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UNIVERSITà DEGLI STUDI DI MILANO

Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali - Sezione di Archeologia


Etruscologia

TARCHNA
Scavi e ricerche a Tarquinia

collana fondata da Maria Bonghi Jovino


diretta da Maria Bonghi Jovino e Giovanna Bagnasco Gianni

Comitato Scientifico
Federica Cordano, Nancy Thomson de Grummond, Marijke Gnade, Michel Gras
Emanuele Greco, Fulvia Lo Schiavo, Dieter Mertens, Mario Torelli, Nancy A. Winter

La ricerca è finanziata dall’Università degli Studi di Milano


e dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica
UNIVERSITà DEGLI STUDI DI MILANO

TARCHNA IV

TARQUINIA
IL SANTUARIO DELL’ARA DELLA REGINA
I TEMPLI ARCAICI

a cura di

Maria Bonghi Jovino - Giovanna Bagnasco Gianni

Testi di

Giovanna Bagnasco Gianni, Paola Bernardi Locatelli, Maria Bonghi Jovino


Monica Bozzi, Silvia Bruni, Federica Chiesa, Chiara Cionfoli, Mauro Cucarzi, Veronica Duranti
Dino Gabrielli, Muriel Geroli, Roberta Gulieri, Lucio G. Perego, Salvatore Piro
Simone Porta, Cristina Ridi, Carlo Rosa, Matteo Roveda
Malgorzata Slaska, Nicola Veronelli, Vera Zanoni

Barbara Binda - Elena Invernizzi - Nefeli Poletti - Luca Zigrino


(architetti)

«L’ERMA» di BRETSCHNEIDER
Maria Bonghi Jovino - Giovanna Bagnasco Gianni (a cura di)
Tarquinia
Il santuario dell’Ara della Regina
I templi arcaici

Tarquinia : il Santuario dell’Ara della Regina : i templi arcaici. A cura di Maria Bonghi Jovino,
Giovanna Bagnasco Gianni - Roma : «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER, 2012. - XIII, 465 p.,
128 tav. ; CD-ROM ; 14 pieghevoli ; 31 cm

ISBN: 978-88-8265-758-1
CDD 930.1

  1. Etruschi

© Copyright 2012 by «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER


Via Cassiodoro, 19 - Roma

Progetto grafico
«L’ERMA» di BRETSCHNEIDER

Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione


di testi e illustrazioni senza il permesso scritto dell’Editore
INDICE

IX Premessa Maria Bonghi Jovino

PARTE PRIMA. I TEMPLI ARCAICI

3 Introduzione
Maria Bonghi Jovino
Storia sintetica della scoperta; le precedenti letture del monumento; il diario di Leonida Mar-
chese; la lettura Torelli 1975; la lettura Colonna 1985-1986; la lettura Pianu 1986; un commen-
to; il piano generale delle ricerche; breve cronaca dei lavori; il plastico; il materiale impiegato;
l’indicazione dei settori e dei saggi; la numerazione delle strutture murarie; il posizionamento
delle riprese; osservazioni sulla procedura di ricostruzione

19 Dati preliminari
Maria Bonghi Jovino
Dati e anticipazioni: la situazione precedente; le prospezioni geofisiche; i capisaldi stratigrafici
e cronologici per la definizione delle fasi arcaiche; la restituzione grafica

21 Tempio I
Maria Bonghi Jovino
La definizione: la cronologia; l’orientamento; la centralità
Le caratteristiche strutturali: il basamento; gli strumenti tecnici; i piani di calpestio del cantiere;
l’impianto dei muri di fondazione del Tempio I e delle alae del Tempio II, correlazioni e rap-
porti stratigrafici; la tecnica di costruzione delle fondazioni
L’edificio: la planimetria; le dimensioni; l’ipotesi di ricostruzione
La piazza: l’organizzazione generale: il muro γ (24); la cassa 43, l’altare α (30) e la struttura β (31)

33 Tempio II
Maria Bonghi Jovino
La definizione: la cronologia
Le caratteristiche strutturali: l’apparato di sostegno, basamento e fondazioni
L’edificio: la planimetria e le ipotesi dell’alzato; il podio; l’ipotesi di ricostruzione
La piazza: l’organizzazione generale e l’accesso al tempio; l’accesso dalla piazza al basamento;
l’accesso al tempio; l’altare 27; il muro γ (24); la cassa 43

41 I templi arcaici e aspetti dell’architettura sacra a Tarquinia


Maria Bonghi Jovino
Le fasi di un processo complesso; la metrologia; la planimetria; i principi geometrici; conside-
razioni sul basamento; edificare incorporando
I modi e i tempi del Tempio I: la planimetria degli oikoi e le lontane origini; i principi geome-
trici; lo spessore delle fondazioni; le dimensioni delle superfici; il podio
I modi e i tempi del Tempio II: la planimetria; i principi geometrici; le dimensioni delle super-
fici; il Tempio II e qualche esperienza architettonica della seconda metà del VI secolo tra diffe-
renze e affinità; le caratteristiche e i rapporti geometrici rispetto al modello vitruviano
VI Indice

Nota di aggiornamento relativa ai templi I e II (a cura di Barbara Binda)

55 Appunti sui templi arcaici


Maria Bonghi Jovino
Vedere dall’esterno, vedere dall’interno; costruire e decorare; l’attività delle botteghe artigiana-
li; l’orientamento; la dimensione religiosa; aspetti devozionali e vita quotidiana nel santuario;
la dimensione mitistorica; templi e contesto storico

69 Gli interventi sulla terrazza del Tempio dei Cavalli Alati e nell’area antistante
Giovanna Bagnasco Gianni
I caratteri generali: la costruzione del muro γ (24); la costruzione della “terrazza”; la posa della
cornice in nenfro; la costruzione del basolato
L’area antistante ai templi arcaici, alcune considerazioni sulle piazze: forme di conservazione
della memoria; effetti della conservazione di memorie nelle strutture del Tempio dei Cavalli
Alati; muro γ (24)

PARTE SECONDA. LO SCAVO

81 I saggi nel perimetro del basamento


Maria Bonghi Jovino
Settori F, G: saggio 2; saggio 3; saggio 4

88 I settori nell’area antistante


Giovanna Bagnasco Gianni
I settori, introduzione

89 Lo scavo sulla terrazza del Tempio dei Cavalli Alati


Federica Chiesa
Settore H: saggio 5
Settore B: lo scavo dell’altare α (30) e della struttura β (31); l’area orientale contigua all’alta-
re α (30); la cassa 43; l’area occidentale contigua all’altare α (30) e alla struttura β (31); l’area
occidentale contigua alla struttura β (31); conclusioni relative al saggio 5; conclusioni relative
all’altare α (30) e al Tempio III o dei Cavalli Alati

94 Lo scavo all’esterno della terrazza del Tempio dei Cavalli Alati


Cristina Ridi
Settore A: area fra la terrazza e il basolato romano; area fra la terrazza e il muro γ (24); conclu-
sioni relative al muro γ (24) e alle fasi della terrazza dei Templi III e IV
99 Giovanna Bagnasco Gianni
Settore C1: area fra la terrazza, l’allineamento di blocchi USS C59 e il muro 45; area fra la ter-
razza e il muro 25; area fra il muro 25 e il muro 45
105 Muriel Geroli
Settore C 2: area fra il basolato 29, il muro 45 e i limiti settentrionale e orientale del settore; lo
scavo dell’acciottolato 46, del muro 25 e della canaletta USS C114; lo scavo dell’altare 27

PARTE TERZA. ANALISI CRITICA E AGGIORNAMENTO


DELLE CLASSI e delle sottoclassi DEI MATERIALI MOBILI

111 Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano


all’Orientalizzante medio finale
Roberta Gulieri
Indice VII

131 Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso


Lucio G. Perego

165 Produzioni in impasto. Pesi da telaio


Lucio G. Perego

169 Bucchero
Veronica Duranti

217 Ceramica etrusco-geometrica


Simone Porta

229 Ceramica etrusca depurata acroma, a bande e a vernice nera arcaica


Nicola Veronelli

275 Ceramica etrusco-corinzia figurata


Paola Bernardi Locatelli

285 Ceramica etrusca figurata


Chiara Cionfoli

307 Ceramica a vernice nera ellenistica


Monica Bozzi

329 Ceramica attica


Cristina Ridi

367 Produzioni in impasto. Grandi contenitori. Dolii, pithoi, bacini, bracieri, sostegni
Matteo Roveda

379 Terrecotte architettoniche


Federica Chiesa (con contributo di Fabio L. Cocomazzi)

401 Anfore
Malgorzata Slaska

405 Oggetti d’uso


Vera Zanoni

PARTE QUARTA. INTERVENTI GEOFISICI E ANALISI DI LABORATORIO

413 Gli interventi della fondazione Lerici all’Ara della Regina. Lettura parziale del territorio
circostante mediante magnetometria e carotaggi
Mauro Cucarzi - Dino Gabrielli - Carlo Rosa

415 Indagini georadar ad alta risoluzione nell’area di Tarquinia antica: Ara della Regina
Salvatore Piro

421 Le analisi chimiche nello studio dei materiali ceramici
Silvia Bruni

423 Tabelle dei corpi ceramici  Red.
VIII Indice

431 Abbreviazioni bibliografiche  Cristina Ridi



465 Riferimenti per le illustrazioni

Redazione: M. Bonghi Jovino – G. Bagnasco Gianni – C. Ridi

Tavole fuori testo


Tav. I. Planimetria del monumento
Tav. II. Sezioni del monumento
Tav. III. Sezioni del monumento
Tav. IV. Sezioni del monumento
Tav. V. Tempio I, pianta
Tav. VI. Tempio I, sezione II-II’
Tav. VII. Tempio I, sezione I-II’
Tav. VIII. Tempio II, pianta con indicazioni metriche
Tav. IX. Tempio II, pianta
Tav. X. Tempio II, sezione II-II’
Tav. XI. Tempio II, sezione III-III’
Tav. XI. Tempio II, sezione I-I’
Tav. XII. Tempio II, sezione III-III’
Tav. XIII. Tempio I e II, sezione I-I’
Tav. XIV. Prospezioni e rilievi

cd-Rom
Cataloghi
1. Produzioni in impasto (X-VII sec. a.C.), R. Gulieri
2. Produzioni in impasto (VI-II sec. a.C.), L.G. Perego
3. Bucchero, V. Duranti
4. Ceramica etrusco-geometrica, S. Porta
5. Ceramica etrusca depurata acroma e a bande, N. Veronelli
6. Ceramica etrusca depurata a vernice nera arcaica, N. Veronelli
7. Ceramica a vernice nera ellenistica, M. Bozzi
8. Produzioni in impasto. Grandi contenitori, M. Roveda
9. Terrecotte architettoniche (tegole), F.L. Cocomazzi
10. Oggetti d’uso, V. Zanoni
11. Tabella dei materiali, Red.
premessa

Architecti est scientia pluribus disciplinis


et variis eruditionibus ornata …
(Vitr., De arch. I, 1)

Le espressioni dell’arte del costruire sono comunemente intese come le testimonianze più significa-
tive della vita e dello sviluppo delle città etrusche. L’accumulo di ricchezza e la disponibilità di buona
pietra locale a Tarquinia fecero sì che fin dal periodo orientalizzante, come testimonia il ‘complesso mo-
numentale’ sul pianoro della Civita, fossero impegnate notevoli risorse economiche e culturali per affer-
mare la devozione agli dei, il consolidarsi delle istituzioni e la potenza della città. In questa complessa
quanto articolata direzione va letta la creazione di edifici sacri molto impegnativi per la grandezza delle
dimensioni, per le soluzioni statiche, per il significato delle ornamentazioni. Appare così maggiormente
evidente, nella città, l’emergere di una imponente edilizia su cui si concentrarono interesse e mezzi che
trovarono la loro massima espressione nelle sedi dei culti e delle istituzioni.

Il presente volume è dedicato ai due templi arcaici del santuario dell’Ara della Regina, che sono giun-
ti a noi soltanto nelle fondazioni e relative piazze antistanti, e costituisce il quarto della serie Tarchna
essendo gli altri tre dedicati allo scavo e ai reperti mobili del ‘complesso monumentale’ ivi compresi
quelli delle fasi precedenti. Le esplorazioni sono inserite nel quadro del Progetto Tarquinia elaborato
agli inizi degli anni Ottanta d’intesa con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale. Li-
mitatamente a tali esplorazioni sono stati affrontati lo studio dettagliato del sito e l’analisi approfondita
delle fasi arcaiche dei templi e dintorni secondo le linee del ‘progetto’ stesso condividendo le indagini
con le altre discipline1.

A distanza di circa trent’anni dagli inizi dello scavo nel 1982 vorrei ricordarne brevemente le origini,
le motivazioni e la storia. I lavori ebbero inizio in una situazione di emergenza a causa di segnalazioni
in merito a reperti fittili a rischio, presenti nella zona antistante al tempio, i quali avrebbero potuto ap-
partenere al frontone del Tempio dei Cavalli Alati. In prosieguo di tempo, essendo venute a luce alcune
testimonianze particolarmente significative per la storia del monumento, si decise di estendere le ricer-
che in un quadro articolato di interventi mediante una rilettura del monumento e mirate esplorazioni in
profondità.

Ciò accadde per convergenza di valutazione e di intenti tra la Soprintendenza Archeologica per l’E-
truria Meridionale e l’Università degli Studi di Milano su alcuni punti: piena consapevolezza dell’op-
portunità dell’intervento da un lato e, dall’altro lato, della necessità che gli scavi dovessero riprendere
in maniera sistematica e adeguata alle più accreditate norme di ricerca sul campo, impostando il nuovo
modo di reperimento dei dati. Notevole fu l’iniziale appoggio scientifico di Paola Pelagatti, allora So-
printendente in carica, che agevolò le ricerche mettendo anche a disposizione la documentazione gra-
fica (pianta e sezioni) effettuata dalla Cooperativa Modus e, per quell’epoca, un ricordo va anche, per
le amichevoli discussioni, a Giuseppina Spadea che era responsabile della zona. Per la parte inerente al

1 
Bonghi Jovino 2010 a, in part. p. 161.
X M. Bonghi Jovino

rilievo architettonico si sono succeduti nel tempo gli architetti Nefeli Poletti, Luca Zigrino, Elena In-
vernizzi e Barbara Binda.

Il volume consta di quattro parti: nella prima si propone la lettura e la configurazione architettonica
e storica dei templi arcaici, nella seconda la descrizione dello scavo, nella terza i reperti mobili, nella
quarta gli interventi geofisici e le analisi di laboratorio.

Ho ritenuto opportuno riproporre contributi già editi per maggiore comodità del lettore e per evitare
inutili e faticose dispersioni.

Qualche chiarimento va rivolto alla definizione di ‘santuario dell’Ara della Regina’. In realtà si par-
la di santuario al posto di “Ara della Regina” perché in letteratura si è sempre inteso con questa indi-
cazione il riferimento al solo Tempio dei Cavalli Alati mentre l’area esplorata è più estesa e compren-
de parte della piazza antistante. Come dalle anticipazioni che man mano sono state fornite, sono stati
riconosciuti quattro edifici templari sul sito del Tempio dei Cavalli Alati, di cui due, arcaici, incorpo-
rati all’interno di quello, sicché è stata avvertita la necessità di distinguere i templi (Tempio I e Tem-
pio II del VI secolo a. C.), l’edificio di IV secolo (Tempio III o dei Cavalli Alati), il più recente edifi-
cio (Tempio IV). L’individuazione dei templi arcaici con le relative piazze ha comportato la necessità
di procedere allo scavo in profondità sia sulla terrazza del Tempio III sia al suo esterno. Le colonne
stratigrafiche coinvolgono anche dati relativi ad epoche più recenti che al momento vengono soltanto
preliminarmente indicati in attesa di approfondimenti e soprattutto dello studio complessivo del Tem-
pio dei Cavalli Alati.

L’importanza del luogo e dei templi ha indotto a stabilire i modi e i tempi degli interventi che dove-
vano essere commisurati anche alle disponibilità economiche e logistiche2. Le pause intercorse durante
i vari anni di lavoro sul campo hanno permesso una più approfondita riflessione sugli aspetti e sui pro-
blemi che via via emergevano mentre lo scavo, che contemporaneamente veniva effettuato sul pianoro
della Civita nel ‘complesso monumentale’, consentiva di predisporre le ricerche in modo maggiormen-
te mirato3.
Questa edizione rappresenta quindi l’ultima fase dell’avanzamento delle indagini anche in riferimen-
to alle ipotesi presentate nel 20074.

V’è da dire che la lettura e la discussione dei dati è stata affrontata con nuovi strumenti di lavoro do-
vuti a varie ragioni: il progressivo perfezionamento dei metodi dell’indagine archeologica, le ricerche

2 
Sotto questo profilo per le prospezioni geofisiche un accordo di collaborazione è stato stipulato con la Fondazione Lerici
sin dal 1982 che ha fornito dati rilevanti (Cucarzi - Gabrielli - Rosa 2001).
Nel 2003 è stata stipulata una convenzione scientifica con l’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (ITABC -
CNR) (scientifici M. Bonghi Jovino - S. Piro) con l’intento di valutare strutture archeologiche a varia profondità (Piro 2001;
Piro 2006).
Per le analisi fisico-chimiche è stata stabilita una collaborazione con il Dipartimento di Chimica Inorganica, Metallorganica
e Analitica della Università degli Studi di Milano: F. Cariati, L’apporto della chimica alle ricerche tarquiniesi, in M. Bonghi
Jovino, Oltre le Colonne d’Ercole. Etruscologia tra ricerca e didattica, mostra documentaria e fotografica, 2-16 ottobre, Mi-
lano 1999, pp. 83-87); Bruni 2006; Bruni 2007; S. Bruni, Analisi archeometriche. Elementi caratterizzanti della produzione
ceramica di Tarquinia, in Tarquinia etrusca 2001, p. 61; Bagnasco Gianni 2001 a; Bonghi Jovino 2006 c.
Per l’informatizzazione dei dati già a partire dalla prima campagna era stato messo in atto un sistema computerizzato per
la gestione dello scavo e per lo studio dei materiali appositamente elaborato: M. Bonghi Jovino - E. Groppo, in Tarchna I, pp.
225-227; Bagnasco Gianni 2010. Successivamente è iniziata una collaborazione con il Dipartimento di Informatica e Comuni-
cazione (DICO) dell’Università degli Studi di Milano (S. Valtolina) per la realizzazione del progetto T.Arc.H.N.A. volto alla
riunificazione del patrimonio tarquiniese diffuso in Europa, che ha permesso ulteriori sviluppi dei sistemi di archiviazione dei
rinvenimenti archeologici: G. Bagnasco Gianni, Archaeology as research engine in the field of cultural heritage. The case of
the T.Arc.H.N.A. Project, in Bridging 2008, pp. 39-45; Bagnasco Gianni 2010.
3 
È parso opportuno procedere anche con studi collaterali onde arricchire il panorama di conoscenze. Ne sono esemplifica-
zioni gli incontri su temi relativi alla città: Tarquinia. Offerte 2005; Atti Milano 2006; Atti Milano 2009 affiancati da indagini
territoriali per consentire l’approfondimento di alcuni aspetti problematici o più significativi: Perego 2005.
4 
Bonghi Jovino 2009.
Premessa XI

sempre più approfondite sull’architettura etrusca, sia per quanto attiene al testo vitruviano sia a nuovi
rinvenimenti, che hanno allargato le prospettive ermeneutiche, l’apporto sostanziale degli altri saperi
che si sono rivelati indispensabili per la ricostruzione degli edifici sacri. Con approccio fortemente ana-
litico ci si è posto l’obiettivo di restituire la fisionomia dei templi sia sotto il profilo volumetrico sia sot-
to l’aspetto del sistema architettonico. Le proposte avanzate in questa sede riguardo agli edifici e alle
piazze sono state elaborate anche nella prospettiva che future indagini possano apportare ulteriore luce
sulle fasi cronologiche successive e sull’intero complesso santuariale.

La ricostruzione degli edifici è sempre un’impresa irta di difficoltà che diventano maggiori in modo
direttamente proporzionale alla qualità e alla quantità dei resti sopravvissuti. La ratio è che devono col-
limare tutti gli elementi strutturali onde ottenere una motivata lettura che si basi su una catena di nes-
si documentali. L’individuazione di tali nessi, soprattutto negli scavi urbani, necessita di tempi lunghi,
talvolta di decenni.

Come è largamente noto le restituzioni grafiche dei templi etruschi sono basate sul dettato vitruvia-
no interpretato secondo i modelli culturali delle varie epoche seguendo un tracciato più speculativo che
aderente alla realtà documentale. Il percorso critico ha avuto, in sostanza, come punto di partenza il te-
sto di Vitruvio che, nel corso dei secoli, ha dato luogo a vario genere di approcci come, ad esempio, ri-
sulta evidente dal contributo di G. Morolli “Dal tempio etrusco all’ordine tuscanico: le origini mitiche
dell’arte edificatoria nella trattatistica architettonica” che prende in esame una serie di incisioni a parti-
re dal Rinascimento5.
Un proprio ruolo esercitano gli esempi a scopo didattico. Ne sia prova il modello di tempio tuscanico
del Museo delle Antichità Etrusche e Italiche a Roma che per l’appunto viene definito “ideale”6.
Per la difficoltà di riprodurre gli alzati sulla base della testimonianza archeologica esistente, la ricer-
ca si è quindi indirizzata principalmente sulla planimetria e sugli orientamenti con le debite brillanti ec-
cezioni costituite dalle elaborazioni di G. Colonna per Veio-Portonaccio7 e del tempio di Marzabotto a
cura di G. Sassatelli ed E. Govi8.

Per i templi tarquiniesi la procedura stabilita ha comportato di iniziare dalla testimonianza archeo-
logica che è stata messa a confronto solo in un secondo momento con il testo di Vitruvio, quindi ci si è
rivolti alla fonti classiche, ai disegni ed ai modelli presenti in letteratura mediante parallelismi con si-
tuazioni più o meno analoghe. In definitiva la cronologia e l’interpretazione dei resti archeologici sono
scaturite da testimonianze dirette e, in seconda battuta, da altre considerazioni. In particolare si è tenuto
conto dapprima, anche con l’evidenza delle prospezioni geofisiche, della situazione stratigrafica delle
fondazioni dei templi e del rapporto stratigrafico tra templi e strutture della piazza antistante dando in
tal modo una sistemazione cronologica alle vestigia superstiti.
Sono stati selezionati alcuni dati strategici che hanno svolto la funzione di punti di appoggio in quali-
tà di ubi consistam, sui quali sono stati fondati i computi per la ricostruzione delle piante e degli alzati. I
computi hanno tenuto conto di una logica interna ed esterna specialmente per il sistema della copertura
e, nel complesso, per ricavare gli indici di sostenibilità dei carichi.
Tutti questi elementi infine si sono concretizzati nella definizione dei modelli architettonici dei templi
e del loro significato. È implicito che la proposta non presume di essere più di quel che è: una proposta.

5 
Morolli 1985; Bonghi Jovino 2009 b, pp. 8-9.
6 
L. Drago Troccoli (a cura di), Il Museo delle Antichità Etrusche e Italiche. Università di Roma ‘La Sapienza’, Roma
2005: “… noto modello ideale in legno e gesso di tempio tuscanico basato sul testo vitruviano, con decorazione ispirata
al tempio di Portonaccio a Veio e al tempio di Giove Capitolino di Roma, una esemplificazione di decorazione templare
realizzata con elemento dell’angolo del tetto del tempo B di Pyrgi e con calchi integrati di lastre, sime con grifo e acroterio
centrale a palmetta dal tempio di Alatri e dello Scasato a Falerii, replica di una parte degli elementi decorativi realizzati per
il tempietto edificato nel giardino del Museo di Villa Giulia …”, p. 16, fig. 9; precedentemente G. Colonna, Museo delle
Antichità etrusche e italiche, in M. Barbanera - I. Venafro (a cura di), I Musei dell’Università “La Sapienza”, Roma 1993,
pp. 279- 291.
7 
Proposta Colonna - Foglia, in Kermes 2004.
8 
Sassatelli - Govi 2005.
XII M. Bonghi Jovino

Per quanto attiene alla classificazione dei materiali mobili, proseguita nel solco delle esperienze pre-
cedenti, va da sé che nel corso di tanti anni di lavoro nell’edizione finale sono state fornite molte preci-
sazioni con ulteriori passi avanti in quanto, entro il sistema predisposto nei tratti essenziali, man mano
hanno avuto luogo modifiche e aggiustamenti9.
Dopo tale esplicitazione va detto che in questo volume è stata comunque seguita la classificazione
iniziale e i reperti mobili sono stati presentati per argomenti con un ordine per lo più cronologico10.

Un discorso a parte merita il filone delle analisi di laboratorio, in particolare quelle effettuate sui cam-
pioni delle ceramiche, inserito nel ‘Progetto Tarquinia’ (Tarchna II, Tarchna III) sin dagli inizi, di cui
sono state date notizie preliminari. Si tratta di un campo che necessita di un costante prosieguo delle in-
dagini e dunque ad oggi le conclusioni non possono essere che parziali. Gli accordi presi con i colleghi
che lavorano alla Castellina, onde creare un laboratorio comune, sono stati di grande utilità e si sono
esplicati in seminari che hanno avuto luogo presso l’École Normale Supérieure a Parigi. Per quanto at-
tiene al presente volume le analisi dei corpi ceramici e delle superfici sono ancora in corso e lo stesso
dicasi per le terrecotte architettoniche per le quali sono stati scambiati i campioni con i colleghi N. A.
Winter e A. J. Ammermann. La valutazione complessiva delle analisi dei materiali di Tarquinia e delle
relative considerazioni, data la complessità della materia, vedrà la luce in una sintesi successiva che sarà
edita in un apposito volume di Supplemento delle serie Tarchna.

Nel lungo lasso di tempo è parso opportuno proporre agli studiosi una serie di rapporti preliminari,
a fini di aggiornamento, che sono ormai confluiti in questo volume alla stessa guisa in cui non mi sono
sottratta, per converso, alla stesura di edizioni divulgative e di informazione sui risultati degli scavi11.
Indubbiamente resta un fronte aperto costituito dalla scarsezza dei materiali fittili soprattutto di quelli
delle decorazioni architettoniche. Con l’ampliamento dello scavo ci si augura pertanto di imbattersi in
grandi scarichi edilizi, in pozzi o altre strutture ove sia stato riversato parte del materiale pertinente ai
templi come indica per altri versi il deposito votivo venuto a luce negli anni 1963-1964 edito da A. Co-
mella nel 1982. Per questa ragione i frammenti di terrecotte architettoniche arcaiche rinvenuti in strati-
grafia insieme con gli altri di provenienza generica hanno consentito finora soltanto ragionevoli ipote-
si e varie eventualità di collocamento nei fastigi. Il tentativo scaturisce dalla necessità di considerare i
templi nella loro configurazione unitaria di struttura e ornamentazione.

Corredano il volume le elaborazioni a tre dimensioni degli edifici che sono dovute all’interesse mo-
strato dall’Assessore alla Cultura Angelo Centini ed eseguite in collaborazione con lo studio Architutto
Designer’s di Massimo Legni che ha interagito con la proposta di ricostruzione da me avanzata, con lo
studio delle terrecotte architettoniche di Federica Chiesa e con il rilievo dell’architetto Barbara Binda.

9 
Nel 1982, quando ebbero inizio gli scavi venne definita una prima sequenza (M. Bonghi Jovino, in Tarchna I, 1997, p.
225); nel 2001 l’architettura delle classi si articolava su tre livelli. Il primo era costituito da sette onnicomprensive classi e
aveva come obiettivo quello di effettuare una prima distinzione nella cospicua massa di reperti. Il secondo livello, con specifi-
che interne, era rivolto a circoscrivere le classi. Il terzo livello era dedicato alle caratteristiche e allo sviluppo delle produzioni
stesse: Bonghi Jovino, in Tarchna I, p. XV; Tarchna II, pp. VII-VIII; Tarchna III, pp. XII-XIII, tabella a p. 538. Nel 2003 sono
stati organizzati quattro livelli premettendo le categorie, anticipando le produzioni etrusche che risultavano ormai ben distinte
sulle importazioni, evidenziando meglio i raggruppamenti nel quadro delle classi con piccole modifiche interne alle sottoclassi:
Bonghi Jovino 2007 b; Bagnasco Gianni 2007. Nel 2006 sono state distinte le produzioni tarquiniesi da quelle allogene con
l’inserimento di un livello precedente alle categorie. Nell’ambito delle produzioni locali sono stati incrementati i raggruppa-
menti, le sottoclassi ed eliminati i gruppi ritenuti non più funzionali. Quanto alle produzioni allogene sono stati incrementati i
raggruppamenti e le sottoclassi (Bonghi Jovino 2006 d). Una esperienza più o meno analoga di progressivi ritocchi è emersa
anche dagli scavi cumani: B. d’Agostino, Premessa, in Cuma 2006, pp. 10-11.
10 
L’elaborazione delle classi è stata seguita da G. Bagnasco Gianni secondo il sistema dei capofila: cfr. Tarchna I; Tarchna
II; Bagnasco Gianni 2010, pp. 1-8.
11 
Per le numerose notizie preliminari si vedano i contributi di chi scrive: Tarquinia. Gli scavi sistematici nell’abitato (cam-
pagne 1982-1983), in Archeologia nella Tuscia II, pp. 63-72; Tarquinia. Si riporta in luce l’antica città, in Bollettino della
Società Tarquiniense di Arte e Storia 1982, pp. 39-42; Tarquinia, ricerche sulla Civita, in StEtr LI, 1985, pp. 411-412; Gli
Etruschi di Tarquinia, in Archeo 1986; Un maestroso tempio per gli dei: l’Ara della Regina, in Etruschi di Tarquinia 1986, pp.
355-356; Scavi recenti nell’abitato di Tarquinia, in Atti Firenze 1989, pp. 315-319; Tarquinia (Viterbo). Ricerche sulla Civita
(scavi 1985-1990), in StEtr LVIII, 1993, pp. 555-557; Sui rapporti tra Sicilia, Magna Grecia ed Etruria. La testimonianza ar-
Premessa XIII

Nella grafica mi sono servita di alcuni accorgimenti tecnici dando il colore nero ai resti archeologici e
il colore rosso alle ipotesi ricostruttive. Alla ricostruzione della trabeazione fornita come prima ipotesi12
in questo volume aggiungiamo la seconda con i relativi conseguenti cambiamenti del computo dei pesi.
Si segnala ancora che scarti metrici, talora anche sensibili, vanno rapportati alle tecniche di rilevamen-
to sempre più raffinate.
Seguono le prospezioni meccaniche (Fondazione Lerici), le prospezioni georadar (ITABC-CNR) di
cui si è già data notizia e la tabella dei materiali con gli indispensabili richiami al testo.
Per quanto attiene ai criteri redazionali si è fatto frequente ricorso ai rimandi interni onde evitare ri-
petizioni o sovrapposizioni di dati e di concetti.
A chiusura di questa lunga fase di lavoro non posso che rivolgere il pensiero ai protagonisti nella sto-
ria delle ricerche tarquiniesi ove regnano sovrani i nomi di Massimo Pallottino e Pietro Romanelli. Nel-
lo stesso tempo ricordo tutti gli studenti, gli specializzandi e i dottori di ricerca che si sono avvicendati
sul campo e nello studio delle classi del materiale a cominciare da Giuseppina Sansica cui si deve un
fattivo contributo.
Molti sono i debiti contratti nei prolungati anni di attività verso tutti coloro, Istituzioni e studiosi,
senza il cui appoggio le ricerche effettuate non sarebbero mai state realizzate: l’attuale Soprintendente
Anna Maria Sgubini Moretti ha condiviso l’avanzare delle ricerche, Maria Cataldi, Direttore del Museo
Nazionale Tarquiniense e responsabile del territorio, ha seguito gli interventi, ha fornito appoggio tec-
nico e scientifico durante la ricerca ed infine ha facilitato le nostre consultazioni presso l’Archivio del
Museo di Villa Giulia. All’interno del Museo è stato di grande aiuto, per la conoscenza logistica dei ma-
teriali, il consegnatario Umberto Magrini con la successiva presenza di Beatrice Casocavallo.
Un sentito riconoscimento va all’Amministrazione Comunale di Tarquinia con i vari Sindaci che si
sono susseguiti fino al Sindaco in carica Mauro Mazzola perché durante tutto il tempo hanno collabora-
to facendosi carico degli alloggi per gli studenti, fornendo sovente i tecnici per i lavori sul campo, prov-
vedendo ai diversi aspetti logistici. Altre facilitazioni abbiamo avuto da parte della Provincia di Viterbo,
dell’Università Agraria di Tarquinia nella persona del Presidente Alessandro Antonelli e della Società
Tarquiniense di Arte e Storia. Né è mai mancato il sostegno dell’Assessore Angelo Centini e di Daniele
Scalet onde potessero essere superate le numerose e varie difficoltà.

Nel dare alle stampe i dati emersi dalle indagini sul Pian della Regina la più viva gratitudine va ai
Rettori Schiavinato, Mantegazza e Decleva, per aver costantemente sostenuto e promosso le nostre va-
rie attività, ai colleghi di Facoltà e del già Dipartimento di Scienze dell’Antichità.
Particolarmente proficui sono stati gli scambi di idee con Mario Torelli, grande conoscitore della
real­tà tarquiniese, e con i colleghi delle diverse discipline. In particolare mi è gradito ricordare i collo-
qui con Paolo Carafa, Armando Cherici, Claudia Carlucci, Gabriele Cifani, Giovanni Colonna, Bruno
­d’Agostino, Paul Fontaine, Dieter Mertens, Friedhelm Prayon, Anna Sommella Mura, Simonetta Stop-
poni, Nancy A. Winter e Fausto Zevi che desidero ringraziare pubblicamente.

Last but not least, un doveroso grazie al Soprintendente Alfonsina Russo Tagliente e all’Editore per
la consueta disponibilità.

Milano maggio 2011 Maria Bonghi Jovino

cheologica dell’Ara della Regina di Tarquinia, nel fascicolo di Magna Graecia 1993 dedicato a Massimo Pallottino, pp. 13-15;
Tarquinia, scavi e scoperte, in StEtr LXI, 1996, pp. 454-456.
12 
Chiesa - Binda 2009.
PARTE PRIMA
I TEMPLI ARCAICI
Introduzione

L’esplorazione dei templi arcaici ha richiesto di fino agli anni Trenta del XX secolo fu, come sap-
iniziare le indagini dai resti archeologici supersti- piamo, un alternarsi di scoperte e di interpretazio-
ti, come dire del Tempio III o dei Cavalli Alati ni diverse prima che l’edificio fosse riconosciuto
(Tav. 1). come un tempio3. È interessante leggere l’appun-
Il Tempio dei Cavalli Alati si erge sul pianoro to nell’accurata relazione di scavo redatta da Leo-
tarquiniese denominato Pian della Regina e costi- nida Marchese: “Prima dei lavori di scavo di que-
tuisce il monumento-simbolo della vitalità e dei sto imponente podium, probabilmente di tempio,
culti di Tarquinia. Occupa una parte notevole nel- non affioravan, tra il verde dei campi, parzialmen-
la storia degli Etruschi. Nell’affrontare il suo stu- te che un filare di blocchi del lato orientato a N-W
dio non si può fare a meno di collocarlo, sia pure e due filari del lato lungo orientato a S-W”4.
per sommi capi, nel quadro della ricerca archeo- Infine fu definito decisamente ‘tempio’ da M.
logica tra Ottocento e Novecento1. Pallottino che, pur tuttavia, nella sua opera non si
sofferma particolarmente sull’edificio5.
Storia sintetica della scoperta Le ricerche condotte dal 1934 al 1938 e nel
1946 da P. Romanelli segnano l’inizio di una nuo-
I tempi della scoperta sono stati ampiamente va era: chiudono definitivamente la prima fase di
descritti da Massimo Pallottino nella sua opera studi e aprono la via verso un periodo di indagini
su Tarquinia che può ritenersi una vera e propria caratterizzate da una diversa metodologia di sca-
summa dei dati raccolti in precedenza, apprezzati vo e più ampie conoscenze di fatto6.
alla luce delle varie epoche2. Dalla “fabbrica pira- Dopo circa cinquant’anni, il primo intervento
midale a scaglioni” o, come detto altrove, da “una sul campo, nel 1982, scaturì da precise esigenze
parte notabile di fortificazioni” di Manzi e Fossati di tutela e l’occasione fu offerta da una segnala-

1 
Per un dettagliato excursus si v. btcg, s.v. Tarquinia (G. ta. Nel 1937 M. Pallottino afferma: “Il centro dell’altura
Bagnasco Gianni). orientale, più ricca di edifici di età romana, è occupato da
2 
Pallottino 1937, coll. 534 e ss. una grandiosa base di forma rettangolare a blocchi calcarei
3 
Senza pretesa di esaustività, si cfr.: Fossati 1829, pp. squadrati”. È questa l’ “Ara della Regina” – probabilmen-
197-199; E. Westphal, Topografia dell’antica Tarquinia, in te Aia (cioè spiazzale) della Regina piuttosto che “altare”
BullInst 1830, p. 37; più di quindici anni dopo, L. Cani- come il Dennis – che fin dai primi scavi destò particolare
na scrive di “reliquie di una più antica costruzione... rin- attenzione fra i dotti, e fu creduto un edificio sepolcrale
venuta nel luogo volgarmente detto Ara della Regina che o una fortificazione. Gli oggetti sacri, come terracotte e
sembrano avere appartenuto alla cinta di un grande tempio statue di culto o votive, tutte di età romana, trovate sopra
che doveva essere il principale dei Tarquiniesi” e specifica o intorno alla piattaforma, rendono plausibile l’ipotesi che
che tali rovine, per essere contenute in opere di sostruzioni essa sorreggesse una o più costruzioni sacre. Ciò sembra
fatte per reggere il piano superiore in cui doveva innalzarsi trovare ulteriore conferma nella presenza di strade, tra cui
il tempio, non potevano consentire di comprendere quale due incrociate, e di frequenti edifici, privati e pubblici, os-
fosse l’architettura del tempio (Canina 1846-1849, II, p. servati in vicinanza dell’ “Ara della Regina”, con ritrova-
36). Inoltre: Dennis 1848, pp. 425-426 e O. Benndorf, in menti di epigrafi, vasi e strumenti domestici” (Pallottino
BullInst 1866, pp. 232-233. Il Pernier precisa che le ricer- 1937, pp. 91-92).
che eseguite dal 29 febbraio al 6 marzo 1904 portarono 4 
Marchese 1937.
alla scoperta di “parte delle fondazioni di un grandioso 5 
Sullo stretto legame che unì Pallottino e Tarquinia:
edifizio costruito a blocchi squadrati” (Pernier 1907, p. Bonghi Jovino 2007 a.
43). La ricerca archeologica è portata avanti da Cultrera 6 
Romanelli 1948, p. 238 con riferimento ai testi prece-
(Cultrera 1920, pp. 266 ss.) fino agli inizi degli anni Tren- denti.
4 M. Bonghi Jovino

zione pervenuta alla Soprintendenza Archeologi- un monumento di straordinarie dimensioni così cal-
ca per l’Etruria Meridionale che decise di affi- colate: m 77,15 di lunghezza massima, dall’inizio
dare all’Università di Milano un intervento nella della scalea di accesso sul lato sud-est e m 35,55
parte antistante al tempio. Ciò ha dato poi l’avvio di larghezza massima. Il tempio aveva la predet-
ad ulteriori indagini7. ta scalea di m 22,50 e un basamento di m 54,65
probabilmente guarnito e difeso da una balaustra.
Le precedenti letture del monumento Il basamento fu costruito sistemando l’anda-
mento del suolo caratterizzato da una pendenza
Dei resti dell’edificio templare sono state avan- assai notevole in senso nord-sud.
zate alcune proposte di lettura da parte di studiosi Altre considerazioni si possono avanzare per il
autorevoli che concordemente hanno segnalato la lato settentrionale. P. Romanelli aveva osservato
presenza di varie fasi cronologiche. che la base del basamento doveva essere all’in-
Tali proposte possono utilmente e brevemente circa al livello del piano di calpestio che riteneva
essere riassunte prima di passare alla descrizione essere quello originario e, come vedremo, la sua
degli interventi preliminari. era una lettura corretta10.
Inoltre ha precisato che un elemento della cor-
Le analisi di Pietro Romanelli (1948) relative nice in nenfro che coronava il basamento sul lato
al Tempio III o dei Cavalli Alati (Tav. 2, 1- 2). di settentrione, trovato ancora in situ, costituiva
La motivazione per l’inizio dei lavori è stata un punto di partenza per misurare l’altezza del ba-
ben precisata dallo studioso: “Il monumento … samento stesso sui piani delle strade adiacenti: ri-
attrasse per la sua mole l’attenzione degli scava- spetto al piano della strada a sud del basamento
tori…; tuttavia, come gli scavi compiuti intorno (misurato in corrispondenza del punto stesso della
ad esso furono sempre eseguiti senza un preciso cornice, tale altezza è di m 7,05 mentre rispetto al
piano di esplorazione e senza metodo scientifi- piano della c.d. fontana di Cossuzio e di m 4,18).
co, così nessuno degli scritti ora ricordati ci dà “La crepidine di divisione fra la carreggiata e
del grandioso rudere una descrizione completa ed il marciapiede è costituita da una fila di piccole
esatta. D’altro lato l’abbandono susseguito ai vec- lastre di tufo e da una seconda fila, accostata alla
chi scavi aveva portato di nuovo al reinterro di prima, di piccole lastre irregolari di selce, le une
una parte del monumento. Il riportarlo integral- e le altre messe a coltello, e alte sul piani della
mente alla luce e il suo studio … mi parve avreb- strada cm 13: la prima fila, di materiale meno re-
bero valso la pena del lavoro certo non lieve …”8. sistente, è dalla parte del marciapiede, la secon-
Dello scavo va senza dubbio sottolineata la da da quella della carreggiata …: il loro spessore
grande precisione delle descrizioni delle struttu- complessivo raggiunge in media i 25 cm”.
re lasciateci dal Romanelli e la cura con cui que- Il dislivello relativo al basamento sul fronte
ste sono state riportate nella pianta e nelle sezio- della terrazza era stato calcolato di circa 1,32 me-
ni pubblicate nella relazione di scavo ed eseguite tri11. Il Romanelli aveva letto nel lato meridiona-
dall’arch. G. Caraffa. Infatti a distanza di circa le quattordici filari di conci di tufo regolarmente
sessant’anni dalla pubblicazione la relazione del squadrati e collocati tutti di testa ma nel prospetto
Romanelli appare ancora l’indispensabile punto C-C’ se ne intravvede un quindicesimo; nel lato
di partenza per chi voglia addentrarsi nei com- orientale se ne erano conservati sei e un altro ap-
plessi problemi posti dal tempio. pena visibile (Tavv. 12, 1; f. t. II-III).
Va infine segnalato che probabilmente il Roma- Conviene ora restringere il campo di osserva-
nelli non scrisse tutto ciò che aveva potuto osserva- zione all’edificio templare.
re. In questa direzione indirizzano alcuni elementi Il tempio, nella lettura del Romanelli, doveva
tra cui, ad esempio, il fatto che la cesura esistente essere sensibilmente spostato verso nord, rispetto
nei basamento sul fronte sud sia stata riportata nel- al basamento, così da lasciare verso mezzogiorno
la sezione ma non compaia nella relazione9. e verso ponente due ampie terrazze.
L’eliminazione della coltre di terreno che si era Le probabili misure dell’edificio, cioè della cel-
accumulata sull’edificio permise di riportare in luce la con le sue ali, compreso lo spessore dei muri,

Bonghi Jovino 1987, p. 59.


7 
1984, p. 361, fig. 15).
Romanelli 1948, p. 238.
8  10 
V., ultra, p. 22.
9 
Romanelli 1948, p. 246, fig. 33; la pianta è stata ripor- 11 
Romanelli 1948, p. 242.
tata integralmente da M. Pallottino (Etruscologia, Milano
Introduzione 5

apparivano di m 25,35 in larghezza e poco meno to. Anche perché solo così poteva essere visibile
di m 44,00 in lunghezza; aggiungendo la scalea si l’altare arcaico. Inoltre ipotizzò che la scala non
arrivava a una lunghezza totale di m 66,50 x 25,35. salisse in maniera continua ma si sviluppasse con
La cospicua altezza del basamento su cui sor- ripiani orizzontali o a leggera inclinazione alter-
geva il tempio rese necessaria, sempre seguendo nati a gradini13.
la relazione Romanelli, una grande scala d’acces- Queste due parti della scala di accesso al tem-
so sul fronte, che muoveva da una area antistante pio, dalla prima alla seconda terrazza, non furono
larga m 4,68 lastricata a grandi lastre di nenfro. ritenute pertinenti alla stessa epoca; infatti nella
Dall’area antistante alla scala si levano, da una lettura dello studioso i muri in tufo dovevano es-
parte e dall’altra, due avancorpi (Tavv. 2, 2; pro- sere originari e dovevano, insieme al massiccio
spetto C-C’; f. t. II-III) con un fronte di circa m con cui sono collegati, far da sostegno alla scala;
10,00 ciascuno. I due avancorpi presentano, al di mentre i gradini ed il piano in nenfro, pur essendo
sopra di una fila di conci di base, un toro molto stati eseguiti con una certa perizia tecnica, proba-
schiacciato, sovrastato da un altro più piccolo in bilmente risalivano ad un’età più tarda14. Si può
nenfro e quindi due altri ordini di conci in tufo. notare, quindi, come il Romanelli collocasse in
Fra i due si sviluppava la gradinata. momenti cronologici diversi alcune parti dell’e-
Il Romanelli aveva notato che, dei due avan- dificio.
corpi, quello di sinistra, il meridionale, girava ir- Assai controversa è stata l’identificazione del-
regolarmente. La ragione gli sembrava connes- la funzione dei blocchi al di sotto del basamento
sa ad una situazione specifica: dietro l’avancorpo che saranno in seguito indicati come muro γ (24).
meridionale era presente una struttura da lui ri- Sul problema si ritorna più oltre15. Per il momen-
tenuta un altare, avanzo di un edificio più anti- to si tenga presente che il Romanelli si limita
co; una sorta di basamento quadrangolare, obli- semplicemente a mettere in relazione l’altare ar-
quo rispetto all’asse del tempio e formato da due caico con i blocchi, ritenendo, a giusta ragione,
corpi, uno in filari di tufo chiaro, rivestito ver- che ad un esame superficiale, senza cioè effettua-
so l’esterno da conci di nenfro (altare α), l’altro re saggi specifici in zona non sarebbe stato possi-
invece di una semplice piattaforma di tufi rossi bile venire a capo del problema.
(struttura β). Ritornando alla scala di accesso, i resti por-
Queste due strutture furono ritenute pertinen- tati a luce non permisero di ricostruire la preci-
ti ad un edificio più antico che venne interpretato sa fisionomia strutturale, per cui egli si limita ad
dal Romanelli come una costruzione di carattere ipotizzare una scala non continua ma formata da
sacro, rispettata dai costruttori del tempio. gradini alternati a ripiani orizzontali leggermente
Proseguendo nella ricostruzione l’A. si soffer- inclinati16. Ciò gli parve più verosimile data l’al-
ma ad analizzare quanto rimane della scala di ac- tezza del basamento. Salita la scala, appena sul
cesso sulla prima terrazza del tempio: tre muri piano del basamento, si giunge all’altezza della
di conci di tufo perpendicolari alla fronte del ba- fronte del tempio.
samento, leggermente inclinati, che seguono la In seguito ai lavori di scavo il Romanelli mise
pendenza della scala e collegati nella parte più in luce anche la parte terminale della cella, costi-
vicina al basamento da una struttura eguale (in- tuita da un piccolo muro parallelo al muro peri-
dicato nella pianta con la lettera E); tre gradini metrale della cella ed altri due perpendicolari ad
in nenfro ed un piano di lastre della stessa pie- essa. La parte posteriore della cella veniva così
tra verso l’estremità settentrionale (indicato nella ad essere costituita da tre piccole stanze, larghe
pianta con la lettera F)12. ognuna circa m 2,50 e profonde m 2,20.
La scala di accesso doveva occupare soltanto Nella descrizione dello studioso la cella si
l’area in corrispondenza del centro del basamen- presenta piuttosto lunga e stretta, di forma de-

12 
Il Marchese scrive nel diario di scavo (p. 47) di quattro to che essi furono costruiti dopo il basamento quanto piut-
scalini. tosto, ed è naturale, che strutturalmente essi, e la scala che
13 
Romanelli 1948, p. 247. sostenevano, furono concepiti indipendenti dal basamento,
14 
Il Romanelli (Romanelli 1948, p. 246) nota anche che per quanto contemporaneamente ad esso.
questi gradini in nenfro “sono stati costruiti con lo stesso 15 
V., ultra, pp. 20, 29, 40, 70, 88.
sistema del nucleo del basamento cioè con un intervallo di 16 
Numerosi elementi in nenfro, sagomati, rinvenuti tutti
terra fra concio e concio; con i loro filari essi si appoggiano in zona appaiono inoltre collegabili alla scalea o alla terraz-
sopra i filari del basamento, ciò che può dimostrare, non tan- za del tempio.
6 M. Bonghi Jovino

cisamente rettangolare, affiancata da due alae, Altrettanto dubbia la disposizione della parte
relativamente larghe m 4,90. Il pronao appare no- terminale di questo secondo vano; infatti al di
tevolmente profondo ed il limite tra esso e la cel- là del muro perimetrale posteriore della cella (I
la è indicato quasi sicuramente da due elementi nella pianta) erano stati riportati in luce un mu-
sporgenti dai muri laterali. retto parallelo a questo ed altri due perpendico-
Secondo il Romanelli era poco chiara la fun- lari che determinavano tre piccole stanzette lar-
zione dei nuclei di conci (d-d’/e-e’) allineati con ghe ognuna circa m 2,50 e profonde m 2,20. Se
i muri settentrionale e meridionale della cella. queste tre piccole stanzette o nicchie fossero so-
Anche in questo caso gli studi successivi, con praelevate o sotterranee non è chiaro per il Ro-
i saggi e le correlazioni tra le strutture murarie, manelli, così come è incerta la loro funzione19.
hanno fornito una verosimile spiegazione al pro- Egli osservava inoltre come era in dubbio che il
blema17. muro H delimitasse sin dall’inizio uno dei due vani
Ugualmente incerta gli parve la disposizione della cella. Esso infatti è in tufi rossi, a differenza
dell’interno della cella, se cioè essa fosse a vano del muro G e dei muri perimetrali della cella (in
unico o divisa in due o a più vani. Tale incertez- tufi chiari); per di più esso non gli appariva struttu-
za era alimentata dalla presenza di due muri che ralmente connesso con questi ultimi. Il muro H gli
tagliavano trasversalmente l’ambiente: il primo (G parve pertanto un’aggiunta posteriore. Questo fa
nella pianta), largo m 1,30, in tufi chiari, legava con sorgere il problema dei muretti che nella parte po-
i muri laterali; il secondo (H nella pianta) più largo, steriore del tempio continuano i muri perimetrali
di m 1,60, in tufi rossi non lega con i muri laterali. della cella ed il muro dell’ala, perché anche questi
Anche per questo problema la nuova lettura muretti sono in tufi rossi e non sono connessi con
delle strutture murarie ha dato una risposta dif- il muro perimetrale posteriore del tempio.
ferenziando cronologicamente i muri anche sulla È interessante l’osservazione del Romanelli a
base del materiale impiegato18. proposito dell’area all’interno della cella perché
Lo studioso si mostra, invece, particolarmente afferma essere stata ripetutamente frugata da sca-
incerto circa la disposizione della parte anterio- vatori clandestini e non, cosicché il terreno tra il
re del tempio: infatti prospettò o un ampio pro- muro H ed i perimetrali appare rimosso e scon-
nao aperto a colonne che precedeva la cella, i cui volto, privo quindi di elementi che possano gui-
muri sarebbero terminati non molto più in là di darci alla formulazione di ipotesi fondate non solo
dove terminano oggi; oppure il prolungamento su confronti esterni ed osservazione autoptica del
dei muri della cella in avanti, come due lunghe monumento nella sua globalità. Questa osserva-
ante, fin dove oggi sono i due nuclei di conci al- zione è stata di grande utilità al momento di sce-
lineati con i muri stessi (indicati nella pianta con gliere i punti ove effettuare i saggi in profondità.
d-d’, e-e’). L’A. conclude la sua ipotesi ricostruttiva defi-
Con molto acume precisò che questi blocchi, nendo il tempio uno ‘pseudoperiptero’ in quanto
pur essendo allineati con i muri della cella, mo- il muro perimetrale posteriore della cella si alli-
stravano una differente tecnica struttiva cioè non nea con i muri di fondo delle alae20. Quanto al
furono costruiti a muratura piena ma con blocchi numero delle colonne, egli ne suppone 6 sulla
intervallati da terra, come il nucleo del basamen- fronte, con un intercolumnio da centro a centro
to, il che gli aveva fatto supporre, tenendo conto di m. 4,80 e 10 sui fianchi (Tav. 2, 1)21.
anche della minore altezza cui si erano conservati, Un esito non trascurabile delle ricerche del Ro-
che facessero parte degli elementi di fondazione. manelli è rappresentato dalla sorprendente quan-
Per il Romanelli la cella del tempio si estende- tità di materiale fittile di epoche diverse ritrovato,
va fino al muro di tufi rossi (H) e quindi misurava pertinente a momenti distinti di vita del tempio.
m 11,45; essa veniva cosi divisa in due ambienti Riassumendo, i dati salienti forniti da P. Roma-
ed il muro in tufi chiari doveva servire di appog- nelli hanno segnalato, per quanto ci interessa nello
gio ad una scala di pochi e bassi gradini che con- specifico delle fasi arcaiche, la situazione seguente:
duceva nel secondo vano della cella posto ad un – aggiunta della terrazza ad un più antico basa-
livello più alto rispetto al primo. mento,

V., ultra, p. 33 e ss.


17 
nere un unico grande basamento per l’immagine o le imma-
V., ultra, p. 15.
18 
gini delle divinità adorate nel tempio.
19 
Il Romanelli (Romanelli 1948, p. 250) ha prospettato 20 
Romanelli 1948, p. 250.
anche l’ipotesi che tutto l’insieme dei muri servisse a soste- 21 
Romanelli 1948, p. 255, fig. 42.
Introduzione 7

– la presenza di un impianto precedente al Tem- – in data 3 giugno: “Dal lavoro di pulizia attorno
pio dei Cavalli Alati sulla base della presenza al basamento di Tempio denominato ‘Ara della
delle due strutture D e D’ inglobate nella terraz- Regina’ affiorano: due frammenti di lastra fitti-
za e ritenute a carattere sacro, forse un altare22. le a rilievo, arcaiche: in uno notasi biga e parte
di auriga, nell’altro zampe equine con spicca-
Egli ha dunque il merito di aver individuato to parallelismo. I due frammenti, pur essendo
una fase di vita precedente a quella del Tempio di arte molto, molto meno fine delle lastre tipo
dei Cavalli Alati. Quanto alla pianta pensava ad Velletri, denotano arte arcaica del sesto seco-
un periptero con podio colonnato, cella divisa lo”27.
dal muro H in due ambienti di cui il posterio- – in data 3 settembre: “Nel lavoro di isolamento
re sopraelevato e fornita in fondo di tre piccoli del lato corto orientato a Sud-Est si rinvengo-
vani23. no erratici nel terreno: un frammento di rag-
Purtroppo lo studioso non ha ritenuto oppor- giera di grande antefissa … che presenta po-
tuno raccogliere gli elementi frutto delle sue licromia in bruno e in rosso, è decorato con
osservazioni ed ipotesi fissandoli in piante ri- bocciuolo di loto e con spirali affrontate. Si
costruttive dell’edificio diversificate per fasi cro- rinvengono pure: un frammento di lastra fit-
nologiche. tile policroma decorata a zig-zag in rosso su
ingabbiatura paglina … un frammento di la-
Il diario di Leonida Marchese stra fittile policroma con cerchi concentrici in
paglino su ingabbiatura rossa scura … Sem-
Volgendoci ora al diario di Leonida Marche- pre lungo il lato corto orientato a Sud-Est,
se che fu prezioso collaboratore di P. Romanelli alla distanza di m 5,10 dallo spigolo a Sud e
nell’attività di scavo24, va sottolineato come ab- alla distanza di m. 2,00 dal filare di blocchi si
bia annotato scrupolosamente giorno per giorno rinvengono alla profondità di m. 2,70 dal li-
l’andamento dei lavori, precisando molte delle vello dell’humus: 1° frammento di ala fittile;
sue impressioni soffermandosi frequentemente 2° zoccolo equino ad altorilievo su lastra che
su particolari specifiche situazioni. presenta inferiormente base aggettante …; 3°
Di conseguenza appare opportuno considerare base con zoccolo equino a tutto pieno; 4° base
in una sola analisi la lettura di P. Romanelli e le con zoccolo equino a basso rilievo; 5° dicias-
descrizioni del Marchese per una migliore com- sette frammenti vari di garretti equini; 6° un
prensione di quel che fu l’andamento dei lavori. grande collo equino con largo collare e guide
In generale le loro considerazioni si riferiscono sottomascellari con tre “tintinnabula” a “car-
quasi completamente al Tempio III o dei Cavalli dia”. Presenta ricca criniera a massa ritoccata
Alati25; tuttavia molte annotazioni risultano inte- criniforme a stecca; 7° parte superiore di te-
ressanti anche ai fini della fase arcaica. sta equina (pertinente al suddetto collo) …;
– in data 29 agosto) il Marchese26 annota: “… 8° parte media di testa equina (pertinente alla
in alcune parti (con riferimento al lato Sud- predetta). L’occhio è trattato sovrapponendo
Ovest) dell’imponente basamento templare nello spazio orbitale dischi fittili concentri-
gravita oltre due metri di terreno”; e poco oltre ci. Ottima anatomia, larghezza decorativa di
precisa: “Si nota che mentre il terreno gravi- masse anatomiche e ricerca quasi minuziosa
tante sul lato Sud-Ovest è di scarico, quello in di particolari; 9° parte di petto equino con mu-
cui è seppellito il lato corto orientato a Sud-Est scoli anteriori e laterali, simmetricamente di-
è di lento e secolare assestamento e si presenta sposti…” cui segue l’indicazione di altri fram-
più duro e compatto. Anche i filari di blocchi di menti fittili28.
questo lato presentano meno usura e logorio,
essendo stati meno esposti alle intemperie e al Perspicuo il commento: “A questo frammento e
vomere”. ai seguenti non si dà valore in quanto facenti parte

22 
Romanelli 1948, p. 245 ss., fig. 26. 25 
Sulla ricomposizione dei frammenti pertinenti alla de-
23 
Il singolo elemento del colonnato, intanto, viene ab- corazione frontonale si v. la proposta di una nuova lettura:
bandonato nelle brevi considerazioni sull’Ara della Regina Bagnasco Gianni 2009 a.
svolte dall’Andrén che pensa ad un tempio ad alae: Andrén 26 
Marchese 1937, p. 8.
1959-1960, pp. 30-31. 27 
Marchese 1937, p. 1.
24 
Romanelli 1948, pp. 238-260. 28 
Marchese 1937, p. 9 e ss.
8 M. Bonghi Jovino

di un pregevole complesso decorativo-architettoni- a blocchi, lievemente a piano inclinato, per la


co, valutabile nel complesso e non nel singolo fram- lunghezza di m. 5 ed appoggiatesi ad angolo
mento”29. retto, con direzione Sud-Ovest, al muro di cin-
– in data 5 settembre: “ … sul lato corto a Sud- ta interno (Tav. f.t. I, n. 57). Si rinvengono poi,
Est dell’Ara della Regina – m 5,60 dallo spi- a distanza di m. 14 dallo spigolo interno del
golo Sud del grande basamento e alla distanza Tempio, una platea di edificio annesso al Tem-
di m 3,50-3,70 si rinvengono: – grande torace pio (larga 3,90 x 5,40) (Tav. f.t. I, n. 31) e ad
con collo equino. Presenta collare con fibbione un metro distante da da essa e a sud di essa un
e guida sottomascellare con tre “tintinnabula” basamento a gradinate, probabilmente di ara,
– come il precedente. Lateralmente notasi ade- che presenta le misure esterne maggiori di m 3
renza per ali fittili …”. ; otto frammenti … di x 6 (Tav. f.t. I, n. 30). L’orientamento sia della
testa equina pertinenti probabilmente al prece- platea che del basamento di ara è, anziché pa-
dente …”30. rallelo – lievemente convergente ad muro prin-
cipale interno del Tempio34.
Segue l’elencazione di altri frammenti relati- – in data 19-23 settembre: “Sempre nello sca-
vi alla lastra dei cavalli alati minuziosamente de- vo del lato Nord-Ovest si rinvengono … e un
scritti. Segue l’annotazione: “Notevole è il rea- frammentino di lastra arcaica a rilievo con
lismo con cui sono segnate le vene inguinali”31. guerriero a d …. Un frammentino di lastra a
– 6 e 7 settembre: prosegue l’elenco di altri rilievo arcaica su cui notansi stilizzate zampe
frammenti pertinenti al frontone del Tempio equine; parte del volto di una maschera sileni-
dei Cavalli Alati e aggiunge: “Probabilmente ca di antefissa … testina fittile di Menade che
la decorazione era frontonale di arte greco- sembrerebbe parte di antefissa.
campana del III secolo a. Cr. o degli ultimi – in data 26-30 settembre: “Lo scavo lungo il
decenni del IV sec. Notevole ed evidentissi- lato Sud-Est … rivela che il piano inclinato
ma è infatti … la rassomiglianza tra queste (che presenta aderenze laterali forse più tar-
teste equine e le protomi equine che compa- de) presentasi nel suo nucleo centrale largo
iono nelle didramme e nei bronzi romano- m 7,40, lungo presumibilmente circa 15 metri
campani …”32. desinente al muro maestro del podium (7,40
– in data 8-9 settembre il Marchese rilevava x 5,55). Tale platea presenta spallette a du-
come le proporzioni di m 34,50 x 60,00 del plice filare di blocchi, dolcemente oblique in
basamento fossero veramente imponenti “per basso, che continuava l’inclinazione generale
un tempio etrusco-romano quando si pensi del piano inclinato architettonico che – sen-
alle misure di poco superiori del krepidoma za dubbio – ebbe funzione di massicciata e di
del Partenone, quasi uguali del tempio di Zeus podium per scalinata di accesso al lato princi-
in Olimpia e di molto superiori del tempio C pale Sud-Est”35.
di Marzabotto … Il grande podio tarquinense
od ara per gli dei celesti, si allontana però – e Si precisa inoltre, a proposito della scalea
di molto – dai canoni vitruviani per il tempio che conduce alla sommità del basamento e dun-
etrusco, e tende invece all’euritmica propor- que al piano del tempio, che “tale piano incli-
zione dei templi greci o italioti”33. nato è appoggiato e non concatenato struttural-
– in data 12-17 settembre: “Verso lo spigolo a mente”36.
Sud, sovrastante la cinta esterna a 57 metri – in data 10-15 ottobre37 (p. 45): “Essendosi ulti-
dal lato corto Nord-Ovest è stato isolato uno mato l’isolamento del lato Nord-Ovest, si gira,
spigolo a squadro a vari filari di blocchi … A isolando il lato Nord-Est. Lungo questo lato, a
m. 9,40 dall’inizio di questo spigolo interno soli m 4 dallo spigolo Nord, e a soli 30 centim.
che forse delimitava l’edificio templare da un al di sotto del piano di campagna, si rivela un
avamportico, si è rinvenuta una salda struttura massicciato a lastre di nenfro poste a spina di

Marchese 1937, p. 11 e ss. Molti frammenti si riferi-


29  32 
Marchese 1937, pp. 13-18.
scono al frontone del Tempio dei Cavalli Alati. 33 
Marchese 1937, p. 20.
30 
Marchese 1937, p. 12. 34 
Marchese 1937, p. 23.
31 
Anche qui si tratta per lo più di elementi del frontone 35 
Marchese 1937, pp. 31-38.
del Tempio dei Cavalli Alati. 36 
Marchese 1937, p. 38.
37 
Marchese 1937, p. 45.
Introduzione 9

pesce e che a tratti continua con tegoloni. Tale tavelloni in cotto“. Di grande interesse è il di-
massicciato è frammentario e si arresta a un 10 segno di un frammento di “lastra fittile ad alto
centim. dal muro a blocchi dello stilobate …”. rilievo: notasi testa con barba ad orifiamma.
Nello scavo lungo il lato Sud-Est si rinvengo- Il frammento che misura 0,15 x 0,10 presen-
no: un frammento di tegola policroma a zig- ta tracce di policromia in bruno, rosso, verde
zag rossi e nei pressi … un frammento simile e bianco”41. Si tratta probabilmente del rivesti-
…un frammento di lastra fittile a rilievo con mento di un mutulo destro con testa barbata di
due cavalli addossati andanti a d. … Arte del serpente che sporge sopra il bordo42.
VI-V sec. av.Cr.; un frammento di lastra fittile – in data 12 novembre: “Lungo il lato Nord-Est
a rilievo con parte inferiore di due aurighi su del podium templare e nel terreno di scarico oc-
biga, di cui è rimasta solo parte anteriore – sti- cupante il secondo vano ad Est, con pavimen-
le arcaico del VI – V sec. av. Cr. Policromia in tazione … a lastre di nenfro, e appoggiantesi
rosso e bruno; … un frammentino … di lastra anch’esso allo stilobate” si rinvengono la la-
fittile a rilievo, arcaica, con policromia rossa e stra marmorea con l’epigrafe di Thar(cho)n e la
bruna che …; due frammentini di raggiera di verghetta di bronzo con l’iscrizione Artumes43.
antefissa; un frammento di lastra fittile a rilie-
vo a palmette e bocciuoli”38. La lettura Torelli 1975 (Tav. 2, 3)
– in data 17-21 ottobre: “… verso l’angolo est
dello stilobate, a m. 7 dal lato Sud-Est e paral- Si deve allo studioso una nuova ipotesi rico-
leli ad esso, appaiono quattro gradini di nenfro, struttiva del complesso monumentale.
di cui due mancanti, lunghi circa m. 5 limitati Nel pubblicare gli Elogia Tarquiniensia M. To-
dopo 5 m. di lunghezza da un muro a blocchi relli si soffermò brevemente a riconsiderare la to-
tufacei orientati a Nord-Est (Tav. f.t. I, n. 56). I pografia del santuario ritenendo evidenti alcune
predetti scalini, anche oltre tale muro, si conti- tracce dell’impianto arcaico che, a suo parere, ri-
nuavano per circa un altro metro. Avanti questi guardava quella complessa struttura rettangolare,
scalini e a sud di essi è un residuo di massiccia- quasi perfettamente orientata secondo i punti car-
ta a lastre irregolari …”39. dinali, inserita nell’angolo sud-est del basamen-
– in data 24-29 ottobre: “… si presentano in- to, interpretata già dal Romanelli come un altare
teressanti … due zone: la prima lungo il lato arcaico44.
Nord-Est dell’Ara, a poco più di 30 metri dal- L’interpretazione delle due strutture come af-
lo spigolo Nord … la seconda zona … è data ferenti alla leggenda tagetica è stata poi più volte
da una ripida scaletta (Tav. f.t. I, 54) a gradi- ribadita da Torelli45.
ni di nenfro, parallela alla scalinata di cui re- L’ipotesi davvero anticipatrice se vista oggi
stano 4 gradini orientata anch’essa a Sud-Est, alla luce delle ricerche condotte, recitava: “… è
ma che si inizia circa 10 metri ad Est della pri- probabile che la struttura visibile sia soltanto una
ma. I gradini di questa seconda stretta scali- sopraelevazione di un precedente altare, dato che
nata, larghi poco più di 1 metro, presentano il livello del santuario più antico deve trovarsi più
forte pendenza. Più interessanti sono i fram- in basso di quello oggi visibile”46. Ciò sembrebbe
menti rinvenuti nel terreno di scarico che in- indicato da resti di strutture tufacee, aventi ugua-
sisteva sulla piccola scaletta di nenfro, a Sud- le orientamento di quello osservato nell’altare,
Est dell’Ara e a 46 metri circa dal lato Sud-est situai sotto il livello pavimentale della piazza an-
dello stilobate”40. tistante il basamento.
– in data 8 novembre: “Nello scavo lungo il lato Durante una campagna di scavo effettuata nel
Nord-Est dello stilobate, una trentina di metri 1969 fu inoltre evidenziata una seconda strada
dallo spigolo Nord … appare un pavimento a che correva lungo il lato settentrionale47.

38 
Marchese 1937, p. 45 e ss. 46 
Torelli 1975, p. 14.
39 
Marchese 1937, p. 47. 47 
Il Romanelli aveva già individuato una strada presso
40 
Marchese 1937, p. 56 e ss. l’angolo nord-ovest. La strada venne definita “etrusca” da
41 
Marchese 1937, p. 64. Torelli (non furono dati tuttavia specifici elementi di valu-
42 
Cataldi 1993, p. 218; Romanelli 1948, p. 265, n. 53. tazione); essa correva obliquamente discostandosi dall’edi-
43 
Romanelli 1948, p. 266; Marchese 1937, pp. 64-65, 80. ficio sacro, si trovava al livello dell’assisa infima del ba-
44 
Torelli 1975, pp. 13-22. samento, poggiava con leggera pendenza direttamente sul
45 
Torelli 1981 b; Torelli 1982, p. 123 e ss. terreno vergine.
10 M. Bonghi Jovino

Secondo lo studioso doveva trattarsi di una Rispetto a questa ipotesi, che ha l’innegabile
grande via per le processioni, che avvicinandosi vantaggio di motivare le incongruenze struttu-
al tempio dal centro della città raggiungeva, dopo rali del monumento (il muro in tufo rossi H e le
un’ampia curva la facciata del tempio: la strada, cellette posteriori) senza ricorrere alla soluzio-
infatti, doveva farne risaltare la maestosa fiancata. ne del Romanelli di una cella posta ad un livel-
Ora riassumiamo la lettura di M. Torelli. lo superiore rispetto al pronao, non si possono
Fase arcaica: tuttavia addurre al momento ulteriori elementi
– tempio ad alae, di fatto.
– cella allungata, Torelli nel 1975 aderisce all’ipotesi di una fase
– vestibolo e pronao con quattro colonne, arcaica; inoltre giustamente distingue, dopo la
– altare e recinto D1 e D2. fase arcaica, due momenti strutturali diversi: il
primo in cui la cella era divisa in due ambienti dal
Tempio dei Cavalli Alati: muro G e prevedeva sul fondo tre piccoli vani; il
– esistenza di un primo ripiano (o terrazza) pro- secondo, invece, in cui la divisione era fornita dal
fondo m 16,50 sul quale sorgeva l’altare, muro H ed i tre vani erano allungati fino al muro
– presenza di un secondo ripiano separato perimetrale posteriore del tempio.
dall’altro attraverso due scalinate laterali con M. Torelli a sua volta, accettandone la tesi,
un piano inclinato centrale48, avanzò anche l’ipotesi che la struttura visibile
– tempio con pianta ad alae con o senza un pro- fosse stata soltanto una soprelevazione di un pre-
nao colonnato, cedente altare, dato che il livello del santuario più
– muri di sostegno delle alae con spessore co- antico doveva trovarsi più in basso di quello oggi
stante di m 1,60 mentre le murature della cella visibile. Ciò sarebbe stato confermato dai resti
misuravano m 1,40, di strutture tufacee con uguale orientamento di
– sul fondo della cella si aprivano tre stanzet- quello osservato nell’ “altare”, esistenti poco di-
te, quella centrale della larghezza della cella e scosto da questo sotto il livello pavimentale della
quelle laterali ampie quanto le alae interpreta- piazza antistante il basamento49.
bili come le favisse del tempio, In definitiva M. Torelli ha formulato la prima
– la cella interna doveva essere delimitata dai ipotesi relativa ad una fase arcaica del tempio che
muri G ed I della pianta Romanelli, risalirebbe alla metà del VI secolo a. C., ipote-
– il muro in tufi rossi, H , può spiegarsi solo per si più vicina a quanto è stato possibile dedurre
ragioni statiche o come un’aggiunta posteriore, poi con gli interventi mirati50 ed è veramente sor-
– il pronao era delimitato da pilastri (c nella prendente l’ipotesi che la struttura visibile (alta-
pianta Romanelli) e dal muro in tufi chiari (G re α) sia una soprelevazione di una realtà sotto-
nella pianta). stante.
– tale ricostruzione verrebbe confermata dal- Il suo studio su questo monumento, comples-
le misure del pronao proporzionate rispetto a so sia strutturalmente sia architettonicamente, ha
quelle della cella vera e propria (m 6,55 x 9,55 rappresentato un momento di approfondimento
contro m 15,50 x 9,55), critico dei dati noti e uno stimolo anche per il no-
stro intervento.
Fase posteriore:
– questa fase sarebbe testimoniata, oltre che dal- La lettura Colonna 1985-1986 (Tav. 2, 4)
le terrecotte architettoniche, anche da dettagli
strutturali, Il Tempio dei Cavalli Alati (Tempio III) è stato
– il muro in tufo rossi (H) e le tre piccole stanze esaminato in due riprese da G. Colonna la cui let-
di fondo apparirebbero aggiunte successive, tura viene riproposta in questa sede per numerosi
destinate forse alla sistemazione di una triade, spunti importanti e di notevole interesse. L’edifi-
– in questa fase non precisabile cronologicamen- cio sarebbe stato costruito poco prima della metà
te, si dovette abolire la favissa centrale e am- del IV secolo e avrebbe probabilmente subito un
pliare l’anticamera della cella. rifacimento nella prima metà del III secolo.

48 
M. Torelli (Torelli 1975, p. I7, nota 3) sulla base delle 49 
Torelli 1975, p. 14.
informazioni fornitegli direttamente dal Marchese pensa che 50 
Anche P. Romanelli aveva supposto genericamente una
il piano inclinato centrale del secondo ripiano avesse uno fase più antica di quella del Tempio dei Cavalli Alati: v.,
corrispondente sul primo. supra, p. 4 e ss.
Introduzione 11

Lo studioso, basandosi sulla pubblicazione del – il tempio era anomalo a causa della sua lun-
Romanelli, ha proposto quanto segue51: ghezza e forse ispirato al romano periptero
– sul posto esisteva un santuario di età tardo ar- sine postico,
caica diversamente orientato, – l’edificio era sostenuto da un podio rivestito
– nel basamento della terrazza del tempio furo- con blocchi di nenfro, modanato in basso come
no inglobate, lasciandole parzialmente in vista gli avancorpi della scalea,
sul lato lungo a sud, due strutture (sostruzione – tipicamente tuscanica è la conservazione dei
di un grande altare (α) e corso di base forse di muri laterali prolungati fino alla fronte,
un’edicola o recinto (β), – l’antecella era aperta sul pronao con quattro
– la maggior lunghezza della prima terrazza sa- colonne (come già Romanelli e Torelli),
rebbe stata determinata dall’intento di conser- – la cella era allungata e dotata di tre piccoli vani
vare le due strutture arcaiche ritenute l’epicen- sul fondo,
tro religioso del santuario arcaico, – la parte retrostante la cella e le due alae sareb-
– il nucleo maggiore (a), a muratura piena di be stata ripartita in tre ambienti di cui due la-
macco con paramento in nenfro è interpretabi- terali più larghi delle alae, ed uno centrale più
le come un grande altare, stretto della cella: una sorta di opistodomo for-
– il nucleo minore (b), in tufo rosso, costruito se accessibile dall’esterno,
con muratura a graticcio, fungeva da euthynte- – lo spazio del pronao era articolato da quattro
ria ad una struttura quadrata il cui lato misura- colonne lisce di nenfro del diametro inferiore
va m 5,60, di quattro piedi,
– i blocchi in tufo chiaro e rosso, visibili al di – alle colonne corrispondevano le paraste all’in-
sotto del basamento, sono interpretabili come gresso dell’anticella (c nella pianta).
un muro orientato est-ovest (muro γ), quasi – le colonne e le ante sarebbero state alte circa 9
completamente distrutto, metri ed erano di ordine ionico-italico con basi
– il muro γ (Tav. f.t. I, 24) forse delimitava a val- a toro tra due anelli52.
le il santuario primitivo,
– il basamento sopportava il tempio e una terraz- La lettura di G. Colonna consente, dopo gli in-
za antistante a due ripiani ornata da plutei dal terventi sul campo, di formulare alcune conside-
profilo a clessidra, razioni.
– alla terrazza si accedeva per mezzo di una sca- Lo studioso ipotizza che l’altare arcaico (α) e
lea tra due avancorpi a base modanata con due il muro perimetrale (γ) del supposto santuario ar-
tori in ritiro, caico siano rimasti non visibili sotto il piano del-
– seguendo l’ipotesi del Romanelli, la terrazza la terrazza. Qualora si trattasse di repliche di età
si estendeva lungo tutto il lato meridionale co- successiva, l’ipotesi verrebbe a ricalcare quella
stituendo come una sorta di tribuna affacciata del Torelli.
sulla via e sulla valle sottostante, L’articolazione della parte posteriore del tem-
– all’edificio templare si accedeva dalla terrazza pio non sembra essere dettata da sufficienti dati
per mezzo di una rampa. di ordine strutturale. I muretti in tufo chiaro per-
pendicolari al muro 4 ed al muro di fondo del
Passiamo ora a considerare l’alzato che è stato tempio potrebbero essere traverse o tiranti di
ricostruito dallo studioso partendo dall’osserva- collegamento privi di corrispondenti elementi in
zione che per le colonne si fece ricorso a nuclei alzata (Tavv. 5; f.t. I).
distinti di fondazione e per il criterio dimensiona- Il Colonna ha proposto infine una seconda fase
le al piede attico. costruttiva che cadrebbe nel III secolo a.C. per la
I tratti salienti dell’edificio di IV secolo posso- quale ha ipotizzato:
no essere riassunti come segue: – le alae e la cella sarebbero state prolungate
– si trattava di un tempio ad alae, libera riela- fino al muro di fondo del tempio.
borazione delle Tuscanicae dispositiones nella – nella parte posteriore sarebbero state aggiun-
variante con cella unica tra alae, te nuove strutture, riconoscibili per le fonda-
– l’ edificio era decentrato verso destra rispetto zioni in tufo rosso non collegate alle prece-
al basamento, denti,

Tutte le considerazioni sono tratte da Colonna 1985 b


51 
Un capitello fu disegnato da G. B. Piranesi: cfr. Fortu-
52 

e da Colonna 1986, p. 502. na degli Etruschi 1985, p. 66, fig. 72.


12 M. Bonghi Jovino

– sarebbe stata soppressa la tripartizione della La lettura Pianu 1986


parte posteriore della cella prolungando sia le
alae sia la cella stessa, Una ulteriore ricostruzione è stata proposta da
– le precedenti tre camerette sarebbero state so- G. Pianu54 riassumibile come segue:
stituite con delle altre più lunghe ed in posizio- – il tempio era ad unica cella, divisa in senso lon-
ne arretrata, gitudinale in tre parti: un ingresso (cavedio), la
– la parete divisoria tra cella ed antecella sareb- cella vera e propria, ed un ambiente di fondo,
be stata arretrata, riequilibrando così le propor- probabilmente un adyton,
zioni dei due ambienti. – sui lati si avevano due corridoi (alae), anch’es-
se verosimilmente fornite di cellette posteriori,
In sostanza vi sarebbero state due fasi edili- forse per la deposizione di ex-voto,
zie confermate dalle terrecotte di rivestimento – resta incerto se la facciata fosse a quattro co-
che indicano una prima fase nell’ambito della lonne (tempio prostilo tetrastilo) o a due colon-
metà del IV secolo e una seconda circa un se- ne fra le ante (tempio in antis),
colo dopo. L’analisi delle terrecotte mostrerebbe – la fase di ristrutturazione sarebbe da riportar-
inoltre che il tempio non aveva frontoni, ma al- si ad epoca romana, quindi posteriore a quella
torilievi fittili applicati alle testate del columen e ammessa da Colonna,
dei mutuli. – in questo periodo sarebbero state impiantate le
Secondo lo studioso i resti arcaici inglobati tre celle tipiche dei Capitolia, probabilmente
nell’edificio (strutture α e β) attesterebbero mol- in connessione con l’introduzione a Tarquinia
to probabilmente una precedente fase di vita del del culto della triade capitolina.
santuario collocabile alla metà del VI sec. a. C.,
fase in cui avrebbe svolto il ruolo di santuario fe- Un commento
derale, verosimilmente extramuraneo, degli Etru-
schi. Dopo le accurate indagini condotte da Roma-
In buona sostanza il Colonna individuava una nelli, l’interesse per il tempio subisce una battu-
sorta di epicentro religioso dell’edificio templa- ta d’arresto.
re arcaico nella struttura α, un grande altare pog- Dei saggi di scavo eseguiti dal Marchese nel
giato ad un muro orientato est-ovest (muro γ) in- 1957 lungo il lato sud e presso l’angolo nord-
teso quale limite a valle del santuario primitivo, ovest del basamento non v’è diario di scavo. Le
e nella struttura β l’euthynteria di una struttura poche notizie in nostro possesso provengono
quadrata che ipotizzava suggestivamente essere da quanto incidentalmente annota M. Moretti55:
il luogo di nascita del fanciullo Tages53. vari frammenti villanoviani furono rinvenuti
Gli scavi successivi hanno confermato l’ipo- nel terrapieno tra le sottostrutture del tempio e
tesi dello studioso di una fase arcaica ma la stra- a quota sottostante a quella di pavimentazione
tigrafia dello scavo ha mostrato che le strutture della cella.
α e β sono da riportare a epoca diversa, la prima Va detto tuttavia che in seguito avvenne una
al primo quarto del IV secolo, la seconda tempo confusione perché i pochi frammenti villanovia-
dopo. ni furono erroneamente messi in relazione con

Colonna 1987; Colonna 1986, pp. 71-72.


53 
ricerche presentate in questa sede. Per quanto attiene alla
G. Pianu, in Torelli 1986, pp. 304-305.
54 
fase arcaica lo studioso computava, per il terreno, prima
55 
M. Moretti, Tarquinia. La necropoli villanoviana della costruzione dell’alto basamento, seguendo l’orienta-
“Le Rose”, in NSc 1959, p. 113. Risultato di rilievo fu, mento generale del rilievo, una pendenza assai notevole,
la “catasta di marmi” il cui ritrovamento nei magazzini con dislivelli di 6-8 metri in direzione nord-sud; tracce di
del museo di Tarquinia, ricostruzione ed interpretazione si questa pendenza sono riscontrabili nell’inclinazione verso
devono a M. Torelli (Torelli I975, p. 13). Questi inoltre sud-ovest della strada lungo il lato meridionale del basa-
condusse nel 1969 altri saggi di scavo lungo il lato nord mento e a sud della strada, lungo il lato Est. I materiali
del tempio, alla ricerca di nuovi frammenti epigrafici. La venuti a luce furono pubblicati solo in parte. Nell’attesa
scelta del sito ove effettuare i saggi di scavo era caduta della pubblicazione integrale dei materiali provenienti
sul lato settentrionale in primo luogo perché questo era il dall’Ara della Regina, per il materiale fittile appartenen-
luogo dove erano venuti in luce i testi segnalati dal Ro- te alla decorazione del tempio, si rimanda a: M. Cataldi
manelli; e secondariamente perché il lato meridionale era in Santuari d’Etruria 1985, pp. 73-77; Cataldi 1986, pp.
stato in gran parte evidenziato e a giudicare dagli interri 357-364.
retrostanti appariva privo di interesse. Totalmente ine- Un’analisi stilistica più dettagliata, ma ancora prelimi-
splorato restava il lato orientale che è stato oggetto delle nare, ora in Goldberg 1985, pp. 107- 125.
Introduzione 13

tombe tarde a cassa rinvenute nella zona tanto da A questa indagini si sono affiancate prospe-
dar luogo alla tesi dell’esistenza di una necropoli zioni meccaniche (Fondazione Lerici). L’esple-
dell’Età del ferro nel sito56. tamento di prospezioni georadar (cnr-itabc) ha
Quanto alla cronologia del Tempio III. M. To- avuto un duplice scopo: ottenere le necessarie in-
relli ha indicato la metà del IV secolo a. C. in dicazioni, collocare esattamente l’edificio tem-
attesa della pubblicazione esaustiva dei materiali plare nel territorio circostante inserendolo nella
rinvenuti57 e G. Colonna il più ampio arco della cartografia digitale della Regione Lazio.
prima metà del IV secolo58.
A tal proposito gli scavi hanno mostrato come Breve cronaca dei lavori
sembri più probabile una datazione ai decenni
iniziali del IV secolo59. L’esistenza generica di una fase preceden-
Per quanto attiene alla pianta al momento ri- te a quella del Tempio dei Cavalli Alati era stata
sulta precario e opinabile ogni tentativo di rico- a suo tempo indicata da Pietro Romanelli dopo
struzione anche se i saggi condotti, in attesa di l’individuazione di una frattura che distingueva
procedere ulteriormente nelle indagini, indicano le strutture della terrazza da quella del basamento
l’esistenza dei due ambienti retrostanti mentre (Tavv. 11, 2; f. t. II prospetto C-C’). La sua ipo-
forti dubbi permangono sulle tre cellette in que- tesi era corroborata anche da vari rinvenimenti
sta fase dell’edificio60. La loro natura è ancora da di materiale archeologico e da significativi fram-
esplorare ed è da verificare se le fondazioni pos- menti della decorazione architettonica fittile di
sono avere corrispondenza nell’alzato. epoca arcaica63.
Lo stesso dicasi per il Tempio IV che rappre- Nell’impiantare la ricerca mi sono servita larga-
senta un rifacimento del Tempio dei Cavalli Alati mente delle puntuali relazioni con piante e sezio-
anche perché il solo impiego del tufo rosso po- ni, nonché delle immagini e dei disegni del mate-
trebbe trarre in inganno (Tav. 5)61. riale di P. Romanelli che operò con grande cura64.
P. Romanelli rilevava come il rapporto nei templi Inoltre l’inizio, da parte dell’Università di Milano,
greci tra lunghezza e larghezza si mantenesse pres- di scavi sistematici sulla Civita avevano accresciu-
socché uguale e simile a quello del tempio tarqui- to l’interesse per l’Ara della Regina e avevano più
niese tenendo conto della scalea; ma se si togliesse volte segnalato l’esigenza di una riconsiderazione
la scalea (m 22,50) nel Tempio di Tarquinia cambie- contestuale dei dati topografici, architettonici ed
rebbero le proporzioni tra lato lungo e lato corto62. archeologici del complesso monumentale65.
Negli anni Ottanta il lavoro ha avuto come base
Il piano generale delle ricerche i rilevamenti Modus fatti eseguire dalla Soprin-
tendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale
Effettuare ricerche sul campo al tempio dell’A- che ha messo a nostra disposizione l’intero appa-
ra della Regina presupponeva un’indagine preli- rato cartografico. La rilettura e la messa a pun-
minare e una conoscenza delle difficoltà. In que- to delle piante e delle sezioni fu eseguita dall’ar-
sta direzione sono stati fondamentali i consigli di chitetto Luca Zigrino. In seguito mi son avvalsa
Massimo Pallottino e i colloqui con Paola Pela- della competenza dell’architetto E. Invernizzi.
gatti. La Fondazione Lerici (Cucarzi-Gabrielli-Rosa),
Il piano generale prevedeva, sulla previsione ha fornito la pianta a colori delle anomalie della
dei fondi ritenuti disponibili, di fare la rilettura zona. In anni recenti l’architetto Barbara Binda
del monumento con riprese fotografiche speci- ha disegnato le tavole di ricostruzione.
fiche, interventi di scavo in profondità in pun- Lo scavo è stato condotto grosso modo in anni
ti strategici dell’edificio e al di fuori della ter- alterni per permettere lo studio dei materiali e il
razza. completamento, di volta in volta, dell’apparato

56 
Bonghi Jovino 1997 a, p. 156. 63 
Riprodotti in un primo momento solo in disegno nel
57 
Torelli 1975, p. 15. “Giornale degli Scavi - 1938”, 19-23 settembre, essi sono
58 
Colonna 1985, p. 72. stati ritenuti da M. Torelli, benché raccolti in superficie (Ro-
59 
V., ultra, p. 94 e ss. manelli 1948, pp. 256 e 260, nn. 1 e 4, p. 261, n. 26), un
60 
Se confrontiamo i resti in quota minima (m 174,65 cir- utile indizio per una preesistenza del culto, iniziato al più
ca) con la pianta proposta dallo studioso: Colonna 1986, tardi alla metà del VI secolo a. C. (Torelli 1975, p. 15). Su
p. 502. questo ed altro materiale arcaico tarquiniese: Cataldi 1993.
61 
V., ultra, p. 15. 64 
Romanelli 1938, pp. 332 - 333.
62 
Romanelli 1948, p. 240. 65 
Bonghi Jovino 1986 b, pp. 355 - 357.
14 M. Bonghi Jovino

illustrativo, grafico e fotografico. Ciò ha consen- quanto incerti ed altra parte di reperti resti fuori
tito agli architetti un migliore controllo dei rilievi preciso contesto.
e agli informatici la costruzione del programma e Nell’edizione dello scavo le stratigrafie sono
agli archeologi la registrazione dei dati66. state illustrate nella loro integrità al fine di forni-
Alla ricerca hanno presieduto vari ordini di re la visione completa degli spaccati fino ai nostri
riflessioni tra i quali, a titolo esemplificativo, giorni. Per questa ragione è stata mantenuta intat-
la necessità di non perdere alcuna testimonian- ta la sequenza68.
za archeologica, sia pure minima, nonostante Inoltre la strategia delle ricerche ha previsto
la monumentalità del complesso. Come in altri l’esame di alcune problematiche non strettamen-
casi l’architettura sacra rendeva ancora più arti- te legate alle fasi arcaiche ma che sono parse utili
colato il problema in quanto l’aspetto architet- per il prosieguo delle indagini.
tonico e quello ornamentale erano strettamente Per comodità di esposizione e di lettura si è
correlati alle pratiche dei rituali e all’insieme fatto ricorso alle seguenti indicazioni:
degli aspetti religiosi ispirati ad ancestrali cre- – Tempio I (circa 570 a. C.)
denze. – Tempio II (circa 530 a.C.)
La nostra attenzione si è rivolta alle fasi più an- – Tempio III (o dei Cavalli Alati)
tiche il cui orizzonte restava ancora molto oscuro (primo quarto del IV secolo a. C.)
benché la sua esistenza fosse largamente indizia- – Tempio IV (III-II secolo a. C.).
ta. In realtà, al di là delle ipotesi e delle lettu-
re storico-filologiche, ciò che mancava alla com- Questo schema è quello che è stato presentato
prensione del monumento era l’effettivo riscontro per la prima volta al Colloquio parigino del 199269.
archeologico costituito dalla stratigrafia che sola L’attenzione in tempi posteriori è stata rivolta
avrebbe potuto fornire elementi maggiormente all’area santuariale prossima all’edificio templare
chiarificatori. È pertanto ad essa che è stata rivol- e, sulla base delle ricerche geofisiche, ad un’area
ta la massima attenzione ritenendola fattore de- ancora più estesa. È stato valutato l’inserimento
terminante di qualsivoglia ricostruzione. del tempio e del rispettivo santuario nella scala
L’esame delle strutture murarie non era agevole della morfologia urbana. Infine tempio e santuario
ed era reso ancora più arduo dalla situazione gene- sono stati esaminati in rapporto all’ambiente e al
rale in quanto l’area è stata sottoposta nei secoli a paesaggio. Il contributo di Salvatore Piro si è rive-
numerosi interventi che nel tempo, man mano, ave- lato di grande utilità e di grande interesse perché
vano eliminato gran parte delle testimonianze ar- ha consentito una lettura più puntuale del monu-
cheologiche. Basti pensare a quanto è stato scritto a mento nell’area circostante e nel territorio.
proposito delle iniziali difficoltà: “apparivano chia-
re tracce di precedenti tumultuari tentativi di ricer- Il plastico (Tavv. 3-4)
ca” fatti a scopo di rintracciare oggetti di pregio”67.
Alla situazione, già gravemente compromessa, Il plastico, che riproduce fedelmente il Tem-
va aggiunto che la procedura di scavo applica- pio dei Cavalli Alati in scala 1:50, fu eseguito in
ta da P. Romanelli ha finito con il sottrarre parte occasione della mostra “Gli Etruschi di Tarqui-
degli elementi di valutazione. Ciò ha fatto sì che nia” del 1986 e riflette la situazione di venticin-
oggi buona parte dei dati trasmessi risultino al- que anni or sono70.

66 
Sul sistema adottato nella registrazione dei materia- ritiene per archeologia il rilevamento di ogni tipo di in-
li mobili: Tarchna I, pp. 225-227; M. Bonghi Jovino, in, tervento artificiale effettuato dall’uomo, anche in epoche
Tarchna II, pp. VII-VIII; Chiaramonte Treré, Tarchna II, recentissime, ma preferisce rimanere fedele alla sua for-
pp. IX-XI; M. Bonghi Jovino, in Tarchna III, in part. p. XI e mazione e cercare di rispondere alle domande storiografi-
tabella della classificazione a p. 538, rimodulata in Bonghi che che si è posto intervenendo in una grande città etrusca
Jovino 2007 b, pp. 85-92; Bonghi Jovino 2006 d, pp. 718- …”. In realtà non concordo con tale impostazione perché
722; Bagnasco Gianni, Tarchna II, p. 99 e ss.; Bagnasco anche gli strati recentissimi costituiscono un elemento di
Gianni 2010. valutazione della colonna stratigrafica. Sull’argomento si
67 
Romanelli 1948, p. 194. consulterà utilmente: Carandini 1991, pp. 25-30.
68 
Nutro qualche perplessità sull’affermazione di M. 69 
Bonghi Jovino 1997 b.
Cristofani nella premessa al volume Caere 4, ove a p. 11 70 
Eseguito a cura dell’arch. Nefeli Poletti, fu donato dal-
annotava: “… chi scrive non fa parte della schiera di chi la Regione Lombardia: Gli Etruschi di Tarquinia, p. 18.
Introduzione 15

Il materiale impiegato (Tav. 5) L’indicazione dei settori e dei saggi


(Tav. 23; Tav. f.t. I)
Non va dimenticato che nell’evoluzione dell’ar-
chitettura tarquiniese risultò decisiva la presenza del- Sono stati tracciati vari settori di intervento: il
la pietra locale (macco), morbida e assai adatta alla settore A nel lato meridionale del basamento, i
lavorazione, robusta e consistente, di vario colore71. settori B e H sulla terrazza del Tempio III (dei
La registrazione dei materiali impiegati ha per- Cavalli Alati), i settori C e D sulla piazza, i setto-
messo di acquisire come per tutte le epoche sia stato ri E, F, G sul basamento.
adoperato in massima parte il macco. Si nota quindi Sono stati effettuati vari saggi:
un notevole impiego del tufo grigio o nenfro soprat- – il saggio 1 nel settore C,
tutto nel IV secolo ed in epoca ellenistica e, in qual- – il saggio 2 nel settore F,
che caso, come nel lato settentrionale dell’edificio, – il saggio 3 nel settore F,
il suo uso per rifacimenti varii. In tufo rosso sono – il saggio 4 nel settore G,
stati realizzati la struttura β (Romanelli D2 – Co- – il saggio 5 nel settore H,
lonna β) nonché alcune strutture murarie posteriori. – il saggio 6 nel settore D.
Dai dati rilevati si è potuto evincere l’uso con-
tinuativo dei tre tipi di pietra; tutt’al più sono ri- La numerazione delle strutture murarie
sultati confermati il prevalente impiego del mac- (Tav. f.t. I)
co fin dal periodo più antico, la predilezione per
il nenfro, soprattutto per gli elementi con moda- Nella numerazione delle strutture murarie è
nature nel IV e nel III secolo mentre sembra che stato seguito il criterio di indicare esattamente il
il tufo rosso sia stato impiegato prevalentemente tratto cui ci si riferisce. Pertanto un muro nel suo
in epoca ellenistica. insieme può avere più numeri indicativi.

Numeri Strutture
Strutture
1 muro in tufo rosso dell’ambiente più settentrionale nella parte posteriore del tempio con andamento E/W
2 muro in tufi chiari nella parte posteriore del tempio con andamento N/S
3 muro settentrionale della cella con andamento E/W
4 muro di chiusura della cella con andamento N/S
5 tramezzo di chiusura di uno degli ambienti dietro la cella con andamento E/W
6 tramezzo di chiusura di uno degli ambienti dietro la cella con andamento E/W
7 muro di chiusura dell’ambiente più meridionale nella parte posteriore del tempio con andamento E/W
8 muro della ala settentrionale con andamento E/W
9 muro di chiusura del pronao con andamento N/S
10 muro settentrionale della scalea di accesso con andamento E/W
11 muro di chiusura meridionale del pronao con andamento E/W
12 muro di chiusura meridionale dell’anticella con andamento E/W
13 muro settentrionale pronao E-W
14 muro meridionale della scalea di accesso con andamento E/W
15 scalini accosti al lastricato 56
16 blocco nella parte posteriore della cella
17 filare più meridionale del muro meridionale della cella con andamento E/W
18 muro di chiusura meridionale della cella con andamento E/W
19 muro di chiusura dell’antecella con andamento N/S
20 anta del pronao
21 anta del pronao
22 angolo N del muro di chiusura del pronao con andamento N/S
23 muro in nenfro della terrazza messo in luce da Romanelli
segue

Si veda il recente contributo: C. Cattuto - L. Gregori


71 
stabilità dell’Acropoli di Tarquinia vecchia, in Il Quaternario,
- M. Milano - S. Rapicetta, Condizioni geomorfologiche e Italian Journal of Quaternary Sciences 19, 2006, pp. 225-230.
16 M. Bonghi Jovino

Numeri Strutture
Strutture
24 muro g
25 C31+C172+C189
muro con andamento NE/SW antistante il tempio
26 C10+C167
massicciata
27 C14+C76+C128
basamento di altare
28 C5+C6+C9
apprestamento in blocchi sopra il basolato romano
29 C7
basolato romano
30 altare a
31 struttura b
32 basamento di colonna del pronao
33 basamento di colonna del pronao
34 muro posteriore del Tempio I
35 basamento nord
36 muro NE/SW lato nord del tempio
37 muro NE/SW lato nord del tempio
38 muro E/W che prosegue idealmente l’ala settentrionale
39 muro E/W dell’ala meridionale
40 sottofondazione di colonna del pronao
41 sottofondazione di colonna del pronao
42 angolo meridionale di chiusura della cella
43 cassa sotto l’altare α
44 muro sud della terrazza
45 C13
muro in nenfro antistante il tempio, parallelo alla fronte della terrazza
46 C162+C191
acciottolato
47 basolato in pietra bianca
48 muro dell’avancorpo del Tempio III
49 muro dell’avancorpo del Tempio III
50 muro sulla terrazza
50/1 parte superiore del muro 50 forse appartenente al Tempio IV
50/2 parte inferiore del muro 50 appartenente al Tempio III
51 struttura muraria del lato Nord/Est
52 piano inclinato al centro della terrazza
53 muro dell’avancorpo settentrionale della terrazza
54 scaletta laterale del lato settentrionale della terrazza
55 scalea principale del Tempio IV?
56 lastricato del lato settentrionale della terrazza del Tempio IV?
57 scala di accesso al basamento del Tempio III o del Tempio IV
58 muro settentrionale dell’avancorpo settentrionale
59 muro orientale dell’avancorpo settentrionale

Il posizionamento delle riprese (Tav. 6) Osservazioni sulla procedura di ricostruzione


Per una più circostanziata lettura delle im- Procedere alla ricostruzione di un edificio di
magini si è ritenuto utile indicare numerica- cui restano le sole fondazioni non è certo un la-
mente, in pianta, il posizionamento dei punti voro di poco conto e presta sicuramente il fianco
di ripresa. a dubbi e incertezze. Basti por mente alle critiche
Introduzione 17

di A. Boëthius sollevate a suo tempo in merito ha presieduto alla presente proposta necessita tut-
alla ricostruzione del tempio capitolino proposta tavia di una spiegazione che si può riassumere in
da Gjerstadt-Blomé e il dibattito che ne scaturì, due caratteri di fondo: accertamenti metrologici e
ricordato recentemente72. corrispondenza delle strutture, rapporti tra strutture
Abbiamo ritenuto comunque opportuno formu- e strati che è possibile articolare dettagliatamente.
lare una lettura del monumento e immediati dintor-
ni dopo alcuni decenni di indagine. La logica che Maria Bonghi Jovino

72 
Cifani 2008, p. 102.
dati preliminari

Dati e anticipazioni ha segnalato una serie di dati: l’anomalia di alto


magnetismo a Sud-Est dei templi affiancata da
La complessa testimonianza archeologica ren- una zona di basso magnetismo potrebbero indica-
de opportuno fornire una serie di elementi. re presenza di due edifici (A e B) ed ancora l’ano-
malia lineare di una strada (S) e l’anomalia line-
La situazione precedente are di un confine (C). Appare interessante l’area
quasi priva di anomalie, lungo il lato settentriona-
La possibilità di arrivare a delineare in modo
le dei templi che ha suggerito l’ipotesi di uno spa-
attendibile un’ipotesi ricostruttiva ha richiesto
zio vuoto. Sono state individuate altresì strutture
una serie di operazioni per mettere bene in luce
edilizie a Nord e a Nord-Est che sono leggibili nei
la situazione archeologica esistente. L’indagine è
pressi dei Templi I e II: un edificio grosso modo
stata fondata sui dati fisici rilevabili sul campo e
si è posta come primo obiettivo quello della se- ovale e un secondo edificio di forma quadrangola-
quenza stratigrafica delle strutture abbinata alla re i quali presentano lo stesso orientamento della
crono-tipologia dei reperti. cassa arcaica 43 e dell’altare α (30) e della strut-
Va da sé che in una situazione resa molto com- tura β (31)4.
plessa dalle precarie condizioni dell’edificio tem- Le successive ricerche effettuate da S. Piro
plare sono state dapprima individuate le testimo- hanno dato altri elementi di valutazione come
nianze certe sulle quali fondare le indagini e le l’ulteriore prosecuzione del muro γ verso Sud-
ipotesi di lettura. “Il metodo seguito è quello co- Sud-Est (zona H), una probabile continuazione
mune ad ogni analisi scientifica, cioè di partire del medesimo nella stessa direzione (zona L) e la
dai fatti certi per inquadrare quelli incerti”1. presenza di parte di un edificio di grandi dimen-
L’ipotesi di partenza per la ricerca è stata for- sioni di cui resta un angolo (zona E)5.
nita dalla lettura del Romanelli laddove segna- Allo stesso tempo i carotaggi effettuati dal-
la graficamente l’aggiunta della terrazza al basa- la Fondazione Lerici documentavano la prose-
mento e dai numerosi materiali mobili di epoca cuzione del muro γ sul versante opposto verso
arcaica venuti a luce2. Nord-Nord-Est6 (Tavv. 121-125).
Inoltre, per quanto attiene specificamente al tem-
pio, il Romanelli ha anche annotato “tutto lascia sup- I capisaldi stratigrafici e cronologici per la
porre … che esso sia al centro o per lo meno pros- definizione delle fasi arcaiche (Tavv. 13-18; f.t. I)
simo ad una zona fra le più importanti della città”3.
I dati che hanno consentito l’identificazione e
Le prospezioni geofisiche (Tav. f.t. XIV) la cronologia dei due templi arcaici con le rela-
tive piazze antistanti, anticipando quanto viene
Sono state di grande utilità nella strategia di esposto in seguito in dettaglio, sono qui breve-
impianto delle esplorazioni. La Fondazione Lerici mente indicati.

1 
Lugli 1957, p. 31. 6-8; S. Piro - D. Peloso - R. Gabrielli, Integrated geophisical
2 
V., supra, p. 4 e ss. and topographical investigantions in the territory pf ancient Tar-
3 
Romanelli 1948, p. 239. quinia (Viterbo, central Italy), in Archaeological Prospections,
4 
Cavagnaro Vanoni 1989, p. 344, fig. 4. 14, 3, July/September 2007, pp. 191-201; ultra, p. 415 e ss.
5 
Piro 2001, in part. p. 65, fig. 72; Piro 2006, pp. 389, figg. 6 
V. ultra, p. 413 e ss.
20 M. Bonghi Jovino

Dati provenienti dal Tempio dei Cavalli Alati e – gli angoli della parte posteriore del Tempio I,
relativa terrazza: – il settore E,
– Il saggio 2 ha mostrato attraverso la tipologia – l’area dei settori di scavo sulla terrazza del
dei materiali ceramici, la stratigrafia differen- Tempio III (o dei Cavalli Alati) e all’esterno
ziata dei vari piani di cantiere e, conseguente- della terrazza medesima.
mente, l’esistenza di due fasi arcaiche,
– il saggio 3 ha mostrato la medesima situazione Nella pianta di fase (Tav. f.t. V) viene proposta
in coerenza con il saggio precedente, la ricostruzione planimetrica del Tempio I con le
– il saggio 4, con la presenza della scacchiera del strutture murarie 24 (muro γ), 36 e 37, la cassa 43.
basamento alla stessa quota della roccia, ha in- In rosso sono indicate le eventuali tre colonne nel-
dicato il primo livello di costruzione del basa- la cella e la scala che permetteva di coprire il disli-
mento stesso offrendo un buon elemento indi- vello esistente tra il piano di calpestio della piazza
catore, antistante a quota m 169,59 e quello del basamen-
– nel settore B sono stati evinti i dati relativi al to (175,15) computato in circa 5,56 metri9.
fronte meridionale della terrazza medesima7. Si propone quindi sempre in colore (Tavv. f.t.
VI-VII) la ricostruzione dell’alzato del Tempio I.
Dati provenienti dallo scavo praticato sulla Dal basamento si accedeva al pronao mediante
piazza antistante alla terrazza del Tempio dei Ca- alcuni scalini. Si prospetta quindi la sezione del
valli Alati: Tempio I, della piazza e dei relativi saggi posi-
– nei Settori A, C è stato possibile determinare zionati (Tav. f.t. VII).
le caratteristiche e la cronologia delle strutture Le modeste discrepanze nella indicazione delle
murarie che supportavano la terrazza stessa ed misure con quelle fornite nelle varie anticipazio-
è stata registrata la stratigrafia con relativa cro- ni sono dovute alla usura delle strutture murarie
nologia del muro γ (24)8. ma soprattutto, in decenni di lavoro, al progres-
sivo perfezionamento degli strumenti di rileva-
Dati provenienti dallo scavo praticato nel set- mento.
tore A all’esterno della terrazza del Tempio dei Indubbiamente la ricostruzione dei templi ar-
Cavalli Alati: caici ha presentato vari gradi di difficoltà gene-
– stratigrafia coerente con quella del settore C con rati sia dalla qualità e dalla quantità dei resti per-
la prosecuzione anche del muro γ (muro 24). venuti nonché dalle aspettative provocate dalla
conoscenza del testo vitruviano.
La restituzione grafica (Tav. f.t. I) A tal proposito viene a mente la considerazio-
ne di un teorico della fine dell’Ottocento, che nel-
Innanzitutto si osserva, come era stato già sot- la sua trattazione sull’architettura antica scriveva
tolineato da Pietro Romanelli, che tutte le struttu- a proposito dell’ordine tuscanico.
re sono in fondazione. «Les descriptions d’édifices données par les
Per maggiore chiarezza si forniscono gli ac- auteurs anciens ne sont guère intelligibles pour
corgimenti grafici presenti nelle nove tavole nous, à moins que les ruines de ces mêmes édi-
fuori testo. fices ne viennent éclairer les obscurités du texte»
Nella pianta i numeri in rosso indicano le strut- (J.B. Lesueur 1879).
ture murarie.
Sempre in rosso sono marcati: Maria Bonghi Jovino

7 
V., ultra, p. 90 e ss. 9 
V., ultra, p. 34.
8 
V., ultra, p. 94 e ss.; p. 99 e ss.
tempio i

La definizione (Tavv. f.t. V-VII) – aedes) e orientato grosso modo secondo i punti
cardinali. Nella testimonianza vitruviana (IV, 5, 1)
Il tempio si configura come un oikos formato l’orientazione dei templi dovrebbe prevederne la vi-
da cella e vestibolo. sta ad occidente.
Le dimensioni e la pianta dell’edificio sono no-
tevoli in base alle nostre attuali conoscenze dei Regiones autem, quas debent spectare aedes
templi etruschi. Tale constatazione ha indotto anni sacrae deorum immortalium, sic erunt constituen-
addietro ad approfondire la questione nel tentativo dae, uti, si nulla ratio impedierit liberaque fuerit
di spiegare quanto a prima vista risultava estraneo potestas, aedes signumque, quod erit in cella con-
e diverso dai modelli dimensionali noti e di trova- locatum, spectet ad vespertinam caeli regionem,
re una spiegazione al dettato della stratigrafia data uti, qui adierint ad aram immolantes aut sacrifi-
la discrepanza tra le conoscenze tradizionali e la cia facientes, spectent ad partem caeli orientis et
nuova testimonianza archeologica. Essendo l’ar- simulacrum, quod erit in aede, et ite vota susci-
gomento non privo di riflessioni e considerazio- pientes contueantur aedem et orientem caelum
ni ad esso viene dato spazio nelle pagine seguenti. ipsaque simulacra videantur exorientia contueri
supplicantes et sacrificantes, quod aras omnes
La cronologia ­deorum necesse esse videatur ad orientem spectare.

La cronologia è stata meglio calibrata a con- (Vitr. IV, 5, 1)


clusione dello studio delle classi del materiale
che hanno consentito la datazione del Tempio I (L’orientazione dei templi così sarà da stabilire
intorno al 570 a.C., poco più poco meno1. che, se nessuna ragione lo impedisca e se vi sia
La datazione deriva da vari elementi e gli indi- libertà di scelta, il tempio e il simulacro del dio
catori sono di diversa natura: collocato nella cella guardino a occidente; così
–– dai materiali ceramici provenienti dai piani di quelli che si presentano all’ara per il sacrificio si
calpestio del cantiere (saggio 2, saggio 3 in par- volteranno verso oriente e verso il simulacro nel-
ticolare), la cella, e offrendo i loro voti guarderanno il tem-
–– dai materiali ceramici prelevati negli interri pio e il cielo orientale; sembrerà che l’effigie del
dio, quasi in persona sorgendo, guardi dall’orien-
(saggio 4),
te i fedeli che supplicano e sacrificano. Questa è
–– dalla collocazione stratigrafica del cavo di fon-
la ragione per cui sembra opportuno che tutte le
dazione del muro 32,
are degli dei guardino a oriente).
–– dai collegamenti stratigrafici con l’area antistante3.
(trad. S. Ferri)4
L’orientamento
Nella fattispecie il tempio fu orientato Est/
Va da sé che il tempio fu eretto in luogo già con- Sud/est con uno scarto di circa 92° gradi rispetto
sacrato (in sequenza temporale fanum – templum al nord geografico5. Per comodità di esposizione
1 
Bonghi Jovino 1996, p. 457; Bonghi Jovino 1997 b, p. 90; Co- 4 
Si veda il commento di S. Ferri, in Vitruvio Pollione, Ar-
lonna 2006, p. 155 (560-550 a.C.); Bonghi Jovino 2009 b, p. 13 e ss. chitettura, introduzione di S. Maggi, Milano 2003, pp. 257-258.
2 
Si vedano i saggi all’interno e accosto al basamento, saggio 5 
Il presente computo, ottenuto con la più recente stru-
2, US 10+11, p. 1; saggio 3, US 15, 16, 17, 19, p. 2. mentazione (S. Piro), corregge il precedente (108°): Colon-
3 
V., ultra, p. 99 e ss. na 1985 b; ripreso da Bonghi Jovino 2001 c.
22 M. Bonghi Jovino

in seguito si usano semplicemente i punti cardi- parte di un progetto unitario che coinvolgeva sia
nali. il basamento sia l’edificio templare e la sistema-
La divinità guardava verso Est6, quindi in zione della piazza antistante.
modo diverso dall’indicazione vitruviana. Sap- L’imponente basamento, orientato est-sud-est
piamo tuttavia che l’elaborato di Vitruvio non è (circa 92°), nasceva dalla necessità di livellare il
sempre difendibile sul terreno della documenta- suolo che era in pendenza da nord-nord-ovest a
zione archeologica e in buona sostanza non resta sud-sud-est. Attualmente si può essere più pre-
altra via di soluzione che ammettere una orienta- cisi affermando che nell’angolo nord-nord/ovest
zione basata sulle conoscenze astrali. il basamento poggiava direttamente sulla ‘roc-
cia’ lavorata alla quota di m 173,15 come è stato
La centralità (Tav. f.t. V) evinto dai saggi 2 - 4 (cfr. Tavv. 14-15, USS 12,
USS 21).
La centralità che caratterizza la planimetria de- La roccia scendeva quindi, procedendo verso
gli edifici tarquiniesi fin dal VII secolo a. C., qua- sud-sud-est fino alle argille marine, come indica-
lora si pensi all’edificio beta, è un elemento di un to dai carotaggi9 (Tavv. 121-125).
certo peso che ha posto il problema di un tempio La scacchiera del basamento divenne ovvia-
decentrato rispetto al basamento come nell’ipotesi mente più consistente.
di G. Colonna7. In effetti se si prendono le misure In effetti l’altezza, adattandosi al suolo origi-
sulla pianta incorporando i lati estremi del basa- nario, andava dalla quota di m 173,15 rilevata
mento si finisce per includere anche il lato degra- nell’angolo nord-nord/-ovest alla quota di metri
dante a meridione sicché la risultante è inesatta. 167,65 nell’angolo sud-sud/ovest, alla quota di m
In realtà la situazione è diversa se si calcola 168,10 all’angolo sud-sud/est (Tav. f.t. VI)10.
soltanto la spianata del basamento. In questo caso Le dimensioni sono notevoli in quanto misu-
l’edificio risulta collocato al centro, alla distanza ra nella parte superiore del lato nord all’incirca
di circa 9,80 metri dal limite settentrionale e dal m 55,20 x m 31,16 e nella parte inferiore del lato
limite meridionale del basamento, in modo tale sud m 56,03 x 31,21 (Tav. f.t. VIII)11.
che chi si trovasse nel tempio, o avanti ad esso, Il piano di calpestio è stato indicato da Pietro
cogliendo soltanto la sommità della terrazza, ne Romanelli grosso modo a m 175,15 e le ricerche
riportasse l’effetto di centralità. successive hanno confermato come quella fosse
Tale principio non venne mai alterato in virtù la effettiva quota dello stilobate (Tav. f.t. V). Ave-
della sovrapposizione delle strutture murarie ne- va in effetti calcolato un dislivello di m 1,32 sulla
gli edifici arcaici, come dire a causa della scelta fronte orientale della terrazza12 e riteneva che sul
precedente vincolata dalla normativa religiosa8. lato settentrionale il basamento fosse a livello del
Al momento potremmo chiederci quale sia stata piano di campagna.
la ragione che spinse a scegliere il sito per la collo- L’opera fu realizzata costruendo dapprima il
cazione del santuario e del culto primigenio ma que- perimetro con muraglioni di sostegno con bloc-
sta ed altre questioni saranno affrontate in altre sedi. chi modulari di macco di circa cm 0,90 x 0,55 x
0,5013 (Tavv. 7-12)14.
Va da sé che i blocchi avevano subito degli
Le caratteristiche strutturali adattamenti che hanno creato talora differenze ri-
Il basamento (Tavv. 6-12; f.t. II-IV) spetto al modulo-standard. I blocchi erano stati
generalmente disposti di testa e di taglio.
Dalla testimonianza archeologica si deduce La faccia esterna dei muraglioni presenta con-
come la costruzione del basamento facesse già ci di ‘macco’ regolarmente squadrati disposti di

V., ultra, p. 57.


6  10 
G. Colonna ha calcolato giustamente sul lato Ovest da 5 a
Colonna 1985 b, p. 71.
7 
14 assise (fino a metri 7,20 di altezza), sul lato Sud da 14 a 12
8 
V., ultra, p. 59 e ss. A sostegno dell’ipotesi avanza- assise (la pendenza maggiore era da Nord-Est a Sud-Ovest).
ta possono essere invocate le norme del rituale sacro che, 11 
Con qualche scarto rispetto alle indicazioni preliminari.
come sappiamo, erano contenute nei libri rituali che, secon- 12 
Romanelli 1948, pp. 240, 242.
do l’epitome di Festo e il commento di Servio all’Eneide 13 
Marchese 1937, p. 6.
(Festo, p. 285, ed. Müller; Servio I, 422) erano così deno- 14 
Risulta articolato come segue: la sommità della prima
minati perché prescrivevano il rito con il quale dovevano assisa coincide con la parte più elevata della roccia (a quota
essere fondate le città, consacrati i templi e gli altari. m 173,15): le altre risultano impostate razionalmente alle
9 
V., ultra, pp. 413-414. quote di m 173,65; 174,15; 174,65; 175,15; 175,65.
Tempio I 23

testa in regolari assise. Questa evidenza riporta il bugnato tragga origine da risparmio di lavoro
al saxum quadratum (Vitr., II, 8, 4) e a quanto si nella cava evitando nello stesso tempo, durante
riteneva in merito alla sua applicazione a Roma il trasporto e la messa in opera, la frattura degli
sotto la dinastia etrusca dei Tarquini. spigoli. Secondo l’ipotesi di G. Lugli, è probabi-
L’interno della struttura (Tav. 9, 3) presenta pe- le che il bugnato da uno scopo pratico sia passato
culiari caratteri: “… ove si consideri l’ampiezza in un secondo tempo ad uno scopo estetico dando
del basamento, è facile comprendere quale mas- con il contrasto luci-ombre maggiore risalto alla
sa enorme di muratura esso rappresentasse quan- costruzione17.
do era completo. Tuttavia un risparmio in questa È opportuno infine soffermarsi brevemente sul
muratura era stato raggiunto con un procedimen- termine ‘basamento’ indicato talora come ‘terra-
to che si riscontra e su questo lato meridionale pieno’18 che, però, fa pensare piuttosto ad una no-
del basamento e in altre parti di esso, e cioè met- tevole e funzionale massa di terreno di riporto,
tendo i conci nei filari interni, sia longitudinali tal’altra come ‘podio’19 ma il rischio è che pos-
che trasversali, non l’uno aderente all’altro, ma sa confondersi con l’effettivo podio templare.
ad una leggera distanza fra loro (dai 10 ai 15 cm In real­tà si deve piuttosto parlare di una grande
in generale): tale spazio era riempito di terra: na- opera artificiale, poderosa struttura eretta al fine
turalmente nella sovrapposizione dei filari si era di allargare la cresta della collina in modo da ot-
avuta la cura di far coincidere al vuoto sottostan- tenere una enorme piattaforma20. Prova ne sia il
te un pieno di sopra: cosicché tutto il nucleo del fatto che la scarpata meridionale del basamento
basamento aveva finito per presentare la struttura venne costruita soprattutto sui fronti ove la ‘roc-
come una enorme scacchiera di larghi pieni e di cia’ era fortemente scoscesa21.
brevi vuoti intermedi fra loro”15.
P. Romanelli quindi ha ipotizzato un artificio Lato orientale (Tavv. 7-9, 1; 12, 2; f. t. V).
volto a risparmiare dei blocchi e ha constatato La struttura si è ben conservata fino alla quota
che la tecnica “a scacchiera” non è estesa a tutta di m 175,15. Presenta la faccia a bugnato come si
l’opera e che, oltre ai muraglioni perimetrali, era- osserva in molti edifici, probabilmente per dare
no presenti affioramenti di blocchi a giunto chiu- alla parete anche un maggiore senso di robustez-
so inseriti in strati a giunto aperto. za. Per buona parte la sommità del basamento fu
In buona sostanza furono impiegati blocchi a scalpellata per allogare gli elementi recenziori.
giunto chiuso nei muri esterni che fungevano da È evidente l’appoggio delle strutture più tarde al
contenimento della struttura interna: una precisa basamento arcaico (Tav. 7, 2-3).
scelta progettuale che prevedeva la costruzione di
una piattaforma atta a sostenere i muri dell’edifi- Lato settentrionale (Tavv. 9, 2-3; 10, 1-2).
cio. Nel nucleo centrale del basamento si provvi- Le strutture del basamento si conservano abba-
de invece a lasciare degli spazi tra i blocchi per stanza bene nell’angolo Nord-Est e, salvo pochi
far percolare l’acqua in modo da evitare che il ri- tratti, sono leggibili lungo l’intero percorso.
stagno ne danneggiasse la struttura.
In molti casi tra i blocchi fu pigiata della terra. Lato occidentale (Tav. 10, 3).
Si registra l’uso di spianare i bordi della faccia a È il lato dove sono stati effettuati numerosi in-
vista (anathyrosis) in modo da limitare il contat- terventi di restauro e di consolidamento dalla So-
to tra i bordi a contorno del bugnato16, bugnato printendenza Archeologica. Su questo lato è ben
che si è meglio conservato nel lato orientale men- visibile il nucleo “a scacchiera”.
tre l’anathyrosis e il bugnato stesso sono oggi in
molte parti appena visibili perché dilavati dalle Lato meridionale (Tavv. 11; 12, 1).
piogge e danneggiati dal tempo. È stato molto bene descritto da P. Romanelli.
Si è discusso se la bordura fosse dovuta al de- Si nota l’attacco della terrazza al basamento in
siderio di aumentare gli effetti di luce e ombre corrispondenza della scala che portava dalla ter-
o alla necessità di evitare ristagni d’acqua lun- razza al tempio (Tav. 11, 2). Lungo tutti i lati era-
go i giunti. Tuttavia generalmente si crede che no visibili i blocchi di testa della facciavista.

15 
Romanelli 1948, pp. 241-242. 18 
Colonna 1985 b, p. 71.
16 
Crema 1959, p. 6. 19 
Torelli 1975, pp. 15-16; Romanelli 1948, pp. 238-239.
17 
Lugli 1957, pp. 207-209 ove si ritiene che il bugnato 20 
Bonghi Jovino 1996, p. 461.
fosse assai raro negli edifici etruschi. 21 
Bonghi Jovino 2010 a, p. 175.
24 M. Bonghi Jovino

Gli strumenti tecnici –– dalla presenza di tegole del tipo Ciaghi 14 ri-
entranti nella prima metà del VI secolo,
Gli strumenti tecnici dovevano essere abba- –– dal materiale ceramico frammentario dello
stanza simili a quelli meglio noti applicati dai Ro- strato soprastante al pavimento 9/1 anch’esso
mani sicché è probabile che per sollevare i blocchi dichiaramente alto-arcaico,
fossero stati usati paranchi differenziali composti –– e, se si vuole, induttivamente, anche dal fram-
di due, tre o più carrucole attaccati a una “capra”; mento di terrecotta architettonica con guerrie-
quindi i blocchi venivano serrati in vari modi per ro tunicato e lance che, prelevato in strato non
essere sollevati e il sistema più semplice era a im- pertinente ma quasi immediatamente sopra-
braco con corde munite di cappi alle estremità o stante, attesta l’esistenza di un orizzonte cro-
corregge fissate al gancio da tiro22. nologico che si aggira intorno al 530 a. C.

I piani di calpestio del cantiere A sua volta il piano di calpestio 7/1+14 deve
(Tavv. 14, 2; 15, 1; 17, 2) essere interpretato come quello pertinente all’ala
destra di un’altra fase del tempio arcaico (Tempio
Occorre adesso esaminare tutti i dati preleva- II) inquadrabile nella seconda metà del VI secolo
ti nei varii saggi e procedere con la lettura delle per varie ragioni:
strutture architettoniche. –– l’evidente successione stratigrafica delle strut-
Appare tuttavia opportuno, per offrire una mi- ture murarie (USS 2 e USS 3),
gliore comprensione del testo, fornire preliminar- –– la cronologia dei frammenti ceramici prelevati
mente la situazione in tabella. nello strato soprastante, cronologia che, inclu-
dendo materiale arcaico associato a materiale
della fine del V e degli inizi del IV secolo a. C.
come attesta il frammento di cratere a campa-
Piano di calpestio 2/1 relativo alla costruzione o al rifacimento del
Tempio IV di età ellenistica a partire dalla quota massima di m 175,03 na, appare compatibile con la grande ristrut-
Piano di calpestio 4/1 relativo alla costruzione del Tempio III o dei turazione del Tempio III o dei Cavalli Alati.
Cavalli Alati a partire dalla quota massima di m 174,91
Piano di calpestio 14+7/1 relativo alla costruzione del Tempio II a In sostanza oggi sappiamo, dall’individuazio-
partire dalla quota massima di m 174,11
ne dei piani di calpestio del cantiere e dalla cor-
Piano di calpestio 14/2+9/1 relativo alla costruzione del Tempio I a
partire dalla quota massima di m 173,65 relazione delle strutture murarie in fondazione,
quanto segue:
–– che nel primo quarto del VI secolo fu costruito
Relativamente ai saggi 2 e 3 si possono fare al- il basamento,
cune considerazioni. –– che il piano di cantiere per la costruzione del
Tempio I si trovava alla quota di m 173,65,
Gli elementi emersi in particolare dai saggi 2 e
–– che nel terzo quarto del VI secolo in fondazio-
3 hanno consentito di individuare e datare i pia-
ne fu costruito il muro 2 che venne appoggiato
ni di calpestio di cantiere dei templi arcaici; nel-
al muro 1; il piano di cantiere fu rialzato alla
lo stesso tempo hanno mostrato che, quando fu quota di m 174,15/174,30,
necessario, per la costruzione del Tempio II, rin- –– che quando fu eretto il Tempio dei Cavalli Ala-
forzare le fondazioni del tempio I e aggiungere le ti (Tempio III) in fondazione venne costruito il
rispettive alae, tagliarono in profondità ritenen- muro 1; il piano di cantiere fu riazato alla quo-
do sufficientemente stabile arrivare al livello del ta di m 174,70,
piano di cantiere del Tempio I. –– che appare probabile l’appartenenza ad un ri-
La lettura peraltro è convalidata da varii ele- facimento del Tempio III (Tempio IV) del
menti: piano di cantiere individuato alla quota di m
–– dalla successione stratigrafica delle strutture 174,90/175,00,
murarie, –– che le strutture 32, 33, 40, 41 costituivano par-
–– dall’assenza totale di frammenti ceramici tar- te delle sottofondazioni delle colonne del Tem-
divi nello strato sottostante, pio II23 (Tavv. f. t. I, IX).

22 
Crema 1959, p. 6; Adam 1990, p. 49. Questi dati vanno a soddisfare le osservazioni sollevate
23 

a suo tempo: Colonna, in Atti Taranto 1996, p. 633.


Tempio I 25

L’impianto dei muri di fondazione del Tempio I e strutture murarie e hanno consentito, attraverso
delle alae del Tempio II, correlazioni e rapporti i contesti del materiale archeologico mobile, di
stratigrafici (Tavv. 14-17) stabilire le rispettive cronologie come segue:
–– il muro 1 si appoggiava al muro 3 ed apparte-
I muri di fondazione furono poggiati diretta-
neva all’edificio di IV o III secolo a.C.,
mente sulla ‘roccia’ lavorata e sulla scacchie-
–– il muro 2 si appoggiava al muro 3 e costituiva
ra del basamento, che in alcuni casi (saggio 4)
era coperta da strati di terreno argilloso e macco la chiusura dell’ala destra del tempio II databi-
pressato. le più o meno al 530 a. C.,
Quanto alle alae le fondazioni sfruttarono le –– il muro 3 va riportato alla prima e più antica
opere di sostruzione del Tempio I (Tav. 16, 2). struttura arcaica (Tempio I) che è risultata cro-
La situazione ha comportato una diversa tecnica nologicamente inquadrabile intorno al 570 a. C.
di lavoro rispetto al tempio capitolino o, per fare
qualche altro esempio, al Tempio B di Pyrgi ove Così il saggio 3 ha consentito di individuare
la posa in opera dei blocchi, all’interno del peri- l’angolo nord-ovest del Tempio I e l’esistenza di
metro dei muri di contenimento, “doveva essere una seconda fase arcaica (Tempio II) caratteriz-
avvenuta alternando uno strato di terra per ogni zata dalla presenza di alae.
filare, utilizzando in questo modo il riempimento L’incernieramento dei muri 3 e 4 alla quota di
interno come piano di cantiere”24. m 175,15 (Tav. 21, 1) ha consentito di individua-
A Tarquinia gli strati di terreno indicano i pro- re l’angolo nord-ovest del Tempio I.
gressivi livelli di calpestio di cantiere delle va- Nel settore E altrettanto evidente è l’angolo
rie epoche di intervento. È probabile peraltro che sud-ovest ove risulta chiaro come il muro 7 si sia
una sottofase di V sia andata inglobata stratigra- appoggiato al muro 4+34, vale a dire al muro oc-
ficamente in quella di IV secolo a.C. cidentale dell’edificio templare (Tavv. 18; f.t. I).
Il piano di calpestio dove si muovevano gli ad- Se vogliamo parlare di notevolissime differen-
detti ai lavori è stato individuato con i saggi 2 e 3 ze per un migliore apprezzamento planimetrico e
alla quota di m 173,65 che rappresenta il livello architettonico per le dimensioni delle fondazioni
operativo del Tempio I, come si evince dai saggi possiamo ricorrere a quelle del tempio di Giove
effettuati nord-ovest. Ottimo Massimo ove le dimensioni dei muri in
Elementi determinanti provengono quindi dal- fondazione registrano una larghezza di 4,00 metri
la stratigrafia delle strutture murarie in fondazio- circa nelle assise longitudinali e di m 6,00 circa
ne. Dal loro esame sono apparsi molto chiara- sui due lati lunghi25.
mente la situazione ed i rapporti: il muro 1 era
appoggiato sulla risega di fondazione del muro 3
(Tav. 16, 1); in altri termini andava ad innestar- La tecnica di costruzione delle fondazioni
si sulla fondazione del muro della cella del tem- (Tav. f.t. I)
pio I.
La tecnica di costruzione è ben definita in fon-
Il muro 2 poggiava sul contrafforte esterno
del muro 3, nettamente precedente al muro 1, il dazione. Il muro 3+13 è costituito da assise for-
più recente delle tre strutture murarie (cfr. Tav. mate ciascuna da due filari di blocchi disposti di
16, 2). testa e di taglio a giunti chiusi. Ciò si evince sia
Altri elementi determinanti ha offerto il saggio dal muro 4 del lato occidentale sia dal muro 11
3. È stato possibile osservare come la fondazione del lato meridionale.
del muro 3, costituita anche in questo caso da un Il muro 3+13 fu eretto alternando una fila di
unico filare, andava oltre il muro 2 fino a marcare blocchi di taglio all’interno e di testa all’ester-
l’angolo nord-ovest del più antico edificio tem- no, tutti a giunti chiusi. Il muro 12+18+11 fu rea­
plare (Tav. 17, 1). lizzato sistemando all’interno i blocchi di testa e
Tutti e tre i muri erano costruiti in opus qua- all’esterno i blocchi di taglio a giunti chiusi. Se
dratum. ne deduce che non vi fu una ricerca di simmetria
Come abbiamo visto tali saggi hanno permes- che nelle fondazioni non era né prevista né ne-
so di fissare in via definitiva i rapporti tra le tre cessaria.

Colonna 1981 b, p. 46; Pyrgi 1992, pp. 171-173. Il siste-


24 
podio del tempio capitolino: Cifani 2008, p. 87.
ma è ripreso da G. Cifani a proposito della posa dei blocchi del 25 
Mura Sommella 1997-1998, p. 67.
26 M. Bonghi Jovino

In effetti sul fronte meridionale la disposizione L’edificio fu circondato sui lati occidentale e
dei blocchi si alterna: come dire che ai blocchi di meridionale da una fascia di blocchi disposti di
testa disposti all’interno si congiungono blocchi taglio (muri 34 e 17), un espediente che dimostra
di taglio disposti all’esterno. Ciò risulta partico- la volontà di rinsaldare i lati più deboli e scoscesi.
larmente evidente dai resti esistenti del muro nel L’angolo sud-ovest fu rinforzato collocando
tratto 11 del vestibolo. due blocchi di testa in direzione nord-sud (strut-
All’interno dell’edificio, dove non erano pre- tura 42) i quali andarono a saldarsi alla fascia di
senti strutture murarie, erano sistemati strati di blocchi disposti di taglio a giunto chiuso che cor-
terreno di riempimento come si evince dai quat- reva lungo il lato occidentale e meridionale del
tro saggi. tempio (Tav. 18, 2).

L’edificio (Tavv. f.t. V-VII) L’ipotesi di ricostruzione


I caratteri del Tempio I possono essere delineati L’ipotesi di ricostruzione è correlata ai rapporti
con chiarezza. Prendiamo quindi in considerazio- planimetrici e quotali28.
ne la planimetria, le dimensioni, le ipotesi di rico- Cella e vestibolo (Tavv. f.t. V; VIII).
struzione e i confronti. La cella, molto allungata, misurava all’esterno
m 12,36 in larghezza e m 18,35 in lunghezza; in-
La planimetria ternamente m 9,58 in larghezza e m 15,60 in lun-
ghezza29.
Come è stato anticipato la pianta è quella tipi- Il vestibolo, esternamente misurava m 12,36 in
ca dell’oikos che nella fattispecie appare molto larghezza e m 10,30 in lunghezza; internamen-
allungato. te m 9,58 in larghezza e m 6,68 in lunghezza. Si
Il tempio misurava in media m 12,36 in lar- chiudeva con due ante forse provviste di paraste.
ghezza x m 27,25 in lunghezza con un’area co- Non abbiamo elementi per indicare l’altezza e
perta di 332,10 mq26. in sostanza le dimensioni della porta di accesso
sia alla cella, sia al vestibolo. Esse dovevano es-
Le dimensioni (Tav. f.t. I) sere comunque piuttosto alte a giudicare, benché
si tratti di edifici più tardi, dalle porte del tempio
Le dimensioni sono state ricavate dalla docu- dello Scasato di Falerii e del Tempio di Alatri30.
mentazione archeologica:
–– dai contesti stratigrafici datati sui materiali ce- Le colonne.
ramici, Non sussistono elementi per stabilire la presen-
–– dal recupero dell’angolo nord-ovest dei muri za di colonne nella cella. Tuttavia l’analogia con
incernierati 3 e 4 e della medesima fattura il tempio di Locri-Marasà induce ipoteticamente
mentre gli altri due si appoggiavano ad essi a collocarle. Probabilmente si trattava di colonne
come è stato evinto dai saggi 2 e 3, piuttosto massicce a giudicare da esemplari atte-
–– dal recupero dell’angolo sud-ovest dei muri 16 stati nelle necropoli quali quelle della Tomba del-
e 17 che risultano incernierati e nel punto 42 le Colonne di Barbarano Romano o quelle della
come è stato evinto con l’intervento effettuato Tomba Moretti di Caere31.
nel settore E (Tav. 18)27, È molto verosimile, data l’esperienza a mon-
–– dall’accostamento a giunti chiusi tra i muri te del ‘complesso monumentale’, che le colonne
3+13 e 9+22, siano state lavorate nella pietra locale.
–– dall’accostamento a giunto chiuso tra muro In questa sede è tuttavia da non escludere l’al-
3+13 e la struttura 21. tra ipotesi che consiste nell’assenza delle colonne

26 
Chiesa - Binda 2009, p. 76. Con modesta oscillazione nel- 28 
Binda 2009.
la misure esterne. Il muro nel tratto 12 presenta un filare interno 29 
In Bonghi Jovino 1996, p. 461: l’interno della cella m
a blocchi distanziati alla quota di m 174,65 riscontrato anche a 8,80 x 15,50; interno del vestibolo m 8,90 x 8,70, misure
lato del muro 4 e va interpretato come parte del basamento; di- riportate da N. Winter prima degli ultimi controlli (Winter
mensioni notevoli rispetto al megaron della seconda fase edili- 2009, p. 244).
zia (550 a.C.) di Gravisca, misure m 10,30 x 3,13 e alla stoà con 30 
Colonna 1986, figg. 379, 381.
colonne lignee su plinto lapideo; e anche al secondo megaron 31 
V., ultra, p. 36 e ss.; bella immagine in M. Antico
con asse nord-sud (misure non definibili): Fiorini 2005, p. 185. Gallina (a cura di), Gli Etruschi e il loro ambiente, Milano
27 
V., ultra, p. 34. 1992, p. 57; Colonna 1986, figg. 307-308.
Tempio I 27

nella cella in quanto la larghezza di m 9,58 circa sull’altezza del podio per eventuali confronti
è largamente plausibile per un tronco arboreo32. nell’ambito della prima metà del VI secolo sono
scarse. Per Sant’Omobono abbiamo le dimensioni
Soglia. planimetriche (m 10,60 x 10,60; 10,30 x 10,30) e
La soglia è uno degli elementi-base dai qua- un podio alto m 1,40-1,70, ma si tratta di un picco-
li ha avuto inizio la ricostruzione dell’alzato. Si lo edificio rispetto a quello tarquiniese33. Nel caso
configura come un dato preciso che contribuisce specifico del tempio tarquiniese il dislivello tra il
alla ricostruzione dell’alzato. Tale dato è costitu- piano di calpestio del basamento (quota m 175,15)
ito dalla quota della soglia in fondazione che se- e la supposta quota del pavimento templare (m
gna il passaggio dalla cella al vestibolo. Tale quo- 178,00) determina la presunta altezza del podio m
ta, come abbiamo visto, si trova a m 175,68 (Tav. 2,85. Dunque un alto podio (cfr. Tav. f.t. VII).
f.t. I) ed è su questo elemento concreto che pos-
sono essere formulate varie ipotesi. La scalinata – una scalinata doveva condurre dal
basamento al pavimento del tempio. Nel De Archi-
La quota del pavimento del tempio, il podio e tectura si calcola un piede di 0,29 cm, l’altezza de-
la scalinata. gli scalini poteva oscillare tra i 21 e i 24 cm.
Quota del pavimento – dovendosi optare per
una delle possibili proposte, ho preso in consi- – gradus in fronte constituendi ita sunt, uti sint
derazione l’eventualità che fossero stati asportati semper inpares; …retractiones autem graduum
dalla soglia alcuni filari di blocchi tenendo con- nec minus quam sesquipedales nec plus quam bi-
to della spoliazione generale dell’edificio e della pedales faciandae videntur.
volumetria generale del monumento che manife-
(Vitr. III, 4, 4)
sta la volontà di elevare decisamente il tempio
per ottemperare anche al predicato di visibilità
(I gradini in fronte si debban collocare in modo
nel paesaggio.
che sian sempre in numero dispari;…l’altezza dei
Su questa linea, calcolando che i blocchi ado-
gradini così penso debba determinarsi che non
perati nelle costruzioni tarquiniesi sono alti me-
­siano né più alti di dieci, né meno di nove dodi-
diamente 50 cm, ne discende che la quota del
cesimi di piede).
pavimento avrebbe potuto aggirarsi intorno a m
178,00; va da sé che, qualora si volesse supporre (trad. S. Ferri)
l’asportazione di un minor numero di filari, essa
andrebbe abbassata in proporzione. A Tarquinia la scalinata che portava dal basa-
mento al tempio, dimensionata sui valori com-
Sin autem circa aedem ex tribus lateribus po- plessivi, valutando che potesse disporsi tra le
dium faciendum erit, ad in constituatur, uti qua- ante, potrebbe misurare circa 7,75 metri in lar-
drae, spirae, trunci, coronae, lysis ad ipsum ghezza con il gradino più alto collocato in corri-
stylobatam, qui erit sub columnarum spiris, con- spondenza delle falde del tetto. Avrebbe potuto
veniant. contenere grosso modo 8/9 gradini, profondi cir-
ca 35/40 cm e alti cm 27/30 qualora fossero stati
(Vitr. III,4,4)
regolari. Un’altezza quindi di poco maggiore ri-
spetto a quella calcolata da Vitruvio.
(Se invece si dovrà costruire su tre lati un po-
dio, si faccia con questo criterio, che il plinto, le
Il tetto: materiali e carpenteria.
basi, il tronco, la cornice, la sima armonizzino e
La ricostruzione del tetto, a doppia falda, è sta-
si connettano con lo stilobate, cioè con la lastra
ta materia difficile da affrontare in quanto abbia-
su cui posano le basi delle colonne).
mo solo pochi elementi costituiti da un certo nu-
(trad. S. Ferri) mero di sime, tegole e coppi ma nessun reperto
che possa indicarne con certezza tratti della strut-
Altezza podio – come si vede Vitruvio non for- tura come, esemplificando, la pendenza delle fal-
nisce alcuna indicazione utile. Inoltre informazioni de che potrebbero aggirarsi sui 15,30 gradi34.

32 
V., ultra, pp. 51-53. 34 
Ipotesi Chiesa-Binda 2009, p. 75; Rondelet 1831, I, p.
33 
Colonna 1985 b, p. 70; Sommella Mura 1977, pp. 65- 255; Cifani 2008, p. 105, nt. 251; Bonghi Jovino 2009 b, p.
68, fig. 2; Cifani 2008, p. 167. 14; ultra, p. 51.
28 M. Bonghi Jovino

Lo studio sulla possibile ricostruzione, tec- tenendo conto del rapporto tra altezza e lar-
nicamente intesa, della copertura del tempio si ghezza dell’edificio e della letteratura sull’ar-
è sviluppato coerentemente con le indicazioni gomento39.
stratigrafiche e rispettive planimetrie che hanno
portato a calcolare in sintesi anche il peso com- Il peso complessivo del tetto.
plessivo della trabeazione, senza computare gli Il peso complessivo del tetto doveva essere sta-
apparati fittili decorati, intorno a 61 tonnellate. to notevole aggirandosi intorno a 81,8 tonnellate40.

I materiali. La decorazione architettonica fittile.


È noto come i materiali privilegiati siano il le- Lo scavo è stato molto avaro di reperti tanto
gno e il cuoio e la corda per le fasciature. Il le- che si è opinato che i fittili siano stati radunati e
gname adoperato era tratto da diversi tipi di albe- scaricati in appositi depositi o dispersi oppure an-
ri: l’abete per l’altezza e la resistenza del fusto, la cora adoperati per costruire altri edifici. Una ra-
quercia in quanto pianta robusta, assai adatta alle gionata ipotesi di ricostruzione è stata avanzata
costruzioni e anch’essa di alto fusto35. tenendo conto anche della situazione generale dei
reperti nell’area della città antica41.
La carpenteria. È sopravvissuta tuttavia una documentazio-
La mano d’opera era molto ben addestrata. ne dell’epoca, purtroppo frammentaria, che è già
L’armatura del tetto era costituita da trabes com-
stata oggetto di varie considerazioni. Si tratta del-
pactiles che poggiavano sui muri laterali paral-
la lastra già edita A 52/6 che mostra parte di un
lelamente alla larghezza dell’edificio e da mutuli
guerriero che sale sul carro (Tav. 111). Essa po-
che poggiavano sui muri nel senso della lunghez-
za e che potevano anche poggiare su colonne di- trebbe appartenere infatti ad un piccolo edificio
sposte all’interno della cella. appena preesistente al Tempio I42.
Piccoli sostegni verticali venivano appoggia- Una serie di elementi hanno infatti indotto ad
ti sulle trabes compactiles sulle quali venivano una datazione intorno al 580 a.C. L’argomento
disposti altri sostegni verticali e via di seguito è stato trattato in altra sede cui si rimanda43, ma
a seconda dell’altezza del culmine. In tal modo che in breve possono essere riassunti come se-
tutta l’incastellatura lignea finiva con lo scari- gue.
care il peso del tetto sui muri laterali evitando Le peculiarità sono principalmente il piede
che la trabeazione crollasse al centro. Del re- destro del guerriero che non visibile poggia sul
sto tale sistema era già applicato a Tarquinia sin pianale del carro, il pianale presenta il terminale
da epoca orientalizzante come documentano le sporgente, la raffigurazione della ruota non in-
pitture parietali della tomba dei Leoni Dipinti36 tercetta i raggi e, conseguentemente, essi sono a
e della tomba Campana di Monte Abatone37; e croce. Orbene tali particolari trovano confronto
con ogni probabilità, in area siceliota, era stato in lastre veienti datate al 580 a.C. In prima bat-
impiegato nell’orditura lignea del tempio E1 di tuta si potrebbe anche speculare sul valore da
Selinunte e dell’Apollonion di Siracusa38. attribuire a queste minuzie. In realtà sappiamo
Quanto alla pendenza delle falde, abbia- bene che possono essere determinanti quali fat-
mo valutato l’eventualità che fosse di 15,30° tori di significazione.

35 
In effetti abbiamo notizia di tronchi che da soli ba- Bronzo medio (M. B ernabò Brea - M. C remaschi, Ac-
stavano alle carene delle navi tirrrene (A mpolo 1980, qua e civiltà nelle terramare. La vasca votiva di Noce-
p. 5, nota 3 ove si riporta la descrizione di Teofrasto, to, Milano 2009; lungh. travi 13 m, pp. 34, 36); C hiesa
Hist. Plant. V, 8,3) e travi di quercia lunghe oltre i 12 2009, p. 71.
metri: L. F enaroli, Guida agli alberi d’Italia, Firenze 36 
Colonna 1986, fig. 275, p. 380.
1984. Alcune informazioni le devo a M. Rottoli che rin- 37 
Colonna 1986, fig. 277, p. 381.
grazio: ad es. per le travature nell’antichità, sulla base 38 
Gullini 1985, tav. III,1; tav. IV,2.
delle fonti e dei dati archeobotanici, venivano utilizzate 39 
Chiesa - Binda 2009, p. 75; Staccioli 1968 a; 1968 b;
soprattutto le querce (il rovere in particolare) e le co- 1992; ultra, pp. 51, 395.
nifere (l’abete in part. nell’area mediterranea). Quanto 40 
V., ultra, p. 51.
al trasporto, tenendo conto della distanza Tarquinia – 41 
V., ultra, p. 394 e ss.
Selva del Lamone, è da dire che esso non costituiva un 42 
V., ultra, p. 397.
problema dal punto di vista tecnologico sin dall’età del 43 
Bonghi Jovino c.s.
Tempio I 29

La piazza (Tavv. f. t. V-VII; XIV) sommità del muro γ (24), come dire alla quota di
m 169,59.
L’organizzazione generale Questa lettura si deduce dal fatto che la fac-
Si accedeva al Tempio I da un’ampia piazza cia a vista del muro γ (24), in pietre policrome
che indichiamo come “piazza di colmata” per- di fine fattura e tecnica isodoma47, volgeva a Sud
ché ottenuta con una consistente colmata di ar- mentre quella scabra volgeva a Nord ed era de-
stinata a essere coperta dal riempimento della
gilla, pietrame e terra. Infatti la pendenza del
piazza stessa.
suolo indusse a sistemare la zona antistante al
Dalla piazza si raggiungeva il basamento co-
basamento44.
prendo il dislivello computato in m 5,56 median-
Questa operazione servì dunque a livellare il
te una scalinata, larga circa 13 metri, che potrebbe
declivio, le varie irregolarità del piano di calpe-
essere stata composta da 19 gradini computando
stio e ciò che restava delle fasi più antiche. Si
le dimensioni di ogni scalino all’incirca in cm 30
trattò di interventi ingenti che dovettero essere si-
di profondità per cm 30 in altezza48. Tali dimen-
curamente impegnativi. sioni sono state calcolate sulla media indicata
A tal riguardo è utile leggere quanto ebbe a come nel caso del tempio arcaico di Mater Matu-
scrivere P. Romanelli negli anni Trenta del seco- ta nel foro Boario49.
lo scorso a proposito del rinvenimento dei fram-
menti dei Cavalli Alati: “I frammenti giacevano Il muro γ (24) (Tavv. 19, 23, 40, 41, 42, 1-3; 43-46)
ad una profondità di circa m 2,70 dal piano ini- Il muro γ (24) correva in direzione sud-ovest /
ziale dello scavo, e poco, anzi pochissimo al di nord-est. Lo spiccato si trovava alla quota di m
sopra di quello che può supporsi sia stato il pia- 167,14 e la sommità massima conservata alla
no antico adiacente al basamento, quando questo quota di m 169,5950.
fu costruito: infatti quasi subito al di sotto di essi, Il terminus ante quem per la costruzione del-
approfondito lo scavo per vedere se mai si rin- la struttura è dato dai materiali relativi ai pavi-
venissero altre parti della scultura, ci si imbattè menti rinvenuti nei settori A e C (USS A 67 e C
in uno spesso strato di argilla” e, in nota, “Le ri- 138+140), che si vi appoggiavano contro, databili
cerche più recenti, non ancora esaurite, farebbe- tra la fine del VII e il primo quarto del VI secolo51.
ro credere che questo strato di argilla non fosse Il tratto finora rintracciato, dallo scavo e dalle
naturale, ma di riporto: al di sotto di esso si sono prospezioni magnetometriche e georadar52, sem-
rinvenuti frammenti ceramici vari, fra cui anche bra correre per circa m 40-50 nella stessa direzio-
di impasto e di bucchero”45. ne mentre non conosciamo ancora il percorso del
Evidentemente si trattava della colmata di cui muro 36-3753.
si è detto. Alcuni anni or sono abbiamo avanzato sostan-
L’organizzazione generale della piazza era zialmente due ipotesi:
fondata sull’orientamento sud-est / nord-ovest. –– che il muro γ (24) appartenesse ad un edificio
Ciò si evince da vari dati, da due strutture mu- che si sviluppava verso sud,
rarie: il muro γ (24) a Sud e il muro 36+37 a –– che si trattasse del muro che marcava il recin-
Nord che si configurano come strutture di con- to santuariale arcaico assumendo in sé anche la
tenimento. funzione di terrazzamento e di contenimento.
Nella piazza venne collocata una cassa 43 in
pietra locale, ricomposta46, con orientamento in- A favore della prima ipotesi militava la pre-
torno a 92°. senza di strutture murarie perpendicolari al muro
Il piano di calpestio della piazza doveva tro- γ (24) individuate dalla prospezione georadar54.
varsi all’incirca ad una quota simile a quella della A favore della seconda ipotesi militava invece la

44 
V., supra, p. 22 e ss. 51 
V., ultra, p. 94 e ss.
45 
Romanelli 1938-1939, p. 436; Bagnasco Gianni 52 
È stato osservato peraltro che la prospezione magneto-
2009 a, p. 94. metrica non rileva le pietre di macco e la prospezione geo-
46 
V., ultra, pp. 74, 91. radar non legge nel caso di grandi accumuli: Bonghi Jovino
47 
Ridi 2009; v., ultra, p. 97. 2001 a, pp. 48-49.
48 
V., ultra, p. 41. 53 
Bonghi Jovino 2009 b, p. 16.
49 
Colonna 1985 b, p. 70. 54 
V., ultra, p. 415 e ss.
50 
V., ultra, pp. 97, 104, 413-414.
30 M. Bonghi Jovino

posizione del muro: esso, come si evince dalle L’orientamento della cassa è di 160° ed è ac-
prospezioni e dai valori altimetrici, fu eretto in certato dalla disposizione della medesima all’in-
corrispondenza di uno dei colluvi, che si dispon- terno dell’altare α che su quella fu orientato, non
gono a raggiera intorno alla zona più elevata55. essendo possibile altra spiegazione in virtù della
Il muro γ (24) veniva pertanto a costituire anche diversità di orientamento rispetto alla terrazza del
una sorta di discrimine per l’indispensabile ca- Tempio III (o dei Cavalli Alati).
nalizzazione delle acque che dovevano correre Nella situazione complessa è altamente verosi-
all’esterno della struttura. mile ipotizzare la seguente dinamica:
In definitiva alla luce di quanto è emerso suc- –– erezione del muro γ (24) e probabile costruzio-
cessivamente si può dire che l’una ipotesi non ne delle strutture 36-37 che sono da indagare,
esclude l’altra. La bellezza e l’accuratezza del- –– costruzione del basamento,
la faccia a sud potrebbero infatti trovare una ra- –– sistemazione della colmata,
gionevole spiegazione nell’ipotesi che il muro γ –– sistemazione della piazza,
(24) marcasse una parte del percorso del recinto –– costruzione del Tempio I con orientamento a
sacro e quindi si imponesse alla vista di coloro 92° e collocazione della cassa 4364.
che arrivavano al santuario dal lato meridiona-
le56, probabilmente dalla antica via dei Principi57. Ulteriori considerazioni investono il settore
Inoltre il rinvenimento dello spiccato del muro a B. L’esplorazione ivi condotta ha mostrato che
m 167,67, intercettato dalla perforazione S1, e l’altare α (30) è coevo al Tempio III o dei Ca-
quasi sicuramente dalla perforazione S4, forni- valli Alati e la struttura β (31) è posteriore ad
sce la quota dell’area esterna al muro γ (24), in esso.
leggera risalita verso nord-est58. I materiali che Esse rispettarono l’orientamento della cassa
datano i primi pavimenti relativi al muro γ (24) 43 a futura memoria. Prima degli scavi l’altare
nei settori A (US A63) e C (US C141) sono ascri- α (30) e struttura β (31) furono ritenuti di epoca
vibili alla stessa epoca del Tempio I59 (Tav. 20). precedente al Tempio dei Cavalli Alati da P. Ro-
manelli per il loro diverso orientamento65.
La cassa 43, l’altare α (30) e la struttura β (31) Infine in tempi più recenti, nel riassumere le
(Tavv. 23, 25-31) considerazioni del Romanelli, G. Colonna ha
sottolineato come la maggiore larghezza del-
La cassa misurava circa m 1,60 in lunghez- la terrazza (e dell’intero basamento) rispetto al
za, 0,60 in altezza e almeno 0,55 in larghezza tempio trovasse la sua motivazione proprio nel-
(Tav. 27, 5) 60. Non era in situ ma da vari ele- la volontà di inglobare le strutture precedenti –
menti61 si può dedurre che il suo piano di posa altare α (30) e struttura β (31) –, allineate tra
corrispondesse alla quota della piazza. Infatti loro e quasi perfettamente orientate, in cui si ri-
era collocata all’altezza del piano di calpestio conosce l’epicentro religioso del santuario ar-
indicato dalla sommità del muro γ (24) (Tav. f.t. caico66. Le due strutture sarebbero restate non
VII). Un terminus ante quem è dato dallo strato visibili sotto il piano della terrazza, probabil-
US B 29 che indica una risistemazione nella se- mente replicate in superficie da altre nella stessa
conda metà del V secolo, prima del Tempio III posizione67.
o dei Cavalli Alati62. Gli elementi sagomati sul In realtà l’altare α (30) e la struttura β (31)
lato occidentale USS 58 potrebbero appartenere non furono costruite nello stesso torno di tem-
a sedili o a elementi funzionali al luogo sacro63 po, come già anticipato, bensì il primo fu eret-
(Tav. 30). to al momento della grande ristrutturazione del

Tarchna I, tav. f.t. 1.


55  64 
È da rilevare, al momento, che l’orientamento della
Ridi 2009; v., ultra, p. 97.
56 
cassa trova vari riscontri in altre strutture alla luce delle pro-
57 
Mandolesi 2008, p. 12; Mandolesi 2009, p. 32. spezioni georadar (Tav. f.t. XIV).
58 
Bonghi Jovino 2001 c, p. 48. 65 
V., supra, p. 4 e ss.
59 
V., ultra, pp. 96, 102. 66 
Le strutture, qui definite altare α (30) e struttura β
60 
Bonghi Jovino 2001 c, p. 49 (una preliminare indica- (31), sono state rispettivamente considerate un altare e il
zione recitava m 0,80 x 1,80); V., ultra, p. 91. luogo in cui sarebbe avvenuta la nascita miracolosa del fan-
61 
Cronologici e quotali. ciullo Tagete (Colonna 1985 b, pp. 71-72). In proposito v.,
62 
V., ultra, p. 90. ultra, p. 62.
63 
V., ultra, pp. 91-92. 67 
Colonna 1985 b, p. 71.
Tempio I 31

Tempio III o dei Cavalli Alati. L’altare α (30) era analoghi muri esistenti nella parte posteriore del
nettamente visibile, almeno per un certo un las- tempio.
so di tempo, poiché si elevava fino alla quota di In conclusione, con la prima generazione del
m 171,89 (altezza conservata) con un pavimento VI secolo la piazza antistante all’edificio templa-
alla quota di m 171,1968. re si presentava come un ampio spazio sacro entro
La struttura β (31) fu costruita in piena età il quale era stata collocata la cassa 43 perché fos-
ellenistica, forse del III-II secolo a. C. come se visibile a coloro che dovevano salire al tempio.
evidenzia anche la presenza dei tufi rossi pro-
babilmente ricollegabili allo stesso tempo degli Maria Bonghi Jovino

68 
Non ancora sufficientemente documentata è l’ipotesi nale della terrazza a superare la sommità dell’altare α (30)
di due fasi della terrazza del Tempio III, la prima contenuta (m 171,89); 3) sul raccordo tra muro 50 (A) e muro 51 (B1):
da un supposto prolungamento del muro 50 (A) a sud e la Cataldi-Baratti-Mordeglia 2009, pp. 47-53, figg. 1-13. In
seconda dotata di avancorpo, che si basa: 1) sulla quota più realtà il fronte meridionale della terrazza, l’altare α (30), l’a-
elevata del muro 50 (A) (m 172,88) rispetto al pavimento del vancorpo e gli apprestamenti relativi sono tra loro incernie-
lato meridionale della terrazza (m 171,27); 2) sull’eventuale rati e si datano agli inizi del IV secolo a.C. come da relative
tracciato del muro 50 (A) che arriverebbe sul fronte meridio- stratigrafie: v., ultra, pp. 69-70, Tav. 49 e p. 90 (cassa Ab 10).
Tempio II

La definizione (Tavv. f. t. VIII-XII) Ad ogni modo si può legittimamente pensare


che a fondamento dei calcoli del maestro-costrut-
Nella seconda metà avanzata del VI secolo, più tore anche in questo caso sia stato il volere dei
precisamente intorno al 530 a.C., fu eretto il Tem- sacerdoti che impose la salvaguardia dell’edifi-
pio II sovrapponendosi al Tempio I e assumendo cio più antico (Tempio I)3. In effetti il maestro-
la fisionomia di un tempio ad alae non canonico. costruttore si adeguò ai desiderata della com-
La pianta risulta composta da un pronao con mittenza che si identificarono nella normativa
quattro colonne, dal vestibolo e dalla cella. Ap- religiosa che doveva prevedere e imporre l’adat-
pare identica a quella proposta da M. Torelli1 tamento alla struttura templare precedente.
(Tav. 2, 3). La sua duplice proposta va quindi in- Concludendo, il rispetto per l’edificio prece-
tesa nel senso che la pianta del tempio ad alae va dente dovette costituire un vincolo religioso mol-
attribuita al periodo arcaico e quella con gli am- to forte. La combinazione delle testimonianze e
bienti nel retro al Tempio III o dei Cavalli Alati2. l’assunzione di questa angolazione potrebbero
Si distinguono interventi di epoche diverse aprire nuovi campi di indagine sulle diverse so-
anche dal colore del materiale impiegato (mac- luzioni prospettate a Roma e in area etrusca nelle
co rosso-mattone per i muri USS 1, 7, 19; macco singole città.
chiaro per i muri 5, 6). Se le strutture murarie in Possiamo inoltre avanzare l’ipotesi che la par-
macco rosso-mattone sembrano attribuibili ad un te a nord-nord-ovest del basamento possa essere
intervento di epoca ellenistica, alle ricerche futu- stata occupata da costruzioni minori funzionali ai
riti, ai fedeli o ai pellegrini.
re va affidato il compito di stabilire la cronologia
dei muri (USS 5, 6) e di quelle interne alla cella
se riferibili al Tempio III (o dei Cavalli Alati) op- La cronologia
pure ad un edificio templare di V sec. a.C. (Tavv. La datazione del Tempio II è stata dedotta da
5; f.t. I). varie testimonianze:
L’edificio mantiene le proporzioni allungate, le –– dai materiali ceramici provenienti dall’interro
alae proseguono fino alla fronte. Un riecheggia- dei piani di calpestio del cantiere (saggi 2+3,
mento delle formule vitruviane si coglie nell’as- US 9+14/1) (Tavv. 14-15);
senza di ambienti posteriori alla cella e nell’as- –– dai materiali ceramici prelevati negli interri
soluta mancanza del rapporto 3-4-3 della cella (saggio 4) (Tav. 17, 2);
centrale e delle alae. Cosa significa tutto ciò? –– dal rapporto tra i muri 2 e 3 (Tav. 14, 1)
Credo che sia concesso parlare, anche in questo –– dalle corrispondenze quotali (Tav. 20);
caso, di una vocazione tarquiniese a sue proprie –– dal rapporto con la stratigrafia della piazza an-
interpretazioni architettoniche. tistante (Tavv. 32-33, 46; f.t. XII).

1 
Torelli 1975, tav. III. vato “come i dati dimensionali dell’edificio templare definiti
2 
Torelli 1975, tav. II. dalle recenti scoperte, nel confermare la straordinaria ampiez-
3 
Fu peraltro questa situazione, a sua volta, a determinare za del perimetro e l’impressionante profondità delle fonda-
successivamente la struttura monumentale del Tempio III o zioni, giustifichino ampiamente le notizie delle fonti, che at-
dei Cavalli Alati. La dipendenza dai precetti religiosi dovette testano il perdurare, senza modifiche, dell’assetto del tempio
costituire un vincolo molto forte. È quanto si registra per il per gli oltre suoi mille anni di vita, nel rispetto dei vincoli di
Tempio di Giove Ottimo Massimo per il quale è stato osser- carattere religioso”: Mura Sommella 1997-1998, p. 68.
34 M. Bonghi Jovino

Le caratteristiche strutturali Un approfondimento nel settore E (Tav. 18; f.t.


II) ha consentito di individuare l’angolo sud-ovest.
Investono sia i piani di calpestio dei cantie- Analogamente a quanto si era verificato per il
ri che il sistema delle fondazioni delle alae che Tempio I, anche per questa fase i saggi 2 e 3 han-
vennero aggiunte.
no intercettato il piano di calpestio del cantiere
alla quota di m 174,15 circa (Tavv. 14-15).
L’apparato di sostegno, basamento e fondazioni
È complesso, certamente richiese un notevole In merito all’alzato.
impegno e va esaminato in dettaglio. Le proporzioni dell’edificio negli elementi
edilizi e architettonici costitutivi possono essere
Il basamento. ipotizzate con ragionevole verosimiglianza sulla
Un’osservazione risulta immediata: l’eviden- base dell’altezza del basamento la cui quota som-
te alterazione del rapporto tra edificio templare e mitale cade a m 175,15.
basamento anche se è stato dato un congruo spa- Fermo restando che la ricostruzione dell’al-
zio alle colonne. zato (e della parte aerea) rappresenta il frutto di
La ragione va ricercata nella difficoltà, troppo un’ipotesi formulata sulla falsariga di parame-
onerosa, e ritenuta non necessaria, di aggiunge- tri archeologici e stratigrafici, esiste la concreta
re un altro tratto di basamento. Le dimensioni di possibilità che il tempio poggiasse su un podio
quest’ultimo non vennero dunque modificate ri- imponente in altezza affinché l’edificio templare
spetto a quelle del Tempio I4. si palesasse in tutta visibilità a chi lo avesse acco-
Le fondazioni con la ripresa delle strutture pre- stato proprio dal basamento stesso.
cedenti. La storia intrinseca del monumento, soggetto
Il tempio nella sua completezza risulta ottenu- a perpetuate spoliazioni, non soltanto non con-
to mediante la ristrutturazione e l’inglobamento traddice tale possibilità ma induce anzi a credere
del Tempio I e l’aggiunta delle alae5. In ogni caso che l’asportazione dei blocchi sia stata effettiva-
la situazione affrontata sottolinea la sicurezza del mente consistente. Pertanto è fortemente plau-
maestro-costruttore in merito alla tenuta sia delle sibile che, ricostruendo un podio proporzionato
fondazioni che del basamento stesso6. rispetto al volume del basamento e in assonanza
con la volumetria complessiva del monumento,
Il piano di calpestio di cantiere (Tavv. f.t. X-XII). l’asportazione dei filari abbia naturalmente ri-
La testimonianza archeologica ha indicato un guardato sia le fondazioni, attualmente rasate,
rialzo del piano di calpestio formatosi con i con- sia l’alzato dei muri perimetrali e interni.
sistenti detriti dei precedenti lavori, valutato in Per le fondazioni delle colonne, la quota som-
circa 50 cm7. mitale conservata dei blocchi sopravvissuti 32, 33,
40, 41 (Romanelli d-d1 – e-e1) si trova a m 176,18
L’edificio (Tav. f.t. I)9 e, come si vedrà qui di seguito, bisogna
calcolare una asportazione di blocchi per almeno
La planimetria e le ipotesi dell’alzato (Tav. f.t. VIII)
m 2,00 cui va aggiunto uno strato di riempimento.
Il tempio aveva dimensioni notevolmente La quota del pavimento del tempio cadrebbe
maggiori rispetto al Tempio I (lungh. m 41,33 a m 178,50 computando l’aggiunta di quella cin-
sul lato nord e m 41,04 sul lato sud; largh. m quantina di centimetri dovuta, come accade an-
25,52 a ovest e m 25,65 a est) con una superficie cora oggi nella prassi di cantiere, ad un verosi-
di circa mq 1053,38 (media matematica)8. mile strato di detriti derivanti in parte anche dalla

V., supra, p. 22 e ss.


4  7 
Una certa differenza rispetto ai calcoli preliminari:
Per quanto riguarda tale pratica si può trovare un
5 
Bonghi Jovino 1996, p. 463. Al contempo il prosieguo delle
parallelo, mutatis mutandis, proprio nel tempio di Giove indagini ha annullato l’ipotesi avanzata più di un decennio
Capitolino. A tal proposito le descrizioni tramandateci fa in merito all’eventualità che il muro 15 potesse essere in
da Dionigi di Alicarnasso e da Vitruvio, che si riferisco- fase (Bonghi Jovino 1996, p. 464).
no all’edificio ricostruito dopo l’incendio dell’83 a.C., 8 
V., ultra, pp. 51-53; con oscillazioni rispetto alle misure
risultano preziose per immaginare l’aspetto del tempio date precedentemente nel corso dei lavori.
arcaico in quanto l’edificio repubblicano era stato impo- 9 
Esse presentano uno spazio tra i blocchi simile alla tec-
stato sulle stesse fondazioni del precedente: Cifani 2008, nica a ‘scacchiera’. Già P. Romanelli peraltro aveva notato
p. 15. la differente tecnica struttiva rispetto a quella generalmente
6 
V., supra, pp. 25-26. applicata negli alzati: V., supra, p. 6.
Tempio II 35

distruzione del pavimento del tempio I (Tav. f.t. Alla speculazione fornisce armi la recente sco-
X) (cfr. Gullini 1983, p. 295). perta del tempio di Tina a Marzabotto datato da G.
In effetti, se cogliessero nel segno gli studi Sassatelli ed E. Govi con buoni elementi tra la fine
condotti, le succitate proporzioni dell’edificio e del VI e gli inizi del V secolo. Orbene, alla luce di
l’altezza delle colonne calcolata intorno agli 8 tale rinvenimento la discussione sulla fase arcaica
metri, ne conseguirebbe l’asportazione di ben 16 del tempio vulcente ha ripreso quota con le rifles-
assise di blocchi delle strutture murarie. sioni di E. Govi16 “sicché non meraviglierebbe con-
statare, con saggi stratigrafici mirati, che l’impian-
Il podio (Tavv. f.t. X-XII) to del grande tempio vulcente possa effettivamente
risalire ad epoca arcaica”. Peraltro la stratigrafia ar-
Un elemento strutturale sul quale conviene ri- chitettonica dei templi tarquiniesi conferisce un in-
flettere è il podio che, come quello del Tempio I, dubbio spessore all’ipotesi di una datazione elevata.
è piuttosto alto. Credo che anche l’affinità delle superfici coperte
L’ipotesi avanzata per il piano pavimentale del consenta di accostare il Tempio II all’edificio vulcen-
tempio porta a calcolare l’altezza del podio in 3,35 te diventando una ulteriore prova a favore.
metri. Tale misura è derivata dalla differenza tra la In definitiva non bisogna guardare all’Etru-
quota del piano pavimentale dell’edificio e quella del ria quanto piuttosto a Roma. Se pensiamo che il
basamento (m 175,15) con le oscillazioni eventuali10. podio del tempio capitolino misura m 4,50/5,00
Questa altezza che sembra eccessiva potrebbe quello del tempio tarquiniese diventa accettabi-
dipendere dal fatto che i confronti vengono fatti le. La palese e consistente diversità è ovviamen-
tendenzialmente su podii differenti quali quelli, te dovuta alle enormi dimensioni del Tempio di
ad esemplificazione, di Marzabotto11. Giove Ottimo Massimo17.
Purtroppo a Volterra gli scavi accuratamente
condotti non hanno fornito dati in proposito12. L’ipotesi di ricostruzione
A Pyrgi, del Tempio B non è chiara l’altezza.
A Veio-Portonaccio per il tempio A è stata propo- Come base di partenza è sempre la testimo-
sta un’altezza di cui si dice semplicemente che nianza archeologica18.
era modesta, e anche in questo caso le dimensioni
sono notevolmente inferiori13. Cella, vestibolo, pronao, alae.
Simile situazione per il tempio grande di Vul- Ritengo che il confronto di qualche passo del
ci per il quale da parte di A. M. Sgubini Moretti e dettato vitruviano con la realtà archeologica pos-
G. Colonna è stata avanzata l’ipotesi che il podio sa essere sufficiente per segnalare la differenza
(alt. cons. m. 2,40) non fosse pertinente al proget- che intercorre tra i due modelli.
to originario del 510-500 circa a.C (ma i dati non
sembrano sufficienti per escluderlo) ma assegna- Locus, in quo aedis constituetur, cum habuerit
in longitudine sex partes, una dempta reliquum
bile al IV secolo sulla base del confronto con il
quod erit latitudine detur. Longitudo autem divi-
Tempio III del santuario dell’Ara della Regina14.
datur bipertito, et quae pars erit interior, cella-
Tuttavia in tempi recenti è stata prospettata,
rum spatiis designetur, quae erit proxima fronti,
sulla base delle terrecotte architettoniche di ispi-
columnarum dispositioni reliquatur 19.
razione campana recuperate sul fianco settentrio-
nale, una fase arcaica del tempio vulcente15. (Vitr. IV, 7, 1)
10 
V., supra, p. 22. nature degli altari di Lavinio “senza che se ne possa additare
11 
E. Lippolis, Scavi e restauri (1936-1961) e nuove alcun precedente nel mondo etrusco”: Colonna 1987 a, p. 64.
scoperte (1995-200), in D. Vitali - A.M. Brizzolara - E. Ad oggi le sopravvenute testimonianze archeologiche a Tarqui-
Lippolis, L’acropoli della città etrusca di Marzabotto, Bo- nia consentono un’ulteriore lettura confermando come il podio,
logna 2001, pp. 198, fig. 2; 204, figg. 14 e 15; 236, fig. 69. anche molto alto, sia un elemento tipicamente etrusco, già pre-
12 
M. Bonamici, Il santuario e le sue fasi strutturali, in sente nel Tempio I in epoca alto-arcaica. La documentazione
Volterra 2003, pp. 37-52. archeologica smentisce la tesi dell’assenza del podio recente-
13 
Colonna 1985 c. mente avanzata: C.R. Potts, The Development and Architectu-
14 
Sgubini – Moretti 1993; Colonna 1985 b, pp. 78-80. ral Significance of Early Etrusco-Italic Podia, in BABesch 86,
15 
Sgubini Moretti-Ricciardi 1993; Sgubini Moretti 2011, pp. 41-42.
1997; Belelli Marchesini 1997. 18 
Comunque alcune interessanti considerazioni si trova-
16 
Govi 2005, p. 33. no in: Ganzert 1990.
17 
Cifani 2008, pp. 85,105 con bibl. precedente. Parecchi 19 
Per le citazioni dell’opera vitruviana: v. supra, p. 21,
anni fa G. Colonna invocava alle origini del podio le moda- nota 4, rispettivamente, pp. 262-266.
36 M. Bonghi Jovino

(L’area destinata al tempio la si divida in lun- postico come si sarebbe tentati di proporre, è de-
ghezza in sei parti, se ne tolga una e il resto –cin- nunciata dal fatto che, contrariamente alle fonda-
que parti cioè – sarà la larghezza. Si divida poi zioni 32, 33, 40, 41 delle colonne del pronao, non
per metà la lunghezza e la parte più interna sia è sopravvissuta neppure una delle fondazioni sui
destinata agli spazi delle celle; la metà anterio- lati lunghi né nella parte posteriore.
re si lasci per il dispositivo delle colonne. La lar-
ghezza quindi si divida in dieci parti). Spatium quod erit ante cellas in pronao, ita
(trad. S. Ferri). columnis designetur, ut angulares contra antas,
parietum extremorum <e> regione, conlocentur;
Nel Tempio II sia la cella sia il vestibolo man- duae mediae e regione parietum, qui inter antas
tennero le stesse dimensioni del Tempio I. Ad et mediam aedem fuerint, ita distribuantur; et in-
essi fu aggregato il pronao che misurava interna- ter anta et columnas priores per medium isdem
mente m 22,47 in larghezza x 14,5 in profondità e regionibus alterae disponantur.
all’esterno m 25,65 x 14,5. Le porte del vestibolo (Vitr. IV, 7, 2)
e della cella furono quasi sicuramente rinnovate
ma non sussistono elementi documentali in pro- (Lo spazio del pronao davanti alle celle lo si
posito (Tavv. f.t. I-VIII). disponga per le colonne in modo che le colonne
angolari stiano di rimpetto alle ante, sulla linea
Item latitudo dividatur in partes X. ex his ter- delle pareti estreme; due mediane in corrispon-
nae partes dextra ac sinistra cellis minoribus, denza delle pareti che sono tra le ante e il tem-
sive ibi aliae futurae sunt, dentur, reliquae quat- pio centrale; altre [due] intermedie tra le ante e
tuor mediae aedi attribuantur. le precedenti).
(Vitr. IV, 7, 2) (trad. S. Ferri).
(Delle quali tre a destra e tre a sinistra si lasci- In sostanza anche per quanto attiene al numero
no per le celle minori, o se vi saranno altre strut- delle colonne nel pronao la situazione del Tempio
ture (differenti da esse); le altre quattro si attribu- II è diversa in quanto le pareti delle alae risulta-
iscano al tempio centrale). no prolungate fino alla fronte e le colonne risul-
(trad. S. Ferri) tano essere quattro. Vi è invece assonanza con il
modello vitruviano per la chiusura della parete
La divisione degli spazi nel Tempio II risulta di fondo.
diversa. Infatti la cella centrale misura m 12,36, La pianta del Tempio II non trova quindi che
l’ala settentrionale m 4,96, l’ala meridionale m parziale riscontro nel dettato vitruviano in quan-
5,20 con un rapporto all’incirca di 1,2,1 rispetto to l’edificio risulta notevolmente più allungato e
a quello vitruviano di 3,4,3. non tornano i conti nella larghezza della cella e
Quanto alle alae c’è da dire che la struttura delle alae.
8+38, di cui è evidente la continuità, costituisce
la fondazione della parete settentrionale e la base Le colonne e relative fondazioni (Tavv. f.t. I, VIII).
del relativo podio (Tavv. f.t. I-VIII). Delle colonne sono rimaste soltanto le sotto-
La presenza delle alae si evince dai saggi 2 e fondazioni quadrate 32, 40, 33, 41 del tutto deca-
3 ove è nettamente visibile l’attacco del muro 2 pitate e ridotte a poca entità sicché per esse biso-
al muro 3 e dalla relativa stratigrafia cronologi- gna ipotizzare un’altezza di gran lunga maggiore
camente differenziata (Tavv. 14-16), come dire si con un ulteriore rinforzo che abbiamo valutato in
ricava che il muro 2 era la fondazione del muro di circa m 2,00.
fondo dell’ala settentrionale del tempio appog- Tali fondazioni, ancora oggi visibili, gros-
giato al muro 3 del Tempio I. so modo misurano circa m 3,00 di lato20 e risul-
La definizione del Tempio II come tempio ad tano perfettamente in asse con i muri del vestibo-
alae, e non come periptero o come periptero sine lo e della cella. La distanza max delle fondazioni
20 
Nel Tempio II di Satricum sono ben individuabili in pure non in situ, elementi o schegge di colonne (Pyrgi 1970,
fondazione i punti di sostegno delle colonne (Knoop - Lu- p. 283). A Tarquinia gli elementi arcaici che possono essere
lof, in Satricum 2008, pp. 32-42; Stobbe, in Satricum 2008, riferiti a colonne di un periptero o pseudo-periptero sono
pp. 43-50); nel Tempio B di Pyrgi sono stati rinvenuti, sia inesistenti.
Tempio II 37

delle colonne del pronao in direzione nord/sud è torum insuper cum apophysi crassum quantum
di m 13,45 e quella in direzione est-ovest di circa plinthus, capituli altitudo dimidia crassitudinis,
m 9,00. La distanza tra le fondazioni delle colon- abaci latitudo quanta ima crassitudo columnae.
ne del pronao e il vestibolo è stata computata in m Capitulique crassitudo dividatur in partes tres, e
5,00. Gli interassi presi in direzione nord-sud misu- quibus una plintho, quae est in abaco, detur, al-
rano m 10,4 e in direzione est-ovest circa m 6,38. tera echino, tertia hypotrachelio cum apophysi.
Le fondazioni offrono alcune fondamentali
(Vitr. IV, 3)
indicazioni per la ricostruzione delle colonne e
dell’alzato. Leggiamo il dettato vitruviano:
(Le basi siano alte metà del diametro, e abbia-
no un plinto circolare alto metà del diametro; il
… eaeque sint ima crassitudine altitudinis
toro, al di sopra, coll’apohysis, o listello, sia alto
parte VII; altitudo tertia parte latitudinis templi;
quanto il plinto. L’altezza del capitello eguale alla
summaque columna quarta parte crassitudinis
metà del diametro; la larghezza dell’abaco eguale
imae contrahatur.
al diametro; l’altezza del capitello si divida in tre
(Vitr. IV, 7, 2) parti, delle quali una si dia al plinto – cioè all’a-
baco – l’altra all’echino, la terza all’hypotrache-
(Queste colonne abbiano il diametro inferiore lion, o collarino, col suo listello).
pari ad 1/7 dell’altezza, e l’altezza ad 1/3 della
(trad. S. Ferri).
larghezza del tempio; la rastremazione in alto sia
di un quarto del diametro inferiore).
Purtroppo la documentazione archeologica a
(trad. S. Ferri). Tarquinia è assente e quindi è difficile raccordarsi
con il testo vitruviano. Tuttavia, rivolgendosi alla
Se ci si rapportasse alle indicazioni di Vitruvio, documentazione reale può essere utile il confronto
poiché la larghezza del Tempio II è di m 25,52, con la “colonna etrusca” di Pompei (Regio VI, in-
dividendola per tre ne deriverebbe che l’altezza sula 5) che ho tenuto presente nell’ipotesi ricostrut-
delle colonne potrebbe essere fissata in m 8,50 tiva insieme ai dati provenienti dalle fondazioni del
circa. Un’altezza, comprensiva di base e capi- Tempio II precedentemente menzionate25.
tello, di 6 metri è stata computata per il Tempio Ne deriva che il diametro alla base risulterebbe
di Portonaccio a Veio21; il Tempio A di Pyrgi in di circa m 1,10 e alla sommità di circa 90 cm26.
epoca successiva avrebbe avuto colonne alte m Le colonne, contrariamente ai disegni dei tratta-
7,25 circa22; l’altezza delle colonne del Tempio di tisti rinascimentali e settecenteschi, a mio avvi-
Giove Capitolino è stata computata in 9 metri23. so dovevano essere piuttosto massicce come, ad
Ciò ha indotto a ritenere che le colonne del tem- esempio, si vede nei templi pestani, in particolare
pio tarquiniese fossero alte circa 8 metri24. nella c.d. Basilica di una generazione circa prece-
dente al Tempio II, nel solco del tradizionale rap-
Quanto alle basi e ai capitelli: porto con la Magna Grecia e la Sicilia27.

– spirae earum altae dimidia parte crassitudi- Il tetto: ipotesi strutturale.


nis fiant. Habeant spirae earum plinthum ad cir- Lo studio sulla possibile ricostruzione, tecnica-
cinum, altam suae crassitudinis dimidia parte, mente intesa, si è sviluppato come per il Tempio

A sud nel Tempio Dorico del Foro Triangolare di Pom- 22 


Colonna 1985d, p. 136.
pei, di dimensioni certo più ridotte, sono evidenti i tratti 23 
Mura Sommella 2000, p. 7 e ss.
delle colonne: de Waele 2001, v. in particolare le piante di 24 
Per il posteriore Tempio dei Cavalli Alati l’altezza
Sogliano del 1980, quella di Koldeway-Puchstein del 1899 delle colonne era stata valutata in circa 9 metri: Romanelli
e quella recente di R. Oliva. 1948, p. 238 ss.
A nord le fondazioni citate per l’Ara della Regina vanno 25 
M. Bonghi Jovino, Osservazioni conclusive. I dati di
riferite al Tempio II e non a quello dei Cavalli Alati (Tempio scavo relativi al periodo arcaico e sub-arcaico, in Ricerche a
III): Govi 2005, p. 33. Pompei I, pp. 357-371.
21 
Ricostruzione proposta da G. Colonna e G. Foglia, in 26 
Le dimensioni delle basi in qualche caso possono es-
Kermes 54, 2004, p. 44. Ringrazio F. Boitani che, con la sere accostate ai frammenti rinvenuti nello scarico arcaico
consueta cortesia, ha messo a disposizione i disegni origina- della Vigna Parrocchiale a Cerveteri: P. Moscati, A. Le
li per un migliore computo; adde G. Colonna, in M. Torel- strutture lapidee, in Caere 3.1, 1992, pp. 21-27.
li, Le antiche metropoli del Lazio, Roma 2008, pp. 59, 61. 27 
V., ultra, p. 48 e ss.
38 M. Bonghi Jovino

I, coerentemente con le indicazioni stratigrafiche scaricarsi sui muri esterni delle alae, della cella e
e rispettive planimetrie. delle colonne.
Come per il Tempio I si è ipotizzato anche per La situazione sembra leggermente diversa
il Tempio II un tetto a due spioventi in mancanza dall’ipotesi di G. Morolli per il tempio arcaico
di una documentazione probatoria quali tegulae etrusco ‘reale’: “la copertura lignea non è basata
conciliares o altri elementi che potessero far pen- tanto sul sistema della capriata quanto su quello
sare a un tetto a più falde come nei casi di Roselle delle travi longitudinali del columen e dei mutu-
e Acqua Acetosa Laurentina richiamati da Cifani li non solidali tra loro in un sistema concatenato,
a proposito del tempio capitolino28. ma sostenute singolarmente e direttamente dalle
Tempo addietro ho formulato una prima ipo- pareti della pars postica ed eventuale ancoraggio
tesi di ricostruzione ove i muri perimetrali del- sui vertici delle fronti della cella e sulle pareti la-
le alae conservavano la stessa altezza del Tem- terali delle alae”31.
pio I pensando anche ad un risparmio economico. Infine gli elementi portanti dovevano esse-
L’edificio allora prospettato, con la parte centrale re notevolmente dimensionati per non ricorre-
più elevata, ricorda l’impianto del tetto della casa re a pezzature unitarie difficilmente reperibili e
sulla via Sacra formulato dal Gjerstad29 che sem- per compensare i naturali movimenti del legname
bra discendere dal sistema dei tetti villanoviani. messo in opera32.
Ora si presenta in alternativa una seconda ipo-
tesi che prevede l’altezza dei muri esterni uguale La pendenza.
a quella dei muri della nuova cella talché ne ri- In base ad una lastra frontonale, con taglio
sulta lineare la quota-base del tetto come ripor- obliquo (Ac 10/1)33 riferibile al rampante sinistro
tato qui di seguito ove si espongono le relative conferma la pendenza intorno ai 18° precedente-
implicazioni. mente supposta, come dire una pendenza mag-
Le maggiori dimensioni dell’edificio e la stes- giore rispetto al Tempio B di Pyrgi per il quale
sa altezza delle colonne ipotizzata intorno agli 8 sono stati computati 15,30 gradi.
metri fa sì che ne consegua una orditura della tra- Una recente proposta ricostruttiva della pen-
beazione più complessa mediante l’adozione di denza delle falde è stata presentata per il tem-
un numero maggiore di sostegni verticali poggia- pio di Veio-Portonaccio sulla base delle grandi
ti su trabes compactiles e su altri sostegni oriz- basi fittili che consentono di fissarla in 12,00°;
zontali e verticali sovrapposti (Tavv. 126-127; f.t. simile proposta è stata avanzata per il tempio di
X-XII). Satricum34. In definitiva la pendenza delle falde
In sostanza il lavoro di costruzione si svolgeva del tempio tarquiniese risulta essere più pronun-
come segue: ciata rispetto a quella degli edifici templari men-
–– venivano collocati i mutuli (travi longitudinali) zionati.
sui muri laterali,
–– sui muri laterali venivano appoggiate le trabes Il peso complessivo del tetto.
compactiles (travi trasversali), L’intera copertura del tetto, se già aveva com-
–– sulle trabes compactiles venivano sistemati i portato per il Tempio I un notevole peso, com-
montanti inferiori, porta ora un carico di 257 tonnellate escludendo
–– sui montanti venivano allogate altre trabes eventuali sculture acroteriali35.
compactiles sulle quali poggiava il montante
che a sua volta sorreggeva il columen30. La decorazione architettonica fittile.
Doveva ovviamente essere stata molto più
L’orditura della trabeazione era stata, quin- complessa di quella del Tempio I sia per mole
di, realizzata in modo tale che il peso andasse a che per relativa ornamentazione. In ogni caso

28 
Rispettivamente Donati 1994, pp. 47-48; Bedini 1979, ri e di legno e la presenza di filoni di argilla per la produzio-
p. 23; Cifani 2008, p. 107. ne delle terrecotte di copertura: v., supra, pp. 28-29.
29 
Chiesa - Binda 2009, p. 85, fig. 18; Gjerstad 1966, p. 33 
V., ultra, pp. 383-384.
415, fig. 114. 34 
Ringrazio C. Carlucci che gentilmente mi ha fornito in
30 
V., ultra, pp. 51-53. anticipo il testo della sua relazione: Deliciae Fictiles IV, pp.
31 
Morolli 1989, p. 173. 115-127; D.F. Maras, ivi, pp. 107-114; per Satricum: Knoop
32 
Inoltre non va sottovalutata la possibilità che avevano - Lulof, in Satricum 2008, pp. 32-42.
gli artigiani di Tarquinia di giovarsi di grandi riserve di albe- 35 
V., ultra, p. 53.
Tempio II 39

l’edificio era dotato del classico tetto con tegole, L’accesso dalla piazza al basamento
coppi semicilindrici, tegola di gronda, lastre di
rivestimento e sime, antefisse e acroteri ed è pro- Tenendo conto che non risulta alcuna soprae-
babile che sui lati lunghi fossero collocate tegole levazione del piano pavimentale della piazza40,
di gronda decorate con antefisse di tipologia con la quota restò a m 169,59. È dunque verosimile
precisabile. ritenere che la scalinata che dalla piazza portava
Ma non vale la pena di dilungarsi né tanto al basamento fosse rimasta della stessa altezza
meno di entrare nello specifico che viene trattato di quella del Tempio I e allargata di necessità41.
oltre da F. Chiesa. L’allargamento dovette essere minimo in quanto
In generale, per quanto attiene alla decorazio- nel saggio 5 non sono emersi resti della scala che
ne architettonica, si possono sottolineare pluri- potrebbe essere calcolata in una larghezza di cir-
me presenze di elementi ispirati ai modelli cul- ca 14 metri. Di necessità la situazione comporta-
turali dell’epoca che ritornano espressamente va un ballatoio che poteva misurare circa 4 me-
anche nelle terrecotte architettoniche romano- tri in profondità. Gli scalini (19) potevano essere
laziali o magno-greche36. alti circa 30 cm e profondi altrettanto.
Infine, benché non pertinente all’edificio
per le sue piccole dimensioni vorrei ricorda- L’accesso al tempio
re la lastra A 35/16 (Tav. 111) in quanto risale
all’epoca del Tempio II. Essa è già stata pre- Lo stesso dicasi per la scalinata che portava
sentata in varie occasioni e mostra un armato al tempio che verosimilmente divenne di dimen-
con scudo e lance. Un recente approfondimen- sioni maggiori. Possiamo ragionevolmente opi-
to ha considerato l’ipotesi che l’esemplare po- nare che sia stata dotata di 11 scalini per colma-
tesse risalire allo stesso superprototipo di una re il mezzo metro di differenza di quota cui si
lastra tarquiniese datata da S. Ciaghi intorno attestava il pavimento del Tempio II rispetto a
al 530 circa a.C., ciò comportando un abbas- quello del Tempio I42.
samento cronologico rispetto alla valutazione
precedente37. L’altare 27
Nella piazza venne sistemato un altare qua-
La piazza (Tavv. f.t. IX, XII) drangolare con un orientamento all’incirca nord/
L’organizzazione generale e l’accesso al tempio sud, dunque diverso rispetto all’edificio templa-
re e che subirà nel tempo alcuni rialzi perché
La piazza del Tempio II fu più volte pavimen- possa essere mantenuto a vista43. Il rinvenimento
tata con strati molto compatti di macco e argilla è notevole e va ad aggiungersi alle serie di altari
pressati38. Talora i pavimenti subirono vari rifaci- recentemente discussi da S. Steingräber e S. Me-
menti parziali come fu, ad esempio, per il robu- nichelli44. Esso può essere riferito per tipologia
sto pavimento (USS A49) che venne sottoposto a al tipo 2 e, sotto il profilo funzionale, al tipo 1
riparazione (USS 55)39. della classificazione di S. Steingräber45.

36 
V., ultra, p. 383 e ss. Altro aspetto da tener presente è 38 
V., ultra, p. 71.
quelle del versante tecnico. Finora è stato possibile condurre 39 
V., ultra, p. 94.
un certo numero di analisi chimico-fisiche per le quali si 40 
V., supra, p. 29.
rimanda alle singole classi del materiale (Tarchna I, II) e per 41 
Verso la fine del VI secolo l’area viene pavimentata
il bucchero adde: Bonghi Jovino 2009a. Per quanto attiene con argilla e pressato di macco, un insieme assai robusto e
alle terrecotte architettoniche è stato fornito un primo reso- di bell’effetto.
conto con l’esame dei campioni per similarità della compo- 42 
V., supra, p. 27.
sizione elementare anche in rapporto agli impasti e alle ce- 43 
M. Bonghi Jovino, Tarquinia. Gli scavi sistematici
ramiche depurate locali e di importazione. Il dato emergente nell’abitato: campagne 1982-1983, in Archeologia nella
era che la produzione tarquiniese sembra differenziarsi da Tuscia II, Atti degli incontri di studio organizzati a Viter-
quella di Vulci, Caere e Falerii. Nel caso specifico dell’Ara bo (1984), Quaderni del Centro di Studio per l’Archeologia
della Regina nel confronto delle due sottoclassi (elementi Etrusco-Italica 13, pp. 63-66, in part. tav. XXX, 2; Bonghi
di copertura, elementi decorativi) con quelle del ‘comples- Jovino 1989 b.
so monumentale’ è emersa assoluta identità composizionale 44 
Steingräber - Menichelli 2010 ove viene raccolta la
(Bonghi Jovino 2006 c, p. 202, nota 5: 203-204); Winter - bibliografia sull’argomento e sulla etimologia attestata nelle
Iliopoulos - Ammerman 2009. fonti letterarie antiche, pp. 51-54.
37 
Bonghi Jovino, c.s.; v., ultra, p. 397. 45 
V., anche: Steingräber 1982, p. 103 e ss.
40 M. Bonghi Jovino

Sulla faccia superiore erano due cavità o cup- La cassa 43


pelle che, com’è noto, sono attestate già in epoca
cretese-micenea e servivano per deporvi le offer- La cassa restò alla stessa quota dove era stata
collocata in precedenza50.
te di cibi o di liquidi. La funzione potrebbe essere
I dati a nostra disposizione sembrano confer-
stata la stessa46.
mare la vita molto complessa del santuario in
tutto il VI secolo in relazione ai contesti sia del
Il muro γ (24) Tempio I sia del Tempio II con importanti ristrut-
turazioni alle quali si accompagnarono, come
La struttura muraria risulta essere in vita du- abbiamo visto, più modesti interventi. Una fase
rante questa fase. Quanto alla lunghezza del per- successiva è attestata nel settore A dal robusto pa-
corso resta quanto osservato precedentemente47 vimento USS A3551.
(Tavv. 19; f.t. XIV). Per il tratto esplorato nei Concludendo questa fase di ricerche, va sot-
settori A, C1, C2 l’individuazione degli strati di tolineato come ogni ulteriore approfondimento
preparazione ha consentito di attingere la crono- sia demandato alle future esplorazioni avendo ri-
logia del muro medesimo48. scontrato come molti elementi sfuggano ancora
Il muro γ, che emergeva ancora in parte all’e- alla nostra lettura perché obliterati dal tempo e
poca del Tempio III o dei Cavalli Alati, fu par- dall’azione degli uomini.
zialmente obliterato quando fu costruito il Tem-
pio IV49. Maria Bonghi Jovino

46 
D. Mustilli, in EAA, s.v. altare; interessante il confron- 49 
V., ultra, p. 104.
to con il ‘complesso monumentale’. 50 
V., ultra, pp. 70, 73, 91.
47 
V., supra, p. 29. 51 
V., ultra, p. 98.
48 
V., ultra, pp. 94 e ss.; 99 e ss.
I TEMPLI ARCAICI
E ASPETTI DELL’ARCHITETTURA SACRA A TARQUINIA

Le fasi di un processo complesso sembrano potersi riferire all’età tardo arcaica” 2. Più
di recente ha tuttavia modificato il parere nel tenta-
Gli studi condotti ed esposti nei capitoli prece- tivo di trattare l’articolazione planimetrica dei san-
denti consentono di formulare un commento critico tuari etrusco-italici3 sicché il presente volume do-
sull’architettura sacra di Tarquinia in epoca arcaica1. vrebbe rendere più chiara la situazione un tempo
Il santuario dell’Ara della Regina si accredi- mal compresa.
ta ulteriormente come un foyer eminente in area
etrusca in un processo di media durata, nell’acce-
zione braudeliana. La metrologia
Recentemente A. Maggiani, affrontando l’as- È ben noto come gli studi di metrologia siano
setto delle istituzioni politiche delle quattro gran- stati affrontati con sistemi di lettura diversi occu-
di città dell’Etruria, precisava: “… non mi li- pando un notevole spazio in letteratura4.
miterò a trattare dell’assetto istituzionale … ma In precedenza avevo considerato la possibili-
accennerò a un possibile filone di ricerca … quel- tà che a Tarquinia fosse stato adoperato il piede
lo del rapporto tra istituzioni politiche e forma attico-ionico (cm 29,5)5. Ad oggi lo studio con-
fisica della città etrusca, soprattutto con riferi- dotto sui Templi I e II sembra mostrare come l’u-
mento ai programmi di edilizia templare urbana, nità di misura sia di poco superiore a quella pre-
attuati nel periodo in cui a Roma avviene la deci- cedentemente calcolata e vada computata in circa
siva trasformazione costituzionale, cioè tra il tar- cm 29,8 andandosi a collocare tra la proposta di
do VI e i primi decenni del V sec. a.C.”. M. Torelli (cm 30)6 e quella di G. Colonna (cm
Nella fattispecie scriveva: “Il problema dell’ar- 20,5)7 entrambe concepite sulle dimensioni del
chitettura sacra a Tarquinia è poco conosciuto e Tempio III (o dei Cavalli Alati).
dunque nessun aiuto può venire da questo lato. Il Per altri siti, restando nell’ambito degli edifici
tempio dell’Ara della Regina sembra un proget- sacri arcaici, possiamo dire che a Roma nel Tem-
to, nella sua fase attuale, di IV sec., anche se cer- pio di Giove Capitolino sembra essere stato uti-
tamente con strutture precedenti che tuttavia non lizzato il piede di cm 29,78.

1 
Un accenno in: Bellelli Marchesini 1997, in part. p. 630. 5 
Bonghi Jovino 1996, p. 461.
2 
Maggiani 2005, p. 67. 6 
Uno studio metrologico fu condotto al fine di indivi-
3 
Maggiani 2009 b, p. 345. duare il piede che fu valutato in quello attico di circa 30 cm:
4 
C’è anche chi ha ripreso (compresi gli edifici di molto Torelli 1975, p. 18, nt 1.
più recenti quali a titolo esemplificativo il Tesoro di Tebe) 7 
Che ha proposto l’utilizzo del piede attico di cm 20,5:
una frase di Michaud che recitava “l’image qu’il nous don- Colonna 1985 b, p. 70 e ss.
ne diffère sans doute quelque peu de ce que fut jadis la réa- 8 
Il piede di cm 29,6 è attestato a Paestum e alla Foce del
lité. Le conditionnel reste donc de rigueur”: L. Louis Frey, Sele (Cifani 2008, pp. 105, 293) ove si fa presente l’even-
Mathématique anciennes et conception architecturale du tualità di un minimo di approssimazione nelle misure cal-
Trésor de Thèbes, in J.F. Bommelaer (a cura di), Delphes. colato all’incirca all’1% dei valori, legato alle irregolarità
Centenaire de la “Grande Fouille” réalisé par l’École delle superfici offerte dai lati delle fondazioni nonché alle
Française d’Athènes (1892-1903). Actes du Colloque Paul distorsioni delle riproduzione cartografiche.
Perdrizet, Strasbourg 1991, Strasbourg 1991, pp. 233-249.
42 M. Bonghi Jovino

L’analisi metrologica effettuata per il Tempio Dalla documentazione archeologica del ‘com-
di Tinia a Marzabotto, facilitata da una planime- plesso monumentale’ avevamo già ricavato come
tria che a livello di fondazioni murarie è straordi- fossero stati applicati, agli inizi del VII secolo,
nariamente intatta e dalla presenza indiscutibile principi geometrici nel costruire l’edificio beta e
delle basi delle colonne, ha permesso di calcolare i cortili secondo quanto è stato espresso dal Che-
l’unità di misura utilizzata: probabilmente il pie- rici15. A conferma di tali applicazioni, un secolo
de attico di cm 29,69. dopo nel santuario dell’Ara della Regina è pos-
In realtà la possibilità di un’analisi che possa sibile osservare lo sviluppo del rettangolo aureo
portare alla individuazione di un’unità di misu- nei due templi arcaici16.
ra precisa al centimetro è fuori discussione per le
oscillazioni di lettura dovute alla qualità della do- Considerazioni sul basamento
cumentazione archeologica10. Tuttavia le conver-
genze segnalate sembrano interessare senza dub- In merito al basamento si può avanzare qual-
bio la costruzione dei grandi templi arcaici. che considerazione tenendo conto della sua fun-
zione pari a quella della platea del Tempio Ca-
La planimetria pitolino17. Entrambi furono realizzati creando
muri di sostegno all’esterno e riempimenti idonei
Intorno al 570 a.C. il Tempio I si presenta con all’interno. Nel caso di Tarquinia il corpo interno
un’antica e ricorrente formula planimetrica che si si identifica con la ‘scacchiera’ che consentiva il
ritrova in un areale molto vasto: la lunghezza del percolamento delle acque e nel caso di Roma con
monumento disposto lungo l’asse longitudinale e i cospicui riporti di terra. Dunque soluzioni abba-
l’importanza della fronte del tempio con partico- stanza simili.
lare accento sulla centralità dell’ingresso11. Tale Per Roma è ben noto il passo di Dionigi di
situazione permane nel Tempio II. Alicarnasso laddove parla della sequenza dei la-
vori eseguiti da Tarquinio Prisco (616-580 a.C.)
I principi geometrici per consentire l’erezione del tempio capitolino
sulla cima del Capitolium: “Questo colle su cui
Di maggiore rilievo sono i principi geometrici si intendeva costruire il santuario … non essen-
che riguardano le piante per la ratio che è a mon- do di facile accesso né piano ma scosceso e ter-
te e che appare costituire una valida piattaforma minante in una vetta acuta, lo circondò da molte
per la comprensione di aspetti della sensibilità lo- parti di alti muraglioni di sostegno e riempì con
cale verso i concetti di corrispondenza tra la lar- molta terra lo spazio in mezzo tra i muraglioni
ghezza e la lunghezza. di sostegno e la vetta; lo rese così piatto e quan-
Recentemente A. Cherici ha affrontato vari to mai adatto ad accogliere i santuari. Le fon-
aspetti che interessano la questione. Ha giusta- damenta del tempio non fece in tempo a porle
mente sottolineato come gli Etruschi fossero in perché visse solo quattro anni dopo la fine della
possesso di un preciso bagaglio di conoscenze guerra”18.
scientifiche e tecno-pratiche, in particolare astro- Nella sua recente ricostruzione G. Cifani lascia
nomiche e di geometria applicata12. aperta l’ipotesi di una datazione alto-arcaica del
Le piante venivano tracciate materialmente sul Tempio di Giove, quanto meno per le opere di
terreno con corde e picchetti misurati sulla base sostruzione, per l’estinguersi delle testimonian-
di un modulo prefissato13. Più in particolare l’A. ze più sicure dell’abitato capitolino precedenti la
avanza la condivisibile ipotesi che il maestro- fase arcaica19.
costruttore sarebbe stato in contatto con le mae- Lo stesso avviene nel caso del basamento tar-
stranze, in cantiere, usando traguardi ottici, pic- quiniese, come attesta la stratigrafia, costruito
chetti e una corda che faceva da compasso14. nello stesso torno di tempo del Tempio I, grosso

9 
Govi 2005, in part. p. 27 ove si segnala che tale unità è 15 
E. Invernizzi, Il plastico, in Roma 2000, pp. 268-269.
risultata quella più soddisfacente. 16 
Cherici 2007, p. 15-16.
10 
Medesima considerazione in Cifani 2008, p. 293. 17 
V., supra, pp. 22 e ss.; per la discussione circa la fun-
11 
In area greca il processo è in corso fin dall’inizio del- zione della platea capitolina: Cifani 2008, p. 85 e ss.
l’VIII secolo a. C.: Mertens 2006, p. 27. 18 
Dion. Hal. IV, 59,1.
12 
Cherici 2006, p. 13 con ricca bibliografia. 19 
Cifani 2008, p. 99. Per incidens, il basamento tarqui-
13 
Cherici 2006, p. 21. niese evoca suggestivamente la terrazza del santuario urbano
14 
Cherici 2007, pp. 12-13. di Selinunte (una bella fotografia in Mertens 2006, p. 185).
I templi arcaici e aspetti dell’architettura sacra a Tarquinia 43

modo nella forchetta cronologica tra il primo e il Il Tempio E 1 era un edificio di notevoli di-
secondo quarto del VI secolo a.C. nel quadro di mensioni (m 12,00 x 35,10), la cui cella venne
un progetto unitario20. poi a coincidere con il perimetro del Tempio E 2.
La pianta E 3 coincideva, in base all’esplorazio-
Edificare incorporando ne condotta soltanto sulla metà orientale con le
dimensioni della cella di E 3, vale a dire dell’edi-
È un processo che risulta presente soprattutto ficio oggi visibile23.
nel Lazio, in Magna Grecia e Sicilia piuttosto che Ad Agrigento, il tempio più antico, tempio C
in Etruria. cosiddetto di Demetra, fu incorporato senza alcu-
Relativamente alla situazione tarquiniese va- na modifica nel posteriore tempio G24.
rie anticipazioni dei risultati sono state date nel
XXXIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia I modi e i tempi del Tempio I
sul tema dei rapporti tra Sicilia, Magna Grecia e
Etruria, nel Colloquio internazionale parigino Les Conviene ora discutere sul Tempio I che fu
étrusques, les plus religieux des hommes e nel conformato ad oikos intorno al 570 a.C. (m 12,36
seminario del Dipartimento di Scienze dell’Anti- x 27,25) con una superficie di mq 332,10 (media
chità della Università di Milano21. matematica)25. È probabile che ad esso abbiano
Il dato rilevante emerso sin dai primi anni di fatto da contorno nel santuario piccoli edifici sa-
scavo nei vari settori è stata infatti l’evidenza che cri26, con analoga ripartizione degli spazi i qua-
non si trattava di un solo edificio, quello dei Ca- li probabilmente rappresentarono il trait-d’union
valli Alati, bensì di vari edifici templari ciascuno con precedenti esperienze.
realizzato incorporando quello precedente sicché
il Tempio IV incorporò il Tempio III o dei Ca- La planimetria degli oikoi e le lontane origini
valli Alati, il Tempio III racchiuse il Tempio II,
quest’ultimo incorporò il Tempio I. La planimetria comporta una pianta a due am-
È la stessa situazione che si osserva a Satricum. bienti con vestibolo, cella molto allungata e l’in-
Analogo processo si verifica in Magna Grecia gresso sul lato lungo, ad est (Tav. f.t. VII)27. Non
con il primo periptero di Locri-Marasà, datato al manca di confronti purché si tenga conto delle
terzo quarto del VI secolo (secondo G. Gullini diverse premesse delle varie aree culturali. Infatti
forse all’inizio del periodo) che copriva un’area tale ripartizione dello spazio rievoca antichi oriz-
di m 35,20 x 17,00 circa e che inglobò l’edificio zonti e precedenti architettonici attestati in area
sacro presistente22. etrusco-laziale, nel meridione della penisola e in
In Sicilia, a Selinunte, G. Gullini poté accer- altre culture mediterranee (area greca).
tare che il Tempio E era il terzo di una serie di Nell’area romano-laziale ed etrusca gli oikoi
costruzioni succedutesi sul posto con lo stesso sono ben rappresentati. A Roma nella prima metà
orientamento e dunque dedicate alla stessa divi- del VI secolo si ricorda il tempio di S. Omobo-
nità. Denominò il tempio più arcaico E1, il se- no con i felini, nel Lazio il tempietto rettangola-
condo che lo aveva incorporato E2 indicandone re di Satricum, in Etruria i vari templi di picco-
la cronologia intorno al 500 a. C. le dimensioni come, per esemplificare, l’oikos di

20 
Bonghi Jovino 2010 b, p. 45. do un rettangolo di base che, rispetto a quello dell’oikos,
21 
Bonghi Jovino 1996; Bonghi Jovino 1997 b; Bagnasco ebbe larghezza doppia e lunghezza maggiore di 3/5. Altri
Gianni 2002. due stilobati … furono disposti a metà circa dei profondi
22 
Gullini 1983, p. 261: “…è sostanzialmente la ristrut- spazi che si crearono tra i lati brevi della peristasi e quelli
turazione dell’oikos proto-arcaico eseguita in un periodo della cella. Questa assunse … una pianta anfiprostila … se-
che, sulla base di quanto accertato per altri rifacimenti del- condo una concezione che ci riconduce alla cultura ionica,
la stessa fase nel santuario, possiamo fissare nel terzo quar- specialmente per ciò che concerne la ‘visibilità’ della cella
to del VI secolo a. C., con maggiore probabilità all’inizio entro la peristasi” (Gullini 1983, p. 261, tavv. XV-XVI,1).
di quest’arco di tempo”; ed ancora: “Il progetto comportò 23 
Gullini 1985, p. 431.
una lieve riduzione della lunghezza dell’oikos con l’inse- 24 
Gullini 1985, p. 30, fig. 6
rimento di due ante, con basi in calcare ancora in parte su- 25 
Per la storia della ricerca: v., supra, p. 3 e ss.
perstiti, sulla fronte dei muri del pronao. Altre due ante … 26 
Bonghi Jovino c.s.; Romanelli 1938-1939, p. 434.
furono poste agli angoli del muro di fondo dell’oikos, che 27 
Sul termine: D. Williams, in AA 1982, p. 60. Altri stu-
divenne la cella di un tempio periptero. Infatti un semplice diosi preferiscono definire come oikoi gli edifici a vano uni-
stilobate … fu disposto intorno al vano primitivo ottenen- co, chiuso e allungato: Colonna 1985 b, p. 60.
44 M. Bonghi Jovino

Piazza D’Armi a Veio; a Cerveteri (Sant’Anto- La più palese differenza con il tempio greco è
nio) il tempio “proto-A” con misure incerte: m comunque nella presenza del podio.
8,52 x 14,728. In sostanza pensando ai rapporti tra vari area-
In Magna Grecia siffatto genere di edifici li al momento mi sembra migliore lettura ritenere
ben rientra in quella fase indicata da G. Gul- il Tempio I una struttura architettonica innesta-
lini come “l’età delle sperimentazioni” quan- ta sull’esperienza locale in un contesto generale
do la planimetria degli edifici templari, nono- favorevole ai contatti e agli scambi. Ci troviamo
stante la pluralità degli indirizzi e delle scelte, di fronte ad un fenomeno di grandi dimensioni al
era per l’appunto caratterizzata dall’allunga- cui interno le varie città operarono indipendente-
mento della cella e dalla ridotta profondità del mente a seconda delle loro esperienze e delle loro
pronao29. necessità di culto.
La considerevole sproporzione tra la cella, A Tarquinia e in area etrusco-meridionale si
con o senza una fila di colonne nel senso del- registra un percorso specifico che si ricollega a
la lunghezza, e vestibolo, è attestata nell’oikos lontane esperienze e che lascia individuare una
proto-arcaico di Marasà già menzionato. Per specifica ratio a partire dal Bronzo Finale per ar-
esso D. Mertens, in tempi recenti, ha proposto rivare sistematicamente all’età del Ferro e al pe-
una ricostruzione con 5 colonne nella cella30. riodo Orientalizzante.
Un altro precedente è quello del tempio h, con Ad esempio alle Sorgenti della Nova l’abita-
fronte colonnata tra ante e colonne all’interno, zione 5 a pianta allungata del Bronzo Finale rag-
dell’agorà di Megara Hyblaea datato nell’ambito giunge una lunghezza di circa m 22,00 ed una lar-
della seconda metà del VII secolo a. C. ghezza di m 11,5034.
Ad ogni modo, come che sia, sembrano comu- Perfino a Sovana le dimensioni, relativamente
ni con la Magna Grecia e la Sicilia due fondamen- grandi, sono di m 10,10 x 5,5,7035.
tali caratteristiche: la lunghezza del monumento A Cerveteri molto tempo addietro è venuta a
disposto lungo l’asse longitudinale e l’importan- luce una struttura ellittica che è stata oggetto di
za della fronte del tempio con particolare accento una prima pubblicazione nella quale si segnalava
sulla centralità dell’ingresso. la presenza, all’interno del circuito di una serie di
Partendo da tale evidenza si deduce che la pre- piccole strutture36.
senza di oikoi in aree culturali diverse non è feno- In seguito si è proceduto ad una rilettura che
meno da attribuirsi soltanto all’ambito etrusco- ha individuato la presenza di una capanna37.
italico o greco-coloniale. Se l’interpretazione data, sia pure in una breve
Da quanto esposto emerge che la pianta al- nota, fosse corretta si tratterebbe di una capan-
lungata del tempio tarquiniese, come del resto na ellittica a tre campate verosimilmente mu-
quella dei numerosi piccoli oikoi con vestibo- nita di un portico esterno. Le dimensioni sono
lo chiuso (Türfront) i quali si datano, pur con eccezionali perché il solo ambiente interno mi-
qualche inevitabile incertezza, prevalentemen- sura m 13,00 x 27,00 pari a 275 mq circa di
te dall’ultimo quarto del VII alla metà del VI superficie. Aggiungendo il portico (m 18,80 x
secolo31 e oltre32, sia espressione di un model- 34,40) la superficie coperta risulta essere di mq
lo largamente diffuso in diverse aree culturali33. 50838.

Rizzo 2009 a, p. 98.


28  35
M. Cardosa, Architettura e “urbanistica” di Sovana nel
Gullini 1983, p. 209 e ss.
29 
Bronzo Finale, in N. Negroni Catacchio (a cura di), Sova-
30 
Mertens 2006, p. 95. na Cattedrale. Scavi dell’Università degli Studi di Milano
31 
Per una trattazione complessiva per la Sicilia: I. Ro- 1989-1999, Milano 2009, pp. 133-140.
meo, Sacelli arcaici senza peristasi nella Sicilia greca, in 36 
M. Cristofani, L’edificio ellittico, in Caere 2003, pp.
Xenia 17, pp. 5-54. 249-252.
32 
Gullini 1985, p. 458. 37
O. Cerasuolo, Cerveteri-Vigna Parrocchiale. Una ri-
33 
Tali edifici appaiono, rispetto al tempio tarquiniese caratte- lettura delle strutture protostoriche, in N. Negroni Catac-
rizzati da un modulo planimetrico nettamente inferiore ma esat- chio (a cura di), Atti del Quinto Incontro di Studi. Preistoria
tamente della metà come se fossero stati concepiti in scala 1:2. e protostoria in Etruria. Paesaggi d’acque, Sorano-Farnese
34 
N. Negroni Catacchio, Le abitazioni a pianta ellittica in 12-14 maggio 2000, Milano 2002, pp. 765-770; N. Negro-
Etruria nei secoli XII-VIII a.C. in N. Negroni Catacchio (a cura ni Catacchio (a cura di), Sorgenti della Nova. L’abitato del
di), Preistoria e protostoria in Etruria. L’alba dell’Etruria. Fe- Bronzo Finale, Origines, Firenze 1995.
nomeni di continuità e trasformazione nei secoli XII-VIII a.C. 38
Cerasuolo, p. 766; P. Brocato-F. Galluccio, Capanne
Ricerche e scavi. Atti del nono incontro di studi, Valentano - moderne, tradizioni antiche, in From Huts to Houses 2001,
Pitigliano, 12-14 settembre 2008, Milano 2010, pp. 275-276. pp. 283-309.
I templi arcaici e aspetti dell’architettura sacra a Tarquinia 45

Altrettanto attestano le testimonianze di Luni ‘complesso monumentale’, così stretto e allunga-


sul Mignone e di San Giovenale39. to nell’asse principale, ove il tetto poggia quasi
A Tarquinia le capanne dell’Età del ferro, rite- sicuramente su pareti di pietra.
nute abitazioni dalla maggior parte degli studio- Da ciò si deduce senza troppa fatica l’acquisi-
si, potrebbero rappresentare il modello che venne ta conoscenza per la costruzione di tetti di edifici
adottato nel tempo anche per uso sacro portando piuttosto grandi e la capacità di valutazione che
acqua al mulino dello stretto nesso che all’origi- avevano gli antichi costruttori in merito al carico
ne associava in termini architettonici la casa de- delle coperture43.
gli dei e la casa degli uomini. La stessa ipotesi è Tali precedenti, saldati alla documentazione
stata avanzata per la struttura ceretana di cui si è archeologica, spiegano le lontane origini e le ra-
fatta menzione. gioni tecniche per cui in epoca posteriore i mae-
Nel ben noto contributo di R.E. Linington ven- stri-costruttori di Tarquinia poterono realizzare,
gono già sottolineati elementi importanti. Ad con l’esperienza acquisita, il Tempio I.
esempio la grandezza delle capanne che ben si co- Concludo questo paragrafo con un riferimen-
glie nel tipo I (7, 13, 48) e in particolare il tetto del- to all’importante contributo di G. Morolli che
la capanna 13 che era sostenuto da 6 pali di gran- distingue tra templi etruschi “o di etrusco nome”
di dimensioni. Altri elementi fondamentali sono ritenendo che la derivazione dell’architettura
l’accesso sul lato lungo e le notevoli le dimensio- antica lapidea da “un mitico modello di edificio
ni della più grande e completa capanna ovale, mi- monumentale ligneo, fosse un topos “profondis-
surate lungo gli assi principali (m 16,20 x 8,60)40. simamente radicato in tutta la riflessione teorica
Questi i prodromi. Che si tratti di sperimenta- sull’arte edificatoria elaborata nel Mondo Anti-
zioni autonome e consimili potrebbe essere indi- co … sicché l’architettura veniva inserita “nel
ziato da quanto è stato ribadito anche per il passag- rigoroso sistema estetico, tanto caro alla Classi-
gio dalla capanna-abitazione alla capanna-tempio cità, della mimesi naturalistica”44.
in Grecia e in Magna Grecia ove “sembrano rima- A fronte di questa teoria mi sembra che la do-
nere costanti le tipologie dell’Età del Bronzo41. cumentazione archeologica di Tarquinia renda
Sotto questo profilo appare interessante il con- ben conto proprio di quel topos.
fronto con l’edificio III del santuario sulla Motta
di Francavilla Marittima (Sibari) che si presen- I principi geometrici
ta con forma allungata e fila di colonne al centro
della cella (circa m 8,00 in larghezza x 22,00 in Nel Tempio I il rapporto lunghezza-larghezza
lunghezza). risulta 2,2:1 diverso dunque dal modulo vitruvia-
Il tempio, che “fu innalzato con grandi pali in no 1,2:1. Sarebbe erroneo a questo punto cercare
legno e un intreccio di vimini rivestito d’argilla, analogie in Etruria e nel Lazio senza allargare lo
è testimonianza dei contatti con la cultura dei po- sguardo alle aree di colonizzazione greca perché
poli della penisola, tant’è che D. Mertens scrive i confronti vanno rintracciati proprio nelle archi-
che fu costruito “con una tecnica ignota alla ma- tetture templari della Magna Grecia (Metaponto
drepatria greca e per converso corrente nel pano- AI modulo 2,0:1, Metaponto BI modulo 2,2:1)45.
rama delle culture italiche …”42.
Infine, in particolare per Tarquinia, va sottoli- Lo spessore delle fondazioni
neato che un anello di passaggio nell’evoluzio-
ne tecnologica tra l’Età del Ferro e il periodo ar- Qualche tempo fa, in uno dei convegni taran-
caico va forse individuato nell’edificio beta del tini, M. Cristofani muoveva alcune obiezioni

39 
B. Malcus, Area D (ovest), in S. Forsberg-E. Thomas- - Delpino -Pallottino, p. 18); R. E. Linington, Un villaggio
son (a cura di), S. Giovenale. Materiali e problemi, Atti del protostorico nella località Calvario sui Monterossi a Tar-
Simposio dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, AI- quinia, in Studi in onore di Ferrante Rittatore Vonwiller, I,
RRS 1984, pp. 37-46. Como, pp. 245-246. N. Negroni Catacchio sottolinea come,
40 
Linington - Delpino - Pallottino 1978, pp.10, 12; benché in un quadro coerente con quello di altri abitati, le
Linington 1982, p. 249 e nt. 6. Inoltre è interessante l’os- capanne di Tarquinia “presentano dimensioni complessiva-
servazione di F. Delpino: “… sembra di poter concludere mente maggiori” (Negroni Catacchio 1989, p. 277, nt. 10).
che le costruzioni a pianta ovale sono riferibili alla prima 41 
V., supra, p. 37; Mertens 2006, pp. 19, 27.
fase villanoviana e che alla stessa epoca, e forse, molto du- 42 
Mertens - Schläger 1983.
bitativamente, anche ad età leggermente più avanzata, sono 43 
B. Binda, v., ultra, pp. 51-53.
attribuibili le capanne a pianta rettangolare …” (Linington 44 
Morolli 1989, p. 173.
46 M. Bonghi Jovino

osservando come i muri dell’oikos tarquiniese e la Sicilia50 e come prenda vigore la loro stessa
fossero molto spessi rispetto a quelli degli oikoi espansione in Campania51.
di Magna Grecia e Sicilia46. Questi elementi (principi geometrici e ampiez-
All’osservazione perentoria quanto prematu- za delle superfici) vanno poi valutati sotto il pro-
ra si oppone il fatto che a Tarquinia lo spessore filo storico.
dei muri di fondazione di m 1,40-1,50 è simile
in area magno-greca nel Tempio protoarcaico di Il podio
Policoro e nel Tempio B1 del santuario di Apollo
Licio a Metaponto; in are siceliota nel Tempio B Tipicamente etrusca è la concezione del podio che
di Himera47. accentua la frontalità del tempio e sottolinea l’uni-
cità dell’ingresso; è la più importante novità che se-
Le dimensioni delle superfici gna il passaggio al vero e proprio edificio templare.
È interessante ricordare che ancora alla metà degli
L’aspetto che ha attirato maggiormente l’at- anni Sessanta del secolo scorso M. L. Matini-Mor-
tenzione è stato quello delle notevoli dimensioni ricone scriveva come l’elemento più caratteristico
della superficie dell’edificio anche perché coin- del tempio etrusco-italico, il podio, non era cono-
volge la questione della trabeazione e dell’area sciuto nei templi arcaici e come i tentativi di inter-
coperta. pretare i resti di fondazione con il canone vitruvia-
Orbene tali dimensioni non trovano analo- no (Vitr. IV, 1-9) non avessero dato risultati felici52.
gie nell’architettura etrusca e in quella laziale
Roma compresa ma, come si diceva, anche per I modi e i tempi del Tempio II
questo aspetto non può essere ristretto l’oriz-
zonte soltanto a due aree della penisola con una Il Tempio II viene impostato sul Tempio I e al-
procedura che non tiene conto di una situazione largato con le alae. Questa specificità richiede di
culturale e religiosa complessiva48. Infatti la su- essere osservata in rapporto alle architetture tem-
perficie del Tempio I ha significative corrispon- plari coeve in quanto meglio offrono basi di com-
denze in area italiota e siceliota. Essa (332,10 prensione e non generici confronti.
mq) si compara agevolmente con altre di epo-
ca più o meno contemporanea come quella del La planimetria
Tempio B di Himera (325,42 mq) e si discosta
di poco da quella del Tempio E I di Selinunte L’articolazione planimetrica rispecchia l’ope-
(421,20 mq)49. razione di incorporamento del Tempio I e pertan-
Inoltre va ricordato come proprio intor- to presenta una cella molto allungata, un vestibolo
no alla fascia cronologica che oscilla intorno al e un pronao con alae laterali che arrivavano fino
570 a.C. si intensifichino i rapporti e gli scam- alla fronte e quattro colonne. Essa si diversifica so-
bi che gli Etruschi avevano con la Magna Grecia stanzialmente dal modello vitruviano. Il tempio

M. Cristofani, in Atti Taranto 1986, p. 616. Per Me-


45
Magna Grecia, Taranto 1994, Napoli 1996, pp. 431-448; M.
taponto: Mertens 2006, Tempio AI, pp. 136, 138,157 e ss.; Bonghi Jovino, L’espansione degli Etruschi in Campania,
Tempio BI, p. 137 e ss, 158. in Gli Etruschi, catalogo della mostra a cura di M. Torelli,
46
Ancora M. Cristofani, in Atti Taranto 1986, p. 616. Roma 2000, pp. 157-167; B. d’Agostino, Gli Etruschi in
47
Quanto ai piccoli sacelli è ovvio che i muri sono di dimen- Campania, in G. Camporeale, Gli Etruschi fuori d’Etruria,
sioni ridotte ma nello specifico interessa la planimetria e non lo San Giovanni Lupatoto, 2001, pp. 236-251; M. Bonghi Jovi-
spessore dei muri. no, Mitici approdi e paesaggi culturali. La penisola sorren-
48 
Inoltre la suddivisione in tre gruppi degli edifici tem- tina prima di Roma, Castellammare di Stabia 2008.
plari risulta genericamente artificiosa: M. Rendeli, Materie Sarà da tenere anche presente come nello stesso torno di
prime, tecniche e tipi edilizi, in La Grande Roma dei Tar- tempo (585/580-575/570) Tarquinia partecipi a varie attività
quini, pp. 138-139. commerciali in un vasto ambito: M. Bonghi Jovino, Contesti,
49 
N. Bonacasa, in EAA, 2 Suppl., 1971-1994, III, s.v. Imera. modelli e scambi di manufatti. Spunti per un’analisi culturale e
50 
D. Mertens, Parallelismi strutturali nell’architettura socio-economica. La testimonianza Tarquinia-Gravisca, in Gli
della Magna Grecia e dell’Italia centrale in età arcaica, in Etruschi da Genova ad Ampurias. Atti del XXIV Convegno di
Attività archeologica in Basilicata 1964-1977. Scritti in Studi Etruschi ed Italici, 26 settembre - 1 ottobre, Pisa-Roma
onore di D. Adamesteanu, Matera 1980, pp. 37-82. 2002, pp. 678-689; M. Botto, I rapporti fra la Sardegna e le
51 
L. Cerchiai, I Campani, Milano 1995, p. 99 e ss.; B. coste medio-tirreniche della penisola italiana: la prima metà
d’Agostino, La Campania e gli Etruschi, in Magna Grecia, del I millennio a.C., in AnnFaina XIV, 2007, pp. 103-104.
Etruschi e Fenici. Atti del XXXIII Convegno di Studi sulla 52 
M. L. Matini - Morricone, in EAA, s.v. tempio.
I templi arcaici e aspetti dell’architettura sacra a Tarquinia 47

rappresenta in concreto uno dei casi discussi in let- Le dimensioni delle superfici
teratura circa la sistemazione laterale del pronao
La superficie del Tempio II misura, come ab-
confermando l’arcaicità della soluzione dei lati
biamo visto, 1053,38 mq. È opportuno procedere
chiusi53.
ad un confronto con gli edifici coevi.
In area etrusca troverebbe un parallelo nel
I principi geometrici Grande Tempio di Vulci con 1192,80 mq se do-
vesse corrispondere al vero il suo impianto in
Intorno al 530 a.C., il Tempio II viene edifica-
epoca arcaica56.
to con un rapporto lunghezza-larghezza 1,6:1 da
Il tempio di Caere (Vigna Parrocchiale) è stato
cui potrebbe discendere il rapporto di 1,6:1 del esplorato a più riprese. Dopo le prime indicazioni,
Tempio di Tina a Marzabotto. Tale rapporto ap- M. Cristofani, definendo la funzione dell’edificio
pare abbastanza prossimo in area etrusca a quello tripartito, ne precisa la pianta con qualche dubbio
applicato nel Tempio di Vulci con qualche pro- relativo alla lunghezza. “L’edificio, rettangolare,
babilità che la progettazione sia di epoca arcaica doveva misurare in origine poco più di 25 m di lar-
(modulo 1,5:1). ghezza e 18 di lunghezza57. In seguito: “Se l’avan-
Ciò è in sintonia con quanto è stato commen- zo del muro H segna il limite occidentale dell’edi-
tato a tal proposito da E. Govi la quale osserva ficio, ci troveremmo di fronte alla parte posteriore
come “il modello planimetrico di origine greca di un tempio largo m 24,50 diviso in tre celle lun-
subisca una progressiva variazione relativamen- ghe circa 20 metri”58. Se così fosse la superficie
te alle proporzioni tra la lunghezza e la larghez- del tempio si aggirerebbe intorno a 490 mq.
za del tempio che tendono a ridursi conferendo La cronologia è stata precisata, sulla base dei
una forma meno allungata”54 ma senza alcun ri- più recenti frammenti attici nel secondo decennio
ferimento alla problematica dei templi di Tar- del V secolo a.C.59.
quinia. Restando a Cerveteri (località Sant’Antonio) il
Nel Lazio, se il Tempio Capitolino avesse un tempio A misura m 24 x 16,5, con una superficie
rapporto lungh. – largh. 1,2:1 (Cifani), rispette- pari a 396 mq e un rapporto di 1:1,5; datato tra
rebbe il modulo vitruviano imponendosi in tut- “la fine del VI o eventualmente l’inizio del V sec.
ta la sua grandezza e magnificenza divergendo a.C.” appartiene a una fase posteriore di circa un
dall’architettura tarquiniese e prospettando nuo- venticinquennio rispetto al tempio tarquiniese60.
ve aperture; se avesse un rapporto 1,4:1 (Som- Per quanto concerne Roma diciamo subi-
mella Mura) si accosterebbe notevolmente alle to che il Tempio II non ha alcuna possibilità di
esperienze delle colonie greche di Occidente, fe- confronto con il Tempio di Giove Ottimo Mas-
nomeno di non minore portata55. simo data la monumentalità dell’edificio roma-
In Magna Grecia e Sicilia continua a prevalere no sulla cui planimetria peraltro esistono varie
il modulo 2,2:1 (Posidonia, Basilica) talora 2,4:1 divergenze61 ma è proprio quella stessa monu-
(Metaponto A II) e in Sicilia il modulo 2,7:1 (Se- mentalità a rendere plausibili le dimensioni del
linunte, Tempio E 2, Tempio C). tempio tarquiniese.

53 
R. Mambella, Contributi alla problematica del tempio 61 
A. Sommella Mura ha ritenuto che il tempio copris-
etrusco-italico, in RdA VI, 1982, pp. 35-42; H. Knell, Der se un’area di 3317 mq disponendo due ambienti nel retro:
etruskische Tempel nach Vitruv, in RM XC, 1983, pp. 91-101. Mura Sommella 1997-1998, pp. 62, 68. Così già il Gjerstad
54 
Govi 2005, nt. 44. (Gjerstad 1960, p. 178 e ss.). Per queste dimensioni: P. Ca-
55 
Tuttavia si osserva come i moduli dei templi di S. rafa, in EAA, s. v. Roma, p. 813).
Omobono e di Satricum (I e II) siano analoghi piuttosto al Disparità di opinioni hanno formulato alcuni specialisti
modulo del Tempio II di Tarquinia. ritenendo inconciliabile l’ampiezza delle fondazioni con le
56 
Colonna 1986, p. 79; A.M. Sgubini Moretti, Ricer- dimensione di un tempio arcaico: Giuliani 1982; Mambella
che archeologiche a Vulci 1985 – 1990, in Tyrrhenoi philo- 1982; Martin 1983; Castagnoli 1984.
technoi 1994, pp. 7-46. Altri ancora hanno ipotizzato che nella parte retrostante
57 
M. Cristofani, L’area urbana, in M. Cristofani - G. Nardi fossero collocati tempietti e altri piccoli edifici (Guaitoli
- M. A Rizzo (a cura di), Caere 1. Il parco archeologico, Roma 1984) oppure che vi fosse una sorta di opistodomo (Colon-
1988, pp. 89-90; M. Cristofani , in Caere 2003, pp. 64-65. na 1987 a). Ad ogni modo le varie opinioni sono riportate in
58 
Cristofani 2004, pp. 17-21; 64-66. Cifani 2008, pp. 101-102 il quale muove alcuni rilievi sulla
59 
Maggiani - Rizzo, in Dinamiche di sviluppo 2005, pp. 176. base di alcune incongruenze e della situazione documentale
60 
Maggiani - Rizzo 2005, pp. 178-179. Maggiani 2009 a, nonché per la cesura posta tra la parte posteriore del tempio
pp. 121-123, fig. 1 a p. 122; Rizzo 2009, pp. 97-98. e le strutture retrostanti.
48 M. Bonghi Jovino

A Marzabotto il Tempio di Tina aveva una co- e le affinità con le esperienze tarquiniesi. In que-
pertura di 778,16 mq; appare di dimensioni mi- sta sede ci si limita ad un breve commento re-
nori ma non così lontane da doversi supporre lativo all’affinità nell’estensione delle superfici,
l’appartenenza ad una diversa categoria62. all’altezza delle alae, ai peripteri con posticum.
Quanto all’area laziale lo stesso dicasi per il Ad esempio il Tempio di Marzabotto, pur dif-
Tempio II di Satricum che copriva una superficie ferenziandosi in quanto periptero per una diver-
di 901,00 mq63. sa tipologia architettonica, mostra affinità con
Per quanto attiene alla Magna Grecia certa- il Tempio II del santuario dell’Ara della Regina
mente gli Etruschi di Tarquinia avevano espe- nell’estensione della superficie67.
rienza diretta della c.d. Basilica di Paestum (tem- Altro esempio concerne l’altezza delle alae.
pio probabilmente dedicato a Hera e Poseidon) Per il Tempio II presentiamo due ipotesi al fine
con una superficie di 1350,00 mq64. Scendendo della ricostruzione dell’alzato dell’edificio. Nella
ancora verso Sud, illuminanti sono i dati meta- prima ricostruzione proposta l’altezza risulta es-
pontini ove il tempio A II (o di Apollo Licio), da- sere inferiore a quella del corpo centrale dell’edi-
tato entro il primo quarto del VI secolo, aveva ficio. A prima vista potrebbe apparire una lettura
un’estensione di 1281,50 mq. improponibile anche se, in realtà Vitruvio tace a
In area siceliota basti ricordare, per Selinunte, tal proposito.
secondo le dimensioni attestate in letteratura, che E tuttavia interessante rilevare un caso inverso:
il tempio E 2 aveva una superficie di 1717,20 mq, nell’Apollonion siracusano le navate laterali sono
il Tempio E 3 di 1773,00 mq e, di dimensioni di più alte rispetto alla parte centrale del tempio68.
poco inferiori, il Tempio C presentava una coper- Nella seconda proposta l’altezza delle alae è
tura di 1525 mq65. pari a quella del corpo centrale, come general-
Sulla base di queste testimonianze archeologi- mente in letteratura a partire dai disegni cinque-
che non regge l’obiezione che il Tempio II aves- centeschi69 già riproposti70.
se un’estensione di superficie abnorme nei con- Un altro commento, benché assai succinto ri-
fronti delle aree coperte dalle aedes del tardo VI spetto all’importanza della questione, merita il
secolo a. C. 66. dibattito sul posticum che coinvolge anche Tar-
quinia.
Il Tempio II e qualche esperienza architettonica Riguarda una specifica categoria templare va-
della seconda metà del VI secolo tra differenze e riamente attestata: Roma, Tempio Capitolino (?);
affinità tempio di Cerere, Libero e Libera71; tempio di
Ercole al Foro Boario;72 Pyrgi, tempio B; Vul-
In area etrusca possono essere menzionati alcu- ci, Grande Tempio nella recente verosimile inter-
ni edifici arcaici che rendono palesi le differenze pretazione planimetrica73; Marzabotto, tempio di

Recentemente A. Mura Sommella è ritornata sull’argo- Regina rientrava nel perimetro urbano e come entrambi
mento con uno studio approfondito e con una nuova lettu- sorgessero all’interno di un temenos che includeva strut-
ra che porta la superficie a 4062,88 mq (Mura Sommella ture per il culto quali altari: Bonghi Jovino 2005 c, pp.
2009). 326-327.
Indubbiamente la situazione è difficile soprattutto se si 68 
Gullini 1983, tav. IV.
guarda al modulo vitruviano. Alcune considerazioni in Bon- 69 
Alcuni significativi esempi in Morolli 1985, p. 86, fig.
ghi Jovino 2010 b, pp. 43-53, figg. 8-12. 103. È interessante osservare l’incisione con la pianta di un
62 
Govi 2005, p. 30 e ss. tempio etrusco nell’interpretazione grafica di Andrea Palla-
63 
Cfr., J. A. De Waele, in Nieuw licht op een Oude Stad dio in Daniele Barbaro 1556 (ed. cons. Venezia 1567, libro
Satricum, catalogo della mostra 1985, a cura di P. Attema-J. IV, cap. VII, pp. 196-196) ove il Morolli sottolinea come
Euwe-Beaufort- M. Gnade, p. 63, fig. 22. le pareti laterali della cella avanzino sino alla prima fila di
64 
Mertens 2006, p. 140 e ss. colonne del portico forzando le indicazioni del testo di Vi-
65 
Gullini 1985, p. 442. truvio. In realtà, pur con una pianta diversa, il particolare del
66 
Rendeli 1989, p. 51 e ss.; Cristofani, in Atti Taranto prolungamento delle pareti laterali trova in qualche modo un
1996, pp- 616 - 617; v. anche Rendeli 1990, pp. 138 – 139. riscontro nel Tempio II.
67 
Nel Convegno bolognese del 2003 ebbi già modo, 70 
Bonghi Jovino 2009 b, pp. 7; 25-28.
nel corso del dibattito, di accennare a tale similitudine. 71 
Cfr. Coarelli 1993, p. 260.
Pur segnalando le debite differenze palesi soprattutto 72 
Secondo la lettura di Colonna ripresa dalla Govi (Govi
nell’orientamento, annotavo in primo luogo come i due 2005, p. 32, fig. 2) anche se non sussistono elementi probanti.
edifici sacri fossero ubicati all’interno delle rispettive cit- 73 
Govi 2005, p. 32, fig. 31; v. le osservazioni di d’Ago-
tà essendo ormai acquisito che il santuario dell’Ara della stino, in Atti Bologna 2005, p. 320.
I templi arcaici e aspetti dell’architettura sacra a Tarquinia 49

Tina; Capua, tempio di Diana Tifatina; Satricum, Ma ritorniamo a Tarquinia ove la situazione del
tempio I; Pompei, tempio del Foro Triangolare. Tempio II appare molto differente per l’assenza
Varie sono le opinioni e dubbio è il caso del della peristasi, per la chiusura della parte poste-
Tempio Capitolino da cui parte la speculazione riore dell’edificio e per la presenza delle alae che
perché si resta nell’incertezza circa l’attribuzio- si prolungano fino alla fronte. Probabilmente sul
ne dei due ampi vani estesi sull’intero posticum. basamento, nello spazio retrostante all’edificio vi
Difatti le ipotesi di lettura sono attualmente di- erano strutture relative al culto o ai fedeli.
versificate74. In buona sostanza, tirando le somme, la cit-
tà etrusca appare come centro di elaborazione
• Mura Sommella 1997-1998: i vani retrostanti alle celle apparten- e di propulsione di approcci diversi nel campo
gono al tempio. dell’architettura etrusca del periodo arcaico. Pos-
• Mura Sommella 1999: i vani retrostanti alle celle appartengono siamo aggiungere che mentre un’aria comune
al tempio.
sembra spirare nell’areale Roma-Cerveteri-Veio,
• Mura Sommella 2000: i vani retrostanti alle celle consentono di
ampliare l’edificio in senso longitudinale. Tarquinia resta molto ancorata alle ‘leggi’ ance-
• Colonna 2001: non è escluso che vi fosse un’area strettamente cor- strali e sembra percorrere una strada sua propria
relata al podio, anche se distinta da esso, che potrebbe essere una che si lascia percepire come univoca. Sia suffi-
sorta di opistodomo.
ciente il confronto con il tempio di Veio-Porto-
• Colonna 2005: gli scavi recenti hanno mostrato l’esistenza di vani
retrostanti alle celle.
naccio A che “rappresenta la prima realizzazione
• Cifani 2008: le strutture retrostanti vanno considerate esterne al
in terra etrusca delle Tuscanicae dispositiones te-
podio templare. orizzate da Vitruvio” 79.
• Mura Sommella 2009: i vani retrostanti appartengono al tempio di
cui aumenta notevolmente la superficie.
Le caratteristiche e i rapporti geometrici rispetto
Secondo G. Colonna, sulla scorta delle conclu- al modello vitruviano
sioni di A. Mura Sommella, la pianta con i due Anche il Tempio II segue palesemente un mo-
ambienti del posticum nel tempio di Giove costi- dulo (1,6:1) diverso da quello delle Tuscanicae
tuirebbe “un altro elemento, oltre alle proporzio- dispositiones. In generale dagli studi compiuti
ni della peristasi, che dal Tempio Capitolino, risa- emerge che il rapporto stabilito da Vitruvio tra
lente a mio avviso alla prima metà del VI secolo larghezza e lunghezza del tempio (1,2:1) non ri-
come progettazione di insieme, si travasa nella sulta quasi mai applicato stricto sensu. E se nella
tipologia del periptero etrusco-italico”75. Essen- prima metà del VI secolo non si accosta al mo-
zialmente si tratterebbe di una variante attestata dello vitruviano neppure l’oikos veiente (1,7:1)
principalmente a Roma, una interpretazione cen- non cambia la situazione nella seconda metà
tro-italica del periptero greco come indicato da come risulta dal tempio B di Pyrgi (1,5:1), dal
Colonna76, ipotesi ripresa successivamente77. Tempio grande di Vulci (1,5:1), dal Tempio II di
Di altro parere F. Zevi che ricorda come sia Satricum (1,6:1), dal Tempio di Tina di Marza-
probabilmente erroneo e comunque non dimo- botto (1,6:1).
strabile, affermare che questa disponibilità ro- È a Roma che il Tempio Capitolino rispet-
mana verso il mondo greco costituisca il presup- ta invece perfettamente le indicazioni del codi-
posto dei templi minori a peristasi dell’Etruria ce di Vitruvio. Ma qui c’è da osservare, come
meridionale, del Lazio e della Campania78. si evince dalla tabella riassuntiva proposta, che
Di diverso avviso appare la conclusione di G. se si accettano le interpretazioni di P. Carafa e
Cifani che raccorda gli ambienti alle opere di co- di G. Cifani (1,2:1) sussiste un riscontro preciso
struzione delle pendici del Capitolium. con la normativa vitruviana, se si concorda con

74 
Mura Sommella 1997-1998, pp. 57 – 79; Mura Som- colare viene indicato un rapporto tra il tempio di Marzabotto
mella 2000, pp. 20-21, figg. 25-26; G. Colonna, Intervento e il Tempio Satricum I piuttosto che Satricum II (la cronolo-
nel dibattito alla Giornata di studio presso l’Istituto Archeo­ gia del tempio Satricum I oscilla tra due letture: quella della
logico Germanico di Roma “Primi risultati delle indagini ar- Kleibrink 580/540 circa a.C. e quella, che ritengo più appro-
cheologiche in Campidoglio nell’area del Giardino Romano priata, della Gnade 540/530 circa a.C.); Colonna 1984 a;
e del Palazzo Caffarelli”, 3 maggio 2001; G. Colonna, in G. Colonna, in Atti Bologna 2005, p. 317.
Atti Bologna 2005, p. 307; Cifani 2008, pp. 10, 101, 296. 77 
Rescigno 1993, p. 85; Laforgia 1992, p. 49, nota 77;
75 
G. Colonna, in Atti Bologna 2005, p. 317. Cerchiai 1995, pp. 158, 172; Andreani 2003, pp. 188-1923.
76 
G. Colonna, in ParPass XXVI, 1981, p. 47, nt 15; 78 
Zevi 1996, p. 302.
Idem, in NSc 1988-1989, II Suppl, 1992, p. 182 e ss. In parti- 79 
G. Colonna, in Veio, Cerveteri, Vulci 2001, p. 41.
50 M. Bonghi Jovino

la prima interpretazione di A. Mura Sommella a Vulci e a Pyrgi: “La mancanza di una cronolo-
(1990) (1,4:1) e a maggior ragione con la secon- gia sicura per il primo [Vulci] che comunque vie-
da (2009) (1,4:1), tale riscontro viene meno80. ne ricondotto alla metà o alla seconda metà del
Il secondo caso riguarda il tempio di Tina a IV sec. a.C., ci priva di un ulteriore riferimento
Marzabotto e le sue ripartizioni. Nella parte po- mentre per il secondo [Pyrgi] è stata proposta la
steriore della cella uno spunto dialettico è of- fine del VI sec. a.C. Il Tempio A di Marzabotto in
ferto dalla presenza dell’adyton bipartito. Con- questo caso, sarebbe certamente intermedio tra i
sideriamo che i resti delle strutture murarie a due essendo stato costruito nel corso del V sec.
noi pervenute sono in fondazione81. Rileviamo a.C., probabilmente non prima dei decenni cen-
inoltre che, a fronte dei muri della cella carat- trali dello stesso”85.
terizzati da “un apprestamento assai curato e L’ipotesi sembra corroborata da quanto sostie-
da notevoli dimensioni...i muri che definiscono ne la Govi allorquando parla dell’esistenza di due
l’adyton, suddiviso... in due piccoli ambienti..., fasi di allestimento della decorazione architetto-
sono invece interamente realizzati con scaglie e nica del tetto del tempio e suppone che la seconda
grumi di travertino pressati all’interno di trincee fase di ristrutturazione del tetto possa aver avuto
perpendicolari che inaspettatamente si appro- luogo nella seconda metà del V secolo a.C.86.
fondiscono ... ben oltre le fondazioni del muro Qualora poi si stabilisca un confronto con
laterale della cella”82. i templi di Magna Grecia e Sicilia se ne rende
Questi dati richiamano abbastanza da vicino la maggiormente evidente la difformità in quanto la
situazione dei muri posteriori che sono stati ca- maggior parte di essi comporta un rapporto che
lati nelle strutture dei templi arcaici di Tarquinia oscilla tra 2,1:1 del Tempio B2 di Metaponto e
(Tavv. 5; f.t. I, nn. 1,5,6,7). 5,0:1 del primo periptero di Locri-Marasà.
Con il prosieguo delle ricerche in corso mi do- Nel tempio di Tina a Marzabotto sarebbe sta-
mando se questa documentazione archeologica ta applicata una scelta atta ad adattare le esigenze
non possa indicare una posteriorità dell’adyton cultuali etrusche al modello magno-greco87 sic-
rispetto al primo impianto dell’edificio sacro. ché è stato ritenuto “il frutto di un adattamento
Anzi sorge il sospetto, sommando questa situa- delle esigenze cultuali etrusche ad un modello
zione a quella dei resti dei templi del santuario greco giunto in area etrusco-italica fra la fine del
dell’Ara della Regina, che nell’un caso e nell’al- VII e gli inizi del V secolo a. C.”88. A questo pun-
tro possa trattarsi di una fase intermedia svilup- to ci si chiede quale possa essere stata l’influenza
patasi nel corso del V secolo. Se così fosse, il tarquiniese e se la città avesse esercitato una sorta
tempio di Tina, con una datazione ai primi de- di mediazione o di richiamo sotto il profilo ‘etni-
cenni del V secolo a.C. così come proposto da- co’ e religioso.
gli scavatori83, verrebbe ad essere più prossimo al A ben vedere, a Tarquinia l’influenza cultura-
Tempio II di Tarquinia. le della Magna Grecia, della Sicilia e della stessa
Non mancano i confronti con Marzabotto. G. Roma, si avverte maggiormente nella ripresa dei
Colonna, ma sulla base di una impressione, ritie- modelli compositivi e iconografici dell’apparato
ne che il tempio di Tina sia più recente del tem- fittile. In ogni caso con il Tempio II si è compiuto
pio C dell’acropoli proponendo una cronologia il definitivo passaggio dall’oikos, nella sua dupli-
al secondo quarto se non alla metà del V seco- ce veste funzionale di architettura civile e sacra,
lo a.C.84; tale cronologia bassa sarebbe postulata ad una specifica categoria templare89. È verosi-
anche in base al tempio A dell’acropoli di Marza- mile che a Tarquinia tale processo possa essere
botto. E. Lippolis ritiene quest’ultimo il più tardo stato intrinseco già nelle grandi dimensioni del
dei templi e dei ‘podi’ dell’area sacra, rifacendosi Tempio I.

Mura Sommella 2009.


80  85 
E. Lippolis, La cronologia alta del Tempio di Tina, in D.
Govi 2005, p. 18.
81 
Vitali - A.M. Brizzolara - E. Lippolis, L’acropoli della città
82 
Govi 2005, p. 22. etrusca di Marzabotto, Bologna-Imola 2001, pp. 257, 260-261.
83 
Sassatelli 2005, p. 322. 86 
Govi 2005, pp. 18, 22.
Ad ogni modo sono sostanzialmente e formalmen- 87 
Sassatelli - Govi 2010, p. 22.
te d’accordo con quanto sostiene Malnati che senza una 88 
G. Sassatelli, VI. La città etrusca di Marzabotto (Bo-
evidenza di tipo stratigrafico non si possono raggiungere logna), in Scoprire. Scavi del Dipartimento di Archeologia,
risultati apprezzabili: Malnati, in Atti Bologna 2005, p. mostra a cura di A. Corallini - E. Govi - M.T. Guaitoli,
328. Bologna 2004, pp. 10-11.
84 
G. Colonna, in Atti Bologna 2005, pp. 317-320. 89 
Sull’argomento: Colonna 1985 b, p. 61.
I templi arcaici e aspetti dell’architettura sacra a Tarquinia 51

Inoltre un significativo complesso di dati ag- prima ipotesi ricostruttiva si è fatto ricorso ad
giunge evidenze in merito alla effettiva libertà di un valutazione metrica e ponderale delle tego-
scelta, alla selezione di modelli e alle nuove pro- le e dei coppi del ‘complesso monumentale’ e
poste da parte dei singoli centri pur nell’ambito ai tipi noti in letteratura (Wikander); ad oggi
dell’etrusca ‘disciplina’. lo stato frammentario dei reperti non consen-
te alcuna ulteriore precisazione. Pertanto non
Maria Bonghi Jovino sono stati presi in considerazione i materiali
fittili.
Nota di aggiornamento relativa trabes compactiles (travi orizzontali)94: 5 per un
ai Templi I e II 90
totale di kg 6277,44
mutuli95: 6 travi per un totale di kg 7488,00
Accanto alle ipotesi già di recente pubbli-
cate a proposito della carpenteria degli edifici trabes 96 (travi verticali): 7 travi per un totale di
templari, in questa sede, a seguito della prose- kg 1272,96
cuzione delle ricerche, si propone una seconda columen97: 3 travi per un totale di kg 5850,00
soluzione che ancor meglio della precedente si cantherii 98: 74 elementi per un totale di kg 18500,00
adatterebbe alle caratteristiche tecnico-struttu- templa 99: 418 elementi per un totale di kg 5225,00
rali delle coperture 91. stillicidium: assito di spessore cm 3, valutato con
Resta inteso che si vuole proporre un ragio- un calcolo effettuato al mq per un totale di kg
namento logico piuttosto che una realtà vera 11161,80.
e propria. Nonostante l’uso dell’indicativo ci
muoviamo quindi nell’ambito di una ricostru- All’area del tempio (332,10 mq) va aggiunta
zione verosimile. Del pari anche la precisione la sporgenza delle falde pari a m 1,50 per lato. Il
numerica, relativa alle coperture dei due edifici, calcolo si fonda sulla pendenza degli spioventi,
è indicativa. Per quante riguarda le travi e le ipotizzata pari a 15,30 gradi cui corrisponde un
loro sezioni, le misure sono da intendersi come coefficiente di falda di m 1,04100.
massime. La superficie del tetto calcolata in pendenza è
Ad ogni modo si precisa che i computi sono di mq 477.
stati basati sul legname della quercia il cui In conclusione il peso totale risulta di 55,77
peso dopo stagionatura all’aria è di kg. 780 tonnellate.
per mc92.
È tuttavia ben noto l’impiego di essenze lignee
differenti volto ad ottenere un minore peso93. Ad
esempio potrebbe essere stato privilegiato l’im-
piego dell’abete bianco (Abies alba), per la pic-
cola orditura. Resta imponderabile l’eventualità
dell’utilizzo contestuale di essenze lignee diffe-
renti.

Tempio I
Il peso è stato calcolato nella totalità dell’ap-
parato ligneo, piccola e grossa orditura. Nella Schema del posizionamento delle travi.

90 
B. Binda, in Chiesa-Binda 2009, pp. 65-91. una sezione di cm 40 x 40 ed una altezza di m 1,40, la settima
91 
Chiesa - Binda 2009, pp. 74-78. trave ha una altezza di m 1,0 con una sezione di cm 40 x 40.
92 
G. Erede, Manuale di geometria pratica, 5 ed., Milano 97 
La sezione è stata calcolata in cm 50 x 50.
1911, p.185. 98 
La lunghezza di ciascun elemento è di circa m 8,0.
93 
V., supra, p. 28, nota 35. L’intervallo di posa è di circa cm 60. La sezione è di cm
94 
Quattro da m 10,40 e una da m 8,70 con una sezione 20 x 20.
di cm 40 x 40. 99 
I templa misurano circa 8 m con una sezione di cm 10
95 
Tre travi per lato con sezione di cm 40 x 40. x 10 posti con un passo di cm 80.
96 
Due travi sono inserite nei muri per circa cm 20 e mi- 100 
AA.VV., Manuale dell’architetto, 3 ed., Roma 1986,
surano m 1,60 con una sezione di cm 40 x 40; quattro hanno p. 110.
52 B. Binda

Tempio II pianto reticolare, capace di sostenere il peso


del tetto e di resistere alle sollecitazioni sta-
Nella presente ricostruzione si è optato per una tiche.
quota dei muri che delimitano la cella (i quali al- Posto che gli Etruschi non utilizzavano la ca-
tro non sono che l’innalzamento dei muri perime- priata vera e propria, in opere di grandi dimen-
trali del precedente Tempio I) pari all’altezza dei sioni come nel secondo tempio di Tarquinia, per
muri esterni e delle colonne; oltre a ciò, sono stati coprire luci di tale portata i maestri costruttori
arretrati i muri esterni del tempio sino al filo del avrebbero potuto ricorrere a travi di notevoli di-
basamento delle colonne stesse per un migliore mensioni e spessore, poste in opera poggiandole
posizionamento delle trabes compactiles; ciò ha direttamente sui muri perimetrali e sulle colon-
comportato una variazione della superficie di co- ne.
pertura. Ciò avrebbe comportato inevitabilmente uno
L’area del tempio è di mq 1053,38 (calcolata
sviluppo relativamente limitato in altezza e un
con misure medie). La sporgenza di gronda è di
tetto ampio con notevole sporgenza laterale delle
m 1,50. Il coefficiente di falda per una pendenza
gronde, che nel nostro caso è parso doversi stabi-
di 18° è di m 1,05. L’area della doppia falda è di
lire pari a m 1,50.
mq 1325,79.
La distribuzione dei carichi della grossa ar-
Ovviamente si tratta di una copertura che im-
matura del tetto trovava i suoi appoggi sui muri
plica un impiego maggiore di legname rispetto
alla precedente versione, con conseguente au- perimetrali delle alae, della cella e del vestibolo
mento del carico complessivo. così come sulle colonne, e fra le stesse ed i muri
Trattandosi di una ricostruzione sperimenta- laterali.
le si è dovuto far fronte a diverse esigenze. Ad Sui muri perimetrali poggiavano i mutuli con
esempio, come per il Tempio I la scelta è caduta un doppio ordine di travi, al fine di rialzare la co-
sul locale legno di quercia (Quercus robur e/o al- pertura, in modo da poter prevedere anche sulla
tre sottospecie) da cui derivare travi massicce e fronte un doppio ordine di trabes compactiles.
robuste. Ciò avrebbe permesso la realizzazione di uno
L’altra esigenza era quella di scegliere altri tipi spazio necessario per collocare le lastre di terra-
di piante per mantenere e non oltrepassare un cer- cotta del timpano.
to range ponderale. Tale orditura lignea costituiva una sorta di “in-
cavallatura” formata appunto da travi orizzon-
tali (trabes compactiles) e da montanti verticali
(trabes), collegata con grappe in ferro e lacci in
cuoio per un maggior irrigidimento della struttu-
ra stessa.
Il carico delle trabes insisteva sulle colonne e
sui muri.
La struttura portante risultava completata da
un’altra orditura più minuta, formata dai can-
therii, che trovavano appoggio sia in alto sul
columen sia in basso sui mutuli collocati a loro
volta sui muri perimetrali. A metà luce, essi pog-
giavano su altri mutuli con funzione di “rompi-
tratta”.
Schema del posizionamento delle travi. Tutto ciò sorreggeva i templa, sopra i quali era
inchiodato lo stillicidium; da ultimo, notoriamen-
te trovava posto il manto di copertura.
La struttura consisterebbe in una sovrappo- Infine, la pendenza delle falde del tetto è stata
sizione di travi in senso ortogonale e parallelo calcolata pari a 18°, sulla falsariga dell’angolo
alla facciata che sorreggono a loro volta travi proposto da una lastra policroma con guilloche
poste obliquamente; il tutto a formare un im- Ac 10/1101.

101 
V., ultra, p. 383.
I templi arcaici e aspetti dell’architettura sacra a Tarquinia 53

trabes compactiles102 : 8 travi per un totale di kg stillicidium: assito di spessore cm 3, valutato con
17316,00; 48 travi per un totale di kg 48721,92 un calcolo effettuato al mq per un totale di kg
mutuli103: 10 elementi costituiti ciascuno da 6 tra- 31044,00.
vi per un totale di kg 75675,60
trabes (travi verticali)104: 72 elementi per un tota- In conclusione il peso totale risulta di 257 ton-
le di kg 12480,00 nellate.
columen105 : 6 travi per un totale di kg 8599,50 L’apparato fittile non è stato invece valutato
cantherii 106: 110 elementi per un totale di kg ai fini del computo ponderale in ragione dell’im-
51480,00 possibilità di addivenire alla sua completa rico-
templa 107: 992 elementi per un totale di kg 11606,40 struzione tipologica e metrologica.

Barbara Binda

102 
Otto travi misurano m 11,10 con una sezione di cm 50 le trabes compactiles, misurano m 1,60 e hanno una sezione
x 50. Quarantotto travi (8 da m 7,00; 8 da m 10,70; 8 da m di cm 40 x 40; 32 travi sorreggono i mutuli “rompi-tratta”
6,70; 8 da m 6,70; 8 da m 10,80; 8 da m 6,90) con sezione misurano m 0,90 e hanno una sezione di cm 40 x 40.
di cm 40 x 40. 105 
La sezione è stata calcolata in cm 50 x 50.
103 
La coppia di mutuli che poggia sui muri laterali ha una 106 
La lunghezza totale è di circa m 15,0. L’intervallo di
sezione di circa cm 50 x 50; i restanti mutuli (“rompi-tratta”) posa è di circa cm 30. La sezione è di cm 20 x 20, posati con
hanno una sezione di circa cm 40 x 50. un passo di cm 60.
104 
Otto travi sorreggono il columen e misurano m 1.60 e 107 
Ogni elemento misura circa cm 1,50 con una sezione
ciascuna ha una sezione di cm 50 x 50; 32 travi sorreggono di cm 10 x 10 posati con un passo di cm 80.
APPUNTI SUI TEMPLI ARCAICI

Lo studio dei templi arcaici ha dato luogo ad Vedere dall’esterno, vedere dall’interno
alcune considerazioni di carattere più generale
che verranno approfondite in altre sedi. Tuttavia Il punto di vista relativo agli edifici templari è
vorrei qui di seguito anticipare alcuni aspetti che ovviamente duplice: dall’esterno rispetto ad essi,
riguardano il contesto degli edifici sacri. Sono in dall’interno verso l’esterno. In effetti fin dalle
realtà spunti e appunti in ordine sparso che, data lontane colline lo sguardo coglieva i templi ar-
la complessità dell’intreccio di elementi di va- caici, eretti sul pianoro3 a dominare con la loro
ria natura, rifiutano una gerarchia di sostanza e mole l’intero paesaggio urbano ed extra-urbano,
di forma. segno inconfondibile del rapporto con gli dei e,
Ad oggi, rispetto ai vari contributi preliminari conseguentemente, importanti indicatori della
forniti man mano che proseguivano le ricerche, preminenza della città sul piano religioso. La loro
le nostre conoscenze hanno fatto ulteriori passi e imponenza e l’importanza del valore progettua-
dunque la situazione va aggiornata sia per quan- le specifico, se correlati alla dimensione politica,
to concerne l’edilizia sacra sia una più adegua- rendono infatti palese anche la scelta architetto-
ta collocazione di Tarquinia stessa nel panorama nica e urbanistica. Ciò si riflette, come vedremo,
socio-politico di epoca arcaica. nei rapporti intercorsi con Roma e con le altre
Vorrei anche ricordare come un tema che ha città nel VI secolo a.C. e in particolare nella se-
sempre suscitato interesse sia il rapporto tra tipo- conda metà. Diversa la situazione per coloro che
logia e sacro per quanto attiene all’origine dell’ar- potevano guardare dall’interno verso l’esterno
chitettura templare: se quest’ultima fosse scaturita esclusivamente in una direzione (Tav. 128). Dun-
autonomamente come categoria a se stante oppu- que una veduta obbligata e certo non casuale.
re se fosse derivata dai contesti abitativi1. In un re- In definitiva gli intendimenti erano ben deter-
cente contributo F. Prayon, ragionando tuttavia per minati: far sì che l’edificio sacro, come già detto,
modelli e trattando dell’atrio etrusco-italico, fa un dominasse il paesaggio, far sì che l’unica apertu-
accenno all’edificio beta di Tarquinia che potreb- ra d’accesso sulla fronte comportasse il collega-
be essere un precedente. Le ragioni che ostano a mento con le divinità propizie.
questa lettura sono varie e legate alla testimonian- Le elaborazioni in tre dimensioni (Tavv. 126-
za archeologica: una per tutte valga la presenza del 128) mostrano con tutta evidenza tali aspetti:
bancone-altare sul fondo2. In realtà la questione è –– l’imponenza degli edifici nel paesaggio,
abbastanza ininfluente perché non è sempre e unica- –– l’apertura sulla grande piazza antistante,
mente la tipologia a creare la funzione ma quest’ul- –– l’ingresso al tempio che guarda verso oriente,
tima è autonoma rispetto a quella. Non è raro il –– la frontalità, sottolineata dalla unicità dell’in-
caso di funzioni e cerimonie sacre svolte in edifi- gresso, che impedisce su tre lati la vista verso
ci appartenenti a diverse categorie architettoniche. l’esterno.

1 
Rendeli 1990, pp. 138-139. mente abitato ma che vide ben presto forme abitative stan-
2 
F. Prayon, The Atrium as Italo-Etruscan Architectural ziali che aumentarono progressivamente fino al VII secolo
Concept and as Societal Form, in J. Swaddling - P. Perkins quando mostra tutte le componenti di una città. I frammenti
(eds.), Etruscan by Definition, Papers in Honour of Sybille ceramici di impasto rinvenuti hanno attestato questa situa-
Haynes, MBE, London 2009, pp. 60-63; Bonghi Jovino zione e hanno mostrato anche come le tipologie si confron-
2010 a, pp. 161-180. tassero bene con il panorama del ‘complesso monumentale’
3 
Che possiamo immaginare alla fine del X secolo scarsa- e delle stesse necropoli: V., ultra, p. 109 e ss.
56 M. Bonghi Jovino

La differenza con il tempio greco è evidente. e carpentieri avevano affrontato prove impegnati-
Basti richiamare, pur nella corposa bibliografia ve6 onde appare largamente plausibile che intorno
sulle differenze tra il tempio etrusco e il tempio al 570 venisse costruito un edificio siffatto.
greco, la recente opinione di Dario Del Corno
che si rifà ai cardini della religione dell’antica L’attività delle botteghe artigianali
Grecia e al suo “sistema ‘aperto’, non regolato
da una struttura organica di dogmi o di dottrine, Le officine da cui uscivano i vari prodotti ot-
cui manca l’idea stessa di una teologia, poiché i tenevano risultati interessanti curando anche la
testi sacri sono tutt’al più teogonie o inni a singo- qualità innovativa della produzione. Scendendo
le divinità, generalmente ispirati a un program- nello specifico un riscontro si trova nella presen-
ma narrativo. A tale situazione ovviamente cor- za di tegole di gronda già attestate a partire dalla
risponde l’assenza di una specifica ‘teologia del seconda metà del VII secolo a.C. nel ‘complesso
tempio’, che definisca i significati e le funzioni monumentale’7.
tanto dell’edificio quanto dell’istituzione”4. La particolare competenza e inventiva dei pro-
dotti artigianali di Tarquinia, che si rivela cen-
Costruire e decorare tro creatore e promotore di modelli culturali, è
indicato anche da alcune terrecotte architettoni-
Le basi del costruire e del decorare poggiano che prodotte in loco che, al di là di generiche as-
sulla versatilità dei maestri-costruttori, sull’effi- sonanze iconografiche o stilistiche tipiche di un
cienza dei cantieri e sulla capacità delle officine. ampio areale (Lazio e Etruria meridionale), mo-
Esse sono ben saldate alle questioni interne alla strano tratti molto peculiari8.
società in quanto si esprimono anche attraverso Indicativa della temperie è senza dubbio la fi-
la presenza temporanea o permanente di artigia- gura di Demarato che, allorquando nel 657 fu
ni stranieri che, sotto altro profilo, poteva rendere scacciato dai Cipselidi, riparò nella città etrusca
più complesso il lavoro per un sommarsi di diver- e divenne proprietario di botteghe artigianali9. Da
se esperienze lavorative e comportamentali. ciò derivano l’influenza corinzia e forse altri in-
In sostanza l’esistenza dei templi arcaici do- centivi per l’attività degli ateliers tarquiniesi.
cumenta un notevolissimo sforzo della comunità In epoca arcaica l’alto livello delle botteghe di
dal punto di vista organizzativo e della conoscen- coroplasti è documentato, per produrre qualche
za tecnica ed architettonica in quanto i maestri- esempio, dall’antefissa a maschera felina (590-
costruttori avevano dovuto affrontare anche pro- 580 a.C.) che presenta caratteri di originalità nel-
blemi di approvvigionamento, di trasporto, di la resa iconografica10.
lavorazione e di copertura di spazi.
Si aggiunga la lunga esperienza acquisita dai L’orientamento
tarquiniesi con il lavoro nel settore delle costru-
zioni navali che dovette fornire un ampio campo In un paesaggio segnato dal ‘cielo degli dei’ e
di sperimentazione sulla resistenza dei materiali dalla sua percezione nel silenzio11, il tempio ren-
e sui vari modi di creare elementi portanti5. deva manifesta la stessa possanza delle divinità
Con riferimento al Tempio I è da dire che le protettrici. La collocazione del santuario esor-
grandi dimensioni non sono tali da creare sconcer- ta tuttavia a indagare sulla genesi e sul signifi-
to in quanto sin dagli inizi del VII secolo artigiani cato del rapporto che fu stabilito tra il santuario

Del Corno 2009, p. 1.


4  9 
La letteratura sulla figura e sulla storia di Demarato co-
Bonghi Jovino 1996, pp. 477-478. Inoltre è da tenere
5 
rinzio, aristocratico di altissimo lignaggio, riflessa nei rap-
presente, come hanno ben sottolineato coloro che si sono porti con Roma, gode ormai di una sostanziosa bibliografia:
occupati di architettura antica, che a differenza del materiale M. Torelli, Terrecotte architettoniche arcaiche da Gravisca
mobile, la costruzione di edifici e il passaggio di tecniche e una nota a Plinio NH 35, 151-52, in Studi in onore di Filip-
struttive non poteva avvenire senza spostamento di maestri- po Magi, Perugia 1979, pp. 305-312; Zevi 1991, p. 291-314;
costruttori, ipotesi avanzata a proposito dei muri à piliers, Ridgway 2006, pp. 27-47; Ampolo 2009, p. 9-41; anche gli
tecnica importata dal Vicino Oriente nella costruzione del accenni in Winter 2009 a, pp. 578-579.
‘complesso monumentale’: Bonghi Jovino 1991. 10 
Cataldi 1993; C. Carlucci, Tarquinia. Civita antica, in
6 
Tarchna I; Tarquinia. Una nuova storia 2001. Scavo nello scavo 2004, pp. 70, 75; Winter 2009 a, p. 560,
7 
Ciaghi 1999, pp. 1-9. fig. a p. 170; 590-575 a.C.
8 
Ad es.: C. Carlucci Tarquinia. Civita Antica, in Scavo 11 
Ricco di spunti: E. Turri, Il paesaggio e il silenzio,
nello scavo, I.e.6; 1.e.7, pp. 76-77. Venezia 2004, in part. pp. 44-49.
Appunti sui templi arcaici 57

dell’Ara della Regina, il ‘complesso monumenta- arcaica erano orientati grosso modo verso sud,
le’, eventuali altre aree sacre e il territorio. pur con notevoli eccezioni.
Il pianoro della Civita appare orientato gros- Lo studioso riprendeva quindi un breve cen-
so modo est-sud-est/nord-nord-ovest nel suo asse no di Ragna Enking che formulava l’ipotesi che
maggiore. Ci si chiede se non sia stata questa la a determinare l’orientamento dei templi etrusco-
ragione del primitivo orientamento degli edifici italici fosse la collocazione della dimora celeste
sacri e quali possano essere stati i motivi determi- delle divinità in questi venerate: le divinità, pro-
nanti. In effetti la situazione rende palese come prio dalla loro sede fissa nel cielo guardavano,
l’orientamento del pianoro collimi largamente attraverso il tempio, loro abitazione terrestre, ciò
con quello del ‘complesso monumentale’ e con secondo il sistema16 delle sedes deorum per cui le
i templi del santuario dell’Ara della Regina. Da divinità residenti nelle varie ripartizioni del cielo,
questa osservazione insorge il quesito se si sia dal loro settore fisso guardavano in una direzio-
trattato di motivi pratici o di scelte fondamental- ne ben definita sulla terra determinando l’orien-
mente correlate con la sfera celeste e con la com- tamento degli edifici sacri17.
plessa cosmogonia degli Etruschi12. In seguito F. Prayon si è chiesto quali fosse-
Conviene ora ritornare sul testo di Vitruvio già ro stati i motivi degli spostamenti dell’asse da
menzionato per cogliere ulteriori discrepanze13 nord-sud verso nord/est - sud/ovest degli edifi-
perché è evidente che la situazione del tempio tar- ci templari etruschi e quando si siano verificati
quiniese non corrisponde anche per altre ragioni: giungendo alla conclusione, sulla base della do-
–– perché l’apertura del tempio è volta verso cumentazione esistente, che tali cambiamenti ri-
oriente, salirebbero al periodo post-arcaico e dunque sa-
–– se il simulacro del dio fosse stato nella cella, rebbero successivi al 500 circa a.C.18. Ha ritenuto
avrebbe guardato in quella direzione14, altresì che i monumenti architettonici quali tem-
–– l’altare 27 collocato nella piazza non guarda pli, case e tombe, verso la fine del VI secolo, non
verso oriente ma si relaziona ai punti cardinali. sembrano avere un orientamento proprio, ma di-
pendano da un sistema superiore e dominante
La documentazione archeologica parla dunque quale quello regolare della rete stradale19.
un linguaggio diverso che lascia intendere le dif- In definitiva mentre l’ipotesi R. Enking non
ficoltà affrontate dagli studiosi. trova sostanziali obiezioni, si attutisce la diffe-
Sulla scia delle ricerche di M. Pallottino15, F. renza sottolineata tra tempio greco e tempio etru-
Prayon ritornava sul problema per ribadire come sco circa l’orientazione. Infatti pur tenendo pre-
la differenza tra i templi greci e quelli etruschi sente le oscillazioni nell’orientamento dei vari
consistesse soprattutto nel fatto che i templi gre- templi etruschi, risulta evidente l’impianto dei
ci erano orientati quasi sempre sull’asse est/ovest Templi I e II del santuario tarquiniese orientati
con l’ingresso ad est mentre i templi nell’Etruria est-sud-est/nord-nord-ovest.

12 
Da un lato si osserva che l’impianto urbano di Tarqui- cui un commento si trova utilmente in S. Settis, Introdu-
nia degli inizi del V secolo si adegua alla morfologia del zione, in F. Saxl, La fede negli astri, Torino 1985, pp. 1-40;
pianoro. D’altra parte se alcune fonti presentano l’orienta- 449-454.
mento della città secondo uno schema teorico (Agrimenso- 13 
V., supra, p. 21.
res, 180 Lachmann: decimanus maximus et kardo a ciuitate 14 
Può forse dare un’idea il simulacro della dea appoggia-
ordiuntur et per quattuor portas in morem castrorum ut to alla parete di fondo della cella del santuario di Macchia
viae amplissimae limitibus diriguntur. Haec est constituen- delle Valli a Vetralla. Naturalmente siamo in altra epoca e in
dorum limitum ratio pulcherrima:…), sono tuttavia attestati altro contesto, ma l’indicazione è preziosa: Scapaticci 2010,
anche esempi concreti di città che si presentano al di fuo- p. 114 e ss., fig. 8.
ri delle regole (Magdelain 1977, p. 23; contra Sassatelli 15 
M. Pallottino, Deorum sedes, in Studi in onore di
1992, pp. 599-617); per un consuntivo sul tema: Bagna- A. Calderini e R. Paribeni, Milano 1956, III, p. 223 e ss.
sco Gianni 2008; sull’argomento si v. D. Briquel, L’éspace ristampato in M. Pallottino, Saggi di Antichità II, Roma
consacré chez les Étrusques: réflexions sur le rituel étrusco- 1979, p. 779 e ss.
romain de fondation des cités, in Saturnia Tellus 2008, pp. 16 
Prayon 1991, p. 1285. Lo studioso ha peraltro anche
27-47. sottolineato la coincidenza nell’orientamento con l’edificio
Parallelamente si può ricordare il notevole interesse beta del ‘complesso monumentale’: Prayon 1997, p. 362;
circa quel rapporto tra astrologia/astronomia, storia delle Prayon 1998, p. 37.
religioni, storia della scienza e mitologia che fu oggetto 17 
Prayon 1996, p. 185.
di un vasto movimento di studi che si sviluppò tra la fine 18 
Prayon 1991, p. 1292 e ss.
dell’Ottocento ed i primi decenni del secolo successivo di 19 
Prayon 1991, p. 1293.
58 M. Bonghi Jovino

Sovrapposizione dei Templi arcaici sul templum celeste (base Maggiani-Simon 1984; Prayon 1997).

Ciò consente di osservare come i templi arcaici monumentale’ era disposto analogamente, quasi
dell’Ara della Regina fossero disposti su un asse a indicare un nesso il cui significato merita di es-
visivo che attraversava la regio 5 nel suo spazio sere approfondito.
più settentrionale. L’apertura a est-sud-est indica- Ad ogni modo, date le considerazioni pre-
va la loro appartenenza al settore dove, sia pure dette, risulta assai evidente che il tempio po-
dubitativamente, erano collocate le divinità mari- teva prescindere dall’orientamento della rete
ne e solari20 con una traiettoria che veniva a tro- stradale e forse addirittura la condizionava a
varsi assai prossima alla regio 4. seconda del regime che le città di volta in vol-
Per Tarquinia si ricorda che nel VII secolo a.C. ta istituivano con le divinità che abitavano il
l’asse visivo dell’edificio beta del ‘complesso cosmo21.

Maggiani - Simon 1984, pp. 136-167.


20 
tanto per la presenza di muri di diverso orientamento del
Cavagnaro Vanoni 1989, pp. 342-345. Per quanto
21 
Tempio III (o dei Cavalli Alati) non sono precedenti ma
attiene al santuario dell’Ara della Regina la lettura di M. posteriori (Cristofani, in Atti Taranto 1996, p. 617). Ciò
Cristofani è risultata erronea a proposito dell’orientamento perché, come oggi è chiaro, in epoca arcaica templi e strut-
in quanto le strutture alpha e beta ritenute arcaiche sol- ture di culto della piazza antistante avevano orientamen-
Appunti sui templi arcaici 59

La dimensione religiosa Spostandoci al ‘complesso monumentale’


emerge, ad esempio, un dato assai significativo:
La dimensione religiosa comporta la necessità che l’edificio beta fu eretto all’aperto, in un’area
di rivolgere l’attenzione sia alla costruzione dei delimitata e ritenuta sacra sin dal Bronzo Finale,
templi sia alle immagini delle divinità. ove alla fine del IX secolo a.C. si era verificato
Gli aspetti templari riportano alla testimonian- un evento soprannaturale espresso nella sepoltu-
za liviana (V, 22,23) dalla quale emerge chiara- ra del bambino epilettico24. È noto peraltro come
mente quanto segue: ogni attività, pubblica e/o
i luoghi sacri siano stati quasi sempre all’aperto e
privata, venne commisurata alla volontà degli
come fossero considerati tali perché vi erano av-
dei, regolata sul loro consenso ed esplicata su una
venuti fatti particolari, inspiegabili, soprannatura-
normativa generale molto rigida e cogente dalla
li sicché mantenevano in eterno la loro sacralità25.
quale era lecito discostarsi entro limiti assai ri-
Sempre nell’ambito della sacralità degli spa-
stretti. Ciò vale dalla fondazione delle città alla
zi è utile guardare al testo vitruviano (X,7,1) ove
ripartizione delle aree interne tra aree sacre e aree
si fa esplicito riferimento alla dottrina etrusca per
civili, dai muri di delimitazione urbana al numero
delle porte e via di seguito. quanto attiene alle divinità ed alle aree sacre. La
A tal proposito la testimonianza archeologi- fonte latina pone una differenza tra spazio sacro
ca emersa a Tarquinia sembra parlare un diverso all’interno delle mura ove si collocano le divini-
linguaggio dal momento che la città si configura tà che presiedono alla tutela della città (aedibus
come l’esito di un lungo processo iniziato da epo- vero sacris, quorum deorum maxime in tutela ci-
ca protostorica22. vitas videtur esse, et Iovi et Iunoni et Minervae,
Per questa ragione diventa indispensabile guar- in excelsissimo loco, unde moenium maxima pars
dare al ‘complesso monumentale’ che anticipa la conspiciatur, areae distribuantur.) e spazio ester-
costruzione dei templi arcaici comportando la de- no ove devono essere allogati i luoghi sacri delle
finizione degli spazi e la conoscenza della confi- ‘divinità sfavorevoli’ (id autem etiam Etruscis ha-
gurazione morfologica del territorio in quanto i ruspicibus disciplinarum scripturis ita est dedica-
dati sono interrelati. Tali tematiche si intrecciano tum, extra murum Veneris, Volcani, Martis fana
con gli aspetti fondamentali di altre discipline23. ideo conlocari: I,7,1).
In parallelo, infatti, le speculazioni dell’arche- Apparentemente il primo caso potrebbe adattar-
ologia confermano come a Tarquinia scelte inse- si al perimetro dell’abitato costituito dai due pia-
diative e collocazione degli edifici di culto siano nori (Civita – Ara della Regina) e il secondo allo
la materializzazione di intenzioni, di normative spazio oltre le mura e all’apprestamento difensivo
religiose e di concezioni proprie. lungo il perimetro. In realtà questo è un aspetto
Per comprendere il fenomeno che è all’origi- noto alla fonte letteraria che andrà ulteriormente
ne dell’edilizia sacra e che, nella fattispecie, si approfondito alla luce della ricerca archeologica.
manifesta in epoca arcaica nella costruzione del
Tempio I, è indispensabile risalire nel tempo alla Le divinità.
ricerca di un’altra dimensione che appartiene alle Altra problematica, strettamente correlata,
epoche più remote, al tempo che precedette la co- concerne le divinità perché la documentazione
struzione dei templi e dei grandi complessi sacri archeologica mostra come Tarquinia fosse rima-
con relative divinità titolari: quella della perce- sta custode di un percorso che risaliva alle più
zione di uno ‘spazio oscuro e indistinto’ costi- remote credenze e pratiche religiose locali par-
tuito dalla natura selvaggia e pericolosa che si ticolarmente accertabile nel ‘complesso monu-
estende oltre i limiti protetti dalle divinità. mentale’26.

ti diversi né nulla abbiamo che documenti omogeneità di Varietà delle geografie. Limiti e forza della disciplina, a
orientazione. cura di G. Corna Pellegrini e E. Bianchi, Milano 1992, pp.
22 
Bonghi Jovino 2005 c; Mandolesi 1999, p. 179 e ss.; 24-42.
Iaia 1999, pp. 121-135. 24 
Bonghi Jovino 2009 c, p. 776 e ss.; Eadem, A proposi-
23 
Come, ad esempio, la geografia nelle sue molteplici to del bambino epilettico di Tarquinia. Una rivisitazione, in
varietà; in particolare interessano quel filone esplicativo Athenaeum 97, 2009, pp. 471-476.
che ha posto l’accento sulle relazioni tra uomini e ambien- 25 
Aigner Foresti 1993, p. 10 e ss.; Burkert 1998, pp.
te e l’altro legato alla tradizione umanistica con il confron- 194-199. Per altre riflessioni v. Eliade 1987, pp. 38-41
to tra i popoli e pensiero normativo spaziale: P. Claval, 26 
Bonghi Jovino 1996, p. 482; Bonghi Jovino 2005, p.
Varietà delle geografie. Limiti e forza della disciplina, in 321; v. anche Winter 2009 a, p. 234.
60 M. Bonghi Jovino

Tale percezione è da riportare alla realtà secolo quando deposero farro e cerealia nel ritua-
dell’uomo “che si è trovato immerso in un mondo le e presero ad invocare l’originaria divinità fem-
che non ha creato e che non riesce a dominare e minile i cui caratteri trovano corrispondenza con
che gli si presenta come una grandezza spesso in- varie divinità del ciclo agrario dell’Italia antica29.
comprensibile”. Ad esso appartengono la natura Dopo l’excursus sulle testimonianze della Civi-
che lo circonda a perdita d’occhio dalla costa tir- ta, passiamo al santuario dell’Ara della Regina in
renica alle propaggini dei monti Volsinii; “il sole quanto lo scavo archeologico sembra indicare atti-
e la luna che sorgono e tramontano; le piante e gli vità precedenti alla costruzione dei templi arcaici.
animali; la sua stessa vita con la morte”. Ciò con- Ci si chiede infatti se la testimonianza acquisita
tribuì alla sensazione del numinoso e, ad un livel- possa prefigurare una fase di culti prearcaici con
lo primordiale di religiosità che indusse ad attri- un recinto sacro separato dal resto del territorio
buire i fenomeni del mondo circostante a potenze circostante. In altri termini se sia possibile ipotiz-
buone, cattive o ambivalenti. zare un passaggio da forme di culto più semplici
“Si ritenne che gli dèi si esternassero negli ed essenziali alle imponenti strutture della gran-
astri e nei fenomeni della natura quali il tuono, de ‘edilizia degli dei’ del santuario dell’Ara della
il fulmine, il vento, il terremoto, in fenomeni be- Regina. Nel caso delle prime forme di culto i rin-
nigni o devastatrici che facevano capo a divinità venimenti hanno reso infatti verosimile la lettura
celesti, terrestri, marine e infere”27. di un’ara sub divo sulla Civita, data in maniera
Tale orizzonte primigenio dovette caratterizzare dubitativa negli anni Novanta30.
la religiosità di Tarquinia prima del processo di an- Può tuttavia essere avanzata qualche conside-
tropomorfizzazione degli dei il quale venne evol- razione sulla collocazione dei templi in quanto,
vendosi lentamente a partire dall’età del Ferro” 28. al momento, sovrapponendo i Templi I e II alle
In un campo così complesso e irto di problemi, regioni del cielo, possiamo affermare che essi ri-
per penetrare nella logica della concezione sacra- sultano chiusi alle divinità infernali, del destino
le dei più antichi abitanti della comunità tarqui- e terrestri, e aperti verso le divinità solari e assai
niese, conviene rifarsi alla documentazione pre- prossime alla sfera delle divinità celesti31.
levata nell’area sacra della Civita e seguirne le Pare ora opportuno procedere a una veloce ras-
vicissitudini. segna sulle opinioni correnti in merito alla titola-
Fin dalla fase protoetrusca si osserva la pre- rità dei templi e del santuario arcaici.
senza di offerte votive costituite da elementi sim- Artumes. L’ipotesi di G. Colonna è nota: la ver-
bolici legati alla natura, al mondo animale e al ga sporadica dai pressi dell’Ara della Regina con
mondo vegetale. La divinità nell’orizzonte di X dedica ad Artumes, potrebbe indicare la divinità
secolo a.C. appare femminile e il suo originario eminente del santuario32. G. Bagnasco Gianni fa
campo di azione si rivela essere la caccia e la pro- tuttavia presente come tale rinvenimento, per la
tezione della natura in una sorta di ambiguità tra sua forma rettangolare, potrebbe richiamare una
cacciatrice e protettrice degli uomini e, in ogni sors in analogia con quella rinvenuta a Cipollara,
caso, gli abitanti di Tarquinia la ritennero una di- tra Viterbo e Tuscania, considerata come la prima
vinità buona e favorevole. di tale forma nota nell’Italia preromana. Pertanto
Nei successivi periodi dell’età del Ferro si os- potrebbe venir meno il nesso fra il rinvenimento
serva un ampliamento della sfera della divinità dell’iscrizione e la titolarità del santuario33.
che si apre al mondo muliebre ponendo le pre- Aplu. Trattando dei culti del santuario di Porto-
messe per il processo di antropomorfizzazione. naccio a Veio, G. Colonna ha fatto notare come né
Un ulteriore passo fu compiuto da parte de- a Veio né in Etruria fossero state rinvenute dediche
gli abitanti della città nella seconda metà del VII con il nome di Apollo prima del III secolo a.C. e

Per le frasi virgolettate: Aigner Foresti 1993, p. 12


27 
vd alcuni contributi in De Cazanove - Scheid 1993 (J.
e ss.; appare suggestivo, quanto alla Grecia, il racconto di Scheid, Lucus nemus. Qu’est-ce-qu’un bois sacré?, pp.
Esiodo (Th. 23): “sembra che, da buon contadino, abbia 13-20; F. Coarelli, I luci del Lazio: la documentazio-
voluto conferire il rango della divinità più antica al solido ne archeologica, pp. 45-52; C. Ampolo, Boschi sacri e
suolo, alla terra, alla dea Gea” (Kerényi 1980, p. 27). culti federali: l’esempio del Lazio, pp. 159-167); per l’a-
28 
Bonghi Jovino 2005 a, p. 77 e ss.; Bonghi Jovino rea etrusca vedi le considerazioni di M. Torelli (Torelli
2010 c, pp. 5-16. 1986, pp. 162-163).
29 
Bagnasco Gianni 2005 a, pp. 93-97. 31 
V., supra, p. 58; Maggiani 1997; Prayon 1997.
30 
Bonghi Jovino 1997 a, p. 164. In questa ottica si in- 32 
Colonna 1985 b, pp. 70-75.
serisce anche la questione dei boschi sacri sui quali si 33 
Bagnasco Gianni 2001 i, p. 205.
Appunti sui templi arcaici 61

che tuttavia non mancano indizi per la collocazio- la centralità di Atena associata ad Eracle in posi-
ne del dio Aplu, venerato a Tarquinia, anche come zione subalterna40. Successivamente, in occasio-
Śuri - o Rath così comparendo nella scena del fa- ne della mostra su Veio, Cerveteri e Vulci, G. Co-
moso specchio di Tuscania che per la presenza di lonna ha ribadito la legittimità della sua lettura41.
Tarχunus, ha fatto pensare all’Ara della Regina34. I più recenti scavi di Caere, in località Sant’An-
Per quanto concerne il Tempio II (530 a.C. cir- tonio, portano ora anche una testimonianza epi-
ca) lo sfondo storico mediterraneo potrebbe in- grafica di Hercle grazie all’iscrizione che com-
durre a individuare in Apollo la divinità titolare. pare sulla coppa attica a figure rosse di Onesimos
Il dio si afferma infatti come divinità poliadica proveniente dal santuario42.
nella seconda metà del VI secolo a.C. Apollo, se- Questa complessa problematica emerge in va-
condo F. Zevi, appare infatti dominare la scena rie ricerche. G. Bagnasco Gianni già in prece-
tirrenica dopo la battaglia di Alalia riportando denza aveva ipotizzato una presenza di Hercle a
al santuario di Delfi divenuto un punto di riferi- Tarquinia nel ‘complesso monumentale’, interve-
mento atto a garantire l’equilibrio raggiunto: “È nendo in seguito a varie riprese43. Analogamente
a Delfi che gli Etruschi si rivolgono ogni volta F. Coarelli, attraverso una citazione di Cassiodo-
che eventi non prevedibili li portano a situazioni ro congiunta a dati epigrafici, paleografici e ico-
di aperta conflittualità con il mondo greco … È nografici, risalirebbe all’origine del culto di Her-
Apollo … che governa i rapporti internazionali, cle e alla sua provenienza greca “verso la fine del
specialmente in Occidente …”35. VII secolo, in un periodo come l’Orientalizzan-
Nel caso dell’Ara della Regina v’è da dire che te recente …” in connessione con la dinastia dei
non sono emersi dallo scavo indizi significativi Tarquinii e in particolare con Tarquinio Prisco.
perché tali non possono essere considerati il rin- Per Tarquinia, data l’importanza del ruolo che
venimento di una punta di freccia miniaturistica Eracle rivestiva presso i Bacchiadi, il collega-
ad alette36 e un “frammento di capigliatura virile mento con la vicenda di Demarato potrebbe ri-
scolpita su una lastra convessa di avorio”37. portare a Tarchon come fondatore della città44.
Hercle. Un utile serbatoio di informazioni, A mio parere questi dati di alta cronologia col-
sempre di epoca arcaica, è costituito dai santuari limano con la cronologia della cassa 43 di epoca
di Veio-Portonaccio e Caere. arcaica che potrebbe essere interpretata come ce-
G. Colonna aveva a suo tempo osservato notafio di Tarchon l’Eraclide45.
come, pur in assenza di iscrizioni38, Hercle com- Queste considerazioni generano a loro volta il
parisse a Veio nel tempio A con Apollo quale di- quesito se possano costituire un precedente per
vinità principale39. A questa lettura seguiva l’a- l’individuazione di Eracle sul frontone del Tem-
nalisi di B. d’Agostino che portava a considerare pio III. Infatti G. Bagnasco Gianni ha proposto

34 
Colonna 1984 d; Colonna 1984-1985, p. 85, n. 19. V. adulta; Apollo risulta perdente nella contesa con Eracle per
anche Cataldi 1994. la cerva cerinite, Atena è presente nella ceramica attica nella
35 
Zevi 1998, pp. 16-17; d’Agostino - Cerchiai 1998, pp. raffigurazione della contesa tra Eracle e Apollo.
119-123. 41 
Colonna 2001, pp. 41-43: ad es. fa notare che, benché
36 
V. ultra, p. 405, con riferimenti bibliografici. esistano delle incertezze circa le divinità, Minerva è forse
37 
Si legge nel diario di scavo (Marchese 1937, in data 11 presente nelle figurazioni secondarie del tempio sicché non
novembre, p. 79): “Si rinviene infine un frammento di capi- sembra verosimile che ne possa essere la titolare e che se
gliatura virile scolpita su lastra convessa di avorio, frammen- Apollo è perdente lo è per volere di Zeus data la presenza
to di ottima fattura greca o grecizzante del IV sec. e che do- di Ermes.
veva far parte di statua crisoelefantina della divinità virile cui 42 
Rizzo 2009 b, con riferimenti bibliografici precedenti
doveva essere dedicato il Tempio detto Ara della Regina … alla nt. 1.
I caratteri della scultura rimandano infatti alla immagine di 43 
G. Bagnasco Gianni, Una epigrafe etrusca proveniente
Alessandro visto nella versione apollinea del sole”. dagli scavi dell’Università Statale di Milano alla Civita di
38 
G. Colonna, Note preliminari sui culti del santuario di Tarquinia, in Athenaeum LXIV, III-IV, 1986, pp. 453-460;
Portonaccio a Veio, in ScAnt 1, 1987, in part. pp. 433 e 446. Eadem, Fenomeni di contatto nelle più antiche iscrizioni
39 
Colonna 1987, pp. 419-446: ad es. Ercole è presente etrusche: spunti tarquiniesi, in AnnFaina XVII, 2010, pp.
con vari frammenti di sculture fittili, il fatto che Ercole vinca 113-132; Eadem, Lo specchio della tomba 65 del Fondo
su Apollo nella lotta per la cerva cerinite si spiega con la Scataglini e la questione dell’apoteosi di Hercle a Tarquinia,
contrapposizione di Veio a Falerii dove Apollo Soranus era in Studi e Ricerche a Tarquinia e in Etruria. Simposio Inter-
divinità poliadica. nazionale in ricordo di Francesca Romana Serra Ridgway,
40 
d’Agostino 2000, pp. 99-103: ad es. le analogie con il Tarquinia, 24-25 settembre 2010, c.s.
tempio di Sant’Omobono fanno pensare a Minerva che con 44 
Coarelli 2009, pp. 373-381.
la natatio si esplicita nel quadro dei riti di passaggio all’età 45 
V. supra, p. 30; ultra, p. 91.
62 M. Bonghi Jovino

nell’ambito di una giornata di studio, tenutasi al- sembra far supporre la sommità dello strato più
cuni anni addietro, una ricostruzione del fronto- profondo ancora da scavare49, si potrebbe accre-
ne del Tempio III con un’apoteosi di Hercle dopo ditare l’ipotesi già avanzata di epicentro federale
l’incinerazione sulla pira, prendendo in conside- non solo dalla metà del VI secolo50, ma da epoca
razione tutti i frammenti di terrecotte architettoni- ancora più remota.
che a esso attribuite (parte inferiore di una figura
femminile con chitone stellato e un vaso chiuso)46. Aspetti devozionali e vita quotidiana nel santuario
Resta però ancora nell’ombra la divinità cui
sono stati dedicati i templi I, II e III per la incom- In quest’ambito si presentano diversi ordini di
patibilità che verrebbe a crearsi tra la potente im- problemi che andranno approfonditi man mano
magine del dio Apollo e l’«eroe per eccellenza» che le ricerche forniranno altri elementi di valu-
rappresentato sul frontone, così come nel caso tazione. Al momento ci si limita esclusivamente
menzionato di Veio-Portonaccio. a qualche spunto.
Una più complessa problematica potrebbe in- Ad esempio uno degli aspetti interessanti è in-
fatti insorgere sull’esistenza di una divinità prin- dubbiamente quello relativo alla scelta degli ex-
cipale del santuario. Purtroppo a tal proposito voto (prevalentemente ceramiche) operata dai
dobbiamo riconoscere che, al momento, è diffici- frequentatori del santuario.
le varcare la soglia della conoscenza. Non abbia- In questa direzione emerge però l’attuale diffi-
mo infatti elementi archeologicamente concreti coltà – esclusa la testimonianza archeologica re-
tanto più se si considera che le scene figurative perita con indicazioni precise al riguardo come
di un edificio templare non implicano necessa- possono essere le dediche – di poter distinguere
riamente l’individuazione della divinità eminen- tra veri e propri ex-voto e vasi che venivano ado-
te del santuario stesso. Per queste ragioni bisogna perati dai fedeli e dai curatori del santuario per
sperare che il prosieguo degli scavi fornisca dati le loro stesse necessità di vita quotidiana, sia pur
più determinanti quali possono essere, ad esem- all’interno dell’area santuariale51. Con questa pa-
pio e in primo luogo, le iscrizioni. lese limitazione possiamo procedere.
Le ceramiche di impasto più antiche attesta-
Cronologia e ruolo del santuario. no una ‘tendenza produttiva’ che investe la par-
In merito a tale aspetto, alla luce dei nuovi dati ticolare destinazione funzionale delle forme e il
di scavo, appaiono significative e intuitive le ipo- soddisfacimento di specifiche esigenze dei fe-
tesi espresse a suo tempo da M. Torelli che ave- deli. In questo periodo, a differenza di quanto
va indicato per un probabile edificio di culto più accadeva nei periodi precedenti ove ricorreva-
antico il VI secolo a.C.47 e la lettura formulata da no le medesime forme nel ‘complesso monu-
G. Colonna che ipotizzava, più di recente, la na- mentale’ e nelle necropoli52, ora si assiste alla
scita del santuario intorno “alla metà del VI seco- comparsa di forme scarsamente o per nulla at-
lo come santuario federale degli Etruschi come testate nell’ambito del ‘complesso monumenta-
quello aventino voleva esserlo nei confronti dei le’ ed è da tenere presente l’ipotesi avanzata con
Latini, e che solo più tardi sia stato soppiantato in estrema cautela che vi fosse una differenziazio-
questa funzione dal Fanum Voltumnae”48. ne tra i vasi destinati al ‘complesso monumenta-
In questo solco tematico devo dire che le ricer- le’ e quelli adoperati nel santuario dell’Ara della
che finora espletate si sono fermate alle fasi arcai- Regina quasi che i fedeli avanzassero richieste
che. Sulle fasi precedenti non è il caso di pronun- particolari e specifiche53. Lo studio della produ-
ciarsi benché sussistano indicazioni di orizzonti zione successiva ha rafforzato l’ipotesi di una
più remoti. Va da sé che, qualora le future inda- scelta delle forme predeterminata con l’ipotesi
gini sul campo dovessero fornire testimonianza che rifletta i tratti di una ritualità antica e molto
di fasi più antiche del santuario, come ad oggi radicata54.

46 
Bagnasco Gianni 2009, in part. p. 104 con ampia 47 
Torelli 1985, p. 304.
bibl. precedente in merito al personaggio che doveva 48 
Stopponi 2007; Stopponi 2009.
necessariamente comparire con la biga: G. Colonna ha 49 
V., ultra, pp. 93 e ss; 99 e ss.
proposto trattarsi di un auriga divino, la Simon Apollo 50 
Colonna 1985 b, p. 73.
con Artemide signora del tempio, la Krauskopf pensa 51 
V., ultra, p. 76.
alla triade Artumes, Menerva, Aplu, la Massa Pairault ad 52 
V., Bonghi Jovino 2001 a, p. 77; ultra, p. 111.
Eracle triumphalis tra Turan e Menerva con destinazione 53 
V., ultra, pp. 129, 162.
Olimpo. 54 
V., ultra, pp. 214-215.
Appunti sui templi arcaici 63

Il medesimo fenomeno si manifesta nella scel- da Vulci sia ad artigiani di Vulci che avessero li-
ta, da parte dei frequentatori del santuario, del va- cenza di esporre i loro prodotti nel santuario60
sellame in bucchero perché prevalgono le forme come accade in altri luoghi di culto, secondo una
aperte, in particolare coppe e coppette, ciotole e costante che perdura fino ai nostri giorni.
piatti, con un’alta percentuale rispetto alle altre In conclusione la fisionomia dei praticanti si
tipologie; si conferma quindi l’aspetto selettivo delinea attraverso una presenza costante e conti-
e ritualistico55. nua nei secoli. Si intravvedono fedeli e frequen-
A frequentatori di rango vanno ascritte alcune tatori di vario livello economico e culturale, sta-
categorie di ceramiche di pregio: esemplari etru- tus che non incide nella sostanza delle credenze e
sco-geometrici che si presentano con tipiche for- delle pratiche religiose.
me da rituale, aperte e chiuse, per mangiare, bere
e versare56; prodotti della Bottega senza Graffi- La dimensione mitistorica
to; forme aperte prodotte a Tarquinia di influenza
vulcente e vasi di importazione da Vulci57. Ci si Altro campo di indagine concerne la dimensio-
chiede allora se il legame Tarquinia-Vulci, in tal ne mitistorica. Dalle indagini effettuate al ‘com-
modo apprezzabile, possa essere attribuito alla plesso monumentale’ si impone la presenza di
volontà di offrire alla divinità l’oggetto bello o di Tages61.
‘tendenza’ o se siano spie della presenza di offe- Per quanto riguarda invece il santuario dell’A-
renti vulcenti. ra della Regina, qualche anno fa Mario Torelli ri-
La ceramica attica a figure nere, a figure rosse, cordava giustamente come fosse poco chiaro il
semplicemente a vernice nera, presente soprat- processo di canonizzazione delle tradizioni mi-
tutto con coppe, presuppone l’offerta e l’uso da tiche all’interno delle città etrusche accennando
parte di frequentatori di alto profilo. La scelta di allo scenario che le ricerche in corso all’Ara della
vasi di forma aperta, insieme con il cratere, allu- Regina stavano portando in evidenza circa la co-
de probabilmente a pratiche rituali58. struzione dei miti relativi agli eroi fondatori del-
Le intenzioni dei fedeli sono percepibili anche la città62.
nella scelta effettuata tra la ceramica etrusca de- In realtà la documentazione archeologica met-
purata, acroma e a bande, a vernice nera ove la te innanzi agli occhi una sequenza di fatti e di
tendenza è di rivolgersi a tipologie che privile- nessi che risulta abbastanza parlante nella sua li-
giano i contatti che, nella prima metà del VI se- nea processuale. A tal riguardo è utile riprendere
colo, legarono Tarquinia al mondo ionico con la in considerazione la cassa arcaica 43 la cui con-
rielaborazione dei modelli allogeni espletata da- formazione e le stesse dimensioni sono simili a
gli artigiani locali e con un’apertura alla civiltà quelle dei sarcofagi, cassa che fu inglobata nella
cipriota diretta o mediata59. costruzione dell’ altare α che di quella rispettò
Balza evidente anche la predilezione per i vasi l’orientamento63.
vulcenti nell’ambito delle ceramiche etrusche fi- In questo panorama si innesta il ben noto do-
gurate in quanto i frammenti rinvenuti, databili cumento epigrafico marmoreo, oggi irreperibi-
tra la seconda metà del VI e gli inizi del V secolo le, rinvenuto dal Romanelli sul lato settentrio-
a.C., sembrano doversi riportare alla produzione nale del basamento: com’è largamente noto del
del Gruppo Pontico e della scuola del Pittore di titolare resta solo la sillaba [cho], nella seconda
Micali. In questo caso, come in altri analoghi, si riga si legge [Et]ruri[a], nella terza [T]arqu[inia]
può pensare sia alla presenza di fedeli provenienti o [T]arqu[inienses]64.

55 
È interessante notare come i vasai tarquiniesi si affian- in Studi e Ricerche a Tarquinia e in Etruria. Simposio Interna-
cavano a quelli di Caere nella produzione delle anforette a zionale in ricordo di Francesca Romana Serra Ridgway (Tar-
spirali di entrambi i tipi 1a e 1b: v., ultra, p. 169 e ss. quinia 24-25 Settembre 2010), c.s.
56 
V., ultra, p. 221 e ss. 62 
Torelli 2000, pp. 152-155; vd. ancora: D. Briquel, Le cas
57 
V., ultra, p. 277. étrusque. Le prophétisme rejeté aux origines, in Oracles et pro-
58 
V., ultra, pp. 335, 339 e ss. phéties dans l’antiquité, Actes du colloque de Strasbourg (15
59 
V., ultra, pp. 231, 273. - 17 juin 1995), Paris 1997, pp. 439-455, in partic. pp. 441-446.
60 
V., ultra, p. 285. 63 
V., ultra, p. 91.
61 
M. Bonghi Jovino, A proposito del bambino epilettico di 64 
Nel diario di Marchese (pp. 64-65) a tal proposito si
Tarquinia. Una rivisitazione, in Athenaeum 97, 2009, pp. 471- legge: “Dallo scavo invece lungo il lato Nord-Est del po-
476; G. Bagnasco Gianni, Lo specchio della tomba 65 del fon- dium provengono … un frammento di lastra marmorea con
do Scataglini e la questione dell’apoteosi di Hercle a Tarquinia, residui di epigrafe …”.
64 M. Bonghi Jovino

Torna utile a questo punto correlarsi al contri-


buto di F. Cordano sui luoghi di culto per i fon-
datori che può gettare luce sulla documentazione
archeologica: “luoghi che rappresentano l’abita-
zione dell’eroe e luoghi che ospitano le loro spo-
glie mortali o fingono di ospitarle”69.

Templi e contesto storico


Il Tempio I fu eretto intorno al 570 a. C. sul
pianoro della Regina quasi in successione crono-
logica di intenti e di credenze con il ‘complesso
monumentale’ sul pianoro della Civita (Tav. 1) e,
come quest’ultimo, nel sito più elevato. Per darsi
miglior conto della situazione è da dire che la da-
tazione cade nella stessa fase cronologica attri-
Frammento marmoreo (Marchese 1937, schizzo n. 3). buita al regno di Servio Tullio che oltre ai nume-
rosi e fondamentali interventi romani70, stando
alla testimonianza archeologica acquisita, deve
Ricapitolando rapidamente la questione le lettu- aver contribuito non poco alle strutturazioni tar-
re sono state diverse. M. Torelli ha ritenuto che si quiniesi71.
trattasse di Tarchon65, J. Heurgon propose di sosti- L’edificio templare significò, dopo la pianifi-
tuire il nome Tarchon con Holchonius; in seguito cazione del ‘complesso monumentale’ in epoca
T. J. Cornell, nel recensire il volume di Torelli66 ne orientalizzante, la formazione di un secondo polo
accolse l’attribuzione a Tarchon; più di recente, ri- con proprie caratteristiche e specifiche funzioni.
leggendo l’iscrizione per una restituzione di quel Possiamo affermare che la tipologia del Tem-
poco che resta della quarta riga (ham-), G. Colon- pio I appare sostanzialmente autonoma dalle for-
na ha ammesso che “difficilmente ci si può sottrar- mule arcaiche vitruviane trovando la sua propria
re alla suggestione di leggervi il nome di Tarconte ragion d’essere nella storia remota delle esperien-
[Tar(cho)n-], che fu insieme il padre dei XII popoli ze locali, che andarono a incrociarsi con modelli
dell’Etruria e il fondatore eponimo di Tarquinia”67. e formule dell’area della colonizzazione greca72.
Orbene anch’io non mi sono sottratta alla sug- Il Tempio II cade quasi parallelo alla costru-
gestione di vedere un nesso tra la preservazione zione del tempio di Giove Capitolino sotto l’e-
del sito della cassa arcaica 43 e la possibilità di gida di Tarquinio il Superbo, cui si devono altre
un riferimento all’eroe fondatore eponimo68. note importanti realizzazioni, come ad esempio
In effetti mi sembra che la scelta di rispettare e ri- l’edificio sacro di S. Omobono dell’ultima fase73.
proporre orizzonti remoti sulla terrazza del Tempio La monumentalizzazione che si verificò incor-
III potrebbe intendersi come la rinnovata concla- porando il Tempio I fu resa possibile grazie al fatto
mazione della identità di Tarquinia, mediata attra- che la casa del dio era solita richiamare grande im-
verso l’antica attribuzione alla cassa 43 della va- pegno tecnico e finanziario come già rilevato per
lenza di cenotafio del leggendario ecista Tarchon. l’architettura templare di Magna Grecia e Sicilia74.

65 
M. Torelli, Un nuovo attacco fra gli Elogia Tarqui- com’è noto, di varie interpretazioni della critica contem-
niensia, in StEtr XXXVI, 1968, pp. 467-470; Torelli 1975. poranea, è stato brevemente e recentemente riassunto a
66 
T.J. Cornell, Principes of Tarquinia, in JRS LXVIII, proposito di una connessione con l’ideologia sillana: Ma-
1978, p. 168. rastoni 2009, pp. 4-9 con considerevole bibliografia di
67 
Colonna 1987 b, p. 153. supporto.
68 
M. Bonghi Jovino, Il santuario dell’Ara della Regina, 71 
Non è casuale se l’impianto delle mura di Tarquinia si
in Tarquinia etrusca 2001, p. 49; Eadem, Tarquinia etrusca, inserisce nella stessa temperie cronologica: Bonghi Jovino
Tarconte e il primato della città, Roma 2008; Bonghi Jovino 2010 b, pp. 33-49.
2009 b, pp. 21-22; Torelli 2000, p. 155; ultra, pp. 74-75. 72 
V., supra, in part. p. 43 e ss.
69 
Cordano 2009, p. 199; se si guarda a Roma: Carandini 73 
M. Pallottino, Per una immagine di Roma arcaica, in
1997, p. 44. La grande Roma dei Tarquini, p. 5.
70 
Pallottino 1977; Bianchi 1985. Lo status quaestio- 74 
Gullini 1977, p. 24 e ss.; Gullini 1985, p. 98; Gullini
nis circa la figura di Servio Tullio che è stata oggetto, 1989, p. 417.
Appunti sui templi arcaici 65

Infatti, come già detto, da molto tempo esiste- È la testimonianza del ruolo preminente che la
va a Tarquinia una mano d’opera specializzata città rivestiva in questo periodo, un ruolo che la
la quale aveva la sua collocazione in un quadro esortò ad incrementare l’imponenza del suo più
ben articolato di organizzazione sociale ed eco- importante santuario e, conseguentemente, raf-
nomica del lavoro da cui conseguiva esperien- forzarne il prestigio81.
za e grande capacità tecnologica75. Senza dub- In merito al rapporto ineludibile tra società,
bio l’imponenza del Tempio II lascia intendere potere politico e edifici di culto, possiamo os-
infatti il disegno di far confluire su di esso gran servare come un filone di pensiero, coagulato
parte delle risorse disponibili76. È verosimile per- da Renfrew e Cherry, abbia tentato di spiega-
ciò che la nuova classe responsabile della cosa re, in comparazione con la realtà della Grecia,
pubblica, con il suo peso politico, avesse cataliz- la tendenza verso edifici sacri meno allungati e
zato a quel fine le risorse economiche. Solo una la costruzione di imponenti edifici templari nella
comunità molto ben organizzata e gestita poteva logica della competitività tra città e, conseguen-
produrre un tempio siffatto. temente, nelle migliori forme di autorappresen-
Una spia del fenomeno si può scorgere anche tazione82 e tale posizione è stata ripresa in segui-
attraverso la produzione delle terrecotte architet- to da vari studiosi83.
toniche nonostante gli scarsi e frammentari re- A questo argomento è stata dedicata una atten-
perti che possono essere attribuiti al Tempio II, zione che, sovente, a mio modo di vedere, si co-
rinvenuti grosso modo nei pressi dell’Ara della lora di accenti diversi. Benché non sia possibile
Regina secondo la ricostruzione proposta da F. trattarla adeguatamente in questa sede, ho l’im-
Chiesa77. pressione che tale impostazione sia ancora da ap-
La costruzione del tempio si inserisce in un profondire.
contesto molto articolato che già aveva visto Tar- Indicative sono in proposito le considerazio-
quinia giocare un ruolo significativo nell’intro- ni di E. Govi che, benché in nota, non perdono
duzione di motivi greco-orientali nella decora- la loro efficacia. La studiosa sostiene, infatti, che
zione fittile architettonica intorno al 550-540 a.C. “questo modello interpretativo, desunto dal mon-
Tali motivi, com’è noto, furono assunti da Roma do greco, se non può essere escluso, difficilmente
nella creazione del sistema delle lastre che oggi riesce a trovare un’applicazione al caso di Mar-
potremmo ridefinire con una formula più adatta, zabotto a causa della lacuna conoscitiva relativa
anziché Veio/ Roma/ Velletri78, Roma/ Tarquinia/ all’architettura sacra di fine VI-V secolo a. C. dei
Veio grazie ai dati a disposizione e al coté etrusco centri dell’Etruria sia padana che settentrionale,
di Tarquinio il Superbo79. con i quali Marzabotto si relazionava”84.
D’altronde la stessa N.A. Winter scrive: “Tar- Guardando inoltre specificamente al rapporto
quinia seems to follow the trends current at Rome Tarquinia – Roma, M. Rendeli tempo addietro in-
and others sites in southern Etruria but shows vocò l’argomento di una differenza notevole tra
considerable originality and individuality within la lettura dei dati tarquiniesi e la situazione roma-
the genre, through innovative ways of depicting na che non consentirebbe quanto da me sostenuto
stock scenes or by selecting morphologies and in merito al Tempio I che mostrerebbe una preco-
scenes not common elsewhere in Etruria”80. ce organizzazione socio-politica. Sarebbe infatti
La struttura architettonica dei templi arcaici nell’ambiente romano che si osserva la struttu-
segnala anche su questo fronte l’importante scel- razione del politico in fase più avanzata rispet-
ta religiosa, architettonica, urbanistica della città. to alle forme aristocratiche delle peer polities

75 
V., supra, p. 56. sembra occupare più o meno continuativamente una posi-
76 
Tenendo anche presente come l’abbondanza dell’ottimo zione egemonica nell’ambito della lega dei duodecim po-
‘macco’ potesse aver accelerato e semplificato la sua costruzione. puli: Torelli 1975, pp. 68-69; Chiesa 2005. Per l’attività e
77 
V. ultra, p. 394 e ss.; per i rinvenimenti sullo stesso pia- le presenze archeologiche precedenti, relative al santuario:
noro: C. Carlucci, Tarquinia. Civita Antica, in Scavo nello Niro 1985-1986, in part. p. 50 e ss.
scavo 2004, pp. 74, 83-86. 82 
A. Snodgrass, Interaction by design; the Greek city
78 
Winter 2009 a, p. 561. state, in Renfrew - Cherry 2009, pp. 55 e ss.
79 
Bonghi Jovino c.s. 83 
Secondo M. Rendeli “il fenomeno in Etruria e nel La-
80 
Winter 2009 a, p. 561. zio sarebbe generato da rapporti concorrenziali e competi-
81 
Per i tempi successivi, in attesa di altri elementi di va- tivi tra centri primari e loro emanazioni coloniali”: Rendeli
lutazione che sono in corso di studio, resta da constatare che 1989; Rendeli 1990, p. 138.
tra la fine del V e la metà del IV secolo a. C., Tarquinia 84 
Govi 2005, nota 45.
66 M. Bonghi Jovino

etrusche85 e che soltanto nell’ultimo quarto del Una prima svolta si coglie nel passaggio dal-
VI secolo presero corpo le prime forme di auto- la prima alla seconda generazione del VI seco-
rappresentazione delle città86. lo a.C. quando con il Tempio I si transita dalle
A me sembra tuttavia, qualora si adottasse il strutture delle capanne alle nuove formule archi-
parametro “strutturazione del politico”, che ad tettoniche con la pietrificazione degli edifici in
oggi la testimonianza archeologica tarquiniese, una sintesi di esperienze remote e attuali per quel
documenti una strutturazione socio-politica già tempo. Non è da dimenticare che parallelamen-
avanzata nella prima metà del VII secolo con il te nella prima metà del VI secolo veniva messa
‘complesso monumentale’ ormai già a carattere in atto la grande impresa della costruzione delle
urbano. mura90. Ora i legami con la Magna Grecia e la Si-
Avverto inoltre la difficoltà di valutare la fe- cilia sembrano consistenti91.
nomenologia religiosa restringendola nei para- Una seconda svolta si registra con l’erezione
metri di una sorta di preminenza socio-politica. del Tempio II intorno al 530 circa a.C. in conco-
Fatto è che l’edificazione dei due templi, tenen- mitanza con la costruzione del Tempio Capitoli-
do presente la fisionomia religiosa degli Etruschi no, “Questa straordinaria realizzazione, che co-
(come è stata tramandata dalle fonti letterarie e stituisce bensì un’affermazione politica, ma che
dalla stessa documentazione archeologica) dove- è anche espressione di raggiunta maturità e capa-
va comportare in prima istanza l’intrinseco mes- cità tecnica, viene eseguita con l’apporto di arti-
saggio della palese sottomissione agli dei che la giani etruschi … ma nel segno di un’accentuata
comunità riteneva primario cui conseguirono pa- ellenizzazione”92.
rallelamente i risvolti relativi alla supremazia po- Tarquinia mostra di abbeverarsi, soprattutto
litica della città87. per la decorazione architettonica fittile, ai mo-
A mio modo di vedere la stretta concatenazio- delli decorativi e alle iconografie della Magna
ne tra autorappresentazione e modelli figurativi Grecia e di Roma, innestandoli sul proprio tes-
può trarre in inganno. I dati tarquiniesi, infatti, suto architettonico che poco risente nella pianta
esplicitano una realtà molto diversa che non pas- delle tuscanicae dispositiones, eccezione fatta
sa in prima battuta sui binari economici, socio- per la presenza delle alae e della chiusura po-
politici, figurativi e ideologici perché essi stessi steriore.
in massima parte correvano paralleli al contesto In ogni caso F. Prayon rilevava come la paral-
cultuale. lelizzazione cronologica mettesse in diretto con-
Sono peraltro dell’idea che, per comprende- tatto il tempio tarquiniese con il tempio roma-
re meglio anche il rapporto con Roma e con il no di Giove Capitolino con la conseguenza che
mondo greco-coloniale, la storia dei templi arcai- il tempio romano “cessa di essere completamen-
ci tarquiniesi vada considerata, se più adeguato te isolato nell’ambito dell’architettura dell’Italia
deve essere l’approccio, in un segmento più lun- centrale”93.
go della vita della città e sulla scorta di strumen- In realtà se “il tempio di Giove Capitolino
ti di lettura atti ad aprire contemporaneamente esemplifica la commistione tra il modello tusca-
tutti gli archivi, anche quelli del processo tecno- nico e la peristasi colonnata di stampo greco e
logico, delle dinamiche produttive, degli eventi greco-orientale e si propone come punto di ar-
socio-politici che vanno a innestarsi sulla feno- rivo di un processo formativo di enorme porta-
menologia della ‘etrusca disciplina’88. È infatti ta”94, il Tempio II di Tarquinia denuncia chia-
sullo sfondo del VII secolo con i caratteri strutti- ramente un differente percorso, suo proprio,
vi orientali del ‘complesso monumentale’ che va in virtù di una vaga sorta di accostamento allo
apprezzato l’iter successivo89. schema di Vitruvio95.

Rendeli 1990, pp. 138-139.


85  90 
Bonghi Jovino 2010 a.
Cristofani, in Atti Taranto 1996, pp. 615-617.
86  91 
Bonghi Jovino 1986c; Bonghi Jovino 1996, pp. 482-483.
87 
Goldberg 1985, in part. p. 119; Colonna 1985 b, p. 73; 92 
Zevi 1995, p. 291 e ss.; Zevi 1996, p. 302; F. Zevi, di-
Cristofani 1992, pp. 123-250. battito, in Corinto e l’Occidente. Atti del trentaquattresimo
88 
Bonghi Jovino 1996, p. 482. convegno di studi sulla Magna Grecia, Taranto 7-11 ottobre
89 
Sia sufficiente sottolineare, a seguito dei nuovi dati 1994, Napoli 1997, p. 812.
venuti a luce, sia in abitato che in necropoli (Cataldi 1986, 93 
Prayon 1996, p. 187 e ss.
p. 203; Mandolesi 2009) come la città appaia nel periodo 94 
Cifani 2008, pp. 290-293.
Orientalizzante ricca e potente, rettificando alcune letture che 95 
“I segnali più chiari e numerosi vengono proprio da
ne avevano sottovalutato l’importanza (Cristofani 1983). quel settore della produzione in cui concordemente si rico-
Appunti sui templi arcaici 67

È probabile che questo percorso, mutandis A mio avviso tale diversità rende invece edot-
mutatis, abbia avuto luogo anche a Cerveteri ti delle complesse risoluzioni che dovevano in-
limitandosi alla questione della peristasi. In- traprendere i Tarquini, imbevuti ab initio di una
fatti è utile accostare il tempio di Caere – Vi- rivoluzionaria ed ellenizzante concezione del di-
gna Parrocchiale (per il quale M. Cristofani ha vino100, di fronte a due realtà religiose, quella
fatto riferimento al Tempio di Giove Capitoli- etrusca impregnata anche di venature del Vicino
no sottolineando l’assenza del colonnato)96 al Oriente, e quella latina, solo in parte convergenti.
Tempio II di Tarquinia che ne è assolutamen- Il contesto storico consente inoltre di cogliere
te privo. sia a livello interno (rapporti sociali) sia a livel-
Nel contempo, per quanto attiene agli impre- lo esterno (rapporti tra città) le ricadute paralle-
stiti e agli scambi, si sottolinea per Tarquinia la le che furono alla base della costruzione dei due
stessa apertura che mise in essere Roma, lettura edifici arcaici.
che trova riscontro nell’appropriata valutazione In conclusione in una storia molto articolata,
di Fausto Zevi circa “… il ruolo guida di Roma resa complessa dall’intreccio di elementi di va-
anche nella redistribuzione, su scala regionale, di ria natura, è opportuno concludere, sottolinean-
esperienze mutuate dall’Etruria e/o dalla Magna do il carattere saliente della cultura architettonica
Grecia”97. dell’antica Tarquinia: lo stretto nesso tra archi-
G. Cifani scrive di un influsso del tempio di tettura sacra e prescrizioni sacre, l’attitudine alla
Giove Capitolino sotto il profilo architettonico monumentalità, l’efficienza dei maestri-costrutto-
sul modello tarquiniese98. In realtà, come ho avu- ri, la specifica predisposizione al nuovo e alla spe-
to modo di esprimere, sono due realtà assoluta- rimentazione sia per quanto riguarda le soluzioni
mente incommensurabili per proporzioni, dimen- strutturali sia la significazione delle singole parti.
sioni e precedenti99. Devo dire che mi sembrano
abbastanza dissimili. Maria Bonghi Jovino

nosce, già a partire dagli antichi, il maggiore apporto etrusco 97 


Zevi 1990, p. 151.
alla Roma regia: … l’architettura pubblica, la grande archi- 98 
Cifani 2008, p. 299.
tettura, alla quale i re del VI secolo dedicano cure particola- 99 
Bonghi Jovino 2010 b, in part. p. 47.
ri”: Colonna 1987, p. 62. 100 
Opportunamente viene sottolineato questo aspetto:
96 
Cristofani 2003, p. 66. Zevi 1995, p. 307.
GLI INTERVENTI SULLA TERRAZZA
DEL TEMPIO DEI CAVALLI ALATI
E NELL’AREA ANTISTANTE

Più di venticinque anni fa quando sono inizia- della terrazza del Tempio III, della fase dei Ca-
ti gli scavi che hanno interessato l’angolo sud- valli Alati. Tali interventi hanno portato a luce
orientale dell’intera estensione del monumento elementi fondanti per la ricostruzione della fase
definito Ara della Regina non si poteva sape- arcaica del santuario. Al di sotto di spessi inter-
re che l’archeologia dei santuari etruschi, la cui ri relativi alle fasi ellenistiche, è stata messa in
urgenza sarebbe stata annunciata di lì a poco luce infatti la struttura monumentale del muro
nel corso delle mostre dell’anno degli Etruschi γ (24). Si tratta di una struttura di considerevo-
(1985)1, avrebbe portato grandi novità alle cono- le lunghezza realizzata ad assise regolari di pie-
scenze in merito. tre di natura e colore diversi, macco, tufo rosso
Maria Bonghi Jovino, che mi onora adesso di e nenfro nelle tonalità del grigio e del violaceo,
curare insieme con lei l’edizione di questa stra- disposte con tecnica isodoma. Corre con orien-
ordinaria impresa, partendo dalla stratigrafia e tamento sud-ovest/nord-est, fondando su strati
da una visione iuxta propria principia dell’im- grosso modo della fine del VII secolo a.C. - inizi
ponente monumento tarquiniese, non ha esitato a del successivo.
confrontarsi nel corso di questi venticinque anni La facciavista è a meridione e l’effetto co-
con la tradizione degli studi proponendo un nuo- loristico presenta significative analogie con la
vo sguardo sulla questione inerente a identità e tecnica di costruzione a blocchi policromi illu-
differenze rispetto alle testimonianze etrusche, strata nella ceramografia etrusca e greca; il ri-
greche e magno-greche2. corso alla policromia non sembra casuale e sul
Come si vedrà in seguito, le aree sacre etrusche piano concettuale potrebbe sottendere a una
si vanno ormai configurando in modo evidente specificità architettonica e forse funzionale del
come complessi volti alla conservazione della muro γ (24) 4.
memoria con strategie architettoniche dipendenti Pertanto la bellezza e l’accuratezza della faccia
in larga misura dalla dimensione simbolica. a sud potrebbero trovare una ragionevole spiega-
Anche in questo caso il convegno dedicato zione nell’ipotesi che si potesse trattare del muro
all’Ara della Regina, coinvolgendo più punti di che marcava in questa zona il recinto sacro con
vista oltre a quello strettamente archeologico, ha funzione di contenimento della spinta della col-
permesso di porsi di fronte a questi problemi te- lina retrostante e di delimitazione del santuario.
nendo conto nel caso di Tarquinia della dimen-
sione al contempo monumentale e simbolica3. I caratteri generali
Fin dall’inizio M. Bonghi Jovino ha considera-
to preliminari agli interventi stratigrafici nel set- Le varie ristrutturazioni finora controllate, co-
tore B (Tav. 23), che avrebbero spiegato la ra- prono il periodo arcaico e arrivano ad epoca el-
gione dell’orientamento diverso dell’altare α lenistica e romana. In linea di massima si può af-
(30) con la struttura β (31), i saggi all’esterno fermare che le fasi che sono state delineate per gli

1 
Santuari d’Etruria 1985. 3 
Del Corno 2009.
2 
Bonghi Jovino 1996; Bonghi Jovino 1997 b. 4 
Ridi 2009.
70 G. Bagnasco Gianni

edifici templari5 hanno il loro riscontro nei dati La costruzione del muro γ (24) (Tav. f.t. V)
che provengono dalle esplorazioni effettuate ne-
gli spazi esterni (settore A, settori C1-C2). I blocchi del muro γ (24) si presentano in en-
Gli interventi stratigrafici nel settore A e nel trambi i settori A e C1 con una cadenza di testa
settore C1, al di sotto di spessi pavimenti relati- e di taglio9. Il filare più basso, in entrambi i set-
vi alle fasi ellenistiche e oltre al rinvenimento di tori, è formato da blocchi di testa e ciò farebbe
altre strutture, hanno portato a luce per un buon propendere per una posa in opera simultanea, che
tratto il muro γ (24), orientato in modo diverso non stupisce data l’omogeneità della costruzio-
rispetto all’edificio templare e con affinità con ne. Esiste tuttavia un’ulteriore evidenza struttiva
quello dell’altare α (30) e della struttura β (31). che induce a staccare il concetto di costruzione
Intravisto all’epoca degli scavi di Pietro Roma- del muro da quello del suo uso effettivo. I pia-
nelli, di esso non si conosceva nulla, ma era già ni in battuto di macco funzionali alla sua fase di
stato interpretato come sommità di un muro che vita più antica sembrano infatti essersi formati
poteva delimitare a valle il primitivo santuario6. seguendo una quota e un andamento diversi ri-
Gli scavi, che nel settore A e nel settore C1 ne spetto a quello dei filari.
hanno messo a luce un tratto di circa m 15, hanno In altri termini le modalità di costruzione pos-
rivelato che si tratta di una struttura monumenta- sono essere considerate indipendenti da quelle di
le, opera di tutto rilievo per il suo spessore. frequentazione dell’area antistante al tempio. Ciò
Il lato del muro volto verso nord-ovest, scabro, tenendo conto di almeno due soluzioni interpre-
e l’opposto, realizzato in regolari filari con pietre tative: che si tratti di piani di lavorazione o di pia-
di tufo locale di diverso colore, indicano, come ni pavimentali.
più sopra anticipato, che questa opera muraria Il fatto che si tratti di piani pavimentali pare di-
aveva la funzione di contenimento della piazza mostrato dalla presenza di una modanatura (Tavv.
antistante ai templi arcaici dove era collocata la 41, 1-2; 46; 47, 2; 50) che contraddistingue nel set-
cassa 437. Il muro γ (24) era impostato sugli stra- tore A i blocchi di testa del primo filare del muro
ti di fine VII secolo e di conseguenza è databi- γ (24) mentre nel settore C1 quelli di taglio del se-
le agli inizi del VI secolo a.C. La differenza nel- condo filare. Ne consegue che le due porzioni di
la quota del corso inferiore, più bassa nel settore muro, ai lati della sporgenza del cosiddetto altare
A (m 166,80) più alta nel settore C1 (m 167,06) α (30), potrebbero essere poste in relazione sulla
mostra come probabilmente il muro seguisse da base del profilo del muro e non sulla base della se-
un lato l’andamento geomorfologico della colli- quenza blocchi di testa – blocchi di taglio, che po-
na, dall’altro si fosse probabilmente adattato a si- trebbe dipendere invece da una regia di tipo strut-
tuazioni preesistenti, poco facilmente indagabi- tivo e essere dunque legata alla logica del cantiere.
li per l’insistere, nell’angolo sud-orientale, delle Infatti la sequenza stratigrafica dei piani in pres-
strutture della terrazza monumentale. sato di macco (Tav. 50) mostra che il piano (USS
Al fine di comprenderne l’estensione e la dire- A67), relativo al filare in blocchi di testa del set-
zione, la struttura è stata inoltre studiata per mez- tore A, e il piano (USS C138), relativo al filare in
zo di prospezioni e sondaggi meccanici. blocchi di taglio del settore C1, sono entrambi po-
L’indagine mediante prospezioni georadar sizionati in corrispondenza del profilo modanato.
(CNR), ha mostrato che essa correva per un tratto Entrambi i piani sono i primi deposti su strati di
di almeno m 40 - 50, mantenendo l’orientamento interro che restituiscono materiale risalente al più
nord-est/sud-ovest: allo stato attuale delle inda- tardi agli inizi del VI secolo a.C. Trattandosi della
gini non è chiaro tuttavia se il muro γ (24) conti- quota più bassa attinta ed essendo tutta la ristret-
nuasse oltre in entrambe le direzioni. ta area interessata da intensi interventi, non è stato
Come è evidente a proposito delle ricostru- possibile osservare altro, in particolare a proposito
zioni delle fasi dei Templi I e II, l’area antistan- della situazione in corrispondenza della sporgenza
te ha restituito inoltre imponenti dati in merito determinata dalla costruzione successiva del basa-
all’organizzazione degli spazi e alle questio- mento funzionale al cosiddetto altare α (30).
ni poste in letteratura, a partire dagli scavi di P. È possibile che in questa fase vi fosse l’impian-
Romanelli8. to di una struttura in blocchi regolari squadrati

5 
V., supra, p. 14. 8 
V. supra pp. 4-9.
6 
Colonna 1985 b. 9 
V., ultra, pp. 89-107.
7 
V. supra p. 30.
Gli interventi sulla terrazza del tempio dei Cavalli Alati e nell’area antistante 71

parallela all’andamento del muro γ (24) posta a Tale apprestamento permette di pensare a un
una certa distanza da quest’ultimo nell’area in diverso assetto del muro γ (24) proprio in corri-
cui nelle fase successive verrà innalzato il basa- spondenza del punto in cui successivamente ver-
mento dell’ altare 27 e un muretto in rozze pietre rà costruito il cosiddetto altare α (30).
(USS C77). È ipotizzabile in un momento finale di questa
fase l’esistenza di una canaletta (USS C126) che
Nel corso del VI secolo a.C. (Tav. f.t. IX) il correva quasi parallelmente al muro γ (24) nell’a-
muro γ (24) doveva contenere la spinta prove- rea antistante al tempio.
niente da nord-ovest costituita dalla colmata sul- In questa fase viene edificato nell’area, in cor-
la quale si ergeva la cassa 43. La fabbrica pos- rispondenza dell’angolo Sud-Est del tempio, l’al-
sente della struttura consiste in una costruzione a tare 27.
blocchi irregolari ammassati a mo’ di contrafforte
contro la faccia ovest del muro γ (24), a loro vol- La costruzione della “terrazza”
ta allogati in potenti gettate di argilla pura alter-
nate a piani in scaglie di nenfro A30 (settore A) e Nella serie di ristrutturazioni progressive, con-
C129 (settore C). sistenti in ampi strati di interro e piani di calpe-
La stratigrafia mostra una serie di ristruttura- stio sovrapposti, particolarmente possenti sono
zioni progressive consistenti in rappezzi e stra- i riempimenti relativi proprio alla fase di inizio
ti di interro e piani sovrapposti che confermano del IV secolo a.C. Fu necessaria la costruzione di
l’uso del muro γ (24) per lungo tempo. Dal punto una terrazza per ovviare a una notevole spropor-
di vista della lettura strutturale stratigrafica si può zione fra le dimensioni accresciute del tempio e
contare sul terminus ante quem fornito dai mas- lo spazio antistante, fornendo nuovamente l’edi-
sicci lavori di strutturazione della successiva fase ficio di un considerevole spazio di fronte all’in-
connessa alla costruzione della terrazza, da porre gresso. Per l’impianto della terrazza fu sfruttato il
agli inizi del IV secolo a.C. predetto apprestamento in blocchi sporgenti (Tav.
Gli interventi di manutenzione dei piani che 37, 3) della fase precedente, addossando a esso
si susseguirono nel corso del VI e del V secolo uno strato (US A54) in terra e macco sbriciola-
nell’area antistante al muro γ (24) possono esse- to (rapillo) di forte consistenza, il quale sembra
re registrati grazie al reperimento di alcuni lembi svolgere pertanto la medesima funzione costrut-
A61 (settore A) e C135 (settore C) i cui piani quo- tiva delle strutture in pietra, alternandosi ad esse.
tali si dispongono nella stessa pendenza dei pavi- Al di sopra di tale apprestamento furono sovrap-
menti appartenenti alla fase precedente. Lo scavo posti corsi di blocchi con andamento curvilineo,
ha permesso di individuare un elemento struttura- sia sul lato meridionale, sia sul lato orientale.
le che visse in fase con il pavimento A60 e può es- Sul lato meridionale (settore A) i filari più bas-
sere connesso con l’esistenza di un apprestamento si della terrazza (USS A48 e A40), per la forma
sporgente e ortogonale rispetto all’andamento del e la tecnica di posa dei conci appaiono del tut-
muro γ (24), di cui si dirà oltre. to peculiari: essi sono profondi solo una venti-
Ulteriori cambiamenti si registrano nell’as- na di centimetri, mentre l’altezza e la lunghezza
setto della struttura. In particolare, alla fine del si attestano sui cinquanta, e il loro piano di posa
VI secolo a.C. un piano pavimentale (a quota m consiste proprio nel lato più stretto: si ha in que-
168,18) assai robusto e di bell’effetto (USS A49, sto modo l’impressione che essi costituissero un
nel settore A, e C46, nel settore C1) obliterò il fi- vero e proprio “rivestimento”, presumibilmente
lare più basso del muro. di una struttura più interna.
Elemento di rilievo, messo in luce dalle rela- Sul lato orientale (settore C1) i blocchi sono
zioni stratigrafiche fra piani, loro preparazioni e disposti in modo tale da assumere andamento
relazioni con il muro, è costituito dalla presen- curvilineo.
za di due gruppi di blocchi che sporgono al di Le evidenze di scavo pongono la costruzione
fuori dell’andamento del muro, formati da due di tale terrazza al più tardi agli inizi del IV se-
o tre elementi sovrapposti (da ovest a est: USS colo a.C. Se da un lato venne ricalcata la scala
A73, A52 e USS C147, C144, C143). Nel setto- di accesso, dall’altro la terrazza giunse a inglo-
re C1 essi sono quasi direttamente appoggiati al bare il luogo ove in origine sorgeva la cassa in
muro γ (24), mentre nel settore A, la relazione lastre di macco 43. Il luogo fu monumentalizza-
col muro è solo ipotizzabile, per l’insistere del- to in questa fase con l’altare α (30), che sporge-
la terrazza. va al di sopra di almeno due piani pavimentali
72 G. Bagnasco Gianni

nell’avancorpo meridionale segnato dal muro 49 In corrispondenza dell’angolo sud-est del tem-
nel quale è incernierato, a seguito di lettura stra- pio venne presumibilmente rialzato di un filare il
tigrafica10. basamento dell’altare 27 (USS C128+ C76).
È questa la fase struttiva del Tempio III11 nella
quale fu concepita la decorazione frontonale che La posa della cornice in nenfro
prevedeva l’antepagmentum con i Cavalli Alati,
la cui cronologia stilistica è da riferire alla tempe- Si può ipotizzare che sia da ascrivere all’e-
rie culturale magnogreca e etrusca. poca ellenistica una poderosa ristrutturazione
Il muro γ (24) venne inglobato in questa risi- dell’area che comportò soprattutto la messa in
stemazione entrando a far parte della scenogra- posa di piani pavimentali e la salvaguardia del-
fia predisposta per la visione di chi proveniva dal la presenza del muro γ (24). In questa fase esso
lato meridionale. Lo scavo ha mostrato come, al fu circondato sul lato sud (settore A) da un ba-
di sotto della terrazza, l’area fu organizzata sul solato 47 formato da pietre poligonali bianche
lato orientale con una zona di rispetto delimita- di medie dimensioni piatte in superficie, ancora
ta dal muro 25 con andamento divergente rispet- visibile e rispetto alle quali risulta oggi elevato
to alla terrazza stessa, dotato sul versante est di di un filare.
una canaletta C114 con copertura alla cappuccina Sul lato orientale (settore C1), il muro γ (24)
che gli si appoggiava per un lungo tratto12 e di un emergeva invece di due filari rispetto a una se-
bel pavimento policromo 46 in ciottoli di fiume di rie sovrapposta di pavimenti in battuto di macco
medie dimensioni sul versante ovest. Esso costi- pressato e consolidato e relative preparazioni in
tuisce il piano di calpestio di questa fase da porre scaglie di nenfro.
alla quota di m 169,70 s.l.m. circa mentre il piano La terrazza monumentale venne in questa fase
di calpestio a est del muro è da porre a m 168,75 ulteriormente arricchita, con la posa di alcuni fi-
s.l.m. A causa della pendenza naturale della colli- lari più esterni, evidente nel settore A, dove la
na e al fine di mantenere il piano quotale del pa- superficie dei filari preesistenti venne scalpella-
vimento US C191, il muro 25 è composto da due ta e livellata15 e della cornice in nenfro che costi-
filari di blocchi sovrapposti nella parte più meri- tuisce a tutt’oggi uno degli aspetti caratterizzan-
dionale e di un unico filare nella parte più setten- ti del tempio. Essa risulta, in base alle evidenze
trionale finora scavata. Esso si congiunge sul lato stratigrafiche, contestuale con la realizzazione
meridionale proprio con i filari in blocchi di mac- del basolato in pietre bianche 47 sul cui possente
co (USS A48)13, su cui si imposta la piattaforma interro (US A5) si fonda il blocco d’angolo della
inferiore del cosiddetto altare α (30)14. All’inter- cornice in nenfro (Tav. 37, 2).
no della zona di rispetto, formata tra il muro 25 Al basamento del probabile altare 27 situato a
e il fronte orientale della terrazza, fu inglobato il sud-est del tempio (settore C2) venne aggiunto un
muro γ (24) lasciandolo a vista. Si può supporre altro filare di blocchi di macco squadrati (USS C14),
che anche sul lato meridionale il muro fosse a vi- palesando l’importanza rivestita da siffatta struttura
sta, almeno per due filari in base alle quote, e con- in tutto l’arco di vita del santuario (Tav. 53).
servato in un’area di rispetto, come sarà evidente
nella successiva fase: qui è stato riconosciuto un La costruzione del basolato
bel pavimento in acciottolato A35.
Fu questa una notevole operazione che denun- Sul lato meridionale si affiancò all’area di ri-
cia una chiara volontà di conservazione della me- spetto, realizzata in pietre bianche 47 attorno al
moria, alla stessa guisa di quanto è stato notato, muro γ (24), una strada basolata che si prolun-
tanto per esemplificare, nel ‘complesso monu- gava verso est oltre la fronte del tempio (settore
mentale’ con la preservazione delle strutture più C2). Sul lato orientale (settori C1-C2) fu posata
antiche conservate per secoli. una nuova pavimentazione in battuto di macco

Secondo una diversa lettura (Baratti - Cataldi - Mor-


10 
lato meridionale non ha trovato conferma nello scavo sul
deglia 2008, pp. 48-52) l’altare α non sarebbe stato visi- fronte meridionale della terrazza (v. ultra, p. 90, Tav. 19).
bile all’epoca del Tempio III o dei Cavalli Alati. Tale let- 11 
Bagnasco Gianni 2009 a.
tura presenta alcuni aspetti che non hanno riscontro nella 12 
V., ultra, p. 106.
testimonianza stratigrafica sicché risulta basata su supposi- 13 
V., ultra, p. 98, nt. 34.
zioni squisitamente teoriche: il ribaltamento del muro 50, 14 
V., ultra, p. 100.
di cui non si conosce né cronologia né quota massima, sul 15 
V., ultra, p. 98, in part. nt. 37.
Gli interventi sulla terrazza del tempio dei Cavalli Alati e nell’area antistante 73

che si appoggiava a un muro in nenfro 45 pa- descritte in diacronia17, vertono dunque sui tre
rallelo alla terrazza. Poiché tutto l’impianto ve- elementi architettonici significanti risalenti alle
niva a soprelevarsi rispetto alla strada basolata, origini del santuario: il muro γ (24), la cassa 43
fu costruito un terrazzamento con cinque blocchi e l’area dell’altare 27. Essi sono, come si è visto,
di nenfro a ideale continuazione del lato sud del strettamente interrelati, in costante rapporto con
tempio, al fine di contenere e delimitare l’area in gli sviluppi del santuario e evidentemente degni
cui continuava a essere visibile la parte sommita- di essere preservati. Si configurano in altri ter-
le del muro γ (24). Anche in quest’epoca fu creata mini come cardini della conservazione della me-
dunque una zona di rispetto davanti al limite del- moria dei tratti simbolici del sito e punti strate-
la terrazza, ricalcando il precedente assetto, sep- gici dell’organizzazione tridimensionale della
pur in maniera più regolare. terrazza degli inizi del IV secolo a.C. Le soluzio-
In questa fase viene rispettato e inglobato nel- ni architettoniche adottate per conservarli sono
la pavimentazione a basoli e in macco pressato la generate dalla loro stessa presenza e anche dal
sommità dell’altare 27 che viene a coincidere con dislivello quotale dell’intera area sacra, determi-
il livello della strada basolata (Tav. 43, 1). nato dalla natura stessa del terreno (Tav. 19).
Su queste soluzioni conviene dunque soffer-
L’area antistante ai templi arcaici, marsi in questa edizione dei templi arcaici per-
alcune considerazioni sulle piazze ché contribuiscono alla comprensione del valore
di ciò che è stato ritenuto fin dall’origine così im-
Le evidenze stratigrafiche emerse all’interno portante da essere preservato e monumentalizza-
e all’esterno del tempio hanno permesso il recu- to nel santuario.
pero delle principali fasi di attività del santuario.
Esse sono state verificate anche in base ai con- Forme di conservazione della memoria
fronti effettuati sul piano struttivo tenendo con-
to del rapporto fra piani di cantiere, piani pavi- I Templi fanno corpo unico con l’area antistan-
mentali ricostruiti per l’interno del tempio e piani te come dimostrato da alcune evidenze stratigra-
reali rinvenuti nell’area antistante, conferman- fiche viste anche alla luce dei diversi assetti ar-
do così il collegamento fra i vari settori indagati chitettonici di volta in volta dati al santuario.
(Tav. 20). La percezione delle strutture in senso verticale
I punti nodali in ordine al tema del rapporto fra è data dalle preesistenze che continuano a emer-
tempio e area antistante sono connessi a quan- gere in quanto costantemente in uso, come ad
to da sempre sostenuto da M. Bonghi Jovino sul esempio accade nei seguenti casi:
santuario nel suo insieme16: –– cassa 43 inglobata nell’altare α (30)
–– sequenza stratigrafica e sequenza cronologica –– muro γ (24) la cui sommità è sempre mantenuta
interrelate all’origine a partire dagli inizi del a vista anche quando andò in disuso. Ciò acca-
VI secolo a.C. de nell’area antistante alla terrazza del Tempio
–– centralità della cassa 43, probabile cenotafio III o dei Cavalli Alati nello spazio compreso
di Tarconte, nell’allestimento complessivo del fra lo spiccato della terrazza stessa e il muro 25
santuario in diacronia e dunque fondante nello e successivamente in epoca ellenistica e roma-
scenario simbolico del tempio na nello stesso spazio delimitato però dal muro
–– insieme basamento- podio- tempio- cella e dia- in nenfro 45
lettica degli orientamenti rispetto alla cassa 43 –– muretto USS C123 inglobato nell’altare 27
e al muro γ –– muretto USS C77 che continua idealmente
–– differenza fra fase arcaica e successive segnata nell’allineamento 28 posteriore al basolato ro-
dal dislivello quotale imposto dalla posa del- mano.
la terrazza, dell’altare α (30), della struttura
β (31) e dall’ampliamento dell’area antistante La percezione delle strutture in senso orizzon-
(Tempio III o dei Cavalli Alati degli inizi del tale è data dallo spostamento verso est di insiemi
IV secolo a.C.) . di strutture:
–– l’altare α (30) è legato alle strutture che si
Per ciò che attiene alle piazze i quattro episo- estendono oltre la fronte della terrazza verso
di struttivi e relative ipotesi ricostruttive, sopra est, come ad esempio il muro 25

16 
V., supra, pp. 41-53. 17 
V., supra, pp. 70-73.
74 G. Bagnasco Gianni

–– il muro γ (24) è delimitato da un’area di rispet- di memorie pregresse e “terrazze di culto” la cui
to che si sposta verso est delimitata dapprima importanza è del resto ben documentata nella Pe-
dal muro 25 e in seguito dal muro in nenfro 45. nisola.19

La cassa 43 e l’altare α (30).


A seguito di quanto già anticipato20, si sotto-
linea qui la dissimmetria emergente dall’analisi
dell’altare α (30), luogo di culto unitario nelle
sue componenti struttive e stratigrafiche. L’alta-
re si eleva nell’avancorpo meridionale della ter-
razza (49), come indica la risega (Tavv. 29, 2) sul
primo filare di blocchi al di sopra di quelli in fon-
dazione. La risega corrisponde al più recente dei
due pavimenti che ne segnano almeno due fasi
di vita21.

Tarquinia, santuario dell’Ara della Regina, l’area antistante


con le strutture menzionate.

Effetti della conservazione di memorie nelle


strutture del Tempio dei Cavalli Alati
La conservazione di strutture memorabili pre-
gresse provoca inevitabilmente dissimmetrie Tarquinia, santuario dell’Ara della Regina, altare α (30), da
sud-ovest (arch. E. Invernizzi).
planimetriche e altimetriche. L’assetto architet-
tonico risultante è dunque di segno assai diver-
so rispetto alla simmetria architettonica solita- Accosto al lato orientale, nel riempimento che
mente attesa per i templi greci di età arcaica e costituisce il raccordo fra l’altare α (30) e l’avan-
classica. corpo in cui è collocato, sono due piccole buche
Del resto, oltre al santuario dell’Ara della Re- (USS B30 e USS B45, Tav. 27,1), sigillate da un
gina, non mancano confronti in area italica dove piano che trova corrispondenza anche dall’altro
si riscontrano dissimmetrie e diversità di orienta- lato dell’altare (B56 e B25) (Tav. 30).
mento. Basti pensare a titolo di esempio alle ter- Queste buche, o fossette, si trovano in signi-
razze-podio della koiné artistica medio-repubbli- ficativa corrispondenza in alto con due blocchi
cana con i loro recinti e avancorpi diversamente dell’altare, che mostrano tracce di incavo, e in
impiegati18. Queste aree sacre sembrano effettiva- basso con la cassa 43, appositamente segata e
mente funzionare come luoghi di conservazione ricomposta in modo da risultare sporgente22.

Per i rapporti fra le esperienze di Alba Fucens, Cosa,


18 

Segni, Luni e Castel di Ieri si veda quanto recentemente rupestre dalla protostoria al medioevo. Insediamenti, ne-
proposto: A. Campanelli, Topografia del sacro: spazi e pra- cropoli, monumenti, confronti (Barbarano Romano e Blera,
tiche religiose in alcuni santuari dell’Abruzzo ellenistico, in 8-10 ottobre 2010), c.s.
Saturnia Tellus 2008, pp. 69-98, in part. p. 98. Una testi- 19 
G. Greco, Tra Greci e Indigeni: problematiche e defini-
monianza recentemente chiamata in causa da M. Harari è zioni del sacro, in Saturnia Tellus 2008, pp. 99-118, in part.
l’apprestamento del tempio di Celle a Falerii che sembre- pp. 103, fig. 2 e 105.
rebbe mostrare significative analogie anche nel senso della 20 
V., supra, p. 72 e nt. 10.
diacronia con la realtà tarquiniese: M. Harari, Il problema 21 
V., ultra, p. 91.
dell’oikos α nel santuario di Celle a Falerii, in L’Etruria 22 
V., ultra, p. 90.
Gli interventi sulla terrazza del tempio dei Cavalli Alati e nell’area antistante 75

Dal punto di vista della forma l’altare viene di sia svolto una volta sola all’atto della sua fonda-
solito registrato fra gli unica, anche per il suo sta- zione. È infatti evidente che si tratta di un altare
to di conservazione in realtà solo apparentemente utilizzato per il suo valore simbolico e non per la
precario23. Le sue caratteristiche principali pos- sua funzione primaria: se si fosse trattato di un
sono dirsi infatti sostanzialmente integre e perce- altare in funzione sarebbe stato impossibile ac-
pibili nella sommità in piano e nella leggera pen- cedervi dal lato sud-est, per il dislivello costitu-
denza che vi conduce. ito dall’elevato della terrazza dove l’altare spor-
Il monumento può dunque rientrare fra gli al- ge con forte aggetto (Tav. 34), così come accade
tari a gradini noti sia nella testimonianza ico- pure arrivando da ovest.
nografica arcaica (come ad esempio il “cratere Nell’insieme questi dati sembrano disporsi nel
dei Gobbi”) sia archeologica24. Tuttavia, come senso di un monumento che si inserisce bene nel-
è noto, nel modo di definire gli altari non esi- la terrazza del Tempio III o dei Cavalli Alati quale
ste ancora al momento una posizione univoca, contenitore di memorie. Queste dovevano eviden-
oscillante fra punti di vista di carattere forma- temente rimanere a vista, come dimostrano eleva-
le o funzionale25. In questo modo si spiegano zione e sporgenza dell’altare α (30) oltre i limiti
le oscillazioni in letteratura nella definizione dell’avancorpo della terrazza in cui è contenuto.
dell’altare α (30)26 e anche l’ipotesi a suo tem- Ciò non esclude che l’altare fosse fatto segno di
po avanzata, che potesse trattarsi del cenotafio offerte, come sembrerebbero mostrare concentra-
di Tarchon27, porterebbe a preferire la possibili- zioni di materiali rinvenuti all’intorno30.
tà dell’heroon.
Ci si potrebbe domandare a questo punto quale La continuità d’uso delle strutture si può espri-
possa essere il significato delle due fossette acco- mere del resto con accorgimenti diversi più o
sto all’altare α (30), per le quali si trovano nume- meno monumentali, estendendosi anche a altre
rosi confronti anche in ambiente greco e magno situazioni della città antica. Sembrerebbe questo
greco nei culti di tipo eroico28. il caso dell’area γ del ‘complesso monumenta-
La particolarità nel caso di Tarquinia, dato che le’ che conserva memorie più antiche protette dal
le due fossette risultano sigillate all’interno de- rialzamento quotale che la caratterizza, ottenuto
gli strati che saldano l’altare all’avancorpo del- mediante la costruzione di bassi muri di conteni-
la terrazza29, induce a ipotizzare che il rituale si mento31.

23 
Per i dubbi sullo stato di conservazione e il suo isola- in V. Pirenne - Delforge - Suárez de la Torre (a cura
mento nel panorama degli altari etruschi: J. Euwe-Beaufort, di), Héros et héroïnes dans les mythes et les cultes grecs.
Altari etruschi, in BABesch 60, 1985, pp. 100-104, in part. Actes du colloque organisé à l’Université de Valladolid
pp. 102-103 e 104 ad punto 6; per il suo isolamento ancora: du 26 au 29 mai 1999, Liège 2000, pp. 263-280, in part.
Comella 2005, pp. 166-171, in part. p. 168, n. 6; Geroli pp. 273-277, fig. 2 (fossetta dell’Eretteo); ripreso in: S.
2009, p. 178, nt. 7; S. Menichelli, in Steingräber - Meni- Ekroth, The sacrificial rituals of Greek hero-cults in the
chelli 2010, pp. 59-60; 63-64. Archaic to the early Hellenistic periods, Liège 2002. Re-
24 
Comella 2005, pp. 168, 171. A proposito di quanto os- centemente F. Cordano ha presentato in proposito un qua-
servato sulla destinazione cultuale delle terrazze delle tom- dro relativo a eroi e antenati da ritenersi “fondatori”, met-
be dell’Etruria rupestre (Colonna 1986, p. 448) può essere tendone in parentesi l’aspetto di “ecisti” (Cirene, Megara
interessante ricordare qui che l’unico confronto per ora rin- Iblea, Posidonia, Delo, Atene, Eretria, Thasos), fatti segno
venuto per la pendenza dell’altare α è con la sommità delle di pratiche cultuali affini a quelle qui ipotizzate, soprattut-
tombe a dado che si trovano a nord-ovest dell’area sacra di to nel caso di Megara Iblea: Cordano 2009, pp. 199-200.
Grotta Porcina, a mia conoscenza ancora inedite (sopralluo- Si vedano in proposito anche le recenti considerazioni sul
go dell’11 giugno 1995). fenomeno degli heroa: D. Mertens, L’“heroon” sull’agora
25 
S. Steingräber, Überlegungen zu etruskischen Altä- di Selinunte. Nota preliminare, in G. Bartoloni - M.G.
ren, in Miscellanea Dohrn 1982, pp. 103-116; J. Euwe-Be- Benedettini (a cura di), Sepolti tra i vivi. Evidenza ed in-
aufort, Altari Etruschi, in BABesch 60, 1985, pp. 102-103; terpretazione di contesti funerari in abitato (Roma, 26-29
Geroli 2009, p. 178, nt. 7; S. Menichelli, in Steingräber aprile 2006), in ScAnt 14 (2007-2008), 2009, pp. 473-48,
- Menichelli 2010, pp. 59-60. in part. pp. 484-485 .
26 
Comella 2005, p. 168, n. 6 (altare); M. Torelli, 29 
V., ultra, p. 90.
Heroum, in ThesCRA IV, Cult places. Representation of 30 
V., ultra, p. 76.
Cult Places, Los Angeles 2005, pp. 248-249. 31 
All’interno dell’area le strutture preesistenti erano se-
27 
V., supra, pp. 61-64. gnalate da zone ben delimitate: G. Bagnasco Gianni, Tar-
28 
Si può fare riferimento da ultimo agli studi specifici quinia. L’area gamma del ‘complesso monumentale’, in
condotti da G. Ekroth cui si rimanda per l’ampia biblio- Dinamiche di sviluppo 2006, pp. 323-325. Per il deposito
grafia: G. Ekroth, Offerings of blood in Greek hero-cults, votivo rinvenuto all’ingresso: Bagnasco Gianni 2005 a.
76 G. Bagnasco Gianni

Tra gli esempi in corso di studio che presenta- da due iscrizioni col suo nome, in greco e in etru-
no elementi di continuità sono i templi ceretani sco36. Oltre a queste infatti vi sono altre quattro
della Vigna Parrocchiale32 e di Sant’Antonio33. I iscrizioni sulle quali vale la pena di soffermarsi,
due templi riservano spunti di riflessione in meri- perché provengono dall’area compresa fra l’edi-
to alla continuità d’uso di cavità e strutture prece- ficio β e l’oikos α. A suo tempo M. Torelli ave-
denti, cui si accedeva in qualche modo dall’alto. va supposto un collegamento fra questi due luo-
L’assetto architettonico risultante dalla conserva- ghi del santuario dove dovevano verosimilmente
zione di queste memorie è di fatto sottoposto alla svolgersi cerimonie misteriche (teletai)37.
posizione delle preesistenze che lo condizionano Sull’iscrizione vea38 come possibile resa di Vei
anche in termini di dissimmetrie planimetriche e sono stati espressi dubbi, preferendo riconoscervi
altimetriche. un gentilizio teoforico in caso retto, diversamente
Tornando all’altare α (30), l’associazione fra interpretato da G. Colonna come gentilizio arcaico
tipo di contesto e l’iscrizione ve su peso da te- di Vei39. Recentemente M. Pandolfini ha preso in
laio34 riporta a un’evidenza messa in luce alla esame le altre tre iscrizioni recanti le due lettere ve
Vigna Parrocchiale che presenta tratti analoghi. come possibili abbreviazioni del teonimo40.
Al di sotto del pavimento del grande tempio co- In ogni modo la coincidenza fra contesti di rin-
struito intorno al 490-480 a.C., è stato rinvenuto venimento e tipo di iscrizione nel santuario di
un ipogeo la cui continuità di vita è data dall’e- Gravisca sembrerebbe permettere di attrarre le
tà orientalizzante fino all’inoltrato periodo elleni- due lettere ve nella sfera di competenza di Vei.
stico. Da qui proviene un’olletta in impasto con Sembra in tal modo configurarsi un interessante
iscrizione Vei di difficile collocazione cronologi- indicatore per l’interpretazione di questo tipo di
ca nell’ambito del VI e V secolo a.C., che ne ga- iscrizioni, che si gioverebbero dei dati di contesto
rantisce tuttavia, almeno a partire dall’epoca ar- spesso trascurati nella loro esegesi41.
caica, la destinazione sacra e la coincidenza con Tornando al peso da telaio dell’altare α (30), il
culti verosimilmente di tipo ctonio, riconosciuti caso di Gravisca potrebbe contribuire a sostenere
anche nel deposito votivo attribuito alla fonda- il confronto con il rinvenimento della Vigna Par-
zione del grande tempio 35. rocchiale, dato che entrambi i contesti sono allu-
A fronte di tale rinvenimento le due lettere sul sivi a aspetti di tipo ctonio nei quali Vei svolge
peso tarquiniese potrebbero essere considerate una parte importante.
abbreviazione del teonimo Vei. Incoraggiano in
tal senso i rinvenimenti nel santuario di Gravisca Un altro elemento che caratterizza la conser-
dove il culto della dea è collocato nell’edificio β e vazione della memoria e la ritualità potrebbe es-
adiacenze, attestato da votivi di sua pertinenza e sere dato dai due segni incisi (s e t) sui blocchi a

Da ultimo, con bibliografia precedente Bellelli 2008.


32  40 
Ve: CIE 10234 (nell’oikos α), CIE10271 (attorno
Maggiani - Rizzo 2005; Rizzo 2009 a.
33 
all’oikos α), CI10322 (a est dell’oikos β); mentre a una sigla
34 
Il peso da telaio (Ab 3/53) proviene dagli strati più è ricondotta anche l’iscrizione ve graffita all’interno di un
recenti nell’area occidentale contigua all’altare α (30), v., frammento di ciotola a vernice rossa, databile al III secolo
ultra, pp. 91; 165-166. a.C. (Johnston - Pandolfini 2000, p. 87 e p. 95, n. 585).
35 
A. Maggiani, II.A.4.28. Frammento di olla con iscri- 41 
Proprio per queste ragioni non appaiono convincenti le
zione, in Veio, Cerveteri, Vulci 2001, p. 140; Bellelli 2008, considerazioni sull’iscrizione dal ‘complesso monumentale’
pp. 325-330 e figg. 6-7. di Tarquinia, mi uni, che non tengano conto dell’insieme di
36 
Torelli 1977, pp. 437-441, 45; Fiorini 2005, p. 197. tutte le iscrizioni restituite e della loro evidente coerenza in-
Per le iscrizioni: Torelli 1977, p. 404; M. Torelli, Ri- terna, come per esempio da ultimo, con bibliografia prece-
cerche sulla documentazione archeologica di Gravisca, dente: D.F. Maras, Il dono votivo. Gli dei e il sacro nelle
in Quaderni della ricerca scientifica 112, Roma 1985, pp. iscrizioni etrusche di culto (Biblioteca di Studi Etruschi 46),
355-369, in part. p. 358; Johnston - Pandolfini 2000, p. Pisa-Roma 2009, p. 391. Le iscrizioni mostrano infatti una
71, n. 387; significativa variabilità sul tema delle due lettere iniziali un,
37 
Per quanto riguarda l’oikos α queste dovevano svolger- che possono anche comparire da sole, come diverse rese del
si nel cortile F: Torelli 1977, p. 438, Fiorini 2005, p. 196, teonimo Uni, dato anche in abbreviazione (Bagnasco Gianni
figg. 268 e 273. 1996, pp. 163-168; Bagnasco Gianni 2005 a, p. 96). Inoltre
38 
Vea: CIE10311 (a est dell’edificio β ). quand’anche si dovesse riconoscere nel loro novero il gen-
39 
A. Maggiani, Originis incertae, in REE XLVI, 1978, tilizio una, come teoforico di Uni (G. Colonna, Intervento
pp. 358-359, ad n. 5; Johnston - Pandolfini 2000, p. 77. al Dibattito, in Atti Tarquinia 1987, p. 279), già a suo tempo
Sull’interpretazione come teonimo al genitivo: G. Colon- individuato da A. Maggiani (A. Maggiani, Originis incertae,
na, Ager Tarquiniensis: Norchia, in REE XXXV, 1967, pp. in REE XLVI, 1978, p. 359), non verrebbe meno l’evidenza
547-548. di una loro appartenenza alla sfera di competenza di Uni.
Gli interventi sulla terrazza del tempio dei Cavalli Alati e nell’area antistante 77

bugnato sullo spiccato del tempio arcaico a sini- epoche successivo anche per questo suo possi-
stra della scalea di accesso (saggio 5, Tav. 33)42. bile significato.
Le due lettere erano visibili mentre erano in uso
i due Templi arcaici per essere poi sepolte con Muri di modeste dimensioni.
la costruzione della terrazza del Tempio III o dei Tra gli elementi emersi dallo scavo stratigrafi-
Cavalli Alati. co – degni di nota per la loro durata e significati-
Sia per la localizzazione ristretta, in questo vità fin dall’epoca arcaica – si annoverano i due
caso all’angolo sud-orientale del basamento, sia muretti, USS C77 e USS C123 nell’area dell’al-
per il tipo di lettere, il confronto più prossimo è tare 27 (Tavv. 52, 4; 53). Perciò pare opportuno
senz’altro quello del tempio di Apollo a Pompei porsi quanto meno il problema del significato di
dove i segni incisi sui blocchi della cella sono questi modesti muretti che insistono nell’ango-
sempre visibili43. Diversamente da quelli dell’A- lo sud-orientale del santuario in ideale continuità
ra della Regina i blocchi del tempio pompeiano con il lato meridionale.
non sono a bugnato, ma le lettere sono le stesse. Queste strutture sommariamente realizzate po-
Il confronto diretto apre dunque diverse possibi- trebbero essere accostate alla definizione di G.
lità di lettura oltre a quelle del marchio di cava, Colonna per gli altari di Pyrgi in “pietre brute”
data la lontananza dei santuari, ancorché di uno che fanno parte dei modi di comunicazione fra
stesso orizzonte cronologico, e la tecnica diffe- umano e divino di ambito ctonio45. La conserva-
rente di esecuzione. tività di questo tipo di apprestamento, in epoca
successiva alla posa del basolato 28, ne conferma
Muro γ (24) la pertinenza al sacro.
Il tema della stratificazione e conservazione
Come già più volte ricordato, anche quando la della memoria sembra configurarsi dunque sem-
struttura andò in disuso, una parte di essa rimase pre più chiaramente a seguito dei recenti rinveni-
sempre a vista nell’area di rispetto di fronte allo menti con attestazioni chiare di memorie preser-
spiccato della terrazza del Tempio III o dei Ca- vate, autorevoli e riconoscibili, a disposizione dei
valli Alati. Quest’area è delimitata dapprima dal frequentatori delle aree sacre46.
muro 25 (inizi IV secolo a.C.) e successivamen- Una precisa volontà sembra saldare i due si-
te in epoca ellenistica e romana dal muro in nen- stemi – simbolico e architettonico – grazie a
fro 45. Entrambe le fasi sono segnate dalla posa elementi scelti fin dall’origine del santuario, in
di consistenti pavimenti in macco pressato il cui modo ben diverso rispetto alla normale casua-
colore chiaro contrasta con l’alternanza di pie- lità della stratificazione archeologica. La prassi
tre di natura diversa che caratterizzano la strut- del resto è riscontrabile anche nel mondo greco,
tura. Ci si potrebbe domandare se la policromia come emerge dallo studio di J. Boardman apposi-
della struttura muraria, già messa in relazione tamente dedicato a queste tematiche47.
con l’episodio di Achille e Troilo e le ascenden-
ze della saga troiana44, non sia mantenuta nelle Giovanna Bagnasco Gianni

42 
V., ultra, p. 89. and Magic: Role, Gesture and Instruments of the Etruscan
43 
J.A.K. de Waele, Il rettangolo interno: la cella, in Foro Haruspex, in Etruscan Religion 2010, pp. 117-126, in part.
Triangolare 2001, pp. 97-107, in part. segno n. 2, fig. 103. p. 119; S. Menichelli, in Steingräber - Menichelli 2010, p.
Sul tema: Lugli 1957, pp. 199-207. 63 (rubble mounds).
44 
Ridi 2009. 46 
G. Bagnasco Gianni, Sui “contenitori” arcaici di ex-
45 
Da ultimo su Pyrgi con bibliografia precedente: Colon- voto nei santuari etruschi, in Atti Perugia 2005, pp. 351-358.
na 2006, pp. 132-140. Su queste strutture si vedano inoltre: 47 
J. Boardman, The Archaeology of Nostalgia, London
Maggiani 2009 b, p. 350; F. Roncalli, Between Divination 2003.
PARTE SECONDA
LO SCAVO
Lo scavo

Lo scavo è stato programmato per un’area ab- di macco. “Distaccato il blocco e portatolo in
bastanza vasta, viste le dimensioni del Tempio basso esso veniva affidato allo sbozzatore, che
III (o dei Cavalli Alati) (cfr. Tav. f.t. I), che com- con un’ascia a doppio taglio toglieva le spor-
prendeva l’intero basamento templare, la terrazza genze eccessive; quindi veniva trasportato
e la zona circostante. fuori della cava e inoltrato al cantiere ancora
piuttosto grezzo per evitare che gli spigoli ve-
nissero danneggiati durante il trasporto: il la-
I SAGGI NEL PERIMETRO voro di rifinitura si faceva sul cantiere stesso
DEL BASAMENTO dopo il trasporto …”4.
Per la differenza di quota tra i piani di calpestio
Settori F, G
di cantiere e i pavimenti dei templi: vedi Tempio
La scelta dei punti ove effettuare i saggi è stata I (Tav. f.t. VII) e Tempio II (Tav. f.t. XI).
decisa in base all’individuazione della maggiore
profondità raggiungibile1 tenendo presente anche Saggio 2 (Tav. f.t. I; Tavv. 13; 14, 2; 15, 2; 16)
altri elementi:
–– la descrizione dello scavo stilata con profu- È stato tagliato tra il muro 2 ed il muro 1 con
sione di dettagli anche operativi, oggi non tut- l’obiettivo di esaminare il rapporto tra i muri 1, 2
ti condivisibili, da L. Marchese che ha fornito e 3, rapporto fondamentale per la definizione del-
numerose indicazioni (produco un solo esem- la parte posteriore dell’edificio templare. Il sag-
pio significativo (“I muri non si isolano com- gio misurava m 1,40 x 1,60 circa.
pletamente, nè tanto meno si toglie la terra Espletata la pulizia superficiale si è constatato:
giacente nei vani. Si seguono i muri con esile che i primi due strati (US 1 e US 2) erano costi-
canaletto che valga a limitarli e se ne pulisce la tuiti da una informe massa di terreno con tegole e
sommità …”)2, coppi, qualche frustulo di bucchero e di impasto
–– la notizia che dà Romanelli di scavi e di frodo
(casse A 25 e A 26). Entrambi poggiavano contro
effettuati all’interno della cella,
i muri USS1 e USS2 (Tab. 1).
–– la lettura preliminare del Tempio III,
–– la struttura assiale degli edifici templari3. Sotto queste unità stratigrafiche, alla quota di
m 175,12, nell’angolo tra i muri 1 e 2, è stata por-
Nei saggi sono stati portati a luce i vari pia- tata a luce una fossetta (USS 3) riempita con ter-
ni di calpestio del cantiere da non confonder- reno giallo argilloso e priva di materiale archeo-
si con i piani di calpestio dell’edificio templa- logico.
re e relativo basamento o stereobate. Tali piani Alla quota di circa m 175,09 è quindi compar-
di calpestio di cantiere erano riconoscibili per so il piano di cantiere di macco pressato della co-
la notevole presenza di frammenti grossolani struzione (USS 2/1) non intaccato dalla fossetta.

1 
Probabilmente di tale eventualità non si è tenuto de- 3 
Il prosieguo dei lavori ha permesso di superare alcune
bito conto date le osservazioni avanzate anni addietro perplessità sollevate anni or sono circa la mancanza di resti
da M. Cristofani: M. Cristofani, in Atti Taranto 1996, dell’alzato e l’assenza pressoché totale di terrecotte architet-
p. 616. toniche: G. Colonna, in Atti Taranto 1996, p. 633.
2 
Marchese 1937, in data 16 novembre (p. 84). 4 
Lugli 1957, p. 220.
82 M. Bonghi Jovino

Il piano di cantiere (USS 2/1) a sua volta pog- Tab. 1 – Settore F saggio 2, US 1 e 2 - strato superficiale.
giava su uno strato US 4 (cassa A 27), costituito N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
da argilla gialla compatta e grumosa caratteriz- A 25/13 terr. arch. tegola
zata da varie sfumature di colore, che contene- A 25/7 bucchero aperta VI-V
va scarsi frammenti di tegolame e un frustulo di A 25/1 impasto olla CCT 155/20 dal VI
bucchero (Tab. 2). A 25/3 impasto olla CCT 7/52 dal VI
Al di sotto è comparso il piano di cantiere US A 25/14 impasto bacino variante dal VI
4/1 alla quota di m 174,93. È verosimile che il CCT 3/578
rapporto con il muro USS 1 attesti la pertinenza A 26/4 terr. arch. tegola
del piano di cantiere ad un intervento successi- A 26/5 terr. arch. tegola
vo alla costruzione del Tempio III o dei Caval- A 26/6 terr. arch. coppo
li Alati. A 26/7 terr. arch. coppo
Tale piano di cantiere, alla quota di m 174,90, A 26/3 bucchero calice/ 28/34 metà VII-
insisteva su alcuni strati: US 5, US 6 e una fosset- kyathos/ metà VI
kantharos
ta USS 8. Lo strato 5 (cassa A 28) conteneva te- A 26/1 impasto chiusa CCT 3/320 dal VI
golame, impasto e un frammento di piatto in buc-
chero. Lo strato US 6 (cassa A 29) conteneva un
frammento di coppo, vario tegolame e un fram- Tab. 2 – Settore F saggio 2, US 4 - età ellenistica-
mento di bucchero (Tab. 3). N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
La fossetta USS 8 tagliava lo strato 6 e lo A 27/8 terr. arch. tegola
strato sottostante US 7 emerso alla quota di m A 27/9 terr. arch. tegola
174,77. La cassa di pertinenza A 30 dello strato A 27/10 terr. arch. coppo
US 7 conteneva frammenti di tegolame, olle di A 27/1 bucchero aperta VI-V
impasto villanoviano, forme chiuse di ceramica
etrusco-geometrica, un frammento di bucchero;
si segnala un frammento di cratere a campana Tab. 3 – Settore F saggio 2, US 5 e 6 - età classica.
attico databile entro la metà del V secolo a.C. N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
La cronologia dello strato US 7 fornita dal cra- A 28/10 terr. arch. coppo
tere a campana attico potrebbe fare riferimen- A 28/11 terr. arch. coppo
to ad una fase di V secolo relativa al Tempio II A 28/12 terr. arch. coppo
successiva al suo impianto dal momento che si A 28/13 terr. arch. tegola
appoggiava al muro 2, come dire al muro di fon- A 28/4 bucchero piatto 3/809 fine VII/inizi
do dell’ala settentrionale dell’edificio templare VI- seconda
metà VI
(Tav. f.t. II), di cui costituiva il terminus ante A 28/1 impasto olla CCT 193/65 VI – V
quem (Tab. 4).
A 28/2 impasto coperchio CCT 204/19 dal VI
Sotto lo strato US 7, alla quota di m 174,12, è
A 28/5 impasto aperta A 28/5 dal VI
emerso il piano di cantiere in pestato di macco
A 28/9 impasto orciolo variante dal VII
USS 7/1 relativo alla fase costruttiva del Tem- CCT 3/390
pio II in corrispondenza dei blocchi di fonda- A 29/6 terr. arch. coppo
zione del muro 2 (ala). La cronologia del pia- A 29/4 bucchero aperta VI-V
no 7/1 è infatti indicata in questo contesto, che
va integrato con l’equivalente del saggio 3,
dall’interro sottostante (US 9) (cassa A 31) che muro 3 ed era relativo alla prima e più antica co-
ha restituito frammenti di ceramica di impasto struzione dell’edificio templare (cella del Tem-
databili prevalentemente entro la metà del VI pio I). L’interro sottostante US 10+11 (casse A
secolo, in bucchero una kylix dell’ultimo quar- 38 e A 39), costituito da terra nerastra e mac-
to del VII secolo e una coppa databile entro la co sbriciolato di varia tessitura conteneva vari
metà del VI oltre ad alcuni frammenti di tegola- frammenti ceramici, oltre a tegolame di coper-
me di copertura (Tab. 5). tura (Tab. 6).
Lo strato US 9 copriva a sua volta un più pro- Per gli aspetti cronologici si segnalano un cali-
fondo piano di cantiere, sempre in pestato di ce in bucchero A 39/14 e una forma chiusa in ce-
macco (USS 9/1), che si trovava grosso modo ramica etrusco-corinzia A 38/1 databile tra la fine
alla quota m 173,65; esso si appoggiava ai bloc- VII e i primi decenni del VI secolo e alcune olle
chi che costituivano il contrafforte esterno del in impasto proto villanoviano 38/4. Inoltre erano
Lo scavo – I saggi nel perimetro del basamento 83

Tab. 4 – Settore F saggio 2, US 7 - età classica. Tab. 6 – Settore F saggio 2, US 10 e 11 - primo quarto VI.
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
A 30/13 terr. arch. tegola Ciaghi 3 A 38/10 terr. arch. tegola
A 30/14 terr. arch. tegola Ciaghi 17 A 38/11 terr. arch. tegola
A 30/15 terr. arch. tegola Ciaghi 11 A 38/1 etrusco- forma fine VII -
A 30/16 terr. arch. tegola corinzia chiusa inizi VI

A 30/18 terr. arch. tegola A 38/3 impasto olla CCT 33/59 dal VII

A 30/19 terr. arch. coppo A 30/ 19 A 38/4 impasto olla 163/1 protovillano-
viano
A 30/20 terr. arch. coppo A 30/ 20
A 39/2 terr. arch. coppo
A 30/21 terr. arch. tegola Chiesa 46
A 39/7 terr. arch. coppo
A 30/6 bucchero aperta VI-V
A 39/8 terr. arch. coppo
A 30/1 attica cratere a entro la metà
campana del V sec. A 39/9 terr. arch. coppo

A 30/3 etrusco- chiusa A 30/3 700-650 A 39/10 terr. arch. tegola


geometrica A 39/11 terr. arch. tegola
A 30/7 etrusco- chiusa A 39/12 terr. arch. coppo
geometrica A 39/3 bucchero VI
chiusa
A 30/2 impasto olla CCT 88/6 età tardo A 39/14 bucchero calice 102/8 ultimo quarto
arcaica VII - primi
A 30/17 impasto olla CCT 88/11 VII – Inizi V decenni VI
A 30/9 impasto X-VII A 39/1 impasto bacino CCT 40/79 VI
A 30/10 impasto X-VII
A 30/11 impasto X-VII
A 30/12 impasto X-VII
Tab. 7 – Settore F saggio 3, US 1 - strato superficiale.
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia

Tab. 5 – Settore F saggio 2, US 9 - intorno al 530. A 33/2 terr. arch. tegola


A 33/3 terr. arch. coppo
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
A 33/5 terr. arch. tegola
A 31/17 terr. arch. tegola Ciaghi 10
A 31/18 terr. arch. coppo
A 31/1 bucchero coppa 202/62 seconda metà
VI
Il saggio è stato tagliato tra il muro 2 ed il muro
A 31/2 bucchero kylix 151/16 ultimo quarto
VII 3 e misurava m 2,50 x 1,60 . È stato notato che i
A 31/5 impasto olletta CCT dal VI primi due strati US 1+US 2 (cassa A 33) presen-
259/10 tavano composizione e colore di terreno marro-
A 31/15 impasto olla A 31/15 VI ne giallastro analoghi a quelli del saggio 2. Ivi
A 31/16 impasto chiusa A 31/16 dal VI sono stati prelevati numerosi frammenti di tegole
e coppi (Tab. 7).
Al di sotto di queste unità stratigrafiche è com-
presenti numerosi frustuli di impasto villanovia- parso, alla quota di m 175,00 circa, il piano di
no e orientalizzante. cantiere in pestato di macco (USS 2/1) già indivi-
La cronologia complessiva dello strato, in base duato nel saggio 2.
ai materiali, può essere riportata intorno al primo Lo strato sottostante (US 4) (cassa A 34) era
quarto del VI secolo a.C. analogo a quello del saggio 2, costituito da ar-
Infine al di sotto dello strato più profondo, a gilla gialla e conteneva numerosi frammenti. Si
una quota di circa m 173,20, sono venuti a luce annoveravano in ceramica di ceramica di impa-
alcuni elementi sagomati di forma grosso modo sto villanoviano una parete decorata databile alla
quadrangolare intagliati nel banco roccioso USS seconda metà del IX secolo insieme a ceramica
12 (Tav. 16, 2). Si tratta di un espediente per dare di impasto arcaico ed ellenistica con varie olle
maggiore presa alle strutture soprastanti. A 34/3, A 34/48, A 34/58, A 34/25, una scodel-
la A 34/9 e alcuni fondi di forme chiuse A 34/8,
Saggio 3 (Tav. f.t. I; Tavv. 13; 14, 1; 15; 17, 1) A 34/27.
Seguiva il bucchero con qualche frammento di
Una conferma alla lettura della stratigrafia del parete A 34/7 e un orlo di olpetta A 34/43 nonché
saggio 2 è venuta dal saggio 3. con frammenti di oinochoai A 34/4, A 34/35, di
84 M. Bonghi Jovino

Tab. 8 – Settore F saggio 3, US 4 - età ellenistica


N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
A 34/11 terr. arch. lastra, fr. A 34/11
A 34/54 terr. arch. tegola
A 34/55 terr. arch. coppo
A 34/59 terr. arch. tegola Ciaghi 14
A 34/4 bucchero oinochoe 207/25 prima metà VI
A 34/7 bucchero anfora,/ oinochoe/ olpe A 34/7 fine VII-inizi VI
A 34/35 bucchero oinochoe 49/16 fine VII-prima metà VI
A 34/41 bucchero calice/ kyathos/ kantharos 220/46 metà VII-metà VI
A 34/42 bucchero calice/ kyathos/ kantharos 103/33 metà VII-metà VI
A 34/43 bucchero anforetta/ attingitoio 28/11 secondo-ultimo quarto VII
A 34/57 bucchero calice/ kyathos/ kantharos 28/34 metà VII-metà VI
A 34/46 grandi contenitori bacino Gori – Pierini Tipo N/variante N1 VI
A 34/53 grandi contenitori bacino Gori – Pierini Tipo H/variante H1 VII – VI
A 34/3 impasto olla CCT 3/389 dal VI
A 34/8 impasto chiusa CCT 214/24 dal VI
A 34/9 impasto scodella CCT 243/11 dal VI
A 34/27 impasto chiusa CCT 3/320 dal VI
A 34/44 impasto chiusa CCT 3/320 dal VI
A 34/45 impasto aperta CCT 33/170 dal VI
A 34/47 impasto aperta CCT 13/8 dal VI
A 34/48 impasto olla CCT 193/67 VI – V
A 34/58 impasto coperchio CCT 260/14 dal VI
A 34/12 impasto tazza 33/87 villanoviano
A 34/25 impasto X-VII
A 34/40 impasto n.d. orientalizzante.
A 34/56 Miscellanea: bronzo applique  

calici/kyathoi/kantharoi A 34/57, A 34/41, A 34/2 numerose tegole e coppi. In questa unità strati-
con una cronologia complessiva tra la fine del grafica è stato inoltre rinvenuto un certo numero
VII e la prima metà del VI secolo a.C. di oggetti d’uso tra cui ossi e un vago ricavato da
Si affiancavano elementi di grandi contenitori un dente A 35/68.
quali bacini A 34/46, A 34/53 e qualche oggetto Si tratta pertanto di uno strato che può essere
d’uso come un’applique A 34/56. datato al dal V al IV secolo a. C. come l’omologo
In conclusione lo strato andava parallelizzato del saggio 2 (Tab. 9).
con lo strato 4 del saggio 2 (Tab. 8). Il sottostante strato (US 12) non ha restitui-
L’interro a sua volta copriva un piano di can- to materiale archeologico ma è chiaramente da
tiere (USS 4/1) che si trovava alla quota di m omologare allo strato US 6 del saggio 2 sulla base
174,75 circa, in tutto e per tutto identico a quello della composizione del terreno perché anch’esso
del saggio 2 e quindi da omologare con quello. costituito da argilla gialla e pietrame di macco
Al di sotto e alla quota di circa m 174,70, è costipato.
ricomparsa, anche in questo saggio, l’altra unità Tutti gli strati e le strutture finora menzionati
stratigrafica (US 5) (cassa A 35) che ha restitui- appoggiavano sul muro 2 e sul muro 3.
to vari frammenti con ampia cronologia tra cui si Rimosso lo strato predetto, alla quota di m
segnalano: pareti decorate in ceramica di impa- 174,30 circa, è venuta a luce la sommità di uno
sto di epoca villanoviana, orientalizzante e altri strato formato da terreno scuro (US 13) (A 36) da
frammenti in ceramica di impasto arcaica ed elle- omologare allo strato US 7 del saggio 2. Dal suo
nistica e bucchero. interno è stato prelevato un frammento di coppo
Erano attestati elementi di terrecotte architet- (A36/1).
toniche come parte di una lastra di rivestimento In seguito è stato portato a luce il sottostante
A 35/16 con guerriero stante con scudo e lance e piano di cantiere in pestato di macco (USS 14) che
Lo scavo – I saggi nel perimetro del basamento 85

Tab. 9 – Settore F saggio 3, US 5 - età ellenistica


N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
A 35/5 terr. arch. tegola Ciaghi 15
A 35/16 terr. arch. tegola seconda metà VI
A 35/60 terr. arch. tegola Ciaghi 17
A 35/61 terr. arch. tegola Ciaghi 17
A 35/62 terr. arch. tegola Ciaghi 10
A 35/63 terr. arch. coppo
A 35/64 terr. arch. coppo
A 35/65 terr. arch. tegola Ciaghi 17
A 35/6 bucchero calice/kyathos/kantharos 28/34 metà VII-metà VI
A 35/8 bucchero aperta 193/52 ultimo quarto VII-metà VI
A 35/9 bucchero ciotola 220/6 VI-V
A 35/12 bucchero ciotola 220/6 fine VII/inizi VI- VI
A 35/37 bucchero calice/kyathos/kantharos 200/57 metà VII-metà VI
A 35/41 bucchero n.d.
A 35/45 bucchero ciotola 220/6 metà VII-V
A 35/46 bucchero aperta 149/1 metà VII-metà VI
A 35/48 bucchero kyathos/kantharos 177/28 entro metà VI
A 35/4 attica fn coppa 530-510
A 35/3 etrusco-geometrica skyphos C 162/8 710-680
A 35/51 etrusco-geometrica chiusa A 35/51 650-600
A 35/1 impasto coperchio A 35/1 fine VI
A 35/25 impasto olla CCT 71/24 dal VI
A 35/36 impasto olla A 35/36 dal VI
A 35/40 impasto bacino CCT 74/6 VI – V
A 35/42 impasto olla A 35/42 dal VI
A 35/43 impasto bacino variante CCT 40/79 VI sec.
A 35/44 impasto ciotola variante CCT 80/11 dal VI
A 35/49 impasto olla CCT 74/7 dal VI
A 35/55 impasto scodella CCT 88/15 dal VI
A 35/7 impasto A 35/7 X-VII
A 35/11 impasto ciotola/scodella 180/129 X-VII
A 35/18 impasto X-VII
A 35/19 impasto X-VII
A 35/20 impasto X-VII
A 35/28 impasto X-VII
A 35/30 impasto X-VII
A 35/32 impasto orientalizzante
A 35/35 impasto olla prob. villanoviano
A 35/56 impasto X-VII
A 35/70 impasto olla 17/15
A 35/66 miscellanea osso lisciato
A 35/67 miscellanea osso lisciato
A 35/68 miscellanea vago (dente)

si trovava all’incirca alla quota di m 174,10, chia- Parte di una terracotta architettonica A 37/1 per
ramente da omologare con l’USS 7/1 del saggio 2. le caratteristiche del corpo ceramico e della rea-
Il sottostante interro US 14/1 (cassa A 37), lizzazione tecnica ribadisce la cronologia del pa-
pure da omologare con lo strato US 9 del saggio vimento e del muro 2 al terzo venticinquennio del
2, ha restituito vari frammenti di un calice/kan- VI secolo a. C (Tab. 10).
tharos/kyathos di bucchero A 37/2.
86 M. Bonghi Jovino

Tab. 10 – Settore F saggio 3, US 14 - circa 530 a.C. Saggio 4 (Tav. f.t. I; Tav. 17, 2)
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
A 37/1 terr. arch. lastra, fr. A 37/1 seconda metà VI
Misurava m 4,00 x 3,00. È stato tagliato acco-
A 37/9 terr. arch. coppo
sto alla struttura 32 allo scopo di verificare la pre-
A 37/10 terr. arch. tegola Ciaghi 17
senza del basamento o della roccia.
A 37/2 bucchero 193/53 metà VII-metà VI
A partire dalla quota di m 175,25 circa si tro-
calice/
kyathos/ vava uno strato superficiale e rimescolato (US 1),
kantharos sabbioso frammisto a molta terra con svariati fru-
stuli ceramici non inventariabili.
Il sottostante strato (US 2) venuto a luce alla
Tale interro copriva un più profondo piano di quota di m 174,80 si estendeva per tutta l’area del
cantiere sempre in pestato di macco USS 14/2 saggio ed era caratterizzato da terreno sabbioso
che si trovava alla quota di m 173,70 circa. Esso frammisto a scaglie di macco e nenfro e risultava
andava a congiungersi con il piano di cantiere privo di materiali.
analogo del saggio 2 (USS 9/1) passando al di La sottostante unità stratigrafica (US 3) (cas-
sotto del muro 2. Si trattava del piano di cantiere sa A 47) alla quota di m 174,45, era costituita da
relativo alla costruzione del muro 3. terreno giallastro e conteneva vari frammenti di
Nell’angolo sud-est del saggio è venuta a luce ceramica di impasto villanoviana tra cui un’ansa
una unità stratigrafica (US 16) costituita da ter- a bastoncello di olla A 47/5 databile tra X e VII
ra e macco sbriciolato identico allo strato 10 del secolo a.C. Attestato un frammento di ceramica
saggio 2 da datare entro il primo quarto del VI etrusco-corinzia A 47/3 pertinente ad una forma
secolo a. C. chiusa.
Pertanto il piano di cantiere (USS 14/2) e lo Presenti frammenti di tegole e coppi con una
stesso cavo di fondazione del muro 3 (USS 18) cronologia al VI secolo a. C. A 47/6, A 47/8, A
(Tavv. 15; 17, 1: saggio 3, sezione B’-B’) vanno 47/9 e qualche oggetto d’uso.
ascritti a quell’epoca. Infine sono stati prelevati frustuli di ceramiche
Tale unità stratigrafica copriva a partire dalla di epoca classica e ellenistica (Tab. 11).
quota di circa m 173,15 vari strati privi di mate- L’US 4, emersa alla quota di m 174,40, era co-
riale archeologico ma differenziati nel colore e stituita da terreno marrone friabile, quasi un ri-
nella composizione del terreno e il cavo di fonda- empimento, e conteneva un unico frustulo di im-
zione (USS 18) del muro 3. pasto villanoviano.
La US 17, strato di terreno giallo misto a pie- Alla quota di m 173,62 è ricomparso il piano
trame di macco copriva uno strato di terreno gial- di cantiere riferibile alla costruzione del Tempio
lo misto a pietrame (US 19) a sua volta tagliato I (USS 5), assai simile agli altri lembi emersi nel
dal cavo di fondazione del muro 3. Lo strato 19 a saggio 2.
sua volta copriva, uno strato di macco sbriciolato Tale piano di cantiere, alla quota di circa m
(US 15) che si trovava all’incirca alla quota di m 173,57, copriva uno strato di terreno marrone con
173,25 omologo allo strato 11 del saggio 2. chiazze di combustione (US 6) (cassa A 49) che
Orbene gli strati sottostanti il piano in pesta- conteneva: frammenti di ceramica di impasto con
to di macco 14/2 rappresentano la fase di fonda-
zione del primo edificio templare che, anche per
le corrispondenze riscontrabili con gli strati della Tab. 11 – Settore F saggio 4, US 3 - epoca classica e ellenistica
piazza antistante5, riconducibile alla prima metà N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
del VI secolo a. C., più precisamente entro il pri- A 47/6 terr. arch. tegola Chiesa 42 V
mo quarto del VI secolo a.C. A 47/7 terr. arch. tegola Chiesa 44 VI
Più in basso, anche in questo saggio, sono ve- A 47/8 terr. arch. tegola Ciaghi 10 VI-V
nuti a luce gli stessi blocchi di macco intagliati A 47/3 etrusco- forma chiusa
sia pure irregolarmente (USS 21) o la stessa ‘roc- corinzia
cia’ come si era verificato nel saggio 2. Si è regi- A 47/4 impasto tazza 92/4 X-VII
strato peraltro un primo livellamento effettuato ai A 47/5 impasto olla A 47/5 X-VII
fini del cantiere. A 47/11 terr. arch. tegola Chiesa 48

5 
V., supra, p. 24.
Lo scavo – I saggi nel perimetro del basamento 87

Tab. 12 – Settore F saggio 4, US 6-7-10 - primi decenni VI secolo a.C.


N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
A 49/7 terr. arch. tegola Ciaghi 21 prima metà VI
A 49/8 terr. arch. tegola Ciaghi 21 prima metà VI
A 49/2 bucchero chiusa primi decenni VI
A 49/3 bucchero oinochoe ultimo quarto VII-VI
A 49/6 impasto bacino A 49/6 primi decenni VI
A 49/9 impasto ciotola CCT 80/11 primi decenni VI
A 50/8 terr. arch. tegola Ciaghi 6 primi decenni VI
A 50/9 terr. arch. tegola Ciaghi 21 prima metà VI
A 50/10 terr. arch. coppo VI
A 50/11 terr. arch. coppo
A 50/13 terr. arch. tegola Ciaghi 17
A 50/1 bucchero ciotola 3/740 VI
A 50/6 bucchero calice/ kyathos/ kantharos 155/5 metà VII-metà VI
A 50/7 impasto chiusa CCT 3/320 dal VI
A 50/2 impasto tazza orientalizzante
A 57/4 bucchero calice/ kyathos/ kantharos 200/63 metà VII-metà VI
A 57/3 impasto olla CCT 155/20 dal VI
A 57/1 impasto ciotola 176/2/4 villanoviano

frammenti di bacino A 49/6, il fondo di una cio- In tale strato sono stati prelevati vari frammen-
tola A 49/9 e frammenti di bucchero tra cui una ti: di ceramica di impasto villanoviana tra cui una
oinochoe A 49/3. Erano presenti anche alcune te- ciotola A 57/1 databile al VII secolo con altro
gole A 49/7, A 49/8. In sostanza lo strato indicava frammento simile A 57/3 databile grosso modo
una cronologia intorno al 570 circa a.C. entro la prima metà del VI secolo o poco prima.
L’US 6 poggiava, a partire dalla quota di Significativa la presenza del bucchero con mate-
173,55, su uno strato di frammenti di macco gial- riali databili al VI secolo tra cui frammenti di ca-
lastro frammisto a terra scura (US 7) (casse A 50) lici/kyathoi/kantharoi (Tab. 12).
che ha restituito numerosi frammenti di una tazza Al di sotto emergevano i blocchi di macco
di ceramica di impasto orientalizzante A 50/2 data- della scacchiera del basamento alla quota di m
ta dalla fine dell’VIII alla metà del VII secolo a.C. 173,10 circa.
Erano presenti vari frammenti di bucchero da- In buona sostanza gli strati US 6 - 7 - 10 han-
tabili tra la fine del VII e il primo quarto del VI no restituito materiali che si saldano a quelli rin-
secolo, ciotole A 50/1 e calici/kyathoi/kantharoi venuti negli strati omologhi dei saggi 2 e 3, per-
A 50/6. mettendo di recuperare in prossimità della base
Nello strato sono stati rinvenuti inoltre fram- di una delle colonne del Tempio II la cronologia
menti di tegole e coppi. del piano di cantiere del Tempio I, da porre gros-
A quota inferiore (quota m 173,40), sotto gli so modo entro il 570 a. C.
strati 6 e 7 è comparso uno strato costituito da
terreno bruno argilloso (US 8) esteso a tutta l’a- Ricapitolando, la stratigrafia attesta la pre-
rea del saggio e privo di materiale archeologico senza di due costruzioni sacre di cui la pri-
che, a sua volta, copriva in parte un riempimen- ma (Tempio I) viene incorporata dalla secon-
to costituito da macco sbriciolato (US 9), privo da (Tempio II). La lettura converge con i dati
di materiali archeologici, alla quota di m 173,30, stratigrafici provenienti dalla piazza antistante
e in parte un cospicuo strato di terreno marrone ai due templi.
(US 10) (cassa A 57) sempre grosso modo alla
stessa quota. Maria Bonghi Jovino
88 G. Bagnasco Gianni

I settori nell’area antistante muro in blocchi di nenfro 45, che corre parallelo
alla fronte del tempio dei Cavalli Alati nel suo at-
Le operazioni di scavo sono state condotte a più tuale aspetto10.
riprese e scandite negli anni Ottanta e Novanta. A La necessità di presentare la colonna stratigra-
una prima campagna di scavo condotta in esten- fica di ogni settore di intervento, seppur ristretto,
sione sul fronte orientale della terrazza del tem- costituisce altresì un elemento di verifica della stra-
pio6 ne sono seguite altre che hanno portato il sag- tigrafia che si avvale di tre punti di osservazione
gio fino alla maggiore profondità possibile, tenuto che possono essere continuamente posti a confron-
conto tuttavia dell’angustia degli spazi fra struttu- to. Infatti, essendo tali aree di intervento contigue,
re murarie di notevoli proporzioni e dell’impossi- esse sono in parte collegate da strutture e strati.
bilità di agire su apprestamenti di fabbrica ricer- Il muro γ (24) può essere seguito nei settori A,
cata e di rara attestazione, come ad esempio nel C1 e C2 (Tav. 24, linea di prospetto del muro γ in
caso dell’acciottolato 467. Contestualmente sul grigio). I dati dell’alzato di m 2,50, la faccia vi-
lato meridionale lo scavo ha interessato l’area im- sta verso l’esterno del santuario e la faccia inter-
mediatamente contigua all’angolo sud-orientale na scabra ne indicano anche la funzione di con-
del tempio8. tenimento della piazza antistante ai templi arcaici
Grazie a tale situazione si sono potute pondera- dove era collocata la cassa 43 (settore B)11, la cui
re negli anni le strategie dello scavo e tenere con- quota è da porre attorno a m 169,59.
to del rapporto fra concentrazione dei materiali e Il muro 25 con il relativo canale possono es-
potenza degli strati attinti, nonché della diagnosi sere seguiti nei settori C1 e C2. Inoltre lo stes-
dei materiali per capire le modalità in cui le unità so muro 25 consente di ricollegare il settore A e
stratigrafiche potevano essere considerate tra loro il settore C, al settore B, e di ricostruire l’asset-
accorpate e prodotto di fasi omogenee di attività. to dell’altare α (30) e la risistemazione della ter-
razza del Tempio III o dei Cavali Alati (Tav. 49).
I settori, introduzione In altri casi invece le aree di intervento resti-
tuiscono ognuna informazioni diverse che, viste
Ora per descrivere le operazioni di scavo con- nell’insieme, risultano complementari: l’acciot-
dotte nel santuario negli spazi all’interno e all’e- tolato 46 presente nel settore C2, è ricostruibile
sterno del tempio dei Cavalli Alati, l’area di in- anche nel settore C1 grazie ai lembi solo parzial-
tervento è stata ripartita in settori (Tav. 23)9: il mente conservati e agli interri che lo precedono.
settore A comprende parte dell’area santuariale In questo modo è possibile descrivere per tut-
contigua alla terrazza sul lato meridionale, il set- te le zone esplorate la successione cronologica
tore B occupa l’area meridionale della terrazza a degli interventi, metterle in relazione, e dunque
sud della scalea di accesso al tempio, il settore ricostruire le fasi struttive e di attività nel loro
C1 si trova a oriente nello spazio immediatamen- complesso.
te contiguo alla terrazza mentre il settore C2 co-
stituisce l’area più a est dello scavo, al di là del Giovanna Bagnasco Gianni

6 
Bagnasco Gianni 1986. 10 
I due settori occupano lo spazio del saggio 1 citato in:
7 
V., ultra, p. 106. Bonghi Jovino 1986 b.
8 
Bagnasco Gianni 2001 h; Ridi 2001 a; Geroli 2001. 11 
V., supra, p. 30; ultra, p. 91.
9 
V., supra, p. 15.
Lo scavo – Lo scavo sulla terrazza del tempio dei Cavalli Alati 89

LO SCAVO SULLA TERRAZZA macco poggiate di taglio, sono stati rinvenuti ap-
DEL TEMPIO DEI CAVALLI ALATI pena più a nord, crollati o ributtati e in apparen-
za solo in parte riferibili a questo apprestamento,
Gli interventi di scavo hanno esplorato il fron- peraltro non ancora identificabile nella sua essen-
te dell’edificio templare in corrispondenza della za e destinazione (Tav. 31, 5; 32, 2-4).
zona a meridione della scalea di accesso. L’area Al di sotto di US B73 è stato in più punti re-
è stata suddivisa in due settori (rispettivamente cuperato uno strato di rapillo, composto da mac-
H, B). co finemente sbriciolato e pestato, di esiguo spes-
sore ma di tessitura compatta, il quale potrebbe
Settore H aver servito a piano di calpestio, non assimilabile
a pavimento vero e proprio (USS B83).
Nel settore H è stato condotto un saggio, al fine Il rapillo insisteva su uno strato color bruno
di esaminare il fronte del basamento e di verifi- scuro misto ad argilla (US 3 + 4), che ha reso po-
carne l’angolo originario. chi frammenti di ceramica (casse A 42 e A 43).
Alla stessa quota di m 170,80 si apprezzava,
Saggio 5 (Tav. f.t. I; Tavv. 23; 31, 5; 32-33) in alcuni lembi, uno strato di terreno ricco di
grumi di argilla e cenere (US 5 + 6), dal qua-
Il saggio, che misurava m 7,20 x 3,70, è stato le venivano recuperati, oltre a tegolame, pochi
praticato lungo il basamento a sud della scalea e frammenti ceramici (casse A 41, A 44, A 56).
sin quasi al limite meridionale della terrazza a co- Tale strato, soltanto in prossimità delle lastre e
prire una superficie pari a circa 27 mq. dei blocchi più a nord, copriva un taglio di pro-
Dopo la necessaria ripulitura nel perimetro fondità assai esigua e irregolare (USS B84) di
del saggio e l’asportazione di blocchi in profon- forma grossomodo quadrangolare e ricolmo di
dità pertinenti probabilmente al ballatoio della terreno argilloso mescolato a scaglie di macco
scalea di accesso (quota massima m 171,65), gli (US 9 + 10), dal quale provengono rari fram-
strati intercettati sotto il superficiale mostrava- menti (casse A 58, A 59).
no di costituire l’esito di un unico, massiccio ri- Infine US B84 copriva a sua volta l’ultimo
empimento e livellamento finalizzati all’allesti- strato attinto (US B85), a quota m 170,35 circa,
mento della terrazza del Tempio III o dei Cavalli costituito da argilla di consistenza assai pastosa e
Alati. dalla composizione in apparenza piuttosto pura,
Il terreno superficiale (US B67) restituiva tipo- con marezzature grigio-azzurrognole, con un
logie di reperti che offrono il consueto excursus andamento digradante verso sud e privo di ma-
di frequentazione del santuario (casse A 40, Ab teriale archeologico; la sua composizione è ap-
23): si segnala il rinvenimento di una moneta (Ab parentemente assimilabile a US B37, US B59 e
23/46) e di una tessera di pasta vitrea (Ab 23/2). US B15, rintracciati a occidente rispettivamente
Inferiormente, a quota m 171,00 circa, veni- dell’altare α (30) e della struttura β (31).
va individuato uno strato di argilla riportata con L’ultimo strato attinto alla fine della campagna
presenza di malacofauna, dal colore giallastro e di scavo copriva parzialmente l’apprestamento
dalla consistenza pastosa (US B73), appartenente (USS B95-102, 104-107) sovraccitato, che dun-
alla fase più tarda di frequentazione del santuario que fondava a un livello quotalmente inferiore,
(casse A 41, Ab 25). inesplorabile.
Tale strato US B73 obliterava i resti di una Un’ultima osservazione riguarda, infine, al-
struttura (USS B95-102; 104-107), a vista a par- cune lettere rinvenute sui blocchi inferiori del
tire dalla quota di m 170,93, costituita da con- basamento, per le quali è ipotizzabile sia una
ci in macco parallelepipedi di varie dimensio- spiegazione di natura tecnica, laddove le lettere
ni sovrapposti sia di testa sia di taglio, disposti potrebbero rappresentare indicazioni funzionali
per lo più quasi ad angolo retto rispetto al basa- al cantiere del tempio, sia di altra natura, laddove
mento contro il quale poggiavano. Essi sono sta- i segni alfabetici potrebbero invece corrispondere
ti in parte rinvenuti ancora nell’assetto originario a procedure di tipo rituale cosicché la loro ubica-
e in parte smossi e slittati, con andamento obli- zione su quei blocchi risponderebbe a una logica
quo nord-ovest/sud-est. Altri blocchi e lastre di connessa a fatti religiosi (Tav. 33, 2-4)12.

12 
V., supra, pp. 76-77.
90 F. Chiesa

Settore B 49. Esso risultava tagliato da due buche (USS


B30 e USS B45), entrambe di circa quindici cen-
Lo scavo dell’altare α (30) e della struttura β (31) timetri di diametro, profonde rispettivamente 48
(Tavv. 25-31) e 38 centimetri, riempite da US B109. In partico-
L’intervento nel settore B mirava a chiarire le lare, la buca USS B30 era foderata grossolana-
fasi di vita delle strutture α (30) e β (31), nel lem- mente di pietre di piccole dimensioni (Tav. 27, 1).
bo sud-orientale della terrazza del Tempio dei Il prelievo di USS B25 ha posto in luce un sot-
Cavalli Alati onde chiarirne le fasi di vita in rela- tilissimo strato di terreno di colore bruno e di
zione all’evoluzione cultuale dei monumenti. consistenza friabile US B32 e dal quale sono stati
Le strutture, diversamente orientate rispetto recuperati frammenti ceramici in minima quan-
all’edificio, erano infatti già state a suo tempo in- tità pertinenti a varie classi, tra i quale bucche-
terpretate dagli studiosi come resti di una fase di ro sottile (Ab 14/1, Ab 14/2), ceramica depurata
culto arcaica 13. (Ab 14/5, Ab 14/6), un frammento di sostegno da
Al principio dello scavo, esse erano a vista a fuoco (Ab 14/7) (Tab. 1).
partire dalla quota di m 171,19 (Tav. f. t. I; Tav.
25) e sostanzialmente intoccate in precedenza, Tab. 1 – Settore B, US B32 - strato che sigilla la cassa 43.
salvo alcuni interventi superficiali di Pietro Ro- N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
manelli. Ab 14/1 bucchero calice 103/33 metà VII-metà
kyathos VI
kantharos
L’area orientale contigua all’altare α (30)
Ab 14/2 bucchero anforetta 28/11 secondo quarto
(Tavv. 25-28) attingitoio VII-metà VI
Ab 14/5 ceramica coppa 15/4 VI-V
L’area ha un’estensione pari a circa 11,00 mq depurata
ed è circoscritta dalle strutture 48 e 23 (Tav. 25, Ab 14/6 ceramica coppa 2/37
1). Delle numerose sezioni effettuate si fornisco- depurata
no in edizione soltanto quelle complessive. Ab 14/7 grandi sostegno da Scheffer metà VII – VI
contenitori fuoco Tipo IIB
Lo strato superficiale US B1 prelevato a quo-
ta m 170,77, costituito da terra di colore marro-
ne chiaro e di consistenza friabile, era nettamente
Al di sotto è emerso uno strato di argilla US
sconvolto dal momento che ha restituito materia-
B29 dalla consistenza plastica (Tav. 26, 3). Tra
le di ampia cronologia (cassa Ab 1).
Il prelievo ha consentito di porre in luce un i materiali ceramici prelevati si annoverano
riempimento pluristratificato e composito (US alcuni pochi frammenti ceramici oltre a resti
B109). Fatte salve alcune intrusioni, il riempi- osteo­logici, concotto e abbondante malacofau-
mento si data sulla base dei materiali più tardi na (Tab. 2).
alla fine del V – inizi IV secolo a.C.14. Tale get-
tata sul lato orientale della terrazza era struttu- Tab. 2 – Settore B, US B29 - strato che si appoggia alla cassa 43.
ralmente legata ai filari di blocchi 49 pertinenti N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
all’avancorpo, costituendone pertanto il terminus Ab 12/1 etrusco chiusa Ab 12/1 625-600
geometrica
ad quem (Tavv. 25, 2; 26, 1-2).
Ab 12/3 bucchero calice 102/8 ultimo quarto
Al di sotto, a quota m 170,10/ 170,00, è emerso VII-metà VI
uno strato (US B25) – in polvere di macco pressa- Ab 12/4 impasto coperchio variante seconda metà
ta e compatta, frammista a componenti sabbiose Aa 11/49 V secolo
e a minute scagliette di nenfro – posto a sigillatu- Ab 12/5 impasto tazza 33/49 villanoviano
I-IIA
ra degli strati sottostanti e coperto dalla struttura

Cfr. supra, pp. 11-12.


13 
(cassa Ab 5); US B16: argilla con scaglie di nenfro (cassa
La stratigrafia delle gettate che formano il riempi-
14 
Ab 7); US B21: terra, argilla e scaglie di nenfro e di mac-
mento US B109 e la loro diversa composizione e tessitura co (cassa Ab 9); US B22: strato di terreno argilloso con
si distinguono in US B3: terreno argilloso di colore giallo frammenti vari (cassa Ab 10). Inoltre US B28: straterello
ocra, sconvolto e ricco di pietrame di macco e nenfro con di terreno marrone, che ha reso soltanto un frammento di
qualche elemento di malacofauna; US B9: argilla gialla ceramica attica a vernice nera (Ab 18/2) e US B34: stra-
colore ocra con grumi di macco ove abbondavano le sca- terello di polvere di macco mista a sabbia e schegge di
glie di nenfro con frammenti ceramici di varia cronologia nenfro.
Lo scavo – Lo scavo sulla terrazza del tempio dei Cavalli Alati 91

La cassa 43 riempimento pluristratificato US B111 e una col-


mata di argilla US B37 con alcuni straterelli US
In seguito l’asportazione dello strato B29 ha B27 e US B42 (cassa Ab 11).
portato a luce, a quota m 169,59, il fianco di una Detto piano pavimentale è stato attinto in cor-
cassa in macco (43) delle dimensioni di m 1,60 di rispondenza della quarta assise dell’altare α (30),
lunghezza, cm 55 di larghezza e cm 60 di altezza alla quota di m 170,69 e si è conservato soltanto
(Tavv. 26; 27, 2-5; 28, 1). in alcuni lembi, in modo particolare lungo la rise-
Essa si presentava accuratamente deposta
ga dei blocchi, con i quali era in fase e da cui spic-
dopo essere stata secata in due metà; la metà col-
cava l’alzato a vista del monumento (Tav. 29, 2).
locata a sud era stata ruotata su se stessa in modo
Dal tessuto pavimentale sono stati recuperati
che la sponda del lato breve fosse rivolta verso
vari frustuli ceramici (cassa Ab 8).
nord.
Il riempimento US B111 batteva contro i filari
In sostanza si può affermare che la cassa 43
fu obliterata dall’altare α (30) di cui alcuni bloc- dell’altare e delle sue fondazioni ed era costitui-
chi erano poggiati anche all’interno della cassa to da gettate composite e pluristratificate, secon-
stessa. Essa poggiava su uno strato argilloso (US do una tecnica già riscontrata nella fabbrica del
B59) il cui tetto è stato individuato a quota m tempio, ove a piani di lavorazione in fine mac-
169,59. Per la ristrettezza dello spazio non è stato co ben pressato frammisto a componenti sabbio-
possibile approfondire l’indagine, che è deman- se e a minute scagliette di nenfro – a quota m
data a tempi futuri (Tav. 27, 3)15. 170,00, USS B56, analogo per composizione e
quota all’USS B25 rinvenuto sul lato orientale
dell’altare α (30) – si alternavano strati di terreno
L’area occidentale contigua all’altare α (30) e con scaglie di macco e nenfro misti a sabbia (US
alla struttura β (31) (Tavv. 28-31) B49) (Tavv. 28, 3; 29, 1-2)16.
L’area di scavo occupa una superficie di circa Gli strati predetti e la colmata US B 37 poggia-
25 mq contigua alle strutture α (30) e β (31), a oc- vano rispettivamente sulla fondazione dell’altare
cidente delle medesime (Tav. f.t. I). USS B112 e sul piano di calpestio della piazza
Dopo la consueta ripulitura superficiale, sono arcaica17.
stati in primo luogo eliminati alcuni strati (US Una volta asportato integralmente il riempi-
B4 + B15), che da quota di m 171,19 giungevano mento US B111, veniva in luce la fondazione
fino alla profondità di m 170,69. Tali interri, an- dell’altare α (30), concepita in due ordini di bloc-
che nei lembi non intaccati da assaggi precedenti chi in macco dei quali quello superiore compo-
(P. Romanelli), hanno restituito materiali con am- sto da elementi collocati di testa, alternatamente
pio excursus cronologico (casse Ab 3, Ab 6), ol- sporgenti, e quello immediatamente inferiore di
tre a vari frammenti osteologici. taglio (Tav. 30; 31, 2).
Al di sotto è emerso un consistente pavimen- Il filare inferiore contemplava, in corrispon-
to in schegge e blocchetti di macco (USS B7 denza dell’angolo settentrionale dell’altare α
+ B18 + B33) che copriva rispettivamente un (30), due elementi sagomati, uno dei quali cavo,

15 
Chiesa 2001 b. costituiti da terra marrone mista a inclusi carboniosi, sono
16 
US B40: gettata di terreno di colore scuro e di consi- stati prelevati (US B42) numerosi frammenti ceramici tra i
stenza friabile con residui di incannucciato e elementi car- quali vari pertinenti a ceramica di impasto villanoviano e/o
boniosi, oltre ad alcuni resti di ossa e vario materiale cera- orientalizzante, bucchero, ceramica attica, depurata e terre-
mico (cassa Ab 15) cotte architettoniche (cassa Ab 16). Nonché (US B48) (cassa
US B49: strato di circa settanta centimetri di spessore Ab 19).
costituito da un insieme di blocchetti di macco friabile e in Il riempimento di queste unità stratigrafiche ha restituito
minor misura di nenfro, misti a polvere di macco e sabbia, materiali la cui cronologia appare coerente e contenuta en-
quasi privo di materiale archeologico (salvo quattro frustuli tro l’età arcaica, pur all’interno del potente strato di argilla
ceramici di impasto). Nel corpo di US B49 sono erano sottili US B37. Data l’occorrenza di situazioni analoghe riscon-
straterelli di macco, da intendersi quali piani di lavorazione trate al ‘complesso monumentale’, è possibile che questi
del riempimento. riempimenti possano aver avuto la funzione di contenere
Nello strato di riempimento US B37, tra il muro meridio- residui di pratiche cerimoniali pertinenti alle precedenti fasi
nale della terrazza e il limite occidentale del saggio, è stato di frequentazione del santuario.
inoltre individuato un modesto taglio (USS B41 con riempi- 17 
Si ricorda che la colmata arcaica, riconosciuta an-
mento US B42), al fondo del quale era un controtaglio (USS che sul lato orientale dell’altare, è indicata con l’US B59
B47 con riempimento US B48): dai rispettivi riempimenti, (Tav. 30).
92 F. Chiesa

all’interno dei quali alloggiavano ad incastro i caratterizzato da una evidente pendenza da nord
blocchi dell’assise superiore (Tav. 29, 3-4). verso sud, compreso tra le quote di m 171,27 e
Al di sotto di tali fondazioni sono stati attinti 170,98.
due ordini di blocchi parallelepipedi in macco e L’originario piano di calpestio è da ritenersi
nenfro USS B112 giustapposti a larghi giunti (il fosse in fase con la struttura β (31), la quale, a
filare superiore presenta i blocchi in macco af- sua volta coperta dallo strato superficiale US B4,
fiancati a due a due di testa e di taglio, mentre insisteva direttamente sull’argilla US B15, rin-
il filare inferiore rientrante, alternava blocchi in tracciata anche al di sotto dell’acciottolato USS
macco e nenfro posti di taglio, a una quota com- B8.
presa tra m 168,20 e 168,40). La funzione di tale Dall’acciottolato (cassa Ab 6) sono stati prele-
apprestamento resta incerta, se si tratti di una sot- vati materiali di vario orizzonte cronologico: tra
tofondazione o di una struttura arcaica (Tav. 29, le ceramiche si annoverano frammenti di cerami-
2-4; 30; 31, 1-2, 4). ca di impasto villanoviano e arcaico e/o ellenisti-
Il rapporto fra i due filari USS B112 e la col- co, etrusco-geometrica, bucchero, depurata, etru-
mata della piazza arcaica US B59 è di difficile in- sco-corinzia, etrusca sovraddipinta ellenistica,
terpretazione data la natura plastica dell’argilla. ceramica attica e terrecotte architettoniche.

L’area occidentale contigua alla struttura β (31) Conclusioni relative al Saggio 5


(Tav. 31)
Ulteriori ratifiche alla fase tardo-classica della
Soltanto la zona a occidente della struttura β terrazza sono derivate dalle indagini nell’area im-
(31) è stata indagata: ciò ha corrisposto a una va- mediatamente sottostante al basamento templare
lutazione secondo la quale lo scavo condotto in sul versante meridionale della scalea di accesso.
prossimità del fianco occidentale, oltre a garanti- Qui l’approfondimento, oltre a porre in luce altri
re una specularità di risultati per quanto riguarda tre filari inferiori della fronte finora a vista si è
la morfologia del monumento stesso ribaltabile portato sino al quinto dall’alto attualmente con-
sul lato orientale e la messa in luce della strati- servatosi, anch’essi caratterizzati dalla tipica fac-
grafia ad esso pertinente, assicurava un agevole cia bugnata (Tav. 32, 1; 33, 1-2).
collegamento con il vicino altare α (30), esplora- Lo scavo ha fatto emergere i resti di una strut-
to invece su entrambi i lati. tura costruita in blocchi di macco parallelepipedi
Al di sotto dello strato superficiale US B4 è disposti in ordini sovrapposti, in un quadro archi-
subito emerso un acciottolato composto preva- tettonico ed edilizio all’interno del quale dovette-
lentemente da ciottoli di fiume, alcuni dei quali ro essere fortemente intaccate e sconvolte preesi-
spaccati a metà, allettati in un terreno di matrice stenti evidenze, come mostrano i reperti ceramici
franco-argillosa, unitamente a lastrette di pietra in larga parte pertinenti ad un orizzonte ancora
dalla superficie liscia tagliate a sagoma grosso- antico.
modo quadrangolare e a grumi di macco (USS
B8) (Tav. 31, 3). Conclusioni relative all’altare α (30) e al Tempio
La sua presenza è documentata solo nella zona III o dei Cavalli Alati
immediatamente adiacente al lato occidentale del-
la struttura β (31), mentre non è stata rintraccia- Uno dei risultati senza dubbio più importan-
ta nei pressi dell’altare α (30), in prossimità del ti scaturiti dalle indagini sulla terrazza ha coin-
quale va progressivamente rarefacendosi sino a ciso con la definizione cronologica del cosiddet-
scomparire. Egualmente dicasi per l’area a nord to altare α (30) nell’economia dell’intero edificio
della struttura β (31), dove al di sotto del superfi- templare e del significato dei suoi sacri appresta-
ciale affiorava uno spesso strato di terreno a ma- menti in epoca tardo-classica (Tempio III o dei
trice pressoché completamente argillosa, di consi- Cavalli Alati).
stenza pesante e di tessitura omogenea, di colore La sua costruzione e il suo orientamento fu-
giallo-ocra, talora con marezzature di colore ver- rono evidentemente imposti da alcune più anti-
de-grigiastro, con inclusioni di frustuli di macco, che strutture sottostanti relative a un’area di culto
carboni e malacofauna (US B15), nella quale può arcaica e sulle quali esso fu indotto ad insistere,
riconoscersi US B37 citata in precedenza. mentre della struttura β (31) resta appurata la re-
Tale acciottolato doveva costituire l’alletta- cenziorità, seppur non precisamente puntualizza-
mento di un piano di calpestio, non recuperato, bile.
Lo scavo – Lo scavo sulla terrazza del tempio dei Cavalli Alati 93

Il livello più antico attinto coincide con il pia- spazio libero destinato all’erezione dell’altare
no segnato dall’argilla US B59, che rappresen- α (30). Detto spazio residuo fu deliberatamente
tava il piano di calpestio della piazza arcaica, a colmato da una gettata pluristratificata sino alla
quota m 169,5918. quota dello spiccato del monumento (m 170,69),
Su questo piano di posa venne eretto l’altare α che constava di almeno quattro filari.
(30), nelle cui fondazioni venne inglobata la cas- Resta di difficile lettura il significato dei bloc-
sa 43, probabile sopravvivenza di un luogo di cul- chi USS B112 che come già sottolineato potreb-
to arcaico. Ad essa corrispondeva, sul lato occi- bero appartenere sia ad una poderosa sottofonda-
dentale, l’impiego di alcuni blocchi sagomati: sia zione sia ad una struttura di epoca arcaica.
la cassa sia detti elementi sagomati vennero si- L’altare α (30) fu provvisto di un piano pa-
gillati da un medesimo strato di macco finemente vimentale in corposo macco (USS B7 + B18 +
polverizzato (rispettivamente US B25 e US B56) B33), riconosciuto in virtù degli consistenti lem-
rinvenuto ai due lati alla medesima quota. bi recuperati solo a occidente del monumento
Non sappiamo se l’impiego di detti blocchi sa- (Tavv. 30; 31, 1).
gomati sia stato intenzionale, al pari della cassa Quanto alla struttura β (31), essa si qualifica
43 sul lato orientale del monumento, e possa indi- certamente come più recente rispetto all’altare
care che l’altare α (30) fosse a memoria di un luo- α (30), poiché venne approntata una volta che la
go organizzato con altre strutture oltre alla cassa. prima maestosa ristrutturazione della terrazza era
Lo scavo condotto sui due versanti orientale e stata già compiuta: la struttura β (31) fu, infatti,
occidentale dell’altare α (30) unitamente agli im- allestita contestualmente a un piano di calpestio
portanti dati che derivano dai saggi esterni alla composto da un acciottolato (che probabilmente
terrazza (A e C) dimostrano che il monumento fu in origine era il vespaio di un più compiuto pa-
innalzato a cavallo tra l’età tardo-classica e quel- vimento, non rintracciato ma indiziato dalla pre-
la protoellenistica (inizi IV sec. a.C.), contestual- senza di macchi sparsi) il cui andamento sembra
mente alla Terrazza del Tempio III o dei Cavalli volgere in lieve salita man mano che ci si avvici-
Alati. na alla scalea.
Per l’impianto della terrazza si rese necessaria
una grandiosa gettata di argilla (US B37) e uno Federica Chiesa

18 
V., supra, pp. 20; 29 e ss.; 88.
94 C. Ridi

LO SCAVO ALL’ESTERNO particolare notevoli quantitativi di ceramica atti-


DELLA TERRAZZA DEL TEMPIO III ca a figure rosse e a vernice nera.
DEI CAVALLI ALATI Al medesimo ambito cronologico riportano i
materiali più recenti prelevati dagli strati sotto-
Settore A stanti US A24, A25, A41, A42, A23, A34 (cas-
(Tav. f.t. I; Tavv. 34-42) se Aa 10; Aa 11; Aa 12; Aa 13; Aa 14; Aa 15; Aa
16): anche per questi interventi potrà pertanto es-
L’area di scavo19, nella sua massima estensio- sere fissato terminus post quem al III secolo a.C.
ne, misurava circa mq 20 e si trovava nella zona a
sud della terrazza, in corrispondenza dell’altare α Al di sotto degli strati US A27, US A34 e della
(30). Essa ha interessato il basolato 47, parallelo gettata USS A41 è venuto a luce un bel piano pa-
alla terrazza del tempio e nettamente distinto dal vimentale USS A35 composto da ciottoli arroton-
basolato romano (Tavv. 34; 35, 2) e gli appresta- dati e regolari di medie dimensioni, notevolmen-
menti relativi al muro γ (24) (Tav. 35, 1). te conservato al centro del settore e deteriorato
in tutta la fascia parallela ai filari di fondazione
Area fra la terrazza e il basolato romano della terrazza (Tavv. 38, 2; 39). Nell’area pres-
so il muro γ (24) tale piano si calpestio USS A35
La prima operazione, dopo la consueta ripu- era stato completamente sbancato dalla predetta
litura dell’area, è stata la rimozione temporanea US A42.
del basolato 47. Esso è costituito da blocchi bian- Esso constava di tre strati di preparazione (US
chi tondeggianti di calibro inferiore rispetto al A45, di natura sabbiosa; US A50, in argilla legata
basolato romano ed era allettato in uno straterello a grosse quantità di pietrame, macco e tegolame;
sabbioso US A2. Nell’area dove il basolato non US A51, a componente sabbiosa). Al di sotto di
era conservato, sono stati invece prelevati due tale preparazione si è poi prelevata una fitta get-
strati incoerenti e inquinati da intrusioni moderne tata di ciottoli e tegolame USS A53, che livellava
US A3 e A10 (Tav. 39). la superficie di posa del pavimento.
Al di sotto del basolato e dei suddetti strati è Al di sotto dei filari di fondazione della terraz-
emerso su tutta l’area di scavo un interro profon- za è quindi emerso uno strato US A54, di terreno
do e consistente di natura argillosa US A5, che costipato e resistente bruno nerastro, contenente
copriva una serie di US sovrapposte: uno strato una grande quantità di macco e rapillo sbriciola-
US A24, friabile e sabbioso, con sulla sommità ti e compattati, al quale i predetti strati di prepa-
e sul fondo gettate di cocci e pietrame USS A25 razione del pavimento si appoggiavano e che in-
e USS A41; lo strato A24 tagliava un residuo di globava, alla distanza di m 1,90 e alla medesima
un piano di lavorazione US A23, in blocchetti di quota (m 167,86), il blocco USS A38 e un blocco
macco e un riempimento di natura argillosa US di macco USS A52 (Tav. 37, 1, 3, 4).
A27 sul fondo del quale era uno strato sabbio- Il pavimento in ciottoli USS A35 e i suoi stra-
so A34. Infine, solo nell’area antistante al muro γ ti di preparazione contenevano abbondanti mate-
(24), è stato attinto un altro strato di riempimento riali (casse Aa 18, Aa 19, Aa 20, Aa 21, Aa 22),
a natura sabbiosa US A42 (Tav. 39). i più recenti dei quali consentono di fissare la
Il prelevamento di detti interri ha permesso di cronologia per questi interventi al corso del V
mettere a luce i blocchi in fondazione della ter- secolo.
razza, lungo i quali si compattava una massa di Al di sotto della gettata USS A53 erano due
argilla pura US A26 (Tav. 37, 1), oltre ad altre piani pavimentali contigui: USS A55, in pietrame
strutture ortogonali alla terrazza medesima (USS e blocchi di macco costipati e USS A49, in mac-
A8; USS A38) e ad alcuni blocchi di macco pa- co pressato ma a grana più sottile, situato nell’a-
rallelepipedi appoggiati al muro γ (24) (Tav. 36). rea anteriore al muro γ (24) e coperto parzialmen-
I materiali dall’allettamento e dall’interro del te da USS A55 (Tav. 38, 3, 5). I due pavimenti
basolato 47 rientrano in un’ampia varietà di classi risultavano perfettamente “suturati” fra loro in
ceramiche e sono ascrivibili ad un vasto arco cro- superficie.
nologico, con un’indicazione al III-II secolo a.C. Il pavimento USS A49 era riconoscibile lun-
data dai frammenti più recenti (casse Aa 1; Aa 2; go il margine inferiore del terzo filare del muro
Aa 3; Aa 4; Aa 6). Fra i materiali si segnalano in γ (24). Esso era stato sfaldato al centro, dove

19 
Per una precedente notizia: Ridi 2001 a.
Lo scavo – Lo scavo all’esterno della terrazza del tempio iii o dei Cavalli Alati 95

appariva la sua preparazione US A47, in rapillo cronologie confermano un terminus post quem
finissimo pressato di notevole potenza e durezza, alla metà del VI secolo anche per questo piano
privo di materiali (Tavv. 38, 3-4; 41, 2). Al di sot- pavimentale (Tab. 2).
to dell’interro US A47 era un ulteriore strato di
preparazione US A57 in terra scura. La posa del
piano USS A49 aveva sfruttato, obliterandolo, il Tab. 2 – USS A49 - terminus post quem per il pavimento.
filare di base del muro γ (24), un corso di blocchi N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
in macco e nenfro per testa, fuori sesto di quattor- Aa 25/1 bucchero calice 220/46 metà VII-metà VI
dici centimetri rispetto ai filari sovrastanti e for- kyathos
kantharos
mante pertanto una risega (Tav. 41, 1-2). Aa 25/2 bucchero 103/33 metà VII-metà VI
calice
Entrambi i piani pavimentali erano inoltre co- kyathos
perti dalla massa di rapillo US A54. kantharos
L’asportazione del pavimento USS A55 ha Aa 25/3 etrusco-
geometrica
chiusa Aa 25/3 VI

messo a luce, al di sotto del blocco USS A52 la Aa 25/4 miscellanea: capocchia  
sommità di un ulteriore blocco in macco USS bronzo
A73, ben squadrato e sporgente in avanti di circa Aa 25/1 bucchero calice 220/46 metà VII-metà VI
6 centimetri20 (Tav. 37, 1 e 3). kyathos
kantharos
All’interno dell’USS A55, sono documentati
alcuni reperti ceramici in impasto, ceramica de-
purata a bande, bucchero, tegole ed elementi ar-
Il piano di calpestio USS A49 e i suoi inter-
chitettonici che forniscono il terminus post quem
ri insistevano direttamente su una serie di pavi-
per il pavimento A55 entro la metà del VI secolo
menti deteriorati e parzialmente sovrapposti fun-
(cassa Aa 24) (Tab. 1).
zionali al muro γ (24) (Tavv. 39; 41, 2). L’USS
A59, in blocchi di macco legati da argilla scu-
Tab. 1 – USS A55 - terminus post quem per il pavimento. ra, si estendeva al centro del settore, coprendo
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
parzialmente sia ad est che ad ovest un piano
Aa 24/1 ceramica lekane 196/14 prima metà VI
di calpestio USS A60, composto da blocchet-
depurata ti di macco legati da terra giallastra e da mac-
Aa 24/2 bucchero kyathos 148/23 metà VII-metà VI co sbriciolato e pressato, appoggiato direttamen-
kantharos te contro il blocco USS A73 (Tav. 40, 2). Detto
Aa 24/3 bucchero calice 200/63 metà VII-metà VI pavimento rappresenta l’ultima struttura attinta
kyathos
kantharos durante le operazioni di scavo nella zona paral-
Aa 24/5 etr. v.n. arc. piatto VI-V lela alla terrazza.
Aa 24/8 impasto scodella Aa 24/8 VI secolo Nella zona avanti al muro γ (24), il pavimento
Aa 24/9 terr. arch. tegola Ciaghi 6 fine VI-inizi V USS A60 era a sua volta parzialmente sovrappo-
Aa 24/10 terr. arch. tegola Ciaghi 13 metà VI-metà V sto ad un battuto in macco costipato, meglio con-
Aa 24/11 terr. arch. tegola Chiesa 35 fine VII-metà V servato e di consistenza più dura USS A61, al di
Aa 24/12 impasto olla CCT 23/8 VI-II sotto del quale erano due strati di interro US A63,
a consistenza sabbiosa, misto ad argilla e pietra-
me e US A66, meno consistente a componente
Quanto al predetto pavimento A49, pochi era- argillosa e sabbiosa. Il pavimento USS A61 appa-
no i materiali sigillati all’interno. Fra questi si se- riva deteriorato lungo il margine del muro γ (24),
gnala un frammento di lastra architettonica raffi- lasciando intravvedere lo strato di preparazione
gurante le zampe dei cavalli di una quadriga (Aa sottostante US A63, che a sua volta batteva con-
23/1) attribuibile ad una lastra di tipo Velletri da- tro una massa di argilla pura US A62 (Tav. 40, 3),
tabile al terzo quarto del VI secolo. Nell’interro estesa lungo il muro per una larghezza di circa
US A57 erano inoltre presenti alcuni frammenti 10 cm e avente la consueta funzione di consoli-
di calice/kantharos/kyathos in bucchero databili damento e fissaggio delle strutture murarie. Essa
dalla fine del VII al VI secolo (Aa 25/1, Aa 25/2), non si estendeva in profondità e non tagliava lo
e di una forma chiusa in ceramica etrusco-geo- strato più profondo di preparazione del pavimen-
metrica (Aa 25/3), inquadrabile al VI secolo. Tali to USS A61 (US A66).

20 
V., ultra, p. 98.
96 C. Ridi

Fra gli scarsi materiali presenti nel piano pavi- 630-600 a.C. e in ceramica etrusco-geometrica pa-
mentale USS A60, si segnala un frammento di un reti di oinochoe con decorazione a lineette verticali
calice/kantharos/kyathos in bucchero (Aa 27/1) (Aa 33/1, Aa 33/2) e una kotyle (Aa 32/3) (Tab. 4).
databile alla metà VII-metà VI secolo e tegolame
di copertura arcaico. Il piano USS A61 contene-
va un frammento di kylix in bucchero (Aa 28/3), Tab. 4 – US A69, US A70 - terminus post quem per il pavi-
mento USS A67.
riportabile alla fine del VII, inizio del VI secolo
e terrecotte architettoniche dipinte (Aa 28/1, Aa N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia

28/2). Lo strato di preparazione US A63 conte- Aa 32/1 etrusco- oinochoe/ 630-600


corinzia olpe
neva frammenti di bucchero nero a superficie lu- Aa 32/3 etrusco- kotyle VII
cidata, pertinenti a calici/kantharoi/kyathoi (Aa geometrica
29/1) e a una forma chiusa (Aa 29/7) indicativa- Aa 33/1 etrusco- oinochoe Ab 11/10 710-680
mente attribuibili a entro la prima metà del VI geometrica

secolo, oltre a un frustulo di forma aperta in ce- Aa 33/2 etrusco- oinochoe VII
geometrica
ramica etrusco-geometrica (Aa 29/6). Lo strato
sottostante US A66 conteneva un frammento di
forma chiusa etrusco geometrica con decorazione
Con il prosieguo dello scavo è stato possibi-
ad aironi sulla spalla (Aa 30/1) per il quale si può
le attingere la base del muro γ (24), appoggiata a
indicare una cronologia alla seconda metà del VII
quota m 166,77 su uno strato argilloso giallo US
secolo (Tab. 3).
A72, nel quale sembrerebbero essere state alletta-
te alcune pietre di forma irregolare (macco) USS
Tab. 3 – USS A60, USS A61, US A63, US A66 - terminus post
A71 a quota m 166,87 (Tavv. 40, 5-6; 41, 1-2).
quem per i pavimenti USS A60-A61. Messa a luce questa situazione, per la quale il
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia terminus ante quem alla seconda metà del VII se-
Aa 27/1 bucchero calice 220/46 Metà VII- colo è fornito dagli strati soprastanti, si sono in-
kyathos metà VI terrotte le operazioni di scavo.
kantharos
Aa 28/1 terr. arch. piccola VI
antefissa?, Area fra la terrazza e il muro γ (24) (Tavv. 41, 4; 42)
frr.
Aa 28/2 terr. arch. lastra, fr. Aa 28/2 n.d. La sequenza stratigrafica è costituita da una se-
Aa 28/3 bucchero kylix 120/7 ultimo quarto rie di consistenti riempimenti di terreno argilloso
VII-inizi VI alternati a gettate di nenfro polverizzato, la cui
Aa 29/6 etrusco- aperta Nd cronologia non può essere specificata per la man-
geometrica (kotyle?)
Aa 29/7 bucchero VI
canza di elementi diagnostici, ma che trovano
chiusa
Aa 30/1 etrusco- chiusa Aa 30/1 650-600
una precisa identità con altri riempimenti messi
geometrica a luce nel settore C22.
Al di sotto degli strati superficiali US A3 e A10
era uno strato US A12 poco consistente, gialla-
L’interro US A66 copriva a quota m 166,91 un stro a componente argillosa, contenente poche
piano pavimentale USS A67 in macco sbriciola- quantità di ceramica di impasto e grezza e un
to e pestato, di colore giallo21. Detto pavimento frammento di bucchero (cassa Aa 5).
batteva contro il muro γ (24) (Tav. 39, 4). L’USS La stratigrafia inferiore è quindi caratterizza-
A67 insisteva poi su due strati di terreno argilloso ta dall’alternanza di riempimenti di natura argil-
US A69 e US A70, interpretabili come interri del losa compatti e assai resistenti (US A16, A32)
pavimento. Entrambi battevano contro il muro γ e di strati formati da scaglie e polvere di nenfro
(24) (Tav. 40, 5). (A30, A28). Tali interri avevano coperto e inglo-
Il pavimento e gli strati di preparazione hanno bato una robusta sostruzione addossata al muro
restituito, oltre a frammenti in impasto arcaico e te- γ (24) e formata da alcuni grossi blocchi in mac-
golame di copertura, in ceramica etrusco-corinzia co e nenfro, similmente a quanto evidenziato nel
frammenti di un’oinochoe (Aa 32/1), databile al settore C123 (Tavv. 41, 4; 42, 1, 3; 44, 3-4).

In esso, si segnala il taglio di una fossetta circolare


21  22 
V., ultra, p. 99.
USS A68, riempita dal soprastante strato A66. 23 
V., supra, p. 71; ultra, p. 104.
Lo scavo – Lo scavo all’esterno della terrazza del tempio iii o dei Cavalli Alati 97

L’asportazione degli strati di interro ha reso di ricerca formale che costituisce, in primis nel-
possibile la messa a luce completa della parte in- lo stesso concetto architettonico espresso dall’e-
feriore del basamento della terrazza del tempio, dificio templare, l’aspetto più caratterizzante del
allettato nel riempimento in argilla US A16 a santuario dell’Ara della Regina. Tale ricerca por-
quota m 168,04 (Tav. 42, 2)24. tò alla realizzazione di opere possenti nelle qua-
Le operazioni di scavo si sono interrotte una li l’impiego di tecniche raffinate e di massicci
volta attinto lo strato US A36, sterile con consi- riempimenti si accompagna d’altro canto a una
stenza friabile e sabbiosa, ricco di lenti di argilla peculiare capacità di recupero, consolidamento
pura grigia e rari blocchi di macco interpretabile ed ampliamento delle strutture più antiche. Ciò
come terreno pre-vergine. è leggibile fino alle fasi più recenti del santuario,
nelle quali la memoria delle prime viene spesso
Riassumendo, gli strati e le strutture individua- mantenuta attraverso la conservazione di elemen-
te nel settore A possono essere così elencati: ti inglobati nel nuovo assetto. L’aspetto più evi-
Piani pavimentali a sud del muro γ (24): dente di quanto appena affermato è in quest’area
–– basolato 47 e strati di preparazione o relativi rappresentato dallo spiccato del muro γ (24) che
al medesimo intervento (US A2, A3, A5, A10, tuttora si mantiene a vista, con un filare, al di so-
A15, A23, A24, A25, A27, A34, A41, A42). pra del piano di calpestio25.
–– pavimento USS A35 e strati di preparazione La prima e più antica fase attinta in quest’area
(US A45, US A50, US A51, US A53, US A54). di scavo è rappresentata dall’erezione del muro γ
–– pavimenti USS A55 e USS A49 e strati di pre- (24), da collegarsi alla fase del Tempio I, intor-
parazione (US A47, US A57). no al 570 a.C.26, come evinto dai materiali pre-
–– pavimenti USS A59 e USS A60-61 e strati di levati nell’interro del primo pavimento pertinen-
preparazione (US A63, US A66). te al muro (USS A67)27. Tale fase di vita trova
–– pavimento USS A67 e strati di preparazione puntuale corrispondenza nella situazione messa
(US A69 e US A70). a luce nel settore C, dove a quota m 167,64 è sta-
–– riempimenti e gettate di nenfro fra il muro γ to evidenziato un pavimento C138, dotato di un
(24) e la terrazza: US A16, US A28, US A30, terminus post quem alla seconda metà del VII
US A33, US A36 (pre-vergine) secolo28. In entrambi i settori, la posa del muro
γ (24), il cui filare di base non era in fondazione
Conclusioni relative al muro γ (24) e alle fasi ma rimase a vista per un certo periodo, oblitera-
della terrazza dei Templi III e IV rono una situazione precedente ancora inesplora-
ta, rappresentata nel settore A dai blocchetti irre-
Le indagini stratigrafiche effettuate finora in golari in macco USS A71, nel settore C dall’USS
quest’area hanno consentito di individuare una C147, in pietre allineate di macco, tufo rosso e
sequenza coerente di interventi, inquadrabili nel nenfro29.
più articolato e ampio orizzonte della storia del Il muro γ (24) possedeva una sola facciavista
santuario nel suo complesso. a meridione, in blocchi regolari di pietre di co-
Essi confermano, a partire dalle fasi più remo- lore diverso: il lato settentrionale era invece ca-
te, la costante volontà di monumentalizzazione e ratterizzato da un aspetto grezzo e da irregolari

24 
La successione stratigrafica dei riempimenti è la se- argilla pura grigiastra; tale strato era spesso una decina di
guente: centimetri.
– US A16 (quota m 168,05), un possente riempimento – US A32 (quota m 167,35), possente riempimento composto
particolarmente massiccio, profondo fino a cinquanta da argilla giallo-grigiastra, plastica e compatta, totalmente
centimetri. Esso, di consistenza fortemente argillosa, sterile, ma contenente gettate di macco e nenfro.
di colore giallo, conteneva grandi quantità di lenti di – US A36, strato sterile friabile e sabbioso, con lenti di
argilla pura di colore grigiastro, blocchi di macco, sca- argilla pura grigia e rari blocchi di macco: detto strato,
glie di nenfro e formazioni calcaree. L’US A16 con- scavato per la profondità di una trentina di centimetri non
teneva scarsissimi frustuli in ceramica di impasto e conteneva traccia di alcun intervento umano ed è inter-
grezza. pretabile come terreno pre-vergine.
– US A28 (quota m 167,57), poco consistente, sabbioso 25 
A rettifica di quanto si legge in Bagnasco Gianni 2001 h.
grigiastro, contenente nenfro polverizzato e inclusi di 26 
V., supra, p. 21.
macco. 27 
I materiali dell’interro forniscono un terminus post
– US A30 (quota m 167,49), costituito da argilla friabile quem alla seconda metà-fine del VII secolo.
mista a un ammasso di grosse scaglie di nenfro e a più 28 
V., ultra, p. 102.
rari frammenti di macco, contenente numerose lenti di 29 
V., ultra, p. 103.
98 C. Ridi

strutture di contenimento. La colmata di argil- piccoli basoli USS A35, relativo alla fase dell’im-
la e nenfro polverizzato, analogamente a quan- pianto della più antica terrazza monumentale,
to registrato nell’area antistante alla terrazza a coronamento degli apprestamenti antistanti il
(settore C)30 furono dunque contestuali alla re- Tempio III o dei Cavalli Alati: i cosiddetti altare
alizzazione del muro stesso. Detta colmata co- α (30) e struttura β (31).
stituisce parte integrante della piazza avanti Presumibilmente, in base alle quote, il pavi-
al Tempio I, della quale il muro γ (24) svolse mento USS A35 doveva correre fino al muro γ
la funzione di contenimento e di coronamento (24).
esterno. La costruzione della terrazza portò alla parzia-
Alcuni interventi, fra la fase del Tempio I e le obliterazione del muro γ (24).
quella del Tempio II, sono rappresentati dalla La terrazza fondava su dei corsi irregolari di
presenza di piani pavimentali (USS A60; USS blocchi in fondazione (USS A33) (Tav. 37, 1-2),
A61). In queste fasi il muro γ (24) conviveva già impiantati su un compatto apprestamento in ter-
con un’altra struttura ad andamento perpendico- ra e rapillo US A54, alternato a blocchi di macco
lare rispetto al suo asse (USS A52; A73), cui era (USS A52 e A38) (Tav. 37, 3-4).
funzionale il pavimento USS A60) che vi batteva Il profilo dell’angolo sud-orientale della ter-
contro. Di tali blocchi non è stato possibile accer- razza del Tempio III è definibile chiaramente dai
tare la funzione, dal momento che essi sono co- dati venuti a luce ed in particolare dall’incernie-
perti dal corpo della terrazza del Tempio III dei ratura evidenziata fra i filari inferiori dei lati me-
Cavalli Alati31. ridionale (settore A) e anteriore della terrazza
In epoca successiva venne realizzato in (settore C) (Tav. 49, 1)34.
quest’area un robusto pavimento in macco co- La più recente fase attinta, pertinente al Tem-
stipato (USS A49), che batteva contro il muro γ pio IV, è rappresentata dalla realizzazione del
(24). Esso, databile in base ai materiali intorno basolato 47, che si accompagnò ad una serie di
al 530 a.C. circa è riconducibile alla fase relativa interventi che portarono all’obliterazione quasi
al Tempio II32. Detto piano di vita può collegar- completa del muro γ (24)35. Detti interventi ap-
si, nel settore C, a quello del piano pavimentale paiono strettamente legati all’impianto della ter-
C4633. razza con paramento in nenfro attualmente visi-
Il pavimento USS A49 venne “riparato” accu- bile36.
ratamente in una fase successiva mediante la rea- Occorre evidenziare come anche in questa
lizzazione di un ulteriore piano USS A55, di gra- fase, a secoli di distanza dai primi, monumen-
na più grossolana. tali interventi che portarono alla costruzione del
Dopo la fase arcaica si assiste ad una grande e santuario, vennero sfruttate strutture preesistenti,
assai significativa ristrutturazione dell’area, evi- ampliate e ingrandite per mezzo dell’aggiunta di
denziata dalla presenza di un bel pavimento in ulteriori elementi architettonici37.

30 
V., supra, p. 71. Nel settore C le gettate di terreno ar- come verificato anche nell’area antistante alla terrazza. V.,
gilloso sul lato ovest (USS C129), trovano il terminus ante supra, p. 71.
quem all’età arcaica in pavimenti e interri ad esse sovrappo- 36 
Così come dimostrato dai rapporti stratigrafici: la cor-
sti (US C131). nice in nenfro è infatti appoggiata sul blocco d’angolo USS
31 
È necessario sottolineare come nel settore C siano A4, fondato sull’interro USS A5 (Tav. 37, 2); esso venne
stati evidenziati altri blocchi perpendicolari al muro g (24), inoltre modellato ad angolo retto per adattarsi alla superficie
direttamente appoggiati ad esso: v., supra, p. 71; ultra, p. di calpestio del basolato 47.
100. Nel settore C la suddetta fase è omologabile, in base ai 37 
Dal punto di vista tecnico è interessante notare alcu-
rapporti stratigrafici e strutturali, a quella riconoscibile nel ni particolari relativi alla posa dei filari inferiori della ter-
piano pavimentale C135, a quota m 167,86. razza. I blocchi USS A6 del basamento sono stati infatti
32 
V., supra, p. 33. sbozzati irregolarmente presso la base, con una sorta di
33 
V., ultra, p. 100. grezza scarpa di circa 20 centimetri (Tav. 37, 2-3), fun-
34 
In particolare: i due filari del lato meridionale della zionale all’appoggio del piano di calpestio (basolato 47).
terrazza del tempio, USS A48 ed A40, rispettivamente infe- I filari USS A6 e USS A39, sui quali si fonda la cornice
riore e superiore, con andamento irregolare, trovano precisa in nenfro, crearono una sorta di rivestimento esterno per
corrispondenza con i filari C65 e C54 nel settore C, ai quali i filari più interni USS A40 e A48 posti alla stessa quota
sono incernierati mediante un’evidenza strutturale incontro- dei primi, ma appartenenti alla fase preesistente. Il filare
vertibile (V., supra, p. 71; ultra, p. 100.). USS A48 venne infatti scalpellato regolarmente lungo la
35 
Si può supporre tuttavia che, in base alle quote, il superficie anteriore per tutta la sua lunghezza, in modo
corso superiore della struttura fosse ancora visibile, così che si allineasse perfettamente, mediante una risega, alla
Lo scavo – Lo scavo all’esterno della terrazza del tempio iii o dei Cavalli Alati 99

Tale specificità tecnica, impiegata dai maestri essere in epoca romana. Tali rapporti stratigrafici
costruttori tarquiniesi fin dalle fasi più antiche, sono confermati da quelli analoghi messi in luce
appare perspicua nella realizzazione delle grandi a occidente del muro 45 nel settore C2 (Tav. 23).
opere, quali gli edifici templari che in successio- Al di sotto della predetta organizzazione
ne seppero inglobare strutture precedenti, ma ri- dell’area antistante al tempio è emersa la prece-
sulta altresì leggibile anche nei minuti interventi dente, riconoscibile in un pavimento in battuto di
di ampliamento sulle singole murature, nell’otti- macco (USS C15) contestuale a una massicciata
ca di una costante tendenza alla monumentaliz- in ciottoli 26 di epoca ellenistica, conservata in
zazione degli apprestamenti santuariali. migliori condizioni nel settore C239. Nell’insie-
me questa pavimentazione si appoggiava al muro
Cristina Ridi in nenfro della fronte della terrazza del Tempio,
nella sua fase di massima espansione a tutt’oggi
visibile, risparmiando un filare di blocchi (USS
Settore C1 C57), che si imposta sul muro γ (24) ormai obli-
(Tav. f.t. I; Tavv. 43-48) terato (Tav. 45, 1-2).
Gli strati di interro di queste pavimentazioni
Il settore si estende per circa mq 5038. Il primo sono composti da terra argillosa, bruna con fru-
strato di terreno individuato al di sotto del piano stuli di nenfro (US C158) e da terreno a matrice
di calpestio moderno, determinato dall’assetto la- sabbiosa (US C159), al di sotto del quale è sta-
sciato in seguito agli scavi Romanelli, è uno spes- to scavato uno strato di terreno argilloso di colo-
so strato di terra bruno-nerastra a matrice sabbio- re bruno frammisto a ciottoli di fiume, nenfro e
sa frammista a frustoli di macco e di laterizi (US macco (US C151) che copriva uno strato costitu-
C150). Di epoca tarda presumibilmente compre- ito da argilla frammista a blocchetti non squadrati
sa fra l’età tardo-ellenistica e tardo-romana per la di nenfro, tufo rosso e macco (US C152). I mate-
presenza di frammenti di sigillata italica costitu- riali rinvenuti indicano una cronologia ampia che
isce probabilmente attestazione dell’ultima fase riporta a epoca tardo-ellenistica (rispettivamente
di frequentazione del santuario a noi pervenuta casse Ac 58, Ac 59, Ac 49, Ac 50). Questa impo-
(cassa Ac 48). nente ristrutturazione si rintraccia su tutta l’area
antistante alla terrazza del Tempio nella sua mas-
Area fra la terrazza, l’allineamento di blocchi sima espansione saldandosi all’interro (US C16,
USS C59 e il muro 45 (Tav. 43, 1) C74, C92), formato da terreno argilloso e pietra-
me di piccola pezzatura, che ha restituito mate-
Al di sotto della predetta situazione è conser- riali cronologicamente affini ai precedenti (casse
vato un piano pavimentale in macco (USS C157), A 10, Ac 12, Ac 18) (Tav. 43, 2).
con il relativo piano di preparazione in nenfro L’andamento del muro 45 parallelo alla ter-
(US C156), che si appoggia: razza del tempio sostituisce quello obliquo del-
–– alla terrazza del tempio, le strutture della fase precedente riconoscibile in
–– a cinque blocchi in nenfro (USS C59), che co- una serie di strutture di contenimento, pavimen-
stituiscono il prolungamento ideale del lato tazione e regolamentazione delle acque (Tav. 23,
meridionale del tempio, strutture 46, 25) che fanno perno sul muro 25.
–– al muro in blocchi di nenfro 45, che corre paral- Si tratta di un muro in blocchi di macco con so-
lelo alla fronte del tempio, di cui i piani men- struzione in blocchi dello stesso materiale e riem-
zionati coprono la fossa di fondazione (USS pimento a sacco (USS C39) (Tav. 45, 2): il suo
C17), tagliata negli strati appartenenti alle pre- orientamento è sud – ovest / nord – est; diverge
cedenti fasi di organizzazione della piazza di rispetto alla attuale fronte della terrazza; prose-
cui si dirà oltre (Tav. 43, 1; 44, 1). gue nel settore C2.
A esso è pertinente una canaletta (USS C114),
Nell’insieme questo apprestamento rappresen- che gli si appoggia sul lato volto a sud-est (Tav.
ta l’ultima strutturazione della piazza ancora in 45, 3-4).

superficie di A6, che si trova a quota leggermente inferio- lanamente alla larghezza delle USS A48 e USS A6 messe
re (Tav. 35, 4-5); l’ultimo blocco di quest’ultimo filare, insieme.
modellato quasi ad angolo retto, forma inoltre una sorta 38 
Per una precedente notizia, v.: Bagnasco Gianni 2001 h.
di “chiusura” per dette strutture, corrispondendo grosso- 39 
V. ultra p. 105.
100 G. Bagnasco Gianni

Per il suo andamento il muro 25 permette di L’estensione dei pavimenti in tutta l’area fi-
descrivere l’area di scavo suddividendola in due, nora descritta è garantita dagli interri (US C69,
la prima estesa dal muro alla terrazza del tempio C86, C94, C95, C100, C103) (Tav. 45, 5) che si
e l’altra dal muro stesso al muro 45. appoggiano anche ai predetti blocchi con anda-
mento curvilineo (USS C54 e C65) e al muro 25,
Area fra la terrazza e il muro 25 (Tav. 43, 1; 44, 3) fornendo una cronologia per l’intervento com-
plessivo posteriore al V secolo a.C. (casse Ac 11,
Al di sotto della cornice in nenfro della ter- Ac 14, Ac 22, Ac 27, Ac 28, Ac 29, Ac 32).
razza sono emersi due filari in blocchi di mac- Oltre a queste evidenze di carattere cronologi-
co sovrapposti (USS C54 e C65) con andamento co, ne sono emerse altre di carattere stratigrafico
curvilineo, e disposti in modo da lasciare mol- e strutturale nella parte più meridionale del set-
ti interstizi. Tale caratteristica li contraddistingue tore di scavo in prossimità dell’angolo sud - est
come elementi di fondazione. Essi hanno parzial- della fronte della terrazza del tempio. Esse per-
mente distrutto il muro γ (24), impostandosi sul mettono di definire natura e funzione del muro
suo terzo filare e su un blocco posto ortogonal- 25, nonché il modo in cui fu modificata la piaz-
mente a esso (USS C62) a sua volta impostato su za antistante ai Templi arcaici40. Il muro 25 costi-
due grossi blocchi (USS C143 e USS C144) allo- tuisce infatti il contenimento del pavimento 32,
gati in un riempimento argilloso privo di materia- fissandone la quota a m 169,35, e offre l’innesto
li (US C44) (Tav. 45, 5; 47, 1-2; 48, 2). sia ai due filari di blocchi con andamento curvili-
Questi filari insistono inoltre su un riempimen- neo (USS C54 e C65) del settore C1, sia a quelli
to argilloso pluristratificato (US C107, US C108, dell’altare α (30), che sporge sul lato meridiona-
US C117), riferibile a epoca alto arcaica sulla le della terrazza nel settore A41 e si eleva nel set-
base del materiale in esso contenuto (casse Ac 34 tore B42. Il blocco più vicino all’angolo sud, in
e Ac 35) (Tav. 45, 5; 47, 1). Poiché il riempimen- prossimità dell’allineamento di blocchi in nenfro
to continua al di sotto del limite di scavo imposto (USS C59), è infatti sagomato in modo da risul-
dalla verticale della terrazza, si può ricavare da tare al livello della sommità del filare inferiore in
esso il terminus post quem per la costruzione dei macco (USS C54) e accogliere il filare in mac-
filari (USS C54 e C65). co (USS C65) laddove si collegava a quello, po-
Una serie di lembi di un piano pavimentale in sto alla stessa quota, messo in luce nel settore A
pressato di macco (USS C32) si appoggiano al (USS A40) (Tav. 49).
primo filare del muro γ (24), lasciandolo dunque Al di sotto di questa imponente ristrutturazio-
a vista (USS C29/1) (Tav. 46), e si saldano a un ne della piazza è conservato un buon tratto del
acciottolato (USS C162), rinvenuto verso il limi- muro γ (24) e la sequenza di pavimentazioni che
te settentrionale del settore, che ha un andamen- si appoggiano alla sua faccia vista volta a est, i
to piuttosto irregolare. Esso costituisce l’ultimo cui interri hanno permesso di leggerne le fasi di
lembo preservato dell’acciottolato 46, meglio vita a partire dalla fondazione. Tali pavimenta-
conservato nel settore C2 (Tavv. 46; 47; 48, 2). zioni possono riassumersi in almeno tre, parten-
Nel settore C1 si sono altresì recuperati interri do dalla più recente (Tavv. 46; 47, 2; 48, 3).
che in parte ne costituivano la preparazione, for- La prima è il consistente piano pavimenta-
mati da terreno nerastro a matrice argillosa con le (USS C46) in macco pressato che si appoggia
numerosi frustoli di bruciato e accumuli di ciot- alla faccia vista del terzo filare del muro γ (24).
toli in macco e nenfro di piccole dimensioni (US La sua cronologia è garantita dal terminus ante
C163), nonché da uno strato di argilla gialla (US quem ricavabile dall’interro soprastante (USS
C165). Questi ultimi strati erano frammisti a la- C45), esito probabilmente della frequentazione
certi di precedenti strutture formate da pietrame del sito che ha rialzato il livello di calpestio, ma
(USS 166), che potrebbe costituire quanto resta soprattutto dai materiali conservati nel tessuto
di un precedente piano pavimentale (Tav. 43, 2). I dei pavimenti stessi (cassa Ac 2) (Tab. 5).
materiali rinvenuti, soprattutto frammenti di im- Una cronologia per i piani pavimentali (USS C
pasto sia lisciato, sia grezzo e di ceramica depu- 46) nel corso del VI secolo a.C. è confermata dal
rata, non sono particolarmente diagnostici rispet- terminus ad quem costituito dai frammenti rac-
to a questa fase (casse Ac 63, Ac 70). colti nel loro tessuto (casse A 52, Ac 3, Ac 38).

40 
V. supra, pp. 71-72. 42 
V. supra, pp. 92-93.
41 
V. supra, p. 98.
Lo scavo – Lo scavo all’esterno della terrazza del tempio iii o dei Cavalli Alati 101

Tab. 5 – US C45- terminus ante quem per il pavimento USS C46. C52), sigillati dai pavimenti stessi (casse A 62, A
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia 63, Ac 39, Ac 40). I materiali si datano al più tar-
Ac 2/3 bucchero chiusa VI di attorno alla metà del VI secolo a.C.
Ac 2/4 depurata coppa 15/4 VI In bucchero si segnala in particolare un fram-
Ac 2/9 miscellanea: arco di mento riferibile ad un’oinochoe (A 63/1) e una
bronzo fibula parete di forma aperta non identificabile (Ac
Ac 2/48 depurata olla 36/21 VI-V 39/5) ma comunque databile entro un periodo
Ac 2/71 depurata chiusa 282/6 VI non avanzato del VI secolo a.C., per la sottigliez-
Ac 2/74 depurata n.d. za e l’ottima fattura (Ac 40/7) (Tab. 7).

Tab. 6 – USS C46 - terminus ad quem VI secolo a.C. Tab. 7 – US C52 - terminus post quem per il pavimento USS C46.
N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
A 52/1 depurata piatto 193/1 Inizi VI A 62/1 bucchero kyathos 148/23 metà VII-
kantharos metà VI
A 52/3 bucchero kyathos 148/23 metà VII-metà
kantharos VI A 63/1 bucchero oinochoe 49/16 fine VII-prima
metà VI
A 52/4 bucchero kyathos 3/782 metà VII-metà
kantharos VI A 63/2 bucchero ciotola 3/740 VI
A 52/6 terr. arch. lastra, fr. A 52/6 580 circa Ac 39/3 etrusco- piatto Gruppo senza fine VII-VI
corinzia Graffito
A 52/8 impasto olla CCT arcaica
122/2 Ac 39/4 etrusco- oinochoe/ fine VII-VI
corinzia olpe
A 52/11 bucchero anforetta 56/32 entro fine VII-
attingitoio inizi VI Ac 39/5 bucchero calice 15/147 metà VII-
kyathos metà VI
A 52/12 terr. arch. tegola con Ciaghi 10 VI
kantharos
dente di
innesto, fr. Ac 39/6 impasto forma 317/2 X-VII : Nd
aperta
A 52/13 terr. arch. tegola con Chiesa 39 VI
dente di Ac 39/7 depurata lekythos 177/2 dal VI
innesto, fr. Ac 39/9 terr. arch. tegola Chiesa 32 VI
Ac 3/2 depurata piatto fine VII/inizi Ac 40/1 impasto olla Ac 40/1 VI-II
bar-handle VI-prima metà
VI Ac 40/2 depurata chiusa 208/25 VI
Ac 3/7 etrusco- piatto Gruppo fine VII-VI Ac 40/7 bucchero chiusa VI
corinzia senza Ac 40/8 depurata piatto 193/1 inizi VI
Graffito
Ac 40/9 depurata piatto 193/1 inizi VI
Ac 3/8- bucchero oinochoe 49/16 fine VII/inizi
10 VI-prima metà
VI
Ac 3/11 bucchero kyathos 3/782 metà VII-metà Dall’esame della stratigrafia si ricava inoltre
kantharos VI
che in questa fase il muro γ (24) non aveva an-
Ac 3/12 bucchero coppa 152/89 VI
damento rettilineo continuo. In corrispondenza
Ac 3/63 etrusco- kotyle Ac 3/63 650
geometrica
dell’angolo sud - est della terrazza sono stati ri-
Ac 38/2 bucchero anfora A 34/7 ultimo quarto
conosciuti gli interventi per la fondazione della
oinochoe VII-primo terrazza (USS C54 e C65)44.
olpe quarto VI La quota di tali piani corrisponde a quella del
Ac 38/3 terr. arch. tegola VI tetto (USS C107) degli interri già menzionati,
che si trovano fra la verticale della terrazza del
Fra le terrecotte architettoniche si segnala la tempio e il muro γ (24) e costituiscono l’allesti-
lastra decorata con guerriero nell’atto di montare mento dell’area, precedente alla fondazione dei
sul carro (A 52/6) databile intorno al 580 a.C.43 e filari (USS C54 e C65).
due frammenti di aletta di tegola (profilo 13 della Al di sotto del piano US C46 è stata rinvenu-
Civita; A 52/12, A 52/13) (Tab. 6). ta la seconda pavimentazione sempre in battu-
Il terminus post quem per i piani pavimenta- to di macco (USS C135), che si appoggia a metà
li (USS C46) è dato dagli interri sottostanti (US del quarto filare del muro γ (USS C29/4) (Tav. 46;

43 
Bonghi Jovino 1996, pp. 468-469, fig.7; Bonghi Jovino disposti ortogonalmente al muro γ (24), precedentemente
c.s.; v., ultra, p. 385. menzionati; su di essi si fonda il più recente blocco (USS
44 
Sono stati rinvenuti i blocchi (USS C143, C144, C127) C62) su cui si fonda la terrazza.
102 G. Bagnasco Gianni

47, 2). In questa fase il muro γ (24) aveva anda- Tab. 8 – US C136 - terminus post quem per il pavimento USS C135.
mento rettilineo, posto sulla stessa direttrice N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
dell’analoga struttura emersa nel settore A (USS Ac 42/1 bucchero kyathos 148/23 metà VII-
A7+A11+A44+A58) con la quale evidentemen- kantharos metà VI

te forma un insieme unico. Il piano pavimentale Ac 42/2 depurata n.d. n.d. /

batte infatti sulla modanatura a zoccolo del quar- Ac 43/1 coppe


ioniche
coppa
Boldrini
59/47 620-575

to filare e va a scomparire uniformandosi al pro- II/1


filo dei filari soprastanti. Ac 43/2 impasto bacino Ac 43/2 VI-II
Di questa imponente costruzione è stata dun- Ac 43/5 impasto nd 93/5 villanoviano
que messa in luce complessivamente una esten- Ac 43/6 etrusco- piatto Gruppo senza fine VII-VI
sione di circa m. 7,5 (Tav. 44, 3-4). Sulla base corinzia Graffito
della successione stratigrafica e dei materiali rac- Ac 43/8 bucchero aperta 120/43 metà VII-
metà VI
colti, il piano pavimentale (USS C135) corrispon-
de al piano pavimentale (USS A61) rinvenuto nel
settore A45. La sua cronologia è da porre infatti
alla prima metà del VI secolo a.C., sulla base del rintracciato anche nel settore A. Sulla base del-
terminus ante quem, fornito dal pavimento pre- la successione stratigrafica e dei materiali raccol-
cedentemente citato, e dal terminus post quem, ti, il piano pavimentale (USS C138) corrisponde
fornito dei materiali raccolti nel suo interro (US al coevo piano pavimentale (USS A67) rinvenuto
C136) (casse Ac 42, Ac 43). nel settore A47, ricevendo una cronologia dai ma-
La ceramica di impasto è rappresentata da un teriali raccolti nel suo interro (US C141) da por-
bacino in impasto grezzo (Ac 43/2) e da una pa- si al più tardi al primo quarto del VI secolo a.C.
rete di forma chiusa (Ac 43/5) di impasto lisciato, (casse Ac 45 e Ac 46).
la depurata da un frustulo (Ac 42/2) e il bucche- La ceramica d’impasto si data infatti entro il
ro da un’ansa e da un piede a tromba di spessore periodo orientalizzante e nell’ambito di essa è da
sottile (Ac 42/1, Ac 43/8). La ceramica di impor- segnalare l’ansa con apice a bottone (Ac 45/1),
tazione è rappresentata dall’orlo di una coppa io- l’orlo di un piatto del tipo Ricci 183 (Ac 46/1)
nica di importazione del tipo Boldrini II/1 datato e altri frammenti dello stesso periodo assegnabi-
al 620-575 a.C. (Ac 43/1)46 (Tab. 8). li a forme aperte (Ac 45/9) e chiuse. Solidale con
questa cronologia è un frammento di piatto in ce-
ramica depurata a bande (Ac 45/5), databile entro
l’orientalizzante recente, così come un frammen-
to di forma chiusa, probabilmente un dolio di ri-
dotte dimensioni o un thymiaterion che riceve in
questo contesto la sua cronologia di partenza (Ac
Ac 43/1 45/8)48 (Tab. 9).
La ceramica di importazione è presente con
La quota del piano (US C135) corrisponde a due frammenti dal corpo ceramico che non tro-
quella del piano (USS C129), depositato sopra va riscontro fra quelli pertinenti alle depurate
lo strato di argilla sterile (US C132), rinvenuto a locali:
ovest del muro γ (24) e compreso fra quest’ulti- –– un orlo e parete di skyphos geometrico (Ac
mo e la verticale della terrazza del tempio. 45/2-3) appartenente al circuito corinzio49
La terza e più antica pavimentazione in macco
pressato (USS C138) è anch’essa assai consisten-
te (USS C29/5) (Tav. 45, 1; 46, 3). In questo caso
il piano pavimentale batte alla base del quarto fi-
lare del muro γ (24), ovvero al di sopra del quinto
filare di blocchi che costituisce la fondazione del-
la struttura (USS C 29/5). Anche in questa fase il
Ac 45/2-3
muro γ (24) aveva lo stesso andamento rettilineo,

V., supra, p. 95.


45  47 
V., supra, pp. 96-97.
Per un confronto con i materiali del ‘complesso monu-
46  48 
V., ultra, p. 131.
mentale’: Bagnasco Gianni 2001 d, p. 393. 49 
Bagnasco Gianni 2001 c, p. 383.
Lo scavo – Lo scavo all’esterno della terrazza del tempio iii o dei Cavalli Alati 103

Tab. 9 – US C141 - terminus post quem per il pavimento USS C138.


N. Inv. Classe Forma Capofila Cronologia
Ac 45/1 impasto olla Ac 45/1 orientalizzante
Ac 45/2-3 importazione skyphos C 12/19 entro metà VII
Ac 45/5 depurata piatto 193/1 VII-inizi VI
Ac 45/6 etrusco-geometrica chiusa VII
Ac 45/7 importazione chiusa orientalizzante recente
Ac 45/8 impasto thymiaterion Ac 45/8 orientalizzante recente
Ac 45/9 impasto tazza villanoviano-orientalizzante
Ac 45/10 terr. arch. tegola Chiesa 32 VI
Ac 45/11 terr. arch. tegola Chiesa 29 VI
Ac 45/13 terr. arch. tegola Chiesa 32 VI
Ac 46/1 impasto piatto VIII-VII
Ac 46/3 impasto olla 12a CCT 192/16 orientalizzante recente

–– una parete, la cui pertinenza a forma aperta o avvallamento posto fra il muro 25 e l’area dell’al-
chiusa è difficile, con il residuo di una deco- tare 2751. I materiali dall’interro di questo riempi-
razione figurata che potrebbe essere inerente mento hanno una cronologia contenuta entro il V
al circuito greco-orientale delle importazioni secolo a.C. (casse Ac 23; Ac 32). Nonostante tale
del periodo orientalizzante recente a Tarquinia cronologia sia piuttosto alta è possibile affermare
(Ac 45/7)50. che il riempimento oblitera il muro 25 e la cana-
letta che gli è funzionale (USS C114). Il riempi-
mento fa infatti parte di un’importante ristruttu-
razione successiva alla fase di utilizzo del muro
25, formata da consistenti riporti che si trovano
lungo il suo corso e lo coprono, anche nel settore
Ac 45/7
C2 (Tav. 54), saldandosi agli interri più sopra ci-
Queste dunque le evidenze stratigrafiche per tati (US C16, C74, C92) (Tav. 46).
affermare che l’arco di vita del muro γ (24) va Al di sotto di questa imponente sistemazione
dagli inizi del VI agli inizi del IV secolo a.C. e si che muta radicalmente l’assetto della piazza, af-
articola in almeno quattro fasi, di cui solo le pri- fiorano alcuni piani pavimentali (USS C145) ap-
me tre prevedono il pieno uso della struttura. partenenti a una fase ancora precedente quella
Al di sotto degli strati (US C141) è emerso un del muro 25 e della canaletta USS C114: al loro
allineamento di pietrame di macco, nenfro e tufo impianto si deve l’obliterazione di una canaletta
rosso, con andamento rettilineo, che potrebbe es- (USS C126). Tale canaletta, in leggera pendenza
sere un muro (USS C147) relativo a una fase an- da nord-est a sud-ovest, copre a sua volta i pia-
cora precedente (Tav. 48, 4-5). Il terminus ante ni (USS C145). È verosimile pertanto che questi
quem di questa fase, non indagata per la ristret- ultimi appartengano a una fase ancora preceden-
tezza dello spazio disponibile, è posto alla secon- te, corrispondente a quella dei piani USS C46,
da metà del VII secolo a.C., in base ai materiali pertinenti al muro γ (24) con alzato di almeno tre
rinvenuti negli strati menzionati (US 141 e C142) filari (USS C29/1-3), posti alla stessa quota (m
che la coprono e costituiscono l’interro del pavi- 167.70) (Tav. 46).
mento più antico (USS C 141 e C 142).
Sulla base dei dati presentati è possibile riassu-
Area fra il muro 25 e il muro 45 (Tav. 42, 1) mere come segue la successione degli interventi.
Il più antico riguarda l’impostazione del muro
La successione stratigrafica da questa parte del γ (24) che funge al contempo da limite e conte-
settore comporta a partire dall’alto un consistente nimento della piazza antistante ai Templi I e II.
riempimento (US C91 e C112) che ha colmato un Una sequenza di tre pavimentazioni (USS C138,

50 
Per un’ampia collocazione nell’ambito di tale circuito: 51 
V., ultra p. 106.
ivi, pp. 384-386; Pautasso 2009, pp. 59-66.
104 G. Bagnasco Gianni

C135, C46) assicura l’alta cronologia dell’im- funzione importante perché costituisce il cordolo
pianto e la sua pertinenza alla fase arcaica del del marciapiede pavimentato con il bell’acciotto-
santuario. Testimonianza dell’estensione della lato 46 che contorna l’avancorpo con andamento
piazza verso est potrebbe essere la pavimentazio- curvilineo (USS C54 e C65) posto a sua a volta
ne (US C145) posta alla medesima quota della a sostegno dell’ altare α (30) che di fatto inglo-
più recente fra quelle più sopra citate (US C46). ba le strutture arcaiche precedenti, in primo luo-
I sondaggi geologici effettuati dalla Fonda- go la cassa 43.
zione Lerici52 consentono di accertarne nell’in- Il muro 25, la canaletta (USS C114), i piani
sieme almeno un tratto di circa m 40-50 e di de- pavimentali (USS C32) e l’acciottolato 46 appar-
finirne il rapporto con la geomorfologia del sito: tengono dunque tutti alla prima fase di costruzio-
la poderosa opera muraria era stata poggiata sul- ne della terrazza del Tempio III o dei cavalli Alati
lo strato sterile e seguiva il pendio originale, di- e dell’ altare α (30), nel settore B.
minuendo i filari con il rialzarsi del profilo della In questa fase il piano di calpestio a est del
collina53. muro 25 doveva trovarsi evidentemente a una
Per ciò che attiene all’andamento del muro γ quota inferiore rispetto a quella del piano di cal-
(24) la successiva costruzione dell’angolo sud- pestio a ovest del muro stesso, così come si può
orientale della terrazza del Tempio III o dei Ca- apprezzare nel settore C255, ma la successiva ri-
vali Alati, con potenza stratigrafica assai rilevan- sistemazione dell’area ne ha fortemente compro-
te, apre varie possibilità di lettura per i blocchi messo la lettura.
sporgenti a esso ortogonali che appartengono alla Tale imponente sistemazione ha previsto:
seconda metà del VI secolo a.C. (USS C46). –– la soprelevazione di tutta l’area antistante alla
Le successive fasi struttive hanno di fatto reso terrazza e la colmata del dislivello segnato dal
difficoltoso raccordare gli interri a ovest del muro corso del muro 25
γ (24), contestuali alla sua costruzione come muro –– l’obliterazione del muro stesso e la posa del ri-
di contenimento e delimitazione di una piazza, vestimento in nenfro della fronte della terrazza
con il muro stesso. Tuttavia le informazioni che del tempio.
derivano dalla verifica delle quote consentono di
affermare che vi sono almeno due piani di cal- Con i suoi interri di notevole potenza, a soste-
pestio di cantiere (USS C129 e C107) che pos- gno dei piani pavimentali (USS C15) e della mas-
sono essere raccordati rispettivamente alla quota sicciata 26, l’intervento obliterò tutte le strutture
sommitale di uno dei filari del muro stesso (USS precedenti, compreso il muro γ (24). Parte di esso
C29/4) e a uno dei suoi pavimenti (USS C 135). fu tuttavia lasciato in evidenza, con una soprele-
È possibile dunque che la successione di strati di vazione di un filare di blocchi (USS C57) arretra-
argilla e piani in scaglie di nenfro corrisponda al ti rispetto ai corsi sottostanti, restando così visi-
riempimento del muro γ (24) a ovest dello stes- bile per un tratto56. Sono proprio questi i blocchi,
so, secondo una modalità riscontrabile anche nel denominati in letteratura γ e così indicati nella
settore A 54. pianta di G. Colonna57, fatti oggetto di attenzio-
Inoltre il muro γ (24) può essere messo in rap- ne da parte degli studiosi nel corso del tempo, in
porto con le strutture poste nel settore B, dal mo- quanto sempre visibili58.
mento che ne assicurava la quota del piano di La fase finale di intervento al santuario dell’A-
posa (m 169,59). Questa quota coincide infat- ra della Regina è segnata dalla posa in opera del
ti con quella inferiore della cassa 43, indicando muro 45 in blocchi di nenfro, che corre parallelo
così come le due strutture fossero parte di una alla fronte della terrazza del Tempio e ne rego-
medesima organizzazione della piazza antistante larizza definitivamente l’assetto. Esso prevedeva
ai templi arcaici. anche un’imponente pavimentazione in macco
La successiva fase di ristrutturazione della pressato con altrettanto imponente preparazione
piazza antistante al santuario arcaico fa perno in scaglie di nenfro.
sulla parziale distruzione del muro γ (24) e sul-
la costruzione del muro 25. Il muro 25 ha una Giovanna Bagnasco Gianni

52 
V., supra, p. 70. 56 
Bagnasco Gianni 1986, fig. 363.
53 
V., supra, p. 70. 57 
Colonna 1985 b, p. 72.
54 
V., supra, p. 96. 58 
V. supra p. 70.
55 
V., ultra, p. 106 (USS C190)
Lo scavo – Lo scavo all’esterno della terrazza del tempio iii o dei Cavalli Alati 105

Settore C2 Area fra il basolato 29, il muro 45


(Tav. f. t. I; Tavv. 23; 51-54) e i limiti settentrionale e orientale del settore
(Tavv. 23; 51)
Il settore si estende per circa mq 5059. L’ampia
area aperta corrispondente al settore C2 è occu- La predetta organizzazione della piazza si im-
pata nella parte meridionale dalla strada basola- posta su una precedente individuata in un battuto
ta di epoca romana 29, messa in luce dagli scavi di macco (USS C15) e una massicciata 26, for-
Romanelli, sulla quale si sono impostati crolli e mata da pietre di diversa natura e pezzatura, che
un apprestamento in blocchi di macco e nenfro risultano fra loro legati e tagliati dalla costruzio-
28. Esso è formato da due allineamenti di quat- ne del muro in blocchi di nenfro 45. Pavimen-
tro blocchi in macco posti in verticale che fanno tazione e residui della massicciata, meno con-
da quinte laterali a due blocchi posti in orizzon- servata, si estendono anche nel settore C1 e si
tale. I blocchi orizzontali sono sullo stesso pia- appoggiano al muro in nenfro della fronte della
no, grazie a uno strato terroso di fondazione po- terrazza del Tempio63.
sto sul basolato, e sono solcati da due canalicoli In corrispondenza del muro 45 il battuto USS
orizzontali di cui uno conduce a una fossetta nel- C15 copriva una serie di ulteriori strati che ne co-
la quale era incassata una coppetta in ceramica stituivano la preparazione a matrice argillosa e sab-
di impasto (Tav. 52, 1). Cronologia e destinazio- biosa (US C21, US C22, US C23, US C171) e uno
ne di questo apprestamento sono al momento di strato a matrice argillosa frammista a frustoli di mac-
difficile definizione per la mancanza di confronti co e nenfro rosso (US C154), tutti tagliati dal muro
puntuali. USS 45. Questi strati hanno restituito diverso mate-
Il limite settentrionale del basolato 29, anco- riale ceramico che copre un ampio arco cronologi-
ra oggi visibile, si trova in corrispondenza del- co, poiché quasi tutte le classi ceramiche sono ben
la linea di prolungamento ideale del lato sud del documentate (casse A 12, A 13, A 14, Ac 54, Ac 71).
tempio, accennata dai cinque blocchi in nenfro Contestuale alla posa della pavimentazione
USS C59 rinvenuti nel settore C1 (Tav. 43, 1)60. (USS C15) e della massicciata 26 è l’imponen-
Il basolato 29 si appoggia all’angolo sud-est di te opera di livellamento del terreno che interessa
una struttura quadrangolare 27, nella quale è ri- tutta la superficie del settore C2. Massicci strati
conoscibile un altare orientato sulle sue diagona- di notevole potenza a matrice argillosa e sabbiosa
li61 (Tav. 52, 1). (US C160), dall’andamento piuttosto irregolare
La faccia superiore dell’altare 27 risulta in e ricchi di frammenti ceramici, sono stati depo-
quota (m 169,67) con il basolato 29 e con un pa- sti a diverse quote con legami stratigrafici diretti
vimento in macco (USS C11), che gli si appoggia e pertinenti alla stessa attività di ristrutturazione.
laddove non è il basolato (Tav. 51). Anche in questo caso i materiali rivelano un
Il possente pavimento in macco USS C11, ampio arco cronologico (casse A 21, Ac 60, Ac
con la relativa spessa preparazione in scaglie di 66, Ac 69).
nenfro US C12, rinvenuto al di sotto dell’inter- Asportati questi strati è venuta a luce un tratto
ro dovuto a interventi moderni di varia natura, si notevole di un acciottolato 46, accuratamente po-
estende verso nord occupando tutto il settore C2 sato e formato da ciottoli policromi e blocchetti di
e appoggiandosi al muro 4562. macco (Tav. 51, 3), contenuto dal muro 25, che cor-
I legami stratigrafici fra il basolato 29, il muro re obliquo rispetto al basamento del tempio e costi-
45 e la pavimentazione (USS C11) danno il qua- tuisce uno dei punti nodali della grande sistemazio-
dro dell’ultima strutturazione della piazza ancora ne del santuario quando fu parzialmente obliterato
in essere in epoca romana. il muro γ (24) e costruito l’altare α (30)64.

59 
Per una precedente notizia, v.: Geroli 2001. fermato dai lavori in corso.
60 
Struttura individuata nel settore C1: v., supra, p. 99. 62 
Per i rapporti stratigrafici con il settore C1, v., supra,
61 
Geroli 2009. La struttura in blocchi che compa- p. 99.
re schizzata nei taccuini Marchese recentemente citata 63 
La fossa di fondazione (USS C17) del muro 45 è stata
(Cataldi 1994, p. 65) è simile all’altare 27 qui trattato, individuata solo sul suo versante occidentale nel settore C1:
trovandosi però vicina alla “strada” segnata nella pianta v., supra, p. 99.
Romanelli in altra area del Pianoro della Civita come con- 64 
V., supra, pp. 71-72.
106 M. Geroli

Lo scavo dell’acciottolato 46, del muro 25 luce un altro acciottolato di pietre varie (USS
e della canaletta USS C114 (Tav. 54) C194) che si lega a un battuto (US C192) (Tav.
54, 1). Tali pavimentazioni risultano in fase con
Lo scavo ha permesso di chiarire i rappor- una precedente canaletta, di cui resta solo un
ti stratigrafici fra la pavimentazione a ovest del blocco (USS 195), verosimilmente ricollegabi-
muro 25 e la canaletta USS C114, di difficile let- le alla canaletta rinvenuta nel settore C1 (USS
tura nel settore C165. Nel settore C2 si può inol- C126) (Tav. 54, 4)67.
tre meglio apprezzare l’andamento e l’elevato del
muro 25: esso continua oltre il limite settentrio-
nale del settore, adattandosi al profilo del pendio Lo scavo dell’altare 27 (Tavv. 52-53)
naturale. Se infatti nella parte più meridionale del Si tratta di una struttura quadrangolare di m 2 x
settore il muro 25 ha un elevato di due filari, ben 2,25 di lato la cui faccia superiore, posta alla quo-
indagati nel settore C1 dove ne è stato messo in ta di m 169,67, risulta formata da blocchi paralle-
luce il riempimento a sacco (USS C39), a partire lepipedi di macco, in numero di tre nei lati nord-
dalla quota di m 169,00 s.l.m. il muro si compone ovest e nord-est, e di quattro nei rimanenti lati.
di un unico filare poiché si imposta parzialmente Ha un alzato di tre filari (USS C14+C76+C128),
sul quarto filare del muro γ (24), che ne costitui- disposti l’uno sull’altro in modo leggermente di-
sce la solida base66. sassato e aggettante rispetto a quello inferiore
I materiali rinvenuti nell’acciottolato USS 46 (Tav. 53, 2).
sono pertinenti soprattutto a ceramica di impasto L’area più disturbata attorno alla struttura è
acroma arcaica e a bucchero e non scendono oltre quella a sud-ovest ove il basolato 29 sembra in-
gli inizi del IV secolo a.C. (cassa Ac 52). Sull’ac- terrotto, come lascia supporre uno strato di ter-
ciottolato 46 insiste una struttura (USS C161) di ra nera (USS C61), della potenza di circa cm 20,
forma quadrangolare irregolare costituita da pie- posto sopra a una sostruzione di pietrame (USS
tre di dimensioni e forme variabili allettate in C82). L’insieme sembra costituire verosimilmen-
uno strato di terreno sabbioso (Tav. 51, 2). I ma- te l’allettamento del basolato 29.
teriali rinvenuti al suo interno (cassa Ac 61) ap- Come già si è detto l’ultima sistemazione della
partengono allo stesso orizzonte cronologico di piazza prevedeva il basolato 29 e la pavimenta-
quelli rinvenuti nell’acciottolato 46. È probabi- zione in macco (USS C11), che inglobavano l’al-
le pertanto che si tratti di una struttura coeva alla tare 27. Per ciò che attiene alle pavimentazioni
costruzione dell’acciottolato. precedenti solo due possono essere ricostruite in
I rapporti stratigrafici diretti della canaletta base a rapporti stratigrafici diretti, ovvero la mas-
(USS C114) con il muro 25, individuati nel set- sicciata 26 e il piano (USS C116) sul quale si fon-
tore C1, sono confermati in questo settore dove da l’altare 27.
meglio si apprezza la costruzione della canaletta. La consistente massicciata 26 si appoggia
Si tratta di un’opera in blocchi di macco e nenfro all’altare 27, sui lati nord-ovest e nord-est, e al
posti in obliquo e sormontati da lastre di macco di sotto di essa non si è scavato. A sud-ovest in-
formanti una sorta di copertura alla cappuccina, vece, dove la massicciata non è stata rinvenuta, si
impostandosi anch’essa, così come il muro 25, su è potuto approfondire lo scavo. Questo ha rive-
parte del muro γ (24) (Tav. 54, 1-4). lato che gli strati di interro (US C16+C73+C93)
In fase con la suddetta canaletta (USS C114) è di epoca tardo-ellenistica (casse A 10, Ac 31), già
un consistente acciottolato ben coeso in pietrame rintracciati nel settore C168 si appoggiavano al fi-
irregolare (USS C190), che costituisce verosimil- lare più alto USS C14 della struttura 27, lascian-
mente quanto resta del piano di calpestio a est dola a vista, obliterando i sottostanti filari USS
della canaletta e del muro 25. Dove l’acciottolato C76+C128 così come un muretto (USS C77) di-
46 è ben conservato (Tav. 23) si misura la quota sposto con il medesimo orientamento dell’altare
di m 169,35, che permette di calcolare in cm 60 27 (Tav. 53, 2).
il dislivello con l’acciottolato (USS C190), posto Risulta pertanto evidente che l’altare 27, dota-
alla quota di m 168,73. to dei filari USS C76+C128, era in uso nelle fasi
Al di sotto dell’acciottolato (USS C190) e di precedenti alla grande ristrutturazione del Tem-
un interfaccia terrosa (US C193) è venuto alla pio III o dei Cavalli Alati. Inoltre il modo in cui

65 
V., supra, p. 99. 67 
V., supra, p. 103.
66 
V., supra, p. 99 per la descrizione del muro. 68 
V., supra, p. 99.
Lo scavo – Lo scavo all’esterno della terrazza del tempio iii o dei Cavalli Alati 107

i filari sono disposti l’uno sull’altro, ognuno leg- degli inizi del IV secolo a.C. Quest’ultima preve-
germente disassato e aggettante rispetto a quello deva un dislivello fra l’acciottolato 46 contenuto
inferiore (Tav. 53, 4), lascia ipotizzare fasi diver- dal muro 25, con la canaletta USS C114, e l’area
se di vita. a est, pavimentata con il piano (USS C190). Tale
L’altare 27, così come il muretto (USS C piano è abbastanza conservato nella parte più set-
77) fondano su piano pavimentale in pietrame tentrionale del settore mentre è meno chiaramen-
di macco di piccolo calibro (USS C116) che a te leggibile in quella meridionale, così come nel
sua volta si appoggia a un muretto in blocchi di settore C1.
macco e nenfro più antico (USS C123) sul qua- La successiva fase tardo-ellenistica porta l’a-
le si impostano i filari (USS C76+C128) (Tav. rea antistante al Tempio, la cui fronte è dotata
53, 1). del muro in nenfro, a uno stesso livello, grazie a
un’imponente colmata che di fatto lascia a vista
La successione degli interventi nel settore C2, solo la faccia superiore dell’altare 27 attorno al
in base a rapporti stratigrafici diretti e indiretti, quale viene posta la pavimentazione 26.
può riassumersi come segue. Nella fase di frequentazione di epoca romana,
Una fase di frequentazione ancora più antica – quando viene sistemato il basolato 29 e la consi-
sempre quando il muro γ (24) era in uso, ma non stente pavimentazione in macco (USS C11) e re-
meglio determinabile perché lo scavo si è inter- lativa preparazione in nenfro (USS C12), l’altare
rotto – può essere rintracciata al di sotto dell’al- 27 continua a essere rispettato.
tare 27. Essa prevedeva il muretto in blocchi di
macco (USS C123) cui si appoggia il piano pavi- Successivamente, in epoca imprecisata, accan-
mentale (USS C116). to all’altare sul basolato 29 viene allestita una
La costruzione dell’altare 27 deve essere conti- struttura 28 ancora di difficile esegesi per man-
nuata nel tempo, lasciandone a vista i filari, men- canza di confronti puntuali.
tre l’area antistante al santuario andava articolan-
dosi nelle sue ristrutturazioni del corso del VI e Muriel Geroli
PARTE TERZA
ANALISI CRITICA E AGGIORNAMENTO
DELLE CLASSI E DELLE SOTTOCLASSI
DEI MATERIALI MOBILI
PRODUZIONI IN IMPASTO.
CERAMICA, UTENSILI E OGGETTI D’USO
DALL’ORIZZONTE PROTOVILLANOVIANO
ALL’ORIENTALIZZANTE MEDIO FINALE

I materiali di impasto di epoca protovillano- sono indipendenti l’uno dall’altro e possono esse-
viana, villanoviana e orientalizzante provenienti re pertinenti a un uguale o a un diverso orizzonte
dal santuario dell’Ara della Regina, qui allo stu- cronologico. In generale si sceglie come capofila
dio, sono stati analizzati secondo la classificazio- l’esemplare in grado di fornire il maggior nume-
ne elaborata da M. Bonghi Jovino in Tarchna III1. ro di informazioni dal punto di vista morfologico,
Essa è articolata in più livelli, il primo dei qua- o, in altre parole, il più integro.
li costituito dalla classe stessa (ceramica etrusca Il capofila si contraddistingue per labbro (ele-
– produzioni in impasto) e si suddivide inoltre in mento distintivo), tipo di labbro (elemento subdi-
grandi e piccoli contenitori, che si distinguono dai stintivo), orlo (peculiarità). L’analisi si riassume
primi “per una più accurata lisciatura della super- poi in una formula, che ha come vertice la forma
ficie e la misura del diametro dell’apertura, fissa- (1Ia1). I capofila e gli esemplari ad essi afferen-
to in un massimo di 35/40 centimetri”2. I piccoli ti, indicati in tondo, sono indipendenti e possono
contenitori sono poi stati distinti in forme aperte e essere o meno coevi, cosa che permette di verifi-
chiuse, secondo il criterio di riconoscibilità all’in- care il protrarsi di una produzione nel corso del
terno del panorama delle produzioni tarquiniesi3. tempo, o l’uso di materiale “d’epoca” ovvero di
Si definiscono forme aperte quelle con diametro materiale “di imitazione”5.
maggiore all’altezza dell’orlo, forme chiuse quel- Come nel caso dei materiali del ‘complesso
le con diametro maggiore al di sotto dell’orlo. monumentale’, una classificazione a parte è stata
La classificazione assume, come base, gli ele- poi elaborata per le numerose decorazioni6.
menti riconoscibili di ogni vaso. È stato inoltre
necessario “acquisire alcune definizioni conven-
zionali al fine di mantenere una certa omogeneità FORME CHIUSE
complessiva”4. Nell’ambito di ogni forma vasco-
lare che presentasse una certa complessità sono OLLE
stati eseguiti dei raggruppamenti indicati con nu-
meri arabi; tali raggruppamenti sono funzionali a 1. Olle biconiche
una prima distinzione del materiale.
All’interno dei gruppi si sono poi scelti alcu- Solo due risultano gli esemplari sicuramente
ni “capofila”, segnalati in grassetto. I vari gruppi identificabili come olle biconiche7.

1
Per una considerazione sui lavori pregressi, v., supra, 6
Bonghi Jovino 2001 a, p. 5; è necessario sottolineare
p. XII, ntt. 9-10. che, come nel caso dei materiali del “complesso”, l’analisi
2
Bonghi Jovino 2001 a, p. 3. sia stata compiuta senza dare un valore discriminante allo
3
Le produzioni di altri centri sono state prese in esame strumento adoperato, “evitando … che una operazione di
solo in un secondo momento, quando si è proceduto all’ana- stampo positivistico mortificasse il linguaggio dell’artigia-
lisi comparativa. no”: Bonghi Jovino 1990, p. 40 ss.
4
Bonghi Jovino 2001 a, p. 3. 7
Come criterio generale di questa analisi si è scelto di
5
Per la descrizione dei corpi ceramici v., ultra, p. 426. classificare sotto una forma precisa unicamente i frammenti
112 R. Gulieri

Gruppo 1Ia1. Labbro continuo esoverso con Gruppo 2IIa7. Labbro distinto esoverso con
orlo arrotondato orlo ingrossato (Tav. 55 B)
Ab 11/39 Ac 22/16
Ac 66/40
Gruppo 1Ia7. Labbro continuo esoverso con
orlo ingrossato (Tav. 55 A) Gruppo 2IIa8. Labbro distinto esoverso con
Aa 3/247 orlo a mandorla (Tav. 55 C)
Ab 8/8
Il frammento attribuibile al gruppo 1Ia1, l’Ab Ac 19/1
11/39, risulta riconducibile al capofila 276/68,
che proviene da un contesto stratigrafico della I frammenti di olle ovoidi e globulari sono in
fase IB, e può essere interpretato come il prece- generale riconducibili a precedenti capofila. L’A
dente del capofila 213/19, attestato a partire dal 38/4, del gruppo 2Ia3, richiama infatti da vicino
momento finale della fase IIB. il 163/113, di orizzonte protovillanoviano; il fram-
La morfologia dell’Aa 3/247 appare invece mento Ac 23/67, pertinente al gruppo 2Ia5, deve
nuova per il contesto tarquiniese a causa della essere ricondotto al capofila 163/214 anch’esso di
particolare foggia dell’orlo, quasi a tesa. Un con- fase protovillanoviana sulla base dei confronti.
fronto per questo esemplare è possibile con un L’esemplare Ab 6/40, del gruppo 2IIa1, ripren-
frammento rinvenuto a Volterra, datato generica- de la foggia del 176/2/6615 rinvenuto in giacitura
mente all’età del Bronzo, per il quale si segnala primaria in uno strato dell’OA maturo.
la mancanza di confronti specifici10. Il nuovo capofila Ac 22/16 è caratterizzato da
Un ulteriore raffronto, sebbene generico, si uno spessore esiguo e dall’orlo quasi a mandor-
può istituire con un frammento da San Giovena- la; di un certo interesse sono anche le incisioni a
le11, classificato dagli studiosi come “primitive triangolo col vertice in basso sull’orlo, forse da
impasto”. intendersi come marche più che come ornamen-
tazioni.
2. Olle ovoidi o globulari L’esemplare Ac 66/40, del gruppo 2IIa7, ri-
sulta confrontabile con il capofila 232/816 pro-
Attestate in numero considerevole, in rappor- veniente da uno strato tardo protovillanoviano,
to agli altri gruppi, tali tipologie di olle si carat- con numerosi confronti17 in Etruria costiera, La-
terizzano per l’orlo continuo moderatamente eso- zio meridionale e a Pisa ancora del Bronzo Fi-
verso12. nale.
Per quanto riguarda il gruppo 2IIa8 l’esempla-
Gruppo 2Ia3. Labbro continuo esoverso con re Ab 8/8, unico nuovo capofila di questo grup-
orlo assottigliato po, con diametro non ricostruibile, trova confron-
A 38/4 to nel frammento 249 dallo Spring Building di
San Giovenale18, rivestito di ingobbio rosso. Se-
Gruppo 2Ia5. Labbro continuo esoverso con condo I. Pohl l’esemplare testimonia una foggia
orlo obliquo non altrimenti conosciuta e non è pertanto databi-
Ac 23/67 le con certezza19. La morfologia dell’orlo sembra
comunque indicare una collocazione cronologica
Gruppo 2IIa1. Labbro distinto esoverso con non anteriore al periodo Orientalizzante20.
orlo arrotondato Il frammento Ac 19/1, invece, richiama il ca-
Ab 6/40 pofila 124/121 datato sulla base della collocazione

riconducibili con certezza ad essa; nel caso in cui parti di 14


Bonghi Jovino 2001 a, p. 14 e tav. 3B.
vasi non sicuramente attribuibili siano state ritenute signi- 15
Bonghi Jovino 2001 a, p. 16, tav. 4C.
ficative per altri motivi, quali, principalmente, decorazioni, 16
Bonghi Jovino 2001 a, p. 16, tav. 4D.
sono stati trattati a parte, sotto la voce “pareti decorate”. 17
Per la bibliografia si rimanda a Bonghi Jovino 2001 a,
8
Bonghi Jovino 2001 a, pp. 12-13 e tav. I. p. 16, note 88-93.
9
Bonghi Jovino 2001 a, p. 13 e tav. I. 18
Pohl 1981, Pl. 12.
10
Volterra 2003, pp. 178 - 179, fig. 2,13. 19
La studiosa sottolinea solo come l’ingobbio sia presen-
11
Berggren - Berggren 1981, fig. 1, n. 16. te dalla fine dell’VIII secolo (Pohl 1981, p. 71).
12
Bonghi Jovino 2001 a, p. 13. 20
La tipologia dell’orlo a mandorla si diffonde partico-
13
Bonghi Jovino 2001 a, p. 14 e tav. 2C. larmente, com’è noto, nell’epoca arcaica. Dagli scavi del
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 113

stratigrafica all’OA maturo. Entrambi i frammen- Il frammento Ac 7/100 ricalca la foggia del ca-
ti sembrano rappresentare il precedente per i tipi pofila 176/1/8427 attribuibile all’OA maturo sulla
diffusi in epoca arcaica. base del contesto stratigrafico. L’Ac 27/1 e l’Ac
22/11 sembrano invece da ascrivere al capofila
3. Olle ovoidi o cilindriche 124/34, datato all’OA maturo ma da interpretarsi
come una ripresa di fogge tardo protovillanovia-
Gruppo 3Ia1. Labbro continuo esoverso con ne; a causa dell’esiguità del frammento, tuttavia,
orlo arrotondato (Tav. 55 D) l’attribuzione non può essere certa.
A 10/65
5. Olle globulari a spalla liscia
Gruppo 3Ia4. Labbro continuo esoverso con
orlo appiattito (Tav. 55 D) Gruppo 5IIa1. Labbro distinto esoverso con
Ab 15/18 orlo arrotondato (Tav. 55 F)
Aa 3/242
Nel gruppo 3Ia1 si sottolinea la presenza del Ab 15/9, Ac 35/17
capofila A 10/65, che trova un confronto puntuale
con un esemplare proveniente da San Giovenale, Il nuovo capofila Aa 3/242 presenta l’orlo ri-
definito sub-appenninico22. piegato verso l’interno, forse a causa di un difetto
Della prima fase laziale (830-725 a.C.) è un re- nella cottura o nella preparazione del vaso. L’ec-
perto assimilabile a quello in esame proveniente cesso di impasto nella parte terminale dell’orlo,
da Satricum, rinvenuto nello strato IA, sul fondo infatti, non sembra essere amputabile a una scel-
della capanna VI23. ta precisa, ma piuttosto, come si è detto, a un er-
Sebbene in maniera non perfetta, inoltre, il rore del “vasaio”.
frammento trova confronto con due esemplari I due frammenti Ab 15/9 e Ac 35/17, invece,
provenienti da Narce24, datati entrambi generica- rimandano al capofila 88/228 che si può datare
mente all’età del Ferro. alla fase IA sulla base dei confronti e degli esem-
Per quanto riguarda il nuovo capofila Ab 15/18 plari cui era associato.
è possibile individuare un confronto tra i materia-
li provenienti dal pozzetto A del sito della Matto- 7. Olle globulari con labbro scanalato
nara25.
Gruppo 7IIc1. Labbro distinto scanalato inter-
4. Olle ovoidi namente esoverso con orlo arrotondato
Ab 3/63
Gruppo 4Ia1. Labbro continuo esoverso con
orlo arrotondato L’Ab 3/63 risulta l’unico esemplare apparte-
Ab 19/3 nente a questo tipo, ma, a causa della frammen-
tarietà dello stesso, non è possibile aggiungere
Gruppo 4IIa1. Labbro distinto esoverso con altro. L’attribuzione al capofila 176/19 è generi-
orlo arrotondato (Tav. 55 E) ca, poiché la porzione di vaso residua è troppo
A 35/35 breve per consentire confronto puntuale. Tutta-
Ac 27/2 via, per la particolarità del gruppo cui afferisce,
Ac 7/100 è possibile postulare una datazione a partire dalla
Ac 22/11 fine dell’VIII secolo. Le cosiddette olle “a seme
di papavero”, cui si può ricondurre questo fram-
Il frammento Ab 19/3 richiama il capofila mento, sembrano infatti comparire proprio sullo
312/126 che rientra nella fase IB. scorcio dell’VIII secolo, divenire caratteristiche

‘complesso monumentale’ proviene però un’olla (124/1) 24


Peroni - Fugazzola 1969, p. 114, fig. 11, nn. 3-4.
in impasto lisciato databile stratigraficamente nell’ambito 25
Pascucci 1998, fig. 14,7. Manca, purtroppo, un inqua-
dell’OA maturo (Bonghi Jovino 2001 a, p 16, tav. 4E). dramento cronologico per l’esemplare qui citato.
21
Bonghi Jovino 2001 a, p. 16, tav. 4E. 26
Bonghi Jovino 2001 a, p. 17, tav. 6A.
22
Berggren - Berggren 1981, fig. 6, 7. 27
Bonghi Jovino 2001 a, p. 17 tav. 6B.
23
Satricum II, p. 278, n. 1564; nel testo p. 157 e 45. 28
Bonghi Jovino 2001 a, p. 19, tav. 8C.
114 R. Gulieri

del primo quarto del VII e perdurare, in alcuni OLLE NON DEFINIBILI:
casi, sino alla metà del VI29. Pareti decorate

8. Olle globulari Sono trattati in questa sede tutti gli elementi


per i quali non era ricostruibile con certezza il
Gruppo 8IIa1. Labbro distinto30 esoverso con gruppo, ma sicuramente pertinenti a forme chiu-
orlo arrotondato (Tav. 56 A) se e ritenuti importanti per la presenza di deco-
Ab 10/25 razioni.
Ab 11/41
Ac 33/25 1. Composizioni elementari (Tav. 56 B)
Per due esemplari del settore B (Ab 10/25 e Gruppi di linee parallele o pseudo parallele
Ab 11/41) e uno del settore C (Ac 33/25) è sta- È questo senza dubbio il gruppo più ricco, an-
to necessario creare questo nuovo gruppo, poiché che perché molte altre decorazioni, se rinvenute
l’esiguità dei frammenti non consentiva di inse- in frammenti, risultano attribuibili a tale tipolo-
rirli nel tipo “a spalla con cordolo”31. La marca- gia. Tale apparato ornamentale, già ampiamen-
ta estroflessione dei labbri e l’ingubbiatura ros- te attestato in epoca protovillanoviana34 perma-
sa sembrerebbero indicare che si tratta di olle “a ne nel ‘complesso monumentale’ fino all’epoca
seme di papavero” del tipo, meno diffuso, a orlo orientalizzante35, anche per la riproduzione di
non scanalato. In tal caso l’epoca di riferimen- fogge più antiche ascrivibile nell’ambito rituale;
to sarebbe quella orientalizzante. Una datazione per questo motivo è quasi impossibile fornire una
sicura non può comunque essere raggiunta, poi- datazione precisa, soprattutto in considerazione
ché manca completamente l’attacco della spalla del fatto che alcuni frammenti si conservano per
in entrambi gli esemplari del settore B, elemen- pochi centimetri. In molti casi è altresì impossibi-
to che potrebbe consentire confronti più precisi. le ricostruire il numero dei denti del pettine, poi-
Senza confronti tra i materiali del ‘comples- ché la frattura interessa parte della decorazione.
so monumentale’ risulta anche l’Ac 33/25, la
cui morfologia è nota, ma che si distingue per lo Ab 10/42: fascio di linee ottenuto con un petti-
spessore del labbro, estremamente esiguo. Il lab- ne a cinque denti. L’elevato spessore della pare-
bro, di eccellente fattura, presenta anche una ac- te e la lavorazione manuale inducono a collocare
curata lisciatura della superficie. Un confronto ipoteticamente il frammento in ambito protovil-
è possibile con l’esemplare 193132 da Satricum, lanoviano o villanoviano piuttosto che orientaliz-
probabilmente riconducibile ad un’olla dal corpo zante.
globulare di epoca orientalizzante. Confrontabi- Ab 11/37: fascio di linee ottenuto con un pet-
le appare anche il 1827, sempre dallo strato IIC tine a quattro denti. Anche in questo caso, per i
di Satricum, contenente le fondazioni della Stoa motivi sopra esposti, la datazione più probabile
A33. Tale livello risulta purtroppo rimescolato e si colloca in epoca protovillanoviana o villano-
contiene materiali databili dall’età del Ferro all’i- viana.
nizio del periodo arcaico, pertanto non può essere Ac 8/5: due sole solcature a pettine rimanenti,
d’aiuto per la collocazione cronologica del fram- parallele tra loro. Probabilmente di epoca proto-
mento in esame. villanoviana o villanoviana per i medesimi mo-
In conclusione, per questo esemplare, non pare tivi.
azzardata una datazione nell’ambito dell’Orien- Ac 10/53: un’unica solcatura a pettine, collo-
talizzante. cata nei pressi della frattura.

29
Bonghi Jovino 2001 a, pp. 20-21 e note 135-148. 32
L’esemplare è stato rinvenuto nello strato IIC, preci-
30
La definizione è stata scelta, in questo caso, solo per samente all’interno della stanza quadrata della Stoa A. I
somiglianza morfologica con tipi così definibili, poiché in materiali di tale livello, come si dirà in seguito, provengono
tutti i casi l’unico elemento rimasto è un frammento di orlo, da fasi diverse, pertanto la datazione del frammento è stata
senza l’attaccatura della spalla. ottenuta tramite confronti tipologici. (Satricum II, p. 308, n.
31
Si è inoltre preferito non classificarle tra le olle “ovoidi 1830, nel testo pp. 196 e 89-90).
o globulari”, poiché queste si caratterizzano solitamente per 33
Satricum II, p. 299, n. 1827. Nel testo pp. 190 e 88-89.
l’orlo poco esoverso, mentre in questo caso avviene esatta- 34
Ucelli Gnesutta 1982, p. 739.
mente il contrario.
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 115

Ac 12/13: due solcature parallele, ottenute a delle quali marginano due linee oblique di tratti-
pettine. Ancora Protovillanoviano o Villanovia- ni, anch’esse ottenute con l’impiego del pettine,
no sulla base dei criteri precedentemente esposti. perpendicolari tra loro. I trattini obliqui sono at-
Ac 23/70: fascio di solcature ottenuto con un testati, a Tarquinia, per tutta l’epoca villanovia-
pettine a cinque denti. Probabilmente Protovilla- na, come dimostrano i capofila 87/6 e 309/2 e i
noviano o Villanoviano. rispettivi confronti38, rispettivamente di fase IA e
Ac 35/35, Ac 35/8, Ac 35/36: tre solcature pa- IIB. Solitamente le linee di trattini sono però di-
rallele sposte parallelamente tra loro, mentre in questo
Ac 43/5: quattro solcature parallele caso formano un angolo retto.

Gruppi di linee parallele che formano angoli Losanghe tratteggiate


A 5/11: fasci di linee parallele, uno ottenuto con Ab 10/40: fila di losanghe tratteggiate margi-
pettine a cinque denti e uno con pettine a quattro den- nate da due gruppi di solcature parallele, ottenu-
ti, che formano un angolo e un tratto obliquo com- te con pettine a tre e due denti. In alto ulteriore
posto da tre solcature, che si colloca sulla bisettrice fila di solcature, nuovamente ottenute con pettine
dell’angolo formato dagli altri due gruppi di linee. a due denti. Il motivo sembra attestato, nel com-
Ac 7/91: un fascio di quattro linee parallele prensorio tarquiniese, nella fase IA, come dimo-
forma un angolo acuto con un altro gruppo di cin- strano i confronti con gli esemplari dal ‘comples-
que linee. Da ricondurre al capofila 154/336, con so monumentale’39.
riferimento al gruppo di solcature sulla destra. A questo capofila va attribuito anche l’esem-
Ac 9/13: sembra trattarsi dell’attacco della plare Ac 19/6.
vasca di un’olla biconica. La decorazione rima- Ab 19/6: fila di losanghe tratteggiate oblique,
nente consiste in un fascio orizzontale di tre sol- marginate in basso da un fascio di solcature pa-
cature, sotto al quale si distinguono due gruppi rallele ottenute con pettine a sei denti. Due delle
di linee che formano un angolo, alla sinistra dei losanghe si sovrappongono alle solcature. A cau-
quali, interrotte dalla frattura, si notano altre due sa della frattura immediatamente sopra alle lo-
incisioni a pettine. È possibile che si tratti di una sanghe stesse è impossibile dire se ci fosse un fa-
decorazione a meandro, ma i tratti superstiti non scio di linee parallele anche in questa zona. La
consentono un’identificazione sicura. datazione rimanda comunque alla fase IA, come
si è detto per il precedente esemplare. Un con-
Gruppi di linee convergenti fronto si ritrova anche con un frammento da Cae-
Ab 11/43: la decorazione risulta composta da re, datato genericamente alla fase villanoviana40.
un gruppo di linee, ottenute con un pettine a sei
denti, convergente rispetto a un altro fascio di Cerchielli
quattro solcature a pettine, ad andamento obli- Ab 16/26: due cerchielli, sotto i quali si impo-
quo. stano due fasci di solcature parallele che forma-
no un angolo acuto. L’associazione tra solcature
Gruppi di linee parallele ricurve e cerchielli ricorre, al ‘complesso monumentale’,
Ab 11/40 gruppi di linee ricurve a pettine; è nel capofila 310/641 databile stratigraficamente
possibile che la decorazione complessiva fosse alla fase IIB.
da ricondurre al tipo delle figure assise, per cui
esistono altri esempi al ‘complesso monumenta- Cuppelle
le’37. Ac 49/17: due cuppelle di modeste dimensio-
ni associate a solcature parallele ottenute con un
Linee oblique tratteggiate pettine a due denti. L’accostamento dei due mo-
Ab 19/4: tre gruppi di solcature parallele, ot- tivi è piuttosto frequente a Tarquinia42, per tut-
tenute con pettine a tre e quattro denti, due te le fasi villanoviane. La decorazione si ritrova

35
Bonghi Jovino 2001 a, p. 22, per esempio riguardo al plare 373/3.
frammento 108/17 o 176/7. 40
Moscati 1993, p. 233, fig. 446, esemplare H 34.1.
36
Bonghi Jovino 2001 a, p. 24 e tav. 13. 41
Bonghi Jovino 2001 a, p. 31 e tav. 17.
37
Bonghi Jovino 2001 a, p. 26 e tav. 14, n. 68/4. 42
Si vedano ad esempio i capofila 19/1, 157/2, 187/3,
38
Bonghi Jovino 2001 a, p. 30, tav. 15, nota 250. 373/2 (Bonghi Jovino 2001 a, pp. 31-32, tav. 17), datati a
39
Bonghi Jovino 2001 a, p. 31, in riferimento all’esem- partire dalla fase IA fino alla fase IIB.
116 R. Gulieri

peraltro già a Sorgenti della Nova, nel Bronzo Fi- Ab 15/16: due fasci di solcature che formano
nale43. un angolo di circa trenta gradi, affiancati da un
gruppo di incisioni, parallele al fascio cui è acco-
Costolature stato. Si può interpretare come la parte terminale
Ac 68/1: il frammento, la cui superficie presenta di un meandro spezzato, ben noto tra i materiali
un ingobbio rosso lucente, presenta due solcature delle necropoli tarquiniesi50.
successive, orientabili, grazie alla traccia del tor-
nio, in maniera parallela al fondo. Si tratta, proba- Schemi metopali
bilmente, di un frammento delle cosiddette “olle a Ab 6/36 + Ab 3/67: il frammento conserva
seme di papavero”, del tipo caratterizzato da co- circa un terzo di un motivo metopale; restano
stolature verticali sul ventre e da due costolature due riquadri, uno interno all’altro, da cui si di-
orizzontali a qualche centimetro dal fondo. Tipi partono, in obliquo, fasci di solcature che do-
simili sono stati rinvenuti a Tarquinia, nell’ambi- vevano probabilmente congiungere la suddetta
to dell’Orientalizzante Recente, in sepolture dalla decorazione a un ulteriore riquadro, più ester-
necropoli dei Monterozzi44; a San Giuliano, nella no, completamente perso; tra i due riquadri la
tomba III in località San Simone, a una quota cro- bisettrice dell’angolo è formata, da una parte,
nologica da fissarsi al più presto a fine VII45. da losanghe tratteggiate, associate a due cuppel-
I frammenti Ac 14/8 e Ac 34/3 presentano in- le poste agli angoli dei due riquadri; dalla parte
vece le più classiche costolature verticali, di nuo- opposta le due solcature a pettine visibili all’e-
vo riconducibili alle olle “a seme di papavero”, sterno del secondo riquadro continuano fino
che a Tarquinia sembrano comparire sullo scor- all’angolo di quello interno, sottolineate da tre
cio dell’VIII secolo ed essere ancora attestate, cuppelle. All’interno della metopa centrale resta
sebbene con meno frequenza, sino alla metà del una linea orizzontale a falsa cordicella desinen-
VI46; il momento di maggior diffusione del tipo si te in una cuppella.
circoscrive, comunque, al primo quarto del VII. La decorazione presenta alcuni tratti pecu-
liari: generalmente infatti il collegamento tra
Cordonatura i vari riquadri di una stessa metopa è forma-
A 35/70: il frammento presenta una cordona- to in maniera omogenea presso tutti i vertici,
tura piuttosto semplice, ottenuta mediante im- con cuppelle o con solcature a pettine; sembra
pressioni digitali; questo tipo di decorazione quindi un tratto originale sia l’uso delle losan-
è peraltro già attestata a Tarquinia47, come di- ghe tratteggiate sia l’uso misto di queste e del-
mostrano alcuni vasi rinvenuti all’interno della le linee parallele. Non è possibile identificare il
capanna 671 del ‘complesso monumentale’48 e motivo che ornava la metopa al centro; si può
l’olla proveniente da Poggio Cretoncini49. Il mo- ipotizzare, tuttavia, che si tratti di una croce
tivo sembra ricorrere particolarmente nel Villa- gammata, nota sia a Tarquinia sia a Veio51 nella
noviano II. forma a solcature parallele desinenti a cuppelle
e ipotizzata, nella forma a falsa cordicella, dal-
2. Raffigurazioni compiute (Tav. 56 B) la De Angelis52.

Motivi meandriformi 3. Decorazioni dipinte (Tav. 56 B)


Ac 66/11: il frammento conserva tratti di sol-
cature a pettine, che formano un motivo comples- Il solo frammento Ac 14/14 presenta una deco-
so ora non più ricostruibile con sicurezza. È pro- razione del tipo red-on-white, che colloca la data-
babile tuttavia che si tratti di un meandro. zione a non prima dell’VIII secolo.

43
Dolfini - Benedetti 2002, tav. 6, n. 46. 48
Gulieri 2002 - 2003.
44
Spadea Noviero 1986, p. 288, fig. 290, n. 277. 49
Iaia - Mandolesi - Pacciarelli 2001, p. 10, fig. 6,2,
45
Villa D’Amelio 1963, fig. 23, nn. 36-37. probabilmente della seconda fase villanoviana.
46
Bonghi Jovino 2001 a, pp. 20-21 e note 135-148. 50
Il motivo sembra ricostruibile come il tipo 10, variante
47
è interessante notare che solitamente tale cordonatura si B2 della classificazione operata da D. De Angelis (De Ange-
ritrova in connessione a olle di grandi dimensioni e in contesti lis 2001, p. 94, tav. 35, 10) attestato largamente a Tarquinia
civili più che funerari (mancano, infatti attestazioni di questa e in un solo caso a Vulci.
tipologia nelle necropoli tarquiniesi, per cui v., Hencken 1968).
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 117

ORCIOLI Gruppo 1Ia2. Collo distinto troncoconico e


ventre baccellato
Scarse risultano le attestazioni di frammenti si- Ab 10/17
curamente riconducibili a tale classe, a differen-
za di quanto avviene per lo scavo del ‘complesso Il frammento Ab 10/17 mostra strette assonan-
monumentale’. ze con il capofila 205/2054, dell’OM. A sua volta
il capofila può essere confrontato con gli attingi-
Gruppo 1Ia3. Labbro continuo esoverso con toi in bucchero del tipo Rasmussen I a, diffusi nel
orlo assottigliato (Tav. 57 A) secondo e terzo quarto del VII sec. a.C.55
Ab 10/27 È forse da ricondurre a un’olpe anche il fram-
mento Ac 23/78 (Tav. 57 B), la cui identificazione è
Gruppo 1Ib1. Labbro continuo esoverso a pro- però ostacolata dall’esiguità dell’esemplare stesso.
filo ondulato con orlo arrotondato (Tav. 57 A) La parete Ab 15/12 (Tav. 57 B) è decorata fi-
Ab 16/14 nemente: sotto una fila di tacche oblique si po-
Ac 22/12 sizionano alcune incisioni che potrebbero esse-
re interpretate come segmenti di un triangolo col
Gruppo 1IIa1. Orcioli a labbro distinto eso- vertice in alto. Per profilo e parte della decorazio-
verso con orlo arrotondato (Tav. 57 A) ne potrebbe essere attribuito al capofila 274/71,
Ac 9/12 dell’OM finale56. Il frammento conservato è tutta-
via molto esiguo e l’interpretazione resta incerta.
Nessuno degli esemplari rinvenuti all’Ara
della Regina può essere ricondotto a preceden-
ti capofila. Il frammento Ab 10/27, tuttavia, ri- ANFORETTE
chiama il capofila 303/19, da cui si distingue
sostanzialmente per la presenza dell’orlo assot- Solamente due frammenti di parete possono
tigliato. essere classificati come anforette, entrambi carat-
Anche l’Ab 16/14 sembrerebbe ricordare il terizzati dal ventre baccellato.
medesimo capofila, tuttavia il corpo ceramico
molto più fine e le decorazioni (una linea a fal- Il frammento Ac 32/28 (Tav. 57 C), che rap-
sa cordicella alla fine del labbro e solcatura sulla presenta il ventre di un’anforetta, appare ornato
vasca, forse riconducibili a un triangolo col ver- da profonde baccellature interrotte da una cup-
tice in alto) fanno sì che l’esemplare risulti più pella iscritta in un solco circolare. Il vaso po-
curato. trebbe rappresentare una variante del tipo, as-
L’orciolo Ac 9/12, invece, richiama in genera- sai diffuso, con bugna centrale, sovrastata da
le tutti i frammenti dello stesso gruppo, ma si di- uno o più solchi, di fase IIB avanzata57. È anche
stingue per l’orlo, più breve; la forma è comun- possibile, a fronte dei confronti rinvenuti, che
que attestata a Tarquinia sia in contesti funerari il frammento conservi una parte laterale di an-
sia nel ‘complesso monumentale’, fino all’Orien- foretta: la decorazione a cuppella circondata da
talizzante Medio53. una solcatura è infatti già nota a Tarquinia: pro-
viene dalla R.C. un vaso integro, il 3347, che
presenta la consueta decorazione a bugna sovra-
OLPAI stata da solcature semicircolari sulla vasca, al
centro, mentre il motivo qui in esame è riprodot-
Poco numerosi sono i rinvenimenti di olpai, to più a destra. L’esemplare non ha la vasca bac-
come accadeva anche per i frammenti del ‘com- cellata e si può datare ancora nell’ambito della
plesso monumentale’. fase IIB58. Ancora a Tarquinia, nella tomba 43 di

51
Guidi 1980, tav. 30, 1-2 e tav. 48,1. VII sec. a.C.
52
De Angelis 2001, p. 192, motivo 17 B1; testo a p. 122. 58
M. Geroli, Manifatture tarquiniesi. La ceramica di
53
Bonghi Jovino 2001 a, p. 39. impasto, Tesi di laurea, Università degli studi di Milano,
54
Bonghi Jovino 2001 a, p. 40, tav. 21. A.A.1993-1994, rel. Prof. M. Bonghi Jovino, tav. LXXIII.
55
Bonghi Jovino 2001 a, p. 40. 59
Hencken 1968, p. 226, fig. 202, h. In questo caso si
56
Bonghi Jovino 2001 a, p. 40, tav. 21. tratta di un’anforetta. La datazione proposta, in via ipotetica,
57
V., Bruni 1986 a, p. 229, fig. 227, nn. 666, 670, 671 per è del Villanoviano I; tramite i confronti è forse possibile ab-
gli esemplari da Macchia della Turchina, di fine VIII-inizi bassare tale inquadramento cronologico alla fase II.
118 R. Gulieri

Poggio Selciatello59 e nelle 16860 e 12661 di Sel- possibile istituire un confronto con un vaso dalla
ciatello Sopra, è stato rinvenuto un vaso a vasca necropoli di Monte Abatone, a Cerveteri67; ugual-
liscia che presenta la medesima decorazione ri- mente raffrontabile è la brocca 12 della tomba 1 del-
spetto all’esemplare 3347 della R.C. la necropoli situata sul versante orientale di un rilie-
Un esemplare decorato con cuppella proviene vo prospiciente il fosso Pantano di Grano a Veio68.
invece dal sito de “La Mattonara”, presso Civi- In maniera meno puntuale, si può invece isti-
tavecchia62. Il vaso, di avanzata fase II, presenta tuire un raffronto con un esemplare dalla camera
però baccellature molto più sottili. principale della tomba principesca n. 5 di Monte
Questo apparato ornamentale è noto, nella se- Michele, a Veio69, databile tra il 670 e il 650 a.C.
conda metà dell’VIII secolo a.C., anche a Veio: Osta all’identificazione l’esiguità del frammento,
ben tre anforette così decorate provengono dalla che dovrebbe in ogni caso rappresentare la parte
tomba 575 della necropoli di Grotta Gramiccia63. superiore della spalla.
Il frammento Ab 16/12, invece, caratterizzato La parete Ac 7/94 (Tav. 57 C), prodotta con
dalle sole baccellature, può essere forse ricondotto l’uso del tornio e in un impasto estremamente
al capofila 64/164, datato all’OA iniziale per l’an- fine, presenta sottili solcature verticali, parallele
damento della spalla. La cronologia dell’esem- tra loro. Questo tipo di decorazione si colloca so-
plare in questione non può tuttavia essere sicura, litamente sulla vasca di anforette e kantharoi70,
mancando parti diagnostiche del vaso. È pertanto in alternativa alle baccellature, a partire probabil-
solo possibile affermare che il vaso dovette essere mente dall’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C. e
prodotto tra la fase II avanzata, momento in cui a sarà ampiamente diffusa nella produzione in buc-
Tarquinia si diffonde tale tipo, e l’OA. chero71 sin dal secondo quarto del VII secolo.

FORME CHIUSE NON DEFINIBILI: Forme aperte


Pareti decorate
SCODELLE72
Sono trattati in questa sede i frammenti non ri-
conducibili con sufficiente margine di sicurezza Piuttosto numerosi, rispetto ad altre tipologie,
alle forme chiuse precedentemente descritte, ad sono gli esemplari di scodelle. Ai gruppi già noti
esclusione delle olle, che sono trattate a parte65. nei contesti tarquiniesi si è aggiunto l’1Ib1, che
racchiude due nuovi capofila, molto diversi tra
L’esemplare Ab 3/68 sembrerebbe riferibile al loro, che si distinguono in particolare per l’orlo
tipo delle oinochoai trilobate fenicio cipriote, dif- arrotondato in connessione al labbro eretto. An-
fuse in impasto sottile, bucchero e argilla depurata cora predominante, come tra gli esemplari dal
dall’OA all’OM in tutta l’area tirrenica66. Sembra ‘complesso monumentale’, il gruppo 1Ic173.

60
Hencken 1968, p. 251, fig. 223, c. In questo caso il vaso 71
Petrizzi 1986, pp. 212-213, nn. 581 (attingitoio) e 585,
è monoansato e attribuito con qualche incertezza alla fase II kylix, entrambi del secondo quarto del VII secolo. Tale tipo di
del Villanoviano. ornamentazione, peraltro, sopravvive molto a lungo nel buc-
61
Hencken 1968, p. 306 fig. 298, e. La cuppella iscritta chero.
nel solco circolare è qui collocata sopra la bugna, all’attacco 72
Per la definizione della forma e la distinzione tra sco-
della vasca dell’anforetta. della, ciotola e tazza v., Bonghi Jovino 2001 a, p. 41.
62
Pascucci 1998, p. 84, fig. 12,2. 73
Già nell’abitato di Sorgenti della Nova sono state rin-
63
Berardinetti - Drago 1997, p. 48, fig. 14. venute ciotole o scodelle di questo tipo, che sembrano anzi
64
Bonghi Jovino 2001 a, p. 40, tav. 22B. essere peculiari di questo insediamento, differenziandolo da
65
V., supra, p. 111 e ss. altri siti ove prevale la tipologia a orlo estroverso (Luni sul
66
De Santis 1997, p. 111 e nota 39 per la bibliografia di Mignone); la ciotola/scodella a orlo introverso sembra anzi
riferimento. essere una caratteristica della fase protovillanoviana più re-
67
Tomba 83; v., Ceramiche d’Impasto 2000, p. 78, tav. VII, 2. cente (v., Ucelli Gnesutta 1982, pp. 732-733); moltissime
68
De Santis 1997, fig. 13. sono le forme di questo tipo provenienti da tutte le necropo-
69
Boitani 2001, p. 118 n. I.G.8.25. li, ove risulta prevalentemente utilizzato come coperchio per
70
A Tarquinia si veda il kantharos faliscizzante 736, at- il cinerario (a causa della molteplicità di dati si rimanda alle
tualmente nel magazzino del Museo; dallo Spring Building pubblicazioni specifiche: Hencken 1968, Buranelli 1983,
di San Giovenale (Pohl 1981, fig. 6, n. 142 e p. 66) proviene Veio 1963, 1965, 1967, 1970, 1972, 1975, Osteria dell’Osa
un’anforetta, dell’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C., con 1992); anche il ‘complesso monumentale’ di Tarquinia ha
alcune solcature sulla vasca. fornito diverse attestazioni, comprese tra la fase IA e l’OM
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 119

Gruppo 1Ia1. Labbro continuo esoverso con Il frammento Ab 25/22, decorato con una linea
orlo arrotondato (Tav. 57 D) a falsa cordicella impostata lungo l’orlo, da cui
Ac 60/1 si dipartono altre tre linee a falsa corda oblique
e paralelle tra loro, trova confronto nel capofila
Gruppo 1Ia2. Labbro continuo esoverso con 455/42; quest’ultimo si rifà a una tipologia parti-
orlo assottigliato (Tav. 57 E; Tav. 58 A) colarmente diffusa a Veio, in località Quattro Fon-
Ac 9/11 tanili, tipologia che risulta essere una variante ri-
spetto a quella priva della linea orizzontale. Si può
Gruppo 1Ib1. Labbro continuo eretto con orlo attribuire al tipo 34 della Close-Brooks78, ricollo-
arrotondato cato dalla Toms nelle fasi IIB-B79. Tra i numero-
Aa 3/245 si possibili confronti si citano la scodella 12 della
Ac 35/27 tomba EEFF 480 e una dalla deposizione GGHH81.
L’Ac 8/6 presenta l’attacco dell’ansa, che si
Gruppo 1Ib2. Labbro continuo eretto con orlo deve immaginare a bastoncello sormontante; la
assottigliato semplicità della forma, che ricorre per tutto il pe-
Ac 7/97 riodo villanoviano e orientalizzante, e l’assenza
di decorazioni impediscono una datazione preci-
Gruppo 1Ic1. Labbro continuo introverso con sa su base morfologica.
orlo arrotondato (Tav. 58 A) Un confronto è possibile con un esemplare da
Ab 10/39 Chiusi82, inquadrabile nel Villanoviano evoluto.
Ab 16/15 A questo capofila si attribuisce anche l’Ab
Ab 25/22 15/16, che conserva parte dell’ansa a bastoncello
Ac 8/6 sormontante.
Ac 9/8 L’esemplare Ac 9/8 riprende la foggia del ca-
pofila 105/283 ma presenta una serie di tacche
Gruppo 1IIc1. Labbro distinto introverso con sull’ansa. Un confronto molto puntuale, sia per
orlo arrotondato (Tav. 58 B) morfologia sia per apparato ornamentale, rappre-
Ab 15/13 sentano due scodelle provenienti dalla necropo-
li di Poggio Montano84, presenti in entrambe le
Gruppo 1IId1. Labbro distinto introverso mo- fasi del sito, e pertanto genericamente databili ad
danato con orlo arrotondato epoca villanoviana.
Ac 35/6 La scodella Ab 15/13 presenta una morfolo-
gia nuova rispetto agli esemplari precedentemen-
L’Ac 9/11 riprende la foggia del capofila te rinvenuti negli scavi tarquiniesi. Un confronto,
151/1974, proveniente da uno strato dell’OM e sebbene generico, è possibile con un frammento
che indica forse un revival di questa morfologia o rinvenuto a San Giuliano, nel corso di indagini di
un uso prolungato della medesima. superficie, datato all’VIII secolo a.C.85 Probabil-
L’Ac 7/97, invece, replica la forma del mente assimilabile, sebbene privo dell’orlo, è an-
307/1475, attestata per un lungo arco cronologico. che un frammento dalla capanna I di Satricum86.
La scodella Ab 10/39 trova confronto nel capo- La scodella Ac 35/6 riprende la foggia del ca-
fila 162/1/976 e nel frammento 410/21, datato su pofila 59/11687, databile nell’ambito del VII seco-
base stratigrafica alla fase IIB77. lo. Gli esemplari pertinenti a questa tipologia88,

maturo (Bonghi Jovino 2001 a, p. 42 e tavv. 24-26); infine 80


Veio 1967, fig. 88, p. 232.
esemplari tipologicamente affini provengono dalla Tomba X 81
Veio 1963, fig. 78, esemplare g, p. 196.
di Poggio Buco (Bartoloni 1972 p. 139, fig. 66) datata tra 82
Bettini 2000, p. 67, fig. 1, 10.
la fine del primo quarto e l’inizio del secondo quarto del VI 83
Bonghi Jovino 2001 a, p. 43, tav. 24.
sec., e dalla tomba VIII, scodelle 121 e 122, p. 133 fig. 63, 84
Piergrossi 2002, figg. 2-4, nn. 15, 15.
datate all’inizio del VI sec. 85
Mandolesi 1994, p. 312 e fig. 3, 7.
74
Bonghi Jovino 2001 a, p. 42, tav. 23B. 86
Satricum I, p. 245, n. 219. Il vaso appartiene a un grup-
75
Bonghi Jovino 2001 a, pp. 42-43, tav. 23C. po datato alla “late Iron age” (p. 51).
76
Bonghi Jovino 2001 a, p. 42, tav. 24. 87
Bonghi Jovino 2001 a, pp. 44-45, tav. 27A.
77
Gulieri 2002-2003. 88
Per la trattazione della medesima, probabilmente di
78
Veio 1965, fig. 5 p. 57. ispirazione assira, v., Pohl 1981, pp. 59-62. La cronologia
79
Toms 1986, p. 91, nn. X 12-13. proposta dalla Pohl (a partire dall’OA) deve però essere
120 R. Gulieri

noti in area falisca, laziale e campana oltre che rotondeggiante poco sotto l’orlo. Il capofila si
etrusca, tuttavia, compaiono a Tarquinia già a data alla fase IIA, e sulla base dello spessore
partire dalla fine dell’VIII secolo89. della parete e della lavorazione manuale sem-
bra ragionevole una datazione alla fase II piut-
tosto che in un contesto recenziore93 anche per
CIOTOLE il frammento in esame.
La ciotola Ac 23/69 trova un confronto ge-
Ricca di esemplari risulta anche la classe del- nerico con una tipologia nota a Ficana a partire
le ciotole, tra cui spicca per numero di frammenti dall’ultimo quarto del VII secolo94.
il gruppo caratterizzato da labbro continuo intro- La ciotola A 2/3 riprende la foggia del capofila
verso e orlo arrotondato. 435/295 da cui si distingue per le dimensioni in-
feriori del diametro. L’esemplare di riferimento
Gruppo 1Ia1. Labbro continuo esoverso con può essere attribuito alla fase IA.
orlo arrotondato Il frammento A 57/1, per la forma, e l’Aa 11/90
Ab 11/13 richiamano il capofila 176/2/496, proveniente dal
Ac 35/32 deposito celebrativo dell’edificio beta; tuttavia
la medesima morfologia è attestata anche dal
Gruppo 1Ib1. Labbro continuo eretto con orlo 93/1/2, da uno strato di fase IIA, che testimonia
arrotondato (Tav. 58 C) la lunga durata del tipo.
Ab 6/37 L’Ab 3/62, l’Ac 10/55 e l’Ac 24/12 si rifanno,
Ac 23/69 invece, al capofila 124/1997, dell’OA maturo.
L’Ac 12/11 si caratterizza per un profilo for-
Gruppo 1Ic1. Labbro continuo introverso con temente angolare, che diviene tipico di cioto-
orlo arrotondato (Tav. 59 A) le e scodelle dalla fine dell’VIII e per tutto
A 2/3 il VII secolo a.C.98 Numerosi sono gli esem-
A 57/1, Aa 11/90 plari confrontabili: dallo Spring Building di
Ab 3/62, Ac 10/55, Ac 24/12 San Giovenale99 proviene infatti un vaso simi-
Ac 12/11 le, sebbene la sua parete abbia uno spessore
Ac 22/10 maggiore. L’oggetto è in Transitional Impasto
Ac 49/18 e pertanto databile alla fine del periodo vil-
Ac 49/19 lanoviano o all’inizio dell’Orientalizzante100;
Ac 49/20 proviene poi da Vulci un esemplare, datato
alla fase orientalizzante101, che presenta anche
Nessun nuovo capofila può essere attribuito al ansa a bastoncello verticale impostata sull’or-
gruppo 1Ia1. La ciotola Ab 11/13, infatti si può lo. Nelle tombe I e IV di Saturnia102, infine,
ricondurre al 307/990, datato su basi stratigrafiche sono state rinvenute due scodelle ancora del
alla fase IIA. Tuttavia il gruppo è attestato a Tar- medesimo tipo; la datazione al VII secolo a.C.
quinia dalla fase IA all’OA maturo, con qualche -in questo caso la prima metà- è confermata
presenza nelle fasi IB e IIB91. anche dal complesso dei materiali provenienti
La ciotola Ac 35/32 riprende invece la fog- dalle deposizioni.
gia del capofila 3/43092, da cui si differen- L’Ac 49/19 richiama invece il capofila
zia solamente per la presenza di una bugna 176/12103 dell’OA maturo.

rialzata alla fase IIB sulla base della testimonianza tarqui- 95


Bonghi Jovino 2001 a, p. 47, tav. 30 A.
niese. 96
Bonghi Jovino 2001 a, p. 48, tav. 30A.
89
Bonghi Jovino 2001 a, p. 44. 97
Bonghi Jovino 2001 a, p. 47, tav. 29B.
90
Bonghi Jovino 2001 a, p. 46, tav. 28. 98
V., anche Ceramiche d’Impasto 2000, tav. LI.
91
Bonghi Jovino 2001 a, p. 46. 99
Pohl 1981, tav. 10, n. 231.
92
Bonghi Jovino 2001 a, p. 46, tav. 27D. 100
Ivi, p. 70.
93
Il gruppo è infatti largamente diffuso a Tarquinia dal X 101
Falconi Amorelli 1983, p. 101, fig. 41, 79.
al VII secolo a.C. 102
Donati 1989, rispettivamente p. 27, n. 10, fig. 6, 10 e
94
Brandt 1996, p. 207 e fig. 132, 68. Molto diverso l’or- p. 44, fig. 14, 9.
lo, arrotondato nell’esemplare tarquiniese e appiattito in 103
Bonghi Jovino 2001 a, p. 48, tav. 29B.
quelli da Ficana.
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 121

TAZZE laziale; manca, però, la decorazione a falsa cordi-


cella, che trova invece ampia diffusione nel terri-
Solo due orli di tazze provengono dagli scavi torio tarquiniese105.
dell’Ara della Regina; sono tuttavia molteplici le pa- L’Ac 35/4 è stato attribuito al gruppo 2IIa1,
reti decorate, i fondi e le anse di tazze ivi rinvenute. sebbene la porzione ridotta del frammento con-
servato renda l’assegnazione non certa. Si nota la
Gruppo 1Ia1. Labbro continuo esoverso con caratteristica decorazione a falsa cordicella, che,
orlo arrotondato (Tav. 59 B) probabilmente, sottolineava l’attacco della care-
Ac 35/5 na e pare una caratteristica ricorrente delle pro-
duzioni tarquiniesi, come detto sopra.
Gruppo 2IIa1. Labbro distinto esoverso con L’orlo Ac 8/7 non è stato attribuito ad alcun
orlo arrotondato (Tav. 59 B) gruppo poiché manca la parte inferiore del vaso e
Ac 35/4 risulta pertanto impossibile stabilire se la carena
fosse continua o distinta; la modalità di produzio-
Orli non attribuibili ne, il tornio, permette comunque una datazione
Ac 8/7 generica al periodo dell’Orientalizzante.
Ac 21/2 Considerazioni analoghe valgono per l’Ac 21/2.
La parete A 34/12, ornata da una solcatura ver-
Pareti decorate (Tav. 59 C) ticale, rimanda al capofila 33/87106, residuale, ma
A 34/12 appartenente a un gruppo databile entro la secon-
Ab 8/9 da metà del IX secolo a.C.
Ab 10/2 L’Ab 8/9, caratterizzato da baccellature stret-
Ab 16/11 te ed oblique, ripete una foggia già nota al ‘com-
Ac 22/13 plesso monumentale’, attestata dal capofila
Ac 31/35 649/8, molto più completo, dotato di labbro con-
Ac 62/1 tinuo esoverso e orlo arrotondato e di ansa insel-
lata; l’esemplare di riferimento si data, tramite
Anse (Tav. 59 C) confronti, alla fase II107.
A 50/2 L’Ab 10/2, invece, è un frammento di vasca
Ab 6/41 baccellata con baccellature verticali. Tale decora-
Ab 11/33 zione, presente sul capofila 64/8108 e caratteristica
Ab 12/5 di numerosi esemplari provenienti dalla capan-
Ac 9/14 na 671 del ‘complesso monumentale’109, è tipica
Ac 14/1 della fase IIB, momento cui vanno probabilmen-
Ac 14/10 te riportati anche gli oggetti qui in esame.
Ac Ac 49/13, Ac 49/14, 49/51 La parete Ab 16/11 rappresenta invece un nuo-
Ac 49/15 vo capofila. Dal punto di vista morfologico essa
Ac 69/15 sembra far riferimento al capofila 295/2110, rinve-
nuto in uno strato arcaico e datato con qualche in-
Fondi (Tav. 60 A) certezza all’OM. La decorazione, tuttavia, ricor-
Aa 6/152 da quella di un gruppo di tazze caratterizzate da
Ac 53/2 un apparato decorativo composto da moduli di li-
nee oblique parallele a falsa cordicella imposta-
L’orlo Ac 35/5 trova un raffronto morfologico te sulla carena, testimoniate al ‘complesso monu-
con il tipo 20a di Osteria dell’Osa104 della II fase mentale’ dal capofila 190/2111. Questo esemplare

104
Osteria dell’Osa 1992, p. 280. 109
Gulieri 2002-2003.
105
De Angelis 2001, p. 353. 110
Bonghi Jovino 2001 a, p. 51, tav. 33.
106
Bonghi Jovino 2001 a, p. 51, tav. 34C. 111
Bonghi Jovino 2001 a, tav. 33. Tuttavia l’esemplare
107
Si veda, ad esempio, un esemplare dal fondo della Rac- proviene da uno strato arcaico e si poneva quindi il proble-
colta Comunale di Tarquinia, in Delpino 1991, pp. 146-149, ma della datazione; Un ulteriore frammento di questa tipo-
figg. 22, 23; ancora, la tipologia è ben attestata a Vulci, come logia, il 448/3, proveniva da uno strato databile alla fase IIB
attestano i sette esemplari della necropoli di Poggio Maremma, (Gulieri 2002-2003); è sembrato quindi necessario cercare
in Veio, Cerveteri, Vulci 2001, pp. 196-197, nn. III.B.1.35-41. ulteriori confronti per circoscrive l’arco cronologico di at-
108
Bonghi Jovino 2001 a, p. 53, tav. 36. tribuzione.
122 R. Gulieri

corrisponde in maniera puntuale al gruppo di taz- L’esemplare Ac 22/11 dovrebbe essere attribu-
ze 1 tipo 1 descritto dalla De Angelis112 che sem- ito ad una tazza per la frequenza con cui si ri-
bra trovare attestazioni solo nel territorio tarqui- trova associato a tale forma il motivo decorativo
niese e caratterizzarsi perciò come una produzione presente sul pezzo, ovvero un triangolo campito
locale. Essa trova confronto in un esemplare rin- a falsa cordicella118. L’attribuzione, data la man-
venuto nella tomba 10 della necropoli di Selcia- canza di parti diagnostiche, resta generica.
tello Sopra a Tarquinia, studiato da Hencken113, Il frammento Ac 31/35 conserva parte del col-
che lo attribuisce all’orizzonte subappenninico e lo e della carena di una tazzina. L’attacco della
lo data in maniera incerta tra il Villanoviano I e carena è sottolineato da una fila di losanghe trat-
il Villanoviano II. Lo stesso reperto è stato in se- teggiate, oblique, orientate verso destra mentre
guito analizzato da C. Iaia114, il quale lo colloca la vasca presenta baccellature oblique inclinate a
cronologicamente al Villanoviano IB-IIA. Sono sinistra. Non potendo ricostruire con certezza la
comunque molti gli esemplari assimilabili nel ter- forma, per proporre una datazione è necessario
ritorio tarquiniese, tutti provenienti dalla necropo- basarsi principalmente sull’apparato ornamenta-
li di Selciatello Sopra, principalmente da sepoltu- le119; entrambi i motivi, associati, sono testimo-
re della fase IC nella cronologia dell’Hencken115. niati da una tazzina proveniente dall’abitato del
Un confronto generico è possibile anche con un Gran Carro120, della fine dell’età del Bronzo121.
frammento, rinvenuto sempre a Tarquinia, nell’a- Il frammento di parete di tazza Ac 62/1+62/2122
rea 69 del Pian di Civita, e datato dal primo fer- trova confronto in un esemplare integro da Vulci,
ro alla fase recente dell’OA116. L’esemplare qui in rinvenuto in località Polledara e datato generica-
esame si discosta dai precedenti per la forma del- mente al Villanoviano123. Il reperto presenta collo
la carena – che presenta un doppio angolo, tale da cilindrico, corpo schiacciato e fondo ombelica-
formare una banda ove si imposta la decorazione to; l’attaccatura dell’ansa si trova nella stessa po-
– e per l’ornamentazione più complessa: alla dop- sizione rispetto all’Ac 62/1. È tuttavia possibile
pia linea a falsa cordicella obliqua si sostituiscono che non si tratti di una tazza, bensì di un kantha-
tre linee, ottenute con la medesime tecnica, obli- ros, come sembra indicare l’esemplare 2477 del-
que, marginate in alto e in basso da due linee an- la Raccolta Comunale tarquiniese124. Tale vaso
cora a falsa cordicella. Il confronto più calzante è risulta decorato lungo la carena da una serie di
con una tazza dalla tomba 194 della necropoli di bugne allungate simili a quelle dell’Ac 62/1 e
Selciatello Sopra117, per la morfologia della care- può essere datato ai decenni centrali dell’VIII se-
na e i moduli di tre linee oblique a falsa cordicel- colo a.C. La posizione dell’ansa, segnalata dalla
la. È possibile, a parere di chi scrive, che si tratti frattura, in questo caso sembra coincidere.
di una variante più complessa del tipo preceden- Meno puntuale il confronto con il tipo di tazza
temente descritto, forse da datarsi in un momento 21a di Osteria dell’Osa125, presente in tutta la fase
leggermente successivo. laziale II, che può presentare la bugna allungata

La presenza di questa tipologia, allo stato attuale degli


112
De Angelis 2001, p. 220 e fig. 74, 1 p. 246. studi, solamente al ‘complesso monumentale’, nella necro-
113
Hencken 1968, fig. 273b, p. 289. poli di Selciatello Sopra e all’Ara della Regina sembrerebbe
114
Iaia 1999, p. 21, fig. 4A, 4. sintomatica di un rapporto privilegiato tra le aree.
115
Solo come esemplificazione (ma sono presenti altri 116
Mandolesi 1999, fig. 29D3, p. 73.
esemplari) v., Hencken 1968, t. 25, fig. 77, a, Villanoviano 117
Hencken 1968, p. 318, fig. 315, d.
IC; t. 166, fig. 64, c, Villanoviano IB; t. 32, fig. 79, b, Vil- 118
Si vedano ad esempio i capofila 435/9, 6/83, 267/2,
lanoviano IC; t. 64, fig. 83, j, Villanoviano IC. Tutti questi 305/13 in Bonghi Jovino 2001 a, tavv. 32- 34.
esemplari sono dotati di ansa a nastro, sopraelevata, a ter- 119
La tecnica di lavorazione manuale potrebbe indicare
minazione lanceolata, che è quindi ipotizzabile anche per un momento precedente alla metà dell’VIII secolo a.C., seb-
il frammento 448 dal Complesso sacro-istituzionale e per bene la data resti ipotetica.
l’Ab 16/11 dell’Ara della Regina, anche in ragione del fat- 120
Tamburini 1995, fig. 30, 153. La tazza rientra nella
to che questa forma risulta già ivi attestata (L. Mordeglia, tipologia 1B, che trova confronto anche nella necropoli di
Aspetti della produzione vascolare della “prima” Tarqui- Poggio Selciatello; il motivo a turbante (B1), che orna que-
nia. Tarquinia. la ceramica di impasto. campagne 1989- sta tazza, è considerato tipico dell’età del Bronzo.
1991 (settore F), Tesi di laurea, Università degli studi di 121
Tamburini 1995, p. 304.
Milano, A. A. 1996-1997, rel. Prof. M. Bonghi Jovino, n. 122
D’ora in avanti solo Ac 62/1.
414 p. 122). In particolare la tazza dalla tomba 32 presenta 123
Falconi Amorelli 1983, p. 81, fig. 29, 51.
moduli di quattro tratti obliqui, e rappresenta quindi già 124
M. Geroli, cit. a nt. 59.
una variante più complessa rispetto al tipo più diffuso. 125
Osteria dell’Osa 1992, p. 290.
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 123

sulla vasca ma è caratterizzata da ansa bifora a differenziano da quelle del capofila qui in esa-
nastro impostata verticalmente sulla spalla e me per essere ulteriormente inquadrate in linee
sull’orlo, il che non coincide con quanto resta del orizzontali a falsa corda. Manca anche il trian-
frammento Ac 62/1. golo col vertice in basso nella parte sommitale
dell’ansa e questa stessa risulta bifora, a differen-
Il frammento di ansa insellata A 50/2 misura in za di quanto accade per quella tarquiniese.
altezza cm 2,9. Poiché non si conserva la parete L’Ac 14/1 è un’ansa a nastro, probabilmente
ad esso pertinente non è possibile definire la for- riferibile a una tazza, inornata. Di colore nero-
ma originale del vaso; tuttavia l’ansa sembra at- bruno, con superficie accuratamente lisciata, non
tribuibile alla tipologia del brown impasto, e per- può essere datata con precisione.
tanto dovrebbe essere datata tra l’ultimo quarto L’Ac 14/10 è attribuibile al capofila 287/6 ma
dell’VIII e la prima metà del VII secolo a.C.126. presenta l’ingobbio rosso dell’Orientalizzante.
L’ansa Ab 6/41, ornata da una linea a falsa I frammenti Ac 49/13, Ac 49/14 e 49/51 ripren-
cordicella lungo la base e i profili, rimanda al dono il capofila 283/11134. Si tratta, come per l’Ab
287/6127. La decorazione del frammento è molto 7/41, di anse a nastro ornate lungo i profili tramite
comune, a Tarquinia, nella fase IIB128, sebbene si la falsa cordicella, che, come si è detto, compare
conosca almeno un precedente di fase IB129. a Tarquinia nel corso della fase IB e conosce una
Al medesimo capofila va attribuita, per deco- grande diffusione nella IIB, fase cui si può ascri-
razione, l’Ac 35/9, che si caratterizza per lo spes- vere anche il capofila qui preso a riferimento. Si-
sore esiguo. mili osservazioni possono essere fatte anche per
Il frammento Ab 12/5 potrebbe essere identifi- l’Ac 49/15, ancora ornata con la falsa cordicella,
cato come un’appendice di ansa, del tipo attestato che riprende il capofila 87/7135, della fase IB.
dal capofila 33/49130, databile alla fase IIA. L’Ac 69/15 è probabilmente una parte di ansa
L’Ac 9/14 è modellata con grande accuratezza. bifora. Tuttavia l’estrema frammentarietà dell’og-
La superficie, nera brillante, è molto ben lisciata getto impedisce ogni ulteriore osservazione.
e presenta tre gruppi a falsa cordicella di tre linee Il fondo Aa 6/152 è caratterizzato dalla pro-
ciascuno, orizzontali, e un triangolo dal vertice fonda baccellatura, molto ravvicinata, poco dif-
in basso, tratteggiato con due linee a falsa cordi- fusa sulla Civita tarquiniese, ove prevale il tipo
cella, sulla sommità del frammento. Sembra pro- “a petalo”136. È comunque una decorazione ben
babile che appartenga a una tazzina-attingitoio, e nota137, ispirata alle forme metalliche, che può es-
che si tratti di un’ansa monofora. La variante di sere associata a differenti forme di vasi, quali le
ansa con unico foro, d’altronde, risulta meglio at- tazze o i kantharoi. A Tarquinia si trova sul fondo
testata a Tarquinia131 rispetto a quella bifora, pre- di una tazza su alto piede, rinvenuta nella tom-
ferita invece, ad esempio, a Veio132. Un confronto ba 65, 6 della necropoli in località Macchia della
è possibile con un esemplare da Chiusi133: l’an- Turchina138, databile tra la fine dell’VIII e l’inizio
sa di attingitoio presenta, campite nella parte in- del VII sec. a.C. Numerosi sono i vasi provenien-
terna, tre fasce a falsa cordicella oblique, che si ti dalla R.C. o dalla C.B. così ornati139 variamente

126
Per la definizione del brown impasto v., Pohl 1981, 134
Bonghi Jovino 2001 a, p. 52, tav. 35.
p. 57. 135
Bonghi Jovino 2001 a, p. 52, tav. 34.
127
Bonghi Jovino 2001 a, tav. 35. 136
Bonghi Jovino 2001 a, p. 49 con riferimento anche
128
Si vedano i capofila 274/1, 283/11 (Bonghi Jovino all’esemplare b dalla tomba 95 di Selciatello Sopra (Hen-
2001 a, p. 53, tav. 35) 649/8, 455/30, 479/35 (Gulieri 2002- cken 1968, p. 134) e all’esemplare a dalla tomba 174 di
2003). Selciatello Sopra (Hencken 1968, p. 146). La baccellatura a
129
Bonghi Jovino 2001 a, esemplare 87/7, p. 52, tav. 34D. petalo si diffonde a partire dalla prima metà dell’VIII secolo
130
Bonghi Jovino 2001 a, p. 52, tav. 34. a.C., ed è peculiare del comprensorio tarquiniese.
131
Si vedano a questo proposto le tazze 3/3 tav. 32 e 137
La diffusione di tale motivo non è ovviamente limi-
274/94 tav. 33, le anse 30/38 e 33/183 in Bonghi Jovino tata al territorio tarquiniese. Solo a titolo esemplificativo si
2001 a, la tazza 414/1 tav. 85 in L. Mordeglia, cit. a nt. 116, veda la necropoli di Poggio Buco, con esemplari del primo
la tazza 419/7 in Gulieri 2002-2003. quarto del VII secolo (Bartoloni 1972, p. 62, fig. 27, 14)
132
Veio 1965, fig. 67, esemplare b dalla tomba II 15-16, e della Banditaccia, da cui proviene una tazza ancora del
della fase IIB, p. 152 e fig. 58, tomba HH 15, b, assegna- primo quarto del VII sec. (Ceramiche di Impasto, p. 103,
ta con qualche dubbio alla fase IIB, p. 139; Veio 1970, fig. tav. XLVII, 11).
40,3, dalla tomba Y1A, p. 250; Veio 1975, fig. 38, 18, tomba 138
Bruni 1986, p. 229, fig. 227, n. 666.
C 12-13 p. 122, della fase II B. 139
Esemplari R.C. 7961, R.C. 9661, R.C. 5511, R.C.
133
Bettini 2000, fig.3, esemplare 9. 2107, R.C. 8634, C.B. 731.
124 R. Gulieri

databili tra la fine dell’VIII sec. e il terzo quarto costante, compreso tra i cm 0,5 e 0,9145. Poi-
del VII. ché i frammenti sono di esigue dimensioni non
L’Ac 53/2, invece, ripete una foggia già nota a si è ritenuto di poter attribuire una datazione
Tarquinia tramite il capofila 128/1140, che esem- specifica ad ognuno146; conviene pertanto limi-
plifica la tipologia “a petalo”141, caratteristica di tarsi a quella del tipo, che a Tarquinia si svi-
Tarquinia e ben nota soprattutto alla Civita, data- luppa a fine VIII secolo e perdura sino almeno
bile a partire dalla metà dell’VIII secolo. all’OM147.
La parete A 42/14 è invece ornata con due mo-
danature successive, mentre una sola modanatu-
KANTHAROI/KYATHOI/CALICI ra residua attesta l’esemplare Ac 7/101, attribui-
to, con molte incertezze causate dall’esiguità del
Sono solo due i frammenti di orlo afferenti a frammento, al capofila 274/67148.
questa tipologia, entrambi riconducibili al ca- Un discorso a parte merita il frammento Ab
pofila 3/184. Anche in questo caso sono presen- 15/8, che presenta due modanature sottolineate
ti frammenti di pareti decorate, riconoscibili per dal motivo a falsa cordicella. Non è stato possibi-
la presenza di solcature o di modanature e per lo le rinvenire puntuali confronti dal punto di vista
spessore contenuto delle pareti. morfologico, tuttavia le due tipologie ornamen-
tali si ritrovano, associate, in una tazza dalla T.
Gruppo 1Ic1. Vasca distinta esoverso con orlo 653 della necropoli del Pagliarone149, di fase IA
assottigliato (prima metà del IX sec.). Ornano altresì un anfo-
Aa 3/244 risco150 della fase IB, dalla medesima necropo-
Aa 6/151 li. Dalla necropoli di Saturnia provengono tazze
Ab 17/3142 ugualmente decorate, inquadrabili entro la prima
metà del VII secolo151.
Pareti decorate (Tav. 60 B)
A 51/5
A 42/14 CALICI
Ab 15/8
Ab 16/20 1. Calici inornati
Ac 18/64 Gruppo 1Ia1. Labbro distinto esoverso con
Ac 50/14 orlo arrotondato
Ac 51/2 Ac 49/37

I frammenti Aa 3/244 e Aa 6/151 paiono en- 2. Calici modanati


trambi riferibili al capofila 3/184143. Tutti i vasi di Gruppo 2Ia1. Labbro distinto esoverso con
questo gruppo ricavano la loro cronologia, per il orlo arrotondato (Tav. 60 C)
sito della Civita, dal 176/59, rinvenuto nelle fos- Ac 7/99
se del deposito celebrativo dell’edificio beta144, e Ac 28/3
pertanto inquadrabile nell’OA maturo. Ac 66/5

Le pareti A 51/5, Ab 16/20, Ac 18/64, Ac Pareti decorate


31/15 Ac 50/14 e Ac 51/2 sono decorate tramite A 15/4
solcature orizzontali e presentano uno spessore Ab 5/11

140
Bonghi Jovino 2001 a, p. 54, tav. 37A. loro spaziatura reciproca, poiché queste tendono ad au-
141
V., supra, in riferimento al fondo Aa 6/152. mentare e a farsi più ravvicinate col passare del tempo,
142
Il frammento pare appartenente a questo gruppo, ma è e quelle provenienti dall’inclinazione dell’orlo, che di-
in realtà troppo breve per permettere ulteriori osservazioni. viene progressivamente più estroflesso (Bonghi Jovino
143
Bonghi Jovino 2001 a, p. 55, tav. 37D. 2001 a, p. 55).
144
Bonghi Jovino 2000 a, pp. 269-270 con bibliografia 147
Bonghi Jovino 2001 a, p. 55.
precedente. 148
Bonghi Jovino 2001 a, p. 55 e tav. 37.
145
Fa eccezione la A 51/5, con uno spessore di soli 149
Gastaldi 1998, tav. 50, tomba 653 n. 3.
cm 0,3. 150
Gastaldi 1998, tav. 62, tomba 682, 2.
146
Per una datazione corretta essenziali sono le con- 151
Donati 1989, p. 76, n. 74, fig. 28, 74; p. 78, n. 88, fig.
siderazioni ricavabili dalla quantità di solcature e dalla 29, 88.
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 125

L’unico vaso del gruppo 1Ia1, l’Ac 49/37 ri- quello a solcature impresse, adottato a Tarquinia
manda al capofila 313/5152 rinvenuto in uno strato a partire dalla seconda generazione del VII seco-
di fase IB e interpretato come il remoto antece- lo162.
dente della coppa su piede, che si diffonde a par-
tire dall’VIII secolo a.C.153.
Il nuovo capofila Ac 7/99 presenta orlo mol- Accessori
to estroverso e una sola solcatura sulla parete, a
sottolinearne la modanatura. È forse possibile un COPERCHI
raffronto con il precedente capofila 176/52, che
presenta però un diametro e uno spessore del- Svariati sono gli esemplari di coperchi rinve-
la parete molto maggiori. È comunque probabi- nuti negli strati dell’Ara della Regina; per lo più
le che l’orizzonte cronologico di riferimento sia essi possono essere attribuiti a capofila prece-
il medesimo, ovvero la metà circa del VII seco- denti, tuttavia è stato necessario creare un nuovo
lo a.C. Tre calici rinvenuti a Cures Sabini, in un gruppo, l’1IIa6, caratterizzato dall’orlo ingrossa-
contesto di abitato, presentano la medesima mor- to. Come si dirà meglio in seguito, tale morfolo-
fologia; il primo può essere inquadrato in un arco gia trova confronto con esemplari prelevati dalla
cronologico esteso a partire dall’inizio del VII se- capanna 671 della Civita163.
colo a poco oltre la metà del medesimo154, mentre
i rimanenti sono stati attribuiti alla seconda metà Gruppo 1Ia1. Campana poco profonda, tesa
del VII secolo155. ricurva con orlo arrotondato
Il frammento Ac 28/3 può invece essere ricon-
dotto al capofila 176/20156, prelevato in uno strato Ab 10/31
dell’OA maturo. Ab 19/5, Ac 9/10, Ac 14/18, Ac 49/34
Il calice Ac 66/5 si differenzia dagli altri esem- Ac 32/24
plari della categoria rinvenuti a Tarquinia princi-
palmente per il diametro, di poco più di cm 12, Gruppo 1IIa1. campana profonda, tesa ricur-
e pertanto notevolmente inferiore alla media. Il va con orlo arrotondato
vaso presenta inoltre quattro modanature in se- Ac 35/28
quenza, dal labbro alla carena. A Tarquinia tro-
va confronto con un vaso rinvenuto nella tomba Gruppo 1IIa6. Campana profonda, tesa ricur-
XLIV della necropoli Le Rose157, e databile alla va con orlo ingrossato (Tav. 60 D)
prima metà del VII secolo a.C. Un ulteriore raf-
fronto, dal punto di vista morfologico, è possibile Ac 14/16
con un esemplare su alto piede da Vulci, di epo- Ac 31/14
ca orientalizzante, che presenta però solo tre mo-
danature sulla vasca158. Ancora, da Cures Sabi- Il gruppo 1Ia1 raccoglie sette frammenti. L’Ab
ni proviene un calice della seconda metà del VII 10/31 rimanda al capofila 276/7164, rinvenuto in
secolo, con cinque modanature, assai prossimo a giacitura primaria in uno strato di fase IB, mo-
quello qui in esame159. mento in cui si può fissare la cronologia del mo-
dello.
La parete A 15/4, ornata da tre modanatu- Ab 19/5, Ac 9/10, Ac 14/18, e Ac 49/34, inve-
re successive, può essere ricondotta al capofila ce, devono essere ricondotti al 287/19165.
176/20160. L’Ac 32/24, infine, presenta lorlo più incli-
Il frammento Ab 5/11, invece, rimanda al ca- nato, sebbene la vasca possa ancora essere de-
pofila 221/3161 e presenta un tipo di decorazione, finita poco profonda. Esso trova un confronto

152
Bonghi Jovino 2001 a, p. 56, tav. 38B. fossa, databile alla prima metà del VII secolo a.C.
153
Bonghi Jovino 2001 a, p. 56. 158
Falconi Amorelli 1983, p. 111, fig. 47, 99.
154
Guidi 1996, p. 177, fig. 20, 10. 159
Guidi 1996, p. 181-183, fig. 26, 7.
155
Guidi 1996, pp. 181-183, fig. 22, 15 e fig. 26, 5. Si 160
Bonghi Jovino 2001 a, p. 56, tav. 38C.
noti che per questi materiali è sottolineata la relazione con 161
Bonghi Jovino 2001 a, p. 56, tav. 38D.
le produzioni etrusco-meridionali. 162
Bonghi Jovino 2001 a, p. 55.
156
Bonghi Jovino 2001 a, p. 56, tav. 38C. 163
Gulieri 2002-2003.
157
Buranelli 1983, p. 50, fig. 51.5. Il vaso è definito cop- 164
Bonghi Jovino 2001 a, p. 62, tav. 47A.
pa carenata di tipo 1. La deposizione è una delle poche a 165
Bonghi Jovino 2001 a, p. 62, tav. 47A.
126 R. Gulieri

nell’esemplare 649/33166 rinvenuto nella capanna Più incerta risulta l’attribuzione dell’Ac 35/10.
671 nei pressi delledificio β del Pian di Civita e Questo infatti trova confronto, per andamento e
pertanto attribuibile alla fase IIB. spessore, con un frammento da Acquarossa173,
Unico esemplare del gruppo 1IIa1, il fram- in impasto con ingobbio rosso, che conserva an-
mento Ac 35/28, trova confronto con il capofila che parte dell’ansa e può quindi essere identifica-
274/103167. to come olpe174. Anche talune anforette a doppia
Per quanto concerne il gruppo 1IIa6, il fram- spirale di VII secolo a.C., tuttavia, presentano il
mento Ac 14/6 ricorda un esemplare dallo Spring medesimo andamento dell’orlo175. Nel bucchero
Building di San Giovenale168 databile tra il tardo esso trova confronto, dal punto di vista morfo-
VIII e il VII secolo. logico, con l’attingitoio 3/527176, pertinente a un
La foggia dell’Ac 31/14, con orlo ingrossato tipo di produzione locale, datato tra il secondo
da entrambi i lati, era invece già nota attraver- quarto e la fine del VII secolo.
so i capofila della Civita; proviene ancora dalla Sempre in bucchero è un frammento da Satri-
sopraccitata capanna 671 il capofila 419/78, in- cum, probabilmente interpretabile come olpe e
quadrabile stratigraficamente alla fase IIB. Inol- databile tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo
tre esso può essere confrontato con due tipologie a.C. non dissimile da quello in esame.
di P. Carafa169, una delle quali è datata all’ultimo Per il frammento Ac 35/2, caratterizzato
quarto dell’VIII sec. a. C. dall’ingobbio rosso, non è stato possibile indivi-
duare un confronto puntuale.
Ugualmente generica è l’attribuzione del fram-
Frammenti pertinenti mento Ac 7/103 al capofila 180/21: dell’esempla-
a varie forme vAscolari re in esame resta una piccola porzione, che non
consente di calcolare il diametro, priva del pre-
Labbri (Tav. 60 E) sunto attacco della carena; la presenza della falsa
Complessa risulta l’interpretazione dei fram- cordicella nel punto più basso dell’orlo, comun-
menti Ac 31/21 e Ac 35/10: benché si tratti di que, è ben attestata al ‘complesso monumentale’,
orli, conservati per un’altezza rispettivamente di da cui provengono diversi esemplari di tazze così
cm 2,3 e 2,7, non resta nulla della parte inferio- ornati177.
re del vaso. Non è pertanto possibile determina-
re con certezza come questo dovesse svilupparsi. Pareti e prese (Tavv. 60 E, 61 A)
Per i confronti quindi ci si è dovuti basare unica- La parete A 35/32, che riporta segni di lavora-
mente sull’inclinazione del frammento rimasto, zione al tornio, presenta sulla superficie il classi-
sullo spessore della parete e sulla misura del dia- co ingobbio rosso; per questi motivi può essere
metro all’imboccatura. collocata nel periodo orientalizzante.
L’Ac 31/21, a causa dell’orlo meno estro- Unicamente per l’ingobbio rosso, che fornisce
flesso, sembra rimandare in maniera più pun- una datazione approssimativa, è stata registrata
tuale ai kantharoi di tipo falisco o faliscizzan- anche la parete inornata Ac 35/16.
te. A quest’ultimo gruppo appartengono infatti La presa Aa 4/53 risulta pertinente a una for-
due vasi, uno da Tarquinia170 e uno da Acquaros- ma chiusa, sulla base dell’osservazione della por-
sa171, che costituiscono un buon confronto per zione di parete residua. È possibile che si tratti
l’Ac 31/21. Il primo, con decorazione incisa a di un’olla biansata; trova confronto nel capofila
ghirigori, si data entro la metà del VII secolo, il 314/7178.
secondo, in brown impasto, è databile tra l’ulti- La parete Ab 10/26 presenta un apparato de-
mo quarto dell’VIII e la prima metà del VII se- corativo composto da due fasci di solcature, oriz-
colo a.C.172. zontali e paralleli tra loro; nello spazio ottenuto

166
Gulieri 2002-2003. 173
Lundgren-Wendt 1982, fig. 18, 191.
167
Bonghi Jovino 2001 a, p. 62, tav. 48D. 174
Jar nell’originale.
168
Pohl 1981, p. 75 e tav . 23, n. 525. 175
Etruschi di Cerveteri 1986, p. 208, fig. 17, 1, tomba 90.
169
Carafa 1995, n. 248 p. 113 e p. 241 n. 661. 176
Locatelli 2001, pp. 203-204, tav. 84.
170
RC 1980. 177
Oltre al capofila segnalato si vedano il 176/25, il
171
Lundgren-Wendt 1982, fig. 29, 275. 240/2/28, il 235/8, il 283/3, in Bonghi Jovino 2001 a, tavv.
172
Per la definizione del brown impasto v., Pohl 1981, 32-34.
p. 57. 178
Bonghi Jovino, 2001, p. 63, tav. 49B.
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 127

tra i due fasci si impostano altre solcature paral- L’ansa a bastoncello A 5/19 presenta dimen-
lele, che formano un triangolo col vertice in alto. sioni assai ridotte, ed è pertanto verosimile che
La parete Ab 16/17 trova un raffronto nel ca- sia da riferire a un esemplare miniaturistico,
pofila 76/2/24, dal quale si distingue perché l’e- una ciotola/scodella o una kotyle181. La superfi-
semplare qui in esame pare pertinente ad una for- cie purtroppo è combusta, per cui non è possibi-
ma aperta. le avanzare ipotesi circa la datazione basandosi
La parete Ac 9/9 presenta una decorazione ri- sul trattamento della superficie o sul colore della
corrente, due fasci di linee che formano un ango- medesima.
lo retto179, ma la lavorazione al tornio del fram- L’A 47/5 è una delle tante anse a bastoncello
mento testimonia la lunga durata del motivo obliquo, probabilmente da riferirsi a un’olla.
ornamentale e può forse essere ricondotta all’am- Rientra nella stessa categoria anche l’A 56/1,
bito rituale. La forma del vaso non è ricostruibile ma la parete residua è tornita, per cui il frammen-
ma è da ricercare tra quelle aperte. to si data a partire dalla metà dell’VIII secolo.
Considerazioni analoghe possono essere fatte È l’ingobbio rosso, caratteristico dell’epoca
per l’esemplare Ac 10/51, decorato con gruppi di orientalizzante a fornire indicazioni per l’ansa a
linee che formano angoli e tornito. bastoncello Aa 3/246, che per il diametro va rife-
Le due pareti Ac 14/8 e Ac 34/3 sono ornate rita a un vaso di grandi dimensioni, probabilmen-
da costolature verticali e presentano nuovamen- te, ancora una volta, un’olla.
te l’ingobbio rosso. Si tratta, con ogni probabilità Il frammento Ab 3/64, un’ansa a bastoncello,
di frammenti di olle “a seme di papavero”, che a presenta tre tacche nelle parte superiore. Rap-
Tarquinia sembrano comparire sullo scorcio del- presenta, quindi, la stessa tipologia attestata dal-
l’VIII secolo e perdurare, in alcuni casi, sino alla la scodella Ac 9/8, databile a epoca villanoviana.
metà del VI180, sebbene il momento di maggior Ab 6/39 è invece un’ansa a bastoncello sor-
diffusione sia il primo quarto del VII. Trovano un montante, impostata sull’orlo182.
confronto nel capofila 377/1. Il frammento Ab 10/44 potrebbe appartenere
La parete Ac 18/54, di colore nero, ben lisciata a un’ansa a torciglione, presente ad esempio sul
a stecca, prodotta manualmente, sembra riportare capofila 455/44, rinvenuto nella capanna 671, ma
iscritta la lettera “A”. piuttosto diffuso anche a Chiusi183 nel Villanovia-
Problematico risulta lo studio del frammento no evoluto.
Ac 49/16, poiché esso non presenta alcuna cur- I frammenti Ab 11/34 e Ab 11/45, che attacca-
vatura, rendendo quindi impossibile comprende- no tra loro, appartengono alla presa di un coper-
re quale sia la forma originale. Dal punto di vi- chio.
sta della fattura e del corpo ceramico l’Ac 49/16 L’ansa Ab 16/19 sembra attribuibile alla classe
risulta molto fine; la decorazione si compone di del brown impasto, da cui ricava una datazione,
due cordoncini a rilievo, a loro volta ornati da compresa tra l’ultimo quarto dell’VIII alla metà
tacche ovali a intervalli regolari e baccellature. del VII secolo.
La lisciatura è molto accurata. L’ansa Ac 7/80 trova confronto con il capofila
435/8184, prelevato in uno strato di fase IA.
Anse (Tavv. 60 E, 61 A) Ancora un’ansa a bastoncello sormontante at-
L’ansa a bastoncello A 5/17 parrebbe da attri- testa il frammento Ac 7/90.
buirsi, sulla base delle dimensioni e della por- Pertinente a una forma chiusa è l’Ac 10/50,
zione di parete conservata, ad una forma aperta, un’ansa a bastoncello obliquo attribuibile al ca-
quale una ciotola o una scodella. La caratteristica pofila 646/2.
che la rende importante ai fini della datazione è la Appartiene invece a una forma aperta l’Ac
presenza di ingobbio rosso orientalizzante. 10/52, a bastoncello sormontante.

179
V., ad esempio il capofila 76/2/24, in Bonghi Jovino, si trovano a Tarquinia a partire dalla fase IA (Bonghi Jovino
2001, tav. 13. 2001, p. 43, tav. 24 capofila 105/2; p. 46, tav. 28, capofila
180
Bonghi Jovino 2001 a, pp. 20-21 e note 135-148. 314/23; di fase IIA sono gli esemplari 240/5 e 3/430, per cui
181
Non è possibile decidere a quale delle forme tradizio- Eadem 2001, p. 46, tav. 27) sino all’inizio del periodo orien-
nalmente connotate da ansa a bastoncello sia da riferire il talizzante (Spadea Noviero, p. 217, fig. 197, nn. 605-608).
frammento in esame. 183
Bettini 2000, p. 67, fig. 1, esemplari 2 e 14; quest’ulti-
182
Tale carattere non sembra fortemente indicativo dal mo appare meglio confrontabile per dimensioni.
punto di vista cronologico dal momento che esemplari di 184
Bonghi Jovino 2001 a, p. 52, tav. 55.
ciotole o scodelle con ansa a bastoncello impostata sull’orlo 185
Bonghi Jovino 2001 a, tav. 35.
128 R. Gulieri

La medesima foggia attesta anche l’Ac 18/63. Molti frammenti afferenti a piedi e fondi
È la presetta di una forma chiusa, invece, l’Ac non paiono significativi e confermano la pre-
22/14. senza di tipologie note. Gli esemplari inno-
Ac 23/63 attesta la presenza di anse a nastro in- vativi rispetto al corpus già raccolto vengono
sellate. La superficie molto rovinata non consen- unicamente riportati, poiché non è possibile
te ulteriori osservazioni. raggiungere una datazione precisa, se non at-
L’Ac 23/70 trova un raffronto nel capofila traverso l’attribuzione ad un preciso contesto
287/6185, attribuibile per tipologia alla fase IIB. stratigrafico.
Ac 23/77 e Ac 23/79 sono anse a bastoncello, A 35/7, purtroppo molto frammentario, è un
molto simili tra loro, adatte a ciotole o scodelle. piede ad anello.
Ac 24/13 è, con ogni probabilità, l’ansa a ba- Ab 5/12: piede ad anello.
stoncello di un’olla. Sono fondi di olla gli esemplari Ab 10/43, Ab
Ac 32/23, ancora a bastoncello, impostata 11/44, Ab 19/7, Ac 22/15, Ac 23/66, Ac 49/21.
sull’orlo, presenta tre solcature nel punto di at- Ab 15/7: pertinente genericamente ad una for-
tacco, sul lato superiore. ma chiusa.
Ac 32/27, simile per morfologia al capofila Ab 15/14: da attribuirsi ad una forma aperta,
A 47/5, presentava, forse, un rivestimento color riconducibile al capofila 124/42190.
crema. In tal caso non potrebbe risalire oltre la Ab 15/17: piede ad anello.
fase II186. Ac 18/68: attribuibile ad una forma aperta, tro-
L’Ac 34/2, sembra trovare confronto con la va confronto nel capofila 311/8, dell’OA matu-
ciotola 124/50, dell’OA maturo187. ro191.
L’ Ac 35/11, l’Ac 35/14 e l’Ac 49/35 sono con- Ac 10/54: piede di forma aperta, probabilmen-
formate a nastro e richiamano, dal punto di vista te con omphalos; trova confronto nel capofila
morfologico, il capofila 455/28. 298/1192, forse dell’Orientalizzante.
Ancora semplici anse a bastoncello risultano i Ac 14/12: fondo di olletta, confrontabile con
frammenti Ac 35/12, Ac 35/13 e Ac 35/19, tutti il 124/42.
attribuibili al 124/50. Ac 31/19, parte inferiore di una tazza o di un
Il frammento di ansa Ac 45/1 è da ricondurre calice.
ad un’ansa bifora con bottoni laterali, probabil- Ac 35/15 e Ac 34/15: fondi ad anello, torni-
mente attribuibile ad un’olla biansata del tipo a ti, con ingobbio rosso, attribuibili a forma aperta.
seme di papavero, con ingobbio rosso e costola- Ac 54/86 : genericamente attribuibile ad una
ture sul corpo. Esemplari di questo tipo paiono forma chiusa.
ricorrenti a Tarquinia nell’Orientalizzante recen- Ac 63/10: probabilmente attribuibile ad un’ol-
te188, come testimonia, ad esempio, l’esemplare letta, ripete l’inclinazione del capofila 311/6193.
726 della tomba 6118 nella necropoli dei Mon-
terozzi.
Ac 63/5 a bastoncello probabilmente sormon- GLI UTENSILI E GLI OGGETTI DI USO
tante, pertinente a una forma aperta; si rifà al ca-
pofila 240/5. ROCCHETTI (Tav. 61 B)

Piedi, sostegni e fondi (Tav. 61 A) Un esemplare, l’A 2/28, risulta attribuibile al
Alcuni fondi piatti sono tipologicamente si- gruppo 1b, caratterizzato dai terminali ricurvi e
mili al 124/39, pertinente a un’olletta di picco- trova confronto nel capofila 303/17; l’A 46/1,
le dimensioni189; ad esso infatti rimandano l’Aa l’Ab 3/61, l’ Ac 60/42 e l’Ac 63/7 sono invece
5/3, dal diametro di cm 8,8, l’Ab 11/35, il cui dia- pertinenti al gruppo 1a che si distingue dal prece-
metro misura cm 7,4 e l’Ac 54/83, di cm 8,4 di dente per i terminali appiattiti.
diametro. La ricorrenza nelle dimensioni sembra Sempre del gruppo 1a è anche il rocchetto Ab
indicare la presenza di una serie di olle di dimen- 11/36, che potrebbe però essere considerato mi-
sioni ridotte. niaturistico.

186
Canciani 1987, p 9. 190
Bonghi Jovino 2001 a, p. 63, tav. 50.
187
Bonghi Jovino 2001 a, p. 47, tav. 29B. 191
Bonghi Jovino 2001 a, p. 64, tav. 51.
188
Spadea Noviero 1986, p. 288, figg. 289, 290. 192
Bonghi Jovino 2001 a, p. 54, tav. 37 A.
189
Bonghi Jovino 2001 a, tav. 50; Eadem 1986, n. 145 p. 88. 193
Bonghi Jovino 2001 a, p. 64, tav. 50 A.
Produzioni in impasto. Ceramica, utensili e oggetti d’uso dall’orizzonte protovillanoviano all’Orientalizzante Medio Finale 129

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE Distribuzione delle forme

1. La distribuzione delle forme194 calici


kantharoi/lyatoi/calici
In tutto l’arco cronologico prevale nettamente
l’olla tra le forme chiuse, mentre ciotole e sco- tazze

delle sono rappresentate quasi in ugual numero e ciotole

spiccano tra le forme aperte, come avveniva an- scodelle


che ‘complesso monumentale’195. anforette
Anche per quanto riguarda il rapporto tra for- olpai
me aperte e chiuse si delinea una situazione simi- orcioli
le a quella del ‘complesso’, con una netta prepon- olle
deranza delle prime (40) sulle seconde (28). Tale 0 5 10 15 20 25
dato non stupisce affatto, poiché normalmente le
forme aperte si ritrovano in maggior numero, tan- Fig. 1.
to più se il contesto da cui provengono ha valen-
za sacra, poiché in tal caso testimoniano l’usanza
dell’offerta196.
Rispetto ai dati del ‘complesso monumentale’ e 4

delle necropoli tarquiniesi emerge, per l’Ara del-


3
la Regina, l’assoluta assenza di piatti e piattelli197;
sebbene sia possibile che materiali considerati non
2
identificabili siano in realtà da ricondurre a tale
gruppo è anche possibile che si evidenzi, ex absen- 1
tia, una prassi diversa in connessione al santuario
dell’Ara della Regina e che la forma qui in esame 0
fosse quindi destinata a riti qui non presenti. 12,2 16-16,6 20,8-21 22,1 34,8

2. Ricorrenze nelle dimensioni dei vasi198


Fig. 2.
Olle
L’analisi dei diametri delle olle consente di ai 20-23 centimetri si sostituiscono due addensa-
confermare appieno quanto notato per lo scavo menti intorno ai 10-12 e 14-16 centimetri, diametri
del ‘complesso’. Anche in questo caso, infatti, la scarsamente testimoniati al ‘complesso’200 (Fig. 3).
maggior parte dei reperti presenta un diametro
all’imboccatura dell’orlo compreso tra i 18,0 e i Ciotole
22,4 centimetri199. Non si ritrova, invece, la ricor- A conferma dei dati testimoniati dalle scodel-
renza del diametro da 14 centimetri circa, forse le si pongono anche quelli delle ciotole, che, pa-
sostituito da quello da 16. (Fig. 2). rallelamente, presentano meno attestazioni con
diametri superiori ai 22 centimetri e un picco da
Scodelle collocarsi tra i 10,5 e gli 11,6 centimetri. Signi-
Diverse sono invece le misure testimoniate dalle ficativo pare anche che ben tre ciotole su undici
scodelle dell’Ara della Regina. A un picco intorno abbiano diametro inferiore a cm 9.

194
Sono stati conteggiati unicamente i frammenti di sicu- diametro, rende ovviamente molto ipotetiche queste osser-
ra attribuzione; per evitare duplicazioni dei vasi si è tenuto vazioni, che, tuttavia, possono avvalersi dei dati provenienti
conto solo degli orli, tranne che per le tazze, le cui vasche dalla scavo del ‘complesso monumentale’ (Bonghi Jovino
erano sufficientemente riconoscibili. 2001 a, pp. 74-75).
195
Bonghi Jovino 2001 a, p. 74. Nei grafici l’asse delle ascisse rappresenta il diametro, o
196
Bonghi Jovino 2001 a, p. 74. l’intervallo di grandezza di diametro dei vasi, quello delle
197
Si segnala che la medesima situazione si presenta an- ordinate il numero di frammenti corrispondenti a tale misura.
che per la ceramica a vernice nera ellenistica. 199
Poiché in questo caso i frammenti erano molti scarsi di
198
La scarsa quantità di frammenti in impasto villanovia- numero si sono create ulteriori suddivisioni. Per il materiale
no e orientalizzante rinvenuti all’Ara della Regina e l’im- dal ‘complesso monumentale’ v., Bonghi Jovino 2001 a, p. 73.
possibilità, per molti di essi, di ricostruire con certezza il 200
Bonghi Jovino 2001 a, p. 75, tab. 37.
130 R. Gulieri

3 4
2,5
3
2
1,5 2
1
1
0,5
0 0
10,0-12,0 14,0-16,0 18,4 21,4 30 7,5-9,0 10,5-11,6 14,8-16,6 23,2 29

Fig. 3. Fig. 4.

La scarsa quantità di materiale e la sua fram- tarquiniese; va altresì sottolineata la ricorrenza di


mentarietà rendono molto ipotetica qualunque motivi ottenuti a falsa cordicella, che pure può es-
considerazione, poiché molti sono gli esemplari sere considerata caratteristica del territorio, seb-
dal diametro non ricostruibile; tuttavia alla base bene non esclusiva.
di tali ricorrenti diversità si può forse intravedere Un ulteriore motivo di riflessione offrono i
un diverso uso, che rendesse necessari conteni- frammenti Ac 22/16 e Ac 18/54, che presentano
tori aperti di dimensioni minori e quasi standar- decorazioni tipiche della prima fase villanovia-
dizzate, come se si trattasse di porzioni prestabi- na ma risultano prodotti al tornio: la ripetitività
lite201 (Fig. 4). di fogge o decorazioni può infatti indicare un re-
Ad eccezione dei casi sopra indicati, si può affer- vival delle stesse, ma, soprattutto in un contesto
mare che i materiali provenienti dagli scavi al san- quale l’Ara della Regina, va forse invece asso-
tuario dell’Ara della Regina si confrontano bene ciata ad una precisa volontà di ricreare vasi che
con quelli rinvenuti al ‘complesso monumentale’ e fossero imitazione di quelli antichi; in tal caso è
nelle necropoli del comprensorio tarquiniese. probabile che l’esigenza di copiare fogge e deco-
Ricorrono alcune produzioni che possono es- razioni vada ascritta all’ambito del rituale.
sere definite caratteristiche e peculiari del terri- Interessante è anche la conferma di consonan-
torio tarquiniese, quali le tazze con decorazione ze nella produzione tarquiniese in impasto e in
a falsa cordicella obliqua impostata sulla care- bucchero, a sottolineare la continuità tra le due
na (Ab 16/11), i fondi con baccellatura a peta- classi ceramiche; testimonianza di tale rapporto
lo (Ac 53/2) oppure i meandri spezzati del tipo viene, ad esempio, dagli esemplari Ab 3/68, Ab
rappresentato dal frammento Ab 15/16; come si 10/17, Ac 7/94 e Ac 35/10.
è già sottolineato anche la prevalenza delle anse
monofore è caratteristica della zona di influenza Roberta Gulieri

201
Si veda per la questione delle porzioni: Pelagatti 1982, in
particolare p. 170, in riferimento però alle coppe tipo Thapsos.
PRODUZIONI IN IMPASTO
DI EPOCA ARCAICA ED ELLENISTICA
VASELLAME E OGGETTI D’USO

Il presente contributo prosegue l’indagine ini- convissuto con le caratteristiche tipiche della ce-
ziata al ‘complesso monumentale’ da C. Chia- ramica “comune” di epoca successiva. Tali carat-
ramonte Treré sulle produzioni in argilla più o teristiche, come la maggiore varietà dei corpi ce-
meno ricca di inclusi visibili, nella quasi totali- ramici e l’assenza di trattamento della superficie
tà dei casi prive di decorazione e con superficie del vaso, diventano esclusive dalla fine del VII
esterna non trattata, destinate a usi quotidiani (in secolo a.C., permettendo di proporre per talune
genere per la cucina e/o la dispensa). Esse si dif- tipologie d’orlo un rialzo delle cronologie all’ul-
fondono in ambito tarquiniese tra la fine del VII e timo quarto del VII secolo a.C. è il caso delle olle
il II secolo a.C., con continuità di vita ancora nel di tipo 12, discendenti da produzioni tipiche del-
corso della piena fase romana e, almeno per al- la fase orientalizzante (le cosiddette “olle a seme
cune forme, pur nella variabilità delle tecniche e di papavero”), o del thymiaterion Ac 45/8, il cui
delle argille usate, forse fino al termine del perio- confronto più prossimo è offerto da materiali pro-
do di occupazione del pianoro della Civita1. venienti dall’emporion di Gravisca (primo quarto
Le novità rispetto alle indagini precedenti sono VI sec. a.C.), ma che all’Ara della Regina è sta-
generate principalmente, se non esclusivamente, to rinvenuto in uno strato i cui reperti appaiono
dalla stratigrafia. Esse possono essere indicate omogeneamente inquadrabili nell’ultimo quarto
come segue: del VII sec. a.C.
–– la stratigrafia conferma la prolungata presenza Seguire il dato stratigrafico permette dunque
delle tipologie, una dialettica costante con il dato ricavato dai
–– l’esame dei corpi ceramici e delle superfici confronti esterni3.
permette di verificare a vista le differenze di In questo quadro ricostruttivo rientra natural-
trattamento dei manufatti e dà luogo alla pos- mente la tecnica del corpo ceramico, anche se
sibilità di operare distinzioni cronologiche la cesura tra le due tradizioni produttive orien-
all’interno di una stessa forma2. talizzante e arcaica non può essere sempre net-
ta e puntuale. Si possono infatti cogliere in alcu-
Ne consegue un affinamento delle datazioni ni casi le differenze. Frammenti, che presentano
che nella letteratura continuano a presentarsi con un corpo ceramico con pochi e piccoli inclusi e
una forchetta molto ampia. una superficie in cui l’aspetto “grezzo” (di contro
L’esteso arco di vita della classe è legato all’u- all’estrema lisciatura dei pezzi più antichi) non è
tilizzo della stessa e al fatto che alcune tipologie particolarmente marcato, vanno perciò collocati
di seguito specificate discendono direttamente da tra la seconda metà del VII e gli inizi del VI se-
produzioni diffuse in epoca orientalizzante o an- colo a.C.4.
che villanoviana. L’aumento della domanda e quindi della pro-
Come si vedrà infatti, per un certo lasso di duzione di questa classe di vasellame potreb-
tempo le tradizioni tecnico - artigianali hanno be indurre a ritenere la stessa una produzione

1 
Chiaramonte Treré 1999. 3 
Bagnasco Gianni 2010.
2 
Per la descrizione dei corpi ceramici v., ultra, pp. 426-427. 4 
V., ultra, pp. 135, 144.
132 L.G. Perego

standardizzata. Tuttavia la notevole adattabilità impasto sono quelle della funzionalità e della ri-
dei singoli dettagli morfologici alle esigenze par- spondenza a specifiche esigenze, talora di carat-
ticolari della comunità, se non del singolo com- tere estemporaneo (indotte per esempio dal con-
mittente (senza contare poi una tendenza alla fronto con materiali allogeni), talora legate a
sperimentazione insita negli artigiani vasai, come tradizioni di lunga memoria, solo parzialmente
possiamo vedere ancora oggi), portano a prefe- vivificate dalla modifica di alcuni elementi acces-
rire il concetto di “tendenza produttiva”. In tal sori, le molteplici possibilità d’impiego offerte
modo sembrano potersi meglio apprezzare da dai riti e dalle operazioni che potevano svolger-
un lato la particolare destinazione funzionale per si all’interno di un santuario dovevano costituire
certe forme vascolari e dall’altro specifiche esi- una sorta di “sfida” per artigiani che dovevano
genze determinate da peculiari contesti. Indicato- unire una continua inventiva e ansia di innova-
ri di questa possibile caratteristica delle manifat- zione alla capacità di rispondere alle finalità pra-
ture tarquiniesi sono le molteplici varianti degli tiche richieste dalla committenza.
orli che ostano all’elaborazione di un modello di
riferimento fisso su cui basare l’idea di uno stan- I risultati che qui sinteticamente si presentano
dard produttivo che possa definirsi “industriale”5. riguardano lo studio di circa tremila frammen-
Per quanto più specificatamente riguarda la si- ti, oltre novecento dei quali sono stati schedati
tuazione delle ceramiche di impasto provenienti onde fornire tutti i dati necessari a una loro pun-
dal santuario dell’Ara della Regina, dal momento tuale definizione dal punto di vista crono - tipo-
che, come si è accennato all’inizio, l’indagine si logico6. Tra questi ultimi sono stati riconosciu-
inserisce in un filone di studi ormai consolidato, ti centosessantadue “capofila”, ossia esemplari le
non mette conto tornare a trattare della definizio- cui caratteristiche morfologiche non hanno trova-
ne e della strutturazione della seriazione tipolo- to, al momento del loro rinvenimento, un puntua-
gica di dette ceramiche in ambito tarquiniese. Va le confronto né tra gli altri reperti del santuario
però sottolineato come, rispetto al panorama de- dell’Ara della Regina, né tra i materiali prove-
finito da C. Chiaramonte Treré (che grande atten- nienti dal ‘complesso monumentale’ del Pian di
zione prestava alle valenze anche sacre del con- Civita, e che quindi, costituendo il riferimento
testo di rinvenimento dei materiali), l’analisi dei per altri pezzi dai caratteri simili, danno insieme
materiali raccolti negli scavi del santuario abbia ad essi vita a nuove famiglie tipologiche dalle ca-
portato ad un’ulteriore e più complessa articola- ratteristiche ben individuabili7.
zione del quadro formale e funzionale di tale pro-
duzione.
Fatta salva infatti la distinzione in tipologie CATALOGO
d’orlo e il riferimento delle stesse a ben defini-
te forme (elementi questi che vengono qui ripre- Si integra lo schema proposto da C. Chiara-
si quale imprescindibile base di partenza), onde monte Treré8 con i nuovi capofila che verranno
creare famiglie tipologiche riferite a determina- indicati, quando presenti, in grassetto e con le fa-
ti “capofila”, si è provveduto a incasellare nello miglie tipologiche che così si vengono a creare.
schema già esistente le nuove tipologie rinvenu-
te. Ove questo non sia stato possibile, sono sta-
te create nuove opportune partizioni ad hoc che OLLE E FORME ASSIMILABILI
rendessero ragione delle caratteristiche del fram-
mento studiato. Dal punto di vista delle forme la stragrande
Se è vero infatti, come sopra accennato, che maggioranza dei frammenti raccolti è riferibi-
le caratteristiche principali delle produzioni in le ad olle o a forme analoghe, quali per esempio

5 
L’assenza di modelli fissi non impedisce tuttavia di in- 6 
Cfr. infra le tabelle dei diversi saggi e settori in cui si è
dividuare ascendenti formali generali (riuniti sotto le defi- articolato lo scavo v., supra, pp. 81-108.
nizioni di Gruppi e Sottogruppi Morfologici) che possano 7 
Ci si riferisce sempre a tipologie d’orlo, dato che la
assommare in sé, pur a livello teorico, caratteristiche di più frammentarietà del materiale impedisce di riferirsi a forme
capofila, agendo in tal modo da sorgente di ispirazione per complete.
successive innovazioni all’interno delle medesime tipologie 8 
Chiaramonte Treré 1999. Nello sviluppo del quadro
d’orlo (sull’argomento, da ultimo: L.G. Perego, Tarquinia, tipologico si è tenuto conto anche degli apporti forniti dal-
‘complesso monumentale’: ceramica di impasto di epoca ar- lo studio attualmente in corso del materiale del ‘complesso
caica e ellenistica, in Importazione e produzione locale 2010). monumentale’.
Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso 133

le anforette da mensa; l’articolazione dei labbri è (A 2/109): da notare come numerose olle con orli
quanto mai varia, con una forte preferenza accor- attribuibili a tali tipologie provengano da un me-
data agli esemplari con orlo svasato a fascia ri- desimo strato all’interno del settore C1 (US 3
levata. Molto diffuse appaiono anche le olle con quadrante A).
orlo semplice svasato, mentre poco numerose Si tratta comunque di forme di lunga vita, so-
sono le olle ad alto orlo esoverso prattutto per quanto riguarda gli esemplari di olle
Tra le prime si segnalano l’esemplare A 2/120, prive di collo con orlo arrotondato non distinto,
con incasso superiore per l’alloggio di un coper- che ritornano con frequenza anche in epoca ro-
chio, e l’olla Ab 6/19, dall’alto collo che doveva mana9 (si può quindi ragionevolmente proporre,
probabilmente facilitarne la presa. per questo tipo di contenitori, uno sviluppo parti-
Di particolare interesse la presenza di orli colare nel corso dell’epoca ellenistica).
complessi e articolati, spesso marcati da fasce a Tra il vasellame in attesa di una più precisa de-
rilievo o solcature, come nel raro esempio di orlo finizione tipologica sono l’olla A 1/75, con bor-
a profilo esterno modanato dell’olla Aa 11/51; in do interno verticale, e l’esemplare Ac 48/10, con
taluni esemplari (A 3/78, Aa 6/80, Ac 48/10) il orlo a profilo articolato distinto sia internamente
profilo appare caratterizzato da un dente d’ap- sia esternamente.
poggio più o meno marcato aggettante dal profilo La maggior parte delle olle si caratterizza per
interno e con ogni verosimiglianza destinato ad diametri all’imboccatura compresi tra 20 e 25
accogliere un coperchio per la chiusura del vaso. cm; rari sono quelli superiori ai 30 cm, come an-
Anche se sono numericamente poco consisten- che le ollette con diametro all’orlo fino a 10 cm.
ti, la loro presenza, allo stato attuale degli studi Si segnalano in particolare alcuni frammen-
non attestata nell’ambito del ‘complesso monu- ti con tracce di iscrizione, realizzate ad incisione
mentale’, potrebbe indicare un tipo di contenitore sull’orlo interno10 e, tra essi, un frammento (Aa
destinato alla conservazione di particolari prodot- 3/105) con le lettere ]UN[11.
ti, che era necessario mantenere chiusi all’interno
dei vasi e che forse presentavano peculiari lega- Olle
mi con il culto praticato all’interno del santuario.
In alcuni casi di orli a fascia pendula i bordi 1. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo di
si caratterizzano per una marcata forma uncinata forma semplice, svasato e arrotondato al bordo
(per esempio, A 10/54, ma anche Aa 6/118), fatto a) con profilo orlo - spalla continuo (40 esem-
questo che potrebbe trovare una spiegazione nel- plari) (Tav. 62)
la possibilità di sospendere il vaso tramite corde, A 2/120, A 1/31 (variante)
più che nella facilitazione offerta al suo solleva- Ab 6/19
mento. Nel caso dell’olla Ac 7/69 al profilo ester-
no a fascia pendula si associa un’ampia solcatura b) a spalla distinta (6 esemplari) (Tav. 62)
su quello interno, atta all’appoggio di un coper- Aa 3/138
chio a bordo semplice arrotondato. Ac 54/65
Ben documentate anche le olle prive di collo,
talora fornite di un orlo a fascia espansa di gros- c) con collo a profilo interno piatto (6 esemplari)
se dimensioni che ne rende più semplice la presa
e lo spostamento, soprattutto per i vasi di dimen- Si tratta di olle caratterizzate da un orlo sem-
sioni maggiori (A 2/97, A 2/122, Ab 3/41). plice, risalenti a prototipi di epoca protostorica e
Esse costituiscono un gruppo omogeneo, e non databili a Tarquinia, su base stratigrafica, alla se-
certo inconsistente, insieme alle olle con orlo conda metà del VI secolo a.C. Se ne annoverano
verticale su collo medio basso, con orlo a profi- poco più di cinquanta esemplari, la maggior par-
lo continuo (A 2/107) o a bordo superiore piano te dei quali appartenenti al tipo 1a, mentre i pezzi

9 
Esemplari simili a quelli rinvenuti presso l’Ara della provenienti tutti dal settore A. Accanto a questi, si pongono
Regina sono stati rinvenuti nel corso di una ricognizione anche i frammenti di fondo Ac 60/32 (con “X” profondamen-
di superficie inedita, lungo la valle del torrente Arrone, in te incisa sulla superficie esterna) e Ac 15/36, che reca graffite
comune di Tuscania (località San Giuliano), in contesti da- al di sotto del piede due lettere, una delle quali interpretabile
tabili tra il I e il III sec. d.C. (Perego 2003 - 2004, pp. 90-92, come “digamma” e l’altra, purtroppo, lacunosa (da notare
tavv. XXV-XXVI). come questi due pezzi provengano entrambi dal settore C).
10 
Si tratta degli esemplari Aa 3/105, Aa 11/39, Aa 6/67, 11 
Cfr. Tav. 23.
134 L.G. Perego

con profilo interno piatto appaiono più diffusi di Il corpo ceramico più diffuso appare il c.c. 53,
quanto emerga nell’ambito del ‘complesso mo- contrariamente al n. 1 attestato tra i pezzi del Pian
numentale’. di Civita, dove viene riferito a una tradizione di
In contrasto con la datazione alta proposta per origine ancora protostorica: tale corpo ceramico
questo tipo di olle appare l’esemplare A 2/120 compare presso l’Ara della Regina solo in pochi
che, privo di confronti puntuali, sembra trarre esemplari.
ispirazione da ollette stamnoidi a vernice nera, di
produzione locale, diffuse nei corredi della ne- 2. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo svasato,
cropoli del Calvario tra la fine del IV e gli inizi assottigliato
del III secolo a.C.12 Anche l’esemplare Ab 6/19
è di datazione più tarda e trova un confronto in a) con orlo a profilo continuo (4 esemplari)
un’olla di piccole dimensioni dalla tomba 6093 (Tav. 62)
della necropoli del Calvario13, databile a caval- A 10/53, Aa 3/130
lo tra il III e il II secolo a.C.14, evidenziando for- A 11/20, A 11/18 (variante)
se una limitata ripresa di forme di più semplice
realizzazione in epoca ellenistica e contrastan- Come per il ‘complesso’ del Pian di Civita,
do parzialmente con l’affermazione “una produ- questa tipologia appare alquanto rara, sebbene
zione sviluppatasi in particolare in età arcaica e al suo interno si siano potute distinguere ben
quindi tramontata”15. due nuove famiglie tipologiche. Più precisa-
Anche a livello di dimensioni si assiste a una mente inquadrabile, tra le due, appare la prima,
differenza rispetto agli esemplari del ‘comples- riferita al capofila A 10/53, il cui profilo lo avvi-
so monumentale’: se infatti il diametro minimo si cina sia a un’olletta in ceramica depurata acro-
aggira ancora attorno ai 10 cm (con l’eccezione ma dalla tomba 5612 della necropoli del Calva-
dell’olletta miniaturistica Aa 3/146, con diametro rio20, sia a una situla proveniente dal vano X del
all’orlo di soli 7 cm), vi sono dei pezzi che supera- santuario di Gravisca21, databili rispettivamen-
no i 20 cm, arrivando a un massimo di circa 32 cm. te alla fine del IV secolo e alla fine del V seco-
Per quel che concerne gli esemplari a spalla lo a.C.
distinta, si sono individuati due nuovi capofila: Le dimensioni di queste olle sono sempre
Aa 3/138 e Ac 54/65, quest’ultimo confrontabile piuttosto contenute, aggirandosi tra i 12 e i 17
con un’olletta in ceramica grezza (ma con labbro cm di diametro all’imboccatura. I corpi ceramici
meno svasato rispetto al nostro esemplare) rac- attestati testimoniano di una produzione legata
colta nella tomba 1588 della necropoli del Cal- sia a tradizioni villanoviane (c.c. 1), sia a botte-
vario e con terminus ante quem non alla fine del ghe di piena epoca arcaica (c.c. 37), evidenzian-
IV secolo a.C.16 Si tratta comunque di una forma do dunque una lunga continuità d’uso di questa
di lunga vita, giacché il profilo del labbro ritorna tipologia.
sia su produzioni di ambito etrusco databili entro
gli inizi del V secolo a.C.17, sia su ceramiche da 3. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo svasato
mensa di epoca romana18. o esoverso, ingrossato
Decisamente più alta appare invece la colloca-
zione cronologica offerta al tipo dal capofila Aa a) con orlo a profilo arrotondato continuo (9
3/138, raffrontabile a produzioni romane di età esemplari) (Tav. 62)
orientalizzante collocabili tra l’ultimo quarto del Aa 9/1
VII e i decenni iniziali del VI secolo a.C.19 Ac 40/1, Ac 40/8

12 
Per un confronto: Cavagnaro Vanoni 1996, p. 117, fig. 16 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 121, fig. 32, n. 28.
31, n. 9. Per altro, anche la variante A 1/31 (con orlo meno 17 
Per esempio, il gruppo Ka 21 tra il materiale dello scari-
svasato) non trova allo stato attuale della documentazione co arcaico della Vigna Parrocchiale a Cerveteri (Caere 1993,
raffronti precisi. p. 282), sebbene si riferisca ad attingitoi anziché a olle.
13 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 341, fig. 117, n. 21 (dalla 18 
Per esempio, rinvenimenti sporadici dalla necropoli
banchina destra). del Ferrone (Brocato 2000, fig. 29, n. 14).
14 
La stessa datazione è offerta da un’olla, confrontabile 19 
Carafa 1995, p. 32, tipo 42. Gli esemplari più antichi
con l’esemplare in esame, raccolta nel santuario di Giunone possono a ragione essere considerati gli ascendenti formali
a Gabii (Juno en Gabii 1982, p. 317, fig. 8, n. 13). Da notare delle produzioni di epoca arcaica ed ellenistica.
anche l’identità del contesto di provenienza dei due vasi. 20 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 279, fig. 87, n. 11.
15 
Chiaramonte Treré 1999, p. 53. 21 
Gori - Pierini 2001, tav. 52, n. 546.
Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso 135

b) con orlo a profilo esterno arrotondato, inter- esemplari assegnabili alla precedente tradizione
no appiattito (8 esemplari) (Tav. 63) villanoviana, espressa dai c.c. 1 e 2.
A 1/79, Ad 2/21
A 5/2 4. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo svasato
A 5/8, A 2/30 a fascia esterna rilevata
c) con orlo a profilo esterno appiattito obliquo, a) con profilo interno orlo - collo curvilineo
interno arrotondato (27 esemplari) variante 1: a profilo interno continuo (25 esem-
plari)
d) con orlo a profilo esterno modanato (1 esem-
plare) (Tav. 63) variante 2: a profilo interno concavo (9 esem-
Aa 11/51 plari) (Tav. 63)
A 2/87, A 2/88, A 2/90, A 3/23, A 3/25, A 3/27
e) con orlo a profilo esterno angolato (4 esem-
plari) b) con profilo interno orlo - collo piatto, collo
alto (150 esemplari) (Tav. 63)
Le olle con orlo di tipo 3 appaiono molto fre- A 1/78
quenti (44 esemplari), esattamente come al ‘com- A 35/36
plesso monumentale’ 22, con la maggioranza del- Aa 3/113, Aa 3/140, Aa 3/142, Aa 3/165, Aa
le attestazioni relative al tipo 3c, al cui interno si 3/187, Ac 66/35
sottolinea per altro la mancata individuazione di Aa 6/118, Aa 11/50, Aa 12/66, Ac 7/71
nuovi capofila, forse da leggersi in diretta con- Aa 12/35, Aa 4/29, Ac 61/64, Ad 1/22
nessione con la fine della produzione massiccia Ac 7/72 (variante CCT 3/39)
di questo tipo di vasi al termine del V secolo a.C.,
quando invece si sviluppò maggiormente il san- c) con profilo interno orlo - collo piatto, collo
tuario dell’Ara della Regina. basso (22 esemplari) (Tav. 64)
I diametri dei pezzi attestati permettono di A 3/32
confermare la distinzione in due gruppi dimen- Ac 23/17
sionali, il primo compreso tra i 12 e i 16 cm, il se- Ac 48/20, Ac 48/15
condo tra i 20 e i 30 cm.
La datazione dei pezzi si colloca principal- d) con profilo interno orlo - collo distinto da
mente nel corso del VI e del V secolo a.C., con appoggio aggettante (1 esemplare) (Tav. 64)
limitate sopravvivenze nel corso dell’epoca elle- A 3/78
nistica; in particolare, pur in assenza di confronti
puntuali, sulla base delle evidenze di Gravisca23 Si tratta del tipo di olla più diffuso, con oltre
è possibile ricollegare l’esemplare A 1/79 a una 200 attestazioni, forse grazie alla presenza del-
tradizione produttiva che affonda le sue radici an- la fascia rilevata che, unitamente al collo più o
cora nel VII secolo a.C., ma che arriva fino agli meno sviluppato, consente una discreta facilità di
esordi della fase ellenistica24. presa. Si conferma l’esistenza di due gruppi di-
Rarissimo invece l’orlo modanato di tipo 3d, mensionali, con diametri minimi attorno ai 12-
attestato nell’esemplare Aa 11/51, in relazione al 14 cm e diametri massimi che arrivano a 40 cm,
quale si rimanda ai confronti già individuati, per testimoniando ulteriormente della grande varietà
un consimile pezzo proveniente dal ‘complesso d’utilizzo di questo tipo di vaso.
monumentale’, da C. Chiaramonte Treré25. La frequenza delle attestazioni ha permesso di
Per quel che concerne i corpi ceramici, la stra- articolare lo schema proposto da C. Chiaramon-
grande maggioranza è riconducibile al c.c. 53, te26, individuando due varianti nel tipo 4a e un
di tipica produzione arcaica, ma non mancano nuovo tipo, indicato come 4d, caratterizzato da
22 
Chiaramonte Treré 1999, p. 54. Vigna Parrocchiale a Cerveteri, inquadrabile entro i decenni
23 
Gori - Pierini 2001, tav. 36. iniziali del V secolo a.C. (Caere 1993, p. 289).
24 
Un esemplare affine è stato infatti rinvenuto nella tom- 25 
Chiaramonte Treré 1999, pp. 55-56: un pezzo pro-
ba 1588 della necropoli del Calvario (Cavagnaro Vanoni veniente da Roma e databile entro la prima metà del V
1996, p. 121, fig. 32, n. 28). Meno ampio appare invece secolo a.C.; un frammento da Populonia, datato al III se-
l’arco cronologico desumibile dal raffronto tra la tipologia colo a.C.
d’orlo in esame e il gruppo Kb 10 distinto tra il materiale di 26 
Chiaramonte Treré 1999, pp. 56-59.
136 L.G. Perego

un marcato dente per l’appoggio di un coperchio della Vigna Parrocchiale35 e databile generica-
aggettante dal profilo interno: il tipo è attestato mente in epoca arcaica.
da un solo esemplare (A 3/78), privo di confronti Per la realizzazione di queste olle si è fatto ri-
puntuali e costituente forse una specie di prototi- corso ai tipi di impasto più vari, sebbene si noti,
po legato a produzioni locali dettate dalle esigen- soprattutto per il tipo 4b, una preferenza maggio-
ze del santuario27. re accordata al c.c. 53 e, in seconda battuta, al
Per quanto riguarda la variante 2 del tipo 4a, c.c. 1, evidenziando anche nelle caratteristiche
il capofila A 2/87 parrebbe discendere dallo stes- dei corpi ceramici la lunga tradizione produttiva
so prototipo all’origine di una classe di anforette che caratterizza questa famiglia vascolare.
in ceramica depurata acroma rinvenute a Casale
Pian Roseto e databili tra V e IV secolo28. 5. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo svasato
Priva di confronti puntuali per la particola- a fascia schiacciata
re conformazione della parte superiore dell’orlo
appare l’olla A 1/78 (tipo 4b), appartenente co- a) con orlo a profilo esterno ovale (18 esem-
munque a una forma diffusissima nel VI-V se- plari)
colo a.C., ma sopravvissuta fino al III secolo e
ripresa in epoca romana; alla fine del V secolo o b) con orlo a profilo esterno arrotondato
agli inizi del successivo può invece essere datato variante 1: con collo basso (2 esemplari)
l’esemplare Aa 6/118, confrontabile con un’olla variante 2: olle prive di collo (3 esemplari)
della classe “internal slip ware” rinvenuta a Ca- (Tav. 64)
sale Pian Roseto29: la fascia pendula a uncino fa- Aa 3/184, Aa 6/124, Aa 12/37
vorisce non solo la presa, ma anche la possibilità
di sospensione del vaso tramite corde: si segnala c) con orlo con sezione a mandorla (nessun
altresì la provenienza stratigrafica degli esempla- esemplare)
ri appartenenti a tale famiglia tipologica, concen-
trati prevalentemente nel settore A. Questo tipo di olla appare poco attestato, sep-
L’olla Ac 7/72 trova confronto sia con un pez- pure in quantità doppia rispetto a quanto eviden-
zo della tomba 1718 della necropoli del Calva- ziato per il ‘complesso monumentale’36, al pun-
rio (databile al IV - III secolo a.C.)30, sia con un to da permettere una ulteriore articolazione dello
frammento proveniente dagli strati superiori del- schema a suo tempo proposto da C. Chiaramon-
la piazza del santuario di Pyrgi31. Le ascenden- te Treré.
ze sono comunque ben antecedenti, e si ritrovano La forma priva apparentemente di anse e l’orlo a
(pur nella variabilità di alcuni particolari, come fascia schiacciata rendono presumibile un suo uti-
una minore geometrizzazione, in senso rettilineo, lizzo quale vaso non destinato al trasporto, ma solo
della fascia dell’orlo) in esemplari da Gabii32 e allo stoccaggio dei prodotti in esso contenuti, ren-
dai Monti della Tolfa33 (in quest’ultimo caso an- dendo comunque possibile una eventuale sospen-
cora realizzati in impasto rosso). sione dello stesso, almeno per gli esemplari più
Il tipo 4c, di presa leggermente più difficile piccoli: i diametri all’imboccatura variano infatti
dato il minor sviluppo del collo rispetto al tipo da un minimo di 11 cm a un massimo di 37 cm per
4b, presenta due nuovi capofila: Ac 23/17, che il tipo 5a, mentre il tipo 5b, nelle sue due varianti,
trova un confronto puntuale a Gravisca (vano G, sembra definire una misura media attorno ai 17 cm.
taglio III)34 e che su tale base può essere datato A riguardo di questa seconda variante, il ca-
tra il VI e il V secolo a.C.; Ac 48/20, raffronta- pofila Aa 3/184, che ha permesso la definizio-
bile con un pezzo ceretano raccolto nello scarico ne dello stesso sottogruppo, è raffrontabile a un

27 
Del resto, altri esemplari caratterizzati dalla presenza 32 
Dal santuario di Giunone: Juno en Gabii 1982, p. 311,
di appoggi per coperchi aggettanti dal profilo interno non fig. 5, n. 5.
trovano confronti puntuali, e neppure si hanno al momento 33 
Dalla necropoli del Ferrone: Brocato 2000, fig. 162, n.
raffronti con i pur numerosi pezzi raccolti nel ‘complesso 17 (tomba 14); fig. 320, n. 5 (tomba 21).
monumentale’. 34 
Gori - Pierini 2001, tav. 38, n. 381: olla tipo B, variante
28 
CPR, p. 96, fig. 11 H, nn. 3-4. B3.
29 
CPR, p. 118, fig. 33 D, n. 5. 35 
Caere 1993, p. 284, fig. 505, Ka 18.2. L’esemplare ce-
30 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 155, fig. 44, n. 50. retano presenta tracce di lisciatura all’esterno ed ha collo
31 
Pyrgi 1970, p. 523, fig. 390, n. 9. più alto.
Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso 137

esemplare rinvenuto a Casale Pian Roseto37 e monumentale’, collocati genericamente nel corso
databile, su base tipologica, tra la metà del V del VI secolo a.C.40.
e il secondo quarto del IV secolo a.C., sebbe-
ne non si escluda una continuità di vita del tipo 7. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo
lungo un arco cronologico che va dal VI seco- svasato a fascia espansa pendula
lo a.C. all’epoca tardo-etrusca38, come del re-
sto attestano i diversi corpi ceramici riscontrati, a) con pareti di medio e alto spessore (26 esem-
che vanno dal tipo 1 e 2 di tradizione protosto- plari) (Tav. 64)
rica al tipo 53 di orizzonte arcaico ed ellenisti- A 10/54, A 10/57, Aa 3/166, Aa 4/33, Aa 12/81,
co. Si annoverano anche il c.c. 5, biscotto e con Ac 16/3
superficie generalmente rosata, e il c.c. 18, di A 35/42
colore grigio e con pochi piccolissimi inclusi, Aa 6/68
anch’essi di tradizione arcaica: il primo tipico Ac 7/69, Ac 59/10, Ac 62/4
di lavorazioni al tornio e il secondo di prodotti
realizzati a mano. b) con pareti di basso spessore (2 esemplari)
Da notare infine l’assenza di olle attribuibili al
tipo 5c, il che rafforza l’impressione che il pezzo Si tratta di contenitori adibiti probabilmente
raccolto al ‘complesso monumentale’ rappresenti più al trasporto che allo stoccaggio dei prodot-
un precoce esempio di una produzione altrimenti ti, come suggerisce l’orlo molto staccato dalla
molto diffusa in ambito tirrenico durante l’epoca parete e inadatto ad accogliere un coperchio41. Il
ellenistica39. principale sviluppo della produzione, che da al-
cuni esempi (sia tarquiniesi, sia da altri siti etru-
6.  Olle globulari od ovoidi con orlo svasato a schi) sembra iniziare in piena età arcaica, è da
fascia espansa sagomata (3 esemplari) (Tav. 64) porsi in epoca tarda, con un acmé di breve vita,
come sembra confermare, oltre ai confronti in-
A 31/15 terni istituibili con i pezzi del ‘complesso monu-
mentale’, il raffronto che il capofila A 10/54 ha
Al tipo 6, con orlo a fascia espansa sagomata, con un’olla della necropoli del Calvario (tomba
sono stati ricondotti soltanto tre esemplari, che 5346), databile a cavallo tra il IV e il III secolo
non permettono di avanzare ipotesi precise sulla a.C.42. Se la preferenza tipologica è data a conte-
funzione di questo tipo di vaso, il cui diametro è, nitori con pareti di medio - alto spessore, le di-
nei due casi ricostruibili, di circa 20 cm. Estrema- mensioni dei vasi possono suggerire una ripar-
mente diversi i corpi ceramici, con l’impasto che tizione in tre gruppi: olle di piccole dimensioni
in un caso appartiene al tipo 2 (tradizione villano- con diametro all’imboccatura di 13-14 cm, olle
viana), nell’altro al tipo 53 (produzione arcaica), di medie dimensioni con diametro di circa 20 cm
garantendo soltanto la lunga vitalità di una forma e grandi contenitori con bocca ampia tra 29 e 32
per altro assai poco diffusa. cm, destinate ipoteticamente al trasporto di di-
Per la datazione degli esemplari, anche sul- verse varietà di prodotti. L’estrema varietà degli
la base dei dati produttivi ricavabili dai cor- impasti utilizzati, con maggioranza di esemplari
pi ceramici, non si può far altro che concordare riferibili tuttavia al c.c. 53, non fa che accresce-
con quella proposta per i pezzi del ‘complesso re le incertezze relativamente a una tipologia di

36 
Chiaramonte Treré 1999, p. 59. 319-340, in particolare p. 327, fig. 4, n. 20; B. Bouloumié,
37 
CPR, p. 84, fig. 33, nn. 2-5, tipo D. La céramique locale de Marzabotto. Définition de quelques
38 
Oltre al puntuale raffronto offerto da un’olla prove- groupes, in MEFRA 88, 1976, pp. 95-140, in particolare p.
niente dall’esterno del vano I del complesso VII dell’Accesa 127, fig. VII, 13221, tipo A3c) e dal Forcello di Bagnolo
(Accesa 1997, fig. 9, n. 3) e alla somiglianza con vasellame San Vito [ceramica grossolana di tipo 3-A3: cfr. S. Casini -
del Foro databile all’ultimo trentennio del VI secolo a.C. P. Frontini, La ceramica grossolana, in R.C. de Marinis (a
(Carafa 1995), un confronto si ha infatti anche con un’olla cura di), Gli Etruschi a nord del Po, Mantova 1986-1987, I,
raccolta nel saggio 6 sul sito dell’abitato di Montereggi, in p. 266-280).
un contesto che si colloca tra il V e il IV secolo a.C. (Mon- 39 
V., nt. precedente.
tereggi, p. 62, n. 226). All’arco cronologico 450-350 a.C. 40 
Chiaramonte Treré 1999, p. 60.
rimandano anche i confronti istituibili con pezzi provenien- 41 
Chiaramonte Treré 1999, p. 60.
ti da Marzabotto (S. Sandri, Saggi preliminari sulle forme 42 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 219, fig. 70, n. 6. Il capofi-
della ceramica acroma di Marzabotto, in StEtr XL, 1972, pp. la Ac 7/69 non trova invece confronti puntuali.
138 L.G. Perego

olle comunque legate a una circolazione pretta- di sviluppare lo schema delineato per il ‘comples-
mente locale. so monumentale’ da C. Chiaramonte Treré, pas-
sando da un’articolazione in tre tipi a una in sette
8. Olle e ollette globulari o ovoidi, prive di collo, tipi, di cui uno (8f) ulteriormente distinto in due
con basso orlo varianti. Praticamente tutte le tipologie sono at-
testate all’Ara della Regina, ad eccezione dei tipi
a) con orlo arrotondato (3 esemplari) (Tav. 65) 8d e 8e, distinti però tra il materiale del ‘comples-
A 56/2 so monumentale’ raccolto nelle campagne 1989-
2005 (inediti, ma in corso di studio).
b) con orlo assottigliato (3 esemplari) (Tav. 65) Numerosi sono anche i nuovi capofila, che
A 2/117 conviene analizzare caso per caso: al tipo 8a ap-
partiene l’esemplare A 56/2, che trova confron-
c) con orlo ingrossato (3 esemplari) (Tav. 65) to in un’olla biansata con scialbatura biancastra
Aa 6/93 e tracce di decorazione a vernice rossa, raccolta
tra il materiale delle tombe 842 e 1593 della ne-
d) con orlo ingrossato aggettante all’interno, cropoli del Calvario43 e databile verosimilmente
su pareti di basso spessore (nessun esemplare) tra il IV e il III secolo a.C. Il pezzo in questione,
caratterizzato dal c.c. 53 e dunque ascrivibile a
e) con orlo svasato a profilo angolato (nessun produzioni arcaiche, ha un diametro pari a 31 cm
esemplare) e uno spessore di quasi 2 cm che rendono presso-
ché sicura una sua collocazione tra i contenitori
f) con orlo a fascia espansa da dispensa, mentre gli altri due esemplari ascri-
variante 1: a profilo arrotondato continuo (2 vibili al tipo 8a hanno il primo un diametro pari
esemplari) (Tav. 65) a poco più della metà del precedente (18 cm), il
A 2/97 secondo un diametro alla bocca di soli 8 cm che
A 2/122 lo classificano come un’olletta miniaturistica. Un
raffronto è tuttavia possibile anche con un’olla
variante 2: con orlo distinto (esternamente e/o globulare da Cerveteri, databile in epoca arcai-
internamente) (2 esemplari) (Tav. 65) ca o tardo-arcaica non meglio precisabile, carat-
Ab 3/41, Ab 11/32 terizzata da superficie esterna nerastra e interna
rossastra, con tracce di lisciatura44.
g) con orlo esoverso fortemente assottigliato e Al tipo 8b è riferibile l’esemplare A 2/117, che
marcato dente d’appoggio aggettante all’interno anche per le dimensioni è raffrontabile a un pez-
(5 esemplari) (Tav. 65) zo di Veio, raccolto durante gli scavi della British
Aa 6/80, Aa 6/115, Aa 6/127, Ac 54/63, Ac School nel cosiddetto Rectangular Timber Buil-
60/179 ding e databile nella prima metà del VI secolo
a.C.45; i tre esemplari attestati definiscono vasi di
Si tratta di una produzione limitata di olle dimensioni medie, con diametri all’imboccatura
(all’Ara della Regina se ne contano una ventina compresi tra 17 e 24 cm; gli impasti utilizzati va-
circa di esemplari), ispirate in alcuni casi alla tra- riano dal c.c. 2, di colore rosso-bruno con inclusi
dizione corinzia e caratterizzate dalla assenza di di varie dimensioni, al c.c. 11, caratterizzato da
anse e dalla verosimile necessità di un sostegno, inclusi di dimensioni anche notevoli.
data la difficoltà alla presa offerta dalla tettonica Al tipo 8c appartiene invece l’olla Aa 6/93
del labbro. (diametro all’imboccatura di circa 12 cm), con-
Particolare appare l’articolazione degli orli, frontabile con un pezzo proveniente dal santuario
forse legata alla necessità di predisporre il neces- di Gravisca (taglio III nel cortile T) che può es-
sario appoggio per un coperchio, che ha permesso sere datato ancora nel VII secolo a.C.46, sebbene

43 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 79, fig. 17, n. 151. sia da un ritrovamento di Montereggi (saggio alpha lungo le
44 
Caere 1993, p. 284, fig. 505, Ka 20.1. pendici meridionali del colle), databile sulla base del contesto
45 
Murray Threipland 1963, p. 46, fig. 7, n. 4. La continuità stratigrafico tra il IV e il I secolo a.C. (Montereggi, p. 38, n. 84).
di vita del tipo è attestata sia da un frammento proveniente da- 46 
Gori - Pierini 2001, tav. 33, n. 318. Cfr. anche Carafa
gli scavi del Foro (Carafa 1995, p. 134, tipo 307, che presenta 1995, p. 136, tipo 316; A. Zifferero, L’abitato etrusco di
però orlo liscio), collocabile nella prima metà del V secolo a.C., Piana di Stigliano, Roma 1980, p. 45, tav. 14, n. 4.
Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso 139

l’impasto con cui è stata realizzata (c.c. 53) sia dai dati stratigrafici a questa tipologia di vasella-
piuttosto riferibile a fabbriche di epoca arcaica; me, che al pari di altri pezzi forniti di dente fer-
si tratta verosimilmente di vasi di non grandi di- macoperchio paiono riferibili a produzioni loca-
mensioni, giacché il secondo esemplare riferito li strettamente connesse alla vita del santuario e
al tipo ha un diametro di 20 cm. ai suoi culti. Per altro, essi appaiono realizzati in
I tipi 8d e 8e, come detto, non hanno attesta- svariati tipi di impasto, impedendo di definire tra-
zioni presso il santuario. dizioni produttive o botteghe specializzate nella
Il tipo 8f variante 1 annovera ben due capofi- creazione di questo tipo di olle, che però a livello
la: A 2/97, che trova confronto tra le grandi olle dimensionale sembrano raggruppabili in un uni-
biansate in impasto chiaro di Casale Pian Roseto co insieme con diametro all’imboccatura di circa
(databili dubitativamente tra V e IV secolo)47, e 15 cm, con punte massime inferiori comunque ai
A 2/122, avvicinabile a un’olla di piccole dimen- 20 cm.
sioni dalla tomba 1718 della necropoli del Cal-
vario, databile non prima della fine del IV seco- 9. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo
lo a.C.48; peculiare appare la provenienza dei due verticale, ingrossato, su collo medio – basso
esemplari da un medesimo strato, il che potrebbe
anche far pensare a una produzione apposita, dal a) con orlo a profilo esterno continuo (12 esem-
momento che entrambe le olle hanno un diame- plari) (Tav. 65)
tro all’imboccatura pari o di poco superiore a 25 A 1/81, Aa 1/16, Aa 3/135, Aa 6/73, Aa 6/125,
cm e sono realizzate nel medesimo tipo di impa- Aa 10/60, Ac 18/21, Ac 52/16, Ac 60/158
sto (c.c. 53). A 2/107
Il tipo 8f variante 2, attestato solo da due esem- Ac 10/36
plari provenienti dal settore B, non è meglio de-
finibile a causa della mancanza di confronti pun- b) con orlo a fascia espansa con parte superiore
tuali per il relativo capofila Ab 3/41. Tra l’altro, i piana (1 esemplare) (Tav. 65)
due pezzi si distinguono per il tipo di impasto in A 40/3 (variante CCT 36/165)
cui sono realizzati (c.c. 2 l’uno, c.c. 53 l’altro), e
appaiono accomunati solo dalle dimensioni, con Scarse sono le attestazioni di questo tipo di
un diametro alla bocca pari o di poco inferiore a olla, all’Ara della Regina come nell’ambito del
21 cm. ‘complesso monumentale’, per quanto sia stato
Infine, il tipo 8g, caratterizzato dalla presenza possibile individuare due sottotipi di orlo con re-
del dente di appoggio per il coperchio che arti- lative famiglie tipologiche. Di esse la prima (tipo
cola l’andamento del profilo interno, sul modello 9a) appare la meglio documentata, con quasi tut-
offerto anche da contenitori tipicamente da cu- ti i reperti riferibili al medesimo capofila A 1/81,
cina quali le pentole49, è attestato da ben cinque per altro privo di confronti puntuali e per il quale
esemplari (di cui tre provenienti dal settore A) si può solamente supporre l’appartenenza all’am-
e soltanto presso il santuario, dal momento che bito cronologico individuato per i pezzi del ‘com-
manca nel ‘complesso monumentale’, forse per plesso monumentale’ (VI-V secolo a.C.)51.
motivi legati alle pratiche cultuali che allo stato Le varianti dimensionali (da un diametro mi-
degli studi oggi ci sfuggono. nimo di 11 cm a un diametro massimo di 30 cm,
L’assenza di confronti puntuali50 non permet- con un gruppo abbastanza omogeneo di olle
te di fornire una collocazione cronologica slegata con diametri pari a 18-19 cm) non aiutano nella

47 
CPR, p. 107, fig. 22, n. 1. 49 
Sugli esemplari di pentole attualmente noti nell’ambito
48 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 155, fig. 44, n. 30. La del santuario, soltanto tre, cfr. ultra, pp.153-154. A prima vista,
differenza dimensionale tra i due reperti potrebbe indurre a a volte, la frammentarietà del materiale rende difficile distin-
ipotizzare una derivazione del pezzo dei Monterozzi da for- guere tra olle e pentole, soprattutto nei casi morfologicamente
me di più grandi dimensioni attestate nell’ambito dell’abi- simili come quelli offerti dalle olle di tipo 8g qui definite.
tato o del santuario a questo relativo, il che significherebbe 50 
Un raffronto è possibile tra il capofila Aa 6/80 e un’olla
proporre per il pezzo dell’Ara della Regina una datazione dall’insula 5 della Regio VI di Pompei (che presenta tuttavia
nel corso del IV secolo (collocazione cronologica supporta- un accenno di collo) che, pur in assenza di un preciso inqua-
ta, per altro, dalla datazione offerta dai confronti di Casale dramento cronologico, non può datarsi a una fase preceden-
Pian Roseto per l’altro capofila, A 2/97, proveniente dal me- te il III - II secolo a.C. v., C. Chiaramonte Treré, Ceramica
desimo strato). di impasto, in Ricerche a Pompei I, tav. 100, n. 5.
51 
Chiaramonte Treré 1999, p. 61.
140 L.G. Perego

definizione del tipo, realizzato nella maggioranza Il capofila Ad 1/21, che costituisce dal punto
dei casi in un impasto riconducibile al c.c. 53, ma di vista morfologico una variante dell’esempla-
caratterizzato anche in questo senso da un’estre- re CCT 3/396, ha un diametro piuttosto ridotto
ma varietà negli esemplari rimanenti. (14,4 cm) e, nonostante la sua provenienza da
Alla soglia cronologica proposta parrebbe ri- strati superficiali, sembra possibile stabilirne la
feribile anche l’esemplare A 2/107 (pure realiz- collocazione cronologica in ambito ellenistico
zato con l’impasto c.c. 53), che trova confronto sulla base di confronti offerti, pur all’interno di
con un’olla da Veio, Rectangular Timber Buil- altre classi ceramiche, dai corredi della necropoli
ding, collocabile nel corso della fase alto-arcai- dei Monterozzi55.
ca52 e con pezzi provenienti dal Foro e dal Pala-
tino, databili con maggiore precisione all’ultimo 12. Olle e ollette globulari o ovoidi, con alto
trentennio del VI secolo a.C.53. Tuttavia la possi- orlo svasato o esoverso
bilità di raffronto offerta da un pezzo del corre-
do delle tombe 842 e 1593 dei Monterozzi54 per- a) con orlo interno liscio (13 esemplari) (Tav. 66)
mette quanto meno di ipotizzare una continuità di Aa 3/181
vita della forma fino agli inizi del III secolo a.C. Aa 3/189, Ab 1/5
Per quanto riguarda l’esemplare A 40/3, a orlo Ac 7/66
superiore piano (caratteristica che ha permes- Ac 7/73
so l’articolazione del tipo 9 in due sottotipi, di- Ac 54/56
stinguendo quest’ultimo esemplare dal pezzo
del complesso monumentale del Pian di Civita b) con orlo interno scanalato (10 esemplari)
36/165 cui pure resta apparentabile), non vi sono (Tav. 66)
al momento confronti possibili, al di là di gene- A 42/3
rici riferimenti alla casistica offerta dal succita- Ac 34/1
to capofila individuato da C. Chiaramonte Treré.
A questo tipo di olla, derivato dalle più comu-
10. Olle e ollette globulari od ovoidi con orlo ni forme di epoca villanoviana attraverso i modelli
svasato con parete esterna scanalata “a seme di papavero” del periodo orientalizzante56,
sono assegnabili poco più di una ventina di esem-
Manca questo tipo di olla, che nell’ambito del plari, abbastanza equamente distribuiti tra i due
‘complesso monumentale’ è stato ascritto a una sottotipi, ma anche caratterizzati da una certa varia-
produzione ellenistica. bilità morfologica, che ha permesso di individua-
re ben sette nuovi capofila (cinque per il tipo 12a,
11. Olle e ollette globulari o ovoidi, con alto orlo a orlo liscio, due per il tipo 12b, a orlo scanalato).
a profilo interno concavo (2 esemplari) (Tav. 65) In particolare, se la rigidità del profilo del pez-
zo Aa 3/181 appare una caratteristica molto pe-
Ad 1/21 (variante CCT 3/396) culiare (la si ritrova in esemplari di ascendenza
orientalizzante, come un pezzo da Roma dubi-
Scarsamente attestato, questo tipo di olla si ca- tativamente databile nel corso del VI secolo57),
ratterizza per un alto orlo verticale superiormente l’esemplare Aa 3/189, per altro proveniente dal-
arrotondato e per un corpo ceramico che solo nel la medesima unità stratigrafica, trova confronto
caso dell’olla Ad 1/21 (c.c. 53) non rientra nelle in un’olla da Gravisca, rinvenuta in diversi fram-
caratteristiche granulometriche degli impasti dei menti all’interno del vano A e databile tra la fine
reperti rinvenuti nel ‘complesso monumentale’. del VII e gli inizi del VI secolo a.C.58.

52 
Murray Threipland 1963, p. 46, fig. 7, n. 4. 56 
La filiazione tipologica di questi contenitori è ben
53 
Carafa 1995, p. 141, tipo 336. espressa dai raffronti istituibili tra il capofila Ac 7/73 ed
54 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 75, fig. 16, n. 150. esemplari laziali, diffusi a partire dalla fine dell’VIII secolo
55 
In particolare, cfr. un ossuario a listello dalla tomba 69 a.C. (cfr. per esempio Carafa 1995, p. 27, tipo 27, il quale
del Fondo Scataglini (Serra Ridgway 1996, tav. CXLIV, n. per altro appare attestato frequentemente tra la fine del VII e
24). Il vaso, considerato tipica forma da mensa e da dispensa gli inizi del VI secolo a.C.).
soprattutto nella redazione grezza, è una produzione locale 57 
Carafa 1995, p. 21, tipo 9.
diffusa tra IV e III secolo a.C. (v., Serra Ridgway 1996, p. 58 
Gori - Pierini 2001, tav. 34, n. 325. Cfr. anche: Carafa
266). 1995, p. 97, tipo 200; Poggio Buco, tomba VII (Bartoloni
Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso 141

Le dimensioni ricostruibili permettono di in- santuario (dove si contano nove esemplari) che
dividuare tre gruppi principali, il primo con olle nel ‘complesso monumentale’ dove per ora si at-
di piccole dimensioni (diametri all’imboccatu- testano solo tre esemplari editi.
ra compresi tra 11 e 16 cm), il secondo con vasi Le varianti dimensionali permettono di distin-
aventi all’imboccatura un diametro di circa 20-22 guere due gruppi, uno con olle aventi diame-
cm e pochi esemplari con diametro compreso tra tro all’imboccatura compreso tra i 13 e i 16 cm,
i 24 e i 30 cm o oltre. l’altro con vasi di maggiori dimensioni (diame-
Molto varie sono le caratteristiche degli impa- tri con valori attorno ai 26-28 cm). Anche le ca-
sti utilizzati (c.c. 2, c.c. 15, c.c. 18, c.c. 52, c.c. ratteristiche degli impasti suggeriscono di distin-
53), il che impedisce di definire tradizioni di bot- guere due tradizioni produttive, che sembrano
tega o specializzazioni artigianali per la realizza- rispecchiare le difficoltà di collocazione crono-
zione di questo tipo di olla, che discende comun- logica già evidenziate da C. Chiaramonte Tre-
que, come si è già avuto modo di sottolineare, da ré per i pezzi del ‘complesso monumentale’60:
produzioni capillarmente diffuse all’interno della a esemplari realizzati con c.c. 1 e c.c. 2, di tra-
compagine etrusca. dizione ancorata alle produzioni della prima età
Per quel che riguarda il tipo 12b, il nuovo ca- del Ferro, se ne affiancano altri con c.c. 44 e c.c.
pofila Ac 34/1 non gode di confronti puntuali tra 53, relativi a produzioni arcaiche.
le ceramiche grezze: per precisarne l’attribuzio- A una datazione piuttosto bassa induce il raf-
ne cronologica occorre far ricorso a produzioni in fronto morfologico istituibile tra il capofila A 3/76
impasto rosso, di orizzonte ancora tardo-orienta- e un anforone biansato proveniente dalla tomba
lizzante, note per esempio a Roma in contesti da- 5512 della necropoli del Calvario, probabilmen-
tabili nella prima metà del VI secolo a.C.59 te databile nel corso del III secolo a.C.61, mentre
Il restante gruppo di esemplari costituisce in- una collocazione cronologica più alta sembra tro-
vece un insieme omogeneo dal punto di vista di- vare il secondo capofila, Ad 2/24, che trova pun-
mensionale (con diametri all’imboccatura com- tuale confronto in olle provenienti dallo scarico
presi tra 18 e 23 cm), da cui si distingue solo arcaico della Vigna Parrocchiale a Cerveteri62.
l’esemplare A 38/3, con diametro di circa 15 cm.
Diverso il discorso per quanto riguarda le carat- 14. Olle e ollette globulari o ovoidi, con orlo
teristiche dell’impasto, che anche per il tipo 12b leggermente esoverso distinto all’esterno, a profilo
sono estremamente variegate (c.c. 2, c.c. 3, c.c. appiattito continuo all’interno (3 esemplari)
15, c.c. 18, c.c. 44).
A questo tipo di olle, indizio di una probabi-
13. Olle e ollette globulari o ovoidi con orlo le limitata produzione locale di breve vita, sono
svasato con incavo interno (9 esemplari) (Tav. 66) stati attribuiti solamente tre esemplari (A 3/22, A
11/16 e Ad 2/20), ricollegati a un pezzo del ‘com-
A 3/76, A 2/44, A 11/26, Ac 48/19 plesso monumentale’ (inv. 285/12) che, per le sue
Ab 23/17 caratteristiche peculiari, non aveva inizialmente
Ad 2/24 trovato posto all’interno dello schema classifica-
torio proposto da C. Chiaramonte Treré63, ma che
Si tratta di un tipo di orlo che per le caratteristi- potrebbe essere confrontato con un’olla ovoide
che del labbro, presentante un invito per l’appog- dallo scarico della Vigna Parrocchiale a Cervete-
gio del coperchio, ben si adatta alle caratteristi- ri64 e con un’olla proveniente dagli strati a contat-
che del vasellame presente all’Ara della Regina, to col suolo vergine nell’area del deposito votivo
tanto da essere ben più attestato nell’ambito del di Satricum65.

1972, p. 99, fig. 45, n. 85), in un contesto databile tra l’ulti- formali, a produzioni decisamente più antiche, quali quelle
mo quarto del VII e la metà del VI secolo a.C. inseribili all’interno del gruppo Kb 10 dei materiali dello
59 
Carafa 1995, p. 102, tipo 219. scarico di Vigna Parrocchiale a Cerveteri, che si datano en-
60 
Chiaramonte Treré 1999, p. 63: la Studiosa sottoli- tro gli inizi del V secolo a.C. (Caere 1993, p. 289).
neava come i contesti di rinvenimento orientassero per una 62 
Caere 1993, p. 287, fig. 507, tipo Kb 7.
datazione al IV-III secolo, sebbene un esemplare provenisse 63 
Chiaramonte Treré 1999, p. 63.
da un interro di VI secolo. 64 
Caere 1993, p. 286, fig. 506, Kb 1.8.
61 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 251, fig. 78, n. 154. Tut- 65 
Bouma 1996 b, p. 150, n. 77, pl. V, n. 77. Per questo
tavia la tettonica dell’orlo, pur priva di confronti puntua- frammento si suppone una datazione tra la fine del VII e gli
li, sembra riferibile, quanto meno a livello di ascendenze inizi del VI secolo a.C.
142 L.G. Perego

Le olle in questione hanno un diametro all’orlo sviluppi degli scavi e degli studi nell’ambito
compreso tra 20 e 26 cm e un corpo ceramico ca- dell’antica città di Tarquinia, alla stregua di pez-
ratterizzato da numerosissimi inclusi e scarsi va- zi unici non altrimenti inquadrabili. In partico-
cuoli, di colore per lo più rossastro (c.c. 53). lare, l’olla Ac 48/10 sembra trarre ispirazione
(almeno per quel che riguarda il profilo esterno
15. Olle globulari o ovoidi, con orlo leggermente dell’orlo) da ollette a vernice nera diffuse nei
esoverso fortemente ingrossato rispetto allo corredi della necropoli dei Monterozzi e datate
spessore delle pareti, distinto sia esternamente tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.66,
sia internamente e con profilo interno piatto (2 se non addirittura da olle stamnoidi (definite an-
esemplari) (Tav. 66) che “olle a listello”) utilizzate come ossuario
nella medesima necropoli67; puntuale invece il
Ab 23/15 raffronto tra l’olla Ac 48/18 e un pezzo raccolto
Ab 25/11 nello scarico arcaico della Vigna Parrocchiale a
Cerveteri68.
A questo tipo di olla, caratterizzato da un orlo Infine, l’olla Ac 54/75 potrebbe appartenere
molto articolato e di spessore di gran lunga su- alla medesima famiglia tipologica di un vaso rin-
periore a quello delle pareti, sono stati ricondotti venuto a Casale Pian Roseto69, conosciuto in un
due esemplari, privi di qualsiasi confronto all’in- ampio arco cronologico compreso almeno tra il
terno del pur numeroso materiale proveniente sia VI e il IV secolo a.C. è tuttavia da notare come
dal santuario, sia dal ‘complesso monumentale’, la morfologia dell’orlo paia ritornare su esempla-
al punto da metterli a capo di due distinte fami- ri “in rozza terracotta” di epoca romana, raccolti
glie tipologiche all’interno del tipo 15 apposita- non lontano da Tarquinia, nell’area della necro-
mente definito. poli del Ferrone70.
Le marcate peculiarità dell’orlo sembrano at-
testare una produzione locale, pressoché priva
Anforette da mensa
di confronti esterni, probabilmente anche di vita
alquanto limitata; è tuttavia interessante nota- 1. Anforette a larga imboccatura e fondo piatto
re come i due frammenti provengano dagli strati
della terrazza dei Cavalli Alati relativi al monu- a) con orlo svasato a profilo arrotondato conti-
mento noto come altare α (30). Si tratta di vasi nuo (nessun esemplare)
di grandi dimensioni (rispettivamente 25 cm e
31 cm di diametro all’imboccatura), realizzati in b) con orlo svasato a profilo interno concavo (6
impasti con inclusi di differente granulometria e esemplari) (Tav. 67 B)
forma e con vacuoli pressoché assenti (c.c. 2 e Ac 48/12, A 2/19, A 2/34, A 3/29, A 3/31
c.c. 15).
c) con orlo svasato assottigliato (2 esemplari)
Olle varie (Tav. 67 A) (Tav. 67 B)
Ad 1/23, Ad 2/33
A 1/75
Ac 48/10 d) con orlo a fascia ingrossata (3 esemplari)
Ac 48/18 (Tav. 67 B)
Ac 54/75 A 3/35
A 5/3
Quattro olle, per le caratteristiche peculiari Ad 2/35
della morfologia dell’orlo, non sono state inseri-
te nello schema classificatorio su delineato, ve- Pur poco diffusa, è stata distinta sulla base di con-
nendo pertanto considerate, in attesa di ulteriori fronti tra le tettoniche d’orlo una forma pertinente

66 
Per esempio, Cavagnaro Vanoni 1996, p. 145, fig. 41, avvicina anche, nella morfologia, a un’anfora in ceramica
n. 13. depurata a bande rinvenuta nella necropoli del Calvario
67 
Cavagnaro Vanoni 1996, fig. 69, n. 24. (Cavagnaro Vanoni 1996, p. 211, fig. 67, n. 4), databile tra
68 
Caere 1993, p. 287, Kb 7.6. la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.
69 
CPR, p. 118, fig. 33, n. 6. Il pezzo ha tuttavia un orlo 70 
Brocato 2000, fig. 29, n. 17.
più pendulo rispetto a quello dell’Ara della Regina, che si
Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso 143

a una tipologia vascolare distinta dall’olla e defi- (9 cm) e spessore delle pareti pressoché costante,
nita “anforetta da mensa”, che in esemplari inte- pari a circa 6 mm. Deve ritenersi, sulla base del-
gri appare caratterizzata da due anse sopraelevate la morfologia comune a questo tipo di vasi, che
rispetto all’orlo e che potrebbe rendere plausibi- dall’orlo si dipartisse un alto manico a bastoncel-
le una distinzione d’uso tra questi vasi (destina- lo, di cui tuttavia il frammento in questione non
ti ai liquidi) e le olle propriamente intese (utiliz- conserva traccia. Per un inquadramento cronolo-
zate generalmente per contenere solidi, come per gico, dobbiamo rifarci ancora all’esemplare gra-
esempio granaglie). viscano, databile tra la metà del V secolo a.C. e
All’Ara della Regina se ne contano poco più di l’inizio del successivo.
dieci esemplari, la metà dei quali riferibile a un
vaso con orlo a profilo interno concavo, atto ad Vasi troncoconici (1 esemplare) (Tav. 69 A)
accogliere un coperchio, con diametro all’imboc-
catura compreso tra i 13 e i 19 cm. Aa 12/61
In particolare, il capofila Ac 48/12 trova con-
fronto in un pezzo da Gravisca, taglio VII all’in- A questa tipologia di vasellame, diffusissima
terno del vano G, attribuito genericamente a nelle necropoli durante la fase tardo-arcaica ed
un’olla e databile entro la prima metà del V seco- ellenistica76, è stato assegnato un frammento di
lo a.C. 71, ma anche in un’anfora “a bocca ampia” orlo a estremità orizzontale arrotondata. Il dia-
dalla tomba 64 del Fondo Scataglini a Tarquinia, metro ricostruibile, pari a oltre 30 cm, e il no-
la cui cronologia è da porsi nel corso del III se- tevole spessore (circa 1,4 cm) inducono a valu-
colo a.C.72, probabile spia di una lunga sopravvi- tare con attenzione la possibile pertinenza dello
venza del pezzo. stesso a una tipologia di contenitore da derrate
Alle anforette con orlo assottigliato sono rife- non altrimenti nota, sebbene sia del tutto nor-
ribili due esemplari, con diametro di 17-18 cm e male ritrovare, nella necropoli, varianti dimen-
realizzate in un impasto ricco di inclusi, ma con sionali ridotte dei vasi di comune diffusione
vacuoli assenti (c.c. 2).Un possibile confronto nell’abitato.
per il capofila Ad 1/23 si ha con pezzi della ne- Per altro, il nostro esemplare si caratterizza
cropoli dei Monterozzi73. per un corpo ceramico molto compatto, con po-
Infine, alle anforette a orlo ingrossato appar- chissimi vacuoli e inclusi biancastri di dimensio-
tengono tre esemplari, A 3/35, A 5/3 e Ad 2/35, ni omogenee che risaltano nell’impasto biscotto
di dimensioni abbastanza ridotte (16-20 cm di (c.c. 5), assegnabile a consolidate tradizioni pro-
diametro all’imboccatura); le caratteristiche duttive di orizzonte arcaico.
dell’impasto (c.c. 1) le accomunano agli esem- In ogni caso, sia per la forma sia per le dimen-
plari precedenti. Per una collocazione cronologi- sioni, il pezzo rappresenta finora un unicum nel
ca della forma in epoca tardo-arcaica può essere quadro della ceramica d’impasto proveniente dal
utile il raffronto istituibile tra il capofila Ad 2/35 sito dell’antica Tarquinia.
e un’anforetta in ceramica depurata acroma rac-
colta tra il materiale di Casale Pian Roseto74.
Orcioli
Situle (1 esemplare) (Tav. 68 D) 1. Orcioli ovoidi con orlo esoverso (5 esemplari)
(Tav. 68 B)
Ad 2/32
Ac 48/11
Sulla base di confronti con esemplari meglio
conservati del santuario di Gravisca75, è stato as- 2. Orcioli ovoidi ad orlo verticale
segnato a questa tipologia di vasellame un fram-
mento caratterizzato da alto orlo svasato a estre- a) con orlo leggermente ingrossato (nessun
mità superiore squadrata e piatta, diametro ridotto esemplare)

75 
Gori - Pierini 2001, tav. 52, n. 546, proveniente dal
71 
Gori - Pierini 2001, tav. 41, n. 423. vano X.
72 
Serra Ridgway 1996, p. 278; tav. 138, n. 14. 76 
Il confronto più prossimo sembra possibile con Cava-
73 
Serra Ridgway 1996, tav. 219, n. 186. gnaro Vanoni 1996, p. 67, fig. 14, n. 137 (dal materiale pro-
74 
CPR, p. 96, fig. 11 H, n. 3. veniente dalle tombe 842 e 1593).
144 L.G. Perego

3. Orcioli globulari con orlo verticale (nessun Del tutto eccezionale e dubitativamente inse-
esemplare) ribile, in attesa di migliori definizioni formali e
funzionali, nel novero degli orcioli, appare inve-
4.  Orcioli globulari con orlo leggermente esoverso ce l’esemplare Ab 23/11, proveniente dalla ter-
razza dei Cavalli Alati e, per la precisione, dagli
a) a orlo assottigliato (nessun esemplare) strati relativi al cosiddetto altare α (30). La forma
globulare, caratterizzata da una serie di gole sia
5.  Orcioli globulari con orlo a tesa (1 esemplare) sulla superficie esterna sia su quella interna, non
(Tav. 68 B) trova finora confronti puntuali, sebbene l’anda-
mento sinuoso delle pareti e l’orlo a tesa pendula
Ab 23/11 sembri trarre ispirazione dalle coppe etrusco-ge-
ometriche su alto piede, come ben dimostrano al-
Vengono definiti “orcioli” vasi assimilabili cuni esemplari recuperati nella necropoli di Pog-
per forma alle olle, ma da queste distinti per le gio Buco80.
dimensioni e per la funzione, che doveva essere L’inquadramento cronologico del pezzo non
quella di attingere piuttosto che quella di con- appare tuttavia possibile sulla base di tali ascen-
tenere liquidi (per tale motivo in alcune pub- denze formali, anche perché la tettonica del vaso,
blicazioni si definiscono “attingitoi”77). Sono seppur in forme più massicce e squadrate, ritorna
scarsamente diffusi, tanto all’Ara della Regina su un catino in ceramica comune romana raccol-
quanto nel ‘complesso monumentale’, dove tut- to nella tomba 1 della necropoli del Ferrone e da-
tavia è stato possibile elaborare la casistica che tabile al I secolo d.C.81, denunciando in tal modo
qui succintamente si presenta, in corso di ela- l’appartenenza di tale scelta morfologica a ten-
borazione. denze produttive di ampio excursus cronologico
Come si evince dallo schema precedente, la (la presenza di una tesa del resto lo accomuna a
quasi totalità degli esemplari riconosciuti appar- forme estremamente diffuse e comuni, quali per
tiene al tipo 1 (orcioli ovoidi con orlo esoverso), esempio le pentole82).
con diametro all’orlo di circa 11 cm (ad eccezio-
ne del capofila Ac 48/11, che arriva ai 16 cm), re-
alizzati tuttavia con tecniche e impasti differenti
Pissidi (2 esemplari)
(c.c. 18, di fase arcaica e tipico di realizzazioni a 1. Pissidi lenticolari prive di collo, con basso
mano; c.c. 5, anch’esso tipico dell’epoca arcaica, orlo verticale arrotondato
ma di produzioni al tornio; c.c. 4, legato ancora
a tradizioni villanoviane); l’inquadramento cro- a) a profilo continuo (1 esemplare) (Tav. 69 B)
nologico di tali orcioli si basa su quello dei pezzi A 3/18
raccolti nell’ambito del ‘complesso monumenta-
le’, dove gli stessi sono stati rinvenuti in interri b) a profilo interno aggettante angolato (1 esem-
di VI secolo. plare) (Tav. 69 B)
è tuttavia da sottolineare che il profilo Ac 60/23
dell’orlo del capofila Ac 48/11 induce a collo-
care piuttosto il pezzo nel corso dell’età elleni- Due frammenti di vasi di forma globulare, con
stica, in virtù della possibilità di confrontarlo basso orlo e privi di collo, sono stati classificati
da un lato con un frammento, attribuito dubita- come pertinenti a pissidi sulla base del confronto
tivamente a un’olla, rinvenuto all’interno della con vasellame integro realizzato in ceramica fine,
tomba 1686 della necropoli del Calvario e data- in particolar modo ceramiche di importazione o
bile non prima della metà del IV secolo a.C.78, imitazione corinzia.
dall’altro con un c. d. legget skillet provenien- In particolare si ricorda l’esemplare Ac 60/23,
te da Cosa e databile entro il primo quarto del I con diametro pari a cm 15 (inferiore di circa 1/3 a
secolo a.C.79. quello dell’altro esemplare A 3/18, che raggiunge

77 
Chiaramonte Treré 1999, p. 66. interpretare il catino romano come sviluppo “monumentale”
78 
Cavagnaro Vanoni 1996, p. 137, fig. 37, n. 67. di una forma più piccola diffusa in ambito etrusco, al pari di
79 
Dyson 1976, fig. 31, n. 31. certi bacini i cui profili ricordano quelli delle più minute e
80 
Per esempio, Bartoloni 1972, p. 67, fig. 30, nn. 4-5. diffuse ciotole.
81 
Rendeli 1996, p. 19 e fig. 156. Non sembra peregrino 82 
V., ultra, pp. 153-154 (in particolare il tipo 3).
Produzioni in impasto di epoca arcaica ed ellenistica. Vasellame e oggetti d’uso 145

i 22 cm) e realizzato in un impasto (c.c. 1) ancora e ellenistica (per esempio, un’anforetta a ornati
legato alle tradizioni produttive villanoviane, per neri di III secolo a.C. dalla necropoli del Calva-
la particolarità del profilo interno dell’orlo agget- rio86).
tante per l’alloggio del coperchio e per le anse, di Anche Ac 57/29 appare come realizzazione in
cui si conserva l’attacco sulla parete a circa 1 cm ceramica comune di prodotti diffusi nelle classi
dall’orlo, impostate verticalmente83. Esso trova più fini, come la vernice nera di epoca ellenisti-
confronto in una pisside corinzia proveniente da ca87, sebbene non manchino esemplari prodotti in
Poggio Buco84, ma anche in un cratere tetransato impasto che offrono confronti più o meno pun-
di provenienza sporadica dalla medesima necro- tuali (per esempio, una brocca in ceramica grezza
poli85 e databile alla fine del VII secolo a.C. dalla banchina sinistra della tomba 6049 della ne-
cropoli del Calvario, databile sulla base del con-
testo di scavo tra il IV e il III secolo a.C.).
Brocche e oinochoai/olpai Infine, Ac 60/177, anch’essa come la prece-
dente affine alle produzioni a vernice nera serie
Tra le forme chiuse, specificamente destina- Morel 5222 (diffuse anche nella versione in ce-
te alle operazioni di trasportare e versare liquidi, ramica depurata acroma), come testimoniato da
annoveriamo brocche e oinochoai, queste ultime alcuni corredi della necropoli del Calvario data-
attestate da un solo frammento, pertinente a una bili attorno alla metà del III secolo88. Tuttavia la
forma verosimilmente trilobata, proveniente dal vicinanza del profilo della brocca a un’olla da un
settore C e realizzata in un impasto piuttosto cu- edificio di Veio (Stone Building) databile in pe-
rato (Ac 4/3). Tali tipologie vascolari non sono riodo precedente89 induce a ritenere questa una
nell’insieme diffuse: anche tra le brocche possia- forma di lunga vita, probabilmente diffusa a par-
mo annoverare solo sette esemplari (tra cui tre tire dall’epoca arcaica.
nuovi capofila), tre dei quali provenienti dal set- In sostanza, a differenza degli esemplari di
tore A e tre dal settore C. brocche rinvenute nel ‘complesso monumenta-
le’, i nuovi capofila sembrano inquadrabili in un
contesto cronologico tardo, di epoca ellenistica o
Brocche tardo-arcaica.
1.  Brocche a basso o medio collo, orlo esoverso,
ingrossato (7 esemplari) (Tav. 68 A) Oinochoai (1 esemplare) (Tav. 68 C)
Ab 5/8 Ac 4/3
Ac 57/29, Ac 66/33
Ac 60/177