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Fotografia sotto le stelle

Phil Hart • 3 Commenti


In questo post voglio condividere la semplice gioia di fotografare il cielo
notturno con niente di più complesso di una macchina fotografica
e un treppiede.
I telescopi e le macchine fotografiche altamente sofisticati e controllati tramite computer
non sono sempre una benedizione. Anche se le immagini che riescono a realizzare sono
davvero stupefacenti, passare la notte a fissare lo schermo di un laptop non è certo il
modo ideale di trascorrere il tempo sotto le stelle.
Quindi, negli ultimi anni, mi sono concentrato nuovamente sulla fotografia del cielo
notturno, cercando luoghi bui e interessanti, dove il primo piano terrestre contribuisce alla
creazione dell’immagine finale.

Un altro vantaggio di questo “approccio semplice” è che, anziché passare più di un’ora a
preparare gli strumenti per l’astrofotografia, posso iniziare a scattare nel giro
di pochi minuti, riuscendo, comunque, a catturare un’immagine che l’occhio
riuscirebbe a malapena a percepire.
Ovviamente, un altro grandissimo vantaggio è che tutti possono farlo.

Scene di cielo notturno


Generalmente, inizio con esposizioni relativamente brevi per catturare la scena di cielo
notturno di fronte a me. Le esposizioni sono di solito abbastanza lunghe per evidenziare più
stelle e dettagli in cielo di quanto l’occhio possa vedere, ma non così lunghe da rendere
evidente il movimento delle stelle.
È straordinario quanto si può catturare in un’esposizione di appena
30 secondi con una moderna reflex digitale, rispetto ai vecchi tempi in cui si lavorava
con la pellicola, e riuscire a scattare anche solo un accenno della Via Lattea era visto come
un successo!
Anche le reflex di livello base sono in grado di catturare un dettaglio notevole del
cielo notturno, ecco qui di seguito un esempio:

La Via Lattea, Canon 1100D (Rebel T3), 15-85mm lens @15mm

Scie di stelle
Dopo avere esaminato tutti gli scorci di cielo e i primi piani terrestri che mi può offrire una
determinata location, di solito scelgo l’inquadratura che più mi è piaciuta in base alle
esposizioni brevi e posiziono la macchina fotografica proprio in quel punto.
Poi apro l’otturatore con un controllo remoto e vado via, lasciando
che le stelle disegnino un sentiero attraverso l’immagine e realizzino forme sorprendenti
nel cielo. È una singola esposizione che può durare pochi minuti o diverse ore.
A seconda della mia stanchezza o della mia voglia di bere qualcosa, potrei anche lasciare
la macchina incustodita durante il tempo di esposizione. Altre notti,
però, rimango vicino, in macchina o in tenda, aspettando pazientemente per assicurarmi
che le condizioni metereologiche restino buone.

Foto di Shona Dutton & Phil Hart, Nikon D7000, 10-20mm lens @10mm

La Luna

Canon 1100D (Rebel T3), 300mm lens + 1.4x teleconverter

Quando sono in “modalità astrofotografia”, non ho molte belle cose da dire sulla Luna. Il
chiaro di luna sbiadisce le galassie e le nebulose lontane, rendendo
impossibile realizzare delle buone immagini di astrofotografia.
Ma per i fotografi del cielo notturno, la Luna potrebbe diventare il soggetto preferito, e può
essere fotografata anche tra le luci della città.
E, mentre l’immagine qui sotto è stata scattata con una reflex digitale pieno formato, nella
maggior parte dei casi, una macchina fotografica con sensore croppato è
lo strumento adatto per avvicinarsi a questo corpo celeste.

Luna su Melbourne, Canon 5DMKII, 300mm lens + 1.4x teleconverter

Conclusione
Quindi, se ti piace stare all’aperto e scattare immagini di paesaggi naturali o creati
dall’uomo, non pensare di dovere smontare tutto e andare via appena cala il Sole.

Porta con te un maglione o un giaccone e resta per catturare le immagini dei tuoi posti
preferiti come non li hai mai visti prima: sotto le stelle!
Se la fotografia notturna ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook A Caccia di Stelle ti spiega
chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno.

Per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna.

Come stupire fotografando le scie delle stelle


(star trail)
Alberto Cabas Vidani • 15 Commenti
Su questo sito, in passato, abbiamo già parlato di fotografia notturna. Si tratta di un genere
fotografico che presenta sempre originali opportunità e anche sfide particolari che gli altri
generi non pongono.

Di notte si può praticare anche un tipo di fotografia speciale e molto spettacolare: le foto
alle scie delle stelle .
Mi riferisco a foto come queste:
by David Kingham

by Nick-K (Nikos Koutoulas)

Per ottenere risultati simili si applicano alcune delle pratiche tipiche della fotografia
notturna, ma bisogna avere qualche cura in più e sarà obbligatoria anche una
fase di post-produzione.
Una cura particolare
C’è un punto cruciale a cui devi porre attenzione, e che influisce pesantemente sulla
procedura per fotografare le scie delle stelle.

Questo tipo di foto richiede esposizioni molto lunghe, dell’ordine delle decine di
minuti o più . Quando si fotografava con la pellicola, il problema non sussisteva:
bastava aprire l’otturatore e lasciare che la fotocamera acquisisse tutto quello che vedeva,
fino a che l’otturatore non veniva chiuso.
Con le fotocamere digitali ciò non è possibile. Il sensore che si trova in ogni fotocamera
digitale e ha il compito di registrare la luce che entra dall’obiettivo,si surriscalda se
rimane attivo per molto tempo. Non preoccuparti, ciò non vuol dire che la tua
fotocamera rischia di esplodere.
Il surriscaldamento del sensore ha comunque una conseguenza molto grave che è
l’aumento del rumore.
Sostanzialmente, effettuando scatti lunghi diversi minuti, anche con l’ISO molto bassa,
ottieni un effetto molto simile a quando invece spingi l’ISO ai valori massimi. Avrai quindi la
foto rovinata da punti colorati, che in inglese si chiamano hot pixel .
Partendo, quindi, dal presupposto che il sensore non si può lasciare “acceso” per più di
qualche minuto (la durata massima dipende dal modello di fotocamera), dobbiamo
elaborare una procedura che permette di creare esposizioni lunghe decine di
minuti o persino ore.

by kev lewis
Attrezzatura necessaria
Prima di tutto, come avevamo visto negli altri articoli sulla fotografia notturna, hai bisogno
di una fotocamera che disponga della modalità bulb.
Si tratta di una modalità che permette di aprire l’otturatore alla pressione del pulsante di
scatto e tenerlo aperto fino a una seconda pressione del pulsante. Se non c’è questa
modalità, la fotocamera deve permettere almeno esposizioni lunghe fino a 30 secondi.

Sicuramente indispensabile è un treppiede o qualche altro mezzo per tenere la


fotocamera ferma, anzi immobile. Serve inoltre che il treppiede, o chi per lui, sia ben
stabile.
Visto che scatti foto all’aperto e che la durata complessiva dell’esposizione è estremamente
lunga, il treppiede deve rimanere immobile anche se soffia il vento.
Uno strumento estremamente utile, ma non indispensabile, è un pulsante per lo scatto
a distanza, di quelli a filo. I modelli più indicati sono quelli che forniscono anche un
intervallometro o almeno la possibilità di bloccare il pulsante di scatto.
Potrebbe anche fare comodo una torcia elettrica, sia perché devi scattare nel buio più
profondo, sia per una specifica applicazione creativa, che vedremo più avanti.

by Lazellion

Come impostare la fotocamera


Per quanto riguarda l’esposizione, imposta l’ISO al minimo e usa
un’apertura ampia. Potrebbe risultarti istintivo, se hai già praticato la fotografia di
paesaggio, pensare di dover usare un’apertura stretta, quindi con un valore alto (ad
esempio f/22).
Per fotografare le scie delle stelle, invece, è necessario usare un’apertura ampia perché
essa permette di catturare una maggiore quantità di luce.

Siccome le stelle sono dei punti molto piccoli nel cielo, aperture troppo strette non danno il
tempo alla fotocamera di catturare abbastanza luce e portano, quindi, a ottenere foto in cui
le stelle sono molto deboli o addirittura invisibili.
Comunque, la profondità di campo non ne risentirà in nessun caso:
 se usi una lunghezza focale corta, anche con apertura molto ampia la profondità di campo
risulta elevata,
 in ogni caso, le stelle sono così lontane da appartenere approssimativamente tutte allo
stesso piano focale e quindi risultano tutte a fuoco anche con apertura ampia.
Del tempo di esposizione parliamo tra un po’, visto la sua importanza cruciale in questo
ambito.

Mettere a fuoco, all’aperto e di notte è molto difficile.

Due sono i modi per ottenere le stelle a fuoco:


 punta una stella particolarmente luminosa e usa la messa a fuoco automatica su questa,
 se hai un obiettivo che mostra la scala della messa a fuoco, imposta la messa a fuoco
all’infinito.
Se impieghi il primo dei due metodi, dopo aver messo a fuoco disattiva la messa a fuoco
automatica e stai attento a non toccare la ghiera della messa a fuoco manuale.

Per quanto riguarda il bilanciamento del bianco, se scatti in RAW puoi anche non
preoccupartene lo correggerà in post-produzione. Se scatti in JPEG o vuoi risparmiare
qualche passaggio di post-produzione, non usare il bilanciamento del bianco automatico.
Scegli uno dei predefiniti della fotocamera ed esegui uno scatto di prova per verificare se ti
piace.

Non è possibile usare il bilanciamento del bianco personalizzato visto che la luce prodotta
dalle stelle non è sufficiente.
Infine, molte fotocamere hanno una funzione di riduzione del rumore
incorporata. Attivarla o meno non è una decisione ovvia.
Infatti, in alcuni casi, gli algoritmi per la riduzione del rumore incorporati non fanno un
buon lavoro. Inoltre, in generale la procedura di elaborazione è molto lunga, tanto da
eguagliare quasi la durata dell’esposizione.
Durante l’esecuzione della procedura non puoi usare la fotocamera e ciò può essere un
grosso ostacolo.

by – Dave Morrow –

Sta tutto nel tempo di esposizione


Dedico uno spazio speciale al tempo di posa perché riveste un ruolo fondamentale. Un
tempo troppo corto farà apparire le stelle come semplici punti luminosi, un tempo troppo
lungo surriscalderà il sensore: come facciamo?

Il trucco sta nello spezzare un’esposizione lunghissima in tante


esposizioni più brevi . Ti ritroverai quindi con diverse foto da combinare attraverso
gli appositi software (ne parliamo tra un un po’).
Rimane, comunque, da decidere quale tempo di esposizione usare e quanto far durare le
varie esposizioni che comporranno la foto finale.

Per il tempo di esposizione totale non c’è un vero limite massimo, ma c’è sicuramente
un limite minimo. Esiste una regola aurea che permette di calcolare il tempo di
esposizione minimo necessario a catturare il movimento delle stelle: devi dividere 600
per la lunghezza focale in uso, ottenendo così il tempo in
secondi .
La lunghezza focale da considerare è quella equivalente a 35 mm. Quindi, se usi una
fotocamera con sensore ridotto, dovrai moltiplicare la lunghezza focale per il crop factor.

La formula che ne risulta è quindi:

600/(lunghezza focale * crop factor).

Se non hai dimenticato completamente la matematica, guardando la formula ti sarai reso


conto di come il tempo di esposizione necessario diminuisca all’aumentare della lunghezza
focale.

In parole povere, più elevata è la lunghezza focale, minore sarà il


tempo necessario per ottenere il movimento delle stelle .

by Noelas

Quindi, se vuoi risparmiare tempo, ridurre il surriscaldamento del sensore e fare più foto in
una singola notte, usa lunghezze focali più elevate. Ovviamente, devi tenere in
considerazione come queste influiscono sulla composizione.
Se vuoi creare scie di luce molto lunghe, o cerchi completi, potrebbero servirti esposizioni
molto lunghe, anche della durata di ore. Queste in ogni caso dovranno essere scomposte in
più scatti della durata di pochi minuti.

Una durata perfetta non esiste, penso che combinare diverse esposizioni di
alcuni minuti ciascuna (ad esempio quattro minuti) sia una soluzione sempre
sicura.
Devi quindi dividere la durata totale dell’esposizione per la durata dei singoli scatti e
ottenere così il numero di foto da creare.

Composizione
Nel comporre la foto devi decidere innanzitutto se vuoi che le scie delle stelle formino un
disegno circolare nel cielo oppure linee oblique (dai un’occhiata agli esempi di foto in
questo articolo per farti un’idea).

Nel primo caso, devi individuare la stella polare, quindi il Nord, e puntare dritto
verso di essa. Il movimento circolare della Terra farà il resto.
Nel secondo caso, devi invece puntare verso Est o verso Ovest, a seconda della direzione
che vuoi seguano le stelle (verso sinistra o verso destra).

by *BZd*

Il secondo elemento importantissimo da considerare è: cosa vuoi includere nella


foto oltre al cielo?
Tutte le foto migliori alle scie delle stelle includono anche qualche elemento “terrestre”,
opportunamente scelto. Talvolta può trattarsi di una montagna, di un edificio, di un albero
o anche di una persona.

L’importante è che qualcosa faccia da punto di riferimento.


by .Bala

Non includere fonti di luce dirette nella foto perché la lunga esposizione le
farebbe sicuramente prevalere sulla luce delle stelle. La stessa cosa vale per la Luna che,
anche se pallida, è molto più luminosa delle stelle, soprattutto in una lunga esposizione.
Fonti di luci lontane, invece, come ad esempio quelle prodotte da una città possono
contribuire positivamente al risultato finale.
Allo stesso modo un bel trucco può essere quello di usare una torcia elettrica per illuminare
un soggetto in primo piano durante l’esposizione evitando così che nella foto se ne veda
solo la sagoma.

by holia

Bisogna fare i conti con la natura


Una buona foto alle scie delle stelle richiede un tempo atmosferico quasi
perfetto. La notte deve essere tersa, senza foschia, quindi, purtroppo, questo tipo di
foto viene meglio d’inverno.
Inoltre, una nuvola passeggera durante una lunga esposizione potrebbe oscurare una parte
della scia, spezzandola, e ciò non fa bene all’immagine finale.

La Luna, anche se non inquadrata, può produrre troppa luce. Perciò, se


possibile, preferisci le notti durante la fase di Luna nuova.
La procedura
Dopo tutti questi preparativi e tutta questa teoria è il momento di procedere.

Per evitare di creare un’esposizione lunga un’ora e scoprire alla fine che qualcosa era
sbagliato, ti serve uno scatto di prova.
La tecnica da usare per lo scatto di prova è la stessa che avevo descritto
nell’articolo Fotografia notturna: come calcolare esposizioni mooolto lunghe.
Sostanzialmente, si tratta di alzare al massimo l’ISO, per poter ridurre il tempo di
esposizione, e fare uno scatto veloce per verificare che tutte le impostazioni siano
adeguate. Ti rimando all’articolo appena citato per leggere precisamente come si fa.

Questo scatto di prova, avendo tempo di esposizione breve, non mostra lunghe scie
ma aiuta a verificare:
 la composizione,
 il bilanciamento del bianco,
 l’esposizione complessiva,
 la messa a fuoco.
Una volta che tutto è a posto, riporta l’ISO al minimo e alza di conseguenza il tempo di
esposizione (secondo quanto descritto nell’articolo Fotografia notturna: come calcolare
esposizioni mooolto lunghe ).
Poi, procedi in questo modo:

 imposta la messa a fuoco manuale,


 per sicurezza disattiva l’anteprima automatica delle foto,
 calcola il tempo di esposizione,
 imposta l’intervallometro in maniera che scatti il numero di foto necessario, per la durata
calcolata, con un secondo o poco più di pausa tra l’una e l’altra,
 premi il pulsante di scatto.
Se non hai un intervallometro, ma solo lo scatto remoto, attiva la modalità di scatto
continua sulla fotocamera, quella che si usa per le foto sportive, e sullo scatto remoto attiva
il blocco del pulsante di scatto.

In questo modo, con l’esposizione per i singoli scatti impostata sulla fotocamera, lo scatto a
distanza fa sì che alla fine di ogni foto ne venga scattata un’altra .
Se invece non hai nemmeno lo scatto a distanza, dovrai ricordati di premere il pulsante di
scatto al termine di ogni esposizione.

by c@rljones

Post-produzione
L’ultimo passaggio, in questo caso necessario, richiede di usare il computer.
La procedura da seguire in inglese è detta stacking, che potremmo tradurre con
“impilamento”. Si tratta di prendere tutti gli scatti realizzati, posizionarli uno sopra l’altro e
fonderli. Fondendo opportunamente il movimento delle stelle, in origine spezzettato nelle
singole immagini, si comporrà senza interruzioni.
Questa procedura può essere fatta a mano, in Photoshop, importando ciascuna foto in un
livello e fondendole con l’opportuno metodo di fusione.

Questo però è il metodo più lento e laborioso.

Se vuoi lavorare in Photoshop, puoi usare lo script statistiche o cercare e scaricare


un’opportuna azione per lo stacking.
Altrimenti, sono disponibili diversi programmi utili a questo scopo, ecco una lista di tutti
quelli che ho trovato:

 Image Stacker, StarTrails, StarStax, Deep Sky Stacker

by Aitor Agirregabiria

Se la fotografia notturna ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook A Caccia di Stelle ti spiega
chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno.

Per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna.

Fotografia notturna: come calcolare esposizioni


mooolto lunghe
Alberto Cabas Vidani • 53 Commenti
Se siamo abituati a scattare le nostre foto di giorno o comunque in luoghi debitamente
illuminati, probabilmente non abbiamo mai usato tempi di esposizione più lenti di qualche
secondo.
Quando, però, ci cimentiamo nella fotografia notturna, la scarsa quantità di luce disponibile
non è paragonabile con nessuna delle situazioni più “normali” in cui possiamo esserci
trovati a fotografare.
Ci troveremo, infatti, a dover usare tempi di posa pari a diversi secondi, se non
minuti.
Come abbiamo visto nell’articolo Guida alla fotografia notturna, un primo approccio per
calcolare tempi di esposizione così lunghi è andare per tentativi.
La misurazione dell’esposizione da parte della macchina fotografica potrebbe non essere
precisa in situazioni così estreme.

Perciò, all’inizio, potrebbe essere un’idea provare con il tempo suggerito dalla macchina e,
se questo non ci soddisfa, aumentare o diminuire di uno stop il tempo di posa,
reiterando finché non otteniamo la foto che desideriamo.

City of the future di BurgTender

Tempo di posa: 129s.

Ci accorgeremo presto, però, che, in alcuni casi, la macchina fotografica non sarà in grado di
suggerirci un tempo di esposizione.

Si tratta delle situazioni in cui la luce disponibile è estremamente scarsa, come, ad


esempio, nel caso di un paesaggio notturno totalmente privo di illuminazione artificiale e
senza la luce della Luna.
Condizioni simili possono comportare un tempo di esposizione superiore al
massimo supportato dalla fotocamera.
Come puoi vedere provando ad abbassare il più possibile il tempo di esposizione nella
modalità a priorità di tempi (indicata sulla Nikon del simbolo S e sulle Canon del simbolo
Tv), 30 secondi è il valore minimo oltre il quale il tempo di esposizione non può essere
impostato (potrebbe variare in base al modello).

Ecco: in questi casi, dovremo ricorrere alla modalità bulb.

by ohhector
Come usare la modalità bulb
Come già accennato nella Guida alla fotografia notturna, il funzionamento della modalità
bulb è semplice. Quando premiamo il pulsante di scatto l’otturatore si apre e rimane
aperto fino a che non premiamo nuovamente il pulsante di scatto, oppure fino a un
tempo limite, che in molti casi è pari a 30 minuti.
Per attivare la modalità bulb dobbiamo mettere la macchina fotografica in modalità
manuale e abbassare il tempo di esposizione fino a raggiungere il valore massimo
consentito (ad esempio 30 secondi).

Lo scatto successivo sulla ghiera di regolazione ci porterà appunto nella modalità bulb.

La parte difficile, ovviamente, consiste nel calcolare il corretto tempo di esposizione, in


quanto saremo noi a dover chiudere l’otturatore quando questo
tempo sarà trascorso.
Esiste, per fortuna, una tecnica che permette di farci aiutare dalla macchina fotografica in
questo calcolo.

Startrails_7_ di Aitor Escauriaza

Tempo di posa: 289s.

Come calcolare esposizioni più lunghe del tempo di


esposizione massimo
Le lunghe esposizioni tipiche della fotografia notturna portano ad aumentare il rumore
acquisito dal sensore.

Perciò, come abbiamo visto nella Guida alla fotografia notturna, più che in altri casi è
necessario usare il valore ISO più basso possibile.
Sappiamo però (come visto nell’articolo sul triangolo dell’esposizione) che quando si
abbassa l’ISO, per avere la stessa esposizione, è necessario aumentare il tempo di
esposizione.
Quindi, come avrai intuito, se vogliamo abbassare il tempo di esposizione dobbiamo
aumentare l’ISO. Sempre per le regole che governano il triangolo dell’esposizione, al fine di
ottenere lo stesso risultato, possiamo diminuire l’apertura.

by davidyuweb
Mettendo insieme questi elementi, possiamo comprendere la tecnica che ci permette di
calcolare esposizioni maggiori del tempo massimo consentito.

Innanzitutto, impostiamo l’apertura al più basso valore possibile. In questo


modo, il sensore catturerà una maggiore quantità di luce.
Se, impostando l’ISO al minimo il tempo di esposizione suggerito supera i 30 secondi (o il
valore massimo per la fotocamera in uso), oppure se la macchina fotografica non propone
un tempo di esposizione preciso (spesso indica “Lo” invece che un tempo di esposizione),
allora applichiamo questa tecnica:

1. impostiamo l’ISO al valore massimo possibile (potrebbe essere 3200),


2. leggiamo e annotiamo il tempo di esposizione suggerito (che sarà
probabilmente sceso sotto il valore massimo),
3. riportiamo l’ISO al valore minimo (che in molte macchine e pari a 100),
4. calcoliamo il numero di stop che separano il valore massimo e il valore
minimo dell’ISO,
5. aumentiamo dello stesso numero di stop il tempo di esposizione,
6. mettiamo la fotocamera in modalità bulb,
7. premiamo il pulsante di scatto,
8. attendiamo il tempo calcolato al punto cinque e premiamo di nuovo pulsante di
scatto per chiudere l’otturatore.

4min exposure, full moon di gadl

Tempo di posa: 4 minuti.


Questa tecnica funziona per merito del triangolo dell’esposizione. Se non hai letto l’articolo
relativo, ti consiglio di dargli un’occhiata.

Il concetto fondamentale è che quando si diminuisce di un certo numero di stop uno degli
elementi del triangolo dell’esposizione (apertura, tempo di esposizione e ISO), si
può aumentare dello stesso numero di stop un altro degli elementi per
ottenere la stessa esposizione.
Nel nostro caso, misuriamo l’esposizione con un valore ISO sufficientemente alto da
visualizzare un tempo di esposizione. Poi, riportiamo indietro l’ISO sottraendo un
certo numero di stop.
Aumentando dello stesso numero di stop il tempo di esposizione, otterremo la medesima
esposizione, avendo però minimizzato l’ISO e quindi ridotto al minimo rumore.

Ma come calcolo la differenza di stop?


Abbiamo parlato in dettaglio del concetto di stop sia nell’articolo sul tempo di posa, che
nell’articolo sul ISO, che nell’articolo sull’apertura). Ti invito quindi ad andare a rileggerli per
approfondire.
Per capire però come applicare la tecnica appena descritta, facciamo un esempio.
Supponiamo che il valore minimo per l’ISO sulla nostra fotocamera sia pari a 100 e il valore
massimo sia pari a 3200. Ad ogni stop l’ISO viene raddoppiata, quindi la differenza di stop
tra 100 e 3200 è pari a cinque, seguendo questa scala: 100, 200, 400, 800, 1600, 3200.

Scopriamo, quindi, che il tempo di esposizione calcolato con ISO pari a 3200 deve
essere aumentato di cinque stop per ottenere la stessa esposizione con ISO
pari a 100.
Supponiamo che il tempo di esposizione a 3200 fosse di 15 secondi. Dobbiamo aumentarlo
di cinque stop, ovvero moltiplicarlo per 2 cinque volte.

La scala che otteniamo sarà quindi: 15, 30, 60, 120, 240, 480. Quindi, dovremo tenere
l’otturatore aperto per otto minuti (480 secondi equivalgono ad otto minuti).

by Davide D’Amico
E se volessi una maggiore profondità di campo?
Finora abbiamo ragionato tenendo fissa l’apertura, e, in particolare, tenendola al valore più
basso possibile.

Se hai letto l’articolo sull’apertura, sai che un valore basso per l’apertura porta a
una minore profondità di campo e quindi a una foto meno nitida.
Se stiamo fotografando un paesaggio, probabilmente vogliamo che la porzione
dell’inquadratura perfettamente a fuoco sia grande, perciò dobbiamo aumentare il
valore dell’apertura.
Per le regole derivanti dal triangolo dell’esposizione che abbiamo citato sopra, dovremo
allora aumentare dello stesso numero di stop anche il tempo di
posa, per mantenere costante l’esposizione.

by j-dub1980(THANK YOU FOR 100k+ Views)

Conclusione
Calcolare esposizioni che vanno oltre il valore massimo calcolato dalla fotocamera è
abbastanza laborioso, anche se i singoli passi sono piuttosto semplici.

Inoltre, siccome saremo noi a chiudere l’otturatore alla fine del tempo di esposizione
calcolato, non saremo precisissimi. Probabilmente, soprattutto nei primi tempi, ci
troveremo a ottenere foto con l’esposizione sbagliata per aver sbagliato il calcolo o per aver
premuto troppo presto o troppo tardi il pulsante di scatto.
Come sempre, però, una pratica metodica, in cui impareremo dai nostri errori, ci farà
ridurre di molto il numero di foto scartate.
Spero che sia tutto chiaro. Se hai dei dubbi, se non mi sono spiegato bene, poni le
tue domande con un commento qui in basso.
Se la fotografia notturna ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook A Caccia di Stelle ti spiega
chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno.

Per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna.


 bell&#039articolo, comunque volevo fare una precisione quando si scatta in modalità
B o T con esposizione di svariati minuti uno sbaglio di 5,10 secondi non influisce su una
errata esposizione.
Ciao e buon lavoro
Alberto Cabas Vidani Mod Alex • 6 anni fa
Grazie della precisazione, condivido totalmente.

Steppas Alex • 6 anni fa


sicuramente! ma se sbagli l&#039ultimo conteggio, tralasci metà del tempo di
esposizione corretta, o sbaglio?
Alberto Cabas Vidani Steppas • 6 anni fa
Quale intendi come ultimo conteggio?
Andrea • 6 anni fa
Ciao, non ho capito questo passaggio "er le regole derivanti dal triangolo dell’esposizione
che abbiamo citato sopra, dovremo allora aumentare dello stesso numero di stop anche il
tempo di posa, per mantenere costante l’esposizione."

cioè i 480 secondi vanno moltiplicati per 2 cinque volte di nuovo??

Alberto Cabas Vidani Mod • 6 anni fa


Andrea
Hai ragione, il passaggio è ambiguo. Non intendo 5 volte di nuovo ma dello stesso
numero di stop di cui abbiamo aumentato l&#039apertura. Per esempio, se avevi
calcolato l&#039esposizione con apertura a f2.8 e vuoi portarla a f8 hai tre stop di
differenza: f4, f5.6, f8. Quindi devi moltiplicare il tempo per 2 per tre volte.

salca Alberto Cabas Vidani • 5 anni fa


su quest&#039argomento potevi spendere altre 2 righe.......comunque
grazie !!!

Alberto Cabas Vidani Mod • 5 anni fa


salca
Grazie a te, c'è qualche aspetto in particolare che vuoi approfondisca?
Non so se hai visto, ma questo non è l'unico articolo che ho scritto sul
tema: http://www.fotocomefare.com/tag/fotografia-nottur...

salca Alberto Cabas Vidani • 5 anni fa


""Se stiamo fotografando un paesaggio, probabilmente vogliamo
che la porzione dell’inquadratura perfettamente a fuoco sia
grande, perciò dobbiamo aumentare il valore dell’apertura. Per le
regole derivanti dal triangolo dell’esposizione che abbiamo citato
sopra, dovremo allora aumentare dello stesso numero di stop
anche il tempo di posa, per mantenere costante l’esposizione.""

A questo passaggio integrerei un altro esempio come hai fatto per


"Ma come calcolo la differenza di stop?"

Dany989 Alberto Cabas Vidani • 5 anni fa


Quindi se i 480 secondi citati nell'articolo fossero stati calcolati in base ad
un'apertura di f2.8, e noi volessimo portarla a f8, aumentando di tre stop,
dovremmo moltiplicare 480 per due, 960 per due e poi 1929 per due giusto?

Comunque grazie mille per questo sito,è davvero tutto utilissimo e


indispensabile per chi impara tramite internet!
Alberto Cabas Vidani • 5 anni fa
Mod Dany989
Esatto, moltiplichi 3 volte per 2. Poi, ovviamente, devi arrotondare
per ad2guarti agli stop del tempo di posa.

Mimmo • 6 anni fa
Condivido pienamente con Lorenzo! Le tue spiegazioni sono semplici e dirette, un
grandissimo aiuto per chi inizia a cimentarsi con il mondo della fotografia. Un grazie di cuore
da parte mia e da tutti quelli che come me "principianti", con il tuo sito, riescono ad
apprendere subito ciò che in pratica ci vorrebbero anni.
Alberto Cabas Vidani Mod Mimmo • 6 anni fa
Io ringrazio te delle tue parole, invece. Spero di continuare ad essere all\'altezza.

Rinux • 6 anni fa
<<un valore basso per l’apertura porta ad una minore profondità di campo e quindi ad una
foto meno nitida.>>
Qua hai detto una grossa... ti risparmio il termine perchè non è mia intenzione offendere
nessuno; dimostrando di aver molto nebuloso il concetto di nitidezza di un&#039immagine.
Che nulla la lega alla profondità di campo. Una foto nitida è caratterizzata da una alta
definizione dei dettagli dipendente da una buona messa a fuoco nonchè da
un&#039adeguata risoluzione dell&#039elemento sensibile della fotocamera, esaltata -
ovviamente - da un&#039ottica di grande qualità.
Il tutto circoscritto alla parte dell&#039immagine a fuoco. Il resto - magari volutamente
sfuocato - dell&#039immagine stessa non può in nessun modo concorrere alla maggiore o
minore nitidezza della (intera) immagine.

Alberto Cabas Vidani Mod • 6 anni fa


Rinux
Ti trovo un po&#039 controcorrente. Dappertutto, quando si parla di "come ottenere
foto nitide", il consiglio è quello di usare valori alti dell&#039apertura per influire
sulla profondità di campo.
Questo perchè si collega la nitidezza della foto alla porzione perfettamente a fuoco e
come sai la profondità di campo determina la porzione di foto a fuoco.

salca Alberto Cabas Vidani • 5 anni fa


dai Rinux sei ridicolo.....vai a fare il professore su altri forum

claudio battaglia • 6 anni fa


Caro Rinux,

mettici per cortesia il LINK al tuo sito, cosi almeno potremo imparare anche dai tuoi articoli
che senz&#039altreo saranno molto professionali.

grazie

ciao

salca • 5 anni fa
ma come faccio a calcolare il numero di stop che separano il valore massimo e il valore
minimo dell’ISO, se la mia macchine non ha iso di questo tipo: 100, 200, 400, 800, 1600,
3200 ...ma di questo tipo: 100, 125,
160,200,250,320,400,500,640,800,1000,1250,1600,2000,2500,3200,400,5000,6400?????

Alberto Cabas Vidani Mod salca • 5 anni fa


Non esistono 2 tipi di stop. Quelli che vedi tu sono gli stop interi più i terzi di stop che
sono visualizzati su molte fotocamere. Infatti, tra 100 e 200 hai 125 e 160, tra 800 e
1600 hai 1000 e 1250.
Gli stop interi rimangono quelli che hai citato tu all'inizio. Puoi trascurare i terzi di
stop, oppure se li consideri devi considerarli anche per il tempo di esposizione e
l'apertura.
Ne avevo parlato qui http://www.fotocomefare.com/apertura-diaframmi-tu....

 •
salca Alberto Cabas Vidani • 5 anni fa
ho capito! molto chiaro! Grazie

giacomo • 5 anni fa
Ciao! Grazie mille per i tuoi articoli! Ma con le Lomo?! Come posso calcolare se la mia
macchina (ovviamente) non mi suggerisce alcun tipo di dato? Devo per forza munirmi di un
esposimetro?
Grazie
Giacomo

Alberto Cabas Vidani Mod • 5 anni fa


giacomo
Eh, purtroppo ti sei risposto da solo. Ovviamente senza automatismi e misurazioni
nella fotocamera, devi arrangiarti in altri modi.

Mtt_sold • 5 anni fa
Ciao, vorrei chiederti una spiegazione riguardo le foto in notturna..Come ho già scritto in un
altro commento ad un altro articolo, sono alle prime armi e mi sto dilettando ad usare solo la
modalità manuale da quando ho preso la reflex..La mia domanda è questa: ho provato a fare
delle foto in notturna e le fonti di luce (luna, lampioni etc.) sono sempre venute "a stella" per
intenderci, come avessero dei raggi..Non riesco a capire che cosa ho sbagliato e volevo
chiederti appunto un consiglio..Ti ringrazio per la disponibilità!

Alberto Cabas Vidani Mod • 5 anni fa


Mtt_sold
Non è un errore, di solito è un effetto cercato.
Le luci a stella si ottengono usando aperture più chiuse, se non le vuoi, apri di più.

luca • 4 anni fa
ciao alberto,mi aggiungo agl altri facendoti i complimenti per l'accuratezza e la semplicità
con cui spieghi e aiuti i principianti e non a capire i meccanismi della fotografia... io ti
chiederei un grosso favore.. notando che non ne parli... accorgimenti,modalità,segreti,e
impostazioni manuali per il time-lapse...
e' una pratica che va sempre piu di moda...credo che molti troverebbero utilissima una tua
pagina su questa tecnica... a presto!

Alberto Cabas Vidani Mod • 4 anni fa


luca
Ciao, grazie dei complimenti, avevo scritto questo
articolo: http://www.fotocomefare.com...
Inoltre, questo portale è veramente attivo: http://timelapseitalia.com/
Alberto Cabas Vidani

FotoComeFare.com, la fotografia digitale resa


comprensibile<http: www.fotocomefare.com="">
<https: www.facebook.com="" alberto.cabasvidani=""> <http: it.linkedin.com=""
pub="" alberto-cabas-vidani="" a="" 851="" a91=""/>
Marco Famà Alberto Cabas Vidani • 2 anni fa
Grazie mille Alberto, per la citazione e raccomandazione del portale di Time
Lapse Italia!

monica • 4 anni fa
ciao Alberto! grazie mille per le tue spiegazioni, sempre molto chiare ed utili....volevo
chiedere una cosa: se invece di fare il calcolo dei secondi partendo da F 2.8 e poi farne
un'altro per portare tutto ad f 8 non posso fare direttamente con f 8 per evitare un
passaggio?
grazie mille!

Alberto Cabas Vidani Mod • 4 anni fa


monica
Ciao, il concetto qui è che di notte il tempo di posa può superare i 30s, oltre cui la
fotocamera non restituisce un tempo di posa.
Quindi, per fare il calcolo a mano, devi metterti nelle condizioni di tenere il tempo
sotto i 30s. Se lo ottieni con f/8 meglio, ma probabilmente non ce la farai. Per questo
meglio usare l'apertura più ampia possibile.

Memì • 4 anni fa
Bravo Alberto,ho appena scovato il tuo sito e trovo che sia il più ricco ed entusiasmante, in
termini di contenuti sul tema,tra quelli che ho visitato sino ad ora.Parola di principiante.
1

Alberto Cabas Vidani Mod Memì • 4 anni fa


Grazie mille.

alessandro • 3 anni fa
Ciao, ottima spiegazione davvero precisa e puntuale. Avevo sentito dire che c'è un limite di
tempo massimo oltre il quale il sensore non dovrebbe essere tenuto in funzione per evitare
un surriscaldamento di quest'ultimo. In quell'occasione di parlava di macchine a medio-
formato e volevo sapere se esiste questo limite anche sulle reflex e dove poterlo trovare,
grazie.

Alberto Cabas Vidani Mod • 3 anni fa


alessandro
Grazie dei complimenti. Sì, il limite c'era anche sulle reflex. Però, non so come si
comportino i modelli recenti. Inoltre, spesso queste preoccupazioni sono messe in
giro da persone particolarmente apprensive, é difficile misurare la vera entità.

Giovanni Alberto Cabas Vidani • 3 anni fa


Ciao Alberto i tuoi tutorial,sono una mano santa,grazie.
Sono alle prime armi, non so se ho capito bene il concetto, allora 1:mettiamo
iso al massimo 6400 oppure 3200? 2:diaframma il più aperto,tutto questo in
priorità diaframmi giusto? E poi vediamo il tempo di posa che la reflex imposta
in automatico.
Infine riportiamo iso a 100 conteggiando 5 stop se avevamo iso
3200,allungando anche il tempo di esposizione di 5 stop, oppure più stop se
chiudiamo il diaframma. Grazieeee!!!!
Alberto Cabas Vidani Mod Giovanni • 3 anni fa
Ciao, grazie dei complimenti.
1. L'ISO massima è quella che ti fa comodo per accorciare il
tempo abbastanza da fare una prova.

2. Sì
Il ragionamento è corretto.
Marcello • 3 anni fa
Ciao Alberto,

discorso semplicissimo e molto chiaro, complimenti per la chiarezza!

Domanda 1

Ma la tecnica del calcolo degli stop per la fotografia notturna,

può essere applicato ugualmente anche per le lunghe esposizioni (es un filtro ND1000) ?!?

Domanda 2

senza fare conti, sugli smartphone girano un po di app per fare i calcoli sulla esposizione
corretta partendo dai parametri del triangolo,

esempio, se usiamo iso 12800 - f/16 - tempo di scatto 15 secondi

l'app mi restituisce il tempo di scatto (a iso 100) di 1920 sec - 32 min

un esempio per android - freeware è questa

https://play.google.com/sto...
è corretto? cosa ne pensi? agevola il lavoro?

ciao e grazie

Alberto Cabas Vidani Mod Marcello • 3 anni fa


Grazie dei complimenti.
Risposta 1 : sì
Risposta 2
Senza dubbio le app rendono il tutto estremamente più veloce. Sul fatto che sia
corretto, sicuramente un app con i calcoli sbagliati avrebbe recensioni pessime.

francesco • 2 anni fa
ma come sei bravo Alberto ! ! le tue delucidazioni per noi principianti sono manna dal
cielo,m ti prego continua, credo a nome di tutti

Mattia Soldano • 2 anni fa


Ciao Alberto, seguo il tuo sito da parecchio tempo ormai e ti ringrazio, è davvero utilissimo!
Ho dei "problemi" con delle foto a lunga esposizione che sto provando a fare con dei filtri nd.
Alcune foto scattate con tempi di circa 900 secondi e con un grandangolo, ottengo foto
corretramente esposte ma con dei "punti" di luce come se ci fossero dei pixel rotti (non so
bene come spiegarmi meglio se non mandandoti un esempio), ha cosa è dovuto? Lente,
tempi, diaframma? inoltre, la reflex si spegne intorno ai 1000, 1100 secondi. Perchè?
Dipende da un impostazione della macchina? Grazie in anticipo per ogni eventuale risposta!
Alberto Cabas Vidani Mod Mattia Soldano • 2 anni fa
Ciao,
credo tu sia incappato negli "hot pixel". Si vedono con le lunghe esposizioni perchè il
sensore si scalda. Dovrebbe essere facile rimuoverli in post produzione. Ci hai
provato?

Mattia Soldano Alberto Cabas Vidani • 2 anni fa


Ti ringrazio per la risposta, non ero a conoscenza di questo fenomeno. Ho visto
che non dovrebbe esserci complicato toglierli in post ma non ho ancora
provato; ero piu che altro curioso di sapere se era un problema di impostazioni
o lente. Grazie ancora!
Giorgio • 2 anni fa
Bravo e Grazie. Per me fotografo principiante che ha appena acquistato una reflex con un
18-55 sei l'unico vero sostegno a proseguire negli approfondimenti Tu e il tuo Blog
rappresentate la guida per ogni situazione. Fino ad ora in FotoComeFare ho sempre trovato
le risposte ad ogni problema. Nelle semplici spiegazioni contenute nei tuoi articoli sono
provvidenziali e meticolosi i richiami ad altri argomenti colegati di indubbia utilità. Fantastica
la sezione dedicata all'analisi delle foto nel tuo canale youtube. Ciao e buon lavoro. Grazie x
la serietà e l'onestà intellettuale

Tempo di esposizione: cos’è e come funziona?


Alberto Cabas Vidani • 38 Commenti
Nel post riguardante il triangolo dell’esposizione, che vi consiglio di leggere prima di
questo, avevamo accennato che uno dei tre parametri che determinano la situazione in una
foto e il tempo di esposizione. In quell’occasione dei eravamo anche detto che il tempo
di esposizione indica l’ampiezza dell’intervallo di tempo durante
il quale l’otturatore rimane aperto. Più lungo è l’intervallo di tempo, maggiore
è la quantità di luce che entra. In questo post vediamo qualche d1ettaglio in più sui tempi
di esposizione che con questo influisce sulle nostre fotografie.
Cos’è il tempo di esposizione
Il tempo di esposizione si misura in secondi o in frazioni di secondo (ad
esempio 4’’ o 1/125 s). Le macchine fotografiche reflex digitali e anche le digitali compatte
più avanzate danno la possibilità, nei modi di scatto non automatici, di impostare il tempo
di esposizione. Il modello di macchina determina il tempo di esposizione minimo e quello
massimo possibile. Ad esempio, nella Nikon D3000, il tempo di esposizione minimo è pari a
1/4000 di secondo, il tempo di esposizione massimo è pari a 30 secondi. Macchine
fotografiche di più alto livello possono disporre di intervalli di tempi di esposizione più
ampi. Le reflex digitali mostrano il tempo di esposizione anche all’interno del mirino. In
questo caso, quando il tempo di esposizione è pari ad una frazione di secondo, il mirino
visualizzerà solamente il valore al denominatore. Quando invece il tempo di esposizione è
pari a un secondo o più, il mirino mostrerà il valore in secondi seguito del simbolo dei
secondi (“). Avremo così ad esempio che un tempo di esposizione pari a 1/125s verrà
indicata1 con il numero 125, mentre un tempo di esposizione pari a sei secondi verrà
indicato con 6”.
Come nel caso dell’apertura, esiste un scala di tempi di esposizione, divisa in stop interi e
terzi di stop. Ogni stop intero si ottiene dividendo o moltiplicando per 2 lo
stop precedente e arrotondando all’intero. Il valore di partenza è 1 secondo. Un
sottoinsieme della scala potrebbe essere quindi 1/1000s 1/500s 1/250s 1/125s 1/60s 1/30s
1/15s 1/8s 1/4s 1/2s 1s 2s 4s… Di nuovo, come abbiamo detto per l’apertura, anche per il
tempo di esposizione le fotocamere digitali sono in grado di calcolare i terzi di stop.
Come abbiamo visto nel post che parlava dell’apertura, anche per il tempo di esposizione
possiamo dire che esso non concorre solo alla determinazione della corretta quantità di
luce che raggiungerà il sensore della macchina fotografica. Esso può avere un grosso
impatto sull’estetica della foto, anche il tempo di esposizione costituisce uno strumento
artistico nelle mani del fotografo. Da questo punto di vista, quali considerazioni
possiamo fare riguardo al tempo di esposizione in relazione all’effetto che vogliamo
ottenere?
Tempi di esposizione brevi

In questa categoria includiamo i tempi di esposizione pari a 1/1000 di secondo o meno.


Questi valori sono necessari quando vogliamo congelare l’azione di soggetti che si
muovono rapidamente. Ad esempio, ricadono in questa categoria le foto di:
 eventi sportivi,
 bambini che giocano,
 uccelli e insetti in volo,
 vegetazione mossa dal vento.
In questi casi ed in molti casi simili, è spesso necessario ricorrere a tempi di esposizione
anche molto più brevi di 1/1000 s, in quanto i soggetti inquadrati possono essere
veramente molto rapidi.
Il problema maggiore nell’usare i tempi di esposizione così brevi, è che viene ridotta di
molto la quantità di luce che raggiunge il sensore. Perciò, a meno che non ci si trovi in un
luogo molto luminoso, ad esempio sotto il sole, potrebbe diventare necessario aumentare
ISO e/o l’apertura. Un vantaggio dei tempi di esposizione così rapidi invece è che
difficilmente scatteremo foto mosse.

Tempi di esposizione lunghi

In questa categoria, possiamo includere i tempi di esposizione che vanno sotto il


trentesimo di secondo, all’incirca. La prima cosa da tenere a mente, quando si
usano tempi di esposizione di questo tipo e che sarà necessario usare un treppiede in ogni
caso, al fine di evitare foto mosse.
Quando fotografiamo un soggetto fermo, come una persona in posa, un paesaggio o una
natura morta, usare un tempo di esposizione lungo può non avere effetti degni di nota
(escluso ovviamente il maggior quantitativo di luce acquisito dalla fotocamera). Il bello
viene quando fotografiamo soggetti in movimento.

Light trails on a roundabout, from above di p1ndar0


Quando usiamo tempi di esposizione lunghi le fonti di luce in movimento
diventano strisce luminose, le persone che camminano diventano “fantasmi”,
ecc. Questo accade perché, finché il diaframma rimane aperto il sensore continua a
registrare quello che vede. Quindi, se un oggetto si sposta, il sensore registrerà tutte le
posizioni in cui lo “vede”. Un uso sapiente dei tempi di esposizione lunghi permette di
creare fotografie di sicuro impatto.
Tempi di esposizione molto lunghi

Penso che meritino una attenzione particolare i tempi di esposizione molto lunghi, quelli
che sono nell’ordine dei minuti. In particolare si applicano spesso
alla fotografia notturna. Usando esposizioni lunghe diversi minuti è possibile
ottenere foto molto spettacolari di paesaggi naturali ma anche delle luci della città di notte.
Per questo tipo di foto però, è necessario avere particolari attenzioni, che discuteremo in
un altro momento.
I tempi di esposizione che non rientrano in nessuna delle categorie che appena elencato,
sono tempi generici che funzioneranno nelle situazioni più consuete e che probabilmente
non introdurranno effetti particolari nelle nostre foto.
Come sempre, con questo post ho voluto condividere quelle che secondo me sono le cose
importanti da conoscere riguardo al tempo di esposizione, anche se sarebbe possibile
andare molto più in dettaglio. Un esercizio molto divertente da fare è, muniti di treppiede,
raggiungere un luogo in cui trovare molti oggetti in movimento e per un po’ di tempo
giocare con tempi di esposizione più o meno lunghi per “vedere l’effetto che fa”.

Spero che abbiate tratto vantaggio dalla lettura di questo post. Fatemi sapere cosa ne
pensate nella sezione dei commenti.

Come dominare la luce: il triangolo


dell’esposizione
Alberto Cabas Vidani • 32 Commenti
Quando premiamo il pulsante di scatto sulla nostra macchina fotografica, per un breve
intervallo di tempo la luce attraversa l’obiettivo e colpisce il sensore
fissandosi in un’immagine (veramente il processo di creazione di un’immagine è
più complesso, ma per ora ci basta sapere questo).
Quindi, scattare una foto significa, grosso modo, catturare la luce che proviene dalla scena
che stiamo inquadrando. La misura della quantità di luce che colpisce il sensore è
detta esposizione.
Una foto è sovraesposta quando alcuni dettagli vengono persi a causa di una quantità
eccessiva di luce che raggiunge il sensore. Una foto è sottoesposta quando alcuni
dettagli vengono persi poiché la luce che colpisce il sensore è troppo poca. Alcuni esempi
qui sotto.

by melody.gates
by martijndevalk.nl
I parametri che regolano l’esposizione sono tre:

 apertura (o diaframma), indica la dimensione dell’apertura del diaframma, che si


trova all’interno dell’obiettivo, nel momento in cui si scatta la foto (maggiore è
l’apertura, maggiore è la quantità di luce che entra);
 tempo di esposizione, indica l’ampiezza dell’intervallo di tempo durante il quale
l’otturatore rimane aperto (più lungo intervallo di tempo, maggiore è la quantità di luce
che entra);
 ISO, indica la sensibilità alla luce del sensore.
Tutte le macchine fotografiche reflex digitali permettono di regolare questi tre parametri.
Anche alcune digitali compatte ne consentono il controllo, in particolare quelle di
fascia alta (le cosiddette fotocamere bridge).
Assieme, apertura, tempo di esposizione e ISO formano il triangolo
dell’esposizione.
Per un fotografo che non voglia limitarsi unicamente ai modi di scatto automatici (di cui ho
scritto in un precedente intervento sui modi di scatto automatici),
è fondamentale sapere come questi tre parametri interagiscano tra loro e come
concorrano a creare una corretta esposizione.
Inoltre, essi influiscono considerevolmente sull’estetica della foto. Di
conseguenza una loro conoscenza approfondita permette un maggior controllo creativo e
qualitativo sulle foto.
I tre parametri nel triangolo dell’esposizione sono strettamente legati tra loro.
Infatti, per far sì che la stessa quantità di luce raggiunga il sensore possono essere
utilizzate molteplici combinazioni di apertura, tempo di esposizione e ISO. Per
esempio, quando aumentiamo il tempo di esposizione, possiamo ottenere la medesima
esposizione diminuendo l’apertura e lasciando invariata l’ISO. Se invece aumentiamo l’ISO,
potremo diminuire il tempo di esposizione lasciando invariata l’apertura, e così via.
Messo così, il discorso riguardante il triangolo dell’esposizione sembra piuttosto semplice:
si tratterebbe di un puro gioco aritmetico alla ricerca della giusta combinazione tra
tempo di esposizione, apertura e ISO, per cui inoltre sono disponibili molte soluzioni
equivalenti.
Ovviamente, non è così.
Come accennavo precedentemente, e come vedremo in altri articoli, la modifica dei tre
parametri dell’esposizione comporta diversi risultati estetici nelle fotografie. Ad
esempio, incrementare l’ISO causa un aumento del rumore, che è più visibile
quando nella foto sono presenti toni scuri (per esempio un cielo notturno).

by tataata
Quindi, per esempio, se volessimo scattare una foto all’aperto di sera, o di notte, potremmo
pensare di aumentare il valore della sensibilità, in maniera da
ridurre il tempo di esposizione (che in una tale situazione potrebbe diventare
molto alto) ed evitare così una foto mossa (argomento trattato nell’articolo su come evitare
foto mosse).

Dynamic skyscrapers in NYC di p1ndar0

Purtroppo però, questo comporterebbe un aumento del rumore e di conseguenza


una “sgranatura” e la comparsa di tanti puntini colorati nelle zone più scure della foto, che
nei casi peggiori la potrebbero rendere inutilizzabile. Potete notare questo effetto nella foto
qui accanto.
Oppure, per ottenere uno sfondo sfocato, come si vede ad esempio in molti ritratti,
potremmo voler aumentare l’apertura (parliamo di questo argomento nell’articolo
sull’apertura). Se però ci trovassimo all’aperto, sotto il Sole, in una giornata molto luminosa,
ci accorgeremo che usando un’apertura molto ampia la foto risulterebbe, molto
probabilmente, sovraesposta.
by gi@como
Ho usato questi esempi per farti notare come, se da un punto di vista quantitativo molte
combinazioni di valori per apertura, tempo di esposizione e ISO sono da considerarsi
equivalenti, da un punto di vista qualitativo questo non vale.

Conclusione
Mi soffermerò in dettaglio sui tre elementi del triangolo dell’esposizione all’interno di altri
articoli. Su Internet, comunque, è possibile trovare molte risorse a riguardo, semplicemente
cercando su Google.

Penso però che la migliore risorsa per dominare il triangolo dell’esposizione sia il libro di
Bryan Peterson Understanding Exposure. Temo, purtroppo, che non sia disponibile in
lingua italiana. Si tratta, comunque, di un libro scritto in maniera molto colloquiale, che al
contempo insegna concetti piuttosto avanzati, coadiuvato da numerosissime foto scattate
dall’autore. Inoltre, è un libro generalmente consigliato da tutti come la “bibbia”
dell’esposizione.
Come già accennato, nei prossimi post vedremo in dettaglio apertura, tempo di esposizione
e ISO. Per il momento spero che almeno il concetto di triangolo dell’esposizione sia chiaro.
Come sempre, se hai dubbi, critiche, opinioni, condividili pure nella sezione dei
commenti qui sotto.