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La politica come scienza

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umanistica: storia e politica in Vico

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Il pensiero liberale in Europa Centrale. Vico


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Il pensiero liberale in Europa Centrale. Vico

• Poco dopo l’elaborazione di Locke in Inghilterra, nell’Europa

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continentale vengono impostate due riflessioni sul rapporto
storia-politica che analizzano lo sviluppo della libertà nella

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sua istituzionalizzazione. Si tratta di Giovanbattista Vico e

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Montesquieu.

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• Probabilmente, i due autori si
conobbero durante un viaggio di
Montesquieu in Italia. Al di là

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della conoscenza, restano i molti
punti in comune.
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Gianbattista Vico e Montesquieu
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Il pensiero liberale in Europa Centrale. Vico


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• Montesquieu ebbe fama internazionale e influenzò gran


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parte del pensiero europeo e nord americano. Il pensiero di


Vico restò invece a lungo sconosciuto.


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• Gianbattista Vico formula alcune teorie


che anticipano il modo di pensare
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corrente e non vengono


assolutamente considerate
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nell’immediato.

• Dovremo attendere Vincenzo Cuoco e


Giambattista Vico
Benedetto Croce perché Vico acquisisca (1668-1744)
una dimensione nazionale.

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Il pensiero liberale in Europa Centrale. Vico

• Quello che caratterizza Vico nel contesto in cui vive è

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l’interesse per la concretezza. Nel momento in cui la
filosofia sembrava orientarsi verso l’analisi del pensiero e

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dell’astratto, a Vico interessa evidenziare l’analisi dei

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fatti, del concreto, della storia.

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• Questa considerazione spiega la mancata fortuna nel suo
tempo e in un contesto successivo, quello illuministico, dal
momento che Vico, amando il passato, era visto con

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sospetto.

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• L’amore del passato non è fine a se stesso, ma è un utile
presupposto per capire il presente e per avere con
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lungimiranza un occhio sul futuro.
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Il pensiero liberale in Europa Centrale. Vico


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• Lo scontro con la cultura filosofica del tempo porta Vico ad


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occuparsi della storia e della politica.


• Perché questo interesse? In “De nostri temporis


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studiorum ratione” Vico se la prende con il modo di


pensare cartesiano e lockiano, riferito al mondo delle idee.
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• Per Vico le analisi fatte dai


filosofi del tempo non si
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muovono su un piano
scientifico. Manca loro la
concretezza, aspetto
centrale della scienza.
Locke e Cartesio

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Il pensiero liberale in Europa Centrale. Vico

• Basti pensare al cogito cartesiano, riflessione che si muove

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sul piano dell’interiorità, psicologico, il piano dell’io che pensa.
• Dalla filosofia cartesiana scaturiscono le scienze reputate

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universali ma che per Vico hanno valore soltanto e in
quanto costruzioni della mente umana.

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• La matematica e la geometria hanno valore scientifico ma

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partono da paradigmi mentali che hanno valore soltanto
sul piano del pensiero (Ad es. dire che il punto è un ente geometrico senza
dimensione ha significato soltanto sul piano del pensiero).

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• La fisica ha un difetto inverso rispetto alla matematica. È una

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scienza che analizza il concreto manifestarsi della natura. Il
fisico spiega il come ma non il perché, le cause prime.
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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza


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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza

• Secondo Vico bisogna dar luogo ad una rivoluzione

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scientifica. Chiamerà la sua opera più importante “La
scienza nuova”. Occorre un nuovo modo di studiare la

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realtà.

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• Per Vico l’interesse principale degli uomini dovrebbe essere

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riposto nella politica. La politica è l’azione umana. Ma
questa politica si può capire a patto che si studi il modo di
interpretare la politica, ossia il linguaggio.

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• Vico si colloca nell’ambito dello storicismo italiano, riprende

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i discorsi guicciardiniani delle antilogie e sa che la cosa più
importante nella politica è il dibattito. Quindi l’uso della
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parola è fondamentale per capire quello che si realizza.
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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza


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• La retorica è lo studio della parola in quanto tale, una sorta


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di filologia. Sta a significare un fatto importante. A parere di


Vico la politica è scienza umanistica. Lo sviluppo di scienze


collaterali o della tecnica portano all’allontanamento degli
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studi umanistici che finiscono per essere il vero disinteresse


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della politica.

• La politica acquista maggior interesse quando si sviluppano


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le scienze umanistiche, di cui la filologia è parte integrale, in


quanto lo studio del linguaggio umano è scienza umanistica
per eccellenza.

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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza

• È quanto emerge in “De nostri temporis studiornum

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ratione”, ma soprattutto nel “De antiquissima italorum
sapientie”. La sapienza degli Italici stava proprio nella

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scienza del linguaggio.

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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza


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• Il linguaggio e il dibattito portano allo scontro.


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• Se all’inizio si manifesta una certa violenza, gli individui


tendono poi a regolarizzare sempre più questi rapporti per


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uscire dallo stadio ferino e per andare verso una vita regolata,
cosciente del senso del limite.
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• Le regole, proprio perché scritte e connesse al linguaggio,


avvicinano la filologia alla giurisprudenza.
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• Il diritto è appunto un modo di parlare.


• Si instaura un nesso inscindibile tra politica e giurisprudenza.
• La giurisprudenza è vera filosofia del concreto che descrive
la sapienza civile di un popolo.

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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza

• Se si vuole studiare la politica, in qualunque epoca storica,

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non si può prescindere dallo studio del linguaggio e dallo
studio della giurisprudenza, che sono autentiche

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discipline umanistiche.

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• Abbiamo visto che queste discipline permettono una vera

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conoscenza, concreta, dei fatti. Quella che la cultura e le
scienze del tempo non consentivano perché si fermavano
all’interiorità o all’astrazione del pensiero.

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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza


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• La filologia e la giurisprudenza consentono di comprendere


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tutto il campo delle discipline umanistiche. Potremmo dire che


la verità dell’accaduto compete a tutto quello che riguarda la


sfera dell’umano. La filosofia se vuole essere scienza del
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vero, è una scienza del vero in fieri. La conoscenza del


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vero matura dopo un lungo cammino.


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La politica, il linguaggio e la giurisprudenza

• Non possiamo avere una conoscenza piena di un popolo


conoscendone un solo momento. È importante tutta la

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storia del popolo, per conoscerne la sua complessità. Il

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momento iniziale della storia di ogni civiltà è dato dal
momento del contrasto, della violenza.

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• La ragione è un lento dispiegarsi delle facoltà umane che

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arriva raramente a compimento. All’inizio la razionalità è
pressoché nulla. Allo stato di natura l’uomo vive nella
irrazionalità. Deve maturare lentamente per capire quello
che vuole.

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• Quello che caratterizza questi stati iniziali è uno stato di

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violenza, che a parere di Vico viene abbandonato
lentamente, sviluppando alcune facoltà che lo portano a
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razionalità piena.
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Sviluppo e morte di una civiltà


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Sviluppo e morte di una civiltà

• Allo stato iniziale ogni civiltà umana è come il periodo

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infantile dell’essere umano. Riprendiamo un attimo la
tradizione antica: la polis era vista come un essere umano

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maturo. Per Vico la storia manifesta lo stesso esplicarsi di un

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uomo in grande.

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• Esistono delle diversificazioni. Non tutte le civiltà durano lo
stesso periodo di tempo, hanno la stessa durata, ecc. Per Vico
ci sono civiltà che durano più a lungo o muoiono più tardi e

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così via. Le fasi della vita sono una regola universale.
Ma ciascuna civiltà le vive in modo diverso.
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Sviluppo e morte di una civiltà


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• Gli uomini inizialmente avvertono senza sentire, poi avvertono


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con animo perturbato e commosso e infine riflettono con


mente pura. Questo è l’itinerario che vivono gli esseri


umani e questo è l’itinerario che vivono le singole civiltà.
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• Le civiltà vivono secondo natura un itinerario naturale ma


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visto in modo diverso. Non è una mentalità naturalistica. È


una mentalità che fa si che certi salti siano difficili fuori dallo
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stato naturale.

• Non è possibile che un bimbo appena nato parli come un


adulto. Così, i popoli primitivi avranno un linguaggio meno
sviluppato delle civiltà evolute.

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Sviluppo e morte di una civiltà

• Anche il tema dell’autorità viene visto in questo modo

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nuovo. L’autorità sviluppa in un certo modo all’interno della
storia.

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• Per Vico senza autorità non è possibile vivere. L’autorità

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di un popolo primitivo e di un popolo maturo è diversa, frutto
di questa crescente razionalità.

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• La parola “Autorità” ha un duplice significato:
– In greco “Auctos” significa ciò che è proprio dell’uomo.
l‘autorità è qualcosa che fa parte dell’essere umano in

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quanto tale, che l’uomo esercita su se stesso.

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– Auctoritas, in latino, deriva da ago, actum. È l’azione,
l’autore, il padrone di una certa azione. Lo scienziato non può
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capire il perché della natura perché non ne è padrone.
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Sviluppo e morte di una civiltà


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• Le leggi sono l’espressione del volere (v. Cicerone) ma anche


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della consuetudine, del fare ripetuto.


• L’ autorità subisce delle intense trasformazioni nel corso


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della storia. Nel periodo originario, quando l’uomo è un


bestione che vive di violenza, obbliga con la forza gli altri più
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deboli a fare la sua volontà. L’autorità è l’autorità della


forza e della violenza. Una realtà priva di razionalità, ma
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dominata dalle passioni e dagli istinti.

• Col tempo nascono altre facoltà, come la fantasia che


rappresenta il momento della creatività.

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Sviluppo e morte di una civiltà

• All’inizio, anche nei rapporti di forza si cercano le parole, nei


suoni che uno ha, come accade per i bambini.

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• Le parole vengono successivamente acquisite ed usate per

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capirsi. Non è un caso che le grandi civiltà nascono con i
grandi poeti.

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• Le grandi civiltà nascenti vedono nella poesia la prima

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espressione d’arte perché è l’invenzione della parola dotata di
senso che trasmette sensazioni ancor prima che
conoscenze.

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• La fantasia fa elaborare delle convenzioni di natura religiosa.
Per Vico il senso del religioso si scopre quando gli uomini
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acquisiscono certe virtù. Ecco una differenza tra il bestione
primitivo e l’uomo che comincia ad avere delle regole, un
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senso religioso.
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Sviluppo e morte di una civiltà


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• Il bestione è in alcune funzioni simile agli animali.


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• Il bestione primitivo si accoppia dove capita, come le bestie.


• Il senso del pudore è fondamentale perché quando viene


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scoperto insieme al senso della religiosità.


• Nella “Scienza nuova” Vico racconta che un giorno i
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bestioni, mentre si stanno accoppiando, vengono scossi da un


tuono.
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• Credono di aver infastidito “qualcuno” e continuano ad


accoppiarsi in un luogo appartato. È un momento cruciale,
perché nasce il bisogno del riparo e del tetto. Incomincia
così anche il senso della stabilità del rapporto e della
casa.

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Sviluppo e morte di una civiltà

• Il rapporto con la divinità fa nascere un nuovo senso


d’autorità. Esistono leggi dettate dall’alto. Lo spirito umano

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si affina.

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• Con il maturare dei rapporti umani e del senso della proprietà,
si passa alle leggi che regolano i rapporti quotidiani tra gli

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uomini. Le regole portano all’umanizzazione e alla

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razionalizzazione del diritto.
• La regola è dettata dal consenso comune. Dalla forza bruta
iniziale si arriva alla democrazia, che è la piena

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razionalizzazione delle regole.
• Quando si vuole assolutizzare una sola facoltà umana sia
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essa la violenza, la ragione, la fantasia, essa finisce per
atrofizzare tutte le altre. Ad esempio, se la razionalità diventa
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fine a se stessa si cancella il bisogno di fantasia.
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Sviluppo e morte di una civiltà


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• È il momento in cui una civiltà invecchia, una politica


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invecchia e le regole esclusivamente umane diventano quasi


inumane. Si comincia il processo di degenerazione che porta a


non inventare più il linguaggio.
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• I popoli che non inventano più acquisiscono il linguaggio


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degli altri. Basti vedere quello che accade oggi con la lingua
inglese a livello scientifico e informatico, il cui linguaggio è
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frutto della fantasia degli altri.

• Eppure la nostra lingua ha inventato tanto. Nell’arte


rinascimentale abbiamo inventato un vocabolario artistico
che ancora oggi è usato in tutto il mondo (parole come
chiaroscuro, biacca, andante, mosso ecc.).

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Sviluppo e morte di una civiltà

• In tutto il mondo oggi si trovano

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parole come spaghetti, pizza, mafia,
usate ovunque, perché sono le

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uniche parole che recentemente

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siamo stati in grado di inventare.

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• Quando il momento
dell’invenzione si atrofizza,
porta alla fine di una civiltà.

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lie Il Rinascimento in Italia fu un
periodo di grande creatività
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Sviluppo e morte di una civiltà


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• Per Vico il rapporto con le leggi e la politica si sviluppa


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attraverso l’autorità.

• Un elemento cruciale dell’autorità è il pater familias,


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momento in cui si rafforza il rapporto tra i coniugi. La


famiglia si consolida come istituzione e non solo come
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realtà estemporanea.

• Questa famiglia, con le sue tradizioni, dà luogo ad


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un’autorità che investe non solo l’interno della famiglia ma


anche i rapporti sociali.

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Sviluppo e morte di una civiltà

• Quando si scopre tutto questo l’umanità si affina. Comincia

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ad avere la pietà per i morti, il bisogno delle sepolture, il
senso del sacro e del giuramento. Così nasce la civiltà.

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• Quando questi aspetti vengono banalizzati la civiltà entra in

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crisi. Quando si perde il senso del pudore, il senso della

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famiglia, quando l’accoppiamento ridiventa occasionale,
quando la certezza della prole non esiste più, quando
sostanzialmente il senso del sacro sparisce.

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• La fine di una civiltà si caratterizza per il suo


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invecchiamento in tutti i sensi, mentale, creativo,


demografico. E si caratterizza per un avviamento verso


l’irrazionale che porta a riemergere la violenza. Più
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questa violenza si impone più gli istituti democratici vanno in


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crisi.
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Sviluppo e morte di una civiltà

Come si esce dalla crisi?

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• Non è un fatto matematico, non c’è un modo univoco per

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uscire dalla crisi. Una civiltà:

1. Può esaurirsi e basta.

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2. Può essere rivitalizzata da un’altra civiltà che si intromette,

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che porta freschezza, nuove regole, nuovo incremento
demografico.

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3. Può essere anche invocata da fuori. Come in Italia quando
un principe è venuto da fuori per mettere pace e poi si è
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insediato dando vita alle signorie e ai principati.
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Sviluppo e morte di una civiltà


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• Vico anticipa molte posizioni determinate in seguito. Vico


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crede che la politica, le leggi, le istituzioni, non possano


essere considerate sovrastrutture. Sono la nervatura stessa


della storia degli uomini, come il bisogno di autorità e di
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razionalità.
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• La politica va affrontata in modo serio, perché è la cosa più


degna dell’essere umano. La decadenza della politica è la
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decadenza dell’umanitas.

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Sviluppo e morte di una civiltà

• Quando i plebei richiamavano i propri diritti dissero che anche

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essi erano degni dei diritti che appartenevano ai patrizi,
come sposarsi o ricoprire dei ruoli pubblici.

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• C’è una dignitas che fa maturare una civiltà. Al

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contrario l’indegnità fa finire ogni civiltà. E la dignità si

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costruisce lentamente, come gli stati, come la costruzione
della famiglia.

• Le scienze esatte possono essere spiegate in un attimo. In

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breve si impara a far funzionare una macchina. Il cammino
di una civiltà è un cammino lento e faticoso, che
richiede studio e applicazione nelle scienze umane.
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