis lo cis scrip sit, it a p rò p e c c a ti c o n tra c tio n e su n t p e rsp icu a e t sib i ip sis co-
h a eren tia, u t co ra m p ro p ria c o n scie n tia n o u a u d eam u s illa de solo d e b ito in-
telligere. T egim u s saepen um ero p ra e d ic ta lo ca ; seriem , v e rb a e t apices a tte n te
m e d ita ti sim us, su m m opere cu p ien tes e t in q u ire n tes v ia m , u t sine v e r ita tis
p ra eiu d icio en u n tiare possein us D . T h o m a m p ia e se n te n tia e non re fra g a ri ;
illa m ta m e n (quod non sine an im i dolore proferiin us) u sq u e m o do in v e n ire n on
p o tu im u s [...] D u m autem m a io ri lu ce n on fru im u r, sa tiu s n ob is fu isse a rb itra -
m u r (insufficientiam n o stra m h a c in re con fiten tes) q u o a d u n a m is ta m opin io-
n em , q u am D . T h o m as tu n c tem p o ris u t pro b a b ilio rem e t com m u n em (uti e ra t
revera) sequu tus, th o m isticu m rig o rem assu etu m n ob is re m itte re , q u am a u t
e x to r tis e t v io le n tis u ti exp o sitio n ib u s, q u as te x tu s ip se a b icit, a u t com m en -
titiis q u ib u sd am so lu tion ib us ad d etrah en d u m p o tiu s D . T h o m a e sc rip tis, prae-
sertim S u m m ae th eo logiae, te m e re e x c o g ita tis, qu as q u id a m n eo th erici spar-
g u n t, lo cu m aperire [...] N e q u e id circo q u ia v id e a m u r on eri su ccu m bere, a ffe c tu i
n ostro in D . T h o m am m in u s a liq u id tu lisse credim u s, a u t a fid elissim o eius
d iscip u la to quem sem per a m b ivim u s, v e l m in im u m defecisse. T u m q u ia lic e t
p ra e d ic ta e op in ioni non haeream us, o b re v e re n tia m ta m e n A n g e lici D o c to ris
ven eratio n e q u am m a g n a illa m p ro sequ im u r. T u m e tia m q u ia du m p ia e se n ­
te n tia e su bscriben tes, non om n ia ip siu s D . T h o m a e lo c a cu m ea a d aeq u am u s,
n on q u ae m o d o eius. se n te n tia sit, p u ta m u s deserere, sed q u asi p er e p iik e ia m
de p ra e se n ti in te n tio n e su p ra v e r b a iu d ican te s, m e n ti in h aerem u s [... ] »
(cf. n. 204).
79 D isp . 14, n. 102.
80 V o ir p lu s h a u t, n o te 25.
81 V o ir T . B ir r o T , L a ftrovidence et le nombre in fin i d’hommes en dehors de
la vote normale du salut. Les enfants morts sans baptéme, dans Études, 162 (1920,
1), p. 129-152 ; De personali et originali peccato, ed. 5a, R o m e, 1924, su rto u t
p. 148 -151 ; J .-B . K o r s , L a justice originelle et le péché originel d ’après saint
Thomas. L es sources. L a doctrine, T e S a u lch o ir-K a in , 1922, su rto u t p. 94-102
^t 14 7 -15 7 ; R . B e r n a r d , Saint Thomas d'A quin. Somme théologique. Le péché,
V

78 P R . M KIyCHIOR D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

A. Michel, p. ex., après avoir écrit que le problème du rapport entre


la justice originelle — et donc entre le péché originel — et la grace
sanctifiante est encore mal definì chez saint Thomas, poursuit : « Un
autre problème sera pose dans la suite par de nombreux théologiens :
comment faut-il comprendre le donum naturae dont parie saint Thomas
à ’propos de la justice originelle. Faut-il le concevoir comme le résultat
d un pacte passe entre Dieu et Adam, ou comme la conséquence du
choix que Dieu fit d ’Adam comme chef moral et juridique de Fhuma-
nité, ou bien encore plus simplement comme une propriété réelle et
physique de la nature, insérée pour ainsi dire dans la nature par une vo-
lonté expresse de Dieu ? » Mais comme ce problème est commun à la
justice primitive et au péché originel, il en renvoit l ’examen à l ’article
sur le péché originel.82
Miguel Peinado Peinado, manifestant son désaccord d ’avec Dalmau,
avance toutefois que « santo Tom as no desciende a especificar el caracter
de esa unidad. Sinceramente creemos que el Santo no penso en eso ;
en sus tiempos el problema no alcanzó el desenvolvimiento que alcanzó
mas tarde. El no hizo poco con mostrar el secreto del problema ; con elio
se conquistaba una posición no alcanzada hasta entonces. Pero no pasó
de ahi. Por eso no puede pertenecer a uno u otro grupo de sentencias mo­
dernamente defendidas. En nuestro modesto parecer, sus palabras,
aunque objetivamente consideradas, sólo nos hablen de una unidad
naturai, no sirven para autorizar opiniones que con ellas pretenden
justificarse ».83
José Maria Dalmau, lui, soutient que saint Thomas enseigne, du
moins virtuellement la sentence du chef physique et moral, surtout
dans ses derniers ouvrages .84

I jd it. de la R e v u e des jeun es, t. 2, 19 3 1, p. 321-340 s u rto u t ; A . G a u d e i ,, Péché


originel, d a n s D ict. de théol. cathol., 12, 474-478.
82 Justice originelle, d an s D ict. de théol. cathol., 8, 2038.
83 L a voluntariedad del pecado originai en los teólogos del siglo X V I y p ri­
meva mitad del X V I I , dan s A rchivo teològico granadino, 8 (1945), p. 13. D 'a il-
leurs, P ein ad o a va n ce que E r. de V ito ria enseign a le p rem ier la th é c rie du chef
p h y siq u e e t m oral (p. 21), ne re c o n n a it que d e u x co u ra n ts a u x X V I e- X V I I e
siècles (p. 52-56) e t a ffirm e qu e la sen ten ce de B illo t e st sans fo n d e m e n t histo-
riq u e (p. 53, n ote 146).
84 Vòluntariedad del pecado originai y explicaciones que de ella da Santo
Tomds, in Estudios eclesiàsticos, 9 (1930), p. 188-212. L ’a u teu r écrit à la p. 204 :
« E n consunto, y p rin cip alm en te en sus u ltim a s obras, se con tiene, al m enos
v irtu a lm e n te , lo su sta n cia l de la te o ria de los e scolàstico s p o sttrid e n tin o s, en
cu a n to a firm a c ie rta trasm isión de la v o lu n ta rie d a d a to d o s los hom b res, y
que en u n sen tid o, no sólo fisico, sino ta m b ién m oral, to d o s los hom b res fu im o s
u n a so la c o sa en A d à n ».
I,A « V O IyO N T A R IÉ 'fÉ » D U P É C H É O R IG IN E I, 79

A notre avis, le Maitre ne cdnnaìt que la théorie du chef physique.


Deux arguments surtout nous semblent exclure toute autre interprétation :
1. L ’argument fondamental du « corps » qu ’est le genre humaln, que
Billot ne présente pas dans toute sa force. Cet argument entrevu dans
le Commentaire sur les Sentences et abordé dans la Somme contre Ics gen-
tils, trouve son plein développement dans la Somme théologique et le
De malo.858
6
Dans le Commentaire, saint Thomas distingue d ’abord nettement
trois choses :

« Sciendum est quod haec trià, defectus, malum et culpa, ex


superadditione se habent. Defectus enim simplicem negationem
alicuius boni importat. Sed malum nomen privationis est [... c’est-
à-dire] defectus eius boni quod natum est haberi [...] Culpa au-
tem super hoc addit rationem voluntarii ; ex hoc enim aliquis
culpatur quod deficit in eo quod per suam voluntatem habere
potuit ».

Puis il continue : il y un doublé bien, l ’un regarde la nature, l ’autre


la personne. En conséquence, il y une doublé faute, celle de la nature
et celle de la personne ; la première n ’exige qu’une « voluntas in natura
illa », la seconde « per actum personae committitur ». La privation de
la justice originelle, en tant que privation d ’un don de la nature, se rat-
tache à la première et n ’est coupable en chacun de nous que parce qu elle
fut introduite « per voluntatem principi! naturae, id est primi hominis ».8G

85 S. T h o m as tr a ite de la m ém e qu estio n d an s les o u v ra g e s su iv a n ts : D e


potentia, q. 3, a. 9, ad 3 ; A d Boni., c. V , le ct. 3 ; Com pendium theologiae, 1. I,
c. 196.
86 I I Sent., dist. 30, q. 1, a. 2 ; cf. ad 1 : « [...] p e cc a tim i origin ale, cu m non
s it v itiu m personae u t p erson a est, sed q u asi a ccid e n s in q u a n tu m person a
h a b e t ta lem n atu ra lo , id eo n on o p o rte t qu o d s it in p o te s ta te h u iu sm o d i per-
sohae hun c d efectu m h abere v e l non h a b ere, sed s u ffic it q u od s it in p o te s ta te
a licu iu s qui est n a tu ra illa ; q u ia e x h o c qu o d h ab en s a liq u a m n a tu ra m p e c c a v it,
n a tu ra in fe c ta est, e t p er con sequ en s in fic itu r in om n ib u s illis q u i ab ilio n atu ra m
tra h u n t. E t ideo p o test d ic i c u lp a n a tu ra e cu m a liq u is in n a tu ra illa su bsisten s,
p e r v o lu n ta te m d efectu m is tu m in to ta n i n a tu ra m c a u s a v e rit » ; d ist. 31, q. 1,
a. 1 : « In p o testa te ergo n a tu ra e e ra t u t ta lis iu s titia sem per in ea co n serv a-
re tu r, sed per v o lu n ta te m p erson ae e x is te n tis in n a tu ra fa c tu m e st u t h o c per-
d eretu r ; e t id eo hic d efectu s, co m p a ra tu s a d n a tu ra m , ra tio n em cu lp a e h a b e t
in om n ib u s in q u ibu s in v e n itu r com m u n is n a tu ra a c c e p ta a person a p e cc a n te ;
e t q u ia p er origin erà carn is d e fectu s is te n a tu ra li g en eration e tr a d u c itu r sim u l
cu m n a tu ra , ideo etia m e t c u lp a o rigin alis p er origin em carn is tra d u c i d ic itu r ;
e t q u ia p er v o lu n ta te m person ae ra tio cu lp a e ad n a tu ra m tra n sit, id eo d ic itu r
p erson a n a tu ra m infecisse. Q u ia v ero in person is aliis est origin ale p e cca tim i
a p rim a p erson a gen eran tis, n on est ra tio c u lp a e e x ip sis, cum n on p ro p ria
v o lu n ta te p e cc a tu m ta le in cu rran t, sed in q u an tu m ta le m n a tu ra m cu m ra-
tio n e cu lp a e re cip iu n t >■ ; ib id ., a. 2 : « [...] q u od illi q u i a b ip so n a ti su n t, ta li
iu s titia carea n t, e x v o lu n ta te ip siu s A d a e co n secu tu m est ; und e ra tio v o lu n -
So F R . M E L C H IO R D E S A IN T K -M A R IE , O .C .D .

La transmission du péché originel se fait par ìa generation ou la « tra-


ductio seminis » :

« [...] peccatum originale non traducitur per traductionem spi


subiecti quod est anima rationalis, sed per traductionem seminis ;
quia ex quo anima patris per peccatum infecta fuit, sequitur
etiam inordinatio in corpore, subtracto ilio ordine quem natura
instituta prius acceperat ; et ita etiam in semine ilio generatur
corpus tali ordine destitutum ; unde et anima quae tali corpori
infunditur, deordinationem culpae contrahit ex hoc ipso quod
huiusmodi corporis forma efficitur, cum oporteat perfectionem
perfectibili proportionatum esse ».87

La Somme contro les gentils reprend cette doctrine et la perfectionne


en y introduisant la notion du « corps » : la privation de la justice ori-
ginelle ou, en d ’autres termes, le péché originel est pour nous un péché
et donc nous est imputatile

« prout omnes homines computantur unus homo per participa-


tionem naturae communis. Sic enim invenitur voluntarium huius­
modi peccatum voluntate primi parentis, quemadmodum et

ta r ii in o m n es q u i ab eo [n a tu ra la h u m a n a m a ccip iu n t, sim ul cu m d efectu


t r a n s it » ; d ist. 35, q. 1, a. 3 : «[...] P e c ca tu m en im origin ale s ic u t ra tio u e
c u lp a e h a b e t e x h o c q u o d v o lu n ta r iu m est, n on q u idem v o lu n ta te p ro p ria,
se d v o lu n t a te a lte riu s, it a e tia m ra tio n e m p e cc a ti h a b e t e x h o c qu o d p e r a ctu m
a lte riu s in d u c tu m e s t » ; d ist. 4 1, q. 2, a. 1, ad 6 : «[...] p e cc a tu m origin ale,
p er se lo q u e n d o , e st p e cc a tu m n a tu ra e e t n on p erson ae n isi m ed ia n te n a tu ra e ;
e t id eo est v o lu n ta r iu m v o lu n ta te n a tu ra e , n on ta m e n v o lu n ta te person ae
c u iu slib e t in q u a in v e n itu r, sed A d a e ta n tu m q u i n a tu ra m in fe c it ».
87 I I S en i., d ist. 30, q. 1, a. 2, a d 3 ; c f. ad 4 «[...] lic e t sem en n on h a b e a t
in se in fe ctio n e m c u lp a e in a ctu , h a b e t ta m e n in v irtu te ; [...] e x h o c ipso q u o d
e st in sem in e ta lis d isp ositio qu ae p r iv a tu r illa im p a ssib ilita te e t o rd in a b ilita te
a d an im am , q u a m in p rim o sta tu s co rp u s h u m a n u m h a b e b a t, se q u itu r q u od
in p ro le, q u ae est su s ce p tiv a o rigin alis p e cc a ti, e ffic ia tu r o rigin ale p e cc a tu m
in a c tu », e t ad 5 : « [...] a n im a n o n in fic itu r p e r in f ection em corporis, q u asi
corp o re a g e n te in anim am , sed p e r qu am d a m co llim ita tio n e m u n iu s a d a lte ru m ;
q u ia fo rm a re c ip itu r in m a te ria secu n d u m con d ition em ip siu s m a te ria e, cum
om n e q u od e s t in a lte ro s it in eo p e r m odum re cip ien tis [...] » ; d ist. 18, q. 2,
a. 1, a d 3; d ist. 31, q. 1, a. 1, a d 2 : « [...] sem en non est a c tu su b ie ctu m culpae,
sed v ir tu te ta n tu m ; h oc m o do enim se h a b e t sem en ad p e cc a tu m origin ale
s ic u t ad n a tu ra m h u m a n am ; u n d e sic u t in sem ine n on e st n a tu ra h u m a n a nisi
in v irtu te , it a n ec e tia m origin alis c u lp a ; q u ia p er v irtu te m q u ae e st in sem ine,
g e n era tio a d n a tu ra m h u m a n a m te rm in a tu r in fe c ta m o r ig in a li p e cc a to ».
N o u s a ttiro n s l ’a tte n tio n su r q u e lq u e s d étails. h e p éch é origin el se tra n sm et
à to u s le s d escen d an ts d ’A d a m ; d a n s le cas d ’u ne g én ératio n v ra ie , l ’u n iq ue
e x c e p tio n e st la p a rfa ite ré in té g ra tio n de la n a tu re d an s les p a re n ts : d ist. 31,
q. 1, a. 2. S e u l le prem ier péch é d ’A d a m se tra n sm et de fa it, non les péch és
des p a re n ts im m é d ia ts : d ist. 33, q. 1, a. 1, in corp. e t a d 3 e t 5; la raiso n en
e s t q u ’ap rès le prem ier p éch é d ’A d a m la n atu re n ’e st p lu s ornée de la ju stic e
o rigin elle. S i È v e seu le a v a it péch é, ses fils n e se raie n t n u llem en t nés a v e c le
p é ch é o rigin el ; dist. 31, q. 1, a. 2, a d 4.
r,A « v o l o n t a k i k t k » d u péché o r ig in e i, Si

actio manus rationem culpae habet, ex voluntate primi moventis


quod est ratio ; ut sic aestimentur in peccato naturae diversi
homines quasi naturae communis partes, sicut in peccato perso­
nali diversae unius hominis partes ».88

Si donc l ’Apotre dit que tous ont péché en Adam, ceci ne doit pas
s ’entendre.

« quod essent actu in ipso àlii homines, sed virtute sicut in or i-


ginali principio. Nec dicuntur peccasse in eo quasi aliquem actum
exercentes, sed in quantum pertinent ad naturam ipsius quae
per peccatum corrupta est ».89

Cet argument est pleinement développé dans la Somme théologique


et le De malo.
Si le péché originei est un péché qui se transmet du premier homme
à tous ses descendants, c ’est que tous les hommes peuvent etre consi-
dérés comme un homme, ou mieux comme les membres d ’un seul corps.
Or, l ’acte externe de la main, p. ex., n’est pas imputable en tant que tei,
mais en tant qu ’acte com mandé par la volonté qui meut le membre.
De mème, le péché originei en nous n’est pas volontaire par notre propre
volonté, mais par la volonté du chef de la nature humaine, qui meut
tous les hornmes nés de lui par voie de génération ; le péché originei
n ’est donc pas un péché personnel mais un péché de la nature. Nous
transcrivons le texte :

« [...] omnes homines qui nascuntur ex Adam possunt consi -


derari ut unus homo, in quantum conveniunt in natura quam a
primo parente accipiunt ; secundum quod in civilibus omnes ho­
mines qui sunt unius communitatis reputantur quasi unum cor­
pus et tota communitas quasi unus homo, sicut etiam Porphyrius
dicit quod « participatione speciei plures homines sunt unus homo».
Sic igitur multi homines ex Adam derivati sunt tanquam multa
membra unius corporis. Actus autem unius membri corporalis,
puta manus, non est voluntarium voluntate ipsius manus, sed
voluntate animae quae primum movet membrum. Unde homi-
cidium quod manus committit non imputaretur manui ad pecca­
tum si consideraretur manus secundum se, ut divisa a corpore,
sed imputatur ei inquantum est aliquid hominis quod movetur
a principio motivo hominis. Sic igitur inordinatio quae est in
isto homine ex Adam generato, non est voluntaria voluntate8 3

83 I V , c. 52, p rim a ra tio ; cf. ra tio q u in ta.


89 Ime. c it., secun da ra tio . Q u a n t a u m ode de tran sm ission par v oie de g é ­
n ération , v o ir ra tio te rtia e t o c ta v a .

6
«

82 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

ipsius, sed voluntate primi parentis qui movet motione generatio-


nis omnes qui ex eius origine derivantur, sicut voluntas animae
movet omnia membra ad actum. Unde peccatum quod sic a primo
parente in posteros derivatur, dicitur originale, sicut peccatum
quod ab anima derivatur ad membra corporis, dicitur actuale ; et
sicut peccatum actuale quod per membrum aliquod commit-
titur, non est peccatum illius membri nisi inquantum illud mem­
brum est aliquid ipsius hominis, propter quod vocatur peccatum
humanum ; ita peccatum originale non est peccatum huiu s per-
sonae nisi inquantum haec persona recipit naturam a primo
parente, unde et vocatur peccatum naturae ».90

Que saint Thomas indique ici une unite physique entre Adam et ses
descendants, c ’est une chose qui ne peut etre mise en doute. Est-ce
q u ’il insinue une unite moraie? A première vue, l ’exemple de la société
civile pourrait nous le faire croire, et cette interprétation trouverait un
appui considérable dans le De malo, q. 4, a. 1, où saint Thomas reprend
et développe la comparaison du corps moral, du collège constitué par
divers hommes, et auquel les Salmanticenses appelaient lors de l ’expli-
cation de leur sentence.91 Mais ce n ’est qu ’une comparaison, disons,

90 I a l i n e , q. 8 i, a. I.
91 V o ic i les p a rtie s essen tielles d u te x te : «[...] con sid eran d u m e st quod
a liq u is hom o sin g u la ris d u p licite r p o te s t con sid erari. U n o m odo secun du m
q u o d e st q u ae d a m p erson a sin g u la ris ; alio m o do secun du m q u od e st p a rs aii-
cu iu s collegii. B t u tro q u e m odo a d eu m p o te s t aliq u is a ctu s pertin ere. P e rtin e t
enim ad eum , in q u an tu m est sin g u laris person a, ille a ctu s quem proprio a rb itrio
e t p e r seipsum fa c it ; sed in q u a n tu m est p a rs collegii, p o te s t a d eum p e rti­
n ere a ctu s alien u s qu em p er seipsum n on fa c it n ec pro p rio a rb itrio, sed qu i
f it a to to collegio v e l a p lu rib u s de collegio v e l a prin cipe collegii, sicu t illu d
q u o d p rin cep s c iv ita tis fa c it, d ic itu r c iv ita s facere [...] H u iu sm od i enim colle-
g iu m hom in u m re p u ta tu r q u asi u n u s hom o, ita qu od d iv ersi h om in es in di-
v ersis o fficiis c o n stitu ti su n t q u asi d iv e rsa m em b ra u n iu s corporis n a tu ra lis
[...] S ic ergo t o ta m u ltitu d o ho m in u m a prim o p a ren te h u m a n am n atu ra m
a ccip ien tiu m , q u asi u n u m collegiu m , v e l p o tiu s sic u t u n u m co rp u s u n iu s ho-
m in is con sid eran d a est ; in q u a q u id em m u ltitu d in e u n u sq u isq u e hom o, e tia m
ip se A d a m , p o te s t con sid erari v e l q u asi sin g u la ris person a, v e l q u asi aliqu o d
m em b ru m h u iu s m u ltitu d in is qu ae p er n atu ra le m o rigin em d e riv a tu r a b uno
[...] S i ergo con sid eretu r iste d efectu s [scil, iu stitia e originalis] h oc m odo [idest
secu n d u m sem in alem rationem ] p er origin em in istu m hom in em d e riy a tu s,
secun du m illu d qu od iste h om o e st qu aed a m person a sin gu laris, sic liu iusm od i
d e fectu s n on p o te s t h abere ra tio n e m culpae, a d cuiu s ra tio n em re q u iritu r qu od
s it v o lu n ta r ia ; sed si con sid eretu r iste hom o gen eratu s s ic u t q u od d a m m em ­
b ru m to tiu s h u m an ae n atu ra e a prim o p a re n te p ro p a g a ta e a c si o m n es hom in es
essen t u nu s hom o, sic h a b e t ra tio n em c u lp a e p ro p te r v o lu n ta riu m eius prin-
cip iu m qu o d est a ctu a le p e cc a tu m p rim i p aren tis. S ic u t si d ica m u s q u od m o-
tu s m an u s a d h o m icid iu m p erp etra n d u m , secu n d u m qu o d m an u s p er se con-
sid eratu r, n on h a b e t ra tio n em culpae, q u ia m an u s de n ecessita te m o v e tu r
a b alio ; si a u te m con sid eretu r u t est p a rs to tiu s ho m in is qu i v o lu n ta te agit,
sic h a b e t ra tio n em cu lp a e q u ia sic est v o lu n tariu s. S ic u t ergo h o m icid iu m non
d ic itu r c u lp a m an us, sed c u lp a to tiu s hom in is, ita hu iu sm o d i d e fectu s non
d ic itu r esse p e cc a tu m person ale, sed p e ccatu m to tiu s n a tu ra e ; n ec ad per-
LA « V O L O N T A R IÉ T É » DIJ P É C H É O R IG IN B L 83

passagère ; car ìe Maitre préfère celle du corps humain : « Sic ergo tota
multitudo hominum a primo parente naturam humanam accipientium,
quasi unum collegium, vel potius sicut unum corpus unius hominis
consideranda est» (nous soulignons) ; ou, peut-ètre mieux, l ’image du
collège revient à celle du corps : « Huiusmodi enim collegium homi-
num reputatur quasi unus homo, ita quod diversi homines in diversis
officiis constituti sunt quasi diversi membri unius corporis naturalis ».
Cependant l ’action du membre de ce corps, p. ex. de la main, nous
offre une difficulté non mediocre, si nous la prenons à la lettre. En effet,
elle insinue que les descendants d ’Adam aient accompli un acte qui
n’est coupable que parce qu’;l a été pose sous la motion de la volonté
d ’Adam. Or le péché originel en nous n ’est pas l ’effet d ’uri acte personnel
accompli soit avec Adam, soit sous la motion de la volonté d ’Adam.
Il faut donc chercher d ’un autre coté, et c ’est saint Thomas, lui-mème,
qui nous donne l ’explication. Tout ce qu ’il y a de peccamineux dans
l ’acte externe lui vient de la motion de la volonté, parce qu ’il a été posé
sous la motion de la volonté. De mème tout ce qu’il y a de peccamineux,
et donc de coupable, dans notre péché originel nous vient du péché
d ’Adam : par son péché, Adam a perdu pour lui et pour tous ses des­
cendants la justice originelle, qui était un don concèdè par Dieu à la
nature humaine. Or — et voici la portée de la comparaison — la motion
de la volonté d ’Adam a souillé la nature entière, et cette souillure se
transmet à tous les hommes par une autre motion du premier pere, à
savoir par la génération :

« [...] sic ex peccato primi parentis traducitur culpa originalis


in posteros, sicut a voluntate animae per motionem membrorum
traducitur peccatum actuale ad membra corporis. Manifestuni
est autem quod peccatum actuale traduci potest ad omnia mem­
bra quae nata sunt moveri a voluntate. Unde et culpa originalis
traducitur ad omnes illos qui moventur ab Adam motione gene-
rationis ».92

son am p e rtin e t n isi in q u an tu m n a tu ra in fic it person am . E t sic u t ad u num


p e cc a tu m facien d u m d iv ersa e p a rte s ho m in is a d h ib en tu r, scilicet v o lu n tas,
ra tio , m an us e t hu iu sm odi, e t ta m en e st u num soium p e ccatu m p ro p te r uni-
ta te m p rin cip ii, sc ilicet v o lu n ta tis, a qu o p e cc a ti ra tio ad om nes a ctu s p a r-
tiu m d e riv a tu r, ita e t ra tio n e p rin cip ii in to ta n a tu ra h u m an a co n sid eratu r
q u asi u n u m p e cc a tu m origin ale [...] ».
92 l a I la e , q. S i, a. 3 ; cf. q. 83, a. 1 : «[...] h oc m odo e x v o lu n ta te p rim i
p a re n tis p e cc a tu m origin ale tra d u c itu r in posteros per q u an d am g e n e ra tiv a m
m otionem , sicu t a v o lu n ta te alicu iu s hom in is d e riv a tu r p e ccatu m a ctu a le ad
alias p a rte s eius [...] »; D e malo, q. 4, a. 2 : « D ictu m est su pra, a rt. p raeced.
[ — a - T], q u od p e cc a tu m origin ale est h u iu s personae v e l illius, p ro u t con si­
d e r a t a u t p ars qu aed a m m u ltitu d in is ab A d a m d e riv a ta e , ac si esset quod-
dam m em b ru m unius hom inis. D ictu m est etia m q u od unius hom in is p eccan -
4

84 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

En somme, aucune mention d ’un pacte passé entre Dieu et l ’homme,


ni d u n e transfusion de nos volontés dans celle d ’Adam, mais seulement
d u n e privation et d u n e faute transmises à tous les hommes par voie
de generation. Il n’est question que d u n e incorporation physique de tous
les membres de l ’humanité au ch e f; de par cette ineorporation rejail-
lissent sur nous la volontariété du péché origine! et son imputabilité.
Peut-ètre sera-t-il intéressant de citer ici la fine remarque que font
les Salmanticenses à propos de l ’exemple de la moralité de l ’acte externe :

«Advertendum est tam en circa praedicta exem pla, et prae-


cipue circa ultimum, non tenere in omnibus, sed in hoc quod sic-
ut illa percussio facta per mantim est voluntaria non per volun-
tatem existentem in manu, sed per voluntatem totius hominis
cuius manus est pars, ita peccatum originale a pueris contractum
habet esse voluntarium non per voluntatem physice in illis e x i­
stentem, sed per voluntatem totius humanae com m unitatis cuius
illi sunt partes ; quae quidem voluntas e x titit in primo supposito
naturae, scilicet in Adamo. Unde non inde inferre licet alias
paritates inter exem plum et rem de qua agitur : ut quia percussio
non est voluntaria intrinsece, sed extrinsece, neque est distinctum
peccatum ab eo quod residet in voluntate, ita peccata puerorum
non sint intrinsece voluntaria neque distincta numero a peccato
existente in Adamo. Haec igitur inferre non licet, quia e x incapaci­
tate manus provenit quod in ea (sicut neque in aliis membris exter -
nis) non sit intrinsece voluntarium, cuius tantum sunt capaces
potentiae immanentes et ipsa anima inquantum spiritualis est.
— E t propter eandem rationem actiones praedictorum membrorum
non efficiunt distinctum numero peccatum ab eo quod est in

tis e s t u n u m p e cc a tu m secu n d u m qu o d ad to tu m re fertu r e t ad p rim u m pec-


c an d i p rin cip iu m , lic e t e x e c u tio p e c c a ti fia t p er d iv e rsa m em b ra. S ic ergo p e c ­
c a tu m origin ale in isto hom in e v e l in ilio n iliil e st aliu d q u am id q u od ad ip su m
p e rv e n it p e r origin em e x p e cc a to p rim i p a re n tis ; sicu t p e cc a tu m in m a n u
a u t in o cu lo n ih il a liu d est q u am id qu o d p e rv e n it ad m an um v e l ocu lu m e x
m otion e p rim i p rin cip ii p e ccan tis, qu o d est v o lu n ta s ; lic e t e x u n a p a rte fia t
m o tio p er n a tu ra le m origin em , e x a lia vero p a rte per im periu m v o lu n ta tis.
I d v ero q u od p e rv e n it a d m an um de p e cc a to uniu s ho m in is sin gularis, est q u i­
d am e ffe c tu s e t im pressio m o tu s p rim i in o rd in a ti q u i e ra t in v o lu n ta te [...] » ;
a. 6 : « D ictu m en im est su p ra q u od p e cc a tu m origin ale h o c m o do c o m p a ra tu r
a d to ta m h u m a n am n a tu ra m e x A d a m p ro p a g a ta m , s ic u t p e cc a tu m a ctu a le
c o m p a ra tu r ad u n am person am hom in is singularem , ac si om nes hom ines, in
q u an tu m ab A d a m d e riv a n tu r, sin t u n u s hom o, cuiu s d iv e rsa m em b ra sin t
d iversae personae. M an ifestu m e st a u te m q u od p e c c a tu m a ctu a le prim o in-
v e n itu r in aliquo prin cipio, sc ilicet in v o lu n ta te , q u ae prim o est su sce p tiv a
p e cc a ti, u t su p ra d ictu m est, e t ab ea d e riv a tu r in alias p o te n tia s anim ae et
e tia m in m em b ra corporis, secu n d u m q u od m o v e n tu r a v o lu n ta te ; sic enim
a ctu s su n t v o lu n ta r ii qu i e x ig u n tu r a d ra tio n e m p e cca ti. S ic ergo e t p e cc a tu m
origin ale p rim o con sid eran du m est in A d a m u t in q u od am prin cip io a qu o
d e riv a tu r ad om nes qu i ab eo m o ve n tu r. S ic u t a u tem m o v e n tu r p a rte s u n iu s h o ­
m in is per im p eriu m v o lu n ta tis, ita m o v e tu r filiu s a p a tre p er v im g e n e ra tiv a m ».
LA « V O L O N T A R IÉ T É » D U P É C H É O R IG IN E L 85

voluntate, quia ad liane diversitatem saltem requiritur distinctio


penes voluntarium intrinsecum. Anim a autem rationalis, etiam
dum puer primo generatur, capax est voluntarii intrinseci per
modum termini et consequenter distincti numero peccati ab eo
quod fu it in Adam o ; unde intrinsece debet illud in se suscipere,
quia voluntas totiu s unicuique parti tribu it plus m inusve de
ratione voluntarii aut peccati, iu xta quod est capax ».939
4

C ’est d ’ailleurs une remarque qui s ’inspire de la doctrine de saint


Thomas.

Quant au mode de transmission du péché origine!, la doctrine du


Maitre dans les derniers ouvrages mentionnés est la mème que celle
du Commentare sur les Sentences.9i

2. Le second argurnent, auquel nous accordons une valeur decisive,


porte sur le péché possible de quelque descendant d ’Adam, alors que
le protoparent lui-mème n’aurait pas péché : ce fils d ’Adam aurait
perdu la justice originelle et ses descendants seraient nés avec le péché
originel :

« Si ergo aliquis ex posteris Adam peccasset, eo non peccante,


moreretur quidem propter suum peccatum actuale sicut Adam mor-
tuus fuit, sed posteri eius morerentur propter peccatum originale ».95

93 Disp. 14, n. 45 (voir note 12).


94 Cf. l a I la e , q. 8 1, a. 1, ad 2 : « [...] etsi a n im a non tra d u c a tu r, q u ia v ir-
tu s seininis non p o test cau sare an im am ra tio n a lem , rn ovet ta m e n ad ip sa m d i­
sp o sitive ; unde per v irtu te m sem inis tr a d u c itu r h u m a n a n a tu ra a p a re n te
in prolem , e t sim u l cum n a tu ra n atu ra e in fe ctio » ; ib id ., a d 3 ; q. 83, a. 1, in c. et
ad 3 ; D e malo, q. 4, a. 1 : «[...] iste d e fectu s eo m odo tra d u c itu r in postero s
qu o m odo tra d u c itu r h u m a n a n a tu ra ; qu ae q u id e m tr a d u c itu r n on qu idem
secun du m se to ta m , sed secun du m a liq u a m sui p a rte m , sc ilic e t secu n d u m
ca m e n i, cu i D eus an im am in fu n d it ; e t sic sicu t a n im a d iv in itu s in fu sa p e rtin e t
ad n atu ra m h u m a n am ab A d a m d e riv a ta la , p ro p te r carn em cui con iu n gitu r,
ita e t d e fectu s p ra e d ictu s p e rtin e t a d an im am p ro p te r carn em , q u ae ab A d a m
p ro p a g a tu r non solum secu n d u m co rp u le n tam su b sta n tiam , sed e tia m se cu n ­
d u m sem inalem rationem , id e s t non so lu m m a te ria lite r, sed sic u t a b a ctiv o
p rin cip io ; sic enim filiu s a cc ip it a p a tre n a tu ra m h u m a n am » ; ib id ., ad 9 :
« E x p e cc a to enim p rim i p a re n tis d e s titu ta e st caro eius illa v ir tu te u t e x ea
p o ssit decidi sem en p er q u od origin alis iu s titia in alios p ro p ag etu r ; e t sic in
sem ine d e fectu s hu iu s v ir tu tis est d e fectu s m o ralis corru p tion is e t qu aed am
in te n tio eius ; sicu t dicim u s [...] in ten tio n em an im ae esse in sem ine. E t e x hoc
p etiam est ibi virtus ad similem perfectionem, sicut est ibi virtus ad productio-
nem humanae naturae in prole generata » ; ad 12 ; ad 14 ; a. 6, ad 11 ; etc.
Deux détails : si quelqu'un naissait d'une manière miraculeuse, il ’ne con-
tracterait pas le péché originel : l a I la e , q. 81, a. 4 ; D e malo, q. 4, a. 7; les
enfants d ’Eve pécheresse n ’aurait, eux non plus, contracté le péché originel
si Adam n’ayait pas péché : l a I la e , q. 81, a. 5, in c. et ad 2 ; D e malo, q. 4,
a. 7V ad 4 et 5.
95 D e malo, q. 5, a. 4, ad 8.
86 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

La raison en est evidente dans la pensée de saint Thomas :

« In quocumque autem homine fuisset inventa liumana na­


tura integra, per peccatum ipsius poterat corrumpi in eo et in
iris qui ab eo descenderent. Unde patet quod servatur eadem re-
latio omnium hominum ad naturam communem ».96

Nous concluons de l ’examen de la doctrine de saint Thomas, que


les Salmanticenses ne reproduisent pas sa pensée authentique. Seules
leurs assertions par rapport au «sem en», instrument de la transmis-
sion du péché originel, manifestent un parfait accord.

A P P E N D IC E

Dans la partie où ils traitent de la « volontariété » et de la transmis-


sion du péché originel, les Salmanticenses citent relativem ent peu
d ’auteurs, et la plupart n ’y figurent que parce qu’ils soutiennent une
sentence que nos auteurs n ’approuvent pas. Ce n ’est, certes, pas parce
que les Salmanticenses battent des sentiers nouveaux ; ils sont tribu-
taires de leurs devanciers, bien que leur sjmthèse soit plus serrée, plus
précise, plus satisfaisante, — ici nous souscrivons volontiers le juge-
ment émis par Peinado Peinado (voir note 2).
N ous nous proposons, dans cette appendice, d ’attirer l ’attention sur
les grands courants et les principaux commentateurs du Maitre aux
X V e- X V IIIe siècles, c ’est-à-dire de la période qui court de Capréolus
à Billuart. N ous n ’avons nullement l ’intention d ’offrir un tra va il exhaus-
tif. N ous ne sommes d ’ailleurs pas les premiers à examiner cette période.
A. Gaudel expose, dans le Dici, de théol. cathol., 12, les positions
des principaux représentants du courant orthodoxe : G. Biel (col.
505-510), Catharin (527-529) et Dom. Soto (529-531), Bellarm in (541-
546), les Salmanticenses (555-556), etc.
Miguel Peinado Peinado, La voluntariedad del pecado originai en los
teólogos del siglo X V I y primera mitad del X V I I , dans Archivo teològico
granulino, 8 (1945), p. 9-56, distingue pour une assez grande partie
de la période qui nous occupe, deux courants, celui du chef physique et
m oral dont le patron est Er. de Vitoria, et celui du chef juridique ou
moral patronné par Catharin ; le premier se rattache à saint Thom as et
compte parm i ses partisans la Escuela salmantina, Zumel, Vasquez,
etc., tandis que le second s’inspire plutót de Durand de Saint-Pourqain
et trouve des adhérents surtout dans la naissante Compagnie de Jésus,
entre autres, Salmerón, de Dugo, etc. Un troisièm e courant, de tout
point de vue indépendant, n ’existe pas — et c ’est ainsi que la sentence

96 II Sent., dist. 33, q. 1, a. r, ad 3.


L A « V O D O N T A U IÉ T É >' D U PÉ C H K O R IG IN E !, • .87

de Billot n ’a aucun fondem'ent historique (p. 53, note 146), — mais


nombre d ’auteurs empruntent des éléments au deux courants (p. 52-56).
Il faut enfin mentioner la belle étude de Leonardo Scarinci, Giu­
stizia primitiva e peccato originale secondo Ambrogio Catarino, 0 . P.,
Rome, 1947, qui, après un examen m inutieux de la pensés de Catharin,
montre l ’influence que sa théorie de l ’essence du péché originel et du
iracte a eue sur les auteurs postérieurs (voir p. 115-133).

Les trois grands pionniers du tbomisme, Capréolus ( + 1444), F ran­


cois de Sylvestris F errariensis ( + 1528) et Cajétan ( + 1534),
marchent fidèlement sur les traces de saint Thom as : Adam n’était
que le chef physique ; la transmission du péché originel se fait par
voie de génération et donc au m oyen de « sernen ».
Capréolus s’exprime comme suit, en s ’autorisant de s. Thomas,
ja IJaei q 8x, a . j j et De malo, q. 4, a. 1 :

« Sicut se habent membra corporis unius personae ad ammani


quoad motum localem, sic se habent omnes homines ab Adam
descendentes quoad motionem generationis. Sed sic se habent
membra unius personae ad animam vel voluntatem illius personae,
quod inordinatio voluntaria procedens ab anima vel voluntate
in motibus et actibus membrorum culpa est et peccatum . Igitur
sic se habebunt singuli homines ad Adam , quod omnis inordinatio
procedens a voluntate Adae in origine hominutn et transfusione
naturae humanae in eos culpabilis erit » (Defensiones theologiae
Divi Thomae Aquinatis, in I I Sent., dist. 30, q. 1 ; a. 1, éd. Paban
et Pégues, 1900-1908, t. 4, p. 33oa).

Sdon lui, le « semen » est doué d ’une « virtus intentionalis » (cf. dist-
31, q. 1, a. 1 et 3) ; cette vertu n ’est ni un habitus ni une pure privatiom
mais quelque chose entre les deux. Notons que Capréolus s ’attaque
surtout à la doctrine de Durand qui placait la faute du péché originel
dans une dénomination extrinsèque, en tan t que le péché d ’Adam
n’était qu’interprétativem ent notre péché.

Le Ferrariensis répéte les expressions de saint Thomas là où il expli-


que la « volontariété » et la transmission du péché originel (Voir In
libros s. Thomae de Aquino contra gentes commentaria, 1. IV , c. 52, n.
II-1V ; dans S. Thomae Aquinatis opera omnia, ed leonina, t. 15, 1930,
p. i66a-iÓ7a) J mais à l ’encontre de Capréolus, il n ’adm et pour le «se­
men », instrument de la transmission, qu’une vertu dispositive : le
« semen » transm et la nature humaine et « concom itanter » le péché
originel (loc. cit., c. 50, n. V I ; c. 52, n. V II ; ibid., p. i 6 i a'b et i6 7 b).
Cajétan s ’arrète quelque peu à l ’exemple qu’emploie saint Thom as :
cet exemple jette les novices dans l ’embarras, car il semble ne devoir
concime qu’à la transmission de la privation et non de la faute ; néan-
moins, affirme Cajétan, 1 exemple est très bien choisi, à la condition
88 F R . M E IX H IO R DE S A IN T K -M A R IH , O .C .D .

que nous n ’y recherchons que ce que le Maitre y entend expliquer,


à savoir la transmission de la fante :

« [...] Proportionalis namque sim ilitudo de peccato membri ac


voluntatis m oventis illud, et huius hominis ad primum parentem
generantem ipsum, inconsona est. N am quia voluntas membrum
quod est m ovet ad executionem culpae, ideo membrum culpae
particeps fit. Generans autem non m ovet generationis motione
hunc hominem existentem ad culpam, sed facit hunc hominem
esse cum ta li defectu ; quo non fit participatio culpae, sed poenae
vel defectus potius. — A d hoc dicitur quod sim ilitudo consonat et
optime declarat intentimi, si attendim us ad illud quod est per se.
In motione enim membri a voluntate per se fit quod membrum
constituitur in hoc quod est esse instrum entum voluntatis ad
tale opus ; et ex hoc ipso, supposito quod sit capax culpae, in­
strumentum illud culpae fit particeps. E t sim iliter in generatione
huius hominis ab Adam per se fit quod hic homo constituitur in
hoc quod est esse membrum Adae ut capitis ; ex hoc namque
quod per semen ab ipso generatur, eius membrum fit ; adeo quod
si aliter generaretur aut fieret non esset eius membrum. E x hoc
autem quod eius membrum est, supposito quod sit susceptivum
culpae, particeps fit culpae, et non solum poenae. Generativa
ergo m otio respondet motioni im perativae in hoc quod est utram-
que constituere motum in hoc quod est esse aliquid m oventis,
ut sic possit ei im putari ad culpam praesupposita eius capacitate.
Quod autem ibi membrum praesit, et hic non, nihil efficit, immo
proportionalitatem adiuvat. Quia sicut ad culpam actualem
m ovet praeexistens, ita movens ad culpam originalem m ovet,
idest ducit de potentia ad actum, non praeexistens. Contra ratio-
nem namque eius quod oritur est praeexistere » (C o m m e tti. in
jam ] j a e ; q g I; a I) n _ j . j j • dans S. Thomae Aquinatis opera
omnia, ed. leonina, t. 7, 1897, p. 88a-89a).

Cajétan remar que que cette doctrine de la Somme est plus com plète
et plus parfaite que celle du Commentane sur les Sentences, où il n’était
fait appel qu’à l ’acte de la volonté d ’Adam, tandis qu’ici le ròle de
membre entre en jeu.
Pour ce qui regarde le « semen », il n ’est qu’un instrum ent qui con-
tient « virtualiter » la natura humaine « quam concom itatur culpa ori-
ginalis » ; le « semen » n ’influe sur l ’àme que dans la mesure où il trans-
m et l ’infection de la nature au corps (loc. cit., n. IV , et in a. 4, n. I-II;
ibid., p. 89b et 92-a b).

A u X V I e siècle nous avons la grande école de Salamanque, fondée


par F r. de V itoria (1492-1546), en dehors de laquelle se trouve A mbr.
C ath a r in (1487-1553). Ce dernier, qualifié d ’ «indépendant » (voir A.
Gaudel, dans Dict. de tliéol. cathol., 12, 527), a eu une iufluence consi-
dérable ; mais les auteurs modernes ne s’accordent pas lorsqu’il s’agit
I.A « V O L O N T A R IÉ T É » D U P É C H É ORIGINICI. ' 89

de precisar ce qu’il a enseigné réellement. Selon Miguel Peinado Pei-


nado, loc. cit., p. 21-24, il est le patron de la théorie du chef raoral et
s’oppose par là à Pr. de Vitoria qui patronne la sentence du chef
physique et moral. Voici ce que Peinado écrit à la p. 23 : « Se echa,
pues, de ver la diferencia profunda entre està concepción y la del fun-
dador de la Escuela salmantina. Mientras ésta explica el problema re­
dimendo a la voluntad fisica de Adàn que, en virtud de institución
divina, es voluntad de toda la naturaleza e influye en sus miembros
a través de la generación gracias a la unidad naturai, aquél recurre
a explicarlo por el significado que, en virtud del pacto, tiene ante Dios
la voluntad pecadora de Adàn. En el primer caso la voluntad de Adàn
es voluntad comun ; en el segundo, se estima que las voluntades de
todos estàn encerradas o contenidas dè antemano en la voluntad de nues-
tro primer padre ». D ’autres auteurs, tels A. Gaudel, dans Dict. de théol.
cathol., 12, 527-529, et Leonardo Scarinci, loc. cit., p. 60-114, avancent
que Catharin a bel et bien enseigné la théorie du chef physique et moral.
Nous n’avons pu consulter ses ouvrages. A en croire Scarinci, —
qui cite abondamment trois ouvrages surtout : Liber de peccato originali,
L yon, 1541, De casu hominis et de peccato originali, L yon , 1542 ; Summa
doctrinae de peccato originali, Rome, 1550, — l ’on ne peut douter de
la vraie portée de sa doctrine. Si le péché d ’Adam nous est imputable,
c ’est parce que «natura et pacto inventi sumus in ilio peccatores »
(voir De pece, orig., p. 156 et 153 ; Summa doctrinae, p. 42r ; textes
dans Scarinci, p. 94 et 101 ; voir pour la théorie du pacte, De pece, orig.,
p. 161 ss. ; Scarinci, p. 96-97). Mais le péché d ’Adam n ’est qu’ «inter­
pretative » notre péché, par une dénomination extrinsèque — car selon
Catharin notre péché originel est le péché actuel d ’Adam (voir Summa
doctrinae, p. 39v ; Scarinci, p. 86) —- : « Ille [Adamus] vere et propria
voluntate comedit, nos vero secundum legitim am interpretationem »
(De pece, orig., p. 165-167 ; Scarinci, p. 103 : plurieurs textes) ; s’il
se transm et par voie de génération, c ’est qu’il suit la nature : « Ipsum
peccatum originale ipso iure et pacto consequitur naturam ; unde et
transmissione naturae in quemlibet posterorum Adae, quae est ab ipso
Adam, in omnes transm issio fit peccati » (De pece, orig., p. 167 ; Sca­
rinci, p. i n ) , bien qu’il ne v iv e dans les descendants d ’Adam que
par ses effets qui sont le « reatus », la « m acula » et le « fornes » (voir
Scarinci, p. 111-113). D eux détails : parce que c ’est par un pacte que
le protoparent a été établi notre chef moral, seul son premier péché
se transmet (Summa doctrinae, p. 42r ; Scarinci, p. 98-99) ; et qui
plus est, il se serait transm is également aux fils engendré éventuelle-
ment avant le péché, m ais seulement à partir du péché effectif, et à
Ève si celle-ci n ’avait point péché (De pece, orig., p. 168-169 > Sca­
rinci, p. m - 1 1 2 ) . Catharin est conscient qu’il se séparé de s. Thomas,
car il critique assez fort sa sentence, surtout les exem ples qu’ils appor-
tent à l ’appui (voir Scarinci, p. 83-85), et bien qu’il critique aussi Du-
rand parce que celui-ci est trop violent à l ’égard du Maitre, il s’avère
cependant dépendant de lui, voire il va jusqu ’au fond de la sentence
que celui-ci a élaborée (voir Scarinci, p. 114-115).
90 F R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

Da grande question est maintenant de savoir si Catharin a devancé


F r. de V itoria dans cette voie, et s ’il y a dépendance entre les deux.
Que Fr. de V itoria ait vraiment enseigné la doctrine du chef physique
et moral, le te x te suivant nous en convainc :

« H ic notate duos processus : unus est quod i:>ersona inficit


naturam , secundus quo natura personam inficit. Adam ali quo
modo fu it to ta natura, sicut omnes sunt a principio mundi usque
ad finem to ta natura. Sic etiam to ta ista civitas representat
omneS qui sunt et erunt usque ad finem mundi, primo quia doc-
tores presentes condentes leges obligant omnes posteros, et se
etiam possunt obligare. Ita est imaginandum quod A dam in
principio fu it tota natura, et Deus pepigit cum ilio nomine
totiu s nature Immane quod ratio subderetur Deo et vires ra­
tioni, et ita si Adam servaret hoc pactum , omnes descendentes
ab A dam essent nati in iustitia originali ; propterea quod erant
filii Adae, Deus infunderet omnibus hanc iustitiam originalem.
Sed per primum peccatum ipsius quod reputatur totiu s nature,
perditum est hoc privilegium [...] E t ita quando pater gen eravit.
me, non me infecit, sed trad uxit in me naturam infectam cum
natura qua traducitur ipsum peccatum originale. Sic constat
to ta traductio peccati originalis, et sic patet etiam quantum sit
voluntarium hoc peccatum non per meam voluntatem , sed per
voluntatem Adae qui tunc gerebat vices nostrorum omnium »
( I n I am I I ae s. T h om a e, q. 81 ; apud Peinado, loc. cit., p. 20,
nota 39, e x ms. vat. lat. 4630, ff. 243-244).

Mais il fa u t néanmoins admettre que Catharin y a inséré des éléments


juridiques que nous recherchons en vain chez de Vitoria.

Da doctrine de Catharin fut attaquée par D om. Soto (f 1560). Au


1. I, eh. io de son ouvrage D e n atura et gra tta lib r i tres, il appelle le
pacte une fable. Il avait déjà écrit au eh. 7 :

« [...] falsum est et cuius nulla possunt Sacrorum authoritate


fidem facere, quoniam nullum legitur Adae m andatum positum
nulla que praescripta lex alia quam ne ederet de ligno scientiae ;
de quo si comederet, sequeretur eum poena tum sublatae iustitiae
tum perinde subsequentis m ortis ; ergo revera non iactura iusti­
tiae, sed esus prorsus ligni delictum fuit (éd. Venetiis, 1583,
P- 33a).

Comment donc le péché originel nous est-il volontaire et im putable?

« R eatu s ille peccati [...] relictus est in natura quae in Adam


peccav it. E t ideo ut omnes trahim us naturam ab Adam, ita omnes
contrahim us peccatum eius, per hoc quod in singulis est deviatio
L A « V O L O N T A R IÉ T É » D U P É C H É O R IG IN E L 91

illa et obliquitas animi' a Deo, qua proinde cuncti contagione


culpae sic inficimur, ut singulas singuli contrahainus maculas,
tam etsi reatus ille in nobis non sit positiva qualitas, sed mera
privatio iustitiae quoad formale [...] Quomodo autem per volun-
tatem tunc Adae omnes peccavimus, commodatissimo exem plo
dilucidat idem s. Doctor ubi ait, quod quemadmodum membra
omnia sunt unus homo, et ideo voluntas totiu s reputatur omnium
membrorum, ita omnes eramus in Adam quodammodo unus
homo ; quamobrem voluntaria inordinatio sui peccati m anet in
to ta natura quam generatione recipimus [...] Omnes in Adam
peccasse nihil aliud est quam naturam nostram, ob participatio-
nem suae culpae, ingratam invisam que esse Deo » (c. 8 ; ibia.
p. 36*).

C ’est la doctrine de s. Thomas, et donc la théorie du seul chef phy-


sique, quoiqu’en dise Peinado' (loc. cit., p. 25-26). Soto apporte aussi
l ’exemple du soldat qui aurait rec;u de son maitre un domaine, mais
aurait été infidèle, et il dit de cet exemple : « exem plum antiquum
est neque minime ad rem accomm odatum » [loc. cit.).
Bien que Barth . Medina (j 1580) ne parie que de Punite naturelle
là où il traite de la « volontariété » du péché originel — nous y lisons
le tex tè suivant :

«[...] Adae posteri non eà ratione peccatores sunt, quia primi


tantum parentes actualiter peccaverunt, sed quod etiam ipsi po­
steri in ipso Adam et una cum ipso peccaverunt, quatenus omnes,
ob humanae speciei participationem , unus idem que homo sunt
cum progenitore ; et sicut eandem naturam , sic eiusdem corruptae
naturae vitium participant » (Scholastica commentario, in D . Tho-
mae Aquinatis Doct. Angelici primam secundae, in q. 81, a. 1 ;
éd. Coloniae, 1619, col. i n o ) —

toutefois lorsqu’il exam ine si, dans le cas où Adam n ’aurait pas péché,
le péché éventuellement commis par un de ses descendants se serait
transmis aux fils de celui-ci, il mentionne explicitem ent le pacte passe
entre Dieu et Adam :

« Ego vero dico quod, cum de hoc peccato nihil constet nisi
ex S. Scriptura quae de alio casu nihil loquitur, non possumus
exacte discernere quid in ta li eventu sit tenendum. Verosimilius
tam en videtur quod non contraherent peccatum originale, quo-
niarn Adam suscepit originalem iustitiam prò se et suis posteris ;
ergo si ipse non peccavisset, in suos posteros eam transfudisset.
Praeterea pactum de iustitia originali in propaginem transfun-
denda, tantum pepigit Deus cum primo parente ; ergo si ille non
fuisset praevaricatus mandatum, posteri in iustitia nascerentur.
Hinc sequitur quod in ilio casu peccatores generarent iustos, si-
cuti et modo iusti baptizati generant peccatores » {loc. cit., in a. 5 ;
ibid., col. 1118).
92 E R . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O . C . » .

D om. Banez (| 1604) se meut tout-à-fait dans la ligne de saint Tho­


mas, bien que Peinado (p. 27) affinile que lui aussi adm et le ròle de
chef moral. Banez s’attaque directement à Catharin. Voici le tex te
capitai :

« Q uarta conclusio : Optimus modus explicandi traductionem


peccati originalis est, si consideremus omnes homines qui descen-
dunt e x Adam ut unum hominem, in quantum conveniunt in
ima natura quam a protoparente accipiunt, et omnes se habent
ut m ulta membra unius corporis ; et quemadmodum actus mem­
bri qui est v. gr. homicidium, non est voluntarius voluntate
membri, sed animae in qua est voluntas totius suppositi, ita_
considerandum est quod inordinatio quae est in Petro genito
per descendentiam naturalem e x Adam , non est voluntaria vo ­
luntate Petri, sed voluntate primi parentis qui m ovet motione
generationis omnes qui per originem ab ilio descendunt » (Comen-
tarìos inéditos a la prima secundae de Santo Tomds, t. II, Madrid,
1944, p. 252 ; cf. p. 280 ; il est d ’ailleurs utile de lire tou t son
commentaire à la q. 81 publié selon le ms. de Salamanque, p. 252-
264, et selon le ms. de Palencia, p. 279-301).

L a quinta conclusio s’énonce :

« Per virtutem seminis traducitur humana natura a parente in


prolem, et simul cum ipsa natura traducitur infectio naturae »
(p. 252-3 ; cf. p. 280).

G. V asquez (I 1604) se demande si un pacte entre D ieu et l ’homme


était nécessaire pour que le péché d ’Adam se transm it à tous ses de-
scendants. Il sait que Catharin l ’admet et que Soto le nie. Lui, de son
coté, est prèt à l ’adm ettre, ou du moins à adm ettre un décret positif
de Dieu, car ainsi plusieurs problèmes trouvent une solution facile, p.
ex. le fa it que seuls les descendants d ’Adam par voie de génération con-
tractent le péché originel ; le fa it que seul le premier péché d ’Adam
se transm et ; etc. (Commentariorum ac disputationum in primam se­
cundae sancti Thomae tomus primus, disp. 133, c. 2-3 ; éd. 2a complu-
tensis, 1614, p. 8o9b- 8 n b). E n somme, Vasquez adm et la doublé fon-
ction de chef physique et moral en Adam.
F r . Stjarez (f 1617) est lui aussi, un partisan de la théorie du chef
physique et moral. L a « volontariété » du péché originel peut s’expli-
quer de deux facons : d ’abord parce que Dieu a inclus notre volonté
dans celle d ’Adam :

«[...] intelligendum est Deum voluntatem omnium nostrorum


in Adam i voluntate posuisse quoad am icitiam et inim icitiam erga
Deum, ut scilicet penderet e x observatione illius praecepti, quod
non solum iuste, sed etiam rectissime m agisque in nostrum com-
modum fa cere potuit Deus non exspectato nostro consensu, non
L ,\ « V O L O N T A R IÉ T É » D U P É C H É O R IG IN E !/ 95

solum quia erat suprem'us Dominus nostrae voluntatis et rerum


nostrarum gubernator, sed etiam- quia totum illud pactum erat
in nostrum commodum et bonum [...] ;

puis à l ’aide de l ’exemple que s. Thomas emploie, en tenant toutefois


compte que cet exemple ne s ’applique pas en tou t :

« Quae analogia confert quidem ad rem exponendam, non ta-


men putandum est sim ilitudinem tenere in omnibus, sed in Iris
tantum quae per se sunt necessaria, scilicet quod sicut omnia
membra naturalia efficiunt unum totum quod una voluntate re-
gitur, ita et Adam et omnes posteri eius qui in ipso virtu te con-
tinebantur, moraliter constituunt unum corpus quod etiam una
lege et voluntate tunc regebantur ; deficit vero similitudo, quia
unio ibi est naturalis, hic tam en moralis et e x pacto Dei, non
ex sola natura rei orta, et ideo in ilio exem plo peccatum membri
et capitis unum omnino est, hic autem in singulis membris pec­
cata sunt singula et distincta et peccatum solum est unum pro-
pagatione et origine [...]» (Tr. De vitiis et peccatis, disp. 9, sect. 2,
n. 28 et 29 ; dans Opera omnia, Venetiis, t. 4, 1740, p. 354b ; cf.
Tr. de opere sex dierum, 1. I l i , c. 21, n. 17 -2 9 ; ibid., t. 3, 1740,
p. i83a-i86b : quale fuerit praeceptum datum Adae in paradiso
et cur impositum fuerit).

Dans un premier tem ps F r . Syi.vius (j 1649, (l ° nc contem porain


des Salmanticenses) écrit :

« [...] ut peccatum originale propagetur sufficit homines ipsos


ab Adam o seminaliter propagari et ab ilio efficienter venire ; nani
eo ipso quod singuli nostrorum in lum bis Adam i fuimus, cum is
tam quam totum genus humanum in se uno continens et reprae-
sentans peccaret, eius peccatum fuit nostrum » (Commentarli in
totam primam secundae s. Thomae Aquinatis, q. 81, a. 1 ; dans Opera
omnia, t. 2, Venetiis, 1726, p. 3 i8 h).

Mais lorsqu’il se demande comment le péché originel est volontaire


à chacun des descendants d ’Adam, il admet explicitem ent le doublé
ròle de chef physique et moral :

« 1. Quod Adam us fuerit a Deo constitutus caput in esse tum


naturali tum morali omnium eorum qui ab eo descensuri erant
seminaliter, hoc est per seminalem propagationem sive per vim
activam seminis ; et propterea omnes Adae posteri sic ab eo
descendentes considerandi sunt tam quam unum corpus cuius ipse
Adam sit caput et principium, atque ita gerat personam totius
humanae naturae ex eo seminaliter propagandae [...] 2. Quod
voluntas Adam i considerati in ratione capitis erat quodammodo
voluntas posterorum eius, ita ut quicquid ille sic vellet, ipsi
#
94
F É . M E L C H IO R D E S A IN T E -M A R IE , O .C .D .

etiam vellent, non quidem propria et personali sua voluntate»


sed communi, voluntate nimirum sui capitis [...] ».

Or, Dieu a établi Adam notre chef moral par un décret ; et que ce
décret ne soit pas une injustice à notre égard, Sylviu s le démontre
comme suit :

« i . Quia Deus tam quam summus Dominus in sua potestate


habet omnes voluntates hominum. 2. Quia sicut nos suis prae->
ceptis obligavit in Adam, ita etiam nos suis donis gratuitis do-
n avit in ipso, adeo ut si Adam in illis perseverasset, Deus simul
cum natura iustitiam eius posteris dedisset. [...] » (Loc. cit., Quae-
ritur V ; ibid., p. 322b-323a).

N ous n ’osons émettre un jugem ent définitif sur la sentence de


Joh. de B ugo (j 1660), car il écrit, lui-mème, dans son tra ité de la
pénitence :

«Non possumus in praesenti disputare, quomodo peccatum


originale sit vere peccatum et voluntarium, cum non sit per­
sonale ; haec enim est quaestio dificillima pertinens ad materiam
de peccatis, et prò nunc supponenda est doctrina catholica Tri-
dentini [...] P otuit autem hoc fieri per transfusionem nostrarum
voluntatum in voluntatem Adae, per quam transfusionem con-
stitutus fuit Adam caput morale omnium posterorum et trans-
gressio illus reputatur transgressio singulorum » (Disp. V II, se-
ctio 7 ; dans Opera omnia, t. 6, Venetiis, 1751, p. 49®).

Est-ce que nous avons ici une sentence déf initi ve?

Nous signalons enfin deux auteurs qui, dans leur doctrine de la


volontariété du péché originel, s’avèrent dépendants des Salmanticen-
ses jusqu’à transcrire littéralem ent leurs énoncés capitaux, à savoir
J.-B. Gonet (| 1681) et C h . R. Biixuart (f 1757).
Gonet pourrait, à bon droit, ètre nommé un « abbreviator » des Sal-
manticenses. Cependant, il soutient explicitem ent que Dieu pouvait
« de potentia absoluta » établir quelqu’un chef moral qui ne soit pas
chef physique (n. 37-43 ; p. 528b-53oa), et il omet la seconde voie des
Salmanticenses, à savoir celle de la non-rétractation du péché d ’Adam
pour chaque homme en particulier. Voir pour le tou t Clypeus thcologiae
thomisticae, Tr. V. De vitiis et peccatis, disp. V II, art. 2-4 ; éd. Vivès,
t. 4, 1876, p. 325b'337b-
Billuart examine le problème dans sa Sumnia s. Thomae hodicrnis
academiarum moribus accommodata sive Cursus theologiae universalis,
Tr. de peccatis, diss. V I, a. 2-3 ; éd. W irceburgi, t. 1, 1768, p. Ó23b-
628a. Dui aussi, laisse de còté la seconde voie des Salmanticenses.
LA « V O L O N T A R IÉ T É » D U P É C H É O R IG IN E !, 95

X otre examen, nécessairement incomplet, des grands commentateurs


de s. Thomas aux X V e- X V IIIe siècles nous a porté à une triple con-
clusion :

1. Nous croyons, contrairement à ce qu’affirme Peinado, que les


deux grands courants de cette epoque sont celui du chef physique et
celui du chef physique et moral. L e premier se rattache à s. Thomas,
le second à Catharin. Mais un point nous est obscur, à savoir la re­
lation entre Catharin et Fr. de Vitoria. A u lieu donc de la sentence
de Billot, ne serait-ce pas la sentence du chef inorai ou juridique tout
court qui n ’a aucun fondement historique?
2. Les Salmanticenses sont vraim ent dans la ligne de Catharin pour
ce qui regarde l ’explication de la volontariété du péché originel. Il y
a cependant entre eux et Catharin, — de mème qu’entre la plupart
des théologiens mentionnés et Catharin, — une grande différence, et
c ’est la suivante : Catharin, de par sa sentence sur l ’essence du péché
originel, devait nécessairement aboutir au róle de chef inorai dans
Adam, tandis que nos auteurs, tou t en s’opposant à la sentence sus-
dite de Catharin — ils la com battent explicitem ent disp. 14, n. 112-113
et disp. 16, n. 125 et 138 (éd. 1679, p. 542% 7 i4 b et 72oa ; éd. Palmé,
p. 62, 28ob et 288a) — , ont fa it usage de ses données sur le chef inorai,
mais póur les insérer dans leur propre synthèse. Une autre différence
se remarque dans l ’attitude vis-à-vis de s. Thomas : alors que Catharin
a conscience de se séparer de lui et le critique, nos auteurs se déclarent
ses disciples et veulent retrouver, bien qu’à tort, la théorie du chef
moral chez le Maitre.
3. Nous croyons, en outre, que les Salmaticenses sont tributaires
de Sua rezpour un nombre considérable d ’explications. Nous voulons
toutefois signaler que ni Suarez, ni les autres auteurs que nous avons
brièvement examinés, n ’ont une synthèse qui puisse rivaliser avec celle
des Salmanticenses.

Rome, 1949.

F r . Melchior de Sainte-Marie O. C. D.
Ephemerides Carmeliticae 03 (1949/1) 97-129

THE THREE SIGNS OF INITIAL


CONTEMPLATION

A C O M P A R A T IV E STUDY.

S u m m a r h jm : i . - B re v ite r e x p o n itu r n ecessitas s tu d ii s y s te m a tic i operim i


S. Joan n is a C ruce. 2. - In s titu itu r stu d iu in c o m p a ra tiv u m d iv erso ru m te x -
tu u m e x op erib us Subida del M onte Carmelo, Noche Oscura e t Llam a de A m or
Viva qu i tr a c ta n t de signis, siv e de cessatio n e a c tiv ita tis discu rsivae, siv e de
in itio n octis p a ssiva e in anim a. 3. - S y n th e tic e p ro p o n u n tu r tu m con clu sion es
tu in a rgu m en ta su adentia. R e so lv itu r d ifficu lta s, et den iqu e p o n itu r syn -
th esis triu m signorum , e x v a riis elem en tis con fecta.

IM PO R TA N C E O F T H E PROBLEM

N o one can deny that thè first step towards thè proper understanding
o f any author ìs an objective and unprejudiced knowledge of thè sources.
From these we draw thè material of our study. Whatever be their
form, they are thè existing record of thè author’s mind, and in them,
we must expect to find what he said. When reading or examining them,
therefore, our purpose must be to discover what precisely he did say,
to discover all of it, but nothing more. This is important. T o o many
look into authors to discover, not objective truth but what they them-
selves believe ought to be there. A preliminary technical knowledge
of an author debars this, and moreover, provides us with thè generai
context, by which we are enabled to arrive at thè meanmg of obscure
passages.
This is particularly true of thè writings of St. John of thè Cross, whose
method differs considerably from that of most contemporary and modem
authors. It is not thè static one, with which we are familiar in our text
books. He prefers to follow thè soul’s progress through thè different
98 F lì. G A B R IE L A B B . D IO N Y S IO ET. REDEM PTO, O .C .D .

stages of its spiritual growth, and to analyse each stage as he Comes to


it. He observes and notes thè soul’s reactions, first of all to its own
feeble efforts to dispose itself for divine union, and later, when these
effofts are gradually superseded by a divine intervention, he describes
thè soul’s experiences under thè hand of thè Àlmighty. His method,
then, is primarily psychological, and this reacts on his styie. Often his
thought remams mcompletely explained in a determined place, so as
to make it necessary to refer to parallel passages, if it is to be fully un-
derstood. He is fond of using absolute formulae but these are freauently
corrected with apposite restrictions and exceptions .1 Then, there is
thè question of terminology, which, if not noted, can prove a hindrance
to a genuine interpretation of his works. One must beware of always
attributing a strict philosophical or theological meanmg to thè terms
used by him. The language of ordmary theology differs notably from
that o f mystica! theology. The theologian is concerned with Divina
realities from an ontologica!, metaphysical, and speculative point of
view. The mystic considers these same realities, not so much from
thè point of view of explaining their inner nature, as from thè practical
standpoint of making use of them to bring us to our supreme happiness.
He is not mainly concerned in telling us what contemplation is or what
union with G od is, but rather in guiding us thither.2 The theologian
strives to use his terms in an exact and precise sense. Th e mystic has
to admit “ that it would rather be ignorance to think that sayings of
love, understood mystically... can be fairly explained by words of any
kind. It is for this reason that by means of figures, comparisons and
simihtudes, they (i.e. mystical wnters) allow something of that which
they feel to overflow, and utter secret mysteries from thè abundance of
their spirits, rather than explain these things rationally. ” 3
It is obvious then, that a systematic study of St. John s writings is a
necessary preliminary to any theological discussion on his works. We

1 St. John of thè Cross, Doctor of D ivine Love b y E r. G ab r ie l o f S t . M a r y


Ma g d a l e n . p. x iv, x v , C ork, 1946.
2 D ictio n n aire de T h éol. C ath o l.; v o i. 8, col. 787, a. v. S. Jea n de la C ro ix.
3 S p iritu a l C an ticle, prol. 1. See also Ga r r ig o u -L ag r a n g e ; L ’A m ou r
de D ieu, et L a C roix de Jésus, In tro d u ctio n ; Vie Spirituelle 1936 (S u p p lem en t
to D ecem ber) p. 257, foli.; Analecta Ordinis Carmelit. D iscole. O ct-D e c. 1926,
for " E e tte r of P o stu la tio n o f th è A n g e licu m ” . T h ere is, o f course, n o th in g
stra n g e in su ch d iv ergen cies as th o se m en tioned ab ove. E v e r y Science has its
ow n p a rtic u la r se t of term s a n d expression s, su ite d to th è end it h a s in view .
T h e in a d e q u a c y of h u m a n la n g u a g e m a k es it n ece ssa ry to determ in e th è m e a ­
n m g of a w o rd accord in g to th è circu m sta n ces in w h ich i t is used. T h u s w e
fin d t h a t w o rd s su ch as “ b ein g ” , “ life ” and " n atu re ” can h a v e a lo n g ran ge
of sign ification s.
T H E T H R E E SIG N S OF I N IT IÀ I, C O N T E M P E A T IO N 99

must begin by determinmg, as far as possible, thè sequence of thought,


thè generai evolution of thè theme, and thè meaning o f terms. One of
thè big questions to be settled is thè relation which exists between thè
Ascent o f Mount Carmel and thè Darli Night o f thè Soul. Are they two
mutuaily compìementary parts o f one large treatise, or are they entirely
independent, treating óf subjects widely different? An analysis of their
doctrine cannot but be influenced by thè answer to this query.
This delicate and difficult task has been undertaken more than once,
and so thè process, in its entirety, need not be repeated here. How-
ever, in order that this study may be complete, we include a brief survey
of thè various opinions.

Relation of thè “ Ascent ” to thè “ Darli Night. ”

The task of determining thè relation between thè Ascent and thè
Darli Night has been rendered somewhat difficult by thè incomplete
state in which both books exist. There are, however, several indications
that St. John intended to write a fourth book, in addition to thè extant
three of thè Ascent, in which he was to deal with thè final stage of thè
soul’s dark night. Are we to regard thè work entitled Darli Night as
thè fulfilment of that promise? Or, on thè other hand, is it a completely
independent composition? In recent years, an attempi has been made
to show that thè Saint had in mind two independent ways to union
with G od ; thè one ascetical, thè other mystical. P. Crisógono and a
few others 4 maintain that thè Ascent deals with a purely ascetic umon,
whereas thè Darli Night describes a mystical one. The difference, in
their opinion, is that in thè first, thè soul advances by way of active ab-
negation and sacrifice, supported by thè three theological virtues. In
thè second, however, there appear phenomena and modalities which
are not found in thè Ascent, and thè soul is guided by influences that
are not experienced in thè normal spiritual life. T h e union described
in thè Ascent is ordinary union : that of thè Darli Night is extra-ordi-
nary as to its manner. P. Crisógono bases his conclusions on certain
characteristics which notably differentiate thè two books. He admits
that there are similarities, but, as he says, things which are similar are

4 San Juan de la Cruz, su obra cientifica etc, p. 207 foli. Cf. San Juan de
la Cruz : E l honibre, el Doctor, el Poeta, B a rce lo n a 1935, p. 114 , 120, b y
th è sanie auth or. A m o n g th è a u th o rs w h o agree w ith P . C risógono we m ay
m en tion DE G u iber T, Theologia Spiritualis, no. 248; also P ourra T, Christian
Spirituality, v o i. 3, p. 196 foli.
IOO F R . G A B R IE I, A B B . D IO N Y S IO E T R E D E M P T O , O .C .D .

essentially different : similarity and identity are incompatible. Among


thè arguments which he advances is thè remarkable reluctance of St. John
to describe thè contemplation of thè Ascent as infused, whereas he has
no hesication in applying thè word to thè contemplation o f thè Dark.
Night. He also points out thè incompatihihty between thè sweetness
and peace of thè contemplation described in thè Ascent, and thè aridity
of that described in thè Dark Night ; likewise, he draws attention to
thè existence of certain imperfections which constitute an osbtacle to
thè union o f thè Dark Night, but are in no way opposed to thè union
of thè Ascent.0
This argument, though very ingeniously developed, seems to us a
faulty one. There are indeed certain notable divergencies. For example,
thè literary form of thè Ascent is not exactly that of thè Dark Night.
T h e latter has a certain ardour or fervour, which is not found to thè
same extent in thè Ascent. It contains a doctrine which is perhaps thè
most characteristic of all St. John’s teaching. It is, so to speak, one of
his personal discoveries, and as we might expect, thè language in which
he clothes his thoughts is more ardent than that of thè dispassionate
Ascent.5
6 W e do not think however, that thè differences are such as to
warrant thè introduction of so sharp a distmction between thè two works.
As will appear from thè following pages, thè divergencies mentioned
by P. Crisógono are more apparent than reai, and can be easily recon-
ciled .7
The best and safest way of tracing thè relations between thè two
books is to determine accurately thè content of each, both in generai
outline and in every chapter, particular attention being given to sections
which indicate a link with subsequent parts.8* This involves an exami-
nation of their literary and doctrinal characteristics.
T h e literary approach consists in thè seeking out and collating of thè
various points of similarity and dissimilarity in thè two books, and
drawing conclusions therefrom. The purpose for which thè books are
written, thè class of persons for whom they were intended, thè kind of
ìiterature to which they belong, divisions of thè subject, references to

5 S ee th è a b ove-m en tio n ed w o rk s o f P. C risógon o.


6 C a b r is i , OS S t . M a r y Ma g d a ee n , St. John of thè Cross, D octor of D ivine
Love, p. 7.
7 A t th è end of ou r stu d y , w e sh a ll deal w ith th è a rg u m e n t re g a rd in g th è
fa u lts of beginners.
8 T h is is th è m e th o d fo llo w ed in Sanjuanistica, p. 27 foli.; also in D . T . C.
a. v . Jean de la Croix, coi. 772-787; cf. B r i c e , Journey in thè Night, C h a p te r
12, p. 130 foli, and Mc Mah o n , The divine U nion in thè Subida del M onte Car­
melo and thè Nache Oscura of St. John of thè Cross, p. x x v , foli.
T H E T H R E E SIG N S OF I N IT IA I, C O N T E M P C A T IO N IDI

chronology, are studied and brought mto relief. All this has ìts own
importance, for St. John has a way of giving some of his most important
observations in thè form of obiter dieta, and repeats such observations
in different contexts, so that only by comparing one with thè other,
can we arrive at a full statement of what he has in mind .9 As was ai-
ready said, there are several indications, scattered throughout both thè
Ascent and thè Dark Night that thè two works are mutually complemen-
tary. 10 The substance of these texts is that thè Saint intended to treat
of thè two nights of thè soul, those of sense and of spirit, respectively.
They were to be studied first from thè point of view of thè soul’s acti-
vity, and then from thè point of its passivity. The combined books of
thè Ascent and thè Dark Night are substantially thè fulfilment of that
pian. A text found in both versions of thè Living Fìame confirms this
opinion . 11 In it, St. John says that he did not intend to speak of thè
soul’s trials just there, for he had fully discussed it in «thè Dark Night
of thè Ascent of M ount Carmel ». This sentence seems to indicate
that, in thè Saint’s mind, thè two books, notwithstanding a distinction
in title, were fundamentally one work.
Furthermore, it surely cannot be overlooked that thè same poem
forms thè point of departure for both. And two remarkable illustra-
tions, viz. that of thè sunlight shining through thè wmdow of a house, 12
and that of fire consummg w ood , 13 are found abke in thè Ascent and
Dark Night.
Certain individuai points, foreshadowed in thè Ascent, find their
fulfilment in thè Dark Night. When speaking of thè desire for imagi-
nary apprehensions, thè Saint writes; “ Let us however, leave this sub-
ject now, until we come to speak of thè vice of spiritual gìuttony etc. ” 14
So also in thè chapter on thè supernatural apprehensions of thè under-
standmg, he says that he does not intend to treat of thè evi! effeets of
desiring them until he comes to speak of spiritual gìuttony . 15 This
promise is not carried out until thè Dark Night.1617 Agam, in thè pro-
logue to thè Ascent 5‘ St. John says that one effect of thè soul’s puri-
fication will be to make it see its own miseries and imagine itself to

ci. T h e C le rgy R e v ie w , A p rii 1932, p . 278.


Iu A sc e n t I, x iii, 1; I I , ii, 1; m , iì, 13, 14, etc. P eers ed itio n , 1943.
11 L iv in g F la m e (A) I, 21; (B) I, 25.
12 A sc e n t I I, v , 6; x v , 9; x v i, io : D a rk N ig h t I I , v iii, 3; x ii, 3.
13 A sc e n t I, v i, 6 ; x i, 6; I I , v iii, 2; D a r k N ig h t I I , x , 1, 2; x ii, 4.
14 A sc e n t I I , x v iii, 14.
15 A s c e n t I I , x i, 7.
10 D a rk N ig h t I, vi.
17 in p ar. 3.
102 F R . G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

be full of evil .18 Not until he Comes to thè passive night of sense does
he mention this form of self-knowledge as a benefit received by thè
soul . 19 Finally, in thè Darli Night itself, he writes as follows ; “ thè
most important part of my task... was thè explanation of this passive
night to many souls who pass through it and yet know nothing about
it, as was said in thè prologue ” . 20 Now, thè only prologue which
says anything resembling this is thè prologue to thè Ascent.
So much for what we have called thè literary arguments. These
are confirmed by thè examination of doctrine. This consists mainly
in tracing thè sequence of thought and thè internai structure of both
books. W e begin by determining thè various divisions of thè night
through which thè soul passes. It has two divisions if looked at from
thè part of thè soul .21 They are thè night of sense and thè night of
spirit. From thè point of view of thè agent who produces it in thè soul,
thè dark night is either active or passive. 22 St. John promises to deal
with thè active night of sense in Book I of thè Ascent ; with thè active
night of spirit in Book II and ì l i ; and thè passive night of sense and
spirit in “ Book IV ” which, in our opinion can be none other than thè
Darli Night. For in a later passage, thè Saint writes; “ of thè passive
way, we shall treat in thè fourth book, where we have to treat of be-
ginners ” . 23 The only book which this description could fit is thè
Dark. Night, where he treats of beginners, and where, moreover, he
makes frequent mention of thè above-quoted divisions of thè dark
night. 24*
ìf thè night be considered as a whole and divided according to thè
degrees of its intensity, and thè proximate causes which produce them,
it is possible to distinguish three subdivisions. T o these, St, John gives
thè names ; night of sense, night of faith and night of spirit, respecti-
vely. Here, thè night of faith is a link which joins thè other two, and
is itself partly passive and partly active.20 Nowhere in thè Ascent
does St. John treat of thè passive aspect of these nights. T o find a
completion of his teaching, we have to turn to thè Dark. Night.26 Se­

18 W e do n o t ta k e in to a cc o u n t th è opin ion p u t fo rw a rd b y som e th a t th is


p ro log u e w a s o rig in a lly a tta c h e d to th è D a rk N ig h t.
19 D a r k N ig h t I , x ii, 2.
20 D a r k N ig h t I I , x x ii, 2; cf. A sc e n t, prol. 3.
21 A s c e n t I, i, 2.
22 A s c e n t I , i, 2.
23 A s c e n t I, x iii, 1.
24 D a r k N ig h t I, v iii, 1, 2, 3; I I , ii, 1; I I , iii, 2.
23 A sc e n t I, ii, 1-5 ; I I , v i, 6.
26 cf. A s c e n t I I , ii, 1; I I I , ii, 13, 14; Spir. C an t. (B) x v , 23.
TH E T H R E K SIG N S OF IM IT I AI, C O N TE M P I, A T IO N 103

vera! times does he assert thè need of passive purification if thè soul
is to reach perfection . 27 This he repeats in thè Dark Night, immcdia-
tely previous to a description of G o d ’s action on thè soul ; an implicit
indication, we may take ìt, that thè hook in question was mtended to
be thè complement of thè Ascent.28 Finaìly, there must be added a
study of thè nature and significance of thè metaphor « dark night »,
which, since it is sustained throughout thè entire length of both works,
is deserving of particular attention.
The results of thè research, especialìy if taken cumulatively, all point
to thè conclusion that thè Ascent and thè Dark Night form a unity, or
rather a diptych, bemg a treatment of thè same question from two angles.
The Ascent deals with thè active side of thè soul’s preparation ; thè
Dark Night speaks of thè passive side. These are not two parallel
ways ìeading to union ; they are successive, at least in theory, though
in practice, they are found to be partly concurrent. Both, however,
are essential to thè soul that would reach thè state of perfect union , 29
and both need to be studied. For it is only by clearly recognising
what our own active efforts can and must do, that we are in a posi-
tion to appreciate what we cannot do ; and thus we are brought to realise
what G od must do for us.
In conclusion, then, we can say that thè Ascent and Dark Night are
descriptions, from different points of view, of thè same process of sancti-
fication and purification. The Ascent, while bemg mainly concerned
with thè active beginnings of contemplative prayer, has also this cha-
racteristic that it regards it solely as prayer, whereas thè Dark Night
Iooks at it principally in its purgative aspect. Naturally, thè active
night must to some extent precede thè passive, but owing to thè psy-
chological nature of thè process, there is inevitably a certain amount
of overlapping. This is apparent even from St. John’s treatment of
thè whole problem.
One practical result of thè conclusion must be noted here. We
may not assume a radicai change of meaning in any of thè technical
terms employed in thè two treatises, unless thè author clearly indi-
cates that he intends to introduce a new significance. T o act other-
wise were to run counter to all ìaws of good writing and logie, and
while it may be true that thè terminology of St. John of thè Cross is
more fluctuating than that of thè professional theologian, it would

27 A sc e n t I, i, 5; I I , ii, 1, 3; I I I , ii, 13, 14.


28 D a rk N ig h t I, iii, 3; v ii, 5.
29 A s c e n t I , v , 6, 9; I I I , ii, 14; D ivin g F lam e (B) iii, 28.
104 F R . G A B R IE L A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

surely be a mistake to imagine that he would use terms in a contra-


dictory or widely divergent sense, within thè ambit of his own works.
His writings, while not being rigidly conformed to any a priori pian,
nor developed according to thè symmetrical notions of other scientific
writers, show a great attention to details. For that reason, it is un-
warranted to presume an undue looseness of terminology.

Application to Details.

This being done, we are in a position to test thè conclusion in ìts-


application to details. A particularly interesting case is thè question
of thè three Signs. In thè Ascent, Book thè second, Chapter 13, St. John
gives a list of three signs which he elaborates and explains in Chap-
ters 14, 15, and 17. These chapters are an interruption in thè logicai
sequence of thè book, and are introduced so that thè soul may know
when thè activity by which it has been preparing itself for thè gift of
contemplation, must yield to another operation.
N ow thè difficulty is that, at first, contemplation is extremely re-
fined and delicate. St. John, it is true, frequently compares it to light
or heat, but nevertheless is insistent that there need not be anything
directly perceptible in it. Àt least at thè beginning, it is wont to be
very subtle and delicate, and almost imperceptible to thè senses. « This
generai knowledge whereof we are speaking is at times so subtle and
delicate, particularly when it is most pure and perfect and simple,
most spiritual and most interior, that though thè soul be occupied there-
ìn, it can neither realise it nor perceive it. This is most frequently
thè case when we can say that it is in itself most clear, perfect and
simple ».30 Since, therefore, this contemplation is not self-evident
either to thè soul which receives it, nor to its director, how can thè
inability to meditate be discerned as proceeding from thè hand of G od
rather than from naturai temperament, culpable neglect, or ordinary
dryness? This is a point of capitai importance, for on account of
thè intimate link between soul and body, thè dispositions of thè one
react on thè other. How can we be sure that these aridities and trials
are not thè result of some purely physical ailment? For without
doubt, ill-health andweariness can produce similar symptoms .31 On
thè other hand, if thè trials are thè work of God, it is vitally important

30 A s c e n t I I , x iv , 8; cf. also ib . x ii, 6; x iii, 7.


31 A sc e n t I, x v , 1; I I , x iii, 6; Iyiving Piarne I I I , 32.
THIC T IIR K E SIG N S OP I N I T IA L C O N T E M P L A T IO N I05

for thè soul to alter its maniler of prayer ; to do otherwise were to hinder
greatly, if not entirely to min, His work .32 Yet, since thè scarcely
perceptible operation o f G od cannot of itself he a sufficient sign that
thè opportune time has arrived to leave off activity, how is thè soul to
know ? St. John answers by giving thè three Signs. These are thè un-
mistakable indications for which thè soul has been seeking. His
reasons for selecting them would have been somewhat as follows.
W e cannot have direct evidence of thè existence of contemplation
but perhaps we can have indirect evidence. Does thè infusion of
knowledge and love produce any visible effect ? If there could be found
some indubitable phenomenon, invariably associated with thè coming
of contemplative prayer, then thè difficulty is solved.
St. John of thè Cross had noticed, both in his own case and that of
others, that in fact, certain phenomena did appear simultaneously with
thè transition fronti meditation to contemplation. Some fundamental
contrast between these two forms of prayer produces a sense of con-
flict, which is felt m thè lower part of thè soul, and which in its essential
characteristics never varied. His keen psychological insight enabled
him to see that while any one, or even two, of these phenomena could
not be safelv distinguished from thè effects of corporea! indispositions,
there existecl a group of three, which, when they appeared simulta­
neously, were an indubitable sign of G o d ’s action. These are thè
well-known Three Signs. They determine scientifically thè precise
moment when it behoves thè soul to abandon discursive meditation
in order to occupy itself completely in remaining intent upon G od in
loving faith .33 They are thè signals that thè time has come for it to
cease from its former ways, and to pass on to other : there may be more
than three signs but three are sufficient if they occur simultaneously .34
It will not be sufficient to observe thè first without thè second, or thè
first and second together, without thè third. But where thè three
are seen, thè soul can venture in safety to abandon its old ways .35
This answer of St. John’s, though foreshadowed by some of his me­
dieval predecessors, is clearer than that of any theologian before him,
and is one of his greatest practical contributions to th’e Science of my-
stical theology. He alone has given thè signs their full importance,
and has brought out all their deep significance.36 Without in any way

33 A scen t II, x iii, 1; x iv , 6; I,iv in g F la m e I I I , 42, 43, 66.


33 G ab rie l of S t. M a ry M agdalen , op. cit. p. 148.
33 A sc e n t I I , x iii, 2, 3, 4, 5.
35 A sc e n t I I , x iii, 6.
36 T h e th ree signs, exp ressed in la n g u a ge su b s ta n tia lly lik e th a t o f S t.
10 6 FR. C A B R I S I , A ,B B . D IO N Y S IO BIT R K D K M M O , O .C .D .

belittling thè influence of older writers on thè formation of St. John’s


spiri tuality, we beheve that thè doctrine of thè signs is largely thè fruii
of his own personal experience, and observation ; an experience which
was no doubt confirmed by thè teaching of other masters in thè spiri­
tual life.
Th>s, in brief outline, is thè meamng and purpose of thè Three
Signs, as found in thè Ascent o f Mount Carmel. They are thè mdica-
tion given to thè soul that ìt is passmg from thè inferior mode of com-
mumng with G od, caìled meditation, to a higher and more perfect mode,
called contemplation.
In thè Dark Night we fmd a similar lisi of three signs, which although
in generai character closely resembling those of thè Ascent, are never-
theless distmct both m their order and in their formulation. Their
purpose is to assure thè soul that thè aridity which it is enduring pro-
ceeds from G o d ’s action. This assurance is necessary because andity
can also proceed from “ sins and imperfections or from weakness and
lukewarmness, or from some bad humour or indisposition of thè
body ,” 37 and when G od first begins to infuse mto thè soul a veiled m-
tuition of Himself, this intuition is at first “ secret and hidden from thè
very person that expenences it.... and is so delicate that ordmarily if
a man have desire or care to experience it, he experiences it not.” 38
If, as we have said, there is a substantial contmuity between thè
Ascent and Dark Night, it should follow that thè two sets of signs are
substantiaìly thè same. Otherwise it would be necessary to introduce
a new signification into thè words “ meditation,” “ contemplation
etc., as used in thè Dark Night.
Again, in thè third stanza of thè Living Flame, St. John makes a long
digression on thè subject of mcompetent directors, and in order that
his instruction might be more comprehensible, he prefaces it with an
account of thè soul’s transition from meditation to contemplation. Here,
we are given no formai list of signs, but it is not difficult to discover ele-
ments which closely resemble thè two series abovementioned .39 Here
again, it is of importance to determine thè relation of this passage to
thè others. Mere verbal resemblances are not sufficient if we are

Jo h n , are to be fo u n d in C h a p te r x x v , of a w o rk c alle d th è “ In s titu tio n e s ”


a ttr ib u te d to th è D om in ican m y s tic T a u le r, b u t in r e a lity a co m p ila tio n fro m
his w ritin g s, m ade b y one of his d iscip les. C f. P. C risógono , San J u a n de la
Cruz, su Obra cien tifica e tc . v o i. I, p . 40, 45, foli.
37 D a r k N ig h t I, ix , 1, 8.
38 D a r k N ig h t I, ix , 6.
39 See p a rtic u la rly , D iv in g Piarne I I I , 32, 34, 36, 39, 43.
T H E T H R E E SIG N S O P I M I T A I , C O N T E M P L A T IO N 107

to arrive at accurate results. Since thè language of thè mystics is at


times an indication rather than an exact description, it may well happen
that one and thè same formula could apply to diverse stages of thè
spiritual life. W e must, therefore, turn our attention to something
more fundamental and analyse thè doctrinal content of thè respective
passages. Beginning with thè three signs, we proceed to examine them
under eight headings, with a view to arriving at a conclusion as to their
identity or otherwise. It is well to bear in mind that, for thè moment,
our primary intention is to discover thè mutuai relations that exist
between three passages. W e are asking ourselves thè technical question
whether they describe one and thè same phase of thè spiritual life, or
phases which are essentially different. T o obtain an answer, we com ­
pare and contrast thè passages under eight headmgs, usrng as far as
possible thè actual words of thè Saint, and giving all thè salient mate­
rial. The interpretation of thè doctrine is therefore a matter of lesser
importance at this stage. W e are simply seeking to discover what
thè author really said, not what mferences can be drawn from it. Neither
do we propose to give a full description of St. John’s teaching on medi-
tation, contemplation, etc., we limit our attention to what he says about
them in thè texts under consideration. The eight points selected
for examination embrace thè substance of thè doctriùe treated of in
thè texts, and were chosen after an analytic and synthetic study of
their content. Let us begin. with thè signs themselves.

Il

S IM IL A R IT IE S A N D D IV E R G E N C IE S

Comparison o f thè Three Signs.

There are striking resemblances between thè two groups of signs


but likewise notable divergencies. The first sign of thè Ascent agrees
substantially with thè third of thè Darli Night;*0 both speak of thè soul’s
inabihty to meditate or to reason. The second sign of thè Ascent
has a strong resemblance to thè first of thè Dark Night, namely, thè*

30 A sc e n t I I , x iii, 2; D a r k N ig h t I, ix , 8.
io8 F R . G A B R IE L A B B . D IO N Y S IO E T R E D E M P T O , O .C .D .

Jack of pleasure and inclination to fix thè mind on anything. The


sign, as given in thè Darli Night has, however, a much wider scope
than thè other, which appears to be restricted to thè soul’s Jack of in­
clination to meditate.111 Between thè third sign of thè Ascent and thè
second of thè Dark Night, there is a considerable discrepancy. Both,
it is true, speak of thè soul ’s “ loving attentiveness to G od ” and of thè
“ memory being centred on G od ” ,4 142 but whereas thè Ascent says that
thè soul is in inward peace, quietness, and rest, thè whole tone of thè
Dark Night is one of „ painful care and solicitude ” , “ no sweetness
in thè things of G od .” 43
The actual text of thè signs, therefore, does not supply us with suf-
ficient data to enable us to come to a final conclusion as to their identity.
There are, certainly, many resemblances, both of doctrine and of expres-
sion, but thè differences, particularly between thè third sign of thè
Ascent and thè second sign of thè Dark Night are too remarkable to
be overlooked, and as yet, it would be hazardous to state anything ca-
tegorically. W e must therefore fall back on thè subsidiary doctrine
given in each passage.
As regards thè Living Flame, we have already pointed out that no
formai catalogue of signs is given there, but there is little difficulty
in finding elements which resemble closely thè signs both of thè Ascent
and thè Dark Night. W e can see clear references to thè soul’s di­
staste for thè things of thè world ,44 its delight in remaming near to
G od ,45 its inability to meditate, 464
7its Jack of desire to fix thè mind on
anything in particular.4' W e may, therefore, conclude with some de-
gree of probability that this part of thè Living Flame deals with a stage
of thè spiritual life which, under another aspect, has been treated of
in thè Dark. Night and thè Ascent.

Meditation is thè “ terminus a quo.''

The signs both of thè Ascent and thè Dark Night, indicate a transi-
tion or change in thè soul’s progress. Here we investigate what was

41 A s c e n t I I , x iii, 3; D a r k N ig h t I, ix , 2.
43 A s c e n t I I , x iii, 4; D a r k N ig h t I, ix , 3.
43 ibid .
44 D ivin g F la m e I I I , 39, 43.
45 D iv in g F la m e I I I , 39.
46 D ivin g F lam e I I I , 36.
47 D ivin g F lam e I I I , 32.
T H E T H R E E SIG N S OF I N IT IA I, C O N TE M P I, A T IO N 10 9

thè state of thè soul before thè change took place, and in doing so, we
shall confine ourselves entirely to thè terminology employed by thè
saint, keeping in mind what we bave already said regarding a gratili-
tous change of meaning, which is not to be presumed unless clearly
indicated.
In thè Ascent, thè soul abandons discorsive meditation ;48 thè soul
abandons thè operations of thè imagination and intellect ;49 thè soul
abandons thè images, forms and rrìeditations that suit beginners .50 Be-
ginners, as he explains, are those who approach G od by thè help of
images, forms, and imaginations ; in other words, those who meditate.51
Meditation is an exercise carried on through imaginations, forms, and
figures, and is a remote means of union with G od . 52
In thè transition spoken of irt thè Dark Night, thè soul forsakes me­
ditation, 53 thè soul leaves thè way of beginners, wherein it sought G od
by exercises of sense and imagination . 54 Beginners, he says in thè
same context, are those whom G od brings into thè passive night of
sense, to purge them of conduct which is unworthy and low . 55 M e­
ditation is thè exercise wherein they seek G od in many ways that are
unworthy and un-befitting ;56 by its means, G od commumcates Him-
self through reflections that sunder and join thè soul’s knowledge, and
hinder thè higher operations of thè intellect.57 In thè Living Flame,
thè terminus a quo is an inferior manner of seeking G od, in which medi-
tation holds a leadmg place.58 The exercise of meditation is a rudi-
mentary act, which never exceeds thè soul’s naturai capacity, and is
suited only to beginners, whose state is one of thè making of discursive
acts and exercises with thè imagination .59
It is clear, I think, from a comparison of these texts, that in thè
Ascent, Dark Night and Living Flame thè point of departure in thè tran­
sition is identica!. It is thè state of beginners, that is of those who,
accordmg to St. John’s terminology, make use of meditation to acquire
knowledge of God. These souls have not as yet entered into thè

48 A sc e n t I I , x iii, i , 7 ; x iv , 1, 2, 6, 7, 13; x v , 1, 3, 5.
49 A sc e n t I I , x ii, 2.
40 A sc e n t I I , x ii, 6.
51 A sc e n t I I , x ii, 5, 6.
02 A sc e n t I I, x ii, 3, 5, 7; x iv , 2; x v , 2.
53 D a r k N ig h t I, ix , 7, 8; x , 1, 4.
54 D a r k N ig h t I, v iii, 3.
55 D a r k N ig h t I, v iii, 1, 3.
56 D a r k N ig h t I, v iii, 3,
57 D a rk N ig h t I, ix , 8; x , 2.
“8 D ivin g F lam e I I I , 32, 33, 36, 43, 53.
"9 D ivin g F la m e I I I , 31, 32, 34, 65.
I IO F R . G A B R IE L A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

passive night of sense. For St. John, thè word “ meditation ” has
but one meanmg ; it is, in its essence, an exercise of thè discursive in-
tellect, and though it may have varying degrees of perfection, its na­
ture is always substantially thè same. This is thè form of spiritual
exercise which thè soul is said to abandon in all three of thè passages
under consideration. There can be little doubt but that thè essential
elements are present in each case. Let us now see what it is that thè
soul acquires.

Contemplation is thè “ terminus ad quem.”

In thè Ascent, St. John of thè Cross says that thè soul is brought
into thè state of contemplation .60 It becomes one of thè progressives,
that is one of those whom G od is beginning to bring into thè super-
natural knowledge of contemplation .61 T h e soul that G od places in
contemplation makes an act of knowledge confused, loving and tran-
quil, wherein it drinks of wisdom, love and delight.62 Contempla­
tion is an attentiveness to G od, generai and loving ,63 subtle, delicate,
pure, simple, perfect and interior.64 Divine cairn and peace are in-
fused into thè soul, together with a wondrous and sublime knowledge
of G od, enfolded in Divine love .65 The faculties are at rest, and if
they work, they do so passively, by receivmg that which G od works
in them .66 It is, however, true that when this condition first begins,
thè loving knowledge is hardly realised, but thè more accustomed a
soul grows to it, by allowing itself to rest, thè more it will grow there-
in, and become conscious of that lovmg generai knowledge of God, in
which there is greater enjoyment than in aught else, since this know­
ledge causes it peace, rest, pleasure, and delight without labour.67
In thè Dark Night, thè goal of thè transition is reached when thè
soul is brought into thè Night of Sense, which is contemplation .68 It
passes on to a contemplation which is and and dry to thè senses, and
moreover, secret and hidden from thè very person who receives it.69

™ A s c e n t I I , v i, 8; x iv , x, 2, 6, 7, 13; x v , 1.
61 A s c e n t I I , x v , 1.
62 A s c e n t I I , x iv , 2.
03 A s c e n t I I , x iv , 4, 6, 12.
04 A s c e n t I I , x iv , 8; x v , 3.
65 A sc e n t I I , x v , 5.
66 A sc e n t I I , x ii, 8.
07 A s c e n t I I , x iii, 7; x iv , io .
68 D a r k N ig h t I, v iii, 1, 4; x , 1.
69 D a r k N ig h t I, ix , 6.
TH E T H R E E SIG N S O F I N I T IA I , C O N T E M P L A T IO N III

Into this dark night, thè soul enters, when G od draws it forth from
thè state of beginners (that is, thè state of those who meditate on thè
spiritual road), and begins to set it in tne way of progressives, which
is that of those who are already contemplatives.70 Contemplation is
a higher love of God, a spiritual exercise wherein thè soul can commune
with Him more abundantly.717 2 It is a delicate refreshment, so that,
ordinarily, if a man desire to experience it, he experiences it not .7 2
It is a spiritual food and a delicate peace, a peaceful attentiveness to
G od ,73 quiet, solitary and loving .74 In this state of contemplation,
it is G od W ho is working in thè soul .75
In thè Living Flame, thè goal towards which thè soul is tending
is a superior mode of virtue, accompanied by contemplation, in which
thè soul becomes passive beneath thè action of God. The soul expe­
riences debght and pleasure at thè touch of thè Divine Hand .76
Here again, there can be little doubt but that thè transition described
in all three books leads to thè same termmus, which is contemplation.
The soul’s attitude is one of rest and attention to G od, W ho, on His
part, infuses into it love and knowledge. In tne chapters of thè Ascertt,
thè word “ contemplation ” is found some half-a-dozen times, but ad-
jectives such as “ passive ” “ infused ” etc., are used very sparingìy.
There are, however, clear indications that thè contemplation of which
thè saint speaks is, in fact, infused, and that thè soul is in a state of
passivity, beneath G o d ’s action .77 The terminology both of thè Dark
Night and of thè Living Flame is quite explicit.
There is, however, one notable difference. The contemplation of thè
Dark Night is described as and, dry and dark ;78 that of thè Ascent,
on thè contrary is peaceful, quiet and enjoyable. But even in thè
Ascent, thè element of aridity is not always Jacking.79
It may be objected that perhaps thè word “ contem plation” has a
substantially different interpretation in thè Ascent from what it has
in thè Dark Night. Our reply is that we may not assume a radicai
change of meaning without an adequate warning. Nowhere does

70 D a rk N ig h t I, ix , 7, 1, 1.
71 D a r k N ig h t I, v iii, 3.
72 D a r k N ig h t I, ix , 6.
73 D a r k N ig h t I, ix , 7.
74 D a r k N ig h t I, x , 4, 6.
75 D a r k N ig h t I, ix , 7.
76 L iv in g F la m e I I I , 32, 33, 36, 38, 43, 49, 5 1, 54; fo r p a s s iv ity cf. ib id .
28, 29, 31-34, 46, 47.
77 A s c e n t I I , x v , 1, 2, 4.
78 D a r k N ig h t I, x , 6; v iii, 1-3.
79 A sc e n t I I , x ii, 6. 7.
112 FR. G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

St. John give such a warning. In all his wntings, he refers to this
form of prayer as “ contemplation,” which he equates to a “ ray of
darkness ” and to “ mystical theology.” The word has indeed a very
wide significance for him, and hence we find that his commentators
introduce a terminology which helps to subdistinguish various degrees.
Thus, we have such combinations as “ infused contemplation,” “ acqui-
red, active, passive, purifying, unifying etc.” But ìt ìs always “ con­
templation ” for St. John, and, as Baruzi points out, we must beware
of seeing in thè word precisions and mterpretations which are of a later
date.80 Such distinctions may indeed be well founded, but for St. John,
they did not exist.

The preliminari] dispositions required o f thè soni.

Having decided with a fair degree of probabihty that thè teims of


thè transition are identica! in all three books, let us now turn our atten-
tion to thè sentiments that animate thè soul. What are thè prelimi-
nary dispositions of thè soul before thè transition takes place? The Ascent
tells us that it has made use of meditation, and has persevered therein
for some tims .81 This exercise serves as a remote means to beginners,
to dispose and habituate them to spirituality by means of sense, and in
order to void thè sense, in thè meantime, of other low forms and 'mages .82
But when thè soul has received all thè good which it would be able to
receive from thè things of G od, by way of meditation, it finds that it
cannot meditate or reason as before .83 This is a sign that G od would
lead it to further and greater blessings.84 Thus far, thè Ascent.

80 St. Jea n de la Croix, p . 599, n o te on th è w o rd “ c o n te m p la tio n ” ed. 1930.


T h e in itia l co n tem p la tio n , sp o k en of b y S t. J o h n in th ese ch a p ters, carne to
be ca lle d “ a cq u ired co n te m p la tio n “ b y la te r C arm elite w riters. T h e nam e,
th o u g h n ow h ere fo u n d in S t. J o h n ’s te x t, m a y w e ll h a v e b een su gg este d b y
th è p h rase used b y h im in A s c e n t I I , x v , 1, w h ere h e sp e a k s of “ a cq u irin g
th è h a b it of c o n te m p la tio n ” . C f. also A sc e n t I I , x v ii, 4,5. T h e d istin c tio n be-
tw e e n a cq u ire d and in fu sed co n te m p la tio n w a s fir s t p o p u la rise d b y T h o m a s of
Jesus, w h o w ro te d u rin g th è e a r ly d ecad es of th è c e n tu ry . B u t i t can
b e sh ow n t h a t he d e riv e d his te a ch in g , a t le a st in p a rt, fro m an o ld er trea tise
“ T ra ta d o b rev e del con ocim ien to de D ios ” , p u b lish ed in 1608; (republished
in 19 14 , in v o i. I l i o f th è T o le d o e d itio n of th è W orks o f S t. J o h n o f th è Cross,
p. 271-286). T h e d istin ctio n is lik e w ise fo u n d in th è w ritin g s of Jo sep h of
J esu s-M ary, (Q uiroga), a c o n te m p o ra ry o f T h o m as. S ee also I oseph a S pir iti ;
S an c TO, O .C .D . C ursus Theologiae M ystico-Scholasticae, T o m . I I , disp. 7, no. 30;
ed. 1925. G a br iee op S t . M a r y M ag d aee n , op. cit. p. 1S0, foli., 191 foli.
81 A sc e n t I I , x ii, 5.
82 A s c e n t I I , x iii, 1.
83 A s c e n t I I , x iv , 1.
84 A sc e n t I I , x ii, 6.
T H E T H R E E SIG N S OF I N IT IA I, C O N T E M P E A T IO N 113

In thè Dark Night, thè soul is descnbed as havmg had practice for
some time in thè way of virtue, and having persevered in meditation
and prayer, whereby, through thè sweetness and pleasure it found there-
in, it has lost its love for thè things of thè world, and has gained some
degree of spiritual strength in God. This has enabled it, to some
extent, to refrain from creature desires, so that it can now suffer a light
burden, and a little aridity without turning back .858
6 The Living Flame,
in its turn, lays down constancy in virtue and fidelity to meditation
as thè preliminary dispositions required of thè soul, before G od in-
QC
tervenes.
W e may safely conclude, then, that alike in thè Ascent, Dark Night
and Living Flame, fidelity to meditation is thè disposition required of
thè soul, if it is to advance to a higher state. This, of course, implies
a corresponding fidelity to thè practice of virtue. Meditation is not
an entity divorced from thè rest of thè spiritual life. The two go hand
in hand, and failures are frequently due to a lack of proper proportion
between them. That is why St. John insists so emphatically on thè
need of umversal mortification. That is why he devotes thè first
seven chapters of thè Dark Night, not to faults in prayer, but to fauìts
in virtue.

The soul’s first reactions to thè change.

How does thè soul react to thè new state in which it finds ùself ? The
following is what we find in thè Ascent : thinking that thè whole occu-
pation of thè spiritual life consists in a continuai reasoning and learmng
to understand particular things, by means of forms and images, souls
become disconcerted at finding that they can no longer meditate. They
think that they are going astray, and wasting time, and they begin once
mòre to seek help in imaginings and reasonings, but find it not. They
become troubled at thè thought that they are turning back, and losing
themselves.87 As they know nothing of thè mystery of this new
experience, thè idea Comes to them that they are being idle, and doing
nothing.88 The result is that instead of yielding themselves to thè
new attraction to repose in G od, they labour continually to retam thè
palpable methods which they formerly used, but now, derive no profit

85 D a rk N ig h t I, v ili, 3, 4; x i, 7.
86 L iv in g Piarne I I I , 32.
87 A sc e n t I I , x iv , 4.
88 A sc e n t I I , x ii, 7; x iii, 7.

8
«

114 FR. G A B R IE G A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

from them. On thè contrary, thè aridity, weariness and disquiet of


their souls continues to grow, in proportion as they labour to find their
earlier sweetness.89
The Dark, Night expresses thè same idea in a slightly different fortn.
Souls who experience this change have a dread of being Iost on thè road,
for they think that all spiritual blessmg is over for them, and that G od
has abandoned them. Then they grow weary, and endeavour to con­
centrate their faculties with some degree of pleasure, upon some sub-
ject of meditation, thinking that when they are not doing this, and yet
are conscious of making an effort, they are doing nothing .90 These
souls are sorely afflicted by scruples that they are wastmg their time ,91
for G od leaves them so completely in thè dark, that they know not
whither to go with their sensible imagination and meditation. They
cannot advance a step in meditation, their inward senses are submerged
in night, and left with such dryness, that not only do they experience
no pleasure or consolation in thè things of G od which were once their
delight, but now, on thè contrary, they find bitterness and insipidity .92
The Living Flame says that thè soul’s first reaction to its new state
is one of bewilderment and distrust. It fears that ìt is wastmg its time,
and strives to return to its former activities of meditation and reasoning.03
The only notable discrepancy between these passages is thè insistence
in thè Dark Night on thè element of darkness and aridity, which does
not figure so prommently in thè corresponding passages. In all other
points, there is complete concordance.

What thè soul must do when it experiences thè change.

Having treated of thè soul’s first reactions to thè change, and how
it seeks to retain its old ways, thè obvious question to ask is how thè
soul shouìd conduct itself when it begins to perceive thè transition.
The Ascent replies : what thè soul now needs, consists not in labouring
with thè imagination, but in setting thè soul at rest, and allowing it
to be undisturbed in its quiet, and peace and repose .94 It must learn
to abide attentively and wait lovingly on G od in that state of quiet,

89 A sc e n t I I , x ii, 6, 7; x iii, 7; x iv , 4.
90 D a rk N ig h t I, x , 1.
91 D a r k N ig h t I, x , 5.
92 D a r k N ig h t I, v iii, 3 ; x , 2, 4.
93 D ivin g F lam e I I I , 63, 66, 67, 53.
'■, i A sc e n t I I , x ii, 6.
T H E T H R E E SIG N S OE I N I T IA E C O N T E M P L A T IO N 115

and to pay no heed to thè working of thè imagination .95 In order to


receive thè divine light more abundantly and simply, alì that is re-
quired of it is that it should take care not to interpose other lights which
are more palpatile; such, for example, as ideas, forms or anything else
related to meditation .96 W hen thè spiritual person cannot meditate,
Jet him learn to be stili in G od, fixing his loving attention on Him, in
thè cairn o f thè understanding .97
The way souls are to conduct themselves in thè night of sense, writes
St. John in thè Darli Night, is to devote themselves not at all to rea-
soning and meditation, but to allow thè soul to remain in peace and
quietness. They must leave thè soul free, and disencumbered, and
at rest from all knowledge and thought, troubling not themselves about
what they shall think or meditate, but contenting themselves with no
more than a peaceful and loving attentiveness to G od, and in being
without anxiety, and without thè ability and desire to have experience of
Him, or to perceive H im .98 If they knew how to be quiet, and troubled
not about performing any kmd of action, whether inward or outward,
neither bave any anxiety about anything, then, they would delicately
experience . this inward refreshment, in ease and freedom from care .99
In thè Living Flame, St. John writes that, in order to come to this
true knowledge and love of G od, thè soul must abandon entirely its
naturai procedure ; must be attached to nothing, to no exercise of me­
ditation or reascmng, to no kind of apprehension nor to sweetness. 100
In ali three places, then, St. John demands only one thing of thè
soul, namely, thè negative ac.tivity of avoiding all that could hinder thè
action of G od. The necessity of passivity is more forcibly stressed
in thè Darli Night and Living Flame than in thè Ascent, but even there,
its importance is clearly stated. Passivity, however, implies thc wilì-
ing acceptance of all that Comes from thè hand of God.

Why thè soul must be passive.

The reasons are given as follows in thè Ascent. The farther thè
soul progresses in spirituality, thè more it ceases from all operation

95 A s c e n t I I , x ii, 8.
96 A s c e n t I I , x v , 3.
97 A s c e n t I I , x v , 5.
98 D a r k N ig h t I, x , 4, 3, 6.
99 D a r k N ig h t I, ix , 6.
100 D iv in g F la m e I I I , 33, 34, 38, 63, 65, 67.
116 FR. G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

of thè faculties in particular acts, for it becomes more and more occupied
in one act that is generai and pure ; and thus thè faculties, that were
journeying to a place whither thè soul has arrived, cease to work, even
as thè feet stop and cease to move when thè journey is over . 101 Here,
thè faculties are at rest, and are working not actively but passively,
by receiving that which G od Works in them .102 The soul should realize
that it is not wasting time, for although thè harmony of thè faculties
of thè soul may cease, its intelligence is lifted up to thè heavenly in­
telligence . 103 And if at this time thè will desires to understand and
consider particular things, however spiritual they be, this would ob-
struct thè pure and simple light of thè spirit, by setting these clouds
in thè way .104
The Darli Night reads as follows : anything that thè soul can do of
its own accord at this time serves only, as we bave said, to hinder in-
ward peace, and thè work which G od is accomplishing in thè spirit
by means of that aridity of sense.10° For these yearnings and this
disquiet distract it from thè peaceful cairn and sweet ease of contem-
plation which is granted to it here.106 If thè soul desires to make any
effort of its own, with its interior faculties, this means that it will hinder
and lose thè blessing which in that peace of soul, G od is mstilhng into
it and impressing on it. 10710
8 By not hindering thè operation of infused
contemplation, which G od is bestowing on it, thè soul can receive this
with more peaceful abundance, and cause its spirit to be enkindled
and to burn with thè love which this dark and secret contemplation
brings with it.loS
And thè Living Flame adds that thè reason for thè soul’s thus re-
maining passive is that G od is now secretly and quietly mfusing into it
loving knowledge and wisdom, without thè intervention of specific
acts, and these blessings are disturbed and hindered by no more than
thè slightest act which thè soul may desire to make on its own account .109
It is obvious that thè basic reason in all three passages is thè same.
Th e soul must remain passive because it has gained all that can be
gained by activity. Any effort to exercise its naturai faculties is not

101 A s c e n t I I , x ii, 6.
102 A s c e n t I I , x ii, 8.
103 A s c e n t I I , x iv , n .
104 A s c e n t I I I , x v , 3.
105 D a r k N ig h t I, ix , 7.
106 D a r k N ig h t I, x , 4.
107 D a r k N ig h t I, x , 5.
108 D a r k N ig h t I, x , 6.
109 D ivin g F la m e I I I , 33, 41; also 34, 37, 39, 44, 5 1, 63.
THE t h r e b sign s of in it ia e con t e m pe a t io n 117

only useless, but positively injurious, for it impedes thè action of God,
which comes to supersede and perfect thè action of thè soni.
This brings to a d ose our examination of thè transition, as described
in thè three places already indicated. W e have found that thè ter-
minus a quo, thè terminus ad quem, thè soul’s manner of action and thè
reasóns for it coincide in all important details. There are however,
certain notable divergencies, which need to be explained. W e have
already indicated some of them in thè foregoing analysis. W e now
pass on to complete thè list.

Some o f thè divergencies.

In thè course of chapters X II-X V , in thè second book of thè Ascent


thè word “ meditation,” or kindred words such as“ images,” “ reason-
ing,” “ figures ” “ sense,” are used nearly one hundred times, thè
word “ sense ” being generally placed in antithesis to spirit. The
reason for this contrast is evident : thè spiritual or supernatural tran-
scends thè senses of man, and contemplation, which is supernatural
(i.e. mfused by G od) is communicated not directly to thè senses but
to thè spirit. Meditation, on thè other hand depends on sense, and
hence thè opposition between thè two .110
W e have already noted St. John’s reluctance to apply thè word “ ìn-
fused ” to thè contemplation spoken of in this part of thè Ascent, though
there are abundant indications that it is, in fact, infused. Finally,
it is to be noted that, almost without exception, thè verbs indicate acti-
vity on thè part of thè soul .111
In thè Dark Night, on thè contrary, thè predominating word in thè
passage which we are examining is “ night ” or its synonyms “ purga-
tion , “ aridity In thè course of twenty paragraphs, they are found
no less than fifty-five times. The whole context is shot through with
epithets such as “ terrible, awful, bitter, horrible, insipid, painful, bar-
ren, weary, solicitous, anxious, repugnant ” , which give it a very cha-
racteristic tone. The word “ infused ” is applied to contemplation,
clearly and expressly ; contemplation itself being equated to thè “ pas­
sive night of sense ” .112 Furthermore thè generai sense of thè verbs
indicates passivity.113

110 A s c e n t I I , x iii, 5; iv , 2.
111 C f. A s c e n t I I , x ii, 8, 9; x iii, 1; x iv , 1, 13; x v , 2.
112 D a r k N ig h t I, x , 6; x ii, 1; x iv , 1; ib . ix , 6; x , 1.
113 D a r k N ig h t I, v iii, 3; ix , 2, 7, etc.

H 8 BR. G ABRIEIy A B B . D IO N Y S IO E T R 3 D E M P T O , O .C .D .

The literary characteristic of thè passage in thè Living Flame ss thè


frequent use of thè phrase “ unctions of thè Holy Spirit ” , which occurs
about twenty times in all. The accompanying adjectives are Iikewise
noteworthy “ delicate, choice, fragant, loving, pure, sileni, sublime,
subtle, serene, lonely, precious It ìs clear that thè saint’s main pre-
occupation while writing this digressson was thè excellence of union
with G od, and from thence, he is ìed on to speak of thè irreparable
harm done to souls who in one way or another, are prevented from
attainmg to it. This fits in readily with thè location of thè passage in
its context, which is an account of thè Spiritual Marriage. It Iikewise
explains thè prominence which thè Saint gives to thè presence of God
in thè soul, and thè unusual vigour of his language, when speaking of
incompetent directors.
From this lisi of contrasts, thè main conclusion to be drawn is that
thè chapters of thè Ascent are primarily concerned with thè soul’s me-
ditation and activity, whereas those of thè Dark Night treat of thè souì’s
passivity, particularly thè passivity which is characteristic of one who
is thè recipient of “ painful contemplation The Living Flame, while
undoubtedly treating of thè same stage of thè spiritual hfe, is more
concerned with thè terminus of it all, namely, delectable union with
God. In thè light of this, we can readily understand thè almost entire
absence of thè word “ infused ” , from thè passage of thè Ascent. Con­
templation is mentioned there only in passing as it were ; that is, as thè
goal of thè soul’s activity. He mentions it only in so far as some know-
ledge of it is necessary to direct thè soul, for without a knowledge of
thè end, thè means cannot be rightly understood. He points out that
thè proper place to deal with contemplation Comes later, and to that
place he refers thè readers’ attention. 114
Let us now complete this chapter by formulating our conclusions,
and explaining divergencies.

114 A s c e n t I I , x iv , 14.
T H E T H R E E SIG N S O P I N I T IA I , C O N T E M P C A T IO N 119

III

C O N C L U SIO N S

The Conclusion; three Signs only.

Working on thè data discovered in thè foregoing section, we can


now come to a generai conclusion with regard to these passages. Al!
treat of thè same period in thè soul’s progress, namely thè transition
from meditation to contempìation ; from an inferior mode of com-
munion with G od to a superior mode. All three refer to meditation
as thè point of departure, and to contempìation as thè end. As we
have already mentioned, thè contempìation mentioned in thè Ascerit
is certainly infused, although St. John does not insist on that particular
aspect of it here.
Notwithstanding this fundamental identity, each passage has its own
individuai character and colouring. Formaliter loquendo thè signs of
thè Asceni indicate thè termination of thè soul’s activity ; thè signs of
thè Darli Night indicate thè beginning of G o d ’s intervention, while
both notions are found together in thè Living Flame, which however,
gives special prominence to thè duties of spiritual directors. Tw o
currents are umted and merged when thè soul reaches “ thè confused
and Ioving knowledge of G od ” , of which St. John speaks so often.
On thè one hand,.there is thè passive reception of thè ìight infused by
God. On thè other, there is thè free and willing assent of thè soni to
receive this light from on high, an assent which is thè culmination of
a long period of fidelity to med'tation and thè practice of virtue. Con-
iemplation can be regarded, from one point of view as being thè begin-
ning of G o d ’s action in thè soul ; from another point of view as being
thè termination of thè soul’s own efforts to purify itself. The signs of
thè Darli Night refer to thè former ; those of thè Ascent refer to thè
latter.
In thè Living Flame 118 we find a text which helps to confirm this
conclusion. After speaking of G od ’s union with thè soul, special em- 1
5

115 Iyiving F la m e I I I , 34. S ee also : A sc e n t I I , ii, 3; v i, 8; v ii, 13, w h ere


th è sam e id e a is to be found.
120 F R . G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO E T R E D E M P T O , O .C .D .

phasis is laid on thè fact that thè soul must prepare itself to receive
His Communications, “ so that knowledge may be unrted with know-
ledge and love with love. For it is meet that he who receives, should
behave in conformity with that which he receives In other words,
thè soul, in order to be admitted to passive prayer, must first or all
prepare itself, as far as lies in its power, to receive His action.
W e can, moreover, discern a doublé state of soul. The Ascent and
Litìing Flame stress thè peace, tranquillity and sweetness which thè
soul experiences, when admitted to passive union with G od ; thè Dar!\
Night, on thè other hand speaks rather of aridity, darkness and fear.
Obviously thè two cannot be strictly contemporaneous, and thè question
arises, how are they to be reconciled. In thè first place, it is to be
noted that thè element of andity and anxiety is not entirely absent in
thè two books mentioned, which shows that they are treating of thè
same state as thè Dark Night. Secondly, from thè generai principles
of St. John, we know that purification has to precede fruition. Hence,
without further hesitation, we could decide that thè state of soul in-
dicated by thè signs of thè Ascent (and Litìing Flame) is an advance,
a development, on thè state indicated by thè Darli Night. The signs
of thè latter hook, particularly thè second sign, indicate thè first appear~
ance o f contemplation, whereas thè third sign of thè Ascent regard it
as a hahit already formed. It is not surprising therefore that thè criteria
given in thè one differ somewhat from thè criteria of thè other. Thirdly,
St. John of thè Cross himself confirms thè above conclusion in four
places :
1. This supernatural communication of loving knowledge comes to
pass, first of all, in thè exercise of interior purgation, wherein thè soul
suffers, and afterwards in sweetness of love .116
2. A t first, thè spirit feels no sweetness.117
3. It is to be noted that this love is not as a rule felt at first but only
thè dryness and emptmess of which we are speaking.118
4. It is well to have passed through thè corrections of this first night,
(i. e. thè passive night of sense) and thè period of tranquillity which
proceeds from it .119
It will be observed that each of these four texts place thè period of
delectation after thè trials of purgation. That is to say, thè union

116 L iv in g F la m e I I I , 34.
117 D a rk N ig h t I, ix , 6.
118 D a r k N ig h t I , x i, 2; also 1.
119 D a r k N ig h t I I , iii, 2.
T H E T H R E E SIG N S OF IN IT IA E C O N T E M P I A T I ON I 21

described in thè Darli Night is slightly less mature than that described
in thè Ascent, chapters X II-X V . This need not surprise us, for St.
John is not following a chronological order, but a psychological one,
and thè chapters of thè Ascent are themselves a digression from thè
generai line of thought.
But why should thè Ascent concentrate on thè peace and quiet which
thè soul experiences, and thè Darli Night lay stress on thè element of
painful anxiety and doubt? The answer is not difficult if we recali
thè formai object of each group of signs. Those of thè Ascent indicate
that thè soul has reached a stage when it must abandon discursive
activity in prayer ; thè signs of thè Darli Night, on thè contrary, point
to thè beginning of G od ’s action in bestowing infused prayer. This
intervention is invariably accompanied by darkness and aridity. The
night of thè senses begins with thè first infusions of contemplation.
Later, when thè soul has been purified sufficiently, it experiences peace
and tranquillity ; a state into which thè soul is brought by means of
passive purification.120 Obviously thè two States are intimately related,
but when it 'is a question of looking for signs, there is room for diver-
gency. T o prove that thè soul no longer needs discursive acts, thè
surest sign is that it experiences thè quiet and peace of contemplation.
T o show that it is in thè night of sense which is brought on by thè
same contemplation, thè feeling of darkness and doubt is a more certam
mark.

Further confirmatory proofs.

In addition to what we have already said, we may advance thè follow­


ing arguments in support of our contention that all three passages deal
with thè same state of soul, and are, therefore strictly parallel.
1. W hile three signs are given boih in thè Ascent and thè Darli Night,
it is msisted that thè three should appear simultaneously. Th e reasons
given for thè need of this simultaneity are remarkably alike.121
2. Not alone are there similarities of doctrine in all three passages ;
there are likewise remarkable literary resemblances. Some of these may
be observed in thè texts compared above ; thè followmg are additional
examples.
The expression “ creature-forms, creature-desires, creature-affections

120 A sc e n t I I , x v , 5; D a r k N ig h t I, x , 5.
121 A sc e n t II, x iii, 5, 6; D a rk N ig h t I , ix , 2,

122 FR. G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

is common to all three. 122 So also thè phrase “ G od transferred to


spirit thè things of sense ” ; in a slightly varied form .123 Contempla-
tion is described as “ delicate and delicious ” .124 The soni abandons
one pursuit, and finds no profit in thè other.125 There is likewise a
great resemblance between thè three descriptions of thè soul’s initial
dispositions , 126 and of its fears that ìt is doing nothing .127 The adage
“ gustato spiritu, desipit omnis caro ” is found in thè Ascent and thè
Living Flame. 128
3. Mention must likewise be made of thè simple and beautiful com-
parisons with which St. John of thè Cross adorns his writings. Six
of these are in common to thè three parallel passages which we are
considering ; prayer is compared to food and drink , 129 thè soul has a
“ taste ” for spiritual things, 180 prayer is a road or path , 131 detachment
is compared to thè weaning of a child , 132 thè sun, thè light, thè darkness
are used frequently to illustrate a point ; 133 thè souì that goes back to
meditation is like one that enters a city, only to leave it again.13413
5
In two of thè three passages we find thè folìowing illustrations ; thè
manna, 130 thè painter, 136 thè air, 137 and thè keeping of thè eyes open,
to receive thè light of G od .138
These verbal and external similarities are, at least, an indication that,
when writing thè three passages, St. John’s thoughts were dwelling on
thè same subject. It may not be safe to press th's particular argument
too far, but we can see that it would be very naturai for him to use thè
same illustrations, and to some extent, even thè same phrases. In view

122 A s c e n t I I , x v , 4; D a rk N ig h t I, v iii, 3; L iv in g F la m e I I I , 25.


123 A sc e n t I I , x ii, 6, 7; D a r k N ig h t I, ix , 4; L iv in g F la m e I I I , 32.
124 A sc e n t I I , x ii, 6; x iii, 7; x iv , 8; D a r k N ig h t I, ix , 6; L iv in g F la m e I I I ,
38, 40.
125 A sc e n t I I, x ii, 7; D a rk N ig h t I, x , 1; L iv in g F lam
126 A s c e n t II, x ii, 6; D ark N ig h t I, v iii, 3 ; L iv in g F la m e
127 A s c e n t II, xv, 6; D a rk N ig h t I, x , 5; L iv in g F la m
128 A s c e n t II, x v ii, 5; L iv in g F la m e I I I , 39.
129 A s c e n t I I , x ii, 6; x iv , 2; x v ii, 6; D a rk N ig h t I, ix , 4, 6; L iv in g F lam e
I I I , 32.
130 A s c e n t I I , x iv , 1; D a r k N ig h t I , ix , 4; L iv in g F la m e I I I , 39.
131 A s c e n t I I , x ii, 5, 6, 9; x iv , 1 ; D a r k N ig h t I, ix , 7 ; x , 1-3; L iv in g F lam e
I I I , 29, 30.
132 A sc e n t I I , x iv , 3; x v ii, 6, 7. D a r k N ig h t I, v iii, 3; ix , 9; L iv in g F lam e
I H , 32, 3 7 -
133 A s c e n t I I , x ii, 3; x iv , 9, io ; x v , 3; D a r k N ig h t 1, v iii, 3; x , 3, 6; L i v ­
in g F la m e I I I , 38, 46, 47, 49.
134 A s c e n t I I , x ii, 7; D a r k N ig h t I, x , 1; L iv in g F la m e I I I , 44.
135 D a r k N ig h t I, ix , 5; L iv in g F la m e I I I , 38.
136 D a r k N ig h t I, x , 5; L iv in g F la m e I I I , 42, 45, 58, 66.
137 D a r k N ig h t I, ix , 6 ; L iv in g F la m e I I I , 34.
138 A sc e n t I I , x v , 2; L iv in g F la m e I I I , 34.
T H E T H R E E SIG N S OF I N I T IA L C O N T B M P L A T IO N 123

of thè great resemblances of expression between certain parts of thè


Ascent and thè Darli Night, ìt seems difficult to advocate a new and
sublimated meaning for all thè terms employed in thè Darli Night,
while attachmg thè ordinary simple meaning to thè same terms in thè
Ascent. There does not appear to be sufficient evidence to support
such a change. Neither can it be urged that it is redundance to treat
in two places, of what could be disposed of in one. Firstly, there is
sufficient psychological distinction between thè two sets of signs to justify
a repetition, and for St. John, psychological distinctions are of paramount
importance. Secondly it is not unknown in other Sciences to treat of
a point from one aspect in one place, and from a dsfferent aspect in
another place. Thus, for exampìe, thè praedicamenta of philosophy
occur both in logie and in metaphysics, but under diverse points of view.

Argument of P. Crisógono.

The conclusion stated above is supported by all who hold for thè
essential continuity of thè Ascent and Darli Night,139 There is however,
a school of opinion which would maintain that while thè Ascent speaks
of ascetical union, thè Darli Night treats of mystical union. The most
representative exponent of this school is P. Crisógono de Jesus Sacra-
mentado. 140 According to him, thè Ascent describes thè progress of
a soul by active abnegation and thè three theological virtues. The
way described in thè Darli Night is thè mystical way, which has cha-
ractenstics all its own, Certain phenomena, not found in thè way of
thè Ascent and influences not experienced in, thè ordinary spiritual life
come into play. For thè union of thè Darli Night, thè soul must be
set free not only from voluntary tendencies to sin, but even from invo-
Juntary imperfections, so that it is no longer subjected to thè interior
sensitive faculties.141 This is what he calls a psychological punfication.
The basis for this ingenious argument is thè distinction between

139 A m o n g others, w e w o u ld rnentiou P . Gabriele d i Santa Maria Mad ­


dalena in San G iovanni della Croce, p. io i , 165 (Firen ze, 1936); Pasciial du
Saint SacrEmENT in D . T . C., a. v . J e a n de C roix; M. M. DabourdETTE O. P.
in L a F o i Thèologale, R e v u e T h o m iste, D ee. 1936 p. 593 foli. ; E zEQUIEL del
S. C. de JESUS, Mètodo de Oración, p. 47 ed. B ilb a o 1935; W a Tk in ; Philosop hy
of M ysticism p. 253 foli. ; P . Garrigou-BagrAn GE in Vie Spirituelle, D ee. 1926
p. 263.
140 San J u a n de la C ruz : E l Hombre etc. p. 114 , 120; San J u a n de la C ru z :
S u Obra cientifica etc. v o i. 1. p. 207; PourraT, C hristian S p iritu a lity , v o i. 3,
p . 196 fo li.; De GuiberT, Theologia S piritu a lis, no. 248.
141 Crisógono, San J u a n de la Cruz, E l Hombre p. 120.
124 ER. G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO E T R E D E M P T O , O .C .D .

moral imperfections and psychological imperfections, a distinction which


he claims to have found in St. John of thè Cross. “ Voluntary desires,
whether they be of mortai sin which are thè gravest, or o f venial sin,
which are less grave, or whether they be only of imperfections, which
are thè least grave of all, must be driven away every one, and the soul
must be free from them all, however small they be, if it is to come to
this complete union And again “ The naturai desires hinder thè
soul little, or not at all from attaining to union, when they are not con-
sented to, nor pass beyond thè first movements ; that is all those wherein
thè rational will has had no part, whether at first or afterward ” .142
Working on these texts, and others of a similar trend, P. Crisógono de-
fines a moral fault as one which an agent dehberately commits, while
knowing that it is contrary to thè norms of perfection. Such a fault,
he goes on to say, is voluntary, because it depends on thè will, which
is free to admit it or to reject it. Hence, in order to be purified of vo­
luntary faults, thè soul needs no more than thè help of ordinary grace ;
no special intervention on thè part of G od being necessary.
As well as these voluntary faults, there is another category which is
not voluntary, but only psychological. They are thè spontaneons ten-
dencies of human nature, depraved by originai sin ; thè motus primo
primi. The human subject is in no way morally guilty, but thè will,
even when strengthened by ordinary grace is not capable of rejecting
or of purifying them. Only a special intervention of G od can purge
thè soul of them ; thè which purgation is not only moral but likewise
psychological. All thè faults mentioned in thè early chapters of thè
Darli Night, says P. Crisógono, are of this category, because, as St. John
points out, they can be purged only by a special intervention of G od .143
They are quite definitely an obstacle to thè union which St. John had
in mind when writing thè Dark Night, although thè same faults are no
obstacle to thè union of thè Ascent. The conclusion, therefore is :
1) thè union ot thè Dark Night is not that of thè Ascent ; 2) thè two
sets of signs refer to two different kinds of union.
T h e whole weight of this argument depends on thè definition of
voluntary faults given by P. Crisógono. Now, is it true that a fault
is no Ionger voluntary, if G od has to mtervene to purify it? And has
such an assertion any hasis in St. John’s writings ?

142 A s c e n t I , xi, 2.
143 D a r k N ig h t I, iii, 3; v ii, 5. “ A h o ra bien, si los d e fecto s a que el san to
se refiere en la N o ch e, no pu ed en ser e v ita d o s p o r el alm a, p u esto que n ecesita
la in te rv e n c ió n de D io s p a ra p u rific a rse de ellos, es m a n ifie sto que n on son
d efecto s v o lu n ta rio s ” Crisógono , lo c. cit. p. 120.
T H E T H R B E SIG N S O F I N IT IA I, C O N T E M P E A T IO N !-5

Reply : P. Crisógono’s definition of a voluntary fault finds support,


neither in thè wntmgs of St. John of thè Cross, nor outside them. Note
thè following extracts i
1) N o man of himself can succeed in voiding himself of all
his desires, in order to come to G od . 1445
14
2) G od must place thè soul in this supernatural state ( 1. e. thè
union of which he had beén speaking) but thè soul, as far as
in ìt hes, must be continually preparing itself. ... And thus as
thè soul, for ìts own part, enters into this renunciation and self-
emptying of all forms, so G od begins to give it thè possession
of union ; and this G od Works passively in thè soul, as we shall
say, Deo Dante, when we treat of thè passive night of thè soul .140
3) And thè divine effects... we shall not describe in this account
of thè soul’s active purgation and night, for by this alone, thè
soul does not completely attam to divine union. W e shall speak
of these effects, however, in treating of thè passive night.146
The substance of these quotations is that thè imperfections which
thè Ascent speaks of are beyond thè strength of human nature, even
when assisted by grace ; that they can be purified only by thè action
of God, i. e. thè passive night ; that he intends to treat of these faults
again when he Comes to speak of thè passive night. When, in fact,
we do examine thè Dark Night we find no conclusive reason for saying
that thè faults mentioned there are involuntary o f require a quasi-mira-
culous intervention on thè part of G od to be removed.
Moreover, P. Crisógono’s definition appears to be devoid of a theo-
logical foundation. St. Thomas Aquinas, speaking of man “ in statu
naturae corruptae, sed per gratiam reparatae ” , writes as follows ; “ homo
non potest abstinere ab omni peccato veniali, propter corruptionem infe-
noris appetitus sensualitatis ; cuius motus singulos quidem ratio repri­
mere potest, et ex hoc, habent rationem peccati et voluntarii ; non autem
omnes... homo potest vitare singulos actus peccati, non tamen omnes,
nisi per gratiam. Et tamen quia ex eius defectu est quod homo se ad
gratiam habendam non praeparet, propter hoc a peccato non excusatur,
quod sine grafia, peccatum vitare non potest ” .147
This, I beìieve, is a case parallel to thè one which we have been discuss-
ing. The necessity of G o d ’s intervention does not prove that certain

14-1 A sc e n t I , i, 5.
145 A s c e n t I I I , ii, 13. cf. ib . I, x i, 2.
146 A sc e n t I I I , ii, 14.
147 S u m m a T h eol. 1 - 1 1 , qu. 109, a rt. S, corp e t ad 1. cf. M c M a h o n D ivine
Union, p. n o .
126 F R . G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO ET REDEM PTO, O .C .D .

faults are involuntary, any more than thè necessity of grace proves that
thè sins committed by one without grace are involuntary. It would
appear, therefore, that this argument of P. Crisógono’s is invalid, and
that thè three signs refer to thè same union, both in thè Ascent and in
thè Darli Night. W e are therefore entitled to use thè data supplied in
one place, to suppìement what is given in thè other. In thè next pa-
ragraph we give what, to us, appears to be thè full text of thè three
signs, that is, a synthesis of thè three parallel passages which give thè
diverse elements.

The full text o f thè Three Signs, reconstructed from


thè diverse elements given in thè three passages.

The first sign is whether, when a soul fmds no pleasure or consola-


tion in thè things of God, it also fails to find it in things created, hav-
ing no desire to fix its meditation or sense upon particular objects,
exterior or interior, higher or ìower . 148 For as G od sets thè soul in
this dark night, to thè end that He may quench and purge its sensual
desire, he allows it not to find attraction or sweetness in anything what-
soever . 149* 1 do not mean that thè imagination neither comes nor goes
(for it is wont to move freely even at times of great recollection), but
thè soul has no pleasure in fixing it, of set purpose, upon other objects .100
It has been able to attain to a perception of estrangement and withdrawal
from all things, sometimes more so than at others, together with an
mclination to sohtude and a sense of wearmess with regard to all worldìy
creatures, and a sweet aspiration of love and life in thè spirit. 15115
3 For
2
it no longer enjoys thè food of sense ; it needs not this but another
food, which is more delicate, more interior and partaking less of thè
nature of sense. ìt consists not in labouring with thè imagination, but
in settmg thè soul at rest, and allowing it to remain in its repose and
quiet, which is more spiritual.162 But, for as long thè spiritual person
finds sweetness in meditation, and is able to reason, he should not aban-
don this, save when his soul is led into peace and quietness.163 For
as a rule, whensoever thè soul receives some spiritual blessmg, it receives

148 D a rk N ig h t I, ix , 2 ; A sc e n t II, x iii, 3 ; L iv in g F la m e I I I , 43.


149 D a rk N ig h t I, ix , 2.
160 A sc e n t I I , x iii, 3.
151 L iv in g F lam e I I I , 39.
152 Ascent II, xii, 6.
153 A sc e n t I I , x iii, 2.
T H E T U R B E S lG N S OF I N I T IA I , C O N T E M P L A T IO N 127

it with pleasure, at least in spirit ; otherwise, it is astonishing ìf it profits


by it.1541
6
5
The second and surest sign, whereby thè soul may know that it be-
hoves it to lay aside thè task of discursive meditation, is that ordinariìy,
thè memory is centred upon God, with painful care and solicitude,
thinking that it is not serving God, but is backsìiding because it finds
itself without sweetness in thè things of God. For thè divine Commu­
nications come to pass, first in interior purgation, and afterwards in
sweetness of love.165 The soul then takes pleasure in being alone,
and waits with loving attentiveness upon God, without making any
particular meditation, in inward peace, and quietness, and rest, and
without acts and exercises of thè faculties ; at least without discursive
acts, that is without passing from one thing to another. The soul is
alone with an attentiveness and a knowledge, generai and loving, as we
said, but without any particular understandmg, and adverting not to
what it is contemplatmg.166 Àt this time, it experiences a peaceful
tranquiìlity, and interior absorption and refreshment, in ease and freedom
from care.1571 8
5
When thè contemplative has to turn aside from thè way of medita­
tion and reasoning, he needs this generai and loving attentiveness or
knowledge of God. The reason is that if, at that time, thè soul had
not this knowledge of G od, or this realisation of His presence, thè result
would be that it would do nothing, and have nothing. For having
turned aside from meditation, and being stili without contemplation,
which is this generai knowledge whereof we are speakmg, thè soul would
of necessity be without any exercise in thè things of G o d .laS But in
thè state of contemplation, it is G od who is now working in thè soul ;
He binds its interior faculties, and allows it not to cling to thè under-
standing nor to have delight in thè will, nor to reason with thè memory.159
He transfers to thè spirit, thè good things and thè strength of thè senses,
which, since thè soul’s naturai strength and senses are mcapable of
using them, rema in barren, dry and empty.160 But when these aridi-
ties proceed from thè way of thè purgation of sensual desire, although
at first thè spirit feels no sweetness, it feels that it is deriving strength.

154 A sc e n t I I , x iv , i .
155 D a rk N ig h t I, ix , 3.
156 A sc e n t I I , x iii, 4.
15! D iviiig F la n ie I I I , 35; D a r k N ig h t I, ix , 6; x , 4.
158 A sc e n t I I , x iv , 6.
159 A sc e n t I I , x iv , 7; D a rk N ig h t I, ix , 7.
160 D a rk N ig h t I, ix , 4.
128 F R . G A B R IE E A B B . D IO N Y S IO E T R E D E M P T O , O .C .D .

and energy to act from thè substance which this inward food gives ìt ;
thè which food is thè beginning of a contemplation that ìs arid and
dry to thè senses.161
T h e third sign is that thè soul can no longer meditate or reffect in
its sense of thè imagination as it was wont, however much of itself it
may endeavour to do so. It finds aridity in that which aforetime was
wont to attract thè senses, and to bring sweetness. 162 For G od now
begins to communicate Himself to it, no longer through sense, as He
did aforetime, by means of reflections which joined and sundered its
knowledge, but by pure spirit, into which consecutive reflections enter
not ; but He communicates Himself to it by an act of simple contempla­
tion, to which neither thè exterior nor thè interior senses of thè lower
part of thè soul can attain.163 G od would now lead thè soul on to
further spiritual blessings, which are interior and invisible, by takmg
from it thè pleasure and sweetness of discursive meditation .164 The
faculties are at rest, and are working not actively but passively, by re-
ceiving that which G od Works in them ; and if they work at times, it
is not with violence or with carefully elaborated meditation but with
sweetness of love ; moved less by thè ability of thè soul itself than by
G od .165 And that which aforetime thè soul was gaining gradually
through its labour of meditation upon particular facts, has now through
practice become converted and changed into a habit and substance of
loving knowledge of a generai kind, and not distinct or particular as
before . 166
These three signs, at least, thè soul must see in itself, all together
before it can venture with security to abandon thè state of meditation
and enter that of contemplation. For it might be that thè reason for
its being unable to meditate upon thè things of G od as it did afore­
time, was its being distracted and careless. Hence, it must observe
m itself thè loss of inclination or desire to think upon other things,
for when thè inability to fix thè imagination upon thè things of G od
proceeds from distraction or Iukewarmness, thè soul has thè desire to
fix it upon other things. Neither does it suffice that it should observe
in itself these two signs, if it observe not likewise thè third. For

161 D a r k N ig h t I , ix , 6.
162 D a r k N ig h t I, ix , 8; A sc e n t I I , x iii, 2.
163 D a r k N ig h t I, ix , 8.
164 A s c e n t I I , x ii, 6.
165 A s c e n t I I , x ii, 6.
i6s AsceI1t ix , x iv . 2.
TH E T H R E E « I G N S O F I N'ITI A I, C O N T E M P I,A T IO N I 29

thè inability to think upon thè things of God, or thè distaste for think-
ing upon other things might proceed from melancholy or some other
kind of humour in thè brain or heart. Against this must be set thè
loving attentiveness and knowledge in mward peace and quietness and
rest. 167

Dublin, 1949

Fr. G abriel a bb . D ion ysio et R edempto O .C .D .

167 A sc e n t I I , x iii, 5, 6; D a r k N ig h t I, ix , 2, 9.
Ephemerides Carmeliticae 03 (1949/1) 131-219

Benno a s. I oseph, O.C.D.

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276 Liagre, L., C . S . S p . , m . 1936. ... | R itiro sp iritu a le | con s. T e ­


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In h a c ed itio n e ita lic a p ra e m ittu n tu r : A l lettore italiano (p. 5-6) et Avver­


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P rim u m gallice p ro d iit ann is 1938-39 in Études et documents thérésiens,
su p p lem en to a L es A n n a les de sainte Thérèse de L isie u x . D e in e d itu m e st etia m
in d ep en d en ter :

R e tra ite | a v e c sain te T h érèse | de l ’E n fa n t-J é su s, | p a r le R . P . L ia g r e | de la


C on grég ation du S a in t-B s p rit. | [L is ie u x ], R d itio n s des « A n n a le s de sa in te
T hérèse de L isie u x » , [1944]. 119 , [1] p. 19 cm .
« Im p rim a tu r » d a tu r a. 1940, co n la tu m p ro b a b ilite r p rò p rim a ed itio n e.
A v e rtisse m e n t. — O u ve rtu re . — I. F o i à l ’am ou r m isérico rd ieu x . — I I . D é-
sir d ’aim er. — I I I . H u m ilité . — I V . C on fian ce. — V . S a in te T h érèse e t le S a in t-
E sp rit. — V I . L e ren on cem en t. — V I I . L e s dons d u S a in t-B s p rit. -— V i l i . L ’orai-
son. — I X . L a p a tie n ce . — X . L a c h a rité p o u r le p ro ch ain . — X I . L a sim pli-
cité. — X I I . O ffran d e à l ’A m o u r m isérico rd ieu x.

277 Liagre, L ., C . S . S p . , m . 1936. -H et geheim v a n de Ideine T e ­


resia, v e r ta a ld u it h e t F ra n sch door P . F r. D e P a u w , O .P . A n t-
w erpen, ’ t G ro eit, 1946. 162 p. 19 cm . (B ib lio th ec a sp iritu s, i °
reeks, 11. 5).

V ersio n eerla n d ica op eris n um ero p ra e ce d e n ti recen siti.


R e c e n s i o n e s : O G el 28 (1946) 458-459 (H .A .D .). - T s G e e s tL e v 3 (1947)
I JS S -rsd (A m a tu s a .s , F a m ilia , O .C .D .). [ree. T s G e e s tL e v

278 Liagre, L., C .S .S p ., m . 1936. H e t in w en d ig gebed v a n de kleine


Teresia. I n : T s G e e s tL e v 2 (1946) I 15 5 -16 7.

E s t versio n eerla n d ica In s tru c tio n is V i l i (L ’Oraison) operis recen siti B C R 276.

2 7 9 M arie, A . S a in te T hérèse de l ’E n fa n t-J ésu s e t l ’am o u r m isé­


ricord ieux. I n : A m iC IP ré d 47 (1946-47) 278-280.

2 8 0 M arie-Eugène de l’ E nfant-Jésus, O . C . D . , 1894- . S a in te T h é ­


rèse de l ’F n fa n t-J é su s, d o cteu r de la v ie m ystiq u e. i n : C arm ei
30 (1947) i3 7 - r 53 (à su ivre).

D iscou rs de clótu re des Jo u rn ées th érésien n es (P aris 10 -13 ju ille t 1947).

V>
134 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

281 Martin, G., sac. L e ctu re s sur sa in te T h érèse de l ’E n fan t-J ésu s.
I n : A m iC lP ré d 47 (1946-47) 85-87, 92-96, 99-103, 1 0 7 - m , 1 1 6 -1 1 9 , 7 4 1-14 4 ,
149-152, 15 7-16 0 , 165-168 , 18 1-18 4 , 196-199, 210 -215, 227-230, 244-2-47.

1 " ptie. : S a v ie e t sa m ission . — 2° pte. : L a g lo rifica tim i ... L a gran d e


m issio n ... L e m essage ... U n d e h o c m ih i.
A c c u ra tiu s su m m ariu m tr a d itu r in Table analytique c ita ti volu m in is, p .435-436.

2 8 2 Meulemeester, Mauritius de, C .S S .R . U n gran d e scritto re asce­


tico dei n o stri tem p i : il p. G iusep pe S c h rijvers, C .S S .R .
I n : V iC ri 16 (1947) [ 541 - 6 3 -

p. 60-61 : « ... il p. S ch rijv e rs ra ggiu n ge in u n a m an iera a v v in c e n te la d o t­


tr in a ta n to b e n efica d e lla “ p icco la v ia d e ll’in fa n zia s p ir itu a le ” d i s. T eresa
di L isie u x : se ne tr o v a n o fre q u e n ti rem in iscen ze ed a p p lica zio n i n elle p a gin e
c o n fo rta n ti dei su oi lib ri ... ».

283 Mondrone, Domenico, S . I . , 1897- . G li u ltim i an n i d i A d a


N e gri v is ti d al suo ca rteg g io in ed ito. i n : C iv C a t 98 (1947) 1 [126:3-133.

p. 129 -131 de in flu x u s. T eresiae a Iesu In fa n te in v ita m e t op u s A d a N egri.

284 Monsterleet, Jean. U n le ttr é chinois a u V a tic a n ; p o ète, hu m a-


n iste e t m y s tiq u e ; Son E x ce lle n ce J ea n C. H . W o u . in É tu d e s
253 (1947. 2 ) [3581-378-

A d titu lu m p o n itu r h aec n o ta a d calcem p a gin ae : « C es p a g e s so n t e x tra ite s


d 'u n liv re q u i d o it p a ra ìtre c e tte année ch e z R en é M oreu x sous ce titr e ».
p . 375-376 a g itu r de p a rte q u ae tr ib u it s. T eresia a Iesu In fa n te in c o n v e r­
sione d. W ou .

285 Negri, Ada, 1870-1945. ... | O ltre ; | prose e n o velle. | [V e ­


rona], A . M ondadori, 1946. 4 f. p „ 1 1 -2 1 5 , [1] p ., 3 f. 23,5 cm .

p. 20 9-[216] : S a n ta T eresa di L isie u x .


B io g rap h icu m . A d n o ta tio ad in scrip tio n em : « È solo u n a b b o zzo , perchè
l ’A . d e sid e ra v a scriv ere u n ’o p e ra c o m p le ta su sa n ta T e re sa ».

286 Notes | documentaires | sur | la piété filiale | de | sainte Thérèse


de l ’Enfant-Jésus | à l ’égard de | notre Pére céleste | d’après ses
paroles et ses écrits | rapprochés de la Sainte Ecriture. | 2 e édi-
tion. | Lisieux, Direction de la Pieuse union sacerdotale de
sainte Thérèse de l ’Enfant-Jésus, [1946]. 192 p. 17 cm .

i “ ” éd. : 1939 (cf. B T e r B G 495).

Contin ET : P réface (par F ran co ìs-M arie P ic a u d , é v è q u e de B a y e u x e t Li­


sieu x). — A v a n t-p ro p o s (de la D ire ctio n de la P ieu se u n io n sa cerd o tale de
L isie u x ). — - A p p ro b a tio n s. — A b b ré v ia tio n s . — I ' “ ptie. : N o tre P ére céleste
te i que le c o n aissa it sa in te T h érèse de l'B n fa n t-J é s u s (Sa p a te rn ité - S a b o n té

74
S. ■’TE R E SIA A X. IN E . ---- D O C T R IN A 135

e t son am ou r m isérico rd ieu x - S a ju s tic e - S a to u te-p u issa n ce - L a m ère q u ’il [290]


nous a donnée - L a prière q u 'il n ou s a enseignée - L ’u n ivers d an s leq u el il
nous a p la cés - L e ciel q u ’il n ou s a préparé). — I I ‘ ptie. : L a répon se filiale
de sain te T hérèse de l 'E n fa n t-J é su s à l ’am ou r de n otre Pére celeste (E sp rit
d ’enfan ce - F o i en l ’am ou r de D ieu -P ère - C on fian ce filia le - A m o u r filia l -
A m o u r fratern el du p ro ch ain - H u m ilité filia le - A b a n d o n filia l - A rm es in-
vincibles des e n fan ts de D ieu - R ich esse des en fan ts de D ieu - B o n h e u r des
enfan ts d e D ieu). — P rières. — S ta tu ts de la P ieu se union sa cerd o tale . —
Ind ulgen ces. — T a b le des m atières.

287 Pablo del Ss. Sacramento, O . C . D . , 1909- . R o n d an d o el A l-


c à z a r d e la « H isto ria de u n 'a lm a » . i n : R E s p ir 6 (1947) [2491-262.

H a b e tu r in fascicu lo d ic ta e ephem erid is de quo B C R 255.

288 Petter, Dominicus Maria de, O .P ., 1905- . P e ilin g e n n a a r


d e k e r n v a n T h e r e s ia ’s le v e n en leer. in: T s G e e s tL e v3 (1947) 11
207-218.
Habetur in fase. dicf;ae ephemeridis de quo BCR 272.
In hoc articulo recensentur praesertim opera : Combes, André, Introduction
1946 [cf. BCR 262] ; Philipon, M. M., Sainte Thérèse de L isieux. 1946 [cf.
BCR 295] et Van der Meersch, Maxence. L a petite sainte Thérèse, 1947 [cf.
BCR 244].

289 ... ] R a petite v o ie | ... [ B r u x e lle s , 1947 ]. 1 f. p„ 5-109 p„ 1


f. 21 cm. (Spiritualité carmélitaine, 6).
ConTin ET : Avant-propos : p. 5. — Célestin de Saint-Joseph, O.C.D. Le
fondement de la petite voie : la paternité divine : p. 7-39. — Gabriel de Sainte-
Marie Madeleine, O.C.D. L ’ héroisme de la petite v o ie : p. 41-59. — Etienne
■ de Sainte-Marie, O.C.D. A propos de sa p r ière : p. 61-84. — Eugène de Sainte-
Thérèse de l ’Enfant-Jésus, O.C.D. L a petite voie et le Carmel : p. 85-98. — Louis
van den Bossche, T.O.C.D. Sa vie m anale : p. 99-109.

290 Philipon, Marie-Michel, O .P ., 1898- . U n n o u vel à ge de


Spiritualité. I n : V ie S p ir 75 (1946, 2) [3971-423.

P ro d iit in fascicu lo p rò m ense o c to b ri c ita ta e ephem eridis.


« TJne v o ie to u te n o u ve lle ». — C aractères n ég a tifs de la sp iritu a lité th éré-
sienne. (A bsence de m o rtifica tio n s e xtra o rd in aires. — A b sen ce de charism es. —
A bsence de m éth od e d ’oraison. — A b se n ce d ’a ctio n s écla ta n tes). — C aractères
p ositifs de la sp iritu a lité th érésien n e (Le dogm e de la p a te rn ité d iv in e. —
L ’am our m iséricord ieu x. — L e s v e rtu s de l ’en fan ce sp iritu elle). — C onclu-
sion : L a sa in te té a ccessib le à tous.
H ic articu lu s h a b e tu r qu o a d su b sta n tia m in eiusdem a u cto ris o p u scu lo cui
titu lu s L e m essale de Thérèse de L is ie u x (cf. num . seq.) ; u t v id e re lic e t e x com -
p aration e p raeced en tis su m m arii cu m op u scu li sch em ate num . cit. in n ostris
a d n o ta tio n ib u s p osito. P rim a p a rs a rtic u li (h. e. u squ e ad Caractères négatifs
in clu sive) re p ro d u citu r fere a d p ed em litte ra e p a u cis ta n tu m p a rag ra p h is,
iisque sa t b rev ib u s, h in c in de in sertis. A lte ra vero pars in ilio opu scu lo n ota-
b iliter e v o lv itu r ac au getu r.
Ob m u tu am in te r v a r ia p a tris P h ilip o n opera d ep en d en tiam h aec non ordin e
a lp h a b etico sed ch ro n olo gico hic seq u u n tu r.

75
136 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

291 Philipon, Marie-Michel, O.P., 1898- . ... | L e m essage | de |


T h érèse d e L isie u x . | [P aris], B o n n e Presse, [1946]. ; 126 p.
20,5 cm .

Introductio clauditur : L isieu x, le 30 septembre 1946.


C f. a d n o ta tio n es n um . praeced.
Introduction. L e m essage de sa in te té . — 1"" ptie. : Itin é ra ire sp iritile!. —
2° ptie. : S a do ctrin e sp iritu elle. Ch. 1. « U n e voie to u te n o u ve lle ». — Ch. 2. Ca-
ra ctère s n e g a tifs de la sp iritu a lité th érésien n e (Absence de m o rtific a tio n s extra o r-
dinaires. — A b sen ce de cliarism es. — A b sen ce de m éth od e d ’oraison. — A b sen ce
d ’a ctio n s écla ta n tes.). — Ch. 3. C aractères p o sitifs de la sp iritu a lité th érésien n e
(I,e dogm e de la p a te rn ité d iv in e. — L 'a m o u r m isérico rd ieu x. — L e s v e rtu s
de l'e n fa n c e sp iritu elle : P etitesse. — P rim a u té de l ’am our. — A b a n d o n . —
F id é lité . — S im p licité . — V ie m ariale.). — Conclusion. L a sa in te té a ccessib le
à to u s. — [A p p en d ice] : A c te d ’o ffran d e à l ’A m o u r m isérico rd ieu x . — D a te s
p rin cipales.
A rg u m e n tu m hu iu s op u scu li u lte riu s e v o lv itu r in opere in fra recen sito
B C R 295.
RECENSIONES : R D io cT o u rn 2 (1947) 480. — R G ré g o r 26 (1947] 52*.

292 Philipon, Marie-Michel, O. P., 1898- . ... | Il m essaggio |


di | T eresa di L isie u x . [ P refa zio n e e tra d u zio n e | di R . M. V e r ardo,
O .P . | B rescia, M orcelliana, [1947]. 15 6 p„ 2 f. 19 cm .

V ersio ita lic a op eris c ita ti n um . p raeced.


RECENSIONES : R V iS p ir i (1947) [37&]-379- — V iC ri 16 (1947) 634-636 (In ­
n ocen zo C olosio, O .P.)

293 Philipon, Marie-Michel, O.P., 1898- . ... i D e bo od sch ap


I u it L isieu x . | N ederlan dse v e rta lin g v a n j D r. B . M. v a n H ulse,
Ò .P . | H e id e -K a lm th o u t ; S tey l-T eg elen , So verd i-p ers, 1947.
140 p. 20 cm.

V ersio n ee rla n d ica eiusdem operis, c ita ti B C R 291.

294 Philipon, Marie-Michel, O. P., 1898- . D e h. T eresia v a n h et


K in d J ezu s en de bu iten g ew o n e versterv in gen . i n : T s G e e s tL e v
3 (1947) 1 321-325-

E s t versio n ee rla n d ica p r im a e p a r a g r a p h i, c a p itis 2, p a rtis 2, eiusdem o p u ­


scu li, c ita ti B C R 291. P a ra g ra p h u s illa in scrib itu r Absence de mortifications
extraordinaires.

295 Philipon, Marie-Michel, O. P., 1898- . ... | S a in te T h érèse |


de L is ie u x ; | « u n e vo ie | to u te | n o u velle ». | i re éd ition . | [P a ­
ris], D esclée D e B rou w er e t eie., [1946]. 338 p . 20 cm .

In tro d u c tio cla u d itu r : S ain t-M axim in , le 13 octobre ig4Ó.


Cf. a d n o ta tio n es ad B C R 291.

76
S. T E R E S IA A ì . IN F . — : D O C T R IN A 137

SuMMARiuM : In tro d u c tio n . S ou rces e t raéthode. — Ch. 1 . L a p lu s gran d e [301]


sain te des te in p s m odern es (I. L e m ilieu fa m ilia l. - XI. L e C arm el. - I I I . L a
con som m ation dan s l ’am our. — I V . L 'o u ra g a n de gio ire.). — Ch. 2. P etitesse.
_ Ch. 3 . P rim a u té de l ’am our. — Ch. 4. C on fian ce e t a ban d on . — Ch. 5. F i-
d élité dans les p e tite s choses (I. V e rtu s religieu ses. - I I . C h a rité fra tern elle . -
I I I . « S a in te té eri m in ia tu re » .). — Ch. 6. V ie m a ria le. — Ch. 7. L ’ange d u sa-
cerdoce. — Ch. 8. L e s dons d u S a in t-E s p r it (I. R ò le des dons du S a in t-E sp r it. -
I I . D on de erain te. — I I I . D o n de force. — I V . D o n de p ié té . - V . D on de con-
seil. - V I . D on de Science. - V I I . D on d ’in telligen ce. - V i l i . D o n de sagesse.). —
Ch. 9. U n n o u v e l àge de s p iritu a lité (I. « U n e v ò ie to u te n o u ve lle ». - I I . C a-
ra ctère s n eg atifs de la s p iritu a lité th érésienn e. - I I I . C aractè re s p o sitifs de la
sp iritu a lité thérésienn e. - C on clusion : L a sa in te té accessib le à to u s.). — [A p ­
pendice] : A c te d ’offran d e à l ’am ou r m isérico rd ieu x . :— D a te s p rin cip a le s de
sain te T h érèse de l ’E n fa n t-J é su s.
RECBNSI o n e s : T s G e e s tL e v 3 (1947) I I 2 15 -2 17 (D. M. D e P e tte r, O .P .). —
V ie S p ir 77 (1947,2) 499-500 (Pierre B lan ch ard ).

296 Philipon, Marie-Michel, O . P . , 1898- **'. S a in te T h érèse de Ei-


sieu x m odèle de ch a rité fratern elle. in : VieSpir 76 (1947,1) [292P303.
Est : chap. 5, II, C h à r ité fra tern elle, operis numero praecedenti recensiti.

297 Philipon, Marie-Michel, O .P ., 1898- . H e t g e e ste lijk kin d -


schap. In : TsGeestLev 3 (1947) I I 176-196.
Habetur in fasciculo dictae epliemeridis de quo BCR 272.
D iv id itu r : I. T e r o n td e k k in g v a n h e t g e e ste lijk kin d sch ap . •— I L D e lich-
ten de in tu itie . — I I I . B e p a lin g v a n h e t g e e ste lijk k in d sch ap . — B e s lu it : G eeste-
lijk kin dsch ap ^ en m y s tie k leven .

298 Piazza, Adeodato Giovanni, O .C .D ., ca rd . f a t r . V enetiarum , 1884-


Ea santa dell’amore. in : R V iS p ir 1 (1947) [3891-408.
D e s. T eresia a Iesu In fa n te .
V it a d i am ore. — C on su m m azio n e n e ll’am ore. •— S o p r a v v iv e n z a d i am ore.

299 Roberto di s. Teresa del Bambino Gesù, O .C .D ., 1910 - ho


s p iritu a lis m o d i s. Teresa del B [am bino] Gesù. in: RViSpir 1
(1:947) [4° l - 54-

300 Roman de la Inmaculada, O .C .D ., 1924- . Santa T eresita


y la va lorisación del apostolado in te rio r. in : REspir 6 {1947)
[34G - 3&4-
Habetur in fasciculo dictae ephemeridis de quo BCR 255.

301 Rumoldus a s. Elia, O . C . D . , 1902- . M eim aand m e t de |


h. k l. T h eresia. | P . F r. R u m o ld u s v a n den h. E lia s, O .C .D . |
H e id e -K a lm th o u t — S te y l-T eg elen , S o ve rd i P ers, [1946].
1:64 p., i f. 16,5 cm. (Karmel-Bibliotheek).

77
13» B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

I S O I] M ed ita tio n es prò m ense m aio, du ce s. T eresia a Iesu In fa n te .


RECENSio : A n O C D 19 (1947) 15 6 (M elchior a s. M aria, O .C .D .)..

302 Rumoldus a s. Elia, O . C . D . , 1902- . ... | E ich t-p u n ten ; |


h. k l. T h eresia, | too n b eeld v a n ons k r is te lijk le v e n | ... G en t,
M issién v . d. h. hi. T h eresia, 1947. 163, [1] p. 18,5 cm.. (Kar-
m e l-B ib lio th e e k ).

S . T eresia a Iesu In f. fid e lib u s d a tu r e xe m p lu m v ir tu tu m ; m ed itation es.


RECENSio : A n O C D 19 (1947) 264 (M elchior a s. M aria, O .C .D .).

303 Saint T herese | o f thè C hild Jesu s | ... l l th ed ition. C lyd e M is­
souri [U .S .A .], B en ed ictin e C o n v en t o f P erp etu a i A d o ra tio n , 1947.
64 p. 14,5 cm.

F o v e n d a e devotio n i.

3 0 4 T a y lo r, T hom as N., sac. S t. T eresa [of th è C h ild Jesus] and


S co tlan d . I n : S t . P e t e r ’s M a g a z in e ( G la s g o w ? ) 18 (19 4 7 -4 8 ), 6 1-6 4 .

305 W u , John C. H. ... | E a scien za [ d ell’am ore; | riflessioni e


pen sieri su lla v it a e la d o ttrin a | d i sa n ta T eresa del B . Gesù. |
T ra d u zio n e ita lia n a del p. N ico la M aestrin i | m issionario a H on g-
ko n g. | M ilano, | P o n t. Is titu to m issioni estere, [1947].
2 f. p ., 7-8 5 p ., 1 f. 1 fa c s . 1 9 cm .

P r a e c e d it : I l dottor W u e l ’origine di questo opuscolo ( Prefazione del tradut­


tore) : p . 7 -1 8 , e t : Prefazione d ell’autore alla prim a edizione inglese : p . 1 9 -2 3 .
P r a e f a t io p a t r is M a e s tr in i d a t u r Hongkong, i S ottobre 1946.
P r o d iit p r im u m in lin g u a a n g lic a , in q u a c o n s c r ip t u m f u it , u t a r t ic u lu s :
1 ... n e l n u m e r o d e ll'a p r ile 1940 d e lla r i v i s t a T ’ie n H s ia ( r iv is t a d i a lt a c u lt u r a
c in e s e p u b b lic a t a in lin g u a in g le s e e f o n d a t a d a llo s te s s o d o t t . W u ) ». D e in « in
u n v o lu m e t t o ... n e l m a g g io d e l 1940 a c u r a d e lla ... C a s a E d it r ic e C a t h o lic
T r u t h S o c ie t y d i H o n g k o n g ». H a b e n t u r a lia e e d itio n e s a n g lic a e in H ib e r n ia
( Ir e la n d ), A m e r ic a S e p t e n t r io n a li e t in I n d ia ; g a llic a in S h a n g h a i. P r o d iit q u o ­
q u e in lin g u a g e r m a n ic a e t in q u ib u s d a m p o p u lo r u m I n d ia e id io m a t ib u s (P r e f.
d. t r a d ., p . 1 5 -1 6 ).

E n p r im a e d itio h ib e r n ic a :
T h e | S c ie n ce o f lo v e ; | a s t u d y in t h è t e a c h in g o f | T h é r è s e o f L is ie u x , | b y |
D r. J o h n C. H . W u . | D u b lin , | C a t h o lic T r u t h S o c ie t y o f I r e la n d , | [ 1 9 4 1 ] .
60 p . 1 7 cm .
N o t a e t y p o g r a p h ic a e e t ia m in lin g u a h ib e r n ic a ; t e x t u s lin g u a a n g lic a t a n t u m .
P r a e c e d it e t ia m h ic : Introduction ( b y N ic o la M a e s tr in i) , q u a e t a m e n d iffe r t
a b illa q u a e h a b e t u r in v e r s io n e i t a l i c a (v . s u p r a ) . S e q u it u r Preface ( b y J . C.
H . W u ) e t t e x t u s o p u s c u li, q u i d is p e r t it u r in s e q u e n t ia c a p it a :
L o v e a n d S cie n ce . — S o m e t y p e s o f s a in ts : M a r t h a a n d M a g d a le n . — L o v e :
n a t u r a i a n d d iv in e . — S in c e r it y a s t h è s o u l o f lo v e . — G o d a s a L o v e r . — T h e
m a r t y r d o m o f lo v e . — « A b a b y w h o is a n o ld m a n ». — E m a n c ip a t io n t h r o u g h
lo v e . — T h e a r t o f life . — A s e lf- r e v e la t io n . — T h e lo g ie o f lo v e . — L i f e a n d
d e a th .

RECBNSio (versionis italicae) : R V i S p i r (19 4 7) 5 0 8 -50 9 ( G a b r ie l a s. M a r ia


M a g d a le n a , O .C .D .) .

7S
S. T E R E S IA A I. IN F . ET C . 139

[ 309]

S C R IP T A

ss. t e r e s ia m , io a n n e m e t t e r e s ia m e e x o v ie n s e m

O M N E S , V E L D U O S S IM U L

R E S P IC IE N T IA

306 Alaejos Diez, Abilio, C . M . F . , 1896- . H um anism o p ostri-


d en tin o ; esp iritu alid ad en fà tica en la con trarrefo rm a de E sp an a.
I n : R E s p ir 5 (1946) [272P287, [405P437.

A g itu r de s. T eresia et de s. Io a n n e a C ruce p. 4 13-4 15 et q u ib u sd am aliis


in locis. ^

307 Any sain t | to a n y m in ; | E e tte rs selected an d a rran ged [ b y | a


B en ed ictin e o f S ta n b ro o k . [ N ew Y o r k , P . J. K e n e d y an d sons,
[1946]. x x x i, 144 p. 19 cm .

A n th o lo g ia e x ep istu lis s. T eresiae a Iesu (p. 86, 117 ) e t s. Ioa n n is a C ruce


(p. 61).
p. 141 ss .: Sources (s. Io a n n es c ita tu r e x versio n e D . L e w is (cf. B I S 15-20) ;
s. T eresia e x e a ip sa ru m m o n ialiu m A b b a tia e S ta n b ro o k (Lon don , T h . B a k e r,
1921-26. 4 v.) [cv. L a u

308 Arcangeli, Giacinto, sac. V it a d ella b ea ta T eresa E u sto ch io nob.


_V erzeri. B ergam o , 1946. x v iii, 500 p. 8°.

P rim u m 1881 ; 2a ed. 1896.


Cf. A d n o ta tio n e s n um . seq.
R e c e n s io : RViSpir 1 (1947) 253-256 (f. g. ni.). [ree.

309 [Balocchi, Maria Alfonsa], sor., m . 1 9 3 7 . U n a donna fo rte, | la


b e a ta | T eresa E u sto ch io V erzeri, | fo n d a trice | delle F ig lie del
Sacro Cuore di G esù | di B erg am o , | a cu ra d i u n a religiosa d el­
l ’Is titu to . | B erg am o , I s titu to delle « F ig lie del S. C uore »,
[19 4 6 ]. 2 f. p ., 7-358 p , 1 f. 21 cm .

I n c a p it e G li scritti della beata (p. 2 5 6 -2 6 1) a g it u r d e d e p e n d e n t ia a s c r ip t is


s. T e r e s ia e a I e s u (p. 2 5 7 ).

H a e c d e p e n d e n t ia a p p a r e t in b e a t a e V e r z e r i o p e re c u i t it u lu s :
[ T e r e s ia E u s t o c h io V e r z e r i], L ib r o ] d e i d o v e r i |d e lle | F ig lie d e l S. C u o r e . |
[3a] e d iz io n e r iv e d u t a e d a u m e n t a t a . |... B e r g a m o , T i p o g r a f ia S. A le s s a n d r o ,
18 8 6 -8 7. 2 v . (532 e t 5 2 1 p .) 21 cm .
C ita t io n e s s. T e r e s ia e in h o c o p e re a b u n d a n t . C i t a t u r q u o q u e p lu r ie s s. I o a n ­
nes a C ru ce.

R ecensio (biographiae ) : R V i S p i r 1 (19 4 7) 2 5 3 -2 5 5 (f. g. m .).

79
1 40 B IB U O G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

310 Bernhart, Joseph. ... | D e r stu m m e J u b el ; | ein m ystisch er


Chor. | [2. A u fl.] G ra z [etc.], A . P u stet, [1947]. 364 P .
2 1,5 cm .

Anthologia mystica.
T e x tu s e x s. T e re sia e t s. Ioantie a C ruce. Cf. In h a ltsv erze ich n is : p. 359-364.

311 Brice, F a th ev, C . P . (pseudon.). T eresa, Joh n, an d | Therese ; |


a fa m ily p o r tr a it | o f | th ree g re a t carm elites : | T eresa o f A v ila , |
J o h n of th è Cross, | T h erese o f F isieu x , | b y | R e v . F r. B rice,
C .P . | N e w Y o r k a n d C in cin n ati, F . P u s te t Co., 1946.
336 p . 23,5 cm .

S tu d iu m c o m p a ra tiv u m , in q u iren s de in flu x u ac d epen d en tia.


A u c to r u titu r p seu d o n y m o ; v o c a tu r : F ra n k Bernard Zurm uehlen, C .P . (cf.
C u m B o o k ln d 1946).

RECENSio : S w o rd 11 (1947) 15 1-15 2 (Joachim S m et, O.C.) (prius in : The


New World, C h ica go , S ep tem b e r 6th, 1946).

312 Bruno de Jésus-Marie, O .C .D ., 1892 - . ... | F ’E sp a g n e | m y-


stiq u e | a u X V I e siècle | ... | C o llectio n d ocu m en ts d ’a r t e t d ’hi-
stoire. | P a ris, A r ts e t m étiers grap h iq u es, 19 4 6 . 206 p., 1
f. in c l. t a b ., ili., fa c s . 27 cm .

A d d i t a r in tegum. : S t e . T h é r è s e d ’A v i l a , | S t . J e a n d e l a C r o ix , | L e G r e c o .

C o n t i n e ! : B r u n o d e J é s u s - M a r ie , O .C .D . S u r le s p a s d e s a in te T h é r è s e e t
d e s a in t J e a n d e la C r o ix : p . 5 - [ 1 7 ] . — C h a m p ig n e u lle , B e r n a r d . L e G r e c o à
T o lè d e : p . 1 9 - 3 1 . — B r e s a r d , S u z a n n e . C o m p a r a is o n e n tr e l ’é c r it u r e d e s a in t
J e a n d e la C r o ix e t c e lle d e s a in t e T h é r è s e d ’A v i l a : p . 3 3 -3 5 . — S a i n t e T h é r è s e
d ’A v i l e ( P r e m iè r e s a n n é e s — P a r l ’o r a is o n j ’a p p r is ce q u e c ’e s t q u ’a im e r D ie u
— L a fo n d a t r i c e — M a t e r s p ir it u a liu m — P o r t r a it m o r a l d e s a in te T h é r è s e —
L a c o r r e s p o n d a n c e — L e s g r à c e s m y s t iq u e s — M o r t d e s a in t e T h é rè s e ) : p . [37]-
[1 0 7 ]. — S a i n t J e a n d e la C r o ix . [X n tro d u c tio b io g r a p h ic a ] : p . n o - m . — H u y -
g h e , R e n é . L e C h r is t [ p ic t u r a lin e a r is ] d e s a in t J e a n d e la C r o ix : p . 1 1 2 - 1 1 3 . —
Ò ù t r o u v e r la s a g e s s e ? ... : p . 1 1 9 - 1 2 3 . — C h a n t d e l ’à m e q u i se r é jo u it d ’è t r e p a r -
v e n u e à l ’ u n io n d ’ a m o u r a v e c D ie u g r à c e à la n u it q u i l a g u id e [ “ N u i t o b s c u r e ” ,
s e c u n d u m v e r s io n e m P . C y p r ie n d e la N a t iv it é ] : p . 1 2 4 - 1 2 5 . -— L e s t r o is p h a s e s
d e la n u i t : C r é p u s c u le . N u i t . A u r o r e : p . 1 2 6 - 1 9 6 . — N o t ic e s [i. e. a d n o t a t io n e s
a d t e x t a m e t illu s t r a t io n e s ] : p . 1 9 7 -2 0 6 . — • T a b le s d es c h a p itr e s : f. n. n .r
( O m n ia q u a e n o n e x p r e s s e a liis t r ib u u n t u r a u c t o r e m h a b e n t p . B r u n o d e J é s u s -
M a rie ).

RECENSIO NES : C a r m e l 30 (19 4 7) 62. — É t u d e s 2 54 (1 9 4 7 , 3 ) 2 79 (J. L e -


b r e t o n , S .I .) . — L e s N o u v e lle s lit t é r a ir e s 1 9 4 7 , 13 fé v r ie r , 5 (G . C h a n s o l. L i v r e s
d ’A r t ) [ e x P r - I b , 1 9 4 7 , 1 4 1 ] . — R A s c M y s t 23 (19 4 7) 19 3 (M ich e l O lp h e -G a l-
lia r d , S .I .) . — • R E c l B r a s 7 (19 4 7) 2 35 (M . T .- L . P e n id o ). — R H i s t E 42 (19 4 7)
2 53 ( Y . R .) . — R V iS p ir 1 (19 4 7) 2 5 2 -2 5 3 ( [ G a b r ie l a s. M a r ia M a g d a le n a ,
O .C .D .] ) . — V ie S p ir 7 6 (1 9 4 7 , 1) 8 12 (A . P ., i. e. p r o b . A . P lé , O .P .) .

313 Donn'nguez Berrueta, Juan. L I Isla m cristia n iza d o y la m istica c a ste l­


la n a . I n : E sp a n o l, 23 ju n io 1945, p. 6.

80
SS. T E R E S IA , IO A N N É S A C R ., T E R E S IA E E X O V .

C o m p e n d iu m h u iu s a r t ic u li h a b e t u r in R E s p i r 5 (194 6) 5 8 6 -5 8 7, u n d e e x - [317]
cerp im us :
« E s u n a e v o c a c ió n d e ... M ig u e l A s in P a l a c i o s ... D o m in g u e z B e r r u e t a h a c e
u n r a m ille te d e id e a s s o b re la e s p ir it u a lid a d is là m ic a c o m p a r a d a c o n la c a s t e l­
la n a s ir v ie n d o s e d e lo s e s c r ito s d e A s in P a la c io s y c o m p a r a n d o a q u é lla co n
s a n J u a n d e la G ru z ... in s t it u y e u n a n à lis is d e l in f lu jo q u e e s t à d o c t r in a d el
■ Islam p u d o t e n e r e n n u e s tr o s m is tic o s , fijà n d o s e p a r t ic u la r m e n t e e n e l D o c t o r
m is tic o ... R a s c o in c id e n c ia s e n e l p e n s a m ie n t o y s u e x p r e s ió n e n s a n J u a n
d e la C r u z n a d a t ie n e n q u e c a u s a r n o s s o r p r e s a si te n e m o s e n c u e n t a q u e [en]
A r é v a lo , M e d in a , P a s t r a n a , S a la m a n c a , G r a n a d a , S e g o v ia , A v i l a y T o le d o ...
v i v i a co p io so n ù m e ro d e à r a b e s c o n v e r tid o s . N o e s t a n e x p lic a b le la m is m a
c o in c id e n c ia e n s a n t a T e r e s a ». [ R E s p ir

314 Dumoulin, Heinrich, S .I. O estlich e tm d w e stlich e M ystik .


I n : G e is t L e b 20 (1947) I 33- M 7-

D e s. T e r e s ia a I e s u e t s. I o a n n e a C riafe, c f. p . 13 6 . 1 4 0 - 1 4 1 , 1 4 6 -1 4 7 .

315 Eustaquio de Onezcar, O .F .M .C a p . D isqu isicion es sobre los


gustos espirituales. I n : R E s p ir 6 (1947) [16 5 P 17 6 .

A u c t o r s a e p iu s r e c u r r it a d d o c t r in a m ss. I o a n n is a C r u c e e t T e r e s ia e a Ie s u .
S e d e m illo r u m g u s t u u m a s s ig n a t v o lu n t a t e m .

316 Felicia, S i s t e r , O .S .A . (O r d e r o f S t . A n n e [an glican]), i n s a e c u l o


Alice Philena Hubbard. S e v en S p a n ish m ystics. | O rig in ai stu-
dies b y | S ister F elic ia , O .S .A . | C am b rid ge M ass. [U .S .A .],
S o cie ty of S a in t Jo h n th è E v a n g e list, 1947. x, 70 P. x ta b .
• incl. ant. 24 cm .

« T en of th è e n g ra vin gs b y A rte a g a y A lfa ro , illu str a tin g th è L ife of S a in t


J o h n of th è Cross, in clu d e d in th è ed itio n of his W o rk s, p u b lish e d in S ev ille
1703, h a v e been chosen as illu stra tio n s » (p. v iii).

C o n t in e ? : C on ten ts : p. v ii. — L is t of illu stra tio n s : p. v iii. — O f th è R o y a l


W a y of th è H o ly Cross : p. ix . -— S a in t Ig n a tiu s of L o y o la : p. 3-4. — B lessed
Jo h n of A v ila : p. 7-8. — S a in t P e te r o f A lc a n ta ra : p. 1 1 -1 4 . •— L u is de G ra ­
n a d a : p. 17-19 . — S a in t Jo h n of th è Cross : p. 23-33. — S a in t T eresa o f Jesu s :
p . 37-52. — L u is de L eo n : p. 55-65. — A u t h o r ’s n ote : p. 67. — N o te on th è
illu stratio n s : p. 68-70.

317 Fidèle de Ros, O .F .M .C a p ., 1904- . F a d octrin e de F a red o ;


les grandes lignes. i n : R A s c M y s t 22 (19 4 6 ), [ 6 1 P 7 5 .

« C h a p it r e t ir é d ’u n v o lu m e à p a r a it r e p r o c h a in e m e n t c lie z V r in s o u s le
t lt r e : U n inspirateur de sainte Thérèse : le frère B ernardin de Laredo ». ( N o ta a).

P- 7 3 '7 4 : r e s p o n d e tu r c u id a m o b ie c t io n i, in flu x u in fr . B e r n a r d in i in I o a n -
n e m a C r u c e q u o d a t t in e t , p r o p o s it a e a cl. J . B a r u z i (S . Jea n de la C ro ix et le
problème de l'expérience mystique, P a r is , 1 9 3 1 , p . 1 7 7 , n o t a 4).
A r t ic u lu s h o c lo c o c it a t u r p o t iu s r a t io n e c o n n e x io n is c im i t o t o o p e re .

81
B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R ,
14 2

318 Garcia Hoz, Victor. ... | P ed a g o g ia | de la lu ch a ascètica, | p o r |


V ic to r G a rcia H oz. | [3a ed.]. M adrid. [E sta b le cim ièn to tip o ­
g rà fico S. d e O can a], 1946. 4 12, [6] p. 2 1,5 cm . (Consejo supe-
rio r de in v e stig a cio n e s cien tifica s, | I n s titu to p ed a gòg ico « S an Jo sé de C ala-
sa n z », | serie A , rumi. i) .

C ita n tu r p a ssim s. T eresa a Iesu e t s. Io a n n es a C ruce.

319 Gerest, Regis, O .P ., 1866- . V iv r e D ieu. P aris, É d . du C erf, 1945.


310 p.

« ... u n v a d e -m ec u m de la v ie ch rétien n e. ... D e n om breuses c ita tio n s tirées


su rto u t de sa in t J e a n de la C roix, de sa in te T h érèse e t de sa in t T h o m a s d ’A q u in
a jo u te n t à la v a le u r de l ’o u v ra g e ». (ree.).
R e c e n s i o : V ie S p ir 74 (1946) 750 (B.-M . F oissey).

320 Hatzfeld, Helmut A. T h e in flu en ce o f R a m o n T u li and J a n


v a n R u y sb ro e c k on th è la n g u a g e o f th è S p a n ish m ystics.
In : T r a d it io , S t u d ie s in a n c ie n t a n d m e d ie v a l h is t o r y , t h o u g h t a n d re lig io n ,
4 (194 6) 3 3 7 -3 9 7 -

D e s. I o a n n e a C r u c e e t s. T e r e s ia a I e s u . O p e r a R u y s b r o e c d ic u n t u r « a
s to r e - h o u s e o f m a t e r ia l fo r s a n J u a n ’s R ia m a d e a m o r v i v a , a s w e ll a s f o r h is
o t h e r W ork s » (ex r e e .).
[ S t C a t h 23 (194 8) 1 0 7 (ree.)

321 Hulse, Bavo Maria van, O .P ., 190S- . B esch o u w in g en bij


een k lein b o ek je. i n : T s G e e s t L e v 3 (19 4 7) 1 5 4-67.

R e c e n s io o p e r is P . D e J a e g h e r , S .I ., L a vie d'Identification au C hrist-Jésus.


I n q u a e s t io n e d e d ir e c t io n e a n im a r u m a d d u c u n t u r s. T e r e s ia a I e s u (p. 59
e t 66), e t s. I o a n n e s a C r u c e (p. 66). D e s. T e r e s ia a I e s u I n f . r e la t e a d lib r o s
m e d it a t io n is (cf. ,p . 66).

322 Lama Arenai, Juan A. de la. H a s ta la cu m bre de la san ti-


dad. M adrid, A p o sto la d o de la prensa, 1947. 248 p . i 4(5 cm .

« ... s e g u e a s a n t a T e r e s a d e A v i la , s. J o à o d a C r u z , s. F r a n c is c o d e S a le s ... »
(ree. B r o t é r ia ) .

R ecensio : B r o t é r ia 45 (1947, 2) [IQ6] (J- d a C o s t a L im a , S .I .) . — M te


C a r n i 48 (19 4 7) 95 (C irilo d e s a n J o s é , O .C .D .) . [ree.

323 Larrafiaga, Victoriano, S .I . ... | L a e sp iritu a lid a d | de san Ig n a c io de L o y o la ;


| estu d io c o m p a ra tiv o | con la de sa n ta T eresa de Jesus. | M ad rid , A . C. N.
de P . C asa de sa n P a b lo , 1944. 3 f. p ., [v]-x i, 310 p. 1 ta b . col. 23,5 cm .

7 a parte : C a ra c te ristic a s p rin cip ales de la e sp iritu a lid a d de san Ig n a c io de


L o y o la . — / / a parte : In flu e n cia s de la e sp iritu a lid a d cristo cén trica ig n a cia n a
en el a lm a de T e re sa de Jesùs. — J I / a parte : E s tu d io c o m p a ra tiv o de la espi­
r itu a lid a d de sa n Ig n a c io y de sa n ta T e re sa de Jesùs.
E tia m fre q u e n te r de s. Io a n n e a C ru ce. Cf. In d ice de personas, p. 303.

82
SS. T E R E S A ., IO A N N E S A C R ., T E R E S IA I.K X O V . 143

RECENSIONES : R E s p ir 4 (1-945) [5371-546 (L u cin io del Ss. S acra m e n to , ["326I


O .C .D .). — R a z E e 132 (1945, 2) 319-322 (E. L-). — A rb o r 5 (1946) 289-294
(B aldom ero J im én ez D u q u e). — M an resa 19 (1947) 372-374 (F ran cisco de
p . S ola, S .I.). — R A s c M y s t 23 (1947) [184], 189-193 (M ichel O lp h e-G alliard ,
S .I.).

3 2 4 Larranaga, V ictoriano, S .I. O b ras «fompletas | de | san Ig n a-


cio | de D oyola. | T o m o I. | A u to b io g ra fia - D ia rio esp iritu al. |
In trodu ccion es y co m en tario s d el | R . P. V icto ria n o D arran aga,
S .I. | M adrid, [Da E d ito ria l ca tó lica], 1947. xi, 881 p., i f.
20 cm . (Fronte add. : B ib lio te ca | de | a u to res cristian o s | ... sección I V , A sc è ­
tic a y m istica, n. 18).

T itu lu s seriei p a rtim e x in v o lu c ro e xterio ri.


In in tro d u ctio n ib u s e t a d n o ta tio n ib u s fre q u e n te r c ita n tu r ss. T eresia a Iesu
e t Ioann es a C ruce. Cf. In d ice alfabètico de nombres.

RECENSio : M teC arm 48 (1947) 37 ° - 3 7 i (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .).

325 Levasti, Arrigo. P ro b lem i del m isticism o. in : c ìv ì 2 (1947)


[3381 - 34 8* [ 5 I 7J-5 2 6 .

A d d u c itu r p lu ries a u c to rita s s. Ioanriis a C ru ce e t s. T eresiae a Iesu.

326 Mager, Alois, O . S . B . , 1883-1946. ... | M y s tik | als seelische


W irk lich k e it ; | eine P sy ch o lo g ie d er M y stik . | G raz, V e rla g
A n to n P n stet, [1946]. 413 p. 24 cm.

A . ipse v o c a t h oc op u s « ein e L e b e n sa rb e it » (Vorwort, p. 9). C uiu s p reio


editi p rim u m sibi m o rib u n d o e x e m p la r ab edito re o b la tu m fu it (cf. Gloria D ei,
1947, f. suppl. ad H e ft 3). T o tiu s operis fu n d a m e n tu m , te s te ipso a u cto re, e st
d o ctrin a ss. T eresiae a Iesu e t Io a n n is a C ruce. L ib ri in d o lem se q u e n tia a u c to ris
v erb a u lte riu s d e c la ra n t : « P sy ch o lo g ie der M y s tik is t h ier im selb en S in n ge-
m ein t, w ie die W erk e eines hi. Jo h a n n es v o m K r e u z u n d die S ch rifte n einer
hi. T h eresia m it R e c h t als P sy ch o lo g ie der M y stik b e ze ich n et w erd en . E s is t
der gleiclie S inn , in dem P iu s X . T h e re sia die M eisterin der P sy ch o lo g ie der
M y stik n en n t. W ir b eto n en es deshalb, w eil aus einer irrtiim lich en V e rk e n n u n g
des ta tsà c h lic h e n W esen s der M y stik h erau s im m er w ie d e r B ed en ken gegen
eine P sy ch o lo gie der M y stik la u t w erd en . ... D em gegen iib er m u ss do ch g e sa g t
w erden, dass in F ra g e n der M y s tik in d en le tz te n J a h rze h n te n n ich ts so v e r s a g te
u n d e n tta u sch te als gera d e das, w a s sich T h e o lo gie der M y s tik n en n t. G la u b te
sie doch v o n der M y stik als W irk lic h k e it ga r kein e K e n n tn is n eh m en zu b ra u -
chen u n d die W erk e des K irch en le h rers der M y stik , des hi. J o h a n n es v o m
K reu z, u n d die S ch rifte n der hi. T h eresia , die beid e als A u to r ità te n sch lech th in
auf dem G eb iet der M y stik v o n der K ir c h e a n e rk a n n t sind , m it S tillsch w eig en
iibergehen od er hò ch sten s in bela n g losen Z ita te n h eran zieh en zu diirfen . E s
w àre an der Z eit, dass d as V o ru rte il g egen eine P sy ch o lo g ie der M y s tik a ls “
iib e rleb t u n d m o rsch einer leb en d igen K e n n tn is der M y stik als seelischer W ir k ­
lic h k e it en d lich w ich e ». ( Vorwort, p. 9-10).

In B uch 1 e x p lic ite a g itu r de ss. T eresia e t I o a n n e . a C ruce (vide in fra) ; in


Buch 2 e t 3 passim .

83
x 44 B IB I.IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E CE N TIO .R

E x In h a lt :
E in leitu n g . B e d e u tu n g einer P sy ch o lo g ie der M y stik (p. n -2 '9 ).
Erstes B u ch. D ie span ische M y s tik als Q u elle einer P sy ch o lo g ie d er M y stik .
1 . K a p . E ig e n a r t der sp an isch en M y s tik (p. 31-47). — ■ 2. K a p . D ie M y s tik des hi.
Jo h a n n es v o m K r e u z [B eben - W e rk e - Behre] (p. 48-143). — • 3. K a p . D ie
M y s tik d er hi. T h e re sia v o n A v ila [B eb en — S c h rifttu m - Behre] (p. 144-203).
Zw eites B u ch . D ie S eele des M enschen als T rà g e r des m y stisch e n B eb en s
(p. 205-265).
D rittes B u ch . M y stisch es B eb en als seelisches G esch eh en (p. 267-402).
Anm erkungen (p. 403-413).

RECENSio : Z K a th T h e o l 69 (1947) 255-256 (D. T h a lh a m m e r, S .I.).

327 Matteucci, Benvenuto. ... | A m o r | sacro. | P refazio n e di [ P iero


B a rg ellin i. | [B rescia], M orcellian a, [1946]. 6 f. p., [151-206
p ., 2 f. 19,5 cm .

I n p a rte I I I : Am ore n ell'anim a fre q u e n te r a d d u cu n tu r s. .Teresa a Iesu et,


isq u e p ra esertim , s. Io a n n es a C ruce.

RECENSII) : B B b lg r ln t 1947, 134.

328 Nigg, Walter. ... | G rosse H eilige. | Z iirich , A rte m is-V e rla g,
[ 0i 9 4 6 ] . 440 p., 2 f. 9 ta b . (incl. 1 facs.) 24 cm .

A u c to r p ro testan s.

CONTINET q u a n tu m a d n os a ttin e t : D a s grosse G esp ra ch ; T h e re sia v o n


A v ila , 15 15 -15 8 2 : p. [i75]-220 (1 ta b .). — D e r D ic h te r d er M y s t ik ; J o h an n es
v o m K r e u z , 15 42-15 91 : p . [221Ì-263 (1 ta b .). — D a s g ò ttlic h e B ach eln ; T h e -
rese v o n B isie u x , 18 73-1897 : p. [393P430 (1 ta b .).
A d n o ta tio n e s fo n tiu m , e tc. re m ittu n tu r ad calcem libri.

R ecension ES : A n O C D 19 (1947) 15 2 -15 5 (A m brosiu s a s. T eresa, O .C .D .). —


G eistB eb 20 (1947) 156-158 (F ried rich W u lf, S .I.). — S ch w e ize r R u n d sc h a u
(E insiedeln) 46 (1946-47) 9 4 7 -9 4 9 (H erm an n A u g u stin ).

329 Omaechevarria, Ignacio, O .F .M . E 1 tro n o de S a lo m o n ; los seis


grad os d el am or de D ios. i n : V e rd V i 5 (1947) [991-148.

A b A . p ro p o n itu r u t « c a p ita lo de u n tr a b a jo m à s am p lio sobre la d o ctrin a


e sp iritu a l del D o c to r S eràfico [san B o n a v en tu ra ] : L a subida del M onte A lverna »
(p. 9 9 ). -— H o c op u s n on d u m v id e ta r prodiisse.
A g itu r de s. B o n a v e n tu ra e op u scu lo ac d o ctrin a : D e sex gradibus dilectionis
D ei. I n s titu itu r c o m p a ra tio cu m d o ctrin a a n a lo g a q u o ru n d a m alioru m a u cto -
rem , a t p rin c ip a lite r cum ea s. Io a n n is a C ru ce (decem gradus) ; e tia m — q u a n ­
tu m a d n os a ttin e t — c u m « m an sio n ib u s » s. T eresiae.

330 Palomeque Torres, Antonio. ... | H isto ria gen erai [ de la cu l­


tu ra . I B a rcelo n a, B o sch , [1947]. 116 8 p., 1 f. ili. 23 cm

D e ss. T eresia a Iesu e t Io a n n e a C ru ce : cf. p. 851-852, 866, 939.

84
SS. T E R E S IA , IO A N N E S A C R ., T E R E S IA E E X O V . 145

331 Philippe, Thomas, O .P ., 1905- . É x ce lle n ce p rop re de la [335]


connaissance m ystiq u e. in : vieSpirSuppl 1 (1947-48) [269P290.

p. 286-2S7 a g ita r de s. Io a im e a C ruce ; p. 289 de s.-T e re sia ab In fa n te Iesu .

3 3 2 - Proverà, Paolo, C .M . . . . | « D ia m o ci a D io » . | R o m a, P ro ­
p agan d a litu rg ica m ission aria; T o rin o / D -D C .E . - R . B erru ti, 1946.
422 p ., 1 f. 19,5 cm.

« L e abbo n d an tissim e cita zio n i di s. T eresa del B . G . riv e la n o ... a qu ale


fo n te l ’au to re h a p rin cip alm en te a ttin to le sue d o ttrin e. ... espone l ’e vo lu zio n e
della v ita sp iritu ale ... nelle sue linee fo n d a m e n ta li segu end o gli in se gn am en ti
di s. G io v a n n i d ella Croce » (ree., p. 250).
C ita n tu r in su p er : M arie A n to in e tte de G eu ser (« C o n su m m ata »), T .O .C .D . ;
E liz a b e th de la T rin ité , O .C .D . ; s. T e re sia a Iesu (cf. In d ice degli autori citati,
p. E4 1 1 ]- 4 12) -
RECEnsio : R V iS p ir 1 (1947) 248-250. ([A lessan d ro d i s. G io v a n n i della
Croce], O .C .D .). *

333 Rublo, D avid, O .E .S .A . T h e m y s tic | sou l o f Sp ain , | b y |


D a v id R u bio, O .S .A . N ew Y o r k , C o sm o p olitan Science & a rt
Service co., 1946- 3 f. p., 94 p. 19,5 cm .

D e s. T eresia e t s. Io a n n e a C ruce.

R ecensio : T h o u g h t 22 (1947) 521-522 (J. M anuel E spin osa).

334 R icard, Robert. N o tes e t m a té ria u x p o u r l ’étu d e du « socra-


tism e ch rétien » ch ez sain te T h érèse e t les sp iritu els espagnols.
‘ I n : B H isp 49 (1947) [ 5 ]- 3 7 , [1701-204 (co n tin u ab itu r).

In m entern re v o c a tu r p rin cip iu m fu n d a m e n ta le « so cratism i » cogn itio n is


suipsius (« nosce teip su m »), e t in q u iritu r de hu iu sm o d i p rin cip io in tra d itio n e
Christiana. I t a qu idem iste « so cratism u s c h ristia n u s » id e n tific a tu r cura « le
co u ran t ascétiqu e e t m y s tiq u e » (p. 5) e t d ic itu r « d ev en u une des tra d itio n s
de la sp iritu a lité ca th o liq u e ... A u prem ier ra n g des sp iritu els esp agn ols q u i
on t c u ltiv é et précon isé la con naissance de soi, p rin cip e fo n d a m e n ta l du so-
cratism e, il fa u t p ia ce r sa in te T h érèse. C ’est d ’elle — it a A . — que n ou s p a rti-
rons, et c ’est elle que n ou s é tu d ieron s d ’abord. N o u s te n tero n s ensuite l ’in ve n -
ta ire des au tres sp iritu els de la gran d e époque, que l ’on p e u t ra tta c h e r au c o u ­
ra n t so cratiqu e. N ous essaierons, enfin, de rep la cer c eu x -ci et celle-là à l'in té -
tie u r de ce c o u ra n t ». (p. 6-7).

[Sainte T hérèse], — 1. É c o le carm élitain e. — 2. L e b ie n h e u re u x J u a n de


A v ila . — 3. A u te u rs dom in icain s. — 4. A u te u rs fran ciscain s. — 5. A u te u rs
augu stins. — 6. A u te u rs jésu ites. — 7. L ’ordre de S ain t-Jé rò m e. — 8. S p iri­
tu els p o rtu ga is. — 9. A u te u rs profanes.

335 Sackviiie-West, Victoria. ... ] D ’a q u ila | e la co lo m b a; | S a n ta


T eresa di A v ila , | sa n ta T eresa d i D isieux. | [V erona], A . M on­
dadori, 1946. 4 f. p., 1 5 -3 11, [1] p., 2 f. an t. 19,5 cm . (frons
brev. : I « Q u ad ern i » ] della | M edusa, | X X I ) .

85
IO
146 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

“o q e l A u c to r p ro testan s.
3 .JJJ (( T ra d u zio n e a u to riz z a ta d a ll’in glese di M a ria Gallone ». ,
A p. [300] u squ e a d fin e m h a b e n tu r appen dices y a ria e . •
RKCENSIONES : B B b lg r ln t, n. io , p. 433. — V iP e n s 30 (1947) 433-434 (F ran ­
cesco C asn ati).

O p u s lin g u a an g lica in sc rib itu r :


... | T h e eagle | a n d | th è d o v e ; | a stu d y in co n tra sts ; | S t. T eresa of A v ila , |
S t. T h érèse o f E isieu x . | G ard en C ity - N ew Y o r k , D o u b le d a y D o ra n & C o .,
1944. 4 f. p „ 17 5 p. 21 cm .

H a b e tu r e tia m v ersio h isp a n ica :


F I à g u ila y la p alom a. U n estu d io de co n tra stes ; sa n ta T eresa de A v ila , sa n ta
T eresa d i E isie u x . T ra d u c c ió n del in glés p o r S im ón S an ta in e s. B a rc e lo n a ,
T au ro , 1945. 103 p. [ E s tB c l 21 (1947) 3 4 2

336 Valentin de san José, O . C . D . , 1896- . D e o n to lo g ia m èd ica


y fenóm enos m istico s; m istica y p a to lo g ia. i n : R E s p ir 5 (1946)
[ 5 ° 6]-52 6.

« E x tr a c to de u n a con feren cia p ro n u n cia d a en el curso ord in ario de la H er-


m a n d a d de m éd icos de san C osm e y sa n D am iàn , el d ia 31 de o ctu b re de 1945 ».
P assim de ss. T eresia a, Iesu e Io a n n e a C ruce.

3 3 7 V ian , F rancesco. ... | In tro d u zio n e a lla | le tte r a tu r a sp agn o la [


d el « siglo d e oro ». | M ilano, « V it a e pensiero », 1946. 3 f. p„
122 p. 24,5 cm . (P u b b licazio n i d e ll’U n iv e rs ità del S. Cuore, ser. « C o rsi
u n iv e rsita ri », v o i. X V ).

V a riis in lo cis a g itu r de s. T e re sia et, eoqu e praesertim , s. Io a n n e a C ru ce,


e t de h u iu s in d o le ac opere litte ra rio . Cf. prae aliis p. 45, 56-58, 80-83.
RECENSIONES : C iv C a t 98 (1947) I I [ i5 6 ]- i5 7 (I. O rtiz de U rb in a , S .I .). —
R a g g E ib 15 (1947) 11 • E P- 3-4 (E- A m b ru zzi). — R e ch T h é o lA n M é d 14 (1947)
237-238 (D. F . V a n d e n b ro u ck e, O .S .B .).

B IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A

B io g ra p h ia su m itu r latiore modo q u a ten u s in clu d it stu d iu m operis e t d o ctri-


n a e a licu iu s personae.
Ordo p ro ce d e n d i e st a lp h a b e tic u s secu n d u m p erson as de q u ibu s a g itu r ; u b i
a u te m de ead em person a p lu ra s c rip ta h a b e n tu r, ordo est a lp h a b e ticu s se c u n ­
d u m au ctores.
N o m in a person arum , si de anglicis, ga llicis, germ an icis, h isg a n icis agitu r,
p ro p ria ip so ru m n atio n is lin g u a exp rim u n tu r, n u lla h a b ita ra tio n e idiom atis.
in ip so ru m b io grap h iis a d h ib iti. C etero ru m v ero n om in a qu oru m id io m a m inus
n o tu m est, p a rite r ac sa n ctoru m , la tin e p ro feru n tu r.
Necrologia religiosoru m O .C . e t O .C .D . quae ord in arie in re sp e c tiv is A n a -
lectis e d u n tu r (de q u ib u s ig itu r v id e n d a se ctio de periodicis) h ic solu m in c i­
de n te r ad d u n tu r, q u an d o nem pe de ead em person a ia m aliae n o titia e b io g r a -
p h ica e re feren d a e su n t.
N o titia e b io g ra p h ica e de viventibus p o n u n tu r in sectio n e Chronica.
D iv id itu r in b io grap h ias coilectivas, seu p lu riu m sim ul, e t individuas.

86
>

S. T E R E S ÌA E T C . — B IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A I 47

%
1342 ]
B IO G R A P H IA E C O E E E C T IV A E

a lp h a b e tice secun du m a u ctores

338 A le jo de la V irgen del C arm en, O .C .D ., 1884- . « N u e stro s j m à rtire s » |


de la | P ro v in c ia de san Jo sé | de | C atalu n a, | p o r el | p a d re A le jo de la V ir ­
gen del C arm en, | O .C .D . | U érida, I m p re n ta « C om ercial », 1944. 3 f. p.,
[9]-i 66 p., 1 f. ili. 22 cm.

D e com prehension e e t occision e 23 religio so ru m p ro v in c ia e C a th a la u n ia e


O .C .D ., sa e vie n te re v o lu tio n e m a rx ista .
RECENSIONES : A n O C D 19 (1947) 260 (Sim eón de la sa grad a F a m ilia , O .C .D .).
— R E s p ir 5 (1946) 576 (M atias del N in o Jesiis, O .C .D .).

339 [Colosio, Innocenzo], O .P ., 19x0- . p u tti tra gli scrittori di


ascetica e mistica. in : ViCri 16 (1947) 86-88 .
U b i de p. C risógono de Jesù s S acra m e n tad o , O .C .D . (1904-1945), e t de
p. Xoanne a C ruce B ren n in ger, O .C . (1890-1946).
Cf. e tia m n ecro log ia : P . Crisógono : A n O C D 19 (1947) 120-122. — P . B ren ­
ninger : A n O C 13 (1946-48) 92-96 (G ab riel P a u sb a ck , O.C.).

B IO G R A P H IA E IN D IV ID U A E

ordin e a lp h a b e tic o secu n d u m person as de q u ib u s a gitu r

Anasfasius Mar i a a s. E l i a , O.C.D., 1866-1947.

340 Beckmann Johannes, S . M . B . [P. A n a sta siu s M aria a s. E lia ,


(Petrus P au lu s M arini), O .C .D ., 1866-1947]. I n : N Z M issW sch ft
3 (19 47 ). 275.
B re v is n o ta b io -b ib lio gra p h ica.
Cf. n ecro logium in A n O C D 19 (1947) 136-138.

A u d e 01 a r, B l a i s e , O .C ., saec. X I V .

341 A m a i, Roman d’. A u d e m a r (Blaise), carm e, X I V " siècle.


I n : D ic tB io g r F r 4, 354 (1947)-

Auger, Philippe, O .C ., saec. X I V - X V , ep. savon en sis.

342 Prevost, M. A u g e r (Philippe), carm e, évèq u e de S a vo n e [ X I V -


X V e siècles]. I n : D ic tB io g r F r 4, 5 19 (1947).

87
148 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

Augustin de l a V i e r g e - M a r i e , O .C ., m. 1689.

343 Chomon, H. A u g u stin de la V ierge-M arie (G uillaum e de Goas-


m oal, ...), ... carm e [rn . 1689]. I n : D ic tB io g r F r 4, 576 (1947).

Augustin du Saint-Sacrement ( Co he n) , O .C .D .,
1820-1871

344 Chomon, H. A u g u stin d u S ain t-S a crem en t (H erm an n Cohen,


d it le P . H erm ann , ...), carm e [déchaux] [1820-1871]. i n : D ic t­
B io g r F r 4, 574-575 (1947)-

Baie, John, O .C ., 149 5 -15 6 3.

345 Smet, Joachim, O .C ., 19 x5 - . J o h n B a ie an d h is w o rks.


I n : S w o rd io (1946) 324-330.

Id e m a u c to r recensionem sc rip sit su per du ob u s aliis o p erib u s de eodem


J o h n B a ie agen tib u s, qu ae p ro p te re a u n a cu m recen sion e h ic ad n o ta m u s :

Harris, Jesse W. Jo h n B a ie ; a study in thè m inor literature of thè


Reform ation. U rb an a, T h e U n iv e r s ity o f Illin o is Presso 1940. 15 7 p.
(Illin ois S tu d ies in la n g u a ge a n d lite ra tu re , v o i. X X V , n o., 4).

M cC u sk e r, Honor. Jo hn B aie, dramatist and antiquary. B ryn


M aw r, P a ., 1942. x iii, 142 p.

H o ru m d u orum operutn recen sio h a b e tu r in : S w o rd io (1946) 363-364.

Baptista Mantuanus ( S p a g n o l i ) , b ., O .C ., 14 4 7-15 16 .

346 José Vicente de la Eucaristia, O . C . D . , 1926- . E 1 m ejor


h u m a n ista cristian o p retrid en tin o ; el ca rm elita J u a n B a u tis ta M an-
tu a n o . I n : R F s p ir 6 (1947) [48P70.

347 Smet, Joachim, O .C ., 19 15 - . T h e lite o f B a p tis ta M an­


tu an u s. I n : S w ord io (1946) 23-31.

« C h a p te r I of « T h e F a sti of B lesse d B a p tis ta M an tu an u s », a d issertatio n


su b m itte d to th è F a c u lty of th è G ra d u a te S ch oo l o f A r ts and S cien ces of th è
C a th o lic U n iv e rs ity of A m e ric a in p a rtia l fu lfillm e n t o f th è req u irem en ts fo r
th è degree of M aster o f A rts, J a n u a ry , 1943, W a sh in g to n , D .C . » (p. 23).

88
I

BIOGRAPHIA CARMELITANA I 49

[353]

Brandsma, Titus, O .C. 18 81-1942.

348. Aukes, H. W. F. ... | T itu s | B ran d sm a. | U trech t-B ru ssel,


H et Spectru m , 1 9 4 7 - 3 f- P-, 9-207 p. a n t., 3 ta b . du pl. (effig.,
facs.). 23 cm.

) RECENSIONES : K a th C u ltT s 141 (1947, 2) 207 (Dr. J. T esser, S .I.). — O G eest


E r f 21 (±9 4 7 ) 320-321 (Dr. M. S m its v a n W aesb ergh e, S .I.).

349 Aukes, H. W. F. P ro f. D r. T itu s B ran d sm a. A m sterd a m ,


W . te n H a v e N . V ., 1947. 24 p. (G etu igen v o o r C h ristus, n. 20).
[ K a th C u ltT s 141 (1947, 2) teg.

350 Brandsma, Titus, O .C ., 18 81-1942. H e t la a ts te | g e sch rift | v a n | p ro f. dr.


.Titus B ran d sm a, | gesch reven op la s t v a n de G esta p o | in de stra fg ev a n g e n is
te S ch even in gen | op 22 ia n u a ri 1942, | m e t een in leid in g v a n | dr. B ro card u s
M eijer, O. Carm . | T ilb u rg , W . B ergm an s, 1945. 1 f. p., 5-21 p. 18 cm .

P rim a ed. 1944.

RECENSII) : S w ord 11 (19 4 7) 61-63 (Io ach im S m e t, O .C .).

351 Brandsma, Titus, O .C ., 1881-1942. ... | M ijn cel | en | d ago rd e | v a n een


gevan gen e, | m e t een k o rte in leid in g v a n | dr. B ro card u s M eijer, O. C arm . |
T ilb u rg, W . B ergm ans, [1945]- 1 f. p., 5-30 p. 18 cm.

RECENSio : S w ord 11 (1947) 61-63 (Joachim S m e t, O .C.).

352 Theunissen, W. In p iam m em oriam : D r. T itu s B ran d sm a,


O. Carm . I n : S w o rd io (1946) 317-32 1.

« T h is a rticle o rig in a lly ap p ea red in D e Vrije pers F e b ru a r y io , 1945. T ra n s-


la te d b y th è R e v . B in u s K e m p s , O .C arm . ».

E x s ta n t relation es a u to b io gra p h ica e iam a n tea in lu cem editae, qu as iu v a t


hic referre (v. duob. m ini. seq q.).

Carmen de Sojo de Anguera, T .O .C ., 1856-1890.

353 Sàenz de Tejada, José Maria, S .I. U n a h eroica v ic tim a del


d ivin o Corazón, dona Carm en de S o jo de A n g u era. [1856-1890].
B arcelon a, E d ito ria l B alm es, 1947. 272 p.

R ecensio : A n O C 13 (1946-48) 190. [ree.

89
150
BIBLIOGRAPHIA CARMELITANA RECENTI OR

Cecilia del N a c im ie n to , O .C .D ., 1570-1646.

354 [Emeterio de jesùs Maria]. O .C .D ., 19 15 - . A la M adre Ce­


cilia | d el N a cim ien to , | g lo ria del Carm elo | y de K sp an a, | en
e l I I I cen ten ario de su m u erte : | 1646-1946. | ... | i n : M te C arn i
47 (1946) [i°5 ]-3 o 5 (num ero e xtra o rd in ario , | ab ril-ju n io y ju lio -sep tiem b re
I 1946).

T o tu s fa scic u lu s u n ica m o n o grap h ia con stat.


A u c to r d ic it M. C aeciliam « to ta lm e n te h ija esp iritu a l de san J u a n de la
C ru z » (p. 158).

D iv isio a rtic u li : In tro d u cció n . — i a p ie .: L a fa m ilia S obrin o-M orillas. —


2a pte. : B io -b ib lio g ra fia de la M. C ecilia. — 3a pte. : S u o b ra m istica. — 4a pte. :
Su ob ra lite ra ria . — C onclusión.

In p a rte 4a p rim u m in lu cem ed u n tu r p lu rim a opera p o e tic a ip siu s m . Cae-


ciliae, q u ae h ic recen sem u s : Odas sagradas (8 : L ira s de la tran sfo rm a ció n del
a lm a en D ios. — A l E s p iritu S an to . — L a F ilom en a. — [E l a lm a en b u sca de
C risto], — [A la V irgen ]. — I n e x itu Isra e l de .E g ip to . — D eus d eo rum ... —
M a g n ific a t ...). — Sonetos (28). — Glosas (8), Letrillas (28) y Rom ances (7). —
A uto 0 misterio (F iestecica p a ra u n a p ro fesión religiosa). — Poem a descriptivo
(D escripción de n u estro desierto de S an Jo sé del M on te de la s B a tu e ca s).

R e c b n s i o : R E s p ir 6 (1947) 529.

Elisabeth de l a T r i n i t é , O .C .D ., 1880-1906.

355 Amatus a s. Familia, O . C . D . , 19 14 - . « D audem g lo ria e » ;


E lisa b e th v a n de allerh. D rieéen h eid (1880-1906). i n : T s G e e s tL e v
3 (1947) I 4° - 53-
B iograp h icu m .

3 5 6 M[arie] Am[abel] du Coeur de Jésus, O .C .D . ... | A la lum ière, |


à l ’am our, | à la v ie ; | de la d octrin e de l ’h a b ita tio n d iv in e | en
sceur E lis a b e th de la T rin ité. | 3° édition. [ P aris, D esclée
D e B ro u w er e t eie.; R o ch efo rt (B elgique), C arm el, [1947].
3 f. p., [9]-ig2 p. 20 cm . (T egu m .: B ib lio th è q u e du C arm el).

I n sum m a fronte: M. M. A m . du Coeur de Jésus, C .D .

i a e d . : 1932 (1933?). (« Im p rim i p o te s t » d a tu r 18 e t 26 fe b ru a rii 19 3 2 ;


P réfa c e excm i. d. F re d e rici L a m y tu m ep. m elden sis [M eaux] die 8 dee. 1932).
2a ed. : P aris, D esclée D e B rou w er, 1936.

« O u vra g e tr a d u it en ita lie n , en n éerla n d a is e t en esp a gn ol » (fronte").


T h e m a e v o lv itu r su b fo rm a com m en tari! seq u en tis p e d e te n tim oration em
ad ss. T rin ita te m : «O mon D ie u , T rin ité que j'adore... », ab E lisa b e th com po-
sitam .
Praecedunt in h a c te rtia ed. : ep istu la p. C oelestin i a s. Iosep h , O .C .D ., ad
au ctorem d a ta die 11 m a rtii 1936 (p. [9]-io ; Table dee matières in d ic a t prò
iisd em p a gin is : Lettre de son Èm inence le C ardinal Van Roey, q u ae ta m en

90
i

BIOGRAFITIA CARMELITANA I5I

in h a c e d itio n e n on in ve n itu r) ; P réface subsignata : ► £< F ré d é ric, a rch é v é q u e [360I


de Sens [p rim a autem^ ed itio , p rò q u a c o n sc rip ta e st h a ec p ra e fa tio , h a b e t :
de M eaux, u t su pra], ijv è c h é de M eau x, 8 décem b re 1932 (p. [i i ]-I3) ; A v e r-
tissem en t (1931 ) [auctoris] (p. [15P18) ; P o n d e m e n t d o ctrin a l (p. [19Ì-23) ; In -
tro d u c tio n (p. [25P29) ; P rière com posée p a r soeur E lis a b e th de la T rin ité
t 2 i n ov. I 9 ° 4 ) cu m n o ta b io g ra p h ica de ead em (p. [30P33).
C om m en tariu m (p. [36]-!88) sequuntur : Prière p o u r o b te n ir la b é a tifica -
tio n de S r. - E lisa b e th de la T rin ité , et : T a b le des m atières.

RECBNSIO : A n O C D 19 (1947) 258-259 (Ambrosius a s. Teresia, O .C .D .).

357 Marie Amabel du Coeur de Jésus, O .C .D . ... | V erso la lu ce, | l'a m o re , la


• v ita ; | d e lla d o ttrin a d e ll’in a b ita zio n e d i D io in n oi | in su or B lis a b e tta d ella
T rin ità . | 2a edizione. | M ilano, « V it a e pen siero» , [1942]. 2 1 1 , [1] p.
15.5 cm.
I n sum m a fronte : M adre M aria A m a ta del C uor d i G esù [ c a rm e lita n a sca lza.
E s t v ersio op eris de qu o n u m . p raeced.
i a ed. ita lic a : ib id e m 1939.

RBCENSio : A n O C D 19 (1947) 148-149 (A m brosiu s a s. Teresia, O .C .D .).

358 Meulemeester, Mauritius de, C .S S .R . .. . | O M ijn G o d | D rieen-


lieid | die ik a a n b id ...; | ascetisch e besch o u w in gen o v e r j b e t ge-
bed v a n Z u ster E lis a b e th | v a n d e D rieèen h eid, u it den | K a rm e l
v a n D ijon . | U it h et F ra n sch v e rta a ld | d oor A u g . B ergm an . |
N ieu w e u itg a v e . | ... | B ru gg e-B ru ssel, D e K in k h o ren , 1946.
5 f-P -, 37 P- r 7 c m - ([A scetisch e w e rk e n u ite g e v e n on d er de le id in g der
B ib lio th e c a A lfo n sia n a , L e u v e n , 17]).

RECENSIO : T s G e e s tL e v 3 (1947) I 208-209 (B. M. V a n H ulse, O .P .).

359 Meulemeester, Mauritius de, C .S S .R . .. . \ O m io D io , T r in ità


che io a d o ro ; | com m ento ascetico a lla pregh iera | d i suor E lisa -
b e tta d ella ss. T r in ità | del C arm elo di D igion e, | tra d o tto sul
X V m igliaio d ell’ed izion e fran cese | ... d a | N . M econi, C .S S .R .|.
M ilano, « V ita e pensiero », O pera d ella R e g a lità d i N . S. G. C risto,
19 4 7 - 20 p- I 7 cm -

R e c b n s i o : V iC ri 16 (1947) 190.

360 Philipon, Marie-Michel, O . P . , 1898- . T h e sp iritu a l d o ctrin e |


o f | S ister E liz a b e th | o f th è T r in ity , | b y | M. M. P h ilip o n , O .P ., j
tra n sla ted b y | a B en ed ictin e o f S ta n b ro o k A b b e y . | C o rk, T h e
M ercier Press, 1 9 4 7 ■ x x ìii, 255 p . 23,5 cm .

« P rin te d ... b y J. H . B u rs t C om p an y, B a ltim o re M ary lan d [U .S .A .] ».


H a b e tu r editio am erican a : W estm in ste r M ary lan d , T h e N ew tn an B o o k sh o p ,
x9 4 7 -

V ersio e x lin gu a g a llic a operis cu i titu lu s :

9i
152 BIBLIOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR

f o g o ! ••• I Da d o ctrin e | sp iritu elle | de soeur | E lisa b e th | de la T rin ité ; | p réfqce du


' J ré v éren d p ére ]. G arrigo u -D agran ge ; | a v e c de n o m b re u x do cu m en ts in éd its. |
3' éd itio n . | [B ruges], D esclée D e B ro u w e r e t eie., [praef. : 1940]. 354 p.
a n t., ta b . 20 cm .

C o n TINET : P reface (1937, b y F i- R e g in a ld G arrigo u -D agran ge, O .P .) :


p . ix -x v . — [A u th o r’s] In tro d u c tio n (1937) : P- x v ii- x x iii. •— Ch. 1. S p iritu a l
jo u rn e y : p. 1-32. — • Ch. 2. T h e ascesis o f silen ce : p. 33-45. — Ch. 3. T h e in-
d w ellin g of th è b lessed T r in ity : p. 46-80. — Ch. 4. T h e P raise of G lo ry : p. 81-
100. — Ch. 5. C o n fo rm ity to C h rist : p. 101-121. — Ch. 6. J a n u a C oeli : p. 122-
134. •— Ch. 7. S ister E liz a b e th of th è T r in ity and th è souls of p rie sts : p. 135-153.
— Ch. 8. T h e g ifts of th è H o ly G h o st : p. 154-188. — Ch. 9. P r a y e r to th è T ri-
n it y (C om m en tary) : p. 189-204. — • B p ilo g u e . H er M ission : p. 205-213. —
A p p e n d ix I . D ast sp iritu a l cou nsels : p. 214-218. •— A p p e n d ix I I . H e a v e n on
e a rth : p. 219-231. — A p p e n d ix I I I . T h e la s t re tre a t o f « T a n d e m G loriae » :
p. 232-255.

Francisco de Jesus Mar i a José ( Pal al i ) , O .C .D .,


18 11-18 72

861 Crisógono de Jesus Sacramentado, O .C .D ., 1904-1945. V id a del P. F ra n cisco


P a la u , fu n d a d o r de las H erm a n as ca rm elita s d esca lzas m ision eras, p or el P . C ri­
sógono de J e su s S acra m e n tad o . T ip . F lo -R e d , 1944. 102 p.

RECENSio : M teC arm 48 (1947) 87 (Alfonso de san José, O .C .D .). [ree.

Franciscus ab A n n u n f i a t i o n e , O .C .D ., 18 97-1941.

362 [Bernardus a Matre Dei], O . C . D . , 1910 - . Zotnierz-Zakon-


n ik, | skreslil | O -is - K a rm e lita B o sy . | K r a k ó w , W y d a w n ic tw o
« Gtosu K a rm e lu », 1947. 52 p „ 1 f. in cl. an t. 20 cm . (Tegum . :
B ib lio th e c a carm elitan a, to m . X X I I ) .

Jacques de J é s u s , O .C .D ., 1900-1945.

363 Philippe de la Trinité, O . C . D . , 1908- . De | pére J a cq u es, ]


m a r ty r de la ch a rité ; | tém o ig n a ges présentés p a r le | P . P h ilip p e
de la T rin ité. | [B ruges], D esclée D e B rou w er, [1947]. 2 f. p.,
7-507 p ., 1 f. ta b . 22 cm . (E tu d e s carm élitain e s).

C f . n ecro logiu m in A n O C D (1947) 1 1 5 - 1 1 7 .


RECENSIONES : Da C ro ix (D ) a. 68 , n. 19.635 (3 o ct. 1947), p- 1-2. (Jacqu es
W alleran d ) — E tu d e s 255 (1947, 4) 4 11-4 12 . (Jean D an iélou , S .I.).

J e a n n e - Mar i e - A n g e de l'Enfant-Jésus, O .C .D .,
18 9 5 -19 21.

364 Moniales Carmelitae m on asterii Montis Carmeli (P a la e stin a ).


«D irio y h o stia », | o sea : V id a y virtu d e s de la h erm an a Jua-|na

92
BIOGRAPHIA CARMELITANA 153

M aria A n g e la del N in o Jesu s [18 95-1921], | n o v ic ia co rista del [366]


m onasterio del [!] carm eli-|tas d escalzas d el S a n to M on te Carm elo
(Palestina), | escrita en fra n cés p o r la co m u n id ad de religiosas
carm elitas del misuro m on asterio, | tra d u c id a a l esp an o l p o r u n a
com un idad | de religiosas de la m ism a orden | y d irigid a, revi-
sad a y orden ada ..., con u n in d ice y pròlogo ... p o r el R . P . A u relio
de la V irgen del Carm en ... | H a b a n a (Cuba), A . de V a ld ep a-
res, [1946]- 455, [I] p. ant., ili. •22,5 cm .

E d . g a llic a :

— Lis. e t h o stie ; | Soeur J ea n n e-M a rle-A n ge de l ’E n fa n t-J é su s, | n o v ice cho-


riste du m o n astère des carm élite s déchaussées | au p ie d du S t. M on t C arm el |
(Palestine) | 18 95-19 21. | L y o n -P a ris , E m m . V itte , 19 3 1. x x x i, 393 p.,
x f. a n t., ta b . 21 cm .

RECENSIONES : A n O C D 19 (1947) 147-148 (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .).


— M teC arm 48 (1947) 87-88 (A lfon so de s. José, O .C .D .). — R E s p ir 6 (1947)
521 (H eliodoro del N in o Je su s, O .C .D .).

L e o n i , 'A l b e r to , O .C ., 1565-1642.

365 De! Campana, Domenico. Ra biblioteca del b. Ippolito Ga-


lantini (m . 1619), terziario francescano. i n : s t F r a n c 18 (1946)
[66R72.

p. 69-70 : ty p is e d itu r q u ae d a m e p istu la (« u n a sp ecie d i m essa ggio o pro­


m em oria»), u t v id e tu r, h u cu sq u e in ed ita , b. H ip p o ly ti G a la n tin i (1565-16x9)
ad p . A lberlum Leoni, O .C . (1565-1642). B . G a la n tin i scrib en s anno 16x9, id
est u ltim is su ae v ita e in en sibu s, p e tit a p. L e o n i q u i sib i eo te m p o re a confes-
sion ibus fu it « perchè lo con sigliasse su ciò che d o v e v a fare nelle con d izio n i in
cu i si tr o v a v a » . T e x tu s ep istu la e h a b e tu r p. 70.
E d ito r n o titia m h u iu s m s. tr ib u it p. M ariano L u ti, O .C.

A d calcem h u iu s a rtic u li a d d ita r : Relazione di perizia calligrafica au cto re


Vi eri T orelli (p. 72-78) in q u a h a b e tu r m in u tio r d e scrip tio m a n u scrip ti (p. 72-
73) h u iu s ep istu la e q u ae a ss e rv a tu r Florentiae in A rch iv io di Stato su b h a c
sign. : Convento 43, F ilz a I I , Inserto 4, F ascicolo 5. I n ta b u la in se rta p o s t p. 72
h a b e tu r re p ro d u ctio p h o to ty p ic a d im id iam fere p a rte m m a n u scrip ti (ab in itio
u squ e ad m e d ie ta te m circiter) referens.

Maria de la P a z , O .C .D ., saec. X X .

366 B arrach in a G ii, E nrique, sac. L a ILA M aria de la P a z, p o r E n riq u e B a rra -


chin a G ii, p bro. V a le n c ia , E d . T ip . M oderna, [?] ix , 83 p. (B ib lio ­
te c a E d ific a ció n esp iritu al).

M on ialis ca rm e lita d isca lc e a ta in m o n asterio o p p id i M anises (H ispania).


R ecen sio : M teC arm 47 (1946) 4 17 (Alfon so de sa n Jo sé, O .C .D .). [ree.

93
r 54 BIBLIOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR

M a r i a E l e t t a di Ge s t ì , O.C.D., 1902-1946.

367 Brevi cenni biografici | di | suor Maria Eletta di Gesù | carmelitana


Scalza [1902-1946] | nel monastero di |.S. Teresa Transverberata |
in | Ferrara. | [Milano, Arti grafiche Aurora, 1947]. 59 p „
2 f. ant. (effig.) 17,5 cm.

R ecen sio : RViSpir 1 (1947) 51 x.

Mari a Luisa de i a I n m a c u l a d a , O.C.D., 1879-1943.

368 [Maria de los Angeles de jesùs Crucificado], O .C .D . 18 79-1943. | M. R . M.


M aria L u is a de la | In m a cu la d a , C .D ., | C arm elo de C risto R e y | S a n F ra n cisco
C alif., U .S .A . | B 1 P a so T e x a s U .S .A ., R e v is ta C ató lica, [ 1 943J. 39 P-
18 ,5 cm .

L itte r a e circu la res (hispanice) prio rissae m o n aste rii v . d ic ti ’ de C risto R e y ’


in c iv ita te S a n F ra n cisco C alifo rn iae n u n tia n te s m o rtem p rim ae priorissae
eiusdem m o n aste rii fu n d a ti a. 1932. M . M aria L u is a n a ta e st d ie 12 m a rtii
a. 18 79 in lo co T eo ca ltia h e , J a l., M e x ic o ; o b iit die 23 m a rtii a. 1943.
A d d u n tu r v ersu s qu id a m A la memoria de ... la R . M . M a ria L u isa de la Inm a-
ciilada : p. 31-32 , e t Po ssia s de la R . M . M a ria L u isa de la Inm aculada : p. 33-39.

3 6 9 [Maria de los Angeles de Jesùs Crucificado], O .C .D . 1879-1943- I M. R . M.


M aria L u is a de la | In m a c u la d a , C .D . | S a n F ra n cisco C alif. U .S .A ., C arm elo
de C risto R e y , [1943]. 12 p. 14 cm .

B re v io r te x tu s a n g licu s e p istu la e c ircu la ris de q u a n um . p ra e ce d e n ti. N o n


h a b e n tu r versu s, qu i a d d u n tu r ib i in e d itio n e hisp an ica.

Mari a Magdaiena d e ’ P a z z i , s., O .C ., 1566-1607.

3 7 0 Vaussard, M.-M. ... [ E x ta s e s e t le ttre s | de sa in te | M arie


M adeleine d e ’ P a z zi. | T ra d u ctio n de | M .-M . V a u ssard . | P réface
de M au rice V a u ssard . P aris, a u x E d itio n s d u Seuil, [1946].
2 f. p., 7-221, [1] p ., 1 f. 16.5 cm . (L a V ig n e d u C arm el).

« ... e x tr a its choisis ».

R ecensiones ; A n O C D 19 (1947) 2 57 (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .). —


R H is t E 42 (1947) 256-257 (Y . R .). — S w o rd 11 (1947) 253-254 (Joach im S m e t,
O .C .). — V ie S p ir 76 {1947. *) [ 332]-3 3 3 (P- R-)-

371 [Vincenzo della Croce], O .C .D ., 19 17 - . U n ap p assio n ato ri­


chiam o a D io. I n : R V iS p ir 1 (1947) [55P64.

T e x tu s se le cti (a p. V in cen zo d e lla C roce, O .C .D .) e x scrip tis s. M ariae M agda-


len ae, pra em issa p a r v a in tro d u ctio n e .

94
BIOGKAPHIA CARMELITANA 155

[375]
Mar i e de J é s u s - C h r i s t , O .C .D ., m. 1638.

372 Chomon, H. A u tri, (M arie S égu ier, d ite M m e D ’), carm élite,
X V r - X V I I e siècle [m. 1638]. I n : D ic tB io g r F r 4, 751-752 (1947).
I n religione : M arie de Jésu s-C h rist, e x m o n asterio b u rd igalen si.

Mar i e de l a T r i n i t é , O .C .D ., 1874-1944.

373 [Agnès de Jésus], O .C .D .,1861- . A novice | of | saint Thé-


rèse ; | biography of Sister Marie | of thè Trinity and of thè H oly
Face, | by a Sister of thè Little Flower. | [s. 1. e1.], [1946].
x ii, 68 p. ta b . 3 1,5 ctn.

T itu lu s te g u m e n ti. P a g. iv h a b e tu r seq uen s in scrip tio : A n o v ice | o f sa in t


Therese. | A u th o r of P ren ch le tte r : M otlier A gn e s of Jesus, | O. Carm . [D isc.] |
F orew ord b y : R e v . A u rele J. D o u ce tte , O. C arm . | T ra n s la to rs : C arm elite
N u n s of th è A n cie n t | O b serv an ce, | C arm elite m o n a ste ry | of | sa in t T h erese, |
A lle n to w n , P e n n s y lv a n ia ». |

T ra n slatio ep istu la e c ircu la ris a P rio rissa m o n aste rii le x o v ie n sis c eteris eius-
dein ordinis m o n asteriis m issae, occasion e m o rtis sr. M ariae a ss. T r in ita te
(1874-1944) q u ae te m p o re n o v itia tu s M ag istram h a b u it s. T eresiam a Iesu I n ­
fan te.

Mar i e - A ma n d de S a i n t - J o s e p h , O .C .D ., 18 57-19 47.

374 Bruno de Jésus-Marie, O .C .D ., 1894- . Le R . P . M arie-


Am and [ O .C .D .] , i 8 5 7 "^ 9 4 7 - / n : C arm el 30 (1947) 33-38.

N ecrologiu m .
Cf. e tia m necrologium in A n O C D 19 (1947) 135-136.

Marie-Angélique de J é s u s , O.C.D., 1893-1919.

375 Paul-Marie de la Croix, O . C . D . , 1902- . ... | M on tée | d ’une |


àm e d ’oraison, | M arie-A n géliqu e de Jésus. | P aris, L ib ra irie
du Carm el, [1946]. 2 f. p., 7-197, [1] p., 1 f. a n t., ta b . 18,5 cm.

B io g rap h ia sororis M arie-A n g éliq u e de Jésus, O .C .D ., 18 93-1919, e x m o ­


n asterio P o n tis Isa rae (Pon toise) ; in saeculo Y v o n n e B isia u x .
I n Préface P . P h ilip p e de la T rin ité , O .C .D ., sic s c rib it: «D e p ré sen t tr a v a il
évoqu e la p erson alité de c e tte àm e religieu se e t a n a lvse le con ten u de son m es-
sage sous l ’angle de la v ie d 'o ra iso n » (p. 7).
R ecbnsio : V ie S p ir 75 (1946, 2) [323P324 (A. Plé, O .P .).

Iam p rid em v u lg a ta est h u iu s religio sae b io g ra p h ia :

95
156 BIBIyfOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR

M a i r e , E l i e , sac. ... | U ne N oèliste de B a n lieu e ; | R u bis d ’ Orient |,


[375]
(1893-1919). | Préface de Noéllet, \ directeur du « No'èl ». | P aris, P . E eth iel-
le u x , 19 3 °. x v , 143, [1 ] p. 18 ,5 cm .

E x s t a t qu oq u e b io g ra p h ia in lin g u a germanica :
W a l t e n d o r f , M. J . v o n , O .C .D . « Sponsa Christi » ; Sr. M aria
A n g elica von Jesu s, unb. K a rm elitin (1893-1919), nach ihren A ufzeichnungen.
F re ib u rg , H erd er, 1926. v iii, 162 p. 1 2 0.

H a ru m b io g ra p h ia ru m fons p rin cip a lis est :


Soeur M a r i e - A n g é l i q u e de Jésus, carm élite déchaussée, Notes
autobiographiques, rédigées, à trois reprises, sur l ’ordre de la M ère Prieure.
P o n toise, 1922.
( E x : E . M aire, U n e N o è liste ..., f. p. i v).

M a r i e - É l i s a b e t h de l a T r i n i t é (Yvonne Hallé), O .C .D .,
1907-1938.

376 Chalendard, Maria. ... | Étudiante et carmélite ; | Yvonne


H allé, | (1907-1938). | Préface de Monseigneur Calvet | ... | Pa­
ris, Itditions Alsatia, 1947. 253' p., 1 f. ant., tab. 19,5 cm .-

N om en in religione : M arie-É lisa b eth de la T rin ité . C irca annos 1925-30


Y . H . fu n g e b a tu r m u n ere v ice -p ra e sid is associatio n is « des É tu d ia n te s de l ’U ni-
v e r sité C a th o liq u e de P a ris ». A n n o 1932 C arm elum in B eth le h e m (P alaestin a)
in gre ssa ib i o b iit die 9 a p rilis 1938.

B io g ra p h ia e p ra e m ittu n tu r : Préface (par J e a n C a lv e t, P ro -re cteu r de l ’In-


s t itu t c a th o liq u e de Paris) : p. [5P 7 ; e t : Lettre à l'auteur du T . R . P . B u z y ,
su p é rie u r g én éral des P rètre s d u Sacré-C oeur de B é th a rra m : p . [9]-i4.

R ecen sio n es : C arm el 30 (1947) 126. — É tu d e s 254 (1947, 3 ) I 4 I (Jean


A b elé). — O ssR o m 87 (1947), n. 140 (19 giugno), p. 3 (Jean C a lv e t). — V ie S p ir
76 (1 9 4 7 , *) 9 4 9 - 95 ° (P- C.).

Monique de J é s u s , O .C .D ., 1908-1938.

377 Plé, A ., O .P . D ieu dans une v ie [d ’après les n o tes in tim es de


soeur M onique de Jésus, décédée au C arm el fra n ca is d ’H u lst (H ol-
lan de), le 4 décem bre 1938]. i n : V ie S p ir 75 (1946) 80-95.

Noni us a s. M a r i e (Alvares Pereira), b ., O .C .,


1360-1431/2

378 Baker, G. Leslie. ... | O clarim de N uno ] to c a a a lv o ra d a |


T ra d u cà o do inglès p ela | Condessa de V ila F lò r. | L isb o a, j
tip o g ra fia O ficin as de S. José, | 1947. 4 f. P ., 172 p „ 3 f. ili.,
1 ta b . 22,5 cm .

P ra e m ittitu r B ib lio g ra fia (15 titu lo ru m ).

96
«

BIOGRAPHIA CARMELITANA 157

ty r ia Haffert, John Mathias. T h e peace.m aker | w h o w e n t to w a r ; | th è lite of | [384]


" ' B lessed N u n ’A lv a re z P ereira, | p recu rso r | of | O u r L a d y of F a tim a . | P r in c ip a llv
fro m w ritin g s b y [ B lise o B a tt a g lia | and th è | V . R e v . G a b rie l N . P a u s b a ck , O.
C arm ., ] b y J o h n M ath ia s H a ffe rt. | N e w Y o rk -M e lb o u rn e , S c a p o la r P ress,
1945. v iii, 212 p. 20 cm .

RECENSIONES : A n O C 13 (1946-48) 41-42 (Io an n es a C ro ce B re n n in g e r,


O .C .). — S w o rd io (1946) 88-89 (Joach im S m et, O .C .).

380 Silva Tarouca, Carolus da, S .I., 1883- . Q ue sabem o s do


V . A lv a re s P ere ira ? I n : A lv o ra d a s (É vo ra) 14 (1946) 2-6.
[A n B o ll 64 (1946) 332.

Paoli, Angelo, O .C ., 1642-1720.

g g l Odone, Nicholas C., T .O .C . V en . A n g elo P a o li, O. Carm .


. I n : S w o rd 9 C1 945 ) 3 5 5 - 36 ° ; io (1946) 38-47. 251-254.

Pier Tomaso della Vergine del Carmine,


O .C .D ., 1893-1946.

382 Giuseppe Teresa di Gesù Maria, O . C . D . , 1910 - . E lo g io fu ­


nebre | d el | m. rev. p a d re P ie r T o m aso d el C arm ine | (V itto rio
Sioli) | prepo sito generale dei ca rm elitan i scalzi | e del | rev . p a ­
dre B a ttis ta della M adre d i M isericord ia | (P ozzi, G io v a n n i B a t ­
tista) | suo segretario, | d etto nel fu n erale di se ttim a nella ch iesa
dei ca rm elitan i scalzi | in S a v o n a , p a rro cch ia di S. P ie tro A p o ­
stolo, il 5 settem bre 1946, | d a ll’a rcip rete p. G iu sep p e T eresa di
Gesù M aria, O .C .D . | [S avo n a, T ip o g ra fia E lz e v iria n a , 1946].
14, [1] p. 1 ta b . (effig.) 25 cm.

Regina ab Im m a c u l a t a Conceptione, O .C .D .,
1867-1947-

383 Madre R eg in a d a | Im a cu la d a C onceicào | fu n d a d o ra do | i ° C ar­


m elo de S. P au lo | [Sào P a u lo (B rasil), tip o g ra fia M. B o sch i,
1947]. 2 f. p ., 7-61 p ., 1 f. effig. 22 cm .

O p u s an o n ym u m ; sed trib u en d u m m o n ialib u s c a rm elitis m o n a ste rii s. T e-


resiae c iv ita tis S. P a u lo, a m a tre R e g in a fu n d a ti.

Saler Raffaele, O.C., 1914-1945

384 Coan, Angelus, O .C ., 1918 - . S a crificio di sa n gu e; ricordo di


p ad re R a ffa e le Saler. F iren ze, E d iz io n i « R o se del Carm elo »,
1946. 24 p.

97
B IB U O G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

I n saeculo : E m ilio Saler.


[384]
REC E N Sio : A n O C 13 (1946-48) 188-189. [ree.

S a t u r n i n a J a s s à y F o n i c n b e r t a , S .T .J ., 18 5 1-19 3 6

385 Tena, Vicente, sa c. ... | Inm olación; | la madre Saturnina


Jassà | Fontcuberta, S .T .J . j Zaragoza, [« F I Noticiero »], 1947.
2 f. p ., iii, [4F274 p. ta b . 21 cm .

N a ta d. 3 m a r tii 1851 in o p p id o C a la ceite (T e m e i, H isp an ia) n u m era tu r


in te r p rim as religio sa s in gressa s S o c ie ta te m S . T eresiae (C o m p a n ia d e S a n ta
T eresa), fu n d a ta m a. 1866 a v e n . d. E n riq u e de Osso y C e rve llo ' (m. 1896).
Ip sa q u o q u e h u iu s S o c ie ta tis e x t it it p rim a S u p e rio rissa gen eralis. O b iit in
c iv ita te T o rto s a die 13 o cto b ris a. 1936.

Sonis, Gaston de, T .O .C .D ., 18 25-1887.

386 Bessière, Albert, S .I . ... | Sonis | 18 25 -18 87 , | d ’ après de nom-


breux documents inédits. | Paris, Beauchesne et fils, 19 4 6 .
2 f. p ., 7-388 p ., 2 f. a n t., 2 ta b . 20 cm.

F ro n s brev. : Sonis, | u n béros, | u n sa in t, | p ére de d ouze e n fan ts.

B io g ra p h ia « gen eralis » e x e rc itu s (gallici) Gaston de S on is d ’E sp u jo s, T .O .C .D .


M en tio fre q u e n s f it sororu m eius Josép hin e C hanais de Janvre de Lestortière (so-
ro r e x m a tre ta n tu m ) in religio n e M arie-Thérèse de Jésu s, O .C .D . (m. 1876
[non 18 75, u t d ic itu r p . 257] prio rissae m o n a ste rii c a rm elita ru m C o n stan tien si
[C outan ce] ; cf. p. 17 , 29, 38-39, 56, 75, 257, 280) e t M arie (1828-1873, o b iit
in m o n asterio carm elita ru m p ic ta v ie n s i [P oitiers] cf. p. 18, 28-39, 254) ; n ecn on
Sr. M a rie de l ’E u ch a ristie, O .C .D ., m o n ialis m o n a ste rii c a rm elita ru m H ieroso-
ly m ita n i (cf. p. 353) ; p ra e se rtim v ero eius filia e Sr. Germaine de Jésu s, O .C .D .
(m. 1945 prio rissae m o n aste rii c a rm elita ru m V erd u n en sis [V erdun] ab ip sa fu n -
d a ti. Cf. p. 30, 86-87, I 3 9 . 2 I 2 . 2 54 “2 5 7 )-

D e egregio a u x ilio in lia c b io g ra p h ia scrib en d a a m a tre G erm an a a Iesu,


O .C .D . sib i p ra e stito , a u c to r h a c n o ta te s ta tu r : « J ’a p p ren d s la m o rt de la
M ère G erm ain e, au m o m en t de don ner le bo li à tir e r de ce liv re q u i lu i d o it
ta n t. E lle en lu t, re lu t, corrigea le m a n u scrit. P o u r lu i elle p o u rs u iv a it encore
des rech erch es, é c r iv a it ou fa is a it écrire le ttr e s su r le ttr e s u n m ois a v a n t sa
m o rt ... F o n d a trice e t P rieu re d u C arm el d e V erd u n , la dern ière su rv iv a n te
des d ouze e n fan ts du G én éral, elle s ’é te ig n a it ... le 24 d écem bre 1945, à 80 ans
d o n t 52 de v ie religieu se ... » (p. 284, n o ta 1).

RECENSIONES : A m ic i 57 (1946-47) 4 3 1. — R H is tE 42 (1947) 265-266 ( Y . R .).

Teresa Mari a della Croce, T .O .C .D ., 1846-1910.

387 Dal-Gal, Girolamo, O .F .M .C o n v . ... \ Nella luce di un cente­


nario; | la Madre Teresa Maria della | Croce, fondatrice delle Ter-

98
B IO G R A P IìIA C A R M E L IT A N A 159

ziarie | carmelitane di S. Martino a Campi | Bisenzio (1846 - 2 m ar- [392]


z o -1 9 4 6 ) . | S. Martino a Campi Bisenzio (Firenze), Istituto di
S. Teresa, 1946- 1 f. p ., [51-40 p., 2 f. a n t., 1 ta b . 19 cm .

I n sum m a fronte : P . D al-G a l.


Oratio commemorativa occasione centenarii nativitatis.
RECENSII) : C iv C a t 98 (1947, r ) 71 -

388 Per il centenario della nascita | della Serva di Dio | Madre Teresa
Maria della Croce, | fondatrice | delle Suore terziarie carmelitane
di s. Teresa, | in S. Martino a Campi Bisenzio (Firenze) ; | comme­
morazione | tenuta nella Casa Madre dell’Istituto in S. Martino |
il io marzo 1946. | [Firenze, Tip. Am os Meschini, 1946].
4 f. p.( 13-60 p . a n t., 1 ta b . du pl. (1 facs.) 2 1,5 cm.

O ration es co m m em o rativ ae , etc.

Térèse du Cc e u r de M a r i e , O.C.D., 1870-1943.

389 Mfarie] Am[abel] du Cceur de Jésus, O .C .D . ... | U n e àm e | d ’a b n ég a tio n ; |


Mère T hérèse du Coeur de M arie. | P a ris, D esclée D e B ro u w er ; R o ch e fo rt
(B elgique), C arm el, [1944]. 5 1 P- ta b . 20 cm . (Tegnm . : B ib lio th è q u e
du C arm el th érésien, sectio n É tu d es).

Térèse-Camille de I’ Enfant-Jésus (Mine, de Soyecourt), O .C .D .,


1757-1849.

390 Cras, Pierre. L a révérende mère Camille de Soyecourt, restau­


ratrice du Carmel en France au X I X ° siècle (1757-1849). in :
V ieS p ir 74 (1947. 1) [8531-87I-

Teresia Margarita a s. Corde Iesu, s. O.C.D.,


1747-1770.

391 Padre e figlia (s. Teresa M . Redi e suo padre). i n: R V iS p ir 1


(1947) [184D 191.

T e x tu s [relation es s. T eresiam M arg. R e d i, eiusqu e p a tre m in te r illu stran te s]


e x processu can on iza tio n is tra n sc rip s it p. M elch ior a S. M aria, a d n o ta v it P. G a ­
briel a s. M aria M adgalen a.

392 Valentino di s. Maria, O .C .D ., 1924 - L a carità in s. T e-


resa Margherita Redi. i n : R V iS p ir (I 947) [312F 326.

99
i6 o B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

Tomàs de J e s u s , O .C .D ., 1564-1627.

393 Mercier, J. Thomas de Jésus, carme déchaux (1564-1627).


I n : D ic tT h é o lC a th 15 (1946) col. 778.

THEOTOGIA

C o m p reh en d u n tu r su b hoc c a p ite qu oq ue op era de re scripturìstica.

R e m ittu n tu r p o st c etera op era th eo lo g ica , ib i sim u l recen sen da, opera de


re mariologica. S e q u u n tu r d em u m op era in qu ibu s a g itu r de s. Ioseph.

394 Antoine de Jésus, O .C .D ., 18 9 1- . T ’au-delà | béatifique. |


Tournai-Paris, Casterman, 1 9 4 7 . 2 f. p ., [7] 15 6 p. 19 ,5 cm .

« ... sim ple tr a v a il de v u lg a ris a tio n ... » ([P réface], p . [7]).

395 Codinach, Carmelus, O .C . R e su re cció n de Jesu cristo. C àd iz-M ad rid , L i­


b re ria C e rva n te s, 19 4 1. p. 164.

« H u iu s operis ... u n icu m re v e ra est a rgu m e n tu m : resu rrectio I). N . Iesu


C h risti e st fid e i n ostra e ca th o lica e fu n d a m e n tu m » (ree.).
R e c e n s io : A n O C 13 (1946-48) 18 6-18 7. [ree.

396 Enrico di s. Teresa, O . C . D . , 1908- Il desiderio naturale


della visione di Dio e il suo valore apologetico secondo s. T om ­
maso. I n : E p h C a rm 1 (1947) [55 ]-io 2 .

I. L e fa si storich e della qu estio n e. — I I . I l pensiero di s. T om m aso.

397 Enrico di s. Teresa, O .C .D ., 1908 - . Il significato di un suc­


cesso. I n : R V iS p ir 1 (1947) [192P202.

A g itu r de 90 C ursu c h risto lo g ico su per th e m a te « I l cristian esim o e le scienze »


h a b ito a. 1947 in U rb e su b au sp iciis I n s titu ti « S tu d iu m C h risti» S o c ie ta tis
S . P a u li, fu n d a ta e a C ard. F e rra ri. M agnu s successus qu em iste C ursus h a b u it
ab A . p ro p o n itu r u t « sin to m o c a ra tte ristico d i m u ta te p o sizio n i d el pensiero
nei rig u a rd i dei ra p p o rti tr a scien za e fed e» (p. 193).

398 Esteve, Enrique M ., O . C . , 1905- . Acción de la inspiración


en el entendimiento. i n : E s tB ib l 5 (1946) 271-280.

399 Eufrasio di Cristo Re, O . C . D . , 1921- . Che significa « Quid


mihi et tibi » ? I n : S cu o lC a t 75 (1947) [ i3 7 ]-i4 2 .

100
r B IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A —
i

T H E O L O G IA l6 l

In Ioan . 2,4, occasion e cu iu sd am a rtic u li prof. E u g e n ii Z o lli de eod em te x tu [406]


d isseren tis (cf. M arian u m 8 (1946) [3]-r 5 ) ■

400 Froilàn de la Inmaculada, O .C .D ., 1900- . Eecturas evange-


licas; | el divino Maestro [ por el P. Froilan de la Inmaculada,
carmelita descalzo. | Burgos, « E l Monte Carmelo », 1947-
108 p . 14 cm . [c v - A lv

« ... tr a t a ... de a n a liza r ... los diverso s n om bres que ... se h an d a d o a Jesus
en los s. E van gelio » » (ree.)

RECENSIO : M teC arm 48 (1947) 87 (B asilio de la In m a c u la d a , O .C .D .).

401 G razian o di S. T eresa, O .C .D ., 1910- . [Recensio operis] : V a n den O uden-


rijn , M. A ., O .P . D e r T r a k t a t « J a g h a g s A r r a k 'in o w t'e a n z ' » v o n der T u -
gen d der Seele. E in armenisch.es E x z e r p t aus d er P rim a S ecu n d a e der S u m m a
th eo lo g ica des hi. T h o m a s v o n A q u in (1337). M it E in le itu n g , la te in isch e r tìb e r -
se tzu n g u n d G lossar. (F reib u rg [Schw eiz], L ib ra irie de l ’U n ive rsité , 1942).
154 p . 8° (C o llectan ea F rib u rge n sia, X X I X ) . I n : D iv T h o m (P ) 24(1947)
325-326.

402 Julio Felix del Nino Jesus, O . C . D . , 1921- . Ea Sagrada Escri-


tura en la vida espiritual ; discusiones y doctrinas tridentinas sobre
las Sagradas Escrituras. i n : R E s p ir 5 (1946) [ n 6 ] - i3 3 .

403 Lucien-Marie de Saint-Joseph, O . C . D . , 1906- . Ea gràce de


la confirmation et le soldat du Christ. I n : É tC a r m 25 (1946) 1
(A m ou r e t violence) 163-188

404 Lucinio del Ss. Sacramento, O .C .D ., 1915- . E l optimismo


católico tridentino frente al pesimismo protestante; el pecado
originai y la justificación. i n : R E s p ir 5 (1946) [33]-5 5 .

405 Lucinio del Ss. Sacramento, O .C .D ., 19 1 5 - . [Recensio operis] : A lm a zà n ,


M ., sac. Jesus de N a za re t. B arcelon a, E d it. L u m en , 1946. — x x v i,
434 p. 22 cm . I n : R E s p ir 6 (1947) 11 5 -1 1 6 .

406 Meijer, Brocardus, O .C ., 1906- . H e t eudaimonologisch Gods-


bewijs. I n : T sP h ilo s 8 (1946) [270]-3o8.

C on tra D r. H . R o b b ers fa v e n te m p o ssib ilita te m d em o n stration is e x iste n tia e


D ei e x n a tu ra li hom in is desiderio con sequ en d i b e a titu d in e m (een on ein dige
voldoening) seu v id e n d i D eum .
B ib lio g ra p h ia : p. [2 71P 2 73 , 286, 292, in a d n o ta tio n ib u s.

Ip si resp on d et D r. H . Robbers ib id . [3o g ]-3 i6 in N aschrift.

101
IÓ2 B IB U O G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

407 Meijer, Brocardus, O .C ., 1906- . Katholieke | geloofs- | ver-


dediging | door | Dr. Brocardus Meijer | van de Orden der Car-
melieten. Roermond-Maaseik, J.J . Romen & Zonen, 1946.
6 19 p . 2 4 ,5 cm .

RECENSIONES : B ijd r a g e n 8 (19 4 7) 2 8 4 -2 95 (F . M a lm b e r g ) .— C o lle c tM e c h l


37 (19 4 7) 46 2 -4 63 ( R . A u b e r t ) . — N R T h é o l 69 (19 4 7) 878 (A . D a r q u e n n e s , S .I .) .

408 Meijer, Brocardus, O .C ., 1906- . Nieuw lickt over een oud


beginsel : « H e t natuurlijk verlangen kan niet ijdel zijn ». i n .-
B ijd r a g e n 4 (1941 ) 2 55 -2 9 8 .

R ecen sio : B T h é o lA n M é d 5 (1946-49) 118 (M. C [ a p p u y n s ] ) .

409 Meijer, Brocardus, O .C ., 1906- . [Recensio operis ] : Prof. Dr. Carolus


Balie, Dr. Adelard Bpping, Dr. Aquilinus Enimen, Drs. Benignus Kòrver.
Doctor subtilis ; vier studies over Iohannes Duns Scotus. [’s Hertogenbosch],
Collectanea franciscana neerlandica, 1946. 132 p. I n : StCath (Nijme-
gen) 22 (1947) 61.

410 Otho a s. Maria (Meri), O .C .D ., 1910- . Theologia | salman-


ticencis; | Untersuchung iiber Entstehung, kehrrichtung | und
Quellen des theologischen Kursus der | spanischen Karmeliten [
von | P. Otlro Meri, O.C.D., | Dr. theol. | [Regensburg, Josef
Habbel, 1947] 16*, 323 p. schem. 21 cm.

« Auflage 500 » [Bxemplare].

C o n M n e t : V o rw o rt : p . 5*. — In h a ltsv e rze iclin is : p. 7*-9 *. — B ite ra -


tu rn a c h w eis : p. i i * - i 6 *. — D ie A u fg a b e : p. 1-3. — I . T e il: D ie en tfern -
te re n u n d n ah eren V o ra u sse tze u n g en des C T S [i. e. C ursus th eo lo g icu s sal-
m an ticen sis] ; seine B ite ra tu rg e sc h ic h te. (1. K a p . B ish erige F orsch u n gsergeb -
nisse u n d Q u ellen lage. — 2. K a p . D ie h isto risch en V o ra u sse tzu n g e n des C T S .
— 3. K a p . D ie B ite ra tu rg e sc h ic h te des C T S.) : p. [5]-55- •— I I . T e il: D ie in nere
S tru k tu r des C T S . (4. K a p . D ie S te llu n g des C T S zu den th eo lo g isch en H a u p t-
p roblem en . — 5. K a p . D ie Q u ellen des C T S . — 6. K a p . D er C T S in seinen
B ezieh u n gen zu T h o m a s v o n A q u in . — 7. K a p . D ie M ethode des C T S . — 8.
K a p . D e r C T S in seiner B ezie h u n g zu r T h e o lo gie des d eu tsch en R aum es): p. [57]-
317. •— Zu sam m en fassen d e W iird ig u n g : p. 318-319. — N a c h tr a g : p. 320-323.
D ebensabriss des V erfassers : p. 323.

R e c e n s io : AnOCD 19 (1947) 252-254 (Ambrosius a s. Teresia, O.C.D.).

411 Paul-Marie de la Croix, O .C .D ., 1902- . Aux sources bibli-


ques de la joie. In: FìtCarm 26 (1947) I (Ma joie terrestre où dono
es-tu?) 11-20.

412 Philippe de la Trinité, O .C .D ., 1908- . Dieu de colère ou


Dieu d ’ amour ? In: ÉJtCarm 25 (1946) I (Amour et violence) 83-162.

102
t

T H E O E O G IA 163

413 Philippus a ss. Trinitate,O .C .D ., 1909- Genana nianthra- [418]


nomo ? | Grandakartha | Father Philip O .C .D . | Thevara, The
Tittle Flower Press, 1946. 73 p- 16 cm.

O p u sculu m in lin gu a m a la y a la m (India). T itu lu s in te rp re ta tu r : D e lim ita ­


t o n e prolis, a u ctore p . P h ilip p o O .C .D . ...
p. [7] -i2 : Foreword and blessing b y H is E x c . José A lv e r n a z ... B ish op of
C och in (in lin gu a anglica).

414 Piazza, Adeodato Giovanni, O .C .D ., card, patr. Venetiarum, 1884-


... |F a carità | di fronte alla miseria. | Tetterà pastorale |
per la quaresima 1946. | Venezia, Emiliana Editrice, [1946].
28 p.;. 1 f. 23,5 cm.

[A p p en d ix] : A t t iv it à c a r ita tiv a del P a tr ia r c a to : p. 22-28.

415 Piazza, Adeodato Giovanni, O .C .D ., card. patr. Venetiarum, 1884-


Conferenza episcopale | della | regione Triveneta. | N o ­
tificazione. | Venezia, Emiliana, [1946]. 1 f. p„ [5]-i2 p.
20 cm .

In s tru c tio d a ta die 9 ap rilis a. 1946 circa o b liga tio n e s cleri fid e liu m q u e
occasion e electio n u m p o litica ru m p ro xim e, i. e. die 18 eiusdem m ensis, in I ta lia
h aben d aru m . S u b sig n a n t p ra e te r E m . card . A . G . P ia z z a a lii 15 arch iep iscop i
e t ep iscop i regio n is T riv e n e ta e .

416 Piazza, Adeodato Giovanni, O .C .D ., card. patr. Venetiarum, 1884-


... | I diritti della verità. | Tetterà pastorale per la qua­
resima 1947. | Venezia, Tipografia Emiliana, [1947]. 1 f.
P-, [51-33 V-, I f- 24 cm .

I. I l d iritto di esser con osciu ta. — I I . I l d iritto di esser ris p e tta ta . — I I I . Il


d iritto di essere difesa.

417 Piazza, Adeodato Giovanni, O .C .D ., card. patr. Venetiarum , 1884- . ... |


I l V icario d i C risto ; | le tte ra p a sto ra le | al clero e al p op o lo di V e n e z ia | p er
la qu aresim a 1 9 4 5 - I 2a ed. | V e n ezia, T ip o g ra fia E m ilia n a , [s. a.]. 1 f. p.,
[51-88 p ., 1 f. 20 cm .

R ecensio : C iv C a t 97 (1947) I 222.

418 Pierluigi di s. Cristina, O .C .D ., 1914- . ... | Ta natura del


peccato originale | nella dottrina di Antonio Rosm ini; | confronto
con la dottrina | dei Salmanticesi. | P. Pier Tuigi di s. Cristina,
O.C.D. Rom a, 1947. 62 p„ 1 f. 24,5 cm.

« E x c e r p ta e x d is s e r ta to n e ad la u re a m con sequ en d am in F a c u lta te th eo lo-


gica C ollegii In te rn a tio n a lis ss. T eresiae a Iesu et Io a n n is a C ruce O .C .D . ».

T03
164 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

419 Pietro della Madre di Dio, O .C .D ., 19 1 5 - • [Recensio operis ] : O tton e


H o p h an , O .F .M . C ap. I l lie to m essa ggio ; v ita e d o ttrin a d i N . Sign ore.
T ra d u zio n e a u to riz z a ta d a lla te rz a edizion e ted esca a cu ra d i m ons. G ioacch in o
S ca tto lo n . V e n ezia , F ig lie d ella C hiesa, 19 4 6 . 48 7 p. 8° In : R V i
S p ir 1 (1947) 123-124.

420 Simeón de la sagrada Familia, O .C .D ., 1917- . L a doctrina


eucaristica del concilio de Trento, pàbulo de la mas ardiente
espiritualidad cristiana. i n : R B s p ir 5 (1946) [95]-n5.

421 Simeón de la sagrada Familia, O .C .D ., 1917- . L a volun-


tariedad del pecado originai en los Salmanticenses. i n : M te C a r m
48 (1947) [2971-328.

422 Simeón de la sagrada Familia, O .C .D ., 1 9 1 7 - . [Recensio operis] : B o v e r ,


J o s é M a r ia , S .I . T e o lo g ia d e s a n P a b lo . M a d r id , B .A .C ., 194 6- x v i ,
952 p . 20 c m . I n : M te C a r m 48 (19 4 7) 9 1-9 2 .

423 Teresius a s. Agnete, O .C .D ., 1908- . De natura fidei theo-


logicaesecundum Salm anticenses. i n : E p h C a rm 1 (1947) [2791-311.

A) D e n a tu ra fid e i th eo lo g ica e secu n d u m se con sid eratae. B) D e n a tu ra


fid e i th eo lo g ica e co n sid eratae in rela tion e ad m o d u m a ctu m p ro p riu m elicien di
(ubi : I . S ta tu s qu aestion is. — I I . T h eo lo go ru m p la cita . — I I I . M ens S alm an -
ticen siu m . — I V . B x p lic a tio e t iu s tific a tio m e n tis S a lm a n tic en siu m ).

424 Teresius a s. Agnete, O . C . D ., 1908- . [Recensio operis] : A u h e rt, R o ger.


L e p ro blèm e de l'a c te de foi. D on n ées trad itio n n e lles e t ré s u lta ts des con tro -
v erses récen tes. L o u v a in , B . W a rn y , 1945. x , 804 p . (U n iv ersitas c a th o lica
lo va n ien sis. D isserta tio n es ad g ra d u m m a g istri in F a c u lta te th eo lo g ica ....
ser. I I , to m . 36). I n : E p h C a rm 1 (1947) [2 11P 2 15 .

425 Valbuena Alvarez, Hieroteo de la Virgen del Carmen, O .C .D .,


praef. apost. de Esmeraldas, 1898- .
L a m u jer en la pasión
de C risto, p o r el lim o , y R evd m o . M ons. H iero teo V a lb u en a
A lv a re z , O .C .D ., P refecto de E sm era ld a s (E cuador). B arcelo n a,
R . C asulleras, 1947. 119 p. 8°

RECENSIO : M teC arm 48 (1947) [365] (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .).


[ree.

426 [Valentin de san José], O . C . D . , 1896- . ... | L a in h a b ita-


ción de | D io s en el alm a ju s ta . | 2 a ed. | ... | M adrid, G ràfi-
cas T reb o l, 1946. 143 p. 12 cm .

I n sum m a fronte : U n ca rm elita descalzo.

Tegum. (u lt. pag. ext.) : « A m p lia d o este estu d io del p u b licad o en Revista
de E sp iritu alid ad , ano 1944, nùm ero io » (cf. ib . 3 (1944) [ 59 ]- 7 7 ).

104
T H E O E O G IA ---- M A R IO E O G IA 165

i a ed. 1945 [4 3 0 ]

C ap. X X I . T e x to s de sa n ta T eresa de Jesu s y de sa n J u a n de la C ru z sobre


la in h a b ita c ió n y su s efe cto s : p. 125-139.

RECENSIONES : M teC arm 48 (1947) 86-87 (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .). —


U E s p ir 6 (1947) IX3 (Ja cin to de S . T eresa, O .C .D .).

427 Xiberta, Bartolomé F. Maria, O.C., 1897- . D e co n trover-


siis christologicis a ev o p a tristico . In : M iscellan ea G io v a n n i M ercati.
C ittà del V a tic a n o , B ib lio te c a V a tic a n a , 1946, v o i. I (Stu d i e T e s ti, 121)
p. [327Ì-354-

428 Zacarias de S. Teresa, O .C .D ., 1887- . S tu d ies on H in-


duism | ... | F r. Z ach arias, O .C .D . | A lw a y e (India), S t. J o sep h ’s
Sem in ary, [ i 945_47] - H u cu sq u e 3 v . 18 ,5 cm .

... | B o o k I. | V ed ism | ... [ 1 9 4 5 ] . v iii, 208 p.

... | B o o k I I . | B rah m a n ism | ... [ 1 9 4 6 ] . v iii, 2 15 p.

... | B o o k I I I . | « P h ilo so p h ical B rah m a n ism » | ... [ 1 9 4 7 ] . v iii,


20 7 p.

429 Zubizarreta, Valentin de la Asunción, O . C . D ., a r c h ie p . S . l a c o b i


de C u b a , 1862-1948.Medulla |theologiae dogmaticae | auctore |
Valentino Zubizarreta | ex ordine Carm. exc. archiepiscopo | S. Ia-
cobi de Cuba. | Editio altera ab auctore correcta. | Bilbao,
Elexpuru hnos., 1947* 1 1 1 6 p. 17 ,5 cm .

C om p en diu m m aioris eiusdem a u cto ris operis cu i titu lu s Theologia schola-


stico-dogmatica (4 v o i.).

E d itio p rim aT p ro d iit^ ib id em a. 1935.

RECEnsio : M teC arm 48 (1947) [275] (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .).

M A R I O R O G IA

430 Alastruey, Gregorio. Tratado de la | Virgen Santisima. | Pri-


mera versión castellana de la | mariologia latina del mismo autor, |
por el M. I. Sr. Dr. | D . Gregorio Alastruey | ... | Pròlogo | dei
Excm o. y R vdm o. | D . Antonio G arda y G arda arzobispo de
Valladolid. | 2 a ed. | Madrid, [Da Editorial católica], 1947.
x x x v , [1], 989 p ., 1 f. ili. (incis.) 20 cm . (Fronte add. : B ib lio te c a | de
autores cristian o s | ..., [sección I I , T eo lo g ia y cànones]).

105
166 BIBLIOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR

T it. ser. p a rtim e x in v o lu c ro e xterio ri.


P te. I I , cap. V, cuestión I : a d p ro b a n d am th esim « la b m a. V irg e n M aria
en el p rim er in sta n te de su co n cep ción fu é p re se rv a d a in m u n e de to d a m an ch a
de c u lp a o rig in a i» (p. 15 1), a d d u cu n tu r in a rgu m en to e x sensu fid e liu m prò
ordin e c a rm elita n o s. T eresia a Ie su e t b . B a p tis ta M an tu an u s, cf. p. 222. —
P ie . I V , cap. V, art. 1 : D e escap u lario m arian o, p. [948]-956.

431 Albino del Bambino Gesù, O .C .D ., 1911- . 1/ assunzione di


Maria Vergine. i n : R V iS p ir 1 (1947) [1291-144.

432 Collegium internationale O.C.D. R o m a e . F a c u lta s th eo lo g ica . De


definienda Assumptione b. Mariae V ., petitio ad Sum m um Pon-
tificem delata a Facilitate theologica O .C .D . in Urbe [in testo
Purificationis B .V .M . 1946]- I n : B p h C a rm 1 (1947) [14 9 P 15 3 .

S u b s c rib u n t om nes et sin g u li F a c u lta tis professores.

433 Emeterio de Jesus Maria, O .C .D ., 1915- . Nuestra poesia


clàsica asuncionista. I n : M teC arm 48 (1947) [1971-232.

P raem issis q u ib u sd am n o tis in tro d u cto riis, re feru n tu r q u ae d a m p o e m a ta


h isp a n ica. H a b e tu r in fa scic u lo 2-3 an n i 1947 d ic ta e ephem erid is, q u i to tu s
d ic a tu r a ssu m p tio n i B . M . V .

434 Enrique del sagrado Corazón, O .C .D . - José Miguel de la Inma-


culada, O .C .D . Da mariologia de Juan Bautiste Spagnoli « El
Mantuano »; (en el 5 0 centenario de su nacimiento : 1447-1947).
I n : M te C arm 48 ( 1 9 4 7 ) [ 327 J-3 5 5 -

I. R e se n a h istó rica (E n riq u e d el sa grad o C orazón , O .C .D ., 1926- ). —


I I . R e se n a b ib lio g rà fic a (idem ). — I I I . M ariolo gia (José M igu el de la In m a-
cu la d a , O .C .D ., 1926- ).

H a b e tu r in fase, d ic ta e ephem erid is, de qu o n um . p raeced.

435 Esteve, Enrique, O .C ., 1905- Da asunción corporal y los


principios de la mariologia. i n : B stM a r 6 (1947) [2231-233.

I. D a asu n ción y el prin cip io de la m a te rn id a d d iv in a . — I I . D a asu nción


y el p rin cip io de an a log ia. — I I I . D a asu n ción y el p rin cip io de recircu lació n .
— I V . D a asu nción y el p rin cip io de asociación. — V . D a asu n ción y el p rin ­
cipio de sin g u la rid a d trasce n d e n te.

436 Evaristo de la Virgen del Carmen, O .C .D ., 1882- . Sobre el


débito del pecado originai en Maria. i n : E s tM a r 5 (1946) [2931-308.

437 Gregorio de Jesus Crucificado, O .C .D ., 1913- . Da asunción


en la teologia espanola. i n : E s tM a r 6 (1947) [353I-379.

106
MARIOtOGIA 167

I In tro d u cció n y fu en tes. — I I . A rg u m e n ta ció n te o lò gica. — C on clusión . [443]


_ B iblio grafia.

438 Gregorio de Jesus Crucificado, O .C .D ., 1913- . Istigar que


ocupa Maria en el Cuerpo mistico. /w .• E s tM a r 5 (1946) [2713-291.

J pte. : Nocion.es y prin cip ios. — I I pte. : A p lic a c io n e s : a) M aria, ca b eza


secun daria del organism o so b ren a tu ral. — b) M aria, cora zó n de la Ig le sia . —
c) M aria, cuello del C n erpo m istico.

439 Gregorio de Jesus Crucificado, O .C .D ., 1913- . ria Media-


dora y la asunción. I n : M teC arm 48 (1947) [ i 64]- i 8o .

Habetur in fase, citatae ephemeridis de quo B C R 433.


I. R elació n en tre la m ed iación o b je tiv a de M aria y la asunción . — I I. L a
m ediación en la d istrib u ció n de la s g ra c ia s y la asunción.

440 Ildefonso de la Inmaculada, O . C . D . , 1919- . ria Asunción y


las fuentes de la revelación. i n : M teC arm 48 (1947) [ n r i- 1 2 4 .

H a b etu r in fase, c ita ta e ep h em erid is de qu o B C R 433.

441 Leonardus a s. Teresia, O . C . D . , 1901- . Voortzetting van


de bewijsvoering uit middeleeuwsche liturgie en theologie en de
uitspraken der Pausen. I n : M a ria ’s aan d el in h e t e ig e n lijk e verlos-
singsw erk. V e rsla g b o ek der N egen d e M ariale d a gen v a n T o n ge rlo o ... L e u v e n
van 26 to t 28 a u g u stu s 1946. T on gerlo o, N o rb ertijn er A b d ij, 1947.
25 cm (M ariale D agen , 9). C f. p. 124-153.

« C ooperatio M ariae a d op u s red em p tion is p ro b a tu r e litu rg ia e t th eo lo g ia


. m edii a ev i e t e te stim o n iis S u m m o ru m P o n tific u m » (ex Sum m ario la tin o te x tu i
anteposito, p. 124).

442 Marie-Eugène de l’Enfant-Jésus, O .C .D ., — Louis de Sainte-Thérése, O .C .D .


L a v ie m a riale | au C arm el. | P . M arie-E u gèn e de l ’E .-J . | P . L o u is de S ain te-
Thérèse. | P e tit C a ste le t-T a ra sc o n (B .-d u -R .), [1943]. in [1] p.,
18,5 cm.

ConTinet : M arie-E u gèn e de l ’E n fa n t-J é su s. L e s frères de la bienheureuse


M arie dw M ont-Carm el : p. [ i i ]-52. — L o u is de S te-T h érèse. L a vie mariale.
de Sainte Thérèse de l ’E n fa n t-Jésu s : p. [53]- i i i .

R e c e n s io : A n O C D 19 (1947) 150 (A m b rosiu s a s. T eresia, O .C .D .).

443 Michael a s. Augustino, O.C., 1621-1684. Mariaal | vereeni-


gingsleven, | d oor Pater Michael van Sint Augustinus, | Jan Van
Ballaer, O. Carm. | (1621-1684) ; | ingeleid en vertaald door | A.
Munsters M.S.C. | ... | Bussum, Uitgeverij Paul Brand, 1947.
P- 1.5,5 cm .

107
i6 8 BIBLIOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR

O p u s p rim u m p ro d iit i n : O G e e s tL e v 23 (1946-47) 31-40, 92-101, 15 5 -1 6 1.

V ersio te x tu s la tin i qu i p ro d iit a. 16 7 1, A n tv e rp iis, u t tr a c ta tu s I I I , lib ri I V


op eris c u i titu lu s « I n s titu tio n u m m y s tic a ru m lib r i q u a ttu o r ». Ip se A . id em
opus lin g u a n ee rla n d ica e d id it a. 1669 u t su p p lem en tu m a d tr a c ta tu m I I op eris
cu i titu lu s :

O n d e rw ysin gh e | t o t een | g ro n d ig h e verlo o gh en in g h e sy n s selfs, | ende


v a n alle c reatu ren , [ end e t o t een | g o d t-y o rm ig h g o d d e ly c k | le v e n | in G o d t
om G o d t. | I n d r y tr a c ta te n b e d e e lt, end e g e m a e ck t d o or | den E e rw . P . M i­
ch a el a S . A u g u stin o , | ... ; | m e t een B y -v o e g h s e l n aer lie t tw ee d e tr a c ta e t |
v a n een | M arie-vo rm ig h m a rie ly c k | le v e n | in M aria om M aria | ... | Tot
M echelen, | g e d r u c k t b y G y s b r e c h t L in ts w o on en d e op | de m e rc k t in d e d ru c k e ry .
1669. 9 f. p ., 127, [1] p ., 6 f. n. n. ; [1], 130, [1], 59, [1] p ., 6 f. n. n. ; 66,
[1] p., 3 f. 15X9 cm . F ro n s in cisa., O rnam . x y lo g r . (pagin a n. n. p o st
p . 130).

RECBNSIONES : O G e e s tE rf 21 (1947) 320 (B . S p aa p en , S .I .). :— O G e e s tL e v


24 (1947-48) 64 (A. M [unsters]).

444 Nilus a S. Brocardo, O .C .D ., 1908- . ... I D e m a te rn ita te d iv in a [ b. M a-


ria e sem per V irg in is, | N e sto rii C o n sta n tin o p o lita n i | e t | C y rilli A le x a n d rin i |
se n te n tia . ( R o m a e, | C ollegiu m In te rn a tio n a le | ss. T eresia e a Iesu e t Io a n -
n is a C ru ce, | 1944. v iii, 102 p ., 1 f. 23,5 cm .

Recensiones : C iv C a t 97 (1946) I [287]- — E p h T h L o v 22 (1946) 410-411


(J. B ittre m ie u x ). — M arian u m 8 (1946) 180-181 (G [abriel] M. R [o sch in i], O .S.M .).
— A n O C D 19 (1947) 179 (A m b rosiu s a s. T eresia, O .C .D .). C f. B C R 98, 99.

445 Ordo Carmelitarum. S u fir e m u m C o n s iliu m . D e Assumptione in


coelum b. Virginis Mariae petitio [ad S. Sedem delata]. in :
A n O C 13 (1946-48) 58-61.

R o m a e, e C ollegio s. A lb e rti, die 16 m a ii 1946.

446 Piazza, Adeodato Giovanni, O .C .D ., card , fia ti. V e n e tia r u m , 1884-


... | D’ assunzione della Madonna. | Discorso tenuto [ nel
V ° corso di studi cristiani in Assisi, | 5 settembre 1947. | [Tre­
viso Tip. editrice trevigiana, 1 9 4 7 ?]. 18 p. 2 1,5 cm .

In u lt. p a g . tegum. : F ig lie d e lla C hiesa, V e n ezia -T re v iso .

447 Sabino de Jesùs, O .C .D ., 1884- . Da divina Maria (dogma -


historia - piedad). Vitoria, Ediciones « E 1 Carm en» PP. Car-
melitas descalzos, 1946. 364 p.
[ E s tE c l

448 Simeón de la sagrada Familia, O .C .D ., 1917- . Da escuela


teològica Salmantina y la Asunción de Maria. i n : M teC arm 48
(1947) [12 5 ]-! 63.

io S
MARIOIyOGI A THEOEOGIA IOSEPHINA 169

A . socium la b oris h a b u it p. J o a q u in de la sa g ra d a F a m ilia , O .C .D ., qu i [4 5 5 ]


in su p er in te g ru m re d e g it p a ra g ra p h u m de M elchiore C an o (p. 128-133).
H a b e tu r in fase, c ita ta e ephem erid is de qu o B C R 433.

449 Sitneón de la sagrada Familia, O .C .D ., 1917- . U n teòlogo


del siglo X V I I que n iegala muerte de la Virgen. i n : M teC arm
48 (1 9 4 7 ) l> 33 ]- 2 4 4 -

Ju a n B arb ian o , S .I.


H a b e tu r in fase, c ita ta e ephem erid is de quo B C R 433.

450 Tomàs de san Juan de la Cruz, O .C .D ., 1923- . Ua Asun-


ción, corouamiento de la mariologia. in : M teC arm 48 (1947)
[i8 i]-ig6 .

H a b e tu r in fase, c ita ta e ep h em erid is de quo B C R 433.

451 Valbuena Alvarez, Hieroteo de la Virgen del Carmen, O .C .D .,


p r a e f. a p o st. d e E s m e r a ld a s , 1898-
. E l evangelio | de M a­
ria | por el lim o, y R vm o. Sr. |Fr. Hieroteo Valbuena A ., |car-
xnelita descalzo, | prefecto apostòlico de Esmeraldas | (Ecua­
dor). | Barcelona, E . Subirana, 1947. 442 p. 18 cm.
[cv. A lv

T H E O E O G IA IO S E P H IN A

452 Alastruey, Gregorio. Teologia de san José. i n : E s t j o s 1 (1947)


[ 9 ]- 2 3 -

B re vissim e de d e v o tio n e s. T eresiae a Iesu erg a s. Jo sep h ac de im p u lsu


ab ip sa d a to hu iu sm o d i d e v o tio n i in u n iv ersa E c c le s ia fo v en d a e (p. 23). In ci-
den ter de p a tro n a tu s. T eresiae p rò regn o hisp an ico (p. 21).

453 Bonifacio de san José, O .C .D ., 1923- . E a doctrina de san


José en el Carmen Descalzo. i n : M teC arm 47 (1946) [72:1-78.

A g it de c u ltu s. Jo sep h in ordin e carm elita ru n d iscalceato ru m .

454 José Antonio del Nino Jesus, O .C .D ., 1905- Patem idad


de san Jose. i n : E s tjo s 1 (1947) [1731-197-

455 José Antonio del Nino Jesus, O .C .D ., 1905- San José nio-
delo de hombres. i n : E s t 1 j o s ( i g 47) [861-95.

109
I7 0 BIBUOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR

456 Silveira, Juan de, O .C ., 1592-1687. Sueno de san José. in:


E s t j o s 1 (1947) [26 i ]-288 (prosequitur).

H a b é tu r a lte ra p a g in a tio h u ic a rticu lo p ro p ria ad calcem p a g in aru m uncin is


q u ad ris in clu sa : p. [[i]]-[28 ].

« E l “ S om n u s Jo sep h ” es el c a p ita lo X del to m o I de ... “ C om m en tariu m


in te x tu m E v a n g e lic u m ” » Io a n n is d a S ilv e ira ,O .C ., u lyssy p o n en sis. C o m m en ­
ta r la is ta q u in q u e to m is C onstant, qu o ru m p rim u s prim o in lu cem p ro d iit TJlys-
sy p o n e a. 1640. P raesen s e d ito r te x tu m d e p ro m it e x ed. 4a lu gd u n en si, anni 1660.

Introducción : p. [263]-265.
S e q u itu r sin istra q u aq u e p a g in a te x tu s la tin u s su b hoc titu lo : D e revela-
tione Iosep h in som nis. D e x tr a q u a q u e p a g in a h a b e tu r in te rp re ta tio h isp a n ica :
D e la revelación a José en suenos, o Sueno de san José.

T H E O IyO G IA A S C E T IC O -M Y S T IC A

457 Adolfo de la Madre de Dios, O .C .D ., 1923- . Nuestra in-


corporación a Cristo y nuestra perfección en el, segun Isabel de
la santlsima Trinidad. i n : R E s p ir 6 (1947) [4521-468.

458 Alberto de la Virgen del Carmen, O .C .D ., 1913- . Ea Ora-


ción del doctor Alexis Carrel. i n : R E s p ir 6 (1947) [9 9 H 0 4 .

Iu d ic iu m de opere (de quo in titu lo ) re cen te r in lin gu am h isp a n icam tra n sla to .

459 Alessandro di s. Giovanni della Croce, O .C .D ., 1914- Con­


versazioni sull’orazione mentale. / « . - R V i S p i r i (1947) [871-98, [217]-
230, [ 3431 - 3 5 7 . [4691-482.

460 Alphonsus a Matre Dolorosa, O .C .D ., 1905- Eangs den


Kruisweg m et Maria. Brugge, Beyaert, [1946]. 32 p. 16 ,5 cm .

R e c e n s io : O G el 29 (1947) 2 7 8 (Fr. V .). — IC a rm E ev 1 (1947-48) 123.


[T s G e e s tE e v 3 (1947) 11 2 88

402 A m a tu s a S. F am ilia, O .C .D ., 19 14 - . [Recensio operis] : A lp h o n su s M a­


ria D e E ig u o ri, s. D e ze ve n sm arten v a n M aria, u it h e t I ta lia a n s door J.
B oon , C .S S .R . B ru g ge -B ru sse l, D e K in k h o re n , 1946. 168 p. 10,3 cm .
(A scetisch e w erken , B ib lio th e c a A lfo n sia n a ). I n : T s G e e s tE e v 3 (1947) I I
276-277.

462 A m a tu s a s. F am ilia, O .C .D ., 19 14 - . [Recensio operis) : D ehon, J .L .,


S .C .I. T o u s les jou rs a v e c le Sacré-C ceur ; pensées du pére J .E . D ehon.
[E o u va in , S c h o la s tic a t N .-D . du C on go des P rètre s d u Sacré-Coeur, s. a.].
176 p. 14,5 cm . I n : T s G e e s tE e v 2 (1946) I I 70.

no
THEOtOGIA IOSEPHINA '— ■ ASCETICA-MYSTICA I 7I

A & q Amatus a s. Famiiia, O .C .D ., 19 14 - . [Recensio operis] : G eereb aert, V ., [4 71]


C .S S .R . D e L ita n ie v a n O n ze L ie v e V ro u w , derd e u itg a v e . B ru g g e -B ru sse l,
D e K in k h o re n , 1946. 538 p. 17 cm . (A scetisch e w erken , B ib lio th e c a
A lfon sia n a ). I n : T s G e e s tL e v 3 (1947) I I 276.

464 Am attlS a S. Famiiia, O .C .D ., 1914- . [Recensio operis] : S ch rijv e rs ,


Joseph, C .S S .R . H e t eeu w ig fe stijn , n a g ela te n in tie m e n o t a ’s, u it h e t F ra n s
door J . B oon , C .S S .R . B ru g g e -B ru sse l, D e K in k h o re n ; B ru ssel, B o e k h a n d el
U n iversu m , 1946. 95 p. 10,5 cm , (A scetisch e w erk e n , B ib lio th e c a A lfo n ­
siana). I n : T s G e e s tL e v 3 (1947) I I 277.

465 Amatus a s. Famiiia, O .C .D ., 19 14 - . [Recensio operis] : S ch rijve rs,


* Joseph, C .S S .R . D e g o d d elijk e v rie n d , v e rt. u it h e t F ra n sch door H . S ch afer,
C .S S .R . B ru g ge -B ru sse l, D e K in k h o re n , 1946. 336 p. 17 cm . In :
T s G e e s tL e v 2 (1946) I I 352.

466 Amatus a s. Famiiia, O .C .D ., 19 14 - . [Recensio operis] : S ch rijv e rs,


Ioseph, C .S S .R . D e w e g v a n h e t v ertro u w e n , v e rt. u it h e t F ra n sch do or
H . S ch aefer, C .S S .R . B ru g g e -B ru sse l, D e K in k h o re n , 1946. 341 p.
17 cm . I n : T sG e e stR e v 3 (1947) I 213 .

467 Anastasio del ss. Rosario, O .C .D ., 1913- . Orientamenti [del


movimento mistico]. I n : V iC a rm n. 7 (m aggio 1946), p. [5 i]-7 o .

468 Anastasio del ss. Rosario, O .C .D ., 1913- . V ita di fede.


I n : R V iS p ir 1 (1947) [4°9]-427.

[In tro d u zion e - p rin cip ia]. — L a fed e e i p e ccato ri. — L a fed e e g li in c i­
p ien ti. — L a fed e e i p ro ficie n ti. — L a fed e e i p e rfe tti. — C onclusione.

469 [Anastasio del ss. Rosario], O .C .D ., 19 1 3 - ■ [Recensio operis] : [C ala­


bria, G iovan n i], sac. O ra d e c isiv a ... ; a p o sto lic a v iv e n d i form a, (per sacer­
d o ti e religiosi). 2a edizione. [V eron a, C asa b u on i fa n ciu lli, 1946].
io f. p., 2 x1, [1] p. 21 cm . I n : R V iS p ir 1 (1947) 126 -127.

S u b sign a tio : f. a. r.

470 André, René. Chronique de spiritualité espagnole; la «R ev ista


de espiritualidad ». i n : V ie S p ir 75 (19 4 6 ,2 ) [56 8P 577.

D isc u tiu n tu r tres a rtic u li e d iti in Revista de espiritualidad : P la tze c k , F ra rd o


W ., O .F .M ., L a m istica y el trabajo del teòlogo, 3 (1944) [12 9 P 15 3 ; A b ilio , A la ejo s,
C .M .F ., P o r una m istica mas espanola, m uy progresiva, por muy psicològica, 4
(I 9 4 5 ) [3 i]-5 ° (contra A . S to lz , O .S .B . Theologie der M ystik) ; P a b lo del ss. S a ­
cram en to, O .C .D ., Rasgos comunes de espiritualidad en san J u a n de la C ruz
y en « D on Quijote », 4 (1945) [459P480.

471 Anselmo di s. Giovanni della Croce, O .C .D ., 1909- 1/ ap­


pello divino. I n : R V iS p ir 1 (1947) [29P39.

11 r
I 72 BIBI4 0 GRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR

472 Bonaventura, s., c a rd ., 1 2 2 1 -12 7 4 . Obras | de | san Bonaven­


tura. | Edición bilingue | ... Madrid, [La Editorial católica],
1945- • H u cu sq u e 4 v . 20 cm . (Fronte add. : B ib lio te c a | de |
a u to re s cristian o s, | b a jo los a u sp icio s y a lta dirección de | la P o n tific ia u n i-
v'ersidad de S a la m a n c a | ... | [sección I I , T eo lo g ia y canones]).

I n in tro d u ctio n ib u s siv e ge n eralib u s siv e p a rtic u la rib u s c ita n tu r v a r ii a u cto -


res c arm elitae , u t n o ta b itu r in fra a d sin gu lo s tom os. Q u an d o qu e in s titu itu r
co m p a ra tio .

... | Tom o primero. | Breviloquio. - Itinerario de la mente a


Dios - Reducciones de las ciencias a la | teologia. - Cristo, m ae­
stro ùnico de todos. |Excelencia del magisterio de Cristo. |Edición
dirigida, anotada |y con introducciones |por los padres |fr. Leon
Am orós, O .F .M . | ... | fr. Bernardo Aperribay, O .F .M . | ... | fr.
Miguel Oromi, O .F .M . | ...; | pròlogo del | excmo. y rvdm o. Sr.
| fr. Leon Villuendas Polo, O .F .M . | ... 1945. x x x ix , 755, [1] p.
facs. 20 cm .

C ita n tu r \ Honore de Ste. M arie, O .C .D ., 1 6 5 1 -1 7 2 9 : p. 9 7 ; s. Ioannes a


Cruce : p. 545, 547.

... |Tom o segundo. | Jesucristo en su ciencia divina y huma-|na. -


Jesucristo, àrbol de la vida. - Jesu-|cristo en sus misterios : I. E n
su infancia. | I I . E n la eucaristia. I I I . E n su pasión. | Edición
dirigida, anotada y con introducciones | por los padres | fr. Leon
Am orós, O .F .M . | ... | fr. Bernardo Aperribay, O .F .M . | ... | fr. M i­
guel Oromi, O .F .M . | ... 1946. x v , 847, [1] p. in cl. fa c s. 20 cm .

C ita n tu r : s. Ioannes a Cruce : p. 80, 287 ; s. Teresia a Ie su : p. 70, 72, 80, 83.

In to m o te rtio n ih il de re a d h a n c b ib lio g ra p h ia m sp e c ta n te .

... | Tom o cuarto. | Las tres vias. - Soliloquio. - Gobierno del |


alma. - Discursos ascético-misticos. — Vida | perfecta para reli-
giosas. - Las seis alas del | serafin. - Veinticinco memoriales de
per-|fección. - Discursos mariológicos. | Edición preparada por
los |redactores de « Verdad y |vida », bajo la dirección de |fr. Ber­
nardo Aperrebay, O .F .M . | ... | fr. Miguel Oromi, O .F .M . | ... |
fr. Miguel Oltra, O. F .M . | ... 1947. v ii, 975, [1] p. 20 cm .

C ita n tu r : Crisógono de Jesu s, O .C .D ., 1904-1945 : p. 13, 23, 28, 34, 42, 52,
56, 57, 6 1, 70, 73, 78, 1 0 3 ; J u a n de Jesiis M aria, O .C .D ., v en ., 1 5 6 4 -1 6 1 5 :
p . 103 ; ss. Ioannes a Cruce e t Teresia a Iesu p lu ries (vid e a tu r In d ice de nombres).

T o m u s q u in tu s, qu i e rit u ltim u s, ad fin em anni 1947 n o n d u m e d itu s est.

473 Boylan, M. Eugene, O .C .R . This tremendous | lover, | by |


Fr. M . Eugene Boylan, | O. Cist. R . | Cork, The Mercier Press,
[1946]. x v iii, 345 p. 2 1,5 cm .

11 2
r A S C E T I C A ,---- M Y S T IC A 173

« T h is b o o k is an a tte m p t to ou tlin e t h a t lo v e s to r y of G o d a n d m an , w h ich


[479]
a cb iev es its co n su m m atio n in th è u n it y of th è W h o le C h rist ; a n d to sh ow th a t
th è sp iritu a l life is a p a rtn e rsh ip of lo v e b e tw ee n G o d a n d m a n w h ich can be
su m m ed u p in one w o r d : C h rist» . (P refa ce, p. vi).
C ita n tu r fre q u e h tiu s ss. T eresia a Iesu, Io a n n es a C ruce, T eresia a Iesu
In fan te , eoru m co m m en ta to res ; e t qu id a m a lii ca rm elita e o b iter.
S p eciali m en tione d ig n a e s t A p p e n d ix : S p iritu a l reading (p. 338-345), i. e.
« ... title s a n d su gg estio n s ». H a b e tu r ib i in te r a lia iu d ic iu m de opere p. G a-
brielis a s. M aria M agdalen a, O .C .D . St. J o h n of thè Cross, doctor of divine love
and contemplation (B C R 205), de qu o ia m in ipso corpore lib ri (eh. 19, U n ion
w ith C h rist in p ra y er, cf. p. 252) serm o fu it.

4 .74 [Brenninger, Johannes vom Kreuz], O .C ., 1890-1946. D ire cto riu m | carm e-
** " lita ru m v ita e sp iritu a lis | p ra esertim | n o v itiis in stitu e n d is | c o m p ila tu m et
preio exp ressu m | iu ssu e t a u c to r ita te | reVm i. p. H ila rii M ariae D o sw a ld , |
prioris gen eralis c a rm elitaru m . | [In S. C iv ita té V a tic a n a ], ty p is p o ly g lo ttis
V a tican is, 194°- x v i, 561 p., 1 f. 24,5 cm .

RECENSio : S w o rd 11 (1947) 249-253 (G abriel of S t. M a ry M agdalen , O .C .D .).


E s t v ersio in lin gu am an g lica n i recen sion is ed itae in V iC a rm n. 1 (m aggio 1941)
I 44 _I4 7 -
'
4.75 A Carmelite nun. God and Rosanne ; | letters on thè I contem­
plative life, |by a Carmelite nun. | Rondon, Sands & Co., [1946].
2 f. p., 89 p ., 1 f. an t. (color.). 18,5 cm.

D ed ica tio : “ T o R .D .H .O .P ., to w h om th ese le tte rs r ig h tly belo n g... ”


p. 1-2 : T h e v o c a tio n [versu s]. — Ite m p. 89 : T h e v o c a tio n [versus].
RECENSio : S w o rd 11 (1947) 257 (Eeo J. W a lter, O .C .).

476 Cirillo di s. Teresa del Bambino Gesù, O .C .D ., 1914- Ra


vita spirituale in s. Ignazio di Antiochia. i n : R V iS p ir 1 (1947)
[4491-465-

M aestro di v ita sp iritu ale. — D o ttrin a cristo cen trica (I. R e la zio n i di C risto
con le sue m em bra. — I I . N o stre rela zio n i con C risto. — I I I . S v ilu p p o della
v ita cristian a. — I V . I l trio n fo d ella v ita in C risto.) — • C onclusione.

477 Claudio de Jesus Crucificado, O .C .D ., 1885- Ra vida m i­


stica cristiana. I n : R E s p ir 6 (1947) [4 2 8 H 5 1 .

« C on feren cia p ro n u n cia d a en la S em an a de te o lo gia [1947] » (p. [428], n o ta ).


A u c to r erronee in d ic a tu r : C lau d io de Jesù s S a cra m e n ta d o (p. [428]).

478 Colombo, Giovanni, sa c. Il «ca m m in o» dell’unione con Dio.


I n : S cu o lC a t 75 (1947) [10 9P 12 9.

« C o n feren za le tta n ella [3*] S e ttim a n a di S p iritu a lità te n u ta n el m a rzo ...


[1947] a ll’U n iv e rsità C a tto lic a d i M ilan o ». P assim de au cto rib u s carm elitis.

479 Crisógono de Jesùs [Sacramentado], O .C .D ., 1904-1945. D ios, o b je to de expe-


rie n cia ; la p ercep ción del S er a b so lu to . I n : E sp an o l, 27 enero 1945, p. io .

IJ 3
B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R
174

A . 7Q Ì C om pen diu m h u iu s a rtic u li h a b e tu r in : R E s p ir 5 (1946) 587.


^ /yj [R E s p ir

480 Daniel-Rops, Henri. ... | M y stiq u e s | de F r a n c e ; | te x te s cb oisis e t com -


rnentés. | [ i4 e édition ]. P aris, É d itio n s C orrea, [ei g 4 i ] . 4 f. p ., [11]-
307 p ., 3 f. 23 cm .

A n n u s 19 4 1, qu i est ille iu sc rip ti « c o p y r ig h t» v id e tu r referri ad 1“ ed itio -


n em ; n u lla ta m e u h a b e tu r a lia in d ic a tio re la te ad h a u c 14“ edition em .

Introduction p a r D a n ie l-R o p s : p. 10-40. In is ta in tro d u ctio n e bin e in d e


de m y s tic a c arm elitan a , de M arie de l ’Incarnation (A ca rie) O .C .D . e t s. Thérèse
de V E nfa nt-Jésus. Ite m in in tro d u ctio n e p raem issa te x tib u s cap . V . B éru lle
et l'école jranQaise, serm o f it de M arie de l ’Incarnation (cf. p. 125-133). C ap . X I I .
Thérèse de V E nfa nt-] ésus : p. [262]-282 (In tro d u ctio : p. [263P269).

481 [Delage, Auguste], S .S ., m. 1947. ... | La vìe cachée |en Dieu,


| par Robert de Langeac [pseudon.]. | Préface du | P. Francois
de Sainte-Marie, O .C .D . | Paris, aux Éditions du Seuil, [1947].
153 P-. 3 f- in cl. 1 ta b . 16,5 cm . (L a V ig n e du Carm el).

T e x tu s e x v a riis au cto ris scrip tis, selecti, ac ordin e d isp ositi. A u c to r dici-
tu r : « ... si am i du C arm el e t si im p rég n é de sa sp iritu a lità ... » (cf. p. 9-10).

Introduction (au ctore P . F ra n g o is de S ain te-M arie, O .C .D .) : p. 9-18.


P se u d o n y m u m re v e la tu r in n o ta ad calcem in tro d u ctio n is (p. 18).

482 Dominguez Berrueta, Juan .... | Filosofia mistica | espanda.


Madrid, C .S.I.C . Instituto «L u is Vives » de filosofia, 1947. 171
p., 2 f. 2 1,5 cm .

« Q uerem os .... a it A ., sen alar lo que h a y de u n iv ersa l, de v a lo re s etern os,


en el alm a n a tu ra lm e n te c ristia n a de p en sad ores que saben v er la s cosas sub
specie aeternitatis » (p. 5).

In d ic a n d a su n t prò h a c b ib lio g ra fia : I. F ilo so fia m istic a , 5. S iglo X V I :


p. 31-38. — I I . M istica en los filósofos, 5. A b e n A b a d de R o n d a (precursor
h isp a n o m u su lm à n de san J u a n de la C ruz) : p. 7 1-8 1. — I I I . F ilo s o fia en los
m isticos, i . S a n ta T eresa de Jesu s : p. [ i o i ] - i i 4 . — 2. S an J u a n de la C ru z :
p. 1 1 5 - 1 2 1 . — B ib lio g ra fia : p. [1 6 9 P 1 7 1 .

483 Enrico di s. Teresa, O . C . D . , 1908- . Luci e ombre nella


spiritualità m oderna; a proposito di un’inchiesta. i n : R V iS p ir
1 (1947) [65]- s °-

« ... si riferisce a d u n ’in ch iesta p ro m o ssa d a lla Vie S p ir itu a le , i cu i r is u lta ti


fu ro n o p u b b lic a ti n el suo n um ero ... d i feb b ra io 1946 : V e rso q u a l tip o d i sa n ­
t it à a n d iam o ? ».

484 Floris, Aurelio Agostino, O .P . Metodo teresiano e metodo ca-


teriniano di orazione. i n : V iC r i 16 (1947) [303:1-321.

114
A S C E T IC A — M Y S T IC A 175

P ro d iit dein in v o lu m in e :
[491]
S p iritu a lità c ate rin ia n a (saggi e stu d i su lla sp ir itu a lità d i s. C a te rin a d a Siena).
[Firenze], E d izio n i di « V it a c ristia n a », 1947. 158 p. 8°. C f. p. H l- 1 2 9 .
[B S e n S tP a 1944-47

485 Francis de Sainte-Marie, O .C .D ., i g i o - . U amour généreux


e t tendre de l ’ e n f a n t de Dieu. /« .- C arm el 29 (1946) [ i ] - i 3 .

486 Francois de Sainte-Marie, O .C .D ., 1910- . Da docte igno-


rance de Dieu. i n : C arm el 30 (1947) 39-52.

487 Francois de Sainte-Marie, O .C .D ., 1910- . De la joie chré-


tienne. In : D tC a rm 26 (1947) I (Ma jo ie te rrestre où don c es-tu ? ) 61-68.

D e s. lo a n n e a Cruce (cf. 65-68) e t de L a m en tio a Resurrectìone, O .C .D .,


1614-1691 (cf. p. 67-68. — D e anno n a tiv ita tis L a u re n tii a. R . hic in d icato ,
vid e B C R 538 ad n ot.).

488 Francois de Sainte-Marie, O .C .D ., 1910- . ... | P résen ce | à D ieu | e t à


soi-m èm e, | p a r le R . P. F ra n co is de S a in te M arie, \ O .C .D . | [T roisièm e édi-
tion] P aris, a u x É d itio n s du S eu il, [1945]. 3 f. p ., 9-120 p ., 3 f.
16,5 cm . (Da V ig n e du C arm el).

i a ed. : 1943.

« ... q u atre [?] con féren ces ... données à P a ris » : M arch er d an s la v é rité . —
Présence de D ieu. — P résen ce de l ’àm e à elle-m èm e. — L a ren co n tre dans
l ’oraison. — ■ L e s p e tits riens.

R e c e n s i o n ES : A n O C D 19 (1947) 256 (A m brosiu s a s. l'e re sia , O .C .D .) .—


C ollectM echl 37 (1947) 332 (J. C om blin ). — V iC a rm n. 7 (m aggio 1946) 9 7 -

489 Francois de Sainte-Marie, O . C . D . , 1910- . Sainteté et sépa-


ration. I n : V ie S p ir 74 (1946, 1) [15 7 P 16 2 .

« L a sp iritu a lité é v a n g éliq u e fa it in te rv e n ir en to u t é ta t de v ie u ne certain e


séparation des créatu res, e t celle-ci est m ém e la co n d itio n d ’un a p o sto la t p lu s
fécond » (p. 160).

490 Gabriel a s. Maria Magdalena, O . C . D . , 1893- . Il bisogno


di Dio. I n : R V iS p ir i (1947) [i2]-28.

491 Gabriel a s. Maria Magdalena, O . C . D . , 1893- Il Carmelo e


il movimento mistico. I n : V iC a rm n. 7 (m aggio 1946) [5P50.

I. Il m o vim en to m istico od iern o. — I I . L 'in flu sso del C arm elo. — I I I . L ’in ­
v ito alla con tem p lazion e.

115
i 76 b ib l io g r a p h ia c a r m e l it a n a r e c e n t io r

492 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- . Piccolo | ca­


techismo | della vita | di orazione, | del padre Gabriele |..di s. M.
Maddalena, O .C .D . | Firenze, A . Salani, [1947]. 62 p., 1 f.
14 cm .

P rim u m p ro d iit i n : V iC a rm n. i (m aggio 1941) 12 4 -1 3 5 ; n. 2 (n o vem ­


bre 1941) 90-96; n. 3 (m aggio 1942) 80-84; n - 4 (novem b re 1942) 83-86.

D ein p rim a ed itio in d ep en d en s :


P ic c o lo | C atech ism o | d e lla v it a | d i orazion e, | del p a d re G a b riele | d i s. M. M ad ­
d alen a, O .C .D . | F ire n ze, A . S a la n i, [1943]. 62 p . 14 cm .

« ... con tien e la so sta n za d e gli in se gn am en ti con i q u ali, da circ a q u a ttro


secoli, la R ifo r m a te re sia n a d e ll’ord in e carm elitan o a m m a estra le anim e n ella
v it a d i orazion e. Son o gli am m a estram e n ti d i sa n ta T e re sa d i G esù e d i san
G io v a n n i d e lla C roce ... d iv u lg a zio n e d e ll’id e a e del m eto d o teresian o d i o ra ­
zio n e m e n ta le ...» (P refazio n e).

Cap. I . D ’orazion e n ella v it a c o n te m p la tiv a . — Cap. I I . I l m eto d o d e ll’o ra ­


zione m en ta le. — Cap. I I I . P rep a ra zio n e e le ttu ra . — Cap. I V . D a m e d ita ­
zio n e e il collo q u io. — Cap. V. De d iffic o ltà d e ll’orazion e. — Cap. V I . D a p re ­
sen za di D io.

493 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- . ... | Petit


catéchisme [ de la vie d ’oraison, | tradnit de l’italien | par [ le
R . P. Eugène de Ste Thérèse de l ’Enfant-Jésus, O .C .D . | Bru­
xelles, Édition universelle, [1946]. 61 p., 1 f. 16 cm . (B iblio-
th è q u e d u C arm el thérésien).

I n sum m a fronte : P . G ab riel de S te. M. M adeleine, O .C .D .

Cf. n um . praeced.

R ecensio : C ollectM ech l 37 (1947) 599-600 (C. C o lru y t). — O G el 29 (1947)


384 (H. D . W .).

494 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- . ... | K leine


catechismus | van het | gebedsleven, | uit het Italiaans | door
Pater Kam ici van de h. Theresia, | ongeschoeide Karmeliet. |
[Gent, Uitgave «Carm elitana», 1947]. 63 p. 15 ,5 cm .

I n sum m a fronte : P. G a b rie l v a n de h. M aria M ag d a len a ...


V e rsio operis de qu o du ob us num . p ra eced en tib u s, p riu s e d ita in TherBode
27 (1945-46) 1 4 - 1 5 ,3 0 - 3 1 , 5 2 - 5 3 , 7 8 , s 7, 1 1 5 ; 28 (1946-47) 1 2 - 1 3 ,5 7 - 5 8 .

RECENSIONES : A n O C D 19 (1947) 265 (M elchior a s. M aria, O .C .D .). — •


T sG e e stD e v 3 (1947) I I 57-58 (D. M. D e P e tte r, O .P .).

495 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- . Piccolo ca­


techismo della vita spirituale. I n : R V iS p ir 1 (1947) [ i h ] - i i 6,
[2351 - 2 4 4 , [ 372 ]- 3 7 7 > [49 9 ]- 5 ° 3 (prosequitur).

Lezion e I : D a v ita sp iritu ale. -— Lezione I I : D a g ra z ia sa n tifica n te . —


Lezione I I I : Da sa n tità . — Lezione I V : De cau se d e lla sa n tità . (Prosequitur).

116
A S C E T IC A ---- M Y S T IC A 1 77

« I l fa v o r e — a it a u c to r in adnotatione in itio k u iu s operis — con cu i fu [500]


acco lto il n ostro “ P iccolo catechismo della vita di orazione ” [ B C R 492-494] p u b ­
b lic a to in “ Vita carm elitana’ ’ ... ci a v e v a in d o tto a scriv e re per la ste ssa R i­
v is ta [i. e. : V it a carm elitan a ] u n “ Piccolo catechismo della vita sp ir itu a le " [de
qu o sta tim su b h oc ip so n um ero], p u b b lica n d o n e alcu ne lezion i occasion alm en te.
N e lla n u o v a “ R ivista di vita sp iritu a le” rip ren d iam o l ’argo m en to p ro p on en d oci
d i esporlo in m odo o rga n ico e co m p le to [de qu o p rin c ip a lite r hoc n um ero B C R ] »
(p- [112]).
U t e x his v erb is p a te t, a u c to r su b h o c eod em titu lo Piccolo catechismo della
vita spirituale d u as in c e p it a rticu lo ru m (' le ctio n u m ’)• series, easqu e n on pror-
su s id e n tica s : a lte ra m in p eriod ico « V ita carmelitana » (quod ab ip so e d itu m a.
1941-1946 , ia m n on p ro dit) ; a lte ra m in p erio d ico « R ivista di vita sp ir i­
tu a le » (quod eod em c u ra n te ’ p rio ri p eriod ico in d e ab ann o 1947 su ccessit).

B n ‘ lection es ’ qu ae p ro d ie ra n t p rio ris seriei n on co n tin u a ta e n eq u e con-


tin u a n d a e :
P icco lo catech ism o della v it a sp iritu a le . I n : V iC a rm n. 5 (m aggio 1943)
85-88; n. 6 (novem bre 1943) 79-80 ; n. 7 (m aggio 1946) [83]-88.
P rim a lezione : L 'esa m e d i coscien za. — Lezione seconda : L ’in a b ita zio n e d i­
v in a . — ; Lezione terza : L a le ttu ra sp iritu ale.

496 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- I^a santità


di tutti. I n : R -ViSpir i (1947) [i4 5 ]-i6 6 .

D e u n iv e rsa lita te v o c a tio n is ad sa n c tita te m v ita e .


(
497 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- Umanesimo
cristiano. I n : V ic a r ili 8 (novem b re 1946) [96L98.
E s t recen sio operis : F r. L eo n e d i M aria. U na form ula di santità, proposta
particolarmente alla gioventù studiosa e agli educatori. T orin o , 1946.

498 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- . V ita e morte


di amore. I n : R V iS p ir 1 (1947) [259]-29i.

I. V iv e re d ’am ore. — I I . L a m o rte d i am ore.

499 Gabriel a s. Maria Magdalena, O .C .D ., 1893- • [Recensio operis] : C or­


do van i, M arian o, O .P . | Itin era rio | d ella | rin a scita sp iritu ale. | Rom a, A.
B e la rd e tti, [1946]. 4 f. p., II-3 10 p ., 1 f. 24,5 cm . I n : R V iS p ir 1
(1947) 12 1-12 2 .

S u b sign a tio : fr. G a b riele d i S . M. M.

500 Garrigou-Lagrange, Réginald, O .P ., 1877- . Uà foi éclairée


par les dons. I n : V ie S p ir 74 (1946, 1) [657]-666.

A . d e c la ra t sco p u m h u iu s a rtic u li esse « d ’e x p liq u e r ce que n ou s a vo n s d it


dans la Perfection chrétienne et contemplation (y° éd. 1929, t. 1, p. 377, 410 sq. ;
etia m in L e s trois àges de la vìe intérìeure, t. 1, p. 97 ss., t. I I , p. 1 1 5 , 309, 421),
òù nous affirm o n s a v e c sa in t T h o m as, sa in t J e a n de la C ro ix, C a jé ta n , B an ez,
Jea n de sa in t T h o m as, Jo sep h du S a in t-B s p rit [O .C .D .], que la co n tem p la tio n

117
2
178
B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

[500] in fu se p ro cèd e de la fo i com m e de son p rin cipe ra d ica i e t du don d 'in tellig en ce
ou de cela i de sagesse com m e de son prin cip e p ro ch ain , ou ... q u a n t à sa su b-
stan ce de la foi in fu se v iv ifié e p a r la ch a rité , e t q u a n t à son m ode su rh u m ain
du don de sagesse ou de celu i de F in telligen ce » (p. [657]).

501 Gebhard Maria vom hi. Laurentius, O .C .D ., 1904- . Herr


lehre uns beten ! | Vaterunser | und | A ve Maria | kurz erklàrt |
von | P. Gebhard Maria Heyder a St. Uaurentio, | O .C .D . |
[Neum arkt O P f., Buchdruckerei Gg. Schlierf, [1947]. 2 f. p., 30
p. 14 cm .

502 Jean-Marie de la Trinité, O .C .D . , 1914- he regard de


Jesus. I n : C arm el 30 (1947) 165-173.

503 Jerónimo de la Madre de Dios (Graciàn), O .C .D ., 1545-1614. Ce


que Gratien pensait de l ’amour des ennemis. in : É tC a rm 25
(1946) I (A m ou r e t violence) 273-275.

T e x tu s e x c e rp tu s e x M odo de proceder en la oración (cf. O b ras, B urgos, 1932,


t. I [B M C 15], p. 496-498).

504 Jerónimo de la Madre de Dios (Graciàn), O .C .D ., 1545-1614.


U n opuscule du P. Gratien; A vis sur le gouvernement. in :
C arm el 29 (1946) 59-62, 86-92.

V ersio g a llic a op u scu li A v iso s acerca del gobierno (cf. B M C 18, 471-480).

505 Jiménez Duque, Baldomero, sa c. Acerca de la « mistica ».


I n : R E s p T e o l 7 (1947) [22i]-24Ó.

D e « p ro b le m a te m y stic o ». B x a m in a t sen ten tia s, e tia m c a rm elitaru m . Pro-


p o n it u n ensayo de inteligencia, d istin gu en d o lo esencial... y prim ariam ente...;
lo esencial... y secundariamente...; lo accidentalmente “ m istico

508 Jiniénez Duque, Baldomero, sa c. Diversas maneras de tratar


los problemas de la perfección cristiana. i n : R E s p ir 6 (1947)
[138 1-147.

M an era p o s itiv ista . — M an era te o lò g ic a fisic a (A. S to lz , O .S .B .). — M a­


n era te o lò g ic a m e ta fisic a (de dirección sim p lem en te p la tò n ic a : s. G regorio de
N isa, el S eu d o D ion isio ... ; dirección p la tò n ic o -a risto tè lica seu teológico-esco-
là s tic a : S. T om à s). — M an era te o lò g ic a p sico lò gica : R u y sb ro e c k , s. Ju a n de
la C ru z, s. T e re s a de Jesus. — M an era p rà c tic a : (s. Ig n a c io de E o y o la , s. F ra n ­
cisco de S ales, s. A lfo n so M aria de Ligorio). — M an era h istó rica.

507 Ismael de santa Teresita, O .C .D ., 1917- . E l soneto : « N o


me mueve, mi Dios, para quererte », a la luz de Trento y de los
documentos postridentinos ; ensayo literario-teológico.

nS
A S C E T IC A •— 1 M Y S T IC A I7 9

I n : R E s p ir 5 (1946) [2883-304. [5 1 2 ]

C on clusio a u cto ris q u o a d a ttrib u tio n e m e s t : « Q u e su b siste to d a v ia ... la


in co g n ita de su a u to r, bien que p o r cierto s m a tic es e x tern o s y sin g u la res coin-
ciden cias p u d iera p ro h ija rsela ... el p resb itero m a d rilen o A n to n io de R o ja s »
(p. 3° 4 )-

508 Juan Jestis Maria (Aravalles), O .C .D ., 1549-1609. ... | In s tru c tio n | des |
n ovices, | p a r | Jea n de Jésus-M arie A ra v a lle s, | tr a d u ite e t présen tée p a r | le
R . P . F r a n c i s de S ain te-M arie. | P a ris, a u x É d itio n s du S eu il, [1945].
2 f. p ., 7-15 6 P-, 1 f- 16 ,5 cm . (L a V ig n e 'd u Carm el).

RECENSIONES R G ré g 25 (1946) 4i * - 42*. — V iC a rm n. 7 (m aggio 1946) 97.


— V ie S p ir 74 (1946, 1) [6033-606 (B.-M . N ie lly ).

509 [ J u a n de J esa is Maria]\ ca la g n rrita n u s), O .C .D ., ven., 1 5 6 4 - 1 6 1 5 .


U orazione mentale | dei | principianti. | Prima traduzione del
« Tractatus orationis ». | Studio con introduzione | del | p. Pier
Giorgio del s. Cuore, | O .C .D . | Milano, [Arti grafiche Aurora],
19 4 7- 1 f. p ., 5-72 p ., 2 f. 17 cm.

T itu lu s te g u m e n ti : V en . P . G io v an n i di G esù M aria | carm elitan o scalzo. |


L 'o ra zio n e m en tale | secon do | il m eto d o carm elitan o | ...
Introduzione : p . 5-33.

510 La Grua, Gregorio, O .F .M . Conv. ... | Il problema | della voca­


zione generale | alla m istica; | soluzione. | ... | Rom a, | M i­
scellanea francescana, | 1 9 4 6 . 1 f. p., 7 7 , [1] p . 24,5 cm.

« E s tr a tto d a lla tesi ... p er la la u re a in te o lo gia ... ».


F ere p assim c ita n tu r s. T e re sia a Iesu , s. Io a n n es a C ruce ; a d d u cu n tu r q u o ­
que aliq u o ties M arie de l ’In c a rn a tio n (A carie), « C o n su m m ata », E lis a b e th a
ss. T rin ita te e t e x scrip to rib u s re cen tio rib u s : p. C h ryso gon u s O .C .D . et p. G a ­
briel a s. M. M ., O .C .D .

511 Lehodey, Vital, O .C .R., 1857-1948. ... | Il santo | abbandono. |


2 a ed. | Firenze, Libreria fiorentina, [1947]. 562 p., 1 f.
20 cm .

In pte. I l i , cap. 14 , L ’ab b an d on o n elle v ice n d e sp iritu a li d e lla v it a m istica


(p. 440-488), A . a b u n d a n te r c it a t s. T eresiam a Iesu. H in c in d e e tia m eandem
s. T eresiam , n ecn on s. T eresiam a Iesu In f. (praesertim pte. I V , cap. 2, I fr u tti
del san to abban don o , p. 512-546), E lisa b e th a ss. T rin ita te e t s. Io a n n em a
Cruce.

R ecensio : R V iS p ir 1 (1947) 281-383 (M elchior a s. M aria, O .C .D .).

512 LIamera, Marceliano, O .P ., 1908- . La vid a sobrenatural y


la acción del Espiritu Santo. i n : R E s p T e o i 7 (1947) [4233-481.

Sección I : N ecesid ad de la acción del E sp iritu S a n to en la v id a de la gra-

119
i8o B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

eia. -— SecciSn I I : L a a cció n del E s p . S. y la so b ren a tu ra lid a d o p e ra tiv a de


los doiies. — Sección I I I : L a a cció n del E sp . S . y la v id a m istica.
A . plu ries re c u rrit a d description es e t d o ctrin am ss. X eresiae a Ie su e t Io a n -
nis a C ru c e ; p lu ries e tia m c it a t p. C risógono de Jesu s S acra m e n tad o , O .C .D .
cuiu s se n te n tia m re fu ta t.

513 Lucianus a Cruce, O .C .D . ,


1910- . ... | A Kàrm el imàja. j
[Budapest], A Kàrm elita rendtartomàny kiadàsa, [1947]. 64
p. 14,5 cm .

I n sum m a fronte : P . L u cià n .


P rim u m : 1942 (?)
T itu lu s in te rp re ta tu r : D e o ration e C arm eli.

514 Lucinio del Ss. Sacramento, O .C .D ., 1915- . Eos dones del


Espiri tu Santo en la vida espiritual. i n ; R E s p ir 5 (1946) 550-560.

O ccasion e q u oru n d a m operu m q u ae h a c de re re cen te r prodiere. E tia m de


sch o la c a rm elita n a ad qu aestion em .

515 Marcellus a Virgine Carmeli, O .C .D ., 1887- . Kolostori isko-


la | a Kàrmelen | ... |irta |P. Marcel) |Kàrmelita. | Budapest, |
A szent Istvàn-Tàrsulat kiadàsa, [1942-46]. 2 v. 20 cm .

... | [I. Kòtet] I^Elindulàs a tòkéletesség utjàn | ... [1942].


244 p.

T itu lu s a lte riu s v o lu m in is p a u lu lu m a prim i d iv ersu s :

Kolostori iskola; | haladàs a tòkéletesség ùtjàn | ... | I I . kòtet. |


[1946]. 141, t1! P-

In scrip tio n u m in te rp re ta tio la tin a h aec e st : S ch o la c lau stralis in C arm elo,


voi. I : de prin cip io v ia e p e rfectio n is (h. e. de in cip ie n tib u s in v ia perfectionis) ;
v o i. I I : de progressu in v ia p erfectio n is.
RECENSio : A n O C D 19 (1947) 266 (A n to n iu s ab In f. Iesu, O .C .D .).

516 M[arie]-Am[abel] du Cceur de Jésus, O .C .D . ... \ C arm élite ; | a p e ^ u su r


la v ie d u C arm el. | R o ch e fo rt (B elgiqu e), C arm el ; P aris, D esclée D e B rou w er,
1945. 25, [1] p. ta b . 20 cm . (T egum . : B ib lio th è q u e d u C arm el
th érésien , sect. études).

I n sum m a fronte : M. M. A m . d u Coeur de Jésus, O .C .D .


I n fin e h a b e tu r : L iste des Carmels belges, e t L iste des Carmels de France.

R ecensiones : A m iC IC 57 (1946-47) 163. — V iC a rm n. 7 (m aggio 1946) 100.

517 Marie-Eugène de l'Enfant-Jésus, O .C .D ., 1894- • L e s oraison s | des dé-


b u ta n ts. | P . M arie-E u gèn e de l ’E . J ., | O .C .D . | P e tit C a ste le t-T a ra sc o n
(B .-d u -R h .), I,es E d itio n s du C arm el, [1944]. 127, [1] p . 18,5 cm .

120
a s c e t ica — m y st ic a 181

C o n t i n e ! : Q u ’est-ce qu e l ’oraison ? — L e s p rem ières form es de l ’oraiscm. —


L ’oraison de recueillem en t. — ffks le ctu re s sp iritu elles. — D istra ctio n s e t sé-
cheresses. — L e s oraison s de sim p licité.

RECENSIONES : A n O C D 19 (1947) 14 9 -15 ° (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .).


— B B b lg r [suppl. I I ad E p h L it 61] (1947) 43*- — S ales 9 (1947) 586.

5X8 Marie-Eugène de l’Enfant-Jésus, O .C .D ., 1894- ... | Da ora-


ción | de los | principiantes | y sus distintas modalidades. | Tra-
ducción del | R. P. Hipólito de la sagrada Familia, O .C .D . |
Vitoria, Ediciones « E 1 Carm en» PP . Carmelitas descalzos, [1947].
140 p ., 2 f. 17 ,5 cm .

In. sum m a fronte : M . R . P . M aria-E u ge n io del N in o Jesus, O .C .D .

RECENSIONES : A n O C D 19 (1947) 260 (Sim eón de la S. F a m ilia , O .C .D .). •—


M teC arm 48 (1947) [2751-276 (O tilio del N in o Jesus). — R E s p ir 6 (1947) 5 20
(M atias del N in o Jesus, O .C .D .).

519 Maritain, Jacques. ... | Distinguer pour unir, | ou | les Degrés |


du savoir. | Nouvelle édition, revue et augmentée | 4 ' édition [!]
Paris, Desclée De Brouwer et eie, [”1946]. 2 f. p„ [vii] -xxii, 919
p. 20,5 cm .

1” é d itio n : 1 9 3 2 ; 2“ é d itio n : 19 3 4 ; 3 ° é d itio n : 1939 (de q u ib u s cf. B IS


suo loco).

C f. p ra esertim : 2e ptie. : L e s degrés du sa v o ir su p ra-ration n el, chap. V i l i .


S ain t Jea n de la C ro ix p ra tic ie n de la co n te m p la tio n : p. [6151-697. — Chap. I X .
T odo y n a d a : p. [70 1P 76 5 . — A n n exe I X . L e s C a u te la s de sa in t J e a n de la
C roix (ex tra it de la P réface au liv re d u R . P . B ru n o de Jésu s M arie, S a in t Jean
de la Croix, Paris, P lon , 1929) : p. [903I-907.
C f. p ra e te re a lo cis in d ic a tis in In d ex des noms cités (p. [909I-916) ad n om in a
seq u en tia : A n n e de J ésu s ; Baconthorp\ B ru no de J ésu s M arie ; Crisógono de
Jesixs Sacram entalo ; É lisée de la N atività ; É lisée des M artyrs ; E u gen io de
San José ; Gabriel de Ste M arie M adeleine ; Jean de la C ro ix ; Jérome de la M ère
de D ieu ; Joseph du S ain t E sp rit ; L o u is de la Trinità ; M adeleine du S a in t E sp rit ;
M ich el de Bologna ; Salm anticenses ; Silverio [de santa Teresa] ; Thérèse [de
Jésus] ; Thom as de Jésus.

520 Mathioly, Christiane. Notes sur l’expression de l ’absolu.


In : É tC a rm 26 (1947) I (Ma jo ie terrestre où don c e s-tu ?) 295-307.

D e s. Ioan n e a C ruce : p. 302-307. — B re v is m en tio de J e a n de S ain t-San son ,


cf. p. 303.

521 Michael a s. Augustino, O .C ., 1621-1684. Drie lessen over Gods


tegenwoordigheid. I n : T s G e e s tL e v 2 (1946), I I , 50-59.

E x c e rp tu m e x Eensaemheydt van thien daghen, p raem issa in tro d u ctio n e p.


Valerli Hoppensbrouwers, O.C.

12 1
1 82 B IB M O G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

522 [Moniales Carmelitae monasterii ambianensis (Amiens, France)].


Expérience de Dieu dans l ’obsctir; témoignage des mystiques.
In : E tC a r m 26 (1947) I (M a jo ie te rrestre où dono e s-tu ? ) 317-362.

T e x tu s cu ra m o n ialiu m m o n aste rii am bian en sis (Am iens) e x p lu rim is m y -


stico ru m scrip to ru m o p erib u s se le cti a tq u e ordin e disp ositi (cf. p. 3 17 , n ota).
H a b e n tu r te x tu s se q u e n tiu m a u c to ru m c arm elitaru m : s. Io a n n is a Cruce,
s. Teresiae a Iesu , b. A n n a e a s. Bartholomaeo, « Consum m ata » (ì. e. M arie A n -
to in e tte de G euser, 1889-1918), M arie de Sainte-Thérèse, T .O .C . (1623-1677),
Élisabeth de la T rinité, Jea n de Saint-Sam son, O .C ., (15 71-16 36 ).

523 Optatus a Veghel, O . F .M . C a p . Benedictus van Canfield en ons


geestelijk erf. I n : O G e e s tB rf 20 (1946) [293P323.

D e p o ssib ili in flu x u s. Io a n n is a C ru ce : p. 302, 307 (v. e. : p. 315). — D e


Jeró n im o G ra cià n de la M adre de D io s (1545-1614) : p. 305-307.

524 Parente, Pascal P. The mystical life, by Pascal P. Parente.


St. Uouis [U .S .A .], B . Herder, 1946. ix, 272 p.

RECBNSIO : T h o u g h t 21 (1946) 565-567 (M other G race, C ollege of N ew


R o ch elle).
[ree.

525 Paul-Marie de la Croix, O .C .D ., 1902- . Ue sacrifice dans


nos vies à la lumière de l ’Ancien Testament. in : vieSpir 76
(1947. E [3691-387-

S u m m ariu m a rtic u li : E x p ia tio n , p én iten ce. — R é p a ra tio n . — P rière. —


A c tio n de grace. — L o u a n ge. — D a n s la jo ie j ’ai to u t donné.

526 Petrus Canisius a ss. Trinitate, O .C .D ., 1881- . Meditatie |


en |gebed des harten, | door | P. F . Petrus Canisius a sanctissima |
Trinitate, O .C .D . | [Maastricht, J. Schenk], 1947. 70 p.
15 ,5 cm .

D o c trin a S o c ie ta tis Iesu de m e d itatio n e.

527 [Pierluigi di S. Cristina], O .C .D ., 19 14 - . [Recensio operisi : [C a la b ria ,


G io v an n i], sac. O rdine n u o v o : am are. | [2a edizione riv e d u ta ]. V eron a,
C asa b u o n i fa n ciu lli, [1946]. 8 f. p ., 275 p. 20,5 cm . I n : R V iS p ir 1
( ! 9 4 7 ) 3 7 9 -3 8 1 .

A . su b sig n a t : ir. P . L-

528 F a preghiera. | [2 a] Settimana di spiritualità | promossa dalla


Università | cattolica del Sacro Cuore | (Roma 23-31 marzo 1946).
| M ilano, | Società editrice « Vita e pensiero », | 1947. v ii,
1 1 7 p., i f. 25 cm.

122
ASCETICA MVSTICA 183

Locuin h a b u it in A u la M agn a U n iv e rs ita tis G regorian ae, R o m a e.


[533]

Presentazione (p. v -v i) su b sc rib itu r : F r . Agostino G em elli, francescano ; fr. Ga­


briele di s. M a ria M addalena, carmelitano.
C f. : P . G abriele di s. M aria M ad dalen a, O .C .D ., L ’orazione mentale contem­
plativa : p. 63-79. — Idem , Parole di chiusura : p. 1 1 4 - 1 1 7 .

R e c e n s i o : R V iS p ir 1 (1947) 251-252 (José de Jesu s C ru cifica d o , O .C .D .).


D iv T h o m (P ) 50 (1947) 332 (G. Cr.).

529 Reinhold, H. A. The spear [ of gold; | revelations


of thè m y-
stics, | edited by H . A . Reinhold. | Rondon, Burns Oates,
1947- x x > 3 8 6 p. an t. 21 cm .

C o llectio te x tu u m e xce rp to ru m e x op erib u s sp iritu a lib u s ac m y stic o ru m .


E x carm elitis : M arie de l ’In c a rn a tio n (Mine. A c a rie , 1566 -1618 ) ; s. Io a n n es a
C ruce ; S. M aria M ad d alen a d e ’ P a z z i; J e a n de S ain t-S a m so n (1 5 7 1-1 6 3 6 );
s. T eresia a Iesu ; cf. In d ex of authors, p. [380P386, e t Contents, p. v -x v i.

530 Rosier, Irenaeus, O.C., 1918 - . De Carmelitaanse vroomheid


in de Nederlanden. i n : O G e e stB rf 21 (1947) [52:1-65.

S tu d iu m p raelim in are ad a liu d m aioris m olis, qu o e d itu ru s est A . b ib lio-


grap h iam ca rm elitica m de v it a sp iritu a li in regio n ib u s n eerlan dicis.

531 Rumoldus a s. Elia, O .C .D ., 1902- ... | Heer, | leer ons |


bidden. | Overwegingen | op het | Onze Vader. | H eide-K alm -
thout - Steyl-Tegelen, Soverdi-Pers, [1946]. 81, [1] p., 1 f.
15,5 cm . (K a rm e l-B ib lio th e e k ).

Series m ed ita tio n u m in O ratio n em dom in icam .


R ecen sio : A n O C D 19 (1947) 156 (M elchior a s. M aria, O .C .D .).

532 Rumoldus a s. Elia, O .C .D ., 1902- Maria-kind. | Overwe­


gingen voor meisjes. | P. Fr. Rumoldus van den h. Elias, O .C .D . |
Tweede druk. | H eide-K alm thout - Steyl-Tegelen, Soverdi-
Pers, [194-6]. 74 p ., 3 f. 16,5 cm . (K a rm e l-B ib lio th e e k ).

Series m ed ita tio n u m de v ita e t v ir tu tib u s V irg in is M ariae, p rò pu ellis.


R e c e n s i o : A n O C D 19 (1947) 155 (M elchior a s. M aria, O .C .D .).

533 Rumoldus a s. Elia, O .C .D ., 1902- . ... | Ons zielevoedsel I


voor elken dag van het jaar. | Gent, Uitgave « Carmelitana ».
[ 1 9 4 7 ]• 2 7 2 P- 18 cm.

P raem issa b re v i n o titia S a n c ti v e l m y s te rii c u iu s festu m v e l m em o ria co-


litu r, su b iu n gitu r te x tu s d esu m p tu s e x a u cto rib u s carm eliticis, e t v irtu s exer-
cen da illa die.

R ecensio : A n O C D 19 (1947) 264 (M elchior a s. M aria, O .C .D .).

12 3
BIBUOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR
184 t
534 Rumoldus a s. Elia, O .C .D ., 1 9 0 2 - . . .. | R o z e n k r a n s m a a n d . |
O v e r w e g in g e n | op d e g e h e im e n en | d e v r a c lite n van | den h.
R o zen kran s. | H e id e - K a lm t h o u t - S te y l- T e g e le n , S o v e r d i-p e r s ,
[19 4 6 ]. 134 p ., 1 f. 15 ,5 cm . (K arm el-b ib lio th eek ).

M ed ita tio n u m series in ss. R o sa riu m p rò m ense o cto b ri.


RECENSIO : A n O C D 19 (1947) 15 6 (M elchior a s. M aria, O .C .D .).

535 II sacerdote | e la s p ir it u a lit à ; | c ic lo d i le z io n i | t e n u t e n e lla P o n ­


t if ic ia u n iv e r s it à G r e g o r ia n a , | n e lla p r im a v e r a d e l 1945 s o tt o l ’a lto
p a tr o c in io | d e lla s a c r a C o n g r e g a z io n e d e i s e m in a r i e d e lle | u n i­
v e r s it à d e g li s tu d i. | R o m a , | P o n tific ia u n iv e r s it à G r e g o r ia n a , |
1946. 2 f. p ., v ii-x ii, 282 p ., I f. 22,5 CID.

C f. : p. G ab riele di s. M aria M ad d alen a, O .C .D . I l sacerdote e la sp iritualità


carm elitana : p. [173P 202.

H a ec p. G ab rielis co n fe re n tia op u scu lo qu oq ue se p a ra tim e d ita e st :

... | I l sa cerd o te | è la sp ir itu a lità c arm elitan a . | R o m a , C ollegio S . T eresa,


1945. 48 p. 17 cm .

RBC e n s i o n e s : C iv C a t 98 (1947) I I 69-70. — G regor 27 (1946) 620-628


(F. S p ed alieri, S .I.), u b i de le ctio n e p. G ab rielis p. 625-626.

536 Sanchis Alventosa, Joaquin, O .F .M . . .. | ha. e s c u e la m is tic a


a le m a n a | y s u s r e la c io n e s c o n n u e s tr o s | m is tic o s d e l s ig lo d e o ro . |
M a d r id , E d . « V e r d a d y v i d a », 1 9 4 6 . x i, 237 ( + 12 5 A -12 5 H ),
1. f. 24 cm .

Pròlogo au cto re d. A n g e l G o n zàle z P a len cia .


I n c. X , In flu jo s germdnicos claramente defin idos, cf. S . Teresa de J esù s :
p . 12 5 B -12 5 C (et p assim ), e t San J u a n de la C ruz : p. 125C -126. D e u tro q u e m u l-
to tie s in a liis p a rtib u s re d it serm o. H in c in d e de aliis a u c to rib u s carm elitis.
A . in e xp o n en d a d ep en d en tia s. Io a n n is a C ruce a m y s tic is germ an icis p a s­
sim se q u itu r p. C h ry so go n u m a Iesu B u c h a ristico , O .C .D . (S. J u a n de la Cruz,
su obra cien tifica y su obra literaria, M ad rid 1929), a d d itis n ih ilo m in u s q u ib u sd am
c o n sid eratio n ib u s tu m ord in is ge n erici tu m in p a rtic u la ri q u a n tu m a d q u aed a m
v e s tig ia in flu x u s E c k e h a rtia n i.

H o c op u s p rim u m p ro d iit in : V e r d V i 1 (1943) 70 7 -73 5 ; 2 (1944) 66-101,


281-307, 532-565, 7 3 5 - 7 5 7 .' 3 (1 9 4 5 ) 4 7 1-5 0 1, 7 2 9 -7 7 7 (cf- B T h éo lA n M é d , ree.).

RBCENSIONES : B T h éo lA n M é d 5 (1946-49) 231-232 (F. V fa n d e n b ro u ck e ] —


C iT om 70 (1946, 2) 372-373 (A. R o y o M arin, O .P .). — R E s p T e o l 6 (1946) 310-
,312 (B a ld om ero Jim én ez D u q u e). — E s tE c l 21 (1947) 389-390 (M anuel Q uera,
S.I.). — R B s p ir 6 (1947) 112 (J a cin to de s. T eresa, O .C .D .).

537 Schrijvers, Joseph, C .S S .R ., 1876-1945. The | gift of oneself. |


From thè French of | thè Reverend Joseph Schryvers, C .SS.R . [
translated b y a Religious of Carmel | Bettendorf, Iowa. | l l t h
edition. | Bettendorf Iow a, Carmel, [1946]. 6 f. p ., 9-239 p.
19 cm.

124
A S C E T IC A ---- M Y S T IC A I8 5

In terp re s a n o n y m a e st sr. T h érèse of th è C h ild Jesus, O .C .D . (in saeculo


[541]
M argaret M cD on ald), 18 76-1945 e x m o n asterio m o n ialiu m c a rm e lita ru m in ci-
v ita te B ette n d o rf, Io w a , XJ.S.A.
P r a e m ittitu r [T ra n sla to r’s ded ication ] T o Our L a dy (f. p. 2').

coq SlTiet, Jo ach im , O .C ., 19 15 - • [Recensio operis] : L a u re n t de la R e su r-


O oO recy on> o .C .D ., 16 14 -16 9 1. T h e p ra ctice of th è presen ce o f G od, b y B ro th e r
L aw ren ce of th è R e su rrectio n . T ra n s la te d b y S iste r M a ry D a v id , S .S .N .D .
W estm in ster, M d., T h e N e w m an B o o k Shop, 1 9 4 5 - 127 p. I n : S w ord
io (1946) 364-365-

M agna h u cu sq u e h a b e b a tu r a p u d a u ctores in ce rtitu d o q u o a d determ in an -


dum annum n a tiv ita tis fr. L a u re n tii a R esu rrectio n e . P rim a v ic e re c te secun-
du m N ecrologiu m p arisien se in d ic a tu m in ve n im u s a n n u m 16 14 a S . M . B o u -
chereaux fcf. L a u re n t de la R e su rrectio n . L ’expérience de la présence de D ieu.
Texte établi par S . M. Bouchereaux. P a ris, E d . d u S eu il, [1948] « L a V ig n e du
C arm el », p. 36 ; e t N ecrologium carmelitarum discalceatorum provinciae pari-
siensis ... a monasteriorum fundatione in G allis ad annum 1 7 1 8 . P a risiis, 17 18 ,
p. 86 (n. 490 p rim ae p a rtis, q u ae c o m p le c titu r ann os 1608-1635). H u iu s N e-
crologii e x s ta t e x e m p la r in A rc h iv io D om u s g e n era litia e O .C .D . R o m a e ; si­
gn atu ra : 124 , k ).

539 Stanislaus a Puero Iesu. O .C .D ., 1 9 0 3 - . M y daily m edita-


tions | on | Jesus Christ and his Gospels, ] arranged from thè
best sources f by | Rev. Fr. J. Stanislaus, O .C .D ., | ... | Alwaye
(S. India), 1 9 4 7 , ’ 4 6 . 2 v. 16 ,5 cm.

... |Voi. I. | ... | 1947. x v i, 351 p.

O pus praem isso p ro log o (Foreword) Prayer and its necessity, c o n tin e t m e-
ditation es p rò m en sib us ia n u arii e t feb ru a rii, te m p o re q u ad ra ge sim ali, p asch ali,
et P en teco stes, a tq u e a d d itu r « I n te r c a la r v m o n th ».

... |Voi. I I . | ... | 1946. xvi, 365, [1] p.

Continet : M orning prayers. N ight prayers. Meditationes prò mensibus iulii


ad decembrem usque, atque additur : The character of J esu s (p. [366]).

540 Stein, Edith, i n r e lig io n e Teresia Benedicta vom Kreuz, O .C .D .,


1 8 9 1 -c.1942. Sancta discretio in der Seelenfuhrung. in :
A n im a (Fribourg) 2 (1947) 360-363.

« A u s dem u n v e ro ffe n tlic h te n N a c h la ss E d ith S te in s » (p. 363).


S u b iu n g itu r : Bem erkung der R edaktion, de v it a e t o p e rib u s a u ctoris. D e
auctore cf. B C R 568.

541 Teresius a s. Agnete, O .C .D ., 1908- . [Recensio operis] : M arin i, E rco -


lano, a rciv e sco v o di A m a lfi. « C a n d id a R o sa » ; la ss. T r in ità in M aria ss., n egli
angeli e nei sa n ti. B a d ia d i F in a lp ia (Savo n a), R iv is t a litu rg ica , 1944.
5 f. p ., [131-285 p., 1 f. 19 cm . I n : R V iS p ir 1 (1947) 383-387.

S u b sign a tio : fr. T eresio di S .t a A gn ese.

T2 5
i86 b ib l io g r a p h ia c a r m e l it a n a r e c e n t io r

542 Vigilio di s. Alberto, O .C .D ., 1903- . La carità. i n:


R V iS p ir 1 ( 1 9 4 7 ) [2 49 ]- 3 J I '

X. L a c a rità n ella v ita c ristia n a , — I I . L a c a rità n ei sa n ti del C arm elo. —


I I I . L a n o stra c a rità . — • C on clusion e.

543 Werytìski, Henryk, sac. O nowe ognie [ Ducha Sw ., | ulozyl |


X . H enryk W erynski. | Kraków, W ydawnictw o « Glosu K a r-
melu », [1946]- 62 p. 1 ili. (effig.). 20,5 cm. (Bibliotheca carme­
litana, t. X X I).

p. [ 1 7 L 3 7 h a b e tu r : 0 D u ch u Swigtym ; encyklika Ojca S w . Leona X I I I


(W przekladzie K arm . B .) , i. e. E n c y c lic a « D iv in u m illu d » de p ra e se n tia e t
v ir tu te m irific a S p iritu s S a n cti, d. die 9 m a ii a. 1897, versio n e p o lo n ica fa c ta
ab a n o n y m a m o n iali carm elita.
p. [383-44 : A postolka D ucha Siviftego, q u o d in te rp re ta tu r A p o s to la S p iritu s
S a n c t i; e stq u e com p en d iu m v ita e sr. M iriam a Iesu C ru cifix o , O .C .D ., 1846-
1878 (ex m o n asterio B eth le h e m , P a la estin a).
p. 51 : M odlitw a sp. K ardynala M erciera (por. « T a je m n ic a sw igto sci », u lo tk a
w y d a n a p rze z S S. K a rm e lita n k i B ose w P rze m y slu , str. 1 i n.).

IU S C A N O N IC U M

544 Anastasio del ss. Rosario, O .C .D ., 1913- Un nuovo stato


di perfezione. I n : R V iS p ir 1 (1947) [ i 67]- i 8o .

D e C o n stitu tio n e a p o sto lica Provida M ater E cclesia de in stitu tis saecu -
laribu s.

545 Hipólito de la sagrada Familia, O .C .D ., 1892- . E 1 religioso


profeso solemne y la propiedad de los bienes temporales (comen-
tario a los cànones 581 y 582). I n : M te C arm 47 (1946) [ 336 ]- 3 5 6 -

l it u r g ia

546 Une carmélite. La liturgie au Carmel [réponse à l ’enquète sur


l ’office divin]. I n : V ie S p ir 76 (1947, 1) [ i o 6]- i o 9.

S u b s c rib itu r : U n e carm élite.


T e x te de l ’en q u éte : ib id . [3 1P 3 3 .

547 Leal, Andrés de Jesus, O .C . Las alabanzas divinas; breve tra-


tado ascètico sobre el Oficio divino. Tipografia poliglotta V a ­
ticana, 1943. 207 p.

j 26
a s c e t ic a — ras can . — l it u r g ia — p h ie o s o p h ia 187

RECENSII) : A n O C 13 (1946-48) 42 (A lb e rtu s G ram m a tico , O .C.). [553]

548 Misal festivo romano-carmelitano. Burgos, Ed. «E 1 Monte Car­


melo » 19 4 6 - 1056 p- 15 cm.
[R E s p irC a tà l 1947, 9

549 Nicanor de Jesus, O .C .D ., 1 8 6 7 - . Misal romano-carmelita |


diario | ... |por el |P. Fr. Nicanor de Jesus, |carmelita descalzo. |
Bilbao, Artes gràficas Grijelmo, 1 9 4 6 . 1340 p. 17 cm.
[cv . A l v

550 Proprium missarum defunctorum ordinis carmelitarum discalcea-


torum. [Rom ae, typis polyglottis Vaticanis, 1947]. 7, [ j ]
p. 35 cm .

551 Schmit, Paulus, O.C., 19 0 8 - . Super Introitimi « Memento


' nostri D om ine». I n : AnOC 13 (1946-48) 164-182. (1 ta b . facs. n ot.
m usic.).

X. R e d a ctio litte ra ria . — I I . P r o p a g a tio ^classificatio m ss. e t versio n u m ). —


I I I . T a b u la e co m p a ra tiv a e v ersio n u m d ilu cid a tio . — ■ I V . D e m ss. e t fa m ilia ru m
dependentia. — V . E x p o s itio a esth etica .

P H IE O S O P H IA

P o n u n tu r hic e tia m op era de re so c io lo gica e t p a ed ag o g ica.

552 Alberto de la Virgen del Carmen, O .C .D ., 19 13 - . ... | H isto-


ria de la | filosofia carmelitana. | [Tom o I]. A vila, Colegio
filosòfico de « Fa Santa », [1947]' 3 f- p-, ix -x v , 179 p. 2 1,5 cm .
(M auuales del C olegio filo sò fico de « L a S a n ta »).

Contine! : In d ice : p. [ix]-x ii. — P ròlo go : p. x iii-x v . — P rim e ra p a rte .


L a filosofia c arm elitan a al c o n ta cto de E u ro p a : p. [1P 14 3 . — In d ice a n a litic o :
p. [1471-154. — In d ice on o m à stico : p. [1551-172. — In d ice p ro g ra m à tic o :
P- [ 1731 - 179 -

H ic to m u s I p e rtin g it u squ e ad saec. X V inceptu-m.

553 Alberto de la Virgen del Carmen, O .C .D ., 19 13 - . [Recensio operis] :


C arreras y A rta u , T o k à s y J o aq u in . H is to ria de la filo so fia e s p a n d a ; filosofia
cristian a de los siglos X I I I al X V . O b ra la u re a d a p o r la A so cia ció n e s p a n d a
p ara el p rogreso de la s cien cias, con el p rem io M oret. T o m o I I . M adrid,
1943- 686 p. 25 cm . I n : R E s p ir 6 (1947) 230.

127
1 88 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R
i
554 Alberto de la Virgen del Carmen, O .C .D ., 19 13 - ■ [Recensio operis] :
D le z B ian co , A le ja n d ro . H isto ria de la filo so fia con tem p o ran ea (siglos X I X
y X X ). V a lla d o lid , L ib re ria S a n ta ré n , 1946. 3 17 p. 19 cm . In :
R E s p ir 6 (1947) [229].

555 Alfonso di s. Giuseppe (Zaratti), O .C .D ., 1903- . ... | Pas­


sione | materna | (memoria d ’una madre). | Prefazione del | prof.
Piero Chiminelli. | Ceprano, | Tipografia Campidoglio, | 1946.
1 f- P-. [ 5 Ì-J 72 P-, 1 f- 20 cm .

S tu d iu m p a ed a g o g icn m exe m p lo b io grap h ico nisum .


RECENSIO : C iv C a t 98 (1947) 1 4I 9 -

556 Antonius a Iesu Infante, O .C .D ., 19 19 - . [Recensio operis] : G erem ia di


s. P a o lo d e lla C roce, p a ssion ista. L a sc e lta d e lla v o cazio n e . M ilano. « V it a
e pen siero» , 1946. x i, 203, [1] p. 18 ,5 cm . I n : R V iS p ir 1 (1947)
50 6-508.

S u b sig n a tio : F r. A n to n io del B a m b in o Gesù, O .C .D .

557 Bernardo de la Virgen del Carmen, O . C . D ., 1907- ... | Com­


pendio | de filosofia naturai | (cosmologia y psicologia), | por el
P. Fr. Bernardo de la Virgen | del Carmen, O .C .D . | Quito,
«D a Prensa católica », 1 9 4 7 . 254 p ., 1 f. 22 cm .

I n sum m a fronte : A l p re fec to a p o sto lico de S. M igu el de S u cu m b lo s, R v m o .


P . F r. | P a c ific o C em bran os N is ta l de la V irg e n del C arm en [O .C .D ., 1876- ],
en p ru e b a de g ra titu d .
M anuale.

558 [Gertrude], sor., C. A. Religious educatimi of young pagan girls.


I n : L u m e n v ita e (B ru xelles) 1 (1946) [528P537.

A rtic u lu s p ro d iit an o n ym u s : by a Sister of thè A p ostolic Carmel (« an enti-


r e ly in d igen ou s C o n greg atio n ... in d iffe re n t p a rts of In d ia a n d C eylo n » ; p. 529,
n o ta 1).

A d d itu r, secu n d u m con su etu d in em h u iu s ephem erid is, co m p en d iu m a rtic u li


in lin g u a g a llica, c h a ra cte rib u s m in o ribu s expressu m , q u od in scrib itu r : L'edu ca-
tion religieuse des jeun es paiennes (p. 538-540).

559 Jacques de Jesus, O .C .D ., 1 9 0 0 - 1 9 4 5 . ... | Parlons |des enfants,|


en famille, | au collège. | Paris, Procure générale, 3 rue de
Mezières, [19 4 -6 ]. 2 f. p ., 7-123 p ., 2 f. 15 ,5 cm .

Ière ptie. : L e pro b lèm e de l ’éd u ca tio n . — L e s q u a lités de l ’éd u ca te u r. —


L ’éd u ca te u r e t l'e n fa n t. — I l e ptie. : [continen s 11 c a p ita de re p a ed a g o g ica
tra c ta n tia ].

R ecensio : V ie S p ir 75 (1946, 2) 614-616 (M .-L. T.).

12S
P H II,O S O P H IA 1 89

560 II lavoro. | A tti della X X settimana sociale, | Venezia 1 4 -2 0 otto- [567]


bre 1946. | Rom a, Edizioni Icas, 1947. 340 p„ 2 f. 20 cm .

C f. p. 25-37 ; Lavoro e personalità ; discorso di apertura di S. E . rev.ma il


cardinale Adeodato Piazza.
RECENSIO : "CivCat 97 (1946) IV 234-235 (A. Brucculeri, 8 .1 .).

561 tucien-Marie de Saint-Joseph, O .C .D ., 1906- . ... | P rob lèm es so c ia u x , |


° a ttitu d e s ch rétien n es | ... | B ilie, C arm el, 1944. 210 p ., r f. 18,5 cm .

I n fronte : I . S en s so cial e t e sp rit clirétien . | I I . M ilieu so cial e t v ie chré-


tien ne. | I I I . E ’ordre so cial a ctu e l est-il | c o m p a tib le a v e c les e x ig en ces | de
la do ctrin e cb rétien n e ?
RECENSIO : E tu d e s 249 (1946, 2) 432-433 (Lou is B eirn aert).

562 Lucinio del Ss. Sacramento, O .C .D ., 19 15 - . [Recensio operis] : C ab allero


V a le n tin , S ch . P . O rien ta cio n es p e d a g ó g ica s de san Jo sé de C alasan z. 2a edi-
ción. M adrid, C onsejo su p erio r de in v e stig a cio n e s cien tifica s ; I n s titu to de
p ed agogia, 1945. 607 p. 24 cm . I n : R E s p ir 6 (1947) 2 3 3 _23 5 -

563 Lucinio del Ss. Sacramento, O .C .D ., 19 15 - . [Recensio operisi : K ie fe r,


F ran cisco , S. M. E d u c a ció n y equ ilib rio . T ra d u c id o del fran cés p o r L- R e ca ,
de la m ism a C on gregación . M ad rid , E d icio n es F a x , 1945. 238 p. 20 cm .
I n : R E s p ir 6 (1947) 232-233.

564 Marie-Joseph du Saint-Esprit, O .C .D ., 19 0 7- . ... | N o t r e re­


s p o n s a b ilità | d e c h r é tie n | d a n s le m o n d e d ’ a u jo u r d ’liu i. | C o n fé-
re n ce d o n n é e a n x m e m b r e s d u G r o u p e c a th o liq u e d u P a la is , |
1 7 fé v r ie r 19 4 6 f ... [R id e , S ilic , 19 4 6 ]. Tegum., 23, [1] p.
17,5 cm.

I n stimma fronte : « C arm el de I*ille ».


« P ro m a n u scrip to ».

565 Nolte, Augustinus, O .C ., 1901- . D e Rogos-fragmenten van


Heraclitus van Ephese. i n : stcath 22 (1947) 52-58-

566 Philippus a ss. Trinitate,O .C .D ., 1909- . Nam m ude bhavi. |


(Randam pathippu). | Father Philip O .C .D . | Mannanam,
St. Joseph’s Press, 1946. 1 f. p ., 3 7 . [r] P- 16,5 cm . (K u su m an -
gal, N o. 37).

O p u sculu m in lin gu a m a la y a la m (India). T itu lu s in te rp re ta tu r :


D e sta tu so ciali n ostro fu tu ro . (2a editio). P. P h ilip p u s, O .C .D . ... (« F lores,
N. 3 7 )-
A g itu r de com m un ism o.

567 Stein, Edith, i n r e lig io n e Teresia Benedicta vom Kreuz, O .C .D .,


1 8 9 1 - c. 1942. W ege der Gotteserkenntnis ; die «symbolische

129
190 B IB U O G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R
i
[567] Theologie » des Areopagiten und ihre sachlichen Voraussetzun-
gen. I n : T sP h ilo s 8 (1946) [27]-74-

Vorbemerkung (auctore D r. L . Gelber) : p. [2 7P 3 1.

« D ie v o rliegen d e A b h a n d lu n g ste llt eine erste R e k o n s tru k tio n eines E .


S te in -M a n u sk rip ts dar, die in Z u sa m m e n arb e it m it dem M ita rb e ite r des H u sserl-
A r c h iv s H errn W . B iem el, licen cié ès le ttres, v o n der U n te rze ich n eten [Gelber]
als K o n s e rv a to r des H u sserl-A rch iv s, d u rc b g e fiih rt w e rd en k o n n te » (p. [27]).

Contine ! : I. V o rb ereiten d e E rw à g u n g e n . 1 . D ie A re o p a g itica . — 2. D ie


a re o p a gitisch e Seins- u n d E rk en n tn iso rd n u n g . — 3. D ie S tu fe n der « T h e o ­
lo gie ». — I I . S ym b o lisch e T h eolo gie. 1 . A u sfiih ru n ge n iib er « sym b o lisch e
T h e o lo gie » aus den A re o p a g itica . - : . D er u n m itte lb a re u n d der m itte lb a re
S in n der sy m b o lisch e n N am en . - 3. S y m b o l als B ild . — 4. D as B ild v e rh a ltn is
u n d seine V o ra u sse tzu n g e n beim S p rech en d en u n d H orend en . a. N a tiirlich e
G o tteserk e n n tn is. - b. G lau b en . - c. U e b e rn atiirlich e E rfa h ru n g G o ttes. (1) Of-
fen b a ru n g , In sp ira tio n u n d iib e rn a tiirlich e G o tteserfa h ru n g . - (2) P erson lich e
u n d m itte lb a re G o tteserfa h ru n g . - (3) U e b e rn atiirlich e G o tteserfa h ru n g , G lau b e
u n d n a tiirlic h e G otteserk e n n tn is. - (4) B e d e u tu n g der iib e rn a tiirlich en E r fa h ­
ru n g fiir die sy m b o lisch e T h eo lo gie. — 5. S ym b o lisch e T h e o lo gie als v erb ergen d e
H iille .— 6 . S tu fe n der V e rh iillth e it u n d E n th iillu n g . — S ch lu ssb em erk u n g :
D ie « sy m b o lisch e T h eolo gie » u n d die anderen T h eolo gien .

568 Stein, Edith, in r e lig io n e Teresia Benedicta vont Kreuz, O .C .D .,


1 8 9 1 -c. 1942. W a y s to know G od ; thè « Sym bolic Theology »
of Dionysius thè Areopagite and its factual presuppositions.
I n : T h o m ist 9 (1946) 379-420.

A rtic u lu m (de q u o num . praeced.) e x germ an ico in a n g licu m id io m a v e r tit


R u d o lf A llers, tu m prof, in u n iv e rsita te c a th o lic a w a sh in g to n ie n si, n u n c in
« G eo rg e to w n U n iv e r s ity ».
D iv isto a rtic u li : I. P r e p a ra to ry con sid eration s. 1 . T h e A re o p a g itica . -
2. T h e o rd er of b ein g and kn o w le d ge a cco rd in g to D io n y siu s. - 3. T h e degrees
o f « T h e o lo g y » . — I I . S y m b o lic th e o lo g y . 1 . T h e A re o p a g itic a on « sy m b o lic
th e o lo g y » . - 2. T h e im m ed iate and m ed ia te sign ifican ce of sy m b o lic nam es. -
3. T h e Sym bol as im age. — 4. T h e im a ge -rela tio n a n d its p resu p p ositio n s on thè
p a r t of th è sp e a k in g and of th è u n d ersta n d in g m ind. a. N a tu ra i kn o w le d ge of
G od. - b. E a ith . - c. S u p e rn a tu ra l e x p erien ce o f G od. (1) R e v e la tio n and
in sp iratio n . - (2) P erson al and m e d ia te exp erien ce of G od. - (3) S u p e rn a tu ra l
e x p erien ce of G od, fa ith and n a tu ra i kn ow led ge o f G od. - (4) S ig n ific a tio n o f
su p e rn atu ral exp erien ce fo r sy m b o lic th e o lo g y . - (5) D egrees of v eiled n ess and
of u n v eilin g . - C on clud in g re m a rk s : S y m b o lic th e o lo g y and o th e r th eo logies.

S u b sc rip tio a u cto ris p o n itu r : l'h e r e s ia B e n e d ic ta a C ru ce, O .C .D .

D e A . v id e ri p o ssu n t : I. Collins, E d ith Stein and thè advance of phenomeno-


logy, in : T h o u g h t 1 7 (1942) 685-900 ; e t The fate of E d ith Stein, ib id ,, 18 (1943)
324-900. — D e eius a c tiv ita te e t op erib u s u tilite r cf. M a rv in P a rb er, J o u rn a l
of p h ilo so p h y and p h en om en o logical research [U .S .A .] ; — M arvin F arb er,
Phenom enology as a method and as philosophical d iscip lin . B u ffa lo , 19 2 8 ; — lit-
te ra tu ra circa p ro f. H u sserl cuiu s q u on d an f u it « A ss ista n t » ; — e t ip su m p ro f.
F a rb e r (ex N o ta a d calcem p a g. 379, cit. ephem . T h o m ist).

569 Victor de s. Teresa, O .C .D ., 19 0 4 - . A m a n u a l | o f | C h ris­


tia n s o c io lo g y , | b y | F r . V ic t o r , O .C .D ., | p r o fe s s o r o f s o c io lo g y |

130
PHir.OSOPIIIA ---- HISTORIA ECCLESIASTICA I9 I

at | St. Joseph’s Apostolic Seminary, | Alwaye. | K ottayam , . [574]


Good Shepherd Press, 1947. 2 f. p.( iii, 276 p. 22 cm.

F o rew o rd b y P e tru s C a r ty , S .I.

570 Weij, Amandus van der, O .C ., 1903- Dialectisch en histo-


risch materialisme; Stalins visie. i n : str e v e n , 1 (1947-48) [4801-491.

H IS T O R I A E C C L E S IA S T IC A

571 Eliseo del Espiritu Santo, O .C .D ., 1920- . Am biente espi-


ritual del concilio de Trento. i n : R E s p ir 5 (1946) [ i3 8 ] - i5 i.

572 Juan de Jestis Maria (Saera), O .C .D ., 1912- . Francisco de


Vitoria conciliarista ? I n : E p h C a rm I (1947) [I0 3 ]- i 48.

P raem issa in tro d u ctio n e (I.), a tq u e e x p o sita su m m a tim d o ctrin a C a ie ta n i


et A lm a in (II.) a u c to r e lu c id a i « L a posición de V ito ria » (III.) (A. A p a ren te
indecisiòni de V ito ria eu la cu e stió n de la p o te s ta d del p a p a y del con cilio . —
B. V ito ria re c lia za a b ie rta m e n te la te o ria co n cilia rista de los P arisien ses. —
V ito ria defiende claram e n te la p ien a a u to rid a d del p ap a. 1) P edro sobre los
dem às A p ó sto les. — 2) E 1 su cesor de P ed ro, sobre to d a la Ig le sia . — 3) E 1 p a p a
sobre el con cilio. — D . L a re siste n cia a la s ilic ita s d isp en sas co n ce d id as p o r
el p ap a, m edio p a ra p ro m o ve r la su sp irad a refo rm a eclesiàstica.).

B re v e com p en diu m a rtic u li h a b e tu r in D iv T h o m (P ) 24 (1947) 286.

573 Piazza, Adeodato Giovanni, O .C .D ., ca rd . p a tr . V e n e tia r u m , 1884-


E ’anima del concilio di Trento; omelia di S. E m . card.
Piazza, patriarca di Venezia al Pontificale di apertura del I V cen­
tenario (I 3- I 2- I 945)- /*»: C o T re n to 3 (1947) [ 1 3 5 ]- !4 x .

D e S p iritu S a n cto an im a C oncilii.

V id e a tu r to tu s fascicu lu s p rim u s c ita ti v o lu m in is e t p eriod ici, in qu o in v e -


n iu n tu r qu aed a m alia d o cu m e n ta (etiam p h o to gra p h ica ) de p a rte qu am h a b u it
Em . C ard in alis in c ele b ratio n ib u s trid en tin is.

574 Valentin de s. José, O .C .D ., 1896- . E l beato Juan de A vila


y el concilio de Trento; lo que hace el verdadero apóstol forjador
de apóstoles. I n : R E s p ir 5 (1946) [222P237.

131
192 BIBLIOGRAPHIA CARMELITANA RECENTIOR
t

H IS T O R IA P R O F A N A

575 Graziano di s. Teresa (Maioli), O .C .D ., 1910- Il cronista


Alberto Ripalta in morte del conte Alberto Scotti [m. 1462].
I n : B o lle ttin o sto rico P ia c en tin o 42 (1947) 9-12. (R icerch e storich e p ia cen tin e I).

E d itto c ritic a « E p isto la e su per m o rte M agn ifici con d am C om itis A lb e rti
S c o tti p ia ce n tin i p er A lb e rtu m R ip a lta (ex B on on ia, die x iiij° M arci] 1462) »,
a d d itis trib u s e p ig ra m m atib u s (prim o e t te rtio ineditis) eiusdem au cto ris ; om nia
secu n d u m cod. 751 (hodie : H 97) B ib lio th e c a e v u lg o T riv u lzia n a , M ediolani.

B I O G R A P H I A N O N -C A R M E P IT A N A

R e ce n se n tu r su b hoc titu lo b io grap h iae de n on -carm elitis ab a u c to rib u s car-


m elitis co n fe ctae . O rdo a lp h a b e tic u s secun du m person as de q u ib u s a g itu r.

576 Anastasio del ss. Rosario, O .C .D ., 1913- . Fa beatificazione


di Contardo Ferrini. in : R V iS p ir 1 (1947) [2131-216.

577 Bruno de san José, O .C .D ., 1902- . ... | E 1 dom inio) burga-


lés | P. Mstro. fray Francisco | de Vitoria y Compludo | (14.83-
1546). | Burgos, | Tip. « E 1 Monte Carmelo», | 1946. viii,
3x2 p. ta b . (incl. facs.). 19 cm .

RECENSIONES : E s tE c l 21 (1947) 400-401 (R. G .-V illo sla d a , S .I.). — M teC arm
47 (1946) 307-308 (O tilio del N in o Jesus).

578 Enrico di s. Teresa, O .C .D ., 1908- . [Recensio operis~]: B ern o ville, G ae-


ta n . G rign o n de M o n tfo rt, a p ò tre de l ’école e t les F rè re s de S a in t-G a b rie l.
P a ris, É d itio n s A lb in M ich el, [1946]. 372 p. 20 cm . I n : R V iS p ir 1
(1947) 124-126.

579 Gesualda dello Spirito Santo, O .C ., 1879-1930. ... San Camillo


de Fellis, l’angelo degli infermi. Ristam pa della 3 “ edizione [rive­
duta dal p. Mario V a n ti, M .I.]. Rom a, Pia società S. Paolo,
1947- 3 3 d P- 17 cm . (C ollana « E ro i della sa n tità » , n. 8).

RECENSIO : BBblgrlnt 1947, 223 (et 74).

580 Schneider, Oda, in r e lig io n e Gabriela votn Herzen Gottes, O .C .D .,


1892- . ... | Der Prophet des Herzens : | Johannes Eudes. |
W ien, Herder, 1947. 204 p„ 2 f. 2 1,5 cm .

R ecen sio : A n O C D 19 (1947) 259 (A m brosiu s a s. l'e re sia , O .C .D .).

132
H IS T . P R O F A N A -----B IO G R . N O N -C A R M E E IT . — E IT E R A T U R A 193

[585]

D IT E R A T U R A — P H II, OJ.OGI A — A R T E S

L IT E R A T U R A — P H IL O L O G IA

581 Augusto de la Inmaculada, O .C .D ., 19 2 2 - . ... | Cantos del


espfritu | (diario, 1 9 4 5 ) . | Santander, [Editorial Cantabria],
194 7. 90 p., 2 f. 18,5 cm .

25 p o e m a ta d iv is a : X. C an to s del esp iritu . — I I . T rà n s ito . — I I I . L ib ro


de las estacion es.

R e c e n s i o : M tC arm 48 (1947) 366-367 (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .).

582 Colegio Teresiano de Calahorra. Professores. Tecnica j de las


oraciones latinas, |preparada por los ; profesores del Colegio tere­
siano 1de PP. carmelitas descalzos ! de Calahorra. Burgos, Ed.
« E 1 Monte Carmelo », 1 9 4 6 . v , [6]-i96 p. in cl. ta b . schem . (1 plic.).
21,5 CUI.

RECENSIO : M teC arm 47 (1946) 308-309 (P atricio M aria de S. T eresa, O .C .D .).

583 Emeterio de Jesus Maria, O .C .D ., 19 15 - . [Recensio operisi '■ G on zàlez


R u iz, N icolas. P ie za s m a e stras del te a tro teo lò gico espanol. M adrid, B .A .C .,
1946. 2 v. 20 cm . T . I : A u to s sa cra m en tales. lx v ii, 923 p. T . I I.
Com edias. x lv , 924 p. I n : M teC arm 48 (1947) 89-90.

584 Evans, Dorothy A. Jean Cartigny and thè W andering knight.


I n : S w ord 11 (1947) 188-224.

« T h is e ssay is th è P reface o f Mrs. E v a n s ’ fo rth co m in g ed itio n o f Jea n


C a tig n y ’s [O .C., 1520-1578] The Voyage of ihe wandering knight, tr. W illia m
G ood year (London, T h o m a s E a s t, 1581) ... H er p re v io u s stu d y , re p rin te d in
T he S w ord 11 (F eb., 1947), 3-26 [cf. B C R n um seq.], a n a ly ze d in d e ta il th è
sim ilarities in th è allegories of C a r tig n y a n d Spen ser. T h e p re sen t essay,
more generai in c h a ra cter, adds m a n y d e ta ils a b o u t th è life and w ritin g s of
[thè] illu strio u s C arm elite ...» [E ditor’s note, p. 188).

H oc stu d iu m dividitur : [I. O ccasio p ro p o sita e n o v a e ed itio n is e t gen erica


declaratio operis]. — II. C a r tig n y ’s life. — I I I . T e x ts of L e Voyage du cheval-
lier errant. — (P rin ted books. A . F ren ch . — B . B n g lish . — C. O th er. — Ma-
nuscripts. — T h e E n g lish e d itio n of 15 8 1. — L a te r E n g lish edition s.). —
IV . W illia m G o o d y ea r and R o b e rt N orm an . — V . L ite r a r y aspects. -— V I . Sour-
ces and analogues. — V I I . In flu en ce.

585 [Evans, Dorothy A.] The W andering knight, thè Red Cross
knight and «M iles Dei », by Dorothy F. Atkinson [pseudon.P]
I n : Sw ord 11 (1947) 3-26.

133
13
b ib l io g r a p h ia c a r m e l it a n a recenttor
194
i
A u c to r v id e tu r u ti pseu d o n ym o , u t a p p a re t i™ e x E d ito r ’s n ote n u m ero
p ra e ce d e n ti r e l a t a , 2“ ” e x se q u e n tib u s v er bis a u cto ris a rtic u li de qu o n u m ero
p ra e ce d e n ti : « T u rn in g b a c k w a rd s in tim e a n d ex a m in in g S p en ser's B o o k ...
T h e reasons u n d e rly in g th is sta te m e n t h a v e b een p re sen te d elsew h ere ([in
N o ta] : D o r o th y F . A tk in so n , " T h e W an d e rin g k n ig h t, th è R e d C ross k n ig h t
and M iles D e i ” T h e H u n tin g to n L ib r a r y Q u arte rly , V I I (1944), PP- 109-34.).
B u t fo r th è sake o f g iv in g here a m ore com p lete sense of th è im p o rta n ce o f
C a r tig n y ’s ro m an ce in re la tio n to E n g lish L ite ra tu re , I p rin t th è su b sta n ce of
th è earlier discussion » (Sword 11 [1947] 221).

« R e p rin te d ... fro m The H untington Library Quarterly, 7 (1944), P- i o 9_ i34 *


(p. 3, n ota).

D e a rgu m en to h u iu s a rtic u li v id e e tia m a d n o ta tio n es ad B C R num . p raeced.

586 N atali, Giulio. ... | I l | S ettecen to , | di | G iu lio N a ta li | ... f


2 a ed. | ... | M ilano, F . V a lla td i, 1944-47. 2 v. 240 cm.
(F ron te add. : S to r ia le tte ra ria | d ’I ta lia | ... | 3a ed. com p le ta m e n te rifatta,
[to tiu s seriei]).

H a ec d u o v o lu m in a u n iu n tu r c o n tin u a p a gin aru m n u m eratio n e.

Parte prim a (i. e. v o i. 1) : a g ita r de Ildefonso di s. L u ig i (F red ia n i), O .C .D ,


(c. 172 4-1770 ) : p. 403, 537, 5 3 9 ; de P a u lin o a s. Bartholomaeo, O .C .D . (1748-
1806) : p. 568.
Parte seconda (i. e. v o i. 2) : f it serm o de P ie r L u ig i di Gesù (Grossi), O .C .D .
(174 1-18 x2 ) : p. 695, 761, 113 2 -113 3 .

587 [Pabio del santisim o Sacram ento], O .C .D ., 190 9- . ... | Cuen-


to s de crista l. | D ib u jo s de Ig n a cio de Z u lo ag a, el m ozo. | San-
ta n d er, [E d ito ria l C an tab ria], 1946. 201 p., 1 f. ili. 1 5 ,5 cm .

I n sum m a fronte: P a b io de S a m o -S a to [pseudon.].


N a rra tiu n cu la e litera ria e.
RECENSIO : A n O C D 19 (1947) 263 (Sim eón de la S. F a m ilia , O .C .D .).

5 8 8 Pow ers, Jessica, i n r e lig io n e M iriam of thè H o ly Spirit, O .C .D .


T h e p la ce o f splendor, | b y | Jessica P ow ers. | N ew Y o r k , |
C o sm o p o litan Science and a rt Service co., | 1946. 5 f. p ., 13-98
p. 17 cm .

P o e m a ta co lle cta ; ab a u ctore (nane m o n ialis m o n aste rii C arm e lita ru m di-
sca lce a ta ru m in c iv ita te M ilw aukee, W is., U .S .A .) a n tea in v a riis ephem erid ibu s
e d ita (cf. Acknowledgements, f. p. 4y).

« ... Jessica P o w ers lxas few , if a n y , peers in c o n te m p o rary ly r ic p o e try . »■


(C lifford J. L a u b e in ree., p. 348).

B n singulorum poem ato ru m titulos : T h e p la ce of sp len d o r — W h ere thè-


S p irit dw ells — O S p irita S a n c ta — T h e H o ly G h ost — T h e clo u d o f C arm el
— P a tro n of th è C h u rch — B o u n d aries — On rea d in g th è S a in ts of C arm el —
L e tte r of d e p a rtu re — L ik e ch ild ren in th è d a rk — O ne tim e as a ch ild — T h e
little n atio n — P rom ise of j o y — I w o u ld define m y lo v e ■— M a n y are th è
ch ild ren o f th è desolate — In tim a tio n of doom — T h is g en eratio n of w a r —
I h o ld m y h e a rt as a go u rd — T h e v a ria b le h e a rt — I w eep for th è little dove-

134
E IT E R A T U R A ---- M U S IC A 19 5

— Ice sto rm — L o o k a t th è ch ick a d ee — L e a fa g e of s h o w — On re a d in g a


p e ffe c t p oem — S h in in g q u a rry — T h e little clou d of M a r y — S o n g a t d a y -
b rea k — R ich e r b e rry — W ith o u t b e a u ty — W h o lo v e th tr a g e d y -— • P o e t
of gentler_ tim e — • P o r a silen t p o e t — T h e re is a hom elessness — S pou se of
th è H o ly G h o st — C elestial B ird — O n re a d in g S t. P e te r of A lc a n ta ra — • W h o
serves th è lep'ers — P r a y e r to th è B a p tis t — O n en terin g C arm el — P a re w e ll
to th è O cean — C o n te m p la tiv e s — W o rd s to a carrae lite — I f y o u h a v e n o th in g
— In c o n te m p t of self — T h e ced ar tree — T h e ga rm en ts of G o d — T h is m a y
ex p la in — T h is is th è prom ise of G o d — T h e soul is a te rrib le th in g — T h e
co n secrated p la ce — • T h e secon d g iv in g — T h e r a g m a n — T h e cu p of su ffer-
in g. — P r a y e r fo r G ood P r id a y — S e v e n th sta tio n — W ith a F la m e in sid e —
T h e h u n d red fo ld — T h e W in d of P e n te co st — C e n ten a ry so n g — L e tte r to
a brid e — C lo th in g d a y — T h e legen d of th è sparrow — T h is g la d preten sio n
— T h e apples of S t. D o r o th y — T re m u n t P o te sta te s — D e a th in C arm el —
T he C h ristm as silen ce — C h ristm as b ille t — T h e fa r islan d — T h is is a b e a u tifu l
tim e — A n d in her m o rn in g — D o x o lo g y .

A u c to r ia m a n tea a liu d v o lu m e co lle cto ru m p o e m a tu m carm in u m q u e edi-


dit, q u od h a c occasion e recen sere a tq u e descrivere p la c e t :

T h e L a n te rn | bu rn s, | b y | Je ssica Pow ers. | N ew Y o r k , T h e M on astin e


Press, 1939. 6 f. p., 3-53, [1] p . 16 ,5 cm.

H o ru m p o e m a tu m qu aed a m ia m a n tea in v a riis period icis e t dia riis prodie-


ra n t (cf. Acknowledgements, f. p. 4').

Continentur h aec p o e m a ta : N ig h t of storm — T h e house of th è silv e r sp irit


— M ich igan B o u lev a rd , C h icago — T h e c ity of A n g e ls — B ird a t d a y b r e a k — -
B ird a t e ve n in g — - « U b i aves, ib i A n g e li » •— N ig h th a w k s fly in g — S o n g of
th è im m o rta i soul — T h e b o o k s of S a in t J o h n o f th è Cross — T r a c k o f th è
M y stic — T h e first P e n te co st — L o S p irito S a n to — L e t th ere be lig h t —
D ov es — T h e H o ly F ace — T h e te rm in a l — O ld b rid ge — T h e u n h o ly h u n ger
— T o one k ille d in w a r — B esieg er of th è g a te s — T h e th o u g h t o f d e a th —
T h e M aster B e g g a r — T h e u n in v ite d — M ornin g o f fo g — T h e m o u n ta in s of
thè L o rd — C hu rch o f O ur L a d y of S orrow s, C hicago — O nce I h a v e fo u n d
him — R o b in a t du sk — S h e is n o t sorrow — R e tu rn to th è v ic to r — P la ce
of ru in — N o m a n c a n s t a y — L ik e k ild eers c ry in g — H a v in g ren ou n ced y ou
— A gn e s and J o a n — T o F ra n c is T h o m p so n — A t e ve n in g w ith a c h ild -—
B elm on t H a rb o r — P e te n w e ll R o c k — T h e V a lle y of th è C a t-ta ils — E a rth
spurns th è h e a rt — T h e K in g d o m o f G od.

R e c e n s i o : T h o u g h t 22 (1947) 346-348 (C lifford J. L a u b e ). In h a c recen ­


sione a g itu r de u tro q u e v o lu m in e, lic e t d irecte occasion e re cen tiu s e d iti con-
scribitu r.

M U S IC A

589 José Domingo de santa Teresa, O .C .D ., 1888- . ... | F lo r i­


leg io m u sic a l c a r m e lita n o . | E d ic ió n d e v o c e s so la s. | V it o r ia ,
E d it o r ia l « E 1 C a rm e n » , [1947]. 184 p., 2 f. 22 cm.

« U n e stà com p ilación a p arecen sólo la s m elodias. S u a co m p an a m ie n to y


p a rtitu ra s co m p le ta s se en cu e n tran p o r sep a ra d o [cf. B C R n um eris seqq.] con
los sigu ien tes titu lo s : i . C à n tico s a N u e stra M adre Ssm a. la V irg e n del C a r­
men. — 2. C àn tico s a N . P . sa n José. — 3. C àn tico s a N . M. S ta . T eresa de
Jesus. •— 4. C àn tico s a N . P . san J u a n de la Cruz. — 5. C àn tico a S ta . T e re sita

135
196 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R
t
(F lo re cilla del N in o Jesus) ». In c lu d u n tu r p ra e te re a « algu n a s p ie za s con su
[589]
a co m p an am ien to, que no a p arecen en los « C àn tico s ...» [i. e. in sep a ra tis edi-
tio n ib u s ‘ c u m h a rm o n ia ’ h ic en u m era tis e t de q u ib u s num . seqq.] (cf. Pre-
sentación, p. [3]).

RECÈNSio M teC arm 48 (1947) [365]-366 (Cirilo de san José, O .C .D .).

590 José Domingo de santa Teresa, O .C .D ., 1888- . C àn tico s ) a n u estra


M ad re sa n tisim a | la V irg e n del C arm en, | p o r el | P . F r. Jo sé D o m in g o de
S ta . T eresa, O .C .D . | B ilb a o , im p resos m u sicales O rd orica [V ito ria , P r o ­
c u ra p ro v in c ia l de los C arm e lita s descalzos, 19 4 1]. 84 p., 1 f. 34 cm .

N u m e ra n tu r 23 c a n tic i e x iis qu i h a b e n tu r in collection e de q u a B C R 589


(cf. a d n o ta tio n es ibid .), a d d ita hic ' h arm on ia ’.

A u c to r v erb o ru m alicu iu s h o ru m can tico ru m n o ta tu r : P . E u fra sìo del


N in o Jesù s, O .C .D . (1897-1934).
A liq u ib u s can tic is a d d ita r v ersio te x tu s in lin g u am vasco n u m . A u c to re s
h u iu sm o d i v ersio n u m in d ic a n tu r : P . L in o de la Sgda. F a m ilia , O .C .D . ( 19 11- );
P . Santiago de la A n u n cia ción , O .C .D . (1909- ) ; P . N icolas de Jesù s, O .C .D .
(1907- ) ; P . B autista de san José, O .C .D . (1902- ).

591 Jos® Domingo de santa Teresa, O .C .D ., 1888- . ... | C àn tico s | a | K . P.


sa n José. | V ito ria , E d icio n es « E l C arm en » , [s. a.]. T eg u m ., 11 p.
32,5 cm .

C o n tin e t 4 cà n tico s e x iis qu i h a b e n tu r in co llectio n e de q u a B C R 589 (cf.


a d n o ta tio n es ib id .), a d d ita hic ‘ h a rm o n ia ’ .
A u c to r verborum uniu s h o ru m c an tico ru m in d ic a tu r P . Dom ingo de S. T e­
resa, O .C .D . (1924- ).

592 José Domingo de santa Teresa, O .C .D ., 1888- . ... | C àn tico s | a | sa n ta


T eresa de Jesùs. [B ilb ao , im pr. m u sicales O rdorica, s. a.]. T eg u m .,
29 p- 3 2 ,5 cm .

C o n tin e n tu r 7 c a n tic a e x iis q u ae h a b e n tu r in co llectio n e d a q u a B C R 589


(cf. a d n o ta tio n es ib id .), a d d ita h ic ‘ h arm on ia ’.
A u c to re s verborum aliq u o ru m c an tico ru m in d ic a n tu r : P . B ru no de san José,
O .C .D . (1902- ) ; P . José Joaq uin Arteaga, O .C .D . (1878-1926) ; P . E ufrasìo
del N in o Jesùs, O .C .D . (1897-1934).

593 Jos®Domingo de S. Teresa, O .C .D ., 1888- . ... | C à n tico s | a | san Ju a n


de la C ru z | d o cto r de la Iglesia. | [B ilb ao , im pr. m u sicales O rdorica, 1945].
T eg u m ., 24 p. 32,5 cm .

7 c a n tic a e x iis q u ae c o n tin e n tu r in collection e d e q u a B C R 589 (cf. a d n o ­


ta tio n e s ib id .), a d d ita hic ‘ h a rm o n ia '.
A u cto re s textus aliq u o ru m h o ru m ca n tico ru m a p p are n t : P . E u fra sio del
N in o Jesùs, O .C .D . (1897-1934) ; P . Francisco Javier de la Virgen del Carmen,
O . C .D . (1921- ) ; P . Gregorio de J esù s C rucificado, O .C .D . (19 13 - );
P . Augusto de la Inm aculada, O .C .D . (1922- ).

136
PO I, Y G R A P H IC A 197

[595]

P O IvY G R A P H I C A

594 Amour | e t | v io le n c e . | [B ru g e s ], D e s c lé e D e B r o u w e r , [19 4 6 ].


2. f. p ., 2 7 7 p . a n t ., v i i t a b . (i. e. 5 itic i. 2 d u p l.) . 22 c m . ( É t u d e s
c a r m é iit a in e s , a n n é e 2 5e ).

E s t p r im u m v o lu m e n Études carméiitaines e d itu m p o s t b e llu m , se ti p o s t


a n n u m 19 3 9 , q u i a n n u s h u iu s p u b lic a t io n is v ic e s im u s q u a r t u s e r a t.

F r o n t e q u id e m v e r s a h o c v o lu m e n (1946) d ic it u r le prem ier de la vingt-


cinquièm e année. D e fa c t o a u t e m n o n e s t s e c u t u m a liu d v o lu m e n i n t r a e u n d u m
annum .

N o t a n d u m in s u p e r Études carméiitaines q u a e u s q u e a d a n n u m 1 9 3 9 in c lu ­
s iv e , s e x t o q u o q u e m e n s e in lu c e m p r o d ie r u n t , h o c t e m p o r e t r a n s m u t a r i e x
p e r io d ic o , u t a iu n t, s t r ic t e d ic t o , in se rie m v o lu m in u m ia m n o n d e f in it o n u ­
m e r o n e c c e r t is s t a t is q u e t e m p o r ib u s , lic e t a d h u c fr e q u e n te r , a t d a t a p o t iu s
o c c a s io n e , in p o s te r u m e d e n d o ru m .

C on TINET : * T h ibon , G u s t a v e . La guerre et l'amour : p. 1-9. — * I,HER-


MITTE, J e a n . Les sentiments de sympathie et d ’agressivité sont-ils inscrits dans
nos instincts ? : p. 10-20. — * I,axza d ee V asto . Nietzsche', p. 21-23. — * P ar -
c h e m in ey , G eor g es . Le problème de l ’ambivalence : p. 24-51. •— * Ma d a u e e ,
J acq u es . A m our et agressivité chez Dostozevski : p. 52-71. — * H u y g h e , R e n é .
L ’amour et l ’ agressivité dans l’ art : p. 72-82. — P hieipp E d e EA T r in it é , O .C .D .
D ieu de colère ou D ieu d'amour ? [ B C R 412] : p. 83-162. — * G arr ig o u -L a -
Gr a n g e , R ég in a ed , O .P . L a gràce de la confirm ation et le soldat du Christ :
p. 163-169. — Ru c ie n -M ar ie d e S t . J oseph , O .C .D . D ynam ism e de l ’amour
[ E C R 221] : p. 170-188. — H ipp o e y te d e EA S ain TE-F am ile E, O .C .D . Le
conflit Doria-Gratien [ B C R 36] : p. 189-273. — JÉRÓME G r ati En [d'e EA MÈRE
DE D ie u ], O .C .D . (1545-161 4). Ce que Gratien pensait de l ’amour des ennem is
[ B C R 503] : p. 273-275. — T a b le : p. 277.

* A r t ic u li q u i in p r a e c e d e n t i s u m m a r io a s te r is c o (*) s ig n a n tu r p e r se a d
b ib lio g r a p h ia m c a r m e lit a n a m n o n s p e c t a n t . Q u o s h ic e a s o lu m r a t io n e re tu -
lim u s q u o d a d t o t iu s v o lu m in is t h e m a g e n e r a le e v o lv e n d u m u n a c u m c e te r is
s t u d iis c o n c u r r u n t.

R E C E n s i o n e s : V ie S p ir (19 4 6 , 2) [73 9 ]-74 0 (A . P ., i. e. p r o b a b . A . P lé ,


O .P ) . — R E s p ir 5 (194 6) 5 7 9 -5 8 2 . — C o lle c tM e c h l 32 (19 4 7) 80-81 (V . S e m p e ls).
— E p h C a r m 1 (19 4 7) 220 -223 ( G a b r ie l d e S t e . M a r ie - M a d e le in e , O .C .D .) . —
D iv T h o m ( P ) 50 (19 4 7) 1 2 0 -1 2 1 (B . F .) — R V iS p ir 1 (19 4 7) 1 2 0 -1 2 1 (G a b r ie le
d i s. M a r ia M a d d a le n a , O .C .D .) . — R e c h T h é o lA n c M é d 1 4 (19 4 7 ), 239-240 (D . F .
V an d en b ro u ck e ).

595 Ma jo ie | te rre stre | où donc | e s-tu ? | [B ru g e s], D e s c lé e D e


B ro u w e r, [19 4 7 ]. 4 f. p ., n - 3 7 9 ( + [22»] e t [22 '']), [1 ] p . ta b .
22 c m . ( É t u d e s c a r m é iit a in e s , a n n é e 2 6e ).

V o lu m e n d ic it u r ( fr o n te v) le prem ier de la vingt-sixièm e année. A t n o n h a b e t u r


a liu d v o lu m e n e o d e m a n n o . V id . a d n o t . n u m . p r a e c e d . A d s u n t a u t e m a lia
v o lu m in a , e a q u e m o n o g r a p h ic a , « Études carméiitaines », e x t r a h a n c s e r ie m s u c ­
c e ssi v is a b in c e p t a p u b lic a t io n e a n n o r u m n u m e r is d is t in c t a m . C f. B C R 1 1 9 e t 3 63 .

137
198 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R
i

- 1 ConTin ET : A u x s o u r c e s d e l a j o i e . Paul -M arie DE LA Croix ,


-1-* O .C .D . A u x sources bibliques de la joie [ B C R '41 1 ] : P- n - 2 0 . — •. J o i e d e
J é s u s -C h rist. * Frank -D uquESNE, A lbert . J o ie de Jésu s-C h rist :
P- 23-37 (prae m it tit u r p- [22b] « N o te e x p lic a tiv e »). — R a j o i e d e s c h r é -
tiens. DELARUELLE, E tienne . L a joie est-elle un péché? [ B C R 1 4 8 ] :
p. 41-60. — Francois de Sainte -M arie , O .C .D . D e la joie chrétienne [ B C R
487] : p. 61-68. — Corte, Marcel d b . J o ie chrétienne et fragilité présente :
p. 69-87. — * Massin , Jean . L e rire et la C roix : p. 69-166. — D è c o v i ­
v e r t e d e l a j o i e . * SjÒBERG, Y ves ET Marie -T hérèse. Qu'est-ce donc
que cette vie qui nous rend si heureux? : p. 119 -133. — * WEYERGANS, Franz .
L a route et la maison : p. 134-140. — * Barbe , R . H. H um anism e et chas-
teté : p. 141- 16 8. — * Cossa, Paul . Chasteté et médecine : p. 169-174. — •
* B a u d o u in , C h a r les . O ù la vertu d ’humilité reprend ses droits : p. 175-184. —
* D elbr BL, Ma d e l Ei n e . Joies venues de la montagne : p. 18 5-192. — L i e u x
et tem p s d e j o i e s u p r è m e . * U n fr èr B h o spitali ER. L e Grand
Saint-Bernard : p. 195-202. — B runo d e J é SUS-Ma r ie , O .C .D . L a Chartreuse
et le Carmel [ B C R 26] : p . . 203-215. — * R e y m o n d , Uize l LE. Solitude hindoue :
p. 216-224. — * Vin c e n t , J a c q u e l in e . Solitude chrétienne : p. 225-234. —
* J o l iv e t , RÉGIS, L ’instant selon K ierkegaard : p. 235-247. — P aliar d J acq u e s .
D u temps et de l ’éternité : p. 248-261. — D a j o i e s u p r è m e e t s e s t è ­
m o i n s. L u c ie n -M a r ie d e S a in T-J o seph , O .C .D . Transcendence et immanence
-, d’ après saint Jean de la Croix [ B C R 222] : p. 265-289. — - * JANSSENS, A lo ìs .
L e Christ dans son humanité et la T . S. Vierge dans la hiérarchie surnaturelle :
p. 290-294. — M a t h io ly , C h r ist ia n e . N otes sur l'expression de l ’absolu [B C R
520] : p. 295-307. — * Ch e v a llie r , P h il ip p e , O .S .B . D en ys est-il chrétien? :
p. 308-316. — • E xpérience de D ieu dans l ’obscur [te x tes ch o isis p a r les C arm é-
lite s d ’A m ie n s ; B C R 522] : p. 317-362. — B runo d e JÉ sus -M a r ie , O .C .D .
D u M ont-Carm el aux mystiques frangais [ B C R 196] : p. 363-377. — T a b le :
P. 379-[38o].

* V id e a tu r a d n o ta tio a sterisco (*) sig n a ta n um . p raeced.

RECENSIONES : C arm el 30 (19 4 7 ) 163-164. — C ollectM ech l 32 (1947) 716


(R. B v e ly ). — D iv T h o m (P ) 50 (1947) 3I 4"3I 5 (E . F .). — E c c le s ia 6 (1947) 664
(A n to n io Z a tta ). — R E s p ir 6 (1947) 530-532.

P E R IO D IC A O R D IN IS

Hac vice de periodicis maioribus tantum agimus.

596 Analecta ] O rdinis ca rm elitaru m . | V o i. 13 , ann us 38- , 1946-


[R om ae], ty p is p o ly g lo ttis V a tic a n is, 1947-1948. p. [i]-i92.
ant., tab. 24 cm.

Fase. 1 - 2 , Ian. - Iun. 1946. 48 p. ant.

C o n Ti n ET : A c t a A p o s t o l i c a e S e d i s . Secretaria status. Litterae


gratiarum prò petitione de assum ptione B . M ariae V. : p. [1]. — S. C. De pro­
paganda fide. Perm issio ad laborandum in m issione Rhodesiae m eridionalis pa-
tribus Provinciae hibernicae conceditur : p. 2. — S. Congregatio rituum. Nova
privilegia prò m issa votiva sabbatina conceduntur : p. 3-4. — S. Congregatio de
seminariis et studiorum universitatibus. P on tificium opus vocationum sacerdo-
talium (I. Statuta. - I I . « D ies dolorum » prò P on tificio opere vocationum sacer-
dotalium annuntiatur. - III. Litterae aggregationis Ordinis carmelitarum ad P on -
J ificium opus vocationum sacerdotalium.) : p. 4-11. — S. Congregatio indulgen-

138
P O E Y G R A P H IA - P E R IO D IC A O R D IN IS 199

tia ru m e t sa cra ru m re liq u ia ru m . Decretimi de officio recitando ad lucrandum


[596]
privilegium « sabbatinum » appellatim i [diei 18 a u g u sti 1868] : p. 1 1 -1 2 . — S. Pae-
n ite n tia ria a p ostolica. I. Decretum. Indulgentia dìtatur praefectorum apostolico-
rum an uli osculum : p. 13. — I I . D ubia de pio exercitio viae C ru cis : p. 13-14.
— P o n tific ia com m issio a d C od icis can on es a u th e n tice in te rp re ta n d o s. Responsa
ad proposita d u b ia : p. 15. — L i t t e r a e E 1 i a n a e. D e vita in te r io r e :
p . 16-26. — D e studio propriae perfectionis prò E cclesia et prò Ordine : p. 26-27.
— D e im itate O rdinis : p. 28-29. — A c t a O r d i n i s. A c ta re v .m i Prioris
gen eralis. I. Congregationes T ertii O rdinis saecularis [eriguntur] : p. 29-30. —
I I . Confraternitates B . M . V. de M onte Carmelo [eriguntur] : p. 30-33. — A c ta
S u p rem i con silii ordinis : p. 34. — V a r i a . D r i e s s e n , B u g e n i u s , O .C . In
caput X I V Regulae O rdinis nostri commentarius : p. 35-40 (proseq u etu r). —
B i b l i o g r a p h i a . H a FFERT, J o h n M a T h i a s . The peacemaker who went to
w ar; thè L ife of blessed N u n 'A lv a rez Pereira, precursor of Our Lady of F atim a
[ B C R 379] (Ioannes a C ru ce B ren n in ger, O.C.) : p. 41-42. — I d e m . M ary in
her scapular prom ise [ B C R 64] (G abriel P a u sb a ck , O .C.) : p. 42. — R e a i .,
A n d r é s d e J e s u s , O .C. L a s alabanzas divinas ; breve tratado ascètico sobre el
oficio divino [ B C R 547] (A lb e rtu s G ram m a tico , O .C.) : p. 42. — S o e ER, I.u is
M a . Hom enaje a san J u a n de la C ruz en el cuarto centenario de su nacim iento
[ B C R 21] : p. 43. — O r Ti z B a u , R a m o n . E l convento de los carmelitas calzados
de Barcelona, V a le n c ia 1945 : p. 43. — X i b e r t a , B a r t o e o m é F ., O. C. La
doctrina de Jesucristo, B a rce lo n a : p. 43. — I d e m . L a causa meritoria de la
fu stificación en las controversias pretridentinas, M ad rid 1 9 4 5 : p. 43. — N e ­
c rolo gia (G u lielm us M eyer, O. C ., 1872-1940. — Io a n n es G a lv in , O .C .,
18 95-1941. — A n to n iu s W essin g, O .C ., 18 72-19 4 1. — .E lia s H o llan d , O .C .,
190 4-1941. — . . . — M au ritiu s L an s, O .C ., 1 8 8 1 -1 9 4 4 .— T h o m a s Jan sen , O .C.,
1870-1944. — ... — E lia s M. S en dra, O .C ., 1881-1946. — ...): p. 44-47. — B re v ia
c a rm elita n a n o v a ; p. 47-48. — B r e v ia c arm elitan a v e te ra : p. 48.

Fase. 3- 4, lu i. - D ee. 1946. p. [49]- i o 4. a n t., 1 ta b .

Contine ! : A c t a A p o s t o l i c a e S e d i s . A c ta P ii P P . X I I . N u n tiu s
radiophonìcus ... die 19 m ensis iu lii a. 1946 christifidelibus datus, e tota Colum -
biana republica ob Conventum marialem in urbe Bogotensi coadunatis : p. [491-51.
■— S e c re ta ria sta tu s. Litterae gratulatoriae p . A lphonso M . R ossi, O .C . : p. 52.
— S a c ra p a en ite n tia ria a p o sto lica. Exten sio ind ulti de om issione in scrip tio n is
nom inum in Regesto s. scapularis confraternitatis : p. 53. — A c t a O r d i n i s .
A c ta re v .m i P rioris gen eralis. I . A . r. p. la co b i M elsen in postulatorem generalem
nom inatio : p. 54-55. — I I . Sodalitates T ertii ordinis saecularis [eriguntur] :
p. 55-56. — • I I I . Confraternitates B . M . V. de M onte Carmelo [eriguntur] : p. 56-58.
— A c ta S u p rem i con silii O rdinis. D e assum ptione in coelum B . V irgin is M ariae
petitio : p. 58-61. — D ia riu m : p . 62-66. — B r e v ia c a rm elita n a v e te r a : p. 66.
— H i s t o r i a O r d i n i s . Wissink , A ngeeinus, O .C. I n laudem exc. m i ac
rev.mi d. Gabrielis Couto, 0 . Carni, episcopi nom inati [ B C R 93] : p. 67-70. —
Chronicon « Q u a liter e t qu om od o » de origine O rdin is carmelitarum (ed idit
p. V ic to r R o efs, O.C.) p. 70-74. — V a r i a . DriessBn , E ugEnius , O .C . I n
caput X I V Regulae O rdinis nostri commentarius (proseq u itu r prosequ end us) :
p. 74-79. — N e c r o l o g i a . WaeTER, L eo , O .C . D e p. C yrillo Kehoe : p. 80-81.
— . . . — Monaco, Gabriee M ., O .C . D e p. E lia A lleva ', p. 82-84. — W aeter ,
Leo , O .C. D e p. A quinate Colgan : p. 84-85. — ... — W anroj, Macarius van ,
O .C. D e p. Eugenio D riessen, postulatore generali ordinis : p. 86-88. — DEN-
TENEER, HERM. I os., O .C . D e p. W illibrordo A rdts : p. 88-89. — K eue BMAns ,
T homas, O .C . D e rev.mo patre Huberto D riessen, ex-procuratore generali ordinis :
p. 90-91. — Pausback , Gabriee, O .C . D e a. r. p. Ioan ne a Cruce Brenninger,
procuratore generali o r d in is: p. 92-96. — ... — B i b l i o g r a p h i a . PraT, A ndré ,
O .C. N otas historicas sobre as M issoes carmelitanas no extremo Norte do B ru sii,
seculos X V I I e X V I I I , R e cife 1940-42 (Ig n a tiu s M. F e rre ira da C osta, O .C.) :
p. 97-99. — Perea , R omaeus, O .C . Intelectuais carmelitas luso-brasileiros,
R e cife (Ign a tiu s M. F e rre ira d a C osta, O.C.) : p. 99. — ... Brandsma, T m r s ,

139
200 B IB U O G R A P H I A C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R
(

O .C . - MEYER, Brocardus, O .C . D e groote heilige Teresia van Jezus, U tr e c lit


[596]
1946 [ B C R 115] (V aleriu s H o p p en b rou w ers, O .C.) : p. 100. — - We y , A mandus
van BER, O .C . I n het voorgeborchte der hel, H eem sted e 1946 [ B C R 95] (V aleriu s
H o p p en brou w ers, O .C.) : p. 100-101. — H affert , Jo h n M ath ias. F rom a morning
prayer, N ew Y o r k 1943 (Ia co b u s M elsen, O.C.) : p. 101. — D E ANGBLIS, S e -
raphinus . D e indulgentiis [ B C R 63] (G abriel P a u sb a ck , O.C.) : p. 101-102. —
B re v ia c a rm elita n a n o v a : p. 102-103. — L ib ra ria : p. 104.

Fase. 5-8, Ia n .-D ec. 1 9 4 7 - P- [ io 5 ]- ig 2 . a n t., 4 ta b . (1 p lic.).

Contine! : A c t a A p o s t o l i c a e S e d i s . S ec re ta rla statu s. I. N u n -


liu m telegraphicum gratulatorium rev.mo patri Generali vigesimum quintum annum
proffesionis explenti transm issum : p. [105]. — I I . B enedictio apostolica prò eis
qui diei vocationum carm elitidum participant : p. [ i o 5]- i o 7. — I I I . B enedictio
apostolica super primores necnon adscriptos Societatis P a rvu li F lo r is Chicagiae :
p. 107-108. — I V . Benedictio apostolica carmelitis universis in septingentesimo
Regulae confirmatae anniversario im p ettita : p. 108-109. — S. C o n greg atio de
religio sis. D ecretum laudis Sororum carmelitarum a Corpore C hristi nuncupa-
tarum necnon approbatio C onstitutionum ad septennium : p. 109-110. — S. P ae-
n ite n tia ria ap o sto lica. I. Indulgentia plenaria prò festis ss. apostolorum P.etri
et P a u li, s. Teresiae M argaritae R ed i, necnon s. Teresiae ab Infan te le s u conce-
ditur : p. n o - m . — I I . Invocatio « M ater et decor Carm eli, ora prò nobis » in ­
dulgentia trecentorum dierum ditatur : p. n i . — P . C om m issio ad C od icis ca-
nones a u th e n tice in te rp re ta n d o s. De temporis supputatione : p. 112 . — P . C0111-
m issio de re b ib lica . Responsum de usu novi psalterii latini extra horas canonicas :
p. 112 . — A c ta em .m i C ard in alis P ro tecto ris. Litterae gratulatoriae in septin-
gentesim um Regulae confirmatae anniversarium : p. 11 3 -1 1 4 . — L i t t e r a e
E 1 i a n a e. D e sanctae Regulae ordinìs nostri observantia : p. 1 1 5 - 1 1 9 . — « In -
crementum » : p. 120-122. — A c t a O r d i n i s. A c ta re v .in i P rio ris gen eralis.
I. Congregationes T ertii ordinis saecularis \eriguntur] : p. 12 3-124. — I I . Con-
fraternitates B . M . V. de M onte Carmelo [eriguntur] : p. 12 4 -13 1. — A c ta S u ­
p re m i con silii O rd in is : p. 13 1. — D iariu m : p. 132-135. ■— B r e v ia c a rm e lita n a
n o v a : p. 136. — H i s t o r i a O r d i n i s . T ondini, H amlETUs . Epigraphes
in septingentesimam Regulae confirmatae recordationem : p. 13 7 . — XiBERTA,
BarTholomaEus M., O .C . I n septimo centenario declarationis, correctionis, m i-
tigationis Regulae carmelitanae : Regala ordinis carmelitarum (editio compara­
tiva) : p. 138 -144. — W ink EES, E admundus , O .C . I n memoriam ad. rev.di
p. G abrielis W essels : p. 144-148. — V a r i a . R uther, E waedus , O .C . De
stemmate vel insignibus ordinis carmelitarum : p. 149 -15 5 (1 ta b .). — D riessEn ,
E ugenius, O .C . I n caput X I V Regulae ordinìs nostri commentarius (proseq u itu r
p rosequ end us) : p. 156-163. — SchmiT, Paugus, O .C. S up er Introitim i « M e ­
mento nostri D o m in e » [ B C R 551Ì ; p . 164-180 (1 ta b . p lic.). — M i s s i o ­
n e s. W issink , A n GEUNUS, O .C . D e excmo dom. E liseo van de Weyer, 0 . Carni.,
episcopo titulari de Gor necnon de praelatura n u lliu s Paracatuensi : p. 180-181.
— Cgarke, I osEph, O .C. D e nova m issione in A fr ic a M erid ion a li : p. 182-183
(1 ta b . geogr.). •— ■ N e c r o l o g i a : p . 184-185. — B i b l i o g r a p l i i a .
Groenevegd , A lbertus, O .C . The chosen ones, M idd le P a r k (A u stra lia) 1946 :
p. 186. — C od in ach , C arm elus, O .C . Resurrección de Jesucristo [ B C R 395] :
p. 18 6-18 7. •— Monaco, Gabriel , O .C . I santi Quinto e Com pagni, martiri sor­
rentini, S orren to , C o n v en to del C arm in e, 1943 : p. 18 7. — I dem . L a chiesetta
di S . Pietro in V in coli, S o tto m o n te -S o rren to , R e tto r ia d i S. P ie tro a M ele,
1945 : p. 187. — N icoTra , Carmelus, O .C . I l Carmelo catanese, C a ta n ia , tip .
« L a S ta m p a » , 1943 : p. 18 7-188. — Cerroni, Bernardus, O .C . A coloro che
hanno sete di Cristo, S orren to, G. D ’ O n ofrio, 1944 : p. 188. — L eopardi, A n -
SELmus M., O .C. P a rth en io n ; l ’Im m acolata Concezione, P a lm i, tip . G. Z a p p o n e,
19 4 4 : p. 188. — Coan, A ngelus, O .C . S acrificio di sangue; ricordo di padre
Raffaele Saler [ B C R 384] : p. 188-189. — I l divoto del Carm ine, B a ri, E d izio n i
di « V ita c a rm e lita n a » , 1 9 4 5 : p. 189. — Leopardi, A nselmus M., O .C . I l
p iù bel fiore della creazione, B a ri, 1945 : p- 189. — Besalduch , Simón M., O .C.

140
P E R IO D IC A O R D IN IS - AN ALECTA 201

M es del Carmen, B arcelon a, L . G ili, I9'44 : p. 189-190. — SÀENZ DE TEJADA,


[596]
I o s e p h M a r i a , S .I. U na heroica v id im a del D iv in o Corazón, dona Carmen de
Sojo de Anguera [ B C R 353] : p. 190. — X i b e r t a , B a r t h o l o m a Ku s M ., O .C.
L a fiesta de la Virgen del Carmen, B arcelo n a, L . G ili, 1942 : p . 190. — B a k e r ,
G . RESELE; O clarim de N u n o foca a alvorada [ B C R 378] : p. 19 1. -— L ib ri re-
cep ti : p. 1 9 1 .1 9 2 . — D ire cto ra lia : p. 192.

N o ta n d n m m o n itu m in fine h u iu s fa scic u li positura. : « ... d e c isa la est u t


lia ec A n alccta O rdinis carmelitarum c o n v e rta n tu r in p erio d icu m raagis scien-
tificu m , qui a rticu lis ac d isse rta tio n ib u s de re C a rm e lita n a qu idem con stet,
sed ta lib u s q u ae e tia m e x tra n e is raagis co n ve n ire p ossin t, iis su b la tis q u ae
in tim a m O rdin is v ita m re sp iciu n t q u aeq u e exin d e in Ephem eridibus Ordinis
carmelitarum [h. e. V in cu lu m O rdinis carmelitarum] in seren tu r. L in g u a la tin a ,
p ra eterea, non e rit e x c lu siv a , sed id io m a ta com in u n io ra a d m itte n tu r. Consi-
liu m n o v is A n alectis edend is p ra e p o situ m co m p o n itu r adm . r. p. B arth o lo m ae o
F . M. X ib e rta , d irectore ; p. A lb e rto G roen eveld, se c re ta n o ; adm . r. p. G a ­
briel P a u sb a ck , ad m in istra to re. ... (cf. D ire cto ra lia , p. 192).

597 Analecta | Ordinis carmelitarum discalceatorum | rev. adm. p. n.


Silverii a s. Teresia [ eiusdem ordinis | praepositi generalis | aucto-
ritate et iussu | edita. | Voi. et an. 19, 1947. Romae, | apud
Curiam generalitiam, | 1947. 348, [2] p. 25 cm.

E s t p rim u m vo lu m e n e d itu m p o st bellu m . V o lu m en 18 p ro d iit anno 1943.


K d itio n is cura inde ab anno 1932 com m issa est p. A m b ro sio a s. T eresia, O .C .D .

Fase. 1-2, Ia n .-Iu n . 1947. 156 p.

C o n T i n e t : A e t à A p o s t o l i c a e S e d i s . lù tte r a e a p ostolicae. S. T e­
resia a Iesu Infante, carmelita lexoviensis, universae G alliae Patrona secundaria
constituitur : p. [3J-4. — E p istu la Stim m i P o n tific is ad emum. p . d. Raphaelem
Carolim i Ut. Sanctae P ra xed is S . R . E . presbyterum cardinalem R ossi, ab A ctis
Sacri C o n silii E p isco p is deligendis moderandisque, annum a suscepto ep isco p a ti
quintum et vigesim um celebraturnm : p. 5-6. — E p istu la S. P . P i i X I I ad rev.
matrem Agnetem a Iesu , priorissam m onialium carni, disc. lexoviensis monasterii :
p. 6-7. — C o n stitu tio ap o sto lica. A dicecesi Portus Veteris territorii pars seiun-
gitur et nova erigitur Praefectura apostolica « de Esm eraldas » : p. 8-9. -— L,it-
te ra e ap o sto licae P ii P P . X I I . Ill.m u s et rev.m us d. fr. Bonaventura A rana,
usque- eo episcopus de Vijayapuram , a vinculo h u iu s Ecclesiae absolvitur, et E p i-
scopus S in ia nd enu s i. p. renuntiatur : p. 9- ì o . — E p istu la autographa S, P .
P i i P P . X I I ad priorissam Carm eli lexoviensis : p. 1 1 . — S. C o n g r e g a lo de
religiosis. Decretum. Approbantur Constitutiones Tertiariarum carm. teresianarum
a s. Ioseph : p. 12-13. — S. C o n greg atio de p ro p a g a n d a fide. Decretum. P . H ie-
rotheus a Virgine Carm eli, O .C .D . praefectus apostolicus Praefecturae ap. de
Esm eraldas renuntiatur : p. 13. — S. C o n greg atio ritu u m . Variationes in rubri-
cis M is sa lis et B reviarii rom ani : p. 14. — Decretum super dubio an signanda
sii conim issio introductionis causae servae D ei Teresiae M ariae a Cruce, funda-
tricis In stitu ti sororum tertiariarum a s. Teresia : p. 15 -1 7 . — U niform itas O fficii
s. Teresiae a Iesu Infante in toto Ordine sicut in monasterio lexoviensi : p. 18.
— F acultas celebrandi triduana solem nia in hon. s. Teresiae a Iesu Infan te re-
currente quinquagesimo ab eius obitu anno ; p. 18 -19. — F estum s. Teresiae a
Iesu Infan te ad ritum d u p licis secundae classis evehitur prò ditione gallica :
p. 19. — O fficiu m et m issa O rdini carmelitarum discalceatorum propria in festo
s. Teresiae a Iesu Infan te extenditur ad omnes dioeceses G alliae : p. 20. — S. P ae-
n ite n tia ria a p ostolica. D u b ia de pio exercitio Viae C ru cis : p. 20-21. — P r e x
iaculatoria indulgentiis ditatur : p. 22. — Conceduntur indulgentiae prò celebra-
tione anniversarii quinquagesim i ab obitu s. Teresiae a Iesu Infan te : p. 22-23.

141
20 2 b ib u o g r a p h ia c a r m e l it a n a rkcen ^ io r
1
— P. C om m issio a d C od icis can on es a u th e n tice in terp reta n d o s. Responso, ad
[597]
proposito dubia : p. 23-25. — S eg re te ria d i S ta to d i S u a S a n tità . Litterae ad
111. m um d. O. Germain, directorem operum lexoviensium : p. 25-26. — E x D iario
R o m a n a e C u riae : p. 26-27. — A c t a O r d i n i s. E x a ctis ven . D e fin ito rii
n o stri g e n efa lis : p. [28L35. — D ubia : p. 35-37. — A c ta p ra e p o siti gen eralis
[p. P e tr i T h o m a e a V irgin e C arm eli]. Litterae praepositi generalis ad Congres-
sum nationalem I I I O rdinis [h isp an icum ] : p. 37-38. — Voium praepositi gene­
ralis prò definitione dogmatica A ssu m p tio n is B . M . V. : p. 38-40. — Litterae
praepositi generalis ad fratres nostros Italiae quoad m issionem in Sin arum im ­
perio : p. 40-43. — Litterae circulares r. p. n. vicarii generalis [p. S ilv e rii a s. T e-
resia] ad universum Ordinem : p. 44-47. — C h r o n i c a O r d i n i s [1944-
1947] (I- E x D iario D om u s n o stra e gen eralitae. — I I . N o titia e e C ollegio n o ­
stro in te rn a tio n a li. — I I I . N o titia e e x p ro vin ciis. — I V . N o titia e e x m issioni-
bus. — [S e q u u n tu r sine n um eration e] : [V ], C on sp ectu s F am ilia e c arm elitan a e
in In d iis o rien talib u s, iu x t a d iv e rso s ram os. — [V I]. S ta tu s M issionis de V ija y a -
p u ra m in T ra v a n c o re , M alab aria, in In d iis o rien talib u s, p rò a. 1945-46. —
[ V I I . V id e fase. 3-4 : V ]. — [ V i l i ] , E r e c tio can o n ica n o v a ru m dom orum . - Sup-
p ressio c o n ve n tu m . - E r e c tio C o n greg atio n u m I I I O rd in is sa ecu laris O. N . -
E r e c tio C o n fra te rn ita tis B . M. V . de M on te C arm elo. - E re c tio C o n fra te rn ita tis
D iv in i In fa n tis P ragen sis. - E r e c tio P ia e unionis s. T eresiae a Iesu In fan te ) :
p . [48]-85. — E x h i s t o r i a O r d i n i s . A m b r o s i u s a s . T e r e s i a , O .C .D .
H ierarchia carmelitana, series V , De praesulibus M is sio n is m angalorensis' [B C R
4 5 ] : P- [8 6]-io o. — N e q r o l o g i o n ([ob n o titia s b io g ra p h ica s ac b ib lio g ra -
p h ic a s tr a d ita s se q u e n tia n ecro lo g ia in te r alia n o ta n d a v id e n tu r : ... IU .m us et
re v .m u s d. fr. P iu s a s. Ioseph (M arcellus B agn oli) 1859-1945, episcopu s M ar-
so ru m : p. 107-109. — ... Ill.m u s e t re v .m u s d. fr. A n gelus M a ria a s. Teresia
(A n gelu s P é re z y C ecilia) 1872-1944, a rch iep iscop u s tit . N e o p a tren sis : p. 109-
112 . — ... P . Seraphinus a s. Corde Iesu (Ioan nes B a p t. L a zza ri) 1862-1944,
p ro v . V e n et. : p. 1 1 3 -1 1 4 . — ... P . Iacobus a Iesu (E u gen iu s B un el) 1900-1945,
p ro v . p arisien sis : p. 1 1 5 - 1 1 7 . — ... P . Adalbertus a s. Brocardo (Ioseph B runner)
1883-1945, p ro v . b a v a ric a e : p. 118 -119 . — P. Chrysogonus a Iesu Sacr. (Chry-
sogonu s L a u re n tiu s C arrachón) 1904-1945, p ro v . C astella e V e t. : p. 120-122. —
... P . L u d ovicu s a Virgine Dolorosa (Ioannes F ou b ert) 18 81-1945, p ro v . F lan -
d riae : p. 122 -123 . — ... P . M arcellìnu s a s. Teresia (H en ricus D orelli) 1864-
1946, p ro v . ro m a n a e : p. 128-129. — ... P . Robertus a s. Teresia, ob . 1946, p ro v.
V e n e t. : p. 129-130. — ... P. E d m u nd us M a ria a Pa ssion e (Carm elu s F usciard i)
18 79-1946, p ro v . ro m a n a e : p. 132. — ... P . Petrus Thom as a Virgine Carm eli
(V itto rio Sioli) 1893-1946, p ra e p o situ s gen eralis, p ro v. ia n u en sis : p . 133-134. —
... P . M aria-A m an du s a s. Ioseph (A m an d u s B ouisson) 18 57-1946, p ro v . pari-
sien sis : p. 135-136. — ... P . A n astasius M a ria a s. E lia (P etru s P a u lu s M arini)
18 66-1947, p ro v . A v e n io -A q u ita n ia e , M issionis b a g d a ten sis : p. 136-138) : p. [10 1]-
140. — B i b l i o g r a p h i a . F a c u e TAS T h e o e o g ic a O .C .D . S a nju anistica
[B C R 233] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. [ I 4 i] - i4 4 . — S i e v e r i o DE
S. TERESA, O .C .D . H istoria del Carmen descalzo en E sp an a, Portugal y A m è-
rica, to m o X I I , B u rg o s 1944 (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 14 4 -14 5 . —
C r is ó g o n o d e J e s u s , O .C .D . - L u c r a lo d e e S s . S a c r a m e n t o , O .C .D . V id a
y obras de San Juan de la Cruz, M ad rid 1946 (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) :
p. 145-146. — L u is d e S a n J o s é , O .C .D . Concordancìas de las Obras y escritos
de santa Teresa de Jesùs [ B C R 138] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 146-
147. — O t i e i o DEE N in o J e s u s , O .C .D . Crònica oficial del prim er Congreso
hispano-portugués de la V. Orden Tercera de la Virgen del Carmen ... [ B C R 74]
(A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 147. — « L ir io y H ostia » [ B C R 364] (A m ­
brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 147-148 . — SlEVERio d i s . T e r e s a , O .C .D .
S . Teresa di Gesù [ B C R 123] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 148. —
M a r i a A m a t a d e e C u o r e d i G e s ù , O .C .D . Verso la luce, l ’ amore, la vita [ B C R
357] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p . 148-149. — N i e u s a s . B r o c a r d o ,
O .C .D . D e maternitate divina B . M ariae semper V irgin is ... [ B C R 444] (A m b ro ­
sius a s. T eresia, O .C .D .) : p 149. — - M a r i e - E u g È n e d e e ’E n F a n T -J é SUS,
O .C .D . L e s oraison des débutants [ B C R 517] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) :
p. 149-150. — I d e m e t L o u is d e S a i n TE-T h é r è SE, O .C .D . L a vie m anale au

142
PERIODICA O R D I N I S - ANALECTA O.C.D: 203

C a m ici [ B C R 442] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 150. — S ain t Jea n de [5 9 7 ]


la C roix et la pensée contemporaine [ B C R 232] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) :
p. 150-151. — D onauer Friedrich . A u f Apostelwegen in In d ien ... [ B C R 48]
(A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 151-152. — Beda NaegelE, O .C .D . I n
Gottes H and, M iin clien 1930 (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 152. — N igg ,
W alTER. Grosse H eilige [ B C R 328] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 152-
155. — R umoldus van den H . E lias, O .C .D . A a n 't kruispun t, H e id e -K a lm t-
lio u t 1945 (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 155. — I dem . M a ria -k in d (B C R
532] (M elchior a s. M aria, O .C .D .): p. 155. — I dem . M eim aan d met de H . K l.
Theresia, [ B C R 301] (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 156. — I dem . Rozen-
kransm aand [ B C R 534] (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 156. — I dem . Heer,
leer ons bidden [B C R 531] (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 156.

Fase. 3-4. lu i.-D e e . 1 9 4 7 - [I 57 ]- 3 4 8, [2] P-

CONTINET : A c t a A p o s t o l i c a e Sedis. Constitutio apostolica de


statibus canonìcis Institutisque saecularibus christianae perfectionis adquirendae :
p. [ 1 5 7 V 1 67. — Lettre autographe du Souverain P o n tife à l'occasion du Congrès
national thérésien [ad ep iscopu m baiocen . e t le xo vie n .] : p. 16 8 -17 1. — S u p rem a
S. C on greg atio s. officii. Decretum de vexillorum benedictione : p. 172. — S. Con-
g reg a tio de religiosis. Erectio provinciae W ashingtoniensis : p. 17 2 -17 3 . —
Erectio canonica novarum domorum : p. 174 -17 5 . — Translatio novitiatus (Sem i-
p ro v . M alabaricae) : p. 17 5 . — T ran situs ad iurisdictionem O rdinis : J1. 176 . —
S. P a e n ite n tia ria a p ostolica. Indulgentiae plenariae conceduntur prò die adscrip-
tion is ad I I I Ord. saec. : p. 17 6 -17 7 . — P . C om m issio ad C od icis can on es au th en -
tic e in terp reta n d o s. Responso ad proposito dubia : p. 177 -17 8 . — E x S ecreta-
ria tu S ta tu s p o n tificii. Litterae ad r. p. Fra nciscu m a s. M aria, O .C .D . : p. 179.
— A c ta O r d i n i s . C ap itu lum generale celebratimi Romae, in aedibus ge-
neralitiis a die 23 a p rilis ad diem 4 m aii 19 4 7 : p. [ i 8o]-2 o 5. — E x a c tis ven .
D e fin ito rii geu eralis : p. 206-213. — L itte ra e circu la res r. a. p. n. S ilv e rii a
s. T eresia, p ra e p o siti gen eralis. A d rr. p p . provinciales, de « P ia unione cleri
prò m issionibus » [una cum S tatuiis generalibus hu iu s piae u n io n is et favoribus
sp iritualibus sodalibus concessis] : p. 213-220. — C h r o n i c a Ordinis
(I. E x D iario D om us ge n eralitiae . — I I . N o titia e e C ollegio n ostro in te rn a tio -
n ali. — I I I . N o titia e e x p ro vin ciis. — I V . E x m ission ibus. — V . S ta tu s Mis-
sionis triva n d ren sis. — V I . E r e c tio C on greg atio n u m I I I O rd in is sa ecu laris
O. N . — E r e c tio C o n fra te rn ita tis B . M. V . de M onte C arm elo. — E r e c tio Con-
fra te r n ita tis d iv in i In fa n tis P ragen sis. — E r e c tio P ia e unionis s. l'e re sia e a
Iesu I n fa n te ) : p. [221L 232. — N e c r o l o g i o n ([n otitiis b io grap h icis et
b ib lio g ra p h icis n o ta n tu r in te r a lia seq u eh tia] : ... P . Z ep h irin u s a Cruce (E m m a ­
nuel B elio so A d àn ) 18 81-1947, p ro v . b ru g en sis : p. [233P234, — ; ... P . E rn eslus
a Iesu (E rn estu s B a tu t O rdóiiez) 1863-1947, p ro v . bu rg en sis : p. 237-238. —
... P. G ulielm us a s. Alberto (A u g u stu s Lechn er) 1878-1947, ex -p ra ep o situ s g e ­
n eralis, p ro v . ro m an ae : p. 240-244 ...) : p. [233L249. — B i b l i o g r a p h i a .
S i l v e r i o d e S . T e r e s a , O .C .D . H istoria del Carmen descalzo en E sp an a, P or-
tugal y Am erica, tom o X I I I [ B C R 43] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. [250,-
2 5 1. — « E l M onte Carmelo » (Burgos), fase. 2-3, abril-sept. 19 4 7 [de A ssum ptione
B . M . V .] : p. 251-252. — S i m E ó n DE LA S. F a m i l i a , O .C .D . D el A d a ja al Gan-
ges misterioso [B C R 58] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 252. — O t h o
M e r l , O .C .D . Theologia salm anticensis (B C R 410] (A m brosiu s a s. T eresia,
O .C .D .) : p. 252-254. — N i g g , W a l t e r . I l Regno eterno, M ilano 1947 (A m b ro ­
siu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 254-255. — « L a Vigne du Carmel », P a ris 1943-47
(B C R 488, 201, 370, 137, 183] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 255-257.
— L es Carmes, P e tit-C a ste le t 1947 (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 258. —
E d g è n e d e S te. T h é RÈSE d e l ’E n F a n T-J é s u s , O .C .D . U n modèle polir tous ;
S te . Thérèse de l ’E n fa n t-Jésu s [ B C R 242] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) :
p. 258. — M a r i e A m a b EL du C(E u r d e J É s u s , O .C .D . A la lumière, à Vamour,
à la vie (B C R 356] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) : p. 258-259. — [ A l b e r t o
M a r i a d e l s s . S a c r a m e n t o , O .C .D .]. L e dodici domeniche consacrate a Gesù

143
204 HIBUOGRAPHIA CARMELITANA RECKNTIOR <

req 7] B am bino [ B C R 70] (A m brosiu s a s. l'e re sia , O .C .D .) : p. 259. — S c h n e i d e r ,


L jy / J q d a jrj er prophet des Herzens [ B C R 580] (A m brosiu s a s. T eresia, O .C .D .) :
p. 259. — A l e j o DE DA ViRGEN DEL C a r m e n , O .C .D . Nuestros mdrtires de la
Provin cia d'e san José de Cataluna [ B C R 338] (Sim eou a s. F'am ilia, O .C .D .) :
p . 260. — M a r ì a E u g e n i o d e l N i n o J e s u s , O .C .D . L a oración de los p rin ci-
piantes [ B C R 518] (Sim eon a s. F a m ilia , O .C .D .) : p. 260. — F l o r e n c i o d e l
N i n o JESUS, O .C .D . Sentenciario teresiano-sanjuanista rimado ... A v ila 1939
(Sim eon a s. F a m ilia , O .C .D .) : p. 260-261. — U n c a r m e l i t a d e s c a l z o . Como
tendré yo oración?, M ad rid 1942 ; et i d e m . L a inhabitación de D io s en el alma
ju sta ( B C R 426] (Sim eon a s. F a m ilia , O .C .D .) : p. 261. — M isionero : rasgos
biogrdficos del R . P . J u a n Vicente de Jesd s M a ria , carmelita descalzo, S an Se-
b a stià n 1946 ; e t B e r n a r d o M a r i a d e s a n J o s é , O .C .D . Im p acien cias evangé-
lica s.... [ B C R 47] (Sim eon a s. F a m ilia , O .C .D .) : p. 261-262. — P a b l o d e l
S s. S a c r a m e n t o , O .C .D . A l amor de los karibes [ B C R 54] ; e t i d e m . Adem ds
[ B C R 53] (Sim eon a s. F am ilia , O .C .D .) : p. 262-263. -— I d e m . Cuentos de cri-
stal [ B C R 587] (Sim eon a s. F a m ilia , O .C .D .) : p. 263. — R u m o l d u s v a n d e n
H . E l i a s , O .C .D . H et H . Scap u lier van O. Lieve Vrouw van den Karmelberg
[ B C R 69] (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 263-264. — I d e m . Ons zielvoedsel ....
[ B C R 533] (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 264. — I d e m . Lichtpun ten ...
[ B C R 302] (M elchior a s. F a m ilia , O .C .D .) : p. 264. — G a b r i e l v a n H . M.
M a Gd a l ENA, O .C .D . D e H . Teresia van Jezus, leermeesteres van het geestelijk
leven [ B C R 151] (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 264-265. — I d e m . K le in e
catechismus van het gebedsleven [ B C R 494] (M elchior a s. M aria, O .C .D .) : p. 265.
— E en k ijk in haar ziel .... [ B C R 275] (H ad rian u s a ss. T rin ita te , O .C .D .) :
p. 265-266. — (R ecension es se q u e n tes a u cto rem h a b e n t p. A n to n iu m ab I n ­
fa n te Iesu, O .C .D ., qu ae om nes co m p reh en d u n tu r p. 266-268) : M a r c ELLUS
[a V i r g i n E C a r m EL i ], O .C .D . K olostori iskola [ B C R 515]. — S z e g h y E r n e s t u s ,
O .C .D . E m lékeim , B u d a p e st 1944. — [G e o r Gi u s a s . I o s E p h , O .C .D .]. L e lk i
kenyér [tra n stu lit] p. S ze g h y E rn e stu s, O .C .D ., G y ò r 1 9 4 7 - •— U u c ia n u s [a
C r u c e ], O .C .D . A K drm el im dja ( B C R 513]. — V a u s s a r d , M. P a zzi szent
M agdolna, B u d a p e st 1942. — S p i r i d i o n , O .C .D . Kùldetésben K ristu sért?, B u ­
d a p e st 1943. — M a r c ELLUS, O .C .D . K d rm el Ékessége és K ird ly n ó je, B u d a p e st
1948. — S z e g h y E r n e s t u s , O .C .D . Lobogó Islenszeretet, K e s z th e ly 1944. —
S t a n i s l a u s a s . T e r e s i a , O .C .D . K d rm el Angyala, B u d a p e st 1941. — B r u n o
[a C h r i s T o REGE], O .C .D . Csodatevó K isd ed Jesus, B u d a p e st 1944. — [« Róz-
sakoszorù », 1947]. — S i m e o n a S. F a m i l i a , O .C .D . De periodicis domesticis :
p. 268-270. — E r c o l i , R e n a t a , T .O .C .D . B ibliog rafia su santa Teresa del B a m ­
bino Gesti : p. [27i]-34S. — I n d e x h u iu s v o lu m in is 19 (1947) : 2 P- n on num .

598 Ephemerides | carm eliticae, | cu ra F acilitati^ th eo lo g icae de U rb e |


O rdinis carm elita ru m d iscalceato ru m ed itae. | A n n u s 1, 1947.
F iren ze, L ib re ria fio ren tin a, 1947. 416 p. 1 f „ v ii p. 1 f. du pl.
sep ar. (elenchus). 24,5 cm .

H o c p rim o anno duo fa scic u li p ro d ieru n t.

Fase. 1, m a iu s 1947. 223 p.

ConTinet : [A d lectorem] : p. [3]-4- — Gabriel de Ste . Marie -Madel Eine ,


O.C.D. L e problème de la contemplation unitive [BCR 204] : p. [5]-53- — E nrico
di s. TERESA, O.C.D. I l desiderio naturale della visione di D io e il suo valore
apologetico secondo s. Tommaso [BCR 396] : p. [5 5 ]-io 2 . •— J uan de J esus
Maria , O.C.D. Francisco de Vitoria, conciliarista? [BCR 572] : p. [io 3 ]-i4 8 . —
D e d efinienda assum ptione B . M ariae V. petitio ad Sum m um P ontificem delata
a F acultate theologica O .C .D . in Urbe : p . [1491-153. — J uan de J esus Marìa ,
O.C.D. ( L a s anotaciones del Còdice de SanH car son de s. J u a n de la Cruz? (BCR
213] : p. [i5 4 ]-i6 2 . — Benno a s . I oseph, O.C.D. B ibliographiae s. Io a n n is a

144
PERIODICA ORDINIS 20 5

Cruce O .C .D . specim en [ B C R 1 5 ] : p. [i6 3 ]- 2 io . — O p e r u m r e c e n s i o -


[599]
n e s. A uberT, R oger. L e problème de l ’ acte de foi (T eresiu s a s. A g n e te , O .C .D .)
[ B C R 424] : p. [ 2 ii] - 2 i5 . — Luis DE S. J o s é , O .C .D . Concordancias de las obras
y escritos de santa Teresa de JesAs [ B C R 138] (Juan de Jesu s M aria, O .C .D .):
p . . 215-220. — A m ou r et violence. L e s IJtudes carm élitain e s [ B C R 594] (G abriel
de S te. M arie-M adeleine, O .C .D .) : p. 220-223.

R ecensionES : C iV i 2 (1947) 287-288 (L- S an to ro ). — M te C a n n 48 (1947)


292. — R E s p ir 6 (1947) [523]-52 5- — R U n O tt 17 (1947) 253* (G aston C arriere,
Ó .M .I.). — R V iS p ir 1 (1947) [245]_247-

F a s e . 2, november 1947. 1 f- P-» [227P416 p., 1 f., vii p. 1 f.


dupl. separ. (elenchus).

C o n T i n e t : ... G a b r i e l d e S te . M a r i e -M a d e l e i n e , O.C.D. L e problème de


la contemplation unitive [BCR 204] : p. [245P277. —- T e r e s i u s a s . A g n e t e ,
O.C.D. D e natura fidei theologicae secundum Salm anticenses [BCR 423] : p. [280]-
3 1 1. — J u a n d e J e s u s M a r I a , O.C.D. E l valor critico del texto esento por la
prim eva mano en el Còdice de Sanificar de Barrameda [BCR 214] : p. [313I-366.
-— B e n n o a s . I o s e p h , O.C.D. Bibliographiae s. Ioa n n is a Cruce O .C .D . spe­
cim en (prosequitur) [BCR 15J : p. [3671-381. — O p e r u m r e c e n s i o n e s.
PEERS, E- A l l i s o n . The complete Works of saint Teresa of Jesus [BCR 129]
(Anselm of thè Assumption, O.C.D.) : p. [3831-387. — GOERRES, I d a F r i e d e -
r i k e . D as verborgene A n tlitz [BCR 243] (Ambrosius a s. Teresia, O.C.D.) : p. 387-
391. — B e n n o a s . I o s e p h , O.C.D. B ibliographia carmelitana recentiov. p. [393]-
416. — Index voi. 1 : p. [417]. — Index onomasticus : p. [il-vii.
Folio duplici plicato separatim adicitur : Tabula siglorum ad utramque
bibliographiam hoc fascicu lo contentam.

599 Estudios josefinos ; | r e v ista d irigid a p o r carm elita s d escalzos. |


Ano 1, 1 9 4 7 - V a llad o lid , 1 9 4 7 - 288 p-, 2 f. in ci. ili., ta b . dupl.
24 cm.

D ire cto r : P. Jo sé A n to n io del N in o Jesùs, O .C .D .

P ro d ieru n t hoc prim o anno duo fa scicu li :

N ù m . 1, diciem bre (1946) - ju n io 1947. 144 p . ili.

ConTinet : [Introducción y presentación] : p. [3]-8. — A lastruEY, Grego­


rio . Teologia de san José [ B C R 452] : p. [91-23. — ... J osé A ntonio del Nino
J esus, O .C .D . San José, modelo de hombres [ B C R 455] : p. [86]-95. — . . . C r ò ­
n i c a . C ongreso josefin o en B a rc e lo n a (red. H ila rio del N in o Jesùs, O .C .D .)
[ B C R 106] : p. [1351-136. — S em an a de con feren cias jo se fiu a s en V a lla d o lid
[ B C R . 107I : p. 136 -137. — L a A so cia ció n jo sefin a de V a lla d o lid [ B C R 105] :
p. 137-13 9. — B i b l i o g r a f i a . Salvado , R osEndo, O .S .B . M em orias sobre la
A u stra lia y sobre la M isió n benedictina de N ueva N u rsia (H ilario del N in o Jesùs,
O .C .D .) : p. [1401-141. — P ablo del Ss . Sacramento, O .C .D . A l amor de los
K aribes [ B C R 54] (H ilario del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 14 1. — A rien TI, Giu ­
seppe. L o s P apas desde san Pedro basta P io X I I , B a rce lo n a (José A n to n io
d e l N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 143-144.

R e c e n s i o n e ® : M teC arm (1947) 102. — R E s p ir 6 (1947) [12 1L 12 3 .

Nùm. 2, julio -d iciem b re 1947. [145I-288 p ., 2 f. in cl. ili., ta b . dupl.

CONTINET : G uión. M isió n de san José en la Iglesia : p. [1491-153. — ... J o sé

14 5
200 B IG U O G R A P H I A C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R <
r=JQQ~| A ntonio d e e N ino J e su s , O .C .D . Paternidad de san José [B C R 454] : p. [173]-
I 9 7_ .— . ... C rò n ica ... B i b l i o g r a f i a . C a n t e r a , E u g e n io . San José en
el pian divino, M on ach il 1947 (José A n to n io del N in o Jesus, O .C .D .) : p. [249]-
252. — A n Tón C astrieeo , B u e n a v e n t u r a , C .M .F . L a perla escondida; san
José, modelo y protector de todos los estados, M ad rid 1947 (José A n to n io del
N in o Jesus, O .C .D .) : p. 252-253. — T orrà S y B ag Es , J osE. M es en honor
del patriarca san José, patrón de la Iglesia, B arce lo n a 1947 (H ilario del N in o
Jesus, O .C .D .) : p . 253-254. — G an ced o e I barrond o , E d u a r d o , C.M . E l
padre de Jesùs P a m p lo n a 1946 (José A n to n io del N in o Jesus, O .C .D .) : p . 254.
— E F R É N d e e a M a d r e d e D i o s , O .C .D . San J u a n de la C ruz y el misterior
de la sa ntisim a T rinid ad [ B C R 199] (José M aria de Jesùs, O .C .D .) : p. 254-257.
— C o s t a m a g n a , S a n t i a g o . Conferencias para religiosas de vida adiva, B a rc e ­
lo n a 1943 (J a cin to de sa n ta T eresa, O .C .D .) : p. 258. — S i e v e i r a , J u a n d a ,
O .C . Suono de san José [B C R 456] : [259]-288. — In d ice s del p rim er v o lu m en .

600 El Monte Carmelo ; | revista de estudios carmelitanos | dirigida


por | padres carmelitas descalzos | ... Ano 47, t. 50, 1946 - ano 48,
t. 51, 1947. Burgos, 1946-47. 2 v. ili. 22,5 cm .

P r o d it te rtio qu oq u e m ense, cu ris p. O ttilii a P u ero Iesu , O .C .D .

T om o 5 0 , ano 47, 1 9 4 6 . 440 p. ili.

[Fase. 1 ], enero-m arzo 1946. 104 p.

C o n t in e t : B r u n o d e S. J o s E, O .C .D . E sp iritu a lism o de santa T eresila ;


su ascètica, m istica e in fa n zia espiritual [ B C R 259] : p. [3B38. -— A e b e r To d e
EA V i r g e n DEE C a r m e n , O .C .D . Palom arcitos teresianos por tierras austriacas
[ B C R 24] : p. [39]-5o. — G r e g o r io M a. d e S. T e r ESITA, O .C .D . E l arte en los
Carm elitas descalzos [ B C R 34] : p. [ 5 i]-& 4 - — M a Tì a s d e e N in o J e s u s , O .C .D .
E l convento de M aqueda olvidado de las historias de la orden [ B C R 40] : p. [6 5 P 71.
— B onifacio d e S. J osE, O .C .D . L a doctrina de S . José en el Carmen descalzo
[ B C R 453] : p. [72P78. — B i b l i o g r a f i a . S a n ju a n istica ( B C R 233] (O tilio
del N in o Jesus, O .C .D .) : p. [79]-8i . — H om enaje a San J u a n de la C ruz en el
I V centenario de su nacim iento ... [ B C R 21] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) :
p. 82. •— B ernard o Mar ìa d e san J osE, O .C .D . Im p acien cias evangélicas
[ B C R 47] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 82-83. — A e a s t r u e y , G rego r io .
Tratado de la S tma. Virgen (B C R 430] (O tilio d el N in o Jesùs, O .C .D .) : p . 83-84.
— [S eq u u n tu r v a ria e recen sion es b rev io res a pp. C irilo de san José, O .C .D .,
E m e te rio de Jesù s M aria, O .C .D ., O tilio del N in o Jesùs, O .C .D . e t B ru n o de
S. José, O .C .D . con scriptae] : p. 84-90. — C rò n ica c a rm e lita n a : p. [9i]-97- —
D iario in te rn a c io n a l : p. [98P104.

[ F a s e . 2 - 3 ] , a b ril-ju n io y ju lio -sep tiem b re 1946. N ù m ero e x tra o rd in a ­


rio d ed ica d o a la m ad re C ecilia del N a cim ie n to en el I I I c en ten ario de su m u erte.
p . [105P328. 1 ili. (facs.).

Continet : A u tò g ra fo de la M. C ecilia [facs.] : p. [106]. — Presentación :


p. [10 7P 10 8 . — [E meterio de Jesus Marìa , O .C .D . L a madre C ecilia del N a ­
cim iento, m istica y poetisa] [B C R 3 5 4 ]: p. [109P305. — B i b l i o g r a f i a .
Simeón DE EA sagrada Famieia , O .C .D . D el A d a ja al Ganges misterioso [B C R
58] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. [306]. •— Bruno de San JosE, O .C .D .
V ida de S . Teresita del N in o Jesùs [ B C R 239] (O tilio d e l N in o Jesùs, O .C .D .) :
p. [306P307. — I dem . E l dom inìco bùrgalés P . maestro F r. Francisco de Vitoria
y Com pludo [ B C R 577] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 307-308. — Tècnica
de las oraciones latinas, p re p a rad o p o r los p ro fesores del C olegio teresian o de

146
P E R IO D IC A O R D IN IS 207

C ala lio rra (B C R 582] (P atricio M.a de S. T eresa, O .C .D .) : p . 308-309. — M ar - [600]


tin DE JESÙS Ma r ia , O .C .D . E n defensa del sto. escapulario del Carmen [B C R
66] (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .) : p. 309. — J aim e d e san J osé , O .C .D .
Espiritualidade do Carmelo (tra d u cció n de la C a rta p a sto ra l del R . P . G en eral),
P o rto 1946' (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .) : p. 309. — R oberto d e DA C rttz,
O .C .D . Tem pio del Carmen y San José de Zaragoza; providencias divinas, Z a ra -
g o za 1946 (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .) : p. 309-310. — R evista de espiritua-
lidad ; n ùm ero ded icad o al C on cilio de T re n to [ B C R 601] (O tilio del N in o Jesùs,
O .C .D .) : p . 310. — ()!. a /.a r à x , J e s u s , S .I . Voto tridentino inedito sulla giu sti­
ficazione e la certezza della grazia, del Generale carmelitano N icolò A ud et, T re n to
1943 (Cirilo de san José, O .C .D .) : p. 3 10 -3 11. — [S eq u u n tu r v a ria e recen sion es
b rev io res de op erib u s non carm elitis, co n scrip tae a p p . L u is A lb e rto del N in o
Jesùs, O .C .D ., C irilo de san José, O .C .D . e t O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .] :
p. 3 11-3 18 . — C rònica c a rm elita n a : p. [3i9]-328.

RECENSIO : R E s p ir 6 (1947) 529.

[Fase. 4 ] , o ctu b re-d iciem b re 1946. p. [3293-440. ili.

C o n tin et : Carta pastoral de n. M . R . P . vicario generai, F r . Silverio de S


Teresa (15 octubre ig 4 Ó ) [ B C R 4] : p . [3 3 ÌJ-3 3 5 . — H ipódi To d e da Ssda. F a -
midia , O .C .D . E l religioso profeso solemne y la propiedad de los bienes tempo-
rales [ B C R 545] : p. [3363-356. — H igin io d e S. TERESA, O .C .D . A ntigiiedad
del escapttlario de la Virgen del Carmen en Portugal [ B C R 65] : p. [3573-385. —
A dberto d e da V irg en ded C arm en , O .C .D . Palom arcitos teresianos por tierras
austriacas (continuación) [ B C R 24] : p. [3863-407. — O tidio ded N ino J e su s ,
O .C .D . Bodas de oro de la profesión religiosa de n. M . R . P . Silverio de santa
Teresa, vicario generai [ B C R 94] : p. [4083-412. •— B i b l i o g r a f i a . A mbro -
sius A s. TERESIA, O .C .D . Nom enclator m issionariorum O rdinis carmelitarum
discalceatorum [B C R 46] (O tilio d e l N in o Jesùs, O .C .D .) : p. [413]. — Crisó -
gono d e J e su s , O.C.D.-L ucinio ded S s . S acram ento , O .C .D . V ida y Obras
de san J u a n de la Cruz [ B C R 1683 (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. [413]-
416. — H ippody TE d e DA S. F amid DE, O .C .D . L e conflit D oria-Gracien [ B C R 36]
(O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p . 416-417. — A n drés ded N ino J e sù s , O .C .D .
E l Carmen descalzo de la V illa de L eiva y su tercer centenario, B o g o tà 1945
(L u is A lb e rto del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 417. ■— B arrachina Gii ,, E n r iq u e .
L a H A M a r ia de la P a z, V a le n c ia (A lfon so de san José, O .C .D .) : p. 417. —
[S eq u u n tu r p lu riu m operu m n on carm elitan o ru m iu d ic ia a u cto rib u s p a trib u s
C irilo de san José, O .C .D ., O tilio del N in o Jesùs, O .C .D ., A lfo n so de san José,
O .C .D . e t L u is A lb e rto del N in o Jesùs, O .C .D .] : p. 417-426. — C rò n ica c a r ­
m e lita n a : p. [4273-437. — In d ice del to m o 50: p. [4383-440.

Tomo 51, ano 48, 1947. 400 p.

[Fase. 1 ], en ero -m arzo 1947. 108 p.

Continet : Bruno de san José, O .C .D . Cincuentenario de la muerte de


S a . Teresita del N . Jesùs [ B C R 78] : p. [33-54. — Gregorio M .a de santa
T eresita, O .C .D . E l arte en los Carm elitas (nuevos datos) [ B C R 35] : p. [553-63.
— A dberto de da V irgen DED Carmen , O .C .D . Palom arcitos teresianos por
tierras austriacas (continuación) [ B C R 2 4 ]: p. [643-83. — B i b l i o g r a f i a .
The complete Works of St. Teresa of Jesu s, tra n sla te d and ed ite d b y E . A llison
P eers (B C R 120] (Sim eón de la S. F a m ilia , O .C .D .) : p. [843-85. — Obras de
S. Teresa de Jesùs, tra d u zid a s p e la s C arm e lita s d e sca ^ a s do C o n v en to de S a n ta
T eresa de R io de Jan eiro [B C R 131] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 85-86.
— L a inhabìtación de D ios en el alma justa, p o r un c a rm e lita d escalzo [B C R
426] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 86-87. — F roii.An de da I nmacudada,
O .C .D . E l divino Maestro [ B C R 400] (B asilio de la In m a c u la d a , O .C .D .) : p. 87.

147
B IB Iy lO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T I OR
2o 8
(

[ 600] — C r i s ó Go n o d b J e s u s S a c r a m e n T a d o , O .C .D . Vida del P . Francisco P a la li


[ B C R 361] (Alfon so de san José, O .C .D .) : p. 87. — « L ir io y hostia » V ida de
la H a J u a n a M a r ia Angela del N in o Jesù s (B C R 364] (A lfon so de sa n José,
O .C .D .) : p. 87-88. — EFRÉN d e d a M a d r e d e D i o s , O .C .D . -S a» J u a n de la
C ruz y el misterio de la S tma. T rin id ad en la vida espiritual [ B C R 199] (Cirilo
de san José, O .C .D .) : p. 88-89. — ••• L a m a A r e n a i ,, J u a n A . d e d a . H asta la
cambre de la santidad [ B C R 322] (Cirilo de san José, O .C .D .) : p. 95. — ... B o-
letin oficia l de la P rovin cia de S . J o a q u in de Navarra de carmelitas descalzos,
V ito ria 1946 (B C R 7] (Alfon so de san José, O .C .D .) : p. 96-97. — ... S a l v a -
TIERRA, J u a n M A M isió n de la B a ja California, con introducción, arreglo y
notas del P . C. B ayle, S . / ., M ad rid 1946 (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .) : p. 98-99.
— ... [locis in d ic a tis (...) u sq u e ad p. 100 h a b e n tu r p lu ra iu d ic ia operu m de re
c a rm e lita n a n on agen tiu m , a u cto rib u s p a trib u s E m eterio de Jesù s M aria, O .C .D .,
S im eón de la S. F a m ilia , O .C .D ., C irilo de sa n José, O .C .D ., O tilio del N in o
Jesù s, O .C .D . e t A lfo n so de sa n José, O .C .D .]. — C rò n ica c a rm e lita n a :
p. [i o i ]- i o 8.

[ F a s e . 2 - 3 ] , ab ril-sep tiem b re 1947. N ù m ero e x tra o rd in a rio d e d ica d o a


la A su n ció n de N u e stra S en ora. p. [io 9]-296.

C on tin e !': Presentacìón : p. [ i i o ] - m . — I ldefonso d e da I nm acu lad a ,


O .C .D . L a asunción y las fuentes de la revelación [ B C R 440] : p. [ ii2 ] - i2 4 . —
Sim eó n d e da S sda. F a m ilia , O .C .D . L a escuela teològica Salm antina y la asun­
ción de M a r ia [ B C R 448J : p. [ i2 5 ]-i6 3 . — G regorio d e J e su s , O .C .D . La
M ediadora y la asunción [ B C R 439] : p- [i 64]-i 8o. — T omàs d e S. J tjan d e
LA C ruz , O .C .D . L a asunción coronamiento de la mariologia (B C R 450] : p. [x81]-
196. — E m eterio d e JE sùs M a r ia , O .C .D . Nuestra poesia clàsica asuncionista
[ B C R 433] : p. [1971-232. — Sim eón d e la Ssda. F a m il ia , O .C .D . U n teòlogo
espanol del siglo X V I I que niega la muerte de la Virgen (B C R 449) : p- [2333-244.
— M ovim iento asuncionista en E sp an a [B C R 103] : p. [245]-266. — R e v is ta de
re v ista s : p. [2&7J-274. — B i b l i o g r a f i a . Z u b i z a r r e t a , V a l e n t i n o , O .C .D .
M ed u lla theologiae dogmaticae [ B C R 429] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. [275].
— M a r i a E u g e n i o d e l N . J e s ù s , O .C .D . L a oración de los prin cip ia ntes [ B C R
518] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. [275]-276. — P a b l o DEL S s. S a c r a ­
m e n t o , O .C .D . Adem ds [ B C R 53] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 276-277.
— [S e q u u u tu r p lu rim a e recen sion es b rev io res operu m de re c a rm elita n a non
a ge n tiu m , a u cto rib u s pp. O tilio del N in o Jesùs, O .C .D ., C irilo de san José,
O .C .D . e t C o n stan tin o del S. C orazó n de Jesùs, O .C .D .] : p . 277-289. — C rò n ica
c a rm e lita n a : p. [29o]-29ó.

R e c e n s i o n e s : A n O C D 19 (1947) 251-252 (A m brosiu s a s. T eresia , O .C .D .).


— E s tE c l 21 (1947) 558- 559. — R E s p ir 6 (1947) 529-53o.

[Fase. 4 ] , o ctu b re-d iciem b re 1947. P- [297]-4°°-

C o n tin et : S im eón d e l a S8da. F a m ilia , O .C .D . L a voluntariedad del pc-


cado originai en los Salm anticenses [ B C R 421] : p. [297]-328. — E nrique d el
S*do. C orazón , O .C .D . — J osé Mig u e l d e l a I n m acu lad a , O .C .D . L a ma­
riologia de J u a n Bautista Spagnoli « E l M antuano » [ B C R 434] : p. [329]-355-
H iginio d e Sta. T e r e s a , O .C .D . Documentos interesantes para la historia car­
melitana : p. [356H364. — B i b l i o g r a f i a . V a l b u e n a A lv a r e z , HiEROTEO,
O .C .D . L a m ujer en la pasión de Cristo [ B C R 425] (O tilio del N in o Jesiis, O .C .D .):
p. [365]. — J osé D omingo d e S. T e r e s a , O .C .D . Florilegio m usical carm eli­
tano [ B C R 589] (Cirilo de san José, O .C .D .) : p. [365]-366. — N icano r d e
JESÙS, O .C .D . D iv isa del Carmelo, gran coro p o p u la r y estro fas del P . J a v ie r
de la V irg e n del Carm en, O .C .D . (B ru n o de san José, O .C .D .) : p. 366. — A lm a-
naque carmelitano-teresiano 1948, ed it. p o r los p a d re s c a rm e lita s de B a rce lo n a
(Cirilo de S. Jo sé, O .C .D .) : p. 366. — A ugusto d e la I nm acu lad a , O .C .D .
Cantos del espiritu [B C R 581] (O tilio del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 366-367. —

148
P E R IÒ D IC A O R D IN IS 209

... A urelio d ee C orazón d e J esu s , O .C .D . Sol del corazón ; devocionario del f6oi
N in o Jesùs de Praga (B C R 71] (Cirilo de S. Jo sé, O .C .D .) : p. 367. — A r Té S,
J o s é M a r ì a . Novena a Sta. Teresita del N . Jesùs, B a rce lo n a 1947 (Cirilo de
S. José, O .C .D .) : p . 367. — G i e d e e C o r a z ó n d e J e s u s , O .C .D . L o s pastorcitos
de F àtim a ,' en c u a tro a cto s y u n cu ad ro , S a n tia g o de C h ile 1947 (O tilio del
N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 367-368. — B e r n a r d o M a r ì a d e s a n J o s é , O .C .D .
Cam inando hacia D io s [ B C R 237] (B ru n o de sa n José, O .C .D .) : p. 368-369. —
A n ic e t o d e EA SSda. F a m i l i a , O .C .D . Santa Teresita del N . Jesù s [ B C R 257]
(B ru n o de san José, O .C .D .) : p. 369. — [S e q u u n tu r h o c loco, e t ite ru m in fra
u b i in d ic a tu r om issio (...), recen sion es operu m a d b ib lio g ra fi am ca rm elita n a m
m in im e sp e cta n tiu m , co n fectae a pp. C irilo de S. Jo sé, O .C .D ., O tilio del N in o
Jesùs, O .C .D ., E m eterio de Jesù s M aria, O .C .D . e t A lfo n so de S. José, O .C .D .] ...
S c u r i j v e r s , J o s é , C .S S .R . P r in c ip io s de la vida espiritual, tra d . d a l fran cés
p o r el P . A n d rés G o y , C .S S .R ., M ad rid 1927 [19 4 7 ?] (A lfon so de sa n José,
O .C .D .) : p. 375-376. — ... M o r à n , E p i f a n i o , C .S S .R . Fuego vine a poner...,
M ad rid 1947 (A lfon so de san José, O .C .D .) : p. 376. — ... C rò n ica c a rm e lita n a :
p. [3 8 i]-3 9 i. — N ecrologia. N . M . R . P . G uillerm o de san Alberto, ex-general
de la orden : p. 391-393. — [S eq u u n tu r alia n ecrologia] : p. 393-396. — In d ice
del to m o 51 : p . [397]-400.

601 Revista de | espiritualidad. | Publicación trimestral dirigida por |


carmelitas descalzos. | Tom os 5-6, 1946-1947. Madrid,
1946-47. 2 v. ta b . 23,5 cm.

H a s ep hem erid es a p. C h ryso gon o a Iesu, O .C .D . fu n d a ta s in d e ab anno 1945


eden d as c u ra t p. D ucinius a ss. S acra m e n to , O .C .D .

Tomo 5, 1946. 598 p. ili., ta b .

N ù m . 1 8 - 1 9 , enero-ju nio, 1946. [A T re n to en su I V c en ten ario 1545-


1563]- 338 p. ili., ta b .

C on Tin e T : A c t u a l i d a d . Trento y E sp an a : p. [ 5 ] - n . — L a e s p i ­
r i t u a l i d a d e n T r e n t o . ... L ucinio d e e S s . S acram ento , O .C .D . E l
optim ism o católico tridentino frente al pesim ism o protestante ; el pecado originai
y la ju stifica ció n [ B C R 404] : p. [333-55. — ... V eeado G r a n a , B e r n a r d o .
L a esperanza en el proceso tridentino de la ju stificación : p. [74P94. — S im Eón
d e LA S*da. F am ilia , O .C .D . L a doctrina eucaristica del C oncilio de Trento
pàbulo de la mas ardiente espiritualidad cristiana [ B C R 420] : p. [9 5 P 115 . —
J ueio F . DEE N ino JESUS, O .C .D . L a Sagrada Escritura en la vida e sp ir itu a l;
discusiones y doctrinas tridentinas sabre las Sagradas E scrituras [ B C R 402] :
p. [ iió ] - i3 3 . — ... E liseo d e e E spìritu Sa n t o , O .C .D . Am biente espiritual
del C on cilio de Trento [ B C R 5 7 1 ] : p. [13 8 P 15 1. — E s p i r i t u a l i d a d
e s p a n d a d e l s i g l o X V I . ... A lber to d b l a V ir g en d e e C arm en ,
O .C .D . Santa Teresa de Jesùs frente a la protesta y frente a Trento [ B C R 141] :
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ridad católica de san J u a n de la C ruz [ B C R 197] : p. [2o6]-22i. — V a l e n t in
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p. [222P237. — ... A la EJOS, A b ieio , C .M .F . H um anism o postridentino ; esp iri­
tualidad enfàtica en la contrarreforma de E sp an a [ B C R 306) : p. [272P287. —
ISMAEL d e SANTA T e r e s it a , O .C .D . E l soneto « N o me mueve, mi D ios, para
quererte » a la lu z de Trento y de los documentos postridentinos [ B C R 507] : p. [288]-
304. — A p é n d i c e . Matias d e e N ino J esu s , O .C .D . E l Carmelo frente a
la falsa reforma [B C R 39] : p. [305P333. — C r ò n i c a . ... L a con m em oración
trid e n tin a en las re v ista s espan o las : p. 335-337. — ...

149
J4
I
210 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R .

[ b o i]
RECENSIO : M teC arm 47 (1946) 310 (O tilio del N in o Jesus, O .C .D .). —
R e la te a d hoc p eriod icu m , lic e t n on d irec te de h oc fascicu lo , v id e ri e tia n i p o te s t :
E c c le s ia 6 (1947) 3 8 9 (M ario E sco b a r).

N ù m . 20-21, ju lio -d icem b re 1946. p. [339 ]- 5 9 8 .

C o n t in e ! : Realidades presentes y ... ; balance espiritual de un ano infausto :


p. [34i]-352. — A lberto d e l a V ir g en d e l Carm en , O .C .D . Santa Teresa
de Jesùs frente a la protesta y frente e Trento (conclusión) [ B C R 141] : p. [353]-
396. — J u an J o s é d e la I nm acu lad a , O .C .D . H acia u na experiencia imne:-
diata de D io s [ B C R 215] : p. [397(1-404. — A la EJOS, A b il io . H um anism o postri-
dentino ; espiritualidad enfàtica en la contrarreforma de E sp an a (conclusión)
[ B C R 306] : p. [405]-437- — ... B uh igas F e rn àn d EZ, C e l e s t in o , C.M . E l Car­
d in a l Pedro de B érulle [ B C R 27] : p. [453(1-505. — V a l e n t in d e san J o sé ,
O .C .D . D eontologia mèdica y fenómenos m isticos ; m istica y patologia [ B C R 336] :
p. [5o6]-52ó. — ... L ucinio d e l S s. S acram ento , O .C .D . L a s heridas de amor
segùn san J u a n de la Cruz. L o s dones del E s p ir itu Santo en la vida espiritual
[ B C R 77 514] : p. [546(1-560. — B i b l i o g r a f i a . Sanfu an istica [B C R 233]
(E ucin io del Ss. S acra m e n to , O .C .D .) : p. [561(1-565. — S o ler , L uis Ma r ìa .
H om enaje a san J u a n de la C ruz en el I V centenario de su nacim iento [ B C R 21]
(A b ilio A leajo s) : p. 565-567. — • Crisógono d e J e su s , O .C .D . V ida y Obras
de san J u a n de la C ruz [ B C R 168] (Ism ael de S . T eresita , O .C .D .) : p. 567-569.
— [O m ittu n tu r in se q u e n tib u s q u a e d a m recen sion es op eru m ad b ib lio g ra p h ia m
ca rm elita n a m non sp e c ta n tiu m a b a u cto rib u s c a rm elitis co n scrip tae, v id . a
p p. C elestin o de Jesù s S acra m e n tad o , O .C .D ., E lise o del E s p iritu S an to , O .C .D .,
F ra n cisco del N in o Jesùs, O .C .D ., C eled on io de la SSda. F a m ilia , O .C .D ., C e­
lestin o de Jesù s S acra m e n tad o , O .C .D . e t M atias del N in o Jesùs, O .C .D .] ...
L u c a s d e Sa n J o s é , O .C .D . L a santidad en el claustro [ B C R 219] (E liseo del
E s p iritu S an to , O .C .D .) : p . 570. — ... B e r n a r d o d e s a n J o s é , O .C .D . Im p a-
ciencias evangélicas [ B C R 47] (Ism ael de sa n ta T e re s ita , O .C .D .) : p. 574-575. —
... A l EJO d e LA V i r g e n d e l C a r m e n , O .C .D . Nuestros mdrtires de la provincia
de San José de Catalana [ B C R 338] (M atias del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 576.
— D a n e r o , E m ilia - R a m ayo n , F acio d e . Angeles del santuario. Petra y
José ! P o esia s, M ad rid 1945 (M atias d e l N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 576. — R e ­
sen a de re v ista s. ... D e nuevo « L e s Études carmélitaines » : p. 579-5S2. — ... L a
espiritualidad en la prensa : p. 584-588, — In d ices gen erales del to m o 5. In d ice
de m a te ria s : p. 590. — In d ice de libros y a rtic u lo s de re v is ta s reseiìad o s :
p. 591-592. •— In d ice de a u to res y de person as : p. [593]-593.

T om o 6, 1 9 4 7 . 539, [1] p. 1 ta b .

Nùm. 22, enero-m arzo 1947. 124 p.

C o n tin e ! : A la conquista del futuro : p. [5]-9. •— Ma r ie -A mand d e S*. J o­


seph , O .C .D . L a contemplación adquirida segùn santa Teresa de Jesùs [B C R
154] : p. [io ]-2 3. •— ... J osé V ic e n t e d e l a E u ca r ist ìa , O .C .D . E l mejor hum a-
nista cristiano pretridentino, el carmelita J u a n B autista M antuano [ B C R 346] :
p. [48(1-70. — ... A lberto d e l a V ir g en d e l Carm en , O .C .D . « L a Oración »
del doctor A le x is Carrel [ B C R 458] : p. [99L104. — J acinto DE santa T e r e s a ,
O .C .D . M anuscritos espirituales [ B C R 17] : p. [io 5 ]- io g . -— B i b l i o g r a f i a .
B l ecu a , J osé M. Cartas de fray Jerónim o de san José al cronista J u a n F . Andrés
de Ustarroz. E d . In s titu c ió n « F e rn a n d o el C atólico » de la D ip u ta c ió n p ro ­
v in cia ! de Z a ra g o za. A rc h iv o de F ilo s o fia aragon esa, ser. B , I I , 1945 (M atias
del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. [ n o ] . ■— ... [O m ittu n tu r hic e t lo cis in fra sign an d is
(...) recensiones qu aed am operu m ad b ib lio g ra p h ia m ca rm elita n a m m in im e spe­
c ta n tiu m , co n scrip tae a p p . G asp ar de san José, O .C .D ., E lise o del E s p iritu
S an to , O .C .D ., J a c in to de sa n ta T eresa, O .C .D ., M atias del N in o Jesùs, O .C .D .,
L u cin io del Ss. S acra m en to , O .C .D . e t Ism a el de sa n ta T eresita , O .C .D .]. —

150
P E R IO D IC A O R D IN IS - R E V . D E E S P IR IT U A L ID A D 211

Sanchis A i ,v en to sa , J oaqu I n , Ò .F .M . L a escuela m istica alemana y sus rela- [ 601]


ciones con nuestros m isticos del siglo de oro [ B C R 536] (Ja cin to de S. T eresa,
O .C .D .) : p . 112. — [V ae En t ìn d e san J osé ], O .C .D . L a inhabitación de LHos
en el alma fusta, p or un ca rm elita d escalzo [ B C R 426] (Ja cin to de S. T eresa,
O .C .D .) : p. 113- — -• B ilbao A ris TEGUI, P a beo . E l sentido ascètico del pensa-
miento « la vida es sueno » en santa Teresa de Jesùs [ B C R 144] (Ism ael de S. T e-
resita, O .C .D .) : p. 117-118. — ... R e se n a de re v ista s. ... L a nueva revista « E stu -
dios josefinos » [B C R 5 9 9 ]: p . 121-123. — ...

N ù m . 2 3 , a b ril-ju n io 1947. p. [i25]-236. 1 ta b .

C on tin e ? : ... J im énez D u qu e , B aedom er o . D iversas maneras de tratar


los problemas de la perfecciòn cristiana [ B C R 506] : p. [i3 8 ]-i4 7 . — Ma r ie -
A mand d e S'E.-Jos Eph , O .C .D . L a contemplación adquirida segùn santa Teresa
de Jesùs (conclusión) [ B C R 154] : p. [1483-164. — E ustaquio d e On Ézcar ,
O .F .M . C ap . D isq uisicion es sobre los gustos espirituales [ B C R 315] : p. [1653-176. —
... B i b l i o g r a f i a . D ìe z B eanco , A e EJan d r ò . H istoria de la 'filo s o fia con­
temporanea (A lb erto de la V irg e n del C arm en, O .C .D .) [ B C R 554] : p. [229]. —
CARRERAS y A rt A.it, T . y J. H istoria de la filo so fia espanola (A lb e rto de la V irg e n
del C arm en , O .C .D .) [ B C R 553] : p. 230. ■— ... A evar Ez , L i e ì . P le n itu d ; estudio
prelim inar a las M d xim a s sobre « el deporte » de Jea n G iraudoux, M ad rid 1946
(Y a le n tin de sa n José, O .C .D .) : p. 231-232. — K ie f f e r , F rancisco , S. M.
Educación y equilibrio (D ucinio del Ss. S acra m e n to , O .C .D .) [ B C R 563] : p. 232-
233. — Cabae EERO, V ae En Tì n , Sch . P. Orientaciones pedagógicas de san José
de Calasanz (L u cin io del Ss. S acra m e n to , O .C .D .) [ B C R 562] : p. 233-235: —
Gie S errano , R a f a e e . N ueva visión de la H ispanidad, M ad rid 19 4 7 (E liseo
del E s p iritu S an to , O .C .D .) : p. 235. — P rad o , J ., C. S S. R . Praelectionum
biblicarum com pendium, t. I I , M ad rid 1947 (R om an de l a In m a c u la d a , O .C .D .) :
p. 235-236.

N ù m . 2 4 , ju lio -sep tiem b re 1947. A S. T eresita del N in o Jesù s en el L


a n iv ersa rio de su m u erte. p. [2373-412.

C on Tin e t : A ctu alid ad de santa Teresita. Carta autògrafa del Padre Santo a
la hermana mayor de santa Teresita con ocasión del cincuentenario [tradu cción ] :
p. [239]-240. — Otra carta del P a p a al obispo de L is ie u x [tradu cción ] : p. 241-
245. — [A d d ita r b rev e com m en tariu m ] : p. 246-248. — P abeo d e e S s . S a ­
cram ento , O .C .D . Rondando el alcazar de la « H istoria de un alma » [ B C R 287] :
p. [249]-262. — A eber To DE E A V ir g en d e e Carm en , O .C .D . Temperamento
y caràcter en la espiritualidad de santa Teresa [ B C R 255] : p. [2633-275. — F or ­
tunato DE JESUS S acram en Ta d o , O .C .D . L a s virtudes teologales en la vida y
d odrin a de santa Teresita [ B C R 268] : p. [276]-3ig. •— C laudio d e J esu s Cr u -
cificad o , O .C .D . A lgu n as observaciones sobre el m isticism o de santa Teresita
[ B C R 261] : p. [3203-325. — A n GEE d e E A I nm acu lad a , O .C .D . Originalidad
de la infan cia espiritual de santa Teresita [B C R 256] : p. [3263-340. •— R omAn .
d e ea I nm aculada , O .C .D . Santa Teresita y la valoración del apostolado interior
[B C R 300] : p. [3413-364. ■— I sm ael d e santa T e r e s it a , O .C .D . Santa Tere­
sita en la historia de las conversiones [ B C R 274] : p. [3653-402. — I sidoro d e
San J osé , O .C .D . Crònica del Congreso espanol de espiritualidad en homenaje
a santa Teresita del N in o Jesùs en el L aniversario de su muerte [ B C R 84] :
P- [4 ° 3 ]- 4 12-

N ù m . 2 5 , o ctu b re-d iciem b re 1947. [4 13]-539, [1] p.

C on tin e ? : ... Claudio d e J esu s S acram en tad o , O .C .D . L a vida m istica cri­


stiana [B C R 477] : p. [4283-451. — A dolfo d e la Ma d r e d e D io s , O .C .D .
Nuestra incorporación a Cristo y nuestra perfección en E l segun Isabel de la san-
tisim a T rin id ad [B C R 457] : p . [4523-468. ■— ... F nrique d ee S agrado C o-

151
I
2X 2 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N l'IO R

jl r a z ó n , O .C .D . U n piagano mas de san J u a n de la C ruz, el P . B la s Lóp ez de los


clérigos menores' [ B C R 200]: p. [5o 6 ]-5 i2 . — • B i b l i o g r a f i a . E f r E n d e
LA M a d r e d e D i o s , O .C .D . San J u a n de la C ruz y el misterio de la santisim a
T rin id a d [ B C R 199] (Ism ael de S. T eresita , O .C .D .) : p. [5131-515. — PEERS,
E . A l liso n . M other of Carm el [ B C R 121] (G erm àn de S . T eresa, O .C .D .) :
p. 515-516. — B rand sm a , T i TUS, O .C . D e groote heilige Teresia van Jezu s [ B C R
115] (P. J .-L .) : p. 516-517. — • NA car F uster -C o lu n g a . Sagrada B ib ita, M a­
d rid 1947 (R om àn de la In m acu la d a , O .C .D .) : p. 517-518. — T usquets , J u a n .
L a critica de las religiones, B a rce lo n a 1946 (H eliodoro del N in o Jesus, O .C .D .) :
p. 518-519. — S arabi A, R amón , C .S S .R . M aribel, el dngel de Trafitto, M ad rid
1947 (Celestino de Jesu s S acra m e n tad o , O .C .D .) : p. 519. — M or An , E p if a n io ,
C .S S .R . Transparencias divinas, M ad rid 1946 (C elestino de J e su s S acra m e n tad o ,
O .C .D .) : p. 519. — M arìa E ugenio d e l N ino J e su s , O .C .D . L a oración de
los principiantes y sus distintas modalidades [ B C R 518] (M atias del N in o Jesus,
O .C .D . : p. 520. — B ic k e l , B e n o i T-J oseph , O .F .M .C a p . R eligión y deporte,
M ad rid 1947 (L oren zo de sa n ta T eresa, O .C .D .) : p. 520. — E nciso , E m ilio .
L a muchacha en el noviazgo, M ad rid 1947 (Loren zo de S . T eresa, O .C .D .) :
p . 520. — ... G r a f , R icard o , C .S .S p . Senor ensénanos a orar, M ad rid 1946
(Loren zo de S. T eresa, O .C .D .) : p. 520-521. — A urelio d e . la V ir g en d e l
C arm en , O .C .D . L in o y hostia [ B C R 364] (H eliodoro del N in o Jesùs, O .C .D .) :
p. 521. — M oràn , E pifan io , C .S S .R . Esclavos de « la Esalava », M ad rid 1946
(H eliodoro del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 521-522. — P a l a u -R ib ES C a s a m i T j a n a ,
F . Form as y educar, B arce lo n a (H eliodoro del N in o Jesùs, O .C .D .) : p. 522. —
Granerò , J esùs Marìa , S .I. P o r los caminos de la vida, M ad rid 1947 (Lorenzo
de S. T eresa, O .C .D .): p. 522. — • R e se n a de re v ista s. N u e v a s re v ista s carm eli-
ta n a s (Ephem erides carmeliticae [ B C R 598] : p. [5231-525. — - R iv ista di vita
spirituale [ B C R 602] : p. 525-529). — D os nùmeros extraordinarios de « E l M onte
Carmelo » [ B C R 354, 600I : p. 529-530. — E l ■ Attimo nùmero de « L es Études
carmélitaines » [ B C R 595] : p. 530-532. — - In d ice s gen erales del to m o 6. In d ice
de m a te ria s : p. [533). — In d ice de libros y a rticu lo s resen ad os : p . [5341-535. —
In d ice on o m à stico : p. [536I-539.

602 Rivista | di vita spirituale | diretta dai padri carmelitani scalzi. |


Anno i , 1947. Rom a, 1947. 515 p. 20 cm.

P ro d it te rtio qu oq u e m ense, curis p. G ab rielis a s. M aria M agdalen a, O .C .D


(Corso d ’I ta lia 39, R o m a ). S u c ce d it p eriod ico Vita carmelitana [ B C R 605).

F a s ci co lo 1, m arzo 1947. 128 p.


A
Con TINET : L a vita spirituale (subs. la R edazion e) : p. [ s ] - n . — G a b r ie l e
d i s. M aria M a d d a le n a , O .C .D . I l bisogno di D io [ B C R 490) : p. [12L28. —
A nselm o d i s . Gio van n i d e l l a C r o ce , O .C .D . L 'a p p ello divino [ B C R 471] :
p. [29)-39. — R oberto d i s . T e r e sa d e l B . G ., O .C .D . L o spiritualism o di
s. Teresa del B . Gesù [ B C R 299] : p. [40I-54. — U n appassionato richiam o a D io
[ B C R 371] : p. [551*64. — E nrico d i s . T e r e s a , O .C .D . L u c i e ombre nella s p i­
ritualità m oderna; a proposito di u n inchiesta [ B C R 483] : p. [65I-80. — T e ­
resio d i S. AGNESE, O .C .D . I l Segretariato « P ro T rinitate » [ B C R 112 ] : p. [81]-
83. -— L ’unione con D io ; Settim ana di spiritualità [ B C R 109] : p. [84I-86. —
A lessandro d i s . Gio van n i d e l l a C ro ce , O .C .D . Conversazioni sull'orazione
mentale [ B C R 459] : p. [871-98. — A nastasio d e l s . R osario , O .C .D . A p p u n ti
per un ritiro m ensile ; vivere i l santo battesimo : p. [99J-104. — I d e m . Schem i
di meditazione ; festa della ss. A n n u n zia ta : p. [io 5]-i i i . — G a b r ie l e d i s . Ma ­
r ia M a d d a le n a , O .C .D . Piccolo catechismo della vita spirituale [ B C R 495] :
p . [i i 2]-i i 6. — B i b l i o g r a f i a . Storia di u n ’A n im a [ B C R 253] [f. g. m.,
i. e. G ab riele d i s. M aria M ad d alen a, O .C .D .): p. [1171-119. — L es Études carmé­
litaines ; A m our et violence [ B C R 594] ([G abriele di s. M aria M ad dalen a, O .C .D .)) :

152
T K R IO D IC A O R D IN IS 213

p. 1 20-121. — C o r d o v a n i , M a r i a n o , O .P . Itinerario della rinascita spirituale [602]


(G abriele d i s. M aria M ad dalen a, O .C .D .) [ B C R 499] : p. 12 1-12 2 . — H o p h a n ,
OTTONE, O .F .M .C a p . I l lieto messaggio, V e n ez ia 1946 (P ie tro d ella M ad re di
D io, O .C .D .) : p . 123 -124. — B E R N o v i b BE, G a é T a n . Grignon de M ontfort apótre
de l'école et les Frères de Saint-Gabriel, P a ris 1946 (E n rico di s. T eresa, O .C .D .) :
p. 124-126. — A postolica vivendi forma (f. a. r., i. e. A n a s ta sio d e l s. R o sario ,
O .C .D .) [ B C R 469] : p . 126 -127. — G a b r i e b e d i s . M a r i a M a d d a l e n a , O .C .D .
A ttu alità di s. G iovanni della Croce [B C R 202] (f. a. r., i. e. A n a s ta sio del s. R o ­
sario, O .C .D .) : p. 128.

RECENSIONES : C iv C a t 98 (1947) I I [532]. -r- D iv T lio in (P ) 50 (1947) 155. —


E c c le s ia 6 (1947) 389-390 (M ario E sco b a r). -— M teC arm 48 (1947) 291-292. —
R E s p ir 6 (1 9 4 7 ) 5 2 5 - 5 2 9 . — V iC r i 16 (1947) [4 3 2> 43 4 ([I. C olosio], O .P .).

F as ci co lo 2, giu gn o 1947. p. [1291-256.

C on tin e ! : A bbino deb B am bino G e s ù , O .C .D . L ’ assunzione di M aria


Vergine [ B C R 431] : p. [1291-144. — G abrieb E d i s . Mar ia Ma d d a b e n a , O .C ..
L a santità di tutti [ B C R 496] : p. [1451-166. — A nastasio d e b ss . R osario ,
O .C .D . U n nuovo stato di perfezione [ B C R 544] : p. [1671-180. — G li « Istitu ti
secolari » (dalla « P r o v id a M ater E c c le s ia ») : p. [i 8i ]- i 83. — Padre e fig lia (s. T e ­
resa M . R edi e suo padre) [ B C R 391] : p. [1841-191. — E nrico d i s . T e r e s a ,
O .C .D . I l significato di un successo [B C R 397] : p. [192J-202. — P .G . [i. e. G a -
br i EBE d i s . M aria Ma d d a be n a , O .C .D .]. L a « Settim ana di spiritualità » di
M ila n o [ B C R 109] : p. (2o3]-2i2. — A n a s t a s io deb s s . R osario , O .C .D . L a
beatificazione di Contardo F errin i [ B C R 576] : p. [2131-2,16. — A bESSAndro d i
s. Gio van n i debba C roce , O .C .D . Conversazioni su ll’orazione ; i l metodo [B C R
459 ] : p- [2171-230. — ... G a b r ieb e d i s . M aria Ma d d a b e n a , O .C .D . P iccolo
catechismo della vita spirituale [ B C R 495] : p. [2351-244. — B i b l i o g r a f i a .
Ephem erides carmelitìcae [ B C R 598] : p. [2451-247. — L e s Carmes, P e tit C a-
ste le t 1947 : p. 247-248. — P ro ver à , P aobo , P . d. M. D iam oci a D io [ B C R 332]
([A lessan d ro d i s. G io v a n n i d ella C roce, O .C .D .]) : p . 248-250. — L a preghiera
[ B C R 528] (G iuseppe d i G esù C rocifisso, O .C .D .) : p. 251-252. — B runo d e
JÉSUS M a r ie , O .C .D . L 'E sp a g n e mystique [ B C R 312] ([G abriele d i s. M aria M ad ­
dalena, O .C .D .]) : p. 252-253. — A rca n g ebi , G ia c in t o . V ita della beata Teresa
E ustochio nob. Verzeri [ B C R 308] (f. g. m ., i. e. G ab riele d i s. M aria M a d d a ­
len a, O .C .D .) : p. 253-256.

R E C E n s i o (fase. 1-2) : S cu o lC a t 75 (1947) 260 (F. M .).

F a s c i c o lo 3, se tte m b re 1947. P- [257]-388.

Contine! : D u e ricorrenze : p. [257]-[25S], — Gabriebe d i s . Maria Mad ­


dabena , O .C .D . Vita e morte di amore [ B C R 498 ; lo cu m a u te m o b tin ere d e b u it
in te r s c rip ta s. T eresiam a le s u In fa n te re sp icien tia] : p. [2591-291. — V igibio
di s. A bber TO, O .C .D . L a carità [ B C R 542] : p. [2921-311. — V abENTIno di
S. Maria , O .C .D . L a carità in s. Teresa M argherita R ed i [ B C R 392] : p. [312]-
326. — ... Gabriebe di s . Maria Maddabena , O .C .D . R iflessio n i su l Congresso
teresiano di P a rig i [B C R 86] : p. [3361-342. — A bessandro di s . Giovanni
debba Croce, O .C .D . Conversazione s u ll’orazione ; orientamenti [B C R 459] :
p. [ 3431 - 3 5 7 - — ... Gabriebe di s . Maria Maddabena , O .C .D . Piccolo cate­
chismo della vita spirituale [ B C R 495] : p. [3721-377. — B i b l i o g r a f i a .
Phibipon, O .P . I l messaggio di s. Teresa di L is ie u x [ B C R 292] : p. [3781-379.
— Am are (P. L ., i. e. P ie rlu ig i di s. C ristin a, O .C .D .) [ B C R 527] : p. 379-381.
— L e h o d E y , V i Ta b . I l santo abbandono [ B C R 5 11] (M elchiorre di s. M aria,
O .C .D .) : p. 381-383. — M a r i n i , E r c o b a n o . «R osa c a n d id a »; la ss. T rin ità
in M aria ss. negli angeli e nei santi (Teresio di s. A g n e te , O .C .D .) [ B C R 541] :
P- 383-387. — S a n t a T e r e s a d i G e s ù . L a vita scritta da lei medesima [ B C R
132] : p. 387-388.

153
\

B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

602] F a s c i c o lo 4, dicem bre 1 9 4 7 - P- [ 389 ]- 5 * 5 -

C o n tin et : P iazza , A deodato G io v a n n i , card . L a santa dell'amore [B C R


298] : p. [389]-4o8. — A nastasio DEL SS. rosario , O .C .D . Vita di fede [ B C R
468] : p. [409]-427. — ... Lettera autografa del Santo Padre per i l cinquantenario
di s. Teresa del B am bino Gesù : p. [444]-448. — Cirillo d i s . T e r e s a , O .C .D .
L a vita spirituale in s. Ignazio di A n tioch ia [B C R 476]: p. [449]-465- — B l .,
G b l Tr u d e . U n corso di teologia m istica per la ici [ B C R m ] : p. [4661-468. —
A lessan dr o d i s . Gio van n i d e l l a Cr o ce , O .C .D . Conversazioni s u ll’orazione ;
« in labore fructus » [ B C R 459] : p. [4691-482. — N ilo d i s . B rocardo , O .C .D .
Schem i di orazione; la maternità divina : p. [4831-487. — ... G a b r ie l e d i s . M a ­
r ia M a d d a le n a , O .C .D . Piccolo catechismo della vita spirituale [ B C R 495] :
p. [4991-503. — B i b l i o g r a f i a . C omb ES, A n d r é . Introduction à la sp iri-
tualité de sainte Thérèse de V E n fa n t-Jésus [ B C R 262] : p. [504I-506. — G e r e ­
m ia d i s. P aolo DELLA Croce , C .P . L a scelta della vocazione (A n to n io del B a m ­
bin o G esù, O .C .D .) [ B C R 556] : p. 506-508. — - W u , Gio van n i C. H . L a scienza
dell'amore [ B C R 305] (G abriele d i s. M aria M ad dalen a, O .C .D .) : p. 508-509. —
... Ro ta n o , L u ig i . Am ore senza frontiere (E m m a B rin d ic ci B o n zan i), T o rin o
1947 (P ietro d e lla M adre di D io, O .C .D .) : p. 5T0-511. — ... Suor M a ria Eletta
d i Gesù [ B C R 367] : p. 511. — • In d ice d e ll’ a n n a ta 1947 : p. [5131-515.

603 Spiritualité carmelitaine. | n ° 6 j Ba petite voie. | [Bruxelles»


Couvent des PP. Carmes, 1946]. 1 f. p. 5-109 p ., 1 f. 2,1 cm .

S u m m ariu m hu iu s fa s cic u li h a b e tu r B C R 289.

R e la te a d p erio d icu m S p iritu a lité carm élitaine in gen ere seq uen s e x ce rp tu m
e x prim o fa scicu lo e d ito ris in te n tu m d e c la ra b it : « S p iritu a lité ca rm élita in e »,
a it, p u b lie ra ... tro is fois p a r an des a rticle s de d iffé re n ts a u te u rs su r des su je ts
a y a n t tr a it au C arm el (doctrine, h a g io g ra p h ie , h isto ire de l ’ O rdre). C haqu e
fascicu le g ro u p era une sèrie d ’étu d es su r la m èm e m a tiè re e n v isa gé e sous ses
d iv e rs a sp e cts ». (Fase. 1, p. 4).

E n com p en d io sa descriptio fa scicu lo ru m qu ae h u cu sq u e p ro d ie ru n t :

N 0 1 , [décem bre 1937]. P h y sio n o m ie d u C arm el. 70 p.

N ° 2 , [m ars 1938]. L ’oraison. 88 p.

N 0 3 , [n o vem b re 1938]. P résen ce de D ieu. 63 p.

N 0 4 , [av ril 1939]. T h o m a s de Jésus, 1563-1627. 88 p. 2 ta b . (1


p lic .).

N 0 5 , [septem bre 1939I. S ilen ce. 1 f. p., 5-78 p.

604 The Sword ; thè carmelite quarterly. V oi. io , 1946 - voi. 11,
1947. [Chicago, Carmelite Press], 1946-47. ili., ta b . 13 cm .

B d itu r a p ro v in c ia am erica n a (U .S .A .) P u rissim i C ordis M ariae (O.C.) ab


ann o 1937, p ro d ien s te rtio qu oq ue m ense, cu ris p. A n d re w L . W eld o n ( io C o u n ty
R o a d , T e n a fly , N .J ., U .S .A .). « E d ito r ia l S ta ff », cf. a lte ra (i. e. in tern a) p a gin a
te g u m e n ti a n terio ris cu iu sq u e facsicu li.

(P rim o cuiu squ e fa scic u li fo lio e x h ib e tu r « T a b le o f c o n te n ts »).

154
. P E R IO D IC A O R D IN IS 215

Voi. 10 , 1 9 4 6 . 382 p. ili. [604]

N o. 1 , F e b ru a r y 1946. 108 p . ili.

C o n t in e '! : O ’H a r a , K i e r a n , O .C . Urban W illiam Lager [188 1-1944], carme-


lite and pastor of souls : p. 3-7. — S m e t , J o a c h im , O .C . A tribute to Father Urban
Lager, O .C . : p . 7-8. — B u ry Rev. Urban Lager : p. 9-10. — Our chap lain s' let-
ters : p. ìo - 1 3 . — Vv e l d o n , A n d r e w L-, O .C . Father S p irid ion celebrates his
silver jubilee [G rech, O.C.] : p. 14 -16 . — Report from Ja va : p. 17-20. — W a l -
TER, LEO J ., Ó .C. The carmelite rite ; p a r t tw e lv e , P ecu lia rities in thè O ffice :
p. 20-22. — H i s t o r i c a l s e c t i o n . S m e t , J o a c h im , O .C . The life of B ap -
tista M an tu anu s : p. 23-31. — K i l k e n n y , B u g e n e F ., O .C . a n d M c D o n a l d ,
V i n c e n t M., O .C . The Constitutions of 13 2 4 (continued) ; rubricae 24-26 : p. 31-3S
— O d o n e , N ic h o l a s C ., T .O .C . Carmel in Italy ; Ven. Angelo P a o li, O.Carni.
(continued) : p. 38-47. — S c a p u l a r s e c t i o n . R u ssE L , W i l l i a m H . Ser-
mon on thè scapular : p. 48-54. — N u g e n t , J o s e p h , O .C. T he scapular apostolate
in A u stra lia : p. 54-61. — M a r i e -J o s e p h d u S a c r É C cE u r , O .C .IL S a in t Sim on
Stock. T ra n s la te d fro m th è F re n ch ... n-Notice sur saint S im on Stock », « E tu d e s
c arm élitain e s » (i4 e année [1929]), ju illet-d é cem b re [non : ja n v ie r-ju in ], p p . 113 -
120, b y F ra te r B u g e n e F . K ilk e n n y , O .C . (continued) : p. 61-62. — R i t u r -
g i c a l s e c t i o n . W a l t e r , L e o J ., O .C . N otes on thè Breviary ; St. Gerard,
bishop {1042) : p. 63-64. — * H e a l y , K i l i a n , O .C . Questions and answers :
p. 65-68. — ... S m it h , W i l ERED A ., O .C . * Thoughts for thè M arch day of re-
collection : p . 79-80. — R i o r d a n , B r i c e E ., O .C . T h o u g h ts fo r th è A p r ii d a y
o f re co lle ctio n : p . 80-83. — I d e m . Thoughts for thè M a y day of recollection :
p. 83-86. — * B d ito r ’s d e p a rtm en t. — B o o k r e v i e w s . L ib er Psalm orum
cum canticis B reviarii ro m a n i; nova ... interpretatio ... cura professorum P o n ti­
fic a institu ti b ib lici edita. (Sm et, Jo ach im , O.C.) : p. 87-88. — H a f f e r T, J o h n
M a THIAS. The peacemaker who went to w ar; thè life of B l. N u n ’ Alvarez Pereira ...
[ B C R 379] (Sm et, Jo ach im , O .C .) : p. 88-89. — K o e h l e r , B r o c a r d u s A ., O .C .
Via C rucis [poem] : p. 90-91. — * C hron icle. (Carm el in Illin o is - C arm el in
K a n s a s - C arm el in C an a d a - C arm el in P e n n s y lv a n ia - C arm el in N ew J e rse y
- C arm el in W a sh in g to n , D .C . - C arm el in M assach usetts) : p. 92-104. —
* P ro v in c ia l n otices. -— * C asu s co n scien tiae. — * ... ou r d e a d : p. 108.
* Q u ae a sterisco sig n a n tu r in om n ib u s fere fa scicu lis — m u ta tis m u ta n d is —
recu rru n t. B a p ro p te re a b r e v ita tis ca u sa in tra d en d is su m m ariis seq u en tiu m
fascicu lo ru m o m ittim u s, om ission e m o do so lito (...) in d ica ta .

N o . 2 , M a y 1946. p. [ i i o ]- i 88. ili.

C o n TINET : D o l a n , A l b e r t H ., O .C . A p p ea l for a scapular medal crusade ;


laymen asked to proclaim thè benevolence of thè H oly See in perm itting thè scapular
medal : p. 1 1 1 - 1 1 9 . — [A n o n y m u s Sa c e r d o s O.C.] Father Brocard A . Koehler,
O. Carni. [1877-1946] : p. 120-126. — • D o u c e t t e , A u r ELE, O .C . Father B rocard’s
[Koehler] last days : p. 12 7 -13 1 . — [A n o n . r e l i g i o s a O.C.] Father Brocard and
thè Allentow n Carm el : p. 132 -133 . — R ites performed for Rev. Koehler, Pion eer
Carmelite ... ; p. 133-134. — Letters from our chaplains : p. 135. — W a l t e r ,
L e o J., O .C. The carmelite rite', p a rt th irtee n , Various peculiarities of thè car­
melite r it e : p. 136-143. — H i s t o r i c a l section. A M e m b ER o f Th e
C a r m e l [O .C .D .] o f A d e l a i d e . The discalced carmelite n un s in A u stra lia :
p. 143-149. — K i l k e n n y , E h g e n e F ., O .C . The Constitutions of 132 4 ; rubricae
27-30 : p. 14 9 -15 5 . — T h e s c a p u la r section. M a r ie -J o seph d u
S a c r é C cE u r , O .C .D . S a in t S im on Stock. T ra n s la te d fro m th è F re n ch ... « É tu d e s
c a rm élitain e s» (i4 e année [1929]), ju illet-d é c em b re [non : ja n v ie r-ju in ], p p . 113 -
120, b y F r a te r B u g e n e F . K ilk e n n y , O. C arni, (concluded) : p. 15 5 -15 9 . —
Litur gical s e c t i o n . W a l t e r , L e o J ., O .C. Notes on thè Breviary ;
St. Theresa, carmelite n un (d. 1582) : p. 15 9 -16 1. — ... — B o o k r e v i e w s.
L y n c h , M a l a c h y , O .C. The White F ria rs return to Wales (Joachim S m e t, O .C.) :
P- 1 75 -i 76.

155
216 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E C E N T IO R

N o . 3 , A u g u s t 1946. p. [ i 89]-288.
[604]

ContinET : Silver jubilee ; an account of thè celebrations held in honor of thè


silver jubilee of thè Very Rev. Matthew T . O ’ N eill, carmelite provincial : p. 19 1-
204. — K ahlER, Basii, A ., O .C . Silver jubilee sermon : p. 205-207. — W eldon ,
A ndrew L ., O .C . New ly ordained carmelites : p. 207-216. — L eahy , K enneth ,
O .C . .Roman diary : M a y -J u n e, 1944'. p . 217-228. — W alter, Leo , J ., O .C.
Father Chrysostom A nderson, O .C . [1876-1946] : p . 228-233. — W alter , Leo J .,
O .C . T he carmelite rite (conclusion) ; various peculiarities in thè carmelite rite :
p . 233-239. — Letters from Europe : p. 240-243. — H i s t o r i c a l s e c t i o n .
K ilkenny , B ugene B., O .C . and McD onald, Vincent M., O .C . (ed.). The
Constitutions of 13 2 4 (continued), rubricae 3 1-3 5 : p. 244-251. — Odone , Ni ­
cholas C., T .O .C . Carm el in Italy ; Yen. Angelo P a o li, 0 . Carm. : p . 251-254.
— S c a p u l a r s e c t i o n . C e r o k b , C h r i s t ia n , O .C . W illia m o f S a n v ico
a n d thè s c a p u la r tr a d itio n : p. 254-258. •— L i t u r .g i c a l s e c t i o n . W a l t e r ,
LEO J ., O .C . N o te s on thè B r e v ia r y ; S t. S e r a p io n , b ish o p (d. 2 13 ) : p. 258-260. — -
... — B o o k r e v i e w s . O u r L a d y ’ s dig est, voi. 1 , n °. 1 [M a y , 19 4 6 ) (Joach im
S m e t, O.C.) : p. 273. — K e v i n [o f Th e I m m a c u l a t e C o n c e p t i o n ], O .C .D .
W a y o f p erfectio n fo r thè la ity [ B C R 60] (Leo J . W a lter, O .C.) : p. 273. — ...

N o . 4 , N o v e m b e r 1946. p. [28g]-382. ili.

C o n t in ET : F a th e r P r o v in c ia l’ s J u b ile e i n E n g lew o o d : p. 2 91-314. — ... S ilv e r


ju b ile e ; celeb ratio n s ... fo r F a th e r s D io n a n d D o m in io L ic k te ig [ O .C .] : p. 316.
— T h e u n i s s E n , W . I n piam memori am : D r. T itu s Brandsm a, 0 .C a rn i.; per­
sonal recollections (tra n sla te d b y R e v . L in u s K e m p s , O .C .) : p. 3,17-321. —
W a l t e r , L e o J . Frater Roderick O 'B rien , O.Carm . (1907-1929) : p. 322-323. —
H i s t o r i c a l s e c t i o n . S m e t , J o a c h im , O .C . Jo hn B a ie and h is Works
[ B C R 345] : p. 324-330. •— P o s l u s n EY, V e n a r d , O .C . T he nature of perfection
according to St. Jo hn of thè Cross [ B C R 227] : p . 331-340. — L i t u r g i c a l
s e c t i o n . WALTER, LEO J ., O .C . N otes on thè Breviary ; B lessed N u n A lvarez
Pereira, lay-brother (d. 1 4 3 1 ) : p . 340-342. — ... — C arm elite n am es in th è new s
(... M e. K lE VE R , K a THARINB. Cathedral, Carm el at L is ie u x rem ain unharmed
by war : p. 359-360. - ...) : p. 356-363. — B o o k r e v i e w s . H a r r i s , J e s s e
WT. J o h n B a ie ; a study in thè m inor literature of thè Reform ation ; M c C u s k e r ,
H o n o r . J o h n B a ie, dramatist and antiquary [cf. B C R 345] (Joa ch im S m e t,
O.C.) : p . 363-364. — L a w r e n c e o f t h è R e s u r r e c t i o n , O .C .D . T he practice
of thè presence of God. T ra n s la te d b y S iste r M ary D a v id , S .S .N .D . (Joachim
S m e t, O .C.) [ B C R 538] : p. 364-365. — ... G en eral In d e x fo r v o lu m e io , 1946 :
P- [ 379 ]- 3 8 2 -

Voi. 1 1 , 1 9 4 7 . 347 P- ili.

N o . 1 , F e b r u a r y 1947. 84 p.

Contin ET : ATKinson , D oroThy F. The W andering K n ig h t, thè R ed Cross


K n ig h t and « M ile s D ei » [ B C R 585] : p. 3-26. — Silver jubilee of Father D om inio
Lickteig, O .C a r m .'. p. 27-31. — H i s t o r i c a l section. Sister Mary
A ngela , S. M. Daohau - that holy place : p. 31-34. — K ilk en n y , B ugene F .,
O .C . and McD onald, V incent M ., O .C . T he Constitutions of 132 4 (concluded),
rubricae 37-45 : p. 3 5 - 4 0 - — S c a p u l a r s e c t i o n . S chulTz , John, C .S .S .R .
The brown scapular : p. 40-43. — L i t u r g i c a l s e c t i o n . W alter, L eo J .,
O .C . Notes on thè B reviary ; B l. L o u is, tertiary (d. 14 9 5 ) : p. 43-44. — ••• —
B o o k r e v i e w s . Bonniwell , W illiam R ., O .P . A history of thè D om inican
liturgy (Leo J . W a lte r, O.C.) : p. 60-61. ■— Brandsma, Titus , O .C . H et laatste
geschrift [ B C R 350] ; I dem . M ijn cel en dagorde van een gevangene [ B C R 351]
(Joa ch im S m e t, O .C .) : p. 61-63. — Musser, Benjamin Francis , T . O .F .M .
K y rie eleison (Joach im S m e t, O .C.) : p. 63-64. — S ome Corpus Christi Car-

156
P E R IO D IC A . O R D IN IS - TH E SW ORD 217

MERITES. A great adventure, T rin id a d 1944 (Joa ch im S m e t, O .C.) : p. 66-67. — [604]


PEERS, E d g a r A r e is ó n . M other of C arm el; a portrait of St. Teresa of Jesu s
[ B C R 12 1] (Joachim S m e t, O .C.) : p. 67-77. — S m e t , J o a c h im , O .C . C om ­
m unity M ass according to thè carmelite rite, C h icago 1946 (Joa ch im S m e t, O .C .) :
p . 68-69. — ...

N o . 2 , M ay 1 9 4 7 - p. [85]-l68. ili.

C o n t in ET : The scapular and thè medal (R ittera e P rio ris G en eralis C arm eli-
ta ru m , p . H ila rii M aria D o sw a ld , O .C ., d a ta e R o m a e, in N a tiv ita te D n i. a.
1946) : p. 87-94. — The episcopal consecration of H . E . M ost Rev. Gabriel Conto :
p . 95-96. — S m e t , J o a c h im , O .C . The Psalter of B lessed Frances of Am boise :
p . 96-99. — W a r TER, R e o J ., O .C . Father F id e lis P a u lin g , O. Carni. (1877-1944):
p . 99-102. — R o v e t i , W i r r i a m P . The history of a parish ; Im m aculate Concep-
tion church, Norwood, N .J ., 19 2 1 -1 9 4 6 : p. 10 2 -116 . — ... H i s t o r i c a l
s e c t i o n. R o siE R , I r e n a e u S, O .C. A n essay toward a study of carmelite spi-
rituality in thè N etherlands : p . 118 -12 8 . — T h e s c a p u l a r s e c t i o n .
(ed ited b y th è R e v . M arcellu s S ch eu er, O .C .). Som e dogmatic considerations on
thè scapular : p. 129-134. — R i t u r g i c a l s e c t i o n . W a r TER, R e o J .,
O .C . Notes on thè B rev ia ry ; St. Jo hn of thè Cross, priest, Doctor of thè Church
(d. i s g i ) : p. 134-136. — WARTER, R e o J. O .C . A hymn of thè Carmelite m issal
[« Omnipotentem semper adorant ... »] : p. 136-138. — ... — B o o k r e v i e w s .
B r i c e , C. P . Teresa, Jo hn and Therese ; a fam ily portrait of three great carmeli-
tes ... [ B C R 3 11 ] (Joachim S m e t, O.C.) : p. 1 5 1-15 2 . — I d e m . S p ir it in dark-
ness ; a com panion to B ook Two of thè « A scent o f M ou n t C a r m e l» [ B C R 195)
(Joach im S m e t, O.C.) : p. 15 2 -15 4 . — I d e m . Journey in thè n ig h t; a practical
introduction to St. Jo hn of thè Cross, and in particular, a com paniom to thè F irst
B ook of thè « A scent of M ou nt C a r m e l» [cf. B C R 195] (Joach im S m e t, O .C .) :
P- I 54- I 55 - — ...

N o . 3 , A u g u s t 1947. p. [169(1-272. ili.

Contin ET: A m erican heads thè Carm elites ; Rev. Edward K . L y nch elected
Superior General at General Chapter : p. 1 7 1 -17 4 . — Poerma, W arfried, O .C .
The life of thè carmelite students of thè N etherlands : p . 17 4 -179 . — New ly-ordained
carmelites : p. 180-1S6. — ... — H i s t o r i c a l s e c t i o n . E vans , D orothy
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scapular medal and Our L a d y ' s prom ise : p. 229-232. — R i t u r g i c a l s e c ­
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C o n t in e ! : H e a r y , K i r i a n , O .C . The General Chapter [1947] of thè Carme-


lite Order : p. 275-279. — D o r a n , A r b e r t H ., O .C . Sermon delivered at thè fu -

15 7
\

2 18 B IB L IO G R A P H IA C A R M E L IT A N A R E CE N TI,O R

16 0 4 I nevai of Father A n selm J . Werner, O.Carni. ', p. 280-285. — The furierai of


F r . A n selm J . Werner, O.Carm . : p. 285-286. — H i s t o r i c a l s e c t i o n .
S m et , J oachim , O .C . The origin of thè carmelite C onstitutions : p. 286-292. —
F rancois DE S te. Ma r ie , O .C .D . T he background of thè R ute of St. Albert
(tra n sla te d [ex L es p lu s vieux textes du Carm el (B C R 22)] b y F r a te r C asim ir
Z ie lin sk i, O .C.) : p. 292-297. — S m e t , J oachim , O .C . A lisi of commentaries
on thè carmelite Rute : p. 297-302. — T h e s c a p u l a r s e c t i o n . D u n ca n ,
Q u En Tin J ., O .C . T he Salve R egina hour (serm on d e liv ered a t th è N a tio n a l
S hrin e of th è I m m a cu la te C on cep tion , C a th o lic U n iv e rs ity o f W a sh in g to n D .C .,
J u ly 20, 1 9 4 7 ): p. 302-305. — L i t u r g i c a l s e c t i o n . W ALTER, LEO J .,
O .C . N otes on thè Breviary ; B l. Bartholomew F a n ti, priest \d. 1495) : p. 305-307. —
... — B o o k r e v i e w s . G a b r iel of S t . M a r y Ma g d a l e n , O .C .D . St. John
of thè Cross, doctor of divine love and contemplation [ B C R 206] (Leo J. W alter,
O.C.) : p. 318-320. — R iccio TTi , G iu s e p p e . The life of Christ (M urph y, R o la n d
E -, O.C.) : p. 320-321. — Quotations (prius e d ita e « on th è b a c k co v ers of th è
S w o rd ») : p. 322-330. — ... — G en eral in d e x fo r volu m e 1 1 , 1947 : p. [343]-347-

605 Vita carmelitana ; | [rivista di cultura spirituale] | dottrina -


storia - pratica | ... Numero 7, maggio 1946 ; numero 8, no­
vembre 1946. [Rom a, Casa generalizia dei carmelitani scalzi],
1946 . 2 v. ta b . 22 cm.

P a rte s tit u li in te r p aren th eses q u a d ra ta s p o sita e d e su m u n tu r e x tegu m en to .

S in g u li fa s c ic u li p ro p ria m p a g in a tio n em h a b en t.

H o c p e rio d icu m fu n d a tu m e t ed itu m a p. G ab riele a s. M aria M agdalen a,


O .C .D . am p liu s n on p ro d it. O m niu m p ro p te re a fascicu lo ru m sa lte m titu lu m
p a rtic u la re m in d icare p la c e t ; d u oru m v e ro n ovissim o ru m , q u ip p e qu i prodie-
ru n t ann o 1946, p len am a n a ly tic a m q u e description em trad em u s. H u ic p erio­
dico s u c ce d it R ivista di vita spirituale [ B C R 602].

[N u m ero 1 ] , m a ggio 19 4 1. L a sp ir itu a lità del C arm elo. 147, [1] p.

H o c p rim u m fa scic u lu m re-im pressum e st : R o m a , [1942], 15 5 , [1] p.

N u m e r o 2 , n o v em b re 1941. I l n o v iz ia to carm elitan o . 97, [1] p.


2 ta b . d u p l. (1 facs.).

N u m e ro 3 , m a ggio 1942. G esù C risto nel C arm elo. 87, [1] p.


1 ta b .

N u m e r o 4, n o v em b re 1942. S a n G io v a n n i d e lla Croce. 88 p. 3 ta b .


d u p l. (2 facs.).

N u m e ro 5, m aggio 1943. A p o s to la to . 88 p.

N u m e ro 6 , n o v em b re 1943. V iv e re con la T rin ità . 80 p.

N u m e ro 7, m a ggio 1946. I l m o vim en to m istico . 100 p. 1 ta b .

C on Tin e t : [Lettera del m. r. p. Generale dei carm elitani scalzi a « Vita Car­
m elitana »] : p. [3]. — Editoriale. Rinnovam ento : p. [4]. — G a b r ie l e d i S. M a ­
r ia M a d d a le n a , O .C .D . I l Carmelo e il movimento m istico [ B C R 491 ] : p. [5]-5o.
— A nastasio d e l ss . R osario , O .C .D . Orientamenti [ B C R 467] : p. [5 i]-? o . —
P. G. [i. e. G a b r ie le d i s . Mar ia Ma d d a l e n a , O .C .D .]. I l M onte m istico di
s. Giovanni della Croce [ B C R 203] : p. [7i]-8 2 (1 ta b ., delin.). — G a b r ie l e
d i s. Mar ia Ma d d a le n a , O .C .D . Pìccolo catechismo della vita spirituale [B C R

158
P E R IO D IC A O R D IN IS 219

4 9 5 ] : P- [833-88. - C r o n a c a . S e ttim a n a d i sp ir itu a lità su lla p re gh iera [ B C R [6 0 5


10S] : p . [89]-93. — C orsi d i a sc etica e d i m is tic a [ B C R n o ] : p . 9 3 - 9 5 - —
V a r ie : p . 95. — B i b l i o g r a f i a . S a n ju a n istica [ B C R 2 3 3 ]: p. [96]- —
C ollana « L a vigne du Carmel » [ B C R 488 508 22 201] : p. 97-98. — Mebchiorre
da Pobradura, O .F .M . C ap. L a bella e santa riforma dei F ra ti m inori cappuc­
c in i, R o m a 1943 ([G abriele d i s. M aria M ad d alen a, O .C .D .]) : p. 98-99. —
... M[ a r i e ] A m [a b e e ] du C cEUR de JéSUS, O .C .D . Carmélite [ B C R 516] : p. 100.

N u m e ro 8 , n o v em b re 1946. I l C arm elo e la su a R e g o la . 100 p.


1 ta b .

Contine! : I n memoriam (p. P ie r Tomaso della Vergine del Carm ine, O .C .D .,


f 1946) : p. [3]-[5] (tab. e ffig.). — Editoriale. G iubileo operoso [cen ten a rio d ella
R ego la] : p . [6]. — Gabriele di s . Maria Maddalena , O .C .D . L a vocazione
e la m issione attuale del Carmelo [ B C R 32] : p. [7]-3o. — Giuseppe di Gesù
Crocifisso, O .C .D . Vicende storiche della Regola del Carmelo [ B C R 37] : p. [31]-
41. — A nastasio dee ss. R osario, O .C .D . L o spirito della Regola carmelitana
[ B C R 25] : p. [42]-65. — V incenzo debba Croce, O .C .D . ed. L a « Institu tio
prim orum monachorum » [ B C R 23] : p. [66]-95. -— B i b l i o g r a f i a . L eone
di Maria . U na form ula di santità proposta particolarmente alla gioventù studiosa
e agli educatori, T o rin o 1946 (G abriele d i s. M aria M ad d alen a, O .C .D .) : p. [96]-
98. — Cordovani Mariano , O .P . Itinerario della rinascita spirituale [cf. B C R
499] : p. 9 9 - — - Ophan, OTTONE, O .P .M . C ap. I l lieto messaggio, V e n e z ia 1946 :
p. 99-100. — GabriebE di s . Maria MaddabENA, O .C .D . L a persona um ana
nel Corpo mistico di Cristo (A c ta P . A c a d . S. T h om ae) : p. 100.

159
Ephemerides Carmeliticae 03 (1949/2) 227-304

DU SACRÉ-CCEUR À LA T R I N I T É

I t in é r a ir e s p ir it u e l
d e S a in te T h é rè se - M argue ri te d u Cceur d e J esu s

Etude documentane.

S u m m a r iu m : B stu d io P rocessu u m B e a tific a tio n is S tae T h eresiae-M ar-


g a rita e a C orde Jesu , e ru itu r e ju s itin e ra iu in sp iritu ale , ta m e xce lsa e e lev a-
tio n is, u t h a e c S a n cta , h u cu sq u e ab sco n d ita, n u m erari posse v id e a tu r in te r
p rim arias R e fo rm a ti C arm eli fig u ra s. S tu d iu m g rap h o lo gicu m co n firm a t eju s
a ltissim a m p sy ch o lo g ica m q u a lita tem .

Le dépouillement systématique du procès de béatification d ’Anne-


Marie Redi, en religion Soeur Thérèse-Marguerite du Coeur de Jésus,
nous réservait une ravissante surprise : il devait nous révéler l’àme de
la Sainte.
Malgré sa canonisation recente (1934) sainte Thérèse-Marguerite est
demeurée une inconnue pour nos contemporains; les dernières bio -
graphics sont incomplètes au point d ’ètre quasi insignifiantes ; et pourtant,
à preuve faite, nous n’hésitons pas à la classer parmi les figures de pre­
mier pian qui font la gioire du Carmel et qui s’appellent Thérèse de
Jésus, Jean de la Croix, Thérèse de l’Enfant-Jésus.
L ’énorme distance qui séparé le décret proclamant 1’héroicité de ses
vertus (1839) de sa béatification (1929) explique comment le riche ma­
tèrie! contenu dans les Procès informatif et apostoliques ait pu rester
dans l’ombre Iors de la présentation de la Sainte au grand public à l ’oc-
casion des fètes de la béatification : plus personne ne connaissait ces
procès qui servent uniquement à l ’examen et la démonstration des vertus
héroiques ; après 1839, on ne s’en occupa plus. Nous avons eu la bonne
fortune d ’en rencontrer la « copie publique » 1 dans les archives de la
1 O n ap p elle « cop ie p u b liq u e » des P ro cès de B é a tific a tio n la tra n sc rip tio n
officielle, fa ite p a r le s soins de la C o n grég atio n des R ite s , de to u te s les pièces
F R . G A B R IE L D B S A IN T E M A R IE M A D E E E IN E , O .C .D .
228

Postulation de l’Ordre des Carmes déchausses. A 1 examen, ces procès


devaient se r.évéler particulièrement riches d’informations ; ils permet-
tent de reconstituer avec certitude et clarte tout 1 ìtineraire spintuel de
la Sainte. En attendant qu’un biographe puisse nous en exposer tous
les détails, nous chercherons à en indiquer tout au moins les grandes
lignes : elles suffiront à nous mettre devant une figure de singulière
grandeur.
La « copie publique » des Procès de sainte Therèse-Marguerite com-
prend 9 gros volumes, d une écnture ordmairement tres lisible. Les
cinq premiers volumes contiennent le Procès mformatif ; trois autres rap-
portent le Procès apostolique « super virtutibus » ; le dernier nous donne
le Procès apostolique « super fama sanctitatis ».
C ’est le Procès informatif qui nous renseigne le mieux. Il fut com-
mencé en 1773, trois ans après la mort de la Sainte et l ’on mit 10 ans
à interrogar les témoins. _
Ceux-ci sont de premier ordre tant pour la période de la vie passee
dans le monde que pour celle qui la vit au monastère.
Pour la première (1747-1764) nous avons son Pére, qm représente
le milieu familial ; pour les années passées en pension à Stc Apolline :
deux religieuses maitresses, et un des confesseurs du monastere, qui
la dirigea ; pour les deux mois passés en dehors du monastère carmé-
litain après son postulat (janvier et f évrier 1765) la dame qui 1 hebergea.
Au monastère, mieux encore : la maitresse qui pratiquement la suivit
durant toute sa vie: la Mère Anne-Marie (Piccolomini) ; deux com­
pagne; de noviciat : sceur Thérèse-Marie (Ricasoli) et Sceur Marie-
Victoire (Martini), et une compagne d’office : Sceur Madeleine-Thérèse
(Vecchietti). Puis, deux confesseurs : le P. Valére de S. Laurent et sur-
tout le P. Ildefonse de S* Louis qui fut son directeur spirituel.
C ’était un homme à tout point de vue éminent, et sa déposition au
Procès est si abondante quelle remplit un volume et demi. C est assu-
rément le témoin principal, avec la M. Anne-Marie Piccolomini dont
le témoignage remplit lui aussi un volume entier du Procès informatif.
Les Procès apostoliques (1817-1830) à leur tour sont très importants,
non seulement parce qu’ils nous amènent des témoins compìementaires :
es frère et sceur de la Sainte, une autre compagne de noviciat : Sceur
lThérèse-Crucifiée (Albergotti) et d’autres personnes qui la connurent

des P ro cès fa its d a n s les diocèses où v é c u t le « S e r v ite u r de D ie u » e t tran sm i


en su ite à R o m e où on les exam in e. C e tte tr a n sc n p tio n « n o ta n e e » est re iris e
au P o stu la te u r de la C ause q u i p ré p a re ra su r elle le « S um m arium » q u i servirà
a u x discu ssion s de la C on grégation .
D U SACRÉ-CCEUR À I,A T R IN IT À 229

personnellement à S Apolline ou lors de son voyage à la Verna ; mais


surtout parce qu ils contiennent une ampie moisson de documents re-
cueillis officiellement dans trois milieux particulièrement informés sur
le compte de la Sainte 2 : le monastère de Ste Apolline, le monastère
de S e Thérèse où elle vécut, le couvent des Carmes de S‘ Paulin de
Florence où habitaient ses Supérieurs et directeurs de conscience. Ils
nous permettent de recouper fréquemment les témoignages oraux du
Procès par des preuves documentaires et de leur donner de ce fait un
nouvel appoint de consistance. Dans cet essai de reconstitution de Piti-
neraire spirituel de la Sainte nous nòus appuierons à peu près exclu-
sivement sur cette doublé source d Information.
Exterieurement, la vie de la Sainte se distingue en deux périodes
dont la première comprend les années qui précèdent son entrée au
Carmel (15 juillet 1747-31 aout 1764), la seconde, les années passées
au monastère thérésien (1 septembre 1764-7 mars 1770).
Dans la première période on peut distinguer les années passées à
Arezzo dans la maison paternelle (jusqu’en novembre 1759-9 ans); celles
passées en éducation au monastère des bénédictines de Ste Apolline
de Florence (novembre 1759-avril 1764); les quelques mois qui la re-
voient à Arezzo, dans la maison paternelle (avril 1764-fin aout 1764).
La periode de sa vie monastique commence par un postulat de quatre
mois (1 septembre 1764-4 janvier 1765); suivent deux mois passés de
nouveau au dehors (4 ianvier-11 mars 1765); finalement cinq années
de vie religieuse proprement dite, car elle meurt le 7 mars 1770. La
seule date marquante du point de vue de sa vie extérieure est sa profes-
sion (12 mars 1766) suivie à peu de jours d ’intervalle de sa prise de
voile (9 avril 1766).
Dans cette brève carrière humaine de 22 ans et 8 mois nous allons
assister à un magnifique essor spirituel qui va porter notre Sainte aux
plus hautes cimes de la vie mystique, d une vie mystique pourtant toute
dépouillée de gràces extraordinaires mais en mème temps de singulière
profondeur : Anne-Marie Redi, sainte Thérèse-Marguerite du Cceur de
Jésus est de la plus pure lignée sanjuaniste : la fiamme obscure de l ’amour
mfus qui la brulé et la consume illumine et dirige toute sa vie, lui fait
atteindre les hauteurs de la vie trinitaire, et s’épanouit dans le plus
ardent apostolat contemplatif. Je m ’empresse d ’ajouter quelle n’a jamais
lu les oeuvres du Docteur mystique. La parenté spirituale n’en est
que plus frappante.

2 Ces d o cu m en ts so n t con ten u s d a n s le to m e I I I du P ro cès A p o s to lio u e


« su p er v irtu tib u s ». 1 1
F R . G A B R IE L DE* S A IN T E M A R IE M A D E E E IN E , O .C ,D .
? 3°

Son itinéraire spirituel connait lui aussi deux périodes assez distinctes
qui se séparent lu n e de l’autre par une gràce eminente qui transforme
en quelque sorte sa manière d ’aller à Dieu en y introduisant une pas­
sività marquée. C ’est une gràce qui, dirions-nous, providentiellement
làissa transpirer quelque peu extérieurement les effets profonds quelle
càusa dans son intérieur ; chose assurément singulière chez une àme
tout appliquée à demeurer cachée. C ’est bien là en effet un'e note ca-
raetèristique de notre Sainte qui, déjà toute petite, s étudiait à n ètre
jamais remarquée. Il s’agit dune gràce mystique regue un dimanche
màtin tandis qu elle assistali au chceur à la récitation de Tierce. Au
capitule elle entendit les paroles : « Deus caritas est... » et au mème
moment se sentit envahie par un flot d ’amour divin qui devait la temr
absorbée en Dieu plusieurs jours de suite. A partir de cette date il y
a quelque chose de profondement changé en elle : elle vit dorénavant
sous une emprise divine qui ira augmentant jusqu a la fin de ses jours.
Nous croyons pouvoir en conséquence appeler cette période de sa vie
la période mystique et réserver le nom de période ascétique aux années
précédentes où en effet elle s oriente vers Dieu par un effort nettement
personnel. Mais bien entendu, nous ne voulons pas exclure de cette
première période, où déjà la Sainte apparait contemplative, 1 mfluence
de la lumière et de l’amour infus ; comme, de mème, la période mysti­
que demeurera marquée d une ardente application personnelle de la
Sainte à la réalisation de son idéal d’amour. Les qualificatifs employes
indiquent uniquement une nuance prédominante qui caractérise 1 une
et l’autre période.
Les témoins ne marquent pas un accord parfait au sujet de la date
de l ’événement mystique qui signale le début de la seconde période
dans la vie de notre Sainte ; de l ’ensemble pourtant des témoignages
et des documents qui s’y rapportent nous croyons pouvoir la fixer avec
certitude en janvier ou au début de février de l’an 1767, à la distance
dónc de trois ans de sa mort.3 La Sainte avait dix-neuf ans et demi.
Les années qui précèdent la gràce du «Deus caritas est» se rappor­
tent donc à la période que nous avons nommée ascétique et compren-
nent deux années et demie passées au Carmel après une vie fervente
menée, non dans le monde, mais dans le maison familiale et à 1 ombre
du monastère de Ste Apolline.
Si nous voulons en indiquer le début, il faut remonter à la cinquième
année de la Sainte. Le Pére Iìdefonse nous est témoin que dès cet àge
elle s ’appliqua tout entière à la vie d’amour de Dieu.
3 N o u s e xp o sero n s p lu s lo in les m o tifs q u i n ou s o n t am en é à fix e r c e tte d a te .
D U SACRÉ-CCEIJR À I.A T R IN IT À

Nul autre n est m ieuxen mesure de juger de l ’ensemble de sa vie


spirituelle, car ce directeur éminent ne se contentait pas de surveiller
sa dirigee ; souvent il 1 interrogeait, prudemment, mais avec grande di-
hgencè, pour se rendre compie de ses efforts et de ses progrès. II nous
a laisse sur elle un jugement d ensemble dont 1 étude des documents
nous a pérmis de contróler la rigoureuse exactitude :
« Depuis les premiers moments d’usage precoce de sa raison... elle
fut à ce point dominée (par l’amour de Dieu) quelle ne put jamais ni
vouloir, ni aimer, ni agir, ni chercher chose aucune si ce n ’est Dieu,
ou pour Dieu ; et ce feu divm s ’accrut ensuite en elle au point quelle
ne rencontra rien d apre, de difficile ou de pénible, qu’elle ne surmontàt
courageusement ; sa mort pbysique elle-meme fut la dernière victoire
pleinement consommée de cet embrasement cache ; au point qu’il semble
bien qu’on puisse lui appliquer (au sens de S*. Augustin) les paroles
du Deutéronome: « Dominus Deus tuus, ignis consumens est » (IV, 24)
« Le Seigneur ton Dieu est un feu consumant ».4 On ne peut mieux ca-
ractériser la vie spiritueìle de notre Sainte : elle fut littéralement con­
s u n te par l’amour divin : par l ’amour actif qu’elle nourrit dans son
coeur, et par l’amour passif qui l ’envahit et la submergea dans la der­
nière partie de sa vie et la brilla dune manière « implacable». Aucune
parole ne nous semble plus propre à caractériser l’oeuvre de l’amour
divin en elle.
Nous avons donc à narrer essentiellement, une « vie d ’amour », d’amour
ascétique et mystique, d ’amour contemplatif et apostolique, mais qui
dans tous ces aspects atteint les sommets.
Pour la période ascétique nous allons assister à son éveil dans la mai­
son paternelle, à sa maturation au monastère de Ste Apolline, à son
premier rayonnement durant les mois passés à Arezzo, en famille, à
son joyeux épanouissement dans l’atmosphère du cloitre thérésien.
La période mystique marquera une superbe envolée, au milieu de
la douleur qui d’ailleurs ne sera qu’une souffrance d’amour : nous en
contemplerons la naissance ; nous admirerons la réaction généreuse
qu’elle suscite chez la Sainte qui se sent portée à «soffrir» en victime
à l’Amour ; nous assisterons à l’envahissement implacable de l ’Amour
consumant qui lui fera bruler les étapes et l ’amènera étonnamment

* D an s n os c ita tio n s n ou s n ou s serviro n s du sigle P . O. p o u r d esign er le


« P ro cès ord in aire » ou in fo rm a ti!; de P . A . p o lir d ésign er le Procès' A p o sto liq u e
« su p er v irtu tib u s »; de P .A .F . p o u r le P ro cès A p o sto liq u e « su per fa m a sa n cti-
ta tis ». De c iiiffre q u i s u it in d iq u e la n u m éro ta tio n du « fo lio »; la le ttr e v ., q u an d
elle su it le chiffre, in d iq u e le verso du « fo lio ». L a c ita tio n p résen te e st prise
au P . O. 1220.
23 2 F R . G A B R IE L D E S A IN T E M A R IE M A D E E E IN E , O .C .D .

jeune aux cimes Ies plus élevées qui « appellerà » la « résolution » éter-
nelle.
Pour ne point allonger démesurément cette étude nous passerons plu-
tót rapidement sur la période ascétique, nous contentant d’y relever les
notes les plus caractéristiques, pour nous attarder un peu plus à la pe-
riode marquée par une influence divine toujours plus envahissante où
Sceur Thérèse Marguerite se sanctifie rapidement.

PÉRIODE ASCÉTIQUE

Le Pére Ildefonse peut nous assurer, pour l’avoir recueilli dans un


interrogatoire précis q u ii sut faire subir a la Sainte, que sans perdi e
un moment, à l’heure méme où elle comprit qui est Dieu, elle se mit
à l’aimer : «Mais bien sur, puisque tous le font» répondit-elle inge-
nument à la question du Pére qui voulait savoir d’elle si elle s y était
mise sans retard. Elle était convaincue que c’était chose toute naturelle
pour une àme cbrétienne. « Elle se tourna aussitót vers ce grand Dieu,
témoigne le P. Ildefonse, non seulement en reconnaissant en lui I uni-
versel Seigneur, mais encore en commenqant à l’aimer au-dessus de
toutes choses, comme le Souverain-Bien en lui-mème et comme sa fin
ultime, se proposant dès lors de préférer, dans ses affections et ses
ceuvres, durant tout le cours de sa vie, son bon plaisir divin et sa gioire,
à n’importe quelle chose créée et à elle-mème... J
Lt le Pére de nous citer verbalement il parait avoir une excellente
mémoire — les paroles de la Sainte : « Jesus sait bien que, depuis
ma petite enfance, je n’ai jamais voulu autre chose que lui plaire et me
faire sainte».6
Elle devait avoir environ cinq ans quand elle fit cet admirable « choix »
qui dès lors la fit ótre « toute de Dieu ». Les conséquences se firent voir
bientòt : elle était toute occupée de Lui.
Divers témoignages s’entre-croisent.
Elle a six ans quand sa tante, la sceur de son pére, femme de grande
piété qui à cette époque demeure durant quelque temps dans la mai­
son paternelle, nous rapporte que bien des fois ‘ elle demeurait les

» P . O . 115 8 .
« P . O . 968 v .
D U SACRÉ-CCEUR À I,A TRINITI':
233

yeux fixes au ciel comme si elle eut médité tranquillement les grandeurs
de Dieu et lui eut fait de tout son coeur des offrandes d amour ”J
Dehcieusement son frere Francois-Xavier, de quatre ans plus jeune
qu elle, nous rapporte un trait d enfance d environ la meme epoque :
« Un jour que je voulais entrer au quartier (des enfants) pour m unir
a .mes petits freres qui s amusaient bruyamment, en me hissant, vu
mon bas-age, sur 1 escalier de la porte, je rencontrai sceur Thérèse,
qui alors s appelait Anne, et qui s ’était assise, à droite entre deux fe-
netres : elle tncotait un bas, les yeux baissés, plongée, comme je le
comprends maintenant, dans l ’oraison. Elle était si absorbée en Dieu,
comme à présent je m’en rends compte, quelle ne fit signe aucun de
me voir. Mais moi, je m’arretai à la regarder (et ne pensai plus à mes
petits frères) et la voyant dans cette attitude, je me dis : « on voit qu'elle
est bien bonne ; elle est toute pareille a la petite Madone qui se trouve
là dans la chambre ». Cela dit, je ne m ’occupai plus de mes frères, je
redescendis 1 escalier et pendant un bel espace de temps, je ne la vis
plus circuler dans la maison ».8
Oui, son coeur est déjà pris et la pousse au recueillement en Dieu
et à la solitude comme en témoigne encore sa mère, qui faisant visiter
au Pére Ildefonse la chambrette où toute petite se tenait la Sainte, lui
expliquait : « lei, enfermée seule, ma petite Anne passait ses meilleures
heures et quand je m’informais d’elle auprès des servantes, elles me
répondaient : elle est comme toujours enfermée dans sa chambre avec
ses images pieuses. Si je la faisais appeler, elle venait tout de suite ; mais
ayant accompli ce que je lui demandais, elle retournait immédiatement
dans sa chambre».9
Elle fit sa première confession à 7 ans et depuis lors frequenta ce
sacrement « en s y preparant longuement et avec beaucoup de componc-
tion».10 Un jour son pére la conduisit à cet effet à l’église des Ca-
pucins, peu distante de la villa baronale où la famille passait l’été et
située en pieine campagne ; actuellement, transformée en monastère,
elle est habitée par une communauté de moniales thérésiennes. Au
retour, 1 enfant, qui lui témoignait beaucoup de confiance, lui parla de
vie spirituelle avec tant de piété et de sagesse, que son pére en demeura
tout émerveillé et console.11
Cette inclination si precoce à la vie de prière aura-t-elle contribué
7 P . O. 1158.
8 P. A . 246.
9 P . O. 971 v.
10 P . O. 161 v.
11 P . O. 162.
F R . G A B R I E V P E S A IN T E M ARIE . M A D E L E IN E , O .C .D .
234

à hàter la décision de ses parents de la mettre en pension chez les Béné-


dictines de Florence? Rien ne l’assure, car nous voyons que plusieurs
autres filles furent mises par eux, vers le méme àge, dans la mème mai­
son ; mais en tout cas Anne-Marie fut bien heureuse de eette décision ;
précisément « parce qu elle avait entendu repeter que dans les mona-
stères il y a plus de facilité pour aimer et servir Dieu».12

Nous savons qu’effectivement Anne-Mane Redi se plut au mona-


stèré.
Il ne faudrait pas s’imaginer la vie qu’on y menait comme celle d un
pénsionnat moderne. Anciennement les jeunes filles étaient regues à
l’mtérieur d ’un monastère cloitré et en nombre limite. Chacune d elles
avait une maitresse attitrée. A la Sainte échut la Mère Eléonore dA l-
bizzi qui deviendra plus tard abbesse et témoignera d elle au Procès
de béatification. Son témoignage d’ailleurs est insignifiant: dans sa dis­
opie elle n’a vu qu’une bonne petite fille, pieuse oui et vertueuse,
mais qui ne se distingue en rien des autres. On dirait pourtant que la
bonne Mère se rend compte que d ’autres ont pu y voir plus clair qu elle,
car elle renvoie à ce sujet aux confesseurs.
Je ne puis taire une réflexion de l’un d’entre eux, 1 abbé Bertini, qui
était le confesseur ordinaire de la communauté durant les derniers
temps qu’y passa la Sainte. Quand on lui demanda ce qui! pensait
d ’Anne-Marie Redi à l’époque où elle vivait au monastère bénédictin,
il répondit (c’est la sceur de la Sainte qui nous a conserve sa réponse) :
« C ’était une jeune fille impertinente comme toutes les autres ».13 J avoue
que cette réponse a éveillé ma curiosité. Ce n’est peut-ètre qu une
boutade ; mais elle fait croire que notre Sainte n’était pas la petite fille
doucereuse que certains pourraient s’imaginer, au point de croire qu en
cultivant la vie cachée elle n’aurait fait que suivre son penchant naturel.
Les documents du Procès nous renseignent avec abondance au sujet
de son tempérament 14 : elle était ardente, aurait été facilement portée
à la colóre si dès le bas-àge elle n ’avait appris à se dominer. Elle était
très sensible et éprouvait de grandes répugnances. Elle arrivait à les
dominer, mais souvent l’effort quelle devait faire sur elle-mème lui
empourprait le visage. Elle conserva ce défaut jusque dans les premières

12 P . O. 1 1 7 3 .
13 P . A . 457; P . A . P . 101.
14 N o u s a vo n s à ce s u je t les té m o ign ag es de so n pére (P. O. 231), d u con fes­
seu r de S te A p o llin e , D o n P ellegrin i (P. O. 343), du P . Ild efo n se (P. O. 15 74 v .),
de la M ère A n n e-M a rie (P. O . 814 e t v .), de sa com p agn e de n o v ic ia t, Sceur
V ic to ire M artin i (P .O . 2470).
D U SACRK-CCKUR À L A T R IN IT À 235

annees de sa vie religieuse ; puis la maitnse d eìle-mème, mème exté-


neure, fut complete. Mais elle eut a combattre ses répugnances jusqu'à
la fin de sa vie ; nous verrons en quel sens, durant les derniers temps,
elles s accentuèrent.
Nous sommes renseignes davantage sur les dernières années passées
à Ste Apolline que sur les premières. Elle avait 9 ans et 4 mois quand
elle y entra. Lannee suivante (1757) elle y fit sa première communion
et reput la confirmation. Mais c est vers 1 age de 14 ans qu on peut
noter un nouvel essor dans sa vie spirituelle.
Dès 1 année précédente, sentant le besoin de direction et peu portée
a s ouvrir a son entourage — poussée, dirait-on, par le désir dès
lors dejà dominant de ne pas se faire remarquer — elle commence avec
son pére a qui elle témoigne toujours pleine confiance, une correspon-
dance suivie qui pourvut à ses besoins spirituels. Dès cette époque il
était question de vocation religieuse, et spontanément, Anne-Marie Redi,
songeait à demeurer au monastèro où elle se trouvait. En homme pru-
dent, son pére, pour lui assurer un choix complètement libre, la fit
rentrer a la maison paternelle vers 1 age où, de ce temps, une jeune
fille faisait le choix définitif de sa vie. Anne-Marie quittera Ste Apolline
à 16 ans et 8 mois (1764).
En 1761 elle avait suivi, en mème temps que les religieuses, une re-
traite prèchée par le confesseur de la maison : l ’abbé Dante Pellegrini.
C etait un pretre de grande vie intérieure ; sa parole persuasive provo-
qua dans 1 ame d Anne-Marie Redi un renouvellement de ferveur dont
les effets furent notés par ses petites compagnes. L une d’elles, la Dame
Eléonore Prudence Bracci 15 qui lui fut particulièrement liée (et qui
signale pour cette époque aussi de la vie de la Sainte sa sollicitude à
tenir cachee sa vie interieure tant aux religieuses qu’aux pensionnaires),
nous dit expréssément que cette retraite fut l’origine dune nouvelle appli­
cation a la vie spirituelle. La jeune fille pouvait facilement s ’entretenir
avec le prédicateur puisqu’il était le confesseur habituel ; mais celui-ci,
qui devait avoir le regard pénétrant, s’était aperpu de son inclination
à ne pas se faire remarquer. Il évita donc les longues directions, se con-
tentant de lui donner brièvement les instructions appropriées à son age.
Anne-Marie suppléait pour le reste par sa correspondance avec son pére.
L ’abbé Pellegrini lui enseigna la pratique de l’oraison ; il lui fournit
un bon livre de méditations « il cibo dell’anima » (la nourriture de Fame)

15 T a n t Soeur T h érèse-M arie R ic a s o li (P. O. 2003) que la M ère A n n e-M arie


P icco lo in in i (P. O. 973) n ou s ra p p o rte n t son tém o ign age, c o n ten u d a n s u ne
le ttr e é crite à la dem an de de c e tte dernière.
236 F R . G A B R IE I, D E S A IN T E M A R IE M A D E L E IN E , O .C .D

qui en contient sur tous les dogmes fondamentaux de la religion, en


particulier sur la Passion de Jesus. Dès lors Anne-Marie fit oraison,
une demi-heure par jour, dans le chceur des religieuses. Le recUeille-
ment s’accentua.
Il se faisait voir surtout à la Communion, qui lui fut permise par le
confesseur avec la méme fréquence qu aux religieuses. Durant 1action
de gràces elle s’absorbait ordinairement au point de devoir la bousculer
quelque peu pour lui faire comprendre qu il etait temps de sortir du
chceur. Mais elle savait si bien se ressaisir que rien de tout cela n attirait
l’attention.
Dès cette epoque croit en elle un besoin intense de se donner, de se
sacrifier : elle se lève de nuit pour prier — jusqu a ce qu’une indiscré-
tion de sa plus jeune soeur, Cécile, qui était venue la rejoindre et nous
est signalée comme assez mdisciplinée, la trahit ; naturellement la pro-
hibition s’ensuit. C'est alors qu elle réussit, en s y prenant d une ma­
nière enjouée, à se faire donner une discipline ; et la religieuse qui la
lui a procurée fait la garde quand elle la prend. Elle le raconte elle-meme
plus tard « en rougissant » 16 au Pére Ildefonse.
Évidemment la vie spirituelle d Anne-Marie a cette epoque se con-
centre sur Jesus: elle l'adore et 1aime profondement au Saint-Sacrement,
elle médite sa Passion et acquiert certainement alors cette dévotion
pour les images qui la représentent, et qui lui resterà toute sa vie ; elle
sent le besoin de s’y unir en se mortifiant. Mais tout cela se passe dans
le plus grand secret pour son entourage, qui tout au plus, peut se rendre
compte parfois de son grand recueillement. Tous les traits de 1 ame
contemplative s’accentuent déjà en elle ; par-dessus tout, elle est toujours
plus « éprise » de son Dieu : elle veut 1aimer.
Est-ce à cette epoque qu ii faut piacer le début de sa dévotion au
Sacré-Cceur ?
Nous en sommes persuade. Un fait est tout a fait certam : sainte
Thérèse-Marguerite est déjà toute devote au Sacre-Cceur quand elle
arrive au monastère de Ste Thérèse en septembre 1764 et c est cette
dévotion qui lui vaudra son second nom de religion « du Coeur de Jesus ».
A Ste Apolline pourtant il n’y avait pas plein accord au sujet de cette
dévotion, alors naissante. Nous ne pouvons rien dire de 1abbe Pelle-
grini, mais son successeur 1abbé Bertim y était franchement oppose :
il la disait « inventée par les Jésuites».17 Je me suis demandé parfois
s’il ne se sera pas heurté sur ce sujet en une occasion quelconque avec
16 P . O. 982.
17 P . A . P . 123 v .
D U SACRE-CCEUR À E A TRIA 'ITÉ
237

sa jeune penitente et si une réponse un peu vive de celle-ci n’est pas


à l’origine du jugement « d ’impertinence » qu’il a porte sur elle. Quoi-
qu il en soit, je coirais que c est par son pére que la jeune Anne-Mane
fut instante de cette dévotion. Celui-ci avait un frère Jésuite, le Pére
Diego Redi qui en etait penetre et composa mème des cantiques au
Sacré-Cceur. Le pére de la Sainte raconte quelle apprit la dévotion
dans des ouvrages de solide doctrine, que lui-meme aura du lui pro-
curer, comme il lui procurerà plus tard la vie de la Vénérable Margue-
rite-Marie Alacoque. Nous verrons plus loin quelle influence profonde
exer?a ce dernier livre sur notre Sainte qui fit de la Vénérable sa véri-
table « maitresse » spirituelle.
Il nous suffit pour le moment de rappeler que la dévotion au Sacré-
Coeur est une dévotion à l ’Amour, qui nous fait comprendre que nous
devons payer l ’amour par l’amour. Ce deviendra la devise de la Sainte :
« rendre amour pour amour >>. Je ne sais si dès Ste Apolline elle répétait
cette formule, mais nous allons voir de suite qu’au moment où elle
quitta le monastere bénédictm 1amour est déjà devenu tout le but de
sa vie...
Le mois de septembre 1763 va orienter inopinément ses aspirations
contemplatives vers le Carmel.
Il s’agit d’un fait extraordinaire d ’autant plus remarquable, qu’il
est l ’unique de ce genre dans toute sa vie. Sainte Thérèse-Marguerite
n’est pas une sainte à révélations : elle marcherà jusqu a la fin de ses
jours par la « foi nue » de Saint Jean de la Croix ; et pourtant à l ’origine
de sa decision d embrasser 1 austère vie du Carmel nous trouvons une
« locution » surnaturelle.
Le fait est indubitable. Non seulement il est clairement attesté,18

18 Re f a it est ra p p o rtò p a r la M ère A rm e-M arie P icco lo m in i (P. O. 6 11-6 13 ),


S oeu r M ad elein e-T hérèse V e c c h ie tti (P. O. 170 7 v . 1709) Soeur T hérèse-M arie
R ic a so li (P. O. 2010 v . 2013) le P . Ild e fo n se (P. O. 989), son p ére (P. O. 181
v .); son frère, F ra n c o is -X a v ie r (P. A . 256), s a soeur D o n n a G ertru d e (P. A .
522). D a S a in te a v a it to u jo u rs te n u c e tte gràce secrète e t ne s ’en é ta it o u v e rte
q u 'à son o n d e jé su ite , le P . D ié go R e d i, et, croirait-on , au P . C olo m b in o qu i
e x a m in a sa v o catio n ; m ais ce d ern ier f a it n 'e s t p a s certain . D a S a in te a v a it
gran d e con fia n ce en c e t o n d e e t ju s q u ’à l ’ép oqu e de la profession , e n tre tin t
a v e c lu i u n com m erce ép isto la ire dispensò de con trò ie. E lle n e s ’en o u v rit ja m a is
a v e c le P . Ild efo n se, le c r o y a n t p e u t-é tre d o ré n a v a n t in u tile. M ais p lu s d ’u ne
fois, d e v a n t ses com p agn es, elle f it allu sion à la v is ite de C écile A lb e r g o tti com m e
à u n jo u r de gran d es gràces. U n jo u r que, p a rla n t en tre com p agn es de v o c a tio n
religieu se, elle a ssu ra it ne p o u v o ir d o u ter de la sienne, Soeur T h érèse d u S l
S a cre m e n t (Morelli) la p la isa n ta en lu i d e m a n d a n t si sa v o c a tio n re sse m b la it
p e u t-é tre à celle de S*. D ouis de G o n zag u e qu i e n te n d it u ne v o ix l ’a p p e la n t
à la C om p agn ie de Jésus. T h é rè se -M a rgu e rite n e ré p o n d it rien , m ais d e v in t
to u te ro u ge e t s ’é ch ap p a a u p lu s t ò t (P. O. 2012 v .). D a sceur de la S a in te
D o n n a M arie G ertru d e R e d i, m o n iale à S te A p o llin e , a p p rit le fa it p a r u ne
238 F R . G A B R IE L D E S A IN T E M A R IE MADELKINJB, O .C .D .

mais nous en voyons encore le reflet dans tous les agissements de la


Sainte durant les derniers mois qui la séparent de son entrée au Carme!.
Elle refut en septembre 1763 la visite d’adieu dune de ses compa-
triotes d ’Arezzo qui venait — c’était la cotume à l ’époque — prendre
congé d’elle avant de se renfermer au monastère de Sainte Thérèse
où l ’appelait sa vocation. C ’était la jeune Cécile Albergotti qui en religion
s’appellera Soeur Thérèse-Cruciliée de Jésus. Au moment où elle quit-
tait notre Sainte celle-ci entend une voix qui lui dit : « Je suis Thérèse
de Jésus, je te veux parmi mes filles ». Saisie et émue la jeune fille court
au choeur, aux pieds de 1’ Eucharistie qui est déjà son habituel recours ;
là encore elle entend : « Je suis Thérèse de Jésus et je dis que sous peu
tu seras dans mon monastère ».
Il est certain que les derniers mois passés à Ste Apolline furent pé-
nibles pour notre Sainte. Elle qui caressait depuis des années le désir
d’y passer sa vie comme moniale ne s’y sent plus à l’aise. Mais elle ne
dit rien à personne de ce qui s’est passé, pas mème à son pére. Sachant
pourtant qu ii doit venir bientot la prendre pour la conduire à la maison
paternelle, elle attend sa venue comme une délivrance.
Les moniales aussi, qui semblent avoir compté fermement sur son
entrée chez elles, demeurent à présent en suspens, car la Sainte ne leur
déclare rien de ses intentions. Elles demeureront péniblement affectées
quand, plus tard, elles apprendront sa décision/9
Quand au mois d ’avril 1764, Anne-Marie Redi rentre à Arezzo pour
« délibérer librement sur le choix de son état de vie» comme l a voulu
son pére, celui-ci lui donne l’ordre de ne rien déclarer en famille jusqu’au
jour de ses dix-sept ans. Trois mois l’en séparent. Il seront consacrés
à une vie de piété... et quelque peu de société. On voit que son pére,
en homme prudent, a voulu la mettre en face de la vie, pour que son
choix fut conscient. Mais au fond il etait fait.
On admire la prudence de cette enfant qui porte dans son cceur le
secret dune parole quelle croit divine et qui ne s’en sert pas mème
pour obtenir un consentement qui doit décider de sa vie entière. Mais
si par son àge Anne-Marie est une enfant, on ne peut dire quelle le
soit spirituellement. Elle est déjà pleinement maitresse d’elle-meme :19
le ttr e de l ’on cle D iégo en person ne, e t elle le f it con n aìtre au m o n astère de la
S a in te en d e u x le ttres, écrites, la prem ière, à la D am e J u lia B e lla rm in i q u i fu t
u n te m p s p o s tu la n te carm élite, l ’a u tre à la M ère A n n e-M arie P icco lo m in i.
19 D a soeur de la S a in te ra p p o rte qu e les m on iales de S te A p o llin e , a y a n t
ap p ris p récisém en t à l ’heure des v é p re s q u ’A n n e-M arie R e d i n e d e v a it plu s
re v en ir p a rm i elles, en c o n ju r e n t ta n t de d ép la isir « q u ’e lles d u ren t se faire
violen ce p o u r p o u v o ir les term iner; e t cela je l'a i v u p erson n ellem en t « (P. A . F .
93)-
D U SACRÉ-CffiTTR X IjA T R IN IT À 2.39

de ses impuìsions mterieures comme de ses mouvements exténeurs :


tout en elle est parfaitement contròlé et uniquernent dirige vers Dieu.
Déjà elle est une àme entière !
Les nìois passés à la maison paternelle la révèlent. La maman est
malade. C est son pére qui la conduira à l’église, à quelque réunion,
plus tarò en pèlerinage. Elle lui obéit simplement et sans compliment,
se pare d ornements mondams qu’elle abhorre. Le coiffeur attesterà que
jamais elle ne regardait le miroir qu’il lui présentait.20 Elles est déjà
trop prise par Dieu pour s’mtéresser à autre chose q u a lui. En famille
il arrive qu’elle s’absorbe : « Reviens à nous, Madame Anne ! »,21 piai-
sante agréablement son pére. Et elle sourit. Quand au contraire, le soir
venu, son pére longuement l ’entretient du bon Dieu, elle s’épanoui'c;
alors elle est chez elle.
11 la conduit à 1 église pour se confesser et communier ; mais elle
n’y va que pour Jesus ; rien ne l’interesse et elle ne regarde rien. Son
pére s’en aper^oit quand, entrant après plusieurs semaines dans l’église
des jésuites où déjà maintes fois il l a conduite, elle lui demande, comme
d’une nouveauté, quelle est cette église.
Durant la journée, chez elle, elle n ’aspire qu a la retraite et au calme
pour pouvoir prier. Ce n’est pas facile au milieu de cette ribambelle
d’enfants : ils furent treize en tout. Les ainés sont en pension ; mais
autour d elle, quatre ou cmq autres continuent leur tapage : elle les
alièche par une promesse : « Allez par là, ne faites pas de bruit, si vous
etes sageS vous aurez une image ». Les gamms s’éloignaient tandis
qu’elle se retire derrière un paravent ; mais ils revierment à pas de loup
pour l’observer». Ils la voyaient qui de suite se jetait sur le prie-Dieu
et y restait longtemps en oraison».22
Sa chambre était témoin de ses prières et de ses mortifications. De
nuit, elle dépareiliait le lit pour se coucher sur la dure ; mais elle se
levait à temps le matin pour tout remettre en ordre. On voit que son
confesseur, un Pére Jésuite, à qui elle a du s’ouvrir de sa voCation, lui
permet de s’y pré parer.

20 h e tém o ign ag e d u frère de la S a in te est g ra c ie u x : « D ès l ’ép oqu e de sa


m o rt j ’ap p ris... de celu i q u i f u t son coiffeu r, e t s ’a p p ela it P h ilip p e S a c lie tti,
o rigin an e de P ise e t dom icilié à A re zzo , que ch a q u e m a tin , ta n d is q u ’il la pei-
gn ait, elle s ’e n tre tè n a it a v e c lu i, m ais m o d estem en t e t sans le rega rd er. J a m a is
elle ne p re n a it n i se la iss a it présen ter le m iroir, d isa n t : p eu im p o rte! E t ce
m ém e p erson nage a d it à u n e person ne de m a con n aissan ce : — oh! je p o u rrais
en dire lo n g su r c e tte p e tite m on iale. S i m oi je d e v a is tém oign er, j ’au rais bien
des choses à dire ! » (P. A . 246).
21 P . O. 174 1 v.
22 P. A . 264.
240 F R . G A B R IE L D E S A IN T E M A R IE M A D E L E IN E , O .C .D .

Le jour mème de ses dix-sept ans, le 15 juillet 1764 elle déclare à


sa mère qu elle veut ètre carmélite.
Grand émoi, partagé par son pére qui veut toutes les assurances pour
une décision si importante et qui dépasse ses prévisions : le Carmel
thérésien n’est pas une vie religieuse quelconque ! Personne n’ignore
que c’est la donation totale, mème du point de vue physique. On ne
peut s’engager dans une vie pareille sans ètre sur de sa vocation.
En pére prudent, Ignace Redi veut procurer cette sureté à sa fille
et à lui-mème. Il fait examiner à fond cette vocation. Outre le P. Ciom,
— le Pére Jésuite qui la dirigeait — le pére veut entendre 1 avis d un
prètre spécialement expert en vocations religieuses : le chanoine Fona
qui habite dans un grand bourg voisin nommé Castiglione. Il le fait
venir, et trois soirées de suite Anne-Marie subit un long examen. Il
lui est favorable.
Précisément durant ces jours est de passage à Arezzo, au couvent
carmélitain de Sainte Marie des gràces, le P. Provincial de la Province
Toscane : le P. Jean Colombino que nous retrouverons plus tard, ami
du chevalier Redi et homme de profonde expérience spirituelle. Son
jugement confirme celui des deux autres prètres : il s agit assurement
d u n e vraie vocation.
Les époux Redi, en bons chrétiens, se décident : ayant toutes leurs
assurances, ils ne s’opposeront pas à la vocation de leur fille. La de-
mande d ’admission est faite au monastère de Florence. Appuyee de
l ’avis favorable du P. Provincial elle est bien accueillie. On n est pas
bien avance dans le mois d’aout que déjà tout s’arrange.
Anne-Marie a écrit aux bonnes Mères de Florence quelle désire
entrer au monastère pour rivaliser avec ses compagnes «à qui aimera
davantage le Seigneur ». Elle ira au Carmel pour réaliser le rève de sa
vie : aimer Dieu, lui donner de Famour en retour du sien pour elle.
Une tradition locale d’Arezzo veut que la candidate à la vie mona-
stique, avant d ’entrer dans un couvent, visite la voisine solitude de La
Verna où S* Francois re cut les stigmates. Anne-Marie qui aime beau-
coup S* Francois, brulé du désir de se conformer à cette sainte coutume ;
mais elle ne dit rien : elle ne voudrait pas que son pére s’impose
cette dépense pour elle. Quelle maitrise de soi cela révèle-t-il chez
cette jeune enfant. Mais elle est toute joie et reconnaissance quand son
pére, de lui-mème, décide de l’y mener.
Un des Procès apostoliques nous a procure une relation circonstanciee
de ce voyage, faite par un témoin oculaire. C ’est une page délicieuse,
prise sur le vif, qui nous révèle d une manière évidente en la Sainte
.-..-D C : SACHéjCCEIJH À I,A T R IN IT É 2.41

une àme dejà toute donnée et uniquement préoccupée de Dieu.23 Ce


n est pas une <<debutante » qui frappe à la porte du monastère de Sainte
Thérèse à Florence le l er septembre 1764.

La première impression que reporta la Mère Anne-Marie Piccolomini


de la vue de la jeune postulante qui serait remise particulièrement à
ses soins, fut celle dune àme déjà toute prise par l ’amour de Dieu.24
La jeune Redi devait se sentir dès le premier moment tout à fait
dans son milieu. La candeur virginale doublée d ’un amour ardent ne
pouvait que s epanouir dans cet ascétère de choix qu’était le Carmel
de Florence. Religieuses vertueuses et austères, les moniales thérésien-
nes qui vivent comme des anges de pureté dans une vie de totale obéis-
sance et de dépouillement entier de toutes les commodités, ravissent
d’admiration la nouvelle venue qui s’éprend pour elles dune vénération
immense qui lui fera toujours se réputer indigne de vivre au milieu
d’elles. Elle tremblera, quand viendront les scrutins d ’admission tra-
ditionnels, à l’idée qu’on pourrait la renvoyer.
Mais son bonbeur rayonne de sa personne. Un tant soit peu gamine,
c’est du plus beau naturel que dès les premiers jours elle arrive à se
priver de toute commodité. Elle s’est débarassée du matelas qu’on lui
a impose durant les premiers jours en le portant dune manière enjouée
sur ses épaules pour le déposer sur le lit dune novice indisposée. A
la M. Anne-Marie elle demanda la « permission de voler» 25 et lui dé-
robe un sachet d ’absinthe dont déjà elle connaìt l ’usage. Il a suffi d ’une
simple indication pour lui faire avaler de bon coeur les gros potages
qu’on sert au réfectoire carmélitain. Elle a toujours éprouvé de la ré-
pugnance pour le « maigre » ; mais puisqu’il doit ètre son « ordinaire »,
il faut qu’on s’y mette sérieusement.
Elle fait tout sérieusement, car elle est très recueillie. Cela a frappé
toutes les Sceurs dès le premier soir. On lui avait dit, à peine entrée,
qu’il y avait occasion de se confesser pour faire la communion le len-
demain. Elle accepta aussitót et s’agenouilìa près du confessionnal in-
térieur du monastère pour se préparer. Le confesseur averti l’atten-
dait ; la communauté aussi, qui désirait s’entretenir avec elle; mais ni
1 un ni 1’autre ne voient arriver personne. Mère Anne-Marie va voir :
elle trouve la jeune fille toute recueillie, encore occupée à se préparer.
Le méme soir le fait se répète d’une manière analogue quand elle de-

23 P. A . F . 15 4 -15 5 v.; p u is 164 e t 164 v.


24 P . O. 510 v.
242 F R . G A B R IE E D E S A IN T E M A R IE M A D E fiE IN E , O .C .D .

mande à se préparer à la communion du lendemain ; cette fois encore


la sous-maitresse doit venir l’avertir qu’il est temps de se coucher.
La première formation qu elle refoit est solide, pl