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Lo sciamanismo

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L’ANTROPOLOGO, IL SANTO E LO SCIAMANO


Il Corvo bussa alla finestra della tua mente. La magia è nell’aria. Non cercare di capire: non
puoi.

E’ il potere dell’ignoto che è all’opera, e qualcosa di speciale e di straordinario sta per


accadere.

Il Corvo vola davanti al Sole, luminosa oscurità: è l’appello del Grande Mistero, i cui territori
sono accessibili con mutamenti di coscienza, con stati di consapevolezza non comuni.

Gli sciamani e le sciamane viaggiano, volano in immaginazione per entrare in contatto con il
mondo dello Spirito, con dimensioni virtuali – ma quanto reali! – generalmente separate
dalla consapevolezza ordinaria della vita di tutti i giorni.

Lo sciamano è l’artista, l’artigiano che manipola le innumerevoli interzone esistenti tra il noto
e l’ignoto, il caos e l’ordine, il fisico e lo psichico, il sociale e il cosmico.

Per poter raggiungere la sorgente universale di tutte le informazioni, lo sciamano si tuffa – o


s’invola – nel più profondo di se stesso, di un paziente, o di uno dei numerosi mondi terreni
o extraterrestri.

Facendo questo, egli si concentra su una domanda o su una difficoltà che crea qualche
problema; il viaggio estatico gli porterà una risposta che permetterà di aggirare o superare
gli ostacoli posti dai limiti del mondo materiale e di avere a disposizione una visione più
ampia dei fatti e delle cose.

Lo sciamano è, per definizione, il guardiano dell’equilibrio psichico della comunità e usa le


sue conoscenze e le sue abilità per ottenere e mantenere il benessere e la salute dei propri
simili.

Egli, attraverso millenni di sperimentazioni pragmatiche è diventato maestro della transe, o


detto altrimenti, lo specialista dell’utilizzo delle capacità terapeutiche non tecnologiche della
mente umana.

Ognuno di noi può trovare la propria Stella Guida.

Il personaggio mitologico tolteco Kokopelli narra in una leggenda del popolo Pueblo di un
tempo anteriore alla Creazione in cui ogni persona era una scintilla di Fuoco proveniente
dalla Fiamma Eterna del Grande Mistero, caduta sulla Terra per impregnare la Madre di
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pensieri, idee ed azioni fertili. Egli disse che un giorno tutti gli esseri umani sarebbero
diventati come Lucciole nella Grande Nazione delle Stelle.

La gratitudine per ciò che si è ricevuto, l’umiltà nel riconoscere la sacralità di ogni sentiero di
vita – sebbene diverso dal proprio – la compassione nell’onorare e nel pregare per tutti gli
esseri senzienti sono valori basilari nella vita dello sciamano.

Questo non significa comunque che gli uomini e le donne contemporanei devono diventare
simili agli sciamani tribali appartenenti a società tradizionali.

La prospettiva deve essere resa diversa e vale la pena esplorarla.

Molti sono interessati oggi allo studio e alla pratica dello sciamanismo per quello che può
apportare al mondo attuale.

Questo processo di ricerca collettiva ed individuale è eminentemente sperimentale e si situa


fuori dalla logica di chi vede la via spirituale basata sulla fede e l’obbedienza ad una
autorità.

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Ingredienti provenienti da differenti tradizioni sono mescolate e fuse in uno stesso crogiolo,
ed è ciò che ne risulta a costituire una “ via che ha un cuore “ adatta alla donna e all’uomo
di oggi.

I nativi amerindiani sostengono che la saggezza deriva dal ricordare i sentieri che ciascuno
ha percorso nei mocassini altrui. Detto in altro modo ciò significa due cose.

La prima ci dice di onorare la saggezza degli Antenati, degli Alleati spirituali e dei Maestri
illuminati, di essere riconoscenti nei loro riguardi.

Questo ci ricorda che non siamo soli nell’universo, ma allo stesso tempo ci indica
nell’esperienza del superamento dell’ego e nella scoperta che siamo parte attiva di un noi
più vasto uno dei presupposti irrinunciabili per accedere a stati profondi di benessere.

La seconda cosa che ci viene suggerita è che risulta indispensabile riflettere


approfonditamente sulle origini storiche, psicologiche e culturali delle tradizioni spirituali ed
analizzarle dettagliatamente.

Questa ricerca non è fine a se stessa e non ha come scopo quello di scrivere altri voluminosi
libri da destinare alla curiosità di pochi eruditi; mira al contrario a disegnare mappe
operative che possano orientare i cercatori di libertà e di luce di oggi.

E’ nel Paleolitico che nasce lo sciamanismo e vengono individuati gli archetipi originari di
ogni successiva religione o psicologia.

Questi archetipi bio-psichici sono: l’esistenza di mondi – compreso il luogo dove i morti
continuano a vivere di un’esistenza post-mortem – al di là della realtà fisica e la possibilità di
visitarli tramite l’uso della transe; la presenza di una parte spirituale costitutiva dell’essere
umano ( il doppio o l’anima ); la credenza in guide ed alleati spirituali con i quali entriamo in
giochi di reciproche trasformazioni tramite esperienze di mutamento della consapevolezza;
l’esistenza di un Essere Supremo ( spesso Signore degli Animali ) e di Poteri celesti.

A questi archetipi primordiali il periodo del Neolitico aggiungerà la solidarietà mistica con il
mondo vegetale, la venerazione della Terra Madre, la credenza in un tempo ciclico di
nascita-morte-rinascita ( tanto per i singoli che per le collettività ) e l’importanza dell’Albero
del Mondo nei Miti sulle Origini.

Tornando al Paleolitico, vi è una affascinante teoria che ipotizza la nascita delle prime
esperienze mistiche e la scoperta di ciò che possiamo a buon diritto chiamare un proto-
yoga nella pratica della caccia da parte dei nostri lontani antenati.

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I nostri più antichi modi di guadagnarci da vivere, le nostre più antiche tradizioni di vita
antecedenti all’agricoltura richiesero migliaia di anni di grande attenzione e concentrazione,
lunghissime ore di immobilità.

Caratteristiche queste ultime peculiari sia delle tecniche sciamaniche che delle posizioni
dello yoga o delle meditazioni di tipo zen.

La caccia, per i popoli tradizionali, significa prima di tutto usare la mente, e solo in un
secondo tempo, utilizzare degli strumenti. I cacciatori paleolitici ( e quelli tradizionali che
ancora vivono in quel modo ) facevano cose che rendevano superflui gli strumenti:
apprendevano il comportamento degli animali. Per imparare il comportamento degli
animali, è necessario diventare degli ottimi osservatori, bisogna entrare nella mente degli
animali.

Non è casuale se in tutte le culture sciamaniche troviamo la danza degli animali quale
cerimonia centrale.

La componente chiave di questo rito è il mimo, la rappresentazione dell’animale. Il mimo è il


modo più efficace per esprimere la capacità di identificarsi completamente con l’animale, a
livello sia fisico che psichico, dimostrando così di conoscerne intimamente i comportamenti
e le abitudini.

Vi è anche un altro aspetto particolarmente interessante: in una società di cacciatori-


raccoglitori si apprende, si vive e si sperimenta il paesaggio in modo multidimensionale,
come campo, piuttosto che come linea retta.

Nella società moderna, ci si sposta prevalentemente lungo linee rette, lungo un percorso
prestabilito fra un punto A e un punto B. Questo vale per le strade, autostrade, linee ferrate,
metropolitane, viaggi per cielo e per mare…ma vale anche per il pensiero ( che quasi sempre
è lineare ), per il tempo ( dagli orari di lavoro al tempo esistenziale segnato dalla retta
nascita-vita-morte in cui si svolge l’avventura umana dell’uomo sociale ). Questa dimensione
prende in considerazione gli aspetti esterni della caccia, la sua tecnologia.

La parte più importante della caccia ed anche la più difficile da imparare riguarda però il
fatto che, per prendere in trappola la selvaggina, il cacciatore stesso non deve avere
abitudini.

E’ questo il suo grande vantaggio. Non è come tutti gli animali cui dà la caccia. Fissati da
comportamenti regolari, pesanti abitudini e balzi prevedibili; egli è – invece – fluido e
imprevedibile.

Ma cosa sono dunque le cose cacciate dallo sciamano-guerriero?

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Sono prima di tutto le proprie debolezze, la tendenza presente in ognuno di noi di lasciarsi
andare alle abitudini dei propri simili. Sono i nostri stereotipi, i nostri comportamenti
ripetitivi, i nostri modelli abituali di condotta e di pensiero che definiscono la nostra
personalità sociale.

Ed è questa a renderci controllabili dagli altri, presi come singoli, come collettività, o come
idee

( consce o meno ) collettive.

Chi vuole diventare veggente, chi vuole essere in grado di percepire le strutture della realtà
– e non accontentarsi di guardare soltanto la superficie delle cose e dei giorni – deve
abbandonare la propria identità sociale, culturale, psicologica o religiosa e focalizzare la
propria consapevolezza sul Vuoto, grembo e dimora di tutto ciò che non ha ancora preso
forma e che contiene tutta l’energia della Vita.

Il Vuoto è anche chiamato Grande Mistero, ed esso esisteva già prima che tutte le cose
fossero create. Il Grande Spirito vive dentro al Vuoto ed è emerso dal Grande Mistero; per
gli indiani nativi nord-americani il Corvo è il Messaggero del Vuoto.

Per il maestro-sciamano credere che il mondo sia soltanto come si è stati abituati a pensarlo
è una cosa terribilmente limitata. Il mondo è un luogo misterioso e la vita non è ciò che si
crede comunemente. E in questo mondo, l’intelligenza “ ragionevole “ non porta per forza
alla felicità.

La vita può essere un gioco pericoloso le cui regole non sono state scritte dagli uomini.

A questo punto, si dimostra cruciale smettere di riflettere con i paraocchi, cessando di


contemplare solo le parti del mondo che confermano i propri pregiudizi, bisogna guardare il
mondo nella sua totalità.

Non serve interpretare i fatti, ciò porterebbe solo a deformarli, condizionati dalla propria
cultura ed educazione.

E’ in questo momento che l’apprendista sciamano si trova alla prima biforcazione del
sentiero della medicina: una pista conduce alla comoda accettazione e conferma del sentire
e del comportarsi comune del gregge sociale; l’altra direzione chiama a camminare
all’interno del Grande Mistero e verso i confini del tempo e dello spazio noti, con l’intenzione
di oltrepassarli.

In questo ultimo modo è possibile guadagnarsi il diritto di vedere e di sperimentare un po’ di


più della magia della vita.

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E’ l’ora di esplorare i mutamenti della coscienza e i territori di realtà non ordinarie, e
disegnarne nuove cartografie.

Caratteristica precipua dello sciamano è quella di muoversi efficacemente da un mondo ad


un altro, e per fare questo è indispensabile saper abbandonare i postulati di ogni specifico
mondo – e le relative analisi critiche che ne derivano – prima di spostarsi verso una
dimensione totalmente diversa.

Gli stati di transe sono i veicoli che permettono l’uscita dagli stati di coscienza cosiddetti
ordinari verso quelli che la storia della psichiatria denomina comunemente alterati.

Ma dietro questa terminologia si nasconde un tranello e un paradosso che è tempo di


svelare.

Il concetto di “ alterazione “ presuppone l’esistenza di una coscienza chiara precedente che


verrebbe in seguito modificata, così come si altera la limpidezza dell’acqua.

Oltre a ciò il termine di “ alterato “ rimanda ad un che di patologico, dove la sanità è


rappresentata dalla ragione “ raziocinante “ della tradizione occidentale.

Ma queste alterazioni che definiscono quelli che si chiamano “ stati secondi “ o A.S.C.,
altered states of consciuosness ( stati di coscienza modificati ) non sono assolutamente una
modificazione secondaria.

Al contrario, è la coscienza lucida ad essere seconda e a rivelarsi una coscienza mutilata, e


nello stesso tempo asservita sia alle necessità della produzione che alle esigenze dell’ordine
costituito e del controllo sociale.

La coscienza cosiddetta alterata è al contrario originaria, è la coscienza dello stato


primordiale di autentica presenza ed intensa consapevolezza. Ma dal momento che è
tenuta sotto controllo, questa coscienza originaria apparirà come alterata, “ esplodente “,
spezzata o altra da sé una volta che essa venga ritrovata e rimessa in libertà.

La coscienza “ esplodente “ è anche la coscienza poetica alla ricerca del suo linguaggio, è la
mente dello scienziato che è libero di fare nuove scoperte, è la sovversione rivoluzionaria
dell’innamoramento.

E’ l’ esplodere delle forme nella creazione che, in quelle regioni nelle quali il creatore fa
l’esperienza dell’ “ altra “ coscienza, porta verso gli straordinari viaggi dello sciamano-
veggente.

Ma come uscire dai solchi dei condizionamenti quotidiani? Quali sono i pilastri che è
necessario minare per iniziare a “ vedere “ i territori diversi dalla solita rappresentazione
del mondo che ci è stata inculcata sin dall’infanzia?

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Le prime pietre angolari da smuovere sono costituite dal pensiero e dal dialogo interiore.

Sin da quando era un bambino, l’uomo ha imparato a pensare su tutto, a nominare tutto;

addestrando i propri occhi a guardare le cose che percepisce, nel modo in cui le pensa.

L’uomo pensa e parla troppo, conduce un interminabile dialogo interiore. Discorso interno
che parla del mondo conosciuto, appreso, limitato e abitudinario di un topo cieco nella sua
gabbia.

Parlare del proprio mondo significa mantenerlo nel proprio discorso interiore. Non solo, ma
mentre parliamo a noi stessi scegliamo anche i nostri sentieri, le nostre direzioni. Perciò
ripetiamo continuamente le stesse scelte fino al giorno della nostra morte.

Lo sciamano ne è consapevole e smette di parlare a sé stesso, interrompe il dialogo


interiore.

Questo permette di “ vedere “ in luogo di guardare, l’illusione cade lasciando spazio alla
realtà

“ grezza “, senza interpretazioni, è il satori dello zen.

Vi è un’apertura nelle nostri menti che normalmente resta nascosta e segreta sino al
momento della morte. La parola Huichol ( indigeni del Messico ) che la definisce è Nierìka.

La Nierìka è il passaggio cosmico, o interfaccia, fra realtà cosiddette ordinarie e quelle non
ordinarie. E’ un corridoio e, allo stesso tempo, una barriera fra mondi.

Ma come dischiudere questo passaggio descritto dai veggenti-guaritori come l’ascensione di


un albero o di un monte, l’attraversamento di un arcobaleno, il tuffo nel mare, il
superamento di banchi di nebbie, la discesa in profonde grotte, il percorrere un ponte
stretto come la lama di una spada sospesa sull’abisso?

Passo essenziale per iniziare il viaggio alla ricerca di saggezza e nuove comprensioni è “
fermare il mondo “.

Ciò significa prima di ogni altra cosa smettere di guardare il mondo come la gente ci ha
detto che è.

Vuole dire mettere fine al condizionamento che ci ha impedito di entrare in contatto con la
Creazione attorno a noi, isolandoci da essa, e di conseguenza perdendo anche la
connessione con il Creatore.

La storia, gli avvenimenti,le persone e le cose non sono presentate come sono in realtà ma
come altri vogliono che le vediamo.
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“ Fermare il mondo “, “ interrompere il dialogo interiore “ significa fare tacere il
chiacchiericcio e la confusione dentro e intorno a noi permettendo di percepire la totalità
del mondo attraverso la totalità di noi stessi.

E’ un trasferimento di visione e di energia dal mondo ordinario, dove divieti, prescrizioni e


norme hanno fatto di noi dei rigidi stereotipi dove la parola “ impossibile “ è regina al regno
non ordinario, fluido e libero del “ possibile “. E’ anche chiamato Regno di Dio.

E’ lì che bisogna cercare le idee da trasformare in azioni capaci di apportare il tipo di


cambiamenti che si desidera avvengano nella nostra vita.

1. Il viaggio sciamanico
Da millenni l’essere umano sperimenta stati di consapevolezza differenti rispetto alla
coscienza ordinaria e convenzionale, che utilizziamo per muoverci nelle attività della vita
quotidiana. Le sperimentazioni di peak experiences ( esperienze di vetta ), definite così
dallo psicologo Abraham Maslow, ci permettono di trascendere i limiti normali del nostro
stare al mondo e ci fanno accedere a livelli estatici e mistici che ci mettono in contatto con i
piani del Divino. La pratica delle transe sciamaniche rende possibile per ogni essere umano
la scoperta diretta della propria visione e missione nella vita, con illuminazioni, rivelazioni,
oracoli vissuti in prima persona, senza la necessità di intermediari che controllino e
spieghino l’evoluzione spirituale di ogni singolo essere.

Il viaggio sciamanico
Il viaggio sciamanico, effettuato con l’ausilio di percussioni tradizionali, sonagli, e altri
strumenti induttori di transe, permette di entrare con semplicità ed efficacia nella realtà non
ordinaria o spirituale, conosciuta solitamente in altro modo attraverso i miti, le leggende, le
grandi narrazioni mistiche e religiose.

La danza degli animali guida


Esperienza primordiale di transe ottenuta con la danza, in cui si sperimenta il mimetismo
sacro con gli Spiriti Ausiliari in Forma Animale.
Viviamo qui l’esperienza dei grandi archetipi della vita, per come sono stati elaborati nei
millenni della preistoria, dalla religione originaria dell’umanità.

L’incontro con l’alleato spirituale


Nello sciamanismo tradizionale, l’alleato viene raffigurato generalmente come un animale, e
spesso anche i praticanti contemporanei lo vedono così. In realtà l’incontro con il proprio
spirito amico è personale ed individuale. L’alleato si manifesta tramite il corpo, e non è la
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ragione che lo rappresenta, lo spirito ausiliare non ha un aspetto particolare e se ne
possono cogliere essenzialmente solo gli effetti.
L’alleato è un aspetto del mondo spirituale ( o nagual ), e si trova al di fuori dell’ambito della
razionalità condizionata, al di fuori della sua immagine del mondo. Lo si può percepire solo
al centro della volontà negli istanti in cui la nostra immagine consueta è interrotta, è
l’irruzione dello Spirito nella nostra vita.

L’esplorazione del Mondo di Sotto


Viaggio sciamanico nella zona archetipica dell’Inconscio, luogo e tempo delle Sfide che la
Psiche affronta nel suo viaggio evolutivo. È il pellegrinaggio nella Foresta, effettuato
dall’eremita-guerriero e dalla donna-medicina per trovare nuove Risorse, nuove Visioni in
grado di guidare verso nuove Avventure esistenziali. Qui può anche presentarsi il
conflitto/incontro con l’Ombra.

Il volo dello Spirito in Cielo


Viaggio sciamanico nella zona archetipica del Sé, del Superconscio, dell’Anima, del
Trascendente.
Qui avvengono gli incontri con le proprie guide spirituali, in qualsiasi forma si manifestino (
santi, angeli, animali, montagne, alberi, antenati, oceano, dei e dee, esseri illuminati o
spirituali ). È l’ambito del contatto con la Grande Madre Spazio, con Dio Padre, con il Figliolo
Divino e lo Spirito Santo.

L’autoguarigione ( lo smembramento iniziatico, morte e rinascita


dell’essere)
Viaggio sciamanico in uno dei Tre Mondi Archetipici dell’Essere con lo scopo di effettuare
una attività terapeutica, una azione focalizzata di guarigione spirituale all’interno del proprio
Corpo-Spirito. Qui nel mondo Imaginale – dove i significati assumono forma corporea –
viene sperimentata lo smembramento iniziatico dell’Io, la morte e la rinascita dell’Essere. Ne
esiste una versione lamaista, è il chod, il sacrificio del Sé. Questa modalità si effettua
attraverso la pratica della meditazione.

La ricerca dell’animale guardiano per un'altra persona


Viaggio sciamanico in realtà non ordinaria o spirituale, allo scopo di aiutare un'altra
persona. Qui l’obiettivo dell’esperienza estatica è quello di contattare l’alleato spirituale di
un altro essere vivente ( infatti può trattarsi di un bipede umano, un animale, una pianta, un
luogo geografico, un defunto, un tempo della storia ), e poi di inviargli questo Potere di
Aiuto.

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La ricerca dell’anima perduta
Viaggio sciamanico in realtà non ordinaria, a volte nell’Arcobaleno, alla ricerca di una anima
smarrita. È un processo di scoperta, riappropriazione e ricomposizione di una parte
nascosta, dimenticata o rimossa della psiche. La perdita – o congelamento, isolamento,
ritiro - di una parte del Sé avviene solitamente in seguito a gravi e profondi traumatismi, dai
quali ci si può salvare separandosi dalla realtà interiore più esposta alla violenza e a volte al
pericolo dell’annientamento.

Viaggio sciamanico nel mondo di mezzo


Esperienza estatica che permette di viaggiare ed esplorare delle interzone del Mondo di
Mezzo, o del tonal, o ancora la dimensione materiale, sia essa corporea ed umana o
geografica ed ambientale. È propriamente un allargamento della coscienza a zone più
ampie della realtà.

Transe-dance, l’espressione dei ritmi vitali


Il movimento, il ritmo, il respiro, la danza esprimono la vitalità della persona, liberano
l’individuo dai blocchi bio-trans-energetici, permettono alla vita di trovare la propria
rappresentazione attraverso il corpo fisico. Le emozioni possono così diventare immagini in
azione in uno spazio ed un tempo dove il teatro, le maschere e la parole divengono
manifestazioni di una guarigione sacra. La danza degli Animali totemici diventa in questo
modo una ierofania del Divino.

Lo spirito-canoa
Cerimonia collettiva di guarigione, in cui un gruppo di persone esplora la realtà non
ordinaria, allo scopo di aiutare una persona o un altro essere vivente a superare una sfida,
una malattia o una difficoltà di qualsiasi natura. Uno dei partecipanti avrà il compito di
focalizzare la ricerca, coadiuvato e protetto dall’energia del gruppo.
Il processo si compie con l’ausilio di percussioni tradizionali.

L’estrazione degli spiriti intrusi


Nella terapeutica tradizionale, le malattie hanno sempre una causa prima spirituale.
L’origine di molti disturbi si trova nel fatto che la persona ha subito una perdita di energia,
che si manifesta con l’allontanamento dell’alleato spirituale o con la fuga dell’anima. In quei
casi si ritrova l’energia scomparsa con la ricerca di un nuovo Spirito Amico o con la
reintegrazione di una parte della psiche.
Altre difficoltà nascono invece dal fatto che poteri energetici, psichici, spirituali intrusivi e

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nocivi sono penetrati nella bolla energetica dell’individuo, ed in questi casi si effettua
l’estrazione degli spiriti intrusi, che è una pratica avanzata dello sciamanismo
contemporaneo.

2. La pratica spirituale nel mondo naturale


La persona appartenente alle civiltà tradizionali, così come i ricercatori transculturali
impegnati nella ri/scoperta delle filosofie e terapeutiche indigene, tribali e spirituali sono
consapevoli di vivere ed evolvere in un universo costituito da energie viventi. In tale realtà
interconnessa ogni essere è in relazione con tutti gli altri, e questo sia nello spazio, che nel
tempo, da qui l’importanza del culto degli antenati nelle spiritualità vicine alla Madre Terra.
In questa visione di ecologia olistica e spirituale le pratiche rituali, meditative, di empatia con
l’ambiente naturale sono parte fondamentale. La wilderness ( natura selvaggia ) è epifania
del divino.

Camminando in un universo di energie viventi


Siamo qui all’introduzione dell’argomento e passiamo in rassegna gli assunti basilari della
filosofia spirituale indigena, con esempi tratti da diverse culture native – dagli indiani delle
Americhe agli antichi germani e celti – fino ad arrivare alle speculazioni attuali della scienza
occidentale rispetto all’ipotesi di vivere in un cosmo vivente dove “ siamo tutti parenti “.

La natura, fonte della forza vitale, luogo dell’incontro con il Sacro


L’ambiente naturale è sorgente di incontro con uno dei livelli di manifestazione del divino
nel mondo dove sperimentiamo l’esistenza. Apprendiamo così conoscenze, procedure, e
cerimonie che costituiscono un approccio pragmatico ad un vero e proprio misticismo
naturale. Impariamo che la naturalezza è un buon modo di vivere, in armonia con i cicli
naturali – manifesti e nascosti - e con noi stessi, ciò che è dentro è come quello che è fuori,
ciò che è in basso è come quello che è in alto.

Il tempo delle stagioni, la Ruota annuale delle Cerimonie


I luoghi sono fonte di Potere, veicolano delle energie specifiche, splendidi siti naturali,
santuari, templi, ma anche aree della geografia urbana ed industriale sono portatori di
determinate forze cosmo-telluriche.
L’incontro con lo Spirito avviene anche attraverso l’esperienza del tempo, delle stagioni, di
certi momenti del calendario. La tradizione celtica onora e utilizza la Ruota Cerimoniale
dell’Anno.

Le otto principali cerimonie sono le seguenti, con le date relative:

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Samhain (vigilia del 31 ottobre), inizio dell’anno.
Yule (solstizio d’inverno, 21 dicembre).
Imbolc o anche Imbolg, Imbolic, Oimelc, Brigid o Bride (2 febbraio e vigilia).
Ostara o anche Eostre o Eostar (equinozio di primavera, 21 marzo).
Beltane o Beltaine (1º maggio e vigilia).
Litha (solstizio d’estate, 21 giugno).
Lughnasadh, oppure Lammas (1º agosto e vigilia).
Mabon o Modron (equinozio d’autunno, 21 settembre).

Le date indicate sono valide per l’emisfero nord, dove queste feste hanno avuto origine,
coloro che abitano a sud dell’equatore dovrebbero cambiare le date di conseguenza, per
riflettere l’andamento stagionale del loro emisfero (in pratica traslando ogni ricorrenza di sei
mesi). Ad esempio, in Nuova Zelanda Samhain andrebbe celebrato il primo maggio, mentre
in Olanda si celebrerebbe contemporaneamente Beltane.

Offerte e riti nella natura selvaggia


Nella prospettiva olistica che è la nostra, una buona pratica di vita si basa su continui
interscambi con ogni livello del Vivente, ogni relazione ed ogni essere sono interdipendenti,
ciascuno deve qualcosa a molte altre creature ( da ciò che mangiamo, al vestiario, ecc. ). In
lingua quechua l’interscambio si chiama ayni, nello sciamanismo runico è la runa Gebo o
Gifu a rappresentare il dare e avere che garantisce l’armonia del Tutto.
È con questo spirito che impariamo ed intraprendiamo la pratica delle offerte, dei riti e delle
cerimonie nell’ambiente naturale, essi sono scambi viventi con gli spiriti della natura e con
gli elementi vitali dell’universo.

L’ispirazione di Padre Cielo e l’amore di Madre Terra


Qui entriamo in contatto con gli archetipi del Maschile e del Femminino. Macrocosmo e
microcosmo sono in risonanza, si rispondono e si stimolano a vicenda.
La salita alla vetta del Monte è simbolicamente, spiritualmente e psichicamente l’incontro
con lo Spirito maschile di Padre Cielo. L’inoltrarsi nella Valle, il fidarsi dell’abbraccio della
Terra, raccogliere con gioia i frutti della Madre e ricambiarla con ricchi Doni significa
celebrare le nozze con il Potere Femminile, il Sacro Femminino.
Questi due Grandi Spiriti hanno ricevuto numerosi nomi nel corso della storia, e possiamo
onorarli nel modo che a noi pare più congeniale. Ma sempre con immenso rispetto.

3. L’incontro con il Selvatico, alla scoperta dell’Inconscio

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Il praticante lo sciamanismo è l’uomo – o la donna – la cui mente percepisce e si apre
facilmente ad altre forme, altre vite, l’essere che canta i sogni. La società civilizzata e
strutturata in classi è una forma di ego di massa. Trascendere l’ego significa andare anche
oltre la propria comunità di appartenenza. E “ di là “, verso l’interno, c’è l’inconscio. Verso
l’esterno, l’equivalente dell’inconscio è il mondo selvatico, la wilderness: questi due termini
si incontrano, ancora un passo più in là e diventano una cosa sola. Questo è il senso della
pratica selvaggia contemporanea. Esperienze proposte qui sono la Tenda del Sudore, rito
collettivo di purificazione; la Notte nella Caverna della Ricapitolazione, percorso energetico
di liberazione psicogenealogica; la Camminata Notturna, meditazione di apertura sensoriale
e psichica alla Foresta.

4. La Medicina per la Terra


La Medicina per la Terra è un approccio di ecologia spirituale che ha come scopo il dare
aiuto al nostro pianeta, contribuendo allo stesso tempo alla illuminazione mistica di tutti e
di ciascuno. È una via tantrica, sciamanica ed alchemica, di trasmutazione ai vari livelli
dell’universo delle energie viventi. “ Come sopra e così sotto, come dentro così fuori “, ogni
essere è legato a tutti gli altri punti della tela del Wyrd: “ Un battito di ali di farfalla nel golfo
di Guinea può scatenare un terremoto in Giappone “. Questa frase sembra un paradosso
zen, ma è la realtà nel mondo interdipendente ed interconnesso nel quale viviamo. Il passo
successivo è divenire consapevoli che migliorando il nostro stare al mondo possiamo anche
rendere il nostro habitat più vivibile e più buono. Imparando a trasformare i nostri pensieri
e le nostre emozioni, arriveremmo anche a trasmutare ogni cosa, i quattro elementi,
qualsiasi realtà.
Esistono alcuni buoni principi che ci possono aiutare a mettere in movimento questa
dinamica energetica. Ne elenchiamo otto, uno per ogni direzione della Ruota della Vita.

L’amore
È l’energia motrice dell’universo, il Verbo di Dio, la Luce dei Raggi che emanano dal Cuore
del Grande Mistero per dare la vita in Tutto Ciò Che C’è. È la Luce d’Amore di La’a kea, o Luce
Sacra della tradizione sciamanica hawaiana. Portiamo questa vibrazione in tutte le
dimensioni della nostra esistenza. Impariamo a benedire con la Luce d’Amore. Nel
Buddhismo, esiste la nozione di Bodhicitta, e cioè lo sviluppo del pensiero altruista di voler
raggiungere l’illuminazione per poter essere di beneficio a tutti gli esseri senzienti.

L’intento
È quell’energia che ci rende capaci di effettuare cose che sembravano impossibili.
È una forza pervasiva che interviene in ogni aspetto del tempo e dello spazio, ed è
intimamente legata all’essere umano. È la spinta vitale che sta alla base di tutto. Il
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comportamento impeccabile del guerriero-sciamano rende l’intento manipolabile dall’uomo,
e gli permette di uscire dai solchi tracciati dai condizionamenti psico-sociali dominanti ed
aprire le ali della percezione.

L’ immaginazione
Possiamo immaginare il mondo in cui vogliamo vivere, ed i modi in cui vogliamo realizzarlo.
Per rendere più efficace la proiezione della nostra visione, abbiamo la possibilità di utilizzare
i nostri cinque sensi. Lo possiamo visualizzare in una serie di immagini, ma lo possiamo
anche udire, con i rumori della natura, il canto degli uccelli, il rumore della metropolitana in
arrivo. Il mondo ce lo possiamo immaginare anche attraverso i profumi, o gli odori – le
foglie morte d’autunno nel bosco - e ne possiamo gustare i sapori. Lo possiamo sentire
attraverso la pelle, scaldata dai raggi del sole, o accarezzata dalla brezza dell’alba marina. È
la più grande alleata per sviluppare cose nuove, scoprire modi originali per aprire nuove
piste, per miscelare ed intersecare cose all’apparenza inconciliabili, impensabili, inaccettabili.

La concentrazione
Questa qualità ci mette in contatto con il qui ed ora. È lo stato della presenza di cui parla lo
Dzogchen. È anche la necessità di essere connessi con noi stessi, con il nostro intento, con il
nostro Grande Spirito Interiore. L’energia segue l’attenzione, e quando siamo in grado di
mantenere a lungo il timone della nostra nave nella direzione di un intento di Bellezza,
raggiungiamo Terre Pure e Fertili.

L’armonia
La disciplina spirituale dell’armonia crea benessere, amore e armonia dentro e fuori di noi.
Quando azioni, pensieri ed emozioni danzano in armonia con i nostri Desideri e la nostra
Via che ha un Cuore lasciano dietro a noi soltanto orme di Bellezza, e trasmettiamo anche
all’esterno frequenze e risonanze di energia fine e positiva. Conquistiamo in questo modo
l’abilità di diffondere energia leggera, di guarigione, di libertà in tutte le Direzioni.

L’unione
Mitakuye Oyasin, “ siamo tutti parenti “, e ancora “ agiamo pensando al benessere delle
prossime 7 generazioni future “, dicono i nostri fratelli lakota.
“ Il mio futuro è intimamente legato al benessere degli altri. Il mio benessere dipende da
quello degli altri. La loro felicità è la mia Ci si rende conto allora che l’idea di
interconnessione fra gli esseri e le cose è tutt’altro che astratta. “
Ho parafrasato alcune parole del Dalai Lama sull’ecologia del vivente.
La runa Feho, nella tradizione nordica, indica l’abbondanza e la circolazione dell’energia.
Sentirsi uniti ci permette di creare delle azioni con potenza. Agire da soli, guidati dall’ego

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chiude in un orizzonte di limitazione e scarsità. Feho insegna che agire in unione e sintonia
con il Grande Spirito ci porta in una realtà di abbondanza, in uno stato di serenità e rende
possibile l’impossibile.

La focalizzazione o focus

Effettuiamo la Ricerca di Visione per scoprire la Direzione che vogliamo dare nella nostra
vita. Quando conosciamo la meta, anche la Mission più ardua diventa realizzabile. Essere
focalizzati sullo scopo, e mantenere l’intenzione nel tempo porta forza, chiarezza e armonia
al nostro viaggio.

Il Vuoto.
È dal Vuoto primordiale che è generato l’Universo. È dal silenzio interiore che nasce la
parola ispirata dal Grande Spirito.

« Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente.


Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.
Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi.
Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai.
Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai.
Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei. »

(San Giovanni della Croce)

Il silenzio
penetra nella roccia
un canto di cicale

(Haiku di Bashō)

5. La Ricerca di Visione, esplorando il Destino


La Ricerca di Visione è un pellegrinaggio esistenziale e mistico che ha lo scopo di portare
l’individuo in un luogo di potere personale con l’intenzione di cercarvi e trovarvi stati e
processi di illuminazione interiore che permettono di evolvere spiritualmente, guarire
fisicamente, maturare emotivamente, allargare le nostre prospettive mentali ed ampliare
l’area della nostra consapevolezza.
Queste avventure spirituali possono essere vissute in ambiente naturale, oppure in aree
urbane o antropizzate.

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6. L’arte dell’agguato, muoversi con i ritmi del Tao
L’arte della caccia e dell’agguato, le pratiche del cercatore di tracce, esperienze di
mimetismo e di guerriglia psichica, la via del guerriero ci aprono nuove piste da esplorare.
Il mondo fenomenico che si può percepire a questi livelli è totalmente vivo, eccitante,
misterioso, ci si riempie di tremante meraviglia, ci lascia in uno stato d’animo di gratitudine
e umiltà.
Selvaticità è lo stato di completa consapevolezza. Per questo ne abbiamo bisogno.
Esistono forme di apprendimento e di training che seguono l’essenza delle cose.
Nel taoismo, addestramento non significa estirpare da sé il selvatico, ma invece liberarsi dai
condizionamenti arbitrari e illusori: i falsi valori sociali che distorcono una natura umana
essenzialmente libera e corretta.
L’avidità espone l’uomo stolto, come del resto la gallina stolta, al vigile occhio del falco nella
catena alimentare, e ad una precoce impermanenza.

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