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F.

Petricone, Storia recente della comunicazione interpersonale, in Quaderno n°1/Consorzio Universitario Multimediale, Editore Colacchi, L’Aquila, 2005

Fabiano Petricone

S TORIA RECENTE DEGLI STUDI SULLA

COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

"Sembra incredibile che gli esseri umani,


attraverso il linguaggio, riescano a capirsi..."
[Ferdinand De Saussurre]

1. Dalla sintassi alla pragmatica della comunicazione umana

I processi annessi alla comunicazione vengono studiati da quando il pensiero dell’uomo si è


sollevato appena al di sopra dei bisogni primari, esprimendosi immediatamente attraverso segni che
rappresentavano qualcosa, ad esempio con incisioni decorative su oggetti di uso comune o con
dipinti rupestri. Da allora il cammino e lo sviluppo della comunicazione è stato lungo, sempre
fissato dal pensiero dei più grandi filosofi. In effetti la radice etimologica della parola
“comunicazione" deriva dalla voce latina communis e significa "mettere in comune", "rendere
partecipe" qualcuno di una conoscenza di cui si è portatori. Senza affondare però le radici del
percorso compiuto dagli studi sulla comunicazione fino ad Artistotele, andiamo a vedere alle porte
del ventunesimo secolo cosa si diceva che fosse la comunicazione umana:
“Il processo attraverso il quale gli uomini creano, mantengono e alterano l’ordine sociale, le
relazioni tra loro e la loro stessa identità” 1.
Il termine stesso “comunicazione” ha stabilito la sua attuale accezione, secondo McLuhan, solo a
partire dalla rivoluzione elettronica dei media iniziata nel XIX secolo: «Il termine comunicazione è
stato ampiamente usato con riferimento alle strade, ai ponti, alle rotte navali, ai fiumi ed ai canali,
prima di trasformarsi con l’era elettronica in movimento d’informazione»2.
L’interesse così antico per lo studio della comunicazione umana è forse da ricercare nel fatto che si
tratta di un’attività connaturata all’uomo: ognuno comunica fin dalla nascita, se non dal periodo
della gestazione. Comunicare è la prima cosa che facciamo: dal primo vagito in poi parliamo di noi
ed ogni mamma sa riconoscere già dai primi giorni di vita del suo pargolo il significato delle
sfumature dei suoni che l’infante emette: fame, dolore, pipì, popò, “lagna”, richiesta di coccole,
sono l’universo semantico del neonato. Semplice, ma funzionale. Per taluni, a volte, fastidioso, ma
comunque efficace, a giudicare dal successo evolutivo conseguito della specie umana.
Probabilmente un altro elemento di interesse primordiale per la comunicazione tra le persone è
dovuto al fatto che la comunicazione è in grado di trasmettere emozioni. Probabilmente questo

1
V.E. Cronen et al., "The Coordinated Management of Meaning", p. 62, in Human Communication Theory, F.E.X. Dance ed.,
Harper, New York, 1982.
2
Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Garzanti, 1967, p. 95.

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elemento ha portato lo studio della comunicazione tra le persone agli esiti tracciati dalla scuola di
Palo Alto alla fine degli anni ’60 del ‘900, come vedremo nei prossimi paragrafi.

Linguaggio e comunicazione
Per compiere i primi passi nello studio delle interazioni tra gli umani si deve ricordare che sin
dall’inizio del secolo XX un forte stimolo allo studio della comunicazione in chiave “moderna” era
stato impresso dagli studiosi di linguistica. Già Ferdinand De Saussurre (1857-1913) aveva definito
linguaggio come sistema dove la modificazione di una parte modifica il tutto, come sarebbe stato
asserito dal gruppo di Palo Alto solo alla fine degli anni ’60 del ‘900. Successivamente Karl
Buhler3, nel 1934, aveva individuato nella funzione comunicativa del linguaggio tre componenti:
• la funzione espressiva, usata per esprimere i sentimenti;
• la funzione di segnale o stimolo, usata per provocare reazioni nel destinatario della
comunicazione;
• la funzione rappresentativa, usata per descrivere oggetti o stati di cose.
Quasi cinquanta anni dopo Karl Popper4, aveva aggiunto alle tre precedenti una quarta:
• la funzione argomentativa, usata quando si parla di cose astratte o del mondo della cultura (il
"mondo tre" di Popper).
Le funzioni qui riportate hanno un ordine gerarchico: quella di grado più elevato comprende sempre
le precedenti; le prime due sono proprie degli animali, le ultime due solo dell’uomo.

Il modello "fisico" della comunicazione

Gli studi sulla comunicazione hanno subito una poderosa accelerazione nel XX secolo con lo
sviluppo dei supporti che ne hanno arricchito le possibilità espressive: i media elettrici ed
elettronici. È di due ingegneri della Bell, la nota società telefonica americana, un notissimo studio
sul processo della comunicazione tra le persone5, definita come "il trasferimento di informazioni da
un emittente a un ricevente a mezzo di messaggi"6.

3
Karl Buhler, Sprachtheorie, Stuttgart, 1934, trad. it. Teoria del linguaggio, Armando, Roma, 1982
4
Karl Popper, Congetture e confutazioni, Londra, 1982
5
La prima edizione del lavoro di Shannon è stata pubblicata nel 1948 (C. E. Shannon, ``A mathematical theory of communication,''
Bell System Technical Journal, vol. 27, pp. 379-423 and 623-656, July and October, 1948). Fu poi ripubblicato in W. Weaver and C.
E. Shannon, The Mathematical Theory of Communication, Urbana, Illinois: University of Illinois Press, 1949, ripubblicato in
Paperback, 1963. In italia è stato pubblicato solo molto più tardi: C. E. Shannon, W. Weaver, La teoria matematica delle
comunicazioni, Etas Kom- pass, Milano, 1971. Il testo originale è attualmente interamente rintracciabile, in lingua inglese,
all’indirizzo http://cm.bell-labs.com/cm/ms/what/shannonday/paper.html.
6
ibidem.

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Figura 1 Il processo di comunicazione - Modello "fisico" di Shannon e Weaver (1948)


La figura 2 illustra il modello di Shannon e Weaver: un interlocutore, rappresentato a sinistra come
la donna, è l’EMITTENTE; diamole un nome: Adelaide. Dunque Adelaide vuole comunicare con
Ugo, l’omino schematizzato a destra dello schema, che rappresenta il RICEVENTE.
Per poter comunicare il suo messaggio Adelaide deve per prima cosa avere qualcosa da “dire” ad
Ugo, cioè deve avere un MESSAGGIO da trasmettere, rappresentato nello schema da una busta da
lettera. Ipotizziamo che Adelaide voglia dire ad Ugo: “La serata di ieri passata con te è stata molto
piacevole”.
A questo punto Adelaide deve scegliere con quale mezzo conferire con Ugo: deve determinare
quale CANALE usare; può scegliere tra vari canali: parlare a voce di persona o al telefono, con una
videotelefonata o con una e-mail, con una lettera tradizionale, su carta, o con un “messaggino”
inviato dal telefono cellulare, il cosiddetto SMS7.
Non è finita: Adelaide ora è chiamata a scegliere che linguaggio usare: deve scegliere il CODICE,
ovvero il sistema di segni e regole usato per scambiare messaggi8. Potrà dirlo in molti modi diversi
anche usando lo stesso canale; di persona potrà dirlo a parole o con uno sguardo d’intesa, o magari
strizzando l’occhio ad Ugo, mentre nessuno li vede. Anche via sms o e-mail potrà dilungarsi con le
parole o magari usare le emoticon, le faccine che spesso si usano per comunicare emozioni e stati
d’animo per iscritto.

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A rigor di logica risulta scorretto usare la frase “ti invio un SMS”, che, alla lettera, siglifica “ti invio un sistema per lo scambio di
messaggi brevi”, dato che SMS è l’acronimo di Short Message System. Si dovrebbe dire “ti invio un SM (short message = messaggio
breve)”, ma l’uso comune della prima forma rende di fatto incomprensibile ai più la seconda, seppure più corretta.
8
Il codice è un sistema di regole che deve essere conosciuto dai protagonisti della comunicazione. Un sistema di segni/simboli
regolato da codici specifici forma un linguaggio. Alcuni esempi di codici e relativi linguaggi sono:

• Codici del CORPO -> linguaggi del corpo: mimica, danza, etc.

• Codici della PAROLA -> linguaggi della parola: parlata, scritta, stampata, etc

Codici dell’IMMAGINE -> linguaggi dell’immagine: pittura, fotografia, grafica, etc.

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La scelta di un canale e di un codice rappresenta la CODIFICA del messaggio, l’imballo che porterà
i contenuto elaborati da Adelaide, fino ad Ugo.
Per poter comprendere ciò che Adelaide vuole comunicargli, Ugo è chiamato ad effettuare la
DECODIFICA del messaggio, sperando che lo abbia ricevuto “integro”, senza DISTURBI che
possano comprometterne la comprensione piena. Sono disturbi un ambiente rumoroso, nel caso
della comunicazione a voce, o un portalettere che, in un giorno di pioggia, fa bagnare la missiva o
ancora un guasto informatico che modifichi il testo di una e-mail; esistono però disturbi anche legati
a chi riceve il messaggio, che può essere distratto o non interessato al contenuto9.
Il messaggio è alfine arrivato ad Ugo, che lo ha decodificato. Shannon e Weaver, nella loro
descrizione del processo di comunicazione si fermano qui.
Il modello elaborato da due ingegneri ignorava però fortemente di alcuni elementi legati alla natura
umana degli interlocutori, che, purtroppo per gli autori dello studio, hanno comportamenti molto più
complessi di un apparecchio telefonico. Se ne accorsero però abbastanza presto altri studiosi, che
cominciarono a porsi delle domande.
I dubbi di Lasswell e Braddock
Le carenze del modello proposto da Shannon e Weaver furono immediatamente messe in evidenza
da un sociologo, H.D, Lasswell10. Lo studioso di comportamenti umani sostenne che per
comprendere appieno la comunicazione tra le persone si devono considerare altri elementi, ignorati
dai due ingegneri della Bell. Proviamo a ragionare come forse fece Lasswell e riesaminiamo la
situazione di Ugo e Adelaide, ponendoci le domande suggerite dal sociologo:
• Adelaide, l’emittente, chi è? Che cultura ha?
• Ugo, il ricevente: chi è? Che cultura ha? Che cosa si attende da Adelaide? Che immagine ha
di Adelaide?
• Ugo ha capito appieno cosa voleva dirgli Adelaide?
• Cosa ha fatto Ugo dopo aver ricevuto il messaggio di Adelaide?
• L’ambiente in cui avviene la comunicazione: di che tipo è? È neutrale o ostile o partecipe?
• Quali sono i valori, le attese, gli atteggiamenti degli "astanti" e come influiscono nel
modificare, distorcere, ridurre o evidenziare i contenuti della comunicazione?11

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Una nota sui disturbi nel processo di comunicazione: compito della fonte è quello di far arrivare il messaggio al ricevente in modo
corretto. Alcuni motivi che possono impedire che il messaggio arrivi al destinatario sono:
1) L’attenzione selettiva per cui un individuo non è in grado di tener conto di tutte le cose che si svolgono intorno a lui; 2) La
distorsione selettiva per cui un individuo modifica il messaggio per adattarlo alle prossime aspettative o desideri; 3) Il ricordo
selettivo che permette di ritenere solo una minima parte dei messaggi percepiti. Bisogna considerare che spesso al messaggio
vengono aggiunti contenuti che in realtà non ci sono, mentre non vengono notate cose che invece vi sono.
10
H.D. Lasswell, The Structure and Function of Communication Society, in The Communication of Ideas, Brysan ed., Harper,
New York, 1948.
11
Qualche anno più tardi Gregory Bateson, come vedremo più avanti, definirà il contesto come matrice di significati, per indicare
come ogni comunicazione si situa sempre in una relazione, ovvero in un sistema di relazioni, in un CONTESTO, ed entro quel
contesto, in quella cornice significativa, assume il suo significato, la sua possibilità di lettura. Il contesto di ogni interazione influisce
su:
• messaggio comunicato
• modo di comunicare il messaggio
• modo di interpretare il messaggio

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Figura 2 Le domande di Lasswell

Le domande poste da Lasswell furono integrate ulteriormente da un altro studioso, R. Braddock,


che ne aggiunse altre due12:
• In quali circostanze avviene la comunicazione?
• A quale scopo Adelaide e Ugo comunicano?
Esaminando gli ultimi dubbi sollevati, possiamo divertirci ad ipotizzare, tra gli infiniti possibili, due
scenari estremamente diversi, modificando i fattori che le domande di Lasswell e Braddock
suggeriscono.
Scenario 1: Ugo è sposato ed Adelaide è la sua amante; Adelaide fa l’occhietto ad Ugo riferendosi
implicitamente alla bella serata passata in clandestinità dai due, ma lo fa in presenza della moglie
per svelare la tresca e costringere Ugo a lasciare la consorte e sposare la concubina.
Scenario 2: Adelaide ama Ugo che a sua volta la ama e vorrebbe sposarla, ma Adelaide è di cultura
islamica e la sua comunità, tradizionalista, non vede di buon grado l’unione con un non musulmano.
Adelaide con il messaggio “La serata di ieri passata con te è stata molto piacevole”, comunica ad
Ugo che accetta la sua proposta di matrimonio, affrontando le ire della famiglia di origine.

Possiamo quindi definire un nuovo modello, estremamente arricchito rispetto a quello cibernetico
proposto dai due ingegneri della Bell. La figura 4 illustra schematicamente il modello di lasswell
con le integrazioni apportate da Braddock.

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R. Braddock An Extension of the Lasswell Formula, in Journal of Communication, 1958.

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Figura 3 Il modello cosiddetto di Lasswell e Braddock (1= integrazioni di Braddock)

Nell’analizzare il processo di comunicazione merita particolare attenzione l’esamina del codice


culturale cui fanno riferimento sia l’emittente che il ricevente.
Infatti, mentre sembra del tutto ovvio considerare il possesso da parte di entrambi dello stesso
codice linguistico, risulta generalmente meno intuitiva e più difficile l’attenzione nell’accertare
l’omogeneità dei codici culturali.
A partire da questa constatazione si configura nettamente un fatto che spesso sfugge: il messaggio
ricevuto è più importante del messaggio emesso, e dipende in gran parte dal filtro culturale che il
ricevente possiede. Potremmo dire allora che il VERO MESSAGGIO non è quello codificato da
Adelaide, nel nostro schema esemplificativo, ma quello compreso da Ugo; per sintetizzare in una
frase “da cioccolatini”: il "messaggio" è ciò che capisci, non ciò che intendo dire.
Questa serie di riflessioni ha aperto la strada al lavoro di un gruppo di studiosi che hanno
rivoluzionato la visione della comunicazione: il cosiddetto gruppo di Palo Alto.

2. Le cinque leggi dell’universo della comunicazione

Tra gli anni '50 e '60 del ‘900 un gruppo di studiosi del Mental Research Institute di Palo Alto in
California (USA) stava effettuando uno studio sistematico sulla schizzofrenia. Questi scienziati
sono diventati famosi però non per le loro conclusioni sul disturbo studiato, ma per le
considerazioni sulla consapevolezza dei processi di comunicazione interpersonale, che attualmente
vengono universalmente riconosciute come i caposaldi di questa nuova disciplina.
Uno dei punti di partenza dello studio del “Gruppo di Palo Alto” fu la considerazione che la
comunicazione umana è un processo pragmatico, quindi metodologicamente scomponibile e
riproducibile.
Le conclusioni cui giunse il Gruppo, pubblicate nel volume Pragmatica della comunicazione
umana, in USA nel 1967 ed in Italia nel 1971, furono una vera e propria rivoluzione copernicana:
diventava comunicazione qualsiasi evento, oggetto, comportamento che modifica il valore di
probabilità del comportamento futuro di un organismo.
Dall’uomo all’animale, dal fiore al segnale stradale, tutti rispondevano alle 5 “leggi”, i cinque
assiomi definiti da Watzlawick e compagni. Anche il contesto, l’ambiente in cui si comunica
diventa partecipe attivo della comunicazione: la verticalità in penombra di una chiesa induce timore
e rispetto, le luci di una discoteca inducono euforia, influenzando ed influendo sul contenuto della
comunicazione.

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Il gruppo di Palo Alto


Il Gruppo era capeggiato da un grande scienziato, Gregory Bateson, ma furono Don Jackson, Paul
Watzlawick e Janet Bavelas a firmare, seppure con molte citazioni ed integrazioni del maestro,
detto semplicemente “Gregory”, il libro "Pragmatica della comunicazione umana", pubblicato nel
1967, opera in cui delinearono i percorsi della comunicazione. È curioso rilevare che il gruppo
aveva una spiccata caratteristica di pluridisciplinarità, come si evince dalle aree di specializzazione
dei quattro principali protagonisti.
Paul Watzlawick, (1921, vivente), è nato a Villach, una paesino austriaco appena al di là del
confine con l’Italia. Ha studiato filologia e filosofia a Venezia, dove si è laureato con una tesi sulla
filosofia del linguaggio e la logica ed è poi diventato psicanalista nel 1954, frequentando il C.G.
Jung Institut di Zurigo. Dal 1957 al 1960 ha insegnato psicoterapia a El Salvador, poi si è stabilito
in USA dove è stato ricercatore presso il Mental Research Institute di Palo Alto e docente presso il
dipartimento di psichiatria della Stanford University. Le sue pubblicazioni più importanti sono:
Pragmatica della comunicazione umana (1967), Cambiamento (1974), Il linguaggio del
cambiamento (1977), Istruzioni per rendersi infelici (1983), L'invenzione della realtà (1984).
Gregory Bateson (1904 - 1980) ha dato il “taglio antropologico” all’approccio metodologico del
gruppo di Palo Alto. Antropologo, sociologo, epistemologo, cibernetico, è stato uno dei più
importanti studiosi dell’organizzazione sociale del ventesimo secolo. Contribuì ad elaborare la
scienza cibernetica e fu l’ispiratore di parecchi modelli e approcci nel campo della psicoterapia.
Celeberrimo il suo libro “Verso un'ecologia della mente” (Steps to an Ecology of Mind) del 1973.
Don Jackson (1920 - 1968), al momento della sua scomparsa, all'età di 48 anni soltanto, era
considerato uno dei maggiori psichiatri d'America. Deve la sua notorietà, oltre al fatto di aver
diretto il Gruppo di Palo Alto, al suo importante apporto nello sviluppo di nuove teorie e studi sul
comportamento umano.
Janet Beavin Bavelas (1940, vivente) attraverso i suoi studi la psicologa canadese ha permesso di
comprendere meglio le dinamiche della comunicazione faccia-a-faccia, focalizzandosi sui linguaggi
di tipo verbale e non verbale ed i relativi aspetti sociali e semantici che ne derivano.
La pragmatica della comunicazione
Riassumere in poche pagine il lavoro del Gruppo di Palo Alto è una impresa ardua e questo lavoro
ha solo l’intenzione di tracciare una “mappa” del modello proposto. Per ogni approfondimento si
rimanda ai testi citati in nota.
La storia raccontata fin qua è la premessa dalla quale si è mosso il Gruppo di Palo Alto. Per
rivoluzionare lo studio sulla comunicazione, Watzlawick ed i suoi compagni per prima cosa hanno
proposto una separazione degli ambiti: “a nostro parere lo studio sulla comunicazione si può
dividere in tre settori: quello della sintassi, quello della semantica e quello della pragmatica13”. Lo
schema riassume i settori di applicazione dei tre ambiti, distinti, ma interdipendenti.

SINTASSI Trasmissione dell’informazione


(problemi di codificazione, dei canali, della capacità, del rumore, della
ridondanza e di altre proprietà statistiche del linguaggio).
SEMANTICA Significato dei simboli del messaggio e convenzioni semantiche.
PRAGMATICA Influenza della comunicazione sul comportamento.

L’approccio sistemico
Il Gruppo, per evitare elucubrazioni teoriche, si è dato un metodo basato sulla mera osservazione di
eventi, ignorandone deliberatamente le cause. Questo approccio ha permesso di rilevare meccanismi
universalmente validi, a prescindere dalle storie individuali dei soggetti comunicanti. Inoltre è stato

13
P. Wazlawik, J. H. Bravin, D. D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971, p. 15

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adottato un approccio sistemico allo studio della comunicazione umana. Si era studiato in
precedenza il comportamento o la psicologia del singolo individuo, ma quest’ultimo non era stato
posto sistematicamente in relazione con il contesto, l’ambiente col quale l’uomo entra in contatto.
Watzlawick evidenzia come i sistemi umani sono sistemi aperti che comunicano in modo costante
con il loro contesto. Per comprenderne le dinamiche, bisogna osservare i sistemi umani nella loro
totalità e non solo i comportamenti i singoli individui. Solo una visione totale, sistemica, appunto,
dei processi di interazione può portare a comprendere i comportamenti individuali.
Il concetto di SISTEMA, mutuato dagli studi sulla cibernetica, è stato quindi applicato alle relazioni
umane, dove gli elementi del sistema sono "gli individui in interazione" e l'interazione è il
meccanismo centrale in un procedimento sistemico. L’interazione implica l'idea di mutua relazione,
di azione reciproca nella quale ogni elemento influenza e modifica tutti gli altri. Una definizione di
sistema è “l’insieme di elementi talmente in interazione che una qualsiasi modificazione di uno di
essi comporta una modificazione di tutti gli altri”.
L’approccio sistemico applicato alla comunicazione ha suggerito un esito ben sintetizzato
dall’affermazione: “Un individuo non comunica (trasmette), ma partecipa ad una
comunicazione14”.

I cinque assiomi
Sulla base delle premesse esposte gli studiosi della scuola di Palo Alto hanno elaborato un nuovo
modello della comunicazione basato su cinque proprietà, cinque assiomi che regolano l’intero
universo della comunicazione umana:
1) Non si può non comunicare.
2) Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, in modo che il secondo
classifica il primo ed è dunque metacomunicazione.
3) La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra
i comunicanti. In altre parole: ogni comportamento, parola o azione, di A influenza B e viceversa.
4) Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico (es.: linguaggio verbale) che con
quello analogico (es.: linguaggio gestuale, simbolico). In altre parole: il modulo numerico trasmette
contenuti logici in modo efficace, ma non trasmette informazioni sulla relazione tra i partecipanti; il
modulo analogico è in grado di trasmettere tali informazioni, ma può essere ambiguo.
5) La comunicazione può svilupparsi secondo modelli di tipo simmetrico o complementare, a
seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.
Il lavoro del gruppo di Palo Alto ha subito interessanti sviluppi e notevoli applicazioni pratiche, sia
nel campo della psicoterapia sia nelle discipline legate alla comunicazione all’interno delle
organizzazioni. È oramai comune nelle grandi aziende sentire frasi come: “dammi un feed-back”, o
partecipare a corsi per migliorare le capacità di “ascolto attivo”.
Una delle evidenze più interessanti emerse dal lavoro di Watzlawick e compagni è che, quando
comunichiamo vis à vis, abbiamo sotto controllo solo gli aspetti verbali, i contenuti logici che
cerchiamo di scambiare, ma ci sfuggono quasi sempre gli aspetti non verbali, metacomunicazionali,
che però vengono recepiti dagli astanti.
Ad esempio, se durante una riunione una persona ascolta attentamente, ma giocherella senza posa
con il pulsante di una penna, comunica senza volerlo il suo nervosismo, specialmente se, quando
disapprova qualcosa, tace ma accelera il suo click-click con la penna. Stessa funzione può avere un
movimento continuo di uno o entrambi i piedi. Gli esempi di comunicazione inconsapevole possono
essere quasi infiniti.
I paragrafi seguenti, illustrando meglio le cinque proprietà della comunicazione, aiuteranno a
chiarire tali affermazioni.

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Ray Birdwhistell, 1959

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Assioma 1: Non si può non comunicare


Osservate le tre foto: cosa vi suggeriscono i tre individui?

Da ogni foto si potrebbe trarre una mini-storia. Probabilmente da osservazioni analoghe il Gruppo
di Palo Alto ha delineato la prima proprietà della comunicazione, che sembra talmente ovvia da
essere a volte trascurata: il comportamento non ha il suo opposto. In altre parole, non esiste
qualcosa che sia "non comportamento" o, per dirla ancora più semplicemente, non è possibile non
avere un comportamento.
In sostanza non possiamo esimerci dal comunicare, anche quando taciamo; persino con l’assenza si
comunica: pensate ad uno sposo che non si presenti all’altare il giorno delle sue nozze quanto
intensamente comunica quali contenuti!
Quindi qualsiasi interazione umana è ipso facto una forma di comunicazione, e qualunque sia
l'atteggiamento assunto da un qualsivoglia individuo, questo diventa immediatamente portatore di
significato, informazioni e messaggi per gli altri. È assolutamente impossibile sottrarsi al flusso
comunicativo. Anche senza volerlo esprimiamo sempre e comunque qualcosa su di noi, sulla
situazione che stiamo vivendo o sulla comunicazione nella quale siamo immersi. Siamo
“condannati” a comunicare per tutta la vita.
Parole, azioni, omissioni, silenzi hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a
loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni, e in tal modo comunicano anche
loro, influenzandoci. Molte persone, in seguito ad un litigio, “non si parlano”, ma questo non
rappresenta assolutamente un’eccezione a questo assioma, anzi, col silenzio si conferma e rafforza
il conflitto tra i due.
Altro esempio è rappresentato dal fenomeno del romitaggio in epoca medievale: gli eremiti
comunicavano attraverso l’assenza dai contesti sociali la propria devozione, ma il popolo sapeva
bene dove questi religiosi avessero la dimora, e li omaggiava con doni.

Assioma 2: La comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione


Comunicando, oltre agli aspetti di contenuto, tendiamo ad esprimere anche informazioni sulla
natura della relazione che abbiamo in quel momento con l’interlocutore, su come lo percepiamo,
come ci rapportiamo a lui e come lo consideriamo. In pratica, tra le parole che esprimono un
messaggio, si inserisce una serie di messaggi non verbali che possono essere riassunti nella forma:
“ecco come ti vedo, ecco come mi vedi, ecco come ti vedo che mi vedi…” e così via. Oltre agli
aspetti di contenuto, tendiamo a comunicare qualcosa su come noi percepiamo l’altro, su come noi
ci rapportiamo a lui e su come lo consideriamo.
La seconda proprietà della comunicazione nasce da un’altra constatazione piuttosto ovvia, anche se
meno evidente della prima: quando comunichiamo, insieme ai contenuti che scambiamo con il
linguaggio verbale, scambiamo anche un altro fitto insieme di informazioni sulla relazione che
intercorre tra i partecipanti alla comunicazione.
Il messaggio di contenuto è veicolato dalla comunicazione verbale, che è una modalità numerica;
quello di relazione utilizza un linguaggio non verbale, che è di natura analogica15 e può consistere,

15
Vedi il paragrafo “Assioma 4: Esistono linguaggi numerici ed analogici “

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ad esempio, nella postura del corpo, nella gestualità, nelle espressioni facciali o nelle variazioni di
tono della voce chiamate segni paralinguistici, rappresentati nell’illustrazione.

I partecipanti ad una comunicazione si scambiano dunque due tipi di messaggi con due modalità
diverse:
MESSAGGI DI CONTENUTO Linguaggio VERBALE
(riguardano l’oggetto della comunicazione) Modalità numerica
Linguaggio NON VERBALE
MESSAGGI DI RELAZIONE
Modalità analogica
(riguardano il rapporto che si instaura tra le persone)
(metacomunicazione)

LA METACOMUNICAZIONE
La comunicazione non verbale, che come già detto esprime la componente di relazione dei
messaggi, è anche chiamata metacomunicazione, ed ha una caratteristica singolare: assegna il
significato al messaggio; influisce cioè sull’interpretazione del messaggio di contenuto.
La constatazione che i messaggi scambiati sono di due tipi (contenuto e relazione) comporta che
l’accordo e il disaccordo, l’errore o l’equivoco possono avvenire sia a livello di contenuto che di
relazione. Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine esprime, oltre al contenuto (la volontà
che l'interlocutore compia una determinata azione), anche la relazione che intercorre tra i due
partecipanti alla comunicazione.
Nell’esempio in figura si può evincere facilmente come cambia completamente il significato del
messaggio “fai attenzione” al mutare delle componenti di metacomunicazione, comunicazione non
verbale etc. La stessa frase può assumere significato di intercalare se pronunciata distrattamente e di
continuo, come preghiera se pronunciata a chi si accinge a compiere un’azione impegnativa o
pericolosa, una raccomandazione di una mamma al figlio che esce di sera, una minaccia di un
malvivente ad un sottoposto, un ordine di un carabiniere ad un suo collega.

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Se il messaggio di contenuto è concordante col messaggio di relazione si ha una comunicazione


congruente, se invece c’è discordanza si ha una comunicazione incongruente. Ad esempio la
raccomandazione di un genitore al figlio: “mi fido di te” può essere negata totalmente dal tono della
voce, rinforzando le insicurezze del giovane. Si riscontra spesso, quando c’è un problema di
relazione tra due o più persone, ad esempio in famiglia, al lavoro, tra amici, etc., che tali “relazioni
disturbate” fanno prevalere gli aspetti relazionali, sovente di natura svalutativa e aggressiva, su
quelli di contenuto. In queste relazioni si esprime un qualche contenuto come pretesto per ribadire
come si percepisce e si giudica l’interlocutore.

Assioma 3: La punteggiatura può determinare il senso della comunicazione


Il terzo assioma parte da una nuova osservazione oggettiva: ogni comportamento (parola o azione)
di A influenza B e viceversa, dove A e B sono i partecipanti ad una comunicazione.

In altre parole possiamo dire che ogni comunicazione emessa da una persona fa nascere, da parte di
chi la riceve, una comunicazione di ritorno che viene definita in italiano retroazione, ma
generalmente viene chiamata col termine inglese feed-back.
La comunicazione di ritorno, il feed-back, può essere interpretata come risposta che ci segnala se
l’interlocutore ha capito o no, se accetta o no quanto è stato detto, se ha gradito o meno il
messaggio. La consapevolezza della retroazione nella comunicazione dovrebbe portarci ad
affermare: “Non so quello che ho detto fino a quando non ho avuto la risposta”. Il feed-back, a sua
volta, influenzerà l’andamento successivo della comunicazione. I feed-back possono esprimere tre
tipi di messaggi:

MESSAGGIO DI CONFERMA
È un messaggio con cui B accetta o approva ciò che A ha detto di sé o su un argomento.
La relazione avviene su di un piano di parità: le persone che stanno comunicando si confermano tra
loro; la loro relazione si struttura positivamente e diventano disponibili a prestare buona attenzione
al contenuto che si scambiano. La conferma aiuta la comunicazione, rende aperti e disponibili gli
interlocutori.

MESSAGGIO DI NEGAZIONE
È un messaggio con cui B rifiuta o dichiara falso il messaggio di A; l'esistenza di A viene però
riconosciuta e la diversità nella relazione accettata.
Si riscontra quando una persona invia ad un’altra un messaggio di rifiuto rispetto ai contenuti
scambiati. Il rifiuto presuppone però il riconoscimento, sia pure limitato, di ciò che si rifiuta, quindi
il rifiutato ha la possibilità di difendersi; Il rifiuto genera spesso aggressività esplicita o sottile,
comportamenti, atteggiamenti ed azioni di difesa.

MESSAGGIO DI DISCONFERMA
B nega l'esistenza di A, ad esempio ignorando l'altro o cambiando discorso.

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F. Petricone, Storia recente della comunicazione interpersonale, in Quaderno n°1/Consorzio Universitario Multimediale, Editore Colacchi, L’Aquila, 2005

Mentre la negazione equivale al messaggio “Hai torto”, la disconferma comunica: “Tu per me non
esisti”. Generalmente questo feed-back é trasmesso soprattutto attraverso comunicazioni non
verbali. Si attiva un conflitto per stabilire la supremazia nella relazione. Tale modo di comunicare,
specie se parte da chi ha potere sul ricevente, causa seri inconvenienti: l’interlocutore si trova in
grande difficoltà ad esprimere, affermare e veder confermato il proprio punto di vista. La
disconferma crea la non disponibilità all’ascolto e, se emessa da chi ha potere, può essere fonte di
depressione, fuga, tendenze all’isolamento. Può inoltre configurare la cosiddetta comunicazione
patologica.
Lo schema riassume le caratteristiche dei tre messaggi di feed-back.

MESSAGGIO DI MESSAGGIO DI MESSAGGIO DI


FEED-BACK
CONFERMA NEGAZIONE DISCONFERMA
B ACCETTA O APPROVA B RIFIUTA B NEGA
Messaggio
CIÒ CHE A HA DETTO DI (o dichiara falso) L'ESISTENZA DI A
SÉ O SU UN IL MESSAGGIO DI A (Es.: ignorando l'altro o
ARGOMENTO. (l'esistenza di A viene cambiando discorso)
riconosciuta)
Scambio simmetrico. Scambio complementare Scambio complementare
Simmetria/
complementarità positivo. negativo.

Relazione La relazione avviene su di La diversità nella relazione Si attiva un conflitto per


un piano di parità. viene accettata. stabilire la supremazia nella
relazione.

LA PUNTEGGIATURA
Se osserviamo un solo ciclo di stimolo-feed-back, rimaniamo nell’ambito della psicologia del
soggetto. Per capire cos’è la punteggiatura dobbiamo osservare una lunga catena di questi eventi,
come ad esempio un dialogo. Ci accorgeremo che ogni elemento della catena funziona
contemporaneamente da stimolo e da feed-back. Pertanto il principio di retroazione conduce al
superamento della concezione lineare di casualità nelle relazione umane. Proviamo a descrivere il
fenomeno con una situazione piuttosto comune.
Un bambino che non vuole mangiare e la mamma insiste perché mangi. Il bambino trova irritante
l’insistenza della mamma nell’imporgli di mangiare, pertanto rifiuta il cibo. Di conseguenza la
mamma insisterà in modo più energico, la qual cosa irriterà ancora di più il bambino, che si ostinerà
nel non mangiare.
La situazione si sbloccherà, probabilmente, quando la mamma prenderà consapevolezza che il
bambino non mangia non perchè ha un cattivo carattere e vuol farla disperare, ma perché entrambi
agiscono in logica di sfida reciproca, per cui l'insistenza di un comportamento non fa che alimentare
il comportamento dell'altro.

L’esempio illustra anche il principio secondo il quale quando un sistema reagisce ad ogni
perturbazione con una serie di meccanismi regolatori che lo riportano nel suo stadio iniziale, si
configura una omeostasi.
Risulta abbastanza evidente, alla luce di queste considerazioni, che la dinamica degli scambi
comunicativi non è casuale: gli scambi comunicativi sono legati tra loro da una sequenza
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F. Petricone, Storia recente della comunicazione interpersonale, in Quaderno n°1/Consorzio Universitario Multimediale, Editore Colacchi, L’Aquila, 2005

ininterrotta, organizzati proprio come se seguissero una punteggiatura dove ognuno è causa ed
effetto. I modi di punteggiare una sequenza sono soggettivi e rappresentano un elemento di
successo nella comunicazione o possono generare dei conflitti di relazione, a volte difficilmente
superabili.
Ad esempio, se un topo da laboratorio potesse stabilire la punteggiatura della comunicazione che
intercorre tra se ed il ricercatore scientifico, il roditore potrebbe affermare di avere ben addestrato il
proprio ricercatore, in quanto ogni volta che preme una leva questi è subito pronto a dargli da
mangiare.
Succede spesso, quando si descrive una sequenza comunicativa, che si tende a farlo seguendo una
logica di causalità lineare tale da favorire una presa di posizione unilaterale. Si tratta però di una
eccessiva semplificazione degli eventi comunicativi, che non possono, in genere, essere ridotti
secondo questa logica, che fa perdere di vista la complessità reale dell’evento e la sequenza di
retroazioni che lo hanno determinato.
L’espressione letteraria di questo assioma è ben delineata da Luigi Pirandello nel suo “Così è se vi
pare”.
Watzlawich riporta anche una riflessione di Joad che nel 1939, a proposito della corsa agli
armamenti16, rifletteva sul fatto che se la nazione A si arma a scopo difensivo, la nazione B può
sentirsi minacciata ed armarsi a sua volta, in modo da indurre la nazione A a rinforzare il proprio
armamento a scopo meramente difensivo, e così via.

Assioma 4: Esistono linguaggi numerici ed analogici


Se mi avvicino al frigorifero Cagliostro, il mio gatto, mi raggiunge, si strofina alla mie gambe e
miagola. Si potrebbe pensare che stia chiedendo: “mi dai da mangiare?”. Forse è più probabile che
voglia dirmi “mi fai da mamma?”. Il gatto sta affermando la relazione che c’è tra me e lui, il che
comporta che io lo nutra17. Quando qualcuno ritiene che il proprio cagnolino ‘capisca’ i propri
discorsi, molto probabilmente l’animale sta comprendendo non già il significato delle parole,
rappresentandoselo mentalmente, ma sta interpretando la ricchezza della comunicazione analogica
che accompagna le parole del proprietario (il tono della voce, i gesti).
Questa breve premessa può servire a comprendere la quarta proprietà enunciata dal Gruppo di Palo
Alto: “Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Il
linguaggio numerico ha una sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia ma manca di una
semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha la semantica ma
non ha nessuna sintassi per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni.”
Si afferma in sostanza che l’uomo usa due linguaggi diversi, ma integrati: il linguaggio numerico,
per scambiare informazioni sugli oggetti e trasferire conoscenza, ed il linguaggio analogico, per
scambiare emozioni e messaggi sul rapporto tra le persone.

16
Joad, C. E. M., Why, War?, Harmondsworth,, Penguin Special, 1939
17
G. Bateson, A theory of play and fantasy, Psychiatric Research Reports, 1955, 2, pp. 39-51; Per contro, alcuni zoofili sono convinti
che gli animali riescano a ‘capire’ il loro discorso.

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F. Petricone, Storia recente della comunicazione interpersonale, in Quaderno n°1/Consorzio Universitario Multimediale, Editore Colacchi, L’Aquila, 2005

Nei linguaggi analogici, più intuitivi e primitivi, si ha un rapporto di somiglianza tra il significato
ed il significante, un rapporto non arbitrario. Il significante è cioè ancora connesso al significato da
una analogia, da una similitudine, da una omofonia. La comunicazione per immagini, ad esempio, è
una comunicazione analogica, come pure tutte le forme di metacomunicazione già descritte nel
paragrafo relativo al secondo assioma.
Quando gli esseri umani comunicano per immagini, ad esempio disegnando, la loro comunicazione
è analogica; quando comunicano usando le parole, la comunicazione segue il modulo digitale.
I linguaggi numerici sono più evoluti, astratti e convenzionali; con l’evolversi delle culture i
linguaggi analogici hanno perso progressivamente il legame analogico con l’oggetto rappresentato,
subendo un processo di astrazione, di progressiva convenzionalizzazione e di sempre maggior
arbitrarietà tra significato e significante.
Un esempio lampante è rappresentato dal passaggio dai simboli numerici fenici e romani a quelli
arabi, dove il significante del numero tende a perdere progressivamente i suoi legami con la quantità
rappresentata (significato).
In tal modo le parole, che sono segni arbitrari, permettono una manipolazione secondo le regole
della sintassi logica che le organizza, stabilita dall’uomo stesso.
Lo schema che segue riassume le caratteristiche principali dei due linguaggi.

Linguaggio/ Contenuto
Comunicazione Canale Caratteristiche
Esempio predominante

Numerico, non c’è alcun nesso analogico


tra significante e significato.

Arbitrario, ad ogni significante è


generalmente associato un solo
significato.
Verbale Contenuti logico-formali
Linguaggio
Parola
NUMERICO Condiviso, non lascia spazio
Scritta Informazioni sugli oggetti
(es.: segnale all’interpretazione personale.

stradale = divieto di
Sintassi logica complessa ed efficace.
sosta)

Semantica inadeguata a trasmettere


messaggi sulla relazione.

Analogico, si rileva una somiglianza o

Segni paralinguistici un’analogia tra significante e significato.

(toni della voce, etc) Ambiguo, lascia grande spazio


all’interpretazione soggettiva.
Non verbale
Cinesica (gesti,
Linguaggio Messaggi sulla relazione
espressioni, etc) Simbolico, ogni significante può
ANALOGICO Metacomunicazione
comunicare più significati
Emozioni
Musica contemporaneamente, anche antitetici.
(es.: emoticon Linguaggio simbolico

smile = mi sto Immagini Sintassi logica elementare, ma ambigua.


divertendo)
etc Semantica adeguata a trasmettere
messaggi sulla relazione.

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F. Petricone, Storia recente della comunicazione interpersonale, in Quaderno n°1/Consorzio Universitario Multimediale, Editore Colacchi, L’Aquila, 2005

Assioma 5: La comunicazione può svilupparsi secondo modelli di tipo simmetrico o complementare


“Siamo uomini o caporali?” Si chiedeva Totò. In qualche misura, ce lo chiediamo tutti, di continuo,
comunicando. Un caporale ed i suoi soldati, un capufficio ed i suoi impiegati, un commissario
tecnico e la sua squadra di calcio o di hockey su ghiaccio: tutti questi esempi lasciano presupporre
un rapporto superiore-inferiore. Partendo da osservazioni di questa natura il Gruppo di Palo Alto ha
formulato la quinta proprietà della comunicazione: “Tutti gli scambi di comunicazione sono
simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza”.
In altre parole, tutte le interazioni comunicative si fondano o sull'uguaglianza o sulla differenza tra i
protagonisti, dando vita a processi comunicativi che possono essere simmetrici o complementari.
Sono complementari gli scambi comunicativi in cui i partecipanti non sono sullo stesso piano: è il
caso della comunicazione tra un capo e un sottoposto. Al contrario, sono simmetrici gli scambi in
cui gli interlocutori si considerano sullo stesso piano: è questo il caso di comunicazioni tra pari
grado.
La tabella riporta le principali caratteristiche delle comunicazioni di tipo simmetrico e
complementare.

COMUNICAZIONE SIMMETRICA COMUNICAZIONE


COMPLEMENTARE
Il rapporto si sviluppa su un piano di Il rapporto è fondato sul riconoscimento
uguaglianza e ci si sforzerà per mantenere della differenza e quindi dei ruoli e di
la reciprocità dei ruoli. compiti connessi.
Nessuno dei partecipanti ha o accetta un Uno dei partecipanti accetta un ruolo
ruolo subalterno. subalterno.
Si possono accendere dispute per la Uno dei partecipanti riconosce la
“leadership”. “leadership” dell’altro, perlomeno nel
settore all’interno del quale si sviluppa, in
quel momento, la comunicazione.
Le relazioni sono vive ma eccessivamente Le relazioni non sono conflittuali ma alla
conflittuali. lunga possono risultare monotone.
Il comportamento di un membro tende a Ciascun soggetto si comporta in modo da
rispecchiare quello dell’altro. presupporre il comportamento dell’altro,
offrendogli le stesse ragioni perché questa
asimmetria esista e perduri nel tempo.

Per non cadere in facili trappole pregiudiziali c’è da ribadire che non è vero che la comunicazione
simmetrica sia “buona” o “giusta” e quella asimmetrica sia “cattiva” o “ingiusta”. Anzi, la sola
simmetria potrebbe essere causa di conflittualità e la sola complementarietà potrebbe dare origine a
frustrazioni. La comunicazione più adeguata è quella che avviene tra persone che a momenti di
simmetria alternano momenti di complementarietà.
I sani rapporti tra madre e figlio, o tra allievo e docente, o tra medico ed allievo, o tra capo e
collaboratore sono esempi di come le due nature della comunicazione debbano coesistere in un
rapporto, opportunamente bilanciate dai ruoli e dalle situazioni di riferimento.

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