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SB

S ezione aperta
Persona, natura umana e bioetica
attuale (I)*
articolo

Distinzione e connessione tra natura


umana e persona umana
Ramón Lucas Lucas, L.C.

I ntraprendere oggi una riflessione filo-


sofica sulla persona potrebbe sembrare
mancante di originalità. Lo accetto. Se-
coli di storia non sono passati in vano; se un
tema è stato pensato e ripensato è appunto
individuo umano e persona umana. Ciò in
netto contrasto con le dichiarazioni riguar-
danti i diritti umani, che sono sempre stati
ritenuti diritti degli esseri umani, e le dichiara-
zioni sono state adottate allo scopo di evitare
la persona. Non mi sembra, tuttavia, super- discriminazioni tra gli esseri umani.
Professore fluo riprendere la riflessione sulla distinzione La riflessione che propongo ha l’esigenza
Ordinario di e connessione tra «natura umana» e «perso- di rispondere alla domanda fondamentale
Antropologia
filosofica e Bioetica, na», tanto più quando non poche posizioni se esista una distinzione tra natura umana e
Pontificia Università attuali, soprattutto in campo bioetico, con- persona umana. Domanda che intende co-
Gregoriana, Roma.
testano l’identificazione di persona ed essere niugare l’aspetto universale ed individuale
umano1, ponendo gravi questioni di carattere dell’essere umano. La natura umana indica
non solo antropologico ma anche etico e giu- «ciò che è universale e comune» a tutti gli
ridico. uomini, mentre la persona umana è sem-
Nella storia del pensiero umano questa di- pre «l’individuo concreto». Come coniugare
stinzione è stata fatta dalla teologia cattolica universalità e singolarità? Tra natura umana
per esprimere in maniera valida il messaggio e persona vi è una sottile distinzione ove si
rivelato delle due nature (umana e divina) concentra il mistero della persona umana
nell’unica persona di Cristo. Da ciò si segue nella sua individualità irripetibile. Per trattare
che l’analisi non può prescindere dalla spie- il tema con un minimo di serietà, è necessario
gazione teologica2, anche se qui mi limiterò far riferimento alla metafisica che fonda det-
al campo filosofico. Nel contesto teologico ta distinzione e connessione. Sappiamo che
e culturale del quinto secolo era chiaro che senza alcuni elementi condivisi dalle persone
essere persona non implicava un’identità di che dialogano, le posizioni diventano incon-
Studia Bioethica - vol. 11 (2018) n. 2, pp. 58-65

natura con l’uomo. L’orizzonte «personale» ciliabili; così lo dimostra la storia del pensiero
era allargato verso l’alto e poteva abbracciare occidentale, da Parmenide versus Eraclito fino
analogamente anche gli angeli e Dio. ai nostri giorni. Il punto centrale della meta-
Oggi, tuttavia, il contesto culturale e molto fisica di riferimento è l’analogia e partecipa-
cambiato. Non si sente più il bisogno di allar- zione dell’essere.
garlo verso l’alto, ma si di estenderlo ad en-
tità tecnologiche, quali i robot, o altri esseri,
come gli animali dotati di un certo grado di I. La metafisica che fonda la distinzione/
coscienza. Paradossalmente l’orizzonte «per- connessione tra natura e persona
sonale» si ristringe riguardo all’inizio e fine
della vita umana, ove alcuni pensatori voglio- Il cardine della metafisica di Aristotele era la
no introdurre la distinzione/separazione tra relazione atto/potenza a livello dell’essere, e

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la relazione forma/materia a livello dell’es- do di perfezione ontologica dentro l’essenza;
senza, per tal motivo l’essere si dice «in tanti la materia prima è la limitazione di questo
significati»3. Tommaso d’Aquino, seguendo grado ontologico ad un individuo concreto.
la metafisica di Aristotele, elabora la distin- Analogamente a quanto succede con l’essen-
zione reale tra essere ed essenza. La relazio- za rispetto all’essere, la limitazione della for-
ne originaria non è già tra forma e materia, ma sostanziale da parte della materia prima
bensì tra essere ed essenza. «Sappiamo che fa possibile la molteplicità e diversità degli
l’originalità del tomismo è di aver visto nell’e- enti che hanno la stessa essenza. L’essenza
sistenza non un accidente estrinseco dell’es- o natura comprende tutto ciò che si espri-
senza4, bensì l’atto intimo di questa e la fonte me nella definizione di un ente concreto.
della sua positività. L’esistenza –ipsum esse–, è L’essenza dell’uomo, definito «animale ratio-
l’atto d’essere»5. L’atto di essere è perfezione, nale», comprende sia la materia (animale) che
atto puro ed atto primo la forma (rationale). Essere
sussistente per sé. Niente ed essenza sono realmente
esiste se non in quanto è
La riflessione che distinti e bisogna mante-
atto, perciò l’essere stesso propongo ha l’esigenza di nere detta distinzione. Può
è atto di tutte le cose che rispondere alla domanda ben comprendersi, infatti,
esistono e delle sue perfe- cosa è un unicorno (essen-
zioni . Così l’essere non è
6 fondamentale se esista za), ma non è provato che
solo perfezione assoluta, una distinzione tra natura l’unicorno esista (essere).
ma anche perfezione di Essere ed essenza, dunque,
tutte le perfezioni. In sé e umana e persona umana sono distinti e si rapporta-
per sé è illimitato. Se esiste no come l’atto e la poten-
come limitato ciò si deve al principio oppo- za. L’essenza sta in potenza rispetto all’esse-
sto che è la potenza, che in questo ordine è re, mentre l’essere è atto dell’essenza, cioè,
l’essenza. L’essenza è la limitazione e determi- actus essendi essentiae secondo Tommaso9.
nazione dell’essere ad un grado concreto di L’essenza o natura, così strutturata ontolo-
perfezione, per la quale, l’essere in sé illimi- gicamente, possiede capacità operative per
tato, viene limitato ad un grado concreto ed realizzare determinati atti. Ogni ente, infatti,
è diverso di tutti gli altri gradi. La limitazione agisce secondo la propria natura e secondo
dell’essere da parte dell’essenza fa possibile le capacità che questa possiede. L’agire ac-
la molteplicità e diversità degli enti che han- cidentale si distingue realmente, sia dall’atto
no diversa essenza. In relazione all’essere che di essere, sia dall’essenza, ma è in rapporto
è atto, l’essenza è potenza. La ragione ultima di relazione e proporzione con ambedue. In
della differenza ontologica, pertanto, bisogna ogni essere finito si dà una differenza tra es-
cercarla nella diversa limitazione che l’essen- sere, essenza ed agire. L’agire appartiene al
za fa dell’essere che, in questo modo, può es- mondo degli accidenti e presuppone l’essere,
sere partecipato da altri enti in modi diversi7. è atto secondo rispetto alla forma sostanziale
L’essenza indica la natura di una cosa e non che è atto primo. Essere accidente e atto se-
è altro che la relazione all’essere8. Essendo condo, però, non significa mancanza d’im-
l’essenza ciò per cui un ente ha l’essere, non portanza e, meno ancora, essere superfluo.
si identifica con l’essere stesso. L’essenza è L’accidente, in realtà, manifesta la perfezione
chiamata anche quiddità o natura. «Quiddità» e fecondità dell’essere. Non esiste agire senza
in quanto significa il quid est della cosa ma- essere, ma è vero anche il contrario, ovvero
nifestato nella definizione e, pertanto, intel- non esiste essere senza agire, l’essere è diffusi-
ligibilità. «Natura» in quanto principio degli vum sui e l’agire non è altro che il manifestar-
atti «secondi» che provengono dalle facoltà si dell’essere. Non vi è, perciò, opposizione
operative. L’essenza comprende, negli esse- contraddittoria tra essere ed agire.
ri materiali, sia la forma sostanziale, che la Secondo queste considerazioni, l’essenza si
materia prima. La forma sostanziale è il gra- attualizza in tre modi nell’atto di essere, cioè,

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ci sono tre modi di esistere dell’essenza10. In è individuata in quanto la forma sostanziale
primo luogo, in Dio, si dà identità tra essere- informa una materia determinata e così di-
essenza-agire. L’essenza è uguale all’essere e stinta. In definitiva, però, questo uomo «è»
l’essere uguale all’agire. In altre parole, l’es- perché possiede effettivamente atto d’essere,
senza di Dio è il suo essere, come lo è anche per cui detta natura umana sussiste realmente
l’agire. In Dio non esiste composizione, Egli ed è soggetto dei propri atti, cioè, persona.
esiste necessariamente, è eterno, è l’unico ne- Il soggetto dell’agire non è allora la «natu-
cessario11. È l’Ipsum Esse Subsistens. ra umana» considerata in astratto – perché
In secondo luogo, negli angeli che sono spi- come tale esiste solo come ens rationis – bensì
riti puri, l’essenza non ha materia e è forma la natura umana-in-questo-uomo-qui, cioè, la per-
sostanziale pura, perciò non può moltiplicar- sona umana. L’agire segue l’essere. Agisce
si ed ogni forma sostanziale pura esaurisce colui che è, il sussistente, l’individuo che –
tutta la perfezione dell’essenza. Ogni angelo quando la sua natura è spirituale – è persona.
è un’essenza e non si danno due angeli con la Volendo parlare con precisione si deve dire
stessa essenza. Tuttavia l’essenza è differen- che non è la facoltà operativa che agisce, né
te dell’essere in quanto lo limita ad un grado l’essenza, bensì l’uomo individuale, o il sus-
concreto di perfezione. sistente12.
In terzo luogo, negli uomini, animali, vege- La natura umana non è creata per sussistere
tali..., cioè, negli enti la cui essenza è compo- come «natura» o «essenza» astratta, poiché
sta di materia e forma, l’essenza si distingue non può esistere in realtà se non nella sua uni-
dell’essere e la relazione tra materia e forma tà individuale, cioè nell’individuo realmente
dentro l’essenza, permette la moltiplicazione esistente. L’essenza comune a tutti gli uomini
di questa in molti individui della stessa essen- costituisce la natura umana e la natura uma-
za. Sullo sfondo di questo quadro metafisico na realizzata in un individuo umano concreto
ci domandiamo: qual’ è il rapporto di distin- costituisce la persona umana. È qui però che
zione e connessione tra natura e persona? si pone la domanda metafisica: in che modo
una natura in se stessa uguale – tutti gli uomi-
ni sono uguali – può essere presente in molti
II. La natura umana come essenza e la individui distinti tra di loro? Dove situare la
persona come soggetto individuale differenza che permette a questo individuo
essere diverso dagli altri, se la sua natura, cioè
Il linguaggio comune ci mostra la distinzione la sua essenza, è uguale? Come si vede siamo
tra «persona» e «natura umana» mediante le nel cuore della riflessione metafisica. Tom-
domande «chi è?» e «cosa è?». Queste doman- maso d’Aquino discusse in molte occasioni
de manifestano solo due aspetti della stessa il tema e lo sviluppò nell’opuscolo De ente et
realtà, oppure due realtà distinte? Lo stesso essentia. Dopo di lui è stato ripreso da non
linguaggio indica la distinzione. Dire che «l’in- pochi pensatori, non ultimo ma sì molto rap-
dividuo umano è persona» non è tautologia. presentativo, Joseph De Finance13. Cerco di
Tuttavia la proposizione «l’individuo umano chiarire questo tema ispirato da alcuni suoi
è umano» si lo è. Ma siccome nell’esperienza scritti.
«persona» e «natura umana» sono così intima- L’individualità e molteplicità delle persone
mente unite fino al punto di venir percepite umane suppone la differenza tra di loro. Det-
come identiche, l’analisi fenomenologica ed ta differenza non possiamo cercarla soltanto
esperienziale non basta per spiegare la distin- nell’atto d’essere pensando che la natura, o
zione reale tra persona e natura umana. essenza, sia qualcosa di comune ed identico
La definizione filosofica di persona non è a molti e che diventi individuale per il mero
altro che l’espressione logica della realtà on- fatto di esistere (atto d’essere). Certo, l’atto
tologica dell’individuo umano. Quest’uomo è d’essere di un ente è sempre individuale e
«uomo» perché possiede la natura umana. contribuisce all’individuazione dell’ente stes-
È «questo» uomo perché tale natura umana so, ma come atto d’essere in quanto atto d’es-

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sere – a meno che non sia atto d’essere puro bile forma sostanziale limitata da una materia
– separato del contenuto essenziale, non ha prima, che costituendo l’essenza concreta
principio alcuno di individuazione, anzi, è dell’uomo, esiste realmente mediante l’atto
l’aspetto più comune di tutti: «Le cose non d’essere dell’essenza. Ed è qui dove l’atto
si distinguono tra di loro per il fatto di esi- d’essere, l’esistere dell’ente concreto, svolge
stere, perché sotto questo aspetto, convergo- anche il suo ruolo fondamentale nell’indivi-
no»14. Lo stesso Tommaso, perciò, dice che il duazione e diversificazione degli enti. Solo
principio di differenziazione e di individua- mediante l’atto d’essere, la natura (essenza)
lizzazione va cercato nella natura o essenza. esiste in un ente concreto. Perciò, come dice
È necessario che la natura De Finance, «quest’anima,
umana possieda nella sua nel più profondo di sé, è
stessa struttura essenziale contrassegnata dalla sua
ciò che fonda l’unità ed Non esiste agire senza appartenenza a questo sog-
uguaglianza di tutti gli es- essere, ma è vero anche il getto, identica lungo tutte
seri umani e la diversità e le proprie vicissitudini. È a
singolarità di ognuna delle contrario, ovvero non esiste causa di lui, e perché essa è
persone. Questa struttura essere senza agire l’anima di questo uomo, che
essenziale è composta da il suo essere (d’anima) è di-
due principi: la forma so- stinto dall’essere delle altre
stanziale spirituale e la ma- anime»16.
teria prima. La forma sostanziale è il principio Per precisare ancora la distinzione-relazione
di perfezione ontologica umana e pertanto di si può dire che quando parliamo di una per-
identità, all’interno dell’essenza. La materia è sona non distinguiamo tra persona e natura
il principio di limitazione della perfezione al umana, ma consideriamo l’essere intero, la
grado ontologico umano e pertanto di diver- persona con la natura che possiede; così, se-
sità e differenziazione. Nell’essere umano la condo la definizione di Boezio, si presenta
forma sostanziale e la materia prima costi- la persona come «sostanza individuale di na-
tuiscono un’unica natura o essenza. In altre tura razionale». Il principio primo tuttavia è
parole, l’essenza umana è umana e non ca- la persona, che nel caso dell’uomo, dà l’atto
nina, perché il grado di perfezione umano è d’essere alla natura razionale (e nel caso di
costituito dalla forma sostanziale umana; ma Cristo è l’unico soggetto delle due nature).
è questa forma sostanziale umana concreta Se si considera la persona in senso stretto, bi-
di Pietro e non di Maria, perché è limitata ed sogna distinguere ciò che appartiene propria-
individualizzata dalla materia prima. In que- mente alla natura da ciò che appartiene alla
sto modo il rapporto intrinseco tra forma e persona come tale. L’esperienza psicologica
materia fa che ognuna di loro sia unica ed ci mostra la «totalità» dell’essere personale,
irripetibile. Il principio di individuazione e di ma la riflessione ci conduce a distinguere
differenziazione, perciò, si trova nella natu- nella totalità concreta dell’individuo, ciò che
ra stessa: «La materia, limitando la forma, ne costituisce formalmente la persona in quanto
permette la moltiplicazione, perché la forma distinta dalla natura umana.
in tal modo “limita” fa posto ad altre limita- Possiamo ancora domandarci in base a que-
zioni dello stesso tipo»15. sta esperienza psicologica: mantenuta la di-
In questo modo si può dire che la natura stinzione è possibile affermare un «identità»
umana è uguale in Pietro e in Maria. Tutti i tra persona e natura umana? In realtà, dato
due hanno la stessa dignità e valore ontolo- che c’è distinzione – e distinzione profonda
gici, ma si può anche – e si deve – dire che nell’essere – non c’è identità nel senso che la
non è la stessa. La natura umana in astratto realtà della persona sia la realtà della natura.
non esiste, esiste solo realmente in un essere La realtà della persona è l’individuo concre-
concreto. Da qui che la natura umana real- to (ens reale), mentre la realtà della natura è
mente esistente sia una concreta ed irripeti- la categorizzazione universale (ens rationis).

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Possiamo in un certo modo parlare di un’i- né nero, ma verde. Agazzi conclude: «Ebbe-
dentità dinamica nel senso che la persona ne, anche coloro che sostengono che l’uo-
possiede la natura. La persona è il soggetto mo non è persona per sé, ammettono poi che
di tutte le attività della natura. Tutte le de- molti esseri umani (in realtà la maggioranza)
terminazioni, qualità e proprietà della natura sono persone»17. La negazione può inol-
divengono proprie della persona. La persona tre far riferimento al rapporto tra genere e
nel cogliersi come «io» e agire come «io», si specie (animale - gatto): non tutti gli animali
appropria tutto ciò che c’è nella natura. Per sono gatti, ma tutti i gatti sono animali. Così
questo la persona umana, anche se non è la la persona sarebbe uomo, ma l’uomo non sa-
natura umana, la personalizza fino al punto rebbe di per sé persona. La persona sarebbe la
di farla interamente sua, identificandosi in differenza specifica del genere uomo.
questo senso con essa. Vi è ancora un’altra forma di negazione che
implica tre elementi: il soggetto, la proprietà,
l’assenza della proprietà. Esempi di questa
III. Implicazioni bioetiche: dissociazione forma di negazione sono la privazione e la
tra individuo umano e persona umana potenzialità. La privazione non è soltanto non
avere qualcosa, ma non avere qualcosa che si
1. Distinzioni logiche sulla dissociazione: negazione, dovrebbe avere per natura; Maria è sorda perché
privazione, potenzialità, possibilità e privata dall’udito, ma il libro non è né sordo
né uditore. Inoltre la privazione non cambia la
Ho sostenuto la distinzione tra natura e per- natura del soggetto che ne è privato; Maria,
sona. Ma affermare la dissociazione diventa anche se non ode, non perciò è diventata un
molto problematico, perché sarebbe dire che libro.
alcuni essere umani non sono persone, cioè, Simile alla privazione è la potenzialità. Anche
negare che tutti gli uomini sono persone. qui si hanno i tre elementi: il soggetto, la pro-
Questa negazione non indica proprietà al- prietà, l’assenza – in qualche modo – della
cuna positiva e caratterizzante l’uomo. Dire proprietà. La differenza con la privazione è
che l’essere umano non è quadrupede non che lì il soggetto non ha ciò che dovrebbe
caratterizza positivamente in modo alcuno avere; mentre nella potenzialità il soggetto ha
l’uomo; egli potrebbe essere, infatti, bipede, già la proprietà, ma è assente l’esercizio o la
chilopode, diplopode, o altro miriapode qual- manifestazione della stessa dovuto allo stato
siasi. Anche se la proprietà di bipede fosse un del soggetto (condizioni di sviluppo, malat-
caratterizzante specifico dell’essere umano, tia, ecc.). La potenzialità si distingue, perciò,
la non-presenza di fatto di questa proprietà sia dalla privazione che dalla mera possibili-
non sarebbe sufficiente a escluderlo dai bipe- tà. Quest’ultima, infatti, ha un rapporto solo
di, in quanto tale assenza potrebbe essere per ipotetico con la reale proprietà ancora non
privazione o per potenzialità e non una asso- esercitata. La potenzialità attiva, invece, ha
luta non-presenza. Pensiamo per esempio a un rapporto reale e attuale con detta proprie-
qualcuno a cui sono state amputate ambedue tà in quanto essa appartiene alla natura del
le gambe per problemi di diabete, o a chi è soggetto e, quindi, «l’individuo comprende
nato senza gambe per una malformazione già nella sua natura la proprietà in questione,
congenita, come la Focomelia, dovuta all’as- ed è semplicemente in attesa del momento
sunzione del Talidomide. di avvalersene concretamente, grazie al veri-
La negazione, tuttavia, può essere per con- ficarsi delle condizioni adatte»18. Il potenziale va
trapposizione simmetrica di due proprietà intesso nel senso conferitogli da Aristotele19.
opposte, in modo che se è presente una non In sintesi esso significa una netta differenza
può esservi anche l’altra, perché l’opposi- con il possibile, il che vuol dire che una cosa
zione esclude l’intersezione tra di loro: se è è essere già di fatto persona, anche se non si
bianco non è nero. Gli opposti possono am- sono sviluppate tutte le proprietà, e un’altra
mettere una terza possibilità: non è bianco ben diversa è essere soltanto possibile persona

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futuribile. Ciò che è potenziale verso il futuro vato. Chi sostiene la separazione tra essere
non è l’essere persona, ma il funzionamento umano e persona, non accetta facilmente
e il manifestarsi come tali20. questo discorso, perché ritiene che la coscien-
za e la libertà non sono paragonabili ad altre
2. Le ricadute bioetiche della dissociazione natura proprietà, né sono accidenti, ma esse costi-
umana e persona umana tuiscono la vera natura della persona. Va da
se, e credo tutti siano d’accordo, che coscien-
«Il problema è che non tutti gli uomini sono za e libertà sono, in certo senso, «l’umano
persone»21. Tristram Engelhardt mette bene nell’uomo» come direbbe Ortega y Gasset23.
in evidenza le ricadute che in campo bioetico È anche pacifico che soltanto nell’esercizio
ha una pura dissociazione tra natura umana e della coscienza e della libertà l’uomo è «agen-
persona. La dissociazione appare difficile da te morale», come dice Engelhardt. Il proble-
superare se la persona viene identificata con ma, come spesso capita, non è la falsità, ma
un insieme di proprietà e operazioni, man- la mezza verità trasformata in verità assoluta.
canti le quali, non c’è più la persona. Il do- Si arriva così a dotare la coscienza e la liber-
vere etico di rispettare la persona dipenderà tà di una specie di ipostatizzazione esisten-
allora della presenza o meno di determinate te a se e per se. La persona si costituirebbe
proprietà e operazioni. Si in base al rapporto con il
arriva così alla domanda mondo, soprattutto con
fondamentale formulata da Possiamo in un certo le altre persone, mediante
Agazzi: «si deve rispettare atti coscienti e liberi; sol-
la persona perché è coscien- modo parlare di tanto quando si è capaci di
te (cioè, si deve rispettare un’identità dinamica fare atti coscienti e liberi si
questa proprietà), o si deve
rispettare la persona perché
nel senso che la persona èè responsabili e, dunque, si
persona, perché si è nella
è una persona umana?»22. possiede la natura possibilità di stabilire rap-
Agazzi formula la proble- porti interpersonali. Ciò
matica in ambito del «ri- che è «personale»24 inizia
spetto etico». È chiaro tuttavia che l’ambito con un rapporto «inter-personale», che non
metafisico-antropologico lo precede, a meno è un momento ma un processo, un processo
che non si voglia seguire il pensiero di Hans che si sviluppa nel maturare le capacità inter-
Kelsen secondo cui dall’essere non potrebbe ne, che sono capacità relazionali. La perso-
derivare un dovere, perché si tratterebbe di na non dovrebbe essere concepita come un
due ambiti assolutamente diversi. La questio- soggetto, ma soltanto come un ordine strut-
ne antropologica della non separazione tra turato di atti che realizza continuamente se
natura umana e persona umana è fondamen- stesso. «Un organismo è persona − dice Mori
tale; il nucleo antropologico è il rapporto tra − solo dopo aver esercitato almeno una volta
la persona (soggetto) e i suoi atti (accidenti, l’attività simbolica»25.
in senso metafisico). Detto rapporto potrà il- Il discorso si allarga perché su questa scia si
luminare il dibattito bioetico che si concentra sostiene che certi esseri non umani potreb-
intorno a tre situazioni: la presenza/assenza bero essere dotati di coscienza e, dunque,
di coscienza, la presenza/assenza di libertà, i sarebbero persone, come alcune scimmie
casi marginali. antropomorfe e altri animali. Cosi è persona
ogni essere cosciente, anche se non fa par-
te della specie umana, mentre non è persona
1. La coscienza e la libertà: essenza o atti del- l’essere che non è cosciente, anche se è indi-
la persona? viduo della nostra specie. Bisogna «rifiutare
la teoria per cui la vita dei membri della no-
La privazione, come ho appena mostrato, non stra specie ha più valore di quella dei membri
cambia la natura del soggetto che ne è pri- di altre specie. Alcuni esseri appartenenti a

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specie diverse dalla nostra sono persone; al- «farsi»32, ove l’identità si ridurrebbe all’istan-
cuni esseri umani non lo sono»26. Da questa taneità attuale del compimento di determi-
antropologia Singer ricava la dimensione eti- nate operazioni. Il presupposto, dunque, di
ca del comportamento: «sembra che sia più questa nuova metafisica è il primato dell’agire
grave uccidere, per esempio, uno scimpanzé, sull’essere: l’essere viene costituito dall’agire. Pre-
piuttosto che un essere umano gravemente supposto che come si vede ha avuto gravi
menomato, che non è una persona»27. Nor- conseguenze nell’etica.
man Ford riassume così queste posizioni: Penso che al di là delle posizioni dei singoli
«Tutti questi autori danno per scontato che la pensatori, sono le posizioni stesse che fanno
persona umana è anche membro della specie problema alla logica concettuale. Chiunque
homo sapiens. Essi, però, ammettono concor- afferma che certe qualità sono «di» qualcosa o
demente che il fatto di essere biologicamente «di» qualcuno, indica implicitamente un sog-
umani non basta per meritare la qualifica di getto determinato: più proprietà e atti sono
persona»28. Per questi autori c’è inoltre biso- riferibili a uno stesso uomo. L’esperienza ci
gno di atti razionali. attesta e mostra che i corpi
Sembra chiaro che tut- La persona non è mutano e si trasformano,
te queste posizioni con- riducibile alla rimanendo gli stessi, è la
trappongono il concetto stessa pianta, o lo stesso
di vita umana a quello di giustapposizione di animale, o lo stesso uomo,
persona29. Buona parte di proprietà, né alla che nasce, cresce e muore.
loro condividono le po- Ne risulta che le proprie-
sizioni filosofiche di J.P. successione seriale di atti. tà che l’uomo possiede, le
Sartre al riguardo. Nell’an- È il soggetto ontologico che funzioni che esercita e gli
tropologia sartriana l’uo- atti che compie non esisto-
mo è libertà. Nella tradi- garantisce l’identità no in sé, ma esistono solo
zione filosofica la libertà dell’unità nello spazio come caratteri, funzioni e
è stata concepita come attività «di» un individuo
una caratteristica degli atti e della permanenza nel umano, che ne è il sogget-
della volontà, una facol- tempo to, al quale esse vengono
tà dell’essenza dell’uomo. ricondotte; le proprietà, le
Sartre, invece, fa della libertà l’essenza stes- funzioni e le attività suppongono un sogget-
sa dell’uomo, in quanto esistenza e libertà to distinto da cui procedono. Il soggetto è
s’identificano perché nell’uomo «l’esistenza pertanto la condizione ontologica reale della
precede totalmente l’essenza»30. Negli altri presenza di determinate capacità, dell’eserci-
esseri esiste un progetto che viene realizza- zio attuale di certe operazioni, della manife-
to dall’esistenza. L’uomo, al contrario, con- stazione esteriore di precisi comportamen-
siste nel «nulla di essere» e questa è la sua ti. È il soggetto così inteso che consente di
libertà. Può essere uomo soltanto partendo spiegare l’unità (nello spazio) e la permanenza
dal vuoto che egli è, facendosi ciò che egli (nel tempo) dell’identità dell’essere umano.
decide di essere. La libertà, scrive Sartre, «è In questa prospettiva, la persona non è ridu-
precisamente il nulla che è stato nell’intimo cibile alla somma di proprietà fra loro giu-
dell’uomo e che costringe la realtà umana a stapposte, né alla successione seriale di atti.
farsi invece che a essere (...) la libertà non è L’antropologia contemporanea, tuttavia, ha
un essere: è l’essere dell’uomo»31. il merito di sottolineare il dinamismo della
In questo modo si vede capovolto il detto persona e la sua realizzazione nella dinami-
scolastico «actiones sunt suppositorum», in «sup- cità degli atti. A differenza degli altri esseri,
posita sunt actionum». L’uomo è l’ente che fa se chiusi e dati, la persona è una struttura aper-
stesso; egli sarebbe creatore della propria en- ta. La persona non è un constitutum, aspettan-
tità mediante la coscienza e la libertà. L’uo- do che l’agire libero sopraggiunga come una
mo non sarebbe l’«essere», ma il suo stesso determinazione accidentale. Anzi, il suo di-

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namismo, radicato nell’atto stesso di essere 14
  Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles, L. 1, c.
soggetto razionale, porta a «un’approssima- 26, n. 3.
zione degli atti primi e secondi, in ordine a 15
  J. De Finance, Conoscenza dell’essere (cfr. nt. 13),
rendere conto del dinamismo integrale che 283.
16
  J. De Finance, Conoscenza dell’essere (cfr. nt. 13),
costituisce la natura dell’essere della persona. 291.
L’essere della persona è questo stesso dinamismo»33. 17
  E. Agazzi, «L’essere umano come persona» (cfr.
La perfezione della persona è possibile grazie nt. 1), 143. Queste riflessioni seguono il filo dell’argo-
alla sua apertura e alla sua finitezza. Lo spiri- mentazione di Agazzi.
to incarnato si sperimenta, allo stesso tempo,
18
  E. Agazzi, «L’essere umano come persona» (cfr.
nt. 1), 150.
finito e infinito; finito nel suo essere limitato 19
  Aristotele, Metafisica, IX, 7, 1048b 37 - 1049a 17.
dall’essenza, infinito nell’apertura spirituale 20
  K. Young, «The zygote, the embryo, and person-
di questa essenza manifestata nel desiderio di hood: an attempt at conceptual clarification», Ethics
conoscere e di amare sempre di più e sempre Medicine. 1994 Spring, 10 (1) 2-7: «A zygote, in this lat-
meglio. In questo senso si può parlare di uno ter view, is not a possible person, but rather a possibly
functioning actual person» (p. 5).
sviluppo delle potenzialità della persona. 21
  H.T. Engelhardt, Manuale di bioetica (cfr. nt. 1),
256.
22
  E. Agazzi, «L’essere umano come persona» (cfr.
NOTE nt. 1), 141.
23
  J. Ortega y Gasset, Vives, in Obras completas, V,
* La seconda parte verrà pubblicata in Studia Bioethica, 495, Madrid 1983.
vol. 11 (2018) n. 3.
24
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1
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27
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3
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  Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I, q. 4, a. 1. umana», in Aa.Vv., (ed. Cattorini, D’orazio, Pocar),
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31
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10
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