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Leonardeschi.

Leonardo e GLi arTisTi LoMBardi


Antonio Mazzotta

SOMMARIO
Premessa
4
Gli anni Ottanta
del Quattrocento in Lombardia 6
Il primo soggiorno di Leonardo
a Milano: 1482-1499 16
Milano, campo libero?
1499-1506
30
Il secondo soggiorno di Leonardo
a Milano e la sua eredità 40
Quadro cronologico 48
Bibliografia
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Nella pagina a fianco: In copertina: Leonardo,


Maestro Giovanni Antonio Vergine
della Pala Sforzesca, Boltraffio, delle rocce
Madonna Studio di testa (1490 circa),
col Bambino di un giovane particolare;
in trono tra i Dottori (1490-1495 circa); Londra,
della Chiesa Firenze, National Gallery.
e la famiglia Uffizi,
di Ludovico il Moro Gabinetto
(Pala sforzesca) disegni e stampe.
(1494-1495 circa);
Milano,
Brera.
PREMESSA

Leonardo ha passato a Milano anni cruciali della sua vita di ar-


tista, e le profonde tracce lasciate, soprattutto quelle indirette, ne
sono testimonianza. Al suo primo arrivo in città, intorno al 1482,
la scena artistica locale è già ben fissata in solidi principi molto
distanti dai suoi, e occorreranno diversi anni prima che il suo
linguaggio riesca a essere ascoltato fino in fondo. Si tenterà qui
di illustrare sinteticamente i diversi modi e gradi di reazione degli
artisti locali alle sue rivoluzionarie idee compositive e tecniche,
ma anche di distinguere i diretti allievi (comunemente noti come i
“leonardeschi”) da artisti non prettamente della sua cerchia che ne
hanno a tratti subito il fascino. Non mancherà anche il confronto
con grandi personalità artistiche che hanno proposto vie alternative
altrettanto influenti, tanto da passare a Leonardo stesso alcuni di
quei caratteri profondamente lombardi che sembrano permeare
alcune delle sue opere eseguite a Milano. L’influenza di Leonardo
verso i contemporanei è stata grande: echi delle sue idee sono
giunti oltre che a Milano e naturalmente a Firenze (e a Venezia),
anche nelle Fiandre, e persino in Spagna. In questa occasione,
tuttavia, ci si limiterà ad analizzare i riverberi della sua presenza
in Lombardia. Naturalmente i termini “Lombardia” e “lombardi”
sono puramente convenzionali e moderni, e intendono indicare ciò
che appartiene al territorio dello Stato di Milano ma anche, come
vedremo, intendono caratterizzare dei tratti stilistici inconfondi-
bili che gli artisti locali del tardo Quattrocento hanno formulato.

Bernardino Nella pagina a fianco:


dei Conti, Marco d’Oggiono,
Madonna La Madonna
col Bambino tra san Giovanni
in piedi Battista
in un paesaggio e santo Stefano
(1494), (Polittico
particolare; di Mezzana)
Milano, (1512 circa),
San Pietro in Gessate. particolare;
Milano,
Museo diocesano.

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Nella pagina Qui sopra:
a fianco: Giovani Fattori,
Federico La rotonda
Zandomeneghi, di Palmieri
Ritratto (1866),
di Diego Martelli Firenze,
allo scrittoio palazzo Pitti,
(1870); Galleria d’arte
Firenze, moderna.
palazzo Pitti,
Galleria d’arte
moderna.

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6
Gli anni Ottanta
del QuattrOcentO
in lOmbardia

L’immagine Nella pagina Qui sopra:


a fianco: Giovanni Antonio
che inaugura Bernardo Prevedari Piatti,
(da Donato Virtù teologali
il decennio e che sa Bramante), (1478-1480 circa);
Interno di tempio Parigi,
tanto di manifesto con figure Louvre.
(Incisione Prevedari)
dei gusti figurativi (1481);
Milano,
avanguardistici Castello sforzesco,
Civica raccolta
della Milano di quel momento è senz’altro delle stampe
l’incisione realizzata nel 1481 dall’orafo Achille Bertarelli.
Bernardo Prevedari su disegno di Donato
Bramante, come dichiara l’iscrizione sul
plinto del candelabro in secondo piano:
« bramantv/ s fecit / in m [ edio] l [ an ] o ». Il
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Vincenzo Foppa, Nella pagina a fianco: soggetto di questa meravigliosa visio-
Madonna Ambrogio Bergognone, ne antichizzante e proto-piranesiana è
col Bambino Madonna in trono indecifrabile e misterioso, e forse è meglio
tra i santi Giovanni tra otto santi limitarsi alla definizione data dal con-
Battista e Giovanni e il committente tratto, stilato il 24 ottobre di quell’anno:
evangelista Gerolamo «haedifitiis et figuris». Il grande artista
(Madonna Calagrani urbinate era in città da qualche anno, e
del tappeto) (1485 circa); la sua cultura era fortemente improntata
(1485); Milano, dal Piero della Francesca pittore di corte
Milano, Pinacoteca dei Montefeltro, dalla lezione del Mante-
Brera. ambrosiana. gna mantovano, ma anche dalla Ferrara
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9
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di Cosmè Tura, di Francesco del Cossa e Nella pagina Il maestoso Nello scomparto
soprattutto di Ercole de’ Roberti. Di questi a fianco e qui sopra: Polittico centrale
artisti Bramante sembra rievocare la luce Bernardino Butinone di san Martino, del registro
sinistra e bizzarra che pervade le loro e Bernardo Zenale, commissionato inferiore,
visioni all’antica, ma anche l’arrovellar- Polittico ai trevigliesi san Martino
si delle pieghe dei manti e delle ciocche di san Martino Bernardino Butinone a cavallo,
di capelli delle figure. D’altronde questo (1485-1490 circa), e Bernardo Zenale patrono
gusto filo-ferrarese in Lombardia aveva intero nel 1485, di Treviglio,
già caratterizzato gli anni Settanta, come e particolare già concluso nel 1491, dona metà
testimoniato dai capolavori di Giovanni di uno dei pilastrini e destinato all’altare del suo mantello
Antonio Piatti, il grande scultore morto della predella, della chiesa a un povero.
nel 1480 a Cremona e uscito dalla botte- dipinto di San Martino
ga di Giovanni Antonio Amadeo, con cui da Bernardo Zenale; a Treviglio,
ha condiviso fondamentali esperienze al Treviglio è uno dei manifesti
grande cantiere della certosa di Pavia. (Bergamo), dell’arte lombarda
Lo stile antinaturalistico e “accartoccia- San Martino degli anni Ottanta
to” di Piatti ha sicuramente influenzato e Santa Maria Assunta. del Quattrocento.
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i pittori contemporanei, e contribuito a molto rovinato dallo stacco e dal succes-
forgiare uno stile e un gusto di stampo sivo strappo, è datato 10 ottobre 1485
espressionistico. e rivela un forte impianto bramantesco
Vincenzo Foppa, il bresciano che sin nell’ostentare gli elementi architettoni-
dai primi anni Sessanta, reduce dalla Pa- ci di stampo classico, anche se il tutto è
dova di Donatello e degli squarcioneschi, semplificato e stemperato.
a Milano era sulla cresta dell’onda, sem- Un approccio altrettanto prudente-
bra subire quest’ondata di nuove idee, mente aggiornato è rivelato dal ben più
come testimoniano le sue opere del nono giovane Bergognone, che nella pala con
decennio del Quattrocento. L’affresco con la Madonna in trono tra otto santi e il com-
la Madonna del tappeto, già in Santa Maria mittente Gerolamo Calagrani, eseguita
di Brera e ora in Pinacoteca, purtroppo poco dopo il 1484 per Pavia e oggi alla
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Bernardino Butinone
e Bernardo Zenale,
Polittico
di san Martino
(1485-1490 circa),
particolare
di uno
degli scomparti
della predella,
dipinto
da Bernardino
Butinone;
Treviglio (Bergamo),
San Martino
e Santa Maria Assunta.

Pinacoteca ambrosiana, dimostra di guar- la pala dell’Ambrosiana, come gli ange-


dare alle novità bramantesche attraverso li volanti in scorcio, le fisionomie delle
la lente addolcente di Foppa. Nonostante figure, uno spiccato gusto per l’ornato
l’impianto unitario della pala, desunto e la gamma cromatica azzurro-grigio-
dalla pionieristica Pala Bottigella di Foppa verde-oro paiono evocare il più grande
(Pavia, Pinacoteca Malaspina), eseguita artista milanese di quella generazione,
vent’anni prima, persiste imprescindibile Carlo Braccesco, la cui attività però si
l’oro: una cifra della pittura lombarda svolge essenzialmente in Liguria.
fino alla fine del Quattrocento. Le figure Un altro imprescindibile manifesto
di Bergognone hanno incarnati che defi- dell’arte lombarda degli anni Ottanta
niremmo quasi cadaverici, un po’ come del Quattrocento è il maestoso Polittico
quelli di Dirk Bouts. Molti elementi nel- di Treviglio, commissionato ai trevigliesi
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Bramantino, Bernardino Butinone e Bernardo Zenale figure hanno i toni della pelle che virano
Adorazione nel 1485 e già concluso nel 1491. È asso- attraverso tutte le tonalità del grigio, e le
del Bambino luta la coerenza prospettica, tra fughe di nuvole appaiono talmente inverosimili
(1485 circa); archi di stampo bramantesco e balaustre da sembrare fumo di sigaretta. Zenale
Milano, in ferro battuto così profondamente lom- invece esprime già un tono più classico,
Pinacoteca barde. Tipicamente lombardi sono anche pacato. I suoi Dottori della Chiesa che
ambrosiana. il “bagno di ori” e gli incarnati cinerei popolano i pilastrini hanno una compo-
delle figure. Le due personalità artistiche, stezza inavvicinabile. Da questo “milieu”
così “fuse” tra loro nelle tavole principali emergerà il giovane Bartolomeo Suardi,
del polittico, sono invece ben distinguibili significativamente soprannominato dai
negli scomparti della predella. Butinone suoi contemporanei Bramantino.
ha una vena espressionistica marcata, Tra le prime opere di Bramantino, data-
esuberante e, diremmo, esagerata. Le sue bile quindi intorno al 1485, è l’Adorazione
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del Bambino dell’Ambrosiana. L’impianto Donato Bramante, Il 10 ottobre 1486 giganteschi personaggi
delle quinte architettoniche, con quell’al- Eraclito e Democrito il poeta di corte maschili, ben noti
tissima volta a botte dalla prospettiva a (1487-1488 circa); Gaspare Visconti all’epoca, a figura
cannocchiale, è dichiaratamente braman- Milano, acquista un’abitazione intera (i cosiddetti
tesco, mentre i manti delle esili e allucina- Brera. in via Lanzone, Uomini d’arme),
te figure sono brillanti e sfaccettati come nei pressi della basilica mentre in un’altra
minerali preziosi, e i loro crani sono lisci di Sant’Ambrogio. sala adiacente,
e ovoidali proprio come avveniva nelle Subito dopo comincia sopra una porta,
creature del Piatti. la decorazione Eraclito e Democrito.
Intorno al 1487-1488 Bramante, forse di almeno un paio La casa di via Lanzone
con l’aiuto del giovane Bramantino, de- di ambienti (nota come “casa
cora la casa del poeta di corte Gaspare da parte di Bramante, Visconti-Panigarola”)
Visconti in via Lanzone, nei pressi della forse con l’aiuto è oggi distrutta,
basilica di Sant’Ambrogio: i pochi lacerti del giovane e i frammenti
rimasti sono oggi conservati a Brera. Me- Bramantino. di affresco, staccati
morabile è la scena, forse originariamente In una sala Bramante dalle pareti,
posizionata come sopraporta, con Eraclito effigia, in nicchie sono approdati
e Democrito, le cui esagerate espressioni illusionistiche, sette a Brera.
di pianto e riso assumono le fattezze di
mascheroni teatrali.

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Il prImo soggIorno
dI leonardo a mIlano:
1482-1499

Leonardo, la cappella del palazzo ducale, San Gottar-


Studio do in Corte, è la somma di tutto quello che
per una Madonna l’oramai trentenne artista toscano aveva
col Bambino appreso nella Firenze di Verrocchio e dei
e san Giovannino miracoli ottici del Trittico Portinari di Hugo
e altri studi van der Goes. Una visione rivoluzionaria:
(1478 circa), un quasi-notturno per nulla classicheggian-
particolare te e in cui la natura e i suoi umori sono
della Madonna assoluti protagonisti. Alcuni dettagli, come
che allatta; le piante in primo piano, raggiungono una
Windsor, precisione botanica e ottica cristallina, pa-
Royal Library. ragonabile a quella che sarà raggiunta dagli
specialisti olandesi di natura morta due
secoli dopo. L’intersecarsi dei gesti e delle
pose, finalizzato a distinguere i caratteri
e i ruoli dei personaggi e ad arricchire il
sottile filo narrativo, è altamente sofistica-
to, e ribadisce quanto Leonardo aveva già
sperimentato nella non finita Adorazione
dei magi oggi agli Uffizi. Delle importanti
opere di artisti lombardi che abbiamo ap-
pena visto, seppur posteriori alla pala di
Leonardo, nessuna sembra restituirne il
Quando Leonardo benché minimo riflesso. Bisognerà aspet-
tare la fine del decennio perché qualcosa
giunge in città intorno negli animi si smuova.
Non si sa da quando Leonardo abbia
al 1482, presentandosi costituito una bottega a Milano. Ciò che
è certo, e lo si sa da alcuni appunti di sua
a Ludovico il Moro mano, è che nel 1490 e nel 1491 un certo
«Jachomo» aveva rubato in ben due occa-
come maestro di sioni un «graffio d’argento» prima a «Mar-
co» e poi a «Giannantonio». Si tratta con
«instrumenti bellici» ogni probabilità di alcuni dei principali
protagonisti di quella «tanta adulescen-
Nella pagina e soprattutto come scultore in «marmore, tium turba» che, stando a Paolo Giovio,
a fianco: bronzo e terra» (facendo allusione all’ere- affollava la vita milanese di Leonardo: il
Leonardo, zione di un grande monumento equestre a «ladro, bugiardo, ostinato, ghiotto» Gian
Vergine delle rocce Francesco Sforza, padre del Moro), la scena Giacomo Caprotti da Oreno, detto Salaì
(1483 circa); artistica era orientata, come abbiamo visto, (da un diavolo del Morgante di Luigi Pulci,
Parigi, su scelte e gusti profondamente alieni ai un poema di grande successo in quegli an-
Louvre. suoi. Basti prendere a esempio quella che ni), preso in “adozione” proprio nel 1490,
con ogni probabilità è la sua prima opera quando aveva dieci anni, ma soprattut-
realizzata per la corte milanese: la Vergine to Marco d’Oggiono e Giovanni Antonio
delle rocce ora a Parigi. Eseguita, come ha Boltraffio. Come vedremo, è soprattutto
ben argomentato Alessandro Ballarin, per attraverso la mediazione dei suoi allievi
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Qui sopra: lombardi che Leonardo e gli artisti locali piede destro, si protende pericolosamente
Leonardo, potranno intraprendere un dialogo altri- verso la rosa; il moto fa sì che la Madonna,
Madonna del fiore menti impensabile. Non irrilevante è che prudentemente, lo trattenga stringendo una
(Madonna Benois) la loro prima menzione sia collegata con fascia che gli cinge il petto. Nonostante
(1480-1482 circa); l’uso della punta d’argento, una tecnica la madre osservi benevola il movimento
San Pietroburgo, disegnativa che ha caratterizzato quasi un del figlio, con la mano libera riesce, nello
Ermitage. decennio dell’attività milanese di Leonardo, stesso momento, ad afferrare – senza guar-
e che è stata “resuscitata” in città proprio darlo – uno stelo di crocifera che spunta da
In alto, a destra: grazie all’intensa «pratica» (Vasari) nella un vaso posto sul parapetto. Questo alto
Giovanni Antonio sua bottega. grado di calcolo delle pose e dei movimenti
Boltraffio, Boltraffio, che probabilmente proveniva incrociati, assolutamente inedito per un
Madonna della rosa da un’agiata famiglia milanese, era na- pittore milanese, ha spinto Bernard Be-
(1485-1490 circa); to intorno al 1467, come si desume dalla renson a pensare che per questa Madonna
Milano, sua lapide sepolcrale già in San Paolo in Boltraffio fosse risalito a una «early idea
Museo Poldi Pezzoli. Compito e oggi conservata nel lapidario of Leonardo’s». Leonardo evidentemente
del Castello sforzesco. Il suo dipinto più mette a disposizione di Boltraffio il baga-
antico, la Madonna della rosa del Museo glio di idee che aveva elaborato negli ultimi
Poldi Pezzoli, databile nella seconda metà anni fiorentini, ma anche nei primi tempi
degli anni Ottanta, denuncia già una com- milanesi. Alle spalle di questa Madonna dal
pleta immersione nei dettami leonardeschi collo lungo di Boltraffio sembra esserci una
e un’assoluta assenza di elementi che de- serie di bellissimi schizzi a penna elaborati
finiremmo lombardi. Nell’“aristocratica” da Leonardo quando era ancora a Firenze,
Madonna di Boltraffio i gesti sono calcolati ma anche naturalmente la versione parigi-
e concatenati tra loro: il Bambino sul pa- na della Vergine delle rocce discussa prima
rapetto, seduto in equilibrio precario sul e il Ritratto di Cecilia Gallerani (universal-
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mente nota come La dama con l’ermellino),
eseguito intorno al 1486.
Non si dimentichi poi che molto proba-
bilmente Leonardo porta con sé a Milano la
meravigliosa Madonna del fiore oggi all’Er-
mitage di San Pietroburgo, meglio nota
come Madonna Benois. Se Boltraffio aveva
assorbito l’essenza formale di quest’opera,
poi rimescolata nella sua Madonna della
rosa, c’era chi, proveniente da una cultu-
ra figurativa profondamente lombarda di
stampo butinonesco, ne aveva subito il
fascino, e l’aveva addirittura plagiata in
una misteriosa Madonna col Bambino in
piedi sotto un arco, conservata al Museo
Puškin di Mosca. Quest’opera, che mescola
la tradizione con una citazione davvero
poco obiettiva di un’opera di Leonardo,
dimostra come negli anni Ottanta il tosca-
no fosse visto a Milano come una sorta di
alieno, di enorme fascino ma dal linguag-
gio incomprensibile. Forse davvero solo
Boltraffio aveva avuto un accesso privile-
giato ai suoi materiali e, come vedremo, è
stato in grado di elevarsi a interprete delle
sue idee formali, in modo tale da renderle
comprensibili agli altri.
Il 1489 è un anno piuttosto importante
per Milano e per Leonardo. Intorno a que-
sta data, Leonardo aveva ripreso a pieno
regime il suo lavoro di progettazione per il
“Cavallo”, il grande monumento a France-
sco Sforza. Esistono una serie di bellissimi
studi di anatomia equina a punta d’argen-
to e biacca su carta preparata in azzurro,
databili intorno al 1490-1491. Riuscirà a
costruire unicamente il colossale modello
d’argilla, che stando a Luca Pacioli solo nel È databile intorno al 1490 il titanico Argo Leonardo,
corpo del cavallo era alto più di sette metri ad affresco che sta a guardia della porta Ritratto di musico
(verrà poi distrutto dalle archibugiate dei della parte più preziosa del tesoro, una (1490 circa);
francesi invasori, nel 1499). Sempre nel sconvolgente opera di Bramantino che, Milano,
1489 giunge da Napoli a Milano Isabella tra anatomie contorte, vertiginose fughe Pinacoteca
d’Aragona, figlia del re di Napoli e fresca prospettiche ed eclettismi all’antica, sta a ambrosiana.
sposa di Gian Galeazzo Sforza, il legittimo testimoniare come intorno a questa data
erede del ducato di Milano che morirà pre- i gusti e le commissioni ducali non si fos-
cocemente nel 1494. Il 13 gennaio 1490 vie- sero fissate su un unico “stile di corte”,
ne allestita per loro, nel Castello sforzesco, ma potessero avere ancora orientamenti
la Festa del paradiso, il cui testo era stato così diversi.
composto dal poeta Bernardo Bellincioni La prima opera di Leonardo ad attec-
e le scene realizzate da Leonardo. È stato chire con efficacia nel terreno lombardo
ipotizzato, a ragione, che Isabella abbia è senz’altro la Vergine delle rocce oggi al-
portato con sé da Napoli anche Francesco la National Gallery di Londra, con ogni
Galli, detto appunto Napoletano, un pittore probabilità portata a termine intorno al
che entrerà poi a far parte della più stretta 1490. È di gran fascino porla accanto –
cerchia leonardesca. Proprio in questo pe- idealmente – al contemporaneo Argo di
riodo il Moro decide di sistemare il tesoro Bramantino: in quel momento, in Italia e,
degli Sforza nella Rocchetta del Castello. diremmo, in Europa, non esiste un unico
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contesto artistico dove si giochi al suo in-
terno una partita a questi livelli e su registri
espressivi così diversi. La questione della
commissione della pala, dei pagamenti,
e del suo rapporto con la quasi identica
composizione del Louvre è materia di
discussione tra storici dell’arte da più di
un secolo. Ma i recenti studi di Alessandro
Ballarin sembrano definitivamente aver
messo in chiaro le cose: la versione lon-
dinese è la stessa – e l’unica – in rapporto
alla commissione del 25 aprile 1483 di una
grande e complessa “macchina” d’altare
per la confraternita dell’Immacolata Con-
cezione in San Francesco Grande a Mila-
no. A eseguirla sarebbero stati Leonardo
insieme ai fratelli Ambrogio ed Evangelista
de Predis, mentre la carpenteria, perduta,
era opera di Giacomo del Maino. L’altare
è stato smembrato a fine Settecento, e gli
unici pezzi superstiti sono tutti a Londra:
lo scomparto centrale e due pezzi laterali
con due Angeli musicanti, uno in rosso –
attribuibile con certezza ad Ambrogio de
Predis – e l’altro in verde.
Come dicevamo, la Vergine delle rocce
nella sua versione londinese è la prima
opera di Leonardo che ha avuto un impatto
forte sulla scena figurativa locale. Le dif-
ferenze con la prima versione, che si sono
potute ben verificare nella mostra londi-
nese del 2011-2012 in cui erano esposte
entrambe, non si limitano ad alcuni im-
portanti dettagli compositivi. Leonardo
ha nel frattempo acquisito approfondite
conoscenze anatomiche (un foglio con Stu-
di del teschio umano, conservato alla Royal
Library di Windsor, è datato 1489), e ciò
risulta evidente se si guarda la testa della
Madonna, che rispetto alla precedente pare
davvero il risultato di chi vede e aspira a
rappresentare le forme umane come una
stratificazione di ossa, cartilagini, vene,
carni ed epidermidi. Ma è soprattutto nella
scala di toni cromatici che si ha una pic-
cola rivoluzione. Leonardo, nella seconda
versione della Vergine delle rocce, sembra
essere diventato lombardo. Gli incarnati,
ripristinati nella loro brillantezza dopo un
recente oculato restauro che ha rimosso
le vernici moderne ingiallite, sono infat- Bramantino, Nella pagina
ti tutti virati verso il grigio, ma un grigio Argo a fianco,
non spento, bensì perlaceo e riflettente, (1490 circa); Leonardo,
non dissimile da quello delle figure nella Milano, Vergine delle rocce
pala giovanile di Bergognone che abbiamo Castello sforzesco, (1490 circa);
incontrato poc’anzi o in certe creature di sala del Tesoro. Londra,
Foppa. La luce lunare dai riflessi argentei National Gallery.
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Qui sopra: è molto più radente rispetto a quella della Stando a Paolo Giovio poi, Leonardo non
Giovanni Antonio prima versione, e crea un effetto di contra- concedeva ai suoi allievi di usare il pennello
Boltraffio, sti ancora più netto e drammatico: non a e i colori fino a che avessero raggiunto i
Studio di testa caso la dialettica «lumi e ombre» è uno dei vent’anni: prima potevano solo utilizzare
di un giovane motivi ricorrenti nei taccuini di Leonardo, incessantemente la punta metallica, che
(1490-1495 circa); volti a comporre un suo manifesto (pubbli- abbiamo visto essere oggetto di furti tra i
Firenze, cato postumo): il Trattato della pittura. Inca- giovani artisti. Non sembra dunque un caso
Uffizi, merate queste caratteristiche dalla migliore che proprio a inizio anni Novanta venga-
Gabinetto tradizione locale, Leonardo ha trovato fi- no prodotte nella sua cerchia una serie di
disegni e stampe. nalmente la chiave per farsi capire, e per stampe con i celebri Nodi e anche con una
finalmente impiantare un linguaggio che Testa femminile idealizzata (il cui disegno è
In alto, a destra: di lì in poi non potrà essere più ignorato. stato giustamente riferito a Boltraffio), tut-
Maestro Un suo dipinto perfettamente in parallelo te recanti la scritta «Achademia Leonardi
della Pala Sforzesca, dal punto di vista stilistico alla pala oggi a Vinci», che non sono prova dell’esistenza
Studio di testa Londra è il Ritratto di musico dell’Ambro- di una reale Accademia, ma rivelano una
femminile siana, che in più occasioni è stato relegato tensione nella sua bottega all’esercizio –
(1494-1495 circa); nel solco della tradizione ritrattistica di per l’appunto – di spirito accademico e
Londra, Antonello da Messina, ma che in realtà è alla diffusione di principi omologati e ben
British Museum, un piccolo trattato di anatomia del volto riconoscibili.
Department umano, pulsante ed estremamente lontano Boltraffio diventa un vero maestro del-
of Prints dalle maschere iperrealiste di Antonello. la punta metallica, in cui esprime al me-
and Drawings. Intorno alla seconda Vergine delle rocce glio la sua interpretazione classicizzata
si affollano gli allievi nella bottega di Leo- di Leonardo. Nella Testa di giovane agli
nardo, e fervidamente tutti si esercitano a Uffizi, Boltraffio riprende specularmen-
disegnare con la punta metallica: sempre te – anche nella direzione della luce – la
nel Trattato infatti Leonardo si raccoman- testa della Madonna nella Vergine delle
da che i giovani disegnino in compagnia. rocce. Magistralmente, l’infinita trama di
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leggeri tocchi plasma il volto attraverso dalla presenza preponderante dei famosi Qui sopra:
impercettibili avvallamenti e rilievi, definiti ori lombardi, e un leonardismo incipiente Bernardino dei Conti,
dall’incidenza di una fonte di luce fredda ed esageratamente enfatizzato nei volti e Madonna
ma netta. Le parti inondate di luce, come nelle mani delle figure. La Pala sforzesca, col Bambino
il profilo del naso, sono rese con incredi- destinata alla chiesa di Sant’Ambrogio ad in piedi
bile risparmio, sfruttando il tono eburneo Nemus a Milano, in cui figura la famiglia in un paesaggio
della preparazione della carta. Non a caso al completo di Ludovico il Moro appena (1494);
questo disegno è stato in molte occasioni diventato duca (1494), è un’importante Milano,
ritenuto di Leonardo stesso. opera di valore rappresentativo e politico, e San Pietro in Gessate.
Un’altra derivazione dal modello leonar- non a caso la scelta ricade su un artista che
desco, sempre eseguita a punta metallica, era in grado di mettere insieme tradizione In alto, a sinistra:
anche se utilizzata in maniera più mal- e innovazione. Vi sono anche altri casi in Maestro
destra, è lo Studio di testa femminile del cui l’anonimo maestro lombardo riesce della Pala Sforzesca,
British Museum di Londra, opera dell’ano- a conciliare Leonardo con la tradizione Madonna
nimo Maestro della Pala Sforzesca. È come locale: si prenda per esempio la paletta in col Bambino
se la testa della Madonna di Leonardo fosse miniatura con la Madonna col Bambino in trono tra santi
stata presa a pugni, e fosse tumefatta dagli in trono tra santi e devoti della National e devoti
ematomi e dai lividi. Il caso del Maestro Gallery di Londra. In ultimo, lo schema di (1490-1494 circa);
della Pala Sforzesca è davvero emblematico questo quadretto è davvero ancora quello Londra,
per il nostro discorso. Si tratta infatti di un della Pala Bottigella di Foppa, un’opera de- National Gallery.
artista che prima di assumere inconfondi- gli anni Sessanta del Quattrocento, mentre
bili caratteri leonardeschi deve avere avuto gli incarnati e il chiaroscuro sono chiara-
una formazione profondamente lombarda. mente improntati alla pala di Leonardo
Il pezzo centrale del suo catalogo, la Pa- appena installata in San Francesco Grande.
la sforzesca di Brera per l’appunto, è una Tra i primi a reagire alla Vergine delle roc-
commistione tra un impianto tradizionale, ce di Londra è senz’altro da annoverare il
ancora tra Foppa e Bergognone, condito modestissimo – ma evidentemente apprez-
23
Qui sopra: In alto, Nella pagina zato dai contemporanei – Bernardino dei
Bergognone, a destra: a fianco, dall’alto: Conti, un pittore di Castelseprio. Nel 1494
Madonna Ambrogio de Predis, Giovanni Antonio infatti esegue, per l’umanista e segretario
del latte Angelo in rosso Boltraffio, ducale Jacopo Antiquario, la Madonna col
(1490-1495 circa); (1490 circa); Madonna del latte Bambino in piedi in un paesaggio in San
Bergamo, Londra, (Madonna Litta) Pietro in Gessate a Milano, dall’iconogra-
Accademia Carrara. National Gallery. (1490 circa); fia rara e bizzarra, in cui è evidente che la
San Pietroburgo, testa della Madonna è derivata dalla pala
Ermitage. leonardesca.
Per comprendere lo shock visivo subìto
Leonardo, dinanzi al dipinto di Leonardo anche dagli
Studio per una testa artisti non più tanto giovani, come Bergo-
di donna gnone, basti la meravigliosa Madonna del
(1485-1490 circa); latte dell’Accademia Carrara di Bergamo,
Parigi, databile ai primi anni Novanta, a confronto
Louvre, Cabinet con la Pala di San Siro della certosa di Pa-
des Dessins. via, eseguita nel 1491. Rispetto alle opere
giovanili, Bergognone sembra incamerare
dal Leonardo della seconda Vergine delle
rocce cognizioni anatomiche (bastino la
struttura del volto della Vergine o i tendini
ben visibili nelle mani) e la luce fredda,
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che taglia le superfici e fa brillare, come
rivoli d’acqua al sole, i lunghi capelli della
Madonna. Certo c’era anche chi, come Am-
brogio de Predis, coetaneo di Bergognone,
pur avendo collaborato strettamente con
Leonardo per l’impresa di San Francesco
Grande, nelle sue opere di quegli anni
non dimostra la benché minima volontà
di restituzione del linguaggio leonardesco,
come sta a dimostrare l’Angelo in rosso,
che, come si diceva, una volta faceva parte
della medesima pala d’altare nella chie-
sa francescana. Sembra dunque assurdo
che spesso oggi lo si annoveri tra i pittori
leonardeschi, e gli si attribuiscano opere
che, come vedremo, non hanno nulla a che
fare con lui.
Pare imprescindibile a questo punto
sostare su un dipinto la cui luce fredda e
notturna è la stessa della seconda Vergine
delle rocce, e che sintetizza molti proble-
mi leonardeschi: la celebre Madonna Litta
dell’Ermitage. Ancora oggi è spesso pro-
mossa – soprattutto dall’istituzione russa
– come opera di Leonardo, anche se appare
evidente che si tratta di una traduzione
addolcita, semplificata e “mercificata” di
un’idea del grande toscano. Sebbene alcuni
studiosi, a partire da Ballarin, abbiano spie-
gato con chiarezza che si tratti di un’opera
di Boltraffio, ancora oggi fatica a trovare
una collocazione fissa nel panorama ar-
tistico milanese. La testa della Madonna
dal profilo perfetto, senza accidenti (e in
questo senso così poco affine al mondo
di Leonardo), rivela un gusto già proto-
canoviano. Proprio un confronto con un
meraviglioso disegno di simile composi-
zione, lo Studio per una testa di donna del
Louvre, eseguito da Leonardo nei primi
anni milanesi, rivela l’abilità di Boltraffio di
trasformare l’universo stratificato di carni
e anima di Leonardo in pura superficie,
fredda, levigata e incorruttibile, quasi di
porcellana, e per questo tranquillizzante.
Questo senso di accessibilità all’immagi-
ne e facilità a leggerne le forme ha fatto
sì che da subito molti artisti milanesi – e
non solo – ne fossero rimasti affascinati:
sono tante le copie e le versioni coeve di
questo dipinto.
Uno dei compagni di bottega insieme a
Boltraffio è, come abbiamo visto, Marco
d’Oggiono. Questo artista nato sulle rive
del lago di Annone è, a differenza di Bol-
traffio, privo di un’attività “quattrocente-
sca” su cui gli studi concordino. Tuttavia,
25
Qui sopra: esiste un gruppo di dipinti molto coerenti Leonardo è un caposaldo del genere del
Leonardo, tra loro che hanno come perno un ritrat- “ritratto di spalla”, e diviene un punto di
Belle ferronnière to, noto come Ritratto Archinto per la sua riferimento imprescindibile per la ritratti-
(Ritratto provenienza ottocentesca dalla raccolta stica milanese di fine Quattrocento. Marco
di Isabella Archinto di Milano e oggi conservato alla d’Oggiono è molto meno intelligente di
d’Aragona?) National Gallery di Londra, i cui toni gri- Boltraffio: tende a enfatizzare e “condire”
(1490-1494 circa); gi e la luce fredda ricordano quelli della troppo le idee del maestro, rendendo il
Parigi, Vergine delle rocce londinese. Il volto ha risultato assai difficile da digerire. La sua
Louvre. un colorito cadaverico, le labbra violacee, Ragazza con piatto di frutta del Metropoli-
la mano sul parapetto pare morta. Questo tan Museum di New York, per esempio, una
In alto a destra: ritratto – importante anche perché datato delle tante creature “androgine” prodotte
Marco d’Oggiono, 1494 – e le opere a esso affini sono ancora dall’entourage leonardesco, dimostra come
Ritratto di uomo oggi insistentemente riferite ad Ambrogio si possa volgarizzare il genere del ritratto
(Ritratto Archinto) de Predis, anche se basta un confronto con idealizzato. Anche Marco d’Oggiono era
(1494); l’Angelo in rosso o con altre opere certe di pratico della punta metallica, come pro-
Londra, De Predis per convincere chiunque provi vato dall’aneddoto del Salaì, anche se i
National Gallery. a guardare che la strada è sbagliata. È ben disegni in questa tecnica attribuibili a lui
più assennata invece l’idea che si tratti di (si vedano per esempio lo Studio di mano
un’opera giovanile di Marco d’Oggiono, dell’Ambrosiana o il Busto femminile del
in questo caso aggiornato su un nuovo Puškin) dimostrano un’abilità, un control-
fondamentale capitolo di Leonardo nella lo della mano e una tensione poetica ben
sua prima esperienza milanese: la Belle inferiori a quelli di Boltraffio.
ferronnière oggi al Louvre, che, come ha I due allievi lombardi di Leonardo sono
argomentato ancora una volta Ballarin, incaricati dai fratelli Grifi, nel 1491, di ese-
potrebbe rappresentare la duchessa “in guire una pala con la Resurrezione per la
pectore” Isabella d’Aragona. Il dipinto di cappella di San Leonardo presso la chiesa
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milanese di San Giovanni sul Muro, nelle i dettami non sembra irrilevante: esiste Marco d’Oggiono,
vicinanze del Castello sforzesco. Vi è un una rara incisione con Sant’Alessio, giusta- Ragazza
sollecito a condurla a termine nel 1494, ma mente restituita a Francesco Napoletano con piatto
i due pittori sicuramente non completano la da Giovanni Agosti, che sembra serbare di frutta
pala fino al 1497, poiché nel dipinto, oggi al- elementi del murale di Leonardo, ma come (1492-1494 circa);
la Gemäldegalerie di Berlino, si riscontrano se fossero guardati attraverso la pala dei New York,
chiari riferimenti all’Ultima cena. La grande suoi allievi. Quest’incisione è stata sicura- Metropolitan Museum.
pittura murale, che Leonardo portò a termi- mente eseguita prima del 1501, visto che
ne per volontà del Moro nel refettorio del Francesco morirà a Venezia in quell’anno.
convento domenicano di Santa Maria delle Negli anni precedenti l’Ultima cena le
Grazie proprio nel 1497, diventa infatti un tecniche disegnative di Leonardo si erano Marco d’Oggiono,
nuovo, e definitivo, banco di prova per gli evolute e, abbandonata definitivamente la Studio di busto
artisti di tutto il Nord Italia. Nella Pala Grifi punta metallica, l’artista ha abbracciato le femminile
è piuttosto semplice distinguere tra le mani matite rosse e nere, producendo i celebri (1492-1494 circa);
di Boltraffio e di Marco. Il Cristo risorto, studi di teste, mani e piedi per il Cena- Mosca,
più “gommoso” e manierato, è infatti della colo, oggi divisi tra l’Accademia di Vene- Museo Puškin.
stessa risma dei dipinti di Marco appena zia e soprattutto Windsor. Uno di quelli
analizzati. Mentre i due santi inginocchia- conservati all’Accademia, lo Studio per la
ti sono prove di un grandioso intendere mano di Giuda, è stato solo di recente re-
e interpretare – in tempo reale – l’Ultima stituito a Leonardo (da Ballarin), ma non
cena da parte di Boltraffio: la santa Lucia ha riscontrato grande consenso presso gli
è infatti una trasposizione piuttosto fedele studiosi, nonostante si tratti di un assoluto
del san Filippo. capolavoro, in cui si combinano matita
La febbre generata dallo svelamento rossa e un lievissimo gesso bianco, quasi
dell’Ultima cena è grande, ma il ruolo in- cosparso a mo’ di zucchero a velo. La luce
termedio della Pala Grifi per diffonderne vibra su creste che altro non sono che le

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28
vene pulsanti e i tendini del pugno che, Qui sopra: In alto: Nella pagina a fianco:
rabbioso e colpevole, stritola il tovagliolo. Francesco Napoletano, Leonardo, Giovanni Antonio
Questa “conversione” tecnica di Leonar- Sant’Alessio Studio Boltraffio
do, che gli ha permesso un ulteriore salto (1497 circa); per la mano e Marco d’Oggiono,
espressivo rispetto alla più statica e fredda Milano, di Giuda Pala Grifi
punta metallica, ha incominciato ad ave- Biblioteca ambrosiana. (1495-1497 circa); (1497 circa);
re effetti sulla scena milanese solamente Venezia, Berlino,
intorno al 1500. Gallerie Staatliche Museen,
Crollato il Moro, e Milano invasa dalle dell’Accademia. Gemäldegalerie.
truppe francesi di Luigi XII nell’ottobre
1499, Leonardo lascia la città in compagnia
del matematico Luca Pacioli per trovare
impiego altrove. Passa da Mantova (dove
realizza il Cartone per un ritratto di Isabella
d’Este, oggi al Louvre) e approda, nel marzo
1500, a Venezia.

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mIlano, campo lIbero?
1499-1506
Gaudenzio Ferrari,
Cristo crocifisso
tra Maria,
la Maddalena
e san Giovanni
evangelista
(1500 circa);
Varallo (Vercelli),
Pinacoteca.

Nella pagina
a fianco: Partito Leonardo,
Marco d’Oggiono,
La Madonna per i suoi allievi,
tra san Giovanni
Battista oramai svezzati,
e santo Stefano
(Polittico di Mezzana) si aprono diverse
(1512 circa);
Milano, strade. Alcuni
Museo diocesano.
sapranno sfruttare
la “libertà”, altri meno.
La pittura milanese, a voler generalizza-
re, sembra distendersi, e gli apporti da
diverse tradizioni figurative hanno effetti
benefici. Marco d’Oggiono, che ha un’in-
tensa quanto ripetitiva attività cinquecen-
31
Qui sopra: tesca, è tra i leonardeschi più ortodossi. Somma. Il largo paesaggio che si apre ai
Giovanni Antonio È come se, partito Leonardo, non fosse piedi della Madonna, fortemente leonar-
Boltraffio, stato in grado di guardare ad altro che ai desco, rivela le abilità e le competenze
Studio suoi anni ruggenti nella fervente bottega di Marco per l’interpretazione di questo
per la Madonna in cui è cresciuto, e si fosse fissato sugli genere: è infatti ricordato da alcuni do-
della Pala Casio stilemi appresi in gioventù. Dopo qualche cumenti come cartografo. Da qui alla sua
(1500 circa); anno di attività per Venezia e Savona, morte, avvenuta nel 1524, la qualità della
Firenze, torna a Milano nel 1502 circa. Mancando sua larga produzione declinerà inesora-
Uffizi, il maestro, viene probabilmente visto dai bilmente, ingenerando severissimi giudizi
Gabinetto disegni contemporanei alla stregua di un produt- critici su di lui, come quello di Kenneth
e stampe. tore di souvenir leonardeschi: gli vengono Clark (che deprecava il suo «peculiarly
infatti commissionate copie dalla Vergine revolting style»).
In alto, a destra: delle rocce (è sua quella – firmata in greco Boltraffio, che come abbiamo già
Bramantino, sul retro – tratta dalla versione di Parigi, avuto modo di appurare era di ben altra
Urania conservata alla Pinacoteca del Castello levatura, era ammirato nelle corti nord
(1499-1503); sforzesco di Milano) ma anche dall’Ultima italiane. Nel 1498 è inviato alla corte di
Voghera (Pavia), cena (sua è la copia a grandezza naturale Mantova da Isabella d’Aragona per copia-
Castello visconteo. di committenza francese, oggi nel castello re un ritratto del suo scomparso fratello
di Ecouen). Uno dei suoi risultati più di- Ferrandino. Appassionato di letteratura,
gnitosi – anche per l’attuale ottimo stato nel 1500 dipinge per l’umanista bolognese
di conservazione – è il polittico di Mez- Girolamo Casio un’imponente pala, nota
zana Superiore, attualmente in deposito per l’appunto come Pala Casio, destinata
al Museo diocesano di Milano, commis- alla chiesa della Misericordia di Bologna
sionato nel 1512 da Battista Visconti di e oggi al Louvre. In essa sono state giusta-
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mente riscontrate interferenze bolognesi, la rottura di una gamba e la mancanza di Bramantino,
alla Francesco Francia, e sembra anche di necessità economiche. Trittico
intravedere la brillantezza cromatica del Proprio Bramantino si adatta da su- di san Michele
giovane Giorgione (quello della Giuditta bito a servire i nuovi padroni di Milano: (1505);
dell’Ermitage, per intenderci), ma a noi per il conte di Ligny, dall’ottobre 1499 Milano,
interessa sottolineare come, a questa data, titolare del feudo di Voghera, ha il com- Pinacoteca
Boltraffio si sia già convertito al disegno pito di ammodernare un’ala del castello ambrosiana.
con le matite colorate, come testimonia di fondazione viscontea. Completa il suo
il bellissimo Studio per la Madonna della lavoro entro la fine del 1503, e sopravvi-
Pala Casio conservato agli Uffizi, dove vono solo pochi – ma grandiosi – lacerti,
peraltro è ancora vivo il ricordo della Belle tra cui una sala delle Muse con alcune
ferronnière. Pur essendo uno studio per figurazioni memorabili, come l’Urania,
un dettaglio di una pala, questo disegno che con quell’ampio manto bianco ghiac-
è in ultimo un ritratto, forse il genere in cio sembra una sacerdotessa pagana. A
cui Boltraffio ha raggiunto le vette qua- quest’altezza cronologica Bramantino pare
litative più alte, come d’altronde anche non subire ancora il fascino di Leonardo.
i suoi contemporanei avevano più volte Tuttavia, l’ostacolo dell’oramai inaugura-
rimarcato. Nel 1502 Boltraffio dipinge ta “maniera moderna” dell’Ultima cena
la Santa Barbara per la chiesa milanese era insormontabile. Proprio nel 1503,
di Santa Maria presso San Satiro, oggi Antoine Turpin, tesoriere di Luigi XII,
a Berlino, in cui rivela un momento di commissiona a Bramantino una copia a
grande avvicinamento a Bramantino. Da grandezza naturale, su tela, della com-
qui alla sua morte nel 1516 la produzione posizione di Leonardo, non si sa se poi
di opere sarà molto scarsa, complici forse mai eseguita. Ciò che è innegabile è che

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Bernardo Zenale,
Cristo deriso
(1502?);
Stresa,
Isola Bella
(lago Maggiore),
collezione Borromeo.

Bramantino, quando nel 1505 dipinge Un pittore e architetto profondamente


il Trittico di san Michele per l’oratorio di lombardo, vicino per affinità artistiche e
San Michele dei Disciplini a Milano, ora poetiche a Bramantino, è Bernardo Ze-
all’Ambrosiana, si trova a combinare le nale, già incontrato come co-autore del
sue incredibili bizzarrie prospettiche e Polittico di Treviglio. Tuttavia, già fonti
iconografiche con un chiaro tributo al cinquecentesche lo legano a Leonardo,
Cenacolo nei profili ieratici dei due santi da Giorgio Vasari («da Leonardo da Vin-
inginocchiati. Un grande artista di segno ci fu tenuto maestro raro») a Giovanni
opposto come Bramantino si deve oramai Paolo Lomazzo (secondo cui Leonardo,
inchinare dinanzi al grande murale di per «non poter dar compimento e perfe-
Santa Maria delle Grazie. Quanto si è zione» al volto di Cristo nell’Ultima cena,
oramai lontani dall’Adorazione del Bam- «se ne andò a consigliarsi con Bernardo
bino dipinta vent’anni prima. Zenale»). A noi pare difficile che Zenale
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potesse dare consigli a Leonardo, ma que- Il Cenacolo tecnica del disegno:
ste testimonianze marcano quello che pro- di Leonardo, svelato Leonardo, nei suoi studi
babilmente fu uno stretto rapporto. Nei verso la fine del 1497, preparatori, utilizza
dipinti dei primissimi anni del Cinquecen- diventa da subito le matite colorate,
to di Zenale, come il purtroppo rovinato materiale di studio che a breve
Cristo deriso della collezione Borromeo, per gli artisti lombardi. diventeranno
risulta infatti evidente un’approfondita co- Oltre che la visione una tecnica
noscenza del murale di Santa Maria delle diretta del murale, utilizzatissima
Grazie: basti confrontare gli atteggiamenti per gli artisti dagli artisti lombardi.
ieratici dei carnefici di Cristo con quelli deve avere contato
(a dire il vero ben più bilanciati) degli molto lo studio
apostoli nella Cena. dei disegni preparatori
Il giovanissimo Gaudenzio Ferrari, ori- e soprattutto
ginario di Valduggia, oggi in Piemonte dei cartoni,
ma allora parte del territorio del ducato che oggi
di Milano, quando era ancora attivo nella non sopravvivono.
“quattrocentesca” e arcaica bottega degli Oltre che per le forme,
Scotti sente che il mondo sta cambiando l’importanza
e spia il Cenacolo. Il suo dipinto conside- del progetto
rato più antico, il Cristo crocifisso della del Cenacolo
Pinacoteca di Varallo, databile intorno è grande anche
al 1500, riporta un’esatta citazione, nel per l’innovazione

A sinistra: Qui sopra:


Gaudenzio Ferrari, Leonardo,
Testa di uomo Studio
(da una Crocifissione?) per san Giacomo
(1505 circa); il Maggiore
Varallo (1495-1497 circa);
(Vercelli), Windsor,
Pinacoteca. Royal Library.
35
Giovanni Agostino
da Lodi,
Lavanda dei piedi
(1500);
Venezia,
Gallerie dell’Accademia.
36
san Giovanni che allarga le braccia, dal verso lo Studio di Windsor). Poco dopo, Andrea Solario,
san Giacomo il Maggiore di Leonardo, intorno al 1507, dipinge con ben più ma- Crocifissione
una figura che evidentemente piaceva ture cognizioni della “maniera moderna” (1503);
a Gaudenzio (come testimonia anche la una cappella in Santa Maria delle Grazie, Parigi,
vicinanza tra uno dei due frammenti d’af- sempre a Varallo, che sembra già un pre- Louvre.
fresco recentemente restaurati, e pure ludio del grandioso tramezzo del 1513,
conservati a Varallo, con il san Giacomo in cui Gaudenzio “pubblica” la somma Diversi artisti lombardi
di Leonardo, soprattutto se visto attra- di tutte le sue fonti visive: Bramantino, sono stati attivi
a Venezia
a cavallo
del 1500.
Tra questi,
Andrea Solario
e Giovanni Agostino
da Lodi, grazie
ai quali si è creata una
congiuntura
che ha messo insieme
le idee della Milano
di Leonardo
e Bramantino
e della Venezia
di Giovanni Bellini
e Giorgione.

37
Leonardo, Mantegna, Perugino, e perfino
Dürer.
Giovanni Agostino da Lodi, che Vasari
non a caso chiamava «Agostino di Bra-
mantino» e la critica – fino a tempi recenti
– definiva convenzionalmente Pseudo-Boc-
caccino (tanto per dare un’idea della sua
composita personalità d’artista), intorno
al 1500 svolge la sua attività di artista a
Venezia, in un proficuo dialogo con Gio-
vanni Bellini e col giovane Giorgione. Ma
una sua visita a Milano del 1499 lascia
chiari segni dell’avvenuta esperienza del
Cenacolo, come testimonia la sua Lavan-
da dei piedi datata 1500 e conservata alle
Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Andrea Solario, che proveniva da una
importante famiglia di architetti e scul-
tori originaria di Carona, è un artista di
grande qualità che viene spesso sminuito
come “leonardesco”, ma occorre sottoline-
are che così non è. Nell’ultimo decennio
del Quattrocento è, così come Giovanni
Agostino da Lodi, soprattutto attivo a Ve-
nezia, e le novità leonardesche le guarda
con il binocolo. Anche se torna a Milano
intorno al 1499, Solario rimane piuttosto
indifferente al mondo di Leonardo fino
almeno al 1503, data che compare sulla
Crocifissione del Louvre, tutta pervasa da
Andrea Solario, suggestioni venete, nordiche, soprattutto
Crocifissione peruginesche, ma non prettamente leonar-
(1503), desche (anche se si intravede un rapporto
particolare; con il Boltraffio della Pala Casio). Per
Parigi, vedere delle opere di Solario leonardesche
Louvre. bisognerà aspettare il ritorno a Milano
di Leonardo.
Una simile formazione, ma di qualche
anno più tarda e più ortodossamente vene-
ta, l’ha avuta Bernardino Luini. Nella sua
prima opera firmata “Bernardin[v]s Medio-
lanensis facieBat Mdvii” e datata 1507, oggi
conservata al Musée Jacquemart-André di
Parigi, è fortissima la componente veneta,
a seguire uno schema di Vergine in trono
tra santi (con gli immancabili angioletti
musicanti in basso) praticato in quegli
anni da Giovanni Bellini e, soprattutto per
le soluzioni “en plein air”, da Cima da Co-
negliano. Di ritorno a Milano poco dopo,
inizialmente i suoi interessi si rivolgono
a Zenale e a Bramantino, e le sue opere
milanesi fino al 1520 circa hanno solo una
vaga coltre leonardesca. Vedremo a breve
quali siano i dipinti che lo relegano ancora
oggi – in un certo senso a torto – tra i puri
leonardeschi.
38
Un’intelligente somma visiva delle due Bernardino Luini,
grandi correnti milanesi di fine Quattro- Madonna in trono
cento, non di grande qualità pittorica ma in un paesaggio
quasi con una tensione storicizzante, la dà tra un santo vescovo
verso la fine della sua carriera il pittore e santa Margherita
camuno Giovan Pietro da Cemmo, che (1507);
negli affreschi della Sala capitolare dell’ex Parigi,
convento di Sant’Agostino a Crema, datati Musée
1507, copia l’Ultima cena, ma inquadran- Jacquemart-André.
dola in false prospettive che rimandano
chiaramente al coro bramantesco di Santa
Maria presso San Satiro.

39
40
Il secondo soggIorno
dI leonardo a mIlano
e la sua eredItà
Martino Piazza,
Madonna
col Bambino
e san Giovannino
(1515 circa);
Budapest,
Szépmú´vészeti
Múzeum.

Nella pagina
a fianco:
Leonardo,
Sant’Anna
con la Madonna
e Gesù Bambino
che gioca
con l’agnello
(1506-1513 circa);
Parigi,
Louvre.

Reduce dagli irripetibili


anni della Firenze
repubblicana,
in perpetua contesa
con Michelangelo,
con la Battaglia di Anghiari non finita e
forte dell’ammirazione di Raffaello, Fra
Bartolomeo, Gian Francesco Rustici e
quant’altri, Leonardo torna a Milano pri-
ma nel maggio 1506 e – dopo un breve
ritorno a Firenze nel 1507 – stabilmente
41
Qui sopra: dall’estate del 1508, anno in cui Braman- grande dipinto che probabilmente esegue
Francesco Melzi tino è a Roma al lavoro nelle Stanze va- in questi anni: la Sant’Anna del Louvre. La
(da Leonardo?), ticane (tornerà l’anno dopo cambiato). Il grande tavola, recentemente restaurata, è
Profilo di un uomo suo nuovo signore e committente è Char- la somma delle esperienze fiorentine de-
calvo e vecchio les d’Amboise, governatore della Milano gli anni in cui si è formulata la “maniera
(1510); francese fino alla morte, nel 1511; nel suo moderna”, ed è molto lontana dalle opere
Milano, castello di Meillant approderanno più ope- di Leonardo “lombardo”, come la Vergi-
Biblioteca ambrosiana. re di Bernardino dei Conti e alcune belle ne delle rocce di Londra. Forse anche per
sculture di Cristoforo Solari, il fratello di questo motivo non sembra di riscontrare
In alto, a destra: Andrea Solario. nel secondo decennio del Cinquecento
Bambaia, Sono anni in cui ciò che ci rimane di un’immediata reazione della scena locale
San Pietro Leonardo è soprattutto desunto dai suoi alla Sant’Anna, come invece era avvenuto
(1516 circa); codici: calcoli architettonici, studi geolo- con la pala di San Francesco Grande.
Milano, gici sulle Alpi (la sua celebre gita sul «mon Tuttavia, un artista di Lodi, il raro Marti-
Castello sforzesco. Boso» – come allora si chiamava il monte no Piazza, ha sicuramente beneficiato della
Rosa – risale a questi anni) e di meteoro- presenza di quest’opera in Lombardia,
logia e idraulica. Questi panorami alpini come dimostra un suo piccolo capolavoro:
Leonardo riesce a restituirli nell’unico la Madonna col Bambino e san Giovannino
42
conservata allo Szépmú´vészeti Múzeum di porterà alla breve reggenza di Massimilia- In basso, da sinistra:
Budapest, che peraltro riprende il motivo no Sforza, fanno sì che nel gennaio 1513 Bernardino Luini,
fortemente leonardesco dell’incontro in un Leonardo sia ospite proprio del Melzi nella Santa Maria
bel paesaggio boscoso di Gesù Bambino sua villa di Vaprio d’Adda, e risalgono a Maddalena
con san Giovannino. questo periodo i tre meravigliosi disegni, (1512 circa);
Tra il 1511 e il 1513 sono governatori conservati a Windsor, con vedute della Baltimora,
di Milano Gaston de Foix e Gian Giacomo valle dell’Adda. Insieme a Melzi e ad altri Walters Art Gallery.
Trivulzio. Per il Trivulzio, che notoriamen- due amici, tra cui un certo Fanfoia che si
te era anche committente di Bramantino, può identificare nello scultore Agostino Giovanni Ambrogio
Leonardo si impegna in un altro ambizioso Busti detto il Bambaia, nel settembre 1513 Ghezzi,
monumento equestre, ancora una volta Leonardo lascia per sempre Milano, alla Angelo
mai realizzato, e di cui rimane traccia solo volta di Roma, portandosi dietro i dipinti (1515);
in alcuni stupefacenti disegni, quasi tutti finiti e anche quelli non finiti che giace- Morbegno (Sondrio),
conservati a Windsor. vano nella sua bottega. Sant’Antonio Abate.
In questo periodo il suo gruppo di gio- Il viaggio romano con Leonardo è stato
vani amici lombardi cambia, e si rinnova. decisivo per Bambaia nel definire i suoi
Leonardo ama i giovani, e gli artisti vicini gusti e le sue scelte stilistiche. Dopo la
a lui in questo secondo soggiorno milanese battaglia di Marignano, nel 1515 i fran-
sono tutti nati tra gli anni Ottanta e Novan- cesi tornano a essere i signori di Milano,
ta del Quattrocento. L’unico sempre – per e Bambaia presta loro servizio. Nella sua
modo di dire – fedele è il Salaì, mentre grande opera incompiuta, il monumen-
tra i nuovi si annovera il nobile Francesco to funebre a Gaston de Foix, si notano,
Melzi. Datato 14 agosto 1510 è il famoso insieme a un classicismo sfrenato, forti
disegno di Melzi con un Profilo di un uomo ascendenze leonardesche, come testimonia
calvo e vecchio, oggi alla Biblioteca ambro- il San Pietro conservato al Castello sfor-
siana, in cui il discepolo sembra ricalcare zesco di Milano, pensato come parte del
fedelmente un disegno del maestro. Di monumento destinato alla chiesa milanese
questi tempi Leonardo è pienamente al di Santa Marta, dove in quel momento
servizio dei francesi. La loro provvisoria Bernardino Luini era intento a eseguire
caduta e la restaurazione sforzesca, che degli affreschi.

43
Cesare da Sesto, Come si diceva, Luini ha impiegato mol- In questo caso, però, sembra ridursi a un
Battesimo di Cristo ti anni prima di trovare uno stile effetti- barlume il sottile leonardismo che invece
(1515-1518 circa). vamente connotabile come pienamente permea Luini.
leonardesco. Tuttavia, già intorno al 1512 Cesare da Sesto (Calende) ha avuto una
(data dell’affresco nell’abbazia di Chiara- carriera errante, tra Milano, Roma e il Sud
valle) dipinge una Santa Maria Maddalena, Italia, e nonostante la sua complessa cultura,
oggi alla Walters Art Gallery di Baltimo- pervasa da forti suggestioni raffaellesche,
ra (dove è creduta di un tardo seguace di viene spesso annoverato tra i “leonardeschi”.
Andrea Solario), il cui sapore stilistico e Uno dei suoi più grandiosi dipinti, eseguito
il senso spaziale oscillano tra il Veneto e tra il 1515 e il 1518 durante uno dei perio-
Bramantino, ma che indubitabilmente di milanesi del pittore e che diverse fonti
nella tipologia e nel gusto è assimilabile cinquecentesche descrivono in una cappel-
ai ritratti allegorici femminili e androgini la nella Zecca, è il Battesimo di Cristo della
che sono stati uno dei marchi di fabbrica collezione Gallarati Scotti. Lomazzo riferi-
del primo leonardismo milanese (si veda sce di un’esecuzione insieme a Bernardino
per esempio la citata Ragazza con piatto di de Quagis, detto il Bernazzano, che difatti i
frutta di Marco d’Oggiono). Molto vicino ai documenti legano in diverse occasioni a Ce-
gusti di Luini al principio degli anni Dieci è sare. Tuttavia, come ha dimostrato Giovanni
il raffinatissimo Giovanni Ambrogio Ghez- Romano, difficilmente l’autore del paesaggio
zi, l’autore (con Bernardino De Donati) nel Battesimo Gallarati Scotti è lo stesso Ber-
degli affreschi del 1515, purtroppo molto nardino de Quagis che firma e data (1507) gli
rovinati, nella cappella di Santa Caterina affreschi nella Beata Vergine del Soccorso,
in Sant’Antonio a Morbegno, in Valtellina. a Uboldo, vicino a Varese. Ciò che conta è
44
sottolineare come il “quadro-manifesto” di Leonardo, Il Cartone Bottega di Bernardino
un autore teoricamente “leonardesco” (che Cartone di Burlington House, Luini,
nei suoi esordi e in alcuni dipinti sembra di Burlington House la cui presenza Sacra Famiglia
in effetti esserlo) non è in realtà collegabile (Sant’Anna è attestata con sant’Anna
direttamente a Leonardo. Le figure, certa- con la Madonna, nel Cinquecento e san Giovannino
mente dipinte da Cesare, sono improntate Gesù Bambino a Milano (1530 circa);
su dettami di Raffaello, mentre il paesag- e san Giovannino) nelle mani Milano,
gio sembra rifarsi, con quel punto di vista (1508-1510 circa); della famiglia Pinacoteca
dall’alto e le rupi proto-romantiche, più a Londra, di Luini, ambrosiana.
una tradizione nordica di primo Cinque- National Gallery. ha avuto
cento, alla Joachim Patinir per intenderci. una grande
Cesare morirà nel luglio del 1523, e una importanza
delle sue ultimissime opere, il Polittico di nel favorire
san Rocco oggi alla Pinacoteca del Castello la persistenza
sforzesco, sembra un perfetto parallelo – delle idee di Leonardo
anche qualitativamente – delle coeve opere molti anni dopo
bergamasche di Lorenzo Lotto. la sua morte.
Molto più integralmente leonardesco è Saranno molti gli artisti
invece il milanese Giovan Pietro Rizzoli, che si ispireranno
detto il Giampietrino. È possibile che fosse alla composizione
legato a Leonardo ancora durante il primo leonardesca,
soggiorno milanese di quest’ultimo, anche anche dopo
se la sua larga e monotona produzione è diversi decenni
tutta cinquecentesca e improntata su “pa- dalla sua creazione.
stiches” di idee leonardesche, conosciute
perlopiù attraverso i disegni, e condite
oltremisura, rimescolate e trasformate in
prodotti venderecci che in molti casi sfio-
45
46
rano la volgarità. Ci sono anche documenti
che lo legano a Marco d’Oggiono, di cui in
effetti serba caratteristiche stilistiche. Altri
produttori di feticci leonardeschi hanno
vita facile in questi anni: Cesare Magni,
a cui vengono chieste copie dell’Ultima
cena e della Vergine delle rocce, così come
il Maestro di Ercole e Girolamo Visconti.
Ma non è possibile approfondire in questa
sede questi aspetti minori di stanco e pas-
sivo leonardismo milanese.
Alla morte di Leonardo nel castello di
Cloux, il 2 maggio del 1519, è Francesco
Melzi la persona a lui più vicina, e infatti
viene nominato suo esecutore testamenta-
rio. Riceve in eredità dal suo «ottimo padre»
la gran parte dei manoscritti e dei disegni.
Anche il Salaì, che riceve, tra l’altro, dal
maestro una vigna a Milano, probabilmente
è presente alla morte di Leonardo, ma il 21
maggio 1519 è già tornato a Milano, dove
nel 1524 muore di morte violenta. Il vero
ruolo di custode della memoria leonardesca
spetta dunque al Melzi, che vivrà fino al
1570 con un commovente senso di devo-
zione nei confronti del maestro.
La seconda metà degli anni Venti del
Cinquecento, in una Milano oramai diven-
tata spagnola, è caratterizzata da un’on-
data di leonardismo, e gran parte della
responsabilità va attribuita alla presenza
a Milano del cartone con Sant’Anna con la
Madonna, Gesù Bambino e san Giovannino
(noto come Cartone di Burlington Hou-
se), oggi alla National Gallery di Londra.
Quest’opera di difficile datazione è stata
probabilmente anch’essa eseguita a Milano
nel secondo soggiorno di Leonardo, dato me per esempio nel Vertumno e Pomona di Girolamo Figino,
che sembra stilisticamente molto affine Berlino. L’interesse per questa composizione Madonna
ad alcuni disegni a matita nera databili non si spegne anche in pittori di generazioni col Bambino,
in quel periodo (conservati a Windsor). successive, come Girolamo Figino, allievo sant’Ambrogio,
Dopo che Leonardo se lo era portato dietro del Melzi, che in una delle sue prime opere, san Paolo
in Francia, il cartone è verosimilmente databile intorno al 1540, lavora sui materiali e un altro santo
riportato a Milano dal Melzi, ed è molto che gli fornisce il maestro, tra cui la com- (1540 circa);
probabile che sia passato successivamente posizione del Cartone di Burlington House, Berlino,
nelle mani di Bernardino Luini e della sua come provato dalla Madonna col Bambino, Staatliche Museen,
famiglia: ne esiste infatti una traduzione sant’Ambrogio, san Paolo e un altro santo, Gemäldegalerie.
pittorica eseguita dalla bottega luinesca anch’essa alla Gemäldegalerie di Berlino.
intorno al 1530, oggi all’Ambrosiana, e il Ma si è ormai alle soglie del manierismo, e
cartone è infatti molti anni dopo annove- nuovi sconvolgenti modelli – basti pensare Nella pagina a fianco:
rato tra i possessi del più artisticamente all’Incoronazione di spine di Tiziano, instal- Francesco Melzi,
dotato tra i figli di Bernardino, Aurelio. lata nella cappella della Santa Corona in Vertumno
Il cartone sembra diventare a Milano la Santa Maria delle Grazie nel 1543 e oggi al e Pomona
«scuola del mondo», così come anni prima Louvre – sembrano aprire strade nuove e (1530 circa);
a Firenze erano stati i cartoni delle battaglie lontane, e paiono porre temporaneamente Berlino,
di Cascina e Anghiari. Lo stesso Francesco fine alla diretta influenza di Leonardo sugli Staatliche Museen,
Melzi lo reinterpreta in più occasioni, co- artisti lombardi. Gemäldegalerie.
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QUADRO CRONOLOGICO

AVVENIMENTI STORICI AVVENIMENTI STORICI


E ARTISTICI E ARTISTICI

Muore a Cremona lo scultore Giovanni Antonio Piatti. 1480 Inizia la costruzione della nuova tribuna di Santa Maria 1492
delle Grazie a Milano, il cui progetto è da riferire a Bra-
mante, con la partecipazione, documentata, di Giovanni
Antonio Amadeo

Il 24 ottobre l’orafo Bernardo Prevedari è incaricato di 1481


eseguire la poi celebre incisione con un Interno di tem- Il 21 marzo Boltraffio e Marco d’Oggiono sono solle- 1494
pio con figure su disegno di Donato Bramante. citati a concludere entro il primo giugno la pala per i
fratelli Grifi, commissionata tre anni prima. Il 21 ottobre
muore Gian Galeazzo Sforza, e Ludovico il Moro diventa
finalmente duca. Esecuzione del Ritratto Archinto (oggi a
Londra, National Gallery), da attribuire a Marco d’Oggio-
Intorno a quest’anno Leonardo giunge a Milano, al servi- 1482 no. Bernardino dei Conti esegue, per l’umanista e segre-
zio di Ludovico il Moro. tario ducale Jacopo Antiquario, la Madonna col Bambino
in un paesaggio in San Pietro in Gessate a Milano.

Il 25 aprile i confratelli dell’Immacolata Concezione 1483


stipulano un contratto per una grande macchina
d’altare nella loro cappella in San Francesco Grande, Leonardo inizia a lavorare sul murale del refettorio di 1495
a Milano (demolita). Incaricati sono Leonardo insieme Santa Maria delle Grazie: nasce l’Ultima Cena. Il 6 luglio
ad Ambrogio ed Evangelista de Predis, mentre per Battaglia di Fornovo: Carlo VIII di Francia viene respinto
la cornice lignea Giacomo del Maino. Studi recenti dall’alleanza antifrancese.
dimostrano che si tratta della Vergine delle Rocce
della National Gallery di Londra, e non di quella oggi
al Louvre.

A gennaio muore di parto la giovanissima duchessa di 1497


Milano, Beatrice d’Este. Verso la fine dell’anno Leonardo
Bernardino Butinone e Bernardo Zenale vengono incari- 1485 conclude l’Ultima Cena, come testimoniato da Luca
cati di eseguire un grande polittico per l’altare maggiore Pacioli.
di San Martino a Treviglio. Il 10 ottobre Vincenzo Foppa
conclude l’affresco con la Madonna del tappeto, oggi a
Brera.

Il 7 aprile muore Carlo VIII di Francia, e diventa re Luigi 1498


XII, suo cugino. Il 13 giugno Isabella d’Aragona invia
Boltraffio alla corte di Mantova affinché copiasse un
Arriva a Milano Isabella d’Aragona, figlia del re di Na- 1489 ritratto lì conservato del suo scomparso fratello Fer-
poli, e il 2 febbraio va in sposa a Gian Galeazzo Sfor- randino. Leonardo è al lavoro nella Sala delle Asse del
za, il giovane duca di Milano (privo però del potere, Castello Sforzesco.
nelle mani dello zio Ludovico). Molto probabilmente
Isabella porta con sé il pittore Francesco Napoletano.
Leonardo si concentra sullo studio dell’anatomia uma-
na, come testimonia il disegno con Studi del teschio
umano, datato 1489 e conservato alla Royal Library In ottobre le truppe francesi di Luigi XII invadono Milano. 1499
di Windsor. Crolla il Moro, e con lui il ducato di Milano. Il gran-
de “Cavallo” in terracotta di Leonardo, monumento a
Francesco Sforza, viene distrutto dalle archibugiate dei
francesi. Vi è una vera e propria diaspora di artisti, tra
Il 13 gennaio viene allestita per Isabella d’Aragona e 1490 cui Bramante, che va a Roma. Leonardo lascia la città
Gian Galeazzo Maria Sforza, nel Castello Sforzesco, in compagnia del matematico Luca Pacioli per trovare
la Festa del Paradiso, il cui testo era stato composto impiego altrove. Va a Mantova, dove realizza il Cartone
dal poeta Bernardo Bellincioni e le scene realizzate da per un ritratto di Isabella d’Este, oggi al Louvre.
Leonardo.
Il 22 settembre Marco d’Oggiono è ricordato da Leo-
nardo nella sua bottega quale vittima di un furto di una
punta d’argento da parte del Salaì
Leonardo approda in marzo a Venezia. Giovanni Agosti- 1500
no da Lodi esegue la Lavanda dei piedi delle Gallerie
dell’Accademia di Venezia. Boltraffio dipinge la Pala Ca-
sio, destinata alla chiesa della Misericordia di Bologna e
In gennaio Ludovico il Moro sposa Beatrice d’Este. Il 1491 oggi al Louvre.
2 aprile anche Giovanni Antonio Boltraffio è vittima di
un furto di una punta d’argento, sempre da parte del
Salaì. Il 14 giugno i fratelli Grifi incaricano Boltraffio
e Marco d’Oggiono di eseguire una pala con una Re-
surrezione per la cappella di San Leonardo presso la Il 26 gennaio 1501 Gian Nicolò Trivulzio, figlio di Gian 1501
chiesa di San Giovanni sul Muro, a Milano. La data di Giacomo Trivulzio, detto il Magno, sposa Paola Gonzaga.
consegna è fissata al 6 novembre, e in ogni caso non Connesso a queste nozze è un ciclo di dodici arazzi (i
oltre metà dicembre. Mesi, oggi nella Sala della Balla del Castello Sforzesco
di Milano) eseguiti da Benedetto da Milano su cartone
di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino. Francesco
Napoletano muore a Venezia.

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AVVENIMENTI STORICI AVVENIMENTI STORICI
E ARTISTICI E ARTISTICI

Boltraffio dipinge la Santa Barbara per la chiesa mila- 1502 Bernardino Luini conclude la decorazione di Villa Rabia, 1514
nese di Santa Maria presso San Satiro (oggi a Berlino, detta “la Pelucca” a Sesto San Giovanni.
Gemäldegalerie). Zenale dipinge il Cristo deriso della
collezione Borromeo.
Fra il 13 e il 14 settembre avviene la battaglia di Ma- 1515
rignano (Melegnano), dopo la quale i francesi tornano
a essere i signori di Milano. L’11 ottobre il nuovo re di
Francia, Francesco I, entra trionfalmente a Milano. Gio-
Prima della fine di quest’anno Bartolomeo Suardi, detto 1503 vanni Ambrogio Ghezzi affresca (insieme a Bernardino
il Bramantino, affresca per il conte di Ligny delle sale De Donati) la cappella di Santa Caterina in Sant’Antonio a
del castello visconteo di Voghera. Antoine Turpin, teso- Morbergno, in Valtellina.
riere di Luigi XII, commissiona a Bramantino una copia
a grandezza naturale dell’Ultima Cena, non si sa se poi
mai eseguita. Andrea Solario esegue la Crocifissione
oggi al Louvre. Il 9 febbraio arriva a Milano il corpo di Gaston de Foix. 1516
Per volontà di Odet de Foix, cugino di Gaston e nuovo
governatore di Milano, e di Francesco I, viene deciso di
erigere un grande monumento sepolcrale nella chiesa di
Santa Marta, a opera di Bambaia. Muore, a quarantanove
Bramantino dipinge il Trittico di san Michele per l’o- 1505 anni, Boltraffio.
ratorio di San Michele dei Disciplini a Milano, ora
all’Ambrosiana.

Bramantino inizia a progettare la Cappella Trivulzio a San 1517


Nazaro, Milano.
In maggio Leonardo torna per qualche mese a Milano. 1506

Muore Gian Giacomo Trivulzio. 1518


Data che compare sulla pala di Bernardino Luini oggi al 1507
Musée Jacquemart-André di Parigi.

Il 2 maggio morte di Leonardo nel castello di Cloux 1519


(Amboise). Francesco Melzi, la persona a lui più vicina, è
Bernardino Luini è già tornato dal Veneto a Milano. Il 27 1508 nominato suo esecutore testamentario.
maggio muore Ludovico il Moro, prigioniero dei francesi
nel castello di Loches. Nell’estate di quest’anno anche
Leonardo torna a Milano, e si mette a servizio di Charles
d’Amboise, governatore francese di Milano.
Muoiono Marco d’Oggiono, Andrea Solario e il Salaì. 1524

Il 14 agosto Francesco Melzi disegna il Profilo di un 1510


uomo vecchio, oggi alla Biblioteca Ambrosiana. Antonio Muore Bramantino. 1530
Maria dal Bozzolo esegue, su cartone di Bernardo Ze-
nale, l’arazzo con Giulio Cesare che riceve la testa di
Pompeo (Parigi, Musée des Arts Décoratifs) Muore Bernardino Luini. 1532

Muore Charles d’Amboise e gli succedono, come go- 1511


vernatori di Milano, Gaston de Foix e Gian Giacomo
Trivulzio.

L’11 aprile Gaston de Foix muore nella Battaglia di 1512


Ravenna. Provvisoria caduta dei francesi, restaurazione
sforzesca, che porterà alla breve reggenza di Massimi-
liano Sforza. Bernardino Luini esegue la Madonna della
buonanotte nell’Abbazia di Chiaravalle.

In gennaio Leonardo, inviso al temporaneo regime sfor- 1513


zesco, è ospite di Francesco Melzi nella sua villa di
Vaprio d’Adda. Gaudenzio Ferrari ultima il grandioso
tramezzo a Santa Maria delle Grazie a Varallo. Il 24
settembre Leonardo lascia per sempre Milano, alla volta
di Roma, insieme a un gruppo di allievi (tra cui Agostino
Busti, detto il Bambaia).

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bibliografia

Saggi e pubblicazioni varie essenziali: sui leonardeschi si veda W. Suida, Leo-


nardo e i leonardeschi (1929), ed. it. a cura di M. T. Fiorio, Venezia 2001; si vedano
poi i profli (non più condivisibili in alcuni casi) in I leonardeschi. L’eredità di Le-
onardo in Lombardia, a cura di G. Bora, Milano 1998. Sul contesto artistico e cul-
turale: B. Agosti, G. Agosti, C. B. Strehlke, M. Tanzi, Quattro pezzi lombardi (per
Maria Teresa Binaghi), Brescia 1998; G. Romano, Rinascimento in Lombardia.
Foppa, Zenale, Leonardo, Bramantino, Milano 2011. Molto utili sulle evoluzioni
dell’arte lombarda tra Quattro e Cinquecento sono: Il portale di Santa Maria di
Piazza a Casale Monferrato e la scultura del Rinascimento tra Piemonte e Lom-
bardia, catalogo della mostra (Casale Monferrato, Alessandria, Museo civico, 9
maggio - 28 giugno 2009), a cura di G. Agosti, J. Stoppa e M. Tanzi, Milano 2009;
Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini, catalogo
della mostra (Rancate, Mendrisio, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, 10 otto-
bre 2010 - 9 gennaio 2011), a cura di G. Agosti, J. Stoppa e M. Tanzi, Milano 2010.
Su Bramantino: Bramantino a Milano, catalogo della mostra (Milano, Castello
sforzesco, 16 maggio - 25 settembre 2012), a cura di G. Agosti, J. Stoppa e M.
Tanzi, Milano 2012. Su Bambaia: G. Agosti, Bambaia e il classicismo lombardo,
Torino 1990.
Su Leonardo: la migliore biografa artistica di Leonardo, anche se in alcuni casi
da aggiornare con le successive scoperte, rimane K. Clark, Leonardo da Vinci. An
Account of His Development as an Artist, Cambridge 1939. Per il primo periodo di
Leonardo a Milano, e tutte le sue conseguenze: A. Ballarin, Leonardo a Milano. Pro-
blemi di leonardismo milanese tra Quattrocento e Cinquecento. Giovanni Antonio
Boltraffo prima della Pala Casio, I-IV, Verona 2010. Si veda anche (ma partendo e
integrando con l’ausilio dei volumi di Ballarin): Leonardo da Vinci. Painter at the
Court of Milan, catalogo della mostra (Londra, National Gallery, 9 novembre 2011
- 5 febbraio 2012), a cura di L. Syson, Londra 2011.

Maestro
della Pala Sforzesca,
Madonna
col Bambino
in trono tra i Dottori
della Chiesa
e la famiglia
di Ludovico il Moro
(Pala sforzesca)
(1494-1495 circa),
particolare;
Milano, Brera.

referenze 46; Veneranda Biblioteca Art e Dossier www.giunti.it Fascicoli e dossier


fotografiche Ambrosiana / DeA Picture Inserto redazionale arretrati:
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P. Anders © 2014 Foto Sca- Iva assolta dall’editore
la, Firenze/BPK, Bildagen- Per le didascalie: dove non di- a norma dell’articolo
tur fuer Kunst, Kultur und versamente indicato, l’opera 74 lett. c - DPR 633
Geschichte, Berlin, p. 28, fa parte di collezione privata. del 26.10.72

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