Sei sulla pagina 1di 486

Programma di Biochimica Scienze Motorie

Prof. Riccardo Marzocchini


Biochimica Viale Morgagni 50 Firenze
E-mail: riccardo.marzocchini@unifi.it
4,9,11,16,18,23,25, maggio e 30 maggio verifica finale, 6 giugno risultati

Argomenti:
Funzione delle proteine
Emoglobina, mioglobina, Trasporto dell’ossigeno ai tessuti, Emoglobina e
Mioglobina. Patologie legate all’Emoglobina.
Anticorpi. Proteine del sangue.

Metabolismo Degradativo

Catabolismo dei trigliceridi. Digestione dei trigliceridi e trasporto al tessuto


adiposo. Degradazione del glicerolo. Trasporto degli acidi grassi nei mitocondri e
Beta-ossidazione, regolazione e resa energetica del catabolismo di acidi grassi.
Sintesi e utilizzazione dei corpi chetonici. Cenni sulla biosintesi del colesterolo.
Catabolismo delle proteine e degli aminoacidi. Digestione e catabolismo
delle proteine della dieta. Proteasi. Aminoacidi essenziali e non essenziali.
Deaminazione ossidativa, non ossidativa e transaminazione. Il ruolo centrale
della glutammato deidrogenasi. Formazione del carbamil-fosfato e ciclo
dell'urea ed enzimi coinvolti. Destino degli scheletri carboniosi degli amino acidi.
Significato e controindicazioni del catabolismo degli aminoacidi.

Vitamine , Ormoni ( meccanismo d’azione e classificazione).

Metabolismo biosintetico
Gluoconeogenesi e glicogenosintesi. Substrati della gluoconeogenesi. Ciclo di
Cori. Reazioni della gluoconeogenesi. Glicogenosintesi. Reazioni e regolazione.

Libri di riferimento:
D.L. Nelson e M.M. Cox “Introduzione alla Biochimica di Lehninger” Ed.
Zanichelli

A.Di Giulio, A. Fiorilli , C. Stefanelli BIOCHIMICA PER LE SCIENZE MOTORIE


Casa Editrice Ambrosiana (CEA)
Libri di riferimento da cui sono tratte le slides
1- Lehninger
PRINCIPLES OF BIOCHEMISTRY Fourth Edition
David L. Nelson (University of Wisconsin–Madison)
Michael M. Cox (University of Wisconsin–Madison)

2- Stryer Biochemistry Fifth Edition


Proteine Globulari

PROTEIN FUNCTION

Reversible Binding of a Protein to a Ligand:


Oxygen-Binding Proteins

Riferimento: Lehninger
PRINCIPLES OF BIOCHEMISTRY Fourth Edition
David L. Nelson (University of Wisconsin–Madison)
Michael M. Cox (University of Wisconsin–Madison)
Le proteine ​interagiscono con altre molecole e le loro interazioni sono legati
alla struttura delle proteine stesse. La funzione delle proteine di cellule e
tessuti dipende da stabili interazioni quaternarie tra vari polipeptidi. Le funzioni
di molte altre proteine ​implicano interazioni con una varietà di diverse molecole.

La maggior parte di queste interazioni sono “fugaci”, anche se può essere la


base fisiologica di complessi processi come il trasporto di ossigeno, funzione
immunitaria, la contrazione muscolare. Le funzioni di molte
proteine ​coinvolgono il legame reversibile con altre molecole.

DEFINIZIONI:
Una molecola che lega reversibilmente una proteina si chiama ligando. Un
ligando può essere qualsiasi tipo di molecola, inclusi un'altra proteina. La
natura transitoria delle interazioni proteina-ligando è fondamentale per la vita,
permettendo a un organismo di rispondere rapidamente e reversibilmente al
cambiamento ambientale e di circostanze metaboliche. Un ligando si lega ad
un sito sulla proteina chiamata sito di legame, che è complementare al
ligando per dimensione, forma, carica e carattere idrofobico o idrofilico.
Inoltre, l'interazione è specifica: la proteina può discriminare tra i migliaia
di differenti molecole nel suo ambiente e selettivamente impegnare solo
uno o pochi legami. Una data proteina può avere siti di legame separati per
diversi differenti ligandi.

P.e. Legame enzima-substrato di un enzima

Enzimi rappresentano un caso speciale della funzione proteica.


Gli enzimi si legano e trasformano chimicamente altre molecole e catalizzano
reazioni. Le molecole hanno reagito su enzimi sono chiamati substrati di
reazione piuttosto che ligandi, e il sito di legame-ligando è chiamato
sito catalitico o sito attivo.
L'ossigeno può essere associato a un gruppo protestetico eme
L'ossigeno è poco solubile in soluzioni acquose e non può essere
trasportato ai tessuti in quantità sufficiente se è semplicemente sciolto nel
siero del sangue.
Per diffusione lossigeno attraversa i tessuti ed è inefficace su distanze
maggiori di pochi millimetri.

Questo ruolo è possibile per mezzo di alcuni metalli di transizione, tra i


quali il ferro e rame, che hanno una forte tendenza a legarsi all'ossigeno.

Gli organismi multicellulari sfruttano le proprietà di metalli, più


comunemente il ferro, per il trasporto di ossigeno.
Tuttavia, ferro libero promuove la formazione di specie altamente reattive
dell’ossigeno (R.O.S.) come i radicali ossidrile (OH .) che possono
danneggiare il DNA e altre macromolecole.

In organismi pluricellulari particolarmente il ferro è spesso


incorporata in un gruppo prostetico legato alle proteine
chiamato eme.
MODELLO SCHEMATICO DELLA
MIOGLOBINA (A) Proteina a
struttura terziaria) e gruppo EME (B)

Si noti l’importanza dei residui laterali di His=Istidina della catena


polipeptodica
STRUTTURA DELL’EME
Sintesi dell’EME
La base della sintesi è l’
acido delta-
amminolevulonico (ALA)
prodotto a partire da glicina
(un aminoacido non
essenziale) e succinil-CoA
(intermedio del ciclo di
Krebs)
Principale sede della
biosintesi: fegato
Per deidratazione si
produce Protobilinogeno.
N.B. La deidratasi è
sensibile ai metalli pesanti
(avvelenamento da piombo)
Possibile blocco della
sintesi dell’EME
X = Sostituenti
quattro gruppi metilici (-CH3),
due vinilici (CH2=CH-) e due PROTOPORFIRINA IX
propionici (-CH2-CH2-COO-) Quattro anelli pirrolici
EME Fe2+-Protoporfirina IX
Legami di coordinazione (6)
con il Ferro
Legami di coordinazione
con il Ferro e i residui di
Istidina
Struttura della
MIOGLOBINA
Legame tra ossigeno e mioglobina
(curva iperbolica)
Proteine globulari importanti nel corpo umano:
l’EMOGLOBINA
MODELLO SCHEMATICO DELLA
EMOGLOBINA
Legame tra ossigeno e mioglobina
(curva iperbolica) ed Emoglobina
(curva sigmoidale)
Legami di coordinazione
con il Ferro e i residui di
Istidina
LEGAME TRA Fe2+ e
MOLECOLA
D’OSSIGENO (O2)
LEGAME TRA Fe2+ e
MONOSSIDO DI
CARBONIO (CO)
Similarità tra mioglobina e catene α e β
della emoglobina
Similarità di
sequenza tra
mioglobina e
catene α e β
della
emoglobina
EMOGLOBINA
PM 64KDa
141α – 146 β AA

MIOGLOBINA 153
AA
Transizione dalla forma Tesa (minor affinità)
Alla forma Rilassata (maggior affinità)
Una proteina allosterica è quella in cui il legame di un ligando ad un sito
influenza le proprietà leganti di una molecola ad un altro sito sulla stessa
proteina.

Il termine "allosterico“ deriva dal greco allos, "altro", e stereos, o


"forma". Le proteine allosteriche sono quelli aventi “più forme" o
conformazioni, indotte dal legame dei ligandi indicati come modulatori. I
cambiamenti conformazionali indotti dal modulatore interconvertono
forme più attive e meno attive della proteina.

I modulatori allosterici per le proteine possono essere sia inibitori o


attivatori.

Se i modulatori sono identici, l'interazione è chiamato omotropica.

Quando il modulatore è una molecola diversa il legante normale


l'interazione è eterotopica.

Alcune proteine hanno due o più modulatori e quindi può avere


interazioni sia omotropica e eterotopica.
Il legame Cooperativo di un ligando per una proteina multimerica,
come si osserva con il legame di O2 con l'emoglobina, è una forma di
legame allosterico spesso osservato in proteine multimeriche.

Il legame di un ligando ha effetti sulle affinità dei restanti siti di legame liberi,
e O2 può essere considerato sia un legante che un modulatore omotropico
attivante.

C'è un solo sito di legame per O2 su ciascuna subunità, così gli effetti
allosterici dando luogo a cooperatività sono mediati da cambiamenti
conformazionali trasmessi da una subunità all'altro interazioni subunità-
subunità.

Una curva legame sigma (o sigmoide) è significativa di un legame


cooperativo.

Esso permette una più risposta più sensibile alla concentrazione ligando ed
è importante per la funzione di molte proteine con più subunità.
La forma T passa alla forma R che lega
maggiormente l’ossigeno
COOPERATIVITA’
Il legame
Cooperativo
indicato
dalla curva
sigmoide.

L’Hb è più
efficiente nel
legare l’O2 a
livello
polmonare pO2
alta ed a
rilasciarlo a
livello tissutale
pO2 bassa
Modello generale
d’interconversione
L’Emoglobina lega
l’ossigeno con affinità
sempre più crescente in base
al numero di molecole
d’Ossigeno che si legano
Trasporto della CO2

Trasporto della CO2 attraverso il legame con il


gruppo amino terminale delle catene
globiniche
ANIDRASI CARBONICA (reazione 2)
1° EFFETTO ALLOSTERICO
L’Emoglobina è regolata dal pH (effetto Bohr
formazione di carbonato)
(esempio di allosterismo)

(H+)

(H+)
Effetto del
pH sul
legame
dell’O2

pH 7.6 a
livello
polmonare.
pH 7.2 a
livello
tissutale
LA CURVA
CAMBIA DI
RAPPORTO
2° EFFETTO
ALLOSTERICO
La GLICOLISI è la degradazione
enzimatica del Glucosio
Il BIFOSFOGLICERATO prodotto
dalla glicolisi negli ERITROCITI
ABBASSA l’affinità
dell’emoglobina per l’ossigeno,
perché questa molecola si lega in
modo preferenziale alla
DESOSSIEMOGLOBINA
In altre parole:
La presenza di BPG negli eritrociti
determina un’abbassamento
dell’affinità dell’emoglobina per
l’ossigeno, in quanto, questa
molecola, tende a favorire la
conformazione DEOSSIGENATA
INTRODUZIONE allo studio delle
emoglobinopatie

I difetti congeniti ed EREDITARI nella struttura della


emoglobina possono portare a malattie diffuse nella
popolazione:
Anemia Falciforme (HbS).
Talassemia (α- β- γ-).
Alcune emoglobine MODIFICATE si ritrovano nel
sangue adulto normale:
Emoglobina glicosilata (HbA1C).
Emoglobina fetale (HbF).
globuli rossi
TIPI di EMOGLOBINE nel SANGUE ADULTO NORMALE
Mutazione
Anemia
Falciforme
Glu (E)
Val (V)
La malattia è causata da una mutazione puntiforme del gene della catena β
dell'emoglobina, che determina la sostituzione di un'adenina con una timina
(GAG → GTG), che di conseguenza si traduce in una mutazione E6V
(l'Acido glutammico in posizione 6, posizionato in superficie nella catena
beta, diventa una valina). La sostituzione di un amminoacido idrofilo con
uno idrofobico abbassa la solubilità della proteina in configurazione deossi
(la valina interagisce con un sito idrofobico posto tra le eliche E-F di una
catena beta di un'altra molecola di HB); questo determina la precipitazione
dell'Hb con formazione di fibrille nell'emazie. La falcizzazione dell'eritrocita
non è costitutiva ma si determina in particolari condizioni, quali ipossia,
incremento dell'acidità, innalzamento della temperatura e presenza di acido
2,3 bisfosfoglicerico: tutte condizioni che si verificano nel microcircolo.

https://it.wikipedia.org
Anemia Falciforme, globuli rossi modificati
Emoglobina
falciforme HbS

(falce da Sickle)
DNA singola mutazione

Proteina mutata
Un aminoacido con
gruppo R acido (Glu) è
sostituito da un
aminoacido con gruppo R
idrofobico (Val)
La mutazione per l’emoglobina falciforme è una
mutazione recessiva e segue la segregazione (vedi
distribuzione) tipica Mendeliana
Due persone che portano ognuna una copia mutata di uno dei geni hanno, ad
ogni gravidanza, il 25 % di rischio di avere un figlio affetto dalla malattia.
La probabilità di avere un figlio portatore sano è del 50 % e la probabilità che un
figlio non abbia la patologia e non sia un portatore è del 25 %. Per valutare in
maniera completa il problema è necessario richiedere una consulenza genetica.
Le talassemie
La talassemia è una malattia ereditaria che comporta anemia, cioè una
diminuzione della presenza di emoglobina utile al trasporto dell'ossigeno
nel sangue. Il nome talassemia deriva dal greco, poiché la variante
conosciuta per prima fu quella mediterranea. Tale termine è nato per
indicare la peculiarità della malattia di essere diffusa tra coloro che vivono
in ambienti paludosi, acquitrinosi (θάλασσα = thálassa = mare).
Le talassemie costituiscono un gruppo eterogeneo di
emoglobinopatie ereditarie recessive, caratterizzate dalla ridotta o
assente sintesi dell'emoglobina.

Le alterazioni del gene beta sono eterogenee: possono infatti


verificarsi sia delezione sia alterazioni puntiformi, che possono
portare a difetti di trascrizione del DNA o di traduzione.
Nel caso di assenza totale di catene beta, si formano solo le catene
alfa, che precipitano, con la conseguente distruzione delle emazie
(anemia emolitica) con conseguente ingrossamento dei suddetti
organi (epatomegalia e splenomegalia).

https://it.wikipedia.org
DIFFUSIONE E INCIDENZA

Esistono diversi tipi di talassemia:

In Africa è più diffusa l'alfa talassemia (ridotta sintesi di catene alfa), mentre
nel bacino del Mediterraneo è più diffusa la beta talassemia (ridotta sintesi
delle catene beta), detta per questo anche "anemia mediterranea".

È molto diffusa nelle zone mediterranee come il Nord Africa, la Spagna


meridionale, la Puglia, il delta del Po, la Sicilia e la Sardegna. In queste
ultime due regioni i portatori sani sono oltre 700.000 su una popolazione
totale di poco meno di 7 milioni di abitanti. Sono circa 7000 i pazienti in
Italia.

https://it.wikipedia.org
Le Emoglobine atipiche
Emoglobina glicosilata (HbA1C)

L’emoglobina glicata (emoglobina A1c, HbA1c, A1C, o Hb1c; a volte anche


HbA1c) è una forma di emoglobina usata principalmente per identificare la
concentrazione plasmatica media del glucosio per un lungo periodo di
tempo.

Viene prodotta in una reazione non-enzimatica a seguito dell'esposizione


dell'emoglobina normale al glucosio plasmatico.

La glicosilazione (glicazione) non enzimatica alta dell'emoglobina è stata


associata con le malattie cardiovascolari, le nefropatie e la retinopatia del
diabete mellito. Il monitoraggio dell'HbA1c nei pazienti con diabete di tipo 1
può migliorare il trattamento.
Nel normale arco di vita di 120 giorni dei globuli rossi, le molecole di
glucosio reagiscono con l'emoglobina formando emoglobina glicosilata.

In individui diabetici che hanno scarso controllo della glicemia, la quantità


della emoglobina glicosilata che si forma è molto più elevata che nei
soggetti sani o nei soggetti diabetici con un buon controllo glicemico
ottenuto dalla terapia.

Un aumento di emoglobina glicosilata all'interno dei globuli rossi, pertanto,


riflette il livello medio di glucosio al quale l'emazia è stata esposta durante
il suo ciclo vitale. Il dosaggio della emoglobina glicosilata fornisce valori
indicativi dell'efficacia della terapia, monitorando la regolazione a lungo
termine del glucosio sierico.

Il livello di HbA1c è proporzionale alla concentrazione media del glucosio


durante le quattro settimane – tre mesi precedenti. Alcuni ricercatori
affermano che la porzione più grande del suo valore sia da attribuire a un
periodo di tempo relativamente più breve, da due a quattro settimane.
La Glicemia

Valori normali glicemici nell’adulto


Modificazioni della Glicemia
durante il pasto in assenza ed in
presenza di patologie
Glucose in the Blood

Glucose Test Person without Person with diabetes


diabetes

Fasting Test 70-110mg/dL > 140mg/dL

2 hours after eating <110mg/dL > 200mg/dL


IPOGLICEMIA

Ipoglicemia (in greco υπογλυκαιμία) è un termine medico che indica uno


stato patologico causato da (e definito come) un basso livello di zuccheri
(glucosio) nel sangue. L'ipoglicemia provoca una nutrita serie di effetti e
sintomi, la maggior parte dei quali originata da uno scarso afflusso di
glucosio al cervello, che ne riduce le funzioni cognitive (neuroglicopenia):
questa diminuzione della funzione cerebrale può andare da un vago senso
di malessere al coma e in rari casi alla morte. Una condizione di
ipoglicemia può avere origine da molte cause diverse, e può accadere a
qualsiasi età.

La causa più comune di ipoglicemia moderata è la mancata assunzione


di nutrienti per un prolungato periodo di tempo (16-24 ore), tempo
occorrente per esaurire le riserve di glicogeno epatico.
Una causa di ipoglicemia iatrogena frequente nei diabetici è l'accidentale
(o intenzionale) sovradosaggio di farmaci antidiabetici o di insulina,
oppure il non mangiare quando necessario dopo aver preso questi
medicinali. https://it.wikipedia.org
Profilo glicemico giornaliero normale ~ costante, nonostante la discontinuità
di introduzione del glucosio con l’alimentazione, per la capacità del fegato
di utilizzare glucosio nei periodi di glicemia elevata e produrre glucosio
quando viene meno l’apporto alimentare.
glicemia 70-110 mg/100 ml siero

WHO diabetes diagnostic criteria

Condition 2 hour glucose Fasting glucose HbA1c


Unit mmol/l(mg/dl) mmol/l(mg/dl) mmol/mol DCCT %
Normal <7.8 (<140) <6.1 (<110) <42 <6.0
Impaired
fasting
Glycaemia <7.8 (<140) ≥6.1(≥110) & <7.0(<126) 42-46 6.0–6.4
Impaired
Glucose
tolerance ≥7.8 (≥140) <7.0 (<126) 42-46 6.0–6.4
Condition 2 hour glucose Fasting glucose HbA1c
Unit mmol/l(mg/dl) mmol/l(mg/dl) mmol/mol DCCT %

Diabetes mellitus ≥11.1 (≥200) ≥7.0 (≥126) ≥48 ≥6.5

Diabetes mellitus is characterized by recurrent or persistent high blood sugar,


and is diagnosed by demonstrating any one of the following:
Fasting plasma glucose level ≥ 7.0 mmol/l (126 mg/dl)

Plasma glucose ≥ 11.1 mmol/l (200 mg/dl) two hours after a 75 g oral glucose
load as in a glucose tolerance test

Symptoms of high blood sugar and casual plasma glucose ≥ 11.1 mmol/l
(200 mg/dl)
Diabete Mellito
DIABETE DI TIPO I DIABETE DI TIPO II
o INSULINO-DIPENDENTE o INSULINO-INDIPENDENTE

• Compare soprattutto nei • Compare soprattutto negli


giovani adulti obesi
• Insulina virtualmente assente • Carenza recettori insulina
• Causa chetosi • Non causa chetosi
• Sembra avere cause • Sembra avere cause
autoimmuni ereditarie
• Si tratta con insulina esogena • Può essere tenuto sotto
controllo con una dieta
adeguata ed esercizio fisico
• Si tratta con antidiabetici orali
(sulfaniluree)
“Livelli di Glucosio Basale (BG)”

66
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
Continuous Glucose Monitoring

67
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
Deficit di insulina: Diabete Mellito

Si tratta della principale patologia che interessa il pancreas


endocrino. Causa alterazioni del metabolismo ed iperglicemia
↓ entrata di glucosio nelle cellule

↑ di glucosio in circolo: ↑ gluconeogenesi epatica

eccesso
extracellulare fame in mezzo
glucosio
all’abbondanza
deficit intracellulare
Diabetes mellitus (DM), commonly referred to as diabetes, is a group of
metabolic diseases in which there are high blood sugar levels over a
prolonged period.

Symptoms of high blood sugar include frequent urination, increased thirst,


and increased hunger. If left untreated, diabetes can cause many
complications.
Acute complications include diabetic ketoacidosis and nonketotic
hyperosmolar coma.
Serious long-term complications include cardiovascular disease, stroke,
chronic kidney failure, foot ulcers, and damage to the eyes.[3]
Diabetes is due to either the pancreas not producing enough insulin or the
cells of the body not responding properly to the insulin produced.[5]

There are three main types of diabetes mellitus:


Type 1 DM results from the pancreas's failure to produce enough insulin. This
form was previously referred to as "insulin-dependent diabetes mellitus"
(IDDM) or "juvenile diabetes". The cause is unknown.[3]

Type 2 DM begins with insulin resistance, a condition in which cells fail to


respond to insulin properly.[3] As the disease progresses a lack of insulin may
also develop.[6] This form was previously referred to as "non insulin-
dependent diabetes mellitus" (NIDDM) or "adult-onset diabetes". The primary
cause is excessive body weight and not enough exercise.[3]https://it.wikipedia.org
Type 1
Main article: Diabetes mellitus type 1
Type 1 diabetes mellitus is characterized by loss of the insulin-producing beta cells of
the islets of Langerhans in the pancreas, leading to insulin deficiency. This type can be
further classified as immune-mediated or idiopathic.
The majority of type 1 diabetes is of the immune-mediated nature, in which a T-cell-
mediated autoimmune attack leads to the loss of beta cells and thus insulin.

It causes approximately 10% of diabetes mellitus cases in North America and Europe.
Most affected people are otherwise healthy and of a healthy weight when onset
occurs.

Sensitivity and responsiveness to insulin are usually normal, especially in the early
stages. Type 1 diabetes can affect children or adults, but was traditionally termed
"juvenile diabetes" because a majority of these diabetes cases were in children.

https://it.wikipedia.org
Type 2
Main article: Diabetes mellitus type 2
Type 2 DM is characterized by insulin resistance, which may be combined
with relatively reduced insulin secretion.[5] The defective responsiveness of
body tissues to insulin is believed to involve the insulin receptor.

However, the specific defects are not known. Diabetes mellitus cases due to a
known defect are classified separately. Type 2 DM is the most common type
of diabetes mellitus.

In the early stage of type 2, the predominant abnormality is reduced insulin


sensitivity. At this stage, high blood sugar can be reversed by a variety of
measures and medications that improve insulin sensitivity or reduce the liver's
glucose production.
Type 2 DM is due primarily to lifestyle factors and genetics.
A number of lifestyle factors are known to be important to the development of
type 2 DM, including obesity (defined by a body mass index of greater than
30), lack of physical activity, poor diet, stress, and urbanization.

Dietary factors also influence the risk of developing type 2 DM.


Consumption of sugar-sweetened drinks in excess is associated with an
increased risk.[30][31] The type of fats in the diet is also important.
https://it.wikipedia.org
Gestational diabetes
Main article: Gestational diabetes
Gestational diabetes mellitus (GDM) resembles type 2 DM in several respects,
involving a combination of relatively inadequate insulin secretion and responsiveness.
It occurs in about 2–10% of all pregnancies and may improve or disappear after
delivery.

However, after pregnancy approximately 5–10% of women with gestational diabetes


are found to have diabetes mellitus, most commonly type 2.

Gestational diabetes is fully treatable, but requires careful medical supervision


throughout the pregnancy. Management may include dietary changes, blood glucose
monitoring, and in some cases insulin may be required.
Though it may be transient, untreated gestational diabetes can damage the health of
the fetus or mother.]
https://it.wikipedia.org
Other types
Prediabetes indicates a condition that occurs when a person's blood glucose levels
are higher than normal but not high enough for a diagnosis of type 2 DM.

Many people destined to develop type 2 DM spend many years in a state of


prediabetes.

Latent autoimmune diabetes of adults (LADA) is a condition in which type 1 DM


develops in adults.

Adults with LADA are frequently initially misdiagnosed as having type 2 DM, based
on age rather than etiology.

Some cases of diabetes are caused by the body's tissue receptors not responding to
insulin (even when insulin levels are normal, which is what separates it from type 2
diabetes); this form is very uncommon. Genetic mutations (autosomal or
mitochondrial) can lead to defects in beta cell function. Abnormal insulin action may
also have been genetically determined in some cases.]
https://it.wikipedia.org
Il diabete insipido, o DIN, è una malattia caratterizzata da poliuria e da diminuita
capacità del rene di concentrare le urine, che si traduce in urine abbondanti e
molto diluite. Nonostante il nome la malattia presenta meccanismi fisiopatologico
molto diversi rispetto al diabete mellito, infatti in caso di DIN non si riscontrano
alterazioni nella concentrazione di glucosio nel sangue e nelle urine, che dagli
esami risultano quindi nella norma.

La forma più frequente è di tipo ipofisario, per mancanza di ADH (vasopressina).


Idiopatico, circa 1/3 dei casi.
Alcuni casi sono a trasmissione dominante.
In altri si trovano anticorpi contro le cellule produttrici di vasopressina.
Secondario, circa 2/3 dei casi.
Per tumori ipofisari o in prossimità, o per metastasi
Per traumatismi, operazioni neurochirurgiche
Encefalite, meningite e altri.
Diabete nefrogenico (DIN), raro
forma congenita in due varianti
DIN recessivo legato al cromosoma X, gene mutante Xq28 che codifica
per i recettori di tipo 2 della vasopressina
DIN autosomico recessivo. Il gene in questione codifica per l'acquaporina
2, che deficia a livello dei tubuli collettori renali.
https://it.wikipedia.org
DRY CHEMISTRY

Consente una misurazione rapida e in


assenza di purificazione dei metaboliti
Consente l’uso di strumenti automatici
Types of Measurements in
Chemistry

• Qualitative measurement relies on words


(some, many, none, pale) to tell us quality.
– The liver enzymes are high.
• Quantitative measurement relies
primarily on numbers as the main unit of
analysis.
– The blood glucose is 100mg/ml.

Do you want a footer?


Testing by Manual Methods
• Manual means making the reagents and
performing the test by hand.
• Definitely slow
• Definitely labor intensive
• Often not precise

Do you want a footer?


Types of Manual Methods Used in
Automation
• Spectrophotometer

• Electrophoresis

This automated instrument


uses all the methods
on the right.

• Ion Selective Electrode

Do you want a footer?


Spectrophotometry

• Spectrophotometry– analytical techniques to


measure the light absorbed (or transmitted) by a
colored solution at a particular wavelength;
dependent upon two things - color and intensity
– Example: An automated chemistry analyzer adds
reagent (colored solution) to specimen (containing the
chemical to be measured) and with
spectrophotometry, measures concentration of color.
This tells us how much chemical is in the specimen
(ex. how high the glucose is.)

Do you want a footer?


La glucosio ossidasi è un enzima
appartenente alla classe delle
ossidoreduttasi, che catalizza la
seguente reazione:
β-D-glucosio + O2 ⇄ D-glucono-1,5-
lattone + H2O2 L'enzima è una
flavoproteina (contenente FAD).
Glucometer MISURATORI di
Glicemia
• A glucometer is an electronic device used to test the
amount of glucose in the blood.
• New models are able to read and calculate the blood
sugar within seconds.
• Some models not only display the glucose reading but
also say it.
How a Glucometer Works

• Prick side of finger to get a small about of blood.


• Place a drop of blood on the test strip. This strip interfaces with a digital
meter, enabling it to read the strip.
• Within seconds, blood sugar will be displayed in the meter window.
Advances in Blood Glucose Monitoring
• Alternate site-testing
• Continuous glucose monitors
• Non-Invasive
• Semi-Invasive
• Surgical
• Laser
Continuous Glucose Monitoring (CGM)
WHY?

A. Prevention of low blood sugars (alarms)


B. Prevention of high blood sugars (ketones)
C. Minimize wide glucose fluctuations
D. Behavior Modification
E. Prevention of Complications?
87
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
Three Parts to All CGMs:*

A. Sensor

B. Transmitter

C. Receiver/Monitor
*(Understanding Pumps and CGMs, p.103)
88
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
A)Sensor
(p.103)

89
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
B)Transmitter
(p.103)

90
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
C)Receiver or Monitor
(p.103)

91
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
ii) ALARMS (p.109)
Can warn patients of current or
projected high and low blood sugar

• Projected alarms: 10, 20, or 30 minute warning of


impending hypo- or hyperglycemia
(Navigator and Guardian devices)
• Threshold alarms: warning when glucose is below or
above a set value (all devices)
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
iii) TREND ARROWS (p.110)
Rate of Change Arrows
Gives the up-to-the-minute glucose value and
a rate of change arrow Glucose rising quickly
>2 (mg/dL)/min

Glucose going up
1 to 2 (mg/dL)/min

Fairly stable glucose


-1 to 1 (mg/dL)/min

Glucose going down


-1 to -2 (mg/dL)/min

Glucose falling quickly


>-2 (mg/dL)/min

Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008


Second type of data:
(Retrospective, must download)

2) Retrospective
A. Modal Day Graphs
B. Pie Chart
C.Statistics
*(Understanding Pumps and CGMs, Chapter 17, p.109)
94
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
A) Case Study:
Modal Day Graphs*
• Teenager with T1D for 9.5 years
• Started Navigator: Sept. 2005
• Starting HbA1c: 7.1%
• Most recent HbA1c: 6.0%
• Current number of low BGs per week (<60
mg/dL or <3.3 mmol/L): 1/week
• Three “modal-day” graphs:
*(Understanding Pumps and CGMs, p.113)
95
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
A) BASELINE GLUCOSE MODAL DAY:
i) Prior to Navigator Use

96
Barbara Davis Center for Childhood Diabetes May 2008
GlucoWatch Biographer
• What is it?
– Warn like a wristwatch, the GlucoWatch Biographer
measures glucose every ten minutes
through the skin.
• How does it work?
– Using an AutoSensor, a replaceable pa
that sticks to the back of the watch, that is
adhesive to the skin which allows it to come into contact with an
electrical charge. This electrical charge then brings the glucose to the
skin surface where an enzyme reaction generates electrons in the
glucose, similar to that of regular meters, allowing the glucose to be
closely estimated.
• Why is it advanced?
– First noninvasive glucose monitor
– Provides glucose readings every ten minutes
– Very helpful at showing patterns of glucose levels
HypoMon®
• What is it?
– The HypoMon® System noninvasively detects low blood sugar in diabetes
throught skin contact. The HypoMon® includes a battery power pack worn on
the chest and a wireless receiver where the readings are sent to and can be
read.
• How does it work?
– With the battery powered unit attached to the chest, the four skin sensors
measure skin moisture and heart activity which are two known symptoms of
hypoglycemia. The readings are then sent to the
wireless receiver where they can be read.
Alerts sound when the blood glucose level falls
below 45mg/dL.
• Why is it advanced?
– Enables monitoring during the day and night.
– Alters allow the diabetic to treat hypoglycemia
at an earlier stage.
REAL-Time Continuous
Glucose Monitoring System
• What is it?
– An insulin pump integrated with REAL-Time continuous glucose monitoring that
measures the glucose levels for up to 72 hours.
• How does it work?
– Diabetic must use MiniMed Paradigm insulin pump, a device that delivers insulin to
the body though a small plastic catheter. They must also wear a sensor that monitors
glucose for up to 3 days that is connected to the MiniLinkTM Transmitter. This
transmitter sends the data from the sensor to the insulin pump through radio
frequency wireless technology. The insulin pump with REAL-Time alarms diabetics
when their glucose levels are high or low.
• Why is this advanced?
– Warns diabetics of glucose levels a finger stick might
miss.
– Helps take action and gain control sooner.
– The REAL-Time trend graph shows how meals,
exercise, insulin and medication affect glucose.
Glucose Sensors
• Continuous Glucose Monitoring
System (CGMS)
• GlucoWatch Automatic Biographer
• Navigator
• Near-InfraRed (NIR)
• Implantable glucose sensors-Dexcom
• Optical sensors
• Ultrasonic sensors
Glucose Sensors
DexCom Implantable
Pendra®
GlucoWatch Sensors

FreeStyle
Navigator

Sensys Medical NIR

MiniMed
MiniMed® Continuous Glucose Monitoring
System (CGMS)
GlucoWatch® Biographer
Current Medical Practice
400 • Repeated finger-
360 sticks are
required to
320 obtain glucose
Glucose (mg/dL)

280 readings
240 periodically
200
• Testing is
160 121 generally
120 80 performed before
80 Pre Dinner meals
40 Pre Lunch

0
• Occasional
measurements
11:00 1:00 3:00 5:00 7:00 9:00 11:00 1:00
AM PM PM PM PM PM PM AM provide limited
information
about glucose
Garg et al Diabetes Care ; 22; levels
1708-1714, 1999
With the GlucoWatch®
Biographer • After one fingerstick
for calibration,
400
glucose readings are
360 Biographer available
320 Blood Glucose automatically
Calibration Point
Glucose (mg/dL)

280
240
• Frequent readings
provide more
200 information about
160 glucose levels
120
80 Pre Dinner • Trend information
helps to identify
40 Pre Lunch
opportunities for
0 improved glucose
11:00 1:00 3:00 5:00 7:00 9:00 11:00 1:00 control
AM PM PM PM PM PM PM AM

Garg SK et al Diabetes Care ; 22; 1708-1714, 1999


Alcune emoglobine MODIFICATE si
ritrovano nel sangue adulto normale:
Emoglobina fetale (HbF).

Quaderni di Biochimica: Bruno Masala


Le Emoglobine atipiche

Le catene beta-globiniche sostituiscono le gamma dopo la nascita


Le Emoglobine atipiche: Emoglobina Fetale

Le catene beta-globiniche sostituiscono le gamma dopo la nascita


PROTEINE DEL SANGUE UMANO
La composizione del sangue
• Nell'uomo è formato per il 55% da una parte
liquida, detta plasma, e per il 45% da una parte
corpuscolata, costituita da cellule o frammenti di
cellule (valori indicativi per un maschio adulto
sano), mentre nella donna la parte liquida è
rappresentata al 60% e la parte corpuscolata al
40%. Tale rapporto è detto ematocrito e valuta in
condizioni normali il volume degli elementi
corpuscolati del sangue.
Siero e Plasma differenze
Siero:Parte liquida che si libera dal sangue coagulato dopo
retrazione del coagulo,si ottiene dal sangue lasciato
coagulare spontaneamente,dopo spremitura del
coagulo.La spremitura può essere accellerata con la
centrifugazione ma si rischia emolisi (ma non contiene i
fattori di coagulazione, il fibrinogeno si è trasformato in
fibrina).

Plasma:Componente liquida del sangue,si ottiene dal


sangue intero addizionato di anticoagulanti e quindi
centrifugato (Per prevenire la coagulazione un
anticoagulante, come il Na citrato o l'eparina, viene
aggiunto al campione di sangue immediatamente dopo il
prelievo). .
Ematocrito
L'ematocrito è la percentuale di volume sanguigno
complessivo occupato dai globuli rossi nel sangue. Il suo
valore normale si situa dal 37 al 52% per le donne, mentre
normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%); la
percentuale restante è occupata dalla frazione liquida, il
plasma.
È un indice molto importante nella valutazione di un
eventuale stato anemico, poiché in tal caso il valore
dell'ematocrito risulta diminuito.
Al contrario, tale valore aumenta in tutte quelle situazioni
nelle quali si ha esuberante produzione di globuli rossi e di
emoconcentrazione, con conseguente riduzione della
frazione plasmatica del sangue (policitemia es. uso di
eritropoietina).
Le plasmaproteine separate con la
elettroforesi a pH 8,6

Con questo esame vengono separate ed esaminate le seguenti


proteine: l’albumina, la più abbondante, le alfa1 globuline, le alfa2
globuline, le beta globuline e le gamma globuline
Proteine plasmatiche
Le proteine sono contenute nel plasma in
concentrazioni comprese tra 6,5 e 8% (6,3-7,8
g/100ml). Con le tecniche più progredite di
separazione (elettroforesi) si è riusciti a distinguere
fino a 30 frazioni proteiche plasmatiche.
LE PROTEINE PLASMATICHE
HANNO UN SIGNIFICATO
DIAGNOSTICO
Proteina
Valori normali Se aumenta Se diminuisce
plasmatica

malnutrizione, digiuno
prolungato,
disidratazione, vomito, malassorbimento, malattie
albumina 3,6-4,9 g/dl diarrea, eccessiva renali ed epatiche,
sudorazione alcolismo, ustioni,
infiammazioni,
ipertiroidismo, gravidanza

malattie infiammatorie
croniche, malattie malattie epatiche gravi,
alfa1 infettive, infarto cardiaco, una malattia ereditaria rara
0,2-0,4 g/dl
globuline assunzione pillola chiamata enfisema
contraccettiva, congenito, malattie renali
gravidanza
malattie renali,
malattie malattie epatiche
infiammatorie gravi, diabete,
croniche e acute, ipertiroidismo, rottura
alfa2 globuline 0,4-0,8 g/dl
infezioni, infarto dei globuli rossi
cardiaco, sindrome di (emolisi), artrite
Down, diabete, alcuni reumatoide
tumori maligni
anemia da carenza di
ferro, alcuni casi di
mieloma multiplo,
beta globuline 0,6-1 g/dl ipercolesterolemia malnutrizione, cirrosi
(elevati livelli di
colesterolo nel
sangue), gravidanza
alcune malattie del
sistema immunitario
dette gammopatie
(MGUS), mieloma
alcune malattie
multiplo, malattie
gamma globuline 0,9-1,4 g/dl ereditarie del sistema
epatiche croniche
immunitario
(epatite, cirrosi),
infezioni, alcuni
tumori, artrite
reumatoide, lupus
Gli ANTICORPI (Ab)
STRUTTURA
PROTEICA DI UN
ANTICORPO (Ab)
Riassunto

Emoglobina
In una proteina multi-subunità, il legame di un ligando per
una subunità può influenzare il legame con altri ligandi.
Il Legame con il ligando può essere regolato.

Adulto emoglobina normale ha quattro subunità, due a due, simili


nella struttura tra loro e la mioglobina.
Emoglobina esiste in due stati strutturali intercambiabili, T e R.
Lo T Stato è più stabile quando l'ossigeno non è legato (Desossi emoglobina).
Il legame all’ossigeno promuove transizione allo stato R ( Ossiemoglobina).

Legame dell'emoglobina all'ossigeno è sia allosterico


che cooperativo. Come O2 si lega a un sito di legame, l'emoglobina subisce
cambiamenti conformazionali che interessano l'altro sito di legame.
Esempio di comportamento allosterica.
Modifiche conformazionali tra gli stati T e R, mediati
da interazioni subunità-subunità, comportano legami di cooperativa;
L'emoglobina si lega anche H+ e CO2, con conseguente formazione di coppie
ioniche che stabilizzano la forma T
Stato che diminuisce l'affinità della proteina per O2 (l'effetto Bohr).

L'emoglobina è anche modulata da 2,3- bisfosfoglicerato, che si lega e


stabilizza lo stato T.

CO2 + H2O + H+ HCO3-

Questa reazione è catalizzata dalla anidrasi carbonica, un enzima


particolarmente abbondante negli eritrociti.
L’ anidride carbonica non è molto solubile in soluzione acquosa, e bolle
di CO2 si potrebbero formare nei tessuti e nel sangue se non sono stati convertiti
in bicarbonato.
Come si può vedere dall'equazione, l'idratazione delle molecole di CO2
aumentano la concentrazione di H+ ( con una diminuzione del pH) nei tessuti.
Il legame dell’ossigeno all’ emoglobina è profondamente
influenzato dal pH e concentrazione di CO2, in modo che il
interconversione di CO2 e bicarbonato è di grande importanza
alla regolazione di legame con l’ossigeno e il rilascio
dal sangue ai tessuti.
Il monossido di carbonio (CO), un gas incolore e inodore,
è responsabile di più della metà dei decessi annuali dovuti
per avvelenamento di tutto il mondo. CO ha circa 250- volte più affinità
per l'emoglobina di quanto non faccia l'ossigeno.
Di conseguenza, relativamente bassi livelli di CO possono avere notevoli
effetti tragici. Quando si combina l’emoglobina con la CO, il complesso
è indicato come carbossiemoglobina, o COHb

Anemia falciforme è una malattia genetica causata da una sostituzione


di un aminoacido (Glu6 a Val6) in ciascuna catena di emoglobina. il
cambiamento produce una patch idrofobico sulla superficie della
emoglobina che causa un’ aggregazione delle molecole in fasci di fibre.
La condizione omozigotica si traduce in gravi complicazioni mediche
METABOLISMO
Metabolismo dei lipidi (sintesi e
demolizione degli acidi grassi).
LE QUATTRO IMPORTANTI MOLECOLE
ORGANICHE IN BIOLOGIA
GLICOLISI

C. ACIDI
TRICARBOSSILICI

BIOSINTESI

Samaja - Corso di
Biochimica -Ed.
Piccin
Due principali tipi di lipidi

I lipidi semplici sono esteri degli acidi grassi (acido grasso +


alcool)
I lipidi complessi sono esteri degli acidi grassi, un alcool ed altri
tipi di composti (fosforo, composti azotati, glicolipidi)
Struttura della molecola
Formula di struttura
Struttura della molecola
Formula di struttura

Doppio legame interno


alla catena alifatica
TIPI di LIPIDI: saturi
ed insaturi
Alcuni acidi grassi, saturi ed insaturi, ritrovati in
natura

Ac. Palmitico
C16 16:0
Ac. Palmitoleico
16:1(9)
Forma
Trans

Forma Cis
Struttura di un TRIGLICERIDE
Esempio di un
trigliceride misto
I TRIGLICERIDI: esteri del glicerolo

Purves Biologia
Zanichelli
Gruppi del
sangue
umano.
Sono derivati
dei
Fosfolipidi
IL COLESTEROLO

a- Struttura di base degli


Steroidi

b- Molecola del
COLESTEROLO

c- Modello molecolare del


COLESTEROLO

n.b. il colesterolo è un
ulteriore costituente delle
MEMBRANE PLASMATICHE
delle cellule
Struttura del COLESTEROLO

Nucleo steroideo del colesterolo (ciclopentano


peridrofenantrene). Presenza di un OH in C3 dell’anello A, un
doppio legame tra C5 e C6 dell’anello B, una catena alifatica
di 8 C in C17 e due gruppi metilici in C10e C13 denominati C19 e
C18.
Le tre porzioni
della molecola del
Colesterolo
ALCUNI DERIVATI DEL
COLESTEROLO
Ormoni
Detti appunto
“STEROIDEI”
Una importante
vitamina/ormone

VITAMINA D
Una importante
vitamina
VITAMINA A
ADIPOCITI: rappresentano le
cellule che accumulano i lipidi
negli organismi
Contenuto a
vari livelli di
acidi grassi
negli alimenti
METABOLISMO DEI TRIGLICERIDI
ASSORBIMENTO DEI LIPIDI A
LIVELLO INTESTINALE e loro trasporto
LIPOPROTEINE Sono
proteine che trasportano:
Trigliceridi
Fosolipidi
Colesterolo
Le LIPOPROTEINE
Legenda:
TG: Trigliceridi
Col: Colesterolo
PL: Fosfolipidi
FFA: Ac. grassi liberi
Gli Acidi grassi liberi
FFA, sono trasportati
dall’Albumina serica
nel sangue
Tra le Lipasi esiste una classe specifica: le FOSFOLIPASI di
queste né esistono differenti per organo e di specifico
riconoscimento di legami tra molecole
ATTIVAZIONE Acil-CoA
DELL’ACIDO
GRASSO
Consumo di
una molecola
di ATP
Reazioni:
Acido grasso
attivato RCO-
AMP
Legame con il
CoA
Trasferimento degli ACIDI GRASSI attivati nel
mitocondrio
Traslocasi specifica
TRASPORTO DEGLI ACIDI GRASSI nel
MITOCONDRIO

MEMBRANA
MITOCON_
DRIALE
INTERNA
Gli acidi grassi ed i trigliceridi forniscono un
grande fonte dell'energia ossidativa negli
animali. I Triacilgliceroli alimentari ( o tigliceridi) sono
emulsionati
nel piccolo intestino da sali biliari, idrolizzati
dalle lipasi intestinali, assorbite dal intestinale
le cellule epiteliali, riconvertiti in
trigliceridi, poi immagazzinati nei chilomicroni
tramite la combinazione con apolipoproteine specifici
I Chilomicroni trasportano trigliceridi ai tessuti,
dove l’enzima lipasi rilascia grassi liberi
acidi per l'ingresso nelle cellule.

I triacilgliceroli o trigliceridi sono


immagazzinati nel tessuto adiposo e sono mobilitati da un enzima
ormone-sensibile trigliceridi lipasi.

Gli acidi grassi liberi (FFA) sono trasportati legati all'albumina sierica e
sono trasportati nel sangue al cuore, scheletrico
muscolare, e altri tessuti che utilizzano acidi grassi
come carburante.

Una volta all'interno delle cellule, acidi grassi vengono attivati (Acil
CoA) attraversano la membrana mitocondriale esterna da grassi acil-
CoA tioesteri.
L’acil-CoA che deve essere ossidato entra nei mitocondri tramite la
navetta carnitina.
BETA-
OSSIDAZIONE
degli Acidi
Grassi

1.L’acido grasso viene


trasformato in Acil-CoA.
2. Viene trasportato nel
Mitocondrio (matrice) dal
sistema Acil-Carnitina
3. L’Acil-CoA viene ossidato
nella β-ossidazione formando
molti Acetil-CoA disponibili per
il TCA (Stage 1)
Sequenza di reazioni
nella
Beta- Ossidazione e
enzimi coinvolti
partendo da acido
palmitico (saturo C16)
BETA-
OSSIDAZIONE
reazioni a spirale
La ß-ossidazione
dell’acido palmitico (C 16)
La ß-ossidazione
dell’acido palmitico (C 16)
Acido palmitico attivato:
palmitoil-CoA (C16)
produzione finale di ATP
I° tipo di deviazione:
Reazioni nel caso di acidi grassi a catena dispari

Intermedio
del TCA
Carbossilazione
Biotina dipendente

Nel caso di acidi grassi a


Isomerizzazione catena dispari
Vit B12 Si differenzia l’ultimo ciclo di
reazioni, non si produce
acetil-CoA bensì Propionil-
CoA, che viene ugualmente
indirizzato al TCA
II° Tipo di deviazione
Nel caso degli acidi grassi
polinsaturi
Una isomerasi
in più
β-ossidazione
degli acidi
grassi
polinsaturi
Nella prima fase della β-ossidazione, quattro reazioni
rimuovuono ogni unità acetil-CoA dall’acil-CoA

La sequenza per acil-CoA saturi:


(1) deidrogenazione dell’α e carbonio β
(C-2 e C-3) da FAD-dipendente per acil-CoA
deidrogenasi, (2) l'idratazione del risultante
doppio legame per mezzodell’ enoil-CoA idratasi,
(3) deidrogenazione del risultante
L –β- Idrossiacil-CoA da NAD-dipendente per azione dell’enzima -
idrossiacil-CoA deidrogenasi
(4) taglio con CoA del risultante
β -ketoacyl-CoA da parte dell’enzima tiolasi, per formare acetil-CoA
e un grasso acil-CoA abbreviato di due
carboni. Il grasso accorciato acil-CoA poi
rientra la sequenza.
Nella seconda fase di ossidazione degli acidi grassi, il
acetil-CoA viene ossidato a CO2 nel ciclo dell’acido citrico
. Una frazione della resa
energetica liberata dagli acidi grassi è
recuperato come ATP dalla fosforilazione ossidativa,
la fase finale della via ossidativa
Malonil-CoA, è un intermedio fondamentale della sintesi degli acidi grassi.

.
L’ossidazione di acidi grassi insaturi richiede
due altri enzimi: enoil-CoA isomerasi
e 2,4- dienoil-CoA reduttasi.
Acidi grassi a numero dispari
Gli acidi grassi vengono ossidati dalla β-oxidatione
per cedere acetil-CoA e una molecola
di propionil-CoA.
Questo è carbossilato a metilmalonil-CoA, che viene isomerizzato a
succinyl-CoA in una reazione catalizzata dalla metilmalonil-CoA mutasi, enzima
richiedono come coenzima la vitamina B12
METABOLISMO
Sintesi e utilizzazione dei corpi
chetonici. Cenni sulla biosintesi
del colesterolo.
I tre tipi di CORPI
CHETONICI
FORMAZIONE DEI CORPI
CHETONICI: un eccesso di
acetil-CoA può portare alla
formazione di “corpi
chetonici”

HMG: idrossi-metilglutaril-CoA

Rimozione del CoA

CORPI CHETONICI: acetone ed


ac. idrossibutirrico
Liasi

Decarbossi Riduzione
lazione NAD dip.
Estra produzione di
Corpi Chetonici in
alcune situazioni
metaboliche
METABOLISMO
Cenni sulla biosintesi del
colesterolo.
HMG-CoA
reduttasi

L’acido Mevalonico viene addizionato di due fosfati =MEVALONIL-PP


consumo di tre ATP: questo è il precursore di una serie di reazioni che
portano ad una molecola chiave nella sintesi del COLESTEROLO le
UNITA’ISOPRENICHE
Biosintesi del colesterolo

C5 = Unità
ISOPRENICHE

C15 X 2 = C 30
(Squalene)
Alcuni farmaci che inibiscono la produzione di
Colesterolo
Statine: inibitori
competitivi di
HMG-redox
Come si forma da una molecola
lineare come lo squalene la molecola
del colesterolo
Condensazione

Attivazione

Polimerizzazione
Ciclizzazione
ESTERI DEL
COLESTEROLO
Ormoni steroidei
Legame
tioestere
ad alta
energia

SINTESI DEGLI
ACIDI BILIARI
METABOLISMO
Cenni sul trasporto degli Acidi
grassi: le Lipoproteine.
ASSORBIMENTO DEI LIPIDI A
LIVELLO INTESTINALE e loro trasporto
La β-ossidazione è molto importante in certe situazioni
metaboliche: il LETARGO

Un orso grizzly prepara il suo nido per il letargo, nei pressi del fiume
McNeil in Canada.
Nella prima fase della β - ossidazione, quattro reazioni successive
rimuovuono una unità di acetil-CoA .
Dopo una degradazione di un acil-CoA saturo:
(1) deidrogenazione del carboni α e β
(C-2 e C-3) per mezzo FAD-dipendente acil-CoA
deidrogenasi,
(2) l'idratazione del risultante doppio legame per mezzo enoil-CoA idratasi,
(3) deidrogenazione del risultanteL -β - Idrossiacil-CoA per mezzo NAD-
dipendente β - idrossiacil-CoA deidrogenasi
(4) taglio del CoA-dipendente del risultante
β -ketoacyl-CoA per azione della tiolasi, per formare acetil-CoA
ed un acil-CoA abbreviato di due carboni.
L’acido grasso accorciato acil-CoA poi rientra la sequenza.

Nella seconda fase di ossidazione degli acidi grassi, l’ acetil-CoA viene


ossidato a CO2 nel ciclo dell’ acido citrico. Una frazione della resa teorica
energetico del libero da acidi grassi è recuperato come ATP dalla fosforilazione
ossidativa.
La fase finale della via ossidativa
Ossidazione degli acidi grassi insaturi richiede due altri enzimi:
enoil-CoA isomerasi e 2,4-reduttasi dienoyl-CoA.
Acidi grassi a numero dispari vengono ossidati dalla β -oxidation
producendo acetil-CoA e una molecola di propionil-CoA.
Questo è carbossilato a metilmalonil-CoA, che viene isomerizzato a
succinyl-CoA in una reazione catalizzata dalla idrossi - metilmalonil-CoA
mutasi, enzima che richiede coenzima B12

I corpi chetonici acetone, acetoacetato, e


D -β - Idrossibutirrato-si formano nel fegato.

Gli ultimi due composti servono come carburante molecole in tessuti


extraepatici, attraverso ossidazione di acetil-CoA e l'ingresso nella
ciclo dell'acido citrico.

La sovrapproduzione di corpi chetonici nel diabete non controllato o forte


riduzione di assunzione di calorie (digiuno) può portare ad acidosi o
chetosi metabolica.
I corpi chetonici: acetone, acetoacetato, e D -β - Idrossibutirrato-si formano nel
fegato.

Gli ultimi due composti servono come molecole carburante in tessuti extraepatici,
attraverso ossidazione di acetil-CoA e l'ingresso nel ciclo dell'acido citrico

La sovrapproduzione di corpi chetonici nel diabete non controllato od in caso di


forte riduzione di assunzione di calorie può portare ad acidosi o chetosi.

Il colesterolo può essere prodotto anche dal fegato, oltre che assunto con la
nutrizione, la sua produzione endogena passa per la sintesi di unità isopreniche
e per la produzione di una molecola detta squalene (C30)

La sintesi di colesterolo può essere inibita da farmaci detti statine. Inibitori


competitivi dell’HMG reduttasi per la sintesi di acido mevalonico
METABOLISMO
Sintesi e utilizzazione dei corpi
chetonici. Cenni sulla biosintesi
del colesterolo.
FORMAZIONE DEI CORPI
CHETONICI: un eccesso di
acetil-CoA può portare alla
formazione di “corpi
chetonici”

HMG: idrossi-metilglutaril-CoA

Rimozione del CoA

CORPI CHETONICI: acetone ed


ac. idrossibutirrico
HMG-CoA
reduttasi

L’acido Mevalonico viene addizionato di due fosfati =MEVALONIL-PP


consumo di tre ATP: questo è il precursore di una serie di reazioni che
portano ad una molecola chiave nella sintesi del COLESTEROLO le
UNITA’ISOPRENICHE
Biosintesi del colesterolo

C5 = Unità
ISOPRENICHE

C15 X 2 = C
30
(Squalene)
C5 = Unità
ISOPRENICHE
Biosintesi
del
colesterolo
Biosintesi
del
colesterolo
Molecular structure of a
chylomicron. The surface is
a layer of phospholipids, with
head groups facing the aqueous
phase.
Triacylglycerols sequestered in
the interior (yellow) make up
more than 80% of the mass.

Several apolipoproteins that


protrude from the surface act as
signals in the uptake and
metabolism of chylomicron
contents.
The diameter of chylomicrons
ranges from about 100 to 500
nm.
Alcuni farmaci che inibiscono la produzione di
Colesterolo
Legame
tioestere
ad alta
energia

SINTESI DEGLI
ACIDI BILIARI
METABOLISMO
Metabolismo biosintetico dei
lipidi. ACP (Acil Carrier Protein).
Acido grasso sintasi.
METABOLISMO
Metabolismo degli amminoacidi.
Struttura Chimica degli
Aminoacidi
Alifatici
Aromatici
Polari
Basici
Acidi
Legame a ponte disolfuro
Assorbimento a
280nm
Misura della concentrazione proteica:
legge di Lambert e Beer

La legge di lambert-Beer descrive i fenomeni di assorbimento di radiazioni


elettromagnetiche e sta alla base dell'applicazione della spettrofotometria.
Aminoacidi modificati
Aminoacidi non
convenzionali
Aminoacidi e ionizzazione
Aminoacidi:
titolazione della
Glicina (Gly) (G)
Aminoacidi:
titolazione del
Acido
Glutammico o
Glutammato
(Glu) (E)
Aminoacidi:
formazione del
legame peptidico
Esempio di catena polipeptidica
Esempio di catena polipeptidica
• Pesi Molecolari di alcune proteine: notare la
variabilità, il numero di AA e di catene
Proteine coniugate a molecole organiche NON
proteiche o ioni metallici (gruppi prostetici)
METABOLISMO
Metabolismo degli amminoacidi.
Deamininazioni e
Transaminazioni.
Ureogenesi.
Il ciclo dell'azoto è un ciclo biogeochimico con il quale l'azoto si muove
principalmente tra l'atmosfera, il terreno e gli esseri viventi. Questo ciclo viene
definito gassoso poiché il pool di riserva, cioè il serbatoio di questo elemento
chimico, è appunto l'atmosfera, dove l'azoto occupa circa il 78 % del volume
totale.
DIGESTIONE ed
ASSORBIMENTO
DELLE PROTEINE
DIGESTIONE ed
ASSORBIMENTO
DELLE PROTEINE
PROTEASI intestinali
bilancio azotato
indice del ricambio delle proteine e degli aminoacidi; si
determina dal rapporto tra la quota di proteine introdotte con
gli alimenti e la quantità perduta nello stesso intervallo di
tempo. Essendo trascurabile il tasso di prodotti terminali del
catabolismo proteico eliminati per via intestinale, il valore
dell'azoto urinario fornisce in pratica un'indicazione attendibile
delle perdite azotate. Pertanto si parla di "equilibrio del
bilancio azotato" quando l'escrezione urinaria dell'azoto ha un
valore pari alla quota introdotta con le proteine della dieta.
L'organismo tende a mantenere tale equilibrio, compensando
entro certi limiti le variazioni delle entrate con un più o meno
elevato catabolismo proteico. Il bilancio azotato è negativo
durante il digiuno prolungato, nel diabete pancreatico e in altre
turbe del sistema endocrino; è positivo durante l'allattamento
e la convalescenza da gravi malattie, o per la
somministrazione di anabolizzanti.
Il bilancio dell’azoto è un parametro clinico ottenuto dalla differenza tra
l'azoto introdotto e l'azoto perso. Consente di valutare in modo indiretto lo stato
catabolico di una persona: in tal modo si possono valutare sia le perdite
proteiche che la quantità di proteine che sono utilizzate per la sintesi proteica.

Tenendo presente che le proteine contengono il 16% di azoto (100 g di


proteine / 16 g di azoto = 6,25), possiamo ottenere la corrispondente quantità
di proteine in grammi, moltiplicando i grammi di azoto per 6,25. Viceversa,
sapendo quanti grammi di proteine ci sono in un certo alimento, possiamo
ricavare l'azoto introdotto dividendo per 6,25. L’azoto viene perso con le feci,
con le urine e con il sudore e la somma di queste uscite è sottratta dal
quantitativo ingerito.
Nella persona sana il bilancio è nullo.

In caso di malattia o denutrizione diventa negativo, a causa del catabolismo


proteico causato da sostanze infiammatorie.

Durante la crescita e negli sportivi che seguono un'alimentazione equilibrata, il


bilancio tende ad essere positivo.
GLICOLISI

C. ACIDI
TRICARBOSSILICI

BIOSINTESI

Samaja - Corso di
Biochimica -Ed.
Piccin
Schema
generale del
catabolismo
dei gruppi
amminici degli
aminoacidi
TRE forme d’escrezione dell’azoto proteico
nel mondo animale: ammoniotelici,
ureotelici e uricotelici

uomo
I 20 aminoacidi comuni costituenti di residui in proteine contengono un gruppo
α –carbossilico, un gruppo α-ammino, e un caratteristico gruppo R sostituito
sulla dell'atomo α- carbonioso.

L’atomo α- carbonioso di tutti gli aminoacidi eccetto glicina è asimmetrico, e


quindi possono esistere amminoacidi in almeno due forme stereoisomeriche.

Solo gli L-stereoisomeri, con una configurazione relativa la


configurazione di riferimento della molecola L-gliceraldeide, si trovano
nelle proteine.

Aminoacidi sono distinti in cinque tipi in base alla polarità (a pH 7) ed alla


composizione chimica del loro gruppo R.

Aminoacidi Monoamino-monocarbossilici (con gruppo R non ionizabile) sono


considerati aminoacidi diprotici (H3NCH(R)COOH).

Aminoacidi con gruppo R ionizzabile hanno altre specie ioniche che dipendono
dal pH del mezzo. (pKa del gruppo R).
Gli aminoacidi possono essere uniti covalentemente attraverso
legami peptidici per formare peptidi e proteine.

Le cellule contengono generalmente migliaia di differenti


proteine, ciascuna con una diversa attività biologica.

Le proteine possono essere molto lunghe catene polipeptidiche da 100 a diverse


migliaia di residui amminoacidici.
Tuttavia, alcuni peptidi naturali hanno solo pochi residui aminoacidici. Alcune le
proteine sono composte da diversi non covalente
catene polipeptidiche associati, chiamati subunità.

Le Proteine semplici producono acidi solo aminoacidi su idrolisi; proteine coniugate


contengono, inoltre, qualche altro componente, ad esempio un metallo o gruppo
prostetico organico.
La sequenza di amminoacidi in una proteina è caratteristica di quella proteina e si
chiama la sua struttura primaria. Questo è uno dei quattro livelli generalmente
riconosciuti di struttura delle proteine.
Ingresso del
gruppo
AMMINICO
Sintesi della
GLUTAMMINA
DEAMINAZIONE ossidativa dell’acido
Glutammico
TRANSAMI_
NAZIONE
TRANSAMINAZIONE
Le
TRANSAMINASI
necessitano di un
coenzima
particolare la
PIRIDOSSAMINA
(vitamina B6) ed il
suo derivato
Piridossal-fosfato

Pyridoxal-phosphate (PLP, pyridoxal-5'-phosphate, P-5-P) is a prosthetic


group of certain enzymes. PLP is also the active form of vitamin B6, which
comprises three natural organic compounds, pyridoxal, pyridoxamine and
pyridoxine.
Meccanismo d’azione:
formazione di una base di
Schiff
Le
TRANSAMINASI
necessitano di un
coenzima
particolare la
PIRIDOSSAMINA
(vitamina B6) ed il
suo derivato
Piridossal-fosfato
Scambio tra Acido
Glutammico e Glutammina

Formazione di urea
Nelle cellule umane solo una piccola frazione del loro energia ossidativa deriva
dal catabolismo di amminoacidi. Gli amminoacidi sono derivati dal normale
composizione (riciclaggio) delle proteine cellulari, la degradazione delle
proteine ingerite, e la degradazione delle proteine del corpo al posto di altri
fonti di energia avviene durante il digiuno o in diabete mellito non controllato.

Le proteasi degradano le proteine ingerite nello stomaco e intestino tenue. La


maggior parte delle proteasi sono inizialmente sintetizzate come zimogeni
inattivi.

Un primo passo importante del catabolismo degli amminoacidi è la


separazione del gruppo amminico dallo scheletro carbonioso. Nella maggior
parte dei casi, il gruppo ammino viene trasferito α -chetoglutarato per formare
glutammato. Questa reazione di transaminazione richiede il coenzima
piridossal fosfato (PLP). Il glutammato viene trasportato ai mitocondri, dove
glutammato deidrogenasi libera la gruppo amminico come ione ammonio
(NH4+).
Ammoniaca formata in altri tessuti, viene trasportata al fegato come l'azoto
ammidico sotto forma di glutammina o nel trasporto dal muscolo scheletrico
come la gruppo amminico di alanina.

Il piruvato prodotto dalla deaminazione di alanina nel fegato viene convertito


in glucosio (gluconeogenesi) e che viene trasportato indietro ai muscoli come
parte di il ciclo glucosio-alanina
L’ Alanina è il
maggior
trasportatore di
gruppi amminici
nel sangue
CICLO dell’UREA
CICLO
dell’UREA
CICLO
dell’UREA
visione
generale
Prima tappa
fondamentale.
Consumo di 2
ATP per legare
NH3
(ammoniaca) e
HCO3-
(carbonato)
Produzione di:
carbamilfosfato

Ultima tappa:
Formazione di
UREA
Il
carbamilfosfato
viene
sintetizzato
usando una
molecola di
Ammoniaca
una di anidride
carbonica e con
un dispendio di
due molecole di
ATP
Alcuni esempi di metabolismo degli
aminoacidi

L’acido folico (tetraidrofolato),


trasportatore di gruppi monocarboniosi,
risulta molto importante per il metabolismo
degli aminoacidi. Come la vitamina B6
(piridossina) transaminazione e la B12
(cianocobalamina)
Alcune carenze enzimatiche delle vie del metabolismo degli
aminoacidi sono responsabili di malattie
Alcune carenze enzimatiche delle vie del metabolismo degli
aminoacidi sono responsabili di malattie
La malattia delle urine a
sciroppo d’acero è
caratterizzata da un difetto
metabolico (malattia genetica
recessiva) della degradazione
degli aminoacidi a catena
ramificata.
I corrispondenti alfa-chetoacidi
si accumulano ne l sangue
con conseguente effetto
tossico a livello encefalico.
Sintomi: difficoltà di
alimentazione, vomito, acidosi
metabolica grave.
Terapia alimenti privi di
leucina, isoleucina e valina.
Degradazione della fenilalanina e PKU o
fenilchetonuria

Fenilchetoenuria (PKU) è una


sindrome neurodegenerativa che
porta a ritardo mentale. Dovuta a
mutazioni del gene che codifica
per la Fenilalanina idrossilasi Può
essere prevenuta somministrando
alimenti privi di Fenilalanina
Alcaptonuria
Adrenalina, Noradrenalina e DOPA
derivano dalla tirosina
L’ammoniaca è altamente tossica per tessuti animali. Nel ciclo dell'urea, ornitina si
combina con ammoniaca, in forma di carbamoilfosfato, per formare citrullina. Un
secondo gruppo amminico è trasferito alla citrullina dall’aspartato per formare
arginina-il precursore immediato di urea.

Arginase catalizza l'idrolisi dell’arginina per formare urea e ornitina; in tal modo è
ornitina rigenerata in ogni giro del ciclo.

I risultati del ciclo dell'urea in una conversione netta di ossalacetato in fumarato,


che sono entrambi intermedi del ciclo dell'acido citrico. I due cicli sono così
interconnessi.
Dopo la rimozione dei gruppi amminici, gli scheletri di carbonio degli aminoacidi
subiscono ossidazione di composti che possono entrare nel ciclo dell'acido citrico
per l'ossidazione a CO2 e H2O.

Le reazioni di queste vie richiedono un gran numero di cofattori, compresa


tetraidrofolato e l’ S-adenosilmetionina.

A seconda del loro prodotto finale degradativa, alcuni aminoacidi possono essere
convertiti in corpi chetonici, alcuni a glucosio, e alcuni di entrambi.

Così la degradazione di un amminoacido è integrato con il metabolismo


intermedio e può essere fondamentale per sopravvivenza in condizioni in cui
aminoacidi sono una fonte significativa di energia metabolica.

Gli scheletri di carbonio di aminoacidi entrare nel ciclo dell'acido citrico attraverso
cinque intermedi: acetil-CoA,α -ketoglutarato, succinil-CoA,
fumarato, e ossalacetato.
Alcuni sono anche degradati a piruvato, che può essere convertita a un acetil-CoA
o ossalacetato.

Una serie di gravi malattie umane può essere fatta risalire a difetti genetici in
enzimi del catabolismo degli aminoacidi.
METABOLISMO
Cenni sul metabolismo delle
basi azotate (produzione
dell’acido urico).
Sintesi dell’EME
La base della sintesi è l’
acido delta-
amminolevulonico (ALA)
prodotto a partire da glicina
(aminoacido non
essenziale) e succinil-CoA
intermedio del ciclo di
Krebs
Principale sede della
biosintesi: fegato
Per deidratazione si
produce Protobilinogeno.
La deidratasi è sensibile ai
metalli pesanti
(avvelenamento da piombo)
Catabolismo del gruppo eme

EME

BILIRUBINA
Conseguenza di un cattivo metabolismo è
l’ittero
Struttura di un nucleotide.

Purine: guanina e
adenina
Degradazione
dei nucleosidi
purinici a
urato
Catabolismo delle
BASI PURINICHE
La xantina ossidasi
ossida l’ipoxantina a
xantina la quale
ulteriormente ossidata
dallo stesso enzima
produce acido urico e
quindi, nel corpo umano,
urina.
La gotta è una
conseguenza
dell’iperproduzione o
mancata secrezione con
conseguente deposito di
cristalli di urato

ACIDO URICO

UREA
Cristalli di urato
Coenzimi. Vitamine idrosolubili e
liposolubili.
LE VITAMINE definizione

• Una Vitamina è una qualsiasi sostanza organica


necessaria giornalmente all’organismo in quantità
dell’ordine di milligrammi (o meno) che deve essere
assunta dall’ambiente poiché l’organismo stesso è
incapace di sintetizzarla od incapace di sintetizzarla
nella quantità necessaria al fabbisogno.

Da Stefani-Taddei
Chimica Biochimica e Biologia
applicata- Zanichelli
CLASSIFICAZIONE DELLE VITAMINE

• Vitamine Idrosolubili: Vitamina


B1(Tiamina),vitamina B2 (Riboflavina),vitamina B6
(Piridossina), vitamina B12 (Cobalamina), vitamina C
(ac. Ascorbico), vitamina PP (Niacina o
Nicotinammide), Biotina, ac. Pantotenico e ac. Folico.

• Vitamine Liposolubili: A, D, E, K ed F.
CLASSIFICAZIONE generale delle VITANINE
dal punto di vista chimico
Le vitamine sono incluse tra i micronutrienti che devono
essere assunti con la dieta quotidianamente poiché non
vengono sintetizzati dall'organismo umano.
Sono spesso assunte come precursori (provitamine).

Si classificano in:
Vitamine idrosolubili (C, B1, B2, B5, B6, PP, B12)

NON si accumulano nell’organismo, sono cofattori enzimatici

Vitamine liposolubili (A, D, E, K, F)


Possono essere accumulate (nel tessuto adiposo), alcune
sono cofattori.
VITAMINE FABBISOGNI giornalieri (alcune volte
di milligrammi altre di soli microgrammi)
e sintomi da carenza
VITAMINE del GRUPPO B
VITAMINA B1 o Tiamina

Dall’importanza di queste reazioni deriva il beriberi.


Richiesta nutrizionale: 1-1.5 mg/giorno
Lievito, grano, noci, fagioli, lenticchie.
Le principali reazioni in cui interviene sono la
decarbossilazione degli alfa-chetoacidi (piruvato,
chetoglutarato) che possono provenire anche dalla
transaminazione di aminoacidi.

Riso brillato, dipendenza da alcool.


La carenza cronica di tiamina provoca alterazioni del
sistema nervoso, problemi cardiovascolari e
gastrointestinali (beri-beri). Altre sindromi da carenza di
tiamina, particolarmente diffuse tra gli alcolisti, in quanto
l'assunzione di alcool fa diminuire l'assorbimento dei
questa vitamina
La tiamina (Vitamina B1) si ritrova sia negli alimenti
di origine animale e vegetale. In genere negli
alimenti vegetali si trova per lo più in forma libera
mentre in quelli animali si trova anche in quella
fosforilata sia a mono- che a difosfato.
Particolarmente ricchi di tale vitamina sono i legumi
ed il germe ed il pericarpo dei cereali. Negli
alimenti animali le maggiori concentrazioni sono
nel fegato, nel rene, nel cervello e nell'intestino.
Un'altra fonte importante di tiamina è inoltre il
lievito di birra.
VITAMINA B6

Principio attivo: piridossalfosfato


Importante nelle reazioni di
transaminazione (trasferimento del
gruppo aminico).
Vegetali, cereali, carni rosse.
Aminoacido

Vit B6

Meccanismo di azione del piridossalfosfato.


Il piridossalfosfato è un’aldeide aromatica, che può dare composti di
addizione con ammine alifatiche, chiamati basi di Schiff. Nella figura, si
noterà il legame tra il piridossalfosfato e un amminoacido. L’azoto
quaternario della base attira elettroni destabilizzandone la struttura e
favorendo la rottura di legami a carico della molecola
VITAMINA B12 o Cobalamina

La metilcobalamina trasferisce gruppi metilici


Ha un assorbimento complesso, carenza: anemia
megacarioblastica
VITAMINA C
• Deficienza indicata come scorbuto (da qui
ac. Ascorbico)
• Principali reazioni: Idrossilazioni
(idrossolazione dei residui di lisina e prolina)
quindi buona formazione del collagene dei
tessuti; metabolismo della tirosina,sintesi
della carnitina (trasportatore di acili)
• Si ritrova in vegetali e frutta fresca
VITAMINA B2 o riboflavina

Fa parte dei coenzimi flavinici FAD e FADH2 anche FMN


VITAMINA PP o Preveniente la Pellagra o
niacina

Fa parte dei coenzimi NAD, NADH, NADP e NADPH


In piccola parte è sintetizzata dal triptofano
Pellagra: (malattia molto diversificata e diffusa) dermatiti,
diarree e demenza
Alimentazioni carenti di triptofano, vegetali es. mais
Coenzima A o acido pantotenico

Fa parte del coenzima A che della proteina trasportatrice di


acili
Non sono note avitaminosi specifiche
Formula di
struttura
dell’acetil-CoA
L’acetato si lega al
gruppo –SH della
mercaptoetilammina
, formando un
legame tioestereo
ad alta energia di
idrolisi.
Biotina

E’ il coenzima delle carbossilazioni: es. da acetilCoA a


piruvato, da Piruvato ad ac. Ossalacetico da acetil CoA a
malonil CoA
La sorgente primaria è la flora batteria, avitaminosi
specifica molto rara
Ac. Folico

Può derivare dal glutammato Trasporta gruppi


monocarboniosi a vario grado di ossidazione, come i
gruppi metilici (CH3).
Deficit: blocco della crescita cellulare per mancanza di
duplicazione del DNA, carenza di basi puriniche
Formula dell’acido pteroil-monoglutammico.
Lo pteroil-monoglutammato è spesso usato come standard per il folato.
Altre sostanze ad attività vitaminica presentano un numero superiore di
residui di glutammato. I coenzimi derivano dal tetraidrofolato (THF) che
si ottiene per riduzione della pteridina.
Varie forme coenzimatiche dei folati.
Si evidenzia in figura la possibilità di ottenere coenzimi folici con il
frammento monocarbonioso a vari stati di ossidazione.
VITAMINE LIPOSOLUBILI

Devono essere assunte con la dieta; se introdotte come farmaco


ciò deve essere fatto in modo controllato, perché di difficile
escrezione
VITAMINA A

Il retinale è un
intermedio del ciclo della
visione
CICLO della VISIONE
• I carotenoidi sono molecole antiossidanti
• Il retinale è un intermedio del ciclo della
visione, il cambiamento di conformazione da
cis a trans retinale si accompaga al
cambiamento conformazionale della
Rodopsina che porta alla trasmissione
dell’impulso nevoso della visione
• Carenza di vitamina A porta alla cecità
notturna
VITAMINA K

Importante per la coagulazione


del sangue
VITAMINA E - TOCOFEROLO

Ruolo non ben chiarito, funzione antiossidante.


Carenze sono rappresentate da implicazioni nella
sterilità, disturbi neurologici ed anemia neonatale
VITAMINA D
L’ergocalciferolo (vit. D2) si trova nei tessuti
vegetali
Il colecalciferolo (vit. D3) si trova nei tessuti
animali
Sono le forme da cui deriva la forma attiva
della vitamina: 1,25-diidrossicolecalciferolo
Il precursore endogeno della vitamina è il 7-
deidrocolesterolo un intermedio del
metabolismo del colesterolo convertito in
colecalciferolo nella pelle ad opera dei raggi
del sole
STRUTTURA E FUNZIONE
DELLE BIOMOLECOLE

Cenni sull’importanza medica


e farmacologica: Ormoni
Ormoni: tipi di segnalazione ormonale

• Ormoni endocrini si originano da una ghiandola ed agiscono


su una cellula bersaglio distante.
• Ormoni paracrini si originano da una ghiandola ed agiscono
su una cellula bersaglio vicina.
• Ormoni autocrini agiscono sulla stessa ghiandola o cellula
dalla quale si originano.
• Ferormoni sono trasmessi tra cellule di organismi differenti
• Ormoni steroidei e tiroidei si legano a recettori intracellulari
e modificano l’espressione genica
• Ormoni idrosolubili si legano a recettori presenti sulla
membrana plasmatica ed agiscono tramite secondi
messaggeriche trasmettono il segnale originato dalla presenza
dell’ormone
Segnalazione Endocrina
Esempio di
segnalazione ormonale
nei vertebrati
La maggior parte
delle ghiandole
endocrine: loro
localizzazione
Radioimmunoassay (RIA) e ELISA sono due tecniche molto sensibili per la
rilevazione e quantificazione ormoni.
Gli ormoni sono messaggeri chimici secreti da alcuni tessuti nel sangue o nel
fluido interstiziale, che servono per regolare l'attività di altri cellule o tessuti

Le cascate ormonali, nei quali molecole attivano altre molecole, amplificano lo


stimolo iniziale di diversi ordini di grandezza, spesso in un tempo molto breve
(secondi).
Gli impulsi nervosi stimolano l'ipotalamo a inviare ormoni specifici alla ghiandola
pituitaria (epifisi), stimolando così (o inibendo) il rilascio di ormoni tropici. Gli ormoni
dell’ipofisi anteriore a loro volta stimolano altre ghiandole endocrine (tiroide,
ghiandole surrenali, pancreas) a secernere i loro ormoni caratteristici, che a loro
volta stimolano specifici tessuti bersaglio.

Peptide, ammine, e gli ormoni eicosanoidi agiscono dall'esterno della cellula


bersaglio su recettori specifici sulla membrana plasmatica, alterando il livello di un
secondo messaggero intracellulare.

Ormoni steroidi, vitamina D, retinoidi, e ormoni della tiroide entrano nelle cellule
bersaglio e alterano l’espressione genica interagendo con recettori nucleari specifici.
.
Dosaggi R.I.A.
Dosaggi ormonali
Radioimmunoassay (RIA). (a) Una bassa concentrazione di
ormone radioattiva (rosso) viene incubata con un importo fisso di
anticorpo specifico per tale ormonale o una quantità fissa di anticorpo
e varie concentrazioni di ormone non marcato (blu). In quest'ultimo
caso, l'ormone non marcato compete con ormone marcato per il legame
per l'anticorpo; la quantità di ormone marcato legato varia inversamente
con la concentrazione di ormone non marcato presente.

Es. Saggio radioimmunologico per l'ormone adrenocorticotropo (ACTH). Viene


costruita una curva standard del rapporto [legato] su [non legato radioattivo
ACTH] .
[ACTH non marcato aggiunto] è aggiunto e utilizzato per determinare il
quantità di ACTH (non marcato) in un campione incognito. Se un aliquota
contenente una quantità sconosciuta di ormone non marcato dà, per esempio, un
valore di 0,4 per il rapporto [legato] / [non associato] (vedi freccia), la nostra
aliquota contene circa 20 pg di ACTH.
Due principali tipi di
segnalazione!!!

1.Ormoni di origine
peptidica idrosolubili
(o non lipidica)

2.Ormoni steroidei
(lipidici od idrofobici )
Meccanismo d’azione degli ormoni
idrosolubili
Meccanismo d’azione degli ormoni
liposolubili e steroidei
Organizzazione funzionale dei principali
tipi di ormoni e dei loro recettori
Gli ormoni sono messaggeri chimici secreti da alcuni tessuti nel sangue o nel
fluido interstiziale, che servono per regolare l'attività di altri cellule o tessuti

Le cascate ormonali, nei quali molecole attivano altre molecole, amplificano lo


stimolo iniziale di diversi ordini di grandezza, spesso in un tempo molto breve
(secondi).
Gli impulsi nervosi stimolano l'ipotalamo a inviare ormoni specifici alla ghiandola
pituitaria (epifisi), stimolando così (o inibendo) il rilascio di ormoni tropici. Gli ormoni
dell’ipofisi anteriore a loro volta stimolano altre ghiandole endocrine (tiroide,
ghiandole surrenali, pancreas) a secernere i loro ormoni caratteristici, che a loro
volta stimolano specifici tessuti bersaglio.

Peptide, ammine, e gli ormoni eicosanoidi agiscono dall'esterno della cellula


bersaglio su recettori specifici sulla membrana plasmatica, alterando il livello di un
secondo messaggero intracellulare.

Ormoni steroidi, vitamina D, retinoidi, e ormoni della tiroide entrano nelle cellule
bersaglio e alterano l’espressione genica interagendo con recettori nucleari specifici.
.
Le prostagandine
Azioni citosoliche e nucleari di ormoni che
agiscono tramite un secondo
messaggero.
Tipi di recettori
Proteine G

FASE 1

FASE 2

FASE 3

FASE 1
AMP ciclico
o cAMP
Sintesi e demolizione del cAMP
Ormoni steroidei
LA
STRUTTURA:
LA BIOSINTESI
DEGLI ORMONI
STEROIDEI:

STEP 1:
CONCENTRAZIONE
DELLO IODIO
Viene concentrato contro
gradiente da un sistema
ATP dipendente accoppiato
alla pompa Na+\K+.
E’ un processo controllato
dal TSH
LA BIOSINTESI
DEGLI ORMONI
STEROIDEI:

STEP 2: OSSIDAZIONE
DELLO IODIO
E’ un processo catalizzato
dalla perossidasi, una eme-
proteina
Richiede H2O2 come
agente ossidante e NADPH
LA BIOSINTESI
DEGLI ORMONI
STEROIDEI:

STEP 3: IODINAZIONE
DELLA TIROSINA
Lo ione iodonio (I+)
reagisce con i residui
tirosile della tireoglobulina
Prima viene iodinata la
posizione 3 e poi la 5
Questo processo e’ detto
organicazione dello iodio
LA BIOSINTESI
DEGLI ORMONI
STEROIDEI:

STEP 4:
ACCOPPIAMENTO
L’accoppiamento di due
DIT da luogo’ a T4
L’accoppiamento di un DIT
e un MIT da’ luogo a T3
Il processo e’ ossidativo
ed e’ catalizzato dalla
stessa tireoperossidasi
Gli ormoni restano nelle
tireoglobulina
LA BIOSINTESI
DEGLI ORMONI
STEROIDEI:

STEP 5: SECREZIONE
Si ritorna all’ interno del
tirocita
La vescicola coalesce con i
lisosomi
I legami peptidici vengono
idrolizzati da peptidasi
Il T3 ed il T4 vengono
rilasciati nel citoplasma e
passano liberamente la
membrana
Catecolamine derivanti dalla tirosina
STRUTTURA PROTEICA dell’INSULINA
I principali sistemi endocrini e il loro target tissutali
I segnali provenienti nel sistema nervoso centrale (top) passano attraverso una
serie di relè per arrivare ai tessuti bersaglio (in basso).
Oltre ai sistemi mostrato, il timo, la ghiandola pineale, e gruppi di cellule nel tratto
gastrointestinale anche secernono ormoni.
REGOLAZIONE della Glicolisi
Regolazione della
glicemia

La glicemia può oscillare tra 70 mg/dl e


120mg/dl
La glicemia è sotto lo stretto controllo di
diversi ormoni che possono stimolare o
inibire le vie che portano al consumo di
glucosio (glicolisi, via dei pentosi e
glicogenosintesi) od alla sintesi
(glicogenolisi e gluconeogenesi)
Ormoni IPOGLICEMIZZANTI: Insulina
Ormoni IPOGLICEMIZZANTI:
Glucagone, Adrenalina e Cortisolo (che
stmola la liberazione di glucagone)
Consumo: Consumo:
glicogenosintesi glicogenolisi e
via dei pentosi

Consumo: glicolisi (via


Produzione:
d’elezione)
gluconeogenesi

Stefani – Taddei Zanichelli


Punti di controllo della
glicolisi
Tre enzimi allosterici
GLUCOCHINASI
FOSFOFRUTTOCHINASI
PIRUVATO CHINASI

Enzimi regolati spesso dal


FOSFORILAZIONE /
DEFOSFORILAZIONE
L’ATP è un forte inibitore
della glicolisi
Inibisce la piruvatochinasi e la
fosfofruttochinasi
L’aumento di ADP e AMP
stimola la glicolisi
In condizioni aerobie si
consuma meno glucosio che
in condizioni anaerobie. La
presenza d’ OSSIGENO
sembra inibire la glicolisi
(detto EFFETTO PASTEUR)
In assenza di ossigeno 2 ATP
In presenza di ossigeno
(ossidazione completa del
glucosio a anidride carbonica)
38 ATP
METABOLISMO
Metabolismo degli zuccheri:

Metabolismo del glicogeno.


SINTESI del
GLICOGENO
DEGRADAZIONE del
GLICOGENO
STRUTTURA RAMIFICATA DEL
GLICOGENO
Figura 13.20. Frammento di glicogeno per mostrarne le
ramificazioni.
ACCORCIAMENTO
DELLE CATENE DEL
GLICOGENO
Scissione del legame 1-
4 alfa glicosidico
La glicogeno fosforilasi
scinde in successione i
legami glicosidici; il
processo prosegue fino
a quando non
rimangono sequenze di
quattro unità glicosidiche
in vicinanza delle
ramificazioni
DEGRADAZIONE DEL GLICOGENO o
GLICOGENOLISI

Glicogenon + Pi glucosio-1-P + glicogenon-1


SINTESI del GLICOGENO
UDP - Glucosio

Glucosio-6-P glucosio-1-P
Glucosio-1-P + UTP UDP-glucosio + PPi Pi + Pi
Glicogenon + UDP-glucosio glicogenon+1 + UDP
Figura 13.18. Formazione dell’uridina difosfato glucosio
(UDP-Glu).
GLICOGENOSINTESI

UDP glucosio forma


legami 1-4
glicosidici
GLICOGENO
SINTASI o
SINTETASI
Ha necessità di
un’innesco (4 unità)

Legami 1-6
Enzima ramificante
Figura 13.19. In alto: sintesi del glicogeno e introduzione delle
ramificazioni; in basso: demolizione del glicogeno e rimozione delle
ramificazioni.
Figura 13.21. Regolazione ormonale della sintesi e della scissione
del glicogeno.
Il cAMP dà il via a una serie di fosforilazioni a carico di proteine
enzimatiche. Ciò porta a un’attivazione della fosforilasi e ad
un’inibizione della sintasi. Poiché anche la proteina fosfatasi è
inibita ne risulta una rapida trasformazione del metabolismo del
glicogeno.
METABOLISMO
Metabolismo degli zuccheri:
Via del pentoso-fosfato.
-Produzione di NADPH per vie biosintetiche
-Produzione di ribosio-5-P
-Produzione di monosaccaridi a 5 e 7 atomi di carbonio
Importanza del NADPH

La via dei pentoso fosfati mantiene alta la


concentrazione di NADPH, quindi alta concentazione
di GSH (GLUTATIONE RIDOTTO) molecola con
proprietà ANTIOSSIDANTI
Nei globuli rossi questa via aiuta a mantenere ridotto
lo ione ferroso (Fe2+) della emoglobina
IMPORTANZA del
GLUTATIONE
1) RIDOTTO
G-SH
1) OSSIDATO
G-S-S-G
Tripeptide che contiene
un gruppo tiolico (G-
SH)
gamma-
glutamilcisteinilglicina
Capace didetossificare il
perossido d’idrogeno
LA CARENZA DI G6PDH E’ CAUSA DI ANEMIA EMOLITICA
Può essere causata da: farmaci (antibiotici, antimalarici e
antipiretici); da effetto emolitico dei semi di fava (favismo)
malattia congenita e infezioni
METABOLISMO
Metabolismo degli zuccheri:
Gluconeogenesi.
GLUCONEOGENESI
è un processo dispendioso di energia
LA GLUCONEOGENESI è una via
che porta alla produzione di
glucosio partendo da precursori non
glucidici (acido lattico o alcuni
aminoacidi)

Catena di reazioni simile, ma non


sovrapponibile alla GLICOLISI.
La Gluconeogenesi è un processo che
porta alla formazione di nuove
molecole di glucosio a partire da ac.
Piruvico.
Tre tappe irreversibili della glicolisi
vengono evitate.
GLUCONEOGENESI
Catena di reazioni simile, ma
non sovrapponibile alla
GLICOLISI.
La Gluconeogenesi è un
processo che porta alla
formazione di nuove
molecole di glucosio a partire
da ac. Piruvico.
Tre tappe irreversibili della
glicolisi vengono evitate. Citosol

Piruvato carbossilasi
Prima devaiazione

Mitocondrio
Sette reazioni della glicolisi
sono catalizzate da
enzimiglicolitici reversibili
Le reazioni irreversibili sono
aggirate da:
1) Piruvato chinasi da
Pirivato carbossilasi e PEP
carbossichinasi
2) Fosfofruttochinasi da
fruttosio 1,6-bifosfatasi
3) Esochinasi da
glucosio 6-fosfatasi
TABELLA FINALE
GLICOLISI

C. ACIDI
TRICARBOSSILICI

BIOSINTESI

Samaja - Corso di
Biochimica -Ed.
Piccin
Ruolo del ciclo dell’acido citrico
DESTINO DEL PIRUVATO

COMPLESSO della
Piruvato deidrogenasi

TCA e
Fosforilazio Fermentazioni
ne ox