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LA COMUNICAZIONE: DALLA PSICODINAMICA CLASSICA ALLA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE

Comunicazione come atto unilaterale

ComunicanteRicevitore

Si analizza quindi in termine di rapporti comunicante-segno e ricevitore-segno

Questo deriva dalla teoria psicodinamica classica che considera la comunicazione come una trasmissione
unilaterale di energia (psico-sessuale) tra soggetti, che quindi tende ad escludere l’ambiente e la reciprocità
della relazione dallo studio. Considera quindi due componenti fondamentali della comunicazione

1. La sintassi, ovvero le strutture in cui la comunicazione si articola e si organizza per assumere


significato
2. La semantica, che si concentra sui contenuti di questi significati, e sui codici di attribuzione di questi
significati

Negli ultimi anni ci si è soffermati sul terzo elemento fondamentale della comunicazione, la pragmatica,
ovvero come la comunicazione, fattivamente, si attua, sotto diversi piani comportamentali. Qui si stabilisce
l’equazione COMPORTAMENTO=COMUNICAZIONE=RELAZIONE e si pone l’interscambiabilità,
l’interdipendenza e le necessarie implicazioni tra comunicante e ricevitore, posti ora come variabili di una
funzione biunivoca. Qui si passa dalla trasmissione di energia alla trasmissione di informazione. Inoltre si
tende a considerare le relazioni come sistemi a retroazione, dove cioè non vi è una linearità deterministica
a-b-c-d, ma una circolarità che appunto lega il ricevente al comunicatore.

a b

d c

Quindi è indispensabile definire il concetto di RETROAZIONE, ovvero una porzione di dati in uscita ri-
immessi nel sistema come dati riguardanti l’uscita stessa: una sorta di sistema a feedback, che ribadisce la
reciprocità degli elementi. La retroazione è negativa quando non provoca cambiamento, e quindi indirizza il
sistema ad un equilibrio omeostatico, positiva quando porta ad una mutazione, e sono entrambe
importanti in momenti differenti di questo sistema.

Spiegare un comportamento significa identificare la ridondanza (o vincolo) di determinati elementi ed


eventualmente attribuire loro attributi di permanenza logica e significati. Questa è un’estensione alla
pragmatica della ridondanza nella semantica e nella sintassi della comunicazione, che trova quindi una
legge induttiva nella determinazione dei suoi modelli.

ambiente ambiente
Lo studio della ridondanza è assimilabile al calcolo inferenziale, ed è quindi matematica. Passando ad
indagare i meccanismi di tale calcolo diventa meta-matematica. Allo stesso modo vale, per analogia, la
comunicazione e la meta-comunicazione: quest’ultima mira a riunire sotto postulati e teoremi i meccanismi
di funzionamento della pragmatica della comunicazione. Questi concetti possono essere così riassunti:

La pragmatica della comunicazione studia il comportamento umano in senso relazionale, considerando


ogni relazione come un circuito a retroazione di scambio di informazioni. I modelli che cerca di
standardizzare derivano dalla studio inferenziale della ridondanza dei comportamenti, e mira a riunirli
sotto postulati via via più generali, che assumono i connotati di postulati sulla comunicazione.

A questo punto è essenziale introdurre alcuni concetti di psicopatologia

1. Il concetto di scatola nera preso in prestito al linguaggio militare. In psichiatria e psicologia tende a
trascurare il funzionamento interno dei meccanismi intra-psichici, che sono a tutti gli effetti non
verificabili, per concentrarsi sui dati in entrata e in uscita dall’esterno, ovvero sulla comunicazione.
2. I concetti di consapevolezza e inconsapevolezza passano in secondo piano rispetto alla
psicodinamica classica, poiché diventa molto più difficile interpretare l’intenzionalità dal punto di
vista pragmatico. Essenziale è invece comprendere come attribuire i significati.
3. Il concetto di passato come memoria passa in secondo piano, poiché la memoria è giustificazione di
un comportamento in relazione alla mancanza di elementi nel presente. La pragmatica si riferisce
invece a situazioni hic et nunc nel presente, a modelli di comportamento giustificabili senza
ricorrere alle varie forme di memoria (esperienziale, cognitiva…)
4. In generale quindi si passa dall’ipotizzare cause ad analizzare gli effetti. Diventa molto più
importante considerare lo scopo di un comportamento che considerare i suoi ipotetici motivi
intrapsichici, rendendo quindi l’effetto l’oggetto principale dello studio.
5. Non esiste allora, nella pragmatica della comunicazione, un modello lineare e causale, in forma
consequenziale, ma solo circuiti a retroazione in cui ogni elemento influenza gli altri ed è da essi
influenzato.
6. Nella pragmatica della comunicazione, infine, perdono valore i concetti di sanità/normalità e
insania/anormalità. Una sintomatologia considerata patologica potrebbe essere l’unica plausibile in
risposta ad un sistema relazionale a sua volta patologico.

ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE

1. Non si può non comunicare.


La comunicazione può essere involontaria, inefficace, inconscia, inintenzionale, ma non è mai non-
comunicazione: l’indifferenza e l’inattività sono forme di comunicazione.
2. In ogni tipo di comunicazione si distingue tra il contenuto e la relazione.
Il contenuto riguarda il “cosa”, mentre la relazione indica il modo in cui ti poni rispetto al tuo
interlocutore, ovvero la definizione della natura della comunicazione.
3. La punteggiatura nella comunicazione dipende dalla punteggiatura tra le sequenze di
comunicazione.
4. In ogni forma di comunicazione si può distinguere tra il contenuto digitale e quello analogico.
Il contenuto digitale è il contenuto oggettivo, quello legato alla dimensione verbale. Il contenuto
analogico è invece deputato alla dimensione soggettiva, quella del non-verbale e del para-verbale,
che rappresentano insieme circa il 90% dell’efficacia della comunicazione.
5. Una comunicazione può assumere connotati di simmetria o di complementarietà.
Nel primo caso i due interlocutori si pongono sullo stesso piano, mentre nel secondo vi è uno che
prevale sull’altro (one-down/one-up).
PATOLOGIE NELLA COMUNICAZIONE

1. PATOLOGIE LEGATE AL PRIMO ASSIOMA


Uno dei due elementi della relazione può cercare di sottrarsi dalla comunicazione, in diversi modi.
Attraverso il rifiuto, comunicando di fatto la non-volontà di comunicare. L’accettazione della
comunicazione, per cui invece il comunicante B si rassegna alla volontà di A, facendoglielo notare.
La squalificazione è il tentativo di rendere inefficace o inutile la comunicazione, attraverso vari
espedienti verbali e paraverbali, mentre può indurre come motivo di non-comunicazione un
sintomo. In ciascuno di questi casi la comunicazione avviene, quindi il tentativo di negare il primo
principio fallisce.
2. PATOLOGIE LEGATE AL SECONDO ASSIOMA
Riguarda il disaccordo relazionale. Se A da a B una definizione di se stesso, B può reagire nei tre
modi validi al punto 1. Può confermare questa definizione, mostrandosi d’accordo con A; può
rifiutarla, creando una retroazione positiva, o può disconfermarla, che non si rivolge all’accordo, ma
all’esistenza e alla validità di A. Quest’ultimo può generare diversi livelli di impenetrabilità, ovvero
di un reciproco “non sentirsi compresi” in quanto ciascuno non riconosce l’altro come mittente.
3. PATOLOGIE LEGATE AL TERZO ASSIOMA
La punteggiatura in una comunicazione mette in relazione logica i vari momenti della relazione.
Errori di punteggiatura non potranno essere risolti fino a che gli elementi della relazione non
cominciano a meta-comunicare. Ad esempio, quando A crede di assumere un atteggiamento a in
risposta ad un atteggiamento b di B, spesso non si rende conto che è l’atteggiamento b di B ad
essere una risposta all’atteggiamento a di A. Quindi A non interpreta correttamente la
punteggiatura della comunicazione, attribuendo all’atteggiamento dell’altro la causa dei suoi.
4. PATOLOGIE LEGATE AL QUARTO ASSIOMA
Tradurre il messaggio analogico, che detta le regole della comunicazione, in dati digitali, permette
di interpretare la natura della relazione e meta-comunicare. Eventuali errori in questa traduzione
possono snaturare la comunicazione, poiché ci si rende incapaci di meta-comunicare, in dati
numerici, sulle regole imposte dai messaggi analogici (comportamentali, paraverbali…)
5. PATOLOGIE LEGATE AL QUINTO ASSIOMA
Sono legate alla natura relazionale simmetrica e complementare, e ne rappresentano le paradossali
derive. Nella relazione simmetrica l’escalation è una situazione patologica, in cui uno dei due
comunicanti tenta di prevalere sull’altro, negando di fatto la natura della relazione. Nel caso invece
della relazione complementare la deriva è quella in cui vi è disconferma dell’altro comunicante,
ovvero il caso in cui A prevale sul B fino all’annullamento del suo ruolo all’interno della
comunicazione.

Ogni interazione umana si può considerare un sistema nella definizione generale che di questa categoria si
assume in teoria dei sistemi, ovvero di un insieme di oggetti definiti da attributi e relazioni. Una relazione di
comunicazione è quindi un sistema di due persone che hanno come scopo quello di definire la natura della
loro relazione. Si può quindi considerare di applicare i tre attributi fondamentali dei sistemi a quelli
comunicativi:

1. TOTALITÀ
Il criterio per cui un cambiamento in una parte del sistema determina cambiamenti anche nelle
altre parti del sistema. Nega le definizioni tradizionali, discendenti dalla psicodinamica classica, di
sommatività, in cui il tutto è un semplice agglomerato di parti non relazionate, e di unilateralità, in
cui A può influenzare B, ma non il viceversa.
2. RETROAZIONE
Discende da 1. ed è l’elemento base della comunicazione, considerata dal punto di vista della
pragmatica come circolare e retroattiva, piuttosto che causale e uni-lineare.
3. EQUIFINALITÀ
Essenzialmente afferma che il sistema raggiunge il suo scopo non grazie ai suoi presupposti, ma alla
natura procedurale del sistema stesso. Ciò significa che due sistemi diversi che partono da
situazioni iniziali differenti possono giungere allo stesso scopo, così come un sistema può
potenzialmente realizzarsi in qualsiasi modo partendo da un’unica situazione iniziale, per cui
risultati diversi possono essere raggiunti anche da punti di partenza identici.

I paradossi sono contraddizioni generate da ragionamenti apparentemente corretti che muovono da


premesse corrette. Si distinguono in tre categorie:
1. I paradossi logico-matematici
2. I paradossi semantici
3. I paradossi pragmatici

Per la prima categoria l’esempio lampante è “La classe delle classi membre di se stesse”. Una classe è un
insieme di elementi definiti da una caratteristica. Ogni classe A genera la sua complementare –A , che
contiene tutti gli elementi che negano la definizione che individua gli elementi a. Una classe può essere
membro di se stessa, ad esempio la classe dei concetti contiene se stessa. Se si immagina una classe M che
contiene tutte le classi membre di se stesse, si giunge al paradosso per cui N, complementare di M, non
esiste. Questo perché N, che contiene tutte le classi che non sono membre di se stesse, contiene i suoi
membri solo se non li contiene, e viceversa.

Per la seconda categoria l’esempio migliore “Io sto mentendo”. In questo caso se sto mentendo nego la
veridicità della mia affermazione, quindi non sto mentendo; viceversa se sto dicendo la verità nego
l’oggetto della mia affermazione, cioè il fatto che io stia mentendo.

Bertrand Russel ha fornito due modelli teorici fondamentali per sciogliere i paradossi e le antinomie logiche
e semantiche:

1. La teoria dei tipi logici, per cui esistono categorie logiche che non si possono applicare alla
stessa relazione. Classe e membro, nel caso esposto, non sono tipi logici concordi, per cui
“classe membro di se stessa” è un’asserzione priva di senso.
2. La teoria dei livelli di linguaggio, per cui esiste il livello oggetto e i vari livelli di meta-
linguaggio. Nel caso su esposto il livello oggetto che dice “Io sto mentendo” si scontra con
il primo livello meta-linguistico “Io sto affermando”, per cui è un’affermazione priva di
senso.

Si immagini il seguente paradosso: “In una città vi è un barbiere che rade tutti gli uomini che non si radono
da soli”. Chiaramente un barbiere del genere non esiste, ma si immagini di complicare l’affermazione:

“Un comandante ordina ad un soldato semplice di radere tutti i soldati che non si radono da soli, e nessun
altro”
Questo è un esempio di ingiunzione paradossale, ovvero di un paradosso pragmatico caratterizzato da un
doppio legame, che si definisce come segue

1. Una forte relazione complementare;


2. Una comunicazione basata su un livello-oggetto e il primo livello meta-linguistico
discordanti;
3. L’impossibilità per il ricettore di sottrarsi alla comunicazione

Sono paradossi di questo tipo anche una moglie che dice al marito “Sii spontaneo”: il contenuto digitale-
oggetto non è concorde con quello analogico-metacomunicativo; la relazione è fortemente sbilanciata one-
down one-up, eppure il marito non può sottrarsi alla comunicazione.

Tra i paradossi pragmatici si trovano anche le predizioni paradossali, dove invece il secondo interlocutore,
dubitando della fiducia che può nutrire verso il primo, ragiona sull’avvenire partendo dalle premesse
impostato dal primo (enigma del prigioniero).