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Summa 000020.

tex

Curvatura
Tensore di curvatura di Riemann (o Tensore di Riemann o Tensore di Riemann-Christoffel)

Data una varietà differenziabile riemanniana, esistono diverse nozioni di ‘curvatura’. La prima differenza sussiste
tra quelle intrinseche (ossia indipendenti dall’immersione in una varietà ambiente) e quelle estrinseche (crucialmente
dipendenti dall’immersione).
Uno degli strumenti più standard per esprimere la curvatura intrinseca è il cosiddetto tensore di Riemann (o
tensore di curvatura di Riemann o tensore di Riemann-Christoffel ).

Osservazione
Il tensore di Riemann, storicamente definito a partire dalla connessione di Levi-Civita di una metrica, può essere
definito, più in generale, per varietà differenziabili su cui sia definita una connesione affine, dotata di torsione o no.
È sufficiente infatti che sia definita una nozione di derivazione covariante.

Conviene arrivare alla definizione di ‘tensore di Riemann’ per gradi.


Dapprima si consideri la seguente 1-forma differenziale a valori nei campi vettoriali:
(
TM → TM
Ru,v : ∀m ∈ M (1)
wm ∈ Tm M 7→ Rum ,vm (wm ) ∈ Tm M :≡ (∇um ∇vm − ∇vm ∇um − ∇[um , vm ] )wm

dove um ≡ u(m), vm ≡ v(m) ∈ Tm M e ∇ sia una derivazione covariante.


 
In quanto 1-forma differenziale a valori nei campi vettoriali, rispetto a una base em in Tm M si ha
λ

λ
Rum ,vm (wm ) ≡ (Rum ,vm )µ (wm )µ e m .
λ

Osservazione (2)
Dalla definizione (1) risulta evidente che Ru,v è antisimmetrica nei suoi due parametri u e v.

Rendendo ora variabili i parametri u e v, si perviene alla seguente definizione, nella quale l’oridne degli argomenti
è scelto per comodità futura:
(
(TM )3 → TM
R: ∀m ∈ M .
(wm , um , vm ) ∈ (Tm M )3 7→ Rum ,vm (wm ) ∈ Tm M

Si tratta ovviamente di un tensore di tipo (0, 3) a valori nei vettori.

Osservazione
Occhio che R non è una 3-forma differenziale a valori nei vettori in quanto è antisimmetrica rispetto a u e v ma
non rispetto a w!

In quanto tensore di tipo (0, 3) a valori nei vettori, R può anche essere pensato come tensore di tipo (1, 3) (a valori
scalari). In questo caso prende il nome di tensore di Riemann , denotato con Riem , con componenti denotate con
Rαλµν (nota che la ‘R’ in questo caso è non-slanted). In conclusione:

T∗ M × (TM )3 → F(M )
(
Riem : α ∀m ∈ M .

(ω m , wm , um , vm ) ∈ Tm M × (Tm M )3 7→ hω m , Rum ,vm (wm )i ≡ Rλµν (ω m )α (wm )λ (um )µ (vm )ν ∈ R

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In coordinate locali le componenti del tensore di Riemann sono data da


g g g g
Rαµβν :≡ ∂β Γαµν + Γαγβ Γγµν − (β ↔ ν)
g
dove Γ sia la connessione di Levi-Civita della metrica g .

Osservazione
L’antisimmetria degli indici β e ν è evidente a occhio.

Altri oggetti utili nello studio della curvatura sono il tensore di curvatura di Ricci (000433 ) e lo scalare di curvatura
(000751 ).

DA SISTEMARE

Fra, Diz. Enc. – Connessioni @7 Consideriamo ora tre campi vettoriali X,Y e Z, e definiamo due applicazioni R-
lineari, a valori nello spazio dei campi vettoriali stessi, ponendo:
R(Z, X, Y ) ≡ ∇X (∇Y Z) − ∇Y (∇X Z) − ∇[X , Y ] Z, (2.17)
T (X, Y ) = ∇X Y − ∇Y X − [X , Y ] (2, 18)
dove [X , Y ] è la parentesi di Lie (≡ commutatore) dei due campi vettoriali X e Y . L’operatore R definito dalla (2.17),
che prende il nome di curvatura di ∇, misura la “non-commutatività” delle derivate covarianti iterate; l’operatore T si
chiama torsione di ∇. Queste applicazioni risultano lineari rispetto al prodotto per funzioni, in ogni loro argomento.
Esse definiscono pertanto, rispettivamente, un tensore di curvatura, di rango (1, 3) e componenti:
Rijkm = ∂k Γ ijm − ∂m Γ ijk + Γ ipk Γ pjm − Γ ipm Γ pjk , (2.19)
e un tensore di torsione, di rango (1, 2) e componenti:
T ijk = Γ ijk − Γ ikj (2.20)
Si hanno le ovvie simmetrie:
Rpijk + Rpjik = 0, T ijk + T ikj = 0 (2, 21)
Inoltre, il tensore R soddisfa le seguenti identità di Bianchi:
Rpijk + Rpjki + Rpkij = ∇i T pjk + ∇j T pki + ∇k T pij − T mji T pmk − T mik T pmj − T mkj T pmi (2.22)
∇m Rpijk + ∇j Rpikm + ∇k Rpimj = T hjm Rpihk + T hkj Rpihm + T hmk Rpihj
in cui gli indici vengono permutati ciclicamente. Le (2.17) si traducono anche nelle seguenti “regole di commutazione”:
∇i ∇j η k − ∇j ∇i η k = Rkmij η m + T mij (∇m η k ). (2.24)

K000004 @215 [Since Γ is not a tensor, it cannot have an intrinsic geometrical meaning as a measure of how much
a manifold is curved. For example, the connection coefficients in example 7.4 vanish if the Cartesian coordinate is
employed while they do not in polar coordinates. As intrinsic objects, we defined the torsion tensor T : X(M ) ⊗
X(M ) → X(M ) and the Riemann curvature tensor (or Riemann tensor) R : X(M ) ⊗ X(M ) ⊗ X(M ) → X(M ) by
T (X, Y ) ≡ ∇X Y − ∇Y X − [X , Y ] (7.36)
R(X, Y, Z) ≡ ∇X ∇Y Z − ∇Y ∇X Z − ∇[X , Y ] Z. (7.37)
It is common to write R(X, Y )Z instead of R(X, Y, Z), so that R looks like an operator acting on Z. Clearly they
satisfy
T (X, Y ) = −T (Y, X), R(X, Y )Z = −R(Y, X)Z. (7.38)
]
K000004 @215 r.15 – 220 r.11 []

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K000004 @343 [the Riemann curvature tensor expresses the non-commutativity of the parallel transport of vectors.]

Lo scalare di curvatura è definito come la contrazione con la metrica (inversa) del tensore di Ricci (000433 ):

R :≡ g µν Ricµν ≡ g µν Rµλν
λ

K000004 @228 [Let ∇ be the Levi-Civita connection. The components of the Riemann curvature tensor are given
by (7.42) with  
λ
Γλµν =
µν
while the torsion tensor vanishes by definition. Many formulae are simplified if the Levi-Civita connections are
employed.] K000004 @229 [Excercise 7.19] K000004 @229 [Excercise 7.20].

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