Sei sulla pagina 1di 426

o

all’ebraico
biblico
Edizione italiana a cura di Elzbieta M. Obara

C K K C i O R l A N & n i l I M C A r . l'K K SS
Tho m as O . La m b d in

Introduzione
all’ebraico
biblico
Edizione italiana a cura di Elzbieta M. O bara

Traduzione di G iovanni Lo G iudice

GREGORIANAB1BUGALPRESS
L'edizione italiana delia presente opera è corredata di flashcard elettroniche per
l’apprendim ento del vocabolario ebraico di base. Le flashcard sono disponibili
gratuitam ente sul sito w eb Quizlet.com

Cover: Serena Aureli


Layout; Usanti Srl - Roma

Pearson Education, Ine. C opyright© 1972

©2013 Pontificai Biblical Institute


Gregorian & Biblical Press
Piazza della Pilotta 35, 00187 - Roma
www.gbpress.net - books@biblicum.com

ISBN 978-88-7ó53-665~ó
P r e f a z io n e a l l ’e d iz io n e it a l ia n a

Sono passati oltre quarantanni dalla pubblicazione della grammatica


ebraica Introduction io Biblical Hebrew di T.O. Lambdin. L’edizione ita­
liana che ho curato e ora ho il piacere di presentare risponde al bisogno di un
vasto pubblico — composto soprattutto da studenti e appassionati della lin­
gua ebraica — desideroso di avere un accesso più agevole a un’opera di­
ventata ormai un classico per lo studio dell5ebraico biblico. Il fatto stesso che
r Introduction abbia conosciuto numerose ristampe e traduzioni, e continui
ancora oggi a essere adottata come libro di testo in diverse e qualificate isti­
tuzioni, ne testimonia il grande valore.
Si tratta, infatti, di un manuale che presenta le strutture grammaticali in
modo chiaro e scientifico. In quanto strumento di base, non si propone di ab­
bracciare ogni possibile questione, ma di offrire un solido fondamento per
eventuali passi successivi. I contenuti coprono alPincirca le lezioni di un
corso di studio annuale e mirano ad abilitare gli utenti alla lettura e alla
comprensione personale dei testi narrativi della Bibbia Ebraica.
L’impostazione metodologica che caratterizza l’opera è particolarmente
adatta all’apprendimento perché, sin dall’inizio, consente l’immersione nella
vitalità della lingua, attraverso un procedimento lineare e progressivo. La
traslitterazione che accompagna i termini ebraici e i paradigmi delle forme
flesse è di innegabile utilità per chi affronta, per la prima volta, lo studio dì
una lingua con un alfabeto diverso da quello usuale. La scelta, poi, di pre­
stare un’attenzione particolare alle forme Qal - le più frequenti nella Bibbia
Ebraica - permette di affrontare con maggiore facilità le rimanenti coniuga­
zioni. Insieme agli elementi di fonetica e morfologia, il manuale offre anche
una buona esposizione di alcuni costrutti fondamentali della sintassi ebraica.
Infine, il vocabolario e gli esercizi che accompagnano ogni lezione rappre­
sentano uno strumento utilissimo per il consolidamento e la verifica delle
nozioni apprese. Grazie a tale organizzazione, lo studente diventa ben presto
capace di leggere e comprendere interi brani tratti dalla Bibbia, prima in una
versione leggermente semplificata e poi in tutto il loro spessore letterario.
Nel corso del mio insegnamento della lingua ebraica, ho acquisito
l’abitudine di dedicare la prima lezione alla presentazione dei valori e, in­
sieme, degli ostacoli insiti nell’apprendimento dell’ebraico. La difficoltà più
avvertita dai principianti è la percezione di addentrarsi in un mondo com­
6 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

pletamente diverso, che affascina ma anche distanzia. Si potrebbe parlare di


un vero e proprio incontro-scontro con l’alterità: l’alterità della lingua e della
cultura che una lingua veicola. Proprio per questo è opportuno ribadire che,
nonostante il disorientamento iniziale, la percezione dell’alterità è indispen­
sabile per un approccio rispettoso alle Scritture. Il testo biblico, infatti, va
affrontato in quanto “altro” rispetto al lettore: solo così si evitano grossolane
interferenze e manipolazioni di significato; solo così il testo può dispiegare
pienamente il suo fascino e la sua fecondità e lo studio diventa passione.
In questa prefazione mi permetto perciò, ancora una volta, di rivolgermi
soprattutto agli studenti e a coloro che, per un particolare interesse personale,
desiderano intraprendere lo studio delPebraico: la soglia che ci si accinge a
varcare non è del tutto agevole, ma il desiderio di fare esperienza personale
dell’incontro con il Primo Testamento, anche nella sua veste linguistica ori­
ginale, permetterà di superare le crisi che si potrebbero presentare nel cam­
mino.
A coloro, dunque, che affronteranno lo studio dell’ebraico biblico ser­
vendosi di questo strumento, vorrei ricordare che la conoscenza della lingua
originale non è certamente il fine ultimo della loro fatica, ma può rivelarsi un
mezzo insostituibile per infondere nuova vitalità a una Parola che, sebbene
conosciuta, talvolta diventa un po’ sbiadita a causa de ir abitudine, di una
lettura superficiale o, ancora peggio, a motivo dell’errato convincimento che
i dotti commenti siano da preferire alla nudità del Testo. Le discipline lingui­
stiche insegnano che la condivisione di uno stesso codice è il primo, necessa­
rio elemento per un’autentica comunicazione; ebbene, conoscere il codice
linguistico dell’ebraico biblico può costituire il primo fondamentale passo
per un incontro autentico, e favorire quello scambio comunicativo grazie al
quale non solo noi leggiamo la Scrittura, ma in qualche modo anche la
Scrittura legge noi, postulando una risposta interpretativa e operativa in­
sieme.
Concludendo, vorrei anche esprimere il mio ringraziamento alle persone
verso le quali rimango, in qualche modo, debitrice. Anzitutto un grazie
sentito e sincero a Giovanni Lo Giudice, ex-alunno di uno dei corsi di
ebraico da me tenuti presso la Pontificia Università Gregoriana. La tradu­
zione e l’impaginazione di questo volume sono opera della sua passione e
del suo impegno. La sua instancabile dedizione, la creatività e la precisione
del suo lavoro hanno reso la collaborazione piacevole e fruttuosa.
P r e f a z io n e a l l ’E d iz io n e I t a l ia n a 7

Un ringraziamento particolare va alla G&B Press e al P. J.M. Àbrego De


Lacy, Rettore del Pontificio Istituto Biblico e Direttore di Subsidia Biblica,
che ha accettato di inserire 1*Introduzione all’ebraico biblico in questa pre­
stigiosa collana.
Con grande piacere dedico questo volume al Prof. Santiago Bretón, SJ,
fine conoscitore della lingua ebraica ed esegeta, che ha appena concluso il
suo quasi trentennale (1984-2013) servizio di docenza di ebraico biblico
presso il Pontificio Istituto Biblico e la Pontificia Università Gregoriana, sa­
pendo sempre coniugare il rigore scientifico e la finezza umana.

Roma, 15 Settembre 2013 Elzbieta M. Obara


P r e f a z io n e

Questo manuale è concepito per un corso universitario annuale di ebraico


biblico elementare. Nelle sue scelte grammaticali e lessicali è essenzialmente
un'introduzione alla prosa, ma non al linguaggio poetico. Sebbene mia in­
tenzione sia stata quella di includere solo tutto ciò che ritengo necessario per
una lettura grammaticalmente intelligente dei testi sui quali il lavoro è ba­
sato, gli insegnanti esperti possono nondimeno espandere o condensare una
parte o l’altra secondo le necessità dei loro propri corsi e i problemi partico­
lari dei loro studenti. Avendo tenuto la discussione grammaticale ad un li­
vello relativamente accessibile ho provato inoltre a rendere il libro il più
pratico possibile per coloro che vogliono studiare la lingua ebraica senza un
insegnante.
Nonostante la presente opera cada chiaramente all*interno della categoria
delle grammatiche tradizionali, ci sono diverse caratteristiche nel modo in
cui si presenta che richiedono un breve commento. L’uso abbondante della
traslitterazione si propone di servire tre propositi: rendere lo studente capace
di percepire Pebraico come una lingua e non come un esercizio di decifra­
zione; rimuovere gli abituali ostacoli dell’inizio, in cui allo studente è richie­
sto di gestire innumerevoli pagine di dettagli fonologici e ortografici piutto­
sto astratti prima di aver imparato anche una sola frase della lingua; facilitare
la memorizzazione dei paradigmi, in cui le caratteristiche essenziali sono,
secondo la mia opinione» messe in maggiore rilievo rispetto ai testi conven­
zionali. La morfologia del verbo è presentata in modo da sfruttare al meglio
le similarità delle varie forme, a prescindere dal tipo di radice; ciò permette
l’introduzione dei verbi più comuni sufficientemente presto nel corso della
grammatica e permette anche che la trattazione delle “coniugazioni” derivate
non venga impedita da restrizioni ad esempi tratti da radici regolari. Più spa­
zio possibile è stato assegnato alla trattazione sistematica della morfologia
del sostantivo e al verbo con suffissi oggetto; la semplificazione di questi
ambiti che viene tentata in molte grammatiche elementari costituisce in
realtà un cattivo servizio allo studente. Infatti, quando questi comincia ad af­
frontare la sua prima pagina di letture non semplificate, trova che ciò che
avrebbe dovuto imparare sistematicamente deve essere invece imparato
frettolosamente, con scarso profitto e non poca difficoltà. E infine, speciale
attenzione è stata data a un’ordinata presentazione della sintassi della prosa,
10 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

cominciando con una caratterizzazione dei vari tipi di proposizioni indivi­


duali e procedendo verso le sequenze di proposizioni interrelate.
Allo stadio iniziale della preparazione di questo libro sono stato grande­
mente aiutato nella selezione del vocabolario da GEORGE M. Landes , A
Student ’s Vocabulary o f Bìbìical Hebrew (New York 1961)1, che in quel
tempo mi fu fornito in bozza dall’autore, al quale adesso vorrei esprimere i
miei ringraziamenti. Nei quasi dieci anni trascorsi da quel periodo gli innu­
merevoli suggerimenti e correzioni inviatemi dai miei studenti e dai miei
colleghi che lavoravano con varie bozze del libro sono state dì enorme aiuto
per il miglioramento della qualità del prodotto finale. Sono soprattutto grato,
comunque, al Dott. Avi Hurwitz, adesso alPUniversità Ebraica, per la sua
grande gentilezza e per aver dato ad una precedente bozza di questo libro
una lettura critica accurata, fornendomi molte correzioni. Gli errori rimasti
sono dovuti ovviamente a mie personali sviste.
La disposizione del testo ebraico con la punteggiatura e con segni speciali
che ne marcano gli accenti si rivela sempre un lavoro difficile, anche in
quest’epoca di meraviglie tecnologiche. Vorrei ringraziare l'editore e il tipo­
grafo per i loro generosi sforzi, tesi ad assicurare la maggior correttezza pos­
sibile della stampa.

Cambridge, Mass. Thomas O, Lambdin


Maggio 1971

1 N.d.T. Un’edizione aggiornata del volume citato dall’Autore è ora pubblicata


dalla Society of Bìblica} Lìteraiure con il titolo seguente: GEORGE M. Landes,
Building Your Biblìcal Hebrew Vocabulary, Atlanta 2001.
I n t r o d u z io n e

La Bibbia Ebraica (l’Antico Testamento cristiano) è una collezione di


scritti la cui composizione si estende per quasi tutto il millennio che va dal
1200 a.C, al 200 a.C. circa. Poiché una lingua parlata non rimane costante
per un periodo di tempo così lungo, dobbiamo considerare l’ebraico biblico
come una forma del linguaggio parlato standardizzata in un tempo partico­
lare e perpetuata in seguito come mezzo letterario fisso. Si assume general­
mente che l’ebraico biblico, nella misura in cui è linguisticamente omoge­
neo, sia una approssimazione vicina alla lingua del periodo monarchico che
ha preceduto l’esilio babilonese (587 a.C.), durante il quale la maggior parte
della letteratura biblica fu compilata e composta. Le scarse iscrizioni del pe­
riodo che va dai IX fino al VII secolo a.C. corroborano questa visione, ma
non ci permettono di stabilire limiti più precisi. Nel periodo post-esilico
l’ebraico parlato subì la forte influenza di altre lingue, specialmente
l’aramaico, ma anche del persiano e, successivamente, del greco, La lingua
letteraria degli scritti biblici di questo periodo rimase relativamente libera da
tale influenza, che si mostra più chiaramente nelle fonti post-bibliche come
l’ebraico rabbinico della Mishna e altre opere tradizionali che esulano
dall’ambito di questa grammatica. È diffìcile se non impossibile determinare
esattamente quando l’ebraico cessò di essere una lingua parlata, ma con tutta
probabilità la sua scomparsa fu concomitante alla devastazione della Giudea,
avvenuta durante le rivolte giudaiche contro il dominio romano nei primi due
secoli d.C.
L’ebraico è membro della vasta famiglia delle lingue semitiche, le cui
principali suddivisioni sono le seguenti:
1) Semitico nord-orientale: babilonese e assiro (accadico);
2) Semitico sud-orientale: antico arabo del sud e relative lingue mo­
derne del sud dell’Arabia e dell’Etiopia;
3) Semitico del sud-occidentale: arabo classico e il gran numero dei re­
lativi dialetti arabi moderni;
4) Semitico del nord-occidentale: comprendente
a. l’aramaico
b, il cananeo (ugaritico, fenicio, ebraico)
La nostra conoscenza dell’ebraico bìblico dipende direttamente dalla tradi­
zione giudaica orale e, di conseguenza, dallo stato di quella tradizione du­
12 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rante e dopo le varie dispersioni degli israeliti dalla Palestina. Tale dipen­
denza sorge da una peculiare incompletezza ortografica di cui soffre il testo
biblico: esso è essenzialmente senza vocali o, al più, vocalicamente ambiguo
(vedi sotto, §8). L ’attuale pronuncia della lingua è stata trasmessa oralmente
e quando gli israeliti lasciarono o furono espulsi dalla Palestina e formarono
nuove comunità in Babilonia, in Egitto e in tutto il resto del mondo civiliz­
zato, la lettura tradizionale dei testi biblici cominciò gradualmente a diver­
gere da qualsiasi norma potesse essere esistita prima di tale dispersione. Lo
stesso testo consonantico raggiunse una forma finale autorevole attorno alla
fine del I secolo d.C. Questo testo fu promulgato con successo tra tutte le
comunità ebraiche, così che i testi successivi a questa data non differiscono
tra loro in nessun particolare importante. Prima della fissazione del testo
autorevole, comunque, la situazione era alquanto differente, e il lettore dovrà
fare riferimento all’Appendice E per le informazioni bibliografiche relative
ad alcune opere che lo possano introdurre ai complessi problemi delle ver­
sioni e dei testi antichi.
Le versioni a stampa moderne della Bibbia ebraica derivano da diverse
fonti essenzialmente simili, che riflettono tutte l’attività grammaticale degli
studiosi ebrei (o dei Masoreti tradizionalisti) a Tiberiade, i quali durante il
IX e il X sec. d.C. perfezionarono un sistema di notazione vocalica e
l’aggiunsero ai testi consonantici ricevuti. Poiché il sistema vocalico di que­
sto tipo di notazione non coincide esattamente con quello della tradizione
usata in altre località, dobbiamo riconoscere che la grammatica ebraica, così
come basata sul testo masoretico vocalizzato a Tiberiade, è né più né meno
autentica di quella che sarebbe derivata da altre tradizioni: quello di Tibe­
riade è semplicemente il testo meglio preservato e ha ricevuto il sigillo
dell’autorità attraverso l’adozione universale. Una trattazione dell’at­
testazione frammentaria dì tradizioni diverse da quella di Tiberiade esula
dalle finalità di una grammatica elementare. Il testo masoretico standard è
conosciuto anche come testo di Ben Asher, a causa del nome di famiglia de­
gli studiosi di Tiberiade ai quali si attribuisce la sua redazione finale. La
Biblìa Hebraica (3a edizione, Stuttgart, 1937) usata dalla maggior parte degli
studenti e degli studiosi moderni è basata sulla copia di un manoscritto Ben
Asher ora a Leningrado e risalente al 1008/9 d.C. Molte altre Bibbie ebrai­
che a stampa si basano fondamentalmente sul testo della Seconda Bibbia
Rabbinica (Venezia, 1524-25); le fonti manoscritte di quest’opera non sono
state interamente identificate, ma il suo testo non differisce sostanzialmente
I n t r o d u z io n e 13

da quello della Biblia Hebraica. Una nuova edizione della Bibbia ebraica è
in corso di sviluppo in Israele; utilizzerà il Codice di Aleppo, parzialmente
distrutto, che è considerato, per ragioni molto convincenti, un manoscritto
autentico della famiglia Ben Asher.
Un numero limitato di varianti è indicato a margine nel testo Masoretico.
Comunemente ci si riferisce ad esse come kdtib-q9ré> cioè una parola è
scritta (kdtib) nel testo consonantico ma un’altra deve essere letta (qaré),
come indicato a margine.
F o n e t ic a

[Nota; il materiale di questa sezione viene presentato come un ’unità per fa ­


cilitarne la consultazione. Dopo aver studiato i §§ 1-3 il lettore dovrà co­
minciare la Lezione 1 (p. 35). La lettura degli altri paragrafi di questa se­
zione sarà indicata quando si renderà necessaria.]

1 .1 suoni dell’ebraico biblico

Come affermato nell’Introduzione, non possiamo determinare in maniera as­


soluta i suoni delPebraico biblico del periodo in cui fu fissato il linguaggio
letterario. La pronuncia adottata in questo libro è stata scelta per preservare il
più fedelmente possibile le distinzioni consonantiche e vocaliche ricono­
sciute dai Masoreti ma, allo stesso tempo, per fare il meno possibile violenza
a ciò che conosciamo della pronuncia più antica, È stato pòi adottato un si­
stema uniforme di traslitterazione che tenta di rappresentare l’ortografia
ebraica in modo semplice e accurato.

a. Consonanti2

Tipo Traslitterazione Pronuncia


Labiale b [b] come in barca
P fp] come in pace
m [m] come in male
w [w] come nell’inglese well
Labio-dentale b [v] come in vaso
P [f] come in faccia
Interdentale t [9] come nell’inglese ih in
d [5] come nell’inglese this

2 N.d.T. Data la relativa povertà di fonemi consonantici tipica della lingua


italiana rispetto ad altre lingue (semitiche o meno), traduciamo il paragrafo relativo
allo spelling delle consonanti ebraiche con adattamenti minimi per la lingua italiana,
mantenendo per la maggior parte in questa sede i riferimenti fonologici e lessicali
del volume inglese originale.
3 Le parentesi quadre includono in questo caso i simboli fonetici usati
correntemente. Tali simboli fonetici non vanno confusi con quelli della traslitte­
razione.
16 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Dentale o alveolare t] come in tempo


d d] come in dente
s
r s] come in sale
S
z z] come in zona
n n] come in nono
V

Prepalatale s [/] come nell’inglese show


y y] come nell’inglese yes
Palatale k k] come nell’inglese king
g>g g] come in gatto
k x] come nel tedesco Bach
Velare q]
Nella lingua italiana (così come in quella inglese), tale suono non esiste. È
un tipo di [k] che si pronuncia però con il contatto tra la lingua e la parte più
arretrata possibile del palato.

Gutturale [?] pausa glottidale


h [h] come nell’inglese house
(

[?] fricativa faringale sonora


h [ h ] fricativa epiglottale sorda

La pausa glottidale [?] è utilizzata anche in inglese, ma non come una parte
regolare del suo sistema di suoni. E costituita da un completo arresto del re­
spiro nella gola e può essere udita in certe pronunce orientali di parole come
bottle e battle, in cui la pausa glottidale sostituisce la t normale, in modo da
avere [ba?l], [bae?l]. Il suono [h] è un suono h, ma accompagnato da un forte
restringimento tra la base della lingua ed il retro della gola, così da produrre
una frizione molto più aspra di una normale h. Lo [£] viene prodotto in modo
simile, ma con la caratteristica addizionale della sonorità. La maggior parte
dei moderni lettori dell’ebraico biblico non usano questi due suoni, sosti­
tuendoli rispettivamente con [x] e [?]. Coloro che operano una tale semplifi­
cazione devono prestare attenzione a non confondere questi quattro suoni
nello spelling.
I quattro suoni che chiameremo gutturali lungo il corso di questo libro
sono designati più precisamente come glottidali o glottidali faringali, ma
poiché la terminologia moderna è spesso applicata in maniera incoerente non
abbiamo alcuna stringente ragione per abbandonare la designazione più tra­
dizionale.
F o n e t ic a 17

Liquida r [r] come in ramo


1 [1] come in linea
Dentale modificata t [t] come in tempo
§ [1s] come in marzo

La pronuncia indicata per t e s è una sostituzione moderna standard per i


suoni originali, la cui vera natura può essere solo congetturata come [t] e [s]
accompagnate da un restringimento nella gola (faringalizzazione o glottaliz-
zazione), in modo da produrre un suono più teso e sordo.

b. Vocali4

Nella trattazione delle vocali ebraiche si è soliti parlare di lunghezza oltre


che di qualità delle vocali. Nonostante la distinzione sia probabilmente va­
lida per la pronuncia più antica, è dubbio che la quantità abbia giocato un
ruolo importante nel sistema masoretico originale. I segni diacritici usati
nella nostra trascrizione vanno considerati come dispositivi che riflettono lo
spelling ebraico e non necessariamente come indicatori della lunghezza reale
delle vocali.
Al —

1,1 [i] come in mach/ne ù, ù [u] come in mood


i fi] come in it u [u] come in hook
è, è [e] come in they ò, ò [o] come in note
e, e [e] come in bet 0 [o] come in bowght
a [a] come in fcther oppure 3 [o] come in «bove, e di
[a] come in thot durata molto breve
à, a [a] come in father oppure
[o] come in bawght

Dovrebbero essere fatte alcune distinzioni tra le due vocali a v a , dal mo­
mento che esse devono essere sempre chiaramente distinte nello spelling.

4 N.d.T. In italiano, a differenza di altre lingue, la lunghezza (durata) delle vocali


non ha valore fonologico, Anche se nel parlato accurato si osserva il fenomeno di
una maggiore lunghezza di alcune vocali che sì trovano in certe posizioni, tale
lunghezza relativa non comporta distinzioni dì significato e generalmente non viene
percepita da parlante e ascoltatore. Data tale particolarità insieme alla relativa
povertà di fonemi del sistema vocalico italiano, traduciamo il paragrafo relativo allo
spelling delle vocali ebraiche senza alcun adattamento per la lìngua italiana,
mantenendo i riferimenti fonologici e lessicali del volume inglese originale.
18 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

La scelta viene lasciata al lettore: o si distingue [a] rispetto a [a] oppure [a]
rispetto a fo].
In aggiunta alle vocali elencate sopra ne esìstono altre tre (à è o) che, in­
sieme con a, sono conosciute come vocali ridotte. Esse sono di durata molto
breve ma possiedono la stessa qualità delle corrispondenti vocali piene: à è
una a molto breve, è è una e molto breve e anche 6 è una o molto breve.
Le seguenti combinazioni dittongali, formate da una vocale + y o w, ri­
corrono frequentemente al termine di parola:

tw la vocale t + una [u] molto breve. Anche pronunciata [iv],


come nell’inglese eve.
èw, éw è/è + [u]. Anche [ev], come nelPinglese save.
àw, àw a + [u] come ou di house, oppure come [aw] o [av]
aw a + [u], oppure come [av] o [av]
ày [ay] come y di sky\ oppure [oy], simile a oy di loy.
ay [ay] o [ay]
óy, 5y [oy], simile a owy di showy, ma senza w,
ùy, ùy [uy] in qualche modo simile a uey di gluey.

A fini descrittivi ci riferiremo alle vocali secondo la classificazione seguente,


senza per questo pregiudicare la lunghezza reale delle vocali in questione:

1. immutabili lunghe: f è ó u e a volte ó


2. mutabili lunghe; èà6
3. brevi: ieaou
4. ridotte: 3aè6

2. Divisione in sillabe

Con pochissime eccezioni una sillaba comincia con una singola consonante,
seguita almeno da una vocale. Questa regola è sufficiente da sola per
l’accurata divisione di una parola in sillabe. Si considerino gli esempi se­
guenti:

midbàr (deserto): mid-bàr [miS'bcir]


’àbiw (suo padre): ’à-biw [’a'viw ]
ddbàrim (parole): dd-bà-rim [dova'rim]
mimménm (da me): mim-mén-ni [mim1menni]
gibbórim (guerrieri): gib-bó-rim [gibbo'rim]
yislàhéni (egli mi manderà): yis-là-hé-nt [yiJla'Heni]
F o n e t ic a 19

malkdkà (il tuo re): tnal-ka-ka [malica'xa]


malkèkem (i vostri re): mal-kè-kem [malxe'xem]

In nessuno di questi esempi è possibile una qualsiasi altra divisione in sillabe


senza violare la regola di base.
Le sillabe sono di due tipi: aperte e chiuse. Una sillaba aperta finisce per
vocale; una sillaba chiusa termina per consonante. Sillabe contenenti ditton­
ghi possono essere considerate come chiuse, prendendo la y o la w come una
consonante. La distinzione è in questo caso irrilevante.
Quando si determina la divisione in sillabe si osservi che una consonante
doppia, come -bb—o - mm-, è sempre da dividere nel mezzo, come avviene
anche in italiano. Ciò non significa che nella pronuncia vi sia una pausa per­
cepibile tra le sillabe: una consonante doppia dura semplicemente più a
lungo di una consonante singola. Si confronti, ad esempio, la n lunga
dell’inglese meanness con la breve n normale di any. Alcuni esempi sono

libbakà (il tuo cuore): lib-bd-kà [hbbs'xa]


mimmdkà (da te): mim-ma-kà [mimma'xa]
hassàmàyim (i cieli): has-sà-mà-yim [hajja'mayim]

3. Accento

Le parole sono accentate o suirultima o sulla penultima sillaba. Il primo


caso è il più frequente.

- ultima sillaba dabàr (parola); ddbarim (parole); nàbì’ (profeta)


- penultima sillaba mélek (re); làylàh (notte); nahòset (bronzo)
In questo libro sarà segnato solo l’accento sulla penultima.
La sillaba accentata viene spesso chiamata tonica, e le due sillabe che la
precedono rispettivamente pretonica e propretonica.

4 . Le consonanti conosciute come begadkepat

Due serie di sei suoni ciascuna sono strettamente relazionate l’una all’altra,
entrambe, sia nel suono che nella distribuzione. Le sei occlusive b, g, d, k,p>
t da un lato e le loro controparti aspirate b, gy d, k, p, e t dall’altra. Benché
non sia possibile fissare regole per la scelta tra l’una o l’altra delle due serie
20 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

di suoni senza dover ricorrere a notevoli eccezioni, le osservazioni che se­


guono costituiscono una guida sicura nella maggior parte dei casi.
a. Delle due serie solo le occlusive ricorrono raddoppiate. Di conse­
guenza troviamo -b b - (come in habbàyit, la casa), -d d - (haddélet, la porta),
-k k - (hakkdli, il vaso), ecc., ma mai -bb-, ~gg—, -dd—, ecc.
b. Le occlusive è, g, d%k, p , t ricorrono (escludendo il raddoppiamento
menzionato sopra) solo all’inizio di una sillaba quando questa è preceduta
immediatamente da un’altra consonante:

malki (mio re): inal-kì


ma mélek (re): mé-lek

Altrove si trovano le corrispondenti consonanti aspirate, le quali, attraverso


un semplice processo di eliminazione, ricorrono (a) soprattutto alla chiusura
di una sillaba, o (b) airinizio di una sillaba quando il suono precedente è una
vocale, Si confronti, ad esempio, la b di midbàr (mid-bàr) con la b di nàbi'
(nà-bi')5.
Quando una parola inizia con uno di questi suoni, essa ha di solito la con­
sonante occlusiva se essa ricorre isolata (come in bàyìt, una casa), ma
quando viene prefisso alla parola qualche elemento che termina in vocale,
l’occlusiva viene automaticamente sostituita dall’aspirata corrispondente. Il
lettore sia certo di comprendere chiaramente gli esempi che seguono:

bàyìt una casa ma kdhàyit come una casa


kdli un vaso ùkslì e un vaso
délet una porta tedélet a una porta

AlFinterno di una frase, per garantire la presenza di una consonante aspirata


è sufficiente il mero fatto che la parola che preceda la consonante termini per
vocale; così,

banu bàyìt essi costruirono una casa


non bànù bàyìt

Esistono, comunque, molte eccezioni, che dipendono dal grado di relazione


grammaticale tra le parole in questione.

5 Si noti che quanto stabilito sopra non preclude la possibilità che ima consonante
aspirata ricorra all’inizio di una sillaba preceduta da un’altra consonante: malkèkem
(i vostri re).
F o n e t ic a 21

Sarebbe meglio, almeno in via teorica, considerare come due suoni di­
stinti la consonante occlusiva g e la consonante aspirata g, nonostante nes­
suna delle moderne tradizioni linguistiche - eccetto quella Yemenita - abbia
preservato la differenza.

5. Riduzione vocalica

Molti dei cambiamenti che caratterizzano la flessione ebraica seguono


schemi chiari e prevedibili, il più regolare dei quali è quello della riduzione
vocalica.
a. Riduzione propretonica, Le vocali à ed è sono regolarmente ridotte
in 9 nelle sillabe propretoniche aperte. Ciò significa che tale riduzione ha
luogo quando, nel corso di una flessione, l’accento si sposta in modo che le
vocali in questione si vengano a trovare in posizione propretonica. Ad esem­
pio, aggiungendo la desinenza plurale -im al tema del sostantivo nàbV (pro­
feta), l’accento si viene a trovare sulla sillaba finale (cioè proprio sulla desi­
nenza), lasciando la à in posizione propretonica.

Abbiamo così, nabì" + -im -


—> *na-bi- imf ^ M
—> mbi im
1 A M

Con è: lébàb + -ót —> *lè-bà-bót —> hbàbót

Altri esempi: màqóm + -ót — » *m à-qó-m ót —> ntDqómót


zaqèn + -im — ► *zà-qé-nim — > zdqènim

Questo tipo di riduzione si trova normalmente nella flessione dei sostantivi e


degli aggettivi, ma è meno comune tra i verbi diversi da quelli con suffissi
pronominali oggetto.
b. Riduzione pretonica. Un secondo schema di riduzione, spesso in
contrasto con quello descritto sopra, implica la riduzione di à o è in sillaba
aperta pretonica. Nelle flessioni del sostantivo ciò avviene principalmente
per quelle parole la cui prima sillaba (propretonica) è immutabile (cioè o è
una sillaba chiusa o contiene una delle vocali immutabili lunghe) e la cui
sillaba pretonica contiene è\

sópét -I- -im—» sdpdtim


La riduzione della vocale in posizione pretonica è molto frequente tra i verbi,
indipendentemente dalla vocale che vi si viene a trovare:
22 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

yiktób + A

u —> yiktsbu (essi scriveranno)


A-

yìttèn + U —> yittanù (essi daranno)


A.

yisma ' + u —► yisma 'u (essi ascolteranno)

Abbiamo richiamato l’attenzione su questi due schemi di riduzione dal mo­


mento che uno o l’altro compaiono nella maggior parte delle flessioni che
studieremo, Sfortunatamente, però, non è sempre possibile prevedere accu­
ratamente quale modello verrà seguito, cosi che ciascun paradigma dovrà es­
sere attentamente analizzato.

L a REGOLA DELLO SHEWA. Una sequenza di due sillabe, ciascuna con d


(shewa) non viene tollerata nella lingua ebraica. Quando, nel corso di una
flessione o nella combinazione di varie parole o elementi, sarebbe attesa una
simile sequenza viene eseguita la sostituzione seguente:

cons. + d + cons. + d —» cons. + i + cons.

Così le + nabli —► linbi’i


(a) (il mio profeta) (non lambì'i)

6. Caratteristiche speciali delle consonanti gutturali e del Resh

a. Le gutturali ed r non ricorrono mai raddoppiate.


b. Le gutturali non sono mai seguite direttamente da a.
Queste due caratteristiche rendono conto di certe deviazioni regolari dalla
norma attesa. Per esempio, dal momento che l’articolo determinativo davanti
alle consonanti non gutturali è costituito da ha + il raddoppiamento della
consonante seguente, ci aspetteremmo che l’articolo sia in qualche modo dif­
ferente davanti a parole che iniziano per gutturale o r. Vedremo nel corso
delle lezioni che in alcuni casi ricorre ha-, mentre in altri ricorre ha- senza
raddoppiamento. Ogni volta che una vocale lunga (à è ò) ricorre davanti ad
una consonante gutturale o r e corrisponderebbe formalmente ad una vocale
breve davanti a una consonante non gutturale raddoppiata, la vocale viene
detta lunga per allungamento compensatorio, cioè per compensare il man­
cato raddoppiamento della consonante gutturale. Quando una vocale breve
{a i u o) ricorre davanti ad una consonante gutturale in situazioni simili, la
consonante gutturale viene detta virtualmente raddoppiata.
F o n e t ic a 23

Quanto alla seconda caratteristica annotata sopra, la presenza di una gut­


turale implica la sostituzione dello d atteso con à (meno comunemente con è
o Ó), Ad esempio
hàkàm (persona saggia) + -tm —» hàkàmim (non hdkàrmm)
hàzàq (persona forte) + -im —►hàzàq tm (non hazàqim)
È conveniente pensare ad a è ed ó come varianti di a da usare dopo conso­
nanti gutturali e considerare che una parola come hàlóm (sogno) possiede
essenzialmente lo stesso schema vocalico di bakór (primogenito).
Quando una parola termina per V n h o H h (nei casi in cui quest’ultima
non è una lettera di vocale; vedi §8), un’eventuale i è u ó precedente è se­
guita da un elemento semivocalivo a non sillabico. Ne consegue che
sus (cavallo) ma luah (tavola)
kòteb (che scrive) ma sólifh (che invia)
gàdól (grande) ma gàbóah (alto)

L a REGOLA DELLO SHEWA applicata a sequenze che comprendono conso­


nanti gutturali:
cons. + 3 + gutt. + à—+ cons. + a + gutt. + à

Es. bd + hàlómt —> bahàìómi


(in) (il mio sogno) (nel mio sogno)
La regola viene applicata in maniera simile con é e Ó, Un’altra sequenza che
deriva da riduzione vocalica è illustrata da hàkàm + è (che richiede una dop­
pia riduzione) —> *hàkdmè —> hàkmè.
Cioè gutt. + à + cons. + a —* gutt. + a + cons.
N.B. Le regole date nella grammatica per spiegare le peculiarità delle guttu­
rali non si applicano a r a meno che non sia specificato espressamente.

7. L’alfabeto ebraico

L’alfabeto usato per scrivere tutti i testi tradizionali dell’Antico Testamento,


ad essere prefcisi, è aramaico più che ebraico. La situazione è sintetizzata
dalla tabella nella pagina seguente.
L’alfabeto fu inventato nell’area siro-palestinese in un momento impreci­
sato della prima metà del secondo millennio avanti Cristo. Tale alfabeto era
24 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

una creazione originale, che non si basava direttamente su nessun altro si­
stema di scrittura allora in uso, ma sembra essere stato chiaramente influen­
zato da certe caratteristiche della scrittura geroglifica egizia, specialmente
nella mancanza di simboli per rappresentare le vocali.
Il ramo più prolifico dell’alfabeto fu il fenicio, attestato nelle iscrizioni
dall’undicesimo secolo circa in avanti. Gli ebrei presero in prestito i caratteri
dai fenici nel decimo secolo avanti Cristo, e questo nuovo alfabeto
“ebraico”, divergendo successivamente dal progenitore fenicio, fu usato in
vari tipi di iscrizione fino all’inizio dell’era cristiana. Con l’eccezione, tutta­
via, della tradizione manoscritta della setta dei samaritani, che impiega an­
cora una forma di questi caratteri ebraici originari, il vecchio alfabeto fu so­
stituito, specialmente nell’uso manoscritto, da una forma corsiva di grafia
del vecchio alfabeto aramaico, essa stessa figlia del progenitore fenicio e più
o meno coeva dell’ebraico.

Proto-Alfabeto
/ \ . Prototipo
a.C. 1500 Proto-Semitico Sinaitico Prototipo Ugaritico
del Sud Fenicio

1000 A Ebraico y
Arabo Arabo Greco antico
del Nord del Sud
500
Etrusco,
Samaritano#^ Latino, ecc.
d.C. 0 Prototipo
Etiopico

Presente Ebraico mod.

È questa la grafia aramaica manoscritta che è già impiegala nei papiri e


nelle pergamene ebraiche del secondo e del primo secolo avanti Cristo ed è
attestata come l’alfabeto normale per la scrittura dell’ebraico da quel tempo
fino al presente.
F o n e t ic a 25

A l f a b e t o E b r a ic o
N ome Lettera Trascrizione V alore fonetico
f
’àlep N pausa glottidale o zero
bèt 2 b [b]
2 b [v]
gimel * g [g]
g [g]
dalet 1 d [d]
7 d [5]
hè n h [h] o zero
wàw w [w] o zero
zóyìn T z [z]
hit n hk [H]
tèt t3 t• [t]
yód ■» y [y] o zero
kap 3 1 k M
D 1 k W
làmed V 1 [1]
mèm a D m [m]
nùn : 1 n [n]
sàmek D s M
'àyin y m
pèh s *1 P w
D n P ra
sàdèh r ? [ts]
qdp P q [q]
rés r [r]
fa r
sin S [s]
V
sin ti S m
tàw FI t ra
n t [e ]

8. Alcune caratteristiche deir ortografia ebraica

a. L ’ebraico è scritto da destra a sinistra,


b. Cinque lettere hanno una forma speciale, usata solo al termine di pa­
rola: “I k, D m, ) n, Hp t y s.
26 In t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

c. Nelle iscrizioni ebraiche e fenicie più antiche (X sec. a.C.) non veni-
vano indicate le vocali. Di conseguenza parole come mélek (re), mólék (re-
gnante), màlak (egli regnò), malkàh (essi regnarono), ecc. sarebbero state
scritte semplicemente come mlk. Dal IX al VI sec. (cioè prima della ca­
duta di Gerusalemme nel 587 a.C. e dell’esilio babilonese) le consonanti *>y,
ì weT) h furono usate al termine di parola per indicare vocali finali:

1w = u es. màfaku essi regnarono


'y “ i es. malki il mio re
7] h ■= altre vocali es. malkàh regina

Nel periodo post-esilico 1y e 1 w furono usate come indicatori di vocale an-


che all’interno di parola, e acquisirono valori leggermente diversi da quelli
citati sopra:

ty

La lettera H h venne ancora usata a fine parola come una lettera vocalica rap­
presentante qualsiasi vocale diversa da quelle appena menzionate. Le tre
lettere y, 1 w e Ti /?, nella loro funzione di indicatori vocalici sono chiamate
mater lectionìs (letteralmente, madre di lettura), seguendo la terminologia
grammaticale tradizionale dell’ebraico.
d. Il testo masoretico (TM) in generale riflette questo stadio dello svi­
luppo ortografico. Presenta, comunque, alcune incoerenze e irregolarità che
vanno considerate:
(1) in alcuni casi in cui ce li aspetteremmo, ' y e 1 w mancano. La grafia
più corta è chiamata grafia difettiva mentre quella più lunga è chiamata gra­
fìa piena. Si osservi che la sola distinzione tra le vocali trascritte come w, w;
f, J e o, 6 è che la prima di ogni coppia è rappresentata nella scrittura da una
mater lectionìs mentre la seconda non lo è.

Piena Difettiva
Dipi yaqum np* yàqmn egli sorgerà
□“H1 yàrtm □T yàrim egli solleverà
'i m gàdól *77* gàdól grande

(2) Una à finale non è sempre indicata da H h: es. ^ tekà (a te), ptìpfì
tiktóbnà (essi scriveranno).
F o n e t ic a 27

(3) X ’ in molti casi non viene pronunciato, ma è sempre parte integrante


dello spelling: WìCl rós (testa), NXB màsa(') (egli trovò). Non appartiene, tut­
tavia, alla categoria delle matres lectionis discusse sopra dal momento che il
suo apparire è limitato principalmente a quelle parole le cui radici ricorrono
altrove nella lingua con X ’ mantenuto nella pronuncia. Generalmente nella
nostra traslitterazione abbiamo comunque indicato lo X ’ quiescente. A volte,
al fine di una maggiore chiarezza, l’abbiamo collocato tra parentesi, come
sopra in màsaC).
I punti (2) e (3) saranno menzionati più avanti nella sezione che tratta le
forme grammaticali in cui si trovano comunemente tali irregolarità.

9. Il Daghesh

I Masoreti impiegano un punto dentro una lettera per indicare


a. che la consonante in questione è una doppia:
hammélek il re
b. che, nel caso delle lettere ambigue n D D ì } quella col punto è
l’occlusiva mentre quella senza punto fosse la corrispondente aspirata:
2 b o bb 2 b
* gogg A g
*7 d o dd 1 d
c. che una n finale è da considerarsi non una lettera vocalica ma una conso­
nante morfologicamente significativa. Si confronti
malica(h) una regina [H è una mater lectionis per la -à
finale]
malkàh il suo (f.) re [PI è parte del suffisso che signi­
fica “il suo (f.)”]
naa bàndh egli costruì [H è una mater lectionis]
rna gàbcf h alto [n è una consonante radicale,
che qui viene pronunciata]6

6 È dubbio che ad ogni n con mappiq sia da assegnarsi il valore consonantico di


[h]. La distinzione tra [regina] e pd*?» [il suo (f.) re] era probabiUnente solo
grafica e non fonologica.
28 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Quando il punto indica il raddoppiamento, è chiamato daghesh forte.


Quando indica, invece, la consonante occlusiva anziché quella aspirata, è
chiamato daghesh lene (debole).
Il solo uso del daghesh in cui è possibile una certa confusione è il caso
delle lettere bdgadlopaL Tecnicamente dovremmo attenderci due daghesh
quando questi rappresentano consonanti doppie, uno per mostrare il raddop­
piamento (daghesh forte) e uno per mostrare b e non b. Ma, dal momento
che le aspirate segnalate da queste sei lettere non ricorrono mai raddoppiate,
un secondo punto è superfluo e non viene mai scritto.

10.1 punti vocalici

Seguendo la loro pronuncia tradizionale, i Masoreti aggiunsero punti voca­


lici al testo ebraico (vedi l’Introduzione). Poiché tali punti furono sovrascritti
su un testo che aveva già un sistema rudimentale per indicare la vocalizza­
zione, cioè le matres lectionis, si creò un gran numero di combinazioni (da
cui l’apparente complessità della nostra traslitterazione). La tabella che se­
gue mostra la forma dei segni vocalici e la loro posizione in relazione alle
consonanti (qui 3 b e n h)\

Nome Ordinario Con mater lectionis


del segno
'y 1w nh
(solo finale)
pàtah 5 ba — — — — —

qàmes 3
T
bd o bo r2 bà (raro)
T
— —
n3 T
bah
hireq 3 bi (o bt) '2 bi — — -----

sere 2 bè '2 bé — —
712 beh
SdgÒl 3 be bè — —
n:p beh
hólem 3 ho — —
13 bd n'3 bóh (raro)
qibbus 2 bù — —
13 bù —

5 le vocali ridotte:

? bd 0 ha 0 he C
0l ho
Osservazioni:
1. Vengono usati i segni vocalici per ì e u nel caso di scritture difettive,
in cui vengano significati f o u ma non siano presenti nel testo né y né w. La
F o n e t ic a 29

vocale ì (3) è chiamata sùreq. Si noti che le vocali ridotte à è ed ó sono rap­
presentate da una combinazione del segno che sta per s e quello della vocale
non ridotta corrispondente. I nomi delle vocali ridotti sono sawà (il nostro
Shewa), hàtep pàtah, hàtep sdgdl e hàtèp qàmes rispettivamente.
2. La distinzione tra o = à (qàmes) q o = o {qàmes hàjup) è solitamente
chiara: 9 ~ o in sillabe chiuse non accentate (es. somri\ yosmad) e
9 = à in tutti gli altri casi. C'è ambiguità quando la consonante seguente è
punteggiata con O: ad es., deve essere letto màhku o molimi Per risol­
vere simili ambiguità, viene usato il cosiddetto metheg (vedi §11).
3. Quando una consonante chiude una sillaba (eccetto che alla fine di
una parola), i Masoreti vi collocano sotto il segno dello shewa: mal-ki
(il mio re). Per lo studente principiante ciò costituisce uno dei problemi prin­
cipali nella lettura dell’ebraico: quando il segno Q rappresenta la vocale a e
quando invece non rappresenta nulla (cioè segnala la fine di una sillaba)? La
risposta a questa domanda non è semplice; infatti tra i grammatici ebraici
tradizionali vi sono diverse scuole di pensiero. Non entreremo nella disputa,
dal momento che è totalmente irrilevante per la comprensione della lingua e
per la traduzione, ma adotteremo piuttosto le semplici convenzioni che se­
guono:
(a) Quando due segni di shewa ricorrono sotto consonanti consecutive
(eccetto che alla fine di parola), la prima ha valore zero (e segnala la chiu­
sura di una sillaba) mentre la secondà ha valore di 9\

yìsmdru (non yisamru o yisamdru)


(b) Quando una sillaba precedente presenta una delle vocali lunghe (w/w,
olà, ili, èie, e,a), il segno di shewa rappresenta a:

lapin huqdmu essi furono stabiliti


« la bórdku essi furono benedetti
ydstmakà egli ti porrà
n t yèrddù essi scenderanno
satdtàh ella bevve (vedi § 11)
Ma dopo qualsiasi altra vocale esso ha valore zero:

sìmkà il tuo nome


malkè re
yismorkà egli ti guarderà
30 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Sotto la prima di due consonanti identiche il segno di shewa rappresenta


sempre la vocale a, indipendentemente dal tipo di vocale presente nella sil­
laba precedente:

sihlè (non siile)


(c) Sotto la prima consonante di una parola il segno di shewa rappre­
senta sempre la vocale a:
ÌT} bdyàdó nelle sue (m.) mani
[Le varie forme del numero due (f.) sono le uniche eccezioni:

stàyìrn sté\

4. La semivocale a (vedi §6) è rappresentata dal segno o, posizionato


sotto la consonante gutturale finale ma pronunciato prima di essa:
S9mda\ sàtnerh. Tale segno è tradizionalmente chiamatopàtah furtivum.
5. Il segno vocalico di hólem può coincidere con uno dei punti che di­
stinguono sin e sin; i testi stampati possono presentare variazioni. Es.
naso’ (sollevare); $3 bós (vergognarsi).
6. La coincidenza di una mater lectionis *y e di uno ' y consonantico è
frequente: rìHDJ nokìiyàh (potrebbe essere trascritto anche come nokriyyàh).
1. La consonante "] alla fine di parola presenta sempre un segno di
shewa se non ha altra vocale; abbiamo di conseguenza làk (a te - f), ma
^*7 hkà (a te - m.).
8. Nella situazione piuttosto rara in cui una sillaba finale chiuda una
parola con due consonanti, es. wayyébk (ed egli pianse), il segno di shewa è
posizionato sotto entrambe le consonanti:

11. Il Metheg

Il metheg è un piccolo tratto perpendicolare posizionato sotto la consonante


e a sinistra del segno vocalico (se è presente). Esso serve a diversi scopi or­
tografici, dei quali i seguenti sono i più importanti:
1. Poiché le vocali à q è sono regolarmente sostituite da s in sillabe
aperte che precedono di due o tre posizioni l’accento principale, il loro pre­
sentarsi in tali posizioni può essere considerato come anomalo. Esse sono
segnalate di solito con un metheg:
F o n e t ic a 31

’DJN
• IT
'anóìd_
io
béraktàni tu mi hai benedetto
2. Di fatto, qualsiasi vocale lunga che ricorre due o tre sillabe prima
dell’accento principale può essere marcata allo stesso modo, sebbene i di­
versi manoscritti non siano coerenti nel farlo. Si confronti

yu^ìn hósa ' salva!



’SiPWill hósfent salvami!
•v ........ .
Quest’uso è particolarmente importante con la vocale 9 , che ha il valore di
una o breve [0] in sillabe chiuse non accentate e di una a lunga nel resto dei
casi. Il metheg è usato con 0 = à in qualsiasi posizione dubbia per assicurare
la lettura corretta:
ydbàrakéni egli mi benedirà (non ydborkéni).
[Un altro espediente usato in una parola come quella appena vista per assicu­
rarne la corretta lettura è di punteggiare con Q piuttosto che O:
ydbàràkèni.
Quest’uso di à al posto di a è irregolare, dal momento che la consonante
sotto cui appare non è una gutturale.]
3. Le vocali brevi prima dell’accento principale ricorrono di solito in
sillabe chiuse. In tuttiicasi in cui succede il contrario, la vocalepuò essere
segnata con il metheg:
ta ’àmdd ella starà in piedi
’oholó la sua (m.) tenda
Quest’ultimo esempio, cono = o, sembrerebbe eliminare l’utilità del metheg,
menzionata sopra, per distinguere tra i due valori di O. In realtà, ciò non ac­
cade spesso giacché il segno o = à solo di rado è seguito da Q = ó nella sil­
laba successiva, al posto del più comune Q = à: ad es. Ì1Q2 bdhàru (essi scel­
sero).
4. Il metheg con una vocale breve in quella che sembra essere una sìl­
laba chiusa indica che il raddoppiamento normale della consonante seguente
è stato tralasciato: hamraggdlim (le spie) al posto di
hammdraggdlim, In questo libro il metheg sarà usato sistematicamente solo
con O per segnalare la distinzione tra il valore di o e di a. Di conseguenza

’àkdlàh ella mangiò


T 1 T
’oklàh

cibo
32 I n t r o d u z io n e a l l ' e b r a ic o b ib l ic o

Il metheg sarà usato anche in maniera sporadica per segnalare al lettore una
divisione sillabica che altrimenti potrebbe sfuggirgli.
I n t r o d u z io n e a l l ’E b r a ic o B ib l ic o
L e z io n e 1

[Leggere i §§ 1-3 della sezione “Fonetica", pp, 15-19]

12.11 sostantivo: il genere

Quasi tutti i sostantivi ebraici appartengono a una delle due categorie gram­
maticali chiamate generi: maschile e femminile. I sostantivi che denotano
esseri animati hanno di solito il genere grammaticale corrispondente al ge­
nere naturale (sesso), ma in altri casi non c’è una chiara correlazione tra ge­
nere e significato. Per esempio "IH har (montagna) è maschile, mentre Hina
gib 'ah (collina) è femminile.
Ci sono poi alcune indicazioni formali del genere: i sostantivi che fini­
scono in -ah, -et, -ai sono quasi sempre femminili, come ad esempio

malkàh regina nttì dà 'ai conoscenza


ns bai figlia tip ’éret gloria

1 sostantivi che non presentano queste finali sono generalmente maschili, ma


esistono importanti eccezioni, come ad esempio

nK 'ében pietra (f.)


TV ‘ir città (f.)
ni 'éres terra (f.)

E necessario pertanto imparare il genere di ciascun sostantivo, dal momento


che esso non può essere dedotto in maniera sicura dalla forma o dal signifi­
cato. Tutti i sostantivi che terminano in -ah, -et e -at e che vengono fomiti
nei vocabolari delle lezioni, devono essere considerati come femminili,
mentre tutti i vocaboli rimanenti come maschili, a meno che non sia indicato
il contrario, Un elenco tipico si presenterà come segue
n$N ’issah donna’éres terra (f.)
“IZH dàbàr parola 7|“n dérek via (m. o f.)

L’ultima voce significa che dérek può essere usato sia come maschile che
come femminile; parole di questo tipo costituiscono una classe molto ri­
stretta.
36 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

13. Il numero

In ebraico si distinguono tre categorie dì numero: singolare, duale e plurale.


Mentre il duale e il plurale sono segnalati da desinenze particolari, non av­
viene così nel caso del singolare:

Singolare Duale Plurale


7J yàd yàdàyim rriTyàdót mano
Di'1 yóm yomàyìm yamim giorno
13 ben — □^3 banìm figlio
113 bai — niB bandi figlia

Il duale ha un uso molto ristretto e viene usato soprattutto quando si riferisce


a membra doppie del corpo umano (es, le mani) e per determinate espres­
sioni di tempo o numero, come “200”, “due volte” e “due anni”. Per dettagli,
vedi sotto il §92.
Il plurale è indicato dalle desinenze -im e -ót (o -of). Sfortunatamente,
esso non viene sempre formato attraverso la semplice aggiunta di una dì
queste desinenze al tema del singolare. In un gran numero di sostantivi av­
vengono cambiamenti nella forma del tema:

mélek re plurale: □‘0 *7$ mslàktm


’is uomo ’ànàsim
QV yom giorno EPfò; yamim

L’unica osservazione generale da farsi riguardo alle desinenze plurali è che


la maggior parte dei sostantivi femminili ha il plurale in -ót e la maggior
parte dei sostantivi maschili in -im. Questa è solo un’indicazione ap­
prossimativa come appare evidente dalle eccezioni che seguono:

nK ’àb padre plurale: niHK ’àbót (maschile)


n$N ’ìssàh donna nasini (femminile)

Sì osservi che un sostantivo mantiene il suo genere indipendentemente dalle


desinenze che presenta nel plurale. Nelle lezioni successive prenderemo in
esame i più importanti tipi di sostantivi e le loro forme plurali. Per poterli
usare negli esercizi verranno introdotte nel vocabolario le forme plurali di
alcuni sostantivi molto frequenti (e spesso irregolari) prima che il tipo gene­
L e z io n e 1 37

rale al quale appartengono venga studiato in dettaglio. È consigliabile impa­


rare queste forni e man mano che saranno presentate.

14. L’articolo determinativo

L’articolo determinativo ebraico trova una stretta corrispondenza nell’uso e


nel significato dell’articolo determinativo italiano. Nella sua forma di base
l’articolo è ha- al quale si aggiunge il raddoppiamento della consonante che
lo segue. L ’articolo viene prefìsso direttamente al sostantivo che intende de­
terminare:

rpà bayit una casa fpàn habbàyit la casa


HJ7Ì nà 'ar un giovane “lyan hannà ’ar il giovane
itti mélek un re hammélek il re

In ebraico non esiste l’articolo indeterminativo; bayit può essere tradotto


come “casa” o “una casa”. Il sostantivo con l’articolo determinativo è usato
anche per esprimere il vocativo: hammélek O re!

15. Preposizioni

Da un punto di vista puramente formale, nella lingua ebraica troviamo tre


tipi di preposizioni.
a. Le preposizioni che si aggiungono direttamente alla parola che segue e
sono scritte come parte di questa. A questa categoria appartengono ^ bd
(in), ) fo (a) e 3 fo (come):

mélek un re hmélek ad un re
bdmélek in un re ^1*?^ kamélek come un re
Quando un sostantivo è determinato per mezzo dell’articolo, queste tre
preposizioni si combinano con l’articolo formando una singola sillaba
che mantiene la stessa vocale dell’articolo:
hammélek il re lammélek al re
7[^5 bammélek nel re kammélek come il re
b. Le preposizioni che si aggiungono alla parola che segue mediante un
trattino chiamato maqqèp. A questa categoria appartengono ’el- (a,
verso), "Vv 'al- (su, sopra), e min- (da):
38 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rròn-^y 'al-habbàyit sulla casa


’el-habbàyil alla (verso la) casa
rP?rn& min-habbàyit dalla casa
Il maqqép indica che queste preposizioni sono proclitiche, cioè che non
hanno un proprio accento ma sono pronunciate come prima sillaba
dell’intero sintagma.

c. Il terzo e più grande gruppo è formato da preposiziopi che vengono


scritte come parole separate:

rràrt ^ k ’e?el habbàyit vicino (presso) la casa


□UH néged ha ’àm di fronte al popolo
lìpnè hammélek alla presenza del re
Esistono molte combinazioni appartenenti a questo tipo e verranno an­
notate nel vocabolario di ciascuna lezione. Le preposizioni del terzo
gruppo possono essere occasionalmente unite alle parole che seguono
col maqqèp. Questa pronuncia proclitica è dovuta a regole d'accento,
piuttosto complicate, che non saranno trattate qui. Il lettore dovrà atte­
nersi agli esempi presenti negli esercizi; tali esempi metteranno in evi­
denza gli usi più comuni,

16. Frasi con predicati avverbiali

In ebraico, un sostantivo e un sintagma preposizionale (o un avverbio di


luogo) giustapposti costituiscono una proposizione.

1V33 ivfo hannà ’ar babbàyit II giovane è nella casa.

Tali frasi non contengono un preciso corrispondente del verbo “essere” ita­
liano e assumono il valore temporale determinato dal contesto in cui sono
inserite. Le frasi isolate degli esercizi dovrebbero essere preferibilmente tra­
dotte in italiano con il presente indicativo. Il normale ordine delle parole è:
soggetto (cioè sostantivo) - predicato (cioè sintagma preposizionale o avver­
bio). Un avverbio interrogativo, invece, come ad esempio ’ayyèh (dove?), si
trova sempre all’inizio della frase:

"Win 7\% ’ayyèh hannà 'ar Dov’è il giovane?


L e z io n e 1 39

17. Vocabolario 1

Sostantivi: iv i nà'ar giovane, ragazzo, giovinetto; usato anche


nel senso di domestico, servitore
IH zàqén vecchio, anziano (di una città)
bàyit casa
nàhàr fiume
sàdeh campo
Ttf dérek strada, via (m. o f.)
Preposizione: al­ su, sopra, contro, riguardo a, a causa di
? ba (vedi § 15a) in, con (nel senso di “per
mezzo di”)
’ésel vicino, accanto, presso
A vverbi: D# sàm lì, in quel posto
’ayyèh dove? in quale posto?
Congiunzione : 1 wa e [viene prefisso direttamente alla parola
seguente: wahannà 'ar, e il giovane]

Esercizi

(a) Dividi in sillabe ciascuna delle parole seguenti;


samà 'ini mikkókabè
n r n waydabbaru dabàràw
biqqastìkà salósim
ìnSip? yittanéhu yosmadu
bàràkéni oynVrty sadótèkem
'grnan higgadtàni ya 'amdù
n rti wayyàmot ziqnéhem

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. una casa, la casa, nella casa, vicino la casa
2. un campo, in un campo, nel campo
3. una strada, su una strada, sulla strada
4. Dov’è il ragazzo? - il vecchio? - la casa?
5. Il ragazzo (il vecchio, la casa) è lì.
6. il vecchio e il ragazzo; la casa e il campo.

(c) Traduci:
1. ’ayyeh hannà'ar? hannà'ar babbàyiL .ivi? "IVin ."lV3n !TK 1
40 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

2. ’ayyèh hazzàqén? hazzàqén sam. .nw ii>Tn .ii>Tn n>N 2


3. ’ayyèh habbàyit? habbàyit ’ésel rran .rràn rrK 3
hannàhàr.
4. hassàdeh ’ésel hannàhàr. .*inan rn&n 4
5. hannà 'ar wdhazzàqén bassàdeh. lì?Tni nyin 5
6. ’ayyèh hazzàqén? hazzàqén ì m *li?ID n » 6
'al-haddérek

(d) Scrivi in ebraico:


1. La casa e il campo sono vicino al fiume.
2. Il giovane è sulla strada.
3. Dove sono il ragazzo e il vecchio?
4. Il ragazzo è nel campo.
5. Il fiume è vicino alla casa.
L e z io n e 2

[Leggere i §§ 4-6 della sezione “Fonetica ”, pp. 19-23]

18. L’articolo determinativo (cont.)

Davanti a parole che iniziano con una consonante gutturale (X\ 17', PI h, n h)
o con la “1 r l’articolo determinativo ha una forma leggermente diversa da
quella esposta nella lezione precedente.
a. Davanti a K’ e 1 r l’articolo è Pi hà-

*
’is uomo Iì^npì ha’is
• T
l’uomo
njn T T
rà 'db~
carestia HSHPì hard 'db
T T T
la carestia

b. Davanti a V l’articolo di norma è n ha-, ma se V' è seguito da à non ac­


centata, l’articolo è T) he-

TS7 'ir •
città TS?n w* r
la città
d n y ’àrim città (pi.) O'HVO he 'àrim le città
*)Dy 'dpàr polvere 1DUD he'àpàr la polvere

c. Davanti a PI h e n h l’articolo di norma è Pi ha- (senza raddoppiamento).


Ma se PI h è seguita da à non accentata, o se n h è seguita da à accentata
o non accentata, l’articolo è p he-

V
hèkàlM
palazzo hahèkàl il palazzo
héreb spada 3iqn hahéreb la spada
□DH hàkam
T T
un u omo hehàkàm l’uomo saggio
saggio
onn • T
hdrim monti □nw heharim i monti

Come già detto al §15a le preposizioni 3 bd,^ h e 3 kd sono aggiunte di­


rettamente al sostantivo cui si riferiscono. Davanti a un sostantivo con
l ’articolo determinativo la consonante della preposizione sostituisce la h
dell’articolo. La vocale dell’articolo, che cambia secondo le regole ap­
pena esposte, non è in alcun modo alterata da questa variazione:
42 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

IZ/'Kn ha‘is l’uomo V'ÌÒ la ’ìs alPuomo


heharim le montagneD'H.n^ behàrim nelle montagne

19.11 plurale dei sostantivi

Si osservino i seguenti gruppi di sostantivi:

a. liD} bdkòr plurale: D'HlD} bdkórim primogenito


hàlóm ni»V?q ha lomot sogno
b. “137 dàbàr
T T
ddbàrim parola
li?! zàqèn Q^i?ì zaqènim vecchio
Dlpip mdqóm ni mdqòmòt luogo
Nel primo gruppo (a) i temi del singolare e del plurale sono identici, ma nel
secondo gruppo (b) la a della prima sillaba è ridotta in a secondo il principio
esposto al §5. Si noti che nel gruppo (a) la vocale della prima sillaba è già a
(o un suo equivalente) al singolare; ne consegue che essa non può andare in­
contro ad ulteriori riduzioni vocaliche nel plurale.
Un secondo tipo di sostantivo, molto frequente e composto da due sillabe,
è rappresentato dal gruppo che segue:

mélek plurale: nidlàkìm re


rnf zébah EPrQJ zdbàhìm sacrificio
séper o n w sspàrim libro
nò 'ar , cny} n<i 'àrim giovane
’ébed 'abàdim servo
La forma singolare di questi sostantivi è caratterizzata dall’accento sulla pe­
nultima sillaba. Tutti i sostantivi di questo tipo seguono al plurale lo stesso
schema, come illustrato sopra. Si noti come la variazione della vocale del
singolare sia irrilevante per la vocalizzazione della forma plurale.
Perché c’è una à nella prima sillaba di àbàdim?

20. Vocabolario 2

Sostantivi: upn ’is (pi. irreg. ’ànàsim) uomo, marito


HWX ’issàh (pi. irreg. nasini) donna, moglie
bàttim pi. irreg. di JV3 bayit, casa
*7^ yéled (pi. -im) ragazzo, bambino
L e z io n e 2 43

*73^
T ••
hèkal palazzo, tempio
tb mélek (pi. -im) re, governante
“1DD sèper (pi. -im) libro
’ébed (pi. -im) servo, schiavo
t/y

Ty ir (pi. irreg. W,~\V ’àrim) città (f.)


Pronomi: kìh hù' egli, esso (riferito a sostantivi maschili)
*
hV ella, esso (riferito a sostantivi femminili)
mi chi? (nessuna distinzione di genere)
A vverbi : riis pòh qui, in questo posto
’époh dove? (sinonimo di n*N ’ayyéh)

Esercizi

(a) Fai precedere la preposizione te- (a) ai seguenti sostantivi e pronuncia


la combinazione che ne risulta (§4):

irò kdhèn (sacerdote) bàbel (Babilonia)


kérem (vigna) 113 bór (buca, cisterna)
kéleb (cane) nps baqàrT
(bestiame)
rnin tóràh (legge) g ir (residente straniero)
UT13 paràs
T T
(cavaliere) pésel (idolo)
P&àT damméseq (Damasco) dérek (via)
i n dòr (generazione) góral (sorte)
péger (cadavere) TS pikà (la tua bocca)

(b) Aggiungi la desinenza plurale richesta a ciascuno dei seguenti sostantivi


secondo le regole esposte nei §§5-6:

*71331 gabùl {-im) confine ■QV anàn (-im) nube


3irq rahób (-a/) strada -ina nàhàr
T T
(-di) fiume
N32Ì
T T
sàhd ' (-o/) esercito 1?# sàkèn (-im) vicino
^np
t ir
qàhàl {-im) assemblea u n hàsér
** T
(-ót) cortile

(c) Indica la forma corretta dell’articolo per i seguenti sostantivi:

hàdàr splendore fàdàmàh suolo


1DS7 ’àpàr
T T
polvere 3*?n hàlàh
T T
latte
□IH ’àdam
Y T
umanità na?n hokmàh sapienza
3 n rib lite bovi hékàl
T »

44 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(d) Costruisci i plurali dei sostantivi seguenti usando le desinenze indicate:

ijé péger (-ini) cadavere 'ébed (-ini) —


séqel (-ìm) shekel mélek (-ini) —
">?i? qéber {-itti) tomba TT da bar
“im (-im) —
yéled (-ini) — m zàqèn (-ini)
'ésem (-ót) osso dérek (-ini) —
’ében (~im) pietra VV népes (-01) anima
nà'ar (~ìm) — héder (-im) camera

nàhàr (-ó<) =no héreb (~ót) spada

(e) Traduci oralmente in ebraico:


1. uomo, uomini, gli uomini, negli uomini
2. donna, donne, le donne, nelle donne
3. re, re (pi.), sui re
4. anziano, anziani, sugli anziani
5. casa, case, vicino le case
6. libro, libri, nei libri
7. città, città (pi.), nelle città

traduci:
1. ha ’anàsim bà 'ir. .TÌD 1
2. hannàstm babbàyìL .rràa o ^ iri 2
3. hammélek Wdhà 'àbàdim bahékàl. E rg ic i 3
4. hassdpàrim babbayit. .rpàa □nopn 4
5. ’ayyéh hanns 'àrim? hanns 'àrim o n «wTtn■ .onvan
•TI** ir#
***• 5
bassàdeh. .rntya
6. ’èpoh habbàttim? habbàttim bair. .Tua
*T D*»nan *IT- nb^« 6
• IT- .Durian
7. ’épóh hanndharól? hanmhàról .Dtf
T ninmn
TI—.nl-inan TJ- nb’N •• 7
sàm.
8. he 'àrim sàm wdhaddérek pòh. .nb n i * 10? 8

(g) Scrìvi in ebraico:


1. Gli uomini e le donne sono nella città.
2. Il re è nel palazzo.
3. Le donne sono qui.
LEZIONE 2

4. Dove sono i giovani uomini e i servi?


5. I libri sono nella città.
6. Le città sono vicine ai fiumi.
L e z io n e 3

21. L’articolo determinativo (conclusione)

Quando una parola inizia con le sillabe ya- o ma- l’articolo determinativo è
solitamente n ha- senza il raddoppiamento:

ydladim haylàdim i ragazzi


*1^ yd*5r ntyn hay'ór il fiume, il Nilo
□ ^l*? mdraggslim D ^ljpn hamraggalim le spie

Si noti come in queste parole raggiunta dell’articolo provoca la perdita di


una sillaba nella pronuncia: hay-là-dlm e non ha-yd-là-dim. Si hanno delle
eccezioni alla regola appena esposta quando la seconda sillaba del sostantivo
inizia con il'o n /i:

□Hin? ydhùdim □v7!in*ri hayyahudim i giudei,


i figli di Giuda

Diverse parole, quando accompagnate dall’articolo, presentano una forma


leggermente diversa. Le seguenti sono le più importanti:

n* ’ére$ rm hà’ares terra, paese


in har ITO hàhàr montagna
nv *am ayn hà 'ani
T T
popolo, nazione
U gan w haggàn giardino
par 1DH happàr giovenco, toro
hag m hehàg festa, festività
l1i*5 ’àrón lliW hà ’àrón scatola, cassa, arca

Si noti che in “inn hàhàr la forma dell’articolo non segue le regole esposte
nella lezione precedente.

22. Aggettivi

Gli aggettivi concordano in numero e genere con i sostantivi cui si riferi­


scono. Diversamente dal caso dei sostantivi, però, in cui il genere non coin­
48 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

cide necessariamente con la forma, la distinzione tra maschile e femminile


nell’aggettivo è chiaramente e uniformemente segnalata:

Singolare Plurale
m.Diti toh (buono) M io tóbim
f. roitt tóbàh niniu tóbót
Gli aggettivi composti da due sillabe, con a nella prima sillaba, mostrano un
cambiamento nel tema davanti alle desinenze del femminile singolare e del
plurale (m. e f.). La a è sostituita da d (come descritto sopra nel §5):

gàdól gddólim
rf7Ì7} gsdólàhnftVT* gddólót

QDp hàkdmCPaDt] hàkàmim


HJDDp hàkàmah hàkamót

Le forme di fttf? qàfon (piccolo) sono insolite per il fatto che il tema subisce
un mutamento davanti alle desinenze:

pi? qàtdn qstannim


n|Dp qstannàh niHUj? qstannót

Gli aggettivi monosillabici - un gruppo relativamente piccolo - mostrano le


seguenti forme tipiche. Le regole che stanno alla base del cambiamento nel
tema verranno discusse in una lezione successiva:

rab rrn
T -
rabbàh rabbini n is i rabbót molto, molti
mar ma T T
mciràh s n a màrim
• T
nina r
màrót amaro
v i ra' nin
t r
rà'àh D^nt rà 'im
*
niyn r
ra ó t cattivo
ry 'az nry
t —
'azzàh 'azzim rwy *dzzót forte
bay r?n T -
hayyàh □^n hayyim nisn hayyót vivente
*77 dal rf?7
T -
dallàh 0^7 dallim nf?7 dallót povero

Gli aggettivi che terminano in -eh hanno le forme seguenti:

H5? yàpeh riD’ yàpah Q"’D^ yapim nlD^ yàpót bello


qàseh nW[? qàsàh ETOj? qàsim qàsót duro,
difficile

Altri tipi di aggettivi saranno commentati quando ricorreranno.


L e z io n e 3 49

23. L’uso degli aggettivi

Gli aggettivi svolgono due funzioni: attributiva e predicativa. Per attributivo


s’intende un aggettivo che forma un sintagma con il sostantivo cui si riferi­
sce; questo sintagma, nel suo insieme, ha nella frase una funzione determi­
nata. Per esempio, in “io leggo un buon libro”, “buon” si riferisce a “libro” e
il sintagma “un buon libro” è l’oggetto del verbo “leggo” In ebraico
l’aggettivo attributivo segue il suo sostantivo e concorda con esso in genere
e numero. Inoltre, se il sostantivo ha l’articolo determinativo, anche
l’aggettivo sarà determinato mediante l’articolo.

aiu urx 'is tób un uomo buono


aìton i^xn - * T
ha ’is hattób l’uomo buono
D'alt) ’ànàsim tóbim uomini buoni
calori n^iKri ha ’anàsim hatfóbim gli uomini buoni

naie n$x
r t *
’issàh fóbah una donna buona
naiun n^xn
t - T * T
ha ’issàh hattóbàh la donna buona
niaiti wuìi nàsim tóbót donne buone
niaitan hannàsim hatlóbót le donne buone

Ty 'ir gddólàh una città (f.) grande


n ^ n tvci ha 'ir haggddólàh la grande città
onv 'àrim gddólót città grandi
n an y ^ he 'àrim haggddólót le città grandi

Si presti attenzione al fatto che l’aggettivo concorda con il genere del so-
stantivo e non con le sue desinenze.
La giustapposizione di un sostantivo e di un aggettivo privo dell’articolo
costituisce di solito una predicazione, essendo considerato l’aggettivo come
predicato e il sostantivo come soggetto. Nella funzione predicativa
l’aggettivo può stare davanti o dopo il suo sostantivo soggetto. Si avrà allora
concordanza nel numero e nel genere, ma l’aggettivo predicativo, per defini­
zione, non ha l’articolo determinativo:

n1t} tób hà ’is


■ t ' ""
L’uomo è buono.
aio ha ’ìs tób
50 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

n$xn m io lobah ha issah


Y T 1 La donna e buona.
nalO T T * T
ha issah tobah '

D’U^xn D^iD
• t ”* T •
tòbimhà ’ànàsim
*
Gli uomini sono buoni.
D’ttfan niDÌD
* T —
tóbót hannàsim
• —
Le donne sono buone.

Una serie di aggettivi può svolgere Trina o l’altra funzione:

niliUJm Tyn bà 'ir haggddólàh wshattóbàh La grande e buona città,


rniu*] n*7Ì7} Tyn ^ *r g^dólàh W9tóbàh La città è grande e buona.

Nell’uso predicativo un aggettivo può essere modificato da un sintagma pre­


posizionale:

□ttV TV!? rQÌD tóbàh ha 'ir là 'àm La città è buona per il popolo.

Quando il sostantivo con funzione di soggetto è indeterminato, cioè privo


dell’articolo, sono possibili ambiguità:

rnitt ntìpn buona sapienza oppure La sapienza è buona.

I casi di questo tipo non sono molto comuni e di solito possono essere risolti
grazie al contesto.
Gli aggettivi possono essere usati come sostantivi (cioè in funzione di so­
stantivo) in due modi: (1) l’aggettivo, solitamente con l’articolo determina­
tivo, può significare “colui che è...”, DDpiri hehàkàm colui che è saggio,
l’uomo saggio; (2) sia la forma maschile singolare che la forma femminile
singolare di alcuni aggettivi possono essere usate come sostantivi astratti,
“ciò che è ...”, come nel caso di inri hàra' o nel caso di Hinn hàrà'àh,
cattiveria, malvagità.

24. Vocabolario 3

SOSTANTIVI: *137 dàbàr (pi. -im) parola, affare, cosa, avvenimento


nsn rà 'àb
T T
carestia
’éres (pi. -ót) paese, terra (f.)
nn har montagna
□S7 'am popolo, nazione
U Sarì giardino
L e z io n e 3 51

A ggettivi: 3 ÌD tób buono


gàdól grande, importante
TO qàtòn piccolo, giovane, poco importante
yàpeh bello, affascinante
in ra ' malvagio, cattivo, maligno
A vverbi: ita ? ms ’dd molto, molti (segue l’aggettivo che modi­
fica, come in 3 ÌtO fób m a’dd, molto
buono)

Esercizi

(a) Indica tutte le quattro forme (m., f.; s., pi.) dei seguenti aggettivi:
$i*7£ qàdós santo 733 kàbéd pesante
pirn ràhóq lontano sàmè' assetato
qàrób vicino sàlém integro, sano

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. l’uomo buono, l’uomo piccolo, l’uomo cattivo
2. la città grande, la città piccola, la città cattiva
3. la donna bella, la donna piccola, la donna buona
4. un ragazzo buono, una città grande, un campo piccolo, una grande
casa
5. nella città, nella grande città, vicino alla grande città
6. nel grande palazzo, vicino al grande fiume
7. città (pi.), le città, nelle città, nelle grandi città
8. uomini, gli uomini, gli uomini cattivi, negli uomini cattivi
9. donne, le donne, riguardo le donne cattive
10. paese, il paese, il grande paese

(c) Traduci:
1. hà ’issàh rà 'àh ma ’dd ,7‘n$ nv i rr ó n 1
2. hu ' yàpeh, .HD1 w n V T
2
3. hà ’is wdhà ’issàh yàpim md ’dd .ita ? c d i n ^ x r n t z ^ n 3
4. ’ayyèh h à ’ànàsim hatfóbim? ,a*>ràn rpN 4
hà ’ànàsim hattóbim bà 'ir Ty:p Datori Eripjtfà
haqqatannàh. I
, i

5. ’èpdh hannà 'ar hàra '? . n n "iv3n


-T - - — .4

hu ’ babbàyit haggàdól .*?mn rràa wn


52 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

6. ‘ayyéh hammélek? ■ ^ 3 n»i? 6


h u' bahékàl haggàdól.
7. mi tób? .aito '’B 7
tóbàh hà ’issàh hayyàpàh. .hd-ti n#Nn pqìd
T T - T • T T

8. haddàbàr tób md ’dd. .ito zriD -n^n 8


9. gàdól hàrà 'ab bà 'ir. .t s g nv“in Viìa
* T T TT T
9
10. hà 'àbàdim rà 'im md ’dd. .ito? n^vi 10
11. hazzdqénim ’é$el habbàyit. .iran n'i\pjri 11
12; he 'àrim haqqdtamót ’ésel in |n niaDpn onyp 12
hannàhàr haggàdól. .*?iìan

(d) Scrivi in ebraico:


1. Le donne sono molto belle.
2. La città è molto grande.
3. La casa è vicino a un piccolo campo.
4. Gli uomini e le donne sono sulla strada.
5. Le grandi case sono nella città.
6. Le donne sono malvagie.
7. L’affare è poco importante (lett. piccolo).
8. Il piccolo giardino è vicino la strada.
L e z io n e 4

[Leggere il § 7 nella sezione “Fonetica”, pp. 23-25]

25. Sostantivi plurali (cout.)

1 sostantivi composti da due sillabe, la cui prima sillaba è chiusa o contiene


un vocale immutabile lunga e la seconda sillaba è vocalizzata con à o e, for­
mano il loro plurale in due modi: la prima sillaba rimane immutata; nella se­
conda sillaba, invece, la è è ridotta in 9, mentre la à viene di solito mante­
nuta, I sostantivi seguenti illustrano i tipi più rilevanti:
(a) sostantivi con la prima sillaba chiusa:
mispàf plurale: mispàtim giudizio
m al’ak m al’àkim messaggero
najfò mìzbtfh nirpT» mizbahót altare
(b) sostantivi con una vocale immutabile lunga nella prima sillaba:
’dyéb plurale:CPT’N ’óydbim nemico
irp kóhèn kóhànim sacerdote
DDÌ3 kókàb tPnDto kókàbim stella
hékàl hèkàltm tempio
Una situazione particolare si riscontra in alcune parole, come ad esempio,
"fiy 7wwér plurale: D'H'IV 'iwrim cieco (agg.)
KD3 kissè ’ nlNpS kìs’ót trono
In questi casi, la consonante doppia del singolare è semplificata al plurale
con il risultato della perdita di una sillaba: non abbiamo infatti né 'ìwwarim
né kissd ’ót ma ’iwrim e kis ’ót. Le irregolarità di questo tipo verranno sempre
segnalate nei vocabolari delle diverse lezioni.

26. Il Participio attivo

In ebraico, tutte le forme verbali e la maggior parte dei sostantivi possono


essere scomposte analiticamente in almeno due parti: una radice e un modulo
vocalico formativo. Nel gruppo di parole

■qrD bàruk benedetto (agg.)


rm mdbàrék benedicente (verbo)
54 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

borale egli fu benedetto


Tia bérék egli benedisse
bdràkah benedizione (sost.)
la sequenza di consonanti BRK porta con sé la nozione di “benedire”. Una
sequenza di questo tipo è chiamata radice delle forme. Si noti che la radice è
un’astrazione grammaticale da gruppi di parole e non viceversa; in altri ter­
mini, una radice non ha alcuna esistenza autonoma al di fuori della sua in­
corporazione nelle parole e dire che le parole derivano da una radice è in
qualche modo fuorviante rispetto alla comprensione della natura della lin­
gua.
Il modulo delle vocali collegato ad una parola data può avere o meno un
significato proprio. Per esempio, dalla parola mélek (re), malkah (regina),
malkut (regno), màlak (egli regnò), homlak (egli fu fatto regnare), ecc. pos­
siamo astrane una radice MLK che ha a che fare con le nozioni di “regnare”
o “governare”. Nondimeno, dire che la parola mélek sia formata dalla radice
MLK e da un modulo vocalico formativo e-e (che indicherebbe colui che
compie ciò che viene specificato dalla radice) ha un fondamento piuttosto
debole. Il modulo vocalico e-e non costituisce infatti uno schema regolare
per la formazione di sostantivi d’agente. Ora però si consideri il seguente
gruppo di parole:

DrD kóteb scrivente


yóseb che siede, seduto
TjVn hólèk andante, che cammina
7T yòréd che scende
Il modulo vocalico ò-è è uno schema consueto per la formazione del partici­
pio attivo nel caso delle radici composte da tre consonanti, come quelle ap­
pena illustrate. Tuttavia, mentre dal punto di vista analitico è sempre legit­
timo isolare radici e moduli formativi, bisogna essere sempre cauti
nell’assegnare significati specifici a questi ultimi.
Inizieremo lo studio del verbo ebraico con la forma del participio men­
zionata sopra. Per quel che concerne la sintassi e la flessione, il participio è
come un aggettivo sotto quasi tutti gli aspetti:

Singolare Plurale
m. yóseb yósdbim che siede, seduto
f. yósébet nlnt^ yósdbót
L e z io n e 4 55

La prima vocale è immutabile lunga; la vocale della seconda sillaba è è e


pertanto suscettibile di mutamento. Si osservi la forma femminile singolare
con -et finale e il corrispondente cambiamento vocalico nella sillaba tema­
tica finale. Meno frequentemente si riscontra la forma na^'’ yóssbàh.
Il participio può essere usato come attributivo,
DJpn tó^xn ha ’is hakkòtèb l’uomo scrivente o
l’uomo che sta scrivendo
o predicativo,
nn’3 tf^XH ha ’is kóteb L’uomo sta scrivendo.
Questi due usi non si discostano in alcun modo dalla sintassi dell’aggettivo
trattata nella lezione precedente.
Il participio, sia come attributo che come predicato, indica di solito
un’azione continuata, nel suo svolgersi, per cui viene meglio tradotto con
tempi e forme che implicano una sfumatura progressiva: in italiano col parti­
cipio, col gerundio perifrastico o con forme equivalenti. Il tempo verbale,
come nelle frasi aggettivali della lezione precedente, deve essere ricavato dal
contesto. Le frasi participiali negli esercizi dovrebbero essere tradotte al pre­
sente o al futuro immediato (egli sta per...):
00*7 }T}Ì UTXH ha ’is noten léhem laddallàh
L’uomo sta dando (sta per dare) del pane alla povera donna.

27. L’indicatore dell’oggetto diretto "J18 ’et-

Quando l’oggetto diretto di un verbo è un sostantivo determinato (cioè ha


l’articolo determinativo) o è un nome proprio, è di solito preceduto
dall’indicatore dell’oggetto diretto ’DX 'et- (o, senza maqqép, fiX ’èt):
rninrrn$ tt^XH ha ’is sómér ’et-hattóràh
L’uomo sta osservando la Legge.
T ir nX nn'X DJm hà ’àm ’ohèb ’et-Dàwid
• T V « T T — “

Il popolo ama Davide.


Se invece l’oggetto è privo dell’art. determin., l’indicatore non viene usato:
m i nris ttrxn
T T •• * T
hà ’is kótèb dàbàr
“ “

L’uomo sta scrivendo una parola.


L’indicatore può essere ripetuto davanti a ciascun membro di un oggetto
diretto composto:
56 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rnìflrrnK U'yjU} hà ’ànàsim somdrim ’et-hattóràh


ni^D Tim Wd *et-hammiswdt
Gli uomini stanno osservando la Legge e
icomandamenti.

28. Vocabolario 4

Sostantivi: sopét (pi. -im) giudice


mal ’àk (pi. -im) messaggero, angelo
N03 kissè ’ (pi. irreg. niKQS kis’óì) trono
V erbi: arp kdtèb (ptc. att.) scrivere
Vdk •dm (ptc. att.) mangiare
irii nólèn (ptc. att.) dare, collocare, posizionare
TjVn holék (ptc. att.) andare, camminare
yóseb (ptc. att.) sedere, risiedere, abitare
Preposizioni: m et indicatore dell’oggetto diretto (vedi §27)
-m ’et- indicatore dell’oggetto diretto (vedi §27)
h- a, per (in senso dativo); come
’el- su, verso (implica di solito movimento o
attraversamento di spazio, ma spesso è
sinonimo di h-)
bd 'énè agli occhi di, ad opinione di, secondo,
per quanto concerne
Esercizi

(a) Costruisci il plurale dei seguenti sostantivi:


“1DD sópèr {-‘im) scriba a» gcmnàb (-im) ladro
i r ò mó 'ed {-im) tempo fissato ic1?# sulhàn (-ót) tavolo
miskàn (-im) tabernacolo miqdàs (-im) santuario

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. il giudice sta seduto
2. il re sta scrivendo
3. il ragazzo sta camminando
4. la donna sta dando
5. il messaggero sta andando
6. l’uomo sta dando
L e z io n e 4 57

7. lo schiavo sta mangiando


8. la donna sta andando

(c) Volgi al plurale ogni elemento deir esercizio precedente. Es.: i giudici
sono seduti.

(d) Trasforma gli elementi dell’esercizio (b) in locuzioni attributive (sostan­


tivo + ptc. in forma attributiva), come ne “il giudice (che è) seduto”.

(e) Traduci:
1. hassópèt nótèn ’et-hasséper là ’ts. npórrn^ )rìi ddwh 1

2. ha ’issah yosébei ws ’dkélet 2


babbàyit.
3. ha ’ànàsim hóhktm 'el-hahèkàl 3
haggàdól. .Mu n ì? y n T ìi#
T - T » - ¥

4. hammélekyóséb wdkótèb .“1903 rupi 2^ ^ $ n 4


basséper.
5. hammal ’àkim hótekfm c r^ n o'ON'parf 5
’el-hahékdl.
6. ra ' haddàbàr bd 'èné ha 'arri, .□yn T y a nrnn yn
T T ” * T T - -
6
7. hanm 'àrim hóhkim nnyjn 7
’el-hannàhàr.
8. hammélek yóséb 'al-hakkissé’ K03n“*7y T^én 8
bahèkàl T •• —

9. ha 'am yóséb bà ’ares haggddólàh. . n ^ n ri& ì y # ' QVO 9


10. ha ’is Wdhà ’issàh yósdbim bà Ir n$Nn 1 10
hàrà 'ah. .nym TyaT TT • T

1 1 . hassdpstim hóhkim fel~hannàhàr. D ^w n 11

12. haylàdìm yósdbim ’ésel hannàhar “in|n tn ^ ri 12


haqqàtón. • P i ? n

13. hù 1kdtèb ’et-hadddbàrfm ’al- □n^rt-riK nns «in 13


hassèper. .“i^érrVy
14. ’épóh yosdbót hannosim? .o^an nint^ n'D’w 14
, A l — f w T — 7* I f A
15.
7
tobim ha abadim bd ene ^py:? Dnn^n a n io 15
hammélek Ts tifo
58 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(d) Scrivi in ebraico:


1. I ragazzi stanno andando alla città.
2. Gli schiavi sono seduti vicino le case piccole.
3. Il ragazzo sta dando il libro all’uomo,
4. L ’uomo e la donna siedono nel giardino.
5. Gli uomini stanno dando al re il piccolo campo e il giardino.
6. Il popolo sta dimorando in una buona terra.
L e z io n e 5

[Leggere i §§ 8-9 nella sezione "Fonetica ”, pp. 25-28]

29. Le preposizioni 3 ba-, kz-

La forma di queste tre preposizioni è determinata dalla prima consonante o


sillaba della parola alla quale sono prefissate:

a. Se il sostantivo comincia con la sillaba ' y9, le forme attese *beyd, *hyd
e *loyd sono sostituite da bi, li e la:

ydrusàlàim Gerusalemme
•- 1 »
birusalàim in Gerusalemme
•— T •
lirusàlàim a Gerusalemme
kirusàlàim come Gerusalemme

b. Se il sostantivo comincia con qualsiasi altra consonante seguita da d, le


preposizioni assumono la vocale i\

sdmu ’èl Samuele


bismù ’él in Samuele
lismu ’èl a Samuele
come Samuele

Si noti che lo d del sostantivo cade nella pronuncia: si avrà così la silla­
bazione bis-mu- ’él, e non bì-sd-mu- ’él.

c. Se il sostantivo comincia con una consonante gutturale seguita da una


vocale ridotta (a, è o o), le preposizioni assumono la vocale breve corri­
spondente:
hàlóm un sogno
nftpa bahàlóm in un sogno
lahàlóm a un sogno
kahàlòm come un sogno
’émét verità
n $ P be ’émét in verità
m i le ’émét a verità
nftfcp ke ’émét come verità
60 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rp]$ ’Óniyàh una nave


bo ’óniyah m una nave, ecc.

d. Davanti a parole che hanno l’accento sulla prima sillaba (quindi soprat­
tutto davanti a parole monosillabiche) le preposizioni sono facoltativa­
mente vocalizzate con a. Esempi di queste forme piuttosto limitate sa­
ranno fatte notare quando ricorreranno.

e. Così come affermato in precedenza, queste tre preposizioni si possono


combinare con l'articolo determinativo, che perde le sua PI h iniziale. La
vocale dell’articolo rimane immutata.

f. Al di là dei casi particolari esposti nei paragrafi precedenti, le preposi­


zioni ricorrono semplicemente come £ bd-, ^ ld- kz>-\

-pya bd 'ir in una città


kdmélek come un re
ld ’is a un uomo

30. La preposizione m in

a. Davanti all’articolo determinativo questa preposizione può avere sia la


forma me-, unita direttamente alla parola che la segue, o p min-, che è
congiunta di solito alla parola che la segue col maqqép:

dal re min-hammélek T j^ rn a
o mèhammélek

b. Davanti a sostantivi che iniziano con una consonante gutturale o con r,


la preposizione prende la forma di me- ed è unita direttamente alla pa­
rola che la segue;

TV 'ir una città Tllft me 'ir da una città


tt/NH rd(')s una testa tiWlQ méróOs da una testa

c. Davanti a tutti gli altri sostantivi la forma è & mi + il raddoppiamento


della prima consonante:

mélek un re Tl’piftt mimmélek da un re


L e z io n e 5 61

La sequenza miyye- è comunemente contratta in mi-, come in rTJìnV?


mihùdàh (per *miyy9htìdàh) da Giuda.

31. Il comparativo ,

Per esprimere il grado comparativo l’aggettivo non viene alterato nella sua
forma. Viene usata, invece, la preposizione ìfp min davanti al sostantivo che
funge da secondo termine di paragone,

ivintt con tì^XH hà ’is hàkàm mèhannà ’ar


------ T T • T *“

L’uomo è più saggio del ragazzo.


Sono possibili, ma non usuali, altri ordini di parole nella frase:

HWXH HEP yàpàh hà ’issàh mèhanna 'àràh


La donna è più bella della ragazza.
La stessa costruzione può essere tradotta con “troppo.. .per...”. Es.:

n i’tes?? n$i? qàsàh hà ’àbódàh méhà ’is


Il lavoro è troppo duro per l’uomo.
La scelta tra il comparativo e la traduzione “troppo...per” dipende da quale
delle due forme sia in grado di rendere meglio il senso della frase.

32. Il pronome relativo ’àser

In ebraico, diversamente dall’italiano, il sintagma preposizionale non è posto


di solito accanto al sostantivo cui si riferisce. Mentre noi possiamo dire “il
libro sul tavolo” o “la fontana nel parco”, dove “sul tavolo” e “nel parco” si
riferiscono rispettivamente a “libro” e ‘fontana”, in ebraico espressioni di
questo tipo sono più frequentemente introdotte dalla parola “1$$ ’àser, che di
norma equivale ai pronomi relativi italiani il quale, la quale e che,

TV21 *■)$$ hà ’is ’àser bà 'ir l’uomo nella città, o


l’uomo che è nella città
f 1X3 Qyn hà 'àm ’àser bà ’àres il popolo nel paese, o
il popolo che è nel paese.

La parola 1$% ’àser non è condizionata dal genere o dal numero di quella
che la precede:
62 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

ha ‘m ah ’àser bahèkàl la dolina nel tempio.

*1$$ ’àser non è normalmente impiegato davanti ad aggettivi o participi.


Ne deriva che la proposizione italiana “l'uomo che è saggio” venga resa
come Qpnn W-Wn hà ’is hehàkàm (usando semplicemente l’aggettivo in forma
attributiva), o solamente con DDH^i hehàkàm. E ancora - per indicare un altro
esempio - “L 'uomo che è seduto” è UWtiT! hà ’is hayyoséb. Il participio
può essere usato da solo, anche senza l’articolo determinativo, come equi­
valente delPitaliano uno che, qualcuno che, chiunque, egli che:

T^'n holék be ’émèi colui che (o chiunque)


cammina nella verità

33. Vocabolario 5

S ostantivi; 3HT zahab


r t
oro
hokmàh sapienza
HO? késep argento, denaro
r r à y 'àbódàh lavoro, compito, schiavitù (cfr.
•ébed)
ITO
v .<
'ésàh consiglio, avvertimento
A ggettivi: 1?: yàqàr prezioso
yàsàr integro, retto
p' w saddìq giusto
n?i? qàseh difficile, duro, severo
yun rasa' malvagio, empio, criminale
N omi Propri: TB Dàwlcj Davide
Samu ’èl Samuele
Ydrusàlàim Gerusalemme
[Si noti che nella sillabazione
ebraica manca il secondo 1 y. Ciò
potrebbe indicare un’antica variante
dialettale di pronuncia: Yarusàlèm]
A ltro : min- (prep.) da; usato anche come parti-
tivo: mèhà’ànàsim, alcuni
degli uomini.
’àser (pronome relativo) il quale, la quale,
che
LEZIONE 5 63

Esercizi

(a) Preponi la preposizione 2 bd- alle seguenti parole; prima senza l’articolo,
poi con l’articolo. Esempio: késep, bdkésep, bakkésep.
mdlàkìm rid 'artm
DH3Ì7 'àbàdim o m o hàdàrim (camere)
D“ny 'àrtm
■T
’àdàmàh (suolo)
ydìàdim rnft ’óniyàh (nave)
QpTf ddràkim

(b) Traduci oralmente in ebraico le seguenti espressioni. Usa l’aggettivo


nella forma singolare maschile:
1. migliore del ragazzo
2. più grande della casa
3. più grande del fiume
4. più piccolo di un campo
5- peggiore degli uomini
6. più preziosi dell’oro
7. più giusto del re

(c) Traduci oralmente in ebraico le seguenti espressioni. Trasformale poi in


sintagmi che usino ’aser. Esempio:

La città è nel paese —> la città che è nel paese

1. Il ragazzo è nel campo grande.


2. Le parole sono nel libro.
3. La donna è sulla strada.
4. L ’oro è nel tempio.
5. L ’argento è nella casa.

(d) Traduci:
1. ydqàràh hohnàh mizzàhàb. .nn-TS Httpn mj?? 1
2. qàsàh hà 'àbòdàh méhà ’ànàsim. IT7Ì!l^n ' 2
3. yasàrim hà ‘àbàdtm .D'OCHE CT“l$? 3
mehammdlalani.
64 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

4. Dàwid yàsàr md 'od. .7X& ^ Ì 1ÌI T T • T


4
5. hù ' nótèn hokmàh lammélek t?.$? n?DDn irù m 5
hayyóséb ’al-hakkissè ’.
6. r à fim hadddbàrim ’àser basséper. .-idó5 n n ^ n nnn 6
7. tóbah lióbnàh mikkésep. n ^ n rniu 7
8. yssàrim hà ’ànàsim. .e tta r i .8
9. Dàwìd wdhà ’ànàsim ydssbim in 9
birùsàlàim. *— T »

10. mi ?addiq missdmù ’èl? 10


11. hà ’èsàh rà 'ah md ’dd. , n n nvvs 11
12. ’ayyèh haysàrim wdhassaddiqim? .c p ^ n i nsN 12

(e) Scrivi in ebraico:


1. Il re sta dando Toro e l’argento agli uomini che sono nel palazzo.
2. La sapienza è più preziosa dell’argento (traduci senza articoli).
3. Sono molto cattivi i messaggeri in Gerusalemme.
4. Samuele e Davide sono retti e giusti.
5. Il lavoro è troppo difficile per il ragazzo.
6. Il campo è più grande del giardino vicino alla casa.
7. I giudici sono più malvagi dei re.
L e z io n e 6

[Leggere il § 10 nella sezione “Fonetica ”, pp. 28-30]

34. Sostantivi plurali (cont.)

Dal punto di vista dei cambiamenti del tema, i sostantivi monosillabici si di­
vidono al plurale in due tipi: (a) quelli senza cambiamento, e (b) quelli che
hanno un raddoppiamento della consonante finale:

V A v a

Tt p sir n'yu? sirim canzone


DÌO sus D’QÌO susim cavallo
nix ’ót niniN ’ótót segno
Dì dàm
T *
dàmun
T
sangue
n 'ès 'ésim albero
ay 'am 'ammim popolo
ro hès crsn hissim freccia
pn hóq D'IPt! huqqim statuto

Si presti attenzione ai seguenti particolari:


(1) I sostantivi con le vocali tematiche w, i, ó e di solito anche quelli con à
non alterano il tema davanti alla desinenza plurale.
(2) I sostantivi con la vocale tematica è si comportano in uno di questi due
modi:
a. il tema resta immutato, come in 'és - 'ésim
b. la consonante finale del tema viene raddoppiata ed è viene sosti­
tuita da i, come in hès - hissim.
(3) I sostantivi in a sono simili a quelli precedenti:
a. quando la consonante finale del tema è una gutturale o r, la vo­
cale tematica è “allungata” in à, come in har - hàrìm
b. altrimenti la consonante finale del tema è raddoppiata e la vocale
tematica rimane la stessa, come in 'am - "ammim.
(4) I sostantivi con la vocale tematica 6 seguono solitamente il modello di
hóq - huqqim. Spesso, comunque, 6 costituisce una scrittura difettiva di
<5, e per questa ragione si deve prestare attenzione a non confondere il
tipo di hóq con il tipo di 'ót nel gruppo (a).
66 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

I plurali che si comportante in maniera anomala a causa di varie irregola­


rità o di deviazioni minori non prevedibili saranno indicati di volta in volta
nel vocabolorio di ciascuna lezione. I seguenti sostantivi sono irregolari per
il fatto che i temi plurali non si conformano ai tipi indicati sopra:

m i ró(')s testa plurale: CPMq rà(')sim


dV’ yóm giórno yàmim
• T

ben figlio D’33



banim
t
tA
TV ir città ani?

’àrìm
T
f w — vy*
IS uomo 0^3 anasim

35. Participi (cont.)

Se la seconda o la terza consonante di una radice verbale è una gutturale (N


V Hh, n h) le forme del participio appaiono leggermente modificate.
Quando la seconda consonante è una gutturale, abbiamo a al posto di b
nel tema del plurale:

py'S so ’éq so 'àqim che grida


nì?y!£ so 'éqet só'aqót (lett, gridante)

Quando la terza consonante è V ' o n h, il femminile singolare ha a al posto di


e nelle ultime due sillabe:

rn:n bor^h D‘,n”l’3 bordhìm che fugge


nrn’3 boràhat nìni'3 bòrdhót (lett. fuggente)

Quando la terza consonante è K’, la quale non viene pronunciata quando


chiude una sillaba, il femminile singolare presenta è:

*HP gòre' □‘’N’IP qòrd ’im che chiama


n*n‘p qóré(')t rriN“|'p qors 'ót (lett. chiamante)

36. Vocabolario 6

S o sta n tiv i: *?ip gol (pi. -ót) voce, suono; bdqól gàdóh
ad alta voce, a gran voce
es (pi. ’èsim) albero, legno
D15 kérem (pi. -im) vigna
L e z io n e 6 67

V erbi: py'ìf só 'è# (ptc. att.) gridare (nell’angoscia)


nVw sole’h (ptc. att.) inviare
yt ì nòli? * (ptc. att.) piantare
yds’e ' (ptc. att.) partire, uscire
Altro : nné tàhat (prep.) sotto; al posto di
■>3 la (cong.) perché, poiché, a causa di;
che
ai rab (agg.) molto, molti, numeroso
(forme in § 22)

Esercizi

(a) Traduci oralmente in ebraico:


1. L’uomo anziano sta andando via.
2. La donna sta piantando.
3. Il giudice sta inviando.
4. Il popolo sta gridando.
5. Il servo sta andando via.

(b) Volgi al plurale ciascuna delle frasi dell’esercizio (a).

(c) Traduci:
1. hi3’ànàsim nótd 'im rèsim rabbim ì
'al-hàhàr. .in .r^ y n^ai
T T - * -

2. hannà 'arydsèb tàhat hà ’és ’àser rvn nné iy|n 2


baggàn. -ÌW
3. gddólim h à 'èsim ’àser behàrim c ra n 3
méhà 'èsim ’àser ’ésel hannàhàr.
."inan
T T ”

4. 'ammim rabbim yósdbim bà ’ares dw 4


ki hà ’àres tóbah ma ’dd, .■ma naitj f1KH
5. hà fàm sd ’àqim baqól gàdól ki *>:>Vn$ Vipa d$»s?x ay? 5
qàsàh ma ’dd hà 'àbódàh. .n in y n ì 'nq nwp
6. miyósè *mìn-hà 'ir hàrà ’àh? .nyin t v it i ?? ^ 6
7. rà 'im hadddbàrim bd ’ènè ti’póo ’T»? □na^n e v i 7
hammélek hayyàsàr. .it^ n
I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

8. hà ’issàh yósè(’) t mèhabbàyìt. .rrsna m p nttfan 8


9, hà 'àbàdim nòta 'im kérem qàtón Ib i? D i i 9
’èsel hassàdeh. .niton

Scrivi in ebraico:
1. Il re sta inviando i messaggeri al giudice che è in città.
2. Il popolo sta andando via da Gerusalemme perché la carestia è molto
grande,
3. Chi sta gridandando nella casa?
4. La vigna e il giardino sono vicino alla casa.
5. Egli è seduto sotto un grande albero.
6. Gli uomini sono buoni, ma i servi sono cattivi.
7. I servi sono migliori dei messaggeri.
L e z io n e 7

[Leggere il § 11 nella sezione “Fonetica", pp, 30-32]

37. Predicato di esistenza

Al fine di asserire che qualcosa esiste la lingua ebraica impiega la particella


yés, comunemente tradotta con “c’è (ci sono)”.

tt/*’** W yés ’is C’è un uomo.


W yés ’issàh C’è una donna.
yès ’ànàsim Ci sono degli uomini.

In questa parola non avviene alcun cambiamento in relazione al numero o


genere dell’oggetto predicato.
La particella negativa fN *èn esprime invece la non-esistenza:

Non c’è alcun uomo.


| • ^ V' — I

issah Non c’è alcuna donna.

Questo tipo di frase compare frequentemente per esprimere il possesso:

*103 l’S ’èn la ’is késep L’uomo non ha argento.


nWN1? yès ’is là ’issàh
T ' T • « ^
La donna ha un marito.

Nelle lezioni precedenti abbiamo trattato le frasi con un predicato avver­


biale. Tutti gli esempi usati, sia nelle lezioni che negli esercizi, avevano
come soggetto sostantivi determinati. Una frase di questo genere ma con
soggetto indeterminato, come “Un uomo è nella casa”, è virtualmente equi­
valente a quella che esprime esistenza “C’è un uomo nella casa”. Di conse­
guenza, le frasi che esprimono esistenza e quelle che hanno predicati avver­
biali risultano a volte identiche:

sogg. deter. rpÌ3 UPNri hà’is babbàyit L’uomo è...


sogg. indeter. rpà2 ^ yés ’is babbàyit Un uomo è...
C’è un uomo...
sogg. indeter. ivàll T*K en ’is babbàyit Nessun uomo è.,.
Non c’è alcun
uomo...
70 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

38. Le preposizioni fo-, b - e Tlfc? 'et- con i suffissi pronominali

Quando è l’oggetto di una preposizione, il pronome personale viene aggiunto


come suffisso direttamente alla preposizione:

*? li a me lanù a noi
hkà a te (m.) lakém a voi (m.)
làk a te (f.) n?1? làkén a voi (f.)]
i1? lo a lui lahém ad essi, a loro (m.)
rò làh
T
a lei in> làhén ad esse a loro (f.)

Qui, come altrove nella lingua ebraica, esiste una distinzione per genere
nella seconda e nella terza persona. Ci sono pertanto due pronomi ebraici
corrispondenti all’italiano “te”, due pronomi ebraici corrispondenti
all’italiano “voi” e due pronomi ebraici corrispondenti airitaliano “loro”.
La preposizione ? bs con i suffissi pronominali si presenta analogamente
alla precedente. Nel caso della 3a persona plurale viene anche usata la forma
alternativa 03 barn per 003 bahém.
I pronomi che svolgono la funzione di complemento oggetto di un verbo
possono ricorrere come suffissi aggiunti alPindicatore deH’oggetto diretto,
nel modo che segue:

oti me urto
T
’ótànu noi, ci
’òtdkà te (m.) ’etkem voi, vi (m.)
■qn'K ’Ótàk te (f.) nm ’etken voi, vi (f.)]
inX ’ótó lui, lo umT
’ótàm loro, li (m.)
T
’ótàh lei, la ’dtàn loro, le (f.)

Le forme delia 3a persona plurale ricorrono anche come ’ethem e


’ethen. Ecco alcuni esempi di utilizzo:

Dfl'p I}1? in‘3 ti'ìl'n


ha ’is nótèn lànu léhem
L’uomo ci sta dando del pane.
’pK ’èn li késep
Non ho argento,
ìftìj DI# yés lahem mélek
Essi hanno un re.
T y T 1^ onx hammélek s5li?h ’òtàm fel-ha Ir
Il re li sta mandando alla città.
L e z io n e 7 71

39. Vocabolario 7

SOSTANTIVI: só(')n (senza pi.) termine collettivo per bestiame


piccolo (pecore e capre)
"li?? bàqàr (senza pi.) termine collettivo per bestiame
grosso (tori, giovenchi, mucche, ecc.)
gàmàl (pi. irreg. gomallim) cammello
léhem (senza pi.) pane, cibo
V erbi: Tf yòréd (ptc. att.) scendere, discendere
A ggettivi: * T
'àsir ricco
dal povero
PARTICELLE: yès c ’è, ci sono
#
rx en non c’è, non ci sono

Esercizi

(a) Traduci oralmente in ebraico:


1. Io ho un/una_____________ . (casa, giardino, campo, vigna)
2. Ella non h a ______________(marito, schiavi, denaro, libri)
3. Non abbiamo____________ . (re, giudice, città, cammelli)
4. L ’uomo non ha moglie.
5. Essi hanno_________ . (bestiame piccolo, cammelli, oro, argento)
6. Non ci sono alberi sulla montagna.
7. Ci sono molte case nella città
8. Ci sono molti messaggeri qui.
9. Egli ci sta inviando.
10. Egli sta scrivendo a noi.
11. Egli cì sta dando del pane.
12. Egli sta abitando in esso.
13. Ella li sta inviando.
14. Ella lo sta piantando per loro.

(b) Traduci:
1. ’èn ’isyósèb 'al-hakkissé .Koarr1™ 3 # ,>tfnjt *px 1
2. yès sèper sàm. . m i 5p w 2
3. ’èn sópétyàsàr bà 'ir. .TV3 "IttT DDW*pX 3
4. hammal ’àkim yóradim mèhàhàr ^ “inna n 'i y 4
ki ’èn làhem léhem sàm. .□tf ujf? nd) r«
72 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

5. hà 'àsirim notemm léhem no1? D^rù 5


laddallim hayyosdbim sàm. .d$ n ^ n
6. hà ’ànàsim yósd ’im min-hà 'ir T y n -p d^ ' 1 D ^ n 6
wdhóldkim 'el-hàhàr.
I. hannàsim yòsd 'ót mèhà 'ir n ìx p 7
wDyórBdót \el-hannàhàr. n iìtl
8 . yès lànu bàyit gàdól wzgan qàfdn, .Ibi? )ì ) rrè u 1? w 8
9. mi hà ’ànàsim hahóhkim □r?ynn 9
'el-hà'ir?
10. haylàdim yosdbim ws ’oksHm q’^ k i n 'ytf' o n > n 10
bakkérem. .D*tèa
II. hu’ ’àsir ma ’òd; yès lo késep ‘ò w .ixq tuty.w n il
wdzàhàb.

(c) Scrivi in ebraico;


1. Il re non ha città e non ha terra.
2. Dove siedono e mangiano i giovani?
3. I ricchi hanno pane ma i poveri non hanno pane.
4. I poveri stanno gridando perché non hanno cibo.
5. I giudici stanno inviando al re i libri, perché in essi ci sono molte
cose buone.
6. Il re mi sta inviando al giudice perché ha un problema (=cosa) diffi­
cile.
7. Qui ci sono molti cammelli.
L e z io n e 8

40. Aggettivi e pronomi dimostrativi

Singolare Plurale
m. ni zeh questo ’élleh questi/queste
f. rm? zó(')t questa

m. m hu quello hèm quelli


f. hi* quella nan
T
hénnàh quelle

I dimostrativi hanno un uso analogo a quello dell’aggettivo.

n-jn irò n ha ’is hazzeh quest’uomo


ntfrn nwKn
- T ■ T
h à ’issàh hazzó(')t questa donna
hà ’ànàsim hà ’élleh questi uomini
hannàsim hà ’élleh queste donne

wnn hà ’ts hahu ' quell’uomo


K’nn n^Kri h à ’issàh hahi’ quella donna
dnn hà ’ànàsim hàhém quegli uomini
nan;i D’r à hannàsim hàhénnàh quelle donne

In una serie di aggettivi, i dimostrativi si posizionano per ultimi;

njn S t a hà ’is hattób hazzeh questo buon uomo


fiNTH naitin ri$xn h à’issàh hattóbàhhazzò(’)t questa buona donna

La forma senza l’articolo ha lo status di pronome (si confronti quest’uso con


quello dell’aggettivo predicativo):

n| zeh h à ’is Questo è l’uomo.


nWKH DN'T zóC)t hà ’issàh Questa è la donna.
’élleh hadddbàrfm Queste sono le parole.

Si noti la concordanza in genere e numero, come nel caso dell’aggettivo.


74 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

41. Participi (cont.)

Singolare Plurale
m. n£l bdneh EH'a bònìm
f. HÌa bònah ni 32 bónót
bóniyàh)
La H h finale della forma H32 bòneh è una mater lectionis per la vocale fi­
nale, non una terza consonante radicale. La radice, in questa classe di verbi,
deve essere considerata di forma variabile, a volte BN-, a volte BNY. Si os­
servi che il femminile ha due forme nel singolare; l’una o l’altra possono es­
sere usate ma bóniyah è piuttosto rara.

42. Vocabolario 8

SOSTANTIVI:n ra binali
T •
intelligenza, intuito
p i i sédeq giustizia (cfr. saddiq)
m es (senza plurale) fuoco (f.)
X’g j nàbV (pi. -im) profeta
VERBI:nla bòneh (ptc. att.) costruire, edificare
n^y ‘òleh (ptc. att.) ascendere, salire, andar su
nòpel (ptc. att.) cadere

Esercizi

(a) Traduci oralmente in ebraico:


1. questa carestia 6. questo consiglio
2. queste case 7. queste città
3. quella città 8. queste montagne
4. questo denaro 9. quei popoli
5. quel lavoto

(b) Trasforma le espressioni dell’esercizio (a) in frasi complete, secondo il


modello: questa carestia —>Questa è la carestia.

(c) Traduci:
1. dal hannàbi’ hazzeh wd ’én lo .Qlj*? i1? ■pX’] n-JH 1
léhem.
2, h à ’ànasim h a ’élleh'òlim D^y n’jxn 2
’el-heharim. .□ 'H nrr^
LEZIONE 8 75

3. hantidbi’im haysàrim hóhkim □■gyn □,n ^ n Daziari 3


bafédeq.
4. binàh wdhokmàh tóbót mizzàhàb. .anta ninìu r r o ni n rs 4
5. hà’és nópélet 'al-habbàyit ’àser 5
’ésel hahèkàl. T *• — y **

6. hà ’ànàsim bónim bayit gàdól Tya 6


bà 'ir hahi\
7. ra 'im hà 'àm ki ’èn làhem binàh .nra uri) r? nyn a r n 7
8. hu ’sóle’h lànu nàbi’ saddiq. .p’ìx 10:13 v'ì nVw mn 8
9. ’èn mélek birusàlàim. 9

(d) Scrivi in ebraico:


1. Questi cammelli sono miei (lett. a me) e quei cammelli sono tuoi.
2. Non hai intelligenza.
3. Egli sta salendo verso il bestiame che è sulle montagne.
4. Ella sta cadendo.
5. I ragazzi stanno costruendo una piccola casa vicino al giardino.
6. Il popolo abita (ptc.) in questa terra perché è grande e bella.
7. Egli sta dando fuoco alla città malvagia.
L e z io n e 9

43. Il perfetto di 3D3 kàtab

Per ogni verbo ebraico esistono due flessioni verbali complete per persona,
genere e numero. La prima, chiamata perfetto, è formata aggiungendo i suf­
fissi pronominali a un tema relativamente stabile, come illustrato qui sotto
ana kàtab egli scrisse
’npna kàtàbti
■ io scrissi.
Nella seconda flessione, chiamata imperfetto, viene usato un tema differente
e persona, numero e genere vengono contrassegnati da particelle sìa prefisse
che suffisse, come in

arp? yìktòb egli scriverà


nprori tiktóbnàh esse scriveranno.
Cominceremo lo studio del verbo con il perfetto, la cui flessione completa è
la seguente:

ana
- T
kàtab egli scrisse
kàtdbàh ella scrisse
w S? kàtàbtà tu (m.) scrivesti
w ? kàtabt tu (f.) scrivesti
’npna kàtàbti io scrissi

lana
r it
kàtdbù essi scrissero
tw ? kdtabtem voi (m.) scriveste
ra w kdtabten voi (f.) scriveste
upna kàtàbnù noi scrivemmo
Si presti attenzione ai seguenti particolari:
(1) In ebraico, l’ordine tradizionale di un paradigma verbale comincia con la
terza persona e procede fino alla prima.
(2) Nel perfetto, c’è una distinzione per genere nella forma della seconda e
della terza persona del singolare e della secona persona plurale. Le altre
forme, inclusa la prima persona singolare e la prima persona plurale, non
distinguono il genere del soggetto.
(3) Le desinenze nel paradigma dato sono comuni per quasi tutti i verbi
della lingua ebraica. Si noteranno molte variazioni nei temi dei vari tipi
78 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

di verbi ma le desinenze in se stesse rimangono abbastanza costanti. La


2a persona maschile singolare ricorre anche con una mater lectionis fi­
nale: HFgri-i katàbtàh.
(4) Il tema del verbo kàtab cambia in accordo con la forma della desinenza
che viene aggiunta:
a. Davanti alle desinenze non accentate -tà, -/, -ti e -nù il tema rimane
lo stesso come nella terza persona maschile singolare.
b. L’aggiunta delle desinenze -ah e -u, entrambe accentate e compo­
ste da una vocale, rende aperta la sillaba finale del tema. Davanti a
queste desinenze la seconda vocale tematica è regolarmente sosti­
tuita da (ridotta in) a.
c. Le desinenze -lem e -ten sono sempre accentate. Poiché esse ini­
ziano con una consonante, la seconda sillaba del tema rimane
chiusa e immutata. La prima vocale tematica, se è in una sillaba
aperta come nel paradigma che stiamo prendendo in considera­
zione, è ridotta in a.
(5) Quando la consonante finale della radice è identica a quella con cui
comincia la desinenza, si scrive solo una lettera, ma con il daghesh forte\
di conseguenza, da rn s (egli tagliò) otteniamo '’l r ò kàràtti (io tagliai) e
da (egli si stabilì) otteniamo 135$ sàkànnu (noi ci stabilimmo).
I verbi le cui radici contengono una consonante gutturale, o quelli le cui
radici hanno altre peculiarità fonologiche, come nel caso di bóneh, si disco­
stano dal paradigma dato sopra e saranno trattati nelle lezioni successive. I
verbi che hanno radici prive di particolari caratteristiche fonologiche sono a
volte chiamati verbi triconsonantici forti o regolari.

44. Il significato del perfetto

Vedremo nel corso di questo libro che la traduzione dei tempi ebraici di­
pende largamente dal tipo di frase o di proposizione in cui il verbo è usato.
Nelle frasi isolate degli esercizi di queste lezioni si danno solo due o tre pos­
sibili traduzioni del perfetto:
(1) Tutti i verbi al perfetto, indipendentemente dal loro significato, possono
essere tradotti con il passato remoto italiano (“io scrissi”) o con il pas­
sato prossimo (“io ho scritto”).
LEZIONE 9 79

(2) Tutti i verbi al perfetto che indicano una percezione, un atteggiamento o


una disposizione del soggetto verso un oggetto (piuttosto che un’azione
diretta eseguita sull’oggetto) possono essere tradotti con il presente indi­
cativo:

’rgrm ’àhàbti io amo (o, come sopra, io amai, io ho amato)
•>riyr yàda'ti io so (o io seppi, io ho saputo).
(3) Tutti i verbi al perfetto che indicano stati mentali o fìsici del soggetto, e
che di conseguenza non hanno un oggetto diretto, possono essere tradotti
con un predicato nominale al presente indicativo (“essere” + aggettivo):
zàqànti io sono vecchio (o io sono invecchiato).
(4) Frequentemente in poesia e nelle espressioni proverbiali (ma più rara­
mente in prosa) il perfetto è usato per esprimere un’attività abituale
senza uno specifico valore temporale. Questo tipo d’uso è tradotto gene­
ralmente in italiano con il presente (“io scrivo”).

45. L’ordine delle parole nella frase verbale

Nella frase verbale, il verbo è collocato di solito al primo posto, seguito dal
soggetto, dal complemento oggetto e da vari elementi avverbiali.
“DT zàkar hà ’is ’iet-hadddbàrim
L’uomo ricordò le parole.
"l^è? ■'QìrrnN! W'Wn urD kàtab hà’is ’et-haddàbàr basséper
L’uomo scrìsse le parole nel libro.
Non è inusuale trovare il soggetto o qualche altro elemento prima del verbo,
ma un tale ordine nella frase è spesso condizionato da relazioni specifiche tra
proposizioni diverse (di cui si tratterà in seguito) o da enfasi posta sull’ele­
mento che è posizionato per primo.
Il verbo concorda in persona, numero e genere con il suo soggetto. I sog­
getti pronominali sono implicati dalla stessa forma verbale.

“DT zàkar ’et-hadddbàrim


Egli ricordò le parole.
n*pT zàfaràh ’et-hadddbàrim
Ella ricordò le parole,
rttiwn rnDT zàksràh ha ’issàh ’et-hadddbàrim
La donna ricordò le parole.
80 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Nel caso di complementi oggetto determinati si usa la particella ’et-,


come spiegato in precedenza.
Il perfetto viene negato con lo \ che è sempre posto immediatamente
prima del verbo:

-n^n-nsj ’n-|5J vb 15 ' zàkàrti ’et-haddàbàr


Non ricordai la parola.
L’oggetto indiretto, sempre indicato dalla preposizione /a-, tende a prece­
dere l’oggetto diretto quando l’oggetto indiretto è pronominale e l’oggetto
diretto nominale:

n^KrnnS; i1? nàtan lo 'et-hà ’issàh


Egli gli diede la donna.
Altrimenti, oggetto diretto seguito dall’oggetto indiretto rappresenta l’ordine
consueto:

i*7 Pin'N iri3 nàtan ’òtàh lo h ’ìssàh


Egli la diede a lui come moglie.
n$Kn"D^ inj nàtan 'et-hà ’issàh là ’is
Egli diede la donna all’uomo.

46. Le forme della congiunzione 1 wa-

Come le preposizioni bd-, h - e ka-, la congiunzione *] wd- (e) cambia forma a


seconda dell’inizio della parola alla quale è unita:
a) Davanti alle consonanti labiali 2 b, Dp o 73 m, la sua forma è ì ù-\
]Tà bayit una casa fPDÌ ùbàyit e una casa
n‘S poh qui HDÌ ùpóh e qui
màyim acqua ETÓì ùmàyim e acqua
b) Davanti a una parola che inizia con ] ya-, la congiunzione e la prima sil­
laba della parola si contraggono in "’l wi-;
ydhùdàh Giuda HYirPI wihùdàh e Giuda
30^1? ydàa ’tem voi sapeste OFiyTI wida ’tem e voi sapeste
c) Davanti a una parola che inizia con una qualsiasi consonante (eccetto 1y)
accompagnata da a, la forma è ì w-:
sdmu ’èl Samuele ùs(d)mù ’èl e Samuele
L e z io n e 9 81

d) Davanti a una consonante gutturale accompagnata da à, è o ò la congiun­


zione è rispettivamente ] wa-, \ we- o 1 wo-:
niin$ ’àrasót terre ninnai w a ’àrasót e terre
n'rg ’éddm Edom w e ’édóm ed Edom
flotta w o ’óm e una flotta

47, Vocabolario 9

S o s t a n t iv i : Di'* yóm (pi. irreg. D1??^ yam tm ) giorno; si noti


Divi hayyóm , oggi.
làylah (m.; pi. raro) notte [SÌ osservi la posi­
zione dell’accento].
Diptt màqóm (pi. -ót) posto; luogo
sàmàyìm (pi.) cielo, cieli
V e r b i: Ì li y^lad generare, partorire
f3j? qàbas raccogliere
“IDI
—T
zàkar

ricordare
A g g e t t iv i : ìn x ’ehàd uno (f. irreg. ITO ’ahat); 7n$ ’ehàd
min uno di
P r e p o s iz io n i: *pa bén tra, fra; “tra A e B” può essere espresso
con ben À ùbèn B o ben A wdB .
i\m batók in mezzo a
T]ina m ittók dal mezzo di
A v v e r b i: DA gam anche, perfino, pure [Viene posto di­
rettamente davanti alla parola che mo­
difica, come in gam -ham m élek , anche il
re, perfino il re].
t i? 159 no, non [Avverbio di negazione gene­
rale; viene inserito davanti alla parola
di cui indica la negazione

Esercizi
(a) Indica oralmente il paradigma completo del perfetto per ciascuno dei
verbi che seguono: Ì T 2$ ’ “Dì

(b) Scrivi in ebraico le seguenti espressioni con speciale attenzione alla


forma della congiunzione “e”:
1. oro e argento
2. sapienza e conoscenza
82 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

3. consiglio e lavoro
4. bestiame piccolo e bestiame grande
5. servi e cammelli; cammelli e servi
6. un uomo grande e ricco
7. una donna povera e insignificante (piccola)
8. un uomo e una donna

(c) Traduci:
1. yasab ha ’is bèn-hannàhàr TT— I»» —T 1
ubèn-hassàdeh. .rntorrrgi
2. qàbas hannabi’ ’et-hà'àm ’ésel N'ori n i? 2
hahékàl haggàdól.
3. bayyóm hahu ' nàpalàh ’ès ■p wx rfftì mnn dì*? 3
m in-hassàmàyim. .crówn
4. halakù hà ’àm ’el-hassdpèt Dyri 4
hayyàsàr waló ’ hàlakù
’el-hannàbi’ hàràsà \ .snzhn
T TT
5. mi hannabi ’im hahólakim 5
’el-hà 'ir? .T y n -^
6. ballàylàh hahu’yàradu vrpTNinn n’??1?? 6
hà ’ànàsim mèhehàrim. .D'nnna
7. yàsàbnù batók hà 'ir waló ’ ìà) Ty? 7
hàlóknù min-hammàqóm hahu \ .wnn nipan'in
8. yàladàh hà ’issàh yalàdim ntéxn nf?’ 8
rabbini wayàpim. T
9. lami qàbàstà ’et-hakkésep t o ì? 9
wa ’et-hazzàhàb? .aOjrrnSl
10. lo ’nàpal ’ehàd méhanna 'àrim. 10

(d) Scrivi in ebraico:


1. Egli diede sapienza e intelligenza ai profeti.
2. Essi mandarono l’oro e l’argento agli uomini nel tempio.
3. Questo lavoro è molto difficile perché non abbiamo intelligenza.
4. Oggi gli uomini stanno costruendo una casa nella città.
5. Dove scrissero quelle parole?
6. Ricordo che egli mi diede il libro.
7. C’è male in questo luogo.
8. Una delle donne sta lasciando la città.
L e z io n e 10

48. Il perfetto dei verbi con consonanti gutturali in radice

La presenza di consonanti gutturali nella radice di un verbo provoca leggere


modifiche nella flessione del perfetto. Tutte queste variazioni sono semplici
e prevedibili, ad eccezione di quelle che riguardano le radici la cui terza con­
sonante è N (da qui in poi, tali radici saranno designate semplicemente come
verbi III-Àlephj1, la cui flessione sarà presa in considerazione separatamente.

3 m. s. 'amaci in a- T
bahar sàma'
— T

3 f. s. ’àmddàh bàhàràh n v m sàma 'ah


T 1 IT

2 m. s. ’àmàdtà bàhàrtà nmui


T -
t
sàma ’tà
T

2 f. s. 'àmadt bàhàrt (sàma 7)


V — r r
1 s. ■
’rqóy amàdti ^ 103 bah órti TOÓW sama U
» 1 - T

3 pi. n j f f i ’àmddù n p s bàhàru sànrj w


2 m. pi. 'àmadtem □mo? bdhartem sama ’tem
2 f. pi. m m 'àmadten w m bdharten sama ’ten
lp l. «Té? 'àmàdnu «n ò3 bàhàrnù sàma 'nu

Nei verbi I-gutturale (cioè quelli la cui prima consonante radicale è una
gutturale) l’unica variazione rispetto al paradigma standard è la sostituzione
di a con a nelle forme della 2a pers. plurale. Questa sostituzione dovrebbe
già essere familiare al lettore grazie agli esempi dati in precedenza.La stessa
regola vale per i verbi li-gutturale, in cui troviamo a al posto di a nelle forme
bàhàràh e bàhàrit.
L ’unica forma nel paradigma di sàma ' (Ili-gutturale) che richiede com­
mento è essa, così com’è, è anomala. Probabilmente questo tipo di
scrittura è stata usata da coloro che hanno inserito la punteggiatura per me­
stare la possibilità di scelta: potremmo leggere o sàmà'at, ignorando
così il daghesh, o sàma 7, ignorando la seconda a.

7 Molte grammatiche ebraiche utilizzano le lettere D, V e *? per designare


rispettivamente la prima, la seconda e la terza consonante radicale. Di conseguenza,
il nostro \YL-Aleph corrisponde alla più usuale designazione Lamedh-Aleph.
84 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

49. Il perfetto di *|Jia natati

Questo verbo ha delle peculiarità nella sua flessione: la seconda n della ra­
dice è sempre assimilata alla consonante iniziale della particella pronominale
ad esso suffissa. Si studino attentamente le forme che seguono; il daghesh è
forte ed indica il raddoppiamento.

m nàtan egli diede


nàtanàh ella diede
m nàtàttà tu (m.) desti
nàtati tu (f.) desti
nàtàtti io diedi

m nàtdnu essi/esse diedero


ago? natattem voi (m.) deste
m mtatten voi (f.) deste
urn- T
nàtannu noi demmo

50. Sostantivi plurali (cont.)

(a) I sostantivi bisillabi con la sequenza ~àyi- mostrano una contrazione


regolare nel tema del plurale:

fPT zàyit ulivo plurale: CPJVT zètìm


’àyil ariete D',)7,,K ’èlim
Il sostantivo IV? bàyìt (casa) ha forma irregolare: CPIte bàttim. Si noti la a in
una sillaba chiusa non accentata; il fenomeno è pressoché unico e si verifica
quasi esclusivamente con questa parola.
(b) Ci sono molti sostantivi di due sillabe i cui temi del singolare e del
plurale sono identici. Si tratta di sostantivi in cui entrambe le sillabe non
sono soggette ai mutamenti illustrati nei paragrafi precedenti. Ne sono
esempi:
)V2$ ’ebyón povero plurale: D’gipN; ’ebyónim
“IÌ3A gìbbór guerriero D1'1Ì3^ gìbbórim
saddiq uomo giusto O'p'TS saddiqim
7ÌB57 'ammùd colonna LP7TO 'ammùdim
Si osservi come entrambe le sillabe di questi sostantivi siano o chiuse o
contengano una vocale immutabile lunga.
L e z io n e 10 85

(c) Un piccolo gruppo di sostantivi termina in -eh al singolare. Nono­


stante questa terminazione non sia un suffisso ma parte integrante della ra­
dice della parola, essa non viene mantenuta nel tema del plurale;
roto sàdeh campo plurale: nììto sàdót
rptjtt mahàneh accampamento niìptì mahànót
A questa classe appartengono anche i sostantivi che sono originariamente
participi di verbi III-Hé (cioè quelli la cui terza consonante radicale viene
indicata come n): ró ’eh, pi. 0'iy‘‘1 rd'im, pastore.

51. Vocabolario 10

S o s t a n t iv i :-lina gibbór (pi. -ìm) guerriero, eroe, uomo valo­


roso
nyiià gib ’àh collina
màyim acqua [come un plurale senza
singolare]
mahàneh (pi. -ót) accampamento
milhàmàh battaglia, guerra
p3ri frutto
V e r b i :n n s bàhar scegliere [questo verbo può reggere il
complemento oggetto per mezzo di
*nx ’et-, ma più comunemente lo
regge con ^ bd: “’S “105 bàhar bt egli
scelse me]
XX) harag uccidere, ammazzare
1?T yàda ' sapere
làqah prendere
7DV ’àmad
- T
stare
P r e p o s iz io n i : “’JD'? lipné davanti, prima, di fronte a, alla pre­
senza di
E se r c iz i

(a) Coniuga i seguenti verbi al perfetto: pVH nbttf 17D3


(b) Traduci oralmente in ebraico:
1. Essi piantarono molti alberi.
2. Ella stette vicino alle case.
3. Tu mi scegliesti.
86 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

4. Essi non scelsero te.


5. Io presi il denaro.
6. Essi uccisero il giovane.
7. Tu (f. s.) prendesti l’acqua.
8. Voi (m. p.) avete mangiato il pane,
9. Noi mandammo i messaggeri dal giudice.

(c) Traduci:
1 nata u ha ’ànasim kérem gadól
. ‘m a D - ) à m x 1

'al-haggib 'àh.
2 . yàdà 'ti kt hu hàrag
l ó ’ ’ n n
- T
w n v

w

t
I
»
- 7
n S 2

’et-hannàbi\ . t r a n
• T -
~ T ) K
V

3 . ’àmddù ha 'abàdim hardàà ’im 3

lipnè hammélek
4 .bàhàrti bdkà hméìek ’aì-hà ’àm 4

haggàdól hazzeh. . n - j n ^ n

5 napslù gibbórim rabbim


. n a n ^ 3 t r a i t n i a a V 7 9 3 5

bammilhàmàh hah i’. . * r n n

6 yés mahàneh bèn-hannàhàr


.
n n a n - r n n j t j » w 6

ùbèn-hehàrim. . a n n D T ^

7 mi sdìah ’dtekà ’eì-hammaqóm


.
a l p a r ^ n W • > » 7

hazzeh? ■ n - i n

8 mi harag 'et-ha 'ànàsim


. . n ^ n n ^ ^ n - n s r a 8

hà ’éllek?
9 làqdhàh ha Hssàh méhappdri
.
n w n * h ? 3 Q n ^ K n n n j f t
9

wdnàtenàh ’dtó là ’ts. I r i K

1 bahàriì ha ’àm 'et-Dàwìd làhem


0 .
a t f ? & ¥ ? v i q g
1 0

hmélek

(d) Scrivi in ebraico:


1. Egli piantò un albero nel mezzo di questo giardino.
2. Essi gridarono a gran voce a causa di questo duro lavoro,
3. Essi si (= a loro) scelsero una terra e vi dimorarono.
4. Gli uomini presero l’oro e l’argento dal tempio. Essi uccisero anche
i profeti che (erano) lì.
5. Ella sapeva che quelle parole (erano) molto cattive.
6. Uno dei giovani cadde in quella battaglia.
7. Essi mi diedero pane e acqua, ma io non diedi loro il denaro.
L e z io n e 11

52. Il perfetto dei verbi III-Aleph: NStó musa ’


egli trovò
mùs3 'ah ella trovò
màsa(’)tà tu (m.) trovasti
màsà(')t tu (f.) trovasti
'miti} màsà{')tì io trovai
mdsB ’u essi/esse trovarono
m9sà(>)tem voi (m.) trovaste
mD$à(')ten voi (f.) trovaste
m irnt
màsa^)nù noi trovammo
Nei verbi III-Aleph, la seconda sillaba del tema nel perfetto presenta a in­
vece che a nelle forme alle quali è aggiunto un suffisso pronominale che ini­
zia per consonante. Ciò è dovuto al fatto che, ogni volta che originariamente
Yaleph chiudeva una sillaba, esso veniva a cadere, provocando come conse­
guenza rallungamento della vocale della seconda sillaba. Ualeph viene in­
vece preservato quando si trova all’inizio alla sillaba, come in màsd'àh e
màsd’u. Si ricordi, comunque, che Valeph si trova sempre nella traslittera­
zione, anche quando non viene pronunciato. Si faccia attenzione anche al
fatto che scompare il daghesh lene dalle n dei suffissi, dal momento che ora,
nella pronuncia, essi sono preceduti non più da una consonante ma da una
vocale.

53. Sostantivi plurali (cont.)

La maggioranza dei sostantivi femminili che terminano in -ah non mostra


alcun cambiamento nel tema davanti alla desinenza plurale:
sànàh
T T
anno plurale: a ■gw sànim
m in tóràh
T
legge n nifi tórót
’ammah cubito rà x ’ammót
bdràkàh benedizione n tn ? bdràkót
HOT bdhémàh animale niari} bshèmót
ntmiji tabuJah prodotto rrixnjji tdbu ’ót
n^Dn tdpillàh
T ■ 1
preghiera nV?DJji tdpìllót
nnstftà mispdhàh famiglia mispàhót
88 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Invece, i sostantivi che seguono il modello generale CvCCàh1, in cui le due


consonanti contigue sono diverse (come ad es. in malkàh, regina, e non
come sopra nel caso di ’ammàh), hanno un diverso tema del plurale:
i

malkàh regina plurale: niD ^ mdlàkót


[si noti la a]
nypa gìb'àh collina nìyaa gdbà ’ót
nsin herpàh rimprovero fliDip hàràpót
Un caso particolare è quello di miswàh, pi.miswót, dove la è un
prefisso e quindi non fa parte della radice.

54. La particella interrogativa Tj hà-

Qualsiasi frase può essere convertita in una domanda premettendo alla prima
parola una forma adeguata della particella rj ha-:
W’Wn hàsàlah hà ’is... L’uomo ha mandato...?
rpìttq hatóbàh hà ’àres È buona la terra?
Davanti alle gutturali la forma della particella interrogativa è normalmente H
ha-.
ìO'un ha ’ómèd hà ’is L’uomo sta in piedi?
Ma se la consonante gutturale è seguita da à o o la forma usata è Dhe-:
he ’àkaltà Hai mangiato?
Davanti a consonanti non gutturali seguite da a la forma è ancora H ha-:
DflZiriDn hak(d)tabiem Avete scritto?
Raramente si incontra il raddoppiamento della consonante che segue la par­
ticella, fenomeno già visto nel caso dell’articolo:
DJ£in?n hakkatablem Avete scritto?

55. Ancora su ’àser

Abbiamo visto sopra (§32) che la particella ’àser indica che l’intero sin­
tagma che la segue si riferisce alla parola che precede la particella. Questo è
vero anche per intere proposizioni, come mostrano gli esempi seguenti:

1C = consonante; v = a, i, e, o.
L e z io n e 11 89

“n ìT n K "1$N ’jn’sn hakkóhèn ’àser kàtab ’et-haddàbàr


il sacerdote che scrisse la parola
■‘l’pén nVtt* "It^ hammal ’àk ’àser sàlah hammélek
il messaggero che il re inviò

56, Vocabolario 11

S o s t a n t iv i : semes sole
rrp
- "T
yàre^h luna
rois kókàb (pi. -fw) stella
W 'ànàn nube
ÒBràkàh (pi. -o/) benedizione
T\W T T
sdnàh (pi. -ftw) anno
mTin tóràh (pi. -ót) legge, istruzione, la Legge
V e r b i: Nim T T
màsa’ trovare
Nia bara’ creare
«ìi? gòra’ chiamare, nominare; convocare; di­
chiarare, leggere ad alta voce [con
’el: chiamare, invocare (qualcuno);
con h: convocare (qualcuno)]
“ItìK
W - T
dire, parlare
Congiunzioni: nbK1? lè(')mór introduce una citazione diretta dopo
verbi del dire; non viene tradotto in
italiano

E se r c iz i

(a) Costruisci il plurale dei sostantivi che seguono, così come descritto al
§53:
rra T T
sarah (-ót) angoscia
n1?ir T
olàh (-ót) olocausto
nnja minhàh (-ót) offerta, dono
’eglah (-ót) giovenca
ny?i? qdlalàh (-ót) maledizione
hVpìj mdsillàh (-ót) strada, via
T T * -
marniakàh (-ót) regno
rm T **
'ésàh (-ót) consiglio
ni?t] huqqàh (-ót) statuto
nVipto simlàh (-ót) mantello
90 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rDHÌ? 'àràbàh (-ót) deserto, steppa


nVin} bdtulàh (-ót) vergine
magiIIah (-ót) rotolo

(b) Traduci oralmente in ebraico le seguenti espressioni. Converti poi


ognuna di esse in una domanda con l’aggiunta del prefìsso t} ha- nella sua
forma appropriata:
1. Egli stette davanti al re.
2. Essi ammazzarono i guerrieri nella battaglia.
3 . Voi (m.) sapevate che la città (era) su una collina.
4. Io ho preso il frutto.
5. Tu ci hai scelto.
6. Non abbiamo acqua.
7. L ’uomo ricco ha bestiame grosso e cammelli.
8. Tu sei sceso al fiume.
9. Tu (m.) mangiasti il pane,

(c) Traduci:
.wnn io s a K*>D|n aria D 'n ap n$c 1
.r è n vxsfò kV| Tyg-S# rata 2
.nV^a nTni o r a ,n ti nT.TD^ n?ówa 3
.nw) Q^ai cpaaia \p n^a-oa 4
.t r a i n ' i m 1*793 nvih m $ a 5
.□yn 'isf? ìa y n1?# 6
.iW 'ìq Tatò iVàn 1*7 “ia$ 7
,D?ó$n-n$ Kia ’ai n f c r n$ x ia 8
,na *1# $ cn a^ n □'aiu'i rninn nato 9
.13VO ito a 10
.nynn tv to 11
Dnyjn Yn$ □‘•vi "ibN1? Viia *7ip? ovn-1?^ ioaan ktjj 12

(d) Scrivi in ebraico:


1. Egli creò il sole, la luna e le stelle,
2. Hai trovato il libro nella casa?
3. Ha detto loro che (ki) la legge è giusta?
4. Questa benedizione è per noi e per coloro che dimorano in mezzo a
questo popolo.
L e z io n e 11 91

5. La nube stette sopra la terra.


6. Dove ha trovato (m.) il bestiame piccolo?
7. Il re convocò il profeta, ma il profeta non andò al palazzo.
8. Avete ricordato (m.) questa legge e le parole che io ho scritto in essa
per voi?

i
L e z io n e 12

57. Il perfetto dei verbi III-Hé: »133 bànàh

rm T T
bànàh egli costruì
rum T 1 IT
bànatàh ella costruì
h'fo
T * T
bànità tu (m.) costruisti
rrfo ' T
bànit tu (f.) costruisti
'n 'h
• • T
bàniti io costruii
bànu essi/esse costruirono
arpaa
V » 1
banitem voi (m.) costruiste
m ì bdnìten voi (f.) costruiste
w fo • T
baninu noi costruimmo
Si noti che la vocale tematica nella prima sillaba si comporta in maniera
piuttosto regolare. Il tema stesso è variabile (bànàh, bànat-, barn-, barn-,
bàn-)\ bisogna poi ribadire che la n della 3a persona maschile singolare non
è propriamente una consonante radicale ma una mater lectionìs della vocale
finale. Conviene, comunque, seguire la grammatica tradizionale e parlare di
questa classe di verbi come III -He.
Quando un verbo \l\-Hé è anche I-gutturale, nelle forme della 2a persona
plurale si trova la sostituzione regolare di a con à:

ay'?y, 'àlitem voi (m.) saliste


IO’1?? 'aliten voi (f.) saliste
Il verbo ITTI hàyàh (essere) si coniuga regolarmente come appartenente
alla classe dei verbi lll-Hè; solo la 2a persona plurale mostra una peculiarità,
con è al posto di à:
hèyìtem voi (m.) foste

58. Suffiso di direzione no -àh

Il suffisso -ah aggiunto ad un sostantivo indica il movimento o moto a luogo.


Esso si incontra sia con nomi propri che con nomi comuni; in quest’ultimo
caso, con o senza rarticoio. Questo suffisso non è mai accentato e si diffe­
renzia perciò dalla desinenza femminile -àh. Poiché il suffisso -àh di dire­
zione non può essere aggiunto a tutti i sostantivi, è preferibile imparare indi­
94 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

vidualmente ciascuna forma, senza attardarsi nell’analisi dettagliata di tutti i


cambiamenti minori che si producono nel tema. La lista che segue contiene
le più importanti parole utilizzate con questo suffisso e i relativi significati;

Sostantivo Sostantivo con suffisso di direzione

ru& ’éres nn * 1àrsàh


verso la terra, verso
il paese, al suolo
bayit habbàytàh i verso la casa,
bàytàh verso casa
in har m nn hàhàràh verso la montagna,
n iè héràh \ verso i monti
midbàr midbaràh verso il deserto
TV ir nTvn hà ’tràh
T * T
verso la città
w m ) sàmàyim
* - T
n&’ròtèn hassàmàymàh
TP - T -
verso il cielo
misràyim misràymàh verso l’Egitto
ydrùsàlà(y)im n&'ptfn? ydrusàlà(y)màh verso Gerusalemme
négeb m négbàh verso il Neghev1,
verso sud
§d‘dl rtfky ss ’ólàh verso lo Sheol

Si faccia attenzione poi in modo particolare all'utilizzo della particella negli


avverbi di direzione:

’anàh verso dove? verso quale luogo? (si confronti con iTK)
sammàh là» verso quel luogo (si confronti con □$)
D^n hénnah qui, qua, verso questo luogo (si confronti con n’S)

Similmente si noti l’uso della particella con i termini indicanti i punti cardi­
nali:

sàpón nord niióK sàpónàh


Bìì? qédem est qedmàh
tèmàn sud tèmànàh verso sud
tr yàm
T
mare, ovest hep yàmmàh
T T

1Parte meridionale della Palestina; il Sud in generale.


La residenza dei morti.
L e z io n e 12 95

59. Vocabolario 12

Nota speciale: i titoli utilizzati più di frequente nell’AT per designare Dio
sono Cp;??8 ’elóhim e mrP Yhwh.
(1) è una parola plurale, generalmente utilizzata come singolare.
Può significare “dèi, divinità” quando è usata come plurale e “Dio” quando è
usata come singolare o come plurale, con o senza l’articolo.
(2) mrP è il nome di Dio. Per ragioni di osservanza religiosa o di supersti­
zione nirP era letto come ’àdónày (lett. “miei signori, mio Signore”).
Non è certo quando questa pratica abbia avuto inizio ma è probabile che sia
precedente all’era cristiana. I masoreti indicarono questa sostituzione appli­
cando a mrP i punti vocalici - leggermente modificati - di ’àdónày, da cui
nin?. L’interpretazione letterale di quest’ultima forma come Yahòwàh -
Jehovah risale ai tempi moderni.
Entrambi questi termini si comportano in maniera irregolare quando vi si
prefiggono delle preposizioni: lo N iniziale nella pronuncia si perde:

bè{')lóhim mrP3 ba(')dónày


U'thìÒ lè(')lòhtm mrp'? la(')dónày
CPrfriO kè(')lóhim niTTS ka(')dónày
Coloro che desiderano leggere mrP come Yahweh, la pronuncia originaria
più probabile, devono ricordare di punteggiare queste preposizioni come
bdYahweh, hYahweh, ecc.
Quando il nome nirp ricorre insieme con il primo viene letto e
punteggiato come Hlr£. Questo accorgimento serve per evitare la ripetizione
’àdónày ’adónày che altrimenti si avrebbe nella lettura.
S o s t a n t iv i : nn-i bdrit alleanza, patto (f.)
ÌD hèn grazia, benevolenza
nsnun ydsu 'ah (pi. -ót) salvezza, liberazione, vittoria
simhàh (pi. -ót) gioia
V e r b i: nfcw ’àsàh
T T
fare, produrre, agire, svolgere
nio rà ’àh
T T
vedere
mjD kàrat tagliare; ITO fare un’alleanza
you nàsa'
- *
partire, viaggiare
P r e p o s iz io n i : □V ’im con, insieme con
? kd come, così come, secondo
96 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

m et
con, insieme con
"flN ’et-
N ota:
Sì faccia attenzione all’espressione idiomatica come in
TV? 10 T!! Davide trovò grazia agli occhi del re.
oppure II re si affezionò a Davide.
Il re fu ben disposto verso Davide.

Esercizi

(a) Traduci oralmente in ebraico le seguenti espressioni:


1. In quel giorno egli fece un’alleanza con il re.
2. 11 ragazzo trovò grazia agli occhi del profeta.
3. Una grande voce si levò verso il cielo.
4. Essi salirono verso la città con il popolo.
5. Essi costruirono una casa in quel luogo.
6. Chi ha fatto questa cosa cattiva?
7. Hai agito secondo le parole che sono li?
8. La donna cadde al suolo.
9. Essi partirono dal mezzo della città verso la montagna.
10. Anche quegli uomini non ricordarono.

(b) Traduci:
.nvb rftiìi n s n i m n ntoy
T T T | T I * - T T
1
.snn tò'iò zrn’r a
-T ■ T * *• T I
rx
I
2
.njn irta ? 3
.DvrrnK mrr m_| n n sn -n ^ o r p f n 4
.ntf m rp ^ ^ 5
.m in w fo Tyn n*?n^ 6
.nvix rVpSi rrótèn» n iT m ■ ’ivìn 7
■nr&i 1H3 8

.uyqrus n n ì | rr-gn-n$ n-]òi tò 11

(d) Scrivi in ebraico:


1. Chi ti ha detto che l’accampamento è vicino al fiume?
2. L ’uomo è un giudice giusto.
L e z io n e 12

3. Hai visto la luna e le stelle?


4. Dio non trovò un uomo retto nella città malvagia.
5. Queste sono le parole che abbiamo visto nella legge.
6. Grande e buona è la terra che il Signore ha creato.
7. In queir anno il popolo partì da quella terra.
8. La donna trovò grazia agli occhi del re.
L e z io n e 13

60. Frasi con predicato nominale

Uno dei più semplici tipi di frase in ebraico è quello in cui due sostantivi (o
due sintagmi nominali) sono giustapposti per formare una proposizione:

Dàwìd mélek {ób (1)


Davide è un buon re.

I pronomi dimostrativi h u \ N'H h i\ e i loro plurali sono spesso usati in


frasi di questo tipo nel modo seguente:

DÌO 7V7 Dàwìd hu ’ mélek tób (2)


Nin TI} Dàwìd mélek fòb hu ‘ (3)

Nonostante sia probabile che l’uso dei pronomi dimostrativi ponga una mag­
giore enfasi su un particolare elemento della frase, è impossibile determi­
narne tale sfumatura con accuratezza, dal momento che non sono ovvia­
mente disponibili individui che parlano l’ebraico biblico. È verosimile che la
(2) risponda alla domanda “Chi è un buon re?” e la (3) alla domanda “Chi è
Davide?”, mentre il tipo (1) è una semplice asserzione di fatto, che non pre­
suppone alcuna domanda specifica.

61. Il verbo rnrj hàyàh (essere)

Nelle lezioni precedenti abbiamo studiato quattro tipi di frasi non verbali:

(1) con predicato aggettivale: 31D tó b h à ’is


(2) con predicato avverbiale: ha 'is babbàyit
(3) con predicato di esistenza: urx yès ’is
(4) con predicato nominale: aio Dàwìd mélek tób

Nessuna di queste frasi ha uno specifico valore temporale, il quale dipende


piuttosto dal contesto in cui esse ricorrono. Tutte, però, possono essere con­
vertite in frasi verbali utilizzando il verbo ITH hàyàh, che al perfetto ha la va­
lenza temporale propria di quella forma:

(1) DÌD Irà n rrn hayah ha 'is tób L ’uomo era buono.
100 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(2) rp?5 W’Xn rrn hàyàh hà ’is babbàyit L’uomo era nella casa,
(3) hàyàh késep C’era dell’argento.
(4) n;n TH Dàwid hàyàh mélek tób Davide fu un buon re.

Ognuna di queste frasi può essere trasformata in negativa con ìò 15 \ Si noti


che W viene sostituito da PPH in (3) e che una frase con predicato di non-esi-
stenza come »10| IN diventa n p | n;n
In frasi del tipo

2ÌD 71*7 n;n hàyàh Dàwid hmélek tób

la preposizione aggiunge al verbo “essere” la sfumatura del “diventare”. No­


nostante una frase di questo tipo stabilisca un rapporto di equivalenza tra due
elementi nominali, come nella frase di tipo (4), essa appartiene comunque al
tipo (2).
Si faccia attenzione all’uso seguente di *?:

n m ) OrnilN'? mTWnirn hàydtàh Sàràh te ’Abràhàm h ’issàh

La frase può essere tradotta come “Sara divenne la moglie di Abramo” o


“Sara era la moglie di Abramo”. Se dovessimo sostituire con :p, la sfuma­
tura di significato sarebbe invece quella di “agire al posto di o con il potere
di, ma non esserlo veramente”:

iv i1? rrn hàyàh hà ’is lannà 'ar kd ’àb


L’uomo era come un padre per il giovane.
Oppure L’uomo divenne come il padre del giovane.

Certamente l’espressione ITI!, in quanto forma al passato di *p tiP , può es­


sere utilizzata per tradurre l’idea di possesso al tempo passato:

n ^ K 1? irta n;? hàyàh $ò(')n te ’Abràhàm


Abram possedeva/aveva del bestiame

Frasi il cui predicato è un participio, come ad esempio Hip W’Nn, “l’uomo


sta (stava) scrivendo”, vengono trasformate con l’uso di n ^ solo raramente.
Il motivo di ciò diverrà chiaro più avanti quando avremo iniziato la sintassi
della narrativa ebraica.
L e z io n e 13 101

62. Sostantivi plurali (conclusione)

I sostantivi femminili che terminano in -et, -at, -àt, -ìt, -ót, o -ut mostrano
grande varietà di forme nel plurale. Le parole che seguono costituiscono un
campione sufficientemente esemplificativo di questo gruppo. Le forme dei
sostantivi appartenenti a questo gruppo devono essere imparate una per una
man mano che si presentano. Nessuna di esse, infatti, rappresenta un tipo
frequente.

na bat figlia plurale: niB bànót


nv et tempo. DTO 'ìttim
n^ì délet porta nìnVr dslàtót
mìsméret servizio, ufficio mismàrót
DNtin hattàt
T - * * *
peccato rnatan haftà ’ót
T —

rnt] hànit lancia hànttim


malkùt regno malkùyót

63. Vocabolario 13

S o s t a n t iv i : rr a n hattà()t
T -
(pi. nlNftn) peccato (f.)
DV?q hàlorn (pi. -ót) sogno
fD bat (pi. niB) figlia
’émàh paura, timore, terrore, spavento
siphàh (pi. -ót) serva, schiava
h m ’àmàh (pi. irreg. ’àmàhót ninttt$) domestica,
schiava
V e r b i: rrn hàyàh
T T
essere, diventare (con ‘j»)
kdh hàtà '
T T
peccare (contro: *7)
D^n hàlam
- T
sognare
lakad catturare, fare prigioniero

Esercizi

(a) Traduci oralmente in ebraico:


1. Samuele è un giudice giusto.
2. Gerusalemme è una grande città.
3. Questo servo è un uomo retto.
4. Il sole e la luna stanno nei cieli.
5. La benedizione che egli ha pronunciato è buona.
102 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

6. La nuvola è molto grande.


7. Ci sono molte stelle nel cielo.
8. Egli ha molte figlie.
9. I guerrieri sono nel 1’accampamento.

(b) Rendi le frasi delIPesercizio (a) al tempo passato utilizzando la forma ap­
propriata del verbo rPH.

(c) Traduci:
.IO? nvn-n^'m ) ^ n n ^ nnyo-nj* 1
spiìfin o V ? tjn n n o V ? q n ftis 2
nn^rf-ni$ n$xn rin1?# 3

rriri niB ■»’? 5


Q^VÌ ^*0 iò 6
.anyDvm *>•)nSr*?? n*?ii r m 1
.cp;f?*ò m y n n to n n nlsn 8
.a^n “1# $ ai*7cj5 n n an ^ rrn ì* - 19Ó5 uro 9

(d) Scrivi in ebraico:


1. Non abbiamo fatto alcuna alleanza con questo popolo.
2. Non c’era gioia nella città quel giorno.
3. Non trovammo favore agli occhi del profeta.
4. Dove ti hanno trovato?
5. Queste parole sono una grande benedizione per il popolo.
6. Il re è un uomo giusto e retto.
L e z io n e 14

64. Il perfetto di Dj? qàm e IO bà*

I due verbi qàm (egli si alzò) e N3 bà ' (egli venne) rappresentano un


nuovo tipo di radice verbale, non menzionato prima. Per quanto concerne la
loro flessione verbale, questi verbi hanno essenzialmente radici biconsonan-
tiche, ma poiché a volte sono associati ad essi sostantivi che presentano
un’altra forma della medesima radice, cioè radici che hanno come seconda
consonante radicale un Waw o uno Yodh, nelle grammatiche tradizionali
queste radici sono classificate come II-Waw o Ìl-Yodh. Essi sono anche
chiamati Verbi Vuoti. In un tipico dizionario d’ebraico biblico 0j? e N2 sono
elencati sotto le radici Dlp e *03 rispettivamente. La distinzione tra radici II-
Waw e W-Yodh diverrà chiara solo più avanti, quando alcune particolari
forme saranno prese in considerazione; al momento la distinzione è irrile­
vante. Dp verrà considerato come il modello di questa classe:

Dj? qàm egli si alzò itti? qàmu essi/esse si alzarono


qamàh ella si alzò
qàmtà tu (m.) ti alzasti OFtfpì? qamtém voi (m.) vi alzaste
FiQP_ qàmt tu (f.) ti alzasti ]ri&ì? qamtén voi (f.) vi alzaste
qàmti io mi alzai ìjaj? qàmnù noi ci alzammo

Si osservi che la vocale tematica è breve per tutte le persone eccetto che per
la 3a. La lunghezza della vocale tematica dipende quasi esclusivamente dal
fatto che la sillaba tematica sia aperta o chiusa. Diversamente dai verbi stu­
diati in precedenza, nelle forme della 3a femminile singolare e della 3a plu­
rale l’accento rimane sul tema.
Poiché N3 presenta K come consonante finale della radice, troviamo qui lo
stesso tipo di variazioni già osservate per NXfc. Il paradigma completo di
questo importante verbo è il seguente:

N3 bà’ egli venne ÌN3 b a u essi/esse vennero


HN3 ba ’àh ella venne
nN3 bà(')tà tu (m.) venisti DriN3 bà(’)tem voi (m.) veniste
DN3 bà(')t tu (f.) venisti iflxa bà(’)ten voi (f.) veniste
V1N3 bà(')tì io venni ÌJN3 bà{^)nù noi venimmo
104 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

Il tema del participio in questi verbi è lo stesso di quello della 3a persona


maschile singolare del perfetto:

Singolare Plurale
m. Q[? qàm qàmìm
f. qàmàh nittj? qàmót

In queste forme l’accento cade regolarmente sull’ultima sillaba. Si faccia at­


tenzione al fatto che la forma femminile singolare del participio si distingue
dalla 3a femminile singolare del perfetto solo per la posizione dell’accento:
qàmàh, ella si alzò, ma nDf? qàmàh, alzandosi. Nel caso di una frase
come
□l? hà ’is qàm,

- se non abbiamo a disposizione il contesto in cui la frase ricorre - possiamo


tradurre “l’uomo si alzò” (perfetto) o “l’uomo sì sta alzando” (participio).
L ’unico criterio che può essere applicato ad una frase isolata è che il perfetto
più spesso precede il soggetto, mentre il participio lo segue. La forma ver­
bale nella frase di sopra allora, in assenza di altre informazioni, è più proba­
bilmente un participio.

65. Le preposizioni m in e | fa con suffissi pronominali

'im mimménm da me v *
mimménnu da noi
W mimnwka da te (m.) □£73 mikkem da voi (m.)
mimmék da te (f.) mikken da voi (f.)
mimménnu da lui □!Tìfò mèhem da loro (m.)
mimménnàh da lei lllìp méhen
*da loro (f.)
naflfr
T •> «
mehénnàh

^103
• T
kàmónt come me kàmónù
T
come noi
kàmókà come te (m.) DD3 kàkem
V T
come voi (m.)
kàmók come te (f.) kàken come voi (f.)
T
kàmóhù come lui □D3 kàhem come loro (m.)
T T
kàmóhà come lei 15? kàhen come loro (f.)

Le forme dei suffissi pronominali aggiunti a queste due preposizioni sono


piuttosto diverse da quelle già studiate. Nonostante una comparazione possa
L e z io n e 14 105

essere d’aiuto, la cosa migliore è imparare queste forme come un nuovo pa­
radigma.
Le forme kàmóni ecc. possono essere usate nel senso quasi-pronominale
di “qualcuno come me” ecc.

’èn kamóhù ba ’àres


Non c’è nessuno come lui sulla terra.
Oppure Non c’è (nessuno) uguale a lui sulla terra.

66. Vs kòl

La parola V3 kól in una forma o nell’altra corrisponde più o meno all’italiano


“ciascuno, ognuno, ogni, tutti (es. i giorni), l’intero (es. giorno)”. Si tratta di
una forma invariabile, che precede il sostantivo cui si riferisce e che può es­
sere unita ad esso con il maqqèp nella forma -k73 kol- oppure rimanere sepa­
rata nella forma *73 kól. Gli esempi che seguono rappresentano il suo uso ti­
pico. Si presti molta attenzione alle differenze tra le costruzioni tradotte con
“ciascuno, ognuno, ogni” e quelle tradotte con “tutto, l’intero”.

DV'*73 kol-yóm T
ciascun giorno, ogni giorno
□ p r r ^ kol-hayyóm tutto il giorno, l’intero giorno
D 'w rr^ kol-hayyàmim
• T - T
tutti i giorni

T y 1?? kol- 'ir ciascuna città, ogni città


__________________1

T y rr1?;? kol-hà 'ir tutta la città, l’intera città



■J

kol-he *àrim tutte le città.


■Ad
< 1 1
a

L’espressione kol-’àser è usata come una locuzione relativa “tutto


ciò che (o tutto quel che)”. Quando svolge la funzione di oggetto di un
verbo, essa è preceduta da 3et-:

natan lo ’et-kol- ’àser qanah


Egli gli diede tutto ciò che aveva acquistato.

Insieme a un aggettivo ^3 assume un senso pronominale indefinito:

Wip-1?? qualcosa di nuovo


106 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

67. Vocabolario 14

S o s t a n t iv i : ”?? kalt (pi. irreg. D111??) vaso, utensile


T f i 'éreb sera
v t w sulhàn (pi. -ót) tavolo
béqer mattino
V e r b i: °i? qàm alzarsi, levarsi, sorgere
ÙÌD sàm
T
mettere, situare, collocare
N3 b à 1 venire, entrare (può essere seguito
da un complemento di luogo senza
una preposizione)
DST
sàm
*
digiunare
"U gàr soggiornare
nriW sàtàh bere
A l t r i: IV 'ad (prep.) a, fino a (distanza), vicino,
fino a quando
*73 kól tutto, ciascuno, ogni

Esercizi

(a) Traduci oralmente in ebraico:


1. egli è migliore di me
2. non c’è nessuno come noi
3. egli prese da noi il denaro
4. hai visto una donna come lei?
5. in tutta la terra che è davanti al popolo
6. ogni gioia e ogni salvezza che vi ho dato
7. tutti i peccati che tu hai peccato
8. ogni patto che ho fatto con il popolo
9. tutto l’oro e tutto l’argento
10. tutto ciò che possiedo (lett. tutto ciò che è a me)

(b) Traduci:
. y $ r ™ xinn Di’n-^3 iò) n r 1
.o$ a n'K ÌÒ3 2
o ^ n r a 1#$ t y r ò vn dh rp h t o D,'??n"n^ w v 3
nyitf ? nn?n rfrm nnzpwa nTÌ?n nyri r ó 4
.D?Ó Wlty □!$ *01 DVH"1?? 13^ 5
L e z io n e 14 107

.njrj avo vn a onan 6


.f5?5» n ^ rrn ^ n'D^ 7
.Ti^n n'D rp wj;»T^ nan □'niaan-bo wa 8
.Dfl1? l*7DK“D>‘| D?Ó ÌTltf 9
.^ÓV o # ttfnn? ^ t ^ n ni io

(c) Scrivi in ebraico:


1. Ella non vide gli uomini che venivano sulla strada verso la città.
2. I retti stanno digiunando giorno e notte.
3. Oggi Dio ci ha dato una grande vittoria.
4. A sera egli partì per Gerusalemme.
5. Il Signore è Dio, e non c’è nessuno come Lui sulla terra e nei cieli.
6. Misero un grande tavolo di fronte al re.
7. Sedettero lì tutta la notte fino al mattino.
8. I peccati che abbiamo commesso sono molti e grandi.
L e z io n e 15

68.1) perfetto di 33D sabab

La radice verbale di questo tipo è particolare per il fatto di avere identiche la


seconda e la terza consonante. Il perfetto si presenta come segue:

ano — T
sàbab egli circondò
m o T ” T
sàbàbàh ella circondò
niào
T —
sabbóta tu (m.) circondasti
niao sabbòt tu (f.) circondasti
’ntào sabbòti io circondai

sàbàbù essi/esse circondarono


sabbò{em voi (m.) circondaste
IDtaO sabbóten voi (f.) circondaste
Ulào sabbónù noi circondammo

Qui troviamo una nuova particolarità: davanti a tutti i suffissi che comin­
ciano per consonante il tema è sabbó-. Nei casi rimanenti le forme sono
relativamente regolari; tuttavia, si faccia attenzione alla à al posto di a, in ac­
cordo con § 11 (2).
Quando le ultime due consonanti della radice sono una gutturale o r, le
forme nelle quali ci aspetteremmo un raddoppiamento sono sostituite da
forme che mostrano un allungamento di compensazione.

T 1N —T
'arar egli maledisse
m ix T 1T
’àràrah ella maledisse
ninx
T T
’àrotà tu (m.) maledicesti
ninx T
‘àrót tu (f.) maledicesti
Vii*™
• T
’arati io maledissi

rm ’àràrù essi/esse maledissero


□niix
V T
’àrótem voi (m.) malediceste
le m ’aróten voi (f.) malediceste
m x ’àrónu noi maledicemmo
110 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

69. Le preposizioni UV 'im e "X1M ’et con suffissi pronominali

fimmi

*3
*
con me ’immanù con noi

u
w 'immdkà con te (m.) Hmmàkem con voi (m.)
w 'imrnàk con te (f.) wv ’immàken con voi (f.)
m *immó con lui □$y 'immàm con loro (m.)
n&y 'immàh con lei w ’ìmmàn con loro (f. )

Una variante altrettanto comune della la persona singolare è '’ìfty 'immadì,


con me; come lo è EDEV 'immcihem> con loro, della 3a persona plurale ma­
schile D&y ’immàm.

’itti con me ’ittànu con noi


’ittdkà con te (m.) D?w ’itidkém con voi (m.)
im ’ittàk con te (£)] Dm ’ittdkén con voi (f.)]
inx ’ittó con lui nm T •
’ittàm con loro (m.)
T\mT •
’ittàh con lei nm ’ittàn con loro (f.)]

Si noti il singolare contrasto tra D3E>y che si presenta con a e c^e si Pre_
senta con a.

70. Osservazioni finali su

Dal momento che in ebraico normalmente, non è retto da alcuna


preposizione, espressioni italiane come “a cui, al quale, per cui, per il quale”
e simili devono essere espresse in maniera differente. Ciò avviene per mezzo
di un pronome “riassuntivo” collocato all*interno della stessa proposizione
relativa, come illustrato negli esempi seguenti;

l’uomo al quale ho dato l’argento —>l’uomo che ho dato l’argento a lui


1*7 ■
’fl/o hà ’is ’àser nàtàtti ló ’et-hakkésep

la città dalla quale essi sono venuti —> la città che essi sono venuti da essa
"l$t$ TS?n hà'ir ’àseryàsd’u mìmménnàh

l’uomo con il quale essi sedettero —i►


l’uomo che sedettero con lui
inN UW’ hà ’is ’àser yàsabiì ’ittó
L e z io n e 15 111

In alcuni casi specifici, gli avverbi e possono essere usati al posto di


un pronome:
la città nella quale egli si stabilì —» la città che egli si stabilì là
T?n ha 'ir ’àseryàsab sàm

la città alla quale egli andò —* la città che egli andò colà
T’VD hà *r àser hàlak sàmmàh

Il pronome riassuntivo è facoltativo quando si riferisce alFoggetto di­


retto del verbo:
l’uomo che ho mandato —► l’uomo che ho mandato lui
iritf ha ’is ’àser sàlàhti ’ótó

o semplicemente (e di norma)
In questo paragrafo e nei precedenti (§§ 32, 55) abbiamo presentato l’uso
più comune di in quanto corrispondente all’uso dei pronomi relativi
dell’italiano. Si possono incontrare però molti casi nell’uso di “1$$ che non
trovano corrispondenza nell’esposizione data qui. La maggior parte di questi
casi, tuttavia, può essere affrontata se si tengono a mente due tendenze gene­
rali:
( 1) tende ad assumere il significato della locuzione relativa “ciò
che”. Come tale, esso può trovarsi come congiunzione all’inizio di una pro­
posizióne con il significato di “il fatto che...” e può assumere di conse­
guenza il significato di “dal momento che, poiché” o di qualche altra con­
giunzione che in italiano introduce una proposizione subordinata. Una classi­
ficazione esaustiva di tutti questi usi va oltre la finalità di una grammatica
elementare come questa.
(2) Dal momento che può assumere uno status di pronome indipen­
dente (“ciò che”), può essere trovato occasionalmente con una preposizione
che lo precede, contrariamente a quanto previsto dall’uso comune.
Esempi di queste tendenze sono le espressioni seguenti, utilizzate nor­
malmente come congiunzioni

IV? y& an 'àser perché, a causa di (lett. a causa del fatto che)
1$ ^ *nt|H ’ahàrè ’àser dopo
"1 ^ 3 ka’àser come, secondo, quando
112 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Infine, nonostante la maggior parte delle proposizioni relative sia segna­


lata dalla presenza di "1$$, è sempre possibile usare una proposizione che si
riferisce ad un sostantivo precedente senza aggiungere alcuna indicazione
formale della relazione tra di essi (per descrivere questo fenomeno viene
usato il termine asindeto):

Gn 15,13 DD*? N'1? in una terra (che) non (è) loro


ISam 6,9 U1? rPH Nin Fu un caso fortuito (che) capitò a
noi.
Questo tipo di proposizione relativa è più frequente in poesia che in prosa,
soprattutto dopo un antecedente indeterminato che dopo uno determinato per
mezzo dell’articolo.

71. Vocabolario 15

S o s t a n t iv i : r m miswdh 9
(pi. ~Òt) comandamento
“liN or (pi. -ini) luce

W * hòsek oscurità, tenebre


TX ’óyèb ( p i -im) nemico
V e r b i: W sàbab circondare, girare, aggirare
m x 'arar
—T
maledire
DII? ’azab
- T
abbandonare
"DV 'cibar
- T
attraversare (un luogo);
trasgredire (un comandamento)
yàras
”T
ereditare
n:>tf sàkah
*• T
dimenticare
C o n g iu n z io n e : 1 ^ 3 ka ’àser come, secondo, quando

Esercizi

(a) Traduci oralmente in ebraico:


1. il vaso in cui c’è acqua
2. l’uomo che il re ha convocato
3. la casa in cui trovammo un tavolo
4. la sera in cui mangiammo e bevemmo
5. il popolo con cui egli sta dimorando
6. il giorno durante il quale (lett. in cui) digiunammo
L e z io n e 15 113

7. la nuvola dalla quale uscì il fuoco


8. Fanno in cui molti caddero in battaglia
9. la legge in cui (ci) sono benedizioni e saggezza
10. i cieli in cui egli creò il sole, la luna e le stelle

(b) Traduci:
.nyn Ntian nw nty*?rrn$ N"Pf i
sm ayrrriì$i ™ 2
.D^nV^o iti i m n x n m'T 3
.erótto n^Dìsn-nx ^ k i ini niVcj Hinn rfr?f3 4
.nix dd1? PX "3 op*pn DVP 5
.dì1 «li? “ìlxft T|$iV? a^n'^ xij? 6
xmi nirp*? n ia i niKtpn ’nxón ^ mrr»& nyìtf? ^ rx i t o n^n 7
.^V ayrnis'ì ^nx n x
.n y n ^ rn x irim Tyn_n$ a ^ 'x n 1330 ^ w ìti d$&i nypan^y U7óy 8
.VD^nna D ^ r r ^ - n s inpym 'i Tyn_n§ 9
.□ ^ ìa x n m ? inx ayn-^Di «in “inw-nK -ny ij?33 10

(c) Scrivi in ebraico:


1. La luce è migliore delle tenebre.
2. Hai dimenticato le parole che io ti avevo scritto nel libro?
3. Ho trasgredito tutte le leggi e tutti i comandamenti che tu mi hai
dato.
4. Il Signore maledisse la città cattiva e tutto il popolo malvagio che
era in essa.
5. Non ci sono nemici in questo paese (lett. terra).
6. Il vecchio mi diede un buon consiglio, perché sapeva che io non
avevo fatto quelle cose cattive.
L e z io n e 16

72. La catena costrutta

Nell’ebraico biblico non esistono preposizioni che abbiano la stessa gamma


di significato espressa in italiano dalla preposizione “di”. La relazione geni­
tivale, il genitivo delle lingue classiche, trova il suo corrispondente nella ca­
tena costrutta:

Vip gol hannàbì' la voce del profeta


n & i ìW mélek hà *ares il re della terra
Come mostrano questi esempi, la giustapposizione di due sostantivi serve ad
esprimere una relazione tra essi. Il primo sostantivo in una catena di questo
tipo è detto “in stato costrutto”. Per usare una terminologia più moderna, in
casi dì questo tipo, sì dice che, rispetto alla forma “normale o libera (asso­
luta)” usata altrove, il primo sostantivo ricorre in forma “legata”.
La forma costrutta o legata di un sostantivo è spesso diversa da quella as­
soluta. Tale differenza sorge principalmente a causa dei mutamenti
dell’accento implicati dallo stato costrutto: il primo sostantivo perde il suo
accento abituale e diventa proclitico rispetto al secondo. La perdita
dell’accento può essere completa, come avviene comunemente con (si
noti il maqqèp):
ben-hammélek il figlio del re
sebbene di solito il primo sostantivo mantenga il suo accento:
n fc t ^ mélek hà ’àres il re della terra
Più importante delle modifiche d’accento è comunque il cambiamento che si
riscontra nella vocalizzazione di molte parole:
T3T ddbar hammélek la parola del re
L’argomento sarà preso in considerazione più avanti.
In una catena costrutta, solo il sostantivo finale può avere l’articolo de­
terminativo, Il fatto che l’intera espressione sia determinata dipende dal se­
condo sostantivo: se esso è determinato per mezzo dell’articolo o è un nome
proprio, anche il primo sostantivo risulterà determinato:
N'gan Vip qól hannàbì‘ la voce del profeta
116 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

*?ìp qól SDmù ’él la voce di Samuele


mentre invece

N'QJ *7Ìp qól nabi’ una voce di un profeta


In questo modo, la relazione tra i sostantivi di una catena costrutta corri­
sponderà generalmente alle espressioni “il... del...” o “un... di un...”, Per
dire esplicitamente “un... del...” si usa la preposizione (spesso con *!$$)
con la forma normale (assoluta) di un sostantivo:

(l$t$) "137 dabàr ( ’àser) lammélek una parola del re


i l i 1? "IÌE>|& mizmór hDàwTd un salmo di Davide
Ciascuno dei sostantivi della catena costrutta può essere reso al plurale.
Le forme caratteristiche dei plurali costrutti saranno trattate alla Lezione 18.
Per il momento si consideri che dibrè è la forma costrutta di □‘*‘197:

□’ÌOIiari "137 ddbar hanndbi’im la parola dei profeti


n .}*7 dibrè hannàbi’ le parole del profeta
D’W ^ n ’H in dibrè hann9bi’tm le parole dei profeti

Gli eventuali aggettivi che qualifichino l’uno o l’altro dei sostantivi si


collocheranno in fondo all’intera catena. In certi casi possono sorgere delle
ambiguità ma la concordanza in genere e numero - insieme al contesto gene­
rale - è di solito una guida sufficiente per risolverle. Si osservino bene i se­
guenti esempi in modo che risultino chiari (n$N e sono le forme costrutte
di e rispettivamente):

jn_rj t r a n "137 la parola del profeta malvagio


oppure la parola malvagia del profeta
CPinn le parole malvagie del profeta
□’W'Oan "07 la parola dei profeti malvagi
U to n$N la moglie dell’uomo buono
rniBnn$N la buona moglie dell’uomo
nlD’H le belle mogli dell’uomo
□‘’Djn le mogli degli uomini belli

La lingua ebraica vieta l’uso di due aggettivi che si riferiscano a sostantivi


diversi della catena. Ma due aggettivi diversi possono riferirsi ad uno solo
dei sostantivi della catena, come in
L e z io n e 16 117

Dion •q'?àn le parole del re buono e giusto


a r a t a ^ é n vp ì le parole buone e giuste del re
La catena costrutta può essere estesa a tre o più sostantivi; tuttavia esempi di
quattro o più sostantivi sono molto rari:

N a rrili la moglie del figlio del profeta

Anche in questi casi valgono le regole viste sopra a proposito


dell’aggettivazione e dell’uso dell’articolo.
Qualche volta, e di solito in espressioni stereotipate, il primo o il secondo
sostantivo di una catena costrutta possono essere sostituiti da un sintagma
più lungo. I seguenti casi sono anomali e non verranno usati negli esercizi:

Y'l^rr] i l re del cielo e della terra


(il secondo sostantivo è sostituito da sostantivo +
sostantivo)
le parole e le azioni del re
(il primo sostantivo è sostituito da sostantivo +
sostantivo)
T?ì?5 nnati? la gioia della (o nella) mietitura
(con il secondo sostantivo è usata la preposi­
zione; probabilmente una contaminazione con la
locuzione verbale sàmè?h bd gioire in)
I participi attivi possono essere costruiti con complemento oggetto in diversi
modi o ( 1) in quanto verbi

rninrrriK 1 colui che (adesso) sta osservando la legge

o (2) in relazione costrutta in quanto sostantivi

m ta colui che (in generale) osserva la legge.

Come suggerito dalle traduzioni di sopra, ciò comporta frequentemente una


differenza nel significato: nell’uso verbale del participio, il riferimento è
concreto e preciso; nell’uso sostantivato, il riferimento è generale e manca di
precisione.
Il significato preciso della catena costrutta è difficile da definire. Sebbene
una traduzione approssimativa, con l’uso del “di” o del possessivo, come
nell’espressione “il figlio del re”, sia spesso sufficiente, ci sono molti casi in
cui è preferibile l’uso di un aggettivo o di un sintagma preposizionale:
118 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

13& ni1? una tavola di pietra


p&n la tavola di pietra
una santa montagna
CPÓ '’V? 1111 vaso Per l’acqua

Lo studente dovrebbe tenere a mente il fatto che in una catena costrutta il se­
condo sostantivo modifica o restringe in qualche modo il significato del
primo; partendo da questa regola generale si può procedere ad una corretta
traduzione così come richiesto dal contesto o dal comune uso dell’italiano.
Dovrebbe essere invece evitata l’aderenza pedissequa ad un singolo modello
di traduzione.

73. La forma del costrutto singolare

La forma costrutta di un sostantivo singolare (esclusi i femminili in -àh e po­


chi altri) può essere ricavata dalla forma assoluta attraverso l’applicazione
delle regole seguenti:
1) é e à non accentati vengono sostituiti da a.
2) à in una sillaba finale chiusa viene sostituita da a.
3) é in una sillaba finale chiusa rimane di solito invariata, ma in un pic­
colo gruppo di parole viene sostituita da a.
Sotto sono elencati alcuni esempi dei più frequenti tipi di sostantivo:

Assoluto Costrutto Regola applicata


V yàd T
V yad 2
Dipa màqóm tri pz? maqóm 1
nàbi’
• T m i ndbV 1
roto kòkàb
V
kókab 2
hèkàl 'W d hèkal 2
mispàf mispat 2
gannàb
T -
gannab 2
"Dì dàbàr
■r r
ddbar 1e 2
1ì?ì zàqèn m zdqan 1 e 3 (con cambio)
voti sdpét DD$ sdpét 3 (senza cambio)
lébàb hbab 1e 2
mélek mélek nessuna
"150 séper séper nessuna (la è è accentata)
nà'ar nà'ar nessuna
L e z io n e 16 119

74. Vocabolario 16

S o s t a n t iv i : 138 ’ében(pi. -ini) pietra (f.)


n T
dàg (pi. -im) pesce [Il f. dàgàh è
usato come termine collettivo].
fyàsì (senza plurale) metà
D1 yàm
T
(pi. □'’fò? yammìm) mare; si noti HEP
yammàh verso il mare, verso ovest.
Di'? luah (pi. -ót) tavola
rDìÒZ? mdlà(')kàh occupazione, lavoro
ty*— (coll., senza plurale) uccelli, volatili
nìv op
'èseb (coll.) erba, vegetazione erbacea
sélem (pi. -tm) immagine, somiglianza
V e r b i: “D # sàhar rompere, spezzare
— T
sàma' udire, ascoltare; con o prestare
attenzione a, badare a, ascoltare; con
/ 3 obbedire.
r o t f sàbat
- T
cessare, riposare
A l t r i: n i$ làmmàh Perché? [Davanti alle gutturali N, H e
V viene preferita la forma rró*?
lam ah].

Esercizi

(a) Forma il costrutto singolare dei sostantivi seguenti (secondo le regole


menzionate sopra): •

ZPft “1ÌK ir à
n $
“i m T T u TZ$
“in Ili
□V?q in nnt
T T li?T
kg ? QV
3 DÌ3
n ipa
TV Km
* T

1W rv . □ j?
*?1p n? P ii
IO1?# nsn
T T
120 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. un vaso d ’argento
2, la montagna del Signore
3. il cammello dell’uomo
4. il giardino della donna
5. il tempio della città
6. il sogno del ragazzo
7. l’argento degli uomini
8. la voce del servo
9. la luce delle stelle
10. il pane del bambino
11. il fiume di quella terra

(c) Traduci:
7 n? i
8 ian f s? 2
“ì^Vvi “l’VO ^ 9 p p n ^ K n ia 3
n ^ ìn nsn 10 inn n$xn t^N —T T • T ■
4
Viian o?ó#n )iv, 11 nsnnrrateniz^N T T T T •
5
T■

ani 12 D5?n tiDW 6

(d) Traduci:
.ix$ tpy$1 =pn ^ r a r i Vip1? oyn ìò i
.□V*? irto in; x1?! is&n D^rni* K^an “n # 2
.rrnVana oratf na1?
T T S - *• V — I T T
3
.KÌH *73 ttVT
* l - T
*?Ì73LD*?i Wftl Hìnn T5n
I T V V » T T TT » T
4
.cg1? lana onìn-n^ QFi^^n 5
."ta np^ avfàn niy I V T • - T - •
6
.n&p'pB1? naqan 7
.D',nl7^n K^-n^ d$ ux&d vfr) nTvn mi 8
.in^rrVv' nninn “i§ó"ni$ insn nto 9
.rnz^n -\y§ aibqn w x-i n ^ rrn ^ nVi ip ia w p io
.k o st Vv oyn ni il
,n$xn Vip-1?» v m ti? *^&D1 ^È rr ^e?1? nuton nxà 12
m jaa nvr T ll? o ^ l trrf^ n Vip-1?» EpyzpW ito?» n ftfe 13
.do1? ina
L e z io n e 16 121

(e) Scrivi in ebraico:


1. Egli attraversò la strada della città.
2. Perché mi hai abbandonato al nemico?
3. Chi ha rotto questo vaso?
4. Egli ci ha maledetto perché abbiamo dimenticato la parola della
legge,
5. Il re malvagio prese prigioniero il popolo di Gerusalemme.
6. Egli mi ha abbandonato perché ho peccato contro di lui e non l’ho
ascoltato.
7. Non si riposarono fino a sera.
L e z io n e 17

75. Il costrutto singolare: tipi minori

a) I termini e tìX hamio -i come suffisso nella forma costrutta,e regolare


riduzione della vocale tematica: ’àbi, 'ahi.
b) Tutti i sostantivi che seguono il modello di JVÌ e n*|Óhanno nel costrutto
una contrazione regolare (ayi —►è e àwe —» ó):

n?± bàyit costr.: iva bèt


nió mawet nift mot
c) La forma costrutta di 13 è di solito proclitica: “13 (con e). Un forma si­
mile si trova per 0$ ma è meno frequente.
d) Un piccolo gruppo di sostantivi, apparentemente identici al tipo di 1|7T
(costr. zaqarì), ha un forma costrutta insolita; questo gruppo include
katèp costr.: qró kétep spalla
TJT yàrèk Tp* yérek coscia
e) I sostantivi che terminano in -eh hanno la forma costrutta in -eh. Gli altri
mutamenti sono conformi alle regole già esposte:

ITJ& sàdeh costr.: niif? sddéh


mahàneh rnrjfò mahànéh
Ci sono poche altre eccezioni rispetto alle regole di base date nella lezione
16. Nessuna di esse, tuttavia, è abbastanza frequente da rappresentare una
categoria separata; quando necessario le differenze particolari saranno se­
gnalate nei vocabolari.

76. Il costrutto singolare dei sostantivi femminili che terminano in -ah

Nel caso dei sostantivi femminili che terminano in -ah avviene la sostitu­
zione della desinenza finale con -at, Per il resto essi si conformano normal­
mente alle regole indicate nella lezione precedente.
sànàh anno costr.: ssnat regola 1
'ésàh consiglio 'osai regola 1
malkàh regina ro'ptt malkat senza ulteriori
cambiamenti
124 In t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

HKìDr1 tdbu ’ah raccolto nMIiri tebu’at


nVpn topillah preghiera tapilla t
bdràkàh benedizione J13”|Z1 birkat regola 1 e
regola dello
shewa (§ 5) 1
^ 3 ? nabélah cadavere ri1?}] niblat
Gli ultimi due esempi dovrebbero essere chiari; la riduzione di a in a se­
condo la regola 1 porta a *b9rskat, che, in seguito alla regola dello shewa,
diventa birkat.
Sono comuni due tipi di variazione rispetto alla norma:
1) La maggior parte dei sostantivi trisillabici che cominciano con una sil­
laba chiusa hanno forme costrutte con l’accento sulla penultima sillaba:
mìlhàmah guerra costr.: milhémel
nn§V» mispàhàh famiglia nnólfto mispàhat
2) A volte l’attesa riduzione di è o di a in 3 non avviene. Ciò non può es­
sere previsto e richiede speciale attenzione.
bzrekàh stagno costr.: riD"l3 bdrékat
rra sàràh angoscia rm sarai
La maggior parte dei sostantivi femminili terminanti - nella forma assoluta -
in -at, -et, - ut,, -ìt, ecc. non è suscettibile di ulteriori cambiamenti nella forma
costrutta. E quelli che invece lo sono, seguono le regole consuete. La forma
costrutta di n$N è del tutto irregolare: n$X ’éset.

77. Vocabolario 17

S o s ta n tiv i: srj?“i ràqìa ' il firmamento (a quanto pare, conce­


pito dai cosmografi della Genesi
come una barriera solida)
nato1 yabbàsdh
T T —
terra asciutta
un T
ab (pi. ~ót) padre
rm ’àh
T
(pi. irreg. D^nK ’ahim) fratello
13 ben (pi. irreg. banim) figlio
malkàh (pi. -ót) regina

1 Si noti l’inusuale regressione di k in k. Ci si aspetterebbe invece senza il


daghesh lene.
L e z io n e 17 125

ÙW sem (pi. -ót) nome


AGGETTIVI: risón primo (f. risóndh)
'iti séni secondo (f. senti')
V Ta v a

salisi terzo (f. salisti)


T T \ rabi'i quarto (f. IFSPyi rabi'it)
njtojq Ramisi quinto (f. D ^ t ) bàmisit)
Al t r i: 'al-panè (prep.) sulla superficie di, di fronte a
1? kèn (aw.) così, in questo modo (riferito
a ciò che è stato menzionato prima).

Esercizi

(a) Traduci:
ntf pn trà n m tay
T Pt - • T - 1
8 K^an m
■ T - ••
1
n n m n nsntf’
* * — — i
9 2
*onn n ^ n nyna 10 3
il niimri 4
V™ uà 12 5
ntfrn n x n ntf 13 m in 6
n 'y f à naqa 14 nyn 7

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. il campo dell ’uomo ricco
2. il padre del re
3. la terza battaglia dell’anno
4. il più giovane (= piccolo) fratello del profeta
5. la quinta parola della legge
6. la benedizione del Signore
1. la sapienza del re
8. la prima casa della città
9. il firmamento dei cieli
10. l’immagine di Dio

(c) Lettura: La creazione

N.B. La narrazione originale dell’ebraico biblico richiede l ’utilizzo dì una forma


verbale che non verrà trattata prima della lezione 22. Le letture selezionate nelle
126 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

lezioni 17-22 dovranno dì conseguenza essere considerate come semplici sequenze


di frasi isolate, legate per quanto riguarda il significato ma non per quanto ri­
guarda la sintassi.

^ f ì i ‘m i nnn nn?n n t o - n f c r n s i o?ó$n-ri$ j q j ptfxin dì»?


nfry 13 .n*??1? *qj? ìy fb ] nv nix1? *aTj? .liNirnis n n 1?^ .n ^n
dìs5 Q'rfrfó

a ltè ri nnn D?ón ■pa T?y spì?l?1 D^n -i y ^ i D’n'V^ nwy dì5?
d1»3 ntoy i? . d ^ s v i 1? «li? .D ^ r r ^ y i$é$ D?àn yyi

kiti7 nttG?1? .™ aipa-1?^ d t o h nnn D?7§rrnì< n i? Di’?


.r y - ^ - n ^ n S ? n ^sr^-n a; tq a o l^ 'o a .d*isp ìoj? d^ ’?*) n $

(d) Scrivi in ebraico:


1. La casa di pietra non cadde.
2. La gioia del popolo è nella legge del Signore.
3. Metà dei giovani cadde in battaglia quel giorno.
4. Bevetti l’acqua da un vaso di pietra e mangiai il cibo che era su un
tavolo di legno.
5. Ho dimorato col popolo di quella terra (per) molti anni.
6. Nel mattino egli partì verso ovest.
7. Il nome di questo re è Davide.

1 tóhu wàbóhui una designazione del caos primordiale; “senza forma e vuota” è
una traduzione accettabile per questa frase pressoché oscura.
L e z io n e 18

78. Le forme costrutte dei sostantivi plurali in -tm

Nella forma costrutta dei sostantivi plurali in -irn, questa desinenza è sosti­
tuita da -è. Le riduzioni vocaliche che hanno luogo avvengono in accordo
con le regole date al §73.

Assoluto Costrutto Regola applicata


yamùn
• T
ydtnè 1
tn a hcmlm
► T
bariè
>■ i
1
n ^ n hissim ’3tn hìssè
‘ammim ’ammè
□'DIO sùsim •’DID susè
j j\ /\ M*
zetim zete
nniD-i bdkórtm bakórè
gdbùlim ''im gabùlé
•• t

gdtnallim gdmallè
a n y r dabàrtm dibrè 1 e regola dello a
D 'r ó ’ànàsim \anse 1 e regola dello s
zsqènìm ^i?T zìqnè 1 e regola dello d
kèlìm Itdlè 1
■ T
kókàbim kókdbè 1
□ ^ n hékàlìm
* T »
4 ? ’n hèkdlé 1
mìspàtim mispdtè 1
kohànim kdhànè

I sostantivi bisillabici con accento sulla penultima sillaba (del tipo di mélek)
devono essere distinti da quelli di sopra e fatti oggetto di particolare atten­
zione. Nonostante essi abbiano un plurale assoluto che segue uno schema
comune, la forma costrutta non può essere ottenuta attraverso le solite re­
gole:
a) Sostantivi del tipo di (con é) hanno a o ì nella sillaba tematica del
plurale costrutto. La vocale corretta deve essere appresa separatamente
per ciascuna parola. La lista che segue riporta la forma costrutta plurale
di tutte le parole di questo gruppo che sono state menzionate fino a que-
128 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

sto punto. D’ora in avanti la vocale specifica dì ogni sostantivo sarà se­
gnalata nei vocabolari.

orato malkè
n-'inv, 'abdé
■»»13 karmé
vii: 'ir. yaldè
darhé
’abné

-u
;u
■j
onw* T ! ■TS3 na 'are
b) Sostantivi del tipo di “I5 Ó (con e) hanno la vocale i (a volte e):

19 Ó nnD p ■n.99 sìpré


sibtè tribù
•nè o '-to t i ? ’edrè greggi
c) Sostantivi del tipodi tV~)p (con 0) hanno invece la vocale o:

sorse radici
Esistono numerosi sostantivi le cui irregolarità nella forma del plurale co­
strutto devono essere brevemente commentate:

D'WNI ràsim
• r
'r ò l
•• t
rase Senza riduzione
'arim
• T
ns?- T
'are Senza riduzione
a n n hàrim
* T
nn **T
hàré Senza riduzione
Le forme costrutte di e a^Ó sono rispettivamente samè e '0 me.

79. Le forme costrutte dei sostantivi plurali in -òt

La desinenza -ót dei sostantivi plurali rimane tale e quale nella forma co­
strutta. Per il resto viene applicata la stessa regola (1) di riduzione già men­
zionata. Anche in questo caso, se sostantivi del tipo di mélek, séper, sóres (o
nà ’ar, zéra \ ’órah) hanno le forme plurali in -ót, la vocale tematica non può
essere semplicemente prevista sulla base delle regole.

a# samót regola 1
±> nia1?J1Ì31? libbót
napsót non prevedibile
a iti nirnt] n l r j o harbót
L e z io n e 18 129

nls-fó niiqx ’arsót non prevedibile


nix nirn^ nirqx 'orhót
Qipa mdqómót
niDis T !
nìDin birkót 1 e regola dello a
niìto T
nlitp éddót 1
I plurali costrutti di sostantivi femminili come nypà e rD ^ assumono la
stessa vocale che mostrano al singolare: fiìy ^ ma

80. Vocabolario 18

S o st a n t iv i : d ik adàm (1) il nome proprio Adamo; (2) ter­


mine collettivo (senza pi.) umanità;
(3) sostantivo singolare (senza pi.)
uomo [ 'àdàm caratterizza l’uomo op­
posto a ciò che non è umano, mentre
’is è l’uomo in opposizione alla donna
e al bambino].
’àdàmàh terra, terreno, suolo, proprietà terriera
[a volte sinonimo di era?, che però
contiene un significato più geografico
o politico piuttosto che agricolo],
bdhèmàh (costr. fittala behémat) (pi -ót) bestia,
animale, spesso usato come collettivo
W l rémes (senza, pi.) termine collettivo per indi­
care tutti gli esseri che strisciano
"Dì zàkàr (pi. -im) maschio
nsqébàh femmina
natf sabbàt
■* —
(pi. irreg. nifOT) sabato (f.)
^ • V

A g g et t iv i : 'VfVf SlSSl sesto (f. n W sissit)


V l A t *
S3DI l settimo (f. rpyzi^ sdbVit)
im ’ahèr altro, un altro (f. ril£iX ’ahéret; m. pi.
t H 0$ ’àhèrim, f. pi. ’àhèrói)
V e r b i: yàsar plasmare, formare
Si osservi attentamente: le tre parole che seguono vengono spesso confuse
tra loro
(1)*>n hay un aggettivo le cui forme sono date al §22;
“vivo, vivente”
(2)rpn hayyàh un sostantivo (pi. -ót) usato come termine gene­
rico per ogni “essere vivente o animale”
130 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(3) n«n hayyim un sostantivo usato solo alla forma plurale ma


con il significato singolare di “vita, la durata
della vita”

Esercizi

(a) Traduci i seguenti sintagmi, Assicurati di capire chiaramente tutte le


forme costrutte.
15 Tyn i
rninn nini1? 16 2
D'r fW ^ 17 ny? '7 $ 3
□yri nin? 18 T»n»t t ot 4
19 n f e ! nì»?j 5
Dwgjn nirna 20 i§én n y i 6
T u' ta
T7 * 21 Tyn 7
m/n
TT niaa
•• * 22 H b ’!<? 8
Ti?n 23 n t o ’sto 9
nvàn 24 D’ó^n ’3?i3 10
cruori 25 rrjton nnj]5 11
26 n w n»n 12
27 13
'infra 28 nnn 'pN 14

il plurale di ciascun sostantivo; usa poi la forma del co-


strutto plurale nel sintagma dato.
1. luogo, i luoghi della terra
2. accampamento, gli accampamenti dei nemici
3. comandamento, i comandamenti del Signore
4. fiume, i fiumi della terra
5. profeta, i profeti di quella città
6. libro, i libri dei profeti
7. servo, i servi del re
8. città, le città della terra
9. albero, gli alberi del giardino
10. giudice, i giudici del popolo
11. padre, i padri dei figli
12. figlio, i figli degli anziani
L e z io n e 18 131

(c) Lettura; La creazione (conclusione)

uvb *?1*7an * v w n w n , n T n “ n s i t f w n _riN D tf? (s tira Q ì5?

.□?ówn w i ? antt a^giiD irnirm ntoy .ny?1? i # n r é n TiNn wn othi

-1#$ anneri n iin n i a ^ a o^n-rii* in a ’t^&qn nisa


•Q?é?n Vi?"! n fo r^ Hiyn“n$ nwy .n§0"*7V

□ixrfn^ ns? .1 nan?-l? r n§ n & ? n*ri'm ntoy “W n Disa


.□rt< >q? n?i?;i “idt .nvf?8 a )fo nniqna

, r t o "i#$ n a x ^ n -^ B cp;f?$ rnw T ? $ n Q^a


(.nawn dV> tnn ia tprfrft riau; T a $ n Di’n)

(d) Scrivi in ebraico:


1. Questi sono i nomi dei figli del popolo che venne a Gerusalemme.
2. Egli ammazzò i figli cattivi del profeta perché essi avevano trasgre­
dito le leggi del Signore.
3. Egli diede denaro alla prima donna, ma all’altra non diede nulla.
4. Hai visto le stelle del cielo che Dio mise nel firmamento?
5. Dove sono le tavole di pietra che il profeta ha spezzato?
6. Il Signore è la salvezza di tutti i popoli.
L e z io n e 19

81. La forma indipendente del pronome personale (soggetto)

ani io «Afe ’ànàhnù noi


’ànóki io
nrix ’attàh tu (m.) aria ’attem voi (m.)
m ’att tu(f.) nJFIN / lipx ’atten, ’attennah voi (f )
mn h u ’ egli nan / an hèm, hémmah essi
*071 hV ella n3n hénnàh esse

Osservazioni:
1. Entrambe le forme del pronome della la persona singolare sono molto
frequenti, senza chiara differenza di significato o di applicazione.
2. È attestata una rara alternativa della 2a persona femminile singolare: W ,
con la ? finale. Si riscontrano e quali varianti molto rare di 131^.
3. Le forme della 2a persona femminile plurale sono piuttosto rare per po­
ter determinare preferenze; in qualche testo è vocalizzata come ‘jrtK.
4. Nel Pentateuco la grafia della 3a persona femminile singolare è N1H, cioè
viene scritta la forma maschile ma letta quella femminile; la causa di ciò
è sconosciuta.
5. OH e nftfi sono entrambi frequenti, ma mostrano una distribuzione
leggermente differente: OH predomina nel Pentateuco, mentre n73H è più
comune nei libri di Samuele e in diversi libri poetici.
Le forme indipendenti del pronome personale sono usate principalmente
come soggetti delle frasi, e soprattutto nelle frasi non verbali:

Dìtt ^ Io sono buono.


TjVn Io sto camminando.
Io sono un uomo.
rpiQ ■’JtJ Io sono nella casa.

Tali forme possono essere usate in una varietà di modi disgiuntivi e possono
trovarsi prima del verbo in una frase verbale per dare enfasi al soggetto.
Quest’enfasi non è necessariamente forte; può indicare semplicemente che il
134 In t r o d u z io n e a l l ' e b r a ic o b ib l ic o

discorso ha subito un cambiamento di soggetto. Ciò non implica necessaria­


mente un’enfasi speciale nella traduzione.

82.1 pronomi interrogativi

a) mi chi? Non si flette né per genere né per numero.


Kjn HÙA? ‘’tt Chi ha fatto questa cosa?
ipN Chi sei tu?
fiX '’O n3 Di chi sei figlia? (lett. A chi tu figlia?)
fjOlrrriK fili] 'tì? A chi hai dato il denaro?
b) na mah che cosa? Non si flette né per genere né per numero. La forma di
questo pronome dipende dalla lettera con cui inizia la parola che lo
segue, ma le varianti sono meno regolari rispetto a quanto avviene nel
caso dell’articolo determinativo o della congiunzione W9-. Le regole che
seguono bastano a coprire la maggior parte dei casi che si incontrano.
1) Davanti a X H "ì si usa mah.
2) Davanti a H V si usa meh.
3) Altrove, davanti a consonanti non gutturali, si usa Hfr con il rad­
doppiamento della prima consonante della parola seguente.
Tutte queste forme possono essere seguite dal maqqèp.
Sia che sono a volte seguiti da un pronome dimostrativo, che non è ne­
cessario tradurre, come in

rpìi/y nx'T na
T • T -
Cosa hai fatto?
Xin nj chi è lui?

83. Le preposizioni , Vs?, Iinri e con i suffissi pronominali

Queste quattro preposizioni, tra le altre, prendono un insieme di suffissi pro­


nominali molto diversi da quelli già studiati.

1 s.
c . ■
’Vx *èlay 1 pi.
c . irVx ’èlènu
2 m. s. \élékà 2 m. pi. ’àlékem
2 f. s. ’éfàyik 2 f. pi. ’àléken
3 m. s. vVx T ••
’èlàw 3 m. pi. ’àlèhem
3 f. s. irt# ’élèhà 3 f. pi. TO’f t ’àlèhen
L e z io n e 19 135

1 c. s. - T 'alay
*7» 1 c. pi. •*T alenu
2 m. s. 'àlekà 2 m. pi. a?’1?? 'àlékem
2 f. s. 'alàyik 2 f. pi. 'àléken
3 m. s. Tty 'àlàw 3 m. pi. 'àléhem
3 f. s. 'àieha 3 f. pi. ’àlèhen

1 c. s. tahtay 1 c. p i U’é u s tatyénù


2 m. s. tahtgkà 2 m. pi. D?’nnn tahtèkem
2 f, s. ■si?*TO tahtayik 2 f. pi. tahtèken
3 m. s. vnnri tahtàw 3 m. pi. tahtèhem
3 f. s. tahtèhà 3 f. pi. l< T ro tahtèhen

1 c. s. ’ahàray 1 c. pi. ir iq x ’ahàrènu


2 m. s. TTO ‘ahàrekà 2 m. pi. □9T08 ’ahàrèkem
2 f, s. TÌCJN ’ahàràyìk 2 f. pi. ’ahàrèken
3 m. s. ìn q a ’ahàràw 3 m. pi. □ in q s ’ahàrèhem
3 f. s. 3 Ìq » ’ahàrehà 3 f. pi. ’ahàrèhen

84. Vocabolario 19

So st a n t iv i : nàhàs (pi. -fw) serpente, serpe


1JV 'ézer aiuto, soccorso
T•• sélà
* ' (pi. -im o -ót) costola, fianco; la
forma costrutta è irregolare: vhi séla '
TW sir (pi. -im) canto
T T basar
“1W3 corpo, carne; kol-bàsàr
l’umanità
màwet morte
A g g e t t iv i : in K arar maledetto
nehmàd piacevole, desiderabile
QDn hàkàm saggio; come sostantivo: un uomo
saggio
V e r b i: n tf
T w cantare (cfr. sopra)
Al t r i: ’e/wo/ o tdmól (avverbio) ieri
nt]N ’ahàrè (prep.) dopo, dietro; (cong.) +
dopo che
T!N come sopra •
136 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

Esercizi

(a) Traduci:
c r n ^ “ìs rn a 7 D’D^n 1
H D 1DT ■>» 8 na'ptfn? nrVy Dtfxn 2
nswn Dl^na 9 pyx nrix 3
ani d™ io nWx nx nztt nnW m n»
V V I - t T I - »
4
N'garr'^ □•’X-fp ann 11 ann □nn^rrnij nnb 5
njn ay? ^1n-ì niia iflxn 6

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Qual è il nome di quest’uomo?
2. Chi è il figlio della ricca donna?
3. Cosa ha fatto (m. s.) al sesto giorno?
4. Come ha chiamato (m. s.) la terra asciutta?
5. Cosa hai fatto ieri?
6. L’hai visto ieri?

(c) Traduci:

(d) Scrivi in ebraico:


1. Dio fece la donna dalla costola dell’uomo,
2. Chi sono i nemici di questo popolo?
3. Queste sono le parole che riguardano la vita del gran re.
4. Egli fece i pesci dei mari e gli uccelli del cielo.
5. A immagine di chi (lett. neH’immagine di chi) Dio ha plasmato
l’uomo?
6. Cosa ha messo (m, s.) nel firmamento del cielo al quarto giorno?
L e z io n e 19 137

(e) Lettura: Nel giardino di Eden

njy rrn dìn V) rnwn a?ówn nlsfy n w qình *qi?


■dì* n$*<n n m .2n$xV D*mrrp nj?*? y^rrn § D’n ^ nvr ma
•IP ^■’xn

rrò n n v ^ .crn1^ mrr n&y niten n^n_t7sa 3nny rrn wnan


QiKn'Da .ni? "TOT aio *? nn*n ^ *$n fy^i 4n ^ ^m n
.n$an
T • T i1
? nana
T I IT iwg
V -J n5n"n«
•I “ V

nbx1? n*mn ih k 'ifòòx ^ “‘n’ìn^i r?!TW 'tàN'? niKn-^ a^n1^ nax


.n*to n^rna □■»;??& mrr i&k .fyn~i& ^ nana N^n n&y nrq ntswij
nx'T jvfry ^ :^3inn_l7^: mn1 i&n .n^K ttfn|n "1$$ i^ - ^ - n s i1? rn$N W7))
n ^n wtpn r? larnp n$Nni Dixn w r .ni&n n^n_l? |^ nansn"1? ^ nnN im
.cpn^ nm^

Note alla lettura:


1. “adatto a lui”
2. '?„.n33 nel senso di “costruire, oppure trasformare qualcosa in qual­
cos’altro”
3. “astuto, scaltro”
4. Si osservi il frequente uso di ìtt come partitivo: “alcuni dei frutti”.
L e z io n e 20

85. Il sostantivo con suffissi pronominali

La lingua ebraica non conosce aggettivi o pronomi possessivi; espressioni


come ad esempio “il mio libro”, “il suo re”, ecc., vengono rese attraverso
suffissi pronominali. Le forme dei suffissi pronominali per il sostantivo sin­
golare sono per lo più identiche a quelle già adoperate con le preposizioni.
La maggiore difficoltà risiede, come al solito, nei cambiamenti che avven­
gono nel tema nominale piuttosto che nelle desinenze stesse. Qui di seguito è
esposto il paradigma dì DIO (cavallo), il cui tema rimane invariato:

■>010 sùst il mio cavallo 13010 sùsénu il nostro cavallo


sùsaka il tuo (m.) cavallo DpplO sùsakem il vostro (m.) cavallo
TjDID sùsèk il tuo (f.) cavallo susaken il vostro (f.) cavallo
1010 suso il suo (m.) cavallo □010 susàm il loro (m.) cavallo
nOÌO susah il suo (f.) cavallo 1010 susàn il loro (f.) cavallo

Si osservi specialmente:
(1) La 2a persona femminile singolare e la la persona plurale hanno sem­
pre -è~. Si ricordi invece che le preposizioni non sono costanti: hanno à in
alcuni casi (bàky làk, ’immàk) ed é in altri (mimmék).
(2) Lo a di ^pìO susakà dovrebbe essere considerato come una parte pro­
pria del suffisso (sùs + aka) e non come una parte del tema del sostantivo. Al
contrario, lo a di O^plO sùsakem e di pplO susaken deve essere considerato
come parte del tema del sostantivo (susa + kem). La ragione di questa distin­
zione a prima vista arbitraria diverrà più chiara in seguito.
Diamo uno sguardo alle stesse particelle pronominali suffisse ad un so­
stantivo come "137:

nn ddbàri dabàrénù
ddbarakà Q7P7 dabctrkem
rm dabàrèk 15137 ddbarken
1137 dabàró cr»7 dabdràm
ddbàrah 11^7 dabaràn
Lo spostamento d’accento dal tema del sostantivo al suffisso ha prodotto lo
stesso tipo di riduzione incontrato nel plurale e nelle forme costrutte, vale a
dire, d ed è in sillabe aperte propretoniche (due sillabe prima dell’accento
140 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

primario) sono sostituite da 9. Le forme della 2a persona sono le uniche che


richiedono un commento. Come accennato sopra, lo d di -skà è considerato
come parte del suffisso; ciò fa sì che la sillaba finale del tema rimanga aperta
(dd-bà-rs-kà), e di conseguenza il tema del sostantivo prima di questo suf­
fisso avrà nella maggior parte dei casi la stessa forma che avrà alla la per­
sona singolare. Tuttavia, avviene che i suffissi della 2a persona plurale siano
-kem e -ken (senza a); l’ultima sillaba del tema del sostantivo è chiusa (dd-
bar-kem) per cui la vocale, se possibile, è abbreviata. Il tema del sostantivo
davanti a questi suffissi è nella maggior parte dei casi identico alla forma co­
strutta. Ne consegue che, per comprendere i mutamenti tematici, i suffissi
pronominali devono essere considerati come appartenenti a due tipi diffe­
renti: ( 1) quelli che iniziano con una consonante, spesso chiamati “forti” (-
kem e -ken), e (2) quelli che iniziano con una vocale (tutti gli altri), spesso
chiamati “deboli”.
I sostantivi femminili in -ah hanno -ài davanti ai suffissi deboli e -ai da­
vanti ai suffissi forti:
toràti la mia legge, ecc. *♦ T
toràtènu
tóràpkà D?n!in tóratkem
Tinnin tóràték p rn in tóratken
1mln
T
tóràtó □nnirì tóràtàm
nmlri tóràtàh innin tóràtàn
I sostantivi con accento sulla penultima sillaba, come mélek e nà 'ar, e al­
cuni altri tipi irregolari saranno trattati separatamente nelle lezioni succes­
sive, La tabella seguente include la maggior parte degli altri tipi di sostantivi
singolari, presentati con suffissi forti e deboli. Il lettore si assicuri che i cam­
biamenti fonetici annotati nei commenti siano chiari.

Singolare ass. Con suff. 1 sing. Con suff. 2 pi. Commenti


1. Sostantivi monosillabici:
T yàd yàdi yedkem Irregolare;
atteso:
yadkem.
Dy 'am 'ammi □w ? 'ammdkem Cfr. tema pi.
in ’ammim.
m ’èm ■>m ’immi DW ’immakem Cfr. tema pi.
in ’immót.
sir siri sirdkem
W’W ’is Tst ’isdkem
TV 'ir 'TS7 'tri ’irdkem
L e z io n e 20 141

Vip qól ’Vip qoh


■ qóhkem
A. A

ni1 yóm W yomi yómskem


wtò ró(')s ró(')si D?tpK1 ró^)sdkem
A A

DIO sus ’DID SUSl


■ □5pìD susdkem

l. Sostantivi con -àyi- e -àwe-:


bàyit bètdkem Si noti -àyh
'N I bèti
r

ma mawet ■>nia moti mótdkem Si noti -àwe-


0^*1»
—* -ó-.

3. Sostantivi bisillabici:
I A VA

vfty) rdkus i rskusi rdkusdkem


DìVp hàlóm hàlóm i □WV?Q hàìòmdkem
ddbàrì Riduzione
V I dàbàr dabarkem
propretonica.
zaqéni Riduzione
ìì?ì zàqén WT zdqankem
propretonica.
W21 nàbi’ ndbVÌ ndbi’àkem Riduzione
WM propretonica;
à dopo guttu­
rale.
aipa màqóm ■»aip^ maqómi apaipa mdqómdkem Riduzione
propretonica.
T
kókab *T
kókàbi □333Ì3 kókabkem
us^a mìspdt mispati touDU/a
v*- l » mispatkem
’óyèh ’Il’N ’óyabi
■ DDVTX
I• ’dyibkem
saddiq saddiqi saddiqakem

4. Sostantivi femminili in -■ah:


sànàh sanati sanatkem Riduzione
•T1
propretonica.
’èsah TO5? 'àsàti ’àsatkem Riduzione
DWSV propretonica.
rriin tóràh v q in tóràti oDrn.in tóratkem
nj’3 binàh binati
w• Ta * D W ’3 binatkem
niTH huqqàh ■’O T huqqàti 0?QÌ?G huqqatkem
gib 'ah gib 'àti D W W gib 'atkem
’àdàmàh QPi?a7X ’admatkem Riduzione
■W7K ’admàtì
propretonica
e regola dello
shewa.
np-# bdrakàh 'rQRfr birkàti D5flD“]3 birkatkem Riduzione
propretonica
e regola dello
shewa.
142 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rniny ’àbódah *>niiny 'àbódàti 'àbódatkem


nVDIj) tdpillàh*>n^pn tapillàti O^pDJj) tdpillatkem

I suffissi uniti al sostantivo plurale hanno le forme già esposte nelle le­
zioni precedenti per *7$ e hv. Quando un sostantivo plurale termina in -im,
questi suffissi pronominali prendono il posto della desinenza plurale. Essi
dovebbero dunque essere considerati come una fusione della desinenza plu­
rale e dell’elemento pronominale:
'DÌO sùsay i miei cavalli, ecc. ÌPÓ1D susènù
TQÌO sùsékà D^OÌO sùsèkem
TÒìo sùsàyik ìy w sùsèken
■poio
T
susàw D^pOÌO sùsèhem
Fóto sùsehà 10’DÌO susèhen

ddbàray le mie parole, ecc. ddbàrènu


TÌFT dabàrekà dibrèkem
dsbàràyik dibrèken
dsbàràw dibréhem
ddbàrehà dibréhen
Si osservi il cambio dell’accento quando vengono suffisse le particelle pro­
nominali della 2a e della 3a persona plurale. In questi casi, un sostantivo con
due vocali suscettibili di mutamento sarà sottoposto alla doppia riduzione già
incontrata nella forma costrutta plurale.
I sostantivi con il plurale in -ót assumono gli stessi suffissi pronominali,
aggiunti direttamente alla desinenza plurale, senza che questa venga sosti­
tuita.
( A A < A A


’n iiin tórótay le mie leggi, ecc. ìp jn in torotenu
tórótékà □DTiinin
v «
tórótèkem
tórótàyik p v rh in tòrótéken
, A A . A

rninin
T
torotaw Djpnmn tórótéhem
rprrìiin
T V
tórótéhà l^rnnin tórótèhen

iniDi3 birkótay le mie benedizioni irrrirna birkótènù


T ritola birkótékà □ ^ n irja birkótèkem
ecc. ecc.
Il suffisso -èhem è a volte sostituito da -àm, come in per DlTi'Tlin^ (i lo­
ro padri).
L e z io n e 20 143

Una lista completa dei diversi tipi di sostantivi, nella quale sono classifi­
cati tutti i sostantivi usati in questo libro, è disponibile nell’Appendice A.
Ogni volta che il lettore avrà un dubbio circa il comportamento di un tema
nominale davanti al suffisso pronominale potrà individuare il sostantivo nel
glossario e utilizzare il numero lì indicato come riferimento per la lista
dell’Appendice A.
La selezione seguente dei più frequenti tipi di plurali dovrebbe comunque
rivelarsi sufficiente:
Plurale assoluto Con suff. 1 sing. Con suff. 2 m. p i
DW * T dàmìm —T damay EW ? ddmékem sangue
DM ■3T
bànìm ^3
-T bànay DDV’33 1 bdnékem figli
CPEP yàmim WT
-
yàmay oyo: ydmékem giorni
• T sanim - T sanay sdnèkem anni
• T nàsim nàsay msékem mogli
DTO 'ammim ’ammay o y s ? 'ammèkem popoli
hissim vtn his§ay o y sn hissèkem frecce
tp sirim '’TW siray oyTttf sirékem canzoni
D^pìO sùsim ■>ptà susay n^DID susékem cavalli
□nv arim ’ny
—T 'àray ’àrèkem città
DTO • IT
bàttìm T -OIT bàtlay bàttèkem case
ddbàrim nyr dabàray o y n ;n dibrékem parole
Q 'r à ’anàsim ’ànàsay ’ansèkem uomini
D’W zdqènim zaqènay Dy3i?T ziqnèkem vecchi
Q T?) mbi'im ndbt'ay m b i’èkem profeti
mispatim mispàfay mispdtèkem giudizi
’óydbitn ’óydbay ’òydbékem nemici
rma bànót bdnótay aerila? banótékem figlie
ninin tórót tórótay D^nlniD tórótékem leggi
nidlàkót malkótay malkótèkem regine
nisn* gdbà 'ót ■>ntaa
- i • gib ’ótay Dynlv:?a gib ’ótèkem colline
n i x t ì miswót ’nly» miswótay V •• 1 • miswótèkem
comandamenti
n ^ l? bdràkót ^13"13 birkótay birkótékem
benedizioni

Si osservi che i plurali in -ót hanno davanti a tutti i suffissi lo stesso tema del
costrutto plurale, mentre i plurali in -im presentano il tema del costrutto plu­
rale solo davanti ai suffissi -kem, -ken, -hem e -hen.
144 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Un sostantivo con suffisso pronominale è sempre determinato. Pertanto


( 1) un aggettivo che gli si riferisce ha l’articolo determinativo:
pTnn ‘’pìO il mio cavallo forte
□''aton le sue buone parole
(2) quando tale sostantivo è l’oggetto diretto di un verbo, è richiesta la
preposizione 'et:
IDIOTI^ '’JVK"! ho visto il suo cavallo.
Tuttavia, quando il sostantivo si riferisce ad una parte del coipo, la pre­
posizione ’et viene frequentemente omessa:
ÌT» rW Egli stese (lett. mandò) la sua mano.

86. Vocabolario 20

S o s t a n t iv i: ym l’esterno; hùsàh e nxinn hahusàh


verso l’esterno, verso fuori; ^ fTO
mihus h - fuori di
h à y il (pi, D ^t]) forza; esercito; ricchezza.
Molto frequente nell’espressione
un guerriero, un combattente,
“ippa mìspdr numero, numerazione; “IDpTp ’pX
(sono) senza numero, innumerevoli;
da questa espressione idiomatica
deriva il fatto che "lDptt può essere
usato da solo nel senso di “nu­
merabile” (che si può contare), cioè
“pochi” - es. alcuni uomini
(lett. uomini di numero).
rp3"1$ merkàbah (pi. n n | “|ft) carro
D1D sùs (pi. -tiri) cavallo
ttHD pàràs (costr. pi. CP^ID) cavaliere, fan­
tino
T T
saba ’
« —
(costr. ÌOIS; pi. -ót) armata, schiera,
esercito (di soldati, angeli, corpi
celesti). Anche nella frequente
designazione di Dio come HIPP
o n to y
nn ruah (pi. -ót) respiro, vento, spirito (f.)
L e z io n e 20 145

sur (pi. -tm) rupe, roccia; (fìg.) aiuto, di­


fesa
taì?qàhàl assemblea, congregazione
tf qir (pi. -ót) muro
A g g e t t iv i ; hàdàs
t T
nuovo
PIO hàzdq forte, fermo, duro
V e r b i: UDÌ ràkab
- T
cavalcare *

E sercizi

(a) Traduci. Il lettore si assicuri di aver compreso perché i temi sono così
come si presentano.
9 nVp ^fpip 1
nnapn inapn 10 2
qw pi F te ì
il •* T « T I
3
D p n v ^ u r m tf'’
V I - 1 •• T »
12 b in a to innati?
- i « * t : *
4
13 ÌXp3 'Xp? 5
in ia ■'nla 14 dd
V
o" d1 ìs n^Db
T V T
6

113CW T O ’?# 15 m i x i-iìx


T
7
□na7X 0 ^ 9 7 8 8

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. il tuo (m. s.) popolo, il tuo albero, i tuoi uccelli
2. la vostra (m. pi.) canzone, il vostro consiglio, il vostro bestiame (mi­
nuto)
3. i miei luoghi, i miei accampamenti, la mia fame, i miei comanda­
menti
4. la mia voce, la mia legge, i miei messaggeri, il mio profeta
5. il suo (m. s.) firmamento, la sua tavola, il suo trono, il suo palazzo
6. le sue (m. s.) parole, i suoi pesci, i suoi cammelli, le sue benedizioni
7. i loro (£ pi.) nemici, i loro guerrieri, la loro morte

(c) Traduci:
o p t o n s p p p a n ì a a o t f ? & . t n h n s p a r $ 1

.t f # n nnri ttfìrrta 2
. r i f e r ì wìh dì? 3
mn pjn 4
mn1 otfa xa o ìx 5
146 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rflinriB -nx voio-nN ìftjjn n1?^ 6


.nirr1? tfign Q T^-ns n # 7
.n^ó^n K ^ ^ r n ^ i DrsDisn-nyn nTn-n^i v r ih8
.xvin *i#t$ ^ h n ni»$ n1?^ 9
.d tv ? unn n?? m 10
.□v1?DO1? rvnià) nte i?jn n;?ny-fl 11
>nn -ita} nirp ™ 12
13
.nvr ’rv ? w n ■o o n n ^ 14
.□iroìcrVy n^D'n □'w^n-riK w in 15
.rnri& rr^y n:nn ^ n n nia? w 16

(d) Scrivi in ebraico:


1. Egli prese una costola dall’uomo e da essa fece una donna.
2. La canzone che hanno cantato era piacevole e buona.
3. Il nemico è troppo forte per i nostri guerrieri.
4. Essi ammazzarono l’animale e mangiarono (da) la sua carne.
5. Questa è una nuova canzone su cavalieri, carri eguerra.
6. Non c’è aiuto per la nostra assemblea.
7. Cadde il muro della loro grande città.

i
L e z io n e 21

87. Verbi stativi

Oltre a verbi come quelli già studiati, esiste un gruppo molto più ristretto di
verbi che presentano le vocali e o o nella sillaba finale del tema del perfetto.
La maggioranza di questi verbi sono stativi, cioè esprimono uno stato del
soggetto piuttosto che una sua azione e vengono tradotti per lo più come ag­
gettivi:

733 kàbèd egli è pesante, era pesante, è diventato pesante


lì?! zàqèn egli è vecchio, era vecchio, è diventato vecchio

Esistono altri verbi, del tipo regolare con il perfetto in a, che per via del loro
significato appartengono a questa categoria. Tali verbi, a giudicare da altre
forme di flessione con cui si presentano, appartenevano originariamente alla
categoria degli stativi ma, nel corso del tempo, sono stati assimilati al tipo
dominante con il perfetto in a perché il loro significato è slittato da quello
puramente stativo a quello di un’azione, come ad esempio

Dii? qàrab egli è (era, è diventato) vicino; si è avvicinato.

Esistono poi verbi con il perfetto in è che vengono trattati invece come
transitivi attivi, con eventuale oggetto diretto, come ad esempio

sane’ egli odiò.

Formalmente, esistono verbi in è nella classe triconsonantica dei verbi forti


(723 kàbèd), nella classe III-Aleph (fròtt màlè‘ essere pieno), e nella classe
dei verbi vuoti (fi!D mét egli morì); ci sono verbi in ó nella classe tricon­
sonantica dei verbi forti e nella classe dei verbi vuoti ($3 bós egli si vergo­
gnò). La flessione di questi verbi è fornita sotto in colonne parallele in modo
da facilitarne la comparazione. Il tipo più frequente, quello di kàbèd, è dato
in forma completa come paradigma di riferimento. Gli altri verbi sono dati
con alcune forme congetturali tra parentesi dal momento che non tutte le
forme sono attestate nell’ebraico biblico.
148 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

essere pesante avere timore/paura


733
•• T kàbèd NT
•’T y à rè !
kàbsdàh y a r d ’à h
k à b à d tà nTx T**T y à r è t à
kàbàdt DHT y à r é t
FÉ?
^733 k à b à d ti ' m• i ' "
*T y à ré ti

kàbddu w x y a r d ’u
k d b a d te m y a r è ’te m

it o ? k d h a d te n n w i? y a r è ’te n

^ 73? kàbàdnu UKTt y à r è ’n u


•■

morire essere capace provare vergogna


m èt V31T y à k ò l $3 bòs
nnó
T» m é tà h a t a y à k d là h n $ i3 bósàh

r rT o“ m a tta tifi:
y à k ò lt à
W Ì b é s tà ]

m m à tt] y à k ó lt bost
w m a tti 't if i: y à k ó lt i ^ 3 b ó s ti

ìn é m é tti y à k d lù « tè bésu

PW m a tte m ] y d k o lt e m b o s te m ]
° ti? T .
im m a tte n ] TO'??? y d k o lt e n D W ì b o s te n ]
m à tn ù « v i: y à k ó ln ù bósnù

A causa d el loro sign ificato — ch e non im plica una vera e propria azion e - i
verbi stativi appaiono raramente in una form a participiale co m e 3J13.
Si riscontra spesso un aggettivo associato con ognuno di questi verbi, di
frequente identico nella forma del tema alla 3a persona maschile singolare
del perfetto, con cui può essere facilmente confuso.

V erbo A g g e t t iv o
733 kabéd
** T _ _
essere pesante 733 kàbèd pesante
3f7T zàqèn essere vecchio jj?T zàqèn vecchio
3ìn rà'èb essere affamato 3SH« T
rà'èb “
affamato
“irìtp tàhèr essere puro lino fàhór puro
3“1j? qàrab essere vicino 3TÌ? qàrèb che si avvicina;
3Ì"lj? qàrób vicino
Db mèt morire nn mèt morto
hVù male * essere pieno màlè’ pieno
Ibj? qàtón essere piccolo pi? qàtón lpi? qàfàn piccolo
L e z io n e 21 149

È solo nella forma maschile singolare che si riscontra ambiguità formale.


Una frase isolata come
tf’w m
può essere tradotta in forma verbale, “L ’uomo invecchiò (era vecchio, è di­
ventato vecchio)”, o in forma aggettivale, “L’uomo (è) vecchio”. Ma quando
il soggetto è femminile o plurale, la distinzione è chiara:
HWKH rtìpT (verbale) La donna invecchiò,
HWXH rOj?f (aggettivale) La donna è vecchia.
UflJT, (verbale) Gli uomini invecchiarono,
(aggettivale) Gli uomini sono vecchi.
Non si riscontra ambiguità, ovviamente, quando i temi verbali e aggettivali
hanno forma differente.
Entrambi, verbi e aggettivi, a causa del loro significato, possono essere
costruiti con "Jtì per esprimere la comparazione:

t^ìCI 7113 L ’uomo divenne più importante di me.


I verbi stativi da radici geminate (cfr. §68) alla 3a persona sono coniugati
come segue.
□JFl tam tàmmù essere alla fine
nftfìT -
tàmmàh
La parte rimanente della flessione è come quella di 320.

8 8 .1 sostantivi 3K, HK e Hf

Questi tre sostantivi sono simili per la presenza di -1 nel costrutto singolare e
prima dei suffissi. Si noti anche la differente forma dei suffissi:
ass. un
T
'ab padre nx ’àh fratello MS peh bocca
costr. sOi$ abi ^ ahi ■
>? pi

■QX
• T
’àbi •>nx ’àhi pi
’àbikà Tplìx ’àhikà pikà
T O
’àbik 7)T|X ’àhik pile
Al A-
irrfix * T
’àbihu ' ìn^nx
* T
’àhihu irré pmu
vax * T
’àbiw vnx
• T
‘àhiw
■ ^
vè piw
rrȈx
T • T
’abihà Tilt* ’àhihà Té
T •
pihà
150 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

A A

■ T
’àbinu WI1N
* T
’àhìnù ìré pinu
’àbikem nym ’àhikem UTB pikem
’àbiken ww ’àhiken piken
’àbihem orpnfc$ ’àhihem n y * pihem
ÌF3S ’àbihen wm ’àhihen pihen

Le forme plurali di HK sono degne di nota:

ass. Qinx ’ahim ■»rm ’ahay irn x ’ahènù


costr. ’àhé ’ahékà □3Ti$ ’àhékem
’afyàyifc ì? m ’àhéken
m ’ehàw ’àhèhem
’ahèhà ’àhéhen

89. Vocabolario 21

S o sta n tiv i: n$ peh (pi, raro) bocca. Si presti attenzione


alle espressioni preposizionali '’D}, '’p^
e che hanno il significato di “ri­
guardo a, in base a, secondo”. Tali es­
pressioni possono essere usate come
congiunzioni con 15D3 “se­
condo quello che”. Si osservi
l’espressione *7n$ r?9 “aH’unanimità”.
t yàd (du. pi. -ót) mano, lato, (fìg.)
forza (f.)
D7 X
dàm (pi. -im) sangue
lilD T
kàbód “
gloria, onore, ricchezza
nma
T I •
mìnhàh (pi. nimzp) offerta, dono
V erbi: *733 •• T
kàbed
""
essere pesante, importante, grave; agg,
“03 kàbéd.
tòt) male ’ essere pieno, riempito, compiuto. In
ebraico non è richiesta alcuna
preposizione: HST1 plftn ntf'piO La terra
era piena di malvagità. Agg. iòti
male ’, pieno.
fifo met morire; agg. Dtt mèt morto
$3 bòs provare vergogna, essere confuso
(senza agg. corrispondente)
1 ftV} sàmar osservare, custodire, far attenzione
L e z io n e 21 151

73y 'àbad servire, lavorare; lavorare (il terreno)


m n harah essere adirato, in collera; viene usato
impersonalmente con W'iÒ n"jn
L’uomo si arrabbiò,
pascolare (il gregge), pascere, con­
durre, guidare (+ ogg. diretto o }); n^p
ró *eh pastore
N om i P r o pr i : Qàyin
r i? Caino
Vaà Hébel Abele
Hìn Hawwàh Èva

Esercizi

(a) Traduci ed identifica ciascuna delle seguenti frasi come verbale o non
verbale. Quali sono ambigue?
m òq O 1^3 7 1
a ™ c ru ^ n 8 □7 kV» ■
’V^ri 2
rrp ■> 9 mn’ 7i3} VD’nn tò a 3
a rn w ’ftj D?èn 10 4
11 unti nwxn 5
3 jn n 733 6

(b) Traduci:
FI1ÓS -1^*5 ^ 5 TÌ37 ’?? 1
ì^ -n y 6 ìto k 'so
* T ' *
2
m T|ina 7 3
1P3N TO 8 Tprm n .37 ’pV 4

(c) Traduci oralmente in ebraico:


1. la legge dei nostri padri
2. l’anno della morte di nostro fratello
3. Il cielo è pieno di nuvole.
4. Il campo era pieno di carri e cavalieri.
5. Il vaso nuovo è pieno d’acqua.
6. Essi si vergognarono.
7. I cieli sono nella sua mano.
152 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(d) Scrivi in ebraico:


1. Essi servirono il re giusto per molti anni.
2. Il pastore si arrabbiò perché gli uomini avevano ucciso suofratello.
3. Noi abbiamo osservato la legge che tu hai dato ainostri padri e non
abbiamo trasgredito i comandamenti che sono in essa,
4. La mano dell’uomo era piena di sangue.
5. L ’esercito si stabili fuori dalla città, e dentro la città ilpopologridò:
“Noi siamo (come uomini) morti”.
6. Questa cosa è troppo grave per noi.

(e) Lettura: Caino e Abele

r r f f t .VP. n u ì-m n r a 15 m n r n f t .mn-nw; d ik h l v v T


3np}a h ? » ì?ì? .V & r r f ) n;n ^ n m ^ n -n s i i v v i *1?i? '0*5
nrq&ì nirrTV? rniD V33 nn;a nn;nT.Urta 4ninb?& w rrm V nn V:?ò*| mn*’’?
.rn&a vm Vn^rn^ vi no .fx$ vi) .rnito njv

.■gì$ ■
’HK /f ly r x1? n?é "W
■ p 6nnx i n K n^x*} ,n»7*Krft "Vx 5d*,ì ? ^ spfix ^ Vip . n ^ r n ^ :m ;r n&x
-^17» Tifo ’&7"n$ ™i?!?
.’léa Vm 7,gis? :mrr>-V$ ri? nax

Note alla lettura:


1. in senso sessuale
2. “(egli) portò”
3. aggiungi “come”
4, “dai primogeniti del”
5, pi, per attrazione di ’i07; ^ soggetto vero è Vip
6, ripetizione per enfasi: “e tu, tu sei maledetto (o bandito)”
1. “la mia colpa”
L ez io n e 22

90. L’imperfetto

La seconda delle principali flessioni del verbo ebraico è quella


dell’imperfetto. Questo, al contrario del perfetto, è una coniugazione che si
contraddistingue soprattutto per la presenza di prefissi, nonostante siano pre­
senti anche i suffissi.

c ■
yiktob egli scriverà
tìktob ella scriverà
OfrQf) tikiób tu (m.) scriverai
tìktabì tu (f.) scriverai
’ektob io scriverò
yiktabu essi scriveranno1
n n rp n tiktobnàh esse scriveranno
1 ^ 3 r\ tiktdbu voi (m.) scriverete
n p rp n tìktòbnàh voi (f.) scriverete
nnpn1

nìktdb noi scriveremo

Si osservi come la riduzione della vocale tematica 5 in d sia costante davati a


suffissi formati da una vocale. Diversamente da quanto accade nel perfetto,
c’è una differenza di forma tra i due generi della 3a persona plurale, ma la 3a
e la 2a persona plurale femminile sono identiche.
Si vedrà che nello studio deirimperfetto saranno necessarie più suddivi­
sioni tra i tipi di radice di quante ne fossero necessarie nel caso del perfetto.
Per esempio, i verbi con le consonanti radicali 1, N, o 1 in prima posizione
hanno forme che divergono notevolmente da quelle appena esposte per i
verbi forti di tre consonanti. I verbi introdotti finora nel vocabolario, che
presentano una flessione identica a quella di 3J13, sono i seguenti:
*13| 13}? yizkór ricordare 75^ 73^ yilkdd catturare
m_3 JV13? yikrót tagliare yiqbós convocare
13$ “GW1 yisbdr rompere rnty” yisbòt cessare
"1 yismór osservare nri3 3fl3? yiktób scrivere

1 Una variante non insolita presenta la terminazione -un con o senza la riduzione
della vocale tematica: yiktdbun 0 ytìrq') yiktóbùn essi scriveranno.
154 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

91. Il significato dell’imperfetto

a) Futuro: Ufi}? egli scriverà


b) Azione abituale o consuetudinaria: D'rp? egli scrive (come d’abitudine),
egli era solito scrivere (come d’abitudine) o egli scriverà {idem). In usi di
questo tipo, il tempo non è esplicito e deve essere ricavato dal contesto in cui
il verbo appare.
c) Uso modale: frequentemente, l’imperfetto deve essere tradotto con una
delle numerose sfumature modali, attraverso verbi italiani equivalenti - ad.
es.: potrebbe, dovrebbe, può - in grado di esprimere potenzialità, probabilità,
capacità, eventualità, obbligo, ecc. È praticamente impossibile offrire indica­
zioni precise di traduzione dal momento che questa è condizionata
dall’intera struttura sintattica di cui il verbo è parte (proposizione condizio­
nale, proposizione finale, ecc.). I più importanti di questi costrutti sintattici
saranno trattati in lezioni successive. In una frase isolata, le traduzioni che
rendano l’azione come futura o abituale restano le più appropriate.
Con l’eccezione dell’uso al futuro, in cui l’azione descritta può essere
piuttosto specifica, l’imperfetto è altrimenti usato per descrivere un’azione
ritenuta dal parlante come indeterminata, non specifica, abituale, potenziale,
0 probabile in certa misura. Non è del tutto esatto, comunque, descrivere
azioni di questo tipo come incomplete o incompiute, come spesso accade
(consuetudine da cui dipende il nome di “imperfetto” dato alla forma in que­
stione).
Per la negazione dell’imperfetto si usa la particella negativa Nb:

IfiD? X*? egli non scriverà, non scrive, non aveva l ’abitudine di scri­
vere, non avrebbe scritto, ecc.

In poesia si trova anche la particella “^K: HFID? Vk,

92.11 duale

1 sostantivi che designano oggetti che per natura si presentano in coppia sono
usati frequentemente in forma duale. La desinenza del duale è -àyim e la sua
forma costrutta ~è. Quando al duale sono aggiunti i suffissi, la forma risul­
tante è la stessa di quella dei plurali in -im\ es, ’TJ le mie (due) mani. Segue
L e z io n e 22 155

una lista dei sostantivi che si incontrano più spesso al duale, con esempi di
forme con suffissi.

Singolare Duale ass. Costr. Con suffissi


□v71 * “ f *b T t t 1: h : mano (f. )
trtn
• - i -
piede (f.)
crino fianchi, reni (m.)
r t Q?h? tv r h its occhio (f.)
w* ^ T ire l’ire orecchio (f.)
w D 'è»
• - T 1
■»Dp TD3 ■> ala (f.)
r e t iì ? corno (f.)
w ■*3# dente, mascelle (f.)

Il duale può ricorrere anche in espressioni di tempo e misura come le se­


guenti:

due giorni (QV)


CPriltf due anni (n3$)
due settimane (m tf)
D?7^S3 due volte (DVD una volta)
due sere (21$)
mezziogiomo (non due mezzogiorni)
due cubiti (n^N)

Gli aggettivi che si riferiscono a sostantivi duali assumono la forma plurale:


nipTp U'ìl (due) mani forti (si ricordi che T è femminile)

93. Vocabolario 22

S o sta n tiv i : IJN ozen (du. ; pi. -ót) orecchio (f.)


W . régel (du. 0 ^ 1 ; pi. -im) piede (f.); si noti
l’espressione “appartenente a,
al seguito di”
“pi? qéber (pi. -im) tomba, sepolcro
’àyin (du. pi. -ót) occhio; sorgente,
pozzo (f.)
CT’ìtlV sohòràyìm (solo du.) mezzogiorno
ET‘ISO mi$ràyim Egitto; misraymàh verso
l’Egitto.
156 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

V erbi: “Qì? qàbar (impf. iaj7?) seppellire


-D» — T
màkar (impf. TD^) vendere
HI? sarap (impf. rpty?) bruciare
tth ì
- Y
dàras (impf. Uh]1) cercare, interrogare,
consultare, richiedere
A vverbi: D?Ó$7S pa 'àmàyim due volte

Esercizi

(a) Traduci:
n^n 6 n?a;rn$ ìd**^ 1
in'K n a & n i i »
7 in'K i3 p 2
ufin n n a in^pn 8 UJTIK n?j?? 3
■» ••
•’anan
• i i »
9 nn'x n^3Qn 4
10 13?^ nQ5 5

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Le mie (due) orecchie hanno udito.
2. I tuoi (m. s.) (due) occhi hanno visto.
3. Egli stese (= mandò) le sue (due) mani.
4. I suoi (f. s.) (due) occhi sono belli.
5. Li ho messi sotto i miei (due) piedi.
6. Il popolo che appartiene a lui (lett. che è ai suoi piedi) sta in piedi.

(c) Traduci:
.■qVn vniyaai uni ™ T n$ ^ ~ny mrr n;rt 1
.tv) firn? uta nyin n$x*rnx 2
tp r f n ‘nna fapn n^rn^ny; nsa? 3
.m,T n^a miay nsx^-V rn» ntoy 4
.Nin nawn nv ■
’a n$V nnK rroVa-Va» n'a$n wnn ava 5
.nìh ^ \9n mrp-n8 t&h7x6
.■’t k ''n'x maanq
7
.:pnK n^x^-HQ 8
xa Viìa n ^"V rn « i n ^-n ^i mrr n^a-ns v tx 9
.rox^na mrp natf ia ^ nattf wnp xinn ni5»*?
T T > - " - T • T - I*IT - -
10

(d) Scrivi in ebraico:


1. Egli li frantumerà come un vaso.
2. Ricorderò i tuoi (m. s.) comandamenti tutti i giorni della mia vita.
L e z io n e 22 157

3. Essi seppelliranno il loro padre nella tomba dei suoi (m. s.) padri.
4. Cosa richiedono a me (lett. da me) i miei fratelli?
5. I figli cattivi non ricordano (abitualmente) le parole del loro anziano
padre.
6. Cattureranno i nostri nemici la città e il suo popolo?
L e z io n e 23

94. L’imperfetto in a

I verbi stativi del tipo di 733 e l'Uj?, così come tutti i verbi con seconda o terza
consonante gutturale, nel tema dell’imperfetto hanno a invece che 5.

*72?? yikbad - t ■ yism a r -ira'»


- t *
yibhar
73?n likbad - i tisma '
*
irp n tibhar
73}fi tikbad tisma ' irg n tibhar
■»733n
*1I *
tikbadi tisma ’i no» tibhari
’ekbad - i ■.* ’esma ' ’ebhar

m i y( • yikbadu yisma 'ù vitE? yibhàru


n n à w tikbàdnàh njyótftì tisma ’nàh tibhàrnàh
n w (ikbddù tisma 'u n tp n tibhàru
tikbàdnàh tisma 'nàh n rirp n tibhàrnàh
nikbad nisma * "in}} nibhar

Esiste inoltre un piccolo gruppo di verbi, esattamente come 3173 al perfetto,


che pur non essendo stativi né presentando consonanti gutturali in radice,
sono nondimeno flessi con a all’imperfetto. I più importanti di questi sono:

33$ sàkab 33$? yiskab coricarsi


7fc*7 làmad 7&*p? yilmad imparare
33*1 ràkab 33"|? yìrkab cavalcare

95. Verbi III-Aleph: l’imperfetto

Come nel perfetto, la quiescenza di N alla fine di una sillaba produce


l’allungamento della vocale tematica:

«T?? yw à’ ì*ni?? yìqrdu


tìqrà’ niKlpn tiqré(')nàh
tìqrà* ììC|ì?n tiqrau
tiqra’i tiqré(')nàh
N1TÌ?$ ’eq™ ' niqra'
160 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

96.1 sostantivi 13 e Qttf

Questi due sostantivi, al singolare, si comportano in maniera analoga davanti


ai suffissi, subendo la riduzione della vocale tematica in a:

■>33 boni Ì3ÌÌ3 s


bmenù 'ftVf sami faménu
binkà [CQ33 bìnkem] simkà simkem
1)3^1 bdnék [1D33 binken] sdmek simken]
133 bsnó
t
[03^ bdnam ] forno 013$ sdmàm
n33 bdnàh [133 bonàri] rìfòttf sdmàh[l^U^ samàn]

Si ricordi che il plurale di 13 è □'*33 e che quello di è nelle forme


plurali di questi sostantivi con suffissi pronominali non si riscontra alcuna
irregolarità.

97. Vocabolario 23

S o st a n t iv i : rdkùs beni mobili


'm i kdna 'ani Cananeo (agg. o sost.)
n3j& mìzbe’h (costr. najft; pi. -ót) altare
Qìi? qédem est; a est di
V e r b i: 3D^
" T
sà/cab (33$?) coricarsi
nos - T
bàtah (nu^?) fidarsi di, confidare in
bm - T
g à ’al (^N£) riscattare
nato
- T
sàmafr (n ^ ? ) rallegrarsi
A v v e r b i: TK T
’àz allora, in quel tempo
T •
missàm = l!p + da lì, da quel luogo
m ’ànàh verso dove? verso quale luogo?
mè ’àyìn da dove? da quale luogo?
N om i pr o pr i d ella lettu ra

0“QN ’Abràm forma alternativa di 'Abraham


D')‘7^3 ’Ur Kasdim Ur dei Caldei, città della Mesopotamia meri­
dionale
m_é Térah il padre di Àbramo
pn Hàràn (1) un figlio di Terah
r
(2) città della Mesopotamia settentrionale f

■Hjtf Sàray forma alternativa di rnttf Sàràh, la moglie di


Abramo
L e z io n e 23 161

ai1? Lót il nipote di Abramo


isfe Kanà 'an Canaan, una designazione dell’area compren­
V dente la Palestina e la Fenicia
np^ Sdkem Sichem, una città circa 64 km a nord di Geru­
salemme
Bèi- ’èl Bethel, una città circa 24 km a nord di Geru­
salemme

Esercizi

(a) Traduci:
Tpp n p ip ì Tjp nop§ x^ 6 to nrò 1
■>p?'x t » ^n'x Vx^ ■*& 7 ìH"iì?n ^ x 2
••33
*I nxa rito
T P —mT *
8 id^p4? dd1? D^an n;x|z?n n*rx 3
’P$ ‘’nxà Ty1? Qìi?» 9 Djtfn? nùp n^ói^n 4
■nVn nnx mx
1 f - T T
10 ■ ^ p no1? ì"TO 5

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. i nostri figli e le nostre figlie
2. il nostro fratello piccolo
3. i nostri nomi
4. nostro padre e nostro fratello
5. il nostro esercito e i nostri cavalieri
6. la nostra assemblea e il nostro popolo
7. il nostro sangue
8. la nostra offerta; le nostre offerte

(c) Traduci:
.nm m v nsntf? ^ Tip ntàrVp nato? 1
.-0 r n y du; taptfr 2
.mrr D#p nt?p? tt^xn aio 3
^ $ T*?? ^XH DW ìpp? 4
.ìx$ dh ■>? D^p$ ViirVx ipjri ti? 5
.w n x *7X^ xin ’p ’nyl; 6
.airr» «5 ntoy ^ ì r ^ r r i x W i 7
.D ^xn t o ujì'x ■>» 8
.TftipV ^ *?ip? ^ 8 P W 1 Tp’py T3pfl 9
.«’a ft'V tf’x “inps io
162 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(d) Scrivi in ebraico:


1. I suoi (m. s.) nemici non lo troveranno in Egitto.
2. Egli creerà nuovi cieli e una nuova terra.
3. Noi abbiamo visto che le sue (m. s.) mani sono forti e sappiamo che
la nostra liberazione è in lui.
4. I suoi (m. s.) fratelli andarono al seguito (lett. ai piedi) del re malva­
gio.
5. I nostri occhi hanno visto la gloria del Signore.
6. Le stelle del cielo erano innumerevoli.
7. I cieli furono pieni di una grande luce.

(e) Lettura: Abram

~m) ù? □“qktiìs mn kt .ani^s m a rné '13 pn"l? ofr1 m jjrp a-pK inift
nié na nw) no? ^ ,1 .2ìVj? annx n#N n w '^ 1 i:p“p dìV
vnx“i| DiV-nsi nfernij tn p njpV .mrr V? i&k pna mpK Tf?n .a*p8
.pna atf? rrn uto in -^T iira*! *\m

mn1 .n § 5 tk ^ -> n rrn .dd^ aip$~?y "OV-1^? ^ 1 $ **4


.du? mrr'? nap? o*pK ma ntfrn n$ri"n^ irò ^ :n^2 aip tr1^

.mrp 5a#-i a$ *n \?) n?|z? ma a$-aa .VN-rrn1? aiJa 4rnnn a$» roi

Note alla lettura:


1. “per andare”
2. La particella di direzione -ah può essere aggiunta, come in questo
caso, sul primo membro di una catena costrutta: “verso la terra di
Canaan”.
3. “la tua progenie”
4. Vedi §58.
5. 2a fcCtlp
It “invocare il nome di”
L e z io n e 24

98. Le sequenze narrative

Una peculiarità dell’ebraico, rispetto alle altre lingue semitiche, sono le co­
siddette sequenze narrative. Esse implicano un uso congiunto di due coniu­
gazioni verbali, il perfetto e l’imperfetto. Le modalità di traduzione indicate
in precedenza per il perfetto (§44) e l’imperfetto (§91) non sono in alcun
modo interessate dal discorso che segue a condizione che il verbo in que­
stione non si venga a trovare in una delle sequenze che stiamo per presen­
tare.
(a) La sequenza Perfetto + Imperfetto è usata principalmente per narra­
zioni al tempo passato ed è estremamente diffusa in tutto l’AT. L ’indicatore
che segnala questa sequenza è una forma speciale della congiunzione - wa +
raddoppiamento - che si congiunge ai verbi della sequenza. Questo tipo di
sequenza può prolungarsi anche per una lunga serie di proposizioni, ognuna
delle quali, quando è parte della narrazione principale, comincia con il verbo
all’imperfetto cui si prefigge la congiunzione suddetta:

...t£h7*l U^XH L’uomo si alzò e cercò...


IftV Egli si fermò e chiamò...
Non è necessario che il soggetto sia lo stesso in ogni proposizione:

□yn V^X 1X“)p?l ^ n r t V^X Egli sedette vicino al tempio e il popolo


...D^ip"1?!?? 1° chiamò ed egli prestò ascolto alla loro
voce...
La forma della congiunzione è chiarita dai seguenti esempi:

D'Fpn wayyiktób ed egli scrisse


iro n i wattiktób ed ella scrisse, ecc.
wa ’ektób e io scrissi

wayyiktdbù ed essi scrissero


n p rp n i wattiktobnàh ed esse scrissero, ecc.
wanniktób e noi scrivemmo
Tutte le narrazioni al passato in cui ogni verbo è temporalmente o logica­
mente conseguente rispetto al verbo che precede si servono di questa se­
quenza. I verbi della sequenza coniugati all’imperfetto assumono così il va­
164 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

lore temporale del perfetto e sono detti invertiti. Il valore di “perfetto” della
forma wa + imperfetto è divenuta nel tempo così ordinaria da poter essere
usata anche senza un perfetto all’inizio della sequenza:

an^T riN ; U^XIl Dfpn (E) L’uomo scrisse le parole.


A motivo della sua funzione, la congiunzione usata nelle sequenze narrative
è chiamata waw inversivo o waw consecutivo.
Poiché in ebraico ogni narrazione contiene una serie di proposizioni che
iniziano con “e” seguita da un verbo, è ovviamente impossibile una tradu­
zione letterale che sia allo stesso tempo in italiano corretto e scorrevole. Di
conseguenza, nella traduzione, lo studente dovrà ricorrere frequentemente a
costruzioni subordinate, proposizioni avverbiali e participi, facendo però at­
tenzione a mantenere l’ordine logico o temporale dell’ebraico.

(b) La sequenza Imperfetto + Perfetto mantiene tutti i significati


dell’imperfetto, siano essi il futuro o l’abituale/durativo. La congiunzione
prima del verbo al perfetto è regolare e viene impiegata secondo le norme
esposte al §46.

Clplrrntj f? irgi iriX XX$? Egli lo troverà e gli darà il denaro.


□yìrrn# n r t i Ty;rra$ io -# : Essi bruceranno la città e imprigioneranno
il popolo.
Se il primo verbo all’imperfetto esprime un’azione abituale, tale sfumatura
di significato si estende a tutta la sequenza:

HOSI'I X'Gin”1?^ X"1Ì7? Egli soleva chiamare il profeta e dire:


Quando una proposizione negativa è inserita nella sequenza, poiché il verbo
è preceduto dalla negazione, esso non occupa più la prima posizione. Di
conseguenza, il verbo della proposizione con la negazione si trova nella sua
forma ordinaria, non invertita:

I^X 1X^ 1 Essi andarono e lo chiamarono ma egli


non ascoltò.
Dopo una tale interruzione, la sequenza narrativa può essere ripresa attra­
verso il ritomo alle forme invertite. Tratteremo più sotto questa e altre que­
stioni più complesse.
Nel perfetto invertito l’accento è spostato di solito sulla sillaba finale sia
nella la persona singolare che nella 2a persona maschile singolare:
L e z io n e 2 4 165

‘tfnrD] wakàtabti e io scriverò


àprDl wdkàtabtà e tu scriverai
Questo spostamento d’accento non influisce sulla vocalizzazione; d’altra
parte esso non ha luogo in tutti i casi, come si osserva specialmente nelle
forme sopra menzionate dei verbi III-Aleph e

99. 1 segolati

I sostantivi con l’accento sulla penultima sillaba, come TjVÓ, sono chiamati
segolati, e ciò a causa della presenza della vocale seghol (e) in una o in en­
trambe le sillabe. Quando viene aggiunto un suffisso alla forma singolare di
questi sostantivi, viene ripristinato il loro originale tema monosillabico:
malki mio re. La vocale della forma con suffisso, a nel caso di mélek, è la
sua vocale caratteristica e si ripresenta anche nel costrutto plurale. I quattro
tipi principali di sostantivi segolati sono rappresentati da

Assoluto Costr. Con suff. PI. Ass. /Costr. PI. con t

'fi n D'oVa re
■nW •T1
ì? 1?»

(b) 1?i? “Pi? ’13i? onw na? tomba


nw D7‘PÌ?

(c) 1?Ó “130 ’IPP □nop n.pp libro


rm ’19P Q7*!9p
D^DD
(d) mp v i? ^7i? *018 santità

Wli? ^7i? oyV7i?


d?V7ì?

I sostantivi con è hanno una i come loro vocale caratteristica; quelli in ó


hanno invece una o. I sostantivi in e possono avere la a oppure la i, per cui la
vocalizzazione appropriata dovrà essere appresa individualmente per ciascun
sostantivo. I sostantivi di questo tipo che sono apparsi finora hanno tutti la a
caratteristica (come n i T ì t TO, t 1?:, ìfr), 13$, W& eccetto
"Oi? e jP'jf, che hanno invece la i (’"!3i?>
166 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

100. Osservazioni su alcune preposizioni

(a) Il sostantivo D'Up (faccia), che si trova solo al plurale (con significato
singolare), fa parte di molteplici e importanti preposizioni composte:

lipnè alla presenza di, davanti, prima (temporale)


■gpfc mippanè
- dalla presenza di, lontano da, a causa di

’Jpto millipnè
\]p-17y 'al-pdné sulla superficie di, davanti/contro

Quando vi sono aggiunti dei suffissi, il sostantivo si comporta normalmente


(cfr. il plurale D1^ con suffissi):

hpanay davanti a me WipV Idpànènù davanti a noi


bpàn^kà davanti a te, □T'JpV lipnèkem davanti a voi,
ecc. ecc.

(b) Molte preposizioni, come la precedente, sono composte da una prepo­


sizione semplice seguita da un sostantivo. I suffissi sono aggiunti secondo la
regola che si applica al sostantivo in questione, es.

" D ^ y 'al-dabar a causa di 'al-dsbàri a causa mia, ecc.


T|in3 bdtók in mezzo a bdtókó in mezzo ad esso
bdqéreb dentro Ì3"|ì?? baqirbó dentro di esso

(c) Anche le preposizioni semplici possono essere composte tra loro per
offrire maggiore chiarezza. Molte di loro si spiegano da sole:

VyQ me'al da sopra rinfitt mìttàhat da sotto


ITO me'et da parte di,
lontano da

101. Vocabolario 24

S o st a n t iv i : qéreb (con suff. ^"li?) parte interna, cen­


tro; (prep.) dentro a
700 hésed (con suff. ^pn; pi. -im) affetto,
bontà; atto di benevolenza
191» midbàr (senza pi.) terra deserta, deserto;
territorio per il pascolo, non neces-
L e z io n e 24 167

sariamente disabitato, ma lontano


dai grandi centri urbani
D’39 panim
• t
(solo pi.) faccia
nin» mar ’eh apparizione, aspetto, apparenza
’1¥» misri (pi. □’H ?a) egiziano (agg. o sost.);
(f.)
n}W miqneh bestiame, proprietà
"riaq hàmór (pi. -im) asino, somaro
ìinx ’àtón (pi. -ót) asina
hdnd maggépàh (pi. -ót) colpo, flagello, afflizione
négeb Neghev, la parte meridionale della
Palestina; najf n verso il Neghev
ninx T
’àhót (pi. assoluto non attestato) sorella
kóhèn (pi. -im) sacerdote
V e r b i: ny nàgap colpire, flagellare, affliggere
A l t r i: w é1? hm à 'an (cong.) così che, affinché (con im­
perfetto)
TOS|3 ba 'àbur (cong.) affinché; (prep.) a motivo
di, a causa di
iTp^y- 'al-ddbar (prep.) a motivo di, a causa di

E se r c iz i

(a) Traduci:
.Ty1? fina Irto ìjqn 1
.□<^*5 wiirni* n1? ^ ! Dyn-ns: ^ 2
.Uvavi# iwtoyny; 3
.vyjR 'vi irix irix in ^ i v1™ nx^ì?? 4
.rty’J.T1?? ntèxn in i 5
■TÌ3T? rmziai 6
.TftJ do1? n r p n ini? 7
.rr$7&n wMaq-'py iD-p c n flip &
.a?ó5/9 Tyn“n$ Dfliaoi ^ MpD W|j?n 9
.np?) n ^ rn ì^ ipjRqi nvótf x^r] io
.W’éT? i 4 l ^ nnio 11
13^3 12
.unx rt^ y TTOrrn$ ì r p t 13
•‘IH 1?? n’pxn 14
168 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(b) Traduci oralmente in ebraico le espressioni che seguono» utilizzando per


tutte la forma della 3a persona maschile singolare. Ripeti poi l’esercizio
adoperando la forma della 3a persona femminile singolare.
1. il suo libro, i suoi libri
2. il suo denaro, il suo oro
3. il suo orecchio, il suo piede
4. la sua via, le sue vie
5. il suo nemico, i suoi giudici

(c) Traduci:
.vrya *nrrnì$ rró ^ mrr i
.nnw vò] viti? cpói di# rròn r w niia 2
.np'àn-iy
Il - - T
instai nrriin t ó
I I * - T I - - T
3
.nafan^y» arrn$ D’grpn 4
.irpììcn$ ia lai? nip&a Dornìfm napT 5
.□Vip-1?** l ’ràn yj3$n Tj^n •*5?*? Vip? D ^^ri 6
.lbj?n Tpa naya yjx n*?u^ 7
.irórnyi iiify ìpp ivfry 8
irto ani n&ny» QV??n ^ nW .1 in ^ 9
^ra
.ina i^ i n'yyn iiiDp-^y aan 10

(d) Scrivi in ebraico:


1. Ella si arrabbiò e ruppetutti i vasi che erano nella casa.
2. Egli andò fuori dallacittà verso i campi e là cercò i suoi fratelli e li
trovò vicino al fiume.
3. Nonavete osservato l’alleanza che avete stipulato con noi.
4. Stiamo digiunando affinchéDio possa ascoltare le nostreparole e
darci (in sequenza con il verbo “ascoltare”) liberazione dal nemico.
5. Egli catturerà le nazioni con mano forte e gli uomini saggi della terra
verranno per ascoltare le sue parole.

(e) Lettura; Àbramo in Egitto

.T\y\2V2 S at?” iy»V w vrin$ p 3naN .Tjn'x inp^i ™ n in i ntfr


L e z io n e 24 169

.pj^n tò “ì&n 1$$ □nyBn-Vì* rr$N .n a p sa wà nntoy i?


i j ^ ik'x n n i n ^ .Dn“p*rn$ n^n *01 n'y"|5 rp3"V$ nn'K n n ^ n ìnpV
TO373 u ^ m rtiiin^i ninDiin n n ia q i

□ni?#*? n'y'iD kh^ i Dn“QK mto “n7"Vy 5niVì^ niDA& n>ini


-nxi niùrnK'i nn'ptrns 6n*?$?i .tori '’nintj ri^éì? n&V .ll? jv&y ntfrn» nbxV
on*pN .riapri i&y toiVi V ? n $ n i t y - j kw d ^ b » aninx n^y .V? “i^ n-Vs
.anni npà? njpaaìxz? la?

Note alla lettura:


1. Si osservi l’aggettivo allo stato costrutto che viene specificato me­
diante l’uso di un sostantivo: “bella d’aspetto”.
2. “Vedranno”. Si noti l’inizio di una sequenza alPimperfetto.
3. “Dì” (imperativo femminile singolare).
4. “affinché io sia trattato bene”
5. Si noti l’uso, molto frequente nelle lingue semitiche, di un comple­
mento oggetto interno, “colpire un colpo”. È meglio tradurre; “colpì
il Faraone con grandi piaghe”.
6. “ed egli espulse”
L e z io n e 25

102. L’imperativo

Il tema di base dell’imperativo è sempre strettamente imparentato con quello


dell’imperfetto e può essere dedotto da esso.
Imperfetto Imperativo
yiktdb nrokdtób s

35$? yiskab DDUJ


-
sakab
;

57»$? yisma ' sdma '


i?fc$
10?? yibhar bdhar
"in?
»Ti?? yiqrà ’ «Ti? qdra’
Le desinenze dell’imperativo sono identiche a quelle delle forme della se­
conda persona dell’imperfetto:
Singolare Plurale
ITI. -*— ~U

f. -i -nah
Ma quando le desinenze -t e -ù sono aggiunte al tema, questo viene modifi­
cato come segue:
nn? kdtòb ’ajp kìtbi kìtbu *^5» ? kdtóbnàh
sdkab *03$ sikbi sikbu sdkàbnah
sdma' sim 'i sim'u royÓ$ sdmà’nàh
“in} bdhar ’Hpa bahàrt{\) bahàru (!) n5"[n} bdhàrnàh
Nli? Q9™ ’ ^ 11? W ’i Wlì? W*ù niNn# qdré(')nàh (!)
Nell’imperativo maschile singolare ricorre con frequenza la desinenza -ah
senza nessun particolare cambiamento di significato. Il tema si presenta di
solito con una o davanti al suffisso:
n » ? kotbdh scrivi! (m. s.)
ma i verbi con imperfetto in a hanno spesso z, come in rDDttf sdraiati; nn*?$
manda.
La negazione dell’imperativo si ottiene con:
(a) *7N + imperfetto: per comandi immediati, specifici, come “Non andare!”
“Non aspettare!” ecc.
(b) ÌÒ + imperfetto: per comandi durativi, non specifici, come “non devi
(mai) fare la tal cola e la tal altra”.
172 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Qualsiasi forma imperativa può essere seguita dalla particella X3, come in
N3 NJ ^ 0 tO K1|7
Essa è frequentemente unita al verbo per mezzo del maqqèp, il quale indica
che il verbo cede il suo accento principale alla particella. Ad es., il caso di
N3 "10$ con il maqqèp si presenta come:
sdmor-nà ’
NJ può anche essere aggiunta a della negazione dell’imperativo:
n ^ n ÌO"1^ Non mandare!
La particella *0 può essere tradotta con “per favore”, “ti prego”, o simili, ma
è molto più spesso ignorata.

103. Verbi I-gutturale: imperfetto e imperativo

I due tipi base di imperfetto per questa classe sono rappresentati da

(a) 7DV IMPF. *nSP ya ’àbdd IMPTV. 73$? 'àbód servire


(b) ptn pT£j? yehèzaq pTf] hàzaq essere forte
I verbi con imperfetto in 6 hanno a nel prefisso (eccetto che nella la persona
singolare); quelli con imperfetto in a hanno invece e. L ’imperfetto in cia­
scuno di questi tipi principali ha una vocale derivata - vale a dire lo shewa
composto - dopo (sotto) la consonante gutturale della radice. Nella flessione
si deve applicare la regola dello shewa: ne consegue che l’atteso
ya 'àmddù diventa ya 'amdù (si noti il mantenimento della d), e in ma­
niera analoga anche altrove:

7'»}T ya 'àmód yehèzaq


ibsm ta 'àmód pm tehézaq
7bs?ri ta 'àmód p im tehezaq
’Ì W ta 'amdi tehezqi
In m ’e 'émód ?m ’ehézaq
ya 'amdù vm yehezqù
ta 'àmódnàh m m tehézàqnàh
ta 'amdù ìpt m tehezqu
ta 'àmodnah tehézàqnàh
na 'àmod pm nehézaq
La flessione dell’imperativo non comporta particolari problemi:
L e z io n e 25 173

12Vt 'àbód 'fèdi TQV 'ibdu ’àbódnah


Piq hàzaq 'pin hìzqi ìpjn hìzqu nipTp hàzàqnàh

Ci sono diversi verbi I-gutt. in cui la vocale derivata non è presente. Di con­
seguenza, la loro flessione, eccetto che per la vocale del prefìsso, segue il
modello regolare di DFi:?? o di Ad es.:

yahsób egli reputerà tehdar tu onorerai


yahssbu essi reputeranno

Il verbo NOp, che è al contempo I-gutt. e lll-Aleph, unisce le caratteristiche


di entrambi i tipi:

m i yehétà’ yehet ’u
tehètà ' nixópj? tehétè(')nàh
tehètà ’ iKtppn tehet ’u
tehet ’i tehèfé(')nàh
*m ’ehétà ' m i nehètà *

104.1 segolati (cont.)

I tipi principali di segolati sono leggermente modificati quando hanno con­


sonanti gutturali nella radice.
(a) Consonante gutturale in prima posizione: riguarda solo il tipo di “1DÓ; la
vocale caratteristica è e invece che ì:

“1ÌV TO n.iv D*TW n_15| gregge


TVW mv
0717V
(b) Consonante gutturale in seconda posizione:

iv i iv i njJD onyi ’IV? giovane


T l ?3 HV3

"INF! INA pi. non attestato forma


T 1W
nyiW
Si notino in particolare le fonne davanti ai suffissi forti e a -kà.
174 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(c) Consonante gutturale in terza posizione:

snj snj ■'Vii Q^VIT ^ lì seme


^sni vii

rnj naj tiiit □,n3f toì sacrifìcio


,>n?r

nix n ix •’nix nini$ ,ninix sentiero


Tiqixnìn*i^ nytfrrro (f )
°?qi*

105. Vocabolario 25

SOSTANTIVI: m i
T T
sàrah
'
(pi. -ót) angoscia, angustia, sventura.
[La prima vocale non subisce la ridu­
zione; costr.
ni.il} gdbéret (pi. non attestato) padrona, signora
[Con suff.
Tjy ’éder (pi. -im) gregge, mandria
y“lj zéra ' (pi. -im) seme, prole, progenie,
discendenza
Ve r b i: XT yà re’ (§ 87) aver paura, temere (di o
o in una semplice costruzione
con l’oggetto diretto)
nna bàrah (ni}?) fuggire
2W sàb
T _
tornare, ritornare, andare indietro
n in hàràh concepire, rimanere incinta
A l t r i: n-JO^X ’é-mizzeh (aw.) da quale posto? da dove? [Può
essere anche usato in senso aggetti­
vale: TO HJKHX da quale città?]
"15 pen- (cong.) affinché non [seguito da im­
perfetto]
kayyóm oggi, questo giorno
X3 nà(’) particella usata dopo imperativi,
coortativi e iussivi; vedi §§ 102, 136.
L e z io n e 25 175

Esercizi

(a) Traduci:
tpjqrnss n?$m-Vx 7 m nm tf 1
□“$ r n y ni&rrnx n ^y 8 Qyirnx x^ p i? 2
mrp -o v n $ d1s? xruh/f 9 dzpzp’x *nyrix hdV
V “ I ** T V I •
3
mrr n ì^ - n $ n^yri vb 10 ntà n m ini? 4
ny) H^yrrVx 11 TjDÌD-Vy *P*?X■
’2D1 5
■’Vx ]inxn-n$ r t3 i^ 12 nrix nna w-pn-Vx 6

(b) Traduci oralmente in ebraico (utilizzando la forma della 2a persona ma-


schile singolare):
1. Dov’èJua sorella?
2. Non peccare contro il Signore.
3. Non uccidere quegli uomini.
4. Mandami i miei libri.
5. Raccogli i sacerdoti e i profeti.
6. Non attraversare verso il Neghev.
7. Vendi questi vasi.
8. Riscatta il tuo servo,
9. Mandami le tue serve.
10. Abbandona le tue vie malvagie.

(c) Traduci:
*W'x i r p - ’p m;yn fqw] typ"1?*? i
m y W *nD 2
.n v n y « 5^1 ri.§n_n« 3
,□$ a ^ n □‘,yin n ^ r r n s ; ‘’mi-Ol ninn zd-^ 4
.n ^ n cm,573 “od1? ayn-nìs p p n 5
.QiVp o’Vqn nvin 35^ 6
.DD’nV^ mrrV wipqD x1? 7

(d) Scrivi in ebraico:


1. Abbandonerò il mio gregge e ritornerò alla città.
2. Essi serviranno il Signore tutti i giorni della loro vita.
3. Cavalcherò verso la città sul mio asino così che possa vendere questi
beni,
4. A causa tua (f. s.) essi mi uccideranno e prenderanno i miei beni per
loro (stessi),
5. Sua (m, s.) sorella è bella d’aspetto.
176 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

6. A quel tempo il Cananeo dimorava ad est di questo posto fino ai de­


serto.
7. Egli è un uomo anziano e non ha progenie.
8. Ho paura dì te e dei tuoi uomini.

(e) Lettura: Sara e Agar

ir r n x mto nini .S ri pìfctfi nnsa nnD$ rrVi V7 rnV5x'1? nrm x


T T V T T T I IT T T T l T
■ ■ J
mto
I ' ▼ ! T IIT T T 1 “ V » T T

.nnin wr\) hm-by orniix x?. nwxV f? rrc^x ooW ? rrn ^n nnripw
T ’T ' TT ' TTi * T.n^ nnin*q n n tn
.maiari rr-gni n n ^ mto iAri nx^T

nja-'x mfr nn?$ iX) :iH^n im .“127^3 4crón nn'x xs» mrr ■qx’pa
:mrr *qxVa n5? nax .nrrp ^ x ■ ’n-p} ■>39» nxi rr$x .ri# ! nxrnxinxa
-^x mn’ ya# *»? Vxyatf^ ’iqpri n i^ nx iwx i?n attf-nx
i m ìB nni^x x n ^i 15 nni}x> "un rrftì .rurp} rn$-*?x i ì n r n f .^ ira
.Vxyat^ iin niV.I

Note alla lettura:


1. Si osservi la serie di proposizioni non verbali (e di conseguenza non
consecutive) che assumono il tempo del contesto generale.
2. i*7 è superfluo nella traduzione, dal momento che rinforza semplice­
mente och?»1?- Esso comunque potrebbe essere mantenuto: “ ...(per
comportarsi) come una moglie per lui”.
3. "*7$ X3 è frequentemente usato in riferimento all’unione sessuale di
un uomo con una donna.
4. L’articolo determinativo appare spesso dove il narratore ha un og­
getto specifico in mente anche se esso non è stato menzionato prece­
dentemente,
5. “ritorna” (imperativo femminile singolare)
L e z io n e 26

106. Lo iussivo e il coortativo

L'imperfetto, così com’è o con lievi modifiche, può essere usato con signifi­
cato di imperativo indiretto per tutte le persone. Per esempio:

rf? ^ egli manderà o che egli mandi


n*?$ri manderai o che tu mandi
n*7$X manderò o che io mandi

Le forme della terza persona, singolare e plurale, coniugate in tal modo sono
dette iussive, Nel caso dei verbi che abbiamo studiato finora esse sono for­
malmente identiche all’imperfetto.
Invece, quando l’imperativo indiretto si riferisce alla prima persona, è
chiamato coortativo, e di solito è segnalato con il suffisso -ah aggiunto
all’imperfetto:
j

’eslah manderò nislah manderemo


’eshhah che io mandi nn1? ^ nìshhah che noi mandiamo

Si osservi che la vocale del l’imperfetto è di regola ridotta in a davanti a que­


sto suffisso. La forma coortativa può sostituire l’imperfetto ordinario in una
sequenza narrativa perfetto + imperfetto senza che si verifichino rilevanti
mutamenti di significato.

107. Sequenze narrative con l’imperativo, lo iussivo e il coortativo

Per quanto concerne il significato, questi tre modi rispettano un unico para­
digma: iussivo = 3a persona, imperativo = 2a persona, coortativo = la per­
sona. Le sequenze che comprendono uno di essi sono solitamente simili o
identiche alle sequenze che comprendono gli altri. Quelle che seguono sono
le sequenze più frequenti:
(a) Imperativo + Imperativo. Gli imperativi possono essere semplice­
mente elencati uno dopo l’altro e congiunti dalle forme richieste della con­
giunzione:
...n'pttft ...17$$ ascolta...e manda...e prendi posto
I verbi così congiunti possono anche risultare consequenziali l’uno all’altro.
178 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(b) Imperativo + Perfetto. Questa sequenza esprime esplicitamente una


successione. Essa ha un valore analogo a quello della sequenza narrativa
imperfetto + perfetto:
$7^1 ...rin^'l ...y&$ ascolta...e (poi) manda.. .e (poi) prendi posto
(c) Quella seguente è una sequenza importante che ha di solito uno spe­
ciale significato nella traduzione e richiede, pertanto, particolare attenzione.

La seconda proposizione della sequenza ne esprime lo scopo o finalità o il


risultato (in italiano “affinché”, “così che”):
nVt^K1] ... yfòttf Ascolta.. .affinché io possa mandare
... n'n2) Scrivi.. .affinché io oda/possa udire
... rD ^ Andiamo.. .così che egli trovi/possa trovare
Si noti che la congiunzione wd- si presenta qui nella sua forma normale, non­
inversiva.

108. Verbi I-Aleph: imperfetto e forme correlate

Per quanto riguarda l’imperfetto, i verbi I-Aleph si dividono in due gruppi:


(a) Cinque verbi hanno regolarmente 6 nel prefisso e X quiesciente:

'm ’akal yd(')kal mangiare


“IE)N 'amarItìK’’ yd(y)mar dire
’àbaci73KS yd{')bad perire

Gli altri due verbi, HDN (cuocere) e rDK (acconsentire), saranno trattati in­
sieme ai verbi III-He. Per il resto, la flessione dell’imperfetto è regolare:

'7DN'" ydkal ydkslu


tdkal tdkàlnàh
tdkal tdkalu

’VpKn tóhfli nJ^DKFl tdkàlnàh
’d/cal ndkal

Si osservi attentamente che solo una X viene scritta nella la persona singo­
lare.
L e z io n e 26 179

Le forme Ititi'', -lOXfi e “10X3, quando precedute da un vraw-inversivo,


sono sostituite da forme con e, e subiscono una ritrazione dell’accento:

“1$X'*1 wayyomer ed egli disse


“l^XJFIl wattòmer ed ella disse (o tu dicesti,m. s.)
“10X31 wannómer e noi dicemmo

Ma quando queste stesse forme si trovano alla fine diuna proposizione e


precedono immediatamente il contenuto di ciò che viene detto, può essere
usata la forma regolare con a, Si confrontino i seguenti esempi :

VOW IV'TX Ed egli disse a lui: “Ascolta!”.


V0$ Ed egli disse: “Ascolta!”.

(b) Altri verbi l-Aleph somigliano alla classe dei verbi I-gutturale, ad es.

“10X asar 10^ y e ’ésdr ( o l O ^ y e ’sór) legare

ma con e nel prefisso, indipendentemente dalla vocale tematica. Nella fles­


sione la e è sostituita da a quando è applicata la regola dello shewa, diver­
samente da quanto avviene con i verbi I-gutturale che mantengono la e:

ì?!0v yehèzaq ma ye ’èsór


IPTO?- yehezqù HpX’ ya \asru

Alcuni verbi presentano forme non omogenee rispetto al modello a causa di


una mescolanza di tipi. Tra quelli che si incontrano più di frequente ci
sono TPIX(afferrare), che ha come imperfetto TÌI^ e TriX1’ (si noti l’anomala e)
e anx (amare), le cui forme attestate sono

ye ’éhab —
le ’éhab —
te ’éhab nnrjKJjl si legga tèhàbu

nn'N 3HX ’éhab o ’óhab —

Tutti i verbi I-Aleph regolari,sia del tipo (a) che del tipo (b), hanno la
stessa forma nell’imperativo:

’èsdr ntpx ’isri npK ’isru nj"]Óg ’ésórnah


"10$ ’émór n^X ’ìrnri DON ’ìmru n3“0 $ ’émórnàh
180 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

109. Vocabolario 26

S o st a n t iv i : 153 béged pi. -im) vestito


V t t
sa ar (pi. -im) porta (di una città o d’un grande
edificio); si riferisce anche allo spazio in­
terno alla porta della città usato per le as­
semblee pubbliche.
TDK ’àsir (pi. -im) prigioniero
Ve r b i: ’àbad fON'1) perire, essere distrutto, morire
TDK ’àhaz
— T
(TnX'*) o (fn$2) afferrare, prendere, tenere
’àsar (Ì0ij£) legare, incatenare, fare prigioniero
-
’àhab T
(nn^) amare
m
gara'
i ?
(Vii??) strappare, lacerare
rms pàtah (nn$P) aprire
n o sàgar
- T
("Ùp?) chiudere
gàdal
- T
(Vì^) essere/di ventare grande; crescere,
raggiungere la maturità

Esercizi

(a) Traduci:
“tipi ... nri? 6
• q i^ ì... ■
’Kiì? 7
QFipitf?!... 8
□ D V T 1 . . . 9

... n $ y io

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Facciamo un'alleanza!
2. Che egli mangi il pesce*
3. Prendiamo la loro proprietà!
4. Che egli spezzi le tavolette di pietra.
5. Scegliamoci (= scegliamo per noi) un re!
6. Possa il suo nome diventare grande nella terra intera.
7. Possano sentire le nostre parole e sapere che noi siamo uomini
buoni.
8. Che io senta le parole che il profeta ha pronunciato.
L e z io n e 26 181

(c) Traduci:
.n & rn s o ^ x n n g x i T yn ™ n nax'n r a r n N ; snj? 1
ì^ n i DO T rnifo uóV Tyn ‘iy # “nt$ ini??? npa? 2
.□$ ™ * | nmV&n-1?^ irix nrf?un 3
.nsìiin on'x a n i ^ ì 4
.ir 1?*? T'xn xn ra Tyn n^p 5
.^n x “n«i w n $ nn$n 6
.nyitir dd"? ? n ’3 a'V ^in nnxs 7
Dflya$ ■>? DD’^-niji D?n« d ^ ^31 xa sn ai1 ignari n$xn 8
.nninn ni^-n^: d d i &$ x*?i ì x ^
.inxo ^qn-n^ ■>*?rimi f? npàn ^q-n$ t‘nt$ 9
.cròtèn i^ x h x'1? io
.m n n$i? nìiziyn r? ^ n -*?$ m ax i 11
. o n n ^ irix unri nn-tn-ny; ìtqx^ 12

(d) Scrivi in ebraico:


1. Chiudiamo le porte e rimaniamo (= dimoriamo) nella città fino al
mattino!
2. Perché egli ha spezzato le tavole e ha detto che avevamo peccato
contro il Signore?
3. Ricordatevi (m. pi.) queste parole affinché non pecchiate.
4. Egli amò la donna perché era bella d’aspetto.
5. Stracceranno le loro vesti in quel giorno, perché i nemici li leghe­
ranno ed essi andranno con gli altri prigionieri in un altro paese e
dimoreranno lì (per) molti anni.
L e z io n e 27

110. Proposizioni e sintagmi temporali

In una sequenza narrativa gli elementi con significato temporale sono posti
frequentemente prima della proposizione cui si riferiscono e sono introdotti
da waw-inversivo + una forma del verbo n $ . Nella narrazione al passato ri­
corre costantemente la forma wayhi yahi è l’imperfetto di n;n); nella
narrazione al futuro (o quando la narrazione esprime azioni abituali o che
durano nel tempo) troviamo invece la forma TPHI wdhàyàh. La proposizione
temporale viene poi seguita dalle consuete forme verbali previste per la se­
quenza narrativa principale. Si studino attentamente i seguenti esempi (i
quali devono essere tutti considerati come se fossero compresi in una se­
quenza narrativa):
" 0 3 VIJ1 e al mattino egli mandò...
n'pxn n q x e dopo queste cose egli sentì una
voce...
...tqpn nn’K HK1t1#$? e quando egli li vide, gridò...
n’ptftn ’O e ogni volta che ascolterai queste
...Oj-j'pjl parole, ricorderai...
“0 3 rpn*l e al mattino partirai...
Si osservi come in questa posizione possono ricorrere sia una proposizione
temporale che un sintagma preposizionale. Le congiunzioni che si incon­
trano più spesso sono (quando, come) e (quando, ogni volta che).
Termini con valenza temporale come DÌ1, njlfJ, T\V (tempo) sono utilizzati co­
munemente con la preposizione anche f i?Q (alla fine di, dopo) ha un uso
analogo. In questa posizione si trovano raramente locuzioni participiali, che
in italiano richiedono la congiunzione “mentre”:

DW □'’lfòV QH ■’H’l e mentre essi stavano lì, sentirono...

111. Sostantivi femminili in -et e -at

Davanti ai suffissi questi sostantivi si comportano per lo più come i segolati


al singolare:
ri" ^ ^"13^ la mia padrona (cfr. ,rQj?)
nsn 'ftyi la mia conoscenza
184 In t r o d u z io n e a l l ' e b r a ic o b ib l ic o

'W a la mia vergogna (cfr. ^ ì ? )


Appartengono a questo gruppo anche quei sostantivi con forme costrutte ac­
centate sulla penultima sillaba:
costr.: consuff.:
rgx*ft nDK^
Il sostantivo J13 presenta il tema A3 bìtt- davanti ai suffissi: TO mia figlia.
Davanti ai suffissi, il sostantivo HWX si presenta come 'WtfN, ecc.
L’aggiunta dei suffissi ai temi plurali di questi sostantivi non presenta parti­
colari problemi.

112. Sostantivi del tipo

Oltre a segnalare la sostituzione della vocale finale lunga con una conso­
nante y davanti ai suffisi deboli nel singolare, è difficile formulare altre re­
gole per questa piccola classe di sostantivi. Vi si riscontrano, comunque,
molte anomalie, specialmente nella formazione del plurale. I seguenti esempi
di forme attestate dovrebbero rendere capace lo studente di identificare i so­
stantivi di questa classe quando necessario:
con suff. (pi. □,l??) vaso
T19 in ? ans frutto
c o n i o n ? in ?

afflizione
,l?q (pi- O'ft® malattia
■oso
metà

113. Vocabolario 27

So st a n t iv i : U^p] zaqùmm (solo plurale con significato al


singolare) vecchiaia
ba ’èr (pi. -ót; costr. pi. ni"l$3) pozzo,
buca
i w a

’W oni (vedi §112) afflizione


V e r b i: Tì?9 pàqad (l'P9?) mantenere una promessa o
un impegno; fare (prestare) atten­
zione a; visitare; nominare; pas­
sare in rassegna, fare l’appello
L e z io n e 27 185

sn ra' essere cattivo (cfr, DA, §87; la ra­


dice è yyi)
nyn
T T
tà 'ah errare perduti, vagare
rf?3
ir r
kàlàh essere terminato, compiuto, finito,
alla fine
P vw ’ahàré kèn in seguito, dopo ciò

E spressio n e id io m a tic a : Che (cosa) hai?

Esercizi

(a) Traduci:
.D’iTiy n f c r n # ntyin wnN nia -nrjN 1
^ n-jóK ■* «an Di’? rpni 2
D*pn DV?tjrrn$ ro i^ i 3
.deh ■’&y ■»? apn$ T 3 J ^ip-V» ^ rrni 4
.nat^i a?an iK yn» n*n 5
.n^N rftt^i nVip-nN: yatf *i^*p 6
.n^0"n^ ^ irirX n p s r t è nb ^T jy n # wnn u v z rrni 7
.rwvàn r g ^ njn D ip a n a rin-gì p n$i 8
1DV3 mn1 i i k ■>? D^-pv-n# d^ t n n ^p i tonn rqwn rrni 9
.ft dokdcj niNtpnn
Aniìòqn o’if ^ r ia ^ i t ? $ D D in ’ n?i io

(b) Traduci:
*»ri"l^n^ 6 TOV^P 1
n in D ^ ìn in ^ 7 2
nin$ 8 « n v ft» n w 3
on^zpn uten 9 TON1?*? Di1 4
^Dvin n s p io ^ p j •*»? 5

(c) Scrivi in ebraico:


1. Quando lo videro lo chiamarono.
2. Quando la sua (m. s.) vita arrivò alla fine, lo seppellirono nella
tomba dei suoi padri.
3. Quando attraverserete il fiume vedrete la terra che io sto per darvi (si
usi il participio).
186 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

4. In seguito mandarono uomini in Egitto, perché c’era una carestia nel


paese.
5. Quel giorno lo vedrai stare di fronte a te.
6. Quando ella trovò l’albero, mangiò alcuni dei (—dai) suoi frutti.
7. Nella sera andrai fuori dalla città e fuggirai verso la montagna.

(d) Lettura: Sara e Agar (cont.)

o#-n$ on-px »!??! iWT1? 1? nfft rr)trn$ 7pD mrr


n-ft? ng*n n#ì$3 ^ rmWD "ietetdv PW? ^ V? n fti la?
ntfrn noxn-ns 'una nbx1? n^x ani^x1? *i$xrn piiy? ?g?-ny noxri-i^nH
.W n y j

*i$t$-1?3 iDnn^x-1?^ d^'1^ "ìart? QTOx *•3^5 txz? “i37n s


Vm *nl «Ti?? P T O ^ ^ V ? "lox'n
.KVTDà ^3Ì")J ■»? 313^-»U?ì$

* 9 "i$$3 -19^3 n ^ n nnstfi .SfjriHn “ìjip i# on-p# 4n W ^ I 3“n.qx ^ ; i


*?ip-ni* □,,n17$ 5p n i ni?!®"1?? 33tffrn_ nrnpx n1? ina 1$$ Dqfni crén
yatf o S rp ^ K .nin nbx1? o?é^D“P n^x a’rf?$ x“ipsi nyan
.iyin Mp-n«

m i “warrniij n?n .a?à nx? “un x^^ni nVxn a n ^ n nqx \i?ì


Àm-uv "13703

Note alla lettura:


1. “allontana” (imperativo m. s.)
2. “i tuoi discendenti saranno chiamati”
3. “io farò di lui una grande nazione (góy)”
4. “mandò via”
5. “e pianse”
6. “non aver paura!”
L e z io n e 28

114. L’infinito costrutto

Ogni verbo ebraico possiede due diverse forme alle quali viene dato il nome
di infinito. Una di queste forme, l’infinito assoluto, funziona piuttosto come
un avverbio e sarà esaminato in una lezione successiva. L’altro, l’infinito co­
strutto, esprime più da vicino l’idea tradizionale dell’infinito. Per quelle
classi di verbi i cui imperfetti abbiamo studiato fino a questa lezione la
forma dell’infinito costrutto è più o meno uniforme. La vocale della prima
sillaba è d (o con le gutturali à o e) e quella della seconda 5. L ’infinito è fre­
quentemente usato con suffissi pronominali, davanti ai quali il tema è varia­
bile.

P erfetto Im p e r f e t t o IMPTV. INF. COSTR. CON SUFF.

Regolare nns an? an?


1-gutturale 1W
— T “tose itosj ibi?
li-gutturale T O
- T
nn}? in a in ai HO?
Ili-gutturale vm)t
- - i * - i - ! • 1 T

1-Aleph *73x
— T ■*« *8
m-Aleph XV?? m Nili? ’t o

Tra i verbi che hanno imperfetto in a, ma che non appertengono né alla


classe di li-gutturale né a quella di Ili-gutturale, si riscontrano alcune incon­
gruenze; questo gruppo include i verbi stativi come "DD e un piccolo insieme
di verbi rappresentato da 33$ 3 3 $ \ Tali verbi sono scarsamente attestati
nella forma dell'infinito costrutto, ma di solito seguono il modello dato so­
pra. Di tanto in tanto si osserva una forma con a, come 33$ (coricarsi), ma
anche qui, davanti ai suffissi, si ritorna al modello regolare: **33$ sokbi.

115. Alcuni usi dell’infinito costrutto

L’infinito è per definizione una forma con funzioni sia nominali che verbali.
In quest’ultimo ruolo esso può essere accompagnato da soggetto e oggetto o
da altri tipici elementi verbali accessori. L’infinito, insieme con Ì suoi acces­
sori, ricopre una funzione nominale aU’interao della proposizione conside-
188 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

rata nella sua interezza. Quando il soggetto di un infinito è formato da pro­


nomi, essi vengono aggiunti come suffissi;

"'Dna kotbi
* I T
il mio scrivere ìinrD kotbénu
■■ It T

kotbdkem
kotbdken
TpriS kotbék ecc. □Una kotbàm
T t T

iaro kotbó
i v ---
p r ò kotbàn
T | T

rOns kotbah
T I T ---

Quando l’infinito costrutto è posto davanti a un sostantivo, quel sostantivo


può svolgere sia la funzione di soggetto che di oggetto dell’infinito, anche se
il primo caso è quello più probabile:

3‘ri3
lo scrivere dell’uomo
(cioè l’atto di scrivere)
t£hX X"1lJ l’uccisione di un uomo o
l’atto di un uomo di uccidere

L’ambiguità del secondo esempio è tanto grammaticale quanto semantica.


Nel primo caso, l’infinito è allo stato costrutto con il suo soggetto, ma nel
secondo caso il termine dovrebbe probabilmente essere considerata
come un oggetto (non costrutto) dell’infinito, cioè un termine in funzione di
complemento oggetto. Ciò sarebbe ancora più evidente se tale oggetto fosse
determinato; in tal caso esso richiederebbe infatti la particella "n$;

U^X :np uccidere un uomo


t^>xrrn§ Vip uccidere l’uomo

Quando l’infinito costrutto è accompagnato da pronomi, la disposizione di


soggetto e oggetto è un po’ più complessa; i seguenti esempi dovrebbero
comunque chiarire la situazione:

t^ rrn ij il mio uccidere l’uomo


■>nH l’atto dell’uomo di uccidere me
miflrrnN
T - V • I T
il mio osservare la legge
IriX il mio osservare lui
TO il suo osservare me
Vì scrivere una parola
L e z io n e 28 189

"131HT1N; U’n s scrivere la parola


i:n rrn $ ^ 3 il tuo (m. s.) scrivere la parola

Come unità il sintagma infinitivo può fungere da


- soggetto di rnifiTnK il tuo osservare la legge è buono
una frase oppure è buono che tu osservi la
legge
- oggetto di irix "7^ fino a che non lo trovi (lett. fino al
una prepos. tuo ritrovare lui)
- oggetto di ’flyfp lò non fui capace diascoltare
un verbo

Ma l’uso più frequente deH’infinito costrutto è con le preposizioni D, De *?:


(a) Con le preposizioni 3eD l’infinito equivale, in italiano, ad una locuzione
avverbiale (generalmente temporale):
“DiriTl^ quando egli udì la parola
Haya quando (o mentre) stavo di fronte a lui
Entrambe le preposizioni sono frequenti in quest’uso, ma con certi verbi, in
modo particolare Vìlìti e HìO, è preferita la preposizione Ci sono ragioni
legate alla natura aspettuale di questi verbi, che determinano tale scelta, ma
un elenco degli usi in questione non sarebbe di grande utilità in una gram­
matica di base come questa.
L ’infinito con 5 o $ è molto frequente nella costruzione trattata al §110:
...□H’pN ’fl’l e quando Abram sentì...
rrni e quando sentirai la mia voce...
(b) Con l’infinito costrutto ricorre in una grande varietà di proposizioni
complementari ed esplicative, che spesso esprimono scopo, finalità o ri­
sultato:

. . . Essi vennero...per ascoltare...


Essi non poterono/potevano catturare...
mrP riapri Tu osserverai la via del Signorefacendo (inf. di
...p ii rritoy*? ntoy) giustizia...

( 1) nvi + ’p +infinito costr. esprime “stare per” o “esserecostretto a”:


"ÙQ1? iy ^ n rrn La porta stava per essere chiusa.
190 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(2) + sostantivo o pronome + + infinito costr, esprime obbligo o re­


sponsabilità; ìriN 'ÒV Devo trovarlo.
(3) VK + + infinito costr. esprime il significato di “non è possibile
(permesso), è proibito”: VX È proibito entrare.
L ’infinito costrutto viene negato con

■’Jil'??1? non mangiare il frutto


n*?^rrn$ H'ity ■’rfjq'p non bruciare il rotolo

116. Osservazioni finali su alcuni tipi di sostantivi

L’unico importante gruppo di sostantivi non trattato specificamente nelle le­


zioni precedenti è quello che comprende i sostantivi che terminano in -eh. La
maggior parte di questi deriva da radici di verbi III-He che, in un precedente
stadio della lingua, erano o lll-Yodh o Ill-Waw. Successivi fenomeni di con­
trazione ed elisione hanno oscurato le origini di queste forme, mentre alcuni
sviluppi accidentali all’interno della lingua hanno portato a una certa confu­
sione di forme tra singolare e plurale.
Al singolare questi sostantivi:
(1) possono seguire una flessione regolare con perdita completa della desi­
nenza -eh:

n7to campo ^7^ ecc.


bastone
(2) possono presentare suffissi parzialmente diversi, in particolar modo -èhù
alla 3a persona singolare:

ntysja azione infchfé


bestiame
(3) possono avere forme dei suffissi analoghe a quelle dei sostantivi plurali
in -im:

il mio bestiame la mia azione

Per i sostantivi aventi plurale in -ót, come rrjty e l’esistenza di forme


come e ir» qualità di plurali è dubbia. Nonostante tali forme possano
trovarsi elencate come plurali nelle grammatiche e nelle concordanze, molte
di esse sono più probabilmente singolari.
L e z io n e 28 191

117. Vocabolario 28

Verbi: Vip yàkól


T
essere capace di/in grado;
(+ *7) prevalere su
m hapès (F$0-) godere di; desiderare (di
fare qualcosa + inf.)
Vìn
“ T
hàdal (Vìf^) cessare, fermarsi (intr,);
smettere (di fare qualcosa + inf.)
nn tam (vedi § 87) essere finito, com­
pleto; finire (di fare qualcosa +
inf.)
nox ’àsap (n’^fór) raccogliere
So st a n t iv i : nttà tó ’ar forma, apparenza esterna, aspetto
misteh banchetto
rnpx ’ahàbah amore [usato come inf. costrutto
di ariN]
’èm (con suff. '’tìK; pi. -ót) madre
Preposizioni usate frequentemente davanti alPinfinito costrutto:
*7V fino a ^ quando, mentre
n tjs dopo‘jyó'j» affinché, per, in modo da, cosicché
} quando, mentre a causa di, perché

Esercizi

(a) Traduci:
v v rm w ?? 9 rninrrn$ ivó1? i
Tyrnn$ w i'ix 10 v y ì* -m 2
ìx-jp3 11 3
12 ì^ìp -n x t^xn smute
*. 1 V * T - 1 •
4
- - - \ D“U0 W
TI P*T ---
13 rr-p «éT O 5
in'K 14 v t à r m i*rp ? 6
rntèn n tà r jr n tr 1?:^ ^ 2) 15 □■HD-jn-Ss-ns rirf? 7
vni^-nss “ibi? 16 8

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. quando tu dimentichi questa legge
2. mentre io stavo lì
3. dopo che li radunammo
4. quando lo seppellirono
192 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

5. fino a che ci legarono


6. dopo che si coricarono
7. non cavalcare (su) il cavallo
8. fino a che tu ci chiami
9. fino a che io rompo le tavole
10. mentre egli stava mangiando
11. cosicché egli ti mandi da noi
12. cosicché tu li osservi

(c) Traduci:
.Kosn-^y ntfyj ^ ta e r r o n^n 1
.^Ip? M yin wèv ntf?2
•irix ixsa:? w r ' ‘ 3
.natyai Viprrns 4
.njn □o'tn-nx x1? 5
.□n'x x ^ 1? ^ x^i *T>yn W "r>« Fitte 6
rifiuto in r^ r^x D ^
.*1 xbcj •’ri>nl7 vii:a&-n$ n-pr p nnx niu 8
nnx nnx^i Yxz? x^n n?->i nxn tid^
.nitfx'? i1? nn'x
.n^x> p rrfta nnini rntzrnx mrr 7'p$q rrni io
.Tin'x *?x}V f'sp: il
.y ^ n n n rn x ay*?w ^ n n a ix ^ t 12
.n is i nlx&n m i t i x^an Vipa yb^1? i ^ n ntjx 7i?i 13
.nnan-nx isyV nyn ìm
T T - V ®| - T T —
14
.nn'x in?rjx-i r r y ? tra;:? Q'gwn vn 15
.irà rn n n“g?i i7 }rn x n'ìsn i7}rnx ntf xn frigp 16

(d) Scrivi in ebraico;


1. Quando uccisero (m. pi.) i prigionieri noi fuggimo da lì e passammo
verso questo luogo.
2. Tu hai peccato non amando tuo padre e tua madre.
3. Essi sedettero nella sua (f. s.) casa fino a che gli uomini aprirono la
porta.
4. Desideriamo ricordare sia i vivi che i morti (lett. anche i vivi e anche
i molti).
5. Non è permesso mangiare la carne di questi animali.
6. Quando vide (usare il pf.) la terra asciutta, egli gioì perché sapeva
che le acque erano cessate dalla faccia della terra.
7. Non eravamo in grado di scrivere né eravamo in grado di leggere.
L e z io n e 29

118. Verbi I-Nun: imperfetto e forme attinenti

I due verbi seguenti sono i più rappresentativi di questa classe:

PF.IMPF. IMPTV. INF. COSTR. CON SUFF.

imperfetto in ò Vd? 1 VD3 ^>93


imperfetto in a ypl yp1 yp yb} ’Vp}
è

, Nell’imperfetto di entrambi i tipi la nùn è assimilata alla seconda consonante


radicale per tutta la flessione. Per il resto la flessione è regolare:

yippól ^9? yippdlu


b'BT) tìppòl tippólnàh
tippól tìppdlu
tippdli n^'éri tippólnàh
’eppól Vbj nippol

I verbi con imperfetto in a hanno la forma breve dell’imperativo, coniugata


come segue:
yp s a ' ■
’Vp SD’t lyp sd’u H^Ó sà'nàh
nyp S3 'ah
I verbi con l’imperfetto in a possono avere due tipi differenti dell’infinito
costrutto; i due tipi ricorrono entrambi per la maggior parte di questi verbi:
(1) una forma regolare, come y'OJ risso1\
(2) una forma breve con il suffisso -t\ fiyp.

PF. IMPF. IMPTV. INF. COSTR. CON SUFF.

m n: n nya —
colpire
Sft)
ym— T
yw yo nyó —
piantare
yty —

---- wa avvicinarsi
194 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Osservazioni particolari:
(a) Si osservi che tttà? non è usato al perfetto.
(b) Le forme di (sollevare), che è anche III-Aleph, sono

mi Kir tifo nxto/nKto TlKte'

(c) Il verbo irti ha imperfetto e forme correlate in è:

1U3 W. 1^) rin

(d) Il verbo Flf?1? si comporta all’imperfetto e nelle forme correlate come se


fosse un verbo l-Nun:

ni?*? ni?? ni? noi?

(e) In alcuni verbi il raddoppiamento della seconda consonante radicale


deir imperfetto è omesso quando la consonante è seguita da a:

ìyp? yis m(essi partiranno) non Wp? yìssd ’u

Seguono i paradigmi completi di yp3, irti e rii?1?.

Imperfetto yo? m' T • W? ni??


vori x&n T • 1™ njpn
ysn Km T •
ìnri ni?n
•>ypn wn• * • m
1
yox m m
wp1 * •
in,??
nayòn
T 1 - *
n ^ tn narin
T » ■
n^i?n
wpij) i *
iann inpn
myèn
T 1 — *
naK|n nartn
T •* *
nai?i?n
yoa T ■ ro? nì?a

Imperativo yp m T in ni?
"VP * i
"ni?
wp ÌKfo i ìJi? ini?
njyó naxfrT V
nari7 WP-
L e z io n e 29 195

La preposizione si presenta come V davanti agli infiniti con la prima sillaba


accentata, a meno che l’infinito non sia nello stato costrutto con il sostantivo
che lo segue. Ad esempio:
nvó1? n ^ 1? nné1? nn1?

119. Vocabolario 29

S o st a n t iv i : ehw ? magurim
njft? fotónet
njfta kuttónet
"ili néder o *17? néder (con suff ’5173; pi. -im)
voto
n ifp in tóhdót (solo pi.) storia, genealogia
Ve r b i: yìggas (pf. non usato) avvicinarsi [di solito
con
“113 nàdar
-T
(TP) fare un voto
— T
gà'ar OVK) rimproverare
•* T
sane ’ (Kjty?) odiare
ari hab Un verbo difettivo che si trova solo
all’imperativo: 2H nan nIin OH dai!
avanti! su!
m nàsà ’ (N&?) alzare, sollevare, portare
— 1
A g g et t iv o : t »s
• T
sa ir piccolo, giovane
N u m e r i: sanàyìm (m.) due; costr, ^ sane
stàyim (f.) due; costr. 1Fl$ stè
La forma assoluta del numero “due” può stare prima o dopo il sostantivo cui
si riferisce; il sostantivo è al plurale:

a ’r ó ° n'ìi# □ 'r ó
DTO D'Ufo
La forma costrutta dei numeri può trovarsi solo davanti al sostantivo:

□*•$1 'ntf

N om i P r o p r i : Ràhel
- T
Rachele
nxV L é ’àh
T •«
Lia
Làbàn Labano
apJP Ya 'àqób Giacobbe
196 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Esercizi

(a) Traduci:
Q ^'n d^ pì 8 nnDp 'l y ^ iri 1
^ 3 ,l?K ^ 9 ilDp3“r»ij ^np 2
wp 10 t^xn ^ x wp . -r - *» - *
3
u*J ]ri 11 i l i ni^KH ™ i 4
vtyj T |i^ a n ^ x Vq? 12 □D-’nfcfrm ix ^ ir ^ x 5
H pfrrn ^il? niu 13 n iì? ^ nia"i nisaa onx n'^1 6
14 nn’x isnpn ìn3np-ni5 inpn 7

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Dateci (m. pi.) il vostro aiuto.
2. Uccidete (m. pi.) il serpente,
3. Non mangiate (m. pi.) la sua (m. s.) carne.
4. Prendi (m. s.) due pietre.
5. Pianta (m. s.) l’albero qui.
6. Avvicinati (f. s.) a lui.
7. ed egli lo colpì
8. ed essi diedero a lui i loro figli
9. ed io caddi al suolo
10. ed egli viaggiò verso il deserto
11. daremo loro cibo
12. partiremo al mattino

(c) Traduci:
.]m w to a nan n iì:p “o m in ) ìò i
Tiìni?} 2
n # Dy,rnss 3
.ìmpzrni*! in'K nnqp_ ^ 2) rprin m a 4
.urte ir] ir\ itttyns ‘T’yn iytfrn$ "ùp 5
n i| wtpn 6
.na
' I ,l?K
“ “ n tó
T ntò1
T
? n a ta r*?KT T rrsrn
“ T x Tkwni
••“ •• Inttton
V T V Tv “n**1*1 *17“
.□'é uzà *fr| n i? ^ - o v ntfNn nnyrj 8
ti?) tiof? ->ri^òn 9
.nsiiìn i vwrrn$ on^iD? rpni io
M ' h ì wn p ^ s •>? Y?1p:j nyuptfh nnn 11
□rjirm n rp u n ^ n n Dtfyojì nptznrrfriN; inp 12
.n a t a l i ’W
L e z io n e 29 197

(d) Scrivi in ebraico:


1. Quando egli si avvicinò a noi, noi chiamammo i nostri servi.
2. Ed egli partì e attraversò fino al fiume.
3. Ed egli alzò le sue mani verso il cielo e gridò a gran voce.
4. Prendi (f. s.) i tuoi figli e vai via (pf.) da questo luogo.
5. Noi non possiamo sopportare (= portare) l’afflizione che egli ha
messo su di noi.
6. La sua (m. s.) canzone è piacevole e le sue parole sono buone alle
nostre orecchie.
7. Ed in seguito essi partirono ciascuno (= un uomo) verso il suo paese.

(e) Lettura: Giacobbe e Rachele

no'i "ik’pi dd? nrrft bny\ ^rn naupn nw) nìò n^ian .rnp
2x? n ii n'iu? ^ 5$ im h ^rn-ni* npsr nn$i ntno
.im nmt nn's ™ aia :p*? i m h ,nat?j?n

l'QXh 7\m 2irgrjN} V-jn^ a’»:? v^v.7 rn q 'w y?$ npsr


tripon *ib®i ìn>» r? ™ > rrm nan ripsr
.n ^ a n^x *q toni spy^ nnx irn n^iian t a ntfrnt* npn 'n?i nn^o

*?n"p n*7D n’&y mi no “w h inx nx1? o ipim npsr ntn


in$ .6nT?3n ■'jdVn*v»y!p nn) V* ìròip??? :p> noxn .5^ r m n ^ l W ^Ì3V
n'ps?^ ^nynx pV irn .nrirjtj sn$ noy Yn57n *i$x Vhaya nxì-ntraa
• .Vn"# ninn^ n 'iti ya# p*?’nis ìpv;_ Tasn ntèx*?

Note alla lettura:


1. “sette”
2. Ci sono tre usi idiomatici di 9 in questa selezione:
9 7?y servire qualcuno per un premio o una ricompensa
nn‘K ìrnrjX? perché egli la amava
nìiaya in cambio del lavoro.
T 1 T

3. Il plurale di 7!1X ha il senso di “alcuni, pochi”.


4. “ed egli preparò”
5. “mi hai ingannato?”
6. la “primogenita” dunque la “maggiore” (femminile)
L e z io n e 30

120. Verbi I-Yodh: imperfetto, imperativo e infinito costrutto

Come già nella classe dei verbi I-Nun, anche nella classe l-Yodh esistono due
tipi di verbi, che si differenziano a seconda della vocale tematica
dell’imperfetto:

PF. IMPF. IMPTV. INF. COSTR. CON SUFF.

imperfetto in è 2W 2W T)2W
abitare, risiedere

imperfetto in a w: im P: vm
dormire

(a) Imperfetto in è

I verbi con imperfetto in è hanno la vocale è nel prefisso; imperativo e infi­


nito hanno la forma breve. Come 3$; si comportano

generare - r ■f?!! ìV *n*?


scendere TV TV 71 mi ^71

Anche il verbo irr appartiene a questo gruppo, nonostante abbia imperfetto


in a dovuto alla presenza di una gutturale come consonante finale della ra­
dice:

sapere 17T i?T> VI nsn


Il verbo XX? ha forme leggermente diverse perché è anche III-Aleph:

partire XX*1 XX nxx ’nxx

Anche il verbo Tj'pn è irregolare perché si comporta come i verbi appartenenti


a questa categoria:

andare in no1?
200 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(b) Imperfetto in a

Al secondo gruppo, rappresentato sopra da 1$' appartengono i verbi:

ereditare WT —
T v n «h
consigliare rv: rv” — — —

svegliarsi m rì?1? — — —

seccare WZP «t #5” —


(n )0 : —

e anche il verbo ll\-Aleph

temere NT NT? NT N“1’ —

[Si osservi che il sostantivo HìC]1 (paura, timore) è regolarmente usato come
infinito costrutto di questo verbo.]
Gli imperativi e gli infiniti costrutti di questo gruppo sono scarsamente
attestati nell’ebraico biblico; essi mostrano la stessa mescolanza dei due tipi
possibili che abbiamo incontrato con i verbi 1-Nun.

Il verbo V t ha forme irregolari con u nel prefisso dell’imperfetto:

blV VdìPì ecc.

Nella classe dei verbi I-Yodh e in quelle classi che saranno trattate nelle
prossime lezioni si riscontrano frequentemente forme differenti dell’im­
perfetto quando accompagnate dal waw inversivo, e ciò riguarda in par­
ticolare le forme della 3a persona singolare maschile e femminile, della 2a
persona singolare maschile e della la persona plurale. In generale, in queste
forme l’accento è ritratto verso una sillaba aperta del prefisso; di conseguen­
za la è del tema è sostituita da e. Una trasformazione del genere si è già vista
nel caso di "TO'1 e la forma rispettiva "llìpN’1. Si osservano comunque diverse
anomalie:
1. tale cambiamento è regolare per gli imperfetti in è diversi da

a$l T>él rjh .ìfth - ma K£1


ytfm Tjjji Ksm
2#. T|Jl tftil ssai
2. tale cambiamento non avviene negli imperfetti in a ad eccezione di VV:

Y\?"\ ma ypi
L e z io n e 30 201

Numerosi verbi hanno l’imperfetto formato in modo analogo a quelli


delle radici l-Nun:

- T
formare IMPF. (ma anche, irregolare, "l^T )
versare pii1 (ma anche, iiTegolare, p ^ l)
appiccare il fuoco m'

Seguono i paradigmi completi dei tipi più frequenti della classe I-Yodh:

«S! vv #T?
t>n wn snn u^Tn
snn tfTn
’VIB ’$Tf)
vin

ÌV71
W'pn naxàri njyfo njifnj’n
mnT |M
wjjrj ìuiyn
njKfe) njyiri
8X3 VII

iti * N? vi ' un
'lì
i
w? w-\
nw# niyi 7)W\
121. Vocabolario 30

So st a n t iv i : dW sàlóm pace, benessere; stato di salute di


qualcuno. Si noti l’espressione idio­
matica: ’p Dl1? ^ chiedere della
salute di qualcuno
p^y 'émeq (con suff V W pi. -im) valle, pianura
bà'al (pi. -im) signore, proprietario, pa­
drone, marito. Frequente in espres­
sioni idiomatiche come “investito di”,
“dotato di”, o come in un
sognatore. Anche membri (al pi.) di
una corporazione, come in
D’tthDn cavalieri professionisti. O an­
cora nome proprio o epiteto di una
202 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

divinità cananea; raramente applicato


anche a Dio.
AGGETTIVI:p ìr n ràhóq distante, lontano; pÌn"lD lontano, da
lontano
qàrób vicino, prossimo (a: *?N)
V e r b i: m j? qàrab (aij??) essere vicino, avanzare; avvici­
narsi (+ *7$, -1)
yàsén (1$«) dormire
VNtt? sa ’al (Vn$?) chiedere, interrogare (consul­
tare), informarsi, domandare (una
cosa: n$; a una persona nì$, *7, ^tt)
rispondere (a una persona: n$); + 3
testimoniare contro
C o n g iu n z io n e : cn.p térem o D1Ó? bdtérem prima, non ancora. Di
solito seguita dall’imperfetto, indi­
pendentemente dal tempo richiesto in
italiano: aa$? D“]Ó prima che egli si
fosse coricato, o egli non si era ancora
coricato.
N om i P r o p r i : Yisrà el (1) Giacobbe; (2) il nome del popolo
rjoi1 Yósép Giuseppe

Esercizi

(a) Traduci:
nwn w yn 7 UF171 1
nTtfn 11
T • T «
8 n'Q atf 2
a a ^ a ? ia$ f
9 13 WI*?? 3
T?aa ^ 10 xa ^a isr? 4
Ty;ia 11 ■’x-'pn-vx 5
nn'x 12 *?ain k'V 6

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Parti (m. s.) oggi.
2. e quando noi abbiamo saputo
3. Ella partorirà un figlio.
4. Non erediteremo questa terra.
5. Egli plasmerà un vaso nuovo.
6. Noi non avremo timore di loro.
7. e quando egli partì
L e z io n e 30 203

8. Tu sai tutte queste cose?


9. Scendiamo verso il Neghev!
10. Ed essi andarono verso il loro paese.
11. Siediamoci e mangiamo!
12. Ed egli dormì per tutta la notte.

(c) Traduci:
l# ” & 1
.nìty) i1? Vx#1? vVx n^atft 2
.nn'x 'my) ^x ovn Kipn rrn'i 3
.niVrj W '2 **^1 4
.na$ D’oyn d$x p&$n n-jn nipann 7'x$ pini 5
.Tyritt ìx^I onx IMrfVrns ìnpsi rrànVvi-nx ìrin 6
.*>n'x xaipn p ■’n^v n$ *?x^i 7
.crn^ nvp w nnx ■ d i^ xi rasif^ nW-i 8
.x'gan n^rnx y&uh ^ n r r ^ rnp 9
.dV?u^ ^ '•n’pxtf yìy x^ io
.TljTr1??"nxi ^nx *i»$*7 VDtf?nm T)%mrr ina rs ^ 3 3 nyvi rnpn xb 11
.nip» V x^irna 12
.n ^ n itti?? tn$? npV 13
(d) Scrivi in ebraico:
1. Chi è il marito di quella bella donna che sta vicino alla porta?
2. Essi vennero in città da lontano per chiedere della salute del re.
3. 11 proprietario del campo venne e ci disse di andare alla nostra casa,
4. Essi partirono e viaggiarono molti giorni fino a che trovarono (= fino
al loro trovare) una valle grande e piacevole nella quale dimorare
(usa impf.) in pace.
5. Ascoltiamo le sue (m. s.) parole cosicché possiamo possiamo cono­
scere (= cosicché sappiamo) il posto dal quale egli è venuto.

(e) Lettura: Giuseppe e i suoi fratelli (1)

’rntyy sntfH? ^PT- nn>in n ^ .iva-» n § ? "1W n § ? iPW- ^


1*7 xìh D'Wpp r? varVsa qo^-n^ nnx Vxnj^'i 1x^3 r,nx-n$ nv‘n n?n na$
ìà) inx ixaton vnir*?s» a;T3$ ^nx inx *0 vnx ixn ,2cpo? njri? i*7 ntov)
.nftui'i 3ii?7
204 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

n iaftq rrn s 5ì p i .v is) im \ vn§ 4nr]ri$? vniaiVqni niaftq *\ov n^qn


im>\ la 7x#\ rD N -^-m 5w v u r ^ S l vniai^q-^v 1rix
.nx-)fc :pte'? 7ninnu/n*? ^m) 6nì:h Kinr? .ri^n nin ai^qn na :V?
.-mrrni* ■pagri irto ìkj$ rnx

Note alla lettura:


1. “diciassette”
2. significato sconosciuto. Forse “un abito con lunghe maniche”.
3. “parlare a lui”
4. “(essi) si sarebbero prostrati”
5. “ed egli raccontò”
6. “dovremo forse noi venire”
7. “prostrarsi”
L e z io n e 31

122. Verbi III-He: imperfetto, imperativo e infinito costrutto

Questa classe di verbi è alquanto uniforme nella sua flessione. L ’imperfetto


termina in -eh eccetto quando questa desinenza è sostituita da una desinenza
propria della flessione; l’imperativo termina in -eh; l’infinto costrutto in -ót.
A seguire vengono presentati i paradigmi di che può essere preso come
il modello di questa classe, e di alcuni altri verbi che, oltre al fatto di essere
III-He, hanno peculiarità aggiuntive: TÒV, che è anche I-gutturale; nin,
anch’esso I-gutturale ma che differisce da 7ÒV per la vocale del prefìsso; HD3,
che è anche I-Nun\ e il verbo lievemente irregolare rPH.

edificare ascendere meditare stendere essere



I m perfetto
n»? ne>? rrrrV 1 *

HOT ntpn
W n'jsjn rìm n^jn
W w
ro s njW
V?5|! w
m in nróri
iVsf© ìm vyn
m in nròTO nrèri
mi n>j|3 ntw
I m pera tiv o
n3? nVs? nm
*• :

na• T ’W ”3
13? uri
m i nrto nrÓJ —

I nfin ito co stru tto


rm-t 01*75? ntog niD3

Il verbo rpn (vivere) è coniugato come rPH, eccetto che nell’infinito co­
strutto, dove assume à nella prima sillaba: D^t}.
206 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

I due verbi HDN (cuocere) e H3X (acconsentire) hanno come imperfetti ri­
spettivamente n5X’) e sul modello dei verbi I-Aleph e, insieme, di quelli
III-Hé. Questo gruppo di verbi possiede una forma distinta per lo iussivo sin­
golare. Essa può essere considerata come una forma abbreviata (o apoco-
pata) dell’imperfetto, senza -eh finale; tuttavia la comparsa successiva di una
vocale derivata, per evitare il raggruppamento di consonanti contigue in fine
parola, ha prodotto delle anomalie. Segue, come riferimento, una lista dei più
importanti verbi III-He con le rispettive forme brevi attestate:
Pf . IMPF. Iussivo
3 m. s. 3 f. s. 1 s. 1 pi.
2 m. s.
costruire m n»? P?
disprezzare m n»? DA
piangere iPè
rivelare rf»?
prostituirsi m lin
essere finito V
voltarsi (verso) 711B IP? 1W
acquistare ™i? n3ì?? li?!
essere numeroso =>f □Té
bere nm w
catturare ?<??
Xì-gutturale
pascolare n¥T avi?
vedere W\ iqx
vagare WT) ynn
l-gutturale
rispondere my
T T
nji?’ w. )vk
ascendere w hà
fare ntp? ntys!’ w. wyn tivù
concepire n-fl “ìnri
accamparsi nji? njq? ÌD?
essere adirato rrro •iio: "in?
I -Nun
stendere aw n^’ ori
Anomali
essere n:ri n;?? ■•w Vi
vivere
L e z io n e 31 207

L’importanza di queste forme risiede non tanto nel loro uso in funzione di
iussivi ma piuttosto nel fatto che queste forme brevi sono utilizzate regolar­
mente col wtfw-inversivo nelle sequenze narrative al passato:
egli fece
■pJFIl ed e^a P^nse
Sono quasi sempre utilizzate le forme brevi della 3a e della 2a persona; nel
caso della la persona si opta tra le forme brevi e quelle normali:
o e io piansi
Si osservi anche la forma della sequenza narrativa N“]”ì (ed egli vide), che
differisce dallo iussivo N l\
Non si riscontrano coortativi in -ah per i verbi III-#e.
In seguito all’addizione dei suffissi pmomaniali, il tema dell’infinito co­
strutto non subisce cambiamenti:
TIÌ33 il mio edificare
• i

il tuo edificare
ecc.

123. Vocabolario 31

So st a n t iv i : “1ÌS bór (pi. -ót) pozzo, cisterna; fig. tomba


~a t
JH re (pi. -irti) amico, compagno [la vocale
tematica non è mutabile: pi. costr. ’SH;
il singolare con il suffisso della 3a
pers. m. s. è ìHSh]
T i
simlàh■
(pi. -ót) soprabito, mantello
V e r b i: sàpak 019W?) versare, spargere (sangue)
t^DFi tàpas (Ù/DJV) afferrare, prendere
nt)l natah
T T *
(7\W) estendere, stendere; piantare (una
tenda); deviare (intr.)
HD3 bàkah
T T *—
(H???) piangere, piangere qualcuno
Un$ sahàl
— T ’ '
(Dn$?) sgozzare (di solito animali)
A l t r i: nny 'attàh
T “
(aw.) ora, adesso, allora, poi
rèq (agg.) vuoto, senza valore, vano
N omi P r o p r i : iniì Dótàn Dotan, una città circa 21 km a nord di
Sichem
pW | Rd 'ubèn Ruben, primogenito di Giacobbe (avu­
to da Lia)
208 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

E spr essio n i id io m a tic h e :


(1) Un verbo al plurale seguito da e da un correlato suffisso singolare
ha un significato distributivo o reciproco:
ìn,)3"'7!S: Ogni uomo andòalla sua (propria) casa.
inVT1^ Ed essi si dissero l’un l’altro.
(2) L’imperativo di è frequentemente usato davanti ad altri imperativi
in un senso difficile da tradurre. Si tratta di un invito o di un’incitazione ad
agire, analogo all’italiano “Su!...Dai!”. Di conseguenza può essere spesso
omesso nella traduzione.
ìn'K 7]X]71Y] ÌD*? Su, uccidiamolo!
(3) Un imperativo, specialmente di ’n'pn e di altri verbi di movimento, può
essere seguito da un pronome che esprime il dativo, ma che non ha alcun
valore di traduzione:
ìft ^7 Vai!
D}1? Wp Partite!

Esercìzi

(a) Traduci:
12 n tn q t v 1
13 "lÌN 'TT • 1
2
rp x ^ n -n $ nitos?1? 14 Tua i r n 3
nisnrrn$ nifrq1? m nn V?3?*ì 15 y ^ ì^ i 4
n r p im rnx nsn1 16 5
nri$ri 'pDtài 17 6
D'yuHrr'?? nsnri-^K 18 rv n(pi|ì 7
n m w n H n iS 19 ojtfsrnx nniv"j3 8
“isnaa ntaton
r i * - t • t -
20 7vh 9
ìxsnm “iì?aria 21 crórrnt* 10
ynrr^N 11

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Non versare l’acqua.
2. Perché stai piangendo?
3. Tu chiedi ed egli risponderà.
4. Prima che egli creasse la terra.
5. Essi avevano paura di avvicinarsi.
L e z io n e 31 209

6. Ricorda la storia del tuo popolo,


7. La sua (m. s.) casa è vicina alla città
8. Ho dormito tutta la notte.
9. Suo marito Tha lasciata. ■
10. Il posto è troppo distante perché possiamo vederlo (usa min + inf.
costr. + suffisso pronominale).

(c) Traduci:
t^x njn mrr1? )m naxrn “n i nwxn Tmi 1
,i«n irix i 2V) mrp *??'T#
.rnx ri"?3 Tysn 'gìx'i nnfo naV “> ^ 1 2
.n$y nrix nb x 1? m rr in'K )vh 3
.^rfx ■ ’riK laigi ' x p ^ ‘x ì33o 4
•N’TO n é " nì* naV 5
.1*? nani nmarrni* npV xV r? ii$3 6
on a n s a w ) ma^n-Vy TC“n$ nm :n$a-Vj$ mrr upxh 7
vnirnN; uh# w i kS i a ^ x a né"*7?? \ t i Q'ówrrVy i7?“nìj n#a
.iOÌp^Q tt^X X'V']

(d) Scrivi in ebraico:


1. Gli uomini della città lo rimproverarono perché non aveva ascoltato
le parole degli anziani,
2. Essi sono cattivi perché hanno versato sangue e hanno peccato con­
tro il Signore.
3. Ed egli alzò i suoi occhi e vide due uomini che stavano vicino al
pozzo.
4. E quando ella udì queste parole, cadde al suolo e pianse.
5. Tu (m. s.) vedrai e saprai che il Signore è con noi.
6. Cielo e terra sono pieni (della) tua (m. s.) gloria.
7. Bevete e mangiate (m. p i) perché al mattino partiremo per la batta­
glia.

(e) Lettura: Giuseppe e i suoi fratelli (2)

o’V’i TÒn V x ^ "i&x'h n ^ a □p'os ìtàrn # r à “f? rg # ìd^ i


n i^ -n s } :pi$x DiVtf-ns nx*i xa ^ 'x rfyf^i n?V ,n^ 2
.2naà$ lx'3’i ìì -qd p&òa irix
pirica rn « irto ini73 orix x ^> i Dptèa nrix xsa x'V nqx
irix nyinsi ìdV n2?Vl N3 niaiVqn Vyà :rn$r'78 u^x n a x 5i m_p? cnóni
.irix n1?:^ n y i rrn ■>? =ir|óxi ninisn ìnxa inx ua&i
210 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

ti?i .in v ) ,d*j :d ^ w i n n n n r n ^ p i ì q sm ^i


rniàn irix 3ìD>*?tf?!i ìaéa iri}n-rn$ irix i&srm vn$-bx *\o\' xa ^ ì o
.4q?ó ia vx p n rm lianì

Note alla lettura:


1. “ed egli venne”
2. con la particella di direzione -ah.
3. “ed essi gettarono”
4. Si noti la proposizione asindetica che comincia con *pX.
L e z io n e 32

124. Verbi vuoti (II-Waw/II-Yodh): imperfetto, imperativo e infinito co­


strutto

Nella flessione del perfetto (§ 64) la distinzione lessicale tra verbi 11-JVaw e
II-Yodh non è rilevante. NelPimperfetto, tuttavia, la vocale tematica rispec­
chia questa distinzione ed è all’origine della classificazione dei verbi sotto i
loro rispettivi tipi consonantici: i verbi con imperfetto in ù sono ritenuti II-
Waw e quelli con imperfetto in i come II-Yodh. Né la waw né la yodh, però,
hanno un valore consonantico nelle flessioni principali di queste forme. 1 due
tipi di base sono

P erfetto Im p e r f e t t o Im p e r a t iv o In f . c o s t r .

II-Waw
□i? qàm regolare OVt yaqùm Oìp qùm Dìp qum
iussivo □'(?} yaqdm
invertito wayyaqom

ll-Yodh
D& sàm regolare yàsim sùm
iussivo yàsém sim
invertito □ÙH wayyàsem

I verbi del secondo tipo non sono uniformi per il fatto che la vocale
dell'infinito costrutto varia tra « e t Alcuni verbi mantengono costante la /,
come Irò (mettere), mentre altri hanno sia l’una che l’altra vocale: "p1? o l5!1?
(passare la notte). A causa di queste variazioni, tali verbi possono essere ca­
talogati nei dizionari sotto l’una o l’altra forma della radice.
Si osservi che lo iussivo ha una forma distinta da quella usata con il waw
inversivo.
Si ricordi, poi, che l’uso delle forme iussive interessa solo la 3a persona
singolare maschile e femminile. La peculiare forma invertita, con ritrazione
dell’accento sulla sillaba del prefisso, riguarda normalmente solo queste
stesse persone e la 2a persona maschile singolare; negli altri casi la forma
invertita è la stessa dell’imperfetto regolare.
212 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

H-Waw W-Yodh
IMPERFETTO
dv : yàqùm yasim * T

oìpn tàqum o ^ n tàsim


* T

Qìprs tàqùm o’tyn tàsim


■ T

■wpri tàqumì *
tàsimi
* T

mpn \dqum ’asim


* T

m p: yaqumu yasimu ♦ T

nróìpjji taqùmenàh tasimgnàh


— //i ^

wìpn tàqùmu iff’&n tasimu


* T

W b m taqùménàh tdsiménàh
o ipj nàqum nàsim

IUSSTVO
0'p’ yàqóm
Opri tàqom

In v e r t it o
□l?»1 wayyàqom DÈH
aprii wattaqom Olirli wattasem
V T - ^

aprii wattaqom o ^ l wattasem


^IpFll wattàqumi ’H’tbfll
• *
wattàsimi
T -

(ecc.) (ecc.)

COORTATIVO
HfrlÌ?K ’àqumàh ’asimàh
HfripJ naqùmàh nàsimàh

Im p e r a t iv o
aip n'Uf sim
b simi
A A.
ÌJOip qumu ÌEPW simu
n ^ p qdmnàh sémnàh]

In f in it o c o s t r u t t o c o n s u f f is s i
r a *
■»J!Mp qùmt 'fiW sumi
^ p qùmBÌcà sumdkà
Tjfrlp qumék TjBìttf sumèk
(ecc.) (ecc.)
L e z io n e 32 213

Osservazioni;
1. Esiste anche 1*imperfetto femminile plurale nella forma riapri taqòmnàh
(al posto di nróipn).
2. Alcuni verbi, soprattutto con consonanti gutturali o *1 nella posizione fi­
nale della radice, hanno a al posto di o o e nella forma invertita. Ad es.
“PID? yàsur diventa "ID*! wayyasar (ed egli si voltò); yànuah diventa
m ìl wayyànah (ed egli riposò).
Nel corso delle lezioni studiate finora abbiamo incontrato i seguenti verbi
che appartengono ai due tipi principali di verbi vuoti:
*13T1 T P soggiornare n ia1 morire
T

DX □12P digiunare mettere, porre


Di? □ìp^ sorgere "ltf TU?'* cantare
ritornare
Alcuni verbi hanno 6 come vocale caratteristica dell’imperfetto e delle
forme ad esso relative. I seguenti verbi sono i più importanti:
Perfetto Im pe r fe t t o Im p e r a t iv o INF. COSTR.

K2 bà ’ normale XÌT yàbó ’ K’3 bd’ NÌ3 bó ’


iussivo NiT yàbó ’
invertito xl3*l wayyàbó ’
$3 bós yèbós WÌ3 bós bós
’ór >* 9*
[11K1 y à ’ór] “ìiX or nix or
La flessione procede come esposto in precedenza. La variazione tra ó e d in
queste forme non è importante dal punto di vista grammaticale. Si osservi
che l’accento non è ritratto in K1DS1.

125. Vocabolario 32

S ostantivi; bésa' (con suff. ’Vip) profitto, guadagno,


vantaggio o beneficio, utilità. Si noti
l’espressione idiomatica: Quale
vantaggio?
ono sàris
• f
(pi. irreg. D‘,0'H0) eunuco, funzionario
ÌÌ7K ’àdón (pi. -im) signore, padrone. Spesso usato
al plurale con significato singolare.
Ve r b i: r
sàt (rp$;) mettere, collocare, preparare. Un
sinonimo di DtP.
214 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

■p*] ras (flT ) correre


03 nàs
T
(OH?) fuggire
p]*]1t ràdap PVH?) inseguire, cacciale, perseguitare
(oggetto diretto con “D8 o ’ntJK)
rnj? qànah (njp?) procurarsi, acquistare, comprare
A ltr i: nxij?1? liqra{')t
(prep., con suff. ecc.) verso, in­
contro a, contro
H3n h innèh Particella introduttiva, abitualmente
tradotta con “ecco”, che enfatizza il
presentarsi improvviso di un oggetto o
di un fatto. In espressioni idiomatiche
con va preferibilmente omessa
dalla traduzione: EJ'Btyj TllTl) nXl
“Egli vide uomini che venivano” o
“Egli vide che uomini stavano ve­
nendo”. Da non tradursi “ed egli vide,
ed ecco...”.
N omi propri:
nV-|S par'oh il titolo del re d’Egitto, il Faraone
pótipar Potifar
i t ì gii 'ad Galaad, regione a est del fiume Giordano
m in1 yahùddh Giuda: (1) il quarto figlio dì Giacobbe, avuto
da Lia; (2) la tribù che porta il suo nome; (3)
il regno del sud, in quanto distinto da Israele,
regno del nord, durante il periodo della divi­
sione dei regni.
O^XS?^? yismd Ismaeliti, termine applicato diverse volte
nell’AT in riferimento a un certo numero di
gruppi nomani piccoli e poco conosciuti.

Esercizi

(a) Traduci:
.m i7»n t o f à i 8 .nrix 7]}y;_ vb) irix nyn Vx^a n;ni 1
. i a x M p 1? o n . D t p r r n s n # $ i 9 .cgnqx D3p;'x ioìì 2
.‘•nxiì?'? X3 t r à xixi 10 .larixnpV n n ttf'xn 3
.n o 1?*? D13K1 mpxi 11 i3p ìqfa n jp a rn # n » 4
.“ìjj’à rriy nb ’n$1) 12 .□•’àn ^3-nx n é n ^x
• - - «• I V T - •*
5
.^ n n ^ K 3ini? lafrs 13 .ntyy t^x vi?! 6
. u t o q - n x i n ^ " *3 n o n q x t h 14 .inxii?1? X3 ■q^n o n p nani x m 7
L e z io n e 32 215
i

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Corri verso il campo.
2. Essi fuggiranno dalle loro case.
3. Chi erediterà il suo giardino?
4. Dove comprerai il bestiame?
5. Dove hai messo il mio denaro?
6. Ti hanno inseguito?
7. Il funzionario del re è molto ricco.
8. Non c’è utilità nel piangere.
9. Siamo partiti a causa della carestia.
10. Correrai e lo troverai.
11. Fuggimmo quando bruciarono le nostre case.

(c) Traduci:
in'N ujho? in n$ri ì i t 1
i-gpn in'K 9 nn?sn ^p 2
rn^n-V» rn ; io □120 vyòn vC? 3
nb1? s m 'n a 4
Nn ">3 ou 12 NosrrVy whN-ntf nKPth
« • — * ■ T V T * T
5
i ^ x V i iw b 13 y r iV 'ifìò'i tà 6
nw ■>» 14 uw ) 7

(d) Scrivi in ebraico:


1. E al mattino il suo compagno si alzò e andò alla città,
2. Essi sgozzeranno il nostro bestiame e bruceranno le nostre vigne.
3. È malvagio versare sangue.
4. Essi si alzarono e lo inseguirono, ma non poterono trovarlo.
5. E ora, scegliamo per noi un re.
6. Dove hai messo il suo mantello?
7. Sapevi che questo vaso è vuoto?

(e) Lettura: Giuseppe viene portato in Egitto


216 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Note alla lettura:


1. In questo caso, e spesso nelle letture che seguiranno più avanti,
Tomissione di Tlft si accorda con l’uso nel testo biblico sul quale si
basa la presente lettura,
2. nni'N una carovana
3. “di successo”
L e z io n e 33

126. Verbi geminati: imperfetto, imperativo e infinito costrutto

Nessuna altra classe di verbi mostra tanta varietà nella formazione


dell’imperfetto come quella dei verbi geminati, cioè quelli in cui la seconda
e la terza consonante radicale sono identiche. Nessuno di questi verbi ricorre
con tale frequenza da offrire un paradigma completo; le tabelle che seguono,
pertanto, sono state compilate a partire dai dati disponibili. Su basi storiche,
le forme più originali del sistema dell’imperfetto sono:

P erfetto Im perfetto I m p e r a t iv o In f . c o s t r .

imperfetto in 5
ICO sàbab regolare hcp yàsób 30 sob 30 sób
iussivo ntP yàsób
invertito wayyàsob

imperfetto in a
qal regolare ^ yéqal [Vp qòl\
iussivo *7^ yéqal
invertito 'pj?*! wayyeqal

Nella flessione regolare di queste forme il raddoppiamento originale della


consonante tematica finale compare davanti a tutti i suffissi che iniziano per
vocale. Eccetto che nel caso della terminazione -ènàh, l’accento rimane sul
tema:
ab1’ yàsób
T t e yéqal
non tàsób
T
^pri téqal
non tàsób
T
tèqal
• Ofi tàsóbbi
■Q T
léqalli
30N ’àsób
T *?PN ’éqal

teCP yàsóbbu
T ìte yèqàllu
n^àori tdsubbènàh taqallènàh]
ìabri tasóbbù ìVpri tèqàllu
tdsubbènàh tdqallènàh]
201 nàsób
T t e néqal
218 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Un secondo tipo di imperfetto, non raro, segue nella formazione del tema il
modello dei verbi l-Nun; tuttavia, nel corso della flessione, appaiono nume­
rose forme opzionali:
30? yìssdb 13Ó? yìssóbbù o IZHJPyissabu
30FI tissdb Hp'Òri tissóbnàh
non tissdb 13Ón tissòbbù o Hpfi tissabu
"QÒri tissóbbi o ’Dpri tissabi rnp'óri tissóbnàh
DON ’essdb 303 nissob

Similmente avviene anche nel corso del paradigma di yiqqal, ecc.


Seguono come riferimento altre particolarità della flessione dell’imperfetto:

(1) Nei geminati si può riscontrare un tipo di flessione caratteristico dei


verbi vuoti: ad es., lìU)lyàsùd, dalla radice “TO.

(2) Alcuni verbi che seguono la prima delle flessioni presentate sopra pos­
sono avere anche forme alternative come yèqalu (con riduzione) in­
vece che yèqàllu. Es. yàzamu (essi rifletteranno) al posto
dell’atteso ìfò'h yàzómmu.

(3) Forme che appartengono ai paradigmi di ulteriori tipi di verbi si incon­


trano raramente, come yehèmu (essi si scalderanno, radice Dttn), o
r n ^ r i tisàmnàh (tu sarai devastato, radice Dftttf).

L’imperativo e l ’infinito costrutto mostrano deviazioni simili, ma i se­


guenti esempi dovrebbero essere presi come la norma:

Imperativo Infinito costrutto

imperfetto in d Db sdb 30 sob


‘>30 sóbbt ‘‘DQ subbi
Ì3Ó sébbu subbakà
sóbnahT|3Q subbék, ecc.
imperfetto in a Vj? qal
^p_ qàlli
ìVf? qàllu
qàlnàh
L e z io n e 33 219

L’imperativo femminile singolare ricorre anche con accento sull’ultima sil­


laba: '’h gozzi (tosa!); ,,f'} ronnì (grida di gioia!). Sporadicamente l’infinito
costrutto si presenta secondo il modello dei verbi triconsonantici regolari:
T7$ sddód (devastare), saldi (saccheggiare), T'Tàgdzóz (tosare).
Si osservi anche l’imperfetto di

nn (essere finito): Qjy> o D’fi1


VI (essere cattivo): VT

127. Vocabolario 33

S o st a n t iv i : ms ’ùmah (senza pi.) qualcosa; con negazione:


niente
hn ’ap (con suff. '’SX: du. D?éx) naso, narici
(du.), faccia, collera. Come sog­
getto di m n viene usato in questo
modo ÌDX = ì1? nin. L’oggetto
della collera è espresso dalla
preposizione 3.
V e r b i: hàsak Oli#© trattenere, riservare per sé
hànan (frp) fare grazia, usare benevolenza
» t
s amèni (UW'l o □$’) essere desolato (di luo­
ghi), essere sgomento (di persone);
participio attivo D&Wdesolato
Dì dam (DT) essere silenzioso, tacere stupe­
fatto, essere stupefatto
- T
màdad (ìb 1) misurare
Al t r i: ’ibri (pi. D^py; f s. n*"l}V) ebreo (sost.),
ebraico (agg.)
m ^ kì ’im (cong.) a meno che, eccetto (che);
bensì
ek (avverbio interrogativo) come? in
quale modo? Usato anche nelle
esclamazioni.
n^x ’èkàh Come sopra.
220 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Esercizi

(a) Traduci:
nDN^n-ns nt^n 9 torni* in'Kl'nn 1
10 tàv Tyn o?n 2
■g ™ l'n nn*n 11 n?ó$n“ni* ito’? Vd; ■>& 3
Yyrrny; tiòn tnó? 12 rrya nnìn vt
T •* 1 T T T —*
4
inte?? nxn 13 -imn-n$ ì&n 5
ngàrrn» uìto 14 unx ik*i 6

q ìdk irih iy$w:> n?! 15 rrjtyrrns ^ im 7
onagri 8

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. e quando egli si coricò
2. e quando io avrò finito di costruire
3. e quando essi restarono in silenzio
4. così che egli ci redima
5. e quando io misurai i vasi
6. fino a che il nostro lavoro sia finito
7. e quando essi ebbero scelto un re
8. affinché egli non ritiri da noi la sua benedizione
9. affinché essi non spezzino l’altare
10. quando venimmo dall’est della città
11. perché abbiamo peccato contro il Signore
12. dopo che egli era andato via dal l’accampamento

(c) Scrivi in ebraico:


1. Ci fu una guerra tra gli israeliti (lett. i figli di Israele) e Ì cananei che
erano nel paese a quel tempo.
2. Non potremo partire a meno che tu non parta con noi.
3. Rallegriamoci nel suo farci grazia e nel suo darci liberazione dai no­
stri nemici.
4. Dove andrai e dove dimorerai e cosa farai?
5. Dopo che egli ebbe preso il nostro denaro, corse fuori dalla casa.
6. Egli darà aiuto a coloro che confidano in lui, ma quelli che hanno
peccato contro di lui periranno.
L e z io n e 33 221

(d) Lettura: Giuseppe e la moglie di Potifar

n?’ n # wn ra noi1-1?** “i^tpis n$K xUtfn n^Nn a n a tri ion ’nn


*73 ina ^ :n^K i??N8i noi1 2ik^71 ,^y :V^k i&xrn n*n»
PiN 3"i#$3 in'N m ■*? nawz? Tjì^n nV] ,njn jvìq Viìa ttf’K
.d^S n1?’nKDni ntfrn nViian nynn ntoj7$

Di^n ■>,,nii nay ni1?1? n s t^ i t 1?# ^ ì 5^ ^QV-b# 4rn ai? 1n1i


iip -i in'x titolai rpàa dw rr|n inptòjpniu^1?nn^ànn'zh 6njn
.n^nnn x^n oj}i nr-i ii^a n'r^i ^ay nhx1?

D^1? “i^kbi njTn n^N1? Nlprn n^nn dpi nr? Vfta-nk ajy >3 rm'xi?

’Vip-n^ is^uó inii Viìa Vip? frappi w n^V nziyn inyn ,1?n k; nbxV
.n^ìnn 03^1 ■
‘Vv^J ^ n'T^i

int^x n.?rnìj ivzpwp inii nV&n Q'nyp rV*TDa -i^N'rn nn^n pi^ n Nian ’rn
.o# T|Vón n ip^ n$tj oipan ins irm noi^S npn ìdn “inh

Note alla lettura:


1. Chiaramente un’azione a sfondo sessuale.
2. “(egli) rifiutò”
3. “perché”
4. “quando ella parlò”
5. Ripetizione di un sostantivo per esprimere un significato distribu­
tivo: ogni giorno, giorno dopo giorno.
6. “in un certo giorno”. La forma inusuale della preposizione ks è do­
vuta al suo uso idiomatico in questa espressione, in cui significa let­
teralmente “circa, approssimativamente”.
L e z io n e 34

128. Il participio passivo

Il participio passivo è un aggettivo verbale ed è formato sullo schema voca­


lico à-u in tutti i tipi di radici verbali, escluse quelle ll-Waw/Yodh.

P erfetto P a r tic ipio P a ssiv o I n fin ito a sso lu to

nnn
*- T T
kàtub scritto nim katób
nts?
— T
rnrs?T
’àzùb abbandonato Diri? Y
’àzób
nm- r
nìnn T
bàhùr scelto "lina T
bàhór
nVw
- T
sàluah inviato niVttf
— T
sàlóah
Vdk
- T
Vd K r
’àkùl mangiato ViDK r
’àkól
S7D3
- T
m i
- T
nàtùa' piantato 37103
- T
m tó a '
— r ai
N&3
T T
nàsù’ sollevato NÌ&3 T
naso
i-4

yà d it ' conosciuto yàdóa'


ts

3711'
-J

" T — T
H

nno
- T
nno T
sàbùb circondato nino T
sabòb
maT T T
bànùy costruito n'33 T
bànóh
°ì? (£»?) {qunì) —
oip qóm
T (City) (sim) messo, posto □Ifr som

A causa deir incompatibilità semantica questa forma non compare solita­


mente con i verbi stativi o intransitivi. Il carattere generalmente intransitivo
dei verbi H-Waw/Yodh fa si che la ricorrenza di un participio passivo in que­
sta classe sia rara e comunque dubbia; le forme Vìa mùl (circonciso) e DÌ#
sim (messo, posto) sono spesso citate come esempi.
Le forme tematiche così come indicate sopra non richiedono particolari
commenti. Solo si osservi il pàtah furtìvum nelle radici Ili-gutturale e la
yodh finale nelle radici III-He,
In quanto aggettivo verbale il participio passivo non ha valore temporale
ma designa il risultato di un’azione compiuta. Di conseguenza, nella tradu­
zione italiana è richiesta spesso una proposizione relativa con un verbo al
passato:

in n p l’uomo ucciso, l’uomo che fu/è stato ucciso


nìron IDÒn il libro scritto, il libro che fu/è stato scritto
224 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Il participio passivo in funzione di aggettivo predicativo ha le stesse pro­


prietà di qualsiasi altro aggettivo del genere (§23). Es.

in n T * ▼
L ’uomo è/fu/è stato ucciso.

Questa frase acquista il suo valore temporale dal contesto in cui ricorre e non
dal participio stesso.
L’aggiunta di un sintagma preposizionale per esprimere il complemento
d’agente, come nella frase “l’uomo che fu ucciso dai suoi nemici”, non si ri­
scontra nella lingua ebraica; tuttavia il participio passivo, come qualsiasi ag­
gettivo, può trovarsi in costrutto con un sostantivo che lo specifica:

nDì"l$ Ty una città che è stata bruciata col fuoco

Non è necessario comunque che il participio sia allo stato costrutto:

“ltàn un uomo cinto con le armi della guerra

129. L’infinito assoluto

L ’infinito assoluto, le cui forme sono state indicate nella tabella del para-
_ \

grafo precedente, non ha flessione. E principalmente un avverbio i cui usi


principali sono i seguenti:
(l) Si trova davanti o dopo un verbo finito per enfatizzare in qualche
modo l’idea espressa da quest’ultimo. La traduzione italiana di questo tipo di
costruzioni varierà da caso a caso, richiedendo spesso l’uso di avverbi come
“sicuramente, certamente, davvero” o simili. Es.

■’ntoTlK
- i ■ v
"liftlL* Voi davvero osserverete i miei comanda­
i s • t

menti.
’M» n*nn n>n os Se tu davvero guarderai all’afflizione della
tua serva...

La posizione più comune dell’infinito assoluto è quella prima del verbo,


come sopra. Se però il verbo è usato come intransitivo, l’infinito assoluto
può seguirlo: ‘

...ritti ...VÌttW WQW Ascoltate attentamente... e guardate atten­


tamente...
L e z io n e 34 225

(2) Simile al caso precedente è una sequenza di due infiniti assoluti che
fanno da complemento a un verbo finito; i due infiniti sono spesso antitetici
nel significato:

i]V7n Ed egli camminava mangiando.


(lett.) Ed egli camminò un camminare e un
mangiare.

nWl irà; Ed eg1’ Mdava avanti e indietro.


(lett.) Egli uscì un uscire e un tornare.

(3) Invece di enfatizzare o far da complemento al verbo principale,


l’infinito assoluto può essere usato per descrìvere un’azione sullo stesso
piano di quella del verbo principale e può quindi essere considerato come un
sostituto non flesso per una forma finita:

‘a'rriK 'jirtì’l "’JV&'l nnVsTiN; Tutto questo io ho visto e (ho) fatto atten­
zione (lett. dato il mio cuore) ad ogni
azione...

(4) L’uso descritto in (3) dona all’infinito assoluto uno status pressoché
indipendente. Si riscontrano casi - per ragioni piuttosto oscure - in cui
l’infinito assoluto è usato al posto di un verbo finito, senza dipendere espli­
citamente da qualsiasi altro verbo nella stessa proposizione. Si osservino i
seguenti usi dell’infinito assoluto in funzione di imperativo:

Osserva tutto il comandamento.

njn Dl*rrn$ TOT Ricorda questo giorno.

«lV?3 Va’ e grida alle orecchie di Gerusalemme.

130.1 numeri da 3 a 10

I numeri da tre a dieci possiedono due forme: una femminile in -ah che è
usata in riferimento a sostantivi maschili e un’altra, senza una particolare de­
sinenza, usata in riferimento a sostantivi femminili:
226 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

F o rm a F em m in ile
stato assoluto stato costrutto

tre salósàh r \ f ì y sdlóset


quattro 'arba 'ah nyà-)K ’arbà ’at
cinque hàmissàh n#óq hàméset
*w W — I
sei nt&M sissah
T •
séset
sette sìb 'ah sib 'at
otto samónàh - i
samónat
nove ny$n tis 'ah nyitìn
— i tis'at

t wt r ,
dieci n itoytt ’àsàràh
T T JV#5? aseret

F orm a M a sc h ile
stato assoluto stato costrutto
V I<-V

tre vh'l) salos


T
salos
quattro arba ' ’arba '
cinque tzfàn hàmès
T
hàmès
V — V V — V

sei ses m .s e s

sette séba séba'


otto n W samóneh samóneh
nove tésa' tésa'
dieci ’éser ’éser

Normalmente le forme assolute precedono il sostantivo, che si trova nella


forma plurale:

n'U?} yyty sette donne sette uomini


nriQ 172$ sette mucche cpaj sette giorni

Le forme costrutte sono usate davanti al sostantivo, che può essere definito o
indefinito:

CPttfaìJ tre uomini i tre uomini

I numeri possono trovarsi davanti a sostantivi collettivi che hanno la forma


singolare:
"Ipa sette (capi di) bestiame
sette (pagnotte di) pane
sette (unità di) carri
L e z io n e 34 227

131. Vocabolario 34

S o st a n t iv i : ri? qès (senza pi.) fine; f j?0 alla fine di (di


solito + indicatore di tempo)
qàseh (senza pi.) fine, confine, estremità;
alla fine di (+ tempo o luogo)
n i? pàràh (pi. -im) vacca, giovenca
nato sàpàh
T T
(du. du. costr. Vlpti?) labbro,
bordo, riva; lingua
DDp hàkàm (pi. -im) saggio (usato anche come
aggettivo)
IN? y a ’dr il Nilo (di solito con l’articolo);
fiume (in generale)
Ve r b i: [ri?: yàqas\ (Vi?'?) svegliarsi (non attestato al
perfetto)

Esercizi

(a) Traduci:
a w t^ n c m n 8 rp:gn nvn 1
-nox toxh
T * T T
9 an n rjn a^rpn 2
cp-pyn io 3
rru ?n Tvn 11 nnw Diin 4
"ilio “ivwn 12 n n n ^ a ^ in 5
□nnif* ninV?n 13 niron 1373 6
ntpin^n m sn 14 7

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. sei uomini (uccelli, vasi, donne, serve, femmine)
2. tre pietre (immagini, padroni)
3. cinque asini (cavalli, cammelli, altari)
4. otto prigionieri (cananei, egiziani, offerte)
5. le sette piaghe, i sette capi di bestiame, le nove pagnotte di pane

(c) Traduci:
n'zQi •qiVn trò n Tfth 1
nx^irni* w ki nxn 2
^5? *,i? TO li^ n 3
natèn a^-n^ "iìdt 4
228 In t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

ìrTjj-nx ntoya ntoy 5


iia $ ì 6
nafi Dpjppx1?^ ìnp$n x-1?nini# 7
ìpip> W i ^ xiua ràrj 8
2W Ì XX1tt^NHHIP
T T * T T T
9
ap^n nT9P0 ,,!:?i'n
(d) Scrivi in ebraico:
1. Tu ricorderai sicuramente queste cose fino alla fine della tua vita.
2. Sedevamo piangendo sulla riva del fiume.
3. Quando alzammo le nostre voci, egli si svegliò e si avvicinò così da
sentire tutto ciò che stavamo dicendo,
4. Sei tu più saggio di noi?
5. E alla fine dei tre anniegli ci lasciòe ritornò alla sua terra.
6. In quel tempo c’era una sola lingua in tutta la terra.
7. Perché hai ritirato il tuo aiuto da me?

(e) Lettura: Giuseppe l’interprete dei sogni

■>nn a$ inx n'y-]D ^ono nl»V?q Wnpn □'Tp$n rrrn fioi1 ni’^ia
.as 1? ud) "inp

nnp y?$ niVy ntyrn» nar?i ix^n-^y i&y xìh nan^ riv~\BoVq»! :rrg$
iK’n"ì» iflnqx niVy nnntj rriis yn$ nani ix?n nDtp-^y nr^ni n*n& rriD?
niyn niipn n^àxrii ix?n nat^y niojn nìnsri ^ W&jnì n$i& niy^
.rtìrjD f|T ,i nij’nan niD’ niipn yp$“n$ n$"|Bn

iqm n'y“i? Dfrtrn# in?1? V?p;»r x^i anya ’BprrVp-^ X"v?n n*?$n -0 n
n$ ’ijHjti cpTOfcftj rrgp riax1? fipim§ D’T W rrpp “i#t$ n‘y“iD onp
.n ^ 15 in a "i$^5 n n ^ q _nx ^ inp x ^ i ’“ipy *iyi

^riyó$ ‘•axi 2irix vx - r à nftq n^x i£x*i «1??1 nsns nV^i


.irix n'np1? nftq 3ya$ri nbx*? Tp*?y

.ny^D tiV?$"nx 4njy: Dvfrtj nbx1? ny"iD_n$ *)ov

.hVid 1? 5t £ ì n$y crif^n “i^ìfnx :*ior -)&x$i n'yjs aftq-nx ivpw nqx ^71
,n|n nyi ^ yn$ rriynn rvnpn ya$l nan 6ypto *>1$ yn# ninimn niisn yn$
D?Ì!p ^ ,nìxp y?$ nan :n$y nH ^n “1#$ 1570 x^n
-ìcn n s 2v i ^ ^ ì»i?i
L e z io n e 3 4 229

Note alla lettura:


1. “iris interpretare
2. in'K va con in'D: “uno che può interpretarlo”
3. !?a$n nel senso di “comprendere”: “Tu sai come intepretare un so­
gno”.
4. nel raro senso di “concedere”
5. “egli ha rivelato, fatto sapere”
6. “sazietà, abbondanza”
L e z io n e 35

132. Proposizioni legate con ) wa~

Una delle caratteristiche più singolari della sintassi nella prosa ebraica è la
relativa rarità di congiunzioni subordinanti che introducono subordinate av­
verbiali. Ci si trova dinanzi, invece, a lunghissime sequenze di proposizioni
collegate solamente da una forma della congiunzione wd- (e). Un esame più
accurato di queste sequenze ci ha mostrato, però, che esiste una grande va­
rietà tra le funzioni delle proposizioni. Tale varietà è dovuta non tanto al
* t < ( >
cambiamento delle congiunzioni quanto alla modifica dell’ordine delle pa­
role all’interno della proposizione o alla variazione della forma verbale usata
immediatamente dopo la congiunzione. Nonostante vi possano essere diver­
genze dai modelli generali riassunti nella trattazione che segue, le precisa­
zioni offerte qui e nella Lezione 55 renderanno il lettore in grado di indivi­
duare e comprendere la maggior parte delle sequenze che egli incontrerà.
Si possono individuare due tipi principali di relazione tra proposizioni
unite solo da una forma della congiunzione wd-\
(1) congiuntivo-sequenziale, per cui la seconda proposizione è consequen­
ziale rispetto alla prima o dal punto di vista logico o da quello cronolo­
gico, e
(2) disgiuntivo, per cui la seconda proposizione può stare in rapporto con la
prima secondo vari tipi di relazione, tutti non consequenziali.
Il dispositivo principale a disposizione dell’ebraico per distinguere tra
proposizioni congiuntive o disgiuntive è la parola che segue immediatamente
il wd<
wd- (o wa-) + verbo —►
modalità congiuntiva
wd- + non verbo —>modalità disgiuntiva

Segue daquesta definizione che tutte le proposizioni non verbali (cioè le


proposizioni con predicati avverbiali, aggettivali, nominali,esistenziali o
participiali) sono essenzialmente disgiuntive quando usate all’interno di una
narrazione. Tali proposizioni possono entrare a far parte della sequenza nar­
rativa principale solo se vengono trasformate in proposizioni verbali con una
232 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

forma verbale puntuale1 (finita). Le proposizioni negative in cui ti? precede


il verbo sono disgiuntive per definizione.
Le formule di base della relazione congiuntivo-sequenziale sono le se­
guenti:

1. sequenze narrative: ,

(a) al passato puntuale: perfetto + wa + imperfetto (forma breve) §98


(b) al futuro puntuale: imperfetto + wa + perfetto §98
al futuro abituale: imperfetto + wa + perfetto §98
(c) proposizione non verbale + wa + perfetto (sotto)

2. sequenze imperative:
(a) imperativo + wa + perfetto § 107
(b) imperativo + wa + imperfetto (o iussivo o coortativo) §107

I molti esempi di queste sequenze che sono apparsi negli esercizi e nelle let­
ture dovrebbero averle già rese abbastanza familiari. Qualche osservazione è
necessaria, comunque, riguardo alla sequenza indicata sopra come (le). Poi­
ché le proposizioni non verbali, specialmente quelle con predicati partici­
piali, possono riferirsi airimmediato futuro, una proposizione non verbale
usata in tal modo può proseguire con un perfetto invertito, analogamente al
più comune tipo (lb):

r ir q i in x n p & n n j ì t ì 'K Ti darò i soldi e tu li prenderai e li


darai al tuo padrone.

c rn a rrn # ir x T j rv v y rj D 'x z i Verremo in città e vedremo le


□'’unqn nuove case costruite lì.

ipó ™ ^ ’N wn Egli è un uomo buono e vi tratterà


benevolmente.
A causa di sovrapposizioni e coincidenze di significato è diffìcile invece
stabilire distinzioni semantiche tra proposizioni disgiuntive. Le categorie
date sotto comprendono la maggior parte degli usi di questa costruzione.

X • *
Qualsiasi verbo che descrive un evento come un’unità ed è, dunque, capace di
essere collegato sequenzialmente (sia in rapporto di anteriorità che di posteriorità)
con altri eventi sul continuum temporale, sarà indicato come puntuale.
L e z io n e 35 233

a) Avversativo

rtxi ini?#»"1?? cpjpiffàn "iùrn« ytfh Ristabili il capo-coppiere nel suo


nVn D’p'xn ito ufficio di coppiere, ma fece impic­
care il capo-panettiere.
(Gen 40,21)
niintin-VD? r i n *,n?ì Ci fu carestia in tutti gli (altri) paesi,
.□p1? mn c r ìp ma in Egitto c’era cibo.
(Gen 41,54)

b) Circostanziale. Una o più proposizioni disgiuntive descrivono una


situazione o circostanza contemporanea o precedente all’azione della propo­
sizione che precede:

n*|W5 ny'n nani tf^X ìHX^)5! E un uomo lo trovò a vagare nel


campo, (lett. [mentre] egli va­
gava...) (Gen 37,15)
W’X VX] irpxVz? nitoyV nrpàn xn»l Ed egli venne a casa per fare il suo
JV33 qu; rpàn '’^X # lavoro, mentre non vi era in casa al­
cuno dei domestici.
(Gen 39,11)

È difficile distinguere tra l’uso circostanziale di tali proposizioni e l’uso

c) Esplicativo e parentetico, in cui le proposizioni disgiuntive interrom­


pono la narrazione principale per fornire informazioni rilevanti o necessarie
per la narrazione stessa. Per esempio, in ISam 1,9, tra le proposizioni narra­
tive “Anna si alzò... e supplicò” troviamo una proposizione disgiuntiva
esplicativa

XOSrrVtf 2'U}'1 iròn (Ora Eli il sacerdote stava seduto


$53 m_E> X^ni mrP VD’ri sul suo seggio alla soglia del tempio
del Signore; ed ella (Anna) aveva
l’anima piena d’amarezza)

L’informazione fornita nella parentetica descrive lo stato d’animo di Anna


nella preghiera e spiega anche come accadde che Eli la notasse. Similmente,
in Gen 29,16, la conversazione tra Giacobbe e Labano è interrotta dalla se­
guente proposizione

nÌ3D pVpi (Ora Labano aveva due figlie...)


234 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

per spiegare il riferimento a Rachele della proposizione successiva che ap­


partiene alla narrazione principale; “ed egli (Giacobbe) disse, ‘Io ti servirò
per sette anni per Rachele, la tua figlia più giovane’ ”, Questi sono appena
due esempi selezionati a caso tra centinaia di altri simili.

d) Conclusivo o iniziale. Indica o il completamento di un episodio o


l’inizio di un altro. Gli esempi seguenti sono presi dagli inizi di diversi ca­
pitoli del libro della Genesi; le divisioni dei capitoli spesso corrispondono
alla proposizione disgiuntiva iniziale dell’ebraico:
$
...ony n?n ttfnani Ora il serpente era molto astuto...
(3.1)
v v oixni Ora l’uomo conobbe Èva... (4,1)
...i*? n fft xV D“px n#x n ju) Ora Sara, la moglie di Abramo, non
gli aveva partorito un figlio...
(16.1)
...“ìax 7ì?s mn1]
Ora il Signore visitò Sara come
aveva detto... (21,1)

È interessante notare che una disgiuntiva può essere preceduta da una propo­
sizione temporale. In questo caso, la disgiunzione va considerata come in ef­
fetto prima della proposizione introdotta da “>n?l:

npj CPH^rn n*?xn cnn^n “inx ^rn Ora, dopo queste cose, Dio mise
□rn}K-n§ alla prova Abramo (22,1)

Poiché un nuovo episodio o un nuovo paragrafo possono sempre essere in­


trodotti senza alcuna congiunzione, come in

mrr 157 rrn n ^ n c rn ^ n inx Dopo queste cose, la parola del Si-
□"QX"^ gnore venne ad Abramo (15,1)

possiamo trovare anche una mescolanza dei due stili:

n&rfpz? t o ...Vd^ X *»rPl Nei giorni di Amrafel...essi fecero


guerra (14,1)

Un terzo tipo di proposizione introdotto da wa, congiuntivo ma non-sequen-


ziale, sarà preso in considerazione in una lezione successiva.
L e z io n e 35 235

133. t£h e V»

Come “predicatori” di esistenza o di non esistenza queste due parole tendono


a svolgere una funzione verbale, servendo quasi da forme atemporali del
verbo “essere”. Non sorprende, dunque, che esse si trovino flesse per nu­
mero e genere per mezzo deir aggiunta di desinenze pronominali. Ciò av­
viene raramente nel caso di più comunemente nel caso di *pX.

Singolare Plurale Singolare Plurale


le ’énénm tà^X ’ènénnu
2m yeskà yeskem Tjrx ’éwka D^X ’ènokem
2f ’qrx ’ènèk
3m yesnó ìaj'X ’ènénnu O^X ’ènàm
3f T V
’ènènndh
**

Le rare forme flesse di si trovano quasi esclusivamente dopo la congiun­


zione DK (se), come in

Ù'ty'y D:?t£^"DX Se voi agite correttamente...

e possono essere considerate semplicemente come sostitute opzionali per i


pronomi personali,

loft n tyy dex-dx

Le forme flesse di TX hanno una gamma più ampia di impieghi:


a) Negazione di esistenza con soggetto nominale o pronominale:

ttpX egli non è (egli non esiste)


ìlbx *7^n II ragazzo non è (qui), non c’è.

Si osservi che la forma flessa è usata normalmente dopo un soggetto nomi­


nale determinato. L’esempio citato sopra è equivalente a *7^n VX.

b) Negazione di frasi con predicati participiali (molto comune):


an’D '1TK Io non sto scrivendo,
o rx Gli uomini non sanno.
236 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

c) Più raramente *pX si alterna con ÌÒ nella negazione di frasi con


predicati aggettivali o avverbiali:
rpin li^xn
> - - V ••
L’uomo non è in casa.
• T

rnnt? na^Knan^n la bestia che non è ritualmente pura

134. Vocabolario 35

S o s ta n tiv i: ’ókel (con suff. ^pX; senza pi.) cibo


n iiy 'erwàh (senza pi.) vergogna, nudità
AGGETTIVI: ■jina nàbón intelligente, assennato, prudente (cfr,
T nr?)
15 kèn onesto, leale, vero
VERBI: atp impf,30’’? (pf. non usato) andar bene; usato im­
personalmente con come in ^ Sto bene
(lett. andrà/va bene per me).
C n ? ) avere fame, essere affamato
n;n hàyah (nfl?) vivere, essere vivo
mj? qàràh (Hip?) incontrare, sopraggiungere,
accadere. Questo verbo ricorre anche
come Xlj? qàrà ’ (K“]p?); le forme dei
due tipi sono a volte mischiate.
A ltr o : pn raq (avv.) soltanto
NOTA sugli ordinali: ottavo ‘T O#, nono decimo n/’frSJ.

Esercizi

(a) Traduci:
.Tii'f? n sn in ? ni? 1
.r r o ninn upJi Tyn~ n$ ngijw 2
.-i'x?n nzty’ty D’HO'y uri) o ^ n i$ \ 3
.njft iy p p nyn irto xipn p ^nx-ny ^ 4
<Tforn$ starli tài x^ni n$xn ^ rii 5
.rrrr1?"
.□ S u to T ? 1 $ $ in s n m) ir t o w i w i ir t o v i t j x id * h t 6
o rx ani n-jn “iì?3n“ns$ rupé^ na'j 7
.nrm'10^131 Q'Tttfsft 8
.n ^ n o n n p u ^ x i^ x n njrj&n"^ o ^ n ìarix r r ^ 9
.inint5 ^ rx r? D 'v f Dr $ 10
L e z io n e 35 237

Q?ó$n nnri d^tj vii o w rr^ y iw$ ^Ad'V^ Q$h 11


.□?ó$n m
.□’ytn pi -pys P'TSS t^x t*n 12
.0$ p i ,1133 a1» r x 13

(b) Lettura: La carestia in Egitto e Canaan

m fsp’i cp*i¥» riA ^ y irix iraty ddhi ii33 tf^x riy-|D lxi: rra i ^oi1 -itiX’i
n s 1? 2p'7i?plp 'w n n^ì rf?&n nixan ntaiun D^$n W x-^rnx ito ìji
.3V13 n x n ™ n ^ 1 Qr*LW n t o n r f t n a y - f l ^

^103 napi ii33 ]*»x n‘y“]D "ìftxn viasrbD T W riy^D ^y-i la^n ag^i
■>fìna nxi nin? iftxh Vt\ì* 3xopn pi 'Jva-^y n^nnnrix
.Dnj^a n ^ -^ r^ y ^ ‘x

od1? rrn o n y a niu“i^n_t?D3 ay i rriaiun crjwn ya$ n q x ■*n*i


ì3> :a?ìa??"l73l? riy“|Q ie n sì otfft ny“ìsr*?x nyn py^i a n s a n $ " ^ m y y i
1X3 px*7"^l n^n M?"1??"*?» rrn ay-ini ,ii^ri oa1? "iaxs i$ìf*73“n$ ,Pio1,,"‘?§
’P ’flyótf «7371 :V33V aij?J£ * W | QO1? nP 3'p^ X ^l 01^ nùp1? n a p ^ a
.mai k^ i n ^ i a$a il1? u p n$w vn ^nya? di# ut

Note alla lettura:


1. nel senso di “scegliere”
2. “riserva, provviste”
3. Inserisci “riguardo al” davanti a XG37Ì.
L e z io n e 36

135. nari

La parola nan, tradizionalmente tradotta con “ecco”, è molto frequente nella


prosa ebraica e necessita di particolare attenzione nella traduzione. Il mante­
nimento di espressioni arcaizzanti come “ecco” mette solamente in evidenza
la difficoltà dei traduttori a cogliere il significato e le funzioni sintattiche di
nan in termini più moderni. Esistono certamente alcune difficoltà, ma si
spera che la trattazione che segue metta il lettore nella condizione di tradurre
questo termine in modo più preciso.
(1) L ’uso più evidente e basilare di H3H è quello di “predicatore” d’esi­
stenza. Differisce da per il fatto di enfatizzare l’immediatezza, il "qui e
ora”, della situazione. Per quest’uso sono frequenti forme flesse:

Singolare Plurale
le binarli (hinnénni) lain/uan hinanu (hi
2m W hinnakà hinnakem
2f W hinnék — —

3m ian hìnnó oan hinnàm


3f — ™ ...........

Esempi:
■gjfl Eccomi/sono qui. (Risposta a una domanda o
a un appello)
Pian Qui c’è l’uomo.
H3n Ecco tua moglie.

(2) 71311 può anche essere usato per aggiungere questa stessa sfumatura a
frasi con predicati avverbiali, aggettivali o participiali. Così, frasi come ad
es.: ]"PÌQ diventano rpin Sono qui (ora), in casa.
Esempi:

rtrd^n nVtf nan Tuo suocero sta ora salendo sulla via verso
Timnah.
n*?n TpfiN; nan Tuo padre ora è malato.
Tp'jN IO Tjp nan Tuo figlio sta ora venendo da te.
240 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Tpio1? f]Nn nan II paese è qui davanti a te.

Può anche trovarsi davanti a frasi verbali, aumentando la vividezza o


l’importanza dei fatto asserito:

mn WS D’Wa*} n3n Alcuni uomini sono appena giunti qui.

La maggior parte delle proposizioni con hinnèh ricorre all’interno di di­


scorsi diretti (non trattiamo per il momento il caso di wah inneh; vedi sotto).
Tali proposizioni hanno la funzione di introdurre un fatto sul quale si basa
un’asserzione o un comando seguente. Diventa importante, dunque, valutare
ogni proposizione introdotta da hinnèh congiuntamente al tipo di proposi­
zione che la segue, cioè se esse stiano in una relazione congiuntiva o di­
sgiuntiva. Tra i più frequenti tipi congiuntivo-sequenziali si trovano:

1. P ro po sizio n e -hinnèh + I m per a tiv o . L’assenza di wa- davanti


all’imperativo indica la natura piuttosto particolare di questa costruzione. Se
si vuole, la proposizione con hinnèh può essere tradotta in italiano come una
subordinata (“dato che.. “siccome...”).

...n'ptPS? ^rinD$ nan La tua serva è in tuo potere; fa’ di lei...


Oppure:
Siccome la tua serva, ecc...
(Gn 16,6)
^ nan Ho sentito che c’è grano in Egitto; scendete
...n$$“rr) DÌ’I W la£8iù e—(Gn 42>2)

Il passaggio semantico da una proposizione all’altra è chiaro. A volte ciò può


essere esplicitato mediante la subordinazione suggerita per la traduzione ita­
liana; a volte è raccomandato l’uso di “allora”, “quindi” o “perciò” nella se­
conda proposizione.
L’imperativo può essere preceduto da nrIV o nr}ST|:

N3 ...n tò q n h vì nan Viene'il sognatore.


o rin ai ^ nm i Su, ora, uccidiamolo! (Gn 37,19-20)
...nnfpr nriK nan Tu ormai sei vecchio. Stabilisci dunque un re
ìaVna'W nJW sopra di noi... (ISam 8,5)

2. PROPOSlzlONE-/»>wé/? + P erfetto INVERTITO. Questa formula è un


caso del tipo (le) presentato nella lezione precedente.
L e z io n e 36 241

**3$ La mia alleanza è con te e tu diventerai padre


CPia ’pttr] 3X*7 11113moltitudine di nazioni... (Gn 17,4)
Oppure:
Poiché la mia alleanza è (sarà)...
'tfiy'iyi C’Xin H3n Vengono i giorni in cui io stroncherò il tuo
vigore... ( 1Sam 2,31 )

3. PROPOSmONE-hinnèh + PROPOSIZIONE DISGIUNTIVA. Ci sono molti


tipi di costruzione meno frequenti che si collocano sotto questa com une inte­
stazione. Tali tipi rispondono per lo più agli usi della relazione disgiuntiva
trattata nella lezione precedente, m a risultano leggermente m odificati
dall’iniziale hinnéh:

,..ÌriX H3H Benché io l’abbia benedetto (Ismaele), la


D^pX ,,r)v!:jrn8ì mia alleanza sarà stabilita con Isacco... (Gn
" 17,20-21)
ntyn nsXl □'SSOTl $Xn n3n Qui ci sono il fuoco e la legna, ma dov’è
" "" ’"’ ”T “ ’ l’agnello? (Gn 22,7)
...n tó '’p'JX H3H Dal momento che sto per morire, a cosa mi
n-pa n r n ^ l serve la primogenitura? (Gn 25,32)

In diversi casi l’uso di una proposizione disgiuntiva al futuro dopo hinnéh +


participio sembra richiedere che la proposizione participiale venga resa attri­
buendole un senso compiuto:

...“H?!?? no H3H Quando sarò morto, tu mi seppellirai nella


■’iiniipn 11113 tomba... (Gn 50,5)
...□■•Xn 13^3$ 71311 Quando veiTemo..., tu dovrai legare la
n ^ p n ...wn nipn"nx corda... (Gs 2,18)

Abbiamo già osservato il frequente uso idiomatico di n3n‘] dopo HX“1e al­
tri verbi di percezione. n3n'| può essere anche usato per introdurre una
proposizione circostanziale, a volte senza un soggetto esplicito:

ÌTp'J? nani li^xrrVx X’^ ì Egli venne da quell’uomo mentre egli se ne


» - | - -
Stava vicino i cammelli. (Gn 24,30)
ny’"l nani IDjjn 1XW ììl? Rimane solo il più giovane, che sta pasco­
l a landò il gregge. (ISam 16,11)
242 In t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

136. «a e Nrnsrr
T T •

La particella *0 è frequentemente aggiunta a imperativi, lussivi e coortativi.


> * . . -

E tradizionalmente conosciuta come una particella precativa, tradotta con


espressioni quali “per favore”, “prego” o simili. In realtà, gli argomenti per
sostenere questo tipo di traduzione sono esigui. La particella sembra piutto­
sto denotare che l’ordine espresso dal verbo imperativo, iussivo o coortativo
sia una conseguenza logica o di un’asserzione immediatamente precedente
oppure della situazione generale in cui essa viene pronunciata. In quanto
particella modale, la sua comparsa non può essere prevista; quando essa ri­
corre, comunque, dovrebbe mostrare che il parlante considera l’ordine da lui
impartito come una conseguenza di una sua asserzione previa o, come ab­
biamo detto, del contesto. Sarà naturale perciò trovare la particella in propo­
sizioni che seguono una precedente proposizione introdotta da hinnèh',
quest’ultima, infatti, è proprio la tipica asserzione dalla quale ha origine un
imperativo. Questa stretta relazione è segnalata più esplicitamente in ebraico
tramite l’aggiunta di N3 tanto a hinnèh quanto all’imperativo che lo segue:

mrr ’rixjj Nrnan Poiché il Signore mi ha impedito di partorire


TinDtirVN KTNjI un bambino, entra dalla mia serva... (Gn
T" T 16,2)
ai'ISJ1? 0i9n npl xa nan Siccome il giorno volge al termine, passate
NrìlP1? n°tte qui. (Gdc 19,9)

Per il resto hinnèh-na ' si conforma alle categorie di significato indicate per il
solo hinnèh. Es.

../in Anche se il tuo servo ha trovatoKrnan


grazia...,
io non riuscirò a fuggire... (Gn 19,19)
...aito Tyn Anche se il sito della città è buono..
xrnan
tr in n'ùri) le acque sono cattive... (2Re 2,19)

137. 7ÌSJ e rnK.

Nelle frasi verbali ìiy è usato come un semplice avverbio, con il significato
di “nuovamente, di nuovo, ancora, ancora una volta”:

VdkH ìli? Egli si sedette nuovamente e mangiò.


• inx OiVr] EfrtJ*! Ed egli sognò ancora un altro sogno.
L e z io n e 36 243

Ma 7iy come n3H, può essere flesso e usato come “predicatore” di esistenza,
con la sfumatura di “essere ancora, esserci ancora”.

Singolare Plurale
^iiy/^iy
f a 7A f a j r a
le odi o odenm — —

2m :j7iy 'òddkà — —

2f Tlliy odak — _ _ _

□7iy
t * 1 r a
3m odennu ' T
'ódàm
3f naiiy 'ódénnàh ----- —

Esempi:

13'7'ii7 Egli è ancora lì.


mrp 7ft'y lapy oni^K Abramo sta ancora alla presenza del Signore.
‘’H ,,a*|iy Io sono ancora vivo.
**0 ^0^ 7Ìy Giuseppe è ancora vivo,
m □Vri 7ÌS? Il popolo è ancora numeroso/troppo nume­
roso.
nx D31? 7iì?n Avete ancora un altro fratello?

Questi esempi mostrano chiaramente che l’uso di 7iy, come quello di 71317,
spazia da una pura predicazione esistenziale ad altri tipi di impiego in propo­
sizioni non verbali.
Un uso particolare di 7Ìy e 7Ìy]jl si osserva nelle espressioni temporali

D’gW ufàn 7iy tra cinque anni ancora, per altri cinque anni
7iy? tra tre giorni ancora, dopo altri tre giorni
■>n 7^H 7iy? mentre il ragazzo era ancora vivo
oyty 7iy tra poco, fra breve, presto

Originariamente si trattava di frasi non verbali, usate in modo specifico:


ci sono ancora cinque anni —>essendoci ancora cinque amii.
Tali espressioni sono state poi ridotte allo stato di sintagmi e incorporate in
altre proposizioni. 7iy? è allora paragonabile a ? + l’infinito costrutto di rPH.
7ly, invece, ad una negazione, da tradurre come “mai più, non più”.
Occasionalmente rPN (dove?) si trova con suffissi soggetto simili ai
precedenti; forme attestate sono (2 m. s,),'Ì3X (3 m. s.), (3 m. pi.).
244 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

138. Vocabolario 36

S o st a n t iv i : Vana maraggèl (pi. -im) spia, esploratore


’émét (con suff. *^1??$; senza pi.) verità, fedeltà
V erbi : 103 bàhan 00??) provare, mettere alla prova,
esaminare
Altro : ’0 hay una forma di ■ ’H (vivente) o CPn (vita)
*0 he usata davanti i nomi propri per i giu­
ramenti: CPriVft ’O Per il Di° vivente, ’n
riS?"|5 per la vita del Faraone; cfr. QX
sotto.
qk im (cong.) se; si osservi la formula com­
pleta del giuramento: hay/hè X ’ìm +
imperfetto, dove QN ha valore negativo.
Es. ...DK"1? fifa DN 7fSm|5 ’ìl Per la
vita del Faraone, non partirete da qui a
meno che...
kull- tutto, ciascuno di. Usato con suffissi
pronominali (cfr. sotto), in apposizione:
□V5 tutti gli uomini (lett. gli uo­
mini, tutti loro).

Singolare Plurale
le — -- tifa kullànu
2ni (kulhka) kulhkem
2f kullèk, -- —

3m i/n'1?? kullòh, -o kullàm


3f kullàh —

Esercizi

(a) Traduci:
.■>0 upy spia: 1
.■>37$ :onori 2
.in iq j# pn 3
.T*V? DO*? ]->§) b jk *7313 H'D’K 4
.con] ubN n^n 1 Mp~b§ K3 vmtf 5
.mnn 0j 6
.a v in ? ^ «*? n3i? 7
L e z io n e 3 6 245

i?) nj? w x nan 8


.rf y i ) t v il» 9
.napni nra ^ ina ^aaii io
.inrjN i l i Tyna ma Tpftx nan 11
.natèn uv ni ^ v r ^ n 12

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Nostra madre è ancora qui nella casa.
2. Ecco viene tuo fratello.
3. Non sto salendo verso la città.
4. C’è ancora fuoco nelle montagne.
5. Gli uomini non stanno mangiando.
6. Dove sono i vasi che tu hai modellato?
7. Non stiamo camminando.
8. Al nono giorno cavalcammo fino alla fine della strada.
9. Hai ancora fame?
10. Tutti noi eravamo poveri.

(c) Traduci:
ni y\u) n& ìpfiN xrnan 1
aio ìnx tib nnn^n tn p w xrnan waan-^ iwh 2
.d j 'IT O w *nS»^ri"l7ì5
.^n ■’DnióK *rn nan 3
.Qi1? ^ na ìpjo1?fisn nan 4
.naf nó$ ^ snn n w n 0 $ 5
.naia ^ xa nnsn **n1» Di'»’riv t ^1 K3"nag 6
.n^iy) naw xa nirpì* na$ naif? ntfrn Tyn x^nan 7

(d) Scrivi in ebraico. Usa proposizioni con hinnèh quando possibile.


1. Nonostante il nostro cibo sia ancora abbondante (molto), non pos­
siamo darvene.
2. Siccome tuo padre è morto, ti manderò a vìvere (dimorare) con tuo
fratello maggiore (lett. grande).
3. Nonostante io sia accanto a te, tu non puoi vedermi.
4. Ora che sei venuto, siediti e mangia con noi.
5. Dal momento che stiamo soggiornando qui, diciamo loro che siamo
ricchi così che ci vada bene.
6. Siccome rettitudine e verità sono perite nel paese, cerchiamo aiuto
dal nostro Dio così che egli ci salvi (lett. ci mandi salvezza).
7. Per la vita del re, non entrerete qui prima di sera.
246 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(e) Lettura: Giuseppe riceve i suoi fratelli in Egitto

vm 3'p iP kV n p i 1 *?px n ia j? 1? r n t y j f ^ 0^ n in

nyin n$ ■p naps» D^xpn *?x“$^ rp ixipì nyn 2;i3§-]i?Jìl *•?


orix 4*ipn vriK-n^ *ioY* N“l?ì n r $ D?éx f? 3ìirjM ^l nov ,»n^ tó n .iy^ n é?
l y i p n é 7? . o q n ? i ? t o n a x 1? 6n i t f j ? d d ^ i & x ' h i r i x 5i T p n x 1? a n i

nix-!1? ,D)px “^ 1 Ql?P "1#$ ni&ibprrni* noi'* ,*?p$ ni^V


tzhx ^p u1?3 >p$ niai?1? ixp Tfcsn /ftij tò -.rVx riax^i ,ddxp n&J nnj-n#
Hfo nrw 7P : n ^ "ij?n*ì iQ’V»*» TlW ì’n xV ,ui$$ d' b in$
. n ix i> n n x 3

"n$ fD|?n nani ,iy3p n & ? ìris t^x ■’p ^ 5 $ ,d to :p*j?S? 8*itoy ri# :n $ x si
.m»x ìn^ri] Di5n ìrfix

’n ,npi^ nx'Tp ,nnx a^p» ^xV ay»*?*$ ’n-|ót$ 9xm ^ov n ^ i


□p^n^-nx ni?:*] 7nx osa in1?? ,nan ibj?n np^nx xi:m dx~o nj» ix^ri nx risq?
o^na n,>p riy^p ’n tvà m) npi?x l0n&$ri ira*? apnprnx'i no orixi
.DflX
Note alla lettura:
1. Cioè suo fratello di madre e di padre.
2. = irix xn7i?n
3. “ed essi si prostrarono”
4. “ed egli riconobbe”
5. “essi non riconobbero”
6. Gli aggettivi al f. pi. possono essere usati come avverbi: “dura­
mente”.
7. Dopo una negazione ki ha un forte valore assertivo: “al contrario,
voi sicuramente siete venuti...”,
8. “dodici”
9. Xin è il predicato (qui = “è così, è un fatto che”): la proposizione con
1$$ è il soggetto.
10. n introduce ima domanda indiretta: “se”
11. Si noti il frequente uso assertivo di p : “Com’è vero che il faraone
vive, voi siete spie”.
L e z io n e 37

139. Verbi derivati

Tutti i verbi studiati nelle lezioni precedenti appartengono al tipo di coniuga­


zione conosciuto come Qal, o coniugazione semplice, dal momento che cia­
scuno di essi consiste dal punto di vista analitico di una radice non aumen­
tata più un modello tematico (perfetto, imperfetto, ecc.). Ma in ebraico,
come nella maggior parte delle lingue, da queste stesse radici possono essere
costruiti altri verbi, principalmente mediante l’uso di prefissi o attraverso la
modifica dei modelli tematici. Ci sono sei importanti tipi di verbi derivati
(spesso chiamati coniugazioni). Non tutte le radici ricorrono in tutte le sei
forme, così come molte radici non sono impiegate come verbi nel Qal, nono­
stante il loro uso in sostantivi e aggettivi sia ben attestato. I grammatici
dell’ebraico assegnano il nome alle sei coniugazioni sulla base della forma
che il verbo assumerebbe alla 3a pers. m. s. del perfetto di ogni coniuga­
zione:
Niphal Lezioni 37-39
Piel
Lezioni 40-42
Puai
Vypn Hiphil
Lezioni 43-49
Hophal
Hithpael Lezione 50

140. Verbi Niphal: significato

In linea di massima, i verbi Niphal, caratterizzati da un elemento n- prefisso


alla radice, hanno un significato medio-passivo. Una discussione teorica su
quest’ultimo concetto, usato nelle grammatiche in modo nient’affatto coe­
rente, ci porterebbe troppo lontano; sarà dunque meglio classificare i verbi
Niphal sulla base del valore che assumono nella traduzione:
(1) Passivo incompleto. In italiano, il passivo è una costruzione e non una
categoria di significato verbale. Se un verbo ricorre in uso transitivo-attivo,
come in
Gli studenti hanno letto la lezione,
esiste una trasformazione corrispondente al passivo
248 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

La lezione è stata letta dagli studenti.


Ma per passivo incompleto intendiamo fare riferimento a questa stessa tra­
sformazione omettendo il complemento d’agente:
La lezione è stata letta.
L’uso del passivo incompleto indica che al parlante non interessa specificare
l’agente delPazione. Tutti i passivi ebraici appartengono a questa categoria;
le costruzioni con un agente specificato sono praticamente inesistenti. Se il
verbo Qal corrispondente è transitivo attivo, è sempre possibile tradurre il
verbo Niphal come un passivo incompleto:

Qal N iphal
“l ^ n _riì5 DJ13“Din UFI}} La parola fu scritta.
Tyg-n$ La città fu abbandonata
m a-133 L’uomo fu ucciso.

(2) Medio'.

Egli ruppe la finestra. La finestra si ruppe.


Egli fermò la macchina. La macchina si fermò.
Egli aprì la porta. La porta si aprì.

Diversamente dalla costruzione passiva incompleta, i verbi medi hanno


forma attiva, ma il significato (della diatesi) è, in un certo senso, invertito:
l’oggetto del verbo attivo è diventato il soggetto del verbo medio. I verbi
ebraici Niphal corrispondono spesso in italiano all’uso della forma intransi­
tiva pronominale:

"TOH nri?} La porta si aprì.

1N.d.T, Nella lingua italiana non esiste la diatesi media. Ciò che nel testo viene
indicato come “medio” corrisponde in italiano ad un particolare uso della forma
intransitiva pronominale dei verbi. In questo caso particolare, la particella
pronominale ha solo la funzione di segnalare il passaggio dall’uso transitivo di un
verbo (es. “egli ruppe il vaso”) all’uso intransitivo (es. “il vaso si ruppe”). Nella
coniugazione, i verbi intransitivi pronominali non si differenziano dai verbi
riflessivi, essendo preceduti dalle medesime particelle pronominali atohe. Tali
particelle, tuttavia, non svolgono la funzione di complemento (oggetto o di termine)
che assumono con i verbi riflessivi né danno al verbo una sfumatura dì reciprocità,
come accade nella forma riflessiva reciproca (cfr. nota seguente).
L e z io n e 37 249


’Van "12^3 II vaso si ruppe.
□yn y3j?3 II popolo si radunò.

(3) Riflessivo2. In italiano i verbi riflessivi propri sono seguiti da una


particella pronominale, riferita al soggetto, che funge da complemento og­
getto:
Egli si vide nell’acqua.
Egli si lavò.
Egli si vendette in schiavitù.

I verbi Niphal richiedono spesso questo tipo di traduzione:

Egli si è redento.
"D2p3 Egli si vendette in schiavitù.

(4) Risultativo. Più importante delle due categorie precedenti è il signifi­


cato risultativo del Niphal. Essendo fondamentalmente un verbo stativo, il
Niphal risultativo descrive lo stato del suo soggetto; stato prodotto
dall’azione verbale indicata dalla radice:
Attivo Passivo Risultativo
nriD aprirenn*>3 fa (è stato) aperto nfiD3 è aperto
rompere"15^3 fu (è stato) rotto “)3tt?3 è rotto,
è in pezzi
In italiano, l’equivalente del risultativo è formalmente identico al passivo
così che la distinzione qui presentata è difficile da afferrare. Nel passivo esso
fu rotto, fu è il verbo ausiliare dell’unità fu rotto; nel risultativo esso è rotto,
è è il verbo essere seguito da un aggettivo/participio. Si può vedere la diffe­
renza più chiaramente applicando, ad esempio, una trasformazione al pre­
sente reale:
passivo: esso viene rotto
risultativo: esso è rotto

2 N.d. T. Ciò che nel testo viene indicato come “riflessivo” corrisponde in italiano
all’uso diretto o proprio dei verbi riflessivi pronominali, in cui il pronome riflessivo
funge da complemento oggetto della proposizione. Uuso improprio dei verbi
riflessivi si distingue invece in apparente (quando la particella pronominale non
funge da complemento oggetto ma da complemento di termine: “Io mi lavo le
mani”) e recìproco (quando la particella pronominale serve per dare al verbo una
sfumatura di reciprocità: “Paolo e Francesca si amano”).
250 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Molto spesso il significato risultativo/stativo assume la sfumatura della po­


tenzialità:

Qal N iphal Trad, Niphal Trad, Ni. con sfumatura potenziale

J1K1
T T WV essere visto —> essere visibile—» apparire
NT •T
inri i essere temuto —* essere temibile, spaventoso, ter­
ribile
" T
essere mangiato —► essere commestibile
nna
- T
essere scelto —* essere preferibile, selezionato, ac­
cettabile
27]N
- T
essere amato —> essere grazioso, amabile
2ti'>
- T
2m i essere abitato —> essere abitabile
T ir
essere trovato —> essere ancora esistente, esistere
(cfr, trovarsi)
Queste quattro categorie di significato del Niphal sono state definite sulla
base del valore assunto nella traduzione italiana. In ebraico, tuttavia, esse co­
stituiscono una sola categoria: il medio-passivo espresso dalla forma Niphal.
Solo un attento studio del contesto consente al lettore di decidere tra le varie
possibilità di traduzione e le sfumature di significato.
Alcuni verbi Niphal non hanno una controparte nel Qal:

Djfjg egli combattè “inpa egli si nascose


0 ^ 3 egli scampò □^3 egli si addormentò

Nel modello Niphal si possono individuare ancora verbi denominativi,


nonostante questo sia un uso raro in tale piodello: X33 (per profetiz­
zare, da *033, profeta.

141. Verbi Niphal: temi e flessione

Il verbo Niphal deriva da una radice triconsonantica cui viene prefisso n. Al


perfetto il tema presenta la forma di base 3Fl?3 nìktab, la quale non subisce
mutamenti inaspettati nella flessione. L’imperfetto aveva originariamente la
forma *yankatib> la quale divenne 303’ yikkàtèb, per assimilazione della n.
L’imperativo e l’infinito costrutto hanno come base lo stesso tema
dell’imperfetto e condividono la caratteristica peculiare di questa forma, il
raddoppiamento della prima consonante radicale. Il participio e l’infinito as­
soluto si costruiscono sul modello del perfetto.
L e z io n e 37 251

R a d ic e Perfetto Im pe r fe t t o Im p e r a t i v o

Regolare nfp] niktab nris? yikkatèb nnsn hikkàtèb


*• T •

III-gutt. nVlZ/J nislah yissàlah nVwn hissàlah


- T •

I-gutt. m i ne ’éman m i yè 'àmen he ’àmèn

In f . Co st r . P articipio

nnsn hikkàtèb
■* T •
niktab
nV$n hissàlah
- T • *
nty? nislah
l&ìjn he ’àmén 10^3 ne ’émàn

Osservazioni:
(a) Per quanto riguarda le radici Ili-gutturale, l’unica differenza rispetto
al modello regolare è la sostituzione di è con a nell’imperfetto e nelle forme
correlate.
(b) Nel caso delle radici I-gutturale (incluso X), il perfetto presenta di so­
lito il modello di con e al prefisso ed è dopo la gutturale,
Nell’imperfetto e nelle forme correlate il raddoppiamento della prima conso­
nante radicale è sostituito da un allungamento compensatorio della vocale
del prefisso, che da i passa ad è; nella flessione questa è rimane inalterata.
(c) Il participio si differenzia dal tema del perfetto solo per l’al­
lungamento della vocale tematica. Come aggettivo, il participio mantiene
questa vocale nella flessione; si noti la differenza tra il femminile rnripl
niktàbàh e il verbo con riduzione rnijì}3 niktdbàh.

Regolare Ili-gutturale I-gutturale

P erfetto
- 1* niktab nislah m ne ’èman
t3• niktdbàh
HDF11D
T
'n g ty j nishhàh n e ’emnàh
niktàbtà nislàhtà ne ’èmàntà
niktàbt rinV^ nislàht WéW ne ’émànt
niktab ti nislàhti ne ’émànti

rara
niktdbù nishhù ne ’emnù
niktabtém nislahtém ne 'è man tém
ww» niktabtén ìw W ? nislahtén 1WW ne ’èmantén
niktàbnù nislàhnu ne ’èmànnu
252 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

Im perfetto
nns1 yikkàtèb — T *
yissàlah m : yé ’àmén
nnsn •* T *
tikkàtéb rbtin
p- T ■
tissàlah ìm tè 'àmen
un 3T\»* T »
tikkàtéb — t *
tissàlah W ?) tè ’àmèn
"nnsn
■ 1 IT •
tikkàtdbì tissàlahi té ’àmani
nnsx » T V
’ekkàtéb ’essàlah w ’è ’àmén
ìin v 1 IT *
yikkàtdbu yissàhhu yé ’àmanu
1 IT ”

n p n sn tikkàtàbnàh T 1 - T *
tissàìàhnàh T té ’àmànnàh
T “ *•

ìnnsn 1 IT •
tikkàtdbu ìn ^ r i tissàhhu m xr\ té ’àmsnù
J IT ••

m rìs n*
T | - T
tikkàtàbnàh njrV to
T 1 - T *■
tissàìàhnàh nròsn té ’àmànnàh
T “ T *«

in a *■ T ■
nikkàteb n1? ^ - T •
nissàlah m i né ’àmén
I m pera tiv o

:m•i "ì t ■
hikkàtéb n*?$n hissàlah
— t •
hè ’àmèn
m z
'ansn
• t IT 1
hikkàtdbi hissàldhi •
hè ’ànidni
{ IT ••

mnsn T IT ■
hikkàtdbu in ^ n hissàhhu hè ’àmdnu
1 IT **

n p fo n hikkàtàbnàh narfttfn
T 1 — T *
hissàlàhnàh naóKn hè ’àmànnàh
T - T **

In fin ito C o str u tto con suffisso

Dnsn •• r •
hikkàtéb hissàlah
rf?wn
" T • im hè ’àmén
'WS? hikkàtdbi ’OVW* hissàldhi h é’àmsni
wrran
1 1 V IT *
hikkàteblcà hissàlahàkà W B3 hè ’àmenkà
ecc. ecc. ecc.
In fin ito A sso lu to

(1) niktób nV?t£>: nislóah na 'àbór


(2) ninsn hikkàtób hissàlóah "tori T *•
hé 'àbór

P articipio
niktàb n1?^ nislàh WS ne ’émàn
niktàbàh nptyj nislàhàh W » ne ’émànàh
niktàbim n’n'jifij nislàhim ne ’émànim
nìnn}} niktàbót nìn1?^ nislàhót ne ’émànót
Osservazioni:
(1) Le due forme dell’infinito assoluto tendono ad uniformarsi rispetti­
vamente a uno dei due verbi finiti (perfetto e imperfetto) di cui condividono
lo stesso modello generale:
L e z io n e 37 253

(2) L’infinito assoluto di ìafcQ non ricorre e, dal momento che la sua
forma è discutibile (potrebbe essere stata lia^> con e a causa della presenza
di X), al suo posto la tabella riporta la forma che ricalca meglio il modello di
"DSJ3 (essere attraversato) che è meglio attestata.
(3) I participi femminili singolari possono anche seguire il modello
najpj, nrtftff?,

142. Vocabolario 37

S o st a n t iv i : népes (con suff. ecc.; pi, -ót) anima, forza


vitale; persona, essere vivente Con i
suffissi ha lo stesso valore del pronome
intensivo/riflessivo: me stesso,
te stesso,...ecc.
pto saq (pi. -im) sacco; vestito di sacco (indos­
sato come segno di lutto)
mismàr (senza pi.) luogo di reclusione, prigione;
postazione di guardia
màlón alloggio, albergo
Ve r b i: □WX ’àsém
T
(DWijQ essere colpevole;
aggettivo verbale DWX, colpevole
làn CrtD passare la notte, pernottare
ne 'éman ('fax?) essere confermato, sicuro, degno
di fiducia
1X$1 nis’ar (1XW1) rimanere, essere rimasto, soprav­
vivere
Altro : hbadd- con suffisso: solo, soltanto, da solo. Es.
’,751p ’IX solo io, ecc.
^ ’àbàl (avv.) veramente, certamente; comunque,
tuttavia

La preposizione l1? (tra, fra) insieme ai suffissi pronominali assume le forme


seguenti:
Singolare Plurale
■>r5 bèni U'j'a bénènù o ìrrii}’? bénótènu (raro)
béndkd □D‘,!Pa bènèkem — —
Tjra bénèk — — — —
ir a bènó □flTa bènéhem o Diliga bénótàm (raro)
254 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Esercìzi

(a) Completa la punteggiatura vocalica dei verbi Niphal e traduci:


.□ ^ 3m in 11 . ^ n “13W3 1
ia$ a n a ^ x 12 .n$30 ^aX’ 2
.nna^an dhv? n*?x 13 .Q^UD tn w 3
.D'-ftarj T 3 noi’’ 14 n,3 ì lyaw1 4
.no ^ni^a D7 7 q^"dx □,n ^ m 15 .xosn iz^x ma'» ti? 5
.a^n^n wow 16 .urti Mj? * ami
T »
6
.Dnnaan-n^ in’ 17 • naìx$ i&m nf?
T O 7
.□nxwan ist 18 .□yn ina1 ipx 8
.Dnytpn ^nnsn 19 .m a1? uixtfa «piq 9
.maryan nnyn na^ntofi 20 .Dvfrft “157 pX? 10

(b) Scrivi in ebraico:


1. E quando le loro parole furono udite, noi capimmo che essi erano
colpevoli.
2. Com’è vero che Dio vive (lett. per la vita di Dio), tu non vedrai tuo
marito fino al giorno della sua morte.
3. E alla sera egli entrò in un albergo e vi passò la notte.
4. Ora che tu sei stato scelto come nostro re, dacci aiuto affinché pos­
siamo uccidere i nostri nemici maledetti prima che la nostra terra sia
catturata e le nostre città siano bruciate.
5. Essi misero il cibo nei loro sacchi e si incamminarono per la strada.
6. Ora che egli ha misurato il campo, vai da lui e chiedigli se (ha-) lo
venderà a noi.

(c) Lettura: Giuseppe e i suoi fratelli in Egitto

ìwy nxt "i&xn vn§-r\$ ^ n‘o$n


13^ DipK*) rra? ìn s ^ #vi?i
xa; xìni auto iniì?n Pi?n n^n^-n^ Dirai? ^ ttn 'n y ^a:? nvn§ mw )
.ìrvròn CQnin nan np^x
vò) ì$sa m .| ^ x n 1$$ Na™-*?y iai?a$ n^nx-1^ tf^x nzpxn
’n ió x x^q :“ibKV Dn'K p ì x i iyh ,nx'*n nnsn nxa
noi'* y&W p isrf’ x*? ani 173 nan M artiri Driya^ kY| ìxtppjp^x ia * ò
irix n'o^i Tivz?$'n^ ni?*i a $ h 113*1 oj^Sfà noi'» 4ab»i orila^a W & D ??
otyft l i f t 5rn raA ntf? W \ ni^i?1? n a ^ a w a o?fr 13*1 Q3T5?1?
.ivb nyi§ ni^s?1? Dtfa ìd^i ^7? ti? ani ayjptp? V?
L e z io n e 37 255

tq n iniDp1? nnV ij?fern$ apa in s n'npD ■’iri lìVan nnV?s?n *>nn


m&N'n ik i« i / W ? ^ p ? nan :Y>ntrVx ij?to *>£>? Nìn nani isprnss
.tf> cr;f?8 n&y n k rn » :ìqk V tti#-1?# ah#
irVx iDNmbx’? arto 6nn'pn-l7 rn « V? n^N'n lyj} n s ^ npyrVì*
■ w il i2qx m iv riiN'i1? m § '?) cpVto NflSs >:? *W‘5i ni^p n ^ n ^ t^Nn
■»? V7K nx‘r? :fiKn ^xn ian*i ^Vn*? tò ,^5*5 cn?
«tal a^lk'V y: n^jnw'i ìdV ^ 3 ? npìo , dan d^ d
wryV n 9fì w n irr^ i irtyy PI ^ n ììv d^ i i ? d^ n ìbpn oyn^
.nauton n m irto W'tón
T | • - « | *' T -

,ini?n ìa^x nov ^ ^ n ’oìj ^PT. n&tfn


nV dn V & n •’a^-nN: :ib*ò vaijrVij p iici "i^N'h 8/n;'?Dvn ^ y
.Qt^o o t ^ «ini ,(V ^ ^ njjp ^y
n n in'N NipjFi_DN ,in^3 to '? Nin*]na vnx r? DD&y ■g? ì t nV :2pvt: i m h
. n W f a S n^ T O n? »V b Ili?

Note alla lettura:


1 . Fanno qui riferimento al trattamento precedente che essi avevano ri­
servato a Giuseppe.
2. Probabilmente da comprendere come “E adesso, per di più, (la no­
stra punizione per aver versato) il suo sangue (ci) viene richiesta”.
□7 è frequentemente usato come equivalente della colpa (o della
punizione) implicata in uno spargimento di sangue.
3. pVtt un interprete
4. D3D nel senso di “voltarsi”
5. “provviste”
6. femminile plurale = neutro plurale “le cose che erano accadute”
7. “voi mi avete privato”
8. Una forma rara, forse femminile plurale, “tutto”.
9. “tu potrai uccidere”
10. “affidalo a me”
1 1 . Si noti che l’apodosi (se. . M i l o r d ) non è segnalata eccetto che da una
costruzione congiuntivo-sequenziale. }ÌV dolore, cordoglio, lutto.
L e z io n e 38

143. Verbi Niphal: temi e flessione (cont.)

R a d ice P erfetto Im perfetto Im pera tiv o In f . C o s t r .

Ì-Nun nittan irir yinnàtén imn hìnnàtèn ■jri3n hìnnàtèn


\-Yodh nólad yiwwàléd 7Vì7J hiwwàléd
« T •
7^171 hiwwàléd
•* T •

\U-Aleph NHj?] nìqrà' nììT yìqqàré’ hiqqàré' *qj?7ì hiqqàré ’


III-Hè 71333 nibnàh
T I « "
rm 1yibbàneh 713371 hibbànéh nÌ33n hìbbànót

Osservazioni;
(1) Ì-Nun. L’assimilazione della prima consonante radicale avviene nel
perfetto e nel participio: *nintan > nittan. Altrove i temi e le flessioni sono
come quelli delle regolari radici triconsonantiche. [Nota: l’assimilazione
della finale tematica n nel perfetto di ]FI3 è caratteristica solo di questa radice
particolare; cfr. il perfetto Qal.]
(2) I-Yodh. In ebraico, quasi tutte le radici l-Yodh erano originariamente
I-Waw. Il Waw originale appare chiaramente nei verbi Niphal. Nel perfetto,
un antico *nawlad (radice yld < wld) ricorre come 7VÌ3 nólad (egli nacque).
Nell’imperfetto e nell’imperativo la n- del prefisso Niphal è assimilata alla
consonante -w- della radice, provocando un raddoppiamento -ww-: l 1?!?
yiwwàléd (egli sarà nato). La flessione è regolare.
(3) III-Aleph. La vocale tematica del perfetto è allungata in à davanti
allo X quiesciente, come ci si attenderebbe (cfr. §52 ecc.). Tuttavia, diversa­
mente dal perfetto Qal, la vocale tematica è sostituita da é davanti alle desi­
nenze della 2a e della la persona: es. niqré(')tà (tu fosti chiamato). La fles­
sione completa è fornita sotto.
(4) lll-He. Il modello di flessione appreso per il Qal sarà lo stesso per la
maggior parte dei verbi derivati da radici III -He. Al Niphal perfetto, però, la
vocale tematica davanti ai suffissi della 2a e della la persona è di regola é, e
non t. Si confrontino ‘•Jpia e ,,JV3?3 (io fui edificato). Così come nel Qal, lo
iussivo o forma breve dell’imperfetto perde la vocale finale: 71^3? —» “]3\
L’infinito costrutto termina in -<?/, come nel Qal: Ì7Ì33, nl33H, Si noti il
participio np3 (cfr. 7Q3).
258 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

P erfetto

1$3nittan 7*713 nólad Rlj?3 niqrà’ 713^3 nibnàh


n3fi3 nìttdnàh
T I •
nf?U nótedàh niC|i73 niqrd’àh nn ^ 3 nibndtàh
Dm nittàttà
T — ■
fi 7 ^ ] nólàdtà nK1j73 niqré{ )tà Jl"»5^13 nibnètà
]jiri3 nìttàtt ^7'?Ì3 nólàdt nKlj?3 niqré{ r)t JV393 nibnét
‘•Bri] nittàtti ',B7'7Ì3 nólàdti ■
’nKnf^n niqrèOti nibnèti
nittdnù
131^3 Ì7 *?Ì3 nólddù 1K"|Ì?3 niqrd’u 13}3 nibnù
DJiri] nittattem OFI*f7Ì3 nóladtém nriK7.i73 niqré( ^tem DTO3 nibnétem
•jrirq nittatten 187*713 nóladtén lfllOj?} niqré( r)ten lfl,,3}3 nibnèten
m i nittànnu 137*7Ì3 nólàdnù ì3Nlj?3 niqré{ "jnu 13’^ a nibnènu

Im p e r f e t t o

in3? yinnàtén 7 VV yiwwàlèd «li?? yiqqàré’ yibbàneh


imn tinnatén 7 ^ 1^ tiwwàléd
«* t •
KljPfi tiqqàré ’ njari tibbàneh
inan tinnatén 7 t*7*in tiwwàléd
T »
Xlj?J!l tiqqaré’ tibbàneh
’:m n
» I IT »
tinnàtdni
*
tiwwahdi >X*l^n tiqqard ’t TDfl tibbàni
• r ■

ÌW ’ennaten 7 ‘?ÌK ’iwwàlèd


.. T •
Klj?N ’eqqàré ’ 'ebbàneh
Ì3n-P yinnàtdnu n ’flf?yiwwàbdu yiqqàrd’ù Ì32P yibbànu
nan3fl tinnàtànnàh tiwwàìàdnàh n3N Ìj?fi tìqqàré( ^nàh nrjjafl tibbàn$nàh
Ì31$IF1 tìnnàtdnù tiwwàlddu ÌK“]{pri tiqqàrd’u 133fl tibbànu v •

n|ri3Ft tinnàtànnàh tiwwàìàdnàh tiqqaréOnàh tibbàn$nàh


m ninnatén lVl3 niwwàled Nlj?3 niqqàré’ HJ23 nibbàneh

I m p e r a t iv o

'|Jl3n hinnàtén 7*71n hìwwàlèd X“lj?n hìqqàré’ H33 H hibbànéh


’3n3n hinnàtdm hiwwàhdi '*K")[?n hiqqàrd’i ■T *
hibbàni
ecc. ecc. ecc. ecc.

In f in it o C o s t r u t t o

’j n in hinnàtén 7*7^ hiwwàléd N lj? l hiqqàré’ flton hibbànót


T •

In f in it o A s s o l u t o

•JÌD3 nittón [7ÌVÌ3 nólód] X ilj?3 niqró’ H33H hibbànéh


H'3^3 nibnoh
P a r t ic ip io

nittan 7*713 nólad


T
Kl|73 niqrà ‘ n3}3 nibneh
H3FI3 nittànàh
T T • >
m*713 nólàdah
T T
niqrà ’àh H3^3 nibnàh
nitténet ni'?Ì3 nólédet nNlj?3 niqréOt
D^ru nittànim •T nólàdim niqrà ’im □'*353 nibnim
nÌ3D3 nittanót
T •
nÌ717Ì3 nólàdót nìKlj?3 niqrà ot ni 3^3 nibnót
L e z io n e 38 259

144. Verbi Niphal: tipi misti

Quelli che seguono sono un campione di verbi le cui radici combinano di­
verse delle caratteristiche descritte nei paragrafi precedenti. Le forme sono
del tutto prevedibili sulla base di quanto studiato in precedenza e dunque non
richiedono ulteriori spiegazioni.

P er fe t t o Im p e r f e t t o IMPERATIVO
l-Waw (Yodh) e S7713 nóda V1Y yiwwàda ' Vlìn hiwwàda'
- t • “

Ili-gutturale essere conosciuto


l-Waw (Yodh) e ta ti nòra
T •
N“VP yiwwàrè' tm n hiwwaré’
T •

III-Aleph essere spaventato


I-gutturale e na'àsàh ye 'aseh n t o hé'àsèh
.. t «

III -He essere fatto


I-Nun e Il-gutt. □m niham □nr yinnàhèm □nan hinnàhém
** T 1 * -

(radice 0113) essere pentito

Si presti attenzione anche al verbo U/àa niggas (radice ttfaa). Solo al perfetto è
un verbo Niphal; all’imperfetto viene usata la forma Qal

145. Vocabolario 38

S o s ta n tiv i: w tn rò( ’)s (pi. irreg. vedi §34) testa, capo,


cima
nné pétah (con suff. pi. -im) apertura, entrata (di
tenda, casa, muro, ecc.); il termine è usato
anche come preposizione: all’entrata di.
tap (senza pi.) termine colletivo per bambini;
non usato allo stato costrutto
md 'at (senza pi.) un poco; frequente nel costrutto
tWp un po’ d’acqua. Si osservino anche
poco a poco e DVft ìiyp tra poco.
Anche usato in una varietà di espressioni
idiomatiche con il significato di base di ir­
rilevanza, piccolezza, trascurabilità.
’ólam (pi. -im) parola che indica una lunga durata
di tempo, passata o futura; di conseguenza,
eternità, antichità. Si osservino anche i sin­
tagmi piuttosto comuni: D^ÌSTiy, per
260 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

sempre. Frequente anche come secondo


elemento di una catena costrutta: □Vii? ^ i
giorni antichi; oViy alleanza eterna.
V e r b i: inia notar ODI?) essere lasciato, rimanere
DO)] nilham (DO1??) combattere (+ £ con)
ona nìham (OOJ?) essere dispiaciuto, pentirsi; essere
consolato
ma niggas (usa Pimpf. Qal Uto?) avvicinarsi (+ V$)
nìssab (senza impf.) stare, mettersi, essere collo­
cato, essere posto; essere posto a custodire
(lett essere designato a far guardia)
niplà3 (X1???) essere stupendo, meraviglioso.

Esercìzi

(a) Completa la punteggiatura vocalica dei verbi Niphal e traduci:


.-Di Tpfry nV ,n m 'i m
T T * * T / « T
13* V
.rao1? 7fr$?V 'r tfy *à) ^ à a
«
1
.n?3 iV p n 14 .n^Vn rVn rrs^ 2
.'ìvtby nyiirVy m m i 15 .OVO “ina1* 3
.D73i n ^ a n in:?NVz?v)$ i r $ i 16 .Tpn o^nVa on 4
itovi 17 . o v ^ n Vnpa iDin hV 5
m i ) ?at$ m m narfpan n q x 18 .rito w 6
JW1 W t i ina? 19 .o ^ l^ a n n r KV 7
.r i f e r 1??? Vi7an ^ 20 .onnian a ^ a r r n ^ ìnp 8
. 1 ^ nifi p n 21 .no'royì? ■’V in 9
22 .□$ o ?m n n^a^ri ^ 10
.t ?$ rarym o1^ nyn-]K r 23 .o# in n n n^inn o ^a^n inpVa 11
.o ^ p 'afìa nVx? o n ^ n 24 .osq- qp i^an noty’Vy ntfc 12

(b) Scrivi in ebraico:


1. C’è una grande collina tra noi e il campo,
2. Il frutto sarà portato (lett. preso) alla casa e sarà mangiato lì.
3. Il giusto sarà esaltato (lett. sollevato), ma il malvagio perirà.
4. Uomini innumerevoli (lett. uomini, il loro numero non esistendo) fu­
rono uccisi vicino al muro.
5. Consolati, figlio mio; la voce della tua afflizione è stata sentita e ti
sarà dato aiuto.
6. Fui designato a far guardia alle donne e ai bambini.
7. Una nuova città sarà costruita per coloro che sono sopravvissuti.
LEzroNE 38 261

(c) Lettura: Giacobbe e i suoi figli, dopo la prima discesa in Egitto

ori?*?? napa ^ n^a Htfip n f à TO 3Vì?i


X’V ^ X Ì^Xn 1BX HbX1? rrpH? V^X “l$Xh , ^ 'X " ^
“□ki *?ax ^ njj?3i *713 unx wnx-nx nVw ^ ; ùk ,ddj^ik np’nq ’^ a w"in
.d ^ x DD-»n^ ^ a "3D ì*qn tf? ^ ^ x trò n ■•a x1? nVw

2u,7 u^xn Vx^ Vix^ :m$x'n ,nx a?1? ìiy **3 i^ x rnóx hdV ^x-rtp? "i$xn
3yTi y ii;rj ,nVxn ann^n ■>D"'?y v*7X -ìftx'h ,nx d?1? , ti D^a$ liy n nbx*?
.DpJJlX 7 T D T n ^ n^X '1’ ’3

■m m&a x'V] n ^ l n a ^l naìpaì ’ax iy iri nn1?^ :vax V into ci* nrin? im h
i m h /D,,OT"1?a ^xpni >riK sp’Jx iyfo a i ^ xVdx nnx-DA
ì&ipi inp D^n^-nsT ,inp 5njifto n$Ql ,nrga «htjt inp nxr ,ia-DX :a'psr
-n x i □?*? 7nV ^i t^ x n ^ d1? 6cp& ni a ? 1? *|fp □'’n’JXl t ^ x n ^ x i a #
•TO »

Note alla lettura:


1. ^ a a meno che
2. Si noti ^ nel senso di “riguardo a [noi], intorno a [noi]” dopo *7X$.
3. y p e IfrX1 sono imperfetti usati con sfumatura modale: “Come pote­
vamo sapere che egli avrebbe detto”.
4. “Io sarò responsabile davanti a (lett. avrò peccato contro di) te”.
5. “il doppio del denaro (richiesto)”
6. “pietà, grazia”
7. “possa lasciar andare”

(d) Lettura: Sai 24,7-10

C Q ^ X l C H V $ W ty 7

aViy *>nnD ìxtoni


:7iaan ^ xia^

lia a n if$ ni V

i l a y i 2m y n i n 1

:nan>a niaa mn1


262 INTRODUZIONE ALL’EBRAICO BIBLICO

Tn^n Tftà nr 8
“ila*! 2niy mrr
:nnn^D lisa nirr

□p-ròi c n y $ m to9
Q*7ÌÌ7 '111)5 WtfN
n t o n ìfoj Kìa;i

ìi33n n$ wn ■>»10
niNn^ m r r j
3n>Q :*7in3n wn -

Note alla lettura:


1. Vedi la fine del §82.
2. Una parola rara: “forte, potente”.
3. Una parola frequente in chiusura di versi o sezioni più lunghe dei
Salmi. Il suo significato è sconosciuto.
L e z io n e 39

146. Verbi Niphal: temi e flessione (conclusione)

R a d ic e P er fetto Im perfetto I m pera tiv o


Vuoti (113) 1133 nàkón 1Ì31 yikkón hikkón
Geminati (330) 303 nàsab
- r
30? yissab 30H hissab

In f . C o s t r . P a rticipio
■J13H hikkón *1133 nàkón
30H hissèb
.« • —
303 nàsàb
T T “

Come nel Qal, anche nel Niphal i due tipi di radice indicati sopra presen­
tano le deviazioni più evidenti dai normali modelli triconsonantici. Il mante­
nimento costante della vocale tematica -o- con le radici dei verbi vuoti
semplifica il paradigma, ma l’attenzione deve essere richiamata sulla varia­
zione di ó e u nelle sillabe pretoniche del perfetto, in cui la vocale tematica è
aggiunta alla la e alla 2a persona:

Perfetto nàkón nàkónu


n

*3133 nàkónàh
niii33 ndkùnótà □DÌ313} mkónótem
n if o j nskunót 1^1313} mkónóten
mkunoti 131313} mkùnónù

Imperfetto yikkón
vy 1313? yìkkónù
1Ì3FI tikkón P r iv ili tikkónenàh]
tikkón 13l±Jj1 tikkónù
’jlàijl tikkóni [nrjìsn tikkónenàh]
Ì13X ’ikkón 1133 nikkón

Imperativo 1Ì3H hikkón 1313H hikkónù


•»3l3n hikkóni

INF. COSTR. 1ì3 n hikkón


rjlan hikkóni ecc.

P a rticipio nàkón
n CP313} mkónìm
n}133 mkónàh ni3Ì3} nakónót
264 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

L’infinito assoluto può assumere o la forma di 1133 nàkòn o quella di 1Ì3H


hikkón,
I verbi Niphal da radici geminate sono scarsamente attestati e in molti
casi non si può essere certi che la forma in questione sia veramente un Ni­
phal e non un verbo Qal. La 3a persona maschile singolare del perfetto, 303
(da una forma più antica *nasabb~) somiglia molto a un verbo Qal dalla ra­
dice 301 La flessione completa, comunque, mostra che questa somiglianza è
superficiale e che il raddoppiamento della seconda consonante radicale riap­
pare quando una vocale viene aggiunta al teina. Similmente, anche
nell’imperfetto 30^ è possibile una certa confusione con altri tipi: questa
forma potrebbe provenire da una radice 303 (cfr, $à?) o potrebbe essere una
variante del Qal (cfr. DFP al posto del più comune DJV). Alcune delle forme
alternative che ricorrono sono dovute ad analogie morfologiche. Per esem­
pio, la coppia originale Otti - 073? è stata alterata in Otti - OEP probabilmente
perché OS? è stato interpretato come un verbo stativo Qal (come ad es. 13}?)
da una radice 0tì3:
Ì33'?sta a 133 come OEP sta a 0B3.
- I ■ •• T - • *■ T

Questa mescolanza di forme Qal e Niphal, insieme con la relativa rarità di


questi verbi, rende quasi impossibile decidere con che coniugazione abbiamo
a che fare. La selezione di forme che segue è una guida sufficiente per quelle
che saranno incontrate in seguito.
P erfetto 303 - T
nàsah oppure 303 •• T
nàsèb
H3Ó3
T - T
nàsàbbah oppure H3Ó3
T ** T
nasébbàh
ndsabbótà ecc.
«03 — T
nàsàbbù oppure 1303 « T
nàsébbu
□OÌ3Q3 nBsabbótem ecc.

I m perfetto 30? yissab ecc. oppure 30? yissób ecc.


pèn tissàbbi ecc. oppure p o ri tissàbbi ecc.

Im pera tiv o 3on hissab ecc. oppure 3bn hissób


P èri hìssàbbi ecc. oppure pori hissóbbi ecc.

INF. COSTR. aon hissèb


pori hìssìbbi ecc.

P articipio 303 nàsàb


T T
npo) msabbim
H3Q3 ndsabbàh rmp} nasabbót
LEZIONE 39 265

147. Vocabolario 39

S o st a n t iv i : naó tébah macellazione; strage, massacro


n V n ri tdhìllah inizio, prim a occasione (di qualche
evento)
sèi (con suff. “’VS; pi. irreg. O’’1?'??) ombra;
(fig.) protezione, riparo
r a yàmìn la destra; la mano o il lato destro (f.)
*7Kblp S3mó( y la sinistra; *7Xa$ 71 la mano o il lato
sinistro (m.)
léb
a 1? (con suff. ' a 1?; pi. -ót) cuore
V e r b i: □3 nàm T
(D ir) dormire
na to-
tàbah
T
(n a tp 1) macellare, sgozzare (animali per
cibo)
rn-t ràhas ( y n - !1) lavare (tr. e intr.)
Dai nàmés (verbo Niphal dalla radice o o a ; impf.
o a 1) sciogliersi, dissolversi, fondere

li =>3 nàkón (verbo Niphal dalla radice ]1D; im p f


lia ? ) essere fermo, solido, sicuro, stabile
Al t r o : □ aT l 1 yómàm (avv.) durante il giorno, di giorno

Esercizi

(a) Traduci:
. t o ti^ n a m ) n t n ti? 1
.anno «làl 2
T ' \^ m n v n w m 3
, a w 3 )ìvi3 i n v ti?) ii?'àn n?ni 4
.D,T??N ^V1? D21? Da? 5
.Ì*C|3 K1?*] D^Dian 10=1^1 nxp 6
.innja"n$ QDtfì?1? ti? r? laqan 7
mn1" ^ nu? 8
nì'?”‘?y n .^ -n tj ah? 9
.xpsn-^y limi $70^ ila? io
.*?i7$ nn^ nat?si nfitfterrnx iniù/sja ’n?i 11
.13^1 ìrtra m o1;??}* 12
•Tinrn» w frn 13
.D}*1 fyn *72# 33$»1 14
.**ni±02 ,>Kb$"'?y‘j nffc nan 15
266 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

.rpan nn§ a # 1 n r ’pN ì ^ ì 16


.K'aan *137 ,)p-l?y 07 Tyn x'pan 17
.nix'??} n$? n rsn n 18
.tra ila 1? "IDptì \% 19

(b) Scrivi in ebraico:


1. I vostri cuori saranno spezzati.
2. La città sarà circondata e i suoi abitanti saranno catturati.
3. Sulla destra sono le tombe dei loro padri.
4. Sette uomini facevano guardia a lui affinché non scappasse.
5. C’era solo un poco di cibo rimasto per noi.
6. Lavammo le nostre mani e i nostri piedi prima che ci sedessimo a
mangiare.
7. Le parole della sua legge sono stabili per sempre.
8. Quando sentii le sue parole, il mio cuore si sciolse dentro di me e
non fui capace di stare (in piedi).

(c) Lettura: Giuseppe e i suoi fratelli: il secondo viaggio in Egitto


N

rr\i\ ìfripn TO ja-nsi no? m in nn}Brrn$ inpn


3tgn :lrra-^y 2iy$? "iftx'h TO?a-n$ nm noi1 no^
.n n o s a n ^ n ìVptf’ ' m ’a 5p ^ naó 4nnipi rimari n ^ n - n ^

1 3 7 -V y -Mnw\ n o i '' i v a 6w : n n ’a c p u ^ n n o i1 "1 ^ 3 mh


n u ty n / i r ì i n q " n ^ ‘i o 'n a y ’? u n x n n ^ V x a ia n ’j n n a aw n noan

*?3& nì3p*? n 'p n r ia ir jT 7 ì t ;n ? à n n n é vbx n $ x ' si n o ^ n ’ a - V y


, v f c i i r i x 8a # _ ij? fc ■’p ? r > x n o i n a n i wp.urm n n ip p a i i f t a r r ^ m a r?

uèpa ■>&wyfc x'1?

in; 03’aìj *>rf?ìq n^rf?$ ^N^n-Vx ,n;i> qV?$ :noi’ T a -^ y tz^xn “i#x'h
.^ x xa D3?pa ,N m n ^ r r n s a?1?

«En?l in»] noi1 nn?a c p t ^ ir n x ttf’xn 10xa*i iiyz?trn§ 03^*5 9x^in


V?}n> 0$ ’a r? n’iq s a no^ Nia~7y nti ìa$_si o p n ian 1? *?g& irm n n ^ i
L e z io n e 39 267

Note alla lettura:


1. “la doppia quantità d’agento”
2. è qui usato in modo sostantivato: “colui che”.
3. “porta”
4. Un raro imperativo con d al posto del normale rplp.
5. “e prepara”
6. “essi furono portati”
7. “siamo stati portati”
8. “e l’abbiamo riportato indietro”
9. “ed egli portò fuori”
10. “ed egli portò”

(d) Lettura: Salmo 121 (vocalizzazione leggermente modificata)

nnnrrVN ’rs? x m 1
* t v v - •• y v

«a; ■pfe
mrr ay& *HTV2

ti^ I ai»’? 3
dw -Vn
1#" tà] Dir H3H 4
:Vn“iì^
TftW rn rr5
T _1?y nin**
2n33? nS n nai-*6
T' :nW a o x i
yrV a» TOT? mn’>7
: ^ ? r n s ibtp?
nb$? r n r r 8

iDVinsn nn?»

Note alla lettura:


1. Inf. costr. Ditì con *?: vacillare; si noti irti nel senso di “permettere”.
2. “non ti percuoterà (colpirà, ucciderà)”
3. -.ìjtfXlb#?.
L e z io n e 40

148. Verbi Piel: significato.

I verbi Piel si distinguono per il raddoppiamento della seconda consonante


radicale e per modelli tematici distinti da quelli del Qal. Poiché la radice di
un verbo Piel non sempre ricorre come verbo Qal, a volte è difficile determi­
nare il significato di una forma Piel attraverso la comparazione diretta delle
due forme. Di seguito viene presentata una raccolta rappresentativa di verbi
Piel, classificati secondo il significato assegnato per derivazione da altre
forme.
a. Effettivo (transitivizzante). Forse l’uso più uniforme della forma­
zione Piel è per costruire un verbo con significato transitivo attivo da una ra­
dice che nel Qal appare come verbo intransitivo o stativo. Questo tipo di
verbi Piel ha di solito un significato effettivo:

QAL (essere sano) PIEL (fare sano, rendere sano)


QAL (essere grande) PIEL (rendere grande, magnificare)

Tale trasformazione del significato potrebbe anche essere definita “causa­


tiva”, ma Puso di quest’ultimo termine sarà riservato a quelle radici i cui
verbi Qal sono transitivi:
Qal (imparare) PlEL (insegnare, che letteralmente è
causare l’apprendimento)
Esempi:

Q al P iel
ìpK perire 7pX ’ìbbad distruggere
essere leggero, qillél maledire (non dar peso, consi­
futile derare poco importante)
UHI? essere santo t£Hj? qiddas santificare
□V# essere sano, intero Q1?# sillam rendere sano, intero;
ricompensare, compensare
rrn vivere,
T T
r?n hiyyàh lasciar vivere, far rivivere
essere vìvi
NttD essere impuri Nfòp timmé ’ contaminare
n'jS essere alla fine nVp killah finire, completare,
portare a termine
ità imparare llìh lìmmad insegnare
270 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

In alcuni casi in cui il verbo Qal è o transitivo o intransitivo, il verbo Piel è


specificamente transitivo:

ttVfc essere pieno, riempito nVq mille ' riempire


bruciare (tr. o intr.) IV? bi 'èr bruciare, ardere (tr.)

b. Denominativo. Quando il verbo Piel è più vicino nel significato a


qualche sostantivo o aggettivo che a un verbo Qal (che nella maggior parte
di questi casi non esiste), possiamo dire che il Piel ha una funzione denomi­
nativa:

Vi parola V I dibber parlare


Và libro, ISO sippér raccontare, narrare, recitare
documento una storia
benedizione TB bèrak benedire
comando np siwwàh comandare
m#T musica, zimmér cantare, suonare
canzone
tre uiW sillès dividere qualcosa in tre parti;
fare qualcosa per la terza volta
gelosia qinnè’ essere geloso

c. Intensivo. In diversi casi il Piel denota una moltiplicazione


dell’azione designata dal Qal. Ciò può assumere una sfumatura intensiva, ma
nella maggior parte dei casi tale forza intensiva è difficile da percepire. Molti
dei cosiddetti Piel intensivi sembrano più varianti stilistiche dei verbi Qal
(verosimilmente denominativi in origine) usate in poesia, probabilmente al
fine della variazione formale piuttosto che dell’intensificazione.
d. Non classificato. In aggiunta alle tre categorie precedenti ci sono
molti verbi Piel la cui origine non è chiara. Alcuni di questi verbi potrebbero
indubbiamente esssere collocati nelle classificazioni suddette se avessimo
più dati sulle relative forme Qal o forme nominali,

>JD pizzar spargere biqqès cercare


Una gèrès cacciare (via) “ino mihar affrettarsi, sbrigarsi

La conoscenza delle funzioni fattitiva, denominativa e intensiva del Piel, in­


sieme con la familiarità acquisita con il significato delle radici verbali già
note, metterà in grado il lettore di padroneggiare l’uso di questa coniuga­
L e z io n e 4 0 271

zione verbale. Tuttavia, poiché il lettore non sarà sempre in grado di deter­
minare con sicurezza il significato di ogni nuovo verbo Piel, esso sarà sem­
pre elencato nei vocabolari delle lezioni seguenti.

149. Verbi Piel: temi e flessioni

Radice P erfetto Imperfetto Imperativo


Regolare giddél VlV yagaddél b ll gaddél
MI-gutt. rfpttf sillah yasallah TÙW sallah
II-gutt. bi 'ér “TO? yaba 'ér "1S73 ba 'ér
ÌK# me 'én fXTp? yamà’én mà ’èn

In f . Costr . Participio
gaddèl V'nO magaddél
nVw sallah masallah
"IÌ73 ba 'èr maba *ér
IKtì mà ’èn ’|K?p7£ marna ’én

Osservazioni:
1. Ci sono solo due temi verbali di base: quello del perfetto e quello
deirimperfetto. Come altrove, le forme dell’imperativo e deH’infinito
costrutto sono derivabili dall’imperfetto. Anche il participio somiglia
all’imperfetto, ma è caratterizzato dal prefisso 1} ma-.
2. I verbi Piel da radici Ill-gutt. si discostano dai modelli di sopra solo per
la presenza della a come seconda vocale tematica in tutte le forme ec­
cetto che in quelle del participio.
3. Anche nel perfetto dei verbi senza consonante gutturale si può trovare la
vocale tematica a al posto di è\ abbiamo così giddél o giddal. La scelta
sembrerebbe facoltativa. Ci sono alcuni verbi, specialmente "13Ì dibber
(parlare) e “15? kipper (espiare), che hanno e al posto di é o a alla 3a per­
sona maschile singolare del perfetto.
4. 1 verbi Piel da radici II-gutt. (incluso 1) rientrano in due classi:
a. quella con raddoppiamento solo virtuale della gutturale in que­
stione (si veda "1173 sopra); in questo caso la vocalizzazione è
uguale a quella del verbo regolare;
b. quella con allungamento compensatorio della vocale che precede la
gutturale (i —>é, a —>à\ vedi 1X& sopra).
272 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

D avanti a "I l ’allungam ento com pensatorio è di regola. I verbi con le al­
tre gutturali p o sso n o essere trattati sia in un m od o che n e ll’altro, com e
sarà indicato di volta in volta n ei vocabolari.

Perfetto

Vn giddél sìllah 1V2 bi'ér ■jKtì mé'én


gìdddlàh nn*j>$ silldhah rns?3 bi’aràh mé’ànàh
giddàltà sil/àhtà F|-|S>3 bì'àrtà mé’àntà
jftìà giddàlt jpn'pu/ sillàht Jj)“jy3 bi'àrt méant
’nyfa giddàitr sillàhti bi'àrti mé’ànti
giddalu ìlfjpU? silhhù 1157? bi'àru mé’ànu
gìddaìtém sillahtém Dn"|V3 bi'artém □£13Ka mé’antém
IO*?1?} gìddaltén sìllahtén ]Fi“)y3 bì'artén mé’antén
giddàlnu sìllàhnu bì'àrnu mé’ànnu

Im p e r f e t t o

yagaddél ydsallah ydba ’èr yamà’én


bl'm tagaddél tasallah tdba 'ir l^ari tamàen
*77^1 tagaddél tdsallah tdba ’ér 'IXafl tdmaen
tdgadddli tdsalhhi n.ynri tdba’ari \Jfc?ari tamà’àni
*77^ ’àgaddél ’asallah 'àba ’ér ’àmà’én
ydgaddalu yasallahù w t , ydba 'arti Ì3$a? ydma’àntì
tagaddélnah tdsallàhnàh r t o tdba 'érnah naìfon tdmà'ennàh T « T I

tagaddalu tdsalldhu n ^ i? tdba 'ani ^ajj) tdmà’àml


tagaddélnah tdsallàhnàh i r t o tdba 'érnah tdmà’énnàh T T I

*?7M nagaddél nW} ndsallah "1V3J naba ’èr namà’én

Im p e r a t iv o

Vìa gaddél n*?$ sallah iy a baer ■jKtì ma’én


'’V'T* gaddali salldhi ,»"IÌ73 ba'àri ma ani
gadddlu i n ^ salldhu l“lì?5 ba'arù mà’ànu
gaddèlnàh sallàhnàh n3“|$3 ba’érnàh HHìfo màennàh

In f in it o C o s t r u t t o

*77S gaddél nW sallah "IV3 ba'ér IX» mà’én


^ gaddali ‘,ntp$ salhhi 'ly ? ba'àri ma ani
*fr|è gaddelkà sallahàkà ^“$3 ba'erkà mà'enkà
gadddlék T jn^ sallafyék ^n.SJ5 ba'àrék ì|3^a màanék
ecc. ecc. ecc. ecc.
L e z io n e 4 0 273

I n f in it o A s s o l u t o

gaddól nV?$ saìlòah “liys ba 'ór ]iXQ ma’ón

P a r t ic ip io

magaddél mdsallifh maba'ér marna ’èn


n'7’7 ^ mdgadddlàh masalldhàh rns?3?p maba'aràh rUfcWi? mamà’ànàh
mdgadddlim mdsalhhm Dn5>3£ mdba'àrim marna amm
Di1?']}?? megadddlót nìfl'yWty masalhhót n1"lS?5$ mdba'àrót marna’anót

Osservazioni;
1. Dopo un waw inversivo il prefisso ya- dell’imperfetto perde la sua vo­
cale e la y non viene raddoppiata:

way-mà- ’èn (non: way-ya-mà- ’èn) ed egli rifiutò

2. Quando la seconda consonante radicale è seguita dalla vocale a, a volte


non ha luogo il suo caratteristico raddoppiamento:

t#|?3 biqqes egli cercò ma biq.su essi cercarono


$j?3? yabaqqès egli cercherà ma yabaqsù essi cercheranno

La perdita del raddoppiamento non avviene mai con le consonanti 3 7 à 3


n 5. In altri casi non può essere formulata alcuna regola precisa.
3. Le forme dell’infinito assoluto elencate sopra e nella prossima lezione
sono piuttosto rare. Più frequentemente l’infinito costrutto Piel viene
usato come infinito assoluto.

150. Vocabolario 40

Ve r b i: un,? qiddès santificare (cfr. WÌ7j?)


“1V3 bà'ar 0*73?) bruciare (tr, o intr.)
b i’ér (*1V3?) bruciare, ardere (tr.), consumare, ri­
muovere completamente
“137 dibber (*131?) parlare (cfr. "137)
TO bèrék 01*15?) benedire (cfr. H313) [Si noti
u t e biqqès ($ì?3?) cercare
sillah (nW?) espellere, mandare (via), congedare
« h i gérés (W"U?) cacciare (via) [Si noti
W ni ’ès (YN3?) disprezzare
274 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

1N7D tné’èn 0|X&?) rifiutare


m tf sérét servire, amministrare un rito [Si noti

Al t r o : ix }ò (cong.) o, oppure
Si osservi l’espressione idiomatica che utilizza La traduzione può va­
riare a partire dal contesto, ma l’idea di fondo che l’espressione vuole indi­
care è che le due cose o persone nominate siano in qualche modo uguali. Es.:

rii?lDp ^103 Tu sei uguale al Faraone/Tu sei alla pari del Faraone,
^fiòa (lett. come te come me) Tu e io siamo uguali, alla pari;
siamo nella stessa situazione, nelle stesse condizioni

Esercizi

(a) Traduci:
.n # \à) 1
.nb#'? •'ninin-nsi ‘,]via"n§ 2

.v ry ? in wtq xin “o Irix 4

TU 1? l ? 1? 6
.•rj?1?? n a r n $ nbtfn 7
.nimaipn ni& ^n-nx Va^1? 8
.^ì?an rix 9
.rf?§n ovp 7 ? vVk io
11
.mrr rpa oxia D*>#a$n-n$ un [ri 12
.ocno» n'^i1? t o i3
.n^^’pn ia ì1? "1#$ ^ x ia i? i 14
,n;n ia ntoarrn$ ^axri tiì 15
.D ^ n -n t* fniV na^a 16
.irix nainn irix wì?3?ì ’n?i 17
vni onpri tàé? Nìnn n^a 18
.•»rs7? on •«a o ^ tp a rrm j 19

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. Cacciali.
2. Non disprezzare le sue (m. s.) parole.
L e z io n e 4 0 275

3. Perché ti rifiuti di parlare?


4. Stai cercando me?
5. Benedicimi.
6. Io ti ho santificato.
7. Egli non volle servire.
8. Essi ci espulsero.
9. Benediciamoli.
10. Noi li abbiamo cercati.

(c) Scrivi in ebraico:


1. Essi presero i vasi con cui avevano svolto il servizio (lett. servito) e
li diedero al sacerdote.
2. Il Faraone si arrabbiò e li cacciò via dalla sua presenza (lett. da da­
vanti a lui).
3. Egli si rifiutò di santificarli, perché egli sapeva che essi non erano
uomini onesti.
4. Egli cercò lì i suoi fratelli, poiché non sapeva che essi avevano viag­
giato verso est.
5. Tu devi rimuovere completamente il male di mezzo a te.
6. Conducemmo fuori dall’assemblea gli uomini colpevoli.
7. Non potemmo rifiutare di passare la notte lì.

(d) Lettura: Giuseppe e i suoi fratelli: la prova finale (Gn 44,18-26)

Dopo aver incontrato Giuseppe e aver ottenuto la liberazione di Simeone


grazie alla presenza di Beniamino tra loro, i figli di Giacobbe partono nuo­
vamente per Canaan con le provviste ottenute in Egitto. Giuseppe ha fatto
mettere un calice d’argento nella sacca di Beniamino, e non appena i fratelli
hanno cominciato il viaggio di ritorno, manda i suoi uomini dietro a loro per
ispezionare il loro bagaglio, trovare il calice e accusarli di furto e tradimento.
Giuseppe allora esprime la sua volontà di permettere a tutti i fratelli, eccetto
che a Beniamino, di tornare a casa, ma Giuda si oppone a questa prova finale
e pronuncia la seguente supplica (vocalizzazione leggermente alterata):

W 121 Tjpy ,^ 7$ *ra rnin? uto*!18

,nx ix sì* ddV wy imb V’psrns ^ 19


276 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

ìm ) Ì 731? w n r ia vm ] p i? n ^ ip f ìù?t 3 N 13*? " i ^ t à i 20

.2i:in ì$ yy$\
7
. ì ^ V T V n n ^ N i i ■’V k 3m v n i n " ì j j t t f n 21

3
. n o i T a t f n i * 4 i v i v n « - n « n'ri?*? n y i n *?3V n1? i ^ k ì i 22

.■>39 nix"!1? ^iD’pin *ft d^jin pi?n n y n § i t ìò ns “i^ 'M 23


n :? rn $ i1? S ^ i ■qx ir'py "P ^ ì 24
.*?^“t)yZ? 13*? 7115$ 131$ “1$X*125
trà n ’a^ nix*f? ^ ^ ^ «$k pì?n irrm □« ^ iìV ìà n^xai26
3
.ì n x P i? n w r r n i

Note alla lettura:


1. Una rara particella di supplica: “Per favore, di grazia, ti supplico”.
2. = irix n nx
- T

3. “portatelo giù”
4. nai...3Ty’) una sequenza condizionale: “se egli abbandonasse...questi
morirebbe”.
5. “non (vedrete) più”
6. “noi gli abbiamo detto”
7. “procurate (viveri o provviste)”
8. Si osservi l’apodosi dopo la proposizione introdotta da OK.
L e z io n e 41

151. Verbi Piel: temi e flessioni (conclusione)

R a d ic e P erfetto I m perfetto I m pera tiv o


ìlì-Aleph kVo mille ’ xVo? ydmallè’ xVfc malie '
111-Hé H3V 'inndh
t *
H3V? y 3 'anneh nay ’annèh
Geminati hillèl VVn? ydhallèl y?n hallél
In f . C o s t r . P a rticipio
malie ’ xVttty msmallè’
nÌ3S7 ’annót n^V^) md 'anneh
hallél ViOT mdhallèl
Osservazioni: per quanto concerne i temi, solo i verbi da radici III -He richie­
dono speciale attenzione. Le forme di questi verbi rispettano i modelli già
studiati per il Niphal e il Qal: il perfetto termina in -ah, l’imperfetto in -eh,
l’imperativo in -éh e l’infinito costrutto in -ót. Nella flessione di queste
forme, la sola caratteristica non prevedibile è la prevalenza di -i- su -è- nel
perfetto; -è- si trova anche nella prima persona singolare; abbiamo, così, sia
’iriy che
P erfetto
mille’fmillà’ nay 7 »
'inndh hillèl
n ^ a milld ’àh nnj» "inndtàh hifolàh
millé(')tà n’i»
y • »
'innità hillàltà
nxVo millé(')t n lv 'innit hillàlt
rnx'k» millé(')ti ^niv/’n^y 'innitil 'innèti h ilialti
r • a

milh 'ù innu hihlu


DON*?& millè(')tem njpay ’innitem □ri1?1?* hillaltém
millé(')ten W*3¥ "mniten hillaltén
1 » y* /n

M
millé(')nu
«
w |y inninu hillàlnù

Im perfetto
ydmallè ' nav? yd *anneh V?n? ydhallèl
tdmallè ' nayi? td 'anneh VVnri tdhallèl
tdmallé ’ nayri ld 'anneh tdhallèl
tdmalld ’i ^yn td 'anni ’VOT tdhaldli
’àmallè ’ rm ’à ’anneh ’àhallèl
278 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

IN'?»} yamaild ’ù 13SP ya ’annù *Y3? yahalalù


tamalléQnàh ta ’annénàh ru^nri tahallélnàh
tdmalld u ììVI) ta ’annù tdhalalù
niK^ri tamalléQnàh ta ’annènàh tahallélnàh
«Vaa riamaliè 1 na ’anneh nahallél

Im pera tivo
xVa malie ’ H3S7 ’annèh V?n hallèl
malia ’i *anni " f a halali
malia ’ù Ì3V ’annù halalu
rUttfa mallé(')nàh ni>jy ’annènàh njV’jn hallélnàh

In fin ito C o stru tto


*Ò?3 malie ’ nìay 'annoi hallèl
■>«£& malia 7 ’HiaV 'annoti
■ ballali
ecc. ecc. ecc.
Infin ito A sso lu to
N'Vtt mallo ’ rÙV 'annòh Wn halldl
nay ’annéh J

P articipio
mamallé ' ma ’anneh V?n$mahallél
ns'jaj? mamalla 'ah ma ’annàh mahalldlàh
mamallé(’) i r ì à w mahallélet
D^V^fp mamalla *im ma ’annim D’Vpnip mahallalim
mamalla ’ót rto p ma 'annoi nlVpng mahallalót

I verbi Piel formati da radici l-Yodh, l-Nun, 1-gutturale non presentano irre
golarità. I verbi Piel da radici vuote sono invece molto rari.

152. Forme pausali

II. testo della Bibbia ebraica è diviso in gruppi brevi di proposizioni cono­
sciute come versi. Ciascun verso è di solito diviso in due parti, spesso di lun­
ghezza ineguale, la prima delle quali è chiusa dall’accento conosciuto come
’atanah (o) mentre la seconda da un segno simile al metheg, chiamato silluq
(O), seguito dal sóp pasuq (:), che segnala la fine del verso. Ciascuna delle
L e z io n e 41 279

due parti del verso è suddivisa ulteriormente a seconda delle esigenze della
sintassi; ogni unità tonica è dotata di un segno d’accento. Gli accenti sono
classificati in due gruppi principali: accenti congiuntivi e accenti disgiuntivi;
i primi vengono usati quando una parola è strettamente legata dal punto di
vista sintattico con la parola che segue, mentre i secondi sono usati negli altri
casi. L’uso degli accenti è molto complesso e non sarà trattato in questo li­
bro.
Nei testi delle letture selezionate impiegheremo solo l’accento sillùq (+
sóp pàsuq). Saranno segnalate tramite vìrgole quelle divisioni di proposi­
zioni che potrebbero causare difficoltà, ma dovrebbe essere sempre tenuto
presente che le virgole non appaiono nei testi originali.
Le parole che stanno alla fine delle parti maggiori dei versi, e dunque
specialmente quelle con gli accenti ’atnafy e sillùq, sono dette “in pausa” poi­
ché la recitazione del testo richiede una pausa in questi punti. Tali parole
possono avere una vocalizzazione leggermente differente da quella che la
stessa forma avrebbe in contesti normali. I cambiamenti che seguono sono i
più frequenti:
(a) a —* à: Din? (egli scrisse) per 3rD
(b) e —>à in alcuni sostantivi segolati: (tomba) per "pi?
(c) Se una parola finisce con la sequenza -aCv l’accento è di solito ri­
tratto e lo a viene sostituito dalla vocale piena a cui corrisponde al­
trove nel paradigma:
ràn s - runa ella scrisse
rrp s -» rnà? ciò (f.) era pesante
Lo 3 del suffisso della seconda persona m. s. -dkà è normalmente sostituita
da e:
Tp1?» -*• il tuo re
il ft*0 cavallo
il tuo guardiano (si osservi il
cambiamento nella struttura
della parola)
Le forme pausali di ^ e sono e che sono entrambe identiche alle
corrispondenti forme femminili. Altre preposizioni subiscono cambiamenti
simili.
A causa di difficoltà di stampa, gli accenti pausali airintemo di un verso
non appaiono nei testi biblici che accompagnano le lezioni seguenti. Le
280 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

forme pausali, tuttavia, sono state mantenute. Il lettore dovrà stare all’erta in
vista della loro ricorrenza.

153. Vocabolario 41

V e r b i: ( n ^ iussivo T£J) comandare; ordinare;


stabilire, incaricare. Esempi:
O’DD'tè w ,\ ed egli costituì giudici sopra di loro
ed egli comandò agli uomini di andare
...rimò on'K ed egli ordinò loro, dicendo...
ìdkV» v $ an'K ìs’i ed egli li consegnò alla guardia del suo messaggero
V?n hillél (V?ri?) lodare. Si osservi rWVpn Halelu-
jah. Lodate Yah(weh).
nD3 kissàh
T •
(npD’ iussivo OD?) coprire, nascondere
'ìnnah (n|ST iussivo *|V?) opprimere (cfr. ^ )
"ìsp sìppèr (150?) dire, raccontare (cfr. “I£Ó)
V?p qìllel (Vpp?) maledire
ms? ’àrab
- T
priST) farsi garante, dare in garanzia
"ltfp qàsar ("l^i??) legare ( *et + qualcosa + ■al [a]
+ qualcosa); legare insieme, cospirare
('al: contro)
S o sta n tiv i : niPto sèbàh capelli bianchi, vecchiaia
sd \ól Sheol, Inferi, dimora dei morti
Al t r o : tjx ’ak (aw.) sicuramente, certamente, senza
dubbio; ma, tuttavia, solo
narrìV 'ad-hénnàh (aw.) finora

Esercizi

(a) Traduci:
nnb nrix 1
.irix 2
.n ip 0^1 n^N ’Tbrn *?ip n&xn nya# 3
T "
□■‘z&arrnx m I ■-
4 ' T ' - V

Am ina vb] 7 ^ rrn $ ìiy b ikd x'1? 5


.□yn inx t^x rirp*?] irix riq1? ^ irixa nVw 6
.rnppn^y nstopnina-n^ s?uhn rrap_ 1
.T T fè n irip rrn y ; i1? n ^ o y i 8
L e z io n e 41 281

''N ’k ' i t i ? n a f r i y 9

.’rix nm) fsnri io


.□t?ìu“ìy ,i n$y& qtfx nV?n$ 11
. p n VT3 V3S“nX dd?i 12
nrv a?1? □•griaii-nx ì V?ì?i^ k 13
.^rix rirj*? ^rix g mjixi 14
.D^nrirrix rx u ^ x i ^2 Q^tfarrris xj riDj 15
.ma’? rrn ■>?anneri 7 $ ù-rnx i^ ì 16

(b) Scrivi in ebraico;


1. Egli legò il suo asino ad un albero, si sdraiò sotto Talbero, e si ad­
dormentò.
2. Malediciamo loro e il posto dal quale sono venuti.
3. Rimarrò a garanzia per te e i tuoi figli.
4. Egli loderà il Signore tutti i giorni della sua vita finché andrà giù
nello Sheol con i capelli bianchi.
5. Non è buono opprimere i poveri e non dare loro cibo.
6. Quel giorno l’oscurità coprirà la terra.
7. Egli ci cacciò via dal pozzo e non potemmo trovare acqua in un altro
luogo.

(c) Lettura: La supplica di Giuda a Giuseppe (Gn 44,27-34)

^ x ^ W T ^ TOV "i$xV7
n-ìy 2v n ^ ti?) '«rton'io ■qx 'mi* inx? x;n28
nyn? 'nyty-m f i l i n i 4,|iox 3ìrni?i nm nj"n$-m □Etfì?>?i»29
:i#9;p rnìttfì? Wdì) ìim w x nyini *g$ nriy-]30
:nVx# 7*|lr? irrix tpisy 6nn in inai ny|n vx *>3 inix"i3 r
-*?3 9^xóni Tp*7x xVnx im i ^ ay& "lyarrnt? 3iy i^py r?32
:a w n I* T -

ipnjrCDy ’ìVÌd] 'l'iti? 7^y nné T]py x^ 3^ nriy*j33


ì'qxtix x^»? -1#$ y-p ninx; 10i$> '•nx # x “lyani *,3X“1?i$ n*?^ t n '1} 34

Note alla lettura:


1. “sicuramente egli è stato sbranato (da qualche animale selvaggio)”
2. = irix VPX*}
3 . = irix mj?
282 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

4. “una disgrazia” .
5. “farete scendere”
6. “avranno fatto scendere”
7. “cordoglio, lutto”
8. “lo riporterò”
9. Cfr. nota 8 p, 199.
10. 15 qui = “che non”

Giuseppe, incapace di continuare il suo inganno, si manifestò ai suoi fra­


telli, e perdonò loro il crimine passato, commesso in passato contro di lui.
Egli fece condurre Giacobbe e la sua intera famiglia in Egitto e li fece inse­
diare nella regione, ricca di pascolo, del delta del Nilo. Giacobbe morì e fu
riportato a Canaan per la sepoltura, secondo le sue volontà. Giuseppe fu im­
balsamato alla sua morte e il suo corpo fu posto in un sarcofago per una suc­
cessiva sepoltura in Canaan. Dopo la morte di Giuseppe c’è un’interruzione
nella storia tradizionale fino alla storia di Mosè e di un faraone “che non
aveva conosciuto Giuseppe”.
L e z io n e 42

154. Il Pual

A ogni verbo Piel corrisponde una controparte passiva, chiamata Pual e ca­
ratterizzata, come il Piel, da un raddoppiamento della seconda consonante
radicale. Nel corso della coniugazione, lo schema vocalico si mantiene pres­
soché costante, con u nella prima sillaba tematica e a (quando non ridotta)
nella seconda.

P iel P ua l
Vìa guddal egli fu magnificato
buqqas egli fu cercato
VVei hullal egli fu lodato

Le forme Pual sono relativamente poco frequenti. Ricorrono nella maggior


parte dei casi al participio, che funziona come passivo di quello Piel:

iT O TPQ mabóràk essendo (essendo stato) benedetto


mdbuqqàs essendo (essendo stato) cercato
Le forme tematiche attestate sono le seguenti:
R a d ice PERFETTO Im perfetto I m pera tiv o
Regolare guddal Vltf ysguddal
II-gutt. bórak 7 y9bórak
Ili -Aleph mullà ' yamulla1
III -He 'unnàh ^ ya 'unneh
In f . C o s t r . P a rticipio
Vì}# maguddal
TP?? mdborak
msmullà '
'unnót md 'unneh
Osservazioni:
Con radici Il-gutturale è attestato anche il raddoppiamento virtuale, come in
□0J5 nuham (egli fu confortato), che corrisponde al verbo Piel Dni niham
(confortare); la forma più comune mostra l’allungamento di compensa­
zione di u in 6,
284 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

L’allungamento della vocale tematica finale in ÌÒQ dovrebbe essere or­


mai un fenomeno conosciuto, cosi come dovrebbe esserlo la conformità delle
finali tematiche dei verbi da radici III -He a quelle di altre coniugazioni (Qal,
Niphal e Piel).

Perfetto

guddal 113 bórak *3?


gudddlah HD13 bdrdkàh
.
nijVì?
$1% guddàltà bdràktà T " o i?
guddalt bdrakt n i?
guddàlti bóràkti
gudddlù tri* bdrdkù
guddaltem bóraktem DnxVio
guddalten bórakten itoti® f i ?
guddàlnù t- bóràknù wìy
I m perfetto

'ns ydguddal 112? ydbórak « fe


tdguddal tdborak « te
tsguddal 1 1 ^ tdbórak « te
tdgudddli tdbdrdki ’« t e ì? ?
’àguddal ’àbòrak « te nj?«
ydgudddlù ìyp! ydbdrdkù « te
tdguddàlnàh n p l^ tdbdràknàh njlW
’VW tdgudddlù w i^ tdbòrdku ’« t e
tdguddàlnàh npìnri tdbdràknàh * 3 « te firtw
ndguddal rty ndbórak nj??
P a rticipio

mdguddàl T ffl mdbdràk *J?9


maguddàlàh mdbdràkàh ™ te a*?9
n1?!® meguddélet mdboréket CTK^p D’|?$
° ,1?W mdguddàlim mdhoràktm
ni'jTjn mdguddàlót nìDlaa
T *
mdbóràkót
Osservazione: sporadicamente si trova o al posto di u nella prima sillaba te­
matica; es. ì0 | kossù (essi furono coperti).
H passivo espresso dal Pual non ha il complemento d’agente:
L e z io n e 42 285

"13711 V? "IDQ Gli fii riferita la questione.


Poiché un’espressione del genere corrisponde semanticamente a un verbo
attivo con un soggetto indefinito (qualcuno, si..., essi), il verbo può essere
seguito (in modo “sgrammaticato”) da un oggetto preceduto da ‘Hi*:
-m rnnx i4? "IDQ Gli si riferì la questione. / Qualcuno gli riferì la questione.
Una seconda costruzione, peculiare dei verbi passivi, è quella in cui la
preposizione è omessa davanti ai sostantivi che specificano l’azione del
verbo.
*72£ D'HniTI ìOJDLe montagne furono coperte con un ombra.
Ciò ha probabilmente origine nella seguente mescolanza di costruzioni:
(a) Un verbo come tÒO, nel suo significato intransitivo (essere pieno) pre­
senta regolarmente un sostantivo specificante privo di preposizione:
iòti II vaso è pieno d’acqua.
Questa è un’antica costruzione, risalente al linguaggio semitico, e può
essere definita “storicamente corretta”.
(b) Il corrispondente uso transitivo di utilizza la stessa costruzione:
^ rrn # Egli riempì il vaso con acqua.
(c) Il verbo Piel X*???, essendo una forma transitiva, è usato in due modi:
anzitutto come un verbo nonnaie, senza alcuna relazione con quanto
detto sopra
'’V^rrnX NVft Egli riempì il vaso con acqua,
oppure, come l’equivalente di iòti:
CPiÒ ■’V^rrnN; Egli riempì il vaso con acqua.
(d) Il verbo Pual può essere considerato come una trasformazione di
una delle due costruzioni date in (c):
nV?? Il vaso fu riempito con acqua.
era tòn

155. Proclisi, ritrazione dell’accento e daghesh congiuntivo

Ci sono molte caratteristiche ortografiche del testo masoretico che, a causa


della loro frequenza, richiedono a questo punto una trattazione.
286 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

a. Proclisi. Come è stato menzionato nella trattazione sulla pausa


(§152), certi tipi di parole stanno in una relazione sintatticamente congiun­
tiva. Qualunque parola che si trovi in questo stato può essere resa proclitica
rispetto a quella che segue se lo schema di accentazione del verso lo ri­
chiede. La proclisi è segnalata dal maqqèp e ricorre più o meno di regola con
le preposizioni monosillabiche e le particelle “*?y, "iy, ‘Dy, "p , “ON, "19
e (negazione), nonostante si possano citare esempi in cui queste parole
sono separate dal punto di vista degli accenti. Esempi di altri tipi di parole in
proclisi sono:
nCP'K1? egli non partirà
che egli diede a me
rpur-»? che egli stava mettendo
in_N^3 noi troveremo grazia
compraci
che risiedano
I soli cambiamenti vocalici importanti davanti al maqqèp, nella sillaba finale
di molte parie, sono è —» e e o —►o:
‘’V'ìfl? mi darà
osserva
b. Ritrazione dell ‘accento (ndsigàh o nàsóg ’àhór). Si osserva una ten­
denza, non costante, a evitare due sillabe accentate in successione, come av­
viene ad esempio in
□01? 'pDN'fl tu mangerai pane
Al posto deirespressione precedente si può trovare o la proclisi in
cui l’accento della prima parola scompare completamente, o la ritrazione
dell’accento, in cui l’accento della prima parola viene spostato sulla prima
vocale piena precedente (non a):
DO5? Vp&n tu mangerai pane
UW Vflh ed essi erano lì
c. Daghesh congiuntivo. Quando una parola che termina in -à(h) o -eh
non accentati è seguita da un’altra che inizia con una sillaba accentata, si può
trovare un daghesh nella prima consonante della seconda parola:
Ì3*? r r n
T T ♦ T
tu eri per noi
1

L’assenza dell’accento su -à(h) o -eh finali della prima parola può essere:
L e z io n e 42 287

(1) regolare, come nell’esempio precedente;


(2) dovuto a ritrazione, come in 1*? n i ^ fu fatto per lui;
(3) dovuto a proclisi, come in dacci.
Il valore fonetico di questo daghesh è dubbio.

156. Vocabolario 42

V e r b i: pyt za a q (py|?) un sinonimo (e doppione) di py^


gridare
"10 sòr
T
(mo?) voltarsi (deviando da una direzione
data), partire, andar via (tutti intransitivi)
V?n hillél (VplT) profanare, contaminare, disonorare
1^3 kipper (1SD?) espiare, fare penitenza
dm nìham (ara?) confortare, consolare (cfr. Dna Ni-
phai)
ntìttf sìmmah (nftttf?) rallegrare, far gioire (cfr. n&to,
nnzpto)
So st a n t iv i :]Jin hdtén suocero
^ 1 7 lehabah (costrutto o fi?1?; pi. -ót) fiamma
nà'al (pi. -im) scarpa, sandalo (f.)
qódes (pi. -im) santità, sacralità
’àwon (pi. -ót) colpa, iniquità; punizione
Altro : maddua ' (aw, interrogativo) perché? per quale
ragione?
hàlom (aw.) qui, verso questo luogo (un si­
nonimo meno frequente di mfì)
N o m i P r o p r i: Mdseh Mosè
i;*j^ Midyàn Madian, paese nella regione araba nord­
occidentale
1fltf Yitró Ietro, il suocero di Mosè
:n n Hórèb Monte Oreb, un nome alternativo del
monte Sinai, la cui posizione geografica è
dibattuta ,

Esercizi

(a) Traduci:
.ntffj? Dip^-ny: rtfìn im a 1
.n $ *1 ^ 3 n#D \nvh 2
288 In t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

.T|iftirrnK 3
ti? w y mntf? is q n V i# n ■»? 4
.ini?? vV?Eftì f l ^ ' n s ì$ “p? V9“p ? 5
.x m *>$93 ■ ’Jìk ^ “g n»$ 6
.tq n n m ] naon anirtt^N 7
i^iriri d ^ ìt iiì om$ ^dìn Irto orni? ì&n i$ì$ 8
.i$ 7 i? “in wrf?%tv ? ì'kd y?q^ mn’ 9
.□p^Er^y d v $ 3 ero;# n^i>yni 717 Vdsi io
.nVnjnn ì1?n inixin nqK im ai^qn ^?n n*C|j 11
.iris riqNi ■gìi^s? ■ ’rii^i? T$f? 12
.n$"mn ^9 *?ya ™ nan .* t o Mia mn'>-1?^ *w h 13
S a b ^ y iì< ra?"*?y non-1?** 14
hj?3^ 15
jò'i rmin^n 16
Vmn nar'w >njpà nsrny 17

(b) Scrivi in ebraico:


1. A causa dei giusti non manderò una fiamma di fuoco sopra la città
per consumare essa e i suoi abitanti.
2. Dove hai messo le tue scarpe?
3. Suo (m. s.) suocero era un sacerdote egiziano.
4. Se tu tocchi gli utensili nel tempio tu li profanerai.
5. Si allontanarono (= voltarono) dalla strada e stettero (= dimorarono)
in un albergo fino al mattino.
6. Ella veniva al fiume ogni giorno con sua sorella per lavare i vestiti, e
quando i vestiti erano stati lavati, ritornava in città.
7. Perché non hai ricevuto gli uomini che sono stati cacciati dalla città?

(c) Lettura: Mosè e il roveto ardente - Parte I (Es 2,23 - 3,6)

VVTsì n rd ìjn -p ^ n i^ ì a?*to n $ ì ann a ^ n n a w a vi?i23


:np^n“p D^if^n-1?** 2nrivi$ ^rn
~m) pn^~m nnnnK'nK irn -rn $ u^rp^ T3fsi 3ani?$rn$ n'rb§ y& ^ i24

yri Dvfrfl *qn25


-h$ *m irpan 5iriN i>&rrn$ 4:\n?si in*? V&l^ n inip? i*tìrn# nyi n?n n$m 1
:n2 in o^K n in
L e z io n e 42 289

njtpni $xa *rà n^tpn nini x m 6n3(?n vbx mrr ■qx'pa x t i 2

injpn ny^-x1? sm& njn Vrjn n^an-n» nx^x*) xrm ox n&xV


n&x’*i n$n "W'5] nJipn ■qino l'Vx xnpn nix"]1? no p mrr X“in4
'•’^n
■n&7X v)y 7 rà rmx -)#$ nìp&n r? Tp^i Vya tf?q nipfl’Vxi& x V
:x ^ tojp
^ rjj 9nri9n n'p^ priy: vf?$ D^-px ^ -g ^ i& xV
XT

Note alla lettura:


1. fttX Niphal: “gemere”
2. HVì^ un grido
3. npXi) un grido
4. }H2 Qal: “condurre, guidare”
5. Nel senso di: “al limite di”
6. H3p un cespuglio, un roveto
7. Un aggettivo passivo irregolare: “consumato”
8. “Togli”
9. “ed egli nascose”
10. “guardare”
L e z io n e 43

157. Verbi Hiphil: significato

I verbi Hiphil, per la maggior parte, sono i causativi delle forme Qal corri­
spondenti, Il segno distintivo di questa coniugazione è il prefisso h-, ma sic­
come tale prefisso non è presente nell’imperfetto e nel participio, per identi­
ficare queste forme e distinguerle dal Qal è necessario far riferimento anche
al loro schema vocalico.
I significati che possono essere assegnati allo Hiphil vengono raggruppati
come segue:
a. Causativo. Da radici i cui verbi Qal sono transitivi, il causativo può
essere doppiamente transitivo, cioè con un complemento diretto e un oggetto
(tradotto solitamente con un complemento di termine) cui è indirizzato il si­
gnificato espresso dalla radice verbale:
egli fece ascoltare (qualcosa a qualcuno)
egli fece ascoltare all’uomo le parole del
re
Più comunemente, comunque, viene espresso un solo oggetto. Se il secondo
oggetto è omesso, il significato del verbo è intransitivo:
ttr>Krrn$ egli fece ascoltare all’uomo
In italiano è solitamente preferibile trovare una traduzione più idiomatica,
che contenga la forza del causativo ma che non richieda un ulteriore oggetto:
“Egli informò (o fece sapere a) l’uomo”.
Se il primo oggetto viene omesso, la nozione verbale in italiano può es­
sere resa al passivo:
'npTnK egli fece ascoltare le parole del re
(fece in modo che le parole del re fossero
sentite)
Anche qui, può di solito essere trovata una traduzione più adatta: “Egli an­
nunciò (o rese pubbliche) le parole del re”.
Un altro esempio con rttflO (far vedere):
“irò nìTft “1$$? quando egli mostrò a te sulla montagna
(senza complemento diretto)
egli rivelerà la sua gloria
(senza complemento di termine)
292 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Sono transitivi quei verbi Hiphil che provengono da verbi Qal intransitivi. A
questo gruppo appartengono causativi estremamente frequenti derivati da
verbi di movimento:

“l^y portare (condurre, mandare) attraverso


K’Sin portare (condurre, mandare) fuori
7T in in portare (condurre, mandare) giù
n^y n’flft portare (condurre, mandare) su
3$ IPttfn portare (condurre, mandare) indietro
X3 X’nn portare (condurre, mandare) a, verso, dentro
I verbi Hiphil da radici stative Qal spesso si sovrappongono parzialmente
al Piel:

723 onorare; (rar.) rendere pesante l^ n rendere pesante; (rar.)


onorare
$7|? santificare, consacrare ttf^ n santificare, consacrare
*77} far crescere; elevare; magniti- ^ l^ n idem + fare grandi cose
care
b. Permissivo. Questo significato è strettamente correlato al significato
causativo e può essere chiarito solo dal contesto. Es.:

Crn^ft nxi^l Dio mi ha permesso di vedere an­


che i tuoi figli.
c. Stativo (o intransitivo). Un uso piuttosto raro dello Hiphil è quello
della formazione di verbi stativi da radici che sono stative anche nel Qal:

Qal H iph il
■- r ? 1?? essere bianco
=ni? essere vicino essere vicino, stare per (fare qualcosa)
j?rn essere lontano p^n^n allontanarsi, andare lontano
Un sottogruppo di questo tipo consiste di verbi che descrivono azioni o
comportamenti:
30’* essere buono3n?',n fare bene, star bene
jn essere malvagiom n agire in maniera malvagia
Questi verbi costituiscono un problema per la traduzione dal momento che
quasi tutti possiedono anche un significato causativo transitivo:

V tfr rendere bianco p^n^n rimuovere, mettere via


LEZIONE 43 293

3*Hi?n presentare, offrire, far bene (qualcosa)


avvicinare
Il valore causativo è quello più frequente.
d. Denominativo. Come il Piel, lo Hiphil è usato per formare verbi da
radici attestate (con significati specifici) in determinati sostantivi:

*|I'& orecchio ‘pjìjp porgere orecchio, ascoltare


T)§ sera fare qualcosa di sera
e. Non classificato. Molti verbi Hiphil non trovano posto nella prece­
dente classificazione. Come nel Piel, ciò è dovuto principalmente alla nostra
scarsa conoscenza di fonti scritte nella lingua dalla quale tali forme hanno
tratto la loro origine per svilupparsi poi nella lingua ebraica. Es.:

ni?^n irrigare, dare da bere, abbeverare (usato come causativo di nnW)


fare qualcosa al mattino presto
'T’Vwn gettare, buttar via
annientare, distruggere

158. Verbi Hiphil: temi e flessione

R a d ic e P erfetto Im perfetto I u ssivo


Regolare hismid yasmid yasméd
l-Nun r a higgtd T T yaggid 111 yaggéd
I-Gutturale TD^ri he'emid T’&S?. y a àmid 7ttST ya 'àméd

I m pera tiv o In f . C o s t r . in f . A ssoluto P a rticipio


hasméd T’aeri hasmid hasméd Tfatyty} masmìd
*7^ri haggéd haggid 7an haggéd Viti maggid
7tt^n ha'àméd 7'7?S?n ha'àmid 7ttS?i7 ha'àméd 7,’iOJja ma'àmid

Osservazioni:
a. Il tema di base del perfetto ha il prefìsso hi- e una vocale tematica
lunga, f; questa viene sostituita da a nella flessione (vedi paradigma
sotto). Nel caso di radici l-Nun, ha luogo l’assimilazione della n
*hingid> higgid. Nel caso di radici I-gutturale (incluso X) il prefisso
è he-, con una vocale composta dopo la gutturale.
b. Nel caso dell’imperfetto è solo lo schema vocalico che permette di
identificare la forma verbale come un verbo Hiphil. Si osservi di
294 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

nuovo la comparsa della vocale composta nel caso di radici I-guttu-


rale. L'imperfetto breve (iussivo) ha è come vocale tematica,
c. Il prefisso h- appare anche nell’imperativo e negli infiniti, che tutta­
via hanno vocali tematiche diverse. Il participio, come quello delle
coniugazioni Piel/Pual, ha il prefisso m-.
I *V A I A
P erfetto 7 ^n hismid hismidu
n ró tfn hismidah
hismàdta hismadtem
hismadt hismadten
hismàdti ìrjótfn hismàdnu

I m perfetto Vfì\p*_ yasmid yasmidu


T w n tasmid
- s -
lasmèdnàh
T»atfta tasmid tasmidù
tasm idi tasmédnàh
’asmid T*at^3 nasmid

IUSSIVO yasmèd 7»^*1 wayyasméd


7b$n
« i -
tasméd 7atfro
■* i - —
wattasmèd

COORTATIVO rrrótfw ’asmidàh nasmidàh

I m pera tiv o hasméd hasmidù


hasmidi hasmédnàh

INF. COSTR. 7’au^n


■i —
hasmid
hasmidi
hasmiddica ecc.

In f . a ss . 7&tfn
- j —
hasmèd

P articipio masmid masmidim


nl'aifto masmidàh n i7 ^ ^ masmidót

I paradigmi di 7^71 e di sono identici a quello appena esposto.


Neirimparare il paradigma dello Hiphil, il lettore dovrebbe fare attenzione
alle sostituzioni vocaliche (perfetto: t —>a\ imperfetto: i —>è) e al fatto che
la vocale tematica è non ricorre in sillabe aperte, mentre i ricorre in tutte le
L e z io n e 43 295

sillabe tematiche aperte e in tutte le sillabe finali eccetto quelle dello iussivo,
dell’imperativo e dell’infinito assoluto.
Una particolarità deve essere menzionata riguardo al perfetto di e di
altri yerbi Hiphil formati da radici I-gutturali. Quando usata in una sequenza
al futuro, la forma invertita, con l’abituale spostamento d’accento, presenta a
nella sillaba del prefisso:
e tu crederai
e io crederò
Una rara forma alternativa per è

159. Vocabolario 43

I seguenti verbi Hiphil sono derivati da radici che sono state già incontrate in
questo testo. Si presti molta attenzione ai loro significati, i quali non sono del
tutto prevedibili a partire da quelli delle radici già note.

distruggere, uccidere (13N)


credere, fidarsi (p$U)
magnificare, fare grande (b’ia)
condurre (portare) attraverso, far passare, far attraver­
sare
porre, stabilire, istituire, costituire
3‘npn presentare, offrire, avvicinare
T3JH far ricordare o far sì che sia ricordato; richiamare il ri­
cordo; menzionare
afferrare, impadronirsi (pTH)
portare vicino, awvicinare ($!□)
TSn porre, mettere, stabilire (32£3)
EP3H hìbbìt (radice D33) guardare (a: ^V); guardare
a (+ ogg. dir.)
ra n higgid (radice "HI) raccontare, riferire (qualcosa)
(a :1?)
hissil (radice ^Sl) salvare, liberare
T • f f A>—
TOH hissig (radice ^t2/J) giungere, anivare a, raggiun­
gere
Tfltpn histir (radice "ino) nascondersi, nascondere (tr.)
niqràh (impf. rt"].ìp?) trovarsi, venire incontro, pre­
sentarsi (+ *7V, 3)
296 I n t r o d u z io n e a l l ' e b r a ic o b ib l ic o

«Ti?? (impf. X“1jP7) trovarsi, venire incontro, pre­


sentarsi (+ Vn;, Vy, ?)
S o sta n tiv i : nVn hàlàh
T T
(costr. irreg. nVc]; senza, pi.) latte
UP7 dabas miele
zéker (con suffisso p^T; senza pi.) ricordo, me­
moriale
nix ot (pi. -0/) segno, presagio
“IT7 dór (pi. -im 0 -ót) generazione, periodo corri­
spondente di tempo
A g g ettiv o : ^T ràhàb largo, spazioso

N ota

I verbi Hiphil da radici il cui Qal è sconosciuto o poco usato hanno spesso un
Niphal corrispondente; in aggiunta a IH} e ttfìQ si considerino anche

nissal essere liberato “lflp} nistar nascondersi

Esercizi

(a) Traduci:

.o w n nnna anx rip^n*) xinn 2


mnp on^xy ra 3
.nVfh □nn^rrVrni* iV n ’fci 4
Vii* Vip? ’n’i 5
. 0 3 1 dt p CT n;ni 6
,nyy% on'x znpn in^n-n^ on'x 7
.nsrón oj Kini i7}rn$ nj^ffl^i 8
nVi nV?Vi d&V> ^i7j?n Vn^x 9
.ns n $ | 3 ^ #x dVrj "xnn $x njjpx io
.njn Dip$Tn$ iV ^ - p non^n-n^ nppn-Vx 11
.nifi)) ì x ^ h s o ^ ^ n -n ì$ inpni 12
.irVx riV# ninixirnx ufix 13
.in t o &h nurns V ^ 14
.u r n p ^ vx p i irrr'x unx m;pT- p iV“ian 15
.njn Viìan spisi "p^Vy nnx in x 16
.nntfn lyó1? ^ “p r 1V$ nVn^-n^ ^ 17
L e z io n e 43 297

(b) Scrivi in ebraico:


1. La serva si nascose vicino al pozzo.
2. Raggiungilo e digli che stiamo ritornando alla nostra città.
3. Non fummo capaci di liberarli.
4. Guarda verso le montagne e dimmi cosa vedi lì.
5. Egli collocherà i suoi uomini presso la strada.
6. L ’uomo che ti incontrerà ti dirà il luogo in cui mi sono nascosto.
7. Perché sei venuto a distruggerci?
8. Egli nascose il denaro così che nessuno poteva trovarlo.

(c) Lettura: Mosè e il roveto ardente - Parte II (Es 3,7-15)

‘W l rrto T m r r im h 1

nnn-jì rnto Ninn riNn-p 5in^s?n^ Dnya ra tini8



’inni T!??! 1-TO1 7*,rìnn']aip^x ufriì 6ro?
D^tf? nnya Vn^n-ntj n x à ‘pioty?-»:# nps^ n a n rìm)9

: n rTi x

:□?*$&& ^y -n x 10x^ini rtìn?-1?*} 10


u xraix ^ n'yi?"1?^ l^x ^ ’o ìx ’& num
‘ «TJ • •

o y n - n x 13^ ^ ^ i n ^ i 1V t ì W ^ rrìx n ^ " ^ ì l n ftìp ? ie x V 2

;n;tn “inn bv D’n ^rrni* in^yri


□ ^ r iiz iis d^ 1? ’ J - r 1?!* x a • g ì x n a n n # a i& x V 3

im n a ia $ - n a

“i a x ’n ns - i $ x * i 15n # i * n ^ a *^ n a t f h 14

: o y ^ ’jgtyp
o ^ ró ^ ^ n ir r ^ x n tfr ■>33-'?$ “ ì a x 'r r r D n u te r^ x it o n D N 'h 15

16:T[ yt1? n?T nyi o^ìy1? ’aw-nj: dd1^ npy: ’rfrxi pnv? vfrs ornax

Note alla lettura:


1. Hpy^ grido
2. t a costringere, opprimere
3. 3Npa sofferenza, pena
4. Il suffisso -ó è un pronome oggetto.
298 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

5. “farlo (farli) salire”


6. UT scorrere
7. Gli ittiti, gli amorrei, i perizziti, gli evei e Ì gebusei; nomi di popoli
che occupavano la Palestina a quel tempo,
8. f H1? oppressione; f n1? opprimere
9. = T|rm rftrà i
10. “affinché tu faccia uscire”
11. “e io farò uscire”
12. = TitfN
13. inf. costr. di far uscire
14. - ™ rhut
• — T

15. Una frase oscura, non pienamente compresa nel suo significato.
16. “per sempre”; un uso idiomatico della ripetizione per espressioni che
denotano durata.
L e z io n e 44

160. Verbi Hiphil: temi e flessione (cont.)

R a d ic e p e r fe t t o im per fetto I u ssivo


Ili-gutturale
lll-Aleph X ^H 8SZR
Im per a tiv o In f . C o s t r . P articipio

K ^n x^&n x^&

Osservazioni: una gutturale (diversa da X) come terza consonante radicale


incide solo su quelle forme che hanno è nella sillaba tematica finale della
corrispondente forma non gutturale. E così, nell’imperfetto (femminile plu­
rale), nello iussivo e nell’imperativo, questa è sostituita da a. Per il resto il
paradigma è come quello di eccetto che per il patah furtivo con la fi­
nale gutturale: 5pl!D^\

I m perfetto Iu ssivo I m pera tiv o


TW - w yi

— —

nayó^Fi —

I verbi Hiphil da radici lìI-Aleph hanno è ( ) nel perfetto davanti a desi­


nenze che iniziano con una consonante: riNittn (così come il Niphal riX&pJ, il
Piel AX’pO e il Pual fiN1?®. Tutte le altre forme sono uguali a quelle di
eccetto il femminile plurale delPimperfetto, dove troviamo il solito ~é(’) nàh:

P er fetto I m perfetto Im pera tiv o


x^n x'szv xxan
nxrfon —
rixizpn ruxjiori ìx^an

Il verbo X^QD combina le caratteristiche dei verbi I-gutturale e lll-Aleph.


300 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

161. Approfondimenti sui numerali

a. Le decine. A parte il numero venti, che è espresso dalla forma plu­


rale di dieci, vale a dire O’HttW, le decine sono i plurali delle unità corrispon­
denti:
trenta settanta
. quaranta □'’#)$ ottanta
CPWQQ cinquanta . novanta
sessanta
Tali forme possono essere usate sia con un sostantivo singolare (l’uso più
comune) o con un sostantivo plurale:
oppure trenta uomini
Possono anche essere usate come ordinali: nel quarantesimo
anno.
b. Le frazioni sono scarsamente attestate. Il termine per metà O^p) non
ha relazione con il numero due. Mentre un quarto è o SD4); un quinto è

c. In aggiunta alla serie regolare di ordinali (*p$N"l, 'M , ecc.)


c’è un secondo tipo attestato solo per tlW (terzo) e VT) (quarto). A giudicare
dal loro uso limitato, questi sono usati più come sostantivi che come agget­
tivi: “ciò che riguarda il terzo”, ecc.
d. I moltiplicativi avverbiali sono di solito espressi con D3?è (una volta),
(due volte), DOT*? w W (tre volte), ecc., ma sono attestate anche le
forme (settuplo), D?J-iy|T|N (quadruplo).
e. La maggior parte delle unità hanno dei verbi corrispondenti (di solito
Piel) che presentano significati piuttosto variegati: “fare qualcosa x volte; di­
videre in x parti; fare qualcosa per la n-ma volta”. Così,
ripetere, fare di nuovo
dividere in tre parti
in*] essere quadrato; [Ì73"!] squadrare, e similmente per gli altri.

162. Vocabolario 44

VERBI: far sentire; annunciare, proclamare


far trovare; porgere (= far trovare)
L e z io n e 4 4 301

frppflp far peccare; indurre al peccato


r i^ r i far prosperare; prosperare
gettare
T’fòttfn distruggere
T18P allungare (tr.); essere lungo (intr.)
J13T (n3J?) sacrificare
33$ (33P) rubare
(n ^ l1) uccidere (con o senza intenzione o pre­
meditazione)
S o sta n tiv i : ntttt (pi. -ót) bastone, verga; tribù
*15 (con suff. ‘’DS; du. 0?é3; pi. -ót) palmo o incavo
della mano; pianta del piede
ALTRO: IH (aw.) se, un sinonimo di mn

Esercizi

(a) Traduci:
.iit v i
.qpi^-ny: mm 2
.nn'K T’tt^nVì D'-a^n-n» P’tqnV in'K v r à 3
."lisa oynapn# D ^ n 4
.in'KUKÓflD’O ÌUty Vìia 5
.^ n ''W'm mrr 6
. n a r ^ □yn"x73"n« ìsróipn 7
.liti' in'KV?i?$ni i3 ^ 8
.njn n-HMpn nyn~r\$ Vsk 9
.^ T n K K^qn-^K io
nnpn na1? 11
.D^n-ny; m i) ti? 12
.nimVn-ni< 3]} •>» 13
.Dja^rrn^ Tp>#n 14
.□3vf7$ mm'nìj tfyd) 15
.urr'K mpn-^y iKipn '#'•? in'K K r n r à 16
ÌWK'l_nK 03?1 Vlj? 17
.•■n^K niK ni 18
.in'K n s ^ ì in dì? 19
.□ w n nivnN: 20
302 In t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(b) Traduci oralmente in ebraico:


1. 50 pesci
2. 20 tavolette
3. 30 pietre
4. 40 giorni e 40 notti
5. 50 uomini giusti
6. 90 vesti
7. metà del latte

(c) Scrivi in ebraico:


1. E quando egli ebbe proclamato i comandamenti del Signore, partì da
mezzo a loro.
2. E quando essi distruggeranno questa città, tu sarai ucciso con gli abi­
tanti rimanenti.
3. E quando essi gli dissero deir esercito dei nemici, si sciolse in lui il
suo cuore e fuggì di fronte a loro.
4. Ora che il Signore ti ha reso prospero, lascia il tuo posto e vieni con
noi per essere nostro re.
5. È cattivo rubare e uccidere in questo modo.

(d) Lettura: Messaggio agli anziani d’Israele (Es 3,16 - 4,5)

’rfrg ’bx n iju ny’rùìj ’rftìj nin1 nn’^ i-n a^ $9591 I 1? 16


:D r $ a ? 05*7" t o y rm Tp? T a tfj ajrspi P T O

’ VTOl ’ n ? n i n 'a ìS S l 2’ W n i ’ V ? n 33 a ? i? a a s n ij 'n ^ K - ì a K } 17

n>i3 3nnj n r 1^ ’p o s n
’rf?s mrr a r |a $ i nri$a ’jKitp? ’3ì?n ^ 'P 1? 18
:why*i m n ’ 1? T in - ip i n n » ? d ’ b : n fty 4l i t K j - n ; 1? : r u j v i u ’ *?? tr r ffi?

6:nì?tti i:? k1?! nri_?a ì t y a ? w ’? 'n y i; 19


ì r ’ H jS l « I P ? -i$ ì$ Q’ W ^ 7’ f r ? n i ’ - j j - n i j ’ t ì i ^ i 20

:□;$$ n1?#;
8 :D p ’ i « V fì & ’ ? r i j n i D’ ^ a ’ r s ? n j n - n v n i c r n i j ’ A n j i 21

a?’]}-1?!? arizptoi ribaci nrir ’"??i np?-’’?? niva m ja i 9nu)3$a n1? ^ 22


: n n ? a _n ì } 10a n > s ; i □ y n t ì ? - ' ? » !

:n in ’ t 1?*? n K i r k 1? n z p x '1 ’ ? 'Y p a x 1? ! ’ V u ’ i J j j r r f ? i n i l a n ' h nt$>a i v h 1


L e z io n e 4 4 303

:n$a Tgn u n-ia mrr> rVx “W V


;v b » n#a dpi tonfi ’nn nrifc 13i n 5 ^ ì nx-jS ^ n i ^ n i^ h V

Note alla lettura:


1. “Io vi farò salire”
2. Gli ittiti, gli amorrei, i perizziti, gli evei e i gebusei.
3. 3T scorrere
T

4. “un cammino (di tre giorni)”


5. inf. costr. “regolare” di
6. “se non per una dimostrazione di forza”
7. “e io colpirò”
8. □ì?v1 vuoto (aw.)
9. “dalla sua vicina”; forma femminile di ]3to
10. (Piel): saccheggiare, spogliare
11. = ni Hfr
12. - irte 'rfltoTl
13. = irte ìfetjh
14. 2ÌÌ coda
TT

15. La proposizione finale si adatta solo vagamente ai versi precedenti.


L e z io n e 45

163. Verbi Hiphil: temi e flessione (cont.)

Nel caso di radici l-Yodh (originariamente I-Waw) il verbo Hiphil subisce la


stessa contrazione in ó che si è già rilevata nel caso del Niphal.

P erfetto Im pf . Iu ssiv o Im p t v . In f .C o st r . P articipio


thìh t i /p T iW r jl h *nin rii n rito
(portare giù)

La flessione è del tutto regolare: la sillaba con ó rimane sempre inalterata, e


la sillaba tematica finale è sottoposta ai cambiamenti rilevati nel paradigma
di Poiché la sillaba del prefisso è aperta, l’accento dell’imperfetto
invertito è di norma ritratto, con il cambiamento è —>e:
I verbi seguenti combinano diverse peculiarità della flessione:

(a) I-Yodh e Ili-gutturale:

P erfetto Im p f . Iussivo Im p t v . In f . C o st r . P articipio


sriin S7H11 iny / vivi inin $Hln snis
(far sapere)
Wv / ytflh srtfln y^ ia
(salvare, liberare)
mpin rov / npin trpin rpp1&
(rimproverare, riprovare)

(b) l-Yodh e \ll-Aleph:

P erfetto Im pf . Iu s siv o Im p t v . In f . C o st r . P articipio


R’sìn *0£in x^in wsto
(far uscire)

Il verbo Hiphil che corrisponde al Qal ‘n'pn è Ti^irr; tale forma è come se pro­
venisse dalla radice "1^.
I pochi verbi ebraici che provengono da radici originariamente l-Yodh
hanno la forma Hiphil y'WT} (trattar bene; radice HD*1). La è non è riducibile
e la flessione risulta interamente regolare.
306 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

164.1 numeri da 11 a 19

I numeri da 11 a 19 sono formati aggiungendo le unità corrispondenti da­


vanti alla parola che sta per “dieci”, la quale ha forme particolari che differi­
scono da quelle già imparate:
maschile femminile
undici nfry 7nx nntoy nnx
itoy ’ntfy nntoy ^ y
dodici T T
U'Iti
•« 1
. nityy Drntf
nnti?y w
« i v *• T

tredici n$y ntfty ni$y


quattordici nfry nyViK Tityy y^iH
quindici im ni$ y ufàrj
sedici itoy n$$
T T T »
nityy
diciassette n$y nyn$
T T T I *
n"i#y y?^
diciotto "!$y ntòw
T T T »
m $y n#>#
diciannove n$y ny^n nntyy vwri
Così come avviene per le decine (§161 a), con i numeri da 11 a 19 si asso­
ciano sia sostantivi singolari che sostantivi plurali. I sostantivi che ricorrono
frequentemente airintemo di liste o elenchi, come ad esempio U^X, n3$, D1\
$33 (nel significato di “persona”) e (tribù) sono di solito al singolare:

tt^X ityV n$ftt] quindici uomini


$33 15 persone (si ricordi che $$3 è femminile)
Con altri sostantivi viene usato normalmente il plurale.

165. Vocabolario 45

V e r b i: rr$in far abitare; stabilire (qualcuno in un posto) (cfr.


THin far scendere (condurre, portare giù) (cfr. 7T)


T’Vin procreare, generare (cfr. 7^)
ST7Ìri far sapere; insegnare (a qualcuno); dichiarare o
proclamare (qualcosa) (cfr. yT)
X^in far uscire (condurre, portare fuori; cfr. X^)
ìpVin far camminare; condurre, guidare (cfr. Tf?n)
rppin fare ancora; continuare a fare qualcosa, aggiun-
L e z io n e 45 307

gere. Due costruzioni sono frequenti:


DÌ2Ò f^pin egli digiunò ancora,
egli continuò a digiunare
□^1 ^Qin egli digiunò ancora,
egli continuò a digiunare
In ebraico, nella seconda espressione i verbi sono sempli­
cemente coordinati.
Il verbo può anche avere il significato di “aggiungere” ma
la traduzione opportuna dipende dal contesto:
H3U? rntpy W&tj Io aggiungerò quindici anni ai tuoi
giorni.
nDÓiri Sei più saggio di quanto si reputi che tu
TOÓW sia- (lett.: Tu hai aggiunto saggezza alla
voce/notizia che io ho sentito.)
Si osservi anche l’espressione (esclamatoria, assertiva):
rypi1 riD*! mrp ria Così faccia il Signore a me e così ag­
giunga (se ciò è vero / se ciò non è
vero).
SPUnn salvare, liberare
rpzrin rimproverare, riprovare; decidere
X3p essere geloso di ("nx o 3 + persona); essere ze­
lante per (*?)
SOSTANTIVI:vpg (pi. irreg. D^’OD) idolo, immagine
VX (pi. -im) dio; Dio (con o senza articolo)
Xl$ vuoto, vanità; invano, per niente
la (pi. -im) esule, residente straniero
~)W capo di bestiame (un singolare che corrisponde
al collettivo “lf?3)
ALTRI:Vyàa (avv.) sopra; + ^ (= prep.)
nn^Jp (avv.) sotto; + (= prep.)

Esercizi

(a) Traduci;
.vìb nix? Tp’jin D ^ ix rrn s i :r# ln □■’ytf-ft-nx 1
.vbx ^x^ìp? ,l?ip) yny x'Vj ^ ■gii? '•nx ip^in 2
.ddbv 7pp nm ^2™ TPix 3
.onn D’M ww nix^Dan-nxi ninxn_ns; ™ snih 4
.iraya n f e unx x^ian xin D’n'^ 5
pj7"7y vqx dhrm nato Y^ni 1^1*1 6
308 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

v p irr^ i V2$~m ~r\v\ 7


.già? m x ni|?Di mn1 v m r i g i r i 8
.qd1]^ nxB0"*?V n'oix iò 9
.□3 D n ^ n -n ^ tj^ x n i n r a nop-nx io
.njn □’Tptjn rraa ’nx ita in i nV^5_l?H: ’nx n ^ìT ! igp n a y xa ri^Vl 11
.navriN Dfiya$ ^ x^ 1?12
.sin i^tP aii?» ’? ^ n n xi3> DHarrns inrr^H 13
.T y ^ x Qn'K ai?!ì w'N itoy “in^i 14
.rp ir^ a irix un« □;?’3$ ■o vnx irix ix3|?i 15
.^liriTiK n$? ynix ’P niyjp1? to’óin x'1? 16
.n$*>x nia nqx nrix ana*? tffòì tf? 17

(b) Scrivi in ebraico:


1. Egli generò diciassette figli durante la sua vita.
2. Essi fecero abitare il popolo in dodici piccole città vicino al grande
fiume.
3. Noi profanammo il loro luogo sacro e portammo fuori quindici
grandi pietre che essi avevano messo lì.
4. Quando egli vide la fiamma del fuoco, corse fuori dalla casa senza i
suoi vestiti e le scarpe (= perifrasi: “e i suoi vestiti e le scarpe non
[erano] con lui”).
5. Ora che i miei giorni sulla terra sono finiti, ti affido queste diociotto
persone così che tu possa essere per loro un aiuto e un conforto.
6. E dopo queste cose egli lasciò la casa di suo suocero e partì con que­
sto popolo come uno straniero in mezzo a loro.

(c) Lettura: I dieci comandamenti (Es 20,1-17)

limi n*>Kn □'n^rrVs nx cprfrft H37?i1


m a nnya VflNSin ;prf?ìj$ mn1 ’ìmn2
i r ^ y nnn$ Dvf?ì$
cràs nnrtò "W - ^pà frn to y n xV4
iriti? nnria
cna-^y ri3$ iiy 7(7© 6x3j? h i t p ìx ’3 5ni^vn xVi urj) 4n}qri$n"xy
w f t ) o to t^ V I^ tiW ^ y
i^ a ’aqx'p 7qó n$'y*i6
L e z io n e 45 309

itqtjf? i m mrr* njpr h'V ^ mn,"Q#"nK 9n&n n V


I0:i#7i?V nswn m ^ng niDt8
n ^ v i T3S?n tpfò? n # $ 9
ip y qéiir^zrt nm n3*òft_ì?3 ntwtrtf? Tp#V$ mrr1? na# v?#D a v i10
:T*W a ^331 ^b«i
nna!i Q B n ^ -^ rn si cprrns n § 3 "n$l a?£#n"n$ mrr nwy D ^ -n W rs11
nstén nlm $ mrr 113 i?_1?j? T ? #n dì9?
ini mrr iy§ nm^n^y irò1?^éK’ nx'i ti^x-dk 7
:nxin iò 13
l3: i ^ n nV 4
:ii}ri k1? 15
:i|7# 15iy ^ y p l4ft}i[jnfr“
7#$ Vdi in b rji ì i w ) in?y® i73i?ì i v i ib^n-K 1'? i f i nrn ‘S b irri K1?17

Note alla lettura: .


1. = qn'K ™ $ in '
2. Un sostantivo plurale usato come un astratto: “schiavitù”.
3. nm ri “immagine, rappresentazione”
4. “Non ti prostrerari”
5. =Dn‘K7‘3S?n
6. K|i? (agg.) “geloso”
7. Vedi § 16le.
8. “migliaia/mille”
9. Nfett qui = “pronunciare” (probabilmente in un giuramento); Hi?}
discolpare, considerare innocente
10. Il suffisso è oggettivo.
11. “Si riposò”
12. = in'K $7|?n
13. 1K3 “commettere adulterio”
14. 3 njV ‘‘testimoniare contro; portare come testimonianza contro”
15. 7V “testimone” “falsità”
16. 7ttn “desiderare ardentemente, bramare”
- T 7
L e z io n e 46

166. Verbi Hiphil: temi e flessione (cont.)

I temi dei verbi Hiphil da radici III-He si presentano come segue:

R a d ic e P erfetto Im p e r f e t t o iu s s iv o
III -Hé n?T
Anche I-gutt.
Anche l-Yodh rnin
Anche \-Nirn n sn
T *
r\ y_ i:
I m p e r a t iv o Inf , C o s t r u t t o P a r t ic ip io
n ? in ni3"in
n i^ n n1? ^
m in ninin niio
n?n nisn
Osservazioni: si noti che la vocale lunga ?, caratteristica dei verbi Hiphil, non
è presente nelle forme suddette. Le desinenze tematiche e le loro flessioni
sono praticamente uguali a quelle apprese per le radici III -He da tutte le altre
coniugazioni (cfr. H33 - Qal, HpJ - Niphal, n^V - Piel); soltanto l’inizio della
forma verbale la contraddistingue chiaramente come un verbo Hiphil.
Il paradigma è indicato sotto in forma abbreviata a causa delle similarità
con altri verbi già presi in considerazione. Si osservi che nel perfetto la vo­
cale tematica davanti ai suffissi che iniziano per consonante può essere e o i:
P erfetto I m per fetto I m pera tivo
n-n?

ra is

ecc. m in
ecc.
In f. C o s t r u t t o n ir ] n , - > $ ecc.
In f . A sso lu to rm in
PARTICTPIO H3"|D n3")& □ ''31» n i 3 “i&

I verbi n"jin e rappresentano combinazioni di diversi tipi di ra­


dici. La loro flessione è come quella di r p “]n.
312 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Le forme dello iussivo, come quelle dei verbi Qal di radici III-He, per­
dono la vocale tematica finale (-eh) e presentano la risultante vocale deri­
vata: yarbeh > *yarb > yéreb. I verbi Hiphil, allora, si distinguono dai verbi
Qal solo perché presentano é e non i o é nella prima sillaba della forma ius-
siva (e invertita):

Qal H iphil
pfl ed egli costruì p jl ed egli fece costruire
TIFI! ed esso (f.) si moltiplicò ed esso (f.) fece moltiplicare/
aumentò
Quando la radice è anche I-gutturale, non c’è alcuna differenza:

Vyh Q a l: ed egli salì oppure H ip h il: ed egli fece salire

Si osservi che nella forma iussiva di nsn (radice HD3) la forma attesa *yakk
(< yakkeh) diventa yak a causa della perdita regolare del raddoppiamento
alla fine di parola. Si metta a confronto con il verbo Qal (egli stenderà),
iussivo U\
A volte nel prefisso del perfetto si trova e al posto di i:

• far vedere
condurre in esilio

L’infinito assoluto rQ“in (da n3“]il aumentare, far diventare numeroso) è


comunemente usato come un avverbio “molto, assai”, a volte con l’aggiunta
di
7'N£ 'pFll ed ella pianse moltissimo

167.1 numeri da 21 a 99

Poiché le decine non sono flesse secondo il genere, la combinazione di que­


ste con le unità (21, 22, ecc.) non è particolarmente complicata. L’unità può
precedere o seguire la decina, ma concorda nel genere con il sostantivo cui si
riferisce, che è solitamente al singolare.

ìn$l oppure inx 21 uomini


«PN oppure 32 uomini
43 donne
$55 $$*) 56 persone
L e z io n e 46 313

Se l'elemento che viene contato è collocato davanti al numerale, esso può


presentarsi al plurale:
31 uomini

168. Vocabolario 46

VERBI: HKiD far vedere; mostrare (cfr. ni^n)


nsn colpire, percuotere, uccidere (radice HDJ)
min rendere grazie. Nell’imperfetto la h è a volte rite­
nuta in maniera anomala: niin? = n iì1 (radice HT)
nj?$n dare da bere a, abbeverare; usato come causativo di
nm.
min lanciare, tirare (frecce); dirigere, insegnare (radice
nt )
condun*e (portare) su, far salire (cfr. n^V)
H1?! (nVr) scoprire, rivelare; andare in esilio;

’JINTifct n'pA egli mi ha informato,
n>Ki deportare, condurre in esilio
7^*7 - T
(7Q1?’) imparare
(78*??) insegnare
nan P ? 1?) essere (diventare) numeroso; essere grande
rlJ |H far crescere, aumentare (tr.); rendere numeroso
S o st a n t iv i : pn (con suff, "PO; pi. -im) statuto
(pi. -ót) statuto
(pi. -im) giudizio; sentenza, verdetto di un tribunale
33*7 (pi. -ót) un sinonimo di D*? cuore

Esercizi

(a) Per ciascuna delle seguenti forme iussive e invertite componi prima
l’imperfetto regolare corrispondente e poi il perfetto. Traduci infine tutte le
forme verbali. Es.—>n3“£ —> n?“]n

#- ii yn* 6 201 i
1*?? 12 7 TP 2
ni’5 13 8 sni®! 3
npih 14 9 Pt 4
15 10 5
314 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(b) Traduci:
irto in'N Jhrjnì n^anTt» i
.ftpn n'iw'i ,mrr nio , W t i 8 iz^a ,V? n ln 2
.DJN'rnN nip^n i v ^ wa 3
.itf’ni :m n iT fe’n s aans Tinini 4
.•jyp '& rn $ n ^ n nriKi 5
ttfa "rnx ni1 x ^ n i$ rn $ m rn 6
.ito wi7p p Ì7V 7
.Vxnt^ ita:? 8
.P’ts n ^$ i Ti?0'n$ ™ ^ ^
.irix nr)*? “ian~n$ n ^ n y m io
.*i4 ^ T l ? onH n r i ^ l 11
.Dyn-|0 ^ n rin -m i n o n ^ n - p av? D3 12
.«■t^xn tPi?tirrV3-ni$ nlt^s?'? unx 1571 13
.•qiin-nij onx nnin> □D'^V t^xn-rn* 14
.mn'-nij nin?*? n iftì 15
.pilli Vi™ Qy> n^rii n $ * W* n?“lB 16
.□avf?8 m r r - ^ m ^ i c q h ^ x i □555'? wii?l 17
.cri?» n f e □ yrùtr*1# n1? ^ nw$i n$zrn$ nwy -1#$ mrr 18
,nj?1rn nr*?i5 Q?Wvi? ’gip’H i# *7j}i 19

(c) Scrivi in ebraico:


1. Renderò grazie al Signore.
2. Essi ci condussero in esilio.
3. Insegnami affinché io possa conoscere le tue (m. s.) molte meravi­
glie.
4. Liberaci dalle mani dei nostri nemici.
5. Quando egli ascolterà (riguardo) questa cosa, sarà geloso.
6. Tu hai servito loro invano, perché essi non ti daranno aiuto.
7. Il Signore riproverà il suo popolo.

(d) Lettura: Precetti deuteronomici (Dt 6,1-9)

n*<2 nitos?1? f#1?1? ^ r r ni? □■’tpstftàni Q,)i?03 n i^ n m i]1


na$ onay Dtfx *1#$
ri-RK 2m$ iì} p ì x v n p i r ^ - n s i b ^ 1? y t? 7§ m r r - n g x tp » iv a 1? 2
:T C ivéVn t ! d ^ Va ^ r p ì ^31
L e z io n e 46 315

mrr 137 Tnìj ìgin 3i ^ i ^ ao« niltfs;1? jjr)o\p|risa


:n # p n?j 4r i $ ì? T$«5 ’tf?»
iins mrr mn1VniI^ v0*
W ?:"???) to V "1??? ma’ m foniji5
:TI33,?-'7y Dl»n’rtiij -i# ìj rfpàn o’-gTìJ voi*
:TO ?’ W lftn Ili? ^ 3 ? TO>? °? $"I3TI V & 1? 6a ^ l 7
:Tj>y i’3 8risrio'7 vrii ^ 'ra nix1? 7a n i^ p i8
T|$’2 9niTT2j-17V Dn^nyi9

Note alla lettura:


1. Il suffisso è oggettivo.
2.
3. Entrambi gli sono usati come relativi composti: “ciò che.. .e ciò
per cui...”
i rr

4. Il sintagma “una terra dove scorre...” è collegato piuttosto debol­


mente a ciò che lo precede.
5. qui è un sostantivo: “forza”.
6. “Tu li insegnerai”
7. =Dgfc$-|tfj?|
8. “bande per la fronte, filatteri”
9. nj1T?p “stipite”
L e z io n e 47

169. Verbi Hiphil: temi e flessione (cont.)

La distinzione operata nel Qal tra radici ll-Waw (Dlp?) e WYodh (□‘’tZT) non
viene mantenuta nei verbi Hiphil derivati dalle medesime radici. Le forme
date per □'’pn (dalla radice di Dp) costituiscono il modello di riferimento.

Ra d ic e P erfetto I m perfetto Iussivo


Vuoti (II-Waw/Yodh) Q’ì?: ni?:
Anche III-gutt rrr
— *T
nr -T

Anche III -Aleph x'nn ÌTT • i


x:r>
T

I m perativo In f . C o s t r . P a r tic ipio


m crì?n
mn mn
- • T

«3Ci x-an • T
xra»

Si osservi che il participio presenta la stessa vocale nel prefisso del perfetto.
Ciò si trova in contrasto con tutti gli altri verbi Hiphil studiati finora. La pre­
senza di una gutturale (diversa da X) nell’ultima posizione della radice pro­
duce lo stesso effetto che ha in Per X’OH si faccia il paragone con

Nella flessione del perfetto ci sono due distinti paradigmi, uno con la vo­
cale di collegamento -6- e uno senza:

I n
ì^ p n Q^pn ì&'i?n
n ^pn n ^pn
nifrprj □ni&VP Wì?n
nizrprj w ro TOi?rj
'‘rii^prj n IóV lJ ^ [? n

Il paradigma I è di gran lunga il più frequente.


Il verbo molto diffuso X^n (portare; radice XU) è di solito flesso secondo
il paradigma II: X’q n, nx'àn, nx?n> ecc.
318 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

L’imperfetto e le forme rimanenti seguono un unico modello di flessione; si


noti la ritrazione delFaccento e la sostituzione della vocale nel perfetto in­
vertito:

IMPERFETTO IUSSIVO IMPERATIVO


EPR Wj?; Di?; Ql?h
n^n nrfrpj? n\?n aprii ^ i? n
a^n i^pri yp fo
^ p ri nrfrpi? ™
a ’px D’PJ
INF. COSTRUTTO D ^, ecc.
INF. ASSOLUTO apri
P a r tic ipio o ’po, n^pz?, □1tì, p ^ 5 n i ^ p ?

170. Uso idiomatico di ìf?n

Nell’esempio :
(a) ViDN:] Ed egli camminava mangiando.

l’infinito assoluto di TjiVn è usato secondo la costruzione presentata nel §129


e può essere considerato come un supplemento al verbo principale della pro­
posizione, cui è affine. Ma in

(b) niWI S|V?n DTO ^$*1 E le acque si ritirarono gradualmente. (Gn 8,3)

l’uso idiomatico di T]iVn è evidente, dal momento che una traduzione lette­
rale è impossibile. Più esplicitamente, se il primo dei due infiniti assoluti
nella costruzione di sopra è si ha una sfumatura di azione continuata o
graduale.
Strettamente legato a quanto indicato sopra è l’uso analogo del participio
^Vn; l’espressione idiomatica di base è:

un secondo participio
soggetto + ?|7n + -
un aggettivo
(c) IVfO) -qVn II mare si faceva sempre più tempestoso.

(d) T]Vn Tlì Davide diventava sempre più importante.


L e z io n e 47 319

Ora, nei trasformare una proposizione con participio in una proposizione


verbale, il risultato è (per tempi al passato):

L’uomo sta andando. L ’uomo andò.


Applichiamo la stessa trasformazione alle espressioni citate in (c) e (d), con
l’esito che segue:

(e) “TÌS7D*] CPH II mare si fece sempre più tempestoso.


SI

(f) *717^1 in Davide diventò sempre più importante.

Il verbo viene considerato come verbo principale ed è ripreso come infi­


nito assoluto, secondo il modello presentato in (b), per esprimere l’idea della
continuità. Ma nonostante (e) ed (f) siano costruite secondo il modello (b), il
loro significato può essere ricavato solo grazie alla conoscenza delle espres­
sioni idiomatiche del tipo (c) e (d): “il mare divenne...” e non “il mare
andò.. “David divenne.. e non “David andò,.
Come ulteriore esempio si consideri la seguente proposizione:

(g) Tjftn 1? Tftél (cfr. Gdc 4,24)


Presumendo però la costruzione idiomatica di base:

g. * i»i? n$i?i n # i ’JSitpr’B T


la traduzione ovvia (e corretta) di (g) è “La forza degli israeliti divenne sem­
pre più intensa contro il re di Canaan”,
Queste costruzioni, sebbene non siano frequenti, possono diventare pro­
blematiche quando non comprese correttamente.

171. Vocabolario 47

Ve r b i: rqi (HJJ?) prostituirsi; agire in maniera impudica. nlT


una prostituta.
IHtì OHtì?) affrettarsi; l’inf. ass. è usato come av­
verbio: presto, velocemente.
Oh??) disporre, mettere in ordine; schierarsi (in
assetto da guerra).
□nO!? (Ont© distruggere, sterminare (spesso come un
atto religioso di interdizione)
320 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

ppri
(VP?) approntare, preparare; stabilire (cfr. 7ÌD3).
r? n
(r?:) percepire, considerare, capire, compren­
dere; far capire (cfr. HP3).
TOH (Tp?) rimuovere, portar via, distogliere (tr.) (cfr.
m
(Dir) riposare, stabilirsi. Esistono due verbi Hi-
phil imparentati con questo verbo Qal: (1) ITIin
(n*T) far riposare, dare riposo, mettere a riposo;
(2) rP3H (trìP) mettere giù, depositare, lasciare
solo.
DH (DII") essere alto, elevato, innalzato; Q'Hn (D’’T )
sollevare, alzare.
ZTttfn (n^?) riportare, far tornare, portare (condurre)
indietro (cfr. 3$)
(K ^ ) far venire, portare (cfr. N2)
S o s ta n tiv i: ty (con suff. pi. -ót) tetto
N omi P r o pr i : 1U"|3 y$1n? Giosuè, figlio di Nun.
ìn"l^ Gerico, un'importante città nella bassa valle del
Giordano.
□*>13$ un sito non identificato dall’altra parte del Gior­
dano rispetto a Gerico, dove gli israeliti si ac­
camparono prima di attraversare il fiume.
3n*] Rahab, una prostituta di Gerico.
•j'rpQ Sicon, un re di Chesbon (a est del Giordano), il
quale, insieme a Og, re di Basan, fu scofitto dagli
israeliti nel loro passaggio alla terra di Canaan.
Aìj? Og (vedi Sicon sopra).

Esercizi

(a) Traduci:
orni 6 .nun In'K xnn
T ** T

.u’J mn 7 inx mn
.n ^ n - n t* lan n 8 ,inV$n byn iris ìTón
9 uva ■>*?ìrpn
□,,p7i nan r? nrja 10 .nb nDp*nK inin

(b) Volgi al negativo ciascuna delle frasi che nell’esercizio (a) sono
all’imperativo: Es. mn ìriN (XZtfì)
L e z io n e 47 321

(c) Traduci:
.•p x i ’M p -n x ’rn z n n 6 .'Tiq^-nìs 71 x 33
7 . n ^ - n i * n ’ón
•iT T x n n y -n x 8 .ù^7 rp in “nx ’n iì’pr)
.“inan nDtp-Vy n ^ n - n x tiy ty 9 .o ^ sn b'S'k nn-Trrnx urnn
• *• - V «* T T *“ V I — •

. r a i ì ? 1? rq q a 10 .trptin ’- p r n x fa n

(d) Converti ciascuna delle frasi in (c) in una forma sequenziale:


Es. TimzrnR x^xi.
• T I • V ■ T T

(e) Traduci:
Mq? Tpn mn'* 1
.Dnnìj nqN uj ^ w a# x1? d m d w ^ x mi 2
,najan rinfo nb’x 3
.^ x 3$i v?; vryia nyn n$“i? 4
.nyn tiv \ inòfcrris ia n rp 5
«
u ^ sr^ x unx y m x1? v m
- V' I ■• ■ V T • T - -
6
inix ,|rito-ni<,j '’fiiptrnx ’n n ijr n s n a $ i crv$13 llt*? n ió 7
.o ^ n
nfni n ^ n Kinn *>3 m y w p ii rari tx 8
.^ipa x^i ■’nxsrnx wgn & 9
x'^i wx'*i ^n‘K im i ayn ^ina ^ ’nión.r) i¥? io
/ri? } p i nìfrsj1? ìdd1?"*?^ nqx Tf?n ‘i$$i t im ™ in
nyi X'aa ^l’n qx riD ^n ^nixi viO wyrn
. W i y Tpìqx

(f) Traduci in ebraico:


1. Egli darà riposo al suo popolo quando li avrà fatti stabilire nella
nuova città.
2. lo li portai nel posto che avevo preparato per loro e li lasciai lì.
3. Dove hanno gli uomini preparato l’accampamento?
4. Io verrò (usa ^H ) con te e ti darò riposo.
5. Non alzare la tua voce affinché non ci sentano e vengano ad ucci­
derci.
6. Come egli ci ha condotti in esilio, così egli ci riporterà indietro.
7. Egli ci insegnerà molti canti nuovi affinché possiamo rendere grazie
al Signore.
322 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(g) Lettura: Rahab e le Spie - Parte I (Gs 2,1-11)

■nx ix i to'? ’toi.ó ùtyix} d ^ x d’w n ' p y#in? rfpt^i1


nrn natoì niiì nwx ri1? ìd ^ I ìn n ^ l
T ife rà ,‘3?» nan wà otoì? nan Tax1? irrq? i» k h 2
■>3 ■qn^ ix riw s T 1?!* Q^ai] w iln nbK1? n n r ^ innj ■qtó n ^ n 3
:ixi
yi'k'D^ìyr ìà\ cptoafcfà ixà i? “i#xrn 31a^ni ^ " n g nttfxn nprii4
•m
in a ìd*7“i nró 'n y v iò Q’TOni i$ n ? nì^p4? nyfn ^ i 5
4:my»fra r? a^ipK
:^t*7S nV niDi^n 7n o 'W?? 6m?p9 nin^n «’n'i6
«qpT-1^*53 npx n*o ny&ni 9nn?v»n Vy i t o V t f nSHBB ÌD71 7
loa'TU» a f f is i
:toj}-by d^ s | nntyT 10^ D"$
w'Jy a ^ x g] nxn-nx mrr inp s ‘•rivt n ^ ìft-V x i&xrn9
:oy39» n « n ' i h ^ s lon ^
orftso opnxir? Dya?» ,3«t)d- ìt ^"rw mrr 'V g l m ^ nnx uyóto V 0
nEi&ltfà ^ V 1 in^P1? i t o 16"i3$? n$x l5n»^n ,’?'?^ W 1? Qfl'tyS! I4"i#ìip_
:nnix
D',nt7^ xin nyrby, mrr ■»? Bbtjt? nn liy n&|? uà?1? db*] y&^ai11
:nnn» nfer^S l

Note alla lettura:


1. Una parola difficile, che probabilmente significa “segretamente”.
2. 1DH scavare, scovare, esplorare
3. “ed ella li nascose” (152 nascondere)
4. n w m = on>< w&ri
5. n n ^ n = o rà nn>y;j
6. “ed ella li nascose” (1&U nascondere)
7. “steli di lino” lett. “lino (D^JH^D) dell’albero”. Si noti che crnt£fà è
femminile
8. Spesso usato in tal modo, senza una preposizione, con il significato
di “sulla strada di, verso...”.
L e z io n e 4 7 323

9. “fino ai guadi” (s.


10. “(essi) sono venuti meno”
11. fiK segnala la proposizione con come oggetto di ÌJyÓW
12. asciugare, prosciugare (radice lib1 cfr. n$2P)
13. HÌO-tP il Mar Rosso; lett. “mare di giunchi”"
14. “ciò che”
15. Amorrei -
16. *13$ dall’altro lato, al di là

j
L e z io n e 48

172. Verbi Hiphil: temi e flessione (conclusione)

I verbi Hiphil da radici geminate sono coniugati secondo il paradigma che


segue:

R a d ice PF. I m pf . I m p f . in v . IMPTV.


Geminati a p ri a o T1 a p }l a o•* nT
Anche II/lII-gutt. ynn VT yTi-T *
nn —r

INF. COSTR. INF. a s s . Ptc .


a o•• nT aon a p tt

y i "nT snn yn&

Si osservi la diffusa (ma non costante) sostituzione di è con a nella sillaba


tematica finale davanti a una gutturale. Nella flessione la è appare davanti
alla gutturale ogni qual volta la forma equivalente non gutturale presenta i:
P erfetto

son tepn inn WìD


naónT •• *•
m nn
niàpq ootaPO QDìyiq
niapq IràQij nisnrj TOlsinn
'niàpq utàprj

IMPERFETTO

ao1 « 7
lap; VT —T
WT
non « T
nr^pn ynn - T

ao•• n T
lapri yin —T
w in “ T

naó
« nT ■
’yin
. - T nrshfl
T « !

aoN ynK sna

Im pera tiv o

a o•• nT ì a o*- nT snn wiri


’aòn (ni’àpn) ’in n (n y ^ rj)

In fin ito C o s t r u t t o

non ynn
326 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

^PO TW
i?prj m u

P a r t ic ip io

Do a
** -
o r a* o* ai v i —a>■ o ^ *i n« ai

nìDp?? nvia n1sn$


Sono attestate forme irregolari, le più frequenti delle quali sono quelle con il
raddoppiamento della prima consonante radicale, come DO? (per DO?). Si con­
fronti con quanto analogamente avviene nelle forme Qal dei verbi di queste
medesime radici (§126).

173. Endiadi verbali e forme idiomatiche ad esse correlate

Nella costruzione
*jp;n DW?1 ed egli pianse ancora
i due verbi sono semplicemente coordinati, avendo entrambi la forma richie­
sta dalla sequenza narrativa in cui essi ricorrono, ma per quel che concerne il
significato, il primo verbo serve a qualificare il secondo e in italiano è prefe­
ribile tradurlo con un avverbio o un sintagma avverbiale. Questo fenomeno è
conosciuto come endiadi verbale. In ebraico i verbi più frequentemente usati
in questo modo sono:
DW fare qualcosa di nuovo, ancora
ffOin fare qualcosa di nuovo, ancora
^Kin essere disposto, fare qualcosa volentieri, volontariamente; es­
sere contento di fare; l’imperativo è pressoché equivalente a
“per favore”
“ in a fare qualcosa velocemente
D ^ n fare qualcosa al mattino presto
fare qualcosa molto o spesso
Esempi:

n$K ni?5! ornDN; E Abramo prese un’altra moglie. (Gn 25,1)


TClUn “13$D D#S1 U^Nin 1*7 Ci fossimo accontentati di restare al di là del
Giordano! (Gs 7,7)
D$ f??1 DtfJ] Ed egli passò di nuovo la notte lì. (Gdc 19,7)
nan ■’DNTlS Dfl*p1n'| Drrpai Affrettatevi a portare mio padre quaggiù.
(Gn 45,13)
L e z io n e 48 327

DJjpVni E di mattina presto ve ne andrete per la vo­


stra via. (Gn 19,2)
I due verbi possono presentarsi senza essere legati da alcuna congiunzione.
Questa costruzione, detta asindetica, è frequente con l’imperativo, rara con
forme narrative:

nynj rpiiimPascolerò ancora il tuo gregge. (Gn 30,31)


Coricati di nuovo. (ISam 3,5)
Tiy Lo cercherò ancora. (Prov 23,35)
iVrj V’Kin ’S Perché è volontariamente andato dietro al
niente. (Os 5,11)
DH33 nj? Vxin Prego, accetta due talenti. (2Re 5,23)
W&y HO Ciò che mi avete visto fare, fatelo presto an­
che voi. (Gdc 9,48)

La maggior parte di questi stessi verbi può anche ricorrere con un infinito
complementare che li segue, di solito preceduto da

7p*?y ttfìwV nirr ^ Perché il Signore gioirà ancora per te. (Dt
^ T T ‘ 30,9)
U^NiTn^ ri3^V Vxi’1 E Mosè acconsentì di stare con l’uomo. (Es
T "T ‘ 2,21)
inH n i $ ^ Ed egli lo preparò in fretta. (Gn 18,7)
n^V nrjO Andate in fretta. (2Sam 15,14)

I due verbi possono svolgere insieme una funzione complementare dopo un


altro verbo:

nnni?1? tò Egli non potrà prenderla di nuovo. (Dt 24,4)

Di rado può apparire più di un verbo prima del verbo principale:

IN^ÌÌÌ ^ mattino presto essi uscirono veloce­


mente... (Gs 8,14)

I verbi e SjVn (soprattutto il primo) sono impiegati in una costruzione si­


mile per cui una traduzione letterale è inopportuna o impossibile. Qj?h usato
così sembra dare non più che una leggera enfasi al fatto che una certa attività
328 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

è sul punto di cominciare, corrispondendo all’italiano “allora, subito”;


l’imperativo spesso corrisponde a “su!”. Es.:
rnttfN roip Su, siediti... (non certo “alzati e siediti”)
(Gn 27,19)
ìlVnty}? Dìp Su, facci un dio che... (Es 32,1)

174, Vocabolario 48

Ve r b i : snn (radice ì?sn) fare del male, ferire (con ogg. dir. o
con ?/?); agire perversamente, agire male
30H (radice ZOO) voltare, allontanare, girare (tutti
tr.); far girare, far voltare
*?nn (radice y?n) iniziare (di solito seguito da un infi­
nito complementare)
IOTI (radice 1”ID) rompere, distruggere, annullare
D ^ n fare qualcosa presto al mattino (vedi § 173)
V’Nin acconsentire, essere disposto, fare qualcosa vo­
lentieri (vedi §173)
(Niphal) giurare; promettere (qualcosa) attra­
verso un giuramento
(Hiphil) far giurare
Hjn (Piel) lasciar vivere, far rivivere, rendere la vita.
(Hiphil) idem (non usato all’imperfetto)
(VA??) incontrare, imbattersi (con ogg. dir, o ?)
S o st a n t iv i : (pi. -ót) giuramento
naìn (pi. -ót) mura di una città
D5?1! (con suff ^ 7 ; du. D ^ 7 ; pi. Ilinft) porta (di
una casa o di una stanza)
P r e p o siz io n i : IV? attraverso. La traduzione di questa preposizione
varia ampiamente. Dopo verbi di preghiera o di
supplica assume il significato di “per, a favore
di”. Si osservi l’uso con verbi che indicano
l’azione di chiudere:
D7J73 ec*essi si chiusero dentro
n a in 7V? mn' "UD il Signore aveva chiuso il grembo di lei
La preposizione ha anche il significato di “at­
torno, che circonda” come in
175?3 nriKl Tu sei scudo che mi circonda
7?_1?V accanto, in compagnia di, a lato di
L e z io n e 48 329

Esercizi

(a) Traduci:
.■’oy inn?"n8 iDh 6 .in$o-n$ "niìDr) 1
.□9^15 n -n ? rw V 7 .noy ynn1? mn1 irix ina x1? 2
. w t ’a annrn w t
**T • V “T • T*>
8 Vao y-n mn1»^ryp ynn toyh 3
.non^o Tps?’? uftnq 9 •i’3?V
.n*nono v r y n x apji 10 Vip1?! niap1? i^nn 4
.yinVi niif? *7grn 5

(b) Traduci in ebraico usando le costruzioni trattate al §173:


1. e noi porteremo ancora ■
2. essi acconsentirono a riposarsi
3. lo misi in ordine velocemente
4. e presto al mattino egli li rimosse
5. ed egli lo colpì ancora
6. ed egli preparò di nuovo
7. ed essi lo portarono velocemente
8. sii disposto a riportarli indietro

(c) Traduci:
T O 1
irix frani ia ^ nbx^ ^$n n^»i 2
.in'a^ ana^rrnis 7Pi x'aji “ino w’xni 3
.nnoin nfcrò Ty^rns « jp ? rrni 4
.mn* } ynn na^n 5
.□7S?a n'j’fn-n^ iran ixfpi 6
•^nn n f c r t y 3 ^ wn n ? oawn 7
.n$n *7iy n#? x^i a^norm*? n’n? xinn msa 8
.unx rteni “inori? n?1?1? ^ 3 2 9
.■’n y n # n p r n x nrgoifà tà no1? ,d ^ x nn)x ^ 'J|ìyà^3 xSrj 10
nr;f? Tppy rpa-nt* Tpa^ iftfcìn 11
.;rax n^a-n^i nnx k*7 ^ nrix satani 12

(d) Lettura: Rahab e le Spie - Parte II (Gs 2,12-24)

79 $ *a$ r r r n y D flx -m nivtoin 791J n ? o y ‘’J v f r y ’a nm^a ^ x r iy p w n n $ y ì 12


nix ^ DFin^
330 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

a ^ a n } 0^*7 “WìT1?? m ) ^n i^ K -n ^ w n $ l w n $ l 'W W QCT0113


:n}aa ìatftf ?a
-nn? n’n*) 3n| lan^-n** m n vfr ax 2ma^ a ^ n ^ n ia#pa a^atjn ti) m!?x'V4
'tiWSl "W W wtyy) Yl& TW k ) ™*>
:n?#v x^n n a ta nainn tp ? a ra ^ 6iV?nn ly? 5^p? 4a7 iin i15
8:a$ iy a*»* r \ 0 y na$ 7anai?ai n ^ t i g apn iy^>ri2 ì:)1? nnnn i^xpii16
:tQ ?n > 9in xi D ^ fig
:ianv:n#n 1$ $ njn in y ? ? » «ijhs 10a5ì?} a ^ n n ^ x mzpxV7
la 12iafrp_in ìi*?n3 ^ i? n 1’njn w n Din rnpn-n$ o^x? iai^$ nan18
:nri?an ^ x W E T ÌS ^ T 1?? TÒnti ^ 'nax-riSl v à r ^ l
T\m n?o? Vd*i nsi?? u i ^ i H tfx i} la i nxtfin ^ r a v ftra xrn#fc? Va n ;n i19
ns-n^ri T _ax o tx '“i;i ia1? n ^ a
13:iajny?$n y(§ ìin y ^ a a?pj nj l a ^ - n s T k ^ a x i 20
iflVos ’^ n rnpirn$ -ìWprn ìd^i l4a n ^ i xin’ i? a ^ -p i? "i$xrn 2 1
"*?D3 a ^ 'n n i$p3?ì a^Djin ra#"!? o^aj n 0 ip a $ n ^ n nnnn t ó j i v)*)21
:ixsa Tifo
-Va nx iV -m ^ i viria y#inrV$ nxnn n ? y n nj^ia n ^ i a^a$ n ^ in#*}23
:anix 15nìx£an
Vixn l6n a r m i y ik y - b i- m « I 3 mn1 i n r ^ y ^ in r1?*? rupxV 4
• :v»?9»

Note alla lettura:


1. “le mie sorelle”
2. “le nostre vite per le vostre”
3. Si noti l’assenza delParticolo con nj.
4. □■nini = arix ìtirn
5. *?3Ò una corda
6. liVn una finestra
7. anana - a$X3fla da X3I^ nascondere (nascondersi).
8. iti un infinito costrutto alternativo per 21$
9. Si prenda in senso avverbiale come “poi”.
10. va innocente, senza colpa. Il versetto 17 sembra essere fuori posto;
vedi il v. 20 più sotto.
11. “questa cordicella di filo scarlatto”
L e z io n e 48 331

12. Ì3PI71ÌH = Uf)K JTp_1n


13. m y z y r i = ttm
14. o n ^ r ii = Dn'x
15. nel senso di “accadere”
16. “sono venuti meno dalla paura”

)
L e z io n e 49

175. Hophal

In modo analogo alla relazione Piel-Pual, per ogni verbo Hiphil esiste una
corrispondente coniugazione passiva, chiamata Hophal. La forma è caratte­
rizzata da una vocale wnella prima sillaba tematica e da una a nella seconda.
Tuttavia, l’esatta natura della prima vocale dipende dal tipo di radice, come
si vede dalla seguente sinossi:
Ra d ic e H iphil H o ph al
Perfetto Perfetto Imperfetto Participio
Regolare i»$n
I-gutturale TW *w i
I -Nun inn iar? ir
lll-Aleph x’x^n «sanV 1 T T 1 T

l-Yodh/Waw inin i “vin 11JP 1"V)ft


m -Hè W nw nw : nw
Vuoti DVD □pin Di?v dì?to
Geminati 3071 noin nor noia
I seguenti esempi di flessione saranno sufficienti per comprendere tutto il re­
sto del paradigma:
P erfetto

nprci
ni$?n (ho'om-) nw »
-CPÌW ...Wfrn

Im perfetto

m : n»:
’ìavri
*t
T
(to'om-)
T V / w

P a rticipio

T 1 T
nm □i?to
npa n ^ fc /n a p ia
D’pnp c a p ia
niiauto n 1 i$ r à p ia
334 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

In quanto passivo dello Hiphil, la coniugazione Hophal non presenta par­


ticolari problemi di traduzione quando lo Hiphil è un semplice verbo transi­
tivo:

egli distrusse - 7tt#n egli fu distrutto


egli gettò 7|*7$n egli fu gettato
7*nin egli portò giù 7Tin egli fu portato giù

Ma quando il verbo Hiphil regge una costruzione con il doppio oggetto, la


componente causativa del significato viene resa al passivo con lo Hophal:

"liNrnnN; U h s ; E g l i mostrò airuomo la luce. (lett. egli fece


vedere la luce alPuomo)
“lixp‘ny; niCjn All’uomo fii mostrata la luce. (lett. fu fatta
vedere a ll’uomo la luce)
DyilTllS Egli portò il popolo al di là del fiume.
"inBrrnK; ayn II popolo fu portato al di là del fiume.

Oppure, quando uno dei due possibili oggetti è omesso (cfr. §157a);

□yn“ni$ Egli fece attraversare il popolo.


oyn -)55?n II popolo fu fatto attraversare.
“IÌKHTiìJ nK"|n Egli mostrò la luce (lett. egli fece vedere la
luce).
"liXH nK"|n La luce fu mostrata (lett. la luce fu fatta ve­
dere).

Si osservi anche la costruzione impersonale che conserva la particella fiN


(cfr. la fine del §154):
D ^ in - n # i*? 7^ Gli furono dette le parole.

176. Vocabolario 49

V e r b i: governare, dominare (oggetto con: ^)


("l#1?) essere piacevole, gradevole; essere retto,
onesto
(ri^ì??) arrabbiarsi, essere (diventare) arrabbiato
(*7V contro)
1?# (P # ?) stabilirsi, dimorare
L e z io n e 4 9 335

PI0 (PIO?) essere forte, fermo, duro


(n^J) mormorare, ruggire, gemere, sospirare;
meditare, immaginare
S o s t a n t iv i : (senza pi.) leone
(pi. nVl$) come sopra
(con suff. TO; pi. -im o -ót) tempo, tempo fis­
sato, tempo opportuno (f.)
(pi. 3^*$; costr. ^ÌA) capretto
my (senza pi.) congregazione, assemblea
T H

“lina (pi irreg. D’H’irn) giovane


Al t r o : *?TV (agg.) incirconciso; (fig.) inetto, incapace
1 ? -^ (aw.) quindi, perciò
N om i P r o p r i : Sansone
nnfon Timnah (o Timnathah), una città sotto il domi­
nio dei filistei di cui è sconosciuta l’esatta
collocazione
Filistei

E sercizi

(a) Trasforma ciascuna delle seguenti frasi in una frase al passivo, sosti­
tuendo il verbo Hiphil con un Hophal secondo l’esempio:
tOpn egli portò l’uomo fcOin l’uomo fu portato

.oai&rrby msn-ny; 6 .najan Vya ^ rrn K ^on 1


.onori n p rn s V? ran 7 Ì3!l 2
.nainn Vya T*?$n 8 .aw Dy^-n« Ttfin 3
.n tn niK^D3 nìT)k ijvjnn 9 n ^ n -rm rnHin 4
ìnX 10 .m n iox1n 5

(b) Traduci:
ip y n 9 oyn 5 1
io 6 2
npp 11 7 3
niDìsn n n ?n 12 n tite nyn 8 «man 4

(c) Traduci;
.m 'iw q n Vutorj 1
336 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

.d^
^ì??l Q ^ n 'n x inix“p 3
.trnn nys n& n^D a ny-in pin
* - T * * T T
4
r i T TT

.n^K naft "i$tp na?x dd’^ i ■’xjto n p x t h x n x ? 5


.Tj^n o t ? in ìn iw ,si 6
.d^ x ^ n? ìX T f l^ l viri 7
.nV^i d$v na^7 mrr» nnin;n 8
.^I*p■
’nxùn xV1■> il?y n’^irVx 9
.□n^fcnpi1 Vtzfà io
.d^ T O " ^ n'y^Q nV ì?tq; i 11
.□■’pnx nis?? raìfc nft> *l?"Vy 12
.Vxnty? m srV rV s “127 p i 13
.n3ì^n_l7y nma inx oty}i ^ n -n^ naip?i 14

(d) Scrivi in ebraico;


1. Lo statuto fu annullato.
2. Il lavoro fu cominciato ma non finito.
3. Gli fufatto giurare che egli sarebbe tornato presto il quarto giorno.
4. Egli cadde dal muro e mori.
5. Egli fu portato fuori dalla città e lì fu messo a morte (lett. fu fatto
morire).
6. Ella stette presso la porta fino a che essi furono partiti.

(e) Lettura: Sansone e l’indovinello - Parte I (Gdc 14,1-10)

ni3?a nnfon? n$x X"H nrgzpn ]i$ a$ r j V


nnix inp nmn u 'n y ty nir?» n n ^n n ,,n,x“i n$x naxh im ) ì vnx1? i ^ i ^ y h 2
:n$xV ^ IT * 1 *

n w x n n i? V 7 f? in n n x r? n $ x Tppx n i m rx n i& x i ì p x 1*? “ì & x V

p r y ? r n t t ì x ^ p s ^ 'n j? n n ix ì p x - V x ] i$ $ $ n jjx h e r n ^ a

x v in n y :n ^ ip n o - x in 2n j $ h “ ^ 1x^r? nm ^ ly ^ vb i ^ x 1) v o x 1] 4

4*xW n in x 3t d :? nani nnian ^ “ir^ y nni??n iaxi ro ^i liuto# ri* ]5


lirixi?1?
rgx1? inn x1?! ir? px n&ifoyi nan ypw? 6ins)(?$n rum nn vVy 5n^rn_6
:nwy *1#$ nx iax^i
:ii$z?$ t o ? n ^ n i ntfxV “12771T ]h 7
L e z io n e 4 9 337

I(V fla riii/ nani nrjNn 8n^& m n itq 1? i m 7nnrii?l7 n w a atfji8


■ n v nn»3
ra n vb) tó x 'n ntf? ]rn iaartijfl v a a r ^ Vdxi v b t % 1^rrhpi9
ittfrfn 12rrn n n^n w m ^ dd1?
icpTinan ifr&r p ^ nto tosn ntoNn-^y; irrgN 7 iV °

Note alla lettura:


1. “che ciò (la situazione) era un’opera del Signore (lett. che dal Si­
gnore ciò)”
2. nax'n occasione (di contesa)
3. YD3 un leoncello
4. AKto ruggire
5. n*?X precipitarsi
6. VDto squartare, fare a pezzi; “ed egli lo squartò”
7. Il suffisso è oggettivo: “prenderla”
8. rf?f!3 carcassa
9. nTta^f (pi. -tm) ape (api)
10. corpo
11. “ed egli ne (lo) raccolse”
12. “egli aveva raccolto”
L e z io n e 50

177. Hithpael

Relativamente poco frequenti, i verbi Hithpael si distinguono per il prefisso


(h)it- e il raddoppiamento della seconda consonante radicale.

R adice PF. Im p f . IMPTV. I n f . C o st r . Pt c .


Regolare - i •
Vrann
III -He n^n n ^ ’ nVarìn n i^ n n’paip
Geminati «. — i p
y?Dnn
-* — i .

Riguardo alia formazione dello Hithpael si tengano presenti i seguenti punti:

(a) Con radici che iniziano con una sibilante ( O t t o n i ) avviene regolar­
mente una metatesi di questa consonante e della n del prefisso:
*hitsammér —> *Wl$n. Si verifica poi un’ulteriore assimilazione, che
prevede *-zt— > -zd-, come in *hitzakkér —>*hiztakkèr —» "DlfH; e *-st-
—> -st~ come in *hitsaddéq —>*histaddeq —► Altre assimilazioni
ricorrono più sporadicamente, come in K33H, al posto del più regolare

(b) Nel caso di radici geminate, analogamente a quanto avviene nel verbo
Piel, il raddoppiamento della seconda consonante radicale viene spesso
omesso quando questa è seguita da a: Ì330^n per Ì3}nnn.
(c) Le radici li-gutturale subiscono o un allungamento compensatorio o un
raddoppiamento virtuale, come nel Piel, Es. ma DH3nn.
(d) La sillaba tematica finale può avere a al posto di è. Ciò avviene normal­
mente davanti alle gutturali, mentre è opzionale altrove: snifln.
(e) Con radici I-Waw/Yodh viene preservato a volte il 1 originario, come in
npl.nn (discutere, litigare) e (farsi conoscere): si confrontino con
(dichiarare o rivendicare un’ascendenza) e (cospirare con­
tro), entrambe con \
(f) I verbi vuoti ricorrono solo raramente come verbi Hithpael.
(g) Ricorrono sporadicamente tracce di un tipo verbale strettamente affine,
ma senza il raddoppiamento della seconda consonante radicale, special­
mente nel verbo 'TpDfln (si noti la à lunga e la p singola).
340 I n t r o d u z i o n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

La flessione è la seguente:
Perfetto

’m n n
M— | •
ì^ a rin n^n
riu n ii nn^n
rftìir)7) n 4 an n
T * - 1 *
□ n^^n n ^ s r ir i
w ftw n^arin f i^ s n n

Im perfetto

i *
V?s jf ìVpsg?
n^W nr'Jarin
rf^W i V?ann V?Dnn
nftlaitfi
7 \) m n f a ij Vpdi^

I m pera tiv o
nVann
^Anri n j^ ri

In fin ito C o strutto

’mrin nfwnn V?srin

P a rticipio

V?SifljD
nVana niVana nVjSJ?& nì^D na
r ì? Ìm

I verbi Hithpael sono intransitivi e hanno spesso un significato riflessivo


o reciproco rispetto alle loro controparti attive delle coniugazioni Qal, Piel o
Hiphil. La seguente lista è rappresentativa:

(a) Riflessivo: santificarsi (cfr. ttfrp;


magnificarsi (cfr. 'm ;
K3nrin nascondersi
(b) Reciproco: riKTO guardarsi a vicenda (cfr. ì1K"l)
“I^Tn conversare (cfr.
L e z i o n e 50 341

(c) Riflessivo indiretto (cioè fare qualcosa per se stessi, a proprio be­
neficio o a proprio detrimento):
lan^n cercare o implorare una grazia (cfr. “pn)
V?s^n pregare (vedi sotto)
procurarsi provviste (cfr. provviste)
(d) Iterativo'. ■^nnn camminare avanti e indietro;
camminare continuamente
(e) Denominativo’. profetizzare (cfr. K'QJ)
naKijn arrabbiarsi (cfr. HN; radice ^N)

La classificazione dei verbi Hithpael è spesso difficile a causa della carenza


di dati. Il verbo (pregare) offre un buon esempio. Il primo istinto sa­
rebbe di considerarlo come un denominativo da nVpJ^ (preghiera), al quale il
verbo è strettamente imparentato nella forma e nel significato. Un simile ap­
proccio risulterebbe, tuttavia, semplicistico dal momento che i sostantivi del
tipo n'v'Dfl (con il prefisso /-) in ebraico sono spesso associati con verbi Hith­
pael e sembra che derivino da questi piuttosto che il contrario. Non esiste un
verbo al Qal ma ci sono alcuni sostantivi poco attestati, come ad esem­
pio V79 (giudice, arbitro), i quali suggeriscono che un tempo sia esistita una
radice verbale (Qal) con il significato di “arbitrare, mediare” o simili. Il
verbo Piel (mediare, agire da arbitro) è un denominativo da VpD. Il
verbo Hithpael, allora, avrebbe la forza di un causativo/riflessivo indiretto:
“causare una mediazione (cercando o chiedendo) per se stesso”; apparter­
rebbe dunque alla stessa categoria di Appare ovvia la necessità di
imparare l’esatta sfumatura di ogni verbo Hithpael come parte integrante
dell’apprendimento del vocabolario ebraico.

178. Vocabolario 50

V e r b i: VpDIin pregare
chiedere, domandare o implorare una grazia
nascondersi
(N?n3 nascondersi
camminare avanti e indietro; camminare, pas­
seggiare continuamente o costantemente
profetizzare
342 I n t r o d u z i o n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

833 (N3^) profetizzare


T *

uhn (tthr© arare, incidere


- T

t n s (t£^D?) stendere (tr.)


- T

O’s p1) contare


S o s t a n t iv i : (senza pi.) cibo

l’unto, il Messia
• T

ré (con suff. ^ o ’-TV) forza, potenza


nVsj? (pi. -ót) preghiera
*?$ (con suff. pi. -ini) vitello
(pi. -ót) giovenca
Altro: ry (agg.) forte, potente (vedi §22)
(cong.) a meno che, se non, altrimenti
rfc (avv.) così (generalmente riferito a ciò che se-
giie)
N o m i P r o p r i: Ascalona, un’importante città filistea sulla co­
sta, circa 19 km a nord di Gaza.

Esercizi

(a) Traduci:
7 ■>a$a Qnxan^n 7\rì? l
8 T|n'N ’niini **?x i3njnn 2
ìirV??n ny$$3 9 v’ppa D^nnari □ninan 3
^ a -^ y xaaK 10 xa^n1? 4
’^ann
*T|t •• 11 ya$ *0*1 v Vn: ■’nypsipn 5
7'xz? w iv ? W nW i 6

(b) Traduci:
nV| ignori? W93 m s i r i o wnx-^y wirfi* *?a$

“iì?aa " to h nns?! ^n‘x rranV i?a$ ik ìò ìif? ìp i 2


1^3 rrà fr ’n r à na^a ,ia$3 ID‘3 ^ 3
.o ^ r r ^ a 'W t}
.□a1? rn ^ y nwncj nrin? man 4
nu^n ri^ n ^ y n ^n V ^-n t* ifcrj^ì 5
□n ,tra3ian n’Dpi x ro ^ a ’W 'ì n^nn cnptrnN mrr «sin 6
•^11 n’p? n'3 iV ,an'N "t'sp1?
-nx ntoh nWrr^a nry nna D*rrnR mrr tW i □•rr’w I r ™ rutto tn
V V T - T t - - T T - “ I T - V I V “ T - - T V V « -

.ntfa*1? □»n
L e z io n e 50 343

.V?3n5ì D^awn-^ toh?» i 8


mrr ^ a in^si dình $a TjVn^a Drf?$ mrr Vip-nx wz?un 9
.]An rv tfn? d* ^
TOy~n$ niK^n1? nf?nq rro nin^ ^ -ititi? Kinn nya mrr-^ lannio io
nm i#$a n&sn p t a a w a Vk 'a ’a nprqn T\'~n§) ^y-nK
.nfcró

(c) Scrivi in ebraico:


1. Il leone fu ammazzato e la sua carcassa (nVla) fu gettata sul lato
della strada.
2. Essi cercarono per tutta quella sera ma non poterono trovare il ca­
pretto perduto.
3. In quel tempo non c’era nessun re che governasse su Israele.
4. Fummo contenti di insediarci lì.
5. Sii forte, dunque, e non fuggire davanti ai tuoi nemici.
6. L’assemblea sarà annientata.
7. In quei giorni non c’era alcuno a profetizzare nel paese.

(d) Lettura: Sansone e l’indovinello - Parte II (Gdc 14,11-20)

:)m vì)*\ 1D^ina vvìn Dnifrqa ^ i 11


^a? 4ny;iw ■>*? unto iT*$rj ian_DK 3n?n 2KrrmnN iluty# ufi i& x V 2
: d ^ 6n'D>t] n^? ^Argi □ njptjten
nzpK’i DHja niD^q n'uìty) a^in^i^ ìn n 1? n V o ^ 13
7:n3O Tl ^nrn rnìn
:d ^ n0to rrpnn ^ ti?) 8pina tyai
H? rrpnrrns W ^-rm n#*? T3#«JDisa n n 1
n :K'^ iti ariK^p 10u $ i^ rì urna ìpi$ rraTisi “nniK
■»ay ria1? nrqn ni^nn 12,iriN # p i "ìaxrii r^y n#N p n
:r»a8 ii1?! ti? 'totip ^ti? nan n) i m h nj^àn ti? '))
■g T a ^ n ava ntfwan QriV tra»n nyawr^y p r ii
;nav i^nn r a i J4ìn^p,?ri
tv nai tfa^a pina-na I5npinn K‘a; D-jóa Tatén nVa Tyn ’r ó iV n^K'n18
pni^n diik^zjì ri1? ’ii^ya orjijhq ti?)1?n$? imh n$a
344 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

^□rrirVrrnts nj??i uì's n'vftip ooa T ì lfrptfto i"\h mn1 n n )fiv 16rf?$fn19
n1? bvh ten nnh npnn nls^qn irvi
:fi l8n v i inshìfi t i ^ i 20

Note alla lettura:


1. ÌHft compagno
2. in (nn^) propon*e un indovinello
3. Hl^n un indovinello
4. Si noti l’espressione temporale senza preposizione: “durante i sette
giorni...”
5. T»7P una veste di lino
6. HD^CJ un cambio (di vestito)
7. = nnX vnyy)
8. pina dolce
9. HflB adescare, attirare, sedurre
10. = lJ + *? + ^"l? + suff. la pers. pi.: “Ci avete invitato qui per
spogliarci?”
11. fcòrj probabilmente un errore per tiVrj, ma può anche essere preso let­
teralmente come un interrogativo in posizione enfatica: “Non ci
avete forse invitato... per spogliarci?”.
12. = 'm
13. “’róiins = ’Ji'x nariN
14. “e^a 1° incalzava (p^H)”
15. Un’espressione incerta; probabilmente “prima che il sole fosse tra­
montato”.
16. rÙX avventarsi su
17. n^Vt) spoglie (di un nemico)
18. nVì essere compagno di, essere paraninfo di (amico dello sposo,
compare di nozze)
L e z io n e 51

179. Il Qal passivo

Esistono molte forme, ritenute dai Masoreti come Pual o Hophal, che devono
piuttosto essere viste come forme superstiti di un passivo arcaico del Qal

P erfetto Im perfetto

Djpl? ni?.? essere preso


I 1?.? — essere generato
— in? essere dato

Ricorrono anche forme di participio isolate: *73$ (mangiato, consumato), ììV?


(generato).
Che questi verbi non siano veri Pual o Hophal è suggerito (1)
dall’assenza di un corrispondente verbo attivo Piel o Hiphil di significato
appropriato, (2) dall’assenza del prefisso nelle poche forme participiali ri­
maste, (3) dall’assimilazione irregolare di *7 in ni?.?, una caratteristica tipica
del Qal che non sì rinviene altrove, e (4) dall’asimmetria tra il perfetto Pual e
a

l’imperfetto Hophal. E probabile che un certo numero di altri verbi Pual e


Hophal appartengano a questa categoria, ma una loro catalogazione sulla
base del solo significato è poco attendibile.

180. Polel, Polal e Hithpolel

Al posto dei verbi Piel, Pual e Hithpael da radici vuote esiste un sistema de­
rivato di verbi caratterizzati dal raddoppiamento della consonante radicale
finale e dalla presenza della vocale 6 nella prima sillaba tematica:

P olel P olal H ith po lel


(attivo) (passivo) (riflessivo)
Perfetto n aip Otti p DDipi^n
Imperfetto Q£iì?? Qttip? □Qlpjp?
In f Costr, Dttip —

Participio Q&W □aìpn □Dipelo


346 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

Verbi tipici sono Qttip (rialzare), nnifó (ammazzare, uccidere), DBÌ1 (innal­
zare), 13Ì3 (stabilire) e 11137 (destare, incitare) dalle radici Dìp, D1D, DI'), VD e
1137 rispettivamente. Tutti i verbi di questo tipo sono rari.
Nella flessione del perfetto si offusca la distinzione tra Polel e Polal:

Polel Polal

□Bip DDip
nDZpip noTDip
' ™?óip nzpriip

Forme simili ricorrono da radici geminate, come 'jlin (avere pietà; radice
pn) e IDiO (circondare, racchiudere; radice ZOO).

181. Altri tipi verbali

L’ebraico biblico ha un certo numero di coniugazioni verbali che esulano da


quelle già trattate. Molte di queste sono usate così sporadicamente che un
loro paradigma completo non può essere compilato. Vengono fomiti sotto
alcuni esempi con il nome tradizionale della coniugazione.

POEL: simile al Polel del paragrafo precedente ma formato da radici


regolari triconsonantiche. Es. (impf. ptc. $ “lUfy)
mettere radici, un verbo denominativo dal sostantivo $ 1 $ (ra­
dice). Si confronti con il verbo Piel tthfltf (sradicare, distruggere
le radici di).
PALAL: presumibilmente formato da radici triconsonantiche con rad­
doppiamento della consonante radicale finale. Es. 1 ^ $ (essere
a riposo); (essere affaticato).
PlLPEL: forse da far risalire a radici biconsonantiche (verbi vuoti) rad­
doppiate. Es. (impf. W 73?; inf. costr. ptc. Vs’pOtt)
contenere, sostenere; (rotolare).

11 verbo relativamente frequente niprttfjn, un tempo ritenuto una forma


Hithpalel derivante dalla radice nn$, viene ora ritenuto un Hishtaphel (cioè
prefisso [ h ] i s t - , radice mn). Le forme attestate di questo verbo sono date
sotto e dovrebbero essere studiate. La sua flessione è come quella degli altri
verbi da radici WVHé.
L e z io n e 51 347

P erfetto Im perfetto I m p e r a t iv o
3 m.s. nfflrwfii 3m.s. 2 f.s.
2 m.s. nipri^n 3 m. pi. 2 m. pi. lirjfiton
3 m. p i 2 f. pi,
Inf . Costr. Iussivo Participio
niqnton

182. Osservazioni finali sui numeri

I numeri maggiori di 99 si formano nel modo seguente;


C o str . Du. PL. C ostr .
cento rma
T "
nw? n■
’jiko
* — T
niN& niKtt9
mille C p^ ■
’p^N
diecimila r m i 1-n □ ?n :n nix'31

Poiché DNtt è femminile, si usa la forma maschile del numero:

niKiD $*?$ 300 n to 400


Invece, dal momento che è maschile, abbiamo:

CPGVìS T \0 $ 3.000 W T |K 4.000


C’è una grande varietà per quanto riguarda l’ordine e la sintassi dei numeri
più grandi ma i seguenti criteri sono validi nella maggior parte dei casi;

(a) HKD è seguito di solito da un sostantivo singolare:


HNft 100 anni p|Q5 r r o 100 pezzi d’argento
DDÌ HNB 100 carri
V V T »

Il numero può essere anche in forma costrutta:


nattf flKfr
T T - i
100 anni nNtt 100 talenti
T * - [

(b) pure sono seguiti da un sostantivo singolare, ma sono


attestati anche casi al plurale:
rn$ a r a a 200 anni l.OOO uomini
200 pezzi d’argento U'WB l.OOO volte
2.000 uomini
□‘'DÌO 2.000 cavalli
348 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

(c) I numeri composti cominciano di solito con l’unità più grande: x-mi-
gliaia, y-centinaia e z. Solo l’elemento finale (z) è condizionato dal ge­
nere del sostantivo che viene modificato e sarà conforme ai modelli già
esposti (§§ 130, 161).

Si osservi la costruzione con H'pNi:


3.000 ntèaqi antpy 25.000
13.000 Ji89 100.000
20.000 ^ 200.000

La seguente selezione di numeri composti illustra il loro uso normale. Si


studi tale selezione e ci si accerti che le relative costruzioni risultino chiare.

l) 103
itoy n 0 # O ) 113
Dntyyòì) ^ 123
n#*7#(i) e r t o 203
n u ^ O ) nix?? w1?# 303
T 1 n#*?#0) 1.003
n # ^# 0 ) rroòi) *}% 1.103
n ^ V O ) o?nx&0)) 1-203
nw*?#(i) n ^ x n yfiv} 3.203
13.000
r))k nitf1?#} a ^ y 23.000
'Ù ftrw ? 100.000
nx$ 103.000
itoy n 0 #O ) nx& 113.000
nix# 1^7# 300.000
n 0 # (ij nixa W1?# 303.000
a ^ u ^ O ) nixa ^ # ( 0 n1?» n 0 # (i) nixa tf1?# 303.333

Le parole per le decine di migliaia sono usate raramente.

183. Vocabolario 51

V e r b i: nnitt ammazzare, uccidere (§ 180)


*|3Ì3 fondare, stabilire (§ 180)
~niy destare, mettere in movimento (§ 180)
L e z io n e 51 349

D0i“l innalzare, esaltare (§ 180)


mTqri$n prostrarsi, umiliarsi (§ 181)
prendere posizione, collocarsi
(U'9$?) giudicare
7ÌTD (705?) nascondere, celare
VI? abbattere, fare una breccia (in un muro);
fare irruzione (^ in); aumentare precipitosa­
mente, grandemente (di numero, in ricchezza,
ecc.)
S o st a n t iv i : ynfcjf (con articolo li“l^n) l’Arca del tempio, conte­
nente le tavole della Legge
nDf (con suff. 'Tì}T; pi. -ini) sacrifìcio
nw? cento (vedi § 182)
mille (vedi § 182)
A v v e r b io : perciò, pertanto (di solito introduce un giudizio
o una dichiarazione divina)
N omi P r o p r i : Eli, il sacerdote del Signore a Silo, colui al
quale fu affidato Samuele.

E sercizi

(a) Traduci in ebraico i numeri seguenti:


1) 3.554 6) 7.325 11) 100.000
2) 1.238 1) 5.899 12) 220.000
3) 9.671 8) 2.107 13) 460.000
4) 8.442 9) 4,960 14) 587.963
5) 7.683 10) 10.349 15) 666.666

(b) Analizza e traduci i seguenti verbi:


10 =inipl»jp? 7 4
TOóniin il 8 n'ip?} 5
ìiqri^n 12 □fi'p.iynn 9 ri^ón 6 n lyni
**

(c) Traduci:
.“.js1? mrr n § 1
.njn ^ y -n § ^ ^ w 2
^ T ì i y i 3

.nx-Tn niyna ì ti? 4


350 I n t r o d u z io n e a l l ’ e b r a ic o b ib l ic o

X'-lì?1? TfM I$ VX] 6


•n fei vnpifin 109#? 7
.itop im ? t^Nn p p n 8
inD jr'w ’) iv&y 4 ntt ^ 9
.Hà“li?& n n ?n nj?’ N’nn nyp io
.:$» «C Tni an’K ni^Vi Vfrntfr ripr» uh# trypitf nppx 11
.d# ngj n'psr ns|?i 12
n’ti^ n ìj ’nnia ,p'3N nbx1? tjp njy :pè ^p t o t iì vtyt 13
.mn1
.^n'x rppiN ^0 5 1 "^ ^ 14
.irrinn r i n n ^ V n f e r n$ mn1 i3i3 15
.rtìns n1? r r ò n nipini 16

(d) Scrivi in ebraico:


1. Egli fu un uomo giusto e retto e camminava sempre nella via del Si­
gnore.
2. Egli ascolterà la tua preghiera quando tu lo pregherai.
3. Quando essi inizieranno a profetizzare nel mio nome, non ascoltare
le loro parole perché essi sono uomini cattivi, che camminano sulla
via dei malvagi.
4. Essi si avvicinarono a lui e si prostrarono al suolo, perché essi lo te­
mevano molto.
5. Questo popolo aumenterà con grande rapidità e prevarrà su di noi.
6. La nostra salvezza è nella sua forza; egli non ci abbandonerà se im­
ploriamo grazia da (lett. a) lui.

(e) Lettura: Samuele ed Eli (ISam 3,1-18)

■ptn y»K nrin d*»»;? iì ?i n?n mrr “157=1 l,l?¥ M?*? mrr-n$ mtfz? b m y “Mirri1
2:n ? ?
iniKn1?bw 3nìnD ìVnn vrv] iaippp npty ty] xm ni6? ^ i 2
:q->^ iìiì 5 mrr ^ n p riti 5npp? mó 4iì ]3
piin n?pKài mrr *oj?n4
insidi np^ i w ->nxì\? tà *w 'h ^ n N i r -,p im h nh 5
• w i *»*?nxìi? -*p 'jjri *1)98*1 D,?fi bxwy iw vh$ mrr ^ h 6
::d $ *gp ,’nxìTì? tò
: n ,|T ' "137 v)k 0 ijt] m nm « vv d ió
L e z i o n e 51 351

*?$ 'b nx'ìp ^ ^ n ^y-*?$ Dp*i V x^-xn p niiT non8


nyaV hip mrp *>3
^■foy ytfttf ^ mn1 151 r n ^ ^ x x n ^-ax n;ni 35$ ^ Vxia^1? n$xV
:ì»ìpz?3 33t£h Vxia^ yfA
v m ’3 Vxia^ n&x’i Vxì&t^ Vxin# 'Dvp^-nyp} xip>i n a ^ i nin1 x:m 10
:^ p y
8n r ^ iy^$'V3 Vxntra -137 n$‘y ■oìx nan Vra^-Vx mn1 iftx V 1

9:n ^ ì *?nn in^-Vx ^*137i#ir*?3 nx ^ y - ^ crpx xmn Di*?12


■m n o ^ n^P^? ^ y r " i# $ 10iis?3 aVìy-iy in ^-n x *>3*$ upW-»? IV ^ “jani13
:Q3 12nnp xV|
:nV1y-iy n n ^ rn fr ^y-rp3 iis? ,3np3^-Qx *?v rrgV ^y à^ a ì3Vi14
■n# 7 ^ 0 » x t Vxfà^i mn1 n*>3 nlnVrinj nnp*i np3n“7y Vxia# 3 5 ^ 1 15
r>y_l?x 14n x ^ n
:^|n n&x’i VxiDt^ nftx*i V x ^ - n ^ ^ y xnpV 6
nbi d ^ ìY'ntyy: 15n*3 *>$& ì n ^ xr*?x sp*Jx “m n na nttxV 7
;:p$x n 3 rn $ g “i37n_l?3& 137 *a§» ìn p iro x h w
v ry ? 3itan xm mn1’*to'5i ia$a inp x'1^ D ^ a ^ rrb rn ^ Vxìb^ V ria n 18

Note alla lettura:


1. Si osservi la serie di proposizioni disgiuntive che definiscono
Fambientazione e spiegano le circostanze della narrazione che se­
gue.
2. *pTpa l1m visione frequente. Si noti la proposizione asindetica intro­
dotta da PX: “non c’era visione frequente”.
3. no? debole (di occhi)
4. l ì luce, lampada
5. 033 essere estinto, spegnersi (di un fuoco o luce)
6. f. dell’ordinale usato avverbialmente: “per la terza volta”.
7. Una formula idiomatica: “come (aveva fatto) le altre volte”.
8. V?^ far rintronare. La forma nP^Ijl è inusuale; assomiglia ad un
verbo Hiphil ma viene inteso generalmente come un Qal.
9. Uso normale dell’inf. assoluto (vedi § 129); in senso traslato:
“dall’inizio alla fine”.
352 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

10. lii? è in costrutto con “1#^ e dunque con l’intera proposizione che se­
gue: “per l’iniquità (del fatto) che egli ha conosciuto”.
11. e qui riflessivo: “essi hanno attirato su di sé la maledizione”.
12. np? rimproverare
13. ON dopo un verbo di giuramento ha forza di negazione: “Io
giuro.. .che l ’iniquità.. .non sarà espiata...”
14. ntna una visione
15. Cfr. le osservazioni riguardo a ^pOin nel §165.
L e z io n e 52
*

184. Il verbo con i suffissi oggetto

Un oggetto diretto pronominale può essere aggiunto direttamente al verbo


come suffisso piuttosto che all’indicatore dell’oggetto diretto ('riN ecc.):

irix '’ir ih - irrfpiT) io lo vidi,


n rix n n - nnrj Egli la uccise.
Non c’è alcuna differenza nel significato tra le due costruzioni, sebbene
sembrano esserci preferenze stilistiche nella scelta tra le due.
Come nel caso dei sostantivi, il problema principale sta nel conciliare la
forma appropriata del suffisso alla forma appropriata del tema verbale. La
tabella che segue espone i suffissi oggetto per come appaiono dopo vari tipi
di temi:
A. Postconsonantici, B. Postvocalici, C. Postconsonantici,
accentati non accentati non accentati
1 s. -àni *>3— m 13 — ni
2 m. s. -(z)kà ^ ----ka ^ - -ka
2 f, s. 1H -èk—
7]----k ~ek
3 m. s. IH7 / i - -oo -ahù 1 - / ÌH - -h u o -w T—/ =in — -hù 0
ar-
£1

3 f. s. rìT -ah nT -ah


1
s

ti 7 -ami -nu kì3


.h. - -nu*
i pi.
3 m. pi. O7 -àm D— m □ 7 -am
3 f. pi. 1 7 ~àn 1 - -» ì T ~an
L ’uso dei suffissi oggetto per la 2a persona plurale è così raro che sono
stati omessi dalla tabella; essi erano presumibilmente -kem e -ken per tutti i
tipi dì tema.

185.1 suffissi oggetto con il perfetto: 3a persona maschile singolare

egli mi osservò
egli ti (m. s.) osservò
Tptìtj? egli ti (f. s.) osservò
o il$ $ egli lo osservò
egli la osservò
354 I n t r o d u z io n e a l l ’e b r a ic o b ib l ic o

ìn&ty* egli ci osservò


egli li osservò
l'iato egli le osservò
I suffissi usati sono quelli indicati nella colonna A della tabella del paragrafo
precedente. Poiché i suffissi sono accentati, la vocale propretonica del tema
verbale è ridotta in a. Nei verbi Piel, invece, poiché la sillaba propretonica è
chiusa o almeno immutabile, è la vocale pretonica a subire la riduzione:
egli mi cercò. Un’altra differenza nel caso dei verbi Piel è il cambia­
mento di è in e davanti al suffisso della 2a persona maschile singolare: ^|toì?3
egli ti (m. s.) cercò. La lista che segue include tutti i tpi principali di verbi
Qal, Piel e Hiphil così come appaiono davanti ai suffissi:
Qa l im
—T V ìW ecc.
=*y ''àw, T O
n'pto
rara
TT IT O
nja
VT •—T TO
oto
T ■>aóto
• —T
nno
—T TOP
ìao ■^o W

P iel toj?3
rV?to ^n'pto
Tpa ■P"!?
nav
T* ■’aay

H iphil raton aratori


. - *i * ^IT^ton
yaton ■a^atorr
»- * i »
w w
TTW

in in ■»nnin ^ n in
rrton "ristori ffW
2pn '*a±pr? w n
Osservazioni:
(1)1 verbi da radici III-He> indipendentemente dal tipo di coniugazione,
hanno una forma abbreviata davanti al suffisso:
rm -n
—► nay - > -a y n ^ n
L e z io n e 52 355

(2) Nella sillaba ridotta di verbi come S 'rò si trovano variazioni tra è e
à\ di conseguenza si può trovare sia '0?',#q che

186.1 suffissi oggetto con il perfetto: 2a persona maschile singolare

tu mi osservasti
ìn rrp # / irn&# tu lo osservasti
tu la osservasti
ttF!"|Ei$ tu ci osservasti
tu li osservasti
tu le osservasti

Le desinenze sono identiche a quelle della 3a persona maschile singolare; è


conveniente, perciò, descrivere il cambiamento che avviene nel tema come
(si osservi la riduzione propretonica) e applicare i suffissi
della colonna A di sopra. Abbiamo così:

Q al in"l&# ecc.
w fv 'miti, iFipn?
T “I T
ini??#
nxia in x ^
rria
T * T
irraip
n# inz?to
nisoT -
arriso irrìso

P iel in$i?s
a- i - • inpVw
TD*-•*\2
T l i^DÌ?
i