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Lo sguardo logistico attraverso il prisma del lavoro

euronomade.info/

Redazione June 2, 2018

di CLARA MOGNO.

Che cosa unisce i riders della gig economy e i lavoratori dei magazzini Amazon, i flussi
migratori e il lavoro di cura domestico? È a questa domanda che gli organizzatori del
convegno ⇒ Il prisma del lavoro/ 1, tenutosi all’Università di Padova venerdì e sabato
scorsi, hanno provato a dare una prima risposta.

Il collettivo di studiosi e attivisti dell’Archivio dedicato a Luciano Ferrari Bravo e i


sindacalisti di ADL cobas, insieme a oltre duecento partecipanti all’incontro, hanno
posto l’accento sulla produttività dell’intendere la logistica non soltanto come una
specifica tecnologia per la distribuzione di merci o come formula informatizzata delle
supply chains per la produzione globale, ma come l’immediato dispositivo di
valorizzazione sul quale si è venuto ristrutturando il capitalismo globale. Un
dispositivo che trasforma le dimensioni spaziali della produzione, che incide e
modifica la classica distinzione tra pubblico e privato, che insegue il lavoro vivo
cercando di disciplinarlo all’algoritmo. La logistica come una lente, dunque, come uno
sguardo attraverso il quale leggere le trasformazioni del lavoro in un capitalismo,
quello di piattaforma, che si fa ogni giorno di più digitale, senza dimenticare, sul lato
della composizione tecnica e politica della forza lavoro, il ruolo cruciale, tanto
nell’analisi, quanto nelle pratiche soggettive, giocato da elementi quali il genere, la
razza e la classe, come ci insegnano il femminismo e i movimenti decoloniali.

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Ci troviamo infatti davanti all’estrazione di valore dai flussi, siano questi di merci, di
dati o progetti migratori: alla semplice coppia binaria “inclusione/esclusione” si
sostituisce un filtraggio delle migrazioni, una loro amministrazione e governance in
direzione di un utilizzo del lavoro migrante “up to the point” e “just in time”, come
hanno riportato Maurizio Ricciardi e Sandro Chignola nella prima sessione del
convegno, Ripensare la logistica, dalla scala globale all’Europa. Le trasformazioni in atto
tra produzione, riproduzione e diritto del lavoro. Non la chiusura delle frontiere
all’ordine del giorno, neppure nei programmi xenofobi dei sovranisti, ma un sempre
più feroce meccanismo di inclusione differenziale, fino a immaginare una sorta di
“integrazione negativa” di chi migra.

Sempre venerdì pomeriggio, Sergio Bologna ha ricostruito la storia della logistica in


Italia e Germania, analizzandone le trasformazioni lungo gli ultimi decenni per poi
focalizzare la situazione dello shipping portuale, tra processi di concentrazione,
gigantismo e bolle finanziarie, mentre il giovane giuslavorista Michele Forlivesi ha
delineato il panorama dal punto di vista dei processi di decostituzionalizzazione del
lavoro, le cui forme non possono essere più ricondotte all’unico paradigma della
subordinazione. Francesca Alice Vianello ha invece sottolineato come nella logistica
spazi e tempi del lavoro e della riproduzione sessuata della forza-lavoro coincidano,
mentre Devi Sacchetto si è concentrato sulle migrazioni interne all’Europa dei
lavoratori della distribuzione e sui processi di costituzione di filiere produttive
transnazionali fino a disegnare un vero e proprio “caporalato globale”.

Nella giornata di sabato sono state protagoniste le esperienze di organizzazione delle


lotte nei magazzini Amazon in Polonia, Germania e Spagna grazie agli interventi di
Magda Malinowska (Ozz Inicjatywa Pracownicza, Polonia), Victor Cerra Becerra (Cgt –
Spagna) e Wilfried Schwetz (Ver.Di., Hannover) mentre Giorgio Grappi e Beppe Caccia
si sono concentrati nell’analisi delle tendenze del paradigma logistico e delle
trasformazioni che quest’ultimo implica: “le differenze, da cui il capitale estrae valore,
vanno rovesciate in altrettanti fattori conflittuali.” Sylvain Alias e Jérôme Pimot dalla
Francia hanno condiviso con i partecipanti rispettivamente le azioni sindacali di SUD
Solidaires e le battaglie di CLAP, Collectif Livreurs Autonomes de Paris, sottolineando
la necessità di stabilire alleanze e convergenze di lotta e rivendicazione con gli
cheminots, i ferrovieri di SNCF e i movimenti studenteschi che stanno bloccando le
facoltà di tutta Francia manifestando contro la Loi ORE e Parcoursup.

Dagli interventi del sabato mattina, come da quelli della sessione del pomeriggio
intitolata Nuove composizioni di forza lavoro, forme del conflitto e dell’organizzazione ,
introdotta dagli interventi di Gianni Boetto di ADL Cobas, Roberto Ciccarelli de il
manifesto, Luca dall’Agnol, Omid Firouzi della rete Sconfinamenti e Maurilio Pirone
(Riders Union di Bologna), è emersa la necessità di una concertazione transnazionale
delle lotte, in una costruzione solidale delle rivendicazioni che assuma una
dimensione immediatamente metropolitana ed europea, fino alla sperimentazione di
forme continentali di sciopero capaci di incidere oltre i confini nazionali.

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Se il capitalismo di piattaforma si muove allo stesso tempo su una scala locale e
globale è a questo livello che è necessario organizzare la risposta: blocco europeo dei
magazzini di distribuzione Amazon, astensione generalizzata dalle consegne dei riders
delle diverse compagnie di delivery, nuove forme di mutualismo e solidarietà,
conquista di protocolli che riconoscano e tutelino nuovi diritti a partire dalla scala
municipale, in un Europa lontana sia dal rancoroso ritratto che ne fanno i populisti
delle nuove destre, sia dalle ingessate compatibilità dettate dalle politiche di austerity.

Non il “popolo”, figura fantasmatica evocata dalle retoriche sovraniste, è il soggetto


che attraversa questi processi di riorganizzazione della produzione, ma una
molteplicità di soggetti in una composizione di classe meticcia, femmina, precaria e
transnazionale che si pone a un nuovo livello il problema del conflitto e
dell’organizzazione. Quella «convergenza occasionale del lavoro vivo» – come è stata
definita – che si tratta ora di indagare a fondo e organizzare politicamente.

versione integrale dell’articolo pubblicato sul manifesto del 2 giugno 2018

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