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Titolo originale Mesopotamia.

Ancient Art and Architecture


© 2017 Thames & Hudson Ltd, London
Testo © 2017 Zainab Bahrani

Ali Rights Reserved

Published by arrangement with Thames & Hudson Ltd,


181A High Holborn, London WC1V 7QX

© 2017 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

frontespizio:
Caccia al leone su tre registri, Ninive, Iraq (cfr. pp. 244-45).
figura a pagina 7'
Teoria di leoni e palme stilizzate, parete della sala del trono (particolare),
palazzo di Nabucodonosor II, Babilonia, Iraq (cfr. p. 270).

Printed and bound in China by Everbest Printing

Prima edizione italiana, ottobre 201 7

www.einaudi.it

ISBN 978-88-06·23510-9
Indice

p.8 Introduzione. Diventare arte


I5 I. La ricerca delle origini: Mesopotamia, «culla della civiltà»
39 II. Uruk: le arti della civiltà
63 III. La Sumer protodinastica: immagini per il popolo, templi per le divinità
85 IV. La Sumer protodinastica: arte per l'eternità
III v. L'arte della dinastia accadica
I35 VI. Gudea: il ritratto regale e la durata delle immagini
I55 VII. La Terza Dinastia di Ur
I75 VIII. L'epoca di Hammurabi
20I IX. L'arte cassita e assira alla fine dell'età del Bronzo
223 x. L' arte assira: narrazione e impero
25I XI. L'arte assira nel suo contesto
27I XII. L'arte babilonese
29I XIII. L'arte persiana achemenide
323 XIV. Alessandro a Babilonia e l'ellenismo in Mesopotamia: l'arte seleucidica
e partica
354 Epilogo. Il passato nel presente

360 Glossario
364 Bibliografia
366 Ringraziamenti
367 Elenco delle illustrazioni
37I Indice analitico
Introduzione
Diventare arte

L'arte, come il mito e le narrazioni stori­ fortuna. Taluni studiosi ritengono anzi che
che, dà senso all'esistenza e ordine al mondo; il Vicino Oriente antico non abbia prodotto
le immagini, di qualunque genere, esercitano «arte » in senso proprio; che le rappresen­
su di noi un'influenza poderosa, oggi forse tazioni visive e l' architettura dell'antichità
ancor piu di ieri. Per questo le creiamo, le non siano opere d'arte perché avevano una
amiamo e le odiamo, com'è stato per tutti funzione religiosa o politica, e non sono mai
nel corso della storia; le immagini e la loro state viste come fini a sé stesse. Secondo
creazione, i monumenti e le opere d'arte ci questa concezione quella di arte è un'idea
rendono umani, ci dividono e ci uniscono. moderna e occidentale, di cui altre culture
Secondo l' antropologia fisica, tra le attività non partecipano. Altri studiosi però non con­
che distinguono il moderno Homo sapiens cordano, e per mezzo di ricerche e trattazio­
dall'uomo di Neanderthal c'è proprio la ca­ ni hanno dimostrato che quello di arte visiva
pacità di pensiero simbolico; di creare simbo­ è un concetto con dei limiti storici, che non
li e rappresentazioni del mondo fisico e del può essere usato come parametro mediante
mondo fantastico, del sacro e del profano; e cui includere o escludere le forme estetiche
anche l' architettura, l'impulso a regolare e prodotte nel mondo e nella storia. Sia come
organizzare l'ambiente abitato, è un aspetto sia, la storia dell' arte europea e statunitense,
fondamentale della condizione umana. Dun­ dai primordi della sua costituzione a discipli­
que l' arte e l'architettura riordinano le cose na accademica, aveva già assunto da tempo la
del mondo, e ci permettono di visualizzare Mesopotamia a luogo originario; e benché il
l'invisibile e l'intangibile, per esempio le di­ dibattito sulla narrazione del principio e del
vinità o i concetti astratti. progresso dell'arte sia ancora aperto, l'arte
Questo libro è una storia dell' arte mesopo­ mesopotamica continua a essere descritta
tamica, che si colloca tra le prime e piu affa­ come il punto d'inizio del retaggio culturale
scinanti tappe dell'evoluzione artistica e ar­ del mondo intero, sia nella letteratura scien­
chitettonica, nonché a fondamento di molte tifica sia in quella divulgativa, e la sua in­
tradizioni posteriori. «Mesopotamia » è una fluenza persiste nelle opere di grandi artisti
parola moderna, e deriva dal termine greco contemporanei.
di epoca tardo-ellenistica che si riferisce alla
«terra tra due fiumi », il Tigri e l' Eufrate.
Quella regione si estendeva tuttavia ben ol­ La Mesopotamia nella storia dell'arte.
tre i due fiumi, giacché comprendeva tutto
il territorio dell'odierno Iraq insieme alla Si­ L'idea che l'origine dell' arte vada cercata
ria nordorientale, all'Anatolia sudorientale in Mesopotamia e in Egitto non è certo nuo­
(oggi in Turchia) e, in certe fasi, la parte piu va. Giorgio Vasari, intellettuale del Rinasci­
occidentale dell'Iran. Il «Vicino Oriente an­ mento italiano considerato talvolta il primo
tico» copriva un'area anche piu vasta, e l' ar­ storico dell' arte, attribuiva l'inizio dell' arte
cheologia lo utilizza per descrivere la regione agli antichi Egizi e ai Caldei babilonesi di
che si estende dal Mediterraneo orientale Mesopotamia; nelle sue Vite, del I 550, egli
all'attuale Iran. fa appunto risalire le prime forme d'arte
Il libro parte dalla premessa che l'arte alle vicende dell'antico Vicino Oriente. Piu
dell' antica Mesopotamia sia un argomento avanti, all'epoca dell'Illuminismo europeo,
tanto importante da meritare un'attenzione Johann Joachim Winckelmann scrive la sua
specifica, per quanto l' attività artistica vada Storia dell'arte nell'antichità (1764), spesso
sempre inquadrata in un contesto piu ampio; classificata come primo compendio erudi­
tuttavia, dalla metà del xx secolo i trattati to di storia dell' arte e di pensiero estetico.
sull' arte mesopotamica godono di scarsa Winckelmann presenta il proprio studio

8
D I V E N TA R E A R T E

come una storia comparata dell' arte del Vi­ finestra; la chioma folta e i monili, come an­
cino Oriente e del mondo classico, e già vi che la posa composta al davanzale, citano un
ricomprende alcune delle opere che vedremo rllievo in avorio, ritrovato a Nimrud e recan­
in successivi capitoli di questo volume. te il medesimo soggetto, che Rossetti aveva
Quanto alla storia dell' architettura, è pot�to vedere a Londra.
Johann Bernhard Fischer von Erlach a in­ E invece meno nota, nella storia della ri­
cludere nei suoi Fondamenti di storia dell'ar­ cezione dell' arte dell' antica Mesopotamia, la
chitettura, trattato pubblicato a Vienna nel fase agli inizi del Novecento. In quell'epoca
I7 2 I, alcune ricostruzioni di fantasia di ope­ gli artisti delle avanguardie europee presero
re architettoniche di città come Babilonia e a occuparsi di arti primitive non occidenta­
Ninive. All'epoca tali siti non erano ancora li, con una particolare attenzione al Vicino
stati portati alla luce, né se ne aveva una co­ Oriente e uno specifico interesse per le ope­
gnizione archeologica di carattere scientifi­ re sumere della Mesopotamia meridionale
co; dunque le immagini presentate dal cele­ risalenti al m millennio a.e. v. Ad esempio
bre architetto austriaco non potevano certo Henry Moore trasse profonda ispirazione
essere frutto di studi accurati, sebbene egli le dall'arte del Vicino Oriente antico, e pone­
includesse come esempi delle origini dell' ar­ va la scultura sumera tra i piu alti risultati
chitettura. artistici della storia del mondo; vi dedicò un
Agli inizi del xrx secolo, il grande filosofo saggio pubblicato nel I 935 sulla rivista «The
tedesco G. W. F. Hegel incorpora le creazio­ Listener », e se ne lasciò ispirare anche per al­
ni artistiche del Vicino Oriente antico nel­ cune sculture, come la sua Girl with Clasped
le proprie lezioni di estetica (pubblicate nel Hands («Ragazza con le mani giunte ») del
I835, pochi anni dopo la sua morte) . Negli I 930 [o.I ] .
scritti hegeliani l'arte è vista come tangibile Alberto Giacometti, contemporaneo sviz­
manifestazione materiale del piu vasto con­ zero di Moore, tracciò una serie di schizzi di
testo storico che la ospita, e come elemento opere d'arte antiche, molti dei quali studi di
di uno sviluppo unilineare che interessa tutta sculture sumere che furono tra le espressioni
la storia del mondo. Vale a dire che fin dai artistiche d'ispirazione al suo lavoro; e ben­
primordi del discorso estetico europeo la Me­ ché oggi solo di rado si riconosca il peso di
sopotamia è sempre stata ben dentro la storia
delle origini di arte e architettura.
O . I.
Henry Moore, Girl
Influenze posteriori. with Clasped Hands,
1930. Alabastro
Quanto ai resti tangibili delle arti meso­ del Cumberland,
h 42,5 cm.
potamiche, la diffusione del museo pubblico
nel Settecento e nell' Ottocento coincise esat­
tamente con la riscoperta del passato assiro e
babilonese, quando si iniziò a dissotterrare
oggetti antichi e a inserirli nelle collezioni
museali dell'Occidente (si veda il capitolo I) .
La comparsa di queste opere ebbe un impatto
enorme sui frequentatori dei musei europei
e statunitensi, specie a metà dell' Ottocento,
ma anche sugli artisti dell'epoca. Dopo l'ar­
rivo a Londra, nel I 847, di un gran numero
di manufatti assiri, Dante Gabriel Rossetti
produsse una serie di dipinti di donne che
rappresentavano soggetti storici e letterari. Il
suo quadro del I859 intitolato Bocca baciata,
ritratto di una donna perduta, sembra essere
stato influenzato dagli avori assiri da poco
rinvenuti. Nel quadro è rappresentata fron­
talmente una donna esotica e sensuale, con la
testa e le spalle racchiuse dalla cornice di una

9
I N T ROD U Z ION E

queste influenze, nel 1 936 il Museo di Arte Non sorprenderà che anche artisti me­
moderna (MoMA) di New York, nella mo­ diorientali, e non solo europei o america­
stra d'inaugurazione «Cubismo e arte astrat­ ni, abbiano subito con forza gli influssi
ta», pose l'arte del Vicino Oriente antico sul dell' antica arte sumera e mesopotamica per
diagramma del Modernismo e degli influssi tutto il Novecento. All'inizio del secolo
che lo caratterizzavano [o.z]. Zabelle Boyajian, artista armena originaria
Il diagramma venne riprodotto sulla coper­ di Diyarbakrr, città dell'Anatolia orientale,
tina del relativo catalogo, e costitui una base dipinse splendide fantasie ispirate al passa­
della concezione e dell'organizzazione del to del Vicino Oriente antico: opere oggi per
neonato museo. Trascorsa l'epoca dell' arte lo piu perdute, che sopravvivono solo come
moderna, all'ingresso nel periodo contempo­ illustrazioni librarie da lei stessa realizzate
raneo - nei primi anni Sessanta del Novecen­ sulla base dei propri dipinti. Nell' Iraq del
to - gli artisti occidentali continuarono a es­ xx secolo, gli artisti del celebre gruppo detto
sere influenzati dall'arte mesopotamica, per dei «Pionieri» si volsero al passato per dare
0.2. quanto in maniera meno evidente. Per esem­ corpo a una nuova arte modernista che fosse
Alfred Hamilton pio, nel 1 987 lo statunitense Cy Twombly, autenticamente propria e internazionale al
Barr jr, copertina
la cui opera fu ampiamente ispirata dall' an­ tempo stesso. Il famoso monumento di Ja­
per il catalogo della
mostra Cubism
tichità, realizzò la scultura Ctesiphon [o . 4] , wad Salim, sito in Baghdad e intitolato Tahrir
and Abstract Art al che prende il nome dal grande arco mesopo­ («Libertà») , prende le forme della scultura
MoMA, 1936. tamico di epoca romana [o.3]. assira in rilievo e delle narrazioni su sigillo
cilindrico e le trasforma in una dichiarazione
modernista a favore del nuovo stato sovrano
in occasione dell'indipendenza conseguita
1890 Seurot d.lftl 1890 nel 1 958; ma già prima di quest'opera Khalid
NEO-IMPRESSIONISM
al-Rahal aveva fatto largo uso di arte sumera
nel proprio lavoro, come per esempio nella

.dI9 O
1895
1895 scultura Sharqawiya ( 1 950) , che rappresenta
Rousseou
la dea Ishtar e il toro divino. Tra le opere
dell'artista contemporaneo iracheno Dia al­

T
1900 Azzawi troviamo le serie di dipinti dedicati
negli anni Sessanta a Gilgamesh ed Enkidu,
e la tela Majnun Layla (No. r) del 1 995, che
1905 richiama la testa del sito di Uruk risalente al
IV millennio a.e.v. [z.6, p. 49]; e tra le po­
derose opere realizzate dagli artisti iracheni
1910
1910 come reazione alle guerre degli ultimi decen­
ni, il passato mesopotamico affiora ripetuta­
mente come luogo del lutto e dell' identità.
1915 1915 L'installazione di Hanaa Malallah (nata nel
1 958) Mesopotamian Rhythm, del 201 1 , non
solo rappresenta un riferimento visivo all' an­
1920 1920
tichità, ma si pone nel solco dell'antico canto
funebre sumero, forma poetica del lamento
per la distruzione delle città nota fin dal m
1925 1925
millennio a.e.v. ; mentre in The God Marduk
l' artista evoca il dio babilonese e gli splendi­
1930
di rilievi murali di Babilonia, rivelando allo
1930
spettatore i loro echi nel tempo [o.5] .

NON-GEOMETRICAL ABSTRACT ART GEOMETRICAL ABSTRACT ART


1935 1935
Innovazione e creatività nell'arte mesopotamica.

CUBISM ANO ABSTRACT ART


Da moltissimo tempo l'antica Mesopota­
mia accende la fantasia di storici e artisti; è
\
un fatto che molti generi e tecniche oggi le­
_...,- -'!
." gati alla realizzazione e allo studio dell' arte

IO
D I V E N TA R E A RT E

o.J.
(in alto) Arco di
Ctesifonte presso
l'antico sito di
al-Madii'in, Iraq,
m secolo e.v.,
fotografia 1916
circa. Mattoni,
h 37 m.

Oo4•

(a sinistra) Cy
Twombly, Ctesiphon,
1987. Legno, gesso,
lamine metalliche,
chiodi, vernice e filo
elettrico, h 65,4 cm.

II
I N T RO D U Z ION E

0-5·
Hanaa Malallah,
The God Marduk,
2oo8. Libro
dell'artista, tecniche
miste su carta,
cm 6o x 46.

si svilupparono nell'antichità mesopotamica. scritture destinate all'esposizione al pubbli­


In altre parole: proprio come si può dire che co; inoltre si occupavano di concetti astratti
il Rinascimento italiano ha inventato modi di (per esempio, se le immagini siano dotate di
rappresentazione e tecnologie che oggi con­ una capacità propria di incidere sul mondo
sideriamo punti di svolta nella storia dell' ar­ circostante) , della natura degli dèi e di come
te - come la resa dello spazio prospettico, la rappresentarli sotto forma di aspetti di una
pittura su cavalletto e la stampa - , alla stessa teologia visiva. Questi artisti mettevano
maniera molte tecniche e tecnologie di pro­ continuamente in discussione i confini tra
duzione artistica sorsero e si svilupparono immagine e realtà, e il ruolo dell' arte e della
nel Vicino Oriente antico. Tra queste, la rappresentazione nel mondo fisico.
fusione a cera persa con metodo diretto per Dall'antica Mesopotamia ci viene anche
rame e bronzo, la creazione di stampi aperti la prima codificazione tramandata di defini­
che consentivano di produrre in serie imma­ zioni e vocaboli estetici, e il primo utilizzo
gini destinate ai comuni cittadini, e forme dell'ecfrasi (spiegazione e commento a carat­
complesse di scultura architettonica. Quanto tere letterario di un'opera di arte visiva; si
ai generi, invece, tra i piu importanti con­ veda il capitolo vm, p. 1 93) nella descrizio­
tributi possiamo citare la prima comparsa ne di opere d'arte, accompagnata dai primi
di monumenti pubblici storici e commemo­ testi ammirativi di scultura e architettura.
rativi; la rappresentazione dell' atto stesso Tecniche di collezionismo, preservazione e
della creazione artistica, compreso l'uso di conservazione che di norma si associano a
iper-icone, cioè di immagini auto-riferite; epoche molto piu tarde al contrario esiste­
la realizzazione di immagini epifaniche, che vano già, e sono ampiamente elucidate nei
permettevano all'individuo di incontrare la testi antichi. Per tutti questi motivi, questo
divinità, e di immagini oniriche. Le opere libro abbraccia il punto di vista che l'antica
prodotte rivelano fantasia e creatività dav­ arte della Mesopotamia possa effettivamente
vero rigogliose, abbinate a una notevole ca­ venire studiata come primitiva espressione
pacità tecnologica. Spesso gli artisti erano artistica, e non solo in termini di manufatti
anche degli intellettuali capaci di scrivere, archeologici che documentano, o illuminano,
e anzi svilupparono forme di calligrafia per epoche storico-politiche del passato.

12
D I V E N T A R E A RT E

nale, compresi quelli dei comuni cittadini e


Il punto di vista. di altre categorie spesso ignorate nella storia
dell'arte antica. Inoltre, tra gli importanti
Questo libro assume un punto di vista temi che affiorano dallo studio delle pratiche
inconsueto per due motivi. Il primo è che artistiche della Mesopotamia in un conte­
prende in esame l'antichità mesopotamica sto piu ampio ci sono gli affascinanti rituali
fino ai suoi sviluppi nel tardo mondo anti­ della creazione e animazione di immagini,
co, laddove altri studi si arrestano per lo piu successivamente denigrate come idoli dal­
al momento della conquista greca del Vicino le tradizioni bibliche; le forme e le liturgie
Oriente. In secondo luogo il libro si propone, architettoniche; l'iconoclastia e la rimozione
a differenza di altri manuali sull'antica Me­ di immagini nel corso delle guerre; l'impor­
sopotamia, di avere come centro costante le tazione e lo scambio di lussuosi oggetti d'arte
opere artistiche e architettoniche. L' archeo­ di provenienza esotica. In ogni caso, benché
logia, specie negli Stati Uniti, è sempre sta­ il contesto storico e culturale venga accu­
ta piu legata alle discipline scientifiche che ratamente descritto in ogni circostanza per
a quelle umanistiche, con il risultato che nei consentire al lettore di inquadrare le opere in
trattati generalisti di introduzione alla Meso­ una nitida cornice storica, al centro dell' at­
potamia le rappresentazioni visive e le icono­ tenzione resteranno sempre le opere stesse;
grafie sono state assai trascurate, rispetto alle anzi, in ciascun capitolo la trattazione pren­
strutture sociali e alle formazioni politiche derà le mosse da specifiche opere d'arte.
degli stati primitivi. Per quanto la Mesopotamia sia ampiamen­
Io prenderò in considerazione l'arte e l' ar­ te riconosciuta come il luogo che ha dato al
chitettura della Mesopotamia dal IV millen­ mondo le prime città e comunità urbane,
nio a.e.v. fino al III secolo e.v. , un periodo l'invenzione della scrittura e del diritto, del
di tempo piu lungo di quello intercorso fra governo, della religione istituzionalizzata e
Omero e i giorni nostri. Dopo aver discusso di moltissimi altri elementi delle prime so­
la storiografia della disciplina e varie idee di cietà complesse, finora il suo contributo
origini, presenterò l'epoca della fondazio­ all' architettura e alle arti visive ha goduto
ne delle prime città nel IV millennio a.e. v. , di un' attenzione molto minore. Questo libro
evento che condusse a vasti sviluppi nell'arte intende dimostrare che alcuni dei piu impor­
e architettura monumentali. Osservando un tanti temi e questioni concettuali, decisivi
criterio cronologico, proseguirò quindi oltre per la storia dell' arte, emergono proprio dal­
la conquista greca del Vicino Oriente nel I V le testimonianze mesopotamiche; tra questi
secolo a.e.v. , quando sorsero i nuovi stili e le la pratica del collezionismo, lo spazio come
nuove tecniche greco-babilonesi, per conclu­ concetto astratto, la consapevolezza storica
dere infine con le eccezionali opere artisti­ e la cura antiquaria, le scelte e le decisioni
che e architettoniche realizza te nell'era della estetiche, e infine il potere delle immagini e
dinastia partico-arsacide, come per esempio delle ideologie visive.
i magnifici templi e sculture in pietra di Ha­ Quando nel 1 956 Samuel Noah Kramer,
tra. Naturalmente, questo ampio lasso di insigne studioso di letteratura mesopotami­
tempo mi costringe a essere altamente selet­ ca, scrive che « la storia comincia a Sumer»,
tiva nella scelta di opere e generi da conside­ fonda il proprio asserto sull'invenzione del­
rare, e a ometterne molti altri per questioni la scrittura, della ruota, del diritto e di altri
di coerenza. « primati di civiltà»; in questo volume vedre­
Entro quest'ampia cornice temporale (dal mo che oggetti artistici e monumenti archi­
3500 a.e.v. circa fino al 3oo e. v.) , ciascun ca­ tettonici non sono solo strumenti o illustra­
pitolo si concentra sulle forme e concezioni zioni di strutture sociali o di ere politiche di
mesopotamiche dell'opera d'arte, nonché importanza storica, ma sono altresi degni di
sull'estetica, la ricezione delle immagini e essere studiati per sé stessi. Anche in que­
la reazione alle stesse nel mondo coevo. In sto campo, quello della creatività artistica, si
ognuno si affrontano argomenti come lo può vedere la Mesopotamia come una terra
sviluppo delle prime rappresentazioni nar­ di molti primati.
rative; i piu antichi monumenti pubblici di
natura storica a noi noti; l'uso della scultura
architettonica; e quello dei manufatti arti­
stici di piccole dimensioni a carattere perso-

IJ
Capitolo primo

La ricerca delle origini:


Mesopotamia, «culla della civiltà»

p . r8 L'interesse per la Mesopotamia: i primordi

20 Gli inizi dell'archeologia in Mesopotamia

25 Nascita dell' arte: la Mesopotamia preistorica


26 • ARCHEOLOGIA E FOTOGRAFIA

28 Architettura, scultura e pitture murali nel Neolitico


30 • TEMPO E CRONOLOGIE

Immagini ancestrali nel Neolitico


33 Nudi femminili
34 Antichi miti originari: Eridu

Osman Hamdi Bey reclinato sulla testa


di Antioco I di Commagene presso il sito di
Nemrut Dagi, Turchia, r 88 3 .
MESOPOTAMIA PREISTORICA, 9600-3400 A . E . V .

Periodi Neolitico pre-ceramico, 96oo- 7 ooo a.e.v. circa

Neolitico ceramico, 7 2oo-6ooo a.e.v.

Cultura di Hassuna, di Samarra, di Halaf, di Ubaid, 6ooo-4ooo a.e.v.

Centri/siti principali Cobekli Tepe, x-vm millennio a.e.v.

çatalhoyiik, vrr millennio a.e.v.

Eridu, VI-IV millennio a.e.v.

Fatti ed eventi Cerimonie con doni funebri per i morti note già dal Paleolitico
notevoli
C ittadine e villaggi neolitici, Sooo-5500 a.e.v.

Agricoltura su piccola scala, Sooo-5500 a.e.v.

Tecniche irrigue, 5000 a.e.v.

Opere d'arte Cerchi di pietre, scultura e architettura a Gobekli Tepe


importanti Pitture murali a çatalhoyiik

Novità tecniche Invenzione del sigillo in Mesopotamia e in Anatolia (odierna Turchia),


o s tilistiche VI millennio a.e.v.
in campo artistico Invenzione del tornio da vasaio, intorho al 4500 a.e.v.
Statuette della Dea Madre

TURCHIA

çaralhi:iyiik

wan
SIRIA

IRAN

• 'Ain Ghazal
IRAQ

Ur,
Eridu
L'interesse per il passato ha sempre fat­ tine provenienti da tutto l'impero insieme a
to parte dell'esperienza umana. Gli antichi manufatti e opere d'arte del Vicino Oriente,
popoli di Mesopotamia, per esempio, rac­ e le scoperte archeologiche mesopotamiche
contavano storie sull'origine del mondo, andarono a costituire una parte sostanziale
mettevano il passato per iscritto, conserva­ di tali collezioni. Tutti questi patrimoni mu­
vano oggetti antichi e addirittura prendeva­ seali, europei e ottomani, venivano disposti
no parte ad attività che oggi definiremmo ed esibiti a mo' di cronaca narrativa della
scavo archeologico e restauro: si tratta di storia presentata attraverso oggetti natura­
attività di cui esistono testimonianze scrit­ li, manufatti e opere d'arte, e la loro espo­
te in molte parti del mondo. Nel XIX secolo, sizione era fondata sul passato archeologico;
a ogni modo, prese corpo una nuova forma incorporavano l'antichità mesopotamica nel
di archeologia che volle differenziarsi dalle racconto dell'infanzia del mondo, un gran­
piu primitive forme di antiquaria dando­ dioso sviluppo storico che si pensava fosse
si il nome di archeologia scientifica, campo culminato nell'Europa moderna.
di studi che sorse contemporaneamente alla Questo capitolo intende esplorare i mol­
nascita della moderna istituzione del museo ti versi per cui la Mesopotamia è stata vista
come collezione di meraviglie naturali e ope­ come il luogo delle origini del mondo, sia
re d'arte aperta al pubblico. In quel secolo, nell' antichità sia nell'era moderna; e lo farà
un'area maggioritaria del Medio Oriente era muovendosi a ritroso nel tempo, alla stessa
ricompresa nell'Impero ottomano, che ve­ maniera in cui l'archeologia rivela la storia
niva amministrato da Costantinopoli (oggi strato dopo strato. Vedremo effettivamente
Istanbul) , sicché agli albori della sua scoperta che quella del confronto con il passato me­
la regione nota come Mesopotamia rientrava sopotamico è una vicenda molto lunga - e
nei dominì ottomani. In sé, « Mesopotamia» precede le rivendicazioni degli esploratori
è una parola greca che significa « terra tra due europei del XIX secolo - come ci dimostrano
fiumi», con riferimento alla regione dei fiu­ antichi studi arabi e persiani. E andando an­
mi Tigri ed Eufrate, che nascono a nord nella cora piu indietro nel tempo, risulterà eviden­
catena montuosa del Tauro, in Anatolia, per te che gli stessi antichi popoli mesopotamici
poi scorrere attraverso i moderni Siria e Iraq associavano a loro volta i propri miti fonda­
fino a sfociare a sud nel Golfo Persico. tivi e le proprie idee di vita civile con il luogo
Verso la fine del Settecento un numero che è oggi l' Iraq meridionale: l'antica Sumer.
sempre crescente di viaggiatori occidentali La seconda parte del capitolo presenta inve­
iniziò a spingersi fino alla vastissima area che ce le primissime testimonianze archeologiche
costituiva l'Impero ottomano, percorrendo materiali di arte rappresentativa e visiva e di
Grecia, Anatolia, Siria e Mesopotamia, con architettura della grande Mesopotamia, che
l'intenzione di studiare i resti di antichi im­ risalgono anche al 9000 a.e.v. Solo un seco­
peri e città e di accumulare opere destinate lo e mezzo fa qualunque occidentale istruito
ai nuovi musei delle capitali europee, come riteneva ancora, secondo una comune inter­
il British Museum a Londra e il Louvre a pretazione della Bibbia, che il mondo fosse
Parigi. Nel 1 864 fu fondato anche il Museo cominciato nel 4004 a.e. v. ; oggi è necessario
Imperiale Ottomano (Mi.ize-i Hi.imayun) , che ricordare che qualunque visione del passato è
raccoglieva antichità greche, romane e bizan- un prodotto del proprio tempo.
CAPITOLO PRIMO L A RICERCA DELLE O RIGINI

re l'antica Babilonia della Bibbia [x. I]. Nel


L'interesse per la Mesopotamia: i primordi. dipinto fiammingo vediamo un'immensa
torre che sale a spirale, e che ricorda vaga­
Gli esploratori ottocenteschi avranno pure mente il Colosseo; i nobili intenti a osservare
affermato di aver scoperto Ninive e Babilo­ l'avanzamento della costruzione e i muratori
nia, ma alle popolazioni locali queste città al lavoro in primo piano sono ignari del caos
erano ben note molto prima dell'arrivo degli provocato dal progetto della torre, il quale
occidentali; attrav'erso i millenni molte tra secondo il racconto biblico provocherà la
esse hanno mantenuto gli antichi toponimi, confusione delle lingue (Genesi I I , I -9) . Il
e per questo possiamo rintracciarle in reso­ dipinto, inteso a rammentarci che la super­
conti scritti che risalgono a molte migliaia di bia del genere umano lo condurrà alla rovina,
anni fa. prende Babilonia a emblema dell' ascesa e ca­
In ambito storico, nel v secolo a.e.v. il gre­ duta delle opere umane, e funge da avverti­
co Erodoto descrive nelle sue Storie i monu­ mento contro l'arroganza.
menti di Babilonia, e altri autori greci prima Influenzata da altre immagini mitiche di
di lui accennano al passato assiro e babilone­ Babilonia in stampe e manoscritti - illustra­
se; nella tradizione araba e persiana c'è chi, zioni ispirate, forse, all'imponente minareto
come lo scrittore Ibn Hawkal, va a visitare a spirale della Grande Moschea medievale
Babilonia e ne scrive nel x secolo e.v. Lo eretta a Samarra dalla dinastia degli Abbasi­
spagnolo Beniamino di Tudela, che vi si reca di nel IX secolo e.v. [x.z] -, quest 'idea occi­
nel XII secolo e. v. , riferisce che le rovine del dentale di Mesopotamia perdurò lungo molti
palazzo di Nabucodonosor sono ancora visi­ secoli.
bili; tra i secoli x e XIV e. v. , autori come Ibn Giunto l'Ottocento, il secolo che vide
Jubayr, Abulfeda, al-Masudi, al-Muqaddasi nascere l'archeologia scientifica, la filosofia
e altri riportano con frequenza la posizione idealista tedesca aveva ormai integrato la
precisa di Ninive e di Babilonia, mentre in Mesopotamia nella grandiosa narrazione del­
Persia i monarchi della dinastia cagiara raf­ la storia del mondo: autori come G. F. W.
frontano la propria autorità con quella degli Hegel e Johann Gottfried von Herder con­
antichi sovrani e si appropriano dell'icono­ siderarono questa parte del mondo la « culla
grafia antica. della civiltà», mentre per quanto riguarda gli
Nel xvn secolo, il nobiluomo italiano Pie­ studi artistici ed estetici, la Storia dell'arte
tro Della Valle e altri prato-viaggiatori eu­ nell'antichità scritta daJ. J. Winckelmann nel
ropei rimasero attoniti nello scoprire che i I 764 include la scultura del Vicino Oriente
nomi di quei luoghi erano sopravvissuti nel in un'estetica comparata dell'arte antica. La
linguaggio quotidiano degli abitanti della storia del mondo occidentale e lo sviluppo
zona, e che questi erano in grado di indicar­ dell'arte vengono perciò direttamente col­
ne l'ubicazione senza difficoltà; furono loro legati a un'origine orientale, e piu specifi­
a dire a Carsten Niebuhr, che la cercava nel camente mesopotamica. Come spiega Hegel
I 765, dove si trovava Ninive, perché anco­ nella sua Estetica:
ra era detta Ninua, e quanto a Babilonia egli
Il simbolo, nel significato che noi qui diamo alla
riferi che le popolazioni locali chiamavano parola, costituisce, sia secondo il concetto che come
tutta la zona « terra di Babel» . Nel I 748}ean fenomeno storico, l'inizio dell'arte, ed è quindi da
Otter, studioso francese della lingua araba, considerare in qualche modo solo come pre-arte,
scrisse di Mosul e Ninive citando geografi che è propria principalmente dei paesi orientali e
arabi come fonte delle proprie informazio­ ci conduce solo dopo molti giri, trasformazioni e
mediazioni alla autentica realtà dell'ideale, che è la
ni; la conoscenza del passato mesopotamico
forma d'arte classica.
rimase un dialogo condiviso, tra gli eruditi
arabi dal x al XIV secolo e in seguito tra quelli In questo periodo l' Europa delle belle arti
europei. subisce una fascinazione crescente per queste
Prima dell'Ottocento, gran parte delle no­ regioni orientali, intese come raffigurazione
zioni occidentali riguardanti la storia antica degli ammonimenti biblici contro gli eccessi
di questa parte del mondo erano basate su dei regni terreni; Babilonia e Ninive diventa­
racconti mitologici e storie bibliche, e le im­ no oggetto di un profondo interesse proprio
magini dell' arte europea come La grande torre come emblemi dell'impero che s'innalza e
di Babele ( I 563) di Pieter Brueghel il Vecchio cade. Tra queste opere è il dipinto di E ugène
divennero stereotipi di come potesse appari- Delacroix intitolato La morte di Sardanapalo
I. I.
(in alto) Pieter
Brueghel il Vecchio,
La grande to"e di
Babele, 1 563. Olio su
tavola, cm 1 1 4 x 1 5 5 .

I.:Z.
(a sinistra) Minareto
della Grande
Moschea di Samarra,
Iraq, IX secolo
e.v. La forma di
questo minareto di
epoca abbaside ha
influenzato la visione
europea della torre
di Babele, e fu a
sua volta ispirata
dallo studio dei
resti di antiche
ziggurat ancora
visibili ai tempi in
cui il minareto fu
costruito.

19
CAPITOLO PRIMO L A R I C E R CA D E L L E O R I G I N I

I.J. ( r 827) : rappresenta il despota assiro reclinato venivano vendute sia per conto proprio, sia
Eugène Delacroix, sul letto e circondato da schiavi e concubine, come allegati illustrativi a volumi della Bib­
La morte di
dalle sue ricchezze e dai suoi stalloni arabi, bia. I dipinti di Martin precedono i primi
Sardanapalo, 1827.
Olio su tela,
tutti ritratti in una tumultuosa e inebriante scavi in Mesopotamia; l'artista basò le pro­
cm 392 x 496. scena di morte violenta [1 .3] . Quando Dela­ prie ricostruzioni su esemplari romani e in­
croix la dipinse, in Occidente non si sapeva diani e su opere d' arte antecedenti, piu che
praticamente nulla dell' antichità assira; l' ar­ sulla realtà archeologica.
tista si affidò ai resoconti classici sui tiranni
assiri e babilonesi e all'opera di Lord Byron
[1 .4], nella fattispecie sulla tragedia Sardana­ Gli inizi dell'archeologia in Mesopotamia.
palo del r 8z r .
L'idea di declino era la passione di John La Mesopotamia del mito e della storia
Martin, pittore britannico di soggetti storici, si estende soprattutto per l'area ricompresa
che produsse una serie di opere dedicate alla dalle province ottomane di Mosul, Baghdad
caduta di Ninive e di Babilonia [1 .5]; tali di­ e Basra, e in parte nella Siria e Turchia odier­
pinti furono non soltanto esposti a Londra ne. L'interesse dell'Europa per le antichità
per un pubblico vastissimo, ma anche ripro­ di questi territori crebbe insieme alla sua in­
dotti in serie sotto forma di incisioni che gerenza politica ed economica, che si incre-

20
M E S O P O TA M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ»

mentò con l' apertura di uffici della British


East India Company a Basra ( 1 763) e a Bagh­
dad ( 1 798) . I cartografi si sono sempre servi­
ti della propria arte non solo per registrare
informazioni geografiche, ma anche per co­
municare intenzioni politiche e costruire mi­
tologie di luoghi e popoli [x.6, 1:.7].
Claudius James Rich, funzionario inglese
della Compagnia delle Indie, fu uno dei pri­
mi europei a esplorare le rovine della civiltà
mesopotamica e a pubblicare illustrazioni di
alcuni tra le sculture e i sigilli che diedero ini­
zio allo studio dell'arte della zona. Scrisse un

1.4·
(a destra) Thomas Phillips, Ritratto di George Gordon,
Lord Byron, in costume albanese, r8r3. Olio su tela,
cm 127 x 102. Il celebre poeta inglese combatté per
l'indipendenza della Grecia dall' Impero ottomano, che
assimilava a li ' antica decadenza orientale incarnata dai re
assiri. La sua tragedia storica Sardanapalo è ambientata a
Ninive e narra la caduta dell ' I mpero assiro.

I.j.
(in basso) John Martin, La caduta di Babilonia, 1819.
Incisione.

21
CAPITOLO PRIMO LA RICERCA DELLE ORIGINI

x.6.
(a destra) Planisfero
recante l'estensione
dell'Impero
britannico nel 1886.
Edizioni Maclure &
Co. , 1886;
cm 86 x 63.

I.7.
(in basso) Pianta del
mondo babilonese
rinvenuta a Sippar,
Iraq, 6oo a.e.v.
circa. Terracotta,
cm 1 2 ,2 x 8 , 2 .

I creatori d i entrambe
Memair an the Ruins af Babylan a Baghdad,
le mappe scelsero dove risiedeva, seguito da un Secand Memair
di organizzare il an Babylan, entrambi del 1 8 1 8 [1.8].
mondo secondo la Benché gli eruditi arabi e persiani di epo­
propria posizione, ca medievale avessero già descritto Babilo­
e di rappresentare
le terre oltre questa
nia, Ninive e altre antiche città, e avessero
come esotiche e riconosciuto gli scritti trovati in quei luoghi
mitiche. Nella pianta come arcaici, non erano tuttavia riusciti a
babilonese del vn decifrarli. Ma nel 1 840 lo studioso tedesco
secolo a.e.v. la città G. F. Grotefend e il collega inglese Henry
di Babilonia è posta
Rawlinson giunsero all'interpretazione dei
al centro del mondo
geografico e cosmico,
caratteri cuneiformi, che furono per 3000
e circondata dal Mare anni la piu diffusa forma di scrittura di tutto
salato; allo stesso il Vicino Oriente antico; l' accademia com­
modo, la carta del prese ben presto che, insieme ai geroglifici
mondo edita in Gran egizi, erano due dei piu antichi sistemi di
Bretagna nel 1886
pone quel paese al
scrittura del mondo.
centro del mondo, a Nel corso del xrx secolo scavatori francesi,
rappresentare la sede inglesi e tedeschi effettuarono scavi presso i
dell' impero e fonte maggiori siti mesopotamici, in cerca di og­
dell'ordine imperiale. getti antichi che poi asportavano e colloca­
Entrambe le mappe
dimostrano dunque
vano nei musei di Parigi, Londra e Berlino,
che la cartografia è e presero inoltre a pubblicare studi sistema­
sempre etnocentrica. tici di questi scavi e resoconti delle proprie
avventurose spedizioni in Oriente; secondo
testimonianze ottomane, già a metà dell'Ot-

22
M E S O P O TA M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ»

tocento le autorità imperiali si risolsero ad I .8.

aumentare i controlli sui medesimi antichi Claudius J. Rich,


Second Memoir
siti e manufatti mesopotamici [1.9] . on Babylon,
Negli anni Quaranta dell'Ottocento, esplo­ r 8 r 8. Litografia
ratori francesi e britannici cominciarono a a illustrazione
scavru:e nella Mesopotamia settentrionale. di opere d'arte
Paul-Emile Botta, console francese a Mosul, mesopotamiche.
e Austen Henry Layard, emissario del Bri­
tish Museum [ 1 . 10] , si dedicarono alla ricer­
ca di antichità presso siti assiri: il loro scopo
primario, all'epoca, era portare alla luce og­
getti antichi da esporre nei musei parigini e
londinesi. Layard fu affiancato nell' attività
di scavo da Hormuzd Rassam, archeologo
nativo di quei luoghi, che in seguito lavorò
anche presso i siti babilonesi piu a sud [ 1 . :n].
Verso la fine del secolo l'architetto tedesco
Robert Koldewey diede inizio ai primi scavi
realmente sistematici nella città di Babilonia.
(-'l.�fi:..�::-J
Proprio in quanto architetto, anziché uomo =!.• li'M..'"I
�,�-

politico o diplomatico, Koldewey fu molto


piu attento nel documentare in modo scien­
I.9.
tifico gli strati costruttivi e nel delineare le
(in basso) Questa vecchia fotografia del Leone di Babilonia, ancora intatto tra le
piante degli edifici antichi; per questo moti­
rovine del sito, proviene da un album ottomano del XIX secolo, di proprietà del
vo, rispetto agli standard dell'epoca, Babilo­ sultano Abdi.ilhamid I I , e risale all'epoca in cui autorità ed élite ottomane presero
nia fu portata alla luce con molta piu cura dei a farsi via via piu interessate al passato racchiuso nei loro vasti domini,
siti scavati da Layard. e a collezionare antichità per il Museo Imperiale di lstanbul.
CAPITOLO PRIMO LA RICERCA DELLE ORIGINI

Anche Hilmi Pascià, mutasarnf (governa­


tore) di Mosul, su incarico del governo otto­
mano aveva curato dal 1 850 diversi scavi in
cerca di antichità presso Ninive, e nel 1 852
fece sapere al francese Vietar Piace, succes­
sore di Botta, che pure gli Ottomani voleva­
no mettere quegli oggetti nei propri musei,
e soprattutto che avevano piu titolo a riven­
dicarli. Negli anni Settanta dell'Ottocento
un altro francese, Ernest de Sarzec, iniziò in
segreto uno scavo presso il sito meridionale
di Girsu (oggi Tel Telloh in Iraq), di nascosto
dal rivale Rassam che - a differenza sua - era
titolare di un firmano, cioè di un' autorizza­
zione ufficiale ottomana a scavare. Per questi
motivi la competizione e le rivalità del perio­
do, radicate come sono nella storia dell'im­
perialismo e delle pratiche di collezionismo,
costituiscono una parte rilevante dello studio
della storia dell'arte mesopotamica per il no­
tevole ruolo rivestito nelle prime attività di
scavo, interpretazione e documentazione di
queste antiche culture. Nel cuore dell'Impe­
ro ottomano anche Osman Hamdi Bey - che
fu amministratore, artista e soprattutto co­
lonna portante della fondazione del Museo
Imperiale Ottomano di Istanbul - si dedicò
al lavoro archeologico quando studiò e docu­
mentò la reale tomba santuario presso il sito
di Nemrut Dag1 nel 1 884; egli diresse inol­
tre gli scavi presso l'antica città di Sidone
in Libano, dove scopri il celebre sarcofago
I. IO.
di Alessandro, mentre nel 1 889 Hermann
V. Hilprecht, docente tedesco di Assiriolo­
(in alto) Austen H .
Layard i n costume gia all'Università della Pennsylvania, si mise
locale, r843. all'opera presso il sito sumero di Nippur nel
Acquerello, sud dell'Iraq. Sia gli archeologi ottomani sia
cm 29,8 x 2 2 , 5 . quelli europei cercavano i resti del passato, e
li documentarono mediante precisi disegni in
I . II.
scala e con i primi mezzi fotografici, e le pub­
(a destra) Foto Philip
H. Delamotte,
blicazioni scaturite da queste spedizioni sul
ritratto di Hormuzd campo costituirono un punto di svolta nella
Rassam, r 854. storia dell' archeologia.
Stampa da negativo I primissimi archeologi fornirono dunque
al collodio umido. importanti contributi accademici. Viaggia­
rono tenendo diari delle loro esplorazioni,
decifrarono le complesse scritture antiche,
presero nota delle sculture in rilievo facen­
done disegni particolareggiati, pubblicarono
piante di edifici su grandi atlanti di siti ar­
cheologici ed elenchi di regnanti in ordine
cronologico, il tutto con l'obiettivo di svilup­
pare un' archeologia scientifica.
I leoni e tori alati dalla testa umana che
nel 1 847 giunsero a Londra dall'Assiria su­
scitarono un enorme scalpore [1.u]. Insieme
M E S O P O TA M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ >)

:BECllPTlON OP NI:NEVEU SCULPTOUS AT TIIll BlUTIBH KUSEml.

ai marmi del Partenone di Lord Elgin e alla 1.12.


stele egizia di Rosetta, queste sculture assire Nascita dell'arte: la Mesopotamia preistorica. << The Illustrateci
London News>>,
divennero subito una celebre attrazione per
28 febbraio r852:
il pubblico inglese, che faceva ore e ore di Le spedizioni mesopotamiche del tar­ <<Le sculture di
fila davanti al British Museum per poter ve­ do Ottocento, che rifornirono di splendide Ninive giungono al
dere le recentissime scoperte fatte a Ninive e sculture i musei di Londra, Parigi e Berlino, British Museum>>.
a Nimrud, e subito le collegò alle scaturigini avevano portato alla luce le storiche città
dell'arte e agli inizi della storia dell'uomo, ri­ dell' Assiria e della Babilonia; dagli inizi del
salendo fino alle origini bibliche del mondo; Novecento, tuttavia, fu la preistoria ad as­
per gli osservatori britannici esse costitui­ surgere a importante campo di indagini nello
vano inoltre un mistero e un interrogativo, studio del Vicino Oriente antico (il termine
come pure un memento che qualunque gran­ « preistoria» designa le epoche precedenti
de impero - compreso il loro - può sorgere l'invenzione della scrittura) . Poiché l'inte­
e cadere. Dante Gabriel Rossetti, pittore e resse europeo scaturiva dai resoconti biblici
poeta del gruppo di artisti inglesi noti come che descrivono questa parte del mondo come
Preraffaelliti, scrisse un lungo componimen­ il luogo d'origine dell'umanità, il fatto che
to in versi sui tori alati, dal titolo The Bur­ tali credenze venissero per qualche verso
den o/ Nineveh («Il fardello di Ninive)>). Nel confermate dai primi scavi archeologici di
poema si immagina ciò che la divinità taurina carattere scientifico qui effettuati affascinò il
dalla testa umana ha visto e sentito nel corso pubblico occidentale: man mano che i nomi
del tempo, e come sia giunta in un altro im­ di città menzionati nella Bibbia affioravano
pero, quello britannico, che potrà a sua volta come luoghi reali, ci si convinse che il Vicino
venir distrutto e dimenticato, mentre il toro Oriente fosse il paesaggio d' ambientazione
resterà al suo posto. di queste antiche narrazioni.
CAPITOLO P R IM O LA R I C E RCA D ELLE O RIGINI

Archeologia e fotografia

Fra le nuove tecnologie che si rivelarono • 7 "'


d'importanza capitale per l'evoluzione della scienza
archeologica c'è senz' altro la fotografia. Dal 1 839,
anno in cui l'inglese William Henry Fox Talbot
e il francese ] acques-Louis Mandé Daguerre
svelarono al mondo i procedimenti di creazione
delle immagini, la fotografia avanzò rapidamente
proprio accanto ali' archeologia scientifica, che ne
fece largo uso fin da subito [1 . :q]. Naturalmente la
fotografia venne adottata in ogni genere di studi,
ma l' archeologia delle origini fu il campo che ne
vide l'utilizzo piu massiccio, e in effetti questi due
sviluppi sembravano fatti l'uno per l' altro, in un
matrimonio tra obiettivi scientifici e inventiva
tecnologica.
La fotografia operò un cambiamento profondo
nell'archeologia e nei suoi metodi rispetto agli studi
che si erano dovuti affidare a disegni e stampe,
pur senza sostituirli mai; ma certo rappresentò una
valida aggiunta ai piu tradizionali strumenti di
rappresentazione visiva, cosi che l'archeologia poté

contare su diversi sistemi visivi combinati insieme,


gran parte dei quali si utilizzano ancora oggi.
Di particolare interesse sono le fotografie degli
scavi tedeschi a Babilonia [ 1 . 14] , poiché ci
mostrano metodi di lavoro e costruzioni intatte
scoperte a fine Ottocento; e naturalmente, gli
archeo-fotografi dovevano portare con sé tutta
l'attrezzatura e le sostanze chimiche necessarie,
giacché sviluppavano le immagini in situ.
Tra la fine del xrx secolo e gli inizi del xx la
fotografia archeologica è anche collegata alla
fotografia di viaggio; tra i primi archeo-fotografi
ricordiamo Antoin Sevruguin, suddito persiano
che riprese moltissimi monumenti antichi sotto
la dinastia cagiara in Persia [ 1 . 15], e l'inglese

I . I}•
(in alto) Foto di Roger Fenton, tavoletta a caratteri
cuneiformi, con appunti di William H. F. Talbot, r 854.
Stampa su carta salata da ambrotipo.

I.I4•
(a sinistra) Foto di Robert Koldewey, gli scavi di
Babilonia, Iraq, r 899.
M E S O P O T A M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ»

Gertrude Bell, funzionaria pubblica,


scrittrice e autrice di una mole di
scatti della Mesopotamia d'inizio
Novecento che rappresenta ancora oggi
un'inestimabile risorsa iconografica
[1.16]. John Henry Haynes, che fu il
primo console americano a Baghdad,
fotografò la spedizione archeologica del
1888-90 a Nippur, e le sue immagini
documentano non solo gli antichi
ruderi ma anche l'immensa fatica
dell'archeologia; negli album dei sultani
ottomani troviamo invece fotografie di
siti archeologici come quelli di B abilonia
[1.9, p. 2 3] e Assur.

1 . 1_5.
(in alto) Foto di Antoin Sevruguin,
il mausoleo di Ciro il Grande a
Pasargadae, 1900 circa. Stampa alla
gelatina ai sali d' argento.

1.16.
(a destra) Foto di Gertrude Beli,
rilievo assiro su pietra, Cudi Dag1,
Turchia, 1909 circa.
CAPITOLO PRIMO LA RICERCA DELLE ORIGINI

glia netto a forma di T, sono tutte istoria­


Architettura, scultura e pitture murali nel te di sculture di animali in rilievo talmente
Neolitico. spinto da sembrare quasi a tutto tondo. Cia­
scuna colonna misura quasi sei metri d'al­
A metà del xx secolo, via via che gli ar­ tezza e pesa fino a dodici tonnellate; sino a
cheologi portavano alla luce un gran numero oggi, si sono rinvenuti in questa zona circa
di siti preistorici in tutto il Vicino Oriente, venti cerchi di pietre di questo tipo. Gli ar­
la loro attività dimostrò che gli insediamenti cheologi ritengono oggi che Géibekli Tepe
abitativi neolitici che andavano scoprendo sia il piu antico sito religioso, o comunque
erano in effetti tra le primissime società del rituale, del mondo, nonché quello dotato
mondo, e questo allargò il campo di ricerca delle primissime architetture lavorate e scul­
delle origini che nel secolo precedente si era ture architettoniche.
concentrato solo sulla Mesopotamia. Non Il Vicino Oriente attraversò dunque nel
solo: la scoperta di primitive forme d'arte corso della preistoria una lunga evoluzione
presso i siti preistorici dell'Anatolia conti­ culturale: i significativi sviluppi cominciati
nua a sorprenderei ancora oggi. Con i loro in questo senso nel Neolitico formarono la
intagli di pietra su larga scala e le loro pra­ base per le successive civiltà che sorsero in
to-strutture architettoniche, i ritrovamenti quella stessa regione in epoca storica. I pro­
in questi siti sono la prima testimonianza gressi dell'agricoltura, la domesticazione di
di opere davvero monumentali create dalle certe piante e i rudimenti dell' allevamento
piu arcaiche comunità agricole del mondo. di animali consentirono agli individui di for­
Nel Vicino Oriente si sono indagate le at­ mare gruppi e società su insediamenti stabili,
tività di sussistenza dei popoli preistorici e piccoli villaggi agricoli in cui si faceva uso di
si è scoperto che la loro vita quotidiana e la vasellame e di rappresentazioni visive. La
loro organizzazione sociale comprendevano transizione dalla caccia al governo di greggi
elaborate forme di rappresentazione - pittu­ o mandrie produce cambiamenti giganteschi
re murali, creazione di statuette in pietra e negli esseri umani e nel loro modo di vivere:
argilla e anche di sculture piu grandi - oltre notiamo per esempio che dal momento della
a un incremento dell'uso di terracotta fine loro comparsa, le sculture tridimensionali di
e ceramiche dipinte. Già nel Neolitico pre­ sagome umane e animali, oppure i bassori­
ceramico (96oo circa - 7000 a.e.v. ) , all'epoca lievi aggettanti da sfondi bidimensionali, si
delle prime comunità agricole, si intagliava­ diffondono tra gli antichi insediamenti in
no sculture in pietra e si dipingevano le pare­ modo assai rapido e su vasta scala. Le pitture
ti con figure umane e animali. murali nelle abitazioni strutturate vengono
Di fatto, esistono forme di rappresenta­ subito dopo, e i loro abitanti creano vasel­
zione già a partire dal 4o ooo a.e.v. Le pitture lame ornato da disegni figurativi e astratti
e le incisioni scoperte in caverne e su rocce in per uso personale; vale a dire che l'arte non
Europa, Africa e Indonesia e risalenti a tale rimac;e confinata entro funzioni cerimoniali,
antica epoca del tardo Paleolitico costituisco­ ma divenne parte della vita quotidiana delle
no tappe importanti dello sviluppo cognitivo persone.
umano: sono atti creativi di valore distintivo Nella successiva fase del Neolitico, dopo
del comportamento dell'Homo sapiens sa­ gli sviluppi di Géibekli Tepe, l'archeologia
piens, il moderno essere umano. Ma giungen­ assegna a çatalhéiyi.ik la palma di piu vasto e
do al Neolitico vediamo ormai la costruzione importante tra diversi siti dell'altopiano ana­
di architetture monumentali per quelli che tolico della Turchia [1 . 1 8].
erano con ogni probabilità spazi consacra­ In quell'area esisteva già nel Neolitico
ti, accompagnata da grandissimi progressi pre-ceramico, tra il 7 200 e il 6ooo a.e.v. , un
nell' arte rappresentativa. commercio di pietra vulcanica e ossidiana
Sul sito di Gi::ibekli Tepe nell'Anatolia per utensili; a çatalhéiyi.ik ci sono pitture
sudorientale furono erette opere architetto­ murali nelle stanze di alcuni edifici, le qua­
niche dalle dimensioni davvero stupefacenti, li svelano un processo molto interessante.
sotto forma di cerchi di pietre: e qui non si Furono dipinte come scene figurative e poi
trattava di una comunità agricola - giacché intonacate a gesso qualche tempo dopo l'uso,
non si sono trovate prove della coltivazio­ pratica che contribui a preservarle e ci per­
ne di vegetali - ma di cacciatori-raccoglitori mette oggi di studiar!e; ma l'antico metodo
[1 . I 7]. Le massicce colonne calcaree, dal t a- di ricoprire i dipinti con una patina di gesso
potrebbe anche significare che rimasero vi­ zo e quarto strato archeologico sono dipinti 1 . 17·

sibili solo per brevi periodi di tempo e per anche cervidi e gazzelle, cinghiali, asini sel­ (in alto) L e sculture e
gli specifici scopi dei remoti occupanti del­ vatici, lupi, orsi e leoni, mentre al settimo opere architettoniche
di Giibekli Tepe risalgono
le abitazioni. I dipinti erano realizzati con c'è un rilievo raffigurante leopardi [I . zo] . Si al periodo compreso
pigmenti minerali reperibili in zona, come collocavano inoltre figure in rilievo e colonne tra i millenni x e VIII
l'ocra, l'azzurrite, la malachite, il cinabro, con teste e corna di toro in contesti archi- a.e.v., e appartengono
il manganese e la galena, e ritraevano molti all'evo archeologico detto
soggetti diversi. Ci sono figure maschili rive­ Neolitico pre-ceramico A.
stite con pelli di leopardo e armate di archi e
frecce che circondano un enorme toro rosso,
forse impegnate in una caccia rituale; al ter-

I . I8.
Le case di çatalhiiyi.ik in Turchia,
risalenti al periodo che va dal
6500 al 5500 a.e. v. circa, furono
rinvenute in ottimo stato di
conservazione e si rivelarono
ricche di oggetti splendidi.
CAPITOLO PRIMO L A RICERCA DELLE ORIGINI

Tempo e cronologie

Molte città del Medio Oriente si trovano oggi alla ancorate a fenomeni, come per esempio l'eclissi di
sommità di un tell, cioè di un accumulo di materiale sole verificatasi il 1 5 giugno 763, che si possono
archeologico formato da millenni di occupazione datare con sicurezza; e ci consentono a loro volta
umana di un particolare sito. Qualunque tell, tepe o di costruire una cronologia assoluta. Quanto alle
hoyiik è quindi un costante memento, nel quotidiano, cronologie relative - quelle, cioè, basate su eventi
della remota antichità di questa parte del mondo. e sequenze di eventi collegati tra loro - gli storici
Come facciamo a conoscere il passato, e com'è si affidano a elenchi di sovrani e di correlazioni
strutturato il tempo storico? Aristotele sosteneva di dinastiche, stili artistici e tecnologie, e a cronologie
voler comprendere il tempo mediante l'osservazione archeologiche compilate sulla base degli oggetti
delle entità che cambiano; e gli antichi popoli in ceramica. Un altro metodo di datazione usato
mesopotamici afferravano questi cambiamenti anche nello studio del Vicino Oriente antico misura il
grazie al paesaggio che li circondava, disseminato decadimento di un radioisotopo del carbonio (il
appunto di cumuli formati dalle continue edificazioni carbonio q) nelle sostanze organiche: si parla in tali
e riedificazioni umane, un insediamento dopo l'altro casi di datazione radiometrica. Nel 1929 si tenne a
[1. 19] . Nello studio dell'antica Mesopotamia ci Leida un congresso che stabili la denominazione delle
affidiamo oggi alla datazione assoluta, che possiamo ere preistoriche e protostoriche in Mesopotamia in
evincere da testi o dall'epigrafia, la disciplina che si base a cronologie ceramiche. In quell'occasione gli
occupa delle iscrizioni antiche. Le date assolute che studiosi raggiunsero un consenso sui nomi dei siti e
si usano in storia sono collocate entro il costrutto sulle fasi cronologiche che accompagnavano le varie
convenzionale dell'era cristiana o volgare (e. v.) e del sequenze ceramiche, distinguendo cosi tra i periodi
tempo che la precede (a.e.v.), e nella pratica sono di Ubaid, Uruk e Gemdet Nasr. L'abbondanza di
basate sul calendario gregoriano, benché vengano resti ceramici costituisce dunque un importante
solitamente presentate come obiettive e universali. strumento scientifico, giacché gli stili, le forme e
Gran parte della vicenda artistica e culturale le decorazioni sul vasellame cambiano nel tempo e
dell'antica Mesopotamia è ricompresa nel periodo possono essere usati in archeologia per datare strati
di tempo che designiamo come a.e.v. La datazione e siti; di conseguenza, le ere preistoriche possono
si effettua anche tramite dati presi dall'astronomia, prendere il nome dei siti archeologici che hanno
dalla filologia e dall'archeologia, e per il I millennio prodotto uno specifico tipo di vasellami.
a.e.v. le date assolute in uso sono affidabili perché
l o l9o
Arbil, in Iraq, è uno dei piu antichi luoghi di continua abitazione
Tabella di datazione preistorica al mondo, con oltre 7000 anni di insediamento ininterrotto. Poste
Neolitico pre·ceramico 96oo-7ooo a.e.v. a una quota di 32 metri rispetto ai dintorni, le mura della cittadella
Neolitico ceramico 7ooo-6ooo a.e.v. risalgono al tardo periodo ottomano, e i suoi strati piu antichi al
Hassuna, Samarra, Halaf, Ubaid 6ooo-4ooo a.e.v. Neolitico. Il toponimo si riscontra per la prima volta nel 2 300 a.e.v.
M E S O P O TA M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ »

I.ZO.
Bassorilievo
dipinto di due
leopardi, VII strato
di çatalhoyi.ik,
Turchia, VII
millennio a.e. v.

tettonici, e si realizzavano anche statuette a Nel territorio dell'odierno Iraq vi sono siti I.ZI.
tutto tondo [1.21]. meno studiati ma che si suppone risalgano (in basso) Figura
Tra le piu importanti pitture murali del all'incirca al medesimo periodo del Neoliti­ femminile in trono
fiancheggiata
sito c'è un paesaggio, al VII strato, che risale co: gli insediamenti di Jarmo, Tell Maghza­ da due leonesse
al vn millennio a.e. v. e rappresenta l'area e liyah e Umm Dabaghiyah nel Kurdistan ira­ (testa restaurata) ,
l'insediamento della stessa çatalhoyi.ik sotto cheno risalirebbero addirittura al 7ooo a.e.v. çatalhoyi.i k,
forma di veduta aerea: si tratta di una testi­ circa. Nel Neolitico pre-ceramico si teneva­ Turchia, VII·V
monianza affascinante di come queste primi­ no cerimonie funebri in cui si decorava il cor- millennio a.e.v.
In questo sito si
tive comunità agricole vedessero il proprio sono ritrovate
luogo di abitazione. Il paesaggio non è mi­ molte statuette di
tico, ma al contrario tenta di rappresentare nudi femminili,
uno specifico luogo abitato, un ambiente su comunemente note
una porzione di territorio marcata da un col­ come dee madri.
Benché non se ne
le con due vette: finora si tratta del primo
conosca l'utilizzo
paesaggio rinvenuto in archeologia. preciso, è probabile
Le remote pitture murali di çatalhoyi.ik che siano legate a
erano opere d'arte insolite per il periodo temi di fertilità, ma
Neolitico, giacché non abbiamo molti esempi potrebbero anche
di arte figurativa antecedenti il IV millennio essere state usate nel
mito e come ausilio
a.e.v. ; ma si sa che figure stilizzate di esse­ alla narrazione.
ri umani e animali a tutto tondo venivano
realizzate ben prima di quel momento. Nel
VI millennio a.e.v. ebbe inizio l'uso, in Me­
sopotamia e Anatolia, di un altro genere di
tecnologia rappresentativa, il sigillo [1 . 2 2];
queste piccole pietre lavorate, e dotate di un
piccolo foro che permetteva di indossarle o
trasportarle, erano scolpite a motivi astratti
di sagome umane e animali, che si poteva­
no poi imprimere su creta lasciando cosi una
stampigliatura dell'immagine stessa.

31
CAPITOLO PRIMO LA RICERCA DELLE ORIGINI

Notevoli sviluppi nell'architettura e nel­


la rappresentazione visiva ebbero luogo nel
Neolitico presso i siti di Gerico in Palestina
e di 'Ain Ghazal in Giordania. A Gerico, po­
sta nella fertile valle del Giordano, usando
massi di pietra si innalzarono mura enormi,
I.:Z:Z.
e grandi torri circolari del diametro di dieci
Sigillo rinvenuto a metri per proteggerle; ma il sito di Gerico è
Tepe Gawra, Iraq
nordoccidentale,
notissimo anche e soprattutto per il modo in
4500-3500 a.e .v. cui i suoi abitanti realizzavano immagini de­
circa. Clorite, h 3 , 1 6 gli antenati, usando i teschi dei defunti come
cm. nucleo dell'immagine [1.23]. Li rivestivano
di gesso, modellandoli in una forma scolpita;
po del deceduto, e presso il sito nordiracheno dopo di che vi inserivano conchiglie al po­
di Nemrik si è ritrovato un gran numero di sto degli occhi e aggiungevano tinta rossa e
sculture in pietra di uccelli e altri animali, in­ nera per definire i capelli e altri particolari.
sieme a una serie di edifici a pianta circolare Questi teschi di Gerico sono notevoli perché
databili fino al 9ooo a.e. v. e dunque contem­ ricreano un'immagine del defunto utilizzan­
poranei delle sculture anatoliche del periodo. done le spoglie, e in questo modo confondo­
Stiamo parlando solo di alcuni tra i molti inse­ no volontariamente i confini tra l'immagine
diamenti preistorici che vanno dall'Iran, all'A­ e ciò che essa rappresenta.
natolia, al bacino del Mediterraneo: ciascuno Ad 'Ain Ghazal, nei dintorni della capi­
ha caratteristiche proprie, ma era in contatto tale giordana Amman, nel 1 983 e 1 985 sono
con gli altri. A Umm Dabaghiyah, a ovest del venute alla luce due stipe contenenti statue
Tigri, c'è una pittura murale che rappresenta [x . 24] . Si tratta di sagome innestate su un' ar­
gli onagri, asini selvatici nativi dell'Asia che matura di fascine e spago, con i visi e i cor­
venivano cacciati e commerciati, e che è forse pi modellati in gesso sopra questo scheletro
coeva dei murali di çatalhoyi.ik. e successivamente dipinte di verde, nero e
arancione con colori minerali a simulare cer­
I m magini ancestrali nel N eolitico . tamente capigliature e abbigliamento, forse
anche pitture corporali e tatuaggi; è possibile
che fossero anche rivestite di abiti e parruc­
Tra il 6ooo e il 5500 a.e.v. gli insediamen­ che. La loro funzione primaria resta ignota,
ti fissi divennero un elemento costante della ma a un certo punto ricevettero tutte una se­
bassa Mesopotamia, vale a dire il meridione poltura rituale. Queste antiche forme di scul­
dell'odierno Iraq, e in questi insediamenti tura facevano spesso uso di materiali diversi
si produceva vasellame dipinto e decorato - osso, canne, legno e altre materie organi­
a motivi che possono essere individuati e che, piu l' argilla - che venivano combinati
classificati come appartenenti a specifiche per ottenere l'effetto desiderato. Può esserci
culture. L' archeologia utilizza queste serie chi etichetta queste opere come fase primiti­
di tipi di vasellame per comprendere le va­ va e malformata nello sviluppo della scultura
riazioni cronologiche presso un determinato
sito (cfr. box a p. 30) , e dunque la cataloga­
I.:ZJ.
zione archeologica convenzionale per i nomi
Cranio rinvenuto a
di culture e siti preistorici si è spesso fondata
Gerico, Palestina, su quest'unico aspetto di cultura materiale,
Neolitico pre­ il vasellame in ceramica, perché il modo in
ceramico B , cui lo si fa e lo si decora cambia nel corso
85oo-6ooo a.e.v. dei secoli e tra vari insediamenti. I recipienti
Conchiglia, gesso,
ossa umane, h 1 7
di terracotta esistevano già prima del 6ooo
cm. a.e. v. , ma ora si fanno pio diffusi e di miglio­
re qualità: il vasellame in ceramica dura di
piu e si realizza con maggiore facilità di quel­
lo in pietra, e con la sua comparsa intorno al
4500 a.e.v. il tornio da vasaio inizia a con­
sentire una produzione in serie su larga scala.

32
M E S O P O T A M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ »

avvenuto prima dell'incisione della pietra, Presso il sito di Tell es-Sawwan, nell' Iraq
ma non è cosi: vi sono figure sia precedenti, centrale, sotto le costruzioni piu antiche si
sia cont�mporanee, totalmente scolpite nella sono rinvenute oltre cento sepolture della
pietra. E invece piu probabile che i popoli civiltà di Samarra (6300 a.e.v. circa) . Molte
dell'antichità ritenessero che i materiali pre­ erano tombe di bambini, contenenti perline
scelti comunicassero un qualche significato e statuette femminili [:r . 2 6] insieme a reci­
al di là della loro utilità come mezzi di rap­ pienti finemente eseguiti in alabastro e altre
presentazione; la miscela di materiali potreb­ pietre [ I . 27]. Alcune statuette conservano
be essere stata una componente necessaria a gli occhi applicati con bitume e conchiglie
far si che le immagini assumessero in pieno la e tutte presentano contorni decisamente
propria valenza figurativa. astratti, con una visione angolare delle parti
del corpo, definite da linee molto nitide inta­
gliate nella pietra. In epoca preistorica la col­
Nudi femm inil i . locazione di queste statuette insieme ai corpi
dei defunti era una parte importante dei riti
Nel nord della Mesopotamia si è prodotto di sepoltura, ma i nudi femminili si ritrovano
un grandissimo numero delle statuette d' ar­ anche in altri contesti [I.28]. La comunità
gilla comunemente note come dee madri. Si scientifica ha proposto spiegazioni di queste
tratta di sagome femminili sedute, con un immagini che vanno dalla rappresentazione
tratto di creta pizzicato in cima al collo a for­ di divinità all'uso istruttivo, ma la loro fun­
mare un abbozzo di testa. Seni e cosce sono zione non è ancora del tutto compresa.
sempre ipertrofici, mentre manca il detta­ Nella cultura di Ubaid (5ooo-38oo a.e.v.)
glio di gambe e mani. Sul corpo si ritrovano si ponevano nelle sepolture statuette in ter­
tracce di pittura, ad esempio bande nere che racotta di nudi sia maschili, sia femminili
potrebbero rappresentare bracciali e collane, [I . 2 9]; le figure sono di proporzioni snelle
e il colore viene usato anche per sottolineare e presentano decorazioni corporali dipinte e
il triangolo pubico e i seni. Questi nudi fem­ applicate. Le sagome femminili sono enfatiz­
minili sono detti « statuette di Halaf» [ I . 2 5], zate da diagonali incise a indicare il triango­
dal nome di un sito dove furono rinvenute in lo pubico e dai seni dipinti, e in alcuni casi
abbondanza . mostrano lattanti al seno; gli omologhi ma -

I.24·
(all 'estrema sinistra)
Statue rinvenute
ad 'Ain Ghazal,
Giordania, 6750·
6250 a . e.v. Canne
e gesso; la piu alta
misura 1 , 5 m.

I.2j.
(a sinistra) Statuetta
di Halaf rinvenuta a
Chagar Bazar, Siria,
5000 a.e.v. circa.
Terracotta dipinta,
h 7,5 cm.

33
CA P I T O L O P R I M O LA R I C E RCA D E L L E O R I G I N I

schili sono anch'essi rappresentati nudi. Le


statuette hanno la testa allungata, gli occhi
lunghi e diritti oppure a forma di chicco
di caffè, e sembrano tutte portare un'alta
acconciatura o copricapo conico. Statuette
di questo genere si sono ritrovate con corpi
sepolti a Eridu e Ur, nel sud dell'Iraq, di
norma insieme a vasellame e monili.

A n t ichi miti originari: Eridu .

Nella Mesopotamia storica, il merito di


aver dato inizio all'arte e all'architettura e
di aver inventato le tecnologie di fabbrica­
zione veniva attribuito allo scaltro dio noto
come Enki in sumerico ed Ea in accadico:
ciò vale a dire che gli stessi popoli mesopo­
tamici avevano già cominciato a cercare una
spiegazione delle origini del mondo. L'in­
teresse per le origini esiste da sempre, e i
Mesopotamici non erano diversi dai popoli
venuti in seguito: come parte di una delle
prime culture altamente alfabetizzate del
I . 26- I . 2 7 - mondo, diedero vita a propri miti origina­
(a destra e in basso) ri e proprie cosmogonie. Secondo una leg­
Figura femminile genda babilonese riguardante le origini del
e vasetto rinvenuti mondo, il primo luogo creato dagli dèi fu
a Tell es-Sawwan, Eridu e, come ci rivela questo estratto, pri­
Iraq, 6300 a.e. v.
circa, alabastro.
ma che gli dèi facessero Eridu non c'erano
Statuetta h 14,5 cm, che acque primordiali:
vasetto h 6,4 cm.

I . 28.
(in basso) Statuetta rinvenuta presso la
«casa bruciata» di Tell Arpachiyah, Iraq,
6ooo-5ooo a.e.v. Pietra calcarea grigia,
h 3,9 cm.

34
M E S O P O TA M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ»

Non si era fatta una casa santa, una casa per gli dèi In altre parole, prima di Eridu non esi­ I.29·
in un posto santo, non era spuntata la canna, non si era steva vita civilizzata. Eridu era la città sacra Figure femminili
creato un albero, modellate a mano
Non si era posato un mattone, non si era costruito
a Enki, dio dell'acqua, della conoscenza e
della cultura di
uno stampo per mattoni, dell'abilità manuale. Il suo tempio era detto Ubaid rinvenute a
Non si era fatta una città, non (vi) si era posta una E-abzu, o casa delle acque di Abzu, da cui Ur, Iraq, 4500 a.e.v.
creatura vivente. era emersa la vita. Oggi conosciamo il sito di Terracotta dipinta e
Tutte le terre erano mare. Eridu come Tell Abu Shahrain, nei terreni incisa, h 14 cm.
La sorgente nel mare era un condotto d 'acqua.
paludosi all'estremo sud dell' Iraq, dove so­
Poi venne fatta Eridu.
pravvivono isole di capanne fatte di canne e

35
CAPITOLO PRIMO L A RICERCA DELLE ORIGINI

circondate da acqua e da fitti canneti e dove sé le precedenti manifestazioni del tempio.


i Ma'dan, detti anche Arabi delle paludi, La pianta tripartita che si può vedere tra gli
ancora si spostano sugli stessi natanti usati strati XI e VI consisteva di una camera cen­
nell' antichità. Essi governano queste imbar­ trale - il naos, o cella con un altare e un
-

cazioni, dette tarada, per mezzo di lunghi luogo per una statua di culto dedicata a un
pali, e vivono in abitazioni fatte di canne an­ dio posta a un'estremità.
cora oggi costruite allo stesso modo di quelle
del passato sumero [I .Jo] .
Eridu venne portata alla luce a metà del L'interesse per la Mesopotamia come
xx secolo da archeologi britannici e iracheni, culla della civiltà si sviluppò dapprincipio
e gli scavi rivelarono diciotto strati di occu­ all'interno di una storia europea basata sul
pazione sovrapposti: il tempio scoperto tra il mito e sul racconto biblico. Con l'avvento
1 946 e il 1 949 sembra risalire agli strati piu dell'archeologia scientifica si diede inizio
antichi (5300 a.e. v. circa), benché la struttu­ alle esplorazioni sul posto e quel che venne
ra sia stata ristrutturata e ingrandita nel cor­ scoperto, man mano che si portavano alla
so dei millenni [I .JI]. luce alcuni tra gli insediamenti piu antichi
Questo primissimo tempio di Eridu era del mondo, parve fornire una strabiliante
in principio una piccola struttura quadrata conferma di queste idee. Ma anche i popoli
in mattoni di tre metri di lato, e conteneva mesopotamici possedevano racconti origina­
almeno due dei principali elementi che si ri propri: erano convinti di vivere alle origini
ritrovano nei templi piu tardi: un ambiente del mondo, dove le acque primordiali erano
centrale con un altare a un'estremità e un divenute terra e gli dèi avevano creato gli
piccolo supporto per sacrifici al centro, re­ uomini. Arte e architettura occupano una
cante tracce di bruciature. Con il passare del posizione preminente in questa storia perché
tempo i santuari si fecero piu complessi, e le le fasi di passaggio da gruppi di cacciatori­
abitazioni degli dèi furono dotate di specifi­ raccoglitori e comunità agricole a complesse
che amministrazioni, arrivando a compren­ città si possono anche individuare in termini
dere enormi torri a gradini: si tratta delle ce­ di grandi cambiamenti nell' ambiente edifica­
lebri ziggurat mesopotamiche. A Eridu cia­ to e nelle forme di rappresentazione. Que­
scuna generazione ricostruttiva venne posata ste tecnologie cambiarono il modo in cui gli
su una struttura preesistente, erigendo una uomini si rapportavano al proprio mondo;
piattaforma rialzata che contenesse dentro di nel IV millennio a.e.v. , con le prime città e

I .JO.
Abitazione di canne
degli Arabi delle
paludi, fotografata
in Iraq nel 1 956.
M E S O P O TA M I A , « C U L L A D E L L A C I V I LTÀ»

r-
·1
'

_j���\�t\ - ' ' ti

1 1946_1949 l

l'invenzione della scrittura, l'arte visuale si I.JI.


diffuse moltissimo, e oltre che nelle tecniche Ricostruzione del tempio di Eridu, 1949. Questa veduta ritrae la
sequenza delle varie piante del santuario costruito sempre sullo
di manifattura e nella quantità di immagini
stesso sito a Eridu, in Iraq, dagli inizi della cultura di Ubaid al tardo
che veniva prodotta ci fu un aumento della periodo Uruk. In cima, il disegno riporta che il sovrano Ur-Nammu
complessità anche nel contenuto visivo, nella fece qui erigere nel 2 1 oo a.e. v. anche una ziggurat. La serie, che ha
rappresentazione narrativa e nella simboliz­ la sua origine nel primo piccolo tempio del XVI strato, testimonia di
zazione di idee astratte, come per es�mpio una continuità millenaria entro il medesimo spazio sacro, processo
i cicli naturali e l'ambito del divino. E qui, che ebbe come effetto la costruzione di una piattaforma rialzata per
il tempio stesso.
dunque, che vediamo i primi passi verso le
piu importanti forme e tecniche artistiche a
noi note dalle ere successive, e alle quali ci
rivolgeremo nel prossimo capitolo.

37
Capitolo secondo

Uruk: le arti della civiltà

p . 42 Architettura
44 Il recinto sacro di An
45 Il recinto sacro dell'Eanna
Scultura
Il Vaso di Uruk: immagini performative e narrative
Statue di culto: immaginare l'invisibile
Offerte votive: la sostanza degli esseri e delle cose
Monumenti pubblici: lo sperone di roccia dentro la città
Sigilli: il marchio dell'identità

54 Scrittura: il principio della storia

57 Archeologia e storia : il fenomeno Uruk

6o Storia mitica
6o Enki e l'ordine del mondo
6o « Enmerkar e il signore di Aratta »

Resti della ziggurat e del recinto sacro dell' Eanna


presso Uruk, sito archeologico iracheno dove si
conservano testimonianze che vanno dal 4ooo a.e.v.
al III secolo e. v.
URUK: LE ARTI DELLA CIVILTÀ , 4 2 00-3000 A . E . V .

Centro principale Uruk

Fatti ed eventi Prime città/centri urbani, tra cui Uruk, Eridu, Susa, Tell Brak
notevoli Si inventa il primo sistema di scrittura, 3400 a.e.v.

Opere d 'arte Vaso di Uruk, 3300 a.e.v. circa


importanti Testa di statua composita, forse della dea !nanna, 3300 a.e.v.

Statue di re-sacerdoti, 3300 a.e.v.

Novità tecniche Si cominciano a realizzare statue di culto e immagini votive con materiali
o stilistiche preziosi
in campo artistico Prima comparsa della narrazione visiva nell'arte, ad es. nel Vaso di Uruk

Prima comparsa della scultura commemorativa in rilievo

Si inventa l' immagine performativa

Primi usi del sigillo cilindrico

TURCHIA

J
IRAN
Che cosa vide Alessandro Magno, al suo do cosi parte attiva del suo sviluppo storico.
ingresso trionfale in Babilonia il 2 I ottobre Uruk, nome primigenio della città, divenne
del 3 3 I a.e.v. , dopo aver sconfitto il re per­ Orchoe in greco, come ci riferisce Plinio
siano Dario III e conquistato tutta la Meso­ il Vecchio nella sua Naturalis historia (VI,
potamia? Che cosa trovarono le sue armate xxvn, 3 I), e quella radice sopravvive nella
greche e macedoni, all' arrivo in quella ter­ versione araba del toponimo - Warka - an­
ra, cosi antica e cosi diversa da tutto ciò che cor oggi in uso.
avevano visto e conosciuto in Grecia? Trova­ Di fatto, la Uruk del IV millennio a.e. v. è la
rono un vasto agglomerato urbano, ben piu prova dell'esistenza di una vivace e potente
grandioso di qualunque altra città avessero civiltà in quello che è oggi l' Iraq meridiona­
mai visto prima per le dimensioni degli edi­ le, una regione nota anche come Babilonia.
fici pubblici e per il numero di monumenti, Fu in questa terra, chiamata Sumer nella lin­
che sorgeva in un paesaggio remoto e immer­ gua dei primi testi scritti, che secondo l' ar­
so nella storia. Quel paesaggio e i suoi monu­ cheologia nacque la prima società comples­
menti colpirono i Greci ellenistici al punto sa a noi nota: una società che già allora era
tale da indurii, piuttosto che a cambiarli o teatro di molti dei fenomeni culturali che si
semplicemente a distruggerli - come ci si at­ associano alle civiltà avanzate, e che aveva il
tende dalle guerre o dalle espansioni impe­ proprio centro in questa città. La Uruk del IV
riali -, ad adattarvisi, a incorporare molte millennio a.e.v. può dunque ben rivendicare
delle loro tradizioni autoctone, a onorarne il titolo di prima città del mondo, e infatti
le antiche divinità e a conservarne i santuari cosi è stata spesso descritta. Gli elementi di
religiosi (detti anche « recinti sacri »). sviluppo sociale che inducono storici e ar­
All'epoca di Alessandro e dei suoi suc­ cheologi a definirla tale sono in primo luogo
cessori, i re seleucidi di Mesopotamia, tra le strutturali e includono una compagine strati­
città di m aggiore importanza per l'Oriente ficata con un capo alla guida della comunità,
ellenistico c 'era Uruk. Lungi dall'essere un la presenza evidente di una religione istitu­
recente sviluppo urbano in un vuoto terri­ zionalizzata, un' amministrazione economica
torio di conquista, quando i Greci giunsero gestita da un' autorità centrale ma soprattut­
nella regione Uruk aveva già quasi 4000 anni to l'invenzione del primo sistema di scrittu­
e la sua grande antichità era ben nota ai suoi ra, un progresso culturale che non ha alcun
contemporanei, benché sotto forme di cono­ precedente nel resto del mondo. Insieme a
scenza meno precise delle nostre dal punto questi progressi socio-culturali si riscontra
di vista scientifico. Ciononostante, essi ne anche uno sviluppo nel genere di immagini,
rimasero strabiliati al punto da conservare opere d'arte e costruzioni che gli storici della
gli antichi templi e culti ancora praticati e materia non esiterebbero a classificare come
attivi, e da ristrutturare, ricostruire e ripa­ arte e architettura di prim'ordine. A Uruk
rare le opere architettoniche nelle varie parti si concepirono, progettarono e realizzarono
del sito che non erano piu in uso. Inoltre, opere architettoniche in quantità inaudita e
costruirono nuove strutture monumentali in di dimensioni colossali; e al tempo stesso vi
stile babilonese ellenizzato, portando avanti si ritrovano gli inizi di molti generi espressivi
nell'era seleucide le innovazioni architetto­ che costituiranno le basi dell'arte del Vicino
niche della già antichissima Uruk e divenen- Oriente antico, del suo artigianato piu este-

41
CAPITOLO SECONDO URUK

ticamente raffinato e della sua produzione di l' architettura, la lavorazione del legno e dei
immagini nel corso dei millenni successivi. metalli, la scultura; ma comprende anche ca­
Può anche darsi che la parola « arte» come tegorie di funzioni come la dignità regale e
la usiamo oggi nelle lingue moderne non sia la il sacerdozio; esercizi come l'amore fisico; e
piu adatta a pensare e descrivere quest' alba concetti astratti tra cui la giustizia, l'intelli­
dell'impulso estetico e della creazione di og­ genza e la pace, da una parte, e attività come
getti secondo criteri estetici; i popoli dell' an­ la guerra e la prostituzione, dall'altra. Tutti
tichità classificavano le cose del mondo se­ questi aspetti appartenevano, nel bene e nel
condo parametri che non sempre rispondono male, alla vita della città; e anche la nostra
alle nostre aspettative. Gli antichi Sumeri moderna idea di civiltà deriva dalla parola la­
credevano che qualunque aspetto della so­ tina civitas, che significa ancora una volta cit­
cietà e del comportamento civile fosse gover­ tà. Tra i piu importanti sviluppi di quest'e­
nato dai ME termine sumero solitamente
- poca c'è dunque la creazione della città come
reso come « arti della civiltà » - e tra questi prodotto tangibile di un ordine spaziale de­
aspetti includevano le tecnologie necessarie finito per mezzo del progetto architettonico.
2.I. a realizzare oggetti pregiati e raffinati dal
L'edificio Riemchen punto di vista estetico, benché non si tratti
presso Uruk, Iraq. esattamente delle « belle arti» come le inten­ Architettura.
Cosi chiamata diamo oggi. Ciascun ME può essere anche
dagli archeologi descritto come la sostanza di ogni entità e In questo periodo prende vita nell'antica
tedeschi, questa
oggetto, o come serie di energie demiurgiche Babilonia (Iraq meridionale) una spettacola­
struttura risale
all' ultima fase di
che conferisce il potere di essere e di agire. re raffigurazione architettonica del paesag­
Uruk IV, 3200 a.e.v. Il concetto di ME compare nei testi sumeri gio, che implica una maniera completamente
circa, e sorge su un del z6oo a.e. v. circa rinvenuti a Fara, e tor­ nuova di immaginare lo spazio come territo­
antecedente tempio na a manifestarsi nella letteratura dei secoli rio a cui si può conferire un'articolazione e
in pietra del v successivi; l'elenco completo dei centodieci un significato. Gli architetti di Uruk trasfor­
strato, dimostrando
cosi una continuità
ME racchiude elementi materiali e tangibili mano spazio e costruzioni in una coreografia
di ambienti sacri dell'espressione artistica che anche noi oggi urbana e in questo modo creano un rappor­
già nel rv millennio catalogheremmo allo stesso modo, come ad to nuovo tra le persone e il paesaggio archi­
a.e.v. esempio gli strumenti musicali, la calligrafia, tettonico [z. I ] . La città di Uruk, con la sua

42
L E A RT I D E L L A C I V I LTÀ

z.z.

La Kullaba e l' Eanna sono le maggiori aree sacre del periodo di Uruk. I due immensi
edifici, il Bit Resh nella zona della ziggurat di An e l ' Irigal a sud della stessa, furono
costruiti dai re seleucidi greci fra i1 3 3 1 e i1 329 a.e.v. Nel sito si trovano anche resti
ancor piu tardi, risalenti all'epoca parta, tra cui il Mitreo ( tempio dedicato al dio
Mitra), la Casa dell'anno nuovo (Bit Akitu) e il tempio del dio partico Gareus.
L' antico sito di Uruk si estendeva per circa 550 ettari e nel m millennio
a.e.v. era cinto di mura per un perimetro complessivo di 9,5 km. Secondo
le piu recenti indagini archeologiche, Uruk rimaneva un luogo molto
importante ancora nel vn secolo e. v.

Ziggurat di !nanna

concezione di ambiente costruito, non aveva


niente in comune con gli insediamenti che
l'avevano preceduta, né per dimensioni né Edifici Uruk IV
per concetto. Naturalmente, già a Gobekli Ziggurat di An
Tepe e a çatalhoyi.ik esistevano costruzioni e Mitreo
spazi distinti come aree destinate ad attività
specializzate o a riti sacri, e presso l'antica
Eridu nella Mesopotamia del sud vediamo
già la comparsa del tempio monumentale e Tempio di Gareus �
dello spazio consacrato alle liturgie che ac­
compagnano queste architetture (si veda il
capitolo x ) . Ma quel che troviamo a Uruk
Ante 3 2 00 a . c . v.
è una visione assai piu vasta dell'ambiente
come elemento che può essere imbrigliato e D 3200·500 a.e.v. 500 m

articolato in una composizione che può di­


panarsi su una scala molto piu imponente di D Post 500 a.e.v. D Area rialzata

qualunque altra cosa l ' abbia preceduta. L' ar­


cheologia, nel suo occuparsi della nascita del­
lo stato, si è concentrata soprattutto su que­ ve e diventa al tempo stesso rappresentativo
stioni socioeconomiche e di organizzazione del potere della città. La differenza piu net­
politica, eppure questa pianificazione di spa­ ta, rispetto alle costruzioni della cultura di
zi e superfici, con la sua notevole razionalità, Ubaid e agli insediamenti neolitici anteriori,
costituisce niente meno che un nuovo ordine sta nell' ampiezza e nella gamma degli edifici,
spaziale basato su una logica prospettica pre­ ma il cambiamento piu significativo è di fatto
cisa e misurata. lo sviluppo del disegno architettonico come
Nel IV millennio a.e. v. sorgevano al cen­ modalità di mappatura e differenziazione de­
tro di Uruk due santuari principali, detti gli spazi urbani (si vedano in/ra le trattazioni
Kullaba ed Eanna [2.2]. Erano dedicati ad dei recinti sacri di An e dell'Eanna) .
An, dio sumero del cielo, e a !nanna, dea Tra le piu importanti novità architettoni­
dell'amore; a quest'epoca ( 3 300 a.e.v. circa) che di questa fase c'è l'introduzione di nuove
la città occupava già un'area di circa duecen­ tecnologie edilizie. Si continua a costruire in
to ettari e comprendeva abitazioni private, mattoni, ma si cominciano anche a realizzare
edifici pubblici e templi. Sotto i santuari del grandi edifici in pietra calcarea estratta lo­
tardo IV millennio gli archeologi hanno por­ calmente; inoltre, gli architetti e ingegneri di
tato alla luce una serie di templi che risal­ Uruk svilupparono e iniziarono a usare una
gono fino alla cultura di Ubaid (v millennio forma primitiva di prefabbricazione in calce­
a.e.v.); ma negli strati costruttivi che fanno struzzo per i muri portanti. Questi materiali
capo alla fase archeologica di Uruk (si veda il edili venivano celati sotto uno strato ester­
capitolo 1 , box a p. 30) il disegno architetto­ no di intonaco a gesso, introducendo una
nico di grandi dimensioni, con pitture murali diversità tra la funzione dei muri portanti
e decorazioni a mosaico, comincia a essere degli edifici e il loro straordinario aspetto
utilizzato per le funzioni cerimoniali colletti- esteriore, alla stessa maniera in cui i Roma-

43
CAP I T O L O S E C O N D O URUK

ni avrebbero utilizzato, molto piu avanti, il tempo una terrazza artificiale rialzata deno­
calcestruzzo per le strutture e i mattoni e il minata ziggurat di An [2.3] dagli escavatori
marmo per le facciate. Questo rapporto assai che la portarono alla luce. L'enorme piatta­
ponderato tra funzione strutturale, aspetto forma di mattoni, alta 1 3 metri, si generò
esteriore e piacevolezza estetica chiarisce per l'accrescimento e il riutilizzo dell' area
senz' altro che la progettazione e il disegno occupata da templi anteriori sopra i quali si
architettonico erano pienamente sviluppati costruivano quelli nuovi, e con le sue decora­
già nel rv millennio; e queste costruzioni, po­ zioni fatte da pilastri verticali applicati que­
ste in ambiti spaziali ben definiti, indicano sta monumentale ziggurat deve aver costitui­
con certezza il fatto che questi antichi popo­ to uno spettacolo impressionante, visibile
li avevano già cominciato a vedere lo spazio per un raggio di chilometri nel bel mezzo di
come nozione astratta e a servirsene in modi un terreno pianeggiante in un'epoca in cui
molto concreti. fabbricati di queste dimensioni erano ancora
rari e inconsueti.
Sul lato sudoccidentale di questo recinto
Il recinto s acro di A n . sorgeva invece il Tempio Bianco. Dedicato al
dio An, misurava 1 7, 5 x 2 2 , 3 metri e aveva
I l recinto d i An, sopra i l tumulo sacro noto pavimentazioni e pareti ricoperte da un can­
come Kullaba, è situato nella parte piu alta e dido intonaco in gesso; vi si accedeva tramite
occidentale del sito di Uruk. Qui sorgeva un una scalinata e una rampa che salivano lungo
un fianco della piattaforma pendente della
2.J.
ziggurat di An. Una volta raggiunta la ter­
Il Tempio Bianco che sorge sopra la ziggurat di An nella
Kullaba di Uruk, Iraq, 3300 a.e.v. circa, è tra i primi
razza alla sommità del rialzo ci si trovava in
esemplari di tempio soprelevato. Era considerato l' abitazione una vasta arena a cielo aperto, che svelava al
della divinità, dove risiedeva la statua di culto. fedele un colpo d'occhio straordinario: la ve­
N
duta a tutto campo della città e della pianura
sottostante. Da questa corte si doveva girare
a sinistra per raggiungere l'ingresso al tem­
pio propriamente detto, racchiuso da mura
imponenti. Al tempio non si poteva accedere
direttamente, perché le varie tappe di pene­
trazione nei luoghi sacri erano sottolineate
da zone architettoniche che ne controllavano
l' accesso, e già l'esperienza dell' ascesa per
mezzo della scalinata era parte integrante del
rituale di avvicinamento al divino: una scala
verso il cielo. L'alta corte aperta con le ve­
dute della città e del paesaggio costituiva sia
una zona destinata ad attività rituali, sia un
transito sacralizzato da questa zona esterna,
esposta agli elementi, all'interno del tempio
di An vero e proprio; e da questo momento
in poi, l'inclusione di una corte aperta come
area di transizione verso il sancta sanctorum
del tempio diventa uno standard per tutta
l' architettura religiosa.
Il Tempio Bianco, alto sopra la pianura
circostante, possedeva una pianta tripartita
con una cella principale (nella zona interna) e
ambienti ausiliari simmetricamente disposti,
e un esterno con pareti dotate di nicchie e
di contrafforti scanalati in cui si trovavano
Esistente originariamente dei pali di legno. Se dap­
principio i pali erano necessari come elemen­
Probabilmente esistente, in attesa di scavi
ti strutturali di rinforzo al muro, essi finiro­
- - - -- Distrutto no poi con l'essere usati a scopo decorativo,

44
L E A RT I D E L L A C I V I LTÀ

sfruttando le linee verticali in legno per con­


ferire un'articolazione ritmica alla facciata. Il recinto s acro dell ' E a n n a .
Dentro il tempio, il piu sacro ambiente inter­
no, la cella o naos come venne poi chiamato L'Eanna, che i n sumerico significa « casa
nella successiva tradizione greca, era lo spa­ del cielo », era la dimora di !nanna, la piu im­
zio del mistero religioso in cui si verificava portante divinità degli inizi della storia me­
l'epifania, cioè la manifestazione del divino sopotamica. I nanna era la dea dell' amore e
tramite l'incontro con la statua di culto. In della sessualità, ma non era una dea madre né
questa camera interna e chiusa, separata dal una divinità del matrimonio. Altre sue prero­
mondo profano, si poteva almeno tempora­ gative sacre, che si sviluppano maggiormen­
neamente passare nella zona sacra degli dèi te nella sua tarda evoluzione accadica come
e parlare alle loro statue. Il santuario di An Ishtar (cfr. p. r o r ) , erano legate al potere 2 -4·
venne poi allargato e rinnovato per dieci suc­ e alla guerra. L'Eanna, il sacro recinto a lei Il recinto sacro
dell'Eanna (36oo·
cessive fasi di occupazione che risalgono fino dedicato, si trova circa 500 metri a est della 3200 a.e.v. circa)
al periodo di Ubaid, nel 4000 a.e.v. circa, e piattaforma che ospita il Tempio Bianco [2.4] era composto da
sembra esser stato definitivamente abbando­ e la sua pianta al IV strato (3300- 3 r oo a.e.v. una serie di edifici
nato nella fase di Uruk III (3000-2900 a.e.v. circa) consisteva di una schiera di fabbricati monumentali
circa), mentre il vicino recinto dell'Eanna era spettacolari, pensati in grande: tutta un' area collegati al culto
della dea !nanna·
ancora in uso, ma gli aspetti strutturali della di enormi costruzioni, cortili e terrazze che
Ishtar. Gli edifici
sua costruzione e dei suoi sostegni si fusero continuò a essere utilizzata quando venne il piu tardi erano
in un'estetica architettonica, in un disegno turno, per i successivi re assiri e babilonesi, spesso sovrapposti a
preciso, come vedremo nell'Eanna. di ristrutturare e ricostruire templi nei secoli quelli antecedenti.

Tempio del Cono di pietra

Tempio D

Edificio (?)
c::::::J Ur I I I Uruk IV, iniziale

- Uruk IV, tardo Uruk V e VI

/
Strada

- Uruk IV, medio

45
CAPITOLO SECONDO U RU K

a venire, e di registrare questi rinnovi nei ri­ cative del punto di svolta che archeologi e
spettivi annali storici. storici hanno definito « il fenomeno Uruk».
A ovest del gruppo di edifici monumenta­
li che compongono l'Eanna sorgeva un'altra
grande costruzione che i primi archeologi Scultura.
battezzarono Sala delle colonne. Il fabbricato
risaltava fra gli altri perché le colonne di mat­ Nel IV millennio, insieme al disegno ar­
toni e le pareti erano completamente ricoper­ chitettonico e alle nozioni astratte di spazio
te da mosaici variopinti a motivi geometrici, che danno vita a forme inedite e a un nuovo
realizzati con coni inseriti nelle pareti stesse. concetto di ambiente costruito, cambiano e
Su un pendio terrazzato si ergeva un portico crescono smisuratamente anche altri mezzi
gigantesco, largo 30 metri, con una doppia della rappresentazione. Nell'ambito delle
fila di colonne autoportanti dal diametro di arti visive appaiono sculture monumentali
2 metri ciascuna e mezze colonne da ciascun finemente intagliate che mostrano un alto
lato. Questa costruzione porticata, grande e livello di abilità tecnica e una nuova com­
riccamente adorna, consentiva di accedere a prensione sia dei processi rappresentativi,
un complesso formato da diversi altri edifici, sia della monumentalità. Ha inizio la realiz­
tra i quali i templi C e D, la Corte dei mosaici zazione di statue di culto, a ritrarre divinità
e un grosso fabbricato a pianta quadra; da un o figure votive - cioè offerte in sacrificio agli
lato della Sala delle colonne c'era poi un altro dèi - umane e animali, con materiali preziosi
vasto cortile a cielo aperto. Il Tempio C e il importati fin dalla valle dell' Indo, a est, e fin
Tempio D possedevano la medesima pianta dall'Egitto a ovest . Ma la cosa affascinante
ad asse longitudinale centrato con transetti è che per la prima volta l'arte figurativa co­
a un'estremità, simile alla navata centrale di mincia a far uso di narrazioni visive, come si
una basilica cristiana, piu ambienti ausiliari vede nel colossale vaso di alabastro scolpito
circostanti. in rilievo noto proprio come Vaso di Uruk.
L'intera Eanna era dunque un santuario
molto ordinato, in cui lo spazio era conce­
pito come serie di aree consacrate separate Il Vaso di Uruk : immagini performa­
per le quali la Sala delle colonne fungeva da ti ve e narra ti ve .
monumentale ingresso, che permetteva l'e­
sperienza controllata e reverenziale del pas­ Le immagini narrative non rappresen­
saggio in una zona santa e al tempo stesso la tano sempre il racconto lineare di una data
differenziava; sotto questo aspetto aveva una sequenza temporale, come le si incontra nel
funzione simile a quella di edifici d'ingresso seguito della storia dell'arte. Esiste anche
piu tardi, tra i quali il piu celebre sono forse i un genere di immagine detto performativo,
Propilei dell'Acropoli ad Atene, costruiti nel e anche questo è stato inventato all'epoca di
v secolo a.e.v. La transizione verso spazi via Uruk. Nella narrazione performativa l'im­
via sempre piu sacri che nel recinto di An si magine rappresenta l'evento oppure l'azione
effettuava salendo la scalinata ed ergendosi ma produce anche magicamente, per mezzo
al di sopra della pianura qui viene resa possi­ della stessa rappresentazione, il risultato spe­
bile tramite le diverse zone architettoniche. rato. Il Vaso di Uruk [2 .5] , un recipiente in
I luoghi di culto dell'Eanna del tardo I V alabastro scolpito alto piu di un metro, rap­
millennio a.e.v. sorsero in cima alle rovine di presenta il ciclo della vita e un rituale della
diciannove precedenti strati costruttivi che dea Inanna, messa ben in evidenza dalla cop­
coprivano per intero i millenni v e Iv; inol­ pia di stendardi su pali che si vedono nella
tre, sempre qui si sono ritrovate edificazioni parte superiore del vaso stesso. Partendo dal
del n millennio e oltre. Siamo di fronte alla registro piu basso vediamo dell' acqua, so­
piu antica porzione abitata o frequentata con pra la quale stanno covoni di spighe d'orzo
continuità nella città di Uruk, e le tecniche e maschi e femmine di pecora e capra, cioè
e forme, assai raffinate, della sua architettu­ le basi della vita agricola. Sopra la fila in­
ra e progettazione urbana sono innovazioni diana degli animali c'è un corteo di maschi
che - insieme all'invenzione della scrittura e nudi che procedono recando offerte, tutti di
allo sviluppo di amministrazioni complesse, identico aspetto se non per la forma dei ca­
controllo dell 'economia e pratiche religiose nestri e recipienti colmi di frutti della terra
istituzionalizzate - dovremmo ritenere indi- che sorreggono; e nel registro superiore c'è la
L E A R T I D E L L A C I V I LTÀ

2.j.
Il Vaso di Uruk,
rinvenuto presso
l' Eanna di Uruk,
Iraq, 3300 a.e.v.
circa. Alabastro
scolpito, h I m circa.

47
CAPITOLO SECO N D O URUK

dea in persona, ritta all'ingresso del proprio performative nell' ambito del culto: è preci­
tempio. Sta per accogliere le offerte che le samente quest' area liminare (vale a dire, am­
vengono portate dai registri inferiori, dove la bigua e di passaggio) della rappresentazione
processione di uomini e animali, piante e ac­ il requisito d'efficacia delle immagini sacre.
qua abbraccia tutto il corpo del vaso in un'e­ La nebulosità dei confini tra gli dèi e i loro
terna ripetizione del tempo mitico e ciclico rappresentanti, tra le immagini e il regno di­
della celebrazione. Nello spazio di fronte alla vino, è un tema che seguiteremo a incontrare
dea c'è anche una figura maschile in abiti nelle arti del Vicino Oriente antico.
elaborati, accompagnata da un attendente Relativamente alla storia dell'arte, le fi­
dalla lunga chioma che regge lo strascico di gurazioni che si riferiscono a eventi o rituali
un indumento o forse un dono in materiale mitostorici rappresentano una nuova conce­
tessile: difficile dare un'individuazione chia­ zione di racconto per immagini, destinata ad
ra a causa di un' antica lacuna nel vaso. Alle avere un fortissimo impatto su tutto il mon­
spalle della dea si vede l'interno del magaz­ do delle arti rappresentative nei millenni a
zino del tempio, con ceste di offerte, statue venire. Vengono da Uruk anche i primi esem­
di animali e due figure umane piu piccole in pi di queste narrazioni scolpite, e risalgono
cima a piedistalli, a indicare che sono statue; alla seconda metà del rv millennio a.e.v. ,
il maschio regge una pila di ciotole il cui pro­ come vedremo riguardo alla statua di culto
filo forma il segno che corrisponde al titolo e alle offerte votive descritte di seguito. C'è
di « signore», EN in sumerico, pella scrittura un altro merito che va riconosciuto a queste
del tempo, appena inventata. E indicato an­ sculture primitive, ed è la loro immensa im­
che il nome della dea !nanna, vicino ai due portanza nel definire l'essenza e le caratte­
pilastri di canne davanti ai quali la dea stes­ ristiche fondamentali delle cose del mondo;
sa si trova: la coppia di pali con la cima ad l'enorme vaso in pietra di cui abbiamo appe­
anello, o a cappio, e il festone è la base del­ na parlato è infatti la monumentalizzazione
la sequenza grafica del nome di !nanna nei di un recipiente quotidiano entro una forma
primi caratteri cuneiformi. In epoca sumera consacrata ed eterna, dunque letteralmente
queste fascine di canne si usavano anche per la trasfigurazione dell'ordinario in santo. Ri­
la costruzione di edifici, tecnica usata ancora troveremo questa concezione della scultura
oggi nelle zone paludose dell' Iraq meridio­ in altre opere d'arte della Uruk dell'epoca.
nale (cfr. p. 36), e costituiscono perciò un
elemento edilizio di base nell'architettura
della Mesopotamia del sud. Sui recipienti Statue di culto : immaginare l' invisibile.
nel magazzino si può leggere anche il segno
del termine sumerico ME (arti) . Ci troviamo Nel recinto sacro dell'Eanna a Uruk si è
dunque davanti al piu antico esemplare noto rinvenuta la testa marmorea di una statua
di opera d' arte figurativa che integra segni composita raffigurante una donna, probabil­
scritti; e al tempo stesso, a una delle prime mente la dea !nanna, sul luogo dove sorgeva
opere a rappresentare un rito religioso in una il suo tempio [2.6]. Gli occhi e le sopracciglia
forma pienamente narrativa. erano originariamente intarsiati in conchi­
Il registro superiore del vaso aveva già glia e pietre preziose, con ogni probabilità
anticamente subito danni e riparazioni nel­ lapislazzuli o un' altra pietra scura fissata con
la zona sopra la testa della dea, dove ancora il bitume, mentre il corpo era forse realizzato
oggi si vedono fori e chiodi; dunque il vaso in legno e altri materiali, e rivestito con teli
doveva già essere piuttosto vecchio quando di lino e monili preziosi. I fori in cima e ai
fu relegato in un deposito di oggetti di ,culto lati della testa, nella zona delle orecchie, ser­
presso l'Eanna intorno al 3000 a.e.v. E im­ vivano all'inserimento di orecchini e forse di
possibile stabilire se le immagini del registro una tiara a corna a indicare la natura divina
superiore rappresentino !nanna e il suo divi­ del soggetto; le onde scolpite nella chioma
no amante Dumuzi, o una somma sacerdo­ erano placcate di metallo, forse oro lavorato
tessa di !nanna impegnata nell' annuale ceri­ a sbalzo (tecnica usata ancora oggi in orefice­
monia di nozze simulata nel corso del rito. ria) a rappresentare riccioli o un altro genere
Ma anziché una difficoltà o una mancanza di pettinatura. La testa è piatta sul retro, ed
di chiarezza nella rappresentazione, questa era probabilmente fissata con il bitume a un
vaghezza identitaria è un fattore cruciale altro materiale che formava la parte posterio­
per l'efficacia delle immagini e delle liturgie re dell' acconciatura.
LE A RT I D E L L A C I V ILTÀ

z.6.
Testa d i statua
composita di donna,
probabilmente la dea
!nanna, rinvenuta
presso l 'Eanna di
Uruk, Iraq, 3300
a.e.v. Marmo,
h 20,3 cm.

Questa testa finemente cesellata in alaba­ di immagine nella sua casa terrena, l'Eanna.
stro mostra la propensione naturalistica dello Questo genere di rappresentazione può esse­
scultore nelle labbra scolpite e nelle guance re naturalistica per stile scultorio e definizio­
arrotondate con delicatezza, insieme ai gran­ ne dei lineamenti del viso, ma non mostra
di occhi a mandorla che, quand'erano ancora un desiderio di raffigurare il mondo in modo
intarsiati, creavano senz' altro lo strabiliante naturalisticamente aderente. Non c'è « reali­
effetto di uno sguardo frontale, possente e smo» al modo in cui di norma lo si recepisce
risoluto, che avvinceva l'attenzione dell'os­ in termini di moderna storia dell' arte, dove
servatore. Oltre alla complessa miscela di per realismo intendiamo la rappresentazione
materiali riuniti a creare quella che dev'es­ di particolari realistici del nostro ambiente
sere stata una rappresentazione a grandez­ visivo. Realizzare la statua di una divinità è
za naturale, ciò che abbiamo di fronte è un invece un modo di immaginare l'invisibile, e
momento di concretizzazione del divino in di consentire al divino di farsi forma mate­
un'immagine materiale: la divinità invisibi­ riale e tangibile davanti a noi, di entrare nel
le è resa manifesta dalla statua di culto della nostro mondo di corporeità. Possiamo dun­
dea, in cui la dea stessa appare sotto forma que concludere che fin dai piu remoti tempi

49
CAP I T O L O S E C O N D O URUK

mesopotamici, l' arte si preoccupava piu di li e di intaglio della pietra secondo metodi e
dare sostanza all'immaginario e all'astratto tecnologie nuove.
che di imitare ciò che è visibile nel mondo. Un altro toro del periodo di Uruk, in pie­
tra calcarea grigia con fori per intarsi, è in­
vece scolpito in stile piu astratto, con pro­
O fferte votive : la sostanza degli esseri fonde incisioni lineari a indicare gli stacchi
e delle cose. tra le varie parti del corpo come per esempio
i quarti posteriori, e la zona degli occhi e
La scultura produceva anche sagome di del muso eseguita secondo un criterio rego­
animali secondo le forme della natura, insie­ lato e geometrico [2.8] . Sebbene il corpo di
me a immagini piu astratte; come vedremo, questo bovino sia stato scolpito in maniera
questa coesistenza di fogge naturalistiche e assai meno realistica rispetto al suo contem­
stile astratto era questione di scelta e di sco­ poraneo composito dalle zampe d'argento, il
po, non il risultato di un'incapacità di imitare foro in corrispondenza della bocca implica
la natura. Molte statuette di animali funzio­ l'attribuzione di caratteri di realtà, che tut­
navano da offerte votive, nelle quali l'essen­ tavia non vengono conseguiti per mezzo di
za e l'esistenza dell'animale si incarnavano una scultura naturalistica, né con la semplice
nell'oggetto di pietra e in cui prendeva forma aggiunta di una lingua « realistica» fatta di
anche il gesto rituale dell' offerta stessa. Un pietra o metallo di colore diverso, ma tramite
bellissimo esempio di questo tipo di oggetto la bocca che è aperta, a permeare la bestia in
2·7· votivo è il toro di marmo con le zampe d ' ar­ pietra di spirito vitale: un atteggiamento e un
(in basso a sinistra) gento e un originario intarsio in pietra scura approccio all'immagine che vedremo svilup­
Statuetta taurina, a indicare le chiazze del mantello [2.7] . Que­ parsi compiutamente nei secoli a venire.
Uruk, Iraq, 3300 sta piccola scultura è finemente eseguita con Dallo strato Uruk III dell'Eanna è tornato
a.e.v. circa. Marmo, una tecnica naturalistica e grande attenzione alla luce anche un gruppo di oggetti a cui gli
argento e intarsi in
pietra.
ai particolari, come per esempio le pieghe archeologi tedeschi diedero il nome collettivo
della pelle in presenza della torsione del collo di Kleinfunde (« piccoli ritrovamenti») [2.9] .
2.8. e le linee morbide del muso. I fori in corri­ S i tratta di parecchi animali i n pietra con
(in basso a destra) spondenza di occhi, corna e coda indicano intarsi e recipienti rituali scolpiti che usci­
Statuetta taurina, che l'intera statuetta era una miscela di ma­ rono dall'uso cerimoniale ma, anziché essere
provenienza ignota, teriali preziosi e abilmente lavorati, ciascuno gettati via, furono sepolti con cura in terra
3200 a.e.v. circa.
Pietra calcarea
dei quali richiedeva in tutta evidenza grandi consacrata; e tale deposito è per noi oggi una
grigia, h 1 3 cm. capacità di manifattura, di fusione dei metal- rara collezione di statuette votive risalenti al

50
L E A RT I D E L L A C I V I LTÀ

rv millennio a.e. v. Gli animaletti sono parti­ che raffigura un uomo a caccia di un leone,
colarmente rilevanti, in quanto costituiscono presentata come composizione a forma libe­
la trasfigurazione di veri capi di bestiame, ra. La medesima figura maschile appare due
offerti in sacrificio, nella forma immortale volte sul rilievo: in scala minore nella par­
di un dono per sempre: il gesto dell'offerta te alta della stele, e di nuovo sotto in scala
sacrificale viene fissato per l'eternità, incar­ lievemente piu grande. L'uomo indossa un
nato nell'animale votivo e posto dinanzi alla lungo gonnellino con una piega verticale al
dea come atto di devozione costante. Se si centro, fermata da un'ampia cintura, e per
ricostruiva un tempio, o se il donatore ces­ il resto appare scalzo e a torso nudo; ha i ca­
sava di vivere o di essere noto, le statuette pelli lunghi, raccolti in un nodo ritorto o una
votive non potevano essere distrutte ma anzi crocchia, e la barba lunga fin sul petto. Nella
dovevano essere raccolte, riposte in uno spa­ parte inferiore della scena imbraccia un arco
zio sacro e seppellite secondo il rituale entro con freccia, puntata verso uno dei leoni ram­
i sacri confini del recinto templare. panti che lo fronteggiano, mentre in cima
ha arpionato il leone con una lunga lancia. 2 . IO.

L'immagine sembrerebbe rappresentare il Stele della caccia,


Monumenti pubblici: lo sperone di carattere individuato come EN, il re-sacer­ recinto sacro
roccia dentro la citt à . dote, sulla base delle similitudini con altre
dell'Eanna, Uruk,
Iraq, 3300 a.e.v.
opere realizzate nel periodo di Uruk, dove il circa. Basalto, h So
Il monumento noto come stele della caccia re-sacerdote sembra essere definito da questa cm.
è un rilievo pittorico scolpito su un grande
masso di basalto; fu scoperto nel santuario
dell'Eanna e risale al 3200 a.e.v. circa [2 . w] .
La pietra è tagliata in maniera grezza, senza
alcun tentativo di levigarne i contorni, e pos­
siamo vederla come sperone di roccia vivente
portato dentro la città, come oggetto roccio­
so che ospita una rappresentazione pittori­
ca scolpita; non ha i bordi limati a definire
una forma geometrica convenzionale, bensi
mantiene il proprio aspetto di elemento pre­
so dalla natura. Un'unica faccia fu lisciata,
lucidata e intagliata con una scena in rilievo,

Z•9•
(in basso) << Kleinfund» votivo: animale
accovacciato, Uruk, Iraq, 3300·3000 a.e.v.
circa. Calcare bituminoso e argento, h I o, I cm.

51
CAP I T O L O S E C O N D O URUK

2.11. sentazione narrativa di azioni nel tempo;


Piccolo nudo la figura del medesimo governante ripetuta
femminile, Uruk,
nel tempo è l'essenza della rappresentazione
Iraq, 3300 a.e.v.
circa. Alabastro, h
narrativa continua, una forma d'arte che si
1 8,6 cm. svilupperà compiutamente in Mesopotamia,
e che costituisce uno dei grandi contributi
mesopotamici alla storia dell' arte.
Per formato e materiale, chiamiamo stele
questo genere di monumento che, in periodi
piu tardi, si cominciò a esporre in pubblico.
L'immagine del re come cacciatore divenne
un tema ricorrente nell' arte della Mesopo­
tamia e del Vicino Oriente antico, com'è
per le immagini dei re neo-assiri nei loro
palazzi di Ninive e Nimrud (cfr. p. 244) ; e
sarà usata ancor piu tardi per rappresentare
la valentia di altri antichi capi, per esem­
pio gli imperatori romani. La caccia era già
stata rappresentata nelle pitture neolitiche
(si vedano i murali di çatalhéiyiik a p. 3 1 ) ,
m a qui viene piu limpidamente espressa
come intrepidezza di un singolo individuo,
capace di sconfiggere le bestie piu feroci in
natura.
Verso il termine del I V millennio gli stili
cambiarono, e le iconografie furono traspor­
tate da un mezzo all'altro: la rappresentazio­
ne del sovrano come sacerdote [2.18, p. 59],
come cacciatore e come guerriero si ritrova
stessa pettinatura e da un gonnellino analo­ anche sui sigilli del periodo di Uruk (cfr. p.
go. In diverse di queste immagini, come sulla 54), momento nel quale si scolpirono anche
stele di basalto, le forze del mondo selvag­ statue del re-sacerdote, a tutto tondo, in ala­
gio vengono soggiogate; il re-sacerdote porta bastro e pietra calcarea; un nudo femminile
l'ordine nella città. Egli imbraccia le armi - e in alabastro [2.n] testimonia che l'astratti­
dunque le tecnologie - della caccia e della smo geometrico conviveva con le immagini
guerra, e perciò del potere; e nel mantenere piu naturalistiche. Comparvero sulla scena
la sua forma naturale di sperone di roccia, creature ibride di uomini e animali, nudi di
la stele sottolinea anziché cancellare sé stes­ eroi virili e mostruosi draghi dai lunghi colli
sa come mezzo di rappresentazione, e quel serpentini, e questa iconografia cosi varia si
mezzo, preso dalla natura e portato nel cen­ diffuse talmente, per tutto il mondo antico,
2.12.
tro urbano, diventa parte del messaggio che da giungere fino in Egitto: come vediamo
(pagina seguente, a
sinistra) Tavoletta
qui leggiamo: l'EN (il sovrano), in cima alla sulla tavoletta di Narmer [2.u], celeberri­
di Narmer, Prima gerarchia della città, porta sicurezza e civiltà mo esemplare di iconografia di Uruk [2.13]
dinastia, Egitto, esercitando il suo dominio sul caos e l'ele­ nell' antico Egitto, in cui ritroviamo i draghi
3000 a.e. v. circa. mento selvaggio, il che fa parte dell'ordine in stile mesopotamico che compongono il
Sci sto verde, h 64, 1 naturale del mondo. bordo circolare della tavolozza.
cm.
Dobbiamo forse vedere queste immagi­
2 - 13 -
ni della caccia al leone sulla stele come due
(pagina seguente, a
diversi momenti nel tempo, a rappresentare Sigilli: il marchio dell'identità.
destra e in basso) la stessa persona che dà la caccia alla fiera
Sigillo cilindrico con arco e frecce e con la lancia? O abbiamo I sigilli a pressione sono noti fin dal VI
in diaspro verde e davanti due attività diverse, a indicare le di­ millennio a.e.v. , ma l'utilizzo di sigilli cilin­
impronta in argilla, stinte forme di caccia con cui il re-sacerdote drici, un genere d'immagine fra i piu tipici
provenienza ignota
(acquisito dal Louvre
cattura la preda? I due momenti sequenziali, della Mesopotamia, cominciò nel vn strato
nel 1 877) , 3500-3 100 o i due poderosi atti del sovrano a caccia di (36oo a.e.v. circa) della sequenza dell'Eanna
a.e.v. leoni, sono una forma primitiva di rappre- di Uruk. Di li i sigilli cilindrici si diffusero

52
L E A RT I D E L L A C I V I LTÀ

53
CAPITOLO SECONDO URUK

in tutto il Mediterraneo e il Vicino Oriente


antico fino alla Grecia dell'età del Bronzo, e
si continuò a usarli per millenni a venire. Si
tratta di piccoli oggetti a forma di rocchet­
to, generalmente realizzati in pietra, attra­
versati da una perforazione longitudinale in
cui far passare una cordicella o un fermaglio
metallico. Sono scolpiti a incavo in una fa­
scia continua attorno al corpo del sigillo, a
disegni che vanno dal motivo astratto a com­
plesse iconografie narrative in bassorilievo
a linee arrotondate in stile naturalistico. Le
immagini sono scolpite in negativo, di modo
che quando la pietra da sigillo viene fatta
scorrere sull' argilla morbida imprima in po­
sitivo l'immagine scolpita [z . J4] . Il motivo
siffatto poteva venir impresso a ripetizione
per lunghi tratti, poiché era normale impie­
gare molte rotazioni della pietra; e quindi le
immagini e composizioni cosi ottenute non
erano racchiuse da cornici. I sigilli veniva­
no realizzati in un assortimento di pietre
preziose, come il lapislazzuli e la corniola,
importate fin dal subcontinente indiano e
dall'Afghanistan [2 . :1 5] , e venivano usati per
:Z . 14.
autenticare documenti e convalidare lotti di
(in basso) Sigillo merci; se ne dotavano uomini e donne, arti­
cilindrico in agata
con impressione
giani e monarchi, per indossarli inoltre come
moderna su amuleti. Quest'uso di sigilli e sigillature per
creta, rinvenuto vidimare merci e fungere da firma personale
a Babilonia, Iraq, è un' altra arte delle prime città, in quanto
1 250 a.e.v. h 4,7 cm. indica la vigenza di complessi ordinamenti
amministrativi e legali.
:Z.I5•
(pagina seguente)
Le pietre da
sigillo intagliate Scrittura: il principio della storia.
erano tratte da
preziose pietre La storia comincia con la parola scritta, af­
d'importazione, a fermano gli storici, e il tempo che la precede
ciascuna delle quali
si attribuivano
viene di norma etichettato come « preistoria»
proprietà da storici e archeologi insieme. L'invenzione
apotropaiche. della scrittura segna dunque uno spartiacque

54
CAPITOLO SECO N D O URUK

fondamentale: e fu proprio quaggiu, nell'Iraq


meridionale del 3400 a.e.v. , che si concepf
per la prima volta un sistema di scrittura. Se­
condo tradizione, è questo il motivo princi­
pale per cui si include la Mesopotamia nella
nozione di storia universale, cioè di percorso
evolutivo unilineare che conduce all'Occi­
dente moderno; e il passaggio che trasformò
la società nel periodo di Uruk è ancora visto
come uno dei maggiori punti di svolta nelle
vicende umane. Fece parte di un mutamen­
to variamente definito « rivoluzione urbana»
da quanti considerano in primo luogo gli
aspetti dell'insediamento in città; comparsa
dello « sta to arcaico» da quanti sottolineano
gli elementi socio-politici; « origine delle so­
cietà complesse» da coloro che privilegiano
le strutture socio-economiche (stratificazio­
ne sociale, specializzazione del lavoro, ecc.);
mentre quelli che vedono la scrittura come
ineguagliato strumento di trasmissione della
conoscenza si limitano a chiamarlo « princi­
pio, della storia».
E presso Uruk che gli archeologi hanno
scoperto i piu antichi testi scritti, gran parte
dei quali di natura amministrativa e relativi
a scambi di bestiame, granaglie e altri tipi di
merce; altri generi di scrittura, di argomento
poetico, matematico e scientifico, appaiono
nel III millennio a.e.v. I primi scritti erano
per la gran parte pittografici, cioè vergati con
segni che ricordano ciò che rappresentano:
una testa di bue per un bue, un pesce per
un pesce e cosi via. Ma questi segni giunse­
ro a essere usati per rappresentare oggetti e
idee non correlati, facendo uso di omonimi
e sinonimi, e grazie all'uso fonetico dei se­
gni stessi. Dunque la scrittura divenne fo­
netica, almeno in parte, ma conservò entro
la propria logica la possibilità di una lettura
pittografica. Al tempo stesso, si cominciò ad

2 . 16.
Prisma ottagonale con iscrizione di fondazione di
Tiglath-Pileser I, rinvenuto presso il tempio di An e
Adad in Assur, Iraq, I I 09 a.e.v. Terracotta, h 56 cm.

Nessuna invenzione del periodo di Uruk ha destato


tanto interesse come quella della scrittura, poiché
gli storici datano il principio della storia proprio da
questa capacità di registrare e comunicare il passato.
Qui vediamo un testo storico, tipicamente iscritto
su una forma prismatica, che risale al I 109 a.e. v.
All' epoca in cui fu vergato, la scrittura cuneiforme
era già in uso da oltre duemila anni, e vi sarebbe
rimasta per un ulteriore millennio.
LE A RT I D E L L A C I V I LTÀ

abbreviare la primitiva scrittura pittografica ma forma di scrittura su tavolette di argilla


in segni corsivi a forma di cuneo, derivanti [z . q].
dai pittogrammi precedenti: di qui il termine Il nome Uruk, preso dalla città, è stato
cuneiforme [2 . x6], oggi comunemente usato quindi usato dall' archeologia per riferirsi a
per designare questa antica scrittura ovun­ materiali provenienti da altri siti, cosi da po­
que essa fu adottata in tutto il Vicino Orien­ ter indicare che lo stesso periodo di tempo e
te antico. la stessa cultura si sono rinvenuti anche in
La lingua riportata negli scritti piu antichi quegli strati archeologici. V. Gordon Childe
era molto probabilmente il sumerico, idio­ - l'archeologo che per primo usò l'espressio­
ma non imparentato con il ceppo semitico, ne « rivoluzione urbana» per riferirsi alla si­
indoeuropeo, turco né con nessun altro cep­ tuazione storica che sorse a Uruk e si diffuse
po linguistico noto. Tuttavia, nella seconda in tutta l'area circostante - vedeva quest'e­
metà del III millennio a.e.v. si cominciò a usa­ poca come un momento cruciale nella storia
re questa scrittura anche per l' accadico, una del mondo, nel quale una serie di aspetti
lingua semitica imparentata con il moderno culturali si sviluppò e si riuni nel medesimo
arabo, siriaco-aramaico ed ebraico: dopo di luogo della Mesopotamia meridionale; e di li
che, alla scrittura si associarono possibili let­ ebbe inizio un'espansione che portò questa
ture in una lingua del tutto diversa. Questo cultura e i suoi manufatti in tutto il Vicino
significa che già nel m millennio a.e. v. i Me­ Oriente antico, per cui le ciotole a bordo ta­
sopota mici erano grandi traduttori: ritrovia­ gliato di sbieco, i sigilli e la scrittura furono
mo nel n millennio a.e.v. numerosi elenchi adottati in altri punti di quell'area. La diffu­
di parole, compilati come dizionari bilingui sione di una cultura urbana in una zona cosi
ed enumerazioni lessicali, nonché commen­ vasta non ha precedenti, e la città di Uruk è
ti e critiche di natura filologica, peraltro già senz' altro il piu vasto, notevole, e forse an­
presenti fra i testi di studiosi del III millennio che precoce esempio di questo stesso svilup­
rinvenuti a Ebla, in Siria. Poco tempo dopo la po urbano: ma come e perché si diffuse, la
scrittura cuneiforme si diffuse in tutto il Me­ cultura di Uruk, dal sud della Mesopotamia
dio Oriente per molte lingue diverse, e all'alba al resto del Vicino Oriente?
del n millennio a.e. v. l' accadico di Babilonia La concezione ottocentesca di evoluzio­
era divenuto la lingua franca di tutta la corri­ ne unilineare della storia umana era decisa a
spondenza diplomatica: nulla di piu facile che trovare il luogo originario della prima tran­
un faraone. egiziano
. . . la usasse per comunicare sizione dalla « barbarie » neolitica alla « civi-
con un pnnc1pe s1r1ano.
z.q.
Testo contabile,
Archeologia e storia: il fenomeno Uruk. rv strato di Uruk,
rinvenuto a Uruk,
L'esplosione di progressi culturali verifi­ Iraq, 3400 a.e.v.
circa. Argilla.
catasi nel IV millennio, e che l'archeologia
ha definito «rivoluzione urbana », non fu
limitata al sud della Mesopotamia. L'attivi­
tà archeologica in zone diverse dall'odierno
Iraq, come la Siria, la Turchia meridionale
e l'Iran occidentale, ha portato alla luce siti
che contenevano manufatti analoghi; ogget­
ti e costruzioni «in stile Uruk », considerati
sintomatici di tale cultura, sono visibili in
tutto il Vicino Oriente. Tra queste spie della
cultura di Uruk includiamo un preciso tipo
di recipiente in ceramica noto come ciotola
«a bordo tagliato di sbieco », ma anche vasti
edifici monumentali realizzati dietro pro­
getto, l'uso di sigilli cilindrici a indicare la
presenza di un'amministrazione complessa e
di transazioni economiche e infine, elemento
di primaria importanza per gli storici, la pri-

57
CAPITOLO SECONDO URUK

lizzazione » storica, per usare l a terminologia chitettura monumentale, di una società stra­
dell'epoca; e già le teorie dell'epoca riteneva­ tificata sottoposta a un' autorità individuale
no che questa culla della civiltà dovesse tro­ [2. I8] e di un'economia integrata che collega
varsi nel Vicino Oriente. All ' inizio si consi­ il nucleo urbanizzato alla periferia rurale. Il
derò l'Egitto il luogo della cultura piu antica, periodo di Uruk fu davvero notevole perché
ma quando a metà dell' Ottocento vennero le innovazioni che vi si ebbero in Mesopota­
alla luce le scoperte archeologiche fatte in mia influenzarono lo stato delle conoscenze,
Mesopotamia, si comprese che quest'ultima l'esperienza dello spazio tramite l' architettu­
civiltà era anche piu antica di quella egizia. ra e la visione della realtà ben oltre l'angusta
Oggi l'archeologia ritiene che diversi centri regione geografica compresa tra le valli del
abbiano concorso simultaneamente, e che Tigri e dell' Eufrate. Lo si può senz' altro pa­
ciascun caso andrebbe studiato per sé; si ri­ ragonare alla grande fioritura dell'Iraq degli
tiene cioè che talune fasi di sviluppo si siano Abbasidi quando Baghdad, sotto quei calif­
verificate parallelamente in varie parti del fi, divenne uno dei piu importanti centri di
mondo, con cadenze e cronologie diverse. studio e ricerca scientifica del mondo intero;
Secondo la moderna concezione archeologi­ in entrambe queste epoche, le innovazioni
ca, dunque, le influenze di un centro su un avvenute in Mesopotamia ebbero un effetto
altro rappresentano un fattore meno impor­ di lungo periodo sullo sviluppo dell'attività
tante rispetto allo sviluppo autoctono; idea intellettuale e sul modo di vedere il mondo in
che, per certi versi, può essere una reazione luoghi che oggi chiamiamo Medio Oriente,
diretta al canone ottocentesco di evoluzione Nord Africa e per gran parte Europa - in­
mondiale unilineare, il quale implica gerar­ sieme a una certa porzione dell'Asia meri­
chie culturali certamente discutibili, se non dionale. Si tratta quindi di epoche storiche
direttamente offensive. paragonabili a punti di svolta come l'Illumi­
Ci sono tuttavia momenti ed eventi della nismo o il Rinascimento italiano, momenti
storia universale che rappresentano effetti­ che ebbero conseguenze culturali e scienti­
vi spartiacque, perché le loro ramificazioni fiche ben al di là dell'elemento locale; cosi è
sono davvero estese. Senza dubbio vi sono stato anche per il periodo di Uruk, in termini
tempi in cui una concomitanza di fattori di diffusione di opere d'arte e manufatti, di
porta a mutamenti enormi in tutti gli aspet­ urbanesimo e progettazione architettonica, e
ti della società: le innovazioni che portano di tecnologia della scrittura.
sono talmente fondamentali da alterare com­
pletamente i modi dell'interazione umana e
dell'interazione tra l'uomo e l'ambiente fisi­
co, oltre a essere irreversibili. E questi eventi
acquisiscono un'importanza ancora maggiore
quando esercitano un influsso che va oltre
l'area geografica in cui si sono verificati. Un
esempio recente è la rivoluzione industriale,
le cui conseguenze ci riguardano ancora oggi,
e i cui effetti sono tangibili in ogni sfaccetta­ :Z.I8.
tura dell'esistenza: economica, tecnologica, (pagina seguente) Statuette d i re-sacerdoti di
provenienza ignota, forse da Uruk, Iraq, 3300 a.e.v.
sociale, politica, religiosa, scientifica, artisti­
circa. Pietra calcarea, h 30,5 cm.
ca, nonché nel modo in cui noi stessi perce­
piamo il nostro ambiente. Dal suo nucleo ori­ Tra i piu notevoli risultati della scultura a tutto tondo
ginario in Europa occidentale, questo evento ci sono questi nudi di maschi barbuti, con le mani
si è ripercosso in tutto il mondo; e persino raccolte sopra la vita e una banda arrotolata intorno
il fenomeno contemporaneo della globalizza­ al capo: rappresentano il re-sacerdote, l ' autorità
suprema delle prime città. I n queste statuette egli è
zione può essere visto come eredità di quella raffigurato in atteggiamento di preghiera; ciascuna è
rivoluzione ottocentesca. dotata di mani e piedi stilizzati, in una lastra solida
Il periodo di Uruk è dunque, con i suoi con un' unica incisione lineare a separare le gambe, e
molteplici sviluppi culturali che si verificano il blocco dei piedi forma un piedistallo che permette
a breve distanza gli uni dagli altri, uno tra i alla statuetta di rimanere in verticale. Con i loro
profili geometrici, le statuette sottolineano la massa
primi eventi di portata storica mondiale. Ve­ e la solidità; e l'immagine di questo nuovo tipo di
diamo la comparsa dello stato, della scrittu­ dignitario politico ricorre anche su sigilli cilindrici e
ra, della manifattura in bronzo, di arte e ar- bassorilievi del periodo di Uruk.
LE ARTI DELLA CIVILTÀ

59
CAPITOLO SECONDO URUK

cui Eridu fu la prima depositaria dei ME fin


Storia mitica. quando non venne soppiantata da Uruk, cit­
tà presso la quale si verificò, a metà del IV
Qual era il ruolo della Mesopotamia al millennio a.e.v. , un'esplosione tale da farla
principio di quel che chiamiamo storia? Che assurgere a luogo della piu grande espansione
cos'è la storia, e dove comincia? Cos'è che urbana della storia. Già al tempo del mito dei
ha fatto della Mesopotamia la culla della ci­ ME, dunque, i Sumeri erano consci di quel­
viltà? La risposta a queste domande ci viene lo che descrivono come un enorme evento o
oggi fornita dai moderni studi storici e dalla sviluppo storico.
ricerca archeologica - per esempio l'idea di
V. Gordon Childe della « rivoluzione urba­
na», che dell'epoca sottolinea l'origine delle « E nmerkar e il signore di Aratta » .
città - ma anche gli antichi Mesopotamici
avevano le loro belle risposte a queste do­ Proprio come la leggenda del passaggio dei
mande, e i loro buoni motivi per ritenere di ME, o arti della civiltà, rivela quanto gli abi­
trovarsi al principio della storia e di essere il tanti di Uruk fossero consapevoli dell'impor­
popolo da cui si promanava la civiltà stessa. tanza storica della loro città, a loro si deve
anche una propria storia dell'invenzione
della scrittura, che individua Uruk, sempre
Enki e l ' ordine del mondo. intorno al 2ooo a.e.v. circa, come luogo ori­
ginario. In un poema epico che i contempo­
Per gli antichi Mesopotamici, le arti del­ ranei chiamavano « Città, toro furibondo » e
la civiltà avevano un nome: ME . Come ab­ che oggi è comunemente noto come « Enmer­
biamo visto, ME è un termine sumero per kar e il signore di Aratta», i Mesopotamici ci
indicare ciò che di norma si traduce come tramandano la loro versione sull'invenzione
arti e scienze in senso lato, benché questa della scrittura: secondo la leggenda, la scrit­
traduzione non sia forse del tutto corretta. I tura non fu un dono degli dèi agli uomini
ME rappresentano, piu precisamente, aspet­ nella notte dei tempi, né una tecnologia sot­
ti del comportamento civile ed essenze delle tratta al cielo, ma fu piuttosto opera umana
creazioni e dei manufatti della vita civilizza­ al cento per cento.
ta. Sumeri e Babilonesi raccontano la storia Il mito narra la storia di Enmerkar, antico
del perché la loro terra sia il luogo dove si re di Uruk, il quale valicò sette montagne per
è originata la civiltà umana, fornendoci un raggiungere la terra di Aratta, dal lato del sol
elenco dei centodieci ME che producono il levante. Aratta era una terra straniera, miti­
comportamento civilizzato. In un mito su­ ca e lontana, colma di ricchezze, traboccante
merico (2ooo a.e.v. circa) che descrive come d'oro e d'argento, di rame e di stagno, e dai
Uruk divenne il centro della civiltà, ci viene monti carichi di lapislazzuli. Dapprincipio,
raccontato che la dea !nanna si recò a Eri­ Enmerkar di Uruk inviò un messo per far
du, città vicina governata dal dio Enki, ar­ conoscere le proprie intenzioni; pretendeva
chitetto dell'universo, divinità creatrice par che Aratta gli si sottomettesse. Per tutta ri­
excellence, dio della conoscenza e delle acque sposta, il signore di Aratta gli lanciò una sfi­
dolci. Li !nanna lanciò a Enki una sfida a chi da che pareva impossibile: poteva egli invia­
beveva piu birra, e quando Enki fu in preda re ad Aratta, che pativa una carestia, grandi
all'ubriachezza lei, che scaltramente si era quantità di granaglie trasportate dentro reti
mantenuta sobria, riusd a convincerlo a con­ anziché in sacchi? Ma Enmerkar di Uruk,
segnarle i ME . Questa è la storia di come i assistito da Nisaba dea del grano, trovò la
ME passarono da Enki di Eridu alla città di soluzione. Anziché di semi, fece riempire le
Uruk, retta da !nanna, facendo cosi di Uruk reti di pianticelle di cereali in germoglio, che
il centro della civiltà. non passavano attraverso la trama della rete.
Curiosamente, dal punto di vista archeolo­ Al secondo invio di un messo che preten­
gico il sito di Eridu, anch'esso a sud, possie­ deva l'assoggettamento di Aratta, Enmerkar
de in effetti le strutture di culto piu antiche mandò all' avversario il proprio scettro e gli
ed era un centro di maggiore importanza nel ordinò di intagliarne un secondo dal manico,
periodo cosiddetto di Ubaid: vale a dire che come un pollone da un albero: il significa­
le testimonianze archeologiche concordano to della sfida era che farsi uno scettro della
con l' antica affermazione sumera secondo stessa materia di quello del proprio nemico

6o
LE A RT I D E L L A C I V I LTÀ

valeva a riconoscerne la superiorità. Anziché Scrittura e narrazione visiva: due tecno­


accettare, il signore di Aratta sfidò Enmer­ logie nuove che ebbero un profondo effetto
kar di rimando: gli chiese di farsi uno scettro sul modo in cui gli uomini concepivano il
che non fosse di metallo, né di legno, né di mondo che li circondava. Al tempo stesso
alcuna nota e catalogata pietra preziosa, e ciò comparve ad Uruk un' architettura monu­
malgrado conservasse tutte le prerogative di mentale di volume, e livello tecnico e proget­
un vero scettro. Solo dopo una riflessione tuale, fin li inauditi. Tuttavia, non è solo il
durata dodici anni, e con l'aiuto di Enki dio livello tecnico a rappresentare uno sviluppo
delle canne oltre che dell'intelletto, Enmer­ degno di nota: strutture architettoniche di
kar trovò la soluzione e si fece uno scettro di proporzioni enormi, e linee che erano state
canne. in tutta evidenza pianificate in anticipo, si
La terza volta Enmerkar inviò in dono, trasformarono in una nuova realtà urbana.
insieme al messo, uno scettro. Il signore di La magnificenza civica incarnata mediante
Aratta lo prese immediatamente come l' en­ l'architettura si manifesta qui per la prima
nesimo invito alla sottomissione; ma poiché volta. Gli architetti di Uruk assoggettarono
non intendeva obbedire, gli fece riferire lo spazio a una logica dispositiva ed esigente,
quella che è presentata come la sfida defi­ ricreandolo sotto forma di primo paesaggio
nitiva all'avversario: poteva egli inviare un civico: la rivoluzionaria idea dell' architettu­
paladino senza colore, né nero né bianco, ra come mezzo di rappresentazione in sé può
né bruno né rossiccio, né giallo né verde, ben essere vista come l'ennesima novità della
né variopinto? Enmerkar trovò la soluzione, rivoluzione di Uruk, città che viene consape­
e stavolta senza l'aiuto degli dèi, giocando volmente messa in scena come tale grazie alla
su una somiglianza tra parole e sostituendo progettazione urbana, e in cui i cambiamenti
alla parola « paladino » la parola « veste » : sociali andarono a cristallizzarsi nella forma
dunque rimandò i l messo a d Aratta, accom­ architettonica, nell' ambiente costruito, in un
pagnato da un paladino con una stoffa non mondo che avrebbe cambiato il rapporto de­
tinta. Ma siccome il messo non riusciva a gli individui con lo spazio, dei cittadini con
ricordare quel che doveva dire, Enmerkar la città, per sempre. La creazione di questa
aggiunse soluzione a soluzione: modellò un prima società urbana fu dunque un'innova­
blocchetto di creta sul quale scrisse il testo zione fondamentale che ha influenzato la
del proprio messaggio, inventando cosi sia la storia del mondo nella sua totalità. C ambia­
s:ritt�ra � ia la tavoletta d' argilla sulla quale menti come questo si devono solo di rado a
v1ene mcrsa. processi esclusivamente endogeni, e non si
I Sumeri, come i Babilonesi e gli Assiri sono verificati in nessun luogo al mondo pri­
dopo di loro, giunsero a credere nel potere ma di verificarsi nella Mesopotamia meridio­
creativo della scrittura, e nell'identità tra il nale: per questo possiamo dire che Uruk fu,
nome e ciò che rappresenta. Questo rappor­ dunque, la prima vera città.
to, che allaccia tra loro parole e cose, scrittura
e realtà, divenne materia di grandi sforzi di
pensiero e ragionamenti scientifici nel corso
dei millenni in cui restarono in uso i caratteri
cuneiformi. L'invenzione della scrittura non
fu, quindi, la semplice scoperta di un metodo
per conservare registri, e nemmeno di gene­
ri letterari: a quegli inventori toccò dotarsi
di un sistema di rappresentazione completa­
mente nuovo, che potesse rappresentare sia
la realtà fisica, sia i concetti astratti, sul mez­
zo bidimensionale della tavoletta; toccò crea­
re un inventario di segni che fosse logico e
condiviso da tutti gli utilizzatori. Non si trat­
tò quindi solo di un mutamento tecnologico,
ma di una modifica radicale della percezione
tutta: per i Mesopotamici, l'invenzione della
scrittura cambiò la nozione del mondo, della
realtà, e della loro interazione con entrambi.
Capitolo terzo

La Sumer prato-dinastica:
immagini per il popolo, templi per le divinità

p. 66 Scultura: l' immagine votiva


70 • È
D I E MITI SUMERI

70 Il ritratto come testo e le immagini surrogate


72 • L ' ISCRIZIONE SULLA STATUA DI ENTEMENA

75 Manufatti metallici

77 Architettura

8r Rituali architettonici

Statue votive sumere, Proto-dinastico I-11,


2900-26oo a.e.v. Gesso, calcite, pietra
calcarea nera, conchiglia e bitume.
LA SUMER PROTO-DINASTICA, 2900- 2 3 3 4 A . E . V .

Periodi Gemdet Nasr, 3 1 50-2900 a.e.v.

Prato-dinastico I, 2900-2 7 50 a.e.v.

Prato-dinastico II, 2 7 50-26oo a.e.v.

Prato-dinastico IIIa, 26oo-2 400 a.e.v.; Prato-dinastico IIIb, 2400-2 334 a.e.v.

Regnanti Ur-Nanshe, 26oo-2500 a . e.v. circa

E annatum, 2 500-2400 a . e.v. circa

Entemena, 2400-2350 a . e . v. circa

Ishqi-Mari, 2400-2350 a.e.v. circa

Centri principali Lagash, Girsu, Ur, Mari, regione del Diyala ·

Fatti ed eventi A Sumer e Akkad sorgono città-stato indipendenti


notevoli Comparsa dei primi manoscritti letterari e delle prime iscrizioni reali

Opere d 'arte Bassorilievo di Ur-Nanshe di Lagash


importanti Statua votiva di Dudu lo scriba

Statua in diorite e vaso d' argento di Entemena

Novità tecniche In scultura si cominciano a realizzare ritratti


o stilistiche Comparsa del tempio a pianta ovale
in campo artistico
Primo utilizzo dell' arco a tutto sesto

Rituali architettonici e depositi di fondazione

TURCHIA

SIRIA

IRAN

Ur
Nel m millennio a.e.v. la Mesopotamia è Il nome dato a quest'epoca storica, perio­
ormai un paese composto da città-stato in­ do prato-dinastico, deriva da un importan­
dipendenti, per lo piu situate nella regione te documento antico noto come Lista Reale
meridionale nota come Sumer. In quest'e­ sumerica, la cui versione meglio conservata
poca si verifica nelle arti visive un grande si trova oggi nell' Ashmolean Museum di Ox­
cambiamento, che per l' antichità avrà con­ ford: il testo, inciso su un prisma di terracot­
seguenze di vastissima portata: in tutta la ta [J . x , p. 66], descrive la struttura politica
Mesopotamia - a sud come a nord, in aree di quel territorio esponendo l'idea sumera di
che appartengono oggi all' Iraq e alla Siria - sovranità come mandato che si trasferisce di
gli scultori cominciano a ritrarre le persone. città in città nel corso dei secoli. Benché cia­
A noi può sembrare banale, ma nella storia scuna città avesse un proprio governo auto­
della rappresentazione si trattò di un pun­ nomo, come nell'antica polis greca, i Sumeri
to di svolta: non piu solo immagini di numi, credevano nell' ascesa di città dominanti, e
divinità o altri esseri ultraterreni, oppure li­ che a un certo punto gli dèi trasferissero la
mitate a re e principi. Sorge ora un'arte del sovranità suprema a un'unica città, permet­
popolo e per il popolo, e questo capitolo ci tendole di incorporare i centri vicini in quel­
presenterà questo nuovo genere di scultura, la che si potrebbe definire una federazione
seguito da una trattazione degli sviluppi nel­ di città-stato. Premettendo che « la sovranità
la costruzione dei templi e dei rituali archi­ discende dal cielo », il testo fornisce un lungo
tettonici che a loro volta richiedevano l'uso elenco di nomi di re e monarchie dominanti
di immagini. nel paese di Sumer e di Akkad (Mesopotamia
In Mesopotamia il periodo prato-dinasti­ del sud) e fa risalire il mandato di sovranità
co copre un lasso del m millennio che ini­ a un tempo primordiale della storia mitica,
zia attorno al 2900 a.e. v. e termina seicento che viene descritto come l'era « prima dell'i­
anni piu tardi con l'unificazione delle città­ nondazione », evento leggendario del passato
stato sotto il dominio accadico (2334 a.e.v. remoto. Il documento prosegue elencando i
circa) . Quest'epoca è convenzionalmente nomi di re sumerici e accadici storicamen­
suddivisa in tre periodi, benché la triparti­ te noti fino a giungere alla dinastia di Isin,
zione non sia cosi netta e assoluta come si concludendo con il regno di Sin-Magir, re di
è ritenuto in principio: il Prato-dinastico I Isin dal 1 827 al 1 8 1 7 a.e.v. Oltre mille anni
(2900-2750 a.e.v.) e II (2750-26oo a.e.v. ) , piu tardi, nel vn secolo a.e. v. , la Lista era
seguiti dal Prato-dinastico IIIa (26oo-2400 ancora ospitata nella Biblioteca reale assira
a.e.v.) e IIIb (2400-2334 a.e.v. ) . L'epoca im­ di Ninive, archivio dei successivi sovrani
mediatamente precedente il Prato-dinastico dell' Assiria. Di questo testo esiste una doz­
è invece nota in archeologia come periodo di zina abbondante di copie conosciute, giac­
Gemdet Nasr ( 3 1 50-2900 a.e.v. ) . Poco si sa, ché il documento seguitò a essere ricopiato e
dell'arte di quest'ultima era; ma c'è motivo conservato in tutti i secoli della storia meso­
di ritenere che per il sud della Mesopotamia potamica; una prima parte della Lista Reale
sia stato un tempo di enormi cambiamenti, compare persino negli scritti di Berosso, sto­
allorché nella regione venne improvvisa­ rico babilonese ellenistico, e se n'è rinvenuta
mente a cessare l'influenza egemonica della una versione anche in una lontana città della
cultura di Uruk. Siria.
CAPITOLO TERZO L A SUMER PROTO - DINASTICA

J.I.
Prisma d i Weld-Blundell, r 8oo a.e .v. circa. Testo in
forma di prisma realizzato in terracotta, h 20 cm.

Il prisma di Weld-Blundell non è soltanto un


documento storico, ma anche un manufatto
archeologico che andrebbe considerato come
oggetto in sé. Com' era utilizzato e dov'era posto,
nell'antichità? Era forse usato a scopo didattico,
per insegnare la storia? La forma prismatica e il
materiale (la terracotta) si ritrovano anche in altri
testi, alcuni dei quali erano usati presso archivi,
mentre altri venivano interrati nelle fondamenta di
alcuni edifici come strumento di registrazione del
passato e di trasmissione alle generazioni future.

altri hanno invece affermato che i Sumeri do­


vessero provenire da un altro luogo. A ogni
modo, l'ipotesi di un'origine settentrionale
o comunque straniera dei Sumeri viene oggi
respinta dalla filologia specializzata nell'an­
tica lingua sumerica. Fra gli scritti in sume­
rico si ritrova una vasta gamma di generi; da
opere letterarie a trattati religiosi; da testi
legali a contratti di prestito e compravendita
che elencano nomi di privati cittadini; da te­
sti amministrativi di palazzo a iscrizioni che
recano i nomi di particolari sovrani e il loro
lignaggio dinastico e ne registrano le attività
sacre e profane, nonché il genere affascinan­
te e altamente specifico della lista di vocabo­
li. Quest'ultimo genere di testo è di grande
aiuto, per il ricercatore moderno, nel com­
prendere i primi studi che tentano di dare un
senso alla lingua. Questi antichi elenchi di
Si ritiene che i Sumeri siano il popolo, o parole erano evidentemente assai importan­
gruppo etnico, che in Mesopotamia ha dato ti, giacché vennero trasmessi e copiati per ol­
inizio all'esistenza stanziale: il termine « su­ tre mille anni; per quanto riguarda il periodo
merico », tuttavia, non si riferisce a un'etnia prato-dinastico, le maggiori fonti che ancora
ma a una lingua. Nel tempo in cui vivevano, sopravvivono sono le iscrizioni e gli archivi
i Sumeri chiamavano se stessi «popolo dalla istituzionali.
testa nera », e quella che noi oggi definiamo
« Sumen> era per loro semplicemente la « ter­
ra natia»; è solo nelle fonti mesopotamiche Scultura: l'immagine votiva.
piu tardive che quel territorio e quell'idioma
divengono noti come « sumero» e « sumeri­ Al termine del IV millennio a.e.v. si co­
co» . Le origini di questo popolo sono molto minciarono a realizzare a Uruk statuette di
dibattute: ai primi del xx secolo molti soste­ animali e altri oggetti intagliati come doni
nevano che i Sumeri fossero venuti dal Cau­ votivi per gli dèi (si veda il capitolo n, p.
caso, la regione tra il Mar Caspio e il Mar 50) . Nel periodo prato-dinastico questo tipo
Nero, o da un altro luogo a settentrione, di opera si presenta come innovazione, da
perché erano convinti che li dovesse essere una parte, nella scultura rappresentativa del­
scaturita la vita civile. Basandosi sull'uso di la forma umana, e dall'altra nella creazione
certe parole appartenenti a un sostrato lin­ di oggetti quotidiani mutati in offerte vo­
guistico - parole che non sembrano collegate tive grazie al materiale e alle iscrizioni. La
al sumerico, bensi prestiti da altre lingue - prima chiara comparsa di questi doni votivi

66
I M M A G I N I P E R IL P O P O L O , T E M P L I P E R LE D I V I N I TÀ

performativi si ha nel tardo periodo di Uruk: cuzione finissima, spesso intarsiati di pietre
nell'Eanna c'è un ambiente lungo e stretto, dure o placcati con preziosi accessori in oro
collocato tra un cortile monumentale dotato e argento.
di ingresso e una terrazza rialzata, che con­ In questo tipo di statuetta votiva si può
teneva oggetti votivi di questo tipo. Tra gli dire che le caratteristiche piu importanti fos­
animali riprodotti in pietra troviamo pecore, sero l'intenzione di rendere permanente il
vitelli, capre, vacche e tori, leoni, gazzelle, dono che, altrimenti, sarebbe potuto appa­
pesci e uccelli: il vitello in pietra calcarea rire effimero, e l'idea di scambiabilità dietro
[J. z] è una statuetta composita intarsiata di l'oggetto donato agli dèi per attenerne il fa­
lapislazzuli, esotica pietra dura di colore blu vore; gran parte degli ex voto sembra essere
importata dall'Afghanistan. La statuetta è stata realizzata specificamente per quest'u­
piccola, con i suoi 5 cm di altezza, ma s'im­ so, e oltre alle statuette, agli dèi si porgevano
pone come presenza realistica e permanente in dono anche raffinati recipienti scolpiti in
grazie alle linee naturalistiche e al materiale pietra o fusi in argento o rame, attrezzi di
con cui è modellata. Le zampe del giovane lavoro, armi e monili. Alcuni oggetti, invece,
animale sono raccolte sotto il corpo, e sulla erano originariamente di uso quotidiano ma
fronte e sul naso si notano le morbide pieghe poi designati come pegno per gli dèi.
della pelle, cosi come le grinze interne alle Un ex voto davvero affascinante, la testa
orecchie e gli abbozzi delle corna che non di mazza in pietra calcarea di Barakisumun
sono ancora spuntate dalla testa. Il vitello [J .J, p. 68] , è perforata verticalmente al cen­
è giovane, colmo di potenza vitale: e il suo tro in modo da permetterne l'inserimento in
corpo di pietra levigata e lucente ne fa una cima a un grosso bastone; la mazza è sia un
miniatura naturalistica e insieme un oggetto arnese sia un'arma, un oggetto quotidiano
prezioso come un gioiello. che qui viene trasformato in scettro cerimo­
Questo tipo di statuetta appartiene alla niale per la divinità. La pietra di forma ovale
categoria delle immagini votive, piccole ri­ è scolpita con un bassorilievo figurativo che
produzioni di animali e oggetti da offrire in ne abbraccia tutta la circonferenza: si vedo­
dono agli dèi; fatte per essere collocate in un no tre uomini ritratti in profilo misto, con il
tempio, venivano offerte nel quadro di un torso rivolto verso l'osservatore in modo da
sistema di scambi mirato a chiedere, se non raffigurare per intero le spalle ed entrambe le
addirittura pretendere, il favore divino nei braccia, mentre la testa è chiaramente vista
confronti del donatore. Questi ex voto pote­ di profilo. La prima figura tiene le mani giun­
vano assumere forme diverse: di animale o di te in atteggiamento di preghiera, la seconda
attrezzo da lavoro, di persona in preghiera, regge un recipiente da libagione dotato di
o di derrata alimentare. In alcuni casi la sta­ beccuccio e la terza porta un bastone, forse
tuetta sembra cristallizzare ed eternare un'a­ proprio quello che deve sostenere la testa di
zione o un rituale, come per esempio si rende mazza prima che venga offerta alla divinità.
permanente l' atto di sacrificare un animale Il primo uomo della fila è piu alto degli altri
agli dèi tramite l'effigie di un vitellino o di e indossa solo un gonnellino ornato di nappe
una pecora, o il gesto della preghiera rivol­ che parte dalla vita e gli lascia il torso nudo;
ta alla divinità sotto forma di statuetta del i due che lo seguono portano invece gonnel­
fedele. Tuttavia, queste statuette non sono lini sobri e mantelli sfrangiati che coprono
semplici copie della bestia sacrificale a mo' loro la spalla e il braccio sinistro. Le figure
di pegno in miniatura, bensi oggetti di ese- sono rappresentate nello stile di Lagash, con
grandi nasi aquilini definiti lateralmente da
una linea calcata che va a fondersi con l' ar­
co del sopracciglio, occhi a mandorla incisi
in superficie e lunghe orecchie stilizzate a
forma di foglia. Gli uomini si avvicinano al
simbolo araldico di Imdugud, un'aquila dal­ J.Z.
la testa leonina che ghermisce altri due leoni Statuetta votiva d i
negli artigli: si tratta di un simbolo legato a vitellino, rinvenuta
Ningirsu, dio delle tempeste e patrono della presso l' Eanna
di Uruk, Iraq,
città di Lagash al centro-sud di Sumer. Vici­
3200 a.e.v. Pietra
no , ali' apertura in cima, la mazza votiva reca
o •
calcarea intarsiata di
un 1scnzwne:
.

lapislazzuli, h 5 cm.
CAPITOLO TERZO L A S U M E R P RO T O - D I N AS T I C A

3·3 ·
Testa d i mazza
di Barakisumun,
rinvenuta a Girsu,
Iraq, Prato-dinastico
IIIb, 2450 a.e.v.
circa. Pietra
calcarea, h I I, 7 cm.

A Ningirsu di E-ninnu, l'operaio di Enannatum, no i vari animali nella sfera mitologica del
sovrano di Lagash, Barakisumun latore dedicò il pre­ dio Ningirsu e del suo uccello di tempesta,
sente per la vita di Enannatum suo padrone. Imdugud, questa non è un'immagine del me­
desimo rapace in diversi momenti del tempo,
L'oggetto è affascinante perché l'offerta e anzi raffigura manifestazioni della creatura
non viene da un' autorità o da un sovrano, divina che coesistono, caratterizzate da anni­
bensi da Barakisumun, uomo comune il cui presenza ed eternità.
nome è giunto fino a noi proprio grazie a Scene figurative come la ripetizione circo­
questo dono e che era, secondo la sua stessa lare del potente Imdugud sul vaso d' argen­
dedica, un operaio al servizio del re. Volle to ci dicono molto sul modo d'intendere, da
consacrare la mazza al dio Ningirsu e pregare parte degli antichi Mesopotamici, il potere
per la vita del suo padrone, ma è il suo nome dell'immagine e il suo rapporto con il sacro e
a essere ricordato ancora oggi. con le esperienze della vita quotidiana; anche
Agli dèi si offrivano spesso in dono anche nel caso di oggetti non realizzati in partenza
piedistalli, recipienti, armi e altri strumenti, con intenzioni votive, e solo in seguito scelti
e il vaso d'argento di Entemena è tra i piu e offerti agli dèi, l'insieme di queste pratiche
sontuosi esemplari di recipiente votivo so­ segnala che per quei popoli il mondo delle
pravvissuti dal Prato-dinastico [J .4]. Il vaso cose era un mondo incantato, in cui la natu­
è posto su un basamento di rame; all'im­ ra e l'ordine divino erano strettamente lega­
boccatura c'è un'iscrizione che lo identifica ti. Si importavano materiali esotici da terre
come ex voto dedicato a Entemena, sovrano lontane per poi sottoporli a complessi pro­
di Lagash, e lo descrive come recipiente re­ cedimenti di manifattura, che tenevano in
alizzato in argento purissimo dal quale il dio precisa considerazione le caratteristiche so­
Ningirsu consumerà le offerte d'olio. Sotto stanziali di statue, recipienti e altri ex voto. I
l'iscrizione, la superficie del vaso è decorata testi ci raccontano che spesso i doni offerti o
da due registri cesellati, separati da una stret­ sacrificati agli dèi erano prodotti naturali - i
ta fascia a spina di pesce. Il registro superiore primi frutti del raccolto, olio e burro, grana­
raffigura dei manzi reclinati per tutta la cir­ glie e fibre tessili - ma si riproducevano in
conferenza; il registro principale rappresenta materiali preziosi e si offrivano in voto anche
3+ invece quattro immagini di Imdugud, il ra­ molti oggetti di utilità evidentemente prati­
(pagina seguente) pace dalla testa leonina associato al culto di ca. Possiamo dunque vedere questi recipienti
Vaso d' argento Ningirsu, che ghermisce coppie di leoni, ca­ e statuette votivi come trasfigurazioni di un
di Entemena, pre e buoi. I quattro gruppi araldici, ciascu­ oggetto comune in oggetto sacro tramite il
rinvenuto a Girsu, no composto di tre figure, sono legati tra loro prestigio dei materiali usati e la finezza della
Iraq, Prato-dinastico
IIIb, 2400 a.e.v.
dalle azioni degli animali, in una ininterrotta manifattura.
circa. Argento e relazione di unità tripartite all'interno di un
rame, h 35 cm. cerchio chiuso; qualunque cosa rappresenti-

68
I M M A G I N I P E R I L P O PO L O , T E M P L I P E R L E D I V I N ITÀ
CAPITOLO TERZO L A S U M E R P RO T O - D I NA S T I C A

Dèi e miti sumeri

I principali dèi sumeri erano personificazioni contavano ormai oltre 36oo divinità, ma non tutte
delle forze dell'universo, legate agli elementi sono note. Miti, leggende e carmi agli dèi sono
naturali, alla terra, al cielo, e a fenomeni astrali registrati per iscritto a partire dal 2 500 a.e. v. circa,
come la luna, il sole, le stelle e i pianeti. Erano e poi costantemente rielaborati fino al I secolo
di concezione antropomorfica, ma l' arte poteva a.e. v. ; in diversi casi ci sono note molte versioni
raffigurarne l' aspetto cosmico per mezzo di del medesimo racconto, riscritto e trasformato
simboli ed emblemi; ciascuna divinità possedeva nelle varie epoche storiche, ma ben prima che si
una sua iconografia, e ad alcune di loro era cominciasse a trascriverle queste leggende erano
associato un particolare attributo animale. Ogni certamente presenti nella tradizione orale. Spesso
città sumera aveva una sua divinità protettrice, tali narrazioni mitologiche ci consentono di
un dio o una dea che custodiva la città e a cui individuare le divinità e le loro prerogative nelle
era dedicato un tempio dov'era conservata la sua opere d'arte, ma esiste anche un gran numero
statua di culto; !nanna era legata a Uruk, Enlil di temi figurativi e iconografie che ancora non
a Nippur, Enki a Eridu, Nanna a Ur e cosi via. trovano un riscontro nelle fonti scritte, il che
Per cui, sebbene gli dèi vivessero in cielo, erano significa che il bagaglio di miti e leggende dei
anche dotati di una presenza permanente in terra. popoli mesopotamici era molto piu ampio rispetto a
Alla fine del III millennio a.e. v. i Sumeri politeisti quanto si è conservato in forma scritta.

Nel Tempio quadrato di Eshnunna (l'o­


Il ritratto come testo e le immagini surrogate. dierna Tell Asmar, nella provincia irachena
di Diyala) si è rinvenuto un gruppo di statue
Tra le statue votive, i ritratti umani co­ che risalgono ai primi del III millennio a.e. v. ;
stituiscono probabilmente la categoria piu alcune erano interrate in una stipe sotto l'al­
importante. Se al periodo di Uruk risalivano tare. In altre parti della stessa regione si sono
diverse statue a tutto tondo che sembrano scoperte molte analoghe statue di venerato­
raffigurare l'EN, o re-sacerdote (si veda per d, come pure a Nippur, a Ur e presso altre
esempio il capitolo n, p. 59) , nel Prato-dina­ città-stato sumere, e ne sono venute alla luce
stico I (2900-2750 a.e.v. ) vediamo invece un anche nel nord, nei siti di Assur e Mari. Scol­
gran numero di statue votive non di autori­ pite in pietra calcarea e alabastro, rappresen­
tà ma di comuni cittadini, al punto che sono tano figure femminili e maschili in pose fron­
queste a rappresentare le opere piu caratteri­ tali, con le mani giunte alla vita sul davanti
stiche dell' arte prato-dinastica. La comparsa, e grandi occhi spalancati, lo sguardo fisso su
nella testimonianza archeologica, di statue di ciò che sta loro di fronte. Si tratta di figure
uomini e donne scolpite nella pietra e donate stilizzate di uomini e donne, ridotti alle for­
agli dèi come offerte votive fa sorgere spon­ me geometriche di base: la gonna è sempre
tanea la domanda su quale sia l'effettivo si­ un cono o una lastra rettangolare priva di
gnificato del dedicare un'immagine di sé agli articolazione, cosicché non è dato vedere la
dèi; e il senso di reciprocità intrinseco alle forma del corpo sottostante; l'orlo è bordato
immagini votive di animali e altre figure (cfr. da una fila di nappine intagliate sulla super­
p. 50) è certamente comune anche a queste ficie, sotto cui spuntano gambe cilindriche
immagini della forma umana. Le sagome e piedi rettangolari; per lo piu, sembra che
umane prendono il posto della persona rap­ le statue fossero posate su basi ugualmente
presentata e ne catturano il gesto di preghie­ rettangolari, in modo da potersi reggere in
ra, sicché la statua rimane molto a lungo in piedi senza sostegni. Anche la parte superio­
atteggiamento di devozione o preghiera di­ re del corpo, sulla quale si incrociano le brac­
nanzi alla divinità: il dono intende instaurare cia, è resa in semplici piani geometrici. Le
un rapporto di scambio, e viene fatto nella teste maschili sono spesso dotate di barba e
speranza che il dio esaudisca le preghiere e capelli lunghi, a folte file di onde orizzontali
conceda la grazia di una lunga vita, o della che forse intendono emulare la lavorazione
buona salute, o del suo sguardo benigno sul di una materia morbida, come la creta, tra­
donatore e sulla sua famiglia [3 . 5 a, h, c] . slata sulla pietra; questo stile d'intaglio indi-
I M M A G I N I P E R IL P O P O L O , T E M P L I P E R LE D I V I N ITÀ

ca forse che alcuni esecutori potrebbero aver sussumere per l'eternità l'energia vitale che 3·5·

realizzato una maquette preliminare proprio lo anima. Esse rappresentano dunque un atto Figure umane in
piedi con le mani
in creta. Altre figure maschili hanno il capo di devozione in sé, o il concetto astratto di giunte. Gesso,
e il viso rasato; mentre le figure femminili preghiera impersonato e concretizzato nella conchiglia, pietra
portano di norma un' acconciatura a trecci­ statua, a permettere la ripetizione di questo calcarea nera,
ne scoperta oppure, talvolta, indossano un stesso atto nel futuro grazie alla permanenza bitume.
c?pricapo simile a un turbante sopra le trec­ dell'immagine. L'idea che la statua potesse (da sinistra a destra)
a dal tempio di Abu,
cme. seguitare a pronunciare l'orazione al posto
Tell Asmar, Iraq,
Queste statue rappresentano persone in del donatore si fa chiara quando alle statue Prato-dinastico l-Il,
atto di adorare, sebbene chi siano, o in que­ si cominciano ad aggiungere iscrizioni che 2900-2750 a.e.v.
sto caso a che ceto sociale appartengano, descrivono senz'altro questa funzione. Una circa, h 29,5 cm;
non è chiaro perché per gran parte le figure statua di Meansi di Lagash (2400 a.e.v.), per b dal tempio di
non recano iscrizioni. L'immagine persona­ esempio, reca una lunga iscrizione che forni­ Nintu, Khafaje,
Iraq, Prato-dinastico
le vale a dire, una statua fatta per rappre­
- sce il suo albero genealogico ed elenca tutte 1-11, 2 7 50-2600
sentare uno specifico individuo - si realizza le sue imprese; al termine si legge che Meansi a.e.v. circa, h 23 cm;
principalmente con lo scopo di incontrare la c dal tempio di

divinità. Si ritiene che le statue siano forze realizzò la propria statua e la pose dinanzi a Lugalurub Nintu, Khafaje,
operanti, capaci di agire: non si limitano a nel suo tempio. Possa essa pregare Lugalurub nel pa· Iraq, Prato-dinastico
lazzo di Urub per la vita di suo padre Enannatum, per I-Il, 2 750-26oo
ritrarre l'individuo per mezzo di una somi­ la vita di sua madre Ashume-eren, e per la di lui vita. a.e .v. circa, h 37 cm.
glianza fisica esteriore, ma sono in grado di
CAPITOLO TERZO L A S U M E R P RO T O - D I N A S T I C A

L ' iscrizione sulla statua di Entemena

Su spalla destra e parte superiore della schiena: A quel tempo, Entemena creò la propria statua, la
chiamò «Entemena che Enlil ama» e la pose nel
Per Enlil di Eadda: Entemena, principe di Lagash,
tempio dinanzi a Enlil.
scelto nel suo cuore da Nanshe, sommo sacerdote di
Entemena che costrui l'Eadda: possa il suo nume
Ningirsu, figlio di Enannatum principe di Lagash,
personale, Shulutula, pregare in eterno Enlil per la
discendente di Ur-Nanshe re di Lagash, costrui
vita di Entemena.
l'Eshdugru per Ningirsu e gli costrui l'Ahush, il
tempio che egli guarda con benevolenza. Costrui un
palazzo a Urub per Lugalarub; costrui l'Eengura
Sul braccio destro:
di Sulum per Nanshe; eresse l'Abzupasira di Enki,
re di Eridu; costrui la giguna del bosco sacro per Enannatum aveva ceduto 25 bur [ I 62,5 ettari] da
Ninhursag; costrui l'Antasura per Ningirsu e gli Surnanshe. I I bur [ 7I,5 ettari] di giunchi, terra nelle
costrui la Shapada; costrui il tempio di Gatumdug; paludi di Nina, vicino al Canale Sacro, e 6o bur [390
costrui un 'alta giguna per Nanshe, e restaurò per lei ettari] già appartenenti a Enlil, terra nella Guedena,
il suo tempio; e costrui l'Eadda-Imsaga per Enlil. Entemena principe di Lagash a Enlil di Eadda.

Già nell' antichità capitava che le statue si La statua dunque espone con molta chia­
rompessero e venissero riparate, a dimostra­ rezza la propria funzione: il fatto che abbia
zione di un lungo utilizzo; ma anche quando un nome proprio, non semplicemente quello
non si trovavano piu davanti all'immagine di un re ma un nome frastico che può essere
del dio, non venivano dismesse a casaccio letto come una dichiarazione performativa
e anzi, come il gruppo rinvenuto a Eshnun­
na, venivano sepolte entro i sacri confini del
tempio.
J.6. A Ur è stata rinvenuta una grande statua
Entemena di di Entemena, principe di Lagash [3 .6]; ha
Lagash, da Ur, Iraq, perduto la testa, ma per il resto è ben con­
Prato-dinastico Illb, servata. Ha la forma di una tipica figura vo­
2400 a.e. v. circa.
Diorite nera, h 9 1
tiva, ma è molto piu grande della media ed
c m crrca. è scolpita in una preziosa ed esotica pietra
dura di colore nero, la diorite, che veniva
importata da Magan (l'odierno Oman) per
l'esecuzione di statue regali, con maggiore
frequenza nelle generazioni successive, ma
il cui uso non si limitava alle commesse di
palazzo (si veda la statua di Lupad descritta
a p. 73) . Questa statua è il primo esempio di
utilizzo della diorite per opere regali, e reca
una lunga iscrizione sulla spalla destra e sulla
parte superiore del dorso; lo scritto consacra
l'immagine di Entemena al dio Enlil, ci in­
forma sul lignaggio del sovrano, afferma che
gli dèi guardano con favore al suo governo e
termina dichiarando che anche la statua stes­
sa possiede un nome, là dove dice:
A quel tempo, Entemena creò la propria statua, la
chiamò « Entemena che Enlil ama» e la pose nel tem­
pio dinanzi a Enlil.
I M M A G I N I P E R I L P O PO L O , T E M P L I P E R L E D I V INITÀ

- cioè, che Enlil ama Entemena - permette poi esemplificato al meglio dalla statua di un
al nome e all'immagine di lavorare in sinergia uomo di nome Lupad di Umma [J .8] . La sta­
per ottenere l'effetto desiderato. La statua di tua, realizzata in diorite, rappresenta Lupad
Entemena è un esempio antico della prassi sotto forma di blocco rettangolare: solido
mesopotamica di legare parola e immagine corpo con le braccia conserte sul petto e le
in un rapporto dialettico per conferire pott;_­ mani giunte in preghiera, la barba e i capelli
re all'immagine stessa (cfr. anche p. 46) . E rasati, gli occhi e le sopracciglia resi a lun­
probabile che tutte le statue del III millennio ghe curve stilizzate, Lupad siede in una posa
fossero dotate di nome, e là dove sopravvivo­ frontale, salda e inamovibile. Il suo corpo,
no le iscrizioni la prassi dell'attribuzione di traslato nella solidità del blocco rettangolare
un nome all'opera è riscontrata; inoltre, tali di diorite, diviene in tutto e per tutto monu­
nomi compaiono anche nelle iscrizioni dei mento, e insieme anche superficie di scrittu­
monumenti realizzati nello stesso periodo. ra: l'iscrizione, incisa sul petto e sulle spal­
Essi, tuttavia, non hanno la stessa funzione le e incurvata fino alla schiena, ci dice che
dei titoli descrittivi di opere d'arte a cui ci egli è Lupad, l'agrimensore di Umma, figlio
hanno abituato le successive epoche storiche: di Nadu che era a sua volta agrimensore, ed
questi nomi sono molto piu strettamente le­ elenca con cura le transazioni agrarie a cui ha
gati all'identità e funzione sostanziale della partecipato, le dimensioni dei terreni, la loro
scultura o del monumento. ubicazione e il prezzo pagato per ciascuno: la
Queste statue erano per qualche verso dei
surrogati, ed erano viste come rappresenta­
zioni dirette di individui: possiamo dunque
considerarle dei ritratti, benché l'intimo rap­
porto tra la statua e la persona rappresentata
non si basi in primo luogo sulla somiglianza
nell'aspetto fisico, com'è per le successive
nozioni di ritratto in Occidente. Le statue
sumere andavano a sostituire la persona rap­
presentata ed erano in grado di surrogarne
pienamente la presenza reale; per questo era­
no legate al loro soggetto in maniera molto 3·7·
piu intima rispetto a quella che riconosciamo Dudu l o scriba, d a
al ritratto moderno, giacché del soggetto cat­ Girsu, Iraq, Prato­
turano l'essenza e la perpetuano nella statua. dinastico IIIa, 2500-
2450 a.e.v. Basalto,
Sono numerosi i testi antichi che attestano h 45 cm.
come, per i popoli mesopotamici, l'immagine
possedesse una propria capacità di agire, e
fosse dunque un oggetto assai potente.
Questi ritratti non si limitavano ai mem­
bri della famiglia reale, ma includevano altri
membri della società tra cui professionisti,
artigiani e cortigiani, di sesso maschile e fem­
minile. A Girsu (l'odierna Telloh), nella Su­
mer meridionale, uno scriba di nome Dudu
pose la propria statua di basalto nel tempio di
Ningirsu [3 .7l La statua con iscrizione rap­
presenta lo scriba seduto, abbigliato con un
pesante indumento in vello d' animale, con il
torso nudo e i piedi posati sul basamento; lo
scriba tiene le braccia aderenti al corpo e le
mani giunte in preghiera, e le forme chiuse e
compatte scelte dallo scultore per quest'im­
magine ne sottolineano la durevolezza, e
quindi la longevità.
Il gioco dei rimandi fra testo e immagine
che è un marchio dell'arte mesopotamica è

73
CAPITOLO TERZO L A S U M E R P R O T O - D I N A S T I CA

sua identità è legata al suo nome, alla sua li­


nea paterna e alla sua attività professionale, e
la continua ripetizione di nome e identità nel
testo, insieme alla presenza sostanziale della
sua effigie in diorite - corpo e testo posti din­
nanzi alle divinità - , assicurano che non sarà
dimenticato.
Dal tempio di !nanna a Nippur proviene
invece uno splendido esemplare di statuetta
in nefrite traslucida raffigurante una donna
J.8. in piedi [3 .9] , con la testa in oro, gli occhi
(in basso) Lupad d i intarsiati in conchiglia e lapislazzuli e i ca­
Umma, da Girsu, pelli originariamente realizzati con un altro
Iraq, Prato-dinastico materiale oggi perduto. Benché non rimanga
IIIb, 2400 a.e.v. un'iscrizione a informarci sull'identità di chi
circa. Diorite, h 42
cm.
la commissionò, doveva trattarsi di una don­
na ricca; e la statua di Nippur è importante
3 · 9· perché testimonia dei tipi di statue votive
(a destra) Statua realizzate con altri materiali preziosi ormai
votiva femminile, da persi come reperti archeologici.
Girsu, Iraq, Prato­ Presso il sito di Mari, in Siria nordorienta­
dinastico IIIa, 2550
le, si è rinvenuto poi un gran numero di sta­
a.e. v. circa. Nefrite
e oro, lapislazzuli e
tue votive che raccontano di una tradizione
conchiglia, h 1 2 .4 contemporanea a quella della Mesopotamia
cm. del sud. Dal punto di vista stilistico, tuttavia, queste opere sono molto diverse: spesso sono
scolpite ben piu in profondità, ed esibisco­
no un movimento e una modellazione a tutto
tondo maggiori di quelle meridionali [J . IO,
J . n ] . Tra le statue di Mari si riscontra un
ex voto insolito, in quanto rappresenta una
figura seduta con i capelli lunghi e senza bar­
ba [3 . 1 2]. Seduto a gambe incrociate su un
cuscino rotondo, l'uomo indossa una gonna
a pennacchi e reggeva dapprincipio una lira,
gran parte della quale è oggi mancante, men­
tre l'iscrizione sulla statuetta lo identifica
come Ur-Nanshe il suonatore. O la suona­
trice: malgrado porti un nome maschile, la
figura non segue ideali di rappresentazione
maschili né femminili, al punto che sembra
opporre resistenza alla classificazione di ge­
nere. Può darsi che l'immagine, commissio­
nata dal suonatore stesso al fine di essere
rappresentato in eterno, riveli un pesante
coinvolgimento del cliente nella commessa,
giacché la statuetta non si adegua agli stan­
dard dell'ex voto di tipo maschile e opera
invece scelte precise quanto alla rappresenta­
zione del musica.

74
I M M AG I N I P E R I L P O P O L O , T E M P L I P E R LE D I V I N I TÀ

J . IO.
Manufatti metallici. (a sinistra) Ishqi·
Mari (fronte e
Nel m millennio a.e.v. i centri urbani retro), dal tempio di
Ishtar a Mari, Siria,
della Mesopotamia videro anche l'inven­ Proto-dinastico Illb,
zione o il perfezionamento di gran parte 2400-2300 a.e.v.
delle tecniche di lavorazione dei metalli circa. Alabastro,
note dall' antichità fino all'epoca romana. h 27,7 cm.
I fabbri mesopotamici conoscevano sia la
J.II.
fusione a cera persa sia con stampi di pie­
(in basso, a sinistra
tra, e realizzavano oggetti pieni e cavi; altri
e al centro) Ebih-il
manufatti metallici erano invece martellati (fronte e retro), da
da lamina di rame e d' argento e trasforma­ Mari, Siria, Proto­
ti in attrezzi, oppure utilizzati in sculture dinastico Illb, 2400
sopra un' anima di legno o bitume per poi a . e.v. Alabastro,
essere decorati con motivi a sbalzo e intar­ lapislazzuli e
conchiglia, h 52,5
si di pietre colorate. Sia gli oggetti battuti cm.
sia quelli fusi testimoniano comunque, in
quest'epoca primitiva, di grandissime ca­
pacità artigianali nonché di un' approfondi­
ta conoscenza delle tecniche metallurgiche.

3.I2.
(in basso) Ur-Nanshe
il suonatore, dal
tempio di Nini·
Zaza, Mari, Siria,
Proto-dinastico Illa,
2450 a.e.v. circa.
Gesso, lapislazzuli e
conchiglia, h 26 cm.

75
CAPITOLO TERZO L A S U M E R P R O T O - D I N A S T I CA

Benché risalgano allo stesso periodo e sia­


no stati rinvenuti presso i medesimi antichi
siti, i nudi maschili rappresentati da figure
alte, snelle e dagli arti allungati [3 . 13] sono
modellati, sotto l' aspetto naturalistico, in
maniera diversa dalle statue di pietra. Questi
soggetti sono sempre completamente nudi, se
non per un'elaborata cinta attorno alla vita,
ed è possibile che rappresentino personaggi
o eroi simili a quelli visti nelle immagini dei
sigilli cilindrici coevi.
La statuetta in rame dell' auriga dal sito
di Tell Agrab (nei pressi dell' antica Eshnun­
na) potrebbe essere stata un ex voto [3 . q].
A questa piccola opera il senso del moto è
conferito dall'angolazione del gonnellino
dell' auriga, sospinto all'indietro e lontano
dalle gambe mentre lui, ritto sulla pedana so­
pra l'asse con le redini alla mano, governa la
corsa degli animali; e anche i quattro onagri
(piccoli equidi imparentati con il cavallo) al
tiro della biga sono collocati irregolarmen­
te, il che dà al loro moto un'aria piu casuale.
Rispetto alle sculture in pietra, questo tipo
di opera in metallo rivela una tendenza piu
sentita a modellare in maniera naturalistica
e a catturare il movimento nello spazio. Tale
differenza si riscontra pure nei lottatori di
rame, anch'essi rinvenuti a Tell Agrab e oggi
conservati nel Museo nazionale iracheno di
Baghdad [J . I5] . Può darsi che, diversamente
dalle statuette dei veneranti che catturano la
perpetua presenza della persona in costante
preghiera, qui sia la stessa attività della lot­
ta a venire comunicata e offerta alla divinità
come dispendio di energia.
Un grosso piede fuso in rame, che è stato
rinvenuto a Tell Agrab e apparteneva forse a
una statua a grandezza naturale, indica che
il metallo veniva usato anche per sculture di
I M M A G I N I P E R I L P O P O L O , T E M P L I P E R L E D I V I NI TÀ

J.IJ.
(pagina precedente,
a sinistra) Sostegno
per offerte a forma
di eroe nudo, da
Khafaje, Iraq, Proto­
dinastico I, 2900·
2750 a.e.v. Rame,
h 4 1 , 5 cm.

Questa statuetta
è un sostegno che
faceva parte di un
oggetto piu grande,
forse una tavola
per offerte in uso
all 'interno del
tempio.

J - 14·
(pagina precedente, in
basso) Auriga di Tell
Agrab, Iraq, Proto·
dinastico II, 2 7 50-
26oo a.e. v. Rame,
h 7,2 cm.

J.Ij.
( a sinistra) Lottatori
nudi, dal tempio di
Nintu, Tell Agrab,
Iraq, Proto-dinastico
II, 2750- 26oo a.e.v.
Rame, h 10,2 cm.

grandi dimensioni, benché di queste soprav­


vivano ben pochi esemplari; e vale la pena di Architettura.
esaminare piu da vicino le forme tipiche del­
le opere del Prato-dinastico rispettivamente Gli edifici di epoca prato-dinastica sono
in pietra e in metallo. I due stili hanno poco riconoscibili dalla loro piu evidente caratte­
in comune e non sembrano derivare da un ristica, il mattone di fango piano-convesso
approccio condiviso; al contrario ciascuno che ne costituisce la minima unità costrutti­
sembra influenzato dal materiale usato - se va. Questo tipo di mattone, piatto da un lato
pietra o metallo, appunto -, dal metodo di e incurvato dall' altro, veniva prodotto con
realizzazione, dai processi di modellazione e l'ausilio di uno stampo. All'epoca erano in
fusione usati dal fabbro o dalle modalità di uso sia volte aggettanti fatte di pietre appena
intaglio e dalle forme visive dello scalpelli­ sgrossate, utilizzate anche per le fondamen­
no, cosf come dalla funzione e dall'uso della ta, sia archi in mattoni piano-convessi. Nei
scultura. templi gli altari principali erano solitamente

77
CAPITOLO TERZO L A S U M E R P R O T O - D I N A S T I CA

posti su pedane rialzate, costruite in matto­ che ne cingeva il recinto sacro, il quale con­
ni di fango e continuamente restaurate o ri­ siste di diversi altari ed edifici in onore degli
costruite, una sopra l'altra, per devozione e dèi; ma in queste strutture, oltre a luoghi per
per l'indole conservativa che era espressione il culto e la conservazione delle divinità, tro­
della devozione stessa: il tempio era il legame vavano posto anche uffici amministrativi e
fra terra e cielo. botteghe artigiane. A Khafaje il muro ester­
Nella costruzione dei templi l'era prato­ no era spesso 2 , 5 metri, quello interno 4,5
dinastica non aderisce a piante o progetti metri e l'ovale, al massimo della lunghezza,
standardizzati; in molti luoghi, il Prato-dina­ si estendeva per circa 1 00 metri.
stico vede l'espansione e la continua ristrut­ L'Ibgal era un tempio ovale sito a Lagash
turazione della regolare pianta tripartita, per e dedicato alla dea !nanna. Eretto in princi­
la parte piu recondita del tempio, abituale pio da Ur-Nanshe (z6oo a.e.v. circa), fu rico­
nel precedente periodo di Uruk e anche pri­ struito sotto il regno del figlio di suo figlio,
ma (cfr. p. 44). Il mattone di fango continua Enannatum I; e sebbene la sovrastruttura sia
a essere il materiale di costruzione prevalen­ andata perduta, le fondamenta restano e ci
te, talvolta con facciate in mattoni cotti al danno un'idea chiara di com'era disposto e
forno e scalini, soglie e volte in pietra. Alle come fu costruito. Durante la ricostruzione,
superfici di pareti e colonne si applicavano le pareti inferiori di mattoni piano-convessi
elaborate decorazioni, realizzate in materia­ della prima edificazione furono incorporate
li come pietre dure e madreperla, e i templi nelle fondazioni del nuovo edificio, mentre
erano dotati di sculture architettoniche in pavimenti e pareti furono asportati, per poi
J-16. rame fuso e martellato, come anche di fregi ricoprire tutta l'area di terra nuova. Su que­
L ' lbgal d i !nanna con narrazioni figurative in pietra bianca e sto strato si costrui una nuova piattaforma
a Lagash fu fatto nera a contrasto. fondamentale, che recava una serie di nicchie
erigere da Ur-
Nanshe e ricostruire
Al tempo stesso fa la sua comparsa anche sepolte al proprio interno: ciascuna nicchia
da suo nipote un nuovo tipo di pianta, a indicare un cam­ ospitava una statuetta di rame e una tavolet­
Enannatum nel biamento rispetto alle epoche e strati archeo­ ta di pietra incisa posta dietro il capo della
2450 a.e .v. circa. Si logici precedenti: il santuario ovale. Templi statuetta stessa [J . 1 7 a , b] . Le iscrizioni cer­
nota chiaramente la ovali furono eretti a Khafaje (l' antica Tutub) tificavano che quello era l' Ibgal di I nanna, a
pianta ovale, mentre
nella provincia irachena di Diyala; a Tell lei dedicato da Enannatum, e che la statuina
la griglia e le linee
triangolari sono
Ubaid, vicino a Ur; e a Tell al-Hiba, l' antica di rame era il nume personale di Enannatum,
strumenti di lavoro Lagash [J . I6] . I templi ovali sono cosi chia­ Shulutula, il quale avrebbe eternamente pre­
archeologico. mati per via del monumentale muro ovale gato nell' Ibgal per il bene di Enannatum.
Da Lagash apprendiamo moltissimo sulle
Muro di cinta ovale
tecniche di costruzione del Prato-dinastico.
Strutture templari Le mura di molti edifici erano speronate, e
le porte erano sormontate da architravi di le­
gno o da archi a tutto sesto di mattoni; ben­
ché detti anche « romani », questi archi erano
già in uso presso i Sumeri. Nella costruzione
di pareti, i mattoni piano-convessi erano po­
sati di taglio e appoggiati in diagonale uno
contro l' altro in direzione alternata, in modo
da creare un motivo a spina di pesce sulla fac­
cia della parete. Per i tetti si usavano invece
tronchi di palma e steli di canna impastati
con l'argilla.
Il tempio, detto in sumerico « casa di dio»,
comprendeva molti ambienti e dotazioni
come quelli che all'epoca si sarebbero trova­
ti in una vasta dimora o in un palazzo, per
esempio cucine per la preparazione di cibi,
impianti per la fabbricazione della birra
e laboratori artigiani di vario tipo, dove si
confezionava tutto il necessario alla manu­
tenzione della statua di culto e alla casa del-

Strutture templari

r
I M M A G I N I P E R IL P O P O L O , T E M P L I P E R LE D I V I N ITÀ

la divinità. Il principale naos, o cella, vale a


dire il luogo piu sacro al dio, era una stanza
rettangolare con l'entrata posta su una delle
pareti lunghe, cosicché l'ingresso a questo, il
piu sacro fra tutti gli ambienti, richiedesse
una svolta di novanta gradi per poter acco­
stare la divinità: non era consentito entrare
e fronteggiarla direttamente. Dentro questa
stanza, lungo i muri, erano inserite tavole e
panche su cui posare le statuette dei veneran­
ti, in modo che la persona rappresentata in
effigie fosse sempre davanti al dio: poiché lo
spirito e l'identità sostanziale del fedele era­
no personificati e incarnati nell'immagine,
la statuetta permetteva una comunicazione
costante con la divina presenza della statua
di culto entro i sacri confini del naos. Risul­
ta dunque chiaro come le pratiche religiose
sumere fossero inestricabilmente legate alla
rappresentazione.
Gli arredi templari realizzati in mattoni J · I 7 · a, b
e gli altari, le tavole e le panche del sancta Offerta di
fondazione
sanctorum venivano continuamente imbian­ raffigurante
cati, per un abituale rito di purificazione: Shulutula, nume
dopo qualche tempo, gli strati di gesso e ver­ tutelare di
nice bianca si facevano tanto spessi da impe­ Enannatum I; in situ
dire i movimenti. Ma com'è ovvio, l' accesso con relativa tavoletta
incisa a Tell al-Hiba,
agli ambienti piu sacri del tempio era limi­
Iraq, 2450 a.e.v.
tato: gli spazi che conducevano al naos non circa. Statuetta:
permettevano il passaggio, né l'entrata o l'u­ rame arsenicato,
scita, a folti gruppi di persone. L' abitudine h 25.4 cm.
alla manutenzione riguardava anche le statue
dei veneranti poste dentro il santuario: molti
dei reperti venuti alla luce mostrano segni di
rotture e riparazioni avvenute in antichità,
mentre gli oggetti erano in uso, posati sugli
arredi templari dinanzi alla divinità. Quan­
do a un certo punto le statuette andavano ri­
mosse, venivano seppellite nel terreno sacro
del tempio, o dentro le tavole per le offerte,
oppure venivano usate come materiale di
costruzione per le opere del tempio stesso.
Quest'ultima prassi può sembrare irriveren­
te, ma al contrario permetteva una continui­
tà all'interno degli ambienti sacri, malgrado
le statue diventassero invisibili all'occhio
umano.
Gli scavi di Umm al Agarib, nella Meso­
potamia del sud, hanno portato alla luce un
gran numero di edifici pubblici di grandi
dimensioni, tra i quali un vasto tempio rea
lizzato in mattoni piano-convessi, a cui gli
archeologi hanno dato il nome di Tempio
Bianco [J . I8] . Sui lati est e sud, diciassette
enormi colonne [J . I 9] fatte di mattoni e in­
tonacate in gesso bianco creavano un portico

79
CAPITOLO TERZO LA SUMER PROTO-DINASTICA

J .I8.
Il Tempio Bianco
di Umm al Agarib
(2400 a.e.v. circa) Edificio templare
principale
è uno degli edifici
piu notevoli del
Prato-dinastico.
La monumentale
corte d ' ingresso, le
massicce mura dallo
spessore di quasi 3
metri e le enormi
colonne erano tutte
intonacate in gesso
bianco . Umm al
Agarib può essere
identificata come
l' antica Umma.

30 m

ombreggiato: ciascuna aveva un diametro di Stabilire che un edificio di grandi dimen­


1 ,6 metri e la piu elevata conserva un' altezza sioni sia un palazzo non è facile, ma a Kish si
residua di 2 , 2 5 metri; alcune erano modella­ è dato il nome di « Palazzo A » a due fabbrica­
te a somiglianza di tronchi di palma. Nello ti racchiusi da un massiccio muro speronato.
stesso sito si è rinvenuto anche un vasto pa­ A Nagar (la moderna Tell Brak in Siria) si
J • I9•
lazzo con colonne di mattoni; un'iscrizione è invece riconosciuta come edificio ammi­
Vedute dello scavo
(200 1 -2) del Tempio
di fondazione ritrovata nella zona del tempio nistrativo una vasta costruzione dalle mura
Bianco di Umm al ricorda la battaglia tra Lagash e Umma sotto ricurve; e nella città di Lagash si è scoperto
Agarib, Iraq, 2400 il regno di Entemena, fornendoci cosi una un altro grande fabbricato amministrativo in
a.e.v. cuca. datazione intorno al 2 400 a.e. v. cui diversi testi menzionano i nomi dei piu
importanti re della dinastia cittadina (si veda
il capitolo rv, fig. 4.23, p. 1 07).
Secondo la leggenda, la dea Ninhursag era
nota anche con il nome di Ninmah. Quando

8o
I M M A G I N I P E R IL P O P O L O , T E M P L I P E R LE D I V I N I TÀ

suo figlio Ningirsu (conosciuto anche come forse sorretto da colonne a mosaico. La com­ J .ZO.

Ninurta nella letteratura accadica) sconfisse posizione è realizzata su un' ampia lastra in Il bassorilievo di
il demone Asag e il suo esercito di alleati di lega di rame martellata e fusa, e rappresenta Imdugud, da Tell
Ubaid, Iraq, Prato­
pietra, li trasformò in monti e diede alla ma­ l'uccello Imdugud sacro a Ningirsu, dio della dinastico III, 2500
dre un nuovo nome: « signora della monta­ tempesta, con due cervi. Le teste di tutti e a.e.v. circa. Lega
gna». Il suo rapporto con il figlio, dio della tre gli animali sono state fuse a parte in rame di rame su bitume,
tempesta e dei guerrieri, spiegherebbe cosi la e poi applicate sulla lastra, ma la testa di leo­ con frammenti di
presenza dell'iconografia di questo dio pres­ ne e i palchi dei cervi sporgono dai confini piombo, m r ,7 x 2,6.
so il suo tempio. della cornice, cosi da irrompere nello spa­
Secondo una tavoletta di fondazione in zio dell'osservatore: quando il pannello era
pietra li rinvenuta, anche A ' anepada re di Ur al suo posto, sulla trabeazione del tempio, e
fu committente di un tempio costruito a Tell veniva visto dal basso, Imdugud dava cer­
Ubaid per la dea Ninhursag, signora della tamente l'impressione di guardare dall'alto
montagna, conosciuta anche come la madre tutti coloro che entravano nel santuario.
degli dèi. Questo tempio era molto ricca­
mente decorato, con colonne rivestite da un
motivo a mosaico e grandi sculture architet­ Rituali architettonici.
toniche a adornare le parti superiori. Da quel
tempio, un pannello scolpito in rame e pietra Nel corso del Prato-dinastico la costru­
calcarea rappresenta una scena di mungitura zione di templi era decretata da un coman­
e altre attività agricole, forse associate con do divino e posta tra gli atti piu importanti
il ruolo di Ninhursag dea della terra fertile. di qualunque sovrano mesopotamico; testi
I corpi dei bovini sul fregio sono scolpiti in piu tardi indicano con grande chiarezza che
bassorilievo, mentre le teste sono state fuse a il processo di costruzione prevedeva rituali
parte in rame e poi applicate successivamen­ assai complicati. La pianta e la collocazione
te. Il fregio in rilievo, che in origine era forse del nuovo edificio venivano rivelate dagli dèi
posto nella parte alta del muro esterno, è sta­ tramite divinazione o sogni che avevano un
to ritrovato sepolto vicino al tempio. valore di presagio, e in seguito le fondazioni
Un pannello araldico raffigurante un rapa­ venivano poste e ritualmente assicurate in
ce dalla testa leonina fiancheggiato da cervi loco per mezzo di chiodi, coni o pioli di sago­
[J .zo] è stato rinvenuto presso il medesimo ma antropomorfa, noti come offerte di fon­
tempio, dove fu certamente usato per de­ dazione [3 . 2 I a] . Queste offerte erano spesso
corare l'architrave dell'ingresso principale, fuse a rappresentare l'immagine del sovra-
CAPITOLO TERZO L A S U M E R P RO T O - D I N A S T I C A

no o del suo nume personale, e poi a forma te la posa del primo mattone, e sotto, il com­
di piolo dalla cintola in giu; dopo di che, la pimento dell'impresa, festeggiato e insieme
statuetta veniva posta nelle fondamenta del registrato
. . . sulla tavola sia per iscritto sia per
tempio insieme a una tavoletta recante un'i­ 1mmagm1.
scrizione [3 . 2 1 b], a bloccare letteralmente le L'iscrizione sul pannello di Ur-Nanshe
fondamenta al loro posto, talvolta attraverso identifica le figure rappresentate, elenca i
il centro della tavoletta di pietra. Nelle città templi commissionati dal principe e descrive
di Lagash, Girsu, Uruk e Adab si sono ritro­ il grande sforzo compiuto da Ur-Nanshe nel­
vate molte offerte di fondazione: un genere la sua campagna di costruzioni: sul lato de­
d'immagine molto specifico, e creato apposi­ stro ci informa che il sovrano inviò navi fino
tamente nella Mesopotamia del sud per l'edi­ a Dilmun, l'odierno Bahrain, a ritirare cari­
lizia monumentale. chi di legname proveniente da paesi stranieri
Il bassorilievo in pietra calcarea di Ur­ e portarli a Lagash. L'iscrizione non è netta­
Nanshe di Lagash, rinvenuto a Girsu [3 . 22], mente ordinata e riquadrata al suo posto ma
commemora appunto un rituale architettoni­ piuttosto disseminata per tutto il bassorilie­
co collegato all'erezione di un tempio, e con­ vo, inframmezzata alle altre figure e anche
tiene due registri di figure, separati da una incisa sui loro corpi; il bassorilievo è dunque
linea che rappresenta il terreno sulla parte ugualmente composto di parole e immagini,
destra della tavola. In alto a sinistra sta rit­ è un testo e una narrazione visiva, tavoletta
to Ur-Nanshe, signore di Lagash: sbarbato e e monumento insieme, cosi da infrangere i
abbigliato con un vello d'animale, il sovrano confini di ciò cQ.e in un genere artistico diamo
regge sul capo una cesta colma di terra da cui per scontato. E interessante anche il modo
viene preso il fango per confezionare e poi in cui il testo è legato alle immagini; i figli
posare il mattone primigenio per il tempio di e i cortigiani di Ur-Nanshe sono etichettati
Ningirsu a Girsu. In piedi di fronte al prin­ in maniera personalizzata e inequivocabile
cipe sono in fila i suoi figli, ciascuno indicato mentre il sovrano no, e al contrario è circon­
per nome: la prima è una ragazza di nome dato dalla descrizione letteraria dei suoi atti,
Abda, mentre il secondo è Akurgal - che piu sopra e sotto. Ciascuno dei segmenti lunghi
tardi sarà il successore di Ur-Nanshe sul tro­ di testo ne avvolge il corpo e inizia con le
no di Lagash - seguito da altri tre maschi. parole « Ur-Nanshe, principe di Lagash» se­
Nella parte bassa del rilievo vediamo nuova­ guite dal racconto dell'impresa. L'etichetta
mente il sovrano, che però stavolta è seduto e del sovrano si estende perciò dall'immagine
leva una coppa a festeggiare il completamen­ e si riversa negli spazi di sfondo del bassori­
to dell'edificio; le figure in piedi accanto a lievo, fino a coprire ogni superficie dove non
lui sono etichettate come Sagantuk il coppie­ sia già presente un'immagine, e a dar vita
re, dietro il trono, e Balul il capo-incantatore a un tipo di opera - che gli storici dell'arte
di serpenti, di fronte, seguito da altri tre figli definiscono « dialettica testo/immagine» - in
di Ur-Nanshe. Abbiamo davanti due diversi cui parola e immagine costruiscono insieme il
momenti nel tempo: sopra, quello preceden- significato dell'opera stessa.

Negli ambiti di scultura e architettura,


nelle città del Prato-dinastico si verificarono
grandi cambiamenti. Vi fu uno straordinario
incremento nel numero di immagini votive
di uomini e donne, le rappresentazioni di
sé che venivano poste in preghiera perpetua
dinnanzi agli dèi; e tali statuette erano con­
nesse alla propria collocazione sacra, entro i
confini del tempio, al punto tale che termina­
to l'uso previsto vi venivano sepolte, a rimar­
3 . 2 x . a, b care il forte legame tra la loro funzione e il
Chiodo e tavoletta di fondazione di loro contesto architettonico all'interno della
Entemena, da Girsu, Iraq, Prato-dinastico
Illb, 2400-2250 a.e .v. circa. Chiodo: lega
città. Al tempo stesso, con la costruzione di
di rame, h 35 cm; tavoletta: alabastro, con edifici sempre piu monumentali come dimo­
iscrizione cuneiforme in sumerico. re per le divinità, sorsero nuove tecniche e

82
I M M A G I N I P E R IL P O P O L O , T E M P L I PER L E D I V I N I TÀ

rituali architettonici; tra i Sumeri, alcuni di 3-22.

questi rituali prevedevano l'inumazione di Bassorilievo d i Ur-Nanshe d i Lagash,


da Girsu, Iraq, Proto-dinastico Illa,
immagini nel terreno consacrato, là poste per
26oo a.e.v. circa. Pietra calcarea, h 4 7 cm.
rimanervi in eterno. Nel capitolo IV andremo
a considerare le espressioni dell' arte prato­ Questo tipo di tavoletta squadrata con foro centrale
dinastica collegate alla morte e all'aldilà, era fissato al muro del tempio per mezzo di un
l'invenzione del primo monumento storico piolo in creta o pietra inserito nella perforazione;
pubblico, e la manifattura e l'uso di sigilli le teste dei chiodi potevano essere semisferiche
oppure scolpite a forma di testa d'animale, e i
cilindrici. bassorilievi sulle tavolette quadrate o rettangolari
rappresentavano spesso scene di banchetti oppure di
offerte recate agli dèi.
Capitolo quarto

La Sumer prato-dinastica:
arte per l'eternità

L' arte di morire: il Cimitero reale di Ur


Tombe reali e aldilà
94 Le statue del montone nel cespuglio
95 Lo stendardo reale di Ur
97 Musica per morire
99 • LA MORTE E L ' ALDILÀ

99 Il tesoro di Mari

102 L'invenzione del monumento pubblico

1 05 Sigilli e sigillature
1 05 Stile e iconografia
1 06 • INTAGLIO E USO DEI SIGILLI

Particolare dello stendardo reale di Ur, dalla tomba


779, Ur, Iraq, Prato-dinastico Illa, 2550-2400 a_e.v.
Pietra calcarea rossa e lapislazzuli (cfr. 4. 1 1 b).
LA SUMER PROTO-DINASTICA, 2900 - 2 3 3 4 A . E . V .

Periodi Gemdet Nasr, 3 1 50-2 900 a . e.v.

Proto-dinastico l , 2 900-2 7 50 a.e.v.

Proto-dinastico Il, 2 7 50-26oo a . e.v.

Prato-dinastico Illa, 2600-2400 a . e.v. ; Proto-dinastico Illb, 2400-2 334 a.e.v.

Regnanti Regina Puabi e re Meskalamdug

Centri principali Ur, Mari, Lagash, Girsu, Umma

Fatti ed eventi notevoli Testimonianze di sacrifici umani a Ur

Opere d'arte Stele di Ushumgal


importanti Stendardo reale di Ur

Grande lira dalla fossa del re Meskalamdug, tra i primissimi esemplari di


strumento a corda rinvenuti al mondo

Tesoro di Mari

Stele di E annatum di Lagash, il piu antico monumento storico pubblico


conosciuto al mondo

Novità tecniche Sviluppo delle tecniche di gioielleria e oreficeria


o sti listiche Ampliamento dell'uso dei sigilli cilindrici; i sigilli diventano oggetti personali;
in campo artistico primo uso della dizione « scultore di sigilli» in lingua sumerica

Il lapislazzuli diventa la pietra preferita per la realizzazione di sigilli, 26oo-


2 3 3 4 a . e.v.

TURCHIA

SIRIA

J
IRAN
Nel Prato-dinastico, le città-stato sono or­ di sontuose tombe dei regnanti di Ur, col­
mai dei centri urbani molto animati, in cui me di tesori: doni in oro e argento, monili
l'architettura religiosa e civile si fa via via squisiti e persino un vasto sacrificio umano
piu articolata e dà vita a rituali costruttivi di servitori e cortigiani che erano andati a
sempre piu complessi e a progetti grandiosi, morire insieme ai titolari delle varie sepolto­
come abbiamo visto nel capitolo m ; i tem­ re. Alcuni tra gli individui sepolti nelle tom­
pli sono pieni di statue che rappresentano be piu sfarzose erano membri della famiglia
persone, figure di fedeli che fanno la loro reale inumati insieme a un gran numero di
comparsa in numero sbalorditivo e sono tra componenti del seguito, tra cui musici e can­
le piu antiche immagini raffiguranti comuni tori, aurighi e soldati; c'è una tomba in cui,
cittadini. In questo capitolo andiamo invece insieme al cadavere principale, trovarono
a occuparci delle opere d ' arte, dei monili e di sepoltura settantaquattro servitori. Queste
altri oggetti preziosi realizzati per le magni­ persone furono spesso ritrovate con accan­
fiche tombe del Cimitero reale di Ur a metà to piccoli calici o coppe, come se avessero
del III millennio a.e.v. Si dovrà osservare in bevuto immediatamente prima di morire, il
specie l'eccellenza artigianale e tecnologi­ che ha condotto all'ipotesi archeologica che
ca che queste opere denotano: parliamo di avessero volontariamente assunto un veleno.
tecniche di oreficeria e gioielleria ancora in L' assoluta magnificenza dei fini e preziosi
uso secoli e secoli piu tardi, nella tradizione oggetti presenti nelle tombe - per esempio,
artistica europea e islamica. Le opere rinve­ strumenti musicali realizzati in pietre pre­
nute nel Cimitero reale svelano altresi molto ziose, legno, conchiglia e madreperla - oltre
chiaramente i legami tra le varie città-stato all'abbigliamento e ai monili assai elaborati
della Mesopotamia, compresa la città di Mari che rivestivano le salme, insieme al maca­
(oggi in Siria), in cui questi sviluppi artisti­ bro spettacolo di queste tombe affollatissi­
ci si verificarono contemporaneamente alle me, contribuirono allo scalpore provocato
città del sud. Dopo di che, rivolgeremo lo da questa scoperta archeologica sulla stam­
sguardo a un' altra innovazione mesopotami­ pa britannica e statunitense [4. 2 , p. 88]; e
ca nella storia dell' arte e dell'architettura: il a dire il vero, tolta la scoperta della tomba
monumento storico pubblico. intatta del faraone Tutankhamon fatta nel
1 9 2 2 , nessun altro scavo ha mai destato tan­
to interesse quanto il Cimitero reale di Ur.
L'arte di morire: il Cimitero reale di Ur. All'epoca Ur affascinava l'opinione pubblica
europea e mediorientale ancor piu dell'an­
Non sapremmo cosi tanto, sull'arte del tico Egitto, perché la città era nota come
Prato-dinastico, se non fosse stato per l'in­ luogo natale del patriarca biblico Abramo.
credibile scoperta fatta negli anni Venti del Alla scoperta delle tombe Woolley inviò su­
xx secolo dali' archeologo britannico Leonard bito un telegramma al museo dell'Università
Woolley presso l' antica città di Ur nell'Iraq della Pennsylvania, con cui collaborava; ma
meridionale [4. 1 , p. 88] . Qui Woolley e la volendo evitare che la sensazionale notizia
sua équipe portarono alla luce oltre mille fosse intercettata lungo il percorso, lo scris­
sepolture risalenti al Prato-dinastico IIIa se in latino [4.3, p. 89] . Il telegramma dice­
(2600-2450 a.e.v.), tra cui un certo numero va: « Trovata tomba intatta, eretta in pietra
CAPITOLO QUARTO LA S U M E R P R O T O - D I N A S T I C A

4· 1 . e ricoperta in mattoni, della regina Shubad


Leonard Woolley adorna di un abito intessuto di gemme, coro­
e il caposquadra ne di fiori e figure di animali. Tomba ricolma
Hamoudi,
fotografati nel 1930.
di gioielli e coppe d'oro » .
Benché v i siano esempi, i n altri luoghi del
mondo, di sovrani seppelliti con il loro se­
guito di guardie e cortigiani, nulla di simile
al Cimitero reale di Ur è mai stato rinvenuto
in altri siti o periodi della storia mesopota­
mica, sicché è possibile che si riferisca a un
momento nel tempo in cui il sacrificio umano
era chissà come divenuto accettabile presso
i Sumeri, ed era considerato appropriato a
una sepoltura regale. Per questo motivo gli
studiosi dibattono ancora oggi sul significato
e l'identità di questo cimitero, e sul motivo
per cui si compirono qui sacrifici di uomi­
ni e merci tanto eccessivi. Questi elaborati
4•Z•
spettacoli di morte erano forse allestiti per la
(in basso)
famiglia reale di Ur? O erano riti in onore di
Ricostruzione Nanna, dio della luna e protettore di Ur, la
dipinta della tomba a cui ziggurat domina ancora oggi la città an­
fossa PG 789 presso tica?
Ur, Iraq, tratta Dei riti mortuari sumeri in quest'epoca,
dall' « Illustrateci
London News>> del
e dell'offerta di doni funebri insieme al cor­
23 giugno 1928. po del trapassato, sappiamo meno di quanto

88
A R T E P E R L ' E T E R N ITÀ

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Received at Western Union Bulldinl(, 230 So. 1 1 tb St., Pbilaclelphia, PL
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3} & SPRUCE

4 ·3 ·
Il telegramma di
Leonard Woolley
da Ur all'Università
della Pennsylvania,
4 gennaio 1 9 28.

vorremmo (cfr. box a p. 99) . I l cimitero sco­


perto da Woolley e dalla sua squadra a Ur era Tombe reali e aldilà .
immenso e rimase in uso per tre secoli, m a
non tutte le tombe erano regali, n é fornite Nella tomba 8oo [4.4, p. 90] fu sepolta
di sacrifici umani ed elaborati doni funebri. una donna con uno splendido copricapo d'o­
Gran parte delle centinaia di sepolture che ro, fatto di foglie m artellate e lamine sotti­
vi si trovano, insieme a quelle dei ricchi, ri­ li come nastri, e completato da una corona
guardano individui comuni, poveri compre­ di rosette d'oro [4.5, pp. 90-9 r ] . La donna
si; solo sedici delle tombe scoperte da Wool­ indossava anche orecchini e fermagli per ca­
ley erano fatte in modo diverso, con intricate pelli in oro, e le erano state posate sul corpo
costruzioni in mattoni, pozzetti di entrata, grandi quantità di pietre preziose. Alla don­
soffitti a volta e ricche dotazioni di oggetti in na è stata attribuita l'identità della regina
oro, argento e gemme. E solo queste sedici, Puabi (ai tempi di Woolley il nome era stato
scavate nel volgere di circa un secolo - dal erroneamente letto « Shubad»), moglie del
2500 al 2400 a.e.v. circa -, erano colme di re Meskalamdug di Ur, per mezzo di un'i­
finissimi oggetti in m ateriali preziosi e con­ scrizione in lingua sumerica sopra un sigil­
tenevano numerosi servitori abbigliati con lo a cilindro che faceva parte della sua mise
sfarzo e grandi quantità di monili. Di alcu­ [4.25, p. 1 09] . All'ingresso del dromos - il
ni dei principali occupanti si è ritrovato il corridoio che conduce alla camera mortua­
nome, inciso su alcuni doni funebri, il che ha ria - della tomba della sovrana sono stati ri­
permesso di identificare almeno parte delle trovati cinque uomini con pugnali di rame,
salme come membri della famiglia reale di Ur mentre ali' altra estremità del corridoio giace­
che abbracciano circa quattro generazioni. vano cinque donne con vesti e copricapi ela-
CAPITOLO QUARTO LA SUMER PROTO-DINASTICA

fori sui bordi inferiori dell'elmo permetteva­


no di fissarlo a un nastro di stoffa. Un elmo
di questa foggia era certamente riservato alle
occasioni cerimoniali, piu che all'uso pratico
in battaglia, ed è possibile che sia stato speci­
ficamente realizzato a scopo funebre.
Nella tomba trovarono posto anche armi
di fattura elaborata appartenenti a Meska­
lamdug [4.8, p. 93] . Tra queste, un pugna­
le con la lama d'oro massiccio e l'elsa in
600.
lapislazzuli, decorata con una granulazione
d'oro a motivi triangolari. Il fodero che lo
accompagna è ornato da una complicata fili­
grana d'oro, e da un'ulteriore granulazione.
Le tecniche di lavorazione orafa riscontrate
sugli oggetti del Cimitero reale di Ur, tra cui
il repoussé e la filigrana, la granulazione, la
martellatura e il cesello - tutte note da pe­
riodi piu tardi della lavorazione orafa, nel
Medioevo e Rinascimento europeo e nell'o­
reficeria mediorientale di epoca islamica - si
trovano qui per la prima volta .
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(in basso e a pagina seguente) Copricapo
della regina Puabi, Ur, Iraq, Prato­
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dinastico Illa, 2550-2400 a.e.v. circa.
.
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Oro, lapislazzuli e corniola.
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4+ borati; alcune reggevano strumenti musicali


Disegno di Leonard come l'arpa e la lira. La camera mortuaria
Woolley della tomba rettangolare conteneva, oltre alla salma della
8oo, sepoltura della
regina Puabi, Ur,
regina, altri quattro cadaveri.
Iraq, Proto-dinastico La tomba del re Meskalamdug di Ur era
Illa. Cinque uomini ricolma di insegne e indumenti regali in oro,
armati facevano la argento ed elettro (una lega dei primi due
guardia alla rampa metalli) . Tra i vari oggetti un elmo [4.6 e
che conduceva alla
camera mortuaria,
4•7, p. 92], lavorato in forma di complica­
e la regina era ta acconciatura di capelli lunghi intrecciati
accompagnata anche e raccolti a crocchia dietro il capo, e tenuto
da due file di donne a posto da un nastro. L'elmo era fatto con
in abiti sontuosi e da lamine di elettro, martellate da sotto a so­
due buoi condotti da
pra, poi scolpite e cesellate all'esterno a rap­
quattro uomini.
presentare riccioli e onde nella capigliatura
e folte trecce avvolte intorno alla fronte; i

90
A RT E P E R L ' E T E R N I TÀ

91
C A P I T O L O Q UA R T O LA S U M E R PROTO- D INASTICA

4.6.
Elmo di Meskalamdug, Ur, Iraq,
Prato-dinastico Illa, 2550-2400
a.e.v. circa. Oro, h 2 3 cm.

4·7·
L'elmo di Meskalamdug in
situ, fotografia di Leonard
Woolley.
A R T E P E R L ' ET E R N ITÀ

4.8.
Pugnale e fodero di
Meskalamdug, Ur,
Iraq, Prora-dinastico
Illa, 2550-2400
a.e.v. circa. Oro
con impugnatura in
lapislazzuli.

93
C A P I T O L O Q UA RTO L A S U M E R PROT O - DINASTICA

tevoli esemplari di arte rappresentativa del


Le s t a t ue del montone nel cespuglio . periodo prato-dinastico.
Di questi, i piu noti sono forse le statue
Le tombe di Ur non erano solo sbalorditi­ di due montoni, ritti sulle zampe posteriori
ve per il loro contenuto di gioielli di fattura contro rami d'oro coronati da rosette [4.9 a,
complessa e alto contenuto tecnologico, ma h e 4· :ro]; le statue furono rinvenute in cop­
anche per la presenza di alcuni tra i piu no- pia dentro un'ampia tomba a Ur, ma sono
oggi divise tra l'Università della Pennsylva-
nia e il British Museum, i due enti che fi­
nanziarono gli scavi di Woolley sul sito.
Un tempo queste due figure erano parte
di un sostegno che reggeva qualcosa
di soprastante, e sono realizzate con
materiali diversi secondo l'approccio
scultorio a tecnica mista che fu pre­
valente tra i popoli mesopotamici di
tutte le epoche ma che qui, nelle sculture
prato-dinastiche di Ur, è evidentissimo.
In queste statue animali si trovano mine­
rali preziosi ed esotici come il lapislazzuli e
la pietra calcarea rossa, insieme a conchiglie
bianche e lamine martellate d'argento e d'oro
applicate su un telaio di legno bitumato. Nel­
la miscela, metalli, pietre e conchiglie sono
stati lavorati separatamente a rappresentare
le varie parti anatomiche e il vello degli ani­
mali, sicché il colore dell'opera non risulta

94
A R T E P E R L ' E T E R N I TÀ

dall'uso di pigmenti o vernici ma dall' assem­ tiva - pietra, metallo o conchiglia -, valori 4 ·9·
blaggio degli elementi materici della statua e poteri che secondo i Mesopotamici erano (pagina precedente)
a Il montone fa parte
stessa: il metallo brunito e la pietra lavorata intrinseci ai materiali stessi, poteri magici
di una coppia, e
e levigata creano le superfici brillanti di zam­ conferiti dagli dèi al momento della creazio­ insieme al compagno
pe d'oro, ventre d' argento, orecchie di rame, ne. Come materiali, essi formano e decorano è stato rinvenuto
vello di conchiglie e lapislazzuli; inoltre le l'opera, ma al tempo stesso danno vita all'im­ nel Cimitero reale;
statue albergano in sé, nella materia costitu- magine e la impregnano di magia. questo è l'esemplare
Nel contesto della tomba, i montoni non ospitato ora nel
Museo archeologico
sono semplici bestie decorative o anima­ e antropologico
li domestici, ma sono al contrario dell' Università
chiaramente legati alla fertilità e della Pennsylvania.
alla riproduzione, sia per la loro Ritto dinnanzi a
natura animale sia per i partico­ un arbusto con
rosette, è stato
lari iconografici. Sul montone del
tuttavia spesso
British Museum si sono conservati definito <<Ariete nel
la guaina peniena e i testicoli d'oro, cespuglio >> a causa
a indicare chiaramente che si tratta del riferimento
di un maschio, mentre le rosette sui biblico in Genesi 2 2 ,
rami del cespuglio appartengono alla 1 3 che s i ritiene v i si
adatti.
simbologia di !nanna, la dea dell' amo­ b Il montone in
re, e dunque l'elemento maschile del situ, fotografato al
montone e quello femminile di !nanna si momento dello scavo
trovano qui letteralmente intrecciati. Ma di Woolley.
chi poté osservare tali statue tanto squisite
e abbaglianti? Questi tesori furono visti nel 4.IO.
corso di una funzione di esequie, e se si da (a sinistra) Il
chi, o si trattava di doni da portare in un al­ montone nel
tro mondo per alleviare la transizione mor­ cespuglio, dal
tale? Fino al momento del decesso, sembra Cimitero reale di Ur,
che cortigiani e servitori sepolti insieme alle Iraq, Prato-dinastico
Illa, 2500 a.e.v.
salme reali prendessero parte a una cerimo­
Legno, argento,
nia che certamente avrà previsto un corteo conchiglia, calcare
rituale, musica e canti. rosso, lapislazzuli
e oro, h 45,7 cm,
conservato al British
Lo stend ardo reale di U r . Museum.

Nella camera mortuaria di una tomba fu


ritrovata in condizioni frammentarie, vicina
alle spalle dell'uomo che la teneva al momen­
to del trapasso, una cassetta di legno rettan­
golare, intarsiata con un mosaico figurativo
realizzato in conchiglia, lapislazzuli e pietra
calcarea rossa. Woolley classificò l'oggetto
come uno stendardo che l'uomo reggeva per
mezzo di un palo, ma oggi quest'individua­
zione è discussa. Sui lati lunghi di quest'og­
getto intarsiato, a forma di cassetta e oggi
restaurato, si trovano pannelli raffiguranti
due scene, ciascuna suddivisa in tre registri.
Da una parte [4. I I a, p. 96] vediamo la ce­
lebrazione di un banchetto: nella parte su­
periore sono raffigurate persone che bevono
e musici che suonano strumenti a corda in­
sieme all'immagine del Lugal, il re, all'estre­
ma sinistra, riconoscibile per il complicato

95
C A P I T O L O Q UA RTO LA S U M E R P R O T O - D I N A S T I C A
A RT E P E R L ' E T E R N I TÀ

gonnellino a nappe e la taglia leggermente


piu grande. Sotto c'è una scena in tempo di
pace, con un corteo di persone che portano
animali da cortile alla cavezza, forse verso il
palazzo.
Dall'altra parte [4. 1 1 h] sono raffigurati
soldati e aurighi che si muovono verso de­
stra, con gli onagri al tiro dei cocchi, cari­
chi di !ance, che calpestano i corpi di nemici
nudi e morti; nella banda centrale, soldati ar­
mati di lancia e rivestiti con mantelli ed elmi
sospingono prigionieri di guerra, alcuni dei
quali ritratti con tagli e ferite sul corpo. Tra
soldati e nemici non c'è alcun' altra differen­
ziazione: solo la nudità comunica la sconfitta
e il completo soggiogamento di questi ultimi,
che nel registro piu alto vengono portati in­
nanzi al sovrano, il Lugal (re) . Il Lugal, il cui
titolo letteralmente vale « grande uomo», è
rappresentato al centro del registro piu alto
in scala leggermente maggiore rispetto alle
altre figure: non è cosi grande da apparire
incongruo rispetto ai suoi soldati, ma certo si
distingue dagli altri, anche per lo scettro alla
mano, la lunga veste e il mantello.
Considerati insieme, si ritiene che i due
lati rappresentino la guerra e la pace, il re
nel suo ruolo di capo militare e di benefat­
tore del popolo. La tecnica a mosaico dello
stendardo utilizza frammenti di lapislazzuli
per lo sfondo scuro, conchiglie bianche per le
figure di uomini e animali, e calcare rosso per
i cocchi e altri particolari decorativi.

Music a per morir e .

Tra i piu celebri oggetti rinvenuti a Ur,


poiché si tratta di uno dei primissimi esem­
plari di strumento a corda mai ritrovati al
mondo, c'è una splendida lira, alta quasi
un metro e mezzo [4. 1 2] e trovata vicino
ai servitori nella tomba 789, battezzata da

4.11.
(a sinistra) a (sopra ) , b (sotto) Stendardo reale di
Ur, tomba 779, Ur, Iraq, Prato-dinastico Illa,
2550-2400 a.e.v. Lapislazzuli e calcare rosso,
cm 20 x 47·

4-12 -
(a destra) La grande lira, dalla camera mortuaria
del re Meskalamdug, tomba 789, Ur, Iraq, Prato­
dinastico Illa, 2550- 2400 a.e .v. circa. Argento
dorato, lapislazzuli, bitume e legno, h 1 40 cm.

97
CAPITOLO QUARTO L A S U M E R P RO T O - D I N A S TI C A

Woolley « Tomba del re » [4. I3]. La lira, che ria. Si trattava delle musiciste e cantore che
oggi si trova a Filadelfia e non è l'unica rin­ prendevano parte ai riti mortuari, e potreb­
venuta nelle sepolture di Ur, insieme a molti bero aver intonato nenie funebri, un genere
altri strumenti musicali come arpe, flauti, di canto che, ci dicono i testi sumeri, era già
tamburi, cembali e sistri, era uno strumen­ praticato all'epoca. Tuttavia non è chiaro se
to complesso e avanzato, con undici corde le musiciste siano venute meno e morte nel
4·I}• corso del rito, o se le lire siano state posate
che producevano ciascuna un suono diver­
Disegno di Leonard so; altre lire di Ur si trovano oggi al British sopra i corpi in seguito alla morte delle donne
Woolley della tomba
789, Ur, Iraq, 1 934.
Museum e a Baghdad. La grande lira giaceva nell' allestimento teatrale di un qualche even­
Lo schizzo mostra accanto a tre cadaveri femminili che erano i to: questa e molte altre domande riguardo al
la posizione degli piu elegantemente abbigliati e acconciati tra cimitero rimangono senza risposta.
scheletri nel dromos. tutti i servitori presenti nella camera mortua- La cassa armonica (o corpo) della lira è
sormontata da una testa di toro realizzata in
materiali preziosi e inserita su un'anima di
legno; sul fronte della cassa armonica vedia­
mo quattro scene intarsiate in conchiglia e
applicate sul legno con il bitume. In cima, un
eroe nudo dalla lunga chioma tiene fermi due
tori rampanti dalla testa umana; tutte e tre
le facce sono rappresentate in maniera diret­
ta, frontale, con lo sguardo all'osservatore,
mentre il corpo dell'eroe è visto parzialmen­
te di profilo; il terzetto sembra presiedere
alle altre scene, sia sotto l'aspetto fisico sia
spirituale. Nei tre registri sottostanti, inve­
ce, vediamo un mondo fantastico di animali
dal comportamento umano. C 'è un leone che
porta una coppa da libagione e una iena, o
uno sciacallo, dotato di pugnale alla vita cin­
tata, di fronte a un altare coperto di parti di
animali; poi c'è un asino, o un onagro, che
suona un'arpa o una lira con la cassa armo­
nica a forma di toro reclinato, identica allo
strumento su cui le immagini sono raffigura­
te; e infine un uomo-scorpione e una capra
che tengono recipienti per bere. La lira raffi­
gura quindi sé stessa come parte del mondo
fantastico del soprannaturale: di nuovo l'im­
magine, dunque, che sottolinea la propria
GRAVE 7 89 funzione, e in questo caso di un tipo che può
essere classificato come iper-icona, cioè come
immagine autoconsapevole e autoreferenzia­
Mac N . le tipica dell' arte mesopotamica; un effetto
visivo che implica la volontà degli artisti
antichi di sottolineare il potere della rappre­
sentazione. Questo raddoppio di immagine
e oggetto ci dice che persino in quest'anti­
.. ,..,_ 2
o
ca fase della storia mesopotamica gli artisti
operavano accorte riflessioni sul potere della
rappresentazione e sul suo funzionamento.
Ma di nuovo si pone la questione del pub­
blico e dell'uso di questi bellissimi oggetti:
com'è possibile che opere cosi attentamente
concepite, che riassumono in sé una grandis­
sima abilità artigiana e una rappresentazione
non banale, fossero fatte per essere sepolte,
A R T E P E R L ' E T E R N ITÀ

La morte e l ' aldilà

Le straordinarie sepolture del Cimitero reale di cupa dell'aldilà: la morte era un fatto definitivo,
Ur sono uniche fra le testimonianze archeologiche che conduceva alla « terra del non ritorno », come
della Mesopotamia, e anche fra le tombe reali veniva chiamata dai Sumeri: un luogo sotterraneo
di quella civiltà si distinguono come le raccolte dove i morti consumano polvere e terriccio in
piu opulente e sfarzose di oggetti funerari. Per completa oscurità. L'aldilà è retto dalla divina
contrasto, gran parte dei comuni cittadini veniva coppia formata da Ereshkigal, regina dei morti,
sepolta in tombe assai semplici, con qualche e da suo marito Nergal, assistiti da guardiani,
oggetto votivo in ceramica, catenelle di perline o scribi e messaggeri del mondo occulto. Sempre a
spille, e magari un sigillo cilindrico. Per tutta la differenza degli Egizi, i popoli della Mesopotamia
loro storia i popoli della Mesopotamia interravano non credevano a un giudizio esercitato sui singoli
i propri defunti, in cimiteri o sotto i pavimenti individui dopo la morte: Ereshkigal si limitava
delle case, e offrivano loro libagioni di cibo, vino e a chiamarli per nome, e a farlo iscrivere poi su
olio che versavano nel terreno attraverso condotte una tavoletta dal suo scriba Geshtinana. La cosa
d'argilla in modo che le anime dei morti avessero importante era che ognuno si procurasse dei
di che sostentarsi. Contrariamente agli antichi discendenti, che poi se ne sarebbero presi cura
Egizi, i popoli mesopotamici avevano una visione nell'aldilà.

senza essere mai viste? Venivano prima usate


in vita e poi seppellite con i morti? O faceva­
no parte di un genere che possiamo solo defi­
nire come arte del morire? In entrambi i casi,
le materie e le immagini preziose e finemente
lavorate di Ur devono indurci a ripensare e
allargare il nostro concetto di osservazione in
rapporto alle arti visive dell'antichità; ben­
ché gli storici dell'arte contemporanea non
esitino a dare grande rilievo al ruolo dell' os­
servatore o visitatore, nell'antica Mesopota­
mia l'arte veniva spesso creata senza lo scopo
di essere vista (si veda per esempio l'offerta
di fondazione nel capitolo m, p. 82).

Il tesoro di Mari.

Un'altra importante scoperta, collegata al


cimitero di Ur e alle persone ivi sepolte, ven­
ne fatta presso una città nel nord della Me­
sopotamia, Mari, nella Siria orientale. Là,
sepolta sotto il cortile di un palazzo, fu ritro­
vata una grossa giara riempita di pregevoli
sculture e altri oggetti; la giara era chiusa,
a mo' di coperchio, da due ciotole, e dentro
qualcuno vi aveva posto piu di cento diver­ 4• I4•
si manufatti, tra cui gioielli d'oro, fusaiole e Fusaiola incisa
amuleti, sigilli intagliati e statuette. Fra le al­ con il nome di
tre c'era una fusaiola in lapislazzuli di forma Mesanepada, da
Mari, Siria, Prato­
allungata, a otto facce, sulla quale è inciso il
dinastico IIIb,
nome di Mesanepada re di Ur [4. 14] : que­ 2400-2 2 50 a . e.v.
sto Mesanepada era figlio di Meskalamdug, circa. Lapislazzuli,
la cui tomba era tra quelle ritrovate a Ur, e h r r ,S cm.

99
CAPITOLO QUARTO LA S U M E R PROTO - D I NASTICA

100
A RT E P E R L ' E T E R N ITÀ

dunque il tesoro è collegato alla città di Ur poderosa idea di schiena dritta, e i fianchi e 4•1 5 •
nel sud e ai favolosi resti del Cimitero reale. le cosce triangolari richiamano la linea ret­ (pagina precedente)
La stipe di tesori può essere stata un dono ta delle spalle. Lo scultore ha sottolineato i Uccello Imdugud
del re di Ur al re di Mari, o forse il tesoro fu particolari corporei legati alla femminilità: la con testa leonina,
pendente, rinvenuto
confezionato a Mari come dono da inviare a vita stretta, l'ombelico evidente, i capezzoli
a Mari, Siria, Prato·
Ur; chiunque fosse il suo proprietario o de­ che all'origine ospitavano certamente un' ap­ dinastico IIIb, 2400·
stinatario inteso, uno sguardo ravvicinato ai plicazione in pietra lucente e la linea incisa 2300 a.e.v. circa.
processi di manifattura e allo stile e tecniche della vulva. Poiché !nanna è la dea dell' amo­ Oro, lapislazzuli,
usati indica che la collezione era composta da re, della sessualità e della guerra, la nudità bitume e lega di
della figura rappresenta, insieme alle armi, rame, h r 2 ,8 cm.
oggetti di diversa origine, e non provenienti
da un unico luogo. tutte e tre le sue prerogative di potere.
Il tesoro di Mari è importante per la no­ Il piccolo nudo d' avorio che accompagna­
stra conoscenza cronologica del mondo an­ va la dea di rame è invece stilisticamente
tico, perché collega la città di Mari nella del tutto diverso [4. 17] . Qui la figura della 4 - 16.
Mesopotamia settentrionale con quella di donna è modellata in maniera naturalistica, e (in basso a sinistra)
Ur a meridione, e consente agli archeologi scolpita a forme tondeggianti per ritrarne la Divinità nuda in
di attribuire al palazzo di Mari (sotto il qua­ femminilità. Grande attenzione è stata pre­ piedi, rinvenuta a
Mari, Siria, Prato·
le fu rinvenuto il tesoro) la stessa datazione stata ai piedini, con piccole dita incise con
dinastico IIIb, 2400·
dei re sepolti nel Cimitero reale di Ur; ma è delicatezza. La figura tiene le mani giunte 2 300 a.e. v. circa.
anche interessante preso nel suo complesso. contro il corpo, sopra la vita: un gesto di pre­ Lega di rame, oro,
Perché gli oggetti furono radunati e sepolti ghiera, a indicare che quella rappresentata è argento, lapislazzuli,
qui? Dov'erano stati realizzati? Erano inte­ una donna mortale e non una dea. Costei non conchiglia e bitume,
porta una tiara a corna, bensi un'elaborata h r r , 3 cm.
si come collezione da usarsi per un'offerta
consacrata, o furono conservati per via del 4 · 1 7·
valore di mercato o d'uso dei loro componen­ (in basso a destra)
ti materiali, da reimpiegarsi magari in altro Nudo femminile in
modo? Si tratta di interrogativi ancora dibat­ piedi, rinvenuto a
tuti fra gli studiosi della Mesopotamia. Mari, Siria, Prato·
Tra gli oggetti del tesoro sepolto di Mari dinastico IIIb, 2400·
2300 a.e.v. circa.
c'è un'aquila dalla testa leonina in oro e lapi­ Avorio, conchiglia e
slazzuli [4. 1 5], che rappresenta il leggendario pasta nera, h 8,4 cm.
uccello Imdugud associato al dio Ningirsu. Il
corpo è intagliato da un unico pezzo di pietra
blu in forma di rapace dalle ali spiegate, con
le piume indicate da linee cesellate, mentre la
testa e la coda, in oro martellato su un nucleo
di bitume, sono applicate al corpo di pietra
con dei fili di rame. L'uccello può esser stato
messo in mostra, o indossato come pendente,
o anche fissato a un altro oggetto per mezzo
dei fori nelle ali e nella coda.
Tra gli oggetti piu interessanti provenienti
dalla stipe di Mari ci sono poi due statuette
di nudi femminili, una fusa in lega di rame
e l'altra intagliata in avorio. La statuetta di
rame rappresenta una dea, identificata dalle
piccole corna sul capo, una tipica insegna di
divinità nell' arte mesopotamica [4. 16] . I ca­
pelli sono placcati d' argento, e l' acconciatura
è fermata da un nastro d'oro tutto intorno
alla testa; gli occhi sono applicati in lapislaz­
zuli. La figura è nuda, in posa frontale con le
braccia alzate, e in origine reggeva certamen­
te qualche oggetto: forse le armi della feroce
dea !nanna (lshtar in accadico) . Il corpo è
reso a geometrie nette che comunicano una

101
CAPITOLO QUARTO LA S U M E R P R O T O - D INASTICA

acconciatura dipinta di nero, e occhi intar­ [4. 18] . Fu scolpita ed eretta dopo la compo­
siati; inoltre, indossa una collana dipinta, e sizione di una disputa confinaria tra Lagash
se ne vede una piccola porzione del fermaglio e la vicina città-stato di Umma: oggetto del
sporgere sotto la nuca. Questa statuetta fu contendere era un lembo di terra che le due
realizzata per essere vista da piu direzioni, città si contesero per anni, fino a che Lagash
giacché tutti i lati, il fronte e il retro sono sconfisse Umma. Della vicenda conosciamo
lavorati con la medesima attenzione, e un solo la versione di Lagash, sia da questa sia
piccolo basamento sotto i piedi indica che da altre iscrizioni superstiti che confermano
andava posata in verticale; si tratta dunque, quanto inciso sul monumento, mentre dai
con ogni probabilità, di un ex voto arante. vinti di Umma ci vengono ben poche noti­
Difficile stabilire se le due statuette siano zie in grado di contraddire le affermazioni di
state fatte a Mari oppure prese nel sud della Eannatum, secondo il quale la sua guerra era
Mesopotamia e portate li; a un certo punto, giusta e appoggiata dagli dèi: vale già il con­
però, furono radunate con gli altri oggetti e cetto per cui la storia la scrivono i vincitori.
sepolte sotto il pavimento della corte del pa­ La stele di Eannatum è in condizioni de­
lazzo. cisamente cattive, essendo stata rinvenuta in
frammenti negli anni Ottanta dell'Ottocen­
to; i frammenti superstiti sono tuttavia suffi­
L 'invenzione del monumento pubblico. cienti a ricostruire una stele piatta e lavorata,
alta circa due metri, dalla sommità circolare,
Tutti noi siamo abituati ai monumen­ e scolpita da entrambi i lati con immagini e
ti pubblici che sorgono nelle nostre città testi rappresentativi di due elementi del po­
a commemorazione di fatti storici, ma è tere, quello militare e quello divino: si tratta
nell' antica Mesopotamia che il monumento qui di una vittoria conseguita a livello terre­
pubblico di carattere storico fa la sua com­ stre, ma anche celestiale. Da un lato c'è una
parsa per la prima volta. Questi monumenti scena di battaglia: nel registro piu alto è ri­
- detti ALAM in sumerico, naru in accadico tratto un Eannatum combattente, armato di
e stele della vittoria nell' accademia moder­ scure da guerra, alla testa delle truppe. I sol­
na - sono, di norma, lastre autoreggenti di dati lo seguono schierati in falange, rappre­
pietra, calcare, basalto o diorite, scolpite da sentati dalla cifra che indica un folto gruppo
tutti i lati e incise con testi in cui appaiono d'uomini, e sono legati tra loro dallo straor­
nomi di regnanti ed eventi storici insieme a dinario compito e dalle dotazioni belliche di
immagini che ne rappresentano vari aspetti. scudi e !ance; le truppe avanzano, molto or­
L'archeologia utilizza tutti questi dati per dinatamente, sopra i corpi dei nemici caduti.
ricostruire le sequenze storiche, le vicende Nel secondo registro Eannatum brandisce
politiche e belliche, i rapporti cronologici tra una lancia e conduce le truppe dal suo coc­
i re e i loro contemporanei, ma questi monu­ chio da guerra; mentre al livello piu basso,
menti hanno anche un'importanza intrinse­ un frammento di stele mostra una scena di
ca: come genere artistico, idea celebrativa e libagione, forse per festeggiare la vittoria
mezzo di creazione della storia, i monumenti dopo la battaglia o per ingraziarsi, prima, il
mesopotamici si situano al principio di una favore degli dèi. Alla sinistra di questa scena
lunga tradizione della quale siamo ancor oggi c'è una pila di cadaveri denudati, e diverse
partecipi. Venivano messi in mostra nelle figure con dei canestri sulla testa che risal­
corti aperte dei templi, negli spazi pubbli­ gono la montagnola di corpi per ricoprirli di
ci della città e persino, in qualche caso, in terra. Dal lato opposto della stele lo spazio è
campi aperti; talvolta però queste stele erano dominato invece da una grande sagoma ma­
anche conservate in interni non accessibili a schile barbuta: si tratta del dio Ningirsu, che
tutti, come i recinti templari. A ogni modo, tiene stretto il rapace dalla testa leonina e la
è chiaro che erano fatti per durare in eterno, mitica rete di Sushgal degli dèi sumerici, una
come evidenziato con chiarezza da molte del­ rete da battaglia che intrappola, sconfitti in
le iscrizioni che sono giunte fino a noi. mano al dio, i nemici morti o morenti di La­
Il piu antico monumento pubblico a noi gash.
attualmente noto, e legato a un preciso av­ La stele di Eannatum è il monumento a una
venimento storico, è la stele di Eannatum di determinata guerra storica, ma anziché limi­
Lagash, talvolta ricordata anche come stele tarsi a farne la commemorazione, costituisce
degli avvoltoi, conservata al Louvre di Parigi anche un accordo contrattuale a terminarla: la

!02
A R T E P E R L ' E T E R N I TÀ

stele proclama infatti la fine delle ostilità e i queste non fanno da illustrazione a quello. Di 4- 18.
nuovi confini geografici, e gran parte dell'i­ nuovo, come nel bassorilievo di Ur-Nanshe e Stele di Eannatum,
scrizione riferisce i giuramenti, ripetutamen­ in altre opere (cfr. p. 83), esiste un bilancia­ da Girsu, Iraq,
Prato-dinastico,
te prestati dal principe di Umma sulle divine mento intenzionale fra testo e immagini, ap­ 2450 a.e.v. crrca.
reti da battaglia, che tali confini non saranno positamente introdotto in un monumento che Calcare, h r ,8 m.
violati. L'iscrizione è incisa per tutto il basso­ aspira a durare in eterno.
rilievo, tra le figure, ovunque ci sia dello spa­ Tra i primi e piu importanti esemplari di
zio non occupato da immagini; e benché testo monumento che combina scrittura e imma­
e figure raccontino la stessa storia, lo fanno gine in m aniera creativa c'è poi la stele di
in modi diversi. Alcuni particolari del lungo Ushumgal, conservata al Metropolitan Mu­
testo narrativo appaiono nelle immagini, m a seum of Art di New York [4. 19] . La stele fu

1 03
CAPITOLO QUARTO L A S U M E R P RO T O - D I N A S T I C A

acquistata nel 1 958 (cioè non rinvenuta a se­ pare sembra parte in causa nella transazione.
guito di scavi) , dunque poco si sa della sua Non è chiaro se la stele registri una donazio­
provenienza archeologica originale e della ne, una vendita o un altro tipo di cessione
sua funzione, tolto quanto si può apprendere di beni, ma l'importanza delle due figure di
dal testo che reca. Si tratta di un blocco di Ushumgal e sua figlia è indubbia: sono loro
gesso a quattro facce, piu largo alla base che gli attori principali in questo trasferimento
in cima, scolpito a figure incorniciate di uo­ di proprietà. Sulle altre facce della stele, a
mini e donne e ricoperto di iscrizioni. Il testo dimensioni piu piccole, sono rappresentate
sumerico attesta una transazione agraria che altre quattro figure, tre uomini e una donna,
include tre abitazioni, campi e bestiame, e a loro volta indicati con nome e professione.
la principale figura rappresentata è un uomo Il testo è scritto su tutto il rilievo, sopra e tra
con barba e capelli lunghi, che indossa un le figure in diversi punti.
gonnellino a frange; proprio sul gonnellino, il Sulla superficie, la stele di Ushumgal in­
testo sumerico lo identifica come « Ushumgal treccia testo e immagini cosi intimamente
sacerdote pab-shesh del dio Shara» (il ter­ che non è facile catalogarla come fonte do­
mine pab-shesh si riferisce a un tipo speci­ cumentale oppure come rappresentazione
fico di sacerdozio), e l'uomo è ritto accanto visiva: lo scopo sembra quello di monumen­
a un edificio, forse un tempio. Di fronte a talizzare ed eternare, per mezzo della scrit­
Ushumgal, sull'altra faccia della stele, c'è in­ tura incisa nella pietra con l'aggiunta delle
vece una donna ritratta di profilo, che indos­ immagini delle persone coinvolte, quello che
sa una veste che le copre la spalla sinistra e ha di base è un negozio giuridico. Affascinante
un recipiente in mano; il testo inciso lungo è anche la coda dell'iscrizione, che ricorda il
un lato della veste la identifica come Shara­ nome di chi l'ha realizzata, « Enkhegal crea­
igzi-Abzu, figlia di Ushumgal, che a quanto tore della stele» : questa firma fa della stele di

4-1 9-
Stele di Ushumgal
(due delle quattro
facce), provenienza
ignota, forse da
Umma, Iraq, Proto·
dinastico I, 2900-
2700 a.e .v. circa.
Alabastro gessoso,
h 2 2 .4 cm.
A R T E P E R L ' E T E R N ITÀ

Ushumgal anche la prima opera storicamente


nota su cui è registrata la paternità, il nome Stile e iconografi a .
dell'artista come creatore. Altre opere coeve
riportano il nome dello scriba autore del te­ Lo stile dei sigilli prato-dinastici del III mil­
sto, ma Enkhegal ci tiene a distinguersi affer­ lennio a.e. v. spazia da forme e linee astratte
mando di essere il creatore della stele. incise con la sgorbia e il trapano a sagome
altamente naturalistiche, modellate con
grande cura nei minimi e piu realistici parti­
Sigilli e sigillature. colari. Sia i sigilli sia le sigillature (le argille
che recano l'impressione del sigillo) sono te­
Il periodo prato-dinastico vede anche una stimonianze fondamentali per la cronologia
sempre maggiore diffusione dei sigilli cilin­ degli strati nel corso degli scavi archeologici
drici, ed è in quest'epoca che cominciamo in quanto, se rinvenuti nel loro contesto ori­
a reperire informazioni sui tagliatori che li ginale, forniscono date affidabili; ma sotto
realizzavano. In uso erano pietre dure come l' aspetto stilistico e iconografico sono anche
l' ossidiana, minerali esotici come il lapislaz­ affascinanti di per sé. Ci trasportano in un
zuli, ma anche pietre piu morbide come il mondo di immagini che ci offre uno scorcio
marmo, la calcite, il serpentino e la steatite. di mitologia e religione, come anche di attivi­
Il Prato-dinastico III tende a preferire il lapi­ tà quotidiane e in qualche caso rituali.
slazzuli, il cui utilizzo però si riduce piu tar­ Tra le scene figurative sui sigilli di questo
di, a causa dell'attenuazione dei contatti con periodo troviamo file di animali da cortile,
l'unica fonte di approvvigionamento del mi­ ma anche scene mitiche di combattimenti
nerale nota nell'antichità, la regione del Ba­ tra eroi e bestie, comprese fiere e creature
dakhshan nel nord dell'Afghanistan. Lime, soprannaturali [4.20] . Queste scene di lot­
sgorbie e trapani erano già in uso nel IV e III ta, alcune delle quali corredate dal nome del
millennio a.e. v. , e giunti al Prato-dinastico proprietario del sigillo, descrivono un fregio
III riscontriamo anche il primo uso del ter­ orizzontale continuo di eroi nudi, lungocri­
mine sumerico che designa l'intagliatore di niti e collegati tra loro, che si battono contro
sigilli (BUR GUL) . I tagliasigilli lavoravano leoni e altre creature possenti in momenti
certamente a stretto contatto con gli scribi concatenati che appaiono uniformemente
per l'aggiunta di iscrizioni, e alcuni potreb­ distribuiti lungo lo spazio compositivo del
bero aver scritto in proprio; sembra inoltre sigillo. Nelle fasi iniziali del Prato-dinastico
che lavorassero in gruppo, giacché un de­ I e II la composizione è regolare e continua,
terminato stile di bottega, o la mano di un senza spazi vuoti sullo sfondo; nel Prato­
certo intagliatore sono talvolta riconoscibili dinastico III assistiamo invece a una dilui­
in parecchi sigilli. Le immagini trasferite, zione del canovaccio, con gruppi chiusi di
impresse sulla creta per sigill are oggetti che eroi impegnati nel combattimento infram­
viaggiavano in lungo e in largo, recipienti mezzati da spazi aperti, e con le iscrizioni
e contenitori, si propagarono oltremodo, e recanti il nome del proprietario del sigillo 4 .:zo.
possono essere viste come la forma d'arte piu nettamente separate dal resto della compo­ Sigillo cilindrico
diffusa dell'età del Bronzo. sizione [4. 23 , p. 1 07] . di Ishma-ilum,
principe di Kisik,
proverùenza ignota,
Proto·dinastico IIIa,
2450 a.e.v. circa.
Lapislazzuli, h 3, 7
cm.

Un eroe nudo dalla


lunga chioma tiene
stretti due leoni per
le zampe posteriori,
cosi da proteggere
il gregge dalle belve
feroci. C ' è poi
un'iscrizione sopra
due animali mitici,
un toro barbuto
reclinato e un rapace
dalla testa di leone.
CAPITOLO QUARTO LA S U M E R PRO T O - D I N A S TI C A

Intaglio e uso dei sigilli

I sigilli cilindrici erano solitamente realizzati in si tagliava solo la pietra; è assai probabile che
pietra, con occasionali deviazioni verso creta, dobbiamo a questi artigiani e alle loro officine
ceramica, conchiglia, avorio e persino legno [4. 2I]. l'invenzione tutta umana di nuovi materiali, come
Venivano intagliati a forma di piccoli rocchetti con il vetro e la ceramica.
un foro centrale, per mezzo di utensili di selce e Le sigillature su creta trovate presso gli scavi
di rame, e levigati con abrasivi come il quarzo o archeologici recano le immagini dei sigilli stessi,
lo smeriglio - quest'ultimo importato forse dalle stampigliate allo scorrere del sigillo, anche
isole Cicladi, arcipelago greco nel mar Egeo - per quando quest'ultimo non sopravvive. Di questi
poi essere finiti al tornio. Per il taglio si usavano pezzi si studiano anche il rovescio, dov'è rimasta
dei trapani, ma i particolari del disegno venivano l'impronta dell'oggetto su cui era stata posta
realizzati con arnesi a mano, per esempio il la creta sigillante, che è un'ottima fonte di
bulino o la gradina con diversi spessori. All'inizio informazioni su elementi che sarebbero altrimenti
del II millennio a.e. v. gli intagliatori di sigilli irrintracciabili nella testimonianza archeologica:
incrementano l'uso del trapano ad arco e della sega tra i casi piu comuni, le impronte di grana di legno,
circolare, ma non ci sono prove dell'esistenza di funi ritorte, colli di recipienti e stuoie intrecciate,
lenti d'ingrandimento. Da testi antichi ed evidenze a rivelarci che i sigilli venivano anche impressi su
archeologiche sappiamo invece che i tagliasigilli spaghi e corde e avvolti intorno a maniglie o pioli
lavoravano in gruppo, riuniti in botteghe dove i per chiudere l'ingresso a un determinato ambiente
piu anziani formavano apprendisti, e dove non [4.22].

4-2I .
Realizzazione di un
sigillo cilindrico:
il sigillo viene
intagliato da un
blocchetto di pietra,
perforato al centro,
levigato sull'agente
abrasivo e infine
inciso con il bulino.

4- 2 2 .
Esempi d'uso d i
sigilli, da sinistra a
destra: sacco legato
con lo spago e poi
sigillato; cassetta
di legno; recipiente;
chiudiporta, tutti
sigillati con creta e
impressi con sigilli
in pietra.

106
A R T E P E R L ' E T E R N I TÀ

I soggetti dei sigilli di quest'epoca mostra­


no una grande creatività, sia nell'iconografia
animata scolpita in scala miniaturizzata, sia
nella raffigurazione di un mondo fantastico
di creature ed eroi mitologici [4. 24] . Eroi
nudi e creature soprannaturali, metà uomo e
metà toro, lottano contro uri, leoni rampanti
e altre fiere; talvolta è difficile distinguere
le creature naturali da quelle mitiche, data
la coesistenza di animali dal comportamen­
to umano e di figure antropomorfe con parti
4-23-
bestiali, capre con due teste e figure maschili
le cui estremità si dividono a formare altre Sigillatura di
Eannatum di
coppie di animali grazie a un potenziale di Lagash, dal
metamorfosi apparentemente infinito. In fabbricato civile
queste immagini l'ordine del mondo e il di­ C, Prato-dinastico
vario tra natura e cultura vengono sciente­ I I I a, 2450 a.e. v.
mente confusi e superati, e benché non si sia Questo frammento
d ' impressione da
piu in grado oggi di individuare la specifica sigillo su creta, di
leggenda o storia che le scene di lotta raccon­ stile completamente
tano, certamente se ne può arguire qualcosa modellato,
della visione, da parte dei Sumeri, dell'or­ rappresenta
dinamento naturale. Ancor piu stupefacenti una scena di
competizione tra
sono le soluzioni escogitate dagli intagliatori
un eroe e un mitico
di sigilli per adattare questa complessa icono­ uomo-toro sotto
grafia alle esigenze decorative dei blocchetti l ' iscrizione regale.
cilindrici: le composizioni di creature rappre­
sentate in maniera decisamente stilizzata, e I sigilli dovevano essere distinti e persona­
talvolta propriamente astratta, ricoprivano li, data la loro funzione di marchi istituzio­
l'intera superficie del sigillo in modo da for­ nali e firme private; per questo gli intaglia­
mare un fregio continuo di densità uniforme. tori dell'epoca operavano un gran numero
In questo modo, quando veniva impresso di variazioni sul tema. Nel lungo corso delle
sulla creta umida, il sigillo andava a svelare città-stato sumere gli stili e i metodi d'in­
uno splendido disegno orizzontale senza al­ taglio attraversarono molti cambiamenti:
cun vincolo di cornice o termine delle scene, nell'ultima fase del Prato-dinastico gli scul­
cosicché qualunque numero di giri del sigillo tori favoriscono un intaglio piu profondo, e
avrebbe dipanato un piacevole continuum di cominciano a rappresentare le figure con una
ripetizioni ritmiche coerenti. modellazione dei corpi piu arrotondata. Le

4-24-

Sigillatura di
Mesanepada di Ur,
Prato-dinastico IIIb,
2400-2 350 a.e. v.
circa. L' eroe nudo
dalla lunga chioma
si batte contro i
leoni per proteggere
gli armenti. Sotto
l' iscrizione c'è un
gruppo di altri eroi
nudi, forse nell' atto
di danzare.

! 07
CAPITOLO QUARTO L A S U M E R P RO T O - D I N A S T I C A

creature nelle predilette scene di combatti­ generazioni. Di uno tra gli ultimi sovrani
mento animale sono strettamente allacciate dell'impero assiro, Esarhaddon (r. 68o-669
in composizioni verticali, pur continuando a a.e.v.), si sa che utilizzò un sigillo vecchio
svolgersi nella splendida e creativa soluzione di oltre cinque secoli per firmare un trattato
del concatenamento privo di vincoli che fi­ politico con uno stato straniero vassallo; ma
nirà con l'influenzare tutta l'arte del mondo un sigillo ce l' avevano tutti, uomini e donne,
antico. re e regine e addirittura dèi e dee, conservato
Anche la scena di banchetto in due registri nei rispettivi templi o indossato dalle relative
che compare sul sigillo di Puabi proveniente statue di culto .
dal Cimitero reale di Ur [4.25] è tipica delle Le tavolette iscritte del periodo prato­
incisioni del Prato-dinastico. Queste rappre­ dinastico, invece, non sono firmate con si­
sentazioni, probabilmente legate a conviti gilli: l' abitudine esiste nella precedente era
funebri, rappresentano re e regine, forse in­ di Uruk e torna poi in grande evidenza nelle
sieme a sacerdoti e sacerdotesse, che bevono prassi di scrittura mesopotamiche successi­
un tipo di birra densa da bicchieri conici op­ ve, ma per gran parte del III millennio a.e.v.
pure, con la cannuccia, da grandi recipienti sembra che scrittura e sigillatura costituisse­
posati a terra. Sia i combattimenti tra eroi e ro forme distinte di comunicazione e rappre­
animali sia le scene di banchetto ricorrono in sentazione. Il modo in cui le immagini tra­
altre espressioni figurative del tempo, ma il smettono contenuto è significativo, all'epoca
significato preciso di quest'iconografia rima­ essendosi ormai evoluto in un complesso si­
ne nebuloso. Nella Mesopotamia settentrio­ stema iconografico; ma è forse ancor piu im­
nale - a Mari (l'odierna Tell Hariri) , Nagar portante rilevare il profondo cambiamento
(l'odierna Tell Brak), Shehna (l'odierna Tell per cui la scrittura diventa una tecnologia co­
Leilan) e altrove - si sono rinvenuti diversi municativa del tutto autonoma. Tuttavia, il
tipi di iconografie e stili scultori locali, usati rapporto dialettico tra parole e immagini già
nello stesso periodo di quelli piu comuni nel­ presente a Uruk prosegue nelle opere dell'ar­
la parte meridionale della regione e giunti al te monumentale e negli oggetti votivi, come
nord per diverse vie, sui sigilli stessi o sulle per esempio si vede in monumenti quali la
sigillature apposte ai recipienti in transito. stele di Eannatum di Lagash e nelle numero­
Fra i temi locali troviamo quello del cocchio se offerte di dimensioni piu piccole, poste nei
tirato da asini o onagri: questo particolare templi da privati cittadini, che funzionavano
iconografico era forse legato all'allevamento principalmente grazie a questa combinazione
di questi equidi, attività da cui dipendeva di parola e immagine convergenti in un unico
l'economia del nord della regione. oggetto.
I sigilli erano strumenti amministrativi Poiché si tratta di manufatti in pietra pre­
con funzioni economiche e giuridiche, come ziosa, e finemente lavorata con immagini e
sottolinea gran parte degli studi su questi ma­ testi misteriosi e ancora tutti da decifrare, i
nufatti, e al tempo stesso anche molto di piu. sigilli hanno sempre esercitato un grande fa­
Nel Prato-dinastico i sigilli diventano oggetti scino e venivano ampiamente collezionati, in
personali, strettamente legati all'identità dei Europa, da ben prima che gli antiquari ca­
rispettivi proprietari, aspetto funzionale che pissero che cos'erano veramente. Il filosofo
nelle fasi successive della storia mesopotami­ italiano Francesco Bianchini inserisce, nella
ca si farà ancor piu significativo; quando si sua Storia universale pubblicata nel 1 697, l'il­
arriva ad attribuirgli la facoltà di protegge­ lustrazione di un sigillo neo-babilonese del
re il proprietario, il sigillo comincia a essere VI secolo a.e.v. e di due altri sigilli del Vicino
indossato come un monile e a venir accredi­ Oriente antico; anche il volume Gemmae se­
tato di capacità apotropaiche, sia nella scel­ lectae antiquae, dato alle stampe nel 1 703 ad
ta dell'iconografia sia, piu ancora, in quella Amsterdam dal collezionista olandese J acob
della pietra utilizzata. Da tardi testi mesopo­ de Wilde, include alcuni sigilli mesopotami­
tamici sappiamo che il lapislazzuli conferiva ci, come se ne trovano pure nella collezione
potere e benevolenza divina, che il cristallo di antichità greche di proprietà dell' antiqua­
di rocca richiamava stima e buona sorte, e la rio scozzese William Hamilton e venduta nel
nefrite procurava grandi favori dagli dèi. 1 77 2 al British Museum di Londra.
I sigilli diventano quindi talismani e amu­
leti, vengono ereditati come cimeli famiglia­
ri e talvolta riutilizzati e re-incisi per molte

I08
A R T E P E R L ' E T E R N I TÀ

Il Prato-dinastico durò 550 anni, per con­ 4· 2 5.


cludersi quando il re accadico Sargon (2334- Sigillo cilindrico della regina Puabi, proveniente
2279 a.e. v.) unificò la regione. Con la fine da Ur, Iraq, Prato-dinastico llla, z6oo a.e.v.
Lapislazzuli, h 4,9 cm.
di quest'era ebbero luogo molti importanti
mutamenti politici; tuttavia, la Sumer prato­
dinastica vide innovazioni nella scultura,
nell'architettura e nell'incisione di sigilli che
formarono la base degli sviluppi che sarebbe­
ro seguiti, come vedremo nel capitolo v.

109
Capitolo quinto

L 'arte della dinastia accadica

p. n 3 Monumenti regali e potere sovrano

n5 Ritratto e identità: l'immagine regale


n6 • I L PERITO E L ' ARCHEOLOGO

1 19 • LA FUSIONE A CERA PERSA

122 L'assalto alle immagini


1 25 Donne di stirpe regale
126 Opere non regali

1 26 Architettura

1 28 Sigilli cilindrici
1 29 Cronologia e iconografia

Testa di re, da Ninive, Iraq, 2 2 50 a . e.v. Bronzo


o lega di rame, h 35 cm (cfr. 5.3 ) .
ARTE DELLA DINASTIA ACCADICA, 2 3 34-2 1 54 A . E . V .

Regnanti S argon d i Akkad detto il Grande, r . 2 3 34- 2 2 7 9 a.e.v.

Manishtushu, figlio di S argon, r. 2 269-2255 a.e.v.

Naram-Sin, nipote di S argon, r. 2 2 54- 2 2 1 8 a.e.v.

Centri principali Agade, capitale della dinastia accadica

Maggiori centri urbani: Nagar (oggi Tell Brak), Urkesh (oggi Tell Mozan),
Shehna (oggi Tell Leilan), Kish, Ur, Sippar, Susa, Assur, Tell Asmar (antica
Eshnunna) , Khafaje (antica Tutub)

Fatti ed eventi L' accadico diviene una lingua ufficiale insieme al sumerico
notevoli L'espansione accadica (dall'Iran occidentale al Mediterraneo) dà vita al primo
impero della storia

Opere d'arte Disco di E nkheduanna


importanti Statua in diorite di Manishtushu

Testa di re accadico

Stele di N aram-Sin

Novità tecniche S i inventa il metodo della fusione a cera persa, utilizzato per la statuaria in
o stilistiche metallo di grandi dimensioni

in campo artistico Sorge un grande interesse per la verosimiglianza scultoria

Si scolpiscono e si collocano sempre piu monumenti commemorativi sia in aree


sacre, sia in spazi pubblici civili

TURCHIA

J
IRAN
Nell'era della dinastia accadica, sotto il comprese dagli storici rispetto a quelle di ere
regno di Sargon di Akkad (2334-2279 a.e.v.) precedenti, e perciò forniscono informazioni
e poi dei suoi successori, l'arte visuale co­ piu sostanziali sul periodo; in linea genera­
mincia a ricercare stili scultori e particolari le, a questo punto cambia anche la lingua dei
sempre piu naturalistici, uno sviluppo che testi e delle attività di scrittura. La dinastia
riscontriamo in tutti i generi rappresentati­ accadica proveniva dalla parte settentrionale
vi. Come leggeremo nel presente capitolo, della Babilonia, dove si parlava l' accadico,
benché stele e monumenti scolpiti siano già lingua semitica; nel sud l'idioma prevalente
in uso dal periodo di Uruk, questa nuova era invece il sumerico, che non è imparentato
epoca vedrà la realizzazione e collocazione con il ceppo semitico, né con quello indoeu­
di molti piu monumenti regali, sia in spazi ropeo, né con nessun altro gruppo linguistico
pubblici sia in aree consacrate; inoltre, pa­ ancor oggi in uso. E sebbene in questa cultu­
rallelamente all'evoluzione nella scultura di ra, bilingue nei fatti, il sumerico e l' accadico
stele in pietra, si comincia a creare statuaria avessero sempre convissuto, l' accadico divie­
metallica di grandi dimensioni con il metodo ne ora la lingua dominante: adotta la scrittura
della fusione a cera persa, una tecnica me­ cuneiforme, originariamente inventata per il
tallurgica innovativa che qui viene impiegata sumerico, usandola per le proprie forme sil­
per la prima volta nella storia dell'arte. labiche e grammaticali e trasformandola in
Sargon di Akkad, di cui l'antica tradizio­ quella che diverrà nota come scrittura acca­
ne successiva narra che fu coppiere del re di dica, utilizzata dalla nuova amministrazione.
Kish, era di nascita e origini umili: trovato Al tempo stesso, popolazioni e governanti
lattante in una cesta a galla su un fiume, egli locali continuano a utilizzare il sumerico per
è però destinato a divenire il fondatore della i propri scopi, specie nei testi letterari, acca­
potente dinastia accadica. Consolidò dappri­ demici e religiosi.
ma il proprio potere in Mesopotamia meri­
dionale, riunendo sotto la propria autorità
tutte le città-stato sumere indipendenti e am­ Monumenti regali e potere sovrano.
ministrando la regione dalla recente capitale
di Agade; dopo di che, per mezzo di campa­ Di Sargon, i testi antichi raccontano i mi­
gne militari senza precedenti per estensione, steriosi natali e l' ascesa al potere. Una tra le
lui e i suoi discendenti allargarono il dominio leggende sulla sua nascita lo dice figlio di una
accadico su una vastissima porzione del Vici­ sacerdotessa, che lo concepisce e partorisce
no Oriente, dalla Mesopotamia all'Anatolia, in segreto; quindi lo adagia in una cesta di vi­
l'Arabia, l' Iran e a occidente addirittura fino mini resa impermeabile con un rivestimento
a Cipro nel mar Mediterraneo, conquistando di bitume, e sospinge la cesta sul fiume. Li
quelli che i testi descrivono come i tre quarti un semplice acquaiolo, o giardiniere, trova il
del mondo e creando ciò che si è giunti a de­ neonato e lo alleva come figlio adottivo fino
finire il primo impero della storia: la dinastia a che la dea I shtar lo nota e gli conferisce la
accadica durò un secolo e mezzo, dal 2 3 34 al dignità regale. Nel fondare la dinastia, Sar­
2 1 9 3 a.e.v. gon assume il nome di regno Sharru-kin, che
Le fonti scritte di quest'epoca mesopo­ significa «il re è legittimo»; i suoi successori
tamica sono sia piu numerose, sia meglio assumono anche il titolo di re di Kish, che in

1 13
CAPITOLO QUINTO

SOVRA N I D I A G A D E

SARGON s p . Tashlultum

2 334- 2279 a.e.v.

l
l l
l�
RIMUSH MANISHTUSHU

2278-2270 a.e.v.
""'
2269-2255 a.e.v.
[:
l
-·· -

NARAM-SIN
Albero genealogico n
dei principali sovrani 225 4-2 2 1 8 a.e.v. �
accadici. Secondo
la Lista Reale
sumerica, si tratta
l
di una famiglia di SHAR-KALI-SHARRI
regnanti cittadini 2 2 1 7-2 1 93 a.e.v.
che esercitarono la t•
sovranità su Sumer e
Akkad.

epoca prato-dinastica veniva usato per desi­ un'iscnz10ne: nota come stele della vittoria
gnare il primo tra pari, ma che nell'era ac­ di Sargon [5. x], si tratta di un blocco oblun­
cadica giunge a significare « re del mondo ». go dai lati arrotondati, ricavato da un masso
Sargon diventa cosi il monarca fondatore di di diorite e solo minimamente sagomato. La
una dinastia nuova, dotata non solo di una stele ospita un fregio ordinato e continuo,
nuova lingua dominante e di una nuova ca­ scolpito in rilievo a registri separati, dei quali
pitale, ma anche di una inedita forma di au­ solo due sopravvivono. Sul registro inferiore,
torità e dignità regale, di un potere sovrano re Sargon guida una teoria di uomini: i guer­
che nel precedente sistema delle città-stato rieri in marcia, ritratti di profilo, seguono i
prato-dinastiche non era mai esistito. Qua­ contorni scabri del blocco adattandosi alla
lunque cosa dicano le leggende - alcune delle sua forma e lo circondano tutto, in fila in­
quali scritte ben dopo la sua morte - è chiaro diana con i piedi sulla medesima linea di fon­
che Sargon divenne un sovrano assai poten­ do, metodo che abbiamo già visto utilizzare
te, un comandante militare e un re guerrie­ fin dai rilievi sul Vaso di Uruk (cfr. p. 47).
ro. Si è scritto che « 5400 uomini desinavano Il sovrano, alla testa del corteo, è identifi­
ogni giorno in sua presenza», il che sembra cato dall'iscrizione appostagli sopra il capo,
implicare l'esistenza di un esercito al servizio la quale si limita a dire « Sargon il re» come
permanente del sovrano, che sarebbe il pri­ se questa affermazione della sua autorità ba­
mo nel suo genere. stasse a sé stessa. Sebbene la parte inferiore
Dall'antica tradizione letteraria meso­ del rilievo, in questo punto, sia danneggiata,
potamica appare evidente che Sargon si sia riusciamo comunque a vedere il re nella sua
ricostruito un'identità, e che quell' identi­ veste adorna di nappe e con i lunghi capelli
tà sia stata creata e formulata sia nelle sue intrecciati, raccolti in crocchia e tenuti a po­
immagini regali sia nei suoi monumenti: da sto da una tiara. Sia i capelli folti sia la barba
questi ultimi si ricava piu l'immagine del re lunga ne sottolineano la forza virile, mentre
guerriero che quella del sovrano pacifico e la testa si spinge oltre la cornice del registro
devoto, maggiormente sottolineata nell' arte superiore, cosicché egli rompe di fatto gli ar­
prato-dinastica. gini assegnatigli; nella mano destra regge una
Tra le opere scultorie che ci vengono mazza da battaglia, che è anche uno scettro
dall'epoca del regno di Sargon ce n'è una, del potere. Dietro di lui, gli ufficiali del suo
per quanto danneggiata, che riporta l'imma­ seguito indossano pesanti mantelli che co­
gine del sovrano in persona, identificato da prono una spalla, e brandiscono le armi; la

I I4
L ' A R T E D E L L A D I N A S T I A A C C A D I CA

prima figura dietro Sargon sembra reggere dell' artista, che costituisce l'elemento chiave
un ombrello parasole per il re. Dato l'abbi­ della scultura accadica. La scura pietra di dio­
gliamento, sfarzoso ed elegante, possiamo rite usata per la stele di Sargon si distingue
ipotizzare che si tratti di dignitari e non di per la superficie densa e splendente. Veniva
una schiera di coscritti; dal re differiscono importata in Mesopotamia dall'Oman, re­
per l'acconciatura, e perché privi di barba. gione sulla costa sudorientale della penisola
Il fregio superiore è spezzato proprio al araba, alla bocca del Golfo Persico; per il suo
centro, ma si distingue la parte inferiore di esotismo e valore diviene la prediletta per le
una fila di prigionieri di guerra nudi e con sculture monumentali della dinastia accadi­
i polsi legati, sospinti in avanti da soldati ca, e continuerà a essere legata ai monumenti
accadici in gonnellino da battaglia. Dall'al­ regali delle epoche successive, fino al n mil­
tro lato del blocco, altri soldati percuotono lennio a.e. v. L'espansione militare accadica
dei prigionieri crollati a terra; la nudità pri­ permette poi l' acquisizione di altri materiali
va questi ultimi della forza di agire e anche preziosi da terre piu lontane che mai, tra cui
dell'identità di soldati, mentre nel registro metalli e pietre che vengono utilizzati dalle
inferiore cani e avvoltoi girano intorno a arti visive della dinastia; al tempo stesso, i
quelli che sono certamente i cadaveri dei ca­ viaggi verso mete assai distanti favorisco­
duti. I cani hanno le orecchie a punta e corte no il commercio pacifico con altri paesi, e i
code arricciate, e sembrano piu cani da cac­ porti di Akkad diventano tappe obbligate di
cia addomesticati che bestie selvatiche. Sotto mercanti forestieri che vengono a scambia­
questa scena frammentaria si è parzialmente re merci. Un'iscrizione risalente al regno di
conservata un'iscrizione che registra una vit­ Sargon ci informa che nella parte meridio­
toria militare. nale della Babilonia attraccavano molte navi
Il bassorilievo è scolpito con particolare salpate dall'Oman e venute a commerciare
enfasi sulle forme tonde, e i particolari cor­ materie prime e manufatti.
porei sono resi con incisioni nette, per esem­
pio nella zona delle ginocchia: vediamo qui
gli inizi della propensione a rappresentare il Ritratto e identità: l'immagine regale.
corpo umano in maniera realistica e anatomi­
camente corretta, la quale indica a sua volta Tra i risultati artistici piu notevoli della
l'attenta osservazione della natura, da parte dinastia di Akkad annoveriamo le statue rea-

j.I.
Stele della vittoria di
Sargon, Susa, Iran,
2 300 a.e. v. circa.
Diorite, h 91 cm.

II5
CAPITOLO QUINTO

Il perito e l' archeologo

Le opere dell' arte antica possono essere studiate che può essere d'aiuto nella datazione di oggetti
per le nozioni estetiche e storico-sociali che e insiemi di oggetti, e che non è dissimile dal
forniscono riguardo al passato; le si studia modo in cui l' archeologo utilizza le sagome, le
inoltre per stabilire criteri di datazione, e in tecniche di manifattura e i manufatti in ceramica
questo senso sono d'ausilio alla conoscenza per determinare le sequenze cronologiche di uno
archeologica. Ma l'archeologia sul campo utilizza scavo. Gli storici d'arte antica, tuttavia, devono
anche l'osservazione visiva diretta, che è un sempre tener presente che l'opera d'arte può essere
metodo da storici dell'arte. La stele di Sargon utilizzata e sopravvivere per molte generazioni, se
(cfr. p. I I 5), per esempio, ci racconta la politica non addirittura per centinaia e centinaia d'anni:
del periodo, ma anche le forme di scultura e gli questo significa che il rapporto fra la datazione
usi monumentali sorti all'epoca: per i particolari di strati archeologici e opere d'arte è piuttosto
del bassorilievo, e per il modo in cui sono diverso dalle prassi di datazione delle ceramiche
rappresentati i dignitari alle spalle del sovrano, nell' archeologia pratica. La sfida è dunque quella
sia le une sia gli altri continuano una tradizione e a considerare l'opera d'arte nel contesto della
al tempo stesso danno prova dei nuovi standard sua creazione, ma anche la sua vita tecnica e la
di scultura. L'osservazione ravvicinata delle storia della sua ricezione che, come per le opere
ciocche di capelli che si irraggiano dalla sommità d'arte di oggi, di norma durerà ben piu a lungo
del capo e terminano in riccioli sulla fronte e della generazione in cui l'opera è stata creata.
sulla nuca è un esempio di datazione tramite Anche per questo motivo il contesto archeologico
perizia; statue a tutto tondo dello stesso periodo riveste un'importanza enorme: può dirci qualcosa
esibiscono il medesimo approccio alla testa della realizzazione o della produzione originale
maschile [5.2] . Questa maniera di rappresentare i dell'opera d'arte, ma anche di come quella stessa
capelli pettinati in avanti a partire da un centro è opera era considerata dai popoli dell' antichità.
una novità del periodo accadico; eminentemente
diversa da quella vigente nel Prato-dinastico,
proprio per questa ragione è un eccellente
marcatore diagnostico, stilistico o visuale, delle
opere accadiche se considerate al di fuori del
loro contesto archeologico originale e prive di j.2.
iscrizione che ne possa stabilire la data. Il perito Testa, Susa, Iran, 2 2 7 0 a.e .v.
effettua dunque un'analisi visiva ravvicinata Diorite, h 6, 7 cm.

u6
L ' A RT E D E L L A D I N A S T I A A C C A D I C A

5 -J .
Testa di re, da
Ninive, Iraq, 2250
a.e.v. circa. Bronzo
o lega di rame,
h 35 cm.

lizzate in rame legato - una forma primitiva to. L'individuazione precisa del sovrano è
di bronzo - con il metodo della fusione a cera impossibile, ma in base ai particolari di stile
persa (cfr. box a p. 1 1 9) , di cui la testa di re è possibile che si tratti di Manishtushu, figlio
rinvenuta nel 193 1 presso il tempio di Ishtar di S argon e fondatore del tempio di Ishtar a
a Ninive, nell'Iraq settentrionale, è uno Ninive, o di uno dei re che gli succedettero:
splendido esemplare [5.3]. Con ogni probabi­ magari il potente Naram- Sin, di cui Sargon
lità la testa faceva parte di una figura intera era il nonno. L'eccellenza dell'esecuzione
del sovrano, forse in combinazione con altri indica che la testa fu realizzata nella fase di
materiali a formare il corpo e l' abbigliamen- pieno sviluppo dell'arte accadica, spesso de-

1 17
CAPITOLO QUINTO

finita « Accadico classico » e chiaramente ri­ le primissime immagini dell' autorità, quelle
scontrabile nelle incisioni su sigillo dell' epo­ dei re-sacerdoti del periodo di Uruk, mostra­
ca (cfr. p. I 29) e nella statua di Manishtushu no un forte senso di continuità artistica.
trovata a Susa [5.6, p. 1 20] . Alla scoperta della testa del re in lega di
La splendida testa gettata in bronzo riu­ rame, l' archeologia non aveva ancora stabili­
nisce in sé il naturalismo accadico della rap­ to se la raffinata tecnica della fusione a cera
presentazione - notevole non solo per l'an­ persa potesse davvero esser stata già nota e
tichità, ma per tutta la storia dell'arte - e usata nel III millennio a.e.v. , per cui si pensò
un dettagliatissimo gioco di motivi. L'ideale che l'opera dovesse appartenere a un'epo­
fisico della mascolinità e regalità accadica è ca molto successiva. Tuttavia, la datazione
sottolineato dall' acconciatura intrecciata, ri­ di questa tecnica è stata confermata negli
torta intorno al capo e fermata da un diade­ anni Settanta del xx secolo dal rinvenimen­
ma posato sulla fronte, sopra le onde smerla­ to, durante la posa di una strada nei pressi
te dei capelli. Gli occhi, che non sono giunti della città di Bassetki in Iraq, della statua a
fino a noi, erano originariamente realizzati grandezza quasi naturale, realizzata in lega
in un altro materiale, molto probabilmente di rame a cera persa, di un giovane seduto
conchiglia oppure avorio, con un'applicazio­ [5.4] . La statua rappresenta il corpo di un
ne di lapislazzuli a rendere le pupille scure. giovane, seduto su un basamento rotondo,
La sagoma principale della testa è fusa a cera nell' atto di reggere la parte inferiore di quel
persa, e i particolari sbalzati sono stati ag­ che potrebbe essere l' asta di un vessillo; il
giunti a cesello; i motivi uniformi di barba e giovane è nudo salvo che per una cinta le­
capelli ricci fanno risaltare la levigatezza del­ gata intorno alla vita e chiusa con un nodo
le labbra e del viso, finemente lavorati con laterale ornato di nappine. Sfortunatamente
proporzioni precise e dettagli naturalistici, la parte superiore del corpo è andata perdu­
e l'intera testa comunica una serena maestà. ta, ma ciò che resta della parte inferiore è
La complicata acconciatura regale rievoca modellato con grande sensibilità in uno stile
5 -4- esempi precedenti, in particolare l'elmo d'o­ assai naturalistico, e per com'è rappresenta­
Vessillifero nudo, da
ro martellato di Meskalamdug di Ur [4.6, to rivela l'attenta osservazione della musco­
Bassetki, Iraq, 2 2 54-
2 2 1 8 a.e.v. Lega di
p. 92] e alcune immagini scolpite di regnan­ latura di cosce e polpacci che è una marca
rame, diametro del ti prato-dinastici, per esempio Eannatum di stilistica della scultura di epoca accadica. I
basamento 67 cm. Lagash e Ishqi-Mari di Mari: questi echi del- particolari iconografici rimasti ci dicono che
l'eroico giovane nudo è una figura tutelare,
simile a quelle presenti sui sigilli cilindrici
dell'epoca e di norma rappresentate con lun­
ghe chiome e barbe arricciate, in ginocchio,
e intente a reggere vessilli d'ingresso, come
sul sigillo in diaspro rosso oggi conservato al
Metropolitan Museum of Art [5• 17, p. 1 32].
La statua di Bassetki è seduta su un ba­
samento rotondo, perfettamente conservato
insieme alla relativa iscrizione. Il testo, or­
dinatamente inciso su un pannello rettango­
lare davanti alle gambe dell'eroe, ci dice che
Naram-Sin aveva conseguito nove vittorie in
un solo anno, e che il popolo di Agade aveva
costruito un tempio al re, ormai divenuto un
dio. Di li in poi il nome di Naram-Sin si ritro­
va sempre scritto con il determinativo divino,
un segno usato nella scrittura accadica per
indicare il nome delle divinità. Giacché la fi­
gura eroica è quella del vessillifero, che nelle
incisioni su sigillo compare spesso a coppie
o a gruppi, possiamo ipotizzare che la statua
di Bassetki fosse parte di una coppia, se non
di una molteplicità, di statue poste accanto a
ingressi, soglie e altri luoghi carichi di signi-

u8
L ' A RT E D E L L A D I N A S T I A A C C A D I C A

---�·----------

La fusione a cera persa

La fusione a cera persa è una tecnica scultoria che stampo di terracotta [7] e si segano gli sfiatatoi:
di norma si associa alla Grecia classica, ma che adesso l'oggetto si può levigare e considerare finito
di fatto nasce nel Vicino Oriente antico durante [8]. In queste prime fasi, il materiale utilizzato
il rv e m millennio a.e. v. : conquista tra le pili era al 98 per cento rame senza stagno né piombo
importanti nella storia della tecnologia e dell' arte, - talvolta aggiunti in epoca classica - e legato invece
permette di realizzare opere in lega di rame e in con arsenico e nichel, insieme a ferro e cobalto.
bronzo di grandi dimensioni, che risultano tuttavia Per questo viene definito « lega di rame» anziché
piu leggere e facili da modellare rispetto alla bronzo, essendo quest'ultimo una lega composta da
fusione a stampo pieno. Il metodo [5.5] richiede rame per nove decimi e stagno per un decimo.
in primo luogo la creazione di un modello con In epoca accadica la fusione a cera persa veniva
l'anima d' argilla [1], ricoperto da uno spessore utilizzata per imponenti sculture a tutto tondo di
di cera modellata [z] e provvisto di sfiatatoi [3] . grandi dimensioni, tra cui la testa di re a grandezza
Tutto il modello viene poi ricoperto di creta (a naturale scoperta a Ninive [5.3, p. 1 1 7] e la
creare una « tonaca» o « camicia») [4], rinforzato statua di Bassetki [5.4] . Di quest'ultima si stima
con chiodi di sostegno, e infine cotto in forno. Il che pesasse, nelle condizioni originali, oltre zoo
fuoco scioglie la cera, che cola via dagli sfiatatoi chilogrammi. Queste opere mesopotamiche sono
inseriti sullo stampo in creta [5] ; a questo punto le primissime sculture cave di grandi dimensioni
si versa il metallo nello stampo, dove gli sfiatatoi giunte a noi dal mondo antico; le prime opere
ne agevolano il flusso uniforme e permettono analoghe provenienti dall' Egitto datano dal Medio
la fuoruscita dell' aria e dei gas, in modo che la Regno (prima metà del 11 millennio a.e.v.) e quelle
lega possa raggiungere tutte le parti dello stampo greche dal vr secolo a.e.v. , e sono dunque ben piu
stesso [6] . Dopo il raffreddamento si asporta lo tarde rispetto a quelle del Vicino Oriente.
5·5· Il metodo della fusione a cera persa.

119
CAPITOLO QUINTO

ficato simbolico: gli ultimi sviluppi nelle tec­ dinaria abilità e attenzione al particolare: le
niche di fusione avrebbero certo permesso la mani giunte in preghiera si proiettano all'e­
riproduzione di queste maestose e splendide sterno davanti al corpo, scolpite a tutto ton­
immagini in rame_ L'importanza storica di do in maniera assai dettagliata, mentre la ve­
questa statua risiede dunque nel suo peso ste è trattata in un modo formalmente nuovo
di opera primitiva dalla data certa e nell'e­ per la scultura mesopotamica in pietra. Le
secuzione, di notevole abilità metallurgica, frange della gonna, avvolta a portafoglio sul
ma anche nel solo contenuto dell' iscrizione, fianco, sono indicate da incisioni piccole e
a conferma che fu realizzata per Naram-Sin. fitte che si ripetono a contrasto con la super­
La statuaria in pietra dell'era accadica so­ ficie liscia e levigata della pietra, e sulla par­
pravvive per lo piu in esemplari danneggiati o te anteriore dell'indumento c'è una serie di
frammentari rinvenuti presso la città elamita panneggi sovrapposti, realisticamente scolpi­
di Susa, nell'Iran sudoccidentale. Tra queste ti a suggerire un tessuto morbido ripreso e
opere in diorite c'è la statua a grandezza na­ infilato nella fusciacca in vita. Questa ese­
turale del re Manishtushu, figlio di Sargon, cuzione dei panneggi si serve abilmente dei
in piedi con le mani giunte [5.6] . Della statua giochi di luce sulla superficie del materiale e
ci resta la parte inferiore, dalla cintola in giu, giustappone la morbidezza delle pieghe alla
ma nell'esecuzione delle mani e dei panneggi netta forma geometrica della statua; la lavo­
di stoffa della veste si riscontra una straor- razione mostra tutto il talento e la destrezza
degli scultori accadici alle prese con pietre
durissime come la diorite, materiale molto
piu difficile da trattare rispetto per esempio
al marmo, e al tempo stesso l'evidente fina­
lità di creare non solo una rappresentazione
realistica del re e del movimento del tessuto
raccolto e indossato, ma anche - mediante
Statua di l'uso di forme, luce e contrasti - un'ope­
Manishtushu, da ra di alto valore estetico e formale. Si può
Susa, Iran, 2269- quindi dire, per quanto riguarda la scultura,
2255 a.e.v. Diorite, che lo stile Accadico classico ha inizio sotto
h r m.
il regno di Manishtushu, benché gli storici
lo associno di norma all' epoca del suo suc­
cessore, Naram-Sin.
Del regno di Manishtushu esiste un altro
importante e sbalorditivo monumento, che
non è un'opera d'arte figurativa bensi una
stele in diorite, lavorata a forma di grande
obelisco quadrilatero: rinvenuto presso la
città elamita di Susa e finemente intagliato
con un lungo testo, l'obelisco dà prova del
livello dell'arte calligrafica raggiunto nell'età
accadica [5.7] . Il monumento, alto quasi un
metro e mezzo nel suo stato attuale, registra
l' acquisto di otto vasti terreni in Babilonia
da parte del re Manishtushu, che molto pro­
babilmente comprò questi campi fertili dai
rispettivi proprietari in modo da poterli re­
distribuire tra i suoi accoliti. Ciò che abbia­
mo davanti, dunque, è un contratto agrario
scolpito in forma di monumento, mediante
l'impiego di una raffinata versione calligra­
fica della scultura cuneiforme che era speci­
ficamente usata per essere messa in mostra.
L'incisione del testo dispiega la considerevo­
le abilità di uno scultore che, per intagliare
un'iscrizione cosi uniforme nella spaziatura

120
L ' ARTE D E L L A D I N A S T I A ACCADICA

5·7·
Obelisco di
Manishtushu, da
Susa, Iran, 2 269-
2255 a.e.v. Diorite,
h 1 ,4 m.

121
CAPITOLO QUINTO

e cosf bella nell'esecuzione, certamente era contesto secondario di Susa: non è stata tro­
in grado di leggere e scrivere in proprio e vata, cioè, nella collocazione originale in cui
che, insieme allo scriba, non può non aver era stata posta dai sovrani accadici, bensi
diligentemente progettato la collocazione di sottratta come refurtiva bellica e trasportata
ogni riga e segno cuneiforme prima di dare nella vicina regione di Elam secondo l' arbi­
inizio all'intaglio sulla dura superficie della trio del vincitore. In guerra, opere d' arte e
diorite: non c'era errore rettificabile, una monumenti vengono aggrediti e addirittura,
volta commesso. L'obelisco di Manishtushu si può dire, catturati; poiché ogni guerra am­
è un'opera interessante anche sotto l' aspetto bisce ad annientare il nemico e controllarne
concettuale, perché fa dell'atto di trasferire il territorio, la rimozione di architetture,
la proprietà terriera un monumento regale, af­ monumenti pubblici e altre opere d'arte è
fermando cosi il diritto del sovrano a distribui­ una parte integrante della strategia bellica.
re la terra sotto la propria autorità: per Akkad Nel Vicino Oriente questa era una pratica
si tratta di una svolta sia nella nozione di sovra­ abituale e complessa, tramandata negli anna­
nità sia in quella di creazione monumentale, in li e in altri lontani e ben noti resoconti di
cui alla forma astratta e alle premure estetiche numerose epoche e battaglie dell'antichità
verso il testo si dedica la stessa abilità e atten­ mediorientale e classica. Non solo: si ha te­
zione riservata alle opere figurative. stimonianza di guerre combattute proprio a
causa di immagini. Le statue di culto delle
divinità e i monumenti regali vengono rubati
L ' a s s alto alle immagini. di proposito, e di certe guerre si dice che sia­
no state dichiarate per riprendersi le imma­
Anche sulla parte anteriore della gonna gini sottratte da un'armata nemica in un con­
della statua di Manishtushu [5.6, p. 1 20] c'è flitto precedente; il furto di immagini, specie
un pannello di testo: è un'iscrizione fatta ag­ quando riguarda la statua di culto di un dio o
giungere dal re elamita Shutruk-Nakhunte, di una dea, è considerato una forma di ban­
a informare l'osservatore che il sovrano ha do o di esilio che ha profonde ripercussioni
compiuto una razzia ad Akkad e ha poi por­ su tutto il paese, in quanto l'allontanamento
tato con sé la statua a Elam. Questa battaglia della potenza e custodia divina dalla città è
ebbe luogo nel 1 1 58 a.e.v. , dunque oltre mil­ visto come un evento terribile, una vera oc­
le anni dopo la fine della dinastia accadica: cultazione. Il furto di monumenti e statue
ma evidentemente, al momento dell'invasio­ non si attua quindi per il prestigio o la ric­
ne elamita, statue e monumenti accadici era­ chezza materiale, né per un raptus nel corso
no ancora al loro posto nelle città e nei sacri di una razzia contro il nemico: il potere delle
recinti templari. La statua di Manishtushu immagini del culto divino da una parte, e di
è solo uno dei numerosi monumenti e ope­ monumenti e immagini regali dall' altra, pesa
re d'arte che furono portati come bottino al punto che si ritiene che la sua rimozione
di guerra a Susa, dove vennero scoperti nel abbia gravi conseguenze per la vita dello sta­
corso degli scavi archeologici di epoca mo­ to, dato che ciascuna di queste opere rappre­
derna; molti si erano visti staccare, cancel­ senta un legame con la città e il paese, con
lare o raschiare via le iscrizioni originali, l'ancestrale spazio del tempo e della memoria
sostituite da nuove diciture apposte dagli ricevuto in eredità.
Elamiti in consacrazione a \}na delle loro di­ Allo stesso modo, non è casuale la mu­
vinità locali, lnshushinak. E importante no­ tilazione di immagini e iscrizioni; alle sta­
tare che le iscrizioni elamite non sono graffiti tue, come all'immagine in diorite di Ma­
messi a casaccio, d'impulso: al contrario, la nishtushu, venivano fatte apporre nuove
loro quantità e qualità dimostra un' attenta iscrizioni, vergate con cura da incisori molto
e meditata riflessione sia sul testo, sia sulla abili. Questi monumenti erano anche pe­
tecnica scultoria dei caratteri cuneiformi, santissimi, e ci voleva una gran quantità di
qui usati per scrivere la vicina lingua elamita forza-lavoro per trasportarli a Elam: se lo
dell'Iran. scopo fosse stato quello di distruggerli, il
Questi atti, in apparenza solo di ruberia nemico li avrebbe semplicemente deturpati
e distruzione, rivelano tuttavia moltissimo e fatti a pezzi !asciandoli dov'erano, ma ap­
sull'antica fede nel potere di monumenti e pare invece evidente come il loro controllo e
immagini. Gran parte della scultura accadi­ la loro asportazione fossero parte integrante
ca che ci è nota è stata portata alla luce nel di queste azioni di guerra iconoclaste. Se si

122
L ' A RT E D E L L A D I N A S T I A A C C A D I C A

osserva da vicino la testa reale di Ninive in che indicano con prec1s1one all'osservatore
lega di rame [5.3, cfr. pp. I I 7 e r r 9], si no­ l'ambientazione montana. La scena si svolge
tano senza difficoltà le tracce di danni inferti dopo il termine della battaglia: le truppe im­
di proposito: le sono stati cavati gli occhi, le pegnate a scalare i dirupi del versante mon­
si sono tagliate le orecchie, e il naso sembra tuoso danno l'impressione che a compiere
esser stato preso a martellate. Non si tratta l' ascesa sia una forza ordinata e implacabile.
qui di incidenti dovuti al passare del tempo, Quanto al re, piu grande del naturale, è rap­
bensi di azioni deliberate che prendevano di presentato come simbolo fuori dal tempo se­
mira le immagini dei sovrani. La fede nel col­ parato dai suoi soldati, eppure questa iconica
legamento tra l'immagine e la cosa o la perso­ immagine della sovranità è calata entro un
na rappresentata era molto forte, e cosi l'idea paesaggio assolutamente normale: ma è lui il
complementare che si potesse far del male centro della scena, ritto in equipaggiamento
alla seconda infierendo sulla prima; questo da battaglia in cima alla montagna, separato
è uno degli aspetti piu tipici del sistema di dagli uomini di truppa per le dimensioni e la
rappresentazione nella storia dell' arte del Vi­ posizione nello spazio aperto, stagliato con­
cino Oriente antico, che vediamo espresso in tro il cielo. Tutta la composizione è organiz­
auspici riguardanti statue, come questo tardo zata in una serie di diagonali ascendenti che
oracolo babilonese che recita: riprendono l'idea di verticalità dei monti e
culminano nella figura del sovrano al centro,
Se l'immagine del re del paese in questione e nei simboli astronomici degli dèi nell' arco
l'immagine di suo padre, o l'immagine di suo nonno alla sommità della stele.
cade a terra e s'infrange, o se ne rovina la forma,
questo significa
che i giorni del re di quel paese sono contati.
5.8.

Tra i monumenti sottratti in battaglia ci Piedi di Naram-Sin, da Susa, Iran, 2 2 54-2 2 1 8 a.e .v. Diorite.

sono la stele di Sargon [5. 1 , p. I I 5] e quella Questo basamento sorregge i piedi di una statua di Naram-Sin a
di suo nipote N aram-Sin [5.9, p. I 24] . Con grandezza naturale che venne distrutta nell'antichità, dopo essere
la trasformazione di Naram-Sin in divinità, stata razziata insieme ad altre statue accadiche, poi trasportate a
e la sua ascesa al mondo degli dèi - fatto nar­ Susa, in Iran, nel r 1 58 a . e.v. I piedi sono scolpiti con grande cura
rato nel testo della statua di Bassetki -, l'ico­ dei particolari naturali, come si vede nell' attenta delineazione delle
cuticole sotto ciascuna unghia e nell'ossatura del piede sotto la
nografia dell' autorità regale deve cambiare, superficie della pelle. Benché ne rimangano solo queste estremità,
esattamente come alla scrittura del nome del la scultura e modellazione naturale assai evidente in questa statua
sovrano si aggiunge un determinativo divi­ di grandi dimensioni testimonia del livello raggiunto dagli scultori
no. Le stele venivano realizzate per comme­ accadici. Secondo un' iscrizione parzialmente conservata, N aram­
morare le battaglie dei re accadici, ma sotto il Sin conquistò Magan (l'odierno Oman), cavò la diorite dalle sue
montagne, la portò ad Agade (la sua città) e si fece scolpire una
regno di Naram-Sin la potenza della sovrani­
statua. L ' iscrizione termina con una maledizione scagliata contro la
tà terrena e transeunte si mescola all'idea del raschiatura e la distruzione della statua.
divino in una nuova retorica visiva, quella
che è rappresentata sulla stele in pietra cal­
carea di Naram-Sin. La stele, dalla sommità
arrotondata, fu eretta dapprincipio a Sippar,
la città del dio del sole nella Mesopotamia
meridionale, ma è stata rinvenuta a Susa,
dov'era stata portata come bottino di guerra
nel I I 58 a.e. v. La stele ricorda una vittoria in
battaglia contro i Lullubi, che ebbe luogo sul
paesaggio roccioso dei monti Zagros orien­
tali nel nord della Mesopotamia, e adotta
un sistema compositivo che non mostra piu
i diversi registri scolpiti a livelli nettamente
distinti; anche le figure non sono piu posate
sulla medesima linea di fondo, come nella ste­
le di Sargon, né tratte sulla stessa superficie
pittorica. Al contrario, le truppe di Akkad
e i Lullubi nemici sono disseminati su un
paesaggio riconoscibile, segnato da conifere,

!23
CAPITOLO QUINTO

124
L ' ARTE DELLA DINA STIA ACCADICA

Il potere divino del monarca è indicato testa. Secondo le convenzioni della regalità, 5·9 ·
dall'elmo appuntito e dotato di corni, giac­ la principessa è leggermente piu grande delle (pagina precedente)
Stele della vittoria
ché i copricapi a corna sono generalmente figure che ha davanti e dietro, ed è inoltre
di Naram-Sin, da
riservati alle immagini di dèi, e la muscolosa individuabile con precisione per il copri­ Susa, Iran, 2 2 50
perfezione del suo corpo ci dice che è prede­ capo detto aga, proprio della carica di som­ a.e. v. circa. Calcare
stinato a regnare. Egli sta ritto con un pie­ ma sacerdotessa. Le due figure dietro di lei selcifero, h 2 , 1 m.
de posato sui corpi nudi dei guerrieri lullubi reggono un sistro - uno strumento musica­
sconfitti, che cedono dinnanzi a lui, e c'è un le a percussione usato ancora oggi in Medio
soldato nemico che è stato addirittura getta­ Oriente - e un recipiente con base convessa
to di testa lungo il versante della montagna; e manico da usarsi per il rito, che si svolge
di fronte a Naram-Sin, dal lato destro della all' aperto, nel sacro recinto ma sotto il cielo,
stele, vediamo un capo lullubi che implora com'è opportuno per il dio della luna.
pietà, e un altro che gli crolla davanti dopo Il disco è stato rinvenuto nel corso di uno
essere stato trafitto con la lancia. I nemici scavo a Ur, in un edificio noto come Giparu,
sono rappresentati con i capelli lunghi legati il centro amministrativo della sacerdotessa in
in una sola treccia, e con indosso quelli che cui trovavano posto anche magazzini, oltre
sembrano mantelli fatti con pelli di animali, alle zone adibite al culto: fu consacrato in
mentre i morti e i morenti sono visti in di­ epoca accadica, ma sopravvisse nell'ubica­
verse fasi di svestizione: la nudità è quindi zione originaria fino al xvm secolo a.e.v. Il
utilizzata come espediente iconografico per disco ha due facce, e reca un'iscrizione sul
marcare i vari stadi della sconfitta e della retro:
morte.
Sulla stele sopravvivono due iscrizioni. La Enkheduanna sacerdotessa-zirru, moglie del dio
5 -IO.
Nanna, figlia di Sargon, re del mondo, nel tempio
prima è frammentaria: sono i resti del testo della dea Inanna-ZA.ZA a Ur, costrui un plinto e lo Disco di
accadico originale, in alto a sinistra, che è Enkheduanna,
chiamò: «Palco, tavola del dio An» .
figlia di Sargon,
stato danneggiato o raschiato via. La seconda
da Ur, Iraq, 2 300-
invece è incisa sulla destra, in vetta alla mon­ La sacerdotessa entu veniva scelta me­ 2 2 50 a.e.v. circa.
tagna, e fu aggiunta nel xn secolo a.e.v. dagli diante divinazione per impersonare la sposa Alabastro, diametro
intagliatori al servizio del re elamita. della divinità, in questo caso la dea Ningal, 25,6 cm.

Donne di s tirpe regale .

Oltre alle immagini dei re di Akkad, Cl


sono giunte anche opere che ritraggono le
donne di famiglia reale. Alle principesse del­
la dinastia venivano affidati ruoli importanti
nella gerarchia religiosa: alla figlia di Sargon,
Enkheduanna, fu conferito il titolo di sacer­
dotessa entu - somma - del dio della luna
a Ur, posizione che mantenne senza inter­
ruzioni fino al regno del nipote Naram-Sin.
C'è un disco di alabastro, scolpito in basso­
rilievo con una scena liturgica su una fascia
orizzontale, che rappresenta Enkheduanna
impegnata in un rituale nel recinto sacro
[5. 10] . Il fregio, che somiglia alle immagini
sui sigilli del tempo, ritrae quattro figure in
fila indiana davanti a un altare e a una strut­
tura a gradini, sull'estrema sinistra, che po­
trebbe essere una ziggurat. La prima figura
versa una libagione sull'altare da un recipien­
te con beccuccio; la seconda - Enkheduan­
na - è abbigliata con un indumento a molte
balze e un copricapo a fasce arrotolate che
lascia ricadere ciocche di capelli ai lati della

125
CAPITOLO QUINTO

venute. Shumshani fu sacerdotessa entu del


dio del sole Shamash a Sippar; un'altra sua
sorella, Tuta-napshum, lo fu di Enlil, il dio
del cielo a Nippur; ed Enmenana ricopri la
carica per il dio Nanna a Ur, mentre della
figlia Tar' am Agade conosciamo il sigillo,
rinvenuto a Urkesh in Siria [5. 1 1] . Le figlie e
le sorelle dei re accadici occuparono dunque
posizioni prestigiose, sia nel nord sia nel sud
della Mesopotamia; e il culto dei defunti re
Sargon e Naram-Sin venne mantenuto anche
in seguito, nella reale città siriana di Mari.

Opere non reg ali .

j.II, Dopo il dominio accadico la Lista Rea­


Disegno della stampigliatura s u creta del sigillo le sumerica descrive un periodo di caos e
di Tar'am Agade, figlia di Naram-Sin. Il sigillo
confusione (cfr. p. 1 33), ma le opere d' arte
rappresenta scene di lotta con due gruppi di eroi e
animali: un uomo-toro che combatte contro un leone e
mesopotamiche portano comunque avanti la
un eroe nudo contro un bufalo d' acqua. tradizione delle epoche precedenti. Questa
continuità risulta evidente in un bassorilievo
Nel nord della Mesopotamia, le stampigliature trovate da parete in pietra calcarea, con un'iscrizio­
a Urkesh (oggi Tell Mozan) ci forniscono importanti ne in sumerico [5. 1 2] ; si tratta di un tipico
informazioni sui rapporti diplomatici e l'influenza
accadica. Là i sigilli registrano il nome di un governante
rilievo votivo quadrangolare, dotato di un
locale, Tupkis, il quale viene chiamato endan, termine foro al centro che permette di appenderlo,
del luogo a definire appunto un capo politico; inoltre che ritrae due figure nell'atto di consuma­
ci dicono che sua moglie portava un nome accadico, re una libagione: una scena che potremmo
Uqnitum. Un altro governante della zona era sposato tranquillamente trovare su una lastra votiva
con Tar'am Agade, una figlia di Naram-Sin, come
vediamo dall' iscrizione su questo sigillo; i matrimoni
del Prato-dinastico. Gran parte del rilievo è
diplomatici come questo attuavano dei legami tra il occupata da un testo elegantemente inciso
nord e il sud, e le incisioni su sigillo dimostrano che che crea lo spazio contro il quale sono appog­
stili scultori e iconografie potevano viaggiare su piccoli giate le figure; il testo è una dedica da parte
oggetti portatili, o magari anche con gli artigiani che di Nidu-pae, scriba e archivista della città di
facevano avanti e indietro insieme a membri della corte
Sarrakum in Mesopotamia meridionale. Egli
e della famiglia reale.
afferma che suo padre era stato scriba prima
di lui, e presenta un'offerta votiva per la vita
moglie di Nanna dio della luna; dunque la propria, della moglie Geme-mug-sagana e
sacerdotessa era considerata incarnazione dei loro figli; infine aggiunge il nome di un
vivente della dea, quanto meno nel contesto signore locale, Sharratigubisin. Data la pro­
delle cerimonie rituali che avevano luogo in fessione di scriba e archivista dell'offerente,
momenti salienti del calendario sacro. La la cura del testo e la finezza con cui è scolpito
carica era quindi religiosa, ma aveva anche sono certamente in linea con la sua identità
un'evidente valenza politica, giacché la entu di uomo non di stirpe regale, ma orgoglioso
non veniva selezionata tra il popolo ma era del suo lignaggio di persona istruita, e la sua
una principessa di sangue ed educazione re­ tavola è un perfetto esemplare di opere d'ar­
gale. Enkheduanna, somma sacerdotessa, era te non commissionate dal re come dichia­
anche una donna molto istruita: scrisse poe­ razioni ideologiche ma da artigiani, scribi e
sie e inni dedicati alla dea Ishtar che firmò altri professionisti.
con il proprio nome, il che fa di lei la prima
autrice e poetessa nota alla storia del mondo,
indipendentemente dal genere. Architettura.
Naram-Sin ebbe diverse figlie. Due di
queste, Shumshani e Me-ulmash, consacra­ Agade, la capitale della potente dinastia
rono oggetti votivi a Mari; i loro nomi sono accadica, non è mai stata ritrovata, benché
conservati su due ciotole in bronzo colà rin- diversi archeologi ritengano che debba tro-

!26
L ' A RT E D E L L A D I N A S T I A A C C A D I C A

5-12.

Bassorilievo votivo
di Nidu-pae,
provenienza ignota,
forse da Umma,
Iraq, 2 1 50 a.e.v.
C alcare, h 20 cm.

varsi nei pressi dell'odierna Baghdad, se uno di tre grandi centri urbani insieme alle
QOn direttamente sotto la capitale irachena. antiche città di Urkesh (oggi Tell Mozan) e
E menzionata in numerosi testi, e persino Shehna (oggi Tell Leilan) .
da iscrizioni su alcuni monumenti razziati Di quell'epoca si è portata alla luce a Na­
come la statua di Manishtushu che, ci vie­ gar una costruzione monumentale, classifica­
ne detto, gli Elamiti sottrassero ad Agade. ta come palazzo negli anni Quaranta del xx
Tuttavia non si è mai rinvenuto un testo di secolo dallo scavatore Max Mallowan. L'e­
fondazione né un mattone che ne rechi il dificio aveva funzioni amministrative sotto
nome, e dunque non si è potuto portare alla il regno di N aram-Sin, le cui iscrizioni sono
luce - neppure illecitamente - alcun resto incise sui mattoni; si tratta di un'imponen­
identificabile della capitale di Akkad; l' ar­ te struttura quadrata che copre una superfi­
chitettura del periodo accadico ci è nota piu cie pari a un ettaro circa, e che dà piu l'im­
dagli avamposti dell'autorità e dell'influenza pressione di una fortezza che di una dimora
accadica nella Mesopotamia superiore, l'area imperiale. La pianta è regolare e rettilinea,
coperta dalla moderna Siria, che dal cuore di con una vasta corte quadrangolare centrale
Akkad in Iraq, per esempio dal sito di Nagar circondata da cortili e vani piu piccoli [j. IJ],
(oggi Tell Brak), sulle pianure settentriona­ e anche le massicce mura perimetrali, e il sin­
li di Habur nella Siria nordorientale, luogo golo ingresso aggettante, contribuiscono a
strategico per i commerci. Benché abitata ricordare una fortezza. Un altro edificio pa­
a partire dal Neolitico e fino al 1 zoo a.e. v. , latino accadico è stato ritrovato a Tell Asmar
Nagar raggiunse il culmine dell'importanza (l'antica Eshnunna), nella provincia irache­
in epoca accadica, quando si trovò a essere na di Diyala, vicino al tempio di Abu che

127
CAPITOLO QUINTO

c:=J Originale

c:=J Restaurato
Corte 2
5· IJ.
N
Palazzo di N agar,
Siria.

Il palazzo di Naram­
i
Sin a Nagar era un
edificio enorme,
intorno ai IO ooo 2o m

metri quadrati,
dalle mura esterne
spesse circa I O
metri. Molti dei Ingresso ricostruito

suoi mattoni erano


stampigliati con il
nome del sovrano
di Agade; il palazzo
fu certamente
un sensazionale
emblema di autorità, c::=::::J c=J '-------' '-----.......
. >!.1
.. '---.----,
e costituiva il centro c::=::::J c::=J '-------' '------' '-------'
della gestione
amministrativa della
regione del Khabur.

risale al Prato-dinastico e che parimenti fu re anche grazie alle tecniche costruttive: per
ricostruito e ristrutturato all'epoca. Il Palaz­ esempio, i mattoni utilizzati nel cuore del
zo Nord del periodo accadico possedeva un regno accadico sono di forme molto diverse
raffinato sistema di drenaggio delle acque e rispetto al mattone piano-convesso del Prato­
zone pavimentate [5. I 4] e, a differenza della dinastico (cfr. p. 78).
costruzione di Nagar, visto in pianta non dà Anche negli altri due avamposti accadici
l'idea di essere stato pensato come fortezza; di Siria, quello di Urkesh e quello di Shehna,
anzi è stato conformato a un sito irregolare ci sono costruzioni monumentali e fortifica­
e fondato su un predecessore, un edificio te. A Urkesh sopravvivono un tempio e un
residenziale di epoca prato-dinastica. Nella palazzo risalenti alla dinastia accadica; non
provincia di Diyala vi sono testimonianze di è chiaro, tuttavia, fino a che punto i gover­
una vasta occupazione risalente all'era acca­ nanti di Urkesh godessero di un' autorità
dica, tra cui abitazioni private, alcune delle indipendente o fossero invece soggetti al
quali contenevano opere di scultura, a dimo­ dominio accadico. A Shehna troviamo in­
strazione del fatto che la presenza dell' arte vece vaste fortificazioni, erette nella stessa
figurativa non era limitata ai palazzi reali o epoca, che sembrano direttamente collegate
ai templi. Benché il Prato-dinastico abbia vi­ al meridione accadico; mentre a Ninive si
sto consacrazioni di statue da parte di privati attribuisce a Manishtushu la fondazione del
cittadini, ben poco si sa della vita quotidia­ tempio di Ishtar dov'è stata ritrovata la testa
na dell'epoca, e per questo il rinvenimento di bronzo [5.3, p. 1 1 7] , ma sia qui, sia nella
di abitazioni private nel Diyala ci ha rivelato vicina Assur, i resti di epoca accadica sono
qualcosa in piu sull'uso domestico delle im­ assai esigui.
magini da parte della gente comune.
Sotto il profilo archeologico, alla datazio­
ne degli edifici accadici si è pervenuti trami­ Sigilli cilindrici.
te le iscrizioni, come quella del nome del re
Naram-Sin stampigliato sui mattoni, o grazie Sotto la dinastia accadica, l'intaglio di si­
agli oggetti utilizzati in corso di abitazione e gilli giunse a un livello di abilità davvero no­
ritrovati in loco. Le date si possono stabili- tevole. Il naturalismo delle forme modellate

128
L ' ARTE DELLA DINASTIA ACCADICA

I O ffi

5 • I4•
Palazzo Nord, Tell
Asmar, Iraq, 2 260·
2 200 a.e .v. Questo
ampio complesso,
realizzato in
mattoni piatti di
tipo accadico, era
quasi certamente
un edificio
amministrativo con
diverse funzioni.
Era composto da
una serie di corti
aperte circondate da
stanze e magazzini,
e dotato di un gran
numero di impianti
idrici, gabinetti e
sistemi di drenaggio
delle acque.

in quest'epoca nelle minuscole incisioni sulla re temi e metodi dell'era prato-dinastica, ma


pietra preziosa non ha uguali nell'arte antica, al tempo stesso prende corpo un tipo di inta­
e di questo periodo ci rimane un' amplissima glio lineare per le immagini divine. Le scene
collezione di sigilli cilindrici, assai ricchi per di lotta tra eroi e animali non si sovrappongo­
stile e iconografia. no piu, e sono invece distribuite nello spazio
lungo tutto il campo del sigillo, mentre i rag­
gruppamenti sono posti su sfondi piu aperti;
Cronologia e iconogr afi a . diversamente da quanto accadeva per i fregi
a motivi connessi di epoca prato-dinastica, le
L'intaglio di sigilli di epoca accadica è sud­ scene si affinano per l'uso di una piu intensa
diviso in tre fasi stilistiche e cronologiche, modellazione, che si concentra maggiormen­
rispettivamente collegate al regno di Sargon te sulle figure e sulla loro corporeità [5. 15],
(Accadico I), di Rimush e Manishtushu (Ac­ oppure sulla rappresentazione e i particolari
cadico Il) e di Naram-Sin e Shar-kali-sharri dell'iconografia. Il Prato-dinastico favorisce
(Accadico III) . Nella fase dell' Accadico I , i senz' altro l'ingegnosità della composizione
sigilli raffigurano una profusione d'immagini globale rispetto all'esecuzione particolareg­
del pantheon, ed è allora che l'iconografia di giata delle varie figure - anzi, l'iconografia
dèi e dee si standardizza: si continuano a usa- può qui essere considerata come il pretesto,

129
C A P I T O L O QUI N TO

per l'artista, di intesserle in una trama stret­ giare volume e modellazione piu approfondi­
tissima - ma questo atteggiamento cambia ta, come anche piu profondo è il rilievo sui
con il crescere dell'interesse, in epoca acca­ sigilli. Gli intagliatori sembrano impegnati a
dica, per una raffigurazione naturale e con­ creare composizioni piu equilibrate e meno
creta dei soggetti, si tratti di uomini e donne affollate; permangono i soggetti tradizionali
mortali o del regno del divino e del sopran­ di combattimento tra eroe e animale, diversi
naturale. tuttavia per stile d'intaglio e per la distribu­
Lo stile dell' Accadico II insiste su un in­ zione delle forme nella composizione, al pun­
taglio assai modellato e mostra un rinnovato to che i feroci combattimenti tra eroi e bestie
sforzo di verosimiglianza nella raffigurazione selvatiche e gli scontri in scene di battaglia
della muscolatura o dei particolari di capelli prendono un vigore tutto nuovo. Anche i
e lineamenti del viso. Sotto il regno di Mani­ dettagli sono distribuiti con attenzione all'in­
shtushu, per i sigilli si afferma una tendenza terno delle scene, con le figure in posizioni
per cui gli intagliatori ricorrono a compo­ verticali, spesso araldiche, e le iscrizioni po­
sizioni molto formali che spesso si basano ste su pannelli tra una e l' altra. Le contese in
su scene simmetriche, e cesellano le figure stile Accadico III sono spesso duelli, isolati a
conferendo loro una corporeità naturalisti­ coppie agonistiche: l'eroe nudo, salvo che per
ca; questa ricerca di una rappresentazione la cintola alla vita, si batte contro un leone,
realistica, per quanto riguarda i sigilli nella un bisonte o un toro al quale è pari quanto a
fase dell' Accadico II, corrisponde a quanto forza; il suo viso è sempre raffigurato fron­
possiamo osservare nelle sculture dei mo­ talmente, qualunque cosa stia accadendo; la
numenti regali di grandi dimensioni, dov'è lunga chioma e barba ricciuta ne marcano la
evidente il medesimo interesse per la forma virilità, insieme alla nudità eroica che ne sot­
realistica e per la raffigurazione di particola­ tolinea immancabilmente la muscolatura tesa
5· 1 5 · ri fisici concreti come la struttura ossea, la e robusta; e con gli eroi appaiono gli uomini­
Sigillo di Kalki, muscolatura, le chiome e le barbe. A tutto toro, entrambi vincitori in questo tipo di sce­
scriba di Ubil­ questo viene data la definizione di Accadico na. Sembra probabile che questo stile si sia
Eshtar, fratello del classico. sviluppato nelle botteghe collegate al palazzo
re, provenienza
Questo stile classico si sviluppa al massi­ reale, giacché diversi sigilli tra quelli che lo
ignota, forse da
B abilonia, Iraq,
mo durante i regni di N aram-Sin e di Shar­ incarnano portano iscrizioni di nomi regali;
2 300 a.e. v. Diorite, kali-sharri, suo successore [5. 18, p. 1 33] . In e questi a loro volta influenzano le forme
h 3 , 3 cm. questa terza fase compaiono forme di mag- dei sigilli realizzati per altri personaggi del-

130
L ' ARTE D E L L A DI NASTIA ACCADICA

le classi professionali, come per esempio gli la conoscenza e delle acque dolci, seguito da
scribi, in tutti i materiali prediletti dall' epo­ Usmu, suo visir, identificato dalle due facce.
ca accadica: serpentino, diaspro, lapislazzuli Davanti a Ea vediamo il torace e il capo di
e cristallo di rocca. un altro dio, che sbuca dal motivo a scaglie
La suddivisione stilistica dell'intaglio di raffigurante il terreno montuoso: stringe un
sigilli in tre fasi è stata stabilita in base alle pugnale a lama seghettata ed è circonfuso da
scene di lotta eroe-animale, ed è certamente raggi di luce dietro le spalle che lo identifi­
utile al loro studio. Altri tipi di scena, però, cano come Shamash, il dio del sole (Utu in
non si classificano cosi facilmente, ed è per sumerico) . La lama gli permette di fendere
questo che la tripartizione va usata piu come il versante della montagna cosi da apparire
strumento di orientamento che di categoriz­ all' alba, e nel suo ruolo di dio della legge e
zazione in senso stretto. Il ricco repertorio della giustizia egli la usa anche per trinciare
di soggetti va dal mondo mitico e divino alla decisioni giuridiche.
vita quotidiana, e gli dèi del pantheon, come Ritta in posizione frontale, rivestita da
i principali numi celesti e terreni, acquisisco­ un abito a balze e con le ali spiegate c'è poi
no ora i rispettivi segni ed emblemi, i propri Ishtar (in sumerico, l nanna), dea dell'amore
attributi divini e iconografici, che continue­ e della guerra. Dalle spalle le sorgono armi;
ranno a essere usati anche in seguito. il viso, in contrasto con i barbuti dèi maschi,
Un particolare sigillo intagliato in nefri­ è molto femminile; e a conferirle importanza
te e dotato di un'iscrizione che lo individua sono la posa frontale e la collocazione in cima
come appartenente ad Adda lo scriba [5. r6] alla montagna. Alla sua destra, visto di pro­
rappresenta forse al meglio lo stile Accadico filo ma con il busto e la testa rappresentati
II: c'è attenzione al dettaglio naturalistico, frontalmente, c'è un dio arciere seguito da
ma non la modellazione completa e l'inci­ un leone, sopra il quale è posta l'iscrizione
sione profonda dell' Accadico III. Sul sigillo di Adda.
sono raffigurate cinque divinità, ciascuna Il sigillo di Kalki [5. I5, p. 1 30] rappresen­
dotata della tiara a corna che per l'appunto ta invece un gruppo di cinque uomini in cam­ j.I6.
ne sancisce la natura sacra. Una tra queste, mino, all' aperto. Il primo porta arco e fare­ Sigillo dello scriba
con rivoli d'acqua e pesci che sbucano da una Adda, provenienza
tra con le relative frecce; ha i capelli lunghi,
ignota, forse da
spalla e la mano destra tesa verso un uccel­ raccolti all'indietro, la barba, un gonnellino Sippar, Iraq, 2 260
lo, sta risalendo una montagna: si tratta di e un paio di calzature dalla punta ricurva. Lo a.e.v. Nefrite, h 3.9
Ea (il cui nome sumerico era Enki), dio del- seguono dappresso altri due uomini barbuti, cm.

131
CAPITOLO QUINTO

in indumenti a balze, uno con i capelli lunghi anche una serie di simboli: una falce di luna,
e l' altro corti. Il terzo della fila ha il cranio un disco solare, un'anfora traboccante d' ac­
rasato; per la tavoletta che ha in mano sem­ qua e un pesce.
brerebbe uno scriba, ed è con grande proba­ Un altro splendido sigillo in serpentino
bilità lo stesso Kalki, proprietario del sigillo, raffigura una scena araldica, perfettamente
seguito da una quinta figura di nuovo in abito simmetrica, con due eroi nudi, lungocriniti
a balze, con un'ascia nell'incavo del braccio. e inginocchiati a reggere anfore zampillanti
Sotto l'iscrizione, separate da tre linee oriz­ davanti a due bufali d'acqua che vi si abbe­
zontali, ci sono ancora due figure, di propor­ verano [j. I8] . Il riquadro con l'iscrizione tra
zioni molto piu piccole rispetto agli altri uo­ le due figure recita: « Shar-kali-sharri, re di
mini: questi due portano degli oggetti tra cui Agade, Ibni-Sharrum, lo scriba, è suo ser­
uno sgabello, un uncino e una rete. La scena vo » . L'immagine dell' anfora che getta acqua
è modellata con grande cura e attenzione a è un simbolo di fertilità e abbondanza; sotto
muscoli e ossatura, e lo scultore le ha confe­ la scena, la linea di fondo è resa da un motivo
rito anche una certa vivacità rappresentando a scaglie per la terra e da onde sovrapposte a
le prime due figure nell' atto di voltarsi men­ rappresentare il corso di un torrente o di un
tre camminano, forse per discutere qualcosa fiume. L'immagine dei bufali d'acqua com­
con i compagni; stilisticamente, quest'imma­ pare per la prima volta sotto il regno di Sar­
gine narrativa si rifà all ' Accadico I . gon il Grande: si trattava di animali esotici,
Lo sviluppo dello stile classico nell'inta­ giunti in Mesopotamia dalla Valle dell'Indo,
glio di sigilli accadici è esemplificato da un e almeno al principio devono esser stati visti
sigillo di diaspro rosso che raffigura quattro come bestie mitiche e potentissime del lonta­
eroi nudi, ciascuno dei quali indossa solo una no Oriente.
cintura a tre fili [j. q] . Gli eroi hanno barbe L'arte della dinastia accadica introduce
e capelli lunghi e ricciuti, sono chini con un quindi monumenti alla sovranità, al potere
ginocchio appoggiato a terra, e ciascuno reg­ regale, alla guerra e alla conquista, scolpiti
ge con entrambe le mani un'asta da stendar­ con uno stile via via piu naturalistico e con
do. Queste figure di vessilliferi ricordano la abbondanza di particolari figurativi; le ca­
statua di Bassetki in lega di rame incisa con tegorie di monumenti e statue già esistenti
il testo del re Naram-Sin [5.4, p. I I 8] ; l'i­ dai secoli trascorsi si trasformano in forme
conografia di questo sigillo fornisce dunque d'arte che esprimono il potere di una nuova
ulteriori elementi utili a comprendere pro­ forma di maestà. Nei secoli successivi que­
prio quei resti parziali. L'iscrizione sul sigillo ste forme cambieranno ancora, ma alcune
di diaspro rosso ne attribuisce la proprietà a delle piu inventive immagini di sovranità e
Shatpum, figlio di Shallum, ma non ne men­ vittoria create dagli scultori accadici ricom­
ziona né la professione, né la carica ufficiale. pariranno da un'epoca all' altra, incorporate
Dietro e sopra gli eroi inginocchiati vediamo come prestiti da monarchi piu tardi nelle ri-

5·17·
Sigillo di Shatpum,
figlio di Shallum,
provenienza ignota,
forse dall' Iraq
meridionale, 2 2 2o-
2 1 93 a.e.v. Diaspro
rosso, h 2,8 cm.
L ' ARTE D E L L A D I NASTIA ACCADICA

spettive iconografie. Il ricordo dei grandi re 5-18.


accadici rimane nei monumenti che costoro Sigillo di Ibni- Sharrum, scriba di Shar-kali­
si lasciano alle spalle e che in seguito verran­ sharri, provenienza ignota, forse dall'Iraq
meridionale, 2 2 q-2 1 9 3 a.e.v. Diorite, h 3,9 cm.
no studiati da eruditi e scribi nell'epoca di
Hammurabi (cfr. cap. VIII) . L'era accadica
termina nel 2 1 9 3 a.e.v. sotto il regno di Shar­
kali-sharri, e sarà seguita da un periodo di
lotte e cambiamenti radicali; anziché forni­
re lignaggi dinastici, la Lista Reale sumerica
indica questo caos con l'interrogativo: << Chi
era re? Chi non era re? »

133
Capitolo sesto

Gudea: il ritratto regale e la durata


delle immagini

p. 1 3 7 Nascita della ritrattistica

I 40 La statua e le forme della rappresentazione


Immagini di Gudea, principe di Lagash
Immagini e testi della Dinastia di Lagash
I testi: costruire la casa del dio
1 49 Funzione e durata delle immagini

Stele con scena di presentazione: Gudea portato


alla presenza di un dio per intercessione di un'altra
divinità, da Girsu, Iraq, 2 1 40 a.e. v. circa.
C alcare, h 63 cm.
GUDE A : IL RITRATTO REGALE E LA DURATA DELLE IMMAGI N I , 2 1 50- 2 000 A.E.V.

Periodo Seconda Dinastia di Lagash, 2 1 75-2 100 a.e.v.

Regnanti Gudea di Lagash, r. 2 1 50- 2 1 2 5 a.e.v.

Ur-Ningirsu, figlio di Gudea, r. 2 1 2 5- 2 1 00 a.e .v.

Centri principali Lagash, Girsu, Ur, Mari

Opere d'arte Statue di Gudea


importanti

Novità tecniche Compaiono statue-ritratto colossali e sculture con lunghe iscrizioni


o stilistiche L ' arte raffigura i progetti architettonici; si registrano su cilindri di terracotta
in campo artistico testi descrittivi di procedure architettoniche e opere d ' arte, 2 1 50 a.e.v. circa

T U R C H IA

J
IRAN
L'arte del regno di Gudea di Lagash pro­ possiamo quindi dire che in questo momen­
pone un interrogativo centrale nella storia to il genere del ritratto non è solo un'opera
dell'arte: che cos'è un ritratto? Con quali d'arte visiva raffigurante un determinato in­
criteri definiamo la ritrattistica come gene­ dividuo realmente esistente, ma anche una
re? Nella Mesopotamia del sud si giunge, in scultura di parola e immagine che riunisce in
quest'epoca, ad accompagnare le statue di sé entrambi i modi della rappresentazione.
persone con lunghe iscrizioni che fornisco­ Nell'intervallo di tempo fra il crollo dell'e­
no elementi precisi sull'uso e funzione delle gemonia accadica (2 1 93 a.e.v.) e l'inizio del
statue stesse: i testi apposti su queste ope­ successivo dominio dinastico con centro a
re sono tra le primissime fonti rinvenute al Ur (nel periodo Ur III, 2 1 1 2 a.e.v.), alcune
mondo di notizie sulle complesse pratiche città-stato mesopotamiche tornano indipen­
legate alla creazione e funzione delle imma­ denti, riadottando il regime politico che ave­
gini, su come queste fossero considerate, e va caratterizzato il periodo prato-dinastico:
s,ulla loro collocazione all'interno dei templi. uno di questi centri urbani autonomi fu la
E chiaro dalle iscrizioni che secondo i popoli città-stato di Lagash nella Sumer sudorien­
della Mesopotamia tali statue erano dotate tale. Attualmente si definisce talvolta questo
di vita propria, e avevano lo scopo di sup­ periodo d'indipendenza « Seconda Dinastia
plire per l'eternità la presenza della persona di Lagash » per distinguerlo dall'era prato­
raffigurata; allo stesso modo apprendiamo dinastica che lo precedette; Gudea fu uno
che le statue erano viste come entità anima­ dei membri di questa dinastia. Questo ensi,
te, titolari di un' autonoma capacità di agire. o governatore, di Lagash commissionò tal­
Certi termini specifici della storia dell' ar­ mente tanti testi letterari, templi e statue da
te emergono proprio dallo studio di queste diventare uno dei regnanti meglio conosciuti
opere: arte concettuale e percettiva, ritratto, dell' antica Mesopotamia, e le sue opere sono
installazione, immagine performativa . . . e le una fonte ricchissima di notizie sulla produ­
iscrizioni danno conto anche della scelta del­ zione di scultura e architettura del mondo
la pietra anziché del metallo per scolpire, e antico. Benché si dibatta ancora oggi sulla
delle sue fonti di approvvigionamento come durata del suo regno e sulle date precise della
materia prima. Infine, è qui che vediamo il sua dinastia, è certo che il suo fu un lignaggio
primo progetto architettonico noto, stretto famigliare che si inseri gradualmente nel piu
fra le mani di una statua di Gudea di Lagash. vasto stato di Ur III, il quale a sua volta, al
Le iscrizioni scolpite su queste statue ven­ termine del III millennio a.e. v. , avrebbe pre­
gono collegate all'immagine con modalità so il controllo di gran parte della Mesopota­
essenziali, come parti integranti della con­ mia (cfr. cap. vn) .
cezione dell'opera anziché complementi; lo
scultore valuta con attenzione i punti in cui
collocarle, e ai testi è riservata la stessa atten­ Nascita della ritrattistica.
zione, in termini di qualità dell'intaglio, data
a qualunque altro aspetto dell'immagine. Esisteva una lunga tradizione, con ra­
Allo stesso tempo vediamo che l'oggetto del dici nel periodo di Uruk, di raffigurazione
testo è quello di riferire il nome della persona del sovrano sotto forma di statua intesa a
rappresentata, insieme al nome della statua: rappresentarne la personalità vivente [6. 1 ,

1 37
CAPITOLO SESTO GUDEA

p. I 39] . Questo tipo d i statua viene dappri­ lineamenti. Per questo già ai tempi cinque­
ma realizzato come ex voto, cioè come offer­ centeschi del Vasari diventa normale, nello
ta sacrosanta che il donatore collocava in un studio della ritrattistica, osservare qualun­
tempio dedicato a una divinità, e che non que ritratto come compendio della persona­
poteva essere rimossa dal recinto consacrato. lità di chi vi era rappresentato.
Abbiamo già visto che nel Prato-dinastico si Tale diffusa interpretazione del ritrat­
cominciano a corredare queste immagini con to come sembianza della persona e dei suoi
l'incisione di testi che identificano la speci­ tratti interiori si è diffusa universalmente, e
fica persona rappresentata in effigie, e che i perciò la tradizione artistica di determinate
Sumeri avevano iniziato ad attribuire nomi culture è stata giudicata manchevole o ina­
anche alle statue stesse: questi nomi si posso­ deguata perché non si conforma a questi pa­
no definire performativi, perché è il nome a rametri. La definizione di « ritratto » che si
consentire eternamente alla statua di adem­ sviluppò nel contesto specifico dei requisiti
piere al suo compito votivo, cosicché la sua socio-economici della prima Europa moder­
capacità di agire possa perdurare anche in na comprendeva, tra le altre, l'esigenza di
un futuro remoto. L'attribuzione del nome definire per rango le classi mercantili allora
è dunque una componente vitale del rito che emergenti; eppure, persino nella tradizione
permette la trasformazione da pietra o me­ occidentale la ritrattistica ha avuto esigenze
tallo in rappresentazione valida, imbevuta diverse in epoche e luoghi diversi, con una
dell'essenza della persona raffigurata: il lega­ conseguente variazione degli standard di
me identitaria, innegabilmente strettissimo, verosimiglianza rappresentativa dell'indivi­
che collega l'immagine alla persona effigiata, duo. Altre tradizioni artistiche, per esempio
dal punto di vista della storia dell' arte ci con­ in Cina o in Africa, scelgono di rappresenta­
sente di etichettare queste opere come ritrat­ re l'individuo in modi che non aderiscono ai
ti. Ma in questo contesto, l'uso del termine criteri europei: e questi ritratti costituiscono
« ritrattistica» per descrivere immagini pro­ uno spunto di riflessione su come si può raf­
venienti dall'antichità richiede una premessa figurare la persona, con la sua identità e il
chiarificatrice. suo destino, per mezzo di una fisiognomica
Nella storia dell'arte occidentale, l'idea codificata per cui il corpo è portatore di se­
di ritratto è basata su una forte somiglianza gni significativi. Questa idea d'identità, inci­
esteriore fra il modello e la sua rappresenta­ sa sul corpo, apre nuove vie al ragionamento
zione: quella che troviamo in certe tradizio­ sulla rappresentazione, e allarga il concetto
ni pittoriche europee successive al Rinasci­ di ritrattistica in modi assai interessanti.
mento, o nella fotografia moderna. In questi Il legame tra immagine e persona può esse­
casi, il primo criterio ritrattistico è appunto re operato anche senza la somiglianza fisica,
quello della somiglianza: è l' approssimazio­ come in talune tradizioni artistiche moder­
ne fisica a collegare l'immagine alla persona niste e astratte. Nel Vicino Oriente anti­
rappresentata. Da questa definizione tradi­ co, l'immagine di una persona rappresenta
zionale è scaturito un certo dibattito sull'op­ quella persona in modo attento e preciso,
portunità di classificare le immagini di in­ ma non principalmente attraverso la verosi­
dividui di era mesopotamica come ritratti; miglianza: queste immagini sono raffigura­
ma queste definizioni e argomentazioni non zioni idealizzate dell'individuo, che seguono
sono piu accettate pacificamente da tutti paradigmi di bellezza e congruità nella rap­
gli storici dell'arte. Si dimostra facilmente presentazione del rango e del ceto sociale.
che anche nella tradizione occidentale del Al tempo stesso, il modo in cui la persona
ritratto scolpito entrano in gioco, insieme al è raffigurata comunica anche quel che si ri­
desiderio di somiglianza esteriore, altri fat­ tiene essere il suo destino, e l'immagine può
tori. Nel caso dei dipinti del Rinascimento addirittura fungere da surrogato: per mezzo
italiano, creati in un'epoca che si affidava dei testi, le statue di Gudea di Lagash ci rac­
non poco al concetto di somiglianza natu­ contano esattamente questo. Le statue della
ralistica, i ritratti erano scientemente usati Dinastia di Lagash si possono dunque defi­
per comunicare nozioni come il ceto sociale, nire ritratti, benché siano opere d'arte con­
la professione e il lignaggio ancestrale, in­ cettuale anziché percettiva, in quanto fun­
sieme ad aspetti meno evidenti del caratte­ zionano come immagini strettamente legate
re del modello, della sua personalità e delle alla persona rappresentata. Vale a dire che
sue virtu, che si riteneva fossero riflessi nei funzionano come immagini astratte, anziché
I L R I T R AT T O R E G A L E E L A D U R ATA D E L L E I M M A G I N I

6.1.
Gudea in piedi
con le mani giunte,
Girsu, Iraq, 2 1 50-
2 1 2 5 a.e.v. Diorite,
h 1 ,4 m .

1 39
CAPITOLO SESTO GUDEA

in base all' approssimazione percettiva o alla delle quali sono immagini di Gudea, ensi
somiglianza fisica. di Lagash [6. 2 , 6.3]. La scultura dell'epoca
non è facilmente collocabile per sviluppo
stilistico, benché si sia certi di un ordine
La statua e le forme della rappresentazione. cronologico basato sulle statue di Ur-Bau,
il suocero di Gudea, , e di Ur-Ningirsu, suo
Della Seconda Dinastia di Lagash soprav­ figlio e successore . (E possibile distinguere
vive un gran numero di statue, gran parte le immagini di Gudea da quelle del figlio
perché le iscrizioni scolpite sulle statue for­
niscono le generalità della persona rappre­
sentata) . Ciò nonostante, si vede bene che
la statua in diorite di Ur-Bau qui illustrata
[6.4] è compatta e lineare, squadrata e piu
simile all' astrazione geometrica della forma
corporea tipica del Prato-dinastico, mentre

6.2.
Gudea i n piedi,
da Girsu, Iraq,
2 I 50 a.e. v. circa.
Diorite, h I , 7 m.

Gudea,
provenienza
ignota, forse
da Girsu, Iraq,
2 I 30 a.e. v. circa.
Diorite, h 78 cm.

140
I L R I T R AT T O R E G A L E E L A D U R ATA D E L L E I M M AG I N I

quelle di Ur-Ningirsu [6.10, p. 1 47] sono l e statue note c i sono figure intere i n piedi
lievemente piu morbide, con i profili della di grandi dimensioni dell' ensi; figure assise
figura piu sinuosi, e prive dei piani marcati di varie dimensioni, da piccole [6.6, p. 1 43]
di gran parte delle statue di Gudea. a colossali; e teste frammentarie che si pos­
sono identificare come provenienti da altre
statue di questo regnante su cui abbiamo
Immagini di Gudea, principe di Lagash . molta documentazione. Molte statue della
Seconda Dinastia di Lagash recano lunghe
Le statue di Gudea a noi note oggi sono iscrizioni che le identificano con certezza,
ventisette. Ai primi del xx secolo fu asse­ fatto molto utile per le attribuzioni e data­
gnata a ciascuna una lettera dell' alfabeto per zioni storico-artistiche in rapporto allo stu­
distinguerla dalle altre in base al primo ordi­ dio di stili e tecniche scultorie, gli aspetti da
ne di esposizione al Louvre, dove le statue noi qui affrontati. Ma, come già detto, i testi
furono portate dopo il rinvenimento a Girsu incisi su queste statue forniscono anche una
(l'odierna Telloh) tra il 1 909 e il 1929. Di li gran quantità di informazioni sulla funzione,
si continuò ad assegnare lettere alle statue la creazione e lo scopo di queste immagini,
di Gudea indipendentemente dalla loro pro­ il che ne fa inestimabili fonti di notizie sulla
venienza, cosicché quelle che arrivavano da realizzazione e l'installazione della scultura
scavi clandestini furono etichettate allo stes­ votiva regale del m millennio a.e.v., foriera
so modo di quelle ritrovate presso l'antico di molte prassi che sembrano proseguire in
sito di Girsu, e gli studiosi usano ancor oggi forme piu tarde di ritratto votivo mesopota­
queste lettere per amor di semplicità. Tra mlco.

6+
Statua di Ur-Bau
(fronte e retro) da
Girsu, Iraq, 2 1 7 5
a.e.v. Diorite, h 68
cm.
CAPITOLO SESTO GUDEA

6.5.
Gudea in piedi
(Statua A), da Girsu,
Iraq, 2 1 50 a.e .v.
Diorite, h 1 , 24 m.
I L R I T R AT T O R E G A L E E LA D U R ATA D E L L E I M M A G I N I

La grande figura di Gudea del Louvre, dell'opera: gli aspetti fisici sono scolpiti per
nota come Statua A, è un bellissimo esempio comunicare significato, e le caratteristiche
di immagine votiva eretta, benché mancan­ figurative della statua sono molto simili alle
te della testa [6.5] . Rappresenta un uomo in descrizioni testuali coeve degli attributi del
preghiera dinnanzi al suo dio: le mani giun­ buon sovrano. La testa - di proporzioni mag­
te sono scolpite a piani nettissimi e il corpo giori rispetto al corpo - ricorda la descrizio­
ammantato è di forma cilindrica, con una ne scritta secondo cui Gudea possedeva «la
porzione di stoffa liscia sul davanti a ospitare testa giusta, fatta per distinguersi nell' assem­
il riquadro con l'iscrizione. Le pieghe del­ blea dal dio Ningiszhida » . In altre parole, la
la veste che ricade dalla spalla sinistra sono testa grossa è un segno di raffinatezza e di
modellate con grande morbidezza, mentre il autorità confacente al sovrano, l'uomo che
lembo di tessuto sul braccio è intagliato in si distingue in mezzo al popolo. Allo stesso
modo piu netto e dettagliato, a contrasta­ modo l'enfasi sul braccio destro, muscoloso
re con la superficie liscia dell'indumento; i ed esposto, ne indica la forza e la capacità
piedi, intagliati insieme alla base, seguono il di governare. L'immagine intende mostrare
metodo prato-dinastico di incorporare il pie­ Gudea con « la vita in abbondanza dentro di
distallo nella forma scolpita dell'immagine. lui», come dicono i testi sumerici; e il nome
Le iscrizioni sulla spalla destra e sulla veste di questa statua è « Possa la vita di Gudea,
dedicano la statua alla dea Ninhursag (una che costrui la casa, essere lunga» .
dea madre, nota anche come Ninmah e Nin­ Delle statue d i Gudea l a piu nota è for­
tu); il testo afferma inoltre che fu Gudea a se la Statua B a grandezza naturale, in cui
portargliela, nel tempio di Girsu a lei dedica­ il principe tiene sulle ginocchia un progetto
to, giacché vi si legge in coda: architettonico [6.7, p. 1 44] . L'opera è note­
vole sia per l'originalità della composizione,
Possa la signora che prende ferme decisioni per cie· sia per l'eccellenza dell'esecuzione scultoria
lo e terra, Nintu, madre degli dèi, dare a Gudea, che 6.6.
e la qualità della superficie, liscia e priva di Gudea seduto
[le] costrui la casa, una lunga vita . . . [per questo] egli
diede un nome [alla statua] in onore di lei, e gliela
difetti, del blocco di diorite da cui è stata (Statua P), forse da
portò nella casa. intagliata. La parte inferiore e il dorso sono Girsu, Iraq, 2 r 50
coperte d'iscrizioni, il che fa della statua, a.e.v. Diorite, h 44
Di forma compatta e pastura seduta, la simultaneamente, un monumento scritto. Il cm.

Statua P del Metropolitan Museum [6.6] rap­ testo comincia sul retro, a suggerire che la
presenta invece Gudea con lo sguardo avan­ statua fosse collocata di fronte alla divi­
ti a sé, a contemplare qualcosa che gli sta di nità, e che l'iscrizione fosse li posta a
fronte e che era presumibilmente la statua beneficio degli osservatori mortali che
di culto del dio che avrebbe dovuto pregare entrassero nel tempio.
per l'eternità. Il principe ha il viso glabro e La Statua B, mancante della testa,
indossa un copricapo di lana dal bordo spor­ rappresenta Gudea seduto su uno sga­
gente, rappresentato da sei file di ricci fitti e bello dalle gambe ricurve. Il prin­
perfettamente allineati; dal berretto sbucano cipe indossa un lungo manto, che
la parte inferiore dei padiglioni e i lobi delle gli copre una spalla e un braccio
orecchie. Gli occhi grandi dai contorni pe­ ed è infilato sotto l'altro braccio,
santi e le sopracciglia folte che si uniscono a formare una serie di drappeggi;
alla radice del naso sono tratti tipici della è scalzo, e tiene le mani giunte
statuaria dell'epoca, mentre le gote morbide in atteggiamento di preghiera.
e la salda mascella squadrata sono aspetti che Le estremità sono realizzate in
riconosciamo come tipici delle immagini di maniera abilissima e molto det­
Gudea, allo stesso modo della forma del naso tagliata, con le dita delle mani e
e della bocca dal labbro inferiore leggermen­ dei piedi affusolate e scolpite con
te intaccato. Tutte le statue rappresentano il grande perizia e i profili di ciascu­
principe nel fiore degli anni: le fattezze sono na unghia definiti da una linea
quelle del maschio ideale, ma il corpo è codi­ doppia, mentre le pieghe delle
ficato anche secondo una fisionomia intesa nocche vengono mostrate con tre
a trasmettere le caratteristiche del gover­ incisioni legate in fondo da un mo­
nante sano e robusto. Dunque lo stile scelto tivo stilizzato; tanta enfasi attira
per scolpirne il corpo non è solo una questio­ l'attenzione sulle mani e sui piedi,
ne di forma, o un elemento convenzionale in contrasto con le superfici lisce e

1 43
CA P I T O L O S E S T O GUDEA

arrotondate della muscolatura. La gonna del­ un genere di tempio dalla facciata a speroni,
la veste è di forma rettangolare, a conferire costruito con mattoni sia crudi, sia cotti, che
alla statua il senso di una presenza forte, soli­ sappiamo esser stato in uso nell' architettura
da e salda, che conserva le caratteristiche del della Mesopotamia antica.
blocco di pietra da cui è stata scolpita; e sia la La lunga iscrizione ci dice che la statua è
gonna, sia il sedile sono ricoperti da un lungo scolpita nella diorite, materiale che Gudea
testo, intagliato con grande attenzione per la importava dalla lontana terra di Magan, af­
qualità estetica dei caratteri, e per questo si facciata su quello che è oggi il Golfo Persico.
comprende senz' altro che il testo deve essere Cosi dice il testo:
inteso come parte integrante della concezio­
ne e funzione dell'opera d'arte. Dal paese straniero di Magan, egli [Gudea] portò
Il progetto disegnato sulla tavoletta che la diorite e la scolpi in fanna di statua di pietra. E la
chiamò: «Per il mio Signore ho costruito questa casa,
Gudea tiene in grembo è in tutta evidenza la vita mi sia ricompensa» e gliela portò nell'E-ninnu.
una proiezione ortogonale che delinea i con­ Gudea donò alla statua la parola.
torni del santuario di Ningirsun sito a Girsu
6.7. e detto E-ninnu (Casa dei Cinquanta) . Lo ve­ E piu avanti:
Gudea seduto diamo come una struttura dalle mura spesse,
(Statua B) (fronte sostenuta da contrafforti nel senso della lun­ Per questa statua nessuno ha potuto usare argento
e particolare), da
Girsu, Iraq, 2 1 50
ghezza, dotata di sei porte fortificate, muni­ o lapislazzuli, né si doveva lavorare con rame o stagno
a.e. v. circa. Diorite, ta di salienti (angoli in muratura con il ver­ o bronzo.
h 93 cm. tice verso l'esterno) e fiancheggiata da torri: È solo e soltanto di diorite; la si ponga sul luogo
delle libagioni.
Nessuno dovrà danneggiarne la pietra con la forza.

Quest' affermazione non serve solamente


a vantare le merci esotiche e preziose che
Gudea era in grado di far arrivare a Lagash
da paesi lontani, o la distanza che le sue
navi potevano percorrere, ma anche a ma­
gnificare le proprietà di questo materiale;
esaltazione, questa, ripresa in alcuni testi
letterari narranti leggende in cui le carat­
teristiche visive e materiali della pietra di
diorite vengono descritte come essenziali al
suo destino e conferite dagli dèi. Quanto la
diorite è dura da scolpire, tanto è longeva e
difficile a intaccarsi, il che la rende perfetta
per sculture di questo tipo. (Sulle pratiche di

144
I L R I T R AT T O R E G A L E E LA D U R ATA D E L L E I M M A G I N I

deturpamento e distruzione di sculture, cfr. curve piu morbide e contorni fluidi alla figu­
pp. 1 2 2-25) . ra del sovrano: le spalle larghe e la vita stret­
Gudea tiene in grembo il progetto dell'E­ ta sono enfatizzate in un modo che non ha
ninnu, a dire che la statua ha lo scopo di uguali nelle altre statue di Gudea in posizio­
perpetuare entrambi gli atti di devozione, ne eretta. Le frange all'orlo della veste sono
l'offerta dell'immagine e la costruzione del rappresentate in grande dettaglio, e la mano
tempio. Ma le iscrizioni affermano altresi destra stringe il polso sinistro, in un gesto di­
che è stato il dio stesso ad affidarglielo, a mo' verso rispetto ad altre raffigurazioni. La sta­
di cianografia divina: il progetto gli è stato tua reca un'iscrizione sul dorso e sulla spalla
infatti mostrato in sogno su una tavoletta di destra, che la dedica alla dea Geshtinanna,
lapislazzuli, ed è dunque sia dono alla divi­ moglie del dio Ningiszhida: vi leggiamo che
nità che dono della divinità, in un reciproco Gudea costrui per lei un tempio a Girsu e
scambio votivo tra l'uomo e il suo dio, reso vi pose la statua. L' autenticità del Gudea
meravigliosamente concreto in questa statua. di Detroit è stata a lungo dibattuta per via
Un'altra effigie di Gudea architetto, la dell'inconsueta scelta di materiale e di alcuni
Statua F, regge in grembo una tavoletta in particolari dell'intaglio; la statua (come nel 6.8.
bianco, uno stilo e una riga graduata [6.8], caso di altre immagini di Gudea) fu acquisita Gudea seduto
strumenti usati per creare progetti o modelli sul mercato antiquario. Per lo storico dell' ar­ (Statua F) (fronte
e particolare), da
in scala corretta. Si tratta della piu lontana te, l' assenza di una provenienza archeologica Girsu, Iraq, 2 r 50
testimonianza dell'uso di progetti e righe che certa solleva diversi problemi, di natura sia a . e.v. circa. Diorite,
ci provenga dall'antichità; l'immagine del so­ storica sia etica, giacché il saccheggio illecito h 86 cm.
vrano come pio costruttore di templi è una
vecchissima tradizione, come abbiamo visto
nell'esempio, risalente al Prato-dinastico III,
del bassorilievo di Ur-Nanshe, in cui il prin­
cipe di Lagash reca il canestro per la posa del
primo mattone necessario all'erezione del
tempio [3 .22, p. 83] .
Quanto al Gudea di Detroit, è un'insoli­
ta statua di questa dinastia [6.9, p. 1 46] che
sfrutta le proprietà semitrasparenti della pa­
ragonite verde per creare il proprio impatto
visivo. Piu facile da scolpire rispetto alla dio­
rite, questo minerale piu tenero conferisce

1 45
CAPITOLO SESTO GUDEA

di antichità distrugge il contesto storico e i


relativi dati; nel caso del Gudea di Detroit,
tra gli elementi che depongono a favore della
sua autenticità c'è la complicatissima iscri­
zione, difficile da replicare da parte di un
falsario pur abile, che però non fosse anche
un esperto di lingua sumerica.
Quella di Gudea è una statuaria introspet­
tiva, a riposo, diversamente da quanto acca­
de per esempio per la statua di Manishtushu
re di Akkad [5.6, p. 1 zo], in cui si vede il
movimento nell'increspatura della veste: c'è
serenità nella pietra levigata delle immagini
di Gudea, e un forte senso di pietas nell'at­
teggiamento delle mani giunte in preghiera.
Sono immagini potenti, ma non tanto perché
parlino di autorità e potere sovrano - come
nella raffigurazione del principe accadico -
quanto per la poderosa presenza dello stesso
Gudea che racchiudono. La prestanza fisica
è trasmessa dalla muscolatura vigorosa e ben
definita della spalla e del braccio scoperti,
intagliati per esprimere forza; nell'epiteto
sumerico talvolta accompagnato al nome di
Gudea, « ricolmato di forza da Nindara», la
parola che rappresenta la forza può essere
letta anche come « forte braccio ». Questo
particolare modo di scolpire il braccio po­
trebbe dunque avere lo scopo di iscrivere let­
teralmente il corpo con l'epiteto che qualifi­
ca Gudea come forte sovrano del suo popolo:
la sottolineatura non è una novità del regno
di Gudea, bensi riecheggia le primissime im­
magini regali, dalle sculture del periodo di
Uruk fino alle immagini accadiche, che pure
sottolineano una virilità possente. L'enfasi
scultoria sulla muscolatura delle braccia nelle
immagini del sovrano deriva perciò da una
storia lunghissima, e costituisce una tradizio­
nale forma di trasmissione dell'autorità rega­
le che viene adottata anche per le immagini
di Gudea.

Immagini e testi della Dinastia di Lagash.

Il figlio e successore di Gudea, Ur-Ningir­


su, ci è noto grazie a tre statue che lo iden­
tificano per mezzo dell'iscrizione. Tra que-

6-9 ·
Gudea in piedi, provenienza ignota,
forse da Girsu, Iraq, 2 1 50 a.e.v.
Paragonite, h 4 1 cm.

146
IL R I T R AT T O R E G A L E E L A D U R ATA D E L L E I M M A G I N I

ste, la piu sbalorditiva e meglio conservata


è una statua in clorite in comproprietà fra il
Metropolitan Museum of Art di N ew York e
il Louvre [6. 10] . Il viso di Ur-Ningirsu e la
posa eretta con le mani giunte in preghiera
seguono da vicino la tradizione delle statue
di Gudea, ma i contorni del corpo sono piu
morbidi, forse per l'uso della clorite, mate­
riale molto piu tenero da scolpire rispetto alla
diorite. Sotto la figura del sovrano in piedi
vediamo anche il basamento, che fu scolpito 6.10.

insieme alla statua e raffigura una fila di fi­ Ur-Ningirsu,


figlio di Gudea,
gure barbute e inginocchiate, che indossano provenienza ignota,
un gonnellino corto con cintura, un turbante forse da Girsu, Iraq,
o diadema adorno di piume, e che portano 2 1 00 a.e .v. Clorite,
canestri di doni al sovrano: forse tributi da h 55 cm.
parte di vassalli, o forse prescrizioni delle
offerte necessarie al prolungamento della
vita della statua. Le figure sono interessanti
per diversi motivi: la loro identità potrebbe
dirci qualcosa sulla funzione della statua,
ma è importante anche il modo in cui sono
raffigurate. Innanzitutto sono mostrate in
profilo assoluto, a differenza dei profili misti
normalmente usati per figure regali e divini­
tà; inoltre, di ciascuna lo scultore ha inciso
anche la spalla e il braccio piu lontani dall'os­
servatore, scalando il secondo braccio sotto
al primo, nel tentativo di sospingerlo indie­
tro nello spazio retrostante la figura stessa.
Questo tipo di profilo differisce notevolmen­
te dalle pose formali che abbiamo visto usare
per le immagini di dèi e re, in cui il torso è
rivolto in avanti in modo da mostrare inte­
ramente le spalle ed entrambe le braccia (ad
esempio, la statua di Gudea a Berlino, cfr.
p. 1 34) . L'iscrizione sul dorso afferma che
Ur-Ningirsu consacrò la statua a Ningiszhi­
da, suo nume personale, e che il nome della
statua è: « lo sono l' amato dal mio dio; sia
lunga la mia vita».
La statua di Ur-Ningirsu è il frutto di un
saccheggio operato negli anni Venti del xx
secolo, e la testa fu deliberatamente staccata
dal corpo in modo che l'opera potesse esse­
re venduta in due pezzi separati sul mercato
antiquario. Il Louvre acquistò il corpo, e il
Metropolitan la testa; quando si scopri che
le due parti andavano insieme la statua fu ri­
composta, e oggi viaggia avanti e indietro tra
New York e Parigi.
Insieme a quelle di Gudea e Ur-Ningirsu,
a Girsu sono state poi rinvenute diverse sta­
tue che raffigurano donne di alto rango e
sono per lo piu realizzate in calcare e clorite,
anziché in diorite. La statuetta illustrata, che

1 47
CAPITOLO SESTO G UDEA

vantaggi della sua città; sappiamo inoltre che


potevano commissionare e consacrare opere
d'arte, sia per la vita propria sia per quella
dei famigliari, e il numero di statue femmi­
nili commissionate ed eseguite in Mesopo­
tamia meridionale nella seconda metà del III
millennio a.e.v. non ha eguali nella storia me­
diorientale. Queste statue si distinguono non
per il mezzo - la scultura a tutto tondo - ma
per la funzione: non sono immagini di dee o
di mitiche figure soprannaturali; al contrario
rappresentano individui realmente esistiti
nell' antichità.
Sebbene i testi raccontino che Gudea
eresse anche stele di pietra, di queste opere
rimane molto poco, diversamente da quan­
to accaduto per le numerose statue a tutto
tondo che sono giunte intatte fino a noi. La
parte superiore di un bassorilievo conservato
a Berlino rappresenta una scena di presenta­
zione, simile a scene analoghe che si riscon­
trano su sigilli. Una divinità minore conduce
per mano Gudea alla presenza di un dio as­
siso in trono: la figura del supplice reca un'i­
scrizione sulla parte inferiore della veste che
lo indica come « Gudea, principe di Lagash»,
mentre il nume che lo accompagna è certa­
mente Ningiszhida, per via delle teste di dra­
go che gli sorgono dalle spalle. Dinnanzi a
questo dio ce n'è un altro, con il gonnellino
ricoperto di acqua che scroscia. Tutte e tre
le figure divine che della scena ci sono rima­
ste indossano una tiara a corna sormontata
da un disco e vesti a balze, mentre Gudea
porta un mantello con l'orlo a frange e strin­
ge una fronda di palma nella mano destra; il
frammento del dio assiso sul trono leonino
potrebbe essere invece Enki, dio delle acque
dolci. Il bassorilievo è in pessime condizioni
ma conserva comunque una parte dell'icono­
grafia divina e rituale dell'epoca.

I t e s t i : costruire la c a s a del dio .

6. u . nelle condizioni originali sarebbe stata alta Fra i molti testi giunti a noi dalla Seconda
Statua d i donna, da circa 30 centimetri, rappresenta una donna Dinastia di Lagash ci sono due grandi cilin­
Girsu, Iraq, 2 r 50 dri di terracotta incisi con una composizio­
in atteggiamento di preghiera [6. n]; le so­
a.e.v. Clorite, h 1 7. 4
cm.
pracciglia folte e i grandi occhi pesantemente ne che tratta del progetto di fabbricazione
cerchiati sono scolpiti alla stessa maniera del­ dell'E-ninnu, il tempio di Ningirsu a Girsu,
le statue di Gudea. Sembra che in quest'epo­ da parte di Gudea. Uno, il cilindro A, narra
ca - il m millennio a.e. v. - le donne godes­ gli eventi che condussero alla costruzione,
sero di grande autonomia e di diritti sanciti mentre l' altro, il cilindro B , ricorda le litur­
dalla legge: sappiamo che potevano ereditare gie d'inaugurazione del tempio stesso. Rin­
terre e beni, prerogativa esplicitamente men­ venuti nel 1 877 da archeologi francesi sotto
zionata nel testo della Statua B di Gudea tra i il muro di un edificio che potrebbe aver fatto
I L R I T R AT T O R E G A L E E L A D U R ATA D E L L E I M M A G I N I

parte dell'E-ninnu - ma il tempio, di per sé, nell'epoca di Gudea tutto si fa piu ampio e
non è mai stato ritrovato -, questi cilindri piu chiaro; dal termine del m millennio a. e. v.
riportano due dei piu lunghi testi letterari ci viene una ricca messe di informazioni ri­
sumerici a noi noti. guardo alle pratiche di creazione delle imma­
Sul cilindro A [6. 1 2] sono descritte im­ gini e alla loro ricezione, dall'acquisizione
magini del sogno di Gudea, sogno inviatogli del blocco fino alla collocazione della statua
dal cielo come auspicio per la costruzione del nel tempio.
tempio. Secondo il testo, il dio Ningirsu ap­ Sulla Statua B di Gudea architetto [6.7,
pare a Gudea in una « visione notturna» e fa p. 1 44], per esempio, l'iscrizione afferma
in modo che l'E-ninnu gli compaia « davanti che egli « installò la statua per comunicare
agli occhi ». Sulle prime il sovrano trova l' ap­ messaggi» e che essa deve essere posta « sul
parizione assai enigmatica, perciò va a far­ luogo delle libagioni » . L'iscrizione forni­
sela spiegare e riferisce all'interprete di aver sce poi elenchi di materiali necessari alla
visto, in sogno, un essere costruzione del tempio, come tipi di legno,
pietre preziose, metalli e via discorrendo, e
immenso come il cielo, immenso come la terra. Che descrive le attività e le imprese compiute da
era un dio riguardo alla testa, che era un Uccello di Gudea. In altre parole, la statua racchiude
tuono riguardo alle ali, e una tempesta di piena ri­ 6.n.
guardo al corpo. Aveva un leone accucciato al fianco
molto piu che la semplice persona di Gudea; Cilindro d i Gudea
destro e sinistro. Mi diceva che si doveva costruire la e altre sue statue giocano allo stesso modo A, da Girsu,
sua casa [ . . . ] C'era una donna che veniva avanti por­ con la rappresentazione visiva e testuale. Sia Iraq, 2 1 50 a . e.v.
tando un mazzo di spighe. In mano reggeva uno stilo la Statua B sia la Statua F rappresentano il Terracotta, h 6o cm.
di metallo lucente, sulle ginocchia aveva una tavoletta
con gli astri del cielo, e la consultava. Inoltre, c'era un
guerriero che piegava il braccio stringendo una tavo­
letta di lapislazzuli su cui apponeva il progetto di una
casa [ . . .].

Nel tempio della dea Nanshe, il significa­


to del sogno è rivelato. Gudea apprende che
l'essere immenso è il dio Ningirsu, il quale
desidera che si eriga l' E-ninnu; che la don­
na con lo stilo lucente e la tavoletta astrale
è la dea Nisaba, la quale « annuncia le buone
stelle che benediranno la costruzione della
Casa »; e che un terzo dio, Ninduba il guer­
riero, gli ha consegnato la tavoletta di lapi­
slazzuli con i particolari del progetto (cfr. pp.
143-44) . I testi letterari ci raccontano dun­
que come i Mesopotamici si figuravano i loro
dèi, come questi comunicavano con i mortali
per mezzo di sogni e oracoli, e come le loro
richieste venivano esaudite: l'immaginario
poetico è un altro luogo in cui ci è possibile
studiare le prassi estetiche di questi popoli.
L'elemento testuale e quello visivo sono sem­
pre strettamente collegati per molti aspetti,
poiché le immagini visive incorporano spesso
metafore e similitudini di tipo letterario, e
le opere scritte dal canto loro fanno sovente
riferimento all'immaginario visivo.

Funzione e durata delle immagini.

I primi particolari su fabbricazione e uso


delle opere scolpite si ritrovano già nelle
iscrizioni statuarie del Prato-dinastico, ma

149
CAPITOLO S E STO GUDEA

6.IJ. In quest'epoca prosegue anche la tradi­


Offerta di fondazione: dio zione prato-dinastica del conferimento di un
inginocchiato che regge un nome a statue e monumenti, e questi nomi ci
piolo, forse da Lagash, Iraq, forniscono indicazioni chiare sulla funzione
2 1 50 a.e.v. Lega di rame,
h 3 3 , 5 cm.
di ciascuna opera. Per mezzo dell'iscrizione,
il nome reitera e sottolinea la presenza visibile
In questo periodo le offerte della persona rappresentata nella statua, dan­
di fondazione assumono una do a quest'ultima il potere di agire come suo
forma nuova, che compare surrogato: e in questo senso, la statua diviene
accanto agli altri generi
un sostituto eternamente valido della persona,
di figure già in uso nei
secoli precedenti. Questa
a prenderne il posto nell'atto della preghiera e
sagoma inginocchiata è per ciò stesso - mediante l'immagine e il testo
una divinità che stringe un performativo - a conferirle una forma di im­
grosso piolo da inserire nel mortalità. Il nome « Possa Gudea che costrui il
terreno, e fu posta in un tempio godere di lunga vita», per esempio, non
deposito di fondazione; nei
testi letterari di Gudea si
è solo descrittivo, ma replica costantemente
dice che queste statuette l'incantesimo nel futuro; queste statue-ritratto
sono in forma di maghi. faranno da vicario animato del soggetto sia nel
Apprendiamo inoltre che corso della sua vita, sia per molto tempo dopo
le casse con queste offerte la morte.
venivano interrate molto
a fondo e che erano dette
La fede nella natura animata della statua
<<cassette dell' Abzu», risulta limpidamente dai testi. L'iscrizione
dal nome dell'acqua sul dorso della Statua B inizia con un elenco
dolce primordiale: di offerte alimentari da donare alla statua,
dovevano essere sepolte come se fosse un essere vivente: dovrà rice­
a una profondità tale da
vere un litro di birra e un litro di pane, mez­
raggiungere la falda idrica.
I testi di Gudea ci offrono
zo litro rispettivamente di farina e tritello di
quindi una testimonianza farro. Il testo specifica chiaramente: « Per la
dei rituali architettonici e statua di Gudea, ensi di Lagash, l'uomo che
dei tipi di immagini a questi costrui l' E-ninnu », e raccomanda quindi ai
necessan. posteri di non interrompere queste offerte
di cibi e bevande; poiché la statua era col­
locata nel Ki-a-nag, « il luogo ave si versa
l'acqua» in cui si offri vano libagioni ai de­
funti, le offerte dovevano proseguire anche
sovrano con gli attrezzi e i metodi dell' archi­ dopo la morte della persona rappresentata.
tetto: nella prima Gudea regge un progetto Queste offerte alimentari venivano già poste
completo (basato sull'immagine inviatagli in davanti alle statue di epoca prato-dinastica,
sogno come oracolo dagli dèi), mentre nella a indicare che abbiamo davanti una tradizio­
seconda ha con sé una tavoletta in bianco, ne e un sistema di credenze molto antichi.
la riga graduata e lo stilo, ed è pronto a dare Malgrado le offerte, tuttavia, le statue non
inizio a una nuova opera. Il testo fa inoltre sono divine in sé, bensi stanno ritte o sedute
un inventario di acquisti di materie prime es­ di fronte alla divinità, come le iscrizioni ci
senziali alla fabbricazione: la statua racchiu­ dicono; ma sono entità viventi, una perpe­
de quindi il processo creativo dell'opera di tuazione della forza vitale del soggetto sotto
devozione, da segno onirico ad architettura, forma di statua. Può darsi che i portatori di
da visione di origine divina a dono votivo del doni raffigurati sul basamento della statua
tempio. L'ex voto, allora, non è solo la sta­ di Ur-Ningirsu [6. 1o, p. 1 47] rappresentino
tua dell'uomo-Gudea, ma anche l'offerta del proprio questo rituale, l'offerta alimentare
tempio intero, del lavoro che esso è costato, come parte della manutenzione della statua.
compreso quello dello stesso Gudea, e delle Con la Statua B Gudea intrattiene anche
materie prime mutate in edificio sacro secon­ un colloquio, dicendole: « Statua, ti prego di
do la visione inviata dagli dèi. E a sua volta il dire al mio Signore . . . », per poi far seguire
tempio è paragonato alla città, in modo tale l'invocazione da un elenco di imprese e buo­
che il progetto produca un impatto sull'inte­ ne azioni da lui compiute. Alla statua si chie­
ra città-stato. de dunque esplicitamente di riferire il mes-

150
I L R I T R AT T O R E G A L E E LA D U R ATA D E L L E I M M A G I N I

saggio al dio Ningirsu. Nel Gudea di Detroit nia, dove fu ritrovata da scavatori tedeschi
(Statua M [6.9, p. 1 46]), come in diversi altri alla fine dell'era ottomana [6. 14, p. 1 52]. L'i­
esempi, il testo afferma che la statua « rimar­ scrizione incisa in colonna intorno alla parte
rà in costante preghiera». bassa della veste e sul cartiglio sotto il brac­
Le statue venivano dunque collocate nei cio destro recita:
templi a perpetua rappresentazione del so­
vrano di fronte agli dèi: le sue immagini Turam-Dagan, generale di Mari
erano dotate di potere, si sostentavano con Puzur-Ishtar, suo figlio
al dio [Ea], Signore [dell'Assemblea], egli
offerte di cibo e bevande, e dalle iscrizioni [dedicòl questa s[tatua di sé stessol p[er la propria
dedicatorie sappiamo che erano accredita­ vita]
te di forza vitale e quale funzione avessero [Quanto a colui che ri]muovesse questa iscrizione
all'interno del tempio. Ma per i sovrani an­ possano gli dèi Ishtar, Dagan, Ea, signore dell'assem­
tichi queste statue erano anche un tramite blea, svellere le sue fondamenta.
verso l'immortalità, che consentiva loro di
C artiglio:
permanere nel tempo proprio attraverso la
rappresentazione. Le iscrizioni si concludo­ Puzur-Ishtar, generale di Mari
no spesso con un'invettiva, ad avvertire che Sillakka, luogotenente, è suo fratello.
se un futuro regnante facesse diminuire o
cessare le periodiche offerte alimentari, o se La statua del generale Iddi-Ilum fu trova­
qualcuno raschiasse il testo o danneggiasse ta in due pezzi separati - uno nella corte e
la statua, questi sarà colpito da una terribile uno presso il grande portale del palazzo di
maledizione: gli dèi avrebbero « divelto le sue Mari -, di cui si scopri che combaciavano l'u­
fondamenta e prosciugato il suo seme», il che no con l'altro [6. 15], e reca un'iscrizione in
significa che il colpevole non avrebbe avuto colonna sulla veste:
figli né discendenti a perpetuarne il nome e
il ricordo. Allo stesso modo in cui un bam­ Iddi-Ilum, generale di Mari
alla dea Ishtar
bino porta avanti il nome e la memoria di dedicò una statua di sé stesso
un' altra persona, cosi fa l'immagine vicaria Quanto a colui che rimuovesse quest'iscrizione possa
vivente: la distruzione della statua è dunque la dea Ishtar distruggere la sua progenie.
vista come un modo di troncare l'immortali­
tà della persona rappresentata. Tutte queste statue, come quelle di Gudea
L'importanza della collocazione e della e dei governatori di Mari (noti con il tito­
prosecuzione dei rituali è già evidente nel lo accadico di shakanakku), possiedono una
Prato-dinastico, e le invettive si trovavano biografia controllabile. Furono realizzate alla
già sulle statue di epoca accadica; questo at­ fine del m millennio a.e.v. ma rimasero vi­
teggiamento rispetto alle immagini, e alla na­ sibili, e al centro di rituali, per secoli dopo
tura animata delle statue, è tipico della Me­ la loro creazione; spesso furono anche spo­
sopotamia e di altre parti del Vicino Oriente state, ma noi siamo in grado di tracciarne i
antico, che considerano le statue non sem­ movimenti e il riutilizzo per tutta l'antichità,
plicemente pietra lavorata ma vera presenza, e sono poi state conservate per secoli e ad­
incarnata in immagini che devono durare in dirittura millenni in qualità di significative
eterno. Anche le testimonianze archeologi­ opere storiche di re ancestrali, benché questo
che possono essere rivelatrici: apprendiamo genere di collezionismo non si sia peritato di
elementi sulla fede nella natura animata delle compiere razzie in altri paesi.
immagini e sull'importanza della loro manu­ La piu ampia collezione di statue di Gu­
tenzione dalle zone di reperimento, quando dea si trova oggi presso il Louvre, che le
vengono annotate con precisione durante espone come antichità entro una moderna
lo scavo scientifico. Per esempio sappiamo istituzione culturale europea, ma questo è
dal sito di Mari, in Siria, che le statue dei solo l'ultimo di una serie di utilizzi attuati
sovrani di Mari coevi di Gudea sono state nel corso della vita di queste opere. Gli ar­
conservate e curate a palazzo per molti se­ cheologi francesi che le portarono a Parigi le
coli a seguire, e sempre li riscontriamo, dalle avevano rinvenute nel palazzo di un gover­
iscrizioni, premure analoghe riguardo al ra­ nante ellenistico nel sud dell' Iraq, ma le scul­
schiamento o alla distruzione delle immagini. ture avevano già duemila anni quando questi
La statua di uno di questi principi di Mari, le esponeva presso la propria corte nella città
Puzur-Ishtar, fu portata a sud fino a Babilo- di Girsu; vi erano rimaste dopo che Gudea
CAPITOLO SESTO GUDEA

6.14.
Puzur-Ishtar, da
Babilonia, Iraq,
2 r oo-2ooo a.e.v.
circa. Diorite,
h 1 , 7 m.

La testa fu acquisita
sul mercato
antiquario prima
deli' inizio degli scavi
di Babilonia nel
1899, durante i quali
fu poi rinvenuto il
corpo.

152
IL R I T R AT T O R E G A L E E LA D U R ATA D E L L E I M M A G I N I

ve le aveva collocate, ma furono riscoperte


e ricollocate nel palazzo di questo sovrano
piu tardo, Adad Nadin Ahhe: torneremo su
di lui e sulle sue abitudini di collezionista nel
capitolo XIV .
Le statue di Gudea e della sua dinastia
raccontano moltissimo sugli usi e la dura­
ta delle antiche sculture mesopotamiche, e
in particolare sui ritratti personali. Tramite
la combinazione di testo e immagini, insie­
me ai complessi rituali legati alla loro rea­
lizzazione, le statue erano concepite come
essenza presente della persona rappresenta­
ta; e questa considerazione delle immagini,
che nelle statue di Gudea e nei testi che le
accompagnano si fa cosi evidente, sembra
inscindibilmente legata alla nozione meso­
potamica di potere e longevità delle imma­
gini stesse. Nel capitolo seguente vedremo
6 . 1 5·
invece come i re della Terza Dinastia di Ur
Iddi-Ilum, da Mari,
sottolinearono l'ordine eterno del loro li­ Siria, 2090 a.e.v.
gnaggio ancestrale per mezzo dell'immagine circa. Steatite,
del re-costruttore. h 4 1 , 5 cm.

1 53
C apitolo settimo

La Terza Dinastia di Ur

p. 1 58 Architettura

1 58 La ziggurat di Ur
1 60 I recinti sacri

162 Scultura
162 Offerte di fondazione
163 La stele di Ur-Namma
1 66 Rappresentazioni di Shulgi
1 67 Altre sculture

1 68 Arte locale
1 70 Sigilli cilindrici

Ziggurat a Ur, Iraq, 2112-2047 a.e.v.


LA TERZA DINASTIA DI UR, 2 1 1 2 - 2 004 A.E.V.

Periodi Terza Dinastia d i U r (Ur III), 2 I 1 2 - 20o4 a . e.v.

Collasso della Terza Dinastia di Ur, 2004 a.e.v.

Regnanti Ur-Namma, r . 2 1 1 2-2095 a . e.v.

Shulgi, figlio di Ur-Namma, r . 2094-204 7 a.e.v.

Ibbi- Sin, r. 2028- 2004 a.e.v.

Centri principali Ur, Uruk, Nippur, Susa

Fatti ed eventi In tutta la regione si usano ora misure e pesi standard


notevoli

Opere d 'arte Ziggurat di Uruk, N ippur e Ur


importanti Temenos di Ur

Offerte di fondazione in forma di sovrani

Incisione rupestre di Darband-i Gawr

Novità tecniche Sorge la ziggurat classica a gradoni


o stilistiche Si incidono rilievi rupestri monumentali inseriti nel paesaggio
in campo artistico

TURCHIA

SIRIA

J
IRAN
Nel sud della Mesopotamia la Terza Di­ litica su tutta la regione della Babilonia nella
nastia di Ur inaugura un'epoca di grandi Mesopotamia meridionale. Ur-Namma ottie­
campagne edilizie, dando vita a innovazio­ ne dapprima il predominio sui sovrani locali
ni architettoniche che influenzeranno tutta e sulle loro città; poi dà inizio a conquiste
l'area per secoli a venire. I sovrani di Ur III nell'est della Mesopotamia e pian piano per­
presentano il proprio governo come ordina­ sino Susa - la piu importante città elamita
to e pacifico: anziché sottolineare gli aspetti dell'Iran - passa sotto il controllo della dina­
bellici e di potenza militare, i re di questa stia di Ur, che per quasi un secolo governerà
dinastia preferiscono l'immagine del devoto l'intera Babilonia, la maggior parte della Me­
re-costruttore, che erige templi in onore de­ sopotamia settentrionale e un'ampia distesa
gli dèi. In questo capitolo ci concentreremo di territori contigui a oriente in Iran, oltre
sul sito piu importante della dinastia, la cit­ a esercitare una poderosa influenza politica
tà di Ur con la sua nuova ziggurat dedicata e culturale sulla Siria. L' archeologia e la sto­
al dio della luna, il vasto recinto sacro e le ria si riferiscono a quest'epoca appunto come
monumentali tombe dinastiche. Con queste alla Terza Dinastia di Ur, o semplicemente
campagne edilizie aumenta anche la comples­ Ur iii.
sità dei rituali architettonici in cui il re è una Dal periodo di Ur III ci viene una profu­
figura centrale. sione di fonti che documentano i particolari
Dopo il crollo della supremazia accadica, delle interazioni e transazioni quotidiane, e
secondo la Lista Reale sumerica la sovranità per questo ci offrono un ampio scorcio sul­
concessa dagli dèi torna per la terza volta a la vita delle persone e dei loro gruppi fami­
Ur, e il periodo caotico e frammentario se­ gliari, oltre che sulle prassi di professionisti
guito al termine del regno di Shar-kali-sharri e artigiani legati alla produzione artistica:
di Akkad (2 1 93 a.e.v.) viene registrato come parliamo di alcuni fra i testi piu dettagliati
un'epoca di disordini, confusione e mancan­ che sopravvivono dal mondo antico, e ben­
za di guida politica. La riunificazione del ché l'essenza di questi testi sia l'annotazione
territorio e il ritorno a un governo babilone­ burocratica, sappiamo che in questo periodo
se centralizzato hanno luogo all'incirca otto hanno luogo delle guerre perché i nomi degli
anni dopo la caduta della dinastia accadica: anni, fissati nei nuovi calendari standard ap­
è il momento in cui il re Utukhegal di Uruk pena entrati in vigore, fanno riferimento alle
- che nelle sue iscrizioni ne registrò gli even­ battaglie e alle conquiste dei re della Terza
ti - afferma di aver cacciato i Gutei invasori Dinastia.
dal sud della Babilonia e di aver riportato la Tuttavia le arti visive non rivelano nulla
sovranità a Sumer. A Utukhegal succede il del lato militarista dell 'autorità regale, per
fratello, Ur-Namma (r. 2 1 1 2-2095 a.e. v.), che concentrarsi invece sugli atti di devozione
stabilisce il dominio di una nuova dinastia e del re nella sfera religiosa e rappresentarlo
sceglie Ur come sua capitale, rivitalizzando­ come il continuatore delle antiche tradi­
la come luogo dello splendore regale trami­ zioni dell' era prato-dinastica; attingendo
te un vasto programma di restauri e nuove cioè al lontano passato, per la nuova ico­
costruzioni. Verso la fine del proprio regno nografia monarchica, anziché proseguire
Ur-Namma assume il titolo di « re di Sumer e nello stile e iconografia delle arti imperiali
Akkad », rivendicando cosi la supremazia po- accadiche.

157
C A P I T O L O S ET T I M O

LA T E R Z A D I N A S T I A DI UR

UR-NAMMA

2 I I 2·2095 a . e .v.

SHULGI

2094-2047 a . e . v.

l
l l
AMAR- SIN SHU-SIN
La Terza Dinastia
2046-2038 a . e.v. 2037-2029 a.e.v.
di Ur fu una casa
regnante di cinque
generazioni di re
appartenenti alla
IBBI-SIN
stessa famiglia, a
iniziare con Ur­ 2028-2004 a.e.v.

Namma. È altresf
nota come dinastia
di Ur III.

La lingua amministrativa dominante della in maniera significativa il paesaggio urbano


Terza Dinastia di Ur è il sumerico, e sia i te­ delle piu importanti e antiche città di Su­
sti sia le immagini sembrano voler riprendere mer. Questi re erigono fabbricati in luoghi
le precedenti tradizioni sumere, inducendo anche lontanissimi, come la reale città di
cosi gli storici dell' arte a parlare dell'era di Susa in Iran, e gli edifici sono spesso inno­
Ur III come di un revival o Rinascimento vativi per forma, dimensioni e struttura, pur
neo-sumero. Malgrado quello che appare sottolineando al tempo stesso una continu­
come un ritorno a prassi sumeriche e una for­ ità legata ai rituali architettonici e all'uti­
te sottolinea tura dell'elemento devozionale, lizzo delle aree sacre di epoche precedenti;
qualche contraddizione nei messaggi ideolo­ i monarchi di Ur III mescolano concezioni
gici c'è, poiché i sovrani di Ur III - a comin­ edilizie nuove con antiche tradizioni archi­
ciare da Shulgi (r. 2094-2047 a.e.v. ) , figlio e tettoniche in maniera assai personale. Si co­
successore di Ur-Namma - riprendono l'idea struiscono ziggurat per le divinità protettrici
di Naram-Sin di Akkad secondo la quale il di un gran numero di città babilonesi meri­
monarca è un'entità divina e assumono il de­ dionali, per esempio quella di !nanna a Uruk,
terminativo DINGIR, prefisso usato per le di Enlil a Nippur e - la piu celebre e meglio
divinità, prima della scrittura dei rispettivi conservata - la ziggurat del dio della luna
nomi. La divinizzazione del re in vita era in­ Nanna a Ur, capitale dinastica. Ben diversa
solita in Mesopotamia, e metterlo sullo stes­ dei resti anteriori di torri templari, si trova
so piano degli dèi è una manifestazione di qui per la prima volta la ziggurat nella sua
hybris; l'ideologia del devoto re-costruttore, forma classica, quella che influenzerà le fa­
un essere umano che segue le istruzioni degli mose torri della Babilonia e dell'Assiria (cfr.
dèi, non è quindi perfettamente allineata con cap. XII, p. 285) per secoli a venire.
lo status di divinità.
La ziggura t di U r .
Architettura.
L a ziggurat di Ur [7. 1 , 7 . 2] fu iniziata da
Le campagne di costruzione dei sovrani Ur-Namma in onore del dio Nanna e com­
di Ur III furono vastissime: sotto i regni di pletata durante il regno del figlio Shulgi.
Ur-Namma e Shulgi, l'attività edilizia altera Venne chiamata E-temen-ni-gur-ru (« Casa
LA T E R Z A D I N A S T I A DI U R

7·I.

Disegno della
ziggurat di Ur,
Iraq, di Marjorie V.
Duffell per Leonard
Woolley, 1937.

7•Z•
Veduta aerea della
ziggurat di Ur,
fotografia del r 97 3.

il cui ponte di fondazione è rivestito di ter­ di fango intervallati da stuoia di canne e mal­
rore / induce i brividi »), nome forse volto a ta, mentre il compatto involucro esterno fu
implicare che l'edificio dovesse ispirare una realizzato in mattoni cotti posati con malta
profonda soggezione. La massiccia torre a di bitume, a formare un robusto rivestimento
gradoni, dal profilo rettangolare e costruita spesso 2,4 metri nel quale furono intagliate
in mattoni, sorge con gli angoli diretti verso i strette feritoie per il drenaggio dell'umidità
punti cardinali; il nucleo interno è in mattoni interna. Il solo livello rettangolare piu basso

15 9
CAPITOLO SETTIMO

della struttura misurava 6o metri per 45, ed percorso necessario alla processione religio­
era alto 1 y nelle condizioni originali, la zig­ sa. Lo spazio consacrato e innalzato sopra la
gurat doveva essere alta piu del doppio. città attraverso una sequenza di piani è quin­
Alla torre ci si avvicinava dal lato nord­ di pensato in funzione del rituale di ascesa:
orientale, dove salivano tre scaloni che in l' ambito liturgico è concepito verticalmente
cima, al secondo livello, convergevano verso e sollevato al di sopra della città, e in questo
un grande ingresso che conduceva al secon­ senso la ziggurat è diversa dalla schiera oriz­
do piano. Al pianterreno, uno degli scaloni zontale di edifici del culto prato-dinastico
forma un angolo retto con il corpo dell'edifi­ e piu simile ai templi di epoche precedenti,
cio, mentre gli altri due sono appoggiati alla come quelli di Uruk.
parete di primo livello. Il terzo livello si rag­
giungeva probabilmente per mezzo di un'al­
I recinti s acri .
tra scalinata che partiva dal secondo, benché
rimangano scarse testimonianze archeologi­
che sia della parte piu alta della struttura, sia Nel recinto sacro o temenos di Ur, i re
del terzo livello stesso. In epoche piu tarde della Terza Dinastia costruirono molti edifici
apprendiamo che le ziggurat potevano ave­ - tra cui l'immensa ziggurat del dio della luna
re molti piani, ai quali si accedeva tramite - e cortili aperti che furono poi ristruttura-
scale a chiocciola che arrivavano fino alla ti da sovrani mesopotamici piu tardi [7.3];
sommità, e che le superfici erano talvolta de­ le piante rettilinee e le corti a cielo aperto
corate da ceramiche colorate e invetriate. Le circondate da mura di cinta definiscono e or­
ziggurat della Terza Dinastia di Ur sono le ganizzano lo spazio sacro in maniera nuova.
prime ziggurat classiche, identificabili come I recinti sacri del periodo di Uruk, costrui­
tali dalla struttura a gradoni; secondo alcune ti oltre mille anni prima (cfr. cap. n, p. 42),
scuole di pensiero i templi anteriori del pe­ avevano dato inizio alla tradizione del gran­
riodo di Uruk, posti su una piattaforma rial­ de tempio sopraelevato e dei vasti recinti con­
zata, non sono vere e proprie torri a gradoni, sacrati forniti di molti edifici monumentali: le
mentre tutte quelle costruite da Ur-Namma e architetture della dinastia di Ur III tornano a
Shulgi sono fornite di diversi piani e di scalo­ questo antico passato, ma con nuove conce­
ni tripartiti che si incontrano ad angolo retto zioni e metodologie costruttive, la cui carica
per consentire un' ascesa cerimoniale. innovativa è visibile al meglio nella concezio­
La ziggurat di Ur non possiede linee né ne e disposizione delle ziggurat: queste salde
pareti diritte: tutte le linee di questo edificio strutture a gradoni, che si levano sopra il pae­
sono diagonali e piegano all'interno verso la saggio piatto della Mesopotamia meridionale,
cima, e anche il muro al pianterreno mostra fissano la nuova forma della ziggurat classica
una curva lievemente convessa sulla linea di per molti secoli a venire.
terra. Si trattò forse della precisa volontà di Il Giparu è un complesso quadrato, cir­
evitare una rigida rettilineità, con l'intento condato da un corridoio e da mura esterne
di produrre un effetto visivo simile a quel­ speronate, che sorgeva nei pressi dell' E-te­
lo dell'entasi usata negli antichi templi greci men-ni-gur-ru. Ospitava la residenza della
come il Partenone sull'acropoli ateniese? Su sacerdotessa entu - carica di cui continuano
queste possibili ricercatezze architettoniche a essere investite le principesse della casa
- come sulla progettazione delle strutture a reale - e un piccolo tempio di Ningal. Di
ziggurat e sul significato della loro forma e fronte alla corte di Nanna, che precedeva la
altezza - il dibattito è aperto, ma non si è corte della ziggurat, c'era poi un altro edi­
raggiunta alcuna conclusione. La ziggurat in­ ficio quadrato detto Ganun-mah (« Grande
tende elevare lo spazio sacro al di sopra del magazzino »), che era la tesoreria del tempio.
terreno della vita quotidiana? Poiché nella L'E-hursag (« Casa della grande montagna»)
tradizione occidentale la ziggurat è associata a sudest, costruzione identificata da un'iscri­
per lo piu al racconto biblico della grande tor­ zione sul pavimento, è invece un palazzo che
re di Babele, resiste l'idea che le torri fossero risale ai regni di Ur-Namma e Shulgi, men­
un modo di colmare la distanza tra l'uomo tre Edubla-mah (« Portale eminente ») era il
e gli dèi; sotto l' aspetto architettonico l'e­ nome dato a un ingresso grandioso che viene
sperienza della ziggurat è quella dell' ascesa menzionato durante il regno del successivo
reverente di foggia cerimoniale, del fermarsi sovrano cassita di Babilonia, Kurigalzu Il,
e voltarsi in determinati punti secondo un come il « Grande cancello antico ».

!60
LA T E R Z A D I N A S T I A DI U R

7-J.
Pianta del temenos
di Ur, Iraq,
2 1 1 2 - 2004 a.e.v. ,
: .. : disegnata tra il 1922
e il 1930 da F. G .
,. . :
Newton e A . S .
Whitburn, architetti
collaboratori di
L. Woolley.

; .. :
GIC•PA&•KU '{ ... .:
or : . l
IUI.·•Jfll

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: .. ....... ...... .......... - • • WAU.S k!STORI!.O
,ltOM tXISTIHG !VlDIMC.t.
:..._
., ..._ ____..,_._._-.."- .....1 100
o ME.TERS

Dal lato sudorientale del temenos c'era un da file parallele di murature in mattoni, cia­
complesso di tombe reali. Una rampa di sca­ scuna delle quali sporge lievemente da quella
le sotto una volta a mensoloni conduceva a sottostante finché tutte si incontrano al col­
camere poste al di sotto di un edificio forse mo dell'arcata; questa tecnica richiede spes­
usato per cerimonie funebri [ 7 .4] ; benché se mura laterali a sostegno della volta stes­
vuoto al ritrovamento, i resti di foglia d'o­ sa, ed era in uso nella Mesopotamia del m
ro e pietre suggeriscono che le pareti fossero millennio a.e.v. insieme al tipo di arco noto
decorate a lamine d'oro intarsiate con agata come arco a tutto sesto o arco romano, già
e lapislazzuli, e che il soffitto fosse dipinto attestato nell' architettura della Sumer prato­
a stelline. La volta a mensoloni è costituita dinastica. Le tombe si possono attribuire alla
CAPITOLO SETTIMO

esterno di mattoni cotti, e secoli dopo fu in­


cassata nelle ristrutturazioni cassite e assire
del santuario; anche a Uruk la locale ziggurat
fu poi ricompresa nelle grandi edificazioni
del periodo di Ur III. Questo tipo di restau­
ro e incorporazione di altari di epoche prece­
denti, anche molti secoli dopo la loro com­
parsa, si era già verificato con le fondazioni
templari di Gemdet Nasr, come per esempio
il tempio di An a Uruk (cfr. p. 44) ; e anche
a Ur la ziggurat fu restaurata 1 500 anni piu
tardi dal re babilonese Nabonedo.
L'intimazione a costruire templi prove­
niva dagli dèi: pianta, misure e ubicazione
venivano comunicate direttamente al re in
forma privata, sotto forma di sogni o visio­
ni, com'era stato il caso di Gudea di Lagash,
le cui statue lo rappresentano in guisa di
architetto (cfr. pp. 1 43-45) . Quest'idea del
re come portatore del progetto operativo e
come costruttore che contribuisce a tradur­
re il disegno degli dèi in mattoni e malta si
7· 4 · riscontra senz' altro nelle arti figurative della
Fotografia di Terza Dinastia di Ur.
Leonard Woolley
dell 'arcata a
mensoloni e della
rampa di scale che Scultura.
salgono da una
tomba a Ur, Iraq, Tra le opere scolpite che ci vengono dal
1930. periodo di Ur III vi sono figure e depositi
architettonici, statuette votive e rilievi mo­
numentali: alcune opere erano dirette alla
pubblica esposizione, mentre altre venivano
fatte per essere immediatamente interrate.
In quest'ultimo caso si stratta di offerte di
fondazione in rame, una parte integrante
della costruzione architettonica, come abbia­
mo visto nel capitolo m .

O fferte di fondazione.
7·5·
Mattone con
iscrizione da Ur, Gran parte delle offerte di fondazione ri­
Iraq, 2046-2038
salenti all ' epoca di Ur III e giunte fino a noi
a.e.v. Argilla,
33 x 33 cm.
rappresentano il sovrano. Una statuetta di
Ur-Namma, fusa in lega di rame e provenien­
te dall'E-kur di Enlil a Nippur [7 .6], lo raffi­
gura a torso nudo; il re indossa un lungo gon­
Terza Dinastia di Ur grazie ai mattoni con le nellino munito di cintura e, sul davanti, di un
iscrizioni dei re Shulgi e Amar-sin [7.5]. pannello inciso con un testo in sumerico. Da
A Nippur, Ur-Namma costrui invece una sotto spuntano i piedi, posati su un piccolo
ziggurat per E nlil nell'E-kur (« Casa della basamento; viso e cranio sono completamen­
montagna») come sacrario principale del san­ te rasati, e le braccia alzate reggono sopra la
tuario dedicato a questo dio e alla sua sposa testa un cesto contenente la malta d'argilla
Ninlil. La ziggurat di Nippur era costituita per la posa dei mattoni. Il re-costruttore è
da un nucleo di mattoni crudi e un involucro personificato, come offerta di fondazione,
L A T E R Z A D I N A S T I A DI U R

in una maniera nuova e diversa rispetto ai


chiodi di fondazione raffiguranti divinità del
Prato-dinastico e del regno di Gudea: è il re
stesso a diventare divino e a prendere il posto
del dio, ma lo si effigia impegnato nell' attivi­
tà piu umile e devota, quella del muratore,
del manovale che porta la cesta di mattoni e
malta. Il sovrano inoltre diviene parte della
costruzione stessa, andando a costituirne il
fondamento: allo stesso modo egli è forse,
parallelamente, il fondamento dello stato.
La statuetta in rame di Ur-Namma rinve­
nuta presso l'E-kur faceva parte di una stipe
con molti oggetti; era riposta in una scatola
insieme a perline di ceramica e pezzetti d'o­
ro, corniola, agata, lapislazzuli e argento, e
accompagnata da una tavoletta incisa. Gli
stessi tipi di pregiate pietre dure di prove­
nienza esotica e frammenti di metalli prezio­
si erano anche sparsi per le fondamenta del
Tempio 3 prato-dinastico di Lagash (l'odier­
na Tell al-Hiba nell'Iraq meridionale) e del
Tempio degli occhi di Nagar (oggi Tell Brak
in Siria) a indicare una precedente e analoga
usanza rituale nel nord e nel sud della Meso­
potamia.
A differenza delle statuette di Ur-Namma,
le offerte di fondazione di Shulgi a noi note
si sono rinvenute solamente sotto la forma

del chiodo di fondazione antropomorfico già 7 .6.


in uso nell'era prato-dinastica. Tuttavia non Offerta di
fondazione di Ur­
è un dio a esser qui rappresentato, bensi il re,
Namma e deposito
a torso nudo e con la cesta da lavoro retta sul di fondazione
capo, mentre la parte inferiore del corpo è con pietre e testo,
ridotta a chiodo iscritto. Giunti al periodo di dall'E-kur di Enlil,
Ur III, i depositi di fondazione rispondono N ippur, Iraq, 2 1 1 2 ·
ormai a una prassi normata: quelli trovati da­ 2095 a.e.v. Statuetta
in lega di rame,
gli archeologi erano stati interrati con cura, h 3 3 , 5 cm.
agli angoli dei fabbricati e sotto gli stipiti
delle porte [7.7]; in alcuni casi erano ancora
presenti i resti di un tela di lino in cui la sta­
tuetta era stata avvolta prima della sepoltura.

La s t ele di U r- N a m m a .
7·7·
Offerta di
A Ur-Namma, primo re della Terza Dina­ fondazione di
stia, è attribuita anche l'alta stele in pietra Shulgi, in situ presso
calcarea rinvenuta vicino alla ziggurat di Ur il tempio di l nanna,
[7 .8] . Un tempo alta piu di tre metri, fu sco­ Nippur, Iraq, 2094·
2047 a.e .v. Rame
perta nel tempio di Nanna, dio della luna, arsenicato con
dispersa in numerosi frammenti. Originaria­ brandelli residui di
mente la stele consisteva di cinque registri, lino, h 32.4 cm.
CAPITOLO SETTIMO

raffigura il re in atteggiamento adorante din­


nanzi agli dèi. Il secondo registro dall' alto
sul recto è quello meglio conservato, e indica
che la stele misurava un metro e mezzo di
larghezza: sulla destra vediamo il dio Nanna
in trono, con indosso una quadruplice tiara
a corna che culmina nel disco lunare, e un
pesante indumento di lana a balze che però
lascia scoperti spalla e braccio destro. Nella
mano sinistra il dio stringe un'ascia da mu­
ratore, mentre con la destra, tesa in avanti,
regge una pertica per misure e un gomitolo di
spago. Questi ultimi sono strumenti dell' ar­
chitetto, usati per tracciare profili e dimen­
sioni sul terreno prima dell'inizio dei lavori:
dal fatto che li porge al re, ritto di fronte a
lui, vediamo bene che il dio Nanna passa le
istruzioni per l'edificazione del tempio diret­
tamente a Ur-Namma. Il trono su cui siede
N anna raffigura la facciata a nicchie del suo
stesso tempio, e di fronte a lui c'è un altare
con sopra una pianta frondosa e, forse, alcu­
ni grappoli di datteri. Il dio è rappresentato
nel tipico profilo misto mesopotamico, con
la testa e l'occhio visti di lato ma le spalle
voltate in modo da mostrarsi in toto all' os­
servatore; e sia il dio assiso in trono, sia il suo
altare sono posti su un basamento a gradini,
sopraelevati rispetto al livello del terreno su
cui poggia il re, pronto a offrire una libagio­
ne e a compiere un atto di devozione. Entro
certi limiti, lo scambio è reciproco: il sovra­
no dona alla divinità le offerte sacrificali e
adempie alle pie opere di costruzione, men­
tre dal canto suo la divinità gli concede lunga
vita e prospero regno.
Sull'estrema sinistra del medesimo regi­
stro la scena si ripete con poche variazioni.
Al posto di Nanna dio della luna vediamo la
sagoma assisa in trono della sua sposa, Nin­
7.8. scolpiti in bassorilievo su ciascun lato di una gal, la grande signora, che a sua volta è posta
Frammento della lastra di calcare dalla sommità arcuata. Nel su un piedistallo ed è pronta ad accogliere
stele di Ur-Namma, 1 927, poco dopo che Leonard Woolley ne offerte, ma non ha con sé la pertica e lo spa­
da Ur, Iraq, 2097-
2080 a.e.v. circa.
aveva riportato alla luce i frammenti, un re­ go del divino decreto architettonico rivolto a
Calcare rosa cipria, stauratore impiegato presso la Galleria degli Ur-Namma; la scena in questo registro, che è
h 1 , 5 m. Uffizi, Paul Casei, ricostitui la struttura per il piu completo, fornisce ottime indicazioni
intero; ma nel 1 989, un'attenta perizia e uno sulle preferenze stilistiche per questa faccia
scrupoloso riesame dei frammenti imposero della stele. La scena è immota e simmetrica:
di riconsiderare il formato della stele, che il dio e la dea ne ancorano stabilmente i lati
fu nuovamente smantellata e studiata pez­ destro e sinistro volgendosi entrambi all'in­
zo per pezzo. A questa procedura è seguita terno, e dinnanzi a entrambi il sovrano ripe­
una nuova proposta di ricostruzione, basata te la libagione, spalleggiato da una divinità
sull' analisi del materiale e sui particolari ico­ minore, in veste a piegoline, che dietro di lui
nografici. alza le braccia a intercedere per suo conto.
La stele è scolpita su due lati, recto e ver­ Nei registri sottostanti pare esserci invece
so. Il registro superiore da entrambe le parti un cambio di ritmo: al posto della stabile e
L A T E R Z A D I N A S T I A DI U R

simmetrica composizione adorante vediamo stele, sorregge il frammento misterioso di


una scena narrativa, con figure impegnate in una sagoma piu piccola, forse la dea Ningal,
varie attività. Da un lato c'è il re in persona che gli sedeva in grembo.
che si porta in spalla gli attrezzi da muratore: Un'iscrizione in sumerico parzialmente
vediamo un'azza o ascia, una zappa o aratro conservata descrive poi i progetti di canaliz­
a mano, un compasso e una cesta per i matto­ zazione di Ur-Namma, e questo ha condotto
ni e la malta, e dietro il sovrano un inservien­ all'individuazione certa del sovrano sul bas­
te a impedire che la cesta scivoli dalla regale sorilievo; l'iscrizione termina con una ma­
spalla. Possiamo individuare il re dal coprica­ ledizione scagliata verso chiunque dovesse
po, dalla collana e dal braccialetto di perline, causare danni al monumento o cancellarne
e dall'abito di pregio. Sotto questo registro, il testo. Il re si dimostra pio nella sua edi­
altri due raffigurano gli operai impegnati nei ficazione del tempio, e come costruttore di
lavori di costruzione del tempio per N anna, canali egli fornisce anche l'acqua necessaria
il quale siede piu sopra e sorveglia benevolo alla vita del paese.
le opere. Il verso della stele, in condizioni La raffigurazione del re-costruttore ci vie­
piu scadenti, mostra invece sacrifici di ani­ ne già dai bassorilievi del Prato-dinastico
mali, musici e festeggiamenti, e in cima quel (cfr. pp. 82-83); ma qui il complesso delle
che resta di una divinità minore, con tiara immagini si fa piu elaborato, e la scultura piu
a corna, che versa dell'acqua sulla scena. La naturalistica. L'artista è molto attento alla
figura del dio Nanna, in alto a destra sulla modellazione della muscolatura, e i profili

7 ·9·
Disegni dei due lati
della stele di Ur­
Namma, monumento
che lo raffigura come
re-costruttore. Sulla
sinistra, le attività
edili di Ur-Namma
sono presentate
sotto i registri
superiori, i quali
mostrano scene di
pie offerte agli dèi
assisi in trono. Sulla
destra, invece, una
sagra con strumenti
musicali festeggia
i regali progetti di
costruzione.

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CAPITOLO SETTIMO

anatomici sono ben visibili: anche sotto gli A New York è invece conservata una sta­
abiti intravediamo la forma del corpo in ma­ tua di Shulgi in piedi, realizzata in cornu­
niera molto diversa rispetto alla tradizione bianite nera screziata, e mancante del torso
prato-dinastica da cui provengono sia il rito, [7. 10]; i resti di un qualche oggetto alla parte
sia la sua rappresentazione. L'iconografia del frontale della vita potrebbero indicare che il
re costruttore e architetto è inoltre inserita in sovrano reggeva un recipiente per offerte. La
una vicenda narrativa piu ampia, piu partico­ gonna della veste di forma conica e levigata,
lareggiata e monumentale, che mette in sce­ giunta a noi dalla cintola in giu, reca una lun­
na l'immagine della divinità, compiaciuta del ga ed esauriente iscrizione su quattro colon­
proprio tempio; gli operai al lavoro, che sal­ ne; oltre a riferire l'antico nome della scultu­
gono la scala a pioli; e le mura di mattoni nel ra (« Shulgi, cui Nindara diede la vita, è l'ali­
momento della costruzione. Su questa stele, to vitale di questa città ») il testo ci dice che
sia la concezione sia la realizzazione del tem­ la statua fu consacrata per la vita del sovrano
pio sono rese come parti essenziali del codice non dallo stesso re, bensi da un suo servitore
iconografico, e inoltre si può vedere il dio di nome Shulgi-ki-ur-sag-kalam-ma. Dopo la
che sovrintende a questa sacrosanta e mae­ vera e propria dedica da parte del cortigiano,
stosa creazione. La scena è perfettamente in il testo elenca i doni dovuti, i diritti, i doveri
linea con quanto sappiamo dagli inni sume­ e i privilegi degli artigiani del dio Nindara,
rici dell'epoca, che si profondono in elogi di sposo della dea Nanshe. (Tra i doni degli ar­
questi mirabili templi come opere di straor­ tigiani e le merci e servizi che fornivano c'e­
dinaria bellezza. La creazione architettonica rano anche i campi da loro stessi coltivati).
è vista come una sorta di entità divina, di per Questa scultura votiva, benché in condizioni
sé degna di lode; ma in questi inni troviamo frammentarie, è comunque un'importante
anche descrizioni assai dettagliate di opere fonte di informazioni sulle abitudini econo­
architettoniche di rilievo, e si tratta dei piu miche degli artigiani del tempo e ci dice qual­
antichi resoconti estetici dell' antichità. cosa anche degli usi della scultura votiva nel
periodo di Ur III.
R appresentazioni di Shulgi.

7 . IO .
Benché i testi registrino l'esistenza di sta­
Shulgi, provenienza tue regali con iscrizioni della Terza Dinastia
ignota, forse
da Girsu, Iraq,
di Ur nonché la collocazione delle stesse in
2094-2047 a.e.v. tutta la Babilonia e le sue province, ed elen­
Cornubianite nera, chino i doni di cibi e birra che le statue erano
h 26 cm. tenute a ricevere, come sculture a tutto ton­
do di Ur-Namma non restano che le offerte
di fondazione. Quanto al figlio e successo­
re Shulgi, ci è invece giunta qualche opera
frammentaria che lo rappresenta: per esem­
pio una scultura in diorite conservata nel
Museo nazionale iracheno, mancante della
testa, del braccio sinistro e del lato sinistro
del corpo. Il re indossa un manto allacciato
sotto il braccio destro, con la frangia sull'or­
lo resa da una serie di linee diagonali, moti­
vo che troviamo anche in alcune sculture di
Gudea. L'iscrizione sul dorso della statua la
classifica come ex voto, con una dedica da
parte del re al dio Nanna:
Al dio Nanna, suo Signore
Shulgi, uomo potente, re di Ur, re delle terre di
Sumer e Akkad [. . . l
dedicò questa statua per il bene della propria vita.
Il nome di questa statua è «Il dio Nanna è la mia
fortezza» .

r66
L A T E R Z A D I N A S T I A DI U R

Altre sculture .

Sono arrivate fino a noi anche diverse te­


ste di sculture in pietra che per motivi stilisti­
ci si possono far risalire alla Terza Dinastia di
Ur, e che certamente appartenevano a statue
votive a figura intera, in piedi o seduta. Una
testa in pietra calcarea proveniente da Uruk,
per esempio, rappresenta un uomo dal cranio
rasato con indosso un copricapo a tesa larga,
simile a quelli portati dai re in effigie b. :n].
I grandi occhi a mandorla pesantemente cer­
chiati e le sopracciglia ricurve sono stati in­
cavati per poter accogliere un intarsio di ma­
teriale diverso; tipici del periodo sono anche
la bocca piccola e lievemente arcuata verso
l'alto, e i piani ampi delle guance piene. Que­
sta testa è un bell'esemplare di scultura del
tempo, sebbene orba del corpo; altre teste di
statue votive di quest'epoca, maschili e fem­
minili, mostrano la stessa cura per gli occhi
cerchiati e le sopracciglia congiunte, e han­
no la bocca piccola, con gli angoli lievemen­
te rivolti all'insu [7. n], e talvolta gli occhi
intarsiati, come nel caso della piccola testa
femminile in marmo in figura [7 . 13]. Anche
qui le sopracciglia si congiungono alla radice
del naso, la bocca è piccola e appena sorri­
dente, e le folte onde della capigliatura sono
tenute a, posto da una fascia arrotolata sulla
fronte. E assai probabile che queste teste sia­
no quanto resta di statue intere raffiguranti
uomini e donne in reverente atteggiamento
di preghiera dinnanzi alle divinità.
Con funzione di ex voto, e talvolta anche
come elementi d'arredo di tavole votive e
templi, si realizzavano inoltre rappresenta­
zioni di bestie fantastiche, quali bovini dal­
la testa umana: il toro con la testa d'uomo è
una creatura protettrice associata al culto del
dio solare Shamash. Al Louvre è conservata
la statua di un toro che possiede una testa
umana con orecchie bovine e indossa una

7•II•
Testa maschile, da Uruk, Iraq, 2 r oo-2ooo
a.e.v. circa. Calcare, h 1 2 , 7 cm.

7·12.

Testa maschile, da Girsu, Iraq, 2 1 00 a.e .v.


circa. Diorite, h r6,7 cm.

7•IJ.

Testa femminile, da Ur, Iraq, 2 r oo a.e.v.


circa. Marmo con occhi intarsiati in
conchiglia e lapislazzuli, h 9,5 cm.
C A P I T O L O S ET T I M O

tiara a corna a cinque piani [7. x4] . Le zampe ria, che esiste in un' ampia gamma di pesi e
taurine sono raccolte sotto il corpo adagiato, misure, è questo peso ad anatra risalente al
la testa è voltata da una parte e il corpo, rea­ regno di Shulgi [7 . x5] che reca la seguente
lizzato in steatite, presenta alcune cavità per 1scnz1one:
l' applicazione di pietre dure o conchiglie di
colore diverso: in una delle zampe anteriori è Per il dio Nanna, suo signore
ancora visibile un intarsio in conchiglia. Nel­ Shulgi, uomo potente, re di Ur, re dei quattro qua­
dranti
la parte superiore del dorso dell'animale c'è confermò che questa pietra è del peso di due mine.
poi una cavità oblunga, probabilmente usata
per fissare la gamba di una tavola votiva o Ma i pesi vengono anche scolpiti in forme
per sostenere un recipiente votivo precisa­ astratte, per esempio di piramide a base qua­
mente in quel punto. drangolare con i simboli degli dèi. Nelle città
7· 14· Altre sculture a tutto tondo avevano inve­ i pesi di riferimento erano già stati adottati,
Toro reclinato ce, a quanto pare, scopi ben piu pratici: ad ma nel periodo di Ur III si diffondono come
con testa umana, esempio i pesi, scolpiti talvolta in forma di standard in tutta la regione.
provenienza ignota, piccoli animali, spesso in quella dell'anatra a
forse da Ur, Iraq,
2050 a.e.v. Clorite
riposo con il capo ripiegato sul corpo, per cui
con intarsi, testa e collo sono scolpiti a rilievo sulla forma Arte locale.
h 1 2 , 1 cm. anatide. Un ottimo esemplare della catego-
I re di Ur III commissionarono edifici e
opere votive non solo nei centri urbani del
potere in Mesopotamia del sud, ma anche in
tutta l'area su cui esercitavano la loro supre­
mazia. In Siria, come abbiamo già visto nel
capitolo VI, le sculture dei principi di Mari
del tardo III millennio a_e_ v. presentano di­
verse analogie con la scultura sumera della
Mesopotamia meridionale. I reggenti di
Mari erano vassalli dei sovrani della Terza
Dinastia, e tuttavia la città conservò un am­
pio margine d'indipendenza; in altri luoghi i
re di Ur III fecero costruire edifici e realiz­
zare opere votive agli dèi locali [7. x6] . Gli
stili che riscontriamo nella Siria o nell' Iran
di quest'epoca sono influenzati dalle città
sumere meridionali, e al tempo stesso con­
7 · 15 · tinuano a utilizzare iconografie e tecniche
Peso a forma di anatra, da Ur, Iraq, 2094-2047 scultorie locali che evidentemente risultano
a.e.v. Diorite, lunghezza 14 cm, peso 2,5 kg. piu opportune e accettabili nelle loro città.
In Iran, nell'era paleo-elamita (2400-
I 6oo a.e.v.), le arti e le iconografie neo­
sumeriche influenzano moltissimo gli artisti
del centro urbano principale, Susa, che tra
il 2 400 e il 2 200 a.e.v. circa fu sotto il go­
verno accadico. Dopo il crollo dell'Impero
di Akkad è Puzur-Inshushinak, re di Awan
nell' Iran occidentale, a salire al potere a
Susa, ma la città viene quasi subito ricon­
quistata sotto il regno di Shulgi e resterà
sotto il controllo mesopotamico all'incirca
fino al 2000 a.e.v. , quando verrà riguada­
gnata dai re della dinastia Shimashki. Per
Susa il governo accadico e quello di Ur III
comportano una vasta mole di prestiti me­
sopotamici quanto a stili e generi artistici e

168
LA T E R Z A D I N A S T I A DI U R

e con iscrizione in elamita lineare [7. 17] . Il


testo si riferisce a Puzur-Inshushinak, con­
temporaneo di Ur-Namma di Ur e sovrano
elamita ricordato nella Lista Reale di Susa,
che fece collocare un gran numero di mo­
numenti sull'acropoli della città, alcuni dei
quali con doppie iscrizioni in elamita e acca­
dico. L'immagine intagliata intorno al masso
appena sgrossato è quella di una divinità di
fondazione inginocchiata, che indossa una
tiara a corna a vari piani e regge un grosso
chiodo pronto per essere inserito nelle fon­
damenta. Davanti al dio vediamo i resti del
muso e della zampa destra di un grosso leone, 7-17-
mentre dietro c'è una tipica dea interceditri­ (in basso) Masso
ce sumera in abito a balze e tiara a corna. di fondazione di
Puzur-Inshushinak,
Sulla sommità del masso giace un serpente da Susa, Iran, 2 roo
attorcigliato intorno a un foro verticale, che a.e. v. circa. C alcare,
era probabilmente al centro della pietra. h 55 cm.

7-16.
Lastra votiva di Ninsun,
da Girsu, Iraq, 2 1 50·2ooo a.e .v.
circa. Steatite, h r 3 , 7 cm.

Nel periodo di Ur III prosegue la


tradizione delle lastre votive scolpite in bassorilievo
con immagini e iscrizioni. Questo frammento
proveniente da Girsu (odierna Telloh) rappresenta
una donna assisa in trono, forse una principessa­
sacerdotes..<a cbe oHIi J'e.Y l 'Dto :ill.a de.a .'\linsvn,
come riferito dall'iscrizione. La donna è vista dal
lato sinistro in profilo misto, con una lunga chioma
ondulata tenuta a posto da una fascia arrotolata
sulla fronte e sciolta sulle spalle; indossa un abito a
balze e un'alta collana a molti fili.

artigianali, oltre all' adozione della scrittura


e dei sistemi amministrativi paleo-accadici;
dopo di che, Susa diviene un interporto di
derrate e materie prime, nonché un punto
di transito militare per l'invio di truppe ver­
so destinazioni piu orientali.
La cultura materiale di Susa viene dunque
influenzata dalle arti mesopotamiche, ma in
questi prestiti vediamo anche variazioni loca­
li, nonché l'inserimento di iscrizioni bilingui
in elamita e accadico, idioma che a Susa in
questo momento è anche parlato. Tutto que­
sto è ben esemplificato in un masso di fon­
dazione rinvenuto a Susa, scolpito in rilievo
CAPITOLO SETTIMO

A Susa si è rinvenuta anche un'arma ce­ to da una cinta a quattro fili e un berretto dal
rimoniale, o insegna per asta di re Shulgi bordo ripiegato; nella mano destra brandi­
[7. 18] . Si tratta di un martello forato fuso sce una scure da battaglia. Sotto i suoi piedi
in bronzo, ornato da due teste d'uccello che vediamo i corpi dei caduti, che sono simili
spuntano da tre piume, ciascuna delle quali ai Lullubi sconfitti sulla stele di Naram-Sin
termina in un ricciolo. L'oggetto reca un'i­ (cfr. p. 1 24); i morti hanno i capelli lunghi,
scrizione in sumerico che menziona il sovra­ legati a treccia o a coda di cavallo che ricade
no: « Il divino Shulgi, potente eroe [ . . . ] re lungo la schiena. Per quanto l'immagine del
di Ur, re di Sumer e di Akkad ». Durante il re che ascende il versante di una montagna
proprio regno Shulgi controllò una parte di calpestando i cadaveri dei nemici sia appunto
Elam, e s 'incaricò della costruzione di diver­ in debito con la stele di Naram-Sin, quest'o­
si edifici a Susa; benché l'iscrizione sia di pera presenta un numero di differenze tale
stampo chiaramente mesopotamico, il bron­ da suggerire una data piu tarda. Qui il so­
zetto in sé è un genere d'arma votiva stretta­ vrano non sfoggia corna sul copricapo a tesa
mente imparentata con altri bronzi dell'Iran larga, la barba non è resa alla maniera delle
orientale e della Battriana, in Asia centrale, barbe accadiche, e il corpo non è scolpito con
e gli uccelli mitologici bicefali sono noti per le forme tondeggianti dell'epoca di Akkad;
appartenere alla ricca iconografia di anima­ anzi, le spalle larghissime sono angolose, e
li fantastici che ha le sue origini nell' Iran tutti i profili del corpo sono restituiti a linee
orientale. nette e orli aguzzi. Il guerriero di Darband-i
A Darband-i Gawr (« Passo dei pagani ») Gawr ha inoltre i polsi adorni di bracciali, e
nel Kurdistan iracheno, vicino all'odierna sfoggia una collana di perline molto simile a
città di Sulaymaniyya o Slemani tra le vette quelle di fine m o inizio n millennio a.e.v. ,
della catena montuosa del Qaradagh, soprav­ il che colloca il bassorilievo i n u n periodo
vive una grande incisione rupestre [7 . 19] . ben piu tardo rispetto all'Impero accadico;
Questo bassorilievo imponente, che supera i la barba, che si arriccia vicino al viso e poi
tre metri d'altezza, non presenta iscrizioni, ricade a lunghe linee ondulate, è scolpita alla
ma può essere datato tra la fine del m e l'ini­ maniera tipica della Terza Dinastia di Ur e ai
zio del n millennio a.e.v. in base allo stile e suoi postumi . L'opera fu scolpita nei pressi
all'iconografia. L'incisione raffigura un guer­ di un torrente e l'acqua ne ha eroso la parte
riero di profilo che ascende a larghe falcate, sotto il gonnellino, ma le sue dimensioni e
con la gamba sinistra flessa al ginocchio. Il la collocazione su una poderosa e ripidissima
guerriero indossa un gonnellino corto ferma- altura sono davvero impressionanti; questo
senso di grandiosità è ulteriormente sotto­
lineato dalla differenza di proporzioni tra
7.I8. il corpo del re-guerriero e quelli dei nemici
Martello con dedica morti ai suoi piedi, raffigurati in scala molto
a Shulgi, da Susa, piu piccola. Il re risale vittorioso il monte,
Iran, 2o6o a . e.v.
e lo scultore ha enfatizzato quest ' ascesa in­
circa. Bronzo,
h 1 2 , 3 cm.
serendo nell'immagine gli strati sedimentari
orizzontali della roccia: l' artista ha sciente­
mente posto la scalata del re su questi strati,
integrandolo nel versante montano. Nella
composizione egli ha quindi utilizzato l' am­
biente naturale, oltre alle dimensioni, per
sottolineare la colossale forza e potenza di
questo sovrano e della sua conquista del for­
midabile terreno scosceso della Mesopota­
mia settentrionale.

Sigilli cilindrici.

Le immagini su sigillo della Terza Dina­


stia di Ur sono molto piu limitate, quanto a
spettro iconografico, rispetto alla ricchissima
L A T E R Z A D I N A S T I A DI U R

7 • I9•
Incisione rupestre
di Darband-i Gawr,
sulle montagne del
Qaradagh, Kurdistan
iracheno, 2090 a.e.v.
circa, h > 3 m.
CAPITO LO SETTIMO

gamma di temi che ci sono noti dall'epoca ne afferma che il sigillo è un dono del re al
accadica. Le scene di contesa dei sigilli di proprietario [7 . 20] .
Akkad, accompagnate da iscrizioni, prose­ Gran parte dei sigilli della Terza Dinastia
guono nella fase iniziale della dinastia, ma di Ur recano iscrizioni. Si cominciò a impri­
per ragioni a noi ignote, per quanto riguarda mere regolarmente una sigillatura su merci
le rappresentazioni su sigillo Ur III cessa di imballate e documenti, con testi economi­
privilegiare la grande varietà di soggetti mi­ ci, amministrativi, istituzionali e personali;
tologici e narrativi accadici che pure saranno le iscrizioni indicano che ali' epoca il sigillo
nuovamente ripresi in epoche successive. Al della tale o talaltra persona equivaleva a una
contrario, per Ur III la scena tipica dell'inta­ firma, e le stampigliature amministrative ga­
glio glittico è quella di presentazione: è come rantivano il contenuto dei lotti di merce si­
se nella composizione standard giungesse a gillata che venivano trasportati in tutto il re­
prevalere una forma di dignità regale per cui gno. Tuttavia, la titolarità di un sigillo era un
il sovrano è posto sul trono dal lato destro diritto di chiunque avesse i mezzi per com­
della scena, analogamente a un dio assiso. Il missionarne uno, dal cortigiano allo schiavo,
sovrano regge spesso sulla punta delle dita per quanto materiale e qualità variassero e
una coppa o altro piccolo recipiente, e figure alcuni fossero piu costosi di altri. Ma poiché
delle dee interceditrici lama introducono alla molti sigilli erano identificabili, grazie all'i­
sua presenza, regale o divina, il proprietario scrizione che compariva dalla stampigliatura,
del sigillo. Le scene di presentazione a un come appartenenti a un preciso individuo,
dio sono le piu comuni, ma in molti casi in da questo si possono trarre oggi molte infor­
questa posizione vediamo il re, individuato mazioni sulla loro proprietà e uso.
tramite il copricapo, sebbene in altri il so­ Gudea di Lagash (cfr. cap. VI) fu coevo dei
vrano indossi la veste a balze tipica delle di­ primi sovrani di Ur III, e anche la stampiglia­
vinità. Queste scene erano limitate a impor­ tura del suo sigillo [7. 2 1] è composta con la
tanti funzionari del regno, come nei sigilli di prediletta scena di introduzione; Gudea però
Ilum-bani e Inim-Shara, e talvolta l'iscrizio- viene qui presentato a una divinità, anziché
a un re. Il dio siede su un trono assai ela­
borato, circondato da rivoli d' acqua corrente
7 - 20.
che emergono da vasi tondi a base convessa;
Sigillo cilindrico di Hash-Hamer con scena di presentazione, da Ur,
Gudea gli viene presentato da Ningiszhida,
Iraq, 2 1 1 2- 2095 a.e.v. Nefrite, h 5 , 3 cm.
riconoscibile dalle vipere cornute che gli
Il sigillo di Hash-Hamer rappresenta questo governatore che viene spuntano dalle spalle, e dietro di lui c'è una
presentato al re Ur-Namma, assiso in trono sulla destra. Hash­ dea in tiara a corna e veste a balze. La com­
Hamer, raffigurato calvo, sbarbato e avvolto in un indumento orlato posizione tipica delle scene di presentazione
di frange, è accompagnato da una dea in tiara a corna e veste a della Terza Dinastia di Ur, che spesso pone
balze; dietro di lui sta una divinità interceditrice lama, con le braccia
levate. L' iscrizione identifica il governatore come proprietario del
il re assiso in trono sulla destra, derivava ap­
sigillo e afferma che egli è un servitore di Ur-Namma. punto dalle presentazioni a dèi sul trono, e i

172
LA T E R Z A D I N A S T I A D I UR

,.21.
Ricalco della
stampigliatura di
Gudea, 2 1 50 a.e.v.

Gudea indossa un
indumento a frange
e viene presentato
da N ingiszhida a un
dio assiso in trono;
dietro Gudea, la
dea lama con le
braccia levate appare
per la prima volta
nell' iconografia dei
sigilli, ma la sua
immagine è destinata
a diventare uno
standard delle scene
di presentazione.
Il corteo è seguito
da un leone alato, e
l' iscrizione afferma
sigilli dell'epoca raffigurano presentazioni di L 'ornamento del grande portale del tempio fu di· che il proprietario
entrambi i tipi. velto; il parapetto venne del sigillo è « Gudea
distrutto; le bestie feroci che erano intrecciate alla di Lagash>>.
Molte forme di rappresentazione apparse sua sinistra e
nel periodo di Ur III sottolineano la conti­ destra giacquero là come eroi sconfitti da eroi; con
nuità con il passato sumerico e riprendono le fauci spalancate
consapevolmente alcune immagini preceden­ il suo drago e i suoi prodigiosi leoni furono abbat­
ti, come quella del devoto re-costruttore. I tuti con funi come
tori selvaggi catturati e deportati in territorio ne­
progetti architettonici vengono concepiti in mico.
aderenza con la tradizione e la conservazione
di si ti consacrati, ma ciò nonostante introdu­
cono monumenti nuovi e sbalorditivi come
la ziggurat mesopotamica classica: non c'è
tradizione sumerica che non veda, nei secoli
successivi, cambiamenti e trasformazioni.
La fine della Terza Dinastia di Ur fu la
conseguenza di invasioni sia da est sia da
ovest, ma il crollo definitivo si deve a un' ag­
gressione da oriente. L'ultimo re di Ur, Ibbi­
Sin, verrà fatto prigioniero e portato a Susa
in catene, e per i successivi sette anni Ur sarà
governata dagli Elamiti. La tradizione let­
teraria mesopotamica registra questo triste
destino in nenie e canti funebri scritti speci­
ficamente per la perdita delle città: il lamen­
to per la distruzione di Sumer e Ur, scritto
intorno al zooo a.e.v. , rievoca tra l'altro la
devastazione di templi e sculture architetto­
niche, e alcuni struggenti passaggi di questo
componimento sono tra le primissime descri­
zioni letterarie di opere scultorie che ci giun­
gono dall'antichità:

173
C apitolo ottavo
L 'epoca di Hammurabi
. •

p. 1 79 Il codice di Hammurabi
1 79 • LE LEGGI DI HAMMURABI

1 80 Ritrattistica scultoria e immagini vitali


• KANES H , UNA COLONIA COMMERCIALE ASSIRA IN ANATOLIA

Il palazzo di Mari
• LA SCOPERTA DI MARI

Gli inizi del discorso estetico


193 • ISCRIZIONI S U I MONUMENTI

1 94 Vita e argilla: immagini di terracotta

Parete sud della corte 106 (particolare), palazzo


di Zimri-Lim, Mari, Siria, 1 780 a.e.v. circa.
Dipinto murale a tempera (cfr. 8. x4).
L' ETÀ DI HAMMURABI, 1 894- 1 595 A . E . V .

Periodi lsin-Larsa, 2000- 1 7 63 a.e.v.

Paleo-babilonese, 1 894- 1 595 a.e.v.

Regnanti Hammurabi di Babilonia, r. 1 7 9 2 - 1 7 50 a.e.v.

Zimri-Lim di Mari, r. 1 7 7 5 - 1 7 62 a.e.v.

Dadusha di Eshnunna, r. ? - 1 7 80 a . e.v.

Centri principali Ur, Susa, Mari, B abylon, Sippar, Larsa, Erbil, Shubat E nlil (odierna Tell
Leilan), Tell Asmar (antica Eshnunna), Kanesh (odierna Kiiltepe)

Opere d 'arte Codice di Hammurabi


importanti Stele di Dadusha

Palazzo di Mari

Novità tecniche Tecniche ad affresco per i dipinti murali


o stilistiche Il primo automa della storia: una statua a Mari da cui scorre acqua
in campo artistico
La tecnica a stampo aperto consente la produzione in serie di immagini di
terracotta

Primi esempi di ragionamenti artistici e primi cataloghi e conservazione di


opere d' arte e monumenti antichi

TURCHIA
.

Kanesh

J
IRAN
Nella prima metà del II millennio a.e.v. , il fo Persico, e prende nome dalla città omo­
periodo paleo-babilonese, compaiono nuove nima. Quando la prima dinastia babilonese
e sbalorditive novità nelle arti visive, nella prese il potere, nel xrx secolo a.e.v. e par­
loro ricezione, nel loro studio e nella loro ticolarmente sotto il regno di Hammurabi,
conservazione. A differenza delle immagini la città divenne sempre piu potente, fino a
devote dei re di Ur III, i monumenti pubbli­ dominare su tutta la Mesopotamia; e gli stes­
ci di questo periodo si concentrano su altri si antichi Mesopotamici, verso la fine del II
aspetti dell' autorità e delle caratteristiche del millennio a.e.v. , presero a usare un termine
re, come la giustizia e la sua forza in guerra. che corrisponde a « terra di Babilonia» .
Una novità ancor piu straordinaria è che in Dopo l a caduta del regno d i U r I I I i l sud
quest'epoca hanno inizio chiari ragionamenti si era diviso in città-stato in competizione tra
estetici, nei commenti sulla qualità delle ope­ loro, che si contendevano il potere e l'ege­
re d'arte, e un genere letterario consistente monia politica sull'intera zona. Fu Hammu­
nella descrizione delle arti visive, quando gli rabi, che i testi spesso chiamano « l'uomo di
scribi babilonesi cominciano a catalogare i Babilonia», a unificare la regione dopo una
monumenti e le loro iscrizioni in testi anno­ serie di brevi ma efficaci campagne militari;
tati. Per comprendere questo genere artistico impiegò pochi anni a sconfiggere i re delle
squisitamente mesopotamico, collegato alle principali città babilonesi e poi ad avanzare
nozioni di tempo e storia, concentreremo verso nord fino a catturare la celebre città di
l'attenzione sui monumenti pubblici e sulle Mari nella Siria nordorientale. Quest'epoca,
pratiche collegate alla loro edificazione e ri­ che ha inizio con il regno di Hammurabi e si
cezione. Tali monumenti sono esemplificati conclude nel r 595 a.e. v. con l' attacco degli
al meglio da due opere, il codice di Hammu­ lttiti alla Mesopotamia, è detta periodo pa­
rabi e la stele di Dadusha: il primo una stele leo-babilonese; in Mesopotamia è preceduta
che riporta un testo di legge, e il secondo la da una fase piu breve che gli storici chiamano
celebrazione di una vittoria. Mentre i mo­ periodo di lsin-Larsa. Nel corso dell'intero
numenti reali e altre forme di arte elevata si lasso di tempo che va all'incirca dal 2000 al
sviluppavano in nuove direzioni affascinan­ r 6oo a.e.v. il panorama del Vicino Oriente
ti, considereremo anche un' area della produ­ fu occupato da stati rivali, dall'Iran al mar
zione artistica consistente nella creazione di Mediterraneo: un piccolo numero di potenti
manufatti evidentemente pensati per l'uso re della Babilonia meridionale e della Siria
quotidiano. Questo capitolo esamina perciò occidentale ne prese il controllo, suddividen­
anche l' ampliarsi dell'arte per tutti, come si do la regione in numerosi regni vassalli. Le
evince dalle placche di terracotta che si tro­ alleanze e contro-alleanze fra questi stati mu­
vano, per questo periodo, in quantità molto tavano continuamente, all'emergere succes­
maggiori. sivo di una serie di coalizioni fra i sovrani piu
Quando nel 1 792 a.e.v. Hammurabi sali potenti, quelli di Babilonia, Larsa, Eshnun­
al trono, la terra di Babilonia proveniva da na, Ekallatum, Mari, Qatna e Yamkhad.
due secoli di disordine e guerre devastanti. Nel corso di questi rivolgimenti politici, in
La parola « Babilonia» è un termine usato da­ zona continuarono a usarsi la lingua accadica
gli studiosi moderni per indicare il sud della e la scrittura cuneiforme, la quale si diffuse
Mesopotamia, all'incirca da Baghdad al Gol- dall'Iran sudoccidentale all'Anatolia e alla
C A P I T O L O O TTAVO

Siria occidentale. Il babilonese, un dialetto


accadico, cominciò a essere usato ovunque
come lingua franca, da parlanti di altre lin­
gue, per la comunicazione e per la cultura,
benché il sumerico continuasse per qualche
tempo a essere la lingua erudita della Babi­
lonia, come avvenne nel mondo occidentale
per il latino, che ebbe una lunga vita come
lingua dotta fino all'Ottocento inoltrato.
In Mesopotamia i principali generi di arti
visive che abbiamo già visto - l'immagine
votiva, la stele o il monumento a sé stanti -
continuano e si evolvono in nuove versioni
che includono testi sempre piu lunghi e com­
plessi, come il codice di Hammurabi [S. x] ;
assistiamo inoltre all'introduzione di nuove
tecnologie di intaglio e a sviluppi nella me­
tallurgia che facilitano le nuove forme di
scultura.
Sembra in aumento l'uso di immagini fi­
gurative in contesti domestici, a indicare che
i nuovi procedimenti apparsi alla fine del III
millennio a.e.v. che permettevano la produ­
zione in serie di immagini di argilla hanno
reso possibile la realizzazione di opere d'arte
per uso personale. Le placche di terracotta
e altri oggetti prodotti in gran numero si
possono quindi descrivere come la compar­
sa dell ' arte per tutti: di tutte queste novità
artistiche, il mutamento forse piu degno di
nota tra quelli attestati storicamente è il fatto
che a partire dai primi secoli del 11 millennio
a.e.v. abbiamo le prime chiare prove testua­
S.I. li di ragionamenti sull'eccellenza nell'arte,
Codice di che si possono definire come discorso este­
Hammurabi, tico. Inoltre i sigilli cilindrici, manufatti
originariamente tipicamente mesopotamici inventati nel rv
installato a
Babilonia, r 760
millennio a.e.v. , si diffondono sempre di piu
a.e.v. , rinvenuto a nell' antico Vicino Oriente, con stili caratte­
Susa, Iran. Basalto ristici di incisione, mentre nei principali cen­
nero, h 2 , 25 m . tri politici appaiono laboratori di scalpellini.
L ' E P O C A DI H A M M U R A B I

fugato nel I I 58 a.e. v.) e ventotto sul retro.


Il codice di Hammurabi. Cinque fasce all'inizio e alla fine compongo­
no un prologo e un epilogo all'elenco di nor­
L'opera forse piu famosa di tutta l' anti­ me. L'iscrizione riunisce piu di trecento casi
chità mesopotamica risale al periodo paleo­ giudiziari che, piu che esaurire tutte le aree
babilonese: il monumento noto come codice del diritto, sono esempi per esteso di decisio­
di Hammurabi, una naru, cioè una stele, che ni legali, come nell'odierna giurisprudenza.
registra le imprese di tlammurabi e presen­ La stele rappresenta Hammurabi come un
ta la legge nazionale. E un pilastro monoli­ re giusto; non è tanto un codice, quanto un
tico, alto circa 2 , 2 5 metri, realizzato in ba­ monumento al codice o, meglio, alla dottrina
salto nero e levigato fino a conferirgli una legale come astrazione di un concetto feno­
lucentezza quasi metallica; è per la maggior menologico concreto.
parte coperto di caratteri cuneiformi, inci­ Su una faccia, al di sopra del testo, com­
si in modo elegante con intenti calligrafici, pare una scena scolpita in bassorilievo: Ham­
usando una forma di scrittura volutamente murabi è mostrato in piedi, rivolto verso de­
arcaizzante. Sul fronte appaiono ventitre fa­ stra, direttamente di fronte al dio Shamash,
sce orizzontali di testo (le ultime sette, nella assiso in trono davanti a lui. Shamash è il dio
parte frontale inferiore, furono cancellate, del sole, ma anche della giustizia, e la vici­
forse per fare spazio all' aggiunta di un'iscri­ nanza del sovrano al dio è significativa: egli
zione elamita, quando il monumento fu tra- partecipa del suo mondo. Gli spazi del sacro

Le leggi di Hammurabi

Le leggi di Hammurabi prevedono vari casi Legge I 96: Se un uomo (awilum) cava un occhio a un altro
e situazioni, in una formulazione di pene uomo (awilum), gli verrà cavato un occhio.
retributive del tipo familiare ai piu grazie al I 9 T Se spezzerà un osso a un altro uomo, gli verrà
biblico « occhio per occhio » (Esodo z i , 24). spezzato un osso.
Queste norme tenevano conto anche della classe I 98 : Se cava un occhio a un popolano (muskenum) o
sociale dell'individuo; un castigo speculare sR ezza un osso a un popolano, peserà e consegnerà 6o sicli
rispetto alla colpa veniva comminato solo se d' argento.
entrambe le parti in causa erano dello stesso ceto.
2 I 8 : Se un medico pratica un' operazione chirurgica su un
Quando invece accusatore e accusato erano di uomo (awilum) con un bisturi di bronzo e ne provoca la
livelli sociali diversi, un membro dell'élite era morte, oppure apre la tempia di un uomo con un bisturi di
tenuto solo a risarcire economicamente quello bronzo e cosi facendo lo rende cieco da un occhio, gli verrà
di una classe inferiore. Un awilum era un uomo mozzata la mano.
libero della classe piu alta, un mufkenum era un 220: Se gli (a un popolano o a uno schiavo) apre la tempia
popolano comune e un wardum era uno schiavo. con un bisturi di bronzo e cosi lo rende cieco da un occhio,
Le donne appaiono nel codice non solo per peserà e consegnerà argento pari a metà del suo valore.
proteggerne i diritti legali in ambito matrimoniale 2 2 9 : Se un costruttore erige una casa per un uomo ma
e famigliare, ma a volte anche come imprenditrici il lavoro non è solido e la casa che ha costruito crolla e
a sé stanti. Le leggi contemplano anche altri proyoca la morte del proprietario, il costruttore verrà
ambiti, come le pratiche d' affari e i diritti degli UCClSO.
individui; alcune, come per esempio quelle 2 3 2 : Se (il crollo) provoca un danno materiale, (il
riguardanti gli errori dei medici e le responsabilità costruttore) rifonderà tutto ciò che sarà andato perduto;
dei costruttori, appaiono singolarmente attuali. inoltre, dato che la casa che aveva costruito non era solida
Il codice di Hammurabi (di cui nella colonna ed è crollata, ricostruirà daccapo la casa crollata a sue
spese.
a fianco compare un estratto) chiarisce che il
fatto che tutti godano di diritti e che tribunali e I I I : Se un' ostessa dà in prestito un tino di birra, prenderà
giudici siano esenti da corruzione è alla base della 50 sila di cereali al raccolto.
giustizia.

1 79
CAP I T O L O O T TAVO

e del profano si fondono nel codice di Ham­


murabi in modi forse anche piu significativi Ritrattistica scultoria e immagini vitali.
che nella stele di Naram-Sin, il monumento
del massimo fulgore del potere imperiale ac­ Forse anche una testa di diorite rinvenuta
cadico, che pure raffigura la trasfigurazione nella città elamita di Susa raffigura Hammu­
del monarca in divinità per aver indossato la rabi [8.2]. In precedenza faceva parte di una
tiara a corna degli dèi [5.9, p. 1 24] : Hammu­ statua a figura intera di un monarca, bar­
rabi è giunto a tu per tu con il dio. Nelle abi­ buto e con un copricapo munito di un largo
tuali scene di presentazione mesopotamiche, orlo non decorato, che gli incorona il capo
mostrate per esempio nelle incisioni dei sigil­ in modo simile ai re di Ur III. La statua è
li cilindrici o nella stele di Ur-Namma [7 .8, insolita, in quanto unisce a lineamenti del
p. r 64], il fedele è spesso separato dal dio viso estremamente realistici un trattamento
da un altare o dalla presenza di una divinità stilizzato dei capelli e della barba. Il sovrano
minore che intercede; Hammurabi è invece è rappresentato come un uomo di una certa
prossimo al nume, e il suo contatto è diretto. età, con le gote scavate e gli occhi cerchiati;
Shamash appare sulla destra della stele; le palpebre sono pesanti, e i bordi inferio­
porta una tiara divina, a corna su piu strati, è ri particolarmente sporgenti. Le linee incise
assiso su un trono a forma di tempio e con la sulla fronte, sopra le sopracciglia congiun­
destra tiene di fronte al re l'emblema del po­ te e il dorso del naso, indicano le rughe di
tere. Hammurabi accosta alle labbra la mano un uomo non piu giovane. Al contempo, le
destra, in segno di devozione, e porta le vesti varie parti della barba sono trattate come
e l'acconciatura di un mortale. Nulla in lui una disposizione regolare di riccioli aderen­
indica un corpo piu che umano, ed egli è piu ti al viso, con in basso boccoli piu lunghi
piccolo di Shamash: ma per molti aspetti è che raggiungono il torace. Il modo in cui è
come lui. Fisicamente, Hammurabi è solo un rappresentata la chioma, con un andamento
uomo e non una divinità, quale è rappresen­ ondulato che emerge da sotto il copricapo,
tato Naram-Sin sulla sua stele, né ne viene insieme alla resa della barba in una disposi­
ostentato l' aspetto militaristico: non bran­ zione bipartita di onde orizzontali di riccioli
disce nessuna delle armi del re-guerriero, che finiscono in lunghi boccoli, permette agli
malgrado il prologo del testo ne descriva le storici dell'arte di datare la realizzazione di
estese e memorabili conquiste militari. Qui questa statua all'epoca di Hammurabi di Ba­
il re è mortale, ma ciò nondimeno è incluso bilonia, nonostante non sia stata rinvenuta
nello spazio del dio. L'immagine ci fa com­ nel suo luogo originario di creazione o di pri­
prendere che la stele di Hammurabi è un mo­ mo uso, bensi a Susa, in un contesto molto
numento che configura la posizione del re in piu tardo.
relazione alla legge; gli è conferita l'autorità
di presentarla e di dispensare decisioni legali
in quanto re di giustizia, che rende il diritto
accessibile alla popolazione. Alla fine della
stele l'iscrizione dichiara:
Ogni uomo oppresso, che abbia in corso una causa,
venga alla presenza della mia statua di «re di giusti·
zia», legga attentamente cosa è scritto sulla mia stele,
dia ascolto alle mie preziose parole, la mia stele gli
chiarirà il suo caso.

8.z.
Testa d i re, Susa, Iran, 1 7 50 a.e.v.
circa. Diorite, h 15 cm.

r8o
L ' EPOCA DI HAMMURABI

Questo interesse per una rappresentazione a quella della testa d i diorite dell'Hammu­
naturalistica dell'età, che osserviamo nella rabi di Susa. L'iscrizione originariamente
statua reale di Susa, è molto insolito e ha po­ posta sul grembo della statua di Eshnunna
chi riscontri nel Vicino Oriente antico. Una è stata cancellata e sostituita con un altro
simile cura per la rappresentazione dell'età testo, secondo cui Shutruk-Nakhunte, re di
avanzata si vede in alcune sculture del Medio Anshan e Susa e signore della terra di Elam,
Regno egizio (2055- 1 650 a.e.v.) , ma pare in­ ha distrutto Tell Asmar e trasferito la statua,
verosimile che l'influenza di tali regie opere che quindi doveva avere circa settecento anni
egizie possa spiegare queste immagini babi­ quando il re elamita la trafugò in battaglia per
lonesi, dato che non sono noti altri aspetti offrirla al dio patrono di Susa, Inshushinak.
di un contatto diretto fra Mesopotamia ed Nel periodo esaminato prosegue anche la
Egitto in questo periodo. C 'era un grande tradizione delle statue votive. Una piccola
volume di scambi internazionali di materie scultura risalente all'epoca del regno di Ham­
prime, come il rame e lo stagno, che veni­ murabi, splendido esempio della ritrattistica
vano uniti per ottenere una lega - il bron­ votiva babilonese, rappresenta un uomo ge­
zo - che si cominciava a usare per le statue, nuflesso sul ginocchio destro [8. 5]; porta la 8.J.
nonché per le armi e gli utensili; e c'erano mano destra al viso in un atto di devozione, Regnante seduto
di Eshnunna,
interazioni diplomatiche e militari in tutto il con il pollice e l'indice uniti in un gesto di
rinvenuto a Susa,
Vicino Oriente, ma in che misura la Babi­ venerazione e preghiera. La figura è fatta di Iran, 1 900-I8oo
lonia fosse allora in contatto con l'Egitto è rame puro e fusa col metodo della cera persa, a . e.v. circa. Diorite,
tuttora poco chiaro. Che altri regni orienta­ mentre gli occhi erano originariamente in- h 89 cm.
li avessero rapporti con l'Egitto è appurato:
una serie di dipinti murali a Beni Hassan, in
Egitto, risalenti alla XII Dinastia, rappresen­
ta numerosi mercanti asiatici con carovane
che portano in Egitto merci di lusso e di al­
tro tipo, dalla Siria e dal Levante. Il mondo
della media età del Bronzo era ampio e aper­
to: includeva interazioni dirette e indirette
fra il Mar Nero e il Golfo Persico, dall'Asia
centrale alla Grecia e all'Egitto. Gli oggetti
percorrevano lunghe distanze, attraversando
i confini geografici dell'epoca, alcuni come
prede di guerra: e tra i monumenti che cosi
viaggiarono c'è proprio il codice di Hammu­
rabi, scoperto nel 1 90 2 a Susa, in Iran, dove
era stato portato come bottino di guerra,
dalla sua ubicazione originaria a Babilonia,
destino che sembra toccato a molti monu­
menti in tempo di conflitto. (Si veda alle pp.
122-25 una discussione sul trasferimento e la
distruzione dei monumenti) .
Nella collezione di prede di guerra me­
sopotamiche scoperta a Susa fu rinvenuta
anche una statua quasi a grandezza naturale
di un regnante seduto, proveni�nte da Tell
Asmar (antica Eshnunna) [8.3]. E scolpita in
un grande blocco di diorite e rappresenta la
prosecuzione di una lunga tradizione di ri­
tratti reali da consacrare in templi, in questo
tipo di pietra, risalente a metà del III millen­
nio a.e.v. La statua è oggi priva di testa, ma
la lunga barba che appare in rilievo sul petto
rivela uno stile scultorio che si può datare
all'inizio del II millennio. La resa della bar­
ba in lunghi boccoli simili a corde è affine
CAPI T O L O O T TAVO

Kanesh, una colonia commerciale assira in Anatolia

Circa 2 r chilometri a nordest dell'attuale con motivi ed emblemi anatolici. I commercianti


Kayseri, in Turchia, sorge il sito di Ki.iltepe, di Kanesh usavano a volte anche sigilli cilindrici
l'antica Kanesh, dove nei secoli XX-XIX a.e. v. intagliati in uno stile babilonese modellato o paleo­
fiori una colonia mercantile assira. Vi sono state siriano, oppure in un piu lineare stile paleo-assiro:
rinvenute piu di 2 5 ooo tavolette d'argilla, con troviamo cosi vari stili di sigilli cilindrici in uso
la corrispondenza fra mercanti, loro soci e le simultaneamente.
rispettive famiglie in Assiria; ricche di notizie sul Nell'esempio qui mostrato vediamo un documento
commercio di stagno e di tessuti di alta qualità, ci legale e il suo involucro originario, sulle cui
informano sul tipo di merci, i metodi di trasporto, facce sono stati impressi due diversi sigilli [8.4] .
gli aspetti finanziari degli scambi e molte altre La tavoletta è una deposizione legale in cui due
questioni. Le lettere e altri documenti erano spesso mercanti giurano sul pugnale del dio assiro Assur
posti in involucri/buste di argilla e poi assicurati e si accusano l'un l'altro di furto. I commercianti
con sigilli cilindrici. Le immagini sui sigilli assiri mantenevano simili documenti e i sigilli
mostrano che gli scalpellini locali svilupparono cilindrici in ambienti chiusi a chiave detti
stili e iconografie caratteristici di Kanesh: usavano massartum, perché venivano usati come prove nelle
temi mesopotamici, come processioni di figure cause a proposito di prestiti e contratti, ed erano
verso una divinità in trono, ma circondandole anche oggetto di compravendita.

Tavoletta
cuneiforme e
contenitore: atti
di una causa
legale, da Ki.iltepe,
Turchia, 1 900·
t8oo a.e.v. circa.
Argilla,
h 16,8 cm.
L ' E P O C A DI H A M M U R A B I

tarsiatl con pietre preziose; la copertura in lennio a.e.v. [2.5, cfr. p. 47] . Il concetto è
foglia d'oro delle mani e del viso sopravvive assai raffinato: un'immagine che continua a
intatta. Il fedele indossa una tunica orlata di riferirsi a sé stessa in un gioco di specchi sen­
frange che gli arriva alle ginocchia; la testa za fine. L'artista che realizzò questa statua
è coperta da un berretto con un largo orlo, sembra conscio della magia della rappresen­
mentre la corta barba è stilizzata in forma tazione: la magia delle immagini che fu fon­
di file di riccioli regolari. È inginocchiato damentale per le pratiche religiose babilonesi
su una base trapezoidale cava, anch'essa di in cui l'oggetto votivo rappresentava il devo­
rame, sulla cui parte anteriore è saldato un to in un atto di preghiera perpetua.
piccolo bacino, per contenere olio o incen­ Una statua votiva precedente di circa due
so, e nel cui metallo è integrata un'iscrizione secoli quella di Lu-Nanna rappresenta una
cuneiforme orizzontale che dichiara che Lu­ principessa, figlia di Ishme-Dagan di Isin
Nanna, figlio di Le' I , dedicò questo oggetto (r. 1 95 3 - 1 935 a.e.v.) [8.6] . Fu rinvenuta a S.j.
votivo al dio Martu/Amurru per la vita di Ur, dove Enanatuma era la sacerdotessa entu (in basso a sinistra)
Hammurabi, re di Babilonia, e per la propria. del dio della luna. La statua è stata anche Statua votiva offerta
La scritta afferma anche che la statua rappre­ identificata con la dea Ningal; l' ambiguità da Lu-Nanna, da
senta un supplice fatto di rame, con il viso è probabilmente voluta, perché nei rituali la Larsa, Iraq, 17 50
a . e.v. circa. Rame e
placcato d'oro; in breve, l'epigrafe descrive sacerdotessa può rappresentare la dea. Que­
oro, h 1 9,6 cm.
la statua, la sua funzione e i materiali di cui è sta figura femminile assisa in trono indossa
composta. Piu avanti dell'iscrizione, sul lato una veste di lana a balze, con il collo alto. 8.6.
destro della base, appare un'immagine in ri­ Tiene le mani giunte all'altezza della vita, (in basso a destra)
lievo che rappresenta una divinità in trono in un gesto di preghiera, in modo simile alle Statua votiva di
con la lunga barba e la veste a balze tipiche statue del regno di Gudea, anche se qui le sacerdotessa entu
delle immagini di dèi dell'epoca; in questo mani hanno piu volume e sono prive del fine e principessa,
Enanatuma, da Ur,
caso si tratta di Martu/Amurru. Di fronte al intaglio lineare che osserviamo nelle sculture Iraq, 1 953- 1 935
dio è un supplice, inginocchiato nella stessa di Gudea. Dato che reca un'iscrizione inci­ a . e.v. (vistosamente
posa e con lo stesso gesto della statua; sul lato sa sul lato del seggio, sappiamo che questo restaurata). Diorite,
opposto della base vediamo invece il rilievo oggetto votivo risale all'epoca di Isin-Larsa, h 50 cm.
di un ariete recumbente, un'offerta adatta a
Martu/Amurru, considerato signore dei pa­
stori. Vi è un parallelo fra l ' ariete votivo e
l'immagine del supplice: entrambi sono
doni per il dio.
Quest'opera, quindi, fa riferimen­
to a sé stessa e alla propria funzione
supplice e votiva, tanto nelle imma­
gini della base quanto nel testo che
la descrive, creando quello che gli
storici dell'arte chiamano un'iper­
icona, un'immagine che in manie­
ra autoconsapevole si riferisce a sé
medesima per mezzo di una propria
rappresentazione all'interno della
composizione complessiva. Abbiamo
visto questo procedimento in atto già
nel Vaso di Uruk della fine del rv mil-
C A P I T O L O O T TA V O

prima della conquista della Babilonia da par­ La statua riparata era disposta su una base
te di Hammurabi. in cui fu trovata una piu piccola dea lama
Leonard Woolley scopri a Ur varie altre [8.9] , insieme a uno spillo decorativo in osso
statue votive, scolpite in pietra o fuse in me­ intagliato. Questa piccola divinità di rame
tallo, sia nello stesso recinto sacro della scul­ indossa un indumento a pieghe e una tiara a
tura di Enanatuma che in altri templi [8.7]. corna; le braccia, che devono esser state rea­
Variano per funzione e dimensioni e, oltre lizzate separatamente e poi aggiunte, sono
a immagini votive, comprendono anche le oggi perdute. La figura porta anche una col­
dee lama, le divinità che intercedono per i lana con un lungo contrappeso sul retro.
mortali, alcune delle quali scoperte in situ in Una figura in piedi con la mano destra le­
contesti e posizioni interessanti. vata in un gesto di venerazione rappresenta
Una statua di pietra calcarea bianca [8.8], invece un maschio imberbe [8. xo], con in­
s.,. alta circa 50 centimetri, si trovava in piedi nel dosso un lungo abito con pieghe e spessi orli
(in basso a sinistra) cortile della cappella di Hendursag a Ur; rap­ arrotolati, un pendente a forma di mezzalu­
Fotografia di presenta una donna che indossa una veste a na al collo e un copricapo che pare simile a
Leonard Woolley,
pieghe e balze e un mantello. Le mani, giunte un turbante. Sul retro ci sono quattro fioche
scavi di Ur, Iraq,
con statua in situ ,
di fronte a lei, sono rappresentate in rilievo righe di iscrizione secondo cui si tratta di
anni Venti. fra le pieghe della stoffa; i lunghi capelli for­ un'immagine di Etel-pi-Shamash, un funzio­
mano riccioli sul davanti e una folta chioma nario di Isin. La statua venne acquistata nel
8.8. dietro, trattenuta da nastri. La vernice gialla 1 890, e quindi è priva di un contesto archeo­
(in basso a destra) avrà indicato che il nastro era dorato, mentre logico, ma è uno splendido esempio di imma­
Statuetta, dalla gli occhi saranno stati composti da un intar­ gine votiva in metallo della sua epoca.
cappella di
Hendursag, Ur,
sio di steatite nera e conchiglia in lapislazzuli.
Iraq, 1 7 50 a.e.v. Le orecchie sono forate per essere ornate con
Calcare bianco, orecchini e il naso era fissato col gesso: chiara­
h 51 cm. mente una riparazione antica.
L ' E P O C A DI H A M M U R A B I

Il palazzo di Mari.

Nel trentaduesimo anno del suo regno,


Hammurabi conquistò la grande città di Mari,
in Siria orientale, sull'Eufrate. Il palazzo che
all'epoca sorgeva a Mari era stato edificato
fra l'epoca di Ur III e il Paleo-babilonese,
con enormi mura alte anche cinque metri e
spesse quattro; si estendeva per 2 5 ooo me­
tri quadri, con almeno due piani attorno a
una serie di cortili [S. n], e contava oltre 260
ambienti, fra vani residenziali e aree ammi-

8.9.
(in basso) Statuetta di dea W.ma che intercede, da
Ur, Iraq, r8oo a.e.v. circa. Rame, h 9,8 cm.

B. IO.
(a destra) Figura votiva maschile in piedi,
provenienza ignota, r 8oo a.e.v. circa. Rame/
bronzo, h 34,9 cm.
C A P I T O L O O T TAVO

nistrative. Era un palazzo leggendario, noto qui, che trattano tanto di questioni pubbli­
per il suo splendore in tutto il mondo medi­ che quanto di faccende private del personale
terraneo orientale e il Vicino Oriente; è tut­ di corte, ci danno un'idea di come fosse la
tora uno dei piu noti dell'antichità di questa vita in un palazzo e un regno dell'inizio del n
regione. Sappiamo che un re di Ugarit, sulla millennio. L'archivio dimostra che il re man­
costa mediterranea, formulò una richiesta teneva una corrispondenza attiva e regolare
speciale per potersi recare a Mari a visitare con altri re e governatori della zona, e con i
il palazzo; un'altra lettera del re di Ugari t suoi numerosi agenti in città e regni lontani;
a Hammurabi di Babilonia gli chiede di in­ ci traccia insomma il quadro di un incipiente
tercedere per il proprio figlio e presentarlo mondo internazionale, fatto di stretti contat­
alla corte di re Zimri-Lim a Mari, perché al ti e matrimoni diplomatici. Zimri-Lim, re di
giovane sia permesso di soggiornare nel pa­ Mari, si recò di persona ad Aleppo, nell'an­
lazzo per ampliare la sua mente. Il palazzo tico regno di Yamkhad, e fino alla lontana
esisteva già al tempo di Yakhdun-Lim, padre costa mediterranea della Siria per visitare la
di Zimri-Lim, e di Yasmakh-Addu, figlio di citt,à portuale di Ugarit.
Shamshi Adad, che divenne viceré di Mari E possibile ricostruire parzialmente quali
nel I 795 a.e. v. , quando la città venne annes­ fossero lo splendore, il lusso e la raffinatezza
sa dall'Assiria, un nuovo potente stato la cui del palazzo. La sala del trono delle dimensio­
capitale era Assur, sul Tigri. ni di m I 2 x 2 5, in cui il re si mostrava ai pro­
I molti mattoni che recano impresso il pri sudditi, aveva una struttura magnifica; il
nome di Zimri-Lim ( I 775-I 762 a.e.v.) indi­ trono si trovava su un podio lungo una pare­
cano che questo re condusse ampie opere di te, rivolto verso l'accesso. Di qui il re godeva
restauro. L'era paleo-babilonese ci fornisce di una posizione rialzata da cui sovrastava
quindi un esempio unico di palazzo che so­ i sudditi, i visitatori e i vassalli, mentre di
pravvive in buone condizioni. L' architettura fronte all' area del trono c'era un'alta piatta­
segue la tradizione mesopotamica della pian­ forma su cui si trovavano le statue di sovra­
ta attorno ad alcune corti, mentre gli oggetti ni antichi. Per accedere alla sala del trono i
rinvenuti ci indicano che Mari aveva ampi visitatori passavano per la corte delle palme
contatti con tutto il mondo antico . Le 22 ooo e per un' anticamera, o atrio, in cui incontra­
tavolette in scrittura cuneiforme scoperte vano la statua di una dea che reggeva un vaso

S.n.
Pianta del palazzo
di Mari, risalente
alla fase III della
città di Mari,
2 200-1 76o a . e.v.

Il palazzo
comprendeva piu
di 260 ambienti al
pianterreno, con
pareti decorate
con pitture murali.
Il portale di
accesso sul lato
nord ammetteva
il visitatore
attraverso
due cortili e
un' anticamera,
prima che potesse Ingresso
accedere alla sala principale
del trono. Era
considerato una
delle meraviglie
del Vicino Oriente
antico.

r86
L ' EPOCA DI H A MMURABI

L a scoperta d i Mari

Nel 1933, in Siria, alcuni abitanti del luogo


che stavano scavando una tomba a Tell Hariri
disseppellirono una statua. Il dipartimento delle
antichità siriano, all'epoca diretto da un francese,
Henri Seyrig, identificò lo stile della statua come
tipicamente sumero; in seguito a questo ritrovamento
venne inviata da Parigi una spedizione, guidata da
René Dussaud, per esplorare Tell Hariri. André
Parrot, che successivamente si occupò per molti anni
degli scavi, vi giunse alla fine del 1933; di li a un
anno furono scoperte statue recanti iscrizioni, che
resero possibile identificare l'antica città come Mari
[S.u, 8. x3] . Nel 1939 gli scavi furono interrotti
dalla Seconda guerra mondiale, ma ripresero nel
195 1 , rivelando una grande capitale paleo-babilonese
confrontabile con Babilonia stessa: un centro di arti
e cultura del XVIII secolo a.e. v. Vi furono scoperti
numerosi piccoli oggetti quotidiani e statue, nonché
piu di 20 ooo tavolette in scrittura cuneiforme I testi rivelano anche informazioni sulle attività
provenienti dagli archivi diplomatici ed economici delle donne di corte, dei sacerdoti di palazzo
pubblici; ritrovamenti che nel complesso ci danno e degli indovini, nonché sulle pratiche e
un'immagine chiara non solo della città e della sua transazioni degli artisti e artigiani che lavoravano
vita, ma anche dell'intera Mesopotamia ai tempi di per la corte del re.
Hammurabi.

Fotografie di André Bianquis degli scavi


a Mari, Siria, anni Trenta.

8.IZ.
(in alto a destra) Disseppellimento della
statua del governatore Ishtup-Ilum.

8.IJ.
( a destra) Foto degli scavi i n cui s i
osservano pavimenti piastrellati e mura
conservate fino a 4 metri di altezza.
C A P I T O L O O T TA V O

Lo stile neo-sumero sopravvisse piu a lun­


go qui che a sud; e malgrado Mari avesse
contatti sia con la Siria occidentale sia con la
Mesopotamia meridionale, la sua produzio­
ne artistica si può considerare come uno stile
locale caratteristico della città, non un'imita­
zione di altri. Come nella scultura dell'epoca
prato-dinastica, vediamo forti somiglianze e
influenze del sud, ma anche differenze che
indicano il lavoro locale di scultori e artisti.
Una delle caratteristiche che colpiscono di
piu nel palazzo di Mari sono i dipinti murali,
posti sulle sezioni superiori delle pareti. Una
larga corte che conduce alla sala del trono
reca un dipinto che rappresenta l'investitura
del re e processioni sacrificali [8. 14]; i mura­
li sono stati dipinti su uno strato d'intonaco
in fango in un modo che suggerisce che la
tecnica dell' affresco fosse già nota agli anti­
chi pittori. Si tratta di alcuni degli affreschi
piu antichi conosciuti, eseguiti con le stesse
tecniche che sarebbero state usate successi­
vamente.
La composizione piu ampia è quella di­
pinta su un muro esterno attiguo alla sala
del trono che dava sul cortile (corte 1 06)
[8. 15] . Un tendone sorretto da pali copriva
8 . I4. da cui scorreva acqua. Il vestibolo conduceva il dipinto, pur lasciandolo visibile alla forte
Parete sud poi alla fastosa sala del trono vera e propria, luce esterna. Al centro dell'opera è mostrata,
della corte r o6 con la predella del trono da una parte e la su due pannelli, una scena cerimoniale. Nel
(particolare) , palazzo
di Zimri·Lim,
piattaforma con le statue dei monarchi sto­ pannello superiore vediamo l'investitura del
Mari, Siria, 1 780 rici dall'altra. re che, rivolto a destra, indossa un'elaborata
a . e.v. circa. Dipinto Un ingresso principale con un posto di veste a frange e un alto copricapo arroton­
murale a tempera. guardia permetteva l' accesso dei visitatori dato; è di fronte alla dea Ishtar, armata e
attraverso un' ampia corte, parallela alla sala pronta per il combattimento, con un piede
del trono; di qui una scalinata portava a una adagiato sulla groppa del suo leone, uno degli
sala triangolare per le udienze. La vita dell'e­ animali associati alla sua iconografia. La dea
dificio era concentrata attorno a due cortili tende la mano destra verso il re e gli porge la
principali, che costituivano il centro attorno verga e l'anello, gli emblemi divini del potere
a cui era strutturata l'intera architettura del e dell'autorità. Ai lati di questa interazione
palazzo. A nordest, in una serie di camere fra Ishtar e il re si vedono due dee lama me­
accuratamente separate, dotate di attrattive diatrici, in abiti lunghi a piu balze e tiare a
come sale da bagno e decorazioni murali ne­ corna, con le mani levate nel tipico gesto di
gli ambienti principali, si può riconoscere la intercessione, mentre una divinità maschile
residenza reale. Una stanza piu piccola, com­ assiste alla scena da destra. Nel registro infe­
presa fra quest'area e la corte interna, con­ riore due dee dell'acqua in abiti pieghettati
teneva l'archivio di palazzo; c'erano anche e tiare a corna sono ritte alla sinistra e alla
uffici per scribi e impiegati, una tesoreria e destra del pannello, ognuna recante un reci­
magazzini. A est si trovava il cortile con la piente da cui scorre acqua, sia verso il basso,
cappella dipinta; a ovest la corte delle palme, di fronte a loro, sia verso l'alto, dotando l'im­
un nome che conosciamo dai testi di Mari. magine di un bordo acquatico in cui vediamo
Il tempio di Ishtar - che oggi chiamiamo ap­ pesciolini che nuotano controcorrente.
punto cappella dipinta - si trovava sul lato La scena centrale di investitura con i suoi
piu pubblico, accessibile attraverso la corte due registri è racchiusa e come incorniciata
maggiore; conteneva i dipinti piu antichi del da varie immagini collaterali all'interno di
palazzo. ulteriori cornici. All'interno, piu vicina alla

!88
L ' E P O C A DI H A M M U R A B I

scena centrale, c'è una coppia di alberi sti­ p. 1 74); le corna hanno puntali d' argento e
lizzati fiancheggiati all'esterno da una cop­ la fronte è decorata con una mezzaluna. A
pia di palme da datteri. Su queste ultime si differenza della scena dell'investitura, que­
arrampicano coppie di uomini per cogliere i sta parte fu dipinta su uno spesso intonaco
frutti o forse per fertilizzare la pianta, men­ in gesso, con figure policrome contornate da
tre un uccello con le ali spiegate sorvola la marcate linee nere.
scena. Nello spazio fra le due coppie di alberi La grande statua di una dea che porta un
vediamo tre file di ibride creature mitologi­ vaso [8. 16, p. 1 90] è una delle statue piu
che: sfingi alate incoronate di piume, grifoni creative del Vicino Oriente antico, in quan­
dalle code arrotolate verso l'alto e tori dal­ to vi scorreva acqua corrente, creando una
la testa umana che rivolgono lo sguardo in forma primitiva di fontana figurata o di au­
basso, verso l'osservatore. Il perimetro ester­ toma, pensata senza dubbio per lasciare a
no della scena ospita una seconda coppia di bocca aperta i visitatori del palazzo. La dea,
identiche dee lama, di dimensioni maggiori, ritrovata a pezzi nella sala 64 e nella corte
mentre l'intera composizione è circondata da 1 06, è quasi a grandezza naturale; sulla fron­
un disegno continuo a guilloche e da un bor­ te ha una corta frangia di capelli sopra le 8.15·
do esterno che somiglia all'orlo di un tessuto. spesse sopracciglia unite, la folta chioma le Investitura di Zimri·
Un altro dipinto, forse di epoca lievemen­ si raccoglie sulle spalle, ed ella indossa una Lim (particolare),
palazzo di Zimri­
te successiva, mostra figure maschili in vesti veste dalle maniche corte con fasce che le
Lim, Mari, Siria,
con frange e animali portati al sacrificio in si incrociano sul petto. Ha guance piene ma 1 780 a.e.v. circa.
processione. Un frammento mostra il toro delicatamente modellate, e in origine gli oc­ Dipinto murale a
sacrificale preparato per la cerimonia (cfr. chi erano intarsiati con altri materiali; porta tempera.
C A P I T O L O O TTAVO

8.16.
Dea acquatica, da
Mari, Siria, 1900
a.e. v. circa. Pietra
bianca, h 1 42 cm.

8.17·
(pagina seguente)
lshtup-llum,
governatore di Mari,
Siria, 2000 a.e. v.
circa. Basalto nero,
h 1 5 2 cm.
L ' E P O C A DI H A M M U R A B I

una voluminosa tiara a corna e ha al collo sei


giri di pesanti collane (bilanciate da un lungo
contrappeso sulla schiena), braccialetti tripli
ai polsi, e orecchini; tiene il vaso inclinato in
avanti. L'acqua scorreva grazie a un tubo in­
terno, che andava verticalmente dalla base al
recipiente, collegato a un serbatoio; fluendo­
le lungo la veste, i disegni formati dall' acqua
dovevano coprire la parte inferiore della sta­
tua di increspature che richiamano i motivi
scolpiti e i pesci incisi sul vestito. L'acqua
finiva lungo l'orlo dell' abito in una serie di
spirali ondeggianti. La statua è della stessa
epoca del resto del palazzo, a differenza delle
sculture reali ritrovate qui, che erano \Ilan­
tenute come oggetti storici e atavici. E un
modo tradizionale di trattare il soggetto di
una dea acquatica, che si rifà all'iconografia
di Ur III, a cui somiglia anche per l'acconcia­
tura voluminosa e l' angolosità della mascella.
Dato che l' affresco dell'investitura mostra
due di queste dee in piedi, in una disposizio­
ne simmetrica al di sotto della scena princi­
pale, si è tentati di concludere che in origine
vi fosse anche una coppia di dee di pietra con
vasi d'acqua all'entrata della sala del trono.
Una statua a grandezza naturale di Ishtup­
Ilum, governatore di Mari [8. 17], è un buon
esempio di scultura di basalto e diorite di
grandi dimensioni prodotta a Mari tra la fine
del m e l'inizio del n millennio a.e.v. Il pc­
tentato, eretto con le mani unite all'altezza
della vita, porta un berretto con una fascia
ripiegata, e un abito simile a una toga che gli
copre la spalla e il braccio sinistri; il bordo
della stoffa è rappresentato con linee incise
nettamente. L'uomo ha la barba lunga, ta­
gliata ad assumere una forma rettangolare,
divisa in una fila di ricci vicino al viso e
lunghi boccoli ondulati al di sotto, e ha un'i­
scrizione incisa sulla spalla destra scoperta;
in Ishtup-Ilum è tutto semplificato in forme
geometriche e piani appiattiti, il che conferi­
sce alla figura un aspetto di grande forza. Sti­
listicamente, la scultura è diversa dalle altre
statue di regnanti di Mari risalenti a epoche
lievemente precedenti, in cui si osserva un
interesse molto maggiore per i dettagli delle
superfici decorative e i profili sinuosi del­
la rappresentazione del corpo. La statua di
Ishtup-Ilum fu rinvenuta nella sala del trono,
ai piedi delle scale che portano alla piattafor­
ma dei re passati.
La stessa zona, e per la precisione la corte
1 48, è la sede del ritrovamento di una pic­
cola statua di steatite di Iddi-Ilum, un pre-
C A P I T O L O O T TAVO

cedente governatore di Mari. Fu rinvenuta Mari fu distrutta nel 1 762 a.e.v. , dopo la
invece a Babilonia, in un contesto tardo ba­ conquista del regno da parte di Hammurabi
bilonese, una statua di Puzur-Ishtar, sovrano di Babilonia e tre anni di occupazione delle
divinizzato di Mari, con corna bovine sulla sue truppe. Il maggior numero di tavolette ri­
corona; sappiamo dall'iscrizione della statua sale agli ultimi venticinque anni circa di vita
che anch'essa si trovava originariamente nel del palazzo, ma vi vennero conservati anche
palazzo di Mari (6.q, p. 1 52), probabilmen­ testi storici e religiosi precedenti [8. I8] . Mari
te nella collezione di immagini ancestrali. Te­ sarebbe poi divenuta parte del regno medio­
sti provenienti da Mari riferiscono di rituali assiro retto da Tukulti-Ninurta I (r. 1 243-
condotti per conto degli antenati; la perdu­ 1 207 a.e.v. ) .
rante presenza di queste statue, già vecchie
di secoli ai tempi di Zimri-Lim, può avere
a che fare con questo bisogno di onorare i Gli inizi del discorso estetico.
progenitori e gli antichi re.
Una stele monumentale, un naru, fu sco­
perta casualmente da coltivatori nella regio­
ne irachena di Diyala nel 1 983 [8. I9]; è un
8.18.
grande monolito grigio con quattro facce,
Modelli di fegato di pecora a uso divinatorio, da Mari, Siria, 1 8oo
una delle quali scolpita in bassorilievo, men­
a.e.v. circa. Ognuno: h 10 cm. tre le altre tre sono coperte da un lungo testo
in scrittura cuneiforme (se ne veda un estrat­
Fra gli oggetti con iscrizioni rinvenuti nel palazzo di Mari ci sono to nel box a p. 193). Il centro è danneggiato
modelli di fegato di pecora usati per la divinazione; realizzati in da un solco verticale, ma per il resto la ste­
terracotta, sono rappresentazioni estremamente realistiche del fegato,
le è molto ben conservata. Il lato scolpito è
con dettagli anatomici e l'indicazione dei nomi delle parti dell'organo.
Presentano annotazioni d ' ausilio all'indovino nel leggere il fegato di un
suddiviso in quattro registri figurativi, con
animale sacrificale per prevedere il futuro. Alcune di queste profezie due sagome in piedi in quello superiore. La
avevano una natura storica: gli antichi credevano che fosse possibile figura di sinistra è a metà di un passo, con
prevedere che un tipo di evento verificatosi in passato si sarebbe la gamba sinistra protesa in avanti, il piede
ripetuto in forma simile in futuro. Studiare il passato era quindi posato sul torace di un nemico a terra e il
un modo per comprendere gli eventi dell'avvenire. La lettura delle
interiora di un animale sacrificale dava accesso a questa conoscenza,
braccio pronto a vibrare un colpo. Di fronte
in quanto il dio Shamash aveva scritto nel corpo dell'animale i segni, a quella sta un uomo in gesto di preghiera,
leggibili dal baru , il sacerdote divinatore, in modo sistematico. mentre in alto fluttua il disco solare di Sha­
mash, circondato da una mezzaluna di Sin, la
dea della luna. Questi personaggi posano su
un registro che ha la forma delle mura dotate
di contrafforti di una cittadella, vista dall'al­
to, come se si trattasse di una pianta e non di
una rappresentazione dalla stessa prospetti­
va dei guerrieri soprastanti. Nei due registri
centrali ci sono invece dei combattenti che
catturano nemici, di cui si vedono le braccia
tese e inermi mentre cadono; il terreno su cui
si trovano i guerrieri è composto da monti
stilizzati, a indicare che si trovano nel nord
della Mesopotamia. Nel registro inferiore
viene abbandonata la narrazione e vediamo
invece due file di teste mazze, di profilo,
rivolte verso sinistra. Un avvoltoio becca la
testa in alto a sinistra sulla bocca, e un altro
il naso della testa in alto a destra.
Sia il lungo testo sia le immagini descri­
vono uno specifico evento storico, la vittoria
militare di Dadusha di Eshnunna su Bunu­
Ishtar di Arbil nella battaglia di Qabara
( 1 785 a.e.v. circa) , e la scena di vittoria in
alto si svolge appunto sulle mura fortificate
L ' EPOCA D I HAMMURABI

Iscrizioni sui monumenti

Estratto dalla stele di Dadusha:

In alto, Sin e Shamash, che danno forza alle mie armi,


perché siano lunghi gli anni del mio regno, essi splendono
nitidi.
Sopra le mura di Dur-Qabara è Bunu-Ishtar, il re della terra
di Arbil. L 'ho avvinto con il mio potere. Lo sovrasto. Lui,
che sconfiggo furiosamente con la mia arma poderosa, io lo
sovrasto. Mi ergo come un giovane eroe. In basso, eroi feroci
cingono attentamente i nemici con una corda.
Il suo intaglio non ha eguali. [Il f1!onumento] è superiore
per l'abilità dei suoi intagliatori. E degno di lodi, e verrà
lodato in futuro.
Ogni giorno, di fronte a Adad, il signore che mi creò, esso
farà del bene.
Per me e per [il monumento] rinnoverà il destino del mio
regno. In E. TEMEN. UR.SAG, la casa di Adad, il dio che
mi crebbe, mi insediai per sempre.

Estratto dal catalogo degli scribi di Nippur:

I Monumenti eretti al centro del cortile l'E-Kur


Monumenti di Sargon, Rimush e Manishtushu quali si
trovano nell'E-Kur
[lungo testo copiato da una statua accadica]
Lo dedicò al dio Enlil a Nippur
Iscrizione è sulla spalla. La statua si trova a . . . [lacuna nel
testo]
Iscrizione sulfianco del monumento di fronte alla grande
statua di Sin-iribam

8 . 1 9·
Stele di Dadusha, re di Eshnunna, rinvenuta
vicino a Tell Asmar, Iraq, 1 790- r 78o a.e.v.
Pietra grigia, h r ,8 m.

della cittadella di Qabara. Ognuno dei due trattazione del monumento stesso, della sua
modi di rappresentazione - testo e immagi­ installazione e del suo scopo, nonché delle
ne - riferisce l'evento in termini simili ma sue caratteristiche visive, con tanto di de­
non uguali, formando una dialettica testo/ scrizione delle scene che riporta scolpite.
immagine che era abituale nell' arte mesopo­ Queste righe si possono considerare come
tamica: accanto alla narrazione scritta della un'ecfrasi, cioè una dt:;.scrizione commenta­
battaglia, ne vediamo gli attori piu impor­ ta di un'opera d'arte. E il primo esempio di
tanti. L'aspetto piu notevole di questo mo­ opera che presenta questo tipo di commento
numento è che inserisce nella narrazione una estetico, inaugurando una lunga tradizione

1 93
C A P I T O L O O T TA V O

meglio nota per gli esempi molto piu tardi era già noto nell'epoca accadica e sarebbe
risalenti all' antica Grecia. proseguito fino a quella ellenistica, con ti­
Nella città di Nippur, nell'Iraq meridio­ pologie iconografiche che a volte mostrano
nale, un gruppo di scribi aveva nel frattempo una singolare continuità, in termini di durata
avviato una nuova pratica erudita: redige­ delle immagini, nel corso dei secoli. L'uso di
vano cataloghi dei monumenti pubblici noti stampi per l' argilla è imparentato tecnica­
che risalivano a epoche precedenti, fino alla mente con quello degli stampi per i mattoni,
dinastia accadica di quasi cinque secoli pri­ e vi si è forse sviluppato contemporaneamen­
ma. Essi registrarono con cura le iscrizioni te. Con la creta si produsse un'ampia varietà
incise sulle statue e monumenti sopravvissuti di immagini e scene, che ci forniscono una
a tempi antichi (si veda l'estratto nel box a p. delle fonti piu ricche per lo studio delle ico­
1 93); descrivevano anche i monumenti me­ nografie antiche. Queste placche di terra­
desimi e l'esatta posizione dei testi su di essi. cotta stampate venivano prodotte in gran
Queste pratiche sono i primi esempi noti al numero e sono particolarmente ben attestate
mondo di registrazioni sistematiche di sta­ nei resti archeologici relativi alla fine del m
tue e stele risalenti a secoli precedenti. Gli e all'inizio del II millennio. Fra le immagini
scribi babilonesi posero le basi per un nuovo piu diffuse c'era la figura femminile nuda,
approccio all'interesse per l'antichità, vale a mostrata in posizione frontale, spesso con
dire la catalogazione delle opere e la stesura le mani unite all' altezza della vita, associata
di descrizioni accurate: un approccio che ha alla fertilità, alla sessualità e alla riproduzio­
qualcosa in comune con la moderna discipli­ ne, e lo stesso materiale dell' argilla e il proce­
na della storia dell' arte. dimento della matrice erano particolarmente
appropriati all'iconografia. In un modo non
dissimile da quello relativo alla dea acquatica
Vita e argilla: immagini di terracotta. di Mari, l'interesse dell'antico scultore per la
tecnologia era incorporato nell'opera e a vol­
Un settore della produzione artistica che te l� immagini vi fanno riferimento.
ebbe una crescita smisurata nell'ultima par­ E tuttora argomento di dibattito l'uso che
te del m e all'inizio del II millennio a.e.v. è si facesse di questi oggetti. A differenza del­
quello delle immagini per uso privato, per la le statue e dei bassorilievi, di rado riporta­
maggior parte piccole placche o statuette di no iscrizioni; chiaramente venivano usati da
argilla [8. 2o-8. 23]. L' argilla era un materiale gente comune, dato che quasi tutte le plac­
alluvionale abbondante, usato per l' architet­ che di terracotta rinvenute si trovano in abi­
tura e la scultura, e nella visione del mondo tazioni, e solo poche in sepolture e templi.
mesopotamica era considerato il materiale Nessuna è stata trovata in mostra nel proprio
basilare da cui era stata creata la vita. Non contesto originale, il che ha condotto alcuni
era quindi semplicemente un materiale eco­ studiosi a concludere che si trattasse di og­
nomico, bensi simbolicamente carico, come getti transitori, da eliminare dopo l'uso. In
apprendiamo da antichi testi profetici, da particolare, erano molto diffuse figure antro­
incantesimi e da opere letterarie, ed ebbe un pomorfe tridimensionali di creta, che paiono
effetto significativo sulla sfera concettuale e opere per tutti, a prescindere dalla classe so­
mitologica dell'antica Mesopotamia. In ter­ ciale. Nelle fonti testuali le figure in argilla
mini socioculturali la sua influenza fu dovu­ sono spesso associate a credenze religiose e
ta, in parte non piccola, al fatto che permise rituali magici; alcune avevano forse una fun­
la produzione creativa e la distribuzione ca­ zione performativa, per cui un incantesimo
pillare di immagini fra tutte le classi socia­ le animava o trasformava in sostituti fun­
li e in tutte le parti della città, portando le gibili della persona che rappresentavano. Il
arti visive al di fuori del palazzo reale e delle parallelo metaforico fra gli esseri umani e le
zone d'élite a esso legate (come i recinti sa­ figure d'argilla è ben attestato, e arriva fino
cri), e facendole arrivare nella vita quotidia­ ai riferimenti biblici al « tornare alla polvere»
na e nelle case di tutti. dopo la morte.
La creta d'argilla permise l'invenzione di Uno dei migliori esempi di opera in terra­
immagini riproducibili e di manufatti pro­ cotta è una placca a stampo in altorilievo che
dotti in serie. Il primo uso di stampi aperti raffigura una dea nuda [8. 24]; la sua grande
per la produzione su larga scala di placche figura, al centro, è posata su due leoni ad­
di terracotta con rappresentazioni figurative dossati (cioè posti dorso a dorso), e rispec-

1 94
L ' E P O C A DI H A M M U R A B I

In senso orario dall'alto a


sinistra:
8 . zo.
Nudo femminile in
piedi, da Larsa, Iraq,
I9oo a.e.v. circa.
Terracotta, h I 3 cm.

8.21.
Nudo femminile in
piedi, da Tell Asmar,
Iraq, 2ooo- I 750 a.e.v.
circa. Ceramica, h I 5 , 2
cm.

8.22.
Placca con nudo
femminile, da Ur,
Iraq, I 900 a.e.v. circa.
Terracotta, h I 2 ,7 cm.

8 . 2J .
Placca impressa con
coppia, provenienza
ignota, 2000-I700 a.e.v.
circa. Ceramica, h I 2 ,7
cm.

Il fatto che osserviamo


un aumento nel numero
di placche di terracotta
realizzate per uso privato
alla fine del m millennio
a.e.v. e all'inizio del
II potrebbe essere un
effetto accidentale
del lavoro di scavo;
negli anni Venti gli
archeologi cominciarono
a disseppellire case
private, anziché solo
palazzi e templi come
fino ad allora. Tuttavia,
la tecnologia dello
stampo aperto (inventata
alla fine del m millennio)
rese certamente possibile
un incremento nella
produzione di queste
immagini.

1 95
CAP I T O L O O T TAVO
L ' E P O C A DI H A M M U R A B I

chiata simmetricamente dalle sue civette. La 8.z4.


dea porta una quadruplice tiara a corna, in (pagina precedente) Placca con dea nuda
detta « Regina della notte», provenienza
cima alla quale si vede un disco planetario, e ignota, probabilmente Iraq meridionale,
ha nelle mani due emblemi associati alla dea 1850· 1 750 a.e.v. circa. Ceramica e
Ishtar. Ci si presenta frontalmente, con le pigmenti, h 49,5 cm.
braccia, levate come a rivelare il corpo, che
palesano una femminilità voluttuosa, un' at­
trattiva fisica a cui si riferisce il termine ac­
cadico kuzbu; si tratta però di una bellezza
minacciosa, giacché la dea sfoggia ali e ar­
tigli da uccello rapace e, analogamente agli
animali a lei sacri, il leone e la civetta, è un
predatore. Questa combinazione di bellezza
e rapacità è tipica di Ishtar - che è al contem­
po una dea dell'amore in tutte le sue forme,
fra cui l'amore fisico e l'erotismo, e una dea
della guerra - malgrado la figura sia stata in­
terpretata anche come Ereshkigal, dea degli
8.2 5 ·
inferi, o semplicemente come « Regina della
(in basso) Statuetta di nudo femminile, d a
notte ». Khafaje, Iraq, 1 900 a.e.v. circa. Bronzo.
Nello stampo si pressava dal retro argilla
mischiata a paglia, in modo che le figure e Le rappresentazioni della nudità femminile
lo sfondo rimanessero coesi; al rilievo stam­ erano comuni nell'iconografia del n
pato, prima di cuocerlo, si aggiungevano poi millennio a.e.v. in Mesopotamia, e ciò vale
particolarmente per le piccole placche e
particolari incisi, e le tracce di pittura ancora
statuette in terracotta rinvenute in contesti
presenti sulla superficie rivelano che l'intero domestici. Il nudo femminile appare spesso
rilievo era certamente dipinto. L'opera mo­ anche nei sigilli cilindrici, nonché in statue
stra una qualità esecutiva elevatissima, ed è a tutto tondo di pietra e di metallo fuso;
piu grande della maggior parte delle placche venivano mostrate nude sia le dee sia le
donne mortali. Un bell'esempio è questa
di terracotta; è anche uno splendido esempio
statuetta di donna seduta con le gambe
di nudo femminile che non allude alla ferti­ ripiegate ritrovata negli scavi nel Diyala: ha
lità o alla riproduzione ma solo alla bellez­ una folta capigliatura fino alle spalle e porta
za e al fascino. All'epoca non c'erano tabu una collana a piu fili stretta attorno al collo,
relativi alla rappresentazione della nudità che evidenzia l' attraente corpo femminile.
femminile; in Mesopotamia e in tutto il Vi­
cino Oriente antico vediamo immagini simili
[8.z5] .
A Ur fu rinvenuta anche una figura fram­
mentaria di un dio in trono con una quadru­
plice tiara a corna [S. z6]; la spalliera dietro
alla figura mostra che il dio era seduto. La
statuetta d'argilla era originariamente di­
pinta e la superficie serba tuttora buona
parte del colore, mostrandoci che la veste
del nume era bianca con linee di separazio­
ne nere. Il viso e la spalla scoperta sono di
colore marrone-rossiccio, la barba e i capelli
erano dipinti di nero, mentre la corona era
gialla, forse a indicare l'oro, e la collana ros­
sa e gialla poteva forse simulare oro e pietre
preziose. La colorazione sopravvissuta è una
prova importante dell'uso della policromia
in Mesopotamia, che in altre immagini ci è
spesso giunta solo in tracce. Questa divinità
è stata rinvenuta tra i resti di una cappella
dotata di un altare di mattoni cotti, appar-

1 97
CAP I T O L O O T TAVO

cotta era perciò un materiale versatile che si


poteva usare per opere di maggiore o minor
qualità e non solo un surrogato piu econo­
mico di altri materiali. Queste opere d'arte,
non realizzate per il tempio o per il palazzo
ma per i cittadini babilonesi, ci sono note
soprattutto in quest'epoca, ma continuano a
essere presenti per i secoli a venire, fino alla
tarda antichità inoltrata.

L'epoca paleo-babilonese si conclude nel


1 595 a.e.v. , e anche se vedremo alcuni cam­
biamenti nell'arte e nell'architettura del suc­
cessivo periodo cassita, molte delle forme di
scultura paleo-babilonesi - dai grandi mo­
numenti pubblici alle terrecotte usate nelle
abitazioni - continuano ad apparire in epo­
che molto successive, seppure con stili e temi
diversi. L'aspetto piu importante è forse che
l'approccio alla catalogazione, allo studio e
alla descrizione delle statue e dei monumen­
ti, che riconosciamo per la prima volta chia­
ramente in questo periodo, si rivela un punto
di svolta intellettuale talmente importante
da conferire a tali questioni estetiche un nuo­
vo significato culturale.

8.z6. tenente a una casa privata m un quartiere


Divinità dipinta, da residenziale.
Ur, Iraq, r 850- r 750
Anche un ritratto femminile in terracotta
a.e.v. Ceramica,
h 7,3 cm.
di grandi dimensioni, conservato nel British
Museum, serba tr�cce di pittura rossa sulla
superficie [8. 27] . E un'opera di fattura raf­
finata che rappresenta una donna in pre­
ghiera, con le mani giunte sotto il petto; ha
un'acconciatura elaborata e porta bracciali e
una collana. Tutto questo induce a ritenere
che i committenti facessero realizzare pro­ 8.z 7 .
prie statue votive in argilla anziché in pietra (pagina seguente) Statua femminile votiva, Khafaje,
o metallo, e che queste immagini potessero Iraq, 2ooo-qoo a.e .v. circa. Terracotta dipinta, h
essere anche a grandezza naturale. L' argilla 40,2 cm.
L ' E PO C A D I H A M M U R A B I

1 99
Capitolo nono

L 'arte cassita e assira alla fine dell'età del Bronzo

p. 203 L ' arte cassita e la questione dello stile


204 Architettura
208 • L'ARCHIVIO DI AMARNA

208 Il kudurru

211 Arte medio-assira


212 Scultura e narrazione
21 3 Testi e sigilli
214 • UNA COLLEZIONE DI SIGILLI A TEBE

215 Guerre per immagini


217 • S TATUE DI CULTO

218 I viaggi della statua di Bel-Marduk

Altare di Tukulti-Ninurta I, da Assur, Iraq,


1243-1207 a.e.v. Alabastro, h. 6o cm.
L ' A RTE CASSITA E ASSIRA ALLA FINE DELL' ETÀ DEL B RONZO, 1595-1155 A . E . V .

Periodi Tarda età del Bronzo, 1595-IIIO a . e . v.

Dinastia cassita, 1595 - u 55 a . e.v.

Medio-assiro, 1363-1000 a . e . v.

Età oscura, 1 1 00-900 a . e.v.

Regnanti Babilonia: Burna-Buriash II, r. 1359- 1333 a.e.v. ; Meli-shipak, u 86- u 7 2


a . e . v.

Assiria: Tukulti-Ninurta I, 1243- 1 207 a.e.v. ; Assur-bel-kala, r. 1073-1056


a.e .v.; Tiglath-Pileser l, r. 1114- 1 076 a.e.v. ; Eriba-Adad, r . 1390-1364
a . e .v.

Centri principali Capitale cassita: Dur Kurigalzu; città principali: Babilonia, Uruk

Principale città assira: Assur

Fatti ed eventi Archivio di Amarna in Egitto: prove di carteggi regi internazionali in


notevoli accadico

Numerosi resoconti di iconoclastia e rimozione di statue

Opere d'arte Tempio di !nanna a Uruk


importanti Altare di Tukulti-Ninurta I

Novità tecniche Kudurru cassita


o stilistiche Arte assira: immagini narrative continue
in campo artistico

TURCHIA

SIRIA

J
IRAN
L'arte e l' architettura mesopotamiche Queste pratiche d i aggressione e asporta­
descritte finora furono tutte prodotte nell'e­ zione di immagini vengono registrate diffu­
ra archeologica nota come età del Bronzo. samente in testi antichi ed epigrafi di statue,
Questo capitolo tratta degli ultimi secoli che formano una delle attestazioni meglio
di quest'epoca (la cosiddetta tarda età del conservate nella storia dell'arte e nell' archeo­
Bronzo) , dal 1 595 al r r r o a.e .v. L'ultima logia riguardo la ricezione e la reazione al po­
fase fu caratterizzata da ampie reti diploma­ tere delle immagini.
tiche e grandi rivolgimenti politici per tutto
il Vicino Oriente e il mondo mediterraneo
orientale; nel contesto di tale mescolanza di L 'arte cassita e la questione dello stile.
collegamenti e incontri culturali, questo ca­
pitolo affronta alcune questioni fondamen­ Nel sud della Mesopotamia, la dinastia
tali di storia dell ' arte riguardanti lo stile e cassita che giunse al potere in quel periodo
le sue relazioni con gruppi politici o etnici, e impose il proprio dominio sulla Babilonia
con le idee di indigeno e straniero, di locale era composta da un'élite straniera, della cui
e internazionale. Nella tarda età del Bronzo provenienza non si sa nulla di preciso: forse
vediamo apparire generi e innovazioni nelle i monti Zagros o un' altra zona a est della re­
arti visive che segnalano le direzioni inedite gione. La parola « cassita» deriva dal nome
che avrebbe seguito l'arte durante l'età del accadico di questa gente, kassu ; se ne parla
Ferro, all'inizio del I millennio a.e.v. ; ma as­ per la prima volta in testi dell'epoca di Ham­
sistiamo anche, nella manifattura e nell' uso murabi, quando costoro entrano nelle cro­
di immagini e monumenti, all'incrollabile nache storiche come popolazione di origine
prosecuzione di tradizioni precedenti. I n nomade, non imparentata con i Babilonesi.
questo periodo s i fanno palesi gli inizi di Nel 1 595 a.e .v. , quando la dinastia paleo­
un'emergente arte assira nel nord della Me­ babilonese cade in seguito a un attacco degli
sopotamia; seguiremo quest' arte regia anche Ittiti dall' Anatolia, i Cassiti hanno già acqui­
nel corso del millennio successivo, l'epoca sito una posizione di forza all' interno della
dei grandi imperi dell' antico Vicino Oriente. popolazione della Babilonia, dove erano stati
Nel sud della Mesopotamia appare il kudurru impiegati come braccianti e come mercenari:
cassita, un nuovo genere di monumento ti­ il vuoto di potere successivo al 1 59 5 permette
picamente babilonese, che ci racconta l' uso ai Cassiti di stabilire il proprio dominio sula
delle stele e il modo di guardarle, la teologia Mesopotamia meridionale per piu di quattro
visiva del divino e l'antologia, cioè la natura, secoli. Nel corso del tempo la loro dinastia ba­
delle immagini. Alla fine della tarda età del bilonese diviene un' importante potenza inter­
Bronzo due invasioni elamite che misero fine nazionale nel mondo della tarda età del Bron­
alla potente dinastia cassita ci ripropongono zo, fino all' attacco degli Elamiti nel rr 55· In
la questione dell'iconoclastia, il rapimento seguito continuano comunque a vivere nella
di immagini durante le guerre, e il recupero regione e a integrarsi con la popolazione; fino
della statua votiva catturata del dio Marduk in epoca storica, al tempo dei Persiani e di
da parte del re babilonese Nabucodonosor I Alessandro Magno (IV secolo a.e.v.) sono at­
(r. rr25-Iro4 a.e.v. ) . testate persone con nomi cassiti.

203
CAPITOLO NONO

Possiamo chiederci se all'interno della sto­


ria dell' arte e dell' architettura mesopotami­ Archi t e t t u r a .
che sia possibile distinguere uno stile cassita:
la questione dell'attribuzione - che si pone in Un luogo i n cui possiamo intravedere
particolare a proposito dei C assiti e di altre qualcosa della presenza dei Cassiti è il sito
élite che assunsero il potere politico in Meso­ archeologico di Aqar Quf, alla periferia della
potamia - è pertinente per lo studio dell' ar­ moderna Baghdad. Fu li che i nuovi gover­
te antica e della cultura materiale in gene­ nanti edificarono la loro capitale, Dur Ku­
re, visto che spesso categorizziamo i gruppi rigalzu, che vanta tuttora gli enormi resti
etnici nelle attestazioni storiche in base alle di una ziggurat. La città viene fondata alla
rispettive culture materiali, specialmente le fine del xv secolo a.e. v. come nuova capitale
tecnologie e gli stili artistici e architettonici. amministrativa, mentre Babilonia continua a
Ma come fanno l'arte o la cultura materiale essere considerata un'importante città sacra:
a rispecchiare uno specifico gruppo etnico? questa era già di per sé una decisione insolita
Se i Cassiti furono un' élite regnante non da parte dei Cassiti, considerando che i pre­
imparentata con la popolazione babilonese cedenti re babilonesi avevano preferito go­
indigena, la loro origine straniera è evidente vernare da capitali situate in città-stato anti­
nell ' arte e nell' architettura prodotte sotto di che e di lunga tradizione. La nuova città cas­
loro? Nella sfera culturale osserviamo che i sita fu però costruita seguendo le tradizioni
re cassiti continuarono le tradizioni babilo­ dell' architettura mesopotamica. La ziggurat
nesi anziché imporre nuovi stili artistici, e di Dur Kurigalzu si trova all'interno di un
diedero anzi un forte sostegno alle tradizioni santuario di Enlil, la suprema divinità meso­
babilonesi in campo artistico e scientifico; potamica del cielo, che i Cassiti adoravano
mantennero devotamente i culti antichi e i insieme agli altri dèi del pantheon locale e ad
rituali sacri locali nelle principali sedi di tem­ alcuni tra i propri . A Nippur, per esempio,
pli babilonesi; e continuarono a usare, sia lo­ una città sacra a Enlil ma che ospitava templi
calmente sia come lingua franca, l' accadico, di vari altri dèi e dee, i re cassiti concessero
il cui dialetto babilonese era la lingua della il proprio patrocinio dopo un periodo di de­
diplomazia internazionale, utilizzata in tutto clino e abbandono, e sostennero l' opera degli
il Vicino Oriente e nel Mediterraneo orien­ scribi e degli studiosi del luogo.
tale, compreso l'Egitto; sotto il regno cassita Il sito di Dur Kurigalzu, in cui tra il 1 942
prosegue anche l'uso del sumerico in ambito e il I 94 5 si svolsero scavi da parte di una
erudito . Invece la lingua cassita parlata da squadra di archeologi diretti da Taha Baqir,
queste élite non era imparentata con nessun si estende per un' area di 2 2 5 ettari domina­
gruppo linguistico riconoscibile secondo le ta dai resti della ziggurat [9. 1], che rivelano
categorie odierne, e benché si conoscano i un nucleo di mattoni di fango rinforzato con
loro nomi di persona e di divinità e alcuni strati di stuoie di canne tuttora visibile e si
nomi di oggetti, tutti i testi che ci hanno la­ elevano oggi per 57 metri su una base di 69
sciato erano scritti nel babilonese che usava­ x 67,6 m; ma originariamente questo tempio

no nell' amministrazione. a torre arrivava ancor piu in alto . Circa un


Dal punto di vista delle arti visive e chilometro a nordovest dell' area sacra è stato
dell' architettura osserviamo analoghe con­ rinvenuto un nucleo di edifici composto da
tinuità. Nel complesso, sebbene regnassero almeno quattro palazzi [9. 2 a, h] . La princi­
sulla Babilonia per piu di quattrocento anni, pale fra le strutture esplorate, il palazzo H,
rimane poco che si possa facilmente classi­ aveva un ampio cortile circondato da lunghe
ficare come arte o architettura cassita e che gallerie e sale; le pareti erano decorate da af­
differisca in modo significativo, come stile o freschi che rappresentano una processione di
tecnica di produzione, dalle arti mesopota­ cortigiani e funzionari. File di uomini con­
miche precedenti. A quel che pare, i re cassi­ tornati in nero e dipinti su uno sfondo gial­
ti preferirono continuare, in ambito artistico lognolo fiancheggiano gli usci che portavano
e rituale, tradizioni fissate da tempo. alle sale di ricevimento . Due righe orizzon­
tali di colore scarlatto formano un fregio li­
neare con rosette nere, rosse, gialle e azzurre
che creano uno schema periodico . I dipinti
furono ritoccati e protetti già all'epoca dei

204
9·1.
(in alto) Ziggurat a Dur Kurigalzu, Iraq,
fine del xv secolo a.e. v.

9·2·
(a destra) a, b Fotografie degli scavi dei
palazzi di Dur Kurigalzu, Iraq, anni
Quaranta del Novecento.

Cassiti, chiarendo il lungo periodo di tempo


per cui questi spazi vennero usati.
Nel palazzo sono invece state ritrovate
pochissime opere di scultura; non rimango­
no che una testa maschile e vari animali in
terracotta [9·3-9·4], i quali rientrano facil­
mente negli stili e nelle tecniche noti da pre­
cedenti opere mesopotamiche in terracotta.
Negli anni Quaranta, quando queste piccole
sculture furono ritrovate, alcuni studiosi in­
fluenzati dalle teorie razziali europee di metà
Novecento vi ravvisarono uno stile diverso,
che descrissero come « non semitico ». In re­
altà non c'è nulla in queste sculture in terra­
cotta che indichi differenze razziali o etniche
in chi le produsse, né nello stile o nella tec­
nica, né nella forma o nei tratti delle figure
rappresentate. Le sculture in argilla sono fat­
te a mano con una raffigurazione morbida e
naturalistica delle forme, come si può notare
nella resa delle pieghe della pelle al lato della
bocca della leonessa in figura.

205
CAPITOLO NONO

9·3· Questa attenzione al dettaglio sembra im­ non comune [9 .5]. L' aspetto che colpisce di
Testa di uomo plicare un' attenta osservazione dal vivo, so­ piu in questo tempio è però la comparsa della
barbuto, dal palazzo
prattutto nella rappresentazione della leones­ scultura architettonica di grandi dimensioni:
H, Dur Kurigalzu,
Iraq, fine del sa. Le statue recano anche tracce di pittura una facciata è scolpita in altorilievo, in mat­
xv secolo a.e.v. nera e rossa - visibile soprattutto nell'imma­ toni sagomati, con figure quasi a tutto tondo
Terracotta. gine dell'uomo barbuto - e in superficie, a [9 . 6]. Questa facciata era composta da file
indicare la chioma, ci sono particolari incisi di divinità dell'acqua e dei monti alternate,
9+ con uno strumento aguzzo. Abbiamo cosi in piedi e disposte frontalmente in nicchie,
Leonessa, dal che tengono fra le mani il tradizionale vaso
un' idea delle sculture a tutto tondo, ora per­
palazzo H, Dur
Kurigalzu, Iraq, fine
dute, che dovevano aver ornato le sale dei dell' abbondanza (l' hegallu) . Portano tiare a
del xv secolo a.e.v. palazzi di Dur Kurigalzu. una coppia di corna che ne indicano lo stato
Terracotta. Oltre alla fondazione di una nuova capi­ di divinità, mentre la parte inferiore del cor­
tale, un altro importante progetto architet­ po è avvolta da una sottana a mo' di colonna,
tonico cassita ebbe luogo a Uruk, una delle con decorazioni relative all' acqua o ai monti.
piu antiche città del sud : qui, a metà del xv Ognuna delle figure pare sostenere il fianco
secolo a.e.v. , il re cassita Karaindash ristrut­ dell' edificio come un contrafforte; sono al
turò l' area del tempio di !nanna e aggiunse contempo sculture ed elementi architettoni­
dei mattoni con scritte in sumerico in cui le ci, come piu tardi, nella Grecia classica, le
dedicava la costruzione. Il progetto architet­ cariatidi.
tonico era di per sé un atto di venerazione, I motivi rappresentati da queste divini­
come abbiamo visto (pp. r6z-66) , nel solco di tà, i cui corpi incarnano fenomeni naturali
una lunga tradizione in cui il re-costruttore acquatici o montani, non sono nuovi (le dee
era il devoto mecenate delle aree sacre agli dell'acqua si osservano per esempio nei di­
dèi. Nel nuovo tempio a !nanna - costruito pinti murali del palazzo di Mari), ma lo stile
in mattoni e posto nel santuario dell 'Eanna allungato delle figure, cosi appropriato allo
che conosciamo dall'epoca di Uruk, poco piu spazio e alla struttura architettonici, pare
in là dei precedenti resti antichi - osserviamo un'innovazione dell'epoca cassita. Questo
qualche innovazione: vediamo per la prima uso creativo della muratura in mattoni per
volta pesanti contrafforti a gradoni aggiunti le rappresentazioni figurative si sviluppò
agli angoli del tempio rettangolare . Alla cella a partire dalle tecniche delle colonne a for­
allungata si accede, passando per una piccola ma di palme fatte di mattoni sagomati, note
anticamera, da una porta nella parete mino­ fin dall' inizio del n millennio a.e .v. Qui gli
re, seguendo l'asse principale, cosa parimenti elementi naturali deificati sono ritti come

206
L'ARTE CASSITA E ASSIRA ALLA FINE DELL'ETA DEL BRONZO

9·5·
(a destra) Tempio di Inanna, recinto sacro Contrafforte angolare
dell'Eanna, Uruk, Iraq, costruito da
N
Karaindash, 1 4 1 5 a.e.v.

9.6.
(in basso) Facciata in mattoni sagomati del
Tempio di Inanna, recinto sacro dell'Eanna,
Uruk, Iraq, 1 4 1 5 a.e. v. circa. Terracotta,
h 1 ,98 m.

u
Ingresso
Q:
--....:.....:_

guardiani apotropaici del tempio: ne tengono Cel


a fa
l n os______,
lontano il male e servono la presenza divina, r-___
all'interno, della grande !nanna. Fra questi Anticamera/
dèi, sulla facciata, si proiettano pilastri che pronao
recano simboli di corsi d' acqua al di sopra
di coppie di oggetti a forma di stele. Questa
statuaria architettonica è un'innovazione ve­
ramente notevole; lungi dall'essere un'imita­
zione delle sculture in pietra, una facciata in
mattoni cotti sagomati richiede una tecnica

207
CAPITOLO NONO

L ' archivio di Amarna

L'epoca di internazionalismo in cui il circolo delle di corrispondenza che si scambiava comunemente


grandi potenze (come gli storici definiscono questa fra le corti della tarda età del Bronzo. Negli
rete politica) dominò il mondo dell'antico Vicino archivi statali della capitale ittita, Hattusa, sono
Oriente è registrata in uno dei piu importanti state trovate lettere simili, anch'esse in lingua e
archivi diplomatici dell' antichità . Scoperta in materiali di scrittura babilonesi, a dimostrazione
Egitto presso l' attuale sito di Tell el Amarna, che la cultura scrittoria babilonese dominava
questa raccolta di oltre 350 lettere scritte su sull' antico Vicino Oriente. Fra questi regi carteggi
tavolette d'argill a in cuneiforme babilonese vi sono lettere in cui un re chiede a un'altra
risale all'epoca del faraone Akhenaten e del suo corte specifiche opere d'arte, o in cui un sovrano
predecessore Amenhotep I I I , tra il 1 365 e il 1 33 3 domanda che un certo artista venga inviato per
a.e.v. Le lettere descrivono per lo piu u n mondo di un periodo alla sua corte: il re babilonese Burna­
stati vassalli siro-palestinesi controllati dall'Egitto, Buriash, per esempio, invia al faraone egizio una
i cui re di secondo piano si definiscono servitori descrizione molto precisa di un'opera che vorrebbe
del sovrano dell' Egitto. Ma vi sono anche lettere ricevere: « Gli alberi devono essere fatti d ' avorio
dei re delle principali potenze dell' epoca, che si e colorati. Piante dello stesso ambiente campestre
consideravano pari all'Egitto e si chiamavano vanno intagliate, colorate e portate a me»
l'un l' altro « fratello » . Questi « Grandi re » (lettera EA u). Queste missive diplomatiche ci
comprendevano i sovrani di Babilonia, Assiria, permettono di gettare uno sguardo sul mondo degli
Mitanni, Khatti, Alashiya e Arzawa. Sebbene le scambi artistici e del mecenatismo all'interno delle
lettere di Amarna abbraccino un lasso di tempo piu note questioni politiche dell'epoca.
piuttosto breve, ci danno un' indicazione del tipo

di produzione molto complessa, simile a un o rappresentazioni degli dèi. È possibile che


mosaico su larga scala. Ognuno dei mattoni i kudurru siano stati introdotti proprio dal­
che compongono le figure in rilievo viene la dinasta cassita: sembrano trovarsi per la
modellato separatamente, concepito in modo maggior parte in Mesopotamia meridionale,
da far parte di uno schema visivo periodico dove erano al potere appunto i Cassiti, ma si
e poi collocato al suo posto. Alcuni mattoni continuò a produrli fino al vrr secolo a.e.v. ,
conservano tracce del colore originario, che molto dopo l a fine del loro regno. Le lunghe
certamente copriva gran parte delle superfi­ iscrizioni sui kudurru registrano concessioni
ci. La facciata del tempio di !nanna rappre­ di terreni, in genere riguardanti re e dignita­
senta quindi un primissimo esempio delle ri, o vendite; queste iscrizioni si concludono
facciate in mattoni sagomati che sarebbero con giuramenti e maledizioni che evocano
state perfezionate in seguito dagli scultori l'ira del dio su chi infrangerà gli accordi.
neo-babilonesi, in particolare nelle spettaco­ Quando sono stati rinvenuti nel loro conte­
lari mura smaltate della città di B abilonia. sto archeologico, possiamo osservare che si
trovano all'interno dei templi : alcuni stu­
diosi erano un tempo dell' opinione che i ku­
Il kudurru .
durru fossero copie di altre pietre analoghe
poste all' aperto, lungo i confini, ma questa
Spesso i C assiti vengono associati al tipo teoria non ha piu corso. Le iscrizioni su
di manufatto che oggi è chiamato kudurru, queste pietre le chiamano naru (monumen­
una parola accadica che significa « confine, to) , che è quindi il nome che descrivereb­
frontiera ». I kudurru, che appaiono nel XIV be meglio tali oggetti, sebbene ort.nai si usi
secolo a.e. v. , sono massi in genere di calcare o comunemente la parola kudurru . E un tipo
di basalto scolpiti in forma grossolanamente di manufatto che potremmo definire come
ovale o oblunga, che spesso si restringe verso documento monumentalizzato, contratto le­
la sommità. Nelle superfici levigate sono in­ gale e giuramento a cui è data la forma di
tagliate lunghe iscrizioni, accanto a simboli una pietra di confine.

208
L'ARTE CASSITA E ASSIRA ALLA FINE DELL'ETÀ DEL BRONZO

Un esemplare della tarda epoca cassita


è quello noto come kudurru di Meli-shipak
[9.7], che registra il trasferimento di un
ampio terreno dal re Meli-shipak alla figlia
Hunnubat-Nanaya. La faccia anteriore del
monumento è intagliata in bassorilievo con
una classica scena di presentazione; il re si
avvicina alla dea N anaya assisa in trono sulla
sinistra, avvolta in un grande manto di lana
e con un' alta corona. La mano destra del re
è levata in un gesto di rispetto, mentre con
la sinistra tiene la mano della figlia, condu­
cendola al cospetto della dea. La principessa,
Hunnubat-Nanaya, indossa un abito a frange
e porta un' arpa. Di fronte alla dea si leva un
incensiere, mentre in alto tre simboli astra­
li rappresentano Ishtar, Sin e Shamash. In
questo kudurru osserviamo due diversi modi
di rappresentare il divino: i simboli degli dèi
astrali e l' immagine antropomorfa di N anaya
in trono, a condividere lo stesso spazio. L' at­
to rituale della presentazione in cui il re e
sua figlia si accostano alla dea può indicare
che dobbiamo intendere l' immagine in trono
come una statua cultuale di N anaya, ma qui
si introduce un' ambiguità voluta fra la statua
sacra e la presenza divina: si registra un ef­
fettivo evento rituale - la presentazione della
principessa da parte di suo padre e la conces­
sione del terreno - a cui sovrintende il mon­
do divino, ma la presenza degli dèi fluttua
fra la statua materiale e l' aspetto sopranna­
turale sotto forma di simboli astratti. Un al­
tro aspetto interessante della storia di questo
kudurru è che la sua faccia scolpita riporta­
va un' iscrizione successivamente cancellata,
forse perché il re elamita che aveva trafugato
questo oggetto a Susa come bottino di guerra
volle fare spazio per un nuovo testo.
Anche dopo il II55, quando nel sud del­
la Mesopotamia ha fine il regno cassita, si
continuano a usare i kudurru. Quello di Ritti
Marduk [9.8], capitano dei carri, narra di una
ricompensa concessa da Nabucodonosor I ,
con cui il re affranca l a città del capitano da
imposizioni fiscali e dali' obbligo di alloggia­
re i soldati imperiali. L' alto ufficiale Ritti
Marduk aveva combattuto nella battaglia di

9·7·
Kudurru di Meli-shipak, da
Susa, Iran, I I 86-r 1 7 2 a.e.v.
Calcite di colore grigio scuro,
h 83 cm.

209
CAPITOLO N O N O

Elam; il testo menziona tredici funzionari egli è ministro di Ishtaran, il dio che emette
presenti alla consegna ufficiale della ricom­ giudizi sulle dispute di confine.
pensa. Vengono invocati nove dèi e altri Nirah è rappresentato come serpente an­
venti appaiono nell'iconografia del monu­ che su un kudurru incompiuto rinvenuto a
mento, disposti in file di simboli divini che Susa [9.9]; è dotato di una coppia di corna
comprendono sei registri di intaglio a rilievo . verticali e percorre l' intero contorno della
Nirah, il serpente dei confini, delinea lo spa­ base, come a indicare che tutta la regione
zio fra gli emblemi degli dèi e l 'iscrizione; attorno alla cittadella cinta da mura è pro-

9.8.
Kudurru di Ritti
Marduk, da Sippar,
Iraq, I I 25- I I 04
a.e.v. Calcare, h 64
cm. Primo registro
Simboli astrali di:
Nell'illustrazione: (I) Ishtar
faccia A. (2) Sin
Sia la faccia B sia la (3) Shamash Secondo registro
C portano, ognuna, Tiare a corna su altari:
una singola colonna (4) An
di iscrizione, le cui (5) Enlil
righe si estendono (6) Ea
per l'intera
larghezza della Terzo registro
pietra. La sommità Altari con simboli di:
della pietra e la (7) Marduk
faccia D sono vuote, (8) Nabu
eccezione fatta per (9) Ninmah
il serpente intagliato
Quarto registro
alla sinistra degli (Io) Bastone-aquila di Zababa
emblemi della faccia (II) Mazza-Icone di Nergal
A. L'iscrizione ( I 2) Cavallo e arcobaleno per
rappresenta un dio cassita
un documento (I 3) Uccello su trespolo:
di concessione insegna di Ninurta
del regno di
Nabucodonosor I .
Quinto registro
(I4) Gula in trono con il suo
cane
(I5) Uomo-scorpione

Sesto registro
(I6) Fulmine e toro di Adad
(q) Tartaruga per Ea
(I8) Scorpione per Ishara
(19) Lampada di Nusku
(20) Il serpente sul fondo è
Ishtaran o Nirah

210
L'ARTE CASSITA E ASSIRA ALLA FINE D E LL'E TÀ D E L BRONZO

tetta, mentre un altro serpente piu piccolo si


avvolge alla sommità del monumento. Sopra Arte medio-assira.
le mura merlate della cittadella vediamo sim­
boli divini e una processione di suonatori e I primi tempi della storia assira non sono
animali . Questo kudurru è privo di iscrizioni, tuttora ben noti: gli Assiri stessi la descrive­
ma molto probabilmente ne erp. prevista una vano come una lunga successione di re che
nello spazio vuoto delle mura. E possibile che governavano la città-stato di Assur - dove
il kudurru non fosse stato ancora completato attualmente sorge Q al' a t Sherqat - la quale
quando venne sottratto e portato a Elam. era certamente occupata fin dall ' epoca pra­
to-dinastica, a metà del III millennio a . e . v. , e
passò successivamente sotto le dinastie acca­
dica e Ur III. All'inizio del n millennio Assur
diviene un'importante capitale dell'Assiria,
e nel periodo medio-assiro è la capitale di
9·9· uno dei piu potenti regni del tempo.
Kudurru senza iscrizioni, Susa, Iran, Il nome « Assur » designa sia un dio sia la
1160 a.e. v. circa. C alcare, h 54 cm. sua città, edificata su un affioramento cal­
careo che si eleva molto al di sopra del Ti­
gri. Quasi circondato dalle acque su questo
promontorio triangolare, il sito sfruttava le
caratteristiche difensive naturali del terreno.
Sotto Tukulti-Ninurta I ( 1 243-1 207 a . e .v.) vi
si edificano templi e un palazzo, nonché una
grande ziggurat e una cinta muraria fortifica­
ta con porte cittadine monumentali, secondo
quanto descrivono i testi antichi. Inoltre si
restaurano gli antichi templi di Ishtar e As­
sur, e il re fa anche costruire una nuova cit­
tà ad appena tre chilometri a nordest, Kar
Tukulti-Ninurta.
Ad Assur esisteva un tempio dedicato a
Ishtar fin dall' epoca prato-dinastica. Abbia­
mo molte informazioni sull' epoca di Shamshi
Adad I, l' alleato di Dadusha di Eshnunna
che incluse la città di Assur e i suoi dintorni
nel suo regno settentrionale, mentre il lungo
lasso di tempo che va da Ishme-Dagan ( 1 775
a.e.v. circa), contemporaneo di Hammura­
bi, ad Assur-uballit I (r. 1 363- 1 3 2 8 a.e.v. ) ,
i l primo signore assiro a darsi i l titolo d i r e
d' A�siria, non è quasi per niente documenta­
to . E solo nel periodo delle lettere di Amar­
na che l'Assiria entra a far parte del circolo
delle grandi potenze, acquisendo particolare
importanza dopo la caduta del regno di Mi­
tanni, che aveva dominato il nord e limitato
l' Assiria ai dintorni della città di Assur. Con
Assur-uballit il centro di potere mesopotami­
co si sposta a settentrione e appare una nuo­
va forma d ' arte assira, caratterizzata da un
particolare utilizzo di forme narrative e com­
posizioni aperte e ripetute, che costituirà la
base delle successive arti regie dell'impero
destinato a raggiungere il massimo fulgore al
principio del I millennio a . e .v.

2II
CAPITOLO N O N O

soprannaturalmente di fronte al dio vene­


S c ultura e narrazi o n e . rante. I significanti della rappresentazione
sono sottolineati in maniera palese; anziché
Nel tempio d i Ishtar a d Assur è stato rin­ evitare l' aspetto rappresentativo del ritua­
venuto un monumento di alabastro in cui è le, la scena lo elabora, mostrando il simbolo
intagliata a lilievo una scena insolita (cfr. sull' altare e il movimento ripetuto del re che
pp. zoo- I }. E un unico pezzo che forma un vi si avvicina. Quando il re si accosta all'al­
piedistallo sopra a una base rettangolare a tare, compie la stessa azione del bassorilievo;
doppio plinto, con una scena intagliata sulla il suo corpo materiale replica la sua immagi­
faccia frontale, mentre il retro è lasciato pri­ ne. Il re si trova cosi, nello stesso momento,
vo di decorazioni; sugli sporti semicircolari fuori e dentro lo spazio della rappresentazio­
alla sommità sono intagliate rosette. La sce­ ne, unendo l'immagine e l' atto di culto per
na principale sulla faccia scolpita dell' altare permettere all'azione rituale e alla magia
mostra due figure maschili di profilo, una delle immagini di svolgere la loro funzione.
in piedi e l'altra inginocchiata, che rappre­ Il rilievo, al contempo, mostra l' atto di devo­
sentano la stessa persona barbuta, abbigliata zione e lo fissa come atto perpetuo nell'im­
con identici mantello, tunica, orecchino e magine: il re offre le sue preghiere, ma la
bracciale, e che brandisce il medesimo scet­ rappresentazione dell' atto della preghiera si
tro: anche le pose delle mani delle due figure, può vedere come una seconda offerta al dio
con l'indice e il pollice tesi, sono uguali, cosi che rispecchia la prima. L ' altare è uno spazio
come i dettagli dei lineamenti. Si tratta di di epifania, dove il dio si fa visibile e dove
Tukulti-Ninurta l, re d 'Assiria, con lo scet­ viene decretato il futuro del fedele.
tro simbolo del suo ruolo, mostrato per due L'iconografia del rilievo è stata oggetto
volte all'interno dello stesso spazio pittorico, di discussione da parte degli studiosi per via
prima mentre si avvicina all' altare e poi in dell'iscrizione alla base, secondo la quale il re
ginocchio di fronte allo stesso: sono due mo­ offre la sua preghiera al dio Nusku, e il pie­
menti distinti, una suddivisione del tempo e distallo appartiene a questo dio. La tavoletta
del movimento che mostra un nuovo approc­ e lo stilo raffigurati non sono però i simboli
cio alla narrazione figurativa. Questo inte­ abituali del dio Nusku, che è un dio della luce
resse per un movimento narrativo continuo è normalmente associato a una lampada, men­
un' importante novità per l'arte assira, e vale tre sono collegati con Nabu, il dio della scrit­
la pena di considerarlo in parallelo al con­ tura. La cosa si può però spiegare facilmente.
temporaneo sviluppo di un nuovo interesse Nusku è anche il dio dei sogni, che erano vi­
letterario per testi storici descrittivi di mag­ sti come un mezzo con cui gli dèi inviavano
gior lunghezza. Si tratta in entrambi i casi segni agli uomini. Il re attende la comparsa
di innovazioni della creatività medio-assira dei segni, e la tavoletta e lo stilo sono quindi
che raggiungeranno vette notevoli nei secoli gli strumenti e lo spazio di un possibile desti­
successivi dell' Impero neo-assiro, quando un no, il quale va scritto come presagio del futu­
vivace senso della narrazione figurativa di­ ro . L' altare di Tukulti-Ninurta I è un'opera
venta il segno distintivo dell'arte dei palazzi d ' arte complessa e degna di nota, che sembra
ass1n. scientemente fare riferimento alla relazione
Il monumento a cui Tukulti-Ninurta I si mutevole fra la rappresentazione e la realtà,
avvicina nell'immagine è una rappresenta­ e che ci fornisce dati sulla natura delle imma­
zione del monumento stesso su cui è intaglia­ gini in Assiria.
ta: autoreferenziale nella sua raffigurazione, Una figura femminile nuda scoperta a Ni­
mostra consapevolmente la propria funzione nive [9. xo] è uno dei pochi esempi di sculture
cultuale e trascendente, rientrando quin­ a tutto tondo che ci restano dal periodo me­
di appieno in una tradizione mesopotamica dio-assiro. Fu rinvenuta nel 1 853 nel tempio
che abbiamo visto fin dal Vaso di Uruk [2.5, di Ishtar da Hormuzd Rassam, un archeolo­
p. 47], mentre l' approccio sequenziale è un go originario di Mosul. La statua manca della
passo innovativo nello sviluppo dell' arte nar­ testa e di parte delle braccia e delle gambe,
rativa. L' altare mostra un atto di devozione ma è ugualmente uno splendido esempio di
nel bassorilievo, e al contempo raffigura la nudo femminile di grandi dimensioni. Il cor­
comparsa del divino all'interno della scena po sembra quello di una giovane donna di cui
di culto grazie alla presenza del simbolo di sono messi in evidenza le mammelle arroton­
un dio, come fosse un'epifania che appare date e le cosce tornite, cosi come il triangolo

212
L'ARTE CASSITA E ASSIRA ALLA FINE DELL'ETÀ DEL BRONZO

del pube, intagliato in bassorilievo con file di ma ne comprendiamo la natura di oggetto


riccioli. Sul retro la statua riporta un'iscri­ piacevole a vedersi. Piuttosto che essere asso­
zione che non solo ci permette di datarla al ciata alla fertilità e alla riproduzione (l'inter­
regno di Assur-bel-kala ( 1 07 3- 1 056 a.e.v. ) , pretazione che si attribuisce spesso ai nudi
ma è particolarmente importante i n quanto femminili) , l' iscrizione mette l' accento sulla
dichiara lo scopo della statua stessa: afferma bellezza e persino sull'attrattiva erotica della
che il re aveva fatto scolpire queste statue e statua.
le aveva fatte collocare nelle province, nel­
le città e nelle guarnigioni per il piacere e la
Te sti e sigill i .
gratificazione degli occhi; e si conclude con
una maledizione in nome dei Sebitti, i sette,
gli dèi guerrieri corrispondenti alle Pleiadi . Nel corso del periodo medio-assiro l e iscri­
Come per la maggioranza dei piu piccoli nudi zioni regali si fanno sempre piu complesse e
femminili in terracotta mesopotamici, non rivelano una consapevolezza nei confronti
conosciamo l'identità del nudo di Ninive, della loro natura di oggetti storici; le novità
letterarie presentano cosi delle analogie con
gli interessi delle arti visive. All'epoca del
regno di Tiglath-Pileser I (uq- 1 o76 a.e .v.)
compare un nuovo genere di iscrizioni ufficia­ 9.10.
li: gli annali regi, resoconti storici, particola­ Torso nudo, da
reggiati e organizzati cronologicamente, che Ninive, Iraq, 1 073·
divengono sempre piu ampi e numerosi. Il 1 056 a.e.v. C alcare,
h 93 cm.
prisma ottagonale di Tiglath-Pileser I [ z . 16,
p. 56] è un testo di fondazione architettonico
proveniente dal tempio di An e Adad ad As­
sur. Commissionato dal re durante il restauro
del tempio stesso, contiene estese descrizioni
di eventi militari e storici elencati in ordine
cronologico, il che segna un punto di svolta
nell' evoluzione dei testi narrativi. Al con­
tempo, il prisma è di per sé un oggetto note­
vole, che dimostra il perfezionismo di chi lo
realizzò, con una distribuzione curata e uni­
forme del testo sulle varie superfici, in cui
ogni riga termina con un verbo. L'inizio del
testo è contrassegnato da un logogramma - il
segno SAG che significa « testa»- affinché il
lettore sappia da quale delle otto facce inizia­
re : questa attenzione all' atto della lettura e
ali' aspetto esteriore è ancor piu interessante
se consideriamo che il prisma venne creato
come oggetto da sotterrare immediatamente,
e che a vederlo sarebbero stati solo gli uomi­
ni di un lontano futuro e gli dèi.
Quanto ai sigilli, quelli medio-assiri sono
tra le opere di maggior pregio realizzate nei
laboratori di palazzo in Assiria, dove lavo­
ravano i piu abili intagliatori. Questi sigilli
rivelano un nuovo interesse per le strutture
complesse che fanno uso della forma e del
formato del sigillo cilindrico per esplorare i
rapporti fra il mezzo, l'oggetto e la compo­
siZiOne.
Sfruttando le composizioni aperte e il­
limitate rese possibili dai sigilli cilindrici si
elaborano schemi continui e ripetuti periodi-

213
CAPITOLO N O N O

camente: u n sigillo i n calcedonio conservato sul punto di toccare il suolo, mentre una di
nel Metropolitan Museum of Art è un buon quelle posteriori è distesa all'indietro. Quan­
esempio di questo approccio [9. 1 2]. Rappre­ do si imprime il sigillo, l'ulivo e il cespuglio
senta un cavallo alato al galoppo verso de­ su cui è posato un uccello si ripetono in modo
stra, con un'iscrizione sopra la creatura. Se si da trovarsi sia prima, sia dopo l' aggraziato
fa rotolare interamente il cilindro in modo da cervo . Anche la rappresentazione di combat­
leggere l'intero testo, si ottiene automatica­ timenti fra animali e creature soprannatura­
mente una ripetizione del cavallo; l ' intaglia­ li è molto amata nell' iconografia glittica: il
tore dispose il testo e l' immagine in modo da sigillo regio di Eriba-Adad I (r. I 390- 1 364
richiedere una rotazione ripetuta del sigillo , a.e. v.) è un buon esempio dell'uso di crea­
cosicché la composizione mette in evidenza ture ibride, rappresentate con il tipico dina­
una struttura aperta, pensata per ripetersi mismo ed energia assiri. L' impressione del
all'infinito, un concetto comune nei sigill i sigillo, che sopravvive su tavolette d ' argilla
medio-assiri. Un altro sigillo in calcedonio [9. 1 4] , mostra un'iconografia soprannaturale
rappresenta un cervo maschio all'interno di con grifoni e alberi stilizzati basati su quelli
un paesaggio [9. 13]; la zampa piu avanzata è del regno di Mitanni (che aveva prosperato

Una collezione di sigilli a Tebe

Un' ampia collezione di sigilli cilindrici rinvenuta titolare un funzionario della corte del re cassita
a Tebe, nella Grecia centrale, fornisce dati Burna-Buriash II (r. 1 359- 1 3 3 3 a.e.v. ) .
affascinanti sulle pratiche di raccolta e sui I l sigillo [ 9 . 1 1] , d i fattura raffinata, reca
movimenti internazionali di manufatti alla fine l 'immagine di una divinità di montagna, dalla
del n millennio a.e. v. I sigilli sono stati ritrovati lunga chioma e barba, che emerge fra due
in una sala di un edificio miceneo che secondo vette, circondata da ulivi, e regge in mano due
gli archeologi potrebbe essere stato il laboratorio corsi d ' acqua che sgorgano da giare; accanto
di un artigiano, e comprendono sigilli prodotti in all' immagine c'è un ampio pannello con iscrizioni,
vari paesi, da Mesopotamia e Siria all ' Anatolia come è caratteristico della glittica cassita. La
ittita e a Cipro, conservati insieme in una scatola raccolta tebana di sigilli fu ritrovata insieme
di legno: alcuni erano già allora vecchi di secoli ad altri oggetti preziosi in agata, avorio e oro,
ed erano stati modificati successivamente da ognuno dei quali rivela qualcosa su quest' epoca di
un intagliatore . Fra i sigilli c'era un cilindro di movimenti internazionali di oggetti apprezzati e
lapislazzuli la cui iscrizione ne individua come scambiati in tutto il mondo mediterraneo orientale.

9. 1 1 .
Sigillo di Kidin-Marduk,
funzionario regio di Burna­
Buriash II, Tebe, Grecia, cassita,
1 359- 1 3 3 3 a.e.v. Lapislazzuli,
h 4 , 2 cm.

214
9.IZ.
( a sinistra, in alto)
Sigillo con cavallo
alato, provenienza
ignota, medio-assiro,
I300· I 200 a.e.v.
circa. Calcedonio,
h 3,6 cm.

9•IJ.
( a sinistra, i n basso)
Sigillo con cervo
che salta in
un paesaggio,
provenienza ignota,
medio-assiro,
I300-I zoo a . e.v.
Calcedonio latteo,
h 3 cm.

nella Siria nordorientale fino a quando fu statue di dèi, che però venivano sempre tra­
sconfitto dall ' Assiria) e il disco solare alato sportate con cura, senza danneggiare l'opera,
proveniente dall'Egitto, ancor piu a ovest. considerata potente e divina anche nel caso
La composizione araldica usa raggruppa­ di divinità di un' altra nazione. Portare via la
menti contrapposti di grifoni che si danno statua cultuale del dio o dea principali di una
battaglia, fittamente disposti sulla superficie città aveva come conseguenza l ' allontana-
del sigillo . I motivi, che richiamano elemen­
ti stranieri, mostrano che in Mesopotamia il
linguaggio dell' internazionalismo e dell' au­ 9·14 ·
torità regia era piu importante per le arti Contratto recante
glittiche, che godevano di una visibilità piu il sigillo di Eriba­
diffusa, che per la scultura monumentale . Adad I, da Assur,
medio-assiro, I 390·
I 364 a.e. v. circa.
Argilla, h 4.4 cm.
Guerre per immagini.

Come abbiamo visto (pp. 1 2 2-25), nel


mondo antico aggredire e rapire le statue e
i monumenti di una città era una strategia
bellica [9 . 15]; attività di questo genere sono
registrate per esempio sulla stele di Dadusha
[8.19, p. 1 93] , e si sa che se ne verificarono
anche prima, in epoca prato-dinastica. Veni­
vano spesso aggrediti, fatti sparire o rubati
monumenti importanti; si catturavano anche

215
CAPITOLO N O N O

mento del potere della divinità e l 'insorgere era sposato con una principessa babilonese,
del caos, perché la città non godeva piu della la figlia maggiore del re cassita Meli-Shipak
protezione del nume. Le cronache riportano (r. u86-II72 a.e.v. ) . Malgrado queste noz­
che in tempo di guerra si ammassavano tal­ ze, i rapporti fra le due nazioni si fecero tesi
volta in una stessa città varie statue perché al punto da arrivare al conflitto del II 58:
il loro potere rafforzasse la protezione di Shutruk-Nakhunte invase la Babilonia e ne
quel luogo: la presenza delle statue cultuali portò via come bottino statue e monumenti,
corrispondeva all' effettiva presenza degli dèi offrendoli in un tempio a uno dei propri dèi.
nella città. Le sue iscrizioni affermano che saccheg­
La migliore testimonianza archeologica giò settecento città; numerose pesanti stele
dell'antica pratica del furto di statue (e del­ per le vittorie e statue regali furono trasfe­
la connessa iconoclastia di immagini regali) rite dalla Babilonia fino alla lontana Elam,
è il furto da parte degli Elamiti di oggetti e tra queste opere c'erano oggetti già molto
mesopotamici e il loro trasferimento a Susa antichi nel XII secolo a.e.v. , alcuni anche im­
durante la guerra del I I 58 a.e. v. , una delle portantissimi come il codice di Hammurabi
due guerre consecutive che posero fine al [S.:r, p. I78], che era rimasto esposto in uno
regno cassita in Babilonia. Mentre per un spazio pubblico per piu di sei secoli prima
9·15· certo lasso di tempo la Babilonia aveva man­ di essere trasferito come parte di un botti­
Scena tenuto grande potere politico, dopo il I200 è no di guerra. Questa collezione comprende­
rappresentante Elam a diventare una forza importante negli va anche la famosa stele di Naram-Sin [5.9,
l' asportazione degli scontri politici dell'antico Vicino Oriente; p . I24], un monumento già vecchio di oltre
dèi della guerra, buona parte di ciò che sappiamo degli Eia­ mille anni e dunque antico già all' epoca. Da
bassorilievo di
miti dell' epoca viene dalle iscrizioni archi­ molti dei monumenti furono parzialmente
Tiglath-Pileser I I I ,
Nimrud, Iraq, 7 30 tettoniche che menzionano monarchi e dalle cancellate le iscrizioni, per aggiungerne di
a.e.v. circa. <<Marmo lettere che menzionano matrimoni dinastici. nuove in elamitico a spiegare che i vari pezzi
di Mosul>>, h 2 , 7 2 m. L' elamita Shutruk-Nakhunte, per esempio, erano stati portati via dalle città babilonesi e

2!6
L'ARTE CASSITA E ASSIRA ALLA FINE DELL'ETÀ DEL BRONZO

Statue di culto

La creazione di una statua di culto era una


procedura complessa. A differenza delle altre
sculture, le statue degli dèi non erano fatte
semplicemente di pietra o di metallo, bensi di
vari materiali che si ritenevano dotati di qualità
intrinseche appropriate per quell' uso. Il corpo del
dio o della dea era realizzato in un legno speciale,
intagliato seguendo specifiche prescrizioni rituali
con l' accompagnamento di incantesimi.
I corpi venivano ricoperti d'oro e in alcune parti
dell' anatomia erano inserite pietre preziose
e altri materiali. A partire dal periodo paleo­
babilonese abbiamo chiare prove del fatto che
le statue venivano sottoposte a un rituale noto
come «apertura della bocca», che permetteva
alla divinità di penetrare nell' immagine. Gli dèi
si manifestavano quindi nelle statue cultuali, che
erano molto piu che semplici raffigurazioni; dopo
la consacrazione la parola accadica per « sta tua»
o «immagine », salmu, non veniva piu usata, e la
statua veniva designata solo col nome proprio.
I templi degli dèi erano forniti di ambienti
9.I6.
per la preparazione di cibo e birra al servizio
Sigillo in oro della regina Hama, dalla tomba 3 a Nimrud,
di queste divinità, che necessitavano di pasti Iraq. Hama era la moglie di Salmanassar IV (782-773 a.e.v.).
quotidiani . Le statue venivano anche lavate e La scena raffigura la regina che venera la statua cultuale di
avevano a disposizione comodi giacigli; venivano Ishtar/Ishara in trono su un leone.
intrattenute da musicisti, viaggiavano in barca
in altre città e possedevano ampi guardaroba Le statue dovevano essere oggetti magnifici,
di gioielli e indumenti che venivano cambiati e spettacolari a vedersi: ma a causa dei materiali in
lavati regolarmente. Un testo del periodo paleo­ cui erano realizzate (legno, avorio, oro e argento,
babilonese dell'epoca di re S amsu-iluna elenca con incastonate pietre preziose e rivestite con veri
gli effetti personali della dea Ishtar/Inanna, tra abiti) , la maggioranza non è sopravvissuta, e le
cui abiti e cappe, anelli e altri gioielli, vari tipi di uniche statue di culto che ci restano sono quelle di
nastri per i capelli e altri oggetti. divinità minori.

trasferiti a Susa. Questi nuovi testi riferisco­ Susa per il loro valore economico o estetico?
no chi aveva commissionato la statua o stele Subirono danni nella violenza generale della
originaria, e dove questa era stata catturata. guerra? Dobbiamo interpretare questi atti
Dopo il regno di Shutruk-Nakhunte, il figlio come iconoclastia religiosa, al fine di annulla­
e successore Kutir-Nakhunte si autoprocla­ re quelli che erano visti come falsi dèi, come
mò legittimo erede del trono di Babilonia nella successiva versione cristiana-bizantina
perché sua madre era una principessa nativa dell'iconoclastia? La risposta è sempre nega­
di questa nazione, ma i Babilonesi respinsero tiva. Il furto non fu un atto contro falsi dèi,
le sue pretese . Cosi, nel rr55 a.e .v. egli in­ né teso a un guadagno economico, ma neppu­
vase di nuovo la Babilonia e ne portò via la re un mero capriccio all' interno della confu­
statua del grande dio Marduk. sione bellica. La maggior parte delle statue,
Lo studio di questi antichi atti iconocla­ stele e monumenti sottratti erano grandi mo­
stici costringe a porsi una serie di domande. noliti scolpiti in pietre pesanti, e trasportarli
Questi monumenti furono trasferiti per i a Susa dev'essere stato enormemente diffici­
circa 400 chilometri necessari a raggiungere le: si fosse trattato di mera violenza e icono-

2 17
CAPITOLO NONO

clastia, gli Elamiti avrebbero potuto ben piu ture. La statua della regina elamita Napir-asu
facilmente danneggiare e lasciare le opere sul [9 . 1 7] è un ottimo esempio di opera metallur­
posto, in Babilonia. E se fossero state prele­ gica iraniana a grandezza naturale, eseguita
vate per il loro valore economico o estetico, con una tecnica che non cessa di stupire chi
non si sarebbe permesso che subissero alcun la esamina, ma anche un esempio perfetto
danno: ma se le statue degli dèi furono lascia­ dei corrispondenti timori degli Elamiti per
te intatte, i monumenti dei re venivano inve­ un possibile furto delle statue: questo raro ri­
ce spesso privati delle iscrizioni o addirittura tratto a figura intera della regina è realizzato
fracassati. Le distruzioni e i furti da parte in rame, gettato con il metodo a cera persa
degli Elamiti erano quindi un atto deliberato su un nucleo di bronzo massiccio. Con un
di acquisizione volta a ottenere il controllo peso di I 750 kg, è la piu pesante statua in
delle immagini e dei monumenti regali . bronzo conservata dall'antichità. Lo strato
Questi atti di guerra dicono molto sul po­ esterno in rame fu ottenuto con una singola
tere delle immagini nel mondo antico: i mo­ gettata, e i solchi laterali indicano che l'inte­
numenti erano carichi di una potenza ance­ ra statua era ricoperta da un' applicazione di
strale data dal luogo e dalla storia, e spostarli foglia d'oro o d'argento. Un'iscrizione sulla
o danneggiarli erano atti di appropriazione parte anteriore identifica la regina e male­
e iconoclastia con un impatto sulla persona dice chiunque catturi o distrugga la statua o
raffigurata nella statua e il cui nome vi era ne cancelli l' iscrizione; la maledizione, come
iscritto. L'impatto si estendeva all'intera molte altre analoghe, invoca l'ira degli dèi e
nazione, come vediamo chiaramente nelle dichiara che chi danneggerà la statua diven­
maledizioni aggiunte alla fine delle iscrizioni terà sterile e il suo nome si estinguerà; questa
originarie delle statue, che invocano la di­ era considerata una pena del taglione, come
struzione sui discendenti di chi danneggi la quelle che abbiamo visto nelle precedenti
statua o il monumento. L' iscrizione di una leggi di Hammurabi. La distruzione di una
statua accadica comprende questo testo: statua e la cancellazione delle sue iscrizioni
erano viste come equivalenti a porre fine
A chiunque deturpi la mia statua alla progenie e al ricordo di una persona. In
e vi apponga il proprio nome e dica
questo caso specifico, il peso della statua di
«Questa statua è mia», possano Enlil, signore di
questa statua,
N apir-asu rendeva estremamente arduo o del
e Shamash strappare i genitali e prosciugare il seme. tutto impossibile spostarla da dove si trova­
Che non gli diano alcun erede. va, e la maledizione al termine dell' iscrizione
era intesa come ulteriore deterrente al furto
Un presagio babilonese recita invece: e al vandalismo. È un altro esempio del fat­
to che gli antichi consideravano i loro mo­
Se l'immagine del re del paese in questione numenti come collegati al luogo in cui erano
l'immagine di suo padre, o l'immagine di suo stati eretti e in cui dovevano rimanere per il
nonno
tempo a venire.
cade a terra e s 'infrange, o se ne rovina la forma,
questo significa
che i giorni del re di quel paese sono contati.
I viaggi della s t a t u a di B e l-Marduk .
Sono solo due fra centinaia di esempi di
questo tipo di testi, che ci forniscono una Il furto di un dio cittadino era un atto an­
chiara indicazione di come il potere delle im­ cor piu temuto, perché aveva come risultato
magini si estenda alla persona rappresentata il caos nell'intero paese. Il caso piu famoso
e - nel caso di re e antichi dinasti - all'intera che conosciamo è quello della statua cultua­
nazione: l' asportazione degli dèi rimuove la le di Marduk, il dio patrono della città di
protezione divina dalle città, mentre la di­ Babilonia (noto come Bel-Marduk, cioè Si­
struzione e il rapimento di monumenti regali gnore Marduk) . Nel corso dei secoli la statua
antichi serve ad annullare il paese e la sua venne rubata varie volte, fino al suo ritorno
identità . a Babilonia nel I I I O a.e.v. I testi antichi ci
Nell ' analizzare questi atti d i iconoclastia raccontano che nel I 594 gli Ittiti attaccaro­
nel mondo antico possiamo anche prendere no Babilonia e poco dopo ne asportarono
in considerazione l' effetto che a volte questi l' immagine di Bel-Marduk e della sua sposa
timori ebbero sulle scelte di chi creò le seui- S arpanitum per portarle nel paese di Khatti,

218
L ' A R T E C A S S I TA E A S S I R A A L L A F I N E D E L L ' E T À D E L B R O N Z O

9·17·
L a regina N apir-asu,
moglie di Untash­
Napirisha, da Susa,
Iran, c . I 340- I 300
a.e.v. Bronzo e
rame, h I ,2 9 m.

2 19
CAPITOLO NONO

nell' attuale Turchia. A quanto pare, però, Nell' arte cassita la scultura architettonica
le statue non arrivarono fino in Khatti, ma delle facciate in mattoni raggiunge nuovi li­
furono lasciate a Hana, dove il re cassita velli di eccellenza e complessità, mentre le
Agum-Kakrime di Babilonia le recuperò . Gli stele kudurru trasformano i contratti in mo­
dèi furono trafugati di nuovo dagli Assiri numenti pittografici; l ' arte e i testi dell' epo­
sotto Tukulti-Ninurta l, che sconfisse il re ca medio-assira introdussero nuove forme
cassita Kashtiliash IV e portò le statue ad As­ narrative che sarebbero andate a fondare
sur nel I 2 2 5 a.e .v. Marduk e la sua consorte l ' arte e la scrittura neo-assire. Le informa­
rimasero in Assiria fino a metà del XII seco­ zioni archeologiche e testuali sulle pratiche
lo a.e.v. , quando fecero ritorno a Babilonia. delle aggressioni alle statue e ai monumenti
L' attacco degli Elamiti del I I 55, poco dopo, in tempo di guerra rivelano molto sul potere
portò Marduk a Elam, insieme a Nabu, il dio delle immagini in quell'epoca, e sull' impor­
della scrittura. Nel I I IO Nabucodonosor I di tanza di riportare le statue cultuali nelle città
Babilonia dichiarò guerra a Elam per riporta­ di provenienza.
re a casa la statua di Marduk. Alla fine del xn secolo a.e. v. l'intera re­
Un testo noto come « Profezia di Mar­ gione, dal mar Egeo al Golfo Persico, dalla
duk >> narra i viaggi di questo supremo dio civiltà micenea alla Mesopotamia e a Elam,
babilonese [9 . 1 8], del quale si descrive l'e­ attraversò una serie di eventi (entrando in
silio in Anatolia, ad Assur e a �usa, nonché un'età oscura) che posero fine alle culture
il desiderio di tornare a casa. E Marduk in dell' età del Bronzo, benché le cause di que­
persona, si racconta, a dare al re l' ordine di sto collasso dei sistemi culturali e politici
riportarlo a B abilonia: il sovrano riceve l' in­ siano tuttora un mistero. Ci sono tracce di
giunzione attraverso un oracolo che gli giun­ genti (i cosiddetti popoli del mare) che attua­
ge dopo aver consultato il dio Shamash, e si rono invasioni e saccheggi, e qualche indizio
tratta di presagi molto particolareggiati che, che un cambiamento climatico possa aver
oltre a organizzare il viaggio, danno istruzio­ contribuito alla fuga degli abitanti di certe
ni su come trattare e accudire le statue degli zone e al declino della vita culturale . Queste
dèi mentre il loro tempio viene preparato per forze disgreganti ebbero la massima intensità
accoglierle di nuovo. Gli dèi riposeranno su nella fascia delle città costiere del Mediter­
troni di cedro mentre artigiani specializzati raneo orientale; per circa due secoli le ope­
provvedono al loro restauro; gli indumenti re artistiche e architettoniche che abbiamo
e i gioielli saranno rinnovati, e al contempo sono poche e sparse, finché non entriamo
viene preparato e purificato il loro santuario . nell' epoca degli imperi del 1 millennio a.e.v.
Il ritorno di Bel-Marduk a B abilonia - alla
sua città d 'origine e al suo tempio, l ' Esagila ­
è un punto di svolta nella storia della città:
per commemorare l'evento furono compo­
sti poemi e inni, e nel pantheon babilonese
Marduk ascese a una posizione piu elevata
che mai.

9- 1 8 .
Disegno realizzato d a Walter Andrae del sigillo di
Marduk, 1 898 e. v.

Questo sigillo in lapislazzuli scoperto a Babilonia


rappresenta Marduk e il suo drago mushhushshu. Con i
suoi 19,8 cm era molto piu grande di un sigillo normale,
in quanto apparteneva alla statua di culto: e secondo
l' iscrizione era incastonato in oro, perché Marduk lo
portasse attorno al collo. Il sigillo fu dedicato dal re
babilonese Marduk-zakir-shumi (854-8 1 9 a.e.v. ) .

220
L ' A RT E C A S S I TA E A S S I R A A L L A F I N E D E L L ' E T À D E L B RO N Z O

221
Capitolo decimo

L 'arte assira: narrazione e impero

p. 2 2 5 Nimrud
Il palazzo Nordovest e i suoi guardiani
'
• L IMPERO NEO-ASSIRO

2JI I bassorilievi murali

Dur Skarrukin

Ninive
Sennacherib a Lachish
Il palazzo Nord di Assurbanipal
• LA BIBLIOTECA DI ASSURBANIPAL A NINIVE

Assurnasirpal II e cortigiani, rilievo dal palazzo Nordovest,


Nirnrud, Iraq, 865 a.e.v. Alabastro gessoso, tracce di pittura.
L ' ARTE ASSIRA: NARRAZIONE E IMPERO, 900-61 2 A.E.V.

Periodi Impero neo-assiro, 9 00-6 1 2 a . e.v. circa

Assurnasirpal I I , r. 883-85 9 a.e. v.

Regnanti S argon I I , r. 7 21-705 a . e.v.

Sennacherib, figlio di S argon II, r. 705-68r a.e.v.

Assurbanipal, r. 668-627 a.e.v.

Centri principali Nimrud (antica Kalhu) , Dur Sharrukin (odierna Khorsabad), Ninive

Fatti ed eventi L ' I mpero assiro si estende dall' Iran al mar Mediterraneo
notevoli Assurbanipal raccoglie testi letterari ed eruditi nella sua vasta biblioteca a
Ninive

Battaglia di Til Tuba, 653 a . e . v.

La distruzione di Ninive nel 6 r 2 a . e . v. pone fine all'Impero d'Assiria

Opere d 'arte Bassorilievi delle mura di palazzo


importanti Statue lamassu

Novità tecniche Immagini narrative continue su larga scala


o stilistiche Realismo artistico
in campo artistico

TURCHIA

J
IRAN
Fra i risultati piu notevoli dell' intera sto­ In questo capitolo considereremo invece la
ria delle arti visive vi sono quelli ottenuti du­ scultura reale di tre capitali assire e dei loro
rante l'epoca dell ' Impero neo-assiro in Me­ palazzi: Nimrud (l' antica Kalhu, chiamata
sopotamia (960-6 1 2 a.e. v. circa) . Le sculture anche Kalah nel libro della Genesi) , Dur
e stele monumentali, insieme all'arte decora­ Sharrukin (la moderna Khorsabad) e Nini­
tiva di dimensioni minori, prodotte sotto il ve, che mantiene il nome nella forma N ai­
patrocinio delle corti assire, raggiunsero un nawa/Ninua ed è oggi compresa nella città
livello di abilità e creatività senza preceden­ di Mosul. Questi palazzi abbracciano l'epo­
ti, eccezionale nel mondo antico. Malgrado ca 9oo-6oo a.e.v. circa; e tra gli aspetti piu
il loro lavoro si basasse sulle tradizioni piu interessanti delle opere d ' arte neo-assire di
antiche che abbiamo esaminato nei capitoli questo periodo c'è il fatto che i loro esecu­
precedenti, in questa fase gli artisti di corte tori, tanto al livello monumentale quanto a
assiri cominciano a esplorare temi piu vasti quello della minima scala, si cimentano con i
e ambiziosi, schierandoli in composizioni metodi compositivi e con la materialità della
progettate su scala veramente grandiosa. pietra in modi sempre piu sofisticati. Benché
Sculture eseguite con raffinatezza uniscono la scultura a rilievo fosse già in uso in Assiria
la narrazione e I' araldica, fondendo rappre­ e territori confinanti nel corso del n millen­
sentazioni storiche con schemi simmetrici nio a.e.v. , le vaste campagne edilizie dei re
ripetuti, tesi a definire lo spazio regale; in assiri, a partire da Assurnasirpal II (r. 883-
particolare possiamo osservare due livelli 859 a.e.v.), vedono lo sviluppo di una nuo­
di sviluppo delle arti di corte, di cui il pri­ va forma di scultura: i rilievi continui che si
mo e piu noto sono le grandi composizioni estendono per tutta la lunghezza delle mura
dei palazzi reali con le loro colossali scultu­ del palazzo. Concepite per raffigurare una vi­
re architettoniche e gli spettacolari rilievi sione epica dell'impero e di chi lo governava,
murali. Queste narrazioni per immagini in queste ampie composizioni rappresentano
rilievo - con contenuti ricchi di particolari uno dei risultati piu eccelsi della narrazione
all'interno di composizioni monumentali ed figurativa dell' antichità .
epiche - sono da un certo punto di vista af­
fiancate dalle innovazioni nella scrittura e
nelle composizioni letterarie, in particolare Nimrud.
i dettagliatissimi annali storici con le loro
esaurienti cronache delle imprese imperiali. Nimrud, la città di Assurnasirpal I I , è una
AI contempo, nel cuore dell' Assiria si fan­ nuova idea di città adatta al re dei quattro
no piu frequenti monumenti maestosi, stele, quadranti dell'universo. S almanassar I l 'a­
obelischi e imponenti rilievi su roccia, creati veva già molto ampliata rispetto a un antico
ed eretti anche nel resto dell'impero come insediamento, risalente al VI millennio a.e .v. ,
affermazioni di potere e autorità imperiale. in un'area che si estende circa 30 km a sudest
Questi monumenti saranno l' argomento del della moderna Mosul; riservando comunque
capitolo XI, insieme alla seconda area di abi­ la capitale tradizionale, Assur, ai rituali re­
lità e creatività artistiche senza precedenti, ligiosi, Assurnasirpal II sceglie Kalhu come
quella delle arti decorative su piccola scala sua nuova capitale amministrativa, facen­
dei palazzi reali. done la città centrale dell'Assiria, e vi avvia

225
CAPITOLO DECIMO L ' A RT E A S S I R A

un' importante campagna di costruzioni che regno di Assurnasirpal e del suo successore,
durerà ininterrottamente per una quindicina Salmanassar III. L'intera città cinta da mura
di anni e prevede la costruzione di nove tem­ ricopriva una superficie di 360 ettari.
pli e una ziggurat, di massicce fortificazioni
lunghe 7,5 km e di vari palazzi, che il sovrano
Il palazzo N ordovest e i suoi guardiani .
vede come rinnovamento di un' antica città
caduta in rovina.
La scelta di Kalhu - una città che da qual­ La piu grande meraviglia della città del IX
che tempo veniva trascurata - permette ad secolo era il palazzo Nordovest [10. 1], la cui
Assurnasirpal di edificare una nuova capitale costruzione e inaugurazione sono descritte in
su un terreno antico, ma senza la continua maniera molto particolareggiata da un'iscri­
preoccupazione di interferire con monumen­ zione nota come Stele del banchetto [10.2],
ti e costruzioni preesistenti. La nuova città in cui Assurnasirpal I I lo chiama « il palazzo
sviluppata dai suoi architetti e ingegneri gioioso, il palazzo pieno di saggezza » . Come
aveva forma approssimativamente quadrata, tutti i palazzi assiri, anche questo era fatto
con il lato piu lungo di 2 km; eretta sul rilievo di mura di mattoni di fango e rinforzato con
del precedente insediamento, al suo interno un'intelaiatura di legno. Le mura erano poi
fu posta una cittadella rialzata in cui sorse­ coperte di rivestimenti scolpiti in bassorilie­
ro i palazzi e i templi principali durante il vo, con tratti che vanno dalla semplice inci-

L ' Impero neo-assiro

L'età oscura che segui al collasso del sistema e per lo piu longevi riusd a creare un impero con
politico ed economico dell'età del Bronzo, attorno un' estensione senza precedenti. L'Assiria non
al 1 200 a.e.v. , durò per vari secoli. Tutti gli stati solo si annesse territori a occidente, in Siria, ma
furono indeboliti da sconvolgimenti sociali e cancellò i suoi potenti vicini: Babilonia a sud,
conflitti militari con popolazioni straniere. I re e Elam a sudest e Urartu a nord . A metà del VII
le élite di palazzo continuavano a commissionare secolo le truppe assire invasero due volte l' Egitto,
opere d' arte e d' architettura, ma la produttività la seconda volta catturandone la capitale religiosa,
era molto piu limitata. Le fonti testuali sono rare Tebe . Ovunque si impadronivano di bottini
e per gli storici è difficile ricostruire che cosa ricchissimi e imponevano pesanti tributi annuali
accadde di preciso. Il primo stato a emergere con alle popolazioni sconfitte, molte delle quali furono
una certa forza da questo periodo di confusione deportate per ampliare la forza lavoro assira. Al
fu l'Assiria: sostenuti da una società altamente suo apice l'impero si estendeva dai monti dell' Iran
militarizzata, alla fine del x secolo a.e. v. i suoi sudoccidentale alla costa mediterranea della
re avviarono una politica di costante espansione Siria e si addentrava nell' Anatolia meridionale.
dalle loro terre nella Mesopotamia settentrionale, Per governare tutti questi territori istitui
e lentamente riconquistarono i territori su cui un' amministrazione molto estesa, con la flessibilità
l'Assiria aveva dominato nel periodo medio-assiro. per adattarsi alle situazioni locali, e si impegnò
I re lanciavano una campagna militare quasi ogni per pacificare le varie regioni, cosi da poter
anno, inizialmente alla testa delle loro truppe, trarre il massimo giovamento dalle loro risorse.
specialmente verso ovest, dove incontrarono L'opposizione all' Assiria fu però sempre molto
un'opposizione politicamente frammentata: alla forte: si verificarono molte ribellioni e tentativi
metà del IX secolo avevano raggiunto il fiume di ottenere l'indipendenza. La fine dell'impero
Eufrate, e grandi ricchezze cominciavano a fluire giunse con relativa rapidità, apparentemente come
in Assiria, il che permise ai re di costruire nuovi risultato sia di lotte di potere interne alla corte sia
palazzi e città. del desiderio di indipendenza dei popoli sottomessi.
La creazione dell'impero non fu tranquilla: Nel 6 1 2 a.e.v. la capitale imperiale, Ninive, cadde di
l'esercito assiro doveva regolarmente tornare fronte alle truppe babilonesi e alle genti dei monti
in zone che aveva già assoggettato, e attorno Zagros. Sebbene per vari anni la resistenza ai nuovi
all' 8oo a.e .v. i conflitti interni provocarono dominatori babilonesi fosse energica, nel 6o5 ogni
serie battute d ' arresto . Ma a partire dalla metà traccia dell'Impero assiro era ormai svanita, e la
dell' viii secolo una successione di monarchi forti Babilonia lo aveva sostituito.

2 26
N A R R A Z I O N E E I M P ERO

1 Facciata della sala del trono

2 Sala del trono

3 Trono

4 Sale di ricevimento

5 Corte lastricata
IO. l.
6 Complesso cerimoniale
(a sinistra) Pianta
7 Aree residenziali degli appartamenti
di rappresentanza,
palazzo Nordovest,
Nirnrud, Iraq. 879-
865 a.e.v.
N

o 30 m
IO.Z.
(in basso) Stele
del banchetto di
Assurnasirpal II,
palazzo Nordovest,
Nirnrud, Iraq, 865
a.e.v. Pietra.

sione a un rilievo profondo . Al di sopra di


molti dei fregi c'era un livello superiore di af­
freschi, che però sono andati per lo piu per­
duti. I rivestimenti di pietra erano compo­
sti da spesse lastre di alabastro gessoso, una
pietra locale nota come « marmo di Mosul »;
le alte mura della cittadella erano visibili da
lontano e ognuna delle porte monumentali
aveva come guardiani enormi tori e leoni ala­
ti dalla testa umana (cfr. pp. 2 2 8- 3 1 ) .
Questo estratto d a una delle iscrizioni del
palazzo ci racconta della nuova città e di que­
sto palazzo:

L'antica città Kalhu, costruita da Salmanassar,


re d'Assiria, un principe che mi aveva preceduto,
quella città era fatiscente; giaceva addormentata.
Io ho ricostruito questa città [ . . . ] Io ho sgombrato
la vecchia collina in rovina e l'ho spianata fino al
livello delle acque. Ho scavato [il pozzo delle fonda­
zioni] fino a una profondità di 1 2 0 strati di mattoni.
Vi ho eretto un palazzo di cedro, cipresso, ginepro
dapranu, bosso, legno di meskannu, terebinto e ta­
merice come mia residenza principesca per il mio
agio regale fino all'eternità. Ho creato animali dei
monti e dei mari in calcare bianco e alabastro paru­
tu, di guardia alle porte.

Il visitatore entrava nel palazzo Nord­


ovest attraverso un ampio cortile. Lungo il

227
IO.J. 8

(in alto) Lamassu di guardia ai


portali ad arco, Nimrud, Iraq, 865
a.e. v. Alabastro gessoso, con lastre
in alabastro munite di iscrizioni a
sinistra e a destra.

IO.J. b
(a destra) Colossi leonini con teste
umane (a sinistra) e toro alato con
testa umana (a destra), di guardia
ai portali del palazzo Nordovest,
Nimrud, Iraq, 865 a . e . v. Alabastro
gessoso.

IO.J. C

(pagina seguente, in alto) Tori


e leoni alati colossali con teste
umane, che conducono negli
appartamenti di rappresentanza,
palazzo ordovest, Nimrud, Iraq,
865 a . e . v. Alabastro gessoso.

IO.J. d
(pagina seguente, in basso) Rilievi
murali con al centro il re con un
arco, fiancheggiato da geni alati
e apkallu dalla testa di uccello,
in situ nel palazzo Nordovest,
Nimrud, Iraq, 865 a.e. v. Alabastro
gessoso.

228
CAPITOLO DECIMO L ' ARTE ASSIRA

lato sud si estendeva un muro intagliato con scolpiti a tutto tondo, ma nemmeno si posso­
figure di portatori di tributi [10.4] , i quali no considerare bassorilievi : sono a cavallo fra
davano l'impressione di partecipare alla pro­ un genere e l' altro dell 'arte di scolpire la pie­
cessione di visitatori reali, come immagine tra, proprio come, in quanto animali, sono
speculare del loro arrivo al palazzo e invi­ creature ibride. Il corpo è di toro o di leone,
to a entrarvi insieme a loro. Qui tre grandi con zampe feline dotate di artigli o zoccoli da
portali davano accesso alla grandiosa sala del bovino; le ali sono di un grande rapace, come
trono, e ognuno dei tre era sorvegliato da un' aquila, le teste maschili antropomorfe
due colossali creature alate con testa umana portano tiare a corna, a indicarne la natura
e corpo di toro o di leone: si tratta di quelle divina, mentre chiome e barbe sono accon­
che gli Accadi chiamavano shedu e lamassu, ciate in folti ricci rigogliosi e rappresentate
le creature magiche apotropaiche che fanno in perfetto ordine. Alcune delle creature
la guardia al palazzo [10.5]. portano alla vita una cintura con le estremità
Questi mitici guardiani degli accessi sono ornate di nappe, che nell' iconografia antica
opere monumentali che non si possono clas­ è associata all' eroe nudo, a riecheggiare l' ar­
sificare né come sculture indipendenti, né te dei sigilli cilindrici del III millennio a.e .v. ;
come puri elementi architettonici. Non sono il suo inserimento qui sottolinea la natura

Processione di
portatori di tributi,
corte D, palazzo
Nordovest, Nimrud,
Iraq, 865 a. e. v.
Alabastro gessoso.

230
N A R R A Z I O N E E IMPERO

eroica delle creature, che sono scolpite con


grande attenzione naturalistica ai muscol� e I b a s s orilievi mural i .
tendini possenti delle zampe e del posteno­
re mentre le ali e i capelli sono disposti in
Le sculture di Nimrud sono opere essen­
fil� ordinate di piume e riccioli. I guardiani zialmente architettoniche perché collegate
lamassu di Nimrud, rivolti in avanti, sono agli aspetti strutturali e spaziali �el pala� �o,
scolpiti con cinque zampe: quando �l visita­ cosa particolarmente evidente nel bassonhe­
tore si avvicina al portale il lamassu s1 mostra vi murali. La loro creazione richiese un ar­
di sentinella all'ingresso, con le zampe dritte tista principale, respo � sabile �el progetto e
sotto di sé, mentre quando si varca la soglia, _ !
una nutrita squadra d1 sculton e arch1tett1 a
il lamassu visto di lato appare al passo . Con
le quattro zampe presentate in movimento,
questi custodi soprannaturali marciano avan­
ti e indietro davanti alle porte del palazzo.

IO.j.
Toro alato con testa
umana (lamassu),
scultura di un
portale di Nimrud,
Iraq, 883-859 a.e.v.
circa. Alabastro
gessoso, h 3 , 1 4 m.

231
CAPITOLO DECIMO L ' ARTE ASSIRA

collaborare con lui: i testi che descrivono la riusciamo a distinguerlo, e solo il copricapo
campagna di costruzione e l'inaugurazione ci permette di identificarlo nel clamore della
del palazzo menzionano i vari specialisti che battaglia: lo vediamo tendere l' arco mentre il
presero parte ai lavori. C ' erano architetti e dio Assur protegge lui e il suo esercito .
scultori, ma anche indovini, maghi e sacer­ Le epopee figurative di potenza militare
doti, a sincerarsi che le figure magiche ve­ che coprivano le pareti narravano le glorie
nissero intagliate nei punti in cui avrebbero della potenza imperiale, ma erano disposte
offerto la miglior protezione. La disposizione negli spazi interni del palazzo; non erano
e la composizione venivano dapprima stabili­ cioè destinate al pubblico, bensi al piacere
te alla massima scala possibile, dopo di che si del re e dei suoi cortigiani . I rilievi che ri­
installavano le lastre al loro posto e le scene traevano le glorie dell'impero e i passatempi
venivano abbozzate o incise da un mastro in­ del sovrano, come la caccia al leane, si tro­
tagliatore: nelle varie postazioni all'interno vavano nelle zone piu interne della sala del
del palazzo notiamo che erano ali' opera vari trono, a cui erano ammessi pochi visitatori.
scultori, per via degli stili d' intaglio lieve­ Queste illustrazioni particolareggiate di cam­
mente diversi; in alcuni casi, per esempio, pagne militari e di cacce reali sono due generi
gli stessi simboli iconografici e le stesse figu­ caratteristici dell'arte assira, e l'iconografia
re sono realizzati con tratti piu spessi o piu della dignità regale sarebbe poi stata adot­
sottili. A quel punto si mettevano al lavoro tata come iconografia imperiale standard
sulle ampie distese delle pareti varie squadre anche nelle epoche successive; eppure qui a
di scultori, sotto la supervisione degli artisti Nimrud le narrazioni erano visibili solo a chi
principali: si usavano scalpelli per la prima accedeva alle camere delle udienze.
sgrossatura e strumenti piu delicati per trac­ All' interno della sala del trono di Assur­
ciare e rifinire i dettagli nella pietra. La rea­ nasirpal I I , l' ambiente lungo 40 metri era ri­
lizzazione del palazzo fu un evento di tale coperto di sculture a rilievo . Sia nelle scene
importanza che a costruzione completata si di guerra che di caccia, le narrazioni epiche
tennero dieci giorni di festeggiamenti, e al drammatiche e dinamiche sono presentate
banchetto furono invitate 69 574 persone, in ogni minuto dettaglio, sequenzialmente
uomini e donne fin da Tiro e Sidone sul Me­ un pannello dopo l' altro. In alcuni punti una
diterraneo e dal paese di Khatti (nella mo­ scena cattura lo sguardo dell'osservatore.
derna Turchia) . Fermiamoci e osserviamo i particolari: un
accampamento militare o un rito sacro dopo
r . Scene di guerra e di caccia. Dal punto la caccia. Queste immagini funzionano da
di vista della composizione, le pareti del pa­ punti ritmici di osservazione all'interno del­
lazzo erano coperte da due tipi di rilievi. Al­ le composizioni continue. Laddove nell' arte
cuni erano lunghi fregi narrativi di guerra o mesopotamica le scene narrative sono com­
di caccia, mentre altri erano scene araldiche pendiate in tipi iconografici o momenti che
di corte che rappresentavano rituali, oppure rappresentano rituali o forme della regalità,
fornivano al palazzo la protezione divina di qui vediamo, nelle vaste composizioni, un
geni alati. Tra i soggetti dei pannelli narra­ interesse crescente per la raffigurazione di
tivi ci sono le guerre imperiali, raffigurate elementi realistici fino agli aspetti minimi .
nei dettagli, con un' attenzione particolare Nelle sculture palatine si fa anche largo
alle esperienze dei soldati nel tumulto della uso di iscrizioni, il che ci permette di da­
battaglia, agli aspetti quotidiani della vita tarle con precisione. Il testo cuneiforme del
nell' accampamento e alla brutalità e violen­ palazzo di Assurnasirpal I I era disposto tra
za della guerra . Queste scene si trovavano su un racconto e l' altro e anche incorporato nei
lastre orizzontali, in una disposizione conti­ bassorilievi; gli scribi dovevano lavorare a
nua che, persino osservata oggi, fuori conte­ stretto contatto con gli scultori per realizzare
sto, in una sala di museo, lascia percepire un i pannelli composti da testi e immagini. Per­
senso di movimento narrativo che guida lo tanto l'arte neo-assira non è solo un genere
sguardo dell' osservatore per tutta l' estensio­ stilistico, ma anche una categoria storica, nel
ne della parete, da un pannello al successivo. senso che le opere che studiamo sono, per la
In queste scene di battaglia il re si mostra po­ maggior parte, legate a iscrizioni regie che ci
tente, ma non divino o sovrumano: è raffigu­ permettono di datarle agli anni di regno di
rato alla stessa scala dei suoi soldati e dei suoi specifici sovrani.
cortigiani, è un uomo tra altri. Anzi, a stento

232
N A R R AZIONE E IMPERO

al d i sopra della scena è uno degli dèi del


2. Scene di corte. I rilievi di argomento pantheon assiro. Alla base della composizio­
bellico sono forse le sculture assire oggi piu ne c'è una forte simmetria; a prima vista la
note, ma nei palazzi erano molto raffigurate scena dà l'impressione di un'immagine spe­
anche scene religiose e di corte. Il re e il suo culare, ma non lo è, giacché la parte destra
seguito sono circondati da geni alati, o da es­ e quella sinistra del bassorilievo differiscono
seri antropomorfi dalla testa d 'uccello, che per alcuni dettagli dell' abbigliamento e della
prendono parte ai rituali e alla vita di corte posizione della mano sinistra del re. Un pan­
della città. Il mondo soprannaturale viene nello simile, che ripete la stessa disposizione,
trasportato all'interno del palazzo; circon­ era collocato sopra la porta centrale della ca­
da il re e i suoi cortigiani per proteggerli dal mera delle udienze. Questo tipo di ripetizio­
male e dalle infermità. ni volute di figure - duplicati che presentano
La camera delle udienze, l' oblunga sala sottili differenze - erano un modo per sotto­
del trono in cui Assurnasirpal II riceveva i lineare la potenza delle immagini del palazzo
visitatori ufficiali, era rivestita di sculture a moltiplicandone la presenza.
rilievo. Un ampio pannello di pietra sopra il Le pareti del palazzo erano coperte per la
trono recava scolpita una scena enigmatica, maggior parte con rilievi di alberi stilizzati e
un bassorilievo che fa parte del rivestimento geni alati, alcuni con teste di uccello e altri
della sala e rappresenta un albero stilizzato con lineamenti umani e tiare a corna [xo. 7] .
[10.6], con il re che vi compare due volte, Queste disposizioni simmetriche erano ripe­
alla destra e alla sinistra della pianta, in en­ tute, con lievi variazioni fra un pannello e
trambi i casi con i paramenti regali e lo scet­ l'altro, in schemi ritmici lungo le pareti. Gli ro.6.
tro. L' albero è una palma, nativa della Me­ alberi sacri possono indicare quello dell'ab­ Assurnasirpal I I
sopotamia meridionale e non settentrionale, bondanza e quello delle ricchezze noti nei te­ e albero sacro,
ed è circondato da corsi d ' acqua i cui flussi si sti accadici come ish rashe e ish mashre. I geni pannello murale 2 3
della sala del trono,
intrecciano con le palmette che emergono dai portano secchi rituali (banduddu) e pigne
palazzo Nordovest,
lati. Il re sembra celebrare un rituale, mentre usate per purificare (mullilu) ; partecipano a Nimrud, Iraq, 865
alle sue spalle la scena è fiancheggiata da due una benedizione rituale che protegge il pa­ a.e.v. circa. Gesso,
geni alati, mentre il disco alato che fluttua lazzo e i suoi abitanti. Gli apkallu indossano h 1 ,95 m.

233
CAPITOLO DECIMO L ' A RT E A S S I R A

10·7·
Geni inginocchiati e
albero sacro con in
basso apkallu dalla
testa di uccello in
piedi, pannello a
rilievo da Nimrud,
Iraq, 883-859 a.e.v.
circa. Alabastro
gessoso, h 2 , 3 m.

corti gonnellini che lasciano vedere la musco­ che vanno poste sotto i pavimenti delle case
latura poderosa e massiccia, messa in eviden­ per proteggerle dagli spiriti malvagi. Questo
za dai tratti netti del rilievo [xo.8] . Queste tipo di statuette da fondazione, simili come
disposizioni rispecchiano quella del pannello iconografia ai rilievi del palazzo, sono state
regale sopra al trono, dove i geni erano un rinvenute anche negli scavi di altri edifici
mezzo per dare protezione soprannaturale al assiri [xo.9] . I geni e demoni che fiancheg­
palazzo e al re . giano alberi sacri appaiono anche negli elabo­
All'interno del palazzo erano usate anche rati ornamenti delle vesti scolpite nei rilievi
altre forme di immagini protettive magiche . del palazzo Nordovest; non immediatamente
Le figure apotropaiche di geni ripetute insie­ visibili a chi osserva superficialmente, aveva­
me all' albero sulle pareti compaiono anche no il fine di fornire molteplici dimensioni di
come statuette a tutto tondo, realizzate in protezione al palazzo e al re.
argilla e disposte nelle fondazioni sotto i pa­ Nelle scene magiche e cortigiane l'iscri­
vimenti dell' edificio . Queste immagini non zione è spesso intagliata direttamente sui
erano però usate solo dai sovrani, ma anche pannelli a rilievo e passa per il centro delle
in ambito privato: i testi assiri ci spiegano lastre di marmo, attraversando le figure di

234
N A R R A Z I O N E E I M P ERO

I0.8.
Re e genio, pannello
a rilievo dal palazzo
Nordovest, Nimrud,
Iraq, 883-859 a.e.v.
circa. Alabastro
gessoso, h 2 ,36 m.

I0•9•
(in basso) Saggi
demone-grifone
(apkallu), da un
gruppo di sette
figure in argilla
rinvenute in una
scatola di mattoni
sepolta tra le
fondazioni del
palazzo reale di
Adad Nirari III a
Nimrud, Iraq, 8 1 0-
783 a.e.v. Ognuna è
alta I I .9 cm.

re, geni e alberi. Le scritte ripetono lo stesso


resoconto delle imprese del re, il cui culmine
è l'edificazione del palazzo stesso a Nimrud.
Questo testo, noto agli storici come « iscri­
zione standard » , è realizzato in un carattere
artistico, splendidamente eseguito da scul­
tori alfabetizzati. L' iscrizione era prevista
fin dall'inizio come parte integrante della
composizione : l'ubicazione del testo doveva
essere pensata in relazione alle dimensio­
ni di ogni pannello, in modo che rientrasse
in modo elegante e preciso all'interno della
struttura generale dei rilievi.
Il programma scultorio del palazzo nord­
occidentale di Assurnasirpal II a Nimrud
era concepito alla massima scala possibile ed

2 35
CAPITOLO DECIMO L ' A RT E A S S I R A

era incredibilmente innovativo per quanto Sennacherib (r . 705-681 a.e.v. ) , il suo succes­
riguarda l'estensione delle composizioni nar­ sore, spostò quindi la capitale nella leggenda­
rative, la rappresentazione di cacce e batta­ ria città di Ninive, dove sarebbe rimasta fino
glie ricche di azione e le scene solenni del re alla caduta dell' Impero assiro, nel 6 1 2 a.e.v.
e dei suoi cortigiani protetti dalle forze so­ La principale novità che osserviamo nel­
prannaturali. Queste composizioni e icono­ le sculture di palazzo a Dur Sharrukin è un
grafie narrative furono riprese da monarchi passaggio a una maggiore monumentalità.
successivi e avrebbero anche influenzato le Vennero impiegate rappresentazioni in scala
arti regie di altre dinastie a venire ma, quan­ maggiore del re e della corte, le scene copri­
to all'Assiria, entro la fine dell' viii secolo ci vano l' intera estensione della parete, e le fi­
sarebbero stati cambiamenti significativi. gure magiche apotropaiche e i guardiani delle
porte raggiunsero le forme piu colossali: mol­
ti dei rilievi del palazzo raffiguravano figure
Dur Sharrukin. massicce, alcune alte piu di quattro metri e
mezzo. Processioni e scene di corte, nonché
Nel 7 1 0 a.e .v. il re Sargon II (r. 7 2 1 - creature eroiche e magiche, contribuivano
705 a.e.v. ) trasferi la capitale a Khorsabad, tutte a creare un effetto notevole già solo in
19 chilometri a nordest dell' attuale Mosul virtu delle loro dimensioni, della muscola­
[m. m] e la chiamò Dur Sharrukin (« For­ tura possente e degli sguardi frontali, verso
tezza di Sargon») . Aveva la struttura di una l'esterno, che rivolgevano direttamente ai
cittadella quadrata pesantemente fortificata; visitatori che percorrevano il palazzo. Ciò si
i testi dettagliati dell'epoca registrano che re nota in particolare nelle colossali figure alate
Sargon II partecipò personalmente alla pro­ dei lamassu che guardano proprio verso l' os­
gettazione della sua nuova città, a quanto servatore, e accanto a loro il massiccio eroe
pare seguendo le ordinazioni dei materiali da dalla lunga chioma, con un leone in braccio,
costruzione e i contratti degli operai. Tutti i sembra scrutarlo dall' alto [m. n]; la testa
magnifici edifici pubblici e fortificazioni di - scolpita quasi a tutto tondo, in un rilievo
Dur Sharrukin furono costruiti in pochissi­ piu alto del resto del corpo - consente questo
mo tempo, ma ad onta del suo splendore la sguardo verso il basso in vir