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SE
OLo
giA
Novembre 2018 - N° 39

Rivista semestrale di Museologia

www.nuovamuseologia.it
Nuova Museologia
www.nuovamuseologia.it
Sommario
n. 39, Novembre 2018

Segreteria
Carlo Teruzzi
Via V. Foppa 16 - 20144 Milano pag. 1 L’ultima frontiera della museologia
Tel. 02.4691589 Giovanni Pinna
segreteria@nuovamuseologia.it
redazione@nuovamuseologia.it
pag. 2 Storytelling e patrimonio storico-artistico
Direttore Responsabile in Sicilia
Giovanni Pinna Elisa Bonacini

Redazione e impaginazione
Claudia Savoiardo pag. 12 Percorso per non vedenti al Museo del Violino
di Cremona
Relazioni esterne Fabio Perrone
Donatella Lanzeni

Progetto grafico pag. 14 Giocare col museo


Antonia Pessina Maria Laura Corradetti

Nuova Museologia è aperta alla


collaborazione di quanti si interessano
pag. 21 Il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi
ai problemi e alla vita dei musei. I contributi
di Palermo
vengono pubblicati in lingua originale Giuseppe Genchi, Giuseppe Bellomo
(italiano, inglese, francese, spagnolo).

Registrazione del tribunale di Milano


pag. 27 Un esempio di mecenatismo culturale
numero 445 del 18.06.1999
Fondazione Vittorio Polli ed Anna Maria Stoppani
Marco Testa
Salvo indicazione contraria i singoli autori sono proprietari
del copyright dei testi.
Nessun articolo può essere riprodotto, anche parzialmente,
senza l'autorizzazione dell'autore. pag. 32 I musei nella dittatura portoghese 1926-1974
La Redazione declina ogni responsabilità in merito alle no- Giovanni Pinna
tizie contenute nelle inserzioni pubblicitarie.

ISSN (print) 1828-1591 pag. 38 Sedute per il pubblico nel museo


ISSN (on line) 1828-1583 Sandro Ranellucci
EDITORIALE

L’ultima frontiera della


museologia

In un articolo di Elodie Lepage pubblicato il primo novembre 2018 sul Nouvel Obs sco-
pro che “Au Canada, les médecins prescrivent des séances… de musée”. L’articolo racconta
che l’organizzazione dei medici francofoni canadesi (MFdC) in collaborazione con il Museo
di Belle Arti di Montréal sta sperimentando una nuova terapia d’avanguardia: la visita al mu-
seo come cura alla depressione, agli stati d’ansia e anche allo stato fisico dei pazienti. Sembra
infatti che la secrezione di cortisolo (chiamato anche ormone dello stress) diminuisca nelle
persone che seguono sedute di arte-terapia e, poiché un tasso troppo elevato di cortisolo è re-
sponsabile dell’aumento della tensione arteriosa e del tasso di zucchero nel sangue, la visita
al museo potrebbe avere effetti benefici per le persone diabetiche o ipertese. L’arte, dicono i me-
dici canadesi francofoni, potrebbe forse anche migliorare la connettività neuronale che fa-
vorisce la resilienza psicologica, potrebbe aumentare l’attenzione e la memoria, e ammortiz-
zare gli shock che seguono l’annuncio di una malattia. La direttrice del museo di Montréal
Nathalie Bondil, appassionata di neuroscienze, è estasiata da queste nuove possibilità tera-
peutiche del museo d’arte. “Chi dice bellezza dice salute! – ha dichiarato in un’intervista – Non
parlo della bellezza nel senso platonico del termine, ma della bellezza in quanto emozione
estetica. L’uomo ha un rapporto biologico, fisico con questa emozione che può procuragli be-
nessere, […] sono persuasa che nel XXI secolo, l’esperienza culturale contribuirà alla salute,
esattamente come nel XX secolo la pratica sportiva è divenuta indispensabile per la nostra for-
ma fisica”. L’articolo del Nouvel Obs suggerisce un altro aspetto della vicenda: per i pazienti
l’ingresso al museo (normalmente di 20 dollari) sarebbe gratuito, ma il museo potrebbe chie-
dere allo Stato un sostegno finanziario rapportato al numero dei pazienti. In termini italiani
significa che la visita al museo sarebbe rimborsabile dal Sistema Sanitario Nazionale.
Personalmente sono scettico sul fatto che l’arte possa lenire lo stress e aumentare la
memoria, come sono sempre stato dubbioso del fatto che il bello rappresentato dall’arte
possa rendere un popolo buono e saggio come sostenevano i romantici tedeschi, peraltro
smentiti da due guerre mondiali provocate nell’arco di mezzo secolo. Il contatto con l’ar-
te non crea automaticamente bontà e saggezza. Molti artisti che vivevano in contatto quo-
tidiano con l’arte si distinsero per aver avuto un cattivo carattere. Pensiamo alle morti
premature di Van Gogh e Modigliani, al caratterino del Caravaggio e del Borromini, e
a Jackson Pollock, morto perché guidava in forte stato di ebrezza.
Giovanni Pinna

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Storytelling e patrimonio
storico-artistico in Sicilia
Elisa Bonacini

#iziTRAVELSicilia e lo storytelling partecipativo sono state prodotte più di 180 audioguide (Figura 1). Il pro-
Il progetto partecipativo #iziTRAVELSicilia (https://izi.tra- getto, infatti, si è presto trasformato in un processo parte-
vel/it/search/sicilia) è stato lanciato come progetto di ricerca cipativo, coinvolgendo migliaia di persone, esempio pro-
universitario annuale nel maggio 2016 sulla piattaforma prio delle “comunità di eredità” citate dalla Convenzione [ov-
globale izi.TRAVEL. Nato dalla volontà di colmare il gap del- vero “un insieme di persone che attribuisce valore ad aspet-
la comunicazione siciliana sul web e con le nuove tecno- ti specifici del patrimonio culturale, e che desidera, nel qua-
logie (Bonacini, 2018), il progetto, che si basa sulla crea- dro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle ge-
zione partecipata di audioguide multimediali gratuite, per nerazioni future” (art. 2)], ed è diventato una buona prati-
la fruzione di collezioni museali e di itinerari geolocalizza- ca nella promozione e valorizzazione digitale attraverso lo
ti per città e territori, sta riuscendo a fornire prodotti cul- storytelling digitale, realizzato attraverso forme di “cittadi-
turali e turistici integrati basati sullo storytelling e senza di- nanza culturale” (Bodo, Mascheroni, Panigada, 2016).
stinzione di proprietà (regionale, diocesana, civica ecc.), di #iziTRAVELSicilia è stato anche riconosciuto come un esem-
grandezza o di im- pio di buone pra-
portanza. tiche nella didatti-
Disciplina pie- ca museale, di par-
namente ricono- tecipazione alla co-
sciuta nella comu- creazione di valo-
nicazione cultura- re culturale, in gra-
le (Handler Miller, do di trasformare le
2008; Bryan, 2011; persone prove-
Cataldo, 2011; Van nienti da differen-
Dyke, Bernbeck, ti comunità socia-
2015; Del Maso, li (soprattutto gli
2018), è proprio lo studenti di ogni or-
storytelling la chia- dine e grado) in
ve comunicativa di comunità d’eredità
#iziTRAVELSicilia, di tipo smart, ri-
progetto mirato a velando così il
creare una con- grande impatto di
nessione emotiva sostenibilità cultu-
e accessibile con i Figura 1 - La mappa della Sicilia sulla piattaforma izi.TRAVEL con indicazione rale di questa piat-
racconti sul patri- delle audioguide geolocalizzate. (Foto Elisa Bonacini) taforma, perse-
monio culturale, in guendo l’unico
contrapposizione ai modelli tradizionali, didascalici e tas- obiettivo di valorizzare il patrimonio comune: per la prima
sonomici di trasferimento della conoscenza. Il progetto volta la Sicilia si è dotata, dal basso, di strategie univoche
#iziTRAVELSicilia è nato, quindi, con la volontà di creare di promozione del territorio.
comunità con la sua potenza evocativa e consociativa (Va- #iziTRAVELSicilia ha rivelato la sostenibilità di un pro-
glio, 2108), producendo processi partecipativi di crowdsourcing getto portato avanti dalla scrivente con una borsa di studio
culturale, secondo quanto indicato dalla Convenzione di Fa- annuale e, in seguito, con qualche compenso forfettario co-
ro (Bonacini, 2018), che incoraggia processi creativi che coin- me tutor esterno nei progetti di Alternanza scuola-lavoro,
volgano comunità e territori locali. trovando al suo fianco dirigenti, funzionari, impiegati, do-
Grazie a un coordinamento centrale unico e a forme di centi, studenti di scuola e universitari: oltre 3000 persone
valorizzazione basate sul racconto, a partire dal suo lancio guidate dalla comune volontà di produrre insieme il cam-

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biamento, di raccontare il loro patrimonio, attivando un pro- comprendente anche maioliche, armi e antichi strumenti per
cesso virtuoso e trasformandosi in “portatori” di cono- la tessitura industriale), anche in lingua inglese. La guida,
scenza, valore, eredità culturale e, come tali, in divulgato- oltre a presentare contenuti ipertestuali che rimandano ad
ri consapevoli e fieri. approfondimenti esterni su pagine di Wikipedia, è introdotta
La pratica dello storytelling digitale, tuttavia, non è sta- da un video sul Castello, consente di visualizzarne la rico-
ta mai applicata privilegiando esclusivamente il racconto struzione 3D e di approfondire gli eventi legati all’eruzio-
alla validità, affidabilità e autorialità del contenuto. Le au- ne del 1699, con un rimando diretto alla versione in giga-
dioguide, spesso prodotte all’interno di progetti di didat- pixel dell’affresco di Giacinto Platania nella sacrestia della
tica museale, sono state pubblicate – dopo averle valida- Cattedrale di Catania, utile alla ricostruzione di uno dei tra-
te – attraverso i profili istituzionali, depositari della cono- gici eventi che hanno condizionato l’orografia e l’urbanistica
scenza storica, artistica, archeologica del patrimonio dis- della città. Oltre alla cospicua collezione archeologica, pro-
seminato sul territorio, garantendo così l’autorialità dei veniente soprattutto dalle collezioni settecentesche del prin-
contenuti prodotti a loro nome. Il racconto, dunque, è sem- cipe Ignazio Paternò Castello di Biscari e dei Padri Bene-
pre stato mantenuto in un giusto equilibrio tra conoscen- dettini, l’audioguida appare particolarmente ricca nella se-
za scientifica, da un lato, e diffusione, democratizzazione zione “La Pinacoteca”, allestita nel Salone dei Parlamenti del
della conoscenza e linguaggi ad hoc, dall’altro, senza che Castello. Una scheda introduttiva racconta della formazio-
mai questo lavoro di semplificazione si traducesse nella ba- ne di questa collezione, creatasi intorno al nucleo della qua-
nalizzazione della terminologia e dei contenuti scientifici. dreria, la collezione di quadri che nel 1826 fu donata per
Ci si è occupati, dunque, di dare visibilità alla Sicilia, testamento alla città di Catania da Giovan Battista Finocchiaro,
alle splendide collezioni dei suoi musei, piccoli e grandi, primo presidente della Gran Corte di Giustizia del Regno
al patrimonio diffuso, archeologico, architettonico ed et- di Sicilia nel 1800, affinché di quella collezione godesse l’in-
noantropologico, ai suoi castelli, alle sue chiese e palazzi, tera cittadinanza. Nell’audioguida si è scelto di presentare
alle sue spiagge, alle sue specificità. Fra le audioguide pub- una quarantina fra le tele più prestigiose della collezione,
blicate, molte sono state realizzate con lo scopo di promuovere da La Madonna con Bambino di Antonello de Saliba (1497)
il patrimonio storico-artistico delle città e dei musei, attra- alle tele del fiammingo Matthias Stomer, presente nella col-
verso un processo di educazione informale al patrimonio lezione con una serie di celebri soggetti come la Morte di
e di acquisizione di competenze digitali su questa tipolo- Catone (1640), il Suicidio di Seneca (1640 circa) e un Cri-
gia di piattaforme. sto Deriso (1649), a quelle di Pietro Novelli con San Cristoforo
(1637-40) e San Giovanni Battista (1630), o il San Luca pit-
Il patrimonio storico-artistico in Sicilia tore di Mattia Preti (1669) tra i più noti pittori dell’epoca,
In questa parte dell’articolo vengono presentati alcuni fino all’Ottocento siciliano, con opere di artisti del calibro
dei risultati raggiunti su questa piattaforma nella promozione di Michele Rapisardi, come I vespri siciliani (1864). Tutte
e valorizzazione del patrimonio culturale storico-artistico in le schede sono raccontate con la voce narrante dei giova-
Sicilia, spaziando dalle audioguide dei musei d’arte e dei ni studenti catanesi che hanno riadattato le schede catalo-
complessi monumentali alle collezioni delle case museo, dei grafiche a un linguaggio narrativo più coinvolgente ed
musei diocesani e d’arte sacra fino agli itinerari alla scoperta emozionale, come appare evidente dalla scheda sul San Cri-
delle città o del patrimonio artistico e religioso diffuso sul stoforo del Novelli:
territorio, anche su scala regionale. Un elenco di tutte le au-
dioguide pubblicate sulla piattaforma è fornito nell’Ap- “Questa tela raffigura San Cristoforo: questo Santo del-
pendice dell’articolo di Bonacini riportato in bibliografia (Bo- la Chiesa cristiana, secondo la leggenda, era un soldato
nacini, 2018). In sitografia sono forniti i link relativi alle au- vigoroso e muscoloso appartenente all’esercito imperiale
dioguide qui presentate, elencate in ordine di descrizione. romano: convertitosi al cristianesimo, annunciò la sua fe-
de e venne sottoposto a numerose torture, fino a esse-
Musei storico-artistici e musei d’arte contemporanea re decapitato.
Da oltre due anni svariate classi di due licei catanesi, Il pittore Pietro Novelli, che fu uno dei più importanti ar-
“Boggio Lera” e “Lombardo Radice”, in piena collaborazione tisti del Seicento in Sicilia, ritrasse il Santo in quest’ope-
con lo staff del Museo Civico di Castello Ursino e con la ra, databile tra il 1637 e 1640, ovvero a una fase matura
scrivente, si sono alternate nella creazione dell’audioguida della produzione di Novelli.
del Museo Civico del Castello Ursino, implementando il nu- Osservate come l’artista rende la tensione dei muscoli e
mero di schede delle opere d’arte pertinenti alle varie col- la torsione del busto di San Cristoforo, con le sue carni
lezioni civiche (archeologica, storico-artistica e antiquaria, bianche esposte a una sorgente luminosa proveniente dal-

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la sua destra: la luce, così, sembra sottolineare ancor di vento dei Padri Carmelitani), la guida è organizzata in al-
più le gambe e i muscoli di quest’eremita, quasi gigan- tre 11 sezioni, dalla scultura rinascimentale alle maioliche,
tesco nelle forme, come fosse una scultura. dai tessuti alle collezioni di ori e argenti e alla scultura pre-
Osservate, ancora, come il Novelli sfrutti gli effetti lumi- sepiale, concludendosi anche in questo caso con una se-
nistici dei suoi colori: quelli in basso hanno toni scuri, zione “Gli imperdibili” in cui si invita il visitatore più fret-
mentre man mano che si procede verso l’alto i colori as- toloso a non perdere il meglio del museo. Spicca la sezio-
sumono tonalità sempre più calde e dorate, come se ci ne “I coralli”, utile al visitatore per comprendere meglio una
fosse un crescendo cromatico verso il cielo. produzione artigianale capace di raggiungere ineguagliati
Nel suo stile il pittore dimostra di aver saputo coniuga- livelli artistici.
re le migliori correnti artistiche in voga nel Seicento: lo Frutto della tesi specialistica della studentessa catane-
stile fiammingo di Antoon van Dyck o quello spagnolo se Cecilia Chisari, presso l’Università di Macerata, è la gui-
di José de Ribera detto lo Spagnoletto, che furono mol- da del Museo Emilio Greco, realizzata, in collaborazione con
to attivi anche fra Napoli e la Sicilia. il personale del museo civico, dal profilo istituzionale su izi.TRA-
Qui il santo-gigante è rappresentato nell’atto di sorreg- VEL del Comune di Catania. La guida vuole essere uno stru-
gere il Cristo piccolo sulla spalla sinistra, reggendosi a una mento di comprensione dell’uomo e della sua produzione
roccia con la mano destra, mentre con l’altra tiene un ba- artistica. Divisa in tre sezioni (“Chi era Emilio Greco?”, “Il
stone: questo, infatti, significa in lingua greca il suo no- Museo” e “Produzione artistica”), spiccano le schede in cui
me, Cristophoros ovvero “portatore di Cristo”. si spiegano le tecniche della litografia e dell’acquaforte, con
Come mai, vi chiederete, il Santo è raffigurato così? il supporto esterno di due video su YouTube.
La leggenda narra che quest’uomo facesse il traghettato- Un lavoro di riadattamento del linguaggio in chiave di
re e che un giorno gli toccò portare in spalla un bambi- storytelling ha riguardato anche la collezione del Museo d’Ar-
no. Lungo il cammino il peso del Bambino sembrava cre- te Moderna e Contemporanea “Palazzo Belmonte Riso”, ed
scere fino a diventare quasi insostenibile. Il meraviglia- è stato prodotto dal Polo Regionale di Palermo per l’arte con-
to traghettatore gli chiese chi fosse mai. Quel bambino, temporanea, attraverso il personale interno al museo e con
allora, gli rivelò di essere il Cristo, con addosso il fardello la collaborazione della scrivente. Anche in questo caso, si
del mondo intero, rappresentato dalla sfera che tiene in è cercato di rendere più comprensibile il linguaggio dell’ar-
mano. te contemporanea. Di comune accordo con Donata Faso-
Ecco perché il santo è ricordato come colui che aiutava ne, già referente per l’Attività editoriale, l’Archivio S.A.C.S.
i bisognosi ad attraversare un fiume ed è invocato per la e la Rete del Contemporaneo del Polo, l’audioguida è sta-
protezione di alpinisti, viaggiatori, atleti, automobilisti.”. ta organizzata in 11 sezioni: oltre alla presentazione del Pa-
lazzo Belmonte Riso, sede del museo, della collezione e –
Una selezione di 10 schede, “Gli imperdibili”, costitui- anche qui – di una sezione “Gli imperdibili”, si è deciso di
sce la piccola audioguida della GAM, Galleria Civica “Em- raccontare le opere d’arte attraverso i protagonisti (Carla Ac-
pedocle Restivo” d’Arte Moderna di Palermo, organizzata cardi, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo, Salvo, Emilio Isgrò,
come un semplice percorso guidato per sale, attraverso il Christian Boltanski, Richard Long, Jannis Kounellis), in-
quale individuare le più importanti opere d’arte della col- quadrandole secondo l’evoluzione stilistico-artistica degli stes-
lezione, fra cui le splendide vedute di Palermo di France- si autori, come accade per la Accardi (qui documentata da-
sco Lojacono, il potente gruppo scultoreo in bronzo de Gli gli esordi al ritorno alla tela e al colore) o per Consagra (che
iracondi (1910) di Mario Rutelli, fino alle opere del Nove- ha, nella Porta del Belice a Gibellina e nella scultura La ma-
cento, con Gli Scolari di Felice Casorati (opera acquistata teria poteva non esserci al parco di sculture di Fiumara
alla Biennale di Venezia nel 1928). d’Arte, le più alte espressioni artistiche mai raggiunte in Si-
Tra le collezioni storico-artistiche merita un posto di pre- cilia). Approfondimenti ipertestuali, sia per le biografie de-
gio l’audioguida del Museo Regionale “Agostino Pepoli” di gli autori che per le correnti artistiche, rimandano a pagi-
Trapani, prodotta dal profilo del Polo Regionale di Trapa- ne di Wikipedia.
ni e Marsala per i siti culturali e realizzata dallo staff del mu- Gibellina è al centro di numerose audioguide realizza-
seo con la voce narrante della storica dell’arte Daniela te con il progetto #iziTRAVELSicilia, fra cui alcuni itinerari
Scandariato. Con un linguaggio semplice, ma con schede di cui parleremo in seguito. Qui va segnalata la guida del
descrittive adeguatamente approfondite, la guida racconta Granaio delle Case Di Stefano, progetto di Alternanza scuo-
le opere principali della collezione. Dopo una sezione in- la-lavoro 2016/2017 condotto dagli studenti originari di Gi-
troduttiva sulla formazione della collezione e sulla stessa se- bellina che frequentano i tre licei, scientifico, scienze uma-
de che ospita il museo (la splendida cornice dell’ex Con- ne e classico, dell’Istituto Comprensivo “M. Cipolla - G. Gen-

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tile - G. Pantaleo” di Castelvetrano (TP), seguiti dalla tutor “Sommario”, in cui si invita il visitatore a scoprire “i luoghi
scolastica Franca Faraci e dal direttore del Museo delle familiari dello scrittore, delle sue abitudini, degli ambienti
Trame Mediterranee, Enzo Fiammetta. Il Granaio è parte in- in cui era solito vivere la sua quotidianità e dove nacque-
tegrante del Baglio Di Stefano che ospita il museo. Al suo ro o vi trovarono ispirazione alcuni dei maggiori capolavori
interno è esposta un’ampia collezione e la guida diviene sup- della letteratura italiana”.
porto essenziale alla sua comprensione: è introdotta da un Un secondo progetto di audioguida è stato curato an-
video-documentario prodotto per l’occasione dai ragazzi che cora dalla Chisari, come progetto di tesi: l’audioguida del
hanno documentato fotograficamente oltre 60 opere d’ar- Museo Civico Belliniano, realizzata in collaborazione con
te qui conservate e hanno redatto schede artistico-biogra- lo staff del museo e dal profilo del Comune di Catania. Do-
fiche sugli autori. po il benvenuto del direttore del museo, Silvano Marino,
anche qui la voce di Cecilia accompagna il visitatore alla
Case museo scoperta di questo illustre compositore, la cui casa natale
Tre sono le case museo di cui sono state pubblicate le divenne monumento nazionale nel 1923. La casa è descrit-
audioguide, frutto di differenti progetti. ta nelle sue sale e la figura del Bellini attraverso i cimeli che
Grazie a un progetto di Alternanza scuola-lavoro qui si conservano, ma si è deciso di approfittare di questa
(2017/2018) condotto in collaborazione con il Polo Regio- audioguida per raccontare l’uomo che stava dietro gli spar-
nale di Catania per i siti culturali, gli studenti del Liceo “N. titi attraverso le donne che amò, a volte anche non con-
Spedalieri” di Catania, guidati dalla tutor scolastica Claudia traccambiato (Figura 2).
Motta e dal funzionario del Polo Fabrizio Nicoletti, hanno L’audioguida non poteva non concludersi con le sche-
prodotto l’audioguida della Casa Museo Giovanni Verga, in de “Norma” e “La Sonnambula”, con le immagini delle par-
italiano e inglese. Il tono del racconto è evidente sin dal titure a corredo.

Figura 2 - Screenshot di una delle schede della sezione “L’amore” nell’audioguida del Museo Civico Belliniano. (Foto Elisa Bonacini)

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Differente dai precedenti il progetto di audioguida rea- nio artistico marchigiano, profondamente ferito dopo il ter-
lizzato da Irene Calabria, come tesi finale del Master in Eco- remoto del 30 ottobre 2016. Le tre opere sono state espo-
nomia e Management dei Beni Culturali all’Università di Pa- ste nel presbiterio della barocca Chiesa di San Calogero e
lermo: la guida del Museo regionale di Palazzo Mirto è sta- l’audioguida consente una ulteriore riflessione sul conte-
ta realizzata, in collaborazione con lo staff del museo, dal sto del collezionismo delle nobili famiglie locali, capaci di
profilo istituzionale del Polo Regionale di Palermo per i si- raccogliere a Nicosia opere d’arte dei più illustri artisti che
ti culturali. Il sommario della guida dà il benvenuto al vi- operarono in Sicilia fra Seicento e Settecento, del calibro
sitatore, preannunciando poi che il tour sarà guidato da due di Ribera, Pietro Novelli, Salvador Rosa e Guglielmo Bor-
accompagnatori d’eccezione. Le prime due sezioni della gui- remans.
da, riguardanti la dimora storica nel contesto urbano e il pia-
no terra, sono raccontate dalla voce narrante della Calabria, Itinerari storico-artistici
mentre il “Piano Nobile” è raccontato dallo stesso principe Quasi 100 audiotour sono stati pubblicati all’interno
Giuseppe Antonio Lanza di Filangeri, cui ha prestato la vo- del progetto: oltre a numerosi itinerari con un taglio reli-
ce Giuseppe Delfino, custode del museo, da sempre attivo gioso-devozionale, di cui non parleremo in questa sede, al-
nelle visite guidate (per le scolaresche dei più piccoli an- cuni audiotour sono stati progettati con lo scopo di raccontare
che in costume!): il patrimonio monumentale storico-artistico di alcune città.
Particolarmente fruttuosa è stata la collaborazione con
“Sono Giuseppe Antonio Lanza Filangeri ed oggi vi ac- il Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Paternò (CT) e l’As-
compagnerò attraverso le sontuose stanze che costituiscono sociazione Culturale SiciliAntica che, attraverso un percor-
il Piano Nobile di Palazzo Mirto! Qui la nostra famiglia so di Alternanza scuola-lavoro svoltosi nel biennio 2016/2018,
si riuniva per il pranzo o per celebrare tutte le feste uf- ha consentito la produzione di alcune guide, di cui parle-
ficiali e le cerimonie che riguardavano la vita nobiliare; remo nei prossimi paragrafi, fra cui spicca il tour in 14 tap-
era un momento di grande importanza per esaltare l’ec- pe “Alla scoperta di Paternò”. I giovani narratori si sono mi-
cellenza e il prestigio del nostro casato! Percorrendo le surati, in questo caso, con temi di storia e architettura me-
sale del Piano Nobile, ti sentirai parte della vita del Pa- dievale, raccontando ai visitatori i monumenti del proprio
lazzo e avrai quasi la sensazione di trascorrere, almeno paese, soprattutto chiese e conventi.
un giorno, insieme a loro, partecipando a grandi feste o Fra le 10 audioguide prodotte all’interno del Laborato-
sedendo a tavola, gustando i cibi prelibati del Monsù!”. rio di storytelling sulla piattaforma izi.TRAVEL, attivato dal-
la scrivente tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017 presso
La quarta e ultima sezione, sugli appartamenti al secondo il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Ca-
piano, è raccontata da Maria Concetta, sorella dell’ultimo tania in collaborazione con le istituzioni partner della città
principe di Mirto, Stefano Lanza Filangeri, ultima erede di Catania (Comune di Catania, Polo Regionale di Catania
della famiglia, con la voce narrante della scrivente. per i Siti Culturali, Soprintendenza per i Beni Culturali e Am-
bientali e Museo Diocesano), merita di essere segnalato il
Mostre d’arte tour “Catania barocca: un itinerario storico-artistico”, pub-
La piattaforma izi.TRAVEL è stata utilizzata anche per blicato in collaborazione con e dal profilo del Comune di
fornire all’utenza audioguide gratuite durante mostre tem- Catania (Figura 3). In 29 punti di interesse, l’itinerario si svi-
poranee, lasciando tuttavia che le audioguide rimanesse- luppa dalla Piazza del Duomo, cuore barocco della città e
ro fruibili sulla piattaforma anche dopo la conclusione de- simbolo della sua rinascita dopo il terremoto del 1693, at-
gli eventi. Questo è stato il caso della breve audioguida sul- traverso il percorso delle chiese barocche di Via dei Croci-
la mostra “Guido Reni e la magnificente bellezza” (mag- feri, fino alla sommità di Via Garibaldi, che chiude il per-
gio-novembre 2017), pubblicata in italiano e inglese, for- corso del centro urbano con la monumentale Porta Gari-
nita dall’Ufficio Turistico del Comune di Nicosia (EN) e rea- baldi, già Porta Ferdinandea. La fresca voce narrante delle
lizzata in collaborazione con la Pinacoteca Civica di Asco- tre studentesse catanesi autrici del progetto (Chiara Franzò,
li Piceno, con la Pro Loco e con i volontari del Servizio Ci- Silvia Majorana e Roberta Tomaselli) accompagna i visita-
vile. Con la voce narrante di Marzia Projetto, del Servizio tori alla scoperta delle bellezze barocche della città: nelle
Civile, l’audioguida racconta di questa particolare occasione, schede si cerca di stimolare la curiosità del visitatore a co-
in cui l’Annunciazione (1629) di Guido Reni e le due te- gliere aspetti particolari delle strutture, senza soffermarsi ec-
le del Beato Bernardo Abate e San Benedetto Abate (1662), cessivamente su complessi linguaggi architettonici, ma for-
opere del caravaggesco Giacinto Brandi, sono giunte nel nendo le informazioni principali attraverso un linguaggio
cuore della Sicilia per testimoniare la qualità del patrimo- facilmente comprensibile.

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Figura 3 - Screenshot dell’audiotour “Catania barocca: un itinerario storico-artistico”. (Foto Elisa Bonacini)

La città di Nicosia, come quella di Paternò, ha vissu- del Centro Storico di Piazza Armerina”, in cui le schede
to un grande “fervore” digitale sulla piattaforma izi.TRA- dei palazzi e delle chiese storiche sono state collegate ai
VEL. Se, da un lato, l’Ecomuseo “Petra D’Asgotto” ha pub- rispettivi virtual tour presenti sul portale di Typical Sicily.
blicato su izi.TRAVEL numerosi audiotour, fra cui il “Tour Anche questo itinerario è frutto di un progetto di Alter-
dei palazzi nobiliari di Nicosia” e il tour “Passeggiando per nanza scuola-lavoro, condotto con il locale Liceo Lingui-
il centro storico di Nicosia”, tutti con musiche e voci nar- stico e Scienze Umane dell’Istituto d’Istruzione Superio-
ranti a opera degli operatori dell’Ecomuseo, dall’altro an- re “L. da Vinci”.
cora una volta protagonisti sono stati l’Ufficio Turistico e I palazzi e i monumenti storici di Palermo sono stati rac-
la Pro Loco di Nicosia, con un impegnativo progetto di Al- contati dagli studenti dell’Istituto “E. Majorana” di Palermo,
ternanza scuola-lavoro con l’Istituto d’Istruzione Superio- in collaborazione con la scrivente e la Città Metropolitana
re “F.lli Testa”. Gli studenti hanno realizzato una bella au- di Palermo: con l’audiotour “Palermo: a passeggio per Via
dioguida della loro città, in italiano, inglese e francese (in Maqueda” i visitatori sono accompagnati alla scoperta del-
corso di realizzazione anche la traduzione e il voiceover la ricchezza architettonica di questa via, una fra le più im-
in giapponese), intitolata “Nicosia: itinerari storico-artisti- portanti strade del centro storico palermitano. Partendo
ci”. Dopo una prima sezione dedicata alle “Notizie stori- dal monumentale Teatro Massimo in Piazza Verdi, opera del
che” della città, la guida è organizzata in due percorsi di- grande architetto Giovan Battista Basile, il percorso si con-
stinti: quello medievale (con capolavori come il tetto li- clude con la secentesca Porta di Vicari, attraversando alcuni
gneo della cattedrale) e quello barocco. fra i più importanti monumenti del sito Unesco arabo-nor-
Altrettanto attiva, sempre nell’ennese, la Pro Loco manno, la Chiesa di San Cataldo e la Chiesa di Santa Ma-
“Mosaici di Piazza Armerina” che ha pubblicato un “Tour ria dell’Ammiraglio, soffermandosi anche nel racconto

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sull’antica topografia di questa zona della città, dove nel IX Arti Visive a Sant’Agata li Battiati (CT), in collaborazio-
secolo sorgeva il quartiere ebraico. ne con gli uffici turistici locali e con gli enti coinvolti: “Cal-
L’occasione di una promozione digitale gratuita su que- tagirone: Città della Ceramica”, “Le origini del Design in
sta piattaforma è stata colta anche da alcuni borghi sicilia- Sicilia - Palermo” e i due tour su scala regionale “I luo-
ni, vincitori del titolo “Borgo dei Borghi”. ghi dell’Architettura e del Design in Sicilia” e “Musei
Il primo è stato il Comune di Sambuca (TP), che ha lan- della Pietra Siciliana”.
ciato il tour in 29 punti di interesse intitolato “Alla scoper- Particolarmente ricco è l’“Itinerario del Contempora-
ta di Sambuca Borgo dei Borghi 2016”, puntando a far co- neo”, anch’esso pubblicato dal profilo del Polo Regionale
noscere al grande pubblico la propria città, vincitrice dell’am- di Palermo per l’arte contemporanea, con voce narrante di
bito titolo. Donata Fasone. L’itinerario, con i suoi 52 punti di interes-
Altrettanto ha realizzato l’Ufficio turistico di Messina, se su scala regionale (Figura 4), è stato predisposto come
con l’audiotour “Montalbano Elicona: un viaggio indietro un utile strumento di conoscenza delle numerose realtà che
nel tempo nel Borgo dei Borghi” (vincitore del titolo nel in Sicilia sono state capaci di dar vita a manifestazioni ar-
2015), dal profilo istituzionale di Visit Sicily pertinente all’As- tistiche contemporanee diffuse, dalla ricostruzione di Gibellina
sessorato regionale del Turismo e dello Spettacolo. Il al Parco di sculture di Fiumara d’Arte, cercando ancora una
tour è stato pubblicato in italiano, inglese e francese da volta di rendere più comprensibile anche il linguaggio
Marialuisa Calatozzo, nell’ambito di un tirocinio svolto pres- dell’arte contemporanea.
so l’Ufficio. Gli stessi studenti che hanno prodotto la guida sul Gra-
Né mancano altri itinerari, legati al design e all’arte naio delle Case Di Stefano hanno poi pubblicato il tour
contemporanea: fra essi meritano di essere segnalati i tour “Gibellina en plein air”. Un tour completo, in 36 punti di
prodotti dagli studenti di Abadir, Accademia di Design e interesse per la città, un vero catalogo delle opere d’ar-

Figura 4 - Screenshot dell’audiotour “Itinerario del Contemporaneo”. (Foto Elisa Bonacini)

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te contemporanea di questo museo diffuso, introdotto da terremoto del 1693, che devastò la Sicilia orientale. Il mu-
un video-documentario appositamente predisposto, che seo è suddiviso in due sezioni: la prima, dedicata agli ar-
ha il suo punto di partenza laddove tutto è cominciato: redi liturgici della cattedrale, inizia nelle sale del primo pia-
il Cretto di Alberto Burri, costruito come un sudario di ce- no e si conclude al piano successivo nella Cappella del Se-
mento sui ruderi della vecchia città di Gibellina, distrut- minario; la seconda, che accoglie gli arredi di altre chiese
ta dal terremoto del 1968. E, come concludono i ragazzi della città e della diocesi, si svolge fra le sale del secondo
nel “Sommario” di presentazione: “non poteva che parti- e del terzo piano, includendo al suo interno la pinacoteca.
re da qui il nostro cammino, da un luogo di dolore e d’ar- Un percorso esterno conduce sulle terrazze panoramiche,
te che, come la Muraglia cinese, è visibile persino dallo con la passeggiata su Porta Uzeda, che consente la visio-
spazio”. ne della città dall’alto su Piazza Duomo e Via Etnea. La vi-
sita si conclude con la Sala IX, dove è esposto il fercolo ar-
Musei diocesani e d’arte sacra ed edifici di culto genteo che conduce in processione i reliquiari di Sant’Aga-
Rimanendo nell’ambito del sacro, la scrivente ha cura- ta, patrona della città. Proprio Sant’Agata è al centro del “rac-
to la pubblicazione dell’audioguida “Museo Diocesano Ca- conto” principale del museo, che si sviluppa soprattutto nel-
tania”. Il percorso dell’audioguida del museo ne rispetta l’al- la sezione intitolata “Sala IV - Gli arredi preziosi dedicati
lestimento museografico e il percorso narrativo. Ospitato nell’An- alla Santa patrona”: qui sono esposti gli arredi più elabo-
tico Seminario dei Chierici, prestigioso edificio settecente- rati e preziosi della cattedrale (la porticina lignea secente-
sco connesso architettonicamente con la cattedrale su Piaz- sca del repositorio; i frammenti del fercolo; l’antico paliot-
za Duomo, il museo racconta la storia dell’esteso territorio to; il tronetto su cui è esposto il prezioso busto-reliquario
dell’antica diocesi di Catania, dal punto di vista culturale e durante le festività), destinati alle celebrazioni liturgiche le-
religioso, attraverso opere e arredi, scampati al terribile gate al culto della Santa.

Figura 5 - Screenshot di una scheda della sezione “La Chiesa di San Domenico” nell’audioguida “Il 3D dopo Michelangelo e
Raffaello: la Chiesa di San Domenico”. (Foto Elisa Bonacini)

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Un ruolo importante nella promozione digitale del pa- Lo sapevate che il committente di questo capolavoro, Car-
trimonio ecclesiastico hanno avuto, ancora una volta, gli stu- lo Aragona Tagliavia, principe di Castelvetrano, ha ispi-
denti e i docenti di Castelvetrano. rato persino lo scrittore Alessandro Manzoni? La notorietà
L’audioguida del Museo d’Arte Sacra a Salemi è uno dei del principe di Castelvetrano fu così diffusa che Manzo-
migliori prodotti realizzati all’interno dell’intero progetto, ri- ni nel suo romanzo “I Promessi Sposi” fece emanare pro-
velando il potenziale creativo che si può esprimere con i prio a Carlo Aragona, governatore dello Stato di Milano,
progetti di Alternanza scuola-lavoro. Guidati dai docenti Fi- l’editto contro i bravi!
lippo Santangelo e Antonino Pavia (tutor interni) e da An- Queste opere, restituite alla fruizione pubblica da un re-
tonella Oliveri (tutor esterno), e con la collaborazione de- cente restauro, hanno fatto impropriamente esclamare da
gli enti locali, gli studenti del Liceo Scientifico “M. Cipolla” più parti che San Domenico sarebbe la “Cappella Sisti-
e del Liceo delle Scienze Umane “G. Gentile” si sono tra- na” di Sicilia!
sformati non solo in “ciceroni digitali” del patrimonio di ope- Certo, forse il paragone vi sembrerà azzardato, ma il
re d’arte conservate al museo, ma hanno prodotto a corre- confronto certamente ci lusinga...e lasciamo a voi giudi-
do delle principali opere anche 7 video con vero piglio do- care! Speriamo, a questo punto, di avervi convinto a ve-
cumentaristico. La guida, dopo un’introduzione sulla sede nire con noi a scoprire questo capolavoro e i suoi pro-
del museo (il Collegio dei Gesuiti), si sviluppa per 4 sale e tagonisti!”.
descrive alcune delle più pregevoli opere qui esposte, fra
cui alcune sculture di Madonne attribuite ai Gagini o alla Qui, il Mausoleo del principe Carlo Aragona Tagliavia,
loro maniera e alcune sculture, in legno scolpito e dipin- nell’area del presbiterio, è abbellito superiormente da un
to, raffiguranti San Tommaso, Santo Stefano e la Vergine col altorilievo a stucco dipinto, raffigurante l’Albero di Jesse, ope-
Bambino, pregevole esempio di questa produzione artisti- ra a cui lo scultore Antonino Ferraro lavorò su commissio-
ca di matrice tardomanierista. ne del principe dal 1574 (Figura 5). L’audioguida fa da sup-
Studenti di altre classi, seguiti dai tutor Giuseppe Sal- porto alla comprensione di questo incredibile altorilievo, in-
luzzo (già docente dell’Istituto Comprensivo di Castelvetrano dividuando, figura per figura, i personaggi dell’intera com-
e direttore della Rete Museale e Naturale Belicina) e Fran- posizione.
cesca Priolo, sono stati invogliati a scoprire il patrimonio Nella comunità paternese, estrema importanza ha il cul-
storico-artistico della loro città, producendo (dal profilo to della patrona Santa Barbara, per la quale si ha una gran-
della Rete Museale e Naturale Belicina) le due audioguide de devozione: in questo caso, gli studenti del Liceo “E. Fer-
sulla Chiesa di San Giovanni Battista e sul Convento di San mi” (ASL 2017/2018) hanno prodotto l’audioguida “La Chie-
Domenico (peraltro sede del Liceo Classico, per cui gli sa di Santa Barbara”, descritta in italiano e inglese nelle tre
studenti sono stati chiamati a raccontare la storia della lo- sezioni principali: la prima è “La storia della Chiesa”, le cui
ro stessa scuola). La cinquecentesca Chiesa di San Giovanni schede si sviluppano intorno alla storia del culto. La seconda
è descritta nelle sue parti principali (facciata e campanile, sezione, intitolata “La Chiesa e le sue opere”, descrive l’edi-
navate centrale e laterali, transetto, absidi) e nelle opere più ficio in tutti i suoi particolari architettonici, decorativi (co-
preziose qui conservate, fra cui il pregevole pulpito ligneo me le pale d’altare e del presbiterio) e devozionali, con gli
e la splendida statua di San Giovanni (1522), di Antonello arredi liturgici facenti parte del tesoro della chiesa (para-
Gagini, che abbellisce l’altare maggiore. menti sacri, argenti, ori), per finire con l’attenta descrizio-
Alla guida sul convento fa da pendant l’audioguida “Il ne della statua della Santa, delle sue reliquie e del fercolo
3D dopo Michelangelo e Raffaello: la Chiesa di San Domenico”, processionale. Infine, la terza sezione è incentrata sull’aspet-
realizzata da Salluzzo, autore di una pubblicazione scien- to devozionale, raccontando il culto nelle sue manifestazioni
tifica sulla chiesa, in collaborazione con la scrivente e con celebrative.
voce narrante di Baldo Cacioppo, già impiegato presso il
Parco Archeologico di Selinunte. Il progetto dell’audiogui- Conclusioni
da nasce proprio dalla volontà di far conoscere al grande #iziTRAVELSicilia è andato al di là di ogni aspettati-
pubblico uno degli edifici di culto più affascinanti della Si- va, contribuendo a dare visibilità a una offerta culturale
cilia, come già preannunciato nel sommario della guida: diffusa, spesso sconosciuta, e a promuovere e rendere ac-
cessibili le principali collezioni museali siciliane, finora
“Chiesa monumentale del manierismo siciliano, la Chie- mai presentate su piattaforme online e fruibili con un lin-
sa di San Domenico a Castelvetrano, con i suoi personaggi guaggio democraticamente accessibile a tutti. Soprattut-
policromi a rilievo che sembrano quasi sculture in 3D, vi to, il progetto ha contribuito e sta contribuendo a crea-
lascerà a bocca aperta! re, su questa piattaforma, una memoria condivisa collet-

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tiva: la tecnologia di izi.TRAVEL, in questo, è solo il sup- Musei storico-artistici e musei d’arte contemporanea
porto, l’intermediario digitale globale. https://izi.travel/it/8282-museo-civico-castello-ursino/it.
Questa forma di stakeholder engagement partecipato, col- https://izi.travel/it/a6f6-galleria-d-arte-moderna-empedocle-resti-
lettivo e democratico è causa ed effetto della creazione di vo/it.
una vasta comunità culturale attiva e partecipe. Tutti insie- https://izi.travel/it/976f-museo-regionale-agostino-pepoli-trapa-
me si è riusciti a creare un’immagine completamente nuo- ni/it.
va di una Sicilia innovativa e sostenibile, in grado di crea- https://izi.travel/it/7c6e-museo-emilio-greco/it.
re rete fra le sue molteplici comunità di eredità, che han- https://izi.travel/it/f40f-museo-d-arte-moderna-e-contemporanea-
no riconosciuto nelle nuove modalità e nei nuovi linguag- palazzo-belmonte-riso/it.
gi di comunicazione la chiave per la promozione del pro- https://izi.travel/it/991a-granaio-delle-case-di-stefano/it.
prio patrimonio, fatto di grandi “storie” e di “micro-storie”
ugualmente rappresentate (Curzi 2016). Case museo
https://izi.travel/it/2c8b-casa-museo-giovanni-verga/it.
Elisa Bonacini è laureata in Lettere Classiche e Valorizza- https://izi.travel/it/90b6-museo-civico-belliniano/it.
zione dei Beni Archeologici, specializzata in Archeologia https://izi.travel/it/49c0-museo-regionale-di-palazzo-mirto/it.
Classica, PhD in Scienze Umanistiche, si occupa di musei
e comunicazione con le nuove tecnologie. Mostre d’arte
https://izi.travel/it/a96b-guido-reni-e-la-magnificente-bellez-
za/it.
Bibliografia
Bodo S., Mascheroni S., Panigada M.G. (a cura di), 2016 - Un pa- Itinerari storico-artistici
trimonio di storie. La narrazione nei musei, una risorsa per https://izi.travel/it/a1b3-alla-scoperta-di-paterno/it.
la cittadinanza culturale. Mimesis, Milano-Udine. https://izi.travel/it/b1fc-catania-barocca-un-itinerario-storico-arti-
Bonacini E., 2018 - Partecipazione e co-creazione di valore cul- stico/it.
turale. #iziTRAVELSicilia e i principi della Convenzione di Fa- https://izi.travel/it/d8b3-tour-dei-palazzi-nobiliari-di-nicosia/it.
ro. Il capitale culturale. Studies on the Value of the Cultural https://izi.travel/it/72bc-passeggiando-per-il-centro-storico-di-ni-
Heritage, 17, pp. 197-243. cosia/it.
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with new media. Praeger, Santa Barbara. https://izi.travel/it/7419-tour-del-centro-storico-di-piazza-armeri-
Cataldo L., 2011 - Dal Museum Theatre al Digital Storytelling. Nuo- na/it.
ve forme della comunicazione museale fra teatro, multime- https://izi.travel/it/770a-palermo-a-passeggio-per-via-maqueda/it.
dialità e narrazione. Franco Angeli, Milano. https://izi.travel/it/682a-alla-scoperta-di-sambuca-borgo-dei-bor-
Curzi V., 2016 – Introduzione. In: Branchesi L., Curzi V. (a cura ghi-2016/it.
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digitale. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Roma, 18- nel-tempo-nel-borgo-dei-borghi/it.
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the ethics of representation: an introduction. In: Van Dyke R.M., Musei diocesani e d’arte sacra ed edifici di culto
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https://izi.travel/it. chiesa-di-san-domenico/it.
https://www.typicalsicily.it. https://izi.travel/it/b008-la-chiesa-di-santa-barbara/it.

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Percorso per non vedenti


al Museo del Violino di Cremona
Fabio Perrone

Dopo quattro anni di silenzio il percorso per non ve- Unite il 10 dicembre 1948: “Everyone has the right freely
denti e ipovedenti, già attivo al Museo Stradivariano, è sta- to participate in the cultural life of the community, to enjoy
to nuovamente reso disponibile al Museo del Violino di the arts and to share in scientific advancement and its be-
Cremona il 15 dicembre 2017. Per tutti coloro che da tem- nefits”. Tale principio universale è stato ulteriormente
po auspicavano il riallestimento del percorso, ideato da rafforzato dalla Convenzione ONU per i diritti delle per-
chi scrive per l’Aula Didattica del Museo Stradivariano nel sone con disabilità (Convention on the Rights of Persons
2003 (Anno europeo del Disabile), si tratta di una vitto- with Disabilities - CRPD) adottata il 13 dicembre 2006 du-
ria collettiva, condivisa con l’Unione Italiana Ciechi di Cre- rante la sessantunesima sessione dell’Assemblea Genera-
mona e con la sua presidente Flavia Tozzi. Vittoria che le delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/61/106.
risponde a un principio fondamentale, chiaramente espres- Il 13 dicembre 2003, anticipando i tempi e le norma-
so da Anna Bortolotti: “Accedere al patrimonio culturale tive e al solo fine di consentire un più ampio accesso al-
è un diritto, essenziale per lo sviluppo della persona e del- la conoscenza del patrimonio liutario, fu inaugurato il
le collettività e per l’esistenza stessa del patrimonio, in quan- percorso didattico integrato al Museo Stradivariano, gra-
to l’uno e l’altra, sviluppo ed esistenza, si fondano sull’in- zie al sostegno di Ivana Iotta, direttore del Sistema Museale
terazione degli individui con le tracce materiali e imma- Cremonese, al contributo di Fondazione Cariplo, alla con-
teriali riconosciute beni culturali e paesaggistici. L’acces- sulenza tiflologica dell’Istituto dei Ciechi di Milano,
sibilità del patrimonio – fisica, economica, sensoriale, dell’Unione Italiana Ciechi di Cremona, del Gruppo Vediamoci
cognitiva, culturale – deve essere resa possibile e soste- Insieme della Croce Rossa Italiana e dello Studio di Con-
nuta dalle istituzioni che lo custodiscono, dagli studiosi, sulenza Museale Perrone, alla predisposizione degli alle-
dai mediatori, con l’unico vincolo rappresentato dalle stimenti da parte di CCN, Fedra Allestimenti e Happy Vi-
necessità di tutela, riconoscendo il ruolo della cultura nei sion. Il percorso tattile predisposto era costituito da 9 po-
processi di inclusione sociale e del pubblico quale parte stazioni consequenziali attraverso le quali si potevano
attiva nella costruzione dei saperi inerenti al patrimonio” esplorare le fasi della realizzazione di un violino e, attra-
(Bortolotti, p. 38). verso la sensazione tattile, si aveva la possibilità di assemblare
Le realtà museali hanno in effetti cambiato, nel corso i vari pezzi; il percorso era arricchito dalle didascalie in
degli ultimi decenni, il loro status, passando da luoghi del- braille, da un catalogo con caratteri ingranditi per ipove-
la conservazione a luoghi di formazione e fruizione cul- denti, da un catalogo in braille con tavole in rilievo e da
turale, acquisendo così un insostituibile ruolo sociale, co- diversi supporti audio e video fruibili da tutti i visitatori
me peraltro esplicitato nell’articolo 27 della Dichiarazio- con possibilità di selezionare le lingue europee anche av-
ne universale dei diritti dell’uomo proclamata dalle Nazioni valendosi di sottotitoli e lingua dei segni (LIS e S.I.).

Alcune immagini del Museo del Violino di Cremona nell’allestimento del 2017: la postazione 1, insieme e dettaglio, dedicata alle essenze
lignee, e la postazione 2 sulle fasi di costruzione della tavola amonica, fasce e fondo degli strumenti ad arco. (Foto Fabio Perrone)

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Quello esposto al Museo Stradivariano si è configura- Ecco, dunque, perché assume grande importanza il ri-
to come un progetto didattico integrato e innovativo per pristino della sezione educativa già operativa nel Museo
tempi in cui non esistevano altri esempi simili in nessuna Stradivariano che, per quattro anni dopo il trasloco del mu-
realtà museale europea; la sfida principale era non solo seo stesso presso il Museo del Violino, non era più stata
attrarre nuovo pubblico nel museo, ma trovare il modo più resa disponibile per la fruizione.
facile per consentire un migliore accesso alle collezioni e I musei, oggi, non sono più soltanto luoghi fisici di con-
farle apprezzare a gruppi sociali fino a quel momento esclu- servazione, ma sono sempre più istituzioni in cui possono
si dalla fruizione del patrimonio liutario della città. generarsi idee, spunti, dibattiti, confronti. Per questo moti-
L’accessibilità museale può essere considerata, in vo l’istituzione museale deve essere in grado di offrire dei
senso stretto, un’idea relativamente datata anche se an- servizi “complessi” e più diversificati possibile per valorizzare
cora non pienamente attuata. Fin dagli anni ’60, in Ita- e comunicare la propria storia e le proprie collezioni. Come
lia, si è iniziato a parlare di barriere architettoniche e del- afferma Maria Teresa Balboni Brizza, la didattica nel museo
la necessità del loro abbattimento; ma si sa che, dopo aver “incontra il suo pubblico: non deve condurlo necessariamente
facilitato l’accesso al museo, bisogna anche offrire dei con- ad una meta, ma offrirgli qualche strumento per il viaggio”
tenuti per evitare di ricadere nel luogo comune che ve- (Balboni Brizza, p. 18). E questo “strumento” i visitatori non
de l’accessibilità associata unicamente al superamento di vedenti del Museo del Violino lo hanno richiesto a gran vo-
una rampa di scale. L’abbattimento delle barriere archi- ce, finalmente riottenendolo.
tettoniche rappresenta certamente un primo step che
consente l’accesso ai luoghi di cultura, ma non può es- Fabio Perrone è dottore in Musicologia e Conservazione dei
sere l’unico obiettivo. L’accessibilità, se vuol essere dav- Beni Culturali, esercita dal 2000 attività di consulente in
vero compiuta, oggi deve inglobare il concetto di museo materia di beni culturali, è cultore di Strumenti Musicali
quale luogo empatico che fa dell’ascolto delle esigenze presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali
dei visitatori la prima strategia per il loro effettivo coin- dell’Università degli Studi di Pavia.
volgimento, rimuovendo le barriere (sensoriali, fisiche,
cognitive ma anche emotive ed economiche) per permettere
ai visitatori di sentirsi parte attiva nel processo di frui- Bibliografia
zione culturale. Balboni Brizza M.T., 2007 - Immaginare il museo: riflessioni sul-
Nel 2003 la progettazione del percorso didattico del Mu- la didattica e il pubblico. Jaca Book, Milano.
seo Stradivariano aveva tenuto in debita considerazione ciò Bortolotti A., 2008 - Per l’educazione al patrimonio culturale:
che allora lo stato dell’arte metteva a disposizione: dalla 22 tesi. Franco Angeli, Milano.
museologia alla museografia, dagli studi sulle necessità dei Mosconi A., Perrone F. (a cura di), 2003 - Museo Stradivaria-
visitatori alla didattica museale, dalle esigenze di curate- no. Catalogo del percorso dedicato a non vedenti ed ipove-
la alla pedagogia, dai disability studies alle ricerche sul mu- denti. Sistema Museale Città di Cremona - Istituto dei Cie-
seum gaming inteso esclusivamente nell’accezione di ac- chi di Milano, Cremona.
cessibilità digitale; tutte questioni anche affrontate dalla Com- Perrone F., 2005 - Progetto di didattica museale. In: L’evoluzione
missione Accessibilità Museale dell’ICOM, l’International degli strumenti ad arco dal Barocco ai nostri giorni. Idea-
Council of Museums, della quale chi scrive ha fatto parte Libri, Rimini, p. 64-65.
per diversi anni. Perrone F., 2015 - Lettera al Direttore. La Provincia, 5 dicembre, p. 9.

Nelle prime due foto, altre immagini del Museo del Violino, in particolare della postazione 3 dedicata alla verniciatura e alla costruzione
degli archetti. Nell’ultima foto, il percorso allestito al Museo Stradivariano nel 2003 per ipo- e non vedenti. (Foto Fabio Perrone)

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Giocare col museo


Maria Laura Corradetti

Gioco a quiz per il Museo Civico Archeologico Con la proposta del “gioco” intendiamo inoltre far af-
dell’Agro Veientano fezionare il bambino e (perché no?) il genitore al museo
Per quale motivo giocare “col” museo e non “al” mu- del loro territorio, abbattere il sentimento di estraneità che
seo? Semplicemente perché si tratta non solo di sceglie- spesso la comunità nutre nei confronti delle istituzioni
re il museo come luogo dove organizzare il gioco, ma an- museali, che fa sì che molte volte sono proprio gli abi-
che di fare del museo elemento integrante del gioco, che tanti a nutrire disinteresse per tutto ciò che concerne il
non potrà essere pensato senza tener conto delle carat- museo della loro città, al contrario dei turisti che non ri-
teristiche della collezione museale, del suo allestimento nunciano a veri e propri tour culturali. L’iniziativa ha per-
e dell’edificio che la accoglie. Si può inoltre decidere di ciò il vantaggio di far recepire come il museo non sia so-
intercettare un altro soggetto: i genitori dei ragazzi a cui lo una raccolta di oggetti, ma anche un contenitore, uno
è destinata tale offerta, per fare di questa esperienza spazio architettonico con una sua storia, nel quale la per-
un’occasione da vivere assieme. Il progetto si presta per sona deve sentirsi libera di muoversi, di percorrere e ri-
consentire un’esperienza istruttiva e ludica (dove quest’ultima percorrere gli stessi luoghi per il tempo che gli aggrada
è funzionale alla prima) che sia condivisa dal bambino (ovviamente nel rispetto delle regole), senza alcuna sog-
e da suo padre, in occasione di una particolare ricorrenza, gezione. Infatti, poiché le domande del gioco richiedo-
ad esempio la “Festa del papà”. no che i partecipanti si spostino all’interno degli ambienti
Il gioco a quiz1 altro non è che una prova di verifica fi- espositivi (secondo itinerari non prestabiliti, poiché non
nale, un feedback2 sotto mentite spoglie, privato del rigore è necessario rispondere ai quesiti nell’ordine in cui so-
e della sistematicità secondo gli standard previsti per una ve- no elencati) e che ritornino sui loro passi laddove abbiano
rifica in un contesto didattico. Ovviamente si presuppone, bisogno di rivedere certi manufatti, si infrange l’idea che
quale condizione sine qua non, che i partecipanti visitino il museo sia un edificio nel quale si entra e si esce se-
il museo prima di cimentarsi nella prova, con il supporto di guendo un percorso forzatamente lineare, e soprattutto
una guida museale che avrà premura di toccare tutti gli ar- dove non si ritorna più. Tale intendimento acquista par-
gomenti e le opere citati nelle domande finali3 (le doman- ticolare rilievo se le opere sono distribuite non solo ne-
de del gioco a quiz proposto al Museo dell’Agro Veientano gli ambienti del museo (le sale espositive), ma anche ne-
sono riportate in allegato alla fine del presente articolo). Su- gli spazi (ad esempio cortili) condivisi con altre istituzioni
bito informati che è fondamentale prestare attenzione alla (ad esempio biblioteche) ospitate nella medesima strut-
visita per la riuscita del gioco, i ragazzi e i loro genitori sa- tura architettonica4. Si desidera cioè instillare l’abitudine
ranno motivati sia all’ascolto che all’osservazione degli og- all’osservazione, a focalizzare le volumetrie e le destinazioni
getti descritti. d’uso degli edifici.
Si ricorda che sono tre i parametri in base ai quali strut- In particolare, giacché il tutto è stato pensato per i ra-
turare un progetto didattico: gazzi, il proposito è di far loro percepire che la visita al
• che cosa si intende comunicare e a qual fine (quid museo – luogo di conoscenza – può anche tradursi in oc-
sit tradendum et quo fine), casione di divertimento. Anzi, lo svago si rivela un otti-
• chi è il destinatario del messaggio (quis accepturus), mo strumento, da un lato per incentivare in modo natu-
• in quale modo si verifica tale comunicazione (quo- rale l’attenzione dei partecipanti, dall’altro per capire se
modo quid tradere conveniat). i concetti recepiti in precedenza con la visita siano stati
Ovviamente tali presupposti rimangono validi anche effettivamente compresi, e per rinforzare la loro memo-
in occasione di una qualsiasi offerta ludica che però ab- rizzazione. La peculiarità di questo tipo di esperienza
bia finalità cognitive, e che pertanto deve calibrarsi il più consiste nel privare la prova finale dell’ufficialità di un “te-
possibile sulle caratteristiche dei destinatari ed essere strut- st di profitto”5 (anche perché al di fuori da qualsiasi con-
turata affinché risulti coerente con lo scopo che ci si pro- testo scolastico), allontanando lo stato d’ansia che altri-
pone di raggiungere. menti alcuni bambini potrebbero manifestare. Si favori-

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sce cioè la migliore condizione di benessere da parte del no a quanto lì esposto), che risponda cioè immediata-
piccolo visitatore. mente a un bisogno del ragazzo (cioè trovare la rispo-
E c’è di più. Il gioco è stato pensato in modo che le sta a uno specifico quesito).
conoscenze necessarie per poter rispondere alle do- Per la buona riuscita del gioco, è bene saper pro-
mande finali siano fornite durante la visita al museo, con grammare i tempi entro cui esso deve concludersi, con-
un chiaro nesso di causa-effetto: io ascolto, io osservo, siderando un determinato lasso di tempo per la visita e
io capisco e so rispondere alle domande. Infatti proprio per eventuali chiarimenti richiesti dai visitatori, e un tot
le informazioni avute dalla guida si riveleranno indi- di tempo per gestire gli spazi e le persone durante tutta
spensabili per fare le associazioni, riconoscere le diffe- la durata del gioco, anche in previsione di probabili in-
renze e quant’altro richiesto dal quiz. D’altronde, chi terventi di aiuto da parte del personale museale.
mai si diverte osservando cose che non capisce? Avere Di per sé il museo è luogo aperto a tutti, è chiaro però
subito coscienza dei traguardi raggiunti e prova concre- che da un punto di vista organizzativo in questo caso si
ta delle proprie capacità si traduce nel giovane pubbli- farà un distinguo, per esempio offrendo il pacchetto
co in un’affezione verso esperienze di questo tipo e, co- (cioè l’offerta formativa con espresse tutte le sue carat-
me ricaduta positiva, anche verso i musei, non più visti teristiche) solo a bambini di età compresa fra i 6 anni e
come luoghi tediosi. un massimo di 13 anni; infatti al di sopra di questa età
Questo, se vogliamo, è il punto di forza: se le infor- il gioco può non essere particolarmente attrattivo se si
mazioni sono state acquisite poco prima con la visita, nel- svolge in compagnia dei genitori7. Per forza di cose la pro-
lo svolgimento del gioco il bambino avrà subito la con- va può non soddisfare le aspettative di tutti, risultando
ferma tangibile dell’utilità di tali conoscenze; tutto sarà facile o difficile a seconda dell’età dei partecipanti (in re-
improntato affinché la visita iniziale sia comprensibile e lazione al percorso scolastico maturato). Si può cercare
autosufficiente in relazione alle prove da superare. di ovviare a tale inconveniente organizzando prove di-
Ritornando ai tre passaggi obbligatori per qualsiasi pro- stinte per fascia d’età poiché tra i ragazzi vi può essere
getto didattico sopra elencati, nel nostro caso viene meno un discreto scarto generazionale. Il gioco a quiz qui pro-
un’uniformità del profilo del destinatario, giacché le varia- posto è stato pensato per bambini di età compresa tra gli
bili interessano tanto il genitore quanto il ragazzo. Mancano 11 e i 13 anni.
riferimenti circa i pre-requisiti dei vari soggetti, quindi è ne- Tenendo conto del rapporto stimolo-risposta, le pro-
cessario che le risposte alle domande si possano ricavare uni- ve possono essere classificate come prove strutturate o
camente dalle informazioni fornite nel corso della visita. Ne prove aperte. Nelle prime la risposta corretta (o le risposte
consegue che l’esposizione della guida non deve fare affi- corrette) deve essere scelta all’interno di un gruppo di
damento ad alcuna conoscenza pregressa, poiché non si è opzioni (prove a scelta multipla, prove a completamen-
nelle condizioni di sapere quali possano essere la tipologia to, prove a corrispondenza, prove vero/falso). Nelle pro-
e il livello culturale dei presenti6. ve aperte il soggetto deve formulare con parole sue la
Come è comunicato oralmente prima di dare inizio risposta, lunga o breve che sia. Perciò, nell’intento di com-
al gioco (e come viene specificato per iscritto nelle do- misurare il più possibile la prova sul profilo del destinatario,
mande), qualora i partecipanti non ricordino alcuni da- è possibile agevolare o complicare le prove in vario mo-
ti potranno affidarsi alle informazioni fornite dai pan- do, ricorrendo a diverse strategie (ovviamente queste
nelli che illustrano il contenuto di ogni sala e alle di- alternative si possono variamente associare, oppure se ne
dascalie che accompagnano ciascun reperto, e sarà lo- può prediligere una soltanto):
ro consentito rivolgersi al personale presente nelle sa- • diminuendo/aumentando il numero delle domande;
le, che li aiuterà senza però fornire direttamente le ri- • diminuendo/aumentando per ogni quesito il nume-
sposte, ma ripetendo quelle informazioni utili per ri- ro delle risposte tra le quali individuare quella esat-
spondere a un determinato interrogativo. Non verrà ta (= prove strutturate);
cioè mai meno la partecipazione attiva dei “concorren- • aumentando/diminuendo il numero di quesiti a risposta
ti”. Specificare che all’occorrenza si possono leggere i aperta;
pannelli e le didascalie cela anche l’intenzione di evi- • semplificando/complicando l’argomento delle do-
denziare l’utilità di tali supporti, che spesso e volentieri mande;
vengono ignorati dal pubblico più giovane. Mai dare nul- • semplificando/complicando il tipo di risposte tra le
la per scontato, qualsiasi tattica è ben accetta se funzionale quali individuare quella/e esatta/e;
a dare una connotazione pratica a un concetto banale • semplificando/complicando il tipo di risposte da da-
(cioè le informazioni riportate nei pannelli si riferisco- re in risposta aperta.

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Quello che in prima istanza sembra essere un punto co perciò che la “cultura”, parola troppo rarefatta per i gio-
critico, ossia la probabilità che le domande possano ri- vani, si sostanzia di una connotazione pragmatica imme-
sultare un po’ difficili (senza però esagerare!), in realtà diatamente percepibile dai ragazzi.
dà senso all’iniziativa il cui fine è che il papà trascorra Circa l’esito del gioco vi sono diverse opzioni: si può
una mattinata o un pomeriggio con il figlio, non come consegnare un premio alla coppia che conclude positi-
semplice accompagnatore, ma interagendo con lui. Se il vamente per prima il percorso, riservando a tutti gli al-
ragazzo incontrerà difficoltà, dovrà intervenire il padre. tri partecipanti un premio di minore entità, o una sorta
Insomma, i due giocano insieme, sì o no? Invece nel ca- di attestato che certifichi la loro partecipazione; oppure
so in cui il ragazzo riesca agevolmente a risolvere i quiz, si può optare per una soluzione che non gerarchizzi i par-
possiamo immaginare la sua contentezza per aver dimostrato tecipanti con una graduatoria. Ciò potrebbe inficiare lo
la propria bravura. Nulla toglie, poi, che sia il figlio a spie- stato di benessere dei partecipanti di cui si è detto pri-
gare e a motivare al padre le sue risposte, insomma a pe- ma. Il divertimento deve scaturire dal concludere la pro-
rorare la propria causa. L’atto di sostenere le proprie con- va indipendentemente dall’ordine di arrivo, prevedendo
vinzioni richiede un esercizio intellettuale importante: sa- per tutti una stessa ricompensa, oppure (oltre, magari, a
per verbalizzare i pensieri usando termini chiari e saperli una merenda) una “pergamena”8 che riconosca indistin-
organizzare secondo passaggi logici. Questa è l’interazione tamente l’impegno di ogni singolo ragazzo. Eventual-
che si desidera abbia luogo. mente si può diversificare l’attestato a seconda che si trat-
Senza contare, poi, che la soddisfazione nel saper ri- ti di un bambino o di una bambina. Nei due modelli pro-
spondere ai quesiti innesca inevitabilmente un sentimen- posti (vedi figure) si è scelto un linguaggio aulico e vo-
to di appagamento che può spingere il ragazzo a ripetere lutamente forbito e desueto. Non deve intimorire la pos-
situazioni analoghe e a trovare, più in generale, motivo di sibilità che il testo risulti pressoché incomprensibile al ra-
compiacimento personale quando abbia modo di dare gazzo: sarà letto nel momento della consegna e tradot-
prova delle abilità acquisite sia con lo studio curriculare (scuo- to nel linguaggio corrente, con il vantaggio che simili ter-
la), sia attraverso altre attività. Il che si riallaccia all’inten- mini possono conferire particolare merito all’impresa.
dimento di trasmettere l’idea che la cultura non è mai fi- La proposta di gioco presentata come esempio è sta-
ne a se stessa, ma è uno strumento con il quale risolvere ta ideata dalla scrivente per il Museo Civico Archeologi-
i problemi della vita, con cui comprendere la realtà che ci co dell’Agro Veientano (M.A.V.) nel Comune di Formello
circonda senza essere in balìa delle convinzioni altrui. Ec- (Roma).

I due modelli proposti di “pergamena”, volutamente scritti in linguaggio aulico e desueto, da consegnare ai partecipanti alla fine della prova.

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Programma (RM), dove si trova anche il Museo dell’Agro Veientano. Ad esempio


• Prima fase del gioco (tempo previsto = 1 ora): nel cortile sono collocate lapidi funerarie, un sarcofago e una statua
> I ragazzi con i loro papà sono invitati a visitare il di epoca romana. Per il momento nel museo sono visitabili solamen-
palazzo e il museo con la sua collezione. te le sale relative all’età etrusca. Prossimamente si prevede di allesti-
re le sale dell’età romana e medievale.
• Seconda fase del gioco (tempo previsto = 40 minuti):
5. Nel linguaggio tecnico corrente con “test” si indica una procedura
> Ogni coppia, composta da un ragazzo e da suo pa- di controllo. I test di conoscenza sono dunque prove che sollecitano
dre, dovrà risolvere una serie di quesiti che fanno rife- prestazioni culturali. Essi sono costituiti da una congrua serie di que-
rimento a quanto detto e mostrato durante la visita. siti (item) formulati in maniera che non siano equivocamente inter-
pretabili e ai quali sia possibile rispondere in modo univoco.
Finalità del progetto 6. Tra l’altro non è detto che il grado di istruzione sia consequenziale al
• Museo: grado di scolarizzazione, per quanto questo può essere un parametro di
riferimento. Nel caso di gruppi eterogenei di persone il grado di istru-
> Memorizzazione degli oggetti esposti. zione si può conoscere solo nel caso si richieda di compilare anticipata-
> Comprendere che i manufatti sono testimonianza mente un questionario atto a rilevare le cosiddette variabili di fondo (ad
concreta del nostro passato. esempio età, titoli di studio ecc.). In alternativa si può tentare di chie-
> Percepire il museo come luogo aperto a tutti sen- dere informazioni di carattere generale, ad esempio quali sono gli inte-
za alcun tipo di discriminazione. ressi dei presenti, se sono soliti partecipare a visite museali, con quale
frequenza ecc. Questo è l’aspetto più delicato di tutta la questione, giac-
> Percepire la distinzione tra la collezione e l’edifi- ché non bisogna invadere la privacy delle persone, né mortificare in al-
cio che la ospita. cun modo la sensibilità di quanti potrebbero recepire una scelta di que-
> Far sì che i ragazzi associno l’immagine del museo sto tipo come inopportuna, soprattutto se fatta alla presenza di altri sog-
a un’esperienza positiva cosicché possano volontaria- getti. Manca cioè l’intimità che viene invece assicurata da un questiona-
mente desiderare ripeterla anche presso altri musei. rio cartaceo. Tuttavia è sempre necessario valutare se sia il caso di az-
zardare domande di questa natura, e comunque solo se si creano le con-
• Extra museo: dizioni in modo del tutto naturale e spontaneo. Alla luce di tutte le va-
> Svolgere un’attività ludica e istruttiva con il genitore. riabili in campo, è chiaro per quale motivo il progetto si basa su una vi-
> Rinforzo delle capacità dialettiche e logiche. sita che contenga da sola i dati necessari, e sia articolata con un linguaggio
> Comprendere che il proprio bagaglio culturale è utile calibrato secondo l’età dei ragazzi che sono i destinatari del gioco.
per risolvere i problemi che le situazioni possono porre. 7. Per fasce di età più alte si possono creare percorsi di gioco tra squa-
dre di coetanei.
Maria Laura Corradetti è specializzata in storia e conservazione 8. Non si allude a vera cartapecora, ma si intende fare riferimento a
un foglio con colore e consistenza da sembrare antico, magari con bru-
delle opere d’arte e valorizzazione dei beni culturali. ciature e ingiallimenti, eventualmente arrotolato e chiuso da un na-
strino rosso assicurato da un timbro in ceralacca. Comunque si pos-
sono abbracciare anche altre soluzioni.
1. La scelta di qualificare il gioco come un “gioco a quiz” potrebbe non
riscuotere consensi unanimi in ambito pedagogico, giacché la parola
“quiz” (che altro non è che la corruzione del latino “quis”, cioè “chi?”) Bibliografia
può intendere un semplice gioco di memoria, mentre la parola “test”
allude al saggiare, provocare un certo tipo di risposta a un certo tipo Balboni Brizza M.T., 2007 - Immaginare il museo: riflessioni sul-
di stimolo. Tuttavia, da un punto di vista meramente pubblicistico, ri- la didattica e il pubblico. Jaca Book, Milano.
sulta più accattivante usare la parola “quiz” invece che “test”, un ter- Corradetti M.L., 2016 - Visite guidate nei luoghi d’arte: quale
mine che istintivamente i ragazzi associano all’ambiente scolastico. approccio con l’utenza? Storia – rivista on line di storia &
2. Attraverso la verifica è possibile avere il controllo della ricaduta co- informazione, n. 104, agosto.
gnitiva, che è il dato oggettivo che consente di appurare la resa Frigerio C., 2000 - Arte in gioco: a Bruno Munari futurista del
dell’offerta formativa. In base ai risultati si potrà tararla diversamen-
passato, pedagogista presente nel futuro. Erga, Genova.
te, anche nel caso di un gioco a quiz, di una caccia al tesoro ecc. Quin-
di la valutazione interessa sia la qualità dell’apprendimento, sia la qua- Nardi E. (a cura di), 1999 - Un laboratorio per la didattica mu-
lità dell’offerta formativa. seale. Edizione SEAM, Formello.
3. L’operatore museale si rifarà alla tecnica espositiva impostata co- Nardi E., 2004 - Musei e pubblico: Un rapporto educativo. Fran-
me quaestio, cioè di tipo bidirezionale, per la partecipazione attiva dei co Angeli, Milano.
ragazzi, non intesi perciò come semplici uditori. Solitamente si rice- Nardi E., 2011 - Forme e messaggi del museo. Franco Angeli, Mi-
ve una risposta positiva quando i visitatori sono sollecitati all’intervento lano.
e al ragionamento. La tecnica dell’argomentazione mantiene sempre
viva l’attenzione. Catalizzare l’attenzione dei bambini/ragazzi signifi- Zerbini L., 2006 - La didattica museale. Aracne, Roma.
ca ottimizzare la qualità dell’apprendimento. Coinvolgere in prima per-
sona i ragazzi fa sì che la visita risulti tutt’altro che pedante. Nelle pagine che seguono, le domande del gioco a quiz proposto
4. È quanto si è verificato nel Palazzo Chigi del Comune di Formello al Museo Civico Archeologico dell’Agro Veientano. >>>

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Il Museo Storico dei Motori e


dei Meccanismi di Palermo
Giuseppe Genchi, Giuseppe Bellomo

Introduzione Scopo degli autori è presentare questa recente realtà


Il Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi di museale che, per le sue molteplici attività (dal restauro di nuo-
Palermo si compone di un insieme di beni storici e culturali vi reperti alle varie mostre temporanee), si inserisce a pieno
tanto vasto quanto eterogeneo. Istituito nel 2011, è stato titolo sia nel programma di conservazione e sviluppo del pa-
rafforzato e ampliato nel 2017 con la trasformazione in Cen- trimonio storico dell’Ateneo palermitano, sia nell’insieme di
tro Servizi, con maggiore autonomia tecnica e amministrati- eventi culturali di Palermo Capitale della Cultura.
va. Il Sistema Museale ha sede
presso l’Orto Botanico di Paler- Il Museo e la sua collezione
mo e ha il compito di valorizza- La collezione del Museo si
re, tutelare e incrementare que- compone di reperti relativi alle
sto già grande patrimonio e, so- scienze applicate, in particolare al-
prattutto, di diffonderne la co- la Meccanica e alle Macchine a flui-
noscenza, promuovendone gli do. L’acquisizione del primo nu-
aspetti più interessanti e rappre- cleo della collezione ha inizio nel-
sentativi nell’ambito della politi- la seconda metà del XIX secolo,
ca di sviluppo promossa dall’Ate- con la fondazione della Regia
neo di Palermo. I musei temati- Scuola di Applicazione per Inge-
ci di cui si compone (l’Orto Bo- gneri e Architetti di Palermo (1866),
tanico, il Museo Gemmellaro, il nell’ambito di alcune riforme del
Museo Doderlein, l’Osservatorio sistema accademico italiano a se-
Astronomico, il Museo della Ra- Figura 1 - Il laboratorio di motori dell’Università negli guito dell’Unità d’Italia (La Man-
diologia e il Museo Storico dei Mo- anni ’30. (Foto © Museo dei Motori Palermo) tia, 2006; Cancila, 2006). Molti ele-
tori e dei Meccanismi) sono realtà menti sono stati acquisiti e impiegati
ben consolidate nel tessuto cul- nel tempo per attività didattiche
turale della città, apprezzate a li- e sperimentali. Vari motori (Figu-
vello internazionale per le mol- ra 1), strumenti di misura e mo-
teplici attività svolte, in ambito sia delli didattici, sono stati utilizzati
accademico sia didattico (Surano da importanti professori, come
et al., 2017; Genchi, 2018). Elia Ovazza (1852-1928) (Cecca-
Inaugurato il 25 febbraio 2011 relli et al., 2016; Romano, 2006),
(Giaramidano, 2011), il Museo Giuseppe Manzella (1898-1897)
Storico dei Motori e dei Mecca- (Ajovalasit et al., 2016), Mario Ru-
nismi – oggetto di questa pub- bino (1896- ?) (La Mantia, 2006),
blicazione – è la struttura più re- Camillo De Gregorio (1911-1967)
cente del Sistema Museale ed è (La Mantia, 2006), che per de-
sito all’interno del Dipartimento Figura 2 - Alcuni dei reperti nel 2008, prima del cenni, con le loro attività di ricerca
di Ingegneria, nel campus uni- restauro e della realizzazione del Museo. (Foto © e di insegnamento, hanno for-
versitario del Parco d’Orléans. Il Angelo de Stefani) mato intere generazioni di inge-
Museo possiede una vasta colle- gneri presso l’Ateneo di Palermo.
zione di motori, di meccanismi didattici e di apparecchiatu- L’arrivo degli elementi più antichi di ambito aeronautico
re scientifiche, originariamente impiegate nelle attività di ri- è invece legato a quello del professore torinese Antonio Ca-
cerca sperimentale nel campo delle Macchine e della Mec- petti (1895-1970) (Ferraris, 1998), che nel 1925, e per il bien-
canica Applicata (Genchi, 2016). nio successivo, venne nominato professore alla Cattedra di

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Macchine Termiche e Idrauliche della Regia Università di Pa- tocento. Secondo uno schema di impianto industriale largamente
lermo, per poi divenire Rettore del Politecnico di Torino (dal utilizzato fino alla prima metà del secolo scorso, motori del
1955 al 1970) (Politecnico di Torino, 1996; Ferraris, 1998; La genere venivano impiegati per azionare i macchinari in un
Mantia, 2006; Marchis, 2005). impianto produttivo, come ad esempio i telai di una fabbrica
I reperti motoristici più recenti, invece, sono stati acqui- tessile, le macchine utensili di una industria meccanica o le
stati dall’Ateneo di Palermo a partire dalla seconda metà del pompe per l’estrazione dell’acqua nelle miniere. Nella col-
secolo scorso per varie attività didattiche e di ricerca. lezione è presente anche un motore a vapore navale del ti-
A oggi, la collezione comprende più di 300 reperti, ed è in po “compound” largamente impiegato verso la fine dell’Ot-
costante crescita grazie ai numerosi contributi di vari enti, istitu- tocento e l’inizio del Novecento in piccole motonavi come
ti accademici e scolastici, donazioni di privati e di case costrut- yacht o pescherecci. A ciò si aggiunge anche una turbina a
trici automobilistiche, tra cui Ford e Lamborghini. Tenuto conto vapore tipo Ljungström del 1928, utilizzata nell’antica cen-
del valore storico della collezione e della conseguente necessità trale elettrica “Alessandro Volta” di Palermo fino al 1952. La
di preservarla da precarie condizioni e dall’imminente smaltimento turbina è parzialmente smontata per illustrare il suo parti-
come rottami metallici, a partire dal 2008 è stato avviato un pro- colare funzionamento, caratterizzato dall’espansione centri-
getto di restauro e di organizzazione in forma museale (Genchi, fuga del vapore attraverso due sistemi controrotanti dotati
2016) (Figura 2) che ha comportato una suddivisione, seppur non di palettature multistadio (Grammauta, Caleca, 1986). La
rigida, in aree te- sezione dei mo-
matiche degli spa- tori stazionari
zi a essa dedicati. In comprende an-
ciascuna sezione i che vari esemplari
reperti sono disposti di motori a com-
in ordine cronolo- bustione interna,
gico di produzione, sia a due tempi
per illustrare l’evo- sia a quattro tem-
luzione del campo pi, alimentati a
ingegneristico e tec- gas, a benzina e
nologico nonché a gasolio. Il più
dei vari ambiti di antico è un mo-
applicazione, da nocilindrico ver-
quello industriale ticale Langen &
a quello dei tra- Wolf (1890 circa),
sporti. Figura 3 - L’area espositiva dei motori a vapore. (Foto © Museo dei Motori Palermo) dotato di sistema
di accensione con
I motori stazionari: dalle macchine idrauliche ai motori fiamma pilota e cassetto distributore (derivato dai motori a
industriali vapore). Tali motori sono esposti in modo da illustrarne il
Il percorso espositivo si apre con le macchine stazio- percorso evolutivo che ha comportato, a partire dalla fine
narie, e nello specifico con le macchine idrauliche, tra le del XIX secolo, la loro diffusione in vari settori, rimpiazzando
prime sviluppate dall’uomo per la trasformazione dell’ener- gradualmente i motori a vapore.
gia per l’azionamento di macchinari (Beccari, 1993). Tra que-
ste, il Museo possiede esemplari della turbina Francis, del- I motori automobilistici
la turbina Kaplan e della turbina Pelton, che ancora oggi Una cospicua parte della collezione museale compren-
sono ampiamente utilizzate, nonché pompe centrifughe e de motori per veicoli terrestri di vario tipo (automobilistici,
volumetriche. motociclistici e per automezzi pesanti) (Figura 4): dal moto-
L’esposizione prosegue con le macchine a vapore (Fi- re con quattro cilindri in linea della FIAT 501 del 1919 al mo-
gura 3), le prime con processo di combustione, protagoni- tore 6 cilindri a V della Lancia Flaminia 2500, esposto con il
ste dello sviluppo tecnologico della Rivoluzione Industria- suo sistema di trasmissione “transaxle” con frizione, cambio
le e di tutti i cambiamenti economici e sociali che da esso e differenziale in un unico blocco nel retrotreno.
hanno avuto origine: dalla nascita delle fabbriche allo svi- La collezione continua anche con motori per vetture
luppo dei trasporti moderni. Uno dei pezzi più importanti sportive come il raro FIAT otto cilindri a V della FIAT 8V e
è la motrice stazionaria costruita dalla Fonderia E.G. Nevil- i FIAT Dino (fine anni ’60 inizio ’70), sviluppati da FIAT in
le & C. di Venezia (Barizza, 2003) nella seconda metà dell’Ot- collaborazione con la Ferrari per le vetture sportive FIAT Di-

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no, SEFAC (Ferrari) Dino 246 e successivamente utilizzati an- Al periodo della Prima Guerra Mondiale risalgono alcu-
che per le Lancia Stratos (Giacosa, 2014). ni altri motori tedeschi, tra cui due Mercedes, un raro D.IV
Non mancano inoltre i motori con architettura non con- e un D.IVa, e un rarissimo Basse & Selve Bus.IV, facenti par-
venzionale, come un motore rotativo Wankel prodotto dal- te di un lotto di materiale aeronautico che l’Italia ha ricevu-
la Sachs (anni ’60), il Lancia-Junkers Tipo 89, motore Diesel to come riparazioni di guerra al termine del primo conflitto
a due tempi con stantuffi contrapposti utilizzato negli anni mondiale.
’30 nell’autocarro Lancia Ro, e un prototipo sperimentale di Seguendo lo sviluppo cronologico, sono esposti motori
motore rotativo con camere di combustione toroidali, realizzato ed eliche del periodo tra le due guerre per velivoli civili,
presso l’Istituto Macchine dell’Ateneo di Palermo negli anni fino a quelli della Seconda Guerra Mondiale: un FIAT A.74,
’60 (Lanzara et al., 1962). un FIAT A.80 e un Daimler-
Il motore più recente è il Benz DB 605, tecnicamente
contemporaneo Ford Eco- all’avanguardia nella sua epo-
boost, dono di Ford Italia, ca (Filippi, 1983; von Ger-
premiato a livello internazio- sdorff et al., 2007). L’avven-
nale, per sei anni consecuti- to dei motori a reazione è
vi, dal 2012 al 2017, per le sue rappresentato invece da al-
caratteristiche tecniche e per cuni reperti di costruzione in-
le sue prestazioni come “En- glese, un de Havilland Go-
gine of the year” nella cate- blin e un de Havilland Gho-
goria con cilindrata inferiore st, e dal turbogetto america-
a un litro. Parzialmente se- no General Electric J47 del
zionato per scopo espositivo periodo della Guerra Fredda.
e didattico, mostra i principali
sistemi utilizzati nei moderni Il velivolo storico Fiat G.59 4B
motori automobilistici. Alla collezione motoristi-
ca si aggiunge anche un ra-
I motori aeronautici ro esemplare di velivolo FIAT
L’aerea espositiva dedicata Figura 4 - Area espositiva dei motori automobilistici. G.59 4B (Figura 6), esposto
all’aeronautica è una delle più (Foto © Museo dei Motori Palermo) in una particolare teca in ve-
rilevanti e comprende vari re- tro (Di Marco, 2014). Il FIAT
perti, alcuni dei quali risalenti G.59 è stato uno degli ultimi
al primo periodo dello svilup- aerei di grandi prestazioni
po dell’aviazione, dotati di ca- dotati di motore alternativo
ratteristiche costruttive parti- (Rolls Royce Merlin 500-20)
colarmente ingegnose e raffi- nel periodo di diffusione dei
nate (Filippi, 1983; von Gersdorff moderni motori a reazione,
et al., 2007). Lo sviluppo in ta- nonché uno dei simboli del-
le settore è ben rappresentato la rinascita post-bellica dell’in-
da vari motori esposti: da quel- dustria aeronautica italiana.
li raffreddati ad aria, con la Prodotti a Torino da FIAT
classica disposizione a stella Figura 5 - I motori aeronautici della Grande Guerra. Aviazione a partire dal 1950,
dei cilindri, a quelli con cilin- (Foto © Museo dei Motori Palermo) i velivoli FIAT G.59 sono sta-
dri in linea e a V, raffreddati a ti utilizzati dalla Aeronautica
liquido. Tra essi spiccano, per rarità e particolarità tecnica, i Militare per l’addestramento avanzato e per il volo acro-
motori radiali rotativi (Lawler; 2011; De Montis, Genchi, 2012; batico (Ministero della Difesa Aeronautica, 1950). L’esem-
Genchi, Sorge, 2012), in cui l’elica ruotava insieme al blocco plare del Museo, prodotto nel 1952, è una versione biposto
dei cilindri per ottenere un migliore raffreddamento del mo- con matricola MM53530 (N.C. 115), appartenente alla set-
tore. A questa categoria appartengono il motore francese Le tima serie costruttiva. Alla fine degli anni ’60 è stato ac-
Rhône Type J by del 1917 e il motore bi-rotativo Siemens Hal- quistato dall’ex Istituto di Aeronautica dell’Ateneo di Pa-
ske Sh.IIIa (Nahum, 1987; Giger, 1986) del 1918, ultima evo- lermo per scopi didattici e oggi risulta uno dei soli 5 esem-
luzione di questa tipologia di macchine (Figura 5). plari completi sopravvissuti.

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I meccanismi didattici e le apparecchiature scientifiche Le attività museali


Il Museo possiede anche un’antica collezione di Fin dalla sua istituzione, il Museo ha perseguito quelle
meccanismi didattici (Figura 7) risalente alla seconda che sono le attività che definiscono una moderna struttura
metà dell’Ottocento, composta da un centinaio di mo- museale. Nello specifico, queste, volte a promuovere la di-
delli di macchine a fluido, cinematismi, organi di tra- vulgazione della cultura scientifica e della Terza Missione dell’Ate-
smissione. Alcuni in particolare riproducono le tipolo- neo, comprendono il restauro presso il laboratorio del Mu-
gie di motori a vapore maggiormente impiegate fino all’ini- seo, la ricerca in campo filologico e archivistico relativa ai
zio del Novecento, con vari sistemi di distribuzione, val- suoi reperti, l’organizzazione di iniziative didattiche e cultu-
vole e regolatori di velocità, da quello di Watt a quel- rali, spesso svolte in collaborazione con altri enti e associa-
lo di Buss. Per zioni. Nel corso
la maggior parte degli anni il Museo
questi meccani- ha ricevuto, e con-
smi didattici so- tinua a ricevere, il
no stati costruiti contributo di nu-
da aziende spe- merosi studenti ti-
cializzate come rocinanti (non sol-
la L. Schröder di tanto di Ingegne-
Darmstadt (Ger- ria) e la collabo-
mania) e la G. razione degli stu-
Eisentraeger di denti di alcuni isti-
Milano (Mona- tuti scolastici di in-
stero, Genchi, dirizzo tecnico.
2010). Figura 6 - Il velivolo storico Fiat G.59 4B. (Foto © Museo dei Motori Palermo) Inoltre, negli ulti-
Tali reperti mi due anni si è
originariamente avvalso anche del
costituivano par- supporto dei vo-
te del corredo di- lontari del Servi-
dattico del Gabi- zio Civile Nazio-
netto di Mecca- nale, nell’ambito
nica Applicata al- dei progetti PON
le Macchine del- IOG “Energia e
la Regia Scuola Storia: l’importan-
di Applicazione za delle macchi-
per Ingegneri di ne” (nel 2017) e
Palermo (La Man- “Conservazione e
tia, 2006; Cardo- sviluppo del pa-
ne, La Mantia, trimonio scientifi-
2006). Essi rap- co e tecnologico”
presentano in (2018).
modo chiaro al- Oltre alle atti-
cuni principi del- Figura 7 - La sala dei meccanismi didattici e degli strumenti scientifici. (Foto © vità di divulgazio-
la Meccanica e, Museo dei Motori Palermo) ne e ricerca, il Mu-
con le dovute seo è molto atti-
precauzioni, ancora oggi vengono utilizzati nel corso vo nel campo della conservazione dei reperti. Possiede in-
accademico di Meccanica Applicata alle Macchine. A es- fatti un proprio laboratorio di restauro, grazie al quale cura
si si aggiunge anche una collezione di apparecchiatu- il ripristino e la manutenzione di tutti gli elementi della col-
re scientifiche per analisi delle vibrazioni meccaniche, lezione, seguendo ove possibile un approccio conservativo.
misurazione di pressione, temperatura e velocità, ana- Le attività di restauro comprendono anche l’uso delle più mo-
lisi dei gas combusti e alcuni freni dinamometrici di va- derne tecnologie. Ad esempio, alcuni elementi non più di-
rio tipo utilizzati per misurare la potenza dei motori (Cec- sponibili in originale del velivolo FIAT G.59 sono stati rea-
carelli et al., 2016). lizzati attraverso operazioni di reverse engineering tramite uno

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scanner ottico tridimensionale, sistemi CAD, CAM, il wa- co. Durante questo periodo, il maggiore impegno è stato
terjet per il taglio di precisione delle lamiere e una stampante dato alla valorizzazione della collezione tramite il restau-
3D (Miana, De Montis, 2015; Di Marco, 2014). ro, la manutenzione e la musealizzazione delle nuove ac-
A ciò si aggiungono le attività trasversali relative alla mu- quisizioni, nonché al mantenimento dei reperti già in esso
sealizzazione dei reperti (con particolare attenzione alla di- esposti. Il risultato di questo impegno verso la comunità,
vulgazione) o alla libera fruizione, eseguita con metodologie avviato nel 2008 con il restauro della collezione e la rea-
di nuova generazione. Tramite un’applicazione software per lizzazione del Museo, è quantificabile nel costante incremento
smartphone, sviluppata da allievi tirocinanti del Museo, è pos- dei nuovi reperti frutto di donazioni (+20% dal 2011),
sibile azionare lentamente alcuni motori, dotati di sistemi elet- nell’aumento della quantità e della tipologia delle attività
trici, che mostrano il movimento dei vari organi. Sono stati rea- culturali nonché del numero dei visitatori. Il Museo, infat-
lizzati dei virtual tour sia dell’intera area espositiva, sia dell’abi- ti, promuove, ospita e partecipa a numerosi eventi di por-
tacolo del velivolo FIAT G.59, entrambi liberamente consul- tata anche internazionale (Chifari, 2017) – tra cui la presti-
tabili nel sito del Museo. Il Museo dispone inoltre della au- giosa manifestazione automobilistica Targa Florio Classic –
dioguida su izi.TRAVEL, consultabile online e scaricabile gra- che hanno contribuito a far conoscere la sua collezione.
tuitamente con la apposita applicazione per smartphone. Particolare attenzione è stata prestata inoltre anche agli
studenti tramite laboratori didattici, visite guidate adat-
L’ASME Landmark tate al background culturale degli stessi e al loro coin-
Per l’importanza storica della sua collezione, il 31 mag- volgimento attivo in manifestazioni ed eventi (tra cui
gio 2017 il Museo ha ricevuto “EsperienzaInsegna”), atti-
il prestigioso riconoscimen- vando numerose collabo-
to internazionale “Mechani- razioni con varie associa-
cal Engineerig Heritage Col- zioni culturali. Ciò ha por-
lection” assegnato, per la tato a una crescente co-
prima volta in Italia, dall’Ame- gnizione del patrimonio
rican Society of Mechanical storico-ingegneristico, ren-
Engineers (ASME), nell’am- dendo unica una collezio-
bito del programma “History ne che mancava in territo-
and Heritage Landmarks”, rio mediterraneo.
volto a valorizzare e pro-
muovere le più importanti
collezioni storico-tecnolo- Giuseppe Genchi, Ph.D. in-
giche in tutto il mondo. Il gegnere meccanico, fonda-
Museo è il 264esimo landmark tore del Museo Storico dei
assegnato dall’ASME, con la Figura 8 - La targa in bronzo dell’ASME Landmark del Museo Storico Motori e dei Meccanismi, è
seguente motivazione (ASME, dei Motori e dei Meccanismi. (Foto © Museo dei Motori Palermo) componente del Consiglio
2017, p. 3) (Figura 8): “With Scientifico del Sistema Mu-
over 100 artifacts, the collection of engines illustrates the seale di Ateneo (UNIPA) e della Commissione Nazionale
evolution of steam and internal combustion engines in a Cultura dell’ASI. Giuseppe Bellomo, naturalista e blogger,
European context from the late nineteenth through twen- ha redatto una tesi triennale in museologia naturalistica (2014)
tieth centuries. It includes both stationary and transporta- e presta Servizio Civile presso il Museo Storico dei Motori e
tion power units with an emphasis on automotive and air- dei Meccanismi di Palermo (2018/2019).
craft engines. Both reciprocating and turbine designs are
represented, and many are now rare. Among the more si-
gnificant examples are FIAT 8V and FIAT-Ferrari Dino au- Sitografia e risorse di rete
tomobile engines, Siemens-Halske Sh.IIIa counter-rotary air- Il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi, http://museomoto-
craft engine, Neville steam engine and Ljungström coun- ri.unipa.it.
ter-rotating steam turbine”. Centro Servizi Sistema Museale di Ateneo, http://musei.unipa.it.
ASME Recognizes Engine Collection in Italy for Its Historical Im-
Conclusioni portance, http://asme.org.
Nel febbraio 2019 il Museo Storico dei Motori e dei Mec- Collection of Engines at the Museum of Engines and Mechanisms,
canismi celebrerà il suo ottavo anno di apertura al pubbli- http://asme.org.

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Un esempio di mecenatismo culturale


Fondazione Vittorio Polli ed Anna Maria Stoppani
Marco Testa

Con la presentazione della propria sede restaurata di chitetti Luigi e Sandro Angelini. Nell’aprile del 1939 spo-
Via San Giacomo 9 in Bergamo, la Fondazione Vittorio Pol- sò Anna Maria Stoppani, nipote di Antonio Stoppani,
li ed Anna Maria Stoppani esaudisce le volontà della si- geologo, paleontologo e patriota, che aveva diretto il
gnora Stoppani, che nel 2009 l’aveva costituita per rea- Museo Civico di Storia Naturale di Milano dal 1892 al 1890.
lizzare i desideri del compianto marito avvocato Vittorio Dopo la guerra, alla quale partecipò come ufficiale di ca-
Polli con la finalità di proseguire nel tempo, in loro me- valleria, diventò imprenditore.
moria, le attività benefiche e assistenziali già attuate in vi-
ta dagli stessi, garantendo anche il sostentamento dell’ama- Il Museo della Valle di Zogno
to Museo della Valle di Zogno (Fondazione Polli Stoppa- Nell’anno 1968 Vittorio Polli ebbe l’idea di realizza-
ni Onlus). re, nella casa dei suoi genitori, un Museo di usi, costu-
Vittorio Polli nacque il 21 dicembre 1908 come terzo mi e tradizioni della Valle Brembana e della cultura ber-
di quattro figli dal matrimonio di Paolo Polli e Franca Trez- gamasca.
zi, fondatori della Manifattura di Valle Brembana. La co- Il Museo della Valle di Zogno è una fondazione sen-
noscenza con don Enrico Mangili, curato di Zogno, lo ini- za scopo di lucro costituita nel 1976. L’inaugurazione uf-
ziò all’amore per la storia, l’arte e le tradizioni, passioni ficiale avvenne nel marzo del 1979 e nel successivo an-
che affinò più tardi con la frequentazione del maestro Gia- no, il 1980, la Soprintendenza Archeologica della Lombardia
nandrea Gavazzeni, di cui diventerà cognato, e degli ar- concesse l’autorizzazione per il deposito dei reperti ar-

Le planimetrie dell’edificio in cui è ospitato il Museo della Valle di Zogno. (Disegni Archivio Fondazione Vittorio Polli e Anna Maria Stoppani)

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Il Museo della Valle di Zogno: l’ingresso e alcune delle sale espositive, tra cui la sala della tessitura, la fucina del fabbro, la sala
dedicata alla Paleontologia. (Foto Carlo Teruzzi)

cheologici ritrovati sul territorio di Zogno, dando il via co- Nell’anno 1962, su progetto dell’architetto Sandro An-
sì alla Sezione Archeologica. Nell’aprile del 1982 il Mu- gelini, il palazzo fu sottoposto a un recupero che ne va-
seo ricevette a Stoccolma, direttamente dalle mani della lorizzò le caratteristiche uniche, come l’essere appoggiato
principessa Cristina di Svezia, il premio “European Mu- direttamente sulla roccia di Città Alta, rendendolo nel con-
seum of the year Award” quale miglior museo europeo tempo abitabile nello stato in cui rimase fino alla scomparsa
per l’anno 1981. dei proprietari. Negli anni in cui vi abitarono, i proprieta-
Nel 1989 Mariuccia Polli Gavazzeni, Vincenzo Polli ri arricchirono il palazzo di ricordi dei loro viaggi, di qua-
e i cugini Paola, Giovanna e Augusta Pellegrini donarono dri, arazzi e arredi, che in parte sono tuttora presenti ri-
al Museo l’edificio in cui ha sede. Il 13 dicembre 1999 portati all’originario stato in alcuni casi dai figli degli arti-
il Museo della Valle si costituì in Fondazione Polli Stop- giani che li avevano prodotti o restaurati in origine.
pani Onlus. Nel 2003 iniziarono i lavori per arricchire il Nell’anno 2009, la signora Anna Maria Stoppani, con-
Museo di una nuova sezione di Paleontologia, lavori che testualmente alla costituzione della Fondazione, stabilì che
finirono nel 2006. alla sua scomparsa l’edificio fosse destinato a sede della
Il Museo si compone di undici sale espositive, oltre stessa.
a due sale in un edificio contiguo annesso al corpo Nell’anno 2016, la Fondazione dispose l’inizio dei la-
principale dedicate alla Paleontologia e a uno spazio ester- vori di restauro del palazzo, che nel frattempo aveva su-
no nel quale, al di sotto di un quadriportico, sono espo- bito un decadimento in conseguenza della mancanza di
sti antichi mezzi di trasporto e macchinari per il lavoro manutenzione causata dall’invecchiamento dei proprietari
dei campi. che non avevano potuto occuparsene direttamente.
L’incarico di curare il restauro del palazzo fu affida-
La Fondazione Vittorio Polli ed Anna Maria Stoppani to a Carlo Teruzzi che, grazie alla lunga esperienza nel-
Il palazzo sede della Fondazione, costruito nel 1500 la progettazione e nella direzione lavori di opere edili,
e rinnovato nel 1700, conosciuto in origine come “casa alla qualità di membro del Comitato internazionale sul-
Alborghetti”, venne acquistato da Vittorio Polli nell’an- la sicurezza dei musei dell’International Council of Mu-
no 1960 per adibirlo a residenza principale sua e di sua seums (ICOM) e all’attività di progettista di allestimenti
moglie Anna Maria Stoppani. museali, ha applicato allo storico stabile le migliori pras-
All’atto dell’acquisto il palazzo si trovava in uno sta- si che interventi di questo tipo dovrebbero sempre ri-
to di completo abbandono, come testimoniano le foto- chiedere. Il progetto di restauro ha preso avvio dalla ri-
grafie dell’epoca. cerca della storia del palazzo, mediante un’indagine ico-

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nografica presso il Catasto storico e gli Uffici Tecnici co- Le finalità della Fondazione, oltre al sostentamento
munali e attraverso la bibliografia. del Museo, sono volte principalmente all’assistenza de-
La Fondazione ha poi deciso che il restauro dovesse gli anziani, delle donne, dei bambini e delle persone in
conservare le condi- difficoltà con partico-
zioni di utilizzo degli lare riguardo per il ter-
spazi nel massimo ri- ritorio bergamasco, e al
spetto di ciò che era finanziamento di ini-
stato originariamente ziative culturali volte
stabilito dai fondatori. al recupero del patri-
Per la realizzazione è ri- monio artistico e storico
sultata preziosa la col- locale.
laborazione del nipote La Fondazione ha
Francesco Gavazzeni, sede nell’omonimo pa-
che aveva vissuto nel lazzo, residenza dei
palazzo. fondatori, a Bergamo
Le molteplici pro- in Via San Giacomo 9,
blematiche da affron- dove, oltre ai locali
tare, nonché le diffi- istituzionali e alla se-
coltà conseguenti alla greteria, trovano posto
posizione del palazzo Fotografie storiche del palazzo come venne acquistato da Vittorio Polli l’ufficio della presi-
“addossato alla monta- nel 1960. (Foto Archivio Fondazione Vittorio Polli e Anna Maria Stoppani) denza e diversi spazi
gna e costruito diretta- attrezzati per poter
mente sulla roccia” che lo obbliga in sei livelli di piano ospitare mostre temporanee o eventi, nel rispetto del-
sovrapposti, hanno reso necessario un accurato studio del- le finalità istituzionali. Così, per esempio, nel settem-
le soluzioni progettuali, cosa che in molti casi non ha pro- bre 2018 il palazzo ha ospitato la manifestazione “Di-
dotto documenti carta- more e Design” e ha
cei, ma ha imposto una organizzato visite gui-
assidua presenza in can- date domenicali nello
tiere per una stretta col- stesso mese, e fino al
laborazione fra il pro- febbraio 2019 ospiterà
gettista, l’impresa ap- la mostra “L’incanto
paltatrice e il suo per- svelato. L’arte della
sonale, seguito e guidato meraviglia da Tiepo-
passo dopo passo nel- lo a Manzù” promossa
la realizzazione delle dalla Fondazione Ca-
varie fasi dei lavori. riplo.
Il restauro si è oc- L’attività della Fon-
cupato, oltre che dell’im- dazione è gestita da
mobile, anche degli ar- un Comitato compo-
redi lignei, degli im- sto dal presidente, av-
bottiti, degli arazzi, dei Due immagini dell’edificio nel 2016, prima dell’inizio dei lavori di vocato Daniele Tura-
dipinti e degli oggetti di restauro. (Foto Carlo Teruzzi) ni, e dai due consi-
proprietà dei Polli-Stop- glieri Francesco Ga-
pani, operando scelte che, pur utilizzando i materiali che vazzeni e Vincezo Rau, ed è coadiuvata da un segre-
la moderna tecnica offre per garantire la durata nel tem- tario nella persona di Marco Testa.
po, consentono il mantenimento dell’originale aspetto
estetico in un’ottica più conservativa che ricostruttiva. Marco Testa è segretario generale della Fondazione Vit-
È possibile effettuare una visita virtuale del palazzo torio Polli e Anna Maria Stoppani.
collegandosi al sito web www.fondazionepollistoppani.it
e seguendo il percorso “Il Palazzo – Virtual Tour della Fon- >>> Nelle pagine seguenti, alcune immagini della Fondazione
dazione”. Antonio Polli ed Anna Maria Stoppani dopo i lavori di restauro.

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Diverse immagini dell’edificio della


Fondazione Antonio Polli ed Anna Maria
Stoppani dopo i lavori di restauro.
(Foto Fernando Petrilli)

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In questa pagina, altre immagini della Fondazione Antonio Polli ed


Anna Maria Stoppani. (Foto Fernando Petrilli)

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I musei nella dittatura


portoghese 1926-1974
Giovanni Pinna

Nel numero 21 di Nuova Museologia del 2009 pubblicai tale, in una notevole continuità rispetto alla politica musea-
un articolo sui musei nelle grandi dittature europee di Germania, le della Prima Repubblica. Questa aveva organizzato la tu-
Italia e Spagna. Questo articolo era una prima sintesi di un ca- tela, l’inventariazione e la gestione museale del patrimonio
pitolo assai più ampio destinato ad apparire in un volume sui culturale e aveva impostato una politica museale impronta-
rapporti fra politica e potere, nel quale si tratterà natural- ta alla decentralizzazione e a una funzione essenzialmente
mente della politica museale in Unione Sovietica e dei prin- pedagogica e divulgatrice dei musei, stabilendo l’accesso gra-
cipali paesi satelliti di Mosca, e nel quale troverà posto anche tuito alle istituzioni culturali; ciò aveva permesso fra il 1912
lo scritto sui musei durante la dittatura portoghese (1926- e il 1924 di realizzare 13 musei regionali (di arte, archeolo-
1974) che qui propongo in anticipo ai lettori di Nuova Museologia. gia, storia e numismatica), due musei nazionali (di arte an-
tica e di arte contemporanea) e musei di varia tipologia, co-
Nei primi decenni del secolo appena passato il Portogallo me il museo della città di Lisbona, il Museo Escola Joã, il Mu-
fu scosso da una rapida successione di eventi politici trau- seo Antoniano e diverse case museo. La politica di decen-
matici: nel 1910 un colpo di stato espulse la monarchia e in- tralizzazione della Prima Repubblica era essenzialmente un
staurò una repubblica for- decentramento fisico e
temente laica e anticleri- non implicava per i sin-
cale che tuttavia per oltre goli musei nessuna auto-
quindici anni dovette re- nomia di gestione; con
gistrare un’alta conflit- una legge del 1924 era
tualità politica e scarsi stato infatti istituto un
successi sul piano eco- Consiglio Superiore in tre
nomico e delle riforme parti, per le belle arti, per
sociali. Ciò condusse nel le arti applicate e per l’ar-
1926 a un colpo di stato cheologia, che esercita-
militare da parte del ge- va un potere assoluto sui
nerale António Óscar de musei: esso era respon-
Fragoso Carmona che sabile dello studio, della
portò all’instaurazione del- conservazione e dell’ar-
la Seconda Repubblica o ricchimento delle colle-
Estado Novo alla quale zioni, e aveva l’ultima pa-
nel 1933 un referendum Il palazzo del Museo Soares do Reis a Porto. (Foto Giovanni Pinna) rola sulle acquisizioni,
diede legittimità costitu- nella realizzazione di nuo-
zionale. Già un anno prima del referendum era divenuto Pre- vi musei, sull’edilizia museale, sulle mostre temporanee e sull’or-
sidente del consiglio l’economista di Coimbra António de Oli- ganizzazione dei contenuti dei musei potendo decidere qua-
veira Salazar che aveva ottenuto buoni successi in campo eco- li oggetti dovevano essere esposti e quali rimanere nei de-
nomico come ministro delle finanze e che rimase al potere positi (Lira, 1999b). La Repubblica considerava il patrimonio
fino al 1974 creando un regime di stampo fascista le cui pa- culturale essenziale alla nazione e nel 1926 emanò un nuo-
role d’ordine erano legge, ordine, progresso e lavoro, e la vo decreto che imponeva una stretta tutela, estendeva il suo
cui politica si fondava sul corporativismo, sull’identità nazionale potere anche ai beni privati, fissava limiti all’esportazione e
e sulla tutela dei valori etici e patriottici. stabiliva una tassa sugli oggetti artistici e archeologici di cui
Durante il periodo della dittatura, fino agli anni Sessan- si chiedeva l’esportazione pari al 50% del loro valore.
ta, la museologia portoghese1 fu sottomessa ai principi ideo- Il corpus legislativo della Prima Repubblica in tema di tu-
logici del regime, alla sua politica commemorativa e ai par- tela del patrimonio e organizzazione dei musei fu assorbito
ticolari criteri di interpretazione del patrimonio monumen- quasi immutato dal governo nato dal colpo di stato militare

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del 1926. Non mancarono tuttavia i cambiamenti di rilievo: tità nazionali si identificavano perciò con la cultura popola-
nel 1931 fu reintrodotto il biglietto di ingresso ai musei, cui re in un’utopistica nostalgia per le radici contadine.
si poteva però accedere gratuitamente due giorni alla setti- Per tutti gli anni della dittatura compito della politica cul-
mana. Con un decreto del 1932, che all’epoca fu definito “una turale fu quello di far emergere questa cultura popolare attra-
carta organica dei musei portoghesi”, il nuovo regime tentò verso una gigantesca caccia al tesoro, lanciata dallo stesso Sa-
una semplificazione burocratica sostituendo i preesistenti lazar attraverso un’etnografia strumentalizzata, organica al po-
tre consigli di arti e di archeologia con un Consiglio Supe- tere, attenta a salvaguardare, come priorità civile e professio-
riore di Belle Arti con funzioni tecniche e amministrative, e nale, i valori identitari comuni a tutta la nazione e a impedire
attribuendo le funzioni di carattere speculativo e accademi- che identità locali si sviluppassero oltre la soglia del folclore.
co all’Accademia Nazionale di Belle Arti; lo stesso decreto A questo fine il regime utilizzò due tipi di media, defi-
riconobbe il ruolo dei direttori dei musei cui fu assegnata una nibili grossolanamente del “saper vedere” e del “saper fa-
maggiore rappresentanza nel Consiglio in una sezione espres- re”: da un lato forme di comunicazione che usavano i sen-
samente dedicata alla musei. Venivano inoltre create commissioni si, il modo di vedere il mondo, come cinema, teatro, radio,
municipali di arte e di archeologia con funzioni consultive, letteratura, dall’altro forme di comunicazione che usavano
prive però di qualsiasi influenza in ambito museale. Il de- il gesto, il modo di vivere con il corpo, come l’educazione
creto classificava i musei in tre gruppi (nazionali, regionali fisica, la danza, le conferenze pubbliche popolari, l’artigia-
e locali di valore artistico, storico o archeologico); i diretto- nato (Melo, p. 77 e seguenti). Si organizzarono così biblio-
ri dei musei nazionali erano di nomina governativa, mentre teche popolari, feste folcloristiche, sessioni di lettura, si
per gli altri musei la direzione poteva essere assunta solo do- promossero generi letterari tradizionali e una letteratura per
po un tirocinio di tre anni nel Museo Nazionale di Arte An- il popolo, e si creò una rete di musei rurali. Questi ultimi
tica, che divenne così la scuola museologica nazionale. In erano musei dedicati soprattutto all’artigianato regionale, fi-
questo quadro politico vanno inquadrati l’elevazione a mu- nalizzati alla valorizzazione delle culture locali come rifles-
seo nazionale nel 1932 del Museo Soares do Reis a Porto, fon- so delle realtà regionali, attraverso cui si pretendeva che il
dato da Pedro IV nel 1833, il piano di rilancio dei musei et- popolo rappresentasse se stesso, con l’esposizione degli
nografici regionali, le attività museologiche associate alle oggetti materiali di uso quotidiano, secondo un modello stret-
commemorazioni del 1940, e il già citato Museo di Arte Po- tamente tradizionale e una museologia popolare che si af-
polare. Un’inchiesta realizzata negli anni Trenta dal Museo fidava ai più semplici strumenti della comunicazione. I mu-
Nazionale di Arte Antica identificava tre musei nazionali, set- sei rurali erano ospitati nelle case del popolo, e siccome era-
te regionali e altri 33 sparsi per il paese, dei quali 22 dipen- no i centri politici e sociali del villaggio, rappresentanti sim-
denti dalle municipalità. bolicamente la nazione, essi divenivano a loro volta luoghi
Fin dall’inizio della dittatura, negli anni 1932-1933, Sala- centrali della vita sociale e culturale delle singole comunità
zar aveva sostenuto l’autoritarismo del regime attraverso locali: “Questo gioco di scale (il paese rappresentato dal vil-
un’ideologia che identificava famiglia, tradizione, patria e cat- laggio, questo rappresentato dalla casa del popolo, a sua vol-
tolicesimo come gli elementi fondamentali dell’identità del ta rappresentata dal museo, esattamente come bambole rus-
popolo portoghese, e aveva messo in atto una politica cul- se che si inseriscono una nell’altra) è portato al parossismo
turale che faceva perno, da un lato, sulla tradizione rurale di massima autopromozione, per quanto riguarda il museo,
come principale custode di tali elementi, e, dall’altro, sui “ma- con riproduzioni in scala ridotta di artefatti culturali. Pupazzi
lefìci e la degenerazione” della civiltà urbana, che, con le sue di panno o di argilla rappresentano e stabiliscono i model-
pulsioni verso la modernità, era incapace di garantire stabi- li dei vestiti tradizionali, miniature di attrezzi, di utensili, di
lità a quelle che egli riteneva fossero le radici tradizionali del- carri da trasporto, realizzano un’immagine visiva delle atti-
la società lusitana. Enfatizzando il carattere essenzialmente vità professionali della vita del villaggio” (Melo, p. 78).
contadino della società portoghese e il suo legame con le tra- L’etnografia portoghese fu dunque orientata dal regime
dizioni spirituali, e negando nello stesso tempo ogni ruolo allo studio del folclore, e musei del folclore furono quindi i
positivo della società urbana, il regime salazarista rincorre- musei etnografici. Fra essi il Museu de Arte Popular istituito
va l’immagine di “una società pacifica, disciplinata, ordina- nel 1948 “come materializzazione archetipa della concezio-
ta, lontana dalla logica del conflitto sociale come fattore di ne ufficiale della cultura popolare nella versione folclorica.
mutamento sociale, in quanto auto-realizzata nella conti- Consisteva, in generale, in una galleria di tipi etnici, illustra-
nuità della tradizione” (Melo, p. 48). Una società a econo- ta con un insieme di corrispondenti artefatti regionali e illu-
mia essenzialmente agricola (ma anche marinara), i cui ele- strata con murali di artisti moderni e brevi frasi poetiche. Un
menti costitutivi erano la propria storia, le proprie tradizio- unico vestigio della cultura urbana deve essere ricordato: lo
ni e la propria psicologia, una società in cui la cultura e l’iden- spazio dedicato a Lisbona (in ragione di San Antonio)” (Me-

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lo, p. 79). In sostanza si trattava di un’illustrazione delle et- La creazione del nazionalismo portoghese promosso
nie secondo la suddivisione del paese in provincie ammini- dalla politica dell’Estado Novo non si basava solo sulla fol-
strative, nella più nitida concezione culturale ed estetica clorizzazione della cultura popolare; altri elementi entrava-
dell’Estado Novo. L’inaugurazione di questo museo, al cui in- no in gioco nella propaganda del regime: una rilettura del-
gresso la scritta “Ao povo poruguês, autor deste museu”2 ac- la storia come una successione di avvenimenti storici per-
coglieva i visitatori, fu il culmine del processo di fissazione sonificati da personaggi mitizzati in quanto garanti dell’in-
visiva, estetica e simbolica, del mondo della cultura popola- tegrità territoriale del Portogallo, la stessa integrità territo-
re. Come una fotografia panoramica che fissasse una sintesi riale della nazione e la presentazione dell’impero portoghese
capace di integrare particolarismi stereotipati: “questo museo come una grande nazione nata dalle scoperte marittime, in
– scrisse il poeta fascista António Ferro, fondatore del museo cui il territorio metropolitano e le colonie 3 formavano
– è l’esemplificazione viva e indiscutibile, di tutto quanto ho un’unità inseparabile (Lira, 1996).
desiderato esprimere con il mio pensiero e con le mie paro- I musei e le grandi esposizioni temporanee del regime
le: esempio di sovranità spirituale, della nostra profonda furono di sostegno alla propaganda di questi temi: i musei
identità, ritratto dell’anima di un popolo che non vuole rinunciare etnografici naturalmente, che presentavano il popolo porto-
né alla sua grazia, né al suo carattere”. Il museo ebbe effetti ghese nei multiformi aspetti della sua cultura materiale, la vi-
importanti nel riorientare gli studi etnografici portoghesi, so- ta di ogni giorno, il lavoro, le risorse e i costumi tradiziona-
stituendo il nuovo approccio folclorico all’approccio scienti- li, e i musei di storia e di archeologia le cui esposizioni, or-
fico interpretato sino ad allora dal Museo Etnológico Dr. Lei- ganizzate cronologicamente, tendevano a presentare una
te de Vasconcelos risalente alla fine dell’Ottocento. verità storica manipolata la cui veridicità era testimoniata dai
Lo stesso António Ferro, segretario della Propaganda Na- documenti e dagli oggetti, e nelle quali era evidente uno sfor-
zionale, fu un grande promotore della politica che Daniel Me- zo verso la spiegazione piuttosto che verso la narrazione (Li-
lo definisce di monumentalizzazione e di folclorizzazione lia, 2002). In un articolo del 1995 Katina Lillios (p. 68) so-
della cultura popolare portoghese, ideatore della Grande stiene, per esempio, che durante il regime gli archeologi die-
Esposizione del Mondo Portoghese (“A Grande Exposição do dero dell’età del bronzo portoghese un’interpretazione coe-
Mundo Português”) del 1940, su tre sezioni – storica, colo- rente con il pensiero di Salazar, in quanto essa sembrava di-
niale e di etnografia metropolitana, intesa quest’ultima come mostrare la colonizzazione come un dovere dei popoli più
una grande esposizione etnografica –, che per sei mesi avreb- civilizzati nei confronti dei meno evoluti, e la religione co-
be dovuto rappresentare tutto il Portogallo in un angolo di me punto centrale della politica sociale. Su questa interpre-
Belem. Questa esposizione, utilizzando le collezioni riunite tazione erano costruite le esposizioni di musei quali il Mu-
per le mostre di arte portoghese organizzate da António Fer- seu Conde de Castro Guimarães a Cascais, con la sua ricca
ro a Londra nel 1936 e a Ginevra nel 1935, avrebbe poi da- collezione di importanti siti dell’età del bronzo, e il Museu
to origine e sede fisica al Museu de Arte Popular. Nella mo- Nacional de Arqueologia di Lisbona, le cui esposizioni, do-
stra del 1940, l’esposizione di etnografia metropolitana fu di- po la rivoluzione, sostituirono l’interpretazione “salazariana”
visa in due parti secondo l’etnografia folclorica di Ferro: il “Vil- con una visione più marxista della preistoria, basata su con-
laggio Portoghese” e un settore di “Vita Popolare”. Nel pri- flitti di classe, controllo territoriale, surplus di risorse.
mo settore un grande villaggio, composto di case rappresentative L’integrità della nazione con l’inclusione di tutti i territo-
dell’architettura caratteristica di ciascuna delle 21 province dell’im- ri dell’impero e la legittimità dell’impero in quanto nato nel
pero, ospitava i rispettivi abitanti, con i loro indumenti tradi- corso della storia dei viaggi e dalle scoperte erano temi che
zionali, che dovevano riprodurre gli usi e i costumi delle lo- venivano enfatizzati sia nelle esposizioni dei musei, nei qua-
ro regioni. Nel secondo settore cinque padiglioni ospitavano li si erano formate ricche collezioni di oggetti provenienti dai
mostre tematiche dedicate a varie manifestazioni della cultu- territori d’oltremare, sia soprattutto nelle grandi esposizioni
ra materiale: il padiglione dell’oreficeria, quello del mare e temporanee, come nei padiglioni coloniali dell’esposizione
della terra (con attrezzi utilizzati nella pesca, nella pastorizia, di Belem del 1940 (il giardino coloniale, il monumento allo
in agricoltura, accompagnati da oggetti religiosi o legati alla “sforzo coloniale”, il padiglione di Angola e Mozambico, il
superstizione popolare), quello delle arti e delle industrie po- padiglione della colonizzazione) che ricordavano ai visitatori
polari (artigianato e modelli di architettura tradizionale), il pa- che uno dei capisaldi del nazionalismo imposto dall’Estado
diglione dei trasporti, della tessitura e della ceramica e il pa- Novo era la considerazione del Portogallo come nazione mul-
diglione della tradizione dolciaria. In alcuni padiglioni furo- ticontinentale in cui il territorio metropolitano era insepara-
no realizzati laboratori in cui gli artigiani lavoravano di fron- bile dalle colonie, il cui possesso era legittimato dall’evan-
te al pubblico realizzando oggetti tipici dell’artigianato por- gelizzazione e civilizzazione che nei secoli il Portogallo ave-
toghese, come avveniva anche nel “Villaggio Portoghese”. va diffuso in Africa, Sud America e Asia.

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Per contro i portoghesi non si distinsero per la creazio- nel 1965 nel progetto per l’istituzione di un museo desti-
ne di musei nelle colonie d’oltremare. Per quanto riguarda le nato a illustrare l’etnografia delle colonie portoghesi: il Mu-
due più grandi colonie africane, il primo museo fu aperto a seu de Etnologia do Ultramar. L’etnologo António Jorge Dias,
Maputo nel Mozambico nel 1913; si trattava di un museo di direttore del Centro di studi di antropologia culturale, che
storia naturale, con collezioni geologiche, mineralogiche e zoo- dipendeva dal ministero d’oltremare, suggerì che tale mu-
logiche, come lo saranno altri istituti creati per promuovere seo avrebbe dovuto integrare in un Museu do Povo Portu-
la conoscenza dei territori coloniali e lo sfruttamento delle ri- guês il museo d’oltremare e il Museu de Arte Popular, so-
sorse naturali. Fra essi il Museu Geológico Freire de Andra- stenendo la necessità dell’unità culturale delle colonie con
de4, inaugurato sempre a Maputo negli anni Quaranta, la cui il territorio metropolititano, pilastro del nazionalismo
finalità era quella di mostrare le specie minerali i cui giaci- dell’Estado Novo: “non siamo un paese con colonie – scris-
menti potevano essere sfruttati economicamente. Poca attenzione se nel sostenere il progetto – ma un paese con province spar-
fu invece data all’etnografia locale, poiché, come ebbe a di- se su vari continenti. Pertanto il nostro museo dovrebbe es-
re nel 1954 il Primo ministro Marcelo Caetano, gli africani non sere un Museo del popolo portoghese, o dell’uomo porto-
avevano scoperto “nessuna invenzione o nessuna tecnica ghese, rappresentato dalle province metropolitane e d’ol-
utile […], essi non hanno fatto nulla che possa essere para- tremare. […] Il Museo dell’Uomo Portoghese deve avere co-
gonato alle realizzazioni culturali e tecnologiche degli euro- me fine suprema la documentazione della formazione del
pei o anche degli asiatici” popolo portoghese dal-
(Gaugue, 1999). Così nel la preistoria, e di espri-
museo di Luanda, fonda- mere in maniera specia-
to nel 1938, la presenta- le la sua espansione ol-
zione delle culture afri- tremare e i diversi con-
cane era esemplificata tatti che nel corso del
all’estremo: la cultura ma- tempo si sono stabiliti
teriale indigena dell’An- con i diversi popoli con
gola era sintetizzata cui convive, in modo da
dall’esposizione di una dare un’immagine della
freccia di ferro, da un storia sui generis di un po-
houe, da un seau à lait e polo di agricoltori, pa-
da una statuetta lignea. stori e pescatori che si è
Altrove, i musei etnogra- espanso sui cinque con-
fici erano creati perché tinenti della Terra, dan-
gli oggetti esposti servis- do origine a svariatissime
sero da modello alla pro- forme di culture e giun-
duzione artigianale e co- gendo a formare una pa-
me luoghi ove gli artigia- L’ingresso del Museo di Archeologia di Lisbona. (Foto Giovanni Pinna) tria multirazziale estre-
ni potevano vendere i lo- mamente originale” (in
ro prodotti; accanto agli artigiani al lavoro, una sorta di do- Melo, p. 238). Tuttavia, sebbene avesse potuto essere un
cumenti in carne e ossa, potevano far parte dell’esposizione tassello della sua ideologia nazionalista, l’Estado Novo non
anche trofei coloniali viventi, come al museo di Dundo, fon- riuscì a realizzare il Museu de Etnologia do Ultramar, che
dato nel 1936, ove si dice venisse esposto a mo’ di trofeo vi- fu invece aperto al pubblico dopo la rivoluzione dei garo-
vente un capo tradizionale, con tutti i suoi ornamenti. Nei mu- fani con il nome di Museu Nacional de Etnologia.
sei etnografici, se così possiamo chiamarli, la storia della co- I temi delle esposizioni del regime non erano limitati all’en-
lonizzazione era trattata più diffusamente delle culture loca- fatizzazione dell’impero coloniale e delle scoperte marittime,
li; nel museo di Nova Lisboa (l’attuale Huambo) in Angola, cui furono dedicate l’“Exposição Colonial Portuguesa” (Por-
inaugurato nel 1957, erano riuniti soprattutto documenti e og- to 1934), l’“Exposição Histórica da Ocupação” (Lisbona 1937)
getti relativi all’occupazione coloniale, mentre la collezione e l’“Exposição Henriquina” (Lisbona 1960), ma toccarono al-
angolana era assai povera (Gaugue, 1999). All’occupazione tri temi importanti, come l’attività del governo verso la cul-
coloniale del Mozambico fu dedicato il museo di storia mili- tura e l’arte e i successi del regime soprattutto in campo eco-
tare aperto nel 1955 nell’antica Fortaleza de Maputo. nomico, di cui parlarono l’“Exposição do ano X da Revolução
L’integrità della nazione e l’enfatizzazione della cultu- Nacional” (Lisbona 1936), l’“Exposição marítima do Norte de
ra popolare trovarono un punto di riunione emblematico Portugal” (Porto 1939), l’“Exposição de Obras Públicas” (Li-

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sbona 1948) e la mostra “Conheça a sua Terra como país in- Corteo Coloniale percorse le strade di Porto: “un gran nume-
dustrial” (Lisbona 1957), e la dimostrazione dell’autorevolezza ro di uomini e donne con vestiti tradizionali, animali e veico-
storica e culturale della nazione con le esposizioni sull’arte li, che rappresentavano le diverse province portoghesi, mar-
portoghese alla Royal Academy di Londra nel 1955-56, la par- ciarono lungo le strade affollate di spettatori” (Lira, 1999a). La
tecipazione all’esposizione internazionale di Parigi del 1937 costante esposizione dei nativi delle colonie accanto ai nativi
e alle esposizioni di New York e di San Francisco del 1939, delle province portoghesi, cosa che sarà ripetuta in molte mo-
che furono l’occasione per far uscire il Portogallo dal suo iso- stre del regime, oltre a fornire l’immagine unitaria della nazione
lamento internazionale. All’esposizione di Parigi il Portogal- “negava la possibilità di interpretare la presenza dei nativi del-
lo partecipò con un padiglione sulle rive della Senna di le colonie come un atto di razzismo” (Lira, 2001a, p. 6).
fronte al quale era ormeggiata una tradizionale barca da tra- Qualche anno dopo, nel 1936, sul modello di quanto ave-
sporto, mentre nell’atrio troneggiava una statua di Salazar con va fatto Mussolini in Italia, il regime portoghese volle cele-
le insegne accademiche dell’università di Coimbra5. brare il decimo anno della “Rivoluzione Nazionale” con una
L’Estado Novo affidò dunque la propaganda a grandi mostra al Parco Edoardo VII di Lisbona e un’esposizione a
esposizioni temporanee che prendevano a modello, sia nel- Braga carica di significati simbolici. Braga era infatti ritenu-
le finalità della comunicazione, sia nella forma stessa del- ta “città santa della rivoluzione”, e il recupero dei suoi mo-
la comunicazione, sia nel coinvolgimento di architetti e numenti era considerato il modello dell’azione di recupero
artisti organici al regi- del patrimonio storico
me, le grandi mostre che operato dal regime. Il par-
il regime fascista italia- ticolare modello del re-
no aveva organizzato in cupero e del restauro dei
Italia negli anni Trenta. monumenti storici ebbe un
Come per le esposizio- posto di rilievo nella po-
ni mussoliniane, le fi- litica culturale della dit-
nalità propagandistiche tatura portoghese poiché
non erano certo celate: queste due azioni sul pa-
in occasione dell’espo- trimonio erano finalizza-
sizione organizzata nel te, assieme alla folcloriz-
1937 nel Parco Eduardo zazione della cultura po-
VII di Lisbona, paralle- polare con cui condivi-
lamente al primo Con- devano la matrice no-
gresso dell’Unione Na- stalgica, a collegare di-
zionale, lo stesso Salazar rettamente il presente so-
aveva dichiarato che l’in- cio-culturale dell’Estado
tento della mostra era Novo a un passato in-
quello di dare “una di- Una sala del Museo Gulbenkian di Lisbona. (Foto Giovanni Pinna) corrotto, abolendo dalla
mostrazione pubblica storia e dalla memoria del
della coesione, dell’unità e dell’omogeneità del regime”. popolo le vestigia dei periodi turbolenti della Repubblica pre-
Questa era anche la finalità, per esempio, dell’“Exposição cedenti alla dittatura militare del 1926 con la loro instabilità
Colonial Portuguesa” del 1934, la prima esposizione organiz- sociale, le loro costrizioni antireligiose, le rivalità personali,
zata dall’Estado Novo con una dimensione nazionale; essa ave- secondo un meccanismo di erosione della storia e di mani-
va l’intento di dare una dimensione fisica alla politica nazio- polazione delle eredità culturali che molti regimi hanno usa-
nalista, mostrando l’unità e l’organizzazione dell’impero e i be- to per garantirsi la legittimità del potere.
nefici che queste avevano ricevuto dalla colonizzazione. Nel Questi principi dell’ideologia dominante, definiti da un
Crystal Palace di Porto e nei suoi giardini era ricostruito l’im- decreto del 1932 e messi in atto dall’azione del Consiglio Su-
pero portoghese; nell’esposizione, scrive Lira (2001a) “era periore di Belle Arti, posero precisi criteri per il recupero e
possibile ammirare animali e oggetti etnografici portati da tut- il restauro dei monumenti nazionali che tendevano a resti-
to l’Impero; era anche possibile assaggiare cibi esotici d’Afri- tuire ai monumenti “la purezza della loro linea primitiva”. Il
ca e d’Asia; per dare all’esposizione un vero colore, furono por- fine era il processo di revisione storica del passato, consistente
tati a Porto nativi dalle colonie che vissero nei giardini del Cry- nell’identificazione (e manipolazione) di valori ideologici
stal Palace per settimane”; il che dimostra come gli esseri uma- degli oggetti del patrimonio storico ritenuti coerenti con la
ni fossero usati come oggetti. L’ultimo giorno della mostra un politica del regime, espurgandoli delle aggiunte del tempo

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e annullando così i segni di epoche ritenute decadenti. Il mo- 1. Per un breve excursus sulle origini del collezionismo e dei musei por-
numento, la chiesa, il monastero o il castello, privati con vio- toghesi si veda Madalena Braz Teixeira (1994).
lenza della loro storia, divenivano così una sorta di fantasmi 2.“Al popolo portoghese, autore di questo museo”.
del passato, vestigia di epoche il cui supposto valore ideo- 3. Il territorio nazionale comprendeva, oltre alla patria metropolitana, le
logico voleva essere reiterato nel presente per “elevare lo spi- isole atlantiche (Azzorre, Madeira, San Tomè e Principe, le isole di Capo
Verde), i territori africani (Guinea, Angola e Mozambico), Goa e Daman
rito del popolo portoghese alla consapevolezza di quanto va- e Diu, in India, e la porzione portoghese di Timor.
le veramente” (Salazar, Diário de Notícias, 27 ottobre 1933). 4. Dedicato ad Alfredo Augusto Freire de Andrade che fu governatore ge-
Come i monumenti, anche le vestigia storiche, gli oggetti nerale del Mozambico.
colleganti a fatti del passato, i simboli della nazione erano 5. Nel 1998 Margarina Acciaiuoli ha dedicato all’esposizione del 1940 e al-
strumenti ideologici del regime, come lo erano le istituzioni le altre esposizioni portoghesi realizzate fra il 1934 e il 1940 un dettagliato
chiamate a custodirli ed esporli. Durante la dittatura i musei volume, corredato da un’abbondante iconografia. Si veda anche Lira 1999a.
portoghesi furono soprattutto strumenti di propaganda; in es- 6. Fra le “invenzioni” del regime vi fu la bandiera nazionale il cui dise-
si i simboli del regime “si mescolavano agli oggetti in espo- gno – si disse – era quello della prima bandiera del re Alfonso Henriques.
sizione rendendo quasi impossibile visitare un museo o una
mostra temporanea senza essere intrisi del loro messaggio
subliminale” (Lira, 2001a). I musei furono praticamente mes- Bibliografia
si al servizio dall’azione propagandistica martellante del re- Braz Teixeira M., 1994 - Portuguese Art Tresures, Medieval Women
gime che puntava, come si è visto, oltre che sull’idea nazionalista and early Museum Collections. In: Kaplan F.E.S. (ed.), Museums
dell’impero coloniale, sull’integrità e sull’antichità della na- and the Making of “Ourselves”. Leicester University Press, Lon-
zione, sui temi legati all’identità nazionale e ai successi eco- don, pp. 291-313.
nomici. Ai musei venivano impartiti annualmente ordini su Ferro A., 1948 - Museu de Arte Popular. SNI, Lisboa. In: Melo, 2001,
ciò che andava fatto e su come andava fatto. A essi era chie- p. 80.
sto di esporre in evidenza i simboli dell’identità nazionale, Gaugue A., 1999 - Musées et colonisation en Afrique tropicale.
gli oggetti destinati a sostenere il mito di un passato glorio- Cahiers d’études africaines, 155-156, vol. 39 (3.4), pp. 727-745.
so e a “reinventare una tradizione nazionale”6. Dietro ordi- Lillios K.T., 1995 - Nationalism and Copper Age research in Por-
ni tassativi del regime, oggetti simbolo – come la spada di tugal during the Salazar regime (1932-1974). In: Kohl P.P., Faw-
Alfonso Henriques primo re del Portogallo – giravano da un’espo- cett C. (eds.), Nationalism, politics, and the practice of ar-
sizione temporanea a un’altra, al di là di ogni cautela per la chaeology. Cambridge University Press, Cambridge (UK), pp.
conservazione, seguiti da naturali ma inutili proteste dei 57-69.
conservatori. Lira S., 1996 - O Nacionalismo Português e o Discurso Museográ-
Mentre gli anni Cinquanta furono segnati dall’azione del fico: linhas de investigação. Comunicação apresentada ao III
museologo João Couto a favore della formazione dei con- Congresso Historia da Antropoloxia e Antropolxia Aplicada, Pon-
servatori e dell’introduzione di una dimensione educativa tevedra, Novembro de 1996.
nell’azione dei musei, e, cosa inusuale per la museologia por- Lira S., 1999a - Exposições temporárias no Portugal do Estado No-
toghese del tempo, dalla creazione del Museo José Malhoa vo: Alguns exemplos de usos políticos e ideológicos. COLÓ-
in un edificio appositamente costruito a Caldas da Raínha, a QUIO APOM/99.
partire dagli anni Sessanta vari avvenimenti aprirono a nuo- Lira S., 1999b - Portuguese legislation on museums during the Esta-
ve prospettive per la museologia portoghese (Lira 2001b). Nel do Novo: from the First Republic inheritance to the changes of
1965 fu realizzato il Regolamento Generale dei Musei di Ar- the sixties. Museological Review, vol. 6.
te, Storia e Archeologia, ispirato alle idee innovatrici dello sto- Lira S., 2001a - Politics and Propaganda in the Portuguese Museums
rico e museologo Mário Tavares Chicó, nel quale si ricono- and Temporary Exhibitions during the Estado Novo. Museolo-
sceva la vocazione culturale e il ruolo divulgativo e di co- gical Review, vol. 7, pp. 42-55.
municazione dei musei verso ogni tipo di pubblico; nello stes- Lira S., 2001b - O Estado Novo de 1945 a 1974. A ditadura nacio-
so anno fu fondata l’Associazione Portoghese di Museologia nalista e a prática legislativa relativa aos museus: cristali-
e negli anni successivi videro la luce nuove proposte museali, zação e mudança. Seminário sobre “Ditaduras Europeias”,
fra cui il Museo di Caluoste Gulbenkian nel 1969 e il pro- Porto, UFP.
getto del museo di etnologia d’oltremare, che fu aperto al pub- Lira S., 2002 - Museum and Temporary Exhibitions as means of pro-
blico solo dopo la rivoluzione del 25 aprile con il nome di paganda: the Portuguese case during the Estado Novo. Ph.The-
Museo Nazionale di Etnologia. sis, University of Leicester, Leicester (UK).
Melo D., 2001 - Salazarismo e Cultura Popular (1933-1958). Isti-
Giovanni Pinna è direttore di Nuova Museologia. tuto de Ciências Sociais de Universidade de Lisboa, Lisboa.

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Sedute per il pubblico


nel museo
Sandro Ranellucci

Le sedute secondo i criteri d’arredo del museo Nel restauro e riallestimento della Dulwich Pictu-
ottocentesco re Gallery di Londra, realizzata da John Soane a Lon-
Nella tradizione del museo ottocentesco, e nei mu- dra nel 1817, le sedute, seppure di fattura e finiture at-
sei della prima metà del secolo scorso, la seduta era tualizzate, ritornano al modello e alla disposizione
essenzialmente un elemento d’arredo, che per lo più dell’allestimento precedente: divanetti allineati lungo
consisteva in ampi divani posti al centro della sala che l’asse longitudinale al centro delle sale, ove sono an-
suggerivano la possibilità di una sosta nella visita. Da che disposti alcuni plastici delle varie fasi di sviluppo
quella comoda posizione il visitatore poteva conti- dell’edificio. Il divano, nella sua collocazione classica
nuare a percorrere con gli occhi i dipinti, e seguitare centrale, privo dello schienale, risulta finalizzato all’os-
così a godere delle opere esposte, proseguendo il suo servazione dei dipinti su tutte le pareti (Figura 1). An-
itinerario. La seduta varia- che negli ambienti esposi-
va in base alla forma e alle tivi dello Yale Center for
dimensioni della sala: in sa- British Art di New Haven,
le ad andamento più o me- come nel caso precedente,
no longitudinale, caratteristico la disposizione delle sedu-
di molti musei, un solo di- te permane ancora centra-
vano o una coppia di diva- le e assiale, anche in rela-
ni contrapposti occupavano zione alla visione di recu-
il tratto mediano; in sale più pero tipologico attuata da
o meno quadrate la seduta Louis Kahn.
era realizzata in modo da Nel Museo di Maastricht
avere quattro lati per per- Aldo Rossi tende per molti
mettere ai visitatori di af- aspetti a riproporre tipologie
facciarsi verso ciascuna pa- tradizionali nell’allestimen-
rete. In generale il modello to degli interni del museo:
delle sedute nelle sale espo- nella hall del museo torna-
sitive dei musei derivava da no, per le sedute d’attesa,
quelli tipici delle hall negli allineamenti e contrapposi-
alberghi o dagli arredi di zioni intesi come modelli
rappresentanza nei grandi inalterabili, cosicché, nono-
palazzi. La derivazione al- Figura 1 - Nella Dulwich Picture Gallery di Londra il divano, stante l’assenza assoluta del
berghiera è dimostrata dal privo di schienale, è al centro della sala. decoro classico e il caratte-
fatto che nei primi decenni re indubbiamente moderno
del secolo scorso nei musei si avevano anche divani di ciascun oggetto d’arredo, l’impostazione generale del
privi di un verso prevalente, con seduta circolare, rapporto tra architettura e arredo, in particolare la col-
schienale circolare o meglio cilindrico. locazione delle sedute, ribadisce modalità consolidate e
In un’ampia sala quadrata del Louvre, in un alle- riconoscibili. In una sala secondaria dello stesso museo,
stimento precedente all’ultima revisione di Pei, la a un piano superiore, vi è una seduta con caratteristi-
conformazione dello schienale e l’altezza del poggia- che di occasionalità, quasi per rapide soste. Il modello
testa di una seduta permettevano ai visitatori di pie- che Rossi propone è quello delle panche in pietra dei
gare la testa all’indietro per rivolgere lo sguardo all’in- viali dei giardini, con basamento e piano di completa-
sù, e osservare così l’affresco del soffitto, oltre ai di- mento superiore a sbalzo. Anche in questo caso, a un
pinti disposti sulle pareti. riferimento a un passato classico otto-novecentesco cor-

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risponde un’estrema semplificazione con coerenza meticolosa la base co-


dei materiali e delle rifiniture: tipolo- stitutiva del quadrato. In esso le se-
gia e spessori tipici della pietra sono dute sono collegate a questa logica
sostituiti da una realizzazione in legno geometrica di tutto il museo e non fan-
finito con laccatura tradizionale (Fi- no perciò riferimento a modelli tra-
gura 2). dizionali. Qui Ungers rifiuta l’ipote-
Nonostante una certa tendenza a si della seduta interpretata come un
mantenere la seduta del museo un elemento d’arredo autonomo, cosic-
accessorio d’arredo estraneo più che Figura 2 - Nell’interpretazione di Aldo ché quel codice della maglia qua-
integrato nel museo, non mancano Rossi l’elemento d’arredo per la sosta drata, a cui egli riconduce ossessi-
esempi nei quali, a seguito delle lo- è ricondotto alla tipologia essenziale vamente qualunque termine del mu-
giche rinnovate dal Movimento Mo- della cassapanca in legno o del sarco- seo, risulta basilare anche per la de-
derno, la seduta tende a perdere la fi- fago in pietra. terminazione dell’attrezzatura per la
sionomia del tradizionale elemento sosta. Le panche, con la loro imbot-
d’arredo. Nella Fondazione Mirò la titura superiore in pelle nera e im-
panca è inevitabilmente al centro del- punture a quadrati, ribadiscono lo
la sala, ma appare come un piano stesso modulo riconoscibile sul pa-
metallico sospeso a sbalzo su pochi vimento bianco. Il modulo del qua-
punti di appoggio. Al di sopra di es- drato è ribadito anche dalla posizio-
so sono posti cuscini squadrati rive- ne delle sedute nelle sale. L’altezza,
stiti in pelle cosicché il tutto, assolu- la dimensione, la posizione e il disegno
tamente privo di connotazioni tipiche delle sedute confermano la loro coe-
del divano tradizionale, si presenta co- Figura 3 - Le essenziali sedute esterne renza con il modulo del quadrato a
me un piano in due toni cromatici della Tate Modern di Londra. cui è sottomesso l’intero progetto
distinti in orizzontale, sospeso a museologico (Figura 5).
mezz’aria. In un museo ad alta frequentazio-
ne può accadere che, in certi orari, in
Le sedute come parte integrante certi giorni e in certe stagioni, siano pre-
dell’architettura museale senti numerosi visitatori fra loro mol-
La Tate Modern di Londra, reinter- to diversi. Poiché ciascun visitatore
pretazione degli architetti Herzog & de avrà la necessità di sostare, soprattut-
Meuron in chiave di museo di un gi- to se l’itinerario di visita è particolar-
gantesco magazzino industriale, sotto- mente lungo, sarà necessario provve-
linea nelle sue sedute esterne l’essen- dere alla messa in opera di un nume-
zialità e il minimalismo della sua im- ro adeguato di sedute lungo il percor-
postazione (Figura 3). Mentre la Ham- Figura 4 - Una seduta attrezzata con so espositivo. Gae Aulenti ha proposto
burger Kunsthalle, che ospita una col- auricolari e schede informative nella due soluzioni al Musée de la Gare d’Or-
lezione d’arte antica comprendente Nuova Kunsthalle di Amburgo. say. La prima prevede l’impiego di ti-
opere tedesche del Trecento, del Quat- pologie di sedute diverse per gruppi e
trocento e dell’Ottocento, nonché una per zone. La seconda unifica le sedu-
collezione di pittura olandese dell’Ot- te in lunghi sedili, considerando che l’im-
tocento, offre ai visitatori sedute at- patto visivo di un unico piano di seduta
trezzate (Figura 4). lungo molti metri sia minore dello stes-
L’antistante Galerie der Gegenwart, so numero di sedute in sedie indipen-
dove sono ospitate opere in grado di denti. Questa soluzione risulterà an-
testimoniare la completezza della pro- cor più discreta qualora la conforma-
duzione contemporanea, assieme a Figura 5 - Nella Galerie der Gegenwart, zione rinvierà a un segno architettoni-
installazioni video e multimediali, è progettata da Ungers, le panche co con una sua autonomia nell’archi-
un edificio recente progettato da ripetono il modulo del quadrato che tettura generale del museo. La secon-
Oswald Mathias Ungers: un cubo bian- contraddistingue la logica geometrica da soluzione dell’Aulenti, volta a di-
co che in ogni suo aspetto ribadisce del museo. minuire l’impatto della presenza di nu-

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MU
NUOVA

merose sedute indipendenti in un mu- riamente altrettanti vincoli non facilmente


seo ad alta frequentazione, consiste disattendibili. Il primo tipo di vincolo
nel modificare completamente le tipo- da considerare è evidentemente il rap-
logie e le filosofie delle sedute (Figu- porto con le caratteristiche e le di-
ra 6). Per questo, all’interno del me- mensioni umane. Il secondo è relativo
desimo museo dell’Ottocento francese, alla logica museografica, e quindi fun-
sono messe a disposizione dei visitatori zionale all’utilità di disporre le sedute
ampie panche in pelle grigio piombo, in modo che il visitatore possa seder-
sofisticata rivisitazione dei tradizionali si rivolto verso le opere. Così, in una
divanetti da centro; poltroncine in mi- delle sale del Musée National de la
dollino verde antico, come quelle adot- Cooperation Franco-Americaine, a Blé-
tate nel ristorante del museo; sedili in rancourt, in Francia, la panca a dispo-
pietra, presenti in varia foggia e vario sizione dei visitatori torna a essere
materiale nella navata principale della conformata, come in altri musei, sotto
preesistente stazione; spartane maglie il profilo strettamente tipologico. La
metalliche sui terrazzi che si affaccia- nota innovativa più saliente, evidente
no all’esterno del museo. Figura 6 - Per il museo di massa, Gae segno del passaggio del Movimento
Tuttavia la progettazione dei musei, Aulenti risolve l’attrezzatura per la sosta Moderno, è ancora una volta il piano
seppure possa essere letta secondo come una gigantesca modanatura sollevato dal pavimento, con appoggi
parametri che aiutano a individuarne a corredo della dimensione monu- assai ridotti e l’assenza di decoro, ol-
modelli e costanti, non è una scienza mentale (Musée d’Orsay). tre a una evidente cura costruttiva.
esatta. Perciò, quanto può essere con- L’unica vera innovazione, per quan-
siderato un difetto da evitare in una si- to concerne le sedute nei musei, al di
tuazione, in circostanze diverse potrà là di correzioni e interpretazioni di ca-
essere adottato dal progettista come rattere stilistico, consiste in effetti nel-
ottima soluzione. Nelle corti interne la conquistata libertà, da parte dei vi-
alla Staatsgalerie di Stoccarda, opere d’ar- sitatori, di sedersi con disinvoltura, ma-
te contemporanea e sedie di metallo si gari con i piedi sul tavolino, come
alternano e si mescolano in apparen- nell’East Building della National Gallery
te disordine. In tale contesto l’architetto di Washington, di sedersi a terra, come
James Stirling non ha perciò conside- Figura 7 - Tate Modern, Londra, i nella Tate Modern di Londra (Figura 7)
rato un difetto grave dell’allestimento visitatori trovano riposo su sedute – dove i termini usuali della seduta
il fatto che le sedute fossero numero- informali a forma di sacco. spariscono all’interno di un volume
se e addirittura spostabili a mano dai privo di una qualunque convenziona-
visitatori. Tuttavia Stirling non è mai sta- lità tipologica –, o di sdraiarsi a pren-
to rispettoso di una coerente proget- dere il sole accanto alle vasche d’acqua
tazione dei musei. Non ci si può quin- sull’attico del Centre Pompidou di Pa-
di stupire se nello stesso museo si tro- rigi (Figura 8).
vano sale con numerose sedie singo-
le, mentre nella hall d’ingresso, se-
condo una logica del tutto opposta, Sandro Ranellucci, architetto, è profes-
un’unica lunghissima panca riconduce sore di Restauro Urbano all’Università
intenzionalmente a un unico segno il G. D’Annunzio di Pescara, docente in-
rischio di un disordine formale e fun- caricato di Museografia all’Università
zionale. Internazionale dell’Arte di Firenze, e di
La tipologia della seduta all’interno Allestimento e Museografia alla Facoltà
del museo, anche dopo la rivoluzione di Architettura dell’Università La Sapienza
del Movimento Moderno, è indubbia- di Roma. Ha progettato musei e re-
mente quella i cui caratteri strutturali Figura 8 - Parigi, Centre Pompidou, una stauri in Italia e negli Stati Uniti. È
sono stati meno modificati. In effetti due visitatrice sdraiata al sole accanto alle autore di monografie su restauro urbano
termini interni costituiscono necessa- vasche d’acqua, sul terrazzo dell’attico. e museografia.

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