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Glottologia e linguistica I e II

prof. Nicola Grandi


Manuali di riferimento:
- Graffi, G. / Scalise, S., Le lingue e il linguaggio,
Bologna, Il Mulino

- Lombardi Vallauri, E., La linguistica. In pratica,


Bologna, Il Mulino

Berruto, G. / Cerruti, M. (2011), La linguistica. Un


corso introduttivo, Torino, UTET

Per approfondimenti:
- De Saussure, F., Corso di linguistica generale

- Sapir, E., Il linguaggio


www.grandionline.net/nicola/didattica
Linguistica vs. grammatica
Grammatica: normativa
Linguistica: descrittiva

Devo telefonare a quel mio amico che gli ho


prestato un CD.

Anche alice e tin hanno i suoi problemi!

(da internet)
Errore:
- il deviare da una regola o norma di comportamento;
- azione, decisione inopportuna
- violazione della legge divina, peccato
- il risultato della mancata applicazione di una regola
(GRADIT)

Come gli errori cambiano la lingua


Appendix Probi
columna non colomna
calida non calda
cavea non cavia
speculum non speclum
turma non torma
vinea non vinia
aqua non acqua
musium vel musivum non museum
auctor nun autor
masculus non masclus
vetulus non veclus
lancea non lancia
auris non oricla
oculus non oclus
exter non extraneus
teter non tetrus
auctoritas non autoritas
rivus non rius
viridis non virdis
Februarius non Febrarius
acqua
L’uomo: l’animale parlante

Perciò è chiaro che l’uomo è un animale più socievole


di qualsiasi ape e di qualsiasi altro animale che
vive in greggi. Infatti, secondo quanto
sosteniamo, la natura non fa nulla invano, e
l’uomo è l’unico animale che abbia la parola:
parola la
voce è segno del piacere e del dolore e perciò
l’hanno anche gli altri animali, in quanto la loro
natura giunge fino ad avere e a significare agli
altri la sensazione del piacere e del dolore; invece
la parola serve a indicare l’utile e il dannoso, e
perciò anche il giusto e l’ingiusto. E questo è
proprio dell’uomo rispetto agli altri animali: esser
l’unico ad aver nozione del bene e del male, del
giusto e dell’ingiusto e così via.

(Aristotele, Politica, in Politica e Costituzione di


Atene di Aristotele, a cura di C. A. Viano,
U.T.E.T., Torino, 1995, p. 66-67)
'LINGUISTA' E 'LINGUISTICA': DEFINIZIONI

Linguista: [lin-guì-sta] s.m. e f. (pl. M. –sti)


1. Studioso della lingua, esperto di linguaggio o di linguistica:
congresso di linguisti.
2. non com. Cultore di una particolare lingua.
E deriv. di lingua con –ista, su base fr. Linguiste. Sec. XVIII;
sec. XVII nel senso di poliglotta

Linguistica: [lin-guì-sti-ca] s.f. (non com. pl. –che)


Disciplina che studia il linguaggio e le lingue storico-naturali in
tutti i loro aspetti: studi di l.; l. generale, descrittiva, storica,
strutturale.
E deriv. di lingua con –istica, su base fr. Linguistique a. 1839
da DISC (Dizionario italiano Sabatini Coletti, Rizzoli
Larousse)
Linguistica vs. grammatica
Grammatica: normativa
Linguistica: descrittiva

Devo telefonare a quel mio amico che gli ho


prestato un CD.

Anche alice e tin hanno i suoi problemi!

(da internet)
Linguistica generale

La linguistica generale è orientata allo


studio, principalmente sul piano
sincronico, dei principi sottesi al
funzionamento delle lingue storico-
naturali, in riferimento a diversi livelli di
analisi: fonetico-fonologico, morfologico,
sintattico, semantico-lessicale.
DI COSA SI OCCUPA LA LINGUISTICA

La Linguistica generale
- è lo studio scientifico del linguaggio umano;
- è lo studio, principalmente sul piano sincronico, dei principi che determinano il
funzionamento delle lingue storico-naturali, in riferimento a diversi livelli di
analisi:
a. fonetico-fonologico,
b. morfologico,
c. sintattico,
d. semantico-lessicale,
e. pragmatico.

Parole chiave:
- linguaggio umano
- lingua storico-naturale
- sincronico (vs. diacronico)
- fonetica e fonologia
- morfologia
- sintassi
- semantica
- pragmatica
Alcuni esempi di relazioni formali:
Stessa parola base: pizza > pizzeria / pizzaiolo
Stesso suffisso: -aio > gelataio / giornalaio

Alcuni esempi di relazioni semantiche:


Sinonimia: spesso – frequentemente
Antonimia: bianco – nero (significati contrari)
vivo – morto (significati contraddittori)
Iponimia: leone – animale
Iperonimia: animale – leone
Il linguaggio
Capacità mentale, cognitiva, che consente di associare dei
contenuti a delle espressioni, allo scopo di manifestarli.

Due piani: CONTENUTO


ESPRESSIONE

Il linguaggio è la capacità innata di sviluppare un sistema di


comunicazione
Alcuni sistemi di comunicazione:
- le lingue verbali
- le lingue non verbali (le lingue dei segni)
- i linguaggi artificiali (es. computer)
- i versi ed i comportamenti degli animali
Proprietà del linguaggio:
- Congenito: è una facoltà mentale che nasce con
l’organismo, è registrato nel suo patrimonio
genetico e rimane a livello potenziale finché uno
stimolo la fa emergere;
- Inapprendibile: essendo una facoltà mentale
innata, non viene insegnato né imparato;
- Incancellabile: non si perde il linguaggio come
facoltà mentale;
- Universale: caratterizza allo stesso modo tutti i
membri della specie, indipendentemente dalle
condizioni sociali, storiche e geografiche in cui essi
vivono;
- Immutabile
Lingue (storico-naturali):
sono una delle possibili realizzazioni del linguaggio.
Sono un prodotto sociale del linguaggio: le lingue
non esistono come oggetti indipendenti dalle
comunità che le usano. Una lingua è un codice,
cioè un sistema di segni; in altre parole, è un
insieme di convenzioni adottate da una comunità
di parlanti.

Le lingue sono sistemi simbolici


Proprietà delle lingue storico-naturali:
- Non sono congenite:non nascono con l’uomo;
- Sono apprendibili: ogni essere umano impara una o
più lingue;
- Sono cancellabili: si dimenticano;
- Non sono universali: sulla terra oggi sono parlate
oltre 6.000 lingue;
- Sono mutevoli: cambiano continuamente (nel tempo,
nello spazio, nelle situazioni in cui
vengono usate…)
Variazione diacronica: nel tempo
a. “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki kontene, trenta anni le
possette parte sancti Benedicti” Placiti cassinesi,
convenzionalmente considerati la prima attestazione di italiano
volgare (Capua, marzo 960)

b. “Convenevole cosa è, carissime donne, che ciascuna cosa la


quale l’uomo fa, dallo ammirabile e santo nome di Colui, il quale di
tutte fu facitore, le dea principio.” Inizio della prima novella del
Decameron, di Giovanni Boccaccio (1349-1353, circa)

“Dunqua da quale novitate comenzaraio? Io comenzaraio dallo


tiempo de Iacovo de Saviello. Essenno senatore solo per lo re
Ruberto, fu cacciato da Campituoglio dalli scendichi. Li scendichi
fuoro Stefano della Colonna, signore de Pelestrina, e Poncello de
missore Orso, signore dello Castiello de Santo Agnilo. Questi se
redussero nello Arucielo e, sonata la campana, fecero adunare lo
puopolo, la moita cavallaria armata e li moiti pedoni.”
Cronica, Anonimo romano (XIV secolo)
c. “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tutto a
seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien,
quasi a un tratto, a restringersi, e a prender corso e figura di fiume,
tra un promotorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte.”
Promessi sposi di Alessandro Manzoni (edizione del 1840)

“A Niccolò Puccini io dedicava la _Veronica Cybo_ in pegno di


antica amicizia, ed ebbi sempre in pensiero intitolare al suo nome
opera di maggiore momento, ch'Egli lo meritava pur troppo; ma mi
mancò il tempo, e forse me ne sarebbe mancato anche lo ingegno.
Di questo mio difetto mi consola ampiamente conoscere come Egli
abbia saputo, troppo meglio che non saprebbero fare opere
d'inchiostro, raccomandare la propria fama ai posteri, dando, se non
unico, radissimo esempio del modo col quale hassi ad amare il
Popolo di vero amore”
La battaglia di Benevento di Francesco D. Guerrazzi (1804-1873)
Variazione diatopica: nello spazio (italiano
vs. dialetti)
a. differenze di pronuncia in città diverse:
es. Emilia Romagna: [li'bret:o]
Lombardia: [li'brεt:o]

b. differenze lessicali
es. Spigola
Liguria: Branzino
Veneto: Varolo
Toscana: Spinola
Lazio: Lupasso
Campania: Bocca bianca
Puglia: Ragnetta o Spinotta
Sardegna: Arranassa
ecc.
Opinione comune:
Il dialetto è una varietà della lingua nazionale poco
diffusa (cioè diffusa a livello locale), con una
modesta tradizione scritta, con una ‘grammatica’
poco sviluppata, utilizzata da pochi parlanti
(soprattutto anziani) e in poche circostanze. Il
dialetto si configura dunque come una lingua quasi
parassitaria rispetto alla lingua nazionale.
ALCUNI CRITERI PER DISTINGUERE TRA LINGUA E DIALETTO
a) X è un dialetto di Y se X deriva dalla stessa lingua da cui deriva Y
Obiezione: ma questo è vero anche per italiano e francese, derivate
entrambe dal latino

b) X è un dialetto di Y se i parlanti di X e Y si comprendono reciprocamente


Obiezione: ma questo è vero anche per italiano e francese: è più facile
comprendere una persona che parla francese di una che parla ‘dialetto
napoletano’

c) X è un dialetto di Y se X e Y condividono almeno l’80% del loro lessico


Obiezione: ma questo è vero anche per tutte le lingue ‘sorelle’, cioè
derivate dalla medesima lingua madre (es. italiano, francese,
spagnolo…)
Es. it. albero
sp. arbol
fr. arbre

d) X è un dialetto di Y se X e Y condividono una buona percentuale della


struttura
Obiezione: come al punto c)
ràpe

gnotul

barbastêl
sottpence
gularàt travagghjàule
(la) rata tauleri
nóttora

zurrundeddu
spurtiglione

gattarveggh

alepeddhe
taddarida
taddharita
Flagermus
lepakko
Fledermaus

bat

nietoperz

chauve-souris netopýr

liliac
morcego



νυχτερίδα

murciélago
pipistrello
DIFFERENZA TRA LINGUA E DIALETTO
Se la differenza tra lingua e dialetto non è giustificabile in termini puramente
linguistici (cioè non ha nulla a che vedere con la struttura), allora essa va cercata
altrove (cioè all’esterno del sistema-lingua):

- sul piano sociale: le lingue hanno un riconoscimento sociale che il dialetto non ha
- sul piano funzionale: le lingue hanno un ambito di uso più ampio di quello dei
dialetti
- sul piano politico: le lingue hanno uno statuto ufficiale (e una conseguente
legislazione di riferimento) che i dialetti non hanno. Le lingue sono state 'create'
per consentire scambi economici e culturali tra gruppi sociali geograficamente
distanziati e come strumento imprescindibile per l'assetto amministrativo degli
Stati nazionali costituitisi nell'età moderna.

Lingua e dialetto hanno funzioni ugualmente importanti, ma complementari: vengono


usati in situazioni diverse e con interlocutori diversi. Le lingue nascono innanzitutto
per la comunicazione scritta e formale (es. per la stesura delle leggi) e per l'uso in
contesti 'formali' (es. scuola).

Una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina


Variazione diastratica: in base alla
caratterizzazione sociale dei parlanti
Variabili:
- livello di istruzione
- occupazione
- estrazione sociale
- età
- sesso
- appartenenza a gruppi sociali specifici
- modelli culturali e comportamentali di riferimento
ecc.

Es. siccome vs. siccome che


a me piace / mi piace vs. a me mi piace
niente: ['njente] vs. ['<ente]
Italia [i'talja] vs. [i'taYa]
ecc.
Italiano popolare: varietà sociale (bassa) per eccellenza
dell'italiano. "Insieme di usi frequentemente ricorrenti nel
parlare e (quando sia il caso) nello scrivere di persone non
istruite e che per lo più nella vita quotidiana usano il dialetto,
caratterizzati da numerose devianze rispetto a quanto
previsto dall'italiano standard normativo" (G. Berruto (1993),
Varietà diamesiche, diastratiche, diafasiche, in A. A.
Sobrero (a cura di), Introduzione all'italiano contemporaneo.
Vol. 2: La variazione e gli usi, p. 58)

vs.

Italiano colto: impiegato da parlanti di livello socio-culturale


medio-alto e alto.
Variazione diafasica: in rapporto alla situazione
comunicativa e allo stile

Registri: "varietà diafasiche dipendenti primariamente dal


carattere dell'interazione e dal ruolo reciproco assunto
da parlante (o scrivente) e destinatario“ (G. Berruto
(1993), Varietà diamesiche, diastratiche, diafasiche, in A.
A. Sobrero (a cura di), Introduzione all'italiano
contemporaneo. Vol. 2: La variazione e gli usi, p. 70)

Variabili:
- grado di formalità / informalità della situazione
comunicativa
- rapporto tra gli interlocutori
- grado di controllo esercitato dal parlante
Italiano formale rendere l’anima a Dio
esalare l’ultimo respiro
salire in cielo
trapassare
mancare
cessare di vivere
decedere
perire
spirare
andarsene
lasciarci (‘ci ha lasciato…’)
spegnersi

Standard morire

andare al Creatore
andare all’altro mondo
restarci (secco)
crepare
schiattare
lasciarci le penne / la pelle
Italiano informale tirare le cuoia
Registri bassi Registri alti

articolazione minimamente massimamente


sintattica esplicitata esplicitata
variazione minima massima
lessicale
lessico parole dal parole dal
significato significato
‘generico’ ‘specializzato’

parole poche, semplici e molte, varie e


ricorrenti complesse
velocità di alta bassa
elocuzione
Sottocodici / lingue speciali: "varietà diafasiche
dipendenti primariamente dall'argomento del
discorso e dall'ambito esprienziale di riferimento"
(G. Berruto (1993), Varietà diamesiche,
diastratiche, diafasiche, in A. A. Sobrero (a cura
di), Introduzione all'italiano contemporaneo. Vol. 2:
La variazione e gli usi, p. 70)

Es. usi linguistici legati a particolari professioni o


ambiti del sapere:
- matematica, biologia, musica, sport...
Variazione diamesica: in rapporto al mezzo fisico-
ambientale, al canale attraverso cui la lingua viene
usata:
Estremi: scritto vs. parlato

Nel parlato, ma non nello scritto:


- prosodia e fenomeni intonativi
- paralinguistica
- uso massiccio di segnali discorsivi
- frammentarietà sintattica
dislocazioni: le lezioni, le incomincio mercoledì
tema sospeso: la linguistica, per capirci qualcosa
bisogna studiare
c'è presentativo
- pause, esitazioni ed autocorrezioni
- prevalenza della coordinazione sulla subordinazione
- semplificazione dei paradigmi
- che polivalente:
Il ragazzo che gli ho prestato il libro non si è più fatto
vedere
Questo è il cavallino che si gioca a casa, non puoi
portarlo all'asilo
(da internet)
- riduzione di tempi e modi verbali
- rafforzamento della negazione
es. non ____ mica, non ____ per niente, non ____ proprio
- forme attenuative (attimino)
- limitata variazione lessicale, frequenti ripetizioni della stessa
parola
Nello scritto, ma non nel parlato:
- fatti grafici (interpunzione, maiuscole vs. minuscole,
organizzazione del testo, ortografia...)
- maggiore programmazione

"Come tutte le 'grandi' lingue di cultura, l'italiano ha sviluppato


una gamma assai ampia di diversificazione, nella quale si
possono riconoscere specifiche varietà di lingua, determinate
dalle fondamentali dimensioni di variazione, vale a dire dai
parametri extralinguistici con cui la variazione interna alla
lingua è correlata"
(G. Berruto (1993), Varietà del repertorio, in A. A. Sobrero (a
cura di), Introduzione all'italiano contemporaneo. Vol II: La
variazione e gli usi, Roma-Bari, Laterza, pag. 8)
"Nelle reali varietà d'uso della lingua spesso le varie
dimensioni si intersecano, e le relative varietà possono
determinarsi [...] contemporaneamente secondo più assi di
variazione [...]. Un italiano fortemente marcato in diatopia sarà
per lo più anche una varietà socialmente bassa; l'italiano
popolare, varietà diastratica tipica di fasce sociali non
istruite, sarà per i suoi parlanti anche una varietà diafasica, il
registro delle occasioni più formali"
(G. Berruto (1993), Varietà del repertorio, in A. A. Sobrero (a
cura di), Introduzione all'italiano contemporaneo. Vol II: La
variazione e gli usi, Roma-Bari, Laterza, pag. 10)
Italiano colto, letterario,
scritto…

Italiano popolare

Dialetto o italiano dialettizzato,


colloquiale, parlato…
Italiano colto, letterario, Situazioni formali
scritto…

Italiano popolare Situazioni informali

Dialetto o italiano dialettizzato,


colloquiale, parlato…
Italiano colto, letterario,
scritto…

Italiano popolare
Situazioni formali

Dialetto o italiano dialettizzato,


colloquiale, parlato… Situazioni informali
Italiano colto, letterario,
scritto…

Varietà ‘bassa’

Italiano popolare

Varietà ‘alta’

Dialetto o italiano dialettizzato,


colloquiale, parlato…
Italiano colto, letterario, Lingua dell’uso ‘pubblico’: burocrazia
scritto…

Italiano popolare

Dialetto o italiano dialettizzato,


colloquiale, parlato…
Don Lorenzo Milani
“Io son sicuro […] che la differenza fra il mio figliolo e il vostro non è
nella quantità né nella qualità del tesoro chiuso dentro la mente e il
cuore, ma in qualcosa che è sulla soglia fra il dentro e il fuori, anzi è
la soglia stessa: la Parola.
I tesori dei vostri figli si espandono liberamente da quella finestra
spalancata. I tesori dei miei sono murati dentro per sempre e
isteriliti. Ciò che manca ai miei è dunque solo questo: il dominio
sulla parola. Sulla parola altrui per afferrarne l’intima essenza […],
sulla propria perché esprima senza sforzo e senza tradimenti le
infinite ricchezze che la mente racchiude […].
Quando il povero saprà dominare le parole come personaggi, la
tirannia del farmacista, del comiziante e del fattore sarà spezzata
[…]. Chiamo uomo chi è padrone della sua lingua.” lingua

Lettera al Giornale del mattino (1956)


“Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le
lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all'infinito. I ricchi
le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per
bocciarlo.
Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi.
Appartiene alla ditta.
Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo.
Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio:-
Non si dice lalla, si dice aradio.
Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La
vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo
dalla scuola.
"Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua"; . L'ha detto la
Costituzione pensando a lui.

(Lettera a una professoressa)


La nozione di diasistema:
la lingua come sistema di sistemi

Competenza linguistica
e
competenza comunicativa