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V. Casson, L. Cecchinato, E. Fornasieri, C.

Zilio 131

ANALISI TEORICA DI UN IMPIANTO DI REFRIGERAZIONE


BISTADIO AD ANIDRIDE CARBONICA

V. Casson, L. Cecchinato, E. Fornasieri, C. Zilio


Dipartimento di Fisica Tecnica dell’Università di Padova
Via Venezia, 1 – 35131 Padova
Fax 049 8276896
e-mail: vanna.casson@unipd.it; ceck@unipd.it; ezio.fornasieri@unipd.it; claudio.zilio@unipd.it.

ABSTRACT: Theoretical analysis of a two-stage refrigerating installation CO2 operated


The possibility is analysed of applying two-stage compression to CO2 transcritical cycles with the
purpose of getting the well known advantages that such a technique bring about in traditional cycles
(improved energy efficiency, larger volumetric efficiency of compressors, lower discharge
temperature…).
To this end a simulation model was developed that uses a computer code (REFPROP 5.0 by NIST) for
evaluating the thermodynamic properties of the refrigerant. The increase in COP with respect to a
single-stage cycle was determined as a function of different operating conditions and different
performance of components. The effect of the following parameters was investigated: evaporation
temperature, gas cooler pressure, temperature of the fluid used for heat rejection and isentropic
efficiency of the compressors.

1. INTRODUZIONE
L’anidride carbonica è un fluido naturale di basso costo, non tossico, incombustibile ed inerte nei
confronti degli oli minerali. Non è inoltre dannoso per l’ozono stratosferico ed è dotato di un
potenziale di effetto serra trascurabile nei confronti dei correnti fluidi frigorigeni alogenati HCFC ed
HFC. Queste interessanti proprietà ambientali hanno risvegliato un profondo interesse in campo
tecnologico e scientifico, tanto che questo argomento è diventato di grande attualità ed oggetto di
numerosissimi recenti studi.
La particolarità nel suo utilizzo sta nel fatto che presenta una temperatura critica di 31,06°C ed una
pressione critica di 73,84 bar. Questo comporta una profonda modificazione del ciclo frigorifero,
legata principalmente al processo di rilascio di calore ad alta temperatura, che avviene normalmente al
di sopra di quella critica. Di conseguenza, quando si usa l’anidride carbonica il ciclo termodinamico di
riferimento è quello transcritico. Anche la componentistica subisce profonde modificazioni: viste le
elevate pressioni di lavoro è necessario che tutti gli organi che compongono il ciclo siano molto più
resistenti alle sollecitazioni meccaniche: i valori elevati di densità della CO2 consentono tuttavia
dimensioni ridotte per le sezioni di passaggio del fluido e tale condizione porta, a parità di spessore di
parete, ad un incremento della resistenza meccanica, neutralizzando, almeno in parte, gli effetti delle
alte pressioni operative. Dal momento che il processo di rilascio del calore avviene a pressione
maggiore di quella critica al condensatore si sostituisce uno scambiatore di raffreddamento del gas
normalmente chiamato “gas cooler”.
Per quanto concerne l’efficienza energetica, certamente il ciclo è penalizzato dal basso valore della
temperatura critica, ma tale svantaggio può essere in parte compensato dalle migliori caratteristiche di
scambio termico.
In questa memoria viene effettuata l’analisi teorica di un ciclo bistadio ad anidride carbonica
funzionante sia secondo un ciclo transcritico che subcritico. Tale ciclo viene poi messo a confronto
con un analogo ciclo monostadio operante negli stessi regimi di temperatura.
Per tale analisi è stato sviluppato un programma di calcolo in codice FORTRAN che fornisce per varie
condizioni operative i valori del coefficiente di effetto utile (COP) e di una cilindrata di riferimento
(Vg0 ) per un compressore volumetrico. Per il calcolo delle proprietà termodinamiche del fluido si è
utilizzato il codice REFPROP 5.0 del NIST.
L’analisi teorica è stata condotta nell’intento di studiare l’effetto dei principali parametri del ciclo,
come precisato nel prossimo paragrafo.
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2. ANALISI DEL CICLO


Lo schema dell’impianto bistadio è riportato in figura 1. Quello del monostadio utilizzato per operare
il confronto in figura 2.
Nella figura 1 i punti caratteristici di ciclo sono indicati con il pedice ‘b’ che sta per “ bistadio ”; in
figura 2 si usa il pedice ‘m’ (monostadio).

7b H2 O
6b

11b
5b
12b 4b

H2 O
8b 3b
2b

9b

10b 1b

Fig. 1 - Schema dell’impianto bistadio.

H2 O
4m

3m

2m

5m

1m

6m

Fig 2 - Schema dell’impianto monostadio.

Nello schema del bistadio sono chiaramente visibili i due stadi di compressione tra i quali è stata
prevista la possibilità di effettuare una refrigerazione intermedia. A valle del gas cooler, parte del
fluido denso (il ciclo è transcritico) viene espanso fino alla pressione intermedia allo scopo di
raffreddare la rimanente portata, la quale, prima della laminazione finale, viene ulteriormente
raffreddata mediante un secondo scambiatore rigenerativo. Il ciclo monostadio di figura 2 è di tipo
classico. Anche in questo caso è presente lo scambiatore rigenerativo.
E’ opportuno far presente che, ai fini della riduzione delle perdite di exergia dovute alla laminazione
del fluido, la refrigerazione dello stesso prima della valvola è equivalente ad una laminazione in due
stadi con allontanamento del vapore di flash alla pressione intermedia.
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2.1. Parametri di input


Le simulazioni, i cui risultati sono riportati nei paragrafi che seguono, sono state effettuate
mantenendo costanti i parametri operativi riportati in tabella 1.

Tab. 1 – Parametri di impianto mantenuti fissi durante la simulazione.

Surriscaldamento del fluido all’uscita dell’evaporatore 3°C


Surriscaldamento del fluido nel punto 12b 8°C
Differenza di temperatura all’estremità fredda del condensatore/gas cooler 3°C
Differenza minima di temperatura al desurriscaldatore 3°C
Differenza minima di temperatura negli scambiatori rigenerativi 5°C

In tabella 2 sono invece indicati i parametri operativi variabili durante le simulazioni, ed i rispettivi
intervalli di variazione.
Il motivo per cui si sono scelti due diversi valori di pressione nel caso subcritico, è dovuto al fatto che
sono state ipotizzate due differenze di temperatura tra fluido condensante e quello secondario
(ipotizzato a 20°C): 3 e 5 °C. Da notare che solo nel ciclo transcritico il valore della pressione
superiore del ciclo è indipendente dalla temperatura.
La pressione intermedia viene calcolata assumendo l’uguaglianza dei rapporti di pressione nei due
stadi: un’analisi preliminare sull’influenza della pressione intermedia sul COP del ciclo ha dimostrato
che, anche se tale ipotesi non realizza esattamente la condizione di ottimizzazione, il COP che si
ottiene è così prossimo al valore massimo da rendere accettabile questo criterio di progetto.
Il programma di simulazione prevede un controllo sulla temperatura del fluido refrigerante all’ingresso
del desurriscaldatore intermedio: lo scambiatore viene escluso quando la temperatura dell’anidride
carbonica è inferiore a quella del fluido secondario.
Come già detto, per avere una base su cui confrontare i valori numerici ottenuti per il COP e Vg0
dell’impianto bistadio, è stata effettuata un’analisi simile su un impianto monostadio operante negli
stessi intervalli di pressione. Lo schema di impianto è quello di figura 2. Le condizioni operative sono
equivalenti a quelle assunte per il caso del bistadio.

Tab. 2 – Parametri di impianto variabili nella simulazione.

Temperatura del fluido secondario all’ingresso del


20 °C e 30 °C
condensatore/gas cooler
Temperatura del fluido secondario all’ingresso del
20 °C e 30°C
desurriscaldatore intermedio
Temperatura di evaporazione -10°C -20°C -30°C
Pressione di evaporazione corrispondente 26,45 bar 19,67 bar 14,26 bar
Pressione del gas cooler (ciclo transcritico) da 74 bar a 114 bar, passo di 4 bar
Pressione di condensazione (ciclo subcritico) 61,36 bar e 64,25 bar
Rendimento isoentropico del compressore di bassa pressione 0,6 e variabile
Rendimento isoentropico del compressore di alta pressione 0,6 e variabile

2.2. Metodo di analisi


Le simulazioni sono state condotte facendo due differenti ipotesi: inizialmente si è imposto un valore
costante per il rendimento isoentropico dei compressori, sia per il ciclo monostadio che bistadio. Come
si vede in tabella 2 per entrambi i casi si è scelto un valore pari a 0,6. In questo modo è possibile fare
delle considerazioni esclusivamente sull’efficienza del ciclo termodinamico, a prescindere da quella
dei compressori.
In seguito sono state introdotte delle curve che forniscono il rendimento isoentropico in funzione del
rapporto delle pressioni; tali curve sono state costruite in base a dati riferiti a compressori DORIN
riportati in letteratura (Nekså, 1999).
Oltre che i valori del coefficiente di effetto utile (COP), sia per il ciclo bistadio che per quello
monostadio, sono stati calcolati dei valori della cilindrata di riferimento dei compressori Vg0 , intesi
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come il volume del vapore aspirato dal generico compressore per produrre l’unità di effetto frigorifero
all’evaporatore.
Ad esempio, per lo stadio di bassa pressione del bistadio si ha:

v2b
V g0B =
∆ h0

dove si indica con ∆h0 l’effetto frigorifero specifico all’evaporatore (h1b – h10b ) e con v2b il volume
specifico dell’anidride carbonica all’aspirazione dello stadio di bassa pressione (vedi figura 1).
Per lo stadio di alta pressione del bistadio si ha invece:

v5b m& A
V g0 A = ⋅
∆h 0 m& B

dove si indica con v5b il volume specifico dell’anidride carbonica all’aspirazione dello stadio di alta
pressione (vedi figura 1), con mB e mA le portate di fluido aspirate rispettivamente dallo stadio di bassa
pressione e da quello di alta pressione.
Analogamente si definisce la cilindrata di riferimento Vg0M relativa al monostadio.

3. RISULTATI DELL’ANALISI
3.1. Analisi con i rendimenti isoentropici costanti
In questo paragrafo sono analizzate le prestazioni dei due impianti per le diverse temperature di
evaporazione e pressioni di gas cooler (o condensazione): il rendimento isoentropico di compressione
è stato ipotizzato costante e pari a 0,6 per tutte le compressioni (sia nel ciclo monostadio che in quello
bistadio).

3.1.1. Temperatura dell’acqua di raffreddamento di 20°C


In figura 3 sono riportati gli andamenti delle cilindrate di riferimento dei compressori di alta e bassa
pressione al variare della pressione di gas cooler, pgc, in funzione della temperatura di evaporazione, te,
mentre in figura 4 sono riportati la cilindrata di riferimento totale e il COP di ciclo.
Nelle figure è evidenziato il valore della pressione critica. Come già detto, i due valori subcritici della
pressione corrispondono a differenze di temperatura tra fluido condensante e fluido secondario
rispettivamente di 3°C (per la pressione di 61,36 bar) e 5°C (per la pressione di 64,25 bar).
Nelle figure si osserva che entrambe le cilindrate di riferimento diminuiscono all’aumentare della
temperatura di evaporazione, com’è logico aspettarsi, mentre il COP, ovviamente, aumenta.
Per quanto riguarda la dipendenza dalla pressione del gas cooler, si rileva che il COP aumenta al
diminuire di essa, mentre andamenti opposti si riscontrano per le cilindrate di riferimento: quella di
bassa pressione diminuisce, mentre quella di alta pressione e la somma delle due aumentano.
Lo scambiatore rigenerativo che si trova immediatamente a valle del gas cooler è stato simulato in
modo da mantenere costante la differenza minima di temperatura tra i fluidi, che si realizza in
corrispondenza della sua estremità fredda. Ciò significa che al variare della pressione, e quindi
dell’entalpia del punto 7b (si faccia riferimento allo schema di impianto riportato in figura 1), varia
anche quella di 8b : mentre la prima diminuisce all’aumentare della pressione, la seconda cresce, è ciò
porta alla diminuzione di ∆h0 . L’aumento dell’entalpia del punto 8b con l’aumentare della pressione è
dovuta alla forma delle isoentalpiche nella zona del fluido denso ed alla condizione sulla differenza
minima di temperatura imposta.
Nel caso di ciclo subcritico si vede che il COP aumenta, insieme con la cilindrata di alta pressione e
quella totale del bistadio, mentre la cilindrata di bassa pressione diminuisce. Quanto più bassa è la
pressione di condensazione, tanto migliori sono le prestazioni del compressore, sia in termini di
capacità frigorifera (o di minor cilindrata richiesta) e COP.
Anche questi andamenti sono dovuti alle condizioni imposte per il programma. Passando dal ciclo
transcritico a quello subcritico, l’entalpia del punto 8b diminuisce, con conseguente incremento
dell’effetto frigorifero specifico e riduzione della cilindrata di riferimento di bassa pressione. La
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cilindrata di riferimento del compressore di alta pressione aumenta, per l’effetto combinato degli
incrementi sia del volume specifico all’aspirazione (la pressione intermedia infatti si riduce), che della
portata di fluido spillata, che è legata al bilancio entalpico relativo allo scambiatore rigenerativo.
Infine in figura 3 si vede che sia nel ciclo transcritico che subcritico il compressore di alta è quello che
ha cilindrata inferiore.

Vg0B, te = -10°C Vg0B, te = -20°C Vg0B, te = -30°C


Vg0A, te = -10°C Vg0A, te = -20°C Vg0A, te = -30°C
0.14

0.12
Vg0 [cm3/J]

0.10

0.08

0.06

0.04

0.02
pcr
60 70 80 90 100 110 120

pgc [bar]

Fig. 3 – Andamento delle cilindrate di riferimento di alta e bassa pressione in funzione della pressione di gas
cooler.

COP, te = -10°C COP, te = -20°C COP, te = -30°C


Vg0 TOT, te = -10°C Vg0 TOT, te = -20°C Vg0 TOT, te = -30°C

5.0 0.21
4.5 0.18

Vg0 TOT, [cm3/J]


4.0 0.15
3.5
COP

0.12
3.0
0.09
2.5
2.0 0.06

1.5 0.03
1.0 0.00
60 70 pcr 80 90 100 110 120

p gc [bar]

Fig. 4 – Andamento della cilindrata di riferimento totale e del COP di ciclo in funzione della pressione di gas
cooler.

Nel diagramma di figura 5 è riportato l’andamento del rapporto tra il COP del ciclo bistadio ed il
corrispondente COP di quello monostadio: si nota, a conferma della teoria, che il ciclo bistadio diventa
sempre più conveniente a mano a mano che si abbassa la temperatura di evaporazione. Come nei
diagrammi precedenti, anche qui viene effettuato il confronto per i due casi considerati di ciclo
subcritico: nel ciclo subcritico il bistadio offre il maggior incremento percentuale di COP per la
pressione di condensazione più elevata, in quanto per questa condizione operativa risulta più
apprezzabile la riduzione delle irreversibilità che tale ciclo permette.
Nella stessa figura 5 è riportato anche il rapporto tra la cilindrata convenzionale complessivamente
richiesta dal bistadio e quella richiesta dal monostadio. In tutte le situazioni considerate risulta che la
soluzione con compressione in due stadi comporta un incremento del volume generato dai compressori
volumetrici, soprattutto per le condizioni operative caratterizzate da più basso rapporto di pressione: la
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cosa non deve meravigliare, dato che in tutte le condizioni considerate il rapporto di pressione è
considerevolmente più basso di quello che usualmente si ha con le applicazioni tradizionali dei cicli
bistadio in regime subcritico, dove si ottiene invece spesso un risparmio di cilindrata.

COPbst/COPmst te= -10°C te = -10 °C te = -20


COPbst/COPmst te=°C
-20°C te = -30 °C
COPbst/COPmst te= -30°C

V0 tot bst/V0 tot mst te=-10°C V0 tot bst/V0 tot mst te=-20°C V0 tot bst/V0 tot mst te=-30°C
1.30
1.40 1.50
COPbst/COPmst

1.20

V 0 tot bst/V 0 tot mst


COPbst/COPmst

1.30 1.30

1.10 tfs = 20°C


1.20 1.10
tfs = 20°C
1.00
1.10 60 70 p cr 80 90 100 110 1200.90
60 70 pcr 80 90 100 110 120
p [bar]
pgcgc[bar]

Fig. 5 – Confronto tra ciclo bistadio e ciclo monostadio, in termini di COP e di cilindrata convenzionale
complessiva.

3.1.2. Temperatura dell’acqua di raffreddamento di 30°C


Nei cicli ad anidride carbonica ci si aspetta che esista un valore ottimale della pressione del gas cooler,
tale da rendere massimo il COP del ciclo. Il grafico di figura 4, invece, non evidenzia alcun massimo.
Questo accade perché il valore della pressione a cui il massimo si presenta dipende anche dalla
temperatura del fluido frigorigeno in uscita dal gas cooler, e quindi dalla temperatura di ingresso del
fluido di raffreddamento: per il valore scelto per questa temperatura (20° C) tale massimo si verifica
per valori di pressione subcritici.
Si è quindi supposto di avere un fluido secondario a temperatura superiore (30°C), si è ripetuta
l’analisi precedente, e si è visto che il massimo del COP si ottiene per valori ipercritici della pressione.
Nelle figure 6 e 7 si trovano i diagrammi relativi, analoghi a quelli tracciati con temperatura del fluido
di raffreddamento di 20°C.
Come si vede dal diagramma di figura 7, il COP presenta effettivamente un massimo, ma ha anche
valori minori rispetto al caso in cui il fluido raffreddante si trovava a 20°C, come è comprensibile,
stante l’effetto che in generale la temperatura di rilascio dell’energia termica ha sul COP.
Anche in questo caso si nota un andamento crescente con la pressione per V g0B, e decrescente per V g0A ,
per gli stessi motivi visti nel caso precedente. La cilindrata di riferimento per lo stadio di alta pressione
Vg0A presenta una spiccata sensibilità alla pressione del gas cooler, per valori di pressione sotto 80 bar.
Il motivo è legato all’elevato calore specifico a pressione costante del fluido denso nella zona vicina
alla pressione critica, che causa una portata di spillamento molto elevata nello scambiatore
rigenerativo (circa il triplo di quella inviata all’evaporatore).
Si osservi infine che in questo caso non si è proceduto all’analisi del ciclo subcritico, dal momento che
la temperatura dell’acqua di raffreddamento non permette la condensazione, per la differenza di
temperatura di 3°C ipotizzata all’estremità fredda dello scambiatore.
Come nel caso di temperatura del fluido raffreddante di 20°C si riporta in figura 8 il grafico con il
rapporto tra il COP del ciclo bistadio ed il corrispondente monostadio, insieme con il rapporto tra le
cilindrate convenzionali. Le conclusioni sono simili: anche in questo caso la convenienza del bistadio,
in termini di efficienza energetica, è maggiore quanto più bassa è la temperatura di evaporazione,
mentre la cilindrata complessivamente richiesta è sempre superiore.
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Vg0B, te = -10°C Vg0B, te = -20°C Vg0B, te = -30°C


Vg0A, te = -10°C Vg0A, te = -20°C Vg0A, te = -30°C

0.24
0.21
Vg0l [cm3/J]

0.18
0.15
0.12
0.09
0.06
0.03
70 80 90 100 110 120

p gc [bar]

Fig. 6 – Andamento delle cilindrate di riferimento di alta e bassa pressione in funzione della pressione di gas
cooler per una temperatura del fluido secondario di 30°C.

COP, te = -10°C COP, te = -20°C COP, te = -30°C


Vg0 TOT, te = -10°C Vg0 TOT, te = -20°C Vg0 TOT, te = -30°C

5.0 0.36
4.5
0.30

Vg0 TOT [cm3/J]


4.0
3.5 0.24
COP

3.0
0.18
2.5
2.0 0.12
1.5
0.06
1.0
0.5 0.00
70 80 90 100 110 120

p gc [bar]

Fig. 7 – Andamento della cilindrata di riferimento totale e del COP di ciclo in funzione della pressione di gas
cooler per una temperatura del fluido secondario di 30°C.

Confrontando i grafici di figura 5 e 8 è evidente l’influenza della temperatura del fluido usato per la
reiezione del calore: quanto più essa è elevata, tanto maggiore diventa la convenienza del bistadio,
anche se il vantaggio si riduce al crescere della pressione al gas cooler. Infatti, mentre con temperatura
del fluido di raffreddamento di 20 °C il rapporto tra i due COP presenta un andamento piuttosto piatto
al variare della pressione, quando la temperatura del fluido è 30 °C la dipendenza di tale rapporto dalla
pressione è molto più marcata, con un vantaggio significativo al diminuire della pressione: è
comunque da tenere presente che, per temperatura dell’acqua di raffreddamento di 30°C, il COP
ammette un massimo in corrispondenza di una pressione non molto lontana da quella critica.

3.2. Analisi con i rendimenti isoentropici variabili


In questo paragrafo è stata ripetuta l’analisi del ciclo effettuata al paragrafo precedente, supponendo
che i rendimenti isoentropici dei compressori (sia quello dell’impianto monostadio che quelli
dell’impianto bistadio) siano variabili. In particolare, si sono introdotte nel programma le curve dei
rendimenti in funzione del rapporto delle pressioni, secondo le curve riportate in figura 9, ricavate,
come già menzionato, da dati reperiti in letteratura (Nekså, 1999).
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COPbst/COPmst te= -10°C COPbst/COPmst te= -20°C COPbst/COPmst te= -30°C


V0 tot bst/V0 tot mst te=-10°C V0 tot bst/V0 tot mst te=-20°C V0 tot bst/V0 tot mst te=-30°C

1.85 1.50
COPbst/COPmst

V0 tot bst/V0 tot mst


1.70 1.32

1.55 1.14

1.40 0.96
tfs = 30°C
1.25 0.78

1.10 0.60
70 80 90 100 110 120

pgc [bar]

Fig. 8 – Confronto tra ciclo bistadio e ciclo monostadio, in termini di COP e di cilindrata convenzionale
complessiva, per una temperatura del fluido secondario di 30°C.

In base ai dati disponibili, si è scelta una curva rappresentata da un polinomio di secondo grado per
l’impianto bistadio, mentre per il monostadio è stato sufficiente assumere un andamento lineare per il
campo dei rapporti di pressione considerato. Dalla figura si vede come il rendimento isoentropico del
compressore dell’impianto monostadio risulti superiore a quelli del bistadio per bassi rapporti delle
pressioni. Per il rendimento isoentropico del compressore monostadio si è fatto riferimento al dato
specifico; per quello bistadio, in mancanza di dati relativi al diverso rendimento degli stadi di alta e
bassa pressione, si è scelto di attribuire uguale valore ai due stadi, pari a quello del processo globale.
Bisogna comunque ricordare, che, a stretto rigore, non sarebbe corretto attribuire, nell’impianto
bistadio, un ugual valore ai rendimenti isoentropici dei due stadi di compressione e quindi la scelta
effettuata si giustifica solo con l’indisponibilità di dati più attendibili.
L’analisi qui riportata si limita all’aspetto dell’efficienza energetica (COP), in quanto le considerazioni
relative ai volumi generati dai compressori non dipendono dal rendimento isoentropico ipotizzato

0.8
0.7
0.6
η is

Bistadio
0.5
Monostadio
0.4
0.3
0 2 4 6 8 10 12

pgc /pev
Fig. 9 – Rendimenti isoentropici di compressione in funzione del rapporto delle pressioni per l’impianto
monostadio e bistadio.

3.2.1. Temperatura dell’acqua di raffreddamento di 20°C


In figura 10 è riportato l’andamento del COP del ciclo bistadio al variare della temperatura di
evaporazione, te, e della pressione del gas cooler, pgc, per il ciclo transcritico e subcritico.
Si riscontra dalla figura che l’andamento del coefficiente di effetto utile è analogo a quello che si
aveva nella precedente ipotesi di rendimento isoentropico costante. Si osserva solamente che ora il suo
valore è leggermente diminuito, dal momento che nel campo considerato dei rapporti di pressione, il
rendimento isoentropico è di poco al di sotto del valore 0,6, come si vede in figura 9.
Come si è fatto per il caso di rendimenti costanti, anche ora si è operato il confronto con l’impianto
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monostadio per diversi valori della pressione di gas cooler e diverse temperature di evaporazione,
ovviamente con rendimento isoentropico di compressione variabile secondo figura 9. I risultati sono
riportati in figura 11: come era ovvio aspettarsi, nel confronto con il caso di rendimento isoentropico
costante, il vantaggio del ciclo bistadio sul monostadio risulta più significativo per quelle condizioni
operative che prevedono un rendimento isoentropico di compressione del bistadio più elevato di quello
del monostadio (elevati rapporti di pressione), mentre, nel caso opposto, il vantaggio si riduce.
Variazioni significative si riscontrano, in particolare per alte pressioni del gas cooler, quando il ciclo
monostadio è particolarmente sfavorito.

te = -10 °C te = -20 °C te = -30 °C

3.5

3.0

2.5
COP

2.0

1.5

1.0

0.5
60 70 pcr 80 90 100 110 120
pgc [bar]

Fig. 10 – Andamento del COP in funzione della pressione di gas cooler per una temperatura del fluido
secondario di 20°C nell’ipotesi di andamento isoentropico di compressione variabile.

te = -10 °C te = -20 °C te = -30 °C

1.50
tfs = 20°C
1.40
COPbst /COPmst

1.30

1.20

1.10

1.00

0.90
60 70 pcr 80 90 100 110 120

pgc [bar]

Fig. 11 – Confronto tra il COP del ciclo bistadio e quello del corrispondente ciclo monostadio nell’ipotesi di
rendimenti isoentropici dei compressori variabili secondo quanto indicato in figura 9. Temperatura del fluido
raffreddante 20°C.

3.2.2. Temperatura dell’acqua di raffreddamento di 30°C


In figura 12 è stato riportato l’andamento del COP nell’ipotesi di diverso valore della temperatura del
fluido secondario (30°C). Come già spiegato, in questo caso non è possibile il ciclo subcritico. Anche
ora la forma delle curve non cambia rispetto al caso con il rendimento isoentropico costante, mentre si
riscontra una lieve diminuzione del valore del coefficiente di effetto utile.
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In figura 13 è stato riportato il grafico di confronto con l’impianto monostadio. Per spiegare le
differenze rispetto al caso di rendimento isoentropico costante, si possono ripetere le considerazioni
esposte al punto precedente.

te = -10 °C te = -20 °C te = -30 °C

2.5

2.0

1.5
COP

1.0

0.5

0.0
70 80 90 100 110 120

pgc [bar]

Fig. 12 – Andamento del COP in funzione della pressione di gas cooler per una temperatura del fluido
secondario di 30°C nell’ipotesi di andamento isoentropico di compressione variabile.

te = -10 °C te = -20 °C te = -30 °C

1.80
COPbst /COPmst

1.60

1.40

1.20

tfs = 30°C
1.00
60 70 80 90 100 110 120

pgc [bar]

Fig. 13 – Confronto tra il COP del ciclo bistadio e quello del corrispondente ciclo monostadio nell’ipotesi di
rendimenti isoentropici dei compressori variabili. Temperatura del fluido raffreddante 30°C.

3.3. Influenza della temperatura di uscita dal gas cooler


L’analisi di ciclo ha evidenziato l’importanza della temperatura in uscita dal gas cooler nel
determinare prestazioni dell’impianto, per cui si è ritenuto opportuno approfondire l’argomento.
Detta temperatura è stata fin qui considerata pari a 23, o 33°C, in funzione delle scelte ipotizzate per
l’efficienza dello scambiatore e per la temperatura dell’acqua in ingresso.
Si è pertanto supposto, mantenendo fissa la temperatura di evaporazione a –30°C, e per diverse
pressioni superiori del ciclo, di poter variare a piacimento la temperatura dell’anidride carbonica
all’uscita dal gas cooler. I risultati ottenuti, in termini di COP sono riportati in figura 14.
Dal grafico di figura 14 si vede che il COP diminuisce all’aumentare della temperatura di uscita dal
V. Casson, L. Cecchinato, E. Fornasieri, C. Zilio 141

gas cooler del fluido frigorigeno, il che è ovvio. E’ tuttavia interessante osservare come questa
diminuzione sia tanto più marcata quanto minore è la pressione del gas cooler.

pc = 80 bar pc = 90 bar pc = 100 bar pc = 110 bar

1.600

1.400

1.200

1.000
COP

0.800

0.600

0.400

0.200
20 25 30 35 40 45

tu,gc, [°C]

Fig. 14 – COP al variare della temperatura dell’anidride carbonica all’uscita del gas cooler per diverse
pressioni di gas cooler.

Inoltre, per quanto riguarda l’effetto della pressione superiore del ciclo, si constata un’inversione di
tendenza per una temperatura di uscita di circa 34°C: al di sotto di questo valore di temperatura, il
COP è più elevato, quanto più la pressione è bassa, mentre il contrario si verifica al di sopra. Avendo
disposizione un fluido raffreddante a bassa temperatura, converrà dunque diminuire la pressione del
gas cooler, al limite verso valori subcritici.

4. CONCLUSIONI
L’analisi teorica ha permesso una prima valutazione dei parametri che influenzano l’efficienza
energetica e la capacità frigorifera di un ciclo bistadio, con particolare riferimento all’effetto della
temperatura di evaporazione, della temperatura di uscita dal gas cooler del fluido operatore e della
pressione massima del ciclo. In particolare si è rilevato che, man mano che la temperatura di
evaporazione si abbassa, aumenta il vantaggio del ciclo bistadio sul monostadio, in termini di
efficienza energetica, sia per rendimento isoentropico di compressione costante, che variabile.
L’analisi sull’influenza delle condizioni operative del gas cooler ha invece permesso di concludere che
per una temperatura di uscita del fluido frigorigeno inferiore a circa 34°C è vantaggioso operare con
pressioni superiori di ciclo tendenzialmente basse, mentre l’opposto è vale per temperature superiori.
Ovviamente, quanto più bassa la temperatura di uscita del fluido operatore dal gas cooler, tanto più
elevata è l’efficienza energetica.
Il guadagno di efficienza energetica conseguibile è senz’altro apprezzabile, ma per le condizioni
operative qui considerate resta limitato ad incrementi compresi tra un minimo di circa 12% ed un
massimo di circa il 30%, per rendimento isoentropico costante. Il caso di rendimento isoentropico
variabile ha mostrato in taluni casi un maggiore guadagno di efficienza del bistadio, rispetto al
monostadio, ma in altri un appiattimento delle prestazioni; tali risultati possono tuttavia non essere del
tutto attendibili, in relazione all’imperfetta conoscenza dei dati di efficienza dei compressori reali. A
fronte di una maggiore efficienza energetica, la soluzione con compressione in due stadi comporta
tuttavia un incremento della cilindrata complessiva dei compressori.
142 56° Congresso Nazionale ATI

Bibliografia
P. Nekså, F. Dorin, H. Rekstad, A. Bredesen, A. Serbisse. Development of semi-hermetic CO2 compressors.
Proc. of the XX International Congress of Refrigeration – Sydney 19-24 sept. 1999, pp. 2151-2157.
A. Cavallini. Il ritorno dell’anidride carbonica quale fluido frigorigeno. Zerosottozero, anno VIII, n. 5, giugno
1999, pp. 75-85.