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BILANCIA DI CAVENDISH

TEORIA FISICA

Scopo dell’esperienza è la misura della costante di gravitazione universale G

Tra due punti materiali di massa m ed M, posti a distanza R fra di loro, si esercita una forza data da
F = G mM/R2 , detta forza di gravitazione universale.
Il valore comunemente accettato per G è

G = ( 6,67259 ± 0,00085 ) 10-11 Nm2/ kg2

che corrisponde alla forza fra due sfere omogenee di massa 1 kg poste a distanza di 1 metro.
Il valore di G è indipendente dalle proprietà della materia di cui sono fatti i corpi, come pure non
dipende da dove viene svolta l’esperienza, né da quando: per questo la costante G viene detta
universale. Come conseguenza, essa può essere misurata utilizzando qualsiasi coppia di masse poste
a distanza nota fra di loro.

La bilancia di Cavendish è costituita da un manubrio, appeso a un filo di quarzo fissato ad un


sostegno metallico. Alle estremità del manubrio sono poste due piccole masse sferiche m mentre
due masse molto maggiori M sono sistemate su di un’asta che, quando la bilancia è scarica, risulta
essere ortogonale al manubrio. Il sistema di masse descritto fa parte complessivamente di un corpo
centrale di forma cilindrica nel quale, lungo un’asta verticale passante per il manubrio, è fissato uno
specchietto in grado di riflettere un raggio (spot) luminoso, prodotto da una sorgente stabile, posta a
distanza fissa dalla bilancia. Il raggio viene proiettato su una scala graduata collocata alla distanza L
dalla bilancia, in modo che gli spostamenti lungo la scala riflettano gli spostamenti angolari
dell’asta su cui sono fissate le masse m. La rotazione delle sferette, soggette all’attrazione
gravitazionale da parte delle sfere di massa maggiore, si traduce quindi in una deviazione del raggio
luminoso; la misura dello spostamento del raggio luminoso costituisce così una misura indiretta
della forza che ha provocato quello spostamento.

Si possono utilizzare due metodi: il metodo dell’accelerazione e il metodo dell’oscillazione.

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Il metodo dell’ accelerazione non è molto accurato a causa delle approssimazioni semplificatrici
introdotte. Tra l'altro, sfruttando il fatto che la velocità della bilancia non è molto elevata, non si
tiene conto dell’attrito viscoso dell’aria, che è proporzionale alla velocità stessa.
Sia θ0 l’angolo di incidenza del raggio luminoso all’istante iniziale t = 0 e θ l’angolo di incidenza al
generico istante t, in cui l’asta ha ruotato di un angolo φ rispetto alla posizione di partenza, a causa
dell’attrazione gravitazionale fra la massa m e la massa M. Sia β l’angolo di cui è ruotato il raggio
riflesso incidendo sull’asta graduata ad una distanza S rispetto alla posizione iniziale S0 . Sia s lo
spazio percorso, all’istante t, dalla massa m sotto l’effetto dell’attrazione gravitazionale, mentre L è
la distanza fra l’asta graduata e la sbarretta mobile e d la distanza fra il fulcro e la massa m. Allora,
per angoli piccoli, possiamo dire che Lβ = S mentre φd = s
Si può vedere anche come θ0 – θ = φ e β = θ0 – (θ – φ) = 2φ, da cui s = (Sd)/(2L
Di conseguenza, la misura sperimentale di S nel tempo permette di ricavare anche s in funzione del
tempo.

In particolare, l’accelerazione d2 s / d t2 è ottenibile come (d/2L)(d2 S / d t2).


Nel metodo dell’accelerazione si tiene conto del fatto che, in un primo momento, il moto delle
sferette piccole può essere considerato come moto uniformemente accelerato (la distanza a fra
sferetta grande e sferetta piccola può essere considerata costante, per cui la forza risulta anch’essa
costante).
Il grafico delle posizioni S in funzione del tempo può essere, nella fase iniziale, interpretato come
quello di una parabola secondo l’espressione S = ½ a0 t2 . Dal grafico, utilizzando un fit parabolico,
si può ricavare il valore dell’accelerazione a0 = (d2 S / d t2) e da questa (d2 s / d t2 ) = (d/2L) a0 .

La vera situazione di riposo dello strumento sarebbe con le masse M a 90° rispetto alle masse m. In
realtà l’esperienza inizia con le masse M ad una distanza a dalle masse m, risultato di una
precedente stabilizzazione dello strumento in una situazione di equilibrio in cui il momento torcente
dovuto alla forza gravitazionale è equilibrato dal momento torcente del filo. Possiamo esprimere
questa situazione di equilibrio come:

2τ = 2Fd = 2dGmM/a2 = kφ

dove il fattore 2 nasce dal fatto che i momenti relativi ad ognuna delle due masse m si sommano.
Dopo lo spostamento delle masse M, il sistema si mette in moto. Possiamo descrivere questo
andamento attraverso la seconda equazione cardinale del moto τ = I α, considerando per il momento

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solo le forze che producono il moto uniformemente accelerato descritto sperimentalmente dalla
parabola. La bilancia parte da una situazione in cui la forza attrattiva della massa M è equilibrata
dalla reazione del filo. Spostando le masse M, la reazione non è più equilibrata ed anzi si somma
all’azione attrattiva delle masse M poste ora, rispetto a prima, dal lato opposto delle masse m.
l’equazione del moto può quindi essere scritta come:

2Fd + kφ = I0 (d2 φ / d t2 )

cioè, sostituendo il valore di kφ ricavato dall’espressione all’equilibrio,

4Fd = I0 a0/2L

dove a0 è l’accelerazione ricavata sperimentalmente dal fit della parabola, I0 = 2md2 è il momento
di inerzia rispetto all’asse perpendicolare all’asta e passante per il filo ed F = GmM / a2.
Si ottiene, con alcune sostituzioni, considerando a in prima approssimazione costante

G = a2a0d / 4LM

Essendo a conoscenza di tutti i termini che compaiono nell’espressione, si può calcolare il valore di
G.
Il metodo dell’oscillazione è maggiormente accurato in quanto prende in considerazione gli aspetti
precedentemente trascurati. In questo caso si ha:

I0(d2 φ / d t2 ) = - kϕ - β(δϕ/dt ) + 2Fd

dove, al secondo membro , il primo termine, – kϕ ,esprime il momento di richiamo elastico , il


secondo, - β(δϕ/dt ) , il momento associato alla forza di attrito viscoso, l’ ultimo termine, 2Fd , il
momento relativo all’interazione gravitazionale. La soluzione dell’equazione differenziale ( in
appendice, alcuni cenni sulla soluzione) è

ϕ(t) = Ae-σt cos (ω’t + ψ) + 2Fd/ k

dove σ = β /2I0 , (ω’)2 = ω 2 – σ2 , con ω2 = k/Ι0 . ω’ e ψ sono rispettivamente la pulsazione e la


fase iniziale del moto armonico. Al trascorrere del tempo, la funzione tende alla posizione di
equilibrio ϕeq = 2Fd / k .
k, costante elastica del filo, è determinabile attraverso i dati; infatti, considerando il solo moto
armonico, la pulsazione ω è data da (k/I 0 )1/2 ed il periodo da T = 2π(I 0 /k)1/2 . T si determina come
media dei primi periodi e permette di calcolare k. Ricordando che il valore ϕeq è pari a Seq /L e che
Seq si definisce come Seq = (Sm – S0)/2, dove S0 è la posizione iniziale dello spot luminoso e Sm è la
media di alcuni valori massimi e minimi raggiunti dalla funzione, per sostituzione si ottiene:

G = 2π2dSeq r2 / LMT2

che permette di calcolare il valore di G.


Nel determinare G non si è considerata l’attrazione su m della massa M più distante. In realtà su
ogni massa m agirà anche una forza F* = G mM/(a2 + 4d2 ).

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Questa forza va scomposta secondo due componenti, una parallela all’asta (che non influisce perché
annullata dal vincolo) e l’altra perpendicolare all’asta. Questa componente della forza esercitata su
m dalla massa M più lontana si oppone, come verso, alla forza esercitata su m dalla massa M più
vicina. La forza complessivamente applicata alla massa m diventa quindi F’ = F – F* e la posizione
di equilibrio viene modificata diventando:

kKϕeq = 2Fd – 2 ( F* sin β )d ,

dove F* è la forza agente lungo la congiungente la massa m con la massa M più lontana. Si ottiene
per G la soluzione:

G(1 - γ ) = k ϕeqr2 / 2mMd.

con γ = a3/ ( a2 + 4d2 )3/2. Ponendo G0 = k ϕeqa2 / 2Mmd si ha:

G = G0 / 1- γ .

Il valore di G, previsto teoricamente, è quindi maggiore del valore G0 ricavabile dai dati con le
approssimazioni fatte, come ci si poteva aspettare essendo F’ in modulo inferiore ad F.

Appendice

Consideriamo l’equazione incompleta I0(d2 φ / d t2 ) + β(δϕ/dt ) + kϕ = 0 ed applichiamo una


sostituzione del tipo ϕ = eat
Il tipo di soluzione dell’equazione differenziale dipende dal fatto che (β2 – 4kI0 ) sia maggiore,
uguale o minore di 0.
Visto il significato fisico delle grandezze da confrontare possiamo supporre di trovarci nel III caso,
che comporta due soluzioni complesse e coniugate, la cui combinazione lineare darà la soluzione
dell’equazione differenziale. Possiamo raccogliere la parte reale, che da’ origine al termine e-σt con
σ = β /2I0 , mentre la parte immaginaria può essere scritta attraverso le funzioni trigonometriche sen
ω’ e cos ω’ , con (ω’)2 = ω 2 – σ2 , essendo ω2 = k/Ι0
oppure come cos (ω’t + ψ) dove ψ , assieme ad Α, va determinata attraverso le condizioni iniziali.
La soluzione risulta quindi essere un moto armonico smorzato. I punti di massima deviazione
stanno rispettivamente sulla curva di equazione A e-σt e (-A e-σt ) e l’attenuazione è tanto
maggiore quanto maggiore è β.
Il logaritmo di due deviazioni massime successive nello stesso senso prende il nome di decremento
logaritmico ed è pari a T(β/2I0), essendo T il periodo del moto armonico.

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Soluzione dell’equazione differenziale nel caso (β2 – 4kI0) < 0 (oscillazioni smorzate) e nel caso
particolare β = 0 (oscillazione non smorzata).(Attenzione: nella figura β = µ)

Soluzione dell’equazione differenziale per (β2 – 4kI0) > 0 (caso (1)) e per (β2 – 4kI0) = 0 (caso (2))