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Apparato circolatorio: Generalità

L’apparato circolatorio si basa sulla presenza di condotti di varie dimensioni, definiti vasi, che
consentono lo scorrimento degli umori corporei, ovvero sangue e linfa. Possiamo quindi distinguere:

1. Apparato circolatorio sanguigno: in cui il iquido circolante è il sangue, che scorre all’interno di tre
tipi principali di vasi, ovvero arterie, vene e capillari; l’organo che si occupa di spingere il sangue nei
vasi è il cuore, la pompa.

2. Apparato circolatorio linfatico; in cui invece il fluido circolante è la linfa, che si muove all’interno dei
vasi linfatici; a questo apparato sono annessi gli organi linfoidi che hanno il compito di produrre
linfociti, importanti per l’immunità, e gli elementi figurati del sangue ( nel caso del midollo spinale ).

L’apparato circolatorio sanguigno riveste diverse funzioni:

1. Si occupa di veicolare le sostanze nutritive e anche l’ossigeno

2. Si occupa di allontanare i cataboliti e l’anidride carbonica

3. Partecipa al mantenimento dell’omeostasi dei liquidi corporei

4. È coinvolta nella termoregolazione del corpo

5. Veicola le cellule del sistema immunitario

Abbiamo detto che l’apparato circolatorio è basato sulla presenza di vasi che sono appunto
classificabili in:

1. Arterie: le arterie si presentano con una parete poco sottile, che non consente quindi il passaggio di
sostanze per diffusione, dal sangue ai tessuti; è una tipologia di vaso che si occupa quindi di
trasportare il sangue dal cuore alla periferia, ovvero in direzione centrifuga; a mano a mano che si
allontanano dal cuore le loro dimensioni variano ( si parte da arterie di grande calibro, a quelle di
medio calibro fino a quelle di piccolo calibro ); nel momento in cui si arriva alle arterie di piccolo
calibro, queste danno origine ad arteriole e dai segmenti terminali delle arteriole si originano i
capillari

2. Capillari: i capillari sono vasi in cui la parete risulta essere molto sottile ( è quasi esclusivamente
formata da endotelio ) e di conseguenza a livello di queste strutture vasali è effettivmente consentita
la diffusione di sostanze; i capillari poi iniziano a confluire per dare luogo alle venule; dalla confluenza
di quest’ultime si originano le vene di piccolo calibro, poi quelle di medio calibro e infine quelle di
grande calibro, che riportano il sangue al cuore

3. Vene: le vene sono vasi che come le arterie si presentano con una parete troppo spessa per
consentire fenomeni di diffusione passiva e di conseguenza possono occuparsi solo di trasportare il
sangue dalla periferia al cuore, ovvero in direzione centripeta

Negli invertebrati superiore e nell’uomo parliamo di una doppia circolazione:

1. Un piccolo circolo o circolazione polmonare

2. Un grande circolo o circolazione generale

Entrambi i due tipi di circolo iniziano e terminano a livello del cuore.

Il cuore è l’organo pompa che si colloca alla base dell’apparato circolatorio sanguigno. Il cuore si trova
ad essere costituito da quattro cavità, due posterosuperiori, ovvero gli atri, e due anteroinferiori,
ovvero i ventricoli. Gli atri sono separati tra di loro dal setto interatriale, mentre i ventricoli sono
separati tra di loro dal setto interventricolare; ciascun atrio è poi separato dal ventricolo
corrispondente dal setto atrioventricolare, mentre vi è messo in comunicazione per mezzo di un
orifizio, ovvero l’orifizio atrioventricolare, dotato di un apparato valvolare: nel caso di atrio destro e
ventricolo destro si parla di orifizio atrioventricolare destro, setto atrioventricolare destro e valvola
tricuspide; mentre nel caso dell’atrio sinistro e di ventricolo sinistro si parla di orifizio atrioventricolare
sinistro, setto atrioventricolare sinistro e valvola bicuspide o mitrale. Agli atri arrivano generalmente
grosse vene, mentre dai ventricoli si originano delle grandi arterie.

Notiamo quindi come:

1. La piccola circolazione si origina nell’atrio destro, a cui sangue povero di ossigeno giunge tramite la
vena cava superiore, la vena cava inferiore e il seno coronario; dalla zona di afflusso, il sangue passa
attraverso l’orifizio atrioventricolare destro e il suo apparato valvolare per arrivare al ventricolo
destro sottostante; risale con una certa curvatura verso la zona di efflusso che consiste nel tronco
polmonare, il quale si biforca nelle arterie polmonari destra e sinistra, che trasportano il sangue ai
polmoni. Una volta che il sangue è stato ossigenato, questo torna al cuore, nello specifico all’atrio
sinistro, tramite le vene polmonari, destre e sinistre, superiori ed inferiori ( sono 4 e si aprono nell’
atrio sinistro ). Quindi nella piccola circolazione le arterie trasportano sangue povero di ossigeno,
quindi venoso, mentre le vene sangue ricco di ossigeno, e quindi arterioso

2. La grande circolazione si origina invece a livello dell’atrio sinistro, nel momento in cui il sangue
proveniente dalla piccola circolazione vi giunge per mezzo delle vene polmonari; tramite l’orifizio
atrioventricolare sinistro e il suo apparato valvolare associato, il sangue passa al ventricolo sinistro,
dal quale prende origine l’aorta, la quale nel suo decorso viene distinta in diversi tratti, ovvero,
un’aorta ascendente, un arco dell’aorta e un’aorta discendente, che a sua volta viene distinta in
un’aorta toracica e in un’aorta addominale. In questo caso, le arterie trasportano sangue arterioso e
quindi ricco di ossigeno, mentre le vene trasportano sangue povero di ossigeno e quindi venoso.

In alcuni organi è possibile notare la presenza di sistemi di circolazione sanguigna che risultano essere
aggiuntivi rispetto a quelli già presenti. Ad esempio nel caso del rene, possiamo parlare della presenza
di una rete mirabile venosa; o ancora, nel caso del fegato, si può parlare invece di una rete mirabile
arteriosa.

Cuore: descrizione approfondita

Il cuore è l’organo miocardico di colore rossastro alla base del sistema circolatorio sanguigno. Ha la
forma di un cono appiattito con la base posterosuperiore, corrispondente alla porzione atriale, e
l’apice anteroinferiore, corrispondente alla porzione ventricolare. Si trova nel mediastino, tra i due
polmoni, rivestito da un sacco fibrosieroso che prende il nome di pericardio. Anteriormente è
delimitato dallo sterno e dalle cartilagini costali che vanno dalla terza fino alla sesta, posteriormente è
delimitato dalle vertebre toraciche che vanno dalla quinta all’ottava, definite vertebre di Giacomini;
superiormente si continua nel peduncolo vascolare che si dirige verso l’apertura superiore del torace,
mentre inferiormente poggia sulla cupola diaframmatica, che lo separa dagli organi viscerali
dell’addome.

Il maggior diametro del cuore, il diametro longitudinale, pari a 13 cm, si origina dal più o meno centro
della base del cuore e, decorrendo dal di dietro al davanti, dalla destra alla sinistra e dall’alto al basso,
si dirige verso la punta del cuore. Si ha poi anche un altro diametro, ovvero il diametro trasversale,
pari a 10 cm, perpendicolare al precedente. Infine si ha il diametro anteroposteriore, corrispondente
allo spessore del cuore, che misura sui 5-6 cm.

Il cuore di un individuo adulto sano è in grado di compiere 60-70 battiti al minuto, prevedendo per
ogni battio una fase di contrazione ( sistole ) e una di rilasciamento ( diastole ).
Nei longitipi e negli astenici il cuore presenta un maggiore sviluppo verticale, mentre nei brevitipi e
negli obesi il cuore si presenta con un maggior sviluppo orizzontale. Nel bambino, all’inizio ha una
forma a goccia.

Le sue dimensioni variano da individuo ad individuo e dipendono da:

1. Età

2. Sesso

3. Condizioni patologiche del soggetto preso in esame

Il peso medio del cuore è invece:

1. Attorno ai 230-280 g nelle donne adulte

2. Attorno ai 280-340 g negli uomini adulti

Valori di peso maggiori possono essere sintomi di importani patologie cardiache.

La superficie esterna del cuore viene generalmente dsitinta in:

1. Faccia sternocostale

2. Faccia diaframmatica

3. Base

4. Tetto

5. Margine acuto

6. Margine ottuso

Faccia sternocostale E’ la faccia anteriore del cuore, posta su di un piano rivolto in avanti, in alto e a
sinistra. E’ formata per i 2/3 dalla superficie esterna del ventricolo destro, mentre il restante terzo
appartiene alla superficie esterna del ventricolo sinistro. Su questa faccia è possibile riscontrare la
presenza di un solco, ovvero il solco interventricolare anteriore, che si origina nelle vicinanze del
margine ottuso del cuore, dirigendosi poi in basso per terminare alla destra dell’apice del cuore, da
cui poi continuerà, una volta incontrata l’incisura cardiaca sul margine acuto, come solco
interventricolare posteriore. Questo solco in profondità corrisponde al setto interventricolare, che
separa il ventricolo destro dal ventricolo sinistro. A livello del solco è consentito il passaggio dei vasi
coronari, accompagnati nel loro decorso da accumuli di grasso.

Nella parte più superiore del ventricolo destro si individua un rigonfiamento che prende il nome di
cono arterioso, da cui emerge il tronco polmonare.

Della porzione atriale, a livello di questa faccia, sono osservabili le appendici laterali, ovvero le
auricole destra e sinistra. Medialmente all’auricola destra si trova il solco atrioventricolare anteriore,
che in profondità corrisponde al setto atrioventricolare destro, che appunto separa l’atrio destro dal
ventricolo destro. Da questa faccia ci è anche possibile apprezzare il peduncolo vascolare, costituito
da aorta ascendete, tronco polmonare e vena cava superiore.

Faccia diaframmatica La faccia posteroinferiore o diaframmatica è piatta rispetto alla precedente. Si


presenta nettamente rivolta verso il basso, verso sinistra e in avanti. La sua superficie corrisponde alla
superficie esterna della porzione ventricolare, in particolare del ventricolo sinistro, che in questo caso
risulta essere il più esteso.

Si nota la presenza del solco atrioventricolare posteriore, che si estende dal margine acuto verso il
margine ottuso del cuore, andando così a dividere la porzione atriale superiore dalla porzione
ventricolare inferiore. Perpendicolarmente a questo solco passa il solco interventricolare posteriore,
che si origina in vicinanza dello sbocco del seno coronario e più o meno al punto di mezzo del solco
atrioventricolare posteriore; si dirige in basso verso la punta del cuore, incontrando poi, sul margine
acuto, l’incisura cardiaca, da cui poi continua come solco interventricolare anteriore.

Il punto da cui il solco interventricolare posteriore si allotana dal solco atrioventricolare posteriore
corrisponde anche ad un punto, definito crux cordis, in cui si incontrano la linea apparente di divisione
tra i due atrii, che in profondità corrisponde al setto interatriale, e il solco atrioventricolare, che
corrisponde al setto atrioventricolare.

Base La base sel cuore è quella porzione esterna da cui è possibile apprezzare la supercie esterna
atriale. Gli atrii sono separati da un solco, non costante ( quindi non sempre presente o comunque
visibile ) che prende il nome di solco interatriale e che in profondità corrisponde al setto interatriale. A
livello di questa superficie, l’unica parte effettivamente apprezzabile della supercie esterna degli atrii
è il tetto in quanto:

1. La faccia anteriore degli atrii risulta essere coperta dal peduncolo vascolare

2. Il pavimento degli atrii è visibile solo internamente e corrisponde anche ad una parte del tetto dei
ventricoli

Per quanto riguarda l’atrio destro, denotiamo la presenza di:

1. Uno sbocco per la vena cava superiore

2. Uno sbocco per la vena cava inferiore

Accanto alla vena cava superiore si trovano l’aorta e il tronco polmonare. L’aorta nel suo tratto iniziale
risulta essere coperta dal tronco polmonare, il quale si dirige verso sinistra e indietro, biforcandosi in
seguito nelle arterie polmonari; tra il punto di biforcazione del tronco polmonare e l’aorta, nel suo
tratto iniziale, si osserva il legamento arterioso di Botallo. L’aorta si origina dal ventricolo sinistro, si
porta poi verso destra, spingendosi leggermente indietro e risalendo con un arco, che prende il nome
di arco aortico. Lateralmente rispetto allo sbocco della vena cava superiore si trova il solco terminale,
il quale corrisponde in profondità alla cresta terminale; la cresta terminale è un elemento molto
importante a livello atriale in quanto mi distingue fisicamente la superficie interna dell’atrio destro in
due regioni: una regione mediale, definita seno delle vene cave, e una regione laterale, l’atrio
propriamente detto. L’atrio destro ha sviluppo tipicamente verticale.

Per quanto riguarda l’atrio sinistro abbiamo che si presenta con uno sviluppo tipicamente trasversale.
La sua superficie esterna è caratterizzata dalla presenza principalmente delle vene polmonari, di
destra e di sinistra, superiori ed inferiori, sepatate da una porzione che prende il nome di tetto o
vestibolo

Punta La punta del cuore è infine una porzione di piccole dimensioni che equivale al ventricolo
sinistro, si trova rivolta in avanti, in basso e verso sinistra; è localizzata in corrispondenza del quinto
spazio intercostale di sinistra, 1 cm all’interno della linea emiclaveare.
Il cuore, all’interno della cavità toracica, prende contatto con diverse strutture:

1. La sua faccia anteriore è per la maggior parte ricoperta dai seno costomediastinici della pleura, ad
eccezione di una piccola porzione triangolare anteriore, a diretto contatto con la parete sternocostale,
che prende il nome di aia di ottusità assoluta

2. La sua faccia diaframmatica, come suggerisce il nome, prende contatto con il centro frenico della
cupola diaframmatica; prende inoltre contatto con il margine sinistro del fegato e il margine destro
dello stomaco

3. La base del cuore, rivolta verso l’alto, continua nel peduncolo vascolare, che si dirige verso
l’apertura superiore del torace; a destra la base del cuore prende contatto tramite la pleura
mediastinica con la faccia mediale del polmone destro e con il nervo frenico; indietro e a sinistra
prende contatto con l’esofago, i linfonodi mediastinici e i nervi vaghi; ha inoltre rapporti a distanza
con la vena azigos, il dotto toracico e l’aorta toracica

4. La punta prende indirettamente contatto con la parete toracica tramite il sacco pericardico e il
seno pleurico costomediastico di sinistra.

La configurazione interna del cuore prevede la presenza della superficie interna degli atrii e dei
ventricoli. Partiamo innanzitutto dagli atri.

L’atrio destro e l’atrio sinistro sono separati dal setto interatriale, il quale si ritrova ad essere disposto
su di un piano obliquo, dal dietro al davanti, dall’alto al basso e da destra a sinistra. Sulla faccia destra
del setto è possibile individuare la presenza di una piccola depressione, che prende il nome di fossa
ovale; la fossa è un residuo del forame ovale, che in età fetale consentiva il passaggio del sangue
dall’atrio destro all’atrio sinistro, nella circolazione fetale. Superiormente e in avanti la fossa ovale è
delimitata da una piega che prende il nome di lembo della fossa.

Sulla faccia sinistra del setto interatriale, in corrispondenza del punto in cui si trova la fossa ovale, si
nota una lieve depressione che risulta essere delimitata in avanti da un lembo molto sottile di
connettivo, la plica semilunare. La plica semilunare funziona da tappo anatomico posto ad impedire il
passaggio del sangue dall’atrio destro all’atrio sinistro; ciononostante l’assenza di tale plica non
rappresenta un rischio ai fini della circolazione del sangue nel cuore, in quanto il sangue percorre
questo tragitto solo nella circolazione fetale e nel caso in cui il tappo non fosse presente non passerà
comunque dall’atrio destro all’atrio sinistro, poiché la pressione presente nell’atrio sinistro è
maggiore di quella esercitata nell’atrio destro.

L’atrio destro presenta uno sviluppo tipicamente verticale ed è caratterizzato da:

1. Pavimento: corrispondente anche ad una parte del tetto dei ventricoli; in corrispondenza del
pavimento si apre l’orifizio atrioventricolare munito dello specifico apparato valvolare, che mette in
comunicazione le cavità interne di atrio e ventricolo di ogni lato

2. Parete posteriore

3. Tetto; superiormente si trova lo sbocco della vena cava superiore, mentre inferiormente si trova lo
sbocco della vena cava inferiore

4. Parete settale

5. Parete anteriore
L’atrio destro può essere distinto nella sua configurazione interna in due parti ben distinte grazie alla
presenza di un elemento anatomico che prende il nome di cresta terminale. La cresta terminale è in
grado di distinguere una porzione più liscia e una porzione che invece risulta essere trabecolata, in cui
la trabecolatura risulta essere maggiormente pronunciata a livello dell’auricola destra. La cresta
terminale si origina nelle vicinanze dell’origine della vena cava superiore, si dirige poi in basso verso la
vena cava inferiore per poi dirigersi in direzione dell’orifizio atrioventricolare, passando sotto lo
sbocco del seno coronario. Perpendicolarmente alla cresta terminale si staccano dei muscoli, definiti
muscoli pettinati, che si dirigono lateralmente verso l’auricola destra, assumendo un aspetto più
irregolare. in avanti rispetto alla fossa ovale si trova lo sbocco del seno coronario, limitato dalla
valvola di Tebesio, il cui compito è quello di impedire il reflusso di sangue nel seno coronario durante
la sistole atriale. Internamente invece lo sbocco della vena cava inferiore è limitato dalla valvola di
Eustachio, che in età fetale ha il compito di consetire il passaggio di sangue proveniente dalla vena
cava inferiore verso il foro ovale. Dalla commessura esistente tra i due lembi di valvola si origina una
corda tendinea, il tendine di Todaro, che si estende in alto fino ad arrivare alla porzione della parete
settale interatriale in cui prende rempere con il lembo settale della valvola tricuspide.

Sulla faccia parietale troviamo anche dei piccoli fori che corrispondono agli sbocchi delle vene minime
di Tebesio e altri fori più grandi che invece rappresentano le vene cardiache anteriori.

L’atrio sinistro si sviluppa invece in maniera trasversale. Offre anch’esso però a disposizione:

1. Tetto

2. Pavimento; a livello del quale troviamo l’orifizio atrioventricolare sinistro, con il suo apparato
valvolare

3. Faccia settale

4. Parete anteriore; in rapporto con l’aorta e lateralmente con l’auricola sinistra

5. Parete posteriore

A differenza dell’atrio destro, in questo caso non ci è possibile attuare una distinzione netta tra una
porzione liscia e una porzione trabecolata: possiamo solo dire che la porzione liscia risulta essere
maggiormente estesa, mentre quella trabecolata si presenta meno pronunciata e raggiunge la sua
massima espressione delle vicinanze dell’auricola sinistra.

Ora possiamo passare ai ventricoli.

I due ventricoli sono separati da un setto, il setto interventricolare. Hanno una forma
grossolanamente conica con una base posterosuperiore, che corrisponde per la maggior parte al
pavimento degli atri, e un apice anteroinferiore. La loro superficie è di aspetto trabecolato e si
possono nello specifico distinguere tre tipi diversi di ordini:

1. Trabecole di terzo ordine: rimangono attaccate alla parete per tutto il loro decorso

2. Trabecole di secondo ordine: sono attaccate alla parete per le loro estremità, ma poi per il resto
della loro lunghezza sono sospese a guisa di ponte

3. Trabecole di primo ordine: attaccate alla parete interna del ventricolo per una sola estremità; per il
resto della loro lunghezza sono sospese per il lume della cavità ventricolare; queste trabecole
vengono generalmente definite muscoli papillari

Dalle estremità libere dei muscoli papillari e più raramente dalla parete del ventricolo si originao delle
corde tendinee che si vanno ad inserire lungo il margine libero e la faccia parietale dei lembi delle
valvole atrioventricolari portando alla formazione dell’apparato di tensione, che ha il compito di
impedire il rovesciamento delle valvole atrioventricolari durante la sistole ventricolare

Il ventricolo destro ha la forma di una piramide. La sua faccia anterosuperiore corrisponde a gran
parte della superficie sternocostale del cuore, mentre quella posteroinferiore corrisponde ad una
piccola parte della superficie diaframmatica. La parete settale risulta essere leggermente convessa e
quindi in sezione trasversale ha la forma di una semiluna che abbraccia il lume circolare del ventricolo
sinistro. La superficie interna dei ventricoli viene generalmente distinta in tre zone, morfologicamente
diverse tra loro:

1. Zona di afflusso: trabecolatura non al massimo della sua espressione sulla superficie ventrale; in
questa zona viene accolto il sangue proveniente dall’atrio destro

2. Zona centriapicale: zona di accumulo del sangue prima di passare alla regione successiva;
caratterizzata da trabecole di terzo ordine; in questa zona viene raggiunto il massimo grado di
trabecolatura

3. Zona di efflusso: corrisponde superficialmente al cono arterioso del ventricolo destro; il sangue
viene fatto confluire verso il tronco polmonare; la superficie interna è priva di trabecole e quindi liscia

Nel ventricolo destro vi è una netta distinzione tra la zona di afflusso e quella di efflusso; questo è
reso possibile grazie alla presenza di una cresta, definita cresta sopraventricolare, che si origina dalla
parete del ventricolo, per poi dirigersi medialmente verso il setto interventricolare, continuando
infine in una trabecola di secondo ordine, la trabecola settomarginale, che si estende fino al punto di
origine del muscolo papillare anteriore. I muscoli papillari presenti nel ventricolo destro sono:

1. Muscolo papillare anteriore; costante, sempre presente, si origina dalla porzione apicale del
ventricolo e dalla trabecola settomarginale

2. Muscolo papillare posteriore; si origina dalla parete ventricolare e consiste generalmente in due o
tre fasci

3. Muscolo papillare mediale; anche questo si origina dalla parete ventricolare ed è il meno sviluppato
dei tre

L’orifizio atrioventricolare destro prevede la presenza della valvola tricuspide, che come suggerisce il
nome è formata da tre cuspidi:

1. Una cuspide anteriore; la più sviluppata delle tre

2. Una cuspide posteriore

3. Una cuspide mediale

A livello della zona di efflusso troviamo invece la valvola polmonare costituita da 3 semilune:

1. Semiluna anteriore

2. Due semilune, una di destra e una di sinistra le quali si interfacciano con le semilune omologhe
della valvola aortica

Il ventricolo sinistro invece ha una forma conoide con una base posterosuperiore ed un apice
anteroinferiore. Lateralmente troviamo il margine ottuso, posteroinferiormente abbiamo la superficie
del ventricolo sinistro che costituisce la maggior parte della faccia diaframmatica del cuore,
anteriormente emerge solo una piccola parte, a livello della faccia sternocostale del cuore, della
superficie esterna del ventricolo. In sezione trasversale la cavità ventricolare si presenta di forma più
o meno circolare con la faccia del setto interventricolare che risulta essere di forma concava.

Anche a livello del ventricolo sinistro possiamo distinguere:


1. Zona di afflusso; antistante l’apparato valvolare che è costituito dalla valvola bicuspide, formata da
una cuspide anteriore, che si sviluppa in altezza, e una cuspide posteriore, che invece si sviluppa in
larghezza, riceve il sangue dall’atrio sinistro

2. Zona centroapicale; non particolarmente estesa

3. Zona di efflusso; da cui il sangue esce dal ventricolo sinistro per poi entrare nella grande
circolazione attraverso l’aorta; in corrispondenza del punto di inizio della valvola aortica si trova la
valvola aortica costituita da tre semilune, ovvero una semiluna anteriore e due semilune posteriori di
destra e di sinistra, le quali si interfacciano con le omologhe della valvola polmonare; su ciascuna
semiluna si trova un leggero rigonfiamento sulla parte intermedia del suo margine libero che prende il
nome di nodo di Aranzio

La differenza principale tra ventricolo destro e ventricolo sinistro è il fatto che in quest’ultimo non è
effettivamente possibile attuare una netta distinzione tra la zona di afflusso e quella di efflusso.
Innanzitutto la parete interna del ventricolo sinistro è completamente liscia ( per cui la trabecolatura
non è così marcata ed estesa ); inoltre la valvola aortica e la valvola bicuspide risultano in stretta
contiguità, per cui l’unico elemento che effettivamente crea una distinzione tra le due zone è la
cuspide anteriore della valvola mitrale che prende contatto con la semiluna posteriore della valvola
aortica.

Anche a livello del ventricolo sinistro si hanno i muscoli papillari, uno anteriore e uno posteriore.

Aia cardiaca

L’aia cardiaca è la proiezione del cuore sulla faccia anteriore del torace e ha generalmente una forma
trapezoide. Possiamo quindi distinguere:

1. Una base maggiore; corrisponde ad una linea che si estende dal 5° spazio intercostale sinistro, 1 cm
all’interno della linea emiclaveare, fino ad arrivare in corrispondenza della sesta cartilagine costale
destra, 1 cm lateralmente rispetto alla linea marginosternale.

2. Base minore; corrisponde alla linea che connette i due vertici superiori; corrisponde al peduncolo
vascolare

3. Margine destro; si origina a partire dal punto in cui termina la base maggiore fino ad arrivare alla
terza cartilagine costale di destra, in corrispondenza del suo punto di articolazione con lo sterno,
curvando lievemente ( e quindi anche allontanandosi di 2 cm dalla linea marginosternale ) prima di
arrivarci; in corrispondenza di questo margine troviamo l’atrio destro, con superiormente lo sbocco
per la vena cava superiore ed inferiormente dallo sbocco dalla vena cava inferiore; il margine destro
corrisponde al margine acuto del cuore

4. Margine sinistro; si origina a partire dal punto di proiezione della punta del cuore e si porta fino al
secondo spazio intercostale sinistro, 1-2 cm dalla linea marginosternale; lungo questo margine
troviamo il margine ottuso del cuore, con una piccola porzione dell’auricola sinistra

All’interno dell’aia cardiaca vengono anche individuati i punti di proiezione della valvole
atrioventricolari, della valvola aortica e della valvola polmonare ( valvole semilunari ); questi punti di
proiezione vengono definiti focolai di ascoltazione.

Cuore: morfologia esterna, morfologia interna e muscolatura


Il cuore è provvisto di uno scheletro fibroso che ha il compito di stabilizzare da un punto di vista
meccanico la posizione delle sue valvole, la sua forma, il suo assetto e i suoi rapporti con le strutture
aidacenti presenti nella cavità toracica. Questo scheletro fibroso consiste in un tessuto connettivo
fibroso denso, povero di fibre elastiche, distribuito in diverse strutture cardiache, ovvero:

1. Anelli fibrosi; associati agli apparati valvolari; da questi si originano della lamine connettivali che si
inseriscono nelle semilune e nelle cuspidi delle valvole, per conferire una maggiore stabilità
meccanica all’intero apparato valvolare. L’anello fibroso dell’orifizio polmonare non partecipa
direttamente alla formazione dello scheletro fibroso del cuore, ma ciononostante è connesso ad esso
tramite una corda tendinea che si origina a partire dal suo margine posteriore, il tendine del cono, che
si porta obliqualmente indietro per prendere contatto con l’anello fibroso dell’orifizio aortico a livello
della semiluna di destra

2. Trigoni fibrosi; uno di destra e uno di sinistro; il trigono di destra è ben sviluppato, è pressocchè di
forma triangolare e si estende tra gli orifizi atrioventricolari, di destra e di sinistra, e l’orifizio aortico
antistante. Procedendo medialmente continua poi in basso nella parte membranacea del setto
interventricolare e incontra il fascio atrioventricolare del sistema di conduzione. Il trigono di sinistra
invece è meno sviluppato e si estende tra l’orifizio aortico e l’orifizio atrioventricolare sinistro;
medialmente l’orifizio incontra il margine del trigono fibroso destro, con il quale si mette in continuità
strutturale

3. Parte membranacea

Da un punto di vista della muscolatura, possiamo notare come il cuore sia formato da un particolare
tipo di tessuto muscolare che prende il nome di miocardio, di cui si distinguono due diverse tipologie:

1. Un miocardio di lavoro

2. Un miocardio specifico

Il miocardio di lavoro prevede che:

1. Gli atrii siano caratterizzati da una certa organizzazione specifica delle fibre miocardiche

2. Anche i ventricoli siano caratterizzati da una certa organizzazione delle fibre miocardiche

3. I due sistemi di muscolatura, uno atriale e l’altro ventricolare, siano indipendenti l’uno dall’altro,
poiché non presentano delle strutture di transizione tra i due sistemi muscolari; risulta quindi di
grande importanza la presenza degli orifizi atrioventricolari, in quanto sarà proprio a livello di queste
strutture che si potrà avere l’unica comunicazione tra atrio e ventricolo.

La muscolatura degli atrii prevede la presenza di fasci propri e fasci comuni, che sono comuni ad
entrami gli atri.

I fasci propri si dispongono circolarmente attorno agli sbocchi delle grosse vene, prolungandosi anche
per una certa porzione della loro estensione. A livello dell’atrio destro, contribuiscono al gruppo dei
fasci propri anche i muscoli pettinati, che si originano, con un angolo di 90° gradi, dalla cresta
terminale, e i muscoli limbici, superiore ed inferiore, che delimitano, uno in alto e uno in basso, la
fossa ovale sul setto interatriale.

I fasci comuni portano alla formazione di un sistema trasversale e di un sistema verticale. Il sistema
trasversale si origina a livello del setto interatriale e della parete atriale destra, in prossimità dello
sbocco della vena cava superiore; si dirige trasversalmente sulla faccia anteriore degli atri, fino ad
arrivare all’atrio sinistro, in corrispondenza del quale avvolge l’auricola sinistra; si porta poi
posteriormente, sempre rimanendo sull’atrio sinistro, e si inserisce di nuovo sul setto interatriale a
livello degli orifizi atrioventricolari, specialmente quello di sinistra. Il sistema verticale è
perpendicolare al precedente e si dispone ad ansa sulle volte degli atrii, in particolare su quella
dell’atrio sinistro. Si origina dall’anello fibroso della valvola mitrale, prosegue per tutta la sua faccia
anteriore salendo; a questo punto continuna sulla faccia posteriore sempre dell’atrio sinistro,
raggiunge il solco interatriale per terminare a livello dello sbocco della vena cava inferiore.

Anche nel caso dei ventricoli possiamo parlare di fasci propri e fasci comuni. I fasci propri si originano
a partire dagli anelli fibrosi dei rispettivi orifizi, atrioventricolari e semilunari, che si portano in avanti
scendendo lungo il margine del ventricolo corrispondente, per poi piegare ad ansa tornando a fissarsi
sugli anelli fibrosi degli orifizi di partenza. Dall’organizzazione così strutturata di questi due fasci si
ottengono due tasche incomplete di muscolatura equivalenti ai due ventricoli: la tasca del ventricolo
destro è quella meno sviluppata. I fasci comuni portano invece alla formazione di due sistemi:

1. Sistema anteriore; i fasci si originano dal contorno anteriore degli anelli fibrosi e dai trigoni di
destra e di sinistra, scendono in basso obliqualmente verso il margine ottuso del ventricolo sinistro,
fino poi a convergere sulla punta del cuore; in questo punto i fasci si dispongono a spirale e si
approfondano risalendo verso il ventricolo sinistro; partecipano generalmente alla costituzione dei
muscoli papillari della cavità ventricolare sinistra e alcuni si saldano sull’anello fibroso della valvola
mitrale

2. Sistema posteriore; i fasci si originano dal contorno posteriore degli anelli fibrosi e dai trigoni di
destra e di sinistra; si portano in basso e a livello della faccia diaframmatica del cuore rivestono i fasci
propri; raggiungono poi il margine acuto del ventricolo destro e lo circondano approfondandosi e
risalendo verso la cavità ventricolare destra; contribuiscono alla costituzione dei muscoli papillari e
alcuni si saldano all’anello fibroso della valvola tricuspide.

Il miocardio di lavoro, definito anche miocardio comune, è formato da fibre muscolari che prendono
generalmente il nome di cardiomiociti o miociti. Questo tipo di tessuto muscolare si distingue dal
classico tessuto muscolare classico per diversi motivi istologici e morfologici:

1. I cardiomiociti o miociti sono cellule muscolari mononucleate, di forma cilindrica, che si biforcano
all’estremità per prendere contatto con le fibre muscolari adiacentri tramite delle strutture
giunzionali definite dischi intercalari o strie scalariformi, che consentono di considerare delle vere e
proprie unità cardiache dette sincizi funzionali. Queste strie scalariformi sono formate da tratti
trasversali e tratti longitudinali. I tratti trasversali corrispondono a desmosomi, che hanno il compito
di mantenere la coesione tra le cellule, mentre i tratti longitudinali corrispondono a gap junctions, che
hanno il compito di consetire una connessione fisica ma anche metabolica ( scambio ionico ) tra le
cellule, importante al fine della propagazione di un impulso nervoso

2. All’interno delle fibre muscolari, i miofilamenti non sono organizzati a formare delle miofibrille, ma
sono organizzati a formare fasci più estesi

3. I cardiomiociti si presentano con molti mitocondri, caratterizzati sulla loro superficie da molte
creste mitocondriali, e con accumuli di glicogeno maggiormente concentrati nel sarcoplasma
perinucleare

4. I cardiociti atriali presentano un reticolo sarcoplasmatico rugoso e un apparato di Golgi


particolarmente sviluppati; inoltre nel loro citoplasma si trovano accumuli di granuli, circondati da
membrana, che rappresentano il fattore atriale natriuretico importante per la diuresi e l’eliminazione
del sodio

Il miocardio specifico è invece quel tipo di miocardio su cui si basa il sistema di conduzione del cuore:
si occupa infatti di generare e trasmette lo stimolo contrattile alla muscolatura del cuore. Si ritrova ad
essere formato da:
1. Noso seno-atriale o nodo del seno; localizzato nell’atrio destro, in prossimità dello sbocco della
vena cava superiore, quindi a livello del tratto iniziale della cresta terminale. Ha la forma di un fuso
con lunghezza massima di 2,5 cm e larghezza di 2 mm. Si porta sempre in basso verso lo sbocco della
vena cava inferiore, rimanendo sempre sulla cresta terminale; sono rari i casi in cui scendeno in basso,
il nodo si pieghi poi in su a ferro di cavallo, risalendo nuovamente verso lo sbocco della vena cava
superiore. Il nodo senoatriale è formato da elementi di miocardio specifico, che prendono il nome di
cellule nodali, le quali formano dei fascetti immersi in uno stroma connettivale che in periferia forma
un involucro; all’interno di questo involucro decorrono piccole cellule gangliari, rami provenientei dal
plesso cardiaco e propaggini del nodo stesso che prendono contatto e quindi entrano in
comunicazione con la muscolatura atriale; queste propaggini sono caratterizzate da cellule che si
presentano con delle caratteristiche intermedie tra le cellule nodali del nodo senoatriale e i
cardiomiociti della muscolatura atriale, assumendo così l’appellativo di cardiociti di transizione. Le
cellule nodali della parte centrale sono tutte disposte attorno ad un unico ramo arterioso che nel 55%
dei casi origina dall’arteria coronaria destra, mentre nel restante 45% dei casi dall’arteria coronaria
sinistra

2. Nodo atrioventricolare; si trova in prossimità dello sbocco del seno coronario, sulla parte destra
della porzione basale del setto interatriale. Ha una forma emisferica o emiovoidale con uno spessore
di 2mm e un diametro di circa 6 mm. È costituito da cellule nodali fittamente stipate e circondate da
cardiociti di transizione; si riscontrano sottili rami provenienti dal plesso cardiaco

3. Fascio atrioventricolare e sue dirmazione interventricolari; ha la forma di un cordoncino di


lunghezza 1 cm e larghezza 2 mm; è rivestito da un involucro connettivale ed è formato da cellule
nodali che, con il procedere del decorso del fascio, aumentano di volume e si dispongono su file
parallele fino ad acquisire tipiche delle cellule di Purkinjie. Si origina dal nodo atrioventricolare, si
addentra nel trigono fibroso destro, portandosi in seguito in basso e in avanti. Nel momento in cui
raggiunge la parte membranacea del setto interventricolare, si sposta a destra, mantenendosi sempre
rivolto in avanti, e si divide in due branche, una destra e una sinistra. La branca destra è più sottile
rispetto all’altra ed è rivolta verso la parte destra del setto interventricolare. Viene accolta nella
trabecola settomarginale, ma inizialmente si trova immersa nel miocardio, poi diventa
sottoendocardica, raggiungendo l’apice del ventricolo destro e quindi la sua parete; emette dei sottili
collaterali che si stanziano alla base dei muscoli papillari, formando la rete sottoendocardica. La
branca sinistra invece scavalca il margine superiore del setto interventricolare e si divide poi
immediatamente in tre fasci che si prolungano nei muscoli papillari. Ogni fascio porta a sottili
ramificazione che nel loro insieme formano una fitta rete sottoendocardica. Entrambe le due branche
sono costituite da cellule di Purkinjie che però non prendono contatto con le cellule del miocardio di
lavoro, in quanto le cellule di Purkinjie sono per la maggior parte rivestite da un involucro di tessuto
connettivo; l’unico punto di contatto tra questi due tipi di cellule avviene soltanto a livello delle reti
sottoendocardiche.

Possiamo quindi concludere che nel sistema di conduzione del cuore l’impulso nervoso si trasmette
dalla regione sottoendocardica a quella sottoepicardica e quindi dalla profondità alla superficie.

Cuore: parete e pericardio

La parete del cuore è formata da tre strati di tessuto che si susseguono dalla superficie all’interno:

1. Epicardio; riveste tutta la superficie esterna del cuore donandole un aspetto liscio e traslucido; a
livello della base del cuore riveste anche il tratto iniziale dei grossi vasi, mentre a livello del peduncolo
vascolare si riflette per prendere contatto con il foglietto parietale che riveste la superficie interna del
sacco fibroso pericardico; insieme, questi due foglietti, vanno a delimitare la cavità pericardica.
Superficialmente è formato da uno strato di mesotelio, caratterizzato da cellule di forma appiattita e
rivestito da un velo di liquido e da una lamina propria ricca di fibre elastiche; profondamente prende
contatto con il miocardio sottostante tramite lo strato sottoepicardico, nei quali scorrono rami
principali dei vasi coronarici, che prende contatto con il connettivo interstiziale

2. Miocardio; di cui abbiamo già parlato precedentemente

3. Endocardio; rivestimento biancasto e liscio che si occupa di rivestire la superficie interna delle
cavità cardiache. È costituito da tre strati ( elencati dal più esterno al più interno ). Un primo strato di
cellule endoteliali poligonali in continuità con gli endoteli dei grossi vasi del cuore; un secondo stato di
lamina propria su cui poggia l’endotelio, costituito da fasci di miocellule e da molte fibre elastiche e
priva di vasi sanguigni; un ultimo strato sottoendocardico che prende contatto con il connettivo
interstiziale

Il pericardio è un sacco fibrosieroso che accoglie il cuore e il peduncolo vascolare. Ha forma di cono
appiattito anteroposteriormente e con base posteriore. Possiamo quindi considerare:

1. Una base; poggia sulla cupola diaframmatica e prende quindi contatto con il centro frenico e con
una striscia muscolare che vi si collega

2. Una faccia anteriore; leggermente convessa si dirige indietro fino all’ilo polmonare, per prendere
contatto con la pleura mediastinica e con la faccia mediastinica dei polmoni; la pleura mediastinica si
sovrappone al pericardio e vi aderisce portandosi fino ad una linea in corrispondenza della quale si
riflette costituendo la pleura costale, che porta al seno pleurico costomediastinico. Tra il pericardio e
la pleura mediastinica vi passano il nervo frenico e i vasi pericardiofrenici. Nella zona mediana, non
rivestita dai seni pleurici costomediastinici, il pericardio prende contatto con lo sterno tramite
l’interposizione di alcuni accumuli di grasso

3. Una faccia posteriore; prende contatto con gli organi posteriori mediastinici, quindi con l’esofago,
con i nervi vaghi, con il dotto toracico e con l’aorta discendente

4. Un apice; interessa soprattutto le zone del peduncolo vascolare: anteriormente copre parte del
tronco polmonare, fino alla sua biforcazione in arteria polmonare sinistra e arteria polmonare destra,
e l’aorta ascendente, fino al punto di origine del tronco brachioencefalico; lateralmente si confonde
con la parete della vena cava superiore e delle vene polmonari; posteriormente riveste anche l’arteria
polmonare destra

Questo savvo fibroso è formato in realtà da due parti, una fibrosa e una sierosa.

La parte fibrosa prende il nome di pericardio fibroso.

il pericardio fibroso è costituito da tessuto connettivo fibroso denso con fasci intrecciati che poggiano
su una lamina propria ricca di fibre elastiche; sulla lamina propria poggia il sottile strato di mesotelio.

La parte sierosa prende il nome di pericardio sieroso.

il pericardio sieroso è il foglietto parietale che riveste la superficie interna del pericardio fibroso. In
basso riveste la faccia diaframmatica del cuore, a livello del punto di inserzione del sacco pericardico;
in alto, a livello del peduncolo vascolare, si riflette nell’epicardio: la riflessione dei due foglietti
avviene a livello della base del cuore, portando però alla formazione di due guaine di rivestimento, a
causa della presenza dei grossi vasi. Si hanno quindi una guaina anteriore, che riveste l’aorta e il
tronco polmonare, e una guaina posteriore, che riveste gli atri e le corrispondenti vene. Le due guaine
sono separate dal seno trasverso del pericardio. Inoltre è anche presente il diverticolo di Haller.

Il pericardio viene poi mantenuto nella sua posizione da diversi legamenti:


1. Legamenti sternopericardici; quello superiore si origina dal manubrio dello sterno e si estende fino
alla porzione superiore del sacco pericardico, mentre quello inferiore si origina dal processo xifoideo e
termina sulla porzione inferiore del sacco pericardico

2. Legamenti vertebropericardici; si estendono dalla colonna vertebrale fino alla faccia posteriore del
pericardio

3. Legamenti frenopericardici; si estendono dal centro frenico fino al sacco pericardico

Al pericardio sono poi associati diversi vasi e nervi:

1. Arterie; ramificazione dell’aorta toraciche, delle arterie freniche superiori e dell’arteria toracica
interna

2. Vene; vene azigos, vene freniche superiori, vena brachioencefalica, vene toraciche interne e vena
cava superiore

3. Nervi; rami del nervo frenico, dei nervi vaghi e del sistema simpatico