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quaderni
italiani
di musicoterapia

musica &
terapia
A.N.F.F.A.S.

sezione di Genova
n. 2 luglio 2000
Associazione Professionale

Italiana Musicoterapeuti

www.psmusic.com/apim.htm

anno 00

2
n u m e r o
Musicoterapia
e autismo

Conoscenze attuali in
tema di autismo
q u e s t o

Il modello Benenzon
nell’approccio
al soggetto autistico
i n

00
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S e g re t e r i a d i re d a z i o n e : Ferruccio Demaestri • C.so Don Orione 7, 15052 Casalnoceto (AL) tel. 0131/809407
musica & terapia
numero

2
direttore editoriale
Gerardo Manarolo

comitato di redazione
Claudio Bonanomi
Massimo Borghesi
Ferruccio Demaestri
Agostino Pigna
Alfredo Raglio
Andrea Ricciotti

segreteria di redazione
Ferruccio Demaestri

comitato scientifico
Rolando O. Benenzon
Università San Salvador,
Buenos Aires, Argentina
Leslie Bunt
Università di Bristol,
Gran Bretagna
Giovanni Del Puente
Sez. di Musicoterapia, Dip. di Scienze Psichiatriche
Università di Genova

Gian Luigi di Franco


Docente a contratto, Università di Napoli
Denis Gaita
Psichiatra, Psicoanalista, Milano
Roberta Gatti
Direttore Sanitario A.N.F.F.A.S., Sez. di Genova
Franco Giberti
Psichiatra, Psicoanalista,
Università di Genova
Edith Lecourt
Università Parigi V,
Sorbonne, Francia
Giandomenico Montinari
Psichiatra, Psicoterapeuta, Genova
Giuseppe Porzionato
Facoltà di Psicologia, Università di Padova
Pier Luigi Postacchini
Psichiatra, Neuropsichiatra
Infantile, Psicoterapeuta, Bologna
Oskar Schindler
Ordinario di Foniatria,
Università di Torino
Frauke Schwaiblmair
Istituto di Pediatria Sociale
e Medicina Infantile,
Università di Monaco, Germania
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sommario
numero pag 1

2
Editoriale
pag 2
Conoscenze attuali in
tema di etiopatogenesi
dell’autismo infantile
Giovanni Lanzi, Carlo A. Zambrino

pag 15
Il trattamento musicotera-
pico di soggetti autistici
Gerardo Manarolo, Ferruccio
Demaestri

pag 23
La musicalità autistica:
aspetti clinici e prospettive
di ricerca in musicoterapia
Alfredo Raglio

pag 29
Il modello Benenzon
nell’approccio al soggetto
autistico
Rolando Benenzon

pag 37
Autismo e musicoterapia
Simone Cangiotti

pag 43
Dalla periferia al centro:
spazio-suono di una
relazione
Claudio Bonanomi

pag 50
Recensioni
Edizioni Cosmopolis
Corso Peschiera 320 pag 52
10139 Torino Notiziario
011 710209
pag 56
progetto grafico
Articoli pubblicati
Harta Design, Genova sui numeri precedenti
Paola Grassi
Roberto Rossini pag 58
Norme redazionali
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editoriale
L’ autismo ( inteso sia come manifestazione sintomatolo-
gica che come sindrome a sé stante) ha rappresentato, fin
dalle prime esperienze di Juliette Alvin e di Rolando
Benenzon, un ambito clinico particolarmente reattivo
all’approccio musicoterapico. Si potrebbe forse affermare
che la musicoterapia nasce e si diffonde proprio in ragio-
ne delle positive esperienze condotte soprattutto nei con-
fronti dell’autismo infantile. Memori di ciò si è voluto
riproporre una riflessione su tale ambito clinico quasi a
voler ridefinire la specificità dell’approccio musicoterapi-
co e per tracciare una linea di contatto con contesti appli-
cativi (Malattia di Alzheimer, Stati post-coma) di cui ci
siamo recentemente occupati e che condividono con l’au-
tismo la permanenza di modalità espressive e comunicati-
ve primordiali. La monografia si apre con la ricerca biblio-
grafica di Giovanni Lanzi e di Carlo Zambrino che presen-
tano un’esauriente rassegna delle principali ipotesi etio-
patogenetiche. La molteplicità dei dati raccolti depone
per una difficile generalizzazione delle conoscenze.
L’autismo appare come un insieme di realtà fra loro diver-
se ; ogni caso ha probabilmente un differente profilo etio-
patogenetico e richiede quindi diversi approcci terapeuti-
ci. Lo specifico musicoterapico è poi affrontato da
Gerardo Manarolo, Ferruccio Demaestri e Alfredo Raglio; i
loro contributi, pur descrivendo diverse strategie d’inter-
vento e riferendosi a differenti contesti applicativi ( età
evolutiva / adulti ), precisano la specificità dell’approccio
musicoterapico individuando nelle teorizzazioni di Daniel
Stern ( gli affetti vitali, la sintonizzazione ) un fondamen-
tale riferimento concettuale. Non si può parlare di musi-
coterapia e di autismo senza fare riferimento a Rolando
Benenzon.Tutti i contributi presentati in questo numero di
Musica et Terapia gli sono debitori.Benenzon ha elabora-
to un modello teorico e metodologico per il trattamento
del soggetto autistico che viene presentato sinteticamen-
te in queste pagine. La monografia si conclude con due
interessanti contributi esperienziali.Simone Cangiotti
descrive un intervento musicoterapico rivolto ad un
ragazzo autistico di 22 aa. proponendoci l’analisi del con-
testo familiare e delle conseguenti difficoltà gestionali.
Claudio Bonanomi riporta il trattamento musicoterapico
di un ragazzo di 25 aa. affetto da grave ritardo mentale e
da una psicosi d’innesto con tratti autistici; la descrizione
del caso e l’evoluzione del trattamento richiamano alla
Gerardo Manarolo

mente i concetti di tempo biologico e di tempo terapeu-


tico elaborati da Rolando Benenzon.
Da questo numero ogni articolo di Musica et Terapia è
preceduto da un breve abstract in lingua inglese. Ci augu-
riamo in questo modo di promuovere una maggiore cono- 1
scenza della musicoterapia italiana.
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Conoscenze attuali

Giovanni Lanzi, Carlo A. Zambrino, Cattedra di Neuropsichiatria Infantile, Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia – Irccs Fondazione Casimiro Mondino
in tema di etiopatogenesi
dell’autismo The report presents the main interpretative pos-
sibilities concerning children’s autism etio-
infantile* pathogenesis. The autor relates synthetically the
chief explicative models of reference:
• Psychogenetic type hypotesis;
• Genetical hypotesis;
• Immune theories;
• Neurochemistry hipotesis;
• Neuroimages;
• Mind theory.
They will stress how, in the understanding
process of the phenomenon autism, an
integration of avaible knowledges proceeding
from different theoretical trend is necessary.
Particular importance is to be awarded to the
support work to the mother and family nucleus
of the autistic persons putting the relational
dimension (be it influenced by constitutional or
by psycho-affective factors) to the centre of
therapeutical plan, considering each single case
of autism in its inseparable biopsychical
dimension.

Vi è ancora molto
da approfondire L’autismo infantile suscita oggi molto interesse
nei vari ambienti clinici e di ricerca, in quest’ar-
per arrivare ad ticolo cercheremo di riassumere i principali con-
una conoscenza tributi che si sono succeduti negli anni, dopo che
Kanner nel 1943 descrisse per primo la forma.
vera delle cause Egli la definiva come una “inabilità innata per i
che determinano contatti interpersonali”, dovuta ad un disturbo
dello sviluppo cerebrale. Aveva anche colto delle
l’insorgenza caratteristiche comportamentali particolari nei
dell’autismo genitori, specie nella madre, e una maggiore
incidenza nelle classi socio-culturali elevate. Con
infantile e per Eisemberg poi, nel ’56, tornò sull’argomento,
mettere considerando l’autismo come quadro clinico
espressione sia di fattori ambientali precoci sia di
a punto una fattori innati. Dopo le prime segnalazioni di
terapia adeguata Kanner molti contributi furono consegnati alla
letteratura, alcuni con orientamento costituzio-
2 ed efficace. nalistico, altri più psicogenetico. Cominceremo
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Dopo Kanner molti con-


tributi furono conse-
ad accennare ai secon- gnati alla letteratura, maginabili”), tenuta
di, che tanta diffusione però a bada dalla
ebbero in passato sia in alcuni con orientamento madre che ha una
ambito culturale che costituzionalistico, buona cura di lui. L’Io
clinico-assistenziale, infatti si caratterizza,
contributi che oggi altri più psicogenetico secondo l’autore, per
sembrano però aver tre tendenze: 1) la ten-
perso gran parte del loro valore, perlomeno per denza all’integrazione, in relazione alla funzione
quanto riguarda il momento strettamente etio- di holding della madre; 2) la tendenza alla perso-
patogenetico. Gli autori che si riferiscono a que- nalizzazione che significa abitare il proprio
sta ottica, pur ammettendo la presenza di un corpo, sentire un’unione solida tra Io e Corpo in
possibile difetto biologico nel bambino autistico, relazione al modo come la madre cura il bambi-
pongono l’interesse per spiegare il quadro clinico no; 3) la tendenza all’instaurazione delle relazio-
soprattutto sulla relazione madre-bambino, sulle ni d’oggetto, in relazione alla presentazione del-
anomalie della organizzazione della personalità l’oggetto da parte della madre, lasciando al bam-
del bambino, i fantasmi angoscianti e i meccani- bino l’illusione di creare l’oggetto. Quando ciò
smi di difesa messi in atto contro l’angoscia. non può avvenire si sviluppa la psicosi.
Accenneremo qui solo ad alcuni di essi. 4) La Klein precisa come nel bambino normale la
1) La Mahler, facendo riferimento allo sviluppo presa di realtà, i progressi maturativi, il permane-
emotivo del bambino e cioè alla fase dell’autismo re delle pulsioni libidiche permettono di supera-
normale, alla fase simbiotica e alla fase della re la posizione schizoparanoidea, sopportare la
separazione-individuazione, parla di autismo pri- posizione depressiva e accedere all’ambivalenza
mario e secondario e di psicosi simbiotica intesi nevrotica: nel bambino psicotico l’intensità delle
come una fissazione o una regressione a questo pulsioni aggressive, sia congenite che acquisite
livello dovute all’intervento di meccanismi di per un maternage inadeguato, impedisce qual-
mantenimento (soprattutto la condotta allucina- siasi realtà dell’Oggetto e dell’Io, accenta la scis-
toria negativa che annulla la percezione della sione e l’identificazione proiettiva e mantiene il
madre e del mondo esterno). soggetto in queste posizioni arcaiche.
2) Bettelheim sostiene che un bambino diventa 5) Secondo la Tustin vi è in questi bambini una
autistico quando si trova nell’impossibilità di “depressione psicotica”, un sentimento di rottura
esercitare un ruolo attivo, non riesce a vivere nella continuità e ciò crea “un buco nero spa-
vere relazioni mutuali e alla fine, dopo vari ten- ventoso” contro il quale il bambino lotta con dei
tativi per sollecitare il mondo esterno a ricono- meccanismi arcaici del tipo incistamento o ripie-
scerlo, fa, ancora senza successo, “l’esperienza gamento autistico o con l’identificazione proiet-
estrema”, dopo di che ritira i suoi investimenti sul tiva e maniacale. In questo modo il bambino
mondo esterno e anche sul suo mondo interno cerca di negare ogni discontinuità tra il suo
sino a divenire una fortezza vuota. corpo e l’ambiente che lo circonda per preserva-
3) Winnicot intende le psicosi infantili come un re un minimo sentimento di continuità. Tutto ciò
insuccesso dell’adattamento dell’ambiente al può essere dovuto a:
bambino, ambiente essenzialmente rappresenta- a) un difetto di cure della madre; b) un’incapa-
to dalla madre. Secondo l’autore il lattante è cità del bambino ad utilizzare correttamente le
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sempre sull’orlo di una angoscia (“angosce inim- cure materne; c) una rottura troppo precoce nel
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rapporto di dipendenza madre-bambino. nesia di supporto del pensiero astratto che impe-
6) Vari altri contributi in questa ottica andrebbe- direbbe al bambino di adattarsi alle esigenze del
ro menzionati, come ad esempio quello di mondo, di acquisire le possibilità di anticipazione
Meltzer, ma rimandiamo per questo approfondi- e di preparazione, provocando una reazione cata-
mento alla letteratura specifica. Interessante è strofica. Rimland (1969) parla di una supposta
però notare che già nel 1953 la Bender aveva anomalia di tipo cognitivo in questi bambini: lo
sostenuto che la psicosi infantile non poteva far stimolo sarebbe appreso ma non compreso per un
riferimento solo ad una ipotesi psicogenetica: difetto della sostanza reticolare. Per Pronovost
pensava, infatti, che, ad esempio, un difetto delle (1966) vi sarebbe un difetto dei recettori a
funzioni neurovegetative e della regolazione del distanza (vista ed udito), migliore funzionamento
tono potessero impedire ad un bambino di stabi- dei recettori di contatto (tatto, olfatto e gusto) e
lire una comunicazione soddisfacente con la ciò comporterebbe un insuccesso nell’adattamento
madre e a lei un corretto adattamento verso di del bambino a partire dal momento in cui i recetto-
lui. Un difetto costituzionale viene visto quindi ri a distanza diventano necessari per l’adattamento.
dalla Bender come un elemento importante che Quelle sin qui riferite sinteticamente sono solo
rende dificile lo sviluppo di una buona relazione ipotesi ma alcune di esse esprimono intenzioni
madre-bambino. Pressappoco sulla stessa linea si assai acute e in parte plausibili anche alla luce dei
colloca anche Antony (1958) che attribuisce lo dati recentemente acquisiti sperimentalmente.
sviluppo di una psicosi a varie cause: 1) una ano- Oggi l’encefalo del bambino autistico viene inda-
malia costituzionale che impedisce una buona gato sperimentalmente sotto diversi punti di vista
relazione colla madre; 2) un difetto dei mezzi a e la letteratura è molto ricca; faremo però qui cenno
disposizione che rende difficile la relazione solo ai contributi che ci sembrano più interessanti e
madre-bambino e che diventa pertanto patologi- che esprimono filoni di ricerca al momento attuale
ca; 3) una non-risposta della madre al bambino. più seguiti e che riteniamo più promettenti.
I concetti espressi dalla Bender hanno avuto scarsa Cominciamo dagli studi sulla genetica.
rilevanza a suo tempo, ma sembrano ora di grande
attualità visto il fiorire, oggi, di ricerche sul piano Genetica
biologico e che alcuni dati interessanti in questa Gli studi genetici di Rutter e Bayley condotti con
linea si cominciano ad avere. Al momento attuale, tradizionali metodiche quantitative (concordanza
si è in generale persuasi che sia poco realistico cer- nei gemelli e studio degli alberi genealogici)
care di spiegare l’autismo soltanto nell’ottica psico- hanno fornito sufficienti prove sull’importanza
genetica, persuasi invece, come sono gran parte delle componenti genetiche nell’autismo, ma la
degli studiosi, che una base organica, anche se complessità del quadro clinico suggerisce che i
ancora poco nota e chiara, giochi un ruolo assai loci genetici coinvolti siano particolarmente
importante nel determinismo e nello sviluppo del numerosi e che i fattori ambientali rivestano un
quadro autistico: è questo un concetto che, peral- ruolo strategico. La percentuale di rischio di
tro, ha dei riferimenti piuttosto antichi. ricorrenza nelle famiglie affette viene quindi sti-
Già nel 1949, pochi anni dopo la prima descrizio- mato tra 3-8 %, mentre esiste una concordanza
ne di Kanner, Bergman ed Escalona ipotizzano per la diagnosi di circa 90% negli studi di gemel-
che nei bambini con autismo vi sia una sensibilità li omozigoti e del 5-10% nei gemelli dizigoti dello
esagerata agli stimoli sensoriali, specialmente stesso sesso. Tuttavia la possibilità di identificare
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visivi e uditivi. Goldstein (1959) parla di una age- i loci genetici coinvolti passa attraverso lo studio
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del linkage e necessita di una precisa definizione Inoltre dati sperimentali indicano come il sistema
dei sottogruppi e della eventuale comorbidità. La immunitario ed il sistema nervoso centrale comu-
complessità clinica dell’autismo fa ipotizzare nicano fra di loro con una modalità bidirezionale.
infatti che una via patogenetica comune possa Il cervello influenza il sistema immunitario attra-
essere “triggerata” dalla combinazione di fattori verso due vie: stimoli neurocrini mediati da neu-
epigenetici ed ambientali diversi. rotrasmettitori che interagiscono con recettori
Restano numerose questioni aperte relative funzionalmente attivi localizzati sulle cellule del
all’applicabilità dei risultati delle indagini geneti- sistema immunitario e liberazione di sostanze
che agli altri Disturbi generalizzati dello sviluppo neuroendocrine ed endocrine. A sua volta il siste-
e alla sindrome di Asperger nonché ai rapporti fra ma immunitario informa il sistema nervoso cen-
autismo e altre patologie di interesse psichiatri- trale sulla dinamica delle risposte immunitarie
co. Dai lavori di De Long e Comings emerge infat- attraverso la liberazione di sostanze quali le chi-
ti un possibile linkage familiare con i disturbi tochine (interleuchine e Tnf-4) in grado di
affettivi maggiori e la sindrome di Tourette. Un influenzare circuiti neuronali o la secrezione di
altro problema aperto e necessario di studi rigo- ormoni ipotalamo-ipofisari. Il ruolo centrale,
rosi sotto l’aspetto metodologico, resta quello nelle interazioni immuno-neuroendocrine, è eser-
dell’eterogeneità dell’espressione genetica nelle citato dall’ipotalamo che riveste una posizione
famiglie e l’identificazione di sottogruppi defini- chiave nel mediare le risposte immunitarie con i
ti in rapporto a caratteristiche cliniche, neurochi- processi cognitivi ed emozionali. Sulla base di
miche o di risposta ai farmaci. Le indagini di bio- queste evidenze sperimentali, sono state elabora-
logia molecolare possono aprire interessanti pro- te teorie che individuano anomalie delle risposte
spettive; gli studi di Cook (1997) hanno identifi- immunitarie eventualmente implicate nell’eziolo-
cato un legame fra l’autismo e anomalie di geni gia del disturbo autistico, sia con azione diretta,
legati al controllo di trasporto di serotonina. sia come fattori interagenti con il terreno geneti-
Resta tuttavia evidente che l’autismo costituisce co. È possibile che nell’autismo si determini una
comunque un’entità multifattoriale che coinvol- disregolazione dei meccanismi di riconoscimento
ge loci e geni diversi. fra sé e non-sé determinando un difetto dell’im-
munità cellulare attraverso alterazioni dirette del
Teorie immunitarie sistema immunitario causato da infezioni prena-
Alla base di queste teorie esiste l’evidenza del- tali ovvero un difetto genetico primario dell’im-
l’associazione tra infezioni prenatali e autismo munità mediata dalle T-cells che renderebbero il
infantile (Ivarsson 1990, Gillberg 1991, feto più suscettibile alle infezioni virali con con-
Ghaziuddin 1992). Se la ricerca di evidenze diret- seguenti danni al sistema nervoso centrale.
te dell’agente virale risulta spesso negativa, la Inoltre una riduzione delle NK cells induce un
presenza del virus non è condizione necessaria aumentato rischio di infezioni prenatali. Altri
per l’instaurarsi di una patologia indotta da rilievi sperimentali nel disturbo autistico possono
microrganismi. Questi ultimi, infatti, possono essere correlati con una disfunzione dell’immu-
interferire con i processi di differenziazione cel- nità cellulare-NK cells, quali l’iperserotoninemia,
lulare oppure influenzare l’immunità cellulare che avrebbe un effetto soppressivo sulle funzioni
alterando l’espressione delle caratteristiche di linfocitarie, alterazioni della neocortex che pos-
membrana, inducendo la liberazione di chitochi- sono indurre disfunzioni nell’attività delle T-cells
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ne o influenzando le funzioni neuroendocrine. e NK-cells o, infine, elevati livelli di testosterone
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fetale che potrebbero interferire con lo sviluppo Il coinvolgimento dei sistemi serotoninergici è
delle funzioni cerebrali (ritardata crescita della stato proposto da Coleman (1973) e Young (1982)
parte posteriore dell’emisfero sinistro) e dell’im- sulla base dell’osservazione che tali sistemi
munità cellulare (disordini autoimmunitari, sensi- modulano un’ampia gamma di comportamenti
bilità ed infezioni). spesso compromessi nell’autismo. Gli studi con-
dotti nel campo della neurochimica lasciano
Ipotesi neurochimica ancora numerose perplessità sul ruolo di una pos-
Meccanismi neurochimici sono coinvolti nei pro- sibile disfunzione dei sistemi neurotrasmettitoria-
cessi di differenziazione cellulare e di prolifera- li, in quanto non appare chiaro se le alterazioni
zione delle cellule del sistema nervoso centrale. rappresentino un fattore causale o un semplice
Esistono tuttavia differenze nella funzione di epifenomeno. Va, inoltre, sottolineata la difficoltà
regolazione del firing dei sistemi cellulari nel metodologica nello studio dei neurotrasmettitori
corso dello sviluppo dell’individuo maturo. Ad e dei loro metaboliti nei fluidi biologici. Per
esempio la liberazione di serotonina durante lo rispondere al quesito su quanto sia rilevante il
sviluppo influenza l’espressione dei recettori a ruolo dei sistemi neurochimici nella patofisiologia
livello post-sinaptico mentre in età adulta agisce dell’autismo bisogna inoltre considerare come in
a livello degli autorecettori regolando i livelli del un’area strategica dello sviluppo del sistema ner-
neurotrasmettitore stesso. Differenti tipi di rego- voso centrale, quale l’ippocampo, siano espressi
lazione neurochimica influenzano l’attività cere- oltre 3.000 geni, il che conduce a ipotizzare che,
brale in tempi diversi: ad esempio la regolazione in linea teorica, siano circa 100.000 gli agenti
dell’apertura o chiusura dei canali ionici avviene neurochimici potenzialmente coinvolti.
nell’arco di msec., l’azione dei neurotrasmettitori
sugli autorecettori o sui secondi messaggeri (Amp Neuroimmagini
ciclico inositolo trifosfato) necessita di svariati In questo settore, a partire dagli anni ’70, sono
secondi o minuti, la fosforilazione delle proteine stati effettuati numerosi studi nel tentativo di
ne influenza le concentrazioni nel corso di minu- trovare un possibile marker biologico: i risultati
ti od ore. Eventuali disfunzioni dei sistemi neuro- sono controversi. Riporteremo alcuni dati recenti
trasmettitoriali e della neuromodulazione, sono ottenuti attraverso l’utilizzo della MR che focaliz-
state ipotizzate sulla base spesso di dati empirici zano l’attenzione sulle strutture della fossa
derivanti da esperienze neurofarmacologiche posteriore. Verme cerebellare: ipoplasia dei lobuli
(Anderson 1994) e sono state chiamate in causa vermiani VI-VII (Courchesne 1994) non confer-
diverse sostanze. L’osservazione che l’Aloperidolo mata da altri studi. Hashimoto et al. (1995) hanno
fosse in grado di controllare alcuni dei sintomi segnalato una ipoplasia dei lobuli I-V, VI-VII e
autistici (Campbell 1978, Andersen 1984) ha fatto VIII-X del verme in 102 pazienti. Emisferi cerebra-
ipotizzare che la Dopamina possa essere implica- li: aumento del volume degli emisferi (Filipek
ta nella patogenesi di questi sintomi. La modula- 1992) soprattutto a carico dei lobi temporali e
zione da parte di sistemi dopaminergici mesence- delle porzioni parieto-occipitali. Studi con la
falici delle funzioni corticali prefrontali, limbiche tomografia ad emissione di positroni non hanno
e striate (Simon 1985) ha ulteriormente rafforza- permesso di evidenziare pattern funzionali defici-
to tale ipotesi. Alcuni lavori (Martineau 1992, tari (Horwitz 1994), sebbene un ipometabolismo
Lanzi 1997) hanno evidenziato una riduzione del temporale sia segnalato in soggetti autistici con
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tono dopaminergico. spasmi infantili (Chugani 1996).
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L’autismo come possibile difetto dei processi personaggi sulla base delle loro verbalizzazioni,
attentivi. se confrontati con soggetti normali o con ritardo
Fin dalle prime descrizioni della fenomenologia mentale. Non è tuttavia chiaro se questi deficit
dell’autismo è stato considerato come “centrale” siano in realtà da attribuirsi al fatto di dover
il difetto dell’interazione sociale e delle reazioni mettere in opera processi attentivi multipli.
agli stimoli ambientali. Numerosi autori (Burke Infatti i soggetti autistici appaiono in grado di
1991, Courchesne 1994, Pierce 1995) hanno ipo- rispondere e di interpretare stimoli sociali quan-
tizzato che un deficit dei processi attentivi possa do questi richiedano un’attenzione limitata.
essere alla base di numerosi aspetti della sinto- Quando a questi soggetti viene proposta una
matologia autistica. I pazienti autistici mostrano, situazione nella quale è presente un singolo sti-
infatti, una indifferenza nei confronti di stimoli molo sociale le loro risposte non differiscono da
uditivi inaspettati con assenza di risposte di quelle dei soggetti normali, a differenza di quan-
orientamento o di sorpresa e di ricerca della to avviene quando gli stimoli sono multipli
fonte dello stimolo. Nei soggetti autistici adulti si (Pierce 1997). I dati di numerosi studi neurofisio-
osserva una impossibilità ad orientare l’attenzio- logici e neurobiologici sembrano, in parte, forni-
ne verso stimoli uditivi e visivi quando questi re supporti sperimentali a questa ipotesi.
vengono proposti in rapida successione
(Courchesne 1994). È stata inoltre dimostrata una Basi neurofisiologiche
carenza della “joint attention”, ovvero una inca- Possiamo suddividere gli studi su questo argo-
pacità di coordinare le interazioni sociali con i mento sia in base alle caratteristiche del poten-
diversi stimoli ambientali (Lewy & Dowson 1992). ziale studiato (uditivo, visivo, somatosensitivo),
Un altro fenomeno, indicativo di un possibile sia in relazione alla latenza e all’ampiezza del
deficit attentivo, è la cosiddetta “stimulus over- potenziale registrato lungo le vie neuronali depu-
selectivity” che indica come i bambini autistici tate alla trasmissione dello stimolo. L’esame dei
rispondano ad un range estremamente ristretto potenziali evocati acustici rappresenta sicura-
di stimoli ambientali. Questa modalità di com- mente uno dei terreni più fertili della ricerca degli
portamento è stata riscontrata utilizzando ultimi anni. I risultati sono tuttavia contradditto-
un’ampia varietà di stimoli quali quelli sonori, ri in relazione spesso a differenze metodologiche.
luminosi, tattili semplici e/o complessi e stimoli Un paziente normale mantiene non solo un
sociali, quali istruzioni verbali o situazioni ludi- orientamento attento verso la sorgente di infor-
che. Anomalie nella processazione delle informa- mazione, ma anche un orientamento concettua-
zioni sociali e delle interazioni con il partner sono le al tipo e al significato della specifica informa-
state individuate come componenti della sinto- zione, che si aspetta provenga dalla sorgente. Il
matologia autistica. Fra queste possiamo ricorda- soggetto autistico sembra avere un deficit di
re la capacità di attribuire agli altri uno stato entrambe le funzioni (Courchesne, 1983).
mentale, di interpretare le espressioni facciali, Risultati interessanti si sono ottenuti soprattutto
vocali e gestuali nella comunicazione degli affet- nello studio dell’onda P300, in rapporto alla pro-
ti, l’interazione di sguardo, la capacità di arousal babilità/improbabilità di un evento uditivo atte-
e di rispondere a stimolazioni tattili e propriocet- so dal soggetto. Questi studi, sempre nel gruppo
tive. Gli studi condotti dalla Happè (1994) dimo- di Courchesne, hanno dimostrato una diminuzio-
strerebbero che i soggetti autistici presentano ne dell’ampiezza dell’onda in autistici con ritardo
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una difficoltà ad interpretare gli stati mentali dei mentale. Utilizzando tasks che richiedono un
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continuo shift dell’attenzione fra stimoli uditivi zate in diverse regioni del cervello (amigdala, cor-
ed acustici, si è osservato come pazienti autistici teccia orbito-frontale, ippocampo, corpi mam-
con ipoplasia neocerebellare siano incapaci di millari, lobo temporale e cervelletto): il ruolo di
discriminare la fonte e focalizzare l’attenzione in tali rilievi appare tuttavia di difficile interpreta-
meno di 2 sec., con assenza della risposta evento- zione. Tuttavia il numero di cervelli studiati al
correlata tardiva. Analizzando più specificata- tavolo anatomico è tuttora esiguo ed i reperti
mente i potenziali sia acustici che visivi possiamo spesso non comparabili. I risultati degli studi con-
concludere che i soggetti affetti da autismo sem- dotti con Mri, a loro volta, hanno di fatto fornito
brano reagire con ampiezze P3 parietali più basse dati non univoci in quanto le alterazioni riscon-
ai potenziali acustici, mentre non esiste un’altera- trate non sono presenti in tutti i soggetti autisti-
zione specifica a quelli visivi. Wong e Wong ci e non sono di per sé specifiche di tale condi-
(1991) hanno esaminati i potenziali evocati acu- zione in quanto si ritiene possano costituire la
stici in 109 bambini con autismo, confrontandoli conseguenza piuttosto che la causa dell’autismo.
con un campione di soggetti sani, e hanno evi- L’utilizzo di modelli animali ha aperto interessan-
denziato una latenza di trasmissione maggiore ti prospettive nell’interpretazione fisiopatologica
nei primi: questo sarebbe da imputare a disfun- di alcuni comportamenti del soggetto autistico.
zioni cerebrali forse anche sulla base dei disturbi Non è tuttavia chiarito se l’autismo possa consi-
cognitivi, linguistici e di sviluppo. Nel normale derarsi una patologia per la quale si possa ricer-
una risposta elettrocorticale di associazione care un modello animale in quanto i sintomi
cross-modale fra stimoli di differente origine può “centrali” comportano una disfunzione delle fun-
essere registrata in seguito all’applicazione di sti- zioni superiori non presenti in altri mammiferi.
molazioni sonore e visive. Nei pazienti autistici lo Tuttavia i primati sottoposti all’ablazione del lobo
studio elettrofisiologico confermerebbe un difet- temporale mediale in epoca neonatale sviluppano
to nella filtrazione degli input sensoriali e una comportamenti autistic-like e deficit nell’intera-
difficoltà nell’associazione cross-modale (Lelord zione sociale. Nel macaco il lobo temporale par-
1991). Altre differenze significative si sono rileva- tecipa alla processazione delle informazioni rela-
te nello studio di onde quali N1 e P2, probabil- tive al riconoscimento delle espressioni facciali e
mente riferibili all’attivazione di vie serotoniner- neuroni singoli polimodali del solco temporale
giche della corteccia uditiva. Studi volti ad esplo- superiore sono responsabili del contatto oculare e
rare l’attenzione visuo-spaziale mediante i poten- di specifiche manifestazioni mimiche correlate a
ziali evocati visivi hanno evidenziato nei soggetti stati emotivi. Le aree associative dei lobi parieta-
autistici e in soggetti con lesioni della corteccia le, temporale e frontale sono responsabili dell’at-
parietale una esagerata fissazione dell’attenzione tività integrativa-motivazionale e sono connesse
verso stimoli luminosi ristretti associata ad una con il cervelletto (via cortico-ponto-cerebellare e
riduzione della risposta sensoriale verso stimoli via cerebello-talamo-corticale con proiezioni
periferici. Si realizzerebbe quindi una “overselec- nelle strutture limbiche). È noto come una lesio-
tive attention” verso stimoli funzionali estrema- ne precoce del complesso amigdala-ippocampo
mente ristretti. provochi nelle scimmie un’alterazione del com-
portamento sociale e nell’attaccamento
Basi neurobiologiche (Bachevalier et al. 1991).
Gli studi condotti in vivo e post-mortem hanno Tali dati indicano che alla base delle anomalie
8
messo in evidenza una serie di alterazioni localiz- cognitive osservate nell’autismo possa esservi un
musica terapia
&
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disfunzionamento delle strutture temporali e logica fornisce oggi le basi di una conoscenza,
frontali e che le funzioni della neocorteccia pos- seppur parziale, di alcuni dei meccanismi fisiopa-
sano essere negativamente influenzate dalle tologici del comportamento autistico. Nonostante
regioni limbiche che mediano i comportamenti questo si avverte l’impossibilità di ricondurre le
sociali ed emozionali. complesse informazioni, ricavate dall’utilizzo di
Sulla base dei dati precedentemente descritti, si tecnologie sempre più raffinate, ad una via pato-
può ipotizzare che tali difetti strutturali-funzio- genetica comune in grado di fornire una convin-
nali possano determinare un’assenza ovvero cente spiegazione della complessità e “pervasività”
un’alterazione delle relazioni interpersonali pre- dei disturbi riconducibili allo spettro autistico.
coci. Le distorsioni emotive conseguenti potreb- Cercheremo ora di dire qualcosa sulla “sindrome
bero riflettersi in una disfunzione dinamica dei evolutiva dell’emisfero destro” (Drhs) e sulla “teo-
processi di plasticità neuronale con conseguenze ria della mente”.
sulle performance cognitive e comportamentali.
Se è infatti noto che la struttura primaria di orga- Sindrome evolutiva dell’emisfero destro
nizzazione neuronale è geneticamente determi- È stata descritta da Meklebust e Johnson (1971)
nata, è altresì vero che la microstruttura può ed è ancora poco studiata specie per quanto
essere influenzata in larga misura da stimoli riguarda la sua probabile implicazione nell’auti-
ambientali (relazione madre-bambino). I modelli smo. I soggetti che presentano questa sindrome
animali illustrano l’importanza del ruolo dei pro- sono incapaci di comprendere bene alcuni aspet-
cessi evolutivi nel determinismo della cascata di ti della realtà, mancano di condotte anticipatorie,
eventi patofisiologici alla base del disturbo auti- sono incapaci di apprezzare e di apprendere non
stico. In relazione al timing della lesione possiamo solo le normali implicazioni della gestualità quo-
infatti ipotizzare che danni intervenuti precoce- tidiana, ma anche le espressioni mimiche dei volti.
mente possano indurre deficit successivi in più Nel 1991 Blonder e altri sottolineano il fatto che
remote regioni cerebrali. I difetti rilevati nell’au- qui è colpita la capacità di comprendere e di
tismo suggeriscono un potenziale interessamento restituire adeguatamete i segnali affettivo-emo-
di strutture cerebrali coinvolte nei comportamen- zionali inviati dall’ambiente, non riuscendo a
ti sociali ed emozionali, quali l’amigdala e la cor- decodificare i segnali più raffinati del comporta-
teccia orbito-frontale (sistema limbico). Lesioni mento sociale della razza umana. Si sa che la
del sistema limbico possono a loro volta causare comunicazione non verbale, mediata dall’emisfe-
disfunzioni della neocorteccia responsabili ad ro destro, inizia subito dopo la nascita ed è parte
esempio dei difetti pragmatici del linguaggio e essenziale nel legame tra la madre e il bambino.
dell’organizzazione visuo-spaziale. Il quadro della Drhs andò sempre più precisando-
Appare quindi importante in termini eziologici si in questi anni, col contributo di altri autori e
non tanto focalizzare l’attenzione sulle strutture possiamo dire sinteticamente che, al di là di
primitivamente alterate, quanto identificare i modesti segni neurologici, alcuni disturbi dell’elo-
diversi livelli del sistema nervoso centrale coin- quio e dell’apprendimento e deficit neuropsicolo-
volti nel determinismo dei sintomi. Tale approccio gici ben precisi, si è potuto confermare in questi
potrà rendere ragione di come certi aspetti del soggetti alcune precise caratteristiche della per-
funzionamento cerebrale possano essere conser- sonalità:
vati o ipersviluppati. a) Estrema difficoltà di adattamento a nuove
9
La messe di dati derivanti dalla ricerca neurobio- situazioni, condizione, ambiente con inappropria-
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bibliografia

Anderson G.M., to comportamento;


Studies on the neurochemi- b) Deficit socio-emozionale, scarse interazioni
stry of autism. In: Bauman
sociali, marcata tendenza all’isolamento;
M.L. Kemper T.L. eds. The neu-
robiology of autism.
c) Difficoltà nel riconoscimento, nell’espressione,
Baltimore: Johns Hopkins nell’integrazione degli stati affettivo-emotivi;
University Press, 1994. d) Elevato rischio di evoluzione verso franche
Anderson L.T., Campbell patologie di interesse psichiatrico.
M., Grega D.M. et al.,
Sembra chiaro, quindi, come un difetto costitu-
Haloperidol in the treatment
of infantile autism: effects
zionale come quello qui descritto possa giocare
on leaning and behavioral un ruolo importante nell’ostacolare la nascita di
symptoms. American Journal una relazione tra il bambino ed il suo mondo
of Psychiatry, 1984. esterno, come appunto avviene nell’autismo.
Bachevalier J.,
The contribution of medial
temporal lobe structure in Teoria della mente
infantile autism: a neuro- Accenneremo, infine, alla “teoria della mente” di
behavioral study in primates. Simon Baron-Cohen di cui oggi molto si parla e
In: Bauman M., Kemper T. et che sembra gettare un po’ di luce sui processi
al. Eds The neurobiology of
mentali difettosi del bambino autistico oltre che
autism. Baltimore: J. Hopkins
University Press, 1994. far prevedere alcune possibilità di intervento ade-
Bailey A., Le Couteur A., guato ed efficace. È una teoria assai recente e
Gottesman I. et al., ancora poco conosciuta e applicata, ma che ci
Autism a strongly genetic porterà sicuramente elementi nuovi di conoscenza
disorder: evidence fromm a
del bambino autistico e non mancherà di orienta-
British twin study. Psychol
Med., 1995. re i nostri progetti terapeutici e pedagogici futuri.
Baron-Cohen S., Secondo l’autore esistono quattro meccanismi su
Are autistic children cui si fonda lo sviluppo della mente: ognuno di essi
“behaviourist” ? J. Autism Dev
riflette le quattro proprietà innate del mondo psi-
Dis., 1989.
chico: l’atto di volontà, la percezione, l’attenzione
Baron-Cohen S.,
Mindblidness: an essay on partecipata, gli stati epistemici. Le riportiamo in
autism and theory of mind. modo molto sintetico qui di seguito:
MIT press. Cambridge 1. The intentionaly detector (Id) (rivelatore dell’in-
Massachusetts-London,
tenzionalità): è una modalità percettiva che inter-
England, 1995.
Bauman M.L.,
preta gli stimoli al movimento come dei primitivi
Kemper T.L., stati mentali che esprimono uno scopo e un desi-
The neurobiology of autism. derio. Sono la base necessaria per essere capaci di
Baltimore: J. Hopkins dare un senso ai movimenti universali di tutti gli
University Press, 1994.
animali. L’idea di base è che questa modalità è
Bergman P., Escalona S.K.,
Unusual sensitivities in very
attivata ogni qual volta vi è un input percettivo in
young children. The psycha- grado di identificare qualcosa come un agente;
nalitic Study of the Child, un agente può essere qualsiasi cosa che abbia un
1949. movimento come persona, farfalla, palla, gatto,
10
nuvola, uomo, ecc. Proprio per il loro movimento
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&
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bibliografia
autoindotto, tutti quanti sono subito interpretati Bender L.,
come agenti con scopi e desideri, al di là della Schizophrenie de l’enfance,
Psychiat. Quart, 1953.
varietà delle forme. Id è veramente basilare e
Bettelheim B.,
lavora attraverso i sensi (visione, tatto, udito). La fortezza vuota, Garzanti
2. The eye direction detector (Edd) (rilevatore ed. Milano, 1976.
della direzione degli occhi). Questo meccanismo Bick E.,
funziona solo attraverso la visione e ha tre fun- The esperience of the skin in
early object-relation. Int.
zioni basilari:
Journ. of Psycho-analysis,
a) Rileva la presenza degli occhi o degli stimoli 1968.
come gli occhi; Blonder L., Bowers D.,
b) Realizza se gli occhi sono rivolti verso di sé o Heilman K.,
verso qualcun altro (contatto mutuale); The role of the right
hemisphere in emotive
c) Deduce se gli occhi di un altro organismo sono
communication. Brain, 1991.
diretti su qualcosa e che cosa esso sta vedendo Brisone G., Borgatti R.,
(l’agente vede me, io vedo l’agente): rappresenta- La sindrome evolutiva
zione diadica. dell’emisfero destro: revisione
3. The shared-attention mechanism (Sam) (il della letteratura e
presentazione di alcuni casi
meccanismo dell’attenzione condivisa). La fun-
clinici. Saggi, 1997.
zione chiave è la costruzione delle rappresenta- Burke C.B.,
zioni triadiche che sono la rappresentazione di Some developmental
una relazione triadica: un agente e il Sé, ambe- implications of disturbance

due attenti ad un terzo-oggetto (la mamma vede in responding to complex


enviromental stimuli. Am J.
che io vedo il bambino). Dai 14 mesi il bambino
On Mental Ret., 1991.
gira gli occhi nella stessa direzione in cui un’altra Campbell M., Anderson
persona sta guardando e mostra più volte sguar- L.T., Meier M., et al.,
di alternativi per essere sicuro che lui e l’altra A comparison of haloperidol
and behaviour therapy and
persona stanno guardando lo stesso oggetto.
their interaction in autistic
4. The theory of mind mechanism (Tomm) (la teo-
children. Journal of The
ria del meccanismo della mente). Tomm è un American Academy of Child
sistema utile per ricavare tutta la gamma degli Psychiatry, 1978.
stati mentali dal comportamento. Gli altri mec- Chugani HT., Da Silva E.,
Chugani DC.,
canismi consentono di leggere il comportamento
Infantile spasm, III.
in termini di stati mentali volontari (desiderio e Prognostic implications of
scopo) o di leggere la direzione degli occhi in bitemporal hipometabolism
stati mentali percettivi (ad es. vedere) o di verifi- on position emission
care che una persona diversa può sperimentare tomography. Ann. Neurol,
1996.
gli stessi stati mentali con lo stesso oggetto o
Coleman DE.,
evento (attenzione condivisa). Serotonin and central
Occorre anche: nervous system syndroms in
a) Una via per rappresentare la serie degli stati men- children: a rewiev. Journal of
tali epistemici (fingere, pensare, conoscere, credere, Autism and Chidhood
Schizophrenia, 1973. 11
immaginare, sapere, supporre, ingannare, ecc.);
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&
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bibliografia

Comings DE., b) Una via per legare insieme tutti questi concet-
Comings BG., ti di stati mentali (volitivo, percettivo, epistemico)
Clinical and genetic
entro una coerente comprensione di come gli
relationship between autism-
pervasive developmental
stati mentali e le azioni sono tra loro legati.
disorder and Tourette Nel soggetto autistico le cose andrebbero però
syndrome: a study of 19 nel modo seguente: Id e Edd sono intatti mentre
case. Am J Med Genet, 1991. Sam, che costruisce le rappresentazioni triadiche
Cook EH. Jr., Courchesne
necessarie per verificare se un agente pone atten-
R.Lord C. et al.,
Evidence of linkage between
zione allo stesso oggetto o evento, è molto alte-
serotonin transporter and rato per quanto riguarda la modalità visiva, tatti-
autistic disorder. Mol. le e uditiva. Gli autistici non mostrano alcun
Psychiatry, 1997. comportamento d’attenzione congiunta o condi-
Courchesne E., Townsend
visa, né sguardi per controllare, né comportamen-
J., Akshoomoff NA., et al.,
Impairment in shifting
ti collegati al tentativo di catturare l’attenzione
attention in autistic and di altri, usando gesti protodeclarativi. Nessuna
cerebellar patient. Behavioral rappresentazione triadica può essere fatta e Sam
Neuroscience. non ha alcuna possibilità di stimolare Tomm. I
Dawson G., Lewy A.,
bambini autistici hanno difficoltà a comprendere
Arousal, attention and the
socialemotional impairmets
gli stati mentali epistemici e non distinguono il
of individuals with autism. In vero dal falso, ecc., riconoscono le semplici emo-
Dawson D. ed. Autism: zioni ma hanno difficoltà a riconoscere le emo-
nature, diagnosis and zioni di sorpresa, legate alle opinioni. Sanno giu-
treatment, New York,
dicare quando le emozioni sono causate da situa-
Guilford, 1989.
De Long R.,
zioni, desiderio, ma ben poco capiscono delle
Children with autistic emozioni basate sulle opinioni.
spectrum disorder and a
family history of affective Considerazioni conclusive
disorder. Dev. Med. Child
Abbiamo esposto, sia pure in modo molto sinteti-
Neurol, 1994.
Ghaziuddin M., Tsai LY.,
co, le principali ipotesi interpretative dell’autismo
Eilers I, Ghaziuddin N., infantile che oggi si avanzano, sostenute, almeno
Brief report: autism and alcune, da dati sperimentali che meritano una
herpes simplex encephalitis. certa considerazione. Come già detto, non vi è
J.Autism Dev. Dis, 1992.
dubbio che l’interesse del mondo scientifico è
Gilberg IC.,
Autistic syndrome with onset
oggi assai vivo ed i risultati che si ottengono
at age 31 years: herpes sembrano assai promettenti per cui è giustificato
encephalitis as a possible sperare che poco a poco i tanti aspetti ancora
model for childhodd autism, sconosciuti di questa sindrome si chiariscano in
Dev. Med. Child Neurol, 1991.
modo definitivo. Ma è anche molto probabile che
Goldstein K.,
Abnormal mental conditions colle nuove conoscenze arriveremo a capire che
in infancy. J. Nerv. Ment. Dis. l’autismo come ora lo intendiamo altro non è, se
1959. non un insieme di realtà diverse tra loro: scopri-
12
remo che c’è quindi autismo e autismo e che le
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bibliografia
stesse conoscenze che andremo a fare non saran- Happè FGE.,
no più di tanto generalizzabili. Entro certi limiti, An advanced tests of theory
of mind: understanding of
ogni caso farà un po’ a sé, riconoscendo una etio-
story characters thougts and
patogenesi almeno per alcuni aspetti differente, feelings by able autistic,
così come differente sarà l’intervento terapeuti- mentallly handicapped and
co. Abbiamo sopra riportato in sintesi le ipotesi normal children and adults.
interpretative dell’autismo infantile che si rifanno Journal of Autism and
Developmental Disabilities,
al mondo psicologico, quella costituzionale e bio-
1994.
logica e infine le ipotesi miste, e come tutti Horwitz B., Rumsey JM.,
sanno, dopo alcuni decenni in cui le prime gode- Positron emission
vano maggiore considerazione, ora, invece, sono tomography: implications for
le seconde ad avere più credito nel mondo scien- cerebral dysfunction in
autism. In Bauman M.,
tifico e assistenziale. Sembra però doveroso e
Kemper T. et al. Eds The
onesto affermare che, pur riconoscendo che sarà Neurobiology of Autism.
proprio dalle ricerche nell’ambito biologico che Baltimore J. Hopkins
nei prossimi anni ci verranno i dati di conoscenze University press, 1994.
più interessanti e promettenti, sarebbe però un Ivarsson SA., Bjerre
I.,Vegfors P., Ahlfors K.,
errore ritenere che questa ottica sia l’unica via
Autism as one of several
per arrivare a comprendere in modo globale e disabilities in two children
soddisfacente la complessa situazione del bambi- with congenital
no autistico. Ciò anche se oggi siamo persuasi che eytomegalovirus infection.

l’etiopatogenesi dell’autismo infantile sia in gran Neuropediatrics, 1990.


Klein M.,
parte di natura biologica. Quando andava per la
La psicoanalisi dei bambini.
maggiore l’ipotesi etiopatogenetica e l’approccio Martinelli Ed., Firenze, 1969.
terapeutico di tipo psicodinamico una attenzione Lanzi G., Zambrino CA.,
particolare veniva posta alla relazione madre- Balottin U. et al.,
Neurotransmitters in autistic
bambino e si tendeva, almeno da parte di molti,
children. In: Gobbi G. et al.
ad attribuire alla madre un ruolo nel determini-
Eds. Epilepsy and other
smo del disturbo, concetto che suscitò giusta- neurological disordes in
mente una progressiva reazione da parte delle coeliac disease. John Libbey &
persone direttamente interessate al problema. Company Ltd. London, 1997.
Mahler M.,
Oggi al contrario si focalizza l’attenzione tutta sul
Le psicosi infantili,
cervello del bambino inteso come l’origine di Boringhieri Ed., Torino, 1972.
tutto il quadro autistico. Eppure continua ad Martineu J., Barthelèmy
essere vero che l’autismo esprime essenzialmente C., Jouve J. et al.,
una mancanza di relazione coll’altro e col mondo Monoamines (serotonin and
cathecholamines) and their
esterno in generale e molti aspetti che il bambi-
derivatives in infantile
no presenta nel suo comportamento conseguono autism: age related changes
a questo. Il problema quindi esiste ancora e con- and drug effects. Dev. Med.
serva tutto il suo valore, anche se in termini un Child Neurol, 1992.
po’ diversi rispetto al passato. Superata giusta-
13
mente la posizione che dava “tutte le colpe” alla
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&
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bibliografia

Panksepp J., madre, occorre oggi evitare però di dare “tutte le


A neurochemical theory of colpe” al bambino e al suo cervello, perché se
autism, Trend in
pure anch’esso gioca un ruolo molto importante
Neuroscience, 1979.
Pierce K., Glad KS.,
altri fattori possono intervenire ad ostacolare o a
Schreibman L., rendere difficile la nascita della relazione stessa.
Social perception in children Esistono ad esempio anche cause legate alle
with autism: an attentional madri o alle persone che si prendono cura di lui.
deficit? J. Autism Dev. Dis.,
Perché è vero che le stesse difficoltà costituzio-
1997.
Rimland B.,
nali che si vedono nel bambino possono essere
Infatil Autism. Metheuen Ed. presenti, in forma più o meno evidente, anche
London, 1964. nell’adulto determinando in loro difficoltà a com-
Rutter B., Bailey A., prendere il bimbo e a relazionarsi con lui.
Bolton P., Le Couteur A.,
C’è autismo e autismo ed anche questa sembra
Autism and know medical
conditions: myth and essere una evidenza tutt’altro che eccezionale.
substance. J. Child Psychol L’esperienza clinica, d’altro canto, a volte ci pone
Psychiatry, 1994. davanti a madri che hanno, non certo per colpa
Segal A., loro, questa difficoltà a capire il figlio, a com-
Introduzione all’opera di
prendere i suoi messaggi e i suoi bisogni, le sue
M.Klein. Martinelli Ed.,
Firenze, 1968. sollecitazioni ecc. Questo ci sembra vada detto
Simon H., perché anche alle madri va posta attenzione per
Influence de neurones dar a loro, se necessario, l’aiuto di cui hanno biso-
dopaminergiques du gno. Ma sarebbe un errore anche considerare il
mèsencèphale sur les
bambino solo un cervello difettoso e non una
processas d’attention et
d’intention. Psychological entità biopsichica inscindibile, quindi biologica
Medicine, 1985. ma anche psichica, dove il biologico e lo psichico
Tustin F., si influenzano positivamente o negativamente sin
Autismo e psicosi infantile.
dalla nascita e per tutto lo sviluppo che segue. È
Armando Ed. Roma, 1977.
ben noto come qualsiasi handicap o malattia
Winnicott DW.,
Dalla pediatria alla neurologica che ostacoli o impedisca un normale
psicoanalisi. Martinelli Ed., sviluppo biologico del bambino e renda difficile il
Firenze, 1975. suo inserimento sociale, comporta in modo più o
Winnicott DW.,
meno evidente anche una sofferenza psicologica
Psichiatria e Psicoanalisi.
Martinelli Ed., Firenze, 1977.
che può a volte peggiorare almeno in parte il suo
Wong V., Wong SN., sviluppo globale. Per questo se si vuol compren-
Brainstem auditory evoked dere a fondo e abbastanza bene un bambino non
potential study in children si può che avvicinarsi a lui in un’ottica globale e
with autistic disorder. J.
senza preconcetti, che tenga conto di tutta la sua
Autism Dev, 1991.
Young JG., Kavanagh
realtà che è appunto biopsichica.
ME., Anderson GM, et al., Questo pensiamo debba essere anche l’approccio
Clinical neurochemistry of di chi fa ricerca sul bambino autistico se vuole
autism and associated che le acquisizioni che va facendo costituiscano
14 disorders. J. Aut. Dev. Dis., 1982.
un vero progresso nella sua conoscenza.
musica terapia

* Il presente articolo è già apparso in Quaderni di Psichiatria Pratica,


&

Anno IV, n° 10/11, Maggio 1999


MUSICOTERAPIA 2 7-03-2001 22:52 Pagina 15

Il trattamento

Musicista, Musicoterapista, Centro “Paolo VI” Casalnoceto (Al)


musicoterapico
di soggetti The musictherapic service of “Paolo VI” Centre
(consisting of a Psychiatrist acting as a supervi-
autistici sor and of a Musictherapist) has been interested
for more than ten years in the treatment of auti-
stic subjects. The steady clinical practice accom-
pained by a theoretical accurate reflection has
allowed to define a specific method of musicthe-
rapic intervention aimed at the inerease if com-
municative.relational capacities of the people
suffering from Autism. In the course of the
account they will zero in on the speficity of the
musictherapic approach and on the role of the
sounding/musical element in the treatment
above-said case record. In particular they will
Ferruccio Demaestri,

analise the communicative, relational and


expressive abilities, mediated by such an ele-
ment, of the autistic child inside the relationship
with the Musictherapist. The work subjects will be
Nell’ambito dei developed by means of a theoretical introduction
and the illustration of two clinical situations.
gravi disturbi
Psichiatra, Presidente APIM,

della Aspetti teorici


L’approccio musicoterapico in relazione al conte-
comunicazione di sto clinico in cui si applica può essere considera-
tipo autistico la to sia un intervento a largo spettro (quando il suo
contributo rientra in un globale e pluridisciplina-
musicoterapia re piano di trattamento che si prefigge ad es. la
costituisce un maturazione delle modalità espressive,relazionali
Gerardo Manarolo,

e cognitive), sia un intervento specifico ad eleva-


intervento ta penetratività (ad es. quando permette di con-
specifico in virtù tattare un soggetto altrimenti isolato e refratta-
rio ad altre proposte, o consente una catarsi emo-
della lettura in tiva in un individuo coartato ed inibito, o ancora
chiave permette la riabilitazione di specifiche compe-
tenze). Nell’ambito dei gravi disturbi della comu-
sonoro/musicale nicazione di tipo autistico (disturbi spesso asso-
che è possibile ciati ad un ritardo mentale) la musicoterapia
costituisce un intervento specifico in virtù della
compiere della lettura in chiave sonoro/musicale che è possibile
fenomenologia compiere della fenomenologia autistica, per via
delle competenze sonoro/musicali spesso rilevabi-
autistica 15
li e in ragione dei processi espressivi, comunicati-
musica terapia
&
MUSICOTERAPIA 2 7-03-2001 22:52 Pagina 16

La musicoterapia è una
vi e relazionali che essa metodica che va ad inconscia, della madre di
permette di attivare
intervenendo su tali
agire in modo isomorfi- restituire al figlio non
solo un’imitazione (sep-
aspetti. In questi casi è co su competenze pur variata) ma una
rilettura metaforica e
di frequente osserva-
zione una particolare
primitive ed innate analogica che sottoli-
interazione con l’ele- neando il “come” più che
mento ritmico e con quello sonoro/musicale: si il “cosa” pone l’accento non sul fenomeno ma su
può trattare di un’intensa risposta psicomotoria ciò che sta dietro di esso, sulla qualità dello stato
a determinati ascolti, di spontanee e originali d’animo. Questa interazione riguarda soprattutto
produzioni sonore, di competenze imitative su di gli affetti vitali vale a dire le qualità dinamiche e
un piano ritmico e melodico, di attività motorie cinetiche delle sensazioni e dei profili di attiva-
più o meno stereotipe scandite ritmicamente. Per zione. I parametri che caratterizzano gli affetti
certi aspetti possiamo ritenere tali comporta- vitali e su cui si modula la sintonizzazione sono
menti l’espressione distorta di competenze inna- l’intensità, la durata, la forma. Ritroviamo anche
te finalizzate alla comunicazione e alla relazione. in questo caso parametri attinenti al ritmo, al
Trevarthan definisce tali competenze “il sistema suono, alla musica. Lo stesso Stern cita la danza e
regolatore centrale della comunicazione umana”, la musica come esempi dell’espressività degli
vale a dire una dotazione innata, propria di ogni affetti vitali. Da questa prospettiva le prime
individuo, che consente l’attuarsi di processi forme di compartecipazione affettiva utilizzereb-
intersoggettivi fin dai primi giorni di vita. Tale bero codici espressivi intimamente connessi al
sistema costituisce una base su cui si strutturerà musicale. D’altra parte anche Giorgio Moretti ci
il linguaggio verbale e quello musicale e questo ricorda che la dimensione ritmico-melodica (ma
substrato neurobiologico consente alla coppia anche quella timbrico-agogica) è parte integran-
madre-bambino di attivare la loro specifica inte- te delle dotazioni di base dell’individuo e Gardner
razione non verbale. Le competenze che caratte- definisce la musica come una competenza intel-
rizzano il sistema regolatore della comunicazio- lettuale che si sviluppa su di una base innata.
ne rimangono invariate per tutta la vita e In quest’ottica possiamo considerare la musicote-
sopravvivono in soggetti affetti da processi invo- rapia come una metodica che va ad agire in modo
lutivi o da handicap intellettivi. In una prospetti- isomorfico su competenze primitive ed innate al
va musicoterapica è interessante osservare come fine di attivarle, qualificarle, potenziarle.
gli elementi che fondano tali competenze costi- Considerando i comportamenti autistici come l’e-
tuiscano anche gli aspetti strutturali e qualitati- spressione di un disturbo quali-quantitativo della
vi dell’esperienza musicale: le variazioni d’inten- competenza a comunicare (disturbo di varia e
sità, altezza, timbro, ritmo e durata sono tipiche complessa eziologia), l’approccio musicoterapico
di qualsiasi comunicazione primordiale e sono può essere ritenuto specifico nella misura in cui
anche, seppur articolate in raffinate costruzioni va a sollecitare, organizzare e qualificare proprio
simboliche, proprie dell’arte musicale. Stern da tali competenze nei loro aspetti elementari e
parte sua pone a fondamento del rapporto inter- basilari utilizzando codici e modalità analoghe. In
soggettivo che si instaura fra madre e bambino altre parole l’elemento ritmico e quello sono-
(a partire dai 9 mesi) il comportamento di sinto- ro/musicale ci consentono di contattare il sog-
16
nizzazione; si tratta della competenza, per lo più getto “autistico” ad un livello che gli è proprio
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(livello sensoriale, motorio, cenestesico), livello restituiti al paziente; la riproposta del musicote-
caratterizzato da competenze espressive e comu- rapista ha l’obiettivo di attirare l’attenzione,
nicative elementari e spesso distorte da processi vuole ordinare il mondo del bambino proponen-
psicopatologici. Attraverso una costante rilettura do elementi costanti e tratti distintivi, cerca di
in chiave “musicale” del comportamento del sog- connotare di un possibile senso e di una possibi-
getto l’approccio musicoterapico propone al le forma ciò che in apparenza ne è privo. Questi
bambino una continua interrelazione che attri- obiettivi potranno essere perseguiti solo se l’ope-
buisce senso e significato alle sue manifestazioni. ratore sarà capace di modularsi sui tempi e sui
La potenziale gratificazione sensoriale ed “esteti- modi propri di ciascun caso (sulla “sua musica”) e
ca” indotta dal musicale, l’isomorfismo che il sappiamo quanto questa operazione sia difficile,
musicale mantiene con le primitive modalità precaria e faticosa. L’interazione con l’adulto
espressive e comunicative possono facilitare un inoltre, come ricorda Stern, si pone come poten-
contatto sensoriale ed emotivo, possono attivare ziale fattore di regolazione del livello di arousal e
un punto d’incontro. Questo contatto, come di eccitazione; il musicoterapista individuando
afferma Zappella, “propone al bambino il rappor- l’area ottimale di stimolazione per ciascun bam-
to con un’altra mente che si pone in sintonia con bino potrà nella dimensione interattiva esercitar-
lui e gli restituisce in forma modificata il messag- la e ampliarne i confini. Le produzioni del bam-
gio che esso manda… questo contatto può con- bino saranno quindi organizzate, variate, ampli-
sentire lo sviluppo di un certo grado di reciprocità ficate o destrutturate in relazione all’obiettivo e
sociale”. alle strategie prefissate, in ragione di un approc-
Il musicoterapista si pone come un “interprete” cio che sarà sempre oscillante fra la “comunione
di fronte ad una partitura, partitura costituita in interpersonale” e “il tentativo di modificare e
questo caso dal bambino, da come esso “risuona” correggere comportamenti disturbati”.
dentro il musicoterapista, dalla relazione instau-
ratasi fra bambino ed adulto, dalla identità sono- Aspetti applicativi
ro/musicale di entrambi (questa si manifesta pri- Illustreremo ora due situazioni cliniche. Per ogni
mariamente a livello tonico, motorio, vocale e caso sarà presentata una breve anamnesi,
nelle modulazioni d’intensità della globale il bilancio psicomusicale (lo studio delle caratte-
espressività soggettiva). Il musicoterapista ristiche sonoro/musicali del soggetto), le
“interpreta” e quindi opera una scelta; alcuni indicazioni al trattamento (quali sono gli ele-
aspetti della realtà fenomenica del soggetto sono menti che hanno fatto ritenere opportuno il
colti e vengono restituiti rielaborati altri aspetti trattamento musicoterapico), gli obiettivi (cosa ci
sono scartati. Tale scelta, oltre ad essere frutto aspettiamo dal nostro intervento), le
delle inevitabili e preziose risonanze controtran- modalità d’intervento (come abbiamo agito), la
sferali (che il musicoterapista deve saper utilizza- struttura del “setting” (com’è stata organizzata
re come informazioni di ciò che sta accadendo), la stanza di musicoterapia in funzione del sog-
privilegerà gli elementi che in virtù della loro getto trattato), la descrizione dell’intervento
modulabilità e della loro reattività al contesto (viene presentato l’estratto di una seduta), un
relazionale e alle emozioni in esso presenti appa- commento all’intervento al fine di precisare
riranno maggiormente connotati in senso le strategie impiegate e i risultati ottenuti.
espressivo e comunicativo. Il gesto, il suono, il
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vocalizzo, la scarica ritmica saranno rielaborati e
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Luigi improvvisati al pianoforte dal musicoterapista,


caratterizzati dalla presenza di elementi ridon-
Anamnesi danti, determinano una risposta attentiva nel
L. (Luigi) è nato nel 1991. La diagnosi concorda soggetto ed un incremento delle produzioni
con quella di Autismo atipico secondo i criteri vocali. Durante questi momenti L. sospende l’e-
classificativi dell’ICD10. Le indagini strumentali splorazione degli strumenti fissando con lo sguar-
escludono la presenza di un danno organico a do l’adulto. L’imitazione delle produzioni vocali
carico del SNC. Sulla base dei colloqui anamnesti- del bambino favorisce l’instaurarsi di un circuito
ci non si rilevano patologie psichiatriche in ambi- imitativo nella condivisione dell’esperienza sono-
to familiare. Attualmente il bambino si esprime ro/musicale.
attraverso una sorta di pseudolinguaggio senza
apparente scopo comunicativo. L. ha manifestato Indicazioni al trattamento
momenti d’isolamento a partire dai tre anni uniti • presenza di atteggiamenti esplorativi rivolti agli
a comportamenti di carattere autoaggressivo strumenti musicali;
durante gli episodi di frustrazione oppure nei • produzione di espressioni vocali imitative ed
momenti di rabbia. Teme i rumori forti, manifesta onomatopeiche;
instabilità psicomotoria, non manifesta interesse • atteggiamenti caratterizzati da attenzione ed
per il gioco e tende ad utilizzare l’adulto come se ascolto rivolto alle produzioni musicali del
fosse un oggetto. musicoterapista;
• competenze imitative mediate dagli strumenti
Bilancio Psicomusicale musicali.
L., dopo aver percorso la stanza circolarmente,
esplora gli strumenti musicali già dal primo Obiettivi
incontro. Sollecita i tamburi rivelando interesse e • miglioramento competenze comunicativo-
competenza. L’esplorazione-manipolazione appa- relazionali;
re ricca e varia: il bambino produce sequenze rit- • contenimento instabilità motoria.
miche alternando i battiti, associa sonorità voca-
li onomatopeiche (ba-ba) e fruisce degli ogget- Modalità di trattamento
ti/strumento ricercando un contatto percettivo- • ascolto empatico;
sensoriale. L. ascolta il suono prodotto, guarda lo • ricerca componenti sinestesiche;
strumento mentre lo manipola, a volte lo esplora • correlazione strutturante tra codice
oralmente. Le caratteristiche sonoro/musicali sonoro/musicale ed espressività corporea del
delle produzioni presentano un’intensità medio- bambino.
bassa e la ricerca di situazioni timbriche partico-
lari: il bambino vocalizza all’interno della cassa di Struttuta del “setting“
risonanza del campanaccio. In alcuni casi il bam- La disposizione in forma circolare degli strumenti
bino produce spontaneamente delle sequenze che musicali (piatto, tamburo imperiale, tamburelli,
presentano repentini aumenti della velocità e xilofono, metallofono, e vari strumenti a scuoti-
dell’intensità di percussione associando un irrigi- mento), posti al centro della stanza di terapia, è
dimento mimico-gestuale-corporeo in crescendo, stata scelta per fornire al bambino un “polo” cen-
atteggiamento armonico ad esprimere un trale fortemente caratterizzato nello spazio.
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aumento di tensione. Le proposte di brani Questa opzione desunta dall’osservazione di una
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tendenza spontanea alla “corsa in tondo” è stata membrana dello strumento e subito si allontana
motivata dall’esigenza di dare a L. uno spazio riprendendo a saltellare. Il terapista attende che il
potenziale per finalizzare l’azione motoria iperat- bambino osservi nuovamente le azioni sugli stru-
tiva. Analogamente la posizione assunta dal menti e ripropone con le stesse modalità l’evento
musicoterapista, a “completamento della circon- sonoro causato in precedenza da L. Il bambino si
ferenza di strumenti”, si è resa necessaria al fine avvicina ancora, entra nel cerchio di strumenti ed
di conferire un’ancora maggiore stabilità e preve- afferra la maracas in maniera decisa, sorridendo.
dibilità al contesto. Inizia poi a sollecitare lo strumento associando un
movimento di rotazione del corpo sul proprio
“Setting” asse. Il musicoterapista riprende timbricamente la
produzione di L. e associa le parole “gira-gira-
gira” al fine di rinforzare il movimento di rotazio-
ne del bambino. L. si sofferma a guardare l’adul-
to e riprende a deambulare seguendo la circonfe-
renza del cerchio di strumenti. Il bambino inizia a
correre scuotendo la maracas e il musicoterapista
riprende il ritmo della corsa con i tamburi, L.
guarda e sorride all’adulto, poi si siede sul cubo di
gommapiuma. Quest’azione è sottolineata dal
terapista che introduce una evidente variazione
timbrica all’interno della sequenza sonoro/ritmi-
ca, sollecitando il piatto sospeso.

Commento (cos’è avvenuto ?)


Nel caso di L. assistiamo ad una correlazione
strutturante tra il codice sonoro/musicale e l’agi-
re psicomotorio del bambino. Il musicoterapista
L’Intervento (riportiamo l’estratto di una seduta) dopo aver osservato i comportamenti prevalenti
Il bambino deambula seguendo la “circonferenza” espressi dal soggetto vi adegua le proposte relati-
ideale delimitata dagli strumenti musicali. ve alla costruzione dello spazio all’interno della
Osserva gli strumenti e il movimento di percus- stanza di musicoterapia, alla disposizione degli
sione del musicoterapista che sollecita i tamburi strumenti musicali e alla scelta delle caratteristi-
riprendendo il ritmo della sua camminata. che dei segnali sonoro/musicali da proporre al
A tratti il bambino si allontana saltellando e cor- bambino. In questo caso esiste una modalità
rendo verso i limiti estremi della stanza. L’adulto espressiva che rende peculiare l’agire di L. (il
dopo aver interrotto la produzione sonoro/musi- movimento circolare) che costituisce un campo
cale attende che il bambino si riavvicini al “set” di potenziale sul quale strutturare (metaforicamen-
strumenti prima di riprenderla. L. produce una te “comporre” seguendo un “movimento coreuti-
scarica ritmica con i piedi che subito è ripresa dal co”) il codice sonoro/musicale che viene confor-
musicoterapista sui tamburelli. Il bambino si avvi- mato a quello del soggetto. A sua volta L. dimo-
cina agli strumenti e afferra un battente posto di stra di accettare la proposta del terapista ade-
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fianco al tamburo imperiale. Lo lascia cadere sulla guando il suo comportamento alle stimolazioni
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sonoro/musicali. Gli atteggiamenti psicomotori nell’intera estensione. Le proposte strumentali


del bambino sono ripresi dal terapista su canali formulate dal musicoterapista sono accolte dal
espressivi diversi i quali però mantengono un’a- bambino che si adegua sincronizzandosi al pul-
nalogia con la proposta originale modulata su sare ritmico dell’operatore mantenendo l’espe-
parametri quali: ritmo, velocità, sincronizzazione, rienza per un tempo prolungato. Le condotte
durata, ecc… Attraverso la traduzione di un cana- esplorative si estendono gradualmente anche
le espressivo corporeo in un canale sonoro/musi- agli altri strumenti musicali presenti (metallofo-
cale si perviene alla definizione di un ordine nel- no, tamburelli, sonagli) mantenendo le caratte-
l’azione iperattiva di L. che consente il conteni- ristiche ritmico-sonore osservate nel dialogo col
mento e l’adeguata fruizione di uno stimolo della terapista.
realtà esterna, nonché un iniziale aggancio rela-
zionale col musicoterapista. Indicazioni al trattamento
• presenza di atteggiamenti esplorativi rivolti
agli strumenti musicali disponibili;
Giorgio • presenza di competenze specifiche ritmico-
musicali;
Anamnesi • presenza di atteggiamenti di condivisione nel
G. (Giorgio) è nato nel 1995. La diagnosi concor- dialogo sonoro-strumentale con l’adulto;
da con quella di “Autismo infantile” secondo i • manifestazione di competenze imitative sono-
criteri classificativi dell’ICD10. Le indagini stru- ro/musicali.
mentali EEG e TAC encefalica non rilevano danni
a carico del SNC. A partire dal secondo anno di Obiettivi
vita si é osservato una tendenza all’isolamento e • miglioramento aspetti comunicativo-relazionali;
un disinteresse per gli stimoli ambientali. Le • incremento competenze “musicali”.
prime parole sono state pronunciate intorno al
diciottesimo mese. Il bambino attualmente rivela Modalità d’intervento
uno scarso interesse per le attività ludiche spon- • ascolto empatico;
tanee e spesso si rivolge all’adulto per ottenere • ricerca sincronizzazione ritmica;
ciò che desidera. • variazione strutturale e formale.

Bilancio Psicomusicale
Il bambino appare immediatamente attratto Struttura del “setting”
dagli strumenti musicali. Tende a fissare lo Il setting preparato per G. è stato studiato
sguardo sugli oggetti sonori presenti ed evita il seguendo un criterio di organizzazione spaziale e
contatto oculare diretto col musicoterapista. La temporale finalizzato al contenimento dei tratti
sollecitazione degli strumenti avviene attraver- d’instabilità psicomotoria espressa dal bambino.
so la produzione di sequenze isocrone con È da intendere in questo modo la disposizione di
accenti d’intensità medio-alta. Durante queste un gruppo di strumenti nelle adiacenze dell’an-
fasi compare un sorriso di gratificazione. Lo golo destro della stanza, la caratterizzazione del-
strumento scelto è lo xilofono soprano che l’angolo opposto con materiali non strutturati e
viene esplorato in un primo momento in una la chiara definizione dello spazio data dalla pre-
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zona limitata della tastiera e successivamente senza del pianoforte.
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“Setting” rello e xilofono) origina una sequenza di condi-


visione dell’esperienza che si protrae per alcuni
secondi. È presente il contatto oculare diretto ed
il sorriso nell’espressione mimica del bambino.
In altri momenti G. si trova in piedi di fronte al
pianoforte impugnando i due battenti. Inizia a
sollecitare lo strumento nella regione acuta uti-
lizzando i “mallets” con entrambe le mani.
Successivamente abbandona gli oggetti per
esplorare la tastiera con le mani. Appoggia il
palmo sulla tastiera ed osserva l’azione compiuta
spostandosi verso la regione media dell’estensio-
ne dello strumento. Riprende i battenti mentre
nel frattempo il musicoterapista si avvicina
ponendosi di fianco a lui verso la regione grave
della tastiera. Le caratteristiche del dialogo sono-
ro-musicale-ritmico si ripresentano anche al pia-
L’intervento (riportiamo l’estratto di una seduta) noforte, l’alternanza dello schema “percussione-
G. si trova di fronte al musicoterapista tra gli glissato-percussione” viene arricchito con la pro-
strumenti musicali, impugna i due battenti e duzione di semplici e prevedibili sequenze armo-
percuote il tamburello ed i bongos in alternanza. niche sui gradi I e V della tonalità di Do
Il bambino è seduto a gambe incrociate, tiene il Maggiore. Compaiono momenti di silenzio ed
busto eretto e sembra prestare molta attenzione ascolto proposti dal bambino all’interno di un
agli eventi. La proposta ritmica isocrona del gioco ”stop-via” che rende caratteristico il
musicoterapista viene immediatamente accolta momento relazionale.
dal bambino che sincronizza il proprio movimen-
to percussivo su quello dell’adulto. Il terapista
introduce alcune variazioni ritmiche sulla pulsa- Commento (cos’è avvenuto ?)
zione mantenuta da G. il quale rimane per alcu- Nel caso di G. assistiamo alla produzione sponta-
ni secondi coinvolto dalla sequenza nea di sequenze ritmiche con accenti isocroni.
sonoro/musicale. Il musicoterapista propone un Tale produzione fa ipotizzare la presenza di una
glissato sullo xilofono come nuovo elemento del specifica competenza relativa al fare musica, il
dialogo sonoro, G. segue con lo sguardo l’azione bambino si pone in rapporto col contesto in
dell’adulto e immediatamente ripete l’azione di maniera adeguata. Le caratteristiche del dialogo
sollecitazione dello strumento, sorridendo. sonoro/musicale sono da ricercare inizialmente
Questa nuova azione sonora è rinforzata dall’a- nella sincronizzazione ritmica tra il terapista ed il
dulto che produce un gesto e una sonorità con- bambino che gradualmente si arricchisce di un
venzionalmente legata alla richiesta-proposta di nuovo elemento: il glissato sullo xilofono. Tale
momenti di silenzio. Successivamente G. ripren- elemento viene acquisito e riproposto da G. che
de a suonare i tamburelli e viene imitato dal in maniera spontanea contribuisce alla variazio-
terapista. La combinazione e l’alternanza di que- ne della sequenza dialogica proponendo metafo-
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sti schemi sui due strumenti sollecitati (tambu- ricamente una forma musicale costituita da due
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&
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bibliografia

Benenzon R., temi contrastanti e ben definiti. Tali aspetti for-


Manuale di Musicoterapia,
mali si riscontrano anche nel dialogo al pia-
Borla, Roma,1984.
noforte dove il contrasto tra suono e silenzio
Gardner H., svolge la stessa funzione. Nel caso in questione
Formae Mentis, Feltrinelli, l’arricchimento delle competenze sonoro/musi-
Milano, 1995. cali attraverso la variazione strutturale e forma-
le delle condotte spontanee del bambino costi-
Lelord G., Sauvage D.,
L’autismo infantile, Masson,
tuisce la base per raggiungere un più alto grado
Milano, 1994. di integrazione nell’analisi e nella fruizione della
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Manarolo G.,
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Omega, Torino, 1996.

Stern D.,
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Zappella M.,
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Trevarthen C.,
Le emozioni intuitive:
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In Giovanna Mutti (a cura di)
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22
musica terapia
&
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La musicalità

Alfredo Raglio, musicoterapeuta, formatore e ricercatore in ambito musicoterapico


autistica:
aspetti clinici The intervention put the attention on autistic
e prospettive “musicality” considered as expressive modality
on sound-music level, with wich autistic patiens
di ricerca in have relations in musictherapeutic setting, but
even in daily life.
musicoterapia This is reminding us the idea of sound-music
universe intimatelly peculiar of autistic world.
The musictherapist, with these introductions,
trues to introduce himself in this world with his
“musicality” and trues to find a point of meeting
by a common “feeling”.
The sound music element can be, besides of the
relation’s mediator, the instrument through
value the therapeutic concept of “change”.
Are besides illustrated some observations of a
research in music therapy with autistic patients
and sane persons.
These considerations, that put the attention
both to the music-sound dimension and relatio-
nal ones, can be important occasions of reflec-
tion in order of musictherapeutic’s application
with autistic persons.

La “musicalità” La “musicalità” autistica può essere intesa come


una modalità espressiva con cui i pazienti auti-
autistica può stici si relazionano nel setting musicoterapico,
essere intesa ma non solo.
Questa modalità si riscontra, infatti, anche nella
come una quotidianità e ciò sembra ricondurci all’idea di
modalità un universo sonoro-musicale intimamente
appartenente al mondo autistico.
espressiva che i Con queste premesse il musicoterapeuta cerca di
pazienti autistici addentrarsi in tale mondo utilizzando la sua
“musicalità” e cercando un punto di incontro
impiegano nel risultante da un “sentire” comune.
setting Pensando alla patologia in esame e all’intervento
musicoterapico credo che si possa fare riferimen-
musicoterapico e to alla teoria psicologica di D. Stern.
nella loro Tale teoria rimanda alla comunicazione pre-ver-
bale e non-verbale in cui è possibile prescindere
quotidianità 23
dal simbolico, dalle capacità di astrazione e dal
musica terapia
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Stern pone le “sintoniz-


culturalmente appreso. zazioni affettive” a fon- Il contesto musicotera-
È possibile, in tale ambi-
to, riattivare e sviluppa-
damento dello sviluppo pico a cui mi riferisco è
quello non verbale,
re modalità espressive e della “relazione inter- basato sull’improvvisa-
relazionali arcaiche ma
persistenti per tutta la
soggettiva” zione sonoro-musicale;
il musicoterapeuta
vita dell’individuo. pone massima atten-
Ci si riferisce a un “universo affettivo primario” zione alla relazione in atto attraverso un atteg-
in cui l’elaborazione delle sensazioni e delle per- giamento di ascolto dell’altro.
cezioni avviene per via “amodale” (cioè secondo Quanto evocato e suscitato dal paziente, attra-
uno stile percettivo arcaico che comporta verso l’interazione sonoro-musicale e non, viene
“incroci sensoriali” per cui ogni sensazione tende evidenziato, elaborato e restituito dal musicote-
a globalizzarsi, coinvolgendo più settori del rapeuta con l’obiettivo di pervenire a momenti di
corpo), attraverso “sinestesie” (quando due sensi sintonizzazione.
distinti vengono attivati da una stimolazione che L’esperienza musicoterapica con soggetti autisti-
riguarda uno solo di essi) e attraverso gli “affet- ci riconduce a molteplici situazioni relazionali e
ti vitali” (quelle qualità dinamiche e cinetiche dei sonoro-musicali:
sentimenti quali crescere, decrescere, fluttuare, a) isolamento, rifiuto;
svanire). b) non interazione/produzione spontanea;
In musicoterapia il suono e la musica, in quanto c) stereotipie sonoro-musicali e/o motorie;
componenti essenziali di quell’“universo affettivo d) comunicazione/relazione attraverso l’elemen-
primario” ed elementi che si pongono all’origine to sonoro.
del processo comunicativo-relazionale, facilitano Nelle condizioni a) e b) il musicoterapeuta attua
il determinarsi delle modalità elaborative sopra generalmente un lavoro di contenimento; l’at-
menzionate nonché di “sintonizzazioni affettive”. tenzione e l’ascolto sono rivolti alla persona con
Stern pone le “sintonizzazioni affettive” a fonda- lo scopo di cogliere potenziali stimoli o segnali di
mento dello sviluppo della “relazione intersog- apertura che possano attivare la proposta sono-
gettiva” riconoscendole anche come momenti ro-musicale del musicoterapeuta.
riparatori delle funzioni del Sé. Nella situazione c) l’obiettivo è fondamental-
Anche la teoria benenzoniana, sviluppata intorno mente quello di favorire, nel paziente, una mag-
ai concetti di “iso” e di “oggetto intermediario”, giore presa di coscienza dell’altro: vi è un’oscilla-
in riferimento all’autismo sembra in qualche zione continua fra dentro e fuori la realtà; il ten-
modo amplificarsi: l’identità sonoro-musicale tativo di aumentare il livello di consapevolezza
emerge infatti, in questi casi, più direttamente avviene cercando di modificare le stereotipie,
dal “repertorio” sonoro-musicale spontaneo che introducendo variazioni sonoro-musicali che in
generalmente caratterizza la seduta di musicote- parte riproducono la stereotipia stessa e in parte
rapia con una persona autistica; allo stesso modo se ne discostano.
il concetto di “oggetto intermediario” si evince e La situazione d) coincide con il dialogo sonoro: il
viene colto dalla valenza che assumono il suono suono viene utilizzato come “oggetto interme-
o lo strumento sonoro, i quali divengono, con diario” e si sviluppa pienamente la “relazione
molteplici sfumature, oggetti di incistamento intersoggettiva” nei suoi aspetti di comparteci-
24
piuttosto che mediatori nella relazione. pazione dell’attenzione, delle intenzioni e degli
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stati affettivi. variazioni sonoro-musicali modificando l’agogica,


Ciò conduce inoltre al determinarsi di sintonizza- la dinamica e anche la produzione ritmica che
zioni. diviene più complessa e articolata.
Propongo ora alcuni esempi musicali tratti da Paziente e musicoterapeuta seguono lo stesso
sedute di musicoterapia. “profilo di intensità”, la relazione è molto coin-
A) Si tratta di una produzione vocale spontanea volgente dal punto di vista emotivo ma anche
di un soggetto autistico; questa produzione viene corporeo; il dialogo sonoro diventa intenso; il
effettuata utilizzando la sillaba “gü” (intensità, suono e gli strumenti musicali assumono la fun-
altezza e frequenza medie): il ritmo prodotto è zione di “oggetti intermediari” favorendo la rela-
costituito da una successione di croma, semimini- zione intersoggettiva.
ma e croma che crea un effetto sincopato.
Tale effetto caratterizza l’identità sonoro-musi- Il concetto di “terapia” implica quello di “cambia-
cale del paziente, quindi ogni produzione (voca- mento” e quest’ultimo si riflette anche sul piano
le e non) divenendo un elemento fondamentale sonoro-musicale:
utilizzato dal musicoterapeuta al fine di instau- - da un punto di vista “formale”, quindi esteriore,
rare una relazione. le produzioni si arricchiscono, variano;
B) La produzione sonora in questo caso è il risul- - da un punto di vista “qualitativo”, quindi più
tato di un movimento di dondolamento che una interiore, cambia la modalità di produrre, si modi-
ragazza autistica produce facendo entrare a con- ficano la qualità del suono e lo stato d’animo da
tatto il proprio corpo con la porta d’ingresso della cui questo scaturisce. Il suono si riveste di un
stanza di musicoterapia; il musicoterapeuta significato affettivo favorendo i processi di sinto-
riprende ritmicamente al metallofono tale movi- nizzazione.
mento suscitando curiosità nella paziente la cui Nel primo caso varia la produzione sonora ma
stereotipia si trasforma gradualmente in un non necessariamente varia con essa l’intensità
profondo contatto empatico che implica attese e della relazione; nel secondo caso il cambiamento
proposte (anche variate) in perfetta sintonia con della produzione può riguardare anche uno solo
l’andamento della relazione. dei parametri musicali e ciò non lo rende sempre
Persino il respiro della paziente (perfettamente immediatamente evidente, se non fosse per una
udibile nella sequenza sonora) è sintonizzato con risonanza emotiva che si sviluppa tra il musicote-
l’andamento ritmico prodotto. rapeuta e il paziente.
C) Un paziente, che non entra in contatto con gli Tale risonanza comprova l’avvenuta sintonizza-
strumenti musicali, produce con la voce, in modo zione sviluppatasi sulla base di un “sentire”
onomatopeico, un suono che dal punto di vista comune e di un punto d’incontro fra due identità
timbrico è perfettamente sovrapponibile a quello sonoro-musicali.
prodotto dal musicoterapeuta con un tubo sono- Nel trattamento musicoterapico di persone auti-
ro; lo stile delle produzioni è dialogico, l’intensità stiche il cambiamento, espresso anche musical-
della relazione elevata. mente, si riflette maggiormente sulla qualità del
D) Il musicoterapeuta propone una melodia ter- suono, sul “come” questo viene prodotto piutto-
naria allo xilofono; il paziente si inserisce nella sto che sul “che cosa” si produce.
produzione, sullo stesso strumento, adeguandosi Il soggetto autistico, spesso con deficit sul piano
all’andamento ritmico; al termine della proposta cognitivo, agisce il suono più che elaborarlo e ciò
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del musicoterapeuta il paziente introduce alcune ci rimanda a quei parametri “qualitativi” del
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suono che caratterizzano l’ambito arcaico degli ancor più accentuato in soggetti adulti), il punto
“affetti vitali” prima menzionati. di partenza dell’intervento musicoterapico è
costituito da una situazione di isolamento e di
Quanto affermato introduce, a mio avviso, assenza di comunicazione, in cui il setting musi-
un’idea centrale rispetto al musicale in musico- coterapico gradualmente facilita la prima presa di
terapia: contatto del paziente con la realtà.
la musicoterapia considera il nesso suono-relazio- In un secondo momento si può assistere alla
ne e non considera l’evento sonoro-musicale nascita di una relazione tra il paziente e l’ogget-
sganciato dal contesto relazionale. to sonoro consistente in una fase preliminare in
Per questa ragione la “dimensione estetica” deri- cui le produzioni (spesso stereotipate) hanno
va, in questo ambito, dalla sinergia tra compo- una valenza essenzialmente esplorativa, non
nente musicale e componente relazionale e non comunicativa.
esclusivamente dalla componente musicale. Questo momento costituisce comunque una
In sintesi si potrebbe dire che la qualità della rela- importante tappa che conduce alla relazione con
zione cambia il modo di sentire e fare musica così l’oggetto sonoro con finalità comunicative; in
come il modo di sentire e fare musica incide sulla tale contesto si creano momenti di dialogo sono-
qualità della relazione. ro che possono riflettere (nonostante la valenza
comunicativa) le condotte stereotipate e imitati-
L’evoluzione del trattamento può essere meglio ve (ecolalie, ecoprassie) tipiche dell’autismo, ma
evidenziata da questo schema che illustra il pro- possono anche evolvere positivamente assumen-
cesso musicoterapico dal punto di vista relaziona- do i tratti di una comunicazione/espressione
le e sonoro-musicale: varia, creativa, con rilevanti sfumature e modula-
zioni emotive.
Percorso dinamico/relazionale Percorso musicoterapico Se e quando le capacità espressive e comunicati-
vo-relazionali si ripercuotono anche nel mondo
• isolamento,
non comunicazione sociale di appartenenza, quindi non solo nel set-
ting musicoterapico, lo stesso paziente invia al
• relazione pz./ musicoterapeuta segnali che spingono quest’ulti-
ambiente-setting
mo a porre fine all’intervento.

• relazione pz./ • produzione stereotipata Ciò presuppone che siano stati raggiunti, almeno
ogg. sonoro/pz. o esplorativa in parte, gli obiettivi legati allo sviluppo del Sé e
(valenza espressiva ma non
allo sviluppo e mantenimento delle capacità

comunicativa)

affettivo-comunicativo-relazionali a cui corri-


• relazione pz./ogg. sonoro • dialogo sonoro indotto o
spondono significative modificazioni sul piano
(ogg. intermediario)/mt. spontaneo, imitativo o
variato comportamentale e dell’interazione sociale.

(valenza comunicativa)

• relazione pz./mondo sociale • interruzione dell'intervento


Vorrei anche riportare alcune considerazioni,
di appartenenza musicoterapico (suggerita effettuate in alcuni anni di ricerca, relative agli
dallo stesso paziente) aspetti relazionali e sonoro-musicali riscontrati
nelle sedute di musicoterapia con soggetti
autistici.
26
Frequentemente, nei casi di autismo (e in modo Nell’esperienza di ricerca si è riscontrato che:
musica terapia
&
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• il suono ha avuto potenzialità attivanti indi- peuta che dall’osservatore.


pendente dal processo musicoterapico;
• le sedute di musicoterapia hanno favorito il Queste considerazioni riportate in modo sintetico
determinarsi di un maggior numero di meriterebbero certo un maggiore livello di
momenti con valenza relazionale, sia riguar- approfondimento, ma nonostante ciò possono
danti la relazione diretta con il terapeuta che costituire, a mio avviso, importanti spunti di
quella mediante gli strumenti. Questi momen- riflessione sull’applicazione della musicoterapia
ti sono stati per lo più determinati da stimoli nell’autismo.
sonoro-musicali; Proprio pensando alla mia esperienza di ricerca,
• L'elemento sonoro-musicale facilita la rela- che ha coinvolto anche gruppi di controllo costi-
zione intersoggettiva e favorisce i momenti di tuiti da persone sane, poste nelle stesse condizio-
sintonizzazione; ni dei soggetti autistici, mi chiedevo se davvero la
• la “musicalità” di alcuni pazienti e la positività persona autistica comunica meno della persona
del transfert si rivelano elementi determinan- sana oppure, semplicemente, comunica in modo
ti nella relazione musicoterapica; diverso.
• nelle produzioni emerse vi è stata una preva- In questo caso si tratterebbe di trovare strumenti
lenza dell’elemento ritmico; di comprensione e comunicazione maggiormente
• l’“intensità” ha costituito il parametro sonoro adeguati e probabilmente anche più raffinati di
che ha maggiormente facilitato le sintonizza- quelli usuali.
zioni; E ancora: le difficoltà (non le modalità!) di comu-
• nei pazienti si è riscontrato un uso elevato nicazione e di relazione non possono forse acco-
dell'elemento corpo/voce che è parso essere lo munare la persona autistica e la persona sana?
"strumento" più significativo per l'espressione Basti pensare, ad esempio, alle stereotipie sonore
e la comunicazione; che si riscontrano negli autistici accostate all’a-
• nei pazienti vi è stato un rapporto di diretta naloga valenza non comunicativa che spesso
proporzionalità tra movimento e relazione; caratterizza le produzioni di gruppi (di persone
non è sembrata esistere distinzione tra avvici- sane) che convergono su un ritmo binario mante-
namenti e allontanamenti (entrambe le situa- nuto inalterato per lungo tempo.
zioni hanno assunto un paritetico significato Riflettendo sui contenuti del mio intervento mi
comunicativo-relazionale); sono anche chiesto se molte delle considerazioni
• si è constatata la particolare rilevanza, rela- relative all’applicazione della musicoterapia nella
zionale e sonoro-musicale, di un “setting” patologia qui considerata non si potrebbero
costituito da strumenti a corde; addurre anche in un contesto più ampio.
• i vari “setting” non hanno sostanzialmente Mi sono allora ricordato di un’affermazione fatta
modificato l'identità sonora di ciascun indivi- dal Prof. Benenzon nel corso di un’intervista in
duo, ma piuttosto sono stati più o meno sti- cui gli avevo posto alcune domande sulla musico-
molanti o induttivi di creatività; terapia applicata in diversi ambiti.
• i momenti di silenzio hanno suggerito signifi- Riporto di seguito un breve stralcio della sua
cativi impulsi creativi; risposta:
• le sedute con soggetti autistici sono state “...La musicoterapia è una terapia relazionale.
quelle in cui si è avuta una prevalenza di stati In passato avrei detto che la musicoterapia è
27
d’animo positivi provati sia dal musicotera- adatta a tutti quei pazienti che non hanno il lin-
musica terapia
&
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bibliografia

Benenzon R., guaggio, la parola o per quei pazienti che sono


Manuale di Musicoterapia, isolati, autistici.
Borla, Roma,1984.
Oggi penso di no: credo che la musicoterapia sia
Benenzon R.O., veramente una terapia universale che può affron-
La nuova musicoterapia, tare tutti i problemi di relazione dell’essere
Phoenix Editrice, Roma, 1997. umano...”
Forse proprio questi problemi comuni trovano
Galizzi M.E.,
conferma nella “musicalità” delle persone autisti-
Un possibile modello di
intervento. In D’Ulisse M.E. - che e delle perone sane, a tratti così diversa, a
Polcaro F. (a cura di), tratti così simile.
Musicoterapia e Autismo,
Phoenix Editrice, Roma, 2000,
pp.21-28.

Raglio A.,
Musicoterapia e Autismo:
sfondo teorico, metodo e
applicazione. In D’Ulisse M.E.-
Polcaro F. (a cura di), op. cit.,
pp. 29-44.

Raglio A.,
La ricerca in musicoterapia:
teoria, metodologia, risultati
e supervisione. In Benenzon
R.O., Musicoterapia,
esperienze di supervisione,
Phoenix Editrice, Roma, 1999,
pp. 90-134.

Stern D.N.,
Il mondo interpersonale del
bambino, Bollati Boringhieri,
Torino, 1987.

28
musica terapia
&
MUSICOTERAPIA 2 7-03-2001 22:52 Pagina 29

Il modello Benenzon

Rolando Benenzon, Università San Salvador, Buenos Aires, Argentina


nell’approccio
al soggetto This article clearly explains the Benenzon metho-
dology main lines with reference to the autistic
autistico person treatment.
It examines the following areas:
• Symptomatic aspects connected with
the autor reflections;
• Theoretical aspects of Musictherapy;
• Applications aspects.

1) Alcune precisazioni

• L’applicazione della musicoterapia nei soggetti


affetti da autismo è sempre integrata a una
serie di altre tecniche terapeutiche, di recupero
e di riabilitazione. La musicoterapia non può
essere considerata l’unica prescrizione per il
trattamento dell’autismo. La musicoterapia
può, invece, essere la prima tecnica di approc-
cio per l’apertura di canali di comunicazione in
situazioni di isolamento.
• La valutazione del trattamento musicoterapeu-
tico nell’autismo si può realizzare solo in fun-
zione di un processo relazionale tra il musicote-
rapeuta e la persona affetta da autismo.
• Ogni valutazione dei cambiamenti comporta-
mentali del paziente al di fuori della relazione
musicoterapeutica può essere dovuta ad una
serie di concause che non necessariamente
La musicoterapia hanno a che fare con l’applicazione della
musicoterapia.
può essere • La diagnosi di autismo secondo il DSM IV è sol-
la prima tecnica tanto un’approssimazione; ogni caso è unico e
particolare.
di approccio Ogni persona affetta da autismo presenterà una
per l’apertura sintomatologia diversa a seconda:

di canali a) delle componenti organiche o dei deficit che vi


di comunicazione si associano;
b) del processo evolutivo proprio dell'età;
in situazioni c) del trattamento psicofarmacologico;
29
di isolamento. d) degli interventi dell'equipe sociosanitaria;
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Ogni persona
affetta da autismo
e) del contesto fami- l’ambiente nella vita
liare e sociale; ha un tempo biologico extrauterina (sensazione
f) della formazione e che caratterizza il suo cosmica).
dell'esperienza degli a.4) “Conservazione del
operatori a cui è modo di rispondere riflesso di retrazione
affidato.
Pertanto le statistiche
agli stimoli globale e/o fuga da
tutte le fonti di stimola-
falsano la realtà. zione”. È il riflesso che caratterizza l’atteggiamen-
to fetale di fronte ad uno stimolo esterno non
2) Principali sintomi che si osservano nel sog- riconosciuto come proprio del corpo materno.
getto autistico. a.5) “Ricerca e utilizzo di luoghi di protezione”.
a) La persona affetta da autismo possiede uno Ad esempio sotto i letti, le sedie, i tavoli, negli
psichismo di tipo fetale. angoli; questi posti rimandano alla protezione
Questo significa che conserva molte caratteristi- che il feto riceve dalle membrane intrauterine.
che della vita intrauterina pur dovendosi adatta- a.6) “Preferenza per una alimentazione liquida o
re alla vita extrauterina. semi-solida”:
Le principali caratteristiche sono le seguenti: Questa rimanda alla sensazione del flusso sangui-
a.1) “Isolamento apparente”: gno attraverso il cordone ombelicale (meccani-
L’isolamento nella vita intrauterina permette al smo di nutrizione fetale).
feto di occuparsi del suo sviluppo utilizzando al a.7) Sensorialità sinestesica.
meglio la relazione materna.
Il termine “isolamento apparente” sottolinea b) Non prendo in considerazione l’esistenza di
come l’isolamento sia la sensazione che avverte condotte stereotipate o ritualistiche.
chi cerca di relazionarsi con l’autistico; in realtà Credo che le stereotipie, quando si manifestano,
l’autistico non è isolato, bensì comunica in un rappresentino mezzi d’espressione che caratteriz-
modo particolare, un modo diverso da quelli zano una determinata reazione a circostanze
conosciuti. relazionali.
È per questo che l’altro, in questo caso il terapeu-
ta,si sente isolato. c) La presenza e il mantenimento di una precisa
a.2) “Attrazione per l’acqua”: territorialità, propria di ogni autistico.
Non esiste un soggetto autistico che non sia
attratto dall’acqua. È questo l’ambiente (il liquido 3) Teoria della musicoterapia sulla quale si
amniotico) nel quale si sviluppa il feto durante la base la metodologia Benenzon
vita intrauterina. a) Ogni essere umano ha un ISO (identità sonora)
a.3) “Un particolare tempo biologico ”: che lo caratterizza.
Il tempo biologico dipende esclusivamente dai a.1) Io riconosco nell’inconscio due ISOs: l’ISO
propri tempi psico-organici. Questi tempi psico- universale e l’ISO gestaltico (tutto questo sarà
organici vengono mantenuti fin dalla vita intrau- ampiamente sviluppato nel corso della esposizio-
terina e risultano poco modificati dalla vita di ne del Benenzon Model, BMT).
relazione. Per questo motivo ogni persona affetta a.2) Nel pre-conscio si trova l’ISO culturale.
da autismo ha un tempo biologico che caratteriz-
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zerà il suo modo di rispondere alle percezioni del- b) L’embrione e poi il feto, percepisce multisen-
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sorialmente una infinita gamma di suoni, movi- e) Nei geni di questo feto ci saranno inoltre tutti
menti, cambi di gravità e un numero infinito di i fenomeni che fanno parte dell’ISO universale,
codici non verbali che costituiscono una sorta di espressione di ciò che appartiene all’evoluzione
comunicazione analogica. dell’essere umano.
Questa percezione viene realizzata attraverso un Tra i suoni che fanno parte dell’ISO universale si
sistema unificatore di percezioni, dove predomi- trovano il ritmo binario del battito cardiaco, i
nano quei sensi che non si svilupperanno nella suoni di inspirazione ed espirazione, i suoni del-
vita extrauterina. l’acqua, e varie strutture musicali che si sono tra-
L’udito e la vista non sono sensi importanti nella sformate, per lo meno nel mondo occidentale, in
vita intrauterina. parte dell’ISO universale.
Nell’autistico l’udito e la vista non sono i sensi Ad esempio la scala pentatonica (tipica delle
principali che devono preoccuparci per riuscire a ninna nanne e delle canzoni infantili).
relazionarci.
b.1) Queste multipercezioni non sono solo ester- f) Diverse teorie ritengono che nell’autismo sia
ne al corpo del feto, ma vengono percepite anche presente una disregolazione della secrezione di
al suo interno. endorfine.
Il flusso sanguigno che scorre si introduce attra- Pertanto i suoni percepiti sono elaborati in modo
verso il cordone ombelicale e permette la perce- distorto.
zione interna di un ritmo di tipo binario (battito f.1) Questo porterebbe ad una tendenza all’isola-
cardiaco materno), che si confonde con il proprio mento apparente nella vita intrauterina e alla
ritmo binario accelerato (battito cardiaco fetale). formazione di sistemi di percezione particolari.
Entrambi questi ritmi binari rappresentano l’ossi- f.2) Questo stesso meccanismo viene poi mante-
genazione, la nutrizione, la termoregolazione, nuto nella relazione materno-infantile.
cioè la vita del feto. Nel soggetto autistico dob-
biamo interpretare molte manifestazioni che 4) Metodologia dell’applicazione della musico-
avvengono all’interno del suo corpo come sensa- terapia nell’autismo secondo il Modello
zioni cinestesiche. Benenzon.
a)“La musicoterapia è un processo relazionale”:
c) Il feto riceve quattro fonti sonoro-vibrazionali: La prima cosa che si evidenzia è l’importante con-
I) dal corpo della madre (battito cardiaco, tenitore che si stabilisce attorno all’autistico.
rumori intestinali, scricchiolii delle pareti uterine, Questo grande utero che lo circonda è diretto
rumori respiratori, voce della madre); quasi esclusivamente a favorire, sviluppare e
II) dall’inconscio della madre all’inconscio del mantenere una relazione tra la coppia terapeuti-
feto; ca e l’autistico.
III) i suoni esterni percepiti attraverso il liquido Soltanto attraverso questa storia relazionale si
amniotico; osserveranno i cambiamenti e attraverso questo
IV) i suoni propri dell’interno del corpo del feto. legame si aiuterà il soggetto autistico ad entrare
in contatto con gli altri.
d) Tutti questi fenomeni dinamici, che si svilup-
pano durante i nove mesi di vita intrauterina e b) “La coppia terapeutica”:
che sono peculiari di ogni individuo, faranno “Lavorare” in musicoterapia significa coinvolgere
31
parte dell’ISO gestaltico. e mettere in funzione tutto il corpo del musico-
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&
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terapeuta. c) Caratteristiche del paziente autistico all’interno


Questo è uno sforzo impressionante che se non del setting musicoterapico.
viene controllato porta al burn-out. c.1) Il paziente autistico possiede una dimensione
Nell’intervento con pazienti nei quali la relazione inconscia superiore a quella dei componenti la
porta a stati di profonda regressione, come gli coppia terapeutica. Egli risponde ad un ISO uni-
stati comatosi, o come i soggetti autistici, è molto versale, gestaltico e anche ad un ISO culturale.
positivo il lavoro simultaneo di due terapeuti. Per stabilire un primo rapporto suggerisco di ini-
Idealmente un uomo e una donna. ziare a lavorare con i fenomeni sonori caratteri-
b.1) I benefici del lavoro svolto in coppia tera- stici della vita fetale intrauterina i quali possiedo-
peutica sono: no una forza maggiore per aprire i primi canali di
• il paziente si sente maggiormente contenuto; comunicazione.
• il paziente può stabilire o prediligere l’una o c.2) Le sue modalità di comunicazione sono mul-
l’altra relazione, secondo i conflitti che ha vis- tiple: sonorità bizzarre, movimenti, spostamenti
suto nel rapporto con i propri genitori; nello spazio, gesti e infinite forme d’espressione
• vengono maggiormente stimolati i movimenti che si riconoscono e si manifestano nel momento
transferali e sono maggiormente compresi in cui il musicoterapeuta si sta relazionando con
quelli controtransferali; l’autistico. Per questo motivo durante una super-
• i componenti della coppia terapeutica si visione tutti questi fenomeni non sono osservabi-
sostengono l’un l’altro; li tramite una registrazione video o audio. Le regi-
• è possibile una lettura diversificata di ciò che strazioni video e audio sono tecniche riduzionisti-
avviene in seduta, pertanto è possibile una che e semplicistiche che mostrano solo alcuni
riflessione più approfondita sull’accaduto. dettagli della dimensione relazionale multisenso-
Chi assume il ruolo di musicoterapeuta entra in riale in atto. È come se pretendessimo di sapere
contatto e risponde della sua dimensione cor- ciò che avviene tra il bebè e sua madre nel corso
porea-sonora-musicale, questo significa che il del loro processo comunicativo-relazionale. Solo
suo ISO interagisce e si confonde con quello del loro conoscono ciò che sta avvenendo. Questo
paziente. Chi assume il ruolo di co-terapeuta momento relazionale è unico ed irripetibile. Sulla
non entra direttamente all’interno della dimen- base di queste motivazioni quando supervisiono
sione relazionale mantenendo una posizione di un lavoro preferisco analizzare i protocolli redat-
osservatore partecipe; ti dal musicoterapeuta.
• i protocolli d’osservazione sono più completi c.3) Le modalità espressive dell’autistico sono
grazie a questa doppia lettura; variabili:
• diminuisce lo sforzo attentivo ed il timore di un • alcune cadono nel vuoto;
coinvolgimento corporeo, pertanto è possibile • altre sembrano dirigersi verso una dimensione
prevenire il burn-out dei musicoterapeuti; a noi oscura, oppure ad un oggetto in forma
• diminuisce la tendenza all’acting-out. Gli incistata;
impulsi suscitati dalla relazione sono più conte- • altre ancora sembrano dirigersi direttamente
nuti e si vive in misura minore il timore di un all’inconscio di uno dei terapisti. Però tutte
coinvolgimento; hanno un significato e rispondono alla dimen-
• il lavoro in coppia terapeutica aiuta a rimargi- sione multipercettiva che lega i terapeuti.
nare più rapidamente la ferita narcisistica di c.4) Territorialità e distanza ottimale.
32
entrambi i conduttori; L’autistico conosce perfettamente il proprio spa-
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zio territoriale. Altrettanto bene percepisce lo sonorità determinata, ma è semplicemente


spazio dell’altro che cerca di relazionarsi con lui. accarezzato, manipolato, colpito come se fosse
Il musicoterapeuta può individuare il momento in parte del proprio corpo. Il paziente lo avvolge
cui il suo avvicinamento invade il territorio del con le mani, con la bocca in modo da determi-
paziente perché immediatamente si produce una nare un’ autogratificazione sensoriale. A volte
risposta: alcuni soggetti producono espressioni sembra essere un’azione masturbatoria senza
stereotipate, altri producono sonorità bizzarre o nessuna valenza comunicativa rivolta all’ester-
grida, altri ancora fuggono dal contesto, ecc. no. Questo utilizzo dello strumento alimenta
Pertanto è possibile stabilire qual è la distanza l’isolamento del soggetto autistico, il suo
ottimale per non determinare le suddette reazio- corpo e lo strumento si trasformano in una
ni e per favorire lo scambio e la comunicazione. unità indifferenziata.
Definisco “distanza ottimale” quella che permet- • L’utilizzo come oggetto transizionale.
te di avvicinare il paziente rispettando la sua ter- Lo spazio tra l’oggetto transizionale (il pollice
ritorialità al fine di favorire le migliori condizioni tenuto in bocca dal bambino, o l’orsetto di
per attivare la comunicazione. peluche) ed il bebè rappresenta la zona inter-
media tra l’erotismo orale e la vera relazione
d) Lo spazio relazionale. oggettuale, all’interno dell’azione creativa pri-
È lo spazio all’interno del quale il paziente e il maria e la proiezione di ciò che è già stato
musicoterapeuta producono i principali processi introiettato. Tra il Sé e il non Sé. L’oggetto inci-
di interscambio energetico e tutti i fenomeni stato e l’oggetto transizionale non sono utili
comunicativi. A questo spazio appartengono gli per sviluppare la comunicazione. Nel caso del-
strumenti corporei-sonoro-musicali, il fenomeno l’autistico l’assenza dell’altro può determinare
della regressione, i fenomeni transferali e contro- una situazione in cui un oggetto intermediario
transferali, il riconoscimento dell’ISO in interazio- utilizzato per comunicare si converte in ogget-
ne e altre infiniti eventi che noi non riconoscia- to transizionale.
mo o non siamo preparati a percepire. d.2) L’acqua
d.1) L’impiego degli strumenti corporei-sonoro- Personalmente ritengo che l’acqua sia uno degli
musicali. elementi intermediari più importanti per lavorare
Il soggetto autistico tende ad utilizzare gli stru- col soggetto autistico. L’acqua ricorda il liquido
menti in tre modalità principali: come oggetto amniotico. L’acqua si adatta al corpo della perso-
intermediario, come oggetto transizionale, come na, pertanto la territorialità si avvicina notevol-
oggetto incistato. mente alla stessa pelle. L’esperienza di lavoro con
• Chiamo oggetto intermediario tutti gli elemen- questi pazienti in piscina ha dimostrato che le
ti capaci di permettere l’instaurazione di un attitudini comunicative rispetto all’altro si modi-
processo comunicativo tra un individuo e un ficano totalmente: nell’acqua l’autistico cambia
altro. Può essere uno strumento convenzionale, la sua postura, si muove in maniera diversa, modi-
oppure appositamente creato, ecc. fica la percezione del proprio peso corporeo. Il
• L’utilizzo dello strumento come oggetto inci- soggetto accetta il contatto corporeo, quindi
stato è l’utilizzo più caratteristico del soggetto modifica la sua territorialità. Aumenta anche il
autistico. Lo strumento diviene una sorta di contatto oculare e le sonorità prodotte sono
parassita attorno al corpo del paziente. Lo caratteristiche della prima epoca di vita. Tutte
33
strumento non è utilizzato per produrre una queste modalità espressive scompaiono quando il
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&
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paziente si trova sulla terra ferma. Per questi sonorità sopraelencate possono essere prodotte
motivi l’elemento acqua permette il passaggio di dal musicoterapeuta, ovvero il corpo del tera-
energie comunicative. Personalmente ho impie- peuta diviene uno strumento per la comunica-
gato tale elemento in piccole catinelle, dentro a zione. Il musicoterapeuta potrà produrre il ritmo
vasi e bottiglie. Invece di essere l’unico strumen- binario del battito cardiaco con un piccolo tam-
to intermediario l’acqua può divenire, all’interno buro, potrà cantare alcune canzoni relative alla
del setting, uno strumento in più per contattare il storia del paziente, ecc.
soggetto autistico, al fine di perseguire i seguen- Tutti questi aspetti, incluso l’impiego dell’acqua e
ti risultati: delle sonorità proprie dell’ISO universale e
• il paziente rimane nel medesimo spazio per dell’ISO gestaltico del pz, fanno parte della prima
molto tempo, attratto dal gioco con l’acqua; fase del nostro intervento, quando approcciamo
• si pone in relazione con noi attraverso tale ele- per la prima volta un bambino autistico.
mento; Questa prima fase è definita: regressiva.
• emette particolari sonorità essendo stimolato d.4) La regressione
dal suono dell’acqua; Proporre un intervento in un contesto non-ver-
• ci permette di accarezzarlo e toccarlo senza bale può indurre una regressione.
determinare reazioni di allontanamento; Sia il musicoterapeuta che il pz sperimentano
• il corpo del paziente e del musicoterapeuta si relazioni primitive e arcaiche (materno-fetali,
attivano tramite il contatto diretto mediato materno-infantili, paterno-infantili ecc…).
dall’acqua. Questa situazione richiama il con- In musicoterapia la regressione è un fenomeno
tatto corporeo del feto con la madre attraverso bipersonale,entrambi,musicoterapeuta e paziente,
il liquido amniotico. regrediscono e convivono in tale contesto.
In questa regressione bipersonale il corpo del
d.3) L’ascolto sonoro/musicale musicoterapeuta può percepire fenomeni tran-
Per molti anni, quando ancora credevo nella sferali e controtransferali che si vanno a definire
musicoterapia recettiva, mentre utilizzavo l’ac- all’interno della relazione instauratasi. Sia chiaro
qua come oggetto intermediario, proponevo l’a- che non sto affermando che si ritrovano espe-
scolto per accompagnare il tempo della seduta. rienze passate ma bensì che nel presente si ricrea-
Questa musica era selezionata secondo l’ISO uni- no nuovamente esperienze passate.Questa condi-
versale, ossia: battito cardiaco, sonorità d’acqua, visione all’interno di un processo regressivo evi-
suoni sinusoidali intervallati a musica struttura- denzia la forza dell’ISO nell’interazione.
ta, selezionata in base alla storia sonoro/musica- d.5) Il Tempo
le del paziente. Proponevo anche le voci e/o le Nel soggetto autistico il tempo biologico è molto
canzoni cantate dai genitori del soggetto autisti- importante. Definiamo tempo biologico ciò che
co. Oggigiorno, personalmente, non credo più sintetizza il tempo dell’organismo.
nella musicoterapia recettiva, e attraverso la mia Il tempo biologico è caratterizzato dall’interrela-
esperienza di supervisore sono giunto alla con- zione dei vari meccanismi omeostatici e dai pro-
clusione che chi utilizza l’ascolto lo fa a scopo cessi che regolano la percezione di uno stimolo, la
difensivo, interponendo la sequenza utilizzata sua elaborazione e la produzione di una risposta.
tra sé ed il paziente al fine di diminuire la propria Ogni soggetto autistico possiede un tempo biolo-
ansia di porsi in relazione con l’autistico. gico che lo caratterizza. Ci sono soggetti autistici
34
Pertanto per modificare questa situazione, le che elaborano una risposta dopo cinque minuti,
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altri dopo mezz’ora, altri ancora richiedono due cale affinchè siano in grado di comunicare e
giorni. È competenza del musicoterapeuta saper relazionarsi con il pz. Nella fase regressiva la cop-
riconoscere questo tempo e attendere una rispo- pia terapeutica riconosce gli ISO del pz, com-
sta in rapporto ad esso. Si viene a definire così il prende il suo tempo biologico e gli permette di
tempo terapeutico, vale a dire quel momento in mettere in atto i cambiamenti necessari per pas-
cui i tempi biologici del pz e del musicoterapeuta sare alla seconda fase dell’intervento, la fase
si armonizzano. della comunicazione.
Per tali aspetti nel corso della prima fase dell’in-
terveno le sedute sono frequenti, da tre a quattro e) Conclusioni
per settimana, senza una durata prefissata. Il percorso terapeutico attuato nei confronti di un
d.6) Lo spazio soggetto autistico si articola come segue:
Il nostro intervento può attuarsi in una stanza di e.1) Il pz dev’essere seguito da un equipe multi-
musicoterapia, preparata appositamente, come disciplinare.
nella vasca di una piscina. e.2) L’intervento musicoterapico prevede una
Lo spazio in cui operiamo, nel corso della prima prima fase con caratteristiche regressive.
fase del nostro intervento, rimanda ad un L’anamnesi musicoterapica verrà raccolta dai
ambiente intrauterino. familiari e da chiunque potrà fornire delle infor-
Il luogo di trattamento deve essere sempre lo mazioni sulla storia del pz. Questa storia sarà
stesso, con i medesimi strumenti, senza variazioni oggetto di studio e di riflessione da parte della
nella loro disposizione e con un adeguato isola- coppia terapeutica che lavora con il bambino
mento acustico. autistico.
In tal modo tutto ciò che si manifesta nel conte- e.3) Il trattamento si attua sempre nello stesso
sto non verbale sarà l’esclusivo prodotto della spazio utilizzando gradualmente strumenti cor-
interrelazione tra il pz e il musicoterapeuta. porei-sonoro-musicali (ad esempio l’acqua e altri
d.7) l’istituzione strumenti non convenzionali: tubi, clessidra con
Questa riveste un ruolo fondamentale; deve acqua, carta, sfere contenenti acqua ecc…)
rispettare lo spazio del nostro lavoro e soprat- e.4) Da parte di tutti quelli che partecipano alla
tutto il tempo biologico e terapeutico della relazione vi è la comprensione delle modalità di
regressione. percezione e di comunicazione, vi è la scoperta
L’istituzione deve sapere che con un pz si può dell’ISO, degli ISOs in interazione (Wagner).
lavorare anche solo dieci minuti e che viceversa e.5) Seconda fase: comunicazione.
con un altro può essere necessario lavorare per A questo punto del trattamento compaiono gli
più di un’ora. strumenti costruiti e creati dal musicoterapeuta e
d.8) La supervisione altri strumenti convenzionali. In questa fase le
L’intervento musicoterapico dev’essere supervi- sedute sono meno frequenti. Vengono attivati
sionato, almeno mensilmente, da un idoneo pro- con maggiore precisione gli strumenti interme-
fessionista non compromesso né col pz né con l’i- diari riconosciuti nella fase precedente.
stituzione. Ad esempio se si è osservato che i suoni inspira-
La supervisione è il contenitore finale di.ogni tori ed espiratori sono importanti per aprire certi
incontro musicoterapico. La supervisione previe- canali di comunicazione, s’inizierà a utilizzare il
ne il burn-out e l’acting-out dei musicoterapeu- flauto dolce come se fosse un tubo in cui inspira-
35
ti e prepara il loro stato corporeo-sonoro-musi- re ed espirare.
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bibliografia

Benenzon R., Compaiono anche gli elementi propri dell’ISO


Manuale di Musicoterapia, culturale: le canzoni.
Borla, Roma, 1984.
Il tempo biologico si adatta gradualmente al
Benenzon R., tempo cronologico.
Teoria della musicoterapia, Stiamo intervenendo nell’ambito del processo
Novastampa, Verona, 1994. secondario, ad un livello preconscio.
e.6) Terza fase: l’integrazione.
Benenzon R.,
In questa fase è coinvolto attivamente il gruppo
La nuova Musicoterapia,
Phoenix, Roma, 1997. familiare. Non vi è alcuna possibilità di recupera-
re un soggetto autistico se non si interviene
Benenzon R., anche con la famiglia in cui il nostro pz vive.
Musicoterapia, esperienze di
supervisione, Phoenix
Editrice, Roma, 1999.

36
musica terapia
&
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Autismo e

Psicologo, Musicoterapista, Rimini


Musicoterapia
The article is a summary of difficulties that I
met, of results that I achieved and emotions tha
I felt in the course of one year of weekly mee-
tings of one hour.
I described the journey that I maked: the mee-
ting with family, the elaboration of a musi-
Simone Cangiotti,

cotherapeutic project and subsequent changes


in the respect of subject’s necessity and ele-
ments come out in the supervisions.
I focused the accent on family difficulties and
communication difficulties – of nonverbal and
verbal type – with an unknown world: the psy-
chosis, that imply relational and personal parti-
culars reactions.

Introduzione
Cercando di liberarmi dall'ansia di ritrovare una
conferma teorica in un comportamento o in un
setting, voglio provare a descrivere quella che
potrebbe essere una relazione umana fra chi,
come me, neolaureato in psicologia si è affaccia-
to per la prima volta a un nuovo modo di "cono-
scere e parlare all'altro", la relazione musicotera-
pica, e chi potrebbe essere un destinatario privi-
legiato di tale linguaggio: un ragazzo autistico di
22 anni.
Il primo contatto, il primo incontro è con la
La sindrome
famiglia, in questo caso solo con la madre la
autistica quale, con le risorse che ha a disposizione, si fa
carico più degl'altri (marito,figlia) di un qualcosa
presenza
che, attraverso un percorso di dolore, è divenuto
un’eziopatogenesi ora "un problema quotidiano", interrotto a tratti
da momenti di intimo contatto, serenità e soste-
multifattoriale.
gno e da momenti di difficili rievocazioni emoti-
Per tale motivo ve se non di sconforto innanzi alla sostanziale
immutabilità di una condizione a dispetto degli
ricercare un’unica
sforzi fatti.
causa patogena Se sia una "famiglia-madre autistica" a creare un
appare figlio autistico o viceversa, non è solo un quesito
poco interessante ma anche un modo di ragiona-
37
inadeguato re per causa ed effetto logicamente inadeguato
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Negli interventi terapeutici


fondati sulla relazione,
in tali circostanze. varsi l'uso.
Una tale situazione crea
sulla comunicazione Chiedersi perchè una
nell'ambiente famiglia- umana, il numero delle cosa "funziona" o quale
re delle barriere fatte di probabilità avrò di
tante cose (che possono variabili da considerare ottenere successo
andare dall'adeguarsi- è altissimo. rispetto a determinate
adattarsi alle modalità sindromi o popolazioni
di rapporto del figlio\a, alla complicazione dei o quali siano gli aspetti specifici ed aspecifici del
rapporti sociali esterni, a ingiustificabili sensi di mio intervento terapeutico è importante ma
colpa, vergogna, alla non accettazione o alla ras- quanto è funzionale nei confronti del paziente?
segnazione ecc.); sono queste le sensazioni che si Tali "preoccupazioni" riguardano primariamente
provano sia nei confronti della famiglia che del il lavoro di un ricercatore, non quello di un clini-
soggetto autistico: si è soli di fronte a un "muro", co che ha il compito di raggiungere obiettivi
come la madre del resto. terapeutici utilizzando le strategie e i mezzi che
Se il nostro obbiettivo finale, teoricamente, è semplicemente ritiene più opportuni.
"risolvere" queste problematiche, il nostro compi- Affinchè tale discrezionalità del professionista,
to, nell'immediato, è costruire\ricostruire dal dell'operatore, dell'insegnante ecc. non si risolva
caos, dal disordine e dall'ambiguità di relazioni in irresponsabilità, è necessario un accurato per-
simbiotiche, un ordine, un'armonia che soffochi corso formativo e personale su di sè dal momen-
l'ambiguità, oltrepassi le barriere e ciò grazie a to che in musicoterapia si è lo strumento più
una relazione terapeutica che possa permettere importante dell'agire terapeutico.
una sintonizzazione e un’armonizzazione delle È ovvio che tali premesse sulla discrezionalità non
variabili che sono innanzi a noi. valgono solo per la musicoterapia.
È chiaro che un tale agire terapeutico presuppo- In tale ottica la garanzia sulla validità, attendibi-
ne un approfondito lavoro su se stessi, altrimenti lità e indicazione di un intervento si lega anche
rischiamo di essere "vittime del disordine, del alla preparazione del professionista, nel nostro
caos, della psicosi". caso del musicoterapeuta.
Possiamo fare questo con la musicoterapia? Tutto questo può sembrare poco scientifico finchè
Cosa possiamo fare con essa? Cosa significa fare non si considerino le particolarità epistemologi-
musicoterapia? Cosa significa musicoterapia? che legate alla valutazione e sperimentazione di
Tantissime volte (nella mia breve esperienza) ho interventi terapeutici fondati sulla relazione,
sentito porre domande di questo tipo. sulla comunicazione umana; in questi casi, dove
Tali quesiti (come quelli sulla validità, attendibi- l'attenzione si focalizza non su un oggetto inerte
lità, efficacia, specificità vs aspecificità dell'inter- (come ad es. in un laboratorio di chimica) ma su
vento ecc.) sono di alto interesse ma a volte, in una soggettività che interagisce con l'osservato-
particolari circostanze, possono celare bisogni di re, il numero delle variabili da considerare è altis-
sicurezza, la ricerca di una sedazione dell'ansia, di simo.
conferme narcisistiche ecc. È tenendo presente tali premesse che mi accingo
Potrebbe essere più funzionale una visione prag- a descrivere questa mia esperienza.
matica di tali problematiche, pensando ad esem-
pio alla musicoterapia come ad uno strumento di Anamnesi
38
cui un professionista può a sua discrezione riser- La madre non parla della primissima infanzia e
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del parto, fa in un certo qual modo intendere che anni) si potrebbe avanzare un'ipotesi diagnostica
"andava tutto bene finchè...", a partire dalle ele- di schizofrenia piuttosto che di autismo, ma la
mentari, si evidenziò una grave balbuzia che scarsità delle informazioni e i dubbi sulla loro
influenzava anche la mimica facciale. Per la attendibilità (dal momento che tutto è "filtrato"
madre questo era "l'unico problema" rispetto al dalla madre) non ci permettono di trarre conclu-
quale i tentativi di cura furono inutili. Secondo la sioni, l'unica cosa "certa" è l'osservazione del
percezione della madre è alle soglie dell'adole- comportamento del figlio, della madre e della
scenza (all'età di 11 anni A. viene diagnosticato famiglia.
autistico: A.S.I.) che il comportamento del figlio Analogo discorso può essere fatto per l'anamnesi
subisce un cambiamento qualitativo: cambia la sonora. In generale i colloqui con i famigliari
postura, l'andatura, il tono muscolare, l'aspetto (qualora le condizioni cliniche del paziente non
fisico, l'espressione ed emerge una aggressività e permettano un colloquio diretto) sono più utili
violenza inspiegabili ed esplosive. alla comprensione delle dinamiche interne alla
Tale condizione dura cinque anni, oggi (all'età di famiglia(le quali indirettamente contengono
22 anni) il suo umore è più stabile, vi sono rare informazioni sullo stato mentale del paziente)
reazioni impulsive, prevale il ritiro e l'isolamento. che alla compilazione di anamnesi; se è plausibi-
In tale periodo di tempo i tentativi di cura furono le pensare che un certo tipo di famiglia, di lega-
vari (farmacologici e psicologici); questi tutt'ora me, di stimolazione ambientale possa facilitare
si susseguono ma la madre -sebbene li gestisca (insieme a molte altre variabili) l'insorgenza di
arbritrariamente in prima persona- non ne parla, una malattia mentale, conseguenza di ciò è il
o fornisce vaghe indicazioni così come non fatto che ad esempio la presenza di un figlio auti-
"ricorda" o non è in grado di parlare di molti altri stico può innescare dinamiche famigliari tali per
aspetti importanti: l'infanzia del figlio, il suo rap- cui diviene irrealistica l'aspettativa di una colla-
porto con lui, il ruolo di suo marito(che sembra borazione ad un compito strutturato come la
non esistere),la gravidanza, il parto, l'allattamen- compilazione dell'anamnesi se non si interviene
to. Il tipo di legame della madre col figlio è sim- prima su tali dinamiche.
biotico: la madre si riferisce al figlio dicendo "il
mio bambino", lo imbocca, rimane a "giocare" sul Obiettivi Musicoterapici.
letto con lui, lo aiuta a orinare, regola i suoi tempi Con l'aiuto della supervisione, si sono definiti i
fisiologici, attribuisce significati ai suoi gesti e seguenti obiettivi terapeutici:
movimenti ecc.. 1) Consentire ad A. di ritrovare dei momenti di
Talora A. trattiene le feci e vengono usate delle “pace” all'interno di un contesto accogliente e di
perette. ascolto per contenere e diminuire l'ansia, la sof-
Il linguaggio del figlio è limitato e telegrafico, il ferenza,la tensione (A. talora sputa, è rigido, da
suo comportamento è caratterizzato da stereoti- spinte, passeggia nervosamente ecc.), per ottene-
pie (passeggia, muove le mani, sbava), la motricità re un allentamento delle difese autistiche, delle
è prepuberale, ha difficoltà di equilibrio, è lento stereotipie che gli precludono la possibilità di
nei movimenti complessi, ha grandi capacità di avere un rapporto con la realtà più evoluto.
identificazione (aspetto questo che lo rende par- 2) "Esportare" tali momenti di "pace" a più livelli
ticolarmente sensibile ai forti rumori, a scene e\o cioè fuori dal contesto musicoterapico: famiglia,
racconti di violenza, al tono di voce alto ecc.). centro di riabilitazione, istituti ecc. Ciò si può
39
Data la tarda età di insorgenza dei sintomi (11 raggiungere solo grazie ad un'unicità di intenti
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che implica una coordinazione degli interventi, il zione che bisogna adeguarsi per poter entrare in
riconoscimento della necessità dell'interdiscipli- contatto con lui e da cui è necessario distanziar-
narietà, di una mutua collaborazione. si per aiutarlo a fare un percorso terapeutico
Tutto questo, anche se può sembrarlo, non è (pacing & leading).
scontato: se la psicosi (tra le altre cose) è caos,
disordine, dissociazione ecc. questi ultimi aspetti, Alcune riflessioni
veicolati dall'ansia e dall'angoscia personali, si A. è stato descritto come un "perfetto esempio di
riflettono sia a livello famigliare che istituzionale. disarmonizzazione evolutiva", infatti in un corpo
Quindi un primo compito terapeutico è portare di una persona di 22-23 anni (cosa questa che
"l'ordine"(coordinazione, collaborazione, infor- induce a relazionarsi con lui come se fosse una
mazione reciproca) là dove c'è la "psicosi" degli "persona adulta") vi è un funzionamento menta-
interventi: un coinvolgimento disordinato (detta- le di tipo simbiotico dove il linguaggio è quello di
to dall'ansia) di professionisti, enti, linee terapeu- un bambino di non più di un anno di età e la psi-
tiche, di cui poche -nessuna nel caso di A.- por- comotricità è prepuberale. La disarmonizzazione
tate a compimento. di tali livelli evolutivi impone un intervento che
3) Instaurare un rapporto di fiducia e compren- eviti la ricerca di performance di singole capacità
sione empatica cercando di distinguere fra un (aumentando il livello di disarmonizzazione evo-
"dentro" e un "fuori" un IO ed un non-io, sfrut- lutiva) e punti invece a un livellamento di tali
tando l'uso di tecniche musicoterapiche. scarti evolutivi per raggiungere un punto di equi-
4) Coordinare i vari interventi affinchè si possa librio, di armonia evolutiva, promuovendo uno
andare incontro (sintonizzarsi) alla disarmonia sviluppo che sia integrato e parallelamente pro-
evolutiva di A. facendo in modo che tutte le sue gressivo sia a livello sensoriale, motorio e corpo-
capacità e tutte insieme raggiungano una armo- reo che simbolico ed emotivo. Il funzionamento
nizzazione, cioè un livello di sviluppo che con- mentale di A. è sostenuto dal rapporto con la
temporaneamente sia un punto di equilibrio, di madre che “telepaticamente” conosce e anticipa i
armonia evolutiva funzionale ai suoi bisogni. suoi bisogni fisiologici e intenzioni (interpretazio-
ne della mimica).
Strategie operative Ciò è funzionale solo nelle prime settimane di vita ma
1) Strutturazione dell'incontro: ascolto di un ora A. è come se fosse ancora "nel grembo materno".
brano iniziale e canto del nome (rituale di inizio), A. a sua volta, riproponendo la stessa relazione
una parte centrale di improvvisazione (con vari simbiotica che ha con la madre, lascia fare tutto
strumenti a percussione e il pianoforte), una all'altro, anche pensare e agire al suo posto. È
parte finale di ascolto (rituale conclusivo). quindi necessario riuscire a provare le stesse cose
2) Ricerca, analisi, isolamento e amplificazione di che A. fa sentire alla madre contenendo però l'an-
frammenti musicali (cellule ritmico-melodiche) sia e l'angoscia conseguenti; queste porterebbero
riconducibili all'ISO di A. ad agire, a fare ma senza pensare, senza lasciare
3) Ricalco (matching) degli atteggiamenti di A. spazio all'espressione di A., agendo cioè il tipo di
per favorire una comprensione empatica, instau- relazione patologica che viene proposta da A. e se
rare un rapporto di fiducia, di accettazione, di tale comportamento è consentito alla madre non
rispetto dei tempi, spazi, silenzi e della relazione può esserlo al terapeuta il quale attraverso il con-
simbiotica di A. dato che è essa che A. propone tenimento di tale angoscia (che è anche quella di
40
per conoscere il mondo ed è a questo tipo di rela- A.), che spinge al fare (acting-out), deve trasfo-
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bibliografia
mare tali modalità relazionali simbiotiche, tale Anzieu D.,
assetto "telepatico", in un assetto relazionale L'Io pelle. Borla, 1987.

dove è possibile l'esistenza di altro da sè. Baron-Choen, S.,


Il ricalco è un valido strumento per entrare all'in- L'autismo e la lettura della
terno di tale modalità relazionale e lanciare il mente. Astrolabio, 1997.
messaggio "io ti ascolto"; ovviamente occorre poi
Benenzon R.O.,
la capacità di distanziarsene per condurre (lea-
La nuova musicoterapia.
ding) A. verso modalità relazionali più evolute. Phoenix, 1997.
È altresì fondamentale la capacità di "aspettare",
cioè di sintonizzarsi con i tempi di risposta (psi- Bion W.R.,

cologici e fisiologici) di A., lasciandogli adeguati Apprendere dall'esperienza.


Armando editore, 1972.
spazi di risposta, evitando così di agire l'ansia o
l'impotenza personale (facendo ad esempio infe- Bowlby J.,
renze sul comportamento di A. che il più delle Una base sicura. Raffaello
volte sono solo proiezioni frutto di uno stato Cortina Editore, 1989.

"telepatico" che il tipo di relazione proposta-


Bruscia K.E.,
imposta da A. implica). L'aspetto centrale sarà Definire la musicoterapia.
quello di individuare dei nessi tra gli eventi sono- ISMEZ, 1993.
ri (compreso il silenzio) e le risposte di A., cercan-
Delacato C. H.,
do di individuare semplicemente quello che è il
Alla scoperta del bambino
rapporto di A. con il suono. autistico. Armando Editore,
Per far questo è necessaria la disponibilità a 1979.
modellarsi in base alle esigenze mentali di A. per
poter comprendere i suoi bisogni e ciò a sua volta Dogana F.,
Suono e senso. Angeli, 1984.
implica una certa dose di umiltà personale, nel
senso che è necessario porsi nei confronti di A. Dogana F.,
come un "ascoltatore" che ha molte cose da Le parole dell'incanto. Angeli,
imparare; cose che solo A. può insegnare. 1990.

Questo è un primo passo per tutelarsi da inferen-


Erickson M.H.,
ze, controtransfert negativi, proiezioni e vari altri Opere. Astrolabio, 1982.
meccanismi difensivi legati alle nostre difficoltà
personali. Sicuramente questa è una premessa Firth U.,

indispensabile per poter incontrare l'altro nel L'autismo spiegazione di un


enigma. Laterza, 1996.
senso analitico del termine.
Nel corso di questa esperienza sono stato "vitti- Greenberg G.& Mitchell.,
ma" di ogni meccanismo difensivo sopra citato, il Le relazioni oggettuali nella
merito è stato quello di accorgermene (grazie teoria psicoanalitica. Il
Mulino, 1986.
soprattutto alle supervisioni), di riuscire a costrui-
re un piano di intervento che definisse tempi, Imbasciati A.,
spazi e ruoli, portando cioè un ordine nella con- Affetto e Rappresentazione.
fusione ambientale (susseguirsi di interventi Per una psicoanalisi dei pro-
cessi cognitivi. Angeli , 1991. 41
senza una comunicazione reciproca, appunta-
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bibliografia

Lecourt E., menti non rispettati, apparente impossibilità di


La musicoterapia, Cittadella definire un setting ecc.), riflesso del nucleo psi-
editrice Assisi, 1992.
cotico famigliare; le dinamiche interne possono
Lorenzetti M.,
influenzare quelle esterne fino a coinvolgere gli
Autismo e psicosi infantile, interventi terapeutici, gli enti,le scuole, “risuc-
Atti del convegno P. C.C. chiando” ogni cosa (ogni intervento) che si lascia
Assisi, 1983. trascinare, ottenendo come risultato il più delle
volte un nuovo fallimento, che va ad incremen-
Marcellì D.,
Posizione autistica e nascita
tare altra angoscia che a sua volta esige più con-
della psiche, Armando, 1991. fusione per mantenere l'illusione dell'esistenza di
una soluzione magica: la terapia risolutiva.
Milcent C., Prima di proporre un intervento è necessario
A tu per tu con l'autismo,
vagliare attentamente la portata di tali dinamiche
Sansoni, 1993.
(ciò è già in sè terapeutico), altrimenti si corre il
Postacchini P. L.,Ricciotti rischio di perseguire obiettivi disfunzionali.
A., Borghesi M.,
Lineamenti di musicoterapia,
Carocci, 1997.

Plozza L.,
Il terzo orecchio, Centro
scientifico Torinese, 1986.

Scardovelli M.,
Il dialogo sonoro, Cappelli,
1995.

Segal H.,
Alcune note sulla formazione
del simbolo, Il Pensiero
Scientifico, 1975.

Timbergen N.,
Bambini autistici. Adelphi,
1984.

Winnicot W. D.,
Sulla natura umana,
Raffaello Cortina Editore,
1988.

Zappella M.,
Autismo infantile. Studi
sull'affettività e le emozioni.
NIS, 1996.

42
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&
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Dalla periferia al centro:

Direttore Centro di Formazione nelle Artiterapie, Lecco


spazio-suono
di una The following writing describes the evolution of
a music-therapy treatment with a Down’s
relazione* syndrome patient increased by a heavy mental
disease and autistic behaviours.

The analysed experience shows the


development of the relation through the
affective tuning methodology
In this approach the therapist researches the
tuning with the patient simply listening to any
sound proposal and waiting for any type of
Claudio Bonanomi,

behaviour.
After the first six meetings in which the patient
keeps sitting in the same extreme corner of the
Roberto è un room, crossing his legs, bending his body as he
was a shell, a labial sound, like the one we use
ragazzo di 25
to call a cat, becomes the bridge between the
anni, affetto therapist and the patient, a sound mediator of
a real relationship.
da sindrome
Gradually the “language” evolves and so the
di Down, con un posture and the conquest of space, both
considered as signals of a relation development.
grave ritardo
Relying on a reassuring sound relationship the
mentale ed una patient becomes able to communicate by
sounds, to move in the centre of the room and
psicosi di innesto
to be upright.
con tratti This kind of experiences allows to put the
attention on:
autistici; il
trattamento - the importance of observing and “meeting”
the patient;
musicoterapico,
- the music therapist ‘s attitude during the
condotto dal meetings;
- the values the of the tuning techniques
settembre 1997
- the communicative function of the prosodic
al giugno 1998, modulation;
si è svolto - the many functions of the musical
instruments;
presso un CSE - the correspondence between indicators of a
della Provincia relation development as the spatial and the
postural and the musical ones
di Como. 43
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Nell’osservazione si era
rilevato che Roberto
Descrizione del caso resto del gruppo senza
Nel mio contributo
non aderiva a nessuna intrattenere qualsivo-
descriverò il caso di proposta e non si rela- glia relazione duale.
Roberto, un ragazzo di
25 anni, affetto da sin- zionava dialogicamente Descrizione del lavoro
drome di Down, con un con alcuno. L’intervento di musico-
grave ritardo mentale terapia si è svolto pres-
ed una psicosi di innesto con tratti autistici, che so il CSE in cui Roberto si trova inserito da cin-
ho incontrato, dal settembre 1997 al giugno que anni.
1998, presso un Centro Socio-Educativo (CSE) Dopo una prima fase riservata all’osservazione di
della Provincia di Como. Roberto, in contesti e situazioni differenti, alla
Nato a termine, a partire dal terzo anno di vita lettura delle cartelle cliniche e ai colloqui con le
Roberto ha subito numerosi interventi ed opera- educatrici, ho iniziato il trattamento musicote-
zioni. rapico.
Durante le prime osservazioni Roberto, che è un Le sedute di musicoterapia, della durata di 35
ragazzo di media statura e magro, passa il suo minuti, si sono tenute con cadenza settimanale
tempo seduto principalmente sul pavimento in all’interno di un locale del centro socio educati-
un angolo contro la parete; a volte si sposta vo, adibito appositamente.
andandosi a sedere sul termosifone posto sotto la La stanza di musicoterapia è uno spazio rettan-
finestra oppure sul contenitore della spazzatura. golare con una finestra, su uno dei lati corti, che
Quando si sposta nello spazio Roberto “getta“ le guarda sul giardino. Vicino alla finestra, contro
gambe in avanti dando un certo ritmo al suo la parete, c’è un armadio e al centro della stanza
movimento; a volte gira su se stesso, si abbrac- sono disposti gli strumenti musicali: due tambu-
cia, alza la gamba destra e guarda fuori dalla relli con battente, quattro maracas, due timpani,
finestra, poi riprende la sua deambulazione. due metallofoni, due xilofoni, un set di triango-
Solitamente sta contro il muro, seduto sul pavi- li, un piatto sospeso e battenti vari.
mento, tenendo le gambe stese oppure incrocia- Nell’osservazione condotta precedentemente si
te, con il busto piegato in avanti fino toccare le era rilevato che Roberto non aderiva a nessuna
cosce; rimane per lunghi periodi di tempo chiu- proposta ne tanto meno si relazionava dialogica-
so in questa posizione. mente con alcuno.
Nel corso dei suoi spostamenti produce dei suoni Un primo dato quindi da verificare era la dispo-
gutturali con la voce, due o tre suoni di media nibilità di Roberto a recarsi nella stanza di musi-
intensità emessi in sequenza e mai indirizzati coterapia ed a rimanervi.
verso qualcuno, così come con il suo deambula- Diversamente dal solito, la prima volta che una
re “sfiora” i presenti senza incontrarli mai. delle educatrici lo invita a seguirla per andare a
Alle proposte delle educatrici Roberto non “fare musica” Roberto accetta la proposta.
risponde, rimane fermo dove si trova e ogni Appena entrato nella stanza di musicoterapia
qualvolta le educatrici cercano di farlo alzare, si Roberto si mette a sedere nell’angolo destro di
divincola dalla presa irrigidendosi tutto. fianco alla porta di entrata. Si siede mettendo le
Il risultato di tale comportamento è che Roberto gambe incrociate con il busto reclinato in avan-
resta per lunghi periodi di tempo isolato dal ti; resta fermo in quella posizione per tutto il
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primo incontro mentre io mi siedo di fronte a lui modificando le accentazioni all’interno di esse,
stando ad una certa distanza. La scena si ripete arrivando a creare un andamento prosodico in
nei successivi tre incontri. Nel corso del quinto cui è chiaramente riscontrabile, all’interno della
incontro presento gli strumenti uno alla volta, relazione tra lui e me, a volte un andamento
suonandoli brevemente ed avvicinandoli a interrogativo, a volte un andamento affermativo
Roberto che li allontana tutti con un gesto della oppure di negazione. È sulla base di questa
mano, tranne il metallofono. nostra “lingua”, “il gattese”, che avviene l’am-
In questo incontro e nel precedente Roberto pliamento e l’arricchimento del materiale sonoro
modifica leggermente il suo comportamento: che si accompagna contestualmente alla modifi-
mantiene la posizione seduta con il petto appog- cazione di altri parametri:
giato alle cosce, ma alza ogni tanto il busto lan-
ciandomi delle occhiate furtive per poi reclinarlo • La frequenza, nell’unità di tempo, delle produ-
nuovamente in avanti. zioni sonore di Roberto aumenta, fino a stabiliz-
Nell’incontro successivo, il sesto, lascio gli stru- zarsi su di una frequenza del tutto simile a quel-
menti al centro della stanza mettendo il metal- la che normalmente caratterizza un comune dia-
lofono nello spazio tra me e Roberto e noto una logo tra persone.
ulteriore variazione nel suo comportamento: • L’atteggiamento posturale varia nel corso delle
Roberto emette due brevi suoni prodotti con la sedute, la posizione “chiusa” con il busto appog-
bocca, suoni simili a quelli che solitamente si giato alle gambe si presenta sempre meno ed è
producono per chiamare un gatto. sostituita da quella con il busto eretto.
I suoni prodotti da Roberto, cellule composte da • Il contatto visivo, inizialmente sfuggente e di
due/tre suoni, sono caratterizzati da breve dura- brevissima durata, si amplia fino a mantenersi
ta, da debole intensità e dal fatto di essere sepa- costante per tutto il tempo delle sedute.
rati da lunghi periodi di silenzio.
Inizio a questo punto un’azione di rispecchia- La sensazione che si ha a questo punto dell’espe-
mento dei suoni prodotti vocalmente da Roberto. rienza è di aver determinato e consolidato una
Nel corso di tale attività, che gradatamente si relazione che per Roberto pare possedere il
sviluppa nelle settimane e nei mesi dei nostri carattere di significatività e di stabilità e tale
incontri, colgo che le sue produzioni sonore, sensazione trova ulteriori elementi di conferma
apparentemente simili fra di loro, presentano nel corso dei successivi incontri.
delle accentazioni differenti; a volte ad essere Anzitutto la relazione sonora tra me e Roberto si
accentato è il primo suono della cellula sonora, a caratterizza sempre più come un “dialogo”, in cui
volte è l’ultimo suono. le “frasi sonore” che lo sostanziano, acquistano
Nel corso della interazione sonora, nelle mie sempre più una connotazione espressiva.
risposte, pongo allora particolare enfasi alle Non solo si assiste all’arricchimento e alla varia-
accentazioni proponendo poi delle leggere varia- zione accentuativa all’interno di ciascuna “frase
zioni, rispetto alla composizione delle cellule sonora” ma la sequenza stessa delle “proposizio-
sonore, per quanto riguarda il numero di suoni ni sonore” comincia ad assumere valore espres-
contenuti in esse. sivo.
A partire da tale sollecitazione Roberto amplia Diventano riconoscibili, all’interno di un lungo
anch’egli la durata delle sue produzioni sonore, dialogo, sequenze di frasi sonore che presentano
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una “velocità” differente l’una dall’altra, oltre le braccia, in senso rotatorio dal centro del busto
che una maggiore intensità. verso l’esterno passando davanti al volto.
In sintesi il “codice” sonoro definito e condiviso, Il gesto appare coincidente con le caratteristiche
dopo una prima funzione di contatto e di avvio delle “frasi sonore”. Infatti il gesto varia nella sua
della relazione, assume funzione espressiva e ampiezza, nella velocità di esecuzione oppure
comunicativa. viene ripetuto velocemente più volte, associan-
Questo nuovo livello della relazione si accompa- dosi congruentemente con il variare di alcuni
gna a due passaggi importanti: la conquista parametri sonori. Il gesto accompagna quindi il
dello spazio e l’uso della gestualità. senso evocato dalla struttura sonora. Il gesto sot-
È a questo punto, siamo all’incirca al sesto – set- tolinea il carattere di richiesta o di affermazione
timo mese della nostra attività, che si rivela pie- o di meraviglia espresso dalla “frase sonora”.
namente la funzione espletata fino ad allora dal La relazione sonora acquista in questo modo una
metallofono. Lo strumento rimasto sempre tra ulteriore sottolineatura espressiva dello stato
me e Roberto, tranne che nella prima presenta- d’animo sotteso alla comunicazione.
zione dello strumentario, non era mai stato Roberto conquista il centro della stanza con suc-
usato nella funzione di strumento sonoro; ogni cessivi spostamenti, effettuati sempre con la
qualvolta accennavo a produrre alcuni suoni, modalità descritta precedentemente, fino a tro-
Roberto allontanava subito con la mano il mio varsi vicino agli strumenti musicali; questi sin dal
battente dalle piastre del metallofono. primo incontro si trovavano al centro della stan-
Qualche volta, con il piede, Roberto oltrepassava za.
la linea determinata dallo strumento o vi avvici- Roberto arriva ad un certo punto a sdraiarsi supi-
nava il volto quando era reclinato in avanti; tut- no rimanendo in quella posizione rilassata per
tavia si può ritenere che il metallofono fosse alcuni minuti; accetta, differentemente dalle
comunque presente alla sua attenzione, dal prime sedute, la vicinanza degli strumenti e
momento che, dopo averlo colpito casualmente, comincia a toccare il timpano appoggiandovi
si preoccupò di risistemarlo, come a voler man- sopra la mano.
tenere una distanza che separava ma che per-
metteva anche di comunicare. Considerazioni
Nel corso di una seduta Roberto indica un punto L’evoluzione dell’intervento musicoterapico
sul pavimento, un poco più arretrato dal posto in appena descritto consente di effettuare alcune
cui solitamente mi siedo; mi sposto in quel riflessioni e considerazioni, sia di carattere gene-
punto e Roberto, stando seduto con le gambe rale, di ordine metodologico, sia di carattere par-
incrociate e aiutandosi con leggeri spostamenti ticolare, relativamente ad alcuni elementi che
del busto e dei piedi, avanza verso di me, tenen- sostanziano l’operatività musicoterapica quali
do innanzi a sé il metallofono e spingendolo in indicatori del suo sviluppo.
avanti con entrambe le mani. In particolare l’esperienza descritta ci consente
In questo modo Roberto si stacca dalla parete di compiere osservazioni attorno a:
del muro, iniziando un primo passo verso lo spa- a) l’importanza dell’osservazione e della cono-
zio circostante. scenza del paziente;
Parallelamente a questo passaggio compare per b) la posizione assunta dal musicoterapeuta nel
la prima volta un gesto compiuto, con entrambe corso delle sedute;
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c) il valore conoscitivo, oltre a quello comunica- dita, ma che potenzialmente gli offriva l’oppor-
tivo, che può assumere l’utilizzo della tecnica tunità e lo spazio in cui “giocare”, secondo le
delle sintonizzazioni; personali esigenze, la propria identità.
d) La constatazione che la prosodia, intesa come Questo è infatti ciò che avviene e dallo spazio di
melodia del linguaggio all’interno del sistema ascolto emerge il suono, prodotto da Roberto
suono-significato, assolve alla funzione comuni- con la bocca, da cui si origina e si struttura poi la
cativa; relazione.
e) La possibile multifunzionalità assolta dagli
strumenti sonoro-musicali; Per venire agli aspetti più specificatamente
f) L’evoluzione della relazione musicoterapica sonori, che hanno caratterizzato il lavoro con
che, oltre allo specifico sonoro-musicale, trova Roberto, bisogna tenere conto che Roberto non
contemporaneamente manifestazione anche parla e diventa così interessante osservare l’arti-
attraverso altri aspetti quali quello spaziale, colazione motoria implicata nella sua produzione
posturale e motorio. sonora, in essa è presente il movimento della lin-
In merito all’importanza dell’osservazione e della gua che ritmicamente viene appoggiata contro i
conoscenza del paziente prima di intraprendere denti; tale movimento risulta importante perchè
un trattamento, direi che l’osservazione di sappiamo quanto sia fondamentale per la fona-
Roberto, svolta precedentemente l’avvio dell’at- zione la capacità di articolare i movimenti lin-
tività musicoterapica, ha permesso di rendermi guali.
conto del carattere delle relazioni in cui Roberto Si può pensare che Roberto non riuscirà mai a
era coinvolto. parlare, ma rimane l’importanza di scoprire e uti-
lizzare le potenzialità di una parte del proprio
Quello che si evidenzia è che le educatrici strut- apparato fonatorio.
turano la loro relazione nei confronti di Roberto In secondo luogo colpisce il tipo di suono scelto
a partire dal compito che deve essere eseguito, da Roberto; questo suono nell’uso comune viene
ovvero facendo riferimento all’attività da svolge- utilizzato come richiamo per il gatto oppure per
re. Questo punto di vista, non offrendo spazio segnalare la propria presenza. Entrambi i casi
all’attenzione e all’accoglimento dei particolari esprimono una intenzionalità comunicativa: in
modi di essere e di esprimersi dei ragazzi in gene- un caso è implicato il riconoscimento di una
rale, contribuisce a determinare in Roberto l’at- realtà esterna a sé, nell’altro l’affermazione di
teggiamento di chiusura e di esclusione che si una propria identità.
manifesta nella sua condotta. I suoni prodotti da Roberto presentano variazio-
Da questo punto di vista l’atteggiamento da me ni di accentazione, intensità, durata e velocità. Si
assunto nella relazione con Roberto, caratteriz- può pensare alle diverse accentazioni come ad
zato da accoglienza, disponibilità, ascolto e dal- una possibile differenziazione dell’investimento
l’evitamento di qualsiasi proposta da parte mia emotivo e ad una possibile “articolazione” di
che non fosse già risposta a qualcosa prodotta da senso attraverso le diverse combinazioni degli
lui - atteggiamento peraltro normalmente utiliz- accenti.
zato nella pratica musicoterapica – è diventata La precisa, puntuale e costante attenzione agli
particolarmente adatto al caso di Roberto, pro- aspetti elencati è ciò che sostanzia lo sviluppo
ponendogli una modalità relazionale per lui ine- della relazione in senso propriamente musicote-
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rapico. E con ciò giungo a quell’importante capi- sione di senso.


tolo dell’operatività musicoterapeutica che L’esperienza con Roberto, è quindi un ulteriore
risponde al nome di tecnica delle sintonizzazio- conferma della funzione espressiva e comunica-
ni. tiva svolta dagli elementi soprasegmentali del
Nel caso di Roberto si è rivelata importante per linguaggio parlato.
la conoscenza approfondita e raffinata della sua Per quanto riguarda l’utilizzo degli strumenti
prosodia sonora, in tutta la sua specificità. sappiamo che, all’interno di un setting, gli
Ricordo peraltro velocemente cosa si intende per oggetti che vi stazionano possono essere inve-
sintonizzazioni: le sintonizzazioni sono la tecni- stiti da molteplici significati simbolici. Così
ca attraverso la quale perseguire una migliore accade anche nel setting musicoterapico ed il
integrazione della personalità; sono definite caso di Roberto mette in evidenza che tale inve-
come risposte date in risonanza allo stato affet- stimento simbolico può determinare un uso
tivo di base, e possono essere distinte in: degli strumenti musicali differente dal loro esse-
a) sintonizzazioni esatte, da intendersi come imi- re principalmente produttori di suoni.
tazioni identiche del comportamento; Sebbene inizialmente il suono abbia avuto un
b) sintonizzazioni inesatte, intese come leggere ruolo determinante nell’accoglimento del
variazioni o sfasature temporali e formali dello metallofono da parte di Roberto, lo svolgimento
stimolo presentato; successivo dell’intervento mostra come altri
c) sintonizzazioni di tipo sinestesico, ossia tradu- siano stati gli attributi del metallofono che sono
zioni transmodali che colgono la sostanza (cioè risultati funzionali; probabilmente le dimensio-
la qualità affettiva) del comportamento. ni, basso e piccolo, e la forma, allungata e che
consente un “accesso” da entrambi i lati, hanno
Nel corso dello scritto ho parlato della relazione costituito, per Roberto, le condizioni necessarie
sonora tra me e Roberto in termini di dialogo. per mettersi in relazione, sentirsi protetto ed al
Effettivamente la modalità in cui si svolgeva era contempo non escluso.
del tutto simile allo scambio verbale tra due per-
sone, solamente con l’assenza di parole.
L’andamento dell’esperienza dimostra come ci Conclusioni
sia stata comunicazione e che, in assenza di L’andamento del trattamento musicoterapico
parole, tale comunicazione ha trovato un altro mette in evidenza che, affinché l’evoluzione
canale attraverso il quale attuarsi. Tale funzione della relazione possa realizzarsi, devono neces-
è stata assolta dal suono ed in particolare dal sariamente avvenire alcuni passaggi, e che tali
modo in cui i suoni venivano organizzati, modo passaggi possono trovare espressione ed essere
del tutto simile agli aspetti che caratterizzano quindi letti, anche attraverso indicatori extra
l’andamento prosodico della comunicazione ver- musicali.
bale. La determinazione di una relazione significativa,
Ad esclusione dell’aspetto relativo all’intonazio- funzione dell’instaurarsi di un sentimento di
ne, tutti gli altri sono stati usati: la differente protezione e sicurezza nel paziente, la cosiddet-
accentazione, la variazione ritmica e quella di ta “base sicura”, si è evidenziata nella capacità di
intensità, andando a creare quella sorta di Roberto di avviare una esplorazione degli “spazi”
“andamento melodico”, portatore di una espres- sonori e ambientali, mentre le istanze emotive
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bibliografia
hanno trovato espressione nella ricchezza del- Benenzon R.,
l’interazione sonora e nel gesto. Manuale di Musicoterapia,
Borla, Roma, 1984.
Il percorso realizzato da Roberto, dalla periferia
Bruscia K.,
verso il centro della stanza, disegna il percorso Definire la Musicoterapia,
verso la possibiltà di essere attore in un mondo Ismez, Roma, 1993.
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Le condotte musicali,
Bologna, CLUEB, 1993
Dogana F.,
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Milano, 1983.
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Suoni emozioni significati,
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Competenza musicale e cul-
tura della pace, Clueb,
Bologna, 1985.

*Relazione presentata al IV Congresso Nazionale


di Musicoterapia, 26/28 novembre 1999, Firenze.
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recensioni
Violazioni del setting rigidamente delimitati nell’evoluzione del processo
G.O. Gabbard, E.P. Lester, Raffaello Cortina Editore, terapeutico che dovrebbe psicologicamente attraver-
Milano, 1999. Edizione italiana a cura di Alvise sarli. Gli autori chiariscono tale questione di fondo
Orlandini. Titolo originale: Boundaries and Boundary considerando come fattori dinamici dell’interazione
Violations in Psychoanalysis, (1995), Basic Boock. analitica la “sottigliezza” e lo “spessore” di tali confini.
A tal proposito Otto Kernberg, nella sua attenta e
L’edizione italiana, curata da Alvise Orlandini del testo feconda prefazione, partendo da questa dimensione,
di Gabbard e Lester, affronta il tema complesso dei parla di precondizioni del lavoro analitico introducen-
confini e delle violazioni dei confini del setting in psi- do l’idea che la capacità d’empatia psicoanalitica
coanalisi. implichi nell’analista “spessore” e “sottigliezza” dei
Gli autori presentano, relativamente al tema trattato, suoi confini, sia interni che esterni.
due ordini di questioni tra loro connesse: una riguar- La seconda parte del libro affronta la disamina delle
da gli aspetti teorico-concettuali dei confini mentali violazioni, riportando una ricca casistica clinica e
nel processo analitico, l’altra si riferisce alla prospetti- numerose esemplificazioni. Dopo aver ripercorso nella
va clinica che s’interroga sulla distinzione tra le “vio- professione analitica una breve storia delle violazioni
lazioni” ed il “superamento” dei confini, sia intrapsi- dei confini, capitolo V, gli autori problematizzano la
chici che interpersonali, il cui riconoscimento è deter- comprensione analitica della violazione sessuale e non
minato dalla possibilità di analizzare l’accaduto. La sessuale dei confini, capitolo VI e VII. Il testo prosegue
prospettiva d’indagine comprende anche le problema- affrontando la questione dopo il termine dell’analisi,
tiche che tali valutazioni comportano negli aspetti capitolo VIII. Il problema dei confini è anche in segui-
gestionali delle specifiche “messe in atto” in analisi. to approfondito all’interno delle analisi e delle super-
La prima parte del libro esamina attentamente la visioni di candidati durante la formazione analitica,
prima questione. Gli autori riprendono il concetto di capitolo IX.
confine (come struttura e come processo), tracciando- Il testo si conclude con suggerimenti “riabilitativi” o
ne un percorso storico dalla nascita al suo sviluppo, terapeutici che gli istituti analitici possono proporre,
offrendo al lettore un ampio esame della letteratura capitolo X.
psicoanalitica sull’argomento. Il testo chiarisce man Il testo di Gabbard e Lester non è certamente un
mano a quali confini gli autori si riferiscono e in quale manuale di indicazioni comportamentali, quanto
prospettiva sono pensati articolandosi nei seguenti piuttosto lo specchio di una chiara ed articolata
punti: una rassegna della letteratura psicoanalitica sul ricerca su un tema ampio e delicato; pertanto gli
tema, capitolo I e II; una concettualizzazione della aspetti problematici restano aperti nella loro com-
cornice analitica, dei confini analitici e dell’oggetto plessità fornendo anche al lettore musicoterapico
analitico, visti come costrutti correlati, capitolo III; oltre che un arricchimento teorico suggestivi per-
una differenziazione di genere – relativamente ai con- corsi di riflessione.
fini - nella letteratura, capitolo IV. Riteniamo pertanto utile una sua lettura per chi si
In questa parte del testo Gabbard e Lester evidenzia- accosta alle problematiche della cornice/setting in
no due aspetti fondamentali del setting, che ricorrono musicoterapia. Il testo può offrire interessanti temati-
in tutta la trattazione come punti portanti della loro che d’indagine in una duplice prospettiva. Una prima
tesi: i confini intrapsichici (nel processo analitico) e considerazione, di ordine teorico, può rivolgersi alla
quelli interpersonali (nella situazione analitica), inter- ricerca musicoterapica che nel confronto con diversi
ni od esterni, sono pensati come indispensabili ma non ambiti disciplinari si impegna oltre che di oggettivare
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e quantificare i dati sonoro-musicali raccolti anche di Regolazione delle Emozioni e Artiterapie


correlarli alla dimensione psicologica/relazionale della Pio Enrico Ricci Bitti (a cura di),
cornice. Una seconda considerazione, di ordine appli- Carocci, Roma, 1998.
cativo, può portare analogamente a possibili riflessio-
ni sulla dimensione controtransferale nella prassi L'interessantissimo lavoro curato dal professor Ricci
musicoterapica che considera il musicoterapista/euta Bitti, Direttore del Dipartimento di Psicologia
un osservatore partecipe nella relazione sonora. dell'Università di Bologna e Presidente della
Anna Maria Barbagallo e Luisa Mattazzi Associazione Italiana per lo Studio della
Comunicazione Non Verbale (AISCNV), costituisce un
notevole contributo alla costruzione di uno statuto
Fare Arteterapia scientifico delle artiterapie. Il volume, di 198 pagine,
Elena Giordano è composto da due parti; nella prima il curatore,
Edizioni Cosmopolis, Torino, 1999. assieme al collega Roberto Caterina, delinea una cor-
nice teorica composta da studi e ricerche sulla rego-
In sole 86 pagine l'autrice racchiude una grande lazione delle emozioni con le artiterapie. Vengono
quantità e qualità di stimoli, esposti con leggerezza, prese in esame le varie componenti in causa nel per-
sì da renderli di piacevole e semplice fruizione. corso di esteriorizzazione delle emozioni, le strategie
Il suo testo propone, partendo dalla operatività del- di controllo di queste e le possibilità di regolarne l'e-
l'arteterapia, interrogativi di assoluto interesse ed spressione consentite dalle artiterapie. Secondo gli
attualità per qualunque operatore che si trovasse ad autori il lavoro terapeutico con l'arte si colloca a
operare nel campo della riabilitazione e della tera- ponte tra pensiero ed emozioni, consentendo al lavo-
pia con pazienti gravi. ro con i simboli artistici di connettere sensi e signifi-
Così ci si trova a riflettere su questioni di setting, di cati in maniera tale da consentire una possibilità di
selezione dei pazienti, delle proprie modalità di rappresentazione delle istanze più profonde e diffici-
porsi e di difendersi, ma anche sul ruolo e sulle spe- li da raggiungere del sé. La seconda parte del volume
cificità del mediatore artistico. comprende cinque contributi di diversi autori che
Il volume, essendo ispirato da una professionalità declinano, secondo il paradigma psicodinamico, il
alta ed applicata da lunga data, evidenzia non solo tema della regolazione delle emozioni in vari settori
soluzioni ideali, ma soprattutto i compromessi, più o dell'arteterapia. Wilma Cipriani si occupa di espressi-
meno accettabili, ai quali gli operatori sono costret- vità grafica, Pier Luigi Postacchini di musicoterapia,
ti nell'attività quotidiana; si parla di istituzioni con Rosa Maria Govoni di espressività corporea, Giulio
alcune rigidità, di pazienti difficili da raggiungere e Nava di terapia a mediazione teatrale e Stefano
di equilibri nell'assetto interno degli operatori Ferrari illustra analoghe possibilità espressive ed ela-
altrettanto problematici da mantenere, in quell'o- borative del lavoro con la scrittura creativa.
scillare tra il furore terapeutico e la rassegnazione Tutti i contributi sottolineano l'esigenza di una ade-
che ricevono dall'esplicitazione e dalla consapevo- guata preparazione delle figure professionali che si
lezza le sole chance per una loro correzione in senso dedicano a queste discipline, e di modelli formativi
terapeutico. coerenti con la complessità del lavoro terapeutico.
Massimo Borghesi Da tutto ciò ne esce un volume importante, ben
coordinato in tutte le sue parti e di piacevole lettura.
Massimo Borghesi
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notiziario
V Congresso Europeo di Musicoterapia conoscenze emergenti dalla cultura femminista,
“Musicoterapia in Europa” di antropologia musicale, di musica popolare e da
Musicologia – Pratica clinica - Ricerca studi culturali, per citare solo alcuni degli orien-
Castel dell’Ovo, Napoli, 20 - 25 Aprile 2001 tamenti. Come risultato abbiamo un nuovissimo
concetto di musica, il "musicking", come nuova
Finalità principali del congresso forma concepita del fare musica.
• Facilitare le relazioni fra paesi differenti dell’a- In questa immagine la musicoterapia può costituire
rea europea, specialmente oggi che la comunità essa stessa un'interessante produttrice di nuove
Europea si è collocata nella prospettiva di defini- conoscenze circa la musica. Sembra sia tempo di
re accordi più stretti tra diversi interlocutori. cominciare a dialogare con la musicologia. A Napoli
• Creare un luogo di studio dove gli operatori saranno affrontati e svolti i seguenti temi:
possano portare risultati delle esperienze secondo • ruolo, funzioni e natura della musica nella
i diversi aspetti della disciplina Musicoterapica. musicoterapia
Ciò includerebbe aree come la Musicologia, la • diversità musicale e culturale
Ricerca e altre attività che possano dimostrare • musica e identità
l’efficacia della Musicoterapia attraverso la • recenti orientamenti nella nuova musicologia
Pratica Clinica. • la natura dell'improvvisazione
Il congresso si articola in tre diverse sezioni: • teoria della ricettività musicale, comunicazione
Musicologia, Pratica Clinica, Ricerca. e interazione.
Pubblichiamo di seguito le presentazioni dei Prof. Even Ruud
coordinatori scientifici delle tre diverse sezioni. Istituto di Musica e Teatro
Università di Oslo
Musicologia
Sembra esserci un costante bisogno di focalizzar- Pratica clinica
si sul valore e ruolo della musica nella musicote- Negli ultimi tre Congressi Europei è stata posta
rapia. Come campo di studi interdisciplinare la molta enfasi sulla presentazione di lavori riguar-
musicoterapia viene spesso presentata attraverso danti la clinica. Molte persone partecipano a con-
studi clinici adeguati, rilevanti teorie circa le gressi di musicoterapia sperando nella possibilitè
forme di intervento o discussioni e descrizioni di osservare e capire i metodi utilizzati da altri
circa gli aspetti metodologici e pratici del fare terapisti, per migliorare la propria pratica. I musi-
musicoterapia. Spesso al ruolo della musica nella coterapisti lavorano spesso in situazioni professio-
terapia è stato dato solo un contributo specula- nali isolate e le Conferenze Nazionali ed Europee
tivo e generico, che non riflette la conoscenza costituiscono una valida opportunità per incon-
sistematica trattata nel campo della musicologia. trare altri colleghi che operano nella stessa area
Sappiamo inoltre bene come la musica nella clinica o educativa ricavandone conoscenze e ispi-
società contemporanea sta assumendo nuovi razione. Perciò l'area clinica ha sempre attratto la
ruoli come intrattenimento di massa, costruzione maggior parte delle relazioni e dei workshop.
dell'identità, ricerca di autenticità e così via. Nel Congresso di Napoli 2001 incoraggio perso-
Inoltre, c'è stato un interessante sviluppo all'in- nalmente il contributo di relazioni e workshops
terno del settore della musicologia stessa. incentrati sul lavoro clinico. Allo stato attuale
Evolvendosi come nuovo campo di studi interdi- nelle istituzioni della salute e della educazione di
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sciplinari la musicologia ha dovuto dialogare con molti paesi è cresciuta la domanda rivolta ai
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musicoterapisti affinché essi procurino la prova Ricerca
che il loro lavoro sia efficace e di valore. Perciò Negli ultimi cinque anni la ricerca in musicotera-
sarebbe di notevole importanza se, formulata pia si è sviluppata e ha cominciato a stabilirsi
una proposta, gli operatori non solo usassero il all'interno di vari centri europei, nordici e scan-
loro tempo per dimostrare la loro modalità di dinavi. Esistono opportunità per ulteriori qualifi-
intervento clinico, ma anche che fornissero un che accademiche basate sulla ricerca, stanno
modello chiaro del loro metodo di valutazione, emergendo alcune riviste accademiche e sta
riferendosi direttamente ai casi. È proprio nell'a- nascendo una infrastruttura che si occupa di
rea dell'"assessment" e della valutazione che la ricerca. Questo Congresso ci darà la possibilità di
musicoterapia è ancora debole in paragone con presentare lavori di ricerca ultimati e progetti di
altre professioni mediche, paramediche e in spe- ricerca in corso. Mia intenzione è far si che
ciali campi dell'educazione. È nostra speranza un'ampia gamma di praticanti abbiano accesso a
offrire la possibilità di presentare relazioni di alta progetti di ricerca affinché si sentano ispirati a
qualità anche se l'esperienza avuta da preceden- condurre indagini su una loro pratica clinica.
ti congressi ci dice che ci sarà in tale ambito un In queste conferenze il tempo è sempre scarso
numero notevole di proposte. A Leuven fu utiliz- e ciò che spero è che gli Istituti di ricerca pren-
zato il modello "Seminario" per la prima volta, dano al volo l'opportunità di proporre seminari
dove, in due ore, due presentazioni di 30 minuti dei loro lavori mostrando progetti conclusi e in
e quattro di 10 furono svolte insieme nella stessa corso. Il modello del "Seminario" è descritto
area clinica, permettendo una reale messa a nella presentazione dell'Area Pratica Clinica. Ciò
fuoco dell'argomento. Noi intendiamo usare di cui abbiamo bisogno da questi istituti è una
ancora questo modello a Napoli, dando ai parte- prospettiva circa i loro approcci nella ricerca,
cipanti la possibilità di uno scambio di informa- come approccio teoretico o come punto di vista
zioni correlate sui metodi e le esperienze all'in- metodologico, le loro possibilità di formazione
terno di uno specifico campo clinico. Trovo che le per lo sviluppo della ricerca e della clinica, i
informazioni più utili ottenute da relazioni clini- temi allo studio e l'approccio individuale circa i
che e workshops diano una più chiara compren- temi di ricerca. Ciò darà agli istituti l'opportu-
sione dell'attuale processo della musicoterapia. nità di presentare la loro teoria base sulla ricer-
Questo può essere coadiuvato da esempi forniti ca e di proporre un accordo affinché i membri
da supporti video e audio e dalla spiegazione degli istituti abbiano il tempo di fornire brevi
chiara del ruolo che la musica sta svolgendo nel presentazioni del loro lavoro. Per quelli che pre-
processo terapeutico. Al Congresso Mondiale di sentano relazioni delle loro ricerche concluse e
Musicoterapia di Washington nel 1999, sono stati in corso, noi avremo bisogno di identificare i
identificati cinque particolari modelli di musico- fini dello studio, il contesto di studio nell'ambi-
terapia che includono teoria, formazione e appli- to di un più ampio panorama di musicoterapia o
cazione. Ce ne sono sicuramente di più e in que- ricerca in musica, una concisa bibliografia, una
sto Congresso le relazioni cliniche possono costi- dichiarazione dell'ipotesi se si tratta di uno
tuire un punto focale per chiarire meglio i termi- studio quantitativo, il metodo usato, una rela-
ni della pratica in musicoterapia. zione sui risultati e una discussione di come
Prof. Tony Wigram questi risultati siano rilevanti per la pratica in
Istituto di Musica e Musicoterapia musicoterapia.
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Università di Aalborg Ci sono inoltre opportunità anche per gruppi di
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presentare materiale di ricerca correlato a argo- schezza intellettuale, indispensabili alle sfide che
menti di clinica. C'è per esempio una certa varietà il nostro lavoro quotidianamente propone.
di lavori riguardanti l'uso della musicoterapia Questo VII° Seminario APIM è testimonianza di
nella cura della demenza, nel campo delle cure una profonda fiducia nel potenziale di crescita
palliative, nella riabilitazione neurologica e nelle che l'appartenenza attiva ad un'associazione pro-
difficoltà di apprendimento. duce, in quanto nato a partire dalle tematiche
Come già detto sopra infrastrutture che si occu- indicate nei questionari compilati dai soci presen-
pino di ricerca stanno nascendo e ci sono aree di ti agli appuntamenti degli scorsi anni, sviluppato
interesse che necessitano di essere discusse. con il contributo di generosi che hanno prestato
Alcuni di questi argomenti sono l'analisi di mate- il proprio tempo ed il proprio intelletto alla strut-
riale audio e di videotape, schede di "assessment" turazione di un'idea, e realizzato con il coinvolgi-
e questionari per la ricerca musicoterapica, mento di colleghi che si trovavano agli scorsi
appropriate supervisioni di ricerche, accesso a appuntamenti come uditori e che ora partecipa-
fondi, gruppi di supporto alla ricerca e servizi no in qualità di relatori.
circa la letteratura in questione. Gli strumenti insoliti della musicoterapia sono
Prof. David Aldridge domande prima che risposte: è possibile affianca-
Resposabile della ricerca qualitativa in Medicina re allo strumentario standard della musicoterapia
Facoltà di Medicina, Univ. Witten/Herdecke anche dotazioni inusuali come le apparecchiatu-
re elettroniche, gli strumenti accademici o quelli
autocostruiti? Quali sono i vantaggi e gli svan-
Informazioni taggi di tali scelte ed in quali contesti si sono
Valentina De Rienzo (segreteria) rivelate più proficue? Fino a quali orizzonti si è
ISFOM via R. Morghen 36 - 80129 Napoli spinta la riflessione sugli aspetti musicologici,
Tel. + 39 081/5789330 - Fax + 39 081/5784059 simbolici e applicativi in musicoterapia di questi
e-mail: napoli2001gdifranco@.it strumenti?
Ci è parso che già queste domande valessero l'inte-
Per informazioni più dettagliate consulta la ro seminario. Ma anche un'altra richiesta dei soci è
pagina Web: stata recepita: partecipare dei contenuti.
http://www.gdifranco.it/napoli2001.html Allora sarà un seminario con più esperienze e meno
astrattezze, con più partecipazione e meno distanza.
VIIº Seminario APIM Ogni parola dovrà riferirsi a qualcosa di visto, senti-
“Gli strumenti insoliti della Musicoterapia” to; ogni riflessione dovrà essere collettiva, fondarsi
23/24 Settembre 2000, Hotel La Fenice, Rimini su qualcosa che sia accaduto nella stanza, che tutti
abbiano in qualche maniera condiviso.
Siamo giunti al VII° Seminario riminese; un Non solo: il convegno prevede diversi momenti di
appuntamento annuale che si rivolge prevalente- confronto tra relatori e uditorio, poiché confidiamo
mente a persone già avviate alla musicoterapia. che domande, dubbi ed esperienze a confronto pos-
Per questo si è andato sempre più strutturando sano alimentare il desiderio di crescita professionale.
nel tempo come momento formativo di secondo Invitiamo pertanto ognuno a partecipare nel
livello. Crescono i soci e con loro la qualità delle senso più cooperativo del termine, già a partire
iniziative che l'associazione propone come contri- da un primo impegno di adesione e diffusione
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buto al mantenimento di una curiosità e fre- dell'iniziativa; in secondo luogo auspichiamo l'ar-
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rivo di ogni congressista affiancato da uno stru- Popolare di Novara - Genova sede, entro il 9 set-
mento, il suo preferito, quello sul quale ha lunga- tembre 2000.
mente studiato e suonato, o quello che ha
costruito pensando specificatamente ad un pro- Sede del seminario
prio desiderio sonoro; infine, invitiamo tutti, soci Hotel "La Fenice" - Viale Mantova, 96 Rimini.
e simpatizzanti, a partecipare, perché l'APIM La Direzione dell'Hotel riserva in questa circo-
siamo noi! stanza condizioni particolarmente favorevoli ai
soci APIM: è possibile infatti usufruire di un pac-
Programma chetto di pensione completa (dal pernottamento
Venerdì 22/9/2000 di venerdì sera fino al pranzo della domenica) a
21.00 Arrivo e pernottamento sole L. 140.000 in camera a due letti, con un ulte-
Sabato 23/9/2000 riore sconto del 10% sull'importo per l'eventuale
8.30 - Registrazione iscritti terzo letto; il supplemento per la camera singola
9.00 - PRESENTAZIONE LAVORI è invece di L. 10.000.
Gerardo Manarolo Chi fosse interessato ad iscriversi dovrà comuni-
9.30 - GLI STRUMENTI AUTOCOSTRUITI carlo alla segreteria organizzativa del Seminario,
Mauro Peddis - Fernando Monte precisando la sistemazione alberghiera desiderata.
15.30 - GLI STRUMENTI ELETTRONICI
Andrea Masotti Informazioni
19.30 - Cena "La Fenice" è un Hotel di Mirabello di Rimini
Domenica 24/9/2000 (Viale Mantova 96) molto semplice da raggiunge-
8.30 - Colazione re: per chi arriva in treno alla Stazione di Rimini
9.00 - GLI STRUMENTI ACCADEMICI sono disponibili le corse degli autobus n. 10 e 11,
Ferdinando Suvini - Silvia Poli dai quali scendere alla fermata n.25; per chi arri-
12.00 - CONCLUSIONI va in autostrada, appena usciti al casello di
12.30 - CONSEGNA PREMIO APIM Rimini sud bisogna procedere in direzione Rimini
13.00 - Pranzo per poche centinaia di metri, fino al primo incro-
14.30 - ASSEMBLEA SOCI APIM cio, dove bisogna svoltare a sinistra in direzione
Riccione; procedere per 2 Km circa e al secondo
Modalità d'iscrizione semaforo svoltare a sinistra in Via Rosmini, svol-
Il Seminario è riservato ai soci. tare ancora a sinistra in Via Siracusa, e dopo aver
La quota prevista è di L. 150.000 (Socio oltrepassato il sottopasso svoltare a destra in
Sostenitore); per quanti avessero già versato la Viale Mantova.
quota associativa ordinaria per il 2000 si prati-
cherà una riduzione di L. 50.000; verrà altresì pra- Segreteria Organizzativa
ticata una medesima riduzione agli iscritti per Marzia Mancini
l'anno in corso alle scuole di musicoterapia di Tel. e Fax 0541/730117
Assisi, della "Linea dell'Arco" di Lecco, del CEFIG di
Bologna, dello I.A.L. di Saronno e a quelle Segreteria Scientifica
dell'ANFFAS di Genova e di Rivarolo Canavese Massimo borghesi
(produrre documentazione). Il versamento andrà Tel. 0338/7746947
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effettuato sul Conto Corrente n. 1531 della Banca e-mail massimoborghesi@libero.it
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articoli pubblicati
Numero 0, Luglio 1992 Volume III, Numero 1, Gennaio 1995
Terapie espressive e strutture intermedie (G. Montinari) • Musica e struttura psichica (E. Lecourt) • Nessi funzionali e
Musicoterapia preventiva: suono e musica nella preparazio- teleologici tra udire, vedere, parlare e cantare (Schindler,
ne al parto (M. Videsott) • Musicoterapia recettiva in ambi- Vernero, Gilardone) • Il ritmo musicale nella rieducazione
to psichiatrico (G. Del Puente, G. Manarolo, C. Vecchiato) • logopedica (L. Pagliero) • Differenze e similitudini nell’appli-
L’improvvisazione musicale nella pratica clinica (M. cazione della musicoterapia con pazienti autistici e in coma
Gilardone) (R. Benenzon) • La musica come strumento riabilitativo (A.
Campioto, R. Peconio) • Linee generali del trattamento musi-
Volume I, Numero 1, Gennaio 1993 coterapico di un caso di "Sindrome del Bambino Ipercinetico"
Etnomusicologia e Musicoterapia (G. Lapassade) • (M. Borghesi) • Strumenti di informazione e di analisi della
Metodologie musicoterapiche in ambito psichiatrico (M. prassi osservativa in musicoterapia (G. Bonardi)
Vaggi) • Aspetti di un modello operativo musicoterapico (F.
Moser, I. Toso) • La voce tra mente e corpo (M. Mancini) Volume III, Numero 2, Luglio 1995
•Alcune indicazioni bibliografiche in ambito musicoterapico Il senso estetico e la sofferenza psichica: accostamento stri-
(G. Manarolo) dente o scommessa terapeutica? (E. Giordano) • L'inventiva
del terapeuta come fattore di terapia (G. Montinari) • La for-
Volume I, Numero 2, Luglio 1993 mazione in ambito musicoterapico: lineamenti per un pro-
Musicoterapia e musicoterapeuta: alcune riflessioni (R. getto di modello formativo (P.L. Postacchini, M. Mancini, G.
Benenzon) • La Musicoterapia in Germania (F. Schwaiblmair) Manarolo, C. Bonanomi) • Il suono e l'anima: la divina ana-
• La Musicoterapia: proposta per una sistemazione catego- logia (M. Jacoviello) • Considerazioni su: dialogo sonoro,
riale e applicativa (O. Schindler) • Riflessioni sull’analisi delle espressione corporea ed esecuzione musicale (R. Barbarino,
percezioni amodali e delle trasformazioni transmodali (P.L. A. Artuso, E. Pegoraro) • Aspetti metodologici, empatia e sin-
Postacchini, C. Bonanomi) • Metodologie musicoterapiche in tonizzazione nell'esperienza musicoterapeutica (A. Raglio) •
ambito neurologico (M. Gilardone) • I linguaggi delle arti in Esperienze di musicoterapia: nascita e sviluppo di una comu-
terapia: lo spazio della danza (R. De Leonibus) • La musico- nicazione sonora con soggetti portatori di handicap (C.
terapia nella letteratura scientifica internazionale, 1ª parte Bonanomi)
(A. Osella, M. Gilardone)
Volume IV, Numero 1, Gennaio 1996
Volume II, Numero 1, Gennaio 1994 Armonizzare sintonizzandosi (P.L. Postacchini) • Dalla perce-
Introduzione (F. Giberti) • Ascolto musicale e ascolto interio- zione uditiva al concetto musicale (O. Schindler, M.
re (W. Scategni) • Lo strumento sonoro musicale e la Gilardone, I. Vernero, A.C. Lautero, E. Banco) • La formazione
Musicoterapia (R. Benenzon) • Ascolto musicale e musicale (C. Maltoni, P. Salza) • Gruppo sì, gruppo no: rifles-
Musicoterapia (G. Del Puente, G. Manarolo, P. Pistarino, C. sioni su due esperienze di musicoterapia (M. Mancini) •
Vecchiato) • La voce come mezzo di comunicazione non ver- Musicoterapia e stati di coma: riflessioni ed esperienze (G.
bale (G. Di Franco) Garofoli) • Il caso di Luca (L. Gamba) • Disturbi del linguag-
gio e Musicoterapia (P.C. Piat, M. Morone)
Volume II, Numero 2, Luglio 1994
Il piacere musicale (M. Vaggi) • Il suono e l’anima (M. Volume IV, Numero 2, Luglio 1996
Jacoviello) • Dal suono al silenzio: vie sonore dell’interiorità Il suono della voce in Psicopatologia (F. Giberti, G. Manarolo)
(D. Morando) • Gruppi di ascolto e formazione personale (M. • La voce umana: prospettive storiche e biologiche (M.
Scardovelli) • Esperienza estetica e controtransfert (M. E. Gilardone, I. Vernero, E. Banco, O. Schindler) • La stimolazio-
Garcia) • Funzione polivalente dell’elemento sonoro-musica- ne sonoro-musicale di pazienti in coma (G. Scarso, G.
le nella riabilitazione dell’insufficiente mentale grave (G. Emanuelli, P. Salza, C. De Bacco) • La creatività musicale (M.
Manarolo, M. Gilardone, F. Demaestri) Romagnoli) • Musicoterapia e processi di personalizzazione
56 nella Psicoterapia di un caso di autismo (L. Degasperi) • La
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recettività musicale nei pazienti psichiatrici: un'ipotesi di Volume VI, Numero 2, Luglio 1998
studio (G. Del Puente, G. Manarolo, S. Remotti) • Musica e Modelli musicali del funzionamento cerebrale (Giuseppe
Psicosi: un percorso Musicoterapico con un gruppo di Porzionato) • La mente musicale/educare l’intelligenza musi-
pazienti (A. Campioto, R. Peconio). cale (Johannella Tafuri) •
Reversibilità del pensiero e pensiero musicale del bambino
Volume V, Numero 1, Gennaio 1997 (Fulvio Rota) • Musica, Elaboratore e Creatività (Maurizio
La riabilitazione nel ritardo mentale ed il contributo della Benedetti) • Inchiostro, silicio e sonorità neuronali (Alberto
Musicoterapia (G. Moretti) • Uomo Suono: un incontro che Colla) • Le valenze del pensiero musicale nel trattamento dei
produce senso (M. Borghesi, P.L. Postacchini, A. Ricciotti) • La deficit psico-intellettivi (Ferruccio De Maestri).
Musicoterapia non esiste (D. Gaita) • L'Anziano e la Musica.
L'inizio di un approccio musicale (B. Capitanio) • Riflessioni Volume VII, Numero 1, Gennaio 1999
su una esperienza di ascolto con un soggetto insufficiente E se la musica fosse…(Maurizio Spaccazocchi) • Una noce
mentale psicotico (P. Ciampi) • Un percorso musicoterapico: poco fa (Denis Gaita) • L’ascolto in Musicoterapia (Gerardo
dal suono silente al suono risonante (E. De Rossi, G. Ba) • La Manarolo) • La musica allunga la vita?(M. Maranto, G.
comprensione dell'intonazione del linguaggio in bambini Porzionato) • Musicoterapia e simbolismo: un’esperienza in
Down (M. Paolini). ambito istituzionale (Anna Maria Bagalà)

Volume V, Numero 2, Giugno 1997 Volume VII, Numero 2, Luglio 1999


Gli effetti dell'ascoltare musica durante la gravidanza e il tra- Dalle pratiche musicali umane alla formazione professionale
vaglio di parto: descrizione di un'esperienza (Pier Luigi (Maurizio Spaccazocchi) • Formarsi alla relazione in
Righetti) • Aspettar cantando: la voce nella scena degli affet- Musicoterapia (Giandomenico Montinari) • Formarsi in
ti prenatali (Elisa Benassi) • Studio sul potenziale terapeutico Musicoterapia (Pierluigi Postacchini) • Prospettive formative e
dell'ascolto creativo (Massimo Borghesi) • Musicoterapia e professionali in Musicoterapia (Pio Enrico Ricci Bitti) • Un
Danzaterapia: le controindicazioni al trattamento riabilitati- coordinamento nazionale per la formazione in Musicoterapia
vo di alcune patie neurologiche (C. Laurentaci, G. Megna) • (Gerardo Manarolo)
L'ambiente sonoro della famiglia e dell'asilo nido: una possi-
bile utilizzazione di suoni e musiche durante l'inserimento Volume VIII, Numero 1, Gennaio 2000
(Maria Grazia Farnedi) • La Musicoterapia Prenatale e Malattia di Alzheimer e Terapia Musicale (Giuseppe
Perinatale: un'esperienza (A. Auditore, F. Pasini). Porzionato) • L’utilizzo della Musicoterapia nell’AIDS
(Andrea Ricciotti) • L’intervento musicoterapico nella riabili-
Volume VI, Numero 1, Gennaio 1998 tazione dei pazienti post-comatosi (Rita Meschini) •
Le spine del cactus (Claudio Lugo) • L’improvvisazione nella Musicoterapia e demenza senile (Francesco Delicato) •
musica, in psicoterapia, in musicoterapia (Pier Luigi Musicoterapia e AIDS (Roberto Ghiozzi) • Musicoterapia in
Postacchini) • L’improvvisazione in psicoterapia (Andrea un Servizio Residenziale per soggetti Alzheimer (Manuela
Ricciotti) • L’improvvisazione nella pratica musicoterapica Picozzi, Denis Gaita, Lia Redaelli)
(Massimo Borghesi) • La tastiera elettrica fra educazione e
riabilitazione: analisi di un caso (Pier Giorgio Oriani) • Ritmo
come forma autogenerata e fantasia di fusione (Giovanni Del
Puente, Stefania Remotti) • Aspetti teorici e applicativi della
musicoterapia in psichiatria (Fabio Moser, Giovanni Maria
Rossi, Ilario Toso).

Gli articoli pubblicati dal 1992 al 1998 sono ora raccolti in “Musica & Terapia, Quaderni italiani di Musicoterapia”
edizioni Cosmopolis Corso Peschiera 320 - 10139 Torino - http://www.publispace.com/cosmopolis 57
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norme redazionali

1) I colleghi interessati a pubblicare articoli originali


sulla presente pubblicazione sono pregati di invia-
re tre copie dattiloscritte ed una copia su dischet-
to redatta secondo il programma Word per
Windows (tipo RTF) al seguente indirizzo:
Dr. Gerardo Manarolo, Vico Curletto Chiuso, 5/6
16121, Genova.
2) L'accettazione dei lavori è subordinata alla revisione
critica del comitato di redazione.
3) La comunicazione di accettazione verrà inviata
non appena il comitato di redazione avrà espresso
parere favorevole alla pubblicazione.
4) Il testo degli articoli dovrà essere redatto in lingua
italiana e accompagnato dal nome e cognome del-
l'autore (o degli autori) completo di qualifica pro-
fessionale, ente di appartenenza, recapito postale
e telefonico.
5) Per la stesura della bibliografia ci si dovrà attenere
ai seguenti esempi:
a) LIBRO: Cordero G.F., Etologia della comunicazio-
ne, Omega edizioni, Torino, 1986.
b) ARTICOLO DI RIVISTA: Cima E., Psicosi seconda-
rie e psicosi reattive nel ritardo mentale,
Abilitazione e Riabilitazione, II (1), 1993, pp. 51-64.
c) CAPITOLO DI UN LIBRO: Moretti G., Cannao M.,
Stati psicotici nell'infanzia. In M. Groppo, E.
Confalonieri (a cura di), L'Autismo in età scolare,
Marietti Scuola, Casale M. (Al), 1990, pp. 18-36.
d) ATTI DI CONVEGNI: Neumayr A., Musica ed
humanitas. In A. Willeit (a cura di), Atti del
Convegno: Puer, Musica et Medicina, Merano,
1991, pp. 197-205.
6) Gli articoli pubblicati impegnano esclusivamente
la responsabilità degli Autori. La proprietà lettera-
ria spetta all'Editore, che può autorizzare la ripro-
duzione parziale o totale dei lavori pubblicati.

I Quaderni Italiani di Musicoterapia sono distribuiti


presso le Librerie Feltrinelli.

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